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La situazione del traffico lungo le autostrade italiane il 29 dicembre 2025 presenta diverse criticità soprattutto su alcune tratte molto trafficate. Si segnalano code da incidente in uscita a Basciano sull’A24 e code di lunga estensione tra Arezzo e Firenze sud sull’A1 per traffico intenso. Altri rallentamenti e code si riscontrano su tratte di grande importanza come la A4 Torino-Trieste e la Tangenziale di Napoli a causa di traffico intenso, lavori e materiali dispersi. Di seguito il dettaglio per ogni tratta autostradale con orari e cause precise.
17:04 – Traffico Rallentato tra Aglio km 255 e Calenzano
Causa: Materiali dispersi
Direzione Napoli
Tratta interessata di 6.0 km con rallentamenti.
16:47 – Traffico Rallentato tra Nodo A1/SP1 Casoria e Nodo A1/Acerra-Afragola
Causa: Traffico Intenso
Direzione Milano
Lunghezza della tratta circa 4.98 km.
16:38 – Traffico Rallentato tra Bivio A1-Variante e Badia
Causa: Traffico Intenso
Direzione Firenze
Tratta di 5 km con rallentamenti per traffico intenso.
16:28 – Coda di 1 km tra Torrenova e Bivio Diramazione Roma sud/G.R.A.
Causa: Traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione G.R.A.
16:08 – Code a tratti tra Arezzo e Firenze sud
Causa: Traffico Intenso
Direzione Milano
Tratta particolarmente lunga di 50.5 km interessata da code a tratti.
17:05 – Code a tratti tra Sesto San Giovanni e Bivio A4/Raccordo Viale Certosa
Causa: Traffico Intenso
Direzione Torino
Tratta di 10.3 km con traffico intenso e code a tratti.
16:46 – Coda tra Morgex e Raccordo A5/SS26 dir
Causa: Traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Monte Bianco
Tratta lunga 12.6 km interessata da coda.
16:37 – Coda di 1 km tra Genova Bolzaneto e Busalla
Causa: Lavori
Direzione Milano
15:33 – Coda tra Genova Pegli e Bivio A10/A7 Milano-Genova
Causa: Traffico Intenso
Direzione Genova
Tratta di 6 km con coda per traffico intenso.
16:40 – Nebbia A Banchi tra Occhiobello e Monselice
Visibilità limitata a 90 metri
Direzione in entrambe le direzioni
Tratta di 39.5 km interessata dalla nebbia.
16:43 – Traffico Rallentato tra Roseto Degli Abruzzi e Pescara Nord
Causa: Lavori
Direzione Taranto
Tratta di 2.5 km con rallentamenti.
16:22 – Coda di 1 km tra Castel San Pietro e Bologna San Lazzaro
Causa: Veicolo fermo o avaria
Direzione Bologna
16:57 – Coda in uscita a Basciano
Causa: Incidente
Direzione in entrambe le direzioni
16:47 – Nebbia tra Nodo A27/A57 Tangenziale di Mestre e Nodo A27/A4 Torino-Trieste
Direzione in entrambe le direzioni
Tratta lunga 6.4 km interessata dalla nebbia.
16:34 – Coda tra Capodichino Svincolo e Corso Malta
Causa: Traffico Intenso
Direzione Pozzuoli
Lunghezza della coda 1.0 km.
16:31 – Traffico Rallentato tra Corso Malta e Capodimonte
Causa: Traffico Intenso
Direzione Pozzuoli
Tratta di 2.7 km con rallentamenti.
15:49 – Coda in entrata a Corso Malta
Causa: Traffico Intenso
Direzione in entrambe le direzioni
16:55 – Coda in corrispondenza Piazzale Italiano verso Chamonix
Attesa prevista di un’ora e 30 minuti.
Direzione Chamonix
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 16:08:00 +0000
Non tutte le città sono uguali. Lungo le strade di Monaco si respira un’aria diversa, quella di un luogo dove incrociare un’auto da dieci milioni diventa quasi un dettaglio, e proprio qui Fernando Alonso ha pensato bene di scatenare tutta la potenza di un bolide più unico che raro.
Il nome lo conosci anche se non segui la Formula 1. Nel palmarès Alonso può vantare due titoli mondiali, e ancora oggi resta uno dei pochi in grado di ravvivare una gara apparentemente destinata all’anonimato, elevandola a prova di resistenza psicologica. Nella stagione appena conclusa si è fermato al decimo posto, frutto dei 56 punti conquistati, e agli occhi di un semplice distratto sembrerebbe solo una copia sbiadita del ruggente pilota di un tempo.
In realtà , gli addetti ai lavori e gli appassionati con la “a” maiuscola raccontano una verità differente: invece di lasciarsi prendere dalla prudenza, nelle vene di Nando scorre ancora la tenacia dei fasti d’oro, tale da mettere alle corde i più giovani colleghi. Da Verstappen al neocampione iridato Norris, da Piastri a Leclerc, ciascuno di loro si è ritrovato almeno una volta a chiedersi come diavolo facesse ancora a essere lì.
Ma questa è la parte che il pubblico conosce. Meno assodato è quanto avviene lontano dai microfoni, allo scorrimento dei titoli di coda sulla stagione. In teoria, la pausa dovrebbe servirgli a ricaricare le batterie, ma Alonso sceglie il contrario: si infila dentro il silenzio del Principato, rimane a Monaco ed è lì che dopo il giro su una Ferrari 512 TR, uno dei suoi ultimi acquisti, qualcuno lo ha filmato negli scorsi giorni su una rotonda, al volante di una Mercedes CLK GTR che troppo facilmente si dava per dispersa nel mare magnum degli esemplari dalla smisurato ingegno tecnico.
Avete presente le classiche supercar, appariscenti prima, performanti poi? Tracciateci una bella riga sopra, perché l’auto in questione, classe 1997, è stata costruita in ventisei unità con una missione: vincere. Le linee le danno una parvenza di aeroplano ammarato sull’asfalto e sotto il cofano pulsa un V12, il “ringhio” di una bestia intrappolata. All’epoca la vendevano a due milioni di euro, oggi vale almeno cinque volte tanto, ammesso e non concesso che esista un proprietario disposto a liberarsene. Fa specie pensare che una macchina nata per correre a Suzuka o a Silverstone abbia finito per mostrarsi in mezzo a negozi di gioielli e panetterie per turisti.
Il video, piuttosto breve, ritrae l’ex alfiere di Renault e Ferrari alla guida, affiancato da Melissa Jimenez. Le gomme mordono il pavé, qualcuno borbotta in sottofondo, folgorato dalla scena, sconvolgente nella sua normalità . Per noi comuni mortali sfrecciare su una CLK GTR sarebbe il coronamento di un sogno, un frammento di memoria da conservare nello scrigno dei ricordi più preziosi legati alle quattro ruote. Ma se ti chiami Fernando Alonso il discorso cambia e in un ecosistema fondato sul lusso, il giro in auto avviene in modo quasi svogliato. “È lui?†chiede una voce. “È davvero lui?â€. E mentre lo ripetono, lui ha già girato l’angolo.
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 16:04:27 +0000Addio a Brigitte Bardot, la celebre diva francese del Novecento scomparsa all’età di 91 anni. Attrice, icona di stile, simbolo di libertà e di un’epoca che ha cambiato il modo di guardare alla femminilità , Bardot ha attraversato il cinema, la moda e l’immaginario collettivo lasciando tracce profonde anche nel mondo delle auto. Perché intorno alla sua figura hanno gravitato vetture molto diverse tra loro, accomunate da un dettaglio fondamentale: raccontano fasi precise della sua vita. Dalla giovinezza spensierata al successo internazionale, fino alla scelta di una quotidianità semplice e funzionale.
Come molte storie automobilistiche legate alle star del cinema, tutto parte da vetture semplici. Una delle prime auto di Brigitte Bardot fu una Simca 8 1200 cabriolet, piccola, elegante, perfettamente in linea con l’immagine della giovane attrice emergente nella Francia degli anni Cinquanta. Nel 1958 arriva uno degli scatti più celebri: Bardot, ventitreenne, posa con naturalezza sul cofano di una Lancia Flaminia davanti all’Hotel Miramonti di Cortina d’Ampezzo. Un’immagine che oggi vale più di qualsiasi spot: lei, l’auto italiana e lo sfondo delle Dolomiti raccontano un’idea di lusso spontaneo, non ostentato, che diventerà il suo marchio di fabbrica.
La consacrazione mediatica passa anche dalle campagne pubblicitarie. Renault sceglie Brigitte Bardot come volto per il lancio della Floride, una spider costruita sulla meccanica della Dauphine e pensata per incarnare un’eleganza leggera, accessibile e moderna. La Floride contestualmente entra davvero nella vita della Bardot, diventando una delle sue auto personali. Un dettaglio che rafforza il legame tra l’attrice e un’auto capace di parlare al grande pubblico, proprio come lei.
Con il successo internazionale arrivano anche le vetture di rappresentanza e un periodo caratterizzato dal lusso. Tra queste spicca una Rolls-Royce Silver Cloud II Mulliner, acquistata da Charles Aznavour. Un’auto imponente, lontana dall’immagine della ragazza ribelle degli esordi, più vicina alla maturità di una star mondiale. Bardot la utilizza per un periodo relativamente breve, muovendosi nella Parigi del XVI arrondissement. Quasi una parentesi nella sua vita, come se quella Rolls rappresentasse lusso che non le è mai appartenuto fino in fondo.
Negli anni Ottanta, quando Brigitte Bardot inizia a scegliere una vita più lontana dai riflettori, cambiano anche le auto. Viene spesso fotografata a bordo di una Mini Moke, perfetta per muoversi tra le strade sterrate intorno alla Madrague, la sua casa a Saint-Tropez. Ancora più significativo è il rapporto con la Renault 4 Van bianca, l’auto degli ultimi anni. Essenziale, pratica, quasi anonima. Segno del distacco definitivo dal glamour e l’adesione a una vita semplice, coerente con il suo impegno animalista e ambientale.
Ma il legame più profondo con il mondo dell’auto resta quello che non ha mai scelto in prima persona, indiretto ma potentissimo, con la Ferrari 365 GT4 BB. Come ha raccontato recentemente Leonardo Fioravanti, designer che ne firmò lo stile, la sigla BB nasce proprio per omaggiare Brigitte Bardot. Lui e due ingegneri del progetto erano affascinati dalla sua bellezza e decisero di usare le sue iniziali come nome in codice. Solo in seguito, per il pubblico, BB venne spiegato come Berlinetta Boxer, una definizione che però non descriveva davvero la vettura.
In realtà , dietro quelle due lettere, c’era l’ispirazione di una donna che incarnava sensualità , forza e libertà . Proprio come quella Ferrari a motore centrale, rivoluzionaria per Maranello.
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 12:32:05 +0000Sono passati dodici anni dal giorno che ha cambiato per sempre la vita di Michael Schumacher. Dodici anni in cui la famiglia del campione ha alzato una cortina di privacy, per cercare di affrontare la battaglia lontano dai riflettori ed evitare speculazioni. In questo periodo si sono susseguite voci che hanno alimentato speranza, ma anche episodi che hanno tentato di violare il riserbo della famiglia.
Tutto è cambiato il 29 dicembre del 2013, appena un anno dopo il suo ritiro. In vacanza sulle Alpi francesi con la famiglia, una giornata di sci si tramuta in un incubo a causa di un incidente fuori pista. Un impatto violento con una roccia causa un grave trauma cranico al campione che, nonostante il casco, viene trasportato d’urgenza all’ospedale e sottoposto a coma farmacologico.Â
Da quel giorno il campione con sette titoli mondiali e 91 vittorie scompare dalla scena pubblica. Dopo mesi di cure intensive e il trasferimento prima in Svizzera e poi nella residenza di famiglia, Michael Schumacher non è più apparso. Solo pochissime persone, scelte con estrema attenzione, hanno avuto accesso a lui.
La famiglia Schumacher ha imposto fin dall’inizio una linea chiara: proteggere Michael e garantire dignità a una condizione di salute che, ancora oggi, resta avvolta dal massimo riserbo. Una decisione difficile, portata avanti con coerenza assoluta da Corinna Schumacher, diventata il vero pilastro di questa fase della vita familiare.
Negli anni, però, non sono mancati tentativi di violare quella privacy. Dai finti giornalisti travestiti da sacerdoti fino a uno dei casi più gravi: il tentativo di estorsione che ha coinvolto un ex addetto alla sicurezza della famiglia. Insieme a due complici, l’uomo aveva minacciato di diffondere online centinaia di foto, video e documenti medici in cambio di 15 milioni di euro. Un episodio che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e che si è concluso con una condanna da parte della giustizia tedesca.
Questi episodi hanno rafforzato ulteriormente la determinazione della famiglia a mantenere il massimo controllo sulle informazioni, evitando ogni forma di spettacolarizzazione.
Dodici anni dopo, Michael Schumacher resta una presenza fortissima nel mondo del motorsport, anche senza apparire. Il suo nome continua a essere un punto di riferimento per piloti, team e appassionati. Lo dimostra il rispetto con cui viene ancora oggi citato nel paddock, ma anche il modo in cui il suo lascito vive attraverso il figlio Mick.
Mick Schumacher ha scelto di seguire la strada delle corse, passando dalla Formula 1 a nuove sfide. La sua avventura in IndyCar rappresenta un altro capitolo di questo percorso, affrontato sempre con grande discrezione. Non manca, però, un richiamo simbolico al padre: il numero 47, che Mick porta con sé come un segno di continuità familiare. Il quattro, il suo numero preferito, e il sette, quello che ha reso leggendario Michael. Un dettaglio svelato dallo stesso giovane pilota che racconta molto più di mille parole.
A dodici anni dall’incidente, il tempo non ha cancellato il vuoto lasciato dall’assenza pubblica di Michael Schumacher. Ma ha rafforzato un sentimento condiviso: il rispetto. Per un uomo che ha dato tutto allo sport e che oggi affronta la sua sfida più difficile lontano dai riflettori.Â
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 11:16:24 +0000Il 2026 è l’anno dell’Euro 7, il nuovo standard che a partire dal 29 novembre segna un cambio di passo per l’automobile, che per la prima volta guarda più in là dei gas di scarico, ma punta a introdurre un sistema di controllo continuo che, di fatto, muta il rapporto con le regole del gioco. Se finora il rispetto delle normative ambientali veniva verificato in momenti specifici – omologazione, revisioni, controlli su strada – con l’Euro 7 il controllo diventa permanente. Ed è proprio qui che entra in scena quello che è stato ribattezzato il Vigile Elettronico.
Il monitoraggio di ciò che accade all’interno della vettura è assegnato all’OBM, acronimo di On-Board Monitoring. Il sistema è installato a bordo del veicolo con il compito di controllare in tempo reale i limiti di emissioni, in modo continuativo.
In pratica, il sistema analizza il comportamento del motore e dei dispositivi di trattamento dei gas di scarico, verificando che tutto rientri nei parametri stabiliti dalla legge. Se qualcosa non va – usura, malfunzionamento o modifiche non omologate – il sistema è in grado di rilevarlo. Proprio questo è il punto più delicato e che ha acceso le polemiche: l’OBM non si limita a informare il guidatore che l’auto non rispetta più gli standard, ma potrebbe anche rendere disponibili questi dati alle autorità competenti. Un’ipotesi che apre interrogativi sul fronte della privacy, ma che rappresenta anche un duro colpo per il mondo delle elaborazioni aftermarket, soprattutto quelle elettroniche. Interventi su centraline, sistemi di scarico o filtri antiparticolato diventano molto più difficili da nascondere.Â
L’Euro 7 introduce un’altra novità destinata a far discutere: per la prima volta l’attenzione non è rivolta solo ai gas di scarico. L’Europa ha deciso di affrontare un problema rimasto a lungo in secondo piano, quello delle emissioni generate dall’attrito. Freni e pneumatici sono responsabili di una quantità significativa di polveri sottili, soprattutto nelle aree urbane. Con l’Euro 7, queste emissioni entrano ufficialmente nel mirino del legislatore. Le case automobilistiche saranno chiamate a ripensare materiali, mescole e sistemi frenanti per ridurre l’impatto ambientale anche sotto questo aspetto.
È una svolta che coinvolge tutte le alimentazioni, comprese le auto elettriche. Anzi, proprio queste ultime, più pesanti a causa delle batterie, rischiano di essere particolarmente interessate dal tema delle polveri da freni e gomme.
Un altro pilastro della normativa Euro 7 riguarda la durata nel tempo delle prestazioni ambientali e delle componenti dell’auto. Finora, il rispetto dei limiti era garantito per un periodo relativamente limitato. Con il nuovo standard, le regole cambiano in modo netto. Le auto dovranno mantenere la conformità alle emissioni per almeno 10 anni o 200.000 chilometri. Un raddoppio rispetto all’Euro 6, che obbliga i costruttori a progettare sistemi più robusti e salvaguardia l’utente finale da costose riparazioni premature. Per i veicoli pesanti, l’asticella sale ancora di più, arrivando fino a 875.000 chilometri.
Il messaggio è chiaro: basta componenti che funzionano perfettamente solo nei primi anni di vita del veicolo. L’Euro 7 spinge verso una mobilità più longeva, in cui manutenzione e qualità costruttiva tornano centrali.
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 08:58:38 +0000In questo articolo trovi tutte le informazioni essenziali sugli scioperi previsti in Italia per il mese di dicembre 2025. Secondo le comunicazioni ufficiali, nel periodo dicembre 2025 non risultano scioperi proclamati e regolarmente programmati che impattino servizi di trasporto o altri settori regolamentati dalla legge. Il calendario degli scioperi riprenderà da gennaio 2026.
Restano valide alcune raccomandazioni: è sempre prudente verificare eventuali aggiornamenti presso le fonti ufficiali, poiché la situazione degli scioperi può evolvere rapidamente, soprattutto nei settori del trasporto pubblico locale, ferroviario e aereo.
Fonte: Mit
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 07:00:00 +0000Oggi, 29 dicembre 2025, mettiamo in fila i prezzi medi dei carburanti praticati lungo la rete autostradale con l’ultimo dato ufficiale disponibile e una guida chiara alla loro formazione. Il costo alla pompa deriva dall’interazione tra componente industriale (materia prima e margini di distribuzione) e componente fiscale, che include accise e Iva. Qui sotto trovi la sintesi dei prezzi medi in autostrada per benzina, gasolio, gpl e metano e, a seguire, una spiegazione di come questi fattori incidono sul prezzo finale pagato dagli automobilisti.
Ultimo aggiornamento rilevato: 28-12-2025
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.736 |
| Benzina | SELF | 1.781 |
| GPL | SERVITO | 0.830 |
| Metano | SERVITO | 1.486 |
Benzina. Nel prezzo della benzina la componente fiscale pesa per il 58%, una quota nettamente superiore alla componente industriale (42%). All’interno della componente industriale si distinguono due voci: il costo della materia prima e il margine lordo lungo la filiera. La materia prima incide per circa il 30% del prezzo al litro e riflette l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi, oltre all’effetto del cambio euro/dollaro, poiché le materie prime energetiche sono generalmente prezzate in dollari. A questa dinamica si sommano i costi operativi e logistici che rientrano nel margine lordo, pari al 12% del prezzo, sul quale i diversi operatori possono intervenire con politiche commerciali, promozioni e differenziazione dei servizi. La parte fiscale comprende le accise (imposte specifiche per litro) e l’Iva, calcolata sull’intero valore della transazione: ciò significa che quando crescono i prezzi industriali, l’imposta sul valore aggiunto aumenta in proporzione. In sintesi, la benzina risente sia dei movimenti dei mercati internazionali sia delle scelte fiscali, con il margine che funge da cuscinetto operativo per gli operatori nella definizione del prezzo alla pompa.
Gasolio. Nel caso del gasolio, la componente fiscale rappresenta il 45% del prezzo finale, mentre la componente industriale vale il 55%. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima incide per il 45% del prezzo: anche qui contano le quotazioni internazionali dei distillati medi e l’andamento del cambio euro/dollaro, che può attenuare o amplificare le variazioni dei mercati in valuta americana. Il margine lordo pesa per il 10% e include i costi di raffinazione, stoccaggio, trasporto e la gestione della rete di distribuzione; è la parte sulla quale gli operatori possono intervenire maggiormente per rimodulare il prezzo alla pompa, pur nei limiti imposti dalla concorrenza e dall’evoluzione della domanda. La fiscalità si compone di accise e Iva: le prime sono fisse per unità di prodotto, la seconda è proporzionale al valore della cessione e quindi cresce o diminuisce in funzione del prezzo industriale. Poiché il gasolio è ampiamente utilizzato nei trasporti e nella logistica, la sua formazione prezzo è particolarmente sensibile alle dinamiche della domanda e dell’offerta internazionale, oltre che alle politiche fiscali nazionali.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 07:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.691 per la benzina, 1.643 per il diesel, 0.706 per il gpl, 1.422 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.643 |
| Benzina | SELF | 1.681 |
| GPL | SERVITO | 0.699 |
| Metano | SERVITO | 1.399 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.651 |
| Benzina | SELF | 1.717 |
| GPL | SERVITO | 0.678 |
| Metano | SERVITO | 1.460 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.699 |
| Benzina | SELF | 1.743 |
| GPL | SERVITO | 0.772 |
| Metano | SERVITO | 1.581 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.645 |
| Benzina | SELF | 1.713 |
| GPL | SERVITO | 0.731 |
| Metano | SERVITO | 1.507 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.625 |
| Benzina | SELF | 1.682 |
| GPL | SERVITO | 0.640 |
| Metano | SERVITO | 1.390 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.628 |
| Benzina | SELF | 1.673 |
| GPL | SERVITO | 0.671 |
| Metano | SERVITO | 1.343 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.650 |
| Benzina | SELF | 1.694 |
| GPL | SERVITO | 0.672 |
| Metano | SERVITO | 1.356 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.628 |
| Benzina | SELF | 1.666 |
| GPL | SERVITO | 0.664 |
| Metano | SERVITO | 1.472 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.648 |
| Benzina | SELF | 1.694 |
| GPL | SERVITO | 0.782 |
| Metano | SERVITO | 1.428 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.624 |
| Benzina | SELF | 1.669 |
| GPL | SERVITO | 0.670 |
| Metano | SERVITO | 1.371 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.624 |
| Benzina | SELF | 1.667 |
| GPL | SERVITO | 0.701 |
| Metano | SERVITO | 1.304 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.653 |
| Benzina | SELF | 1.695 |
| GPL | SERVITO | 0.696 |
| Metano | SERVITO | 1.410 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.631 |
| Benzina | SELF | 1.667 |
| GPL | SERVITO | 0.666 |
| Metano | SERVITO | 1.425 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.631 |
| Benzina | SELF | 1.703 |
| GPL | SERVITO | 0.657 |
| Metano | SERVITO | 1.472 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.651 |
| Benzina | SELF | 1.689 |
| GPL | SERVITO | 0.795 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.651 |
| Benzina | SELF | 1.717 |
| GPL | SERVITO | 0.759 |
| Metano | SERVITO | 1.739 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.634 |
| Benzina | SELF | 1.665 |
| GPL | SERVITO | 0.686 |
| Metano | SERVITO | 1.445 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.668 |
| Benzina | SELF | 1.717 |
| GPL | SERVITO | 0.722 |
| Metano | SERVITO | 1.311 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.644 |
| Benzina | SELF | 1.680 |
| GPL | SERVITO | 0.694 |
| Metano | SERVITO | 1.316 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.665 |
| Benzina | SELF | 1.710 |
| GPL | SERVITO | 0.806 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 dicembre 2025 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.627 |
| Benzina | SELF | 1.673 |
| GPL | SERVITO | 0.673 |
| Metano | SERVITO | 1.304 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 07:00:00 +0000Negli ultimi anni si è spesso dibattuto sulla questione legata alla mobilità urbana e agli incidenti che si verificano nelle strade delle varie città . Una delle proposte più in voga da parte di vari amministratori comunali è quella legata al limite dei 30 km/h. Ora però arriva un clamoroso assist ai sostenitori di tale norma. A Helsinki, infatti, negli ultimi 12 mesi non sono stati registrati incidenti mortali. L’ultima vittima risale ormai al luglio 2024. Questo dato così particolare rende la capitale finlandese un caso unico al mondo.
Helsinki è una città che conta su circa 650mila residenti, ospita di fatto un decimo della popolazione finlandese e l’anno scorso ha fatto registrare dati record per quanto concerne il turismo. I pernottamenti, infatti, sono stati pari a 4,5 milioni, contribuendo di fatto ad aumentare il normale traffico cittadino.
Volendo fare un parallelo con l’Italia e in particolare con Palermo, che più o meno conta lo stesso numero di abitanti, nel 2023 (ultimi dati disponibili), ha fatto registrare ben 27 morti per incidenti stradali. C’è sicuramente anche una piccola percentuale di fortuna visto che a volte basta veramente un millimetro per cambiare il destino di una persona. Sta di fatto però che Helsinki si era posta l’obiettivo di arrivare a quota zero morti stradali entro il 2050 e in realtà ha toccato subito questo dato.
Proprio per raggiungere questo obiettivo, la capitale finlandese ha avviato una serie di politiche per la sicurezza, che alla fine si sono rivelate decisive. Una di queste è stata proprio quella di imporre il limite di 30 km/h in molte zone della città . Roni Utriainen, ingegnere del traffico del Dipartimento Ambiente Urbano della città , ha fatto presente che ora su oltre la metà delle strade di Helsinki non si possono superare i 30 km/h. Il nuovo limite ha soppiantato quello precedente che era di 50 km/h.
Inoltre, con l’inizio dell’anno scolastico, il nuovo limite è stato anche esteso a tutte le strade limitrofe alle scuole. Altro aspetto determinante è stato quello del trasporto pubblico, che nella capitale finlandese funziona davvero benissimo. Questo spinge gli abitanti e i turisti ad utilizzare meno l’auto con un’automatica riduzione degli incidenti. Sono state poi anche migliorate le infrastrutture pedonali e ciclabili per rendere maggiormente scorrevole quel tipo di traffico.
In alcune aree addirittura sono stati creati degli ostacoli naturali come alberi per rendere la viabilità meno veloce. Infine sono stati migliorati anche i sistemi di controllo in città con l’installazione di ben 70 nuove telecamere. Inoltre, cosa non da poco, le nuove auto, grazie agli ADAS, sono diventate più sicure.
Uno studio condotto da due ricercatori del Politecnico di Atene, basato sull’analisi dei dati di 40 città europee, ha dimostrato che l’introduzione dei limiti di velocità di 30 km/h in città , ha permesso di salvare oltre il 40% delle vite umane. Allo stesso modo sono stati registrati impatti positivi sull’ambiente, sull’energia e sulla salute, con un minor consumo di carburante.
Inoltre è stato stimato che quando la velocità media cresce del 5%, salgono del 10% gli incidenti con feriti. Secondo lo stesso studio, la riduzione dei limiti di velocità ha portato ad un abbassamento degli incidenti del 9% ad Helsinki, del 46% a Londra e del 40% a Parigi. Infine, secondo i ricercatori, se una città come Atene imponesse il limite di velocità di 30 km/h, riuscirebbe a risparmiare 130 milioni di euro.
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 06:30:40 +0000Ci sono alcuni Paesi dove fare opere monumentali è praticamente all’ordine del giorno. Uno di questi è sicuramente la Cina, patria di 5 dei primi 10 grattacieli più alti del mondo. Stavolta però a fare notizia ci ha pensato un tunnel costruito nella provincia dello Xinjiang, che si chiama nello specifico Tianshan Shengli tunnel. Grazie ai suoi 22,13 km è stato definito il più lungo al mondo per quanto riguarda la strada. A riportarlo è stata l’agenzia statale Xinhua sul proprio sito.
Questo tunnel attraversa i Monti Tianshan centrali nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang e ha fatto in modo di ridurre un pericoloso viaggio in montagna di diverse ore ad appena 20 minuti. Il Tianshan Shengli tunnel è una parte importante dell’autostrada G0711 Urumqi-Yuli. Quest’ultima, insieme allo stesso tunnel, è entrata in funzione lo scorso venerdì. Grazie a questa strada sono stati collegati i centri urbani dello Xinjiang settentrionale e meridionale.
I Monti Tianshan hanno un’estensione totale di 2.500 km e attraversano lo Xinjiang centrale, separando il capoluogo di provincia Urumqi da Korla, che è la più grande città del sud. Questa è un’infrastruttura che sicuramente farà fare i salti di gioia a molti in Cina (il Paese del Dragone in passato aveva realizzato anche il tunnel subacqueo più lungo al mondo). Grazie a questa nuova autostrada con annesso tunnel, i tempi di percorrenza tra Urumqi e Korla sono stati ridotti da circa 7 ore a 3 ore.
L’autostrada è stata costruita in 5 anni, è lunga 324,7 km e ha richiesto un investimento di 46,7 miliardi di yuan, che al cambio sono circa 6,63 miliardi di dollari. Il tunnel più lungo del mondo (sempre in Cina è stato realizzato anche il ponte più alto del mondo) ha richiesto uno sforzo ingegneristico decisamente importante. Oltre all’estensione di 22,13 km, raggiunge anche una profondità massima di interramento di 1.112,2 metri, attraversando 16 zone di faglia geologica. In particolare il tunnel è esposto a: elevata sollecitazione del terreno, elevata intensità sismica, rigorosi requisiti ambientali, freddo estremo e alta quota.
Per realizzare tutto questo gli ingegneri cinesi hanno usato le più moderne tecniche di costruzione di natura ecocompatibile, per ridurre l’impatto ambientale. Il metodo di costruzione adottato inoltre ha permesso di ridurre di oltre un quarto i tempi di costruzione. Inoltre per realizzare quest’opera è stata usata la prima fresa per tunnel pressurizzata per roccia dura sviluppata in Cina.
Questa novità permetterà non solo ai normali civili di potersi spostare più agevolmente sul territorio, ma darà anche una mano al commercio visto che ci potrà essere maggiore traffico tra le due parti del Paese. Per quanto concerne il tunnel, invece, il suo primato potrebbe presto già vacillare. Nel 2033, infatti, è prevista l’apertura in Norvegia del Rogfast, un tunnel che al momento è ancora in fase di costruzione e a fine lavori dovrebbe misurare 27 km. In particolare dovrebbe estendersi tra le municipalità di Randaberg (vicino alla città di Stavanger) e Bokn nella contea di Rogaland. In precedenza i lavori dovevano terminare nel 2026, ma alcuni ritardi hanno portato a spostare tale data. Alla sua apertura sarà il tunnel più lungo del mondo nonché quello più profondo e anche la galleria sommersa più lunga del pianeta.
Diverso invece il discorso per quanto concerne le gallerie per i treni. Lì, nei prossimi anni, diventeranno primatisti 2 tunnel, uno italo-austriaco (Galleria di base del Brennero) e uno italo-francese (Galleria di base del Frejus). Dovrebbero aprire entrambi nel 2032 e misurare ambedue oltre i 55 km, ma le dimensioni precise verranno svelate solo a fine lavori.
Data articolo: Mon, 29 Dec 2025 06:30:13 +0000Il titolo può sembrare una provocazione, ma in realtà rispecchia perfettamente la realtà . Esiste, infatti, una Fiat derivata dalla Ferrari. Stiamo parlando naturalmente della Fiat Dino, prodotta dalla Casa di Torino tra il 1966 e il 1972 in due versioni: Coupé (di Bertone) e Spider (di Pininfarina). La prima ad essere presentata al mondo fu la variante spider, che vide la luce il 3 novembre del 1966 al salone di Torino. Per la coupé, invece, fu scelto il Salone di Ginevra, il 9 marzo del 1967. Oggi uno splendido esemplare spider del 1971 di questo modello è finito all’asta sul noto portale specializzato RM Sotheby’s, ma andiamo con ordine.
Perché Ferrari decise di “appoggiarsi” a Fiat per la produzione di questo modello? La verità risiede nel motorsport e nei regolamenti di partecipazione alla Formula 2 per la Ferrari Dino 166 F2. Per ottenere l’omologazione per partecipare al campionato, infatti, la Casa di Maranello aveva bisogno di costruire rapidamente un numero sufficiente di motori Dino (così denominati visto che erano derivati da un progetto del 1956 del figlio di Enzo Ferrari, prematuramente scomparso, Alfredo, detto Dino). A quel punto nacque un accordo tra Fiat e Ferrari per un’alleanza industriale che prevedeva la produzione di 500 motori in 12 mesi, così da raggiungere la quota prevista per partecipare al campionato di F2, in vista dei nuovi regolamenti che sarebbero entrati in vigore dal 1967.
La condivisione tecnica tra Ferrari e Fiat era grosso modo legata in maniera particolare al motore V6. La Fiat Dino aveva un costo sicuramente esoso, ma più basso rispetto a quello delle Ferrari dell’epoca. Il suo design, invece, si rifaceva molto a quello delle vetture di Maranello visto che la versione spider era stata disegnata da Pininfarina, che collaborava proprio con il Cavallino Rampante. La versione per così dire Ferrari (la Dino 206 GT), invece, era commercializzata con il marchio Dino e non recava il classico logo del Cavallino, che invece era riservato alle sole Ferrari con motori a 12 cilindri.
Sul portale d’aste specializzato RM Sotheby’s è comparsa un po’ di tempo una Fiat Dino 2400 Spider del 1971, telaio 1396. Si tratta nello specifico di una delle circa 425 unità equipaggiate con il motore Ferrari V6 da 2,4 litri potenziato. Acquistata in Italia è rimasta lì almeno sino alla metà degli anni ’80. Risulta importata negli Stati Uniti nel 2014. Negli anni successivi è stata sottoposta a restauro, che ha previsto la ricostruzione di motore, trasmissione, differenziale, sospensioni e impianto frenante.
Rifinita con l’elegante tonalità Amaranto (162) con finiture in vinile beige e dotata di cerchi in lega Campagnolo. Questa vettura inoltre è accompagnata da un raro hardtop di fabbrica. Venduta con libretto di circolazione italiano, set di ruote di scorta con pneumatici e fascicolo di fatture di restauro. Messa all’asta su RM Sotheby’s risulta venduta per 335.000 dollari, che al cambio attuale equivalgono a circa 284.000 euro. Una cifra sicuramente importante per una delle auto italiane più apprezzate nel nostro Paese e all’estero. Una collaborazione fortunata quella tra Fiat e Ferrari, che come sappiamo ha portato al definitivo ingresso del Cavallino Rampante nel Gruppo della Casa torinese a partire dal 1969.
Data articolo: Sun, 28 Dec 2025 12:33:20 +0000In Europa si continua a discutere per quanto concerne la situazione auto. I produttori del territorio versano tutti, chi più chi meno, in gravi difficoltà e l’offensiva cinese comincia a pesare sulle vendite. Negli ultimi anni il mercato asiatico è cresciuto tantissimo. Le auto prodotte dal Paese del Dragone sono diventate tecnologicamente sempre più raffinate e anche a livello di design hanno fatto un notevole passo in avanti. La produzione in massa di queste vetture ha costretto l’Ue a rivedere alcuni regolamenti, ma a quanto pare esistono ancora delle falle. In particolare ci sarebbe un vuoto normativo che permetterebbe l’ingresso di veicoli cinesi di piccoli marchi attraverso l’omologazione individuale (Individual Vehicle Approval – IVA). Questa procedura, pensata per esemplari unici e prototipi non è paragonabile a quella rigorosa utilizzata dall’Ue su sicurezza, emissioni e Co2.
Questa situazione è emersa in un’inchiesta pubblicata sul supplemento motori della Stampa. A quanto pare, mentre i colossi cinesi del settore come BYD, Geely, Chery e MG operano con le omologazioni complete, alcuni importatori, che spesso operano in Germania, Polonia o Repubblica Ceca, sfruttano questa scappatoia per inserire modelli di brand minori con motori endotermici o ibridi, superando di fatto i controlli standard.
Addirittura le auto con motori a benzina da 1.500 cc, spesso, vengono immatricolate come “pezzi unici” e poi rivendute in altri Paesi Ue, inclusa anche l’Italia, senza alcuna rete di assistenza, senza garanzie e prive di ricambi. Il fenomeno naturalmente crea concorrenza sleale per i produttori europei, che invece devono investire ingenti somme per rispettare le stringenti norme europee. Inoltre questa situazione rischia di penalizzare anche quei marchi cinesi, che invece da sempre rispettano le regole.
La vendita di queste vetture diventa inoltre un danno anche per i consumatori visto che si trovano ad acquistare auto senza supporto post-vendita e potenzialmente con degli standard che non sono conformi a quelli europei. Inoltre, i dazi Ue sulle elettriche cinesi (sino al 35,3% dal 2024) non vanno a colpire i modelli endotermici o ibridi. Questo favorisce uno shift verso queste alimentazioni. Mentre la Commissione europea rivede la deadline per i motori endotermici, precedentemente fissata per il 2035, il buco dell’IVA individuale resta e diventa un grosso problema per i produttori.
Come si legge anche dalla Stampa, il settore per questo motivo chiede un intervento con una certa urgenza per controlli più severi così da chiudere questa falla e tutelare sia i consumatori che l’industria europea dell’auto che già versa in una condizione non certo brillante. Per ora sono stati promessi accertamenti e sanzioni, ma i tempi di tutto ciò restano incerti.
Intanto in Europa, dagli ultimi rilevamenti del mese di novembre, il mercato è apparso in crescita. I problemi però permangono. Le auto elettriche non spiccano ancora il volo ed ora per i costruttori partirà una fase transitoria molto importante. Con la deadline del 2035 spostata da parte dell’Ue per l’addio ai motori endotermici, bisognerà decidere se proseguire con le BEV così da avere, magari, un vantaggio tecnologico in futuro o tornare indietro ai motori diesel e benzina per guadagnare sull’immediato. L’unica certezza per ora resta l’incertezza.
Data articolo: Sun, 28 Dec 2025 11:37:00 +0000Rispetto al passato, dove il cartaceo e i giornali di settore la facevano da padrone, oggi uno dei metodi più utilizzati per vendere e comprare auto usate è diventato l’online. Secondo un survey di Autohero però, il 57% delle persone guarda con una certa diffidenza, almeno una volta, un’offerta sospetta. Da questo punto di vista gli italiani appaiono molto attenti, servendosi di recensioni e “trust badges” per verificare l’attendibilità degli annunci che si trovano ad osservare. Questi sono i risultati principali venuti fuori da un survey recente condotto da Nielsen Media Germany per conto di Autohero, il più grande rivenditore indipendente di auto usate in Europa.
Il problema delle frodi online d’altronde c’è ed è evidente. Nell’ultimo rapporto Clusit è venuto fuori che in Italia sono aumentate del 21% negli ultimi 2 anni e il 45% riguarda acquisti su piattaforme digitali. Secondo carVertical, quasi il 5% dei veicoli di seconda mano venduti in Europa avrebbero il contachilometri truccato. Proprio per dare una risposta efficace a questo impellente problema, Autohero vende auto provenienti dal proprio stock, vetture che prima di arrivare al nuovo proprietario vengono ispezionate e ricondizionate da professionisti del settore.
In tal modo, le vetture offerte dal portale offrono piena trasparenza sulla propria storia e un pacchetto completo di garanzie, tra cui quella di 12 mesi (estendibile) e un’opzione di rimborso entro 21 giorni. Anche dal punto di vista dei pagamenti, Autohero offre soluzioni affidabili, un’assistenza clienti sempre disponibile tramite chat o telefono e una guida dedicata su come evitare le truffe.
Secondo questa indagine risulta che gli italiani sono molto scrupolosi quando acquistano una nuova vettura, specie le nuove generazioni. Il 57% afferma di aver rinunciato almeno una volta all’acquisto di un’auto per essersi insospettito a causa del prezzo troppo basso. In particolare il 34% afferma di averlo fatto occasionalmente, mentre l’11% spesso. Data la cautela degli italiani su questo frangente, diventano molto apprezzate alcune soluzioni offerte da Autohero come il pagamento alla consegna, la garanzia e il rimborso.
La diffidenza nei confronti di alcuni annunci online cresce in particolare con la fascia d’età 18-24 anni, dove gli italiani che almeno una volta hanno avuto remore nei confronti di un’offerta in rete arriva al 79%. Tra i 55 e i 64 anni, invece, sono meno scrupolosi e si fidano di più, infatti, solo il 38% scarta annunci sospetti. A tal proposito si registrano differenze anche a livello di genere con gli uomini (63%) più inclini al sospetto rispetto alle donne (52%).
Il 53% degli acquirenti italiani consulta le recensioni online come Trustpilot, Google o altri social per valutare l’affidabilità delle piattaforme dove stanno acquistando. Il 43% inoltre, considera anche i “trust badges” e le certificazioni come fonti affidabili, in particolar modo le donne che sono il 47%, rispetto agli uomini fermi al 39%. Ad incidere sulla percezione di affidabilità delle piattaforme c’è anche un’assistenza clienti reattiva e informazioni di contatto chiare come telefono, email e live chat.
Stando al 56% degli intervistati, fornire un’ispezione tecnica indipendente del veicolo, una certificazione di qualità e un pacchetto completo di garanzie con una politica chiara di reso e rimborso, sono fattori che aiutano ad aumentare la fiducia nei confronti del rivenditore online. Infine, il 47% degli intervistati ritiene che accedere alla cronologia completa delle manutenzioni e degli eventuali incidenti del veicolo sia un fattore essenziale per procedere all’acquisto.
Data articolo: Sun, 28 Dec 2025 08:49:14 +0000La storia di una vettura unica, che per prima incornicia il sodalizio tra arte e meccanica, sfidando convenzioni e raccontando la visione del genio creativo. La Lancia Flaminia Coupé Loraymo è una variante fuoriserie nata fuori dagli schemi, per essere un vezzo creativo, compito che le è riuscito benissimo. Presentata al 47° Salone dell’Automobile di Parigi del 1960 come versione è una Lancia diversa da tutte le altre, perché nasce lontano dai centri stile torinesi e dalle logiche industriali dell’epoca.
A volerla, disegnarla e firmarla è uno dei più grandi designer del Novecento, un americano il cui vezzo estetico non si accontenta di possedere una Flaminia Coupé, ma la riprogetta: Raymond Loewy.
Per comprendere fino in fondo la Lancia Flaminia Loraymo bisogna partire dal suo autore. Raymond Loewy è un artista centrale del design industriale del 20esimo secolo, la cui eredità va ben oltre il mondo dell’automobile. Nasce in Francia ma si sposta presto in America, è ricordato come product designer di treni, frigoriferi, elettrodomestici, loghi e oggetti di uso quotidiano. Famoso è il suo restyling della bottiglia Coca-Cola, il celebre logo Lucky Strike, quello di Shell, oltre a numerosi progetti per l’industria dei trasporti.
Il suo filo conduttore progettuale si traduce nel celebre principio MAYA (Most Advanced Yet Acceptable), che trasporta fino a una delle automobili più eleganti dell’epoca: la Lancia Flaminia Coupé. Questa volta però non si tratta di un lavoro richiesto da qualche committente bensì di un suo desiderio, di possedere un’automobile unica, che rifletta il suo estro artistico, magari ispirato proprio dalle varianti speciali commissionate ai tre carrozzieri Zagato, Pininfarina e Touring . Ci troviamo quindi di fronte a uno dei lavori di Loewy più personali e intimi.
L’artista acquista quindi una Flaminia e la ridisegna secondo i propri dettami stilistici, senza compromessi, rinominandola Loraymo proprio per questa dimensione privata. È infatti l’acronimo di LOewy RAYMOnd, e corrisponde all’indirizzo telegrafico del suo studio.
Basta osservare la Loraymo frontalmente per capire che non si tratta di una Flaminia come le altre. Il frontale è dominato da una grande calandra affusolata, dalla forma quasi sorridente, incastonata da un’imponente cornice cromata che svolge una doppia funzione: estetica e strutturale. Questa cornice, infatti, funge anche da paraurti elastico, una soluzione avanzatissima per l’epoca, che anticipa concetti di sicurezza passiva allora ancora poco diffusi.
Ai lati spiccano due fari fendinebbia, separati dalla carrozzeria tramite una sottile pinna aerodinamica. Una scelta che permette all’aria di venire guidata in modo più pulito lungo i fianchi dell’auto. Il faro principale, centrale, è incastonato nel parafango, arretrato e aperto nella parte inferiore per migliorare il raffreddamento dei freni anteriori.
I dettagli racconta la storia di un’attenzione all’aerodinamica quasi ossessiva e una ricerca di soluzioni fuori dagli schemi. La Loraymo riesce nell’impresa rara di sembrare elegante e sfrontata, in perfetta armonia con il creatore.

La fiancata della Lancia Flaminia Loraymo è un esercizio di stile nel modo più dichiarato possibile. Una linea sinuosa si priva di spigoli netti. Le superfici scorrono una nell’altra con naturalezza, creando un senso di movimento. L’aerodinamica è al centro del progetto, come dimostrano soluzioni rarissime per la fine degli anni Cinquanta.
Tra queste spicca un alettone posto sopra al lunotto posteriore, studiato per stabilizzare il flusso d’aria in coda. I copricerchi cromati completamente chiusi riducono le turbolenze generate dalle ruote, mentre il lunotto panoramico posteriore si raccorda direttamente al baule, creando un unico volume fluido.
Il vano bagagli, coerentemente con la visione di Loewy, non è accessibile dall’esterno, ma solo dall’abitacolo. Una scelta che privilegia la pulizia delle linee rispetto alla praticità quotidiana. Nella parte posteriore, gli unici elementi sporgenti sono il doppio terminale di scarico e un sottile paraurti, mentre i proiettori posteriori sono completamente annegati nella carrozzeria.
Per trasformare il progetto in realtà , Raymond Loewy si affida a uno dei carrozzieri più esperti dell’epoca nell’uso dell’alluminio: Rocco Motto, artigiano torinese noto per la sua capacità di tradurre idee complesse in forme concrete. La carrozzeria viene realizzata interamente a mano, con una cura maniacale per i dettagli e le superfici.
La parte meccanica, invece, viene affidata a Nardi, nome storico dell’elaborazione italiana. Il motore V6 della Flaminia, nella sua versione da 2,5 litri, viene rivisto e la potenza sale dai 119 CV originali a circa 150 cavalli, rendendo la Loraymo non solo affascinante, ma anche decisamente brillante su strada.
Il risultato finale entusiasma Loewy al punto da decidere di esporre la vettura al Salone dell’Automobile di Parigi del 1960, dove la Loraymo attira l’attenzione come una vera e propria opera d’arte su ruote.
Sotto l’abito sartoriale firmato Loewy, la Lancia Flaminia Loraymo conserva una base tecnica solida e raffinata.
Numeri che, per l’epoca, collocano la Loraymo tra le coupé più veloci ed evolute, perfettamente in linea con l’immagine di una granturismo moderna e sofisticata.
Per anni, Raymond Loewy utilizza la sua Lancia Flaminia Loraymo come automobile personale, prima in Europa e poi negli Stati Uniti. Non è un’auto destinata a rimanere ferma in un salone o in un museo, ma un mezzo vissuto, guidato, apprezzato nella quotidianità . Un aspetto che rende la sua storia ancora più affascinante.
Dopo la scomparsa del designer, l’auto viene ritrovata dal presidente del Club Lancia d’America, che comprende immediatamente il valore storico e culturale dell’esemplare. Decide così di riportarla in Italia, donandola alla Lancia. Un gesto simbolico, che chiude idealmente il cerchio di una storia iniziata oltreoceano.
Oggi la Lancia Flaminia Loraymo è un esemplare unico al mondo, parte della collezione Stellantis Heritage e solitamente esposta presso l’Heritage Hub di Torino. La sua memoria rappresenta un ponte tra mondi diversi: l’eleganza dell’industria automobilistica italiana del tempo, l’eccentricità del design americano, e l’arte nella sua forma più pura.
È la dimostrazione di quanto Lancia, in quegli anni, fosse un marchio capace di attrarre le menti più brillanti e visionarie. E anche il ricordo tangibile del genio di Raymond Loewy, uno dei designer più influenti di sempre, capace di lasciare il segno tanto su una bottiglia di Coca-Cola quanto su una coupé italiana.
Data articolo: Sun, 28 Dec 2025 08:30:40 +0000A Dallas, Uber ha dato il via a un servizio di robotaxi autonomi in collaborazione con Avride, una startup che si occupa di guida autonoma, portando sulle strade un sistema di trasporto che fino a poco tempo fa sembrava appartenere più ai film di fantascienza che alla realtà quotidiana. Questo servizio sfrutta veicoli elettrici Hyundai Ioniq 5 equipaggiati con la tecnologia di guida autonoma sviluppata da Avride. Un mix di efficienza, intelligenza artificiale e autonomia che si propone di rivoluzionare il modo in cui ci si sposta in città , pur mantenendo un approccio graduale verso l’autonomia completa.
La scelta di Dallas non è casuale: l’area copre circa nove miglia quadrate, includendo zone centrali e vivaci come Downtown, Uptown, Turtle Creek e Deep Ellum. In questa porzione di città , chi prenota una corsa tramite l’app Uber potrebbe trovarsi abbinato a uno di questi robotaxi, che vengono proposti senza costi aggiuntivi rispetto alle opzioni tradizionali. La mossa si inserisce in un contesto più ampio di sperimentazioni e sviluppo della guida autonoma in diverse metropoli, dove le grandi piattaforme di ride-hailing cercano non solo di innovare, ma anche di testare concretamente una tecnologia che promette di cambiare tutto: dalla sicurezza stradale alla gestione del traffico, fino all’esperienza stessa di viaggio in città .
Se si pensa a come funziona Uber oggi, la maggior parte delle persone immagina un’auto con un conducente umano pronto ad accompagnare da un punto A a un punto B. Con il lancio del servizio robotaxi a Dallas, quell’immagine cambia, almeno un po’. Quando si prenota una corsa tramite l’app, può capitare di ricevere una notifica che indica che il veicolo assegnato è un robotaxi autonomo. In pratica, l’esperienza parte sempre da un’interfaccia nota: la stessa app, la stessa procedura di prenotazione. Ma una volta che il robotaxi arriva, l’apertura delle portiere e l’inizio del viaggio avvengono direttamente tramite l’app stessa, senza bisogno di un conducente umano al volante.
Almeno per ora, però, non bisogna immaginare auto completamente senza supervisione: per questa fase iniziale, infatti, su ogni robotaxi c’è una persona seduta al posto di guida, pronta a intervenire se qualcosa non va. È un po’ come avere un pilota automatico che copre la maggior parte del percorso, ma con un supervisore pronto a prendere il controllo se necessario. Questo approccio ibrido ha un senso comprensibile: da una parte permette alle tecnologie di intelligenza artificiale di affrontare strade reali, traffico, semafori e pedoni, dall’altra garantisce un livello di sicurezza maggiore finché il sistema non raggiunge una maturità tale da potersi affidare completamente alle sue capacità .
Parlare di “robotaxi†vuol dire parlare di una tecnologia piuttosto complessa, che combina sensori avanzati, software di intelligenza artificiale e molta potenza di calcolo per interpretare l’ambiente circostante. I veicoli Hyundai Ioniq 5 usati nel servizio a Dallas non sono semplici auto elettriche: sono stati adattati e dotati di sensori come lidars, radar e telecamere, insieme a sistemi di elaborazione che raccolgono dati in tempo reale per decidere come muoversi.
È utile pensare a questi robotaxi come a “cervelli su ruoteâ€, dove il software deve riconoscere segnali, ostacoli, pedoni e ogni sorta di variabile che un guidatore umano normalmente gestisce in maniera intuitiva. È un po’ come dare occhi e capacità decisionali a un veicolo, che deve imparare a comportarsi in mezzo al traffico urbano senza scosse, con fluidità e soprattutto in sicurezza. E questa tecnologia non è figlia del giorno prima: Avride stessa è nata da anni di sviluppo legati alla guida autonoma, con radici che risalgono alla divisione di auto senza conducente di Yandex, che poi si è trasformata in un progetto indipendente.

Dallas è una città interessante da questo punto di vista: non è una metropoli densa come New York o Tokyo, ma ha una grande estensione urbana e un mix di zone residenziali, commerciali e aree trafficate che la rendono un buon banco di prova per la guida autonoma. Il fatto che Uber abbia scelto proprio questa città per il lancio del servizio dice qualcosa sulle ambizioni di chi sta dietro a questa tecnologia. L’idea non è solo di testare un paio di robotaxi in un contesto controllato, ma di inserire questi veicoli all’interno di un sistema di trasporto reale, dove persone con esigenze diverse usano l’app per spostarsi ogni giorno. È un banco di prova per capire come reagiscono i sistemi di guida autonoma a situazioni reali, ma anche per capire come reagisce il pubblico davanti a una novità che, sebbene tecnologicamente avanzata, deve diventare parte naturale della routine urbana.
Inoltre, la presenza di servizi come questo apre interrogativi interessanti anche sul futuro dell’occupazione nel settore dei trasporti: se un giorno i veicoli senza conducente diventassero la norma, che ruolo avranno gli autisti tradizionali? Per ora non c’è un cambiamento drastico, ma si intravede una direzione in cui la tecnologia potrebbe alleggerire parte del lavoro umano, lasciando spazio a ruoli diversi in ambito logistico o di supervisione.
Il lancio di Uber e Avride a Dallas non avviene in un vuoto: in molte parti del mondo aziende e piattaforme stanno investendo nella guida autonoma e nei servizi di robotaxi. Ci sono progetti simili in corso, come quelli portati avanti da Waymo e altri grandi protagonisti del settore, che puntano a estendere i servizi in più città e con diversi livelli di autonomia. Questa corsa alla tecnologia autonoma è alimentata da una serie di fattori: la possibilità di ridurre i costi operativi rispetto ai servizi tradizionali con conducente, la promessa di una maggiore sicurezza stradale grazie alla capacità dei sistemi automatici di reagire rapidamente, e la prospettiva di un nuovo modello di mobilità più sostenibile ed efficiente.
Nel caso specifico di Dallas, la concorrenza è già dietro l’angolo: altre aziende hanno annunciato l’intenzione di lanciare servizi simili entro i prossimi anni, e la presenza di più operatori nella stessa area potrebbe accelerare l’adozione di tecnologie autonome e migliorare l’esperienza complessiva per chi si sposta ogni giorno in città . Guardando alla scena di Dallas, viene naturale considerare questo lancio come un primo assaggio di un futuro in cui la mobilità quotidiana potrebbe essere molto diversa da quella che conosciamo oggi. Non è solo una questione di tecnologia, ma di come le persone, le città e le piattaforme di trasporto interagiranno in un mondo sempre più connesso e automatizzato.
Per ora, la presenza di un “safety driver†monitora ogni viaggio, e questo fa pensare che si stia procedendo con cautela, passo dopo passo, per garantire sicurezza e affidabilità . È un approccio pragmatico che bilancia innovazione e responsabilità , e che potrebbe gettare le basi per un giorno, forse non troppo lontano, in cui la presenza di conducenti umani nei robotaxi sarà solo un ricordo. In definitiva, la mossa di Uber a Dallas non è solo una singola notizia sul lancio di un servizio: è un segnale di come il mondo del ride-hailing e della mobilità urbana si stiano trasformando, spingendo verso un modello in cui le auto intelligenti saranno parte integrante della nostra routine quotidiana
Data articolo: Sun, 28 Dec 2025 07:00:46 +0000Roma è stata teatro di un’operazione che richiama alla mente la precisione e la tenacia delle indagini degne dei migliori gialli urbani. Al termine di complesse attività investigative, il GPIT – Gruppo Pronto Intervento Traffico della Polizia Locale di Roma Capitale – ha sequestrato una Jeep Renegade che, sulla carta, esisteva ma di fatto non doveva circolare. Una vettura priva di assicurazione, con targa perfettamente clonata e numero di telaio alterato: un concentrato di illegalità messo in strada, pronto a sfidare la legge e, potenzialmente, la sicurezza dei cittadini.
Tutto è iniziato dai numeri, dai dati freddi ma inquietanti: più di 130 sanzioni amministrative accumulate tra giugno e dicembre 2025 per accessi non autorizzati ai varchi elettronici delle zone a traffico limitato. Non solo nel Centro Storico, con i suoi vicoli stretti e le sue strade affollate, ma anche nelle altre aree della capitale soggette a restrizioni. Numeri che non lasciavano dubbi: qualcuno stava aggirando il sistema, sfidando controlli e telecamere con una costanza e una regolarità che lasciavano intendere un metodo preciso, non un episodio isolato.
Gli agenti del GPIT hanno dunque intrapreso un’indagine meticolosa, fatta di controlli incrociati, appostamenti e osservazioni, di incroci tra orari, giorni e varchi di accesso. È emerso rapidamente un dettaglio decisivo: la targa della Jeep Renegade era stata clonata. Quel codice identificativo, attribuito formalmente a un uomo di 36 anni nato a Caserta, era comparso in ricorsi alle sanzioni mai pagate. In altre parole, due auto identiche, una regolare e una fasulla, percorrevano le strade di Roma sotto lo stesso segno identificativo, seminando confusione e illegalità .
L’indagine ha portato gli agenti in zona San Lorenzo, quartiere noto per il suo fermento e le sue strade sempre animate. Qui, finalmente, è stata intercettata la Jeep Renegade “fantasmaâ€. A bordo si trovavano una donna di 44 anni e le sue figlie, ignare o consapevoli del rischio che correvano. La conducente, sorpresa senza patente – revocata ormai dal 2012 – non poteva, in alcun modo, legittimare la guida del veicolo. Accanto a lei, l’altro indagato, proprietario formale della Jeep, un uomo di 29 anni, entrambi denunciati per falsificazione e utilizzo di targhe e documenti contraffatti.
Ma il quadro non si limita a una semplice irregolarità amministrativa. Il veicolo, privo di assicurazione, con numero di telaio alterato, rappresentava un pericolo reale per chiunque avesse incrociato la sua strada. La sicurezza stradale non è un concetto astratto: è fatta di regole, di controlli, di strumenti che proteggono la vita di tutti. Con il sequestro della Jeep, gli agenti hanno messo fine non solo a un illecito continuativo, ma a un rischio concreto, capace di trasformarsi in tragedia.
L’operazione del GPIT non si esaurisce qui. Ulteriori accertamenti sono in corso, alla ricerca di altri possibili illeciti collegati all’utilizzo del veicolo. In una città come Roma, dove traffico e complessità urbana si intrecciano, la lotta contro le frodi automobilistiche non è mai conclusa: ogni targa clonata, ogni assicurazione falsa, ogni documento contraffatto è un tassello di un mosaico pericoloso che le forze dell’ordine si impegnano a smantellare.
Questa vicenda, emblematica, racconta più di una storia di violazioni amministrative: parla di sicurezza, di legalità , di responsabilità civile e penale. Ricorda che dietro numeri e targhe ci sono vite reali, che le regole servono a proteggere chi rispetta la legge, e che l’ingegno criminale può essere affrontato con pazienza, determinazione e professionalità .
Data articolo: Sun, 28 Dec 2025 06:40:41 +0000Il mercato delle quattro ruote in Europa chiuderà il 2025 in leggera crescita. Gran parte del merito è legato alle auto elettriche che stanno facendo segnare una crescita molto forte, andando a ricoprire un ruolo sempre più importante nel settore. I numeri, però, variano in modo significativo in base al mercato. Andiamo a fare il punto sull’andamento del settore.
In Europa, considerando sia l’Ue che i Paesi Efta e il Regno Unito, sono state vendute 2.276.161 unità di auto elettriche nel corso del 2025 (dati ACEA aggiornati a fine novembre 2025). Questo risultato si traduce in una crescita percentuale su base annua del +27,6% e in una quota  pari a circa il 18% dell’intero mercato (le immatricolazioni complessive di autovetture superano di poco le 12 milioni di unità ). La diffusione delle auto elettriche varia in misura significativa in base al mercato. Come vedremo di seguito, infatti, in Italia le vendite sono ancora ridotte, nonostante una sostanziale crescita registrata di recente, mentre diversi piccoli mercati europei (dalla Danimarca ai Paesi Bassi passando per la Norvegia) fanno segnare numeri ben superiori alla media.
Come abbiamo già visto nell’analisi sui dati di vendita in Europa a novembre 2025, è evidente che l’Italia sia indietro nella corsa all’elettrificazione. Nonostante una crescita del 38%, infatti, il mercato italiano deve fare i conti con market share ancora ridotto e pari a poco più del 5,8%.
Il principale mercato europeo, per vendite di modelli a zero emissioni, è la Germania, dove sono state vendute 490 mila unità , con un incremento del 41,3% e con una quota di mercato pari a poco più del 18% (in linea con la media europea).
Dati positivi anche per il Regno Unito, con 426 mila immatricolazioni e un incremento del 26%. In questo caso, il market share delle auto a zero emissioni risulta essere pari al 22,8%. Crescita ridotta per la Francia, dove si registra un miglioramento delle immatricolazioni del 9,1% a fronte di 284 mila auto vendute. La quota di mercato è di poco superiore al 19%.
Tra i big market europei, anche la Spagna fa meglio dell’Italia, sia in termini di volumi (90 mila immatricolazioni) che per quanto riguarda la crescita percentuale (+86,3%). La quota di mercato delle elettriche in Spagna resta però contenuta (8,7%), anche se superiore a quanto registrato in Italia.
Tra i mercati europei, un punto di riferimento per le elettriche è la Norvegia, con 137 mila unità vendute (+34,2%) e una quota record superiore al 95%. In Ue, invece, anche i Paesi Bassi registrano ottimi dati, con 124 mila unità immatricolate (+8,8%) e una quota del 36,8%.
Da segnalare anche la Danimarca, che ha registrato 111 mila esemplari venduti nel corso del periodo considerato, con un incremento del 42,4%. La quota di mercato delle elettriche nel Paese è oggi pari al 66%. La crescita percentuale più alta (+140%) è stata registrata in Polonia, con un totale di poco più di 35 mila unità vendute. La quota di mercato resta, però, molto bassa rispetto alla media europea (6,6%).
Ecco la classifica per quota di mercato dei singoli Paesi in Europa per diffusione di auto elettriche:
Anche in inverno al volante non conta soltanto sentirsi comodi bensì mantenere controllo, sensibilità e prontezza in ogni manovra, soprattutto quando l’asfalto è freddo, l’aderenza cala e i tempi di reazione diventano più stretti. L’inverno non è la stagione in cui puoi permetterti gesti approssimativi: bastano una frenata improvvisa su pavé umido o una curva affrontata con un input impreciso per capire quanto la tecnica conti più del comfort.
Sul piano giuridico, in Italia non esiste un articolo che elenchi i capi da non indossare, però esiste un principio che torna sempre quando si parla di condotta alla guida: l’articolo 141 del Codice della Strada stabilisce che il conducente deve conservare il controllo del veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza, compreso l’arresto tempestivo davanti a ostacoli prevedibili.
Molti automobilisti si fermano alla domanda “si può o non si può?â€, ma la realtà è concreta: la normativa ti giudica in base alla condotta. L’articolo 141 è la base regolamentare per sostenere che il guidatore deve essere sempre in grado di gestire la vettura e fermarsi in tempo in sicurezza. Il giaccone pesante è potenzialmente pericoloso perché cambia la biomeccanica di ciò che fa il conducente. Un capo voluminoso spinge le spalle in avanti, modifica la postura, limita la rotazione del busto e rende più macchinoso guardare bene l’angolo cieco perché il collo e le scapole lavorano peggio quando si è imbottiti come per stare in pista da sci. Questa parte è già sufficiente per capire la dinamica: se la parte alta del corpo è rigida, anche le mani diventano meno fluide e la sterzata perde precisione.
Poi c’è il tema della cintura di sicurezza. La cintura ha una funzione protettiva, ma per proteggere – appunto – occorre che stia appoggiata e che possa trattenere il corpo senza giochi inutili, mentre con un piumino spesso può succedere l’opposto, perché il nastro resta più lontano dal torace e la trattenuta inizia con un ritardo, anche minimo, che in caso di urto o di frenata brusca non è un dettaglio. Non a caso, nella comunicazione di prevenzione stradale si insiste sull’importanza della cintura come dispositivo di sicurezza passiva e sulla necessità di usarla correttamente.
Con un giaccone imbottito la cintura può perdere efficacia proprio perché non aderisce bene al corpo e perché l’imbottitura crea un’intercapedine morbida tra il guidatore e il sistema di ritenuta. Ecco quindi che se l’abitacolo è freddo, il giaccone si indossa, ma appena l’auto si scalda ha senso almeno aprirlo o alleggerire lo strato sotto la cintura perché la protezione deve lavorare sul conducente e non sul tessuto. C’è anche un secondo effetto collaterale: con indumenti pesanti aumenta la tentazione di guidare contratti cioè con braccia rigide e mani che stringono troppo il volante. Questo tipo di guida è meno efficace perché riduce la capacità di correggere l’assetto e fa reagire in modo più brusco quando l’auto perde aderenza o quando qualcuno taglia la strada.
I guanti sono un classico perché quando il volante è gelido l’istinto è coprire le mani. Se si inserisce tra mano e volante uno strato spesso, magari imbottito o scivoloso, si riduce la qualità dell’informazione che arriva e quando l’informazione è più povera la correzione rischia di essere più lenta o meno precisa. Indossare guanti può ridurre l’immediatezza del controllo proprio perché aggiunge uno strato tra pelle e volante e può peggiorare presa e sensibilità . In termini pratici, se c’è bisogno di usarli devono essere aderenti, con palmo che non scivoli e senza eccesso di materiale tra dita e corona del volante perché una presa incerta, in frenata o in manovra di emergenza, è un rischio.
C’è anche un altro aspetto pratico che passa sotto traccia: con guanti spessi aumentano le micro-distrazioni perché si fa più fatica a gestire comandi piccoli, touchscreen, manopole del climatizzatore, pulsanti sul volante.
Gli scarponi con suola alta e rigida, soprattutto se tassellata, cambiano la relazione tra piede e pedale: si perdono modulazione e sensibilità e si riduce quel margine di sentire quanto si sta frenando o accelerando. Nel traffico si traduce in frenate più secche e ripartenze meno lineari mentre su strade fredde e con aderenza discontinua può significare una pressione sul freno meno controllata e quindi più rischio di bloccare o di attivare l’ABS in modo aggressivo.
Dal punto di vista normativo non c’è un divieto generale di guidare con questo o quel tipo di scarpa, ma la valutazione ricade sull’obbligo di guidare in sicurezza e con pieno controllo secondo l’articolo 141 del Codice della Strada. In altre parole, non è la scarpa in sé che provoca una multa, ma è ciò che la scarpa produce sulla guida. Se lo scarpone da neve è ottimo per camminare su ghiaccio, in auto può diventare un ostacolo alla precisione e quest’ultima sui pedali è una delle poche cose che non si possono recuperare con l’esperienza se l’oggetto fisico isola dal comando.
La soluzione intelligente non è guidare con il riscaldamento a palla e in maniche corte né fare il moralista con chi si copre, ma scegliere un compromesso che preservi tre cose: mobilità , sensibilità , aderenza della cintura. Con un minimo di metodo l’inverno si gestisce bene: si entra, si mette in moto, si sbrina, si stabilizza la temperatura, e poi si pulisce la situazione togliendo ciò che ostacola davvero i movimenti o fa lavorare male i sistemi di ritenuta.
Sul fronte cintura di sicurezza, la logica è quella ben nota: deve stare ben posizionata e aderente al corpo per offrire la migliore protezione possibile perché è uno degli strumenti più efficaci di sicurezza passiva. Sul fronte mani, se il volante è gelido e l’auto non si scalda subito, un guanto sottile e antiscivolo è molto più sensato del guantone imbottito che trasforma la sterzata in un gesto grossolano. Sul fronte piedi la scelta più pragmatica è tenere in auto un paio di scarpe da guida perché la differenza sul pedale è immediata e non serve alcuna teoria per percepirla.
Data articolo: Sun, 28 Dec 2025 05:00:20 +0000Nel pomeriggio di Natale, mentre l’Italia stava rallentando dopo il classico pranzo, a Cesano Boscone la realtà ha deciso di irrompere senza preavviso. Una Volkswagen T-Roc bianca ha sfondato la recinzione della stazione ferroviaria ed è finita sui binari, a ridosso della banchina. Una scena surreale, quasi cinematografica, che in poche ore ha fatto il giro dei social: l’auto sospesa dove non dovrebbe mai stare, simbolo perfetto di come basti un attimo, una manovra sbagliata, per trasformare una giornata ordinaria – persino di festa – in un episodio di panico collettivo.
L’incidente, secondo le prime ricostruzioni, ha visto il conducente, un uomo di 42 anni, effettuare un’azzardata manovra a bassa velocità mentre si trovava nel parcheggio. Un errore, forse una distrazione, forse un piede scivolato nel momento sbagliato, fatto sta che la vettura ha superato le piccole grate che separano il parcheggio dalla stazione e ha invaso uno spazio che appartiene ad altri ritmi, ad altre regole: quello dei treni. Per fortuna, in quel preciso istante, nessun convoglio stava transitando. È il dettaglio che trasforma una potenziale tragedia in un incidente grave ma senza conseguenze irreparabili.
Eppure, il panico, inevitabilmente, si è diffuso a macchia d’olio. Per chi era in stazione, per chi ha visto l’auto comparire improvvisamente sui binari, per chi ha realizzato quanto sottile fosse stato il confine tra un errore umano e un disastro ben più ampio. Sul posto sono intervenuti rapidamente Vigili del Fuoco, Carabinieri e personale del 118. Il conducente e il figlio undicenne che viaggiava con lui sono stati trasportati all’ospedale San Carlo di Milano in codice verde. Nessuna ferita grave, solo contusioni e lo shock di chi si rende conto, a posteriori, di essere stato molto vicino a qualcosa di peggiore. L’uomo è stato sottoposto agli accertamenti di rito, compreso il test alcolemico, di cui si attendono gli esiti.
L’incidente ha avuto però conseguenze inevitabili anche sulla circolazione ferroviaria. Nonostante la giornata festiva e il traffico ridotto, la linea è stata interrotta per circa quattro ore, il tempo necessario per mettere in sicurezza l’area e recuperare il veicolo. Un’interruzione che ha ricordato, ancora una volta, quanto il sistema dei trasporti sia fragile e interconnesso: basta un’auto fuori posto per fermare un’intera infrastruttura. Ora le autorità stanno acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza della stazione, fondamentali per chiarire definitivamente la dinamica dell’accaduto.
Al momento, per il 42enne è scattata una denuncia per danneggiamento e interruzione di pubblico servizio, ipotesi di reato che riflettono non tanto l’intenzionalità quanto le conseguenze oggettive di quell’errore. Resta l’immagine, potente, di una T-Roc ferma sui binari il giorno di Natale. Un’immagine che colpisce perché rompe l’illusione di controllo che accompagna ogni automobilista. Le auto moderne sono sicure, stabili, piene di assistenze elettroniche. Ma alla fine, l’anello più fragile resta sempre lo stesso: l’essere umano. La distrazione, la fretta e l’eccesso di fiducia possono essere talvolta fatali. E allora il Natale, con la sua promessa di tregua, si trasforma in promemoria severo: sulla strada non esistono giorni festivi. Esiste solo l’attenzione. E quando viene meno, anche per un istante, può bastare a cambiare tutto.
Data articolo: Sat, 27 Dec 2025 10:48:04 +0000Stella ha trasferito in McLaren l’esperienza accumulata a Maranello, sapendo gestire un team a 360 gradi. Nella Ferrari contemporanea quel modello non viene più applicato, mentre a Woking la fiducia verso Andrea ha permesso di tradurre queste lezioni in pratica: metodo consolidato con un sistema efficiente e competitivo, confermato dai grandi risultati ottenuti nelle due ultime stagioni.
McLaren ha saputo plasmare un collettivo straordinariamente coeso, fondato su valori condivisi, una storia di prestigio e un reparto tecnico che, secondo i diretti protagonisti, rappresenta un vero e proprio unicum nella lunga esperienza maturata dai membri più veterani. Grazie al contributo di Zak Brown, le risorse disponibili sono state riorganizzate come un puzzle inizialmente disarticolato.
Nulla sembrava combaciare, ma una volta ricomposto il mosaico è nato un sistema efficiente e armonico. Ogni singolo componente è stato valutato, redistribuito e consolidato, generando un meccanismo operativo più robusto e funzionale. In tale contesto, diverse figure di spicco hanno apportato non solo competenza, ma soprattutto la propensione a spingersi oltre i limiti senza timore di commettere sbagli, amplificando considerevolmente il potenziale complessivo della squadra.
Il successo conseguito è il figlio legittimo di un percorso rigoroso, metodico e piuttosto scrupoloso su ogni punto di vista, uno scenario tecnico-sportivo che ha saputo coniugare da una parte la visione strategica e dall’altra la precisione operativa. Le stagioni di Formula 1 sono ormai vere e proprie maratone estenuanti, considerando la lunghezza dei calendari con 24 fine settimana di gara.
Contesto in cui la costanza di prestazione, l’unità del gruppo e l’aderenza ai valori fondanti diventano elementi imprescindibili. McLaren ha voluto inviare un messaggio nitido: vincere rappresenta un traguardo straordinario, ma altrettanto rilevante è dimostrare come la cultura del progresso e la coesione collettiva restino pilastri insostituibili di una squadra vincente, che ha tutta l’intenzione di ripetersi anche nel 2026.
Ciò che ha funzionato per Stella è la capacità di attuare un metodo chiaro, asciutto e funzionale, elemento che Ferrari con Vasseur non è in grado di definire con altrettanta efficacia. Nessuno mette in discussione l’impegno e la qualità della squadra di Maranello, ma il tassello mancante, incarnato da Andrea, è proprio la concretezza del metodo e la capacità di renderlo operativo, sia in pista sia nelle retrovie.
A Woking, la gestione globale del progetto dimostra come sia impensabile che una singola persona possa disegnare da sola la geometria di una monoposto. La complessità tecnica impone la condivisione dei valori e un approccio collettivo, essenziale per edificare qualcosa di duraturo ed estremamente funzionale alla causa. Risulta piuttosto evidente come in via Abetone Inferiore 4 tutto questo non esista al momento.
La storica squadra italiana propone un’armonia interna spesso sfuggente, con tante stagioni di esperienza alle spalle che testimoniano le difficoltà del team nel convergere su decisioni comuni. Stella ha sempre sostenuto che costruire significhi rinunciare alla perfezione e che tale rinuncia consenta di porre al centro l’interesse collettivo, evitando rituali come il “gioco delle colpe” nei momenti critici.
Il bagaglio acquisito a Maranello nelle annate d’oro, quelle in cui Andrea muoveva i primi passi nell’era Schumacher, si è rivelato fondamentale per il successo a Woking. All’inizio degli anni Duemila, Stella ha avuto modo di osservare da vicino l’organizzazione di Jean Todt, Ross Brawn e Rory Byrne, accumulando conoscenze preziose su dinamiche interne, strategie e gestione tecnica.
Un progetto lungimirante che, in cuor suo, covava l’attesa del momento in cui avrebbe potuto applicare concretamente tutto ciò che aveva appreso. Una possibilità che Maranello non gli avrebbe mai consentito, ovviamente. Seguire Fernando Alonso in McLaren ha rappresentato dunque l’opportunità di confrontarsi con un ambiente stimolante, dove l’ingegnere poteva evolvere senza alcun problema.
Crescere e finalmente mettere in pratica i principi maturati a Maranello. A oltre vent’anni di distanza, Stella è riuscito a trasferire ogni insegnamento della Ferrari targata Schumacher nella realtà operativa di Woking, condividendolo quotidianamente con i propri collaboratori. Una lezione che il Cavallino Rampante potrebbe, auspicabilmente, recuperare per il 2026 e magari prendere esempio dal suo stesso approccio passato.
Data articolo: Sat, 27 Dec 2025 10:36:24 +0000Per qualche chilometro, sulla tangenziale di Bari, il Natale ha preso la forma di una Mercedes-Benz GLC illuminata come un albero, con luci a intermittenza che correvano lungo la carrozzeria. Un’idea nata forse per strappare un sorriso, per sentirsi originali, per trasformare l’auto in un biglietto d’auguri viaggiante. Ma la strada, si sa, non è una vetrina e neanche un social network. E così quella scenografia natalizia, più che spirito festivo, ha acceso l’attenzione della Polizia di Stato. E, inevitabilmente, è arrivata anche una sanzione. La legge, d’altronde, ha i suoi principi saldi.
Il protagonista è un trentenne fermato dagli agenti della Questura di Bari mentre percorreva le strade del capoluogo con la sua vettura addobbata da serie luminose a LED, montate senza alcuna autorizzazione della Motorizzazione civile. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché nel Codice della Strada ogni modifica all’illuminazione di un veicolo non è un gesto creativo, ma una potenziale fonte di pericolo. Le luci, soprattutto se intermittenti e vistose, possono confondere, abbagliare e distrarre. E sulla strada la distrazione è una variabile che non fa sconti a nessuno.
Le immagini dell’auto “natalizia†hanno fatto il giro dei social in poche ore. Video, foto e commenti divertiti. Per molti era solo folklore, una trovata simpatica in un periodo dell’anno che invita alla leggerezza. Ma mentre la rete applaude, la strada giudica con criteri diversi. L’illuminazione eccessiva della Mercedes avrebbe potuto creare situazioni di rischio per gli altri automobilisti, alterando la percezione delle distanze o confondendo la segnaletica. Ed è proprio da questa valutazione che nasce l’intervento delle forze dell’ordine.
Il risultato è stato una multa e un obbligo preciso: smontare le luminarie prima di poter tornare a circolare. Nessuna crociata contro il Natale, nessuna rigidità gratuita, ma l’applicazione di una regola semplice: la sicurezza viene prima dell’estetica, soprattutto quando l’estetica invade uno spazio condiviso come la strada. “La Polizia di Stato richiama al rispetto delle norme del Codice della Strada, a tutela della sicurezza di tuttiâ€, ha ricordato la Questura. Un messaggio sobrio, quasi scontato, ma necessario in un’epoca in cui il confine tra spazio pubblico e palcoscenico personale sembra sempre più sfumato.
Il caso del trentenne non è nemmeno isolato. Solo pochi giorni prima, un’altra auto addobbata in stile natalizio era stata intercettata lungo la statale 16. Alla guida c’era un ventenne con precedenti penali che, invece di fermarsi all’alt, ha scelto la fuga. Ne è nato un inseguimento conclusosi a Bitritto contro un muretto, con l’arresto del giovane per resistenza a pubblico ufficiale. Qui il Natale c’entra poco: resta la dimostrazione di come un gesto apparentemente innocuo possa degenerare quando incontra irresponsabilità e disprezzo delle regole.
Questi episodi raccontano qualcosa di più profondo del semplice aneddoto curioso. Raccontano il cortocircuito tra desiderio di visibilità e responsabilità collettiva. La strada non è un luogo neutro: è un sistema complesso, fatto di norme, segnali, comportamenti che funzionano solo se condivisi. Ogni elemento estraneo, ogni eccesso, rompe un equilibrio fragile. Anche quando è vestito di lucine colorate. E non c’è spirito festivo che tenga quando in gioco c’è la sicurezza. Perché gli auguri migliori, alla fine, sono quelli che permettono a tutti di arrivare a destinazione. Sani, salvi, e senza bisogno di lampeggiare come l’albero di Natale.
Data articolo: Sat, 27 Dec 2025 09:46:57 +0000Sulle autostrade britanniche, per mesi, si è consumato qualcosa di pericoloso: un cortocircuito tra tecnologia, diritto e fiducia. Oltre 36.000 procedimenti per eccesso di velocità sono stati archiviati o annullati dopo che un errore tecnico nei sistemi delle Smart Motorways ha trasformato il controllo in arbitrio e la sicurezza in paradosso. Un caso che oggi appare come uno dei più grandi scandali recenti legati alle multe automatiche, e che racconta molto più di un semplice bug software.
Il centro del problema è tanto invisibile quanto devastante: un ritardo di circa dieci secondi tra l’aggiornamento dei limiti di velocità visualizzati sui pannelli elettronici e quello recepito dalle telecamere di controllo. Dieci secondi. Un battito di ciglia per l’ingegneria, un’eternità per il diritto. In quel margine temporale, migliaia di automobilisti hanno fatto esattamente ciò che veniva loro chiesto: adeguarsi al nuovo limite più alto. Ma le telecamere continuavano a ragionare secondo quello precedente, più restrittivo. Risultato: multe a raffica, punti patente accumulati e vite rese più complicate.
Non è la prima volta che la tecnologia dei controlli automatici finisce sotto accusa. Anche in Italia l’“autovelox fantasma†è diventato un caso mediatico. Ma qui la scala è diversa, è industriale. Un sistema pensato per rendere il traffico più fluido e sicuro ha prodotto l’effetto opposto: un’ondata di sanzioni ingiuste, un senso diffuso di impotenza, la percezione che l’automobilista non stia più dialogando con la legge, ma con un algoritmo fallibile.
Le autorità britanniche hanno ammesso l’errore. Le telecamere coinvolte sono state temporaneamente disattivate, le multe già pagate rimborsate, i punti patente cancellati. Un dettaglio non secondario, se si considera che nel Regno Unito la patente a punti funziona al contrario rispetto all’Italia: i punti si accumulano e a quota 20 scatta il ritiro. Per molti conducenti, quelle sanzioni non erano solo numeri su un verbale, ma una minaccia concreta al lavoro, alla libertà di movimento e, più in generale, alla quotidianità .
Ora si apre un capitolo ancora più delicato: quello dei risarcimenti. È in fase di definizione una procedura che potrebbe portare a indennizzi compresi tra i 120 e i 3.000 euro, con particolare attenzione ai danni indiretti. Perché una multa ingiusta non si esaurisce nel suo importo: può far lievitare il premio assicurativo, compromettere una carriera, persino costare il posto di lavoro. Quando la tecnologia sbaglia, il prezzo lo paga sempre qualcuno in carne e ossa.
Questa vicenda solleva una domanda che va oltre i confini britannici: quanto siamo disposti ad affidare alle macchine l’applicazione delle regole, senza prevedere margini di verifica, di responsabilità o di umanità ? Le regole sono regole, certo. Ma valgono per tutti, anche per le autorità che le fanno rispettare. Un sistema automatico non è neutro solo perché è digitale. Se non è trasparente, se non è controllabile, se non è correggibile in tempo reale, diventa un potenziale abuso travestito da efficienza.
Il caso delle Smart Motorways britanniche ci ricorda una verità scomoda: l’innovazione non è mai neutra. Senza vigilanza, senza responsabilità , senza la possibilità di correggere gli errori, la tecnologia non semplifica la vita: la complica. E quando lo fa, non basta un rimborso per cancellare la sensazione più grave di tutte. Quella di essere stati puniti non per ciò che si è fatto, ma per ciò che una macchina ha sbagliato a capire.
Data articolo: Sat, 27 Dec 2025 08:41:22 +0000Andare in moto durante l’inverno richiede maggiore attenzione e preparazione specifica. Le basse temperature e le condizioni meteo avverse rendono la guida più impegnativa, aumentando il rischio di disagio e incidenti. Valutare percorsi, condizioni della strada e strumenti di protezione è essenziale per affrontare i mesi freddi in sicurezza.
L’abbigliamento tecnico e gli accessori giusti sono fondamentali per garantire comfort e sicurezza. Dall’intimo termico ai guanti impermeabili, passando per giacche e pantaloni imbottiti, ogni elemento contribuisce a mantenere calore e libertà di movimento. Ecco tutti gli accorgimenti indispensabili per guidare senza soffrire le basse temperature.
Dainese, azienda italiana leader nella produzione di abbigliamento e protezioni per motociclisti, consiglia di valutare il percorso prima di affrontare l’inverno in moto. Sui tratti autostradali conviene coprirsi con abbigliamento tecnico per basse temperature, perché vento e posizione statica aumentano la dispersione di calore. In percorsi più attivi è preferibile vestirsi più leggeri e aggiungere uno strato extra da indossare durante le soste. La membrana impermeabile è fondamentale: protegge da acqua e pioggia, blocca il vento e va sempre abbinata a giacca e pantaloni collegati tramite la zip in vita.
I capi impermeabili possono essere di due tipi: laminati o con membrana removibile. I laminati offrono il miglior isolamento dall’acqua, con la membrana accoppiata al tessuto esterno per creare uno scudo completo. I capi con membrana rimovibile garantiscono maggiore versatilità : lo strato interno può essere tolto nelle giornate più calde e tra tessuto e membrana si forma un ulteriore cuscinetto d’aria isolante, utile quando fa freddo ma il tempo è asciutto. In ogni caso, un kit antipioggia da tenere sempre con sé può costituire un’ulteriore protezione in caso di freddo eccezionale.
I guanti rappresentano un elemento fondamentale per affrontare l’inverno in moto: mani fredde o bagnate possono compromettere comfort e sicurezza. Come per il resto dell’abbigliamento tecnico, anche i guanti devono integrare una membrana impermeabile per proteggere dalle temperature rigide e dall’umidità . L’offerta sul mercato include modelli dedicati all’adventure, più sottili per garantire un perfetto feeling con il manubrio, e modelli stradali con imbottiture isolate per una protezione maggiore contro il freddo.
Per aumentare ulteriormente il comfort, le mani possono essere protette con paramani, manopole riscaldate o moffole. Le manopole riscaldate offrono calore costante durante la guida, mentre le moffole proteggono efficacemente dall’aria e permettono di usare guanti più leggeri. Per chi desidera il massimo, la combinazione di manopole riscaldate e moffole rappresenta la soluzione più completa per mantenere le mani al caldo anche nelle giornate più rigide.
Così come per le mani, anche la protezione dei piedi dalle basse temperature è fondamentale per guidare in sicurezza e mantenere il pieno controllo sui comandi della moto. Gli stivali invernali integrano una membrana impermeabile che funge da scudo sia contro l’acqua sia contro l’aria fredda, garantendo comfort e isolamento anche nelle giornate più rigide.
Anche l’intimo tecnico riveste un ruolo centrale nel proteggere il corpo dal freddo. Base layer e strati intermedi realizzati in materiali tecnici permettono all’umidità di allontanarsi rapidamente dal corpo e di asciugarsi in fretta, mantenendo la temperatura corporea stabile. I prodotti di numerosi brand offrono diversi livelli di isolamento, studiati per garantire comfort da 0°C fino a -20°C, così da affrontare condizioni invernali molto diverse.
Per guidare la moto durante l’inverno è fondamentale proteggere collo e viso dagli spifferi d’aria, che possono compromettere comfort e sicurezza. L’uso di un passamontagna sotto casco offre un isolamento efficace, mentre alcuni caschi integrano interni personalizzabili per la stagione: cuffia reversibile in due materiali e para mento regolabile, più corto per l’estate e più coprente per l’inverno, garantendo protezione ottimale senza sacrificare la vestibilità .
Anche le estremità del corpo meritano particolare attenzione: calze tecniche di qualità proteggono i piedi senza comprimere eccessivamente, evitando problemi di circolazione. Con i giusti accessori e accorgimenti, la guida in inverno diventa gestibile anche nelle giornate più fredde. In particolare, durante le uscite in montagna è importante prestare attenzione al fondo stradale, soprattutto nelle zone d’ombra, ma seguendo questi consigli spostamenti e viaggi in moto restano sicuri e confortevoli.
Data articolo: Sat, 27 Dec 2025 07:00:30 +0000Il mese di novembre 2025 si chiude in positivo per il mercato auto in Europa. Le immatricolazioni, infatti, risultano leggermente superiori a quanto registrato nello stesso mese dello scorso anno. Il trend è analogo per quanto riguarda il parziale annuo (gennaio-novembre) che vede un piccolo passo in avanti delle vendite. In questo contesto, continua la crescita delle auto elettriche e delle ibride plug-in. Andiamo a fare il punto sull’andamento del mercato europeo considerando gli ultimi dati appena pubblicati da ACEA.
Nel corso del mese di novembre 2025 sono state vendute 1,079 milioni di vetture su tutto il mercato europeo (Ue+ Efta + Regno Unito) con un incremento del 2,4% rispetto ai dati dello scorso anno. Restringendo l’analisi al solo mercato Ue, invece, le vendite sono state 887 mila con un passo in avanti del 2,1% rispetto allo stesso mese del 2024. Ricordiamo che l’Italia ha chiuso l’undicesimo mese dell’anno con vendite stabili anche se nel corso del mese di novembre, grazie anche agli incentivi, si è registrato un vero e proprio boom per le elettriche rispetto ai dati dello scorso anno. Il nostro Paese deve però fare i conti con un crescente peso delle auto “cinesi” che possono dare un contributo significativo alle immatricolazioni.
Per quanto riguarda il periodo compreso tra gennaio e novembre 2025, invece, si registrano 12,098 milioni di unità vendute in tutta Europa con un incremento pari a 1,9% su base annua. Considerando il solo mercato Ue, le vendite sono state pari a 9,86 milioni di unità . Si tratta di un passo in avanti dell’1,4% rispetto ai dati dello scorso anno. Per il mercato italiano, le immatricolazioni sono in calo con una riduzione del -2,4%.
Come anche nei mesi precedenti, il ruolo di protagoniste del mercato auto europeo è stato ricoperto dalle auto elettriche e dalle auto plug-in hybrid. Si tratta di due categorie di vetture che stanno facendo segnare una sostanziale crescita sul mercato negli ultimi mesi. Per quanto riguarda le auto elettriche, ad esempio, si registra un incremento del:
La quota di mercato delle elettriche dopo i primi undici mesi dell’anno supera ora il 18% mentre in Italia siamo al di sotto del 6% di market share.
Per le auto ibride plug-in, invece, l’aumento delle immatricolazioni è pari a:
La quota di mercato delle ibride plug-in sul mercato europeo è ora pari al 9,4% mentre in Italia è pari a poco più del 6%, considerando i dati del cumulato annuo. Da segnalare che in Europa le ibride plug-in hanno superato le auto diesel, completando il sorpasso che era stato anticipato nelle scorse settimane.
Complessivamente, ibride plug-in e elettriche coprono quasi il 28% del mercato europeo, considerando anche Regno Unito e Paesi Efta, mentre in Italia la quota complessiva è pari a circa il 12%. C’è, quindi, ancora tanto da recuperare rispetto alla media europea e, soprattutto, rispetto ai Paesi che stanno guidando il programma di elettrificazione del mercato, con un ritmo sensibilmente superiore a quello italiano.
Data articolo: Sat, 27 Dec 2025 06:40:41 +0000Di solito, quando si analizzano i dati sulle immatricolazioni, si considerano i numeri complessivi, ma il totale di auto vendute “nasconde” varie categorie. Le vetture immatricolate per il settore del noleggio, infatti, hanno un peso significativo sul mercato delle quattro ruote, anche se non raggiungono i dati generati dai clienti privati. Analizzare anche questa porzione del mercato, però, permette di capire qual è il reale impatto che il settore del noleggio ha sull’andamento complessivo delle immatricolazioni. Andiamo a fare il punto sui numeri del mercato italiano, in base ai dati UNRAE aggiornati a novembre 2025.
Il mercato delle quattro ruote in Italia ha registrato un totale di 1,42 milioni di esemplari immatricolati nel corso del periodo compreso tra gennaio e novembre, con un calo del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le immatricolazioni legate ai privati, con finalità di acquisto del veicolo, sono state circa 765 mila, con un calo del 10% (quindi un dato molto più marcato rispetto al calo dell’intero mercato) e con una quota del 53,6%. Andando ad analizzare la restante porzione del mercato, è possibile verificare l’impatto del noleggio sulle vendite di nuove auto che contribuisce in misura determinante a ridurre il dato percentuale relativo al calo del settore delle quattro ruote in Italia. Ricordiamo che già da tempo si parla di un vero e proprio boom del noleggio in Italia, una formula che piace agli italiani.
Per quanto riguarda il noleggio a lungo termine, nel corso del 2025 sono state immatricolate 325 mila unità con un incremento dell’11,4% su base annua e con una quota di mercato del 22,8% (+2,9 punti percentuale). Per il noleggio a breve termine, invece, il totale è stato di 84.321 unità con un incremento del 10% e con un market share che risulta essere pari al 5,9% (in crescita di 0,2 punti rispetto all’anno precedente). Le autoimmatricolazioni, veicoli nuovi che vengono registrati per la prima volta per raggiungere obiettivi commerciali della casa madre, hanno raggiunto quota 169.629 unità con un incremento del 2% e con un market share dell’11,9% (+0,6 pp). A completare il quadro c’è la categoria Società e enti con 83.599 unità immatricolate (+0,1%) e con una quota di mercato del 5,9% (+0,2 pp).
I dati confermano un peso significativo del settore del noleggio per determinare l’andamento del mercato delle quattro ruote. Considerando le vendite ai privati, infatti, il mercato italiano è in netto calo. Con il supporto del noleggio, invece, le cose cambiano in modo significativo visto che sia il lungo termine che il breve termine stanno facendo segnare dati molto positivi. Complessivamente, inoltre, la quota di mercato supera il 28%. Per una valutazione corretta e dettagliata dell’andamento del mercato è, quindi, importante tenere in considerazione anche questo aspetto che ha un peso significativo nella determinazione dei dati totali, insieme ai numeri legati ai clienti privati alla ricerca di una nuova vettura.
Data articolo: Sat, 27 Dec 2025 06:30:24 +0000