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News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Il 2 aprile 2026 la situazione del traffico sulle autostrade italiane presenta alcune criticità legate prevalentemente a condizioni meteo avverse e lavori in corso. Nella tratta A24 Roma-Teramo si registrano fenomeni di pioggia e neve che interessano ampi tratti di strada, mentre nell’area di Bergamo sulla A4 Torino-Trieste, diverse chiusure di entrate e tratti sono operative fino al mattino per lavori. Questi eventi influenzano significativamente la viabilità, con indicazioni precise sulle alternative consigliate per gli automobilisti.

A1 MILANO-NAPOLI



00:17 – Tratto Capodichino – Inizio Tangenziale Napoli
Tratto Chiuso per lavori fino alle 06:00 del 2 aprile 2026 in direzione Tangenziale.
Direzione Tangenziale
Entrata consigliata verso Tangenziale: Doganella su Tangenziale Napoli.
Uscita consigliata provenendo da Autostrada Milano-Napoli: Capodichino.

A4 TORINO-TRIESTE



01:38 – Bergamo Entrata Chiusa
Entrata chiusa al traffico fino alle 05:00 del 2 aprile 2026 per lavori in entrambe le direzioni.
Direzione in entrambe le direzioni
Entrata consigliata verso Milano: Dalmine.
Entrata consigliata verso Brescia: Grumello.



01:01 – Tratto Chiuso Bergamo – Grumello
Tratto chiuso per lavori fino alle 05:00 del 2 aprile 2026 in direzione Trieste.
Direzione Trieste
Entrata consigliata verso Brescia: Grumello.
Uscita consigliata provenendo da Milano: Bergamo.



00:15 – Tratto Chiuso Ponte Oglio – Grumello
Tratto chiuso per lavori fino alle 05:00 del 2 aprile 2026 in direzione Torino.
Direzione Torino
Entrata consigliata verso Milano: Grumello.
Uscita consigliata provenendo da Brescia: Ponte Oglio.



00:15 – Ponte Oglio Entrata Chiusa
Entrata chiusa al traffico fino alle 05:00 del 2 aprile 2026 per lavori in entrambe le direzioni.
Direzione in entrambe le direzioni
Entrata consigliata verso Milano: Grumello.
Entrata consigliata verso Brescia: Palazzolo.

A24 ROMA-TERAMO



01:46 – Pioggia tra Valle del Salto e L’ Aquila Est
Condizioni di pioggia che interessano la tratta in entrambe le direzioni, tra i km 106.773 e 75.111 per una lunghezza di 31.662 km.
Direzione in entrambe le direzioni



01:33 – Neve tra Assergi e San Gabriele-Colledara
Presenza di neve sulla tratta in entrambe le direzioni, tra i km 136.315 e 116.828, per una lunghezza di 19.487 km.
Direzione in entrambe le direzioni



01:33 – Nevischio tra L’ Aquila Est e Assergi
Nevischio segnalato in entrambe le direzioni tra i km 116.828 e 106.773, per una lunghezza di 10.055 km.
Direzione in entrambe le direzioni



01:33 – Prevista Neve tra Carsoli-Oricola e L’ Aquila Est
Previsione di neve tra i km 106.773 e 50.633, coprendo una lunghezza di 56.14 km in entrambe le direzioni.
Direzione in entrambe le direzioni

A56 TANGENZIALE DI NAPOLI



00:21 – Viale Maddalena Entrata Chiusa
Entrata chiusa verso Pozzuoli fino alle 06:00 del 2 aprile 2026 per lavori.
Direzione Pozzuoli
Entrata consigliata verso Pozzuoli: Capodimonte.



00:21 – Capodichino Svincolo Entrata Chiusa
Entrata chiusa verso Pozzuoli fino alle 06:00 del 2 aprile 2026 per lavori.
Direzione Pozzuoli
Entrata consigliata verso Pozzuoli: Capodimonte.



00:21 – Aree di Servizio Chiuse tra Fine Tangenziale Napoli e Arenella
Le aree di servizio sono chiuse fino alle 06:00 del 2 aprile 2026 per lavori, sulla tratta di 4.2 km.
Direzione Pozzuoli



00:20 – Tratto Chiuso Fine Tangenziale Napoli – Capodimonte
Tratto chiuso per lavori fino alle 06:00 del 2 aprile 2026.
Direzione Pozzuoli
Entrata consigliata verso Pozzuoli: Capodimonte.
Uscita consigliata provenendo da Allacc. Diramazione Capodichino: Fine Tangenziale Napoli.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 00:08:00 +0000
News n. 2
Che auto guida Anna Tatangelo, muscoli in strada per la “ragazza di periferiaâ€

Davanti alle telecamere Anna Tatangelo è una che sa stare al gioco, in auto preferisce però la solidità. Tra le voci più celebri della musica italiana, la “ragazza di periferia”, ospite a Stasera tutto è possibile mercoledì 1° aprile, alterna gioielli da collezione a mastodonti della strada in grado di catturare l’attenzione e, al tempo stesso, di offrire il massimo comfort a bordo.

Fascino immortale

I fan della cantante e dei motori saranno rimasti colpiti da una comparsa speciale nel videoclip Sangria. Nel tormentone estivo, una splendida Mercedes-Benz 500 SL della generazione R107 affianca Anna Tatangelo in un duo esplosivo. Attorno alla vettura è sorto un piccolo equivoco temporale: molti la collocano nel 1971, ma in quel periodo a debuttare furono “solo” le sorelle minori, ovvero la 280 SL e la 350 SL. Per vedere su strada la cattiveria della 500 SL abbiamo dovuto attendere la fine del decennio: è stato allora che il V8 aspirato da 5.0 litri ha iniziato a ruggire, mettendo sul piatto circa 240 CV e una spinta da oltre 400 Nm di coppia.

Con il suo classico motore anteriore, la trazione posteriore e un cambio automatico a quattro marce decisamente rilassato, la quattro ruote tedesca va vissuta come una gran turismo di una volta. Rimasta in produzione per ben 18 anni, sul mercato dell’usato raggiunge oggi una quotazione media tra i 25.000 e i 30.000 euro, mentre gli esemplari top restaurati superano di gran carriera i 100.000: un pezzo raro ha addirittura sfondato il muro dei 200.000 euro in un’asta.

Muscoli e carattere

Dalle linee sinuose della spider tedesca si passa a qualcosa di diametralmente opposto, ma ugualmente carismatico. In alcuni scatti rubati dai paparazzi e condivisi sui social, Tatangelo è apparsa al volante di un imponente Range Rover Sport del 2012. Ci riferiamo al restyling della prima generazione (siglata L320), un SUV premium dal carattere granitico basato su un telaio sopraffino derivato dal Discovery e dal classico Range Rover. Dal peso di oltre 2,5 tonnellate, mette a disposizione la trazione integrale permanente e all’interno vanta materiali di pregio. Nel comparto di seconda mano le quotazioni partono dai 10.000-15.000 delle gettonatissime versioni diesel TDV6 e arrivano ai 25.000 euro, necessari per portarsi a casa le varianti spinte dal V8 a benzina con compressore volumetrico da 510 CV.

Stasera tutto è possibile: una serata “spaziale”

Dalle auto alla televisione il passo è breve: Anna Tatangelo si prepara a conquistare il pubblico in una veste decisamente leggera. Torna infatti l’appuntamento con Stasera tutto è possibile, il seguitissimo comedy show di Rai 2 condotto da Stefano De Martino all’Auditorium Rai di Napoli. Reduce da un successo clamoroso che ha visto il programma dominare il prime time con oltre due milioni di spettatori e il 16% di share, la puntata è dedicata al tema AstroStep.

Insieme ai veterani della risata come Francesco Paolantoni e Herbert Ballerina, l’artista si accinge a sfidare le leggi della fisica con il suo travolgente fascino e un pizzico di autoironia. Tra i classici giochi come lo Speed Quiz, Step Burger e l’immancabile prova di gravità all’interno della Stanza Inclinata, le risate saranno assicurate a pieni giri.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 19:39:36 +0000
News n. 3
Che auto guida Andrea Iannone, emozioni a pieni giri

Il fascino di Andrea Iannone domina spesso le pagine di gossip, ma la sua straordinaria collezione di auto non è seconda a nessuno. Mentre i flash dei paparazzi si infiammano per il primo bacio pubblico con l’attrice spagnola Rocío Muñoz Morales, ci pensa il garage del pilota a far brillare gli occhi agli appassionati di motori. Del resto, il legame tra “The Maniac” e l’alta velocità non si esaurisce alle due ruote: nel corso degli anni ha messo in fila una serie di supercar e vetture iconiche capaci di coniugare il lusso più sfrenato a prestazioni da capogiro.

Le meraviglie nel garage

Un posto d’onore nel garage spetta alla Porsche 911 Carrera 4S, in grado di portare l’anima racing nella guida quotidiana. Sotto il cofano ruggisce un boxer a 6 cilindri biturbo da 3.0 litri, accreditato di ben 480 CV e una coppia di 530 Nm. Grazie alla trazione integrale, la quattro ruote tedesca brucia lo 0-100 km/h in appena 3,5 secondi e raggiunge una velocità massima di 308 km/h. Con un prezzo che in Italia parte da circa 150.000 euro, mostra una classe innata, al riparo da troppi eccessi.

Se la Porsche rappresenta l’equilibrio, la Ferrari 488 Pista è pura adrenalina. Rispetto alla già estrema 488 GTB gli ingegneri di Maranello l’hanno alleggerita e potenziata affinché potesse scatenarsi tra i cordoli. Il suo V8 3.9 biturbo sprigiona la bellezza di 720 CV, così da toccare i 100 km/h da ferma in meno di 3 secondi e spingersi fino a 340 km/h. Bolide da palati fini, il suo valore sul mercato dell’usato oscilla oggi tra i 350.000 e i 450.000 euro.

Passiamo ai giganti della strada con la Bentley Continental Supersports, una Gran Turismo cattivissima spinta da un mastodontico W12 6.0 biturbo da ben 710 CV, che rese Andrea protagonista di un celebre scherzo televisivo a Scherzi a parte. A proposito di imponenza, niente può forse reggere il paragone con la Mercedes-Benz Classe G sempre dello sportivo, ormai uno status symbol planetario dal valore medio di almeno 100.000 euro se in buone condizioni. Infine, la stella della Superbike avrebbe anche una fiammante Lamborghini non meglio precisata, come da lui confessato durante una visita ufficiale alla factory di Sant’Agata Bolognese.

Nessun fuori pista con Rocio

Oltre alle gioie che gli regalano i motori, il pilota è finito prepotentemente sotto i riflettori delle cronache rosa per la sua vita sentimentale. Dopo la rottura con la cantante Elodie, le ultime indiscrezioni confermano che la frequentazione tra il campione di motociclismo e l’attrice spagnola Rocío Muñoz Morales, ex di Raoul Bova, sta proseguendo a gonfie vele, malgrado le recenti voci di una presunta crisi.

I due sono stati infatti paparazzati dal settimanale Chi a Torino, dove l’attrice era impegnata a teatro con lo spettacolo Contrazioni pericolose. Subito dopo la performance sul palco, la coppia si è concessa una cena romantica conclusasi in modo appassionato. Le prime indiscrezioni sulla loro storia erano nate a inizio anno dopo un weekend in un resort della Franciacorta, seguito da alcuni avvistamenti nella villa di lusso del pilota a Lugano. Superati i rallentamenti iniziali dovuti al lavoro, l’intesa è solida. Nessun annuncio ufficiale in vista: i due preferiscono godersi il tempo in rispettiva compagnia lontano dai flash, alla stessa intensità delle auto da sogno di Iannone.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 17:51:32 +0000
News n. 4
Nuova Skoda Peaq, il SUV 7 posti si mostra per la prima volta

La nuova Skoda Peaq offre un primo assaggio di quello che sarà il futuro. Ancora camuffata, ancora in fase di sviluppo, ma già abbastanza concreta da lasciar intravedere la direzione che il marchio ceco intende prendere nei prossimi anni.

Parliamo di un’ammiraglia rialzata lunga quasi cinque metri e capace di ospitare fino a sette passeggeri. Un SUV che si posizionerà al vertice della gamma Skoda e che vuole diventare il punto di riferimento per chi cerca spazio e tecnologia boema. L’arrivo è previsto per l’estate del 2026, ma il primo sguardo sembra portare nel presente le linee degli ultimi concept.

Il nuovo linguaggio Skoda

Nonostante le pesanti pellicole mimetiche, la Peaq lascia già intuire molto del suo carattere. Le proporzioni sono imponenti, con una carrozzeria alta e robusta che richiama chiaramente il mondo dei SUV più importanti del mercato. Con un design che inaugura un linguaggio stilistico completamente nuovo per Skoda. Le linee, per quanto ancora nascoste, sembrano ispirate al concept Vision 7S, con superfici più pulite, giochi di luce più netti e un approccio più moderno e minimale.

L’obiettivo è evidente: rendere il marchio più contemporaneo e riconoscibile, senza perdere quell’impronta razionale che ha sempre contraddistinto i modelli Skoda. Non si tratta quindi di una rivoluzione fine a sé stessa, ma di un’evoluzione pensata per accompagnare la transizione elettrica.

Comfort da viaggio

Se fuori la Peaq punta a impressionare per dimensioni, è dentro che gioca la sua partita più importante. Il passo di 2.965 mm promette un’abitabilità di alto livello, con spazio abbondante per tutte e tre le file di sedili. I sette posti non vanno a compromettere lo spazio posteriore: anche con tutte le sedute in uso, il bagagliaio offre 299 litri, che diventano 1.010 litri utilizzando la configurazione a cinque posti. Numeri che raccontano bene la vocazione familiare e da viaggio di questo SUV.

Tra gli elementi tecnologici più esplicativi della ricercatezza di Skoda spicca il tetto panoramico opacizzante, il più grande mai visto sul brand boemo, pensato per aumentare la sensazione di spazio e luminosità a bordo. A questo si aggiunge un vero e proprio pacchetto relax, che trasforma l’abitacolo in una sorta di salotto su ruote: sedili con funzione massaggio, poggiagambe regolabili elettricamente, tavolino pieghevole e persino un’app dedicata per gestire alcune funzioni di comfort e massaggio. Non manca un sistema audio sviluppato con Sonos, che punta a offrire un’esperienza sonora immersiva, in linea con il posizionamento più premium della vettura.

Tre varianti

La gamma della Skoda Peaq sarà articolata su tre versioni: 60, 90 e 90x. Le varianti 90 e 90x offrono il massimo delle prestazioni. In entrambi i casi si parla di oltre 600 km di percorrenza, un dato ormai fondamentale per convincere all’acquisto, specialmente in vetture nate per viaggiare come questa Peaq.

La versione 90x, inoltre, introdurrà la trazione integrale, offrendo maggiore sicurezza e versatilità anche su fondi a bassa aderenza. Nonostante le dimensioni importanti, le prestazioni restano di tutto rispetto: lo 0-100 km/h viene coperto in appena 6,7 secondi, un valore che fino a pochi anni fa era appannaggio di berline sportive ben più compatte.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 15:26:03 +0000
News n. 5
Nuova Kia EV2, parte la produzione del nuovo B-SUV elettrico

Un nuovo B-SUV si butta nella mischia dell’elettrico. Si chiama Kia EV2 ed è il modello con cui il marchio coreano punta a rendere la mobilità a zero emissioni più accessibile e agile in città. Nasce a Žilina, in Slovacchia, ed è la più piccola della famiglia elettrica Kia, ma non per questo meno ambiziosa. Anzi, proprio nella fascia dei B-SUV, EV2 prova a portare tutta la tecnologia maturata con modelli superiori, adattandolo a dimensioni da città.

Compatta e appariscente

A guardarla da fuori, la EV2 non passa inosservata. Nonostante una lunghezza di circa 4 metri, riesce a trasmettere una certa presenza su strada, grazie a proporzioni ben studiate e a un design che gioca tra linee tese e superfici più morbide.

Il frontale è coerente con il linguaggio stilistico più recente del marchio, con una firma luminosa ben riconoscibile e dettagli che puntano a rafforzare l’identità della gamma elettrica. La fiancata, invece, è attraversata da nervature evidenti che danno dinamismo all’insieme, mentre il posteriore mantiene un’impostazione pulita e moderna. Il risultato è un’auto che grazie alla sua volumetria squadrata si inserisce perfettamente nel segmento, senza sembrare anonima. 

Spazio interno

La struttura razionale tipica delle piattaforme elettriche permette di ottimizzare ogni centimetro, offrendo un abitacolo più arioso di quanto le dimensioni esterne possano far pensare. L’impostazione è pulita e razionale. Al centro della plancia spicca il doppio display che incornicia una piccola terza sezione dedicata alla climatizzazione. Allo stesso tempo non scompaiono – come da tradizione Kia – i comandi fisici, soprattutto per le funzioni più utilizzate: una decisione che migliora l’ergonomia e rende l’esperienza a bordo più intuitiva, soprattutto durante la guida.

I materiali puntano più sulla praticità che sull’effetto wow: plastiche robuste si alternano ai tessuti per un’impostazione che privilegia la durata nel tempo. Una filosofia coerente con il posizionamento del modello.

Batterie e autonomia

Sotto il pianale, la EV2 offre due diverse configurazioni, pensate per adattarsi a esigenze differenti. La versione d’ingresso monta una batteria da 42,2 kWh, con un’autonomia dichiarata di circa 317 km. Un valore più che sufficiente per l’utilizzo urbano e per chi cerca un’elettrica da usare quotidianamente senza troppi pensieri.

Chi invece percorre più chilometri può scegliere la variante Long Range, con batteria da 61 kWh, capace di arrivare fino a 453 km con una singola carica. Numeri che iniziano a rendere la EV2 adatta anche a viaggi più lunghi, senza l’ansia da ricarica che spesso accompagna i modelli più piccoli. L’architettura a 400 Volt garantisce tempi di ricarica competitivi, permettendo di recuperare energia in modo rapido, soprattutto nelle colonnine ad alta potenza.

Prezzo e allestimenti

La gamma parte da 26.600 euro per la versione Standard Range con allestimento Light, una cifra che la posiziona nel cuore del segmento entry level tra i B-SUV. Salendo di livello, si arriva fino a 34.350 euro per la variante Earth con la stessa batteria. Per chi sceglie la versione Long Range in produzione da Giugno 2026, il listino parte da 38.350 euro e arriva fino a 40.850 euro per l’allestimento GT-Line, quello più ricco e con un’impronta più sportiva.

La struttura della gamma è chiara e ben articolata: tre allestimenti (Light, Air ed Earth) per la batteria base e due (Earth e GT-Line) per quella più grande. Una scelta che permette di configurare l’auto in modo semplice, senza perdersi tra troppe opzioni.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 13:54:44 +0000
News n. 6
Gomme All Season, vantaggi e svantaggi: sono adatte a tutti? Come scoprirlo

Esiste un tipo di pneumatico che assicura buone prestazioni, con costi contenuti e che può essere utilizzato durante tutto l’anno, evitando il cambio gomme tra le varie stagioni?

Le gomme All Season possono rappresentare una buona soluzione per avere meno pensieri e risparmiare sulla loro gestione, senza ridurre sicurezza e comfort alla guida. Ma sono veramente così performanti? Oltre ai tanti punti a favore, hanno anche degli svantaggi?

Vediamone insieme tutte le caratteristiche per capire se possono essere la scelta ideale per la nostra vettura.

Caratteristiche distintive 

Le gomme All Season vengono definite anche con altri nomi, come Quattro Stagioni, All Weather, 4S o Four Seasons, ma indicano sempre lo stesso tipo di pneumatico con caratteristiche “ibrideâ€, realizzato per essere adatto alla maggior parte delle condizioni atmosferiche e delle tipologie di terreno.

Sul fianco della gomma in genere è riportata la marcatura identificativa 4S, oppure All Season o All Weather, a indicare il tipo di pneumatico e la sua possibilità di utilizzo durante tutto l’anno.

Altri elementi caratteristici di questo tipo di gomme sono il tipo di mescola e il design del battistrada: la mescola è ricca di silice, che rende la gomma più morbida, flessibile e versatile per le temperature più basse, ma adatta anche per quelle più alte.

Il disegno del battistrada presenta delle scanalature profonde che aiutano a drenare meglio l’acqua sull’asfalto, assicurare l’adeguata aderenza, ridurre il pericoloso fenomeno dell’acquaplaning e la resistenza al rotolamento. Sono presenti anche delle lamelle tridimensionali per assicurare maggiore aderenza su strade innevate e ghiacciate.

Va sottolineato il fatto che, pur rispettando pienamente gli obblighi di legge, questo tipo di pneumatico non è soggetto a normativa europea e quindi non deve possedere determinati requisiti specifici, al contrario di quello che presenta la sigla 3PMSF e che è soggetto a test certificati.

Su alcuni modelli può essere riportata la sigla M+S (Mud + Snow, fango e neve) che lo rende adatto anche ad affrontare terreni più scivolosi (soprattutto nella stagione invernale) senza bisogno di effettuare il cambio gomme.

Vantaggi e svantaggi 

Le ruote, come sappiamo, sono il punto di contatto tra il veicolo e il terreno ed è fondamentale che siano in perfetto stato, assicurando la massima sicurezza, e che seguano le indicazioni fornite dal libretto di circolazione del mezzo, differenti da modello a modello.

Una panoramica generale sui vantaggi delle gomme All Season può aiutare a capire il motivo del loro successo e la loro convenienza:

  • consentono di risparmiare sulla spesa per l’acquisto (hanno spesso prezzi molto competitivi e basta un solo treno di gomme durante l’anno), sul consumo di carburante (grazie al minor resistenza al rotolamento) e sui costi per montaggio e sostituzione;
  • offrono delle buone prestazioni di guidabilità e affidabilità per un’ampia gamma di condizioni climatiche e stradali;
  • offrono versatilità, grazie alle loro caratteristiche ibride;
  • sono comode da gestire, non richiedendo il cambio stagionale;
  • sono ideali per l’uso urbano, la guida quotidiana, in zone con clima mite e con uno stile di guida fluido;
  • consentono il pieno rispetto delle normative sulle gomme invernali.

I vantaggi sono parecchi, è vero, ma ci sono anche degli aspetti sfavorevoli da considerare.

Gli svantaggi 

Purtroppo, non è tutt’oro quello che luccica e anche per le gomme All Season, che sembrano la soluzione definitiva per non avere più pensieri, esistono degli aspetti sui quali è bene riflettere prima dell’acquisto e del montaggio.

Questi quelli più importanti da considerare:

  • l’usura più rapida, rispetto ad altri tipi di pneumatici, per via della mescola più morbida;
  • le prestazioni limitate per alcune condizioni estreme come temperature molto alte, terreni particolarmente sconnessi e strade di montagna con presenza di neve compatta;
  • una possibile maggiore rumorosità rispetto ad altri tipi di gomme per via del design particolare.

Se la loro usura può essere più rapida, qual è la loro durata effettiva? Sono allora veramente convenienti?

La durata 

Questi pneumatici possono usurarsi più rapidamente rispetto agli altri tipi. In generale, la loro durata media si aggira intorno ai 35.000 – 40.000 km: maggiore rispetto a quelle invernali, che subiscono parecchie sollecitazioni, ma inferiore rispetto a quelle estive, specifiche per temperature elevate. A loro favore però gioca il fatto che può bastare un solo treno di gomme per coprire l’intero anno.

La valutazione sulla loro scelta deve tenere anche in considerazione, oltre alle prestazioni offerte dalla marca e dal modello, anche altri fattori, in particolare:

  • lo stile di guida, se fluido e tranquillo con minore consumo delle gomme o sportivo e dinamico con un’usura maggiore;
  • la cura e la manutenzione degli pneumatici, che vanno comunque sempre assicurate;
  • il tipo di strade e il numero di chilometri percorsi;
  • le condizioni generali presentate della macchina e gli aspetti specifici del peso complessivo, della distribuzione del carico all’interno e dell’assetto.

Non esiste un’indicazione generale da seguire, ogni caso è specifico e richiede un’attenta valutazione, seguendo sempre le informazioni riportate sul libretto di circolazione della vettura e le indicazioni del gommista di fiducia.

La domanda successiva da porsi potrebbe essere allora per chi e per quali condizioni possono essere adatte le gomme All Season e per chi no.

Per chi sono e per chi non sono adatte

Facendo un’analisi delle loro caratteristiche, le gomme All Season risultano quindi più adatte per chi:

  • risiede in zone dal clima temperato;
  • percorre pochi chilometri durante l’anno, preferendo tragitti urbani o extraurbani su strade asfaltate;
  • tiene una guida rilassata, senza frenate brusche e accelerate brucianti;
  • desidera avere meno pensieri sulla gestione del cambio gomme stagionale.

Dall’altro lato, le gomme All Season potrebbero non essere la soluzione ideale per chi utilizza la vettura in luoghi con condizioni climatiche estreme o con grandi sbalzi termici, percorre molti chilometri e viaggia spesso su strade sterrate, con uno stile di guida più dinamico e “sportivo”.

Cosa dice la legge a riguardo

Gli pneumatici All Season consentono il pieno rispetto del Codice della Strada, che prevede l’obbligo di guidare cona bordo mezzi antisdrucciolevoli o pneumatici invernali idonei alla marcia su neve o su ghiaccio†per il periodo che va dal 15 novembre fino al 15 aprile dell’anno successivo, ma è sempre bene controllare le ordinanze locali delle zone da attraversare, che possono anticipare o posticipare le date in base alle condizioni climatiche e territoriali.

Le gomme quattro stagioni possono essere quindi utilizzate tranquillamente ma, come visto, in determinate condizioni stradali meglio affidarsi alle gomme specifiche per manti innevati e ghiacciati.

La legge poi, nello specifico con la comunicazione n.1049 del 17/01/2014 del Ministero dei Trasporti, indica anche che le gomme All Season devono avere “un indice di velocità pari o superiore a quello dichiarato sul libretto di circolazione della propria autoâ€. In caso di mancato rispetto dei valori, si rischia una multa da 422 fino a 1695 euro.

Come scegliere gli pneumatici giusti

Gli pneumatici scelti, come sappiamo, devono essere conformi ai valori riportati sul libretto di circolazione in materia di misure, indici di carico e codice di velocità. Altre importanti informazioni possono essere ricavate dalla lettura dell’etichetta europea con indicazioni sulle prestazioni e l’affidabilità delle gomme:

  • i valori di aderenza sul bagnato (Wet Grip), con l’accortezza di scegliere il valore più alto (A) per prestazioni ottimali;
  • la resistenza al rotolamento che indica l’efficienza energetica (maggiore rotolamento significa minore consumo dello pneumatico e maggiore risparmio di carburante);
  • il rumore esterno (Noise) che si misura in decibel (dB).

Con gli pneumatici All Season è possibile quindi risparmiare, scegliendo tra le proposte di varie marche e modelli, disponibili sul mercato con ottimi prezzi.

Come ultima valutazione, occorre allora considerare che può valere la pena scegliere una marca premium, in grado di offrire soluzioni più avanzate e sempre più performanti e di ridurre il divario di prestazioni rispetto agli altri tipi di pneumatici.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 12:20:15 +0000
News n. 7
XPENG P7+, la fastback definita dall’IA arriva in Europa

Sotto il sole primaverile della Catalogna, il panorama automobilistico europeo assiste all’esordio della XPENG P7+, la vettura che il marchio definisce come la prima “AI-defined fastback” al mondo. Già al primo colpo d’occhio appare chiaro che non ci troviamo di fronte a una macchina tradizionale con un software aggiunto, ma a un’entità tecnologica nata e cresciuta attorno all’intelligenza artificiale. Dunque, tutta da scoprire.

Il cervello dietro il volante: l’architettura Turing

Il vero cervello della P7+ non si trova sotto il cofano, ma nei suoi circuiti. L’architettura intelligente è supportata dal chip AI Turing proprietario, una meraviglia dell’ingegneria capace di sprigionare una potenza di calcolo monumentale: 750 tera operazioni al secondo (TOPS).

Questa capacità di elaborazione permette alla vettura di “percepire” l’ambiente circostante con una precisione chirurgica, gestendo situazioni di traffico complesse, cambi di corsia progressivi e manovre di parcheggio intuitive come se fossero guidate da una mano invisibile e sicura. Grazie agli aggiornamenti over-the-air (OTA), la P7+ è progettata per non invecchiare mai, evolvendosi e apprendendo nuove funzionalità lungo tutto il suo ciclo di vita.

Un salotto hi-tech tra lusso e silenzio

Entrare nell’abitacolo della P7+ significa immergersi in un’esperienza sensoriale raffinata. La filosofia del design combina l’eleganza dinamica di una fastback con una versatilità degli spazi che sfida i vertici della categoria, offrendo una capacità di carico paragonabile a quella delle station wagon europee. L’occhio cade immediatamente sul display centrale da 15,6 pollici, mentre il tatto è gratificato da materiali di alta qualità: il rivestimento del tetto in microfibra ispirato al cashmere si sposa con i sedili in pelle Nappa traforata, riscaldati, ventilati e dotati di funzione massaggio sia per chi guida sia per chi siede dietro.

Ma è il comfort acustico a sorprendere maggiormente. Gli ingegneri XPENG hanno isolato l’ambiente con 62 punti mirati per la riduzione del rumore e l’impiego di 36 elementi fonoassorbenti, creando una bolla di silenzio ideale per godersi il sistema audio da 20 altoparlanti con cancellazione attiva del rumore stradale. Anche la sostenibilità ha un ruolo centrale: l’abitacolo elimina processi inquinanti come la cromatura ad acqua, puntando a una riduzione delle emissioni fin dal ciclo produttivo.

Addio all’ansia da ricarica

Se la tecnologia affascina, le prestazioni convincono. La versione AWD Performance Pro sprigiona 503 CV, permettendo uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 4,3 secondi. Tuttavia, la vera rivoluzione riguarda l’autonomia e il rifornimento. Grazie al supporto della ricarica ultrarapida 5C, la P7+ può passare dal 10% all’80% della batteria in circa 12 minuti, rendendo le soste per il “pieno” di energia poco più lunghe di un caffè.

L’autonomia della nuova XPENG P7+ varia a seconda della versione scelta, secondo il ciclo di omologazione WLTP:

  • RWD Standard Range Pro: offre un’autonomia di 455 km (con cerchi da 19 pollici);
  • RWD Long Range Pro: raggiunge i 530 km (con cerchi da 20 pollici);
  • AWD Performance Pro: la variante a trazione integrale garantisce 500 km di percorrenza (con cerchi da 20 pollici).

Listino prezzi

La P7+ non è un’ospite straniera in Europa, ma una cittadina del mondo con radici locali: la produzione è stata infatti completata presso lo stabilimento Magna Steyr di Graz, in Austria, segnando il terzo modello del brand prodotto sul territorio europeo.

Per gli automobilisti italiani, l’attesa sta per finire. La commercializzazione nel nostro Paese inizierà a giugno 2026, con un prezzo di partenza “chiavi in mano” di 46.170 euro. L’importatore ATFlow sta già espandendo la rete, puntando a 40 sedi operative entro l’anno. Per rendere il passaggio all’elettrico ancora più dolce, ogni vettura venduta nel 2026 includerà ben 3.020 kWh di ricarica gratuita e tariffe agevolate per cinque anni.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 11:09:29 +0000
News n. 8
Aprilia svela X 250TH negli USA, con tecnologia MotoGP e disponibile in soli 30 esemplari

È stato un weekend da incorniciare per Aprilia ad Austin, con la doppietta nel Motomondiale firmata da Marco Bezzecchi e Jorge Martin. Un risultato che ha fatto da sfondo alla presentazione di X 250TH, un modello disponibile in edizione limitata sviluppato dalla Casa di Noale, per celebrare i 250 anni dalla firma della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti.

Il modello introduce soluzioni tecniche direttamente mutuate dalla MotoGP, tra cui l’impianto frenante in carbon-carbon (finora riservato ai prototipi da competizione), e adotta inoltre una livrea “Stars and Stripes†ispirata alla bandiera americana. La produzione è fissata a trenta esemplari, di cui venticinque destinati al mercato statunitense.

Impianto frenante da MotoGP

Il fiore all’occhiello di X 250TH, come detto, è l’impianto frenante in carbon-carbon fornito da Brembo, soluzione finora riservata ai prototipi MotoGP – usata sia da Bezzecchi sia da Martin, autori dell’1-2 di Aprilia ad Austin – e introdotta per la prima volta su un modello destinato alla vendita. Il sistema utilizza dischi freno in carbonio da 340 mm high mass, abbinati a pastiglie in carbonio e a una pinza in alluminio ricavata dal pieno con alette di raffreddamento. Al posteriore è presente un disco freno accoppiato a una pinza con trattamento superficiale al nichel.

L’impiego di componenti in carbonio consente una riduzione significativa del peso rispetto ai tradizionali dischi in acciaio, con effetti sulla maneggevolezza complessiva. Anche le pastiglie contribuiscono alla riduzione delle masse, con un peso inferiore rispetto alle soluzioni sinterizzate. Il sistema è progettato per garantire prestazioni costanti anche in condizioni di utilizzo intensivo, mantenendo caratteristiche di frenata simili a quelle delle moto impiegate nel Motomondiale.

Aerodinamica avanzata

L’aerodinamica rappresenta uno degli elementi distintivi di Aprilia X 250TH, ambito in cui il reparto corse è all’avanguardia. Le linee del modello si ispirano alla famiglia RS-GP, in particolare al design del posteriore, capace di replicarne i flussi aerodinamici. Il pacchetto comprende soluzioni avanzate come le seat wings, tecnologia proprietaria Aprilia Racing, e le tail wings, introdotte per la prima volta sulla RS-GP25. La combinazione di ali posteriori e anteriore, under wing e cornering wings aumenta il carico aerodinamico in frenata e in curva, migliorando stabilità e controllo.

Un altro elemento chiave è il supporto sella strutturale in carbonio realizzato da PAN Compositi con tecnologia a “struttura a sandwichâ€, che massimizza leggerezza e rigidità. Il posteriore di X 250TH riproduce così la dinamica dei prototipi da gara, incrementando il grip e offrendo un feedback più diretto tra comportamento dello pneumatico e sensazioni del pilota. Completa il pacchetto lo scarico sdoppiato SC Project in titanio, progettato per prestazioni elevate e sound racing tipico della MotoGP.

Aprilia X 250TH con ali aerodinamiche derivate dalla MotoGP
Ufficio Stampa Aprilia
Le seat wings e le tail wings della X 250TH aumentano carico e stabilità, come sui prototipi MotoGP

X 250TH integra anche un sistema di aerodinamica ad effetto suolo sviluppato e brevettato da Aprilia Racing. Il profilo delle fiancate genera deportanza in piega, aumentando aderenza e stabilità. La carenatura in carbonio, prodotta con gli stessi processi della RS-GP25 del Motomondiale, quintuplica il carico verticale in rettilineo e lo triplica in curva rispetto alla RSV4, migliorando stabilità e grip. La livrea “Stars and Stripes†completa il pacchetto, richiamando i colori della bandiera americana e sottolineando l’esclusività del modello.

Motore V4 e gestione elettronica avanzata

Aprilia X 250TH è spinta da un motore V4 a 65° da 1.099 cc sviluppato dal reparto corse con specifiche racing SBK. La potenza massima raggiunge 240 CV a 13.750 giri/min, con regime massimo a 14.100 giri/min, mentre la coppia tocca i 131 Nm a 11.750 giri/min. Le prestazioni derivano da un’evoluzione mirata del V4, che include rapporto di compressione maggiorato, filtro aria racing ad alta permeabilità Sprint Filter, trombette di aspirazione dell’airbox racing, scarico in titanio SC Project a doppio tubo e frizione a secco STM.

La gestione elettronica è affidata alla centralina APX di Aprilia Racing, diretta evoluzione dei sistemi impiegati nei Mondiali Superbike conquistati da Max Biaggi in sella alla RSV4. L’unità consente una regolazione completa dei parametri, adattandosi allo stile di guida e alle condizioni del tracciato. Il sistema controlla anti-impennamento, potenza, traction control e freno motore su ogni marcia, offrendo precisione e sicurezza anche in condizioni estreme.

Completano il pacchetto le funzionalità GPS integrate e la calibrazione avanzata della centralina, che permettono al pilota di monitorare i dati in tempo reale e ottimizzare la gestione del motore. Questa combinazione di motore V4 e elettronica sofisticata avvicina l’esperienza di guida della X 250TH a quella dei prototipi da competizione, garantendo prestazioni elevate in pista e un comportamento preciso su ogni tipo di percorso.

Telaio, sospensioni e componenti di alta gamma

Aprilia X 250TH monta un telaio a doppio trave in alluminio abbinato a sospensioni Öhlins meccaniche con setup dedicato, tra cui una forcella pressurizzata. L’assetto è completato dai cerchi forgiati Marchesini in magnesio, equipaggiati con pneumatici slick Pirelli impiegati nel Mondiale Superbike, a conferma della vocazione racing del modello.

Il livello di finitura riflette l’approccio tipico di Aprilia Racing, con numerosi componenti realizzati in carbonio o in alluminio ricavato dal pieno, come pedane regolabili e piastra di sterzo numerata. La dotazione comprende radiatori acqua e olio maggiorati con tecnologia Superbike e una trasmissione finale con corona in titanio e pignone alleggerito firmati PBR, completata da una catena Regina Chain 520, per garantire resistenza, leggerezza e precisione nella gestione della potenza.

Produzione, prezzi e programma Factory Works

Della produzione complessiva di trenta esemplari di Aprilia X 250TH, venticinque saranno destinati al mercato statunitense, con prezzo di 150.000 dollari, mentre le restanti cinque unità saranno disponibili per altri mercati, tra cui quello europeo, al prezzo di 115.000 euro (IVA esclusa). La prenotazione è aperta esclusivamente online.

Ogni esemplare include una serie di accessori esclusivi: laptop Yashi con software per la gestione dei parametri ECU e delle strategie elettroniche, tappeto e telo copri-moto personalizzati, cavalletti RCB anteriore e posteriore in titanio e termocoperte IRC. La numerazione di ciascun modello conferma l’esclusività dell’edizione limitata.

Aprilia X 250TH rientra nel programma Factory Works di Aprilia Racing, progetto interno del reparto corse di Noale volto a portare la tecnologia sviluppata in MotoGP e Superbike nelle mani di piloti privati e collezionisti. L’iniziativa permette di disporre di una RSV4 o Tuono V4 dalle performance assolute, pensata sia per competere ai massimi livelli nei campionati delle derivate di serie, sia per chi desidera un’esperienza di guida da prototipo stradale.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 10:42:31 +0000
News n. 9
L’Europa senza una goccia di gasolio: all’orizzonte si prospetta austerity

L’incubo non è più soltanto il rincaro vertiginoso dei prezzi alla pompa, ma una realtà molto più cruda e immediata: l’Italia e l’intera Europa rischiano concretamente di restare senza diesel. Quello che per decenni è stato il carburante simbolo della mobilità europea, il motore dell’autotrasporto e dei lunghi viaggi autostradali, sta diventando una risorsa sempre meno disponibile.

La crisi energetica globale ha raggiunto un punto di rottura tale che il rischio di non trovare affatto il prodotto nelle stazioni di servizio non è più una remota ipotesi accademica, ma una minaccia che analisti ed economisti vedono concretizzarsi già per la metà di aprile.

Le radici della crisi

Il fulcro del problema risiede a migliaia di chilometri dai nostri confini, in un lembo di mare stretto e vitale: lo Stretto di Hormuz. La guerra in Iran, entrata ormai nella sua quinta settimana senza segnali di risoluzione, sta agendo come un tappo sulle rotte commerciali globali. Sebbene solo il 6% del greggio importato in Italia passi da quel braccio di mare, la situazione cambia drasticamente per il prodotto finito: ben il 57% del gasolio consumato nel nostro Paese (circa 3 milioni di tonnellate) transita necessariamente per Hormuz.

Questa vulnerabilità estrema è il frutto di scelte industriali decennali. L’Europa ha progressivamente ridimensionato la propria capacità di raffinazione a causa dei costi operativi elevatissimi e delle politiche ambientali sempre più stringenti. Molti impianti storici, come quelli di Marghera e Gela, sono stati convertiti in bioraffinerie, lasciando la produzione di diesel nelle mani dei Paesi del Golfo.

Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi hanno investito in mega-raffinerie che oggi forniscono all’Italia il combustibile già pronto, ma che dipendono totalmente dalla stabilità della regione mediorientale.

Austerity e razionamenti

Secondo alcuni esperti, ci troviamo di fronte a una crisi peggiore di quelle del 1973 o del 1979, che costrinsero l’Italia alle “Domeniche a piedi”. L’impatto è così significativo che l’International Energy Agency (IEA) parla della più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero. In alcuni Paesi del mondo, le misure di austerity sono già realtà: l’Egitto chiude i locali dopo le 21 e la Corea del Sud limita la circolazione delle auto dei dipendenti pubblici.

Anche Bruxelles sta valutando scenari simili. La Commissione Europea e la IEA hanno suggerito un “decalogo” per il risparmio energetico che potrebbe cambiare le nostre vite: smart-working obbligatorio per almeno 3 giorni a settimana, riduzione dei limiti di velocità in autostrada di 10 km/h, promozione di targhe alterne in città e limitazioni ai voli d’affari. È l’ammissione che le riserve d’emergenza, già intaccate da molti Paesi, non possono bastare a colmare un vuoto produttivo di oltre 3 milioni di barili al giorno.

L’aprile di fuoco dell’Italia: prezzi e scioperi

Per gli automobilisti italiani, il momento della verità coinciderà con il 7 aprile, data di scadenza del taglio delle accise. Senza questa protezione fiscale, il prezzo del gasolio subirebbe un’impennata istantanea toccando i 2,3 euro al litro, un livello mai raggiunto nella storia nazionale. In un Paese dove quasi il 40% delle auto (oltre 16 milioni di veicoli) e oltre il 90% dei mezzi pesanti si muovono a gasolio, un simile rincaro è una “bomba a orologeria” sociale.

Le conseguenze pratiche potrebbero essere paralizzanti. Il sindacato Trasportounito ha già proclamato un fermo nazionale dei tir dal 20 al 25 aprile. Se i camionisti incroceranno le braccia, il blocco del 90% delle merci — inclusi i carburanti stessi — porterà alla carenza fisica di prodotto. In questo scenario di estrema scarsità, il Governo potrebbe essere costretto a razionamenti selettivi, imponendo ai 16 milioni di automobilisti privati di “cedere il passo” ai mezzi pesanti per garantire almeno l’approvvigionamento dei beni di prima necessità. L’era del diesel facile e abbondante sembra essere giunta al suo tramonto più amaro.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 10:23:31 +0000
News n. 10
Nuova Tesla in arrivo? Musk sorprende tutti con un annuncio su “Xâ€

Nel mondo della comunicazione automobilistica moderna, le conferenze stampa patinate e i comunicati ufficiali sembrano appartenere a un’epoca giurassica. Oggi, le rivoluzioni industriali passano per un post di pochi caratteri su X, l’ex Twitter.

Elon Musk ha sorpreso ancora una volta il mondo intero quando, rispondendo quasi casualmente a un utente che implorava la produzione di un minivan firmato Tesla, ha lanciato una delle sue celebri “boutade”: “Qualcosa di molto più figo di un minivan sta arrivandoâ€. Senza immagini, senza date e senza dettagli tecnici, Musk ha scatenato una tempesta di speculazioni in un momento in cui il marchio di Austin sembra trovarsi davanti a un bivio cruciale.

Un momento critico

Questa dichiarazione non arriva nel vuoto cosmico, ma si inserisce in un contesto strategico ben delimitato. Tesla si sta preparando a ritirare dal mercato i suoi modelli storici, la Model S e la Model X, con l’uscita definitiva dal catalogo prevista entro la fine del secondo trimestre del 2026.

Questa decisione lascerà un vuoto importante nella gamma, che rimarrebbe composta solo dalla triade: Model 3, Model Y e il discusso Cybertruck (quest’ultimo ancora confinato al mercato statunitense). Soprattutto per le famiglie numerose, che trovavano nella Model X un riferimento preciso per lo spazio e l’abitabilità, il rischio di un declino dell’interesse verso il brand è concreto,. Musk lo sa e sembra intenzionato a colmare questa lacuna con qualcosa di dirompente.

La teoria del CyberSUV

L’ipotesi attualmente più accreditata tra gli analisti e gli appassionati riguarda il cosiddetto CyberSUV. Le basi per questa teoria sono solide: a settembre 2025, un modello in argilla è apparso fugacemente sullo sfondo di un video ufficiale Tesla. Il prototipo mostrava una linea del tetto ridisegnata, pensata per ospitare comodamente tre file di sedili, pur mantenendo il frontale tipico, la barra LED a tutta larghezza e le superfici piane in acciaio inossidabile del Cybertruck,.

Questa pista ha anche un profondo senso industriale. La linea produttiva della Giga Texas è progettata per sfornare 150.000 unità all’anno, ma il pickup da solo non riesce a coprire questi volumi. Utilizzare la stessa piattaforma per un SUV familiare permetterebbe a Tesla di massimizzare l’investimento, offrendo un veicolo con tre file di sedili e, forse, tre file di porte, un’idea su cui Musk ha già “preso nota” in modo ufficiale.

Un’altra ipotesi concreta

Se il CyberSUV rappresenta l’anima ardita, la seconda ipotesi è decisamente più pragmatica: la Model Y L. Si tratta di una versione allungata a sei posti che ha già riscosso successo in Cina e si sta espandendo in Oceania e nel Sud-est asiatico. Sebbene Musk avesse inizialmente negato l’arrivo di questo modello negli USA prima della fine del 2026, alcuni droni hanno recentemente immortalato sopra la Giga Texas una carrozzeria avvolta in plastica blu che richiamava fortemente la silhouette allungata della Y.

Infine, rimane sul tavolo l’ipotesi del Robovan, il veicolo autonomo presentato nel 2024 durante l’evento “We, Robotâ€. Sebbene sembri più orientato alle flotte e ai servizi urbani rispetto alle esigenze delle famiglie private, la sua forma squadrata e minimalista potrebbe evolvere verso una versione ricreativa o addirittura un camper a zero emissioni.

Ciò che è certo è che il progetto è già uscito dalla fase concettuale: Tesla ha ufficialmente avviato le assunzioni per lo sviluppo di un prototipo fisico. Fedele alla sua logica, Tesla non cercherà di replicare categorie esistenti, come un minivan tradizionale con porte scorrevoli e infiniti porta bicchieri. L’obiettivo di Musk è reinterpretarle fino a renderle irriconoscibili, trasformando una necessità familiare in un oggetto di puro desiderio tecnologico.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 09:08:54 +0000
News n. 11
Il cambio manuale sta scomparendo, presto potrebbe essere introvabile

Per decenni, l’immagine dell’appassionato di motori è stata indissolubilmente legata a un gesto specifico: la mano che impugna con decisione una leva meccanica e il piede che preme con precisione il pedale della frizione. Il cambio manuale non è mai stato solo un componente tecnico, ma il simbolo del piacere di guida, capace di offrire un senso di controllo e coinvolgimento che nessuna intelligenza artificiale può replicare.

In Europa, fino a pochi anni fa, questa trasmissione era lo standard, mentre l’automatico era considerato un lusso per pochi. Oggi, però, questo rito di passaggio tra uomo e macchina sta scomparendo dai listini, lasciando spazio a un futuro sempre più automatizzato.

Le ragioni di un addio annunciato

La scomparsa della “cara e vecchia leva” non è un evento casuale, ma il risultato di una trasformazione profonda del mercato automobilistico. Le motivazioni sono in primo luogo tecniche e pratiche: le trasmissioni automatiche moderne sono diventate più fluide, efficienti e facili da usare nel traffico congestionato delle città. Inoltre, i costruttori prediligono l’automatico perché garantisce risultati migliori nei test di omologazione e di consumo, essendo più facile da programmare per massimizzare l’efficienza.

Un ruolo determinante è giocato dall’elettrificazione. Nelle auto elettriche la trasmissione è quasi sempre monomarcia, mentre nei modelli ibridi la componente elettrica è legata a doppio filo con la gestione automatica dei rapporti. Anche il dominio incontrastato dei SUV ha contribuito al declino, poiché queste vetture nascono quasi esclusivamente con trasmissioni automatiche.

I dati della crisi

I numeri confermano una tendenza ormai evidente. Secondo una ricerca di CarGurus, nel 2026 saranno disponibili solo 67 modelli nuovi con trasmissione manuale nel Regno Unito, un calo netto rispetto agli 82 dell’anno precedente. Se guardiamo indietro di un decennio, il numero di auto con tre pedali si è più che dimezzato.

Oggi, meno di un quarto delle nuove auto offre ancora il manuale. Su un campione di circa 300 modelli analizzati, ben 225 sono disponibili esclusivamente con cambio automatico. Marchi storici come Volvo e Alfa Romeo sono già passati totalmente all’automatico, seguiti recentemente da Mini e Honda. Persino nelle autoscuole il trend sta cambiando: sempre più giovani prendono la patente su auto automatiche, ottenendo un documento che limita legalmente la loro guida a veicoli senza frizione.

Dove resiste il manuale

Nonostante il declino, la passione per la guida tradizionale resiste in alcune nicchie specifiche. Il cambio manuale sopravvive principalmente in due segmenti: le vetture accessibili (city car e utilitarie) e le sportive di razza. In Italia, tra i modelli che offrono ancora almeno una versione manuale troviamo:

  • sportive: modelli come la BMW M2, M3 e M4, la Porsche 911, la Lotus Emira e la Toyota GR Yaris o Supra continuano a coccolare i puristi;
  • modelli popolari: case come Fiat (con Grande Panda, 500, Pandina e Tipo), Hyundai (Bayon, i10, i20, Tucson) e Dacia (Duster, Sandero, Jogger) offrono ancora l’opzione dei tre pedali.

L’elenco, seppure non così lungo, contiene altre vetture ancora, passando per Skoda, Opel, Citroen, Seat, Suzuki, Peugeot, che in alcuni modelli dispongono ancora della leva del cambio. Il futuro appare segnato, ma come suggeriscono gli esperti, per chi non vuole rinunciare al coinvolgimento totale, il mercato dell’usato rimarrà a lungo l’ultimo grande rifugio per chi ama ancora guidare alla vecchia maniera.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 07:44:08 +0000
News n. 12
Alpine A390, la nuova sport fastback ordinabile: i prezzi in Italia

Il rilancio della Casa di Dieppe entra nel vivo. Dopo il debutto della piccola e pepata A290, il marchio francese svela la nuova Alpine A390, la sua seconda scommessa a zero emissioni. Prima di cedere il testimone alla futura A110, sbarca una fastback a cinque posti, agile come una sportiva doc, ma anche dotata di quella versatilità utile nel quotidiano, familiare o professionale.

I prezzi della GT e della GTS

Aperti gli ordini della versione GT, disponibile a partire da 67.500 euro, la variante più performante, quella GTS, sarà disponibile successivamente a un prezzo d’attacco di 78.000 euro. La A390 non tradisce le proprie origini: l’assemblaggio finale è affidato alla storica Manufacture Alpine – Dieppe Jean Rédélé, mentre i motori nascono a Cléon e le batterie a Douai, sfruttando celle prodotte tra i confini nazionali ed europei.

La silhouette filante, impreziosita da cerchi diamantati da 20 pollici e fari Matrix LED adattivi, custodisce un’architettura a tre motori elettrici (uno davanti e due dietro) per una potenza complessiva di 400 CV. La trazione integrale sfrutta il sofisticato sistema brevettato Alpine Active Torque Vectoring (AATV), capace di ripartire la coppia tra le ruote in tempo reale per garantire inserimenti fulminei in curva e un comportamento dinamico che ricorda da vicino la sorella minore a due posti. Da 0 a 100 la A390 scatta in 4,8 secondi, e la batteria da 89 kWh offre un’autonomia fino a 557 km nel ciclo WLTP.

All’interno, l’abitacolo della GT profuma di corse e tecnologia. Rivestimenti in Alcantara traforata e pelle Nappa avvolgono i sedili sportivi riscaldati e regolabili, mentre davanti al guidatore spicca un volante chiaramente ispirato al mondo della Formula 1. La plancia ospita uno schermo digitale da 12 pollici con sistema Alpine Portal e Google integrato, affiancato da un impianto audio ad alta fedeltà firmato Devialet con 13 altoparlanti.

La variante più estrema

Nella variante più estrema GTS viene espresso il massimo potenziale: i tre propulsori arrivano a erogare ben 470 CV e una poderosa coppia di 824 Nm. Numeri che valgono alla vettura uno 0-100 in appena 3,9 secondi, toccando una velocità di picco di 220 km/h. Cerchi in alluminio forgiato da 21 pollici “Snowflake”, gomme specifiche Michelin Pilot Sport 4S e pinze anteriori a 6 pistoncini caratterizzano l’esterno. L’abitacolo accoglie invece i sedili sportivi Sabelt con funzione massaggiante e il raffinato impianto audio Devialet XtremeSound con modalità Space immersiva.

I fanatici dei track day troveranno sulla GTS l’Alpine Telemetrics Expert incluso nella dotazione di serie. La telemetria evoluta dialoga direttamente con il telefono mostrando in tempo reale tempi sul giro, accelerazioni e l’immancabile grafico delle forze G: in definitiva, lo strumento ideale a supporto del pilota desideroso di affinare la propria tecnica e migliorare curva dopo curva.

La versatilità d’uso quotidiano è assicurata in entrambe le versioni da una pompa di calore di serie e dal caricatore bidirezionale da 11 kW (opzionale da 22 kW). Grazie alla tecnologia V2L, l’auto può persino diventare una fonte di energia per ricaricare e-bike o alimentare piccoli elettrodomestici. Gli appassionati e i potenziali clienti possono già iniziare a vederla dal vivo e toccarla con mano recandosi nei primi Alpine Store ufficiali.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 05:30:06 +0000
News n. 13
Porsche 911, il valore raddoppia all’asta dopo 6.000 km e appena 3 anni

Più forte di tutto, anche del tempo che avanza. In tre anni una Porsche 911 Sport Classic, omaggio alla mitica Carrera RS 2.7 degli anni Settanta, ha quasi raddoppiato il suo valore, schizzando dai circa 283.000 di listino per il primo acquirente in Alabama alla ragguardevole cifra di 511.000 dollari all’asta. I soli 6.500 km di percorrenza e la produzione blindata a 1.250 unità hanno fatto schizzare il valore del pezzo alle stelle, scatenando offerte iperboliche da parte di appassionati del marchio.

Sviluppata sulla base tecnica della ben più comune Turbo S, la Sport Classic si presenta come un concentrato di stile rétro. Gli ingegneri hanno mantenuto la carrozzeria “wide-body” della sorella maggiore, ma hanno rimosso le caratteristiche prese d’aria laterali per pulire la linea. Badge dorati, cerchi in lega stile Fuchs e l’iconico alettone fisso a “becco d’anatra” completano un quadro estetico di forte impatto emotivo. La vera chicca risiede, però, nella trasmissione: al posto della trasmissione automatica a doppia frizione PDK trova infatti spazio un classico cambio manuale a sette marce.

Meccanica sopraffina e dettagli d’alta sartoria

Cinquant’anni esatti separano la 911 Sport Classic dall’originale Carrera RS 2.7. L’intento dei progettisti era ricreare quelle sensazioni analogiche ormai quasi del tutto scomparse nell’era moderna. L’esemplare in questione sfoggia una verniciatura Sport Gray Metallic, ispirata alle prime tonalità grigie della storica Porsche 356. Pellicole protettive trasparenti coprono l’intera carrozzeria per preservarne l’integrità nel tempo. Tetto e cofano anteriore sono realizzati in leggera fibra di carbonio, mentre i gruppi ottici sfruttano la moderna tecnologia LED Matrix.

I cerchi in lega Turbo Exclusive Design da 20 pollici all’anteriore e 21 al posteriore calzano pneumatici Pirelli P-Zero ad alte prestazioni, affiancati da freni carboceramici con pinze fisse a più pistoni che garantiscono spazi d’arresto ridottissimi. Sollevatore dell’asse anteriore, asse posteriore sterzante e sospensioni attive a controllo elettronico facilitano le manovre negli spazi stretti e il superamento dei dossi artificiali.

L’abitacolo accoglie guidatore e passeggero in un trionfo di pelle pregiata Classic Cognac e inserti in tessuto con motivo Pepita. Finiture in legno scuro a poro aperto impreziosiscono sia la plancia sia il tunnel centrale, e una piccola targhetta metallica applicata sul cruscotto ricorda che si tratta dell’esemplare numero 1.207 sui 1.250 totali prodotti negli stabilimenti di Zuffenhausen.

Prestazioni da record

Rispetto ai 650 cavalli della Turbo S, gli ingegneri hanno ridotto la potenza massima del sei cilindri boxer biturbo da 3,7 litri, ma hanno anche limato parecchi chili sulla bilancia eliminando la trazione integrale. Il motore eroga così 550 CV e scarica la coppia esclusivamente sulle ruote posteriori, facendo del modello la Porsche 911 con cambio manuale più potente mai costruita nella storia del costruttore. Oltre a uno scatto da 0 a 100 km/h in 4,1 secondi e una velocità massima di 315 km/h, la vettura vanta un impianto di scarico creato ad hoc che restituisce una timbrica cupa e metallica ad ogni affondo sull’acceleratore.

Plusvalenze simili certificano la bontà dell’operazione finanziaria. Rivendere un’auto quasi al doppio del prezzo d’acquisto originale suona ormai come una rarità assoluta nel panorama automobilistico attuale, dove i veicoli tendono a perdere valore non appena varcano la soglia del concessionario. Rarità come la 911 Sport Classic invertono questaa tendenza.

Data articolo: Wed, 01 Apr 2026 05:30:05 +0000
News n. 14
Che auto guida Edin Dzeko, una collezione da re del gol

Sulle rive dell’Arno lo davano ormai per finito, in Germania ha scoperto una seconda giovinezza. Edin Dzeko, stasera l’avversario più temuto dall’Italia, divide le sue giornate tra gol pesanti e una strepitosa collezione di auto. Tanto in campo quanto nel privato, il bomber della Bosnia dà sfoggio di eleganza.

I bolidi del bomber della Bosnia

Nella sua scuderia compare la Volvo XC40 del 2018. Omaggio della Casa svedese, il SUV compatto di fascia premium ha contribuito in modo determinante alla crescita del marchio nel segmento C-SUV. Su piattaforma CMA offre sia la trazione anteriore sia quella integrale AWD, in abbinamento a cambi manuali o automatici Geatronic. L’assortimento dei motori prevede propulsori benzina e diesel: da una parte, il piccolo T3 da 1.5 litri e 156 cavalli e il potente T5 AWD da 247 cavalli, dall’altra i classici a gasolio D3 e D4 da 150 e 190 cavalli. Sul fronte dei consumi, le unità diesel se la cavano con appena 5 l / 100 chilometri, mentre i benzina più spinti salgono fino a una media di 8 litri. Fornita di tecnologie di livello come il Pilot Assist per la guida assistita di livello 2 e il sistema anticollisione City Safety, la XC40 fa della razionalità il suo credo principale.

Diametralmente opposta appare la Bentley Continental GT, gran turismo di lusso nata negli stabilimenti inglesi di Crewe sulla medesima piattaforma della Panamera. La clientela desidera innanzitutto il top delle finiture fatte a mano e l’esclusività assoluta del marchio. Sotto il cofano batte un W12 biturbo da 6 litri da 635 CV e 900 Nm, gestito da un cambio automatico a doppia frizione con 8 marce. A dispetto del peso di 2,2 tonnellate, la Continental GT completa lo 0-100 in appena 3,7 secondi e non si ferma fino a 333 all’ora. Gli interni sfoggiano rivestimenti in pelle cucita a mano, inserti in vero legno e il suggestivo display centrale rotante.

Se insistenti voci di corridoio accostavano l’attaccante alla Porsche Panamera durante l’esperienza in Inghilterra con la maglia del Manchester City, la Lamborghini Urus, disponibile sul mercato italiano a partire da circa 245.000 euro, rappresenta una certezza granitica nella sua collezione privata. Immagini diventate virali all’epoca mostravano il centravanti sfrecciare fuori da Trigoria alla guida del super SUV, mentre le cronache di calciomercato davano per conclusa la sua avventura nella Capitale. Un motore V8 4.0 biturbo da 650 cavalli e 850 Nm conferisce al bolide di Sant’Agata Bolognese uno scatto da 0 a 100 orari tra i 3,3 e i 3,6 secondi, con punte velocistiche di 305 km/h. Soluzioni tecniche d’avanguardia completano l’opera: ruote posteriori sterzanti, sospensioni pneumatiche adattive e freni carboceramici su una scocca mastodontica.

90 minuti a tutto gas contro l’Italia

I riflettori si spostano ora dal garage dei sogni al prato del Bilino Polje di Zenica. Italia e Bosnia si contendono martedì 31 marzo l’accesso diretto ai prossimi Mondiali in una finale playoff su gara secca. Agli uomini di Gennaro Gattuso il compito di affrontare novanta minuti bollenti, con l’obbligo categorico di centrare la vittoria e scacciare così i fantasmi delle ultime mancate qualificazioni. Starà proprio al capitano Edin Dzeko dimostrare se la Bosnia possiede il motore giusto per superare gli Azzurri o se finirà per grippare sul più bello.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 17:40:27 +0000
News n. 15
Che auto guida Gianluigi Donnarumma, tutto il lusso italiano per il portiere

Per un atleta abituato a neutralizzare gli attaccanti più insidiosi del Pianeta, la sicurezza e la stabilità sono imprescindibili, tanto tra i pali quanto sull’asfalto. Non sorprende che la nuova auto di Gianluigi Donnarumma assecondi il bisogno di eccellenza, proprio mentre l’estremo difensore si prepara a blindare la porta azzurra contro la Bosnia.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 16:27:26 +0000
News n. 16
Tiger Woods, nuovo arresto dopo l’incidente d’auto: SUV distrutto

Il nome di Tiger Woods risale alle cronache e, ancora una volta, non per i suoi straordinari successi sul green. La leggenda del golf mondiale è finita in carcere in Florida con l’accusa di guida in stato di alterazione. Inizialmente lanciata dalla Cnn, la notizia è poi stata confermata in via ufficiale dal dipartimento dello sceriffo della contea di Martin, che si è occupata dei rilievi sul posto e del successivo fermo dell’atleta.

Secondo le ricostruzioni fornite dalle Forze dell’Ordine, il campione si trovava alla guida di un SUV, quando la collisione con un pick-up trainante un piccolo rimorchio ne ha provocato il ribaltamento.

La dinamica dello schianto e i sospetti degli agenti

I rilievi effettuati nell’immediatezza del sinistro hanno fatto emergere una condotta al volante non irreprensibile. Nei momenti già precedenti all’infrazione, la vettura di Woods sembrava procedere in modo irregolare e al loro arrivo gli agenti hanno riscontrato uno scenario allarmante.

Fin da subito lo sportivo avrebbe dato segni di alterazione psicofisica, e di conseguenza le autorità locali hanno deciso di approfondirne lo stato attraverso i test di rito previsti dalla legislazione locale. Sottoposto al classico etilometro per verificare l’eventuale presenza di alcol nel sangue, il campione ha fatto registrare un risultato pari allo zero, tuttavia, i dubbi degli agenti non si sono dissipati.

Alla richiesta della Polizia di sottoporsi a un esame delle urine, per verificare l’eventuale assunzione di altre sostanze o farmaci, Woods ha opposto un netto rifiuto. Proprio la mancata collaborazione ha fatto scattare l’accusa formale di guida in stato di alterazione, portando le autorità ad applicare le manette e a disporre il trasferimento dell’atleta verso il carcere della contea.

Il rilascio e i precedenti del campione

Nonostante la paurosa dinamica del ribaltamento, il cinquantenne asso del golf non ha riportato alcuna ferita nello scontro. Una volta espletate tutte le procedure burocratiche di identificazione e fotosegnalamento all’interno della struttura carceraria, e dopo aver trascorso il tempo minimo di fermo previsto dalla legge dello Stato della Florida, la leggenda sportiva è stata rilasciata dietro il pagamento di una cauzione poche ore più tardi.

Lo spiacevole episodio prosegue una scia di incidenti automobilistici riguardanti il campione, che sembrava essersi interrotta al febbraio del 2021. Allora, sulle strade costiere nei pressi di Los Angeles, Woods, a bordo del suo potente SUV, era uscito di carreggiata ad altissima velocità. Trauma ed emorragie a gambe e caviglie avevano fatto temere il peggio.

Si complica il ritorno

La notizia del nuovo fermo arriva in un momento sportivo particolarmente delicato per lo statunitense. Tiger Woods stava, infatti, portando avanti un graduale e faticoso percorso di riabilitazione per tornare a competere ai massimi livelli nel golf professionistico, reduce da un settimo e complesso intervento chirurgico alla schiena subito nello scorso mese di settembre.

Il campione non aveva ancora sciolto le riserve sulla sua effettiva partecipazione al prestigioso torneo dei Masters, in programma dal 9 al 12 aprile. Nuove pendenze penali e pesanti scorie psicologiche frenano ora la tabella di marcia: il futuro agonistico di uno degli atleti più celebri del pianeta entra in una fase di profonda incertezza.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 12:51:57 +0000
News n. 17
Sciopero camionisti, scatta il fermo dei tir contro il caro carburanti

I camionisti italiani incrociano le braccia in pieno caro carburanti. Trasportounito ha ufficialmente proclamato il fermo nazionale dei tir dal 20 al 25 aprile, mentre Unatras ha indetto assemblee permanenti nelle piazze di ben 100 città italiane.

Rischia così di paralizzarsi la distribuzione delle merci lungo lo Stivale, qualora non arrivassero risposte concrete e immediate.

I numeri della crisi

A fotografare la gravità della situazione, i dati ufficiali elaborati dal Ministero delle Imprese: la media nazionale del gasolio ha toccato quota 2,059 euro al litro, mentre la benzina si è attestata sui 1,750 euro. La situazione diventa ancora più critica se si sposta lo sguardo sulla rete autostradale, dove il diesel ha raggiunto i 2,118 euro al litro e la verde ha toccato gli 1,813 euro.

Il recente decreto carburanti del 18 marzo aveva introdotto un taglio delle accise, con l’obiettivo di ridurre i prezzi di 25 centesimi e mantenere il costo del gasolio al di sotto della soglia di 1,90 euro. Tuttavia, il perdurare delle tensioni internazionali e del conflitto in Iran continua a spingere al rialzo le quotazioni del greggio, vanificando la mossa dell’esecutivo.

Per di più, la scadenza dello sconto fiscale è fissata per martedì prossimo: senza una proroga immediata o un nuovo intervento d’urgenza, i prezzi alla pompa sono destinati a schizzare ulteriormente.

Le voci della protesta

I vertici delle associazioni di categoria non usano mezzi termini per descrivere lo stato in cui versano le imprese di trasporto. Il presidente di Trasportounito, Franco Pensiero, lancia un grido d’allarme:

“Siamo di fronte a un’assoluta emergenza, causata dal rincaro fuori controllo del carburante. Questo aumento incide in modo letale su bilanci già fragilissimi delle imprese di autotrasporto e potrebbe avviare sin d’oggi i fermi dei Tir nelle proprie rimesse. Il fermo nazionale è stato proclamato dal 20 al 25 aprile prossimi, nonostante le controindicazioni espresse dalla Commissione Garanzia Sciopero”

Non meno dura la posizione dei lavoratori rappresentati da Unatras:

“Gli autotrasportatori scenderanno in piazza in 100 città italiane, convocando assemblee permanenti per decidere le prossime iniziative, alla luce della situazione generata dalle tensioni internazionali in Medio Oriente. Questo passaggio potrebbe rappresentare l’anticamera di una protesta ancora più ampia e organizzata sulle strade”

L’associazione denuncia inoltre un isolamento paradossale della categoria: nonostante il gasolio sia stabilmente sopra i 2 euro, una parte della committenza nega il riconoscimento dei rincari del carburante e arriva persino a esigere ulteriori sconti sulle tariffe di trasporto.

Grandi compagnie nel mirino

In un clima di forte esasperazione, si apre anche un fronte legale. Al centro delle polemiche è finita la condotta delle grandi compagnie energetiche, accusate dai gestori degli impianti di non rispettare le normative sulla trasparenza introdotte dal Governo.

Le sigle dei gestori Faib Confesercenti e Fegica hanno infatti presentato un esposto formale a Mister Prezzi, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il ministero delle Imprese. L’accusa è quella di star nascondendo i dati reali di mercato in un momento di forte speculazione:

“Nessuna di loro ha ancora ottemperato all’obbligo, previsto dal decreto carburanti, di assicurare la pubblicazione con adeguata evidenza sui propri siti internet dei prezzi consigliati di vendita ai clienti finali”

La palla passa ora all’Esecutivo. Con lo spettro del blocco dei tir a fine aprile e la scadenza imminente del taglio delle accise, i prossimi giorni saranno decisivi per capire se si riuscirà a disinnescare una bomba sociale ed economica pronta a esplodere.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 12:13:36 +0000
News n. 18
Patente di guida come documento d’identità, quando vale e dove

Sarà capitato a moltissimi di voi di accorgersi, non appena allontanati da casa in auto, di aver dimenticato di portare con sé la carta d’identità o il passaporto e di essere costretti a tornare indietro per evitare di viaggiare senza documento di riconoscimento.

Situazione comune, che però potrebbe essere risolta in altro modo: nella maggior parte dei casi, infatti, la patente di guida vale come documento di identità. Possiamo dire che i due documenti in Italia sono equipollenti e anche in caso di alt da parte delle forze dell’ordine, non c’è bisogno di esibire altro documento di riconoscimento.

La tesserina in plastica rilasciata dagli uffici della Motorizzazione Civile, infatti, ha pieno valore legale e può essere usata senza problemi in fase di identificazione sul territorio nazionale. Esistono delle differenze fondamentali che bisogna sapere, e che si basano sull’uso che bisogna farne, e le vediamo di seguito.

Validità come documento d’identità

Secondo l’Art. 35 del D.P.R. 445/2000, la patente in Italia è considerata un documento di riconoscimento equipollente alla carta d’identità poiché è rilasciata da un’amministrazione dello Stato (il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) ed è munita di fotografia e timbro.

Si può quindi usare per identificarsi davanti a pubblici ufficiali, banche, uffici postali o per accedere a concorsi pubblici. Questo vale sia per il vecchio formato cartaceo che per quello plastificato.

Esistono dei limiti

Nonostante l’equipollenza per l’identificazione, la patente di guida non può sostituire totalmente la carta d’identità, si tratta comunque di due documenti differenti. In particolare, serve la carta d’identità in alcuni casi specifici:

  • se si fa un viaggio all’estero, in questo caso la patente di guida non è un documento di riconoscimento valido per l’espatrio. Per viaggiare fuori dall’Italia (anche nei Paesi che fanno parte dell’Unione Europea), è assolutamente obbligatorio avere con sé la carta d’identità valida per l’espatrio oppure, in sua assenza, il passaporto;
  • per la certificazione della cittadinanza, in questo caso infatti la patente non certifica la cittadinanza del titolare, ma solo l’abilitazione alla guida, quindi è necessario presentare la carta d’identità.

Vediamo tutti i dettagli.

Si può sempre usare la patente come documento di riconoscimento?

In Italia, la patente di guida non può essere usata sempre come documento di identità. Come abbiamo detto, ai sensi dell’art. 35 del D.P.R. 445/2000, si tratta di un documento di riconoscimento equipollente alla carta d’identità, ma esistono eccezioni e limiti invalicabili, tra cui i viaggi all’estero e la certificazione della cittadinanza, come spiegato, ma anche nel caso di cittadini non italiani.

Per gli stranieri infatti la patente di guida italiana può non bastare come unico documento d’identità, poiché le autorità possono chiedere anche il passaporto o il permesso di soggiorno per verificare la regolarità della permanenza sul territorio.

Dove è accettata

Sul territorio nazionale, la patente deve essere accettata per:

  • operazioni all’interno di uffici pubblici come le Poste Italiane, il Comune, il Ministero;
  • operazioni presso enti privati e banche;
  • identificazione da parte delle forze dell’ordine a un posto di blocco o eventi simili;
  • accesso esami e/o concorsi pubblici.

Ci sono alcuni casi, sebbene rari, in cui degli uffici privati possono richiedere la carta d’identità per alcune loro procedure interne, ma per la legge italiana il rifiuto della patente come documento di riconoscimento da parte di un pubblico ufficiale può addirittura costituire un’omissione di atti d’ufficio.

Esistono persone che non possono usare la patente come documento di identità?

Per alcune categorie di persone la patente di guida non è sufficiente o non può essere usata come documento d’identità all’interno del territorio italiano:

  • cittadini stranieri (Extra-Ue), la patente non vale per l’identificazione ufficiale;
  • cittadini dell’Unione Europea (non italiani), all’interno dell’Unione Europea le patenti sono tutte riconosciute per guidare, ma non come documenti d’identità validi ai sensi della direttiva europea 2004/38/CE perché non contengono tutte le informazioni necessarie, come la cittadinanza o lo stato civile;
  • persone che presentano una patente illeggibile o degradata, che perde quindi il suo valore di riconoscimento per chiunque. Se i dati sono illeggibili, la foto è sbiadita o inesistente o se ci sono errori gravi nei dati anagrafici, allora il documento può essere rifiutato nelle sedi ufficiali;
  • minorenni con patente AM o A1, anche il patentino e la patente della moto contengono foto e timbro, però ci sono alcune procedure amministrative rigide che necessitano la carta d’identità rilasciata dal Comune, che certifica anche la patria potestà o l’assenso dei genitori.

Da quando la patente è diventata documento di riconoscimento

La patente di guida viene considerata come un documento di riconoscimento in Italia dal 1967, ma la conferma definitiva arriva con il D.P.R. n. 445 del 28 dicembre 2000.

È questo infatti il testo unico attuale che mette la parola “fine” a qualsiasi dubbio, specificando che tutti i documenti rilasciati da una pubblica amministrazione, muniti di fotografia e di timbro (o segnatura equivalente), come la patente di guida, il passaporto o il porto d’armi, sono equipollenti alla carta d’identità.

Si è creata un po’ di confusione in passato, quando è stata introdotta la patente “formato tessera/cardâ€, che non presenta più l’indirizzo di residenza, a differenza di quella cartacea del passato. Tuttavia, il Ministero dell’Interno ha chiarito con differenti circolari che anche la patente plastificata rimane un documento di identità valido a tutti gli effetti.

La patente elettronica è documento di identità?

E infatti questa è una domanda che ancora oggi si fanno in tanti, troppi. Ma la risposta è sì, la patente elettronica (quella nel formato card plastificata) è a tutti gli effetti un documento di riconoscimento equipollente alla carta d’identità in Italia.

Attenzione solo a una cosa importante, da non confondere con quanto detto sinora: la patente digitale IT Wallet, ovvero la versione che viene caricata sull’App IO, è valida per i controlli stradali in Italia, ma per procedure amministrative complesse o identificazioni formali fisiche non può essere considerata valida, o meglio, non sempre. È quindi importante avere con sé il supporto plastificato originale, per evitare problemi, visto che in alcuni casi potrebbe essere richiesto.

Circolare del Ministero per patente come documento di identità

Le circolari principali che confermano la validità della patente come documento di identità sono tre e sono state emanate dal Ministero dell’Interno per chiarire i dubbi interpretativi, vediamole nel dettaglio, riassunte:

  • la prima è la circolare n. 4 del 14 marzo 2000: ha chiarito per la prima volta che la patente di guida, essendo rilasciata da un’amministrazione dello Stato e munita di fotografia, è un documento di identità a tutti gli effetti ai sensi del D.P.R. 445/2000;
  • poi viene la circolare n. 107/2010: è intervenuta specificamente sul formato card plastificato, per andare a chiarire molti dubbi che si erano creati in quel momento. Tanti uffici avevano difficoltà a capire se si poteva usare la patente come documento di riconoscimento oppure no, perché nel documento formato tessera non viene più segnato più l’indirizzo di residenza, come avveniva in passato con il formato cartaceo. Ma il Ministero ha subito chiarito che l’assenza della residenza non incide sulla funzione di identificazione, rendendo la patente elettronica valida quanto quella cartacea;
  • e infine c’è una nota del Ministero dell’Interno, la n. 400/A/2013/1.12.3, che ha nuovamente specificato che la patente è un documento di riconoscimento equipollente alla carta d’identità per tutte le finalità di identificazione sul territorio nazionale.

Secondo queste circolari quindi nessun ufficio pubblico o ente privato può rifiutare la patente di guida come documento di riconoscimento, a meno che non sia scaduta, contraffatta, illeggibile, deteriorata, manchino i dati anagrafici corretti o la foto. Il rifiuto ingiustificato può anche configurare il reato di omissione di atti d’ufficio.

La patente vale come documento di identità per viaggiare?

In questo caso, la validità della patente come documento d’identità dipende dalla destinazione:

  • per voli e treni nazionali, all’interno del territorio italiano, la patente è riconosciuta come documento di identità, quindi valida per l’imbarco o il controllo del biglietto, poiché l’identificazione avviene su territorio italiano secondo il DPR 445/2000;
  • per quanto riguarda invece l’Europa (Area Schengen e Ue) non possiamo invece dire lo stesso. È vero, esiste un formato unico di “patente europeaâ€, che vale come permesso di guida per tutta l’Ue, ma non è un documento di viaggio e quindi, per attraversare i confini (anche all’interno dell’area Schengen), la legge richiede un documento valido per l’espatrio (che non è appunto la patente di guida, ma passaporto o carta di identità). Il motivo c’è: la patente non certifica la cittadinanza, dato necessario per circolare tra Stati diversi;
  • nel Mondo (Extra Ue), non è mai possibile viaggiare con la patente di guida come documento di riconoscimento identità. In questi casi nemmeno la carta di identità basta, è obbligatorio il passaporto. La patente non ha alcun valore legale come documento di identità internazionale e non viene accettata per l’ingresso in paesi stranieri o per le procedure di visto.

Attenzione al caso di San Marino, qui serve la carta d’identità anche per noi italiani, diverso invece per Livigno, che non è estero ma Italia, quindi la patente basta.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 11:57:49 +0000
News n. 19
Lo yacht da 10 milioni di Carlos Alcaraz: rifugio dorato dalle fatiche del tennis

Carlos Alcaraz non è solo il giovane prodigio che ha scalato le classifiche fino a diventare il numero uno del tennis mondiale, ma è anche un sognatore che, fin da bambino, ha nutrito una profonda passione per il mare.

Recentemente, il campione spagnolo ha scelto di tradurre questa passione in una realtà tangibile acquistando l’Ultima 88 di Sunreef, un catamarano di lusso presentato al Palm Beach Boat Show in Florida. La scelta di Alcaraz non è puramente estetica o di status: come da lui stesso dichiarato, il mare rappresenta un luogo dove “evadere da tutto”, un rifugio perfetto per ritrovarsi con la famiglia e gli amici lontano dalla pressione dei tornei internazionali.

Diventando ambasciatore del marchio Sunreef, Alcaraz segue le orme di altre leggende dello sport come Rafael Nadal, Fernando Alonso e Nico Rosberg, entrando a far parte di una comunità di proprietari visionari che cercano alta qualità e sostenibilità.

Un capolavoro dell’architettura nautica

L’imbarcazione scelta da Alcaraz è un catamarano in composito lungo 26,80 metri, con un baglio massimo di 9,1 metri, che rappresenta una nuova e audace dimensione del diportismo di lusso. Uno dei tratti distintivi di questo yacht è la sua propulsione ibrida, che permette di coniugare prestazioni brillanti — con una velocità massima dichiarata di 26 nodi — alla possibilità di navigare a emissioni zero.

Questo grazie al sistema di batterie avanzato e a una superficie di oltre 100 metri quadri di pannelli solari ultraleggeri, sottili e flessibili, che rivestono l’imbarcazione accumulando energia pulita.

Dal punto di vista della navigazione, il cantiere guidato dall’imprenditore Francis Lapp assicura che l’Ultima 88 offra il connubio perfetto tra l’agilità di un monoscafo e la stabilità tipica di un multiscafo. Il pescaggio ridotto e la geometria ottimizzata dello scafo permettono non solo manovre agevoli, ma anche un accesso facilitato a porti turistici e ancoraggi tranquilli e poco profondi.

L’Ocean Lounge e il comfort interno

Il design dell’Ultima 88 è pensato per massimizzare il comfort e la convivialità. All’esterno, una delle soluzioni più innovative è rappresentata dalle ampie murate apribili e dal garage di poppa che, una volta all’ancora, creano una vera e propria “ocean lounge” che circonda l’imbarcazione, trasformandola in un fantastico rifugio sul mare. Lo yacht è dotato di una piattaforma idraulica, terrazze laterali richiudibili e scale su misura per un accesso diretto e sicuro all’acqua, oltre a spazi intelligenti per riporre i giocattoli acquatici.

All’interno, l’abitabilità è degna di una residenza di lusso. Il layout prevede 10 posti letto, suddivisi in quattro cabine per gli ospiti e una spettacolare suite armatoriale full-beam posizionata sul ponte principale. Questa suite, che occupa tutta la larghezza dell’imbarcazione, è inondata di luce naturale e dispone di un ampio bagno privato con vasca. Non mancano, ovviamente, ampie aree living e alloggi dedicati all’equipaggio per garantire un servizio impeccabile a bordo.

Un investimento per la pace dei sensi

Sebbene il prezzo esatto non sia stato ufficializzato dal cantiere, le indiscrezioni indicano per l’Ultima 88 di Alcaraz un costo di circa 10 milioni di euro. Per quanto possa sembrare una cifra astronomica, per un atleta che nel solo 2025 ha incassato premi per oltre 48 milioni di dollari, oltre ai proventi degli sponsor, rappresenta un investimento nel proprio benessere e nella propria privacy.

In un mondo dell’auto e della nautica che vira verso l’elettrificazione, il catamarano di Alcaraz si pone come un unicum nel panorama dello yachting di nuova generazione, unendo il prestigio di un campione alla responsabilità di una navigazione più consapevole.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 11:02:24 +0000
News n. 20
Jeep Renegade, c’è un nuovo restyling da scoprire: solo in Brasile

Per oltre un decennio, la Jeep Renegade è stata molto più di un semplice SUV compatto per le strade italiane: è stata un autentico fenomeno sociale. Nata nel 2014 negli stabilimenti di Melfi, ha saputo fondere il fascino ruspante del marchio americano con una praticità urbana che ha stregato migliaia di automobilisti.

È stata, per anni, la regina incontrastata del suo segmento, capace di trasformare il concetto di “fuoristrada” in un oggetto del desiderio quotidiano grazie al suo iconico design “boxy” e ai richiami storici alla leggendaria Willys.

Tuttavia, in Europa, la sua stella ha iniziato a svanire a causa di normative sulle emissioni sempre più stringenti e di una piattaforma tecnica che ha faticato a stare al passo con la completa elettrificazione, portando il gruppo Stellantis a preferire modelli più recenti come la Jeep Avenger. Ora, mentre nel Vecchio Continente si celebra l’addio, in Brasile la Renegade si rilancia con un restyling che ne proietta l’eredità nel futuro.

Estetica e muscoli da vendere

Jeep ha presentato per il mercato sudamericano la nuova Renegade MY27, un aggiornamento profondo che, pur rimanendo fedele allo spirito originale, introduce novità estetiche e meccaniche di rilievo. Esternamente, il SUV riceve un trattamento che ne esalta la grinta: la griglia anteriore a sette feritoie è stata ridisegnata, mantenendo il suo carattere ma con un look più moderno, accompagnata da paraurti con angoli di attacco e uscita più aggressivi per affrontare meglio i terreni accidentati.

Debutta inoltre una nuova firma luminosa a LED e un disegno inedito per i cerchi in lega da 17″ e 18″, che completano un design esterno rinfrescato e pronto a nuove sfide.

Un cuore tecnologico e “green”

La vera rivoluzione però si consuma all’interno dell’abitacolo e sotto il cofano. L’interno è stato completamente rinnovato per offrire un’esperienza digitale di alto livello: spicca il nuovo infotainment centrale a sbalzo da 10,1″ ad alta risoluzione, che integra l’assistente virtuale Alexa di Amazon, affiancato da un quadro strumenti digitale da 7″. La dotazione di serie è ricchissima e include il climatizzatore automatico bizona con bocchette posteriori, l’avviamento senza chiave e la ricarica wireless per lo smartphone.

Dal punto di vista meccanico, Jeep introduce un powertrain mild hybrid a 48 V da 176 CV, capace di ridurre i consumi in città del 7% e le emissioni dell’8%. Questa unità si affianca al potente 1.3 turbo benzina da 185 CV, che nel contesto brasiliano può essere alimentato anche ad etanolo.

Per chi cerca l’avventura pura, la versione Willys rimane il riferimento assoluto: dotata di trazione integrale con certificazione Trail Rated, cambio automatico a nove rapporti con ridotte e blocco del differenziale, offre cinque modalità di guida specifiche per dominare neve, sabbia, fango e rocce. Ogni allestimento è stato curato nei minimi dettagli, con rivestimenti specifici che spaziano dal vinile nero della Longitude ai tessuti verde militare con effetti 3D della Willys.

Listino prezzi

Il lancio di questo restyling è accompagnato da una politica commerciale molto competitiva, con un consistente taglio ai listini che arriva fino a 18.000 real brasiliani, circa 3.000 euro in meno rispetto al passato. Al momento, queste interessanti novità sono limitate esclusivamente al mercato brasiliano. Di seguito, i prezzi nel dettaglio:

  • Renegade Altitude: 129.990 R$ (circa 21.500 euro);
  • Renegade Longitude: 158.690 R$ (circa 26.200 euro);
  • Renegade Sahara: 175.990 R$ (circa 29.000 euro);
  • Renegade Willys: 189.490 R$ (circa 31.500 euro).
Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 10:07:01 +0000
News n. 21
Mercedes-Benz, il motore V12 sparirà dall’Europa ma resisterà altrove

Il rombo profondo di un motore a dodici cilindri è stato spesso la colonna sonora di un’ingegneria che rasenta l’arte. Eppure, quel suono sta per diventare un ricordo da custodire per chi vive le strade del Vecchio Continente. Mercedes-Benz ha infatti ufficializzato l’interruzione della produzione del suo leggendario motore V12 per tutti i mercati dell’Unione Europea, segnando la fine di un’epoca per il non plus ultra dei propulsori della Stella.

L’unità biturbo da 6 litri, nota agli appassionati con la sigla “M 279”, è caduta vittima delle sempre più stringenti normative sulle emissioni, in particolare dell’imminente standard Euro 7, che ha reso insostenibile il mantenimento di un propulsore così monumentale.

Chi saluterà il mitico V12

L’addio non riguarda solo i confini dell’Ue: la scure delle normative si abbatterà anche in quei Paesi che aderiscono al Certificato di Conformità Europeo (CoC), come Islanda, Liechtenstein e Norvegia, oltre a mercati extra-europei di grande rilievo come l’India. Per decenni, possedere una berlina V12 è stato un simbolo di prestigio ineguagliabile, ma oggi la logica industriale e ambientale impone un cambio di rotta drastico.

Investire nell’elettrificazione di un propulsore così complesso e destinato a un prodotto di nicchia come la Maybach Classe S non avrebbe avuto senso economico, portando la casa di Stoccarda a preferire una strategia diversa per la sua clientela più esigente.

Al posto del nobile dodici cilindri, Mercedes-Benz ha scelto di puntare su un V8 aggiornato, che diventerà il nuovo vertice della piramide nelle versioni di punta nei mercati europei e in India. Questo nuovo motore non accetta compromessi sul piano della forza bruta: è capace di erogare una potenza straordinaria di 450 kW (603 CV), pareggiando di fatto le prestazioni dell’attuale V12 e garantendo, secondo l’azienda, un comfort di guida degno del marchio Maybach.

Lo scisma del V12

Tuttavia, il mondo dell’auto vivrà d’ora in avanti una sorta di scissione geografica. Se l’Europa saluta il V12, i principali mercati di Maybach come Stati Uniti, Cina e Medio Oriente continueranno a produrlo e a offrirlo. In un curioso paradosso commerciale, il nome S680 continuerà a essere utilizzato globalmente per identificare l’ammiraglia: tuttavia, mentre in alcune regioni sotto il cofano batterà il V8, in altre rimarrà il leggendario dodici cilindri.

Negli Stati Uniti, in particolare, la S680 manterrà un vantaggio prestazionale tangibile: il suo V12 erogherà 621 CV e una coppia di 900 Newton-metri, superando il nuovo V8 sia in potenza che in spinta. Il panorama delle berline di ultra-lusso si sta restringendo drasticamente. La Bentley Flying Spur ha già abbandonato il suo W12, e nomi storici come la Volkswagen Phaeton o l’Audi A8 con lo stesso frazionamento sono ormai parte della storia automobilistica.

Anche BMW ha mandato in pensione il suo V12 con la scorsa generazione della Serie 7, lasciando quasi esclusivamente a Rolls-Royce (con i modelli Ghost e Phantom) l’onore di rappresentare questa architettura motoristica. In questo scenario di estrema scarsità, la nuova Maybach Classe S S680 con motore V12, pur con un prezzo stimato di circa 250.000 dollari, potrebbe paradossalmente risultare la scelta più accessibile tra le poche dodici cilindri rimaste sul mercato globale.

Una bella eccezione

C’è però un’eccezione che conferma la regola e che lega ancora Mercedes all’altissima prestazione artigianale. Sebbene la divisione sportiva AMG abbia abbandonato il badge “65” da anni, il cuore Mercedes V12 continua a battere in una delle hypercar più esclusive del mondo: la Pagani Utopia, che utilizza l’unità “M 158” nata ad Affalterbach. È un ultimo baluardo di resistenza meccanica in un mondo che vira deciso verso l’efficienza, un tributo a un’era di eccessi e perfezione che in Europa, dal 2026, potremo solo ammirare da lontano.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 09:03:12 +0000
News n. 22
Servizi inesistenti e raggiri, l’allarme intorno al noleggio auto

Il 2025 verrà ricordato come l’anno d’oro per il settore dell’autonoleggio in Italia. I numeri parlano chiaro: la propensione degli italiani all’acquisto di una vettura di proprietà è in calo, mentre il noleggio ha raggiunto la quota record del 30,6% sull’intero mercato, con oltre 525 mila unità immatricolate.

Eppure, dietro questa facciata di crescita, si nasconde un fenomeno inquietante che sta trasformando il sogno di una vacanza o di un viaggio di lavoro in un incubo burocratico ed economico: le truffe dei finti operatori. Le conseguenze per gli utenti sono devastanti, non solo per la perdita immediata di denaro, spesso versato tramite pagamenti non tracciabili, ma anche per lo stress di ritrovarsi appiedati proprio nel momento della partenza.

Un mercato da record

L’analisi condotta da Aniasa e Dataforce evidenzia come il settore abbia registrato una crescita del 10,73% rispetto all’anno precedente. In particolare, il noleggio a lungo termine continua a vedere nella Fiat Panda la sua regina incontrastata, con un incremento dell’11,6%.

La vera sorpresa arriva però dal noleggio a breve termine, cresciuto di quasi il 20%, nel quale ha scalato le classifiche la BYD Seal U, una vettura cinese che solo un anno prima era praticamente sconosciuta sul mercato nostrano. È proprio in questo dinamismo, fatto di ricerche fitte sul web per trovare l’offerta più conveniente, che le organizzazioni criminali hanno trovato terreno fertile per i loro raggiri.

L’architettura del raggiro

Il meccanismo della truffa è semplice e, purtroppo, efficace. Tutto inizia con una ricerca su internet. Le organizzazioni criminali creano annunci fraudolenti utilizzando parole chiave ingannevoli, quasi identiche a quelle dei marchi ufficiali più famosi. L’utente, attirato da tariffe competitive, clicca sul link e si ritrova su siti che mimano perfettamente quelli istituzionali. Dopo un primo contatto telefonico che serve a carpire la fiducia della vittima, la conversazione si sposta rapidamente su WhatsApp.

Qui, sedicenti operatori inviano preventivi accurati e richiedono con insistenza il pagamento anticipato dell’intero noleggio, quasi sempre maggiorato di un deposito cauzionale. Per rendere il recupero delle somme impossibile, i truffatori esigono bonifici bancari istantanei, spesso intestati a persone fisiche, o invitano i clienti a pagare presso i punti Tabacchi attraverso l’invio di codici QR. In quel momento, il cliente crede di aver concluso un affare, ma ha solo alimentato un sistema criminale.

La scoperta e il silenzio

La realtà emerge nel modo più brusco possibile. Dopo il pagamento, i falsi operatori spariscono nel nulla, smettendo di rispondere ai messaggi. La vittima, ignara, si presenta spesso presso la sede fisica della società di noleggio solo per sentirsi dire la frase più temuta: “Non esiste alcuna prenotazione a suo carico“. In un istante, la vacanza pianificata svanisce e il denaro versato risulta irrecuperabile. Le società di autonoleggio stesse soffrono di questo fenomeno, che danneggia la loro reputazione e crea tensioni ai banchi di consegna.

Come difendersi

Per evitare di cadere in queste trappole, è fondamentale prestare attenzione ai segnali d’allarme. Aniasa ricorda che le società di autonoleggio serie utilizzano esclusivamente canali ufficiali. Le comunicazioni via email devono provenire da domini aziendali certificati e mai da indirizzi generici, e le prenotazioni non vengono mai formalizzate tramite WhatsApp o telefonate informali.

Un altro punto cruciale riguarda i metodi di pagamento. È quasi certamente una truffa se viene chiesto di versare caparre su conti personali o carte prepagate. Le società ufficiali accettano esclusivamente le carte di credito o di debito indicate sui loro siti istituzionali. Verificare sempre l’autenticità del contatto attraverso i numeri di telefono visibili sui siti ufficiali è l’unico modo per viaggiare, finalmente, in totale sicurezza.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 07:48:23 +0000
News n. 23
La crisi in Medio Oriente spegne i motori: cancellati due GP, la F1 ripartirà a Miami

C’è un silenzio diverso dagli altri e non è quello tra una curva e l’altra, non è quello del sabato mattina prima delle qualifiche. È un silenzio più pesante, più vero e preoccupante. È quello che arriva quando la F1 si ferma, non per scelta, ma perché il mondo fuori dai circuiti impone una pausa. Questa volta non è stata una questione tecnica, né una strategia di calendario. È stata la storia a entrare nel paddock e a cambiare tutto.

La crisi in Medio Oriente ha cancellato due gare, due tappe che non sono semplici punti sulla mappa, ma parte di un equilibrio economico, politico e logistico. Bahrain e Arabia Saudita non si correranno, non adesso e forse non quest’anno. E così la F1 è stata costretta a fermarsi, non per scelta ma per necessità.

Una pausa imprevista

Il calendario 2026 prevedeva continuità. Dopo il terzo appuntamento, il GP in Giappone, la F1 avrebbe dovuto attraversare il Golfo, entrare nel cuore di un territorio che negli ultimi anni è diventato centrale per il Circus. Invece no, i GP di Bahrain e Arabia Saudita, previsti ad aprile, sono stati cancellati per motivi di sicurezza legati al conflitto in corso in Medio Oriente. GP che in realtà non sono stati rinviati, né sostituiti ma cancellati. Il calendario di conseguenza passa da 24 a 22 gare e porta con sé un vuoto che la F1 non conosceva. Dall’ultimo GP corso a Suzuka fino al prossimo di Miami del 3 maggio 2026, si avrà oltre un mese di pausa forzata, senza correre.

La F1 e il mondo reale

La F1 è sempre stata raccontata come un universo parallelo, quasi sospeso, dove tecnologia, velocità e spettacolo sembrano vivere in una dimensione propria, lontana dalle dinamiche quotidiane. Ma ci sono momenti in cui il mondo reale bussa con forza e ricorda a tutti che, prima dello show, esistono priorità più grandi.

Questa volta non ci sono state esitazioni, la decisione è arrivata netta, inevitabile e obbligata. Perché quando entrano in gioco fattori che vanno oltre la competizione, quando la sicurezza di piloti, team, addetti ai lavori e tifosi viene messa anche solo potenzialmente in discussione, non esistono alternative: la F1 si ferma.

È in questi frangenti che si misura davvero la maturità di uno sport globale. La F1, che muove interessi economici enormi e coinvolge milioni di spettatori in tutto il mondo, dimostra di saper mettere da parte lo spettacolo. Perché nessuna gara e nessun GP può valere più della sicurezza dell’intero Circus.

E allora si spengono i motori, si fermano le monoposto, si mette in pausa quello che per molti è il massimo spettacolo sportivo. Non è di certo una resa, ma una scelta di responsabilità. Perché quando gli equilibri si rompono fuori dalla pista, quando il contesto cambia e diventa instabile, lo show non può e non deve andare avanti.

Cosa succede quando la F1 non corre?

Succede che team, piloti, ingegneri, meccanici e tutti gli operatori del settore lavorano ancora di più. I team si chiudono nelle fabbriche per analizzare dati, correggere difetti e sviluppare aggiornamenti. Questa pausa forzata diventa un’opportunità per molti, ma anche un rischio per pochi. Chi era davanti, come Kimi Antonelli, potrà consolidare la sua posizione, chi era indietro invece avrà forse la possibilità di recuperare.

Saranno giornate utili ad analizzare in profondità i tanti dati raccolti nelle prime tre gare, che permetteranno di condurre simulazioni approfondite, comprendere meglio la gestione dell’energia e preparare nel dettaglio il prossimo appuntamento. Non sarà una pausa neutra, sarà un acceleratore nascosto. Le monoposto che vedremo a Miami infatti non saranno le stesse viste a Suzuka, saranno loro evoluzioni con aggiustamenti invisibili, ma probabilmente decisivi.

Piloti e tempo senza velocità

Per un pilota, fermarsi in questo modo è innaturale. Non è una pausa programmata, quella che puoi gestire, ma è un’interruzione per un motivo serio, un ritmo brutalmente spezzato. Quando il Circus tornerà in pista, a Miami, il primo giro non sarà solo un giro, sarà una riconnessione con la velocità, con le monoposto, con quello che dovrebbe  essere.

Utilizzeremo le prossime tre settimane per analizzare e lavorare per fare qualche altro passo avanti prima di tornare in pista a Miami e vedere a che punto siamo dopo la pausa” il commento di Charles Leclerc. Anche Lewis Hamilton sulla stessa lunghezza d’onda del monegasco: “Utilizzeremo questo tempo per analizzare ogni dettaglio delle prime tre gare e assicurarci di tornare più forti“.

La F1 tornerà a correre a inizio maggio, con il GP di Miami. Una pista che è tutto tranne che neutra, un circuito dove protagonisti sono lo spettacolo e il business. È l’America della F1 moderna e questa volta sarà qualcosa di più, sarà il ritorno dopo il silenzio e i ritorni non sono mai normali.

Gerarchie congelate

La pausa ferma il campionato in un momento ancora fluido. Le gerarchie non erano ben definite. I valori in campo ancora in costruzione. Ora tutto riparte da lì, ma con una variabile in più, il tempo. Chi come Mercedes ha lavorato meglio durante lo stop avrà un vantaggio, chi ha sbagliato probabilmente pagherà. Anche perché la F1 non dimentica, rimanda. La pausa cambia tutto e le simulazioni servono, ma non bastano. Quando si tornerà in pista, le squadre dovranno ricominciare a interpretare dati e prestazioni e spesso è lì che si decide una gara. Non nei sorpassi ma nelle scelte, nelle strategie.

Il pubblico

Anche per chi guarda e tifa, questa pausa forzata è qualcosa di diverso. Non è il classico break, non c’è attesa, è assenza e tristezza. La F1 è abitudine, ritmo e quando manca così, si fa sentire. E quando tornerà, non sarà solo uno spettacolo sportivo, sarà un ritorno emotivo. Questa pausa forzata lascia qualcosa di amaro in bocca agli appassionati di motori.

Non solo nel calendario, non solo nella classifica, lascia una consapevolezza diversa. Che la F1, per quanto perfetta, per quanto tecnologica, resta fragile e legata al mondo, ai suoi equilibri e alle sue crisi. E forse è proprio questo che la rende ancora più vera.

Il ritorno non sarà lo stesso

Quando le luci del Circus si accenderanno a Miami, qualcosa sarà cambiato nella percezione. Perché dopo una pausa così, ogni giro pesa di più, ogni curva conta di più. Ogni sorpasso tornerà a essere ciò che è sempre stato, un attimo fragile, irripetibile, sospeso tra ciò che può andare bene e ciò che può andare storto. Allora sì, la F1 tornerà ma non sarà la stessa di prima. Sarà più consapevole e più reale. E forse, proprio per questo, ancora più necessaria.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 06:54:17 +0000
News n. 24
Umanità e vicinanza: cosa deve guidare (davvero) quando si sceglie una concessionaria

Diciamolo pure: scegliere una concessionaria e poi visitarla, per affidare al team il compito di guidare verso l’automobile perfetta, non significa solo valutare un’offerta o un marchio, ma scegliere un interlocutore capace di accompagnare le persone con competenza e attenzione lungo decisioni che spesso coinvolgono aspetti pratici, emotivi e familiari.

In questo percorso, la vicinanza diventa un valore concreto: ascolto reale, presenza costante, capacità di comprendere esigenze diverse e di costruire un rapporto di fiducia che va oltre la singola transazione e si fonda su continuità, rispetto e cura nel tempo.

Perché un’auto non è solo un mezzo di trasporto?

Partiamo da un assunto fondamentale: l’acquisto di un’auto è una scelta che incide sulla vita quotidiana molto più di quanto spesso si pensi. È tempo trascorso, sicurezza, comfort, affidabilità, ma anche identità, stile di guida, aspettative personali e familiari.

Per chi ama l’automotive, ogni vettura rappresenta un equilibrio tra tecnica ed emozione: prestazioni, qualità costruttiva, piacere di guida, ma anche silenzio, solidità, protezione. Per chi la utilizza ogni giorno per lavoro o per la famiglia, l’auto è soprattutto continuità, serenità, certezza di poter contare su un mezzo che non tradisce.

Per questo la scelta non può ridursi a un confronto di listini o di allestimenti: richiede competenza, capacità di interpretare bisogni spesso non immediatamente esplicitati e di tradurli in soluzioni coerenti. È qui che emerge il valore di una concessionaria come Gatti Seregno, che unisce conoscenza tecnica e sensibilità umana, offrendo un rapporto chiaro, professionale e strutturato, ma allo stesso tempo disponibile e attento.

Il ruolo della consulenza in concessionaria

La consulenza rappresenta il cuore della relazione tra cliente e concessionaria. Non è un momento isolato legato alla firma di un contratto, ma un percorso che inizia con l’ascolto e prosegue nel tempo, attraverso consigli, assistenza, supporto nelle scelte successive.

Una consulenza di qualità è quella che sa essere tecnica e umana insieme: tecnica, perché richiede padronanza dei prodotti, delle motorizzazioni, degli allestimenti, delle soluzioni finanziarie e dei servizi; umana, perché si fonda sulla capacità di comprendere priorità, timori, aspettative e di accompagnarle con chiarezza.

Nel caso di una realtà storica come Gatti Seregno, questo equilibrio tra competenza e attenzione personale è stato costruito nel tempo. La lunga esperienza con i marchi Audi e Volkswagen permette di leggere le esigenze di chi guida non solo in base alle caratteristiche tecniche dei modelli, ma anche in funzione dello stile di vita, delle abitudini, delle aspettative di affidabilità e di valore nel lungo periodo.

Esterno della concessionaria Gatti Seregno
Gatti Seregno
Foto della concessionaria Gatti Seregno

La vicinanza, in questo senso, è anche memoria. Conoscere l’evoluzione dei modelli, le esigenze ricorrenti della clientela, le trasformazioni del mercato consente di offrire indicazioni che non nascono dall’urgenza del momento, ma da una visione di lungo periodo. È un patrimonio che si traduce in consigli ponderati, in un’esperienza guidata, in cui il cliente percepisce di non essere lasciato solo davanti a una decisione complessa.

La formalità dei processi, la precisione delle informazioni e la trasparenza delle proposte diventano una forma di rispetto verso il cliente, perché consentono di affrontare una decisione importante con consapevolezza e tranquillità.

Gatti Seregno, un partner professionale e attento

In sostanza, la forza di una concessionaria non risiede soltanto nella qualità dei marchi che rappresenta, ma nella capacità di essere un partner nel tempo. Partner significa presenza, coerenza, affidabilità. Significa offrire standard elevati di servizio, tipici di una grande struttura, senza perdere la dimensione del rapporto diretto e personale che nasce dal radicamento nel territorio.

È un equilibrio delicato, che richiede organizzazione, competenza e una cultura aziendale orientata alla cura. In Gatti Seregno questo equilibrio si traduce in una gestione formale e professionale di ogni fase del rapporto, accompagnata da un’attenzione costante alla persona. La trasparenza delle informazioni, la chiarezza delle procedure, la competenza tecnica del personale e la disponibilità all’ascolto costruiscono un contesto in cui il cliente può sentirsi seguito con rispetto e continuità.

Non si tratta solo di efficienza operativa, ma di una visione che considera la relazione come parte integrante del valore offerto. La storicità della concessionaria, il percorso di crescita che ha portato all’integrazione tra vendita e service nella sede di via Wagner e la rappresentanza ufficiale di Audi e Volkswagen sono elementi che rafforzano questa identità.

Scegliere Gatti Seregno significa quindi affidarsi a una realtà che ha fatto dell’approccio umano uno dei suoi tratti distintivi. Un partner che accompagna nel tempo, con serietà e sensibilità, chi vede nell’auto non solo un mezzo, ma una parte importante della propria vita quotidiana e delle proprie scelte.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 06:25:50 +0000
News n. 25
Aria condizionata che non rinfresca, scopri cosa fare per non sprecare soldi e tempo

Se accendi il clima e l’aria resta tiepida, significa che il compressore non è entrato in funzione. Molto semplicemente, il componente non viene “comandato” dal sistema a causa di un blocco elettrico di sicurezza o di un problema meccanico.

Che la tua auto sia più datata (gas R134a) o di ultima generazione (gas 1234yf), se il compressore resta fermo c’è un motivo preciso e ricaricare il gas senza prima aver capito perché il sistema è bloccato significa quasi sempre buttare via i soldi per il riempimento. Ora ti spiego che cosa conviene fare, come procedere.

Il funzionamento e il blocco di sicurezza

Il punto fondamentale è questo, l’impianto di climatizzazione è un circuito a tenuta stagna. Il gas refrigerante non si consuma con il tempo, quindi, se il livello scende sotto il minimo, significa che c’è una fuga nel sistema. Quando questo accade, interviene una protezione automatica: un sensore rileva che la pressione è troppo bassa e toglie corrente al compressore per evitare che lavori senza lubrificazione e si distrugga.

Molti pensano che basti una semplice ricarica, ma se il compressore è in blocco, aggiungere gas senza aver verificato il funzionamento del sistema è del tutto inutile, dopo poco tempo tornerà a fermarsi. Se il compressore non parte, la causa potrebbe essere anche un guasto elettrico o una rottura meccanica. In tutti i casi, la soluzione è una diagnosi professionale per capire esattamente cosa impedisce l’avvio.

Il climatizzatore auto raffredda poco

Prima che il sistema vada in blocco totale c’è spesso un segnale d’allarme, l’aria esce fresca ma non più gelida come un tempo, oppure rinfresca solo dalle bocchette lato guida e non da quelle del passeggero. Questo è il sintomo classico di una carica parziale, il gas sta finendo a causa di una micro-perdita.

In questa fase il compressore parte ancora, ma sta già iniziando a sforzare. Intervenire subito con una ricerca perdite ti permette spesso di salvare il compressore evitando di surriscaldarlo, ma soprattutto prima che il sensore di pressione “stacchi la spina” definitivamente per protezione.

Cosa impedisce l’avvio e quanto costa ripararlo

Quando il climatizzatore non funziona, le cause possono essere diverse e con costi di intervento differenti:

  • perdita di pressione (mancanza di gas): se c’è una fuga, il gas esce e l’intero sistema si blocca per sicurezza. Una ricarica standard per il vecchio gas R134a costa circa 120 euro, mentre per il nuovo gas 1234yf il prezzo sale a circa 260 euro. Oltre a questi importi, va aggiunto il costo della riparazione della perdita. Per sapere la tipologia di gas utilizzato basta aprire il cofano e cercare l’etichetta adesiva che riporta la sigla del refrigerante, evitando errori di ricarica. In generale, le auto immatricolate dopo il 2017 usano quello nuovo;
  • guasto elettrico o dei sensori: a volte il gas è presente, ma la corrente non arriva al compressore. Può trattarsi di un sensore guasto, un fusibile o un relè difettosi. La sostituzione o il ripristino di un contatto può costare tra gli 80 e i 150 euro, in base al tempo necessario per la diagnosi;
  • problema meccanico: questa è l’ipotesi più grave. Il compressore potrebbe essere bloccato o avere la bobina dell’elettrocalamita interrotta. Tra ricambio e manodopera la spesa può oscillare tra i 450 e gli 800 euro, a  seconda della tipologia di auto;
  • filtro abitacolo intasato (poca aria dalle bocchette): spesso il compressore gira correttamente, ma dalle bocchette esce solo un filo d’aria debole. In questo caso il colpevole è il filtro antipolline completamente sporco che “tappa” il passaggio. La sostituzione del filtro costa solitamente tra i 30 e i 60 euro per le utilitarie e tra i 50 e i 120 euro per le vetture di alta fascia.

Il consiglio del meccanico

In conclusione, se il tuo climatizzatore non rinfresca, la soluzione non è cercare una ricarica al prezzo più basso, sperando che funzioni. Senza una diagnosi professionale, rischi di spendere soldi inutilmente per un gas che uscirà in pochi giorni o per un sistema che rimarrà comunque in blocco. Il consiglio è uno solo, affidati a un’officina che verifichi prima lo stato del circuito, la manutenzione senza tralasciare la sanificazione del sistema. Solo così eviterai di buttare soldi e avrai la certezza di viaggiare di nuovo al fresco.

Data articolo: Tue, 31 Mar 2026 06:00:20 +0000


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