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News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Il 4 luglio 2026 il traffico sulle autostrade italiane presenta diverse criticità con fenomeni di vento forte in più tratte, in particolare lungo l’A1 Milano-Napoli dove si registrano condizioni difficili fra Capua e il bivio A1/A30 Caserta-Salerno e tra San Vittore e Santa Maria Capua Vetere. Tra gli eventi più significativi anche una coda di 2 km causata da un veicolo in avaria tra Fermo Porto San Giorgio e Pedaso sull’A14 Bologna-Taranto, e un incendio che interessa la A30 Caserta-Salerno all’altezza tra Maddaloni e il bivio A30/A1 Milano-Napoli.

A1 MILANO-NAPOLI



14:05 – Vento Forte tra Capua e Bivio A1/A30 Caserta-Salerno
Vento forte in entrambe le direzioni nell’area tra Capua e il bivio A1/A30 Caserta-Salerno, su un tratto di 4,8 km dal km 733,9 al km 729,1.



14:05 – Vento Forte tra San Vittore e Santa Maria Capua Vetere
Condizioni di forte vento in entrambe le direzioni tra San Vittore e Santa Maria Capua Vetere, estendendosi su una lunghezza di 19 km dal km 720,1 al 701,1.



13:38 – Coda in uscita a Monteporzio Catone provenendo da Autostrada Milano-Napoli
Coda dovuta a traffico intenso in uscita a Monteporzio Catone, direzione G.R.A.



12:58 – Traffico rallentato tra Bivio A1-Variante e Badia
Traffico rallentato per traffico intenso tra Bivio A1-Variante e Badia, direzione Firenze.



12:28 – Traffico rallentato tra Sasso Marconi e Sasso Marconi Nord
Traffico rallentato dovuto a traffico intenso in direzione Milano, sul tratto tra Sasso Marconi e Sasso Marconi Nord, lunghezza circa 2,3 km.



12:28 – Area di servizio Frascati ovest priva di metano
L’area di servizio Frascati Ovest sull’Autostrada Milano-Napoli è sprovvista di metano a causa di un guasto all’impianto.

A10 GENOVA-VENTIMIGLIA



13:39 – Scorta veicoli tra Genova Pra’ e Genova Pegli
Coda per safety car in direzione Ventimiglia, sul tratto tra Genova Pra’ e Genova Pegli, lunghezza 2,4 km.



13:25 – Code a tratti tra Varazze e Bivio A10/Fine Complanare Savona
Code intermittenti per traffico intenso in direzione Ventimiglia tra Varazze e il bivio A10/Fine Complanare Savona, lunghezza circa 18 km.

A14 BOLOGNA-TARANTO



13:52 – Vento Forte tra San Severo e Foggia
Vento forte in entrambe le direzioni tra San Severo e Foggia, tratto lungo circa 25,5 km dal km 554,1 al km 528,6.



13:45 – Coda di 2 km tra Fermo Porto San Giorgio e Pedaso per veicolo in avaria
Coda dovuta a veicolo fermo o avaria in direzione Taranto, sul tratto compreso tra Fermo Porto San Giorgio e Pedaso.



13:43 – Code a tratti tra Bologna San Lazzaro e Bivio A14/Diramazione Ravenna
Code intermittenti dovute a traffico intenso in direzione Taranto tra Bologna San Lazzaro e il bivio A14/Diramazione Ravenna, per una lunghezza di 34,5 km.

A23 PALMANOVA-TARVISIO



13:31 – Coda di 5 km tra Pontebba e Ugovizza per traffico congestionato
Coda significativa di 5 km in direzione Confine di Stato tra Pontebba e Ugovizza sulla A23.

A30 CASERTA-SALERNO



13:24 – Incendio tra Maddaloni e Bivio A30/A1 Milano-Napoli
Incendio sull’autostrada A30 in direzione Caserta tra Maddaloni e il bivio con A1 Milano-Napoli.

TRAFORO DEL MONTE BIANCO (TR1)



13:22 – Coda in corrispondenza Piazzale Francese verso Courmayeur
Coda con attesa prevista di un’ora e 15 minuti in direzione Courmayeur presso Piazzale Francese.

A7 MILANO-GENOVA



13:14 – Scorta veicoli tra Ronco Scrivia e Isola del Cantone
Coda per safety car in direzione Genova tra Ronco Scrivia e Isola del Cantone, tratto di 4,3 km.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 12:08:00 +0000
News n. 2
Auto e bici: come sorpassare un ciclista senza rischiare multa e incidente

Il sorpasso di un ciclista è la manovra più delicata della convivenza tra auto e bici sulla stessa strada. Il tema è diventato più centrale dopo l’aggiornamento del Codice della Strada. Dal 14 dicembre 2024, con l’entrata in vigore della legge 177 del 25 novembre 2024, l’articolo 148 prevede che il sorpasso dei velocipedi da parte dei veicoli a motore vada effettuato con un distanziamento laterale di 1,5 metri, tenendo conto della velocità, dell’ingombro del veicolo e della minore stabilità della bicicletta.

Perché il sorpasso ravvicinato è così pericoloso

Anche un passaggio troppo vicino dell’auto può spaventare e costringere chi pedala a una correzione improvvisa. La London Cycling Campaign ha raccolto alcuni dati interessanti sul cosiddetto “close passingâ€. Su circa 3.000 ciclisti intervistati, il 23% ha dichiarato di subire almeno un sorpasso ravvicinato ogni volta che usa la bici, mentre un altro 45% ha riferito che l’episodio si verifica ancora più spesso. In pratica due ciclisti su tre vivono regolarmente il problema.

Il sondaggio britannico fotografa un rischio comune a tutte le città dove auto e bici condividono la carreggiata. La stessa ricerca ha rilevato che il sorpasso ravvicinato modifica i comportamenti dei ciclisti: il 50% tende a pedalare più al centro della corsia, il 32% cambia i percorsi abituali e il 22% evita le strade trafficate.

L’articolo 148 del Codice della Strada disciplina il sorpasso e stabilisce le condizioni generali della manovra. Prima di superare un altro veicolo, il conducente deve accertarsi che la visibilità sia sufficiente, che la carreggiata sia libera per uno spazio adeguato, che nessun altro abbia già iniziato un sorpasso e che la manovra possa essere completata senza pericolo.

Il sorpasso dei velocipedi da parte dei veicoli a motore deve avvenire con adeguato distanziamento laterale in funzione della velocità e dell’ingombro del veicolo. La norma richiama anche la ridotta stabilità delle biciclette e indica, dove la strada lo consente, la distanza di sicurezza di almeno 1,5 metri.

La distanza deve aumentare quando cresce la velocità. Più un veicolo è grande, più lo spazio laterale deve essere generoso. Un furgone, un suv alto, un autobus o un mezzo pesante generano una presenza fisica e aerodinamica differente da quella di una piccola utilitaria.

Come si sorpassa un ciclista

La prima cosa da fare è rallentare. Arrivare alle spalle di una bici a velocità elevata e poi scartare all’ultimo momento è un comportamento aggressivo, anche quando non c’è intenzione di spaventare. Ridurre la velocità consente di valutare la strada, il traffico opposto, la presenza di incroci e la posizione del ciclista.

Il secondo passaggio è guardare avanti e non solo la bici. Bisogna verificare se arrivano veicoli in senso contrario, se la strada si restringe, se ci sono curve, dossi, attraversamenti pedonali, rotonde, auto parcheggiate o lavori in corso. Un sorpasso sicuro si prepara prima, non si improvvisa quando il cofano è già a ridosso della ruota posteriore.

Il terzo passaggio è usare l’indicatore di direzione quando serve spostarsi lateralmente. Molti automobilisti evitano la freccia perché considerano la bicicletta un mezzo minore, ma il sorpasso resta un sorpasso. Segnalare la manovra aiuta gli altri utenti della strada a capire che l’auto si sposterà.

Il quarto passaggio è allargarsi. Non basta spostarsi di qualche centimetro dentro la stessa corsia se il ciclista resta vicino alla fiancata. Quando lo spazio non consente di mantenere una distanza adeguata, bisogna attendere. Se serve occupare parte della corsia opposta, la manovra è possibile solo quando non arrivano veicoli e quando la segnaletica lo consente.

Il quinto passaggio è rientrare senza tagliare la strada. Superare la bici e poi rientrare immediatamente davanti al ciclista è un errore pericoloso. Il rientro deve avvenire solo dopo aver lasciato spazio anche longitudinalmente senza chiudere la traiettoria del mezzo appena superato.

Quando non bisogna sorpassare

Ci sono situazioni in cui il sorpasso va evitato anche se il ciclista procede con lentezza. La prima è la curva senza visibilità. Se non si vede chi arriva dall’altra parte, non si può invadere la corsia opposta. Lo stesso vale sui dossi, nei tratti con visibilità ridotta e in prossimità di restringimenti.

Il sorpasso è rischioso anche vicino agli incroci. Un ciclista può dover proseguire diritto, svoltare, evitare un veicolo che esce da una laterale o gestire un attraversamento. Il sorpasso proprio in quel punto aumenta la possibilità di traiettorie incrociate e incomprensioni.

Le auto parcheggiate sono un altro elemento critico. Il ciclista può tenersi più al centro della corsia per evitare il cosiddetto dooring cioè l’apertura improvvisa di una portiera.

Anche le rotonde meritano attenzione. Sorpassare una bici dentro o subito prima di una rotatoria è quasi sempre una pessima idea. Le Lo spazio è limitato e il rischio di chiudere il ciclista in uscita è alto. In questi casi conviene restare dietro e superare solo dopo, quando la strada torna più leggibile.

Perché alcuni ciclisti stanno al centro della corsia

Molti automobilisti si innervosiscono quando vedono un ciclista pedalare lontano dal margine destro. In realtà, quella posizione può avere una spiegazione precisa. Il bordo strada è spesso pieno di buche, tombini, detriti, ghiaia, caditoie, auto in sosta, radici, pozzanghere o ostacoli che chi guida un’auto non percepisce.

Stare troppo a destra può essere più pericoloso che occupare una posizione più visibile. Se il ciclista si schiaccia contro il margine, invita di fatto gli automobilisti a tentare un sorpasso anche quando lo spazio non c’è. Se si posiziona più al centro in una strada stretta, costringe chi arriva da dietro ad attendere il momento giusto per superare.

Naturalmente anche chi va in bici deve rispettare le regole. Deve procedere in modo prevedibile, evitare movimenti improvvisi, segnalare le svolte quando possibile, usare luci e dispositivi previsti e non creare intralcio volontario. Ma l’obbligo di prudenza dell’automobilista resta pieno, perché il veicolo a motore è quello che può generare il danno maggiore.

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 12:00:27 +0000
News n. 3
Porsche a noleggio per le nozze, sposo finisce contro un palo

Sognava di compiere il suo ingresso trionfale in chiesa, tra qualche sguardo incuriosito e il rombo del motore a fare da colonna sonora. Ma il giorno del matrimonio si è trasformato in un momento di imbarazzo per un futuro sposo francese, quando, con una Porsche presa a noleggio, ha centrato un palo pochi istanti prima della cerimonia.

Ingresso da dimenticare

La vicenda è stata raccontata dalla pagina Facebook CamRoute France, che ha pubblicato le immagini dell’incidente. Come facilmente prevedibile, la scena ha iniziato a spopolare sui social, talmente assurda da poter essere inserita in qualche commedia. Mentre la vettura si avvia a bassa velocità verso la chiesa, qualcosa va improvvisamente storto. La Porsche 911 devia e va dritta contro il palo: un epilogo amaro che non ha comunque rovinato il clima di festa. Data l’andatura lenta, il conducente ne è uscito illeso, sebbene lo stesso non si possa dire a proposito del veicolo.

A rendere l’episodio ancora più particolare è il contesto. Se fosse stata la conseguenza di una corsa audace o di una partenza con il piede troppo pesante sull’acceleratore avrebbe destato meno scalpore, invece l’incidente avviene a velocità contenuta, proprio nel tratto finale prima dell’arrivo davanti alla chiesa. Non sembra una questione di velocità, quanto semmai di un errore nella manovra finale, davanti agli invitati. Perché se devi fallire, tanto vale farlo in modo plateale.

Danni alla carrozzeria

In un matrimonio l’ingresso dello sposo dovrebbe restare una formalità elegante, o almeno qualcosa da archiviare senza danni. In questo caso, però, il copione ha regalato un fuori programma inaspettato. Nel giro di pochi secondi, gli invitati hanno visto il bolide tedesco fermarsi contro il palo a pochi metri dalla chiesa, quanto bastava a cancellare l’effetto elegante cercato dallo sposo.

La buona notizia è che nessuno sarebbe rimasto ferito. Lo sposo è uscito dall’abitacolo senza conseguenze fisiche, anche se con una dose di imbarazzo probabilmente più pesante dell’urto. Peggio è andata alla Porsche, che ha riportato danni visibili alla parte anteriore e alla carrozzeria. La vettura doveva essere parte integrante di un clima da grandi occasioni, ma alla fine il ricordo più forte resta l’urto contro il palo.

Ed eccoci al rovescio della medaglia. L’imprudenza con la Porsche, senz’altro non il mezzo più economico da prendere per poche ore, rischia di costare una piccola fortuna. Quanto esattamente non lo si può stabilire, in quanto il prezzo può variare molto in base al modello, alla città, alla durata del servizio e alle condizioni imposte dalla società di noleggio. Resta poi da capire cosa coprisse l’assicurazione del noleggio: dopo un danno alla carrozzeria la fattura può cambiare parecchio.

Proprio per le modalità assurde l’epic fail ha fatto il giro dei social. La gravità dell’incidente viene al secondo posto rispetto al contrasto tra l’idea iniziale e il risultato finale. Lo sposo voleva presentarsi con stile, usando una sportiva capace di attirare l’attenzione nel giorno più importante, e alla fine l’attenzione è arrivata davvero, ma per un motivo molto diverso: si potrà consolare con questo assaggio di fama.

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 10:01:18 +0000
News n. 4
Ponte sullo Stretto, raccolta firme contro i vertici: chieste le dimissioni

Il Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro dello scontro pubblico, ma questa volta il confronto non riguarda soltanto costi, cantieri, ambiente o tempi di realizzazione. Si è fatto teso il clima dopo l’indagine aperta dalla Procura di Roma sulle presunte pressioni sul parere della Corte dei Conti. Un passaggio che ha dato nuova forza ai comitati contrari all’opera, decisi a trasformare la protesta locale in una mobilitazione di ampio respiro.

La petizione per il rinnovo dei vertici

Con una petizione che ha già raccolto oltre 2.000 firme, il Comitato No Ponte Capo Peloro chiede a gran voce le dimissioni dell’intero Consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa, la società incaricata di portare avanti il progetto. L’istanza è arrivata a Palazzo Chigi, alla Procura di Roma e ai soci della Stretto di Messina Spa: Ministero dell’Economia, ANAS, RFI, Regione Siciliana e Regione Calabria. Da qui la richiesta di azzerare i vertici della società e rivedere la gestione del percorso autorizzativo.

Secondo i comitati, la vicenda giudiziaria ha indebolito la fiducia nella governance della società. Mentre la battaglia contro il Ponte continua, si insiste su un altro punto: come viene guidata la società incaricata dell’opera. Per questo la raccolta firme si allarga oltre Sicilia e Calabria, cercando adesioni anche nel resto del Paese.

Sul tavolo resta poi il nodo tecnico. I contestatori dell’opera pretendono di avere un quadro dettagliato su alcuni test ritenuti decisivi, a partire da quelli sui cavi e sulla loro resistenza nel tempo. Tra i temi citati ci sono anche gli approfondimenti sulle faglie, sulle condizioni geologiche dell’area e sulle criticità segnalate da esperti e associazioni ambientaliste. Prima di andare avanti, secondo i comitati, andrebbero chiariti i progressi compiuti e i risultati delle verifiche tecniche.

Nel frattempo, una parte della documentazione tecnica è arrivata al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, chiamato a valutare il progetto nel percorso autorizzativo. Centinaia di pagine destinate ad alimentare un dibattito feroce, dove i passaggi amministrativi sul Ponte vengono letti anche alla luce dell’inchiesta e delle tensioni cresciute attorno alla società concessionaria.

L’impatto sul futuro dell’opera

Il Governo continua a considerare il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria un’opera strategica, capace di incidere sui trasporti e sui tempi di attraversamento. Nelle intenzioni dell’esecutivo, avrebbe un impatto positivo sulla crescita economica del Mezzogiorno, avvicinando la Sicilia al resto della penisola in modo stabile. Di rimando, i No Ponte danno una lettura più dura: il Ponte costa troppo, cambierebbe lo Stretto e, prima di correre, servono verifiche capaci di reggere davvero alle obiezioni sollevate negli ultimi mesi. Ancora una volta, la stessa infrastruttura divide l’opinione pubblica e l’indagine avviata rischia di inasprire ulteriormente gli animi.

Le prossime settimane diranno se la protesta riuscirà davvero ad allargarsi su scala nazionale oppure resterà concentrata nei territori più vicini allo Stretto. Accolta da opinioni contrastanti fin dall’inizio, dal momento in cui il ministro Matteo Salvini comunicò la volontà di renderlo realtà, il Ponte anima sempre il confronto, un banco di prova sulla fiducia nelle istituzioni chiamate a controllarne ogni passaggio.

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 09:06:43 +0000
News n. 5
Bollo auto, maxi rottamazione sulle cartelle: cosa cambia per le vecchie cartelle

Per molti automobilisti il bollo auto è rimasto a lungo una delle pendenze lasciate nel cassetto, magari perché l’importo sembrava gestibile, poi perché alla cifra iniziale si sono aggiunti sanzioni, interessi e costi di riscossione. Le cartelle arretrate sulla tassa potrebbero diventare meno pesanti grazie alla nuova rottamazione, purché la Regione di appartenenza decida di aderire.

Come funziona la rottamazione per le cartelle

La novità riguarda i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Nella nuova rottamazione figurano anche alcuni debiti locali e il caso più interessante riguarda le vecchie cartelle sulla tassa automobilistica, perché si tratta di un pagamento gestito dalle Regioni. Dove la misura verrà applicata, il conto sarà alleggerito: il proprietario del veicolo dovrà versare la somma rimasta arretrata e le spese di notifica o riscossione, mentre smetterà di essere gravato delle sanzioni e degli interessi maturati nel tempo.

Il vantaggio sta nella cancellazione della parte grossa del debito, ovvero gli importi aggiunti in un secondo momento, come penalità e interessi. In ogni caso l’importo iniziale del bollo va saldato e prima di cantare vittoria resta un nodo importante: l’adesione non è automatica, ma passa dalla singola Regione.

Il calendario aggiornato prevede una prima fase riservata agli enti, chiamati a comunicare la propria scelta entro il 31 luglio 2026. A questo punto, la palla passerà nella metà campo degli automobilisti. La richiesta andrà inviata tra il 16 ottobre e il 15 dicembre 2026 nei termini comunicati dall’Agenzia, la quale renderà disponibili le modalità operative e i dati utili per individuare i carichi definibili.

Che lo scopo sia quello di alleggerire l’operazione lo si desume anche osservando le modalità di pagamento. La posizione potrà essere chiusa subito, con il saldo entro il 31 marzo 2027, oppure un po’ alla volta. Nel caso della rateizzazione più lunga, le scadenze saranno 54, una ogni due mesi. Scegliendo la seconda opzione, scatta un interesse del 3% annuo, ma il risparmio può comunque farsi sentire, soprattutto quando la cartella si trascina da anni ed è cresciuta molto rispetto alla cifra iniziale.

Chi può accedere alla misura e cosa escludere

Dalla misura sono esclusi sia i bolli ancora da pagare spontaneamente sia quelli non affidati alla riscossione nei termini previsti. Conta anche lo stato della pratica, se il debito è ancora in mano alla Regione o se è già passato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Proprio questo passaggio determina l’accesso alla rottamazione.

Per gli automobilisti con pendenze datate, il consiglio pratico è uno solo: controllare la propria area riservata sul sito dell’Agenzia  e seguire le comunicazioni dell’ente locale di appartenenza. Invece di pensare subito al risparmio, sarebbe il caso di interrogarsi su un punto: la propria Regione prevede la nuova rottamazione? Soltanto in caso di risposta positiva sarà possibile dare inizio alle pratiche, nei termini indicati dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Meglio quindi controllare la propria posizione, senza dare nulla per scontato. Per quanto la tentazione di fare programmi sia forte, conviene quindi guardare le carte o affidarsi alle competenze specifiche di un esperto. In materia fiscale i facili entusiasmi fanno danni quasi quanto le cartelle stesse.

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 08:00:32 +0000
News n. 6
Sciopero dei trasporti luglio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di luglio 2026 in Italia sono previsti diversi scioperi nel settore dei trasporti e dei servizi pubblici locali. L’articolo offre una panoramica aggiornata delle principali agitazioni in programma nel periodo, con orari, città e categorie coinvolte, aiutando cittadini e imprese a orientarsi tra le possibili interruzioni di servizi aerei, ferroviari, marittimi e di trasporto pubblico locale. Di seguito, tutte le date e i dettagli utili per chi viaggia o si sposta nelle principali città e regioni italiane.

Sciopero 02 luglio 2026

In Lombardia è previsto uno sciopero regionale che interessa tutte le province. Sarà coinvolto il personale della Soc. DB Cargo Italia, attivo nel servizio di trasporto merci ferroviario. Lo sciopero avrà una durata di 8 ore, dalle 3:31 alle 11:29. La protesta è indetta dalle sigle sindacali OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, ORSA FERROVIE e coinvolge il personale DB Cargo Italia di Lombardia.

Sciopero 05 luglio 2026

In Italia sono previsti scioperi nel settore aereo a rilevanza nazionale che coinvolgono il personale delle aziende del comparto aereo, aeroportuale e indotto sia associate Assohandlers che non, oltre al personale della società Easyjet Airlines Limited nella categoria piloti e assistenti di volo. Tra le fasce orarie coinvolte troviamo scioperi di 24 ore (dalle 00:00 alle 23:59) e, per alcune categorie, scioperi in fasce ridotte come ore 10:00-18:00, ore 13:00-17:00 e ore 14:00-18:00. Sindacati coinvolti: CUB Trasporti, FAST-CONFSAL-AV, RSA UILT-UIL, OSP CUB Trasporti, FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC, USB Lavoro Privato e altri. Scioperi locali riguardano la città di Firenze, con Autolinee Toscane Bacino di Firenze, e Palermo per il personale navigante della società UAB DAT LT sede italiana.
In Toscana (Firenze) lo sciopero coinvolge il trasporto pubblico locale per 24 ore, con il personale delle Autolinee Toscane Bacino di Firenze.
In Sicilia (Palermo) sciopero di 4 ore del personale navigante UAB DAT LT.

Sciopero 06 luglio 2026

Nella città di Catania sono previsti più scioperi riguardanti il trasporto pubblico locale che coinvolgono il personale della società AMTS di Catania. La durata è di 24 ore secondo le modalità promosse dai sindacati OSP (FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, ORSA TPL, CUB TRASPORTI) in diverse proclami.
In Prato (Toscana) sciopero di 4 ore (18:30-22:30) del personale Autolinee Toscane sede Prato.

Sciopero 07 luglio 2026

Nella regione Sicilia è proclamato uno sciopero regionale ferroviario di 8 ore (9:00-17:00) che coinvolge il personale della società RFI DOIT Palermo, sindacato OSR UILT-UIL.

Sciopero 09 luglio 2026

In Italia sciopero nazionale ferroviario per il personale operativo equipaggi della società Italo NTV. Modalità: 23 ore dalle 03:00 del 9/7 alle 02:00 del 10/7. Sindacato: UILT-UIL.

Sciopero 10 luglio 2026

In Bari (Puglia), sciopero del trasporto pubblico locale della società STP di Bari per 24 ore.
In Puglia sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private, che interessa anche tutto il personale dei servizi TPL per intera giornata.
In Italia nel settore trasporto merci ferroviario, personale Captrain Italia incrocerà le braccia per 8 ore (16:01-23:59).

Sciopero 11 luglio 2026

A Palermo (Sicilia) sciopero del personale della società AMAT di Palermo (trasporto locale), durata 24 ore, promosso da OSP CUB TRASPORTI.

Sciopero 15 luglio 2026

In Italia, scioperi nel settore degli appalti ferroviari che coinvolgono il personale della società Elior Divisione Itinere (addetti ai servizi di ristorazione e logistica bordo treno) di Trenitalia. Lo sciopero riguarda interi turni di lavoro e interessa le sigle FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL, ORSA Trasporti, FAST-CONFSAL, COBAS Lavoro Privato.

Sciopero 17 luglio 2026

In Sicilia, settore marittimo, sciopero di 24 ore (6:30 del 17/7 alle 6:30 del 18/7) per il personale della società Caronte & Tourist Isole Minori, proclamato da OSR UGL Mare e Porti.
Nella città di Venezia (Veneto), trasporto pubblico locale: sciopero del personale ATVO di Venezia per 24 ore.

Sciopero 19 luglio 2026

Nella città di Verona (Veneto), settore ferroviario: sciopero del personale manutenzione, amministrativo e ingegneria RFI DOIT Verona unità territoriale sud, dalle 21:00 del 19/7 alle 20:59 del 20/7.

Sciopero 20 luglio 2026

Nella città di Latina (Lazio), trasporto pubblico locale: sciopero di 24 ore del personale CSC Mobilità.
Nella città di Firenze, trasporto pubblico locale, doppio sciopero di 4 ore (19:00-23:00) per il personale Autolinee Toscane Bacino Urbano di Firenze, indetto da RSA FAISA-CISAL.

Sciopero 21 luglio 2026

In Calabria sciopero del personale della società SACAL GH presso l’aeroporto di Lamezia Terme per 24 ore.
Nella città di Milano Malpensa sciopero aeroportuale (personale socc. ALHA e MLE-BCUBE) dalle 00:00 alle 23:59, promosso da CUB Trasporti e USB Lavoro Privato.

Sciopero 22 luglio 2026

In Italia, settore marittimo, personale della società Grandi Navi Veloci: sciopero di 24 ore (dalle 12:00 del 22/7 alle 11:59 del 23/7) proclamato da CSLE.

Sciopero 23 luglio 2026

In Italia, settore plurisettoriale: sciopero per il personale imprese ferroviarie e trasporto merci su rotaia (dalle 21:00 del 23/7 alle 20:59 del 24/7), esteso per TPL all’intera prestazione del 24 luglio. Sindacati: CUB TRASPORTI, SGB.

Sciopero 27 luglio 2026

Nella città di Savona (Liguria), trasporto pubblico locale: sciopero di 4 ore (10:15-14:15) del personale TPL Linea di Savona, sindacato RSU.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 02 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 7
Benzina e diesel in autostrada, i prezzi aggiornati del pieno

Oggi, 04 luglio 2026, riportiamo i prezzi medi dei carburanti praticati lungo la rete autostradale italiana, con dati ufficiali aggiornati all’ultima rilevazione disponibile. In tabella trovi le medie per benzina, gasolio, gpl e metano, espresse in euro, utili per orientare le scelte di rifornimento in viaggio. Ricordiamo che il prezzo finale alla pompa riflette la somma di più componenti: la quota industriale, che comprende costo della materia prima e margine degli operatori, e la parte fiscale, formata da imposte indirette. Le dinamiche internazionali delle quotazioni dei prodotti petroliferi e il cambio euro/dollaro incidono in particolare sulla materia prima, mentre le decisioni commerciali e la concorrenza influenzano il margine. Le imposte, invece, pesano in modo rilevante e relativamente stabile sul totale. Di seguito i valori aggiornati e un approfondimento sulla struttura dei costi di benzina e gasolio.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento: 03-07-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.968
Benzina SELF 1.894
GPL SERVITO 0.873
Metano SERVITO 1.587

Come si compone il costo dei carburanti

Benzina: Il prezzo della benzina alla pompa nasce dall’incontro tra una componente industriale e una componente fiscale. Nel caso della benzina, la parte fiscale pesa per il 58%, una quota decisamente superiore a quella industriale, pari al 42%. All’interno della componente industriale, il costo della materia prima rappresenta il 30% del prezzo finale e risente delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e dell’andamento del cambio euro/dollaro, che può amplificare o attenuare gli effetti dei movimenti del mercato globale. Il margine lordo, pari al 12% del prezzo, copre i costi logistici e operativi della filiera e costituisce l’area sulla quale l’operatore può intervenire per modulare il prezzo alla pompa, anche in funzione della concorrenza locale e delle politiche commerciali. In sintesi, quando i mercati internazionali si muovono rapidamente, la quota legata alla materia prima tende a trasmettere più velocemente la variazione al distributore, mentre la componente fiscale agisce come fattore stabile che incide in modo strutturale sul prezzo. Le eventuali differenze tra impianti e tratte autostradali riflettono inoltre scelte commerciali, costi di servizio e posizionamento competitivo, ma la scomposizione percentuale resta un utile riferimento per comprendere da dove origina la spesa sostenuta dagli automobilisti.

Gasolio: Anche per il gasolio il prezzo finale deriva dall’insieme di componenti industriali e fiscali, ma con pesi differenti rispetto alla benzina. La componente fiscale incide per il 45%, mentre quella industriale vale il 55% del prezzo. Dentro la parte industriale, la materia prima pesa per il 45%: è qui che le quotazioni internazionali e il cambio euro/dollaro esercitano l’influenza maggiore, trasferendo sul mercato interno le oscillazioni dei valori globali dei prodotti energetici. Il margine corrisponde al 10% del prezzo e rappresenta la leva commerciale sulla quale gli operatori possono intervenire per adattare il listino alla concorrenza, ai volumi di traffico e ai costi di gestione del servizio, soprattutto in autostrada dove incidono fattori specifici come orari estesi e infrastrutture dedicate. La combinazione tra materia prima e margine determina quindi la risposta del prezzo del gasolio alle condizioni di mercato nel breve periodo, mentre la fiscalità definisce un pavimento strutturale che cambia con minore frequenza. Comprendere questa ripartizione aiuta a leggere le variazioni settimanali e stagionali osservate alla pompa, distinguendo ciò che dipende dai mercati globali dell’energia da ciò che riflette scelte operative e commerciali lungo la filiera distributiva.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 8
Prezzi carburanti regione per regione, dove conviene fare il pieno oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.810 per la benzina, 1.887 per il diesel, 0.785 per il gpl, 1.568 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.886
Benzina SELF 1.808
GPL SERVITO 0.776
Metano SERVITO 1.506

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.909
Benzina SELF 1.837
GPL SERVITO 0.748
Metano SERVITO 1.577

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.920
Benzina SELF 1.843
GPL SERVITO 0.876
Metano SERVITO 1.730

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.896
Benzina SELF 1.821
GPL SERVITO 0.816
Metano SERVITO 1.663

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.893
Benzina SELF 1.826
GPL SERVITO 0.724
Metano SERVITO 1.527

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.875
Benzina SELF 1.795
GPL SERVITO 0.751
Metano SERVITO 1.516

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.893
Benzina SELF 1.813
GPL SERVITO 0.755
Metano SERVITO 1.500

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.882
Benzina SELF 1.799
GPL SERVITO 0.748
Metano SERVITO 1.635

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.884
Benzina SELF 1.802
GPL SERVITO 0.853
Metano SERVITO 1.527

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.874
Benzina SELF 1.794
GPL SERVITO 0.738
Metano SERVITO 1.537

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.860
Benzina SELF 1.782
GPL SERVITO 0.783
Metano SERVITO 1.500

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.914
Benzina SELF 1.835
GPL SERVITO 0.800
Metano SERVITO 1.473

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.874
Benzina SELF 1.792
GPL SERVITO 0.743
Metano SERVITO 1.557

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.886
Benzina SELF 1.815
GPL SERVITO 0.740
Metano SERVITO 1.606

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.892
Benzina SELF 1.811
GPL SERVITO 0.864

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.898
Benzina SELF 1.818
GPL SERVITO 0.809
Metano SERVITO 1.816

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.884
Benzina SELF 1.801
GPL SERVITO 0.761
Metano SERVITO 1.599

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.890
Benzina SELF 1.817
GPL SERVITO 0.795
Metano SERVITO 1.530

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.876
Benzina SELF 1.799
GPL SERVITO 0.784
Metano SERVITO 1.495

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.900
Benzina SELF 1.820
GPL SERVITO 0.869

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 04 luglio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.860
Benzina SELF 1.783
GPL SERVITO 0.761
Metano SERVITO 1.498

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 9
Auto elettriche, svolta UE: gli incentivi diventano un’eccezione al Patto di stabilità

Le auto elettriche sono sempre più diffuse in Europa, con vendite in forte crescita negli ultimi mesi. Per sostenere, in modo ancora più marcato, la diffusione delle auto a zero emissioni sul mercato, l’Ue si prepara a introdurre una nuova misura.

La conferma arriva da un report di ANSA che cita fonti di Bruxelles. Secondo le informazioni disponibili, l’Ue intende includere anche gli incentivi alle auto elettriche tra le deroghe previste per il patto di stabilità. Andiamo a riepilogare tutte le informazioni emerse sulla questione.

Tornano gli incentivi?

Attualmente, la Commissione europea sta lavorando a un piano per estendere la flessibilità per gli Stati membri. Il progetto iniziale prevedeva, infatti, una flessibilità esclusivamente per gli investimenti nella difesa.

Sul tavolo del Comitato economico e finanziario, però, c’è ora un progetto molto più articolato e che potrebbe rappresentare un importante punto di svolta per le politiche europee in tema di sostenibilità.

Gli incentivi per le auto elettriche (come le misure a sostegno per l’acquisto di pompe di calore) potrebbero rientrare tra le deroghe del patto di stabilità, con un’apertura che, nel prossimo futuro, permetterà agli Stati di rivalutarele proprie politiche.

Ricordiamo che la deroga al patto di stabilità permette di non conteggiare le spese selezionate (in questo caso gli investimenti per il sostegno alle auto elettriche) per il deficit pubblico quando l’Ue andrà a revisionare i conti degli Stati membri.

Una flessibilità limitata

In ogni caso, la misura avrà dei paletti ben precisi, limitando i margini di azione dei Governi. Inizialmente, infatti, la flessibilità garantita per la difesa riguardava investimenti fino all’1,5% del PIL in quattro anni (2025 – 2028) con vari tetti di spesa previsti su base annuale.

Per il momento, però, le informazioni disponibili sono limitate. ANSA, nel riportare la notizia, ha evidenziato che “L’estensione della clausola mira a rafforzare – nelle intenzioni di Bruxelles – la resilienza energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”.

Da notare, in ogni caso, che tra le spese per cui sarà possibile ottenere una deroga saranno esclusi i sussidi generalizzati e i tagli alle accise, una soluzione su cui l’Italia ha fatto ricorso per contrastare il caro carburante nel corso degli ultimi mesi.

Dal punto di vista politico, la scelta di includere le auto elettriche rappresenta una misura molto importante e, potenzialmente, decisiva per il sostegno alla diffusione delle auto a zero emissioni.

Come confermano gli ultimi dati di vendita di auto in Ue, le immatricolazioni di auto elettriche stanno crescendo anche se alcuni mercati restano ben al di sotto alla media Ue.

Con maggiore flessibilità, invece, sarà possibile anche per gli Stati che, attualmente, si trovano in maggiore ritardo avviare delle politiche di incentivazione mirate per sostenere la diffusione di auto elettriche.

Ulteriori dettagli arriveranno, senza dubbio, la prossima settimana quando la bozza del documento dovrebbe essere resa pubblica. Continuate a seguirci per tutti i dettagli relativi alla questione.

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 05:30:22 +0000
News n. 10
Salvini prepara la mossa contro i furbetti dell’RC Auto

L’evasione dell’RC Auto è uno dei problemi del settore dei trasporti in Italia. Gli ultimi dati, illustrati dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, nel corso dell’assemblea dell’Ania, offrono una fotografia aggiornata dell’attuale stato del mercato. Per contrastare questa pratica, già nel prossimo futuro, sono in fase di studio nuove soluzioni per contrastare i furbetti e supportare il principio “pagare meno, pagare tutti”. Ecco i dettagli completi in merito:

I numeri del fenomeno

Dai dati diffusi, sono circa 9 milioni i veicoli privi di copertura RC su un totale di oltre 47 milioni di veicoli censiti in Italia. Il conteggio non rispecchia al 100% il parco circolante in quanto include anche i veicoli destinati alla rottamazione e quelli inutilizzati da anni ma ancora presenti negli archivi (e privi di copertura RC). Si tratta, in ogni caso, di numeri molto elevanti. L’assenza di una copertura assicurativa è un problema che non si limita alle auto ma coinvolge anche moto e ciclomotori oltre ai mezzi pesanti.

Per quanto riguarda i dati geografici, è Napoli la provincia con il maggior numero di auto prive di una copertura RC, con una percentuale pari a ben il 37%. Da segnalare, inoltre, che a Catania si raggiunge il 34,4% mentre a Roma si tocca il 21,1%. L’elusione del pagamento della copertura assicurativa è un problema anche a Milano, dove il 18,7% delle auto è sprovvisto di una copertura, e Torino, provincia che tocca il 17,7%.

Napoli è al primo posto anche tra i motocicli, con il 53,2%, precedendo Catania, che si ferma al 53,1%. La provincia campana occupa il primo posto anche tra i ciclomotori, con una quota pari a ben l’84,4%. Tra i mezzi pesanti, invece, la prima posizione spetta a Catania, con il 48,3%, che supera Napoli, seconda con il 43,7%. Complessivamente, i veicoli pesanti sprovvisti di copertura assicurativa sarebbero ben 300 mila. La scelta di pubblicare dati provinciali, evidenzia il Ministero, non vuole “colpevolizzare alcune zone del Paese, anzi è l’esatto contrario, l’obiettivo è quello di pagare meno ma pagare tuttiâ€.

Cosa ha detto Salvini

Ecco le parole di Salvini in merito all’attuale situazione:

Sapere che ci sono milioni di auto, di camion e di moto circolanti senza copertura assicurativa, da un certo punto di vista è preoccupante, da un altro punto di vista è profondamente ingiusto.

Il ministro, che già nei mesi scorsi aveva anticipato una misura di contrasto all’evasione, ha esteso un invito ai vertici Ania:

possiamo e dobbiamo trovarci al Ministero dei Trasporti per sanare questa profonda ingiustizia, per portarvi nuovi clienti e per ragionare anche della riduzione dell’RC auto per la maggioranza che oggi paga e paga anche le conseguenze dell’evasione dell’elusione.

Per contrastare l’evasione dell’obbligo assicurativo, come riportato dal Sole24 Ore, ci sarà una serie di novità mirate a rafforzare le verifiche documentali e a uniformare le regole per l’utilizzo dei dispositivi di rilevazione da remoto delle violazioni del Codice della strada, in modo da rendere sempre più efficaci e automatizzati i controlli relativi alla presenza della copertura assicurativa di un veicolo.

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 05:30:10 +0000
News n. 11
Brumbrum: auto sempre più cara, per 8 italiani su 10 è ormai un lusso

L’automobile costa sempre di più e per molti italiani è ormai diventata un lusso, allo stesso tempo, però, continua a essere uno strumento indispensabile per lavorare, accompagnare i figli, raggiungere servizi e gestire le attività quotidiane. È questa la contraddizione principale che emerge dalla ricerca “The Expectations of Europeans regarding mobilityâ€, realizzata da OpinionWay per AramisAuto e presentata in Italia da brumbrum. L’indagine è stata condotta tra il 14 e il 23 aprile 2026 su 7.036 automobilisti maggiorenni in Francia, Regno Unito, Italia, Belgio, Germania, Austria e Spagna, mentre il campione italiano comprende 1.000 persone selezionate tenendo conto di genere, età, area geografica, condizione professionale e dimensioni del centro abitato.

Spostarsi costa di più per il 98% degli italiani

Il primo dato è particolarmente netto: il 98% degli automobilisti italiani ritiene che muoversi stia diventando sempre più costoso, con una media europea che si ferma al 95%, una percentuale comunque molto elevata. Il 95% pensa inoltre che le tensioni internazionali continueranno ad avere conseguenze durature sui prezzi dei carburanti, mentre per il 56% del campione, la vettura rappresenta la principale voce di spesa del bilancio personale o familiare.  A considerare il possesso di un’auto privata un lusso è l’82% degli intervistati, ma la percentuale sale all’87% tra le donne e all’88% nella fascia compresa tra 18 e 24 anni. Anche il reddito incide sulla percezione: tra le famiglie con una disponibilità economica più bassa, il dato raggiunge l’86%. Il risultato italiano è tra i più alti dei Paesi coinvolti nella ricerca, dove soltanto la Francia presenta un valore superiore, mentre nel Regno Unito e in Belgio la quota di chi considera l’auto un lusso risulta più contenuta.

La crescita dei costi non riduce la centralità dell’automobile, con il 91% degli italiani dichiara che, senza una vettura, non sarebbe in grado di spostarsi come vorrebbe. La dipendenza dall’auto è particolarmente evidente nelle aree suburbane, dove raggiunge il 95%, mentre nei centri urbani scende all’85%, ma rimane comunque molto alta. Il problema, quindi, non riguarda soltanto le zone rurali o i territori meno serviti dal trasporto pubblico, inoltre in molte aree del Paese l’automobile non può essere sostituita facilmente, in quanto le distanze dal luogo di lavoro, gli orari dei mezzi pubblici e la disponibilità limitata di collegamenti rendono complicato rinunciarvi. La risposta delle famiglie non è quindi l’abbandono completo della vettura, ma una riduzione del suo utilizzo e un allungamento dei tempi di possesso.

Meno viaggi, cambio dell’auto rimandato e un italiano su tre rinvia la manutenzione

La pressione economica ha già modificato le abitudini, con il 68% degli italiani afferma di avere ridotto gli spostamenti non essenziali, una percentuale superiore alla media europea del 64%, dove il 50% dichiara di muoversi più spesso a piedi, in bicicletta o attraverso altre soluzioni considerate sostenibili, anche se il 43% ha invece deciso di non sostituire la propria automobile. L’aumento del ricorso ai mezzi pubblici riguarda il 26% del campione italiano, contro una media europea del 36%, ma anche questa differenza conferma che autobus e treni non costituiscono sempre un’alternativa affidabile alla mobilità privata. Il quadro mostra quindi un approccio difensivo: si selezionano maggiormente gli spostamenti, si rimanda l’acquisto di una nuova auto e si cerca di utilizzare più a lungo quella già disponibile.

Il risultato più delicato riguarda la manutenzione, infatti il 32% degli automobilisti italiani dichiara di avere rinviato riparazioni e interventi non urgenti a causa delle difficoltà economiche, motivando il fatto che risparmiare su una lavorazione differibile può sembrare una scelta comprensibile, ma il confine tra manutenzione non urgente e intervento necessario non è sempre facile da individuare. Pneumatici usurati, freni vicini al limite o piccoli problemi meccanici possono peggiorare gradualmente, aumentando i costi futuri e riducendo la sicurezza.

La media delle rete per l'auto secondo la ricerca
Virgilio Motori
In Italia, la rata media considerata sostenibile per l’acquisto di una nuova automobile è di circa 272 euro al mese.

Il dato diventa ancora più significativo perché si accompagna all’allungamento della vita delle vetture, ma chi decide di non cambiare auto dovrebbe dedicare maggiore attenzione alla manutenzione, mentre una parte delle famiglie è costretta a rinviare proprio queste spese. Secondo Paolo Di Napoli, amministratore delegato di brumbrum, questo è il segnale più preoccupante della ricerca, dato che quando la necessità di risparmiare coinvolge elementi collegati alla sicurezza, la pressione economica non può più essere considerata soltanto temporanea.

Per una nuova auto non più di 272 euro al mese

La distanza tra i prezzi di mercato e la capacità di spesa emerge anche dalle risposte relative ai finanziamenti, dove in Italia, la rata media considerata sostenibile per l’acquisto di una nuova automobile è di circa 272 euro al mese. Solo il 20% degli intervistati potrebbe superare i 300 euro mensili, mentre il 58% non andrebbe oltre i 200 euro, una soglia difficile da conciliare con i prezzi raggiunti da molti modelli nuovi, soprattutto aggiungendo anticipo, assicurazione, manutenzione, bollo e costi di alimentazione. Il problema non riguarda quindi soltanto il listino, a pesare è il costo complessivo della proprietà e la sua incidenza sul bilancio familiare, dove anche una vettura efficiente può diventare poco accessibile quando la rata mensile supera la cifra considerata sostenibile.

La ricerca analizza anche le preferenze sulle motorizzazioni, dove il 50% degli italiani sceglierebbe oggi un’auto ibrida, mentre soltanto il 16% prenderebbe in considerazione un modello completamente elettrico. Il risultato non indica necessariamente una chiusura verso la transizione energetica, in quanto l’ibrido viene percepito come una soluzione intermedia, capace di ridurre consumi ed emissioni senza dipendere completamente dalle infrastrutture di ricarica.

L’elettrico puro deve invece fare i conti con prezzi di acquisto più elevati, disponibilità delle colonnine, tempi di ricarica e dubbi sul valore futuro della vettura. Il 60% degli intervistati giudica inoltre positivamente un rinvio dello stop alla vendita di nuove auto termiche previsto per il 2035, ma più che un rifiuto del cambiamento, emerge la richiesta di una transizione compatibile con le possibilità economiche delle famiglie e con la reale disponibilità delle infrastrutture.

L’usato ricondizionato guadagna spazio

In questo scenario, il mercato dell’usato assume un ruolo sempre più importante, in quanto non rappresenta più soltanto un’alternativa al nuovo, ma uno dei principali strumenti per continuare ad accedere alla mobilità privata. Brumbrum punta in particolare sull’usato ricondizionato, infatti il modello dell’azienda prevede l’acquisto diretto delle vetture, il ripristino in una factory proprietaria e una verifica articolata su oltre 300 punti.

Il livello di manutenzione di Brumbrum è altissimo
Ufficio Stampa Brumbrum
Ogni macchina di brumbrum viene sistemata totalmente prima di essere messa in vendita

L’obiettivo è applicare al mercato dell’usato un processo standardizzato, più vicino a quello industriale che alla vendita tradizionale, in questo modo l’azienda punta a contenere i costi e a offrire vetture controllate, garantite e accompagnate da informazioni trasparenti. Il prezzo, tuttavia, non è l’unico fattore decisivo, infatti il 62% degli italiani considera molto importante poter vedere e ispezionare personalmente un’auto ricondizionata prima dell’acquisto.

Per questo brumbrum affianca alla piattaforma digitale showroom fisici, nei quali è possibile controllare la vettura, parlare con un consulente, ritirare l’auto acquistata e consegnare quella da lasciare in permuta. La ricerca mostra che gli italiani non hanno smesso di considerare importante l’automobile. Al contrario, la vettura resta centrale proprio mentre diventa più difficile acquistarla, mantenerla e utilizzarla. La conseguenza è una serie di compromessi: meno viaggi non essenziali, sostituzioni rimandate, rate più basse e manutenzione rinviata. Anche l’interesse per l’ibrido e la prudenza nei confronti dell’elettrico riflettono la ricerca di una transizione sostenibile prima di tutto dal punto di vista economico. La sfida del mercato non consiste quindi soltanto nel proporre auto più moderne ed efficienti, ma diventa fondamentale rendere accessibili veicoli sicuri, controllati e adatti alla vita quotidiana. In questo contesto, l’usato ricondizionato può avere un ruolo sempre più rilevante.

Data articolo: Sat, 04 Jul 2026 04:00:22 +0000
News n. 12
F1, Qualifica Sprint GP Silverstone: Hamilton vola e stende tutti. È pole con Ferrari

A Silverstone la Ferrari SF-26 cancella le incertezze austriache, confermando fin dalle libere un setup maturo e un’ottima gestione ibrida. La conferma definitiva arriva in una Qualifica Sprint orchestrata alla perfezione dal muretto e sublimata in pista dal talento inesauribile di Hamilton. A quarantun anni l’inglese infiamma il suo pubblico domando la Mercedes e distaccando Leclerc, con un terzo settore magistrale che regala a Maranello una storica pole position. Charles solo quarto.

GP Silverstone, resoconto FP1: Ferrari subito pronta

La prima e unica sessione di libere sul tracciato inglese restituisce da subito un quadro incoraggiante per il box di Maranello. Su un tracciato insidioso, il Cavallino Rampante ha impostato un programma di lavoro chirurgico. Lavoro focalizzato in prima battuta sull’ottimizzazione dell’energia e sull’affinamento di un bilanciamento di base già abbastanza maturo sin dai primi giri.

Dal punto di vista telaistico e aerodinamico, la SF-26 ha risposto positivamente con la mescola Hard. La delibera della specifica aerodinamica con bargeboard a singolo elemento verticale ha garantito una base stabile per affrontare le alte velocità britanniche. Inizialmente, la monoposto ha mostrato una fisiologica tendenza alla rotazione utile nel lento, seppur accompagnata da una minima difficoltà nel centrare il punto di corda nelle pieghe più repentine.

Poi, a seguito di alcuni ritocchi a livello sospensivo, la Rossa è divenuta poco a poco più precisa trovando un posteriore finalmente molto stabile. L’utilizzo iniziale di mappature ibride medio-basse ha messo in luce l’urgente necessità di massimizzare il recupero energetico. Il fenomeno del super clipping si è fatto sentire, tutto vero, ma non come atteso per fortuna.

Ferrari ha lavorato molto bene sulle due fasi: harvesting e deployment. Visto i soli sessanta minuti a disposizione prima della sessione classificatoria, era molto importante presentarsi al meglio. La Rossa ha fatto bene i compiti da casa e in pista ha ulteriormente affinato la messa punto centrando di fatto un bilanciamento che funzionava bene. Serviva la conferma sul passo di qualifica.

Le due SF-26 danno gestire le Soft

La transizione sulle mescole Soft ha delineato le prime vere gerarchie sul giro secco. Entrambi gli alfieri Ferrari hanno dovuto fare i conti con il traffico nel primo settore, ma le dinamiche di guida sono state differenti. Charles Leclerc è parso faticare maggiormente nel trovare il ritmo ideale tra T1 e T2, pagando anche una vistosa correzione del posteriore in curva 3.

Decisamente più a suo agio Lewis Hamilton, bravo a domare qualche sbavatura, mettendoci tanto del suo , balzando di fatto in vetta alla classifica cronometrica. Ferrari si approcciava alla prima qualifica del weekend con una Rossa assai promettente, conscia di dover fare tutto in maniera perfetta per centrare l’obiettivo contro la super Mercedes ancora favorita.

GP Silverstone, resoconto qualifica sprint: Hamilton strepitoso

Il palcoscenico di Silverstone ha emesso il suo primo, inappellabile verdetto del fine settimana. Dopo le incertezze palesate nel recente appuntamento austriaco, la Scuderia Ferrari ha imposto la propria autorità nella Sprint Qualifying, capitalizzando al massimo il potenziale della SF-26. La sessione si è trasformata in un inesorabile crescendo tattico e prestazionale.

Qualifica culminata in una pole position storica che porta la firma di un intramontabile Lewis Hamilton, autentico dominatore in patria a quarantun anni. L’avvicinamento al momento decisivo è stato orchestrato con freddezza dal muretto box. Fin dalla SQ1, affrontata con la mescola Medium e un carico di carburante cautelativo, le monoposto italiane hanno palesato una precisione di inserimento notevole.

Lewis ha subito fatto la voce grossa, dettando il passo e mettendo margine sul compagno di squadra, nonostante alcune noie legate al traffico. Il focus ingegneristico si è immediatamente spostato sulla micro-gestione dell’handling: la telemetria ha guidato un preciso lavoro sui parametri del differenziale e sulla ripartizione di frenata, mirato a massimizzare le velocità a centro curva.

La transizione in SQ2 ha confermato la solidità della piattaforma aerodinamica, pur rivelando alcune spigolosità. La ricerca della perfetta finestra termica degli pneumatici è divenuta l’ago della bilancia. Nonostante un leggero sovrasterzo nelle curve a media velocità e qualche sbavatura, Hamilton ha superato il taglio con assoluta disinvoltura. Stesso discorso per il monegasco però meno in palla.

Lewis davanti a tutti esulta davanti al pubblico di casa

Il vero capolavoro di guida si è concretizzato nella decisiva SQ3. Con il passaggio alle mescole Soft, determinanti per l’extra grip ma critiche nel warm-up, le gerarchie si sono definite in modo brutale. Nel confronto diretto con la Mercedes W17, performante nel T1 ma leggermente in debito nel guidato, la Ferrari numero 44 ha costruito il suo vantaggio nel terzo settore.

Mentre Leclerc è stato costretto a un eccessivo lavoro di sterzo pagando a caro prezzo un vistoso sovrasterzo nell’ultima piega, Hamilton ha rasentato la perfezione. L’inglese ha estratto ogni stilla di prestazione, gestendo magistralmente l’auto pennellando un giro senza sbavature. Tre decimi e mezzo inflitti al compagno, pochi millesimi su Antonelli e pole in cassaforte: una prova di forza che rilancia la Rossa. La vittoria di Lewis a Barcellona non era un caso.

GP Silverstone, classifica finale Sprint Qualifying

Pos. N. Pilota Team SQ1 SQ2 SQ3 Giri
1 44 Lewis Hamilton Ferrari 1:29.273 1:28.747 1:28.376 14
2 12 Kimi Antonelli Mercedes 1:29.746 1:28.846 1:28.387 15
3 1 Max Verstappen Red Bull Racing 1:29.689 1:29.242 1:28.697 12
4 16 Charles Leclerc Ferrari 1:29.380 1:28.922 1:28.703 14
5 63 George Russell Mercedes 1:29.675 1:29.246 1:28.733 15
6 4 Lando Norris McLaren 1:30.142 1:29.401 1:28.740 15
7 81 Oscar Piastri McLaren 1:29.583 1:29.120 1:28.772 12
8 6 Isack Hadjar Red Bull Racing 1:29.470 1:29.280 1:28.835 14
9 30 Liam Lawson Racing Bulls 1:29.850 1:29.067 1:28.927 12
10 41 Arvid Lindblad Racing Bulls 1:30.453 1:29.330 1:29.367 12
11 10 Pierre Gasly Alpine 1:30.444 1:29.482 9
12 5 Gabriel Bortoleto Audi 1:30.407 1:29.679 12
13 27 Nico Hulkenberg Audi 1:30.107 1:29.707 12
14 43 Franco Colapinto Alpine 1:30.894 1:29.983 9
15 55 Carlos Sainz Williams 1:31.073 1:30.197 12
16 23 Alexander Albon Williams 1:30.779 1:30.650 13
17 87 Oliver Bearman Haas F1 Team 1:31.083 6
18 31 Esteban Ocon Haas F1 Team 1:31.714 6
19 11 Sergio Perez Cadillac 1:31.776 6
20 77 Valtteri Bottas Cadillac 1:32.020 6
21 14 Fernando Alonso Aston Martin 1:32.910 5
22 18 Lance Stroll Aston Martin 1:32.988 5

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 17:18:53 +0000
News n. 13
Auto ibride plug-in sempre più diffuse e in Italia crescono più che in Europa

Le auto ibride plug-in sono sempre più diffuse, anche grazie agli investimenti dei costruttori che, in questi ultimi anni, hanno migliorato i propri veicoli sotto tutti i punti di vista, considerando sia le prestazioni che la possibilità di utilizzo in modalità a zero emissioni, con un’autonomia sempre più elevata.

I dati di vendita in Europa confermano la crescita delle ibride plug-in ma evidenziano anche un ritmo differente tra i vari mercati. In particolare, in Italia si sta registrando una crescita molto elevata mentre il dato medio europeo è decisamente più contenuto. Il mercato italiano sta, quindi, recuperando terreno rispetto a molti altri Paesi europei.

Andiamo ad analizzare la questione nei dettagli, considerando i dati ACEA diffusi nei giorni scorsi e relativi al periodo gennaio – maggio 2026 per quanto riguarda le immatricolazioni di nuove autovetture.

Come vanno le ibride plug-in in Europa

Le auto ibride plug-in si stanno ritagliando uno spazio significativo in Europa con un totale di 594 mila unità immatricolate nel periodo considerato e una crescita del 25% su base annua. Il dato in questione si riferisce al mercato che comprende tutti i Paesi UE, il Regno Unito e i Paesi Efta. Il market share delle ibride plug-in risulta essere pari a poco più del 10%. Considerando il solo mercato Ue, che cresce del 22,1%, la quota di mercato delle PHEV risulta essere pari al 9,7%. Per sapere come sta andando tutto il mercato potete consultare il nostro approfondimento sulle vendite in Europa.

Una crescita record in Italia

In Italia si registra un dato particolarmente interessante per le auto ibride plug-in. Nel periodo considerato, sul mercato italiano, sono state immatricolate quasi 69 mila unità di auto ibride plug-in. In questo caso, la crescita risulta essere pari all’84,9% rispetto ai dati registrati lo scorso anno. Il market share è dell’8,3%.

Questo dato conferma come la diffusione delle ibride plug-in in Italia sia ancora inferiore rispetto alla media europea e rispetto ai principali mercati continentali. La crescita, però, è significativa e, quindi, permette all’Italia di ridurre il gap con il resto del mercato europeo. In ottica futura, inoltre, il mercato italiano potrebbe diventare un riferimento importante per il settore.

È interessante sottolineare come, in Italia, le ibride plug-in abbiano superato le elettriche (almeno considerando i dati aggiornati a fine maggio). Le auto a zero emissioni, infatti, hanno raggiunto quota 64 mila unità immatricolate, registrando una crescita del 75,7% su base annua. Entrambe le categorie stanno vivendo un periodo di grande diffusione, permettendo al mercato italiano di avvicinarsi alla media europea in termini di quote di mercato. Ulteriori dettagli sulla questione arriveranno nel corso delle prossime settimane, con i dati completi sul primo semestre in Europa.

Ricordiamo che l’Italia ha chiuso in positivo il primo semestre del 2026 confermando un buon momento per tutto il settore automotive, almeno per quanto riguarda i volumi complessivi delle immatricolazioni e la quota crescente dei modelli elettrificati (in particolare le BEV a zero emissioni e le ibride PHEV).

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 14:15:42 +0000
News n. 14
In monopattino sull’A1 per andare a Milano

Un ventiseienne è stato fermato dagli agenti della Polizia Stradale di Bologna mentre procedeva in monopattino elettrico sulla A1 con l’obiettivo di raggiungere Milano. Durante il fermo, l’uomo è stato trovato con addosso diversi grammi di stupefacenti. La notizia, riportata dalla stampa nazionale, ha dell’incredibile anche se, fortunatamente, il caso si è concluso senza alcun incidente. Andiamo a riepilogare tutti i dettagli sulla questione.

Cosa è successo

Il caso è avvenuto nei giorni scorsi quando un uomo di ventisei anni è stato avvistato sull’Autostrada A1 con il suo monopattino elettrico, con l’obiettivo di raggiungere Milano. Diversi automobilisti, dopo aver visto l’uomo spostarsi lungo la tratta autostradale con il piccolo mezzo elettrico, hanno allertato la Polizia Stradale, intervenuta rapidamente per completare il fermo.

L’operazione non è stata semplice, per via delle difficoltà legate alla circolazione di auto ad alta velocità lungo la A1. In aggiunta, dalle ricostruzioni, sembrerebbe che l’uomo, che, come detto, è stato trovato in possesso di diversi grammi di sostanze stupefacenti (due involucri con poco più di 20 grammi di droga, tra hashish e marijuana), abbia offerto una scarsa collaborazione agli agenti, sembrando incurante dei rischi legati alla circolazione in autostrada con un monopattino elettrico (chiaramente vietata dal Codice della Strada).

Gli agenti della Polizia Stradale, però, sono riusciti a deviare la corsa dell’uomo, completando il fermo in una piazzola di sosta, senza alcuna conseguenza sulla circolazione. Il fermato ha confermato di “avere fretta” e di voler raggiungere Milano il prima possibile. Senza alcuna logica, però, per raggiungere la città lombarda, l’uomo ha ben pensato di prendere l’autostrada quando avrebbe potuto utilizzare un semplice collegamento via treno, portando con sé il monopattino (ora sequestrato dalla Stradale).

Non è chiaro se il monopattino fosse modificato, come avvenuto con altri mezzi simili fermati in passato, oppure se si trattasse di un veicolo regolare.

Scattano le sanzioni

L’uomo fermato è un cittadino di origine africana, anche se non ci sono informazioni in merito alla sua effettiva residenza. In ogni caso, il fermo ha portato alla notifica di un decreto della Questura di Reggio Emilia con la revoca delle condizioni di accoglienza. In aggiunta, sono scattate le sanzioni previste per la guida in autostrada con un monopattino elettrico. Oltre alla violazione del Codice della Strada, ci sono altre sanzioni da tenere in considerazione. L’uomo, infatti, è stato denunciato per possesso di stupefacenti. Gli agenti effettueranno ora delle verifiche per approfondire la questione.

Dove si può circolare con i monopattini elettrici

Come previsto dal nuovo Codice della Strada, la circolazione con monopattini elettrici è consentita esclusivamente lungo le strade urbane dove è previsto un limite di velocità di 50 km/h. Non è possibile circolare su altre strade e, a maggior ragione, non si può prendere l’autostrada con un monopattino. Per maggiori dettagli in merito consigliamo di consultare l’approfondimento sulle strade dove si può circolare in monopattino che chiarisce anche dove non è possibile circolare.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 13:45:01 +0000
News n. 15
Auto elettriche per 14enni, quanto costano le minicar e quali incentivi ci sono

Le minicar elettriche non sono automobili tradizionali, non richiedono la patente B e non hanno le prestazioni di una city car. Sono però più protettive di uno scooter, più facili da parcheggiare di un’auto, meno impegnative da gestire rispetto a un veicolo termico.

Il tema interessa soprattutto le famiglie con figli di 14 anni perché da questa età è possibile guidare i quadricicli leggeri con patente AM. Negli ultimi anni è cambiato il mercato. Accanto ai marchi storici delle minicar, come Ligier e Aixam, sono arrivate proposte più vicine al mondo dell’auto, dalla Citroën Ami alla Fiat Topolino, fino alla Mobilize Duo e alla Microlino Lite. Il risultato è un segmento più competitivo e più complesso da valutare.

Cosa sono le minicar elettriche

Le minicar elettriche guidabili dai 14 anni rientrano nella categoria dei quadricicli leggeri. Sono veicoli a quattro ruote progettati soprattutto per l’uso urbano, con dimensioni ridotte, velocità limitata e una struttura più semplice rispetto a quella di un’automobile.

Il limite principale è la velocità. I quadricicli leggeri L6e non possono superare i 45 km/h e non sono adatti a tangenziali, strade veloci o percorrenze extraurbane complesse. In cambio offrono ingombri ridotti, consumi bassi, ricarica semplice e una maggiore protezione dagli agenti atmosferici rispetto alle due ruote.

La categoria L6e prevede massa e potenza contenute. La normativa europea distingue tra sottocategorie e consente per i quadricicli leggeri con abitacolo potenze nominali più alte rispetto alla vecchia definizione italiana, ma il vincolo dei 45 km/h resta il riferimento più importante per chi guida a 14 anni. Diverso è il discorso dei quadricicli pesanti L7e. Questi modelli sono più potenti, possono raggiungere velocità più alte e richiedono la patente B1, conseguibile dai 16 anni.

Chi può guidarle e con quale patente

Per guidare una minicar elettrica L6e a 14 anni serve la patente AM. È la stessa abilitazione richiesta per ciclomotori e scooter di piccola cilindrata, ma nel caso dei quadricicli leggeri consente di accedere a un veicolo a quattro ruote con abitacolo chiuso. La patente B non è necessaria, mentre chi possiede già una patente superiore può guidare questi mezzi senza conseguire un titolo aggiuntivo.

Il conducente minorenne è chiamato a rispettare i limiti previsti per la categoria e usare le cinture quando presenti. Il quattordicenne non può portare liberamente un amico solo perché il veicolo ha due posti. La possibilità di trasportare un passeggero dipende dall’età del conducente e dall’omologazione del mezzo e di conseguenza va verificata con attenzione prima di consegnare le chiavi a un ragazzo.

Quanto costano le minicar elettriche

Le minicar elettriche più accessibili partono da cifre vicine a quelle di uno scooter premium, mentre i modelli più completi possono arrivare a livelli da auto usata. Oggi la forbice va indicativamente da meno di 9.000 euro fino a oltre 18.000 euro, a seconda di marca, batteria, autonomia, dotazioni e formula commerciale.

La Citroën Ami è uno dei riferimenti più noti del mercato. Il prezzo di listino parte da 8.490 euro, con batteria da 5,5 kWh, autonomia dichiarata fino a 75 km e ricarica da presa domestica in circa 3 ore. È una proposta pensata per la città, con due posti e un’impostazione volutamente spartana. Il suo vantaggio è il costo d’ingresso basso; il suo limite è una dotazione ridotta rispetto alle minicar più tradizionali.

La Fiat Topolino si muove sulla stessa base tecnica della Ami, ma punta su immagine, personalizzazione e richiamo stilistico italiano. Il listino indicato da Fiat è di 9.890 euro mentre le promozioni 2026 hanno portato il prezzo a 8.950 euro o a 7.450 euro con finanziamento e rottamazione, secondo le condizioni previste dall’offerta. L’autonomia dichiarata è fino a 75 km e la velocità massima resta di 45 km/h. La ricarica avviene da una normale presa domestica in meno di 4 ore.

Mobilize Duo, marchio del gruppo Renault, interpreta la microcar elettrica in modo diverso. La configurazione è più stretta e verticale, con due posti in tandem ovvero uno dietro l’altro. L’autonomia dichiarata nella versione elettrica arriva a circa 161 km secondo i dati di listino pubblicati da fonti di settore, mentre l’offerta in corso indica un anticipo di 6.400 euro e 60 rate da circa 49 euro per la versione Duo 45 Neo.

Microlino Lite è una delle proposte più ricercate tra quelle pensate anche per la guida a 14 anni. Il modello punta su design rétro, dimensioni compatte, abitacolo più curato e batterie con autonomia superiore rispetto alle microcar più economiche. Il prezzo di partenza è intorno a 17.900 euro per la versione Lite, con valori più alti per le configurazioni superiori.

Aixam e Ligier restano marchi forti tra le minicar, anche perché arrivano da una tradizione più lunga nel settore dei quadricicli. I prezzi possono essere più alti rispetto ad Ami e Topolino, ma propongono abitacoli più automobilistici, dotazioni più ricche, maggiore percezione di solidità e una rete specializzata.

Gli incentivi 2026: quanto si può risparmiare

Il Ministero per le Imprese e il Made in Italy ha riaperto le prenotazioni per i veicoli di categoria L, cioè ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli leggeri e pesanti. Le minicar elettriche rientrano quindi nel perimetro dell’Ecobonus se sono nuove di fabbrica e appartengono alle categorie ammesse.

Il contributo senza rottamazione è pari al 30% del prezzo di acquisto, fino a un massimo di 3.000 euro. Questa opzione riguarda i veicoli elettrici. Con la rottamazione il contributo sale al 40% del prezzo, fino a un tetto massimo di 4.000 euro. Il mezzo da rottamare deve appartenere alle classi ambientali Euro 0, Euro 1, Euro 2 o Euro 3 e deve essere intestato da almeno 12 mesi all’acquirente o a un familiare convivente.

Chi compra non deve presentare domanda in prima persona al Ministero perché la prenotazione viene effettuata dal concessionario o dal rivenditore aderente. Lo sconto viene applicato sul prezzo finale e il venditore recupera il contributo secondo le regole della piattaforma.

Gli incentivi per la categoria L hanno una dotazione annuale, ma possono esaurirsi o essere soggetti a riaperture della piattaforma. Dal 2027 lo scenario potrebbe diventare meno generoso. Le linee indicate per il futuro del fondo automotive prevedono una riduzione degli sconti con percentuali e tetti più bassi rispetto al 2026.

Quanto costa dopo il bonus

Il prezzo finale dipende dal modello e dalla rottamazione. Una minicar da 8.500 euro può scendere sensibilmente con il contributo del 30%, mentre con rottamazione il taglio può essere ancora più consistente. Su un modello da 10.000 euro, il 30% vale 3.000 euro; su uno stesso prezzo con rottamazione, il 40% vale 4.000 euro. In termini pratici, l’incentivo può trasformare una microcar elettrica da 10.000 euro in un acquisto da 6.000-7.000 euro, prima di considerare eventuali costi accessori.

Anche l’assicurazione pesa. Una minicar elettrica non costa come un’auto di grossa cilindrata, ma resta un veicolo che circola su strada e che viene affidato a conducenti molto giovani. La compagnia assicurativa può valutare età, territorio, garanzie accessorie, furto, incendio, cristalli, eventi atmosferici e assistenza stradale.

La ricarica è invece uno dei punti più favorevoli. Batterie piccole e consumi bassi permettono di spendere poco per ogni pieno di energia, soprattutto se si ricarica a casa. Modelli come Ami e Topolino possono essere collegati a una normale presa domestica, senza wallbox obbligatoria.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 12:00:10 +0000
News n. 16
Dacia Duster, il segreto del successo è la nuova piattaforma

La Dacia Duster ha intrapreso un percorso di profonda evoluzione tecnologica che ne ridefinisce il posizionamento nel mercato dei SUV compatti. Il cuore pulsante di questo cambiamento è l’adozione della piattaforma CMF-B, un’architettura modulare e flessibile che rappresenta il pilastro della strategia industriale della Marca. Già collaudata su modelli di successo come Sandero e Jogger, l’integrazione di questa piattaforma sulla Duster segna un significativo passo avanti in termini di prestazioni, comfort e versatilità, garantendo al contempo quell’efficienza e competitività che sono nel DNA di Dacia.

Ottimizzazione dello spazio e abitabilità

Uno dei vantaggi più evidenti portati dalla piattaforma CMF-B riguarda l’architettura degli interni. Sebbene la lunghezza complessiva della vettura sia rimasta invariata a 4,34 metri, l’ingegneria della nuova piattaforma ha permesso di migliorare sensibilmente l’abitabilità interna.

Il risultato è un ambiente più generoso per i passeggeri e una capacità di carico superiore per i bagagli. Questa gestione intelligente degli spazi conferma la vocazione della Duster come veicolo funzionale e versatile, capace di rispondere alle esigenze di una clientela che cerca compattezza esterna ma massimo spazio a bordo.

Dinamica di guida e stabilità superiore

I benefici della piattaforma CMF-B sono particolarmente tangibili sul fronte del comportamento stradale. Lo sviluppo tecnico si è concentrato sull’ottimizzazione delle barre antirollio, aumentando la rigidità strutturale del mezzo. Per la versione a due ruote motrici, questo si traduce in una riduzione del rollio del 21% rispetto alla generazione precedente, offrendo una sensazione di maggiore precisione e stabilità durante i cambi di direzione e in curva. Anche la versione 4×4 trae giovamento da questa architettura, con una riduzione del rollio del 17%, elemento che ne rafforza la sicurezza e la polivalenza su ogni tipo di terreno.

Oltre alla rigidità, Dacia ha affinato numerosi parametri per rendere la guida più coerente e fluida. Sono state riviste le impostazioni dello smorzamento, la taratura del servosterzo e la scelta degli pneumatici. Questi interventi mirati permettono alla Duster di offrire una risposta più pronta ai comandi del conducente, migliorando l’esperienza di guida sia nei contesti urbani che in quelli extraurbani.

Comfort acustico e benessere a bordo

Un altro punto di forza derivante dall’adozione della CMF-B è il netto miglioramento del comfort acustico. Grazie alla struttura della piattaforma e a una messa a punto specifica, la rumorosità di rotolamento è stata ridotta di circa 2 dB. Sebbene il numero possa sembrare piccolo, per gli occupanti si traduce in una percezione di rumore sensibilmente inferiore, rendendo l’abitacolo un luogo più silenzioso e accogliente, ideale per affrontare lunghi viaggi in totale relax.

La frontiera dell’elettrificazione

Forse il vantaggio più strategico offerto dalla nuova piattaforma è la possibilità di ospitare motorizzazioni moderne ed elettrificate. La Duster può ora vantare a listino tecnologie mild hybrid e full hybrid (con la versione da 155 CV). Un vero concentrato di innovazione è rappresentato dalla versione Hybrid-G 150 4X4: in questo caso, la piattaforma ha permesso di abbinare un motore mild hybrid GPL alla trazione integrale, ottenuta grazie all’installazione di un motore elettrico posteriore.

Con questa evoluzione, Dacia dimostra di saper coniugare i suoi storici valori di semplicità e robustezza con un’innovazione tecnologica che guarda al futuro. La Duster si conferma così un punto di riferimento nel suo segmento, offrendo oggi una dinamica di guida migliorata e dotazioni all’avanguardia senza tradire il rapporto qualità-prezzo che ha reso il marchio celebre in tutto il mondo.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 10:50:21 +0000
News n. 17
Cresce il fascino per le auto vintage: un settore dalle grandi potenzialità

Il mondo delle automobili sta vivendo una trasformazione senza precedenti verso l’elettrico, ma parallelamente si assiste a un fenomeno opposto e altrettanto potente: il crescente apprezzamento per le vetture d’epoca o di interesse storico. Si definiscono “vintage” quelle auto con almeno 20 anni di età, che si preparano a diventare ufficialmente storiche nel giro di un decennio. Questo settore non è solo una nicchia per nostalgici, ma un mercato dinamico e affascinante che ha dimostrato una resilienza e una capacità di crescita straordinarie, specialmente nel periodo post-pandemia.

Un mercato per ogni tasca e ambizione

L’attrattività del settore vintage risiede nella sua incredibile varietà. Non è necessario possedere capitali immensi per farne parte: il mercato offre soluzioni per ogni budget. Si va dalle iconiche Fiat 500 degli anni ’70, reperibili a meno di 10.000 euro, fino a vette collezionistiche estreme come la Ferrari F50, che può toccare quotazioni di 4 milioni di euro. Casi eccezionali, come la vendita di una Mercedes-Benz 300 SLR Uhlenhaut Coupé del 1955 per 145 milioni di dollari nel 2022, confermano che per i modelli più rari il cielo è l’unico limite.

Chi si avvicina a questo mondo deve compiere una scelta strategica fondamentale: investire in un esemplare perfetto e a basso chilometraggio per attendere una rivalutazione economica, oppure acquistare il modello dei propri sogni per il puro piacere di guidarlo nel tempo libero. Spesso, le due strade si incrociano grazie alle cosiddette “youngtimer”. Si tratta di auto relativamente recenti ma già iconiche che, con una spesa di poco superiore a quella di un’utilitaria moderna, offrono emozioni da supercar. Un esempio emblematico è la Nissan 350Z, una coupé a trazione posteriore con motore V6 da 300 CV, acquistabile anche a meno di 25.000 euro.

La resistenza analogica nell’era digitale

Le potenzialità di crescita del settore sono alimentate anche da una reazione culturale alla modernità. In un’epoca di elettrificazione diffusa, la voglia di guidare un’auto analogica è diventata fortissima. Molti appassionati ricercano il carattere meccanico e il suono distintivo di motori che hanno fatto la storia, come il V6 Busso dell’Alfa Romeo, il sei cilindri in linea BMW, i propulsori ad alta rotazione V-TEC di Honda o i classici “flat-six” Porsche raffreddati ad aria. Queste auto offrono un’esperienza sensoriale che le moderne vetture digitali faticano a replicare, garantendo al settore una domanda costante e in aumento.

Agevolazioni e gestione

Oltre alla passione, esistono vantaggi pragmatici che rendono l’acquisto interessante. Le auto storiche con oltre 30 anni godono dell’esenzione dal bollo auto, pagando solo una tassa di circolazione forfettaria di circa 28,40 euro l’anno per circolare su strada. Per le vetture tra i 20 e i 29 anni, le agevolazioni variano in base alla regione, ma spesso includono riduzioni significative del bollo. Tuttavia, per preservare il valore dell’investimento, è cruciale avere una conoscenza approfondita della storia dell’esemplare e pianificare con cura la manutenzione meccanica.

Il settore delle auto vintage rappresenta una frontiera affascinante dove la storia meccanica incontra l’opportunità finanziaria. Eventi globali e fiere di settore, come Auto e Moto d’Epoca a Bologna, continuano a mostrare come questo mondo sia in fermento, capace di attrarre nuove generazioni di driver che cercano nell’auto non solo un mezzo di trasporto, ma un’emozione da custodire nel tempo.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 10:00:44 +0000
News n. 18
Diesel, la fine di un’era? Le auto a gasolio stanno scomparendo dal mercato italiano

Per decenni, il motore a gasolio ha rappresentato una certezza incrollabile per il mercato automobilistico italiano, dominando le classifiche di vendita con quote di mercato che apparivano inattaccabili. Dalle agili citycar ai maestosi SUV, il diesel era la risposta universale per ogni tipo di automobilista grazie a una presenza capillare su quasi ogni modello. Tuttavia, osservando lo scenario attuale del 2026, appare chiaro che quel dominio incontrastato appartiene ormai al passato, sostituito da un declino che sembra irreversibile.

Il confronto impietoso con dieci anni fa

Per comprendere l’entità di questa caduta, è necessario guardare ai numeri di dieci anni fa. Nel primo semestre del 2016, il diesel era la motorizzazione preferita dal 56,4% degli italiani, con oltre 592.000 immatricolazioni in soli sei mesi. A quel tempo, l’elettrico era una realtà nettamente ai margini dell’impero (meno di 700 unità vendute) e l’ibrido occupava una nicchia del tutto marginale.

Odiernamente, la situazione si è capovolta. Nei primi sei mesi del 2026, la quota di mercato del diesel in Italia è precipitata al 4,8%, con appena 64.213 auto targate. Al suo posto, l’elettrificazione ha conquistato il trono: i motori ibridi (mild e full) sono diventati la prima forza del Paese con oltre 470.000 vendite, e persino le auto elettriche 100% e le plug-in hanno ormai superato per volumi i modelli a gasolio.

Addio alle piccole, spazio ai SUV premium

Un altro segnale inequivocabile della “sparizione” del diesel è il radicale mutamento dell’offerta commerciale. Dieci anni fa, tra le auto diesel più vendute svettavano modelli di piccole dimensioni come: Fiat 500X, 500L, Renault Clio e persino la Fiat Panda. Oggi, molte di queste vetture sono scomparse dal mercato o hanno abbandonato il gasolio in favore di schemi full hybrid.

Attualmente, il diesel è diventato una “questione per pochi”, confinato quasi esclusivamente ai segmenti superiori, dal C in su per intederci. Le regine del mercato a gasolio del 2026 sono quasi tutte vetture premium o SUV di medie dimensioni, come l’Audi Q3, la Volkswagen Tiguan e la Mercedes GLA. È emblematico notare che le vendite complessive dei primi tre modelli diesel odierni non raggiungono nemmeno quanto faceva da sola la Volkswagen Golf nel lontano 2016.

Le cause di una crisi strutturale

Perché il diesel sta scomparendo? Le ragioni sono molteplici e interconnesse, proviamo a individuarle. Ci sono le scelte industriali e normative, le regole europee sul taglio delle emissioni hanno spinto i costruttori a ridurre drasticamente l’offerta, concentrandosi su motorizzazioni elettrificate per evitare sanzioni. Poi, i costi di listino, non a caso per abbattere le emissioni di ossidi di azoto (NOx) e particolato, i motori moderni hanno richiesto l’installazione massiccia di catalizzatori e complessi sistemi AdBlue, che hanno fatto lievitare i prezzi di acquisto.

Infine, ci sono ragioni di inquinamento e tutela degli ambienti urbani. Molte regioni e grandi città hanno avviato una vera e propria “guerra anti-diesel”. A Milano, per esempio, dal 2029 l’accesso alle Area B e Area C sarà interdetto anche ai modelli Euro 6D, scoraggiando chi vive o lavora nei centri urbani. Infine, c’è il fattore pieno. Cosa vuol dire? Con la fine delle agevolazioni fiscali e le crisi internazionali, il costo del gasolio ha subito rincari pesanti, superando spesso la soglia dei 2 euro al litro, annullando il vantaggio economico del rifornimento.

In via di estinzione?

Le auto diesel sono davvero in via di estinzione? Sebbene non siano ancora del tutto sparite, la loro natura è cambiata. Grazie a soluzioni mild hybrid o plug-in, la tecnologia a gasolio tenta di sopravvivere in una forma elettrificata per soddisfare chi percorre ancora lunghissime distanze. Tuttavia, per la grande massa degli automobilisti, il diesel è passato dall’essere una certezza a un ricordo di un mercato che non esiste più.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 08:38:58 +0000
News n. 19
Finisce il taglio accise, fare il pieno di benzina e diesel costerà di più

Venerdì 3 luglio 2026 segna un momento di svolta per milioni di automobilisti italiani. È infatti l’ultimo giorno in cui i prezzi dei carburanti rimangono calmierati dall’intervento straordinario del governo. Da domani, sabato 4 luglio, le aliquote delle accise torneranno ai livelli ordinari, mettendo fine a una stagione di sconti fiscali che era stata introdotta per far fronte alle forti tensioni sui mercati energetici internazionali, innescate in particolare dai conflitti in Medio Oriente.

Il rincaro alla pompa: numeri e previsioni

La fine della misura comporterà un aumento immediato e tangibile dei listini. L’ultimo decreto in materia, risalente al 6 giugno scorso, aveva garantito uno sconto di cinque centesimi al litro sia sul diesel che sulla benzina che, includendo l’Iva, si traduceva in un risparmio complessivo di circa sei centesimi al litro.

Secondo le stime fornite dal Codacons, la revoca di questo beneficio si tradurrà in un costo aggiuntivo di circa 3,05 euro per ogni pieno effettuato dagli automobilisti. Le previsioni sui prezzi medi indicano una risalita rapida: sulla rete ordinaria, il gasolio si attesterà intorno a 1,94 euro al litro, mentre in autostrada supererà la soglia psicologica dei due euro, toccando i 2,02 euro al litro. Per quanto riguarda la benzina, il prezzo medio è stimato a 1,86 euro al litro sulla rete urbana e a 1,95 euro al litro lungo i tratti autostradali.

Le ragioni del Governo

La decisione dell’esecutivo di non rinnovare la proroga dello sconto poggia su due motivazioni principali: la tenuta dei conti pubblici e il mutato scenario internazionale del mercato petrolifero. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha giustificato la scelta parlando di una “bonaccia della pace” che ha generato un calo dei prezzi, rendendo l’intervento non più strettamente necessario. Sulla stessa linea, il ministro per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha confermato che attualmente non sussistono le condizioni d’emergenza che avevano portato al taglio.

In effetti, il prezzo del Brent ha subito un crollo verticale, passando dai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari registrati recentemente, con un deprezzamento del 25,5%. Tuttavia, le associazioni dei consumatori notano con criticità come questo calo non sia stato pienamente trasferito agli utenti finali, dato che nell’ultimo mese i prezzi alla pompa si sono ridotti solo del 6% circa.

Il timore dell’effetto moltiplicatore

L’accoglienza della notizia da parte delle associazioni di categoria e a tutela dei consumatori è stata fredda. Assoutenti ha sottolineato come la fine del taglio produrrà un “effetto moltiplicatore” sui listini al dettaglio e sull’inflazione generale, chiedendo al governo di passare da “misure spot legate alla guerra” a una riduzione strutturale delle accise, considerata l’elevata tassazione che vige in Italia.

Anche il mondo delle imprese guarda con preoccupazione a questa data. Mino Dinoi, presidente della Confederazione Aepi, pur comprendendo le esigenze di bilancio dello Stato, ha definito lo stop allo sconto come “non una bella notizia” per le micro e piccole imprese, auspicando che l’esecutivo adotti una visione strategica capace di sostenere le attività produttive su altri fronti. Con l’alba di domani, dunque, la sfida per il portafoglio degli italiani si sposta nuovamente sui cartelloni luminosi dei distributori, in un mercato che fatica ancora a riflettere con equità le variazioni delle quotazioni internazionali.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 07:33:08 +0000
News n. 20
Jeep Avenger, il SUV più amato dagli italiani: semestre da record

I primi sei mesi del 2026 consegnano un nuovo primato al SUV disegnato a Torino: Jeep Avenger è il modello più venduto della categoria, considerando tutte le motorizzazioni. Nello stesso periodo ha raggiunto anche il secondo posto assoluto nei confini nazionali, dietro una sola auto e davanti a ogni altro SUV.

Secondo le rilevazioni diffuse da Dataforce, Avenger ha conquistato il 5,2% del suo comparto nel primo semestre. Restringendo il campo ai B-SUV, la quota sale al 10,6%, abbastanza per confermare la leadership nella categoria. Sul totale del mercato italiano, invece, il modello si è fermato poco sotto il 2,7% e a giugno ha mantenuto un passo sostenuto, con una quota vicina al 3,5% tra gli sport utility vehicle.

Un’offerta per esigenze diverse

Prosegue dunque una tendenza già emersa nel 2024 e nel 2025, merito anche della possibilità di scegliere tra versioni molto diverse. La gamma comprende infatti la variante elettrica, l’e-Hybrid con sistema a 48 volt e cambio automatico, il benzina con trasmissione manuale e la 4xe a trazione integrale elettrificata. Avenger ha così intercettato esigenze diverse, dall’impiego quotidiano in città alla ricerca di consumi contenuti, offrendo al tempo stesso una certa disinvoltura sui fondi difficili.

Disegnata a Torino e progettata in Europa, la piccola americana si rivolge agli automobilisti del continente. Gli ingombri contenuti facilitano l’impiego nei tratti urbani, mentre la posizione di guida rialzata conserva l’impostazione tipica di un SUV.

Gli ordini raccolti a livello complessivo hanno raggiunto quota 280.000, con le versioni elettrificate rappresentanti il 60% del totale. In Europa Avenger occupa il secondo posto tra i B-SUV per volumi e anche la clientela si è allargata: la quota di acquirenti donne e quella degli under 40 risultano entrambe superiori del 35% alla media del marchio.

Il buon andamento di Avenger contribuisce alla posizione di Jeep nella top ten italiana delle passenger car. Nei primi sei mesi del 2026 il brand ha ottenuto una quota del 3,77%, arrotondata al 3,8%.

Compass amplia la gamma con una terza soluzione elettrificata

Accanto al modello più compatto, Compass continua a difendere un posto tra i dieci C-SUV più venduti. È ancora recente l’apertura degli ordini della nuova 4xe completamente elettrica a trazione integrale. Il sistema da 375 CV utilizza due motori, uno per asse, e la batteria da 96,1 kWh reali promette oltre 600 km di autonomia WLTP, mentre il passaggio dal 20 all’80% richiede 27 minuti nelle condizioni ideali.

Basato sulla piattaforma STLA Medium, il modello nasce in Italia e prova a trasferire la tradizione fuoristradistica di Jeep in un SUV di ultima generazione. L’altezza da terra supera i 200 mm permettendo di affrontare guadi fino a 480 mm e sull’asfalto il lavoro aerodinamico ha portato il coefficiente di resistenza a 0,29.

In alternativa, Jeep propone a 33.900 euro la e-Hybrid da 145 CV tramite un finanziamento a interessi zero riservato alle unità coinvolte nell’iniziativa, dotata di un turbo benzina affiancato da un motore elettrico integrato nel cambio automatico a doppia frizione. Fra le due varianti si inserisce la plug-in hybrid da 225 CV. La Compass di nuova generazione prova ad accrescere il proprio appeal, portando a tre le principali soluzioni elettrificate previste nella gamma.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 05:30:34 +0000
News n. 21
Motori diesel indistruttibili, per l’usato che non teme i chilometri

Il capolinea per i diesel potrebbe non essere così scontato. Nel mercato dell’usato, le vetture a gasolio rappresentano ancora un affare data la loro resistenza e spesso sono in grado di superare i 200.000 km, soprattutto quando sottoposti a una manutenzione regolare. Dai dati raccolti da Subito Motori emergono diverse vetture diventate sinonimo di lunghe percorrenze. Le tabelle prendono in esame i modelli, ma osservando i nomi più ricorrenti e le loro motorizzazioni si possono ricavare indicazioni utili sui propulsori dalla lunga carriera.

Fiat 1.9 JTD e Multijet

Dalla Fiat Grande Punto all’Alfa Romeo 159, fino alla Lancia Delta: montato su mezzi decisamente diversi, il 1.9 JTD (poi evoluto nel Multijet) gode di un’ottima fama. Proprio le auto indicate compaiono spesso nelle fasce superiori ai 200.000 e 300.000 km. La costruzione robusta e la notevole diffusione hanno favorito anche la disponibilità di ricambi e officine capaci di intervenire senza trasformare ogni problema in un salasso.

Volkswagen 1.9 TDI

Volkswagen Golf, Audi A3 e Audi A4 sono nomi costanti tra le vetture più chilometrate. Dietro molti di questi esemplari si trova l’1.9 TDI, proposto negli anni in numerose varianti di potenza. Non sarà raffinato secondo gli standard attuali, ma si è costruito una reputazione grazie alla solidità e alla capacità di sostenere lunghe percorrenze. Prima dell’acquisto vanno comunque controllati turbina, iniettori, distribuzione e volano bimassa.

Mercedes 2.2 CDI

Le Mercedes Classe C ed E compaiono anche oltre i 400.000 km, una soglia che lascia poco spazio alle coincidenze. Nei primi anni Duemila il 2.2 CDI si è fatto conoscere anche sui mezzi da lavoro, compresi taxi e vetture abituate a macinare chilometri in autostrada. Il chilometraggio elevato non deve però far dimenticare il possibile costo di sospensioni, cambio automatico e componenti elettronici.

BMW 3.0

Se guardiamo alla fascia dei 300.000 km, svetta la BMW Serie 3, presente addirittura in fasce superiori, insieme alla X3. Il sei cilindri 3.0 diesel della famiglia M57 si è distinto per robustezza e capacità di reggere un uso intenso. Turbina e trasmissione sono tra gli elementi da esaminare meglio su un esemplare di seconda mano, insieme al collettore di aspirazione e al circuito di raffreddamento.

Audi 3.0 V6 TDI

Nella classifica dei modelli con più di 500.000 km troviamo in prima posizione l’Audi A6 grazie a motorizzazioni da grande viaggiatrice come il 3.0 V6 TDI. Iniettori, distribuzione, cambio e sistemi antinquinamento richiedono però controlli regolari, perché la trascuratezza può presentare conti pesanti.

Fiat 1.3 Multijet

Più piccolo, ma tutt’altro che fragile, il 1.3 Multijet ha trovato posto su Panda, 500, Grande Punto e Doblò. Il fatto che questi modelli compaiano tra i veicoli con chilometraggi elevati suggerisce una buona capacità del motore di durare, in particolare quando lavora fuori città. Sugli esemplari usati servono verifiche accurate alla catena di distribuzione, alla turbina, alla valvola EGR e al filtro antiparticolato.

A ogni modo, nessun diesel è davvero indistruttibile: in caso di incuria difficilmente arriva a chilometraggi tanto alti. In linea di massima, però, una vettura con 300.000 km e una manutenzione dimostrabile può quindi essere preferibile a un’altra con metà dei chilometri, ma una storia piena di buchi.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 05:30:17 +0000
News n. 22
Top 5 moto in Italia, ecco i modelli più venduti e richiesti nel primo semestre 2026

Il mercato italiano delle due ruote ha confermato un andamento positivo nel primo semestre del 2026. A sostenere la crescita del comparto sono stati soprattutto gli scooter, ma anche il segmento delle moto ha chiuso con un bilancio favorevole rispetto allo stesso periodo del 2025, pur mostrando un ritmo di crescita più contenuto.

Analizzando i dati diffusi da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), emergono in particolare cinque modelli che hanno ottenuto il maggior numero di immatricolazioni. Ecco la classifica delle moto più vendute in Italia tra gennaio e giugno.

I numeri nel primo semestre 2026

Il mercato italiano delle due ruote ha chiuso il primo semestre del 2026 con 228.181 veicoli immatricolati, in crescita del 13,29% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche giugno si è confermato positivo, con 50.512 immatricolazioni complessive e un incremento del 14,28%.

Limitando l’analisi al solo comparto delle moto ed escludendo quindi gli scooter, il bilancio dei primi sei mesi dell’anno si attesta a 88.366 immatricolazioni, in aumento del 7,94% rispetto al 2025. Nel solo mese di giugno le moto immatricolate sono state 17.541, +8,06% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Yamaha Ténéré 700

Al quinto posto della classifica delle moto più vendute in Italia nel primo semestre del 2026 si trova Yamaha Ténéré 700. Il modello adventure è spinto dal motore bicilindrico parallelo CP2 da 689 cc, omologato Euro 5+, in grado di erogare 73,4 CV di potenza e 68 Nm di coppia.

Il motore è abbinato a un cambio a sei marce e introduce l’acceleratore elettronico ride-by-wire, che consente la gestione di due modalità di guida selezionabili in base alle condizioni di utilizzo. Sono presenti il controllo di trazione disattivabile e un sistema ABS regolabile su più livelli, con possibilità di esclusione parziale o totale per l’impiego in off-road. L’elettronica è impostata per adattare il comportamento della moto a differenti superfici.

Yamaha Ténéré 700: moto adventure 689 cc da 73,4 CV
Ufficio Stampa Yamaha
Yamaha Ténéré 700 è dotata di motore bicilindrico da 689 cc, 73,4 CV e ruote 21/18

Sul piano ciclistico, la Yamaha Ténéré 700 adotta un telaio tubolare in acciaio a doppia culla, sospensioni a lunga escursione completamente regolabili e una configurazione ruote da 21 pollici all’anteriore e 18 pollici al posteriore con cerchi a raggi. La dotazione include una strumentazione TFT da 6,3 pollici con connettività smartphone e funzioni di navigazione. Il prezzo di listino parte da 10.999 euro.

BMW R 1300 GS Adventure

Al quarto posto c’è BMW R 1300 GS Adventure. Il modello della Casa bavarese è equipaggiato con motore boxer bicilindrico da 1.300 cc, in grado di erogare 145 CV e 149 Nm di coppia. L’unità è abbinata a una trasmissione a sei rapporti e integra la tecnologia ShiftCam per la variazione della fasatura delle valvole, con l’obiettivo di ottimizzare erogazione e consumi.

Sul piano ciclistico, la BMW R 1300 GS Adventure adotta un telaio completamente riprogettato rispetto alla generazione precedente, con struttura principale a guscio e telaietto posteriore in alluminio. Il modello utilizza sospensioni elettroniche DSA con regolazione automatica dello smorzamento e del precarico, oltre a sistemi di assistenza alla guida come controllo di trazione, ABS integrale e diverse modalità di guida, incluse configurazioni dedicate all’off-road.

BMW R 1300 GS Adventure: boxer 1300 cc da 145 CV
Ufficio Stampa BMW Motorrad
BMW R 1300 GS Adventure integra sospensioni elettroniche e serbatoio maggiorato da 30 litri

La dotazione comprende inoltre fari full LED con tecnologia adattiva, strumentazione TFT con connettività e sistemi di assistenza opzionali alla guida come cruise control adattivo e funzioni di sicurezza attiva. Presenti anche soluzioni per il turismo a lungo raggio come serbatoio da 30 litri e sistemi di trasporto bagagli integrati. Il prezzo di partenza è di 24.150 euro.

Honda XL750 Transalp

Al terzo posto si conferma Honda XL750 Transalp, spinta da un bicilindrico parallelo da 755 cc con distribuzione Unicam a 8 valvole e manovellismo a 270°, in grado di erogare 92 CV e 75 Nm di coppia. Il cambio è manuale a 6 rapporti con trasmissione finale a catena.

La ciclistica prevede un telaio in acciaio a struttura a diamante abbinato a una forcella rovesciata Showa SFF-CA da 43 mm completamente regolabile e a un monoammortizzatore posteriore con leveraggio Pro-Link, anch’esso regolabile. L’impianto frenante è composto da doppio disco anteriore da 310 mm e disco posteriore da 256 mm, con ABS a due canali.

Honda XL750 Transalp: adventure 755 cc da 92 CV
Ufficio Stampa Honda
Honda XL750 Transalp è stata aggiornata nella versione Model Year 2026

L’equipaggiamento elettronico include acceleratore ride-by-wire, 6 riding mode, controllo di trazione HSTC su più livelli e frizione a controllo elettronico E-Clutch. La strumentazione è affidata a un display TFT a colori da 5 pollici con connettività e gestione dei parametri di guida. È possibile acquistare la Model Year 2026 a partire da un prezzo di 10.990 euro.

BMW R 1300 GS

Due posizioni più in alto rispetto alla versione Adventure, BMW R 1300 GS è la medaglia d’argento in questa classifica. È equipaggiata con motore boxer bicilindrico da 1.300 cc con tecnologia ShiftCam, capace di erogare 145 CV e 149 Nm di coppia. Il cambio è a sei rapporti con trasmissione finale a cardano.

Il telaio è completamente riprogettato, con struttura principale in lamiera d’acciaio e telaietto posteriore in alluminio. Le sospensioni adottano schema EVO Telelever all’anteriore ed EVO Paralever al posteriore, con sistema elettronico DSA che gestisce smorzamento e assetto in funzione del carico e della modalità di guida.

BMW R 1300 GS: boxer 1300 cc da 145 CV e tecnologia ShiftCam
Ufficio Stampa BMW
BMW R 1300 GS, con motore boxer da 145 CV, integra sospensioni EVO Telelever e Paralever

Sul piano dell’equipaggiamento sono presenti diverse modalità di guida, controllo di trazione e ABS integrale. La dotazione comprende fari full LED adattivi, strumentazione TFT connessa e sistemi di assistenza alla guida come cruise control adattivo, avviso di collisione frontale e monitoraggio dell’angolo cieco. È acquistabile a un prezzo base di 21.500 euro.

Honda CRF1100L Africa Twin

Siamo arrivati in vetta alla classifica: Honda CRF1100L Africa Twin è la moto preferita in assoluto dagli italiani. La maxienduro giapponese è dotata di un bicilindrico parallelo da 1.084 cc con distribuzione Unicam, capace di 102 CV a 7.500 giri/min e 112 Nm di coppia a 5.500 giri/min.

Il cambio è a sei rapporti, disponibile sia in versione manuale sia con trasmissione a doppia frizione DCT, che elimina l’azionamento della leva e gestisce automaticamente le cambiate, con possibilità di intervento manuale tramite comandi al manubrio.

Honda CRF1100L Africa Twin: 1084 cc da 102 CV
Ufficio Stampa Honda
Honda Africa Twin adotta motore da 1084 cc, cambio DCT opzionale e sospensioni a lunga escursione

La ciclistica si basa su un telaio a semi-doppia culla in acciaio con telaietto posteriore in alluminio imbullonato. Le sospensioni prevedono una forcella rovesciata da 45 mm e un monoammortizzatore con leveraggio Pro-Link, entrambi a lunga escursione; sulle versioni più accessoriate è presente il sistema elettronico Showa EERA, che regola smorzamento e precarico in base a sensori e IMU a 6 assi.

Il pacchetto elettronico include IMU a 6 assi, controllo di trazione HSTC su più livelli, anti-wheelie, ABS cornering e quattro riding mode principali (più due personalizzabili). La strumentazione è un TFT touch da 6,5†con connettività smartphone, gestione delle modalità di guida e integrazione con sistemi di navigazione. Chi desidera la Model Year 2026 la trova a partire da un prezzo di 15.490 euro.

Data articolo: Fri, 03 Jul 2026 04:00:31 +0000
News n. 23
Ducati Desmo250 MX, la nuova moto da cross con motore desmodromico da 15.000 giri

Ducati allarga ulteriormente i propri orizzonti nell’off-road con Desmo250 MX, dotata del nuovo motore monocilindrico desmodromico da 249 cc, capace di raggiungere i 15.000 giri al minuto di regime massimo.

Il modello, che arriva a un anno dal lancio di Desmo450 MX, è stato sviluppato nel Campionato Italiano Prestige MX2 con Alessandro Lupino e introduce soluzioni tecniche dedicate alla categoria, tra cui un sistema di controllo brevettato dalla Casa di Borgo Panigale.

Motore leggero e innovativo

Il cuore di Desmo250 MX è, come detto, un nuovo motore monocilindrico desmodromico da 249 cc, sviluppato specificamente per il motocross. L’unità pesa 24,7 kg, eroga 44,5 CV a 12.500 giri/minuto e 28,3 Nm di coppia a 8.800 giri.

Per la sua progettazione, Ducati ha preso come riferimento Panigale V4 R, condividendone alesaggio e corsa (81 x 48,4 mm) e alcune soluzioni tecniche. Fluidodinamica, geometria dei condotti, distribuzione e masse volaniche sono state sviluppate per offrire una curva di coppia regolare e una risposta pronta ai diversi regimi di utilizzo.

La distribuzione desmodromica è affiancata da valvole di aspirazione in titanio e di scarico in acciaio e permette al propulsore di raggiungere i 15.000 giri di regime massimo. L’alimentazione è affidata a un corpo farfallato Mikuni da 44 mm, mentre lo scarico è stato sviluppato nel rispetto dei limiti fonometrici previsti dalle competizioni internazionali. La trasmissione prevede un cambio a cinque marce con quickshifter in salita e una frizione Brembo a comando idraulico con sette dischi e molla a tazza.

Dotazioni da fuoristrada

La ciclistica di Desmo250 MX riprende l’impostazione di Desmo450 MX, con telaio perimetrale e forcellone in alluminio. Per questo modello, Ducati è intervenuta sulla taratura delle rigidezze con l’obiettivo di adattare il comportamento dinamico alle caratteristiche della classe MX2, lavorando in particolare sulla stabilità nelle staccate e nella percorrenza di curva. Il peso dichiarato, con tutti i liquidi e senza carburante, è di 103 kg.

Anche le sospensioni Showa sono state sviluppate con una taratura specifica, con forcella e monoammortizzatore dotati di un’idraulica dedicata per contenere i trasferimenti di carico nelle fasi di frenata, accelerazione e percorrenza.

La dotazione comprende pneumatici Pirelli Scorpion MX32, con posteriore da 100/90-19, mentre l’impianto frenante è condiviso con Desmo450 MX e prevede componenti Brembo con dischi Galfer da 260 mm all’anteriore e 240 mm al posteriore.

Ducati Traction Control, tecnologia da MotoGP

Desmo250 MX adotta un pacchetto elettronico che comprende due mappe motore, configurabili tramite l’app X-Link, un Ducati Traction Control regolabile su tre livelli, il freno motore su due livelli e il Launch Control su tre livelli. Il sistema permette di modificare il comportamento della moto in base alle preferenze del pilota e alle condizioni del tracciato.

Tra le principali novità figura il Ducati Traction Control, già introdotto su Desmo450 MX e adattato alla cilindrata da 250 cc. Il sistema, sviluppato e brevettato dalla Casa di Borgo Panigale sulla base dell’esperienza maturata in MotoGP e Superbike, interviene calibrando il taglio della potenza in funzione dello slittamento della ruota posteriore. Secondo Ducati, questa soluzione consente una gestione più precisa dell’intervento rispetto ai sistemi tradizionali impiegati nella categoria.

In arrivo a fine luglio

Desmo250 MX introduce anche un sistema di Manutenzione Predittiva sviluppato da Ducati Corse. Attraverso un algoritmo che analizza in tempo reale lo stress del motore in base ai parametri di funzionamento e alle condizioni di utilizzo, il sistema aggiorna gli intervalli di assistenza, consultabili tramite l’app Ducati X-Link.

Sono previsti due programmi di manutenzione: il MID Service, con controllo del gioco valvole dopo 45 ore e sostituzione del pistone tra 45 e 60 ore in funzione dell’utilizzo, e il FULL Service, che comprende la revisione completa del motore con intervalli compresi indicativamente tra 90 e 120 ore.

Per la personalizzazione è disponibile il catalogo Ducati Performance, che include componenti ispirati alla moto impiegata nel Campionato Europeo MXGP da Simone Mancini, tra cui piastre di sterzo ricavate dal pieno, scarichi AkrapoviÄ in titanio, pinze Brembo Racing e sospensioni Showa “Kit A”. La gamma comprende anche una collezione di abbigliamento tecnico sviluppata con Drudi Performance.

Desmo250 MX arriverà nelle concessionarie europee selezionate dalla fine di luglio 2026, mentre la commercializzazione in Nord America inizierà ad agosto, per poi estendersi progressivamente agli altri mercati.

Data articolo: Thu, 02 Jul 2026 16:00:14 +0000
News n. 24
Bonus GPL e metano, come richiedere lo sconto in fattura

Convertire un’auto già in circolazione al GPL o al metano può costare meno grazie al nuovo bonus previsto dal Fondo Automotive. Il bonus riconosce 400 euro a chi installa un impianto GPL e 800 euro per il passaggio al metano. Non finanzia l’acquisto di una vettura nuova, ma la trasformazione di un veicolo di categoria M1, vale a dire una normale automobile destinata al trasporto di persone.

Come funziona l’incentivo

Il fondo dispone complessivamente di 21 milioni di euro: quattro saranno disponibili nel 2026, dal 2027 al 2029 potrà contare su cinque milioni ogni anno e per il 2030 ne resterà uno. Sarà possibile usufruire dell’agevolazione fino al 31 marzo di quell’anno, salvo esaurimento delle risorse. Alla procedura pensa lo stesso installatore, registrato sulla piattaforma gestita da Invitalia per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Prima di dare inizio ai lavori, il tecnico – una volta accertatosi della compatibilità dell’auto con l’impianto e la disponibilità dei fondi – deve prenotare il contributo sulla piattaforma, comunicando la targa del veicolo e i dati relativi all’acquisto dell’impianto, compreso l’eventuale anticipo già versato. Con l’accettazione della richiesta, l’officina si assicura il contributo.

Lo sconto compare direttamente nella fattura relativa all’acquisto e al montaggio dell’impianto, perciò il cliente paga 400 euro in meno nel caso del GPL oppure 800 euro in meno per il metano. Saranno poi l’installatore e il costruttore dell’impianto a gestire il rimborso e il successivo credito d’imposta.

La trasformazione va completata entro 120 giorni dalla prenotazione. Entro lo stesso termine l’officina conferma l’operazione sulla piattaforma e allega i dati richiesti e la documentazione del veicolo aggiornata dopo il collaudo. La fattura va intestata al proprietario o a uno dei cointestatari della vettura e deve riportare chiaramente lo sconto statale.  Come si può forse intuire, la procedura non richiede l’accesso tramite SPID né tantomeno la presentazione di una richiesta individuale. Un dettaglio che risparmia all’automobilista almeno una delle consuete cacce al tesoro digitali organizzate dalla burocrazia.

Il bonus è destinato sia alle persone fisiche sia alle persone giuridiche, comprese imprese e professionisti con auto intestate all’attività, mentre restano escluse le società attive nel commercio di automobili.

Requisiti e condizioni di accesso

Il bonus riguarda i mezzi di tipo M1, purché abbiano un’omologazione Euro 3 o successiva. Anche l’impianto sottostà ad alcuni requisiti: deve essere nuovo, comprendere tutti i componenti necessari e possedere un’omologazione riconosciuta in Italia oppure conforme al Regolamento UN n. 115. In passato l’agevolazione era accessibile per la trasformazione di vetture a benzina, diesel o ibride, mentre restavano fuori quelle elettriche e alimentate a idrogeno. Ai fini dell’ottenimento dello sconto non contano il reddito e l’ISEE, né viene richiesta la rottamazione di un’altra automobile. Ogni veicolo, però, può beneficiare del contributo una sola volta.

Il decreto del 2026 richiama la procedura già utilizzata per l’Ecobonus Retrofit del 2024. Si consiglia di accertarsi in anticipo che la piattaforma sia stata aggiornata e che l’officina possa effettuare la nuova prenotazione. Al momento la pagina ufficiale dell’Ecobonus riporta ancora, infatti, i vecchi requisiti, come il limite minimo Euro 4 e l’accesso riservato alle persone fisiche.

Data articolo: Thu, 02 Jul 2026 12:46:31 +0000
News n. 25
Anziani e patente, come capire se è ancora sicuro mettersi al volante

L’esperienza accumulata in decenni di guida dell’auto è un vantaggio, ma non basta a garantire sicurezza. Con l’avanzare dell’età cambiano vista, udito, forza muscolare, rapidità di reazione, capacità di concentrazione e resistenza alla fatica. Di conseguenza arriva un certo punto della nostra vita in cui è indispensabile capire in quali condizioni è ancora sicuro mettersi al volante.

In Italia il rinnovo della patente segue già una scansione più severa con il passare degli anni. Per le patenti AM, A1, A2, A, B1, B e BE il rinnovo avviene ogni 10 anni fino ai 50 anni, ogni 5 anni fino ai 70, ogni 3 anni fino agli 80 e ogni 2 anni dopo gli 80 anni. La visita medica serve a verificare l’idoneità alla guida, ma non sostituisce l’osservazione quotidiana dei segnali di difficoltà. Molti anziani non percepiscono infatti il calo delle proprie capacità o lo attribuiscono a episodi isolati.

L’età non basta per giudicare un conducente

Ci sono settantenni lucidi, prudenti e in grado di guidare senza problemi ma anche persone molto più giovani che si mettono al volante in condizioni peggiori, magari per stanchezza, abuso di alcol, uso del cellulare o scarsa attenzione.

Detto questo, ignorare l’età sarebbe sbagliato. La guida è un’attività che richiede controllo del veicolo, lettura dell’ambiente, previsione dei comportamenti altrui, decisioni rapide e coordinamento fisico.  Gli anziani hanno un vantaggio rispetto ai neopatentati: guidano in modo meno aggressivo, rispettano di più i limiti, evitano comportamenti rischiosi e tendono a usare l’auto per tragitti conosciuti. Il problema nasce quando prudenza ed esperienza non compensano il rallentamento dei riflessi o la perdita di attenzione.

Il primo campanello d’allarme riguarda gli incidenti, anche piccoli. Se diventano ricorrenti, urti in manovra, specchietti rotti, graffi sulla carrozzeria, tamponamenti leggeri o contatti frequenti con marciapiedi e paletti indicano una difficoltà nel valutare ingombri, distanze e velocità.

Un secondo segnale riguarda i quasi incidenti. Frenate brusche, precedenze mancate, clacson ricevuti dagli altri automobilisti, ingressi incerti nelle rotonde e cambi di corsia improvvisi meritano attenzione.

Un altro indicatore è la difficoltà a mantenere la corsia. Spostarsi verso il centro della carreggiata, avvicinarsi troppo al bordo strada, invadere la corsia opposta o correggere di continuo la traiettoria può dipendere da problemi visivi, calo dell’attenzione, rigidità fisica o difficoltà nel coordinamento.

Anche lo smarrimento su percorsi abituali è un segnale delicato. Perdere l’orientamento in zone conosciute, sbagliare strada più volte, dimenticare il motivo dello spostamento o confondersi davanti a incroci familiari può indicare un problema cognitivo.

La reazione emotiva al traffico offre un’altra indicazione utile. Se una persona anziana appare molto più ansiosa, irritabile, spaventata o disorientata al volante rispetto al passato, qualcosa è cambiato.

Vista, udito e riflessi: cosa cambia con l’età

La vista è una delle variabili più importanti. Con l’età può diventare più difficile leggere cartelli distanti, distinguere pedoni in condizioni di scarsa luce, valutare la profondità, sopportare l’abbagliamento notturno o adattarsi al passaggio tra zone illuminate e zone buie.

L’udito incide meno della vista, ma non è irrilevante. Sirene, clacson, rumori anomali del veicolo, segnali acustici dei passaggi a livello e avvisi provenienti dall’esterno aiutano il conducente a capire cosa accade intorno.

I riflessi sono il terzo pilastro. In città, un pedone che attraversa all’improvviso, un monopattino che sbuca da una laterale o un’auto che frena davanti richiedono una risposta immediata. Se il tempo di reazione si allunga, lo spazio percorso prima di frenare aumenta.

Poi c’è la mobilità fisica. Girare il busto per controllare l’angolo cieco, ruotare rapidamente il volante, premere con decisione il pedale del freno, entrare e uscire dall’auto senza fatica sono azioni che il guidatore giovane dà per scontate. Con l’età dolori articolari, rigidità cervicale, riduzione della forza o problemi alle gambe rendono più difficile una guida sicura.

Quando adattare la guida prima di smettere

In molti casi è possibile adattare le abitudini e ridurre il rischio. La prima misura è evitare la guida notturna, soprattutto se la vista è peggiorata o se l’abbagliamento dei fari crea disagio. Il secondo adattamento riguarda i tragitti. Percorsi brevi, conosciuti e poco trafficati sono più gestibili rispetto a tangenziali, autostrade, rotonde complesse o centri urbani caotici.

Anche gli orari contano. Evitare le ore di punta, le uscite serali, i giorni di maltempo e le situazioni di traffico intenso può ridurre molto lo stress al volante. La distanza di sicurezza dovrebbe aumentare. Se i riflessi sono più lenti, stare troppo vicino al veicolo che precede è un errore grave.

Molte persone anziane assumono terapie quotidiane, anche più medicinali insieme. Alcuni farmaci possono provocare sonnolenza, vertigini, confusione, visione offuscata, rallentamento dei riflessi o calo della vigilanza.

Il problema riguarda anche ansiolitici, sonniferi, antidolorifici oppioidi, alcuni antiepilettici, terapie che incidono sulla pressione e altre categorie di farmaci possono alterare la capacità di guidare. Anche l’interazione tra più medicinali può cambiare gli effetti sul corpo quando il metabolismo rallenta con l’età.

Per questo il rinnovo della patente non dovrebbe essere l’unico momento di controllo.

Rinnovo della patente e controlli

Il rinnovo della patente serve a verificare l’idoneità alla guida. Per gli over 70 la scadenza più ravvicinata obbliga a controlli più frequenti, mentre dopo gli 80 anni il rinnovo ogni due anni rende il monitoraggio ancora più stretto.

Una persona può superare una visita e avere comunque bisogno di limitare l’uso dell’auto. Può vedere abbastanza bene per ottenere il rinnovo, ma non sentirsi sicura di notte. Può essere formalmente idonea, ma avere difficoltà nelle rotonde, negli svincoli o nei parcheggi affollati.

In presenza di patologie, deficit importanti o dubbi clinici, può entrare in gioco la Commissione medica locale. Arriva un momento in cui adattare la guida non basta più. La decisione può essere graduale. Prima si elimina la guida notturna, poi i tragitti lunghi, poi le strade trafficate, fino a lasciare l’auto solo per spostamenti minimi e sicuri.

Data articolo: Thu, 02 Jul 2026 12:00:02 +0000


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