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News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Il 15 febbraio 2026 la situazione del traffico sulle autostrade italiane presenta alcune criticità importanti da segnalare. Tra gli eventi più significativi ci sono un violento vento forte che interessa un lungo tratto dell’autostrada A16 Napoli-Canosa e un incidente che ha causato una coda sulla A4 Torino-Trieste tra Cormano e Sesto San Giovanni. Nel corso della giornata sono stati rilevati inoltre rallentamenti su alcune tratte dovuti a incidenti, lavori e condizioni meteo avverse come pioggia e neve.

A1 Milano-Napoli



16:02 – Rioveggio
Coda in uscita provenendo da Bologna per traffico intenso.
Direzione Napoli



15:52 – Modena Nord e Modena Sud
Scorta veicoli per coda per safety car.
Direzione Napoli



14:43 – Valmontone e Anagni
Pioggia tra le due località.
Direzione in entrambe le direzioni

A4 Torino-Trieste



16:04 – Cormano e Sesto San Giovanni
Coda tra le due località per incidente.
Direzione Trieste
Distanza della coda di 2 km tra il km 134 e il km 136.

A5 Torino – Aosta – Monte Bianco



15:47 – Courmayeur Sud e Aosta Ovest
Tratto chiuso per presenza di animali.
Direzione Torino
Tratto interessato dal km 112.8 al km 138, per una lunghezza di 25.2 km.

A7 Milano-Genova



15:14 – Genova Bolzaneto e Busalla
Coda di 1 km a causa di lavori.
Direzione Milano
La coda copre dal km 117.3 al km 125.

A12 Genova-Roma



16:01 – Rapallo e Recco
Coda di 2 km per lavori tra le due località.
Direzione Genova
La coda interessa il tratto dal km 24.2 al km 28.4.

A14 Bologna-Taranto



15:40 – Bivio A14/A13 Bologna-Padova
Deviazione per incidente su Bivio A14/A13 Bologna-Padova provenendo da Ancona verso Padova.
Uscita consigliata provenendo da Ancona: Bologna Arcoveggio su A13 Bologna-Padova.
Direzione da Ancona verso Padova



15:29 – Bologna San Lazzaro e Bivio A14/Racc. A1 BO Casalecchio
Coda di 1 km per incidente.
Direzione autostrada Milano-Napoli
La coda copre una lunghezza di 3.8 km dal km 14.2 al km 18.



15:28 – Faenza e Castel San Pietro
Scorta veicoli per coda per safety car.
Direzione Bologna
Tratto di 15 km dal km 47 al km 62.

A16 Napoli-Canosa



16:05 – Candela e Bivio A16/A14 Bologna-Taranto
Vento forte tra le due località.
Direzione in entrambe le direzioni
Tratto interessato dal km 172.5 al km 127.9 per una lunghezza di 44.6 km.



14:26 – Benevento e Vallata
Pioggia tra le due località.
Direzione in entrambe le direzioni
Tratto interessato dal km 104.2 al km 68.7 per una lunghezza di 35.5 km.

A23 Palmanova-Tarvisio



16:00 – Carnia e Confine di Stato
Prevista neve tra i due punti.
Direzione in entrambe le direzioni
Tratto di 60.3 km dal km 119.9 al km 59.6.

A24 Roma-Teramo



15:11 – Vicovaro-Mandela e Bivio A24/SS 80 (sgc Giulianova)
Pioggia in tutta la tratta.
Direzione in entrambe le direzioni
Tratto lungo 125.626 km dal km 158.8 al km 33.174.

A25 Torano-Pescara



15:21 – Bivio A25/A24 Roma-Teramo e Bivio A25/A14 Bologna-Taranto
Pioggia tra i due punti.
Direzione in entrambe le direzioni
Tratto lungo 115 km dal km 186.4 al km 71.4.

A26 GE-Voltri-Gravellona Toce



15:47 – Masone e Bivio A26/Diramaz. A7 Milano-Genova
Coda di 2 km per ripristino incidente.
Direzione Gravellona Toce
La coda va dal km 29 al km 31.3.



15:34 – Masone e Ovada
Coda di 1 km per lavori.
Direzione Gravellona Toce
La coda copre dal km 14 al km 16.2.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 15:08:00 +0000
News n. 2
BMW Alpina svela il suo nuovo logo che fonde tradizione e futuro

Il Gruppo BMW ha arricchito la sua gamma di marchi con la presentazione di BMW Alpina, che realizzerà vetture esclusive con l’obiettivo di offrire un comfort di guida superiore oltre a prestazioni elevate. In attesa del lancio dei primi modelli, che saranno prodotti negli stabilimenti BMW Group, la Casa ha svelato il nuovo marchio ufficiale, riportato nell’immagine che trovate di seguito.

Un omaggio alla tradizione

Come sottolineato dall’azienda, nel comunicato ufficiale pubblicato per l’occasione, il nuovo logo di BMW Alpinarende omaggio alla tradizione del marchio, evolvendosi in modo autentico verso l’era moderna” e andando a conservare elementi distintivi, come il corpo farfallato e l’albero motore che hanno ricoperto e continueranno a ricoprire un ruolo centrale nella storia del marchio. Gli elementi integrati nel logo presentano linee nette e precise. L’azienda ha optato per una realizzazione trasparente, per mettere in risalto la silhouette moderna del marchio, e per una colorazione ridotta, per evidenziare il carattere contemporaneo. Secondo l’azienda, queste scelte permettono di trasmettere quella che viene definita un’identità precisa e raffinata, in linea con il posizionamento di mercato di BMW Alpina, che realizzerà modelli esclusivi e ricercati. Il nuovo logo, quindi, rappresenta un’evoluzione del tradizionale logo di Alpina, marchio che, fin dagli anni ’60, si è contraddistinto per lo stile unico delle sue produzioni e che ora continuerà la sua attività come parte del Gruppo BMW, con tanti nuovi progetti in arrivo.

Un nuovo logo
Ufficio Stampa BMW
Un nuovo logo che anticipa l’arrivo di tante novità

Le prime informazioni

L’azienda ha chiarito che i modelli BMW Alpina saranno realizzati in stabilimenti BMW Group selezionati che, per l’occasione, riceveranno un adeguamento con l’obiettivo di soddisfare gli standard di esclusività del marchio. Tutte le vetture presenteranno alcuni elementi caratteristici del marchio reinterpretati in chiave moderna, come la caratteristica palette di colori per gli esterni e il design dei cerchi in lega a 20 razze. Nell’abitacolo, invece, troveremo rivestimenti in pelle di alta qualità, come parte della dotazione di serie di tutti i modelli e con tante opzioni di personalizzazione, anche dal punto di vista cromatico.

Per i clienti ci sarà la possibilità di ottimizzare tutti i dettagli, curando in modo minuzioso il design e le scelte di colori e materiali. L’obiettivo, in questo caso, è consentire ai futuri proprietari di modelli BMW Alpina di poter creare una vettura davvero unica. Dal punto di vista tecnico, invece, si punterà sulla potenza e sulla possibilità di offrire ai clienti vetture in grado di offrire “prestazioni eccezionali ad alta velocità“. Lo sviluppo tecnico porrà l’attenzione, in modo particolare, sui viaggi di lunga percorrenza per soddisfare appieno anche i clienti più esigenti e che prevedono di utilizzare il proprio veicolo per molti chilometri. Ulteriori dettagli sul futuro delle produzioni di BMW Alpina arriveranno nel corso dei prossimi mesi. L’azienda è già in piena attività e non mancheranno novità per il prossimo futuro. Per saperne di più, quindi, continuate a seguirci.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 14:30:02 +0000
News n. 3
Sempre più ibride in Italia: ecco i modelli più venduti a gennaio 2026

L’elettrificazione del mercato italiano continua e gli ultimi dati sulle immatricolazioni confermano la crescita delle vendite di auto ibride, sia per quanto riguarda la categoria HEV, che comprende le Mild Hybrid e le Full Hybrid, che per il segmento delle Plug-in Hybrid. Andiamo ad analizzare i dati di UNRAE relativi al mese di gennaio 2026 per evidenziare quali sono stati i modelli più venduti, considerando tutte le categorie di ibride presenti sul mercato.

Ibride in crescita

In Italia si vendono sempre più ibride. I dati di gennaio 2026 chiariscono il trend:

  • le Mild Hybrid hanno raggiunto 54.138 unità immatricolate con un incremento del 20,6%
  • le Full Hybrid hanno raggiunto 20.604 unità immatricolate con un incremento del 32,8%
  • le Plug-in Hybrid hanno raggiunto 12.502 unità immatricolate con un incremento del 152%

Si tratta di numeri molto significativi, anche in considerazione del fatto che il mercato è cresciuto solo del 6,6%, con le elettriche che crescono del 40,6% mentre benzina, diesel e GPL fanno segnare cali in doppia cifra. Il trend è chiaro: il mercato è sempre più elettrificato e sempre più italiani optano per auto ibride.

Le ibride più vendute

I dati UNRAE distinguono due diverse classifiche. La prima riguarda le HEV, categoria che comprende Mild Hybrid e Full Hybrid. La Top 10 delle auto più vendute di questo segmento, partendo dal decimo posto, comprende la Ford Puma, con 1.567 unità immatricolate, la Volkswagen T-ROC (1.749), la Peugeot 3008 (1.945) e la Nissan Qashqai (2.160), che sta trascinando le vendite di Nissan. Sesta posizione per la Toyota Yaris Cross, con 2.228 veicoli distribuiti.

Toyota Yaris, che occupa il quinto posto con un totale di 2.449 unità immatricolate. Quarta posizione per la Toyota Aygo X, che si ferma a 2.854 esemplari venduti nel corso del primo mese dell’anno. Sul podio c’è la Jeep Avenger, che conquista anche la palma di SUV più venduto, con un totale di 3.023 esemplari immatricolati in Italia a gennaio. Seconda piazza per la Fiat Grande Panda, con 3.133 unità, e prima posizione per la Fiat Panda, con 13.306 veicoli venduti.  Ricordiamo che la Panda è stata anche l’auto più venduta in Italia a gennaio 2026, ribadendo ancora una volta il suo ruolo di leader del mercato, con ampio margine rispetto a tutte le altre concorrenti, grazie soprattutto a un prezzo molto accessibile.

La Top 10 delle ibride plug-in, sempre partendo dal decimo posto, vede Audi Q3 (334), Peugeot 3008 (401), Jaecoo 7 (416), Volkswagen Tiguan (500), BYD Seal 6 (545), Omoda 9 (562), BMW X1 (659), Kia Sportage (697) e Toyota C-HR (1.006). Al primo posto, con un netto vantaggio rispetto a tutti gli altri modelli di questo segmento di mercato, c’è la BYD Seal U che, con un totale di 1.804 esemplari venduti, si conferma una delle best seller del mercato italiano.

Ricordiamo che anche le auto elettriche sono in netta crescita in Italia, dopo aver chiuso un mese di gennaio decisamente positivo (con immatricolazioni superiori del 40,6% rispetto allo scorso anno). Per scoprire i modelli più venduti potete dare un’occhiata al nostro approfondimento sulla Top 10 delle elettriche più acquistate dagli automobilisti italiani che racchiude i modelli di maggior successo disponibili oggi sul mercato.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 14:00:08 +0000
News n. 4
Hyundai, la frenata rigenerativa diventa intelligente

Hyundai prosegue il suo percorso verso tecnologie più efficienti. La casa coreana ha appena presentato l’evoluzione della frenata rigenerativa: con il nome Smart Regenerative System si tratta di una soluzione che promette di sfruttare al massimo le capacità di frenata elettrica, aumentando l’autonomia, la fluidità di guida e la sostenibilità.

Un sistema intelligente che solleva il conducente da ogni gestione riguardante il recupero dell’energia e permette alla vettura di massimizzare il risparmio, tramite l’utilizzo di tecnologie predittive e adattive.

Frenata rigenerativa automatica

Al momento le vetture elettrificate Hyundai sono equipaggiata con il sistema di frenata rigenerativa che sfrutta i paddle al volante, che permettono al conducente di scegliere tra tre livelli. Una soluzione che viene condivisa da molti costruttori, ma che ora compie un passo in avanti.

Questa funzione intelligente di recupero energetico sarà in grado di gestire automaticamente la potenza frenante, modulando la decelerazione. Il computer di bordo analizzerà in tempo reale tutti i fattori che circondano la vettura, come la pendenza della strada, la velocità del veicolo e la distanza dalla vettura che ci precede per impostare in automatico la qualità di energia da recuperare. 

Prevede le curve

Questo sistema permette di compiere un ulteriore avanzamento quando collegato al sistema di navigazione. Grazie al GPS e la frenata sarà in grado di anticipare curve, incroci, rotonde e rallentamenti. Se il navigatore segnala una curva stretta o uno stop imminente, il sistema imposta il rallentamento più adatto per recuperare energia prima ancora che il conducente intervenga sul freno.

Un passo in più per una guida più omogenea, in cui i passaggi bruschi e le situazioni di pericolo vengono previste in anticipo, a tutto vantaggio del piacere di guida. Uno step che ben si integra con la guida autonoma e che lascia intravedere le possibilità di una tecnologia che può fare grandi passi anche in termini ecologici. 

Benefici concreti

Dietro questa implementazione si nascondono tanti vantaggi per gli automobilisti. La riduzione dell’uso del pedale del freno si traduce in meno stress per chi è al volante, con una gestione intelligente della decelerazione l’auto rallenta in modo progressivo e naturale, rendendo la guida più rilassata.

Il secondo aspetto riguarda l’ottimizzazione dell’autonomia. Recuperare energia durante le decelerazioni significa trasformare quella che normalmente sarebbe energia dispersa in chilometri extra. Nei tragitti quotidiani, soprattutto in città, il guadagno può essere significativo.

Infine uno dei vantaggi più sensibili per la sostenibilità è la riduzione di usura dell’impianto frenante. Utilizzando al massimo delle sue possibilità la funzione rigenerativa si utilizza al minimo dischi e pastiglie, due fattori estremamente inquinanti, prolungando tra l’altro la vita dei componenti.

Con un mercato sempre più competitivo l’efficienza energetica è un fattore chiave, e in questo Hyundai dimostra di voler giocare un ruolo da protagonista non solo con batterie più performanti, ma anche con software evoluti e sistemi intelligenti. La frenata rigenerativa automatica rappresenta un tassello fondamentale di questa strategia: meno interventi manuali, più tecnologia al servizio del guidatore, maggiore efficienza. E forse è proprio questa la direzione che prenderà la mobilità del futuro: auto capaci di pensare un passo avanti, lasciando a chi è al volante solo il piacere – e la responsabilità – di guidare.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 11:23:52 +0000
News n. 5
La nuova “spinta†di Fiat, il team di Bob giamaicano sceglie il Qubo L

Certe pubblicità non si dimenticano. Restano lì, nella memoria collettiva, pronte a riemergere al primo accenno di nostalgia. Era il 2001 quando Fiat lanciava uno degli spot più riusciti della sua storia, quello con la nazionale giamaicana di bob per il Fiat Doblò. Un mix perfetto di ironia, spirito di squadra e capacità di superare ogni ostacolo.

Oggi, a distanza di 25 anni, quella storia torna a vivere. E lo fa in un momento simbolico: Stellantis sarà partner automotive delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina fornendo supporto logistico e mezzi ufficiali per l’evento. In questo contesto, Fiat rilancia la collaborazione con la nazionale giamaicana di bob, scegliendo come protagonista il nuovo Fiat Qubo L.

Un ponte tra passato e presente, tra un’icona pop dei primi anni duemila e una nuova proposta pensata per le famiglie moderne.

Lo spot

La nuova campagna pubblicitaria riprende il filo narrativo di allora, ma lo aggiorna con un linguaggio contemporaneo e un pizzico di surreale. L’ambientazione è ancora quella montana, con la neve a fare da coprotagonista. La nazionale giamaicana di bob — simbolo di determinazione e resilienza — si trova nuovamente in difficoltà, bloccata tra i tornanti innevati.

E qui entra in scena l’elemento che non ti aspetti: uno yeti. La creatura, incuriosita dalla tenacia della squadra, decide di intervenire con una sola, poderosa spinta che rimette tutto in moto. La scena è volutamente ironica ma il messaggio è chiaro: quando c’è spirito di squadra, ogni ostacolo può essere superato. Lo yeti, poi, non si limita a un cameo. Diventa parte integrante della narrazione, trasformandosi in una sorta di influencer, catalizzando l’attenzione e portando leggerezza alla storia.

Al centro di tutto c’è il Qubo L, raccontato come un’auto capace di accogliere tutti, senza esclusioni. Spazioso, versatile, pensato per chi ha bisogno di praticità ma non vuole rinunciare a comfort e personalità. Il sottotesto è chiaro: non importa chi sei, da dove vieni o quanto sei fuori posto c’è sempre spazio a bordo.

Qubo L, l’offerta dedicata

Oltre alla componente emozionale, c’è naturalmente quella concreta. Il nuovo Qubo L si propone come un multivan moderno e funzionale, disponibile sia in configurazione 7 posti a passo lungo sia 5 posti a passo corto, per adattarsi alle diverse esigenze familiari e professionali.

È anche l’unico modello diesel attualmente nella gamma Fiat, una scelta che guarda a chi percorre molti chilometri e cerca efficienza nei consumi. Le motorizzazioni disponibili comprendono il Diesel 130 CV Automatico, oltre alle varianti Diesel 100 CV e 130 CV Manuale. Non mancano, però, le alternative benzina ed elettriche, a dimostrazione di una gamma pensata per coprire esigenze differenti.

Il debutto nelle concessionarie è fissato per aprile, ma c’è già un’offerta che punta ad attirare l’attenzione. Fino al 28 febbraio, la versione benzina 1.2 da 110 CV con cambio manuale viene proposta al prezzo promozionale di 20.950 euro, in caso di finanziamento tramite Stellantis Financial Services Italia e rottamazione di un veicolo omologato fino a Euro 4. Una cifra che lo posiziona in modo competitivo nel segmento dei multivan compatti, soprattutto considerando la dotazione e la versatilità offerte.

Una strategia che unisce storytelling e prodotto, memoria collettiva e innovazione. Il legame con la nazionale giamaicana di bob rappresenta un simbolo di inclusività e determinazione, valori che il marchio vuole associare al nuovo Qubo L.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 10:03:40 +0000
News n. 6
Revisione moto, le novità del 2026: tutto ciò che bisogna sapere

Anno nuovo, solite domande: quanto costa la revisione? Quando va fatta? E soprattutto, cosa succede se la dimentico? Nel 2026 il quadro normativo non viene stravolto, ma ci sono alcuni aspetti da tenere d’occhio. Il primo riguarda il rincaro dei prezzi programmato per il 2025 e poi rinviato: un aumento che, almeno per ora, resta sulla carta ma potrebbe diventare realtà nei prossimi mesi.

Chi usa la moto tutto l’anno – dal pendolare urbano al motociclista della domenica – sa bene quanto sia importante non farsi trovare impreparati. La revisione non è solo un obbligo burocratico: è anche un controllo di sicurezza che può fare la differenza.

Aumento ancora in attesa

Con il Ddl 1337/2024, approvato a febbraio 2025, era previsto un aumento di 10 euro per ogni veicolo a motore e rimorchio sottoposto a revisione. L’adeguamento sarebbe dovuto entrare in vigore nel corso dello scorso anno, ma la procedura è slittata al 2026 ed è ancora in attesa del decreto attuativo che renda effettiva la norma.

Tradotto in parole semplici: per ora il prezzo resta invariato rispetto al 2021. Il costo complessivo si aggira intorno ai 79 euro, così suddivisi: 54,95 euro di costo base, 12,09 euro di IVA, 10,20 euro di diritti Motorizzazione e circa 1,50 euro per il bollettino PagoPa. Finché non arriverà il decreto attuativo, le tariffe rimarranno queste. Ma è bene tenere d’occhio eventuali aggiornamenti, perché l’aumento potrebbe diventare operativo nel corso dell’anno.

Chi deve farla

Nel 2026 l’obbligo di revisione è per le moto immatricolate nel 2022 e quelle la cui ultima revisione è stata nel 2024. Le revisioni seguono infatti lo schema 4+2, come regola l’articolo 80 del Codice della Strada, secondo cui il primo controllo va effettuato dopo 4 anni e i successivi ogni 2.

Attenzione alle sanzioni: circolare con revisione scaduta comporta una multa che può superare i 170 euro, oltre alla sospensione del veicolo dalla circolazione fino all’esito positivo del controllo. In caso di recidiva, le sanzioni raddoppiano e può scattare il fermo amministrativo.

Cosa si controlla

Arrivare preparati alla revisione è il modo migliore per evitare bocciature e perdite di tempo. Gli ispettori verificano una serie di elementi fondamentali per la sicurezza e la conformità del mezzo. Ecco cosa viene controllato nel dettaglio:

  • corrispondenza dei numeri di telaio e della targa con quanto indicato sul libretto di circolazione;
  • emissioni dei gas inquinanti, per verificare il rispetto dei limiti previsti;
  • rumorosità dello scarico, soprattutto in caso di terminali aftermarket;
  • efficienza dell’impianto luci: anabbaglianti, abbaglianti, stop e frecce;
  • stato di usura degli pneumatici, che devono rispettare i limiti di legge;
  • impianto frenante, sia anteriore che posteriore;
  • funzionamento del clacson.

Molte bocciature dipendono da dettagli apparentemente banali: una lampadina bruciata, una freccia non funzionante o uno scarico non omologato possono compromettere l’esito della revisione.

Un controllo che è anche sicurezza

Al di là dell’obbligo normativo, la revisione rappresenta un momento importante per verificare lo stato di salute della propria moto. Freni efficienti, gomme in buone condizioni e luci funzionanti non sono solo requisiti burocratici, ma elementi essenziali per viaggiare in sicurezza.

Il 2026 non introduce rivoluzioni, ma conferma l’importanza di rispettare scadenze e controlli. In attesa di capire se e quando scatterà l’aumento delle tariffe, il consiglio è sempre lo stesso: non aspettare l’ultimo giorno e, prima di presentarsi al centro revisioni, fare un rapido check dal proprio meccanico di fiducia.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 09:13:41 +0000
News n. 7
Finanziamenti fantasma, come funziona la truffa della concessionaria

Finanziamenti mai richiesti, clienti che diventavano morosi senza neanche esserne al corrente e oltre 1,1 milioni di euro intascati. Questo è quanto avvenuto in una concessionaria di Verona e venuto allo scoperto grazie all’indagine della Guardia di Finanza

Una vicenda che riaccende i riflettori su un tema delicatissimo nel mondo dell’auto: i finanziamenti collegati all’acquisto di vetture nuove e usate. Strumenti utilissimi per rendere sostenibile la spesa, ma che – se gestiti in modo scorretto – possono trasformarsi in un incubo per i clienti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, decine di persone si sarebbero ritrovate coinvolte in operazioni di credito mai richieste. Il meccanismo, almeno sulla carta, era semplice. Ma le conseguenze, per chi si è trovato con segnalazioni negative e solleciti di pagamento, sono state tutt’altro che leggere.

Quasi 50 persone coinvolte

Il numero fa impressione: quasi 50 clienti sarebbero rimasti coinvolti nella presunta frode. Molti di loro hanno scoperto il problema solo nel momento in cui hanno ricevuto comunicazioni di insoluto o si sono visti rifiutare un nuovo prestito perché risultavano già morosi.

Una situazione paradossale: persone convinte di aver acquistato un’auto regolarmente – magari pagando in contanti o con un finanziamento diverso – si sono ritrovate associate a contratti di credito mai firmati. In alcuni casi, le prime avvisaglie sono arrivate tramite lettere di recupero crediti. In altri, la sorpresa è emersa durante la richiesta di un mutuo o di un finanziamento personale: pratica respinta per via di una segnalazione negativa nei sistemi di informazione creditizia.

È proprio questo uno degli aspetti più delicati della vicenda. Una segnalazione di morosità può compromettere per anni la possibilità di accedere al credito, incidendo su progetti importanti come l’acquisto di una casa o di un’auto nuova.

La truffa

Secondo gli inquirenti, il titolare della concessionaria – dealer convenzionato con una primaria società finanziaria del settore automotive – avrebbe sfruttato la propria posizione per richiedere finanziamenti a nome dei clienti, senza che questi ne fossero a conoscenza.

Il presunto schema prevedeva l’inserimento di pratiche di credito collegate all’acquisto di vetture. Formalmente tutto sembrava regolare: documentazione caricata, richieste inoltrate, somme erogate. Nella realtà, però, i clienti non avrebbero mai sottoscritto quei contratti.

I fondi ottenuti sarebbero stati utilizzati dall’attività commerciale, generando un danno complessivo che supera 1,1 milioni di euro. Una cifra importante, che ha portato al sequestro preventivo disposto dall’autorità giudiziaria.

Il caso di Verona non è isolato nel panorama nazionale, ma rappresenta uno degli episodi più rilevanti per entità economica e numero di persone coinvolte. E pone una questione cruciale: quanto sono consapevoli i clienti delle pratiche finanziarie legate all’acquisto dell’auto?

La fiducia come valore centrale

Il rapporto tra cliente e concessionario si basa su un elemento chiave: la fiducia. Episodi come quello emerso a Verona rischiano di incrinare un equilibrio delicato, soprattutto in un momento storico in cui il settore automotive sta già affrontando profonde trasformazioni tra elettrificazione, nuovi modelli di acquisto e formule di abbonamento.

Per fortuna, si tratta di casi circoscritti e non rappresentativi della maggioranza degli operatori del settore. Tuttavia, la vicenda dimostra quanto sia importante mantenere alta l’attenzione, sia da parte delle autorità di controllo sia da parte dei consumatori.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 08:14:41 +0000
News n. 8
Sciopero dei trasporti febbraio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di febbraio 2026 sono programmati numerosi scioperi che riguardano principalmente il settore dei trasporti in Italia. Azioni di protesta coinvolgeranno diverse città, regioni e il comparto nazionale, interessando aree cruciali come trasporto pubblico locale, ferroviario, settore aereo, marittimo e trasporto merci. Di seguito il riepilogo organizzato per data con tutti i dettagli su categoria, orari e zone coinvolte.

Sciopero 2 febbraio 2026

Nella provincia di Roma, regione Lazio, è previsto uno sciopero di 4 ore nel settore degli appalti ferroviari, che coinvolge il personale delle società Elior Divisione Itinere e Polaris. Sindacati: OSR UILT-UIL e UGL FERROVIERI.

In Lombardia, sciopero di 23 ore di tutto il personale della società Trenord (dalle ore 03.00 del 02 febbraio 2026 alle ore 02.00 del 03 febbraio 2026), indetto dal sindacato OSR ORSA FERROVIE e valido per tutte le province della regione.

Sciopero 3 febbraio 2026

In Lombardia è prevista la continuazione dello sciopero Trenord, regione coinvolta: Lombardia, con termine alle 02.00 del 3 febbraio (sciopero regionale del servizio ferroviario Trenord, sindacato OSR ORSA FERROVIE).

Sciopero 6 febbraio 2026

In tutta Italia si svolge uno sciopero nel settore marittimo di 24 ore che coinvolge autorità portuali e imprese, indetto dal sindacato USB LAVORO PRIVATO.

In Abruzzo (rilevanza regionale), sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale con tutto il personale TUA Regione Abruzzo (OSR ORSA AUTOFERRO TPL).

Nella città di Chieti (Abruzzo), sciopero di 24 ore del personale TUA Unità di Produzione Lanciano (CH), indetto da OSP FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL.

A Teramo (Abruzzo), sciopero di 24 ore del personale TUA Teramo (OSP FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL).

Nella città di Bari (Puglia), sciopero di 4 ore (08.30 – 12.30) del personale AMTAB Bari, proclamato da OSR UILT-UIL.

In Lombardia, proclama sciopero di 8 ore per ciascun turno di lavoro del personale Autostrade per l’Italia Direzione II° Tronco Milano (OSR UILT-UIL), riguarda tutte le province regionali.

Sciopero 12 febbraio 2026

Nella città di Catania (Sicilia), sciopero di 4 ore (dalle 14.00 alle 18.00) nel trasporto pubblico locale, coinvolto il personale AMTS Catania (promotore OSP CUB TRASPORTI).

Sciopero 13 febbraio 2026

Nella città di Bolzano (Trentino-Alto Adige), sciopero di 24 ore della compagnia SASA, promosso da OSR FILT-CGIL, UGL, USB Lavoro Privato, ORSA Trasporti e coinvolge tutto il personale.

Nella città di Termoli (Campobasso, Molise), sciopero di 24 ore della compagnia GTM Termoli, promosso da OSR UILT-UIL per il trasporto pubblico locale cittadino.

Nella città di Udine (Friuli-Venezia Giulia), sciopero di 9 ore (dalle 15.00 alle 24.00) del personale Arriva Udine, con ASI-AU Associazione Sindacale Indipendente come promotore.

Sciopero 16 febbraio 2026

Nel settore aereo in tutta Italia:

– Sciopero nazionale 24 ore: dalle 00.00 alle 23.59 di tutti i lavoratori comparto aereo, aeroportuale e indotto aeroporti, proclamato da CUB TRASPORTI.

– Sciopero nazionale 24 ore: dalle 00.01 alle 24.00 dei piloti, assistenti di volo e personale della società Easyjet Airlines Limited, proclamato da FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC.

– Sciopero nazionale 4 ore: dalle 13.00 alle 17.00 personale navigante Easyjet, indetto da USB Lavoro Privato.

– Sciopero nazionale 24 ore: dalle 00.01 alle 24.00 del personale ITA Airways, promosso da FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL T.A., ANPAC, ANP.

– Sciopero nazionale 4 ore: dalle 13.00 alle 17.00 personale di terra e di volo ITA Airways, USB Lavoro Privato.

– Sciopero nazionale 4 ore: dalle 13.00 alle 17.00 personale navigante Vueling Airlines, USB Lavoro Privato.

– Nella provincia di Brescia (Lombardia), sciopero di 24 ore del personale GDA Handling e del personale MH24 presso l’aeroporto di Brescia Montichiari (OSR USB Lavoro Privato).

– Nella città di Genova (Liguria), sciopero di 4 ore (dalle 11.30 alle 15.30) del personale AMT Genova, indetto da OSR CUB TRASPORTI.

Sciopero 18 febbraio 2026

Nella provincia di Verona (Veneto): sciopero di 8 ore (dalle 09.01 alle 17.00) nel settore trasporto merci, indetto da OSP FILT-CGIL e interessa il personale mobile e di terra della società EVM Rail.

Sciopero 25 febbraio 2026

Nella provincia di Bolzano (Trentino-Alto Adige): sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale, personale SASA Bolzano, sindacati OSR UGL, USB Lavoro Privato, ORSA Trasporti.

Nel settore aereo in tutta Italia: sciopero di 24 ore sulle tutte le basi (HJ + H24) del personale di volo del settore elicotteri Avincis Italia, sindacati FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC.

Sciopero 27 febbraio 2026

Nella città di Bari (Puglia), sciopero di 4 ore (19.30 – 23.30) del personale di esercizio (operatori di movimento) Ferrovie Sud Est e servizi automobilistici Bari, sindacati OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL.

Nel settore ferroviario in tutta Italia: sciopero di 24 ore (dalle 21.00 del 27/2 alle 20.59 del 28/2) del personale di macchina e di bordo del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, indetto da Assemblea Nazionale PDM/PDB Gruppo FSI.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 02 febbraio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 03 febbraio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 06 febbraio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 12 febbraio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 13 febbraio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 07:00:00 +0000
News n. 9
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Oggi, 15 febbraio 2026, ti proponiamo il quadro aggiornato dei prezzi medi dei carburanti sulle autostrade italiane sulla base dell’ultimo rilevamento ufficiale disponibile. I valori sono espressi in euro e riguardano benzina, gasolio, GPL e metano, con indicazione della modalità di erogazione. Per aiutare a leggere i listini, ricordiamo che ciò che si paga alla pompa deriva dalla somma di tre componenti: il valore industriale del prodotto (materia prima e margine della filiera), le accise e l’IVA. Nelle sezioni seguenti trovi la tabella con i prezzi medi più recenti e, a seguire, una guida pratica su come si compone il costo dei principali carburanti.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento: 14-02-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.799
Benzina SELF 1.751
GPL SERVITO 0.830
Metano SERVITO 1.487

Come si compone il costo dei carburanti

Per la benzina, la componente fiscale pesa per il 58% del prezzo finale, una quota superiore alla componente industriale, che vale il 42%. Questa seconda voce si divide a sua volta in due parti: il costo della materia prima (30% del prezzo) e il margine lordo della filiera (12%). La materia prima riflette l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e, nel contesto italiano, anche l’effetto del cambio euro/dollaro: quando il petrolio e i prodotti raffinati si apprezzano sui mercati o l’euro si indebolisce rispetto al dollaro, cresce la quota necessaria per coprire il valore del carburante alla fonte. Il margine lordo rappresenta invece lo spazio economico su cui operatori e distributori possono intervenire per modulare il prezzo alla pompa, tenendo conto di costi logistici, trasporto, stoccaggio e servizi offerti in stazione. La parte fiscale include accise e IVA: le accise sono imposte indirette a importo unitario, mentre l’IVA si applica sul totale, amplificando l’effetto delle altre componenti. L’interazione tra queste tre leve spiega perché i listini possano variare nel tempo e da impianto a impianto: il mercato recepisce i movimenti delle quotazioni internazionali e del cambio, mentre le politiche commerciali e concorrenziali incidono sul margine, il tutto all’interno di un quadro fiscale che resta la quota più rilevante del prezzo della benzina.

Per il gasolio, la struttura del prezzo presenta una ripartizione diversa: la componente fiscale incide per il 45%, mentre la componente industriale pesa per il 55% del prezzo finale. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima vale il 45% e riflette le stesse dinamiche di mercato della benzina, cioè le quotazioni internazionali e l’andamento del cambio euro/dollaro. Questi fattori, muovendosi anche nell’arco di pochi giorni, possono trasferirsi sui listini con maggiore o minore rapidità a seconda delle strategie di approvvigionamento e dei livelli di scorta. Il margine lordo incide per il 10% ed è la porzione sulla quale l’operatore può intervenire per definire il prezzo alla pompa, bilanciando concorrenza territoriale, costi di gestione e servizi. Anche per il gasolio la fiscalità comprende accise e IVA, ma con un’incidenza complessiva inferiore rispetto alla benzina: ciò contribuisce a spiegare differenze di prezzo tra i due prodotti, pur a parità di dinamiche internazionali. In sintesi, il prezzo del gasolio nasce dall’equilibrio tra materia prima (sensibile a mercato e cambio), margine commerciale (su cui si esercitano le politiche di prezzo) e carico fiscale, producendo listini che possono oscillare nel tempo e tra aree diverse della rete autostradale.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 07:00:00 +0000
News n. 10
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.659 per la benzina, 1.708 per il diesel, 0.706 per il gpl, 1.437 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.648
Gasolio SELF 1.700
GPL SERVITO 0.697
Metano SERVITO 1.406

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.689
Gasolio SELF 1.721
GPL SERVITO 0.679
Metano SERVITO 1.465

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.705
Gasolio SELF 1.772
GPL SERVITO 0.774
Metano SERVITO 1.596

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.681
Gasolio SELF 1.713
GPL SERVITO 0.729
Metano SERVITO 1.507

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.650
Gasolio SELF 1.678
GPL SERVITO 0.639
Metano SERVITO 1.388

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.641
Gasolio SELF 1.698
GPL SERVITO 0.662
Metano SERVITO 1.378

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.656
Gasolio SELF 1.716
GPL SERVITO 0.674
Metano SERVITO 1.386

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.634
Gasolio SELF 1.687
GPL SERVITO 0.664
Metano SERVITO 1.474

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.668
Gasolio SELF 1.725
GPL SERVITO 0.772
Metano SERVITO 1.454

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.643
Gasolio SELF 1.699
GPL SERVITO 0.671
Metano SERVITO 1.391

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.635
Gasolio SELF 1.683
GPL SERVITO 0.700
Metano SERVITO 1.316

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.669
Gasolio SELF 1.706
GPL SERVITO 0.698
Metano SERVITO 1.410

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.639
Gasolio SELF 1.698
GPL SERVITO 0.667
Metano SERVITO 1.426

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.665
Gasolio SELF 1.692
GPL SERVITO 0.654
Metano SERVITO 1.467

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.662
Gasolio SELF 1.719
GPL SERVITO 0.795

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.672
Gasolio SELF 1.697
GPL SERVITO 0.758
Metano SERVITO 1.734

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.642
Gasolio SELF 1.698
GPL SERVITO 0.685
Metano SERVITO 1.458

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.681
Gasolio SELF 1.738
GPL SERVITO 0.727
Metano SERVITO 1.403

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.645
Gasolio SELF 1.699
GPL SERVITO 0.690
Metano SERVITO 1.327

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.689
Gasolio SELF 1.752
GPL SERVITO 0.816

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 15 febbraio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.639
Gasolio SELF 1.688
GPL SERVITO 0.675
Metano SERVITO 1.336

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 07:00:00 +0000
News n. 11
Dacia Duster e Bigster, come vanno su strada i due SUV a trazione integrale

Abbiamo avuto l’opportunità di testare i due SUV che rappresentano l’apice della rinnovata gamma di Dacia lungo le strade del Sud della Francia, un contesto ideale per sviscerare come si comportano su strada due modelli che promettono di rivoluzionare il mercato grazie a un mix inedito di efficienza e capacità fuoristradistiche.

Il test si è concentrato sulla capacità di questi veicoli di rispondere alle esigenze della mobilità moderna, dove la versatilità della trazione integrale deve convivere con la necessità di contenere emissioni e costi di gestione.

In questo scenario, andiamo ad analizzare nel dettaglio le peculiarità della nuova Duster e della sua sorella di dimensioni maggiori, la Bigster, verificando quanto la condivisione tecnologica influisca sull’esperienza di guida quotidiana e sul valore complessivo offerto dal marchio.

Dimensioni, stile e dotazioni

Sebbene condividano lo stesso linguaggio stilistico robusto ed essenziale, le differenze tra Duster e Bigster emergono chiaramente analizzando le loro proporzioni e l’orientamento di mercato.

La nuova Duster mantiene la sua natura di SUV compatto e agile, con una lunghezza di poco superiore ai quattro metri e trenta (4,34 m) che la rende perfetta per un utilizzo misto. La Bigster, invece, si presenta come la “sorella maggiore”, pensata per chi necessita di più spazio a bordo e di una presenza su strada più imponente (lunghezza di 4,57 metri).

Entrambi i modelli adottano elementi di design distintivi come la nuova firma luminosa a “Y” a LED e l’ampio utilizzo del materiale Starkle, un composto che include il 20% di plastica riciclata lasciato grezzo per aumentare la resistenza ai graffi e ridurre l’impronta di carbonio durante la produzione.

A livello di dotazioni, la distinzione tra i due SUV si fa più marcata negli allestimenti superiori. La Bigster introduce contenuti di categoria superiore, come il sedile del conducente regolabile elettricamente, il portellone posteriore elettrico e la possibilità di avere una console centrale alta con vano refrigerato sulle versioni ibride.

Entrambe le vetture sono equipaggiate con il Media Nav Live da 10,1 pollici e un driver display digitale che sulla Bigster raggiunge i 10 pollici, mentre sulla Duster parte da 7 pollici. Una soluzione ingegnosa condivisa è il sistema YouClip, che permette di agganciare accessori come borse, lampade o supporti per smartphone in vari punti dell’abitacolo. Per chi ama la vita all’aria aperta, sono disponibili accessori specifici come la tenda parasole InNature da 3×3 metri e il Pack Sleep, che trasforma il bagagliaio in un comodo letto matrimoniale.

L’inedita architettura dei motori: l’era dell’ibrido a GPL

La vera rivoluzione tecnologica della gamma 2026 risiede nel debutto mondiale del gruppo motopropulsore hybrid-G 150 4×4, disponibile su entrambi i SUV. Si tratta di una soluzione tecnica unica che fonde la tecnologia mild-hybrid a 48V, l’alimentazione bi-fuel benzina-GPL e la trazione integrale.

Questa unità accoppia un motore termico da 1,2 litri e 140 CV all’anteriore con un motore elettrico da 23 kW (31 CV) posizionato sull’asse posteriore, per una potenza massima combinata di 154 CV (113 kW). Il motore termico è gestito da un cambio automatico a doppia frizione a 6 rapporti, mentre l’unità elettrica posteriore dispone di una trasmissione a due rapporti con frizione disinnestabile.

Dacia Bigster, anche 4x4 e ibrida-GPL
Ufficio Stampa Dacia
Dacia Bigster: spazio e dinamicità non mancano

Oltre a questa novità assoluta, la gamma motori si arricchisce della motorizzazione Hybrid 155, basata su un motore benzina 4 cilindri da 1,8 litri accoppiato a due motori elettrici e a una batteria da 1,4 kWh. Questo sistema garantisce un’efficienza notevole, permettendo di circolare in città fino all’80% del tempo in modalità puramente elettrica e riducendo consumi ed emissioni del 10% rispetto ai sistemi precedenti.

Per chi cerca soluzioni più tradizionali, resta disponibile il motore Eco-G 120, che per la prima volta abbina il GPL a un cambio automatico a doppia frizione con levette al volante per una guida più fluida e reattiva. Sulla Bigster debutta anche la variante mild hybrid-G 140, che combina i vantaggi del mild hybrid a 48V con l’alimentazione a GPL.

Impressioni di guida

Durante il nostro test nel sud della Francia, abbiamo messo alla prova la Duster Hybrid-G 150 4×4 e la Bigster Hybrid-G 150 4×4, restando colpiti dalla facilità d’uso della trazione integrale garantita dal motore elettrico posteriore. Grazie a questa architettura, la coppia è disponibile istantaneamente non appena il sistema rileva una perdita di aderenza su uno degli assali, migliorando la trazione sia su asfalto che in off-road.

Le vetture offrono sei modalità di guida (Auto, Eco, Snow, Mud/Sand, Lock e Hill Descent Control) che permettono di adattare la risposta del veicolo a ogni superficie. La modalità “Neutral” è particolarmente efficace su strada: disinnescando il retrotreno, elimina gli attriti e riduce i consumi quando non è necessaria la spinta integrale.

Dacia Duster, il test drive della versione 4x4
Ufficio Stampa Dacia
Dacia Duster: su strada ha un comportamento ben bilanciato

Il comportamento stradale beneficia di un baricentro ben bilanciato e di una taratura delle sospensioni che privilegia il comfort senza sacrificare la precisione di guida. In città, l’apporto della batteria agli ioni di litio da 0,84 kWh è evidente: i due SUV possono circolare fino al 60% del tempo in modalità 100% elettrica nel ciclo urbano.

Le levette al volante, una novità assoluta, si sono rivelate estremamente utili durante i percorsi collinari francesi per gestire manualmente le marce nelle discese più ripide o nei tratti fuoristrada. L’autonomia complessiva è un altro punto di forza: grazie ai due serbatoi da 50 litri (uno per la benzina e uno per il GPL), entrambi i modelli possono raggiungere i 1.500 km di percorrenza totale con un pieno, riducendo drasticamente la necessità di soste.

Listino prezzi

La struttura dei prezzi conferma l’impegno di Dacia nell’offrire vetture complete a costi accessibili, nonostante l’elevato contenuto tecnologico. La nuova Dacia Duster attacca il mercato con la versione Essential Eco-G 120 a 19.900 euro chiavi in mano. Per chi desidera la trazione integrale oggetto della nostra prova, i prezzi della Duster Hybrid-G 150 4×4 partono da 28.500 euro per l’allestimento Expression, arrivando ai 30.050 euro delle versioni top di gamma Journey ed Extreme. La versione full hybrid da 155 CV della Duster si posiziona tra i 26.650 e i 28.200 euro.

Passando alla Dacia Bigster, i listini riflettono il posizionamento superiore del modello. La gamma apre con la versione Essential mild hybrid-G 140 a 24.800 euro. La variante 4×4 Hybrid-G 150, protagonista del nostro test drive, parte da 29.900 euro nell’allestimento Expression e tocca i 31.900 euro per i livelli Journey ed Extreme. È interessante notare come la Bigster Hybrid 155 si attesti su cifre simili, con un prezzo di 31.700 euro per le versioni più accessoriate. La garanzia di un valore residuo elevato e il contenimento del TCO (Total Cost of Ownership), ridotto del 30% grazie alla tecnologia GPL rispetto alle offerte 4×4 tradizionali, rendono queste vetture investimenti intelligenti per la mobilità futura.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 06:30:56 +0000
News n. 12
Targhe storiche per auto d’epoca: grandi novità per i veicoli in Italia

La circolazione di auto d’epoca è regolata da una normativa ben precisa, che aiuta appassionati e collezionisti e permette di utilizzare, entro determinati limiti e con una serie di agevolazioni, il proprio veicolo. Per tutelare ulteriormente il patrimonio motoristico italiano, ricco di veicoli custoditi ancora oggi con grande attenzione dai loro proprietari, c’è la possibilità di ricorrere all’utilizzo delle targhe storiche per i veicoli d’epoca, soluzione ora disponibile anche per i veicoli realizzati prima del 1952. Ma vediamo tutte le novità.

Una novità importante

Per massimizzare la tutela del patrimonio di veicoli d’epoca e di auto storiche, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso più semplice l’assegnazione delle targhe storiche, con l’obiettivo di evitare il fermo temporaneo in attesa dell’immatricolazione. La nuova normativa è stata realizzata con il contributo della Motorizzazione Civile, dell’ACI, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato oltre che degli enti certificatori ASI, FMI, Registri Storici Alfa Romeo, Fiat e Lancia.

La novità riguarda, in particolare, la possibilità di presentare la richiesta di immatricolazione dopo la realizzazione della nuova targa. Grazie a questa modifica, il veicolo d’epoca rimarrà circolante fino alla produzione della targa stessa. In aggiunta, ora anche i veicoli realizzati prima del 1952 hanno la possibilità di ricorrere alla targa in vigore all’epoca della loro produzione.

Per questi veicoli, dunque, c’è la possibilità di circolare rispettando design e materiali originali, come da tempo richiesto dai collezionisti del settore. Si tratta di una modifica che mira a tutelare questi veicoli e, nello stesso tempo, a esaltarne l’autenticità, evitando di dover ricorrere a targhe moderne che stonerebbero sulla carrozzeria originale (e spesso tenuta in modo perfetto dal collezionista di turno).

Come sottolineato dal comunicato ufficiale sul tema diffuso da ASI – Automotoclub Storico Italia, con la nuova normativa, l’Italia è ora uno dei pochi Paesi al mondo che consente di ottenere targhe ufficiali e che riproducono in modo fedele le targhe dell’epoca per tutti i veicoli storici riconosciuti, con piena efficacia sia per quanto riguarda l’identificazione che per la regolare circolazione su strada.

Le parole dei protagonisti

ASI ha anche raccolto alcune dichiarazioni dei protagonisti che hanno reso possibile questo cambiamento. In particolare, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha sottolineato:

“Sapere che alcune migliaia di italiani possono impreziosire il proprio mezzo, portandolo in giro per l’Italia e per il mondo, è qualcosa che mi riempie di gioia, perché non rappresenta solo il passato, ma anche un presente e un futuro, che fa grande e bella l’Italia”.

Paolo Perrone, Presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ha voluto evidenziare il ruolo fondamentale dell’ente per il progetto:

“Ci impegniamo a tutelare anche l’incredibile patrimonio culturale del motorismo storico italiano. L’Ente si conferma uno dei primi al mondo a realizzare questo tipo di repliche conformi agli originali, certificate in fede pubblica”.

Infine, Alberto Scuro, Presidente ASI, ha concluso:

“L’evoluzione della produzione delle targhe storiche presentata oggi va incontro alle esigenze degli appassionati. ASI è onorata di aver contribuito alla riuscita di tutto il percorso fatto”.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 06:30:12 +0000
News n. 13
Tornanti stradali, come individuarli e affrontarli leggendo i segnali

Un tornante stradale combina raggio ridotto, variazioni di pendenza e visibilità compromessa. Il guidatore è così chiamato a gestire in pochi metri velocità, traiettoria e trasferimenti di carico. Quando la strada sale o scende con decisione, l’auto cambia assetto ed entrano in scena fattori che in città pesano così tanto, come la presenza di ghiaia, fogliame, acqua che scorre dal monte o ombre fredde che in inverno possono nascondere ghiaccio. Più che altrove, sul tornante gli pneumatici mostrano la loro qualità o i loro limiti. Un battistrada usurato, una pressione errata o una mescola inadatta alla stagione riducono il margine di sicurezza. Ed è un principio che assume un valore ancora più alto in montagna, dove il fondo può cambiare nel giro di pochi metri.

Come individuare i tornanti prima di arrivarci

L’approssimarsi di un tornante viene indicato dal segnale di curva pericolosa ovvero il classico cartello triangolare con bordo rosso e il simbolo della curva orientato a destra o a sinistra. Questo avviso è molte volte accompagnato da un pannello integrativo rettangolare di colore bianco con la dicitura Tornante. Quando i tornanti si susseguono in serie, il pannello può riportare la scritta Tornanti e in alcuni casi anche il numero complessivo delle curve da affrontare, ad esempio “3 tornantiâ€.

Sui tratti montani caratterizzati da sequenze lunghe è frequente trovare segnali che indicano il numero progressivo del tornante in avvicinamento, come “1° tornanteâ€, “2° tornanteâ€. Nelle curve più strette, con raggio inferiore ai 30 metri e visibilità limitata, sono infine presenti i delineatori modulari di curva: pannelli rettangolari disposti in successione, con frecce bianche su fondo nero.

Ecco quindi che il primo modo per individuare in tornante così da adattare il proprio comportamento al volante è leggere la segnaletica di pericolo e i pannelli integrativi che la accompagnano. Il quadro di riferimento tecnico è il Regolamento di attuazione che prevede appunto l’impiego del segnale di curva e, per segnalare una serie di tornanti in successione, l’aggiunta di un pannello integrativo.

Sulle strade secondarie può capitare che la segnaletica sia meno generosa. In questo caso bisogna imparare a riconoscere il tornante dagli indizi che precedono la curva. Sono tipici segnali il guardrail che chiude la visuale e poi scappa verso l’esterno, il muretto a secco che segue una geometria a gomito, la carreggiata che si restringe e la pendenza che cambia. Aiuta anche la dinamica del traffico: se il veicolo davanti frena molto prima del previsto o si allarga verso il lato esterno restando nella propria corsia sta preparando una sterzata ampia per chiudere la curva senza manovre nervose.

La differenza tra una guida solida e una guida improvvisata sul tornante è quasi sempre tutta nella fase che precede l’ingresso. Se si arriva lunghi e si prova a recuperare con una frenata dentro la curva si scompone l’auto proprio mentre il raggio ridotto richiederebbe stabilità.

Perché tagliare il tornante stradale non è una buona idea

Il taglio del tornante è un vizio diffuso e altrettanto pericoloso perché la visibilità è limitata e la corsia opposta può essere occupata da moto, ciclisti, autobus o veicoli che allargano la manovra. La traiettoria sicura è quella disciplinata: restare nella propria corsia, impostare una linea pulita e prevedibile e concentrarsi sull’uscita senza cercare scorciatoie. Quando la strada è stretta, l’atteggiamento al volante più utile da tenere è guidare in modo leggibile dagli altri automobilisti.

In salita il tornante chiede motore pronto e risposta progressiva e di conseguenza una marcia troppo lunga costringe a riaccelerare con l’auto vuota mentre una marcia troppo corta porta a strattonare e a perdere fluidità. La regola è tenere il motore nel regime utile senza arrivare al tornante in folle inerzia e senza dover scalare a metà curva quando le ruote sono già impegnate. Chi guida un automatico non è esonerato dal ragionamento perché molte trasmissioni hanno logiche e modalità che vanno gestite con criterio se la pendenza è forte e il tornante è ravvicinato.

In discesa cambia tutto perché la gravità spinge e la velocità tende a crescere anche se il guidatore non fa alcunché. La scelta della marcia è la barriera contro il surriscaldamento dell’impianto frenante e contro la perdita di efficacia nelle frenate ripetute. Come comportarsi? Usare una marcia più bassa, sfruttare il freno motore e combinare frenate morbide e progressive per non stressare i freni, senza trasformare ogni tornante in una sessione di tortura per dischi e pastiglie.

Tra visibilità e punto cieco

Una buona frenata da tornante finisce prima della sterzata perché frenare mentre si gira aumenta le richieste alle gomme e rende l’auto più incline a sottosterzo o sbandate, soprattutto se il fondo è sporco. Meglio allora rallentare con decisione ma in modo progressivo sul dritto, rilasciare gradualmente e tenere l’auto stabile fino a corda e uscita.

Cresce di importanza anche lo sguardo perché se si guardi vicino la guida è a scatto e si corregge in ritardo. Se invece si cerca l’uscita appena la strada la concede, le mani diventano più morbide e la traiettoria si pulisce da sola.

Sui tornanti di montagna bisogna quindi considerare che l’altro veicolo potrebbe avere bisogno di spazio extra per chiudere la curva. In particolare se si è al volante di autobus, mezzi pesanti e camper. Anche restando in corsia, un veicolo lungo può impostare una traiettoria che “mangia†carreggiata per ragioni geometriche. la scelta prudente è aumentare la distanza, rinunciare all’idea di stare incollati e accettare che in quel tratto a decidere la velocità è la strada.

Fondo bagnato, foglie, ghiaia e gelo

Quando l’aderenza cala, il tornante amplifica ogni input, e a quel punto la guida deve diventare più lenta e più rotonda. Se si frena in ritardo l’ABS salva dall’incidente ma non regala una traiettoria e se si sterza bruscamente su un fondo sporco si va incontro a sottosterzo o perdita di aderenza al posteriore. Nei tratti in ombra la strategia sensata è entrare con un margine che non costringe a manovre d’emergenza.

In moto il tornante è ancora più esigente perché equilibrio e aderenza sono più delicati e gli errori hanno meno “ammortizzatoriâ€. La sequenza di azioni da seguire sono rallentare prima, stabilizzare la moto, entrare puliti e gestire comandi con progressività. Frenare forte a moto inclinata o cambiare idea a metà curva è infatti il modo più rapido per perdere precisione.

Data articolo: Sun, 15 Feb 2026 05:00:06 +0000
News n. 14
Le auto e le moto di Nek, i tesori in garage del cantante e coach di The Voice Kids

Se c’è una cosa tra auto e moto che Filippo Neviani, in arte Nek, ha imparato in oltre trent’anni di carriera e dieci milioni di dischi venduti è che la velocità non è tutto. A 54 anni, l’artista di Sassuolo vive il rapporto con i motori come un’estensione della propria ricerca di equilibrio. La consapevolezza maturata negli anni si addice con la sensibilità degli esordi, permettendogli di fare presa anche sul grande pubblico televisivo. Nei panni di coach a The Voice Kids, mette a disposizione la sua esperienza al servizio dei più piccoli. con un occhio di riguardo all’aspetto umano. E quando il discorso cade sulle due o sulle quattro ruote, Filippo trova ancora il modo di accendersi davanti a un pezzo di storia della meccanica.

La Mercedes del coach di The Voice Kids

L’occhio vuole la sua parte, ma a Nek importa soprattutto la comodità. Rispetto a certi suoi colleghi, ama poco ostentare e il parco macchine segue questa filosofia. In una clip condivisa sui profili social all’inizio del 2025, i fan hanno potuto constatarne il buon gusto. Al volante di una Mercedes-Benz di ultima generazione, un concentrato di tecnologia MBUX e comfort assoluto, l’artista rifletteva sul tempo trascorso.

Mentre fuori scorre un paesaggio innevato, dentro le luci soffuse blu dell’ambient lighting lo immergono nell’atmosfera. La tecnologia serve a semplificare la vita e a creare una bolla di silenzio, un contrasto necessario con l’energia fisica che sprigiona sul palco. In un’intervista ad Alessandro Cattelan, si è detto aperto alle novità dei sistemi di assistenza, a una condizione: che semplifichino l’esperienza a bordo.

Jeep e trattori: l’omaggio alle radici

Nek non ha mai dimenticato da dove viene. Da buon emiliano, ama i trattori più delle Ferrari, lo stesso pragmatismo che si riflette anche nei gesti verso la famiglia: con i primi guadagni importanti, ha acquistato due belle Jeep solide, una per il padre e una per il suocero. Il legame con il marchio americano è profondo, si vedano a tal proposito gli scatti accanto a una leggendaria Willys d’epoca, una passione condivisa con l’amico e collega Clementino.

Il cuore batte per le Harley-Davidson

La vera “trasgressione” motoristica di Nek è arrivata a 40 anni. Partito da una 883, oggi viaggia su una Street Glide Special del 2017, personalizzata in un grigio nitro con riflessi blu e dettagli oro: sul mercato dell’usato, può costare anche più di 21.000 euro.

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La passione di Filippo per le Harley supera di gran lunga il modello guidato nel quotidiano. Spesso resta letteralmente rapito da icone senza tempo tipo la Heritage Classic, dall’inconfondibile stile stile anni ’50: fari supplementari, cromature ovunque, l’essenza stessa del mondo custom. In sella, percorrendo i passi del Faaker See o le distese della Val d’Orcia, le vibrazioni del bicilindrico americano gli hanno pure ispirato il riff di Fatti avanti amore. Segno che l’andatura del viaggio e quella delle note, per lui, si fondono in un’unica frequenza. Tra il desiderio di restaurare la vecchia Moto Guzzi di papà e i prossimi viaggi, Nek ci ricorda che il motore più potente resta quello delle emozioni.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 20:00:28 +0000
News n. 15
Ducati celebra uno dei modelli più iconici di sempre con una limited edition

Per celebrare il suo centenario, Ducati ha scelto di omaggiare la Super Sport 750 Desmo, uno dei modelli più iconici della sua storia che è anche stata la prima Ducati stradale dotata di sistema desmodromico della distribuzione. L’omaggio si traduce nel debutto di una nuova moto, che sarà realizzata in serie limitata e numerata. Il progetto in questione si chiama Ducati Formula 73 e, come sottolineato dall’azienda, punta a riproporre in versione moderna un modello che “ha contribuito a creare la leggenda Ducati e da cui hanno preso ispirazione i principi che la guidano ancora oggi“. Si tratta di un progetto davvero interessante e studiato nei minimi dettagli per diventare una moto da collezione per tutti gli appassionati.

L’omaggio a un mito

La nuova Ducati Formula 73 nasce come omaggio alla Super Sport 750 Desmo, modello realizzato dalla Casa italiana come replica della 750 Imola Desmo con cui Paul Smart e Bruno Spaggiari conquistarono la 200 Miglia di Imola del 1972, la prima competizione europea per derivate di serie (da cui sarebbe nata, qualche anno dopo, la Superbike). Il progetto è stato sviluppato come parte del centenario di Ducati.

L’azienda, in occasione della presentazione del progetto, ha sottolineato che si tratta di un “tributo” a una moto definita “epocale” e “in cui si potevano già leggere i valori di Style, Sophistication, Performance“. La Formula 73 è protagonista anche del cortometraggio “A Piece of Timeless†con Stefano Accorsi, attore grande appassionato di Ducati.

Il moto presenta una livrea in argento e verde acqua, chiaramente ispirata alla Super Sport, con elementi, come la banda verticale color oro sul serbatoio, che rappresentano ulteriori omaggi all’iconica moto Ducati, celebrata anche con una livrea speciale da Ducati Corse. Come per tutte le limited edition della Casa italiana, la moto riporta sulla piastra di sterzo il nome del modello e il numero dell’esemplare.

Tra le caratteristiche tecniche troviamo un motore Desmodue da 803 cm3. Si tratta di un bicilindrico a L con distribuzione desmodromica a due valvole, omologato Euro5+ e in grado di erogare una potenza massima di 73 CV a 8.250 giri, mentre la coppia massima è di 65,2 Nm ed è disponibile a 7.000 giri. C’è spazio anche per l’acceleratore Ride-by-Wire, che rende la risposta del motore sempre pronta e regolare, anche in caso di funzionamento a bassi regimi.

Il comparto tecnico include l’impianto frenante con pinza Brembo radiale a 4 pistoncini e disco da 330 mm oltre a pneumatici Pirelli Diablo Rosso IV 120/70 e 180/55.  Da segnalare anche una dotazione di sistemi elettronici completa con il controllo di trazione DTC, l’ABS Cornering, il sistema Ducati Quick Shift e due Riding Mode (Sport e Road).

Tramite il carosello di immagini riportato qui di sotto potete scoprire la Formula 73 da tutte le angolazioni.

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Disponibilità

Come sottolineato in precedenza, la Ducati Formula 73 verrà prodotta in serie numerata e limitata. Complessivamente l’azienda italiana realizzerà 873 esemplari del modello che arriverà nelle concessionarie europee nel corso della primavera del 2026. Successivamente, inoltre, è prevista una distribuzione a livello globale, che partirà entro la prossima estate. Non ci sono informazioni in merito al prezzo. Tutti gli esemplari della nuova limited edition saranno consegnati con certificato di autenticità e una collezione di immagini d’epoca e sketch realizzati dal Centro Stile Ducati, tutto raccolto in un box dedicato.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 15:30:55 +0000
News n. 16
I SUV conquistano il mercato italiano a gennaio 2026: ecco i più venduti per ogni segmento

Il mercato auto italiano ha iniziato il 2026 con numeri in crescita nel corso del mese di gennaio. Una porzione sempre più importante del settore delle quattro ruote in Italia è legata ai SUV. Le vetture “a ruote alte” attirano gli automobilisti e registrano volumi più elevati rispetto alle berline, in tutti i segmenti con la sola eccezione del segmento A. Andiamo ad analizzare i dati UNRAE sulle immatricolazioni per rilevare quali sono stati i SUV più venduti in Italia a gennaio 2026.

I più venduti per ogni segmento

Partiamo dal segmento A, che può contare su due sole vetture per quanto riguarda i SUV. Il modello più venduto è la Toyota Aygo X con 3.029 unità immatricolate, che quasi raddoppia i numeri dello scorso anno. Molto più affollato, invece, è il segmento B del mercato che vede dominare la Jeep Avenger, con 5.133 unità immatricolate e un incremento su base annua di quasi il 10%. Alle spalle del modello di Jeep, che conquista il segmento grazie anche a una gamma molto articolata, troviamo la Citroën C3, con 3.516 unità vendute, e la Fiat Grande Panda, con 3.299 unità. Il segmento B del mercato è anche quello che fa registrare i volumi di vendita maggiori, con un totale di 40.474 immatricolazioni (ma con un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente).

Per il segmento C del mercato, invece, la leadership spetta alla Peugeot 3008, che ha totalizzato 2.378 esemplari venduti nel corso del primo mese dell’anno, facendo registrare un incremento del 124% su base annua. Seconda piazza per la Nissan Qashqai che migliora i suoi risultati del 61%, andando a trascinare le vendite di Nissan sul mercato italiano. Terza posizione per la Audi Q3, con 2.091 immatricolazioni. Il segmento C è il secondo segmento del mercato italiano, con un totale di 32.131 esemplari venduti a gennaio e una crescita del 32% rispetto al mese di gennaio 2025.

A guidare il segmento D del mercato c’è la BYD Seal U che ha totalizzato 1.819 esemplari venduti nel corso del mese di gennaio, precedendo la BMW X3 e la Audi Q5. Concludiamo con il segmento E/F, quello costituito dai modelli più grandi e costosi. In questo caso, la leadership spetta alla BMW X5, con 297 esemplari, seguita dall’Audi Q8, con 237 unità vendute, e dalla Range Rover Sport, con 230 veicoli distribuiti su tutto il mercato italiano.

Jeep guida il mercato

Considerando tutto il mercato dei SUV, la classifica generazione è dominata dai SUV di segmento B, porzione di riferimento del mercato italiano, con tanti modelli in grado di generare volumi di vendita elevati. Il podio riportato per questo segmento, nel paragrafo precedente, coincide anche con la Top 3 dei SUV più venduti in Italia. Di conseguenza, a gennaio 2026, la prima posizione del mercato è stata conquistata dalla Jeep Avenger che è anche al secondo posto della Top 10 delle auto più vendute in Italia.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 14:30:10 +0000
News n. 17
Opel Astra 2026, aprono gli ordini in Italia: prezzi e novità

Apre gli ordini la nuova Opel Astra, la berlina di medie dimensioni si aggiorna ma non cambia di prezzo: si parte sempre da 32.450 euro per la versione 1.2 mild hybrid. Una scelta chiara da parte della Casa tedesca, che punta a rafforzare la propria presenza in un segmento sempre più competitivo senza ritocchi verso l’alto al listino.

La compatta del Fulmine si presenta con un leggero restyling, più tecnologia a bordo e qualche miglioramento mirato sulle motorizzazioni elettrificate. Un’evoluzione concreta che guarda alla sostanza. 

Le novità estetiche

A livello di design, la nuova Opel Astra mantiene l’impostazione che abbiamo imparato a conoscere, ma introduce alcuni dettagli che ne rinfrescano l’immagine. Il protagonista è il frontale, con il Vizor ridisegnato e il logo del Blitz ora illuminato, un tocco moderno che rafforza l’identità del marchio anche di notte.

Le linee restano tese e pulite, con proporzioni equilibrate che continuano a renderla elegante e razionale. Nessuno stravolgimento, dunque, ma un aggiornamento coerente con il linguaggio stilistico più recente del brand. All’interno gli interventi sono meno evidenti e puntano sul comfort d’utilizzo: debuttano infatti i nuovi sedili Intelli-Seat, progettati per offrire maggiore comodità nei lunghi viaggi e un migliore supporto lombare. 

Più autonomia

Sotto il cofano le novità coinvolgono la parte elettrificata. La versione a zero emissioni guadagna infatti qualche kWh di batteria, che arriva a 58 kWh, aumentando l’autonomia fino a 454 km. Anche la variante plug-in evolve con la stessa filosofia: offrire una maggiore percorrenza a motore spento, che ora arriva a 83 km garantendo efficacemente un utilizzo quotidiano a sola elettricità. Aggiornata anche la trasmissione della variante alla spina, con l’arrivo di un cambio automatico a doppia frizione da sette rapporti.

Allestimenti

La gamma si divide in tre versioni: Edition, GS e Ultimate. L’allestimento Edition offre una dotazione completa: cerchi da 16 pollici, sensori luce e pioggia, sedili Intelli-Seat, climatizzatore monozona, doppio display da 10†per strumentazione e infotainment, ricarica wireless per smartphone e sistemi di assistenza alla guida di livello 2.

La versione GS aggiunge un tocco più dinamico e una dotazione più ricca: telecamera posteriore, vetri oscurati, specchietti ripiegabili elettricamente, climatizzatore bizona, keyless entry & start e rivestimento in vetro per il doppio display.

Al vertice troviamo l’allestimento Ultimate, che completa il quadro con cerchi da 18â€, fari a matrice di LED, parabrezza riscaldato e impianto audio a 8 altoparlanti, per chi cerca il massimo in termini di comfort e tecnologia.

Prezzi

Il listino parte da 32.450 euro per la Astra 1.2 Hybrid 145 CV Edition. Si sale a 35.250 euro per la GS e a 37.400 euro per la Ultimate. Per la versione diesel 1.5 da 131 CV servono 500 euro in più a parità di allestimento.

La plug-in hybrid da 196 CV parte invece da 39.250 euro, mentre la versione elettrica è proposta a partire da 39.900 euro. Chi preferisce la variante familiare Sport Tourer deve mettere in conto un sovrapprezzo di 1.200 euro rispetto alla berlina, a parità di configurazione.

Con l’apertura degli ordini in Italia, Opel punta a consolidare la posizione dell’Astra tra le compatte più equilibrate del mercato: aggiornata quanto basta, più efficiente e con prezzi invariati. Una strategia che, in tempi di rincari generalizzati, potrebbe rivelarsi la carta vincente.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 11:35:35 +0000
News n. 18
Test F1 Bahrain, Aston Martin: flop Newey? Come stanno davvero le cose

Aston Martin si trova al centro di un acceso dibattito. Critiche che hanno investito un’auto che sembra faticare a esprimere il potenziale, sia sul fronte della power unit che per quanto concerne il comparto aero-meccanico. È prematuro emettere verdetti definitivi, ma è possibile delineare le prime conclusioni, non trascurando un dato oggettivo: il team di Silverstone è in ritardo e l’assenza nei test di Barcellona con un solo giorno all’attivo si fa sentire. Vediamo il quadro della situazione.

Power Unit Honda: oltre le speculazioni e i falsi allarmi

Nella giornata di ieri, l’attenzione mediatica su Aston Martin ha raggiunto l’apice. Circolavano indiscrezioni infondate secondo le quali il propulsore sarebbe stato prossimo al cedimento strutturale superando la soglia degli 11.000 giri. Si tratta, evidentemente, di speculazioni prive di riscontro, così come le voci che definiscono il motore Honda un progetto fallimentare o quelle che attribuiscono ad Alonso dichiarazioni di resa anticipata sul 2026. Tale allarmismo appare del tutto ingiustificato e merita un’analisi più lucida.

Tuttavia, negare l’esistenza di criticità sarebbe altrettanto errato. Le problematiche esistono e sono in gran parte riconducibili al ritardo nello sviluppo della vettura. Una condizione che lo stesso Adrian Newey ha deliberatamente accettato e in parte voluto. La scelta di estendere i tempi di progettazione sino all’ultimo istante, infatti, era utile alla scuderia per sfruttare ogni occasione. Scenario che di riflesso ha comportato una serie di inconvenienti “di gioventù”.

Situazione affrontata dalle altre squadre in Catalunya, che si sono manifestati solo nei test di Sakhir per la scuderia diretta da Lawrence Stroll. La situazione non è certamente ottimale, come ha onestamente rimarcato Fernando Alonso. È necessario tempo per ottimizzare l’auto e ci sono diverse questioni tecniche legate al nuovo regolamento della Formula 1 non ancora digerite dal team. Una su tutte l’impianto frenante che sta creando un certo mal di testa ai tecnici.

Se la componente meccanica resta ovviamente un punto fermo, la frenata rigenerativa necessaria a ricaricare il super moto generatore da 475 cavalli assume ora un ruolo cruciale. Anche la riduzione della percentuale di carico aerodinamico influisce sensibilmente sulla dinamica del veicolo. Arrivati a questo puntom sorge spontaneo un quesito: in quale area la compagine diretta da Adrian Newey sta soffrendo maggiormente?

Il realismo di Alonso e Stroll tra nervosismo e sfide meccaniche

Lance Stroll è stato piuttosto tagliente nelle sue osservazioni dopo i test del mercoledì, arrivando addirittura ad affermare che l’elemento più riuscito dell’auto sia la livrea.

Anche Fernando Alonso ha palesato un evidente nervosismo, manifestato attraverso una gestualità inequivocabile. Nonostante i volti tutt’altro che distesi dei tecnici, è doveroso operare dei distinguo: se per molti media la stagione 2026 appare già compromessa, la realtà dei fatti è ben diversa.

Aston Martin nutriva aspettative superiori? Indubbiamente. Tuttavia, questo avvio in salita è il risultato di contingenze non più modificabili. Osservando la AMR26 direttamente in pista, si percepisce una monoposto ancora lontana dalla piena maturità: ogni uscita è stata costellata da inconvenienti che hanno impedito ai piloti di inanellare giri consecutivi. La gestione dell’energia rimane un’incognita davvero importante e diverse anomalie sistemiche hanno frammentato il piano di lavoro.

In un simile scenario, il progresso risulta complesso. Sebbene si discuta molto del motore, una delle componenti più problematiche è stata la trasmissione. Il primo cambio interamente prodotto “in house” dal team è stato fortemente voluto da Newey per ottimizzare l’aerodinamica posteriore. Contesto che al momento rappresenta una sfida non ancora vinta. Analogo discorso vale per il differenziale e la frizione: occorre tempo per trovare la quadra e calibrare correttamente i vari settaggi.

Il fattore Newey: genio e innovazione estrema

Adrian resta la figura di riferimento nel panorama tecnico della Formula 1. La sua lunga carriera testimonia la capacità di incidere profondamente in ogni realtà in cui ha operato. Giunto alla soglia dei 67 anni, è impensabile che il suo talento sia appannato; al contrario, la sua esperienza è un valore assoluto e aggiunto, dove la sua visione aerodinamica non teme confronti. Resta pur vero che, storicamente, anche il genio di Stratford-upon-Avon è incorso in valutazioni talvolta troppo audaci.

La questione che anima il paddock è dunque questa: è possibile che Newey abbia deciso di estremizzare eccessivamente alcuni concetti, come la sospensione posteriore ancorata ai piloni dell’ala, e che al momento tali scelte stiano creando grattacapi? Potrebbe essere. Tuttavia solo le prossime settimane forniranno una risposta concreta. Nel frattempo, la fiducia nel tecnico britannico rimane immutata, considerando la sua storica capacità di correggere e raddrizzare progetti complessi.

Stando alle ultime indiscrezioni raccolte direttamente tra paddock e pit lane dalla nostra redazione, già dalla prossima settimana di test qui in Bahrain, Aston Martin potrebbe inserire delle evoluzioni sulla monoposto. Questi primi tre giorni sono stati dedicati esclusivamente alla raccolta dati, senza intervenire in maniera drastica sul set-up. L’obiettivo dichiarato dai diretti interessati, infatti, era quello di comprendere il comportamento dell’auto in staccata e l’efficienza del sistema MGU-K, ambiti strettamente interconnessi.

È fondamentale trovare la giusta correlazione tra queste parti per non compromettere l’handling della monoposto e rendere molto faticoso il lavoro dei piloti che già di per se è parecchio difficoltoso nell’adattamento al nuovo stile di guida delle auto 2026. L’impegno dei tecnici Honda e di tutto lo staff è massimo, lo abbiamo potuto osservare direttamente con i nostri occhi. Aston Martin sta profondendo ogni energia per risalire la china, con l’obiettivo di presentarsi a Melbourne con il miglior pacchetto possibile. Ancora tre sessioni di test per provarci.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 10:44:57 +0000
News n. 19
9 compatte sportive sotto i 40.000 euro, le migliori da comprare nel 2026

Compatte fuori, pepate dentro. È questa la formula che continua a far battere il cuore agli appassionati, anche in un mercato sempre più orientato a SUV ed elettrificazione. Le piccole sportive non sono più tante come una volta: l’inasprirsi delle normative anti-inquinamento ha messo fine alla carriera di modelli iconici come Ford Fiesta, Hyundai i20 N e Abarth 595. Eppure, per chi non vuole rinunciare al piacere di guida, esistono ancora alternative concrete sotto la soglia psicologica dei 40.000 euro.

Abbiamo selezionato nove proposte che rappresentano oggi il miglior compromesso tra dimensioni compatte, cavalleria generosa e prezzo ancora accessibile. Dalle termiche più tradizionali alle nuove elettriche ad alte prestazioni, passando per modelli che fanno del bilanciamento telaio-motore il loro punto di forza. Ecco le compatte sportive da tenere d’occhio nel 2026.

Mini Cooper JCW

Quando si parla di go kart feeling, il riferimento è sempre lo stesso. La John Cooper Works resta una delle interpretazioni più autentiche della compatta sportiva secondo Mini. Oggi è disponibile sia in versione termica sia elettrica, due anime diverse ma accomunate da un’impostazione senza compromessi.

La variante benzina parte da 39.905 euro e monta il noto due litri turbo da 231 CV e 380 Nm di coppia. Lo 0-100 km/h viene coperto in 6,1 secondi, ma più dei numeri colpisce la sensazione al volante: sterzo diretto, assetto rigido il giusto e sospensioni adattive di serie che permettono di cucirsi addosso la risposta di una vettura sempre incollata all’asfalto. Il cambio automatico doppia frizione scarica tutta la potenza sull’anteriore con grande efficacia.

Chi guarda al futuro può scegliere la JCW elettrica: 258 CV, 350 Nm e uno 0-100 in 5,9 secondi. La batteria da 49,2 kWh promette fino a 364 km di autonomia dichiarata. Costa qualcosa in più (41.505 euro), ma le offerte non mancano e la spinta immediata tipica dell’elettrico la rende sorprendentemente divertente tra le curve.

Skoda Fabia 130

Non è una RS, ma poco ci manca. La Fabia nella sua versione più potente parte da 32.750 euro e rappresenta una delle sorprese più interessanti del segmento. Sotto il cofano pulsa un 1.5 TSI da 177 CV, abbinato al cambio automatico DSG.

Non è solo questione di potenza: l’assetto ribassato, lo sterzo preciso e un telaio sincero rendono questa compatta boema molto più coinvolgente di quanto l’immagine razionale del marchio possa far pensare. È l’auto giusta per chi vuole un mezzo brillante nel weekend ma utilizzabile tutti i giorni, senza svenarsi dal benzinaio.

Seat Ibiza FR

La versione FR della Ibiza rappresenta l’equilibrio ideale per molti tra prezzo e divertimento. Si parte da 27.800 euro per portarsi a casa una compatta spagnola dal look grintoso e con il brillante 1.5 TSI del Gruppo Volkswagen da 150 CV.

Non è una hot hatch estrema, ma sa essere vivace, con una buona progressione e consumi contenuti grazie alla disattivazione dei cilindri nei tratti a basso carico. L’assetto FR è più rigido rispetto alle versioni standard, quanto basta per rendere la guida più coinvolgente senza penalizzare il comfort urbano.

Volkswagen Polo GTI

La Polo più cattiva di sempre resta una certezza. Prezzo di partenza 34.100 euro per una compatta che porta il 2.0 TSI a 207 CV. Numeri che si traducono in uno 0-100 km/h in circa 6,5 secondi.

Il punto di forza? L’equilibrio. La Polo GTI non cerca di stupire con eccessi estetici, ma quando si affronta una strada ricca di curve emerge tutta la bontà del progetto. Il differenziale elettronico XDS+ aiuta a scaricare a terra la potenza, mentre il cambio DSG garantisce cambiate coinvolgenti e sempre puntuali.

Audi A1 40 TFSI

La variante di punta del Gruppo Volkswagen. Con un prezzo di partenza di 36.250 euro, l’A1 40 TFSI mette sul piatto 207 CV e uno 0-100 km/h in 6,5 secondi. Il tutto accompagnato dal cambio S tronic a sette rapporti e  dall’allestimento S line che ne esalta il carattere sportivo.

Rispetto alle cugine, qui si respira un’aria più attenta ai dettagli con materiali curati, infotainment evoluto e una qualità costruttiva che giustifica il posizionamento più alto. È la scelta ideale per chi vuole una compatta sportiva senza rinunciare a un certo livello di prestigio dato dai quattro anelli.

Abarth 500e

L’erede elettrica della 595 divide gli appassionati, ma non lascia indifferenti. Parte da 34.400 euro e propone un motore elettrico da 155 CV e 235 Nm di coppia. Lo 0-100 km/h viene coperto in 7 secondi netti. Il peso della batteria si fa sentire, ma il baricentro basso aiuta nella guida tra le curve. Curioso il Sound Generator della versione Turismo: un sistema da 100W che riproduce artificialmente il sound degli storici scarichi Record Monza. Un dettaglio che strizza l’occhio alla tradizione pur guardando al futuro.

9 compatte sportive sotto i 40.000 euro per il 2026
Ufficio Stampa Stellantis
Abarth 500e tra le elettriche compatte più divertenti da comprare nel 2026

Alpine A290

Derivata dalla nuova Renault 5 elettrica, la A290 rappresenta l’interpretazione più sportiva del progetto. Il prezzo parte da 35.427 euro e la potenza raggiunge i 220 CV.

Il telaio è stato rivisto in chiave dinamica, con carreggiate allargate e cerchi da 19 pollici. Gli pneumatici Michelin sviluppati su misura contribuiscono a offrire un livello di grip elevato. È una delle elettriche più attese dagli appassionati, perché promette di unire leggerezza relativa e reattività, due elementi fondamentali quando si parla di divertimento.

Lancia Ypsilon HF

Il ritorno del marchio HF non poteva passare inosservato. La nuova Ypsilon HF è una compatta elettrica da 280 CV, capace di bruciare lo 0-100 km/h in 5,6 secondi. Numeri che la pongono ai vertici della categoria.

Il prezzo ufficiale parte da 42.800 euro, ma con promozioni e incentivi si può scendere sotto la soglia dei 40 mila. La presenza di un differenziale autobloccante Torsen e di una carreggiata allargata testimonia l’attenzione alla dinamica di guida. È un modello che punta molto sull’eredità sportiva del marchio, reinterpretata in chiave moderna.

Toyota GR Yaris

Menzione speciale fuori budget, ma impossibile ignorarla. Con un listino che parte da circa 52.000 euro, la GR Yaris rappresenta una delle operazioni più coraggiose degli ultimi anni. Trazione integrale, cambio manuale a sei marce e un tre cilindri 1.6 turbo da 280 CV.

È una vettura nata per l’omologazione rally e si sente in ogni dettaglio: carreggiate larghe, assetto specifico, differenziali meccanici. In un’epoca dominata da elettrificazione e filtri antiparticolato, proporre un’auto così pura è quasi un atto di resistenza culturale. Non rientra nei 40 mila euro, ma per chi può permetterselo resta una delle compatte più emozionanti in assoluto.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 10:26:32 +0000
News n. 20
Skoda Fabia MY26, si aggiorna con nuovi allestimenti e colori esclusivi

Skoda Fabia si aggiorna alla versione 2026 portando in dote la colorazione “Inspired by Pantone†e due allestimenti esclusivi. Nel panorama delle compatte, dove spesso le novità si giocano su dettagli tecnici o piccoli ritocchi estetici, la nuova Skoda Fabia Model Year 2026 sceglie una strada diversa: punta sul colore e su una gamma più mirata per il mercato italiano.

Un aggiornamento razionale che prova a dare più personalità a un modello già apprezzato. Perché nel segmento B la concorrenza è agguerrita e distinguersi non è semplice. E allora ecco una tinta esclusiva sviluppata con Pantone e due nuovi allestimenti pensati su misura per i clienti italiani.

Il Green Flow

La novità più evidente è senza dubbio la nuova colorazione Green Flow, una tinta “Inspired by Pantone†che debutta con il MY26. Un verde metallizzato con sfumatura minerale delicata, elegante e contemporanea, studiata per esaltare le linee pulite e tese della Fabia.

Il risultato è una tinta raffinata capace di cambiare sfumatura a seconda della luce. Una scelta che strizza l’occhio a chi vuole distinguersi senza rinunciare alla sobrietà.

La vernice Green Flow è disponibile su richiesta al prezzo di 700 euro, in linea con le altre metallizzate in gamma. Ma non finisce qui. Skoda ha infatti stretto una collaborazione con Crash Baggage, brand noto per i suoi trolley dal design “ammaccato†ma ultra resistente: chi sceglie questa tinta riceverà in omaggio un trolley da viaggio nello stesso colore della carrozzeria.

Un dettaglio curioso, certo, ma anche un modo intelligente per rendere l’esperienza d’acquisto più coinvolgente. E soprattutto un accessorio esclusivo, disponibile solo per i clienti Skoda che optano per il Green Flow, indipendentemente da motorizzazione o allestimento.

Dal punto di vista tecnico, la Fabia non cambia pelle: resta la compatta pratica e concreta che conosciamo, con motorizzazioni benzina efficienti e dimensioni ideali per la città ma adatte anche ai viaggi grazie a un bagagliaio tra i più generosi della categoria.

Due nuovi allestimenti

Il Model Year 2026 porta con sé anche una razionalizzazione della gamma e l’introduzione di due nuovi allestimenti sviluppati appositamente per il mercato italiano: Your Way e Be More.

Entrambe le versioni erano già state introdotte su Kamiq e ora arrivano anche su Fabia, con l’obiettivo di semplificare la scelta e offrire dotazioni più ricche a un prezzo competitivo.

La versione Your Way, proposta a partire da 21.850 euro, si posiziona appena sopra l’allestimento d’accesso Selection e prende il posto della precedente Young Edition, che nel 2025 aveva convinto ben il 45% dei clienti privati italiani. Rispetto alla base aggiunge una dotazione decisamente più completa:

  • vernice metallizzata inclusa;
  • alzacristalli elettrici posteriori;
  • cerchi in lega da 15†con design specifico;
  • sensori di parcheggio anteriori e posteriori con frenata automatica d’emergenza;
  • telecamera posteriore.

Un pacchetto pensato per chi cerca un’auto pronta all’uso, senza dover ricorrere a lunghe liste di optional.

Salendo di livello troviamo la versione Be More, con prezzi a partire da 22.600 euro. Una versione con una spiccata propensione allo stile, grazie a dettagli nella carrozzeria in nero lucido, tetto nero a contrasto e vetri posteriori oscurati. Infine i cerchi in lega salgono a 16†e viene arricchito l’abitacolo attraverso piccoli accorgimenti per migliorare la vita a bordo, come l’aggiunta del bracciolo centrale  e del sistema keyless.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 08:21:39 +0000
News n. 21
Tergilunotto posteriore e baule bloccati: il guasto elettrico che non ti aspetti

Se il tergilunotto della tua auto ha iniziato a muoversi a scatti e, contemporaneamente, il baule non ne vuole proprio sapere di aprirsi, non pensare a due guasti distinti. Molto probabilmente sei di fronte a un unico problema, localizzato in un punto critico che spesso confonde anche i meccanici meno esperti.

Ecco dov’è il problema

Se riscontri queste anomalie insieme, magari accompagnate dalle luci della targa che a volte si spengono, il colpevole è quasi certamente il soffietto del portellone: si tratta di quella guaina flessibile in gomma nera che vedi nella parte alta del bagagliaio, quando lo sollevi. Questo componente ha il compito fondamentale di proteggere i fili elettrici che collegano l’abitacolo alla parte mobile dell’auto. Quando il tergicristallo non scorre in modo fluido o la serratura elettrica non riceve l’impulso per scattare, significa che i cavi all’interno di questo tubicino protettivo si sono usurati. La soluzione non è cambiare subito il motorino del tergicristallo o la serratura, come magari alcuni ti fanno credere, ma è necessario far ripristinare correttamente il cablaggio elettrico da un professionista.

Le cause e i costi della riparazione

Il motivo per cui accade questo specifico guasto è di natura puramente meccanica. Ogni volta che apri e chiudi il bagagliaio per carica-scarico, i fili all’interno della guaina subiscono una piega netta e ripetuta. Con il passare degli anni, l’esposizione al freddo e il continuo stress meccanico, la plastica che riveste i conduttori si irrigidisce, fino a spaccarsi. Questo processo espone il rame dei fili all’esterno, creando situazioni potenzialmente pericolose:

  • falsi contatti: i fili si toccano tra loro inviando segnali errati alle componenti;
  • interruzioni nette: il flusso di corrente si ferma perché il cavo è tranciato;
  • segnalazioni sul quadro: la centralina rileva anomalie e accende le spie di malfunzionamento delle luci;
  • corto circuito: il contatto tra fili scoperti o con la carrozzeria può bruciare i fusibili.

L’intervento per il ripristino dell’impianto ha dei costi variabili. Esistono 2 soluzioni, una più sicura dell’altra:

  • ripristino manuale dei cavi: se i fili danneggiati sono pochi, il meccanico li ripara singolarmente con un costo tra i 100 e i 180 euro. Questa soluzione prevede la saldatura, che però tende a irrigidire i conduttori, portando il problema a ripresentarsi poi con il passare del tempo;
  • kit cablaggio specifico: questa è la soluzione ideale, soprattutto quando il danno è esteso. Si monta un set di cavi nuovi e più flessibili, con una spesa totale tra i 140 e i 250 euro;
  • manodopera: il lavoro richiede spesso lo smontaggio completo dei rivestimenti interni per isolare correttamente ogni collegamento, solitamente calcoliamo circa 4 ore per una lavorazione eseguita a regola d’arte.

I consigli del meccanico

Da meccanico, il mio consiglio è di non sottovalutare mai i primi piccoli segnali di avaria, come il motorino dei tergicristalli che rallenta senza motivo o che si ferma improvvisamente a metà del vetro. Se intervieni subito, è possibile riparare subito i cavi danneggiati evitando ulteriori anomalie. Tuttavia, io consiglio quasi sempre la sostituzione completa con un kit di riparazione specifico, in quanto permette di effettuare un lavoro più pulito, con materiali progettati per durare molto più a lungo degli originali.

Se invece “decidi” di aspettare il blocco totale del baule, rischi che i fili scoperti provochino un corto circuito capace di danneggiare seriamente i componenti della centralina elettronica. In quel caso, il preventivo finale aumenterebbe drasticamente a causa della necessità di sostituire moduli elettronici molto costosi.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 07:30:50 +0000
News n. 22
Chilometraggi truccati: ecco le auto più a rischio sul mercato dell’usato

Il mercato delle auto di seconda mano in Italia si trova oggi a fronteggiare una sfida di trasparenza che mina profondamente la fiducia dei consumatori. Il fenomeno della manomissione del contachilometri non è purtroppo una novità, ma la sua incidenza nel nostro Paese resta preoccupante a causa di pratiche commerciali scorrette che mirano ad aumentare artificialmente il valore di vendita dei veicoli. Molti venditori privi di scrupoli intervengono sui dispositivi di misurazione per far apparire le vetture più “giovani” e meno logore di quanto non siano in realtà, inducendo l’acquirente a pagare cifre sproporzionate rispetto alle reali condizioni del mezzo.

Questo malcostume non si traduce solo in un danno economico immediato, ma espone chi acquista a oneri di manutenzione imprevisti e potenzialmente molto elevati, poiché le componenti meccaniche hanno in realtà un’usura ben superiore a quella dichiarata. L’Italia, in particolare, risente della mancanza di un sistema integrato e condiviso per l’accesso ai dati storici dei veicoli, una lacuna che rende i cittadini bersagli facili per questo genere di raggiri.

Le evidenze dello studio: i modelli più colpiti sul mercato

Una recente indagine condotta da carVertical, società specializzata nella raccolta di dati automobilistici, ha fatto luce sulla portata di questo problema nel corso del 2025. Analizzando i report richiesti dagli utenti, è emerso che alcuni dei modelli più apprezzati dal pubblico sono anche quelli che subiscono con maggiore frequenza l’alterazione del percorso registrato.

In cima alla classifica delle vetture più soggette a manipolazione troviamo la Renault Megane, con il 5,7% degli esemplari controllati che presentava dati mendaci. In media, a questo modello francese sono stati sottratti oltre 40.000 chilometri. Seguono in questa graduatoria poco lusinghiera la BMW Serie 3, con il 5,1% dei casi, e la Peugeot 3008, che si attesta al 4,7%. Nel dettaglio, la bavarese ha registrato una riduzione media di ben 85.677 chilometri, mentre per la Peugeot 3008 il chilometraggio è stato abbassato in media di 75.407 chilometri.

Tuttavia, i modelli più truccati non sono necessariamente quelli che subiscono i tagli più drastici. Se guardiamo alle diminuzioni medie più consistenti rilevate in Italia, il primato spetta alla Mercedes-Benz Classe E, i cui contachilometri sono stati abbassati in media di ben 116.907 chilometri. Notevoli anche le discrepanze riscontrate sulla BMW Serie 5, con una riduzione media di 96.585 chilometri, e sul Fiat Ducato, che segue a brevissima distanza con una sottrazione media di 96.568 chilometri.

Un mercato europeo senza confini e senza dati condivisi

La ragione di una tale diffusione del fenomeno risiede spesso nel commercio transfrontaliero. Molte automobili vengono importate in Italia da altri Paesi europei e proprio durante il tragitto avviene la manomissione. Poiché non esiste un protocollo di scambio sistematico delle informazioni storiche tra le autorità degli Stati membri, diventa estremamente difficile per gli uffici di immatricolazione locali verificare la veridicità dei dati riportati. Matas Buzelis, esperto del settore, sottolinea come queste informazioni restino spesso confinate nei database delle istituzioni nazionali e delle aziende private, rendendone complessa la consultazione e lasciando gli automobilisti in una condizione di vulnerabilità.

Esistono tuttavia delle eccezioni positive. Lo studio evidenzia che la Audi A4 è tra i modelli meno appetibili per i truffatori, con una percentuale di manomissione ferma al 2,97%. Buone notizie arrivano anche per chi cerca la Opel Corsa, che presenta un rischio di frode del 2,98%, o la Alfa Romeo Giulietta, che si attesta sul 3%. Nonostante queste percentuali inferiori, il pericolo resta presente, rendendo la consultazione di un rapporto storico un passo imprescindibile prima di qualunque firma. Una vettura con chilometraggio alterato, infatti, non è solo imprevedibile e difficile da manutenere, ma vedrà il suo valore crollare inesorabilmente nel momento in cui il proprietario proverà a rivenderla in futuro.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 06:40:32 +0000
News n. 23
Jeep Compass, il nuovo SUV ibrido o elettrico: Porte Aperte 14-15 febbraio

Il debutto della terza generazione di Jeep Compass segna un momento significativo per l’industria automobilistica nazionale, consolidando il legame tra il celebre marchio americano e l’eccellenza produttiva italiana. Progettata a Torino, ingegnerizzata a Balocco e costruita presso lo stabilimento di Melfi, la nuova versione di questo modello dal successo globale — capace di vendere oltre 2,5 milioni di unità nel mondo — si presenta al grande pubblico attraverso una serie di appuntamenti speciali. Tutti gli showroom Jeep in Italia apriranno infatti le porte nei fine settimana del 14-15 e 21-22 febbraio, offrendo agli automobilisti la possibilità di scoprire da vicino un veicolo che unisce capacità off-road di riferimento a una tecnologia d’avanguardia.

Architettura e design

La nuova Compass è il primo modello del marchio a nascere sulla piattaforma STLA Medium, un’architettura estremamente versatile che permette di integrare motorizzazioni diverse, dall’ibrido all’elettrico puro, senza compromettere lo spazio o le prestazioni. Esteticamente, il SUV mantiene il design inconfondibile di Jeep, ma introduce affinamenti aerodinamici che portano il coefficiente di resistenza a un valore di 0,29, massimizzando l’efficienza complessiva.

Nonostante l’orientamento verso il comfort stradale, l’anima avventuriera rimane intatta: la vettura vanta un’altezza da terra superiore ai 200 mm, angoli di attacco e partenza ottimizzati e la capacità di affrontare guadi fino a 480 mm. Queste caratteristiche, unite al sistema Selec-Terrain, garantiscono sicurezza su ogni tipo di terreno, dalle strade cittadine ai percorsi fuori strada più impegnativi.

Tecnologia di bordo e guida assistita

L’abitacolo è stato completamente ripensato per offrire un’esperienza utente intuitiva e raffinata. La plancia ospita un quadro strumenti digitale da 10,25 pollici e un generoso schermo infotainment da 16 pollici, supportati da un Head-Up Display che proietta i dati di marcia essenziali direttamente sul parabrezza. La tecnologia non è però solo intrattenimento: la nuova Compass introduce di serie la guida autonoma di Livello 2, che include sistemi avanzati come il Predictive Adaptive Cruise Control (P-ACC). Questo sistema è in grado di regolare automaticamente la velocità non solo in base al traffico, ma anche interpretando il profilo stradale, rallentando autonomamente prima di curve o rotonde.

La gamma motori

La libertà di scelta è un pilastro della nuova offerta relativa a Jeep Compass. Nel dettaglio, la gamma motori comprende:

  • e-Hybrid da 145 CV: un sistema ibrido che abbina un motore turbo benzina a un’unità elettrica integrata nel cambio a doppia frizione a sei rapporti, capace di muovere le ruote anche in modalità puramente elettrica in determinati frangenti;
  • Plug-in Hybrid da 225 CV: per chi cerca un equilibrio tra prestazioni e mobilità a zero emissioni nei tragitti quotidiani;
  • Versioni BEV: capaci di erogare fino a 375 CV, dotate di trazione integrale e un’autonomia dichiarata di 650 km. Le versioni elettriche introducono inoltre la funzione One-Pedal Drive, che semplifica la guida urbana permettendo di gestire accelerazione e frenata con il solo pedale dell’acceleratore.

Listino prezzi

In occasione di questa prima fase commerciale, Jeep ha predisposto una serie di offerte competitive. La versione Altitude e-Hybrid da 145 CV, che dichiara consumi combinati tra 5,6 e 5,7 l/100km (WLTP), è proposta a un prezzo promozionale di 35.900 euro a fronte di un listino di 40.900 euro. L’iniziativa, valida fino al 28 febbraio 2026 in caso di permuta o rottamazione, include una supervalutazione dell’usato di 5.000 euro e la possibilità di accedere a un finanziamento a interessi zero (TAN 0,00%, TAEG 2,17%). Il piano prevede un anticipo di 15.900 euro e 48 rate mensili da 434 euro, rendendo l’accesso alla nuova generazione del SUV più accessibile per il pubblico italiano.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 06:30:06 +0000
News n. 24
Sistema eCall, come interviene in caso di incidente e quando va controllato

L’eCall è un sistema di chiamata automatica d’emergenza integrato nel veicolo, progettato per contattare il 112 quando l’auto rileva un grave incidente. Non nasce per assistere come farebbe un call center del costruttore. Punta piuttosto a ridurre i tempi di attivazione dei soccorsi quando chi è a bordo non può chiamare o non sa dire dove si trova. La cornice che lo definisce e che impone requisiti di funzionamento e tutela è la normativa europea sull’eCall basato sul 112.

Cosa succede dopo un grave incidente

Quando l’urto supera determinate soglie, il veicolo può attivare l’eCall automaticamente attraverso l’infrastruttura di sensori e logiche già presenti per airbag e sistemi di ritenuta. La chiamata non è solo voce perché insieme alla connessione verso il 112 viene inviato un set minimo di dati, chiamato MSD (Minimum Set of Data), pensato per dare ai soccorritori le informazioni essenziali anche se nell’abitacolo nessuno riesce a parlare. Quel pacchetto deve per regola contenere solo i dati minimi previsti dagli standard e non può trasformarsi in un flusso informativo indefinito.

Il MSD è costruito per essere rapido, standardizzato e interoperabile in quanto deve essere letto dai centri che gestiscono le chiamate d’emergenza senza passare da traduzioni proprietarie. L’obiettivo è ridurre le ambiguità: posizione, ora, direzione di marcia e pochi altri elementi consentono di inviare mezzi di soccorso anche quando chi è a bordo è confuso, ferito, sotto shock o non conosce il punto esatto in cui si trova. La scelta europea di vincolare l’eCall a un set minimo nasce proprio per massimizzare l’efficacia e limitare gli abusi informativi.

Cosa accade se il guidatore non riesce a parlare

Dopo l’invio dei dati, l’eCall apre un canale voce con la centrale, perché può esserci qualcuno in grado di descrivere la situazione, confermare feriti, segnalare rischi o rispondere a domande. Anche se nessuno parla l’informazione chiave è già partita con il MSD e la chiamata stessa è un segnale di allarme. L’eCall è pensato per funzionare anche nel silenzio e la sua utilità non è legata alla lucidità del conducente.

Molte auto hanno un pulsante SOS per attivare manualmente l’eCall ed è una funzione che si rivela utile quando l’emergenza non coincide con una collisione sufficiente ad attivare i trigger automatici oppure quando si assiste a un incidente e occorre allertare subito i soccorsi. Questo strumento non va evidentemente confuso con l’assistenza stradale o con il servizio clienti.

Tra eCall pubblico e servizi privati del costruttore

Accanto all’eCall convivono servizi telematici privati, anche compresi nell’infotainment o in app proprietarie, che offrono assistenza, recupero del veicolo o chiamate a centrali dedicate. Non sono però la stessa cosa e non hanno le stesse garanzie: l’eCall pubblico è vincolato a standard e requisiti di omologazione mentre i servizi privati seguono logiche commerciali, abbonamenti e infrastrutture che variano da marca a marca.

Capitolo privacy, l’eCall non è nato per tracciare i movimenti del veicolo in modo continuativo e la normativa europea impone misure per evitare sorveglianza e abuso. Il sistema resta in stato dormiente e trasmette dati solo quando viene effettuata la chiamata d’emergenza.

Per anni molte implementazioni eCall si sono appoggiate a tecnologie cellulari legacy. Quel contesto sta oggi cambiando perché in Europa lo spegnimento progressivo del 2G e del 3G mette pressione su tutti i servizi che dipendono dalla fonia tradizionale. Il mondo delle centrali d’emergenza chiede prudenza per evitare buchi di continuità nelle comunicazioni d’emergenza durante la transizione.

La risposta europea è l’evoluzione verso specifiche e standard eCall basati su reti packet-switched, pensati per integrarsi con il mondo 4G e 5G e con la modernizzazione dei servizi d’emergenza. La transizione non riguarda solo l’auto, perché anche le centrali che ricevono le chiamate devono essere in grado di gestire la nuova modalità.

Quando il sistema eCall va controllato

Il primo controllo riguarda le spie e i messaggi in plancia relativi a SOS, eCall o modulo telematico poiché i requisiti europei prevedono che il sistema avvisi gli occupanti quando non è in grado di eseguire una chiamata d’emergenza.

Se l’auto ha subito un urto con attivazione di airbag o pretensionatori oppure se è stata riparata su cablaggi, centraline, batteria, alimentazioni e connettività, il passo successivo è la verifica del sistema. L’eCall vive infatti dentro l’ecosistema elettrico ed elettronico del veicolo e la sua verifica ha più senso come controllo mirato in officina, basato su diagnostica e stato del modulo, soprattutto quando ci sono segnali d’errore, interventi rilevanti o storie manutentive poco chiare.

Come qualunque altro sistema di sicurezza del veicolo, anche l’eCall richiede controlli e manutenzione. La sua funzione è operare in modo autonomo per cui non può dipendere solo dalla batteria a 12 volt dell’auto che in seguito a un impatto potrebbe non essere più in grado di fornire energia sufficiente per avviare la chiamata automatica di emergenza.

Per questo motivo il sistema è dotato di una batteria di back-up dedicata per garantire il funzionamento dell’eCall anche in condizioni critiche. Questa batteria ausiliaria è però soggetta a usura e può scaricarsi. Quando accade il veicolo segnala l’anomalia attraverso un messaggio sul quadro strumenti o tramite il lampeggio del pulsante di attivazione. Per intervenire è necessario individuare la centralina dell’eCall al cui interno è presente la batteria da sostituire, disponibile come ricambio dal costruttore.

È comprensibile la curiosità di testare il pulsante SOS, ma premerlo per fare una prova non è una buona idea perché il sistema è collegato al circuito delle emergenze e l’abuso crea rumore operativo per chi gestisce situazioni reali. La strada passa dalla diagnostica di officina e dalle procedure previste dal costruttore, che possono verificare errori memorizzati, stato delle antenne e delle alimentazioni, integrità del modulo e coerenza delle funzionalità senza ingolfare il servizio pubblico.

Usato, importazioni e riparazioni creative

Nel mercato dell’usato, soprattutto su auto ex flotte o importate, il problema è la trasparenza della storia del veicolo. Una riparazione post-incidente fatta al risparmio, un cablaggio ricostruito male, un modulo sostituito con un ricambio non coerente, un aggiornamento software mancato sono scenari che possono lasciare la funzione SOS in una zona grigia senza evidenze o segnali finché non compare un errore.

Data articolo: Sat, 14 Feb 2026 05:00:30 +0000
News n. 25
Che auto guida Stefano De Martino, icone d’epoca e SUV per il re di Affari tuoi

Dalle coreografie di Amici al trono di Rai 1 con Affari tuoi, Stefano De Martino è maturato sotto ogni punto di vista: le auto la dicono lunga e non mentono. La sua carriera ha seguito una traiettoria di costante crescita professionale, con il passaggio repentino (e inaspettato) dal ballo alla conduzione, mentre in garage si consumava il passaggio dall’esuberanza giovanile a modelli raffinati nel gusto, di ieri e di oggi.

Data articolo: Fri, 13 Feb 2026 19:30:54 +0000


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