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News passione motori

News n. 1
Guida un camion sotto fermo e senza patente, scatta una multa di 7.500 euro

Da un normale controllo a una stangata da 7.500 euro il passo è stato breve. Un diciottenne di Concorezzo, in provincia di Monza e della Brianza, è stato fermato nel pomeriggio di lunedì 15 giugno dalla Polizia locale di Brugherio mentre si trovava alla guida di un camion. Fin qui niente di strano. Il problema è che il giovane non aveva mai conseguito la patente e, come se non bastasse, il mezzo non avrebbe neppure dovuto circolare.

Una serie di illeciti

Erano le 16 quando una pattuglia della Locale ha intimato l’alt all’autocarro durante il consueto monitoraggio del territorio. Quello che doveva essere un controllo come tanti si è trasformato in pochi minuti in un caso ben più complesso: i terminali hanno infatti svelato una serie di illeciti che andavano ben oltre una banale dimenticanza. Alla fine la sanzione complessiva ha toccato quota 7.500 euro e a un nuovo fermo di tre mesi che tiene il veicolo fermo in rimessa.

Al controllo è emerso che il ragazzo, diciottenne, non era sprovvisto solo del documento cartaceo, ma dell’abilitazione stessa. Non aveva mai conseguito la patente necessaria per condurre un autocarro, nonostante ciò si fosse comunque messo al volante del mezzo pesante. Un particolare tutt’altro che secondario, perché chi conduce un veicolo di questo tipo deve possedere il titolo previsto dalla legge e dimostrare di avere la preparazione richiesta. Il giovane, invece, circolava senza averne il diritto. Data la pesante imprudenza, gli agenti hanno voluto eseguire degli ulteriori accertamenti, anche sulle persone presenti a bordo.

L’autocarro risultava sottoposto a fermo amministrativo fiscale e non avrebbe quindi potuto percorrere una strada aperta al pubblico. Il provvedimento era stato ignorato: il mezzo si trovava regolarmente in marcia nel momento in cui gli agenti gli hanno intimato l’alt. E a rendere la vicenda ancora più seria è stata la presenza di un passeggero, e non una persona qualsiasi. Accanto al diciottenne sedeva infatti il proprietario del camion, il che cambia la lettura dell’accaduto, perché esclude che il veicolo fosse stato preso di nascosto o utilizzato all’insaputa del titolare.

La contestazione per incauto affidamento

Il proprietario aveva messo il mezzo a disposizione del giovane e si trovava al suo fianco mentre lo guidava, nonostante l’assenza della patente e il fermo amministrativo già applicato all’autocarro. Per questo motivo è scattata anche la contestazione per incauto affidamento. Il titolare del camion è stato così chiamato a rispondere della scelta di aver ceduto il volante a una persona che non possedeva i requisiti necessari.

Non ci sono stati incidenti, ma il fatto che nessuno si sia fatto male non attenua la gravità di quanto accaduto in strada. Un autocarro ha dimensioni, peso e modalità di guida differenti rispetto a una normale automobile. Affidarlo a una persona che non ha mai conseguito la patente espone gli altri utenti della strada a un rischio significativo. Sotto gli occhi vigili della pattuglia, il controllo ha portato a una serie di contestazioni immediate: senza patente, con un camion sotto fermo fiscale e il proprietario seduto al suo fianco, il conducente si è visto recapitare una pena esemplare.

Data articolo: Tue, 16 Jun 2026 09:25:53 +0000
News n. 2
F1, la verità su Barcellona: Hamilton maschera alcuni limiti della Ferrari

L’esito del GP di Barcellona non ammette repliche: il trionfo in F1 della Ferrari è frutto del genio di Hamilton, degli aggiornamenti, ma pure della discutibile strategia Mercedes e della sorte. La spietata analisi, infatti, certifica che la SF-26 resta in ostaggio di una gestione vettura tutto tranne che semplice. Anche per questo Maranello spegne i facili entusiasmi: serve ancora tanto lavoro per ricoprire il ruolo di leader.

Lewis chirurgico a bordo della SF-26

Sgombriamo subito il campo dalle facili illusioni e dalle lodi stucchevoli che immancabilmente si levano ad ogni trionfo tinto di rosso. La domenica rovente del Montmeló non ci ha consegnato, come tanti cantautori della penna vorrebbero farci credere, una Ferrari SF-26 improvvisamente guarita dai suoi mali e trasformata in dominatrice assoluta e incontrastata della corsa.

Al contrario, ci ha offerto un doveroso bagno di realismo, certificando, semmai ve ne fosse ancora l’effettivo bisogno, la statura immensa, quasi spaventosa, del fuoriclasse britannico che siede nell’abitacolo della numero 44. Sotto il sole implacabile della Catalogna, su un asfalto che non fa sconti e divora le ambizioni altrui, la vettura italiana si è presentata con lo speranzoso fardello di aggiornamenti aerodinamici.

Ma la cruda realtà del cronometro ci ha raccontato un’altra storia: la monoposto italiana ha patito, per gran parte della corsa, le difficoltà legate all’amministrazione termica degli pneumatici. Tenerli in finestra, insomma, per garantire il corretto grado di grip. È importante sottolinearlo, perché far passare l’impresa di Lewis come una mera passeggiata alparco non è propriamente cosa.

Ferrari, la gestione sopraffina del posteriore

Il primo atto di questa recita è stato un puro e crudo esercizio di sopravvivenza sportiva. Con la vettura appesantita dal pieno di carburante, calzando le mescole Soft, Lewis Hamilton ha dovuto spremere tutti i manettini della Rossa per non veder squagliarsi le coperture sull’asse motrice. Per mantenere costante il degrado al retrotreno sofferente, il muretto ha imposto un uso specifico del brake migration.

Un’operazione gestita tramite il brake-by-wire per caricare di stress l’asse anteriore e far respirare, seppur a fatica, quello posteriore. Una manovra d’emergenza eseguita dal fuoriclasse di Stevenage con chirurgica maestria, che gli ha permesso di contenere il gap dal battistrada Russell a soli tre secondi al momento della prima sosta ai box. Roba da palati fini, non da semplici mestieranti del volante.

Passati poi alle coperture Hard, il compromesso tecnico si è accentuato alzando le criticità. Nel tentativo di preservare maggiormente il retrotreno evitando un tracollo verticale nella seconda parte dello stint, i tecnici hanno scelto nuovamente di limitare l’avantreno, scaricando l’incidenza dei flap. L’inglese si è così ritrovato tra le mani una monoposto fastidiosamente sottosterzante .

Un male necessario, sia chiaro. Una scelta calcolata con freddezza cinica per gestire la vita utile delle gomme Pirelli cerchiate di bianco. Calzature che sono arrivate allo stremo delle loro forze, prima della seconda sosta, evidenziando brusche e repentine reazioni sovrasterzanti in svariate curve, ancor prima del necessario. Situazione che portato verso l’inevitabile rientro ai box.

Il capolavoro di Lewis

Ma è nel terzo segmento di gara che si è consumato il capolavoro, favorito da una buona dose di superbia altrui. Mentre al muretto della Mercedes si concedevano il lusso arrogante di lasciar azzuffare i propri piloti in pista, disperdendo decimi preziosi in inutili scaramucce intestine, Hamilton, una volta calzate le coperture Medie, ha iniziato a tessere la sua inesorabile tela.

“Silenziosamente”, giro dopo giro, ha quasi azzerato un abisso di circa venti secondi. E lo ha fatto accentuando maggiormente la mappatura del bilanciamento freni, mascherando i limiti fisici della SF-26 col solo peso specifico della propria classe infinita. Poi, al giro quarantuno, è arrivata l’inattesa ma graditissima mano della Dea Bendata: la vettura di Fernando Alonso ammutolisce e la direzione dara chiama la Virtual Safety Car.

Lewis aveva appena tagliato il traguardo, attende una tornata e incassa il provvidenziale pedaggio dimezzato della sosta in corsia box: dodici secondi spesi, contro i canonici ventidue. È il colpo di grazia tattico che gli consegna definitivamente la testa della corsa. Da lì in poi, si registra solo una glaciale e quasi irriverente richiesta via radio sui tempi da tenere.

Un preludio a un’esibizione solitaria, un monologo spietato che infligge diciannove secondi di distacco al resto del gruppo al momento del ritiro di Antonelli. Una prova di forza difficile da spiegare con i soli dati. Sì, perché sebbene la Rossa in versione Montmeló fosse senza dubbio una vettura parecchio valida, salutare tutti e imprimere quel ritmo forsennato era tutto tranne che credibile.

Il monito da seguire: uno step verso l’alto non è sufficiente per dominare

È dunque vera gloria per il team italiano? Risparmiamoci, di grazia, i trionfalismi facili e le bandiere al vento. Questa vittoria porta l’esclusiva firma in calce di Lewis Hamilton e si nutre voracemente della presunzione tattica degli strateghi di Brackley; una dinamica forse tollerabile oggi, ma che risulterebbe drammaticamente fatale se le sorti del campionato dovessero farsi serie.

Per questo, credere che la Ferrari sia repentinamente guarita da tutti i suoi atavici difetti e che d’ora in avanti possa dettare il passo su ogni tracciato è roba da ingenui sognatori. Nel Circus odierno la competitività è volubile, molto spesso legata a doppio filo alle bizze dell’asfalto e delle temperature. Per chiaro: il passo avanti a livello tecnico con gli aggiornamento è molto grande.

Tuttavia, erigere la SF-26 a benchmark assoluto della categoria sarebbe un errore. A Maranello faranno bene a chiudere svelti nel cassetto i facili entusiasmi e a rimettersi a sgobbare sul setup con rigore quasi monastico, gara dopo gara, limando ogni singola imperfezione. In caso contrario, questa splendida sbornia iberica sarà destinata a rimanere soltanto una bellissima, ma tragicamente effimera, illusione di inizio estate.

Data articolo: Tue, 16 Jun 2026 09:17:50 +0000
News n. 3
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

La situazione del traffico sulle autostrade italiane del 16 giugno 2026 vede alcune criticità significative principalmente dovute a veicoli in avaria, lavori in corso e code segnalate soprattutto sull’A1 Milano-Napoli e sull’A7 Milano-Genova. Tra gli eventi più rilevanti, una coda di 3 km tra Parma e Reggio Emilia a causa di un veicolo in fiamme e una lunga coda di 3 km per lavori tra Genova Bolzaneto e Busalla. Nel corso dell’articolo si elencano con dettaglio le situazioni aggiornate per ciascuna tratta autostradale interessata.

A1 MILANO-NAPOLI



11:02 – Parma e Reggio Emilia
Coda di 3 km per veicolo in fiamme
Direzione Napoli
La coda si estende dal chilometro 126.0 al chilometro 123.0.



11:02 – San Giuliano e Melegnano
Coda per safety car con scorta veicoli
Direzione Milano
La scorta si estende dal chilometro 2.7 al chilometro 6.8.



10:55 – Firenze Impruneta e Bivio A1/A11 Firenze-Pisa Nord
Traffico rallentato per materiali dispersi
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 285.7 al chilometro 288.0 per una lunghezza di 2.3 km.



10:47 – Reggio Emilia e Terre di Canossa – Campegine
Coda di 1 km dovuta a curiosi
Direzione Milano
La coda va dal chilometro 126.0 al chilometro 127.0.



10:44 – Terre di Canossa – Campegine e Reggio Emilia
Segnalato fumo per incendio
Direzione Napoli
Presenza del fumo al chilometro 126.0.



10:34 – Bivio A1-Variante e Sasso Marconi Nord
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta è lunga circa 10.21 km, dal chilometro 199.89 al 210.1.



10:11 – Calenzano e Bivio A1-Variante
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
La lunghezza della tratta è di circa 10 km, dal chilometro 267.0 al 277.0.



10:41 – Caserta sud
Coda in uscita per traffico intenso provenendo da Napoli
Direzione Milano

A4 TORINO-TRIESTE



11:03 – Nodo di Pero e Cormano
Coda di 2 km per veicolo in avaria
Direzione Trieste
Entrata consigliata verso Brescia: Sesto San Giovanni. Uscita consigliata provenendo da Torino: Fiera Milano su A8 Milano-Varese.
La coda si estende dal chilometro 127.5 al 125.0 con una lunghezza di 2.5 km.



11:01 – Entrata a Cormano
Coda per veicolo in avaria
In entrambe le direzioni



10:35 – Milano est e Cormano
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Torino
La tratta è lunga 8.4 km dal chilometro 129.9 al chilometro 138.3.

A7 MILANO-GENOVA



11:04 – Ronco Scrivia e Isola del Cantone
Coda per lavori in corso
Direzione Milano
La coda interessa la tratta dal chilometro 106.1 al 106.5 con una lunghezza di 0.4 km.



11:03 – Genova Bolzaneto e Busalla
Coda di 3 km per lavori
Direzione Milano
La coda si estende dal chilometro 114.3 al 118.0.

A8 MILANO-VARESE



11:00 – Milano e Milano Nord
Coda per safety car con scorta veicoli
Direzione Milano
La scorta copre la tratta dal chilometro 0.2 al 3.5 con lunghezza di 3.3 km.



10:44 – Nodo A8/A4 Torino-Trieste e Fiera Milano
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Varese
La tratta parte dal chilometro 2.2 ed è lunga 2.2 km.

A9 LAINATE-COMO CHIASSO



11:04 – Lomazzo e Turate
Coda per safety car con scorta veicoli
Direzione Svizzera
La scorta interessa la tratta dal chilometro 23.6 al chilometro 19.0 per 4.6 km.

A10 GENOVA-VENTIMIGLIA



10:42 – Albisola e Bivio A10/Inizio Complanare Savona
Coda di 3 km per veicolo in avaria
Direzione Ventimiglia
La coda si estende dal chilometro 40.8 al chilometro 36.4 per una lunghezza di 4.4 km.

A13 BOLOGNA-PADOVA



10:56 – Altedo e Ferrara sud
Traffico rallentato per veicolo in avaria
Direzione Padova

A14 BOLOGNA-TARANTO



10:51 – San Benedetto del Tronto e Grottammare
Coda per safety car con scorta veicoli
Direzione Taranto
La scorta interessa la tratta dal chilometro 306.3 al chilometro 303.0 per 3.3 km.



10:42 – Nodo Diramazione Ravenna/SS16 Adriatica
Coda per traffico intenso provenendo da Ravenna verso Ferrara
Direzione da Ravenna verso Ferrara



10:42 – Nodo Diramazione Ravenna/SS16 Adriatica
Coda per traffico intenso provenendo da Ravenna verso Ravenna
Direzione da Ravenna verso Ravenna



10:42 – Nodo Diramazione Ravenna/SS16 Adriatica
Coda per traffico intenso provenendo da Autostrada Bologna-Taranto verso Ferrara
Direzione Ravenna



10:42 – Nodo Diramazione Ravenna/SS16 Adriatica
Coda per traffico intenso provenendo da Autostrada Bologna-Taranto verso Ravenna
Direzione Ravenna

A26 GE-VOLTRI-GRAVELL.TOCE



09:28 – Bivio A26/A10 Genova-Ventimiglia
Coda per veicolo in avaria provenendo da Gravellona Toce verso Genova
Direzione Genova Voltri

TR1 TRAFORO DEL MONTE BIANCO



10:53 – Piazzale Francese
Coda in corrispondenza Piazzale Francese verso Courmayeur con attesa prevista di 15 minuti
Direzione Courmayeur

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Tue, 16 Jun 2026 09:08:00 +0000
News n. 4
Chiave auto non rilevata, come avviare il motore in emergenza senza soccorsi

Purtroppo può capitare di salire in auto, premere Start e vedere apparire sul display  la scritta “chiave non rilevata”: è una situazione frustrante, soprattutto quando si ha fretta. Il motore non gira e il quadro strumenti rimane spento, ma nella maggior parte dei casi il problema si risolve in pochi secondi senza dover chiamare il soccorso stradale. Vediamo la procedura per sbloccare la situazione nei sistemi Keyless e far riconoscere la chiave alla centralina.

Come avviare l’auto con la chiave

Le Case costruttrici prevedono questa eventualità e integrano un sistema di emergenza pensato esattamente per situazioni come questa. In ogni vettura dotata di questa tecnologia è presente un’antenna di emergenza capace di avviare il motore anche se la pila interna è completamente esaurita. Basta avvicinare la chiave nel punto esatto previsto dal costruttore perché la centralina la riconosca come se fosse perfettamente funzionante. Ecco i passaggi da seguire:

  1. premi il pedale del freno (o della frizione sui cambi manuali), come faresti per un avviamento normale;
  2. appoggia il telecomando direttamente sull’antenna di emergenza, l’importante è il contatto diretto, quindi se hai una cover o un portachiavi rigido toglilo prima di provare;
  3. premi il tasto di accensione, se la procedura è andata a buon fine, il motore parte normalmente e tutte le spie si spengono.

Se al primo tentativo non succede nulla, spesso basta spostare leggermente la chiave di qualche centimetro, perché la posizione esatta dell’antenna varia da modello a modello.

Dove si trova l’antenna di emergenza

La posizione dell’antenna non è uguale per tutti, perché ogni costruttore la integra in un punto diverso dell’abitacolo a seconda dello spazio disponibile e dell’architettura elettrica del veicolo. Ci sono tre zone comuni nelle auto con sistema Keyless, conoscere questi tre punti ti permette di provare in pochi secondi senza dover smontare nulla o cercare alla cieca:

  • pulsante Start/Stop: in molte auto l’antenna è integrata direttamente nella cornice del tasto di accensione. Premi il pulsante tenendo la chiave in mano, in modo che il chip transponder si trovi il più vicino possibile alla bobina di lettura;
  • piantone dello sterzo: osserva il lato destro, dove un tempo si inseriva la chiave, spesso è presente un piccolo simbolo stampato, a forma di chiave o di onde radio, che indica esattamente il punto in cui appoggiare il telecomando;
  • tunnel centrale: controlla all’interno del portaoggetti, del portabicchieri o sotto il bracciolo. In diverse vetture è presente un vano sagomato o un piccolo tappetino in gomma con il disegno di una chiave, segno di dove va alloggiata.

Se non noti nessun simbolo evidente, prova comunque in queste tre posizioni, una volta individuato il punto giusto ricordalo, perché potrebbe servirti ancora prima di sostituire la pila.

Quanto costa sostituire la pila

Il costo per il ripristino della chiave varia dai 10 ai 25 euro se ci si limita al cambio della pila, ma può salire fino a 90 euro qualora l’officina debba intervenire sulla centralina con il tester diagnostico. Infatti se il telecomando rimane senza alimentazione per troppo tempo, la memoria della ECU può perdere la sincronizzazione con l’immobilizer e sarà necessario riallineare nuovamente con la rete di bordo.

I consigli del meccanico

Vediamo alcuni consigli che puoi adottare per evitare di peggiorare la situazione, accumulando codici errore DTC che possono mandare la rete di bordo in modalità recovery temporaneo, prolungando il blocco anche se si utilizza la procedura d’emergenza:

  • evita di forzare il guscio con cacciaviti o strumenti di fortuna per controllare la pila, rischi di graffiare la scheda elettronica o dissaldare componenti interni, trasformando un problema da pochi euro nella sostituzione totale della chiave;
  • scendere dal veicolo, chiudere la portiera usando la lama metallica meccanica nascosta all’interno del telecomando e attendere due minuti. Questo permette alle linee CAN-Bus di completare il power-down e resettare lo stato di allarme;
  • una volta ripartiti, raggiungi l’officina per sostituire la batteria interna con una nuova e se necessario resettare i codici errore tramite strumento di diagnosi.
Data articolo: Tue, 16 Jun 2026 06:00:28 +0000
News n. 5
In vendita villa da sogno con 41 auto d’epoca, un patrimonio incluso nel prezzo

Siamo abituati a vedere immobili di lusso dotati di ogni comfort: piscine a sfioro, cantine per vini pregiati, palestre private e giardini curati come campi da golf. Ma a Mattituck, nella suggestiva cornice di Long Island, è apparsa sul mercato una villa che sfida completamente le convenzioni dell’immobiliare. A prima vista, la proprietà sembra la classica residenza di prestigio: tre camere da letto, un acro e mezzo di terreno affacciato sulla costa, interni luminosi con soffitti svettanti, lucernari che inondano gli spazi di luce naturale e pregiati pavimenti in legno massello. Eppure, tutto questo passa in secondo piano rispetto alle 41 auto d’epoca custodite in garage.

Oltre a ricevere le chiavi di casa, il nuovo proprietario diventerà il custode di una collezione privata attraversante quasi un secolo di storia delle quattro ruote. A fare una bella scrematura in partenza ci penserà il prezzo complessivo: 3,5 milioni di dollari.

Garage da museo

La nascita del complesso è frutto della visione dei suoi fondatori. Il terreno fu acquistato nel 1996 per 55.000 dollari e due anni dopo, Gail Dessimoz e il suo defunto marito, Michael Fields Racz, completarono la costruzione della residenza. In passato, la struttura è stata gestita anche come esclusiva casa vacanze, arrivando a spuntare tariffe stagionali fino a 80.000 dollari per il periodo compreso tra il Memorial Day e il Labor Day.

In un mosaico di ingegneria e design, la collezione comprende esemplari vintage e contemporanei. Da una Chrysler Town and Country del 1947 a una Porsche 911 biturbo del 2004, il parco macchine annovera marchi del calibro di Bentley, Cadillac, Corvette, MG e le leggendarie Studebaker.

Ogni mezzo è curato maniacalmente in un tempio dei motori perfettamente attrezzato – dal ponte sollevatore all’area detailing – dove ogni attrezzo si trova al posto giusto. Lo spazio farebbe impallidire molti musei, studiato fin nei minimi dettagli allo scopo di esaltare il design dei vari pezzi.

Un tesoro dal valore inestimabile

Fissato a 3,5 milioni di dollari, il prezzo appare quasi sottostimato, considerando il valore del mercato immobiliare di Long Island e il tesoro custodito nel garage. In veste ufficiale l’agenzia ha preferito astenersi dal fornire una valutazione dell’intera flotta, ma gli indizi lasciano immaginare un valore davvero elevato: diversi esemplari presenti nella collezione superano di gran carriera la soglia dei 100.000 dollari ciascuno. La proprietaria ha commentato:

“Abbiamo fatto scelte minuziose per costruire qualcosa che si fondesse nella regione e che non deturpasse il paesaggioâ€

La vera protagonista, tuttavia, è sempre stata l’autorimessa, concepita per attraversare l’intera larghezza della proprietà.

“Sono le auto. Sono loro che regalano la gioia agli occhiâ€

Qualunque siano le disponibilità economiche e i sogni nel cassetto — e sì, esistono case ancora più ambiziose — certe storie invitano a riflettere sul concetto stesso di abitazione. Un tempo considerata “semplice” luogo di riposo, è diventata un caveau dove custodire le passioni più costose e affascinanti, una sorta di Batcaverna in un contesto reale, da toccare con mano. Il garage ha smesso di essere un locale di servizio: è lui il punto di raccolta di gioielli straordinari nello stile e nella potenza.

Data articolo: Tue, 16 Jun 2026 05:30:32 +0000
News n. 6
Vacanze in auto in Europa: la guida pratica per viaggiare senza sorprese

Le vacanze in auto tornano a essere di tendenza. Non che abbiano mai perso il loro fascino, ma soprattutto oggi, complici i rincari vertiginosi dei voli e le tariffe stellari dei servizi accessori, in tanti valutano di macinare chilometri al volante fino a lasciare l’Italia. Che la meta sia appena oltre confine o esotica, migrare altrove in Europa comporta anche il rispetto di alcuni obblighi normativi: una banale disattenzione può costare molto più di un semplice contrattempo.

“Non capivo la lingua”, “non conoscevo il limite” o il classico tentativo di accampare ignoranza di fronte a un vigile straniero hanno ormai fatto il loro tempo. Se in passato c’era una (minima) possibilità di impietosire gli agenti, oggi, nel pieno dell’era di internet, le scuse stanno a zero. Nel giro di qualche settimana la violazione commessa lontano da casa arriva nella cassetta delle lettere, puntuale e tradotta. Guidare all’estero richiede una preparazione quasi metodica e il viaggio premia gli utenti bravi a pianificare.

Le insidie della guida in Europa

Il primo errore da evitare è dare per scontato che le regole italiane siano universali. Mentre nelle nostre autostrade il tutor ci toglie il respiro, altrove le regole sulla velocità e le buone abitudini al volante possono cambiare parecchio. In certi Paesi il Codice della Strada viene applicato con rigore e poi esiste l’ecosistema, in continua evoluzione, dei pedaggi e dei vincoli d’accesso.

Invece di darsi all’avventura a cuor leggero, sarebbe il caso di studiare il terreno perché molti Stati hanno introdotto sistemi di pagamento elettronici, vignette obbligatorie da esporre sul parabrezza o addirittura i cosiddetti “bollini ambientali”. A tal proposito, con il sistema francese Crit’Air sbagliare strada in una Zona a Traffico Limitato (ZTL) ti espone al rischio di un verbale salato e a divieti d’accesso in intere aree urbane dove, fino a ieri, potevi muoverti agevolmente.

Come gestire il viaggio in sicurezza

Per quanto sia importante, il tema della burocrazia rientra in un vademecum più ampio. Ad esempio, anche in un Paese straniero può capitare di imbattersi in imprevisti come un guasto improvviso o un parafango ammaccato, delle situazioni già spiacevoli in casa propria, figurarsi a chilometri di distanza. In momenti simili la capacità di gestire le autorità locali aiuta a non rovinarsi completamente in giornata. Avere in tasca il numero dell’ambasciata o capire come districarsi tra i moduli di un sinistro straniero è diventato, a conti fatti, vitale quanto avere una ruota di scorta nel baule.

E poi cosa può togliere il sorriso più del bollino nero? Sebbene capiti di prendersela con la sfortuna, la trappola del traffico sarebbe spesso evitabile, a patto di avere il coraggio di abbandonare l’autostrada. Lasciarsi alle spalle la monotonia dei guardrail e puntare il navigatore verso le statali permette, oltre a schivare i pedaggi salati, di scovare scorci d’Europa che l’asfalto autostradale, nella sua corsa ossessiva verso la meta, si lascia sfuggire. Partire preparati, insomma, riduce lo stress: al varcare del confine, l’unica preoccupazione di un’avventura curata nel minimo dettaglio sarà godersi il percorso.

Data articolo: Tue, 16 Jun 2026 05:30:04 +0000
News n. 7
Dacia Jogger HYBRID 155, grazie all’ibrido è ancora più completa

Il mercato automobilistico contemporaneo vede una domanda crescente di veicoli che sappiano coniugare il massimo spazio a bordo con tecnologie propulsive rispettose dell’ambiente e, soprattutto, economicamente sostenibili. In questo contesto, la Dacia Jogger HYBRID 155 si pone come un punto di riferimento, rappresentando l’evoluzione più potente ed efficiente del modello.

Questa nuova versione non è solo un aggiornamento meccanico, ma una vera e propria riprogettazione dell’esperienza di guida ibrida, capace di garantire fino all’80% di percorrenza in modalità elettrica nei contesti urbani.

Dimensioni e abitabilità

La Dacia Jogger sfida le convenzioni estetiche unendo la silhouette di una wagon multispazio con la presenza su strada tipica dei veicoli off-road. Un elemento distintivo è la seduta: sebbene esternamente richiami la versatilità di una familiare, una volta a bordo il conducente si trova posizionato alla stessa altezza di un SUV, beneficiando di una visibilità superiore e di un maggior senso di sicurezza.

Il veicolo è proposto con configurazioni a 5 o 7 posti, rendendolo ideale per le famiglie numerose. Nonostante l’integrazione di un sistema ibrido, la capacità di carico e lo spazio interno rimangono invariati grazie al posizionamento strategico della batteria di trazione da 1,4 kWh, collocata sotto la terza fila di sedili. Con una massa a vuoto di soli 1.388 kg, la Jogger mantiene una leggerezza sorprendente per la sua categoria, evitando l’eccesso di peso che spesso caratterizza le vetture ibride plug-in e favorendo un dinamismo superiore.

Il sistema HYBRID 155

La vera rivoluzione risiede sotto il cofano. Il sistema propulsivo si basa su un motore benzina 1.8 a 4 cilindri da 109 CV, a cui sono accoppiati due motori elettrici: uno principale da 49 CV e uno starter/generatore ad alta tensione. Questa combinazione genera una potenza complessiva di 155 CV, garantendo una coppia costante e una reattività immediata anche alle basse velocità.

Un dettaglio fondamentale per il portafoglio dell’utente riguarda la tassazione: fiscalmente, l’annuale tassa di circolazione viene calcolata solo sugli 80 kW del motore termico, offrendo un risparmio concreto rispetto ad altre motorizzazioni di pari potenza complessiva. La gestione di questa potenza è affidata a un cambio automatico multimodale senza frizione, che dispone di 4 marce per la componente termica e 2 per quella elettrica, eliminando gli strappi durante i passaggi di marcia e migliorando il comfort acustico.

Prestazioni e consumi

Le prestazioni della Jogger HYBRID 155 sono brillanti: la vettura è in grado di coprire lo scatto da 0 a 100 km/h in 9 secondi e di raggiungere una velocità massima di 180 km/h. In ambito autostradale, la spinta è fluida e permette sorpassi decisi, mentre in città l’auto dà il meglio di sé in termini di risparmio energetico.

I dati sui consumi sono tra i più bassi del segmento, con una media di soli 4,4 litri ogni 100 km ed emissioni di CO2 ridotte a 104 g/km. Questi risultati sono facilitati dalla modalità “B†(Brake) del cambio, che aumenta il recupero di energia in fase di rilascio, applicando una forza frenante che riduce l’uso del pedale del freno e, di conseguenza, l’affaticamento del guidatore nei tratti trafficati.

Listino prezzi

La Jogger HYBRID 155 riflette la missione di Dacia, nata nel 1968 e rilanciata dal Gruppo Renault nel 2004: offrire veicoli affidabili con il miglior rapporto qualità/prezzo possibile. La vettura dotata di questo ingegnoso sistema ibrido parte da un prezzo di partenza di 25.150 euro.

Data articolo: Tue, 16 Jun 2026 04:00:53 +0000
News n. 8
Bimba dimenticata in autogrill sulla A2, interviene la Polizia stradale

Si erano fermati per una pausa lungo il viaggio verso la Calabria. Risalita in auto, la famiglia si era rimessa in marcia lungo l’autostrada, col cuore leggero, salvo poi accorgersi qualche chilometro dopo del vuoto sul sedile posteriore: la figlia di dieci anni non c’era più, era rimasta indietro nell’area dell’autogrill di Sala Consilina (Salerno), sulla A2.

Fortunatamente, la disavventura, accaduta il 14 giugno, ha avuto uno sviluppo felice: ricevuta la tempestiva segnalazione, gli agenti della Polizia stradale sono entrati in azione, riconsegnando la bambina ai genitori nel giro di poco. Prima ancora dell’arrivo degli agenti, alcune persone presenti nell’area di servizio avevano notato la minore e si erano occupate di lei.

La dinamica: cosa è successo davvero nell’area di servizio

Nel corso del viaggio in direzione sud, verso la Calabria, la famiglia aveva deciso di fermarsi nell’area di servizio di Sala Consilina, una delle soste lungo l’autostrada che collega Campania, Basilicata e Calabria. Peccato che, nel momento di rimettersi in marcia, la figlia non fosse a bordo. Resta ancora da stabilire come sia stato possibile che nessuno si sia immediatamente accorto della sua assenza: a quanto pare, la scoperta sarebbe arrivata poco dopo, quando ormai la vettura aveva ripreso il percorso.

A quel punto, la preoccupazione è diventata inevitabile, ma la famiglia ha saputo tenere i nervi sotto controllo. Invece di fermarsi in corsia di emergenza o, peggio, tentare un’inversione di marcia, ha preferito segnalare alla Polizia stradale dove aveva visto la piccola l’ultima volta, e gli agenti si sono attivati nel più breve tempo possibile.

I poliziotti si sono diretti verso l’area di servizio e l’hanno rintracciata. Nel frattempo, alcune persone presenti sul posto si erano già avvicinate alla minore e l’avevano tenuta con loro: un intervento prezioso in un luogo attraversato continuamente da automobili, mezzi pesanti e viaggiatori di passaggio.

Mentre gli uomini della Polizia si dirigevano verso Sala Consilina, la famiglia ha dovuto proseguire fino allo svincolo di Padula, uscire dall’autostrada e tornare indietro. Intanto, gli operatori si sono presi cura della bambina, rassicurata fino al momento in cui i genitori, trafelati, hanno fatto ritorno al piazzale. Secondo le informazioni diffuse, la piccola non ha avuto bisogno di assistenza medica.

Perché la prudenza non è mai troppa durante le vacanze

Nonostante il lieto fine, la disattenzione è stata motivo di grande ansia. Durante i lunghi trasferimenti, soprattutto nel periodo estivo, la stanchezza e la confusione tipica delle aree di servizio possono giocare dei brutti scherzi.

Tutto questo, però, non basta a rendere normale una ripartenza senza essersi assicurati che una bambina di dieci anni fosse tornata in automobile. Ogni volta che si riparte da una sosta, sarebbe il caso di dare un’occhiata rapida ai sedili e contare i passeggeri.

In questa occasione la minore è stata notata quasi subito, i genitori hanno dato l’allarme e la Polizia Stradale ha gestito la situazione senza ritardi. Il viaggio verso la Calabria è potuto continuare, ma quella che doveva essere una sosta qualunque resterà difficile da dimenticare.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 13:01:42 +0000
News n. 9
Vetri scuri sull’auto, quando è permesso e quali sono i rischi

Un tempo i vetri oscurati erano associati soprattutto a berline di rappresentanza mentre oggi compaiono su city car, crossover, monovolume, furgoni camperizzati e vetture aziendali. Di fatto migliorano l’aspetto del veicolo, aumentano la privacy, riducono l’irraggiamento solare e possono rendere più confortevole l’abitacolo nei mesi caldi. Il tutto è possibile all’interno di una cornice normativa.

In Italia le pellicole oscuranti non sono ammesse sul parabrezza e sui vetri laterali anteriori, le superfici che interessano il campo visivo frontale del conducente. Sono invece consentite sui vetri laterali posteriori e sul lunotto, purché siano rispettate le condizioni previste dalla normativa e il veicolo sia dotato di specchi retrovisori esterni su entrambi i lati.

Cosa significa oscurare i vetri dell’auto

Oscurare i vetri dell’auto significa applicare una pellicola adesiva sulla superficie interna dei cristalli, così da ridurre la quantità di luce che entra nell’abitacolo. Il trattamento può essere realizzato in fabbrica, quando il veicolo viene ordinato con vetri posteriori oscurati di serie o come optional, oppure dopo l’acquisto mediante l’installazione di pellicole.

I vetri montati in fabbrica sono parte dell’omologazione del veicolo o dell’allestimento previsto dal costruttore. Le pellicole applicate in seguito non devono compromettere sicurezza e conformità. Una pellicola oscurante può filtrare parte dei raggi ultravioletti, ridurre l’abbagliamento, limitare il surriscaldamento dell’abitacolo, proteggere sedili e rivestimenti dallo scolorimento e aumentare la riservatezza per chi viaggia dietro. Nei mesi estivi, soprattutto su auto lasciate a lungo al sole, il beneficio percepito può essere reale. Chi trasporta bambini, animali domestici o bagagli visibili può trovare nei vetri scuri un vantaggio reale.

Dove si possono oscurare i vetri

La regola pratica da ricordare è semplice: davanti no, dietro sì, ma solo nel rispetto delle condizioni previste. Parabrezza e vetri laterali anteriori non possono essere coperti con pellicole oscuranti. Il motivo è tecnico prima ancora che giuridico: da quei cristalli il conducente legge la strada, controlla gli incroci, valuta pedoni e ciclisti, osserva gli specchi, percepisce ostacoli laterali e reagisce agli imprevisti.

Il lunotto e i vetri posteriori laterali possono invece essere oscurati. In questo caso la legge è più flessibile perché il campo visivo principale del conducente non viene compromesso nello stesso modo. Se però il lunotto posteriore viene oscurato, l’auto deve essere dotata di specchi retrovisori esterni su entrambi i lati.

Cosa dice la normativa italiana

Il riferimento operativo è la circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 1680M360 dell’8 maggio 2002, dedicata all’applicazione di pellicole adesive sui vetri dei veicoli. La circolare chiarisce che non è consentita l’applicazione delle pellicole sul parabrezza e sui vetri laterali anteriori secondo la disciplina europea sul campo di visibilità anteriore e sui vetri di sicurezza. Precisa inoltre che l’applicazione sul lunotto posteriore è ammessa solo se il veicolo dispone di specchi retrovisori esterni su entrambi i lati.

Un altro punto importante riguarda la carta di circolazione. L’applicazione delle pellicole, quando avviene nei limiti consentiti, non richiede l’aggiornamento del documento del veicolo. Non si tratta di una modifica costruttiva da annotare secondo l’articolo 78 del Codice della Strada. Quest’ultimo entra piuttosto in gioco attraverso l’articolo 71 che disciplina le caratteristiche costruttive e funzionali dei veicoli. Se l’auto circola con dispositivi o componenti non conformi alle prescrizioni tecniche scatta una sanzione amministrativa. Nel caso di vetri non conformi, la multa ordinaria va da 87 a 344 euro. Per veicoli e rimorchi destinati al trasporto di merci pericolose, l’importo sale da 173 a 694 euro.

Omologazione, certificato e marchio

Per essere in regola, la pellicola deve essere conforme alle prescrizioni applicabili e accompagnata dalla documentazione rilasciata dall’installatore o dal produttore. La documentazione dovrebbe indicare il tipo di pellicola, il produttore, la conformità alle norme dichiarate e il veicolo su cui è stata applicata. La pellicola deve riportare un marchio identificativo leggibile anche dopo l’installazione, così da consentire un controllo immediato. Sul piano tecnico occorre fare riferimento al regolamento ECE R43 che riguarda aspetti come resistenza, trasparenza, distorsione ottica e trasmissione della luce.

Vetri oscurati di serie e pellicole aftermarket

Un’auto può uscire dalla fabbrica con vetri posteriori scuri. In quel caso l’oscuramento è parte dell’allestimento previsto dal costruttore e rispetta l’omologazione del veicolo. Molti offrono questa opzione perché la domanda è cresciuta e perché il cliente associa i vetri privacy a comfort, protezione solare e immagine più curata.

Le pellicole aftermarket sono un’altra cosa. Sono ammesse se vengono scelte e applicate secondo le prescrizioni normative. Qui entrano in gioco qualità del materiale, certificato, marchio, posizione dei cristalli e rispetto delle regole. La pellicola montata male può creare bolle, pieghe, distorsioni, scollamenti, riflessi fastidiosi o riduzioni eccessive della visibilità notturna.

Il fai da te costa meno, ma espone a tre rischi. Il primo è tecnico: il risultato può essere mediocre e durare poco. Il secondo è legale: la pellicola può non essere conforme o può mancare la documentazione necessaria. Il terzo è assicurativo e di responsabilità: se l’oscuramento viene ritenuto rilevante in un incidente, la questione può diventare più seria di una semplice multa.

Pellicole metallizzate, ceramiche e colorate: quali scegliere

Le pellicole metallizzate sono apprezzate per la capacità di riflettere parte della radiazione solare e contribuire alla riduzione del calore. Possono offrire buone prestazioni, ma vanno scelte con attenzione perché alcuni materiali di bassa qualità possono interferire con segnali radio, gps o dispositivi elettronici.

Le pellicole ceramiche sono più costose, ma offrono prestazioni elevate in termini di protezione dal calore, stabilità cromatica e durata. Non hanno l’effetto metallico tradizionale e sono preferite da chi vuole un risultato più pulito, meno riflettente e più resistente nel tempo.

Le pellicole colorate sono più economiche e possono essere sufficienti per chi cerca un effetto estetico. Il rovescio della medaglia è la minore durata, la possibile tendenza allo scolorimento e una protezione termica inferiore rispetto ai prodotti di fascia alta.

Quanto costa oscurare i vetri dell’auto

Il costo medio dipende da dimensioni dell’auto, numero di cristalli, qualità della pellicola e complessità dei vetri. Per una vettura compatta, un trattamento sui vetri posteriori può partire da circa 150-250 euro mentre Suv, station wagon, monovolume e veicoli con lunotto ampio o molto curvo richiedono cifre superiori. Le pellicole ceramiche o premium costano di più, ma offrono prestazioni migliori e durata più lunga.

Il prezzo più basso non è sempre il migliore. Se nel preventivo non compaiono certificazione, garanzia, marca della pellicola e documentazione post-installazione, conviene farsi qualche domanda. Un lavoro economico ma non certificato espone al rischio di contestazioni e può obbligare a rimuovere tutto.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 12:00:46 +0000
News n. 10
Fiat 500 Topolino, festa per i 90 anni del mito: l’utilitaria che ha cambiato l’Italia

Torino si è trasformata, nei giorni scorsi, in un museo a cielo aperto per celebrare un traguardo storico: il novantesimo compleanno della Fiat 500 Topolino. Dall’11 al 14 giugno 2026, oltre 130 equipaggi provenienti da tutta Europa e persino dalla Nuova Zelanda si sono ritrovati nel capoluogo piemontese per l’evento “La Topolino va ai 90â€, organizzato dal Topolino Autoclub Italia.

L’apice della manifestazione si è raggiunto sabato 13 giugno in piazza Vittorio Veneto, dove la parata di vetture con i tettucci aperti e le valigie di cartone sui portapacchi ha ricreato l’atmosfera dell’Italia del dopoguerra, dimostrando come questa “piccola grande auto” sia ancora oggi nel cuore di migliaia di collezionisti.

Una genesi difficile

La storia della Topolino affonda le radici negli anni Trenta, quando Benito Mussolini convocò il senatore Giovanni Agnelli con un obiettivo ambizioso: creare una vettura economica, da sole 5.000 lire, per motorizzare massicciamente il Paese. La progettazione fu complessa e segnata da momenti tesi.

Inizialmente, il tecnico Oreste Lardone propose un prototipo a trazione anteriore che, durante un collaudo alla presenza dello stesso Agnelli, prese fuoco. L’incidente portò all’immediata esclusione di Lardone e al divieto temporaneo di sviluppare auto a trazione anteriore all’interno di Fiat.

La sfida passò allora nelle mani di un giovane e coraggioso progettista, Dante Giacosa. Giacosa riuscì a miniaturizzare i concetti della Balilla, introducendo innovazioni geniali votate al risparmio, che trasformarono l’auto in un piccolo capolavoro di ingegneria. Il 10 giugno 1936, a Villa Torlonia, venne presentata ufficialmente la Fiat 500. Sebbene il prezzo finale di 8.900 lire fosse superiore alle aspettative iniziali, gli italiani la accolsero con entusiasmo, ribattezzandola affettuosamente “Topolino” per la somiglianza del frontale con il celebre personaggio della Disney.

Evoluzione di un mito

La produzione della Topolino continuò per due decenni, evolvendosi nei modelli 500 A, B e C fino al 1955. Ogni versione portava con sé piccole rivoluzioni tecniche: se la prima 500 A montava un motore da 569 cc capace di soli 13 CV, le versioni successive affinarono comfort e prestazioni. Tra le varianti più curiose spicca la 500 C Giardiniera, caratterizzata da fiancate con listelli in legno di frassino. Questa scelta non fu solo estetica, ma servì a dare lavoro alle maestranze specializzate che, prima della guerra, realizzavano scocche in legno.

Un altro modello iconico presente al raduno di Torino è stata la Belvedere, evoluzione interamente in lamiera della Giardiniera, ricordata come “l’auto dei preti” per la sua grande diffusione tra i parroci di campagna degli anni Cinquanta. Tra le rarità esposte, ha incantato il pubblico una 500 A svedese del 1936, rimasta nascosta in un fienile dallo scoppio della seconda guerra mondiale fino al 2019, conservata in condizioni originali e mai restaurata.

Perché la Topolino è così importante

L’importanza della Fiat Topolino va ben oltre la meccanica. Essa rappresenta lo spirito di rinascita del Bel Paese. Ha attraversato indenne un conflitto mondiale, diventando “un pezzo di casa mobile” e un rifugio per le famiglie in un’Italia lacerata e impoverita. Con circa 520.000 esemplari venduti, la Topolino ha assolto la sua missione di motorizzazione di massa, congedandosi nel 1955 per lasciare il posto alla 600 e al boom economico. Ancora oggi, vedere sfilare queste vetture a 80 km/h senza i moderni sistemi di sicurezza ricorda un’epoca in cui “bastavano 13 CV per muovere il mondo”. La sua eredità vive nel design delle moderne utilitarie, confermandosi come la prima vera auto per tutti gli italiani.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 10:49:05 +0000
News n. 11
Elon Musk diventa trilionario, merito di Space X quotata in Borsa

L’idea che un singolo individuo potesse accumulare una ricchezza pari a mille miliardi di dollari appariva impensabile fino a pochissimo tempo fa. Eppure, il verdetto del Nasdaq ha sancito l’ingresso ufficiale di Elon Musk nell’olimpo dei trilionari, rendendolo il primo uomo nella storia dell’umanità a superare questa soglia psicologica ed economica. La scalata definitiva è avvenuta grazie a un venerdì di contrattazioni senza precedenti, legato alla storica IPO di SpaceX, le cui azioni hanno chiuso a 160,95 dollari, portando la valutazione della società aerospaziale alla cifra astronomica di quasi 2.200 miliardi di dollari. In un solo giorno, il patrimonio di Musk è aumentato di ben 188 miliardi di dollari, fissandosi alla chiusura a quota 1.100 miliardi.

Il motore del successo

L’impresa di Musk non è il frutto di un evento fortuito, ma il culmine di un percorso iniziato oltre un quarto di secolo fa. Sebbene sia spesso identificato con Tesla, l’asset che ha trainato la sua ascesa finale verso il trilione è stato SpaceX. Musk, che ne è presidente, AD e direttore tecnico, possiede una partecipazione complessiva del 38% nell’azienda, valutata circa 821 miliardi di dollari. La crescita di SpaceX è stata vertiginosa: dal 2021 la sua valutazione è aumentata del 2.100%, alimentata dal successo della rete satellitare Starlink e dai progetti di colonizzazione marziana.

Tuttavia, il pilastro fondamentale che ha permesso a Musk di scalare le classifiche globali nel decennio precedente rimane Tesla. Entrato nella società nel 2004 come investitore e presidente, e assuntone il ruolo di CEO nel 2008, Musk ha guidato l’azienda verso una capitalizzazione di mercato di 1.500 miliardi di dollari. Egli possiede circa il 10% del colosso delle auto elettriche, oltre a opzioni per un ulteriore 8%, per un valore complessivo che supera i 280 miliardi di dollari. A favorire questo record è stata anche una recente sentenza della Corte Suprema del Delaware, che ha ripristinato un pacchetto di stock option precedentemente annullato.

Una scalata alla velocità della luce

La rapidità con cui Musk ha scalato la classifica dei miliardari non ha eguali. Apparso per la prima volta nella lista di Forbes nel 2012 con un patrimonio di “soli” 2 miliardi, ha impiegato appena nove anni per diventare l’uomo più ricco del pianeta per la prima volta nel 2021. Da quel momento, ha abbattuto ogni record: è stato il primo a superare i 300 miliardi di dollari, poi i 400 e i 500, fino ad arrivare alla cifra odierna che lo vede possedere una ricchezza quasi quattro volte superiore a quella di pionieri del settore come Jeff Bezos (249 miliardi) o Larry Page (294 miliardi).

Oltre a Tesla e SpaceX, l’impero di Musk si estende alla startup di interfacce neurali Neuralink e alla Boring Company, dedita agli scavi sotterranei. Significativa è stata anche la fusione strategica di SpaceX con xAI (la sua società di intelligenza artificiale) e con X (ex Twitter), mossa che ha consolidato ulteriormente la valutazione del suo asset spaziale prima dell’IPO.

I traguardi del futuro: Marte e oltre

Nonostante il traguardo storico, l’ambizione di Musk non sembra conoscere limiti. Esistono infatti ulteriori azioni vincolate legate al raggiungimento di obiettivi di performance definiti “estremamente ambiziosi”. Per sbloccare queste quote e aumentare la sua partecipazione in SpaceX e Tesla, Musk dovrà portare le capitalizzazioni delle due società rispettivamente a 7.500 e 8.500 miliardi di dollari.

Ma l’obiettivo più iconico rimane quello della frontiera spaziale: la creazione di una colonia umana permanente su Marte con almeno un milione di abitanti. Se per molti osservatori queste cifre appaiono esagerate, i sostenitori di Musk, come l’investitore Ron Baron, ritengono che le valutazioni attuali siano ancora “prudente” rispetto al valore futuro dell’impero. In un mondo dove il primo trilione è ormai realtà, i prossimi confini sembrano essere letteralmente tra le stelle.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 09:14:40 +0000
News n. 12
Magma GT3, così Genesis sfida Lamborghini e Ferrari

Il rombo dei motori si è spento solo poche ore fa sul leggendario Circuit de la Sarthe, ma l’ambizione di Genesis continua a far rumore nel mondo dell’automobilismo. La 24 Ore di Le Mans segna un punto di non ritorno per il marchio Genesis, grazie alla presentazione di un concept che punta alla classe regina delle Hypercar: la Magma GT3. La sfida ai giganti del settore è appena iniziata.

La sfida della Hypercar

L’atmosfera a Le Mans è stata elettrica sin dalla conferenza stampa ufficiale, dove la scuderia Genesis Magma Racing ha presentato la sua visione strategica. Schierando la Genesis GMR-001 Hypercar, il brand ha dato prova di una determinazione ferocissima.

Come sottolineato da José Muñoz, Presidente e CEO di Hyundai Motor Company, misurarsi in una competizione così complessa è stato il modo migliore per testare tecnologie e prestazioni in condizioni estreme, trasformando l’asfalto della pista in un patrimonio fondamentale per lo sviluppo dei futuri modelli stradali della gamma Magma.

Magma GT3 Concept: a caccia di velocità

L’evento è stato l’occasione per svelare in anteprima mondiale la Magma GT3 Concept, un prototipo che incarna il futuro del brand oltre l’attuale programma Hypercar. Sviluppata seguendo rigorosamente i regolamenti tecnici GT3, questa vettura non deriva da alcun modello di serie esistente, ma nasce come uno studio indipendente focalizzato sull’efficienza aerodinamica e sulla performance pura.

Il design della Magma GT3 Concept è un trionfo di ingegneria: le carreggiate allargate e lo splitter anteriore pronunciato lavorano in armonia con una pinna aerodinamica integrata nelle portiere per ottimizzare il raffreddamento. Al retrotreno, un’ala fissa e un estrattore massiccio assicurano la stabilità necessaria nelle gare di durata. Questo concept rappresenta una piattaforma di ricerca attiva, dove ogni linea è dettata dalla funzionalità e dall’efficienza.

L’eleganza atletica

Accanto alla versione da pista, Genesis ha ripresentato la Magma GT Concept, una gran turismo di lusso a due posti con interni completamente inediti che fondono l’eleganza e l’atletismo tipici del DNA stilistico del marchio. L’abitacolo a doppio cockpit, arricchito da una strumentazione analogica ispirata ai cronografi da corsa, reinterpreta il concetto di GT premium con cura artigianale.

Il legame con il pubblico di Le Mans è stato celebrato anche fuori dal circuito: durante la parata dei piloti, le versioni evolute della X Gran Convertible Concept hanno sfilato nel centro cittadino, guidate da leggende come Jacky Ickx e promesse come Jamie Chadwick. Queste vetture, con livree in Liquid Titanium e Midnight Teal, hanno mostrato un lato più emozionale del lusso Genesis, dove l’energia della pista convive con l’ospitalità e la ricercatezza discreta.

Un futuro che parla italiano

Il debutto a Le Mans è stato l’acceleratore perfetto per la strategia di crescita europea. Genesis sta infatti espandendo la propria rete commerciale in mercati chiave come l’Italia, dove il percorso è iniziato a gennaio con l’apertura del primo showroom a Padova e l’imminente arrivo di un secondo punto vendita a Roma. Per il pubblico italiano, l’impegno in pista con Magma Racing rappresenta la garanzia di una qualità senza compromessi, che si tradurrà presto nell’arrivo su strada della GV60 Magma. Genesis si è confermata, proprio in questi giorni a Le Mans, come un brand di lusso contemporaneo che parla il linguaggio universale delle prestazioni e del design d’avanguardia.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 08:23:26 +0000
News n. 13
Hamilton, la vittoria più attesa: la fine del digiuno e la storia dei grandi ritorni

Certe vittorie valgono più dei numeri e nel caso di Lewis Hamilton, i numeri aiutano a comprendere la portata di ciò che è accaduto a Barcellona. Il successo conquistato nel GP di Catalunya non è soltanto la vittoria numero 106 della sua carriera, record assoluto della F1 ma rappresenta la fine di un’attesa lunga quasi 2 anni, il primo trionfo con la Ferrari, la conferma che il campione britannico, a 41 anni, può ancora riscrivere la storia. Sul circuito di Montmeló, dove trent’anni prima Michael Schumacher aveva ottenuto la sua prima vittoria in rosso, Hamilton ha regalato alla Ferrari il successo numero 249 della propria storia e si è trasformato nel 41esimo pilota capace di vincere almeno un GP con il Cavallino Rampante. Una coincidenza dal forte valore simbolico, il primo squillo ferrarista del tedesco arrivò proprio qui e proprio qui è arrivato quello del sette volte campione del mondo britannico. Un passaggio di testimone ideale tra due epoche e due leggende.

Fine del digiuno e il ritorno del campione

La vittoria catalana interrompe anche il digiuno della Ferrari, che non saliva sul gradino più alto del podio da 34 GP. L’ultimo successo della Rossa risaliva infatti al GP del Messico del 2024, conquistato da Carlos Sainz. Da  allora una lunga rincorsa, fatta di occasioni sfumate, problemi tecnici e una concorrenza sempre più agguerrita. Ma il dato che colpisce maggiormente riguarda Hamilton. Il britannico non vinceva una gara iridata dalla stagione 2024. Dopo i successi ottenuti a Silverstone e Spa con la Mercedes, era iniziato un periodo inedito nella sua carriera. Un’attesa lunga 31 GP, terminata finalmente in Catalogna grazie a una prestazione impeccabile e a una Ferrari che, per la prima volta, è sembrata realmente all’altezza delle aspettative.

L’emozione di Hamilton dopo il traguardo ha raccontato più di qualsiasi statistica. “Vincere la mia prima gara con la Ferrari è qualcosa che sognavo fin da bambino. Ci sono stati momenti in cui tutto questo sembrava impossibile. Questo risultato è il frutto del lavoro di tutta la squadra” ha dichiarato il campione inglese. Parole che fotografano perfettamente il significato di un successo arrivato dopo mesi complicati, in cui non erano mancati dubbi e critiche.

I record riscritti a Montmeló

La vittoria di Barcellona ha anche un peso storico sotto altri aspetti. Hamilton è diventato il primo pilota capace di vincere almeno un GP con Ferrari, Mercedes e McLaren, ovvero le tre squadre più vincenti nella storia della F1. Inoltre ha conquistato il suo settimo successo sul circuito catalano, superando Michael Schumacher e diventando il pilota più vincente di sempre a Montmeló. A 41 anni il britannico è inoltre il vincitore più anziano dell’era moderna della F1. In realtà, il record assoluto appartiene ancora a Luigi Fagioli, che trionfò nel 1951 a 53 anni, mentre in casa Ferrari il primato resta nelle mani di Nino Farina, vincitore nel 1953 a oltre 46 anni. Considerando l’era contemporanea e l’altissimo livello competitivo del campionato, il risultato ottenuto da Hamilton assume una dimensione straordinaria.

Da Raikkonen a Ricciardo, i digiuni più lunghi tra due vittorie

La F1 è piena di storie di digiuni interminabili e la vittoria di Hamilton entra in una categoria speciale, quella dei campioni che hanno saputo aspettare. Il record assoluto appartiene a Kimi Raikkonen. Il finlandese vinse il GP d’Australia del 2013 con la Lotus e dovette attendere fino ad Austin 2018 per tornare al successo. In mezzo passarono 112 gare e oltre cinque anni. Una vera eternità per un campione del mondo. Quando finalmente tornò sul gradino più alto del podio con la Ferrari, davanti a Max Verstappen e allo stesso Hamilton, molti parlarono di una liberazione. Anche Riccardo Patrese conosce bene il significato dell’attesa e della rivincita. Tra il successo in Sudafrica nel 1983 e quello di Imola nel 1990 trascorsero più di sei anni. Un periodo lunghissimo che sembrava aver cancellato definitivamente il veneto dalla lista dei possibili vincitori. Damon Hill, campione del mondo nel 1996, attraversò un periodo altrettanto difficile. Dopo il trionfo in Giappone che gli consegnò il titolo, il passaggio all’Arrows e poi alla Jordan lo allontanò dal vertice. Per tornare a vincere dovette attendere 29 gare, fino al GP del Belgio del 1998.

Più recente il caso di Daniel Ricciardo che dopo aver lasciato la Red Bull e aver vissuto stagioni complicate con Renault e McLaren, riuscì a interrompere una serie di 66 GP senza vittorie trionfando a Monza nel 2021. Da menzionare anche Johnny Herbert che dopo il successo di Monza 1995 trascorsero 67 gare prima della vittoria ottenuta nel caotico GP d’Europa del 1999 al Nurburgring. Jenson Button, invece, aspettò 40 GP tra il primo trionfo in Ungheria nel 2006 e la vittoria inaugurale della stagione 2009. Lo stesso Hamilton, prima dei successi del 2024, non vinceva da quasi 3 anni.

Quando piloti e team restano a secco

Esiste anche una categoria ancora più dolorosa, quella dei piloti che non hanno mai vinto. Nico Hulkenberg detiene il record assoluto con oltre 200 GP disputati senza mai conquistare un successo. Prima di lui il primato apparteneva ad Andrea De Cesaris. Numeri che raccontano quanto sia difficile, anche per i piloti più talentuosi, riuscire a tagliare il traguardo per primi almeno una volta.

I digiuni non riguardano soltanto gli uomini, ma anche le squadre. La McLaren, nel 2025 tornata protagonista, dovette aspettare 170 GP tra l’ultimo successo del 2012 e la vittoria di Daniel Ricciardo a Monza nel 2021. La Renault visse addirittura un’astinenza di 13 anni prima del successo di Esteban Ocon in Ungheria nel 2021. La stessa Ferrari attraversò un periodo nerissimo tra il 1990 e il 1994, accumulando 59 gare senza vittorie prima del trionfo di Gerhard Berger a Hockenheim.

Il giorno che Hamilton aspettava da una vita

Il successo di Hamilton assume un significato che va oltre la semplice statistica. Ogni digiuno in F1 racconta una storia fatta di attese, dubbi, cambiamenti e rinascite. Quello del britannico aveva assunto contorni quasi paradossali, il pilota più vincente della storia, sette volte campione del mondo, sembrava improvvisamente diventato vulnerabile. L’età, il passaggio alla Ferrari, una stagione 2025 complicata e una concorrenza sempre più giovane avevano alimentato interrogativi inevitabili.

Barcellona ha fornito una risposta netta. Hamilton non è soltanto tornato a vincere, ha ricordato a tutti chi è. La vittoria numero 106 non sarà ricordata come la più spettacolare della sua carriera, potrebbe diventare una delle più significative. Perché arriva dopo il silenzio e in F1, spesso, il rumore più bello è proprio quello del ritorno.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 07:27:40 +0000
News n. 14
24 ore Le Mans, vince Toyota che spezza il regno Ferrari dopo tre anni

Per tre anni Le Mans aveva parlato italiano, tre edizioni consecutive vinte dalla Ferrari avevano riportato il Cavallino Rampante al centro del mondo endurance, riscrivendo una storia che sembrava appartenere soltanto ai libri e alle fotografie in bianco e nero. Ma la 24 Ore più famosa del pianeta vive di cicli, di rivincite e di attese. Dopo aver osservato da lontano la festa rossa, la Toyota è tornata a fare ciò che meglio conosce: vincere. La 94esima edizione della classica francese si è chiusa con il trionfo della GR010 Hybrid numero 7 affidata a Kamui Kobayashi, Mike Conway e Nyck De Vries, protagonisti di una gara praticamente perfetta. Una vittoria che interrompe il periodo di digiuno per il colosso giapponese e mette fine alla striscia Ferrari iniziata nel 2023.

È stata una Le Mans diversa da quelle degli ultimi anni, meno favorevole alla Ferrari, più aperta dal punto di vista tecnico e strategico. Una gara combattuta fino alle ultime ore tra marchi che rappresentano il meglio dell’automobilismo mondiale. BMW, Cadillac e Toyota si sono sfidate senza esclusione di colpi, mentre la Ferrari ha dovuto inseguire in una gara che si era messa subito in salita.

Ferrari, da favoriti a inseguitori

La vigilia aveva raccontato una storia abbastanza chiara. A Maranello sapevano che ripetere il miracolo delle precedenti edizioni sarebbe stato complicato, lo aveva ammesso anche il management Ferrari nei giorni precedenti alla gara. Le simulazioni non lasciavano spazio a illusioni, la 499P avrebbe dovuto superarsi per lottare per la vittoria. Le prime ore di gara hanno subito confermato le previsioni. Tra i 186 piloti che hanno preso parte alla gara, in pole position c’era la BMW di Kevin Magnussen, ma già nelle prime curve il danese ha perso il comando sotto gli attacchi della Cadillac e della seconda BMW guidata da René Rast. Le Ferrari ufficiali si sono mantenute nelle posizioni di vertice senza però mostrare quel passo devastante che aveva caratterizzato le ultime edizioni. La sensazione era chiara, questa volta il Cavallino non aveva il vantaggio tecnico necessario per controllare la corsa. E quando a Le Mans non puoi dominare, ogni minimo errore pesa il doppio.

Gli episodi che hanno condannato la Ferrari

La gara della Ferrari è stata una continua lotta contro gli imprevisti. La numero 51 di Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi ha compromesso parte della propria corsa nelle prime ore quando Pier Guidi è entrato in contatto con una vettura LMP2, abbattendo alcuni paletti di delimitazione del tracciato. L’episodio è costato un drive through che ha fatto precipitare l’equipaggio nelle retrovie. Ancora più complicata la corsa della vettura gemella numero 50 con Antonio Fuoco protagonista di un testacoda durante una fase di doppiaggio e, nella notte, l’equipaggio ha perso circa mezz’ora ai box a causa di un problema all’impianto antincendio. Otto giri lasciati per strada che hanno cancellato ogni ambizione di podio. La resa definitiva è arrivata dopo circa diciotto ore di gara, quando un guasto elettronico ha costretto la vettura al ritiro.

A quel punto le speranze Ferrari erano affidate soprattutto alla numero 51 e alla AF Corse numero 83 di Robert Kubica, Phil Hanson e Yifei Ye. Troppo poco per contrastare una Toyota che, giro dopo giro, stava costruendo la propria rivincita.

Il capolavoro strategico della Toyota

Se c’è una parola che descrive la vittoria della casa giapponese è pazienza. La Toyota non è stata la vettura più veloce sul giro secco, non ha dominato la qualifica e non è partita davanti a tutti. Ha semplicemente eseguito la gara perfetta. Gli ingegneri del team giapponese hanno intuito fin dalle prime ore che la chiave della corsa sarebbe stata la strategia. Così hanno anticipato le soste rispetto agli avversari, una scelta che ha pagato immediatamente quando una Full Course Yellow nella terza ora ha rimescolato le carte. Da quel momento le due GR010 Hybrid hanno iniziato una lenta ma inesorabile risalita. Mentre Ferrari accumulava problemi, BMW perdeva una vettura in seguito a un incidente e Cadillac vedeva sfumare le proprie ambizioni per una serie di inconvenienti tecnici e penalità, Toyota continuava a macinare chilometri senza sbavature. È il vecchio mantra dell’endurance, prima di vincere bisogna sopravvivere. I giapponesi sono stati i migliori a farlo.

Le ultime tre ore che hanno deciso tutto

Il momento chiave della gara è arrivato nel pomeriggio della domenica. Per gran parte della mattinata BMW e Cadillac avevano dato l’impressione di poter contendere il successo alla Toyota. La BMW numero 20 di Frijns, Rast e Van der Linde era addirittura riuscita a prendere il comando. Poi è arrivato l’errore, un’incomprensione nel traffico e una sbavatura del pilota olandese hanno fatto perdere secondi preziosi e soprattutto il controllo della gara. Toyota non si è fatta pregare, Brendon Hartley con la numero 8 e Nyck De Vries con la numero 7 hanno attaccato contemporaneamente la Cadillac numero 12, prendendosi le prime due posizioni e cambiando definitivamente il volto della corsa.

Da quel momento la GR010 numero 7 ha iniziato a costruire il proprio vantaggio. Negli ultimi stint Kamui Kobayashi ha mostrato tutta la sua esperienza, controllando il margine sugli inseguitori e guidando la Toyota verso una vittoria che mancava dal 2022. Quando la bandiera a scacchi è finalmente scesa sul rettilineo dell’Hunaudières, il messaggio era chiaro, Toyota è tornata.

Una vittoria che vale molto più di una gara

Per Toyota questo successo ha un valore enorme. Dopo cinque vittorie consecutive tra il 2018 e il 2022, la casa giapponese aveva visto Ferrari prendersi la scena. Tre anni di dominio rosso avevano ridimensionato una squadra che sembrava imbattibile. Le Mans, però, è una corsa che premia la perseveranza. Kobayashi e compagni hanno saputo attendere il momento giusto, senza mai perdere la convinzione di poter tornare al vertice. Il podio finale racconta bene il livello della competizione: Toyota prima e terza, BMW seconda, Cadillac quarta e Ferrari soltanto quinta con la vettura campione del mondo in carica. Un risultato che certifica quanto il FIA World Endurance Championship sia diventato il campionato più competitivo degli ultimi decenni.

Ferrari guarda avanti

Il quinto posto della numero 51 e il settimo della numero 83 non possono soddisfare una squadra che arrivava a Le Mans da dominatrice assoluta. A Maranello nessuno parla di disfatta, anzi le parole di Antonello Coletta e Ferdinando Cannizzo al termine della gara raccontano un ambiente consapevole dei propri limiti in questa specifica occasione, ma ancora convinto della bontà del progetto 499P. Ferrari lascia la Francia con punti importanti per il mondiale Costruttori e con la consapevolezza di aver massimizzato quanto possibile in un weekend complicato.

La sensazione è che il Cavallino abbia perso una battaglia, non la guerra. Perché il campionato è ancora lungo e il prossimo appuntamento di Interlagos, con la 6 Ore di San Paolo in programma il 12 luglio, offrirà immediatamente una possibilità di riscatto. Intanto, però, la notte più importante dell’anno appartiene nuovamente al Giappone. Dopo quattro anni di attesa, Toyota è tornata sul tetto del mondo e guida anche la classifica costruttori con oltre 60 punti da Ferrari. A Le Mans, dove il tempo sembra fermarsi ma la storia continua a correre, questa è sempre una notizia destinata a lasciare il segno.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 07:26:07 +0000
News n. 15
F1 GP Barcellona, Hamilton suona la prima sinfonia in Ferrari: le pagelle

In un’incandescente sfida in terra catalana Mercedes è partita con il favore dei pronostici. A Barcellona nelle prime libere George Russell si è dimostrato altamente competitivo, con la pressione di non poter sbagliare, dato l’ampio gap da Antonelli da recuperare. La sfida catalana ha visto anche l’esordio di un altro talento italiano, Leonardo Fornaroli su McLaren. Il campione 2025 di Formula 2 ha fatto segnare un quinto tempo nelle prime prove libere. La Ferrari, invece, non è sembrata così in affanno nel confronto con le Power Unit Mercedes su un tracciato che rappresenta sempre un grande test per le monoposto.

Alla fine delle FP1 Lando Norris ha siglato il miglior tempo, per pochissimi millesimi di vantaggio su George Russell. Il campione del mondo in carica era tra i driver più motivati dopo un inizio di stagione altalenante. Un altro pilota chiamato al riscatto era Charles Leclerc, dopo l’errore commesso nel suo GP di casa. Kimi Antonelli, dopo aver lasciato il volante della W17 nella prima sessione al rookie Frederik Vesti, ha avuto dei problemi di bilanciamento.

La Scuderia modenese, invece, ha portato a Barcellona il secondo pacchetto di aggiornamenti aerodinamici dopo quello fatto debuttare a Miami. La Rossa per migliorare il bilanciamento si è presentata con un’ala anteriore più aggressiva per un maggiore downforce e per ridurre la resistenza all’avanzamento. L’ala anteriore presenta un profilo principale leggermente più corto, mentre il secondo e il terzo elemento hanno una corda maggiorata.

Come è andata la qualifica

Nel Q1 c’è stata l’esclusione di Perez, Ocon, Bottas, Albon, Alonso e Stroll. Come al solito, Cadillac e Aston Martin hanno vissuto un sabato da dimenticare. Male anche Albon nel confronto con Sainz e il francese della Haas contro un Bearman sempre competitivo sul giro secco. Lewis Hamilton ha mostrato uno smalto maggiore nei curvoni catalani rispetto al monegasco nella prima fase delle qualifiche.

Nel Q2, invece, Leclerc è riuscito a infilarsi in seconda posizione tra i due piloti della Mercedes con un Russell che ha siglato il miglior tempo. Nico Hulkenberg ha strappato il suo primo accesso in Q3 con l’Audi con il decimo tempo. Eliminati, invece, Arvid Lindblad, Gabriel Bortoleto, Franco Colapinto, Pierre Gasly, Oliver Bearman e Carlos Sainz.

Negli ultimi decisivi 13 minuti del Q3 si sono sfidate le due Mercedes, le due McLaren, le due Ferrari, le due McLaren, come nelle attese, con Lawson e Hulkenberg che hanno fatto già un miracolo. Charles Leclerc è andato a sbattere contro il muro per un errore evitabile in curva-4. Dopo aver perso il posteriore, il monegasco ha cercato di riprendere il controllo dell’auto, finendo violentemente contro le barriere. Altra battuta d’arresto per il numero 16, che è uscito illeso sulle sue gambe, ma con tanti interrogativi nella testa con l’unica certezza di scattare decimo in una tappa decisiva.

Dopo la bandiera rossa per rimuovere la SF-26 il Q3 è ricominciato nel segno di Mercedes. George Russell ha siglato i miglior tempo con 3 decimi di vantaggio sul compagno di squadra. Lewis è riuscito con un giro super a prendersi la seconda casella, mentre la seconda fila è stata aperta da Antonelli davanti a Lando Norris.

Come è andato il GP

George Russell è scattato bene, tenendosi stretta la prima posizione in Curva-1. Lo start migliore dei primi 10 è stato quello di Charles Leclerc, che ha scavalcato le Racing Bulls e Nico Hulkenberg, riuscendo subito a mettersi negli scarichi di Piastri, superandolo senza patemi all’ottavo giro, salendo in sesta posizione. L’inglese della Mercedes apparentemente aveva il ritmo giusto per gestire Hamilton e Antonelli.

La partenza su gomme soft di Hamilton sembrava essere un errore rispetto alle medium degli avversari; al dodicesimo giro si è dovuto fermare, sbucando in settima posizione alle spalle di Piastri. Leclerc ha cercato di andare più lungo possibile su mescole gialle, mentre tutti gli altri si sono fermati prima per montare le hard. Hamilton ha effettuato il pit stop per montare le medie, iniziando a inanellare giri velocissimi. L’hummer time è tornato ad abbattersi sul tracciato spagnolo.

Antonelli si è messo negli scarichi di Russell, iniziando a infastidirlo. L’inglese si è fermato prima dell’italiano per il cambio gomma, ma il vero momento chiave è stato il pit stop di Hamilton sotto regime di VSC per il problema all’AM di Fernando Alonso. L’anglocaraibico è uscito davanti alle Mercedes. A quel punto, giro dopo giro, il numero 44 ha imposto la sua legge, avendo un ritmo inavvicinabile per gli avversari. Il leader della classifica mondiale era riuscito a superare il compagno di squadra, ma per un problema tecnico, a 4 giri dalla fine, ha fermato la sua W17 sull’erba. Leclerc si è dovuto arrendere, perdendo la sesta piazza e ammirando Hamilton sul primo gradino del podio.

I top 3

Lewis Hamilton: 10 – Un campione vero lo si riconosce nelle sfide più ardue. La prima vittoria in Rosso, la 106esima della sua carriera, è tra le più entusiasmanti degli ultimi anni. L’ultimo successo era arrivato a Spa nel 2024 e in molti credevano sarebbe rimasto anche l’ultimo della sua immensa carriera. Un sigillo fondamentale e meritato che lo riporta a -41 dalla vetta in attesa degli sviluppi della PU, grazie all’ADUO. Occhi lucidi sul podio, guardato in modo ammirato dai connazionali Russell e Norris. Avrà anche avuto un pizzico di fortuna, ma è ancora in grado di far sognare i tifosi, nel segno di Michael Schumacher che si impose la prima volta sulla Rossa a Barcellona nel 1996.

Kimi Antonelli: 7,5 – Porta a casa 0 punti a causa del ritiro, ma la sua condotta di gara era stata decisamente migliore del suo compagno di squadra. Avrebbe meritato un secondo posto che gli è stato tolto dalla sfortuna. La competitività dimostrata sul circuito spagnolo è un chiaro indicatore della sua capacità di reggere la pressione anche in un fine settimana in cui non ha avuto il guizzo giusto in qualifica.

Lando Norris: 7 – La stagione del campione in carica è condizionata dalle scarse performance della vettura di Woking, afflitta spesso da avarie, ma sta demolendo Oscar Piastri. Il passo mostrato in pista, non così lontano dai Mercedes, è un segnale positivo. Il podio è arrivato per il guaio finale alla Mercedes di Antonelli, ma stavolta tocca a lui sorridere.

I flop 3

George Russell: 5,5 – Poche scuse, doveva vincere partendo dalla pole e non ci è riuscito. Doveva stare davanti ad Antonelli ed è stato così solo grazie al problema tecnico nel finale alla W17 del numero 12. Può essere contento di aver recuperato 18 punti in classifica.

Charles Leclerc: 5 – Momento difficilissimo per il monegasco dopo un inizio stagionale allo stesso livello del teammate. Gli errori nel Principato e ora in qualifica a Barcellona hanno portato, con l’aggiunto del problema tecnico finale, a due pesantissimi ritiri. Sono 40 i punti di distanza da Lewis e ben 81 da Antonelli. Il rinnovo contrattuale piuttosto che caricarlo sembra avergli portato una dose extra di sfortuna. La partenza è stata ottima, ma avrebbe comunque perso il testa a testa con Max Verstappen (voto 6,5) su una RB22 non irresistibile.

Fernando Alonso: 4 – Ennesimo ritiro per l’Aston Martin, ma l’ultimo posto in qualifica (per la prima volta in carriera) è il segnale che se non cambia qualcosa di radicale sarà realmente l’ultimo anno in F1.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 07:15:46 +0000
News n. 16
BMW M Concept Neue Klasse, la sportiva elettrica con quattro motori

La 24 Ore di Le Mans, conclusasi proprio ieri, non è stata solo il teatro di una delle sfide di resistenza più impegnative del mondo, ma è stata anche il palcoscenico per un’importante novità nel campo dell’automotive. BMW ha infatti scelto questa occasione da leggenda per svelare in anteprima mondiale la BMW M Concept Neue Klasse, un veicolo che non è un banale esercizio di stile, ma la manifestazione concreta di ciò che sarà il futuro completamente elettrico del marchio.

La M Concept Neue Klasse rappresenta il ponte ideale tra la gloriosa storia nel motorsport e le nuove frontiere tecnologiche, restando fedele al principio guida: “Nata in pista. Progettata per la stradaâ€.

Aerodinamica estrema

Il linguaggio estetico della BMW M Concept Neue Klasse introduce elementi di rottura, pur conservando un legame visivo con il passato. Il frontale è dominato dal celebre muso “shark nose†proteso in avanti, dove i fari e il doppio rene si fondono in un’unica unità digitale. Un dettaglio destinato a diventare il nuovo marchio di fabbrica delle future vetture M sono le luci gialle, che richiamano le auto da competizione GT e la BMW M Hybrid V8.

L’aerodinamica è stata scolpita per la massima efficienza: il paraurti anteriore adotta un design in stile “trimarano”, ispirato alle imbarcazioni a vela ad alta velocità, che funge da supporto strutturale allo splitter anteriore. Al posteriore, spiccano le Track Lights tridimensionali e un marcato spoiler ducktail, progettato per aumentare la deportanza sull’asse posteriore. L’innovazione passa anche per i materiali: per la prima volta, la fibra naturale viene utilizzata in modo estensivo per elementi esterni come lo splitter e il diffusore, presentandosi con una finitura raffinata che integra il branding M. La livrea in Monza Red metallizzato completa un’estetica che trasmette potenza e agilità.

L’abitacolo orientato al conducente

L’interno è stato concepito per offrire un’esperienza di guida intensa e totalmente focalizzata sul conducente. L’abitacolo ospita quattro sedili a guscio di nuova concezione, caratterizzati da una finitura bicolore in pelle Merino nei colori Bathurst Blue e Berry Red. Un elemento di assoluta novità è l’impiego della pelle nabuk nera di alta qualità, utilizzata per la prima volta su una vettura M per rivestire il volante, i pannelli porta e il roll bar.

La plancia sospesa, rifinita in materiale knit, è dotata di una retroilluminazione esagonale specifica M, mentre accenti rossi sul selettore del cambio e sui paddle al volante pongono visivamente la performance al centro dell’attenzione. Ogni dettaglio interno, dalle cinture a cinque punti ai display digitali, è pensato per proiettare il guidatore in una nuova dimensione della sportività elettrica.

I quattro motori elettrici

Il vero cuore pulsante della BMW M Concept Neue Klasse risiede nel suo innovativo sistema di trazione BMW M eDrive, basato sulla tecnologia Gen6. Questo concetto di propulsione combina quattro motori elettrici gestiti da un software di controllo centrale rivoluzionario denominato “Heart of Joyâ€. Grazie al controllo integrato e specifico per ciascuna ruota, la vettura promette una dinamica di guida e una precisione in pista senza precedenti, con una risposta diretta ai comandi del pilota e una capacità di recupero dell’energia ottimizzata.

L’architettura a 800 volt e la batteria ad alta tensione, con una capacità superiore a 100 kWh, garantiscono non solo un’elevata autonomia, ma anche una potenza straordinaria nell’erogazione dell’energia ai motori. Inoltre, l’alloggiamento della batteria è stato integrato strutturalmente nel telaio, collegandosi direttamente agli assi anteriore e posteriore per migliorare ulteriormente la rigidità e la dinamica di guida complessiva. Con questo concept, BMW dimostra che il passaggio all’elettrico non è un limite, ma un’opportunità per elevare le prestazioni M a un livello superiore.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 07:08:11 +0000
News n. 17
Caro carburante, prezzi in calo per benzina e diesel: i dati

Il caro carburante rappresenta uno dei temi più attuali degli ultimi mesi. L’aumento del costo al litro di benzina e diesel, a seguito della guerra in Iran, è stato significativo, per via dei rincari registrati dal costo del barile di petrolio. Per contrastare i rincari, il Governo italiano ha puntato sul taglio delle accise, una misura che ha permesso di ridurre il costo al litro, andando ad attenuare i rincari ma non ad annullarli.

Il taglio delle accise, nell’ultima formulazione del provvedimento che il Governo ha esteso fino a inizio luglio, è stato ridotto ulteriormente. Con la pace in Medio Oriente sempre più vicina, però, all’orizzonte si vede un ritorno alla normalità anche se i carburanti continuano ad avere un costo elevato. Andiamo a riepilogare tutti i dettagli in merito alla situazione che, da diversi mesi, sta condizionando il settore dei trasporti in Italia.

Cala il prezzo dei carburanti?

Gli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit (12 giugno) confermano un primo segnale di riduzione dei prezzi, legato sia al taglio delle accise che all’evolversi della situazione internazionale che ha un impatto positivo sul costo del petrolio e, quindi, sui carburanti.Ricordiamo che nelle scorse settimane è stato toccato un nuovo massimo relativo agli ultimi tre anni.

Il prezzo medio (in modalità self service lungo la rete stradale nazionale) è ora pari a 1,899 euro al litro per la benzina mentre per il diesel si arriva a 2,007 euro al litro. Per quanto riguarda la rete autostradale, sempre in self service, il prezzo sale a 1,994 euro al litro per la benzina e a 2,087 euro al litro per il gasolio.

I dati parlano chiaro: il prezzo dei carburanti è ancora elevato, ma i primi segnali di una riduzione sono evidenti e rappresentano una buona notizia per tutto il settore dei trasporti nel nostro Paese. Benzina e diesel potrebbero registrare un ulteriore calo, garantendo così una riduzione dei costi di trasporto.

Per maggiori dettagli in merito al costo dei carburanti potete consultare l’approfondimento sulla composizione del prezzo di benzina e diesel.

Cosa succede adesso?

Il nuovo taglio delle accise è valido fino all’inizio del mese di luglio e garantisce un piccolo contributo per la riduzione del costo del rifornimento. La misura è stata finanziata anche dall’extra-gettito IVA registrato nelle scorse settimane grazie all’aumento del costo dei carburanti.

Con la pace in Iran, il prezzo del petrolio potrebbe subire un sostanziale calo nel corso delle prossime settimane, con un impatto positivo (per automobilisti e trasportatori) sul costo al litro di benzina e diesel. In questo contesto, quindi, possiamo aspettarci un ulteriore calo e un ritorno a una situazione di maggiore tranquillità per quanto riguarda il costo dei carburanti, anche se le quotazioni restano alte.

La situazione andrà monitorata nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Il settore è in costante evoluzione e tanti fattori possono incidere, in un modo o nell’altro, sull’andamento del costo alla pompa dei carburanti. Staremo a vedere cosa accadrà nella seconda metà del mese di giugno e se ci saranno ulteriori interventi con la fine del taglio delle accise.

Data articolo: Mon, 15 Jun 2026 05:30:56 +0000
News n. 18
Mondiale 2026, le auto dei fuoriclasse: bolidi e scelte sorprendenti

48 nazionali ai nastri di partenza, solo una alzerà la coppa al cielo. Con il maggior numero di squadre partecipanti e partite, ben 104, il Mondiale 2026 organizzato in Stati Uniti, Canada e Messico è a tutti gli effetti il torneo più grande mai organizzato dalla FIFA, un palcoscenico dove ci si contende un posto nella storia. Fuori dal rettangolo verde, le auto guidate dai protagonisti aiutano a capirne la personalità: qualcuno preferisce gli enormi SUV, altri strizzano l’occhio alle elettriche da club e alcuni infilano pezzi eccellenti in garage pur sprovvisti di patente.

Cristiano Ronaldo: una forza della natura

Cristiano Ronaldo resta il riferimento inevitabile quando si parla di automobili e calciatori. Negli anni il nome del campione è stato associato a Ferrari, Rolls-Royce, McLaren e diversi modelli Bugatti, anche se il collegamento più forte con la Casa di Molsheim risale al 2017: Poco prima dell’inizio delle consegne, Bugatti lo scelse per una prova promozionale della Chiron e presentò il portoghese come un grande appassionato di sportive. Ronaldo si mise realmente al volante della hypercar, chiamato dal costruttore a concederle un simbolico via libera.

La Chiron disponeva di un W16 da 8 litri con quattro turbocompressori e 1.500 CV. Numeri spropositati persino nel territorio delle hypercar, accompagnati da una costruzione più vicina a un’opera d’arte in movimento. Se esistesse una vettura all’altezza dell’aura di CR7, quella sarebbe proprio la Chiron, riconoscibile nell’aspetto, estrema nelle prestazioni e determinata a mantenere i riflettori puntati addosso.

Messi: la mitologia del garage riservato

Il rapporto tra Lionel Messi e le automobili è meno esposto, sebbene intorno al suo garage sia cresciuta una mitologia incontrollabile. Una delle vetture documentate è la Cadillac Escalade, grande SUV americano con il quale venne fotografato insieme alla famiglia già ai fasti al Barcellona. Sebbene meno teatrale rispetto a una hypercar, la quattro ruote dell’ex blaugrana soddisfa le esigenze di spazio e comfort di una famiglia intera.

Il caso “scottante” riguarda invece un’auto puntualmente inserita nelle raccolte dedicate alla sua collezione senza aver mai trovato conferma ufficiale. Nel 2016 si diffuse la notizia secondo cui Messi avesse superato Ronaldo all’asta per una Ferrari 335 S Spider Scaglietti del 1957, venduta alla sbalorditiva cifra di 32 milioni di euro. Sull’acquirente non venne mai fatta chiarezza: l’entourage dell’argentino negò l’operazione e Leo pubblicò la fotografia di una macchinina giocattolo, spacciandola ironicamente come il suo nuovo acquisto.

L’umiltà di Rodri

Ma quale sarà l’aneddoto migliore? Rodri potrebbe avere l’ultima parola in questa gara: il metronomo del Manchester City ha raccontato che, dopo aver preso la patente, disse al padre di avere circa 3.000 euro da spendere. Tempo 24 ore e arrivò la proposta: un’anziana signora vendeva una Opel Corsa per 4.000 euro e la macchina aveva persino un piccolo schermo centrale, definito dal padre un “computerâ€. Il futuro Pallone d’Oro ne rimase entusiasta e la usò a lungo per recarsi agli allenamenti.

Il dettaglio rompe il copione del calciatore pronto a comprarsi un simbolo di riscatto al primo contratto importante. La Corsa non doveva comunicare agli altri che Rodri ce l’aveva fatta: doveva soltanto portarlo al campo e nella semplicità innata racconta il carattere del proprietario.

Harry Kane: la Bentley finita sul mercato dell’usato

Harry Kane ha seguito una strada più tradizionale scegliendo una Bentley Continental Supersports, da non confondere con una normale Continental GT: la serie, introdotta nel 2017, venne limitata a 710 unità, lo stesso numero dei cavalli sviluppati dal W12 biturbo da 6 litri. La coppia raggiungeva 1.017 Nm, lo 0-100 km/h richiedeva 3,5 secondi e la velocità massima dichiarata era di 336 km/h. Bentley la presentò allora come la quattro posti di lusso più veloce e potente del mondo.

Dell’esemplare bianco appartenuto al capitano inglese si persero le tracce fino alla ricomparsa nel 2025 su Auto Trader, con circa 25.400 miglia percorse e un prezzo di 70.000 sterline. Già, pure le supercar dei calciatori subiscono la svalutazione e, prima o poi, cambiano padrone, smettendo di essere semplici trofei.

Modric: il SUV al Real

Il titolo di re della strada spetterà all’ex compagno di spogliatoio Cristiano Ronaldo, ma di certo neanche Luka Modric sfigura. Per la stagione 2024-2025, alla consegna delle nuove BMW al Real Madrid, il croato volle la XM, accodandosi al gruppo di Bellingham, Rodrygo e Courtois. La XM abbina un V8 biturbo a un sistema ibrido plug-in e nella configurazione proposta allora raggiungeva 653 CV. Enorme e pesante, il SUV faceva da contraltare alla figura minuta e discreta di Modric, ormai a un passo dall’addio ai Blancos.

Mbappé, Vinicius e Bellingham: stile Real

In occasione della stagione 2025-2026, BMW e il Real Madrid hanno proseguito il loro accordo commerciale mettendo a disposizione dei giocatori i pezzi forti della gamma tedesca. Da un lato, Mbappé e Vinicius sono saliti a bordo della i7, dall’altro Bellingham ha di nuovo puntato sulla XM, a quanto pare perfettamente in linea con i gusti e le abitudini al volante del centrocampista inglese.

La i7 selezionata dalla maggior parte dei madridisti sviluppa 544 CV, raggiunge i 240 km/h e costa oltre 130.000 euro, mentre la XM può arrivare a 748 CV nella variante di punta. A ogni modo, più della cavalleria, quasi ordinaria tra le auto assegnate alle stelle del calcio, spicca la scomparsa della vecchia coupé sportiva come scelta obbligata. Ormai nella gerarchia delle preferenze vincono SUV ibridi e ammiraglie elettriche, capaci di proporre la miscela ideale di abitabilità e impatto scenico.

Haaland e la Ferrari che difende il V12

Al suo primo Mondiale con la Norvegia, Erling Haaland porta gusti automobilistici piuttosto estremi. Nel 2025 i paparazzi lo fotografarono mentre raggiungeva il centro sportivo del Manchester City con una Ferrari 12Cilindri, il cui nome è tutto un programma: sotto il cofano lavora un V12 aspirato da 6,5 litri, privo di turbocompressori, in grado di sviluppare 830 CV. Il Cavallino Rampante ha voluto richiamare le proprie Gran Turismo del dopoguerra, ma conferendo prestazioni d’avanguardia: lo scatto da 0 a 100 km/h impiega meno di tre secondi e la velocità massima supera i 340 km/h.

Neymar: la Batmobile vietata su strada

Vola, infine, alto Neymar. Richiamato nella Seleção per il Mondiale 2026, l’attaccante brasiliano ha acquistato una replica funzionante del Tumbler, la Batmobile utilizzata nella trilogia cinematografica di Christopher Nolan. Per farla sua avrebbe speso 1,3 milioni di euro, rapito dallo stile inconfondibile del mezzo, che monta un V8 da 500 CV e riproduce persino l’effetto delle fiamme nella parte posteriore. Il problema? Non può circolare sulle strade pubbliche, ma soltanto in aree private. Con O’Ney, anche il garage deve sembrare uno spettacolo.

Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 21:19:40 +0000
News n. 19
GP Barcellona, trionfo Ferrari: capolavoro di Hamilton con la SF-26 che supera Schumacher

Il Gran Premio di Barcellona edizione 2026 consegna alla storia la prima, indimenticabile vittoria di Lewis Hamilton al volante della Ferrari. Un successo costruito su una gestione maniacale degli pneumatici, un’esecuzione tattica impeccabile da parte del muretto e aggiornamenti tecnici che hanno esaltato le qualità della monoposto di Maranello, pur a fronte di un ritiro amaro per Leclerc.

Lo scatto al via e il delicato equilibrio termico

Allo spegnimento dei semafori, lo stacco frizione di Hamilton si rivela immediatamente più reattivo rispetto a quello di George Russell. Tuttavia, il pilota della Mercedes riesce a mantenere la testa della corsa facendo valere la netta superiorità della sua power unit in fase di allungo. Straordinaria, invece, la partenza del monegasco della Ferrari che sfrutta appieno la sua vettura.

Il ferrarista è autore di un recupero lampo e a metà del primo giro si trova già in settima posizione alle spalle di Piastri.La griglia di partenza evidenzia da subito una profonda spaccatura strategica: mentre Hamilton e Verstappen aggrediscono l’asfalto con le Soft, Mercedes e McLaren optano per un approccio più cauto con le calzature Medium. Proprio per questa discrepanza, l’ingegnere di pista Carlo Santi è perentorio via radio.

Chiede a Lewis di non esagerare con la percorrenza, imponendo un tyre saving per scongiurare un picco di stress termico fatale. Al terzo giro la situazione si fa complessa. Kimi Antonelli entra prepotentemente nella scia di Hamilton, riempiendo gli specchietti della SF-26. Tuttavia l’inglese resiste perché il suo passo e buono e mostra un handling davvero ottimale.

Santi ribadisce l’assoluta necessità di preservare la gomma, un’operazione che coinvolge in parte anche Leclerc, costretto a sua volta a una minima percentuale di lift-off. Nel frattempo, dal muretto arrivano direttive cruciali per ottimizzare l’handling della monoposto di Lewis: viene suggerito l’impiego di una marcia in meno nell’affrontare le curve 1 e 2, associata a un immediato cambio del valore di brake balance.

Leclerc non resta a guardare. Al quinto passaggio, consuma la sua personale vendetta sportiva: proprio nella curva teatro del suo incidente in qualifica, il monegasco inventa un sorpasso magistrale sverniciando di Piastri all’esterno. Giunti alla tornata numero 10, Lewis consolida la seconda piazza rintuzzando con freddezza tutti gli assalti di Antonelli, amministrando il degrado termico in modo encomiabile.

Hamilton: il valzer dei Pit Stop e l’evoluzione tattica

Con un gap stabilizzato a 3,5 secondi dal leader Russell, i riflettori si spostano su Charles Leclerc, che si avvicina inesorabilmente alla Red Bull di Verstappen girando sul ritmo forsennato dei primi due. Al giro 12, la Ferrari apre le danze strategiche richiamando Hamilton per il passaggio alla mescola Hard. Charles, ritrovatosi con pista libera, abbassa ulteriormente i tempi e, sfruttando le soste avversarie, si proietta al comando.

Al giro 16, il muretto lo chiama ai box per coprirsi da Piastri, ma il monegasco, dissentendo sulla tempistica, decide di proseguire per un ulteriore giro. La sua sosta per montare le Hard è accompagnata da una fondamentale correzione aerodinamica: un’incidenza ridotta di “due click” sull’ala anteriore per ricalibrare il bilanciamento della monoposto italiana.

Parallelamente, Santi continua a suggerire a Hamilton variazioni per migliorare la rotazione del veicolo. L’inglese accusa ricezione ma sceglie di non applicarle. D’altra parte è in questi momenti che si vede un pilota che sa imporsi al muretto e sa cosa fare con l’auto. Carlo si complimenta per la superba gestione gomme e propone lo switch strategico sul “Plan C”.

Non mancano le complicazioni tecniche: a quanto pare Hamilton lamenta noie alla trasmissione in fase di scalata. La pronta indicazione del muretto di effettuare un reset dalla dashboard risolve provvisoriamente il problema, a cui fa seguito un tyre fase update, manovra essenziale per fornire ai veicolisti dati freschi e aggiornare la vita utile stimata delle gomme.

Estremamente interessante pure la richiesta del box di utilizzare marce più basse: l’obiettivo non risiede nella trazione, o per essere più aggressivi, bensì nel garantire un maggiore harvesting per ricaricare le batterie attraverso il motore a combustione interna. D’altra parte sappiamo bene quanto sia importante avere cavalli da spendere nell’arco della tornata

Il ribaltone sotto Virtual Safety Car e il distacco rifilato alla Mercedes

Il colpo di scena si materializza al giro 27. Hamilton rientra per montare un set di Medium. L’indicazione “outlap critical” lo lancia in pista come una furia: esce alle spalle di Piastri, lo divora all’esterno di curva 4 e sigla il giro più veloce. Il divario di passo è tale che il team chiede a Leclerc di farsi da parte per favorire la corsa dell’inglese. La mossa della Scuderia è chiara: differenziare le tattiche.

Subito dopo le soste delle Mercedes e il passaggio di Leclerc sulle Hard, il ritiro di Fernando Alonso innesca la Virtual Safety Car. Il muretto raccomanda ai piloti il rigoroso rispetto del delta time, cogliendo l’attimo perfetto per richiamare Hamilton ai box. L’inglese rientra in pista riuscendo per un soffio a strappare la leadership: una chiamata perfetta. A 23 giri dal termine Lewis è in testa forte di un vantaggio vitale.

Le sue gomme più giovani di 4 giri rispetto alla concorrenza. Nelle retrovie, Leclerc vive invece un epilogo di profonda sofferenza. Bloccato in sesta posizione, non riesce ad abbinare il passo del compagno a causa di un sovrasterzo cronico che annulla il potenziale della sua SF-26. Mentre la davanti, Lewis scolpisce una masterclass: i tempi sul giro sono sbalorditivi e rifilano distacchi pesanti alla Mercedes.

La prima vittoria targata Lewis certifica un trionfo corale nato dallo sviluppo estivo. Amarissimo l’epilogo per Leclerc, con un ritiro figlio di un danno alla direzione che compromette la corsa della numero 16. Ma oggi la vetrina è tutta per la Ferrari numero 44, regina indiscussa del circuito del Montmeló, con Lewis vincitore del Gran Premio di Barcellona.

Classifica finale GP Barcellona:

Pos. No. Pilota Team Giri Tempo / Ritiro Punti
1 44 Lewis Hamilton Ferrari 66 1:32:28.105 25
2 63 George Russell Mercedes 66 +19.561s 18
3 4 Lando Norris McLaren 66 +23.719s 15
4 1 Max Verstappen Red Bull Racing 66 +40.497s 12
5 81 Oscar Piastri McLaren 66 +58.661s 10
6 6 Isack Hadjar Red Bull Racing 65 +1 lap 8
7 10 Pierre Gasly Alpine 65 +1 lap 6
8 43 Franco Colapinto Alpine 65 +1 lap 4
9 30 Liam Lawson Racing Bulls 65 +1 lap 2
10 41 Arvid Lindblad Racing Bulls 65 +1 lap 1
11 5 Gabriel Bortoleto Audi 64 +2 laps 0
12 55 Carlos Sainz Williams 64 +2 laps 0
13 31 Esteban Ocon Haas F1 Team 64 +2 laps 0
14 11 Sergio Perez Cadillac 63 +3 laps 0
15 16 Charles Leclerc Ferrari 62 DNF 0
16 12 Kimi Antonelli Mercedes 61 DNF 0
17 87 Oliver Bearman Haas F1 Team 60 DNF 0
NC 23 Alexander Albon Williams 55 +11 laps 0
NC 14 Fernando Alonso Aston Martin 37 DNF 0
NC 27 Nico Hulkenberg Audi 29 DNF 0
NC 77 Valtteri Bottas Cadillac 15 DNF 0
NC 18 Lance Stroll Aston Martin 5 DNF 0

 

Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 15:48:33 +0000
News n. 20
Peugeot E-208 GTi, l’elettrica sportiva è ordinabile: prezzo e prestazioni

La Peugeot E-208 GTi rappresenta uno dei progetti più ambiziosi della Casa francese, che punta a conquistare gli appassionati alla ricerca di una compatta sportiva in grado di offrire prestazioni eccellenti con un sistema elettrico a zero emissioni.

Il progetto si è mostrato per la prima volta in pubblico lo scorso anno, con il debutto della concept E-208 GTi. A distanza di un anno, la Casa francese ha presentato il modello di serie e ha aperto gli ordini, andando a svelare anche i dati sulle prestazioni del modello oltre al prezzo della vettura.

Si tratta di una vera e propria sportiva, in grado di offrire tanta potenza, con una buona autonomia, nel formato compatto tipico della 208 (quindi con una lunghezza di circa 4 metri). Andiamo a riepilogare tutti i dettagli in merito.

Una piccola sportiva elettrica

La nuova Peugeot E-208 GTi si basa sulla concept dello scorso anno e può contare su un motore elettrico da 281 CV, in grado di offrire prestazioni eccellenti. La vettura, infatti, vanta uno 0-100 km/h che viene completato in appena 5,5 secondi, sfruttando anche un software di controllo derivato dal motorsport.

Da segnalare che per completare i 1.000 metri partendo da fermo, il veicolo richiede 25,8 secondi mentre il passaggio da 80 km/h a 120 km/h viene completato in 3,2 secondi. La velocità massima è limitata a 180 km/h.

La vettura presenta il miglior rapporto potenza/peso del suo segmento (5,5 chilogrammi per CV) e può contare su una batteria di 54 kWh (51 kWh utilizzabili), la stessa utilizzata dalla E-208. Per quanto riguarda l’autonomia, nel ciclo WLTP, si arriva a 375 chilometri.

Il dato in questione è legato all’utilizzo degli pneumatici Hankook Ventus S1 Evo3, disponibili in opzione senza costi. Con gli pneumatici Michelin Pilot Sport 4S ad alto rendimento (di serie), invece, l’autonomia è di 352 chilometri.

Tra le caratteristiche tecniche del modello troviamo un telaio abbassato di 25 mm, carreggiate allargate di 56 mm davanti e 28 mm al posteriore oltre a cerchi da 18 pollici con pneumatici R18 215/40. Da segnalare anche dischi freno anteriori da 355 mm con pinze a 4 pistoni.

La vettura è disponibile in diverse colorazioni e con una dotazione di serie molto ricca, che la rende uno dei modelli più interessanti della sua categoria. Da segnalare anche:

  • una garanzia fino a 8 anni / 160.000 chilometri con Peugeot Care
  • fino a 8 anni di garanzia /160.000 chilometri sulla batteria
  • Free2Move Charge Pass, che dà accesso a quasi un milione di punti di ricarica in tutta Europa

Christophe Auriault, Project Manager E-208 GTi, ha dichiarato:

“Fin dall’inizio del progetto, era ovvio che PEUGEOT SPORT dovesse essere coinvolta nel progetto E-208 GTi. Abbiamo un’esperienza e una competenza uniche nella progettazione di questo tipo di auto. Era anche chiaro che l’obiettivo era creare una GTi 100% elettrica. Volevamo dimostrare che tutto il DNA delle PEUGEOT GTi si trova in un’auto elettrica. E ce l’abbiamo fatta.”

Il prezzo

Come annunciato dall’azienda, la Peugeot E-208 GTi è ora ordinabile con prezzi a partire da 44.900 euro. Ci sono diverse opzioni per personalizzare la vettura che punta a diventare un vero e proprio riferimento del settore delle hot hatch a zero emissioni, con prestazioni eccellenti e uno stile di guida sempre sportivo.

Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 13:30:10 +0000
News n. 21
Toyota C-HR, il successo continua: in 10 anni ha venduto più di 2 milioni di unità

Toyota è un vero e proprio punto di riferimento del mercato delle quattro ruote e uno dei suoi modelli più iconici è la Toyota C-HR, che occupa un ruolo da protagonista nel segmento dei SUV di segmento C e all’interno della gamma della Casa nipponica per il mercato europeo.

Il modello è abbastanza recente, essendo stato lanciato 10 anni fa e poi aggiornato con una seconda generazione. Nonostante la sua carriera relativamente breve, la C-HR ha già raggiunto risultati davvero importanti, contribuendo a rafforzare la posizione di Toyota sul mercato europeo.

Dal 2016 a oggi, infatti, il C-SUV di Toyota, anno dopo anno, ha registrato sempre ottimi risultati, diventando un modello di riferimento per tantissimi automobilisti. L’azienda, in questi giorni, ha raggiunto nuovi traguardi molto importanti con il suo SUV. Andiamo ad analizzare i dettagli.

Un risultato importante

Dieci anni fa, Toyota ha lanciato il suo nuovo SUV per il segmento C con l’obiettivo di aggiornare la sua gamma globale e rafforzare la presenza in Europa. I risultati sono stati molto positivi e gli ultimi dati lo confermano. Per il modello, infatti, ci sono oltre 2,1 milioni di unità vendute a livello globale.

Restringendo il campo al solo mercato europeo, inoltre, è possibile notare il successo di C-HR. Il modello, infatti, ha venduto, nel corso della sua carriera, ben 1,2 milioni di unità in Europa, diventando un riferimento assoluto della sua categoria oltre che sostenendo, insieme ad altri modelli come Yaris, la diffusione di Toyota nel nostro continente.

Un contributo importante al successo lo ha dato il suo stile. La Toyota C-HR, infatti, si è distinta come riferimento del mercato grazie al suo stile ispirato alle coupé sportive, che ha anticipato uno dei trend più recenti del mercato delle quattro ruote, in particolare in Europa, dove diversi costruttori propongono oggi soluzioni analoghe.

L’ibrido che fa la differenza

Un altro elemento centrale del successo di Toyota C-HR è la tecnologia Full Hybrid che, da anni, offre un contributo determinante alla crescita del modello, vero e proprio punto di riferimento per gli automobilisti alla ricerca di una vettura ibrida in grado di ridurre al minimo i consumi. Questa tecnologia è protagonista anche con il RAV4.

L’ibrido continua a rappresentare la scelta di riferimento anche per la seconda generazione di C-HR che ha debuttato in Europa nel corso del 2023. La gamma attuale comprende anche una versione Plug-in Hybrid che permette di sfruttare un’autonomia di decine e decine di chilometri in modalità a zero emissioni. Dalla base del modello è nata anche una versione elettrica.

Ricordiamo, inoltre, che il modello è stato aggiornato di recente, con un restyling della gamma che ha portato diverse novità, con nuove finiture e l’arrivo dell’allestimento GR Sport per tutte le motorizzazioni. Numeri alla mano, C-HR è oggi un riferimento assoluto per Toyota e per tantissimi automobilisti in tutto il mondo.

Anche nel prossimo futuro, il SUV continuerà a rappresentare un’arma fondamentale per la Casa nipponica, sempre alla ricerca di un modo per poter crescere e rafforzare la sua posizione di leader del mercato.

Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 13:00:11 +0000
News n. 22
ENR e freni più silenziosi, la tecnologia che elimina i rumori della frenata

Nel panorama dell’ingegneria automotive moderna, il comfort acustico all’interno dell’abitacolo ha assunto una rilevanza primaria. Con la progressiva elettrificazione dei veicoli (EV e HEV) e la conseguente scomparsa del rumore endotermico di fondo, i suoni generati dalle componenti ausiliarie e dai sistemi di bordo sono diventati improvvisamente percepibili e, spesso, fastidiosi per l’utente. Tra questi, i transitori acustici generati dall’impianto frenante rappresentano una delle sfide più complesse.

La tecnologia End Stop Noise Reduction (ENR) nasce proprio per rispondere a questa esigenza, focalizzandosi sulla drastica riduzione – o totale eliminazione – del rumore da impatto che si verifica a “fine corsa” (end stop) dei componenti mobili della pinza freno o del pedale. Non si tratta semplicemente di un accorgimento di isolamento passivo, ma di una soluzione ingegneristica integrata che ottimizza la cinematica e la dinamica dei fluidi e dei contatti metallici, garantendo un azionamento fluido, silenzioso e privo di vibrazioni parassite.

Il problema acustico nei sistemi frenanti moderni

Per comprendere l’importanza della tecnologia ENR, è necessario analizzare il fenomeno fisico che si manifesta durante le fasi di rilascio rapido o di massima estensione del sistema di frenata. Quando il conducente solleva bruscamente il piede dal pedale, o quando i sistemi di frenata automatica d’emergenza (AEB) disimpegnano la pressione idraulica, i componenti interni ritornano alla loro posizione di riposo a velocità elevate.

Questo ritorno rapido causa un impatto meccanico quando il componente mobile (pistone, pinza flottante o leveraggio del pedale) raggiunge il suo limite fisico di corsa (l’end stop). L’energia cinetica accumulata si trasforma istantaneamente in:

  • rumore d’impatto (clunk o thud): un transitorio acustico a bassa o media frequenza, fortemente udibile nell’abitacolo;
  • onde d’urto strutturali: vibrazioni che si propagano attraverso i componenti della sospensione e il telaio, amplificando la percezione del fastidio.

Nei veicoli tradizionali, questo fenomeno veniva mascherato dalle frequenze di combustione del motore; nei veicoli elettrici, invece, viene percepito come un difetto di qualità costruttiva del veicolo.

Che cos’è la tecnologia End Stop Noise Reduction (ENR)

La tecnologia ENR è un approccio sistemico volto a dissipare l’energia cinetica dei componenti mobili prima che avvenga l’impatto sul fine corsa metallico. L’obiettivo primario è la decelerazione controllata dell’elemento mobile nell’ultimo millimetro (o frazione di millimetro) della sua corsa utile.

A seconda del produttore e dell’applicazione specifica (se applicata alla pinza freno, al cilindro maestro o al gruppo pedale), l’ENR si concretizza attraverso tre pilastri ingegneristici:

  • smorzamento fluidodinamico (hydraulic cushioning): sfruttamento dello stesso fluido freni (DOT) come cuscino idraulico;
  • elementi elastomerici a deformazione programmata: introduzione di mescole specifiche capaci di assorbire l’energia senza generare rimbalzi (rebound);
  • profili geometrici ottimizzati: riprogettazione delle sedi di contatto per distribuire le forze d’impatto su superfici più ampie, riducendo i picchi di pressione locale.

Architettura tecnica e principio di funzionamento idraulico

Il cuore della tecnologia ENR applicata a livello idraulico (ad esempio nel cilindro maestro o nei pistoncini della pinza) si basa sul principio dell’orifizio a sezione variabile o del canale di strozzamento progressivo.

Quando il pistone si muove verso la posizione di riposo, il fluido freni defluisce liberamente attraverso i canali principali. Tuttavia, negli ultimi decimi di millimetro della corsa, il corpo del pistone va a ostruire parzialmente o totalmente la via di fuga principale del fluido. Quest’ultimo è così costretto a transitare attraverso un micro-canale calibrato (chiamato orifizio di restrizione).

Questo restringimento genera una repentina perdita di carico locale e un forte aumento della contropressione idraulica all’estremità della camera. La forza resistente contraria al movimento cresce in modo esponenziale rispetto alla velocità del pistone. Grazie a questo fenomeno, il pistone non “sbatte” contro la battuta metallica, ma esegue un atterraggio morbido (soft landing).

Scienza dei materiali: il ruolo degli elastomeri smorzanti

Oltre alle soluzioni idrauliche, l’ENR prevede l’integrazione di componenti in materiale elastomerico avanzato posizionati esattamente sui punti di contatto di fine corsa. Non si tratta di normali gommini, ma di mescole ingegnerizzate (spesso poliuretani microcellulari o mescole EPDM specializzate) caratterizzate da un elevato fattore di perdita isterica. Un materiale elastomerico comune tende a comportarsi come una molla: immagazzina l’energia dell’impatto e la restituisce, causando un rimbalzo e una successiva serie di micro-impatti oscillatori.

Gli elastomeri ENR, invece, svolgono varie funzioni. Innanzitutto, assorbono l’energia cinetica e la convertono istantaneamente in energia termica (calore) grazie all’attrito intermolecolare del polimero. Presentano una curva di rigidezza non lineare: morbidi all’inizio dell’impatto per evitare il picco acustico, ed estremamente rigidi alla fine per garantire la massima stabilità strutturale del freno. Inoltre, mantengono le loro proprietà viscoelastiche in un range di temperature critico, che varia tipicamente da -40 °C (avviamenti invernali rigidi) fino a oltre 120 °C in prossimità del gruppo ruota.

Vantaggi della tecnologia ENR

L’adozione della tecnologia End Stop Noise Reduction porta con sé una serie di benefici che superano il solo isolamento acustico, impattando positivamente sulla dinamica complessiva del veicolo e sulla durata dei componenti:

  • abbattimento dell’NVH (Noise, Vibration, Harshness): riduzione fino a oltre 15 dB dei transitori acustici a fine corsa, allineando l’impianto frenante agli standard restrittivi dei veicoli premium ed elettrici;
  • riduzione dell’usura meccanica: evitando gli impatti violenti metallo-su-metallo, si azzera il rischio di micro-fessurazioni, fatica dei materiali e deformazioni localizzate sulle sedi dei passaggi fluido e sui perni di guida;
  • miglioramento del “pedal feel”: per il conducente, l’eliminazione delle vibrazioni di ritorno sul pedale si traduce in una percezione di maggiore solidità, precisione e qualità costruttiva dell’intero sistema frenante;
  • compatibilità con i sistemi ADAS: i moderni sistemi di frenata predittiva ed emergenza attivano i freni in modo autonomo e repentino. La tecnologia ENR assicura che queste attivazioni microscopiche ma frequenti avvengano in totale silenzio, senza allarmare inutilmente i passeggeri.

Prospettive future e integrazione nei freni Brake-by-Wire

Con l’avvento dei sistemi di frenata rigenerativa e dei sistemi Brake-by-Wire (BbW), nei quali il collegamento fisico tra il pedale e la pinza è sostituito da un attuatore elettroidraulico o elettromeccanico, la tecnologia ENR si sta evolvendo ulteriormente.

Nei sistemi futuri, l’ENR non sarà solo di tipo fisico (idraulico o elastomerico), ma anche software-defined. Gli algoritmi di controllo degli attuatori elettrici integrati nelle pinze freni saranno in grado di mappare la posizione millimetrica del target mobile. Attraverso una gestione predittiva della corrente inviata al motore elettrico della pinza, l’ECU potrà applicare una coppia frenante inversa un istante prima del fine corsa.

Questo connubio tra l’ENR meccanico/idraulico e l’ENR digitale rappresenterà lo stato dell’arte definitivo per l’azzeramento dei rumori parassiti, garantendo sistemi frenanti virtualmente eterni, efficienti e totalmente silenziosi.

Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 12:14:29 +0000
News n. 23
Tre Porsche 911 One-Off per la premiere di Toy Story 5

Porsche e Pixar hanno stupito il mondo del cinema e dell’auto, presentato il 9 giugno sul red carpet della première mondiale di Toy Story 5 a Los Angeles una partnership inaspettata. Tre Porsche 911 assolutamente irripetibili, ognuna ispirata a uno dei tre personaggi più amati della saga: Woody, Buzz Lightyear e Jessie. Tre esemplari one-off firmati dal reparto Sonderwunsch di Zuffenhausen, quello che trasforma in metallo i desideri più estremi, con un obiettivo che va ben oltre la scenografia: le tre vetture saranno vendute per sostenere enti benefici americani, tra cui Big Brothers Big Sisters of America, la Croce Rossa americana e la Starlight Children’s Foundation.

Non è la prima volta che le due realtà si trovano a lavorare insieme. Il precedente più noto è la Sally Special, la 911 ispirata al personaggio di Cars, realizzata qualche anno fa in edizione unica. E non a caso, dietro anche questo nuovo trittico c’è ancora Bob Pauley, il designer che oltre trent’anni fa aveva dato forma a Buzz Lightyear e che oggi ha firmato personalmente alcuni dei dettagli più iconici di ciascuna vettura.

911 GT3 RS di Buzz Lightyear

La scelta è azzeccata quasi per forza logica: il Comandante Spaziale non poteva incarnarsi in niente di meno della 911 GT3 RS, la più estrema della famiglia 992, dotata del Weissach Package. La carrozzeria bianca è percorsa da accenti in Green Yellow e Lizard Green, con un’ala posteriore che richiama dichiaratamente le alette estraibili della tuta di Buzz, con elemento inferiore bianco a righe e tocchi di Fire Red.

I cerchi in magnesio ospitano coprimozzi con il logo Space Ranger, disegnato direttamente da Bob Pauley. Il dettaglio che però fa sorridere davvero sono gli pneumatici Goodyear con scritte personalizzate e il brand ribattezzato Lightyear. All’interno, cinture in Lizard Green, pelle Pebble Grey, inserti Violeta e battitacco in carbonio con una frase illuminata che non ha bisogno di traduzioni: “To Infinity and Beyond”.

911 Targa 4 GTS di Jessie

La cowgirl più veloce del West ha ispirato una 911 Targa 4 GTS da 532 CV su cui il reparto Sonderwunsch ha lavorato quasi interamente a mano. La tinta è inedita: si chiama Jessie White Metallic, un bianco perlato pensato per omaggiare i bottoni di madreperla della camicia western del personaggio, abbinato al 944 Cobalt Blue Metallic e all’Atacama Yellow con filettature GTS Red.

Il tocco più teatrale è il tetto Targa rosso che riproduce con fedeltà il cappello di Jessie, completo di profilo beige chiaro. Sul roll bar, la scritta Targa lascia il posto al nome Jessie nel font ufficiale Porsche. L’abitacolo è un tripudio di rimandi al personaggio: pelle Dark Night Blue, Bordeaux Red e Pebble Grey, sedili con inserti in tessuto effetto denim sviluppato appositamente, tappetini con motivo a cavallino bianco e nero, e battitacco illuminati con la scritta “YEE HAW!â€.

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911 Carrera T di Woody

Infine la 911 Carrera T dedicata a Woody è stata verniciata con un processo sviluppato appositamente per simulare la patina e l’usura naturale dei blue jeans. La trama del denim è visibile nella vernice stessa, ottenuta sovrapponendo Golf Blue e bianco al Dark Sea Blue di base. Le grafiche Fire Red sulla parte bassa delle portiere nascondono il nome del personaggio, quasi come se fossero cucite sul tessuto.

Per gli interni Porsche ha fatto qualcosa che nella storia del marchio non era mai successo: ha utilizzato una pelle marrone effetto vintage, pensata per evocare i giocattoli consumati da anni di gioco. La sensazione che si vuole trasmettere è quella di un oggetto amato, vissuto, non di un’auto appena uscita dalla fabbrica. Completano il quadro gli inserti in pelle Speed Yellow con motivo a quadri rossi, il tessuto denim sui sedili e la scritta luminosa che accoglie chi sale a bordo: “Ride Like the Wind!”.

Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 10:30:04 +0000
News n. 24
Dodge Charger arriva in Italia, quanto costa l’iconica muscle car

La Dodge Charger è uno di quei simboli dell’auto che non ha bisogno di troppe presentazioni: ha attraversato la storia del cinema in Bullitt e nei Fast & Furious, ha costruito una reputazione sull’eccesso dichiarato, sulla potenza senza scuse, sull’estetica che non chiede permesso. E adesso attraversa anche l’Atlantico per arrivare ufficialmente in Italia non più attraverso importatori privati, ma con una distribuzione ufficiale, listino europeo incluso.

La Dodge Charger arriva in Europa sia in versione elettrica che termica, con due o quattro porte, costruita sulla piattaforma multi-energia STLA Large di Stellantis, pensata per supportare sia propulsori elettrici a batteria sia motori a combustione. Una piattaforma che, nel bene e nel male, è quella di casa. Perché Dodge è nel gruppo Stellantis, il che significa che sotto alla carrozzeria americana c’è tecnologia che appartiene alla stessa galassia industriale di Alfa Romeo, Fiat e Jeep. Un dettaglio che può far storcere il naso ai puristi, ma che ha permesso di tenere i prezzi su livelli più accessibili di quanto ci si aspettasse.

Niente più importatori

Fino ad oggi, chi voleva una Dodge in Italia doveva passare per importatori privati: più burocrazia, costi più alti, garanzie diverse e spesso una disponibilità limitata ai modelli più iconici. Con l’ingresso ufficiale nel mercato europeo tramite Stellantis, la situazione cambia strutturalmente. I clienti europei possono ordinare la versione elettrica Daytona e la Sixpack con il sei cilindri 3.0, entrambe disponibili come Scat Pack e R/T, con prezzi a partire da 66.000 euro.

Una cifra importante, ma non del tutto sorprendente per un’auto di questa categoria con queste prestazioni. Considerando che negli Stati Uniti il listino parte da circa 50.000 dollari e che il passaggio al mercato europeo porta sempre con sé adeguamenti fiscali e normativi significativi, il delta non è poi così drammatico. Tutti i clienti riceveranno una lettera di autenticità firmata dal CEO della Dodge Matt McAlear e un kit di benvenuto dedicato. Un tocco di cura che non guasta per un’auto con questa storia alle spalle.

Il nodo tutto italiano resta però il superbollo: per i modelli termici con oltre 185 kW di potenza, la tassa aggiuntiva si fa sentire in modo significativo sul costo di possesso annuo. Le versioni con sei cilindri e 420 o 550 CV rischiano di incappare in cifre fiscali pesanti, che potrebbero rendere l’acquisto meno appetibile di quanto il prezzo di listino suggerisca.

6 cilindri o elettrica

Il cuore della scelta è tra due filosofie diverse. Tutte le Dodge Charger con motore termico possono contare sul sei cilindri in linea biturbo di 3 litri. La più potente Scat Pack eroga 550 CV e accelera da 0 a 96 km/h in 3,9 secondi, mentre la R/T impiega 4,6 secondi ad arrivare a 96 km/h e ha 420 CV di potenza.

Le versioni a batteria sono alimentate da un’architettura elettrica a 400 volt abbinata a una batteria di 100,5 kWh e distribuiscono la potenza sulle quattro ruote motrici. La Daytona Scat Pack può contare su 670 CV per uno 0-96 km/h coperto in 3,3 secondi. La R/T ha 536 CV e accelera da 0 a 96 km/h in 4,2 secondi, con un’autonomia dichiarata di 510 km. La versione elettrica introduce anche il sistema Fratzonic Chambered Exhaust, che riproduce un suono appositamente progettato per richiamare il carattere delle muscle car tradizionali. Dettaglio divisivo, certamente, ma su un’auto come questa anche l’assenza di rumore avrebbe fatto discutere.

Allestimenti

L’allestimento di lancio Plus, offerto su tutte le varianti della Dodge Charger, è stato sviluppato con l’obiettivo di soddisfare le aspettative dei clienti in termini di prestazioni, comfort e tecnologia. La dotazione di serie comprende: cerchi da 20 pollici, sedili anteriori elettrici, quadro strumenti digitale da 16 pollici, telecamera a 360 gradi, head-up display, sistema di connettività I-DUV per il monitoraggio remoto del veicolo, ricarica wireless e firma luminosa full LED.

Tra gli optional si possono scegliere il tetto panoramico, il pacchetto Blacktop con finiture scure, il sistema audio Alpine Pro a 18 altoparlanti e i sedili sportivi ad alto contenimento, disponibili anche nella colorazione Demonic Red. Per chi vuole spingere sull’impostazione da guida, sono presenti anche funzioni come il Launch Control regolabile su cinque livelli e il Line Lock, che blocca le ruote anteriori per permettere burnout controllati.

Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 09:00:28 +0000
News n. 25
Nuova identità ad auto rubate, scoperta la truffa dei veicoli clonati

Comprare un’auto usata è sempre un atto di fiducia. Ci si affida ai documenti, ai chilometri indicati, alla storia dichiarata dal venditore. Ma cosa succede quando quei documenti sono falsi, la storia è inventata e il veicolo che state per acquistare in realtà era rubato qualche mese prima? È esattamente quello che accadeva a Foggia, dove la Polizia Stradale ha smantellato un’organizzazione criminale dedita al riciclaggio di veicoli con un sistema tanto efficace quanto difficile da rilevare senza strumenti specifici. Il presunto sistema illecito sarebbe stato realizzato dando una nuova identità ad automobili rubate per rimetterle sul mercato come immacolate.

L’indagine, condotta dalla squadra di polizia giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale di Bari, è durata quasi due anni da luglio 2024 fino all’aprile 2026, e ha portato a risultati concreti: una decina di veicoli, molti dei quali di alta gamma a marchio Ford, Nissan, FCA, oltre a prestigiose vetture Alfa Romeo, sono stati recuperati dalla polizia per un valore di circa 100.000 euro.

Come avveniva la clonazione

Il meccanismo alla base di questa frode è più elaborato di quanto si possa immaginare. Non si trattava semplicemente di cambiare una targa o di alterare il numero di telaio con strumenti rudimentali. I componenti dell’organizzazione acquistavano a prezzi irrisori veicoli gravemente incidentati provenienti da diverse regioni d’Italia, per appropriarsi della loro identità.

Questi rottami erano preziosi non per quello che erano, ma per quello che contenevano: i dati documentali, numeri di telaio, targhe e carte di circolazione, venivano materialmente trasferiti su modelli identici, ma di provenienza furtiva, entrati nel frattempo nella disponibilità del sodalizio. In pratica, l’identità di un rottame con tutti i suoi documenti in regola, veniva travasata su un’auto rubata della stessa marca, modello e colore. Il risultato era un veicolo che sulla carta aveva una storia pulita, un chilometraggio credibile, documenti ineccepibili.

La scelta di acquistare rottami provenienti da diverse regioni d’Italia non era casuale: abbatteva il rischio che qualcuno potesse incrociare i dati del veicolo smembrato con quelli dell’auto clonata nella stessa area geografica. La distanza geografica tra i due veicoli originari rendeva più difficile collegare i puntini per chi non avesse strumenti investigativi adeguati.

Sul mercato come nuove

Una volta completata la clonazione, le auto venivano immesse sul mercato dell’usato. Anche qui, la strategia era tutt’altro che improvvisata: le auto clonate venivano vendute a ignari acquirenti attraverso l’uso di prestanome e intestatari fittizi. Questo strato aggiuntivo di anonimizzazione serviva a creare un ulteriore scudo tra gli investigatori e i vertici dell’organizzazione: chi compariva nelle carte era quasi sempre una figura di facciata, il cui nome serviva esclusivamente ad allontanare le tracce da chi gestiva davvero il sistema.

I rottami, una volta prelevata l’identità utile, venivano definitivamente smaltiti senza lasciare traccia. La scomparsa delle carcasse eliminava l’unica prova fisica che avrebbe potuto dimostrare lo scambio dell’identità, quella parte del veicolo su cui il numero di telaio originale era ancora presente. Senza rottame, senza confronto possibile.

Per chi comprava, il rischio era reale e concreto. Un veicolo clonato sembra a tutti gli effetti regolare: i documenti corrispondono, la targa combacia, la carta di circolazione è autentica. Le verifiche ordinarie che si fanno prima di acquistare un’auto usata, controllare che il numero di telaio coincida con quello sui documenti, non bastano in questi casi perché il numero di telaio fisicamente inciso sul veicolo rubato viene alterato per corrispondere a quello del rottame. Solo un’analisi tecnico-scientifica approfondita permette di rilevare l’alterazione.

Otto persone denunciate

L’attività investigativa, avvalendosi di studi sulle movimentazioni di veicoli incidentati, ha permesso di ricostruire l’intero sistema e di identificare tutti i componenti dell’organizzazione. Il bilancio finale è di due misure cautelari ai domiciliari, emesse dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura, e otto persone in tutto denunciate all’autorità giudiziaria, tra cui una donna e un cittadino straniero.

Il caso di Foggia non è isolato nel panorama italiano. La clonazione di veicoli attraverso l’acquisizione di identità documentali da rottami incidentati è una pratica già nota alle forze dell’ordine, ma la dimensione e l’organizzazione sistemica di questa operazione è un salto di qualità rispetto alle frodi più artigianali.

Per chi compra auto usate, la vicenda è un promemoria utile. Affidarsi a rivenditori certificati, richiedere un report completo della storia del veicolo tramite servizi specializzati, e chiedere a un’officina fidata di verificare l’autenticità del numero di telaio prima di firmare qualsiasi contratto: sono precauzioni che possono sembrare eccessive, ma che in certi casi fanno la differenza tra un acquisto sicuro e una truffa che si scopre solo quando arriva la polizia alla porta.

Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 07:11:26 +0000


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