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Oggi 13 marzo 2026, la situazione del traffico sulle autostrade italiane registra diversi rallentamenti e code, in particolare a causa di incidenti e lavori in corso. Tra gli eventi più rilevanti segnaliamo una coda di 5 km tra Busto Arsizio e Castellanza lungo l’A8 per un incidente, e una lunga coda di 4 km di traffico bloccato tra Masone e il Bivio A26/A10 su A26 a causa di un altro incidente.
11:56 – Orvieto e Fabro
Scorta veicoli tra Orvieto e Fabro per coda per safety car
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 440.0 al chilometro 451.0 per una lunghezza di 11.0 km.
11:55 – Busto Arsizio e Castellanza
Coda di 5 km per incidente
Direzione Milano
Uscita consigliata provenendo da Varese: Bivio A8/A36 KM 25,9 su Pedemontana Lombarda.
12:00 – Como Centro e Como Monte Olimpino
Coda per lavori
Direzione Svizzera
La coda si estende dal chilometro 38.0 al 38.8 per una lunghezza di 0.8 km.
11:43 – Genova est e Genova Nervi
Coda di 1 km per veicolo in avaria
Direzione Rosignano
La coda interessa dal chilometro 6.0 al chilometro 9.0 per una lunghezza di 3 km.
11:58 – Masone e Bivio A26/A10 Genova-Ventimiglia
Coda di 4 km per incidente
Direzione Genova Voltri
La coda interessa dal chilometro 8.5 al chilometro 14.0 per una lunghezza di 5.5 km.
10:31 – Area di servizio Turchino ovest
Camper Service chiuso per lavori
Direzione Genova Voltri
11:54 – Piazzale Francese verso Courmayeur
Coda in corrispondenza Piazzale Francese
Direzione Courmayeur
Attesa prevista 15 minuti.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 11:08:00 +0000C’è un’immagine che, meglio di ogni grafico economico, descrive l’attuale stato d’animo degli automobilisti italiani: lo sguardo fisso, quasi ipnotico, sui numeri dei display delle stazioni di servizio che corrono più veloci del contachilometri. In un’epoca segnata da una fragilità geopolitica senza precedenti, il prezzo del pieno è diventato il termometro di una febbre che non accenna a scendere.
Mentre il conflitto in Medio Oriente infiamma lo scacchiere internazionale, con le tensioni nel Mar Rosso che minacciano le rotte di approvvigionamento e spingono il greggio verso vette vertiginose, l’Italia si ritrova a gestire una delle crisi energetiche più pesanti degli ultimi anni.
Tuttavia, dietro i rincari che soffocano famiglie e imprese, non si nasconde solo la mano invisibile del mercato o la legittima preoccupazione per le scorte mondiali. Esiste un sottobosco torbido dove la necessità si trasforma in occasione per il crimine organizzato. Non c’è infatti solo la speculazione a gonfiare i prezzi: sui carburanti resta altissimo il livello di attenzione sulle frodi messe in atto per aggirare il versamento delle accise.
Proprio mentre il Paese cerca faticosamente di contenere i costi, la Guardia di Finanza di Catania, sotto il coordinamento della Procura etnea, ha squarciato il velo su uno schema fraudolento di dimensioni inquietanti. L’indagine, che ha toccato diverse province tra cui Siracusa, Enna, Cesena e Roma, ha portato alla luce un doppio sistema di illeciti architettato da un imprenditore del settore trasporti per massimizzare i profitti a spese dello Stato e della collettività .
Il primo metodo era una vera e propria operazione di “contrabbando moderno”: circa 400.000 litri di gasolio provenienti da raffinerie dell’Est Europa venivano fatti entrare in Italia su gomma o rotaia. Per evitare la tassazione, il prodotto veniva scortato da documenti che ne attestavano falsamente la natura di “liquido bio anticorrosivo”, un materiale esente da imposte. Un trucco burocratico che permetteva di immettere sul mercato fiumi di carburante “fantasma”, privo di accise.
Il secondo pilastro della frode sfruttava, invece, una delle agevolazioni pensate per sostenere il settore primario: il gasolio agricolo. Questo particolare tipo di carburante gode di un regime fiscale di favore, con un’Iva ridotta al 10% (contro il 22% ordinario) e accise inferiori di circa 50 centesimi al litro. L’organizzazione criminale riforniva i propri mezzi aziendali con questo gasolio agevolato, utilizzando fatturazioni fittizie a cooperative agricole per dare una parvenza di legalità all’intera operazione.
L’intervento delle Fiamme Gialle è stato chirurgico, culminando in un maxisequestro di beni mobili e liquidità per circa 235.000 euro, oltre al recupero di 143.000 litri di prodotto e al sequestro di un deposito abusivo e decine di cisterne. Ma al di là dei numeri giudiziari, questa vicenda ci consegna una lezione amara: la crisi internazionale agisce come un moltiplicatore per l’illegalità . Mentre i conflitti in Medio Oriente — dalle tensioni tra Iran e Israele alle minacce sulle rotte marittime — continuano a mantenere i prezzi della benzina e del diesel ben oltre la soglia di guardia, le frodi sulle accise sottraggono risorse vitali che potrebbero essere usate proprio per calmierare i prezzi.
In questo scenario, la lotta alla speculazione e il controllo rigoroso della filiera diventano le uniche armi per proteggere un mercato già duramente provato. Perché ogni litro di gasolio “sporco” che entra nei motori italiani non è solo un danno per l’erario, ma un furto diretto a ogni cittadino che, ogni mattina, guarda con timore quel display alla stazione di servizio.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 11:02:09 +0000C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui il “pieno” di elettroni era un rito contraddistinto da una bella dose di pazienza, una pausa forzata che costringeva a lunghe soste nelle aree di servizio. Intanto, mentre il mondo sta ancora discutendo di colonnine da 50 kW, in Cina si è scatenata una battaglia tecnologica che sta accorciando i tempi di ricarica, adesso (quasi) paragonabili a quelli di un rifornimento di benzina. I protagonisti sono due giganti: Geely da una parte e BYD dall’altra.
Il primo colpo di cannone è arrivato da BYD. Il colosso di Shenzhen ha alzato l’asticella con la sua tecnologia Flash Charging da 1.500 kW, una potenza di picco che fino a ieri sembrava fantascienza. Alimentata dalla nuova Blade Battery 2.0, questa architettura promette di passare dal 10% al 70% della carica in circa cinque minuti. Se avete fretta e puntate al 97%, vi basteranno appena nove minuti.
È un cambio di paradigma totale: la ricarica smette di essere un evento pianificato e diventa un “flash”, un momento rubato al viaggio che non altera la tabella di marcia. Tuttavia, la risposta di Geely non si è fatta attendere, dimostrando che la competizione tra questi due giganti è ormai fitta.
Attraverso il suo marchio premium, Zeekr, Geely ha rivendicato l’ingresso nella ricarica ultra-rapida con la nuova Zeekr 001. Sotto la pelle di questa shooting brake batte un’architettura elettrica da 900 Volt, un sistema più efficiente degli attuali standard da 800V che sta già portando i primi esemplari sulle strade italiane. Durante le dimostrazioni tecniche, il veicolo ha toccato potenze di picco di 1.500 kW, riuscendo a ricaricare la sua “Golden Battery” da 95 kWh dal 10% all’80% in soli sette minuti.
Tuttavia, la sfida non si gioca solo sotto il cofano, ma anche lungo l’asfalto. Geely ha compreso che l’auto più veloce del mondo è inutile senza una rete all’altezza e sta espandendo una sua infrastruttura proprietaria che conta già oltre 2.100 stazioni, di cui più della metà ultra-fast. Il vero segreto di questi “templi dell’energia” non è però solo la potenza che erogano, ma come la gestiscono.
Per non mandare in crisi la rete elettrica locale, ogni stazione integra batterie tampone da 300 a 500 kWh. Questi sistemi di accumulo funzionano come polmoni di energia, pronti a sprigionare raffiche di megawatt anche dove l’infrastruttura di rete nazionale non potrebbe supportare tali picchi.
I numeri, d’altronde, parlano chiaro: nei primi due mesi del 2026, Geely ha consegnato circa 476.000 veicoli elettrici, superando BYD di ben 76.000 unità nello stesso periodo. Questo sorpasso commerciale è alimentato da una ricerca incessante che spazia dalle batterie LFP evolute a quelle ibrido solido-liquido, destinate a cambiare ulteriormente le regole del gioco.
Mentre osserviamo queste stazioni megawatt capaci di gestire 60 ricariche al giorno, appare evidente che la storia dell’auto elettrica come “limite” ai lunghi viaggi è quasi vicina a finire. Almeno dove le infrastrutture e i veicoli lo consentono. Dunque, la sfida tra BYD e Geely ha trasformato la ricarica in una gara di velocità , dove il traguardo non è più un numero sul contachilometri, ma i pochi minuti necessari per tornare a correre verso l’orizzonte con un volante in mano.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 09:55:15 +0000A Maranello hanno un modo personale di fermare il tempo, di sospendere il respiro del mondo dell’auto per riscrivere, ancora una volta, le regole del desiderio. Oggi, quel momento porta il nome di Ferrari Amalfi Spider, una creatura che non si limita a completare la gamma del Cavallino, ma sublima il concetto stesso di “Dolce Vita” in chiave contemporanea.
Già al primo sguardo, sotto la luce radente che esalta il nuovo ed esclusivo colore Rosso Tramonto — una tonalità che cattura l’energia dell’ultimo raggio di sole sulla Costiera — si comprende immediatamente che non siamo di fronte a un’auto qualsiasi, ma a una sportiva en plein air che vuole andare dritta al cuore, dove risiedono le emozioni più viscerali e coinvolgenti. E con 640 CV e il suono del V8, il tutto è ancora più facile.
Il team del Ferrari Design Studio, guidato da Flavio Manzoni, ha compiuto un piccolo miracolo nella ricerca dell’equilibrio perfetto. La silhouette della Amalfi Spider è fluida e scultorea, preservando la purezza formale della versione chiusa grazie a un soft top in tessuto che scompare in soli 13,5 secondi, anche in movimento fino a 60 km/h.
Questa scelta non è solo un omaggio alla tradizione, ma una soluzione tecnica d’avanguardia: il tetto ripiegato occupa appena 220 mm di spessore, permettendo di mantenere un bagagliaio da 255 litri (172 a tetto aperto), ai vertici della categoria per una spider di questa classe.
Sotto il lungo cofano scolpito batte l’ultima evoluzione del pluripremiato V8 biturbo da 3.855 cm³, ora capace di erogare ben 640 CV. Gli ingegneri hanno lavorato di fino, portando il regime massimo dei turbo a 171.000 giri/min e introducendo nuovi assi a camme alleggeriti per una reattività dell’acceleratore che rasenta l’istantaneo. La colonna sonora è garantita da un nuovo layout del silenziatore che rispetta le normative senza sacrificare il timbro inconfondibile di Maranello, con collettori di uguale lunghezza che orchestrano una sequenza di scoppio perfetta.
Tuttavia, è proprio dentro all’abitacolo che la Amalfi Spider rivela la sua doppia anima: lussuosa e tecnologica. L’impostazione a doppio cockpit avvolge pilota e passeggero in due cellule distinte, con un ritorno tattile di sicuro gradimento: il nuovo volante vede infatti il ripristino dei tasti fisici e dell’ pulsante di accensione in alluminio, la cui assenza aveva reso infelici gli ultimi ferraristi.
Poi, passando alla tecnologia, essa è ovunque, con un quadro strumenti digitale da 15,6†e un display passeggero da 8,8†che permette al “copilota” di monitorare forze G e regimi. La configurazione 2+ aggiunge quella versatilità quotidiana che permette di viaggiare con i propri bambini o estendere il carico, mentre un geniale wind deflector integrato nello schienale posteriore, azionabile con un tasto, crea una bolla di comfort eliminando le turbolenze anche alle alte velocità .
La dinamica di guida è governata da cervelli elettronici finissimi: il sistema brake-by-wire assicura una modulabilità del pedale senza precedenti, lavorando in sinergia con l’ABS Evo e il Side Slip Control 6.1 per garantire stabilità millimetrica su ogni tipo di asfalto. Anche l’aerodinamica è “viva”, con un’ala mobile posteriore a tre configurazioni che si adatta istantaneamente allo stile di guida del pilota, garantendo fino a 110 kg di carico extra in modalità High Downforce.
Come si capisce bene, la Ferrari Amalfi Spider non è solo una macchina straordinariamente veloce e tecnologicamente superba, ma è il nuovo riferimento dello stile di vita sportivo del Cavallino Rampante. È una vettura concepita per chi vuole sentire il contatto diretto con la strada e il profumo del mare, senza rinunciare a quel comfort e a quell’eleganza che solo Maranello sa trasformare in leggenda.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 08:22:52 +0000Nel mese di marzo 2026 si registrano numerosi scioperi che interessano diversi comparti del settore trasporti e pubblico impiego in tutta Italia. L’articolo fornisce un quadro aggiornato e dettagliato degli scioperi previsti città per città , con informazioni su categorie coinvolte, durata e orari delle sospensioni, così che lavoratori, pendolari e imprese possano pianificare al meglio le proprie attività .
Nella provincia di Bolzano, regione Trentino-Alto Adige, è previsto uno sciopero della durata di 24 ore nel trasporto pubblico locale. Coinvolto il personale della Società SASA di Bolzano, indetto dai sindacati OSR UGL, USB Lavoro Privato e ORSA Trasporti.
Nella regione Campania, tutte le province, si registra uno sciopero di 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30 che coinvolge il personale delle aziende di trasporto pubblico locale su gomma. Coinvolti i sindacati OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL AUTOFERRO e FAISA-CISAL.
Nella città di Napoli, sulle linee vesuviane gestite da EAV, sciopero della durata di 24 ore che coinvolge il personale divisione ferro e personale viaggiante, indetto dal sindacato OSP FAISA-CONFAIL.
In Italia è proclamato uno sciopero generale nazionale a rilevanza estesa, che coinvolge il personale di tutti i comparti pubblici e privati, ad esclusione del settore trasporti, per tutta la giornata. I sindacati coinvolti sono SLAI-COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, UNIONE SINDACALE ITALIANA USI 1912, USB, CLAP. Per il dettaglio delle singole categorie escluse o interessate si rimanda alle fonti
Su tutto il territorio nazionale è in programma uno sciopero del settore ferroviario dalle 09.01 alle 16.59. Riguarda il personale della società Italo NTV ed è indetto dal sindacato UILT-UIL.
Nella città di Udine è indetto uno sciopero della durata di 24 ore nel trasporto pubblico locale, che interessa il personale Soc. Arriva Udine. Promotore: sindacato ASI-AU ASSOCIAZIONE SINDACALE INDIPENDENTE.
Nella provincia di Verona, regione Veneto, il personale mobile e di terra della Soc. EVM Rail sciopera per 24 ore con inizio alle 18.00 del 14 marzo e termine alle 17.59 del 15 marzo, indetto da OSP FILT-CGIL.
Nella città di Palermo, regione Sicilia, sciopero di 24 ore indetto da OSR FAISA-CISAL per il personale delle società Autoserivizi Russo e Segesta Autolinee.
Nella città di Catania, regione Sicilia, per la stessa data, sciopero di 24 ore per il personale della società Etna Trasporti (OSR FAISA-CISAL).
Nella città di Enna, regione Sicilia, sciopero di 24 ore che interessa il personale della società Interbus (OSR FAISA-CISAL).
Nel settore aereo su scala nazionale è indetto uno sciopero di 24 ore (00.00-23.59) che coinvolge il personale della società ALHA Aeroporto Milano Malpensa (OST CUB TRASPORTI).
Sempre il 18 marzo, personale navigante della società EasyJet Airlines Limited in tutta Italia (tutte le province) effettua uno sciopero di 4 ore (13.00-17.00) indetto da USB LAVORO PRIVATO.
Nella provincia di Brescia, Lombardia, sciopero di 24 ore per il personale delle società GDA Handling e MH24 agli aeroporti locali.
In Lombardia, personale del gruppo ATM Milano sciopera per 24 ore con modalità differenziate a seconda della sede (AL-COBAS).
Nella città di Napoli, Campania, previsto sciopero di 4 ore (19.00-23.00) per il personale EAV, indetto da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL-AUTOFERRO.
Nella città di Novara, Piemonte, personale della società SUN sciopera per 4 ore (17.30-21.30) con promotore AL-COBAS.
Nella città di Torino, Piemonte, personale della società Arriva Italia sciopera per 8 ore dalle 16.00 a fine servizio (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL).
A Frosinone, Lazio, il personale della società Cialone Tour effettua sciopero di 4 ore (13.00-17.00) (USI CTS).
A Parma, Emilia-Romagna, previsto sciopero di 4 ore (8.30-12.10) per il personale TEP (OSP FILT-CGIL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/ORSA + RSU).
Nella città di Bari, Puglia, numerosi scioperi: il personale AMTAB sciopera per 4 ore (20.00-23.59) (OSR/OST FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL AUTOFERRO); il personale MTM di Molfetta per 4 ore (8.30-12.30) (OSP FIT-CISL/UILT-UIL); gli operatori di esercizio delle Ferrovie Sud Est per 24 ore (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL).
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 02 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 06 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 09 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 11 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 07:00:00 +0000Oggi, 13 marzo 2026, lungo la rete autostradale italiana i prezzi medi risultano: Benzina self 1.905 euro, Gasolio (diesel) self 2.095 euro, GPL servito 0.836 euro e Metano servito 1.525 euro. In questo articolo trovi il quadro aggiornato e una guida pratica su come si forma il prezzo alla pompa tra costo industriale, accise e Iva, così da comprendere le ragioni dei movimenti dei listini e le differenze tra i vari carburanti in autostrada.
Ultimo aggiornamento dei dati: 12-03-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.095 |
| Benzina | SELF | 1.905 |
| GPL | SERVITO | 0.836 |
| Metano | SERVITO | 1.525 |
La formazione del prezzo della benzina in Italia nasce dall’intreccio tra componente fiscale e componente industriale. Per la benzina, il peso delle imposte è pari al 58% del prezzo finale: in questa quota rientrano le accise e l’Iva, che si applicano sulla base imponibile e amplificano ogni variazione dei costi sottostanti. La parte industriale vale il 42% e si divide a sua volta in due blocchi: il costo della materia prima e il margine lordo della filiera. Il costo della materia prima incide per il 30% ed è ancorato alle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e al cambio euro/dollaro; quando il greggio e i derivati rincarano sui mercati, o l’euro si indebolisce contro il dollaro, il costo di approvvigionamento e di raffinazione cresce e tende a riflettersi sui listini alla pompa. Il margine lordo pesa per il 12% e remunera logistica, stoccaggio, trasporto, gestione della rete, pagamenti elettronici, servizi e il guadagno dei gestori. È la leva più immediata su cui l’operatore può intervenire per calibrare il prezzo esposto, tenendo conto della concorrenza locale, del traffico, della posizione dell’impianto e del livello di servizi accessori. In autostrada, ad esempio, strutture più complesse e orari estesi possono comportare costi superiori rispetto alla viabilità ordinaria, incidendo sul margine e quindi sul prezzo finale pagato dagli automobilisti.
Il prezzo del gasolio segue una logica analoga, ma con pesi differenti tra fisco e industria. Nel caso del gasolio, la componente fiscale ammonta al 45% del prezzo finale, mentre la componente industriale vale complessivamente il 55%. All’interno di quest’ultima, la materia prima incide per il 45%: è la quota che riflette le quotazioni internazionali dei distillati medi e l’andamento del cambio euro/dollaro, fattori che determinano il costo di approvvigionamento e di raffinazione. Quando il diesel sui mercati all’ingrosso si muove, le compagnie aggiornano i prezzi consigliati e, a cascata, la rete adegua i listini. Il margine lordo rappresenta il 10% del prezzo e serve a coprire logistica, trasporti, gestione degli impianti, manutenzioni, rischio di invenduto e remunerazione degli operatori; è anche la leva commerciale su cui il gestore può agire per competere: in aree molto frequentate o con servizi aggiuntivi può essere più elevato, mentre in zone altamente concorrenziali tende a comprimersi per attrarre i clienti. Incidono inoltre la stagionalità dei consumi, il mix tra utenza privata e professionale e la configurazione della rete dedicata all’autotrasporto. In presenza di shock sull’offerta globale o di variazioni dei noli marittimi, la parte materie prime può muoversi rapidamente; il margine, pur restando al 10%, viene gestito per smussare la volatilità e preservare la sostenibilità economica del punto vendita, spiegando perché il gasolio possa mostrare traiettorie di prezzo diverse rispetto alla benzina anche sulla stessa tratta autostradale.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 07:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.819 per la benzina, 2.033 per il diesel, 0.719 per il gpl, 1.512 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.012 |
| Benzina | SELF | 1.800 |
| GPL | SERVITO | 0.709 |
| Metano | SERVITO | 1.434 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.039 |
| Benzina | SELF | 1.843 |
| GPL | SERVITO | 0.690 |
| Metano | SERVITO | 1.517 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.072 |
| Benzina | SELF | 1.863 |
| GPL | SERVITO | 0.792 |
| Metano | SERVITO | 1.652 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.040 |
| Benzina | SELF | 1.844 |
| GPL | SERVITO | 0.744 |
| Metano | SERVITO | 1.593 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.034 |
| Benzina | SELF | 1.815 |
| GPL | SERVITO | 0.660 |
| Metano | SERVITO | 1.458 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.034 |
| Benzina | SELF | 1.813 |
| GPL | SERVITO | 0.683 |
| Metano | SERVITO | 1.441 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.061 |
| Benzina | SELF | 1.829 |
| GPL | SERVITO | 0.687 |
| Metano | SERVITO | 1.448 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.025 |
| Benzina | SELF | 1.799 |
| GPL | SERVITO | 0.683 |
| Metano | SERVITO | 1.602 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.031 |
| Benzina | SELF | 1.826 |
| GPL | SERVITO | 0.783 |
| Metano | SERVITO | 1.490 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.034 |
| Benzina | SELF | 1.812 |
| GPL | SERVITO | 0.686 |
| Metano | SERVITO | 1.472 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.006 |
| Benzina | SELF | 1.792 |
| GPL | SERVITO | 0.707 |
| Metano | SERVITO | 1.402 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.028 |
| Benzina | SELF | 1.821 |
| GPL | SERVITO | 0.708 |
| Metano | SERVITO | 1.423 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.032 |
| Benzina | SELF | 1.808 |
| GPL | SERVITO | 0.682 |
| Metano | SERVITO | 1.485 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.021 |
| Benzina | SELF | 1.816 |
| GPL | SERVITO | 0.668 |
| Metano | SERVITO | 1.604 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.017 |
| Benzina | SELF | 1.807 |
| GPL | SERVITO | 0.805 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.053 |
| Benzina | SELF | 1.836 |
| GPL | SERVITO | 0.763 |
| Metano | SERVITO | 1.779 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.027 |
| Benzina | SELF | 1.811 |
| GPL | SERVITO | 0.702 |
| Metano | SERVITO | 1.522 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.048 |
| Benzina | SELF | 1.837 |
| GPL | SERVITO | 0.734 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.017 |
| Benzina | SELF | 1.799 |
| GPL | SERVITO | 0.699 |
| Metano | SERVITO | 1.441 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.050 |
| Benzina | SELF | 1.836 |
| GPL | SERVITO | 0.822 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.029 |
| Benzina | SELF | 1.805 |
| GPL | SERVITO | 0.696 |
| Metano | SERVITO | 1.440 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 07:00:00 +0000Nel momento in cui ti rechi a un autonoleggio, sai bene a cosa vai incontro. Compili un modulo e firmi le pratiche assumendoti onori e oneri, che l’agenzia si aspetta tu abbia intenzione di rispettare. Peccato che gli impegni presi non abbiano frenato un automobilista 29enne dal rimangiarsi la parola senza troppi scrupoli. La vicenda balzata alle cronache proviene da Digione, nella vicina Francia, dove una banale operazione di routine ha dato vita a un caso giudiziario capace di superare l’immaginazione.
La vicenda risale a dicembre 2025. Un giovane conducente si reca presso un’agenzia di noleggio della città borgognona per chiedere una Volkswagen Golf: qualche giorno e l’avrebbe restituita, almeno così diceva. Versa i 400 euro pattuiti, sbriga le formalità burocratiche e sale a bordo della vettura tedesca di segmento C, tra le vetture più vendute anche nel mercato italiano. Sembra tutto regolare e invece no: è solo l’inizio dei guai.
Scaduti i termini del contratto, il conducente fa perdere le proprie tracce così come la Golf. Il titolare dell’autonoleggio è completamente all’oscuro su dove si sia cacciato il cliente: lo prova a chiamare e richiamare, invano, e la preoccupazione comincia a salire. Secondo quanto riferisce la testata locale Le Progrès, il ventinovenne ne aveva approfittato per “darsi alla pazza gioia”, percorrendo centinaia di chilometri tra Besançon e Saint-Étienne, fino all’attraversamento del confine svizzero verso Ginevra.
Il giovane guidatore ignora i ripetuti e disperati tentativi di contatto, a costo di compromettere ulteriormente la sua posizione, e alla fine la resa dei conti arriva: partita la denuncia, la giustizia fa il suo corso e il 3 marzo 2026 il 29enne deve presentarsi in aula di tribunale. Eppure, il principale colpo di scena doveva ancora stato scritto: invece di mostrarsi pentito, il ragazzo risponde con fare spavaldo alle domande del pubblico ministero tanto da lasciarlo senza parole.
“Alla fine di questa udienza, è chiaro che non lo si manda a processo per mancanza di fiducia in se stesso”
ha amaramente commentato il rappresentante dell’accusa. Stando alla testimonianza, l’imputato non avrebbe mostrato alcun segno di rimorso per le azioni compiute, anzi pareva quasi convinto di avere la ragione dalla propria parte, prima che il codice penale lo inchiodasse alle sue responsabilità .
In Francia, la violazione del “patto di fiducia” è una questione da prendere molto seriamente. La legge fissa dei paletti: chi tradisce un contratto di questo tipo rischia un massimo di cinque anni di carcere e una multa fino a 375.000 euro. Sebbene le sanzioni varino di caso in caso, la condanna per il giovane di Digione sembra inevitabile.
Purtroppo, vicende del genere non sono una novità assoluta, ma una domanda sorge comunque spontanea: ne valeva davvero la pena rischiare la libertà e il conto in banca per non voler restituire una Golf? La risposta sembra ovvia a tutti, tranne che al protagonista della assurda trasferta francese. A volte, la strada più veloce per cacciarsi nei guai è proprio quella che si percorre convinti di essere al di sopra delle regole.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 06:30:02 +0000Con la fine dell’inverno e l’arrivo delle prime giornate primaverili, molti motociclisti tornano a utilizzare moto e scooter dopo settimane o mesi di inattività . Prima di rimettersi in strada, però, è consigliabile verificare alcune componenti fondamentali del veicolo, per evitare spiacevoli sorprese: una verifica preliminare consente di ridurre il rischio di guasti e di affrontare i primi chilometri della stagione con maggiore sicurezza.
Alcuni controlli sono semplici e possono essere eseguiti anche in autonomia, mentre altri richiedono più attenzione o il supporto di un’officina. Dalla pressione degli pneumatici allo stato della trasmissione, ecco le operazioni di base da considerare prima di tornare a guidare dopo la pausa invernale.
La prima operazione è semplice, ma importante: rimuovere il telo, accessorio il cui utilizzo è caldamente consigliato, anche solo per proteggere la moto da polvere e sporco. È il momento per osservare con attenzione le condizioni generali della moto: non si tratta solo di una questione estetica, perché un controllo visivo permette di individuare eventuali segni lasciati dal periodo di fermo, come trafilaggi di liquidi, tracce di ossidazione, morsetti allentati o residui di umidità . Anche piccoli danni o anomalie possono emergere già in questa fase, prima di passare a verifiche più tecniche.
Questa prima analisi serve anche a farsi un’idea più chiara dello stato generale del veicolo e a definire un programma di controlli più completo. Individuare subito eventuali criticità consente di capire su quali componenti intervenire con maggiore attenzione, affiancando ai controlli di base – che riguardano elementi come batteria, pneumatici e impianto frenante – altre verifiche utili per affrontare la nuova stagione con maggiore tranquillità .
La batteria è uno dei componenti più sensibili dopo un lungo periodo di inattività . Anche quando la moto resta ferma in garage, l’impianto elettrico continua ad assorbire una piccola quantità di corrente, che nel tempo può scaricare lentamente la batteria. Per limitare questo problema è consigliabile utilizzare un mantenitore di carica durante l’inverno, un dispositivo collegabile alla presa domestica che tiene automaticamente la tensione ottimale, attivandosi e disattivandosi secondo necessità .

Se la moto si avvia senza difficoltà , è consigliabile lasciarla girare al minimo per circa una quindicina di minuti, così da permettere una ricarica parziale e prevenire problemi alle accensioni successive. Quando il livello di tensione non è indicato sul cruscotto, può essere verificato con un tester e, se necessario, ricaricato completamente con il mantenitore. Questa operazione contribuisce a preservare la durata della batteria e garantire avviamenti affidabili.
Se invece la moto non si avvia, sui modelli di ultima generazione è sconsigliato fare il ponte con la batteria di un altro veicolo per evitare danni all’impianto elettrico. In questi casi, è opportuno smontare la batteria e collegarla a un mantenitore o a un caricabatterie dedicato, compatibile con il tipo di batteria (piombo, nichel, litio). Se anche così la batteria non recupera la piena carica, sarà inevitabilmente necessario sostituirla.
Anche se prima della sosta invernale era stata verificata, il lungo periodo di inattività può far perdere pressione alle gomme. Se il calo è marcato, fino ad avvicinarsi a zero, è consigliabile controllare lo pneumatico per eventuali microforature che potrebbero aver provocato lo sgonfiamento graduale. I valori di pressione corretti variano in base al modello di pneumatico e alle indicazioni della casa costruttrice, spesso riportate sul fianco della gomma o nel libretto di manutenzione. In assenza di indicazioni specifiche, valori generalmente validi sono 2–2,2 bar per l’anteriore e 2,2–2,4 bar per il posteriore.
Per evitare deformazioni durante il periodo di fermo, è consigliabile appoggiare la moto sul cavalletto centrale. Se non disponibile, è utile valutare un cavalletto alza moto posteriore, che solleva la ruota facendo leva sul forcellone, evitando che il peso gravi su un lato della gomma. Lasciare la moto sul cavalletto laterale durante l’inverno può deformare la carcassa dello pneumatico, compromettendone prestazioni e sicurezza alla ripartenza.
Durante il periodo di fermo, soprattutto in ambienti umidi o nelle zone costiere, è possibile che compaiano punti di ruggine sulla moto. Le aree più a rischio sono i dischi freno e gli steli della forcella. Sui dischi freno, nella maggior parte dei casi, la ruggine superficiale viene rimossa già con le prime frenate, grazie al calore generato e all’azione delle pasticche. Quando la ruggine interessa gli steli della forcella, è consigliabile prenotare un controllo presso un centro autorizzato del marchio di riferimento della propria moto.
La corrosione potrebbe compromettere i paraoli e causare perdite di olio, con possibili danni al sistema sospensioni. Nella maggior parte dei casi, i punti di ruggine non richiedono la sostituzione degli steli: possono essere rimossi con interventi di pulizia mirata, a condizione che la corrosione non sia penetrata in profondità . È fondamentale non trascurare questi controlli, perché la ruggine tende a peggiorare col tempo. Per la pulizia, evitare solventi o lubrificanti non specifici. Per gli steli della forcella usare il lubrificante dedicato, mentre per le piste dei dischi frenanti è consigliato un prodotto specifico come il Brake Cleaner o, in alternativa, alcool isopropilico.
L’olio motore è fondamentale per il corretto funzionamento di un motore. Non bisogna dare per scontato che, dopo un cambio olio effettuato durante il tagliando, il livello rimanga costante fino al controllo successivo: è consigliabile verificarlo ogni 1.000 km, così da monitorarne costantemente lo stato e intervenire tempestivamente in caso di perdite o consumo eccessivo. Il controllo va effettuato a motore freddo, con la moto completamente dritta, preferibilmente senza il cavalletto centrale o l’alza moto posteriore, che potrebbero falsare la lettura.

Nella maggior parte dei veicoli è presente un oblò sul carter motore, solitamente lato freno posteriore, con due segni che indicano il livello minimo e massimo. Il livello dell’olio deve trovarsi all’interno di questo intervallo e in caso contrario, è necessario integrare con olio della stessa tipologia raccomandata dal costruttore. Su alcuni scooter il controllo avviene tramite un tappo con asta graduata. Dopo aver svitato il tappo, pulito l’asta e reinserito parzialmente l’olio, si estrae nuovamente per verificare il livello. Anche in questo caso, se l’olio non raggiunge il segno minimo, va aggiunto quanto necessario.
È consigliabile verificare anche l’impianto elettrico della moto. Lampadine del faro, delle frecce o di altri indicatori possono non funzionare, a causa dell’età o del freddo accumulato in garage. È importante sostituirle con lampadine compatibili, rispettando tensione e potenza indicate sul libretto di uso e manutenzione. Allo stesso tempo, conviene controllare i blocchetti elettrici: la condensa può ossidare i contatti, causando malfunzionamenti. Un rapido trattamento con spray antiossidante o lubrificante specifico risolve la maggior parte dei problemi.
La catena della trasmissione va controllata almeno una volta al mese, o ogni quindici giorni se si percorrono strade polverose, per verificarne le condizioni e la corretta tensione come indicato dal libretto. Una catena troppo tesa o troppo lasca può danneggiare rapidamente pignone e corona. Dopo il periodo di fermo, è bene lubrificarla tra le maglie con olio specifico per catene. Anche le pastiglie dei freni devono essere verificate regolarmente. È possibile controllarne l’usura senza smontare nulla, osservandole attraverso la finestra presente sulle pinze. Le scanalature del materiale d’attrito servono da indicatore di consumo: se non sono più visibili, le pastiglie devono essere sostituite prontamente.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 06:00:58 +0000Il climatizzatore auto è uno strumento ormai indispensabile sia per chi affronta lunghi viaggi, sia per chi usa l’auto quotidianamente per spostamenti di lavoro, ma anche per chi ne fa un utilizzo moderato per brevi tragitti saltuari. Ormai, a causa anche del traffico, passiamo quasi tutti molto tempo in macchina e quindi avere l’aria condizionata, soprattutto nelle calde giornate estive, è diventato fondamentale.
Prezioso alleato sia per combattere la calura estiva che per scaldare l’abitacolo nelle fredde mattine invernali, il climatizzatore auto purtroppo può diventare anche fastidioso a causa del rilascio di cattivi odori. Una situazione abbastanza comune, che indica una cosa sola: è arrivato il momento di far controllare l’impianto e procedere con una eventuale pulizia e igienizzazione professionale.
Parliamo di trattamenti che servono per mantenere deterso e sano l’impianto dell’aria condizionata e che, di conseguenza, mantengono salubre il livello di qualità dell’aria all’interno della vettura. Vediamo i motivi legati al cattivo odore e come intervenire.
Se nel momento in cui accendiamo il climatizzatore dell’auto iniziamo a sentire cattivi odori, purtroppo anche il nostro benessere può essere compromesso. Tra le cause che possono andare a influire sugli odori provenienti dall’impianto dell’aria condizionata troviamo:
Se dal condizionatore esce un cattivo odore, allora è tempo di intervenire: un impianto maleodorante infatti è un campanello d’allarme anche per la salute di tutti coloro che viaggiano in quell’auto. Un climatizzatore sporco potrebbe provocare anche sintomi istantanei come mal di testa e mal di gola, oltre a fastidi al naso e raffreddore, ma addirittura può peggiorare pure le condizioni di chi già soffre di allergie e altri problemi respiratori.
Se il problema dei cattivi odori provenienti dal climatizzatore auto persiste, allora è arrivato il momento di procedere alla pulizia profonda del condizionatore. Ci sono due strade perseguibili:
Il metodo fai da te, tramite l’acquisto di bombolette spray in vendita per la pulizia dell’impianto dell’aria condizionata in auto, è molto diffuso, soprattutto per coloro che non arrivano a sentire cattivi odori e quindi a situazioni allarmanti, ma fanno il trattamento periodicamente (una o due volte all’anno). Ci sono differenti prodotti sul mercato, di marchi diversi, che si possono acquistare sia nei negozi specializzati per auto e veicoli di ogni genere che nelle catene della grande distribuzione. I prezzi variano a seconda del brand scelto e della qualità del prodotto.
Per effettuare la pulizia del condizionatore auto da soli, è necessario seguire le istruzioni presenti sulla confezione del prodotto, generalmente molto dettagliate e facili. Bisogna innanzitutto accertarsi che l’impianto sia spento e fare attenzione a non inalare il contenuto della bomboletta, utilizzando una mascherina di protezione.
Una volta eseguita la pulizia si consiglia sempre di far arieggiare l’abitacolo dell’auto per alcuni istanti e, per evitare che il cattivo odore si presenti nuovamente, gli esperti raccomandano di eseguire l’operazione di pulizia e igienizzazione del climatizzatore auto ogni sei mesi circa, quindi un paio di volte all’anno.
Tra i trattamenti professionali eseguiti nelle officine autorizzate, quello all’ozono è sicuramente oggi tra i metodi più scelti dagli automobilisti, perché tra i più efficaci per pulire e sanificare il climatizzatore, eliminando i cattivi odori che arrivano nell’abitacolo ogni volta che si accende l’aria condizionata. Anche in questo caso è importante specificare che, nonostante si tratti di un intervento svolto da mani di professionisti, non è un una soluzione permanente, ma da ripetere periodicamente.
Sottolineiamo però che, rispetto alla bomboletta spray fai da te, in questo caso la pulizia viene effettuata molto più a fondo e quindi la durata della sanificazione è maggiore nel tempo. L’importante è rivolgersi ai centri specializzati e autorizzati, che hanno gli strumenti adatti per un’igienizzazione professionale completa e a regola d’arte.
Prevenire i cattivi odori emanati dal climatizzatore? È possibile. L’auto però deve essere sottoposta ai controlli periodici che fanno parte della cosiddetta manutenzione ordinaria, oltre a quelli di manutenzione straordinaria. Nel dettaglio quindi, che cosa dovremmo fare? Prima di tutto ogni veicolo dovrebbe fare il tagliando presso officine autorizzate una volta all’anno, durante i controlli il professionista esamina le condizioni dei filtri, li pulisce o li sostituisce se eccessivamente ostruiti o deteriorati. Si consiglia di procedere alla sostituzione del filtro antipolline e degli altri filtri aria ogni 15 mila chilometri di percorrenza circa, per assicurare il perfetto funzionamento del climatizzatore, senza mettere a rischio la salute degli occupanti dell’auto.
Per quanto riguarda invece la manutenzione straordinaria, si consiglia di procedere con ulteriori interventi quando l’aria condizionata viene usata tutto l’anno e i filtri quindi sono intasati più frequentemente. In questo caso il momento migliore per la sostituzione è immediatamente a ridosso della primavera, per fare in modo che in estate l’impianto sia perfettamente funzionante.
Per la pulizia fai da te vengono usati spray igienizzanti e sanificanti schiumogeni per condizionatori o detergenti ad azione battericida. Si consiglia anche l’uso di un’aspirapolvere per rimuovere lo sporco grossolano dal filtro e dall’alloggiamento e di un panno in microfibra per le zone accessibili. Se il filtro è troppo sporco, la pulizia non basta e conviene sostituirlo.
In genere i prezzi dello spray variano dai 9 ai 20 euro circa a bomboletta, mentre per un kit completo di filtro e spray si trovano offerte a partire da circa 15-20 euro.
Invece il costo per la sanificazione del condizionatore auto presso un’officina specializzata si aggira solitamente tra i 50 e i 100 euro, mentre la sostituzione dei filtri da parte del meccanico costa circa 30-40 euro inclusa la manodopera (il prezzo può raddoppiare per le auto di fascia alta).
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 05:00:52 +0000Negli ultimi anni il mondo dell’automobile sta cambiando a una velocità sorprendente, uno degli aspetti più interessanti di questa trasformazione riguarda le piccole sportive: una sorta di porta d’ingresso nel mondo delle auto divertenti da guidare, di cui l’Alpine A290 è probabilmente uno degli esempi più riusciti.
Durante la nostra prova su strada è emerso chiaramente che l’obiettivo del marchio francese non fosse semplicemente creare una Renault 5 elettrica un po’ più potente, ma costruire una vettura con una personalità autonoma, capace di trasmettere sensazioni vivaci tra le curve pur restando perfettamente inserita nel contesto dell’automobile elettrica contemporanea.
Guardando l’Alpine A290 si capisce subito che non si tratta di una semplice variante più grintosa della Renault 5 elettrica: tutta la carrozzeria è stata reinterpretata con un linguaggio stilistico più aggressivo. Il lavoro emerge soprattutto nella parte anteriore, dove spiccano le luci supplementari disposte a forma di X, un dettaglio che richiama con evidenza le configurazioni tipiche delle auto da rally.
La cosa interessante è che questo richiamo al mondo delle competizioni non appare come semplice nostalgia. I designer Alpine lo hanno integrato in un frontale moderno, con prese d’aria più marcate e un paraurti ridisegnato che restituisce un’immagine più muscolosa rispetto al modello base. Il risultato è una vettura capace di trasmettere immediatamente un senso di compattezza e dinamismo.
Osservandola da diverse angolazioni emerge un altro aspetto interessante: nonostante le dimensioni compatte – 400 cm di lunghezza, 182 di larghezza, 151 di altezza – la A290 riesce a costruire una presenza visiva solida. Merito dei passaruota più larghi, delle carreggiate allargate e dei cerchi da 19 pollici, che insieme le conferiscono un carattere deciso, da vera piccola sportiva.

Uno degli elementi più interessanti dell’Alpine A290 riguarda proprio l’equilibrio tra dimensioni contenute e presenza su strada, un aspetto che durante la prova è diventato evidente da subito.
Nonostante la lunghezza relativamente compatta la carrozzeria riesce comunque a comunicare una certa solidità , grazie soprattutto a proporzioni ben studiate e a una postura piuttosto larga. La carreggiata aumentata rispetto alla Renault 5 elettrica non è soltanto una scelta estetica, anzi, dietro questa modifica si nasconde anche una logica piuttosto concreta legata al comportamento dinamico. Avere ruote più distanziate tra loro permette di migliorare la stabilità in curva e di montare pneumatici più larghi, due elementi che diventano fondamentali quando si vuole trasformare una utilitaria elettrica in una vettura con ambizioni sportive.
A livello di motorizzazione, il primo elemento che attira l’attenzione è il motore elettrico da 160 kW: nelle versioni GTS e GT Performance eroga fino a 218 CV, un valore tutt’altro che banale per una vettura di queste dimensioni (la versione GT Premium si ferma a 180 CV). Durante la guida ciò che colpisce di più è la risposta immediata dell’acceleratore: come spesso accade con i motori elettrici, la coppia è disponibile fin da subito, e la vettura scatta in avanti con una prontezza che si traduce in uno 0-100 km/h in soli 6,4 secondi, con una velocità massima di 170 km/h. A contribuire alle prestazioni è anche il peso contenuto: la A290 pesa infatti solamente 1.479 kg.
In diverse occasioni, soprattutto nei tratti più tortuosi che abbiamo affrontato, questa spinta immediata ha contribuito a rendere la guida particolarmente divertente, perché la A290 riesce a uscire dalle curve con una rapidità sorprendente per una compatta elettrica, dando l’impressione di avere sempre una riserva di energia pronta a essere utilizzata appena la strada torna a raddrizzarsi. Inutile dire che in città bruciare le altre auto al semaforo diventa praticamente la norma.
Premendo il pulsante Drive Mode sul volante si può scegliere tra le modalità di guida Save, Normal e Sport, quest’ultima quella in cui la A290 mostra tutta la sua cattiveria e reattività . Ma se in un determinato momento – magari durante un sorpasso in autostrada – si vuole ancora di più, basta premere il pulsante rosso dell’overboost, posizionato sopra la razza destra del volante, per avere una spinta supplementare della durata di 10 secondi. In sostanza, un po’ come il DRS in Formula 1.

Il cuore energetico dell’Alpine A290 è una batteria da 52 kWh: una capacità equilibrata per il segmento delle compatte elettriche, che si traduce in un’autonomia dichiarata di circa 364 km nel ciclo WLTP, sufficiente per affrontare senza ansie anche gli spostamenti extraurbani. Durante la prova la gestione dell’energia è sembrata efficiente, soprattutto con un ritmo di guida regolare. Il sistema di recupero in frenata contribuisce inoltre a rendere l’esperienza più fluida, riducendo la necessità di ricorrere al pedale del freno nel traffico urbano. Il discorso cambia se si usa la modalità Sport o si esagera con l’overboost: in quel caso l’autonomia cala drasticamente.
Per quanto riguarda la ricarica la vettura supporta la corrente alternata fino a 11 kW e la ricarica rapida in corrente continua fino a 100 kW, una configurazione che permette di passare dal 15 all’80% in circa 30 minuti quando si utilizzano colonnine ad alta potenza.
Il vero banco di prova per una vettura come l’Alpine A290 rimane inevitabilmente il comportamento in curva, perché è proprio lì che una piccola sportiva deve dimostrare di avere qualcosa in più rispetto alle normali compatte elettriche. In questo contesto, la francese riesce effettivamente a mostrare un carattere interessante.
La presenza di una sospensione posteriore multilink rappresenta già di per sé un elemento tecnico piuttosto raffinato per questa categoria di auto: durante la guida emerge chiaramente il lavoro fatto sul telaio, perché la vettura si mostra reattiva nei cambi di direzione e mantiene una buona stabilità anche quando si aumenta il ritmo su strade più tortuose.

In diversi momenti è stato possibile percepire una certa precisione nell’inserimento in curva, con la parte anteriore che segue la traiettoria con decisione mentre il retrotreno rimane stabile senza generare reazioni imprevedibili. Questo equilibrio contribuisce a rendere la A290 una compatta divertente da guidare, ma allo stesso tempo abbastanza facile da gestire anche nella guida quotidiana. Lo sterzo ci è sembrato preciso e abbastanza rapido nelle risposte, mentre l’impianto frenante è apparso adeguato anche nelle situazioni più impegnative, con decelerazioni progressive e facilmente modulabili. In generale la sensazione è quella di una vettura progettata per offrire un buon compromesso tra divertimento e utilizzo quotidiano, senza trasformarsi in un’auto troppo estrema o difficile da gestire.
Entrando nell’abitacolo dell’Alpine A290 si ritrova una buona parte dell’impostazione già vista sulla Renault 5 elettrica, con una serie di modifiche pensate per rafforzare l’identità sportiva del modello. La plancia mantiene una configurazione moderna, con due display affiancati – da 10.3″ dietro il volante e da 10.1″ per il touchscreen centrale – ben integrati nella console. I materiali sono piuttosto curati, con superfici morbide e finiture che trasmettono una percezione qualitativa superiore rispetto a molte altre compatte della stessa fascia.
I sedili anteriori sportivi, ridisegnati con fianchetti più pronunciati, offrono un contenimento laterale efficace durante la guida dinamica; nel complesso l’ambiente interno riesce a combinare tecnologia e sportività senza risultare eccessivamente minimalista o freddo. Naturalmente, le dimensioni compatte della vettura comportano qualche limite dal punto di vista dell’abitabilità , soprattutto nella parte posteriore dove lo spazio per le gambe non è così generoso, tuttavia per tragitti di media durata la situazione rimane comunque accettabile grazie a una buona altezza del tetto. Il bagagliaio offre una capacità di circa 326 litri con forme abbastanza regolari, e sotto il piano di carico è presente uno spazio dedicato ai cavi di ricarica, una soluzione pratica che aiuta a mantenere ordinato il vano anche durante i viaggi più lunghi.
Come prezzo la versione entry level dell’Alpine A290 parte da circa 38.700 euro e include già una dotazione piuttosto completa con sistemi di assistenza alla guida, cerchi di grandi dimensioni e diverse tecnologie dedicate al comfort e alla sicurezza. Ma se si vuole di più si sale parecchio, dato che le versioni più ricche come la GT Performance e la GTS superano i 44.000 euro.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 04:32:01 +0000Sul parquet il suo marchio di fabbrica è l’arresto e tiro in equilibrio precario, quella frazione di secondo in cui sfida le leggi della fisica per trovare la retina, ma in quanto alle auto Marco Belinelli non lascia spazio all’incertezza. Il capitano della Virtus Bologna, unico italiano nella storia ad aggiudicarsi un anello NBA, guida allo stesso modo con cui ammattisce le difese avversarie: attraverso una combinazione letale di stile, tecnica e una scarica di adrenalina. Tra gli ospiti di Splendida cornice, nella puntata in programma giovedì 12 marzo 2026 su Rai Tre, il “Beli” ha le idee cristalline sulle vetture: gli piacciono possenti e veloci, meglio ancora se tedesche.
Nella collezione personale di auto di Marco Belinelli spicca la cattiveria dell’Audi RS3 Sportback. Equipaggiata con il celeberrimo motore 2.5 TFSI a cinque cilindri da 400 CV, la compatta è una pantera che non concede scampo: da 0 a 100 km/h scatta in appena 3,8 secondi. Un altro asso nella manica? Il sofisticato sistema RS Torque Splitter tradotto in un’agilità rara, che ricorda i tagli fulminei di Belinelli in area per liberarsi al tiro, permettendo persino il drifting controllato. Quando invece il campione cerca un mix tra spazio e potenza, la scelta ricade sulla Porsche Cayenne Coupé. Con una linea molto più filante rispetto al SUV tradizionale, il bolide della Cavallina nasconde sotto il cofano un motore V8 biturbo in grado di superare i 540 CV nelle varianti di punta, offrendo comfort regale per i suoi 196 cm di altezza senza rinunciare a prestazioni da vera supercar.
Nel suo garage Marco non fa, però, posto solo ai motori tradizionali: il futuro elettrico lo abbraccia nel segno della Porsche Taycan, una berlina sportiva dalle ricariche record grazie all’architettura a 800 volt. Il picco delle performance lo raggiunge la versione Turbo S da ben 761 CV, istantanea nella ripresa proprio come un rilascio di palla velocissimo allo scadere dei 24 secondi.
La credibilità del cestista lo ha, inoltre, reso, un magnete per collaborazioni di prestigio. È infatti diventato recentemente Brand Ambassador di Geely Italia per il lancio della Starray EM-i Super Hybrid, una partnership nata dalla condivisione di valori come la visione e il superamento dei limiti. In passato ha inoltre vissuto esperienze adrenaliniche al volante della Lamborghini Urus, il super SUV di Sant’Agata Bolognese che ha definito un’auto pazzesca per design e comfort, oltre a prestare il volto alla versatilità della Skoda Kodiaq.
L’ultima tappa del racconto è in uno studio televisivo. Accolto da Geppy Cucciari in studio a Splendida cornice, Belinelli prova a gestire i tempi comici sfoderando la stessa naturalezza con cui gestisce un pick-and-roll. Il campione presenta The Basketball Dream, il docufilm dedicato alla sua incredibile vita che ripercorre la scalata dai campetti di provincia fino al tetto del mondo con i San Antonio Spurs. È il ritratto di un fuoriclasse che ha saputo viaggiare sempre alla massima velocità , sia con le scarpe da basket ai piedi che con il piede premuto sull’acceleratore, confermandosi un’eccellenza italiana anche davanti alle telecamere.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 20:16:56 +0000Potenti, veloci nell’esecuzione e con una resistenza fuori dal comune. Tutto nello stile del proprietario: le auto di Federico Valverde sembrano cucite su misura per il centrocampista uruguaiano. Nel big-match tra Real Madrid e Manchester City di mercoledì 11 marzo, valevole l’andata degli ottavi di Champions League, il numero 8 della Casa Blanca ha sfoderato una prestazione da fuoriclasse, coronata con una leggendaria tripletta. Fin dall’età di 16 anni, quando le Merengues misero gli occhi su di lui, Valverde ha collezionato prove maiuscole sul rettangolo verde. E anche nei panni di pilota non è secondo a nessuno.
Mentre alcuni compagni di squadra come Bellingham o Mbappé hanno faticato a ottenere la patente, Fede è un veterano del volante. In otto anni a Madrid ha saputo sfruttare al meglio i vantaggi di giocare nel club più prestigioso al mondo, ma ha anche dimostrato un gusto personale raffinatissimo.
Il percorso sulle quattro ruote di Valverde è strettamente legato alle partnership del Real Madrid. Negli anni d’oro con Audi, il “Pajarito” ha mostrato una predilezione per i SUV ad alte prestazioni. Dopo aver testato ben due Q7, è passato al “lato oscuro della forza” con la RS Q8: un mostro da 600 CV che combina lo spazio di una familiare con il cuore di una sportiva di razza.
Poi è arrivata la collaborazione del club con BMW, e Valverde ha abbracciato la rivoluzione elettrica, senza rinunciare al piacere di guida. Nel suo garage sono entrate la iX xDrive 50 e la fulminea berlina i5 M60, un missile di oltre 600 CV. Eppure, il pezzo forte della stagione in corso non ve l’abbiamo ancora rivelato: è la BMW XM, un SUV da oltre 130.000 euro che sprigiona ben 750 CV, così da sfrecciare verso Valdebebas nel silenzio totale o con il ruggito del V8.
Se è vero che ogni omaggio è gradito, Federico Valverde ha comunque pensato di acquistare personalmente la Mercedes-AMG GT 63 S 4MATIC+, una delle vetture più grintose in circolazione. La coupé a quattro porte, capace di sprigionare 640 CV sull’asfalto e di coprire lo 0-100 in soli 3 secondi, può essere ordinata al prezzo di 200.000 euro, ma per Federico i soldi non sono un problema.
Tutta la potenza sprigionata dalle sue vetture sembra essere confluita nei muscoli di Valverde durante la sfida epica contro il Manchester City. In una partita che somigliava più a una gara di accelerazione che a un match di calcio, Federico è stato il vero turbo del Real Madrid.
Il trionfo finale porta la sua firma indelebile grazie a una tripletta leggendaria che ha messo in ginocchio gli uomini di Pep Guardiola. Nonostante i giocatori del City cercassero di chiudere gli spazi, Fede ha coperto il campo con la stessa costanza di una delle BMW elettriche e la cattiveria agonistica di una AMG: il risultato è storia nota. Se il Real è ancora in corsa per la Champions, il merito è anche suo, un centrocampista che corre più veloce di una supercar.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 15:29:46 +0000Il panorama della sicurezza stradale in Italia si appresta a vivere una riorganizzazione tecnica e normativa che mira a chiudere l’era degli autovelox usati dai Comuni per rimpinguare i bilanci. Nel corso del question time alla camera il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha fatto chiarezza sul futuro dei controlli elettronici della velocità , delineando un perimetro d’azione molto più rigido per le Amministrazioni locali.
Sull’impiego degli apparecchi si è detto e scritto tanto negli ultimi mesi. Un punto nodale della riforma riguarda la loro affidabilità tecnica, motivo di una profonda spaccatura negli anni tra opinioni favorevoli e contrarie. Il vuoto normativo negli anni ha alimentato le proteste degli automobilisti, che spesso hanno deciso di andare in tribunale per annullare le sanzioni a proprio carico a causa della “scarsa trasparenza”. Lo stesso Salvini non ha risparmiato attacchi a quei Comuni rei, a suo dire, di usare gli apparecchi in modo indiscriminato.
Per porre fine al caos, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti fissa come data spartiacque dell’omologazione il 2017:
“Tutti gli autovelox approvati dal 2017 in poi saranno considerati automaticamente coerenti con i requisiti di omologazione, quelli approvati prima del 2017 potranno essere utilizzati solo se il relativo prototipo sarà adeguato ai nuovi requisiti tecnici”
La presa di posizione persegue l’obiettivo di uniforme i dispositivi presenti lungo le nostre strade, eliminando quelli obsoleti o non conformi agli standard più recenti. Ciò permetterà di elevare sanzioni inattaccabili sotto il profilo legale e assicurare che la rilevazione della velocità del veicolo sia precisa oltre ogni ragionevole dubbio, a tutela sia della sicurezza sia dei diritti del singolo cittadino.
Il ministro ha voluto ribadire la filosofia che muove il nuovo decreto autovelox, sottolineando come la collocazione dei dispositivi debba esclusivamente obbedire a esigenze di incolumità pubblica, specialmente nei tratti ad alto tasso di incidentalità , vicino a scuole o ospedali:
“Superiamo l’idea dell’autovelox usato solo per fare cassa e riaffermiamo che la sicurezza stradale viene prima di tutto”
Queste parole sanciscono una rottura rispetto al passato. La regolamentazione sulla distanza tra i segnali di preavviso e l’effettiva postazione di controllo – promette il numero due del Governo – diverrà più rigida, evitando le “trappole” improvvise che spesso hanno generato più frenate brusche che reale sicurezza.
Oltre ad affrontare il tema degli autovelox, Salvini ha pure acceso i riflettori su una delle criticità più sentite dagli automobilisti onesti: l’evasione dell’RC Auto. Il ministro ha infatti promesso un provvedimento specifico entro l’estate, mirato a regolare un fenomeno purtroppo diffuso in territorio italiano.
In attesa che la norma sull’RC Auto veda la luce entro i mesi caldi del 2026, gli automobilisti dovranno prestare attenzione soprattutto alla manutenzione dei dispositivi di controllo della velocità nei propri Comuni. Lo scoglio principale sarà ora il passaggio tecnico per i vecchi prototipi: molte Amministrazioni potrebbero trovarsi costrette a spegnere i vecchi “scatoloni” arancioni o le postazioni fisse più datate, se non in grado di aggiornarle ai requisiti post-2017.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 14:52:23 +0000Avete in programma un viaggio in auto verso la Francia, la Spagna o la Germania? Fareste meglio a ripassare le regole di circolazione europee. Tra i segnali classici a cui siamo abituati, un nuovo cartello stradale sta mandando in confusione migliaia di automobilisti: ritrae un rombo bianco su sfondo blu e indica che la corsia è riservata. Se la occupate senza averne diritto, potete alleggerire il portafogli in pochi secondi.
Sebbene nel Vecchio Continente rappresenti una novità , il simbolo è presente da decenni oltreoceano, negli Stati Uniti e nel Canada, dove il “diamond” definisce le cosiddette corsie HOV (High Occupancuy Vehicle), che ora pure l’Europa ha deciso di introdurre al fine di contrastare il traffico e l’inquinamento, due fenomeni di estrema attualità .
La regola d’oro del cartello è semplice: l’accesso alla corsia (solitamente quella sinistra) è limitato ai cosiddetti “veicoli ad alta occupazione”. Nella definizione rientrano:
Ovviamente, i mezzi di soccorso e le Forze dell’Ordine sono sempre esentati. E prestate bene attenzione perché se il rombo appare su un pannello luminoso, la limitazione è circoscritta a quando la luce è accesa. In altri casi, la restrizione può, invece, essere valida solo in determinate fasce orarie, quelle di punta, per snellire l’ingresso nelle maggiori metropoli.
La confusione degli automobilisti sta alimentando i bilanci statali di mezza Europa. In Francia, dove la fase sperimentale è ormai conclusa, la presenza del nuovo cartello stradale per le corsie HOV è capillare e la sanzione per chi viaggia da solo nella corsia tocca i 135 euro.
Ancora più severa la Spagna, che sta investendo molto nella formazione degli utenti proprio a causa dell’alto numero di violazioni: qui la multa può arrivare a 200 euro. E non sperate di farla franca se non vedete pattuglie: sopra queste corsie vengono installate telecamere ad alta risoluzione dotate di intelligenza artificiale, capaci di “contare” quante persone ci sono nell’abitacolo e di leggere i bollini ambientali sul parabrezza.
Anche se le istituzioni italiane non hanno ancora ufficialmente introdotto il “rombo” nel nostro Codice della Strada, il debutto pare ormai imminente. Schiacciata sotto il peso del traffico e delle emissioni di anidride carbonica, l’Italia vede nelle corsie HOV una soluzione strategica. Da un lato promette di incentivare il carpooling (evitando che migliaia di auto entrino in città con un unico conducente a bordo), dall’altro potrebbe spingere l’acquisto di veicoli a ridotto impatto ambientale. Insomma, il rombo bianco sta per diventare il nuovo incubo — o la nuova risorsa — dei pendolari italiani: meglio imparare a conoscerlo subito per evitare brutte sorprese al rientro dalle vacanze o durante i futuri spostamenti urbani.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 13:51:46 +0000Ferrari continua a scolpire i flussi della SF-26 con due inedite appendici micro-aerodinamiche sull’Halo. Ma l’osservato speciale del weekend è il debutto dell’ala ribaltabile ‘Macarena’, così ribattezzata da lo stesso Frederic Vasseur. Sgombriamo il campo dalle inesattezze che circolano: ecco come funziona davvero e quali vantaggi la Ferrari spera di ottenere.
Il Circus sbarca in Cina per il secondo appuntamento del mondiale, affrontando un tracciato le cui caratteristiche divergono nettamente da quelle di Melbourne. Sulla carta, i lunghi rettilinei di Shanghai dovrebbero sposarsi meglio con le necessità di gestione energetica della Ferrari. Analizzando a fondo il comportamento della SF-26 nelle scorse settimane c’è qualcosa da dire.
I pregi e i difetti del progetto di Maranello sono apparsi cristallini. Il tallone d’Achille resta la top speed sui rettifili principali. Questo gap velocistico, come abbiamo appurato, è figlio di un’erogazione troppo aggressiva da parte del motogeneratore MGU-K, che esaurisce prematuramente l’energia ibrida. È una criticità transitoria che penalizza ferocemente la monoposto nel giro secco in qualifica.
Al contrario, tende a sfumare sulla distanza dei 300 chilometri che si percorrono alla domenica. All’interno di questo scenario si innesta il tanto chiacchierato debutto della specifica “Macarena”. L’obiettivo degli ingegneri è chiaro: sfruttare una rotazione estrema e simultanea dei flap mobili per abbattere il delta velocistico che attualmente separa la Rossa dalla Mercedes. O per lo meno limarlo.
Per comprendere la reale portata di questa soluzione, è fondamentale fare un minimo di chiarezza s alcuni concetti tecnici. Partiamo da un dato di fatto: in fase di attivazione, l’ala si ribalta del tutto. Il bordo d’attacco si trasforma in bordo d’uscita e viceversa. Lavorando letteralmente “sottosopra”, l’elemento non è fisicamente in grado di generare lift (portanza).
È plausibile che si inneschi una sovrappressione sul nuovo “ventre” dell’ala, generando una spinta verticale verso l’alto che alleggerisce il retrotreno. Tuttavia, questo fenomeno non regala alcuna top speed extra. Al contrario, alzando il posteriore si andrebbe ad ampliare la sezione frontale della SF-26, peggiorando la penetrazione aerodinamica.
La verità è che l’ala Macarena è studiata per interfacciarsi con i flussi estratti dal diffusore e con l’appendice aerodinamica dello scarico a soffiaggio variabile. Bisogna quindi lasciar perdere le teorie fantasiose che circolano in reste durante gli ultimi giorni, secondo cui sollevare il posteriore servirebbe a variare l’incidenza del diffusore fino a farlo stallare.
Lo stallo del fondo è una fatto di fluidodinamica complesso, impossibile da innescare con variazioni di altezza così marginali (altrimenti assisteremmo a stalli continui a ogni sobbalzo). Il vero scopo della Macarena è “sporcare” deliberatamente l‘efficienza del diffusore, andando a strozzare l’estrazione dal fondo per cercare di limawitte di netto la resistenza indotta.
Sul potenziale cronometrico netto di questo aggiornamento pende ancora un punto interrogativo. Per avere un quadro ingegneristico accurato bisognerà attendere i primissimi riscontri telemetrici delle FP1 di Shanghai. D’altronde, la brevissima apparizione di questo pacchetto sulla monoposto di Hamilton durante i test in Bahrain aveva il solo scopo di validare la cinematica del sistema.
Far ruotare un’intera struttura alare sottoposta a carichi aerodinamici importanti è una sfida meccanica di altissimo livello. Volendo tracciare un’analisi qualitativa della curva del drag durante l’apertura, il confronto con un’ala standard è illuminante. La fase 1 (innesco) è sovrapponibile. Le differenze emergono nella fase 2, quella transitoria.
In questo caso la soluzione Macarena accusa un picco di drag istantaneo leggermente superiore. Il vero vantaggio si concretizza però nella fase 3, quella di stabilizzazione aerodinamica: qui l’abbattimento della resistenza all’avanzamento è drasticamente superiore rispetto a un dispositivo DRS convenzionale. Ora la palla passa alla pista per le conferme definitive.
Sfruttando al millimetro i volumi concessi dal box normativo della FIA, lo staff tecnico della Rossa ha introdotto una raffinata micro-soluzione aerodinamica. Proprio nella zona antistante l’abitacolo, a ridosso del casco del pilota, hanno fatto la loro comparsa due inediti profili alari in miniatura. Dalle primissime ispezioni visive, queste appendici sembrano vantare una corda non trascurabile.
Lo studio di questa soluzione rivela una natura ambivalente. Trattandosi di superfici alari a tutti gli effetti, il loro compito comprende anche il generare una quota di carico verticale localizzato. Tuttavia, i valori di spinta verticale sono per forza di cose marginali. Il vero scopo ingegneristico risiede nella gestione dei flussi: la funzione primaria di queste “halo wings” è quella di innescare un effetto upwash.
Deviando la massa d’aria verso l’alto i profili assolvono a un duplice compito: da un lato massimizzano l’alimentazione dell’airbox, dall’altro creano uno scudo aerodinamico che abbatte il drag generato dall’impatto dell’aria contro il casco. Nel box di Maranello si sta lavorando di fino, consapevoli che limare anche piccoli dettagli può fare la differenza in pista.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 12:30:14 +0000L’arrivo di Marc Marquez nella famiglia Ducati ha stravolto degli equilibri. Lo spagnolo ha rappresentato la scelta sportiva più comoda per vincere nell’immediato, ma ha creato delle fratture nel programma di italianità ideato da Valentino Rossi. Per anni Pecco Bagnaia, esponente più vincente dell’Academy VR46, era stato protetto dalla squadra ufficiale di Borgo Panigale e nei piani c’era la possibilità di premiare anche Marco Bezzecchi, attuale leader dell’Aprilia.
Per promuovere dal team Gresini Racing Marc Marquez, la Ducati ha rinunciato in un colpo solo a Jorge Martin, campione del mondo 2024, e a due talenti italiani, come Bastianini e Bezzecchi. Se la decisione di Dall’Igna e Tardozzi ha portato risultati importanti nel 2025, già quest’anno, complici le scarse condizioni fisiche del numero 93, potrebbero registrarsi effetti negativi. Dopo l’uscita di scena del team satellite Pramac, la Casa di Borgo Panigale è rimasta con 6 moto complessive in griglia. Il team di Valentino Rossi aveva chiesto due Desmosedici GP25 ufficiali, ma alla fine solo Di Giannantonio era stato accontentato nella passata stagione. Dati gli scarsi risultati in pista dei piloti del team Pertamina Enduro VR46, i vertici della Ducati hanno deciso di premiare la squadra satellite Gresini Racing nel 2026, dando in dote al vice campione del mondo Alex Marquez una Desmosedici GP26.
Non solo il Dottore ha visto da spettatore non pagante Marc Marquez eguagliarlo sul tetto del mondo per la nona volta, ma ha interpretato le volontà del management del brand emiliano come un affronto. La Ducati avrebbe potuto continuare a investire sui prospetti italiani della scuola del Dottore, ma ha creato una spaccatura che ha spinto Bezzecchi prima e Bagnaia a breve a cedere alle avance di Aprilia. La Casa di Noale sarebbe vicinissima a mettere sotto contratto per 4 anni il rider torinese. Sulla Rossa dovrebbe arrivare Pedro Acosta, enfant prodige spagnolo della KTM.
Per fronteggiare l’armata iberica del 2027 scelta da Ducati, Valentino Rossi ha aperto un dialogo con i rivali di Aprilia. In vista di un cambio di regolamento epocale, il manager Uccio Salucci, storico braccio destro del centauro di Tavullia, ha confessato di aver chiacchierato con Rivola, amministratore delegato della Casa di Noale. La squadra di Tavullia è cliente Ducati fin da quando ha fatto il suo debutto in top class nel 2022. Lo strapotere tecnico delle Desmosedici le ha permesso di diventare una struttura in grado di raggiungere traguardi top, grazie all’attuale alfiere di punta dell’Aprilia Marco Bezzecchi.
Con il contratto in scadenza a fine 2026, i rumor avevano parlato di un possibile cambio produttore per la squadra di Valentino Rossi. Quest’ultimo rimane brand ambassador della Yamaha, ma a causa delle difficoltà tecniche della M1, ha preferito ascoltare la proposta di Aprilia. Il team director della VR46, Uccio Salucci, in una chiacchierata con i colleghi di Motorsport.com ha annunciato:
“Abbiamo parlato un po’ con Aprilia perché volevano parlare con noi e noi siamo dei gentlemen. Conosco Massimo Rivola da moltissimi anni. Quando Valentino ha provato la Formula 1 con la Ferrari, Massimo Rivola ha gestito la situazione nel 2004, 22 anni fa. Conosco Massimo; è una brava persona e un ottimo manager. Abbiamo parlato un paio di volte, due o tre, perché no? Ma non ho mai pensato di cambiare e lasciare la Ducatiâ€.
Nonostante i dialoghi con la Casa di Noale, a breve il team VR46 dovrebbe preferire non lasciare la strada vecchia per quella nuova. Ducati ha fornito ben otto moto sulla griglia di partenza fino al 2024 ed è interessata a conservarne sei nel 2027, rinnovando la fiducia a Valentino Rossi.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 11:39:50 +0000In un momento di grande incertezza a causa della guerra tra Usa e Iran che sta coinvolgendo tantissimi Stati, in Senato l’appello è alla coesione nazionale. Giorgia Meloni ha minacciato di tassare chi sfrutta la crisi per avvantaggiarsi sui rialzi dei prezzi carburanti. Il problema resta la dipendenza dai mercati stranieri, quando il prezzo dei distributori cresce si tende a incolpare i gestori delle stazioni di servizio che sono l’ultimo passaggio di una catena economica molto vasta e complessa.
Per chi gestisce una pompa in Italia il margine di guadagno è molto ridotto e rimane fisso: pochi centesimi al litro non fanno la differenza, anche quando il prezzo del carburante schizza alle stelle. Gli esborsi dei clienti, invece, dipendono dal costo del petrolio, dalle spese di raffinazione e di trasporto, dai margini delle compagnie energetiche e per lo più dalle imposte. La pressione fiscale in Italia è elevatissima e il tutto si traduce in un sistema che tende a portare nelle casse dello Stato automaticamente più IVA, mentre i gestori degli impianti non necessariamente traggono un vantaggio tangibile dall’aumento dei prezzi. Un sistema farraginoso che rende insostenibile la vita degli automobilisti e dei trasportatori che ogni giorno per lavoro sono costretti a invadere le strade del Belpaese.
Giorgia Meloni ha spiegato che c’è un impegno massimo per evitare ulteriori danni economici determinati dalla crisi. Sono stati predisposti strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi per combattere i fenomeni speculativi che stanno aggravando la situazione. Il Governo si impegna a monitorare se vi saranno aumenti ingiustificati dei prezzi, soprattutto presso le pompe e nei supermercati circa i generi alimentari. In particolare sui carburanti si sta valutando il meccanismo delle accise mobili e la Premier ha spiegato:
“Non abbiamo aumentato le accise ma allineato le accise tra diesel e benzina rispettando un impegno assunto dal Governo precedente, per farlo avevamo tre strade. Abbiamo scelto di allinearle a metà strada, di aumentare le accise sul diesel che è più inquinante e di diminuirle su quella meno inquinanteâ€.
Con le accise mobili quando il prezzo di benzina e diesel aumenta lo Stato incassa automaticamente di più dall’IVA, perché questa imposta è calcolata in percentuale sul prezzo finale, ma utilizza l’eccedenza per abbassare le accise. L’intervento di Giorgia Meloni in aula, in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, è rilevante per una mitigazione immediata all’impennata dei prezzi dei carburanti. Per valutare se l’aumento troverà una certa stabilità occorrerà attendere una settimana. Il Governo almeno è pronto a innalzare le tasse per chi specula nel pieno di una crisi con pochi precedenti storici.
Il Governo ha varato di recente un decreto per ridurre in modo strutturale il prezzo dell’energia per imprese e famiglie. Un’iniziativa inedita che è stato accolta con positività dalla filiera produttiva. Al Consiglio europeo Giorgia Meloni chiederà la sospensione dell’Ets sul termoelettrico. Il coordinamento strategico per sostenere i Paesi del Golfo e difendere Cipro va valutato in connessione con la delicata situazione dello Stretto di Hormuz.
Per ora l’Italia preferisce un approccio cauto sullo schieramento di navi. I rischi di essere coinvolti direttamente nel conflitto sarebbero altissimi. In queste ore, infine, c’è un dibattito aperto su quali strumenti impiegare per difendere la libertà di navigazione, rispettando anche gli storici legami con Stati Uniti.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 10:21:05 +0000La Formula 1 ha iniziato il suo nuovo viaggio, tra duelli avvincenti e polemiche, a Melbourne. Come di consueto la sfida si è consumata tra i top team con una super Mercedes, doppietta al debutto per Russell e Antonelli, davanti alle Ferrari di Leclerc e Hamilton. Più attardata la McLaren del campione del mondo Norris e la Red Bull Racing di Verstappen, autore di un GP d’Australia in rimonta dopo un problema in qualifica. La W17 è stata nettamente la migliore monoposto in griglia, riuscendo a dettare un ritmo impareggiabile dalle dirette inseguitrici. La Ferrari è parsa l’unica monoposto in pista capace di fronteggiare lo strapotere tecnico delle Frecce d’Argento.
Le SF-26, complice anche la Sprint Race e il parco aperto, potrebbero lanciare le innovative ali posteriori che si girano di 180°. L’ala Macarena, come è stata battezzata da Vasseur, dovrebbe garantire velocità di punta più alte. Il format delle gare brevi, che Liberty Media vorrebbe allargare a più di 6 GP stagionali in futuro, offrirà al venerdì una singola sessione di prove libere. Questo programma, soprattutto con vetture ancora tutte da scoprire, designerà una griglia di partenza della gara Sprint imprevedibile. Sabato, oltre alla SR, si svolgerà poi la qualifica vera e propria che assegnerà la pole position e definirà lo schieramento di partenza per il GP che si correrà domenica.
Il Circuito Internazionale di Shanghai (5.451 metri) conta 16 curve e potrebbe esaltare le caratteristiche della SF-26. Il tracciato è molto tecnico, caratterizzato da un lungo rettilineo di oltre 1,2 km, curve ad alta velocità e un primo settore entusiasmante dove non mancheranno le battaglie. Richiede un alto carico aerodinamico e una buona gestione delle mescole. Sia Ferrari che Mercedes hanno dimostrato di non consumare in modo eccessivo le gomme e sono le favorite assolute. L’unico momento di gloria del 2025 di Hamilton al volante della Rossa è arrivato proprio in Cina con il successo nella Sprint Race.
La classifica all-time delle vittorie nelle gare brevi vede nettamente al comando Max Verstappen. L’olandese ha conquistato 13 successi, davanti a Norris e Piastri fermi a quota 3. Bottas, tornato in griglia con Cadillac, ha celebrato due trionfi, mentre il suo compagno di squadra, Sergio Perez, ne ha vinta una. George Russell, leader della classifica, e Lewis Hamilton ne contano una a testa in carriera. Per l’anglocaraibico, soddisfatto dei progressi tecnici della nuova monoposto del Cavallino, sarà l’occasione per tornare finalmente sul podio. Fari puntati anche su Charles Leclerc, ancora a secco nelle SR e apparso in formissima nella prima uscita di Melbourne.
Per i fan italiani la sveglia suonerà nuovamente presto nel weekend. Il Gran Premio di Cina verrà trasmesso in diretta integrale da Sky Sport sul canale Sky Sport F1 (anche in mobilità su SkyGo) e in streaming su NOW. Sono previsti 56 giri. TV8 offrirà in differita l’evento. Di seguito gli orari dettagliati delle trasmissioni di Sky Sport:
Venerdì 13 marzo
Sabato 14 marzo
Domenica 15 marzo
Honda ha presentato un’importante novità alla recente edizione di Motodays, tenutasi a Roma dal 6 all’8 marzo. La CRF300L Red Edition amplia l’offerta del costruttore giapponese nel segmento off-road grazie a un progetto sviluppato con RedMoto, che migliora le prestazioni fuoristrada senza rinunciare alla versatilità . Oltre alla nuova dual sport, la presenza del marchio è stata arricchita anche da una serie limitata dedicata agli scooter SH125i e SH150i, proposti con una livrea speciale ispirata alla tradizione sportiva HRC, pensata per gli appassionati della gamma urbana.
La nuova omologazione è tra gli elementi centrali di CRF300L Red Edition, che consente di montare pneumatici dual e da fuoristrada nelle principali misure: 90/90-21 all’anteriore e fino a 140/80-18 al posteriore. Questa flessibilità permette di adottare coperture enduro o rally, ampliando il raggio d’impiego della moto. Gli interventi sulla ciclistica sono significativi: la forcella è ora dotata di cartucce con sistema idraulico evoluto, tubi trattati al DLC nero e pistoni da 20 mm con passaggi olio maggiorati, con regolazioni complete di compressione, estensione e precarico. Al posteriore lavora il nuovo ammortizzatore Öhlins 46 HRC, regolabile in compressione ed estensione, pensato per garantire massimo controllo e stabilità .
La protezione del veicolo è affidata alla piastra paramotore AXP, che si estende fino al leveraggio del forcellone, mentre la catena è protetta da un paracatena rinforzato. Di serie sono montati pneumatici Pirelli MT21 RallyCross nelle misure 90/90-21 e 120/80-18, adatti a un utilizzo misto. Il codino portatarga, leggero e robusto, si integra con il nuovo silenziatore, mentre la grafica racing e le protezioni telaio Vibram completano il pacchetto, migliorando durata e grip a contatto con lo stivale.
Per l’utilizzo esclusivamente racing, sono disponibili componenti ad alte prestazioni non omologati per la strada, tra cui l’impianto di scarico completo SC-Project con silenziatore in titanio e fondello in carbonio, e la centralina UpMap gestibile tramite app e Bluetooth per caricare mappe dedicate. Grazie a questi interventi, il motore monocilindrico di 286 cc guadagna potenza e coppia rispetto alla versione standard, offrendo un’erogazione più brillante e una spinta maggiore ai medi regimi. La Red Edition sarà disponibile su ordinazione a partire da maggio 2026, al prezzo di 7.990 euro (IVA inclusa).
Per i motociclisti più specialistici nasce la Red Edition EVO, che conserva la base tecnica della Red Edition arricchita con componenti dedicati alla guida racing. Tra le novità ci sono pedane in Ergal ricavate dal pieno, più ampie e stabili, tubi radiatore siliconici blu ispirati alle competizioni, tappi e minuteria in alluminio anodizzato rosso, corona bimetallo per maggiore durata e leggerezza, cruna catena rinforzata e manubrio in alluminio con paracolpi e manopole racing. Questa versione rappresenta la scelta ideale per i piloti esperti che cercano performance superiori, robustezza e attenzione ai dettagli tecnici. Questa versione sarà anch’essa ordinabile a maggio 2026, tuttavia con un prezzo di partenza di 8.590 euro (IVA inclusa).
Accanto alle novità off-road, Honda ha presentato a Motodays 2026 la nuova colorazione speciale HRC per gli SH125i e SH150i 2026, declinazione sportiva degli scooter più venduti d’Italia, che nel 2025 hanno superato complessivamente 29.000 immatricolazioni. La versione HRC adotta carene decorate con la celebre livrea ‘Tricolour’, la stessa palette cromatica dei modelli simbolo come la CBR1000RR-R Fireblade, richiamando la tradizione sportiva Honda sulle piste di tutto il mondo.

Come tutta la famiglia SH, anche questa serie speciale è prodotta nello stabilimento di Atessa, unica fabbrica europea Honda, riconosciuta per qualità e capacità produttiva. La famiglia HRC diventa così un tributo all’artigianalità e al know-how italiano, unendo tecnologia Honda e stile tipicamente nazionale. La produzione sarà limitata a 500 esemplari numerati, con carene coperte fino a sei anni di garanzia e disponibilità dei ricambi, garantendo la possibilità di riparazione o sostituzione dei componenti specifici marchiati HRC.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 08:51:09 +0000Salvini promette un provvedimento anti-evasione entro l’estate che vada a regolare il fenomeno che sta dilagando in Italia negli ultimi anni. Tutti i conducenti devono fare i conti con la copertura Rc Auto, ovvero l’assicurazione obbligatoria per poter circolare in strada. A causa della crisi economica e dell’aumento dei costi assicurativi, in Italia c’è un boom di vetture che gira senza assicurazione. Gli ultimi dati, infatti, confermano che il numero di veicoli non assicurate in circolazione è in costante aumento. Per il Governo si tratta di un problema impattante che va affrontato a stretto giro.
Durante il question time alla Camera, interrogato sul delicato tema, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture ha annunciato che è allo studio un sistema di telecamere in grado di individuare automaticamente le auto sprovviste di assicurazione obbligatoria. I tecnici stanno lavorando su autovelox, tutor e varchi elettronici delle ZTL all’avanguardia, che andrebbero omologati per diventare operativi entro l’estate. Per ora questi strumenti possono solo rilevare le infrazioni per cui sono stati creati, ma con un aggiornamento mirato andrebbero a individuare tutti i furbetti che non pagano l’Rc Auto.
L’Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) ha elaborato un report con tutte le informazioni fornite dalla Motorizzazione Civile sul mercato italiano ed è emerso che il numero di veicoli privi di assicurazione è altissimo. Il problema è serio dato che riguarda quasi 3 milioni di veicoli circolanti privi di copertura assicurativa. In altre parole oltre il 6% dei veicoli che girano nel Belpaese non è coperto da un’assicurazione. Chi si mette al volante senza l’assicurazione obbligatoria va incontro a delle conseguenze legali ed economiche.
La soluzione di sfruttare le telecamere della ZTL, tutor e autovelox per poter individuare tutti coloro che guidano senza copertura assicurativa appare illuminante. Le informazioni verrebbero poi incrociate con le banche dati assicurative, offrendo la possibilità di individuare immediatamente i mezzi privi di copertura Rc. Sarà necessaria un’apposita omologazione dato che questi dispositivi oggi servono per altri scopi. In ogni caso il Ministero sembra intenzionato a intraprendere una linea dura per scovare e punire i conducenti senza polizza.
Intorno a noi ci sono milioni di automobilisti che stanno sfruttando un sistema di controllo ancora lacunoso per evitare il pagamento dell’assicurazione obbligatoria. Il ministro Salvini ha annunciato:
“Il provvedimento, che deve essere una norma di legge e non può essere un decreto, sarà adottato di concerto con il Mimit, sentiti IVASS e il Garante per la protezione dei dati personale, e l’obiettivo è approvarlo entro la prossima estate. Lo scorso anno su 1,5 milioni di veicoli controllati, la polizia stradale ha accertato circa 30 mila violazioni dell’obbligo di assicurazione Rc Autoâ€.
Una soluzione va trovata perché i proprietari che causano un incidente con un’auto senza Rc devono pagare i danni di tasca propria, mentre chi subisce il sinistro è costretto a chiedere il risarcimento al Fondo vittime della strada. Ora si attendono le mosse del Governo per capire come verrà elaborata la nuova normativa. Il testo verrà creato al Ministero delle Imprese, sentiti l’IVASS e il Garante per la privacy. La legge che prevede strumenti di controllo automatico della copertura Rc esiste già , ma a causa di problemi tecnici e di privacy non si è mai tradotta in un sistema di controllo attivo ed efficiente su larga scala.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 08:27:38 +0000C’è fermento nel paddock del motorsport mondiale. In rete rimbalza la notizia che la cinese BYD, colosso dell’elettrico capace in pochi anni di ridisegnare gli equilibri dell’auto globale, stia valutando l’ingresso nelle grandi corse. Nel mirino ci sono la F1 e il WEC, con il sogno della 24 Ore di Le Mans sullo sfondo. A rivelarlo per prima la testata Bloomberg. Non soltanto una mossa industriale, un passaggio che intreccia geopolitica dello sport e marketing ad altissima velocità . Perché oggi le corse non sono più solo competizione, sono racconto, reputazione, tecnologia che diventa desiderio.
Per decenni il motorsport è stato un club a inviti esclusivi, dominato da costruttori europei e americani. Le piste come laboratori, i box come cattedrali dell’ingegneria, i podi come spot globali. Entrarci significa cambiare status, non più solo produttore, ma marchio con un’aura. BYD lo sa bene e dopo aver superato Tesla nelle vendite globali di auto elettriche e aver guidato l’espansione cinese in Europa e America Latina, il gruppo cerca ora l’ultimo miglio simbolico, la legittimazione sportiva. Un passaggio che trasforma la percezione, soprattutto nei mercati dove il brand è meno radicato. La logica è semplice, se vinci dove conta la passione, entri nella cultura pop. E nessuna vetrina è potente quanto la F1, mentre Le Mans resta il tempio della resistenza tecnologica.
L’assist per BYD arriva dal nuovo corso regolamentare. La F1 ha riscritto le proprie regole tecniche per attirare nuovi costruttori, in linea con la transizione energetica dell’auto di serie. Le power unit ibride puntano su un equilibrio più marcato tra parte endotermica ed elettrica, con una ripartizione della potenza sempre più vicina al 50-50 nel ciclo attuale. Tradotto, la pista parla una lingua familiare a chi domina l’elettrificazione. Non a caso, marchi storici e nuovi attori hanno già mosso le pedine. Audi ha sfruttato la finestra regolamentare per costruire il proprio ingresso. Cadillac rappresenta l’altra sponda dell’Atlantico pronta a scommettere sul Circus. BYD osserva, studia e calcola. Dietro le quinte, la regia istituzionale spinge verso l’apertura. La FIA e la Formula One Management cercano nuova linfa industriale per consolidare crescita e percezione della categoria a livello globale.
Se la F1 è visibilità pura, il WEC è sostanza tecnica. Le hypercar che corrono a Le Mans sono manifesto di efficienza, affidabilità e innovazione ibrida su distanze estreme. Un terreno ideale per chi vuole dimostrare che l’elettrico non è solo sprint urbano ma anche resistenza e performance. Per un costruttore come BYD, impegnato a espandere la propria presenza globale, il doppio binario F1-Endurance offre una narrazione completa tra glamour e credibilità , spettacolo e ingegneria.
A guardare con favore l’ipotesi cinese è anche il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, che ha più volte indicato l’arrivo di un costruttore della Repubblica Popolare come passo stогico nell’evoluzione del campionato. Dopo l’apertura agli Stati Uniti, l’asse si allungherebbe verso Oriente, rendendo la griglia sempre più specchio del mercato globale. Ma c’è da ricordare che la politica del paddock è complessa. Ogni nuova squadra significa redistribuire premi e valore. I team già presenti temono la diluizione dei ricavi e la compressione delle quote commerciali. L’equilibrio tra apertura e tutela degli incumbents è delicato.
Il grande ostacolo all’ingresso in F1, resta economico. Sviluppare e schierare una monoposto competitiva richiede anni di lavoro e investimenti che possono sfiorare i 500 milioni di dollari a stagione. Una montagna anche per i giganti. Ecco perché prendono quota strade alternative come partnership, acquisizioni o ingressi progressivi nel capitale di team esistenti. Un percorso già visto nel recente passato e potenzialmente replicabile. Tra le ipotesi sul tavolo, movimenti azionari che potrebbero coinvolgere realtà come Alpine, dove il fondo Otro Capital possiede una quota rilevante e in passato ha manifestato apertura a operazioni strategiche. Entrare comprando accelera tempi e know-how. Costruire da zero offre controllo totale ma richiede pazienza industriale.
Alpine, squadra già al centro di movimenti societari e nuovi equilibri industriali, potrebbe diventare il ponte tra Oriente e Circus. L’ingresso di capitali o partnership asiatiche offrirebbe a BYD una corsia preferenziale per entrare rapidamente nel Mondiale. Sarebbe la scorciatoia più rapida tra ambizione globale e griglia di partenza.
Oltre a poter correre nel circuito di casa (GP Shanghai) c’è il tema Stati Uniti. BYD non vende direttamente nel mercato nordamericano, frenata da dazi e restrizioni commerciali ereditate dall’era Donald Trump. Ma correre in F1 significa parlare comunque al cuore del pubblico USA, oggi più centrale che mai nel business del Circus. La crescita della popolarità oltreoceano porta una firma precisa, Drive to Survive. La serie ha trasformato piloti e team in personaggi globali, aprendo la F1 a nuovi fan e nuovi sponsor. Per un brand in espansione, è marketing allo stato puro.
Finora la presenza cinese nel motorsport è stata intermittente. Geely ha corso nel GT attraverso Cyan Racing, mentre NIO ha lasciato un segno conquistando il titolo piloti nella stagione inaugurale della Formula E. Lampi, più che una strategia sistemica. BYD potrebbe quindi cambiare obiettivo, non una comparsa, ma un ingresso strutturale nelle serie che definiscono l’élite.
In parallelo, il gruppo cinese spinge verso l’alto di gamma in tutti i settori. Il marchio premium Yangwang ha già mostrato ambizioni estreme con test ad altissima velocità della sua supercar elettrica su pista tedesca. È un segnale chiaro, non solo volumi vendite, ma immagine e prestazioni. Il motorsport diventa così la passerella perfetta per raccontare un’identità che evolve, dall’auto accessibile alla tecnologia aspirazionale.
La domanda non è solo se BYD entrerà , è come e perché. Entrare in F1 significa comprare attenzione globale immediata. Scegliere a sua volta Le Mans vuol dire guadagnare rispetto tecnico tra gli addetti ai lavori. Farle entrambe equivale a costruire un ponte tra emozione e ingegneria. Per la prima volta, il centro di gravità del motorsport potrebbe spostarsi insieme a quello dell’industria automobilistica. Le corse, da sempre specchio della tecnologia dominante, riflettono un mondo dove l’elettrico non è più alternativa ma riferimento. Se e quando BYD accenderà i motori, non sarà solo un debutto sportivo, sarà un messaggio. La nuova potenza dell’auto globale non chiede il permesso di entrare in pista, si prepara a prendersi la scena.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 07:59:24 +0000Nel panorama automobilistico contemporaneo, dove l’innovazione corre veloce quanto le ruote sull’asfalto, Renault ha deciso di dedicare un capitolo speciale al nostro Paese. Nasce così la nuova gamma Austral E-Tech series, una proposta pensata esclusivamente per il mercato italiano che trasforma uno dei pilastri del segmento C in un concentrato di stile, efficienza e tecnologia d’avanguardia. Questa nuova serie non è un semplice aggiornamento, ma molto di più. La volontà è quella di offrire un’esperienza 100% Full Hybrid che non accetti compromessi tra prestazioni e sostenibilità , elevando il comfort e la connettività a standard mai raggiunti prima.
Sotto alla seducente carrozzeria della Austral E-Tech series agisce la motorizzazione Full Hybrid E-Tech da 200 CV, scelta per garantire il miglior equilibrio possibile tra briosità e rispetto per l’ambiente. Con un’autonomia complessiva che può sfiorare i 1.100 km con un solo pieno e consumi dichiarati di appena 4,7 litri per 100 km, l’elegante SUV si conferma come il modello più efficiente della sua categoria.
Esteticamente, Renault ha voluto premiare i clienti italiani introducendo di serie la tinta Nero Etoilé, una scelta che garantisce un vantaggio economico immediato di 1.000 euro rispetto alle versioni precedenti. Per chi invece cerca un tocco distintivo in più, debutta la sofisticata colorazione “Blu Ardesia Satinatoâ€, che arricchisce una palette di colori già profonda e variegata.
Entrare nell’abitacolo della nuova Austral significa immergersi in un laboratorio tecnologico. Renault è tra i primi costruttori a integrare un caricatore a induzione con standard Qi2 (compatibile con il sistema MagSafe di iPhone). Grazie a un anello magnetico che ottimizza la posizione dello smartphone, la ricarica è più potente e rapida — permettendo di recuperare il 50% dell’energia in un’ora — senza i fastidiosi surriscaldamenti tipici dei sistemi precedenti.
La connettività compie un balzo in avanti grazie alla partnership con l’operatore Airnity. A partire dal 2026, l’auto disporrà di un pacchetto Internet integrato (2 GB al mese per tre anni) che permette di utilizzare le App del sistema OpenR link in modo nativo, senza dover più dipendere dalla connessione dello smartphone.
Ma la vera magia avviene nella comunicazione uomo-macchina: l’assistente vocale tradizionale lascia il posto a Google Gemini. Alimentato dall’Intelligenza Artificiale, Gemini è un assistente conversazionale capace di comprendere il linguaggio spontaneo, gestire compiti complessi e persino cambiare lingua nel bel mezzo di un dialogo, rendendo l’interazione fluida e quasi umana.
Anche la dinamica di guida beneficia dell’intelligenza artificiale. Renault ha introdotto lo Smart Mode, che sostituisce la precedente modalità “Perso” nel sistema MULTI-SENSE. Questo software gestisce in totale autonomia il passaggio tra le configurazioni Eco, Comfort e Sport analizzando lo stile di guida del conducente in tempo reale: si avrà così la massima reattività durante un sorpasso e il massimo risparmio energetico non appena si entra in un centro abitato, senza che chi guida debba toccare alcun comando.
La gamma di Renault Austral E-Tech series è stata strutturata per rispondere alle esigenze sia dei privati che delle piccole e medie imprese, articolandosi su tre livelli di allestimento crescenti per dotazioni e rifiniture:
Con questa manovra, Renault non solo rinnova un modello di successo, ma consolida la sua visione di mobilità moderna: competitiva, elettrificata e profondamente connessa con il futuro.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 07:10:44 +0000Il Mondiale di F1 è iniziato e con il nuovo regolamento entrato in vigore, ci avete chiesto di chiarire alcune curiosità . In tanti ci avete scritto di spiegare la differenza tra boost e overtake mode. Precisiamo che non è un modo diverso di indicare la stessa cosa e che l’utilizzo è strategicamente differente per il pilota.
Ricordiamo che dal 2026, il nuovo regolamento ha ridefinito e normatizzato l’utilizzo dell’energia.
L’Overtake Mode nasce come sostituto del DRS, il sistema che nelle ultime stagioni permetteva di aprire l’ala posteriore per aumentare la velocità in rettilineo.
Il sistema permette alla monoposto che segue di utilizzare più potenza elettrica rispetto alla vettura davanti, aumentando la velocità di punta nei rettilinei. Per poterlo attivare il pilota deve trovarsi entro 1 secondo dalla macchina che precede, in modo simile alle vecchie detection zone del DRS.
Quando il sistema entra in funzione, la vettura che attacca può mantenere la piena potenza elettrica della power unit fino a velocità più elevate, mentre quella che precede vede progressivamente ridursi il deploy della batteria alle alte velocità . In questo modo si crea un differenziale energetico che favorisce il sorpasso.
L’energia aggiuntiva concessa è limitata, il regolamento parla di circa 0,5 megajoule extra disponibili per il tentativo di attacco.
In gara il sistema diventa uno strumento tattico. Il pilota deve decidere quando attivarlo per massimizzare la possibilità di superare l’avversario, ma deve anche tenere conto della carica della batteria. Dopo l’utilizzo, il pilota deve recuperare energia attraverso frenate e gestione del motore.
In qualifica, invece, l’Overtake Mode non ha alcuna funzione come immaginabile; infatti, le monoposto sono settate su un impiego dell’energia per il giro veloce.
Il termine Boost descrive invece la modalità di massima potenza della power unit. Non è legato al duello con un’altra vettura e non richiede condizioni particolari per essere attivato.
Quando il pilota utilizza il boost, la monoposto eroga la massima potenza combinata tra motore termico e sistema elettrico: insomma, è la modalità più aggressiva di utilizzo dell’energia della batteria.
A differenza dell’Overtake Mode, il boost può essere utilizzato in qualsiasi punto del circuito. Può servire per migliorare l’accelerazione in uscita di curva, difendersi da un attacco o guadagnare velocità in un tratto specifico della pista. È quindi uno strumento di gestione della performance più che un sistema di sorpasso regolamentato.
L’energia del boost è infinita? No, non lo è. Naturalmente anche il boost ha un costo energetico e il pilota subito dopo il suo utilizzo deve entrare in una fase di recupero energetico.
Il boost viene utilizzato anche in qualifica.
Quindi, la differenza è semplice.
Il Boost è la modalità di massima potenza della power unit, utilizzabile dal pilota in qualsiasi momento del giro per accelerare di più o difendersi da un attacco.
L’Overtake Mode è il sistema di aiuto al sorpasso, che può essere attivato solo quando una vettura segue un’altra da vicino e che fornisce un extra di energia elettrica per facilitare il sorpasso nei rettilinei.
| Caratteristica | Overtake Mode | Boost |
| Funzione | Aiuto al sorpasso | Deploy massimo di potenza |
| Attivazione | Entro 1 secondo | Ovunque in pista |
| Ruolo | Strumento regolamentato | Strumento strategico |
| Energia | Extra energia dedicata | Utilizzo della potenza disponibile |
| Uso tipico | Duello in rettilineo | Gestione della performance |
Sia il Boost sia l’Overtake Mode vengono attivati direttamente dal pilota tramite i comandi sul volante della monoposto. In genere l’overtake è associato a un pulsante dedicato, pensato per essere premuto rapidamente nel momento dell’attacco, mentre il boost rientra spesso nelle mappe di deploy della power unit selezionabili tramite un selettore rotante o un pulsante di potenza massima.
In entrambi i casi, però, il comando del pilota non agisce da solo. Viene gestito dal software, che controlla l’erogazione della power unit e stabilisce quanta energia elettrica può essere utilizzata in base allo stato della batteria, alla velocità della vettura e ai limiti previsti dal regolamento.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 07:06:52 +0000Alfa riporta un nome che ha scritto la storia del Biscione. La dicitura Quadrifoglio Oro va a firmare l’edizione speciale destinata alla Germania della Giulia ad alte prestazioni. Un omaggio al mercato tedesco, dove la berlina tedesca ha visto arrivare il maggior numero di ordini.Â
Per celebrare questo rapporto privilegiato, Alfa Romeo ha deciso di lanciare una versione esclusiva che combina la meccanica estrema della Quadrifoglio con dettagli estetici raffinati e distintivi.
Il nome Quadrifoglio Oro è un richiamo al passato per Alfa. Negli anni Settanta e Ottanta era una sigla famosa che stava a indicare le versioni top di gamma. Tanti i modelli del passato che portano questa firma, dall’Alfetta all’Alfasud, per rappresentare il lato più raffinato della produzione del Biscione.
Riprendere oggi il nome Quadrifoglio Oro significa quindi collegarsi direttamente a quel patrimonio storico, reinterpretandolo in chiave moderna su una delle berline sportive più apprezzate degli ultimi anni.
Il ritorno di questa variante non sarà però destinata all’Italia, bensì al mercato in cui la Giulia Quadrifoglio ha avuto più successo: la Germania. Solo fino a giugno i clienti tedeschi potranno acquistare la Quadrifoglio Oro, una versione che per 2.300 in più rispetto ai 103.000 euro del listino permette di portarsi a casa numerosi dettagli esclusivi in oro.Â
Si parte dai profili dei loghi e le pinze freno che caratterizzano l’esterno. Nell’abitacolo invece è ben più presente la firma dorata nei rivestimenti della plancia, e del resto dei pellami.
Sotto il cofano, invece, non cambia nulla. E probabilmente è proprio ciò che gli appassionati speravano. La Giulia Quadrifoglio Oro mantiene infatti la stessa base tecnica della versione tradizionale, con il celebre motore V6 biturbo da 2,9 litri capace di erogare 520 CV. Un’unità sviluppata con soluzioni tecniche derivate dal mondo Ferrari, che ha contribuito in modo decisivo al successo della berlina sportiva italiana.
Trazione posteriore, sterzo diretto e distribuzione dei pesi quasi perfetta rendono la dinamica di guida vicina a quella di una supercar, orchestrando il tutto grazie a un assetto incredibilmente preciso. Numeri alla mano, la berlina del Biscione resta una delle proposte più emozionanti del segmento: lo scatto da 0 a 100 km/h si ferma ad appena 3,9 secondi, mentre la velocità massima supera i 300 km/h nella configurazione più estrema.
Con la Quadrifoglio Oro, Alfa Romeo non introduce una rivoluzione tecnica, ma lancia un messaggio simbolico molto chiaro. La Giulia continua a essere uno dei modelli più rappresentativi del marchio, che meglio racconta la filosofia di auto del Biscione e questa edizione speciale dimostra l’intenzione dimantenere vivo il legame con i suoi mercati più importanti.
In Germania, patria delle grandi berline sportive, la Giulia è riuscita negli anni a ritagliarsi uno spazio importante tra rivali storiche. La Quadrifoglio Oro diventa quindi una sorta di tributo a quei clienti che hanno scelto l’alternativa italiana, apprezzandone carattere, stile e sopratutto piacere di guida. Un modo elegante per celebrare il passato e, allo stesso tempo, ricordare che l’anima sportiva di Alfa Romeo continua a vivere anche nelle sue interpretazioni più esclusive.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 06:30:56 +0000