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News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Il 29 luglio 2026 la circolazione stradale in Italia presenta situazioni di traffico intense e alcuni incidenti che stanno causando rallentamenti e code in punti chiave delle autostrade. Tra gli eventi più significativi, si segnala una coda di 1 km tra Ancona sud e Ancona Nord sull’A14 per un incidente, e code in uscita a Modena Nord sull’A1 sempre per incidente. Successivamente andremo a dettagliare tutte le criticità presenti nelle principali tratte.

A1 Milano-Napoli



19:12 – A1 MILANO-NAPOLI
Coda in uscita a Modena Nord per incidente
Direzione in entrambe le direzioni
Zona interessata: uscita Modena Nord.



19:14 – A1 MILANO-NAPOLI
Mancanza di metano area di servizio S. Martino est
Direzione Milano
L’area di servizio S. Martino est è sprovvista di metano.

A13 Bologna-Padova



20:00 – A13 BOLOGNA-PADOVA
Coda per safety car con scorta veicoli tra Rovigo Sud – Villamarzana e Occhiobello
Direzione Padova
Traffico intenso per una lunghezza di 3 km dal km 56.0 al km 53.0.

A14 Bologna-Taranto



19:51 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Coda di 1 km tra Ancona sud e Ancona Nord per incidente
Direzione Bologna
La coda si estende dal km 222.0 al km 225.0 sulla carreggiata verso Bologna.

A24 Roma-Teramo



19:48 – A24 ROMA-TERAMO
Coda di 1 km tra Portonaccio e Via Togliatti per incidente
Direzione G.R.A.
Traffico intenso per una lunghezza di 1 km dal km 4.0 al km 5.0.



18:36 – Complanare TPU SX
Code a tratti tra Inizio Complanare e Bivio Complanare / GRA per traffico intenso
Direzione G.R.A.
La tratta interessata va dal chilometro 0.0 al chilometro 2.2 per una lunghezza di 2.2 km.

A56 Tangenziale di Napoli



19:03 – A56 TANGENZIALE DI NAPOLI
Coda tra Secondigliano-Aeroporto e Corso Malta per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
La coda copre una lunghezza di 1.2 km tra i km 18.8 e 20.0.

Traforo del Monte Bianco (TR1)



19:45 – TRAFORO DEL MONTE BIANCO
Coda in corrispondenza Piazzale Italiano verso Chamonix. Attesa prevista 15 minuti.
Direzione Chamonix



18:24 – TRAFORO DEL MONTE BIANCO
Coda in corrispondenza Piazzale Francese verso Courmayeur. Attesa prevista 45 minuti.
Direzione Courmayeur

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 18:08:00 +0000
News n. 2
Auto diesel, netto calo delle immatricolazioni nel primo semestre del 2026 in Europa

I dati sulle immatricolazioni in Europa nel corso del primo semestre 2026 hanno confermato quanto già era emerso negli ultimi anni. Il calo delle auto diesel continua, con questa particolare alimentazione che sta “passando il testimone” alle tecnologie di elettrificazione e, in particolare, alle elettriche e alle ibride plug-in che, invece, crescono a ritmo elevato. Andiamo ad analizzare l’andamento del settore con particolare riferimento alle auto diesel considerando i numeri forniti da ACEA.

Un netto calo

Prima di entrare nei dettagli relativi all’andamento delle auto diesel, ricordiamo che il mercato auto europeo ha chiuso un primo semestre molto positivo, con immatricolazioni in crescita rispetto ai dati dello stesso periodo dello scorso anno, grazie anche al contributo dell’Italia, cresciuta più del mercato europeo.

Per quanto riguarda le auto diesel, invece, le immatricolazioni sono in netto calo, con un totale di 439 mila in Ue, per una flessione del 16,5% rispetto allo scorso anno, e di 467 mila in tutta Europa (Paesi EFTA e Regno Unito inclusi), con un calo del 17%. I numeri parlano chiaro anche perché, nel frattempo, ibride ed elettriche crescono in doppia cifra.

I dati in Italia

Le auto diesel sono sempre meno diffuse anche in Italia, storicamente un mercato molto forte e oggi secondo Paese europeo per volumi di vendita complessivi delle vetture alimentate a gasolio. Nel corso del primo semestre del 2026, questa categoria di auto ha registrato un totale di 64 mila unità immatricolate, con un calo di oltre 20 mila esemplari rispetto allo scorso anno. In termini percentuali, si tratta di una riduzione delle vetture distribuite sul mercato pari a -25,5%, valore che rappresenta il calo più marcato tra le vetture non elettrificate.

Ricordiamo che per gli automobilisti italiani che hanno scelto una vettura a gasolio è stato appena ripristinato il taglio alle accise che dovrebbe avere un impatto positivo sul costo del rifornimento.

Risultati negativi anche in altri Paesi

Non c’è solo l’Italia a mostrare un evidente rallentamento delle auto diesel. Tra i big market, infatti, si registra un -8,6% per la Germania, che rappresenta sempre il primo mercato delle vetture a gasolio per volumi di vendita (con oltre 193 mila unità). Da segnalare anche i dati molto negativi registrati nel Regno Unito, con una flessione pari al 24,4% e un totale di circa 20 mila nuovi veicoli immessi sul mercato.

Le cose vanno male anche in Francia, dove si registra un netto -46,6%, per  un volume complessivo di poco più di 22 mila immatricolazioni, che lascia poco spazio alle interpretazioni. Calo significativo anche in Spagna, con circa 23 mila vetture distribuite a fronte di una riduzione percentuale pari a -30,7% su base annua. I dati del primo semestre sono chiari e confermano il trend di questa categoria di vetture.

Alcuni mercati più piccoli vanno controcorrente.  È il caso della Bulgaria, che fa segnare un +11,6%, della Repubblica Ceca, che chiude il semestre con un +7,8%, e della Danimarca, dove le vetture diesel fanno segnare un +3%. Si tratta, però, di casi isolati che non incidono più di tanto sui risultati complessivi del mercato europeo.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 14:30:49 +0000
News n. 3
Audi Q9, la nuova ammiraglia SUV è pronta per l’Italia con caratteristiche e prezzi al top

Audi rinnova la gamma SUV con il nuovo modello più imponente mai realizzato dalla Casa dei Quattro Anelli: si tratta della nuova Audi Q9, top di gamma caratterizzato da una lunghezza di ben 5,3 metri e che punta a un mix unico tra abitabilità, comfort e digitalizzazione.

Il debutto nelle concessionarie non è lontano, mentre il prezzo, che parte da 116.900 euro, rispecchia le caratteristiche del SUV che, come sottolineato dalla stessa azienda, punta a offrire una nuova “esperienza high-end“. Andiamo a scoprire tutti i dettagli in merito.

Un SUV per clienti esigenti

Audi Q9 è la nuova ammiraglia SUV della Casa. La vettura sarà disponibile in due configurazioni, una con 6 posti e una con 7 posti, e potrà contare su una dotazione di livello assoluto per conquistare anche i clienti più esigenti.

Al lancio, il nuovo SUV tedesco sarà disponibile con il motore V6 3.0 TDI, dotato di un sistema Mild Hybrid. A disposizione della clientela ci saranno due varianti, una da 245 CV e 500 Nm e una da 299 CV e 630 Nm. Audi definisce questo motore, dotato di powertrain generator, compressore elettrico e turbocompressore, come lo stato dell’arte della propulsione diesel. In futuro, la gamma si arricchirà anche con motori TFSI e plug-in hybrid.

La vettura si presenta con la sua imponenza, le dimensioni prevedono una lunghezza di 5,3 metri e un passo di 3,14 metri, un valore superiore di 14 centimetri rispetto alla nuova Audi Q7, con la terza fila di sedili che offre ampio spazio anche per due adulti. Tra le caratteristiche troviamo le porte automatiche a gestione elettrica, attivabili anche tramite app, che offrono un angolo di apertura di 90°. La capienza del bagagliaio arriva fino a 850 litri, con la versione a sette posti.

All’esterno troviamo un design muscolare e sportivo, con un frontale dominato dall’ampio single frame, un sistema di illuminazione a LED e gruppi ottici posteriori OLED 3.0 curvi, che rappresentano una prima mondiale. Sono disponibili anche i proiettori Matrix LED che confermano la grande attenzione di Audi per l’illuminotecnica, elemento che rientra nel DNA dell’azienda.

La dotazione di sicurezza è ricchissima, con un’ampia varietà e disponibilità di ADAS di ultima generazione. Tra gli elementi presenti troviamo la stabilizzazione attiva del rimorchio, l’assistenza alle manovre in presenza di un traino, l’assistente adattivo alla guida evoluto che supporta il conducente regolando automaticamente la distanza dal veicolo.

Dal punto di vista software, invece, troviamo il sistema operativo Android Automotive OS e la possibilità di sfruttare l’integrazione con l’intelligenza artificiale di ChatGPT. L’abitacolo include l’Audi virtual cockpit plus da 12,3 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, per l’accesso al sistema MMI, oltre a un display dedicato al passeggero, da 12,3 pollici, incluso nella dotazione di serie. A richiesta c’è anche la dashcam che può registrare video in 4K, riprendendo quanto accade davanti al veicolo.

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Prezzi e disponibilità

La nuova Audi Q9 è attesa nelle concessionarie italiane nel corso del quarto trimestre del 2026. Per i clienti sarà possibile scegliere tra gli allestimenti Business Advanced, S line e Identity. Il listino prezzi parte da 116.900 euro per la versione con motore 3.0 TDI da 245 CV e da 119.600 euro per quella con motore 3.0 TDI da 299 CV.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 14:00:21 +0000
News n. 4
Il nuovo autovelox sulla Paullese è implacabile, arrivano 450 multe al giorno

Nelle scorse settimane, lungo la Strada Statale 415, nota anche come la Paullese, che collega Milano a Cremona, è stato installato un dispositivo autovelox che si è rivelato essere uno dei più efficaci in Italia, almeno per quanto riguarda il rilevamento delle infrazioni.

In questo primo periodo di attività, infatti, ha generato una media di circa 450 verbali al giorno a causa delle frequenti violazioni dei limiti di velocità in quel tratto di strada. Andiamo ad analizzare le prime informazioni legate al nuovo sistema installato lungo la Paullese e in funzione da poco più di due mesi.

Dove si trova

Il nuovo autovelox è stato installato all’altezza dello svincolo di Spino Est (al chilometro 19+6 in direzione Cremona e al chilometro 20+3 in direzione Milano), in un tratto della Strada Statale in cui si registravano periodici superamenti dei limiti di velocità previsti. Probabilmente, però, nessuno si aspettava che il sistema di rilevamento della velocità diventasse così efficace e “produttivoâ€.

L’elevato traffico veicolare e l’abitudine di molti automobilisti a superare il limite di velocità, anche di pochi chilometri all’ora ma comunque troppo diffusa e pericolosa, stanno tenendo molto impegnato l’autovelox. Ricordiamo che una recente indagine ha confermato che la tendenza a oltrepassare i limiti durante la guida è molto frequente tra i giovani con tutti gli effetti negativi sulla sicurezza, che non c’è bisogno di elencare perché noti alle cronache.

Numeri da record

A fare i conti in tasca all’autovelox installato lungo la Paullese è stato Il Giorno, che ha pubblicato il bilancio delle prime settimane di attività. Il sistema, uno degli autovelox che possono fare multe valide come previsto dal recente decreto, è entrato in azione lo scorso 30 aprile. I primi dati sul funzionamento sono aggiornati al 9 luglio e coprono, quindi, 10 settimane di funzionamento.

Complessivamente, l’autovelox ha rilevato 31.896 casi di eccesso di velocità, con superamento dei limiti previsti nel tratto di strada monitorato (considerando entrambe le direzioni). Circa i due terzi delle violazioni riguardano un eccesso di velocità inferiore ai 10 km/h. Da segnalare, però, che sono stati registrati ben 85 casi di superamento del limite di velocità di oltre 60 km/h.

Calcolatrice alla mano, è possibile stimare una media giornaliera dei verbali emessi grazie a questo dispositivo che risulta essere pari a circa 450 multe ogni giorno, circa una ogni tre minuti. Si tratta di numeri che certificano le frequenti violazioni che si registrano lungo la Statale.

Il gran numero di verbali si traduce anche in un incasso significativo: sommando le sanzioni elevate nel corso del primo periodo di attività dell’autovelox, infatti, si arriva a un importo complessivo che supera i 3 milioni di euro. Ogni giorno, quindi, vengono emesse multe per un totale di 44 mila euro.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un’interessante classifica in merito al superamento dei limiti di velocità con la graduatoria dei Comuni che incassano di più grazie alle multe legate al superamento dei limiti da parte degli automobilisti. Le grandi città, chiaramente, conquistano le prime posizioni, ma le sorprese non mancano, con diverse piccole realtà che riescono a registrare incassi davvero importanti.

Purtroppo il problema della velocità al volante non si placa nemmeno con tutti i controlli esistenti nel nostro Paese, anche se gli autovelox servono per limitare i gravi eccessi, o almeno, al momento così sembra.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 13:15:11 +0000
News n. 5
WEC, Monza per il gran finale: il Mondiale Endurance torna nel Tempio della Velocità

Monza ottiene il gran finale del WEC in un momento in cui il motorsport mondiale è costretto ancora una volta a fare i conti con una realtà che va ben oltre il perimetro di un circuito. Il FIA World Endurance Championship 2026, infatti, chiuderà la propria stagione in Italia. Sarà l’Autodromo Nazionale di Monza a ospitare l’ultima gara del campionato, la 6 Ore di Monza, nel weekend dal 6 all’8 novembre. La gara conclusiva è in programma domenica 8 novembre e decreterà i campioni del mondo delle categorie Hypercar e LMGT3.

La decisione della FIA e del FIA WEC ridisegna quindi il finale di stagione. Le ultime due gare, inizialmente previste in Qatar e Bahrain, sono state cancellate e sostituite da due appuntamenti europei, la prima 6 Ore di Barcellona, in programma dal 16 al 18 ottobre, e la 6 Ore di Monza, che chiuderà il campionato.

Una scelta determinata dalle criticità in Medio Oriente e dalle conseguenti difficoltà legate alla logistica, al trasporto dei materiali e agli spostamenti di squadre, piloti e personale. La FIA ha indicato esplicitamente la sicurezza della propria comunità sportiva come priorità, mentre il WEC e l’Automobile Club de l’Ouest hanno confermato l’intenzione di tornare in Qatar e Bahrain nel 2027.

Monza decreterà i campioni del mondo

Per Monza, quella che nasce da una necessità organizzativa diventa una straordinaria occasione. Il Tempio della Velocità non ospiterà soltanto una delle otto gare del calendario 2026, sarà il luogo in cui calerà il sipario sulla stagione mondiale dell’Endurance. In una gara di sei ore ogni curva, ogni pit stop e ogni scelta strategica possono diventare decisivi, ma quando in palio c’è un titolo mondiale il peso di ogni dettaglio aumenta ancora.

La storia, del resto, aveva già preparato il terreno. Monza e le gare di durata hanno un rapporto che affonda le radici in oltre sessant’anni di motorsport internazionale. Sul circuito brianzolo hanno corso alcune delle più importanti vetture e alcuni dei più grandi protagonisti della storia dell’endurance. Il Mondiale Sport Prototipi ha visto il tracciato come uno dei propri palcoscenici, con nomi leggendari come John Surtees, Mario Andretti e Jacky Ickx a scrivere pagine memorabili.

Il WEC moderno era poi tornato a Monza dal 2021 al 2023, per tre edizioni consecutive. In quel periodo il circuito ha regalato successi a Toyota e Alpine, prima di uscire dal calendario. Ora il ritorno avrà un sapore completamente diverso, non sarà un semplice “bentornato”, ma una promozione sul palcoscenico più importante, quello della gara che assegna i titoli.

I motivi della scelta

Monza racconta anche qualcosa della crescita dell’endurance contemporaneo. Il FIA WEC vive infatti una fase di forte espansione, alimentata dalla presenza di grandi Costruttori e dalla spettacolarità della classe Hypercar.

Ferrari, Toyota, Cadillac, BMW, Alpine e gli altri marchi impegnati nella categoria regina hanno trasformato il campionato in una sfida tecnologica e sportiva globale. E Monza, con i suoi rettilinei e le sue frenate violente, è uno dei circuiti capaci di mettere a nudo le caratteristiche delle vetture. Qui la velocità non è un semplice ingrediente dello spettacolo, è parte dell’identità del circuito.

Le Hypercar arriveranno lanciate verso la prima variante, affronteranno le chicane, attraverseranno le curve di Lesmo e poi si tufferanno nella parte finale del tracciato, prima di tornare sul lunghissimo rettilineo dei box. In sei ore, però, non basterà essere veloci.

Serviranno affidabilità, gestione degli pneumatici, strategia e freddezza. Il WEC è una maratona che si corre a ritmo di sprint, e il finale di Monza potrebbe diventare una partita a scacchi ad altissima velocità. La gara conclusiva potrebbe rappresentare l’ultimo atto di una stagione già decisa, oppure trasformarsi in una sfida mondiale sul filo dei secondi. Nel secondo caso, Monza avrebbe tutti gli ingredienti per entrare definitivamente nella storia recente del WEC.

Anche la collocazione temporale aggiunge un elemento di fascino. Novembre, a Monza, significa condizioni atmosferiche potenzialmente imprevedibili e giornate più corte. La luce, la temperatura dell’asfalto e il comportamento delle gomme potrebbero diventare variabili importanti.

Non siamo davanti alla classica gara estiva del WEC, il finale brianzolo arriverà nel cuore dell’autunno e potrebbe regalare uno scenario completamente diverso rispetto alle precedenti apparizioni del campionato.

I commenti

Frederic Lequien, CEO FIA WEC, ha dichiarato: “Abbiamo monitorato da vicino gli sviluppi in Medio Oriente negli ultimi mesi. Sfortunatamente la situazione attuale ci obbliga a passare a un piano alternativo. Vorrei ringraziare di cuore Qatar e Bahrain per la loro comprensione in questi tempi. Sono eventi estremamente importanti e consolidati in FIA WEC, e rimarranno tali per molti anni a venire“.

Sulla stessa lunghezza d’onda Mohammed Ben Sulayem, Presidente FIA: “A causa della situazione in corso, la sicurezza dei nostri team, colleghi e appassionati di motorsport rimane la nostra massima priorità. Queste non sono mai decisioni facili, ma proteggere il benessere della nostra comunità motoristica verrà sempre prima di tutto. Non vediamo l’ora di tornare quando le circostanze lo permetteranno“.

Geronimo La Russa, Presidente ACI, ha commentato così l’annuncio: “Un nuovo prestigioso riconoscimento per l’automobilismo italiano. Un appuntamento che valorizza ulteriormente un circuito unico per storia, tradizione e contenuti tecnici, capace di esaltare piloti e team, e di coinvolgere il pubblico con emozioni straordinarie. Un risultato che rafforza il ruolo dell’Italia sulla scena automobilistica internazionale e premia la professionalità e la passione di tutti coloro il cui impegno rende possibile la realizzazione dei grandi eventi motoristici nel nostro Paese“.

Italia protagonista dell’Endurance

C’è un altro dettaglio che rende l’appuntamento particolarmente interessante per il pubblico italiano. Il 2026 vedrà infatti l’Italia protagonista in due rounds del calendario. La stagione era stata programmata con la 6 Ore di Imola ad aprile e, dopo la modifica del calendario, si concluderà proprio a Monza. L’Italia diventa così uno dei punti di riferimento europei del Mondiale Endurance, con due circuiti profondamente diversi ma entrambi capaci di raccontare la storia del motorsport.

L’attesa, intanto, è già iniziata e l’Autodromo Nazionale Monza ha aperto la vendita dei biglietti per la 6 Ore, proponendo anche tariffe Early Bird. L’ingresso generale in prevendita parte da 22 euro, mentre sono previste diverse formule per assistere alle prove del venerdì, alle qualifiche e alla Hyperpole del sabato e alla gara della domenica. Sono inoltre disponibili opzioni per il paddock, il Pit Walk e pacchetti hospitality. I bambini fino a sei anni possono entrare gratuitamente, mentre sono previste riduzioni per altre fasce d’età.

Il potere di adattarsi del motorsport

La sfida è lanciata, il WEC cercava una soluzione per un finale di stagione diventato improvvisamente complicato e ha trovato due nuovi palcoscenici europei. Barcellona vivrà la prima assoluta del Mondiale Endurance, mentre Monza riabbraccerà la serie con un ruolo ancora più prestigioso.

Il Tempio della Velocità torna così al centro della scena internazionale e stavolta con una responsabilità in più, quella di incoronare i campioni del mondo. È una storia che parte dalla geopolitica, passa per la logistica e arriva fino all’asfalto. Una storia che dimostra, ancora una volta, come il motorsport sappia adattarsi alle circostanze senza perdere la propria identità.

Il WEC avrebbe voluto chiudere la stagione in Medio Oriente, ma sarà l’Europa a raccogliere il testimone. In Italia, tra le curve e i rettilinei di Monza, si scoprirà chi avrà avuto la resistenza necessaria per arrivare fino in fondo. Perché sei ore, in fondo, possono sembrare poche rispetto alla 24 Ore di Le Mans. Ma quando c’è un Mondiale da conquistare, possono diventare un’eternità.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 12:57:02 +0000
News n. 6
Moto Guzzi inaugura il nuovo stabilimento produttivo alle Giornate Mondiali 2026

Mandello del Lario – dal 3 al 6 settembre – ospiterà l’edizione 2026 delle Giornate Mondiali Moto Guzzi, appuntamento che quest’anno coincide con l’apertura del nuovo stabilimento produttivo e del rinnovato museo del costruttore italiano.

La manifestazione richiamerà motociclisti provenienti da diversi Paesi, con un programma distribuito nell’arco di quattro giorni e aperto anche al pubblico. Accanto alle attività dedicate alla comunità di appassionati, l’iniziativa offrirà l’occasione per visitare gli spazi dell’azienda, che saranno accessibili gratuitamente previa registrazione online.

Una storia lunga 105 anni

Le Giornate Mondiali Moto Guzzi 2026 coincideranno con il 105esimo anniversario dell’azienda, fondata da Carlo Guzzi e Giorgio Parodi. Nel corso di oltre un secolo, il marchio ha attraversato diverse fasi della storia motociclistica italiana, legando il proprio nome a modelli come Normale, Airone, Falcone, V7 e Le Mans.

Tra gli elementi più riconoscibili della produzione figura il bicilindrico trasversale a V di 90 gradi, soluzione tecnica adottata su numerosi modelli e ancora oggi associata all’identità del costruttore. Il nuovo intervento industriale si inserisce quindi in un percorso che unisce continuità produttiva e aggiornamento tecnologico.

Moto Guzzi è l’unico grande costruttore europeo che continua a produrre ininterrottamente nella sede d’origine dal 1921. La riorganizzazione del complesso punta a conservare questo legame, adeguando al tempo stesso gli spazi alle esigenze produttive contemporanee.

Lavori di ammodernamento ed evoluzione tecnologica

Il nuovo stabilimento sarà dotato di impianti rinnovati, inseriti all’interno del perimetro originario della fabbrica. La produzione resterà quindi nella sede storica, mentre gli ambienti saranno ripensati per rispondere alle necessità industriali contemporanee.

Moto Guzzi inaugura il nuovo stabilimento a Mandello
Ufficio Stampa Gruppo Piaggio
Le Giornate Mondiali Moto Guzzi 2026 celebrano i 105 anni del marchio con l’apertura del nuovo sito

Una parte del complesso sarà occupata dal rinnovato Museo Moto Guzzi, dedicato alla storia del marchio, all’evoluzione tecnica, al design e ai successi sportivi che hanno contribuito a costruirne l’identità. Il percorso espositivo sarà rivolto sia agli appassionati sia ai visitatori interessati alla cultura industriale e motociclistica.

Accanto al museo troveranno posto il Motoplex Store, una caffetteria e aree destinate a workshop, incontri ed eventi. Durante la manifestazione gli spazi saranno visitabili gratuitamente, previa registrazione sul sito ufficiale delle Giornate Mondiali Moto Guzzi.

Una lunga parata in programma

Uno degli appuntamenti principali delle Giornate Mondiali Moto Guzzi 2026 sarà la parata prevista nella mattinata di sabato. Il corteo partirà da Lecco e raggiungerà la sede del marchio, coinvolgendo numerosi motociclisti lungo il percorso.

Il programma comprenderà inoltre momenti musicali con Virgin Radio, attività di intrattenimento e test ride gratuiti della gamma Moto Guzzi. Saranno presenti anche un’area street food e diverse iniziative aperte al pubblico, distribuite nei quattro giorni dell’evento.

La storia dello stabilimento

Lo stabilimento Moto Guzzi nasce a Mandello del Lario nel 1921, mentre la società viene costituita con sede legale a Genova. La produzione cresce rapidamente: nel 1925 la fabbrica conta oltre 300 lavoratori e realizza circa 1.200 motociclette, mentre nel 1934 Moto Guzzi diventa il principale produttore italiano del settore.

Il sito assume anche un ruolo centrale nello sviluppo tecnico del marchio. Nel 1950 viene costruita una galleria del vento in scala reale dedicata alle motociclette, indicata come la prima realizzata da un costruttore del settore. L’impianto permette di studiare l’aerodinamica dei modelli stradali e da competizione, contribuendo allo sviluppo di carenature sempre più estese.

All’interno della fabbrica operano inoltre progettisti e tecnici impegnati nella sperimentazione di nuove soluzioni. Tra queste figurano il telaio elastico con sospensione posteriore, provato alla fine degli anni Venti, e la Moto Guzzi Otto Cilindri del 1955, uno dei progetti più complessi sviluppati per le competizioni.

Lo stabilimento ha continuato ad aggiornarsi anche nelle fasi più recenti. Nel 2006 è stata inaugurata una nuova linea di assemblaggio dei motori, affiancata l’anno successivo da un secondo impianto.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 12:50:23 +0000
News n. 7
Rottamazione auto: procedura, documenti, costi

Dopo tanti anni di duro lavoro e di fedele servizio, potrebbe essere arrivato il momento di salutare la nostra amata quattroruote e di pensare a una nuova vettura per la mobilità di ogni giorno e per affrontare i viaggi più lunghi. Per la scelta del prossimo mezzo abbiamo a disposizione una gamma quasi infinita di modelli, con diverse alimentazioni, ma cosa fare quello precedente?

Se l’auto non è più utilizzabile o non conviene ripararla, la rottamazione rappresenta la soluzione più semplice e sicura, informandosi con attenzione su procedura, documenti e costi da sostenere. Attenzione poi all’abbandono del mezzo da rottamare: si rischiano sanzioni anche molto pesanti.

Cos’è la rottamazione auto

Per rottamazione dell’auto si intende la radiazione della vettura dal PRA, il Pubblico Registro Automobilistico, e la sua demolizione presso un centro autodemolizioni autorizzato.

La procedura di demolizione e radiazione dal PRA è disciplinata dal DPR n. 358/2000 e dalle successive disposizioni del Codice della Strada: mediante l’istituzione dello Sportello Telematico dell’Automobilista e della procedura digitale, la gestione delle pratiche amministrative è stata notevolmente semplificata.

La rottamazione della vecchia automobile è un requisito obbligatorio per chi vuole richiedere gli incentivi statali, stanziati per l’acquisto di una vettura più ecologica, con la finalità di ridurre la circolazione dei veicoli con le classi ambientali più inquinanti. Oggi sembra poter servire anche per accedere al noleggio sociale.

La procedura da seguire

La procedura deve seguire un percorso preciso, a partire dal possesso e dalla presentazione dei documenti necessari. Di fondamentale importanza poi, il rilascio del certificato di rottamazione da parte dell’autodemolitore, che comprova l’effettiva e corretta conclusione della procedura.

Dal momento della radiazione dal PRA, il veicolo non è più soggetto al pagamento del bollo ed è possibile anche richiedere la cessazione del contratto assicurativo o il trasferimento della polizza su un altra vettura.

I documenti necessari

Prima di procedere con la rottamazione, occorre essere in possesso dei seguenti documenti:

  • il libretto di circolazione;
  • il certificato di proprietà;
  • le targhe, sia anteriore che posteriore;
  • i documenti dell’intestatario della vettura, ovvero fotocopia della carta d’identità, patente di guida e codice fiscale in corso di validità.

In caso la persona che consegna la vettura sia diversa da quella proprietaria, occorre presentare anche una delega con la firma dell’intestatario, oltre alle fotocopie dei suoi documenti.

Una volta in possesso dei documenti, occorre procedere con i passaggi previsti per il completamento della procedura:

  • la consegna della vettura presso il centro di demolizione autorizzato o il concessionario;
  • la consegna dei documenti necessari;
  • la sottoscrizione di un modulo di consegna del veicolo e della documentazione corrispondente;
  • la cancellazione dal PRA da parte del centro o del concessionario, entro 30 giorni dalla ricezione della vettura presentando la richiesta di “cessazione della circolazione per demolizioneâ€;
  • il rilascio del certificato di rottamazione della vettura.

Conclusa la procedura, la vettura non potrà più essere messa in circolazione, non sarà più soggetta all’obbligo del pagamento del bollo e non sarà più assicurabile. Per disdire completamente l’assicurazione si deve presentare il certificato di rottamazione alla compagnia assicurativa.

Il certificato di rottamazione

Il certificato di rottamazione è il documento fondamentale che solleva il proprietario dall’obbligo del pagamento del bollo e dell’assicurazione, oltre a provare l’effettiva conclusione della circolazione della vettura e sollevare il proprietario da responsabilità legali e fiscali collegate al mezzo.

Queste le informazioni contenute nel certificato valido e completo:

  • i dati relativi all’ex proprietario del veicolo (nome, cognome, documenti presentati);
  • i dati relativi al veicolo rottamato;
  • il numero di identificazione della procedura;
  • il timbro del centro di autodemolizioni.

Questo certificato deve essere conservato con cura per un periodo minimo di dieci anni, in modo da poter essere presentato in caso di eventuali contestazioni future che potrebbero derivare da possibili disguidi burocratici o da errori informatici.

I costi di rottamazione

I costi per la rottamazione sono influenzati da diversi fattori e composti da una parte di costi fissi e una di costi variabili.

Generalmente la spesa totale per la rottamazione di un’auto è compresa tra gli 80 e i 200 euro circa e su questa cifra possono incidere i costi da sostenere per l’uso del carroattrezzi o, al contrario, essere più contenuti in caso di promozioni, ad esempio da parte del centro di raccolta, o se si decide di accedere agli eventuali incentivi disponibili per la rottamazione.

I costi fissi

Nello specifico, i costi fissi prevedono:

  • gli emolumenti ACI, ovvero i diritti di segreteria e le spese fisse per la gestione della pratica, per circa 13,50 euro;
  • l’imposta di bollo di 32 euro se si utilizza il Certificato di Proprietà, che diventa di 48 euro presentando il modello NP3C (necessario per la denuncia di smarrimento del Certificato di Proprietà);
  • la richiesta di cancellazione dal PRA per l’importo di 36,38 euro, che sale a 51,30 euro per le auto dotate di foglio complementare;
  • la visura PRA di 7,10 euro da considerare per l’eventuale consultazione del registro in caso sia necessaria una verifica della situazione giuridica del veicolo.

I costi variabili

A questi costi occorre aggiungere quelli previsti dall’autodemolitore per la gestione burocratica della pratica e la demolizione della vettura. L’importo può variare tra i 30 e i 100 euro e va tenuto in considerazione anche il possibile utilizzo del carroattrezzi per il trasporto, in caso il mezzo non sia marciante.

All’importo potrebbe sommarsi anche il costo necessario per lo smaltimento di rifiuti speciali, che richiedono delle procedure specifiche e il rispetto di determinate norme di sicurezza e antinquinamento.

Novità 2026: rottamazione auto sottoposte a fermo amministrativo

Una considerazione a parte va effettuata per il caso delle auto fuori uso e sottoposte a fermo amministrativo. Se, fino a poco tempo, fa queste vetture erano considerate “congelate†in una specie di limbo perché non potevano circolare, ritenute non più idonee o riparabili, ma erano comunque soggette al pagamento del bollo e, in alcuni casi, anche dell’assicurazione, a partire dal mese di febbraio questa situazione è stata finalmente risolta.

La legge n. 14 del 26 gennaio 2026, in vigore dal 20 febbraio, ha permesso infatti la rottamazione anche per questi mezzi, coinvolgendo circa 4 milioni di vetture, molte ormai ridotte a carcasse abbandonate con rischi ambientali e situazioni di degrado paesaggistico, consentendo quindi la loro rimozione e la radiazione dal registro pubblico.

Come risparmiare

Esiste allora un modo per risparmiare o per annullare i costi della rottamazione? I casi possono essere due: si può utilizzare la vecchia vettura per accedere agli incentivi statali per l’acquisto di un’auto nuova oppure si può decidere di venderla a una ditta di autodemolizione per il recupero delle componenti.

Con l’applicazione degli incentivi statali per la rottamazione, quando previsti, i costi per la procedura vengono assorbiti dal concessionario e si può beneficiare di importanti agevolazioni economiche, con sconti considerevoli, per la sostituzione con un modello più ecologico. Per poter accedere a questi fondi pubblici, quando stanziati dal Governo, la vettura da rottamare dovrà però soddisfare specifici requisiti.

In alternativa alla rottamazione, la vettura può essere anche venduta per il recupero dei componenti presso un autodemolitore: si occuperà lui dell’intera procedura e dello smontaggio delle parti di ricambio per la loro rivendita, utili per le riparazioni o il restauro di altre auto.

Le sanzioni previste per i veicoli abbandonati e non rottamati

La rottamazione di un veicolo molto vecchio è obbligatoria? La rottamazione non è obbligatoria ma anche in questo caso occorre attenersi a quanto previsto dal Codice della Strada. Non è infatti possibile abbandonare un veicolo non assicurato e non utilizzato sulle strade pubbliche e, fatto ancora più grave, effettuare la demolizione senza rivolgersi a un centro autorizzato.

La sanzione amministrativa prevista in caso di abbandono di veicoli di categoria M1, N1 e dei tricicli a motore è piuttosto gravosa e va da 1.000 fino a 5.000 euro.

Il D.M. 460/99 definisce quando si verifica lo “stato di abbandono” del veicolo e stabilisce le caratteristiche che determinano questa condizione:

  • la mancanza delle targhe o del contrassegno di circolazione, senza che sia stata effettuata la denuncia di furto;
  • la mancanza di componenti della vettura e la cattiva conservazione del mezzo, senza che sia stata effettuata la denuncia di furto;
  • la sosta, sia in maniera regolare che irregolare, per lungo tempo sul suolo pubblico.

Nei casi più gravi il veicolo potrebbe anche essere sottoposto a sequestro. Affidarsi sempre a un centro di demolizione autorizzato è quindi l’unico modo per concludere correttamente la procedura, evitare responsabilità future e ottenere la radiazione definitiva del veicolo dal PRA.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 12:00:13 +0000
News n. 8
Bollo auto, Tajani rilancia l’abolizione: ma servono 7,48 miliardi l’anno

Il dibattito sulla pressione fiscale in Italia si arricchisce di un nuovo, ambizioso capitolo che tocca direttamente le tasche di milioni di automobilisti e motociclisti. A riaccendere i riflettori su una delle tasse più invise ai cittadini è stato Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Affari Esteri, il quale ha recentemente delineato una strategia economica basata su una drastica riduzione dei prelievi.

Attraverso un messaggio diffuso sui propri canali social, Tajani ha lanciato lo slogan “meno tasse, meno tasse, meno tasse“, inserendo l’abolizione del bollo su auto e moto in un pacchetto di riforme più ampio che comprende anche l’abbattimento della tassazione sulle tredicesime e la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 60.000 euro.

La realtà dei numeri

Tuttavia, la proposta di cancellare il bollo auto si scontra immediatamente con una realtà finanziaria imponente. Secondo le stime Anfia, la tassa di proprietà non è un balzello marginale: ogni anno gli automobilisti versano complessivamente nelle casse degli enti locali circa 7,48 miliardi di euro. Questa cifra rappresenta il 9% dell’intero carico fiscale che grava sul settore della motorizzazione in Italia.

L’importanza di queste risorse emerge chiaramente se si analizza la loro destinazione finale: il gettito viene infatti incamerato dalle Regioni di residenza per finanziare servizi essenziali. Si parla di fondi vitali per la gestione della mobilità, il sostentamento del trasporto pubblico e la manutenzione ordinaria e straordinaria delle reti stradali.

Per molte amministrazioni regionali, già costrette a gestire equilibri di bilancio precari, la scomparsa improvvisa di questi introiti rappresenterebbe una vera e propria “batosta” economica, rendendo indispensabile un intervento del governo centrale per individuare soluzioni alternative ed evitare il collasso dei conti locali.

Un “déjà-vu” della politica italiana

Quella di Tajani non è un’idea isolata, ma si inserisce in una lunga tradizione di promesse elettorali che hanno attraversato l’ultimo ventennio senza mai concretizzarsi. Già nell’aprile del 2008 Silvio Berlusconi aveva anticipato l’intenzione di abolire gradualmente il bollo, tornando poi alla carica con proposte simili nel 2012 (focalizzandosi sulla prima auto) e nel 2017.

Anche sul fronte opposto, nel 2016, l’allora premier Matteo Renzi aveva manifestato la volontà di cancellare la tassa automobilistica entro la fine della legislatura. Nonostante l’alternanza dei governi e delle aree politiche, il risultato è rimasto invariato: il bollo è ancora al suo posto.

Il motivo di questo stallo è sempre lo stesso: il deficit pubblico. Ogni tentativo di riforma deve fare i conti con i parametri di gestione sostenibile richiesti dall’Unione Europea e con la necessità di trovare coperture reali e strutturali.

Il rebus della copertura finanziaria

Il problema cruciale rimane dunque la sostituzione del gettito. Il governo ha ammesso in più occasioni la difficoltà nel reperire fondi anche solo per tagli strutturali alle accise sui carburanti; trovare quindi quasi 7,5 miliardi di euro all’anno per compensare le Regioni appare come una sfida di estrema complessità.

Fino a quando non verrà risolto il “rebus della copertura miliardaria”, la proposta di abolizione rischia di rimanere, come in passato, un suggestivo slogan da campagna elettorale destinato a infrangersi contro i rigidi vincoli di bilancio nazionali ed europei.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 10:54:41 +0000
News n. 9
Salone Auto Torino 2026, oltre 40 marchi e test drive nel centro città

Torino si prepara a riprendersi il titolo di capitale mondiale dell’automobile dall’11 al 13 settembre 2026, ospitando la terza edizione del Salone Auto Torino.

La manifestazione automobilistica, che si conferma con un format open-air e a ingresso libero, ha l’ambizioso obiettivo di richiamare oltre 500.000 visitatori da tutta Italia per celebrare l’unione tra industria, pubblico e territorio. Le piazze e i giardini storici della città, tra cui Piazza Castello, i Giardini dei Musei Reali e i Giardini Reali, diventeranno lo scenario per esposizioni statiche e dinamiche di altissimo livello.

Una vetrina globale con oltre 40 brand

Il fulcro dell’evento è rappresentato dalla partecipazione di oltre 40 brand automobilistici che hanno già confermato ufficialmente la propria presenza. La lista dei partecipanti include i grandi nomi del lusso e del prestigio come Lamborghini, Maserati e Porsche, affiancati da colossi della mobilità globale quali BMW, Mercedes-Benz, Honda e Renault.

Non mancano le eccellenze italiane rappresentate da Alfa Romeo, FIAT e Lancia, né i protagonisti della transizione elettrica e tecnologica come Tesla, BYD, Zeekr e X-Peng. La kermesse vedrà anche una forte rappresentanza di centri stile e aziende della filiera come Pininfarina e Italdesign, oltre a marchi internazionali in forte espansione tra cui Changan, Geely, GWM, Hongqi e OMODA JAECOO.

Questo mix eterogeneo di espositori conferma il Salone come un appuntamento di riferimento non solo per i semplici appassionati, ma per l’intero sistema automotive internazionale, coinvolgendo anche università, associazioni di categoria e partner industriali.

Le grandi novità: bTOb e Promozioni Week

L’edizione 2026 introduce alcune novità strategiche fondamentali. La più rilevante per gli operatori professionali è il debutto di bTOb Salone Auto Torino, un appuntamento in programma giovedì 10 settembre presso il Teatro Regio.

Questo spazio è stato concepito come un momento di incontro tra Case automobilistiche, aziende della componentistica, startup e istituzioni per favorire nuove collaborazioni. La giornata si aprirà con il convegno “La sostenibilità del sistema automotive“, focalizzato su temi come l’innovazione e l’evoluzione della filiera, con una Business Lounge dedicata al networking attiva fino alle ore 18.00.

Per quanto riguarda il pubblico, un’importante novità è la Promozioni Week by Salone Auto Torino. Si tratta di un progetto che coinvolge le Case automobilistiche e le loro reti di vendita in una settimana di offerte dedicate all’acquisto di vetture in tutta Italia.

Marchi come Citroën, DS, Jeep, KIA, Mazda, Opel e Peugeot aderiranno a questa iniziativa, creando un collegamento diretto tra la manifestazione e il mercato reale per generare opportunità concrete a beneficio dei consumatori.

Test Drive e l’esperienza sul territorio

Il Salone Auto Torino 2026 punta molto anche sull’esperienza diretta grazie all’area Test Drive, situata presso i Giardini Reali bassi in corso San Maurizio. Durante i tre giorni dell’evento, i visitatori potranno provare gratuitamente su strada i nuovi modelli messi a disposizione da brand come Mazda, KIA, Tesla, Honda, Geely e Hongqi, accompagnati da istruttori qualificati lungo i percorsi cittadini.

L’integrazione con il tessuto economico di Torino è garantita dal Pass ufficiale, già scaricabile dal sito della manifestazione. Questo strumento digitale offre convenzioni speciali presso musei, hotel, ristoranti e servizi turistici, invitando il pubblico a scoprire il patrimonio culturale ed enogastronomico della città oltre il percorso espositivo.

Con il sostegno di istituzioni come la Regione Piemonte e la Camera di commercio, il Presidente Andrea Levy sottolinea come l’evento voglia valorizzare il ruolo di Torino come città dell’automobile, creando occasioni di dialogo e sviluppo per tutto il sistema.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 10:20:16 +0000
News n. 10
Terremoto di magnitudo 7.1 in Giappone, l’autostrada si spezza in due

Il Sud del Giappone si trova improvvisamente a fare i conti con le conseguenze drammatiche di un terribile terremoto di magnitudo 7.1, un evento sismico di estrema potenza che ha scosso violentemente le fondamenta della regione.

Le rilevazioni indicano che l’epicentro del sisma è localizzato nella prefettura di Kumamoto, un’area che in questi momenti appare segnata da devastazioni imponenti e da una situazione di emergenza che sta mettendo a dura prova la resilienza del Paese del Sol Levante.

L’autostrada spezzata

Uno degli aspetti più scioccanti di questo disastro, che colpisce direttamente il cuore della mobilità giapponese, è la condizione delle infrastrutture viarie. Le immagini che giungono dalle zone colpite mostrano un’autostrada letteralmente spezzata, un nastro di cemento che la forza della terra ha squarciato rendendolo del tutto inutilizzabile.

Si tratta di un danno emblematico che rende perfettamente l’idea della violenza sprigionata dal sottosuolo, ponendo l’accento sulla fragilità delle opere umane di fronte a simili catastrofi naturali.

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Il blocco delle arterie principali non è però l’unico problema che affligge i trasporti: le autorità sono state costrette a disporre la chiusura immediata di un aeroporto, isolando ulteriormente la zona dai collegamenti aerei.

Anche il rinomato sistema ferroviario giapponese, pur essendo dotato di tecnologie che permettono ai treni ad alta velocità di fermarsi un istante prima dell’arrivo dell’onda sismica, ha subito danni significativi, con la notizia di diversi treni deragliati lungo le linee della prefettura.

Macerie e vite sospese

Il bilancio umano e materiale del terremoto a Kumamoto appare gravissimo e, purtroppo, ancora provvisorio. La scossa ha causato il crollo di parte di un centro commerciale, trasformando un luogo di aggregazione in un cumulo di macerie.

In questo scenario di distruzione, la preoccupazione principale riguarda le persone: si stima infatti che vi siano tra i 20 e i 30 dispersi, individui di cui non si hanno più notizie e che i soccorritori sperano di rintracciare tra i detriti.

Per rispondere con la massima celerità a questa crisi, la prima ministra giapponese, Sanae Takaichi, è intervenuta pubblicamente per annunciare misure straordinarie. La Premier ha infatti disposto l’invio immediato di 3.600 militari nelle zone colpite dal sisma, sottolineando che, in questo preciso momento, l’obiettivo primario e assoluto del governo è quello di trarre in salvo il maggior numero possibile di vite umane.

La tenuta delle centrali nucleari

In un Paese ancora segnato dal ricordo di passati disastri legati all’atomo, un segnale di speranza arriva dalla verifica degli impianti energetici. Fortunatamente, i controlli effettuati subito dopo la scossa hanno confermato che non si registrano danni alle tre centrali nucleari operative nella zona di Kumamoto.

Il gestore locale dell’elettricità ha diffuso una nota rassicurante, confermando che i reattori stanno continuando a operare normalmente. Questa stabilità strutturale permette di scongiurare il rischio di blackout o cali di tensione, garantendo che l’energia elettrica continui a fluire nelle aree colpite, un elemento fondamentale per supportare le delicate operazioni di soccorso attualmente in corso.

Mentre il Paese si interroga sulle nuove sfide tecnologiche — come l’imminente arrivo dal Giappone di un motore innovativo non elettrico — l’attenzione del mondo resta fissa su Kumamoto, in attesa di aggiornamenti su una vicenda ancora in piena evoluzione.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 09:29:06 +0000
News n. 11
Maxi richiamo BMW, difetto al motorino di avviamento su Serie 3, X5 e i3

Il colosso automobilistico bavarese BMW si trova ad affrontare una delle campagne di richiamo più vaste e delicate della sua storia recente. L’operazione, che coinvolge 744.234 veicoli distribuiti sui principali mercati mondiali, è stata avviata a seguito dell’individuazione di un potenziale difetto tecnico capace di innescare incendi nel vano motore.

Sebbene la Germania sia uno dei Paesi più colpitin con circa 42.300 unità coinvolte, il richiamo ha una portata globale e tocca una varietà impressionante di modelli prodotti in un arco temporale di quasi sei anni.

Un relè sotto accusa

Al centro della criticità non vi è un errore strutturale del motore, ma un componente apparentemente marginale: il relè che regola il passaggio di corrente dalla batteria al motorino di avviamento. Secondo le indagini tecniche, il problema nasce da un’usura meccanica interna al relè stesso.

Con il passare del tempo e l’utilizzo costante, all’interno del componente si accumulano piccoli detriti metallici che portano a un progressivo innalzamento della resistenza elettrica.

Il pericolo reale si manifesta nel momento dell’accensione del veicolo: l’alta resistenza può causare un surriscaldamento repentino, che nei casi più gravi sfocia in un corto circuito. Questa reazione a catena può innescare un principio di incendio localizzato nel vano motore.

Nonostante la gravità potenziale della situazione, BMW ha precisato che, al momento, non sono stati confermati incidenti o danni a persone direttamente riconducibili a questa specifica anomalia.

La lista dei modelli coinvolti

La finestra produttiva interessata dal richiamo è estremamente ampia e va dal 31 luglio 2020 al 26 febbraio 2026. Questa estensione temporale fa sì che gran parte della flotta moderna del marchio sia potenzialmente a rischio. Nello specifico, i modelli oggetto della campagna sono:

  • le berline, coupé e wagon appartenenti alle Serie 2, 3, 4, 5, 6 e l’ammiraglia Serie 7;
  • l’intera famiglia dei SUV (X-range), che comprende i modelli X3, X4, X5, X6 e X7;
  • la roadster sportiva Z4 e persino la compatta elettrica i3.

È importante sottolineare che l’inclusione nel richiamo non è automatica per ogni esemplare prodotto in quegli anni, ma dipende strettamente dalla data di produzione precisa e dallo specifico allestimento installato sulla vettura.

Cosa devono fare i proprietari

BMW ha predisposto un piano di assistenza capillare per gestire l’emergenza. I proprietari dei veicoli interessati riceveranno una comunicazione scritta diretta da parte della casa madre. Per chi avesse acquistato un’auto usata o volesse verificare autonomamente la propria posizione, è possibile inserire il numero di telaio (VIN) a 17 cifre sul portale ufficiale BMW dedicato ai richiami.

L’intervento di messa in sicurezza prevede la sostituzione completa e gratuita del motorino di avviamento presso la rete di assistenza autorizzata. Le autorità dei trasporti vigilano strettamente sull’operazione; ignorare la convocazione non è consigliabile, poiché in casi estremi potrebbe portare al fermo amministrativo del veicolo per ragioni di sicurezza pubblica.

Un momento difficile per il marchio

Questo maxi richiamo giunge in un momento di forte pressione per BMW. La notizia arriva infatti a ridosso dell’annuncio della rinuncia al Salone dell’Auto di Parigi 2026 e di un recente profit warning legato al calo delle vendite in mercati chiave come quello cinese.

Non è inoltre la prima volta che il marchio affronta problemi simili: già a febbraio 2026 una campagna analoga aveva coinvolto circa 500mila veicoli per criticità sempre legate al motorino di avviamento. La sfida per la casa di Monaco sarà ora gestire logisticamente la sostituzione di quasi un milione di componenti, cercando di preservare la fiducia dei propri clienti in un mercato sempre più competitivo.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 08:01:51 +0000
News n. 12
Bonus Retrofit 2026, al via gli incentivi per la conversione a GPL e metano

Oggi, mercoledì 29 luglio alle ore 12:00, scatta un’importante novità per gli automobilisti italiani: l’apertura dei termini per richiedere gli incentivi destinati alla trasformazione delle auto usate in vetture a gas.

Non si tratta dei consueti contributi statali per l’acquisto di veicoli nuovi, ma di una misura specifica, definita bonus retrofit, volta a favorire la transizione ecologica dei mezzi già in circolazione. Il provvedimento, attuato tramite un decreto del ministero delle Imprese e del Made in Italy, punta a ridurre l’impatto ambientale delle auto a benzina o gasolio trasformandole in bifuel.

Gli importi del bonus

La misura prevede due differenti soglie di contributo economico a seconda della tipologia di impianto installato: un bonus di 400 euro per il GPL e di 800 euro per il metano. Per finanziare questa iniziativa, il governo ha stanziato un fondo complessivo pari a 4 milioni di euro, che rimarrà operativo fino al 31 dicembre 2026, salvo esaurimento delle risorse.

Questa iniziativa si inserisce nel quadro più ampio del DPCM del 10 giugno 2026, volto a sostenere il settore automotive e a promuovere forme di mobilità più sostenibili.

Chi può accedere all’incentivo

Il contributo è rivolto a una vasta platea di beneficiari, includendo sia le persone fisiche sia le persone giuridiche. Esiste tuttavia una limitazione specifica per le aziende: non possono accedere al bonus i soggetti che svolgono attività di commercio di autoveicoli appartenenti alla categoria M1.

Per quanto riguarda il veicolo oggetto della trasformazione, il requisito fondamentale è che la vettura sia classificata come almeno Euro 3. Inoltre, l’impianto di alimentazione scelto deve possedere precise caratteristiche tecniche:

  • deve essere nuovo di fabbrica;
  • deve essere dotato di un regolare codice di omologazione secondo la normativa italiana o il Regolamento UN 115;
  • l’acquisto, l’installazione e il collaudo devono essere avvenuti in una data successiva al 10 giugno 2026.

Come funziona la procedura

Il meccanismo di erogazione del bonus per GPL e metano è pensato per essere semplice e immediato per il cittadino. Non è infatti il proprietario dell’auto a dover gestire la burocrazia sulla piattaforma ministeriale, bensì l’installatore dell’impianto. L’operatore effettua la prenotazione del contributo tramite la piattaforma dedicata di Invitalia, garantendo così la disponibilità del fondo per il cliente.

Il vantaggio per l’automobilista è tangibile sin dal momento del pagamento: il proprietario del veicolo paga direttamente l’importo già scontato della cifra spettante (400 o 800 euro). È però fondamentale che la fattura rilasciata dall’officina riporti chiaramente due elementi: lo sconto applicato grazie all’incentivo statale e il nominativo completo dell’intestatario (o cointestatario) del veicolo.

Tempi e recupero del credito

Una volta effettuata la prenotazione sulla piattaforma, l’installatore ha a disposizione un massimo di 120 giorni per completare l’intera procedura di installazione e collaudo. Successivamente, la documentazione passa al costruttore dell’impianto, il quale si occupa di recuperare il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta.

Questo sistema circolare assicura che il beneficio economico arrivi istantaneamente all’utente finale, scaricando sugli operatori del settore l’onere del recupero fiscale. Per tutti i dettagli tecnici e normativi, resta comunque possibile consultare la documentazione ufficiale pubblicata sul sito del ministero. Non resta che vedere in quanti beneficeranno di questa soluzione.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 07:12:42 +0000
News n. 13
Sciopero dei trasporti luglio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di luglio 2026 in Italia sono previsti numerosi scioperi che interessano principalmente il settore dei trasporti. Questo articolo fornisce una panoramica completa degli scioperi previsti durante tutto il mese, specificando città, regioni, orari e categorie coinvolte. Di seguito il calendario aggiornato degli scioperi per ogni data di luglio 2026, utile per viaggiatori, pendolari e operatori economici che desiderano pianificare gli spostamenti ed essere informati sui possibili disservizi.

Sciopero 02 luglio 2026

In Lombardia è stato indetto uno sciopero regionale di 8 ore, dalle 3:31 alle 11:29, che coinvolge il personale della Società DB Cargo Italia addetto al trasporto merci ferroviario. Le sigle sindacali promotrici sono OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, ORSA FERROVIE.

Sciopero 05 luglio 2026

In Italia si registra uno sciopero rilevante nel settore aereo a livello nazionale con diverse azioni sindacali che coinvolgono il personale delle società ENAV e EasyJet, il comparto aereo e indotto aeroporti, ADR Security Aeroporti di Roma, FedEx Corporation di Malpensa, UAB DAT LT – Sede Secondaria italiana (Palermo), il personale delle aziende associate Assohandlers e le società di handling locali in numerosi scali. È inoltre previsto uno sciopero di 24 ore nella città di Firenze nel trasporto pubblico locale per il personale della società Autolinee Toscane bacino di Firenze.

Sciopero 06 luglio 2026

Nella città di Catania sono proclamati diversi scioperi di 24 ore che coinvolgono il personale della SOC. AMTS di Catania per il trasporto pubblico locale, con sindacati FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, ORSA TPL, CUB TRASPORTI. Nella provincia di Prato, dalle 18.30 alle 22.30, uno sciopero di 4 ore coinvolge il personale Autolinee Toscane. A livello nazionale, il personale della società Mercitalia Shunting & Terminal nel settore ferroviario è coinvolto da uno sciopero di 24 ore (dalle 21.00 del 6 luglio alle 21.00 del 7 luglio).

Sciopero 07 luglio 2026

Nella provincia di Torino (Piemonte) è previsto uno sciopero che interessa il personale del settore trasporto merci, logistica e spedizioni nelle ultime 2 ore di ciascun turno. In Sicilia è indetto uno sciopero di 8 ore, dalle 9.00 alle 17.00 per il personale della società RFI DOIT Palermo (ferroviario). A livello nazionale, sciopero di 24 ore per il personale della società Mercitalia Shunting & Terminal.

Sciopero 09 luglio 2026

In Italia, sciopero nazionale di 23 ore, dalle 03:00 del 9 luglio alle 02:00 del 10 luglio, per il personale operativo degli equipaggi della società Italo NTV nel settore ferroviario, indetto dal sindacato UILT-UIL.

Sciopero 10 luglio 2026

Nella città di Bari e provincia sciopero del trasporto pubblico locale di 24 ore (personale STP Bari) e sciopero generale in Puglia (personale trasporto pubblico locale). Su tutto il territorio nazionale sciopero di 8 ore (16:01-23:59) per il personale Captrain Italia nel trasporto merci ferroviario.

Sciopero 11 luglio 2026

Nella città di Genova sciopero territoriale di 4 ore (11:30-15:30) per il personale AMT di Genova (trasporto pubblico locale). A Palermo sciopero di 24 ore per il personale della società AMAT di Palermo (trasporto pubblico locale).

Sciopero 15 luglio 2026

In tutta Italia sciopero nazionale di un turno per il personale Elior Divisione Itinere (servizi di ristorazione e logistica a bordo treno) coinvolto nei servizi di bordo per Trenitalia. Lo sciopero coinvolge l’intero comparto servizi a bordo treno.

Sciopero 17 luglio 2026

Nella provincia di Venezia è proclamato uno sciopero di 24 ore per il servizio di trasporto pubblico locale gestito da ATVO di Venezia. Sindacati coinvolti OSP SGB/FAST MOBILITÀ.

Sciopero 20 luglio 2026

Nella città di Genova: sciopero di 4 ore (11:30-15:30) del personale AMT di Genova. Latina: sciopero di 24 ore (CSC Mobilità di Latina), Firenze: due scioperi (19:00-23:00) per personale Autolinee Toscane. Prato: sciopero di 8 ore (14:30-22:30) per personale Autolinee Toscane.

Sciopero 21 luglio 2026

Nel settore aereo, a livello nazionale, proclamati scioperi di 24 ore per il personale Fedex Corporation, EasyJet Airlines Limited, Alha e MLE-BCUBE (Aeroporto Milano Malpensa), nelle regioni Calabria (SACAL GH Aeroporto Lamezia Terme), Campania (GH Napoli e Sky Service), Sardegna (GEASAR Aeroporto Olbia, SOGEAAL Aeroporto Alghero).

Sciopero 22 luglio 2026

In Italia proclamati due scioperi nazionali di 24 ore che coinvolgono il settore marittimo, in particolare il personale della società Grandi Navi Veloci. Sindacati coinvolti CSLE e ORSA MARITTIMI.

Sciopero 23 luglio 2026

In Italia: diversi scioperi tra settore marittimo (Grandi Navi Veloci), ferroviario (RFI DOIT Verona, personale manutenzione e amministrativo), con azioni che vanno dalle 12:00 del 22 luglio alle 12:00 del 23 luglio e dalle 21.00 del 23 alle 20.59 del 24 luglio (Verona). Sciopero plurisettoriale: coinvolte anche imprese di trasporto merci su rotaia e TPL.

Sciopero 24 luglio 2026

In Marche: 4 ore (11:00-15:00) TPL. Salerno (Campania): 4 ore (9:00-13:00) per personale SITA SUD Salerno. Italia: sciopero nazionale 24 ore trasporto ferroviario e merci. Verona (Veneto): sciopero 24 ore (21:00 del 23 luglio-20:59 del 24 luglio) personale RFI DOIT Verona Sud.

Sciopero 25 luglio 2026

In Sardegna sciopero territoriale di 8 ore per personale della Soc. ARST attivo nel trasporto pubblico locale nell’intera regione.

Sciopero 27 luglio 2026

Nella provincia di Savona (Liguria) è indetto uno sciopero di 4 ore (10.15-14.15) per il personale TPL LINEA di Savona (trasporto pubblico locale).

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 02 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 05 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 06 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 07 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 09 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 10 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 11 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 15 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 17 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 20 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 21 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 22 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 23 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 24 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 25 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 27 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 14
Aumento prezzo benzina, si registra il massimo da ottobre 2023: italiani colpiti

Non si placano i prezzi nelle stazioni di servizio italiane con un rialzo sino alla giornata di sabato. Dopo una stabilizzazione negli ultimi giorni, complice il crollo delle quotazioni registrato venerdì 24 luglio 2026 sulla scia degli spiragli di tregua in Medio Oriente, la benzina è tornata a schizzare a quota 1,98 euro, livello massimo dal 5 ottobre 2023, il gasolio a 2,18 euro, punta massima dal 18 marzo 2022, ovvero nelle giornate caldissime dell’invasione russa in Ucraina, sempre più vicino al record storico di 2,229 euro raggiunto il 17 marzo 2022, che portò al taglio delle accise del Governo Draghi.

Nella mattinata del 27 luglio il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale si è stanziato a 1,982 €/l per la benzina (+14 millesimi rispetto a venerdì), 2,185 €/l per il diesel (+24), 0,743 €/l per il Gpl (-1) e 1,603 €/kg per il metano (+8). Il prezzo medio self in autostrada è di 2,071 €/l per la benzina (+12), 2,255 €/l per il gasolio (+27), 0,877 €/l per il Gpl (-2) e 1,606 €/kg per il metano (+10).

Numeri preoccupanti

Staffetta Quotidiana ha annunciato che la quotazione presso Q8 è cresciuta di un centesimo al litro rispetto ai prezzi consigliati della benzina e di due quelli del diesel. Per Tamoil, invece, +2 cent sulla benzina e +3 cent sul gasolio. In base ai dati rilevati alle 8 del 27 luglio, considerando i circa 20mila punti vendita che comunicano i prezzi della rete stradale e autostradale all’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le medie dei prezzi praticati elaborati dalla Staffetta sono i seguenti: benzina self service a 1,984 euro/litro (compagnie 1,988, pompe bianche 1,975), diesel self service a 2,186 euro/litro (compagnie 2,186, pompe bianche 2,1865).

Benzina servito si trova a 2,118 euro/litro (compagnie 2,157, pompe bianche 2,045), gasolio servito a 2,321 euro/litro (compagnie 2,355, pompe bianche 2,257). Gpl servito a 0,752 euro/litro (compagnie 0,762, pompe bianche 0,743), metano servito a 1,601 euro/kg (compagnie 1,590, pompe bianche 1,609), Gnl 1,445 euro/kg (compagnie 1,447 euro/kg, pompe bianche 1,444 euro/kg).

Le tabelle con i prezzi del self service

Per gli automobilisti italiani non c’è tregua. Dopo un piccolo sospiro di sollievo, la marcia al rialzo dei carburanti continua a spaventare in una fase caldissima dell’anno. La benzina self service Eni è a 1,980 euro/litro (2,187 il servito); IP a 1,994 (2,170 servito); Q8 a 1,990 (2,145 servito); Tamoil a 1,986 (2,062 servito); sul gasolio self service Eni è a 2,157 (2,365 servito); IP a 2,195 (2,361 servito); Q8 a 2,198 (2,359 servito) e Tamoil a 2,190 (2,269 servito).

La fotografia di questi ultimi giorni, scattata dalle rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e da Staffetta Quotidiana, mette in luce un’emergenza che non sembra destinata ad arrestarsi nel giro di pochi giorni. Con un nuovo taglio delle accise non si risolve del tutto il problema. Per la Premier è almeno una risposta tempestiva e responsabile, tenendo conto delle poche risorse a disposizione e di un quadro internazionale in continua evoluzione. Il Governo si trova ad affrontare l’ennesima situazione critica dopo mesi difficili. Giorgia Meloni ha annunciato:

“Seguiamo giorno per giorno l’evolversi della situazione, anche sul fronte del conflitto, e torneremo a riunirci prima della scadenza per decidere i passi successivi. Faremo tutto quello che possiamo per non lasciare soli i cittadini e chi manda avanti la Nazione”.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 05:30:46 +0000
News n. 15
La prima ambulanza al mondo a energia solare: 715 chilometri di autonomia

La prima ambulanza al mondo a energia solare, battezzata Stella Juva, è stata creata da un team di ventitré studenti olandesi. Affronterà la prova più ardua in Kenya, dove la corrente elettrica non arriva e le emergenze non mancano. La rivoluzione è servita con un veicolo che non ha bisogno di carburante né di colonnine di ricarica elettrica, ma solo dei raggi di sole.

Le vetture con pannelli solari sfruttano un principio semplice: installare uno o più pannelli solari sul tetto, sul cofano o su altre superfici del veicolo, per catturare la luce solare e convertirla in energia. Un mezzo che si alimenta da solo, sfruttando la potenza del sole, consentirebbe di trasportare i pazienti negli ospedali, anche attraversando le strade più ardue al mondo. Stella Juva è stata svelata dal Solar Team Eindhoven dell’Università Tecnica di Eindhoven.

Un’ambulanza rivoluzionaria

Il vantaggio rispetto a un classico mezzo di soccorso si sostanzia anche nel moderno concetto di trasformazione di un abitacolo in un piccolo ambulatorio mobile. Si possono eseguire a bordo esami del sangue, sottoporre i pazienti a screening per tubercolosi e malaria, somministrare vaccinazioni ed effettuare ecografie in gravidanza. Risulterà molto utile per risolvere patologie diffuse e spesso letali in realtà ancora in via di sviluppo.

Stella Juva è un vero e proprio ambulatorio gommato in grado di affrontare centinaia di chilometri dal presidio sanitario più vicino. L’energia raccolta dai pannelli solari, oltre a muovere il veicolo, alimenta la strumentazione medica. Un elemento essenziale perché nelle aree in cui il progetto potrebbe operare in futuro la corrente elettrica non è garantita e senza corrente non si conservano alcuni medicinali e non funzionerebbero le apparecchiature diagnostiche.

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Autonomia impressionante

Senza aver bisogno di infrastrutture di ricarica elettrica, il mezzo vanterebbe dei numeri di EV di alto profilo. Con 715 km di autonomia, l’indipendenza energetica rappresenterebbe una condizione indispensabile per la sopravvivenza del servizio sanitario stesso.

Il progetto è nato in collaborazione con organizzazioni sanitarie internazionali, tra cui Amref Health Africa, conosciuta in passato come Flying Doctors e attiva da quasi settant’anni sul Continente Nero. Una squadra ben assortita di 23 studenti ha lavorato per un solo anno accademico. L’idea, spiega il team manager Mathijs van Gerven, arriva dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e in particolare dal sogno di una sanità accessibile a tutti.

L’obiettivo era elaborare un veicolo che fosse pronto ad affrontare gli ambienti più ostici sul piano sanitario. Se ci sono riusciti degli studenti, perchè l’industria tecnologica delle quattro ruote globale non investe in questa direzione? Femke Maurits di Amref Health Africa nei Paesi Bassi ha ricordato che per milioni di persone nel mondo l’assistenza sanitaria resta irraggiungibile e che l’accesso alle cure non dovrebbe dipendere dalla disponibilità di elettricità o carburante. In Kenya l’ambulanza a energia solare visiterà due località remote, dove verranno simulate situazioni sanitarie concrete, compreso il trattamento di pazienti affetti da tubercolosi.

Si proverà a testare in condizioni difficili il mezzo green su distanze di centinaia di chilometri, coperte esclusivamente con l’energia solare, misurando l’efficacia reale del veicolo su fondi sconnessi e in condizioni climatiche ardue. La speranza è che Stella Juva possa aprire nuovi scenari per la mobilità sanitaria sostenibile.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 05:30:02 +0000
News n. 16
Auto sotto la grandine: dove fermarsi, cosa vieta il Codice e chi paga i danni

Il Codice della Strada non contiene una norma dedicata alla grandine. Le regole applicabili derivano dagli articoli sulla velocità, sulla visibilità, sulla fermata e sulle condizioni del veicolo. Da questo intreccio emerge la regola generale: prima vengono l’incolumità delle persone e la sicurezza della circolazione, poi la protezione dell’automobile.

Fermarsi sotto un ponte è vietato anche quando grandina

Fermata e sosta sono vietate sotto i ponti, nelle gallerie, nei sottovia, sotto i sovrapassaggi, sotto i fornici e sotto i portici, salvo che un’apposita segnalazione disponga diversamente. Il divieto vale anche se il conducente rimane al volante per pochi minuti. Non basta accendere le quattro frecce per trasformare una fermata vietata in un arresto regolare.

Sulle strade ordinarie, la violazione dell’articolo 158 comporta una sanzione fra 87 e 344 euro per le automobili. Ciclomotori e motoveicoli a due ruote rischiano invece da 41 a 168 euro. Gli importi da 42 a 173 euro, associati a questa condotta, riguardano altre violazioni dello stesso articolo e non la fermata sotto un sovrapassaggio.

Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali entra in gioco l’articolo 176. Il comma 5 vieta la fermata e la sosta su carreggiate, rampe e svincoli, salvo due emergenze indicate espressamente: il malessere di una persona a bordo oppure l’inefficienza del veicolo.

La grandine, considerata da sola, non rientra automaticamente in queste ipotesi. Fermarsi per evitare ammaccature alla carrozzeria resta quindi una scelta vietata, anche quando i chicchi sono grandi e il rumore fa temere danni costosi. La violazione comporta una multa da 87 a 344 euro, a cui si aggiunge la sottrazione di due punti dalla patente.

Neppure la corsia di emergenza può essere utilizzata come un parcheggio temporaneo per aspettare la fine del temporale. Può accogliere il mezzo quando sopraggiunge una vera avaria o quando il conducente non è più nelle condizioni di guidare, non quando l’obiettivo è proteggere cofano e tetto.

Il quadro cambia se la grandine sfonda il parabrezza, rende inutilizzabili i tergicristalli oppure impedisce al conducente di vedere la strada. In quel momento il veicolo può essere considerato inefficiente e l’arresto diventa giustificato. L’auto deve essere portata sulla corsia di emergenza o nella prima piazzola disponibile senza ingombrare le corsie di marcia.

Dove ci si può fermare senza violare il Codice

In autostrada la destinazione corretta è un’area di servizio, un parcheggio o un’area di sosta raggiungibile senza mettere a rischio la guida. Un sottopassaggio, una rampa oppure la zona immediatamente precedente a un casello non sono alternative ammesse.

Sulle strade urbane conviene cercare un’autorimessa, un parcheggio coperto o un’altra area destinata alla sosta. Anche un distributore può offrire riparo, a condizione che l’accesso avvenga senza tagliare la strada agli altri veicoli e che la struttura sia accessibile.

Fuori dai centri abitati, l’articolo 157 stabilisce che il veicolo in sosta o in fermata debba essere collocato fuori dalla carreggiata. La banchina, salvo indicazione contraria, non è un parcheggio. Quando non esiste uno spazio sicuro, il conducente deve proseguire a velocità prudente fino al primo luogo adatto, sempre che visibilità e condizioni del mezzo lo consentano.

La grandine non concede un lasciapassare

La legge sulle sanzioni amministrative ammette lo stato di necessità, ma non basta invocare il maltempo per cancellare una multa. Deve esistere un pericolo reale, non evitabile in altro modo e legato alla sicurezza delle persone. Una situazione diversa può nascere quando il parabrezza sta cedendo, la visibilità è annullata oppure il conducente rischia lesioni. Ogni episodio viene valutato sulla base delle circostanze e delle prove disponibili.

La prima reazione deve essere una riduzione progressiva della velocità. L’articolo 141 obbliga il conducente a mantenere il controllo del veicolo e ad adeguare l’andatura alla visibilità, al traffico e allo stato della strada. Il limite indicato dal cartello non coincide sempre con una velocità sicura: durante una grandinata violenta può servire procedere molto più lentamente.

Quando cade una precipitazione atmosferica, il limite massimo di velocità scende a 110 km/h in autostrada e a 90 km/h sulle strade extraurbane principali. In ogni caso va aumentata la distanza dal veicolo che precede mentre sterzo e freni devono essere utilizzati con gradualità. Sul terreno possono formarsi strati di ghiaccio capaci di ridurre l’aderenza in modo simile alla neve compatta.

Anabbaglianti e luci di posizione devono restare accesi. In caso di pioggia intensa va utilizzato anche il retronebbia. Le quattro frecce servono durante improvvisi rallentamenti, incolonnamenti, avarie o arresti pericolosi.

Rallentare riduce anche la violenza degli impatti

La velocità dell’auto si combina con quella dei chicchi e modifica l’angolo con cui il ghiaccio colpisce parabrezza e carrozzeria. Diminuendo l’andatura si riduce la componente orizzontale dell’urto sul vetro anteriore, anche se nessuna velocità garantisce l’assenza di rotture.

Una volta raggiunto un luogo regolare e fuori dal traffico, conviene restare nell’abitacolo con cinture allacciate e finestrini chiusi. Se si teme la rottura dei cristalli, giacche, coperte o tappetini possono proteggere testa e volto degli occupanti.

Si può guidare con il parabrezza scheggiato o rotto?

L’articolo 79 impone che il veicolo circoli in condizioni di efficienza e sicurezza. La sanzione prevista va da 87 a 344 euro. L’Appendice VIII dell’articolo 237 del Regolamento aggiunge che i vetri interessati dalla visibilità del conducente non devono presentare rotture, neppure localizzate.

Una scheggiatura minima non produce sempre lo stesso pericolo di una lunga crepa davanti agli occhi del guidatore, ma il testo regolamentare è severo. Se il danno riduce la visibilità, mette a rischio la tenuta del cristallo o invade l’area spazzata dai tergicristalli, proseguire fino al carrozziere non gode di alcuna deroga automatica.

In autostrada può aggiungersi l’articolo 175, che vieta il transito ai veicoli le cui condizioni di uso o di equipaggiamento costituiscano un pericolo. La sanzione va da 42 a 173 euro e comporta due punti in meno. Gli agenti possono imporre l’uscita dall’autostrada.

Non esiste invece un fermo amministrativo automatico previsto dall’articolo 79 per ogni vetro scheggiato. Se il mezzo non può muoversi in sicurezza, la soluzione resta il carro attrezzi.

Chi paga le ammaccature causate dalla grandine

La Rc auto non risarcisce cofano, tetto, cristalli e fiancate dell’auto assicurata. Copre i danni provocati dalla circolazione ad altre persone o ad altri beni, non quelli subiti dal proprio veicolo a causa del meteo.

Per ricevere un indennizzo serve di regola una garanzia accessoria denominata eventi naturali, eventi atmosferici o con una formula simile. La copertura cristalli riguarda parabrezza, lunotto e finestrini, entro il massimale stabilito. Non paga le ammaccature alla lamiera.

Nemmeno la presenza della Kasko consente di dare per scontata la copertura della grandine. A contare sono le condizioni sottoscritte e le esclusioni elencate nel fascicolo informativo. Senza garanzia per eventi naturali, il costo resta a carico del proprietario.

Data articolo: Wed, 29 Jul 2026 04:00:09 +0000
News n. 17
Le auto e le moto di Lucio Battisti, una passione finita anche nelle sue canzoni

Tra le foto di Lucio Battisti ce n’è una che riesce forse meglio di ogni altra a descrivere il suo rapporto con i motori. Lo ritrae al volante di una Citroën Méhari sulle strade della Maddalena. Tutto talmente evocativo da sembrare quasi studiato a tavolino, ma diverse fonti accostano il cantante alla piccola francese, mai dimenticata da chi all’epoca visse i suoi anni d’oro.

Una vita anche sulle due e quattro ruote

Quando debuttò nel 1968, Citroën aveva preso la meccanica della Dyane 6 e l’aveva coperta con pannelli in plastica ABS. Il risultato pesava 525 kg, non arrugginiva e si puliva con l’acqua, il massimo se andavi regolarmente in spiaggia: sabbia e salsedine potevano sporcarla, quasi mai rovinarla.

Il bicilindrico raffreddato ad aria proveniva da 2CV e Dyane. La velocità massima si fermava intorno ai 100 km/h, mentre con un litro di benzina si percorrevano una ventina di chilometri. Numeri modesti anche per l’epoca, ma la Méhari non nasceva per divorare l’autostrada. Tetto e fiancate potevano essere smontati, lasciando passare l’aria disponibile.

Citroën ne produsse quasi 150.000 esemplari in vent’anni. Bastavano pochi interventi per passare dalla cabriolet al pick-up oppure ottenere una specie di vettura chiusa, capace di proteggere dalle sorprese del tempo, e la gamma includeva persino una versione 4×4. Un modello essenziale, insomma, ma dotato di parecchie idee e di colori impossibili da ignorare.

Più che ipotesi, l’appartenenza della MV Agusta 175 a Battisti è una certezza. A Molteno la utilizzava anche per portare in giro Mogol, relegato nel ruolo del passeggero, e chissà quanti discorsi avrà ispirato, magari una volta raggiunto un posto tranquillo.

Arrivata nei primi anni Cinquanta, la 175 decretò il passaggio della Casa italiana ai quattro tempi nella produzione di serie. L’offerta – comprensiva di versioni turistiche, sportive e da gara – potrebbe avere creato anche qualche imbarazzo della scelta a Battisti e, per quanto attribuirgli la celebre CSS “Disco Volante” sarebbe suggestivo, mancano conferme ufficiali sulla tipologia esatta.

La motocicletta si ritaglia il suo spazio anche ne Il tempo di morire, dove il protagonista arriva a offrirla alla donna desiderata pur di trascorrere una notte insieme, una proposta discutibile, accompagnata dai 10 CV indicati da Mogol nella convinzione di avere scelto una potenza fuori dal comune. Sul versante tecnico aveva preso un abbaglio, ma il successo del brano gli evitò qualsiasi ramanzina.

Rispetto alle due ruote, le automobili compaiono con una certa regolarità nei testi. In Sì, viaggiare la messa a punto del motore diventa quasi un consiglio su come affrontare la vita, invece Emozioni descrive una guida notturna spinta fino al pericolo. L’aquila lascia passare un’auto coperta dal fumo e Sognando e risognando porta il protagonista nel traffico, prima di concedergli la non scontata fortuna di trovare parcheggio.

Lucio per amico: Mogol racconta il lungo sodalizio

Il ricordo di Battisti non si fermerà alle auto e alle moto. Stasera, alle 21.20, Rai 3 manderà in onda Lucio per amico. Ricordando Battisti, docufilm diretto da Angelo Bozzolini e visibile anche su RaiPlay. A tenere insieme il racconto sarà soprattutto Mogol, chiamato a ripercorrere il lungo sodalizio artistico fino alla separazione, seguita dalla collaborazione di Battisti con Pasquale Panella.

Alcune sequenze arriveranno da filmati in Super8 e apparizioni televisive oggi quasi dimenticate, raccolte in Italia e all’estero. Ai ricordi di Mario Lavezzi, Pietruccio Montalbetti, Caterina Caselli e Mara Maionchi si aggiungeranno quattro interpretazioni affidate a Gianluca Grignani, Noemi, Giovanni Caccamo e Giusy Ferreri. Se tra una canzone e l’altra riaffiorerà anche un motore, ormai sappiamo che non sarà per caso.

Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 19:09:34 +0000
News n. 18
Ferrari tranciata in due in un maxi incidente, conducente salvo

Le Ferrari non sono le supercar più desiderate al mondo solo per il design e le incredibili performance, spiccando sul mercato del lusso anche per una super affidabilità. Non c’è test più probante di uno schianto a velocità sostenuta contro un albero in una quotidiana corsa che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Teatro dell’incidente il tratto di Rio Vista Blyd a Mermaid Waters, attorno alle ore 9:15 del 25 luglio 2026, nella costa est australiana.

La Ferrari SF90 Spider pilotata da Sam Gordon, investitore immobiliare e influencer della Gold Coast, si è schiantata contro un albero spezzandosi in due, senza causare conseguenze fisiche al conducente. Le dinamiche del crash non sono ancora state chiarite, ma l’uomo è uscito dall’abitacolo sulle sue gambe, senza riportare nemmeno un graffio.

L’annuncio sui social

Il guidatore avrà avuto delle enormi difficoltà a controllare la supercar, nonostante l’elettronica, ed è finito contro un albero. Sulla sua pagina IG Gordon ha annunciato:

“Volevo solo fare un breve saluto per ringraziare tutti coloro che mi hanno contattato. Vi risponderò appena possibile. Ma volevo solo far sapere a tutti che sto benissimo. Un plauso enorme alla Ferrari per aver costruito un’auto pazzesca che, in caso di incidente, mette al primo posto la protezione del pilota”.

L’uomo ha confermato sui social media di essere stato coinvolto nell’incidente, ma di essere rimasto illeso. Ha ringraziato tutti coloro che lo hanno contattato, essendo stato sommerso di messaggi in un momento molto delicato. Sam Gordon, seguito e apprezzato sui social, è tra gli investitori immobiliari di maggior successo in Australia. A 28 anni ha iniziato a vivere come una star dei social media, riuscendo ad arricchire la sua collezione privata di auto da corsa, in cui spiccava la Ferrari SF90 Spider oltre ad alcune Lamborghini.

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Perdita ingente

In Australia una SF90 Spider costa circa 960mila dollari australiani che al cambio fanno circa 590mila euro. Una cifra da capogiro per chiunque, volatilizzata per una distrazione alla guida. Sam Gordon, spese a parte, è stato molto fortunato a uscire illeso da un impatto di tale portata.

Del resto le prestazioni della vettura ibrida modenesi sono brutali. La SF90 Stradale vanta 986 cavalli, grazie a tre motori elettrici e al V8 biturbo F154 FA da 4,0 litri, ed è in grado di toccare da ferma i 100 km/h in 2,5 secondi. Lo 0 a 200 km/h è coperto in appena in 6,7 secondi, mentre la top speed si attesta intorno ai 340 km/h.

Con un rapporto peso/potenza di 1.57 kg/CV e 390 kg di carico aerodinamico a 250 km/h la SF90 Stradale dovrebbe essere portata al limite solo in pista. La SF90 Stradale scoperta, dotata di hardtop retrattile, è risultata la prima Ferrari ibrida plug-in offerta in versione decappottabile. Le prestazioni della Spider sono in linea con la versione Coupé. “SF” sta per “Scuderia Ferrari”, mentre il numero 90 rappresenta i nove decenni della Scuderia Ferrari nel Motorsport. I 90 anni sono stati celebrati nel 2019 con il lancio della monoposto di Formula 1 e, successivamente, della versione stradale. Un’auto da sogno ridotta in due brandelli fa sempre male al cuore dei veri appassionati del Cavallino.

Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 14:21:51 +0000
News n. 19
Ferrari, il mistero Hypercar: “Loading†e social, il Cavallino nasconde qualcosa

Due post sui social, una grafica in bianco e nero e una Hypercar completamente camuffata. Maranello accende la curiosità degli appassionati: semplice teaser o c’è qualcosa di nuovo in arrivo?

C’è una Ferrari che si vede e una Ferrari che, per ora, bisogna soltanto immaginare. La prima è una Hypercar fotografata in pista, avvolta da una pellicola camouflage che ne nasconde ogni dettaglio.

La seconda è quasi un’opera d’arte astratta: geometrie bianche e nere, superfici sovrapposte, forme che sembrano richiamare una vettura da corsa scomposta in mille pezzi. In mezzo, una sola parola: “Loading…“. Il Cavallino Rampante al momento ha scelto di non spiegare. E, come spesso accade nel mondo Ferrari, il silenzio sembra essere diventato parte della notizia. Inoltre, è proprio il passaggio dalla prima alla seconda immagine a rendere interessante la strategia comunicativa.

Il gioco degli indizi

Due post pubblicati sui social hanno infatti acceso la curiosità degli appassionati di motorsport. Nessuna presentazione ufficiale, nessun comunicato tecnico, nessun nome, solo immagini e un messaggio che sembra suggerire che qualcosa sia in fase di preparazione. La domanda, inevitabile, è una sola: che cosa sta “caricando” Ferrari?

Il primo elemento è la grafica. Non è una fotografia tradizionale, ma un’immagine fortemente elaborata, costruita su una combinazione di bianco, nero e geometrie frammentate. Il colpo d’occhio ricorda una sorta di caos digitale con superfici, linee e volumi sembrano comporre e scomporre contemporaneamente l’idea di una Hypercar.

Poi è arrivato il secondo post. Qui la fantasia lascia spazio alla realtà: una vettura da endurance viene immortalata durante un test, ma è completamente ricoperta da un camouflage estremamente fitto. Il risultato è quello tipico dei prototipi che devono ancora essere svelati. Nella foto si intuiscono proporzioni e architettura generale, ma i dettagli sono volutamente cancellati.

Prima l’astrazione, poi il prototipo

Una sequenza che potrebbe essere semplicemente una campagna social costruita per generare attenzione, ma che lascia aperta una possibilità. Ferrari potrebbe essere pronta a mostrare una nuova evoluzione del proprio progetto Hypercar. Il nome da cui partire è inevitabilmente quello della Ferrari 499P.

La prima Hypercar del Cavallino, entrata nel Mondiale Endurance nel 2023 e che ha costruito in pochissimo tempo una storia straordinaria. Ha conquistato il titolo Costruttori e quello Piloti nel WEC, mentre nel febbraio 2026 ha presentato la versione con cui affrontare la nuova stagione, confermando l’obiettivo di difendere la leadership. La vettura, dunque, non è un progetto al tramonto. Al contrario, resta il cuore del programma endurance ufficiale di Maranello.

Ferrari, sviluppo continuo

Il mondo delle Hypercar vive di sviluppo continuo. Anche quando una macchina è vincente, il lavoro nei reparti tecnici non si ferma mai. Aerodinamica, affidabilità, gestione dell’energia, pneumatici, efficienza e comportamento sul giro sono elementi sui quali ogni dettaglio può trasformarsi in un vantaggio.

La 499P del 2026 è già stata oggetto di interventi e adattamenti ma l’ipotesi di un ulteriore sviluppo non sarebbe, di per sé, sorprendente. Una strategia in ottica del ritorno prepotente di Toyota e dell’ingresso di nuovi marchi nell’Endurance. Dai primi post non emerge una conferma ufficiale che si tratti di una nuova Hypercar e questa zona grigia accende l’interesse.

Prove di futuro a Monza

La Ferrari ha portato in pista sull’Autodromo Nazionale di Monza la sua 499P per una sessione di test in vista della stagione 2027. Un’apparizione che non è passata inosservata e che conferma come, mentre il presente del Mondiale Endurance è ancora tutto da vivere, a Maranello si stia già lavorando alla prossima evoluzione del progetto Hypercar. Sul tracciato brianzolo si sono alternati al volante quattro protagonisti di primo piano dell’avventura Ferrari nel WEC: Antonio Fuoco, Antonio Giovinazzi, Alessandro Pier Guidi e Miguel Molina. Un poker di piloti che ha contribuito a raccogliere dati e sensazioni preziose su una vettura chiamata a continuare il proprio percorso di sviluppo.

Il lavoro svolto a Monza rientra infatti in un programma di sviluppo più ampio, nel quale Ferrari sta valutando, collaudando e validando diverse soluzioni tecniche e aerodinamiche. Il progetto è ancora in una fase aperta e progressiva. Fino all’omologazione definitiva, il Costruttore può mantenere sul tavolo differenti opzioni progettuali, portando in pista configurazioni diverse per verificarne concretamente il comportamento e individuare la strada migliore per il futuro.

Quando il camouflage diventa marketing

La vera novità, forse, è proprio questa: Ferrari sembra aver trasformato il camouflage da strumento per nascondere una vettura a strumento per raccontarla. Tradizionalmente, le pellicole mimetiche servono a impedire che fotografi e appassionati possano riconoscere le soluzioni tecniche prima del tempo. Ma oggi, nell’era dei social, anche un prototipo mascherato può diventare un contenuto. Anzi, può diventare il contenuto perfetto.

Una macchina completamente visibile ma impossibile da decifrare genera una domanda che poi genera discussione. La discussione alimenta i rumors e la curiosità prepara il terreno a aggiornamenti futuri. È una formula che anche Ferrari conosce bene, mostrare abbastanza per far parlare, ma non abbastanza per far capire.

Il dettaglio che fa discutere

C’è poi un aspetto estetico che non è passato inosservato. La grafica del primo post sembrava avere una parentela visiva con il camouflage della vettura mostrata nel secondo. Il bianco e nero, le forme ripetute, le geometrie spezzate, un semplice collegamento grafico, ma anche una scelta precisa. Ferrari ha costruito un piccolo percorso narrativo e quando sono arrivate le successive comunicazioni, si è tolto il velo. A Maranello si guarda avanti e il test di Monza non rappresenta dunque soltanto una giornata di prove, ma una nuova tappa di un percorso destinato a proiettare la 499P verso il futuro.

La prossima mossa, la più importante

La Ferrari 499P ha già un posto speciale nella storia recente del Cavallino rampante e qualsiasi novità legata alla Hypercar assume un peso particolare. Il punto non è soltanto capire che cosa ci sia sotto il camouflage. La vera domanda è capire quanto lontano voglia spingersi Ferrari.

Un’evoluzione della 499P? Un nuovo pacchetto tecnico? Un progetto destinato al futuro dell’endurance? Oppure semplicemente una campagna social costruita per accompagnare un aggiornamento già previsto? E nel mondo Ferrari, a volte, basta una parola per trasformare una fotografia di una macchina camuffata in uno degli enigmi più discussi dagli appassionati di motorsport. Il conto alla rovescia, almeno sui social, sembra essere cominciato.

Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 14:04:53 +0000
News n. 20
Fabrizio Corona, il SUV abbandonato era senza benzina: il conto è salato

Può capitare di rimanere a piedi in autostrada. Meno comune è ritrovarsi con una Jeep Wrangler a noleggio che, stando alla ricostruzione, sarebbe rimasta senza benzina. Se poi nella storia compare Fabrizio Corona, una controversia sulle fatture finisce facilmente in prima pagina e, stavolta, davanti al Tribunale di Milano.

Secondo quanto riportato da Virgilio Notizie, il conto presentato ad Atena Srl, società riconducibile alla famiglia dell’ex fotografo dei vip, ammonterebbe a 17.500 euro. La giudice Maria Burza avrebbe respinto l’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dall’autonoleggio, confermando 15.000 euro di penale e 2.500 euro di spese legali. La somma sarebbe maturata dopo oltre un anno di pagamenti rimasti in sospeso.

Range Rover e Jeep Wrangler al centro del contenzioso

I contratti avrebbero riguardato una Range Rover Sport SVR e la Jeep Wrangler lasciata in autostrada nel dicembre 2023. La controparte avrebbe chiesto di compensare il credito con un risarcimento per problemi accusati dai veicoli, dei malfunzionamenti che sarebbero costati a Corona due ospitate retribuite nei locali notturni.

La ricostruzione, però, non avrebbe convinto il tribunale. Per il guasto al motore della Range Rover non sarebbe stata trovata alcuna documentazione dalla quale emergesse una segnalazione inviata all’autonoleggio. Anche la storia delle serate saltate avrebbe cominciato a perdere pezzi: l’autista di Corona avrebbe infatti confermato la sua presenza all’appuntamento serale.

Con la Wrangler la situazione avrebbe assunto contorni quasi grotteschi. Il fuoristrada sarebbe stato lasciato lungo l’autostrada e recuperato con un carro attrezzi. Dai controlli non sarebbe emerso il cedimento meccanico prospettato, perché nel serbatoio sarebbe semplicemente mancato il carburante. Una sosta al distributore, dunque, avrebbe potuto evitare il successivo contenzioso.

Al momento del recupero, la Jeep avrebbe presentato anche alcuni danni. Sempre stando a Virgilio Notizie, il giudice avrebbe riconosciuto altri 2.000 euro all’azienda di noleggio. L’abbandono del veicolo in autostrada sarebbe stato considerato un comportamento imprudente e avrebbe potuto contribuire alle condizioni nelle quali il mezzo sarebbe stato ritrovato, definito incidentato nella ricostruzione della sentenza.

Un’altra stangata per i chilometri oltre il limite

Prima dell’arrivo in aula sarebbe comparso un altro conto piuttosto pesante. L’autonoleggio avrebbe maturato un credito di 32.000 euro per il superamento del limite chilometrico previsto dal contratto. La somma sarebbe stata poi ridotta del 75% su richiesta del cliente, in considerazione dei rapporti commerciali avuti nel tempo. Nemmeno lo sconto, tuttavia, sarebbe stato sufficiente a chiudere la faccenda.

I due SUV coinvolti sarebbero difficili da confondere. La Range Rover Sport SVR monta un V8 sovralimentato capace di superare i 500 CV, abbastanza da muovere il modello britannico con prestazioni da sportiva, e la Wrangler gode di ottima fama per le proprie capacità lontano dall’asfalto. In questa occasione non l’avrebbe fermata un ostacolo da off-road, bensì il mancato rifornimento.

La decisione riguarderebbe Atena Srl, società controllata al 99% dalla madre di Corona secondo Virgilio Notizie, e non direttamente il volto di Falsissimo. Atena sarebbe comunque tenuta a pagare la penale e le spese legali, poiché le argomentazioni presentate non avrebbero convinto la giudice. A lasciare a piedi la Wrangler, almeno stando alla ricostruzione, non sarebbe stato un guasto: nel serbatoio sarebbe mancata la benzina.

Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 13:47:04 +0000
News n. 21
F1, proposta rinnovo Verstappen: Ferrari e McLaren spiazzate

Nonostante non abbia ancora vinto un GP nel 2026 e sia molto lontano in classifica dal leader Antonelli, Max Verstappen sta dimostrando su un mezzo all’altezza tutta la sua forza. La velocità innata dell’olandese è risultata evidente anche nell’ultima tappa corsa in Ungheria. Sul tracciato dell’Hungaroring il nativo di Hasselt ha preceduto Mercedes e Ferrari, riuscendo in un sorpasso epico sul suo storico rivale Lewis Hamilton.

Il team con sede a Milton Keynes ha cambiato marcia con gli ultimi aggiornamenti, dopo un inizio di stagione in salita. La RB22 non è ancora un’auto da P1 e forse nemmeno da podio, ma l’olandese sta trovando continuità. Se non fosse stato fermato da alcuni problemi tecnici sarebbe stato più avanti in classifica. Il quattro volte iridato occupa la sesta posizione con 109 punti, ben 110 punti in meno rispetto a Kimi Antonelli.

L’olandese sarebbe disposto a restare

La Red Bull Racing gli ha proposto un prolungamento fino al termine del campionato 2029. Max potrebbe anche prendere in considerazione l’offerta economica, ma tanto dipenderà dalla crescita della monoposto. Il riavvicinamento sarebbe arrivato dopo il podio insperato di Ungheria, dove tutti hanno compreso che il fuoriclasse è tornato ai massimi livelli. Le alternative di livello sono tre e non navigano in acque migliori di RB.

L’Aston Martin, disposta a ricoprire d’oro Verstappen, è alla ricerca di un campione per il “dopo Alonso”. Lawrence Stroll vorrebbe ricomporre il binomio Newey-Verstappen, tuttavia le performance della verdona sono state al di sotto delle aspettative. La McLaren si è giocata la carta Lambiase, storico ingegnere di pista di Max, per tentare il passaggio di SuperMax a Woking.

Anche in questo caso i problemi non sarebbero di natura economica, ma tecnica. Al di là del recente trionfo di Norris, la squadra britannica non sarebbe ancora da titolo in questa nuova era della F1. Il rapporto con Piastri però sembra essere arrivato quasi ai titoli di coda.

La Ferrari, prima o poi saluterà Lewis Hamilton, e dovrà pensare a un campione stagionato. Per quanto talentuosa, una coppia composta da Leclerc e Bearman peccherebbe di inesperienza ai massimi livelli. Bild ha rivelato che la scuderia di Milton Keynes avrebbe deciso di agire subito per evitare corteggiamenti futuri, presentando a Max una offerta economica a rialzo.

Niente clausole, più soldi

Il figlio d’arte di Jos ha un contratto sino al 2028, ma sono note le clausole d’uscita che permetterebbero al numero 3 di liberarsi già al termine di questa stagione, svincolandosi dal contratto. Red Bull avrebbe presentato una offerta che porterebbe la scadenza a fine 2029.

Verstappen vedrebbe ritoccato verso l’alto il suo attuale stipendio stimato in circa 57 milioni di euro l’anno (bonus esclusi) ma dovrebbe in cambio rinunciare alla clausola d’uscita.

Sulla Bild è emerso che Verstappen e tutto il suo entourage starebbero valutando l’offerta, ma senza troppa fretta. Ne sapremo di più in autunno, ma i grandi capi Mark Mateschitz e Oliver Mintzlaff faranno di tutto per trattenerlo in Red Bull. Di recente Raymond Vermeulen, manager di Max, ha annunciato alla Bild:

“Abbiamo un contratto fino al 2028. Certo, ci sono clausole rescissorie, ci sono sempre state. Ma non ne abbiamo mai esercitata nessuna. Al contrario. Siamo sempre stati leali e lo rimarremo. Vogliamo continuare il nostro percorso con la Red Bull e Max vuole concludere la sua carriera qui, ma ovviamente con la possibilità di vincere”.

Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 13:31:25 +0000
News n. 22
Patente AM: quali veicoli si possono guidare? Età, cilindrata e limiti

La patente AM è la primissima abilitazione alla guida, quella che ci fa entrare nel mondo della mobilità su strada. È possibile conseguirla a partire dai 14 anni di età e serve per guidare ciclomotori e alcuni quadricicli leggeri, ma esistono dei limiti precisi fissati dal Codice della Strada e dalla normativa europea.

Quello che i giovani si chiedono più spesso è: ma quali veicoli posso guidare con la patente AM? La risposta non dipende solo dalla cilindrata del motore, ma anche dalla velocità massima del veicolo che si intende guidare, dalla sua potenza e dalla categoria di omologazione.

Vediamo quindi quali sono i mezzi che si possono guidare con la patente AM, qual è l’età minima richiesta, i limiti di cilindrata e le principali regole che bisogna sapere e rispettare.

A quanti anni si consegue la patente AM

Per legge, in Italia, la patente AM può essere conseguita a partire dal giorno del compimento dei 14 anni. Come si ottiene? È fondamentale superare sia un esame di teoria che una prova pratica di guida.

La patente AM ti permette di circolare sul territorio italiano fin dal rilascio del documento stesso. Per quanto riguarda invece gli altri Paesi dell’Unione europea, la patente AM è valida per la guida di ciclomotori e quadricicli leggeri anche in ambito Ue, a partire dal compimento dei 16 anni (fatto salvo il riconoscimento da parte di singoli Stati del limite dei 14 anni).

Quali veicoli si possono guidare

Con la patente AM non si guidano soltanto i “cinquantini”, come tanti ancora oggi credono. La normativa comprende differenti categorie di veicoli, tra cui:

  • ciclomotori a due ruote, classici scooter e motocicli 50 cc nella categoria L1e, che comunque devono rispettare contemporaneamente questi requisiti: velocità massima non superiore a 45 km/h, cilindrata massima di 50 cm³ (con motore a benzina), per i motori elettrici potenza nominale continua massima di 4 kW. Questo significa ovviamente che gli scooter 50 che però vengono elaborati e quindi viaggiano oltre i 45 km/h non rientrano più nei limiti previsti dalla patente AM;
  • ciclomotori a tre ruote categoria L2e. Valgono limiti precisi, tra cui velocità massima di 45 km/h, cilindrata fino a 50 cm³ per i motori ad accensione comandata, potenza massima di 4 kW per le altre motorizzazioni previste dalla normativa. Attenzione a non confondere mai i veicoli appena elencati con i tricicli a motore di categoria superiore, che necessitano di una patente diversa (A1 o superiore, a seconda delle caratteristiche del mezzo);
  • quadricicli leggeri (minicar e quad), che anch’essi devono andare a una velocità massima di 45 km/h, massa in ordine di marcia fino a 425 kg (attuale classificazione europea), cilindrata massima di 50 cm³ per i motori a benzina, cilindrata fino a 500 cm³ per i motori diesel, potenza massima di 4 kW per i quad leggeri aperti e fino a 6 kW per i quadricicli leggeri con abitacolo chiuso.

Il limite di cilindrata per la patente AM è sempre 50 cc?

No, non proprio. Il limite non è esclusivamente la cilindrata, come ancora oggi molti credono. La normativa distingue il tipo di motorizzazione, ovvero 50 cm³ per i motori a benzina, fino a 500 cm³ per alcuni motori diesel installati sui quadricicli leggeri, 4 kW per molti motori elettrici, fino a 6 kW per alcune categorie di quadricicli leggeri con abitacolo chiuso.

Posso guidare una minicar con la patente AM?

Altra domanda che si pongono in molti, soprattutto i più giovani, e la risposta è sì, ma solo se il veicolo è omologato come quadriciclo leggero (categoria L6e).

Si tratta di mezzi progettati per una velocità massima di 45 km/h, che rispettano i limiti di massa e potenza previsti dalla normativa europea. Ecco perché sono ottime alternative allo scooter per i ragazzi che hanno compiuto 14 anni e vogliono sfoggiare la loro prima macchinetta, mezzo che offre sicuramente una maggiore protezione dagli agenti atmosferici.

Si può trasportare un passeggero?

La risposta deve essere argomentata perché in realtà è sì, ma non sempre. Si può trasportare il passeggero solo se il conducente ha compiuto 16 anni e il mezzo è omologato per due persone, quindi dipenda da caso a caso, da mezzo a mezzo.

Cosa non si può guidare con la patente AM

Chi è in possesso di patente AM non può assolutamente guidare:

  • motocicli e scooter 125 cc e cilindrata superiore;
  • tricicli a motore che non fanno parte della categoria dei ciclomotori;
  • auto tradizionali;
  • quad pesanti.

Per questi veicoli servono le patenti di categoria superiore (A1, A2, A o B, a seconda del mezzo).

La patente AM vale anche all’estero?

Qui la risposta per i più curiosi e per chi ne ha davvero bisogno è sì. La patente AM è riconosciuta nei Paesi dell’Unione europea, di solito però solo dal compimento dei 16 anni. Alcuni Stati possono riconoscere la validità della patente dai 14 anni, altri invece decidono di applicare il limite europeo dei 16 anni.

Per questo, se hai in programma una vacanza all’estero, allora prima ti consigliamo di verificare la normativa vigente del Paese di destinazione.

Quali sono le domande più frequenti sul tema patentino

Il famoso patentino, lo abbiamo chiamato così subito quando è uscito l’obbligo per legge, è quello che oggi definiamo come patente AM, ma ci permette di guidare uno scooter 125? No. La patente AM serve esclusivamente per guidare ciclomotori e quadricicli leggeri previsti dalla normativa. Per uno scooter 125 è necessaria almeno la patente A1.

Mentre in caso di minicar? La patente AM consente la guida solo di minicar omologate come quadricicli leggeri (L6e) che rispettano i limiti di massa, velocità e potenza previsti dalla legge.

Il limite previsto dalla legge è 50 cc o 45 km/h? Sono entrambe limitazioni per chi consegue patente AM, infatti per quanto riguarda i ciclomotori a benzina il motore non può superare i 50 cm³ e il mezzo deve essere progettato per non superare i 45 km/h.

La patente AM è quindi molto più di un semplice “patentino per il motorino”. Si tratta di una licenza di guida che consente di guidare scooter 50, ciclomotori a tre ruote, quad leggeri e minicar, sempre e solo se rispettano i limiti fissati dalla normativa.

Cosa ricordare:

  • età minima di 14 anni;
  • velocità massima di 45 km/h;
  • rispetto dei limiti di cilindrata, potenza e categoria del veicolo.
Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 12:00:50 +0000
News n. 23
Volkswagen in crisi in Oriente, scatta la richiesta dazi sulle auto plug-in cinesi

Continua la crisi dei produttori europei nel Paese del Dragone Rosso. Dopo anni in cui gli storici brand hanno cavalcato l’hype in Cina, negli ultimi tempi i clienti hanno iniziato a preferire i marchi locali, in particolar modo nel segmento delle vetture elettrificate, mettendo in difficoltà anche gli impianti produttivi delle joint venture di Volkswagen, Audi, BMW e Mercedes-Benz.

Le problematiche non si limitano al car market asiatico, ma si stanno estendendo anche al Vecchio Continente. I costruttori europei sembrano inermi davanti all’invasione silenziosa dei nuovi major cinesi. I dati parlano chiaro, persino nella vendita delle auto plug-in: in base alle analisi di mercato Dataforce, le vetture ibride plug-in dei brand del Gigante asiatico hanno rappresentato il 28,3% delle immatricolazioni nel Vecchio Continente nei primi sei mesi dell’anno, per un totale di 208.368 unità vendute.

Dominio in vista

Da una parte, secondo le stime di Mobility Global, nel 2026 gli stabilimenti cinesi delle joint venture di Volkswagen, Audi, BMW e Mercedes lavoreranno al 46% della capacità. Con la crisi del mercato europeo, non c’è altra strada che proteggersi con norme esemplari.

Come riportato da Automotive News, l’amministratore delegato del Gruppo Volkswagen, Oliver Blume, ha chiesto all’Unione Europea una risposta rapida introducendo dazi più elevati sulle auto ibride plug-in cinesi.

“Non abbiamo tempo da perdere”, avrebbe dichiarato Blume durante la conferenza di presentazione dei risultati del primo semestre, nella quale il colosso di Wolfsburg ha annunciato di aver rivisto al ribasso le previsioni di fatturato per il 2026 a causa dei dazi americani e della crescita dei competitor asiatici.

Spicca la crescita della BYD con la Seal U DM-i in primis, seguita da BYD Atto 2 e Jaecoo 7, che hanno oscurato Volkswagen Tiguan, la plug-in più venduta nel Vecchio Continente nel 2025.

La pressione dei marchi cinesi è ingestibile dai competitor europei. In base alle analisi di Dataforce, riportati da Autonews.com, nel primo semestre dell’anno hanno venduto in totale in Ue quasi 686 mila vetture, con una crescita del 101% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La loro quota di mercato è passata dal 5 al 9,5% in appena dodici mesi. Di questo passo il car market europeo rischia di essere spazzato via. I prezzi delle EV cinesi sono più bassi e, in tempi di crisi, tutti si vogliono accaparrare mezzi moderni low cost.

Cresce la preoccupazione

Le tensioni stanno coinvolgendo anche Stellantis purtroppo, grande attore del settore automotive in Europa, era inevitabile.

In Germania l’amministratore delegato di Volkswagen ha richiesto l’introduzione di nuovi dazi, per portare il mercato auto europeo “a condizioni di parità”. In base a quanto annunciato dalla stampa tedesca l’Unione Europea starebbe prendendo in considerazione la possibilità di replicare quanto fatto con le auto elettriche importate dalla Cina, dove sono imposti dazi fino al 35%. Blume ha inoltre escluso di mettere a disposizione le factory europee Volkswagen per costruire vetture di marchi cinesi.

Una forma di protezione verso il “Made in Europe” per le auto e i componenti che non può essere più trascurata. A Bruxelles è già stato presentato un piano di salvaguardia, in cui rientra anche il lancio di E-Car, con misure di protezione più ampie per l’industria automobilistica. Blume ha assicurato:

“I concorrenti cinesi subiscono pressioni sul mercato interno e l’esportazione rappresenta la loro unica opportunità di successo”.

Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 11:41:39 +0000
News n. 24
Guasto AdBlue con “conto alla rovesciaâ€, quando e perché gli additivi non bastano

Sali in auto, premi Start e sul display compare l’avviso dell’AdBlue insieme ai chilometri residui. Finché il motore resta acceso la macchina continua a viaggiare, ma quando quel contatore scende a zero, al successivo spegnimento il motore non potrà più essere riavviato. È una situazione che crea parecchia ansia, ma capendo come reagisce la centralina puoi gestire la situazione senza problemi.

Perché la spia AdBlue resta accesa anche con il serbatoio pieno?

Quando sul display compaiono i chilometri residui, la prima cosa che si pensa di fare è il rabbocco. Bisogna però sapere che l’avviso si attiva per due motivi ben distinti:

  • mancanza reale di liquido: il livello nel serbatoio è sceso sotto la soglia minima e basta rabboccare AdBlue per azzerare la spia;
  • guasto al sistema SCR: la centralina ha rilevato un’anomalia nell’impianto antinquinamento su una parte meccanica o elettronica.

Se hai già fatto il pieno ma la spia e il conto alla rovescia non scompaiono, anche dopo un ciclo di guida su strada, significa che la centralina sta rilevando un guasto tecnico del sistema. La memoria della centralina ha registrato un codice errore che non si cancella da solo, ma va effettuata una verifica in officina tramite lo strumento diagnostico.

Quando gli additivi risolvono il problema

Per evitare di sprecare soldi inutilmente, bisogna sapere che gli additivi vanno usati nel momento giusto e durante il rifornimento del liquido AdBlue. Vediamo quali sono i tre additivi a disposizione e quando sono davvero utili:

  • additivi anticristallizzanti: si versano nel serbatoio AdBlue a scopo preventivo, evitando che il liquido formi croste e depositi all’interno dei condotti;
  • additivi anticongelanti: si utilizzano nei periodi invernali, soprattutto se si abita o si viaggia in zone con temperature molto rigide, per evitare che ghiacci nei tubi;
  • additivi detergenti: si possono usare ai primi sintomi per sciogliere i veli di incrostazione presenti nell’impianto, prima che si blocchi del tutto.

Se questi prodotti non bastano, le officine dispongono di pulitori ad alta concentrazione così da disincrostare i singoli componenti che presentano il problema, come l’iniettore. Se però il guasto è di tipo elettrico o meccanico, nessun additivo potrà mai ripristinare il componente.

Quanto costa riparare il sistema

Per avere un’idea di spesa, bisogna prima distinguere tra il costo dei prodotti chimici e l’intervento vero e proprio in officina quando si è in presenza di un guasto:

  • da 15 a 35 euro: questo è il prezzo degli additivi che puoi acquistare in autonomia e inserire direttamente nel serbatoio durante il rabbocco;
  • da 80 a 180 euro: per la diagnosi con strumento dedicato, lo smontaggio e il lavaggio con la relativa pulizia del componente incrostato con prodotti specifici, come ad esempio l’iniettore;
  • da 350 a 650 euro: se occorre sostituire il sensore NOx difettoso, una lavorazione che in molte situazioni richiede anche l’aggiornamento software della centralina (il cui costo si aggira attorno ai 100 euro);
  • da 800 a 1.500 euro: nei casi in cui i componenti difettosi sono integrati all’interno del serbatoio. In questi sistemi non è possibile riparare i singoli pezzi e si deve sostituire l’intero blocco.

I consigli del meccanico

Per evitare di peggiorare la situazione o rischiare di rimanere a piedi con il motore bloccato, ecco quali sono i passaggi fondamentali da seguire:

  • l’additivo prima e non dopo: aggiungi l’additivo anticristallizzante come prevenzione durante il rifornimento del serbatoio dell’AdBlue. È una precauzione fondamentale soprattutto per chi fa poca strada, perché aiuta a non far cristallizzare il liquido nei condotti;
  • 1.000 km di autonomia: evita di far scendere troppo il livello e non arrivare al limite, in modo che la centralina non inneschi il conto alla rovescia di emergenza. Effettua sempre il rabbocco in anticipo;
  • AdBlue di alta qualità: usa una soluzione di urea certificata e di ottima qualità. Evita prodotti di dubbia provenienza, rimedi casalinghi o aggiunte di acqua, che rischiano di alterare la concentrazione o danneggiare i sensori;
  • controllo del sistema: chiedi al tuo meccanico di effettuare un controllo della memoria guasti del sistema AdBlue a ogni manutenzione programmata. Identificare eventuali anomalie sul nascere evita che si trasformino in blocchi improvvisi mentre sei per strada.
Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 11:13:15 +0000
News n. 25
Abarth cambia rotta, i motori termici tornano nei piani

Passare dalle 595 e 695 alle sole 500e e 600e è stato un salto troppo lungo per una parte del pubblico Abarth. Le prestazioni non mancano: la prima sviluppa 155 CV, mentre il SUV arriva a 280 CV nella versione più potente. Eppure, l’assenza del rombo tradizionale e il peso maggiore hanno inasprito il nervosismo dettato dall’impossibilità di intervenire sulla meccanica, come accadeva con i vecchi modelli.

Il dilemma dell’elettrico e i limiti meccanici

Alla bilancia la 695 superava di poco la tonnellata, mentre la 500e e la 600e toccano rispettivamente 1.335 e 1.700 kg. Olivier François, amministratore delegato di Fiat e Abarth, ha ormai riconosciuto il problema:

“Abarth ha bisogno dei motori termici. È molto chiaro. Ci stiamo lavorando”

È prematuro parlare di nuova vettura in realizzazione o di addio all’elettrico, ma il cambio di tono si sente eccome. Soltanto pochi anni fa la dirigenza disegnava un futuro dove le batterie dettavano legge, prima che le opinioni negative imponessero una parziale marcia indietro. Lo stesso François continua a difendere i vantaggi delle vetture elettriche:

“Per le prestazioni, le auto elettriche sono il meglio che si possa offrire”

Ai clienti Abarth, tuttavia, interessa anche ciò che non compare nella scheda tecnica. Il rumore dello scarico, la risposta del turbo e la possibilità di modificare il motore hanno alimentato per anni il seguito del marchio.

Gaetano Thorel, responsabile europeo di Fiat e Abarth, ha riassunto il limite incontrato dalle attuali 500e e 600e:

“Con le auto elettriche non si può mettere mano al motore”

Un messaggio forte è arrivato dal Regno Unito, dove dalle 1.027 immatricolazioni del 2024 Abarth è scesa a 291 vetture nel giro di un anno. Sebbene circoscritta a un solo mercato, la forte flessione sembra confermare le difficoltà della transizione ecologica. E l’addio alla 595 a benzina non ha di certo aiutato.

Le difficoltà di un ritorno al termico

Le speranze di una 500 Abarth a benzina potrebbero però essere frenate da forze di causa maggiore. L’attuale generazione era nata per funzionare esclusivamente a batteria e già l’arrivo della Hybrid ha costretto Fiat a modificare il progetto, nonostante sotto il cofano sia stato sistemato un tre cilindri 1.0 da appena 65 CV.

Con un motore più potente bisognerebbe intervenire di nuovo, coinvolgendo trasmissione, raffreddamento, freni e assetto. François, sul punto, non ha alimentato false speranze: “La 500 è difficile”. Risolverebbe poco anche riprendere il 1.4 turbo utilizzato sulle vecchie 595 e 695. Il vano motore potrebbe non avere lo spazio necessario e l’intera vettura andrebbe omologata da capo, con una spesa elevata da recuperare attraverso vendite tutto fuorché sicure. Insomma, il progetto può anche essere valutato, ma metterlo in atto senza perdere denaro è un altro discorso.

Il problema potrebbe essere risolto alla radice con la prossima generazione della 500, attesa intorno al 2030. Fiat avrebbe infatti la possibilità di progettare fin dall’inizio una piattaforma capace di ospitare sia le batterie sia un motore tradizionale, evitando gli adattamenti che rendono poco conveniente intervenire sul modello attuale. François ha indicato questa eventualità: “Forse sarà la prossima 500”.

Per non attendere fino al termine del decennio, Abarth potrebbe però partire dalla Fiat 600. In questo caso il lavoro sarebbe meno pesante, dato che la piattaforma CMP viene già utilizzata con motori elettrici, ibridi e a benzina.

Più incerta appare la situazione della Grande Panda. Una versione sportiva sarebbe stata presa in esame e avrebbe già raggiunto una prima fase di studio, ma da Stellantis non avrebbero dato il via libera per procedere. Prima di investire nello sviluppo, i responsabili vogliono capire se sia possibile ottenere una vettura realmente fedele al marchio. Thorel è stato categorico al riguardo: applicare lo Scorpione sulla carrozzeria serve a poco, se sotto manca il carattere di una vera Abarth.

Data articolo: Tue, 28 Jul 2026 10:40:38 +0000


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