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Per molti appassionati di fuoristrada, la Pajero è sempre stato un nome che evoca la Dakar, i deserti, la polvere e le 12 vittorie nella corsa più dura del mondo. Poi nel 2021, quasi in silenzio, la produzione si è fermata e con lei si è chiuso un capitolo lungo quarant’anni. Ma come spesso accade con le icone vere, la storia non finisce davvero: Mitsubishi ha confermato ufficialmente che la nuova Pajero sarà presentata in anteprima mondiale il prossimo autunno, e le prime immagini teaser rilasciate nelle ultime ore fanno capire che il ritorno non sarà timido.
Quella che arriverà non è una riedizione nostalgica pensata per far leva sui ricordi di chi aveva la Pajero in cameretta come modellino. È un veicolo progettato da zero, con una struttura tecnica solida e una precisa identità stilistica. Mitsubishi ha scelto di non ammorbidire l’immagine del modello per renderlo più digeribile al grande pubblico: la Pajero torna come fuoristrada, e lo fa con convinzione.
Il teaser ufficiale rilasciato da Mitsubishi non lascia spazio all’immaginazione su quale sarà il carattere della nuova Pajero. Il muso è squadrato, deciso, con proporzioni muscolose che rimandano alla tradizione del modello senza però cadere nella nostalgia facile. L’elemento più distintivo è la firma luminosa: una striscia che attraversa orizzontalmente tutto il cofano da un’estremità all’altra, interrompendosi solo al centro, dove trova posto il logo a tre diamanti di Mitsubishi. È un elemento di design aggressivo, contemporaneo, che colloca la nuova Pajero nel panorama dei fuoristrada moderni senza sacrificare il carattere robusto che ne ha sempre fatto l’identità .
La produzione avverrà nella fabbrica tailandese di Laem Chabang, la stessa in cui nasce il pick-up Triton conosciuto in Italia come L200, e non è una coincidenza. La nuova Pajero condividerà con il Triton il telaio a longheroni, l’architettura tipica dei fuoristrada puri, quella che garantisce rigidità torsionale, capacità di traino elevata e soprattutto la robustezza necessaria ad affrontare percorsi che le crossover monovolume si sognano. Abitacolo e sospensioni saranno invece sviluppi specifici per questo modello, pensati per bilanciare le prestazioni in off-road con un livello di comfort all’altezza degli standard attuali.
Il ritorno della Pajero non è solo una questione di nome o di nostalgia commerciale. È la risposta di Mitsubishi a un mercato che negli ultimi anni ha lasciato scoperta la fascia dei fuoristrada veri, quelli con telaio a longheroni e vocazione genuina per il fuoristrada severo. SUV e crossover hanno dominato la scena, ma chi cerca un mezzo capace di fare sul serio lontano dall’asfalto ha trovato sempre meno opzioni accessibili.
La nuova Pajero sarà disponibile in tre varianti distinte, pensate per intercettare profili di acquirenti molto diversi tra loro. La versione più spartana avrà paraurti non verniciati e protezioni specifiche per l’off-road: è quella per chi la usa davvero fuori dalla strada, per il lavoro o per l’avventura pura. Salendo di livello si trovano versioni progressivamente più curate esteticamente, fino alla variante più rifinita, con uno stile più elegante adatto a chi cerca un fuoristrada autentico ma non vuole rinunciare a una certa raffinatezza quotidiana.
Su alcuni mercati, il modello verrà commercializzato con il nome di Montero, che è quello storico con cui la Pajero è stata venduta in America Latina e in Spagna. Una doppia identità che Mitsubishi gestisce da decenni, e che racconta quanto sia radicato il legame di questo veicolo con culture e mercati diversissimi.
Presentata per la prima volta nel 1982, la Pajero ha attraversato quattro generazioni e ha lasciato il segno in ogni angolo del mondo in cui è stata venduta, con oltre 3,25 milioni di esemplari in totale. La sua presenza alla Dakar è cominciata nel 1983, e da quel momento il palmares si è arricchito anno dopo anno fino a 12 vittorie assolute, di cui 7 consecutive. Un record che poche case automobilistiche possono vantare in una competizione del genere.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 12:30:33 +0000
Oggi, 31 maggio 2026, la situazione del traffico sulle autostrade italiane presenta diversi punti critici causati principalmente da traffico intenso e problemi tecnici. La A14 Bologna-Taranto registra code a tratti tra Castel San Pietro e Faenza mentre sulla A22 Brennero-Modena il traffico è rallentato tra Trento Sud e Bolzano Sud. Inoltre, si segnala un guasto all’impianto nel’area di servizio Sebino Sud sulla A4 Torino-Trieste, che ha causato la mancanza di benzina.
12:30 – Area di servizio Sebino sud
L’area di servizio Sebino sud è sprovvista di benzina per un guasto all’impianto
Direzione Trieste
13:25 – Castel San Pietro-Faenza
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Taranto
La tratta interessata va dal chilometro 64.5 al chilometro 38.2 per una lunghezza di 26.3 km.
13:25 – Trento Sud-Bolzano Sud
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Brennero
La tratta interessata va dal chilometro 85.3 al chilometro 142.01 per una lunghezza di 56.71 km.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Sun, 31 May 2026 12:08:00 +0000Il palcoscenico a Manhattan non chiude mai. Nel famoso distretto di New York il concetto di normalità si fa molto elastico: tra gli incessanti clacson dei taxi gialli, il vapore che sbuffa dai tombini e l’inarrestabile flusso di folla lungo le Avenue, per stupire bisogna davvero esagerare, facendo ad esempio scendere in strada un assurdo triciclo a forma di scarpa. Anche se in questa giungla di cemento tutto sembra già visto, certe trovate riescono a fermare il tempo. O, più precisamente, a bloccare il traffico.
Sotto la nitida luce di un pomeriggio newyorkese gli automobilisti attendevano il verde: una scena ordinaria interrotta all’improvviso da una strana sagoma, intenta a farsi largo tra le berline scure e i furgoni per le consegne. Ma niente bolidi costosi (del resto, a quelli gli abitanti ci sono abituati) o prototipi avveniristici di qualche rinomata Casa: al loro posto ha reclamato spazio un gigantesco tacco a spillo rosa acceso.
Modellato con una precisione degna dell’alta moda, l’oggetto sfilava sull’asfalto in totale disinvoltura. La carrozzeria, tirata a lucido, catturava i profili dei grattacieli, deformandoli in modo buffo mentre avanzava. A guardarlo bene, si percepisce appieno l’assurdità del veicolo, guidato da una conducente orgogliosa, consapevole di avere gli occhi dei passanti puntati addosso.
I presenti hanno avuto una reazione unanime: silenzio e il sospetto di essere finiti in un qualche esperimento sociale o candid camera. Gli autisti abbassavano i finestrini per assistere meglio alla scena, mentre la gente sulle strisce pedonali si piantava in mezzo alla strada. Tempo qualche secondo e la solita follia di New York ha ceduto spazio a un’atmosfera irreale: persone di ogni tipo alzavano il telefono, pronti a immortalare l’istantanea da mostrare agli amici e condividere sul web. Per un attimo, la fretta è passata in secondo piano.
Resta, però, una domanda: cosa spinge qualcuno a trasformare un tacco vertiginoso in una soluzione di trasporto urbana? Forse è la dichiarazione definitiva di indipendenza dal grigiore quotidiano. A dispetto di un mondo troppo veloce e frenetico, vedere una scarpa da donna gigante sfrecciare sulla 5th Avenue ha rassicurato i dubbiosi: l’ironia resta la forma d’arte più efficace.
Il triciclo ha tirato dritto fino a scomparire dietro l’angolo e mescolarsi nuovamente ai veicoli pesanti, nei limiti del possibile ovviamente. Le reazioni? Spaccate: qualcuno ha pensato a una manovra di marketing aggressivo, altri l’hanno vista semplicemente come un gesto di follia liberatoria in mezzo al grigiore del traffico. Poco importa se l’opinione pubblica si è polarizzata. Anzi, le opinioni divisive potrebbero confermare l’efficacia della trovata: in fondo, che sia una genialata o una buffonata, l’importante è che se ne parli.
La prossima volta che vi sentirete bloccati al semaforo, annoiati dal solito panorama, guardatevi attorno: magari, nel traffico di tutti i giorni sbucherà fuori qualcosa di altrettanto folle. E voi siete tipi da “foto immediata” per fare il pieno di like o sareste rimasti fermi a fissare la scena, al punto da dimenticare persino di sbloccare lo smartphone?
Data articolo: Sun, 31 May 2026 10:37:27 +0000Sta diventando sempre più complessa la guida notturna. Chiunque si sia messo al volante dopo il tramonto avrà senz’altro già sperimentato sulla sua pelle quanto sia fastidioso incrociare veicoli provenienti dalla direzione opposta. Spesso, il “colpevole” di questo disagio viene individuato nei moderni fari a LED, ma sono davvero così pericolosi o si tratta di un problema di utilizzo e normativa?
Nel settore automobilistico c’è un prima e un dopo tecnologia a LED: la visibilità superiore, la durata maggiore e il minor consumo energetico rispetto alle vecchie luci alogene lo ha imposto come standard di riferimento poco dopo l’introduzione su vasta scala.
Eppure, il progresso tecnico ha determinato delle criticità inaspettate, affrontate da Greg Brannon, direttore dell’ingegneria automobilistica dell’AAA, con un ribaltamento di prospettiva: la colpa non è tanto della luce in sé, quanto piuttosto della potenza dei sistemi di nuova generazione e il fatto che SUV e pick-up, essendo più alti, sparano il fascio luminoso direttamente all’altezza dei nostri occhi. L’infelice allineamento finisce per disturbare il campo visivo degli altri automobilisti, specialmente su strade secondarie o scarsamente illuminate dove la carenza di luce ambientale accentua il contrasto.
Come emerso da uno studio pubblicato a inizio 2026, il 92% degli automobilisti si sente letteralmente abbagliato dai veicoli che sopraggiungono dalla direzione opposta, a cui si aggiunge un altro 36% di conducenti infastidito dai riflessi luminosi catturati dallo specchietto retrovisore.
Non siamo però tutti uguali di fronte a questo fastidio. Il 70% dei guidatori con occhiali riscontra forti problemi, contro il 56% rilevato tra il resto degli automobilisti, data la tendenza delle lenti di rifrangere la luce, e anche il genere gioca un ruolo: le donne hanno riferito di essere più soggette all’abbagliamento (70%) rispetto agli uomini (57%).
A livello tecnico, la temperatura di colore “fredda” (i toni bluastri) dei fari a LED intensi tende a causare un maggiore affaticamento oculare rispetto alle tonalità più calde del passato. Tuttavia, il vero “nemico” della sicurezza è spesso il mercato aftermarket, infatti molti kit di conversione privi di omologazione, acquistati per conferire un aspetto più moderno al proprio veicolo, privilegiano la potenza pura, peccato che l’illuminazione sia mal direzionata e dispersiva. Meglio puntare sempre sull’impianto originale: è l’unico modo per avere una visibilità ottima senza infastidire chi guida in senso contrario.
Paradossalmente, la tecnologia oggi “colpevole” di abbagliarci potrebbe essere anche la soluzione definitiva. In Europa, i sistemi di illuminazione adattiva hanno già iniziato a indicare la via, modulando la luce in tempo reale così da “nascondere” gli altri guidatori dal cono di luce. Sviluppati da Case della reputazione di Audi, i fari Matrix LED sanno orientare il fascio con estrema accuratezza.
Purtroppo, la burocrazia frena il progresso. In Nord America, regolamenti vecchi di decenni frenano l’adozione di sistemi più evoluti, a dispetto della sicurezza generale. Rivian prova a cambiare le regole del gioco adattando i fari agli standard attuali, ma senza un intervento radicale sui codici stradali, i riflessi accecanti dei fari altrui continueranno a rovinarci la vista. Ogni maledetta notte al volante.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 07:59:50 +0000Nel mese di maggio 2026 sono previsti numerosi scioperi nel settore dei trasporti in tutta Italia, con coinvolgimento di servizi locali e nazionali come treni, bus, aerei, taxi e trasporti marittimi. L’articolo presenta una sintesi di tutte le agitazioni proclamate, ordinate cronologicamente, con una chiara indicazione delle città , delle regioni e degli orari in cui sono previsti i maggiori disagi.
Su tutto il territorio nazionale è previsto uno sciopero generale che coinvolge tutto il personale dipendente pubblico e privato in Italia per l’intera giornata. La protesta è stata proclamata dal sindacato USI-CIT e interessa tutte le province e regioni.
In Italia (rilevanza nazionale) è previsto uno sciopero del personale addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia della società Elior Divisione Itinere, per l’intera giornata. Sono coinvolti i sindacati FAST-CONFSAL, FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI.
Nella provincia di Milano (Lombardia), sciopero per il personale della Società Mercitalia Shunting & Terminal, della durata di 8 ore dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio proclamato da OSR USB Lavoro Privato.
Nella provincia di Firenze (Toscana), sciopero nel settore ferroviario per il personale del settore manutenzione società RFI Doit Firenze, per 8 ore nell’intera giornata. Sindacato: OSR USB Lavoro Privato.
Nella provincia di Milano (Lombardia), lo sciopero del personale Mercitalia Shunting & Terminal prosegue dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio.
Sul territorio nazionale, sciopero di 24 ore per il settore marittimo e lavoratori portuali. Coinvolge tutte le province d’Italia e interessa i dipendenti delle imprese ex art. 16, 17, 18 L. 84/94, delle Autorità di Sistema Portuale (ADSP) e delle società che applicano il CCNL porti. Il sindacato promotore è USB Lavoro Privato.
Nella città di Trento (regione Trentino-Alto Adige), sciopero di 4 ore dalle 11.00 alle 15.00 del personale della Trentino Trasporti, proclamato dal sindacato OSR ORSA TRASPORTI.
Nella città di Potenza (Basilicata), sciopero di 4 ore dalle 15.01 alle 19.00 del personale della società Miccolis – Servizio urbano. Sindacati: OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, UGL AUTOFERRO.
Nella provincia di Brescia (Lombardia), settore aereo: sciopero di 24 ore del personale addetto allo scarico e carico merci società GDA Handling, Aeroporto Brescia Montichiari (sindacato USB Lavoro Privato).
Nella città di Napoli (Campania), sciopero della durata di 24 ore a partire dalle 19:31 del 9 maggio fino alle 19:30 del 10 maggio, che coinvolge il personale della società EAV (OSR ORSA AUTOFERRO TPL).
Nella città di Napoli (Campania), prosegue lo sciopero per il personale di EAV (OSR ORSA AUTOFERRO TPL) dalle 19:31 del 9 maggio fino alle 19:30 del 10 maggio.
Nella città di Firenze (Toscana), sciopero di 24 ore del personale della società Autolinee Toscane (bacino di Firenze), indetto da OSP COBAS LAVORO PRIVATO.
Nel settore aereo su tutto il territorio nazionale e interregionale, scioperi in varie città tra cui Roma Fiumicino e Ciampino (12:00-16:00, personale ADR Security), Napoli (10:00-18:00, personale ENAV), Palermo (12:00-16:00, GH/Handling), Cagliari (13:00-17:00, gruppo Sogaer), Milano Malpensa (13:00-17:00, ALHA e MLE-BCUBE), indetti da vari sindacati (FAST-CONFSAL, RSA UILT-UIL, FILT-CGIL, FIT-CISL, UGL-TA, ANPAC, USB Lavoro Privato).
Nella città di Novara (Piemonte), sciopero della durata di 24 ore del personale della società SUN indetto dal sindacato AL-COBAS.
Sciopero generale nazionale che coinvolge le categorie pubbliche e private dei trasporti. Tra le principali modalità :
Ferroviario: dalle 21:00 del 17 maggio alle 20:59 del 18 maggio.
TPL: modalità territoriali.
Marittimo: particolarmente interessate isole maggiori e minori.
Taxi: 00:01-23:59.
Autostrade: personale in sciopero dalle 22:00 del 17 maggio.
Proclamato dal sindacato USB.
Nella provincia di Bari (Puglia), sciopero di 24 ore per il personale della Società STP di Bari indetto dai sindacati OST FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL.
In Italia (su tutte le province e regioni), sciopero generale dei trasporti di rilevanza nazionale:
Aereo: dalle 00.00 alle 23.59
Ferroviario: dalle 21.00 del 28 maggio alle 21.00 del 29 maggio
Trasporto pubblico locale: modalità territoriali
Marittimo: isole minori dalle 00.01 alle 23.59, isole maggiori un’ora prima delle partenze
Portuale: modalità locali
Autostrade: dalle 22.00 del 28 maggio alle 22.00 del 29 maggio
Sindacati promotori: CUB, SGB, ADL VARESE, SI-COBAS, USI-CIT.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Fonte: Mit
Data articolo: Sun, 31 May 2026 06:00:00 +0000Nella rilevazione quotidiana dei prezzi dei carburanti lungo la rete autostradale italiana, oggi 31 maggio 2026 riportiamo i valori medi più recenti disponibili e una guida chiara su come si forma il prezzo alla pompa. Il costo finale nasce dall’incontro tra la componente industriale (materia prima e margine dell’operatore), le imposte specifiche sul prodotto (accise) e l’imposta sul valore aggiunto che si applica sull’intero importo. Di seguito trovi la tabella con i prezzi medi aggiornati e, a seguire, un approfondimento che illustra come le quotazioni internazionali e il cambio euro/dollaro influenzino le oscillazioni giornaliere.
Aggiornamento 30-05-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.090 |
| Benzina | SELF | 2.046 |
| GPL | SERVITO | 0.911 |
| Metano | SERVITO | 1.588 |
Per comprendere il prezzo della benzina è utile scomporlo nelle sue due grandi famiglie: la componente fiscale e quella industriale. Nel caso della benzina, il prelievo fiscale rappresenta il 58% del prezzo finale alla pompa, quota che include le imposte specifiche sul prodotto e l’imposta sul valore aggiunto applicata sull’intero importo. La parte industriale, pari al restante 42%, si divide a sua volta in costo della materia prima e margine lordo lungo la filiera. La materia prima pesa per il 30%: il suo andamento dipende in larga misura dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e, non meno importante, dal cambio euro/dollaro, dato che i benchmark di riferimento sono espressi in valuta statunitense. Il margine lordo incide per il 12% e riunisce le voci che remunerano raffinazione, logistica, distribuzione e la gestione del punto vendita. È proprio su questa porzione che l’operatore può intervenire, entro limiti competitivi e normativi, per adeguare il prezzo alla pompa in funzione dei costi operativi, della concorrenza locale, della stagionalità dei flussi di traffico e di eventuali iniziative promozionali. Ne deriva che, a parità di quadro fiscale, le oscillazioni giornaliere sono in gran parte riconducibili alla dinamica delle quotazioni internazionali e agli aggiustamenti dei margini lungo la catena distributiva.
Anche per il gasolio il prezzo alla pompa nasce dall’interazione tra fattori fiscali e industriali, con un equilibrio diverso rispetto alla benzina. La componente fiscale pesa per il 45% del totale, mentre la componente industriale vale il 55%. All’interno di quest’ultima, la materia prima incide per il 45% del prezzo finale: è la quota più sensibile ai movimenti delle quotazioni internazionali dei distillati medi e all’andamento del cambio euro/dollaro, che può amplificare o attenuare gli effetti dei rialzi e dei ribassi espressi in dollari. Il margine lordo, pari al 10%, remunera le attività di raffinazione, stoccaggio, trasporto e vendita e costituisce l’area sulla quale gli operatori possono intervenire per modulare il prezzo praticato, tenendo conto dei costi operativi, del contesto competitivo nella zona servita, dell’afflusso di utenti e delle politiche commerciali. Questo significa che, pur a tassazione invariata, il gasolio risulta particolarmente esposto sia agli shock di mercato sulla materia prima sia agli aggiustamenti dei margini legati alla gestione della rete e alla stagionalità . In autostrada, dove i servizi erogati e i costi di gestione sono tipicamente più elevati rispetto alla viabilità ordinaria, tali fattori possono riflettersi in differenziali di prezzo più marcati, monitorati attraverso i valori medi ufficiali.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Sun, 31 May 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.952 per la benzina, 2.020 per il diesel, 0.818 per il gpl, 1.576 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.007 |
| Benzina | SELF | 1.949 |
| GPL | SERVITO | 0.804 |
| Metano | SERVITO | 1.512 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.030 |
| Benzina | SELF | 1.973 |
| GPL | SERVITO | 0.782 |
| Metano | SERVITO | 1.572 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.060 |
| Benzina | SELF | 1.983 |
| GPL | SERVITO | 0.892 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.040 |
| Benzina | SELF | 1.967 |
| GPL | SERVITO | 0.847 |
| Metano | SERVITO | 1.667 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.005 |
| Benzina | SELF | 1.947 |
| GPL | SERVITO | 0.766 |
| Metano | SERVITO | 1.530 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.004 |
| Benzina | SELF | 1.945 |
| GPL | SERVITO | 0.798 |
| Metano | SERVITO | 1.527 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.037 |
| Benzina | SELF | 1.974 |
| GPL | SERVITO | 0.795 |
| Metano | SERVITO | 1.512 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.010 |
| Benzina | SELF | 1.936 |
| GPL | SERVITO | 0.785 |
| Metano | SERVITO | 1.652 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.021 |
| Benzina | SELF | 1.948 |
| GPL | SERVITO | 0.888 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.010 |
| Benzina | SELF | 1.938 |
| GPL | SERVITO | 0.792 |
| Metano | SERVITO | 1.552 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.993 |
| Benzina | SELF | 1.931 |
| GPL | SERVITO | 0.822 |
| Metano | SERVITO | 1.524 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.035 |
| Benzina | SELF | 1.952 |
| GPL | SERVITO | 0.817 |
| Metano | SERVITO | 1.481 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.009 |
| Benzina | SELF | 1.937 |
| GPL | SERVITO | 0.793 |
| Metano | SERVITO | 1.565 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.018 |
| Benzina | SELF | 1.955 |
| GPL | SERVITO | 0.777 |
| Metano | SERVITO | 1.624 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.037 |
| Benzina | SELF | 1.961 |
| GPL | SERVITO | 0.876 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.025 |
| Benzina | SELF | 1.952 |
| GPL | SERVITO | 0.829 |
| Metano | SERVITO | 1.821 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.019 |
| Benzina | SELF | 1.946 |
| GPL | SERVITO | 0.802 |
| Metano | SERVITO | 1.602 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.031 |
| Benzina | SELF | 1.959 |
| GPL | SERVITO | 0.819 |
| Metano | SERVITO | 1.550 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.005 |
| Benzina | SELF | 1.946 |
| GPL | SERVITO | 0.812 |
| Metano | SERVITO | 1.503 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.034 |
| Benzina | SELF | 1.967 |
| GPL | SERVITO | 0.899 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 31 maggio 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.995 |
| Benzina | SELF | 1.939 |
| GPL | SERVITO | 0.801 |
| Metano | SERVITO | 1.501 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Sun, 31 May 2026 06:00:00 +0000Per sostenere la diffusione delle auto elettriche, che stanno registrando una forte crescita in Italia (ma con un market share ancora limitato), è fondamentale poter contare su una rete di punti di ricarica in grado di presentare una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale.
Si tratta di un aspetto essenziale per il programma di elettrificazione del mercato auto italiano. Senza una rete diffusa in modo sufficiente, infatti, pensare a un settore in cui le elettriche ricoprono un ruolo da protagoniste del mercato, senza occupare un segmento minoritario, è molto difficile.
Gli ultimi dati di Motus-E, con il consueto report trimestrale, offrono un quadro aggiornato della crescita della rete infrastrutturale italiana per quanto riguarda i punti di ricarica delle auto elettriche. Ecco tutti i dettagli in merito.
La rete di punti di ricarica per le auto elettriche continua a crescere in Italia. Nel corso del primo trimestre del 2026, infatti, sono stati installati 5.206 nuovi punti di ricarica. Si tratta di una crescita sostanziale rispetto alla rilevazione precedente. In totale, infatti, ora ci sono oltre 78 mila punti di ricarica e nel corso degli ultimi 12 mesi il totale di nuove installazioni arriva a oltre 12 mila. Da segnalare una sostanziale crescita delle stazioni di ricarica ad alta potenza, che hanno rappresentato il 64% delle nuove installazioni nel corso degli ultimi 12 mesi.
Continua anche la crescita dei punti di ricarica in autostrada, dove sono installate 1.461 colonnine di cui ben il 61% permette di sfruttare una ricarica ad alta potenza (oltre i 150 kW) che consente di minimizzare i tempi della sosta, un aspetto essenziale per chi è in viaggio lungo una tratta autostradale. Interessante è anche il dato sulle stazioni non attive (in quanto in attesa di autorizzazione), che ora sono il 12,9% del totale (in precedenza erano il 14,9%).
Secondo Fabio Pressi, presidente di Motus-E, in questo momento “Pur in un contesto complicato, caratterizzato dal ritardo tutto italiano nell’adozione dei veicoli elettrici, gli operatori della ricarica stanno portando avanti, sostanzialmente da soli, con responsabilità e impegno, un processo di infrastrutturazione strategico per il Paese.”
Ricordiamo che il mercato italiano sta facendo segnare una sostanziale crescita delle vendite di auto elettriche nel corso degli ultimi mesi, come confermano anche i recenti dati sulle immatricolazioni. Poter contare su una rete di ricarica completa e diffusa in modo capillare, in tutto il Paese e non solo in alcune zone, è fondamentale per sostenere un programma di crescita di questo tipo.
La maggior parte dei punti di ricarica si trova al Nord Italia. In totale, infatti, il 59% delle stazioni di ricarica a uso pubblico per veicoli elettrici è situato nelle province settentrionali mentre il 19% si trova al Centro Italia. Tra Sud e Isole, infine, è collocato il 22% delle stazioni di ricarica.
La regione italiana con più punti per la ricarica è la Lombardia (17.143, +3.837 negli ultimi 12 mesi). Molto più indietro troviamo Piemonte (7.574, +1.223), Veneto (7.413, +1.382), Lazio (6.985, +945) e, al quinto posto, Emilia-Romagna (6.366, +1.141).
Data articolo: Sun, 31 May 2026 05:30:17 +0000Il mercato delle quattro ruote a livello globale ha oggi una nuova protagonista assoluta: BYD. L’azienda cinese è, probabilmente, il simbolo più evidente della crescente diffusione dell’industria automotive del Paese asiatico su scala globale. Negli ultimi anni, BYD ha incrementato in modo significativo il suo raggio d’azione, in particolare in Europa, adottando una strategia diversa da altre aziende cinesi ed evitando partnership o acquisizioni per continuare in modo indipendente. I numeri stanno dando ragione alla Casa cinese che, in questa prima parte del 2026, sta vivendo un momento d’oro, con volumi in forte crescita in confronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Andiamo a fare il punto in merito all’andamento delle vendite di BYD in Europa.
BYD è tra i brand in maggiore crescita in Europa e sta raccogliendo numeri davvero importanti, rafforzando la sua presenza sul mercato, mese dopo mese. Come confermano i recenti dati di ACEA sull’andamento delle vendite nel mercato europeo, BYD ha raggiunto quota 101 mila unità immatricolate nel corso dei primi quattro mesi dell’anno. Si tratta di un dato che si traduce in una crescita del 143,9% su base annua.
Nello stesso periodo di tempo, il mercato è cresciuto di poco più del 4% (considerando tutti i Paesi Ue, i Paesi Efta e il Regno Unito). La quota di mercato è del 2,2% (lo scorso anno era inferiore all’1%). Limitando l’analisi al solo mercato Ue, invece, le vendite di BYD sono state pari a circa 71 mila unità , con un incremento su base annua del 152%. In questo caso, il market share è dell’1,9%.
BYD sta crescendo in modo significativo anche in Italia, dove il passo in avanti in termini di crescita percentuale risulta ancora più significativo e anche la quota di mercato è maggiore di quanto visto in Europa. Come confermano i dati UNRAE, infatti, l’azienda ha raggiunto e superato quota 17 mila unità vendute nel corso dei primi quattro mesi dell’anno, con un miglioramento del 208% rispetto ai risultati ottenuti nello stesso periodo del 2025.
Per quanto riguarda la quota di mercato, invece, BYD è ora al 2,72% (lo scorso anno non arrivava all’1%). Grazie a questa crescita, la Casa cinese punta a stabilizzarsi tra i 10 gruppi principali del mercato italiano e, in ottica futura, può ambire anche a entrare nella Top 5 (per centrare l’obiettivo dovrebbe raddoppiare le vendite rispetto ai volumi attuali).
In questo momento, BYD sta dominando il mercato delle auto ibride plug-in, dove occupa le prime due posizioni, con Seal U e Atto 2, e anche l’ottava posizione, con Seal 6, della classifica dei modelli più venduti. Da segnalare anche un ottimo quarto posto tra le auto elettriche più vendute, con l’apprezzata Dolphin Surf. I margini di crescita per un ulteriore rafforzamento della propria presenza sul mercato ci sono tutti. Nei prossimi giorni, con l’arrivo dei primi dati del mese di maggio, potremo verificare gli ulteriori passi in avanti registrati dall’azienda nel suo programma di crescita, in Italia e in Europa.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 05:30:10 +0000La diffusione delle auto elettriche ha portato sulle strade italiane il problema dell’occupazione abusiva degli spazi riservati alla ricarica. Il Codice della Strada oggi disciplina i casi di chi lascia una plug-in nello stallo senza collegarla, di chi termina la ricarica e continua a usare quello spazio come un parcheggio qualunque. L’articolo 158, comma 1, lettera h-ter, vieta fermata e sosta negli spazi riservati alla ricarica dei veicoli elettrici. Lo stesso divieto riguarda anche i veicoli elettrici che non stanno effettuando la ricarica o che restano nello spazio oltre un’ora dal completamento della ricarica. Il limite di un’ora non si applica dalle 23 alle 7, tranne che nei punti di ricarica di potenza elevata, cioè superiori a 22 kW secondo il riferimento normativo richiamato dalla stessa disposizione.
La regola è semplice: lo spazio davanti alla colonnina serve a ricaricare e non a parcheggiare. La violazione scatta quando un veicolo occupa quello stallo senza avere titolo a farlo. Il caso più evidente è l’auto a benzina, diesel, gpl o metano parcheggiata nello spazio riservato alla ricarica. Il secondo caso riguarda i veicoli elettrici o ibridi plug-in che occupano lo stallo senza ricaricare. Il possesso di un’auto elettrica non autorizza a sostare nello spazio della colonnina. Il via libera nasce dall’operazione di ricarica e non dal tipo di alimentazione del veicolo.
Il terzo riguarda chi resta collegato dopo aver finito la ricarica. La norma concede un margine di tolleranza: il veicolo può permanere nello spazio fino a un’ora dopo il completamento della ricarica. Superato quel limite, la permanenza diventa vietata, salvo nella fascia notturna tra le 23 e le 7. Questa eccezione non vale per le colonnine di potenza elevata: sulle infrastrutture sopra i 22 kW la rotazione resta anche di notte.
Se c’è poi un aspetto di cui tenere conto è la differenza tra fermata e sosta perché anche uno stop momentaneo nello spazio riservato può integrare la violazione se impedisce o limita l’uso della colonnina. Uno stallo di ricarica è considerato una porzione di spazio pubblico funzionale a un servizio. Bloccarla anche per poco impedisce a un utente con batteria scarica di ricaricare, interrompe la programmazione di un viaggio e crea congestione in punti dove le infrastrutture sono ancora poche rispetto alla domanda.
Per l’occupazione abusiva degli spazi riservati alla ricarica, la sanzione prevista dal comma 5 dell’articolo 158 del Codice della Strada è diversa a seconda del tipo di veicolo. Per ciclomotori e motoveicoli a due ruote la multa va da 41 a 168 euro. Per tutti gli altri veicoli, come auto, furgoni e mezzi assimilabili, l’importo va da 87 a 344 euro.
Alla sanzione pecuniaria si aggiunge la rimozione del veicolo. L’articolo 159 del Codice della Strada stabilisce che gli organi di polizia possono disporla o “il blocco dello stesso con attrezzo a chiave applicato alle ruote, senza onere di custodia, le cui caratteristiche tecniche e modalità di applicazione saranno stabilite nel regolamento. L’applicazione di detto attrezzo non è consentita ogni qual volta il veicolo in posizione irregolare costituisca intralcio o pericolo alla circolazioneâ€.
L’auto termica parcheggiata davanti alla colonnina è il caso più facile da accertare. Non essendo in grado di ricaricare non può giustificare la presenza nello stallo. Se lo spazio è segnalato e riservato alla ricarica, la polizia locale può contestare la violazione e disporre la rimozione.
L’automobilista che occupa lo spazio con una vettura non elettrica impedisce materialmente l’uso dell’infrastruttura. Il fatto che la colonnina sia momentaneamente libera, che non ci sia nessuno in attesa o che il parcheggio sia pieno non cambia la natura della violazione. Uno spazio riservato resta tale anche quando in quel momento non viene usato. È lo stesso principio che vale per altri stalli funzionali: carico e scarico, disabili, fermate bus, taxi, aree di emergenza.
La rimozione è disposta dagli organi di polizia. Chi trova una colonnina occupata abusivamente può quindi chiamare la Polizia locale, segnalare l’indirizzo, indicare la targa e descrivere la situazione. Può anche contattare il gestore della colonnina tramite app o numero di assistenza, soprattutto se il problema riguarda un veicolo collegato ma non in carica o una postazione che risulta bloccata nel sistema.
Il caso più irritante, per molti utenti elettrici, è l’auto elettrica che occupa lo stallo senza ricaricare. In questo caso il principio è lineare: lo stallo serve solo alla ricarica. Finita o assente, termina anche la giustificazione della sosta.
La norma concede un’ora dopo il completamento della ricarica. Superato questo margine di tempo, la permanenza diventa vietata. La colonnina ha esaurito la sua funzione per quel veicolo e deve tornare disponibile. La regola è importante sulle infrastrutture pubbliche urbane dove pochi stalli devono servire molti utenti e l’abitudine di lasciare l’auto attaccata per ore riduce l’efficienza dell’intera rete.
La fascia notturna tra le 23 e le 7 è trattata in modo diverso: il limite temporale di un’ora dopo il completamento della ricarica trova applicazione solo per i punti di ricarica di potenza elevata. In pratica su una colonnina lenta o standard può essere tollerata la permanenza notturna dopo il completamento mentre su una colonnina sopra i 22 kW l’esigenza di rotazione resta anche durante la notte.
La legge richiama i punti di ricarica di potenza elevata indicati dal decreto legislativo 257 del 2016. Si tratta delle infrastrutture sopra i 22 kW. Qui la logica è diversa rispetto alla ricarica lenta o accelerata. Una colonnina ad alta potenza serve per soste più brevi, ricariche rapide, viaggi lunghi e rotazione elevata. Bloccarla per ore, anche di notte, significa sottrarre un servizio a chi ne ha bisogno.
Accanto alla sanzione del Codice della Strada c’è poi il piano contrattuale. Molti operatori di ricarica applicano tariffe extra o penali di occupazione quando l’auto resta collegata dopo la fine della sessione. Non sono multe pubbliche, ma costi previsti dalle condizioni del servizio. Servono a spingere l’utente a liberare lo stallo e a ridurre il fenomeno dell’occupazione della presa senza ricarica. Questi addebiti variano in base al gestore, alla potenza della colonnina, alla fascia oraria e al tipo di abbonamento. In alcuni casi partono dopo pochi minuti dal completamento, in altri sono previsti solo su colonnine rapide o ultra-rapide.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 04:00:21 +0000Per generazioni, il volto di Terence Hill è stato indissolubilmente legato al galoppo veloce attraverso praterie polverose, al suono degli speroni e al mitico “mezzo” a quattro zampe. Ma quando l’attore decide di abbandonare la sella del cavallo per quella di una moto, arriva forse la parte più divertente: a bordo di una Harley-Davidson, pensata a sua immagine e somiglianza.
La moto capace di stregare Terence Hill è una Harley-Davidson Softail Deluxe, una cruiser dall’eleganza rétro “cucitagli” su misura. Invece di “accontentarsi” della caratteristiche di fabbrica, l’icona del cinema ha voluto contribuire in prima persona allo sviluppo di una visione creativa unica. Erano i tempi de Il mio nome è Thomas, il film del 2018 dedicato alla memoria dell’inseparabile amico Bud Spencer, e la due ruote fecerda ponte tangibile tra la vita del solitario fuorilegge ammirato su schermo e la sensibilità dell’uomo dietro il personaggio.
Nel film la Harley porta Terence nei paesaggi della Spagna in un viaggio sia fisico che intimo, un omaggio al grande schermo e all’amicizia. Per dargli vita, l’attore ha collaborato con H-D Motorfan di Riccione e Wild Hog di Reggio Emilia, due eccellenze artigianali italiane: insieme hanno preso una Softail Deluxe con il suo possente motore Milwaukee-Eight 107 da 1.745 cc e l’hanno “vestita” da cowboy moderno. Letteralmente.
Di questo pezzo colpisce soprattutto l’estetica narrativa. Hanno lasciato le solite velleità del mezzo tirato a lucido in favore di qualcosa di più ruvido: pelle lavorata a mano e dettagli in argento in richiamo ai film western. Il tutto completato da una dotazione degna di un fuorilegge: le borse laterali apparentemente uscite da una diligenza, dettagli argentati luccicanti come fibbie di cinturoni, e persino una borraccia e una corda di canapa. Montata sulla fiancata troviamo la mitica padella per i fagioli e strappa un sorriso a ogni appassionato la celebre padella per i fagioli, un omaggio diretto alla saga di Trinità .
Lanciata sul mercato al prezzo di 29.000 euro, questa serie limitata si rivolge ai collezionisti. La barriera d’ingresso funge da scrematura per una moto che reinterpreta la classica meccanica Harley con una cura del dettaglio italiana. Solo Terence Hill poteva far dialogare due universi tanto lontani in apparenza.
La moto vi ha fatto venire voglia di rivedere all’opera lo storico duo? Non prendete impegni per questa sera. Sabato 30 maggio, in prima serata su Rete 4, va in onda …continuavano a chiamarlo Trinità .
Il film è la quintessenza del genere “fagioli western”: Trinità e Bambino, il duo più sgangherato e amato del cinema italiano finisce coinvolto in un equivoco che lo condurrà a spacciarsi per agenti federali, il preludio a un’avventura memorabile, animata da scazzottate entrate nella storia, battute fulminanti e la bonaria rivalità tra i due fratelli. Immaginate le strade della Spagna in sella a una Harley oppure godetevi la magia intramontabile tra Terence Hill e Bud Spencer: la televisione stasera celebra un mito senza tempo, una leggenda che — al pari della moto del mai domo Terence — non smette mai di correre.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 20:06:32 +0000Gli italiani potrebbero essere gli automobilisti più aggressivi al volante e potrebbero essere maggiormente propensi a manifestare emozioni di rabbia durante la guida. A mettere in evidenza questo particolare tratto del nostro Paese è un sondaggio realizzato da DiscoverCars.com.
Anche se non si tratta di un’analisi statistica, ma di una rilevazione basata su un campione di utenti, è interessante sottolineare come gli italiani siano riusciti a conquistare la prima posizione nella classifica di aggressività durante la guida, avvicinandosi più di ogni altro Paese al punteggio massimo “molto aggressivo”. Ecco i risultati dell’indagine.
Fenomeni di rabbia al volante sono molto diffusi, anche se non sempre vengono manifestati chiaramente dagli automobilisti. Il sondaggio, infatti, conferma che il 68% degli utenti ha dichiarato di innervosirsi occasionalmente mentre il 17% registra sensazioni di rabbia spesso. Il 5% degli automobilisti, invece, ritiene di irritarsi quotidianamente con gli altri automobilisti.
Nella maggior parte dei casi, la rabbia viene manifestata solo occasionalmente: il 65% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di usare il clacson per esprimere un segnale di insoddisfazione soltanto di rado e il 32% ha sottolineato di non usarlo mai. Solo il 2% del totale ha dichiarato di usare spesso il clacson e solo l’1% lo usa ogni giorno.
L’indagine ha assegnato un punteggio, da un minimo di 1 (molto calmo) a un massimo di 5 (molto aggressivo) per dare un giudizio al comportamento degli automobilisti alla guida nei vari Paesi. Il primo posto è proprio dell’Italia che ha conquistato un punteggio di 3,5 su 5, superando di 0,1 punti gli automobilisti della Nuova Zelanda e degli Stati Uniti.
Il podio, formato dagli automobilisti del nostro Paese, dai neozelandesi e dagli americani, ha un notevole “vantaggio” rispetto a tutti gli altri. In quarta posizione, infatti, c’è il Regno Unito con un punteggio di 3,0. Sotto questa quota troviamo i Paesi Bassi, la Francia, il Canada e l’Australia.
Curiosamente, il 23% degli intervistati ha dichiarato di aver subito una guida aggressiva in Italia. Da notare, inoltre, che le città italiane vengono spesso associate a comportamenti particolarmente aggressivi: Napoli è risultata la seconda città più citata tra tutte le città del mondo mentre al terzo posto c’è Roma. Spesso le grandi città sono legate a comportamenti di guida aggressivi, ma le strade più pericolose in Italia si trovano in altre zone.
Ricordiamo che una recente indagine vede l’Italia tra i Paesi più pericolosi in Europa per quanto riguarda gli incidenti mortali anche se in altri Paesi extra europei la situazione è peggiore rispetto al nostro.
Alcuni brand sono associati maggiormente a comportamenti aggressivi alla guida. Il primo posto è conquistato da BMW. I proprietari di uno dei modelli della Casa bavarese, infatti, tendono a essere spesso aggressivi al volante. Seconda posizione per Audi e terza posizione per Land Rover. A completare la Top 5 troviamo Tesla e Volkswagen.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 13:30:56 +0000Nel 2026 il mercato elettrico si è finalmente riempito di modelli accessibili, pensati soprattutto per la città e per chi vuole abbattere i costi di gestione quotidiani senza spendere cifre proibitive. Complice l’arrivo dei marchi cinesi, la crescita della concorrenza e piattaforme elettriche sempre più economiche da produrre, oggi entrare nel mondo delle zero emissioni costa molto meno rispetto a pochi anni fa.
Certo, l’elettrico non è ancora la soluzione perfetta per tutti. Servono abitudini compatibili con la ricarica e una percorrenza giornaliera coerente con l’autonomia disponibile. Ma per chi vive in città o nelle aree limitrofe, dispone di un box o di un punto di ricarica e percorre tragitti relativamente brevi, le elettriche più economiche possono trasformarsi in un vero affare. Tra citycar compatte, crossover urbani e piccole hatchback tecnologiche, ecco la classifica delle auto elettriche più economiche del 2026.
La Dacia Spring continua a essere il simbolo dell’elettrico d’ingresso. Con un prezzo di partenza da 18.700 euro resta una delle porte d’ingresso più economiche al mondo delle auto a batteria e lo fa mantenendo la filosofia che ha reso celebre il marchio romeno: semplicità e concretezza. Non cerca di impressionare con prestazioni elevate o materiali premium. La Spring punta tutto sulla praticità urbana. Le dimensioni compatte e un’autonomia ridotta la rendono perfetta per il traffico cittadino, mentre il peso contenuto aiuta a contenere consumi e costi di gestione.
Tra le sorprese del mercato elettrico europeo c’è sicuramente la Leapmotor T03. La citycar cinese, proposta da 18.900 euro, ha rapidamente attirato attenzione grazie a un rapporto qualità /prezzo estremamente aggressivo. Piccola fuori ma ben sfruttata all’interno, la T03 offre una dotazione tecnologica sorprendentemente ricca per il prezzo richiesto. L’autonomia reale è pensata principalmente per la città e per le brevi percorrenze extraurbane, ma è proprio qui che la Leapmotor riesce a dare il meglio di sé.Â
Con un prezzo di partenza di 18.900 euro, la DR 1.0 EV si inserisce nella fascia più economica del mercato elettrico italiano puntando tutto sulla semplicità e sulla praticità urbana. Non è una vettura pensata per affrontare lunghi viaggi autostradali, ma nell’ambiente cittadino riesce a svolgere perfettamente il proprio compito. Anche i costi di gestione ridotti rappresentano un grande vantaggio per chi utilizza l’auto prevalentemente in città . DR continua così a rafforzare la propria presenza nel mercato italiano, sfruttando una formula basata su dotazioni complete e prezzi aggressivi.
BYD è ormai uno dei protagonisti assoluti dell’elettrico globale e la Dolphin Surf lo dimostra chiaramente. Con un prezzo di partenza di 19.790 euro, la compatta cinese porta nel segmento entry level una qualità percepita decisamente superiore rispetto a molte concorrenti. Il design è moderno e più maturo rispetto ad altre citycar economiche, mentre gli interni puntano fortemente sulla tecnologia e sull’esperienza digitale. Anche la guida convince. La Dolphin Surf è fluida, silenziosa e più stabile rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da una vettura di queste dimensioni. L’autonomia la rende utilizzabile non soltanto in città ma anche per spostamenti extraurbani più frequenti.
La Renault Twingo E-Tech Electric continua a essere una delle elettriche cittadine più appariscenti sul mercato. Con un prezzo da 19.500 euro mantiene la filosofia che ha reso celebre la Twingo tradizionale: massima agilità urbana e praticità quotidiana. Il motore posteriore e il raggio di sterzata ridottissimo la trasformano in una delle auto più facili da guidare e parcheggiare in assoluto. Inoltre la qualità generale Renault resta percepibile anche in questa variante elettrica, con un abitacolo semplice ma ben progettato. La Twingo elettrica continua così a rappresentare una delle migliori soluzioni per chi vive prevalentemente nel traffico cittadino.
La Citroen e-C3 segna uno dei cambiamenti più importanti nel mercato elettrico europeo. Con un prezzo di partenza di 20.490 euro, la francese porta finalmente una vera utilitaria elettrica europea in una fascia di prezzo più accessibile. Rispetto alle citycar più piccole offre maggiore spazio interno, comfort superiore e una versatilità decisamente più ampia. Citroen continua infatti a puntare moltissimo sul comfort di marcia, grazie a sospensioni morbide e sedili molto accoglienti. Anche il design segue la nuova filosofia del marchio, con linee più robuste e quasi da piccolo crossover urbano.Â
Con la MG4 EV Urban il marchio cinese alza notevolmente il livello qualitativo delle elettriche accessibili. A partire da 21.990 euro entra infatti in gioco una vettura molto più vicina alle compatte tradizionali europee. La MG4 non punta solo sul prezzo aggressivo. La piattaforma dedicata all’elettrico permette una distribuzione dei pesi molto equilibrata e un comportamento stradale sorprendentemente dinamico. Gli interni sono moderni e ben rifiniti, mentre l’autonomia consente di affrontare tranquillamente anche percorrenze extraurbane più impegnative.Â
La Fiat 500 elettrica rimane una delle auto più desiderate del panorama urbano. Con un prezzo di partenza da 23.900 euro è più costosa rispetto alle citycar elettriche essenziali, ma punta chiaramente su stile, qualità e immagine. L’icona italiana è stata reinterpretata con grande attenzione al design, mantenendo tutto il fascino della 500 originale ma aggiungendo tecnologia e raffinatezza. Gli interni sono curati, la qualità percepita è elevata e la guida elettrica si sposa perfettamente con il carattere cittadino della vettura. Più che una semplice citycar, la 500e continua a essere un oggetto di stile oltre che una delle elettriche più riuscite prodotte in Europa.
Con la Grande Panda elettrica Fiat riporta un nome storico nel mercato puntando su praticità e semplicità . Il prezzo di partenza da 23.900 euro la posiziona direttamente nel cuore delle compatte elettriche accessibili. Rispetto alla 500 elettrica qui cambia completamente l’approccio. La Grande Panda punta su spazio, versatilità e utilizzo quotidiano, mantenendo però uno stile molto riconoscibile e ricco di richiami storici. È una vettura pensata per diventare l’unica auto di famiglia per chi vive la città in modo quasi esclusivo, offrendo un buon equilibrio tra autonomia, praticità e prezzo.
Chiudiamo con una delle auto più attese degli ultimi anni. La Renault 5 E-Tech Electric, proposta da 24.950 euro, riporta in vita un nome storico reinterpretandolo in chiave moderna ed elettrica. La nuova R5 punta fortissimo sul design rétro, riuscendo però a sembrare contemporaneamente futuristica. Il risultato è una delle compatte elettriche più riuscite dal punto di vista stilistico. Renault vuole trasformarla nell’erede spirituale delle piccole francesi popolari del passato, ma in versione completamente elettrica. E visti i primi risultati, sembra avere tutte le carte in regola per riuscirci.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 12:00:23 +0000Per oltre un secolo, capire se un’auto fosse ferma o in movimento è stato un gioco da ragazzi. Bastava ascoltare il brontolio del motore termico al minimo o guardare l’ago del tachimetro schiodarsi dallo zero. Nell’era della mobilità elettrica, tuttavia, questa apparente banalità è diventata una delle sfide ingegneristiche più sottili e cruciali per la sicurezza e l’efficienza dei veicoli.
I motori elettrici non “girano al minimo”: quando l’auto si ferma, il flusso di corrente si azzera e il silenzio è assoluto. Ma cosa succede se la vettura si trova su una pendenza impercettibile? O se il guidatore rilascia il freno un millesimo di secondo prima del dovuto? È qui che entra in gioco il sistema Stand Still Identification (SSI), una tecnologia di precisione millimetrica progettata per rispondere a una domanda fondamentale: l’auto è davvero ferma o si sta muovendo?
Mentre nei veicoli tradizionali la gestione dello “stazionamento” era affidata principalmente a sistemi meccanici o idraulici, sui veicoli elettrici (EV) l’SSI digitale rappresenta una svolta quantica. Ottimizzando la sinergia tra i sensori di rotazione delle ruote, gli inverter e la frenata rigenerativa, questo sistema non solo impedisce pericolosi arretramenti involontari, ma gioca un ruolo chiave nel preservare l’energia della batteria e nel garantire una fluidità di guida senza precedenti.
In questo approfondimento vedremo come funziona l’algoritmo SSI, perché la sua precisione millimetrica è vitale per la gestione della coppia nei motori a zero emissioni e in che modo si traduce in un vantaggio tangibile per l’autonomia e la sicurezza delle auto elettriche di oggi e di domani.
Per comprendere l’importanza dell’SSI dobbiamo prima analizzare il comportamento intrinseco di un propulsore elettrico rispetto a uno a combustione interna (ICE). In un’auto a benzina o diesel, il motore è fisicamente scollegato dalle ruote quando la frizione è abbassata o il cambio automatico è in posizione di folle.
Quando l’auto è ferma al semaforo, l’albero motore continua a girare a circa 800-900 giri al minuto. Qualsiasi movimento involontario dell’auto, ad esempio un piccolo arretramento in salita, viene percepito dal guidatore che “sente” le forze fisiche o contrasta la gravità giocando con la frizione e il freno.
Nel veicolo elettrico il quadro cambia radicalmente. Il motore elettrico è quasi sempre collegato direttamente alle ruote tramite un riduttore a rapporto fisso, senza una frizione a fare da cuscinetto. Quando la vettura è ferma, il motore è a zero giri al minuto (RPM). In questa condizione, i normali sensori magnetici utilizzati per decenni dai sistemi ABS e di controllo della stabilità (ESP) incontrano un limite fisico invalicabile: la frequenza del segnale si azzera.
I sensori di velocità tradizionali leggono il passaggio dei denti di una ruota fonica solidale al mozzo. Se la ruota gira lentissima, lo spazio temporale tra un dente e l’altro diventa troppo lungo per consentire alla centralina di calcolare la velocità in tempo reale. Per il computer di bordo, una ruota che si muove a 0,1 km/h produce lo stesso identico segnale di una ruota completamente immobile.
Questo vuoto informativo temporaneo prende il nome di “zona morta dello zero“. Se l’elettronica dell’auto non sa se la vettura è ferma o se sta scivolando indietro alla velocità di pochi millimetri al secondo, non può decidere quanta energia inviare al motore per stabilizzarla.
Il sistema SSI non è un singolo componente fisico, bensì un complesso algoritmo software che risiede all’interno della centralina di controllo del motore o dell’inverter, l’organo che trasforma la corrente continua della batteria in corrente alternata per il motore. L’SSI risolve il problema dello zero incrociando i dati provenienti da una rete di sensori ad altissima risoluzione. I pilastri hardware su cui si poggia l’SSI includono:
L’algoritmo SSI processa questi flussi a una frequenza di aggiornamento inferiore al millisecondo. Nel momento in cui rileva lo “Stand Still” (la staticità assoluta), attiva una strategia di controllo della coppia chiamata Zero-Speed Torque Control. Il sistema immette nel motore micro-impulsi di corrente per creare un campo magnetico di bloccaggio che mantiene l’auto perfettamente immobile, eliminando la necessità di stringere fisicamente i freni meccanici a ogni sosta brevissima.
In un’auto elettrica l’energia è preziosa e l’obiettivo dei progettisti è non sprecarne nemmeno un wattora. Senza un sistema SSI accurato, quando l’auto rallenta fino a fermarsi (ad esempio durante l’uso del sistema “One-Pedal Drive“), l’inverter dovrebbe applicare una corrente elettrica fissa al motore per contrastare la tendenza al movimento generata dalla strada. Generare coppia a zero giri consuma molta energia sotto forma di calore (effetto Joule).
L’SSI dirige il tutto: capisce l’istante esatto in cui il veicolo tocca la velocità zero e ne convalida lo stato di fermo. A quel punto, l’algoritmo coordina il passaggio dalla frenata rigenerativa elettrica all’attivazione del freno di stazionamento elettrico o dei freni idraulici di servizio (tramite il sistema di frenata integrato by-wire). In questo modo, l’energia della batteria non viene consumata per tenere ferma l’auto, massimizzando invece il recupero energetico fino all’ultimo centimetro di decelerazione.
La coppia dei motori elettrici è istantanea. Se provi ad accelerare partendo da fermo, il motore eroga immediatamente tutta la forza richiesta. Se la centralina non sa con assoluta certezza se l’auto è ferma o sta ancora rollando leggermente all’indietro, rischia di calcolare una quantità di coppia errata. Il risultato? Una partenza brusca, accompagnata da uno strattone fastidioso per i passeggeri o, peggio, da un pattinamento delle ruote.
Grazie all’SSI, la transizione tra lo stato fermo e il movimento è impercettibile. L’algoritmo calcola la rampa di coppia perfetta per compensare l’inclinazione del terreno. Il guidatore sperimenta una progressione vellutata sia nelle manovre di parcheggio millimetriche sia nelle ripartenze sui viadotti autostradali o sulle rampe dei garage.
Il pericolo maggiore legato alla mancata identificazione dello stato di fermo è l’arretramento involontario (il cosiddetto roll-away). Si può immaginare una situazione quotidiana: ci si trova in fila su una forte pendenza. Il guidatore toglie il piede dal freno per spostarlo sull’acceleratore. Se l’auto non riconosce istantaneamente che la forza di gravità sta vincendo l’inerzia e che la macchina sta indietreggiando, si rischia la collisione con il veicolo retrostante. L’SSI fa sì che l’auto rimanga letteralmente “inchiodata” alla strada in modo attivo, senza richiedere interventi tempestivi o ansiosi sul pedale del freno da parte di chi guida.
L’importanza dello Stand Still Identification cresce esponenzialmente se proiettiamo lo sguardo verso i sistemi di assistenza alla guida avanzati (ADAS) e la guida autonoma di Livello 3 e superiori. Quando è un computer a gestire le manovre di stop-and-go nel traffico cittadino, l’auto deve possedere una consapevolezza millimetrica del proprio stato spaziale.
Nel contesto del parcheggio totalmente automatizzato (Valet Parking), l’auto si muove a velocità ridottissime in ambienti stretti e pieni di ostacoli. Un errore nella stima della staticità della vettura potrebbe causare piccoli urti contro piloni o altri veicoli fermi. L’SSI garantisce la ridondanza informativa necessaria per validare i dati provenienti dalle telecamere e dai sensori LiDAR, confermando che l’azione comandata dai computer di bordo (fermarsi a 5 centimetri da un ostacolo) sia stata eseguita con successo visivo, cinematico e meccanico.
Lo Stand Still Identification rappresenta il perfetto esempio di come l’ingegneria moderna stia sostituendo la complessità meccanica con l’intelligenza software. Se nel secolo scorso l’immobilizzazione del veicolo era legata a leveraggi, cavi d’acciaio e pressione idraulica all’interno di tubi di gomma, oggi la staticità è una stringa di codice matematico che analizza i flussi magnetici di un motore elettrico.
I vantaggi dell’SSI sulle auto elettriche superano la semplice comodità : si tratta di una tecnologia abilitante fondamentale che rende gli EV più sicuri in pendenza, estremamente più fluidi nel traffico urbano e capaci di spremere ogni singolo chilometro di autonomia dalla chimica delle celle delle batterie. Dietro la silenziosa e perfetta immobilità di un’auto elettrica ferma al semaforo, c’è un algoritmo che lavora a tremila cicli al secondo per garantire che lo zero sia, a tutti gli effetti, uno zero assoluto.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 06:00:17 +0000A Roma, parte con il piede sbagliato la convivenza tra monopattini elettrici e nuove norme di circolazione. A una settimana dall’entrata in vigore dell’obbligo di casco e targa, i posti di blocco della Polizia locale hanno scattato una fotografia impietosa: quattro conducenti su dieci non sono in regola.
L’aria è cambiata lo scorso 16 maggio, all’entrata in vigore delle disposizioni più stringenti per gli utenti dei monopattini. Se in precedenza le autorità raccomandavano una generica prudenza, ora si assicurano il rispetto degli obblighi come il casco, già diventato un “must” obbligatorio da dicembre 2024 (a differenza delle biciclette), e soprattutto il “contrassegno identificativo”, ovvero la targa, sulla quale il ministero ha di recente fornito delle ulteriori indicazioni. Una regola che non guarda in faccia a nessuno, includendo sia i proprietari di mezzi privati sia i tantissimi utenti dei servizi in sharing come Lime, Dott e Bird.
Non ti metti in regola? Aspettati un conto salato: le multe in caso di circolazione senza targa oscillano tra i 100 e i 400 euro, mentre dimenticare il casco a casa costa dai 50 ai 250 euro. E a breve, dal 16 luglio, scatterà anche l’obbligo della polizza assicurativa.
I “caschi bianchi” romani non sono rimasti a guardare. Nell’ultima settimana sugli oltre mille mezzi passati al setaccio hanno riscontrato oltre 400 condotte irregolari, tra cui l’errore più comune si è rivelato essere, ancora una volta, il casco, che tanto i locali quanto i turisti continuano a ignorare, nonostante la sua funzione salvavita. Numerosi trasgressori hanno tentato giustificazioni dell’ultimo minuto, ma gli agenti sono stati inflessibili, proprio per sottolineare l’importanza critica della sicurezza stradale.
Relativamente alla targa, in diverse zone della Capitale, come Marconi, Aurelio e il centro storico, le violazioni sono state parecchie, e la situazione è resa più complessa da un “collo di bottiglia” burocratico. La Motorizzazione, infatti, è stata letteralmente subissata da una valanga di richieste al punto da mettere in difficoltà persino gli operatori dello sharing, i quali, pur muovendosi in anticipo, si sono ritrovati con decine di monopattini sprovvisti di targa, perché quelle fisiche non sono ancora state stampate.
Oltre a emettere verbali, la Polizia locale di Roma ha puntato molto sulla sensibilizzazione: gli agenti si sono concentrati non solo sulle sanzioni, ma sul chiarire le nuove norme a un pubblico alle prese con un panorama normativo cambiato fin troppo in fretta.
Da facile previsione, data l’alta densità di mezzi in circolazione, il centro storico guida la classifica delle multe, seguito a ruota dalle zone Aurelio, Marconi, Prenestino e Appio. I controlli però interessano l’intero territorio, compresi i poli universitari e le periferie, dove il monopattino è ormai il mezzo prediletto dai pendolari per coprire l’ultimo tratto di strada verso casa o ufficio.
In questa fase di transizione, che si tratti di distrazione, di difficoltà burocratiche o di una naturale resistenza al cambiamento, appare chiaro come per circolare in regola nella Città Eterna servirà ancora un po’ di tempo e, soprattutto, un cambio di marcia nelle abitudini della popolazione.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 05:30:55 +0000Sui social non si fa altro che parlare di lei. Meme feroci, parodie e discussioni inesauribili hanno dato il “benvenuto” alla Ferrari Luce, la prima vettura completamente elettrica del Cavallino Rampante, letteralmente travolta da un vespaio di polemiche subito dopo la presentazione. Un fenomeno comunicativo facile da mettere in conto, dato quanto il passaggio all’elettrificazione vada a toccare le corde emotive di un brand maestro nel fare del sound dei motori a dodici cilindri la propria firma indelebile.
Eppure, un dato stride con il clima di scetticismo generale: l’evento pubblico per ammirarla dal vivo alla Vela di Calatrava è andato sold-out in una manciata di minuti. Una frangia definisce frettoloso il giudizio espresso dietro lo schermo di uno smartphone. Prima di tirare le somme sul progetto sarebbe quantomeno necessario averla di fronte ai propri occhi: solo così sarà possibile fornire un giudizio corretto e obiettivo sul modello.
Ferrari ha scelto di svelare la Luce proprio alla Vela di Calatrava di Tor Vergata, lo spazio tornato a vivere dopo anni di abbandono e scelto per un evento aperto a tutti. Dopotutto, inserire un oggetto di design avveniristico e tecnologico in un luogo simbolo della riqualificazione architettonica romana ha cristallizzato l’evento in un momento di orgoglio nazionale.
Il fatto che i posti disponibili siano andati esauriti istantaneamente conferma che, al di là delle chiacchiere da social (e alle critiche di nomi d’eccellenza come Montezemolo) , l’interesse attirato dalla creatura di Maranello è altissimo. Gli iscritti all’evento potranno accedere il 30 maggio a un’“esperienza immersiva“, in cui scopriranno la linea della Luce, così come i segreti tecnologici del suo design, attraverso un’esposizione in cui l’auto verrà affiancata ad alcuni modelli storici a marchio Ferrari.
Ma quale pensiero avrà maturato l’azienda sul polverone alzato? L’amministratore delegato Benedetto Vigna predica calma dal Motor Valley Fest di Modena:
“La Ferrari Luce è piaciuta ai clienti storici e a quelli nuovi. C’è un forte interesse, daremo i numeri degli ordini nella prossima conference call”
Vigna ha dunque voluto difendere l’identità del progetto. Di fronte alle accuse di essere un modello derivativo, ha ribattuto:
“Se la vedi capisci che non è copiata dai cinesi, non ha niente a che fare con le auto elettriche di altri player”
Ai microfoni il top manager ha ribadito la fedeltà della Casa di Maranello alla tradizione termica, oltre all’impegno sui motori a zero emissioni:
“Faremo anche l’elettrico, non solo”
Infine, una nota sul posizionamento di prezzo, spesso al centro delle critiche. Vigna ha sottolineato come la politica aziendale sottenda una ferma etica del lavoro:
“L’innovazione va fatta pagare. È sempre stato un mio principio. Se non la fai pagare fai tre torti: alle persone che lavorano nell’azienda, a tutte le persone della filiera e alla tecnologia stessa”
In attesa della presentazione dei dati ufficiali prevista ad agosto, la Ferrari Luce si gode il suo paradosso: odiata (o derisa) dai commentatori da tastiera, ma già oggetto del desiderio di chi non vede l’ora di guardarla da vicino.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 05:30:02 +0000La mobilità urbana elettrica sta entrando in una fase nuova, meno spettacolare forse rispetto alle grandi berline a batteria e ai SUV da viaggio, ma molto più concreta. Le città chiedono mezzi più piccoli, meno rumorosi, facili da parcheggiare, economici da usare e capaci di muoversi in spazi dove l’auto tradizionale spesso diventa un ingombro.
In questo scenario arriva Bontu, marchio cinese specializzato nei veicoli elettrici leggeri di categoria L, che ha scelto l’Italia come porta d’ingresso per l’Europa. Il debutto non riguarda un singolo modello, ma una piccola gamma già pensata per coprire usi diversi: la BTE09 per gli spostamenti urbani più semplici, la BTE05 per chi cerca una microcar elettrica più completa e il BTE03 per consegne, artigiani e logistica dell’ultimo miglio. La presentazione europea del marchio ha messo al centro proprio questa idea: non proporre soltanto mezzi elettrici compatti, ma costruire attorno a loro una rete commerciale, assistenza locale e, in prospettiva, anche una produzione europea in configurazione CKD.
La scelta dell’Italia non sembra casuale. Da una parte ci sono città congestionate, centri storici, zone a traffico limitato e una domanda potenziale per soluzioni più leggere dell’auto classica. Dall’altra c’è un mercato delle microcar già conosciuto, soprattutto tra i più giovani e tra chi cerca un mezzo urbano protetto, alternativo allo scooter e meno impegnativo di una citycar tradizionale.
Bontu vuole inserirsi proprio in questo spazio, con veicoli completamente elettrici, dimensioni molto compatte e prezzi dichiarati più accessibili rispetto a molti concorrenti europei. Il marchio punta sui quadricicli di categoria L, quindi su mezzi che, a seconda dell’omologazione, possono essere guidati anche prima della patente B. La BTE09, per esempio, può essere proposta sia come L6e sia come L7e, quindi con velocità e utilizzi diversi.
La strategia è abbastanza chiara: partire da Milano, creare una filiale italiana con ruolo di hub per il Sud Europa, sviluppare una rete di vendita e assistenza, poi estendere la presenza ad altri mercati europei. Nei piani presentati dal marchio ci sono anche strutture regionali per Europa occidentale ed Europa orientale, con possibili sviluppi tra il 2026 e il 2027.
La BTE09 è il modello più immediato della gamma. È lunga 2,75 metri, larga 1,45 e alta 1,64 metri, quindi occupa pochissimo spazio e nasce per muoversi in città , parcheggiare facilmente e affrontare tragitti brevi senza complicazioni. Può essere omologata sia come L6e sia come L7e: nel primo caso la velocità massima è di 45 km/h, nel secondo arriva a 75 km/h.

La parte tecnica è coerente con l’uso urbano. Il motore elettrico sincrono a magneti permanenti ha una potenza nominale di 6 kW e un picco di 12 kW, mentre la batteria LFP da 7,68 kWh promette un’autonomia dichiarata tra 130 e 150 km nel ciclo CLTC. Il raggio di sterzata di 4,5 metri è uno dei dati più utili nella vita reale, perché facilita manovre, inversioni e parcheggi stretti, anche se a bordo l’impostazione resta essenziale, ma non povera. Ci sono servosterzo elettrico, schermo centrale da 10 pollici per l’infotainment, possibilità di avere il climatizzatore e ABS di serie sulla versione L7e. Il prezzo indicativo va da 9.500 a 13.000 euro, in base alla versione.
La BTE05 guarda a chi usa un veicolo tutti i giorni e vuole qualcosa di più vicino a una microcar completa. È lunga 3 metri, larga 1,5 e alta 1,63 metri. La configurazione principale per l’Europa è a due posti, ma durante la presentazione è stata mostrata anche una versione a quattro posti destinata ad alcuni mercati.

Il punto forte è l’autonomia. La batteria può essere da 13,9 o 18,1 kWh, con percorrenze dichiarate rispettivamente di 170 e 222 km. La ricarica rapida permette di passare dal 30 all’80% in circa 65 minuti, mentre la d ricarica DC 320 V dal 20 all’80% in circa un’ora con anche la compatibilità con la ricarica domestica a 220 V. È il modello più adatto al pendolarismo urbano e suburbano, soprattutto per chi percorre ogni giorno gli stessi tragitti casa-lavoro. La dotazione può includere quadro digitale, touchscreen, telecamera posteriore, sensori di parcheggio, ABS, assistenza alla partenza in salita e servosterzo elettrico. Il prezzo previsto è tra 14.000 e 17.000 euro.
Il BTE03 non nasce per il trasporto privato, ma per piccole consegne, artigiani, servizi locali e logistica urbana a corto raggio. È lungo 3,564 metri, largo 1,22 e alto 1,98 metri, con passo di 2,2 metri. Il vano di carico misura 1,8 metri in lunghezza, 1,14 in larghezza e 1,3 in altezza, mentre la portata dichiarata arriva a 340 kg, con il motore elettrico PMSM da 7,5 kW che consente una velocità massima di 81 km/h. La batteria LFP da 8,352 kWh di suo garantisce tra 80 e 100 km di autonomia dichiarata, mentre il telaio usa sospensioni anteriori MacPherson e balestre posteriori, soluzione semplice e robusta per reggere meglio il carico. Sono numeri pensati per turni urbani, consegne ripetute e rientro alla base, più che per lunghi tragitti.

Il BTE03 può essere configurato come furgone chiuso o con pianale. Il prezzo indicativo è compreso tra 12.000 e 14.000 euro, posizionamento che lo rende interessante per attività che cercano un veicolo elettrico piccolo, economico da usare e facile da parcheggiare.
Bontu non vuole limitarsi a importare veicoli già pronti. La filiale italiana avrà un ruolo centrale per il Sud Europa, con attività di vendita, assistenza, manutenzione, ricambi e formazione tecnica. È un punto decisivo, perché nel mercato delle microcar elettriche il prezzo conta, ma non basta, servono ricambi disponibili, officine preparate e una rete capace di sostenere il prodotto nel tempo. La garanzia dichiarata varia in base al modello, per la BTE09 si parla di 3 anni o 50.000 km sulla batteria. Per la BTE05 la batteria al litio è coperta per 5 anni o 100.000 km, mentre il veicolo completo arriva a 3 anni o 60.000 km. Per il BTE03 sono previsti 3 anni o 50.000 km sulla batteria e 2 anni o 30.000 km sul veicolo.
Il piano più ambizioso riguarda una futura fabbrica CKD europea, destinata all’assemblaggio locale di veicoli e componenti. La selezione del sito produttivo è prevista entro fine 2026, la costruzione nel 2027 e l’avvio della produzione di massa tra fine 2027 e prima metà 2028. È presto per dire quanto Bontu con i suoi quadricicli riuscirà davvero a incidere sul mercato, ma il posizionamento è chiaro. BTE09, BTE05 e BTE03 non puntano sull’effetto speciale, bensì su dimensioni ridotte, trazione elettrica, semplicità d’uso e prezzi competitivi. In città sempre più congestionate, questa concretezza può diventare un vantaggio.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 04:00:14 +0000Le mode non sembrano fare effetto su Keanu Reeves. Probabilmente mai lo immaginereste al volante di un’auto di lusso circondato da paparazzi. E avreste ragione. A differenza di molti suoi colleghi, che amano le supercar come fossero accessori, lui preferisce macchine con una storia da raccontare. Sale a bordo, mette la macchina in moto e parte verso nuovi orizzonti: un approccio artigianale che lo rende uno degli appassionati più genuini dello star system.
Il primo contatto coi motori risale ai tempi di una vecchia Volvo 122, meglio conosciuta come Volvo Amazon. Allora Keanu doveva ancora imporsi a Hollywood, ma il fascino delle quattro ruote già lo richiamava, nonostante la dotazione essenziale, a tratti rudimentale, di una vettura piuttosto malconcia nell’aspetto, lontana anni luce dal glamour scintillante. Quel legame nato definisce il codice etico di Reeves, uno a cui poco importa delle fredde prestazioni: l’importante è la capacità di reggere il peso di un viaggio da costa a costa. Oggi una 122 vale intorno ai 20.000-25.000 euro, anche se, ovviamente, le condizioni di tenuta e il chilometraggio incidono molto sulle quotazioni.
Keanu Reeves si sente, però, a suo perfetto agio soprattutto in Porsche. Con la Casa di Stoccarda ha una relazione quasi simbiotica, suggellata dalla 911 993 Carrera 4S, il cui valore di mercato oscilla tra i 120.000 e i 150.000 euro per esemplari in ottime condizioni. Era un cimelio da preservare, una “slitta” da spingere al limite nei canyon della California e quando gliela portarono via fu un duro colpo da digerire, ma Reeves non si lasciò prendere dallo sconforto, anzi: ne configurò una nuova, fedele alla stessa sostanza analogica.
Anche nei modelli più moderni, ha sempre cercato la coerenza: l’immagine di lui mentre trasporta un albero di Natale sul tetto di una 991 Carrera 4S (quotata oggi tra i 75.000 e i 100.000 euro) la dice lunga sulla sua filosofia: la grandezza di un’auto si misura da quanto è in grado di restare “normale” nell’utilizzo quotidiano.
In tempi recenti Reeves ha pure varcato il confine tra il guidatore appassionato e il pilota, scendendo in pista nella Toyota GR Cup al volante di una Toyota GR86 Cup Car, un mezzo da competizione dal costo di listino di circa 125.000 euro (escluse tasse e costi di gestione stagionali). Entrare nell’abitacolo di una versione da gara, con roll-bar e assetto rigido, ha permesso a Keanu di saggiare i propri limiti.
Passare dalla gestione artigianale delle sue auto alla frenesia di Hollywood è il salto che Keanu compie con naturalezza. Questa sera, la passione per la precisione e il movimento che abbiamo visto nel suo garage privato esplode sullo schermo con John Wick 4, in onda in prima serata alle 21:20 su Rai 2.
Dalle distese desertiche della Giordania ai neon di Osaka, fino all’epilogo mozzafiato a Parigi, il film scaraventa lo spettatore in un tour mondiale frenetico. In 169 minuti di frenesia, il leggendario Donnie Yen tiene testa a Wick in quasi ogni inquadratura. Guardare Reeves muoversi in queste scene d’azione lascia il segno: si vede la stessa cura maniacale che mette nel guidare le sue auto.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 20:15:17 +0000Il ponte del 2 giugno è arrivato e, come da tradizione, si prepara a essere il primo vero banco di prova nel percorso che ci conduce alle vacanze estive. Tra la voglia di godersi il primo caldo nelle città d’arte o in riva al mare e la Festa della Repubblica, milioni di italiani sono pronti a mettersi in marcia, ma attenzione.
Tra cantieri, sciopero dei trasporti e un meteo che promette qualche capriccio, la strada verso il meritato relax potrebbe nascondere qualche insidia. Per evitare di passare metà del weekend bloccati in coda, una buona dose di strategia e qualche informazione mirata diventano i vostri migliori alleati prima di accendere il motore.
Stando alle previsioni di Viabilità Italia, la task force del ministero dell’Interno dedicata alla viabilità , il traffico si intensificherà già oggi pomeriggio, venerdì 29 maggio, e andrà probabilmente a provocare delle code fino alla mattinata di domani. Senza sorprese, i nodi più critici riguardano le autostrade che dai grandi centri urbani puntano dirette verso la Riviera Adriatica e le principali mete balneari.
A complicare la situazione ci pensa poi lo sciopero generale proclamato sempre per il 29 maggio. Il coinvolgimento di diversi comparti, inclusi i trasporti pubblici, spingerà tanti conducenti a scegliere il mezzo privato, saturando ulteriormente le arterie autostradali. Il rientro, invece, si concentrerà soprattutto nel pomeriggio di martedì 2 giugno, quando il controesodo riporterà il traffico verso i centri urbani.
Per mitigare i disagi, i gestori delle infrastrutture hanno disposto la sospensione dei cantieri temporanei non indispensabili. Tuttavia, la vigilanza sarà massima: le Forze dell’Ordine hanno potenziato i controlli lungo l’intero territorio nazionale e saranno anche pronti a utilizzare pattugliamenti aerei. In questo modo, le autorità confidano di contrastare cattive condotte come la guida in stato alterato, il superamento dei limiti di velocità o l’uso improprio delle corsie di emergenza.
I mezzi pesanti superiori alle 7,5 tonnellate resteranno inoltre fermi ai box in tre distinte fasce orarie: sabato 30 maggio dalle 9 alle 14, domenica 31 dalle 9 alle 22 e, infine, per tutta la giornata festiva di martedì 2 giugno, dalle 7 alle 22.
Un ruolo altrettanto decisivo lo ricoprirà il meteo. Le previsioni indicano una diffusa instabilità nelle aree del Centro-Nord, mentre le Regioni meridionali beneficeranno di un clima tipicamente estivo con sole dominante e temperature piacevoli.
Dopo un weekend tutto sommato stabile, l’inizio della prossima settimana vedrà una flessione della pressione. Già da lunedì primo giugno, l’instabilità interesserà in particolare Liguria, Emilia-Romagna, bassa Lombardia e Triveneto, portando temporali anche di moderata intensità . Martedì 2 giugno, la situazione rischia di farsi ancora più dinamica: nel pomeriggio sono attesi rovesci e temporali in discesa dalle aree alpine e prealpine verso le pianure.
Gli automobilisti diretti alle mete del Settentrione o in procinto di attraversare le zone montuose farebbero bene a tenere d’occhio le app meteo e ad adottare uno stile prudente al volante, specialmente in caso di asfalto viscido. Prima di mettersi in marcia, controllate il traffico in tempo reale e, se possibile, evitate le fasce orarie di punta.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 13:07:22 +0000La procedura della comunicazione del cambio di residenza sulla patente è oggi meno materiale e più digitale. Il dato della residenza viene infatti aggiornato negli archivi informatici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti mentre sulla patente non arriva alcun adesivo da applicare. L’automobilista comunica quindi il cambio di residenza al Comune, con quest’ultimo che trasmette la variazione al Ministero che aggiorna gli archivi e i dati che vengono registrati nell’Archivio Nazionale Veicoli e nel Pra.
Nel nuovo formato europeo la patente italiana non viene più aggiornata fisicamente con il nuovo indirizzo. Dal 2013 è diventata il classico tesserino plastificato in formato card più simile a una carta di credito, Oggi il dato della residenza non un dato da visualizzare ma un’informazione da registrare negli archivi pubblici
La richiesta di aggiornamento della residenza per l’intestatario della patente può essere effettuata quando si presenta la domanda di iscrizione anagrafica nel Comune di nuova residenza oppure quando si comunica il cambio di abitazione all’interno dello stesso Comune. Quest’ultimo accoglie la richiesta trasmette poi la variazione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che aggiorna la residenza negli archivi informatici.
La richiesta si presenta al Comune ed esattamente all’Ufficio Anagrafe o all’Ufficio relazione con il pubblico del Comune quando cambia residenza da un Comune a un altro oppure quando cambia abitazione all’interno dello stesso Comune. Il passaggio può essere fatto in contemporanea alla domanda anagrafica.
Il modulo di riferimento è il DTT 954 I, distribuito dagli uffici comunali e disponibile online. Serve per comunicare i dati necessari all’aggiornamento degli archivi collegati alla patente e ai veicoli. Il modulo richiede i dati anagrafici del cittadino, gli estremi della patente e le targhe dei veicoli intestati. Al suo interno sono presenti diversi campi da compilare:
Una volta compilato e presentato il modulo all’Ufficio anagrafe del Comune, si ottiene una ricevuta che attesta l’avvenuta richiesta di aggiornamento. In caso di controlli da parte delle forze dell’ordine è sufficiente esibire una fotocopia della ricevuta di presentazione della domanda.
Per la procedura ordinaria servono un documento di identità valido, il codice fiscale, gli estremi della patente e le targhe dei veicoli. Il Comune può richiedere anche la modulistica anagrafica prevista per il cambio di residenza e l’eventuale documentazione collegata alla nuova abitazione.
Quando l’aggiornamento automatico non risulta avvenuto, il cittadino può inviare al Pra la copia del documento di circolazione con il dato aggiornato oppure l’attestazione della residenza registrata negli archivi informatici del Ministero chiedendo l’aggiornamento dell’archivio. In quel caso servono anche documento d’identità , eventuale delega e targa del veicolo.
La procedura ordinaria è gratuita. Il cambio di residenza non richiede l’aggiornamento del documento di circolazione del veicolo e la procedura avviene negli uffici del Comune. Per il semplice cambio di residenza non si pagano bollettini alla Motorizzazione civile, non si compra una marca da bollo e non si versa alcunché per ricevere un tagliando. Il costo può comparire quando si ricorre a intermediari o quando la situazione richiede una pratica diversa dalla normale comunicazione anagrafica.
Dopodiché il tagliando adesivo non viene più spedito per la patente. Dal 2 marzo 2013 non invia più adesivi con la nuova residenza per la patente. Per la carta di circolazione il tagliando non viene invece più inviato dal primo ottobre 2020, con l’eccezione indicata dal Portale dell’automobilista per i ciclomotori, per i quali il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti spedisce ancora il tagliando adesivo con i dati aggiornati da applicare sui documenti di circolazione.
La vecchia logica della multa perché non si è applicato il talloncino sulla patente non è più attuale. Il problema si sposta sull’aggiornamento degli archivi relativi ai veicoli. L’articolo 94 del Codice della Strada prevede che in caso di trasferimento della residenza dell’intestatario della carta di circolazione l’ufficio competente proceda all’aggiornamento dell’Archivio nazionale veicoli. Lo stesso articolo stabilisce una sanzione da 363 a 1.813 euro per chi circola con un veicolo per il quale non è stato richiesto nei termini previsti, l’aggiornamento dei dati o il rinnovo della carta di circolazione.
La procedura ordinaria funziona bene per la maggior parte degli automobilisti privati. Ci sono però casi in cui l’aggiornamento non segue il percorso semplificato o richiede altre verifiche. Veicoli intestati a persone giuridiche, mezzi aziendali, taxi, Ncc, autobus, veicoli per trasporto merci pesante o situazioni di leasing e noleggio possono rendere necessario un supplementare.
Anche i cittadini stranieri residenti in Italia seguono la procedura ordinaria quando hanno patente italiana o veicoli registrati in Italia. Se invece la patente è estera il tema si intreccia con riconoscimento, conversione, residenza normale, durata del soggiorno e regole europee o extraeuropee.  Dopo l’avvio la procedura di cambio di residenza sulla patente, è possibile che gli accertamenti richiedano fino a 180 giorni. Durante questo periodo, l’intestatario della patente ha la facoltà di verificare l’andamento della procedura attraverso diversi canali.
Innanzitutto contattando il numero verde 800.23.23.23. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 14 e dalle 14.30 alle 17.30. Quindi inviando una e-mail a uco.motorizzazione@mit.gov.it per richiedere informazioni sull’aggiornamento della residenza. Oppure accendendo al Portale dell’automobilista, previa registrazione. Una volta effettuato l’accesso, selezionare la voce Accesso ai servizi e poi Attestato di residenza per verificare l’esito della procedura. Nel caso di problemi con l’aggiornamento della residenza sulla patente è possibile richiedere assistenza utilizzando i contatti indicati e fornendo le seguenti informazioni:
La CUPRA Tavascan compie un significativo balzo in avanti nel suo percorso di evoluzione, puntando su una dotazione tecnologica ancora più ricca e su una gamma capace di intercettare un pubblico più ampio. Sin dal suo debutto, il modello è stato percepito come una proposta di rottura, capace di interpretare il linguaggio stilistico del brand attraverso un design deciso, fatto di linee scolpite e proporzioni atletiche che ne sottolineano l’anima sportiva.
Oggi, questa visione si completa rendendo la vettura più accessibile, pur mantenendo quel carattere distintivo che l’ha resa un’icona della mobilità elettrica contemporanea.
Esteticamente, la Tavascan continua a sfoggiare la sua distintiva firma luminosa triangolare, elemento ormai inscindibile dall’identità CUPRA. La gamma cromatica si arricchisce con l’ingresso della nuova tonalità metallizzata Midnight Black, che conferisce al SUV coupé un’eleganza ancora più profonda.
All’interno, l’abitacolo è stato progettato mettendo il guidatore al centro di un ambiente altamente digitalizzato. Praticità e comfort trovano spazio grazie a soluzioni intelligenti come il nuovo volante multifunzione dotato di pulsanti fisici e le bocchette di ventilazione a regolazione elettrica. Un tocco di raffinata tecnologia è dato dal climatizzatore intelligente e dinamico, in grado di adattare automaticamente il flusso e la direzione dell’aria in base alla posizione del sole e agli occupanti, attivando perfino una pre-circolazione non appena la chiave si avvicina all’auto.
Il vero fulcro del nuovo aggiornamento risiede nell’esperienza di bordo. La Tavascan introduce il nuovo Virtual Cockpit da 10,25†affiancato da un sistema di infotainment di ultima generazione basato su Android Automotive OS. Questo ecosistema fluido e naturale trasforma l’interazione con l’auto, offrendo un accesso diretto a un catalogo di app (musica, podcast, navigazione) tramite uno store integrato.
Per supportare questa connettività , CUPRA include il Welcome Data Pack con 72 GB di traffico dati incluso per tre anni. Inoltre, grazie alla Mobile Digital Key, è possibile sbloccare, avviare e condividere l’accesso al veicolo direttamente tramite smartphone.
Sul fronte della dinamica di guida, CUPRA ha introdotto soluzioni per rendere l’esperienza al volante più efficiente e diretta. La funzione One Pedal Driving permette di gestire accelerazione e decelerazione con un solo pedale, ottimizzando il recupero di energia tramite la frenata rigenerativa, ideale nei contesti urbani. Per chi cerca emozioni più forti, è disponibile la funzione Launch Control sulle versioni più prestazionali.
La grande novità è però l’ampliamento dell’offerta motoristica. Debutta una nuova versione d’accesso da 190 CV (140 kW) equipaggiata con una batteria da 58 kWh. Questa variante garantisce un’autonomia fino a 441 km e tempi di ricarica rapidi: bastano 26 minuti per passare dal 10% all’80% di energia. La proposta si affianca alle già note versioni Endurance (286 CV con batteria da 77 kWh) e alla potente VZ (340 CV con trazione integrale), offrendo un ventaglio di scelte fedele all’identità prestazionale del marchio.
Con questo aggiornamento, la CUPRA Tavascan diventa più appetibile anche dal punto di vista economico. La nuova versione da 190 CV è ordinabile con un listino che parte da 47.760 euro (chiavi in mano), ma grazie alle promozioni in corso e al contributo dei CUPRA Garage, il prezzo può scendere fino a 44.500 euro. Con questa mossa, CUPRA conferma la sua missione: stimolare il cambiamento nell’industria automobilistica, offrendo auto instancabilmente espressive che superano i limiti convenzionali.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 11:29:29 +0000Il Gran Premio di Monaco 2026 rinuncia all’aerodinamica attiva: la FIA ha ufficialmente cancellato le zone di straight mode dalle stradine del Principato per stringenti motivi di sicurezza legati al grip e alle decelerazioni. L’unica arma a disposizione dei piloti per tentare i sorpassi resterà l’overtake mode, gestibile esclusivamente in trazione in prossimità della Rascasse. Un’assenza pesante, le cui radici affondano nei rigorosi limiti cinematici e prestazionali imposti dalla nuova generazione di vetture.
Nel budello del monegasco, l’interazione tra le monoposto e le spietate barriere di guardrail avverrà a profili alari rigorosamente bloccati in posizione di massima incidenza. Nel 2026, quindi, non ci sarà più l’improvviso scarico aerodinamico, bensì tramite una brutale iniezione di potenza elettrica. L’overtake mode è l’erede concettuale ma non tecnico del vecchio DRS.
Mode che troverà la sua unica finestra di attivazione nella sezione più tortuosa e conclusiva del circuito, posizionando il punto di innesco strategico appena prima della Anthony Noghes. Questa specifica configurazione premia l’efficienza della trazione meccanica in uscita dalla staccata della Rascasse, ma certifica al contempo la totale sparizione dello straight mode dal tracciato monegasco.
La gestione strategica dell’energia diventerà l’unico vero ago della bilancia: il boost di potenza garantito dall’ibrido, erogato a chi viaggia a meno di un secondo di distacco, costringerà i piloti e gli ingegneri al muretto a ricalibrare interamente le logiche di deployment senza la riduzione del drag che solitamente aiuta a compensare la frenata del motore termico.
L’assenza dello straight mode comporta una ridiscussione degli assetti. Solitamente vitale sugli altri tracciati per garantire l’efficienza globale del veicolo, il sistema di abbattimento della resistenza all’avanzamento è stato depennato dalla mappa ufficiale della gara più iconica del mondiale. Una decisione che cristallizza l’assetto aerodinamico delle vetture.
Lo fa costringendo i team a deliberare ali da massimo carico senza il compromesso dell’apertura in rettilineo. Ma per comprendere davvero questa “amputazione tecnica”, che a prima vista potrebbe sembrare una semplice limitazione allo spettacolo, bisogna analizzare i calcoli e le simulazioni della FIA, risalendo all’origine normativa e ai limiti fisici imposti dal layout del circuito.
Risalendo alle motivazioni ingegneristiche, il veto sull’aerodinamica attiva risponde a criteri di dinamica del veicolo tanto stringenti quanto inequivocabili. Il primo, insormontabile scoglio è l’impatto critico sulle fasi di staccata e sull’energia cinetica da dissipare. L’attivazione dello straight mode riduce la resistenza all’avanzamento, garantendo velocità di punta superiori dai 15 ai 20 km/h.
Arrivare alle frenate monegasche, come la Sainte Devote o la staccata successiva al tunnel, con questa inerzia meccanica e termica aggiuntiva, specialmente quando gli pneumatici accusano l’inevitabile drop prestazionale, è stato giudicato un rischio inaccettabile per l’incolumità . I parametri normativi stabiliscono che ogni zona di attivazione debba avere una durata minima superiore ai tre secondi.
Questo vincolo è introdotto per evitare micro-variazioni repentine del centro di pressione aerodinamico, le quali andrebbero ad aumentare a dismisura il workload del pilota all’interno dell’abitacolo. A Monaco, i rettilinei sono di fatto dei semplici e brevissimi segmenti di raccordo tra curve lente, rendendo fisicamente impossibile rispettare questo parametro di durata imposto.
Infine, c’è è il fattore cruciale legato a stabilità della piattaforma e aderenza. La transizione aerodinamica, con la variazione di incidenza dei flap, può avvenire in sicurezza soltanto in condizioni di assoluta stabilità del grip trasversale e longitudinale, ovvero quando la vettura non sta scaricando a terra coppie estreme.
Monte Carlo è un nastro d’asfalto che vive di frenate al limite, continue crisi di trazione, sobbalzi e variazioni di camber che mettono sotto stress costante la cinematica delle sospensioni. Una transizione improvvisa, con l’asse posteriore già al limite della tenuta, porterebbe a repentine perdite di aderenza, replicando i motivi che già in passato avevano portato al bando preventivo del vecchio DRS sotto al tunnel.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 11:21:22 +0000Immaginate James Bond senza la sua Aston Martin. È un po’ come pensare a un Martini senza oliva o a uno smoking senza papillon: un’immagine quasi impossibile da accettare per milioni di fan in tutto il mondo. Eppure, nel raffinato e silenzioso mondo della letteratura di spionaggio, è scattato un ordine perentorio che somiglia a un sabotaggio da parte della Spectre: “Niente Aston Martin nei libri”.
Questa curiosa vicenda, che mescola diritti d’autore, colossi del web e tradizione letteraria, è emersa durante l’Hay Festival in Galles grazie alle rivelazioni dello scrittore Vaseem Khan. L’autore, incaricato di espandere l’universo di 007 con una serie di spin-off dedicati al geniale Q, ha scoperto a sue spese che la celebre fuoriserie britannica è diventata un tabù editoriale.
Il motivo di questo bando non risiede in una scelta estetica, ma in una complessa manovra commerciale. La società che detiene i diritti letterari di Ian Fleming ha infatti imposto il veto per non interferire nelle “delicate” trattative con Amazon, il gigante del commercio elettronico che stava completando l’acquisizione del franchise cinematografico da Eon Productions.
La logica dietro questa censura automobilistica è sottile: l’Aston Martin è un’icona dei film, non dei romanzi originali. Nei libri di Fleming, James Bond era solitamente un uomo da Bentley. Usare l’Aston Martin nelle nuove opere scritte avrebbe creato sovrapposizioni e potenziali conflitti legali in un momento in cui Amazon stava assumendo il controllo creativo della saga sul grande schermo. In breve, nessuno voleva “calpestare i piedi” alla produzione cinematografica mentre si firmavano contratti miliardari.
L’effetto di questa decisione ha costretto gli autori a soluzioni creative piuttosto bizzarre. Vaseem Khan ha raccontato che nel suo primo romanzo, Quantum of Menace, aveva inizialmente assegnato a Q una fiammante Aston Martin. Fermato dalla casa editrice, ha dovuto ripiegare su una Caterham, un’auto decisamente meno glamour e, soprattutto, da assemblare pezzo per pezzo.
Non è andata meglio a Kim Sherwood, autrice di una trilogia sulla sezione 00, che è stata gentilmente indirizzata verso il marchio Alpine. Tuttavia, in questa guerra di spie e clausole contrattuali, c’è spazio anche per la ribellione: la Sherwood ha confessato di aver inserito “clandestinamente” un’Aston Martin nel suo terzo romanzo. “Credo che non se ne siano accorti“, ha dichiarato con un pizzico di ironia tipicamente britannica.
Questa vicenda solleva una questione affascinante: chi è il vero proprietario dell’anima di Bond? Se da un lato la letteratura cerca di tornare alle origini del personaggio (la Bentley di Fleming), dall’altro il cinema ha creato un immaginario talmente potente da rendere l’Aston Martin quasi obbligatoria.
Resta ora da capire se questa “messa al bando” letteraria sia il preludio a un cambiamento anche nei futuri film ora che Amazon ha il controllo della saga. Per il momento, l’unica certezza è che nei prossimi romanzi l’agente segreto più famoso del mondo dovrà guardarsi non solo dai proiettili dei nemici, ma anche dai legali dei grandi gruppi editoriali, pronti a togliergli le chiavi della macchina più amata della storia del cinema.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 10:34:47 +0000Il valico del Brennero, da sempre arteria pulsante del commercio e del turismo tra l’Italia e la Mitteleuropa, si sta trasformando in queste ore nel teatro di una congestione senza precedenti. La causa scatenante è una manifestazione ambientalista programmata in territorio austriaco per la giornata di domani, un evento che ha innescato un effetto domino capace di mandare in tilt l’intera rete autostradale di confine.
Quello che si profila all’orizzonte non è un semplice rallentamento, ma un vero e proprio blocco totale che ha spinto migliaia di viaggiatori a una fuga anticipata verso sud, nel tentativo disperato di battere sul tempo le chiusure annunciate.
La pressione sulle infrastrutture è esplosa con particolare violenza sul versante tirolese. Sin dalle prime luci del mattino di oggi, venerdì 29 maggio, il casello autostradale dell’A12 di Schönberg è diventato il simbolo dell’emergenza. Qui, le autorità segnalano code che hanno rapidamente superato i 14 chilometri di lunghezza.
In questo lungo serpentone di lamiere si mescolano due anime distinte della strada: da una parte i turisti, desiderosi di raggiungere le località di villeggiatura italiane, e dall’altra i trasportatori, costretti a una corsa contro il tempo per consegnare le merci prima che i cancelli del valico si chiudano definitivamente. L’obiettivo per tutti è lo stesso: evitare la “maxi-deviazione” che domani costringerebbe chiunque a circumnavigare le Alpi passando per Salisburgo e Tarvisio, allungando il viaggio di centinaia di chilometri.
Se oggi il traffico è “intenso ma sotto controllo” sul versante italiano, la giornata di domani si annuncia come un deserto d’asfalto per alcuni e un labirinto per altri. Il piano operativo predisposto per la provincia di Bolzano sull’A22 non lascia spazio a interpretazioni.
A partire dalle ore 07:00 di domattina, e fino alle 20:00 circa, la carreggiata nord sarà interdetta a tutti i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate. Esiste una ristretta lista di eccezioni per garantire i servizi minimi: potranno transitare solo i mezzi che trasportano merci deperibili, animali vivi o carburanti, oltre ai veicoli di emergenza e quelli diretti ai sistemi di trasporto combinato strada-ferrovia (Rola).
La vera stretta avverrà però alle 10:30, quando la chiusura diventerà democratica e spietata: da quel momento, tutti i veicoli — comprese le auto private — avranno il divieto di proseguire verso nord oltre il casello di Vipiteno.
La gestione di migliaia di camion fermi richiede una logistica imponente. Le autorità hanno stabilito che i mezzi pesanti esclusi dal transito vengano deviati nel parcheggio Sadobre/Campo di Trens fino al completo esaurimento dei posti disponibili. Una volta saturate le aree di sosta, non resterà che una soluzione drastica: i mezzi verranno fatti ridiscendere in direzione sud, con l’uscita obbligatoria che potrebbe essere anticipata ai caselli precedenti a seconda dell’evolversi del traffico.
L’invito rivolto dall’Autostrada del Brennero a tutti i viaggiatori è di estrema prudenza e pianificazione. Il consiglio ufficiale è quello di limitare al minimo indispensabile gli spostamenti verso nord partendo da Trento o, in alternativa, di rassegnarsi a una deviazione di ampio respiro attraverso il Passo del Tarvisio. In un fine settimana che prometteva relax e lavoro, il Brennero si riscopre vulnerabile, ricordando a tutti quanto sia sottile il filo che tiene unito il transito tra le nazioni.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 09:43:27 +0000Lewis Hamilton entra nella storia del motorsport anche fuori dalla pista. Il sette volte campione del mondo di F1, oggi pilota Ferrari, è stato scelto come testimonial del nuovo museo M24 di Le Mans, il grande spazio espositivo dedicato al mondo delle corse aperto ufficialmente il 28 maggio al Circuit de la Sarthe. Non si tratta di una semplice collaborazione d’immagine, ma di un vero e proprio riconoscimento simbolico, quello di un pilota che ha attraversato e influenzato un’epoca intera della F1 moderna e che ora diventa il volto di un progetto culturale pensato per raccontare il motorsport nella sua interezza.
M24 nasce sulle fondamenta del precedente museo della 24 Ore di Le Mans, ma ne amplia radicalmente la visione. Non più solo endurance, ma un racconto globale che abbraccia tutte le discipline: Formula 1, rally, motociclismo, monoposto e competizioni storiche. L’obiettivo dichiarato dell’Automobile Club de l’Ouest, insieme al designer e imprenditore Richard Mille, è quello di creare un luogo che non si limiti a conservare auto da corsa, ma che racconti storie.
Un luogo dove il motorsport racconta la propria storia e si rivolge anche a chi ancora non lo conosce, è la filosofia alla base del progetto. Una collezione che unisce vetture, oggetti iconici, archivi e testimonianze per ricostruire oltre un secolo di innovazione, coraggio e competizione.
Il museo è situato accanto all’ingresso principale del leggendario circuito della 24 Ore di Le Mans ed è accessibile tutto l’anno. Durante la settimana della gara endurance, l’ingresso sarà gratuito per i possessori del biglietto.
Tra i pezzi più importanti della collezione spiccherà una monoposto destinata a diventare simbolo del progetto: la Mercedes W09 con cui Lewis Hamilton ha conquistato il titolo mondiale 2018, uno dei capitoli più significativi della sua carriera. La presenza della vettura non è solo espositiva, ma rappresenta un ponte diretto tra il museo e il protagonista scelto per rappresentarlo. Un legame che rafforza l’idea del M24 come spazio vivo, dove la storia recente e quella passata del motorsport dialogano tra loro.
Nel giorno dell’annuncio, Hamilton ha sottolineato il valore culturale del progetto, andando oltre la semplice dimensione espositiva: “Ciò che è stato costruito qui va ben oltre la portata di un museo dell’automobile“, ha spiegato il pilota britannico ai media. “La M24 è un punto di riferimento, uno spazio che racconta le storie delle gare, delle donne e degli uomini che vi hanno partecipato, ma anche delle tecnologie che hanno reso la 24 Ore di Le Mans e tutti gli sport motoristici qualcosa di unico“.
Per Hamilton, il museo rappresenta anche un archivio vivo della memoria tecnica e sportiva: “Riunisce una collezione eccezionale di auto e oggetti, tra cui diverse monoposto di F1 che non si trovano altrove. Insieme alle vetture leggendarie, rendono questo luogo davvero unico“.
La scelta di Hamilton come testimonial non è casuale. Gli organizzatori hanno voluto affidare il ruolo a una figura capace non solo di rappresentare il successo sportivo, ma anche la trasformazione culturale del motorsport moderno. Richard Mille ha spiegato la filosofia dietro la decisione: “L’amore per il motorsport non si trasmette con i libri, ma attraverso i cimeli, le emozioni e i racconti di chi c’era. Ogni vettura è un’opera d’arte, il risultato di un’intelligenza collettiva“. In questa visione, Hamilton diventa il simbolo perfetto di un passaggio generazionale: “È molto più di sette titoli mondiali. È la persona ideale per rappresentare il patrimonio del motorsport verso il futuro“. Suo il primo messaggio trasmesso dal ledwall principale a inaugurare la nuova location.
Il museo ospita una collezione di vetture storiche e cimeli legati soprattutto al mondo delle corse endurance. la raccolta comprende prototipi iconici, oggetti rari, trofei, tute ignifughe e guanti appartenuti ai grandi protagonisti del motorsport internazionale. La maggior parte delle vetture è perfettamente funzionante, i motori vengono avviati regolarmente e i modelli vengono restaurati e mantenuti direttamente all’interno dell’officina del museo.
Tra le auto simbolo del museo spicca la Tracta Gephi, fu una delle prime vetture da competizione realmente efficaci con trazione anteriore grazie all’introduzione del giunto omocinetico. Alla 24 Ore di Le Mans del 1927 fu una delle sole otto vetture capaci di tagliare il traguardo, contribuendo allo sviluppo di una tecnologia oggi diffusissima nelle auto stradali.
Tra i gioielli più ammirati figura la leggendaria Porsche 917 LH, considerata da molti la “sportscar del secolo“. La versione Lang Heck, caratterizzata dalla lunga coda aerodinamica, venne sviluppata per raggiungere velocità elevatissime sul rettilineo dell’Hunaudieres. Capace di toccare i 386 km/h, la 917 LH stabilì nel 1971 tempi record ancora oggi iconici nella storia di Le Mans. Il suo celebre motore flat-12 e il ruolo da protagonista nel film “Le Mans” con Steve McQueen hanno contribuito a renderla una vera icona culturale oltre che sportiva.
Un’altra regina del museo è la Mazda 787B, protagonista di una delle vittorie più storiche della 24 Ore di Le Mans. Nel 1991 divenne infatti la prima vettura giapponese a conquistare la corsa francese e l’unica nella storia a riuscirci con un motore rotativo, marchio di fabbrica Mazda. Grazie a un perfetto equilibrio tra prestazioni, affidabilità ed efficienza nei consumi, riuscì a battere rivali del calibro di Sauber Mercedes, Jaguar e Peugeot. La sua vittoria ebbe un impatto enorme anche in Giappone, dove le televisioni interruppero la normale programmazione per seguire in diretta le ultime ore della gara.
Il percorso recente della 24 Ore di Le Mans è invece rappresentato dalla Toyota TS050 Hybrid, vettura che ha inaugurato il dominio Toyota nell’endurance moderna, quello prima del ritorno della Ferrari. Con questo prototipo, il costruttore giapponese conquistò la sua prima vittoria a Le Mans nel 2018, dopo oltre trent’anni di tentativi. La TS050 detiene ancora il record del giro più veloce sul Circuit de la Sarthe grazie al tempo firmato da Kamui Kobayashi nel 2017.mÈ inoltre ricordata come l’ultima LMP1 vincitrice prima dell’introduzione dell’era Hypercar nel 2021.
Il museo M24 non racconta soltanto Le Mans, ma celebra l’intera storia del motorsport mondiale. Tra le F1 più iconiche presenti in esposizione spicca la Ferrari F2002, monoposto dominatrice della stagione 2002 con Michael Schumacher, capace di vincere 15 gare su 17.

Accanto a lei trova spazio anche la Renault RE40, simbolo della rivoluzione turbo degli anni Ottanta e guidata da Alain Prost nella corsa al titolo mondiale del 1983. Tra i pezzi più rari emerge inoltre la Maserati 250F V12, una delle sole tre versioni V12 prodotte dalla casa modenese e legata al mito di Juan Manuel Fangio. Spazio anche al mondo rally con la futuristica Lancia Stratos, progettata da Marcello Gandini e diventata una leggenda grazie ai successi mondiali conquistati negli anni Settanta.
Anche Pierre Fillon, presidente dell’Automobile Club de l’Ouest, ha sottolineato il valore dell’operazione, inserendola in un contesto più ampio. “Lewis Hamilton è molto più di un palmarès impressionante. È uno di quegli sportivi che ha usato la propria influenza per portare cambiamenti ben oltre la sua disciplina“, ha dichiarato. M24 nasce proprio da questa idea: non solo celebrare i campioni, ma raccontare il motorsport come patrimonio culturale condiviso. Un luogo che unisce eroi ed eroine delle corse, ingegneria, innovazione e passione.
Uno degli aspetti centrali del progetto è la sua accessibilità . Il museo è pensato per essere un punto d’ingresso al motorsport anche per chi non ne conosce la storia o le dinamiche tecniche. La collezione comprende uno dei più grandi archivi di monoposto di F1 al mondo, insieme a vetture leggendarie di diverse discipline. Un percorso che punta a costruire un’esperienza immersiva tra passato e presente. In questo contesto, la figura di Hamilton assume un significato ulteriore: quello di ponte tra generazioni, tra l’era moderna della F1 e la sua memoria storica.
M24 si propone quindi non solo come museo, ma come centro culturale del motorsport mondiale. Un luogo dove le corse non sono solo competizione, ma linguaggio, tecnologia e identità collettiva. L’ingresso di Hamilton come patrono rafforza questa visione, trasformando il progetto in un punto di incontro tra sport, storia e innovazione. E proprio come in pista, anche qui il messaggio è chiaro, il motorsport non appartiene solo al passato o al presente, ma a chi saprà raccontarlo nel futuro.
Il legame tra Hamilton e M24 assume così anche una valenza simbolica che va oltre il paddock e oltre la singola stagione sportiva. Il pilota britannico, oggi impegnato a sviluppare un nuovo e difficile capitolo Ferrari della sua carriera, diventa parte di un progetto che cristallizza la memoria del motorsport mentre continua a scriverne il presente.
Le Mans, da sempre crocevia tra innovazione tecnica e mito sportivo, trova in questa collaborazione un ulteriore rafforzamento della propria identità globale. Il museo M24 non si limita a conservare, ma interpreta e racconta, trasformando ogni vettura in una testimonianza viva di progresso e competizione. In questo contesto, la presenza di Hamilton contribuisce a rendere ancora più evidente la continuità tra epoche diverse delle corse, dalla tradizione dell’endurance alla modernità della F1 ibrida. Un filo unico che unisce passato, presente e futuro sotto il segno della velocità e della passione.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 09:13:49 +0000