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Il 14 marzo 2026 presenta una situazione del traffico sulle autostrade italiane con alcune criticità dovute a condizioni meteo avverse e eventi particolari. Tra gli eventi rilevanti di oggi segnaliamo coda per safety car sulla A13 Bologna-Padova tra Rovigo Sud e Villamarzana e traffico rallentato per incidente sulla A24 Roma-Teramo tra Tivoli e Nodo A24/A1 Milano-Napoli. Oltre a questi, sono presenti fenomeni di nebbia, neve e pioggia che interessano più tratte autostradali, creando rallentamenti e condizioni di guida da prestare attenzione.
07:43 – A1 Milano-Napoli
Nebbia tra Roncobilaccio e Aglio al km 255, visibilità ridotta, condizioni da guidare con cautela
Direzione in entrambe le direzioni
La nebbia interessa la tratta dal chilometro 252.0 al chilometro 242.3 per una lunghezza di 9.7 km.
07:08 – A10 Genova-Ventimiglia
Pioggia tra Bivio A10/A7 Milano-Genova e Varazze, prudenza alla guida con asfalto bagnato
Direzione in entrambe le direzioni
Il tratto in condizioni interessa dal chilometro 26.8 fino allo 0.0 per una lunghezza totale di 26.8 km.
08:07 – A12 Genova-Roma
Pioggia presente tra Civitavecchia Nord e SS1 Aurelia, condizioni di attenzione per la guida
Direzione in entrambe le direzioni
La pioggia interessa la tratta dal chilometro 79.414 al chilometro 65.302, estendendosi per 14.112 km.
08:59 – A13 Bologna-Padova
Coda per safety car con scorta veicoli tra Rovigo Sud – Villamarzana e Rovigo, situazione da monitorare
Direzione Padova
L’evento riguarda la tratta dal chilometro 66.0 al chilometro 63.0 per una lunghezza di 3 km.
08:40 – A14 Bologna-Taranto
Coda per safety car con scorta veicoli tra Faenza e Forlì
Direzione Taranto
La tratta interessata si estende dal chilometro 73.9 al chilometro 68.0 per una lunghezza di 5.9 km.
08:31 – A24 Roma-Teramo
Traffico rallentato tra Tivoli e Nodo A24/A1 Milano-Napoli per incidente, attenzione alla sicurezza
Direzione Roma
07:43 – A25 Torano-Pescara
Nebbia con visibilità di 80 metri tra Bivio A25/A24 Roma-Teramo e Avezzano, condizioni di guida ridotta visibilitÃ
Direzione in entrambe le direzioni
La nebbia interessa una tratta dal chilometro 87.9 al chilometro 71.4 per una lunghezza di 16.5 km.
08:20 – A27 Venezia-Belluno
Nebbia tra Nodo A27/SPV Pedemontana e Nodo A27/A28 Conegliano-Portogruaro, precauzione in entrambe le direzioni
Direzione in entrambe le direzioni
Tratta interessata dal chilometro 41.215 al chilometro 25.719 per una lunghezza di 15.496 km.
08:20 – A27 Venezia-Belluno
Pioggia presente tra Treviso Nord e Nodo A27/A28 Conegliano-Portogruaro, stato di attenzione consigliato
Direzione in entrambe le direzioni
La zona interessata va dal chilometro 41.215 al chilometro 22.6 per una lunghezza di 18.615 km.
08:41 – Traforo del Monte Bianco
Neve tra Piazzale Francese e Bivio Traforo Monte Bianco/RN205, condizioni da monitorare attentamente
Direzione in entrambe le direzioni
La neve interessa una porzione del traforo con lunghezza di 0.1 km.
08:04 – Traforo del Monte Bianco
Neve tra Piazzale Italiano e La Palud-Innesto SS26 Diramazione Della V. D’aosta, attenzione per la sicurezza
Direzione in entrambe le direzioni
Area interessata senza coda ma con condizioni nevose da prestare attenzione.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 08:08:00 +0000Nel panorama dei SUV compatti europei, Renault Captur è ormai una presenza consolidata. Fin dal debutto ha incarnato l’idea di un’auto pensata per la vita quotidiana, facile da guidare in città ma abbastanza versatile da affrontare anche viaggi più lunghi senza troppi compromessi.
Con il model year 2026 questo concetto viene portato avanti con una serie di aggiornamenti che riguardano estetica, tecnologia e motorizzazioni, trasformando il SUV francese in un prodotto ancora più completo.
La nuova generazione mantiene dimensioni compatte (poco più di quattro metri di lunghezza) ma introduce una personalità visiva più decisa. Il frontale è stato completamente ridisegnato e richiama quello delle Renault più recenti, con linee tese e una firma luminosa che rende l’auto immediatamente riconoscibile anche a distanza.
La prima impressione alla guida della Renault Captur 2026 arriva appena usciti dal traffico urbano, quando si inizia a capire quanto lavoro sia stato fatto sul telaio e sulle sospensioni. Gli ingegneri Renault hanno rivisto diversi elementi della dinamica di guida, dalla taratura degli ammortizzatori alla geometria degli assali, passando per il servosterzo.
Il risultato si percepisce subito: la vettura appare più precisa nei cambi di direzione e più stabile quando si aumenta il ritmo. Non si tratta di un’auto sportiva nel senso classico del termine, ma la sensazione è quella di un SUV compatto più maturo e controllato rispetto alla generazione precedente. Il comfort rimane uno dei punti forti del modello, dove anche sulle superfici più sconnesse l’assorbimento il lavoro degli ammortizzatori è abbastanza efficace.

Tra le novità più interessanti della gamma Captur 2026 c’è il motore full hybrid E-Tech da 160 cavalli che è stato proprio quello che abbiamo provato in prima persona. Si tratta di un sistema ibrido sviluppato direttamente da Renault sfruttando l’esperienza maturata nel mondo delle competizioni e dell’elettrificazione. Il sistema combina un motore a benzina da 1,8 litri con due unità elettriche e una trasmissione multimode senza frizione, una soluzione tecnica piuttosto originale nel panorama delle ibride.
La potenza complessiva raggiunge i 160 cavalli e consente alla Captur di accelerare da 0 a 100 km/h in circa 8,9 secondi, migliorando sensibilmente le prestazioni rispetto alla versione precedente, mentre come velocità massima siamo a 180 km/h. Durante la guida la sensazione più evidente è la fluidità del sistema.
In città la vettura parte quasi sempre in modalità elettrica e il passaggio tra le diverse modalità di funzionamento avviene in modo piuttosto naturale. Un altro aspetto interessante riguarda i consumi, che si attestano intorno ai 4,4 litri per 100 chilometri nel ciclo combinato. Questo significa poter percorrere molti chilometri in modalità elettrica nei percorsi urbani, con un notevole vantaggio in termini di efficienza.
Dal punto di vista estetico la Captur 2026 introduce uno stile più deciso rispetto al passato, questo spicca soprattutto nel nuovo frontale, caratterizzato da una griglia più ampia e da gruppi ottici ridisegnati, mentre le linee della carrozzeria risultano più tese e scolpite. Particolarmente interessante è l’allestimento Esprit Alpine, che aggiunge alcuni dettagli ispirati al marchio sportivo del gruppo Renault.
Tra questi si trovano cerchi in lega specifici da 19 pollici, finiture nero lucido attorno ai finestrini e alcuni inserti grigio scuro sui paraurti. L’effetto complessivo è quello di un SUV compatto con un carattere più dinamico, capace di distinguersi nel traffico urbano senza rinunciare alla praticità che ha sempre contraddistinto la Captur.

Uno degli aspetti che hanno reso la Captur uno dei SUV più apprezzati del segmento è la capacità di offrire molto spazio interno pur mantenendo dimensioni esterne contenute, e anche nella nuova versione questa caratteristica rimane uno dei punti di forza principali. Il divano posteriore scorrevole permette di modulare lo spazio tra passeggeri e bagagliaio, adattando l’abitacolo alle diverse esigenze quotidiane.
Durante l’utilizzo la sensazione è quella di un’auto ben progettata per la vita di tutti i giorni: salire e scendere è facile grazie alla posizione di guida rialzata, mentre i sedili risultano comodi anche nei viaggi più lunghi. All’altezza anche il bagagliaio dalla capacità di 326/440 litri, generosa per il segmento e permette di affrontare senza problemi anche un weekend fuori città con bagagli al seguito. Abbattendo i sedili posteriori si raggiungono i 1.448 litri.
Entrando nell’abitacolo si capisce subito che Renault ha voluto alzare l’asticella sul piano tecnologico, in quanto abbiamo notato subito il cruscotto dominato da un grande display verticale da 10,4†che rappresenta il centro del sistema multimediale OpenR Link. Questo sistema utilizza un’interfaccia sviluppata insieme a Google e integra direttamente applicazioni come Google Maps, Google Assistant e il catalogo di Google Play.
L’esperienza d’uso è molto simile a quella di uno smartphone, con menu intuitivi e tempi di risposta piuttosto rapidi. Buono anche l’Active Driver Assist che combina il cruise control adattivo con il mantenimento attivo della corsia, offrendo una guida assistita di livello 2, che si è dimostrato all’altezza delle aspettative nel breve tratto di autostrada. In pratica l’auto è in grado di gestire accelerazione, frenata e centratura della corsia in alcune condizioni di guida, soprattutto nei lunghi tratti autostradali.

Un’altra novità interessante è il pulsante My Safety Switch, che consente di attivare o disattivare rapidamente alcune funzioni degli ADAS con un solo comando. Si tratta di una soluzione semplice ma efficace, che permette di personalizzare il comportamento dei sistemi di assistenza senza dover navigare tra menu complessi sullo schermo centrale.
Durante la breve prova su strada non abbiamo potuto andare a fondo del sistema di infotainment, ma il navigatore si è rivelato molto reattivo, soprattutto grazie alla capacità di aggiornare in tempo reale il traffico e suggerire percorsi alternativi. A quanto dichiara Renault, l’infotainment della Captur rappresenta uno dei sistemi più evoluti disponibili nel segmento dei SUV compatti, avvicinando l’esperienza digitale di bordo a quella di modelli appartenenti a categorie superiori.
Con il model year 2026 la Renault Captur dimostra come un progetto di successo possa continuare a evolvere senza perdere la propria identità . Il SUV francese rimane un’auto pratica e facile da guidare, ma introduce tecnologie e motorizzazioni che lo rendono più moderno e competitivo e la versione full hybrid E-Tech rappresenta probabilmente la scelta più interessante per chi cerca un buon equilibrio tra prestazioni ed efficienza.
Il risultato è un SUV compatto che riesce a restare fedele alla filosofia della cosiddetta “voiture à vivreâ€, un’auto pensata per accompagnare la vita quotidiana senza complicazioni ma con una buona dose di tecnologia e comfort. Per portarsi a casa la nuova Renault Captur sono sufficienti 24.400 euro per il modello entry lebvel TCe da 115 CV, fino ad arrivare ai 33.350 euro per il top di gamma esprit Alpine full hybrid E-Tech da 160 CV.
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 07:01:14 +0000Il giorno 14 marzo 2026 in Italia sono previsti 1 sciopero che interessa in particolare il settore dei trasporti nella regione Veneto. Nel seguito dell’articolo trovate tutti i dettagli relativi agli orari, alle tipologie di servizio coinvolte, alle sigle sindacali che hanno proclamato lo sciopero e alle province interessate.
È indetto uno sciopero che coinvolge il settore trasporto merci nella provincia di Verona, regione Veneto. L’astensione dal lavoro durerà 24 ore, dalle 18.00 del 14 marzo alle 17.59 del 15 marzo 2026. Lo sciopero coinvolge il personale mobile e di terra della società EVM Rail, ed è stato proclamato dal sindacato OSP FILT-CGIL. La proclamazione dello sciopero è avvenuta il 3 marzo 2026.
Fonte: Mit
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 07:00:00 +0000Nel mese di marzo 2026 sono previsti diversi scioperi in Italia, che coinvolgeranno principalmente i settori dei trasporti pubblici locali, ferroviari, aerei e merci, con impatti significativi sia a livello nazionale che in specifiche città e regioni. In questo articolo aggiorniamo il calendario giorno per giorno, specificando città , orari, categorie e sigle sindacali coinvolte.
Nella città di Bolzano è previsto uno sciopero di 24 ore che coinvolge il trasporto pubblico locale, in particolare il personale della Società SASA di Bolzano. Lo sciopero è indetto dai sindacati OSR UGL, USB Lavoro Privato e ORSA Trasporti.
Nella regione Campania, in tutte le province, è previsto uno sciopero di 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30, che coinvolge il personale delle aziende di trasporto pubblico locale su gomma. I sindacati promotori sono OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL AUTOFERRO e FAISA-CISAL.
Nella città di Napoli (Campania), è inoltre programmato uno sciopero di 24 ore che riguarda il personale divisione ferro/viaggiante delle linee ferroviarie vesuviane gestite da EAV. Lo sciopero è indetto dal sindacato OSP FAISA-CONFAIL.
Sul territorio nazionale sono previste quattro differenti astensioni. La prima riguarda uno sciopero generale per l’intera giornata di tutti i comparti, aree pubbliche, lavoro privato e cooperativo, proclamato da SLAI-COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE.
È indetto un secondo sciopero generale, sempre di intera giornata, per il personale a tempo determinato e indeterminato (compresi precari e atipici), di tutti i comparti eccetto il settore trasporti. Proclamato da UNIONE SINDACALE ITALIANA USI 1912.
Il terzo sciopero coinvolge tutte le categorie pubbliche e private ad esclusione del settore trasporti, anch’esso per l’intera giornata e promosso dal sindacato USB.
Il quarto sciopero, sempre per l’intera giornata, riguarda le categorie pubbliche e private, escluso il settore trasporti, ed è proclamato da CLAP.
Per la giornata dell’11 marzo 2026 in Italia è previsto uno sciopero nazionale del settore ferroviario, dalle 09.01 alle 16.59. Coinvolge il personale della società Italo NTV, proclamato da UILT-UIL.
Nella città di Verona (Veneto) è previsto uno sciopero nel settore trasporto merci che coinvolge il personale mobile e di terra della società EVM Rail. L’astensione dal lavoro durerà 24 ore, dalle 18.00 del 14 marzo alle 17.59 del 15 marzo, proclamato dal sindacato OSP FILT-CGIL.
Nella provincia di Palermo (Sicilia) è previsto uno sciopero di 24 ore che coinvolge il personale della società Autoservizi Russo e Segesta Autolinee, indetto da OSR FAISA-CISAL.
Nella provincia di Enna (Sicilia) è proclamato uno sciopero di 24 ore per il personale della società Interbus, sempre da OSR FAISA-CISAL.
Nella provincia di Catania (Sicilia) è previsto uno sciopero di 24 ore per il personale della società Etna Trasporti, indetto da OSR FAISA-CISAL.
Nel settore aereo a rilevanza nazionale, lo sciopero prevede un’astensione dal lavoro di 24 ore (00.00-23.59) e coinvolge il personale della soc. ALHA Aeroporto di Milano Malpensa, proclamato da OST CUB TRASPORTI.
Altro sciopero nazionale nel settore aereo coinvolge il personale navigante di EasyJet Airlines Limited per 4 ore, dalle 13.00 alle 17.00, indetto da USB Lavoro Privato.
Nella città di Brescia (Lombardia) sono previsti scioperi per 24 ore rispettivamente al personale delle società GDA Handling e MH24 presso l’aeroporto di Brescia Montichiari, proclamati da OSR USB Lavoro Privato.
Nella Lombardia (tutte le province) sono previsti scioperi nel settore trasporto pubblico locale (varie modalità ) per il personale delle società del gruppo ATM di Milano, proclamato da AL-COBAS.
Nella città di Napoli (Campania) è previsto uno sciopero di 4 ore (19.00-23.00) per il personale della società EAV, indetto da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL-AUTOFERRO.
Nella città di Novara (Piemonte) si terrà uno sciopero di 4 ore (17.30-21.30) per il personale della società SUN, proclamato da AL-COBAS.
Nella città di Torino (Piemonte) è previsto uno sciopero di 8 ore (dalle 16.00 a fine servizio) per il personale della società Arriva Italia, proclamato da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL.
Nella provincia di Frosinone (Lazio) è indetto uno sciopero di 4 ore (13.00-17.00) per il personale della società Cialone Tour, proclamato da USI CTS.
Nella città di Parma (Emilia-Romagna) lo sciopero sarà di 4 ore (8.30-12.10) e sarà indetto per il personale TEP da OSP FILT-CGIL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/ORSA + RSU.
Nella città di Bari (Puglia) sono previsti scioperi così organizzati: per il personale della società AMTAB di Bari, sciopero di 4 ore (20.00-23.59); per il personale della società MTM di Molfetta, sciopero di 4 ore (8.30-12.30), e per il personale della società Ferrovie Sud Est e Servizi Automobilistici di Bari, uno sciopero di 24 ore. Sindacati variamente coinvolti: FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, UGL-AUTOFERRO, OST/OSP FIT-CISL.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 02 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 06 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 09 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 11 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 14 marzo 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 07:00:00 +0000Oggi, 14 marzo 2026, proponiamo il quadro aggiornato dei prezzi medi dei carburanti praticati lungo la rete autostradale italiana, così come rilevati dall’ultimo report ufficiale. In questa pagina trovi una tabella sintetica con i valori medi per benzina e gasolio in modalità self, oltre a gpl e metano in servito. Il livello alla pompa è il risultato dell’incontro tra una componente industriale (costo del prodotto e margini di distribuzione) e una componente fiscale (accise e Iva), elementi che si sommano e spiegano perché i listini possano variare nel tempo e tra aree di servizio. L’obiettivo è offrire un riferimento utile e immediato per chi si mette in viaggio, ricordando che i prezzi in tabella rappresentano medie e possono differire da quelli esposti presso i singoli impianti.
Ultimo aggiornamento disponibile: 13-03-2026 (dati medi autostradali).
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.105 |
| Benzina | SELF | 1.910 |
| GPL | SERVITO | 0.836 |
| Metano | SERVITO | 1.526 |
Benzina: il prezzo finale alla pompa si forma dall’insieme di una parte industriale e una parte fiscale. Nel caso della benzina, la componente fiscale incide per il 58% e comprende accise e Iva; si tratta della voce più pesante del prezzo, superiore alla componente industriale che vale il 42%. All’interno della quota industriale, il 30% è riconducibile al costo della materia prima, cioè il valore del prodotto raffinato che segue le quotazioni internazionali e risente direttamente dell’andamento del cambio euro/dollaro: quando il greggio o i riferimenti internazionali salgono, o quando l’euro si indebolisce sulla valuta statunitense, il costo industriale tende a crescere. Il restante 12% rappresenta il margine lordo lungo la filiera (dalla logistica alla distribuzione fino ai costi operativi della stazione di servizio). È su questa porzione che l’operatore può intervenire per definire la politica di prezzo alla pompa, anche differenziando tra modalità self e servito, promozioni, orari e servizi accessori. Pur restando ancorato a dinamiche globali e fiscali, il prezzo esposto può dunque riflettere strategie commerciali, livelli di concorrenza locale e specificità del punto vendita, con aggiustamenti più frequenti in presenza di movimenti rapidi delle quotazioni internazionali.
Gasolio: per il gasolio, la ripartizione tra le due grandi componenti è più equilibrata a favore della parte industriale: la componente fiscale pesa per il 45%, mentre la componente industriale vale il 55%. Dentro quest’ultima, il 45% è attribuibile alla materia prima, il cui costo segue le quotazioni internazionali del prodotto e riflette l’andamento del cambio euro/dollaro. Questa sensibilità rende il gasolio particolarmente reattivo alle condizioni dei mercati globali, anche in funzione della domanda legata al trasporto merci e, in alcune stagioni, ai consumi per il riscaldamento in alcuni Paesi. Il restante 10% del prezzo è il margine su cui gli operatori possono agire per modulare il listino alla pompa, tenendo conto di costi logistici, gestione dell’impianto, politiche di rete e grado di competizione lungo i tratti autostradali. Le differenze operative tra self e servito, l’afflusso di veicoli pesanti e la localizzazione dell’area di servizio possono influire sulle scelte di prezzo. In presenza di movimenti repentini delle quotazioni internazionali o di variazioni del cambio, gli adeguamenti possono risultare più frequenti, mentre la parte fiscale, pur incidendo in misura rilevante, agisce come zoccolo stabile del prezzo finché non intervengono modifiche normative.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 07:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.827 per la benzina, 2.046 per il diesel, 0.719 per il gpl, 1.513 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.030 |
| Benzina | SELF | 1.810 |
| GPL | SERVITO | 0.709 |
| Metano | SERVITO | 1.434 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.050 |
| Benzina | SELF | 1.850 |
| GPL | SERVITO | 0.691 |
| Metano | SERVITO | 1.517 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.081 |
| Benzina | SELF | 1.866 |
| GPL | SERVITO | 0.792 |
| Metano | SERVITO | 1.660 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.051 |
| Benzina | SELF | 1.851 |
| GPL | SERVITO | 0.744 |
| Metano | SERVITO | 1.593 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.045 |
| Benzina | SELF | 1.823 |
| GPL | SERVITO | 0.660 |
| Metano | SERVITO | 1.460 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.048 |
| Benzina | SELF | 1.821 |
| GPL | SERVITO | 0.684 |
| Metano | SERVITO | 1.446 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.069 |
| Benzina | SELF | 1.834 |
| GPL | SERVITO | 0.688 |
| Metano | SERVITO | 1.448 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.037 |
| Benzina | SELF | 1.806 |
| GPL | SERVITO | 0.683 |
| Metano | SERVITO | 1.603 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.047 |
| Benzina | SELF | 1.834 |
| GPL | SERVITO | 0.782 |
| Metano | SERVITO | 1.490 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.046 |
| Benzina | SELF | 1.820 |
| GPL | SERVITO | 0.689 |
| Metano | SERVITO | 1.469 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.021 |
| Benzina | SELF | 1.802 |
| GPL | SERVITO | 0.707 |
| Metano | SERVITO | 1.407 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.039 |
| Benzina | SELF | 1.831 |
| GPL | SERVITO | 0.708 |
| Metano | SERVITO | 1.423 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.046 |
| Benzina | SELF | 1.816 |
| GPL | SERVITO | 0.682 |
| Metano | SERVITO | 1.491 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.034 |
| Benzina | SELF | 1.826 |
| GPL | SERVITO | 0.668 |
| Metano | SERVITO | 1.606 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.030 |
| Benzina | SELF | 1.816 |
| GPL | SERVITO | 0.805 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.060 |
| Benzina | SELF | 1.842 |
| GPL | SERVITO | 0.763 |
| Metano | SERVITO | 1.779 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.041 |
| Benzina | SELF | 1.820 |
| GPL | SERVITO | 0.703 |
| Metano | SERVITO | 1.522 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.064 |
| Benzina | SELF | 1.843 |
| GPL | SERVITO | 0.734 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.031 |
| Benzina | SELF | 1.807 |
| GPL | SERVITO | 0.699 |
| Metano | SERVITO | 1.444 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.058 |
| Benzina | SELF | 1.842 |
| GPL | SERVITO | 0.822 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 marzo 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.043 |
| Benzina | SELF | 1.812 |
| GPL | SERVITO | 0.696 |
| Metano | SERVITO | 1.442 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 07:00:00 +0000Nemmeno un regista con uno sviluppato senso dell’umorismo riuscirebbe a pensare certe scene. Sei lì che cerchi di incastrare il carrello della spesa tra una citycar e un SUV di terza mano, quando all’improvviso qualcosa cattura la tua attenzione. Ha quattro ruote, le portiere e i sedili, ma chiamarla auto è dire poco: è la Bugatti LaVoiture Noire, un’hypercar dalla quotazione astronomica.
Parcheggiato con nonchalance davanti alle vetrate di un discount in Francia, il capolavoro d’arte meccanica francese ha lasciato impietriti i passanti. Un pezzo unico al mondo da 1100 kW (1.500 CV) e dal valore di circa 14 milioni di euro ha condiviso l’asfalto con le offerte della settimana, manco ci si fosse all’improvviso dimenticati del suo raro lignaggio. La Casa d’oltralpe l’ha costruita per celebra i 110 anni della propria storia, un omaggio alla mitica Type 57 SC Atlantic, spinta da un motore W16 quadriturbo. Difficile immaginare, quando è stata progettata, che un giorno il suo fortunato proprietario l’avrebbe sfoggiata in una situazione tanto ordinaria.
In pochi minuti le foto hanno fatto il giro del web, sollevando un polverone. La domanda più ovvia è di tipo pratico: dove trovi il coraggio di lasciare una carrozzeria in fibra di carbonio fatta su misura in un parcheggio pubblico? Qui un solo graffio o una banale “sportellata” avrebbe provocato un disastro finanziario. Eppure, nella scelta ai limiti della follia in tanti hanno visto un gesto di libertà assoluta. Qualcuno sostiene che il vero lusso non sia possedere l’hypercar, quanto semmai fregarsene di cosa ne pensa la gente e delle buone maniere di ogni bravo guidatore.
Ovviamente, il popolo dei social si è diviso in due fazioni agguerrite. Da una parte i sostenitori della “consapevole libertà ”, quelli che applaudono il proprietario per aver deciso di mescolarsi con il mondo esterno, dall’altra, però, il coro di chi grida al cattivo gusto è altrettanto rumoroso.
Il confronto agita la rete e non sembra proprio esserci modo di mettere tutti d’accordo. Per molti, imbattersi in un gioiello assoluto di artigianalità e design fermo accanto a una vecchia utilitaria è un’esibizione di forza inutile, quasi uno sberleffo verso coloro che faticano a riempire il carrello, in uno scontro frontale tra rette parallele, destinate a non incontrarsi mai, almeno fino a oggi.
Al netto delle polemiche, La Voiture Noire solletica le fantasie degli automobilisti. Studiata nei minimi dettagli, dalle linee sinuose della carrozzeria fino alle prestazioni estreme che la rendono una delle regine del pianeta, la vettura si dimentica dei galà e si impone in un contesto fin troppo “normale”.
Vederla lì, nel grigio di un parcheggio qualunque, fa riflettere su quanto il valore delle cose sia relativo. Per il proprietario, forse, era solo un mercoledì pomeriggio qualunque. Per tutti gli altri, è stata la dimostrazione di come, alla fine, anche la supercar più esclusiva del mondo abbia bisogno di posto dove fermarsi. Sperando solo che il tizio del carrello accanto sia stato molto, molto attento ad aprire la portiera.
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 06:30:55 +0000Orientarsi nel mercato delle auto usate è un po’ come muoversi su un campo minato. Fra trucchi per far sparire i chilometri e proprietari che si svincolano in fretta dal veicolo, incappare in una fregatura è una possibilità concreta anche per l’acquirente più esperto.
In Italia, modelli iconici come la BMW Serie 3, l’Audi A8 o la Porsche 911 Carrera S hanno fatto registrare fino a cinque cambi di nazione. Se una vettura attraverso così tante dogane, spesso è per sfruttare la scarsa comunicazione tra i database internazionali e “ripulire” lo storico.
Ancora più incredibile è il numero di scambi: il record italiano indicato da carVertical spetta a una BMW M4 passata di mano ben 26 volte, seguita da una Fiat 500 con 24 proprietari e una Range Rover con 23. Secondo l’esperto del settore Matas Buzelis, un turnover così elevato è un segnale d’allarme che non va ignorato:
“Quando un’auto cambia proprietario così frequentemente, spesso significa che presenta problemi seri che non vengono risolti. In molti casi il veicolo viene semplicemente rivenduto a un nuovo acquirente invece di essere riparato correttamente. Senza una verifica della storia del veicolo, ottenere queste informazioni è praticamente impossibile”
Se pensate che un paio di piccoli urti siano il massimo della sfortuna, guardate alla Mercedes-Benz Classe SLK e alle 20 segnalazioni contabilizzate nel report. Poco meglio è andata ad alcune Audi A4 e Porsche Cayenne, ferme a quota 18, ma il vero colpo al portafogli arriva con le supercar. Quando una Ferrari finisce fuori strada, il conto non è mai banale. In Italia, il primato dei danni stimati appartiene a una Ferrari 599 GTB con ben 275.000 euro di riparazioni, seguita da una 812 Superfast che ha sfiorato il quarto di milione.
Buzelis è categorico in proposito: se i danni raggiungono cifre simili, il rischio di ritrovarsi con un’auto strutturalmente compromessa è altissimo:
“In questi casi è meglio evitare l’acquisto o, almeno, sottoporre il mezzo a un’ispezione approfondita presso un centro autorizzato. I report sulla storia del veicolo indicano quali parti sono state danneggiate, aiutando gli specialisti a controllare componenti specifici. In caso contrario, l’acquisto può trasformarsi in un incubo, specie quando arriverà il momento di rivenderla”
È la truffa più vecchia del mondo e anche la più redditizia. Nel 2025 la pratica di “schilometrare” le vetture ha toccato vette assurde, portando gli acquirenti a pagare uno sproposito per esemplari a fine ciclo vita. Una Mercedes-Benz Classe R è, ad esempio, risultata ringiovanita di ben 358.000 km, praticamente la distanza tra la Terra e la Luna. Poco meglio una BMW Serie 7, che ha visto sparire nel nulla 356.000 km dal display.
Matas Buzelis spiega che il problema è spesso legato all’importazione:
“Il chilometraggio falsificato è una piaga dei veicoli importati. Poiché molti Paesi non condividono i dati, le informazioni restano nel Paese d’origine e diventano inaccessibili alle istituzioni del nuovo Stato di immatricolazione. Serve trasparenza totale per permettere agli acquirenti di accedere alla storia completa del veicolo senza restrizioni”
Invece di lasciarsi prendere dall’entusiasmo, sarebbe il caso di effettuare qualche controllo in più prima dell’acquisto. Del resto, la prudenza non è mai troppa.
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 06:30:39 +0000Può capitare a qualunque automobilista di fermarsi a un distributore e riempire una tanica di carburante per il rifornimento della propria auto in panne o per qualunque altra ragione. Succede ad esempio quando serve benzina per un tagliaerba, per un generatore o appunto per soccorrere un automobilista rimasto a secco dopo aver ignorato troppo a lungo la spia della riserva.
Trasportare benzina o gasolio in auto è una pratica consentita anche ai privati, ma non significa che possa essere fatta senza alcuna attenzione. Il carburante è infatti classificato come merce pericolosa, caratterizzata da un’elevata volatilità e da un forte rischio di infiammabilità , motivo per cui il trasporto su strada è stato disciplinato.
Per chi trasporta carburante a titolo privato la normativa stabilisce la soglia massima. Il quantitativo non può infatti superare 60 litri di carburante. Si tratta di un limite pensato per evitare che un veicolo privato venga trasformato di fatto in una piccola cisterna improvvisata. La soglia è indicata anche nelle linee guida relative al trasporto di merci pericolose su strada e deriva dall’applicazione semplificata delle norme dell’accordo ADR, il trattato europeo che regola il trasporto internazionale di sostanze pericolose.
Nel caso dei privati la normativa prevede una deroga rispetto alle regole più severe applicate ai trasporti professionali, ma rimane comunque obbligatorio rispettare alcune condizioni. Uno degli aspetti meno considerati riguarda infatti la pericolosità dei vapori di benzina. Questa sostanza produce esalazioni altamente infiammabili che in presenza di una scintilla possono provocare incendi o esplosioni.
Oltre al rischio di incendio c’è anche un pericolo per la salute. I vapori della benzina contengono infatti sostanze tossiche come il benzene che, se respirate in quantità elevate, possono provocare mal di testa, vertigini e irritazioni delle vie respiratorie. Non è un caso che la normativa insista sull’uso di contenitori specifici e su un trasporto effettuato con tutte le precauzioni necessarie.
Sarebbe un errore utilizzare contenitori improvvisati per trasportare benzina o gasolio. Bottiglie di plastica, taniche alimentari o vecchi fustini dell’olio sono soluzioni da evitare perché non garantiscono né resistenza né sicurezza.
La normativa prevede che il carburante venga conservato in taniche omologate progettate per il trasporto di liquidi infiammabili. Questi contenitori sono realizzati con materiali in grado di resistere alla pressione dei vapori e alle variazioni di temperatura. Le taniche possono essere costruite in plastica speciale oppure in metallo. I modelli metallici sono più resistenti agli urti e hanno il vantaggio di non accumulare cariche elettrostatiche mentre quelli in plastica sono più leggeri e facili da maneggiare.
Per essere considerata conforme alle normative internazionali una tanica deve riportare alcune informazioni obbligatorie. Il primo elemento da controllare è la marcatura UN, sigla che certifica il rispetto degli standard previsti per il trasporto di merci pericolose. Oltre alla marcatura devono essere presenti anche la data di fabbricazione, il codice del produttore e le indicazioni relative al tipo di materiale utilizzato.
Un altro requisito è la presenza di un tappo a tenuta stagna per evitare perdite di carburante e la dispersione dei vapori. Molte taniche sono quindi dotate di un beccuccio o sistema di travaso che consente di versare il carburante in modo controllato e ridurre il rischio di schizzi o fuoriuscite accidentali.
La benzina è classificata come liquido altamente infiammabile e possiede una temperatura di evaporazione piuttosto bassa. Significa che anche piccole quantità possono produrre vapori incendiabili. In un ambiente chiuso come l’abitacolo di un’auto, una perdita anche minima può creare una miscela di vapori e aria potenzialmente esplosiva. Basta una scintilla generata da un dispositivo elettronico difettoso o da una sigaretta accesa per innescare un incendio. Anche il gasolio, pur essendo meno volatile, rimane comunque un combustibile che deve essere trasportato con attenzione.
In questo contesto è una buona pratica evitare di riempire completamente la tanica. Lasciare un piccolo spazio libero è importante perché i liquidi combustibili si dilatano con l’aumento della temperatura.
Un altro comportamento rischioso è la conservazione della tanica per lunghi periodi all’interno del veicolo. Il carburante dovrebbe essere trasportato solo per il tempo necessario a raggiungere la destinazione e poi trasferito nel contenitore finale. Dopodiché anche il parcheggio sotto il sole può rivelarsi un problema. Le alte temperature aumentano la pressione dei vapori all’interno della tanica e possono provocare perdite o deformazioni del contenitore.
Una volta riempita la tanica bisogna collocarla nel punto più sicuro del veicolo. Il posto migliore è il bagagliaio, dove il contenitore deve essere sistemato in modo stabile e magari fissato con reti elastiche o sistemi di ancoraggio. L’obiettivo è evitare che la tanica possa muoversi durante la marcia, soprattutto in caso di frenata improvvisa o di curva stretta.
È invece sconsigliato trasportare carburante all’interno dell’abitacolo perché i vapori della benzina possono accumularsi nell’aria dell’auto e diventare pericolosi in termini di salute e sicurezza.
Quando poi si utilizza il carburante contenuto nella tanica è importante prestare attenzione alla fase di travaso. Il trasferimento dovrebbe avvenire sempre all’aperto e lontano da fonti di calore o da apparecchi elettrici. Ed è quindi consigliabile utilizzare taniche dotate di sistemi di versamento anti-goccia, progettati proprio per evitare dispersioni di carburante e ridurre il rischio di incendio.
Se durante un controllo le forze dell’ordine trovano una tanica non omologata, danneggiata o che perde liquido, l’automobilista va incontro a sanzioni. La normativa di riferimento è l’articolo 168 del Codice della Strada, che disciplina il trasporto di merci pericolose. In base al comma 9-ter la violazione può comportare una multa compresa tra 167 e 665 euro. In alcuni casi la sanzione può essere accompagnata anche da provvedimenti accessori, in particolare se il trasporto è un pericolo per la sicurezza della circolazione. A tal proposto, le sanzioni amministrative previste “si applicano sia al conducente che al proprietario del veicolo, nonché al committente, quando si tratta di trasporto eseguito per suo conto esclusivo. L’intestatario della carta di circolazione del veicolo è tenuto a corrispondere agli enti proprietari delle strade percorse l’indennizzoâ€.
Superare il limite dei 60 litri oppure utilizzare contenitori non idonei può trasformare una pratica consentita in un comportamento illegale. La normativa distingue tra il trasporto occasionale di carburante e il trasporto professionale di sostanze pericolose. Nel secondo caso entrano in gioco regole molto più severe, che prevedono l’utilizzo di veicoli autorizzati, documentazione e personale formato secondo le norme ADR.
Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 05:00:36 +0000Parcheggiare l’auto per Lillo non è mai stato un problema, grazie ai soli tre metri della sua Toyota iQ, un mezzo che sposa la filosofia di sostenibilità de La pelle del mondo. La sua è una coerenza evolutiva: dai tempi della Guzzi California alla Honda Shadow, il comico ha sempre cercato un rapporto diretto con la strada, e la piccola nipponica ne riscrive le regole, riducendo gli ingombri al minimo indispensabile. Guidare un prodigio di packaging asimmetrico, capace di consumare come un motorino, è oggi il suo biglietto da visita più onesto per presentarsi al pubblico di un programma che invita a un cambio di rotta radicale: smettere di consumare la Terra e iniziare, finalmente, a salvaguardarne le risorse.
La Toyota iQ è lunga esattamente 2.985 mm, molto meno rispetto a una berlina tradizionale, eppure al suo interno nasconde una configurazione 3+1. In occasione del debutto, nel 2009, i prezzi di listino partivano da 12.000 euro, e la sua cura costruttiva mantiene alta nelle quotazioni dell’usato (tra i 6.000 e i 7.000 euro).
Il segreto? Un’architettura asimmetrica. Il cruscotto è scavato davanti al passeggero anteriore, permettendo al sedile di scivolare molto avanti, e lasciare spazio a un adulto in quello posteriore, mentre dietro al guidatore può trovar posto un bambino (o la borsa della palestra).
Lillo ha rivelato alla Gazzetta dello Sport di aver scelto la tonalità  arancio vivo per un motivo pragmatico. In effetti, una iQ arancione spicca anche nel caos dei centri commerciali, una macchia di colore che sfida il grigio urbano. Ma sotto quella livrea “evidenziatore” c’è una raffinatezza meccanica tale da spingere persino la Aston Martin a utilizzarla come base per la sua lussuosissima (e costosissima) Cygnet.
A livello di prestazioni, la iQ badava all’efficienza. Il motore più diffuso era il 1.0 VVT-i a tre cilindri da 68 CV, in grado di tenere i consumi su valori irrisori (oltre 20 km con un litro), mentre per un brio maggiore esisteva il 1.33 da 94 CV, anche se il vero capolavoro era la sicurezza.
Nonostante le dimensioni da “giocattolo”, la iQ ottenne 5 stelle Euro NCAP. Toyota la dotò, infatti, di ben 9 airbag, incluso uno inedito a tendina lunotto posteriore per proteggere la testa dei passeggeri seduti sopra l’asse posteriore. Eppure, a dispetto delle credenziali eccellenti, la creatura Toyota non durò più di una generazione, venendo “mandata in pensione” nel 2015 a causa delle vendite deludenti, probabilmente anche a causa di un prezzo non così accessibile.
La stessa sensibilità “micro” della iQ la ritroviamo nell’impegno televisivo di Lillo Petrolo. Insieme allo scienziato Stefano Mancuso, l’attore, di recente ospite al Festival di Sanremo 2026, è protagonista su Rai 3 con La pelle del mondo, un progetto che esplora la biosfera e il potere curativo delle piante.
Proprio come la iQ cercava di ridurre l’ingombro dell’uomo nelle città , il programma invita a un “cambio di visione”: smettere di consumare la superficie del Pianeta e cominciare finalmente a difenderlo. Nella puntata di venerdì 13 marzo, impreziosita da un intervento di Corrado Guzzanti e un approfondimento scientifico, Lillo ci dà una lezione: che si tratti di un’auto ultracompatta o di un albero secolare, il segreto sta tutto nel rispettare l’equilibrio della Terra.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 20:08:59 +0000Come avere un tesoro raro e rovinarlo. Procurarsi una Ferrari è già di per sé complicato, figurarsi se il modello in questione è LaFerrari, considerata una sorta di “sacro Graal” da collezionisti e investitori con i suoi 499 esemplari prodotti. I sostenitori della Casa di Maranello farebbero follie pur di vederne una da vicino e, conto in banca permettendo, metterne una in garage. Eppure, nel mondo del collezionismo capita di imbattersi in assurdi casi di incuria: le immagini che ritraggono un esemplare mozzafiato lasciato sotto il sole (e la pioggia) delle Filippine sembrano non trovare spiegazione.
Il bolide vittima della trascuratezza ha tutto per emozionare: come restare impassibili davanti alla livrea Rosso Corsa con tetto nero a contrasto? Come non notare la cascata di dettagli in fibra di carbonio a vista e il rivestimento in pregiata pelle marrone chiaro con cuciture rosse dell’abitacolo?
La spettacolare configurazione è passata di mano per l’ultima volta durante un’asta a Riyadh, in Arabia Saudita, nel 2019. Da quel momento in poi la LaFerrari pareva essere svanita nel nulla, fino all’intervento delle autorità doganali filippine, che hanno sequestrato la LaFerrari a Manila, nell’ambito di un’operazione contro le importazioni legali. Senza la prova del pagamento delle tasse d’importazione entro i termini previsti, lo Stato ha preso il controllo del mezzo, lasciandolo in un limbo burocratico in attesa di un’eventuale asta giudiziaria.
Invece di essere custodita in un hangar climatizzato, questa hypercar da oltre 2 milioni di euro è rimasta parcheggiata all’aperto per oltre un anno in un piazzale della dogana. Manila, con il suo clima tropicale, rappresenta l’antitesi di un ambiente di conservazione idoneo. L’escursione termica costante, l’umidità asfissiante e le piogge torrenziali stanno mettendo a dura prova la resistenza dei materiali, in un lento processo di degradazione.
L’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti e l’umidità rischiano di compromettere in modo definitivo un capolavoro di design e ingegneria meccanica. Non meno importante, la pelle marrone dei sedili potrebbe marcire o riempirsi di muffa, compromettendo irrimediabilmente il comfort originale.
Ma il vero dramma si nasconde sotto la pelle di carbonio. Parliamo di una macchina che è un concentrato di tecnologia estrema, dove il sistema ibrido HY-KERS non va d’accordo con l’ossidazione: basta un po’ di umidità nel posto sbagliato per mandare in fumo centraline e cablaggi con danni da capogiro. Nemmeno la meccanica resta a guardare, perché componenti nobili come i dischi carboceramici o i vari fluidi tecnici non sono fatti per restare immobili al freddo e al gelo (o peggio, sotto il diluvio tropicale) senza le dovute precauzioni, quel che si dice un’agonia tecnica, che nessun appassionato vorrebbe mai vedere
Più il tempo scorre, più si profila una perdita finanziaria colossale. Se venisse rimessa all’asta, il fortunato (o coraggioso, dipende dalla prospettiva) acquirente dovrebbe affrontare un progetto di restauro a dir poco complesso. Speriamo che la burocrazia faccia il suo corso il più presto possibile, altrimenti del Rosso Corsa potrebbe rimanere solo un pallido ricordo sbiadito dal sole.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 16:00:20 +0000La Ferrari mette insieme una prima giornata di pista a Shanghai in salita. Il team non riesce a ottimizzare la SF-26, che mostra instabilità a causa di un setup non centrato. Inoltre, abbandona l’uso dell’ala Macarena a causa di problemi legati alle tempistiche di chiusura del dispositivo. Al termine della sessione classificatoria arrivano il quarto posto di Lewis Hamilton e il sesto di un Leclerc più in difficoltà con il deployment.
Nelle Fp1, l e due SF-26 aggrediscono immediatamente l’asfalto cinese, ed entrambe montano la nuova ala Macarena. Il team scarta il lavoro differenziato e punta alla raccolta dati diretta. La pista ancora verde, tuttavia, tradisce subito Hamilton: l’inglese perde il posteriore, finisce in testacoda e spiattella pesantemente le coperture.
Da quel momento, il britannico deve domare una vettura estremamente nervosa nel primo run. Sull’altro lato del box, Charles Leclerc trova un ritmo migliore. Il monegasco dialoga costantemente con l’ingegner Bozzi per perfezionare l’erogazione ibrida. Per far ruotare meglio l’auto, Charles chiede di attivare il toggle destro già in curva 1.
Subito dopo, fornisce una lettura fondamentale sul comportamento della Macarena: per stabilizzare la monoposto, suggerisce di disattivare in anticipo la straight mode prima delle curve 6 e 11. I dati telemetrici confortano Bozzi, il quale rileva un deployment decente e chiede al pilota solo un pizzico di lift-off aggiuntivo alla 14.
Passando alle mescole Soft, i meccanici caricano l’avantreno: aggiungono 4 click all’ala di Leclerc e 2 a quella di Hamilton. Durante un mini-run con maggiore carico di carburante, però, emerge un limite della Rossa peraltro condiviso con il resto della griglia: un graining severo sull’anteriore sinistra, che perde vistosamente pezzi di gomma nei curvoni veloci del primo settore.
Nel frattempo, Carlo Santi guida Hamilton via radio per arginare un’asincronia termica sull’asse anteriore, dove la mescola destra tende a surriscaldarsi. Il box modifica continuamente i parametri del sistema ibrido per trovare la quadra che non sembra arrivare. Nel finale, Leclerc accusa un ritardo di oltre due decimi dalla Mercedes solo nel cambio di direzione tra curva 2 e 3.
Nonostante diversi ritocchi all’avantreno, l’handling continua a insoddisfare il monegasco. Il verdetto delle libere parla chiaro: il sistema ibrido risponde decentemente, ma la vettura non è bene bilanciata. Per fare bene in qualifica, serviva intervenire a livello meccanico, via per correggere l’impostazione dell’handling che non lasciava esprimere all’auto tutto il potenziale.
Semaforo verde e le due SF-26 aggrediscono subito l’asfalto cinese con le mescole Medium. Il muretto martella i piloti via radio sull’attivazione delle gomme: il lungo rettilineo tra curva 13 e 14 congela letteralmente l’asse anteriore. I primi riscontri telemetrici evidenziano un sovrasterzo marcato nelle sezioni lente, costringendo i ferraristi a continue correzioni sul volante.
Durante i giri di raffreddamento, gli ingegneri tempestano l’abitacolo di suggerimenti sulle mappature, focalizzandosi sul differenziale a centro curva e sul bilanciamento in staccata. Il secondo push conferma un assetto non buono: i piloti mancano i punti di corda e il posteriore scivola, sollevando dubbi sulla configurazione del sistema sospensivo.
La SQ2 ripropone le Pirelli a banda gialla. I piloti scaldano le coperture zigzagando furiosamente sul rettilineo del secondo settore, ma il cronometro svela una SF-26 irrimediabilmente rear limited. La vettura soffre d’instabilità nei cambi di direzione del T2 e, pur trazionando bene in curva 4, innesca un’eccessiva rotazione in ingresso alla 9.
Leclerc rientra ai box, mentre Hamilton tenta un giro extra. L’inglese abbassa il tempo sfruttando l’ultima porzione di pista, ma accusa un ritardo pesante. Gli onboard confermano una Mercedes W17 che appare decisamente più bilanciata: il potenziale della Rossa c’è, ma l’unica sessione di prove libere disputata pesa macigni sulla messa a punto.
In SQ3 debuttano le Soft, ma l’extra grip non salva l’handling. Leclerc subisce un violento snap in curva 8, perde il retrotreno e compromette la tornata. Un frustrato Hamilton, convinto di aver chiuso un ottimo giro, scopre via radio un divario abissale dalla Mercedes. Il vero colpevole? Il deployment. Nonostante le violente staccate di Shanghai, la gestione ibrida condanna Maranello.
La curva di erogazione della Ferrari si svuota troppo in fretta rispetto alla possente power unit tedesca. I piloti confermano il deficit energetico in diretta, lamentando la mancanza di energia spendibile. Per sfidare la W17 servirà uno sforzo importante sul propulsore, ma le formidabili partenze della Rossa potrebbero rimescolare le carte allo spegnimento dei semafori.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 14:18:47 +0000Che sia un perfezionista tanto sull’erba quanto sul cemento è ormai assodato. Che Jannik Sinner lo sia anche in fatto di auto ce ne stiamo sempre più rendendo conto. L’ennesima conferma arriva direttamente dalla strada: il tennista numero due della classifica ATP, simbolo di un’Italia gloriosa in tutto il mondo, è stato “pizzicato” mentre si dirigeva verso il J Medical Center di Torino per alcune visite mediche al volante di un nuovo bolide tedesco.
Dopo le voci delle ultime settimane, finalmente abbiamo la prova definitiva: le immagini ritraggono Jannik Sinner su una Porsche 911 Carrera GTS (serie 992.1), una delle versioni più apprezzate degli appassionati, che la considerano il punto di equilibrio ideale della gamma 911. Numeri alla mano, il motore boxer da 3.0 litri 6 cilindri scarica sull’asfalto qualcosa come 480 CV e 570 Nm di coppia motrice.
E la configurazione adottata dal tennista si sposa bene col suo carattere: un sobrio ed elegante grigio scuro metallizzato abbinato a cerchi neri, in grado di esaltare le forme sinuose della sportiva di Stoccarda evitando di alzare troppo la cresta. È l’opzione più appropriata per divertirsi in curva e destreggiarsi nel quotidiano tra il traffico delle grandi città , nonostante il valore superi i 180.000 euro.
La star della racchetta ama le quattro ruote, e non ne ha mai fatto mistero. Negli anni lo abbiamo visto passare da scelte razionali a supercar. Lo ricordiamo ancora mentre viaggiava su un’Alfa Romeo Stelvio, un’alleata sublime per affrontare i percorsi di montagna della sua Sesto Pusteria. Quello era però giusto l’inizio di una lunga storia, che prosegue all’insegna di un bolide capace di far sognare i collezionisti.
Il parco auto di Sinner denota buon gusto. Nell’estate 2025 era apparso lontano dai riflettori dei tornei Slam, intento a lavare a mano nel giardino di casa la sua Ferrari 812 Competizione. Nonostante i milioni sul conto corrente, trattava il gioiello di Maranello da 830 CV con la cura e il rispetto riservati alle opere d’arte. Oltre alla vettura del Cavallino, Jannik si è assicurato una rombante Audi RS6 firmata ABT, versione Legacy Station. Guai a chiamarla una “station wagon qualunque”: sotto l’abito da familiare, l’edizione ultralimitata arriva a toccare i 700 CV.
Con l’arrivo della Porsche, la gerarchia della scuderia si fa ancora più interessante. In cima alla piramide della potenza resta l’inarrivabile 812 Competizione con il suo leggendario V12, seguita dai 700 cavalli della RS6 ABT e, infine, dagli “appena” 480 della nuova GTS, ma non per questo meno emozionante.
Tre vetture spettacolari rappresentanti tre modi diversi di concepire la velocità . Se per un comune mortale si tratta di sogni proibiti, nel caso di un atleta in grado di incassare, tra premi e sponsorizzazioni, più di 25 milioni di dollari solo nel 2025, costituiscono il giusto premio per i sacrifici fatti fin da bambino. Mentre Jannik continua a sferrare dritti e rovesci con la massima precisione, noi non possiamo che ammirare la sua capacità di scegliere sempre il “colpo” giusto, anche quando si tratta di lasciare il campo e mettersi alla guida.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 14:00:46 +0000Il silenzio, a Stoccarda, ha un suono ben preciso. È il sibilo impercettibile di una rivoluzione che, dal 2002, non ha mai smesso di scuotere le fondamenta del mondo automobilistico. Se la Cayenne è stata il SUV che ha salvato Porsche, la sua versione completamente elettrica è oggi il certificato di una maturità tecnologica che non accetta compromessi tra anima sportiva e sostenibilità . Con il debutto della nuova Cayenne S Electric, la Casa di Zuffenhausen inserisce il tassello mancante in un mosaico che punta dritto al futuro, posizionandola con sapienza tra la versione d’ingresso e l’estrema Turbo.
Sotto una pelle tesa e atletica batte un sistema di trazione integrale composto da due motori sincroni a magneti permanenti. La potenza nominale di 400 kW (544 CV) è già di per sé impressionante, ma è attivando il Launch Control che la Cayenne S svela la sua vera natura, scagliando a terra 490 kW (666 CV) di potenza pura. La progressione è brutale ma composta: lo scatto da 0 a 100 km/h avviene in appena 3,8 secondi, mentre la spinta si esaurisce solo al raggiungimento dei 250 km/h.
La vera chicca ingegneristica, ereditata direttamente dalla sorella maggiore Turbo, è il raffreddamento diretto a olio per il motore dell’asse posteriore. A differenza dei sistemi convenzionali, qui il calore viene dissipato direttamente dai componenti sotto tensione, permettendo un’erogazione di potenza costante anche sotto sforzo. Se questo non bastasse, la funzione Push-to-Pass regala al conducente un surplus di 90 kW (122 CV) per 10 secondi, perfetto per sorpassi fulminei o per un brivido extra in uscita di curva.
Visivamente, la Porsche Cayenne S Electric si distingue per una personalità decisa. I sottoparaurti anteriori e posteriori, realizzati specificamente per questo modello, sono rifiniti nell’esclusiva tinta Grigio Vulcano metallizzato, che contrasta armoniosamente con gli inserti in tinta carrozzeria e i cerchi Cayenne S Aero da 20”.
Tuttavia, è all’interno che Porsche eleva il concetto di lusso su misura con il nuovo pacchetto interni Style, curato dal reparto Exclusive Manufaktur. L’abitacolo diventa un atelier dove la pelle bicolore Nero e Delgada Green si sposa con inserti in alluminio verniciati in Izabal Green. Ogni dettaglio è un omaggio alla precisione: dalle cuciture decorative sul volante sportivo GT allo stemma Porsche ricamato sui poggiatesta, fino alla chiave dell’auto coordinata cromaticamente. È un ambiente che emana un’eleganza moderna, dove il quadrante della bussola e il cronometro dello Sports Chrono richiamano i toni verdi degli esterni.
Nonostante la mole, la Cayenne S promette un’agilità sorprendente grazie alle sospensioni Porsche Active Ride, capaci di annullare quasi totalmente i movimenti della carrozzeria in curva. Per chi cerca il massimo, sono disponibili il sistema PTV Plus di ripartizione della coppia e i freni in carboceramica (PCCB).
Il timore dell’autonomia svanisce di fronte a una batteria da 113 kWh lordi che garantisce fino a 653 chilometri nel ciclo misto WLTP. E quando la sosta è inevitabile, la tecnologia a 800 Volt permette miracoli: presso una colonnina di ricarica rapida, è possibile passare dal 10% all’80% di carica in meno di 16 minuti, grazie a una potenza di picco che tocca i 400 kW.
La Cayenne S Electric non è solo un SUV elettrico. È una Porsche che ha imparato a sussurrare invece di gridare, senza però perdere un briciolo della sua verve agonistica. In Italia, l’eccellenza ha un prezzo di partenza fissato a 130.753 euro, comprensivo di IVA e di una dotazione di serie già estremamente ricca. Per chi cerca l’equilibrio perfetto tra la razionalità dell’elettrico e l’emozione del marchio, la “S” è, ancora una volta, la risposta corretta.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 11:54:33 +0000C’è un’immagine che, meglio di ogni grafico economico, descrive l’attuale stato d’animo degli automobilisti italiani: lo sguardo fisso, quasi ipnotico, sui numeri dei display delle stazioni di servizio che corrono più veloci del contachilometri. In un’epoca segnata da una fragilità geopolitica senza precedenti, il prezzo del pieno è diventato il termometro di una febbre che non accenna a scendere.
Mentre il conflitto in Medio Oriente infiamma lo scacchiere internazionale, con le tensioni nel Mar Rosso che minacciano le rotte di approvvigionamento e spingono il greggio verso vette vertiginose, l’Italia si ritrova a gestire una delle crisi energetiche più pesanti degli ultimi anni.
Tuttavia, dietro i rincari che soffocano famiglie e imprese, non si nasconde solo la mano invisibile del mercato o la legittima preoccupazione per le scorte mondiali. Esiste un sottobosco torbido dove la necessità si trasforma in occasione per il crimine organizzato. Non c’è infatti solo la speculazione a gonfiare i prezzi: sui carburanti resta altissimo il livello di attenzione sulle frodi messe in atto per aggirare il versamento delle accise.
Proprio mentre il Paese cerca faticosamente di contenere i costi, la Guardia di Finanza di Catania, sotto il coordinamento della Procura etnea, ha squarciato il velo su uno schema fraudolento di dimensioni inquietanti. L’indagine, che ha toccato diverse province tra cui Siracusa, Enna, Cesena e Roma, ha portato alla luce un doppio sistema di illeciti architettato da un imprenditore del settore trasporti per massimizzare i profitti a spese dello Stato e della collettività .
Il primo metodo era una vera e propria operazione di “contrabbando moderno”: circa 400.000 litri di gasolio provenienti da raffinerie dell’Est Europa venivano fatti entrare in Italia su gomma o rotaia. Per evitare la tassazione, il prodotto veniva scortato da documenti che ne attestavano falsamente la natura di “liquido bio anticorrosivo”, un materiale esente da imposte. Un trucco burocratico che permetteva di immettere sul mercato fiumi di carburante “fantasma”, privo di accise.
Il secondo pilastro della frode sfruttava, invece, una delle agevolazioni pensate per sostenere il settore primario: il gasolio agricolo. Questo particolare tipo di carburante gode di un regime fiscale di favore, con un’Iva ridotta al 10% (contro il 22% ordinario) e accise inferiori di circa 50 centesimi al litro. L’organizzazione criminale riforniva i propri mezzi aziendali con questo gasolio agevolato, utilizzando fatturazioni fittizie a cooperative agricole per dare una parvenza di legalità all’intera operazione.
L’intervento delle Fiamme Gialle è stato chirurgico, culminando in un maxisequestro di beni mobili e liquidità per circa 235.000 euro, oltre al recupero di 143.000 litri di prodotto e al sequestro di un deposito abusivo e decine di cisterne. Ma al di là dei numeri giudiziari, questa vicenda ci consegna una lezione amara: la crisi internazionale agisce come un moltiplicatore per l’illegalità .
Mentre i conflitti in Medio Oriente — dalle tensioni tra Iran e Israele alle minacce sulle rotte marittime — continuano a mantenere i prezzi della benzina e del diesel ben oltre la soglia di guardia, le frodi sulle accise sottraggono risorse vitali che potrebbero essere usate proprio per calmierare i prezzi.
In questo scenario, la lotta alla speculazione e il controllo rigoroso della filiera diventano le uniche armi per proteggere un mercato già duramente provato. Perché ogni litro di gasolio “sporco” che entra nei motori italiani non è solo un danno per l’erario, ma un furto diretto a ogni cittadino che, ogni mattina, guarda con timore quel display alla stazione di servizio.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 11:02:09 +0000C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui il “pieno” di elettroni era un rito contraddistinto da una bella dose di pazienza, una pausa forzata che costringeva a lunghe soste nelle aree di servizio. Intanto, mentre il mondo sta ancora discutendo di colonnine da 50 kW, in Cina si è scatenata una battaglia tecnologica che sta accorciando i tempi di ricarica, adesso (quasi) paragonabili a quelli di un rifornimento di benzina. I protagonisti sono due giganti: Geely da una parte e BYD dall’altra.
Il primo colpo di cannone è arrivato da BYD. Il colosso di Shenzhen ha alzato l’asticella con la sua tecnologia Flash Charging da 1.500 kW, una potenza di picco che fino a ieri sembrava fantascienza. Alimentata dalla nuova Blade Battery 2.0, questa architettura promette di passare dal 10% al 70% della carica in circa cinque minuti. Se avete fretta e puntate al 97%, vi basteranno appena nove minuti.
È un cambio di paradigma totale: la ricarica smette di essere un evento pianificato e diventa un “flash”, un momento rubato al viaggio che non altera la tabella di marcia. Tuttavia, la risposta di Geely non si è fatta attendere, dimostrando che la competizione tra questi due giganti è ormai fitta.
Attraverso il suo marchio premium, Zeekr, Geely ha rivendicato l’ingresso nella ricarica ultra-rapida con la nuova Zeekr 001. Sotto la pelle di questa shooting brake batte un’architettura elettrica da 900 Volt, un sistema più efficiente degli attuali standard da 800V che sta già portando i primi esemplari sulle strade italiane. Durante le dimostrazioni tecniche, il veicolo ha toccato potenze di picco di 1.500 kW, riuscendo a ricaricare la sua “Golden Battery” da 95 kWh dal 10% all’80% in soli sette minuti.
Tuttavia, la sfida non si gioca solo sotto il cofano, ma anche lungo l’asfalto. Geely ha compreso che l’auto più veloce del mondo è inutile senza una rete all’altezza e sta espandendo una sua infrastruttura proprietaria che conta già oltre 2.100 stazioni, di cui più della metà ultra-fast. Il vero segreto di questi “templi dell’energia” non è però solo la potenza che erogano, ma come la gestiscono.
Per non mandare in crisi la rete elettrica locale, ogni stazione integra batterie tampone da 300 a 500 kWh. Questi sistemi di accumulo funzionano come polmoni di energia, pronti a sprigionare raffiche di megawatt anche dove l’infrastruttura di rete nazionale non potrebbe supportare tali picchi.
I numeri, d’altronde, parlano chiaro: nei primi due mesi del 2026, Geely ha consegnato circa 476.000 veicoli elettrici, superando BYD di ben 76.000 unità nello stesso periodo. Questo sorpasso commerciale è alimentato da una ricerca incessante che spazia dalle batterie LFP evolute a quelle ibrido solido-liquido, destinate a cambiare ulteriormente le regole del gioco.
Mentre osserviamo queste stazioni megawatt capaci di gestire 60 ricariche al giorno, appare evidente che la storia dell’auto elettrica come “limite” ai lunghi viaggi è quasi vicina a finire. Almeno dove le infrastrutture e i veicoli lo consentono. Dunque, la sfida tra BYD e Geely ha trasformato la ricarica in una gara di velocità , dove il traguardo non è più un numero sul contachilometri, ma i pochi minuti necessari per tornare a correre verso l’orizzonte con un volante in mano.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 09:55:15 +0000A Maranello hanno un modo personale di fermare il tempo, di sospendere il respiro del mondo dell’auto per riscrivere, ancora una volta, le regole del desiderio. Oggi, quel momento porta il nome di Ferrari Amalfi Spider, una creatura che non si limita a completare la gamma del Cavallino, ma sublima il concetto stesso di “Dolce Vita” in chiave contemporanea.
Già al primo sguardo, sotto la luce radente che esalta il nuovo ed esclusivo colore Rosso Tramonto — una tonalità che cattura l’energia dell’ultimo raggio di sole sulla Costiera — si comprende immediatamente che non siamo di fronte a un’auto qualsiasi, ma a una sportiva en plein air che vuole andare dritta al cuore, dove risiedono le emozioni più viscerali e coinvolgenti. E con 640 CV e il suono del V8, il tutto è ancora più facile.
Il team del Ferrari Design Studio, guidato da Flavio Manzoni, ha compiuto un piccolo miracolo nella ricerca dell’equilibrio perfetto. La silhouette della Amalfi Spider è fluida e scultorea, preservando la purezza formale della versione chiusa grazie a un soft top in tessuto che scompare in soli 13,5 secondi, anche in movimento fino a 60 km/h.
Questa scelta non è solo un omaggio alla tradizione, ma una soluzione tecnica d’avanguardia: il tetto ripiegato occupa appena 220 mm di spessore, permettendo di mantenere un bagagliaio da 255 litri (172 a tetto aperto), ai vertici della categoria per una spider di questa classe.
Sotto il lungo cofano scolpito batte l’ultima evoluzione del pluripremiato V8 biturbo da 3.855 cm³, ora capace di erogare ben 640 CV. Gli ingegneri hanno lavorato di fino, portando il regime massimo dei turbo a 171.000 giri/min e introducendo nuovi assi a camme alleggeriti per una reattività dell’acceleratore che rasenta l’istantaneo. La colonna sonora è garantita da un nuovo layout del silenziatore che rispetta le normative senza sacrificare il timbro inconfondibile di Maranello, con collettori di uguale lunghezza che orchestrano una sequenza di scoppio perfetta.
Tuttavia, è proprio dentro all’abitacolo che la Amalfi Spider rivela la sua doppia anima: lussuosa e tecnologica. L’impostazione a doppio cockpit avvolge pilota e passeggero in due cellule distinte, con un ritorno tattile di sicuro gradimento: il nuovo volante vede infatti il ripristino dei tasti fisici e dell’ pulsante di accensione in alluminio, la cui assenza aveva reso infelici gli ultimi ferraristi.
Poi, passando alla tecnologia, essa è ovunque, con un quadro strumenti digitale da 15,6†e un display passeggero da 8,8†che permette al “copilota” di monitorare forze G e regimi. La configurazione 2+ aggiunge quella versatilità quotidiana che permette di viaggiare con i propri bambini o estendere il carico, mentre un geniale wind deflector integrato nello schienale posteriore, azionabile con un tasto, crea una bolla di comfort eliminando le turbolenze anche alle alte velocità .
La dinamica di guida è governata da cervelli elettronici finissimi: il sistema brake-by-wire assicura una modulabilità del pedale senza precedenti, lavorando in sinergia con l’ABS Evo e il Side Slip Control 6.1 per garantire stabilità millimetrica su ogni tipo di asfalto. Anche l’aerodinamica è “viva”, con un’ala mobile posteriore a tre configurazioni che si adatta istantaneamente allo stile di guida del pilota, garantendo fino a 110 kg di carico extra in modalità High Downforce.
Come si capisce bene, la Ferrari Amalfi Spider non è solo una macchina straordinariamente veloce e tecnologicamente superba, ma è il nuovo riferimento dello stile di vita sportivo del Cavallino Rampante. È una vettura concepita per chi vuole sentire il contatto diretto con la strada e il profumo del mare, senza rinunciare a quel comfort e a quell’eleganza che solo Maranello sa trasformare in leggenda.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 08:22:52 +0000Nel momento in cui ti rechi a un autonoleggio, sai bene a cosa vai incontro. Compili un modulo e firmi le pratiche assumendoti onori e oneri, che l’agenzia si aspetta tu abbia intenzione di rispettare. Peccato che gli impegni presi non abbiano frenato un automobilista 29enne dal rimangiarsi la parola senza troppi scrupoli. La vicenda balzata alle cronache proviene da Digione, nella vicina Francia, dove una banale operazione di routine ha dato vita a un caso giudiziario capace di superare l’immaginazione.
La vicenda risale a dicembre 2025. Un giovane conducente si reca presso un’agenzia di noleggio della città borgognona per chiedere una Volkswagen Golf: qualche giorno e l’avrebbe restituita, almeno così diceva. Versa i 400 euro pattuiti, sbriga le formalità burocratiche e sale a bordo della vettura tedesca di segmento C, tra le vetture più vendute anche nel mercato italiano. Sembra tutto regolare e invece no: è solo l’inizio dei guai.
Scaduti i termini del contratto, il conducente fa perdere le proprie tracce così come la Golf. Il titolare dell’autonoleggio è completamente all’oscuro su dove si sia cacciato il cliente: lo prova a chiamare e richiamare, invano, e la preoccupazione comincia a salire. Secondo quanto riferisce la testata locale Le Progrès, il ventinovenne ne aveva approfittato per “darsi alla pazza gioia”, percorrendo centinaia di chilometri tra Besançon e Saint-Étienne, fino all’attraversamento del confine svizzero verso Ginevra.
Il giovane guidatore ignora i ripetuti e disperati tentativi di contatto, a costo di compromettere ulteriormente la sua posizione, e alla fine la resa dei conti arriva: partita la denuncia, la giustizia fa il suo corso e il 3 marzo 2026 il 29enne deve presentarsi in aula di tribunale. Eppure, il principale colpo di scena doveva ancora stato scritto: invece di mostrarsi pentito, il ragazzo risponde con fare spavaldo alle domande del pubblico ministero tanto da lasciarlo senza parole.
“Alla fine di questa udienza, è chiaro che non lo si manda a processo per mancanza di fiducia in se stesso”
ha amaramente commentato il rappresentante dell’accusa. Stando alla testimonianza, l’imputato non avrebbe mostrato alcun segno di rimorso per le azioni compiute, anzi pareva quasi convinto di avere la ragione dalla propria parte, prima che il codice penale lo inchiodasse alle sue responsabilità .
In Francia, la violazione del “patto di fiducia” è una questione da prendere molto seriamente. La legge fissa dei paletti: chi tradisce un contratto di questo tipo rischia un massimo di cinque anni di carcere e una multa fino a 375.000 euro. Sebbene le sanzioni varino di caso in caso, la condanna per il giovane di Digione sembra inevitabile.
Purtroppo, vicende del genere non sono una novità assoluta, ma una domanda sorge comunque spontanea: ne valeva davvero la pena rischiare la libertà e il conto in banca per non voler restituire una Golf? La risposta sembra ovvia a tutti, tranne che al protagonista della assurda trasferta francese. A volte, la strada più veloce per cacciarsi nei guai è proprio quella che si percorre convinti di essere al di sopra delle regole.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 06:30:02 +0000Con la fine dell’inverno e l’arrivo delle prime giornate primaverili, molti motociclisti tornano a utilizzare moto e scooter dopo settimane o mesi di inattività . Prima di rimettersi in strada, però, è consigliabile verificare alcune componenti fondamentali del veicolo, per evitare spiacevoli sorprese: una verifica preliminare consente di ridurre il rischio di guasti e di affrontare i primi chilometri della stagione con maggiore sicurezza.
Alcuni controlli sono semplici e possono essere eseguiti anche in autonomia, mentre altri richiedono più attenzione o il supporto di un’officina. Dalla pressione degli pneumatici allo stato della trasmissione, ecco le operazioni di base da considerare prima di tornare a guidare dopo la pausa invernale.
La prima operazione è semplice, ma importante: rimuovere il telo, accessorio il cui utilizzo è caldamente consigliato, anche solo per proteggere la moto da polvere e sporco. È il momento per osservare con attenzione le condizioni generali della moto: non si tratta solo di una questione estetica, perché un controllo visivo permette di individuare eventuali segni lasciati dal periodo di fermo, come trafilaggi di liquidi, tracce di ossidazione, morsetti allentati o residui di umidità . Anche piccoli danni o anomalie possono emergere già in questa fase, prima di passare a verifiche più tecniche.
Questa prima analisi serve anche a farsi un’idea più chiara dello stato generale del veicolo e a definire un programma di controlli più completo. Individuare subito eventuali criticità consente di capire su quali componenti intervenire con maggiore attenzione, affiancando ai controlli di base – che riguardano elementi come batteria, pneumatici e impianto frenante – altre verifiche utili per affrontare la nuova stagione con maggiore tranquillità .
La batteria è uno dei componenti più sensibili dopo un lungo periodo di inattività . Anche quando la moto resta ferma in garage, l’impianto elettrico continua ad assorbire una piccola quantità di corrente, che nel tempo può scaricare lentamente la batteria. Per limitare questo problema è consigliabile utilizzare un mantenitore di carica durante l’inverno, un dispositivo collegabile alla presa domestica che tiene automaticamente la tensione ottimale, attivandosi e disattivandosi secondo necessità .

Se la moto si avvia senza difficoltà , è consigliabile lasciarla girare al minimo per circa una quindicina di minuti, così da permettere una ricarica parziale e prevenire problemi alle accensioni successive. Quando il livello di tensione non è indicato sul cruscotto, può essere verificato con un tester e, se necessario, ricaricato completamente con il mantenitore. Questa operazione contribuisce a preservare la durata della batteria e garantire avviamenti affidabili.
Se invece la moto non si avvia, sui modelli di ultima generazione è sconsigliato fare il ponte con la batteria di un altro veicolo per evitare danni all’impianto elettrico. In questi casi, è opportuno smontare la batteria e collegarla a un mantenitore o a un caricabatterie dedicato, compatibile con il tipo di batteria (piombo, nichel, litio). Se anche così la batteria non recupera la piena carica, sarà inevitabilmente necessario sostituirla.
Anche se prima della sosta invernale era stata verificata, il lungo periodo di inattività può far perdere pressione alle gomme. Se il calo è marcato, fino ad avvicinarsi a zero, è consigliabile controllare lo pneumatico per eventuali microforature che potrebbero aver provocato lo sgonfiamento graduale. I valori di pressione corretti variano in base al modello di pneumatico e alle indicazioni della casa costruttrice, spesso riportate sul fianco della gomma o nel libretto di manutenzione. In assenza di indicazioni specifiche, valori generalmente validi sono 2–2,2 bar per l’anteriore e 2,2–2,4 bar per il posteriore.
Per evitare deformazioni durante il periodo di fermo, è consigliabile appoggiare la moto sul cavalletto centrale. Se non disponibile, è utile valutare un cavalletto alza moto posteriore, che solleva la ruota facendo leva sul forcellone, evitando che il peso gravi su un lato della gomma. Lasciare la moto sul cavalletto laterale durante l’inverno può deformare la carcassa dello pneumatico, compromettendone prestazioni e sicurezza alla ripartenza.
Durante il periodo di fermo, soprattutto in ambienti umidi o nelle zone costiere, è possibile che compaiano punti di ruggine sulla moto. Le aree più a rischio sono i dischi freno e gli steli della forcella. Sui dischi freno, nella maggior parte dei casi, la ruggine superficiale viene rimossa già con le prime frenate, grazie al calore generato e all’azione delle pasticche. Quando la ruggine interessa gli steli della forcella, è consigliabile prenotare un controllo presso un centro autorizzato del marchio di riferimento della propria moto.
La corrosione potrebbe compromettere i paraoli e causare perdite di olio, con possibili danni al sistema sospensioni. Nella maggior parte dei casi, i punti di ruggine non richiedono la sostituzione degli steli: possono essere rimossi con interventi di pulizia mirata, a condizione che la corrosione non sia penetrata in profondità . È fondamentale non trascurare questi controlli, perché la ruggine tende a peggiorare col tempo. Per la pulizia, evitare solventi o lubrificanti non specifici. Per gli steli della forcella usare il lubrificante dedicato, mentre per le piste dei dischi frenanti è consigliato un prodotto specifico come il Brake Cleaner o, in alternativa, alcool isopropilico.
L’olio motore è fondamentale per il corretto funzionamento di un motore. Non bisogna dare per scontato che, dopo un cambio olio effettuato durante il tagliando, il livello rimanga costante fino al controllo successivo: è consigliabile verificarlo ogni 1.000 km, così da monitorarne costantemente lo stato e intervenire tempestivamente in caso di perdite o consumo eccessivo. Il controllo va effettuato a motore freddo, con la moto completamente dritta, preferibilmente senza il cavalletto centrale o l’alza moto posteriore, che potrebbero falsare la lettura.

Nella maggior parte dei veicoli è presente un oblò sul carter motore, solitamente lato freno posteriore, con due segni che indicano il livello minimo e massimo. Il livello dell’olio deve trovarsi all’interno di questo intervallo e in caso contrario, è necessario integrare con olio della stessa tipologia raccomandata dal costruttore. Su alcuni scooter il controllo avviene tramite un tappo con asta graduata. Dopo aver svitato il tappo, pulito l’asta e reinserito parzialmente l’olio, si estrae nuovamente per verificare il livello. Anche in questo caso, se l’olio non raggiunge il segno minimo, va aggiunto quanto necessario.
È consigliabile verificare anche l’impianto elettrico della moto. Lampadine del faro, delle frecce o di altri indicatori possono non funzionare, a causa dell’età o del freddo accumulato in garage. È importante sostituirle con lampadine compatibili, rispettando tensione e potenza indicate sul libretto di uso e manutenzione. Allo stesso tempo, conviene controllare i blocchetti elettrici: la condensa può ossidare i contatti, causando malfunzionamenti. Un rapido trattamento con spray antiossidante o lubrificante specifico risolve la maggior parte dei problemi.
La catena della trasmissione va controllata almeno una volta al mese, o ogni quindici giorni se si percorrono strade polverose, per verificarne le condizioni e la corretta tensione come indicato dal libretto. Una catena troppo tesa o troppo lasca può danneggiare rapidamente pignone e corona. Dopo il periodo di fermo, è bene lubrificarla tra le maglie con olio specifico per catene. Anche le pastiglie dei freni devono essere verificate regolarmente. È possibile controllarne l’usura senza smontare nulla, osservandole attraverso la finestra presente sulle pinze. Le scanalature del materiale d’attrito servono da indicatore di consumo: se non sono più visibili, le pastiglie devono essere sostituite prontamente.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 06:00:58 +0000Il climatizzatore auto è uno strumento ormai indispensabile sia per chi affronta lunghi viaggi, sia per chi usa l’auto quotidianamente per spostamenti di lavoro, ma anche per chi ne fa un utilizzo moderato per brevi tragitti saltuari. Ormai, a causa anche del traffico, passiamo quasi tutti molto tempo in macchina e quindi avere l’aria condizionata, soprattutto nelle calde giornate estive, è diventato fondamentale.
Prezioso alleato sia per combattere la calura estiva che per scaldare l’abitacolo nelle fredde mattine invernali, il climatizzatore auto purtroppo può diventare anche fastidioso a causa del rilascio di cattivi odori. Una situazione abbastanza comune, che indica una cosa sola: è arrivato il momento di far controllare l’impianto e procedere con una eventuale pulizia e igienizzazione professionale.
Parliamo di trattamenti che servono per mantenere deterso e sano l’impianto dell’aria condizionata e che, di conseguenza, mantengono salubre il livello di qualità dell’aria all’interno della vettura. Vediamo i motivi legati al cattivo odore e come intervenire.
Se nel momento in cui accendiamo il climatizzatore dell’auto iniziamo a sentire cattivi odori, purtroppo anche il nostro benessere può essere compromesso. Tra le cause che possono andare a influire sugli odori provenienti dall’impianto dell’aria condizionata troviamo:
Se dal condizionatore esce un cattivo odore, allora è tempo di intervenire: un impianto maleodorante infatti è un campanello d’allarme anche per la salute di tutti coloro che viaggiano in quell’auto. Un climatizzatore sporco potrebbe provocare anche sintomi istantanei come mal di testa e mal di gola, oltre a fastidi al naso e raffreddore, ma addirittura può peggiorare pure le condizioni di chi già soffre di allergie e altri problemi respiratori.
Se il problema dei cattivi odori provenienti dal climatizzatore auto persiste, allora è arrivato il momento di procedere alla pulizia profonda del condizionatore. Ci sono due strade perseguibili:
Il metodo fai da te, tramite l’acquisto di bombolette spray in vendita per la pulizia dell’impianto dell’aria condizionata in auto, è molto diffuso, soprattutto per coloro che non arrivano a sentire cattivi odori e quindi a situazioni allarmanti, ma fanno il trattamento periodicamente (una o due volte all’anno). Ci sono differenti prodotti sul mercato, di marchi diversi, che si possono acquistare sia nei negozi specializzati per auto e veicoli di ogni genere che nelle catene della grande distribuzione. I prezzi variano a seconda del brand scelto e della qualità del prodotto.
Per effettuare la pulizia del condizionatore auto da soli, è necessario seguire le istruzioni presenti sulla confezione del prodotto, generalmente molto dettagliate e facili. Bisogna innanzitutto accertarsi che l’impianto sia spento e fare attenzione a non inalare il contenuto della bomboletta, utilizzando una mascherina di protezione.
Una volta eseguita la pulizia si consiglia sempre di far arieggiare l’abitacolo dell’auto per alcuni istanti e, per evitare che il cattivo odore si presenti nuovamente, gli esperti raccomandano di eseguire l’operazione di pulizia e igienizzazione del climatizzatore auto ogni sei mesi circa, quindi un paio di volte all’anno.
Tra i trattamenti professionali eseguiti nelle officine autorizzate, quello all’ozono è sicuramente oggi tra i metodi più scelti dagli automobilisti, perché tra i più efficaci per pulire e sanificare il climatizzatore, eliminando i cattivi odori che arrivano nell’abitacolo ogni volta che si accende l’aria condizionata. Anche in questo caso è importante specificare che, nonostante si tratti di un intervento svolto da mani di professionisti, non è un una soluzione permanente, ma da ripetere periodicamente.
Sottolineiamo però che, rispetto alla bomboletta spray fai da te, in questo caso la pulizia viene effettuata molto più a fondo e quindi la durata della sanificazione è maggiore nel tempo. L’importante è rivolgersi ai centri specializzati e autorizzati, che hanno gli strumenti adatti per un’igienizzazione professionale completa e a regola d’arte.
Prevenire i cattivi odori emanati dal climatizzatore? È possibile. L’auto però deve essere sottoposta ai controlli periodici che fanno parte della cosiddetta manutenzione ordinaria, oltre a quelli di manutenzione straordinaria. Nel dettaglio quindi, che cosa dovremmo fare? Prima di tutto ogni veicolo dovrebbe fare il tagliando presso officine autorizzate una volta all’anno, durante i controlli il professionista esamina le condizioni dei filtri, li pulisce o li sostituisce se eccessivamente ostruiti o deteriorati. Si consiglia di procedere alla sostituzione del filtro antipolline e degli altri filtri aria ogni 15 mila chilometri di percorrenza circa, per assicurare il perfetto funzionamento del climatizzatore, senza mettere a rischio la salute degli occupanti dell’auto.
Per quanto riguarda invece la manutenzione straordinaria, si consiglia di procedere con ulteriori interventi quando l’aria condizionata viene usata tutto l’anno e i filtri quindi sono intasati più frequentemente. In questo caso il momento migliore per la sostituzione è immediatamente a ridosso della primavera, per fare in modo che in estate l’impianto sia perfettamente funzionante.
Per la pulizia fai da te vengono usati spray igienizzanti e sanificanti schiumogeni per condizionatori o detergenti ad azione battericida. Si consiglia anche l’uso di un’aspirapolvere per rimuovere lo sporco grossolano dal filtro e dall’alloggiamento e di un panno in microfibra per le zone accessibili. Se il filtro è troppo sporco, la pulizia non basta e conviene sostituirlo.
In genere i prezzi dello spray variano dai 9 ai 20 euro circa a bomboletta, mentre per un kit completo di filtro e spray si trovano offerte a partire da circa 15-20 euro.
Invece il costo per la sanificazione del condizionatore auto presso un’officina specializzata si aggira solitamente tra i 50 e i 100 euro, mentre la sostituzione dei filtri da parte del meccanico costa circa 30-40 euro inclusa la manodopera (il prezzo può raddoppiare per le auto di fascia alta).
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 05:00:52 +0000Negli ultimi anni il mondo dell’automobile sta cambiando a una velocità sorprendente, uno degli aspetti più interessanti di questa trasformazione riguarda le piccole sportive: una sorta di porta d’ingresso nel mondo delle auto divertenti da guidare, di cui l’Alpine A290 è probabilmente uno degli esempi più riusciti.
Durante la nostra prova su strada è emerso chiaramente che l’obiettivo del marchio francese non fosse semplicemente creare una Renault 5 elettrica un po’ più potente, ma costruire una vettura con una personalità autonoma, capace di trasmettere sensazioni vivaci tra le curve pur restando perfettamente inserita nel contesto dell’automobile elettrica contemporanea.
Guardando l’Alpine A290 si capisce subito che non si tratta di una semplice variante più grintosa della Renault 5 elettrica: tutta la carrozzeria è stata reinterpretata con un linguaggio stilistico più aggressivo. Il lavoro emerge soprattutto nella parte anteriore, dove spiccano le luci supplementari disposte a forma di X, un dettaglio che richiama con evidenza le configurazioni tipiche delle auto da rally.
La cosa interessante è che questo richiamo al mondo delle competizioni non appare come semplice nostalgia. I designer Alpine lo hanno integrato in un frontale moderno, con prese d’aria più marcate e un paraurti ridisegnato che restituisce un’immagine più muscolosa rispetto al modello base. Il risultato è una vettura capace di trasmettere immediatamente un senso di compattezza e dinamismo.
Osservandola da diverse angolazioni emerge un altro aspetto interessante: nonostante le dimensioni compatte – 400 cm di lunghezza, 182 di larghezza, 151 di altezza – la A290 riesce a costruire una presenza visiva solida. Merito dei passaruota più larghi, delle carreggiate allargate e dei cerchi da 19 pollici, che insieme le conferiscono un carattere deciso, da vera piccola sportiva.

Uno degli elementi più interessanti dell’Alpine A290 riguarda proprio l’equilibrio tra dimensioni contenute e presenza su strada, un aspetto che durante la prova è diventato evidente da subito.
Nonostante la lunghezza relativamente compatta la carrozzeria riesce comunque a comunicare una certa solidità , grazie soprattutto a proporzioni ben studiate e a una postura piuttosto larga. La carreggiata aumentata rispetto alla Renault 5 elettrica non è soltanto una scelta estetica, anzi, dietro questa modifica si nasconde anche una logica piuttosto concreta legata al comportamento dinamico. Avere ruote più distanziate tra loro permette di migliorare la stabilità in curva e di montare pneumatici più larghi, due elementi che diventano fondamentali quando si vuole trasformare una utilitaria elettrica in una vettura con ambizioni sportive.
A livello di motorizzazione, il primo elemento che attira l’attenzione è il motore elettrico da 160 kW: nelle versioni GTS e GT Performance eroga fino a 218 CV, un valore tutt’altro che banale per una vettura di queste dimensioni (la versione GT Premium si ferma a 180 CV). Durante la guida ciò che colpisce di più è la risposta immediata dell’acceleratore: come spesso accade con i motori elettrici, la coppia è disponibile fin da subito, e la vettura scatta in avanti con una prontezza che si traduce in uno 0-100 km/h in soli 6,4 secondi, con una velocità massima di 170 km/h. A contribuire alle prestazioni è anche il peso contenuto: la A290 pesa infatti solamente 1.479 kg.
In diverse occasioni, soprattutto nei tratti più tortuosi che abbiamo affrontato, questa spinta immediata ha contribuito a rendere la guida particolarmente divertente, perché la A290 riesce a uscire dalle curve con una rapidità sorprendente per una compatta elettrica, dando l’impressione di avere sempre una riserva di energia pronta a essere utilizzata appena la strada torna a raddrizzarsi. Inutile dire che in città bruciare le altre auto al semaforo diventa praticamente la norma.
Premendo il pulsante Drive Mode sul volante si può scegliere tra le modalità di guida Save, Normal e Sport, quest’ultima quella in cui la A290 mostra tutta la sua cattiveria e reattività . Ma se in un determinato momento – magari durante un sorpasso in autostrada – si vuole ancora di più, basta premere il pulsante rosso dell’overboost, posizionato sopra la razza destra del volante, per avere una spinta supplementare della durata di 10 secondi. In sostanza, un po’ come il DRS in Formula 1.

Il cuore energetico dell’Alpine A290 è una batteria da 52 kWh: una capacità equilibrata per il segmento delle compatte elettriche, che si traduce in un’autonomia dichiarata di circa 364 km nel ciclo WLTP, sufficiente per affrontare senza ansie anche gli spostamenti extraurbani. Durante la prova la gestione dell’energia è sembrata efficiente, soprattutto con un ritmo di guida regolare. Il sistema di recupero in frenata contribuisce inoltre a rendere l’esperienza più fluida, riducendo la necessità di ricorrere al pedale del freno nel traffico urbano. Il discorso cambia se si usa la modalità Sport o si esagera con l’overboost: in quel caso l’autonomia cala drasticamente.
Per quanto riguarda la ricarica la vettura supporta la corrente alternata fino a 11 kW e la ricarica rapida in corrente continua fino a 100 kW, una configurazione che permette di passare dal 15 all’80% in circa 30 minuti quando si utilizzano colonnine ad alta potenza.
Il vero banco di prova per una vettura come l’Alpine A290 rimane inevitabilmente il comportamento in curva, perché è proprio lì che una piccola sportiva deve dimostrare di avere qualcosa in più rispetto alle normali compatte elettriche. In questo contesto, la francese riesce effettivamente a mostrare un carattere interessante.
La presenza di una sospensione posteriore multilink rappresenta già di per sé un elemento tecnico piuttosto raffinato per questa categoria di auto: durante la guida emerge chiaramente il lavoro fatto sul telaio, perché la vettura si mostra reattiva nei cambi di direzione e mantiene una buona stabilità anche quando si aumenta il ritmo su strade più tortuose.

In diversi momenti è stato possibile percepire una certa precisione nell’inserimento in curva, con la parte anteriore che segue la traiettoria con decisione mentre il retrotreno rimane stabile senza generare reazioni imprevedibili. Questo equilibrio contribuisce a rendere la A290 una compatta divertente da guidare, ma allo stesso tempo abbastanza facile da gestire anche nella guida quotidiana. Lo sterzo ci è sembrato preciso e abbastanza rapido nelle risposte, mentre l’impianto frenante è apparso adeguato anche nelle situazioni più impegnative, con decelerazioni progressive e facilmente modulabili. In generale la sensazione è quella di una vettura progettata per offrire un buon compromesso tra divertimento e utilizzo quotidiano, senza trasformarsi in un’auto troppo estrema o difficile da gestire.
Entrando nell’abitacolo dell’Alpine A290 si ritrova una buona parte dell’impostazione già vista sulla Renault 5 elettrica, con una serie di modifiche pensate per rafforzare l’identità sportiva del modello. La plancia mantiene una configurazione moderna, con due display affiancati – da 10.3″ dietro il volante e da 10.1″ per il touchscreen centrale – ben integrati nella console. I materiali sono piuttosto curati, con superfici morbide e finiture che trasmettono una percezione qualitativa superiore rispetto a molte altre compatte della stessa fascia.
I sedili anteriori sportivi, ridisegnati con fianchetti più pronunciati, offrono un contenimento laterale efficace durante la guida dinamica; nel complesso l’ambiente interno riesce a combinare tecnologia e sportività senza risultare eccessivamente minimalista o freddo. Naturalmente, le dimensioni compatte della vettura comportano qualche limite dal punto di vista dell’abitabilità , soprattutto nella parte posteriore dove lo spazio per le gambe non è così generoso, tuttavia per tragitti di media durata la situazione rimane comunque accettabile grazie a una buona altezza del tetto. Il bagagliaio offre una capacità di circa 326 litri con forme abbastanza regolari, e sotto il piano di carico è presente uno spazio dedicato ai cavi di ricarica, una soluzione pratica che aiuta a mantenere ordinato il vano anche durante i viaggi più lunghi.
Come prezzo la versione entry level dell’Alpine A290 parte da circa 38.700 euro e include già una dotazione piuttosto completa con sistemi di assistenza alla guida, cerchi di grandi dimensioni e diverse tecnologie dedicate al comfort e alla sicurezza. Ma se si vuole di più si sale parecchio, dato che le versioni più ricche come la GT Performance e la GTS superano i 44.000 euro.
Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 04:32:01 +0000Sul parquet il suo marchio di fabbrica è l’arresto e tiro in equilibrio precario, quella frazione di secondo in cui sfida le leggi della fisica per trovare la retina, ma in quanto alle auto Marco Belinelli non lascia spazio all’incertezza. Il capitano della Virtus Bologna, unico italiano nella storia ad aggiudicarsi un anello NBA, guida allo stesso modo con cui ammattisce le difese avversarie: attraverso una combinazione letale di stile, tecnica e una scarica di adrenalina. Tra gli ospiti di Splendida cornice, nella puntata in programma giovedì 12 marzo 2026 su Rai Tre, il “Beli” ha le idee cristalline sulle vetture: gli piacciono possenti e veloci, meglio ancora se tedesche.
Nella collezione personale di auto di Marco Belinelli spicca la cattiveria dell’Audi RS3 Sportback. Equipaggiata con il celeberrimo motore 2.5 TFSI a cinque cilindri da 400 CV, la compatta è una pantera che non concede scampo: da 0 a 100 km/h scatta in appena 3,8 secondi. Un altro asso nella manica? Il sofisticato sistema RS Torque Splitter tradotto in un’agilità rara, che ricorda i tagli fulminei di Belinelli in area per liberarsi al tiro, permettendo persino il drifting controllato. Quando invece il campione cerca un mix tra spazio e potenza, la scelta ricade sulla Porsche Cayenne Coupé. Con una linea molto più filante rispetto al SUV tradizionale, il bolide della Cavallina nasconde sotto il cofano un motore V8 biturbo in grado di superare i 540 CV nelle varianti di punta, offrendo comfort regale per i suoi 196 cm di altezza senza rinunciare a prestazioni da vera supercar.
Nel suo garage Marco non fa, però, posto solo ai motori tradizionali: il futuro elettrico lo abbraccia nel segno della Porsche Taycan, una berlina sportiva dalle ricariche record grazie all’architettura a 800 volt. Il picco delle performance lo raggiunge la versione Turbo S da ben 761 CV, istantanea nella ripresa proprio come un rilascio di palla velocissimo allo scadere dei 24 secondi.
La credibilità del cestista lo ha, inoltre, reso, un magnete per collaborazioni di prestigio. È infatti diventato recentemente Brand Ambassador di Geely Italia per il lancio della Starray EM-i Super Hybrid, una partnership nata dalla condivisione di valori come la visione e il superamento dei limiti. In passato ha inoltre vissuto esperienze adrenaliniche al volante della Lamborghini Urus, il super SUV di Sant’Agata Bolognese che ha definito un’auto pazzesca per design e comfort, oltre a prestare il volto alla versatilità della Skoda Kodiaq.
L’ultima tappa del racconto è in uno studio televisivo. Accolto da Geppy Cucciari in studio a Splendida cornice, Belinelli prova a gestire i tempi comici sfoderando la stessa naturalezza con cui gestisce un pick-and-roll. Il campione presenta The Basketball Dream, il docufilm dedicato alla sua incredibile vita che ripercorre la scalata dai campetti di provincia fino al tetto del mondo con i San Antonio Spurs. È il ritratto di un fuoriclasse che ha saputo viaggiare sempre alla massima velocità , sia con le scarpe da basket ai piedi che con il piede premuto sull’acceleratore, confermandosi un’eccellenza italiana anche davanti alle telecamere.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 20:16:56 +0000Potenti, veloci nell’esecuzione e con una resistenza fuori dal comune. Tutto nello stile del proprietario: le auto di Federico Valverde sembrano cucite su misura per il centrocampista uruguaiano. Nel big-match tra Real Madrid e Manchester City di mercoledì 11 marzo, valevole l’andata degli ottavi di Champions League, il numero 8 della Casa Blanca ha sfoderato una prestazione da fuoriclasse, coronata con una leggendaria tripletta. Fin dall’età di 16 anni, quando le Merengues misero gli occhi su di lui, Valverde ha collezionato prove maiuscole sul rettangolo verde. E anche nei panni di pilota non è secondo a nessuno.
Mentre alcuni compagni di squadra come Bellingham o Mbappé hanno faticato a ottenere la patente, Fede è un veterano del volante. In otto anni a Madrid ha saputo sfruttare al meglio i vantaggi di giocare nel club più prestigioso al mondo, ma ha anche dimostrato un gusto personale raffinatissimo.
Il percorso sulle quattro ruote di Valverde è strettamente legato alle partnership del Real Madrid. Negli anni d’oro con Audi, il “Pajarito” ha mostrato una predilezione per i SUV ad alte prestazioni. Dopo aver testato ben due Q7, è passato al “lato oscuro della forza” con la RS Q8: un mostro da 600 CV che combina lo spazio di una familiare con il cuore di una sportiva di razza.
Poi è arrivata la collaborazione del club con BMW, e Valverde ha abbracciato la rivoluzione elettrica, senza rinunciare al piacere di guida. Nel suo garage sono entrate la iX xDrive 50 e la fulminea berlina i5 M60, un missile di oltre 600 CV. Eppure, il pezzo forte della stagione in corso non ve l’abbiamo ancora rivelato: è la BMW XM, un SUV da oltre 130.000 euro che sprigiona ben 750 CV, così da sfrecciare verso Valdebebas nel silenzio totale o con il ruggito del V8.
Se è vero che ogni omaggio è gradito, Federico Valverde ha comunque pensato di acquistare personalmente la Mercedes-AMG GT 63 S 4MATIC+, una delle vetture più grintose in circolazione. La coupé a quattro porte, capace di sprigionare 640 CV sull’asfalto e di coprire lo 0-100 in soli 3 secondi, può essere ordinata al prezzo di 200.000 euro, ma per Federico i soldi non sono un problema.
Tutta la potenza sprigionata dalle sue vetture sembra essere confluita nei muscoli di Valverde durante la sfida epica contro il Manchester City. In una partita che somigliava più a una gara di accelerazione che a un match di calcio, Federico è stato il vero turbo del Real Madrid.
Il trionfo finale porta la sua firma indelebile grazie a una tripletta leggendaria che ha messo in ginocchio gli uomini di Pep Guardiola. Nonostante i giocatori del City cercassero di chiudere gli spazi, Fede ha coperto il campo con la stessa costanza di una delle BMW elettriche e la cattiveria agonistica di una AMG: il risultato è storia nota. Se il Real è ancora in corsa per la Champions, il merito è anche suo, un centrocampista che corre più veloce di una supercar.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 15:29:46 +0000Il panorama della sicurezza stradale in Italia si appresta a vivere una riorganizzazione tecnica e normativa che mira a chiudere l’era degli autovelox usati dai Comuni per rimpinguare i bilanci. Nel corso del question time alla camera il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha fatto chiarezza sul futuro dei controlli elettronici della velocità , delineando un perimetro d’azione molto più rigido per le Amministrazioni locali.
Sull’impiego degli apparecchi si è detto e scritto tanto negli ultimi mesi. Un punto nodale della riforma riguarda la loro affidabilità tecnica, motivo di una profonda spaccatura negli anni tra opinioni favorevoli e contrarie. Il vuoto normativo negli anni ha alimentato le proteste degli automobilisti, che spesso hanno deciso di andare in tribunale per annullare le sanzioni a proprio carico a causa della “scarsa trasparenza”. Lo stesso Salvini non ha risparmiato attacchi a quei Comuni rei, a suo dire, di usare gli apparecchi in modo indiscriminato.
Per porre fine al caos, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti fissa come data spartiacque dell’omologazione il 2017:
“Tutti gli autovelox approvati dal 2017 in poi saranno considerati automaticamente coerenti con i requisiti di omologazione, quelli approvati prima del 2017 potranno essere utilizzati solo se il relativo prototipo sarà adeguato ai nuovi requisiti tecnici”
La presa di posizione persegue l’obiettivo di uniforme i dispositivi presenti lungo le nostre strade, eliminando quelli obsoleti o non conformi agli standard più recenti. Ciò permetterà di elevare sanzioni inattaccabili sotto il profilo legale e assicurare che la rilevazione della velocità del veicolo sia precisa oltre ogni ragionevole dubbio, a tutela sia della sicurezza sia dei diritti del singolo cittadino.
Il ministro ha voluto ribadire la filosofia che muove il nuovo decreto autovelox, sottolineando come la collocazione dei dispositivi debba esclusivamente obbedire a esigenze di incolumità pubblica, specialmente nei tratti ad alto tasso di incidentalità , vicino a scuole o ospedali:
“Superiamo l’idea dell’autovelox usato solo per fare cassa e riaffermiamo che la sicurezza stradale viene prima di tutto”
Queste parole sanciscono una rottura rispetto al passato. La regolamentazione sulla distanza tra i segnali di preavviso e l’effettiva postazione di controllo – promette il numero due del Governo – diverrà più rigida, evitando le “trappole” improvvise che spesso hanno generato più frenate brusche che reale sicurezza.
Oltre ad affrontare il tema degli autovelox, Salvini ha pure acceso i riflettori su una delle criticità più sentite dagli automobilisti onesti: l’evasione dell’RC Auto. Il ministro ha infatti promesso un provvedimento specifico entro l’estate, mirato a regolare un fenomeno purtroppo diffuso in territorio italiano.
In attesa che la norma sull’RC Auto veda la luce entro i mesi caldi del 2026, gli automobilisti dovranno prestare attenzione soprattutto alla manutenzione dei dispositivi di controllo della velocità nei propri Comuni. Lo scoglio principale sarà ora il passaggio tecnico per i vecchi prototipi: molte Amministrazioni potrebbero trovarsi costrette a spegnere i vecchi “scatoloni” arancioni o le postazioni fisse più datate, se non in grado di aggiornarle ai requisiti post-2017.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 14:52:23 +0000Avete in programma un viaggio in auto verso la Francia, la Spagna o la Germania? Fareste meglio a ripassare le regole di circolazione europee. Tra i segnali classici a cui siamo abituati, un nuovo cartello stradale sta mandando in confusione migliaia di automobilisti: ritrae un rombo bianco su sfondo blu e indica che la corsia è riservata. Se la occupate senza averne diritto, potete alleggerire il portafogli in pochi secondi.
Sebbene nel Vecchio Continente rappresenti una novità , il simbolo è presente da decenni oltreoceano, negli Stati Uniti e nel Canada, dove il “diamond” definisce le cosiddette corsie HOV (High Occupancuy Vehicle), che ora pure l’Europa ha deciso di introdurre al fine di contrastare il traffico e l’inquinamento, due fenomeni di estrema attualità .
La regola d’oro del cartello è semplice: l’accesso alla corsia (solitamente quella sinistra) è limitato ai cosiddetti “veicoli ad alta occupazione”. Nella definizione rientrano:
Ovviamente, i mezzi di soccorso e le Forze dell’Ordine sono sempre esentati. E prestate bene attenzione perché se il rombo appare su un pannello luminoso, la limitazione è circoscritta a quando la luce è accesa. In altri casi, la restrizione può, invece, essere valida solo in determinate fasce orarie, quelle di punta, per snellire l’ingresso nelle maggiori metropoli.
La confusione degli automobilisti sta alimentando i bilanci statali di mezza Europa. In Francia, dove la fase sperimentale è ormai conclusa, la presenza del nuovo cartello stradale per le corsie HOV è capillare e la sanzione per chi viaggia da solo nella corsia tocca i 135 euro.
Ancora più severa la Spagna, che sta investendo molto nella formazione degli utenti proprio a causa dell’alto numero di violazioni: qui la multa può arrivare a 200 euro. E non sperate di farla franca se non vedete pattuglie: sopra queste corsie vengono installate telecamere ad alta risoluzione dotate di intelligenza artificiale, capaci di “contare” quante persone ci sono nell’abitacolo e di leggere i bollini ambientali sul parabrezza.
Anche se le istituzioni italiane non hanno ancora ufficialmente introdotto il “rombo” nel nostro Codice della Strada, il debutto pare ormai imminente. Schiacciata sotto il peso del traffico e delle emissioni di anidride carbonica, l’Italia vede nelle corsie HOV una soluzione strategica. Da un lato promette di incentivare il carpooling (evitando che migliaia di auto entrino in città con un unico conducente a bordo), dall’altro potrebbe spingere l’acquisto di veicoli a ridotto impatto ambientale. Insomma, il rombo bianco sta per diventare il nuovo incubo — o la nuova risorsa — dei pendolari italiani: meglio imparare a conoscerlo subito per evitare brutte sorprese al rientro dalle vacanze o durante i futuri spostamenti urbani.
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 13:51:46 +0000