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Nel mondo dell’eccellenza automobilistica, esistono vetture che superano la semplice definizione di mezzo di trasporto per diventare capitoli di storia. La Bugatti W16 Mistral, già di per sé una roadster esclusiva prodotta in soli 99 esemplari per celebrare l’addio al leggendario motore W16 da 8,0 litri, trova nella personalizzazione estrema la sua massima espressione. È qui che il reparto “Sur Mesure†di Bugatti ha dato vita a un progetto unico al mondo: “Le Retour du Jeune Princeâ€, “Il ritorno del Piccolo Principe”.
La genesi di questo esemplare risale all’ottobre 2023, nata dall’incontro tra un collezionista di lungo corso e Jascha Straub, responsabile del design personalizzato Bugatti. L’obiettivo era ambizioso: realizzare una vettura che omaggiasse non solo il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, ma anche il lavoro letterario dello stesso cliente, che ha scritto un seguito alla storia del Principe. Sotto la guida di Sabine Consolini, questa narrazione è stata trasposta in un concetto visivo senza precedenti.
L’estetica esteriore della “Le Retour du Jeune Prince” colpisce per una palette cromatica sviluppata ad hoc. Il team ha creato tonalità calde comprese tra il rame e il bronzo, studiate per evocare il riflesso della luce lunare sulla superficie terrestre. La carrozzeria reagisce con intensità cangiante al variare dell’illuminazione, enfatizzando le forme scultoree della Mistral.
La cura del dettaglio è quasi maniacale: la griglia a ferro di cavallo è stata modificata con linee 3D che seguono il flusso del cofano, mentre il logo Bugatti sulla calandra è contornato in oro. Sui fianchi posteriori e sull’ala, un cielo stellato color argento è stato dipinto a mano e integrato nella vernice attraverso un complesso processo di stratificazione. Il tocco finale è un “Easter egg” sotto l’ala posteriore: quando l’airbrake si solleva, rivela una reinterpretazione della celebre scena tra il Principe e la volpe.
Entrando nell’abitacolo, il viaggio letterario si fa ancora più intimo. Bugatti ha utilizzato due tonalità di pelle: “Terre d’Or†(un beige luminoso) e “Driftwood†(un tono più terroso). I pannelli delle porte sono autentici capolavori di selleria, con la luna ricamata circondata da innumerevoli stelle che attraversano tutto il cockpit fino ai poggiatesta.
Il vero tocco poetico degli interni si trova però nel selettore del cambio. Al suo interno è incastonata una rosa d’argento, creata attraverso uno scan 3D di un fiore vero per massimizzare il realismo. Questo gioiello è un riferimento diretto alla rosa del racconto, simbolo di tenerezza e memoria. Persino il motore W16, visibile aprendo il vano posteriore, presenta incisioni personalizzate che raffigurano i personaggi principali della storia.
Nonostante la veste poetica, tecnicamente la Mistral resta una predatrice della strada. Il motore W16 da 8,0 litri scarica i suoi 1.600 CV attraverso un cambio a doppia frizione a sette rapporti e trazione integrale. Sebbene su un pezzo unico di tale valore le prestazioni passino in secondo piano, la consapevolezza di poter superare i 400 km/h conferisce a questo progetto un fascino quasi surreale. “Le Retour du Jeune Prince†non è più solo un’auto, ma un libro rilegato in carbonio e pelle, creato per essere letto e vissuto lungo le strade del mondo.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 09:19:20 +0000
Il traffico sulle autostrade italiane del 1 giugno 2026 presenta diverse situazioni da monitorare, tra cui vento forte che sta interessando tratte come la A16 Napoli-Canosa e l’A14 Bologna-Taranto, e un incendio nella tratta A14 tra Marotta e Fano. Inoltre, si segnalano disagi per chi viaggia sulla A1 Milano-Napoli, dove due aree di servizio hanno il camper service chiuso per guasti agli impianti. Questi sono solo alcuni esempi degli eventi che analizzeremo nel dettaglio per ogni tratta.
11:02 – Area di servizio San Nicola est
Camper service chiuso per guasto all’impianto
Direzione Milano
Servizio non disponibile al momento per problemi tecnici.
10:55 – Area di servizio Teano est
Camper service chiuso
Direzione Milano
Il servizio camper non è operativo nella zona indicata.
10:38 – Uscita Capriate
Coda per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione in entrambe le direzioni
La situazione crea rallentamenti in uscita a Capriate.
10:20 – Tra Cavenago e Capriate
Coda per traffico intenso
Direzione Trieste
La coda si estende per 5.7 km dal chilometro 160.7 al 155.0.
11:02 – Tra Besnate e Sesto Calende-Vergiate
Scorta veicoli per safety car, traffico rallentato
Direzione Autostrada Milano-Varese
La tratta interessata è lunga 7.9 km, dal km 4.0 al 11.9.
10:42 – Tra Prato Ovest e Montecatini Terme
Traffico rallentato per veicolo in avaria
Direzione Pisa
La lunghezza dell’area con rallentamenti è di 2.6 km.
10:42 – Tra Bivio A12/A91 Roma-Fiumicino e Civitavecchia Porto
Vento forte
Direzione in entrambe le direzioni
La zona interessata è estesa per 65.3 km, dal km 65.3 fino alla fine della tratta.
10:30 – Tra Ancona sud e Porto Sant’Elpidio
Vento forte
Direzione in entrambe le direzioni
Tratta di 17.1 km dal km 262.6 al 245.5.
10:56 – Tra Fano e Marotta
Pioggia
Direzione in entrambe le direzioni
Rallentamenti nella tratta di 12 km dal km 185.3 al 173.3.
10:53 – Tra Marotta e Fano
Incendio
Direzione Bologna
Segnalato un incendio con possibili rallentamenti.
11:03 – Tra Baiano e Benevento
Vento forte
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata è lunga 8.6 km, dal km 49.7 al 41.1.
10:19 – Tra Portonaccio e Bivio A24/Tangenziale est RM
Coda per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Tangenziale Est
La coda copre 0.8 km dal km 7.3 al 6.5.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 09:08:00 +0000L’arrivo del Ponte del 2 giugno 2026 segna un punto di svolta nelle abitudini turistiche degli italiani. Se in passato questa festività rappresentava l’assaggio della spensieratezza estiva, quest’anno il clima è dominato dalla prudenza e dalla necessità di risparmio. L’incertezza legata alla situazione geopolitica internazionale, in particolare alla guerra in Iran e alle tensioni nello Stretto di Hormuz, ha innescato una spirale inflattiva che colpisce direttamente il portafoglio di chi desidera concedersi qualche giorno di relax.
Il capitolo più oneroso per i viaggiatori riguarda senza dubbio i carburanti. Secondo i dati diffusi dal Codacons, il confronto con lo scorso anno è impietoso: la benzina ha subito un rincaro del 15,4%, mentre il gasolio ha registrato un’impennata record del 27,5% rispetto al 2025.
Tradotto in termini pratici, un pieno di diesel costa oggi 22 euro in più rispetto allo scorso anno, mentre per la benzina l’aggravio è di circa 13 euro. Si stima che la spesa complessiva per i rifornimenti di chi si sposterà in auto per questo ponte raggiungerà la vertiginosa cifra di 640 milioni di euro.
Non va meglio sul fronte dell’accoglienza e dei trasporti alternativi. Le analisi di Assoutenti evidenziano aumenti del 3,5% per alberghi e motel, che salgono al 5,4% per villaggi vacanze e campeggi. Anche muoversi via mare è diventato più caro, con i traghetti che segnano un +6% proprio a causa del prezzo del petrolio alle stelle.
In questo scenario, l’unica voce in controtendenza è rappresentata dalle tariffe aeree, che calano mediamente del 3,4%, con punte del -13,5% per i voli nazionali. Questa dinamica è paradossalmente innescata dalla minore domanda e dal timore di cancellazioni legate all’emergenza jet-fuel e alla situazione internazionale.
Questi rincari hanno un impatto diretto sulla durata e sulla qualità delle ferie. Una ricerca dell’Istituto Piepoli rivela che il 31% degli italiani ha deciso di ridurre la durata dei propri soggiorni. Di questi, quasi la metà (il 45%) attribuisce la scelta a una minore disponibilità economica del nucleo familiare, mentre il 21% punta il dito proprio sui costi di viaggio.
La gestione del budget diventa quindi una vera e propria strategia di sopravvivenza turistica: il 31% degli intervistati opta per alloggi più economici, il 27% sceglie destinazioni più vicine e il 23% risparmia al ristorante o riduce le attività extra. Curioso è il dilemma degli standard: il 29% preferisce una vacanza corta ma confortevole, mentre il 28% è disposto a sacrificare le comodità pur di avere più giorni a disposizione.
Anche la scelta delle mete è pesantemente condizionata dal contesto internazionale. Il 62% degli intervistati dichiara che le guerre e i prezzi dei carburanti influenzino le loro decisioni estive. Di conseguenza, la maggioranza opta per mete nazionali (59%) o europee (24%). Ben 6,1 milioni di cittadini hanno addirittura annullato le vacanze programmate a causa dell’instabilità globale, mentre altri 5,5 milioni hanno subito la cancellazione dei voli per ragioni legate alla crisi energetica.
Nonostante i costi del pieno, l’automobile resta il mezzo preferito dal 51% dei viaggiatori, seguita dal treno (18%). Il Ponte del 2 giugno 2026 ci consegna l’immagine di un Paese che non rinuncia a viaggiare, ma lo fa con un pragmatismo nuovo, dettato da una crisi che non accenna a placarsi.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 08:05:09 +0000Mercedes-Benz annuncia un importante aggiornamento per i suoi modelli di punta nel segmento dei SUV di grandi dimensioni. A partire dal 29 maggio 2026, sono ufficialmente aperti gli ordini per le nuove GLE, GLE Coupé e GLS, tre vetture che si presentano oggi più potenti, intuitive ed esclusive che mai. Dopo la première mondiale tenutasi a Tuscaloosa, in Alabama, la gamma sbarca sul mercato italiano con prezzi che partono da 89.714 euro per la versione SUV della GLE.
Il pilastro di questo rinnovamento è rappresentato dall’introduzione di una nuova generazione di motori a sei cilindri, progettati per offrire prestazioni superiori e una maggiore efficienza. Per rispondere alle diverse esigenze della clientela, Mercedes-Benz ha strutturato l’offerta su tre distinti livelli di equipaggiamento: ADVANCED, ADVANCED PLUS e PREMIUM. Questa semplificazione della gamma permette di scegliere tra diversi gradi di personalizzazione e contenuti tecnologici, mantenendo sempre elevato lo standard di lusso tipico della casa di Stoccarda.
La nuova GLE SUV si conferma come uno dei modelli di maggior successo del marchio, profondamente modernizzata attraverso numerosi componenti rivisti. Il design è stato aggiornato per riflettere un’estetica moderna, ma è all’interno che l’auto esprime al meglio il concetto di “Welcome homeâ€: un ambiente dove tecnologie innovative e un comfort eccezionale si fondono per accogliere conducente e passeggeri. Questo SUV versatile, che celebra i 140 anni di innovazione della Stella, viene proposto con un listino che parte da 89.714 euro.
Per chi cerca una presenza su strada più dinamica, la GLE Coupé accentua il suo carattere sportivo. Con nuovi dettagli stilistici, il modello risulta più potente ed espressivo, beneficiando al contempo di tecnologie che lo rendono più intuitivo nelle interazioni quotidiane. La sportività della variante Coupé si riflette anche nel posizionamento di mercato, con ordini aperti a partire da 98.015 euro.
Al vertice della gamma si posiziona la nuova GLS, la vettura che incarna la visione Mercedes di esclusività e intelligenza digitale applicata ai grandi volumi. Spesso definita la “Classe S dei SUV”, la GLS eleva il comfort a un livello superiore grazie a una tecnologia d’avanguardia: il controllo dell’ammortizzazione basato su cloud.
Questo sistema, applicato alle sospensioni AIRMATIC ed E-ACTIVE BODY CONTROL, permette alla vettura di “leggere” la strada e adattare automaticamente lo smorzamento poco prima di incontrare dossi o irregolarità impegnative. Il risultato è un viaggio estremamente fluido, pensato in particolare per il benessere dei passeggeri posteriori. Per accedere a questa ammiraglia a ruote alte, il prezzo di partenza è fissato a 115.323 euro.
L’aggiornamento di questi modelli dimostra lo spirito pionieristico di Mercedes-Benz, capace di integrare soluzioni digitali avanzate in veicoli dalla solida tradizione meccanica. Con la disponibilità immediata per l’ordine, la nuova gamma GLE e GLS si pone l’obiettivo di consolidare la leadership della Stella nel mercato dei SUV premium, offrendo vetture che non sono solo mezzi di trasporto, ma veri e propri concentrati di innovazione. E la Casa di Stoccarda in questo è una garanzia da centoquaranta anni.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 07:04:28 +0000Il dubbio assilla da sempre chiunque voglia tagliare i costi del rifornimento installando un impianto a gas. Dietro i tanti miti e le paure di riparazioni costose, c’è una spiegazione tecnica molto semplice che ogni automobilista dovrebbe conoscere per viaggiare sereno e senza sorprese.
Il GPL non rovina il motore se l’impianto è calibrato correttamente. Il rischio reale è l’usura precoce delle valvole causata dalle alte temperature di combustione, un problema che oggi i tecnici prevengono e risolvono configurando l’elettronica dell’impianto a gas. Infatti è pulito ed efficiente; tuttavia, possiede caratteristiche chimiche e fisiche completamente diverse rispetto alla benzina tradizionale. Se queste differenze non vengono compensate da una corretta installazione o da una manutenzione scrupolosa, la meccanica interna potrebbe usurarsi. Vediamo i componenti soggetti ad usura:
Questi propulsori possono superare tranquillamente i 250.000 o 300.000 chilometri, eguagliando o addirittura superando quelli alimentati esclusivamente a benzina. Il gas è un carburante molto pulito che non lascia depositi carboniosi sui pistoni e non diluisce l’olio motore, preservando l’efficienza dei componenti interni a lungo termine. Tuttavia, il raggiungimento di queste percorrenze record non è automatico e dipende da tre fattori strettamente legati alla gestione del veicolo:
Non tutti reagiscono allo stesso modo all’installazione di un impianto a gas. La differenza fondamentale risiede nella progettazione della testata e nei materiali scelti dal costruttore. In officina sappiamo bene che alcune architetture meccaniche tollerano il GPL per centinaia di migliaia di chilometri senza problemi, mentre altre richiedono un’attenzione raddoppiata. Se stai cercando una vettura per la trasformazione a GPL o vuoi sapere se la tua è strutturalmente adatta, le caratteristiche che fanno la differenza in termini di longevità sono tre:
Riconoscere i segnali di un’usura meccanica in corso evita di danneggiare la testata in modo irreparabile. Quando le valvole o la carburazione iniziano a creare problemi, ci sono dei sintomi che il conducente avverte durante la marcia quotidiana. Vediamo i segnali d’allarme più frequenti che ti fanno capire di andare in officina:
Far durare un motore bi-fuel oltre i 200.000 chilometri richiede buone abitudini e piccoli accorgimenti tecnici che in officina consiglio sempre per proteggere la propria auto:
Di giorno sono numeri, grafici, pressioni e algoritmi, di notte diventano nervi, lucidità e resistenza mentale. Alla 24 Ore di Le Mans, mentre i piloti combattono in pista a oltre 300 km/h, c’è un’altra gara che si corre dietro ai monitor del box: quella degli ingegneri di dati e telemetria. Un lavoro invisibile al grande pubblico, ma decisivo quanto un pit stop perfetto o una strategia gomme indovinata. A raccontarlo è Justin Taylor, Chief Engineer di Genesis Magma Racing, che vive Le Mans dal cuore pulsante della tecnologia. Uno degli uomini chiamati a gestire quella gigantesca macchina invisibile che accompagna ogni vettura per ventiquattro ore consecutive.
Le Mans, più di qualsiasi altra competizione automobilistica, è diventata negli anni una sfida totale: tecnica, fisica, mentale e strategica. Oggi le vetture moderne sono laboratori viaggianti capaci di produrre una quantità impressionante di informazioni in tempo reale. Ogni giro genera dati su gomme, temperature, consumi, sospensioni, motore, sistemi ibridi, aerodinamica e comportamento del pilota. Nulla viene lasciato al caso. Ma quanto conta oggi il lavoro dei data & telemetry engineers in una gara come Le Mans?
“Il nostro compito è garantire che tutti i dati raccolti dalla vettura siano accurati e completi. Questo ci permette di ottimizzare la vettura su tutti i fronti: performance, efficienza e naturalmente sicurezza“. Parole semplici che però spiegano perfettamente la complessità del ruolo.
In una gara di ventiquattro ore, basta un’anomalia minima per compromettere un intero weekend. Una pressione sbagliata, un sensore fuori tolleranza, una temperatura che sale improvvisamente di pochi gradi possono trasformarsi in un problema enorme dopo ore di gara. Una volta l’endurance si vinceva soprattutto con affidabilità meccanica e coraggio. Oggi servono anche capacità di lettura, interpretazione e gestione delle informazioni. Le squadre lavorano come vere centrali operative: decine di tecnici monitorano continuamente ciò che accade in pista cercando di anticipare problemi prima ancora che si manifestino. A Le Mans tutto viene monitorato. Ogni vibrazione, ogni temperatura, ogni consumo può fare la differenza tra arrivare alla domenica pomeriggio oppure fermarsi nella notte della Sarthe. Ma tra centinaia di parametri, quali sono quelli davvero decisivi? E quello che guardate più spesso?
“La pressione degli pneumatici è un parametro fondamentale da monitorare, sia per la sicurezza e la conformità ai regolamenti, che per le performance“. Perché a Le Mans le gomme non sono soltanto grip, secondo Taylor sono molto più di un semplice componente tecnico. Sono uno degli elementi che determinano il ritmo della gara, la strategia dei pit stop e perfino la sopravvivenza della vettura durante la notte.
Il peggior nemico di una vettura a Le Mans: temperatura, consumi o gomme?
“Le Mans tende a mettere a dura prova le vetture con le sue condizioni meteorologiche estreme, come temperature molto alte o molto basse e naturalmente la pioggia” ha spiegato Taylor. Insieme agli pneumatici c’è quindi un altro grande nemico che accompagna la corsa francese da sempre: l’imprevedibilità delle condizioni atmosferiche. In condizioni estreme, una variazione minima può modificare completamente il comportamento della macchina. E a Le Mans le condizioni estreme sono quasi una costante. Non basta leggere numeri ma serve interpretarli, anticipare problemi, prendere decisioni rapide mentre il resto del mondo dorme. O almeno ci prova.

Ci sono momenti della notte in cui il lavoro degli ingegneri diventa ancora più delicato?
“Mantenere la concentrazione durante la notte è una sfida costante ma il momento più difficile per quasi tutti arriva tra le 3 e le 4 del mattino, poco prima dell’alba”, ammette l’ingegnere. Nell’arco di ventiquattro ore una squadra si trova a vivere quasi quattro gare differenti. Si parte nel caldo del pomeriggio, si attraversa la lunga notte umida della Sarthe e si arriva al mattino successivo con temperature e grip completamente diversi. Il lavoro della telemetria quindi, non si ferma mai, nemmeno per un secondo. E durante la notte, quando cala il buio, il circuito cambia volto. Le luci artificiali illuminano soltanto alcune zone della pista, i riferimenti visivi si riducono, la stanchezza cresce e ogni errore pesa il doppio. Anche dentro ai box.
Quanti caffè servono per arrivare alla bandiera a scacchi?
“Sono un vero appassionato di caffè, normalmente ne bevo 3-4 al giorno. Ognuno ha le proprie strategie per affrontare Le Mans, ma la mia personale è quella di evitare la caffeina fino alle 9 di domenica mattina. A quel punto ho bisogno di una spinta e il crollo che arriverà nel pomeriggio non sarà più un problema, perché mancano poche ore alla bandiera a scacchi“. La mente deve restare sempre perfettamente lucida e anche il caffè, a Le Mans, diventa parte della strategia. Dettagli apparentemente piccoli che raccontano però quanto la preparazione mentale conti quasi quanto quella tecnica.

Le squadre arrivano a Le Mans dopo aver percorso virtualmente migliaia di chilometri nei simulatori. Strategie, consumi, degrado gomme, gestione traffico: tutto viene studiato in anticipo. Nel motorsport moderno il confine tra uomo e software è sempre più sottile. Predictive analysis e telemetria in tempo reale guidano ormai ogni decisione strategica. Vi fidate sempre dei dati o a volte conta ancora l’istinto?
“In linea di massima, è sempre meglio affidarsi ai dati il più possibile, ma è fondamentale validarne continuamente l’accuratezza confrontandoli con un modello o con un secondo calcolo. Detto questo, ci sono sempre alcune aree in cui i dati disponibili sono insufficienti o assenti ed è proprio in quei casi che l’esperienza accumulata nel tempo fa la differenza“. Tradotto, il fattore umano non è mai uscito dal box. Forse proprio questo è il motivo per cui Le Mans continua a conservare un fascino unico anche nell’era dell’intelligenza artificiale e della tecnologia estrema. Perché nel motorsport reale esiste sempre una variabile impossibile da controllare completamente.
Infine una riflessione, l’endurance moderna è ancora romantica oppure ormai è una F1 lunga più ore?
“Credo che l’endurance conservi ancora un elemento umano più forte rispetto alla maggior parte delle altre discipline del motorsport. La vittoria di una gara di 6 o addirittura di 24 ore dipende molto dalla perseveranza, dalla resilienza e dalla capacità di un gruppo numeroso di persone di lavorare insieme sotto pressione. La tecnologia e il professionalismo hanno fatto passi da gigante, ma l’endurance resta, in fondo, una questione di squadra che supera le avversità insieme. È questo che mantiene vivo il suo romanticismo e la distingue da tutto il resto”.
Una riflessione finale, quasi romantica, che racconta l’anima più autentica della corsa più famosa del mondo. Forse è anche per questo che, nonostante software, simulatori e milioni di dati al secondo, alla fine la 24 Ore continua a vincerla ancora chi riesce a resistere più degli altri. Perché dietro il rumore delle Hypercar, resta ancora una gara profondamente umana. Una sfida contro il sonno, la fatica, gli errori e il tempo. Una corsa in cui, dopo milioni di dati elaborati e centinaia di decisioni prese in pochi secondi, alla fine vince ancora chi riesce a resistere più a lungo degli altri.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 06:37:21 +0000Le Aprilia e Fabio Di Giannantonio hanno cominciato con la marcia giusta la tappa del Mugello. Il romano del team VR46 ha siglato il miglior tempo nella prima sessione di prove libere del Gran Premio d’Italia 2026, fermando il crono a 1:46.242. Grazie alle mescole medie nuove ha preceduto i rider della Casa di Noale con un margine di 369 millesimi sullo spagnolo Jorge Martin e di ben 438 sul giapponese Ai Ogura.
Il venerdì del Mugello si è concluso con un poker azzurro in vetta alle pre-qualifiche del Gran Premio d’Italia 2026. Oltre a Di Giannantonio, sono saliti in cattedra Pecco Bagnaia, 2° a 91 millesimi sulla Rossa ufficiale subito davanti alla KTM Tech3 di un sorprendente Enea Bastianini e alla Ducati GP25 di Franco Morbidelli. Nelle qualifiche a prendersi la pole position è stato Marco Bezzecchi, che ha trovato la zampata giusta nel momento decisivo, stampando un tempo di 1:43.921, seconda piazza per Raul Fernandez, staccato di 0″224. Terza casella per Jorge Martin, desideroso di riscattare lo sfortunato weekend di Barcellona.
Marc Marquez, rientrato dopo le operazioni alla spalla e al piede destro, è riuscito a siglare il quarto tempo, davanti al connazionale Fermin Aldeguer del team Gresini Racing (orfano di Alex Marquez per il terribile crash in Catalogna) e Pecco Bagnaia, sesto in 1’44″482. Di Giannantonio ha aperto la terza fila, davanti a Moreira della Honda e Franco Morbidelli.
Marco Bezzecchi al via è stato sverniciato da Marc Marquez e dal compagno di squadra campione del mondo 2024. Raul Fernandez ha sfruttato il duello tra il numero 93 della Ducati e Jorge Martin per portarsi in testa alla gara nel primo giro. Il pilota del team satellite dell’Aprilia ha dettato il passo, tallonato dal numero 89. Fabio Di Giannantonio si è portato al terzo posto, anticipando Moreira con una manovra esplosiva e sfruttando gli errori del campione Moto2 2025.
Marco Bezzecchi ha approfittato delle difficoltà di Marquez, apparso ancora arrugginito sulla Rossa, per sopravanzarlo nella speranza di ricucire il gap con i primi. Il romagnolo ha infilato anche Moreira al quarto giro, mettendo nel mirino Fabio Di Giannantonio. Al quinto giro si è steso Enea Bastianini, tallonato da Pedro Acosta.
Grazie alla mescola media al posteriore Raul Fernandez ha gestito benissimo le fasi conclusive della sfida, riuscendo a tenere a bada le velleità di Martin. Medaglia di bronzo meritatissima per Fabio Di Giannantonio che si è confermato il miglior ducatista davanti a Bezzecchi e a un redivivo Marc Marquez incapace di mollare la top 5.
Allo spegnimento dei semafori Marco Bezzecchi ha perso la prima posizione in Curva-1, ma subito nella seconda S il romagnolo ha fatto esplodere il tifo sulle tribune con un grande controsorpasso su Martin. Alle spalle dei piloti della Casa di Noale le due Ducati ufficiali sono riuscite a partire bene con un Pecco Bagnaia rigenerato e un Marc Marquez che, guardingo nelle prime fasi, ha provato disperatamente a tenere il ritmo dei primi. Al quinto posto Pedro Acosta è stato autore di uno scatto di frizione clamoroso, riuscendo ad approfittare delle brutte partenze dei rivali, tra cui quella di Raul Fernandez.
Pecco Bagnaia al terzo giro si è preso di gran carriera la prima posizione, riuscendo a chiudere la traiettoria e mettendosi alle spalle le Aprilia. Marc Marquez, invece, si è ritrovato Acosta negli scarichi dalla terza tornata, facendo ancora molta fatica a gestire fisicamente la Desmosedici. Al quinto giro il pilota della KTM e il campione del mondo hanno dato spettacolo, favorendo anche il rientro di Aldeguer, di Ogura e di Fabio Di Giannantonio. Al settimo giro Marc Marquez si è ripreso la quarta posizione sul dritto, ma i primi tre piloti sono scappati via a un ritmo superiore.
Libero di testa Bagnaia è ancora in grado di tirar fuori belle performance, ma non dovrebbe accadere una volta ogni tre mesi. A dieci giri dalla fine Bezzecchi si è fatto vedere come un’ombra alle spalle della Rossa del n.63. Al quattordicesimo giro il leader della graduatoria mondiale ha sverniciato Pecco alla San Donato, scappando via. Martinator si è fatto sotto per la seconda piazza e ha scavalcato Bagnaia al sedicesimo giro.
Pedro Acosta ha superato pochi secondi dopo Marquez, mentre Di Giannantonio è riuscito ad avere la meglio di Aldeguer per la settima posizione. Ogura e Diggia hanno scavalcato Marc Marquez, sia per le condizioni fisiche ma anche per il crollo delle mescole che ha coinvolto anche la Rossa. Il giapponese dell’Aprilia ha anche superato Acosta e poco dopo il romano del team VR46 ha ottenuto la quinta posizione. Marco Bezzecchi ha amministrato nelle ultime tornate e ha vinto la quarta gara del 2026, ampliando il vantaggio in classifica su Jorge Martin e su Fabio Di Giannantonio. Ottimo podio per Bagnaia che si è difeso bene dagli attacchi finali di Ogura.
Marco Bezzecchi: 9 – Le Sprint Race sembrano servirgli per estrarre il massimo potenziale della RS-GP26 nelle sfide che contano. Nel Gran Premio d’Italia ha lanciato un messaggio chiaro al compagno di squadra al primo giro per poi passare Bagnaia nel momento giusto per costruirsi un tranquillo gap nell’ultima parte di gara. Una condotta senza sbavature su un tracciato che non lo aveva mai visto protagonista in top class. La quarta vittoria del 2026 lo proietta già nell’Olimpo dei piloti italiani e sognare il mondiale non è più un’eresia.
Pecco Bagnaia: 8 – Finalmente una prestazione da assoluto protagonista con un ritmo di alto profilo per 3/4 di GP. Scattato in modo fenomenale è stato l’unico a dare del filo da torcere ai due rider del team factory Aprilia. Ha difeso con i denti il terzo posto su Ogura, mostrando intelligenza e sprazzi di Nuvola Rossa nell’aria del Mugello.
Marc Marquez: 7,5 – Dopo poco più di due settimane dall’operazione ha lottato come un leone nonostante una scarsa condizione fisica. Lanciando il cuore oltre l’ostacolo il campione in carica ha duellato per gran parte del GP con uno scatenato Pedro Acosta (voto 7,5) per poi cedere nel finale e concludere al settimo posto sotto la bandiera a scacchi. Sarà una missione ardua difendere la corona perché l’Aprilia appare una moto migliore e che consuma meno le gomme, ma se starà bene venderà cara la pelle.
Ducati: 5,5 – In una sfida in cui Pecco Bagnaia, Marc Marquez e quasi tutti i rider in pista sulle Desmosedici provano a dare il massimo è evidente il divario tecnico con le Aprilia. Dopo 15 anni per la prima volta non è scattata nessuna Ducati in prima fila e solo un colpo di coda di Bagnaia ha evitato un altro podio tutto a tinte di Noale. I rivali dell’Aprilia sembrano più avanti anche sul piano strategico con la scelta giusta delle mescole. Sul più bello il glorioso ciclo tecnico iniziato nel 2020 potrebbe concludersi con una sonora sconfitta a fine stagione. Le sfide del Vecchio Continente hanno dimostrato la bravura dei rivali dell’Aprilia.
Franco Morbidelli: 4 – Con un Fabio Di Giannantonio in lotta per il Mondiale, il rendimento dell’esperto pilota del team VR46 è incomprensibile. Sembrava più a suo agio in pista quando correva acciaccato in sella a una Yamaha M1 che su una Desmosedici. Appare destinato a perdere la sua posizione privilegiata nella squadra di Valentino Rossi ed è giusto che un giovane abbia una grande chance in ottica 2027.
Enea Bastianini: 3 – Due gare e due KTM distrutte dall’ex pilota della Ducati. Salvo infortuni, nel corso della sua carriera, ha sempre dimostrato ritmo e costanza ma persino nel GP d’Italia ha deluso le aspettative. Avrebbe potuto e dovuto estrarre performance di assoluto profilo al Mugello per attirare l’interesse di un top team in vista del 2027, tuttavia chiunque potrebbe prendersi un bel rischio a ingaggiarlo.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 06:28:22 +0000Nel mese di giugno 2026 l’Italia sarà interessata da diversi scioperi che coinvolgono vari settori e numerose regioni. L’articolo fornisce un calendario dettagliato degli scioperi previsti, indicando le date, le città coinvolte, i settori di interesse e gli orari. Gli scioperi riguardano principalmente il trasporto pubblico locale, il settore ferroviario, il settore aereo e quello marittimo. Si segnalano numerose iniziative sindacali, sia a livello locale che nazionale, con impatti potenziali sui servizi di mobilità e logistica.
Messina: nella città di Messina è stato proclamato uno sciopero di 8 ore, dalle 16.00 alle 24.00, che coinvolge il personale della società ATM di Messina del settore trasporto pubblico locale. Sindacati: FILT-CGIL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, ORSA TRASPORTI.
Catania: nella città di Catania si terranno due scioperi nel trasporto pubblico locale. Il primo coinvolge il personale della società AMTS di Catania per 4 ore, dalle 12.00 alle 16.00, indetto dai sindacati FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL. Il secondo, sempre per 4 ore (12.00-16.00), è indetto da ORSA TPL e coinvolge nuovamente il personale AMTS.
Modena, Reggio Emilia e Piacenza (Emilia-Romagna): nelle province di Modena, Reggio Emilia e Piacenza è stato indetto uno sciopero di 24 ore per il personale della società SETA (bacini indicati) attivo nel trasporto pubblico locale, promosso dalla sigla USB Lavoro Privato.
Foggia: nella città di Foggia è proclamato uno sciopero di 4 ore dalle 8.30 alle 12.30 nel settore trasporto pubblico locale, che coinvolge il personale della società ATAF. Sindacati: FILT-CGIL, FAISA-CISAL.
Italia: su tutto il territorio nazionale si tengono tre scioperi nel settore appalti ferroviari. Il personale della società Elior – Divisione Itinere, addetto ai servizi di ristorazione e logistica a bordo treno Trenitalia, sciopera per l’intero turno di lavoro. Le iniziative sono indette dai sindacati FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL, ORSA TRASPORTI, FAST-CONFSAL e COBAS LAVORO PRIVATO.
Ravenna: nella città di Ravenna (Emilia-Romagna) si tiene uno sciopero di 12 ore, dalle 10.00 alle 22.00, che coinvolge il personale della società SERS addetto al servizio di rimorchio portuale nel porto di Ravenna (settore marittimo). Sindacato: UILT-UIL.
Italia: si terrà uno sciopero plurisettoriale di rilievo nazionale. Nel settore ferroviario e trasporto merci su rotaia, la protesta durerà 23 ore: dalle 03.00 dell’11/6 alle 02.00 del 12/6. Per il TPL (trasporto pubblico locale), sciopero per l’intera prestazione dell’11/6. Sindacati: CUB Trasporti, SGB.
Sicilia: nella regione Sicilia, sciopero di 8 ore (dalle 10.01 alle 18.00) per il settore ferroviario, del personale FS Security. Sindacati: SLM FAST CONFSAL, ORSA Trasporti.
Messina: nella città di Messina si terrà uno sciopero di 24 ore (dalle 21.01 dell’11/6 alle 20.59 del 12/6) nel settore marittimo, personale BluJet Area Stretto. Sindacati: FILT-CGIL, UILT-UIL.
Italia: sciopero nazionale per il personale di macchina e di bordo del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane nel settore ferroviario di 8 ore (dalle 9.01 alle 17.00), indetto da Assemblea Nazionale PDM/PDB Gruppo FSI.
Palermo: nella città di Palermo, sciopero di 4 ore (dalle 11.00 alle 15.00) per il personale AMAT, settore trasporto pubblico locale, promosso da CUB Trasporti.
Italia: sciopero plurisettoriale nazionale, personale dipendente e somministrato imprese che svolgono attività per la PA, aziende pubbliche e private per l’intero turno. Sindacati: ADL Cobas, CLAP, Cobas Lavoro Privato, Sial Cobas.
Napoli: nella città di Napoli, nel settore trasporto pubblico locale, sciopero di 4 ore (dalle 09.00 alle 13.00) del personale EAV Divisione Trasporto Ferroviario. Sindacati: FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, UGL-Autoferro.
Potenza: nella città di Potenza (Basilicata), sciopero di 24 ore per il personale della società Miccolis (servizio urbano). Sindacati: FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, UGL Autoferro.
Latina: nella città di Latina (Lazio), sciopero di 4 ore (dalle 9.30 alle 12.30) del personale CSC. Sindacato: FAISA-CISAL.
Italia: nell’intero territorio nazionale, sciopero nel settore aereo di 18 ore (dalle 06.00 alle 24.00) per il personale della società ENAV Verona Airport. Sindacati: UILT-UIL, FAST-CONFSAL-AV + RSA.
Milano: nella città di Milano, sciopero nel settore aereo di 4 ore (dalle 12.00 alle 16.00) del personale Sky Service operante presso lo scalo di Milano Linate. Sindacato: USB Lavoro Privato.
Cagliari: presso l’aeroporto di Cagliari (Sardegna), sciopero di 18 ore (dalle 06.00 alle 24.00) del personale Gruppo SOGAER. Sindacati: FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL.
Firenze: nella città di Firenze (Toscana), sciopero di 24 ore nel settore trasporto pubblico locale per il personale Autolinee Toscane bacino di Firenze. Sindacato: Cobas Lavoro Privato.
Udine: nella città di Udine (Friuli-Venezia Giulia), sciopero di 24 ore per il personale Arriva Udine. Sindacato: ASI-AU.
Lecce: nella città di Lecce (Puglia), sciopero di 3 ore (dalle 9.30 alle 12.30) della società SGM. Sindacato: UILT-UIL.
Verona: nella città di Verona (Veneto), sciopero di 8 ore (dalle 9.01 alle 17.00) per il personale manutenzione, amministrativo e ingegneria RFI DOIT Verona (Unità Territoriale Sud). Sindacati: ORSA Ferrovie, SLM-FAST-CONFSAL.
Napoli: nella città di Napoli (Campania), sciopero di 4 ore (dalle 12.45 alle 16.45) del personale area ferro società ANM. Sindacato: FISI.
Sardegna: in tutta la regione Sardegna sciopero di 8 ore (dalle 9.01 alle 17.00) per personale equipaggi Trenitalia DOR Sardegna. Sindacati: ORSA Ferrovie, FAST-CONFSAL.
Torino: nella città di Torino (Piemonte), sciopero di 4 ore (dalle 18.00 alle 22.00) dei viaggianti urbano e suburbano della GTT. Sindacato: RSU Viaggiante Urbano e Suburbano.
Piemonte: in tutte le province della regione Piemonte, sciopero di 8 ore (dalle 09.00 alle 16.59) per personale Trenitalia – Direzione Customer Operations CSVD Regionale. Sindacato: ORSA Ferrovie.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero 08 giugno 2026
Sciopero 09 giugno 2026
Sciopero 10 giugno 2026
Sciopero 11 giugno 2026
Sciopero 12 giugno 2026
Sciopero 13 giugno 2026
Sciopero 14 giugno 2026
Sciopero 19 giugno 2026
Sciopero 22 giugno 2026
Sciopero 23 giugno 2026
Sciopero 24 giugno 2026
Sciopero 26 giugno 2026
Fonte: Mit
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 06:00:00 +0000I prezzi medi dei carburanti sulle autostrade italiane oggi 01 giugno 2026 sono riepilogati nella tabella sottostante, aggiornata all’ultima rilevazione disponibile dell’Osservatorio del Mimit. Di seguito trovate i valori per benzina, gasolio, gpl e metano, con l’indicazione della modalità di erogazione. Nella seconda parte dell’articolo spieghiamo in modo chiaro come si forma il prezzo alla pompa: dalla componente industriale (costo del prodotto e margine della filiera, inclusi i gestori) alla componente fiscale, che comprende accise e Iva. In coda sono presenti due grafici di approfondimento.
Aggiornamento 31-05-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.086 |
| Benzina | SELF | 2.042 |
| GPL | SERVITO | 0.911 |
| Metano | SERVITO | 1.588 |
Benzina. Il prezzo finale della benzina nasce dall’incontro di due grandi capitoli di spesa. Da un lato c’è la componente fiscale, che pesa per il 58% e include accise e Iva; dall’altro la componente industriale, pari al 42%, che riflette il valore del prodotto e i margini lungo la filiera. All’interno della quota industriale, il costo della materia prima incide per il 30%: è qui che agiscono le quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e il cambio euro/dollaro, poiché la benzina segue listini denominati in dollari e il tasso di cambio può amplificare o attenuare i movimenti dei mercati. Il margine lordo vale il 12% e comprende le voci su cui operatori e reti possono intervenire, come logistica, stoccaggi, costi di esercizio e politiche commerciali del punto vendita. In pratica, quando le quotazioni internazionali aumentano o l’euro si indebolisce, il costo industriale tende a salire e questo si trasferisce, con tempistiche variabili, sui prezzi alla pompa. Viceversa, fasi di discesa delle quotazioni o un cambio favorevole possono creare spazio per riduzioni. Il margine, invece, può cambiare in funzione della concorrenza locale, dei flussi di traffico e di eventuali campagne promozionali, determinando differenze tra aree e marchi, pur nel rispetto della struttura complessiva appena descritta.
Gasolio. Anche per il gasolio il prezzo al consumatore è il risultato della somma tra imposte e quota industriale, ma con pesi diversi: la componente fiscale incide per il 45%, mentre quella industriale vale il 55%. Dentro la parte industriale, il costo della materia prima rappresenta il 45% del prezzo: come per la benzina, è fortemente influenzato dall’andamento delle quotazioni internazionali e dal rapporto euro/dollaro. Il margine lordo ammonta al 10% e costituisce la porzione su cui gli operatori possono intervenire in base a dinamiche commerciali e gestionali, come costi di trasporto, gestione degli impianti e strategie di prezzo. Ne consegue che i movimenti dei mercati energetici e del cambio si riflettono in modo rilevante sul gasolio, con effetti che possono essere più visibili in periodi di forte volatilità . Il margine, pur più contenuto, può variare in funzione della concorrenza tra stazioni, del posizionamento lungo le principali direttrici autostradali e della stagionalità dei flussi di traffico. Nel complesso, la prevalenza della componente industriale nel gasolio rende particolarmente importante monitorare le condizioni di mercato internazionale, mentre la quota fiscale continua a rappresentare un fattore costante che incide in modo significativo sul prezzo pagato dagli automobilisti.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.949 per la benzina, 2.014 per il diesel, 0.818 per il gpl, 1.576 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.000 |
| Benzina | SELF | 1.944 |
| GPL | SERVITO | 0.803 |
| Metano | SERVITO | 1.507 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.023 |
| Benzina | SELF | 1.969 |
| GPL | SERVITO | 0.783 |
| Metano | SERVITO | 1.572 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.055 |
| Benzina | SELF | 1.979 |
| GPL | SERVITO | 0.892 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.036 |
| Benzina | SELF | 1.963 |
| GPL | SERVITO | 0.847 |
| Metano | SERVITO | 1.667 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.999 |
| Benzina | SELF | 1.944 |
| GPL | SERVITO | 0.765 |
| Metano | SERVITO | 1.530 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.999 |
| Benzina | SELF | 1.942 |
| GPL | SERVITO | 0.798 |
| Metano | SERVITO | 1.527 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.034 |
| Benzina | SELF | 1.971 |
| GPL | SERVITO | 0.795 |
| Metano | SERVITO | 1.507 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.006 |
| Benzina | SELF | 1.933 |
| GPL | SERVITO | 0.785 |
| Metano | SERVITO | 1.652 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.015 |
| Benzina | SELF | 1.944 |
| GPL | SERVITO | 0.888 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.005 |
| Benzina | SELF | 1.934 |
| GPL | SERVITO | 0.792 |
| Metano | SERVITO | 1.553 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.988 |
| Benzina | SELF | 1.928 |
| GPL | SERVITO | 0.822 |
| Metano | SERVITO | 1.523 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.030 |
| Benzina | SELF | 1.947 |
| GPL | SERVITO | 0.817 |
| Metano | SERVITO | 1.481 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.005 |
| Benzina | SELF | 1.934 |
| GPL | SERVITO | 0.793 |
| Metano | SERVITO | 1.565 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.011 |
| Benzina | SELF | 1.952 |
| GPL | SERVITO | 0.777 |
| Metano | SERVITO | 1.624 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.031 |
| Benzina | SELF | 1.956 |
| GPL | SERVITO | 0.874 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.020 |
| Benzina | SELF | 1.949 |
| GPL | SERVITO | 0.829 |
| Metano | SERVITO | 1.821 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.013 |
| Benzina | SELF | 1.942 |
| GPL | SERVITO | 0.802 |
| Metano | SERVITO | 1.602 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.025 |
| Benzina | SELF | 1.956 |
| GPL | SERVITO | 0.819 |
| Metano | SERVITO | 1.550 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.000 |
| Benzina | SELF | 1.943 |
| GPL | SERVITO | 0.812 |
| Metano | SERVITO | 1.503 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.029 |
| Benzina | SELF | 1.963 |
| GPL | SERVITO | 0.899 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 giugno 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.990 |
| Benzina | SELF | 1.936 |
| GPL | SERVITO | 0.800 |
| Metano | SERVITO | 1.501 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 06:00:00 +0000Ci sono storie che sembrano uscite da una commedia all’italiana, quelle in cui la vendetta mal congegnata si ritorce puntualmente contro chi l’ha ordita. Questa arriva da San Raffaele Cimena, un comune del Torinese, e racconta di un uomo di 78 anni che, animato da un rancore evidentemente ancora vivo nei confronti della sua ex moglie, ha deciso di farsi giustizia da solo nella serata del 20 maggio scorso.
Il suo piano era semplice: avvicinarsi all’auto della donna, rigarne la carrozzeria e bucarle uno pneumatico. Il problema, per lui, è che non aveva fatto i conti con le telecamere di sorveglianza installate nei dintorni del municipio cittadino, e soprattutto con un accessorio di fortuna che ha tradito la sua identità nel momento peggiore possibile. Il video della scena ha fatto rapidamente il giro del web, raccogliendo commenti che oscillano tra l’incredulità e l’ilarità . Non è difficile capire perché.
Il 78enne, residente a Santena e già noto alle forze dell’ordine, non si è presentato sul posto a mani nude né senza una qualche idea di come evitare di essere riconosciuto. Aveva elaborato un travestimento: un sacchetto di carta calato sulla testa, come maschera rudimentale fai da te. Completava l’equipaggiamento un oggetto descritto dagli inquirenti come un “bastone animato”, utilizzato per rigare la carrozzeria e forare gli pneumatici dell’auto presa di mira, veicolo parcheggiato a poca distanza dal municipio del paese.
L’idea, sulla carta, era quella di compiere il gesto indisturbato e dileguarsi senza che nessuno potesse ricondurre l’azione alla sua persona. Nella pratica, è andata diversamente. Le telecamere di videosorveglianza della zona hanno ripreso tutta la sequenza, e durante l’azione vandalica il sacchetto gli è scivolato dal volto. Un attimo, eppure è bastato per essere riconosciuto. Il suo viso è rimasto immortalato dai fotogrammi, nitido e inequivocabile, a disposizione di chiunque avesse poi analizzato le registrazioni.
Dalle indagini successive è emerso che il 78enne aveva già preso di mira in passato vetture riconducibili all’ex moglie, agendo con lo stesso spirito di rivalsa. L’episodio del 20 maggio è stato però quello decisivo, perché le immagini disponibili erano di qualità sufficiente a consentire un’identificazione certa.
I proprietari delle auto danneggiate, tre veicoli colpiti in tutto, stando alle ricostruzioni, si sono rivolti ai Carabinieri della stazione di Castiglione Torinese, che hanno avviato le indagini incrociando le testimonianze raccolte, le immagini delle videocamere e gli accertamenti tecnici sul territorio.
L’analisi dei filmati ha permesso di isolare i fotogrammi cruciali: quelli in cui il sacchetto, scivolando, ha rivelato il volto del responsabile. Da quel momento l’identificazione è stata questione di tempo. I militari hanno anche recuperato e sequestrato l’oggetto utilizzato per compiere i danneggiamenti, acquisendolo come elemento utile alle indagini.
Il 78enne è stato quindi denunciato con l’accusa di danneggiamento aggravato. Una denuncia che, data la sua posizione di già noto alle forze dell’ordine, si inserisce in un quadro complesso.
Al netto delle conseguenze legali che attendono il protagonista di questa storia, resta il video che continua a circolare, a essere condiviso, e a strappare sorrisi. Uno di quei casi in cui la realtà supera abbondantemente la fantasia, e in cui l’unico vero rimpianto dell’interessato dev’essere quello di aver scelto come maschera qualcosa di così poco affidabile.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 05:30:51 +0000Honda è stata la casa automobilistica che, nel 1999, ha portato in Europa la prima ibrida di serie della storia, la Insight, anticipando di pochi mesi persino la Prius di Toyota. Poi, nel 2021, il grande annuncio: gamma completamente elettrica entro il 2040, addio ai motori a combustione, futuro a zero emissioni. Una svolta che sembrava definitiva. Oggi, cinque anni dopo, Honda fa retromarcia. Il target del 2040 viene archiviato, e al suo posto tornano gli ibridi. È la storia di un’industria che ha dovuto fare i conti con la realtà di un mercato che non si è mosso con la velocità che si aspettava, simile a quanto stanno vivendo tutte le concorrenti del mercato.
Il contesto in cui arriva questa decisione è quello più difficile che Honda abbia vissuto in quasi settant’anni di storia quotata in borsa. L’esercizio fiscale chiuso al 31 marzo ha registrato una perdita netta di 2,3 miliardi di euro, dopo oneri e svalutazioni per 8,5 miliardi legati alla revisione della strategia sull’elettrico e alla cancellazione di diversi modelli EV. È la prima chiusura in rosso dal 1957, l’anno in cui Honda è entrata in borsa per la prima volta.
Il CEO Toshihiro Mibe ha dovuto presentare un piano completamente diverso rispetto a quello che aveva in mente. I problemi si erano accumulati su più fronti: la crescita dei veicoli elettrici procedeva in modo meno regolare rispetto alle attese, mentre batterie, piattaforme dedicate e infrastrutture continuavano a pesare sui costi, a cui si aggiungeva un contesto commerciale complicato dai dazi.
La collaborazione con Sony per i modelli Afeela è stata sospesa. I progetti della serie Generation 0 sono stati cancellati. L’unico modello full electric Honda disponibile negli Stati Uniti, la Prologue, terminerà la produzione a dicembre di quest’anno, dopo una fase commerciale sostenuta da forti sconti in concessionaria.
Il nuovo obiettivo sulla neutralità carbonica viene spostato al 2050, con un approccio multi-tecnologico che lascia spazio a ibridi, motori termici evoluti e soluzioni alternative. In Europa, il nodo resta aperto: se il divieto UE alle motorizzazioni a combustione resterà assoluto senza deroghe per le ibride o i carburanti sintetici, Honda dovrà comunque accelerare la transizione elettrica sul Vecchio Continente, indipendentemente dalla nuova rotta del gruppo.
Il segnale del cambio di strategia è arrivato con la presentazione di due prototipi che Honda ha mostrato al pubblico per la prima volta. Il primo è una berlina ibrida con carrozzeria a portellone dal design pulito e moderno che riprende la direzione tecnica del sistema ibrido a due motori già sviluppato negli anni scorsi. Il secondo è un SUV ibrido a marchio Acura, il brand premium di Honda, pensato per il mercato americano e non solo.
Entrambi i prototipi nascono su una piattaforma destinata a entrare in produzione dal prossimo anno e riprendono la direzione tecnica del sistema ibrido a due motori. Dal 2027 Honda avvierà il lancio di modelli di nuova generazione basati su una nuova piattaforma con un sistema ibrido rivisto, indicato internamente come e:Hev. Nel 2029 toccherà agli ibridi di grandi dimensioni, nel segmento D e superiori, con un nuovo motore V6. In totale, il gruppo si concentrerà su 15 nuovi modelli globali ibridi entro marzo 2030, tra novità assolute e aggiornamenti di modelli già in gamma.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 05:30:16 +0000Google ha annunciato un pacchetto di novità sostanzioso che riguarda sia l’aspetto visivo della piattaforma sia le sue funzionalità . Si parla di video in streaming a bordo, supporto al Dolby Atmos, navigazione tridimensionale e l’integrazione dell’assistente AI Gemini. L’annuncio è arrivato nel corso del Google I/O 2026, l’evento annuale in cui Mountain View presenta le novità dei suoi prodotti e servizi. Android Auto, in questo contesto, ha ricevuto forse la sessione più ricca degli ultimi anni.
Il primo livello dell’aggiornamento è quello visivo. Android Auto adotta il linguaggio grafico Material 3 Expressive, lo stesso introdotto da Google sugli smartphone Android nel corso dell’ultimo anno. Si tratta di un’evoluzione che porta con sé nuovi caratteri tipografici, animazioni più fluide e sfondi personalizzabili. La cosa interessante, però, è che tutto questo si adatta in modo automatico a qualsiasi dimensione e forma di schermo presente nell’infotainment del veicolo.
Sul fronte della navigazione, Google ha definito questo aggiornamento come il più significativo apportato a Maps negli ultimi dieci anni. La novità si chiama Immersive Navigation e porta la visualizzazione della mappa in 3D, con la riproduzione realistica di edifici, cavalcavia e rilievi. Ancora più utile in situazioni complesse, come gli svincoli autostradali articolati o i centri urbani densi, è la funzione di evidenziazione delle corsie, dei semafori e dei segnali di stop: un aiuto concreto per chi guida in una città che non conosce o in condizioni di traffico difficile.
Completano il rinnovamento dell’interfaccia i widget personalizzabili dall’utente, visibili anche durante la navigazione: scorciatoie ai contatti preferiti, previsioni meteo, informazioni contestuali, tutto configurabile secondo le proprie abitudini di guida.
Per la prima volta in assoluto, Android Auto supporterà la riproduzione video a bordo. La funzione sarà disponibile quando il veicolo è in sosta o in fase di ricarica: in queste condizioni, sarà possibile guardare contenuti da YouTube in full HD a 60 fotogrammi al secondo. Alla ripresa della marcia, la riproduzione video transita automaticamente in modalità solo audio, continuando a funzionare in background senza interruzioni sulle app compatibili. Un compromesso intelligente che offre intrattenimento senza creare distrazioni pericolose.
La funzione sarà disponibile entro la fine del 2026 su modelli di BMW, Ford, Genesis, Hyundai, Kia, Mahindra, Mercedes, Renault, Å koda, Tata e Volvo. Sul fronte audio, lo stesso aggiornamento introduce il supporto al Dolby Atmos, il sistema di audio spaziale che porta l’ascolto a bordo a un livello qualitativamente superiore.Â
L’assistente Gemini è ora disponibile in modo generalizzato su Android Auto. In pratica, potrete gestire attività , cercare informazioni, rispondere ai messaggi e interagire con il vostro telefono tramite comandi vocali, senza mai toccare lo schermo. Fin qui, niente di rivoluzionario rispetto a quello che già offriva Google Assistant, ma le cose si fanno più interessanti se si guardano le funzionalità avanzate.
Gli utenti con dispositivi che integrano Gemini Intelligence (ovvero i Pixel più recenti e alcuni Galaxy top di gamma) potranno accedere entro fine anno a un’esperienza più profonda: il sistema analizza attivamente il contesto dell’utente attingendo a messaggi, email e calendario, anticipando le necessità prima ancora che vengano espresse. Una risposta pertinente disponibile con un solo tocco, senza dover formulare una richiesta vocale esplicita.
Una delle applicazioni pratiche più curiose presentate da Google riguarda i servizi di asporto: tramite Gemini sarà possibile ordinare cibo da Doordash semplicemente descrivendo la richiesta a voce, con conferma tramite un tocco e ritiro al punto di sosta. Google ha indicato Doordash come primo partner per questa funzione, lasciando intendere che altri seguiranno e che la compatibilità sarà adattata ai mercati locali.
Per chi possiede un veicolo con il sistema Google Built-in, Gemini potrà rispondere a domande specifiche sull’auto stessa: riconoscere una spia sul quadro strumenti, verificare la capienza del bagagliaio rispetto a un oggetto da trasportare, o fornire informazioni tecniche direttamente pertinenti al modello che si sta guidando.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 14:00:48 +0000Per molti appassionati di fuoristrada, la Pajero è sempre stato un nome che evoca la Dakar, i deserti, la polvere e le 12 vittorie nella corsa più dura del mondo. Poi nel 2021, quasi in silenzio, la produzione si è fermata e con lei si è chiuso un capitolo lungo quarant’anni. Ma come spesso accade con le icone vere, la storia non finisce davvero: Mitsubishi ha confermato ufficialmente che la nuova Pajero sarà presentata in anteprima mondiale il prossimo autunno, e le prime immagini teaser rilasciate nelle ultime ore fanno capire che il ritorno non sarà timido.
Quella che arriverà non è una riedizione nostalgica pensata per far leva sui ricordi di chi aveva la Pajero in cameretta come modellino. È un veicolo progettato da zero, con una struttura tecnica solida e una precisa identità stilistica. Mitsubishi ha scelto di non ammorbidire l’immagine del modello per renderlo più digeribile al grande pubblico: la Pajero torna come fuoristrada, e lo fa con convinzione.
Il teaser ufficiale rilasciato da Mitsubishi non lascia spazio all’immaginazione su quale sarà il carattere della nuova Pajero. Il muso è squadrato, deciso, con proporzioni muscolose che rimandano alla tradizione del modello senza però cadere nella nostalgia facile. L’elemento più distintivo è la firma luminosa: una striscia che attraversa orizzontalmente tutto il cofano da un’estremità all’altra, interrompendosi solo al centro, dove trova posto il logo a tre diamanti di Mitsubishi. È un elemento di design aggressivo, contemporaneo, che colloca la nuova Pajero nel panorama dei fuoristrada moderni senza sacrificare il carattere robusto che ne ha sempre fatto l’identità .
La produzione avverrà nella fabbrica tailandese di Laem Chabang, la stessa in cui nasce il pick-up Triton conosciuto in Italia come L200, e non è una coincidenza. La nuova Pajero condividerà con il Triton il telaio a longheroni, l’architettura tipica dei fuoristrada puri, quella che garantisce rigidità torsionale, capacità di traino elevata e soprattutto la robustezza necessaria ad affrontare percorsi che le crossover monovolume si sognano. Abitacolo e sospensioni saranno invece sviluppi specifici per questo modello, pensati per bilanciare le prestazioni in off-road con un livello di comfort all’altezza degli standard attuali.
Il ritorno della Pajero non è solo una questione di nome o di nostalgia commerciale. È la risposta di Mitsubishi a un mercato che negli ultimi anni ha lasciato scoperta la fascia dei fuoristrada veri, quelli con telaio a longheroni e vocazione genuina per il fuoristrada severo. SUV e crossover hanno dominato la scena, ma chi cerca un mezzo capace di fare sul serio lontano dall’asfalto ha trovato sempre meno opzioni accessibili.
La nuova Pajero sarà disponibile in tre varianti distinte, pensate per intercettare profili di acquirenti molto diversi tra loro. La versione più spartana avrà paraurti non verniciati e protezioni specifiche per l’off-road: è quella per chi la usa davvero fuori dalla strada, per il lavoro o per l’avventura pura. Salendo di livello si trovano versioni progressivamente più curate esteticamente, fino alla variante più rifinita, con uno stile più elegante adatto a chi cerca un fuoristrada autentico ma non vuole rinunciare a una certa raffinatezza quotidiana.
Su alcuni mercati, il modello verrà commercializzato con il nome di Montero, che è quello storico con cui la Pajero è stata venduta in America Latina e in Spagna. Una doppia identità che Mitsubishi gestisce da decenni, e che racconta quanto sia radicato il legame di questo veicolo con culture e mercati diversissimi.
Presentata per la prima volta nel 1982, la Pajero ha attraversato quattro generazioni e ha lasciato il segno in ogni angolo del mondo in cui è stata venduta, con oltre 3,25 milioni di esemplari in totale. La sua presenza alla Dakar è cominciata nel 1983, e da quel momento il palmares si è arricchito anno dopo anno fino a 12 vittorie assolute, di cui 7 consecutive. Un record che poche case automobilistiche possono vantare in una competizione del genere.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 12:30:33 +0000Il palcoscenico a Manhattan non chiude mai. Nel famoso distretto di New York il concetto di normalità si fa molto elastico: tra gli incessanti clacson dei taxi gialli, il vapore che sbuffa dai tombini e l’inarrestabile flusso di folla lungo le Avenue, per stupire bisogna davvero esagerare, facendo ad esempio scendere in strada un assurdo triciclo a forma di scarpa. Anche se in questa giungla di cemento tutto sembra già visto, certe trovate riescono a fermare il tempo. O, più precisamente, a bloccare il traffico.
Sotto la nitida luce di un pomeriggio newyorkese gli automobilisti attendevano il verde: una scena ordinaria interrotta all’improvviso da una strana sagoma, intenta a farsi largo tra le berline scure e i furgoni per le consegne. Ma niente bolidi costosi (del resto, a quelli gli abitanti ci sono abituati) o prototipi avveniristici di qualche rinomata Casa: al loro posto ha reclamato spazio un gigantesco tacco a spillo rosa acceso.
Modellato con una precisione degna dell’alta moda, l’oggetto sfilava sull’asfalto in totale disinvoltura. La carrozzeria, tirata a lucido, catturava i profili dei grattacieli, deformandoli in modo buffo mentre avanzava. A guardarlo bene, si percepisce appieno l’assurdità del veicolo, guidato da una conducente orgogliosa, consapevole di avere gli occhi dei passanti puntati addosso.
I presenti hanno avuto una reazione unanime: silenzio e il sospetto di essere finiti in un qualche esperimento sociale o candid camera. Gli autisti abbassavano i finestrini per assistere meglio alla scena, mentre la gente sulle strisce pedonali si piantava in mezzo alla strada. Tempo qualche secondo e la solita follia di New York ha ceduto spazio a un’atmosfera irreale: persone di ogni tipo alzavano il telefono, pronti a immortalare l’istantanea da mostrare agli amici e condividere sul web. Per un attimo, la fretta è passata in secondo piano.
Resta, però, una domanda: cosa spinge qualcuno a trasformare un tacco vertiginoso in una soluzione di trasporto urbana? Forse è la dichiarazione definitiva di indipendenza dal grigiore quotidiano. A dispetto di un mondo troppo veloce e frenetico, vedere una scarpa da donna gigante sfrecciare sulla 5th Avenue ha rassicurato i dubbiosi: l’ironia resta la forma d’arte più efficace.
Il triciclo ha tirato dritto fino a scomparire dietro l’angolo e mescolarsi nuovamente ai veicoli pesanti, nei limiti del possibile ovviamente. Le reazioni? Spaccate: qualcuno ha pensato a una manovra di marketing aggressivo, altri l’hanno vista semplicemente come un gesto di follia liberatoria in mezzo al grigiore del traffico. Poco importa se l’opinione pubblica si è polarizzata. Anzi, le opinioni divisive potrebbero confermare l’efficacia della trovata: in fondo, che sia una genialata o una buffonata, l’importante è che se ne parli.
La prossima volta che vi sentirete bloccati al semaforo, annoiati dal solito panorama, guardatevi attorno: magari, nel traffico di tutti i giorni sbucherà fuori qualcosa di altrettanto folle. E voi siete tipi da “foto immediata” per fare il pieno di like o sareste rimasti fermi a fissare la scena, al punto da dimenticare persino di sbloccare lo smartphone?
Data articolo: Sun, 31 May 2026 10:37:27 +0000Sta diventando sempre più complessa la guida notturna. Chiunque si sia messo al volante dopo il tramonto avrà senz’altro già sperimentato sulla sua pelle quanto sia fastidioso incrociare veicoli provenienti dalla direzione opposta. Spesso, il “colpevole” di questo disagio viene individuato nei moderni fari a LED, ma sono davvero così pericolosi o si tratta di un problema di utilizzo e normativa?
Nel settore automobilistico c’è un prima e un dopo tecnologia a LED: la visibilità superiore, la durata maggiore e il minor consumo energetico rispetto alle vecchie luci alogene lo ha imposto come standard di riferimento poco dopo l’introduzione su vasta scala.
Eppure, il progresso tecnico ha determinato delle criticità inaspettate, affrontate da Greg Brannon, direttore dell’ingegneria automobilistica dell’AAA, con un ribaltamento di prospettiva: la colpa non è tanto della luce in sé, quanto piuttosto della potenza dei sistemi di nuova generazione e il fatto che SUV e pick-up, essendo più alti, sparano il fascio luminoso direttamente all’altezza dei nostri occhi. L’infelice allineamento finisce per disturbare il campo visivo degli altri automobilisti, specialmente su strade secondarie o scarsamente illuminate dove la carenza di luce ambientale accentua il contrasto.
Come emerso da uno studio pubblicato a inizio 2026, il 92% degli automobilisti si sente letteralmente abbagliato dai veicoli che sopraggiungono dalla direzione opposta, a cui si aggiunge un altro 36% di conducenti infastidito dai riflessi luminosi catturati dallo specchietto retrovisore.
Non siamo però tutti uguali di fronte a questo fastidio. Il 70% dei guidatori con occhiali riscontra forti problemi, contro il 56% rilevato tra il resto degli automobilisti, data la tendenza delle lenti di rifrangere la luce, e anche il genere gioca un ruolo: le donne hanno riferito di essere più soggette all’abbagliamento (70%) rispetto agli uomini (57%).
A livello tecnico, la temperatura di colore “fredda” (i toni bluastri) dei fari a LED intensi tende a causare un maggiore affaticamento oculare rispetto alle tonalità più calde del passato. Tuttavia, il vero “nemico” della sicurezza è spesso il mercato aftermarket, infatti molti kit di conversione privi di omologazione, acquistati per conferire un aspetto più moderno al proprio veicolo, privilegiano la potenza pura, peccato che l’illuminazione sia mal direzionata e dispersiva. Meglio puntare sempre sull’impianto originale: è l’unico modo per avere una visibilità ottima senza infastidire chi guida in senso contrario.
Paradossalmente, la tecnologia oggi “colpevole” di abbagliarci potrebbe essere anche la soluzione definitiva. In Europa, i sistemi di illuminazione adattiva hanno già iniziato a indicare la via, modulando la luce in tempo reale così da “nascondere” gli altri guidatori dal cono di luce. Sviluppati da Case della reputazione di Audi, i fari Matrix LED sanno orientare il fascio con estrema accuratezza.
Purtroppo, la burocrazia frena il progresso. In Nord America, regolamenti vecchi di decenni frenano l’adozione di sistemi più evoluti, a dispetto della sicurezza generale. Rivian prova a cambiare le regole del gioco adattando i fari agli standard attuali, ma senza un intervento radicale sui codici stradali, i riflessi accecanti dei fari altrui continueranno a rovinarci la vista. Ogni maledetta notte al volante.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 07:59:50 +0000Nel mese di maggio 2026 sono previsti numerosi scioperi nel settore dei trasporti in tutta Italia, con coinvolgimento di servizi locali e nazionali come treni, bus, aerei, taxi e trasporti marittimi. L’articolo presenta una sintesi di tutte le agitazioni proclamate, ordinate cronologicamente, con una chiara indicazione delle città , delle regioni e degli orari in cui sono previsti i maggiori disagi.
Su tutto il territorio nazionale è previsto uno sciopero generale che coinvolge tutto il personale dipendente pubblico e privato in Italia per l’intera giornata. La protesta è stata proclamata dal sindacato USI-CIT e interessa tutte le province e regioni.
In Italia (rilevanza nazionale) è previsto uno sciopero del personale addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia della società Elior Divisione Itinere, per l’intera giornata. Sono coinvolti i sindacati FAST-CONFSAL, FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI.
Nella provincia di Milano (Lombardia), sciopero per il personale della Società Mercitalia Shunting & Terminal, della durata di 8 ore dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio proclamato da OSR USB Lavoro Privato.
Nella provincia di Firenze (Toscana), sciopero nel settore ferroviario per il personale del settore manutenzione società RFI Doit Firenze, per 8 ore nell’intera giornata. Sindacato: OSR USB Lavoro Privato.
Nella provincia di Milano (Lombardia), lo sciopero del personale Mercitalia Shunting & Terminal prosegue dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio.
Sul territorio nazionale, sciopero di 24 ore per il settore marittimo e lavoratori portuali. Coinvolge tutte le province d’Italia e interessa i dipendenti delle imprese ex art. 16, 17, 18 L. 84/94, delle Autorità di Sistema Portuale (ADSP) e delle società che applicano il CCNL porti. Il sindacato promotore è USB Lavoro Privato.
Nella città di Trento (regione Trentino-Alto Adige), sciopero di 4 ore dalle 11.00 alle 15.00 del personale della Trentino Trasporti, proclamato dal sindacato OSR ORSA TRASPORTI.
Nella città di Potenza (Basilicata), sciopero di 4 ore dalle 15.01 alle 19.00 del personale della società Miccolis – Servizio urbano. Sindacati: OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, UGL AUTOFERRO.
Nella provincia di Brescia (Lombardia), settore aereo: sciopero di 24 ore del personale addetto allo scarico e carico merci società GDA Handling, Aeroporto Brescia Montichiari (sindacato USB Lavoro Privato).
Nella città di Napoli (Campania), sciopero della durata di 24 ore a partire dalle 19:31 del 9 maggio fino alle 19:30 del 10 maggio, che coinvolge il personale della società EAV (OSR ORSA AUTOFERRO TPL).
Nella città di Napoli (Campania), prosegue lo sciopero per il personale di EAV (OSR ORSA AUTOFERRO TPL) dalle 19:31 del 9 maggio fino alle 19:30 del 10 maggio.
Nella città di Firenze (Toscana), sciopero di 24 ore del personale della società Autolinee Toscane (bacino di Firenze), indetto da OSP COBAS LAVORO PRIVATO.
Nel settore aereo su tutto il territorio nazionale e interregionale, scioperi in varie città tra cui Roma Fiumicino e Ciampino (12:00-16:00, personale ADR Security), Napoli (10:00-18:00, personale ENAV), Palermo (12:00-16:00, GH/Handling), Cagliari (13:00-17:00, gruppo Sogaer), Milano Malpensa (13:00-17:00, ALHA e MLE-BCUBE), indetti da vari sindacati (FAST-CONFSAL, RSA UILT-UIL, FILT-CGIL, FIT-CISL, UGL-TA, ANPAC, USB Lavoro Privato).
Nella città di Novara (Piemonte), sciopero della durata di 24 ore del personale della società SUN indetto dal sindacato AL-COBAS.
Sciopero generale nazionale che coinvolge le categorie pubbliche e private dei trasporti. Tra le principali modalità :
Ferroviario: dalle 21:00 del 17 maggio alle 20:59 del 18 maggio.
TPL: modalità territoriali.
Marittimo: particolarmente interessate isole maggiori e minori.
Taxi: 00:01-23:59.
Autostrade: personale in sciopero dalle 22:00 del 17 maggio.
Proclamato dal sindacato USB.
Nella provincia di Bari (Puglia), sciopero di 24 ore per il personale della Società STP di Bari indetto dai sindacati OST FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL.
In Italia (su tutte le province e regioni), sciopero generale dei trasporti di rilevanza nazionale:
Aereo: dalle 00.00 alle 23.59
Ferroviario: dalle 21.00 del 28 maggio alle 21.00 del 29 maggio
Trasporto pubblico locale: modalità territoriali
Marittimo: isole minori dalle 00.01 alle 23.59, isole maggiori un’ora prima delle partenze
Portuale: modalità locali
Autostrade: dalle 22.00 del 28 maggio alle 22.00 del 29 maggio
Sindacati promotori: CUB, SGB, ADL VARESE, SI-COBAS, USI-CIT.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Fonte: Mit
Data articolo: Sun, 31 May 2026 06:00:00 +0000Per sostenere la diffusione delle auto elettriche, che stanno registrando una forte crescita in Italia (ma con un market share ancora limitato), è fondamentale poter contare su una rete di punti di ricarica in grado di presentare una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale.
Si tratta di un aspetto essenziale per il programma di elettrificazione del mercato auto italiano. Senza una rete diffusa in modo sufficiente, infatti, pensare a un settore in cui le elettriche ricoprono un ruolo da protagoniste del mercato, senza occupare un segmento minoritario, è molto difficile.
Gli ultimi dati di Motus-E, con il consueto report trimestrale, offrono un quadro aggiornato della crescita della rete infrastrutturale italiana per quanto riguarda i punti di ricarica delle auto elettriche. Ecco tutti i dettagli in merito.
La rete di punti di ricarica per le auto elettriche continua a crescere in Italia. Nel corso del primo trimestre del 2026, infatti, sono stati installati 5.206 nuovi punti di ricarica. Si tratta di una crescita sostanziale rispetto alla rilevazione precedente. In totale, infatti, ora ci sono oltre 78 mila punti di ricarica e nel corso degli ultimi 12 mesi il totale di nuove installazioni arriva a oltre 12 mila. Da segnalare una sostanziale crescita delle stazioni di ricarica ad alta potenza, che hanno rappresentato il 64% delle nuove installazioni nel corso degli ultimi 12 mesi.
Continua anche la crescita dei punti di ricarica in autostrada, dove sono installate 1.461 colonnine di cui ben il 61% permette di sfruttare una ricarica ad alta potenza (oltre i 150 kW) che consente di minimizzare i tempi della sosta, un aspetto essenziale per chi è in viaggio lungo una tratta autostradale. Interessante è anche il dato sulle stazioni non attive (in quanto in attesa di autorizzazione), che ora sono il 12,9% del totale (in precedenza erano il 14,9%).
Secondo Fabio Pressi, presidente di Motus-E, in questo momento “Pur in un contesto complicato, caratterizzato dal ritardo tutto italiano nell’adozione dei veicoli elettrici, gli operatori della ricarica stanno portando avanti, sostanzialmente da soli, con responsabilità e impegno, un processo di infrastrutturazione strategico per il Paese.”
Ricordiamo che il mercato italiano sta facendo segnare una sostanziale crescita delle vendite di auto elettriche nel corso degli ultimi mesi, come confermano anche i recenti dati sulle immatricolazioni. Poter contare su una rete di ricarica completa e diffusa in modo capillare, in tutto il Paese e non solo in alcune zone, è fondamentale per sostenere un programma di crescita di questo tipo.
La maggior parte dei punti di ricarica si trova al Nord Italia. In totale, infatti, il 59% delle stazioni di ricarica a uso pubblico per veicoli elettrici è situato nelle province settentrionali mentre il 19% si trova al Centro Italia. Tra Sud e Isole, infine, è collocato il 22% delle stazioni di ricarica.
La regione italiana con più punti per la ricarica è la Lombardia (17.143, +3.837 negli ultimi 12 mesi). Molto più indietro troviamo Piemonte (7.574, +1.223), Veneto (7.413, +1.382), Lazio (6.985, +945) e, al quinto posto, Emilia-Romagna (6.366, +1.141).
Data articolo: Sun, 31 May 2026 05:30:17 +0000Il mercato delle quattro ruote a livello globale ha oggi una nuova protagonista assoluta: BYD. L’azienda cinese è, probabilmente, il simbolo più evidente della crescente diffusione dell’industria automotive del Paese asiatico su scala globale. Negli ultimi anni, BYD ha incrementato in modo significativo il suo raggio d’azione, in particolare in Europa, adottando una strategia diversa da altre aziende cinesi ed evitando partnership o acquisizioni per continuare in modo indipendente. I numeri stanno dando ragione alla Casa cinese che, in questa prima parte del 2026, sta vivendo un momento d’oro, con volumi in forte crescita in confronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Andiamo a fare il punto in merito all’andamento delle vendite di BYD in Europa.
BYD è tra i brand in maggiore crescita in Europa e sta raccogliendo numeri davvero importanti, rafforzando la sua presenza sul mercato, mese dopo mese. Come confermano i recenti dati di ACEA sull’andamento delle vendite nel mercato europeo, BYD ha raggiunto quota 101 mila unità immatricolate nel corso dei primi quattro mesi dell’anno. Si tratta di un dato che si traduce in una crescita del 143,9% su base annua.
Nello stesso periodo di tempo, il mercato è cresciuto di poco più del 4% (considerando tutti i Paesi Ue, i Paesi Efta e il Regno Unito). La quota di mercato è del 2,2% (lo scorso anno era inferiore all’1%). Limitando l’analisi al solo mercato Ue, invece, le vendite di BYD sono state pari a circa 71 mila unità , con un incremento su base annua del 152%. In questo caso, il market share è dell’1,9%.
BYD sta crescendo in modo significativo anche in Italia, dove il passo in avanti in termini di crescita percentuale risulta ancora più significativo e anche la quota di mercato è maggiore di quanto visto in Europa. Come confermano i dati UNRAE, infatti, l’azienda ha raggiunto e superato quota 17 mila unità vendute nel corso dei primi quattro mesi dell’anno, con un miglioramento del 208% rispetto ai risultati ottenuti nello stesso periodo del 2025.
Per quanto riguarda la quota di mercato, invece, BYD è ora al 2,72% (lo scorso anno non arrivava all’1%). Grazie a questa crescita, la Casa cinese punta a stabilizzarsi tra i 10 gruppi principali del mercato italiano e, in ottica futura, può ambire anche a entrare nella Top 5 (per centrare l’obiettivo dovrebbe raddoppiare le vendite rispetto ai volumi attuali).
In questo momento, BYD sta dominando il mercato delle auto ibride plug-in, dove occupa le prime due posizioni, con Seal U e Atto 2, e anche l’ottava posizione, con Seal 6, della classifica dei modelli più venduti. Da segnalare anche un ottimo quarto posto tra le auto elettriche più vendute, con l’apprezzata Dolphin Surf. I margini di crescita per un ulteriore rafforzamento della propria presenza sul mercato ci sono tutti. Nei prossimi giorni, con l’arrivo dei primi dati del mese di maggio, potremo verificare gli ulteriori passi in avanti registrati dall’azienda nel suo programma di crescita, in Italia e in Europa.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 05:30:10 +0000La diffusione delle auto elettriche ha portato sulle strade italiane il problema dell’occupazione abusiva degli spazi riservati alla ricarica. Il Codice della Strada oggi disciplina i casi di chi lascia una plug-in nello stallo senza collegarla, di chi termina la ricarica e continua a usare quello spazio come un parcheggio qualunque. L’articolo 158, comma 1, lettera h-ter, vieta fermata e sosta negli spazi riservati alla ricarica dei veicoli elettrici. Lo stesso divieto riguarda anche i veicoli elettrici che non stanno effettuando la ricarica o che restano nello spazio oltre un’ora dal completamento della ricarica. Il limite di un’ora non si applica dalle 23 alle 7, tranne che nei punti di ricarica di potenza elevata, cioè superiori a 22 kW secondo il riferimento normativo richiamato dalla stessa disposizione.
La regola è semplice: lo spazio davanti alla colonnina serve a ricaricare e non a parcheggiare. La violazione scatta quando un veicolo occupa quello stallo senza avere titolo a farlo. Il caso più evidente è l’auto a benzina, diesel, gpl o metano parcheggiata nello spazio riservato alla ricarica. Il secondo caso riguarda i veicoli elettrici o ibridi plug-in che occupano lo stallo senza ricaricare. Il possesso di un’auto elettrica non autorizza a sostare nello spazio della colonnina. Il via libera nasce dall’operazione di ricarica e non dal tipo di alimentazione del veicolo.
Il terzo riguarda chi resta collegato dopo aver finito la ricarica. La norma concede un margine di tolleranza: il veicolo può permanere nello spazio fino a un’ora dopo il completamento della ricarica. Superato quel limite, la permanenza diventa vietata, salvo nella fascia notturna tra le 23 e le 7. Questa eccezione non vale per le colonnine di potenza elevata: sulle infrastrutture sopra i 22 kW la rotazione resta anche di notte.
Se c’è poi un aspetto di cui tenere conto è la differenza tra fermata e sosta perché anche uno stop momentaneo nello spazio riservato può integrare la violazione se impedisce o limita l’uso della colonnina. Uno stallo di ricarica è considerato una porzione di spazio pubblico funzionale a un servizio. Bloccarla anche per poco impedisce a un utente con batteria scarica di ricaricare, interrompe la programmazione di un viaggio e crea congestione in punti dove le infrastrutture sono ancora poche rispetto alla domanda.
Per l’occupazione abusiva degli spazi riservati alla ricarica, la sanzione prevista dal comma 5 dell’articolo 158 del Codice della Strada è diversa a seconda del tipo di veicolo. Per ciclomotori e motoveicoli a due ruote la multa va da 41 a 168 euro. Per tutti gli altri veicoli, come auto, furgoni e mezzi assimilabili, l’importo va da 87 a 344 euro.
Alla sanzione pecuniaria si aggiunge la rimozione del veicolo. L’articolo 159 del Codice della Strada stabilisce che gli organi di polizia possono disporla o “il blocco dello stesso con attrezzo a chiave applicato alle ruote, senza onere di custodia, le cui caratteristiche tecniche e modalità di applicazione saranno stabilite nel regolamento. L’applicazione di detto attrezzo non è consentita ogni qual volta il veicolo in posizione irregolare costituisca intralcio o pericolo alla circolazioneâ€.
L’auto termica parcheggiata davanti alla colonnina è il caso più facile da accertare. Non essendo in grado di ricaricare non può giustificare la presenza nello stallo. Se lo spazio è segnalato e riservato alla ricarica, la polizia locale può contestare la violazione e disporre la rimozione.
L’automobilista che occupa lo spazio con una vettura non elettrica impedisce materialmente l’uso dell’infrastruttura. Il fatto che la colonnina sia momentaneamente libera, che non ci sia nessuno in attesa o che il parcheggio sia pieno non cambia la natura della violazione. Uno spazio riservato resta tale anche quando in quel momento non viene usato. È lo stesso principio che vale per altri stalli funzionali: carico e scarico, disabili, fermate bus, taxi, aree di emergenza.
La rimozione è disposta dagli organi di polizia. Chi trova una colonnina occupata abusivamente può quindi chiamare la Polizia locale, segnalare l’indirizzo, indicare la targa e descrivere la situazione. Può anche contattare il gestore della colonnina tramite app o numero di assistenza, soprattutto se il problema riguarda un veicolo collegato ma non in carica o una postazione che risulta bloccata nel sistema.
Il caso più irritante, per molti utenti elettrici, è l’auto elettrica che occupa lo stallo senza ricaricare. In questo caso il principio è lineare: lo stallo serve solo alla ricarica. Finita o assente, termina anche la giustificazione della sosta.
La norma concede un’ora dopo il completamento della ricarica. Superato questo margine di tempo, la permanenza diventa vietata. La colonnina ha esaurito la sua funzione per quel veicolo e deve tornare disponibile. La regola è importante sulle infrastrutture pubbliche urbane dove pochi stalli devono servire molti utenti e l’abitudine di lasciare l’auto attaccata per ore riduce l’efficienza dell’intera rete.
La fascia notturna tra le 23 e le 7 è trattata in modo diverso: il limite temporale di un’ora dopo il completamento della ricarica trova applicazione solo per i punti di ricarica di potenza elevata. In pratica su una colonnina lenta o standard può essere tollerata la permanenza notturna dopo il completamento mentre su una colonnina sopra i 22 kW l’esigenza di rotazione resta anche durante la notte.
La legge richiama i punti di ricarica di potenza elevata indicati dal decreto legislativo 257 del 2016. Si tratta delle infrastrutture sopra i 22 kW. Qui la logica è diversa rispetto alla ricarica lenta o accelerata. Una colonnina ad alta potenza serve per soste più brevi, ricariche rapide, viaggi lunghi e rotazione elevata. Bloccarla per ore, anche di notte, significa sottrarre un servizio a chi ne ha bisogno.
Accanto alla sanzione del Codice della Strada c’è poi il piano contrattuale. Molti operatori di ricarica applicano tariffe extra o penali di occupazione quando l’auto resta collegata dopo la fine della sessione. Non sono multe pubbliche, ma costi previsti dalle condizioni del servizio. Servono a spingere l’utente a liberare lo stallo e a ridurre il fenomeno dell’occupazione della presa senza ricarica. Questi addebiti variano in base al gestore, alla potenza della colonnina, alla fascia oraria e al tipo di abbonamento. In alcuni casi partono dopo pochi minuti dal completamento, in altri sono previsti solo su colonnine rapide o ultra-rapide.
Data articolo: Sun, 31 May 2026 04:00:21 +0000Per generazioni, il volto di Terence Hill è stato indissolubilmente legato al galoppo veloce attraverso praterie polverose, al suono degli speroni e al mitico “mezzo” a quattro zampe. Ma quando l’attore decide di abbandonare la sella del cavallo per quella di una moto, arriva forse la parte più divertente: a bordo di una Harley-Davidson, pensata a sua immagine e somiglianza.
La moto capace di stregare Terence Hill è una Harley-Davidson Softail Deluxe, una cruiser dall’eleganza rétro “cucitagli” su misura. Invece di “accontentarsi” della caratteristiche di fabbrica, l’icona del cinema ha voluto contribuire in prima persona allo sviluppo di una visione creativa unica. Erano i tempi de Il mio nome è Thomas, il film del 2018 dedicato alla memoria dell’inseparabile amico Bud Spencer, e la due ruote fecerda ponte tangibile tra la vita del solitario fuorilegge ammirato su schermo e la sensibilità dell’uomo dietro il personaggio.
Nel film la Harley porta Terence nei paesaggi della Spagna in un viaggio sia fisico che intimo, un omaggio al grande schermo e all’amicizia. Per dargli vita, l’attore ha collaborato con H-D Motorfan di Riccione e Wild Hog di Reggio Emilia, due eccellenze artigianali italiane: insieme hanno preso una Softail Deluxe con il suo possente motore Milwaukee-Eight 107 da 1.745 cc e l’hanno “vestita” da cowboy moderno. Letteralmente.
Di questo pezzo colpisce soprattutto l’estetica narrativa. Hanno lasciato le solite velleità del mezzo tirato a lucido in favore di qualcosa di più ruvido: pelle lavorata a mano e dettagli in argento in richiamo ai film western. Il tutto completato da una dotazione degna di un fuorilegge: le borse laterali apparentemente uscite da una diligenza, dettagli argentati luccicanti come fibbie di cinturoni, e persino una borraccia e una corda di canapa. Montata sulla fiancata troviamo la mitica padella per i fagioli e strappa un sorriso a ogni appassionato la celebre padella per i fagioli, un omaggio diretto alla saga di Trinità .
Lanciata sul mercato al prezzo di 29.000 euro, questa serie limitata si rivolge ai collezionisti. La barriera d’ingresso funge da scrematura per una moto che reinterpreta la classica meccanica Harley con una cura del dettaglio italiana. Solo Terence Hill poteva far dialogare due universi tanto lontani in apparenza.
La moto vi ha fatto venire voglia di rivedere all’opera lo storico duo? Non prendete impegni per questa sera. Sabato 30 maggio, in prima serata su Rete 4, va in onda …continuavano a chiamarlo Trinità .
Il film è la quintessenza del genere “fagioli western”: Trinità e Bambino, il duo più sgangherato e amato del cinema italiano finisce coinvolto in un equivoco che lo condurrà a spacciarsi per agenti federali, il preludio a un’avventura memorabile, animata da scazzottate entrate nella storia, battute fulminanti e la bonaria rivalità tra i due fratelli. Immaginate le strade della Spagna in sella a una Harley oppure godetevi la magia intramontabile tra Terence Hill e Bud Spencer: la televisione stasera celebra un mito senza tempo, una leggenda che — al pari della moto del mai domo Terence — non smette mai di correre.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 20:06:32 +0000Gli italiani potrebbero essere gli automobilisti più aggressivi al volante e potrebbero essere maggiormente propensi a manifestare emozioni di rabbia durante la guida. A mettere in evidenza questo particolare tratto del nostro Paese è un sondaggio realizzato da DiscoverCars.com.
Anche se non si tratta di un’analisi statistica, ma di una rilevazione basata su un campione di utenti, è interessante sottolineare come gli italiani siano riusciti a conquistare la prima posizione nella classifica di aggressività durante la guida, avvicinandosi più di ogni altro Paese al punteggio massimo “molto aggressivo”. Ecco i risultati dell’indagine.
Fenomeni di rabbia al volante sono molto diffusi, anche se non sempre vengono manifestati chiaramente dagli automobilisti. Il sondaggio, infatti, conferma che il 68% degli utenti ha dichiarato di innervosirsi occasionalmente mentre il 17% registra sensazioni di rabbia spesso. Il 5% degli automobilisti, invece, ritiene di irritarsi quotidianamente con gli altri automobilisti.
Nella maggior parte dei casi, la rabbia viene manifestata solo occasionalmente: il 65% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di usare il clacson per esprimere un segnale di insoddisfazione soltanto di rado e il 32% ha sottolineato di non usarlo mai. Solo il 2% del totale ha dichiarato di usare spesso il clacson e solo l’1% lo usa ogni giorno.
L’indagine ha assegnato un punteggio, da un minimo di 1 (molto calmo) a un massimo di 5 (molto aggressivo) per dare un giudizio al comportamento degli automobilisti alla guida nei vari Paesi. Il primo posto è proprio dell’Italia che ha conquistato un punteggio di 3,5 su 5, superando di 0,1 punti gli automobilisti della Nuova Zelanda e degli Stati Uniti.
Il podio, formato dagli automobilisti del nostro Paese, dai neozelandesi e dagli americani, ha un notevole “vantaggio” rispetto a tutti gli altri. In quarta posizione, infatti, c’è il Regno Unito con un punteggio di 3,0. Sotto questa quota troviamo i Paesi Bassi, la Francia, il Canada e l’Australia.
Curiosamente, il 23% degli intervistati ha dichiarato di aver subito una guida aggressiva in Italia. Da notare, inoltre, che le città italiane vengono spesso associate a comportamenti particolarmente aggressivi: Napoli è risultata la seconda città più citata tra tutte le città del mondo mentre al terzo posto c’è Roma. Spesso le grandi città sono legate a comportamenti di guida aggressivi, ma le strade più pericolose in Italia si trovano in altre zone.
Ricordiamo che una recente indagine vede l’Italia tra i Paesi più pericolosi in Europa per quanto riguarda gli incidenti mortali anche se in altri Paesi extra europei la situazione è peggiore rispetto al nostro.
Alcuni brand sono associati maggiormente a comportamenti aggressivi alla guida. Il primo posto è conquistato da BMW. I proprietari di uno dei modelli della Casa bavarese, infatti, tendono a essere spesso aggressivi al volante. Seconda posizione per Audi e terza posizione per Land Rover. A completare la Top 5 troviamo Tesla e Volkswagen.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 13:30:56 +0000Nel 2026 il mercato elettrico si è finalmente riempito di modelli accessibili, pensati soprattutto per la città e per chi vuole abbattere i costi di gestione quotidiani senza spendere cifre proibitive. Complice l’arrivo dei marchi cinesi, la crescita della concorrenza e piattaforme elettriche sempre più economiche da produrre, oggi entrare nel mondo delle zero emissioni costa molto meno rispetto a pochi anni fa.
Certo, l’elettrico non è ancora la soluzione perfetta per tutti. Servono abitudini compatibili con la ricarica e una percorrenza giornaliera coerente con l’autonomia disponibile. Ma per chi vive in città o nelle aree limitrofe, dispone di un box o di un punto di ricarica e percorre tragitti relativamente brevi, le elettriche più economiche possono trasformarsi in un vero affare. Tra citycar compatte, crossover urbani e piccole hatchback tecnologiche, ecco la classifica delle auto elettriche più economiche del 2026.
La Dacia Spring continua a essere il simbolo dell’elettrico d’ingresso. Con un prezzo di partenza da 18.700 euro resta una delle porte d’ingresso più economiche al mondo delle auto a batteria e lo fa mantenendo la filosofia che ha reso celebre il marchio romeno: semplicità e concretezza. Non cerca di impressionare con prestazioni elevate o materiali premium. La Spring punta tutto sulla praticità urbana. Le dimensioni compatte e un’autonomia ridotta la rendono perfetta per il traffico cittadino, mentre il peso contenuto aiuta a contenere consumi e costi di gestione.
Tra le sorprese del mercato elettrico europeo c’è sicuramente la Leapmotor T03. La citycar cinese, proposta da 18.900 euro, ha rapidamente attirato attenzione grazie a un rapporto qualità /prezzo estremamente aggressivo. Piccola fuori ma ben sfruttata all’interno, la T03 offre una dotazione tecnologica sorprendentemente ricca per il prezzo richiesto. L’autonomia reale è pensata principalmente per la città e per le brevi percorrenze extraurbane, ma è proprio qui che la Leapmotor riesce a dare il meglio di sé.Â
Con un prezzo di partenza di 18.900 euro, la DR 1.0 EV si inserisce nella fascia più economica del mercato elettrico italiano puntando tutto sulla semplicità e sulla praticità urbana. Non è una vettura pensata per affrontare lunghi viaggi autostradali, ma nell’ambiente cittadino riesce a svolgere perfettamente il proprio compito. Anche i costi di gestione ridotti rappresentano un grande vantaggio per chi utilizza l’auto prevalentemente in città . DR continua così a rafforzare la propria presenza nel mercato italiano, sfruttando una formula basata su dotazioni complete e prezzi aggressivi.
BYD è ormai uno dei protagonisti assoluti dell’elettrico globale e la Dolphin Surf lo dimostra chiaramente. Con un prezzo di partenza di 19.790 euro, la compatta cinese porta nel segmento entry level una qualità percepita decisamente superiore rispetto a molte concorrenti. Il design è moderno e più maturo rispetto ad altre citycar economiche, mentre gli interni puntano fortemente sulla tecnologia e sull’esperienza digitale. Anche la guida convince. La Dolphin Surf è fluida, silenziosa e più stabile rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da una vettura di queste dimensioni. L’autonomia la rende utilizzabile non soltanto in città ma anche per spostamenti extraurbani più frequenti.
La Renault Twingo E-Tech Electric continua a essere una delle elettriche cittadine più appariscenti sul mercato. Con un prezzo da 19.500 euro mantiene la filosofia che ha reso celebre la Twingo tradizionale: massima agilità urbana e praticità quotidiana. Il motore posteriore e il raggio di sterzata ridottissimo la trasformano in una delle auto più facili da guidare e parcheggiare in assoluto. Inoltre la qualità generale Renault resta percepibile anche in questa variante elettrica, con un abitacolo semplice ma ben progettato. La Twingo elettrica continua così a rappresentare una delle migliori soluzioni per chi vive prevalentemente nel traffico cittadino.
La Citroen e-C3 segna uno dei cambiamenti più importanti nel mercato elettrico europeo. Con un prezzo di partenza di 20.490 euro, la francese porta finalmente una vera utilitaria elettrica europea in una fascia di prezzo più accessibile. Rispetto alle citycar più piccole offre maggiore spazio interno, comfort superiore e una versatilità decisamente più ampia. Citroen continua infatti a puntare moltissimo sul comfort di marcia, grazie a sospensioni morbide e sedili molto accoglienti. Anche il design segue la nuova filosofia del marchio, con linee più robuste e quasi da piccolo crossover urbano.Â
Con la MG4 EV Urban il marchio cinese alza notevolmente il livello qualitativo delle elettriche accessibili. A partire da 21.990 euro entra infatti in gioco una vettura molto più vicina alle compatte tradizionali europee. La MG4 non punta solo sul prezzo aggressivo. La piattaforma dedicata all’elettrico permette una distribuzione dei pesi molto equilibrata e un comportamento stradale sorprendentemente dinamico. Gli interni sono moderni e ben rifiniti, mentre l’autonomia consente di affrontare tranquillamente anche percorrenze extraurbane più impegnative.Â
La Fiat 500 elettrica rimane una delle auto più desiderate del panorama urbano. Con un prezzo di partenza da 23.900 euro è più costosa rispetto alle citycar elettriche essenziali, ma punta chiaramente su stile, qualità e immagine. L’icona italiana è stata reinterpretata con grande attenzione al design, mantenendo tutto il fascino della 500 originale ma aggiungendo tecnologia e raffinatezza. Gli interni sono curati, la qualità percepita è elevata e la guida elettrica si sposa perfettamente con il carattere cittadino della vettura. Più che una semplice citycar, la 500e continua a essere un oggetto di stile oltre che una delle elettriche più riuscite prodotte in Europa.
Con la Grande Panda elettrica Fiat riporta un nome storico nel mercato puntando su praticità e semplicità . Il prezzo di partenza da 23.900 euro la posiziona direttamente nel cuore delle compatte elettriche accessibili. Rispetto alla 500 elettrica qui cambia completamente l’approccio. La Grande Panda punta su spazio, versatilità e utilizzo quotidiano, mantenendo però uno stile molto riconoscibile e ricco di richiami storici. È una vettura pensata per diventare l’unica auto di famiglia per chi vive la città in modo quasi esclusivo, offrendo un buon equilibrio tra autonomia, praticità e prezzo.
Chiudiamo con una delle auto più attese degli ultimi anni. La Renault 5 E-Tech Electric, proposta da 24.950 euro, riporta in vita un nome storico reinterpretandolo in chiave moderna ed elettrica. La nuova R5 punta fortissimo sul design rétro, riuscendo però a sembrare contemporaneamente futuristica. Il risultato è una delle compatte elettriche più riuscite dal punto di vista stilistico. Renault vuole trasformarla nell’erede spirituale delle piccole francesi popolari del passato, ma in versione completamente elettrica. E visti i primi risultati, sembra avere tutte le carte in regola per riuscirci.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 12:00:23 +0000Per oltre un secolo, capire se un’auto fosse ferma o in movimento è stato un gioco da ragazzi. Bastava ascoltare il brontolio del motore termico al minimo o guardare l’ago del tachimetro schiodarsi dallo zero. Nell’era della mobilità elettrica, tuttavia, questa apparente banalità è diventata una delle sfide ingegneristiche più sottili e cruciali per la sicurezza e l’efficienza dei veicoli.
I motori elettrici non “girano al minimo”: quando l’auto si ferma, il flusso di corrente si azzera e il silenzio è assoluto. Ma cosa succede se la vettura si trova su una pendenza impercettibile? O se il guidatore rilascia il freno un millesimo di secondo prima del dovuto? È qui che entra in gioco il sistema Stand Still Identification (SSI), una tecnologia di precisione millimetrica progettata per rispondere a una domanda fondamentale: l’auto è davvero ferma o si sta muovendo?
Mentre nei veicoli tradizionali la gestione dello “stazionamento” era affidata principalmente a sistemi meccanici o idraulici, sui veicoli elettrici (EV) l’SSI digitale rappresenta una svolta quantica. Ottimizzando la sinergia tra i sensori di rotazione delle ruote, gli inverter e la frenata rigenerativa, questo sistema non solo impedisce pericolosi arretramenti involontari, ma gioca un ruolo chiave nel preservare l’energia della batteria e nel garantire una fluidità di guida senza precedenti.
In questo approfondimento vedremo come funziona l’algoritmo SSI, perché la sua precisione millimetrica è vitale per la gestione della coppia nei motori a zero emissioni e in che modo si traduce in un vantaggio tangibile per l’autonomia e la sicurezza delle auto elettriche di oggi e di domani.
Per comprendere l’importanza dell’SSI dobbiamo prima analizzare il comportamento intrinseco di un propulsore elettrico rispetto a uno a combustione interna (ICE). In un’auto a benzina o diesel, il motore è fisicamente scollegato dalle ruote quando la frizione è abbassata o il cambio automatico è in posizione di folle.
Quando l’auto è ferma al semaforo, l’albero motore continua a girare a circa 800-900 giri al minuto. Qualsiasi movimento involontario dell’auto, ad esempio un piccolo arretramento in salita, viene percepito dal guidatore che “sente” le forze fisiche o contrasta la gravità giocando con la frizione e il freno.
Nel veicolo elettrico il quadro cambia radicalmente. Il motore elettrico è quasi sempre collegato direttamente alle ruote tramite un riduttore a rapporto fisso, senza una frizione a fare da cuscinetto. Quando la vettura è ferma, il motore è a zero giri al minuto (RPM). In questa condizione, i normali sensori magnetici utilizzati per decenni dai sistemi ABS e di controllo della stabilità (ESP) incontrano un limite fisico invalicabile: la frequenza del segnale si azzera.
I sensori di velocità tradizionali leggono il passaggio dei denti di una ruota fonica solidale al mozzo. Se la ruota gira lentissima, lo spazio temporale tra un dente e l’altro diventa troppo lungo per consentire alla centralina di calcolare la velocità in tempo reale. Per il computer di bordo, una ruota che si muove a 0,1 km/h produce lo stesso identico segnale di una ruota completamente immobile.
Questo vuoto informativo temporaneo prende il nome di “zona morta dello zero“. Se l’elettronica dell’auto non sa se la vettura è ferma o se sta scivolando indietro alla velocità di pochi millimetri al secondo, non può decidere quanta energia inviare al motore per stabilizzarla.
Il sistema SSI non è un singolo componente fisico, bensì un complesso algoritmo software che risiede all’interno della centralina di controllo del motore o dell’inverter, l’organo che trasforma la corrente continua della batteria in corrente alternata per il motore. L’SSI risolve il problema dello zero incrociando i dati provenienti da una rete di sensori ad altissima risoluzione. I pilastri hardware su cui si poggia l’SSI includono:
L’algoritmo SSI processa questi flussi a una frequenza di aggiornamento inferiore al millisecondo. Nel momento in cui rileva lo “Stand Still” (la staticità assoluta), attiva una strategia di controllo della coppia chiamata Zero-Speed Torque Control. Il sistema immette nel motore micro-impulsi di corrente per creare un campo magnetico di bloccaggio che mantiene l’auto perfettamente immobile, eliminando la necessità di stringere fisicamente i freni meccanici a ogni sosta brevissima.
In un’auto elettrica l’energia è preziosa e l’obiettivo dei progettisti è non sprecarne nemmeno un wattora. Senza un sistema SSI accurato, quando l’auto rallenta fino a fermarsi (ad esempio durante l’uso del sistema “One-Pedal Drive“), l’inverter dovrebbe applicare una corrente elettrica fissa al motore per contrastare la tendenza al movimento generata dalla strada. Generare coppia a zero giri consuma molta energia sotto forma di calore (effetto Joule).
L’SSI dirige il tutto: capisce l’istante esatto in cui il veicolo tocca la velocità zero e ne convalida lo stato di fermo. A quel punto, l’algoritmo coordina il passaggio dalla frenata rigenerativa elettrica all’attivazione del freno di stazionamento elettrico o dei freni idraulici di servizio (tramite il sistema di frenata integrato by-wire). In questo modo, l’energia della batteria non viene consumata per tenere ferma l’auto, massimizzando invece il recupero energetico fino all’ultimo centimetro di decelerazione.
La coppia dei motori elettrici è istantanea. Se provi ad accelerare partendo da fermo, il motore eroga immediatamente tutta la forza richiesta. Se la centralina non sa con assoluta certezza se l’auto è ferma o sta ancora rollando leggermente all’indietro, rischia di calcolare una quantità di coppia errata. Il risultato? Una partenza brusca, accompagnata da uno strattone fastidioso per i passeggeri o, peggio, da un pattinamento delle ruote.
Grazie all’SSI, la transizione tra lo stato fermo e il movimento è impercettibile. L’algoritmo calcola la rampa di coppia perfetta per compensare l’inclinazione del terreno. Il guidatore sperimenta una progressione vellutata sia nelle manovre di parcheggio millimetriche sia nelle ripartenze sui viadotti autostradali o sulle rampe dei garage.
Il pericolo maggiore legato alla mancata identificazione dello stato di fermo è l’arretramento involontario (il cosiddetto roll-away). Si può immaginare una situazione quotidiana: ci si trova in fila su una forte pendenza. Il guidatore toglie il piede dal freno per spostarlo sull’acceleratore. Se l’auto non riconosce istantaneamente che la forza di gravità sta vincendo l’inerzia e che la macchina sta indietreggiando, si rischia la collisione con il veicolo retrostante. L’SSI fa sì che l’auto rimanga letteralmente “inchiodata” alla strada in modo attivo, senza richiedere interventi tempestivi o ansiosi sul pedale del freno da parte di chi guida.
L’importanza dello Stand Still Identification cresce esponenzialmente se proiettiamo lo sguardo verso i sistemi di assistenza alla guida avanzati (ADAS) e la guida autonoma di Livello 3 e superiori. Quando è un computer a gestire le manovre di stop-and-go nel traffico cittadino, l’auto deve possedere una consapevolezza millimetrica del proprio stato spaziale.
Nel contesto del parcheggio totalmente automatizzato (Valet Parking), l’auto si muove a velocità ridottissime in ambienti stretti e pieni di ostacoli. Un errore nella stima della staticità della vettura potrebbe causare piccoli urti contro piloni o altri veicoli fermi. L’SSI garantisce la ridondanza informativa necessaria per validare i dati provenienti dalle telecamere e dai sensori LiDAR, confermando che l’azione comandata dai computer di bordo (fermarsi a 5 centimetri da un ostacolo) sia stata eseguita con successo visivo, cinematico e meccanico.
Lo Stand Still Identification rappresenta il perfetto esempio di come l’ingegneria moderna stia sostituendo la complessità meccanica con l’intelligenza software. Se nel secolo scorso l’immobilizzazione del veicolo era legata a leveraggi, cavi d’acciaio e pressione idraulica all’interno di tubi di gomma, oggi la staticità è una stringa di codice matematico che analizza i flussi magnetici di un motore elettrico.
I vantaggi dell’SSI sulle auto elettriche superano la semplice comodità : si tratta di una tecnologia abilitante fondamentale che rende gli EV più sicuri in pendenza, estremamente più fluidi nel traffico urbano e capaci di spremere ogni singolo chilometro di autonomia dalla chimica delle celle delle batterie. Dietro la silenziosa e perfetta immobilità di un’auto elettrica ferma al semaforo, c’è un algoritmo che lavora a tremila cicli al secondo per garantire che lo zero sia, a tutti gli effetti, uno zero assoluto.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 06:00:17 +0000A Roma, parte con il piede sbagliato la convivenza tra monopattini elettrici e nuove norme di circolazione. A una settimana dall’entrata in vigore dell’obbligo di casco e targa, i posti di blocco della Polizia locale hanno scattato una fotografia impietosa: quattro conducenti su dieci non sono in regola.
L’aria è cambiata lo scorso 16 maggio, all’entrata in vigore delle disposizioni più stringenti per gli utenti dei monopattini. Se in precedenza le autorità raccomandavano una generica prudenza, ora si assicurano il rispetto degli obblighi come il casco, già diventato un “must” obbligatorio da dicembre 2024 (a differenza delle biciclette), e soprattutto il “contrassegno identificativo”, ovvero la targa, sulla quale il ministero ha di recente fornito delle ulteriori indicazioni. Una regola che non guarda in faccia a nessuno, includendo sia i proprietari di mezzi privati sia i tantissimi utenti dei servizi in sharing come Lime, Dott e Bird.
Non ti metti in regola? Aspettati un conto salato: le multe in caso di circolazione senza targa oscillano tra i 100 e i 400 euro, mentre dimenticare il casco a casa costa dai 50 ai 250 euro. E a breve, dal 16 luglio, scatterà anche l’obbligo della polizza assicurativa.
I “caschi bianchi” romani non sono rimasti a guardare. Nell’ultima settimana sugli oltre mille mezzi passati al setaccio hanno riscontrato oltre 400 condotte irregolari, tra cui l’errore più comune si è rivelato essere, ancora una volta, il casco, che tanto i locali quanto i turisti continuano a ignorare, nonostante la sua funzione salvavita. Numerosi trasgressori hanno tentato giustificazioni dell’ultimo minuto, ma gli agenti sono stati inflessibili, proprio per sottolineare l’importanza critica della sicurezza stradale.
Relativamente alla targa, in diverse zone della Capitale, come Marconi, Aurelio e il centro storico, le violazioni sono state parecchie, e la situazione è resa più complessa da un “collo di bottiglia” burocratico. La Motorizzazione, infatti, è stata letteralmente subissata da una valanga di richieste al punto da mettere in difficoltà persino gli operatori dello sharing, i quali, pur muovendosi in anticipo, si sono ritrovati con decine di monopattini sprovvisti di targa, perché quelle fisiche non sono ancora state stampate.
Oltre a emettere verbali, la Polizia locale di Roma ha puntato molto sulla sensibilizzazione: gli agenti si sono concentrati non solo sulle sanzioni, ma sul chiarire le nuove norme a un pubblico alle prese con un panorama normativo cambiato fin troppo in fretta.
Da facile previsione, data l’alta densità di mezzi in circolazione, il centro storico guida la classifica delle multe, seguito a ruota dalle zone Aurelio, Marconi, Prenestino e Appio. I controlli però interessano l’intero territorio, compresi i poli universitari e le periferie, dove il monopattino è ormai il mezzo prediletto dai pendolari per coprire l’ultimo tratto di strada verso casa o ufficio.
In questa fase di transizione, che si tratti di distrazione, di difficoltà burocratiche o di una naturale resistenza al cambiamento, appare chiaro come per circolare in regola nella Città Eterna servirà ancora un po’ di tempo e, soprattutto, un cambio di marcia nelle abitudini della popolazione.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 05:30:55 +0000