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News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Oggi, 6 aprile 2026, il traffico sulle autostrade italiane presenta condizioni piuttosto intense con diverse criticità, tra cui code molto lunghe dovute a lavori e incidenti che stanno causando rallentamenti rilevanti. Ad esempio, sulla tratta A7 Milano-Genova si registra una coda di 9 km a causa di lavori tra Genova Bolzaneto e Isola del Cantone. Inoltre, sulla A22 Brennero-Modena, un incidente sta provocando una coda di 4 km tra Rovereto Nord e Trento Nord. Di seguito una panoramica dettagliata delle condizioni di traffico per le principali autostrade interessate oggi.

A1 MILANO-NAPOLI



13:52 – Code a tratti tra Bivio A1/A30 Caserta-Salerno e Capua
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 720.1 al chilometro 738.5 per una lunghezza di 18.4 km.



13:05 – Code a tratti tra Firenze Scandicci e Bivio A1-Variante
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 266.0 al chilometro 286.0 per una lunghezza di 20.0 km.

A7 MILANO-GENOVA



14:05 – Coda tra Genova Bolzaneto e Isola del Cantone
Coda di 9 km per lavori
Direzione Milano
La tratta interessa dal chilometro 106.1 al chilometro 120 per una lunghezza di 13.9 km.

A9 LAINATE-COMO CHIASSO



13:40 – Coda in uscita alla barriera di Como Grandate
Coda per traffico intenso
Direzione Svizzera
Tratta interessata con uscita barriere, chilometro 33.0.

A11 FIRENZE-PISA NORD



13:43 – Coda tra Montecatini Terme e Altopascio
Coda di 1 km per incidente
Direzione Pisa
La tratta interessata va dal chilometro 48.6 al chilometro 46 per una lunghezza di 2.6 km.

A12 GENOVA-ROMA



13:39 – Coda tra Genova est e Bivio A12/A7 Milano-Genova
Coda per traffico intenso
Direzione Genova
La coda si estende dal chilometro 0 al chilometro 4.2 per 4.2 km.

A14 BOLOGNA-TARANTO



13:26 – Coda tra Poggio Imperiale e Termoli
Coda di 1 km per traffico congestionato
Direzione Pescara
La tratta interessa dal chilometro 476.1 al chilometro 479 per una lunghezza di 2.9 km.

A22 BRENNERO-MODENA



13:44 – Coda tra Brennero Terme e Vipiteno
Coda di 2 km per traffico intenso
Direzione Modena
La coda si estende dal chilometro 15.9 al chilometro 10.8 per una lunghezza di 5.1 km.



13:31 – Coda tra Rovereto Nord e Trento Nord
Coda di 4 km per incidente
Direzione Brennero
La tratta interessata va dal chilometro 135 al chilometro 144 per una lunghezza di 9 km.

A23 PALMANOVA-TARVISIO



12:09 – Coda tra Pontebba e Ugovizza
Coda di 1 km per traffico congestionato
Direzione Confine Di Stato
La tratta interessa dal chilometro 105.2 al chilometro 104.2 per una lunghezza di 1 km.

A26 GE-VOLTRI-GRAVELL.TOCE



14:06 – Code a tratti tra Bivio A26/A10 Genova-Ventimiglia e Diramazione D26 Predosa-Bettole
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Gravellona Toce
La tratta interessata parte dal chilometro 35 per una lunghezza di 35 km.

A56 TANGENZIALE DI NAPOLI



14:02 – Traffico rallentato tra Corso Malta e Capodimonte
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
La tratta interessata va dal chilometro 16.1 al chilometro 18.8 per una lunghezza di 2.7 km.



14:00 – Coda tra Agnano e Astroni
Coda di 1 km per traffico congestionato
Direzione Pozzuoli
La coda si trova tra i chilometri 5.4 e 7.2 per una lunghezza di 1.8 km.



12:09 – Coda in uscita alla barriera di Astroni
Coda per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
Tratta interessata con uscita barriere, chilometro 5.4.

TR1 TRAFORO DEL MONTE BIANCO



13:21 – Coda in corrispondenza Piazzale Francese verso Courmayeur
Attesa prevista 15 minuti
Direzione Courmayeur
La coda si trova al chilometro 0.1.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 12:08:00 +0000
News n. 2
Cristiano Ronaldo, avvistato il suo incredibile jet privato: lusso sfrenato

Persino gli aeroporti in cui atterrano finiscono per portare il nome di certi personaggi famosi. È il caso di Cristiano Ronaldo e dello scalo internazionale di Funchal, la capitale dell’arcipelago di Madeira, in Portogallo, dove il fuoriclasse è nato. Proprio qui, in quello che di fatto è il giardino di casa sua, un utente di Instagram conosciuto come “bantersuperleague” è riuscito a scovare qualcosa di davvero unico. No, non ha beccato il calciatore dell’Al-Nassr in carne e ossa, ma il suo inconfondibile jet privato, parcheggiato sulla pista a favore di obiettivo.

Anche se il campione non si è fatto vedere, lasciando il dubbio se fosse già sceso o se stesse aspettando all’interno del velivolo prima del decollo, gli indizi riconducono a un unico proprietario. Perché se le celebrità possono trovare il modo di nascondersi agli occhi dei curiosi, i loro mezzi di trasporto quasi mai riescono a passare inosservati.

Gulfstream G650: la personalizzazione di CR7

Il gioiello scelto non si presta a facili equivoci, trattandosi di un Gulfstream G650, tra i jet privati di grandi dimensioni maggiormente in voga. L’esemplare di Cristiano Ronaldo sfoggia una livrea nera con accenti in oro e argento a sprizzare lusso da ogni angolatura. Ma a renderlo davvero unico sono i dettagli personalizzati che urlano il nome del proprietario. Vicino al portellone d’ingresso campeggia l’ormai iconica sagoma dell’esultanza “Siuuuu”, il marchio di fabbrica del portoghese, affiancata dalla celebre sigla CR7 a caratteri cubitali.

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Sotto la fusoliera due motori Rolls-Royce BR725 spingono il gigante dei cieli a una velocità massima di poco inferiore ai 1.000 km/h. Oltre a essere incredibilmente veloce per accorciare le distanze tra l’Arabia Saudita e l’Europa, il G650 risulta molto adatto alle esigenze di una famiglia numerosa. All’interno può ospitare comodamente fino a diciannove persone sedute e offre spazio per dormire a ben dieci passeggeri. Una sistemazione ideale che sembra fatta su misura di CR7, la compagna Georgina e i loro cinque figli durante i lunghi spostamenti intercontinentali.

Uno stile inconfondibile

La curiosità suscitata dall’avvistamento mette in luce un paradosso moderno legato ai viaggi dei super VIP. In genere, motivi di sicurezza e privacy dissuadono le star di fama mondiale dal prendere voli di linea commerciali, eppure velivoli del genere danno ancor più nell’occhio.

Dal comune cittadino fino a Cristiano Ronaldo, alla fine tutti devono utilizzare lo stesso identico asfalto per decollare e atterrare, specie in quelle località dotate di un solo aeroporto principale. Sperduta nell’Oceano Atlantico, Funchal ha ad esempio un unico scalo a disposizione, ed è pertanto ovvio che i jet privati dei miliardari condividano gli spazi e le piste con i normali aerei turistici.

Di diverso c’è il fatto che personaggi del calibro di Ronaldo abbiano staff e guardie del corpo pronti a scortarli direttamente dalla scaletta dell’aereo all’auto con i vetri oscurati. Le probabilità di vederli camminare sottobraccio tra i passeggeri al gate o al nastro bagagli rasentano lo zero, eppure nell’ambito dell’aviazione, pesantemente regolamentato, standardizzato e visibile a chiunque, nascondere l’aereo di un divo rimane l’anello debole della riservatezza.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 11:07:21 +0000
News n. 3
Allarme carburanti, restrizioni in quattro aeroporti italiani

La crisi del carburante rischia di mettere in ginocchio il settore aereo in Europa. Inizialmente il rallentamento sembrava dipendere dal classico caos pasquale, ma più i giorni passano e più la situazione sembra farsi seria. Lascia temere il peggio il campanello d’allarme suonato da Air BP Italia: in una nota ufficiale, il fornitore impone tagli drastici ai rifornimenti in quattro aeroporti chiave come quelli di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia. La priorità spetta ai voli ambulanza, ai voli di Stato e alle tratte internazionali che superano le tre ore di volo. Per tutti gli altri, il carburante viene centellinato fino all’ultima goccia.

L’incognita del Medio Oriente

Nonostante i numeri indichino una gestione d’emergenza, le istituzioni provano a gettare acqua sul fuoco. Pierluigi Di Palma, Presidente dell’Enac, invita a non confondere i picchi stagionali con le crisi geopolitiche:

“Le difficoltà per l’approvvigionamento di carburante sono legate al periodo pasquale di traffico intenso, non al blocco di Hormuz. Se il conflitto dovesse continuare, ci saranno conseguenze, ma al momento vedo le diplomazie al lavoro”

Anche il Gruppo Save, società di riferimento in Veneto, prova a ridimensionare l’impatto, sottolineando come il problema riguardi un singolo fornitore e non l’intera rete di approvvigionamento degli aeroporti coinvolti. Tuttavia, il quadro globale suggerisce prudenza. Il caos in Medio Oriente continua a pesare come un’incognita enorme, specialmente lungo lo Stretto di Hormuz. Da lì parte infatti gran parte del greggio mondiale: eventuali intoppi nell’area vanno a ripercuotersi sui depositi europei.

Finché il tratto di mare resta a rischio, risulta dunque impossibile fare previsioni certe sulla disponibilità di carburante. Sebbene la maggior parte del greggio del Golfo sia diretta verso Asia e Stati Uniti, i contraccolpi sull’offerta europea sono inevitabili, specialmente per un continente che importa il 30% del proprio fabbisogno di jet fuel.

L’oscillazione dei prezzi costituisce un problema familiare ai vettori, ma la scarsità fisica del prodotto crea della preoccupazione tra gli stessi operatori, persino di un colosso come Ryanair, che fissa il momento esatto in cui la situazione potrebbe precipitare:

“Non ci sono carenze di carburante nel breve, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori possono garantire carburante fino a metà/fine maggio. Se la guerra dovesse protrarsi fino a giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture in alcuni aeroporti europei”

Un monito che trova eco anche in casa Lufthansa, dove si segnalano già le prime criticità in alcuni scali asiatici, a conferma di una catena logistica globale estremamente fragile.

Le possibili conseguenze per i passeggeri

Se la situazione non dovesse normalizzarsi entro giugno, l’impatto sui consumatori sarebbe duplice. Da un lato, l’aumento dei costi del carburante spingerebbe ulteriormente verso l’alto i prezzi dei biglietti, già provati dall’inflazione. Dall’altro, lo spettro di cancellazioni e riprogrammazioni forzate si farebbe concreto.

Come se ciò non bastasse, una beffa normativa pende sulla testa dei viaggiatori. In caso di stop ai voli per mancanza di cherosene, le compagnie potrebbero invocare la “causa di forza maggiore”. RimborsoAlVolo spiega:

“Eventuali restrizioni ai voli dovute a carenza di carburante rientrerebbero nelle circostanze eccezionali non imputabili alle compagnie aeree, facendo venire meno il diritto dei passeggeri al risarcimento fino a 600 euro previsto dalla legge comunitaria”

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 10:38:21 +0000
News n. 4
Rumori sospetti alla sospensione su fondo sconnesso, problemi al braccetto? Come capirlo

Sentire un “cloc” metallico ogni volta che prendi un dosso o una buca non è mai un buon segno, specialmente se guidi spesso su strade dissestate e fondi sconnessi. Ti dico subito che quel rumore non va ignorato, in quanto indica un’usura eccessiva sulla sospensione. Continuare a viaggiare in queste condizioni non solo compromette il comfort, ma mette a rischio la tua sicurezza.

Posso continuare a guidare o devo fermarmi subito?

La risposta dipende dall’entità del danno. Se senti un battito, ma l’auto non sbanda, mantiene la traiettoria e il volante risponde bene ai comandi, puoi proseguire la marcia con estrema prudenza per raggiungere l’officina il prima possibile.

In questo caso, i componenti hanno iniziato a prendere gioco meccanico ma garantiscono ancora una minima tenuta. Devi invece fermarti immediatamente e chiamare un carro attrezzi se avverti uno (o più) dei seguenti segnali:

  • l’auto sbanda vistosamente o “tira” da un lato senza motivo;
  • il volante non risponde prontamente ai comandi;
  • senti rumori di sfregamento metallico o colpi secchi anche su piccoli avvallamenti.

In queste condizioni, un componente della sospensione potrebbe cedere del tutto, causando la perdita totale di controllo del veicolo. Diventa molto pericoloso proseguire, e si rischia inoltre di fare danni molto gravi.

Cosa succede se ignoro il problema?

Ignorare questo segnale significa sottoporre l’auto a uno stress meccanico che finisce per rovinare anche il resto della sospensione. Ecco cosa potrebbe succedere se si aspetta troppo prima di intervenire:

  • consumo irregolare degli pneumatici: le ruote perdono l’allineamento corretto e il battistrada si consuma in modo anomalo sui lati in pochissimi chilometri;
  • rottura totale della testina: nei casi più gravi, il giunto sferico si sfila dalla sua sede e la ruota non è più in asse con il veicolo. Questo provoca uno sbandamento immediato;
  • danni a catena sull’avantreno: quando il braccetto cede del tutto, la ruota si piega violentemente verso l’esterno, danneggiando i componenti meccanici circostanti.

Costi di riparazione

Il costo finale dell’intervento dipende principalmente dal modello dell’auto e dalla complessità del lavoro. Di seguito riportiamo una stima della spesa complessiva:

  • singolo braccetto oscillante: la spesa totale oscilla tra 240 e 400 euro;
  • testine dello sterzo: il costo completo per la sostituzione si attesta tra gli 80 e i 100 euro l’una;
  • biellette della barra stabilizzatrice: per il cambio di ogni elemento si possono spendere dai 100 ai 140 euro;
  • ammortizzatore danneggiato: se il battito proviene dall’ammortizzatore, il costo totale per ogni lato varia dai 320 ai 470 euro;
  • convergenza: operazione fondamentale per riallineare le ruote, che ha un costo fisso di circa 60 euro.

I consigli del meccanico

Per garantire la massima sicurezza su strada e ottimizzare i costi di manutenzione, è fondamentale seguire alcune accortezze tecniche:

  • sostituzione in coppia: se un braccetto o un ammortizzatore ha ceduto per usura, è molto probabile che l’altro lato sia nelle stesse condizioni. Sostituirli insieme permette di mantenere l’assetto equilibrato, diminuire il fermo macchina e pagare una sola volta la convergenza;
  • qualità dei componenti: l’utilizzo di ricambi di alta qualità assicura una durata maggiore. Componenti di scarsa fattura tendono a deteriorarsi rapidamente, costringendo a ripetere l’intervento dopo pochi mesi;
  • intervento tempestivo: agire ai primi segnali evita che il gioco meccanico rovini gli pneumatici o altri componenti meccanici.
Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 06:00:57 +0000
News n. 5
Sciopero dei trasporti aprile 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di aprile 2026 sono previsti numerosi scioperi che coinvolgono vari settori del trasporto in Italia, tra cui quello aereo, ferroviario, marittimo, del trasporto pubblico locale e della logistica, con impatti di diversa portata su scala nazionale, regionale e locale. L’articolo fornisce il calendario dettagliato degli scioperi previsti, specificando le date, la durata, le categorie interessate, i servizi coinvolti e le città o regioni dove sono stati proclamati.

Sciopero 10 aprile 2026

Sarà una giornata con mobilitazioni che toccheranno tutto il territorio nazionale, soprattutto nel settore aereo dove sono previste astensioni di 4 ore (dalle 13.00 alle 17.00). Gli scioperi coinvolgeranno il personale delle società ENAV, TECHNO SKY, ENAV ACC ROMA, ENAV Aeroporto di Milano Malpensa, ENAV ACC di Milano e ENAV Aeroporto di Napoli, supportate da diverse sigle sindacali tra cui UILT-UIL, RSA UGL-TA, ASTRA, FAST-CONFSAL-AV.

Nel settore del trasporto pubblico locale è previsto uno sciopero di 4 ore (dalle 20.01 alle 24.00) che interessa il personale della società Busitalia Sita Nord nelle unità produttive delle regioni Veneto, Umbria e Campania, indetto da USB Lavoro Privato e ADL Cobas.

Sciopero 11 aprile 2026

Per l’intera giornata, il settore ferroviario sarà coinvolto da uno sciopero nazionale di 24 ore che interessa il personale degli impianti manutenzione infrastrutture RFI in tutta Italia, con la partecipazione di Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione Infrastruttura RFI e COBAS Lavoro Privato/Coordinamento Ferrovieri.

Sciopero 13 aprile 2026

In Campania, nella città di Napoli, sciopero di 4 ore (dalle 11.00 alle 15.00) nel settore del trasporto pubblico locale, che riguarda il personale della società EAV di Napoli, indetto da OSR ORSA Autoferro TPL.

A livello nazionale è previsto uno sciopero di 4 ore ad inizio turno montante per il personale addetto ad attività ferroviarie in appalto della società Elior Ristorazione, indetto da COBAS Lavoro Privato.

Nel Friuli-Venezia Giulia, nella città di Udine, è previsto sciopero di 4 ore per il personale della società Arriva Udine (urbano: dalle 17.30 alle 21.29; extraurbano: dalle 17.15 alle 21.14), indetto da ASI-AU.

In Calabria, nella città di Cosenza, personale della società IAS Autolinee di Corigliano-Rossano si asterrà dal lavoro per 4 ore (dalle 10.57 alle 14.57), con la proclamazione di RSA FILT-CGIL/UILT-UIL/FAISA-CISAL.

Sciopero 14-18 aprile 2026

Regione Sicilia: sciopero regionale nel settore trasporto merci, con fermo servizi autotrasporto conto terzi dalla mezzanotte del 14 aprile fino alle ore 24.00 del 18 aprile, proclamato dal Comitato Trasporto Siciliano.

Sciopero 17 aprile 2026

In Sicilia, nella città di Messina, previsto uno sciopero di 8 ore (09.01 – 17.01) nel settore marittimo, che coinvolge il personale della società Blujet Area Stretto di Messina, indetto da OSP FILT-CGIL/UILT-UIL.

Sciopero 19 aprile 2026

In Toscana, nella città di Firenze, previsto sciopero di 4 ore (dalle 13.00 alle 17.00) che coinvolge il personale della società Gest di Firenze (trasporto pubblico locale), organizzato da COBAS Lavoro Privato.

Sciopero 20 aprile 2026

In Abruzzo, nella città di Chieti, sciopero di 4 ore (dalle 09.00 alle 13.00) per il personale della Autoservizi Tessitore di Vasto, indetto da FAISA-CISAL.

In tutta Italia, nel settore trasporto merci, è previsto il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto merci per 144 ore dalle ore 00.00 del 20 aprile alle ore 24.00 del 25 aprile, proclamato da Trasportounito.

Sciopero 21 aprile 2026

Nella regione Lazio, nella città di Frosinone, è indetto uno sciopero di 24 ore per il personale della società Cialone Tour, promosso da USI CTS.

Sciopero 24 aprile 2026

In Lombardia, nella città di Milano, sciopero di 8 ore che coinvolge personale delle aziende Gruppo ATM (ATM e Net Trezzo: 8.45-15.00, Net Monza: 14.50-termine servizio 18.50, Funicolare Como Brunate: 8.30-16.30), promosso da Confial-Trasporti.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero 10 aprile 2026
Sciopero 11 aprile 2026
Sciopero 13 aprile 2026
Sciopero 14-18 aprile 2026
Sciopero 17 aprile 2026
Sciopero 19 aprile 2026
Sciopero 20 aprile 2026
Sciopero 21 aprile 2026
Sciopero 24 aprile 2026

Fonte: Mit

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 06:00:00 +0000
News n. 6
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Il prezzo dei carburanti lungo le autostrade oggi 06 aprile 2026: benzina, diesel, gpl e metano

Lungo la rete autostradale italiana i prezzi alla pompa riflettono la somma di più componenti: il costo industriale del prodotto, che include la materia prima e il margine della filiera, e la parte fiscale costituita da accise e Iva. In questa pagina trovi il riepilogo aggiornato delle medie praticate in autostrada, utile per pianificare gli spostamenti e stimare la spesa di rifornimento. I valori riportati derivano dall’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e sono riferiti all’ultimo aggiornamento disponibile. Ricordiamo che differenze tra modalità self e servito, politiche di rete e tempi di adeguamento alle quotazioni internazionali possono generare scostamenti tra impianti e tratte: per questo le medie sono un riferimento sintetico, mentre il prezzo effettivo può variare leggermente da stazione a stazione.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Aggiornamento 05-04-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.157 €
Benzina SELF 1.816 €
GPL SERVITO 0.885 €
Metano SERVITO 1.595 €

Come si compone il costo dei carburanti

Il prezzo finale della benzina alla pompa nasce dall’incontro tra tassazione e dinamiche industriali. In Italia la componente fiscale pesa per il 58% e comprende accise e Iva: si tratta di una quota fissa per litro su cui il singolo operatore non può intervenire. La componente industriale vale il restante 42% e si scompone a sua volta in costo della materia prima (30% del prezzo) e margine lordo (12%). Il costo della materia prima risente delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e dell’andamento del cambio euro/dollaro: quando il greggio e i listini all’ingrosso salgono, oppure l’euro si indebolisce rispetto al dollaro, il costo in euro tende ad aumentare. Il margine lordo, invece, copre raffinazione, logistica, stoccaggio, trasporto, gestione della rete e remunerazione dell’attività commerciale: è la leva su cui l’operatore può agire per modificare il prezzo alla pompa. In autostrada, fattori come orari estesi, servizi accessori e vincoli concessori possono incidere su tale margine, spiegando differenze rispetto alla viabilità ordinaria. In fasi di forte volatilità, l’adeguamento dei listini può essere non simultaneo tra impianti e marchi: l’aumento delle quotazioni tende a riflettersi con rapidità, mentre in caso di calo l’allineamento può richiedere più giorni per smaltire scorte acquistate a prezzi più elevati. La modalità di rifornimento incide infine sul prezzo esposto: il self service riduce i costi legati al servizio rispetto al servito, fermo restando che la parte fiscale resta invariata.

Per il gasolio la struttura del prezzo presenta pesi differenti. La componente fiscale incide per il 45% del prezzo finale, mentre la componente industriale vale il 55%. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima rappresenta il 45% e riflette l’andamento delle quotazioni internazionali del diesel e del cambio euro/dollaro; il margine lordo è pari al 10% e comprende i costi di raffinazione, logistica e gestione della rete, costituendo l’area sulla quale l’operatore può intervenire per modificare il prezzo alla pompa. La domanda di trasporto merci, la stagionalità e la disponibilità degli impianti di raffinazione possono amplificare la volatilità dei prezzi all’ingrosso del gasolio, con effetti più pronunciati rispetto alla benzina in alcune fasi di mercato. Sulle tratte autostradali, dove la continuità del servizio e le dotazioni delle aree di sosta comportano oneri specifici, il margine può risultare differente rispetto alla rete urbana, influenzando il prezzo esposto. Anche qui la distinzione tra self e servito resta centrale: la seconda modalità incorpora i costi del personale e dei servizi addizionali. Infine, concorrenza locale, rotazione delle scorte e politiche commerciali dei brand spiegano perché due impianti vicini possano mostrare livelli diversi: quando i listini all’ingrosso scendono, l’adeguamento alla pompa può essere graduale; in fasi di rialzo, invece, l’aggiornamento tende a essere più tempestivo.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 06:00:00 +0000
News n. 7
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.784 per la benzina, 2.139 per il diesel, 0.783 per il gpl, 1.596 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.106
Benzina SELF 1.777
GPL SERVITO 0.778
Metano SERVITO 1.520

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.143
Benzina SELF 1.805
GPL SERVITO 0.728
Metano SERVITO 1.568

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.157
Benzina SELF 1.805
GPL SERVITO 0.816
Metano SERVITO 1.722

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.169
Benzina SELF 1.804
GPL SERVITO 0.806
Metano SERVITO 1.628

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.136
Benzina SELF 1.784
GPL SERVITO 0.766
Metano SERVITO 1.530

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.137
Benzina SELF 1.772
GPL SERVITO 0.760
Metano SERVITO 1.569

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.145
Benzina SELF 1.775
GPL SERVITO 0.747
Metano SERVITO 1.567

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.124
Benzina SELF 1.773
GPL SERVITO 0.777
Metano SERVITO 1.692

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.153
Benzina SELF 1.790
GPL SERVITO 0.849
Metano SERVITO 1.567

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.157
Benzina SELF 1.780
GPL SERVITO 0.756
Metano SERVITO 1.580

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.115
Benzina SELF 1.769
GPL SERVITO 0.790
Metano SERVITO 1.526

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.133
Benzina SELF 1.793
GPL SERVITO 0.773
Metano SERVITO 1.473

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.147
Benzina SELF 1.773
GPL SERVITO 0.757
Metano SERVITO 1.579

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.142
Benzina SELF 1.789
GPL SERVITO 0.746
Metano SERVITO 1.649

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.142
Benzina SELF 1.782
GPL SERVITO 0.842

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.137
Benzina SELF 1.802
GPL SERVITO 0.786
Metano SERVITO 1.822

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.134
Benzina SELF 1.779
GPL SERVITO 0.782
Metano SERVITO 1.627

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.141
Benzina SELF 1.786
GPL SERVITO 0.778
Metano SERVITO 1.613

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.116
Benzina SELF 1.771
GPL SERVITO 0.780
Metano SERVITO 1.576

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.151
Benzina SELF 1.792
GPL SERVITO 0.869

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 06 aprile 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.138
Benzina SELF 1.769
GPL SERVITO 0.774
Metano SERVITO 1.534

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 06:00:00 +0000
News n. 8
L’Europa rallenta mentre l’Italia ha iniziato il 2026 in positivo: i dati a confronto

Il mercato auto europeo ha iniziato il 2026 con un leggero calo delle immatricolazioni. In attesa dell’arrivo dei dati completi del primo trimestre, una rapida analisi dei dati del periodo gennaio-febbraio forniti da ACEA ci conferma il rallentamento del mercato.

Questo trend non è generale: le immatricolazioni sono in calo in Europa, ma alcuni mercati sono in positivo. Un esempio in tal senso arriva dall’Italia, protagonista di un’ottima prima parte di 2026.

Considerando i “big market”, infatti, il nostro Paese è quello che cresce di più. Andiamo ad analizzare l’attuale stato del mercato mettendo a confronto i dati italiani con quelli del resto d’Europa.

L’Europa è in calo

Prima di entrare nei dettagli del confronto andiamo a riepilogare brevemente l’andamento delle immatricolazioni in Europa, considerando tutto il mercato (Ue, Paesi Efta e Regno Unito). Al termine dei primi due mesi dell’anno, le vendite di nuove auto sono calate dell’1% con un totale di circa 1,959 milioni di unità vendute. Il calo è più marcato (-1,2%) se si considera il solo mercato Ue.

L’Italia corre

Il mercato italiano, come confermato anche dai dati sul primo trimestre pubblicati in questi giorni, cresce. Limitando l’analisi al bimestre (in modo da poter confrontare al meglio i risultati con il resto del mercato europeo) è possibile notare una crescita del 10,2% delle immatricolazioni, con quasi 300 mila unità vendute. Questo dato è sensibilmente superiore a quello fatto registrare dalla media europea. Tra i Paesi europei, fanno meglio dell’Italia solo alcuni small market come Estonia (+116%), Islanda (+76%) e Malta (+53%) e alcuni con volumi medi come l’Austria (+10,4%) e la Danimarca (+10,2%).

I dati degli altri big market

Per quanto riguarda i “big market” europei (Germania, Regno Unito, Francia e Spagna), le immatricolazioni sono in chiaro scuro. Solo due sono in positivo, con percentuali inferiori all’Italia, mentre gli altri due sono in netto calo. La performance migliore è quella del Regno Unito, che cresce del 4,8%. Cresce anche la Spagna, con un incremento del 4,6%. In calo, invece, la Germania, che fa segnare una riduzione delle immatricolazioni dell’1,4%. La Francia, invece, sta vivendo un periodo abbastanza negativo con un calo dell’11,1% delle vendite.

Il peso delle elettriche

Un contributo importante alla crescita registrata dal mercato italiano, in rapporto al resto d’Europa, è arrivato dalle elettriche, con un totale di 31 mila unità vendute (per un market share superiore al 10%) e una crescita del 61,3% rispetto ai risultati dell’anno precedente. Questa percentuale è la più alta tra i big market (che però hanno volumi ben superiori, al netto della sola Spagna) ed è la seconda più alta in Europa tra i mercati con almeno 5 mila unità immatricolate.

Il mercato europeo, invece, cresce del 14,3% per quanto riguarda il segmento delle elettriche che oggi possono contare su una quota di mercato complessiva pari a poco più del 19% (per l’Ue si scende a circa il 18%). Per approfondire l’andamento delle auto elettriche in Europa potete dare un’occhiata ai dati completi che confermano numeri da record anche per le ibride plug-in in questa prima parte di 2026. Per i dati completi sul primo trimestre in Europa, invece, bisognerà attendere la fine del mese di aprile.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 05:30:16 +0000
News n. 9
Collision Mitigation Braking System, la tecnologia che riduce il rischio di incidenti

Nel panorama dell’evoluzione automobilistica verso la guida autonoma, il Collision Mitigation Braking System (CMBS) rappresenta una delle pietre miliari della sicurezza attiva contemporanea.

Se un tempo la sicurezza era affidata esclusivamente alla resistenza strutturale del telaio (sicurezza passiva), oggi l’intelligenza artificiale e la sensoristica avanzata permettono al veicolo di “prevedere” il pericolo, intervenendo laddove il fattore umano fallisce per distrazione, stanchezza o tempi di reazione limitati.

Il CMBS non è un semplice dispositivo di assistenza, ma un sistema predittivo complesso che opera in tre fasi critiche: monitoraggio, avviso e azione. Utilizzando una combinazione di radar a onde millimetriche e telecamere ad alta risoluzione, il sistema scansiona costantemente la strada, calcolando in millisecondi la distanza e la velocità relativa rispetto agli ostacoli.

L’obiettivo

L’obiettivo del CMBS è duplice:

  • prevenire l’impatto: intervenendo autonomamente sui freni se il conducente non reagisce agli avvisi sonori e visivi;
  • mitigare le conseguenze: ridurre drasticamente la velocità d’impatto qualora lo scontro sia inevitabile, minimizzando così l’energia cinetica in gioco e, di conseguenza, i danni a cose e persone.

Com’è fatto il Collision Mitigation Braking System

L’efficacia del CMBS risiede nella capacità di percepire l’ambiente circostante con una precisione superiore a quella dell’occhio umano. L’architettura hardware si fonda sul principio della sensor fusion, ovvero l’integrazione di flussi di dati provenienti da dispositivi diversi per eliminare i punti ciechi tecnologici.

Il cuore del sistema è solitamente un radar a onde millimetriche (Long Range Radar), posizionato dietro la griglia frontale o lo stemma del veicolo. Questo sensore emette impulsi elettromagnetici che rimbalzano sugli oggetti circostanti; misurando il tempo di ritorno e l’effetto Doppler della frequenza, il sistema calcola istantaneamente la distanza e la velocità relativa dell’ostacolo.

Parallelamente, una telecamera ad alta risoluzione (spesso stereoscopica) montata nella parte superiore del parabrezza si occupa del riconoscimento semantico dell’immagine. Mentre il radar eccelle nel rilevare la presenza fisica di un oggetto anche in condizioni di scarsa visibilità o nebbia, la telecamera permette di distinguere se quell’oggetto è un veicolo, un pedone, un ciclista o un elemento fisso come un guardrail. Questi dati convergono in una centralina dedicata che confronta i vettori di movimento del proprio veicolo con quelli degli oggetti rilevati, operando migliaia di cicli di calcolo al secondo per identificare traiettorie di collisione imminenti.

Come funziona

Il software di gestione del CMBS opera secondo una logica gerarchica progettata per massimizzare la sicurezza senza risultare invasiva o causare reazioni improvvise del conducente in situazioni non critiche. La prima fase è puramente informativa: l’algoritmo calcola il Time-to-Collision (TTC) e, se questo scende sotto una soglia di sicurezza prestabilita, attiva segnali acustici e visivi sul quadro strumenti. In questa fase, il sistema non interviene ancora sulla dinamica del veicolo, ma prepara l’impianto frenante avvicinando le pastiglie ai dischi per annullare i tempi di latenza idraulica.

Se il pericolo persiste e il conducente non accenna a una manovra correttiva, il sistema entra nella fase di pre-frenata o frenata parziale. Qui, la centralina comanda una decelerazione moderata che ha il duplice scopo di iniziare a ridurre la velocità e di fornire un feedback tattile al guidatore tramite una vibrazione del pedale o del sedile.

L’ultima fase, la frenata d’emergenza autonoma (AEB), scatta solo quando la collisione è valutata come inevitabile. In questo istante, il sistema bypassa la volontà del conducente applicando la massima pressione frenante disponibile per arrestare il veicolo o, nel peggiore dei casi, per minimizzare l’energia cinetica residua prima dell’impatto.

Come si integra nell’impianto frenante

Un intervento del CMBS non è un evento isolato, ma una complessa operazione di coordinamento con l’intero chassis del veicolo. Per garantire che una frenata d’emergenza non si trasformi in una perdita di controllo, il sistema deve dialogare costantemente con il controllo elettronico della stabilità (ESC) e il sistema anti-bloccaggio (ABS).

Durante una decelerazione violenta attivata autonomamente, l’ESC monitora i sensori di imbardata e di angolo di sterzo per assicurarsi che il veicolo mantenga la traiettoria rettilinea, evitando che trasferimenti di carico improvvisi possano innescare testacoda, specialmente su fondi stradali con coefficienti di attrito asimmetrici.

L’integrazione tecnica moderna prevede spesso l’utilizzo di servofreni elettromeccanici, noti come E-Booster, che sostituiscono i vecchi sistemi a depressione. Questi componenti sono in grado di generare la massima pressione idraulica nelle pinze dei freni in una frazione del tempo richiesto da un sistema tradizionale, guadagnando metri preziosi che possono fare la differenza tra un impatto e una collisione sventata.

Inoltre, il sistema può attivare contemporaneamente i pretensionatori elettrici delle cinture di sicurezza, portando gli occupanti nella posizione posturale ottimale per massimizzare l’efficacia degli airbag nel caso l’urto si verifichi comunque.

La fisica alla base della mitigazione delle collisioni risiede nella gestione dell’energia cinetica. L’energia cresce con il quadrato della velocità: questo significa che anche una riduzione apparentemente modesta della velocità di impatto comporta una riduzione esponenziale della forza distruttiva applicata al veicolo e ai corpi degli occupanti. Ad esempio, ridurre la velocità da 50 km/h a 25 km/h non dimezza il pericolo, ma riduce l’energia cinetica di ben quattro volte.

Tecnicamente, il CMBS agisce come un limitatore della severità dell’incidente. Le statistiche dei centri di ricerca per la sicurezza automobilistica confermano che i veicoli equipaggiati con sistemi di frenata automatica registrano una riduzione del 40-50% dei tamponamenti posteriori rispetto ai modelli sprovvisti.

La capacità del sistema di intervenire istantaneamente, eliminando il “tempo di reazione” umano (mediamente compreso tra 1 e 1,5 secondi), permette di iniziare la decelerazione quando il veicolo si trova ancora a una distanza utile per assorbire l’energia dell’impatto entro i limiti di deformazione programmata della carrozzeria.

Quali sono le difficoltà riscontrate

Nonostante l’elevato grado di sofisticazione, il CMBS presenta limiti intrinseci legati alle leggi della fisica e alle attuali capacità di calcolo. La principale sfida è rappresentata dai “falsi positivi“, ovvero situazioni in cui ombre particolari, tombini metallici sporgenti o cartelli stradali posizionati in curva vengono scambiati per ostacoli reali, portando a frenate fantasma potenzialmente pericolose per chi segue.

Inoltre, le prestazioni dei sensori ottici decadono drasticamente in condizioni meteorologiche avverse, come pioggia battente o neve, che possono oscurare le lenti delle telecamere o attenuare il segnale radar.

Un altro problema critico riguarda i limiti di aderenza degli pneumatici: il sistema può comandare la massima forza frenante, ma non può ignorare le leggi dell’attrito su ghiaccio o asfalto viscido. Il futuro della mitigazione delle collisioni risiede nella comunicazione V2X (Vehicle-to-Everything), dove il veicolo non si affiderà solo ai propri sensori, ma riceverà dati direttamente dalle infrastrutture e dagli altri veicoli, permettendo al CMBS di “vedere” oltre gli angoli ciechi o i veicoli che precedono, anticipando l’intervento ancora prima che l’ostacolo diventi visibile ai radar di bordo.

L’integrazione del Collision Mitigation Braking System non rappresenta più un optional di lusso, ma un requisito fondamentale per la competitività e l’omologazione dei veicoli moderni. Enti indipendenti come l’Euro NCAP hanno reso la presenza e l’efficacia di questi sistemi un criterio discriminante per l’assegnazione delle ambite “cinque stelle” nei crash test.

La valutazione non si limita più alla sola resistenza strutturale, ma analizza rigorosamente la capacità del veicolo di evitare attivamente l’impatto con pedoni, ciclisti e altri mezzi in scenari urbani ed extraurbani. Questo ha spinto i produttori a un affinamento costante degli algoritmi, portando a una democratizzazione della tecnologia che oggi equipaggia anche le utilitarie di segmento inferiore.

Oltre al profilo della sicurezza pura, il CMBS genera un impatto tangibile sul costo di gestione del veicolo attraverso il settore assicurativo. Molte compagnie riconoscono premi ridotti per le auto dotate di frenata automatica d’emergenza, basandosi su dati statistici che dimostrano una drastica riduzione dei sinistri a bassa velocità, tipici del contesto cittadino.

In definitiva, sebbene la responsabilità della guida resti saldamente nelle mani del conducente, il CMBS si afferma come un copilota silenzioso e infaticabile, capace di colmare il divario tra l’errore umano e i limiti fisici della materia, segnando un passo decisivo verso l’obiettivo “zero vittime” sulla strada.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 05:00:49 +0000
News n. 10
Tagliando in officina fuori dalla concessionaria, quando puoi perdere la garanzia

Effettuare il tagliando al di fuori della rete ufficiale della Casa costruttrice comporta la perdita della garanzia? La normativa europea in materia di concorrenza nel settore automobilistico ha introdotto il principio del diritto di scegliere dove effettuare la manutenzione del proprio veicolo, anche durante il periodo di garanzia, senza alcun vincolo con la rete ufficiale.

Questo intervento ha aperto il mercato e ha ridotto il controllo delle Case costruttrici sulle attività di manutenzione ordinaria.

Ecco allora che il punto su cui focalizzare l’attenzione non è più dove viene eseguito il tagliando, ma come viene effettuato. Questo spostamento di prospettiva aiuta a comprendere quando la garanzia resta valida e quando può essere contestata.

Il tagliando è il passaggio che garantisce efficienza, affidabilità e sicurezza dell’auto. Rivolgersi a un’officina indipendente consente di contenere i costi senza compromettere né la garanzia né la qualità dell’intervento, a patto che vengano rispettate le specifiche del costruttore. Rinunciare a questa possibilità o trascurare la manutenzione significa esporsi a rischi e sanzioni.

La riduzione del tagliando a un semplice cambio di olio e filtri è un errore diffuso. Queste operazioni fanno parte dell’intervento, ma sono solo una parte di un controllo molto più ampio. Durante il tagliando, il meccanico verifica le componenti soggette a usura tra cui la cinghia di distribuzione che in caso di rottura può causare danni gravi al motore.

Le condizioni per mantenere valida la garanzia

Affinché un tagliando eseguito fuori dalla rete ufficiale non comprometta la garanzia devono essere rispettate una serie di condizioni. La prima riguarda l’aderenza al piano di manutenzione previsto dalla Casa costruttrice, che stabilisce quali interventi vanno eseguiti, in quali tempi e con quali modalità.

Il rispetto delle scadenze è un elemento che fa la differenza, poiché un tagliando eseguito in ritardo può compromettere la validità della garanzia. Un’altra condizione riguarda i ricambi utilizzati durante la manutenzione. La normativa non impone l’uso di componenti originali, ma richiede che i ricambi siano equivalenti per qualità e caratteristiche tecniche. In pratica devono rispettare standard certificati e garantire prestazioni comparabili a quelle dei componenti originali senza compromettere il funzionamento del veicolo.

Accanto agli aspetti tecnici c’è poi il requisito della documentazione. Ogni intervento di manutenzione deve essere tracciato mediante la fattura che riporti i lavori eseguiti, i ricambi utilizzati e i dati del veicolo.

Qual è il riferimento normativo

Per essere più precisi, il riferimento normativo nasce dal quadro europeo sulla concorrenza nel settore automotive, definito dal Regolamento dell’Unione europea 461 del 2010, associato al cosiddetto decreto Monti.

Effettuare la manutenzione programmata, tra cui il primo tagliando, non obbliga più a rivolgersi alla rete ufficiale del costruttore e apre alla possibilità di scegliere officine indipendenti.

La garanzia del veicolo resta valida, ma l’officina deve operare seguendo le specifiche tecniche fornite dal costruttore, rispettare tutte le procedure previste per quel modello e utilizzare ricambi originali oppure equivalenti per qualità e caratteristiche. Allo stesso tempo, ogni intervento deve essere documentato così da poter dimostrare in qualsiasi momento che la manutenzione è stata eseguita nei modi giusti.

Resta poi un obbligo che riguarda l’automobilista, ovvero il rispetto delle scadenze indicate dal costruttore. Il tagliando deve essere effettuato entro i limiti temporali o chilometrici previsti, poiché eventuali ritardi o omissioni possono compromettere la validità della garanzia, indipendentemente dal luogo in cui viene eseguita la manutenzione.

Quando la garanzia può decadere

La possibilità di effettuare il tagliando fuori rete non significa che la garanzia sia sempre al sicuro. Ci sono situazioni in cui il costruttore può rifiutare l’intervento. Il primo caso riguarda la manutenzione eseguita in modo non conforme, ovvero quando le operazioni previste non vengono rispettate o sono eseguite in modo approssimativo.

Se un guasto è riconducibile a un errore nella manutenzione, il costruttore non è tenuto a coprirne i costi perché viene meno il presupposto della gestione del veicolo. Questo principio ha un valore soprattutto per componenti sensibili come il motore, il sistema di iniezione o la trasmissione dove anche una piccola deviazione può avere conseguenze.

Un altro elemento critico riguarda il nesso tra manutenzione e guasto. La Casa costruttrice non può negare la garanzia in modo arbitrario solo perché il tagliando è stato eseguito fuori rete, ma deve dimostrare che il problema è collegato a una manutenzione non conforme. Questo aspetto tutela il consumatore ma richiede che la manutenzione sia stata eseguita in modo impeccabile.

Il mancato rispetto delle scadenze è quindi un altro fattore di rischio perché non produce effetti immediati. Saltare un tagliando o rimandarlo oltre i limiti previsti può l’intero sistema di garanzia, in particolare se il guasto riguarda componenti che avrebbero dovuto essere controllati o sostituiti durante la manutenzione programmata.

Tra officine indipendenti e rete ufficiale

In questo contesto normativo e di attenzioni richieste anche al proprietario del veicolo, la rete ufficiale offre una serie di vantaggi legati al rapporto diretto con il costruttore, all’accesso agli aggiornamenti tecnici e alla disponibilità di strumenti tarati per la diagnosi e la manutenzione dei modelli sotto esame.

Dall’altra parte le officine indipendenti sono una realtà variegata che va da strutture specializzate e aggiornate a realtà meno attrezzate. Di certo una buona officina indipendente è perfettamente in grado di eseguire un tagliando conforme alle specifiche del costruttore.

Per comprendere fino in fondo le conseguenze della manutenzione fuori rete è allora utile distinguere tra garanzia legale e garanzia commerciale. La prima è prevista dalla normativa a tutela del consumatore, ha una durata minima di due anni e non può essere limitata dalla scelta dell’officina, a condizione che la manutenzione sia eseguita correttamente.

La garanzia commerciale è quella offerta dal costruttore e comprende estensioni, servizi aggiuntivi o condizioni particolari. In questo caso è possibile che vengano previste clausole relative alla manutenzione.

Qualsiasi comportamento scorretto da parte del costruttore o della rete di assistenza può essere contestato dal consumatore rivolgendosi all’Autorità garante della concorrenza e del mercato. La segnalazione può essere presentata compilando il modulo disponibile sul sito dell’Autorità senza la necessità di farsi assistere da un avvocato.

Una volta ricevuta la denuncia, l’Antitrust procede con le opportune valutazioni e può avviare un’istruttoria. Al termine degli accertamenti, l’Autorità ha il potere di adottare provvedimenti amministrativi e di irrogare sanzioni economiche anche rilevanti. In presenza di elementi più gravi può segnalare eventuali profili di rilevanza penale e aprire la strada a un’azione davanti al Tribunale.

Data articolo: Mon, 06 Apr 2026 04:00:53 +0000
News n. 11
Che auto guida Joe Bastianich, quando l’eccellenza si fa ossessione

La continua caccia all’eccellenza è ciò che unisce le auto di Joe Bastianich alla sua passione per il cibo, lo stesso pallino che lo guida anche nelle puntate di Foodish. Mettersi al volante di un pezzo raro o assaggiare una ricetta innovativa richiede la stessa cura: nel garage compaiono pezzi di storia che uniscono la melodia di un motore V12 allo stile della cucina di alto livello.

Ferrari che passione

Una tentazione sembra richiamare di Joe Bastianich: quella del Cavallino Rampante, nello stile delle gran turismo. Anche lui apprezza le opere di Maranello mosse dal ruggito del dodici cilindri, e un posto d’onore lo occupa di prepotenza la Ferrari 365 GT 2+2, prodotta tra il 1967 e il 1971, la prima della Casa ad accogliere quattro adulti.

Sotto la carrozzeria a firma Pininfarina pulsa il motore V12 Colombo da 4.4 litri da circa 320 CV, mentre all’interno dettagli in pelle e legno restituiscono quel feeling unico delle grandi GT di una volta. Dotata di optional allora rarissimi come il servosterzo e l’aria condizionata, la vettura raggiunge oggi una quotazione tra i 120.000 e i 180.000 euro, talmente preziosa da aver indotto Joe a esporla presso il Museo Enzo Ferrari.

Meno muscolare e più sottile nelle linee, la Ferrari 330 GT 2+2 è un altro pezzo forte del garage personale, la prima vera Rossa realizzata in volumi consistenti, intorno alle 1.000 unità, nonostante mantenga un DNA tecnico d’eccellenza, che prende forma in un V12 da 4.0 litri capace di toccare i 245 km/h.

Bastianich guarda, però, pure avanti e non disdegna affatto le Ferrari degli ultimi decenni come la 456 GT, spesso snobbata a causa delle sue linee sobrie, tanto efficaci su strada. Se invece cerchiamo il carattere puro, spunta la 550 Maranello, il ritorno in pompa magna del dodici cilindri anteriore che proietta il pilota a 320 orari in totale scioltezza. Infine, spazio alla 612 Scaglietti. tutta in alluminio, con 540 CV e un abitacolo dove ci si sta davvero in quattro.

Eppure, Bastianich conserva la praticità tipica dei viaggi Usa. Lo testimonia il possesso del Land Rover Defender, simbolo della trazione integrale, e l’Audi A6 allroad, una wagon preparata per macinare chilometri su ogni tipo di fondo. Il lato americano esplodeva infine nel Ford Excursion, un gigante di quasi sei metri apparentemente cucito addosso a un personaggio così eclettico, prima che lui la vendesse.

Foodish: la ricerca dell’ingrediente perfetto

Se le auto rappresentano la libertà di movimento, il cibo resta il terreno dove Joe Bastianich esercita la sua maestria assoluta. In queste settimane l’imprenditore sta portando nelle case degli italiani le nuove tendenze culinarie mondiali con un taglio dinamico e contemporaneo. Nella puntata dello show Foodish, in onda domenica 5 aprile in prima serata su TV8, Joe, accompagnato dalla travolgente simpatia di Vittorio, ci condurrà in un viaggio alla scoperta di sapori inediti e format di ristorazione innovativi.

Un’occasione unica per vedere all’opera il “giudice” più temuto della TV in una veste esplorativa, mettendo a disposizione del pubblico la sua profonda cultura gastronomica. Mettetegli davanti un motore V12 o un ingrediente raro: Joe riconosce l’eccellenza a prima vista.

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 18:56:28 +0000
News n. 12
Biciclette, vendite in calo in Italia: un campanello d’allarme per il futuro

Il mercato italiano delle biciclette sta attraversando una fase complicata, come confermano i dati relativi al 2025.  Il settore deve fare i conti con un rallentamento della domanda che viene considerato da ANCMA come un “campanello d’allarme” in vista di un possibile peggioramento futuro. Andiamo ad analizzare i numeri, valutando i risultati ottenuti in termini di vendite e produzione, con dati relativi sia all’import che all’export.

I numeri del 2025

I dati forniti da ANCMA fotografano un evidente rallentamento del mercato. Complessivamente, infatti, le vendite di bici ed e-bike hanno fatto registrare un volume di 1,3 milioni di unità nel corso del 2025 sul mercato italiano. Si tratta di un calo del 4% rispetto ai dati raccolti nel 2024.

Da segnalare che le biciclette hanno chiuso l’anno con un totale di 1,047 milioni di unità distribuite sul mercato, con un rallentamento del 3%. Per le e-bike, invece, si registra un dato complessivo di 256 mila unità, con un calo del 7% su base annua, nonostante l’impatto positivo sulla mobilità elettrica di questi veicoli.

La situazione diventa decisamente più difficile andando ad analizzare il mercato retail con vendite in calo dell’8% per le bici e del 14% per quanto riguarda il segmento delle e-bike che, quindi, si conferma in un momento particolarmente complicato.

Non ci sono solo dati negativi, però.Il settore industriale registra una crescita con un incremento della produzione, che sale a 1,805 milioni di unità nel corso del 2025, facendo registrare una crescita del 6% su base annua.

In questo contesto, migliora l’export che arriva fino a 1,042 milioni di esemplari, facendo segnare una crescita dell’11% (mentre il valore dell’export sale del 14,8%). Drastico calo per l’import, che si ferma a 284 mila unità con una riduzione del 28% rispetto ai risultati dell’anno precedente.

Per quanto riguarda le e-bike, inoltre, c’è da registrare un calo del 17% della produzione, con un totale di 281 mila unità, ma anche una riduzione dell’export, che si ferma a 107 mila esemplari, per una riduzione del 20,7% (-9,2% per quanto riguarda il valore delle esportazioni). Calo del 7,8% per l’import.

Secondo i dati di ANCMA, in ogni caso, la bilancia commerciale del settore resta positiva e stabile, con un saldo positivo che risulta pari a +172 milioni di euro (nel 2024 questo dato era pari a +175 milioni di euro). Per la componentistica, si registra una crescita del 14,5% dell’export (per un totale di 550 milioni di euro) e del 25,4% dell’import (per un totale di 577 milioni di euro).

La situazione andrà monitorata in futuro, per valutare con attenzione se i segnali emersi nel corso del 2025 saranno confermati da un rallentamento generale del settore o se il trend di calo sarà invertito, con una nuova crescita, nel 2026.

Il commento di ANCMA

Per commentare i numeri del 2025, il presidente di ANCMA, Mariano Roman, ha rilasciato questa dichiarazione:

“Il 2025 è stato un anno difficile, probabilmente uno dei più complessi degli ultimi tempi per il mercato nazionale della bicicletta. La lettura dei dati fa risuonare un campanello d’allarme. Dietro una flessione complessiva relativamente contenuta si nascondono sofferenze importanti, soprattutto nel canale specializzato, che continua a rappresentare il cuore del settore. Il comparto sconta non solo il rallentamento della domanda, ma anche le distorsioni generate dalla crescente diffusione di veicoli impropriamente commercializzati come e-bike”

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 10:30:39 +0000
News n. 13
Fiat continua a crescere e trascina Stellantis: il 2026 è partito molto bene

Il Gruppo Stellantis sta crescendo in Europa e un contributo decisivo al successo dell’azienda arriva da Fiat. Il marchio torinese, infatti, ha iniziato il 2026 in modo molto positivo, sfruttando al meglio l’aggiornamento della gamma e l’arrivo dei nuovi modelli che stanno contribuendo all’espansione in vari segmenti di mercato. I dati relativi all’Europa fotografano bene lo stato del brand che, mese dopo mese, punta a rafforzare la sua presenza sul mercato, con l’obiettivo di arricchire ulteriormente la sua offerta di veicoli con nuovi progetti nel corso del prossimo futuro. Andiamo ad analizzare i numeri.

Un inizio di 2026 positivo

Il marchio Fiat sta incrementando la sua presenza sul mercato, registrando numeri molto positivi e contribuendo alla crescita di Stellantis. Come confermano i dati di ACEA, infatti, tra gennaio e febbraio 2026 in Europa si registrano per Fiat un totale di 63 mila unità immatricolate con un incremento del 36,9% su base annua. In sostanza, nei primi due mesi dell’anno, la Casa italiana ha venduto circa 17 mila unità in più sul mercato europeo (considerando Ue, Efta e Regno Unito). Si tratta della percentuale di crescita più alta tra i brand con oltre 4 mila unità vendute al netto del solo dato di BYD. Per Fiat, quindi, il 2026 è iniziato in modo molto positivo.

Un’ulteriore conferma in tal senso arriva dai dati di vendita del primo trimestre in Italia, mercato di riferimento per il marchio. Considerando le vendite tra gennaio e marzo, infatti, Fiat ha immatricolato un totale di 61 mila unità, come confermano i numeri forniti da UNRAE. La crescita per il marchio è pari a ben il 29,83%, con un dato nettamente superiore rispetto a quello fatto registrare da tutto il mercato delle quattro ruote italiano (in crescita del 9%).

Una gamma in continua evoluzione

Fiat, dopo un periodo di transizione, ha avviato un programma di aggiornamento della gamma che si sta rivelando decisivo per l’espansione sul mercato. La Fiat 600, recentemente aggiornata con la nuova versione benzina, è stata affiancata dalla Fiat Grande Panda e anche la 500 è stata aggiornata con l’arrivo della variante ibrida, andando a rafforzare l’offerta di veicoli del brand, che continua a poter contare sulla best seller Panda.

Per il futuro, inoltre, Fiat punta ad arricchire ulteriormente la gamma. Il prossimo step, dopo aver arricchito e aggiornato l’offerta per il segmento A e il segmento B, è rappresentato dal segmento C. Si tratta di un salto decisivo per Fiat che ha bisogno di rinnovare la sua presenza in un segmento decisivo per il mercato europeo. In cantiere ci sono diversi progetti con la Casa che dovrebbe lanciare due modelli di segmento C in futuro.

L’obiettivo è chiaro: il marchio vuole continuare a crescere e vuole diventare sempre più un riferimento per il Gruppo Stellantis, alle prese con l’attuazione di un nuovo piano di rilancio dopo le difficoltà registrate negli ultimi anni a causa di un programma di elettrificazione che si è rivelato essere fin troppo problematico. Ulteriori dettagli in merito alle novità di Fiat dovrebbero arrivare nel corso delle prossime settimane.

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 09:10:41 +0000
News n. 14
Mercato auto, 1° trimestre 2026 positivo per l’Italia grazie a elettriche e ibride

Il mercato auto italiano sta vivendo un buon momento. Le immatricolazioni sono in crescita e anche i dati di marzo 2026 hanno confermato questo trend che si traduce in un primo trimestre molto positivo.

A garantire questa crescita ci sono, in particolare, gli ottimi risultati delle auto elettriche e delle ibride (soprattutto le plug-in) che registrano numeri decisamente superiori rispetto allo scorso anno.

Andiamo, quindi, a riepilogare tutti i dati relativi al mercato italiano delle quattro ruote dopo il primo trimestre del 2026, grazie ai numeri forniti da UNRAE.

Una crescita continua

Il mese di marzo 2026 si è chiuso con 186 mila unità immatricolate in Italia. Si tratta di un dato decisamente positivo andando ad analizzare il confronto con quanto fatto a marzo 2025. La crescita su base annua, infatti, risulta essere pari al +7,6%.

Per quanto riguarda i risultati del primo trimestre del 2026, invece, le vendite complessive sono state pari a 488 mila unità. In questo caso, la crescita registrata dal mercato risulta pari a un ottimo +9,3%. La prima parte dell’anno, quindi, va agli archivi con risultati molto positivi.

Bene le elettrificate

In Italia si sta registrando una sostanziale crescita delle auto elettrificate, con numeri in forte crescita. Per quanto riguarda le auto elettriche, infatti, le vendite sono aumentate del 71% nel corso del mese di marzo 2026 mentre nel primo trimestre si registra un incremento del 65%, per un totale di oltre 38 mila unità vendute. Il market share è del 7,8% dopo il primo trimestre dell’anno.

Per quanto riguarda le ibride plug-in, invece, le vendite a marzo sono cresciute del 114% mentre nel trimestre la crescita è del 123%, con un totale di 42 mila esemplari distribuiti sul mercato (quindi in Italia si vendono più ibride plug-in che elettriche).  Il market share risulta ora pari all’8,8% (con una crescita di 4,5 punti rispetto allo scorso anno). Da segnalare anche una crescita significativa delle ibride (mild hybrid e full hybrid) che crescono del 24,7%. Nel trimestre, invece, calano le auto benzina (-18,5%) e le auto diesel (-24,8%).

I numeri, quindi, sono chiari. Il mercato italiano sta diventando sempre più elettrificato, con una notevole crescita dei modelli che, fino a qualche anno fa, occupavano una nicchia del settore.In questo contesto, però, c’è da sottolineare il ritardo dei rimborsi per i concessionari legati all’ecobonus che sta rallentando le consegne delle elettriche acquistate con il contributo statale, creando non pochi problemi anche alla rete di rivenditori.

Stellantis guida il mercato

Il mercato italiano, dopo il primo trimestre dell’anno, vede Stellantis protagonista con 157 mila unità vendute e una crescita del 15,57% su base annua. Seconda posizione per Volkswagen, che si ferma a 74 mila unità con un incremento del 10%. Sul gradino più basso del podio troviamo Renault che chiude il trimestre con 45 mila unità vendute e una crescita del 10%. Per quanto riguarda le auto più vendute, invece, potete dare un’occhiata al nostro approfondimento sulla Top 10 del primo trimestre dell’anno. L’appuntamento è fissato con la fine del mese di aprile quando arriveranno i dati complessivi relativi al primo trimestre dell’anno in Europa.

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 08:15:56 +0000
News n. 15
Lancia Gamma, storia dell’ammiraglia troppo avanti per l’epoca

Prima dei successi nei rally, prima delle livree iconiche e delle vittorie che hanno fatto il giro del mondo, Lancia era sinonimo di eleganza, innovazione e lusso tecnico. Un marchio capace di osare, spesso anche più degli altri. Ma proprio questo coraggio, a volte, ha avuto un prezzo. La Lancia Gamma nasce in uno di quei momenti: un’auto pensata per rilanciare l’immagine della Casa di Chivasso nel segmento di lusso, in un periodo complesso, fatto di crisi industriali e cambiamenti profondi.

Eppure, nonostante contenuti tecnici raffinati e uno stile destinato a influenzare le berline degli anni successivi, la Gamma non riuscì mai davvero a imporsi. Troppo sofisticata, troppo diversa, forse semplicemente arrivata nel momento sbagliato. Una storia che oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, merita di essere riletta con occhi diversi.

Uno sviluppo pieno di complicazioni

Per capire la Lancia Gamma bisogna tornare alla fine degli anni Sessanta. È un periodo difficile per Lancia, che dopo il successo di modelli iconici come la Flaminia fatica a trovare una nuova direzione. L’ultima serie dell’Appia non convince e serve un progetto capace di riportare il marchio ai vertici del segmento premium. In questo contesto nasce l’idea della Gamma. Un’ammiraglia moderna, tecnologica, in grado di confrontarsi con le migliori proposte europee. Ma il percorso è tutt’altro che lineare.

L’accordo tra Fiat e Citroen complica lo sviluppo. Le due aziende prevedono una collaborazione tecnica che coinvolge anche Lancia, con l’obiettivo di creare modelli complementari. Tuttavia, le tensioni tra i partner portano a una rottura improvvisa. Il risultato è un progetto da ripensare quasi completamente. Molte soluzioni tecniche già sviluppate devono essere abbandonate o riviste, costringendo i tecnici Lancia a ripartire praticamente da zero. Questo allunga i tempi e rende la Gamma un’auto figlia di compromessi, ma anche di grande ingegno.

La scelta del motore boxer

Uno degli aspetti più interessanti della Gamma è la scelta del motore. In un’epoca in cui le ammiraglie puntano su architetture più tradizionali, Lancia decide di seguire una strada diversa. Vengono prese in considerazione diverse opzioni, tra cui il V6 della Flaminia e quello utilizzato sulla Dino. Ma alla fine la scelta ricade su qualcosa di completamente nuovo: un quattro cilindri boxer progettato da zero.

È una decisione coraggiosa. Il motore boxer permette di abbassare il baricentro e migliorare la stabilità, oltre a garantire un funzionamento fluido e silenzioso. Realizzato con largo impiego di alluminio, il 2,5 litri sviluppa circa 140 CV, offrendo un’erogazione progressiva e raffinata, perfetta per una vettura di rappresentanza.

Per il mercato italiano viene introdotta anche una versione da due litri da 120 CV, necessaria per evitare la penalizzante tassazione sulle cilindrate superiori. Una soluzione che dimostra ancora una volta quanto il contesto economico e normativo influenzi lo sviluppo delle automobili di quegli anni.

Stile firmato da Pininfarina

Quando la Gamma viene finalmente presentata nel 1976, il primo elemento che colpisce è il design. La firma è quella di Pininfarina, sinonimo di eleganza e innovazione. Le linee sono pulite, tese, moderne. La coda tronca e il profilo affilato del tetto anticipano soluzioni che diventeranno comuni negli anni successivi. È una berlina che guarda avanti, che non ha paura di rompere con il passato.

Anche l’aerodinamica è curata con attenzione, con un coefficiente di resistenza di circa 0,37, un valore notevole per l’epoca. Ma la Gamma non è solo forma: è anche sostanza. L’abitacolo è progettato per offrire il massimo comfort. Materiali di qualità, finiture curate e una disposizione degli spazi pensata per il relax dei passeggeri. È una Lancia nel senso più puro del termine: sofisticata, elegante, diversa.

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Il successo della versione Coupé

Se la berlina fatica a conquistare il mercato, la storia cambia completamente con la versione Coupé. Disegnata sempre da Pininfarina, la Gamma Coupé è una vera gran turismo. Più bassa, più filante, più emozionale. Le proporzioni sono perfette e il design riesce a esprimere un equilibrio raro tra sportività ed eleganza. Gli interni, curati da Pietro Stroppa, rafforzano questa sensazione. Ogni dettaglio è studiato per offrire un’esperienza di guida e di viaggio superiore.

Il pubblico risponde positivamente. La Coupé riesce a ottenere un successo decisamente maggiore rispetto alla berlina, tanto da oscurarla in parte. È il segno che la Gamma, quando interpretata in chiave più emozionale, riesce davvero a esprimere tutto il suo potenziale.

La seconda generazione

Per cercare di rilanciare la Gamma e rendere attuali alcune caratteristiche figlie della lunga progettazione, Lancia tenta di rilanciare la berlina e la coupé con una serie di aggiornamenti già nel 1979. Il cuore del nuovo progetto è in particolare l’affidabilità, punto critico del propulsore boxer. Vengono così prodotti dei miglioramenti meccanici che portano poi al debutto della seconda serie con importanti novità. 

La più rilevante è l’adozione dell’iniezione elettronica Bosch L-Jetronic sul motore 2,5 litri, che migliora sia l’efficienza che l’affidabilità. Anche dal punto di vista estetico si notano delle modifiche, in particolare all’anteriore, dove calandra e paraurti vengono ridisegnati. L’abitacolo invece viene completamente rivisto per rispondere alle necessità del tempo, con un design rinnovato e rivestimenti firmati da Ermenegildo Zegna.

Una fine prematura

Nonostante gli sforzi, la Gamma non riesce mai a raggiungere il successo commerciale sperato. Le vendite restano basse e il modello fatica a trovare una propria identità nel mercato. Nel 1981 la produzione viene drasticamente ridimensionata. La Gamma continua a essere costruita quasi su ordinazione, in una sorta di lenta uscita di scena. Nel 1984 arriva la fine definitiva. In totale vengono prodotti poco più di 22.000 esemplari, un numero molto contenuto per un’auto di questo tipo.

Un’eredità da riscoprire

Oggi la Lancia Gamma è spesso ricordata come un’occasione mancata. Ma questa lettura è forse troppo superficiale. La Gamma è stata un’auto coraggiosa, capace di introdurre soluzioni tecniche e stilistiche avanzate per il suo tempo. Ha anticipato tendenze, sperimentato nuove strade e cercato di ridefinire il concetto stesso di ammiraglia.

Il suo insuccesso commerciale è legato a molti fattori: il contesto economico, la tempistica, alcune criticità tecniche. Ma non cancella il valore del progetto. Anzi, proprio queste caratteristiche la rendono oggi un’auto affascinante, capace di raccontare un’epoca in cui Lancia non aveva paura di osare.

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 06:30:01 +0000
News n. 16
Cupra Tavascan, nuova entry level da 190 CV e novità 2026

La rivoluzione elettrica di Cupra continua a prendere forma, e lo fa partendo da uno dei modelli più rappresentativi della nuova identità del marchio. La Tavascan, SUV coupé 100% elettrico dal design decisamente fuori dagli schemi, si aggiorna con il Model Year 2026 introducendo novità mirate, senza stravolgere un progetto già molto caratterizzato. La notizia più interessante, però, è un’altra: insieme all’aggiornamento arriva una nuova versione d’ingresso, pensata per ampliare il pubblico e rendere più accessibile un modello che fino a oggi si posiziona nella fascia medio-alta del segmento.

L’abitacolo si aggiorna

Se fuori resta tutto invariato, dentro che si percepisce un netto salto evolutivo. Cupra ha deciso di mettere mano all’esperienza di bordo, andando a migliorare proprio quegli aspetti che nella quotidianità fanno la differenza.

Il cockpit cresce e si aggiorna: ora troviamo un display da 10,25 pollici di serie, e un infotainment con piattaforma basata su Android che permette di utilizzare direttamente le app senza bisogno di collegare lo smartphone. Per semplificare l’utilizzo e rendere tutto più immediato, soprattutto per chi usa spesso navigazione, musica e servizi connessi.

Non manca un upgrade anche sul fronte audio, con il sistema Sennheiser rivisto per offrire una qualità sonora ancora più immersiva. Piccoli ritocchi, ma che contribuiscono a dare quella sensazione di prodotto più maturo.

Si torna invece indietro sui tasti fisici sul volante, che sostituiscono i comandi touch. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto a molte tendenze degli ultimi anni, ma che ascolta le richieste degli utenti: meno scenografico forse, ma decisamente più pratico durante la guida. Infine, migliora anche la gestione della climatizzazione, con flussi d’aria ottimizzati per rendere l’abitacolo più confortevole in ogni stagione.

Arriva la guida one-pedal

Le novità non si fermano all’estetica o all’infotainment. Cupra introduce anche aggiornamenti funzionali che puntano a rendere la Tavascan ancora più pratica durante l’uso quotidiano, soprattutto in città.

Arriva la guida one-pedal, una funzione sempre più diffusa sulle elettriche che permette di gestire accelerazione e frenata utilizzando esclusivamente il pedale dell’acceleratore. Nella guida urbana, tra semafori e traffico, si traduce in maggiore comodità, minore stress e maggiore rigenerazione in frenata.

Debutta anche la chiave digitale, che consente di utilizzare lo smartphone per aprire e avviare l’auto. Una soluzione utile non solo per chi vuole viaggiare leggero, ma anche per condividere il veicolo con altri utenti senza dover passare fisicamente le chiavi.

A completare il pacchetto arriva la funzione vehicle-to-load (V2L), che permette di utilizzare la batteria dell’auto per alimentare dispositivi esterni. Una caratteristica sempre più apprezzata, soprattutto da chi vive l’auto anche nel tempo libero, tra viaggi, campeggio o attività outdoor.

Nuova entry level

La vera novità, però, è sotto il cofano. La gamma si amplia con una nuova versione d’ingresso da 190 CV, abbinata a una batteria da 58 kWh. Questa configurazione garantisce un’autonomia di circa 435 km nel ciclo WLTP, un valore più che adeguato per abbassare la soglia d’ingresso e rendere la Tavascan più accessibile e competitiva in un mercato affollato. Per capire quanto più bassi bisogna però aspettare, Cupra non ha infatti ancora ufficializzato il listino.

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 05:30:55 +0000
News n. 17
Audi RS 5 Avant non teme il drift, nonostante le 2,4 tonnellate

Audi RS 5 Avant si diverte a sfidare le leggi della fisica con uno stile di guida che la porta oltre oceano, nel tempio del drift. La super station wagon, presentata a febbraio, ha alzato l’asticella delle prestazioni con l’adozione di un powertrain ibrido plug-in da 639 CV. Una scelta che per molti ha significato l’abbandono alla purezza di guida e al vero divertimento, suggerito dall’aumento di peso evidente, che ora raggiunge le 2,375 tonnellate. Ma la RS 5 dimostra che le cose non stanno propriamente così.

Il Torque Vectoring elettromeccanico

Il cuore della rivoluzione si chiama Dynamic Torque Control, un sistema che rappresenta uno degli sviluppi più avanzati nel campo della dinamica di guida. Non si tratta del classico torque vectoring, ma di una soluzione completamente nuova, elettromeccanica, progettata per agire con una rapidità e una precisione difficili da immaginare su un’auto di serie.

Per la precisione si tratta di un differenziale elettromeccanico posizionato al posteriore e basato su un piccolo motore elettrico collegato a due ingranaggi epicicloidali. Questo permette di spostare fino a 2.000 Nm di coppia fra le due ruote posteriori, in appena 15 millisecondi.

Numeri che, più che impressionare sulla carta, si fanno sentire nella guida reale. In ingresso curva, la RS 5 diventa più precisa, mentre in uscita può letteralmente “spingere†la traiettoria, aiutando il retrotreno a chiudere la curva o, se si esagera con il gas, a scivolare in modo progressivo e controllabile.

A completare il quadro c’è il nuovo differenziale centrale a slittamento limitato, che gestisce la ripartizione tra anteriore e posteriore partendo da un classico 40:60, ma che può arrivare fino all’85% al posteriore quando serve, o a piacimento del pilota. Il risultato è una vettura che, pur restando integrale, riesce a offrire quell’irrequietezza tipica delle trazioni posteriori, in grado di divertire in curva e far fumare le gomme senza timore.

Evoluzione della RS 4

La nuova RS 5 Avant rappresenta di fatto l’evoluzione diretta RS 4, ma trasformata attraverso una nuova filosofia e “obbligata†dalle normative a compiere un passo in avanti verso l’elettrificazione. Il powertrain ibrido plug-in è basato su un V6 2.9 TFSI biturbo, abbinato a un’unità elettrica che non si limita a migliorare l’efficienza, ma contribuisce attivamente alla dinamica di guida.

Il peso, inevitabilmente, cresce. Con i suoi 2.375 kg, la RS 5 non è certo una piuma. Ma è proprio qui che entra in gioco il lavoro fatto sull’elettronica e sulla gestione della trazione. Il nuovo sistema di torque vectoring elettromeccanico riesce a mascherare la massa, rendendo la vettura sorprendentemente agile e attaccata all’asfalto. Non solo: aumenta la confidenza del conducente, che può contare su una gestione millimetrica e un comportamento sempre prevedibile, anche quando si spinge oltre il limite.

È questo il vero punto di forza della nuova RS 5. Non tanto la potenza, che resta impressionante, ma la capacità di trasformarla in controllo puro. Una qualità che si percepisce soprattutto nelle situazioni più impegnative, come nei cambi di direzione rapidi o nelle percorrenze veloci in curva.

Il risultato è una vettura che riesce a fare tutto: veloce sul dritto, stabile nei curvoni e persino divertente quando si decide di giocare con il gas. E il fatto che riesca a driftare con oltre due tonnellate di massa, è forse il dettaglio più sorprendente. Non tanto per lo spettacolo in sé, quanto per ciò che rappresenta: un leggero compromesso per un nuovo modo di intendere la sportività.

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 05:30:52 +0000
News n. 18
Auto usata che era un taxi, conviene comprarla? Come riconoscerla prima dell’acquisto

Nel mercato dell’auto usata circolano migliaia di vetture che hanno alle spalle una storia più complessa di quanto emerga da un annuncio. Tra queste, le auto ex taxi sono uno dei casi più delicati da interpretare.

Siamo davanti ad automobili che richiedono una capacità di lettura più profonda perché il loro passato influisce sulla durata residua, sull’affidabilità e sul valore reale nel tempo. Un taxi non è mai un’auto come le altre e questa differenza riguarda il chilometraggio, il tipo di utilizzo, che è continuativo, urbano, stressante per la meccanica e ripetitivo nei cicli di guida.

Nel contesto italiano, dove il mercato dell’usato è competitivo, la presenza di veicoli provenienti da flotte professionali è aumentata anche per effetto del ricambio più rapido delle auto destinate al trasporto pubblico. In pratica, gli ex taxi arrivano sul mercato dopo pochi anni di servizio con un aspetto ancora presentabile e un prezzo aggressivo, elementi che le rendono attrattive per chi cerca un affare.

L’usura invisibile degli ex taxi

Il chilometraggio non è il solo indicatore dello stato del veicolo. Nel caso degli ex taxi, il modo in cui quei chilometri sono stati percorsi conta molto più del numero in sé. La guida urbana, fatta di continue fermate, ripartenze, traffico congestionato e lunghi periodi al minimo, genera un livello di stress su motore, trasmissione e impianto frenante maggiore rispetto a un utilizzo autostradale o extraurbano.

A questa dinamica si aggiunge il tempo di funzionamento del motore, al di là del movimento del veicolo, in quanto un taxi può restare acceso per lungo tempo anche da fermo con l’accumulo di usura senza alcuna registrazione da parte del contachilometri.

In pratica, due auto con lo stesso numero di chilometri possono trovarsi in condizioni meccaniche diverse e nel caso di un’ex taxi la possibilità che le componenti siano più vicine al limite è più alta. Il risultato è una discrepanza tra percezione e realtà, che emerge dopo l’acquisto.

Quali sono i segnali da osservare

Gli interni sono il primo livello di analisi per capire se un’auto è stata un taxi, perché sono la parte che racconta più di altre l’utilizzo quotidiano del veicolo. Il sedile del conducente tende a essere il punto più critico perché visibilmente più consumato, deformato o cedevole rispetto agli altri. Il volante può invece presentare una lucidatura anomala dovuta all’uso continuo.

Anche la zona posteriore merita attenzione, perché un taxi trasporta migliaia di passeggeri nel corso della sua vita operativa, con la conseguenza di lasciare tracce sui rivestimenti, sulle maniglie e sui pannelli delle portiere. Le cinture di sicurezza possono così risultare più usurate del normale, al pari dei meccanismi di apertura e chiusura delle portiere posteriori che sono sollecitati molto più frequentemente rispetto a un’auto privata.

A questi elementi si aggiungono dettagli meno evidenti come piccoli fori o segni sul tetto e sul cruscotto, che possono indicare la presenza passata di dispositivi taxi come il tassametro o l’insegna luminosa.

La carrozzeria può poi raccontare una storia fatta di piccoli urti, graffi diffusi e interventi di verniciatura localizzati legati alla vita urbana del veicolo, dove il contatto con marciapiedi, altri mezzi e ostacoli è all’ordine del giorno. Una somma di micro-eventi, insomma, che contribuisce a definire il livello di usura.

I controlli da fare

Motore, trasmissione, impianto frenante e sistema sospensivo sono tra le parti più sollecitate in questo tipo di utilizzo e proprio per questo tendono a deteriorarsi più rapidamente rispetto a un veicolo utilizzato in modo più regolare e lineare. Accanto agli aspetti meccanici, anche gli interni raccontano molto della vita precedente dell’auto.

Il sedile del conducente appare più affossato e consumato rispetto a quello del passeggero anteriore, una differenza che deriva dal fatto che nei taxi il posto guida è occupato in modo continuativo, mentre quello accanto resta inutilizzato per gran parte del tempo. Lo stesso discorso vale per la parte posteriore dell’abitacolo, dove il continuo salire e scendere dei clienti mette a dura prova rivestimenti, maniglie e pannelli delle portiere con segni evidenti anche su vetture recenti.

Non a caso molti taxi vengono dotati di coperture protettive, spesso in plastica trasparente, pensate per preservare i sedili dall’usura e dalle macchie; elementi che vengono quasi sempre rimossi prima della rivendita, insieme agli accessori tipici come tassametro, adesivi identificativi e apparati radio.

Anche il vano bagagli può offrire indizi, perché l’uso intensivo per il trasporto di valigie comporta graffi diffusi sulla soglia di carico e all’interno del bagagliaio, difficili da eliminare anche dopo interventi di ripristino.

Un altro elemento da osservare con attenzione riguarda la carrozzeria, dove possono emergere differenze di tonalità dovute alla presenza passata di insegne luminose o adesivi identificativi. Anche dopo una lucidatura accurata la vernice può presentare zone più opache o diverse nel colore se osservata con luce naturale e da diverse angolazioni.

Come ricostruire il passato del veicolo

Se l’osservazione visiva può far nascere dubbi, con l’analisi documentale si possono ottenere conferme. Strumenti come la visura al Pubblico Registro Automobilistico o i servizi di controllo storico consentono di accedere a informazioni che vanno oltre quanto dichiarato dal venditore. Attraverso questi strumenti è possibile verificare il numero di proprietari precedenti, la frequenza dei passaggi di proprietà e la destinazione d’uso del veicolo.

Un elemento a cui fare attenzione è la coerenza tra i chilometri registrati nelle revisioni periodiche e quelli dichiarati al momento della vendita in quanto eventuali discrepanze possono essere il segnale di manomissioni o anomalie. Un chilometraggio molto elevato accumulato in pochi anni è compatibile con un utilizzo professionale se associato a un singolo intestatario iniziale e a un passaggio a un rivenditore. La traccia dell’utilizzo come taxi può emergere anche da documenti indiretti, come fatture di manutenzione, interventi frequenti sulle componenti o annotazioni relative a installazioni.

Nel processo di valutazione di un’auto usata anche il prezzo è un indicatore informativo. Un’auto proposta a un valore inferiore rispetto alla media di mercato per modello, anno e chilometraggio dovrebbe far suonare un campanello d’allarme perché poche volte il mercato propone occasioni senza una spiegazione. Nel caso degli ex taxi, il prezzo più basso è giustificato dall’usura accumulata, ma non sempre questo viene esplicitato.

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 04:30:39 +0000
News n. 19
Alpine A290, gli interni sportivi della compatta: il conducente in primo piano

Aprendo la portiera dell’Alpine A290 si entra in un ambiente che, pur partendo da una base condivisa con la Renault 5 elettrica, riesce a trasmettere fin dai primi istanti una sensazione diversa, più concentrata, quasi più raccolta attorno al guidatore.

È come se ogni elemento fosse stato pensato per creare un legame diretto con la guida, e questa impressione emerge già dal modo in cui sono disposti i comandi e dalle scelte cromatiche che danno all’abitacolo un’impronta decisamente sportiva. Appena ci si siede al posto di guida, si percepisce subito un ambiente meno “giocoso†e più orientato alla dinamica, con superfici scure intervallate da dettagli a contrasto e una disposizione generale che richiama quella delle compatte sportive tradizionali.

Anche il modo in cui la plancia avvolge leggermente la zona del conducente rispecchia le logiche della Alpine A290, creando una sorta di cockpit compatto ma che non risulta mai opprimente.

Volante e comandi: il cuore dell’esperienza

Uno degli elementi più caratterizzanti dell’abitacolo è senza dubbio il volante, che rappresenta un po’ il punto di contatto principale tra chi guida e la vettura. Nel caso della A290 si tratta di un componente curato non solo nei materiali ma anche nella forma e nelle funzioni, con una corona rivestita in pelle e una serie di comandi dedicati che permettono di gestire diverse impostazioni senza dover distogliere lo sguardo dalla strada.

Durante la guida emerge chiaramente il lavoro fatto su questo elemento, perché la presa risulta naturale e la posizione dei pulsanti è studiata per essere facilmente raggiungibile. Tra le soluzioni più interessanti c’è la presenza di un pulsante specifico per selezionare rapidamente le modalità di guida (Safe, Normal, Sport e una quarta personalizzabile), un dettaglio che richiama in parte l’impostazione delle vetture più sportive e che contribuisce a rendere l’esperienza più coinvolgente.

La consolle centrale introduce invece una configurazione sportiva anche per quanto riguarda il selettore delle marce, che altro non sono che tre grandi pulsanti (Drive, Neutral e Retromarcia) che occupano in larghezza tutto il tunnel centrale.

Sedili e materiali: sportività senza eccessi

Un altro aspetto che colpisce quando si entra nell’Alpine A290 riguarda i sedili anteriori, che sono stati ridisegnati con fianchetti più pronunciati per offrire un contenimento laterale più efficace. Una caratteristica che durante la prova si è rivelata particolarmente utile nei tratti più dinamici, dove il corpo viene sostenuto in modo naturale senza dover continuamente correggere la posizione.

I materiali utilizzati nell’abitacolo contribuiscono a creare una percezione qualitativa piuttosto buona, soprattutto nella parte anteriore dove si trovano superfici morbide e finiture curate, con inserti che richiamano il mondo sportivo senza risultare eccessivamente appariscenti. Nel complesso si percepisce una certa attenzione nel bilanciare estetica e funzionalità, evitando soluzioni troppo estreme che avrebbero potuto penalizzare il comfort nell’uso quotidiano.

Anche i dettagli, come le cuciture a vista o alcuni inserti a contrasto, aiutano a definire l’identità della vettura, contribuendo a creare un ambiente che riesce a essere sportivo senza risultare eccessivamente aggressivo, un equilibrio che in questa categoria di auto non è sempre così scontato.

Nel quotidiano l’abitacolo della A290 riesce comunque a mantenere una certa praticità, con spazi ben sfruttati e una disposizione dei comandi che facilita l’utilizzo anche nel traffico urbano. Questa capacità di adattarsi a contesti diversi rappresenta uno dei punti di forza della vettura, perché permette di avere un’auto dal carattere sportivo senza dover rinunciare completamente al comfort e alla funzionalità tipici di una compatta moderna.

Data articolo: Sun, 05 Apr 2026 04:05:46 +0000
News n. 20
Che auto guida Enrico Brignano, il simbolo di un’epoca che non passerà mai di moda

Tra un monologo sul palco e un’apparizione al Serale di Amici, la passione per le auto di Enrico Brignano emerge spesso come un racconto nostalgico e divertente della sua vita. Il comico romano, ospite fisso dei grandi show del sabato sera, non ha mai nascosto il suo debole per i mezzi che hanno segnato la storia del costume italiano, passando dai ricordi d’infanzia legati al lavoro del padre fino alle moderne soluzioni per sopravvivere nel traffico della Capitale.

La Smart “tecnologica” e il video virale

Sui social i fan hanno potuto ammirare la sua Smart ForTwo. Ormai arresosi all’evoluzione della tecnologia, Brignano ha pensato bene di farsi montare un tablet aftermarket dalle maxi dimensioni, piazzato proprio sopra la plancia di serie.

Uscita di serie nel 2024, la 453 dell’allievo di Gigi Proietti rimane imbattibile nei parcheggi impossibili: forte di una lunghezza inferiore ai 2,70 m, gira su sé stessa con un raggio di sterzata sotto i sette metri. In queste condizioni il motore diventa quasi un dettaglio secondario: tanto il turbo da 90 CV quanto il powertrain elettrico della versione EQ non tolgono nulla alla capacità della citycar di destreggiarsi fra le code sul Raccordo.

Il mito del Bulli in ricordo del padre

Tuttavia, il pezzo forte della collezione ha origini anni Settanta. Senza lasciarsi dissuadere dalle difficoltà riscontrate durante la ricerca, Enrico ha recuperato un Volkswagen Bulli T2, identico a quello usato dal padre quando trasportava la frutta. Ha scovato un celebre Bay Window, icona della cultura hippie dalle doti di resistenza straordinarie, di colore verde con targa Roma e lo ha rimesso a nuovo pezzo dopo pezzo. È il suo modo per tornare a quei pomeriggi passati in mezzo alle cassette di frutta, con l’odore tipico del motore boxer raffreddato ad aria che lo accompagnava mentre aiutava il papà.

Le regine dell’estate: Méhari e Spiaggina

Nel garage del comico fanno poi bella presenza le auto “da vacanza” per eccellenza. La Citroën Méhari, con la sua carrozzeria in plastica ABS e il peso di appena 535 kg, incarna la libertà assoluta: un’auto lavabile con la canna dell’acqua che non teme la salsedine.

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Accanto all’esemplare di “passaporto” francese, brilla il mito della Fiat 500 Spiaggina, l’oggetto del desiderio dei VIP anni ’60, inconfondibile per i sedili in vimini e l’assenza di portiere. Recuperarne una oggi richiede una buona capacità di spesa, persino superiore ai 100.000 euro nel caso degli esemplari meglio conservati.

Amici: quando l’ironia stempera la tensione

Oltre alla passione motoristica, il legame tra il comico e la televisione resta saldissimo. Nella puntata di Amici di Maria De Filippi di sabato 4 aprile, Brignano torna a vestire i panni dell’ospite d’onore, portando la sua ironia in uno studio dove la tensione per la gara tra Caterina e Valentina è alle stelle. Mentre i giudici Gigi D’Alessio, Elena D’Amario e Cristiano Malgioglio valutano il talento dei ragazzi, la partecipazione a reality di Canale 5 del comico romano aiuta a stemperare il clima. Tra una sfida di ballo e una di canto, Brignano riporta tutti con i piedi per terra, o meglio, con le ruote sull’asfalto.

Data articolo: Sat, 04 Apr 2026 19:27:40 +0000
News n. 21
Ibride plug-in, le migliori 8 da scegliere sotto i 40.000 euro nel 2026

L’elettrificazione si è ricamata un ruolo da protagonista nel presente e nel prossimo futuro. Il lungo periodo di transizione che sembrerebbe precedere l’attesa – per alcuni distopica – di una mobilità a zero emissioni, passa dall’ibrido. E tra le tre soluzioni al momento disponibili, mild hybrid, full hybrid e plug-in hybrid, quest’ultima sembra essere la più efficace per chi vuole abbattere le emissioni e viaggiare tutti i giorni a batteria, senza rinunciare alla libertà del carburante tradizionale durante i lunghi viaggi o le gite fuori porta.

Bisogna certamente sottolineare che per sfruttare al massimo le possibilità di questa tecnologia, che unisce un propulsore elettrico con batteria ricaricabile a un motore benzina, bisogna rispettare dei “requisitiâ€, specialmente quello di avere un posto auto in cui poterla ricaricare ogni notte, con energia al costo domestico, per contenere la il costo della corrente e trarre beneficio economico ed ecologico dell’acquisto, altrimenti comparabile a quello di una full hybrid.

Bisogna inoltre mettere in conto una spesa solitamente leggermente maggiore rispetto alle altre formule elettrificate, in quanto qui le componenti aumentano, così come la capacità della batteria. Oggi però, rispetto a pochi anni fa, il mercato offre proposte decisamente più accessibili, anche sotto la soglia dei 40.000 euro. Abbiamo quindi selezionato alcuni dei modelli più interessanti del 2026: vetture diverse tra loro per stile, dimensioni e filosofia, ma accomunate da un obiettivo preciso, quello di rendere l’ibrido plug-in una scelta concreta e conveniente.

MG HS PHEV (da 29.900 euro)

Tra le proposte più economiche del mercato, la MG HS Plug-in Hybrid è quella che più di tutte punta sul rapporto qualità-prezzo. Non è solo una questione di listino, ma di sostanza: dimensioni generose, dotazioni complete e una meccanica che convince.

Il sistema ibrido abbina un motore benzina turbo da 1.5 litri a un’unità elettrica, per una potenza complessiva che supera i 270 CV. Numeri importanti, che si traducono in una guida brillante, ma sempre fluida. La vera carta vincente resta però l’autonomia in elettrico, che permette di coprire tranquillamente gli spostamenti quotidiani senza accendere il motore termico. All’interno l’ambiente è ben curato, con finiture curate e tanto spazio per passeggeri e bagagli. Non sarà il marchio più blasonato, ma è difficile trovare di più a questa cifra.

Mazda MX-30 R-EV (da 38.520 euro)

Mazda ha scelto una strada completamente diversa rispetto alla concorrenza e lo ha fatto con una soluzione tecnica affascinante: il motore rotativo Wankel. La MX-30 R-EV non è una plug-in tradizionale, ma una elettrica con range extender, dove il piccolo motore termico entra in funzione solo per ricaricare la batteria. Il risultato è un’esperienza di guida molto vicina a quella di un’auto elettrica pura, silenziosa e lineare, ma senza i limiti di autonomia. Una scelta che punta più sulla filosofia che sui numeri, e che si distingue in un mercato sempre più omologato.

Il design, come da tradizione Mazda, è ricercato e personale, mentre gli interni puntano su materiali sostenibili e soluzioni originali. Non è l’auto per tutti, ma è sicuramente una delle più interessanti per chi cerca qualcosa di diverso.

DR 6.0 1.5 PHEV (da 33.900 euro)

DR continua a crescere e lo fa proponendo una gamma sempre più completa, dove la 6.0 Plug-in Hybrid rappresenta una delle alternative più accessibili nel mondo dei SUV elettrificati.

Il sistema ibrido da 1.5 litri lavora in sinergia con il motore elettrico per offrire una guida fluida e orientata al comfort. Non punta sulle prestazioni pure, ma su un utilizzo quotidiano semplice e senza stress, con consumi contenuti e una buona autonomia in modalità elettrica. Il punto forte resta l’equipaggiamento: già nelle versioni base si trovano dotazioni ricche, infotainment completo e tutti gli assistenti alla guida più richiesti. Una proposta concreta per chi vuole entrare nel mondo plug-in senza spendere cifre elevate.

Toyota C-HR 2.0 PHEV (da 37.450 euro)

Toyota è uno dei marchi che più ha creduto nell’elettrificazione, e con la nuova C-HR Plug-in Hybrid porta questa esperienza a un livello superiore. Il sistema da 2.0 litri offre una potenza elevata, affidabilità e soprattutto una gestione intelligente dei flussi energetici. La transizione tra motore elettrico e termico è praticamente impercettibile, mentre l’autonomia in elettrico consente di affrontare gran parte degli spostamenti quotidiani a zero emissioni.

Il design resta uno dei suoi tratti distintivi: linee taglienti, proporzioni dinamiche e un carattere forte che non passa inosservato. A bordo si nota un netto salto in avanti rispetto al passato, con materiali più curati e una tecnologia al passo con i tempi.

Kia Niro Plug-In (da 39.950 euro)

La Kia Niro è da anni uno dei riferimenti nel mondo delle ibride, e la versione plug-in ne rappresenta l’evoluzione più completa. Equilibrata sotto ogni punto di vista, è una vettura che non eccelle in un singolo aspetto ma riesce a fare tutto bene. Il sistema ibrido garantisce consumi ridotti, una guida fluida e una buona autonomia elettrica, mentre lo spazio a bordo la rende perfetta anche come unica auto di famiglia. Kia ha lavorato molto anche sul design, rendendolo più moderno e distintivo, senza rinunciare alla praticità. Il risultato è un’auto concreta, razionale e pensata per durare nel tempo.

Ibride plug-in sotto 40.000 euro: le migliori del 2026
Ufficio Stampa Kia
Ibride plug-in, Kia Niro tra i migliori modelli sotto 40.000 euro

BYD Seal U (da 38.900 euro)

BYD è uno dei protagonisti assoluti della rivoluzione elettrica, e con la Seal U Plug-in Hybrid dimostra di voler conquistare anche il mercato europeo. Si tratta di un SUV moderno, con linee pulite e un’impostazione tecnologica molto avanzata. Il sistema plug-in garantisce un’ottima autonomia in elettrico, mentre il comfort di marcia è uno dei migliori della categoria. L’abitacolo è dominato da un grande display centrale e da una qualità percepita che sorprende, soprattutto considerando il prezzo. Una proposta che punta dritta al cuore del segmento, senza compromessi evidenti.

BYD Seal 6 DM-i Touring (da 38.500 euro)

In un mercato dominato dai SUV, la Seal 6 DM-i Touring rappresenta una scelta controcorrente. Una station wagon plug-in che punta su spazio, efficienza e comfort. Il sistema ibrido DM-i è uno dei più evoluti sul mercato, progettato per massimizzare l’utilizzo della componente elettrica. Nei tragitti quotidiani si comporta quasi come un’elettrica pura, mentre nei lunghi viaggi garantisce consumi molto contenuti. La vera differenza la fa però la praticità: bagagliaio ampio, abitabilità eccellente e una guida rilassata, ideale per chi macina chilometri ogni giorno.

BYD Atto 2 DM-i (da 27.600 euro)

Chiudiamo con la proposta più accessibile della lista. La BYD Atto 2 DM-i è l’entry level del mondo plug-in del marchio cinese, ma non per questo rinuncia a contenuti interessanti. Compatta nelle dimensioni ma completa nelle dotazioni, è pensata per chi si muove principalmente in città e vuole sfruttare al massimo la modalità elettrica. Il sistema DM-i privilegia infatti l’efficienza, con consumi ridotti e una gestione intelligente della batteria.

Il prezzo è il suo punto di forza principale, rendendola una delle PHEV più economiche disponibili nel 2026. Una porta d’ingresso concreta verso un futuro sempre più elettrificato.

Data articolo: Sat, 04 Apr 2026 14:48:46 +0000
News n. 22
Premi Autobest 2026, tutte le preferite dagli europei

L’Autobest Conquest Awards 2026 ha eletto le proprie preferite, e lo ha fatto dimostrando una direzione evidente, verso vetture semplici e intelligenti. Il rapporto qualità/prezzo ha dominato questa sessione di riconoscimenti, in cui sono emersi marchi come Fiat, Citroen, MG e Renault. Quattro i riconoscimenti che hanno guidato le classifiche e che hanno visto, nella maggior parte dei casi, alternarsi le stesse tre vetture nei gradini più alti del podio.

A giudicare le vetture sono stati esperti provenienti da 32 paesi e questa volta, anche il pubblico che ha seguito la live della premiazione. Un modo in più per avere un’opinione più ampia delle scelte di chi le auto poi le deve comprare veramente.

Best Car Design of Europe

A conquistare il premio per il miglior design è stata la Fiat Grande Panda, un modello che ha saputo reinterpretare in chiave moderna uno dei nomi più iconici del marchio italiano. La vittoria non è arrivata per caso. La Grande Panda ha convinto per uno stile che unisce linee pulite, richiami al passato e una certa dose di personalità urbana, senza risultare eccessiva. Un equilibrio difficile da raggiungere, soprattutto in un segmento dove spesso il design passa in secondo piano rispetto al prezzo.

Alle sue spalle si sono piazzate la Renault 4 e la Citroen C3 Aircross, entrambe protagoniste di un ritorno al design funzionale, ma con una forte identità visiva.

Best Affordable Car Technology of Europe

Il premio dedicato alla tecnologia accessibile è andato alla MG S5 EV, un modello che incarna la filosofia del valore al giusto prezzo. In un periodo in cui la tecnologia rischia di diventare un lusso per pochi, MG è riuscita a proporre una vettura elettrica con dotazioni complete, autonomia convincente e costi contenuti, senza compromessi evidenti.

Anche qui la sfida è stata serrata, con la Renault 4 e la Citroen C3 Aircross a contendersi il podio fino all’ultimo. Segno che il segmento delle auto accessibili è oggi uno dei più combattuti e strategici per i costruttori.

Best User’s Car of Europe

Ecco qui la vera novità di questa edizione: per la prima volta un premio assegnato direttamente dal pubblico presente in live nel corso dell’evento. Secondo la giuria popolare la miglior vettura dell’anno è la Citroen C3 Aircross. Una vettura che ha già riscosso un notevole apprezzamento sul mercato europeo, grazie alle proprie caratteristiche di praticità, spazio e la solita attenzione al comfort Citroen.

Ancora una volta dietro di lei si sono piazzate la Fiat Grande Panda e la Renault 4, a conferma di un podio ormai consolidato tra questi tre modelli.

Best Buy Car of Europe

Il premio finale è andato alla Renault 4, eletta come la Best Buy Car of Europe. Un riconoscimento che tiene conto di diversi fattori: prezzo, contenuti, tecnologia e capacità di rispondere alle esigenze reali del mercato. La Renault 4 ha saputo distinguersi per il suo approccio equilibrato, proponendo una vettura che guarda al futuro seguendo il nuovo percorso stilistico originale intrapreso dal brand, ma senza dimenticare la semplicità d’uso.

Immancabili, ancora una volta, alle sue spalle la Fiat Grande Panda e la Citroen C3 Aircross, protagoniste assolute di questa edizione.

Data articolo: Sat, 04 Apr 2026 12:29:23 +0000
News n. 23
Forza bruta e delicatezza floreale, la Bugatti Mistral Caroline

Bugatti è sinonimo di potenza, eleganza e lusso. Sulla base di questi valori il patrimonio genetico creato dall’estro dell’imprenditore Ettore Bugatti, italiano trasferitosi in Francia, ha influenzato lo stile delle moderne hypercar. Per i puristi la Mistral segna la chiusura di un cerchio magico, quello improntato sul potentissimo motore W16.

L’esemplare unico, nato dal programma Sur Mesure e battezzato Caroline, è più di un semplice cadeau. La roadster a cielo aperto diventa un opera d’arte in movimento, dove ingegneria e gusto si incontrano per lasciare un segno indelebile. Ogni cliente può soddisfare le proprie voglia, personalizzando le hypercar sulla base di esigenze stilistiche uniche. Con la Carloine si è scelto di rendere omaggio alla figlia del proprietario, enfatizzando la passione floreale in forme, colori e materiali di alta qualità.

Impatto magico

Gli specialisti del marchio francese si sono basati per la creazione della Caroline su concetti di delicatezza dei fiori, del mondo dell’alta moda e del colore della lavanda. Il team Color & Material Finish di Bugatti, guidato da Sabine Consolini, si è messo all’opera tra l’Atelier di Molsheim e il nuovo Design Studio di Berlino per trasformare una idea curiosa in realtà. Sono stati testati numerosi campioni di colore prima di arrivare alla tinta definitiva, una “Lavender†su misura che sembra un mix tra il violetto bluastro e quello rossastro a seconda del tocco della luce.

La zona inferiore della carrozzeria è in fibra di carbonio “Violet Carbonâ€, con una tessitura tinta in tono complementare. Sotto al cofano c’è l’iconico motore da 1.600 CV, 1.600 Nm di coppia che riesce a oltrepassare una top speed di 420 km/h. Annunciata il 19 agosto 2022, per poi essere svelata pochi giorni dopo alla Monterey Car Week, e a fine settembre al Concorso d’Eleganza di Chantilly, ha ereditato alcuni componenti tecnici della Chiron Super Sport 300+ tra cui il gruppo motore-trasmissione, ossia il poderoso motore W16 con quattro turbocompressori dalla cilindrata di 8,0 litri, associato al cambio automatico a doppia frizione a 7 rapporti. A novembre 2024 la Mistral ha siglato il primato mondiale di velocità (453,91 km/h) per un’auto scoperta.

La Bugatti W16 Mistral Caroline
Ufficio Stampa Bugatti
Caratteristiche Bugatti W16 Mistral Caroline

Abitacolo puro come un petalo

Gli interni abbinano la pelle “Blanc†e “Minuit†con inserti in fibra di carbonio viola. I poggiatesta spiccano per il motivo floreale ricamato a mano con migliaia di fili sovrapposti, che cambiano tonalità a seconda dell’angolo di osservazione. Sui pannelli delle portiere il ricamo è reso più dinamico, con petali che sembrano viaggiare con il vento. Il selettore del cambio ospita l’Elefante Danzante di Rembrandt Bugatti in vetro tinto viola, un chiaro riferimento al DNA dei modelli che vengono creati dal programma Sur Mesure.

Ogni più piccolo componente è curato in modo maniacale, come l’ala posteriore retrattile, che risulta visibile solo quando si attiva il freno aerodinamico. A mano è stata dipinta una composizione floreale nei toni del lilla e dell’iris, applicata a strati con mascherature successive di precisione. Al centro dell’ala il nome Caroline è inciso nella grafica classica di Bugatti. Ogni dettaglio contribuisce a un’identità unica. Su questo capolavoro i campi di lavanda della Provenza e i giardini parigini si possono toccare con mano.

Data articolo: Sat, 04 Apr 2026 09:50:33 +0000
News n. 24
Jannik Sinner, quante difficoltà all’esame della patente: confessione inaspettata

Jannik Sinner è diventato nel giro di pochi anni uno degli sportivi italiani più amati di sempre. Il tennis tricolore, in passato, aveva avuto tanti atleti validi, ma non un fuoriclasse destinato a scrivere pagine indelebili di storia, al pari di Federer, Djokovic e Nadal. Sul suo cammino il talento di San Candido si è trovato difronte un altro straordinario enfant prodige, conosciuto all’anagrafe con il nome di Carlos Alcaraz.

Il rivale spagnolo, due anni più giovane di Sinner, è stato capace di infrangere diversi primati nella storia del tennis, a 19 anni e 4 mesi è diventato il più giovane di sempre a essere diventato nº 1 del mondo nella storia del ranking ATP e a 22 anni e 9 mesi il più giovane tennista del circuito maschile a completare il Career Grand Slam, ossia il trionfo di tutte e quattro le prove del Grande Slam. Sinner non solo dovrà impegnarsi per superare nel ranking Alcaraz, ma dovrà capire come andare in modo corretto tra i coni in sella a una moto.

Siparietto social

Jannik Sinner ha regalato ai fan un momento simpatico e autoironico con la complicità del suo coach australiano Darren Cahill. Sul suo canale YouTube è andato in onda un vlog senza filtri, pieno di aneddoti personali, facendo emergere una verità scomoda sulle sue doti da centauro.

L’ex campione, mentore di Sinner, lo ha messo in difficoltà con una domanda improvvisa: “Ora devi essere onestoâ€, ha esordito Cahill con un sorriso malizioso: “Quante volte hai dovuto ripetere l’esame per la patente della moto?â€. Il tennista altoatesino ha provato a giustificarsi con un “Dipende cosa intendiâ€, poi incalzato nuovamente dal coach ha ammesso: “Tre volteâ€. A quel punto i due si sono lasciati andare a una risata liberatoria.

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Personalità genuina

Nonostante in campo sia un killer, nella vita reale senza una racchetta tra le mani, Sinner ha già dimostrato di essere un ragazzo spontaneo e molto maturo. È uno sportivo educato e corretto che ama la riservatezza. Uno sportivo d’altri tempi che si concede anche il lusso di qualche supercar per scorrazzare nella sua San Candido e a Monaco, dove ha preso la residenza.

Insieme a lui, anche altri sportivi italiani, come Berrettini e Musetti, risultano fiscalmente domiciliati nel Principato. Il 10 giugno 2024 Sinner è diventato il primo e unico tennista italiano, e il 29º al mondo, ad aver raggiunto la 1ª posizione del ranking ATP in singolare. Grazie ai milioni guadagnati nei tornei del Grande Slam e agli sponsor, il professionista ha scelto il vicino paradiso fiscale dove si corre anche il GP di F1 per evitare di essere sommerso di tasse in Italia.

Data articolo: Sat, 04 Apr 2026 08:53:10 +0000
News n. 25
Valentino Rossi ha scelto il suo nuovo enfant prodige: accordo a un passo con la VR46

Per un campione di MotoGP esperto come Valentino Rossi ci vuole veramente poco per comprendere le dinamiche sportive della pista. Attualmente il suo team VR46 sta correndo nel concreto con un solo pilota in top class. Fabio Di Giannantonio, sotto pressione e in scadenza di contratto, ha reagito con prove d’orgoglio, diventando dopo 3 GP il primo ducatista in classifica all’inseguimento del leader Marco Bezzecchi.

Al contrario Franco Morbidelli appare svuotato di ogni energia e sempre più in difficoltà in sella alla moto emiliana. In questa annata i due rider italiani hanno a disposizione una Desmosedici GP25, con la quale Marc Marquez ha vinto con ampio margine nella passata stagione. La moto factory stavolta è stata consegnata nelle mani di Alex Marquez, vice campione del mondo, che sta faticando più del dovuto nel team Gresini Racing.

Il percorso del giovane spagnolo

Fermin Aldeguer, secondo rider della squadra di Nadia Padovani, ha avuto un inizio di stagione travagliato a causa dei postumi dell’infortunio patito l’8 gennaio 2026, in un test a Valencia. Costretto a operarsi per la frattura della diafisi del femore ha saltato i test invernali e il GP d’apertura, rientrando nella seconda tappa in Brasile, dove ha concluso all’ottavo posto. Nel round successivo di Austin il nativo di Murcia è parso appannato e non è riuscito ad andare oltre l’undicesima posizione.

Ci vorranno delle settimane per ritrovare la forma fisica ideale, ma Fermin è pronto a mandare un messaggio chiaro a Valentino Rossi. Nel 2025 è stato il miglior rookie in pista. In Francia ha siglato il primo podio Sprint, in terza posizione, replicando anche alla domenica e conquistando il primo podio in una gara di MotoGP. Concluse in seconda posizione in Austria alle spalle di Marc Marquez, conquistando il secondo podio stagionale. In Indonesia, dopo il secondo posto nella Sprint, alla domenica siglò la prima vittoria in carriera in top class. Ha chiuso all’ottavo posto in classifica con 214 punti, non distante dagli attuali rider del team VR46: Di Giannantonio e Morbidelli.

Valentino Rossi vuole Aldeguer
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Fermin Aldeguer: nuovo pilota VR46

Fuga dal team Gresini Racing

La squadra guidata dalla vedova di Fausto Gresini non è ancora riuscita a trovare l’accordo con la Casa di Borgo Panigale per rinnovare il contratto come squadra satellite per il 2027 e, nel frattempo, i piloti hanno preso accordi con altri team. Alex Marquez dovrebbe annunciare a breve il passaggio alla KTM, mentre Fermin si è lasciato ammaliare dalla corte di Valentino Rossi che ha grandi progetti per lui.

Sfumato Pedro Acosta, destinato al team factory della Ducati, il Dottore ha scelto il classe 2005 che, domani 5 aprile, compirà 21 anni. Già campione europeo Moto2 nel 2021, nel Motomondiale ha ottenuto nel 2023 una terza posizione in graduatoria nella classe di mezzo. Il suo percorso è quello di un talento destinato a vincere molte sfide in MotoGP. La Casa emiliana ha fatto di tutto per tenersi Fermin, facendogli firmare un contratto di quattro anni con la formula del 2+2 e una clausola di rescissione alla fine del secondo anno. Per lui non ci sarà l’immediato trasferimento al team factory, salvo sorprese, ma un passaggio prestigioso alla corte di Valentino. Come riportato sulle colonne di Motorsport.com riceverà materiale e trattamento da pilota ufficiale, ricevendo le novità quasi contemporaneamente ai piloti del team ufficiale.

Data articolo: Sat, 04 Apr 2026 07:51:32 +0000


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