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Il 25 maggio 2026 il traffico sulle autostrade italiane presenta diverse criticità , con code importanti e rallentamenti causati sia da incidenti che da veicoli in avaria e lavori in corso. Tra le situazioni più significative si segnala una lunga coda di 10 km sull’A1 Milano-Napoli tra Ponzano Romano e Attigliano per un veicolo fermo, nonché un incidente sull’A22 Brennero-Modena che ha causato 4 km di coda. Nelle tratte del Nord Italia, si registrano code a tratti tra Lainate e Varese e rallentamenti sull’A14 Bologna-Taranto per lavori in corso.
19:49 – Coda in uscita a Orte provenendo da Roma
Coda per veicolo fermo o avaria
Direzione Milano
19:30 – Coda di 10 km tra Ponzano Romano e Attigliano
Coda per veicolo fermo o avaria
Direzione Milano
Entrata consigliata verso Firenze: Orte. Uscita consigliata provenendo da Roma: Bivio Diramazione Roma Nord/G.R.A. su A1 Diramazione Roma Nord – GRA.
20:05 – Code a tratti tra Svincolo Lainate-Arese e Bivio A8/A9 Lainate-Chiasso
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Varese
La tratta interessata va dal chilometro 10.7 al chilometro 7.1 per una lunghezza di 3.6 km.
20:05 – Coda in uscita alla barriera di Como Grandate
Coda per traffico intenso
Direzione Svizzera
20:01 – Collesalvetti in entrata chiuso al traffico
Entrata chiusa fino alle 06:00 del 26/05/2026 verso Livorno per lavori
Direzione Genova
20:03 – Traffico rallentato tra Pescara Nord e Pineto
Traffico rallentato per lavori
Direzione Ancona
La tratta interessata va dal chilometro 354.0 al chilometro 362.0 per una lunghezza di 8.0 km.
19:27 – Coda di 1 km tra Grottammare e Pedaso
Coda per lavori
Direzione Ancona
La tratta interessata va dal chilometro 294.4 al chilometro 301.0 per una lunghezza di 6.6 km.
19:58 – Scorta veicoli tra Faenza e Forlì
Coda per safety car
Direzione Bologna
La tratta interessata va dal chilometro 74.0 al chilometro 77.0 per una lunghezza di 3.0 km.
20:00 – Area di servizio Sillaro est chiusa
Area di servizio chiusa fino alle 05:00 del 26/05/2026 per lavori
Direzione Bologna
19:38 – Coda di 4 km tra Trento Nord e San Michele
Coda per incidente
Direzione Brennero
La coda si estende dal chilometro 121.4 al chilometro 125.4.
20:04 – Coda di 1 km tra Masone e Ovada
Coda per veicolo fermo o avaria
Direzione Gravellona Toce
La coda si estende dal chilometro 24.4 al chilometro 14.0 per una lunghezza di 10.4 km.
20:04 – Coda tra Capodimonte e Zona Ospedaliera
Coda per veicolo fermo o avaria
Direzione Pozzuoli
La coda si estende dal chilometro 15.2 al chilometro 16.1 per una lunghezza di 0.9 km.
19:34 – Coda in corrispondenza Piazzale Italiano verso Chamonix
Attesa prevista 15 minuti
Direzione Chamonix
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Mon, 25 May 2026 18:08:00 +0000Il panorama automobilistico italiano accoglie ufficialmente un nuovo attore di peso nel segmento del lusso elettrificato: Denza, il marchio premium del colosso cinese BYD, ha inaugurato a Bologna la sua prima sede operativa nel nostro Paese. La scelta del capoluogo emiliano non è casuale; Alessandro Grosso, country manager di BYD, ha sottolineato come Bologna rappresenti una piazza centrale e strategica per il mercato automotive italiano, ideale per ospitare un brand che punta tutto su un posizionamento tecnologico di alto profilo.
Realizzato in collaborazione con il gruppo Barchetti, partner dalla consolidata solidità nel settore, il nuovo showroom di via Agucchi 74/6 si estende su una superficie di oltre 500 metri quadrati, offrendo un ambiente raffinato dove i primi due modelli del costruttore sono esposti al pubblico.
L’elemento che più di ogni altro segna il debutto di Denza in Italia è l’annuncio dell’installazione della prima stazione Flash Charging presso lo showroom bolognese. Si tratta di una tecnologia d’avanguardia assoluta, capace di erogare una potenza massima di ricarica di 1.500 kW, la più alta attualmente disponibile a livello mondiale. I tempi di ricarica promessi da questa infrastruttura sono pronti a rivoluzionare l’esperienza dell’utente elettrico: i modelli della gamma Denza sono infatti progettati per supportare tale potenza, permettendo di ricaricare la batteria dal 10% al 70% in soli cinque minuti.
Per raggiungere una ricarica quasi completa, pari al 97%, occorrono invece meno di dieci minuti, abbattendo drasticamente le lunghe attese tipiche dei sistemi tradizionali. Nei prossimi mesi, la rete proprietaria di BYD si estenderà in altri punti del territorio nazionale, consolidando l’infrastruttura necessaria per questi veicoli high-tech.
La punta di diamante dell’offerta attuale è la Denza Z9GT, una shooting brake elettrica dalle linee estremamente filanti e aerodinamiche. Con una lunghezza di 5,18 metri e un passo di 3,12 metri, la vettura garantisce un’abitabilità eccezionale e un’attenzione al dettaglio quasi maniacale, testimoniata da dotazioni ricercate come un piccolo vano refrigerato integrato per i passeggeri.
Sotto la carrozzeria batte un cuore tecnologico senza precedenti: la versione full electric monta tre unità motrici (una all’anteriore e due al posteriore) capaci di sprigionare una potenza complessiva di 1.156 CV e una coppia massima di 1.210 Nm. Le prestazioni sono da supercar pura, con uno scatto da 0 a 100 km/h coperto in soli 2,7 secondi e una velocità di punta di 270 km/h. La batteria da 122,5 kWh assicura un’autonomia superiore ai 600 km, rendendola adatta anche ai lunghi spostamenti. Oltre alla variante elettrica, la Z9GT è disponibile anche in versione Super Hybrid DM-i, con un listino che parte da 116.450 euro.
Per chi cerca il massimo del comfort e dello spazio, lo showroom bolognese ospita la Denza D9 Super Hybrid DM-i. Questa imponente monovolume da 5,25 metri di lunghezza è concepita come una vera e propria lounge mobile, dotata di un abitacolo ricco di finiture di pregio. I passeggeri posteriori possono godere di sedili riscaldati, ventilati e con funzione massaggio, schienali reclinabili e ricarica a induzione per i dispositivi mobili.
Il powertrain ibrido combina un motore 1.5 turbo benzina da 120 CV con due motori elettrici per una potenza totale di 353 CV, garantendo la trazione integrale e una velocità massima di 180 km/h. Un dato tecnico rilevante è la capacità della batteria di 58,9 kWh, che permette alla D9 di muoversi esclusivamente a zero emissioni per oltre 200 km, un valore record per la sua categoria. Il prezzo di partenza per questo modello è fissato a 79.950 euro.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 15:20:25 +0000C’era una volta, nel non troppo lontano 2015, una studentessa della Texas State University di nome Tara Monroe. Tara era una ventenne come tante, almeno fino al giorno in cui la sua vita sociale e logistica ha subito un brusco testacoda: un arresto per guida in stato di ebbrezza le era costato la sospensione della patente. In un mondo normale, questo avrebbe significato lunghi ed estenuanti tragitti in autobus o il recupero di una vecchia bicicletta impolverata. Ma Tara non era una studentessa normale e, a quanto pare, non aveva alcuna intenzione di pedalare sotto il sole del Texas.
Rimasta a piedi, Tara si trovò davanti a un dilemma esistenziale: come raggiungere le aule universitarie senza sembrare una comune mortale senza privilegi motorizzati? La risposta arrivò dal web, sotto forma di un affare irrinunciabile: una Jeep di Barbie usata, acquistata per la modica cifra di circa 60 dollari.
Immaginate la scena. Mentre i suoi colleghi arrivavano al campus a bordo di pick-up rombanti o utilitarie anonime, Tara faceva il suo ingresso trionfale varcando i cancelli a bordo di un minuscolo concentrato di plastica rosa acceso. Il veicolo era così piccolo che le sue gambe da ventenne faticavano a trovare spazio nell’abitacolo progettato per bambine di sei anni, ma questo non sembrava scalfire minimamente la sua dignità .
In pochissimo tempo, il ronzio del motorino elettrico della Jeep giocattolo divenne il suono più atteso del campus. Con immancabili occhiali da sole d’ordinanza e un’espressione di assoluta indifferenza verso il mondo circostante, attraversava marciapiedi, parcheggi e viali pedonali a una velocità per certi versi ridicola. Il contrasto tra la serietà della sua posa e l’assurdità del mezzo rosa shocking era semplicemente troppo irresistibile per essere ignorato.
Ovviamente, nell’era degli smartphone, una simile apparizione non poteva restare confinata entro i confini dell’università . Foto e video di Tara sulla sua mini-Jeep iniziarono a rimbalzare freneticamente da un social network all’altro, trasformandola in un vero e proprio fenomeno virale. Il popolo del web, come sempre, si divise in due fazioni agguerrite: da un lato, chi la considerava un genio assoluto della creatività e dell’autoironia; dall’altro, i critici più severi che sottolineavano come una simile trovata finisse per banalizzare un reato serio come la guida in stato di ebbrezza.
Indipendentemente dal giudizio etico, l’impatto mediatico fu devastante. Tara era riuscita a trasformare una sanzione legale in una performance artistica involontaria. Ogni suo spostamento diventava un evento, un momento di rottura della monotonia accademica che costringeva gli studenti a fermarsi e stropicciarsi gli occhi per credere a quello che vedevano.
Oggi, a distanza di anni, quella minuscola Jeep rosa è ufficialmente entrata nell’albo d’oro delle storie universitarie più assurde e memorabili mai apparse su internet. Resta il fatto che, per qualche settimana nel 2015, il Texas non è stato famoso per i suoi cowboy o per il petrolio, ma per una ragazza che, pur avendo perso il diritto di guidare un’auto vera, non aveva alcuna intenzione di rinunciare al suo posto nel traffico, anche se quel posto era fatto di plastica e alimentato da una batteria ricaricabile di un giocattolo usato, non concepito per una giovane universitaria ma per una piccola infante. Una rivincita che fa ancora sorridere.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 14:20:07 +0000Il panorama del design industriale internazionale vede oggi un nuovo protagonista assoluto: la Fiat Topolino. Il celebre marchio torinese ha annunciato con orgoglio che la sua ultima creazione si è aggiudicata il XXIX Premio Compasso d’Oro ADI, uno dei riconoscimenti più autorevoli e storici al mondo nel campo del design. Questo premio non rappresenta soltanto un traguardo commerciale o estetico, ma sancisce ufficialmente l’ingresso della Topolino nel gotha del patrimonio culturale italiano.
Grazie a questa vittoria, infatti, il veicolo entrerà a far parte della storica Collezione Compasso d’Oro ADI, ospitata presso l’ADI Design Museum di Milano. Si tratta di una raccolta di eccezionale interesse artistico e storico, ufficialmente riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali, che ha il compito di conservare e promuovere le vette più alte dell’ingegno e della creatività del nostro Paese.
Il successo della Fiat Topolino risiede nella sua capacità di interpretare le sfide della mobilità moderna attraverso una visione innovativa e coraggiosa. Al centro del progetto vi è una struttura essenziale e razionale, concepita per ridurre drasticamente la complessità che spesso caratterizza i veicoli contemporanei.
Questa semplificazione non è limitata alla sola componente tecnologica, ma si estende all’intera esperienza dell’utente, garantendo una accessibilità e una facilità d’uso senza precedenti. In un contesto urbano sempre più saturo e complesso, la Topolino propone una via fatta di sottrazione e chiarezza, dove ogni elemento risponde a una funzione precisa senza rinunciare alla bellezza.
Sebbene sia un veicolo proiettato verso il futuro, la Topolino affonda le proprie radici in una storia profondamente italiana. Il suo design è una reinterpretazione delle DNA storico FIAT, capace di evocare sensazioni e atmosfere che appartengono all’immaginario collettivo mondiale.
Gli esperti hanno riconosciuto nel veicolo lo spirito della “Dolce Vita”, fatto di semplicità , ottimismo e gioia di vivere. Questo linguaggio estetico distintivo, chiaramente ispirato alla cultura pop, ha permesso di trasformare quello che potrebbe essere un banale oggetto funzionale in un vero e proprio simbolo di stile di vita. La Topolino non si limita a trasportare persone, ma comunica positività attraverso le sue forme amichevoli e il suo approccio ludico alla strada.
Oltre all’estetica, la motivazione del premio sottolinea la rilevanza sociale del progetto. La Topolino viene definita come molto più di un semplice veicolo: è una soluzione che inaugura una nuova categoria di mobilità . In un’epoca di transizione energetica, FIAT è riuscita a coniugare la sostenibilità ambientale con una missione di inclusività , rendendo la mobilità elettrica più significativa e accessibile nella vita quotidiana. Il cuore delle città moderne richiede strumenti che siano rispettosi dell’ambiente ma anche capaci di abbattere le barriere, e la Topolino risponde a questa esigenza ponendosi come uno strumento di mobilità inclusivo e quotidiano.
La vittoria del Compasso d’Oro conferma che la Fiat Topolino è riuscita a sintetizzare perfettamente l’eredità storica del marchio con le necessità del XXI secolo. Attraverso un mix di razionalità tecnica e calore umano, questo quadriciclo elettrico si candida a diventare il nuovo punto di riferimento per chiunque cerchi una mobilità urbana che sia, allo stesso tempo, un atto di design consapevole e un omaggio alla bellezza del vivere italiano.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 12:46:40 +0000Nel complicato weekend di F1 in Canada, Leclerc sprofonda a causa di un setup errato della sua Ferrari SF-26e di una grave asincronia termica. Al contrario, Lewis Hamilton ignora i dati fuorvianti del simulatore di Maranello, affidandosi alla sua esperienza in pista per massimizzare le performance. Questa profonda discrepanza di rendimento dimostra come il team debba rivedere i metodi di preparazione e iniziare ad ascoltare le intuizioni del pilota.
Il fine settimana di Montreal si è tramutato in un calvario sportivo per Charles Leclerc. La ragione è molto semplice: ricerca disperata della giusta sintonia con la vettura. Nonostante i continui sforzi per estrarne il potenziale, le cose non sono mai cambiate nel corso delle sessioni. Il guizzo nella gara Sprint, culminato con il sorpasso su Lewis all’ultimo giro, resta una consolazione marginale all’interno di un quadro tecnico complicato.
Il monegasco era convinto che il passo gara testato il venerdì fosse solido. Senza dubbio si è dovuto ricredere sulla distanza dei 300 chilometri. Momento in cui non ha potuto sciorinare tutto il rendimento della SF-26. Cosa che invece è riuscita molto bene al sette volte campione del mondo di F1 che abita il lato dell’altro box, per esempio. Il fardello più pesante resta però l’assenza di confidenza con la monoposto.
Un problema che il ferrarista non ha certo nascosto. A questo fattore si somma la fatidica asincronia termica patita nelle due qualifiche, senza dimenticare che pure in gara la temperatura target spesso non era ottimale sull’avantreno. Non per nulla si è lamentato a più riprese in radio. Nemmeno l’erogazione della potenza era ben settata. Insomma: un fine settimana da incubo, uno dei peggiori della sua carriera.
Ad aggravare la situazione c’è un fattore cruciale che rimanda direttamente alle scelte operative fatte dal team in preparazione al quinto Gran Premio stagionale. Scelte molto diverse da quelle imposte alla scuderia dal pilota britannico. Già al termine del fine settimana di Miami, Lewis era stato netto nello smascherare una correlazione fuorviante generata dai setup deliberati al simulatore.
Una lacuna che in Florida lo aveva privato di performance, abbandonato a una direzione sulla messa a punto che non lo portava da nessuna parte. La contromossa di Hamilton in Canada è stata drastica: accantonare i riscontri del campo simulativo per affidarsi unicamente allo studio dei dati e al proprio bagaglio di esperienza alla guida. I risultati gli danno ampiamente ragione.
Il talento di Stevenage non solo viaggia davanti al compagno, ma riesce a ottimizzare il rendimento della SF-26 con grande scioltezza. Charles Leclerc, al contrario, ha scelto di assecondare le direttive della scuderia italiana, incluse quelle relative alla gestione dei freni. Una fiducia mal riposta, considerando le varie e pesanti bocciature arrivate via radio dal monegasco durante tutte le sessioni.
Questa situazione paradossale fa sorridere amaro se si ripensa alle parole di Frédéric Vasseur dopo Miami. Il team principal aveva dettato una linea chiara: massimizzare la prestazione ad ogni singola chance. Una tediosa nenia che il francese ripete oramai da 3 anni senza sosta. Fred dispensa elogi per l’audacia di Loic Serra, in grado di rompere i soliti schemi puntando sull’aggressività . Bene. Bravo.
Tuttavia, se non si mette in pista l’auto in maniera corretta, ecco che tutti gli sforzi profusi non pagano e, come spesso è accaduto, vengono disattesi. Le tribolazioni di Leclerc sono l’emblema di una cronica incapacità della Ferrari di preparare a dovere i weekend di gara sin dal lavoro in fabbrica. Soprattutto quando fa capolino il format sprint con una sola sessione di prove libere.
Il progetto aerodinamico e meccanico di base della SF-26 è davvero molto buono, benché venga puntualmente azzoppato dal noto deficit della Power Unit. Mettendo da parte le mancanze attuali del propulsore, che dovrebbe finalmente garantire il tanto agognato salto prestazionale, non resta altro che offrire la miglior versione di sé. Ma gli strumenti simulativi per costruire il setup non funzionano bene.
Non lo diciamo noi, ma Hamilton. E lo ha chiaramente dimostrato in pista tutto il fine settimana. Un elemento che non va affatto trascurato, perché costruire update con riferimenti errati è molto pericoloso. Vasseur si è detto contento delle prestazioni Ferrari. Ovviamente parla di Lewis. E proprio per questo, dopo diverse discrepanze evidenti sul campo, perché il team continua a non ascoltarlo? Un mistero inspiegabile…
Data articolo: Mon, 25 May 2026 12:03:48 +0000Lavare l’auto da soli è una delle operazioni più semplici: acqua, sapone, una spugna, un panno e via. Un lavaggio fatto male può però creare micrograffi, opacizzare il trasparente, rovinare plastiche esterne, stressare guarnizioni, impregnare i tessuti interni e lasciare residui chimici difficili da eliminare. Il problema non è allora solo estetico perché la vernice automobilistica è composta da più strati e il trasparente, pur essendo resistente, non è immune da attrito, contaminazioni, residui minerali dell’acqua, detergenti aggressivi e panni inadatti.
La carrozzeria si rovina soprattutto per lo sporco trascinato sulla superficie, prodotti sbagliati e asciugatura fatta male. I classici segni circolari che si vedono controluce sono il risultato di lavaggi ripetuti con spugne sporche, panni economici, movimenti troppo energici o un solo secchio in cui finiscono insieme shampoo, acqua pulita e particelle abrasive. I produttori insistono da anni sull’importanza del metodo dei due secchi proprio per separare la soluzione con shampoo dall’acqua usata per risciacquare il guanto così da ridurre il rischio di riportare sabbia, polvere e residui sulla vernice.
Poi c’è la fretta perché lavare l’auto sotto il sole, con la carrozzeria calda, significa dare a shampoo e acqua il tempo di evaporare prima del risciacquo. Il risultato sono macchie, aloni e depositi minerali. E ancora: mai usare il detersivo per i piatti. È una soluzione apparentemente furba perché sgrassa bene e costa poco. Peccato che sia pensata per grassi alimentari, stoviglie e superfici domestiche, non per vernici, cere, sigillanti, plastiche esterne e guarnizioni. Il rischio è rimuovere protezioni già presenti sulla carrozzeria, lasciando la superficie più esposta a raggi UV, contaminanti e agenti atmosferici.
Non si può lavare ovunque l’auto liberamente. Il lavaggio genera acqua sporca contenente detergenti, residui di olio, polvere dei freni, particelle di gomma, idrocarburi e sporco stradale. Negli autolavaggi professionali queste acque vengono raccolte e trattate attraverso sistemi dedicati mentre il lavaggio improvvisato in strada o su superfici non attrezzate può creare problemi ambientali e, a seconda dei regolamenti locali, anche sanzioni.
In Italia la disciplina delle acque reflue e degli scarichi è regolata dal decreto legislativo 152 del 2006 mentre gli impianti di autolavaggio devono gestire in modo specifico le acque prodotte dall’attività , considerate scarichi da trattare secondo normativa e autorizzazioni. Detto in altri termini, il lavaggio dell’auto in strada facendo scorrere acqua sporca e detergenti verso tombini, marciapiedi o terreno, è una pratica da evitare. Meglio usare aree private idonee, autolavaggi self-service con raccolta delle acque o prodotti waterless quando il contesto lo consente.
Per l’esterno servono almeno uno shampoo auto a pH bilanciato, un guanto in microfibra o lana sintetica di buona qualità , due secchi, possibilmente con griglie separa-sporco, un detergente per cerchi, un panno grande in microfibra per asciugatura e, se si vuole completare il lavoro, una protezione rapida come cera spray, sigillante. Per quanto riguarda gli interni, l’abitacolo è composto da materiali diversi: plastiche morbide, plastiche rigide, tessuti, pelle, similpelle, moquette, display, comandi, bocchette, cuciture e guarnizioni. Usare un solo detergente aggressivo su tutto è il modo più rapido per scolorire, lucidare troppo o lasciare residui appiccicosi. Meglio utilizzare prodotti delicati e panni.
Il lavaggio auto fai da te è consentito nel rispetto delle norme ambientali. Il riferimento è il decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006, secondo cui le acque reflue prodotte durante il lavaggio, soprattutto quando vengono utilizzati detergenti non biodegradabili, possono essere considerate sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente. Per questo motivo non possono essere disperse liberamente nel suolo, nelle caditoie stradali, nei fossi o nelle cunette, ma devono essere raccolte, filtrate e convogliate verso sistemi di scarico autorizzati, prima dell’immissione nella pubblica fognatura. A questa disposizione si aggiunge quanto previsto dall’articolo 15 del Codice della Strada che vieta di scaricare sulle strade e sulle loro pertinenze, compresi i marciapiedi, materiali o liquidi di qualsiasi natura senza regolare autorizzazione. In pratica, lavare l’auto in strada o in uno spazio dove l’acqua sporca finisce nelle cunette o nei tombini comporta una sanzione amministrativa da 26 a 102 euro.
Si comincia sempre dalle parti più sporche e contaminate senza sporco sulla carrozzeria. I cerchi sono il primo punto critico perché raccolgono polvere dei freni, residui metallici, catrame e sporco stradale. È sconsigliato usare lo stesso guanto dei pannelli verniciati. Per ruote, pneumatici e passaruota servono strumenti dedicati: una spazzola per cerchi, un pennello per zone strette, un detergente specifico e panni separati.
Dopo le ruote arriva il prelavaggio. Questa fase serve a sciogliere e rimuovere il grosso dello sporco prima del contatto fisico con guanto o spugna. Ogni granello rimasto sulla vernice può trasformarsi in abrasivo. Il prelavaggio con detergente specifico riduce la quantità di sporco superficiale e rende più sicuro il lavaggio manuale. Il lavaggio vero e proprio va fatto dall’alto verso il basso per piccole sezioni e senza esercitare pressione.
Il tetto, i vetri superiori e il cofano sono meno contaminati rispetto a paraurti, sottoporta e zona posteriore. Partire dal basso significa caricare subito il guanto di sporco pesante e trascinarlo sulle parti più visibili. Il metodo dei due secchi resta una delle soluzioni più semplici: uno contiene acqua e shampoo, l’altro solo acqua pulita per risciacquare il guanto dopo ogni passaggio. L’uso di griglie sul fondo aiuta a trattenere residui e particelle nella parte bassa del secchio senza che tornino sulla superficie di lavaggio.
Terminata la fase di shampoo, il risciacquo deve essere abbondante e ordinato. Anche qui si parte dall’alto e si scende verso il basso, facendo attenzione a fessure, specchietti, maniglie, modanature e portellone, dove il sapone tende a restare intrappolato.
L’acqua del rubinetto contiene minerali che evaporando possono depositarsi sulla vernice e sui vetri sotto forma di macchie. Se il sole è forte o la carrozzeria è calda, il problema diventa più evidente. L’asciugatura manuale con un panno in microfibra ad alta capacità assorbente riduce il rischio di calcare e aloni. Il panno va appoggiato, trascinato con delicatezza o tamponato, meglio ancora aiutandosi con un prodotto lubrificante da asciugatura. Panni ruvidi, vecchi asciugamani da bagno, pelle naturale indurita o stracci generici sono soluzioni da lasciare perdere.
Dopo il lavaggio, la carrozzeria è pulita ma non necessariamente protetta. Una cera rapida o un prodotto protettivo leggero aiutano a rendere la superficie più scorrevole e migliorano la brillantezza.
La pulizia dell’abitacolo richiede metodo. La prima fase è l’aspirazione da fare su tappetini, moquette, sedili, guide dei sedili, tasche portaoggetti e zona pedaliera. Un aspiratore con bocchette strette permette di raggiungere punti dove si accumulano briciole, polvere e sabbia. Le plastiche interne vanno pulite con un detergente delicato e un panno in microfibra senza prodotti troppo lucidi che lasciano un effetto unto e riflettente. Il cruscotto deve essere pulito, uniforme e non scivoloso. Sui display serve ancora più attenzione, perché si graffiano facilmente. Meglio usare panni pulitissimi e prodotti specifici senza carta, spray aggressivi e pressioni eccessive.
I sedili in tessuto vanno trattati con moderazione. Troppa acqua penetra nell’imbottitura, genera cattivi odori e allunga i tempi di asciugatura. Per macchie localizzate è preferibile lavorare poco prodotto, una spazzola morbida e microfibra asciutta. La pelle richiede detergenti dedicati e una protezione specifica. Prodotti sgrassanti non adatti possono seccarla, lucidarla o alterarne la finitura. La similpelle va pulita con la stessa prudenza perché può screpolarsi se maltrattata.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 12:00:49 +0000Non è mai una passeggiata il rilancio di un marchio leggendario, vale ancor di più se il nome glorioso adottato come Itala faceva tremare i colossi dell’auto a inizio Novecento. Allora, sì, il peso della storia rischia di rivelarsi un fardello, ma è al tempo stesso un propellente unico. Massimo Di Risio, l’imprenditore già dietro al successo di DR Automobiles, scommette sull’eredità e il progetto Historic Italian Brands (HIB) va oltre il SUV 35, la porta d’accesso al nuovo listino.
Il DNA tecnologico arriva da Oriente, grazie ai partner GAC e JAC, ma la sostanza delle nuove Itala parla italiano. Infatti, Di Risio ha voluto al suo fianco Roberto Fedeli, un ingegnere di fama, che ha scritto pagine importanti in Ferrari, Maserati e Aston Martin. È lui a coordinare una squadra di tecnici italiani attiva su telai e motori asiatici, affinché le vetture guadagnino una dinamica e un carattere marcatamente europei.
Il lavoro non riguarda solo il look. Sebbene lo stile sia firmato dalla prestigiosa matita di Italdesign, che modella le carrozzerie per distanziarle nettamente dai modelli d’origine, l’intervento profondo riguarda l’elettronica, l’infotainment, la taratura delle sospensioni e l’impianto frenante. Una volta su strada, la differenza dovrebbe emergere nella risposta dell’assetto, nella frenata e nella gestione dell’elettronica di bordo.
Dopo la Itala 35, i riflettori si accendono sulla Itala 56, attesa nelle concessionarie entro settembre, uno Sport Utility medio da 4,68 metri incentrato sull’equilibrio tra dimensioni e prestazioni. Dalla GAC Trumpchi GS4 Max prende la componente meccanica, mossa da un 1.5 benzina da 170 cavalli in abbinamento a un cambio doppia frizione a sette rapporti, fuori, però, cambia registro: la mascherina trapezoidale e i gruppi ottici affilati le regalano uno sguardo più cattivo e una maturità stilistica che staccano nettamente la Itala dal modello originale.
Con i suoi 4,98 metri, l’imponente Itala 61 reclama il titolo di ammiraglia termica del marchio, dotata sul mercato italiano del propulsore 2.0 litri benzina da 231 cavalli, già confermato in via ufficiale dai portavoce del brand. Lo noti subito quanto questo SUV “XL” abbia cambiato passo: le linee squadrate trasmettono una sensazione di potenza, mentre i gruppi ottici verticali e la griglia cromata a matrice donano un tocco di lusso immediato. Rispetto alla GAC GS8, il centro stile ha ridisegnato da zero i paraurti per dare alla 61 un volto grintoso e impossibile da confondere.
A Torino preparano infine una hatchback elettrica da 4 metri per viaggiare liberi in città . Anche qui troviamo la piattaforma JAC, la stessa della Yiwei 3, conosciuta in alcuni mercati come E30X e proposta con batterie da 41 o 51,5 kWh. Le forme della carrozzeria parlano, però, una lingua tutta nostra, con un gusto estetico che cattura subito l’attenzione.
Le solite manovre di facciata per rispolverare vecchi loghi non sembrano rappresentare quella che è la realtà dei fatti. Con gusto italiano, Itala riveste i muscoli industriali dell’Est: resta da scoprire quale sarà la reazione della potenziale clientela. La sfida resta enorme, perché un marchio storico non si riporta in vita con un badge, ma almeno, stavolta, dietro il nome sembra esserci un progetto industriale riconoscibile.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 11:31:54 +0000Paura a casa del Professore. Alain Prost, tra i piloti più vincenti di sempre in Formula 1, ha vissuto ore di terrore nella sua villa svizzera di Nyon. Secondo quanto rivelato da Blick, martedì 19 maggio, verso le 8:30, dei banditi si sono introdotti nell’abitazione, prendendo in ostaggio il padrone di casa e i suoi cari. Gli uomini, entrati nella villa con il volto coperto, avrebbero minacciato i presenti e costretto uno dei figli dell’ex pilota ad aprire una cassaforte.
Nell’aggressione, Prost avrebbe riportato un colpo alla testa: diversi media locali menzionano un trauma cranico e, anche se per fortuna i medici avrebbero già escluso complicazioni serie, restano sconvolgenti le modalità della rapina, avvenuta con la famiglia presente e sotto minaccia.
Sulla cifra esatta del bottino vige il massimo riserbo. Gli inquirenti non hanno fin qui fatto una stima, frenati dal fatto che la lista degli oggetti sottratti è ancora tutta da verificare. Intanto, della banda si sono perse le tracce: nonostante le perquisizioni a tappeto della Polizia, anche con l’impiego di cani molecolari e posti di blocco, i malviventi sembrano aver fatto perdere le proprie tracce. L’ipotesi più accreditata è che abbiano varcato il confine francese, approfittando della vicinanza di Nyon alla frontiera.
La famiglia ha scelto di non commentare l’accaduto, ma dalle colonne di Blick emerge un quadro cupo: l’irruzione avrebbe lasciato il segno, al punto da rendersi necessario un sostegno psicologico. Il quattro volte iridato, dal canto suo, avrebbe già lasciato la Svizzera per fare ritorno a Dubai, la sua base durante l’anno, e anche il suo staff, interpellato dai media internazionali, ha preferito trincerarsi dietro un categorico no-comment.
Il caso colpisce anche per il profilo della vittima. Durante la sua carriera Alain Prost ha fornito lezioni di controllo e sangue freddo, delle doti caratteriali valse quattro titoli mondiali e la storica rivalità con Ayrton Senna. Accostare un uomo così razionale a un evento così violento e caotico lascia sgomenti, rendendo l’accaduto ancora più surreale, nonostante l’incursione in casa Prost non costituisca, purtroppo, un caso isolato.
Ormai vacilla il mito delle ville svizzere come fortezze inespugnabili: nella stessa area si sono registrati 18 casi di rapina solo lo scorso anno. Davanti alla nuova ondata di criminalità vacille il mito del Paese elvetico, un tempo considerato oasi di pace e sicurezza, ma oggi teatro di azioni criminali nelle residenze più esclusive. Le bande prendono di mira obiettivi isolati e, una volta studiati i patrimoni custoditi all’interno, mettono a segno i loro piani, paradossalmente favoriti dalla privacy e dalla scarsa sorveglianza attiva di queste zone d’élite.
Le indagini proseguono a tutto campo con le Forze dell’Ordina a caccia dei responsabili, mentre prosegue la quantificazione del bottino, portando Prost sulle prime pagine per vicende lontane anni luce dai trionfi in pista. Per il Professore, abituato a domare il rischio ai 300 all’ora, è stato un brusco cambio di scenario il faccia a faccia con la violenza, non tra le curve di un circuito, ma nel salotto di casa propria.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 09:41:53 +0000Restano sotto pressione i prezzi alla pompa e il dato più evidente arriva dal diesel, che supera nuovamente i 2 euro al litro nella media nazionale self. Se guardiamo ai dati diffusi dal Ministero, la domenica appena trascorsa – il 24 maggio 2026 – ha visto i prezzi alla pompa automatica toccare quota 1,968 euro al litro per la benzina, di poco inferiore ai 2,037 euro registrati per il gasolio. Sulla rete autostradale il livello è salito ancora, rispettivamente a 2,057 e 2,123 euro al litro.
Dagli automobilisti ai pendolari, fino alle imprese che utilizzano quotidianamente veicoli commerciali: quella in corso è una fase delicata per diverse categorie. Il tema non è solo il prezzo assoluto, già pesante, ma anche il movimento registrato nelle ultime rilevazioni: sabato 23 maggio il gasolio self era indicato a 1,979 euro al litro sulla rete stradale nazionale e a 2,065 euro al litro in autostrada. Nel giro di un giorno il diesel è quindi salito a 2,037 euro sulla rete ordinaria e a 2,123 euro sulla rete autostradale, pari a un aumento di 5,8 centesimi al litro in entrambi i casi.
Nonostante la tendenza a ignorarli, i piccoli cambiamenti sul display incidono in maniera significativa sul portafoglio nel medio periodo. Un rincaro di soli 6 centesimi al litro brucia quasi 3 euro a ogni pieno da 50: un duro colpo se usi un furgone o un altro mezzo aziendale da lavoro, e alla fine del mese il contraccolpo lo senti eccome. Purtroppo, il diesel continua a essere la spina nel fianco per gli operatori dei trasporti a causa del sfavorevole contesto geopolitico, nonostante le misure adottate dal Governo italiano come il taglio delle accise.
Pesa a sua volta la differenza tra le reti stradali. Domenica 24 maggio fare rifornimento in autostrada è stato un salasso. Se la benzina in modalità self si è fermata a una media nazionale di 1,968 euro al litro, appena si imbocca l’autostrada il prezzo è schizzato a 2,057, un divario di quasi 9 centesimi. Quanto al diesel dai 2,037 euro medi si è arrivati a 2,123, con un rincaro di 8,6 centesimi. Numeri alla mano, su un pieno da 50 litri, fermarsi a fare rifornimento in autostrada ha comportato un esborso aggiuntivo di circa 4,45 euro er la verde e 4,30 euro per il gasolio rispetto a un normale distributore.
La dinamica degli ultimi giorni mostra soprattutto la pressione sul diesel. Venerdì 22 maggio il prezzo medio self del gasolio era a 1,974 euro al litro contro i 1,966 euro al litro della benzina, mentre domenica 24 maggio la benzina è risultata praticamente stabile, con un passaggio a 1,968 euro, mentre il diesel è salito fino a 2,037 euro. In due giorni il gasolio è aumentato quindi di 6,3 centesimi al litro sulla rete stradale nazionale, confermandosi il dato più delicato da seguire.
Siamo arrivati al punto che non si riesce più a stare sereni: il prezzo al distributore è un ottovolante che non si ferma mai. Anche se il ministero monitora la rete, fornendo un prospetto dettagliato della situazione, ogni conducente dovrebbe controllare bene i cartelli prima di entrare nella stazione di servizio, soprattutto lungo i tratti autostradali.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 08:48:41 +0000Quando si compiono 18 anni una delle spese più importanti alla quale si inizia a pensare, e che segna un po’ il passaggio nell’età adulta, è quella per ottenere la patente B. Si tratta di una somma che può avere un certo impatto sul bilancio familiare e, per il suo calcolo, occorre tenere in considerazione diversi elementi. Per prima cosa, la differenza tra scegliere di affidarsi all’autoscuola o provare a studiare e sostenere gli esami in autonomia può fare, fin da subito, una bella differenza.
Vediamo tutte le voci di spesa, l’importanza che può avere il luogo geografico sugli importi (città o provincia possono avere importi diversi) e i consigli utili per scegliere la tariffa migliore.
Prendere la patente B ha il suo costo, si sa. Tra le spese per la scuola guida, i costi fissi e le guide necessarie per fare pratica, il prezzo per ottenerla si aggira su diverse centinaia di euro.
In più, dal 1° novembre 2025, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha anche aggiornato le tariffe con un leggero aumento, necessario per sostenere i costi relativi al personale e alle attività per lo svolgimento l’esame, con la finalità di migliorare il servizio e di ridurre i tempi di attesa per sostenere la prova pratica.
L’aumento non è gravoso, si parla di 25-30 euro, ma sul totale della spesa ha comunque il suo peso.
Il costo totale per l’ottenimento della patente B è dato dalla somma dei costi fissi, necessari per presentare tutti i documenti, e dei costi variabili, sui quali influiscono diversi fattori. La spesa totale può avere una bella oscillazione: in generale, possiamo dire che la forbice di prezzo oscilla tra i 400 e 1.200 euro.
Tra gli elementi da considerare per i costi variabili, ci sono l’iscrizione alla scuola guida con le lezioni da seguire per prepararsi all’esame di teoria e le guide per sostenere l’esame di pratica. Mentre questi importi possono variare, anche di molto, per i costi fissi non è possibile avere riduzioni.
I costi fissi comprendono le spese obbligatorie previste per raccogliere la documentazione e presentare la domanda presso la Motorizzazione Civile al fine di poter sostenere gli esami necessari al conseguimento della patente B.
Queste spese comprendono:
Il totale, quindi, dei versamenti da effettuare tramite PagoPa per la parte burocratica è di 74,40 euro, ai quali si aggiungono i costi per la visita medica e le fototessere. Si arriva così ad una spesa di circa 100-150 euro.
Tra i costi variabili, oltre alle spese per l’iscrizione alla scuola guida e le esercitazioni pratiche al volante, occorre tenere anche in considerazione un’eventuale bocciatura.
Con la richiesta per l’ottenimento della patente B è, infatti, possibile sostenere la prova di teoria per due volte. Se si commettono più di tre errori durante lo svolgimento del quiz, è possibile ripeterlo per un’altra volta nel periodo di sei mesi e dopo 30 giorni dallo svolgimento della prima prova. In caso di bocciatura, è necessario effettuare di nuovo l’iscrizione con un ulteriore esborso di denaro.
Lo stesso vale per la prova pratica: dopo il superamento della prova teorica e l’ottenimento del foglio rosa, si hanno a disposizione tre tentativi per cercare di superare l’esame nell’arco di un anno. In caso di bocciatura anche all’ultimo tentativo è necessario effettuare una nuova richiesta di iscrizione e ripetere tutto il percorso.
Per la prova pratica, il Codice della Strada, con le recenti novità , ha reso obbligatorie 8 ore di guida certificate (prima erano 6 ore), ma potrebbero non essere sufficienti per acquisire sicurezza al volante ed essere necessarie ulteriori ore di esercitazione. Più guide si fanno, più il costo per il conseguimento della patente è destinato a salire.
La scelta che ha un impatto maggiore sulla spesa totale è quella del percorso da seguire tra autoscuola e preparazione da privatista: come facilmente prevedibile, affidarsi ad un’autoscuola ha un costo più elevato ma solleva dalle lungaggini burocratiche e dalla preparazione in totale autonomia.
Vediamo le differenze di prezzo tra i due percorsi.
Con l’iscrizione all’autoscuola, tutto l’iter viene seguito dalla scuola stessa: è possibile accedere alle lezioni di teoria e svolgere le ore di guida obbligatorie. In questo caso, il prezzo totale per l’ottenimento della patente B può oscillare tra gli 800 e i 1.200 euro, in base anche al numero di guide effettuate per prepararsi alla prova pratica.
Sostenendo invece l’esame da privatista, si può risparmiare sulle lezioni di teoria e sui costi di gestione della pratica. Si può, infatti, studiare da soli, occuparsi personalmente della consegna di documenti alla Motorizzazione Civile e prenotare la visita medica per il rilascio del certificato. In questo caso, oltre ai costi fissi, bisogna conteggiare poi quelli per lo studio e per le ore di guida.
Per prepararsi all’esame di teoria sono necessari il manuale cartaceo, con un costo tra i 15 e i 30 euro, e le simulazioni dei quiz (disponibili tramite app) con un prezzo compreso tra i 5 e i 20 euro.
Per le guide è difficile stabilire un prezzo unico per tutta la Penisola ma, orientativamente, il costo per un’ora di guida può andare in media dai 45 ai 65 euro.
Il costo finale per l’ottenimento della patente da privatista può oscillare, quindi, tra i 400 e i 600 euro. Un risparmio economico notevole a fronte però dell’impiego di tempo necessario per l’espletamento delle pratiche burocratiche.
Uno degli elementi che può influire maggiormente sul prezzo totale per il conseguimento della patente B è la posizione geografica, con differenze sostanziose che potrebbero esserci tra una città e l’altra, oltre a quelle tra metropoli e provincia.
Il divario Nord-Sud è purtroppo presente anche in questo ambito con costi medi per il conseguimento della patente più alti al Nord e leggermente più bassi al Sud. Questo è dovuto alla differenza di costi operativi ed è presente anche tra le varie autoscuole, con possibili tariffe maggiori per quelle situate nelle metropoli e ridotte per quelle dislocate in zone periferiche.
Alcune autoscuole, per favorire l’iscrizione e consentire di risparmiare qualcosa alle famiglie, propongono delle scontistiche dedicate o dei pacchetti promozionali, che comprendono lezioni e ore di guida.
Per una decisione così importante, vista anche la spesa che si andrà a sostenere, meglio non fare scelte d’impulso e prendersi del tempo per riflettere attentamente. Dopo aver deciso se sostenere l’esame in autonomia o con l’aiuto di un’autoscuola, per fare la scelta più adatta e cercare di risparmiare qualcosa è meglio confrontare più preventivi delle diverse scuole guida. Può essere utile anche leggere le recensioni online o parlare con altre persone che hanno già conseguito la patente per avere informazioni approfondite.
Il confronto può essere utile anche per comprendere con esattezza cosa è contenuto e cosa invece è escluso nel pacchetto promozionale, in modo da poter fare le opportune valutazioni. Avere un ulteriore occhio di riguardo aiuterà così a non avere brutte sorprese, evitando di ritrovarsi ad affrontare spese ulteriori o costi non previsti.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 08:00:41 +0000Arriva il sigillo governativo sul nuovo Dpcm Automotive, che impegna 1 miliardo e 343 milioni di euro per trasformare radicalmente la filiera dell’auto. Il Consiglio dei ministri prova a blindare il comparto con un’iniezione di capitali in R&S e innovazione, ma il nuovo intervento non si ferma qui: mette sul piatto agevolazioni dedicate al rinnovamento della flotta di veicoli commerciali — un asset decisivo nell’area economica — e sostiene sistemi di trasporto più sostenibili, indispensabili per non perdere il treno della modernizzazione contro la concorrenza estera, in particolare quella asiatica.
L’approvazione del decreto, riferita da una nota del Mimit, rappresenta la risposta diretta dell’esecutivo alle pressioni che stanno rimodellando il mercato globale del settore. Mentre l’improrogabile necessità di efficientamento energetico sta spingendo le nostre aziende verso una revisione significativa dei piani industriali, la classe politica scende in campo anche in veste di partner strategico.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, d’intesa con il Mef e gli altri ministeri concertanti, Mase e Mit, ha sottolineato l’importanza di questo atto:
“Si tratta di una grande spinta alla ricerca e all’innovazione nelle nuove tecnologie della mobilità e quindi agli investimenti produttivi, per affrontare la transizione industriale ed energetica nel momento decisivo in cui le case automobilistiche rivedono i loro piani industriali per rispondere meglio alla sfida del mercato e alla concorrenza asiatica. Risorse specifiche per il settore, che si aggiungono a quelle già destinate al Piano Transizione 5.0, che ha una dotazione triennale di 9,8 miliardi di euro per l’innovazione digitale e l’efficientamento energetico del sistema industriale”
L’architettura del decreto prevede che oltre il 70% delle risorse venga convogliato in accordi per l’innovazione, contratti di sviluppo e il nuovo strumento dei mini contratti è studiato appositamente per le esigenze delle piccole e medie imprese, così da trasformare radicalmente la filiera, un obiettivo ribadito con forza dal ministro Urso:
“Un piano strutturale che avrà l’obiettivo di sostenere la trasformazione della filiera, dalla componentistica ai nuovi sistemi di mobilità , fino alle tecnologie più avanzate per veicoli sostenibili, connessi, autonomi e sicuri”
L’impegno del Governo per la solidità finanziaria del comparto è inoltre confermato dal ripristino di ulteriori risorse, come precisato dal ministro:
“Al CdM abbiamo inoltre raggiunto l’intesa di ripristinare, già nel prossimo mese di luglio, le risorse pari a 251 milioni di euro che sono state destinate, per esigenze di bilancio, alla copertura del decreto-legge per contrastare il caro carburanti e a sostegno delle imprese dell’autotrasporto. Le nuove risorse, già individuate, si aggiungeranno quindi a quanto già destinato al comparto con questo provvedimento, aumentandone l’importo complessivo”
L’Italia punta a restare un punto di riferimento, ma la teoria del Dpcm deve ora scontrarsi con la realtà della fabbrica. Che si tratti di colossi del settore o di pmi, l’urgenza è avviare i progetti di riconversione tecnologica verso sistemi di mobilità più efficienti. Da una parte l’operazione mira a elevare il profilo tecnico dei veicoli, dall’altra intende proteggere il patrimonio occupazionale di una filiera che non può permettersi di restare indietro.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 07:15:35 +0000Sul circuito intitolato al grande Gilles Villeneuve, i cavalieri del rischio hanno avuto per il secondo appuntamento di fila solo un turno di prova per testare gli aggiornamenti tecnici. Le Mercedes hanno subito dettato il passo con Kimi Antonelli, leader del mondiale, davanti al teammate, mentre le Ferrari hanno preceduto le McLaren con un Hamilton apparso motivato, ma a distanza siderale dai driver della sua ex squadra.
Nella Sprint Qualifyng, come previsto dal regolamento, nelle prime due fasi tutti i piloti hanno montato le mescole medie. In SQ1 ed SQ2 Lewis e Charles sono scesi in pista con carburante sufficiente per effettuare più tentativi, superando senza patemi i tagli. Anche nel decisivo SQ3 i ferraristi hanno accusato un gap consistente dalle Mercedes e, in seconda fila, si sono qualificate le due vetture papaya. Nel secondo tentativo il 7 volte iridato ha strappato un crono di riferimento in 1’13â€326, a 46 millesimi dalle terza posizione e a 27 dalla quarta, mentre Leclerc ha chiuso in 1’13â€410 in sesta posizione.
George Russell è riuscito a fare la differenza sul giro secco su uno dei suoi tracciati preferiti. Le W17 hanno rifilato tre decimi ai competitor, con la pole position del nativo di King’s Lynn in 1’12â€965 e il secondo posto di Kimi Antonelli, determinato da un primo settore non perfetto. Il gap tra i due è stato di soli 68 millesimi, rinviando la vera sfida alla partenza.
Nella gara breve del sabato è arrivato puntuale l’atteso duello tra i due alfieri del team di Brackley. George Russell è partito bene dalla prima casella, mentre alle sue spalle Kimi Antonelli e Lando Norris hanno conservato, rispettivamente, la seconda e la terza posizione. Con un ottimo stacco di frizione Lewis Hamilton ha bruciato Oscar Piastri e si è portato negli scarichi del campione del mondo della McLaren.
Il bolognese, con un ritmo superiore, ha poi tentato l’attacco all’esterno alla Virage Senna ma Russell è stato furbo a non lasciargli lo spazio e l’italiano è stato costretto a tagliare la chicane. Inviperito per la manovra di Russell, Kimi si è lamentato via radio e al secondo tentativo di sorpasso è finito di nuovo sull’erba ed è stato scavalcato anche da Lando Norris. Il leader del mondiale ha tentato di riprendersi la seconda piazza, ma è finito lungo in staccata nel finale e si è dovuto accontentare della medaglia di bronzo.
Senza le azioni di Antonelli in pista, nonostante un layout magnifico, non vi sarebbe stata mezza emozione. L’italiano via radio ha gridato: “Se bisogna gareggiare in questo modo è meglio saperloâ€, in riferimento alle manovre di Russell, vincitore della Sprint Race. Il team principal della Mercedes, Toto Wolff, ha cercato di calmare gli animi in vista del Gran Premio. Al muretto Ferrari, invece, la calma è stata piatta con Charles Leclerc che ha tagliato il traguardo in quinta posizione davanti al compagno di squadra Lewis Hamilton, scattato bene ma poi scivolato indietro. Subito dietro alle due Rosse si è piazzato Max Verstappen con la Red Bull Racing, seguito dal rookie Arvid Lindblad e da Franco Colapinto.
Il Gran Premio del Canada ha visto nuovamente le Mercedes nelle prime due caselle della griglia. Alle spalle del poleman Russell e di Antonelli sono partite le McLaren di Norris e Piastri e dalla terza fila Hamilton e Verstappen. Il 28enne ex Williams è riuscito proprio allo scadere, nel suo ultimo tentativo e dopo aver già fatto un giro cronometrato con lo stesso treno di gomme, a battere i competitor. Leclerc, dopo essersi lamentato del bilanciamento della SF-26, è scattato dalla ottava casella dietro anche ad Hadjar.
Il piano di George Russell è subito andato in fumo con una brutta partenza. Al via Lando Norris ha sfruttato il fatto che le gomme intermedie siano più facili da portare in temperatura e ha preso la testa della corsa, precedendo Antonelli e il numero 63 della Mercedes. La gara è stata un susseguirsi di azioni che hanno ruotato intorno a 3 duelli.
Il testa a testa principale per metà gara è avvenuto tra Antonelli e Russell e ha premiato l’italiano che è stato più cattivo, determinato e concentrato. Russell è stato superato a ripetizione anche per delle sue sbavature alla guida sino al mesto ritiro. La W17 si è spenta e l’inglese non ha potuto fare altro che scendere mentre lottava per la P1. A quel punto il bolognese ha avuto la strada spianata e ha solo dovuto gestire il vantaggio sugli inseguitori.
La contesa per il secondo posto è stata avvincente tra Hamilton e Verstappen. Entrambi hanno ottenuto il miglior risultato del 2026. L’anglocaraibico è stato bravo ad estrarre il massimo potenziale della SF-26 per strappare la seconda piazza, complici anche i problemi in Casa McLaren. Leclerc, invece, si è dovuto sudare la quarta posizione contro un combattivo e anche un po’ scorretto Hadjar. Poi tutti gli altri piloti sono stati doppiati a dimostrazione dello strapotere inscenato dal numero 12 della Mercedes.
Kimi Antonelli: 9 – Non è stato perfetto nel weekend, ma alla fine l’ha spuntata nel giorno più importante, ottenendo la quarta vittoria di fila. In classifica ora gode di un vantaggio di 43 punti sul teammate. Al di là del problema tecnico alla monoposto di Russell, la sensazione è che avrebbe vinto senza patemi il testa a testa. Ha fatto tesoro delle scorribande sull’erba nella SR, per poi sfruttare le debolezze del più esperto compagno di squadra nel GP.
Lewis Hamilton: 8 – Nel 2026 si stanno vedendo sprazzi di vero Lewis. Il primo anno, per sua stessa ammissione, è stato difficile ma sul circuito giusto riesce ancora a essere in bagarre con i migliori. Senza se e senza ma è stato il miglior fine settimana della sua epopea ferrarista, riuscendo a togliersi la soddisfazione di un sorpasso chirurgico sul suo storico rivale Verstappen (voto 7 e primo podio per la RB Ford) nel finale. Se avesse una macchina cucita addosso e con una super PU potrebbe ritrovare un po’ di costanza, intanto si è riportato a -3 da Leclerc siglando il 204esimo della sua infinita carriera in F1.
Franco Colapinto: 7,5 – Premiamo il quinto posto dell’argentino che sta crescendo sotto la cura Briatore. Quest’ultimo è sempre piuttosto duro con il driver di origini italiane, ma a Montreal, tracciato molto tecnico, ha dimostrato di avere talento. L’Alpine, dopo il pessimo campionato 2025, si candida a essere la quinta forza del campionato.
George Russell: 5,5 – Ok il problema tecnico, ma ha commesso troppi errori in un appuntamento decisivo dove avrebbe dovuto rispondere al tris di successi di fila di Antonelli. Il DNF canadese è una mazzata alle sue ambizioni, ma l’impressione è che l’italiano abbia molto di più nel piede destro. Russell ha provato a difendersi da un compagno di squadra che al secondo anno in F1 lo sta annichilendo. Dopo questo ritiro non sarà facile rialzare la china.
Charles Leclerc: 5 – Fine settimana di sofferenza per il monegasco che non ha mai avuto il giusto passo per rispondere all’hammer time di LH44. Una gara senza guizzi che ha messo in mostra solo le sue difficoltà nella gestione delle gomme. Montreal non sarà mai il suo GP del cuore, ma il 4° posto finale sembra essere arrivato più per fortuna che per merito. Dovrà rifarsi nella sua Monaco tra 2 settimane.
McLaren: 2 – La partenza di entrambe le macchine con gomme intermedie è stato un suicidio annunciato. Non aver differenziato le strategie un peccato mortale. Norris si è ritirato, ma Piastri al tornantino sembrava Latifi. L’australiano deve darsi una svegliata perché non sembra essersi ripreso dal titolo perso nel 2025.
1. Andrea Kimi Antonelli (Ita) Mercedes 131 punti
2. George Russell (GB) Mercedes 88
3. Charles Leclerc (Mon) Ferrari 75
4. Lewis Hamilton (GB) Ferrari 72
5. Lando Norris (GB) McLaren 58
6. Oscar Piastri (Aus) McLaren 48
7. Max Verstappen (Ola) Red Bull 43
8. Pierre Gasly (Fra) Alpine 20
9. Oliver Bearman (GB) Haas 18
10. Liam Lawson (Nzl) Racing Bulls 16
Il Gran Premio del Canada si chiude con una Ferrari SF-26 dai due volti. Da un lato brilla Lewis Hamilton, autore di una magistrale rimonta su Verstappen per conquistare il secondo posto grazie a un setup perfetto deliberato senza l’ausilio del simulatore. Dall’altro sprofonda Charles Leclerc, costantemente penalizzato da una messa a punto inefficace e da criticità nella gestione termica delle coperture. Una gara che evidenzia l’importanza cruciale dell’ottimizzazione in pista.
La partenza del Gran Premio del Canada è più difficile del previsto. Arvid Lindblad resta inchiodato sulla piazzola di partenza e, di riflesso, la direzione gara è costretta a realizzare un giro di formazione extra per una questione di sicurezza. D’altronde, già prima del semaforo verde l’inglese era in difficoltà . Una decisione saggia per evitare incidenti potenzialmente davvero pericolosi.
Il fatto particolare riguarda i provvedimenti degli steward. L’accesso alla pitlane al centro della retta non consentiva il passaggio della Vcarb, per questo sono stati costretti a spingere manualmente l’auto sino a curva 14. Un’operazione che ovviamente ha rallentato ulteriormente la corsa, perché nel mentre tutte le altre vetture erano nuovamente tornate sulla griglia di partenza. Si procede pertanto con un altro formation lap.
Poco dopo finalmente tutto è pronto. Le due McLaren montano gomme intermedie, puntando ad anticipare una mossa per trarne vantaggio. Doveva arrivare la pioggia, che però non è mai arrivata. Tuttavia, Norris scatta a fionda e infila le due Mercedes. Hamilton non sta a guardare e, malgrado un piccolo bloccaggio, infila Piastri in curva 1 prendendosi la quarta posizione.
Anche Charles parte bene recuperando due posizioni: ora è settimo. Nelle prime tornate Lewis Hamilton riesce a mantenere il gap stabile sul gruppetto di testa, favorito anche dal tappo di Norris che, con le intermedie, rallenta vistosamente ambedue le W17 dopo averle superate. Al contrario, Leclerc mostra subito alcune difficoltà e non ha il passo per mantenersi incollato ai primi.
Prendendo in esame la telemetria, si nota che uno dei punti in cui il monegasco soffre maggiormente è la chicane 8-9, un cambio di direzione rapidissimo dove il ferrarista non riesce a incidere quanto il suo compagno. Problemi in staccata, ma pure nel mantenere le coperture nel giusto range di temperatura: questi i due problemi principali che hanno reso l’esperienza alla guida del monegasco piuttosto angusta.
Nel mentre, Lewis perde rendimento poco a poco. Il muretto cerca di aiutarlo suggerendo una diversa modalità dell’ibrido, unendo ai consigli traiettorie differenti. Mossa che funziona, ma non per molto. Alla fine, nel primo stint, Max Verstappen lo passa e Lewis non può fare altro che accodarsi. Inoltre, di lì a poco, si crea un certo gap che nell’arco della corsa supererà i sei secondi.
Ancora peggio per Charles che, dopo il primo cambio gomme, si vede pure superato dall’altra Red Bull di Isack Hadjar. La sua vettura è sempre instabile come in qualifica e il monegasco continua a lamentarsi. Poi, dopo vari giri di silenzio radio in cui il ferrarista cerca concentrazione, la SF-26 numero 16 inizia a prendere ritmo. Con le Medium il comportamento della vettura migliora.
Anche per Lewis succede lo stesso. Va detto che sulle Pirelli a banda rossa c’è troppo degrado per le monoposto italiane, mentre con le mescole di uno step più duro sia le performance aumentano, sia il consumo del battistrada è contenuto. Questo permette agli alfieri di Maranello di estrarre il massimo potenziale che per Charles, come detto, non è buono quanto quello del compagno di squadra.
Circa a metà gara Russell si ritira per un problema alla sua W17, spianando la strada a Kimi Antonelli. L’italiano cerca pertanto di non forzare troppo, mentre Lewis, invece, dopo la sosta e per 15 giri, è il pilota più veloce in pista. L’obiettivo è quello di ricucire un gap di circa 6 secondi su Verstappen, passarlo e prendersi il secondo posto.
Con una precisione chirurgica, Lewis inizia a martellare tempi e quando mancano circa 10 tornate alla fine è negli scarichi di Verstappen. Il quattro volte campione del mondo di Formula 1 non ci sta e respinge diversi attacchi, sino a che deve cedere al rendimento superiore di Lewis. Una prova di forza del britannico che nasce dalla consapevolezza acquisita senza usare il simulatore, per lui fuorviante. E in effetti aveva ragione.
Charles Leclerc, al contrario, seguendo tutte le indicazioni del team nel costruire l’assetto per il fine settimana, ha sbagliato tutto o quasi. L’equilibrio per spingere non c’è mai stato. Porta a casa la vettura in quarta piazza anche grazie al doppio zero della McLaren. Tenendo presente che lui stesso ha definito Montreal 2026 il peggior weekend della sua carriera, i punti messi in tasca fanno comodo.
Una corsa che però deve far riflettere sull’importanza di ottimizzare il rendimento di queste vetture di Formula 1 2026. Al netto del livello dell’auto che ovviamente conta, serve azzeccare la messa a punto nel fine settimana, perché quella differenza di 3 decimi risulta decisiva. Ora si va a Monaco, una gara dal sapore speciale dove la SF-26 potrebbe emergere grazie all’ottimo telaio.
 1. Antonelli (Mercedes)
2. Hamilton (Ferrari) a 10″768
3. Verstappen (Red Bull) a 11″276
4. Leclerc (Ferrari) a 44″151
5. Hadjar (Red Bull) a 1 giro
6. Colapinto (Alpine) a 1 giro
7. Lawson (Racing Bulls) a 1 giro
8. Gasly (Alpine) a 1 giro
9. Sainz (Williams) a 1 giro
10. Bearman (Haas) a 1 giro
11. Piastri (McLaren) a 2 giri
12. Hülkenberg (Audi) a 2 giri
13. Bortoleto (Audi) a 2 giri
14. Ocon (Haas) a 2 giri
15. Stroll (Aston Martin) a 4 giri
16. Bottas (Cadillac) a 4 giri
1. Andrea Kimi Antonelli (Ita) Mercedes 131 punti
2. George Russell (GB) Mercedes 88
3. Charles Leclerc (Mon) Ferrari 75
4. Lewis Hamilton (GB) Ferrari 72
5. Lando Norris (GB) McLaren 58
6. Oscar Piastri (Aus) McLaren 48
7. Max Verstappen (Ola) Red Bull 43
8. Pierre Gasly (Fra) Alpine 20
9. Oliver Bearman (GB) Haas 18
10. Liam Lawson (Nzl) Racing Bulls 16
Uno studio di CarVertical rivela un fattore troppo spesso poco attenzionato dagli automobilisti in fase di acquisto: la svalutazione della vettura. Non tutte le auto si svalutano allo stesso modo e questo dovrebbe essere preso in considerazione alla pari del prezzo del mezzo. Parliamo di vetture che in cinque anni hanno bruciato oltre il 70% del loro valore di partenza. Capire quali modelli sono più a rischio è un’informazione utile a prendere decisioni di acquisto più consapevoli.
È la Jaguar I-Pace a registrare il calo di valore più brusco in assoluto nel vecchio continente: ben il 73,1% in cinque anni. Praticamente tre quarti del valore iniziale volatilizzati nel giro di un lustro. Subito dopo troviamo un’altra rappresentante dello stesso gruppo, la Range Rover, che perde il 70,1% del suo valore. Completano la top cinque europea la Nissan Leaf con il 62,4%, l’Audi e-tron al 60,9% e la Jaguar XF al 59,9%.
In Italia il quadro è leggermente diverso nei nomi, ma identico nella sostanza. La Range Rover si conferma in cima anche nel nostro paese, stavolta con un dato ancora più pesante: il 77,9% di svalutazione in cinque anni. Seguono la Ford S-Max con il 61,4%, la Renault Zoe al 60,9%, la Nissan Leaf al 60,8% e l’Opel Insignia al 59,3%. Un mix tra berlina di segmento D, monovolume, elettrica di primo posizionamento e SUV premium che racconta molto su come il mercato dell’usato italiano guardi a queste categorie.
Le vetture premium soffrono da un lato di un prezzo di partenza molto alto, il che significa che c’è più spazio verso il basso in termini assoluti. Tra l’altro, la platea di acquirenti disposti a comprare un’auto usata di fascia alta è inevitabilmente più ristretta rispetto a quella di un’utilitaria o di una berlina media. Matas Buzelis, analista di CarVertical, lo ha sintetizzato con chiarezza: certi modelli possono sembrare un affare straordinario grazie agli allestimenti ricchissimi, alle dotazioni tecnologiche avanzate e al comfort di bordo, ma nascondono un costo nascosto che si materializza al momento della rivendita.
A questo si aggiunge un fattore specifico del mercato delle auto di lusso: i costruttori premium aggiornano i propri modelli introducendo tecnologie di infotainment, sistemi di assistenza alla guida e aggiornamenti estetici che rendono rapidamente obsoleto tutto ciò che precede. Chi compra una berlina compatta usata a tre anni di vita si trova con una vettura tutto sommato attuale; chi compra un SUV premium della stessa età rischia di trovarsi con le stesse criticità di una vettura generalista, ma a un prezzo nettamente maggiore.
Il caso delle auto elettriche merita un discorso a parte, perché la svalutazione accelerata che colpisce modelli come la Renault Zoe, la Nissan Leaf e la Jaguar I-Pace non dipende dagli stessi fattori che penalizzano le vetture premium termiche. Qui il problema ha un nome preciso: la batteria.
Chi si avvicina al mercato dell’usato elettrico, ancora oggi, porta con sé una serie di dubbi che fatica a scrollarsi di dosso. Quanto dura ancora la batteria? Quanta autonomia reale ha questa vettura dopo anni di ricariche? Quanto costerebbe sostituirla se necessario? Sono domande legittime, e in assenza di risposte semplici e standardizzate, molti acquirenti potenziali si tirano indietro o abbassano drasticamente la propria offerta per compensare l’incertezza percepita.
C’è poi il problema dell’autonomia invecchiata. Un’auto come la Nissan Leaf di prima generazione, che al momento del lancio offriva circa 250 km di autonomia dichiarata (con valori reali spesso attorno ai 150-180 km), oggi si confronta con veicoli elettrici nuovi che garantiscono 400, 500, persino 600 km con una singola ricarica. La distanza tecnologica percepita è enorme, e questo pesa enormemente sulla valutazione residua.
I dati di CarVertical riservano anche qualche sorpresa positiva, e la più interessante riguarda ancora una volta il gruppo Jaguar-Land Rover. Se la Range Rover guida la classifica delle svalutazioni più pesanti, la Jaguar F-Pace si piazza invece tra le auto che mantengono meglio il proprio valore: il 55,8% di perdita in cinque anni è comunque un numero considerevole, ma nel contesto del segmento premium rappresenta un comportamento relativamente virtuoso.
Accanto alla F-Pace troviamo la Peugeot 308 con il 56% di svalutazione, la Hyundai Ioniq al 56,9%, l’Audi A8 al 58% e la Ford Mondeo al 59,1%. Un insieme eterogeneo che non obbedisce a una logica univoca: c’è la berlina premium tedesca, la compatta francese, la coreana ibrida, la berlina americana. Il filo conduttore non è il marchio né il segmento, ma qualcosa di più sottile: una percezione di affidabilità costruita con i fatti, di costi di gestione sostenibili e di una domanda che rimane stabile nel tempo.
La Hyundai Ioniq, in particolare, è un caso istruttivo. È un’ibrida di fascia media, senza pretese di lusso, ma con una reputazione costruita su anni di feedback positivi riguardo ai consumi e all’affidabilità . Il mercato dell’usato premia esattamente questo: non la sigla sul cofano, ma la certezza di non ritrovarsi con brutte sorprese al primo tagliando.
A guardare questi dati con distacco, la domanda viene spontanea: ha ancora senso comprare un’auto nuova? Se il valore di una vettura può dimezzarsi o peggio nell’arco di cinque anni, non sarebbe più conveniente acquistarla già usata, lasciando che qualcun altro si faccia carico di quel primo, brutale calo di valore?
Non esiste una risposta universale, e chiunque sostenga il contrario sta semplificando troppo. Comprare un’auto nuova ha vantaggi reali: garanzia completa, tecnologia aggiornata, nessuna storia da verificare, la possibilità di scegliere ogni dettaglio dell’allestimento. Per molte persone questi vantaggi valgono il prezzo da pagare in termini di deprezzamento rapido. Per altre, invece, l’acquisto di un usato a due o tre anni di vita rappresenta un equilibrio migliore tra costo e qualità ottenuta.
Quello che lo studio di CarVertical suggerisce con forza è che la svalutazione debba diventare una voce esplicita nel calcolo del costo totale di possesso di un’auto. Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori: è una cifra concreta, che si traduce in denaro reale al momento in cui si decide di cambiare vettura. Ignorarla equivale a fare i conti senza considerare una delle voci di spesa più rilevanti dell’intero ciclo di vita del veicolo. E questo, alla fine, è un errore che pochi si possono permettere di fare due volte
Data articolo: Mon, 25 May 2026 05:30:56 +0000Si pensa a Cuba e l’immagine che viene in mente è quasi sempre la stessa: strade polverose percorse da Chevrolet e Buick degli anni Cinquanta rimesse in sesto con pezzi di fortuna, un paese fermo nel tempo per necessità più che per scelta, dove l’arte del riciclo è diventata una forma di sopravvivenza. Eppure quella stessa isola, da decenni ostaggio di embarghi e blocchi commerciali, sta vivendo in questo periodo una trasformazione energetica che nessuno avrebbe previsto, e che la crisi petrolifera imposta dall’amministrazione Trump ha accelerato. Cuba si sta coprendo di pannelli solari, e lo sta facendo più in fretta di molti paesi che hanno decenni di politiche green alle spalle.
I blackout generalizzati che hanno colpito Cuba a partire dal 2024 hanno fatto da detonatore. Nel 2023 Cuba importava pannelli solari dalla Cina per un valore di appena 3 milioni di dollari. Nel 2025 quella cifra è schizzata a 117 milioni. Nello stesso periodo il governo ha avviato una collaborazione con Pechino per costruire oltre 50 parchi solari entro la fine dell’anno.
Secondo l’analista Dave Jones di Ember, il solare potrebbe già oggi coprire fino al 10% del fabbisogno energetico cubano, rispetto a una quota praticamente nulla dodici mesi fa. Una crescita verticale che ha spinto lo stesso Jones a parlare di una delle rivoluzioni solari più rapide mai registrate a livello mondiale. Un primato di un paese che per decenni ha simboleggiato l’immobilismo, e che ora si ritrova in testa a una classifica che molti paesi ricchi faticano a scalare.
A cercare di tamponare la crisi anche sul piano umanitario è arrivata la Croce Rossa Internazionale, che ha inviato sull’isola duramente colpita anche dall’uragano Melissa, veicoli elettrici e impianti fotovoltaici per garantire continuità operativa alle squadre di soccorso. Quattordici sistemi di ricarica per batterie, una vettura e otto motociclette elettriche.
La crisi energetica cubana ha un riflesso diretto anche sulla mobilità , e qui il paradosso si fa ancora più acuto. L’isola è famosa nel mondo per quel parco auto da museo vivente che gira per l’Avana: Studebaker, Chrysler, Pontiac degli anni Quaranta e Cinquanta tenuti in vita con soluzioni artigianali di ogni tipo. Vetture alimentate a benzina, e spesso a benzina di scarsa qualità , che oggi si trovano nel mezzo di una tempesta perfetta: carburante che non arriva, prezzi che salgono e infrastrutture che scricchiolano.
La transizione verso la mobilità elettrica è ancora agli inizi per una nazione con risorse limitate, ma qualcosa si muove. La Croce Rossa ha già portato sull’isola i primi veicoli a zero emissioni per uso operativo, e il governo sta guardando con interesse crescente a soluzioni elettriche per i trasporti pubblici. Non è una rivoluzione, ma è un inizio. E considerando da dove si parte, anche un solo passo avanti conta.
Cuba non è un caso isolato. La crisi dei combustibili fossili innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz ha mandato un’onda d’urto su scala globale. In risposta, le esportazioni cinesi di pannelli solari hanno raddoppiato il proprio volume a marzo, raggiungendo un nuovo massimo storico. Come ha sintetizzato l’analista Euan Graham di Ember: gli shock legati ai combustibili fossili stanno alimentando un’ondata solare senza precedenti, con paesi che importano moduli fotovoltaici a ritmi mai visti prima.
Data articolo: Mon, 25 May 2026 05:30:19 +0000Sulla valorizzazione delle cose semplici Leonardo Pieraccioni ci ha costruito una carriera. Con quel suo modo di fare cinema leggero, ma romantico nel profondo, ha conquistato milioni di spettatori e l’auto mostrata ai follower certifica questa sua doppia identità . In un divertente post su Instagram, il regista toscano, cappello di paglia e cartina alla mano, posa accanto a una Fiat 500 d’epoca in un vivace color verde d’acqua, mentre studia l’itinerario in alta montagna.
In un presente frenetico, la lentezza e l’autenticità resistono ancora nell’immaginario di Pieraccioni: la Cinquina simboleggia il valore di un’Italia genuina e il piacere di assaporare il panorama, chilometro dopo chilometro, lontano dalla frenesia delle prestazioni da brivido.
Appartenente alla storica famiglia della Fiat Nuova 500, la vettura omaggia il design di un’icona prodotta dal 1957 al 1975 in oltre 4,25 milioni di esemplari. A prescindere dalla variante, la meccanica resta rudimentale: un pimpante motore bicilindrico posteriore, raffreddato ad aria, che accompagna ogni spostamento con il suo borbottio caratteristico. La trazione posteriore spinge la piccola utilitaria con un piglio sbarazzino, costringendo il guidatore a trovare il giusto feeling con un cambio manuale a quattro marce, mentre i freni a tamburo, un retaggio di un passato lontano, impongono di tenere la soglia di guardia sempre alta.
Se la velocità è un chiodo fisso la 500 vintage non farà sgranare gli occhi, raggiungendo circa 95-100 km/h, ma dal punto di vista narrativo può dire molto: una musa da cui lasciarsi ispirare, uno strumento per raccontare storie e catturare emozioni. Attenzione però alla sirena dei colori pastello: in un mercato dell’usato spesso imprevedibile, una verniciatura impeccabile può nascondere insidie strutturali.
Per non rischiare, meglio guardare a esemplari certificati e meccanicamente ineccepibili, il cui valore oscilla solitamente tra gli 8.000 e i 12.000 euro, ma se ci troviamo di fronte a un restauro da concorso possiamo spingerci verso i 14.000 euro. Al di là del prezzo, il vero ritorno sull’investimento è immateriale: portarsi a casa un pezzetto di Dolce Vita (un’età d’oro celebrata dalla recente 500 Hybrid in versione speciale), un simbolo intramontabile che appena acceso il bicilindrico ti riporta dritto nel cuore dell’estate.
Proprio Leonardo Pieraccioni è uno degli ospiti principali della puntata di Che Tempo Che Fa in onda questa sera, 24 maggio 2026, sul Nove. Il programma di Fabio Fazio, supportato dalle inseparabili Luciana Littizzetto e Filippa Lagerback, festeggia con lui il trentennale de Il Ciclone, in una puntata che vedrà alternarsi temi di grande spessore, come l’intervista esclusiva alla presidente della BCE Christine Lagarde, e momenti di approfondimento culturale con Lino Guanciale, prossimo al cinema con Innamorarsi e altre pessime idee.
La serata, che tocca attualità , economia e cultura, si chiuderà con il consueto spazio de Il Tavolo. In questa atmosfera conviviale, Pieraccioni ritroverà compagni di scena come Nino Frassica, Mara Maionchi e Orietta Berti, parte integrante di un ambiente dove la sua verve comica potrà brillare, magari lasciando trapelare qualche inedito retroscena proprio su quel viaggio lento e rilassato a bordo della sua inconfondibile 500.
Data articolo: Sun, 24 May 2026 19:56:10 +0000Un uomo perde il controllo della sua auto in autostrada, finisce contro un guard rail, viene soccorso dall’equipaggio della Croce Rossa, e invece di farsi portare in ospedale aggredisce gli infermieri e scappa via a bordo dell’ambulanza stessa. È l’assurda storia successa nella notte tra il 19 e il 20 maggio sull’A14, alle porte di Bologna, e che si è concluso con un arresto e una serata trascorsa in cella alla Dozza.
Il protagonista di questa storia è un quarantunenne peruviano, fermato e arrestato con l’accusa di rapina impropria. Tutto in poche ore, tra una carreggiata autostradale, un casello, e un inseguimento per le vie della tangenziale con tanto di sirene accese.
Verso la mezzanotte di martedì 19 maggio l’ambulanza della Croce Rossa è intervenuta al chilometro 11 dell’A14, dove l’uomo si era schiantato da solo contro un guard rail con la sua utilitaria. L’inizio sembrava quello di qualsiasi intervento di soccorso stradale: il quarantunenne era collaborativo, ha ammesso agli operatori di essere sotto l’effetto di stupefacenti e ha persino consegnato spontaneamente due involucri contenenti polvere bianca. Tirato fuori dall’auto e caricato in ambulanza, il mezzo ha preso la via dell’ospedale.
Dopo qualche minuto, però, l’uomo ha preteso indietro la droga che i soccorritori avevano nel frattempo consegnato agli agenti della Polstrada giunti sul posto. Da quel momento la situazione è degenerata rapidamente. Una volta sceso dal mezzo, l’uomo non si è calmato: ha continuato a minacciare verbalmente gli operatori, ha preso a calci l’ambulanza rompendone uno specchietto laterale. E poi, nel pieno del caos, è risalito a bordo, ha messo in moto e se n’è andato. Con l’ambulanza. Con le sirene. Lasciando l’equipaggio della Croce Rossa fermo al casello.
Non ci ha messo molto le Forze dell’Ordine a mettersi sulle sue tracce. Allertate dai soccorritori rimasti a piedi, la Polizia stradale ha avviato l’inseguimento mentre l’uomo sfrecciava sulla tangenziale in direzione aeroporto, con le sirene del mezzo ancora attive. Una scena surreale, che per fortuna non ha avuto ulteriori conseguenze su altri utenti della strada.
Le pattuglie lo hanno intercettato all’uscita 4 della tangenziale, bloccando il mezzo a Lippo di Calderara. Ma anche una volta fermato, il quarantunenne non aveva alcuna intenzione di arrendersi: ha tentato di scappare a piedi, ha minacciato gli agenti dicendo di essere armato di un coltello e ha continuato ad agitarsi al punto che la Polizia ha azionato il taser, pur senza arrivare a utilizzarlo. Alla fine è stato circondato, bloccato e portato via in manette, con l’accusa di rapina impropria.
La notte l’ha passata al carcere della Dozza. L’ambulanza, fortunatamente, non ha riportato danni gravi oltre allo specchietto distrutto. Gli operatori della Croce Rossa ne sono usciti indenni, fatta eccezione per una collega che nell’arretrare durante la fase più concitata è inciampata.
A fare il punto della situazione è stato Gennaro Triggiani, coordinatore dei Trasporti sanitari e di emergenza della Croce Rossa italiana, che ha sottolineato come episodi di aggressione al personale sanitario siano ormai sempre più frequenti. In questo caso, ha spiegato, la formazione degli operatori ha fatto la differenza, permettendo loro di gestire una situazione di pericolo reale senza conseguenze fisiche serie. Un dato che consola, ma che allo stesso tempo ricorda quanto sia diventato difficile e rischioso fare un lavoro che dovrebbe essere solo quello di aiutare gli altri.
Data articolo: Sun, 24 May 2026 15:00:12 +0000C’è una frase che si sente spesso quando si parla di intelligenza artificiale e automazione: “certi lavori non potranno mai essere sostituiti da una macchina“. Il meccanico, il gommista, chi lavora con le mani su pezzi reali, con strumenti veri, in ambienti imprevedibili è sempre stato considerato al sicuro. Ora una startup americana sta cercando di smentire anche questo assunto, e lo fa con un sistema robotico che promette di cambiare le gomme al posto vostro, dall’inizio alla fine, senza che nessuno metta mano alla chiave a croce.
Si chiama SmartBay, l’ha sviluppata Automated Tire, startup con sede a Boston, e il suo funzionamento è tanto semplice da descrivere quanto complesso da realizzare: il veicolo entra nella piattaforma robotica, viene sollevato su una struttura simile a un ponte elevatore, e da quel momento in poi è il sistema ad occuparsi di tutto. Sostituzione degli pneumatici, ispezione del veicolo, equilibratura. Zero intervento umano durante le fasi operative. L’unico ruolo lasciato alla persona in carne e ossa è quello di supervisore, seduto davanti a un pannello di controllo mentre il robot lavora.
Quello che rende SmartBay diverso da un semplice macchinario industriale è la capacità del sistema di adattarsi ai singoli veicoli. Non parliamo di un braccio meccanico preprogrammato per eseguire sempre lo stesso movimento su sempre la stessa ruota. Qui entrano in gioco la visione artificiale e il machine learning: il robot “legge” il veicolo che ha davanti, ne interpreta le caratteristiche e regola il proprio intervento di conseguenza.
C’è un altro aspetto che vale la pena sottolineare. A differenza del metodo tradizionale, che prevede lo smontaggio completo della ruota dal mozzo, SmartBay interviene sullo pneumatico senza rimuovere l’intera ruota. Il sistema gestisce la sostituzione e poi provvede direttamente all’equilibratura del gruppo ruota una volta montata la gomma nuova. Tutto in un’unica sequenza automatizzata, senza che il veicolo debba spostarsi tra una stazione e l’altra.
I numeri che Automated Tire mette sul tavolo sono quelli che fanno più effetto. Oggi un cambio gomme tradizionale richiede in media circa 75 minuti. Con SmartBay, l’intera operazione si completerebbe in circa 30 minuti. Già questo sarebbe sufficiente ad attirare l’attenzione di qualsiasi titolare di gommista, ma c’è di più.
Un singolo operatore umano può supervisionare fino a tre postazioni SmartBay contemporaneamente. Questo si traduce, in teoria, in una capacità oraria di circa 24 pneumatici gestiti da una sola persona, contro i quattro che un tecnico tradizionale riesce a seguire nello stesso lasso di tempo. Sei volte tanto. Un salto di produttività che, se confermato nella pratica, avrebbe conseguenze difficili da ignorare per chiunque gestisca un’officina o un punto vendita di pneumatici.
Il modello di business scelto dalla startup non prevede la vendita del macchinario, ma un abbonamento mensile: circa 4.900 dollari al mese. Una cifra non banale, ma che Automated Tire considera sostenibile rispetto al guadagno in termini di efficienza e riduzione del personale necessario.
La domanda che aleggia su tutta questa storia è quella più difficile da rispondere: cosa succederà ai gommisti? E più in generale, a chi lavora in officina su operazioni ripetitive e standardizzate? Vale la pena ricordare che il settore dell’autoriparazione non è nuovo ai cambiamenti. Già nel 2013, con l’introduzione della categoria unificata della meccatronica, la figura del meccanico si è dovuta evolvere profondamente, incorporando competenze elettroniche prima riservate ad altre specializzazioni. I veicoli di oggi richiedono una lettura integrata che fino a vent’anni fa sarebbe sembrata fantascienza.
Adesso si aggiunge un pezzo in più: l’automazione delle operazioni più ripetitive, quelle che fino a oggi sembravano troppo fisiche, troppo variabili, troppo “manuali” per essere delegate a una macchina. SmartBay non è ancora diffuso, non è ancora stato testato su larga scala in contesti reali, e i 4.900 dollari mensili non sono alla portata di tutte le officine indipendenti. Ma la direzione è tracciata, e ignorarla sarebbe da ingenui.
Il rischio vero non è che il robot prenda il posto del gommista domani mattina. Il rischio, più sottile, è che le grandi catene di pneumatici adottino tecnologie simili nel giro di pochi anni, cambiando l’economia del settore in modo irreversibile.Â
Data articolo: Sun, 24 May 2026 13:00:51 +0000Il mercato delle microcar elettriche in Italia continua ad allargarsi, e questa volta si arricchisce di due nuovi protagonisti dai nomi ancora poco conosciuti ma dalle specifiche che meritano attenzione. Si chiamano AL6 e AL7, sono prodotte dal brand cinese Astraux e da qualche settimana sono ufficialmente disponibili nel nostro Paese grazie a China Car Company, che ne ha acquisito i diritti di importazione e distribuzione esclusiva. L’annuncio ufficiale è arrivato durante l’Automotive Dealer Day 2026 di Verona, uno degli appuntamenti più seguiti dal mondo del retail automotive italiano.
Due modelli, due filosofie di utilizzo leggermente diverse, ma un obiettivo comune: ritagliarsi uno spazio in un segmento dove Citroen Ami e Fiat Topolino la fanno ancora da padrone, ma dove c’è evidentemente spazio per chi arriva con qualcosa di diverso da proporre.
Il primo aspetto che salta all’occhio, guardando le AL6 e AL7, è il design. Astraux non ha puntato sul minimalismo nordeuropeo o sulla semplicità rétro: queste due microcar hanno un’estetica volutamente anticonformista, con luci diurne circolari oversize, linee squadrate e le porte ad apertura “a carrozza”, ossia controvento. Un po’ divisive, sicuramente, ma capaci di distinguersi nel traffico cittadino.
Sul piano delle dimensioni, entrambi i modelli misurano appena 2,31 metri in lunghezza e 1,29 metri in larghezza. Il che significa che possono parcheggiare praticamente ovunque, infilarsi nei vicoli più stretti del centro storico e muoversi nei contesti urbani dove un’auto normale fatica. L’abitacolo è per due persone ed è più arioso di quanto ci si aspetterebbe: merito anche del tetto panoramico in vetro, che è di serie e contribuisce non poco alla sensazione di spazio.
L’AL6 è classificata come quadriciclo leggero L6e, il che significa che può essere guidata dai 14 anni con la sola patente AM. Velocità massima: 45 km/h. L’AL7, invece, rientra nella categoria L7e, è guidabile dai 16 anni e porta la velocità massima fino a 90 km/h, grazie a un motore sincrono a magneti permanenti da 20,1 kW.
Il punto su cui Astraux insiste maggiormente riguarda l’autonomia. La versione AL6 Pro, quella più equipaggiata, dichiara fino a 180 km con una singola ricarica, grazie a una batteria al litio ferro fosfato (LFP). L’AL7 si ferma a 150 km, numeri comunque più che sufficienti per settimane di uso quotidiano in città senza dover pensare troppo alle colonnine.
Va detto che parliamo di autonomie dichiarate, e nel mondo dei quadricicli elettrici c’è spesso uno scarto tra i dati del costruttore e il reale utilizzo su strada, soprattutto in inverno o con due persone a bordo. Detto questo, 150-180 km sono valori che, se anche dimezzati nelle condizioni peggiori, rimangono abbondanti per chi usa la microcar come seconda auto o per i tragitti casa-lavoro.
La vera sorpresa delle Astraux sta però nell’equipaggiamento di serie, che va ben oltre quello che si vede normalmente su un quadriciclo. Entrambi i modelli montano un touchscreen da 7 pollici con duplicazione dello smartphone, compatibilità con Google Maps e Spotify, ricarica wireless, USB, climatizzatore, sedili regolabili, sensori di parcheggio, avviamento keyless e persino la possibilità di controllo da remoto tramite app. Roba da vera auto di piccola taglia, non da minimobile spartano.
Sul versante sicurezza, la scocca è costruita per il 51% in acciaio ad alta resistenza, e sono presenti ABS e airbag lato conducente su alcune versioni. La garanzia copre tre anni. I prezzi non sono ancora stati comunicati ufficialmente, ma China Car Company sta lavorando alla rete di dealer su tutto il territorio nazionale.
Data articolo: Sun, 24 May 2026 12:00:52 +0000Le auto elettriche stanno registrando una diffusione significativa in Europa, con numeri importanti, soprattutto in alcuni mercati. Il trend è chiaro. Sempre più automobilisti stanno scegliendo la guida a zero emissioni, grazie anche all’arrivo di modelli con un prezzo più accessibile e con un’autonomia maggiore.
A confermare la crescita dell’intero settore sono alcuni dati di E-Mobility Europe, New Automotive e Fier AutomotivE-Mobility Europe, New Automotive e Fier Automotive riportati da Reuters. Considerando un totale di 15 mercati europei, infatti, si nota una sostanziale crescita delle immatricolazioni in Europa nel corso del mese di aprile 2026.
Il dato segue quanto già visto nei mesi scorsi. Di seguito andremo ad analizzare questi numeri per fotografare al meglio la questione. Ricordiamo che nei prossimi giorni saranno disponibili anche i dati ACEA sull’andamento del mercato europeo (UE, Paesi Efta e Regno Unito) che ci offriranno un quadro ancora più dettagliato e aggiornato della situazione.
Il mercato delle quattro ruote in Europa è sempre più a zero emissioni. La quota di auto elettriche, infatti, continua a crescere e gli ultimi dati sono un’ulteriore conferma. Nel corso del mese di aprile 2026, infatti, le immatricolazioni sono aumentate del 34,1%, per un totale di 201 mila veicoli venduti (considerando 15 mercati europei).
Secondo i gruppi che hanno pubblicato i dati, in questo momento “La lezione politica è chiara: laddove i governi infondono fiducia nei consumatori, l’adozione dei veicoli elettrici a batteria accelera“. Anche il parziale annuo è positivo, con un totale di 740 mila unità vendute e un incremento del 31,3% su base annua.
Le elettriche, quindi, sono sempre più diffuse e continuano a far registrare numeri importanti. La quota di mercato è in crescita. In Germania, ad esempio, le EV rappresentano oltre il 25,8% del totale delle immatricolazioni di aprile. In Francia, invece, la quota ha raggiunto il 26,2%. I numeri più alti in Europa vengono dalla Norvegia, con il 98,6%, e dalla Danimarca, con l’81,9%. Bene anche Finlandia e Svezia, con il 48,8% e il 40,7%.
Per approfondire, è possibile dare un’occhiata ai dati dell’ultimo report ACEA che confermano il trend di crescita del mercato europeo, evidenziando il contributo significativo garantito dalle auto elettriche che stanno spingendo le vendite in misura significativa nel corso dei primi mesi del 2026. Tra pochi giorni, come detto, arriveranno i dati aggiornati ad aprile.
Le elettriche sono in crescita anche in Italia dove la percentuale di miglioramento è la più alta tra i big market (+98,6% ad aprile e +72,8% nel cumulato). Questo risultato si traduce in una quota di mercato sempre più importante. Ad aprile, infatti, l’8,5% delle immatricolazioni registrate nel nostro Paese sono state auto elettriche. Per quanto riguarda i dati del periodo gennaio – aprile, invece, la percentuale è dell’8%.
I numeri sono chiari e confermano il successo delle elettriche in Italia, anche se il nostro mercato deve recuperare in termini di volumi complessivi rispetto ad altri mercati europei. Come abbiamo visto nei giorni scorsi, il successo di elettriche e ibride plug-in sta spingendo il mercato delle quattro ruote in Italia che, al momento, sta vivendo un 2026 molto positivo.
Data articolo: Sun, 24 May 2026 08:30:34 +0000Lotus punta a rilanciare la sua presenza sul mercato, con la nuova strategia Focus 2030. Si tratta di un vero e proprio cambio di registro rispetto al recente passato con la Casa che vuole ritagliarsi uno spazio da protagonista nel settore delle supercar. Per raggiungere quest’obiettivo, Lotus realizzerà una supercar ibrida che sarà dotata di un motore V8 ad alta potenza. Ecco le prime informazioni in merito.
Il piano Focus 2030 porterà alla realizzazione di una nuova supercar ibrida, per ora nota con il nome Type 135. Il modello in questione adotterà un motore V8 affiancato da un motore elettrico, per un sistema ibrido. Le informazioni sul progetto sono, per il momento, limitate anche se il target di potenza della futura Type 135 è già stato fissato.
La supercar avrà oltre 1.000 CV di potenza, con l’obiettivo di offrire prestazioni al top. Grazie al nuovo progetto, il V8 tornerà nella gamma Lotus, circa 25 anni dopo la fine della produzione della Espirit. Il debutto della nuova supercar di Lotus è fissato per il 2028 e il modello sarà prodotto in Europa. Ulteriori dettagli in merito al progetto e alle sue caratteristiche arriveranno nel corso dei prossimi mesi.
L’elettrificazione continuerà a rappresentare l’elemento centrale per il futuro di Lotus, anche se il costruttore non punterà a diventare un brand completamente a zero emissioni. La gamma sarà composta da modelli ibridi ed elettrici con l’obiettivo di raggiungere circa il 40% di quota per l’elettrico sul totale di unità vendute.
La nuova strategia andrà valutata nel corso del prossimo futuro. La Casa, infatti, ha fissato dei target molto ambiziosi, con l’obiettivo di diventare un riferimento assoluto in un mercato che non conosce la crisi come quello delle supercar e dei modelli di lusso.
Grazie alla conferma della gamma elettrica e ai nuovi modelli in arrivo, a partire dalla supercar con il V8, Lotus punta a crescere in modo significativo (ma sostenibile dal punto di vista economico), fino ad arrivare a un target di circa 30 mila unità vendute all’anno, quando la gamma sarà completa e stabilizzata, in termini di modelli e produzione. La collaborazione con il principale azionista, Geely Holding Group, ricoprirà un ruolo centrale per il futuro di Lotus.
Questi obiettivi andranno verificati e monitorati passo dopo passo. Il piano di Lotus richiederà del tempo per essere attuato, ma le basi giuste per ripartire verso una crescita importante nel segmento delle auto di lusso ci sono. Staremo a vedere quali saranno le prossime scelte del brand e quale sarà l’impatto della nuova supercar ibrida in arrivo nel corso dei prossimi anni.
Qingfeng Feng, CEO del Gruppo Lotus, ha commentato così la nascita del nuovo progetto e la futura strategia del brand:
Data articolo: Sun, 24 May 2026 08:00:35 +0000“Lotus è nata dallo spirito ribelle di Colin Chapman, e questo spirito non è andato perduto. Focus 2030 ridefinirà sia il marchio che l’azienda per rimanere fedeli al nostro DNA. Siamo ossessionati dall’ingegneria, dalle prestazioni e dalla costruzione di auto per veri appassionati di guida, ed è questo che farà crescere la nostra attività .â€
Il calo delle auto diesel in Italia continua e la conferma arriva dagli ultimi dati sulle immatricolazioni. Il numero di automobilisti che optano per modelli a gasolio si sta riducendo anche se in alcuni segmenti le varianti diesel continuano a essere particolarmente richieste. SUV e berline di segmento C e D, infatti, registrano volumi ancora significativi. Per un quadro completo della situazione, di seguito, andremo ad analizzare la classifica delle auto diesel più vendute in Italia, considerando i dati UNRAE aggiornati alla fine di aprile 2026.
Il mercato delle quattro ruote in Italia sta crescendo, grazie principalmente alla spinta di auto elettriche ed ibride plug-in. Già da tempo, invece, le auto diesel sono in calo, con una flessione delle immatricolazioni che si ripete mese dopo mese. Non fa eccezione il 2026: nel mese di aprile, infatti, sono state vendute poco più di 10 mila unità , con un calo del 22,9% su base annua.
Nel parziale annuo, invece, il totale di immatricolazioni si è fermato a poco più di 43 mila unità con un calo del 24,3%. Questa riduzione ha effetto anche sulla quota di mercato, in calo di 3 punti sia per il mese di aprile che per il parziale annuo (rispettivamente 6,9% e 6,8%) nel confronto con i dati dell’anno precedente.
A pesare sulle vendite c’è anche la questione del caro carburante, che potrebbe aver scoraggiato molti automobilisti, spingendoli a rimandare l’acquisto. L’aumento del costo alla pompa è stato compensato solo da un taglio delle accise che, però, ha un impatto limitato sul prezzo totale.
Al netto dell’andamento del mercato, ecco la Top 10 delle auto diesel più vendute ad aprile 2026:
Questa, invece, è la Top 10 delle auto a gasolio più vendute nel parziale annuo, considerando il periodo compreso tra gennaio e aprile.
Per sapere quali sono le auto più richieste in assoluto sul mercato italiano potete dare un’occhiata alla Top 10 aggiornata delle auto più vendute in Italia.
La classifica delle auto diesel più vendute in Italia chiarisce le preferenze degli automobilisti. I SUV di segmento C, seguiti dalle berline dello stesso segmento, dominano la graduatoria con il Gruppo Volkswagen che piazza ben 5 modelli nella Top 10. A completare l’elenco dei costruttori presenti in classifica troviamo BMW e Mercedes, entrambe con due modelli, oltre ad Alfa Romeo, che continua a registrare una certa richiesta per la Tonale, nonostante un calo evidente.
Con quasi 4 mila unità vendute in totale (e, quindi, una media di quasi mille unità vendute al mese) è la Volkswagen Tiguan a conquistare la leadership del mercato, confermandosi un modello molto richiesto da chi è alla ricerca di un SUV completo e di qualità per percorrere tanti chilometri sfruttando un motore a gasolio. Sul podio ci sono anche l’Audi Q3 e la Mercedes GLA che confermano la preferenza per la guida a ruote alte tra chi vuole un’auto diesel.
Data articolo: Sun, 24 May 2026 07:15:48 +0000Dopo un venerdì passato a rincorrere gli avversari, nella sprint del sabato Ferrari prova a sfidare McLaren. Tuttavia il team inglese ne ha ancora di più. Poi, qualche ora più tardi serviva un salto in avanti per al seconda qualifica stagionale. Un cambio di assetto per migliorare la Rossa e tanta speranza: al termine della sessione classificatoria, Leclerc taglia il traguardo in nona posizione, mentre Hamilton è quinto.
Al via, Hamilton scatta con grande reattività conquistando subito una posizione su Piastri mediante uno splendido sorpasso all’esterno. Al contrario, Leclerc non brilla e resta bloccato nella prima stretta variante, senza grandi margini di manovra. Nei primi giri, le due Mercedes provano inutilmente la fuga, mentre Norris scavalca Antonelli.
Lewis staziona in quarta piazza cercando la scia dei leader, inseguito a breve distanza da Piastri e dallo stesso Leclerc, a sua volta braccato da Max Verstappen. Nel frattempo, il muretto fornisce ai ferraristi continui suggerimenti operativi su freni, differenziale ed erogazione ibrida. A metà gara, il ritmo si cristallizza in un frustrante trenino compatto.
Malgrado il potenziale del tracciato canadese, le vetture rimangono bloccate. Le SF-26 evidenziano un leggero sovrasterzo che facilita l’inserimento senza disturbare l’uscita. Resta però da capire come verranno gestire le coperture nel corso della gara. E in effetti, quando mancano circa sette tornate Lewis comincia a perdere grip sul retrotreno.
La McLaren numero ottantuno, stretta a sandwich tra le due Rosse, dimostra di avere un passo migliore. Hamilton, in difficoltà , interroga Carlo Santi per comprendere le cause del ritardo. L’ingegnere rileva mancanze di trazione nelle curve dieci e quattordici, consigliando specifiche mappature difensive. Una conferma che l’aderenza non è ottimale.
Charles osserva tutto da vicino, sapendo di avere tre secondi di margine su Verstappen, ma ben consapevole che l’efficienza ibrida della power unit Mercedes spaventa. Negli ultimi cinque giri, Piastri intensifica la pressione. Lewis stringe i denti, arrivando perfino a toccare leggermente il Muro dei Campioni in curva quattordici senza subire danni.
Purtroppo, questo sforzo difensivo esige un eccessivo consumo di energia. Nel penultimo passaggio, l’inglese resta a secco sul rettilineo principale e cede il passo all’australiano dove pure Leclerc ne approfitta superando il compagno. Il verdetto vede Charles quinto e Lewis sesto, per la Ferrari emerge il limite sulle gomme, oltre che il solito legato all’energia ibrida.
Qualche ora più tardi è andata in onda la seconda qualifica del fine settimana. Il team di Maranello ha cercato un fine tuning per sistemare la SF-26, considerando che non vige più il parco chiuso dopo la mini gara da 100 km. Mentre Lewis ha mantenuto vivo il feeling con la sua vettura, Leclerc non è stato in grado di trovarlo nelle tre parti della sessione classificatoria.
Le qualifiche iniziano con le mescole Soft, evidenziando subito i cronici problemi della SF-26 nel mandare in temperatura l’asse anteriore. Hamilton trova un feeling, mentre Leclerc fatica in staccata: taglia la chicane in curva 14 ed è costretto a chiedere un check per un sospetto danno al fondo.
Il monegasco lamenta anche un mancato caricamento della batteria; il muretto gli suggerisce di non spingere troppo nel T1 dei charge lap. I ferraristi girano in continuo per gestire energia e temperature. Charles chiude a 4,5 decimi dal leader Antonelli; Hamilton lo precede di 80 millesimi, pur lamentando traffico in curva 1.
Con Soft nuove, la Rossa fa la differenza nel T1 ma incassa distacchi pesanti nell’ultima parte del tracciato. Leclerc definisce “orribile” il suo giro di preparazione, accusando oltre 7 decimi da Kimi Antonelli, mentre Lewis paga meno di 2 decimi. Ai box, il monegasco rifiuta modifiche di carico all’ala anteriore, non capendo l’origine dell’instabilità in staccata.
Lewis rientra in pista con un altro set nuovo; Carlo Santi gli impone un giro di preparazione extra, essendo l’outlap insufficiente per scaldare l’avantreno. Leclerc, pur guidando al limite e migliorando il crono, si lamenta duramente per la track position errata e rimedia 4 decimi da Lewis (a sua volta rallentato da traffico in curva 3).
Leclerc chiede al team di essere ascoltato maggiormente sulla posizione in pista. Per arginare il vantaggio delle power unit Mercedes, serve la perfezione. Nel primo run, Hamilton si piazza secondo dietro Norris (rifilando 3 decimi a Charles, quinto) con un giro molto buono. Nell’ultimo tentativo si opta ancora per il giro extra di preparazione, ma purtroppo Lewis sbaglia in uscita di curva 7 ed è costretto ad abortire.
Leclerc invece riesce a migliorarsi ma resta a un decimo dal compagno di squadra: un divario non eccessivo che però sulla griglia di partenza gli costa ben tre posizioni. La qualifica si chiude con Lewis quinto e Charles nono: la SF-26 non ha lo spunto sul giro secco e si preannuncia una gara molto in salita per la gestione delle gomme, ricordando le difficoltà nella sprint del sabato.
Data articolo: Sun, 24 May 2026 06:17:26 +0000Il GPL è stato considerato per molto tempo una specie di carburante intelligente, visti i costi di esercizio contenuti, una buona autonomia e, in alcuni casi, anche l’accesso più semplice alle aree urbane rispetto ai diesel più vecchi.
Nel 2026, però, il contesto è cambiato. Parliamo di novità come i blocchi del traffico sempre più articolati, una serie di nuove regolamentazioni locali, una sempre più elevata attenzione alla sicurezza e la transizione energetica.
In ogni caso oggi molti automobilisti continuano a porsi le stesse domande: un’auto GPL è ancora una scelta sensata? Quanto e quando è realmente sicura e conviene davvero? Secondo gli esperti la scelta è sensata, sì, ma devono essere fatte alcune precisazioni importanti. E soprattutto è fondamentale andare a distinguere alcune convinzioni diffuse e quello che in realtà prevedono le norme e i regolamenti.
Dopo aver parlato in maniera molto approfondita di quanto un’auto GPL possa essere conveniente e di tutti i costi legati a manutenzione e rifornimento, oggi andiamo a rispondere a una delle domande che gli automobilisti si fanno più frequentemente.
La sicurezza delle auto GPL è probabilmente uno dei dubbi più frequenti e anche quello più condizionato da percezioni che sono nate decenni fa.
Le moderne vetture GPL omologate non sono più pericolose rispetto alle equivalenti a benzina, infatti i sistemi attuali si servono di serbatoi che sono stati progettati per resistere a urti, sovrappressioni e alte temperature. Sono dotate inoltre di dispositivi automatici di intercettazione del gas e valvole di sicurezza conformi alla normativa europea ECE/ONU 67-01.
In epoca moderna abbiamo assistito a una importante trasformazione tecnologica, rispetto agli impianti installati negli anni Novanta, oggi il circuito è sigillato, il rifornimento avviene con sistemi controllati e il serbatoio non viene mai riempito completamente, e questo è possibile grazie al limitatore automatico.
È chiaro comunque che la sicurezza dipenda anche dalla manutenzione che viene fatta al veicolo, che deve essere sempre regolare, e di questo ci ha parlato nel dettaglio il nostro meccanico. Come qualsiasi alimentazione alternativa, anche il GPL richiede il rispetto delle scadenze tecniche previste e il controllo periodico dell’impianto.
Dal punto di vista statistico e normativo possiamo quindi dire che ormai l’idea che “il GPL sia pericoloso†è obsoleta, appartiene al passato e non alla realtà attuale.
Altra domanda molto frequente: in realtà oggi è possibile, anche se non sempre e non ovunque. E infatti è una delle regole che crea un po’ di confusione giustamente negli automobilisti, molti dei quali continuano a fare riferimento a divieti fissi del passato, che oggi non esistono più.
Il riferimento storico nel nostro Paese è il Decreto del Ministero dell’Interno del 22 novembre 2002 (che oggi è confluito nel quadro normativo successivo sulle autorimesse). Questo aveva introdotto un principio che sostanzialmente è valido ancora oggi, ovvero quello per il quale le auto GPL con impianto conforme alla normativa ECE/ONU 67-01 possono accedere ai piani fuori terra e al primo piano interrato delle autorimesse.
Per riassumere quindi possiamo dire che:
Quindi c’è una sola regola pratica e molto semplice: controllare sempre la segnaletica che deve essere posizionata all’ingresso delle autorimesse.
È importante sapere che oggi in molte località italiane – città e regioni – il GPL viene considerato ancora una soluzione meno impattante rispetto al diesel. Per questo motivo le restrizioni spesso sono meno severe e sono previste delle deroghe per le auto GPL.
Bisogna sapere però che nel 2026 il criterio dominante non è più solo il carburante che alimenta il veicolo, ma soprattutto il regolamento locale e la classe ambientale Euro a cui appartiene un veicolo. Detto ciò, se una vettura GPL è Euro 6, allora in differenti città oggi continua a mantenere condizioni favorevoli di circolazione.
Se invece abbiamo a che fare con auto GPL più datate, allora in questo caso alcune ordinanze regionali e comunali iniziano a porre delle limitazioni anche per i mezzi a gas che appartengono a classi Euro vecchie (a causa delle emissioni inquinanti). Perciò oggi, in parole semplici, non serve più chiedersi se l’auto GPL può entrare in una determinata zona/area in città , ma piuttosto è necessario ragionare sulla classe Euro della propria macchina e su ciò che prevede il piano aria di quella città .
Altra domanda importante, la risposta è sì. Il GPL continua a essere competitivo anche per questo motivo. Il mercato italiano è uno dei più sviluppati storicamente in Europa per questa tipologia di alimentazione, la rete di rifornimento nel nostro Paese è estesa e distribuita in maniera abbastanza uniforme sull’intero territorio nazionale.
Possiamo menzionare solo qualche piccola differenza territoriale, ci sono infatti alcune zone montane o aree meno densamente popolate dove potrebbe essere utile pianificare il rifornimento con anticipo perché i distributori di gas non sono così ben distribuiti. Possiamo comunque assicurare che il GPL continua a offrire un vantaggio concreto in termini di disponibilità .
Per chi viaggia spesso via mare, questa è una domanda fondamentale, ma nella maggior parte dei casi la risposta è sì. Le auto GPL possono accedere, ci sono solo alcune regole operative da conoscere di volta in volta, che possono cambiare a seconda della compagnia e della configurazione della nave.
In genere comunque la prassi prevede:
In realtà le compagnie si riservano anche il diritto di richiedere delle condizioni particolari, come procedure specifiche per l’imbarco delle auto GPL oppure serbatoio limitato o altro, ma ad oggi non c’è nessun divieto per le vetture GPL, possono salire in nave.
Chiaramente anche in questo caso l’informazione preventiva continua a essere fondamentale, è necessario verificare sempre il regolamento della compagnia prima della partenza.
E infine quindi rispondiamo a questa domanda: oggi il GPL conviene ancora per parecchi automobilisti, non per tutti. Potrebbe essere l’ideale per coloro che viaggiano per molti chilometri durante l’anno e cercano costi di rifornimento più bassi, ma non sono ancora pronti per passare all’auto elettrica.
Le auto GPL moderne sono sicure, possono entrare nella maggior parte dei parcheggi interrati, viaggiano tranquillamente sulle navi e la rete di distribuzione in Italia è tra le più sviluppate d’Europa.
Data articolo: Sun, 24 May 2026 06:00:21 +0000Nel mese di maggio 2026 sono diversi gli scioperi previsti su tutto il territorio italiano nei principali settori dei trasporti, inclusi treni, aerei, trasporto pubblico locale, marittimo e portuale. In questo articolo trovi il calendario aggiornato con tutte le informazioni essenziali sugli scioperi confermati a livello nazionale e locale, giorno per giorno, indicando date, orari, città , categorie e sindacati coinvolti. L’obiettivo è offrire ai cittadini, ai pendolari e alle imprese un quadro chiaro dei disservizi e delle modalità di svolgimento delle proteste.
In Italia è stato proclamato uno sciopero generale su tutto il territorio nazionale, che coinvolge il personale dipendente pubblico e privato di tutte le province. L’astensione dal lavoro riguarda l’intera giornata del 01 maggio 2026 e il sindacato promotore è USI-CIT.
In Italia è previsto uno sciopero nazionale del personale della Società Elior Divisione Itinere addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia per tutta la giornata. Lo sciopero, di tipo “mezzo turno per ogni turno di lavoro”, è proclamato dai sindacati FAST-CONFSAL, FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL, ORSA TRASPORTI.
Nella provincia di Milano (Lombardia) è attivo uno sciopero del personale della Società Mercitalia Shunting & Terminal, settore ferroviario, per 8 ore, dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio, proclamato da OSR USB Lavoro Privato.
Nella provincia di Milano (Lombardia) prosegue lo sciopero del settore ferroviario, personale Soc. Mercitalia Shunting & Terminal, dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio.
Nella provincia di Firenze (Toscana) lo sciopero riguarda il settore ferroviario ed è riferito al personale della società RFI Doit Firenze, impegnato nella manutenzione. L’intera giornata del 5 maggio 2026 sarà coinvolta. Sindacato: OSR USB Lavoro Privato.
In Italia si svolge uno sciopero nazionale di 24 ore che coinvolge il settore marittimo e i lavoratori portuali, inclusi dipendenti delle Autorità di Sistema Portuale e società che applicano il CCNL porti. Il sindacato è USB Lavoro Privato.
Nella città di Trento (Trentino-Alto Adige) è previsto uno sciopero di 4 ore, dalle 11:00 alle 15:00, del personale della società Trentino Trasporti.
Nella città di Potenza (Basilicata) sciopero di 4 ore, dalle 15:01 alle 19:00, per il personale della società Miccolis – Servizio Urbano di Potenza.
Nella provincia di Brescia (Lombardia) settore aereo, sciopero di 24 ore del personale GDA Handling presso l’Aeroporto di Brescia Montichiari.
Nella città di Napoli (Campania) sciopero di 24 ore del personale della società EAV, settore trasporto pubblico locale, dalle 19:31 del 9 maggio alle 19:30 del 10 maggio.
Nella città di Napoli (Campania) prosegue lo sciopero del personale Soc. EAV, trasporto pubblico locale, fino alle 19:30.
Nella città di Firenze (Toscana) sciopero di 24 ore del personale della società Autolinee Toscane, bacino di Firenze.
Nella città di Roma (aeroporti di Fiumicino e Ciampino) sciopero di 4 ore, dalle 12:00 alle 16:00, del personale ADR Security. (FAST-CONFSAL)
A Roma personale ENAV ACC in sciopero per 8 ore, dalle 10:00 alle 18:00 (RSA UILT-UIL).
A Napoli personale ENAV in sciopero per 8 ore (dalle 10 alle 18, RSA UILT-UIL).
Nazionale: sciopero piloti e assistenti Easyjet Airlines, 8 ore, 10-18 (FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC).
All’aeroporto di Palermo sciopero di 4 ore (12-16) personale GH/ASC Handling/Aviapartner.
A Cagliari sciopero personale gruppo Sogaer, 4 ore (13-17).
A Milano Malpensa sciopero di 4 ore (13-17) personale ALHA/MLE-BCUBE. Sindacati: OST CUB Trasporti/USB.
Nella città di Novara (Piemonte) sciopero di 24 ore del personale della società SUN.
In Italia sciopero generale nazionale nel settore trasporti pubblici e privati, con modalità variabili:
Sindacato USB.
Nella provincia di Bari (Puglia) sciopero di 24 ore del personale Soc. STP di Bari, indetto da OST FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL.
In Italia sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private, con modalità diverse secondo il comparto: aereo (00:00 – 23:59), ferroviario (21:00 del 28/5 – 21:00 del 29/5), tpl (modalità territoriali), marittimo (isole minori 00:01-23:59, isole maggiori 1 ora prima partenze 29/5), portuale (varie modalità ), autostrade (22:00 del 28/5 – 22:00 del 29/5). Sindacati: CUB, SGB, ADL Varese, SI-COBAS, USI-CIT.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 01 maggio 2026: città , orario inizio e fine
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Fonte: Mit
Data articolo: Sun, 24 May 2026 06:00:00 +0000