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News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

La situazione del traffico sulle autostrade italiane del 14 marzo 2026 vede condizioni di nebbia persistente e limitazioni per lavori in diverse tratte chiave del paese. Particolarmente critica è la nebbia fitta sull’autostrada A24 tra Roma e Teramo, con visibilità ridotta a 80-100 metri in diversi punti, e la chiusura dell’area di servizio Murge est sulla A14 per lavori fino alla mattina. Queste condizioni influenzano la viabilità soprattutto in zone ad alta percorrenza. Vediamo nel dettaglio tutti gli eventi segnalati sulle principali tratte autostradali oggi.

A10 Genova-Ventimiglia



00:25 – Area di servizio Piani d’Invrea nord
Area di servizio chiusa fino alle 6:00 del 14 marzo 2026 per tratto chiuso
Direzione Ventimiglia

A13 Bologna-Padova



01:47 – Nebbia a banchi tra Ferrara Nord e Villamarzana
Visibilità ridotta a 90 metri
Direzione in entrambe le direzioni

A14 Bologna-Taranto



01:52 – Area di servizio Murge est
Chiusa fino alle 6:00 del 14 marzo 2026 per lavori
Direzione Pescara

A16 Napoli-Canosa



01:43 – Chiusura Nodo A16/A30 Caserta-Salerno da Canosa verso Caserta
Chiuso per lavori fino alle 5:00 del 14 marzo 2026. Uscita consigliata da Canosa: Tufino
Direzione Napoli



01:43 – Chiusura Nodo A16/A30 Caserta-Salerno da Canosa verso Salerno
Chiuso per lavori fino alle 5:00 del 14 marzo 2026. Uscita consigliata da Canosa: Tufino
Direzione Napoli



00:10 – Tratto chiuso tra Candela e Grottaminarda
Chiusura fino alle 6:00 del 14 marzo 2026 per transito trasporti eccezionali.
Entrata consigliata verso Napoli: Grottaminarda. Uscita consigliata da Canosa: Candela.
Direzione Napoli



00:12 – Area di servizio Calaggio nord
Chiusa fino alle 6:00 del 14 marzo 2026 per tratto chiuso
Direzione Napoli

A23 Palmanova-Tarvisio



01:50 – Pioggia tra Udine sud e Pontebba
Condizioni di pioggia persistenti su una tratta di 73,9 km (dal km 18,5 al km 92,4)
Direzione in entrambe le direzioni

A24 Roma-Teramo



01:55 – Nebbia tra Grande Raccordo Anulare e Roma est
Visibilità ridotta a 100 metri
Direzione in entrambe le direzioni



01:55 – Nebbia tra Grande Raccordo Anulare e bivio A24/Tangenziale est RM
Visibilità ridotta a 100 metri
Direzione in entrambe le direzioni



01:41 – Nebbia tra Vicovaro-Mandela e bivio A24/A25 Torano-Pescara
Visibilità ridotta a 80 metri
Direzione in entrambe le direzioni

A25 Torano-Pescara



01:36 – Nebbia tra Manoppello e Chieti
Visibilità ridotta a 70 metri
Direzione in entrambe le direzioni

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Sat, 14 Mar 2026 01:08:00 +0000
News n. 2
Che auto guida Lillo, tre metri e quattro posti per dribblare il traffico

Parcheggiare l’auto per Lillo non è mai stato un problema, grazie ai soli tre metri della sua Toyota iQ, un mezzo che sposa la filosofia di sostenibilità de La pelle del mondo. La sua è una coerenza evolutiva: dai tempi della Guzzi California alla Honda Shadow, il comico ha sempre cercato un rapporto diretto con la strada, e la piccola nipponica ne riscrive le regole, riducendo gli ingombri al minimo indispensabile. Guidare un prodigio di packaging asimmetrico, capace di consumare come un motorino, è oggi il suo biglietto da visita più onesto per presentarsi al pubblico di un programma che invita a un cambio di rotta radicale: smettere di consumare la Terra e iniziare, finalmente, a salvaguardarne le risorse.

Il prezzo al lancio e quanto vale oggi la citycar

La Toyota iQ è lunga esattamente 2.985 mm, molto meno rispetto a una berlina tradizionale, eppure al suo interno nasconde una configurazione 3+1. In occasione del debutto, nel 2009, i prezzi di listino partivano da 12.000 euro, e la sua cura costruttiva mantiene alta nelle quotazioni dell’usato (tra i 6.000 e i 7.000 euro).

Il segreto? Un’architettura asimmetrica. Il cruscotto è scavato davanti al passeggero anteriore, permettendo al sedile di scivolare molto avanti, e lasciare spazio a un adulto in quello posteriore, mentre dietro al guidatore può trovar posto un bambino (o la borsa della palestra).

Lillo ha rivelato alla Gazzetta dello Sport di aver scelto la tonalità arancio vivo per un motivo pragmatico. In effetti, una iQ arancione spicca anche nel caos dei centri commerciali, una macchia di colore che sfida il grigio urbano. Ma sotto quella livrea “evidenziatore” c’è una raffinatezza meccanica tale da spingere persino la Aston Martin a utilizzarla come base per la sua lussuosissima (e costosissima) Cygnet.

Motori e sicurezza: piccola ma “corazzata”

A livello di prestazioni, la iQ badava all’efficienza. Il motore più diffuso era il 1.0 VVT-i a tre cilindri da 68 CV, in grado di tenere i consumi su valori irrisori (oltre 20 km con un litro), mentre per un brio maggiore esisteva il 1.33 da 94 CV, anche se il vero capolavoro era la sicurezza.

Nonostante le dimensioni da “giocattolo”, la iQ ottenne 5 stelle Euro NCAP. Toyota la dotò, infatti, di ben 9 airbag, incluso uno inedito a tendina lunotto posteriore per proteggere la testa dei passeggeri seduti sopra l’asse posteriore. Eppure, a dispetto delle credenziali eccellenti, la creatura Toyota non durò più di una generazione, venendo “mandata in pensione” nel 2015 a causa delle vendite deludenti, probabilmente anche a causa di un prezzo non così accessibile.

La pelle del mondo: per un futuro più verde

La stessa sensibilità “micro” della iQ la ritroviamo nell’impegno televisivo di Lillo Petrolo. Insieme allo scienziato Stefano Mancuso, l’attore, di recente ospite al Festival di Sanremo 2026, è protagonista su Rai 3 con La pelle del mondo, un progetto che esplora la biosfera e il potere curativo delle piante.

Proprio come la iQ cercava di ridurre l’ingombro dell’uomo nelle città, il programma invita a un “cambio di visione”: smettere di consumare la superficie del Pianeta e cominciare finalmente a difenderlo. Nella puntata di venerdì 13 marzo, impreziosita da un intervento di Corrado Guzzanti e un approfondimento scientifico, Lillo ci dà una lezione: che si tratti di un’auto ultracompatta o di un albero secolare, il segreto sta tutto nel rispettare l’equilibrio della Terra.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 20:08:59 +0000
News n. 3
Ferrari abbandonata, hypercar da 2 milioni: di chi è? Perché nessuno la cerca

Come avere un tesoro raro e rovinarlo. Procurarsi una Ferrari è già di per sé complicato, figurarsi se il modello in questione è LaFerrari, considerata una sorta di “sacro Graal” da collezionisti e investitori con i suoi 499 esemplari prodotti. I sostenitori della Casa di Maranello farebbero follie pur di vederne una da vicino e, conto in banca permettendo, metterne una in garage. Eppure, nel mondo del collezionismo capita di imbattersi in assurdi casi di incuria: le immagini che ritraggono un esemplare mozzafiato lasciato sotto il sole (e la pioggia) delle Filippine sembrano non trovare spiegazione.

L’acquisto all’asta e il sequestro

Il bolide vittima della trascuratezza ha tutto per emozionare: come restare impassibili davanti alla livrea Rosso Corsa con tetto nero a contrasto? Come non notare la cascata di dettagli in fibra di carbonio a vista e il rivestimento in pregiata pelle marrone chiaro con cuciture rosse dell’abitacolo?

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La spettacolare configurazione è passata di mano per l’ultima volta durante un’asta a Riyadh, in Arabia Saudita, nel 2019. Da quel momento in poi la LaFerrari pareva essere svanita nel nulla, fino all’intervento delle autorità doganali filippine, che hanno sequestrato la LaFerrari a Manila, nell’ambito di un’operazione contro le importazioni legali. Senza la prova del pagamento delle tasse d’importazione entro i termini previsti, lo Stato ha preso il controllo del mezzo, lasciandolo in un limbo burocratico in attesa di un’eventuale asta giudiziaria.

Gli effetti del clima tropicale sull’hypercar

Invece di essere custodita in un hangar climatizzato, questa hypercar da oltre 2 milioni di euro è rimasta parcheggiata all’aperto per oltre un anno in un piazzale della dogana. Manila, con il suo clima tropicale, rappresenta l’antitesi di un ambiente di conservazione idoneo. L’escursione termica costante, l’umidità asfissiante e le piogge torrenziali stanno mettendo a dura prova la resistenza dei materiali, in un lento processo di degradazione.

L’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti e l’umidità rischiano di compromettere in modo definitivo un capolavoro di design e ingegneria meccanica. Non meno importante, la pelle marrone dei sedili potrebbe marcire o riempirsi di muffa, compromettendo irrimediabilmente il comfort originale.

Ma il vero dramma si nasconde sotto la pelle di carbonio. Parliamo di una macchina che è un concentrato di tecnologia estrema, dove il sistema ibrido HY-KERS non va d’accordo con l’ossidazione: basta un po’ di umidità nel posto sbagliato per mandare in fumo centraline e cablaggi con danni da capogiro. Nemmeno la meccanica resta a guardare, perché componenti nobili come i dischi carboceramici o i vari fluidi tecnici non sono fatti per restare immobili al freddo e al gelo (o peggio, sotto il diluvio tropicale) senza le dovute precauzioni, quel che si dice un’agonia tecnica, che nessun appassionato vorrebbe mai vedere

Più il tempo scorre, più si profila una perdita finanziaria colossale. Se venisse rimessa all’asta, il fortunato (o coraggioso, dipende dalla prospettiva) acquirente dovrebbe affrontare un progetto di restauro a dir poco complesso. Speriamo che la burocrazia faccia il suo corso il più presto possibile, altrimenti del Rosso Corsa potrebbe rimanere solo un pallido ricordo sbiadito dal sole.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 16:00:20 +0000
News n. 4
GP Cina, Qualifica Sprint: una Ferrari limitata al posteriore soffre la gestione ibrida

La Ferrari mette insieme una prima giornata di pista a Shanghai in salita. Il team non riesce a ottimizzare la SF-26, che mostra instabilità a causa di un setup non centrato. Inoltre, abbandona l’uso dell’ala Macarena a causa di problemi legati alle tempistiche di chiusura del dispositivo. Al termine della sessione classificatoria arrivano il quarto posto di Lewis Hamilton e il sesto di un Leclerc più in difficoltà con il deployment.

Prove libere, Ferrari: l’assetto della SF-26 non è buono

Nelle Fp1, l e due SF-26 aggrediscono immediatamente l’asfalto cinese, ed entrambe montano la nuova ala Macarena. Il team scarta il lavoro differenziato e punta alla raccolta dati diretta. La pista ancora verde, tuttavia, tradisce subito Hamilton: l’inglese perde il posteriore, finisce in testacoda e spiattella pesantemente le coperture.

Da quel momento, il britannico deve domare una vettura estremamente nervosa nel primo run. Sull’altro lato del box, Charles Leclerc trova un ritmo migliore. Il monegasco dialoga costantemente con l’ingegner Bozzi per perfezionare l’erogazione ibrida. Per far ruotare meglio l’auto, Charles chiede di attivare il toggle destro già in curva 1.

Subito dopo, fornisce una lettura fondamentale sul comportamento della Macarena: per stabilizzare la monoposto, suggerisce di disattivare in anticipo la straight mode prima delle curve 6 e 11. I dati telemetrici confortano Bozzi, il quale rileva un deployment decente e chiede al pilota solo un pizzico di lift-off aggiuntivo alla 14.

Passando alle mescole Soft, i meccanici caricano l’avantreno: aggiungono 4 click all’ala di Leclerc e 2 a quella di Hamilton. Durante un mini-run con maggiore carico di carburante, però, emerge un limite della Rossa peraltro condiviso con il resto della griglia: un graining severo sull’anteriore sinistra, che perde vistosamente pezzi di gomma nei curvoni veloci del primo settore.

Nel frattempo, Carlo Santi guida Hamilton via radio per arginare un’asincronia termica sull’asse anteriore, dove la mescola destra tende a surriscaldarsi. Il box modifica continuamente i parametri del sistema ibrido per trovare la quadra che non sembra arrivare. Nel finale, Leclerc accusa un ritardo di oltre due decimi dalla Mercedes solo nel cambio di direzione tra curva 2 e 3.

Nonostante diversi ritocchi all’avantreno, l’handling continua a insoddisfare il monegasco. Il verdetto delle libere parla chiaro: il sistema ibrido risponde decentemente, ma la vettura non è bene bilanciata. Per fare bene in qualifica, serviva intervenire a livello meccanico, via per correggere l’impostazione dell’handling che non lasciava esprimere all’auto tutto il potenziale.

Qualifica Sprint, Ferrari troppo sovrasterzante

Semaforo verde e le due SF-26 aggrediscono subito l’asfalto cinese con le mescole Medium. Il muretto martella i piloti via radio sull’attivazione delle gomme: il lungo rettilineo tra curva 13 e 14 congela letteralmente l’asse anteriore. I primi riscontri telemetrici evidenziano un sovrasterzo marcato nelle sezioni lente, costringendo i ferraristi a continue correzioni sul volante.

Durante i giri di raffreddamento, gli ingegneri tempestano l’abitacolo di suggerimenti sulle mappature, focalizzandosi sul differenziale a centro curva e sul bilanciamento in staccata. Il secondo push conferma un assetto non buono: i piloti mancano i punti di corda e il posteriore scivola, sollevando dubbi sulla configurazione del sistema sospensivo.

La SQ2 ripropone le Pirelli a banda gialla. I piloti scaldano le coperture zigzagando furiosamente sul rettilineo del secondo settore, ma il cronometro svela una SF-26 irrimediabilmente rear limited. La vettura soffre d’instabilità nei cambi di direzione del T2 e, pur trazionando bene in curva 4, innesca un’eccessiva rotazione in ingresso alla 9.

Leclerc rientra ai box, mentre Hamilton tenta un giro extra. L’inglese abbassa il tempo sfruttando l’ultima porzione di pista, ma accusa un ritardo pesante. Gli onboard confermano una Mercedes W17 che appare decisamente più bilanciata: il potenziale della Rossa c’è, ma l’unica sessione di prove libere disputata pesa macigni sulla messa a punto.

In SQ3 debuttano le Soft, ma l’extra grip non salva l’handling. Leclerc subisce un violento snap in curva 8, perde il retrotreno e compromette la tornata. Un frustrato Hamilton, convinto di aver chiuso un ottimo giro, scopre via radio un divario abissale dalla Mercedes. Il vero colpevole? Il deployment. Nonostante le violente staccate di Shanghai, la gestione ibrida condanna Maranello.

La curva di erogazione della Ferrari si svuota troppo in fretta rispetto alla possente power unit tedesca. I piloti confermano il deficit energetico in diretta, lamentando la mancanza di energia spendibile. Per sfidare la W17 servirà uno sforzo importante sul propulsore, ma le formidabili partenze della Rossa potrebbero rimescolare le carte allo spegnimento dei semafori.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 14:18:47 +0000
News n. 5
Jannik Sinner, nuova supercar in garage: un gioiello esclusivo per il campione

Che sia un perfezionista tanto sull’erba quanto sul cemento è ormai assodato. Che Jannik Sinner lo sia anche in fatto di auto ce ne stiamo sempre più rendendo conto. L’ennesima conferma arriva direttamente dalla strada: il tennista numero due della classifica ATP, simbolo di un’Italia gloriosa in tutto il mondo, è stato “pizzicato” mentre si dirigeva verso il J Medical Center di Torino per alcune visite mediche al volante di un nuovo bolide tedesco.

Quanto vale l’ultima supercar del tennista

Dopo le voci delle ultime settimane, finalmente abbiamo la prova definitiva: le immagini ritraggono Jannik Sinner su una Porsche 911 Carrera GTS (serie 992.1), una delle versioni più apprezzate degli appassionati, che la considerano il punto di equilibrio ideale della gamma 911. Numeri alla mano, il motore boxer da 3.0 litri 6 cilindri scarica sull’asfalto qualcosa come 480 CV e 570 Nm di coppia motrice.

E la configurazione adottata dal tennista si sposa bene col suo carattere: un sobrio ed elegante grigio scuro metallizzato abbinato a cerchi neri, in grado di esaltare le forme sinuose della sportiva di Stoccarda evitando di alzare troppo la cresta. È l’opzione più appropriata per divertirsi in curva e destreggiarsi nel quotidiano tra il traffico delle grandi città, nonostante il valore superi i 180.000 euro.

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La star della racchetta ama le quattro ruote, e non ne ha mai fatto mistero. Negli anni lo abbiamo visto passare da scelte razionali a supercar. Lo ricordiamo ancora mentre viaggiava su un’Alfa Romeo Stelvio, un’alleata sublime per affrontare i percorsi di montagna della sua Sesto Pusteria. Quello era però giusto l’inizio di una lunga storia, che prosegue all’insegna di un bolide capace di far sognare i collezionisti.

Un garage da numero uno

Il parco auto di Sinner denota buon gusto. Nell’estate 2025 era apparso lontano dai riflettori dei tornei Slam, intento a lavare a mano nel giardino di casa la sua Ferrari 812 Competizione. Nonostante i milioni sul conto corrente, trattava il gioiello di Maranello da 830 CV con la cura e il rispetto riservati alle opere d’arte. Oltre alla vettura del Cavallino, Jannik si è assicurato una rombante Audi RS6 firmata ABT, versione Legacy Station. Guai a chiamarla una “station wagon qualunque”: sotto l’abito da familiare, l’edizione ultralimitata arriva a toccare i 700 CV.

Con l’arrivo della Porsche, la gerarchia della scuderia si fa ancora più interessante. In cima alla piramide della potenza resta l’inarrivabile 812 Competizione con il suo leggendario V12, seguita dai 700 cavalli della RS6 ABT e, infine, dagli “appena” 480 della nuova GTS, ma non per questo meno emozionante.

Tre vetture spettacolari rappresentanti tre modi diversi di concepire la velocità. Se per un comune mortale si tratta di sogni proibiti, nel caso di un atleta in grado di incassare, tra premi e sponsorizzazioni, più di 25 milioni di dollari solo nel 2025, costituiscono il giusto premio per i sacrifici fatti fin da bambino. Mentre Jannik continua a sferrare dritti e rovesci con la massima precisione, noi non possiamo che ammirare la sua capacità di scegliere sempre il “colpo” giusto, anche quando si tratta di lasciare il campo e mettersi alla guida.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 14:00:46 +0000
News n. 6
666 CV di pura adrenalina silenziosa: debutta la nuova Cayenne S Electric

Il silenzio, a Stoccarda, ha un suono ben preciso. È il sibilo impercettibile di una rivoluzione che, dal 2002, non ha mai smesso di scuotere le fondamenta del mondo automobilistico. Se la Cayenne è stata il SUV che ha salvato Porsche, la sua versione completamente elettrica è oggi il certificato di una maturità tecnologica che non accetta compromessi tra anima sportiva e sostenibilità. Con il debutto della nuova Cayenne S Electric, la Casa di Zuffenhausen inserisce il tassello mancante in un mosaico che punta dritto al futuro, posizionandola con sapienza tra la versione d’ingresso e l’estrema Turbo.

Una potenza diabolica da 666 CV

Sotto una pelle tesa e atletica batte un sistema di trazione integrale composto da due motori sincroni a magneti permanenti. La potenza nominale di 400 kW (544 CV) è già di per sé impressionante, ma è attivando il Launch Control che la Cayenne S svela la sua vera natura, scagliando a terra 490 kW (666 CV) di potenza pura. La progressione è brutale ma composta: lo scatto da 0 a 100 km/h avviene in appena 3,8 secondi, mentre la spinta si esaurisce solo al raggiungimento dei 250 km/h.

La vera chicca ingegneristica, ereditata direttamente dalla sorella maggiore Turbo, è il raffreddamento diretto a olio per il motore dell’asse posteriore. A differenza dei sistemi convenzionali, qui il calore viene dissipato direttamente dai componenti sotto tensione, permettendo un’erogazione di potenza costante anche sotto sforzo. Se questo non bastasse, la funzione Push-to-Pass regala al conducente un surplus di 90 kW (122 CV) per 10 secondi, perfetto per sorpassi fulminei o per un brivido extra in uscita di curva.

Il tocco di Exclusive Manufaktur

Visivamente, la Porsche Cayenne S Electric si distingue per una personalità decisa. I sottoparaurti anteriori e posteriori, realizzati specificamente per questo modello, sono rifiniti nell’esclusiva tinta Grigio Vulcano metallizzato, che contrasta armoniosamente con gli inserti in tinta carrozzeria e i cerchi Cayenne S Aero da 20”.

Tuttavia, è all’interno che Porsche eleva il concetto di lusso su misura con il nuovo pacchetto interni Style, curato dal reparto Exclusive Manufaktur. L’abitacolo diventa un atelier dove la pelle bicolore Nero e Delgada Green si sposa con inserti in alluminio verniciati in Izabal Green. Ogni dettaglio è un omaggio alla precisione: dalle cuciture decorative sul volante sportivo GT allo stemma Porsche ricamato sui poggiatesta, fino alla chiave dell’auto coordinata cromaticamente. È un ambiente che emana un’eleganza moderna, dove il quadrante della bussola e il cronometro dello Sports Chrono richiamano i toni verdi degli esterni.

Dinamicamente è una Porsche al 100%

Nonostante la mole, la Cayenne S promette un’agilità sorprendente grazie alle sospensioni Porsche Active Ride, capaci di annullare quasi totalmente i movimenti della carrozzeria in curva. Per chi cerca il massimo, sono disponibili il sistema PTV Plus di ripartizione della coppia e i freni in carboceramica (PCCB).

Il timore dell’autonomia svanisce di fronte a una batteria da 113 kWh lordi che garantisce fino a 653 chilometri nel ciclo misto WLTP. E quando la sosta è inevitabile, la tecnologia a 800 Volt permette miracoli: presso una colonnina di ricarica rapida, è possibile passare dal 10% all’80% di carica in meno di 16 minuti, grazie a una potenza di picco che tocca i 400 kW.

Listino prezzi

La Cayenne S Electric non è solo un SUV elettrico. È una Porsche che ha imparato a sussurrare invece di gridare, senza però perdere un briciolo della sua verve agonistica. In Italia, l’eccellenza ha un prezzo di partenza fissato a 130.753 euro, comprensivo di IVA e di una dotazione di serie già estremamente ricca. Per chi cerca l’equilibrio perfetto tra la razionalità dell’elettrico e l’emozione del marchio, la “S” è, ancora una volta, la risposta corretta.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 11:54:33 +0000
News n. 7
Non solo speculazione, scoperta maxi frode di carburante

C’è un’immagine che, meglio di ogni grafico economico, descrive l’attuale stato d’animo degli automobilisti italiani: lo sguardo fisso, quasi ipnotico, sui numeri  dei display delle stazioni di servizio che corrono più veloci del contachilometri. In un’epoca segnata da una fragilità geopolitica senza precedenti, il prezzo del pieno è diventato il termometro di una febbre che non accenna a scendere.

Mentre il conflitto in Medio Oriente infiamma lo scacchiere internazionale, con le tensioni nel Mar Rosso che minacciano le rotte di approvvigionamento e spingono il greggio verso vette vertiginose, l’Italia si ritrova a gestire una delle crisi energetiche più pesanti degli ultimi anni.

Tuttavia, dietro i rincari che soffocano famiglie e imprese, non si nasconde solo la mano invisibile del mercato o la legittima preoccupazione per le scorte mondiali. Esiste un sottobosco torbido dove la necessità si trasforma in occasione per il crimine organizzato. Non c’è infatti solo la speculazione a gonfiare i prezzi: sui carburanti resta altissimo il livello di attenzione sulle frodi messe in atto per aggirare il versamento delle accise.

Operazione di contrabbando

Proprio mentre il Paese cerca faticosamente di contenere i costi, la Guardia di Finanza di Catania, sotto il coordinamento della Procura etnea, ha squarciato il velo su uno schema fraudolento di dimensioni inquietanti. L’indagine, che ha toccato diverse province tra cui Siracusa, Enna, Cesena e Roma, ha portato alla luce un doppio sistema di illeciti architettato da un imprenditore del settore trasporti per massimizzare i profitti a spese dello Stato e della collettività.

Il primo metodo era una vera e propria operazione di “contrabbando moderno”: circa 400.000 litri di gasolio provenienti da raffinerie dell’Est Europa venivano fatti entrare in Italia su gomma o rotaia. Per evitare la tassazione, il prodotto veniva scortato da documenti che ne attestavano falsamente la natura di “liquido bio anticorrosivo”, un materiale esente da imposte. Un trucco burocratico che permetteva di immettere sul mercato fiumi di carburante “fantasma”, privo di accise.

Un altro tassello

Il secondo pilastro della frode sfruttava, invece, una delle agevolazioni pensate per sostenere il settore primario: il gasolio agricolo. Questo particolare tipo di carburante gode di un regime fiscale di favore, con un’Iva ridotta al 10% (contro il 22% ordinario) e accise inferiori di circa 50 centesimi al litro. L’organizzazione criminale riforniva i propri mezzi aziendali con questo gasolio agevolato, utilizzando fatturazioni fittizie a cooperative agricole per dare una parvenza di legalità all’intera operazione.

L’intervento delle Fiamme Gialle è stato chirurgico, culminando in un maxisequestro di beni mobili e liquidità per circa 235.000 euro, oltre al recupero di 143.000 litri di prodotto e al sequestro di un deposito abusivo e decine di cisterne. Ma al di là dei numeri giudiziari, questa vicenda ci consegna una lezione amara: la crisi internazionale agisce come un moltiplicatore per l’illegalità.

Mentre i conflitti in Medio Oriente — dalle tensioni tra Iran e Israele alle minacce sulle rotte marittime — continuano a mantenere i prezzi della benzina e del diesel ben oltre la soglia di guardia, le frodi sulle accise sottraggono risorse vitali che potrebbero essere usate proprio per calmierare i prezzi.

In questo scenario, la lotta alla speculazione e il controllo rigoroso della filiera diventano le uniche armi per proteggere un mercato già duramente provato. Perché ogni litro di gasolio “sporco” che entra nei motori italiani non è solo un danno per l’erario, ma un furto diretto a ogni cittadino che, ogni mattina, guarda con timore quel display alla stazione di servizio.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 11:02:09 +0000
News n. 8
Geely sfida BYD, colonnine da 1,5 MW e ricarica ultra fast in 7 minuti

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui il “pieno” di elettroni era un rito contraddistinto da una bella dose di pazienza, una pausa forzata che costringeva a lunghe soste nelle aree di servizio. Intanto, mentre il mondo sta ancora discutendo di colonnine da 50 kW, in Cina si è scatenata una battaglia tecnologica che sta accorciando i tempi di ricarica, adesso (quasi) paragonabili a quelli di un rifornimento di benzina. I protagonisti sono due giganti: Geely da una parte e BYD dall’altra.

La risposta di Geely a BYD

Il primo colpo di cannone è arrivato da BYD. Il colosso di Shenzhen ha alzato l’asticella con la sua tecnologia Flash Charging da 1.500 kW, una potenza di picco che fino a ieri sembrava fantascienza. Alimentata dalla nuova Blade Battery 2.0, questa architettura promette di passare dal 10% al 70% della carica in circa cinque minuti. Se avete fretta e puntate al 97%, vi basteranno appena nove minuti.

È un cambio di paradigma totale: la ricarica smette di essere un evento pianificato e diventa un “flash”, un momento rubato al viaggio che non altera la tabella di marcia. Tuttavia, la risposta di Geely non si è fatta attendere, dimostrando che la competizione tra questi due giganti è ormai fitta.

Attraverso il suo marchio premium, Zeekr, Geely ha rivendicato l’ingresso nella ricarica ultra-rapida con la nuova Zeekr 001. Sotto la pelle di questa shooting brake batte un’architettura elettrica da 900 Volt, un sistema più efficiente degli attuali standard da 800V che sta già portando i primi esemplari sulle strade italiane. Durante le dimostrazioni tecniche, il veicolo ha toccato potenze di picco di 1.500 kW, riuscendo a ricaricare la sua “Golden Battery” da 95 kWh dal 10% all’80% in soli sette minuti.

L’infrastruttura fa la differenza

Tuttavia, la sfida non si gioca solo sotto il cofano, ma anche lungo l’asfalto. Geely ha compreso che l’auto più veloce del mondo è inutile senza una rete all’altezza e sta espandendo una sua infrastruttura proprietaria che conta già oltre 2.100 stazioni, di cui più della metà ultra-fast. Il vero segreto di questi “templi dell’energia” non è però solo la potenza che erogano, ma come la gestiscono.

Per non mandare in crisi la rete elettrica locale, ogni stazione integra batterie tampone da 300 a 500 kWh. Questi sistemi di accumulo funzionano come polmoni di energia, pronti a sprigionare raffiche di megawatt anche dove l’infrastruttura di rete nazionale non potrebbe supportare tali picchi.

I numeri non mentono

I numeri, d’altronde, parlano chiaro: nei primi due mesi del 2026, Geely ha consegnato circa 476.000 veicoli elettrici, superando BYD di ben 76.000 unità nello stesso periodo. Questo sorpasso commerciale è alimentato da una ricerca incessante che spazia dalle batterie LFP evolute a quelle ibrido solido-liquido, destinate a cambiare ulteriormente le regole del gioco.

Mentre osserviamo queste stazioni megawatt capaci di gestire 60 ricariche al giorno, appare evidente che la storia dell’auto elettrica come “limite” ai lunghi viaggi è quasi vicina a finire. Almeno dove le infrastrutture e i veicoli lo consentono. Dunque, la sfida tra BYD e Geely ha trasformato la ricarica in una gara di velocità, dove il traguardo non è più un numero sul contachilometri, ma i pochi minuti necessari per tornare a correre verso l’orizzonte con un volante in mano.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 09:55:15 +0000
News n. 9
Ferrari Amalfi Spider, la versione scoperta da 640 CV rilancia la “Dolce Vitaâ€

A Maranello hanno un modo personale di fermare il tempo, di sospendere il respiro del mondo dell’auto per riscrivere, ancora una volta, le regole del desiderio. Oggi, quel momento porta il nome di Ferrari Amalfi Spider, una creatura che non si limita a completare la gamma del Cavallino, ma sublima il concetto stesso di “Dolce Vita” in chiave contemporanea.

Già al primo sguardo, sotto la luce radente che esalta il nuovo ed esclusivo colore Rosso Tramonto — una tonalità che cattura l’energia dell’ultimo raggio di sole sulla Costiera — si comprende immediatamente che non siamo di fronte a un’auto qualsiasi, ma a una sportiva en plein air che vuole andare dritta al cuore, dove risiedono le emozioni più viscerali e coinvolgenti. E con 640 CV e il suono del V8, il tutto è ancora più facile.

Giù il tetto e inizia la magia

Il team del Ferrari Design Studio, guidato da Flavio Manzoni, ha compiuto un piccolo miracolo nella ricerca dell’equilibrio perfetto. La silhouette della Amalfi Spider è fluida e scultorea, preservando la purezza formale della versione chiusa grazie a un soft top in tessuto che scompare in soli 13,5 secondi, anche in movimento fino a 60 km/h.

Questa scelta non è solo un omaggio alla tradizione, ma una soluzione tecnica d’avanguardia: il tetto ripiegato occupa appena 220 mm di spessore, permettendo di mantenere un bagagliaio da 255 litri (172 a tetto aperto), ai vertici della categoria per una spider di questa classe.

Sotto il lungo cofano scolpito batte l’ultima evoluzione del pluripremiato V8 biturbo da 3.855 cm³, ora capace di erogare ben 640 CV. Gli ingegneri hanno lavorato di fino, portando il regime massimo dei turbo a 171.000 giri/min e introducendo nuovi assi a camme alleggeriti per una reattività dell’acceleratore che rasenta l’istantaneo. La colonna sonora è garantita da un nuovo layout del silenziatore che rispetta le normative senza sacrificare il timbro inconfondibile di Maranello, con collettori di uguale lunghezza che orchestrano una sequenza di scoppio perfetta.

Dentro, tecnologia e lusso

Tuttavia, è proprio dentro all’abitacolo che la Amalfi Spider rivela la sua doppia anima: lussuosa e tecnologica. L’impostazione a doppio cockpit avvolge pilota e passeggero in due cellule distinte, con un ritorno tattile di sicuro gradimento: il nuovo volante vede infatti il ripristino dei tasti fisici e dell’ pulsante di accensione in alluminio, la cui assenza aveva reso infelici gli ultimi ferraristi.

Poi, passando alla tecnologia, essa è ovunque, con un quadro strumenti digitale da 15,6†e un display passeggero da 8,8†che permette al “copilota” di monitorare forze G e regimi. La configurazione 2+ aggiunge quella versatilità quotidiana che permette di viaggiare con i propri bambini o estendere il carico, mentre un geniale wind deflector integrato nello schienale posteriore, azionabile con un tasto, crea una bolla di comfort eliminando le turbolenze anche alle alte velocità.

Componenti da F1

La dinamica di guida è governata da cervelli elettronici finissimi: il sistema brake-by-wire assicura una modulabilità del pedale senza precedenti, lavorando in sinergia con l’ABS Evo e il Side Slip Control 6.1 per garantire stabilità millimetrica su ogni tipo di asfalto. Anche l’aerodinamica è “viva”, con un’ala mobile posteriore a tre configurazioni che si adatta istantaneamente allo stile di guida del pilota, garantendo fino a 110 kg di carico extra in modalità High Downforce.

Come si capisce bene, la Ferrari Amalfi Spider non è solo una macchina straordinariamente veloce e tecnologicamente superba, ma è il nuovo riferimento dello stile di vita sportivo del Cavallino Rampante. È una vettura concepita per chi vuole sentire il contatto diretto con la strada e il profumo del mare, senza rinunciare a quel comfort e a quell’eleganza che solo Maranello sa trasformare in leggenda.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 08:22:52 +0000
News n. 10
Sciopero dei trasporti marzo 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di marzo 2026 si registrano numerosi scioperi che interessano diversi comparti del settore trasporti e pubblico impiego in tutta Italia. L’articolo fornisce un quadro aggiornato e dettagliato degli scioperi previsti città per città, con informazioni su categorie coinvolte, durata e orari delle sospensioni, così che lavoratori, pendolari e imprese possano pianificare al meglio le proprie attività.

Sciopero 02 marzo 2026

Nella provincia di Bolzano, regione Trentino-Alto Adige, è previsto uno sciopero della durata di 24 ore nel trasporto pubblico locale. Coinvolto il personale della Società SASA di Bolzano, indetto dai sindacati OSR UGL, USB Lavoro Privato e ORSA Trasporti.

Sciopero 06 marzo 2026

Nella regione Campania, tutte le province, si registra uno sciopero di 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30 che coinvolge il personale delle aziende di trasporto pubblico locale su gomma. Coinvolti i sindacati OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL AUTOFERRO e FAISA-CISAL.

Nella città di Napoli, sulle linee vesuviane gestite da EAV, sciopero della durata di 24 ore che coinvolge il personale divisione ferro e personale viaggiante, indetto dal sindacato OSP FAISA-CONFAIL.

Sciopero 09 marzo 2026

In Italia è proclamato uno sciopero generale nazionale a rilevanza estesa, che coinvolge il personale di tutti i comparti pubblici e privati, ad esclusione del settore trasporti, per tutta la giornata. I sindacati coinvolti sono SLAI-COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, UNIONE SINDACALE ITALIANA USI 1912, USB, CLAP. Per il dettaglio delle singole categorie escluse o interessate si rimanda alle fonti

Sciopero 11 marzo 2026

Su tutto il territorio nazionale è in programma uno sciopero del settore ferroviario dalle 09.01 alle 16.59. Riguarda il personale della società Italo NTV ed è indetto dal sindacato UILT-UIL.

Sciopero 13 marzo 2026

Nella città di Udine è indetto uno sciopero della durata di 24 ore nel trasporto pubblico locale, che interessa il personale Soc. Arriva Udine. Promotore: sindacato ASI-AU ASSOCIAZIONE SINDACALE INDIPENDENTE.

Sciopero 14 marzo 2026

Nella provincia di Verona, regione Veneto, il personale mobile e di terra della Soc. EVM Rail sciopera per 24 ore con inizio alle 18.00 del 14 marzo e termine alle 17.59 del 15 marzo, indetto da OSP FILT-CGIL.

Sciopero 16 marzo 2026

Nella città di Palermo, regione Sicilia, sciopero di 24 ore indetto da OSR FAISA-CISAL per il personale delle società Autoserivizi Russo e Segesta Autolinee.

Nella città di Catania, regione Sicilia, per la stessa data, sciopero di 24 ore per il personale della società Etna Trasporti (OSR FAISA-CISAL).

Nella città di Enna, regione Sicilia, sciopero di 24 ore che interessa il personale della società Interbus (OSR FAISA-CISAL).

Sciopero 18 marzo 2026

Nel settore aereo su scala nazionale è indetto uno sciopero di 24 ore (00.00-23.59) che coinvolge il personale della società ALHA Aeroporto Milano Malpensa (OST CUB TRASPORTI).

Sempre il 18 marzo, personale navigante della società EasyJet Airlines Limited in tutta Italia (tutte le province) effettua uno sciopero di 4 ore (13.00-17.00) indetto da USB LAVORO PRIVATO.

Nella provincia di Brescia, Lombardia, sciopero di 24 ore per il personale delle società GDA Handling e MH24 agli aeroporti locali.

Sciopero 27 marzo 2026

In Lombardia, personale del gruppo ATM Milano sciopera per 24 ore con modalità differenziate a seconda della sede (AL-COBAS).

Nella città di Napoli, Campania, previsto sciopero di 4 ore (19.00-23.00) per il personale EAV, indetto da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL-AUTOFERRO.

Nella città di Novara, Piemonte, personale della società SUN sciopera per 4 ore (17.30-21.30) con promotore AL-COBAS.

Nella città di Torino, Piemonte, personale della società Arriva Italia sciopera per 8 ore dalle 16.00 a fine servizio (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL).

A Frosinone, Lazio, il personale della società Cialone Tour effettua sciopero di 4 ore (13.00-17.00) (USI CTS).

A Parma, Emilia-Romagna, previsto sciopero di 4 ore (8.30-12.10) per il personale TEP (OSP FILT-CGIL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/ORSA + RSU).

Sciopero 28 marzo 2026

Nella città di Bari, Puglia, numerosi scioperi: il personale AMTAB sciopera per 4 ore (20.00-23.59) (OSR/OST FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL AUTOFERRO); il personale MTM di Molfetta per 4 ore (8.30-12.30) (OSP FIT-CISL/UILT-UIL); gli operatori di esercizio delle Ferrovie Sud Est per 24 ore (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL).

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 02 marzo 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 06 marzo 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 09 marzo 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 11 marzo 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 07:00:00 +0000
News n. 11
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Oggi, 13 marzo 2026, lungo la rete autostradale italiana i prezzi medi risultano: Benzina self 1.905 euro, Gasolio (diesel) self 2.095 euro, GPL servito 0.836 euro e Metano servito 1.525 euro. In questo articolo trovi il quadro aggiornato e una guida pratica su come si forma il prezzo alla pompa tra costo industriale, accise e Iva, così da comprendere le ragioni dei movimenti dei listini e le differenze tra i vari carburanti in autostrada.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento dei dati: 12-03-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.095
Benzina SELF 1.905
GPL SERVITO 0.836
Metano SERVITO 1.525

Come si compone il costo dei carburanti

La formazione del prezzo della benzina in Italia nasce dall’intreccio tra componente fiscale e componente industriale. Per la benzina, il peso delle imposte è pari al 58% del prezzo finale: in questa quota rientrano le accise e l’Iva, che si applicano sulla base imponibile e amplificano ogni variazione dei costi sottostanti. La parte industriale vale il 42% e si divide a sua volta in due blocchi: il costo della materia prima e il margine lordo della filiera. Il costo della materia prima incide per il 30% ed è ancorato alle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e al cambio euro/dollaro; quando il greggio e i derivati rincarano sui mercati, o l’euro si indebolisce contro il dollaro, il costo di approvvigionamento e di raffinazione cresce e tende a riflettersi sui listini alla pompa. Il margine lordo pesa per il 12% e remunera logistica, stoccaggio, trasporto, gestione della rete, pagamenti elettronici, servizi e il guadagno dei gestori. È la leva più immediata su cui l’operatore può intervenire per calibrare il prezzo esposto, tenendo conto della concorrenza locale, del traffico, della posizione dell’impianto e del livello di servizi accessori. In autostrada, ad esempio, strutture più complesse e orari estesi possono comportare costi superiori rispetto alla viabilità ordinaria, incidendo sul margine e quindi sul prezzo finale pagato dagli automobilisti.

Il prezzo del gasolio segue una logica analoga, ma con pesi differenti tra fisco e industria. Nel caso del gasolio, la componente fiscale ammonta al 45% del prezzo finale, mentre la componente industriale vale complessivamente il 55%. All’interno di quest’ultima, la materia prima incide per il 45%: è la quota che riflette le quotazioni internazionali dei distillati medi e l’andamento del cambio euro/dollaro, fattori che determinano il costo di approvvigionamento e di raffinazione. Quando il diesel sui mercati all’ingrosso si muove, le compagnie aggiornano i prezzi consigliati e, a cascata, la rete adegua i listini. Il margine lordo rappresenta il 10% del prezzo e serve a coprire logistica, trasporti, gestione degli impianti, manutenzioni, rischio di invenduto e remunerazione degli operatori; è anche la leva commerciale su cui il gestore può agire per competere: in aree molto frequentate o con servizi aggiuntivi può essere più elevato, mentre in zone altamente concorrenziali tende a comprimersi per attrarre i clienti. Incidono inoltre la stagionalità dei consumi, il mix tra utenza privata e professionale e la configurazione della rete dedicata all’autotrasporto. In presenza di shock sull’offerta globale o di variazioni dei noli marittimi, la parte materie prime può muoversi rapidamente; il margine, pur restando al 10%, viene gestito per smussare la volatilità e preservare la sostenibilità economica del punto vendita, spiegando perché il gasolio possa mostrare traiettorie di prezzo diverse rispetto alla benzina anche sulla stessa tratta autostradale.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 07:00:00 +0000
News n. 12
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.819 per la benzina, 2.033 per il diesel, 0.719 per il gpl, 1.512 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.012
Benzina SELF 1.800
GPL SERVITO 0.709
Metano SERVITO 1.434

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.039
Benzina SELF 1.843
GPL SERVITO 0.690
Metano SERVITO 1.517

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.072
Benzina SELF 1.863
GPL SERVITO 0.792
Metano SERVITO 1.652

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.040
Benzina SELF 1.844
GPL SERVITO 0.744
Metano SERVITO 1.593

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.034
Benzina SELF 1.815
GPL SERVITO 0.660
Metano SERVITO 1.458

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.034
Benzina SELF 1.813
GPL SERVITO 0.683
Metano SERVITO 1.441

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.061
Benzina SELF 1.829
GPL SERVITO 0.687
Metano SERVITO 1.448

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.025
Benzina SELF 1.799
GPL SERVITO 0.683
Metano SERVITO 1.602

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.031
Benzina SELF 1.826
GPL SERVITO 0.783
Metano SERVITO 1.490

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.034
Benzina SELF 1.812
GPL SERVITO 0.686
Metano SERVITO 1.472

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.006
Benzina SELF 1.792
GPL SERVITO 0.707
Metano SERVITO 1.402

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.028
Benzina SELF 1.821
GPL SERVITO 0.708
Metano SERVITO 1.423

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.032
Benzina SELF 1.808
GPL SERVITO 0.682
Metano SERVITO 1.485

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.021
Benzina SELF 1.816
GPL SERVITO 0.668
Metano SERVITO 1.604

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.017
Benzina SELF 1.807
GPL SERVITO 0.805

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.053
Benzina SELF 1.836
GPL SERVITO 0.763
Metano SERVITO 1.779

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.027
Benzina SELF 1.811
GPL SERVITO 0.702
Metano SERVITO 1.522

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.048
Benzina SELF 1.837
GPL SERVITO 0.734
Metano SERVITO 1.531

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.017
Benzina SELF 1.799
GPL SERVITO 0.699
Metano SERVITO 1.441

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.050
Benzina SELF 1.836
GPL SERVITO 0.822

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 13 marzo 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.029
Benzina SELF 1.805
GPL SERVITO 0.696
Metano SERVITO 1.440

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 07:00:00 +0000
News n. 13
Noleggia un’auto e non la restituisce più: rischia il carcere

Nel momento in cui ti rechi a un autonoleggio, sai bene a cosa vai incontro. Compili un modulo e firmi le pratiche assumendoti onori e oneri, che l’agenzia si aspetta tu abbia intenzione di rispettare. Peccato che gli impegni presi non abbiano frenato un automobilista 29enne dal rimangiarsi la parola senza troppi scrupoli. La vicenda balzata alle cronache proviene da Digione, nella vicina Francia, dove una banale operazione di routine ha dato vita a un caso giudiziario capace di superare l’immaginazione.

Noleggia una Golf e non la restituisce

La vicenda risale a dicembre 2025. Un giovane conducente si reca presso un’agenzia di noleggio della città borgognona per chiedere una Volkswagen Golf: qualche giorno e l’avrebbe restituita, almeno così diceva. Versa i 400 euro pattuiti, sbriga le formalità burocratiche e sale a bordo della vettura tedesca di segmento C, tra le vetture più vendute anche nel mercato italiano. Sembra tutto regolare e invece no: è solo l’inizio dei guai.

Scaduti i termini del contratto, il conducente fa perdere le proprie tracce così come la Golf. Il titolare dell’autonoleggio è completamente all’oscuro su dove si sia cacciato il cliente: lo prova a chiamare e richiamare, invano, e la preoccupazione comincia a salire. Secondo quanto riferisce la testata locale Le Progrès, il ventinovenne ne aveva approfittato per “darsi alla pazza gioia”, percorrendo centinaia di chilometri tra Besançon e Saint-Étienne, fino all’attraversamento del confine svizzero verso Ginevra.

Il giovane guidatore ignora i ripetuti e disperati tentativi di contatto, a costo di compromettere ulteriormente la sua posizione, e alla fine la resa dei conti arriva: partita la denuncia, la giustizia fa il suo corso e il 3 marzo 2026 il 29enne deve presentarsi in aula di tribunale. Eppure, il principale colpo di scena doveva ancora stato scritto: invece di mostrarsi pentito, il ragazzo risponde con fare spavaldo alle domande del pubblico ministero tanto da lasciarlo senza parole.

“Alla fine di questa udienza, è chiaro che non lo si manda a processo per mancanza di fiducia in se stesso”

ha amaramente commentato il rappresentante dell’accusa. Stando alla testimonianza, l’imputato non avrebbe mostrato alcun segno di rimorso per le azioni compiute, anzi pareva quasi convinto di avere la ragione dalla propria parte, prima che il codice penale lo inchiodasse alle sue responsabilità.

Cosa rischia

In Francia, la violazione del “patto di fiducia” è una questione da prendere molto seriamente. La legge fissa dei paletti: chi tradisce un contratto di questo tipo rischia un massimo di cinque anni di carcere e una multa fino a 375.000 euro. Sebbene le sanzioni varino di caso in caso, la condanna per il giovane di Digione sembra inevitabile.

Purtroppo, vicende del genere non sono una novità assoluta, ma una domanda sorge comunque spontanea: ne valeva davvero la pena rischiare la libertà e il conto in banca per non voler restituire una Golf? La risposta sembra ovvia a tutti, tranne che al protagonista della assurda trasferta francese. A volte, la strada più veloce per cacciarsi nei guai è proprio quella che si percorre convinti di essere al di sopra delle regole.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 06:30:02 +0000
News n. 14
Moto e scooter, guida completa sui controlli prima di tornare su strada in primavera

Con la fine dell’inverno e l’arrivo delle prime giornate primaverili, molti motociclisti tornano a utilizzare moto e scooter dopo settimane o mesi di inattività. Prima di rimettersi in strada, però, è consigliabile verificare alcune componenti fondamentali del veicolo, per evitare spiacevoli sorprese: una verifica preliminare consente di ridurre il rischio di guasti e di affrontare i primi chilometri della stagione con maggiore sicurezza.

Alcuni controlli sono semplici e possono essere eseguiti anche in autonomia, mentre altri richiedono più attenzione o il supporto di un’officina. Dalla pressione degli pneumatici allo stato della trasmissione, ecco le operazioni di base da considerare prima di tornare a guidare dopo la pausa invernale.

Il primo passo: osservare la moto

La prima operazione è semplice, ma importante: rimuovere il telo, accessorio il cui utilizzo è caldamente consigliato, anche solo per proteggere la moto da polvere e sporco. È il momento per osservare con attenzione le condizioni generali della moto: non si tratta solo di una questione estetica, perché un controllo visivo permette di individuare eventuali segni lasciati dal periodo di fermo, come trafilaggi di liquidi, tracce di ossidazione, morsetti allentati o residui di umidità. Anche piccoli danni o anomalie possono emergere già in questa fase, prima di passare a verifiche più tecniche.

Questa prima analisi serve anche a farsi un’idea più chiara dello stato generale del veicolo e a definire un programma di controlli più completo. Individuare subito eventuali criticità consente di capire su quali componenti intervenire con maggiore attenzione, affiancando ai controlli di base – che riguardano elementi come batteria, pneumatici e impianto frenante – altre verifiche utili per affrontare la nuova stagione con maggiore tranquillità.

Assicurarsi dello stato della batteria

La batteria è uno dei componenti più sensibili dopo un lungo periodo di inattività. Anche quando la moto resta ferma in garage, l’impianto elettrico continua ad assorbire una piccola quantità di corrente, che nel tempo può scaricare lentamente la batteria. Per limitare questo problema è consigliabile utilizzare un mantenitore di carica durante l’inverno, un dispositivo collegabile alla presa domestica che tiene automaticamente la tensione ottimale, attivandosi e disattivandosi secondo necessità.

Moto e scooter, controlli di base prima di tornare su strada
123RF
La batteria è un elemento fondamentale della moto: è bene collegarla a un mantenitore di carica in inverno

Se la moto si avvia senza difficoltà, è consigliabile lasciarla girare al minimo per circa una quindicina di minuti, così da permettere una ricarica parziale e prevenire problemi alle accensioni successive. Quando il livello di tensione non è indicato sul cruscotto, può essere verificato con un tester e, se necessario, ricaricato completamente con il mantenitore. Questa operazione contribuisce a preservare la durata della batteria e garantire avviamenti affidabili.

Se invece la moto non si avvia, sui modelli di ultima generazione è sconsigliato fare il ponte con la batteria di un altro veicolo per evitare danni all’impianto elettrico. In questi casi, è opportuno smontare la batteria e collegarla a un mantenitore o a un caricabatterie dedicato, compatibile con il tipo di batteria (piombo, nichel, litio). Se anche così la batteria non recupera la piena carica, sarà inevitabilmente necessario sostituirla.

Pressione pneumatici, consigli pratici

Anche se prima della sosta invernale era stata verificata, il lungo periodo di inattività può far perdere pressione alle gomme. Se il calo è marcato, fino ad avvicinarsi a zero, è consigliabile controllare lo pneumatico per eventuali microforature che potrebbero aver provocato lo sgonfiamento graduale. I valori di pressione corretti variano in base al modello di pneumatico e alle indicazioni della casa costruttrice, spesso riportate sul fianco della gomma o nel libretto di manutenzione. In assenza di indicazioni specifiche, valori generalmente validi sono 2–2,2 bar per l’anteriore e 2,2–2,4 bar per il posteriore.

Per evitare deformazioni durante il periodo di fermo, è consigliabile appoggiare la moto sul cavalletto centrale. Se non disponibile, è utile valutare un cavalletto alza moto posteriore, che solleva la ruota facendo leva sul forcellone, evitando che il peso gravi su un lato della gomma. Lasciare la moto sul cavalletto laterale durante l’inverno può deformare la carcassa dello pneumatico, compromettendone prestazioni e sicurezza alla ripartenza.

Attenzione alla ruggine

Durante il periodo di fermo, soprattutto in ambienti umidi o nelle zone costiere, è possibile che compaiano punti di ruggine sulla moto. Le aree più a rischio sono i dischi freno e gli steli della forcella. Sui dischi freno, nella maggior parte dei casi, la ruggine superficiale viene rimossa già con le prime frenate, grazie al calore generato e all’azione delle pasticche. Quando la ruggine interessa gli steli della forcella, è consigliabile prenotare un controllo presso un centro autorizzato del marchio di riferimento della propria moto.

La corrosione potrebbe compromettere i paraoli e causare perdite di olio, con possibili danni al sistema sospensioni. Nella maggior parte dei casi, i punti di ruggine non richiedono la sostituzione degli steli: possono essere rimossi con interventi di pulizia mirata, a condizione che la corrosione non sia penetrata in profondità. È fondamentale non trascurare questi controlli, perché la ruggine tende a peggiorare col tempo. Per la pulizia, evitare solventi o lubrificanti non specifici. Per gli steli della forcella usare il lubrificante dedicato, mentre per le piste dei dischi frenanti è consigliato un prodotto specifico come il Brake Cleaner o, in alternativa, alcool isopropilico.

Olio motore

L’olio motore è fondamentale per il corretto funzionamento di un motore. Non bisogna dare per scontato che, dopo un cambio olio effettuato durante il tagliando, il livello rimanga costante fino al controllo successivo:  è consigliabile verificarlo ogni 1.000 km, così da monitorarne costantemente lo stato e intervenire tempestivamente in caso di perdite o consumo eccessivo.  Il controllo va effettuato a motore freddo, con la moto completamente dritta, preferibilmente senza il cavalletto centrale o l’alza moto posteriore, che potrebbero falsare la lettura.

Controlli su moto e scooter prima della prima uscita in primavera
123RF
Se non si è pratici con la riparazione della proprio moto, è consigliato rivolgersi a un’officina attrezzata

Nella maggior parte dei veicoli è presente un oblò sul carter motore, solitamente lato freno posteriore, con due segni che indicano il livello minimo e massimo. Il livello dell’olio deve trovarsi all’interno di questo intervallo e in caso contrario, è necessario integrare con olio della stessa tipologia raccomandata dal costruttore. Su alcuni scooter il controllo avviene tramite un tappo con asta graduata. Dopo aver svitato il tappo, pulito l’asta e reinserito parzialmente l’olio, si estrae nuovamente per verificare il livello. Anche in questo caso, se l’olio non raggiunge il segno minimo, va aggiunto quanto necessario.

Impianto elettrico, catena e freni

È consigliabile verificare anche l’impianto elettrico della moto. Lampadine del faro, delle frecce o di altri indicatori possono non funzionare, a causa dell’età o del freddo accumulato in garage. È importante sostituirle con lampadine compatibili, rispettando tensione e potenza indicate sul libretto di uso e manutenzione. Allo stesso tempo, conviene controllare i blocchetti elettrici: la condensa può ossidare i contatti, causando malfunzionamenti. Un rapido trattamento con spray antiossidante o lubrificante specifico risolve la maggior parte dei problemi.

La catena della trasmissione va controllata almeno una volta al mese, o ogni quindici giorni se si percorrono strade polverose, per verificarne le condizioni e la corretta tensione come indicato dal libretto. Una catena troppo tesa o troppo lasca può danneggiare rapidamente pignone e corona. Dopo il periodo di fermo, è bene lubrificarla tra le maglie con olio specifico per catene. Anche le pastiglie dei freni devono essere verificate regolarmente. È possibile controllarne l’usura senza smontare nulla, osservandole attraverso la finestra presente sulle pinze. Le scanalature del materiale d’attrito servono da indicatore di consumo: se non sono più visibili, le pastiglie devono essere sostituite prontamente.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 06:00:58 +0000
News n. 15
Cattivi odori dal climatizzatore, il trucco che salva l’auto

Il climatizzatore auto è uno strumento ormai indispensabile sia per chi affronta lunghi viaggi, sia per chi usa l’auto quotidianamente per spostamenti di lavoro, ma anche per chi ne fa un utilizzo moderato per brevi tragitti saltuari. Ormai, a causa anche del traffico, passiamo quasi tutti molto tempo in macchina e quindi avere l’aria condizionata, soprattutto nelle calde giornate estive, è diventato fondamentale.

Prezioso alleato sia per combattere la calura estiva che per scaldare l’abitacolo nelle fredde mattine invernali, il climatizzatore auto purtroppo può diventare anche fastidioso a causa del rilascio di cattivi odori. Una situazione abbastanza comune, che indica una cosa sola: è arrivato il momento di far controllare l’impianto e procedere con una eventuale pulizia e igienizzazione professionale.

Parliamo di trattamenti che servono per mantenere deterso e sano l’impianto dell’aria condizionata e che, di conseguenza, mantengono salubre il livello di qualità dell’aria all’interno della vettura. Vediamo i motivi legati al cattivo odore e come intervenire.

Le cause

Se nel momento in cui accendiamo il climatizzatore dell’auto iniziamo a sentire cattivi odori, purtroppo anche il nostro benessere può essere compromesso. Tra le cause che possono andare a influire sugli odori provenienti dall’impianto dell’aria condizionata troviamo:

  • accumulo di polvere e sporcizia all’intero dei filtri;
  • mancata sostituzione periodica degli stessi filtri, che devono essere controllati e cambiati in occasione del tagliando auto (generalmente una volta all’anno, ma a discrezione del professionista);
  • la mancata pulizia del sistema di ventilazione dell’aria;
  • la formazione di muffe, funghi e batteri all’interno del condensatore, che col tempo si moltiplicano.

Se dal condizionatore esce un cattivo odore, allora è tempo di intervenire: un impianto maleodorante infatti è un campanello d’allarme anche per la salute di tutti coloro che viaggiano in quell’auto. Un climatizzatore sporco potrebbe provocare anche sintomi istantanei come mal di testa e mal di gola, oltre a fastidi al naso e raffreddore, ma addirittura può peggiorare pure le condizioni di chi già soffre di allergie e altri problemi respiratori.

Pulizia del climatizzatore auto: come fare

Se il problema dei cattivi odori provenienti dal climatizzatore auto persiste, allora è arrivato il momento di procedere alla pulizia profonda del condizionatore. Ci sono due strade perseguibili:

  • la prima è affidarsi al fai da te acquistando delle bombolette spray e altri strumenti utili che possiamo trovare in commercio per la pulizia autonoma;
  • la seconda invece è lasciare la propria macchina nelle mani di meccanici esperti, che possono praticare il trattamento all’ozono e altre tipologie di pulizia e igienizzazione professionale, con strumenti e attrezzature dedicate.

Il metodo fai da te, tramite l’acquisto di bombolette spray in vendita per la pulizia dell’impianto dell’aria condizionata in auto, è molto diffuso, soprattutto per coloro che non arrivano a sentire cattivi odori e quindi a situazioni allarmanti, ma fanno il trattamento periodicamente (una o due volte all’anno). Ci sono differenti prodotti sul mercato, di marchi diversi, che si possono acquistare sia nei negozi specializzati per auto e veicoli di ogni genere che nelle catene della grande distribuzione. I prezzi variano a seconda del brand scelto e della qualità del prodotto.

Come procedere alla pulizia fai da te

Per effettuare la pulizia del condizionatore auto da soli, è necessario seguire le istruzioni presenti sulla confezione del prodotto, generalmente molto dettagliate e facili. Bisogna innanzitutto accertarsi che l’impianto sia spento e fare attenzione a non inalare il contenuto della bomboletta, utilizzando una mascherina di protezione.

Una volta eseguita la pulizia si consiglia sempre di far arieggiare l’abitacolo dell’auto per alcuni istanti e, per evitare che il cattivo odore si presenti nuovamente, gli esperti raccomandano di eseguire l’operazione di pulizia e igienizzazione del climatizzatore auto ogni sei mesi circa, quindi un paio di volte all’anno.

L’igienizzazione auto professionale

Tra i trattamenti professionali eseguiti nelle officine autorizzate, quello all’ozono è sicuramente oggi tra i metodi più scelti dagli automobilisti, perché tra i più efficaci per pulire e sanificare il climatizzatore, eliminando i cattivi odori che arrivano nell’abitacolo ogni volta che si accende l’aria condizionata. Anche in questo caso è importante specificare che, nonostante si tratti di un intervento svolto da mani di professionisti, non è un una soluzione permanente, ma da ripetere periodicamente.

Sottolineiamo però che, rispetto alla bomboletta spray fai da te, in questo caso la pulizia viene effettuata molto più a fondo e quindi la durata della sanificazione è maggiore nel tempo. L’importante è rivolgersi ai centri specializzati e autorizzati, che hanno gli strumenti adatti per un’igienizzazione professionale completa e a regola d’arte.

Come prevenire i cattivi odori

Prevenire i cattivi odori emanati dal climatizzatore? È possibile. L’auto però deve essere sottoposta ai controlli periodici che fanno parte della cosiddetta manutenzione ordinaria, oltre a quelli di manutenzione straordinaria. Nel dettaglio quindi, che cosa dovremmo fare? Prima di tutto ogni veicolo dovrebbe fare il tagliando presso officine autorizzate una volta all’anno, durante i controlli il professionista esamina le condizioni dei filtri, li pulisce o li sostituisce se eccessivamente ostruiti o deteriorati. Si consiglia di procedere alla sostituzione del filtro antipolline e degli altri filtri aria ogni 15 mila chilometri di percorrenza circa, per assicurare il perfetto funzionamento del climatizzatore, senza mettere a rischio la salute degli occupanti dell’auto.

Per quanto riguarda invece la manutenzione straordinaria, si consiglia di procedere con ulteriori interventi quando l’aria condizionata viene usata tutto l’anno e i filtri quindi sono intasati più frequentemente. In questo caso il momento migliore per la sostituzione è immediatamente a ridosso della primavera, per fare in modo che in estate l’impianto sia perfettamente funzionante.

I costi

Per la pulizia fai da te vengono usati spray igienizzanti e sanificanti schiumogeni per condizionatori o detergenti ad azione battericida. Si consiglia anche l’uso di un’aspirapolvere per rimuovere lo sporco grossolano dal filtro e dall’alloggiamento e di un panno in microfibra per le zone accessibili. Se il filtro è troppo sporco, la pulizia non basta e conviene sostituirlo.

In genere i prezzi dello spray variano dai 9 ai 20 euro circa a bomboletta, mentre per un kit completo di filtro e spray si trovano offerte a partire da circa 15-20 euro.

Invece il costo per la sanificazione del condizionatore auto presso un’officina specializzata si aggira solitamente tra i 50 e i 100 euro, mentre la sostituzione dei filtri da parte del meccanico costa circa 30-40 euro inclusa la manodopera (il prezzo può raddoppiare per le auto di fascia alta).

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 05:00:52 +0000
News n. 16
Alpine A290, la rinascita delle piccole sportive nell’era elettrica

Negli ultimi anni il mondo dell’automobile sta cambiando a una velocità sorprendente, uno degli aspetti più interessanti di questa trasformazione riguarda le piccole sportive: una sorta di porta d’ingresso nel mondo delle auto divertenti da guidare, di cui l’Alpine A290 è probabilmente uno degli esempi più riusciti.

Durante la nostra prova su strada è emerso chiaramente che l’obiettivo del marchio francese non fosse semplicemente creare una Renault 5 elettrica un po’ più potente, ma costruire una vettura con una personalità autonoma, capace di trasmettere sensazioni vivaci tra le curve pur restando perfettamente inserita nel contesto dell’automobile elettrica contemporanea.

Un design che richiama il mondo dei rally

Guardando l’Alpine A290 si capisce subito che non si tratta di una semplice variante più grintosa della Renault 5 elettrica: tutta la carrozzeria è stata reinterpretata con un linguaggio stilistico più aggressivo. Il lavoro emerge soprattutto nella parte anteriore, dove spiccano le luci supplementari disposte a forma di X, un dettaglio che richiama con evidenza le configurazioni tipiche delle auto da rally.

La cosa interessante è che questo richiamo al mondo delle competizioni non appare come semplice nostalgia. I designer Alpine lo hanno integrato in un frontale moderno, con prese d’aria più marcate e un paraurti ridisegnato che restituisce un’immagine più muscolosa rispetto al modello base. Il risultato è una vettura capace di trasmettere immediatamente un senso di compattezza e dinamismo.

Osservandola da diverse angolazioni emerge un altro aspetto interessante: nonostante le dimensioni compatte – 400 cm di lunghezza, 182 di larghezza, 151 di altezza – la A290 riesce a costruire una presenza visiva solida. Merito dei passaruota più larghi, delle carreggiate allargate e dei cerchi da 19 pollici, che insieme le conferiscono un carattere deciso, da vera piccola sportiva.

Alpine A290: gli interni
Raffaele Gomiero
All’interno della Alpine A290 tecnologia e sportività

Uno degli elementi più interessanti dell’Alpine A290 riguarda proprio l’equilibrio tra dimensioni contenute e presenza su strada, un aspetto che durante la prova è diventato evidente da subito.

Nonostante la lunghezza relativamente compatta la carrozzeria riesce comunque a comunicare una certa solidità, grazie soprattutto a proporzioni ben studiate e a una postura piuttosto larga. La carreggiata aumentata rispetto alla Renault 5 elettrica non è soltanto una scelta estetica, anzi, dietro questa modifica si nasconde anche una logica piuttosto concreta legata al comportamento dinamico. Avere ruote più distanziate tra loro permette di migliorare la stabilità in curva e di montare pneumatici più larghi, due elementi che diventano fondamentali quando si vuole trasformare una utilitaria elettrica in una vettura con ambizioni sportive.

Motore elettrico e prestazioni sorprendenti

A livello di motorizzazione, il primo elemento che attira l’attenzione è il motore elettrico da 160 kW: nelle versioni GTS e GT Performance eroga fino a 218 CV, un valore tutt’altro che banale per una vettura di queste dimensioni (la versione GT Premium si ferma a 180 CV). Durante la guida ciò che colpisce di più è la risposta immediata dell’acceleratore: come spesso accade con i motori elettrici, la coppia è disponibile fin da subito, e la vettura scatta in avanti con una prontezza che si traduce in uno 0-100 km/h in soli 6,4 secondi, con una velocità massima di 170 km/h. A contribuire alle prestazioni è anche il peso contenuto: la A290 pesa infatti solamente 1.479 kg.

In diverse occasioni, soprattutto nei tratti più tortuosi che abbiamo affrontato, questa spinta immediata ha contribuito a rendere la guida particolarmente divertente, perché la A290 riesce a uscire dalle curve con una rapidità sorprendente per una compatta elettrica, dando l’impressione di avere sempre una riserva di energia pronta a essere utilizzata appena la strada torna a raddrizzarsi. Inutile dire che in città bruciare le altre auto al semaforo diventa praticamente la norma.

Premendo il pulsante Drive Mode sul volante si può scegliere tra le modalità di guida Save, Normal e Sport, quest’ultima quella in cui la A290 mostra tutta la sua cattiveria e reattività. Ma se in un determinato momento – magari durante un sorpasso in autostrada – si vuole ancora di più, basta premere il pulsante rosso dell’overboost, posizionato sopra la razza destra del volante, per avere una spinta supplementare della durata di 10 secondi. In sostanza, un po’ come il DRS in Formula 1.

Il tasto Overboost dell'Apine A290
Raffaele Gomiero
Il tasto dell’Overboost estremizza per 10 secondi le prestazioni dell’Alpine A290

Il cuore energetico dell’Alpine A290 è una batteria da 52 kWh: una capacità equilibrata per il segmento delle compatte elettriche, che si traduce in un’autonomia dichiarata di circa 364 km nel ciclo WLTP, sufficiente per affrontare senza ansie anche gli spostamenti extraurbani. Durante la prova la gestione dell’energia è sembrata efficiente, soprattutto con un ritmo di guida regolare. Il sistema di recupero in frenata contribuisce inoltre a rendere l’esperienza più fluida, riducendo la necessità di ricorrere al pedale del freno nel traffico urbano. Il discorso cambia se si usa la modalità Sport o si esagera con l’overboost: in quel caso l’autonomia cala drasticamente.

Per quanto riguarda la ricarica la vettura supporta la corrente alternata fino a 11 kW e la ricarica rapida in corrente continua fino a 100 kW, una configurazione che permette di passare dal 15 all’80% in circa 30 minuti quando si utilizzano colonnine ad alta potenza.

Sterzo, freni e sensazioni al volante

Il vero banco di prova per una vettura come l’Alpine A290 rimane inevitabilmente il comportamento in curva, perché è proprio lì che una piccola sportiva deve dimostrare di avere qualcosa in più rispetto alle normali compatte elettriche. In questo contesto, la francese riesce effettivamente a mostrare un carattere interessante.

La presenza di una sospensione posteriore multilink rappresenta già di per sé un elemento tecnico piuttosto raffinato per questa categoria di auto: durante la guida emerge chiaramente il lavoro fatto sul telaio, perché la vettura si mostra reattiva nei cambi di direzione e mantiene una buona stabilità anche quando si aumenta il ritmo su strade più tortuose.

Alpine A290 frontale
Raffaele Gomiero
Il frontale della Alpine A290 trasmette sportività e aggressività

In diversi momenti è stato possibile percepire una certa precisione nell’inserimento in curva, con la parte anteriore che segue la traiettoria con decisione mentre il retrotreno rimane stabile senza generare reazioni imprevedibili. Questo equilibrio contribuisce a rendere la A290 una compatta divertente da guidare, ma allo stesso tempo abbastanza facile da gestire anche nella guida quotidiana. Lo sterzo ci è sembrato preciso e abbastanza rapido nelle risposte, mentre l’impianto frenante è apparso adeguato anche nelle situazioni più impegnative, con decelerazioni progressive e facilmente modulabili. In generale la sensazione è quella di una vettura progettata per offrire un buon compromesso tra divertimento e utilizzo quotidiano, senza trasformarsi in un’auto troppo estrema o difficile da gestire.

Interni, tecnologia e spazio a bordo

Entrando nell’abitacolo dell’Alpine A290 si ritrova una buona parte dell’impostazione già vista sulla Renault 5 elettrica, con una serie di modifiche pensate per rafforzare l’identità sportiva del modello. La plancia mantiene una configurazione moderna, con due display affiancati – da 10.3″ dietro il volante e da 10.1″ per il touchscreen centrale – ben integrati nella console. I materiali sono piuttosto curati, con superfici morbide e finiture che trasmettono una percezione qualitativa superiore rispetto a molte altre compatte della stessa fascia.

I sedili anteriori sportivi, ridisegnati con fianchetti più pronunciati, offrono un contenimento laterale efficace durante la guida dinamica; nel complesso l’ambiente interno riesce a combinare tecnologia e sportività senza risultare eccessivamente minimalista o freddo. Naturalmente, le dimensioni compatte della vettura comportano qualche limite dal punto di vista dell’abitabilità, soprattutto nella parte posteriore dove lo spazio per le gambe non è così generoso, tuttavia per tragitti di media durata la situazione rimane comunque accettabile grazie a una buona altezza del tetto. Il bagagliaio offre una capacità di circa 326 litri con forme abbastanza regolari, e sotto il piano di carico è presente uno spazio dedicato ai cavi di ricarica, una soluzione pratica che aiuta a mantenere ordinato il vano anche durante i viaggi più lunghi.

Come prezzo la versione entry level dell’Alpine A290 parte da circa 38.700 euro e include già una dotazione piuttosto completa con sistemi di assistenza alla guida, cerchi di grandi dimensioni e diverse tecnologie dedicate al comfort e alla sicurezza. Ma se si vuole di più si sale parecchio, dato che le versioni più ricche come la GT Performance e la GTS superano i 44.000 euro.

Data articolo: Fri, 13 Mar 2026 04:32:01 +0000
News n. 17
Che auto guida Marco Belinelli, il cestista sfreccia sulle supercar

Sul parquet il suo marchio di fabbrica è l’arresto e tiro in equilibrio precario, quella frazione di secondo in cui sfida le leggi della fisica per trovare la retina, ma in quanto alle auto Marco Belinelli non lascia spazio all’incertezza. Il capitano della Virtus Bologna, unico italiano nella storia ad aggiudicarsi un anello NBA, guida allo stesso modo con cui ammattisce le difese avversarie: attraverso una combinazione letale di stile, tecnica e una scarica di adrenalina. Tra gli ospiti di Splendida cornice, nella puntata in programma giovedì 12 marzo 2026 su Rai Tre, il “Beli” ha le idee cristalline sulle vetture: gli piacciono possenti e veloci, meglio ancora se tedesche.

Le supercar del cestista

Nella collezione personale di auto di Marco Belinelli spicca la cattiveria dell’Audi RS3 Sportback. Equipaggiata con il celeberrimo motore 2.5 TFSI a cinque cilindri da 400 CV, la compatta è una pantera che non concede scampo: da 0 a 100 km/h scatta in appena 3,8 secondi. Un altro asso nella manica? Il sofisticato sistema RS Torque Splitter tradotto in un’agilità rara, che ricorda i tagli fulminei di Belinelli in area per liberarsi al tiro, permettendo persino il drifting controllato. Quando invece il campione cerca un mix tra spazio e potenza, la scelta ricade sulla Porsche Cayenne Coupé. Con una linea molto più filante rispetto al SUV tradizionale, il bolide della Cavallina nasconde sotto il cofano un motore V8 biturbo in grado di superare i 540 CV nelle varianti di punta, offrendo comfort regale per i suoi 196 cm di altezza senza rinunciare a prestazioni da vera supercar.

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Nel suo garage Marco non fa, però, posto solo ai motori tradizionali: il futuro elettrico lo abbraccia nel segno della Porsche Taycan, una berlina sportiva dalle ricariche record grazie all’architettura a 800 volt. Il picco delle performance lo raggiunge la versione Turbo S da ben 761 CV, istantanea nella ripresa proprio come un rilascio di palla velocissimo allo scadere dei 24 secondi.

La credibilità del cestista lo ha, inoltre, reso, un magnete per collaborazioni di prestigio. È infatti diventato recentemente Brand Ambassador di Geely Italia per il lancio della Starray EM-i Super Hybrid, una partnership nata dalla condivisione di valori come la visione e il superamento dei limiti. In passato ha inoltre vissuto esperienze adrenaliniche al volante della Lamborghini Urus, il super SUV di Sant’Agata Bolognese che ha definito un’auto pazzesca per design e comfort, oltre a prestare il volto alla versatilità della Skoda Kodiaq.

Splendida cornice: un’eccellenza anche davanti alle telecamere

L’ultima tappa del racconto è in uno studio televisivo. Accolto da Geppy Cucciari in studio a Splendida cornice, Belinelli prova a gestire i tempi comici sfoderando la stessa naturalezza con cui gestisce un pick-and-roll. Il campione presenta The Basketball Dream, il docufilm dedicato alla sua incredibile vita che ripercorre la scalata dai campetti di provincia fino al tetto del mondo con i San Antonio Spurs. È il ritratto di un fuoriclasse che ha saputo viaggiare sempre alla massima velocità, sia con le scarpe da basket ai piedi che con il piede premuto sull’acceleratore, confermandosi un’eccellenza italiana anche davanti alle telecamere.

Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 20:16:56 +0000
News n. 18
Che auto guida Federico Valverde, lusso e potenza da fenomeno

Potenti, veloci nell’esecuzione e con una resistenza fuori dal comune. Tutto nello stile del proprietario: le auto di Federico Valverde sembrano cucite su misura per il centrocampista uruguaiano. Nel big-match tra Real Madrid e Manchester City di mercoledì 11 marzo, valevole l’andata degli ottavi di Champions League, il numero 8 della Casa Blanca ha sfoderato una prestazione da fuoriclasse, coronata con una leggendaria tripletta. Fin dall’età di 16 anni, quando le Merengues misero gli occhi su di lui, Valverde ha collezionato prove maiuscole sul rettangolo verde. E anche nei panni di pilota non è secondo a nessuno.

Il garage del centrocampista del Real Madrid

Mentre alcuni compagni di squadra come Bellingham o Mbappé hanno faticato a ottenere la patente, Fede è un veterano del volante. In otto anni a Madrid ha saputo sfruttare al meglio i vantaggi di giocare nel club più prestigioso al mondo, ma ha anche dimostrato un gusto personale raffinatissimo.

Il percorso sulle quattro ruote di Valverde è strettamente legato alle partnership del Real Madrid. Negli anni d’oro con Audi, il “Pajarito” ha mostrato una predilezione per i SUV ad alte prestazioni. Dopo aver testato ben due Q7, è passato al “lato oscuro della forza” con la RS Q8: un mostro da 600 CV che combina lo spazio di una familiare con il cuore di una sportiva di razza.

Poi è arrivata la collaborazione del club con BMW, e Valverde ha abbracciato la rivoluzione elettrica, senza rinunciare al piacere di guida. Nel suo garage sono entrate la iX xDrive 50 e la fulminea berlina i5 M60, un missile di oltre 600 CV. Eppure, il pezzo forte della stagione in corso non ve l’abbiamo ancora rivelato: è la BMW XM, un SUV da oltre 130.000 euro che sprigiona ben 750 CV, così da sfrecciare verso Valdebebas nel silenzio totale o con il ruggito del V8.

Se è vero che ogni omaggio è gradito, Federico Valverde ha comunque pensato di acquistare personalmente la Mercedes-AMG GT 63 S 4MATIC+, una delle vetture più grintose in circolazione. La coupé a quattro porte, capace di sprigionare 640 CV sull’asfalto e di coprire lo 0-100 in soli 3 secondi, può essere ordinata al prezzo di 200.000 euro, ma per Federico i soldi non sono un problema.

Una notte da “motore” instancabile contro il Manchester City

Tutta la potenza sprigionata dalle sue vetture sembra essere confluita nei muscoli di Valverde durante la sfida epica contro il Manchester City. In una partita che somigliava più a una gara di accelerazione che a un match di calcio, Federico è stato il vero turbo del Real Madrid.

Il trionfo finale porta la sua firma indelebile grazie a una tripletta leggendaria che ha messo in ginocchio gli uomini di Pep Guardiola. Nonostante i giocatori del City cercassero di chiudere gli spazi, Fede ha coperto il campo con la stessa costanza di una delle BMW elettriche e la cattiveria agonistica di una AMG: il risultato è storia nota. Se il Real è ancora in corsa per la Champions, il merito è anche suo, un centrocampista che corre più veloce di una supercar.

Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 15:29:46 +0000
News n. 19
Autovelox, arriva la stretta sulle omologazioni: quali dispositivi restano legali

Il panorama della sicurezza stradale in Italia si appresta a vivere una riorganizzazione tecnica e normativa che mira a chiudere l’era degli autovelox usati dai Comuni per rimpinguare i bilanci. Nel corso del question time alla camera il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha fatto chiarezza sul futuro dei controlli elettronici della velocità, delineando un perimetro d’azione molto più rigido per le Amministrazioni locali.

La linea di demarcazione del 2017

Sull’impiego degli apparecchi si è detto e scritto tanto negli ultimi mesi. Un punto nodale della riforma riguarda la loro affidabilità tecnica, motivo di una profonda spaccatura negli anni tra opinioni favorevoli e contrarie. Il vuoto normativo negli anni ha alimentato le proteste degli automobilisti, che spesso hanno deciso di andare in tribunale per annullare le sanzioni a proprio carico a causa della “scarsa trasparenza”. Lo stesso Salvini non ha risparmiato attacchi a quei Comuni rei, a suo dire, di usare gli apparecchi in modo indiscriminato.

Per porre fine al caos, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti fissa come data spartiacque dell’omologazione il 2017:

“Tutti gli autovelox approvati dal 2017 in poi saranno considerati automaticamente coerenti con i requisiti di omologazione, quelli approvati prima del 2017 potranno essere utilizzati solo se il relativo prototipo sarà adeguato ai nuovi requisiti tecnici”

La presa di posizione persegue l’obiettivo di uniforme i dispositivi presenti lungo le nostre strade, eliminando quelli obsoleti o non conformi agli standard più recenti. Ciò permetterà di elevare sanzioni inattaccabili sotto il profilo legale e assicurare che la rilevazione della velocità del veicolo sia precisa oltre ogni ragionevole dubbio, a tutela sia della sicurezza sia dei diritti del singolo cittadino.

Stop all’uso “per fare cassa”

Il ministro ha voluto ribadire la filosofia che muove il nuovo decreto autovelox, sottolineando come la collocazione dei dispositivi debba esclusivamente obbedire a esigenze di incolumità pubblica, specialmente nei tratti ad alto tasso di incidentalità, vicino a scuole o ospedali:

“Superiamo l’idea dell’autovelox usato solo per fare cassa e riaffermiamo che la sicurezza stradale viene prima di tutto”

Queste parole sanciscono una rottura rispetto al passato. La regolamentazione sulla distanza tra i segnali di preavviso e l’effettiva postazione di controllo – promette il numero due del Governo – diverrà più rigida, evitando le “trappole” improvvise che spesso hanno generato più frenate brusche che reale sicurezza.

Oltre ad affrontare il tema degli autovelox, Salvini ha pure acceso i riflettori su una delle criticità più sentite dagli automobilisti onesti: l’evasione dell’RC Auto. Il ministro ha infatti promesso un provvedimento specifico entro l’estate, mirato a regolare un fenomeno purtroppo diffuso in territorio italiano.

Cosa cambia per gli automobilisti

In attesa che la norma sull’RC Auto veda la luce entro i mesi caldi del 2026, gli automobilisti dovranno prestare attenzione soprattutto alla manutenzione dei dispositivi di controllo della velocità nei propri Comuni. Lo scoglio principale sarà ora il passaggio tecnico per i vecchi prototipi: molte Amministrazioni potrebbero trovarsi costrette a spegnere i vecchi “scatoloni” arancioni o le postazioni fisse più datate, se non in grado di aggiornarle ai requisiti post-2017.

Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 14:52:23 +0000
News n. 20
Nuovo cartello stradale in Europa, cosa significa la corsia del rombo e cosa si rischia

Avete in programma un viaggio in auto verso la Francia, la Spagna o la Germania? Fareste meglio a ripassare le regole di circolazione europee. Tra i segnali classici a cui siamo abituati, un nuovo cartello stradale sta mandando in confusione migliaia di automobilisti: ritrae un rombo bianco su sfondo blu e indica che la corsia è riservata. Se la occupate senza averne diritto, potete alleggerire il portafogli in pochi secondi.

Sebbene nel Vecchio Continente rappresenti una novità, il simbolo è presente da decenni oltreoceano, negli Stati Uniti e nel Canada, dove il “diamond” definisce le cosiddette corsie HOV (High Occupancuy Vehicle), che ora pure l’Europa ha deciso di introdurre al fine di contrastare il traffico e l’inquinamento, due fenomeni di estrema attualità.

Chi può circolare nella corsia del “rombo”

La regola d’oro del cartello è semplice: l’accesso alla corsia (solitamente quella sinistra) è limitato ai cosiddetti “veicoli ad alta occupazione”. Nella definizione rientrano:

  • auto in carpooling con a bordo almeno due o tre persone (spesso indicato da pannelli integrativi con le scritte “2+” o “3+”);
  • trasporti pubblici e taxi per favorire la mobilità collettiva;
  • mezzi green, elettrici o a bassissime emissioni, spesso identificati da bollini ambientali (come il francese Crit’Air);
  • veicoli per soggetti portatori di disabilità, al servizio di persone con mobilità ridotta.

Ovviamente, i mezzi di soccorso e le Forze dell’Ordine sono sempre esentati. E prestate bene attenzione perché se il rombo appare su un pannello luminoso, la limitazione è circoscritta a quando la luce è accesa. In altri casi, la restrizione può, invece, essere valida solo in determinate fasce orarie, quelle di punta, per snellire l’ingresso nelle maggiori metropoli.

Multe salate e “occhi” elettronici

La confusione degli automobilisti sta alimentando i bilanci statali di mezza Europa. In Francia, dove la fase sperimentale è ormai conclusa, la presenza del nuovo cartello stradale per le corsie HOV è capillare e la sanzione per chi viaggia da solo nella corsia tocca i 135 euro.

Ancora più severa la Spagna, che sta investendo molto nella formazione degli utenti proprio a causa dell’alto numero di violazioni: qui la multa può arrivare a 200 euro. E non sperate di farla franca se non vedete pattuglie: sopra queste corsie vengono installate telecamere ad alta risoluzione dotate di intelligenza artificiale, capaci di “contare” quante persone ci sono nell’abitacolo e di leggere i bollini ambientali sul parabrezza.

Quando arriverà in Italia

Anche se le istituzioni italiane non hanno ancora ufficialmente introdotto il “rombo” nel nostro Codice della Strada, il debutto pare ormai imminente. Schiacciata sotto il peso del traffico e delle emissioni di anidride carbonica, l’Italia vede nelle corsie HOV una soluzione strategica. Da un lato promette di incentivare il carpooling (evitando che migliaia di auto entrino in città con un unico conducente a bordo), dall’altro potrebbe spingere l’acquisto di veicoli a ridotto impatto ambientale. Insomma, il rombo bianco sta per diventare il nuovo incubo — o la nuova risorsa — dei pendolari italiani: meglio imparare a conoscerlo subito per evitare brutte sorprese al rientro dalle vacanze o durante i futuri spostamenti urbani.

Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 13:51:46 +0000
News n. 21
Ferrari, la verità sull’ala Macarena: cos’è e come funziona l’arma segreta della SF-26

Ferrari continua a scolpire i flussi della SF-26 con due inedite appendici micro-aerodinamiche sull’Halo. Ma l’osservato speciale del weekend è il debutto dell’ala ribaltabile ‘Macarena’, così ribattezzata da lo stesso Frederic Vasseur. Sgombriamo il campo dalle inesattezze che circolano: ecco come funziona davvero e quali vantaggi la Ferrari spera di ottenere.

Shanghai e il nodo efficienza: il vero bersaglio dell’ala Macarena

Il Circus sbarca in Cina per il secondo appuntamento del mondiale, affrontando un tracciato le cui caratteristiche divergono nettamente da quelle di Melbourne. Sulla carta, i lunghi rettilinei di Shanghai dovrebbero sposarsi meglio con le necessità di gestione energetica della Ferrari. Analizzando a fondo il comportamento della SF-26 nelle scorse settimane c’è qualcosa da dire.

I pregi e i difetti del progetto di Maranello sono apparsi cristallini. Il tallone d’Achille resta la top speed sui rettifili principali. Questo gap velocistico, come abbiamo appurato, è figlio di un’erogazione troppo aggressiva da parte del motogeneratore MGU-K, che esaurisce prematuramente l’energia ibrida. È una criticità transitoria che penalizza ferocemente la monoposto nel giro secco in qualifica.

Al contrario, tende a sfumare sulla distanza dei 300 chilometri che si percorrono alla domenica. All’interno di questo scenario si innesta il tanto chiacchierato debutto della specifica “Macarena”. L’obiettivo degli ingegneri è chiaro: sfruttare una rotazione estrema e simultanea dei flap mobili per abbattere il delta velocistico che attualmente separa la Rossa dalla Mercedes. O per lo meno limarlo.

SF-26: perché la Rossa non cerca lo stallo del diffusore con l’ala ribaltabile

Per comprendere la reale portata di questa soluzione, è fondamentale fare un minimo di chiarezza s alcuni concetti tecnici. Partiamo da un dato di fatto: in fase di attivazione, l’ala si ribalta del tutto. Il bordo d’attacco si trasforma in bordo d’uscita e viceversa. Lavorando letteralmente “sottosopra”, l’elemento non è fisicamente in grado di generare lift (portanza).

È plausibile che si inneschi una sovrappressione sul nuovo “ventre” dell’ala, generando una spinta verticale verso l’alto che alleggerisce il retrotreno. Tuttavia, questo fenomeno non regala alcuna top speed extra. Al contrario, alzando il posteriore si andrebbe ad ampliare la sezione frontale della SF-26, peggiorando la penetrazione aerodinamica.

La verità è che l’ala Macarena è studiata per interfacciarsi con i flussi estratti dal diffusore e con l’appendice aerodinamica dello scarico a soffiaggio variabile. Bisogna quindi lasciar perdere le teorie fantasiose che circolano in reste durante gli ultimi giorni, secondo cui sollevare il posteriore servirebbe a variare l’incidenza del diffusore fino a farlo stallare.

Lo stallo del fondo è una fatto di fluidodinamica complesso, impossibile da innescare con variazioni di altezza così marginali (altrimenti assisteremmo a stalli continui a ogni sobbalzo). Il vero scopo della Macarena è “sporcare” deliberatamente l‘efficienza del diffusore, andando a strozzare l’estrazione dal fondo per cercare di limawitte di netto la resistenza indotta.

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Telemetria e incognite: l’analisi del drag in attesa delle Libere 1

Sul potenziale cronometrico netto di questo aggiornamento pende ancora un punto interrogativo. Per avere un quadro ingegneristico accurato bisognerà attendere i primissimi riscontri telemetrici delle FP1 di Shanghai. D’altronde, la brevissima apparizione di questo pacchetto sulla monoposto di Hamilton durante i test in Bahrain aveva il solo scopo di validare la cinematica del sistema.

Far ruotare un’intera struttura alare sottoposta a carichi aerodinamici importanti è una sfida meccanica di altissimo livello. Volendo tracciare un’analisi qualitativa della curva del drag durante l’apertura, il confronto con un’ala standard è illuminante. La fase 1 (innesco) è sovrapponibile. Le differenze emergono nella fase 2, quella transitoria.

In questo caso la soluzione Macarena accusa un picco di drag istantaneo leggermente superiore. Il vero vantaggio si concretizza però nella fase 3, quella di stabilizzazione aerodinamica: qui l’abbattimento della resistenza all’avanzamento è drasticamente superiore rispetto a un dispositivo DRS convenzionale. Ora la palla passa alla pista per le conferme definitive.

Micro aerodinamica sull’Halo

Sfruttando al millimetro i volumi concessi dal box normativo della FIA, lo staff tecnico della Rossa ha introdotto una raffinata micro-soluzione aerodinamica. Proprio nella zona antistante l’abitacolo, a ridosso del casco del pilota, hanno fatto la loro comparsa due inediti profili alari in miniatura. Dalle primissime ispezioni visive, queste appendici sembrano vantare una corda non trascurabile.

Lo studio di questa soluzione rivela una natura ambivalente. Trattandosi di superfici alari a tutti gli effetti, il loro compito comprende anche il generare una quota di carico verticale localizzato. Tuttavia, i valori di spinta verticale sono per forza di cose marginali. Il vero scopo ingegneristico risiede nella gestione dei flussi: la funzione primaria di queste “halo wings” è quella di innescare un effetto upwash.

Deviando la massa d’aria verso l’alto i profili assolvono a un duplice compito: da un lato massimizzano l’alimentazione dell’airbox, dall’altro creano uno scudo aerodinamico che abbatte il drag generato dall’impatto dell’aria contro il casco. Nel box di Maranello si sta lavorando di fino, consapevoli che limare anche piccoli dettagli può fare la differenza in pista.

Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 12:30:14 +0000
News n. 22
Valentino Rossi flirta con Aprilia, le avance fanno tremare Ducati

L’arrivo di Marc Marquez nella famiglia Ducati ha stravolto degli equilibri. Lo spagnolo ha rappresentato la scelta sportiva più comoda per vincere nell’immediato, ma ha creato delle fratture nel programma di italianità ideato da Valentino Rossi. Per anni Pecco Bagnaia, esponente più vincente dell’Academy VR46, era stato protetto dalla squadra ufficiale di Borgo Panigale e nei piani c’era la possibilità di premiare anche Marco Bezzecchi, attuale leader dell’Aprilia.

Per promuovere dal team Gresini Racing Marc Marquez, la Ducati ha rinunciato in un colpo solo a Jorge Martin, campione del mondo 2024, e a due talenti italiani, come Bastianini e Bezzecchi. Se la decisione di Dall’Igna e Tardozzi ha portato risultati importanti nel 2025, già quest’anno, complici le scarse condizioni fisiche del numero 93, potrebbero registrarsi effetti negativi. Dopo l’uscita di scena del team satellite Pramac, la Casa di Borgo Panigale è rimasta con 6 moto complessive in griglia. Il team di Valentino Rossi aveva chiesto due Desmosedici GP25 ufficiali, ma alla fine solo Di Giannantonio era stato accontentato nella passata stagione. Dati gli scarsi risultati in pista dei piloti del team Pertamina Enduro VR46, i vertici della Ducati hanno deciso di premiare la squadra satellite Gresini Racing nel 2026, dando in dote al vice campione del mondo Alex Marquez una Desmosedici GP26.

Valentino Rossi indispettito

Non solo il Dottore ha visto da spettatore non pagante Marc Marquez eguagliarlo sul tetto del mondo per la nona volta, ma ha interpretato le volontà del management del brand emiliano come un affronto. La Ducati avrebbe potuto continuare a investire sui prospetti italiani della scuola del Dottore, ma ha creato una spaccatura che ha spinto Bezzecchi prima e Bagnaia a breve a cedere alle avance di Aprilia. La Casa di Noale sarebbe vicinissima a mettere sotto contratto per 4 anni il rider torinese. Sulla Rossa dovrebbe arrivare Pedro Acosta, enfant prodige spagnolo della KTM.

Per fronteggiare l’armata iberica del 2027 scelta da Ducati, Valentino Rossi ha aperto un dialogo con i rivali di Aprilia. In vista di un cambio di regolamento epocale, il manager Uccio Salucci, storico braccio destro del centauro di Tavullia, ha confessato di aver chiacchierato con Rivola, amministratore delegato della Casa di Noale. La squadra di Tavullia è cliente Ducati fin da quando ha fatto il suo debutto in top class nel 2022. Lo strapotere tecnico delle Desmosedici le ha permesso di diventare una struttura in grado di raggiungere traguardi top, grazie all’attuale alfiere di punta dell’Aprilia Marco Bezzecchi.

L’ammissione di Uccio

Con il contratto in scadenza a fine 2026, i rumor avevano parlato di un possibile cambio produttore per la squadra di Valentino Rossi. Quest’ultimo rimane brand ambassador della Yamaha, ma a causa delle difficoltà tecniche della M1, ha preferito ascoltare la proposta di Aprilia. Il team director della VR46, Uccio Salucci, in una chiacchierata con i colleghi di Motorsport.com ha annunciato:

“Abbiamo parlato un po’ con Aprilia perché volevano parlare con noi e noi siamo dei gentlemen. Conosco Massimo Rivola da moltissimi anni. Quando Valentino ha provato la Formula 1 con la Ferrari, Massimo Rivola ha gestito la situazione nel 2004, 22 anni fa. Conosco Massimo; è una brava persona e un ottimo manager. Abbiamo parlato un paio di volte, due o tre, perché no? Ma non ho mai pensato di cambiare e lasciare la Ducatiâ€.

Nonostante i dialoghi con la Casa di Noale, a breve il team VR46 dovrebbe preferire non lasciare la strada vecchia per quella nuova. Ducati ha fornito ben otto moto sulla griglia di partenza fino al 2024 ed è interessata a conservarne sei nel 2027, rinnovando la fiducia a Valentino Rossi.

Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 11:39:50 +0000
News n. 23
Meloni punta il dito contro gli speculatori, tasse a chi lucra sui carburanti

In un momento di grande incertezza a causa della guerra tra Usa e Iran che sta coinvolgendo tantissimi Stati, in Senato l’appello è alla coesione nazionale. Giorgia Meloni ha minacciato di tassare chi sfrutta la crisi per avvantaggiarsi sui rialzi dei prezzi carburanti. Il problema resta la dipendenza dai mercati stranieri, quando il prezzo dei distributori cresce si tende a incolpare i gestori delle stazioni di servizio che sono l’ultimo passaggio di una catena economica molto vasta e complessa.

Per chi gestisce una pompa in Italia il margine di guadagno è molto ridotto e rimane fisso: pochi centesimi al litro non fanno la differenza, anche quando il prezzo del carburante schizza alle stelle. Gli esborsi dei clienti, invece, dipendono dal costo del petrolio, dalle spese di raffinazione e di trasporto, dai margini delle compagnie energetiche e per lo più dalle imposte. La pressione fiscale in Italia è elevatissima e il tutto si traduce in un sistema che tende a portare nelle casse dello Stato automaticamente più IVA, mentre i gestori degli impianti non necessariamente traggono un vantaggio tangibile dall’aumento dei prezzi. Un sistema farraginoso che rende insostenibile la vita degli automobilisti e dei trasportatori che ogni giorno per lavoro sono costretti a invadere le strade del Belpaese.

La reazione del Governo

Giorgia Meloni ha spiegato che c’è un impegno massimo per evitare ulteriori danni economici determinati dalla crisi. Sono stati predisposti strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi per combattere i fenomeni speculativi che stanno aggravando la situazione. Il Governo si impegna a monitorare se vi saranno aumenti ingiustificati dei prezzi, soprattutto presso le pompe e nei supermercati circa i generi alimentari. In particolare sui carburanti si sta valutando il meccanismo delle accise mobili e la Premier ha spiegato:

“Non abbiamo aumentato le accise ma allineato le accise tra diesel e benzina rispettando un impegno assunto dal Governo precedente, per farlo avevamo tre strade. Abbiamo scelto di allinearle a metà strada, di aumentare le accise sul diesel che è più inquinante e di diminuirle su quella meno inquinanteâ€.

Con le accise mobili quando il prezzo di benzina e diesel aumenta lo Stato incassa automaticamente di più dall’IVA, perché questa imposta è calcolata in percentuale sul prezzo finale, ma utilizza l’eccedenza per abbassare le accise. L’intervento di Giorgia Meloni in aula, in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, è rilevante per una mitigazione immediata all’impennata dei prezzi dei carburanti. Per valutare se l’aumento troverà una certa stabilità occorrerà attendere una settimana. Il Governo almeno è pronto a innalzare le tasse per chi specula nel pieno di una crisi con pochi precedenti storici.

Decreto energia

Il Governo ha varato di recente un decreto per ridurre in modo strutturale il prezzo dell’energia per imprese e famiglie. Un’iniziativa inedita che è stato accolta con positività dalla filiera produttiva. Al Consiglio europeo Giorgia Meloni chiederà la sospensione dell’Ets sul termoelettrico. Il coordinamento strategico per sostenere i Paesi del Golfo e difendere Cipro va valutato in connessione con la delicata situazione dello Stretto di Hormuz.

Per ora l’Italia preferisce un approccio cauto sullo schieramento di navi. I rischi di essere coinvolti direttamente nel conflitto sarebbero altissimi. In queste ore, infine, c’è un dibattito aperto su quali strumenti impiegare per difendere la libertà di navigazione, rispettando anche gli storici legami con Stati Uniti.

Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 10:21:05 +0000
News n. 24
Formula 1, si vola in Cina: gli orari TV della seconda tappa

La Formula 1 ha iniziato il suo nuovo viaggio, tra duelli avvincenti e polemiche, a Melbourne. Come di consueto la sfida si è consumata tra i top team con una super Mercedes, doppietta al debutto per Russell e Antonelli, davanti alle Ferrari di Leclerc e Hamilton. Più attardata la McLaren del campione del mondo Norris e la Red Bull Racing di Verstappen, autore di un GP d’Australia in rimonta dopo un problema in qualifica. La W17 è stata nettamente la migliore monoposto in griglia, riuscendo a dettare un ritmo impareggiabile dalle dirette inseguitrici. La Ferrari è parsa l’unica monoposto in pista capace di fronteggiare lo strapotere tecnico delle Frecce d’Argento.

Le SF-26, complice anche la Sprint Race e il parco aperto, potrebbero lanciare le innovative ali posteriori che si girano di 180°. L’ala Macarena, come è stata battezzata da Vasseur, dovrebbe garantire velocità di punta più alte. Il format delle gare brevi, che Liberty Media vorrebbe allargare a più di 6 GP stagionali in futuro, offrirà al venerdì una singola sessione di prove libere. Questo programma, soprattutto con vetture ancora tutte da scoprire, designerà una griglia di partenza della gara Sprint imprevedibile. Sabato, oltre alla SR, si svolgerà poi la qualifica vera e propria che assegnerà la pole position e definirà lo schieramento di partenza per il GP che si correrà domenica.

Ferrari all’attacco di Mercedes

Il Circuito Internazionale di Shanghai (5.451 metri) conta 16 curve e potrebbe esaltare le caratteristiche della SF-26. Il tracciato è molto tecnico, caratterizzato da un lungo rettilineo di oltre 1,2 km, curve ad alta velocità e un primo settore entusiasmante dove non mancheranno le battaglie. Richiede un alto carico aerodinamico e una buona gestione delle mescole. Sia Ferrari che Mercedes hanno dimostrato di non consumare in modo eccessivo le gomme e sono le favorite assolute. L’unico momento di gloria del 2025 di Hamilton al volante della Rossa è arrivato proprio in Cina con il successo nella Sprint Race.

La classifica all-time delle vittorie nelle gare brevi vede nettamente al comando Max Verstappen. L’olandese ha conquistato 13 successi, davanti a Norris e Piastri fermi a quota 3. Bottas, tornato in griglia con Cadillac, ha celebrato due trionfi, mentre il suo compagno di squadra, Sergio Perez, ne ha vinta una. George Russell, leader della classifica, e Lewis Hamilton ne contano una a testa in carriera. Per l’anglocaraibico, soddisfatto dei progressi tecnici della nuova monoposto del Cavallino, sarà l’occasione per tornare finalmente sul podio. Fari puntati anche su Charles Leclerc, ancora a secco nelle SR e apparso in formissima nella prima uscita di Melbourne.

Gli orari TV per seguire l’evento

Per i fan italiani la sveglia suonerà nuovamente presto nel weekend. Il Gran Premio di Cina verrà trasmesso in diretta integrale da Sky Sport sul canale Sky Sport F1 (anche in mobilità su SkyGo) e in streaming su NOW. Sono previsti 56 giri. TV8 offrirà in differita l’evento. Di seguito gli orari dettagliati delle trasmissioni di Sky Sport:

Venerdì 13 marzo

  • Prove Libere 1: ore 4:30 – 5:30
  • Sprint Qualifying: ore 8:30 – 9:15 (diretta su TV8)

Sabato 14 marzo

  • Sprint Race: ore 4:00 – 5:00 (diretta su TV8)
  • Qualifiche: ore 8:00 – 9:00 (differita su TV8 alle 15:30)

Domenica 15 marzo

  • Gara: ore 8:00 (differita su TV8 alle 14:00)
Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 09:26:20 +0000
News n. 25
Honda presenta le novità CRF300L Red Edition e SH125i/150i HRC a Motodays 2026

Honda ha presentato un’importante novità alla recente edizione di Motodays, tenutasi a Roma dal 6 all’8 marzo. La CRF300L Red Edition amplia l’offerta del costruttore giapponese nel segmento off-road grazie a un progetto sviluppato con RedMoto, che migliora le prestazioni fuoristrada senza rinunciare alla versatilità. Oltre alla nuova dual sport, la presenza del marchio è stata arricchita anche da una serie limitata dedicata agli scooter SH125i e SH150i, proposti con una livrea speciale ispirata alla tradizione sportiva HRC, pensata per gli appassionati della gamma urbana.

Le caratteristiche tecniche di CRF300L Red Edition

La nuova omologazione è tra gli elementi centrali di CRF300L Red Edition, che consente di montare pneumatici dual e da fuoristrada nelle principali misure: 90/90-21 all’anteriore e fino a 140/80-18 al posteriore. Questa flessibilità permette di adottare coperture enduro o rally, ampliando il raggio d’impiego della moto. Gli interventi sulla ciclistica sono significativi: la forcella è ora dotata di cartucce con sistema idraulico evoluto, tubi trattati al DLC nero e pistoni da 20 mm con passaggi olio maggiorati, con regolazioni complete di compressione, estensione e precarico. Al posteriore lavora il nuovo ammortizzatore Öhlins 46 HRC, regolabile in compressione ed estensione, pensato per garantire massimo controllo e stabilità.

La protezione del veicolo è affidata alla piastra paramotore AXP, che si estende fino al leveraggio del forcellone, mentre la catena è protetta da un paracatena rinforzato. Di serie sono montati pneumatici Pirelli MT21 RallyCross nelle misure 90/90-21 e 120/80-18, adatti a un utilizzo misto. Il codino portatarga, leggero e robusto, si integra con il nuovo silenziatore, mentre la grafica racing e le protezioni telaio Vibram completano il pacchetto, migliorando durata e grip a contatto con lo stivale.

Per l’utilizzo esclusivamente racing, sono disponibili componenti ad alte prestazioni non omologati per la strada, tra cui l’impianto di scarico completo SC-Project con silenziatore in titanio e fondello in carbonio, e la centralina UpMap gestibile tramite app e Bluetooth per caricare mappe dedicate. Grazie a questi interventi, il motore monocilindrico di 286 cc guadagna potenza e coppia rispetto alla versione standard, offrendo un’erogazione più brillante e una spinta maggiore ai medi regimi. La Red Edition sarà disponibile su ordinazione a partire da maggio 2026, al prezzo di 7.990 euro (IVA inclusa).

Red Edition EVO, la versione per i più esperti

Per i motociclisti più specialistici nasce la Red Edition EVO, che conserva la base tecnica della Red Edition arricchita con componenti dedicati alla guida racing. Tra le novità ci sono pedane in Ergal ricavate dal pieno, più ampie e stabili, tubi radiatore siliconici blu ispirati alle competizioni, tappi e minuteria in alluminio anodizzato rosso, corona bimetallo per maggiore durata e leggerezza, cruna catena rinforzata e manubrio in alluminio con paracolpi e manopole racing. Questa versione rappresenta la scelta ideale per i piloti esperti che cercano performance superiori, robustezza e attenzione ai dettagli tecnici. Questa versione sarà anch’essa ordinabile a maggio 2026, tuttavia con un prezzo di partenza di 8.590 euro (IVA inclusa).

SH125i e SH150i, la serie speciale legata a HRC

Accanto alle novità off-road, Honda ha presentato a Motodays 2026 la nuova colorazione speciale HRC per gli SH125i e SH150i 2026, declinazione sportiva degli scooter più venduti d’Italia, che nel 2025 hanno superato complessivamente 29.000 immatricolazioni. La versione HRC adotta carene decorate con la celebre livrea ‘Tricolour’, la stessa palette cromatica dei modelli simbolo come la CBR1000RR-R Fireblade, richiamando la tradizione sportiva Honda sulle piste di tutto il mondo.

SH125i e SH150i HRC Honda con livrea Tricolour in serie limitata
Ufficio Stampa Honda
La serie speciale HRC di SH125i e SH150i sarà limitata a 500 unità, tutte prodotte in Italia

Come tutta la famiglia SH, anche questa serie speciale è prodotta nello stabilimento di Atessa, unica fabbrica europea Honda, riconosciuta per qualità e capacità produttiva. La famiglia HRC diventa così un tributo all’artigianalità e al know-how italiano, unendo tecnologia Honda e stile tipicamente nazionale. La produzione sarà limitata a 500 esemplari numerati, con carene coperte fino a sei anni di garanzia e disponibilità dei ricambi, garantendo la possibilità di riparazione o sostituzione dei componenti specifici marchiati HRC.

Data articolo: Thu, 12 Mar 2026 08:51:09 +0000


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