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News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

La situazione del traffico in Italia il 3 gennaio 2026 presenta diverse condizioni critiche, tra cui codice rilevanti e fenomeni meteorologici avversi. In particolare, sulla tratta A1 Milano-Napoli si registrano code a tratti significative dovute a traffico intenso tra Calenzano e Bivio A1-Variante e tra Monte San Savino e Firenze sud. Inoltre, sulla A7 Milano-Genova si segnala una coda di 1 km per lavori tra Genova Bolzaneto e Busalla, mentre sulla A16 Napoli-Canosa permane un esteso tratto di vento forte tra Grottaminarda e Candela. Di seguito i dettagli dei principali eventi per tratta.

 

A1 Milano-Napoli

18:57 – Calenzano e Bivio A1-Variante
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessa il chilometro 265.0 al chilometro 278.1 per una lunghezza di 13.1 km.

18:56 – Monte San Savino e Firenze sud
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessa il chilometro 314.0 al chilometro 362.0 per una lunghezza di 48.0 km.

18:03 – Torrenova e Bivio Diramazione Roma sud/G.R.A.
Coda di 1 km per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione G.R.A.
La coda è presente dal chilometro 20.0 al chilometro 19.0.

17:58 – Rioveggio e Pian Del Voglio
Nebbia a banchi
Direzione in entrambe le direzioni
Il tratto è tra il chilometro 237.2 e il chilometro 222.7 per una lunghezza di 14.5 km.

A7 Milano-Genova

18:36 – Genova Bolzaneto e Busalla
Coda di 1 km per lavori
Direzione Milano
La coda interessa dal chilometro 117.2 al chilometro 125.8 per una lunghezza di 8.6 km.

A9 Lainate-Como Chiasso

17:55 – Como Monte Olimpino e Chiasso
Coda per Attraversamento Dogana Svizzera
Direzione Svizzera
La coda è tra il chilometro 41.63 e 39.42, lunga 2.21 km.

A12 Genova-Roma

18:07 – Bivio A12/A91 Roma-Fiumicino e Civitavecchia Porto
Pioggia intensa
Direzione in entrambe le direzioni
Il tratto interessato si estende dal chilometro 65.302 fino allo 0.0 per 65.302 km.

A16 Napoli-Canosa

19:00 – Grottaminarda e Candela
Vento forte rilevante
Direzione in entrambe le direzioni
Il tratto influenzato va dal chilometro 127.6 al chilometro 81.7, per una lunghezza di 45.9 km.

A25 Torano-Pescara

18:11 – Bivio A25/A24 Roma-Teramo e Pratola Peligna-Sulmona
Pioggia intensa
Direzione in entrambe le direzioni
Il tratto è lungo 65.4 km, dal chilometro 136.8 al chilometro 71.4.

A26 GE-Voltri-Gravell.Toce

17:49 – Bivio A26/Diramazione A7 Milano-Genova e Borgomanero
Nebbia a banchi con visibilità di 90 metri
Direzione in entrambe le direzioni
Il tratto ha una lunghezza di 108.1 km, dal chilometro 153.4 al chilometro 45.3.

17:47 – Bivio Diramazione A26-A7/A26 Trafori e Bivio Diramazione A26-A7/A7 Milano-Genova
Nebbia a banchi con visibilità di 90 metri
Direzione in entrambe le direzioni
Il tratto interessa 17.0 km, dal chilometro 17.0 al chilometro 0.0.

 

Fonte: Autostrade per l’Italia

 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 18:08:00 +0000
News n. 2
Qual è stato il SUV più venduto in Italia nel 2025? Numeri da record, ancora una volta

Negli ultimi anni c’è un segmento che la fa da padrone tra le auto ed è quello dei SUV (Sport Utility Vehicle). Anche in Italia questa categoria ha incontrato il gradimento del pubblico e c’è un marchio in particolare che sembra aver tradotto alla perfezione i desideri dei propri clienti: stiamo parlando di Jeep. Il brand americano, oggi di proprietà di Stellantis, viaggia a vele spiegate nel nostro Paese, in particolare con il modello Avenger, che si conferma al top in Italia a livello di vendite.

L’ennesimo trionfo

Secondo l’elaborazione di Dataforce, Jeep Avenger, anche dopo dicembre 2025, si è confermato il SUV più venduto d’Italia, con una quota di mercato nel comparto che supera il 5,5%. Inoltre si piazza anche al secondo posto tra i B-SUV 100% elettrici con una quota del 15,4%. Il successo di questo modello è tale da piazzarlo addirittura al terzo posto complessivo delle auto più vendute d’Italia, tenendo conto di ogni segmento e motorizzazione.

Tra i segreti di questo modello, che si conferma best seller in Italia, c’è sicuramente la grande flessibilità dal punto di vista della motorizzazione. Jeep Avenger è infatti offerta nelle modalità 100% elettrica, e-Hybrid, benzina e 4xe. Ci sono poi anche alcune versioni speciali come l’Avenger 4xe The North Face Edition, che hanno permesso di impreziosire ulteriormente la gamma.

Un altro modello è pronto a prendersi la scena

Jeep però, dopo il successo dell’Avenger, è pronta a ripetersi con la nuova Compass, che è già in vendita da fine 2025. Il modello in questione ha già incontrato giudizi positivi, riuscendo a vincere il premio della Giuria Popolare ad Auto Europa 2026. La nuova Compass è la terza generazione del SUV globale che ormai è diventato una vera e propria pietra miliare del brand. Costruita sulla piattaforma STLA Medium, unisce le migliori capacità della categoria.

La nuova Jeep Compass è stata disegnata per disimpegnarsi adeguatamente sia sulle strade cittadine, che sulle autostrade. Ai clienti viene offerta con un’ampia gamma di opzioni: e-Hybrid da 145 CV e una e-hybrid plug-in da 225 CV, poi ci sono le versioni completamente elettriche che arrivano ad erogare sino a 375 CV, con trazione integrale e un’autonomia da 650 km. L’auto in questione è poi dotata di un coefficiente di resistenza di 0,29, che massimizza l’esperienza di guida. Inoltre, grazie ai sistemi Selec-Terrain, la protezione a 360 gradi e i vari sensori posizionati in maniera intelligente, viene migliorata sia la sicurezza che le prestazioni in generale dell’auto.

La nuova Jeep Compass offre alla clientela quella versatilità da sempre marchio di fabbrica del brand americano. L’altezza da terra è superiore a 200 mm, i guadi dell’acqua fino a 480 mm invece garantiscono sicurezza su tutti i terreni. Insomma questo è un SUV adatto ad ogni situazione. Jeep punta tantissimo su questo modello per replicare i numeri fatti registrare dall’Avenger, che come abbiamo visto continua ad essere il SUV più desiderato dagli italiani. Nel 2025 il marchio Jeep ha chiuso al 9° posto in Italia tra i marchi più venduti con una quota di mercato pari al 4,11%. A sua volta il nostro Paese risulta essere il primo mercato europeo per il brand americano.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 16:55:01 +0000
News n. 3
DR pronta al rilancio dello storico marchio italiano

L’Italia è da sempre la culla dei motori. Qui sono nati alcuni dei marchi più famosi in assoluto. Alcuni hanno fatto la storia e ancora oggi sono in piena attività, altri invece sono finiti spazzati via dalle varie crisi economiche che ha subito il nostro Paese. Presto però uno storico brand nostrano tornerà a calcare le strade, stiamo parlando di Itala. La Casa torinese è nata nel 1903 ed è rimasta attiva praticamente sino al 1934. In questo periodo è stata il secondo costruttore italiano per volume produttivo, annoverando tra i suoi clienti anche capi di Stato. Purtroppo la guerra e alcune vicissitudini aziendali ne decretarono il fallimento. Di recente però il Gruppo DR Automobiles, di proprietà di Massimo Di Risio, ha messo le mani sul marchio con l’intenzione di tornare a commercializzarlo.

Una storia fatta di successi

I più attenti avranno notato che in tv, nelle ultime settimane, è spesso apparso uno spot proprio per ricordare i grandi traguardi dell’Itala. Il tutto naturalmente non era casuale, ma serviva per preparare il terreno a questo grande ritorno. L’obiettivo dichiarato è quello di rientrare sul mercato per la fine del 2026. Non si conoscono ancora per il momento i dettagli di questa operazione, ma è facile immaginare che Itala potrebbe diventare il brand premium del Gruppo vista la storia che si porta alle spalle.

Tra le imprese storiche più famose del marchio c’è sicuramente quella compiuta dal modello 35/45 HP. Nel 1907, infatti, il principe Scipione Borghese, insieme al pilota e meccanico Ettore Guizzardi e al giornalista Luigi Barzini senior, inviato per il Corriere della Sera, presero parte al Raid internazionale Pechino-Parigi. La vittoria fu così schiacciante da ricevere risonanza internazionale. Barzini ne trasse un libro che ebbe notevole successo e il tutto contribuì a lanciare in tutto il mondo l’immagine dell’Italia come Paese top nella costruzione di auto. La 35/45 HP è custodita ancora oggi al MAUTO, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino. Proprio la scorsa notte di Natale, a Stanotte a Torino, Alberto Angela ha raccontato nuovamente questa storia leggendaria.

Un altro marchio italiano pronto al rilancio

Come dicevamo per il momento non si hanno notizie certe sul futuro del brand. DR solitamente importa e distribuisce vetture dalla Cina assemblandole su licenza, staremo a vedere cosa deciderà di fare con questo marchio. Intanto c’è da dire che Itala non è l’unico progetto che in questo momento è in ballo a Macchia d’Isernia. Presto, infatti, si proverà a rilanciare anche la OSCA (Officine Specializzate Costruzione Automobili).

Quest’ultimo marchio fu fondato nel 1947 da Ettore, Ernesto e Bindo Maserati a Bologna per produrre auto da competizione di piccola cilindrata. L’azienda è rimasta in piedi sino al 1967, anno della sua definitiva chiusura. Nel 1999 si era tentato il rilancio con il prototipo Osca 2500 GT Dromos, che però non fu mai commercializzato. A partire dal 2022, invece, il brand, è entrato a far parte ufficialmente del Gruppo DR e presto potrebbe vedere nuovamente la luce. Insomma Massimo Di Risio è pronto a rispolverare due vecchie glorie italiane per darci due nuovi marchi nei prossimi mesi, non ci resta che aspettare.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 14:34:08 +0000
News n. 4
Xpeng G9, nuovo record europeo per la potenza di ricarica

La Cina non perde occasione di ribadire la sua superiorità nella produzione di auto elettriche. In una stazione di ricarica pubblica da 1.000 kW a Varna, nella provincia autonoma di Bolzano, la Xpeng G9 ha raggiunto una potenza di picco di 453 kW, un primato europeo in ambito di ricarica in corrente continua. Al di là dei numeri, l’importante traguardo raggiunto dimostra il progresso delle BEV sul fronte del rifornimento energetico, tra gli aspetti più dibattuti sulla mobilità a zero emissioni.

Il risultato di Varna e il precedente in Norvegia

Il tema dei tempi di ricarica rimane cruciale nel confronto con le motorizzazioni tradizionali. Per anni è stato uno degli argomenti caldi, evidenziato soprattutto dagli scettici sulle vetture a batteria, ma il quadro potrebbe cambiare grazie alle nuove piattaforme tecniche, in grado di sostenere potenze superiori, purché gli enti locali si adoperino a offrire infrastrutture adeguate. Per quanto riguarda la Xpeng G9 Model Year 2026, il dato di Bolzano non costituisce nemmeno il pieno potenziale del veicolo: stando a quanto dichiarato dalla Casa, in condizioni ideali arriva fino a 525 kW di punta.

Il test di Varna è stato condotto da Paolo Mariano, divulgatore ed esperto di auto elettriche, che ha avuto occasione di constatare un interessante andamento relativo alla curva di ricarica. Una volta toccato il picco intorno al 14% di stato di rifornimento, la potenza è rimasta intorno a circa 400 kW fino al 34% e ha mantenuto una media superiore ai 347 kW lungo l’intero ciclo 10-80%.

La batteria è passata dal 10 all’80% in appena 12 minuti e 43 secondi a Bolzano, e aveva performato addirittura meglio pochi mesi fa in Norvegia, dove le condizioni climatiche più favorevoli avevano contribuito a completare il processo in 11 minuti e 48 secondi. Il dato italiano assume però un peso specifico particolare perché ottenuto con temperature comprese tra 0 e 4 gradi, quindi lontane da uno scenario ideale. Eppure, la storia si è comunque scritta.

In poco più di tre minuti la G9 ha recuperato 100 km: il preriscaldamento della batteria e l’architettura a 800 Volt hanno permesso di centrare un risultato fino a pochi anni fa fuori portata. Disponibile nelle varianti Long Range e AWD a prezzi di listino a partire da 61.990 euro, il modello Xpeng monta una batteria LFP da 94,6 kWh (litio-ferro-fosfato), una chimica dalla rinomata stabilità termica e capacità di far fronte a cicili di ricarica molto spinti. Nel caso specifico supporta fino a 5C, il che spiega la possibilità di mantenere potenze elevate senza cali improvvisi.

Il nuovo punto di riferimento

Sul record europeo è intervenuto Gian Leonardo Fea, managing director di Xpeng Italia:

“Oggi la Xpeng G9 MY26 si conferma come il nuovo benchmark tecnologico sul mercato europeo. Non si tratta solo della potenza di picco raggiungibile, ma di una gestione dell’energia così evoluta da trasformare la sessione di ricarica in un processo fluido e lineare. Con l’introduzione della tecnologia 5C, la Casa risponde con i fatti alla sfida dell’efficienza, offrendo una soluzione concreta e immediata per le lunghe percorrenze ma anche per caricare 100 km in meno del tempo per un caffèâ€

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 12:29:05 +0000
News n. 5
Fleximan è tornato? Un nuovo caso riaccende il dibattito sugli autovelox

Se n’erano perse le tracce il 23 febbraio 2024 ad Asola, teatro della sua ultima scorribanda. Ora sulle strade italiane incombe il vecchio fantasma di Fleximan e sul web si riaccende un fenomeno mai completamente spento. Approfittando della nebbia, che ha coperto movimenti e tempi, nella notte tra il 29 e il 30 dicembre il sabotatore per antonomasia della penisola ha deciso di salutare il 2025 a modo suo: tagliando alla base un Velocar installato lungo la Statale 16 Adriatica, nel territorio di Mezzano. E salgono così a 24 gli autovelox abbattuti in poco più di 30 mesi.

Sotto il profilo giudiziario, si configura il reato di danneggiamento aggravato di bene pubblico, punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni secondo l’art. 635 del Codice penale. Ma risalire all’autore dei gesti è tutt’altra questione, infatti, nonostante le indagini ripetute e coordinate tra Carabinieri e Polizia Locale, l’identità di Fleximan resta sconosciuta.

I rilevatori di velocità abbattuti

All’epoca del primo blitz, il 18 maggio 2023 a Bosaro, in provincia di Rovigo, sembrava poco più di un atto vandalico, e invece i mesi successivi hanno raccontato una storia differente. Al moltiplicarsi delle azioni contro gli autovelox, è cresciuta anche la fama di un personaggio mai individuato dalle Forze dell’Ordine, elevato, almeno da una parte dell’opinione pubblica, a simbolo contro limiti di velocità ritenuti troppo bassi e dispositivi percepiti come strumenti di cassa.

In apertura del 2024 il picco. In poche settimane cadono impianti a Rosolina, al Passo Giau sopra Cortina, poi ancora Reggio Emilia, Cremona, Padova, Bergamo, Ravenna, Mantova e Spoleto. Tra il 24 e il 27 gennaio viene lasciato un avviso proprio nel Ravennate: prima dell’abbattimento, qualcuno appone un cartello con la scritta “in arrivo Fleximan”, una sorta di ‘firma d’autore’ che decreta il passaggio da serie di atti anonimi a fenomeno consapevole della sua risonanza.

I pali troncati (e le rivendicazioni implicite) terminano nel febbraio 2024. Da Asola è sceso il silenzio, interpretato da molti come la fine della vicenda, ma il ritorno di Mezzano rimescola le carte e la scelta del luogo appare tutto fuorché casuale: ormai il Ravennate conta sei dispositivi abbattuti e il Velocar colpito è dello stesso tipo di quello rimosso a Faenza, finito al centro di polemiche dopo aver generato multe per circa un milione di euro nel primo mese di attività.

La spaccatura dell’opinione pubblica

Sul conto di Fleximan l’opinione pubblica continua a dividersi. Da un lato c’è chi lo difende a spada tratta, considerandolo un Robin Hood moderno, dall’altro qualcuno lo definisce un semplice vandalo alla quale è stata concessa fin troppa visibilità. A tal proposito, già nel 2024 l’ex sindaco di Villa del Conte, Antonella Argenti, aveva riconosciuto la portata del fenomeno: “Non condivido questa giustizia fai da te, che però ci deve far riflettereâ€.

Sono attualmente in corso le indagini sul caso di Mezzano: le telecamere della zona vengono analizzate e la ricostruzione degli orari potrebbero aiutare a definire un responsabile. Che sia l’inizio di una nuova serie o sia destinato a rimanere un episodio isolato, a distanza di anni il mito di Fleximan non si è ancora esaurito.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 11:26:37 +0000
News n. 6
Auto contromano a Torino per 7 km, tragedia sfiorata

Dramma sfiorato sulla Tangenziale di Torino. Venerdì 2 gennaio, nel tardo pomeriggio, una Fiat Panda bianca ha imboccato la carreggiata contromano, procedendo per 7 km prima di concludere la propria corsa contro un’utilitaria rossa nei pressi dello svincolo di Venaria Reale. Stando alle prime informazioni trapelate, un ferito è stato trasportato in codice giallo all’ospedale Maria Vittoria, dove medici e infermieri potranno tenerne monitorati i progressi, anche se prevale un cauto ottimismo sul suo pronto recupero.

L’allarme lanciato sui social

L’allarme è scattato poco dopo le 17, quando diversi automobilisti hanno segnato al numero unico di emergenza la presenza della Panda che aveva imboccato la tangenziale Nord nel verso sbagliato. Nel mentre, i gruppi social frequentati dagli utenti abituali della viabilità torinese hanno iniziato a propagare il passaparola. “Attenzione, c’è un’auto contromano sulla tangenziale Nord, all’altezza di Settimo in direzione sudâ€, ha scritto un conducente, al quale hanno fatto da seguito varie altre segnalazioni che hanno contribuito ad aumentare la prudenza dei guidatori.

Le testimonianze raccolte online riferiscono dell’avvistamento della vettura bianca prima a Borgaro e poi in direzione Venaria, luogo dell’impatto. “L’ho visto passare e non si fermaâ€, scrive un altro internauta, ponendo l’accento sulla velocità e l’apparente inconsapevolezza dell’automobilista. Pochi minuti dopo la corsa del mezzo è stata interrotta dallo scontro frontale con un’utilitaria che procedeva regolarmente nel relativo senso di marcia.

A quel punto sono entrati in azione i sanitari del 118 per prestare le prime cure al ferito e disporne il trasferimento in ospedale con un codice di media gravità. Presenti anche i vigili del fuoco e gli agenti della Polizia Stradale per la messa in sicurezza dell’area e la ricostruzione dell’esatta dinamica dell’accaduto. Le operazioni di soccorso e i rilievi hanno richiesto la provvisoria chiusura di una parte della carreggiata.

I precedenti

A supporto delle Forze dell’Ordine, i tecnici di ITP, la società addetta a gestire la tangenziale torinese, si sono occupati della rimozione dei veicoli incidentati in modo da consentire la riapertura graduale della circolazione. Nel corso delle operazioni di soccorso e dei rilievi, il traffico ha subito rallentamenti sulla carreggiata in direzione Milano.

L’episodio riaccende i fari su un fenomeno preoccupante. Quello appena salito alle cronache è giusto l’ultimo di una serie di casi di veicoli rei di imboccarsi contromano su autostrade e tangenziali: solo in Piemonte, nel corso dell’ultima stagione estiva, si sono contate cinque vittime in incidenti analoghi, tra cui quelli avvenuti lungo la Torino-Bardonecchia (quando venne coinvolto un 18enne alla guida di una Apecar) e la Torino-Milano, casi diversi per dinamica ed epilogo, ma sempre riconducibili a un ingresso in senso errato.

In questo caso, sembra ci siano state conseguenze meno gravi, complice forse la rapidità delle segnalazioni e la diffusione dell’allarme sui social, che ha consentito a molti automobilisti di rallentare o accostare. A ogni modo, l’ingresso contromano su arterie ad alta velocità rappresenta tuttora uno dei maggiori rischi per la sicurezza stradale, in quanto i margini di intervento ridotti lasciano poco spazio a manovre correttive una volta che il veicolo è già inserito in carreggiata. È l’ora di prenderne atto.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 10:06:06 +0000
News n. 7
RAM, svolta storica negli USA: tornano diesel e V8 nei pick-up

Negli Stati Uniti i pick-up sono eclettici simboli culturali, sia strumenti di lavoro sia compagni di viaggio in avventure off-road nei fine settimana. RAM, il marchio a stelle e strisce del gruppo Stellantis dedicato ai veicoli commerciali e ai full size, ne è così cosciente da risparmiare e risparmiarsi rigidi dogmi per quanto riguarda le motorizzazioni.

Invece di buttarsi a capofitto sui sistemi ibridi o elettrici, torna in modo deciso al termico, tanto chiesto e apprezzato dagli utenti finali. Del resto, il mercato detta le regole e, mentre i powetrain a zero emissioni faticano a trovare spazio nei segmenti più redditizi, i vertici del brand hanno deciso di riportare al centro della strategia gli insuperabili turbodiesel ad altissima coppia e i V8 benzina di grande cilindrata. Un tuffo nel passato per conservare un ruolo da protagonista lì dove conta, nelle concessionarie, reggendo l’onda d’urto alimentata dalla discesa in campo di nuove rivali, pronte a capitalizzare ogni passo a vuoto per scalare le classifiche di vendita.

Quasi 1.500 Nm di coppia per prevalere sulla concorrenza

Come già detto in apertura, il pick-up rappresenta uno status-symbol oltreoceano, un mezzo capace di arrampicarsi su sentieri impervi e resistere alle peggiori avversità, mentre trasporta rimorchi di qualsiasi tipo. La coppia e l’autonomia reale hanno un peso decisivo nella scelta d’acquisto, lo confermano anche le difficoltà incontrate da Ford e General Motors con le rispettive proposte elettriche, mai del tutto accettate dal cliente americano tipo dei modelli full-size, legato a soluzioni tradizionali, purché evolute.

Il primo segnale forte arriva dal nuovo Ram Power Wagon, che fa la felicità degli appassionati con il turbodiesel Cummins High-Output da 6.7 litri. La coppia massima dichiarata è di 1.457 Nm, in funzione di traino e utilizzo fuoristrada, uno standard difficilmente equiparabile, che costringerà le concorrenti ad alzare ulteriormente gli standard qualitativi per non sfigurare al confronto.

In occasione del ritorno al “cuore†meccanico, il costruttore ha pensato di raccontarlo attraverso un cortometraggio, Resurrection, presentato da Tim Kuniskis, responsabile dei marchi americani, SRT Performance, marketing e strategia di vendita al dettaglio per il Nord America. L’alto dirigente ha dichiarato:

“I clienti ci chiedevano da anni di installare il motore Cummins sul Power Wagon e i nostri recenti annunci di prodotto dimostrato che Ram offre ai clienti i veicoli che desiderano. L’abbinamento del Power Wagon con il turbodiesel Cummins offre tutto ciò che i nostri fan più accaniti si aspettano: capacità fuoristrada con il miglior diesel del segmento HD. È il Power Wagon che stavano aspettando”

I V8 Hemi benzina riprendono spazio

Oltre al diesel rifanno capolino i V8 Hemi benzina. Il Ram 1500 SRT TRX incarna questa filosofia senza mezze misure, ospitando sotto il cofano un 6,2 litri sovralimentato da 777 CV, una potenza che fino a pochi anni fa apparteneva al mondo delle supercar, non a un pick-up da oltre tre tonnellate. Eppure i numeri parlano chiaro: 0-100 km/h in 3,5 secondi e una velocità massima di 190 km/h, laddove consentito. In una mossa si intercetta la domanda effettiva e si preserva posizionamento e volumi, con effetti diretti sulla gamma.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 08:58:21 +0000
News n. 8
Guida autonoma, Nvidia rilascia un nuovo software che cambia tutto

Nel dibattito sulla guida autonoma spesso si parla di sensori, chip potentissimi, mappe ad altissima definizione e algoritmi sempre più complessi, ma raramente ci si sofferma su un punto chiave che negli ultimi anni ha iniziato a emergere con forza, cioè il modo in cui un’auto interpreta ciò che ha davanti e decide cosa fare un istante dopo. In questo contesto si inserisce il rilascio da parte di Nvidia di Alpamayo-R1, un software open source che rappresenta un passo importante perché sposta l’attenzione dalla semplice percezione dell’ambiente alla capacità di comprendere le situazioni e tradurle in azioni coerenti.

Non è più solo una questione di riconoscere un pedone o una corsia, ma di capire cosa sta succedendo intorno al veicolo, interpretare segnali complessi e reagire in modo fluido, come farebbe una persona alla guida in una situazione reale, magari nel traffico cittadino o su una strada extraurbana piena di imprevisti.

La scelta di Nvidia

Alpamayo-R1 viene definito come un modello di intelligenza artificiale “vision-language-actionâ€, una formula che detta così può sembrare astratta ma che in realtà descrive un concetto piuttosto intuitivo. Il sistema riceve informazioni visive dai sensori del veicolo, le collega a una comprensione di tipo linguistico e le trasforma in decisioni operative, come sterzare, rallentare o mantenere una traiettoria. È un approccio che cerca di colmare il divario tra il vedere e l’agire, evitando che il processo decisionale sia frammentato in troppi moduli separati. In pratica l’auto non si limita a eseguire regole rigide, ma costruisce una sorta di ragionamento interno su ciò che accade davanti a lei, migliorando la pianificazione del percorso e la gestione delle situazioni dinamiche. Questo rende il comportamento del veicolo più naturale e meno “roboticoâ€, un aspetto che per la guida autonoma è diventato sempre più cruciale.

La scelta di Nvidia di rilasciare Alpamayo-R1 come software open source non è un dettaglio secondario, anzi rappresenta uno degli elementi più interessanti dell’intera operazione. Aprire il codice significa permettere a ricercatori, università, startup e case automobilistiche di studiare, adattare e migliorare il modello senza partire da zero. Nel mondo dell’automotive questo approccio accelera l’innovazione perché riduce le barriere di accesso a tecnologie avanzate, favorendo una sorta di intelligenza collettiva. Invece di sviluppare soluzioni isolate e spesso incompatibili tra loro, diventa possibile lavorare su una base comune, condividendo progressi e correggendo limiti in modo più rapido. È un po’ come mettere sul tavolo una lingua comune per far dialogare meglio i diversi sistemi di guida autonoma, con benefici evidenti in termini di sicurezza, affidabilità e velocità di sviluppo.

Dalla visione all’azione: come “ragiona†il sistema

Uno degli aspetti più affascinanti di Alpamayo-R1 è il modo in cui unisce visione e linguaggio per arrivare all’azione. Tradizionalmente i sistemi di guida autonoma separano la percezione dall’elaborazione delle decisioni, creando catene complesse che a volte faticano a gestire eventi imprevisti. Qui invece l’idea è quella di integrare tutto in un flusso più continuo, dove ciò che viene visto viene immediatamente contestualizzato e trasformato in un’istruzione comprensibile per il veicolo. È come se l’auto raccontasse quello che sta osservando e, sulla base di questo racconto interno, decidesse come muoversi. Questo approccio migliora la pianificazione della traiettoria e riduce le reazioni brusche o poco naturali, rendendo la guida più simile a quella umana, soprattutto nelle situazioni in cui servono interpretazione e buon senso più che semplici regole.

Parlare di auto che pensano può sembrare un’espressione azzardata, ma rende bene l’idea di ciò che Nvidia sta cercando di fare con Alpamayo-R1. Non si tratta di dare al veicolo una coscienza, ovviamente, ma di avvicinare il processo decisionale a quello umano, fatto di osservazione, interpretazione e scelta. In un incrocio affollato, per esempio, non basta riconoscere semafori e segnali, serve capire le intenzioni degli altri mezzi, anticipare movimenti e adattarsi in tempo reale. Un sistema basato su visione, linguaggio e azione integrati ha più strumenti per affrontare questo tipo di contesto rispetto a modelli più rigidi. È qui che la guida autonoma smette di essere solo un esercizio tecnologico e inizia a diventare qualcosa di realmente utilizzabile su larga scala, perché si avvicina alle logiche della guida quotidiana.

Nvidia rilascia un nuovo software AI per l'automotive
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Il nuovo software di Nvidia sarà completamente open source

L’introduzione di un software come Alpamayo-R1 ha ricadute che vanno oltre la pura ricerca e sviluppo. Per le case automobilistiche significa poter contare su una base tecnologica avanzata per migliorare i sistemi di assistenza alla guida e, in prospettiva, le soluzioni di autonomia più spinta. Per i fornitori di componenti e software apre la possibilità di integrare più facilmente le proprie tecnologie in un ecosistema condiviso. Anche dal punto di vista normativo, un approccio più trasparente e collaborativo può facilitare il dialogo con le autorità, perché rende più chiaro come funzionano i sistemi decisionali. In sintesi, l’effetto non è solo tecnico ma anche industriale e culturale, perché spinge tutto il settore verso una maggiore apertura e collaborazione, elementi sempre più necessari in un ambito complesso come quello della mobilità autonoma.

Sicurezza e affidabilità al centro del progetto

Quando si parla di guida autonoma, il tema della sicurezza resta inevitabilmente centrale, e Alpamayo-R1 nasce proprio con l’obiettivo di migliorare l’affidabilità dei sistemi decisionali. Un modello capace di comprendere meglio ciò che vede e di pianificare le azioni in modo più coerente riduce il rischio di comportamenti imprevedibili o incoerenti. La possibilità di analizzare il codice open source consente inoltre di individuare più facilmente eventuali criticità, correggerle e adattare il sistema a contesti diversi. Questo processo continuo di verifica e miglioramento è fondamentale per costruire fiducia intorno alle tecnologie di guida autonoma, che devono dimostrare di saper gestire non solo le situazioni ideali ma anche quelle più complesse e meno prevedibili, come traffico intenso, condizioni meteo variabili o infrastrutture non perfette.

Il rilascio di Alpamayo-R1 può essere letto come un segnale chiaro della direzione che Nvidia e, più in generale, l’intero settore automotive stanno prendendo. L’attenzione si sposta sempre di più sull’intelligenza del software, sulla capacità dei veicoli di interpretare il mondo e di prendere decisioni in modo flessibile. In questo scenario, l’hardware resta fondamentale, ma diventa il supporto di un “cervello†sempre più sofisticato. L’open source accelera questo percorso perché favorisce la diffusione delle idee migliori e stimola un confronto continuo tra approcci diversi. Se il futuro della mobilità autonoma passa da auto che vedono, capiscono e agiscono in modo integrato, iniziative come questa rappresentano un tassello importante, forse non risolutivo da solo, ma sicuramente decisivo per avvicinare la tecnologia alla vita reale sulle strade.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 07:01:27 +0000
News n. 9
Sciopero dei trasporti gennaio 2026: calendario e orari città per città

A gennaio 2026 sono numerosi gli scioperi già programmati in Italia nei settori dei trasporti pubblici, ferroviari, merci e taxi. L’articolo riporta il calendario degli scioperi principali, con dettaglio di date, orari, città e categorie interessate, utile per chi si sposta per lavoro o esigenze personali. Tutti gli eventi inclusi riguardano esclusivamente il periodo compreso tra il 3 e il 31 gennaio 2026, come da dati ufficiali.

Sciopero 08 gennaio 2026

Nella regione Abruzzo è indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 9.00 alle 13.00, nel settore trasporto pubblico locale, che coinvolge il personale della società TUA delle unità di produzione delle province di Pescara, Teramo e Chieti. I sindacati coinvolti sono OSP FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL e ORSA AUTOFERRO TPL per lo sciopero su scala regionale.

Nella città di Napoli è previsto per l’intera giornata uno sciopero nel trasporto pubblico locale; coinvolto il personale della Divisione Ferro e delle Linee Vesuviane della società EAV. Lo sciopero è indetto dal sindacato OSP FAISA-CONFAIL.

Nella città di Bolzano sciopero di 4 ore, dalle 16.00 alle 20.00, per il personale della società SASA, indetto dai sindacati OSR UGL/USB LAVORO PRIVATO/ORSA TRASPORTI.

Sciopero 09 gennaio 2026

In tutta la regione Sardegna, lo sciopero coinvolge il personale della società ARST delle province di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano e riguarda l’intera giornata lavorativa. Lo sciopero è indetto dal sindacato OSR/OSP ORSA AUTOFERRO TPL.

A livello nazionale, sono programmati diversi scioperi nel comparto aereo che riguardano il personale Swissport Italia, aeroporti di Milano Linate e Malpensa, il personale navigante easyJet, addetti handling Assohandlers, e assistenti di volo Vueling Airlines. Gli scioperi hanno differenti durate: 24 ore, 8 ore (dalle 10:00 alle 18:00), 4 ore (dalle 13:00 alle 17:00), con coinvolgimento di numerosi sindacati di categoria tra cui UILT-UIL, FILT-CGIL, FIT-CISL, CUB Trasporti e altri.

Nella città di Campobasso (Molise) sciopero di 4 ore, dalle 08.59 alle 12.59, del personale della società GTM di Termoli, indetto da OSR UILT-UIL.

Sciopero 10 gennaio 2026

A livello nazionale, sciopero di 8 ore nel comparto ferroviario. Sono coinvolti i lavoratori della manutenzione infrastrutture della società RFI. Lo sciopero è proclamato da ASSEMBLEA NAZIONALE LAVORATORI MANUTENZIONE INFRASTRUTTURA RFI e COBAS LAVORO PRIVATO/COORDINAMENTO FERROVIERI.

Sciopero 12 gennaio 2026

Nella regione Lombardia sciopero di 23 ore, dalle 03:00 del 12 gennaio alle 02:00 del 13 gennaio, per il personale della società Trenord, indetto da OSR ORSA FERROVIE.

Sciopero 13 gennaio 2026

Nella regione Umbria sciopero di 24 ore (varie modalità), coinvolge il personale Busitalia Sita Nord, indetto da OSR USB LAVORO PRIVATO.

A livello nazionale sciopero dei taxi per 24 ore, dalle 00.00 alle 24.00, che coinvolge addetti al servizio taxi di tutta Italia. Le sigle coinvolte sono CLAAI, URITAXI, UTI, UNIMPRESA, ORSA TAXI, UGL TAXI, FEDERTAXI CISAL, e molte altre.

Sciopero 14 gennaio 2026

Nella regione Emilia-Romagna sciopero di 24 ore per il personale della società Dinazzano Po, settore trasporto merci. Indetto da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL-FNA/FAISA-CISAL.

A livello nazionale, trasporto merci: sciopero del personale Captrain Italia per 24 ore, dalle 16.01 del 14 gennaio alle 16.00 del 15 gennaio, proclamato da FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL.

Sciopero 15 gennaio 2026

Nella regione Lombardia sciopero di 24 ore (varie modalità) per il personale del Gruppo ATM di Milano, proclamato da AL-COBAS.

Sciopero 16 gennaio 2026

Nella regione Molise sciopero di 5 ore, dalle 18.00 alle 23.00, personale aziende TPL extraurbano, indetto da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/FAISA-CISAL.

Nella città di Roma sciopero di 4 ore, dalle 12.30 alle 16.30, personale Paolo Scoppio Autolinee. Indetto da OSR FAISA-CISAL.

Nella città di Palermo sciopero di 24 ore nel settore trasporto pubblico locale, personale Segesta Autolinee e Autoservizi Russo, indetto da OSR FAISA-CISAL.

Nella città di Catania sciopero di 24 ore, personale Etna Trasporti, indetto da OSR FAISA-CISAL.

Nella città di Enna sciopero di 24 ore, personale Interbus, proclamato da OSR FAISA-CISAL.

Sciopero 23 gennaio 2026

Nella città di Napoli sciopero di 8 ore, dalle 9.00 alle 17.00, che coinvolge il personale Trenitalia OMCC di S. Maria La Bruna, proclamato da OSR FIT-CISL.

Sciopero 29 gennaio 2026

Nella città di Ancona sciopero di 24 ore, settore trasporto pubblico locale, personale società Conerobus, indetto da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL.

Sciopero 30 gennaio 2026

Nella città di Bologna (Emilia-Romagna) sciopero ferroviario di 8 ore, dalle 9.01 alle 16.59, per il personale RFI COABO – Circolazione e Orario Area Bologna, proclamato da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/ORSA.

Nella città di Palermo sciopero di 4 ore, dalle 9.00 alle 13.00, per il personale Autolinee Gallo, Giamporcaro e Sais.

Sciopero 31 gennaio 2026

Nella regione Veneto sciopero di 4 ore, dalle 13.00 alle 17.00, personale ENAV di Verona Airport, proclamato da OSL FIT-CISL/UILT-UIL/UGL-TA/FAST-CONFSAL-AV + RSA.

Fonte: Mit

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 07:00:00 +0000
News n. 10
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Oggi 03 gennaio 2026 proponiamo il quadro sintetico dei prezzi medi dei carburanti sulla rete autostradale italiana in base all’ultimo aggiornamento disponibile. Secondo i dati ufficiali aggiornati al 02-01-2026, i livelli medi rilevati sono: benzina self 1.762 €, gasolio self 1.751 €, gpl servito 0.829 €, metano servito 1.486 €. Il prezzo alla pompa nasce dall’incontro tra una componente industriale (costo della materia prima e margine lordo) e la componente fiscale (accise e IVA), con dinamiche influenzate dalle quotazioni internazionali e dal cambio euro/dollaro. Di seguito trovi i numeri aggiornati per l’autostrada e, a seguire, una guida pratica per capire come si forma il costo di benzina e gasolio.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento dei dati: 02-01-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO (€)
Benzina SELF 1.762
Gasolio SELF 1.751
GPL SERVITO 0.829
Metano SERVITO 1.486

Come si compone il costo dei carburanti

Per la benzina, la struttura del prezzo finale è dominata dalla componente fiscale pari al 58%, nettamente superiore alla componente industriale che pesa per il 42%. Le imposte comprendono accise e IVA; quest’ultima è applicata sul valore imponibile che ricomprende anche le accise, contribuendo a stabilizzare il gettito ma amplificando le variazioni quando cambiano i listini. All’interno della quota industriale, il costo della materia prima incide per il 30% del prezzo. Questa voce riflette l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e l’effetto del cambio euro/dollaro: se i mercati all’ingrosso salgono o l’euro si indebolisce, il costo tende ad aumentare, e viceversa. Il margine lordo vale il 12% del prezzo e copre logistica, stoccaggio, distribuzione, gestione della rete e il profitto dell’operatore. È l’area sulla quale il gestore può intervenire con politiche commerciali (sconti temporanei, promozioni, differenziazione per fasce orarie o aree) per allineare la propria offerta al contesto concorrenziale. Sulla rete autostradale, inoltre, incidono costi specifici connessi al servizio (presidi h24, standard di sicurezza e di assistenza) che si riflettono soprattutto nella parte di margine. Nel complesso, la benzina risente di forze esogene (mercati e cambio) e di leve endogene (politiche di prezzo) che, sommandosi al carico fiscale, determinano il valore finale pagato dall’automobilista.

Per il gasolio, la ripartizione è diversa: la componente fiscale pesa per il 45%, mentre la componente industriale arriva al 55%. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima rappresenta il 45% del prezzo. Anche qui contano le quotazioni internazionali, in questo caso dei distillati medi, e il cambio euro/dollaro: variazioni del prezzo del greggio e del differenziale di raffinazione (crack spread) si trasferiscono, con vari gradi di rapidità, ai listini. Il margine lordo ammonta al 10% e copre trasporto, logistica, gestione degli impianti e il ritorno economico per gli operatori, risultando la leva più immediata per eventuali aggiustamenti alla pompa. La diversa struttura fiscale rispetto alla benzina contribuisce a rendere il gasolio relativamente più sensibile ai movimenti industriali e alle condizioni del mercato all’ingrosso, specialmente in periodi di forte volatilità della domanda o di tensioni logistiche. Sulla rete autostradale, poi, fattori come la continuità del servizio, la localizzazione delle aree di rifornimento e i maggiori costi operativi possono incidere principalmente sul margine. In sintesi, il prezzo del gasolio è il risultato dell’intreccio tra fiscalità, dinamiche internazionali dei prodotti petroliferi e strategie commerciali dei distributori, che si combinano nel valore pagato dagli utenti.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 07:00:00 +0000
News n. 11
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.672 per la benzina, 1.658 per il diesel, 0.705 per il gpl, 1.421 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.655
Benzina SELF 1.662
GPL SERVITO 0.698
Metano SERVITO 1.404

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.660
Benzina SELF 1.700
GPL SERVITO 0.681
Metano SERVITO 1.452

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.714
Benzina SELF 1.719
GPL SERVITO 0.772
Metano SERVITO 1.581

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.663
Benzina SELF 1.693
GPL SERVITO 0.731
Metano SERVITO 1.502

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.632
Benzina SELF 1.669
GPL SERVITO 0.638
Metano SERVITO 1.388

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.643
Benzina SELF 1.654
GPL SERVITO 0.671
Metano SERVITO 1.343

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.665
Benzina SELF 1.672
GPL SERVITO 0.673
Metano SERVITO 1.356

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.640
Benzina SELF 1.649
GPL SERVITO 0.663
Metano SERVITO 1.468

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.666
Benzina SELF 1.673
GPL SERVITO 0.779
Metano SERVITO 1.419

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.642
Benzina SELF 1.644
GPL SERVITO 0.664
Metano SERVITO 1.373

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.638
Benzina SELF 1.650
GPL SERVITO 0.701
Metano SERVITO 1.312

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.663
Benzina SELF 1.679
GPL SERVITO 0.696
Metano SERVITO 1.410

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.646
Benzina SELF 1.644
GPL SERVITO 0.667
Metano SERVITO 1.418

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.648
Benzina SELF 1.685
GPL SERVITO 0.655
Metano SERVITO 1.470

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.669
Benzina SELF 1.664
GPL SERVITO 0.795

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.664
Benzina SELF 1.702
GPL SERVITO 0.759
Metano SERVITO 1.741

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.655
Benzina SELF 1.643
GPL SERVITO 0.685
Metano SERVITO 1.441

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.679
Benzina SELF 1.698
GPL SERVITO 0.722
Metano SERVITO 1.311

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.656
Benzina SELF 1.669
GPL SERVITO 0.693
Metano SERVITO 1.316

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.681
Benzina SELF 1.693
GPL SERVITO 0.808

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 gennaio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.644
Benzina SELF 1.651
GPL SERVITO 0.673
Metano SERVITO 1.304

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 07:00:00 +0000
News n. 12
La Fiat Panda è sempre la più venduta in Italia: i dati del 2025 a confronto con gli anni precedenti

La Fiat Panda continua a essere il modello più venduto in Italia. I dati sulle immatricolazioni nel corso del 2025 confermano il ruolo di best seller della segmento A che, in termini di volumi, ha “doppiato” il secondo modello più venduto in Italia. Nel corso degli ultimi anni, però, la Panda non riesce più a raggiungere i numeri di un tempo anche se nel 2025 è tornata sopra quota 100.000 unità immatricolate. Nonostante il calo rispetto al passato, la segmento A continua a macinare vendite e a soddisfare gli automobilisti italiani, anche grazie a un prezzo sempre molto accessibile, soprattutto in rapporto agli standard attuali del mercato delle quattro ruote. Andiamo a fare il punto sulle vendite della Panda e su cosa è cambiato nel corso degli ultimi anni.

La best seller del mercato italiano

Come confermato dai dati sulle immatricolazioni del 2025, che certificano un rallentamento di tutto il mercato italiano, la Fiat Panda è ancora la best seller del mercato, con un totale di 102.485 unità vendute. Questo dato è pari a più del doppio rispetto a quanto registrato dal secondo modello più venduto, la Dacia Sandero, che si ferma a 48.398 unità. Dopo il calo registrato lo scorso anno, la Panda è riuscita a tornare sopra quota 100.000 unità immatricolate in un anno, grazie anche al lavoro fatto da Fiat che ha aggiornato il modello con la versione Pandina e ha confermato la produzione anche per i prossimi anni. Il 2026 inizia, quindi, nel modo giusto per il modello che punta a confermarsi nuovamente come il più venduto in Italia.

Il confronto con gli anni scorsi

Un’analisi delle immatricolazioni della Fiat Panda nel corso degli ultimi anni conferma l’attuale stato del modello sul mercato. I numeri registrati fino al 2017, anno concluso con ben 145 mila unità immatricolate, sono oggi lontanissimi. Nello stesso tempo, però, il muro delle 100.000 unità è stato superato e dati registrati nel corso del 2025 sono molto simili a quelli del 2022 e del 2023. In sostanza, la Panda riesce ancora a generare volumi di vendita elevati, nonostante l’età avanzata del progetto. Ecco i dati sulle immatricolazioni in Italia della Segmento A del marchio italiano dal 2017 al 2025 raccolti grazie al database di UNRAE:

  • 2017: 145.919
  • 2018: 124.266
  • 2019: 138.132
  • 2020: 110.465
  • 2021: 112.298
  • 2022:105.384
  • 2023: 102.625
  • 2024: 99.871
  • 2025: 102.485

Il futuro è ora tutto da scrivere. La Panda ha dimostrato di poter continuare a garantire risultati importanti per Fiat, anche se con numeri inferiori rispetto al passato. La Casa italiana non ha alcuna intenzione di rinunciare alla sua best seller che resterà in produzione ancora per qualche anno. I piani attuali di Stellantis prevedono un’estensione della produzione almeno fino al 2030. La strategia potrebbe cambiare in futuro, anche in base a quelle che saranno le scelte normative in merito ai modelli con motore termico. Per il momento, però, è chiaro che la Panda continuerà a essere un’icona del mercato italiano, ritagliandosi anno dopo anno il ruolo di best seller e staccando nettamente tutte le altre concorrenti. L’appuntamento con i nuovi dati di vendita della Panda è fissato per l’inizio del mese di febbraio quando saranno pubblicati i dati relativi al mese di gennaio.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 06:30:54 +0000
News n. 13
La GR86 da rally esiste davvero, come acquistarla e quanto costa

Una sportiva in grado di andare in fuoristrada, garantendo prestazioni eccellenti. Si tratta della Toyota GR86 da rally, un progetto che esiste davvero e che può anche essere acquistato dai collezionisti. È tutto merito di Kuhl Racing, tuner che ha realizzato una versione mai vista prima della sportiva di Toyota. Si tratta di un progetto sicuramente molto interessante e ampiamente personalizzato che permette di conservare il carattere sportivo del modello della Casa nipponica ma arricchendone il carattere con un look completamente differente da quello a cui gli appassionati sono abituati. Andiamo a scoprire tutti i dettagli in merito.

Una sportiva da rally

Il progetto realizzato da Kuhl Racing si chiama Toyota GR86 Outroad. Il modello è dotato di un assetto rialzato, rispetto alla coupé di serie, e può contare sulla trazione posteriore. L’altezza da terra è incrementata di 7,5 cm ma con un optional è possibile aggiungere un sistema di sollevamento idraulico che consente di ottenere 4 cm ulteriori di altezza e, quindi, affrontare anche i fondi più complessi senza timori. Anche la carrozzeria è personalizzata rispetto alla versione di serie, con un design più robusto e massiccio e con la presenza anche delle barre sul tetto. Per quanto riguarda il motore, elemento centrale di ogni sportiva, la Outroad può contare su un propulsore boxer a quattro cilindri da 2,4 litri. Si tratta del motore “di serie” della GR86 che però può essere personalizzato con un kit turbo optional, realizzato appositamente da Kuhl Racing, che consente l’aggiunta di 50 CV in più. Il motore può essere abbinato al cambio manuale oppure al cambio automatico. Ci sono anche i cerchi in lega VERZ-WHEELS DDR da 18 pollici.

Pronta per conquistare il Giappone

La Toyota GR86 Outroad è pronta a conquistare gli appassionati alla ricerca di un modello davvero unico nel suo genere. Kuhl ha confermato che il modello sarà mostrato in pubblico la prossima settimana, in occasione del Tokyo Auto Salon 2026, evento che segue il Mobility Show andato in scena tra fine ottobre e inizio novembre. Successivamente è prevista la partenza della fase di commercializzazione (per il momento riservata al mercato nipponico). Per quanto riguarda i prezzi, al cambio attuale, il kit completo per l’Outroad costerà 26.600 euro mentre per la sola carrozzeria ne serviranno 11.800 euro.

Il kit turbo per il motore, invece, comporta una spesa di 8.300 euro. Al momento, non ci sono informazioni su un possibile debutto europeo del progetto di Kuhl Racing. Con il cambio euro/yen particolarmente favorevole per gli europei, di certo, tanti appassionati sarebbero pronti a importare la vettura per mettersi alla guida di un modello unico nel suo genere e in grado di abbinare prestazioni elevate, un design sportivo ma anche un carattere off-road unico. Ulteriori dettagli in merito alla Toyota GR86 Outroad arriveranno in occasione della presentazione in pubblico, in programma la prossima settimana a Tokyo, oppure consultando il sito ufficiale del tuner, disponibile all’indirizzo kuhl-japan.com.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 06:30:34 +0000
News n. 14
Mercato auto: immatricolazioni in calo in Italia nel 2025: ecco i dati ufficiali

Nonostante un mese di dicembre positivo, il 2025 si chiude con un calo delle immatricolazioni per il mercato italiano delle quattro ruote. Ci sono, però, anche delle buone notizie. Le elettriche e le ibride plug-in, infatti, sono in netta crescita rispetto al 2024. A guidare il mercato, per volumi di vendita, c’è sempre Stellantis, che però deve fare i conti con un calo più marcato rispetto al dato medio. Tra le vetture, infine, la più venduta è la “solita” Panda che si conferma, con ampio margine, la vest seller italiana. Andiamo a fare il punto sulle vendite di autovetture in Italia.

Il 2025 è negativo

Nel corso del mese di dicembre 2025, sul mercato italiano sono state vendute 109.626 autovetture con un incremento dell’1,9% rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente. Questo risultato non è sufficiente a invertire il trend dei mesi scorsi. Il dato complessivo del 2025, infatti, è negativo. Nel corso dell’anno appena terminato sono state vendute 1.538.349 unità con un calo del 2,5% rispetto ai risultati ottenuti nel corso del 2024. Ricordiamo che anche in Europa si registra un calo delle immatricolazioni, anche se per il dato complessivo del 2025 bisognerà attendere ancora qualche settimana.

Crescono elettriche e ibride plug-in

Il calo globale del mercato non impatta le performance delle auto elettriche e delle auto ibride plug-in che continuano a far registrare ottimi risultati. Per quanto riguarda le auto elettriche, in particolare, si registra un totale di 94.973 immatricolazioni con un incremento del 44% su base annua e con una quota di mercato del 6,2% (+2 punti rispetto all’anno precedente). A contribuire al successo delle BEV c’è stato anche il contributo degli incentivi.

Risultati ancora migliori arrivano dalle auto plug-in hybrid. Le ibride “alla spina”, infatti, chiudono il 2025 con un totale di 99.424 unità vendute, superando di poco le elettriche. Questo risultato si traduce in un incremento delle immatricolazioni pari a 88,1% e in una quota di mercato del 6,5% (con un incremento di 3,2 punti rispetto all’anno precedente). Il market share complessivo delle auto plug-in, quindi, arriva a 12,7% con un incremento di 5,2 punti rispetto ai dati dello scorso anno.

I protagonisti del mercato

A guidare il mercato italiano è sempre il Gruppo Stellantis, con un totale di 425.891 unità immatricolate e un calo del 6,25% rispetto ai dati del 2024. Seconda posizione per Volkswagen, che si ferma a 250.597 unità, con un calo del 2,13%, mentre al terzo posto della classifica dei Gruppi troviamo Renault, con 169.619 unità e un calo dell’8,02%.

Tra le auto più vendute, invece, al primo posto c’è sempre la Fiat Panda che, anche quest’anno, riesce a superare il target delle 100.000 unità vendute, raggiungendo quota 102.485 esemplari immatricolati nel corso del 2025. La Panda “doppia” tutte le altre. Il secondo posto della classifica delle auto vede la Dacia Sandero, con 49.445 unità, mentre al terzo posto c’è la Jeep Avenger, con 48.376 unità. Il modello di Jeep è anche il SUV più venduto in Italia.

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 18:00:10 +0000
News n. 15
Auto aziendali, disponibili le Tabelle Aci 2026 per rimborsi chilometrici e fringe benefit

Per le auto aziendali concesse in uso promiscuo ai lavoratori, a partire dal 1° gennaio 2026, è necessario prendere in considerazione le nuove Tabelle ACI, già disponibili online. Si tratta di un elemento essenziale per determinare il valore economico dei servizi offerti dal datore di lavoro e, quindi, calcolare i rimborsi chilometrici e i fringe benefit. Andiamo a scoprire tutti i dettagli in merito.

Le novità

Le Tabelle ACI 2026 sono fondamentali per il calcolo dei rimborsi chilometrici, sia in caso di utilizzo di un’auto di proprietà sia in caso di auto fornita dall’azienda in uso promiscuo. Nel primo scenario, il rimborso concesso è esentasse e, quindi, non è necessario pagare l’Irpef. C’è poi la questione dei fringe benefit, quando l’auto viene fornita al dipendente non solo per l’attività lavorativa ma anche per uso privato. In questo scenario, il valore del carburante è considerato come reddito di lavoro ed è, quindi, soggetto a una tassazione, con una trattenuta direttamente in busta paga.

Le Tabelle Aci 2026 sono utilizzabili per determinare il valore esatto del rimborso, che non tiene conto dei chilometri reali ma di vari parametri inclusi all’interno delle tabelle, comprese le emissioni di CO2. In questo caso, per il 2026, per la determinazione del fringe benefit si considera il 10% del costo chilometrico per le auto elettriche e il 20% per le auto ibride plug-in. Per tutte le altre vetture, invece, la percentuale da considerare è del 50%. Come annunciato nei mesi scorsi, la norma riguarda i veicoli immatricolati dopo il 1° gennaio 2025 e concessi in uso promiscuo dall’azienda a un suo lavoratore dipendente in una qualsiasi data successiva a quella di immatricolazione. Per i fringe benefit è prevista una soglia di esenzione di 1.000 euro per i lavoratori che non hanno figli, mentre per chi ha figli a carico si sale fino a una soglia di 2.000 euro.

Come accedere alle tabelle

Per consultare le Tabelle ACI 2026 basta visitare il sito ufficiale di ACI (aci.gov.it) e accedere alla sezione dedicata ai Servizi e poi selezionare la voce Tutti i servizi online. In questa sezione, gli automobilisti hanno la possibilità di accedere a una lunga serie di tool, ad esempio per il calcolo del bollo e del superbollo. Tramite il motore di ricerca integrato è possibile recuperare il servizio di proprio interesse. Di conseguenza, cercando “fringe benefit” sarà possibile accedere alla sezione dedicata. Sono disponibili le seguenti tipologie di veicolo:

  • autocaravan;
  • autoveicoli benzina in produzione;
  • autoveicoli elettrici in produzione;
  • autoveicoli a gasolio in produzione;
  • autoveicoli GPL in produzione;
  • autoveicoli ibridi benzina in produzione;
  • autoveicoli ibridi a gasolio in produzione;
  • autoveicoli plug-in in produzione;
  • autoveicoli benzina fuori produzione;
  • autoveicoli elettrici fuori produzione;
  • autoveicoli gasolio fuori produzione;
  • autoveicoli GPL – metano fuori produzione;
  • autoveicoli ibridi benzina fuori produzione;
  • autoveicoli ibridi a gasolio fuori produzione;
  • autoveicoli plug-in fuori produzione;
  • motoveicoli.

Per ogni tipologia di veicolo è presente un file excel da scaricare, in modo da poter consultare le nuove Tabelle Aci 2026 di proprio interesse. Così, da poter soddisfare la curiosità e l’interessa di qualsiasi categoria di automobilista coinvolto dagli aggiornamenti previsti nel nuovo anno 2026.

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 15:00:05 +0000
News n. 16
Tutte le auto che non verranno più prodotte nel 2026

Un 2026 in cui ci aspettano tanti debutti e aggiornamenti di gamme sempre più orientate all’elettrificazione. Ma proprio per inseguire questi obiettivi e, rispondere alle esigenze di mercato, alcuni modelli lasceranno per sempre il mercato. Per qualche vettura si tratta di un addio annunciato da tempo, per altre una scelta dettata dalle vendite, per altre ancora una razionalizzazione di un’offerta troppo affollata. I modelli pronti a lasciare il mercato quest’anno sono tanti, alcuni più dolorosi di altri. Vediamo allora, uno per uno, quali sono i modelli a cui diremo addio nel 2026:

Alpine A110

Iniziamo subito con uno dei casi più emblematici di questo momento automobilistico: l’addio dell’Alpine A110 per come la conosciamo ora. Modello storico tornato alla luce nel 2017, ha riportato sulle strade una leggenda con una filosofia chiara, fatta di leggerezza, divertimento e trazione rigorosamente al posteriore.

Nonostante un progetto che ha conquistato gli appassionati, nel 2026 la sua avventura si interromperà. Alpine ha già chiarito che il futuro del marchio sarà elettrico, o quantomeno fortemente elettrificato, e che l’A110 così come la conosciamo oggi non avrà un’erede diretta a benzina. Una scelta strategica che guarda oltre il presente e mette i tasselli per ciò che diventerà sempre più frequente nei prossimi anni.

Tre modelli Audi

Audi è uno dei marchi che più di altri sta rivedendo la propria offerta, mettendo le basi per le novità che arriveranno ai margini della propria gamma. Infatti nel 2026 usciranno di scena tre modelli chiave:

Le prime a salutare saranno A1 e Q2, due compatte che negli anni hanno rappresentato l’accesso al mondo dei Quattro Anelli. Entrambe verranno sostituite da un crossover completamente elettrico, in linea con la nuova filosofia del marchio e con le indicazioni normative europee. A queste si aggiunge anche A7 Sportback, destinata a lasciare spazio a una gamma più razionalizzata per evitare sovrapposizioni interne con la A6 di nuova generazione. Un addio che segna la fine di una delle berline-coupé più eleganti del marchio.

Addii sportivi per BMW

Il 2026 sarà un anno amaro per gli appassionati BMW e in generale di sportività. La Z4 andrà definitivamente in pensione dopo aver salutato con una versione finale. Nessuna erede diretta è prevista, almeno nel breve periodo, segno che il segmento delle roadster tradizionali non è più centrale nelle strategie del marchio. Stessa sorte per la Serie 8, che chiuderà la propria carriera senza una sostituta diretta. Anche il SUV coupé X4 uscirà di scena, ma in questo caso il testimone verrà raccolto dalla futura iX4, completamente elettrica.

Ford Focus

Uno degli addii più significativi riguarda la Ford Focus. A novembre 2025 è già uscito dalle linee di produzione l’ultimo esemplare della celebre hatchback, sia in versione berlina che wagon. La Focus verrà sostituita (per così dire) da un nuovo SUV-crossover, disponibile con motorizzazioni mild e full hybrid. È la fine di un modello che per oltre vent’anni ha rappresentato un riferimento nel segmento C europeo.

Il 2026 segna addii storici come la Ford Focus
Ufficio Stampa Ford
Dopo oltre 25 anni, la Ford Focus abbandona il mercato nel 2026

Fiat Tipo

Anche Fiat effettua pulizia all’interno della propria gamma per prepararsi a un futuro più elettrificato. La Fiat Tipo infatti, prodotta in Turchia nello stabilimento di Bursa, dovrebbe terminare la propria produzione nel giugno del 2026. Al suo posto ci si aspetta una nuova Fiat Fastback, modello che secondo le indiscrezioni dovrebbe essere costruita in Marocco a partire dal prossimo anno. 

Honda Civic Type R

Per l’Europa, il 2026 segna la fine della Honda Civic Type R. L’iconica sportiva che ha insegnato al mondo il piacere di guida a trazione anteriore, uscirà dai listini nei mercati dove i limiti di CO₂ allo scarico sono più severi, mentre continuerà a essere prodotta e venduta altrove. Per una possibile erede, quasi certamente ibrida o elettrica, bisognerà attendere almeno il 2027.

Jeep Renegade

Già da ottobre lo stabilimento di Stellantis a Melfi ha messo fuori produzione la Jeep Renegade, uno dei modelli Jeep più amati in Europa e Italia, ma vicino in quanto a posizionamento ad Avenger e Compass. Proprio per questo, al momento non si parla di eredi diretti, anche se qualche voce non confermata annunciava un possibile nuovo fuoristrada compatto. 

La gamma Mercedes cambia volto

Il 2026 sarà un anno di profondi cambiamenti anche per Mercedes. Il debutto delle nuove CLA, GLB e GLC sembra destinato a chiudere la carriera delle attuali Classe B, EQA ed EQB, anche se la Casa tedesca non ha ancora ufficializzato tutto.

È invece molto probabile l’addio alle varie Mercedes-Benz EQE ed EQE SUV entro fine 2026, così come una revisione profonda della gamma AMG, con l’uscita di scena dei modelli dotati del quattro cilindri ibrido da due litri.

Mitsubishi Space Star

La Mitsubishi Space Star dovrebbe uscire di produzione a causa degli elevati costi di adeguamento alle normative europee su emissioni, sicurezza e ADAS. Nel 2026 resterà quindi in gamma solo la Colt, che, grazie all’alleanza con Renault, adotterà forme e tecnologie della nuova Clio, comprese le motorizzazioni benzina, GPL e full hybrid.

Porsche 718

Il 2025 ha segnato l’ultimo anno di produzione per Porsche 718 Cayman e Boxster con motori boxer a benzina. Dal 2026 il nome 718 continuerà a vivere, ma con una nuova generazione che affiancherà versioni elettriche e termiche nella transizione verso un futuro a zero emissioni.

Renault Arkana

Renault razionalizza la propria gamma con l’uscita di scena della Arkana nel 2026. Il SUV coupé, lungo 4,56 metri, si colloca tra Austral e Rafale e risulta ormai sovrapposto alla nuova Symbioz ibrida e alla Scenic E-Tech Electric.

Toyota Supra

L’addio della Toyota Supra è legato a doppio filo a quello della BMW Z4. Più che un addio definitivo, però, si tratta di un arrivederci: nel 2027 arriverà una nuova Supra sviluppata interamente da Toyota, con il marchio GR ben in evidenza.

Volkswagen Touareg

Con la Final Edition, ordinabile fino a marzo 2026, si chiude la storia della Volkswagen Touareg con motori benzina e diesel. Tre generazioni e quasi 25 anni di carriera per uno dei SUV più rappresentativi del marchio. Si parla di una futura ID.Touareg elettrica, ma non prima di un paio d’anni.

Volvo gamma V

Anche Volvo rivede i propri piani. La V90 non viene più prodotta dallo scorso settembre e nel 2026 potrebbe toccare alla V60, inclusa la variante Cross Country. Le recenti riflessioni sul Green Deal europeo potrebbero influenzare la strategia elettrica del marchio, ma per ora il destino delle grandi wagon sembra segnato.

Il 2026 sarà dunque un anno di transizione, forse uno dei più significativi degli ultimi decenni. Un anno in cui molte auto simbolo saluteranno le strade europee, lasciando spazio a un futuro ancora tutto da scrivere.

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 13:20:01 +0000
News n. 17
Dakar 2026, si parte il 3 gennaio

È tutto pronto per la partenza della Dakar 2026. La competizione, un vero e proprio simbolo del mondo dei motori, prenderà il via il 3 gennaio . Anche quest’anno, tutto il percorso di gara si svolgerà in Arabia Saudita, con partenza e arrivo a Yanbu. Si tratta di una gara che, anno dopo anno, riesce a rinnovarsi pur restando fedele alla tradizione (la prima edizione risale al 1979). Andiamo a scoprire tutti i dettagli in merito all’evento che dà il via ufficiale alla stagione di motorsport del 2026.

Parte la Dakar

Il rally-raid più famoso al mondo sta per partire. La competizione prenderà il via il prossimo 3 gennaio e si concluderà il successivo 17 gennaio. Per il sesto anno consecutivo, la Dakar si svolgerà in Arabia Saudita, scenario ideale per dare vita a una gara ricca di interesse. Per quanto riguarda la categoria auto, l’edizione 2026 della Dakar prevede un percorso complessivo di ben 7.994 chilometri con ben 4.880 chilometri di prove speciali (la restante parte è dedicata ai trasferimenti). Da segnalare anche la presenza di due tappe di maratona (da svolgere su due giorni) che sono programmate per il 7 e l’8 gennaio e per il 14 e il 16 gennaio.

La favorita assoluta resta la Toyota Hilux, che sarà guidata dal saudita Yazeed Al Rajhi e dal sudafricano Henk Lategan. Per quanto riguarda le moto, invece, toccherà a Daniel Sanders su KTM difendere il titolo ottenuto nell’edizione 2025. Il principale rivale potrebbe essere il suo compagno di squadra, l’argentino Luciano Benavides, oltre al 20enne spagnolo Edgar Canet. Da tenere d’occhio anche le Honda con Tosha Schareina, Ricky Brabec, Adrien Van Beveren e Skyler Howes. In gara ci sarà anche Paolo Lucci, sempre su Honda, che nel 2023 conquistò un buon 15° posto.

Dal punto di vista tecnico c’è sicuramente grande interesse per la nuova edizione della Dakar, una competizione che spinge fino al limite tutti i veicoli che partecipano. Quest’anno è prevista la presenza anche di auto a idrogeno oltre a un vero e proprio rilancio della categoria Stock, riservata ai veicoli vicini a un modello di serie. Tra le novità ci sarà spazio anche per la Defender Dakar D7X-R di cui vi abbiamo già parlato nei giorni scorsi, definendola come la vettura definitiva per il rally-raid.

Dall’immagine qui di sotto potete dare un’occhiata al percorso della Dakar 2026, che seguirà un vero e proprio anello, andando ad attraversare buona parte dell’Arabia Saudita nel corso delle due settimane della competizione.

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Dove vederla

Il broadcaster ufficiale della Dakar 2026 è Sky. Per gli appassionati, quindi, c’è la possibilità di seguire la competizione sfruttando la copertura mediatica fornita dall’emittente. Per la diretta streaming, invece, è possibile fare riferimento a NOW, andando ad attivare il Pass Sport. Durante tutta la competizione ci sarà la rubrica Speciale Dakar Live, in programma ogni sera alle 21:15 e in replica alle 22:45. Su Sky Sport Arena, inoltre, è previsto un recap giornaliero con tutte le immagini salienti della gara, in programma alle 23. Sono previsti anche collegamenti su Sky Sport 24.

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 13:15:51 +0000
News n. 18
40 milioni di moto sequestrate al noto latitante, nel bottino cimeli di Rossi e Marquez

Un sequestro senza precedenti nella storia delle due ruote, ha visto l’FBI portare alla luce una delle collezioni di moto più importanti del mondo. Decine di bolidi da competizione guidate da i nomi più importanti della storia del motomondiale, per un valore stimato di circa 40 milioni di dollari. Questo il sequestro avvenuto nei confronti di Ryan James Wedding, ex atleta olimpico di snowboard diventato ad oggi uno dei latitanti più ricercati al mondo.

Decine di moto di campioni

Le immagini della divisione dell’FBI di Los Angeles parlano di una collezione di almeno cinquanta moto da collezione, con pezzi unici da museo. Diverse Ducati Desmosedici si susseguono, tra cui alcune legate direttamente alla Classe 500 e ai primi anni della MotoGP. Tra i cimeli più preziosi figura la Ducati numero 65 di Loris Capirossi, simbolo di un’epoca in cui la MotoGP stava cambiando volto. 

Nel panorama più moderno non mancano esemplari guidati dai nomi più importanti della storia recente, come l’Aprilia RS 125 del 1996, la moto dell’esordio dell’allora giovanissimo Valentino Rossi, oppure la rarissima Suter MMX2 con livrea Repsol che portò Marc Márquez al titolo Moto2 nel 2012, prima del suo ingresso trionfale in MotoGP.

Una collezione che racconta il legame di un vero appassionato e che, messa insieme, rappresenta oltre trent’anni di storia delle corse, dai prototipi due tempi fino alle MotoGP più moderne.

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Dallo snowboard al traffico internazionale

La figura che si nasconde dietro a questo incredibile ritrovamento è Ryan James Wedding, con una storia degna di una pellicola cinematografica. 44enne canadese con un passato da atleta olimpico e una partecipazione ai Giochi di Salt Lake City nel 2002. Una carriera da snowborarder in crescita brutalmente interrotta da una discesa personale che lo ha messo sulle prime pagine dei giornali, ma lontane dal mondo dello sport.

Secondo le accuse formulate dalle autorità di vigilanza statunitensi, l’ex atleta sarebbe coinvolto in un vasto traffico internazionale di droga, con ramificazioni tra Stati Uniti, Canada e Messico. Accusa che si accompagna a reati pesanti, tra il traffico di stupefacenti su larga scala, riciclaggio, associazione a delinquere e persino omicidio. Un profilo ben distante da quello di un atleta olimpico e che ha portato la Federal Bureau of Investigation a inserirlo nella lista dei latitanti più pericolosi, offrendo una ricompensa fino a 15 milioni di dollari per informazioni utili alla sua cattura.

Pezzi da museo

Le moto sequestrate, secondo gli inquirenti, rappresenterebbero una parte degli asset acquistati per riciclare proventi illeciti. Un modo per trasformare denaro sporco in beni di lusso difficili da tracciare e facili da occultare dietro la passione per il collezionismo. Ora il futuro della collezione è incerto. Potrebbe finire all’asta, essere destinata a musei o rimanere a lungo sotto la custodia delle autorità, in attesa che la complessa vicenda giudiziaria faccia il suo corso. Quel che è certo è che difficilmente si era mai vista una collezione privata di moto da corsa di questo livello, tanto vasta quanto controversa.

Una storia che intreccia sport, lusso e criminalità internazionale, ricordando ancora una volta come il mondo del collezionismo, talvolta, possa diventare lo specchio di realtà molto più oscure

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 12:04:49 +0000
News n. 19
Regno Unito contrario al dietrofront dell’Europa, confermato lo stop del 2035

Mentre l’Europa abbraccia la flessibilità, con un leggero dietrofront del Green Deal che apre a un 10% di vendite termiche dopo il 2035, il Regno Unito al momento segue la propria rotta. Londra ribadisce l’obiettivo di dire addio alle auto a benzina e diesel entro il 2035, non lasciando trasparire ripensamenti, almeno nel breve periodo. 

Possibile revisione nel 2026

Una possibile revisione non è però completamente da escludere, ma viene sicuramente rimandata alla seconda metà di quest’anno, come programmato da tempo. Fino a quel momento lo Zero Emission Vehicle Mandate, introdotto dal governo Sunak, rimane operativo. Proprio come quello europeo, il mandato sancisce una quota minima di vendite a zero emissioni, che aumentano progressivamente ogni anno fino a raggiungere la quota del 100% nel 2035, passando dal 23% nel 2024 e al 26% nel 2025. Un dettaglio fondamentale è che le ibride non rientrano nel conteggio: per Londra, la transizione passa esclusivamente dalle auto a zero emissioni. 

Mercato EV in ritardo

Il mercato, proprio come in Europa, non sembra rispondere al meglio. I numeri del 2024 parlano di una quota di elettriche ferma al 19,6%, ben al di sotto dell’obiettivo fissato nonostante sia maggiore di molti paesi europei. 

Nel 2025 appena concluso i numeri complessivi non sono ancora stati pubblicati, eppure fino a novembre i dati riportavano una quota di elettriche pari al 22,7%, anch’essa distante dal 26%. Un divario che mette in difficoltà i costruttori, costretti a rivedere strategie commerciali, a fare distinzioni a seconda degli stati e a perdere vantaggio competitivo nei confronti dei costruttori cinesi.

Multe e incentivi

Per colmare questo gap, il Regno Unito ha finora fatto leva su un sistema di multe per i marchi che non rispettano le quote previste. Tuttavia, nemmeno nel secondo anno di applicazione le sanzioni si sono dimostrate sufficienti a cambiare davvero il ritmo della transizione.

Da qui la scelta di affiancare alle penalità anche nuovi strumenti di incentivo. Il primo è l’Electric Car Grant, presentato a luglio 2025, che prevede contributi per l’acquisto di auto elettriche di categoria M1 con prezzo inferiore alle 37.000 sterline. Un tentativo di rendere più accessibili i modelli a batteria, soprattutto per le famiglie e i clienti privati.

Aumento colonnine

Il secondo fronte riguarda le infrastrutture. Il governo ha stanziato un pacchetto da 63 milioni di sterline destinato al potenziamento della rete di ricarica, che oggi conta circa 82.000 colonnine pubbliche. Gli interventi non si limitano però alle stazioni su strada: sono previsti incentivi anche per le colonnine private, il rinnovo dei mezzi sanitari con veicoli elettrici e il miglioramento della segnaletica dedicata.

L’obiettivo è quello di ridurre uno dei principali ostacoli all’adozione dell’elettrico, ovvero la paura di restare senza energia. Resta però da capire se questi interventi saranno sufficienti a colmare il divario tra obiettivi politici e realtà del mercato.

In definitiva, mentre l’Europa mette mano al calendario del 2035, aprendo alla diversificazione e alla flessibilità, il Regno Unito conferma la rotta. Una scelta coerente con la strategia ambientale britannica, ma che espone il Paese a una sfida complessa: trasformare un traguardo ambizioso in un percorso davvero sostenibile per industria e consumatori

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 11:06:32 +0000
News n. 20
Svolta dal 2026, il diesel supera la benzina: le previsioni

Con l’inizio del 2026 cambia una delle certezze storiche degli automobilisti italiani: il diesel, per anni considerato il carburante più conveniente per chi macina chilometri, è destinato a costare più della benzina. Il motivo è il riallineamento delle accise deciso dal Governo, che dal 1° gennaio porta a un aumento della tassazione sul gasolio pari a 4,05 centesimi di euro al litro. Un intervento che si inserisce nel percorso di armonizzazione fiscale richiesto dall’Unione Europea e che rischia di avere un impatto concreto sulle tasche di milioni di automobilisti.

Il risultato è un ribaltamento degli equilibri alla pompa: il gasolio perde uno dei suoi principali vantaggi storici e, secondo le stime, nel corso del 2026 potrebbe stabilmente superare la benzina nei prezzi medi di vendita.

80 euro all’anno in più

L’aumento delle accise sul diesel non è solo una questione teorica. Considerando anche l’IVA al 22%, un pieno di gasolio da 50 litri arriva a costare circa 2,47 euro in più rispetto alla fine del 2025. Secondo le stime del Codacons, ipotizzando due pieni al mese, l’aggravio annuo per ogni automobilista si aggira intorno ai 59 euro. Ma il dato più realistico emerge se si guarda all’intero 2025: sommando anche l’aumento di 1,5 centesimi scattato a maggio dello scorso anno, il rincaro complessivo arriva a 3,38 euro a pieno. Tradotto su base annua, significa oltre 80 euro in più per ogni vettura diesel.

Una cifra che pesa soprattutto su chi utilizza l’auto per lavoro, sui pendolari e su chi ha scelto il gasolio proprio per contenere i costi di utilizzo, motorizzazione tra l’altro ancora favorita nel mercato dell’usato.

L’incasso dello Stato

Dal punto di vista delle finanze pubbliche, l’operazione ha il chiaro obiettivo di aumentare le entrate. Si prospetta infatti un gettito aggiuntivo stimato in circa 552 milioni di euro nel solo 2026.

Una cifra importante, che rientra nel più ampio quadro della manovra economica e che punta a ridurre la storica differenza fiscale tra benzina e diesel, da anni nel mirino delle istituzioni europee. Bruxelles, infatti, considera il trattamento di favore riservato al gasolio come una distorsione da correggere, anche alla luce delle politiche ambientali e degli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Resta però il nodo politico e sociale: colpire il diesel oggi significa intervenire su un parco auto ancora largamente dominato da questa alimentazione, soprattutto nelle flotte aziendali e nei veicoli commerciali.

Diminuisce la benzina

Sul fronte opposto, chi guida un’auto a benzina può tirare un sospiro di sollievo, almeno in teoria. Contestualmente all’aumento delle accise sul diesel, è prevista una riduzione analoga per la benzina. Un riequilibrio che dovrebbe tradursi in un leggero calo dei prezzi alla pompa.

Il condizionale, però, è d’obbligo. L’esperienza recente invita alla cautela: a maggio 2025, quando l’accisa sul gasolio era aumentata di 1,5 centesimi e quella sulla benzina era stata ridotta della stessa entità, i prezzi non avevano reagito in modo simmetrico. Il diesel era salito quasi immediatamente, mentre la benzina aveva registrato ribassi minimi, spesso assorbiti dalle oscillazioni del mercato. Il rischio, quindi, è che anche nel 2026 il vantaggio per chi guida a benzina resti più teorico che reale, mentre l’aumento per il diesel venga trasferito rapidamente sui consumatori.

Al di là dell’impatto immediato, l’aumento delle accise sul gasolio rappresenta un segnale chiaro sulla direzione intrapresa dalla politica europea e nazionale. Il diesel, già penalizzato da restrizioni alla circolazione e demonizzato con una comunicazione volta a disegnarlo come più inquinante, perde un altro tassello della sua convenienza economica.

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 09:38:12 +0000
News n. 21
Alonso svela la nuova hypercar da 2,5 milioni

Una pausa invernale diversa all’insegna del lusso e dei motori, almeno per Fernando Alonso. Mentre il paddock della Formula 1 si prepara a tornare in pista e i motori restano ancora spenti, il pilota spagnolo si concede un “perfect Sunday ride†tra le strade di Monaco, mostrando al mondo uno dei gioielli più preziosi della sua collezione privata: la nuova Aston Martin Valiant. Un’auto da oltre 2,5 milioni di sterline, rarissima, estrema e profondamente legata alla figura del due volte campione del mondo.

Aston Martin Valiant

Dopo essere stato avvistato in passato al volante di autentiche leggende come la Mercedes CLK GTR, Alonso ha scelto sempre Monaco per portare su strada la sua Aston Martin Valiant. Un’auto che difficilmente passa inosservata, anche in un Principato abituato a supercar milionarie.

La Valiant è una sportiva da strada ma con un’anima chiaramente orientata alla pista. Linee tese, proporzioni muscolose e soluzioni aerodinamiche evidenti raccontano subito una carrozzeria che va oltre l’esercizio di stile. Il progetto nasce all’interno del reparto Q by Aston Martin, la divisione che si occupa delle personalizzazioni più estreme e delle serie ultra limitate, e rappresenta una sorta di evoluzione concettuale della già esclusiva Valour.

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Voluta dal pilota

La particolarità della Aston Martin Valiant sta proprio nel suo legame diretto con Fernando Alonso. Non si tratta di un’auto semplicemente acquistata, ma di un modello nato su sua richiesta e sviluppato con il suo contributo attivo. Un privilegio riservato a pochissimi, che rende questa hypercar ancora più esclusiva.

Prodotta in soli 38 esemplari al mondo, la Valiant è stata annunciata ufficialmente nel giugno 2024 e presentata poche settimane dopo al Goodwood Festival of Speed. Alonso ha partecipato allo sviluppo del progetto portando la sua esperienza maturata in oltre vent’anni di corse ai massimi livelli, influenzando scelte tecniche e filosofiche.

L’obiettivo di Alonso e Aston Martin era di creare un’auto analogica, coinvolgente, lontana dalla sterilità di molte hypercar moderne. Una macchina capace di emozionare davvero, anche a velocità non estreme, e che restituisse al pilota un ruolo centrale nella guida.

V12 5.2 da 745 CV

Sotto il cofano della Aston Martin Valiant pulsa un V12 da 5,2 litri, lo stesso schema della Valour ma ulteriormente evoluto. La potenza sale a 745 CV, con un incremento di 30 CV rispetto al modello da cui deriva, mentre la coppia è generosa e sempre pronta a spingere con decisione.

La scelta tecnica più significativa, però, è quella del cambio manuale. In un’epoca dominata da doppie frizioni e trasmissioni automatiche fulminee, Alonso ha voluto mantenere fortemente il piacere del gesto, del controllo diretto, della connessione uomo-macchina. Una decisione che racconta molto del pilota spagnolo e della filosofia alla base della Valiant.

Il telaio e l’assetto sono stati messi a punto per garantire precisione e feedback, con una dinamica di guida che privilegia la sensibilità rispetto alla semplice prestazione. Non è un’auto pensata per impressionare nei numeri, ma per lasciare il segno in chi la guida.

Con un prezzo che supera i 2,5 milioni di sterline e una produzione estremamente limitata, la Aston Martin Valiant è destinata a diventare un oggetto da collezione. Ma, a giudicare da come Alonso la utilizza, non è nata per restare ferma in un garage.

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 08:33:49 +0000
News n. 22
Lamborghini Miura: 60 anni della prima supercar

È novembre 1965 e al Salone di Torino non è una vettura a catalizzare gli sguardi, ma qualcosa di ancora più audace. Un telaio nero satinato, ruvido, esposto senza filtri come una dichiarazione d’intenti. È lo scheletro di ciò che diventerà la Lamborghini Miura, l’auto che darà origine a un nuovo concetto, a una parola che fino a quel momento non esisteva: supercar.

Sessant’anni dopo, la Miura è un punto di non ritorno. Un prima e un dopo nella concezione dell’auto sportiva. Tutto nasce lì, in quello stand torinese, quando Lamborghini decide di mostrare al mondo non la forma, ma l’anima meccanica di un’idea destinata a diventare leggenda.

La scommessa

La storia della Miura nasce dalla scommessa di tre giovani che lavorano nello stabilimento di Sant’Agata Bolognese: Giampaolo Dallara, Paolo Stanzani e il collaudatore neozelandese Bob Wallace. Hanno poco più di vent’anni, un’enorme passione per le corse e una convinzione profonda: Lamborghini può andare oltre la raffinatezza da granturismo della 350 GT.

Ferruccio Lamborghini, però, non condivide la visione e le competizioni non lo interessano. Per lui l’automobile sportiva deve essere veloce, elegante, affidabile, ma non una vettura da gara travestita da stradale. Dallara, Stanzani e Wallace lo sanno, e proprio per questo scelgono una strada alternativa. Se Lamborghini non correrà in pista, allora la pista entrerà nelle auto di serie. Il progetto prende forma quasi come un esperimento segreto. L’obiettivo è quello di realizzare una sportiva con motore centrale posteriore, una soluzione fino a quel momento riservata alle vetture da competizione. 

Un telaio al Salone di Torino

Ferruccio Lamborghini, inizialmente scettico, decide comunque di concedere fiducia ai suoi giovani tecnici. Il progetto P400 prende forma e diventa un telaio reale, tangibile, rivoluzionario. Il 3 novembre 1965, al Salone di Torino, Lamborghini espone quel telaio accanto alle più convenzionali 350 GT e 350 GTS. Il telaio è verniciato in nero satinato, con quattro scarichi bianchi che spiccano come un segno grafico volutamente provocatorio. Le cronache dell’epoca lo descrivono come lo scheletro di una macchina pronta a correre, qualcosa di mai visto prima in un salone aperto al pubblico.

Il motore V12 è montato trasversalmente alle spalle dell’abitacolo, con motore e cambio fusi in un unico blocco compatto. Una soluzione tecnica che riduce gli ingombri e definisce una nuova architettura meccanica. A completare lo spettacolo ci sono i dodici tromboncini verticali dei carburatori Weber, allineati come canne d’organo, simbolo visivo di una meccanica estrema, senza compromessi.

Lamborghini Miura tutto è iniziato sessant’anni fa
Ufficio Stampa Lamborghini
Il telaio P400 della Lamborghini Miura presentato al Salone di Torino

La scelta della carrozzeria

Il telaio P400 diventa immediatamente il centro del Salone. È un prototipo statico, privo di carrozzeria, ma riesce comunque a catalizzare pubblico e stampa. Attorno allo stand Lamborghini passano i più importanti carrozzieri italiani. Il progetto, inizialmente noto con il nome in codice “Tigreâ€, non ha ancora un vestito. Il primo a essere coinvolto è Touring, già autore delle 350 e 400 GT. Ma le difficoltà economiche della carrozzeria rendono la collaborazione incerta. Pininfarina, legata ad altri costruttori, non può impegnarsi con Lamborghini. È a questo punto che entra in scena Nuccio Bertone.

La leggenda racconta che Bertone arrivi allo stand quasi alla fine del Salone. Ferruccio Lamborghini lo accoglie con una battuta: “Sei l’ultimo dei carrozzieri a farti vivo”. Bertone osserva il telaio e risponde che la sua carrozzeria saprà creare “la scarpa perfetta per questo piede meraviglioso”. Non è un dialogo documentato, ma è diventato parte integrante del mito. Durante le vacanze di Natale, con lo stabilimento chiuso, Bertone presenta i primi bozzetti a Ferruccio, Dallara e Stanzani. Le linee, firmate da un giovanissimo Marcello Gandini, sono così radicali e innovative da essere accettate senza modifiche. La Miura ha trovato il suo volto.

Arriva la Miura

Nel marzo 1966, al Salone di Ginevra, la Lamborghini P400 Miura viene finalmente svelata al pubblico. Il nome è già una dichiarazione di carattere: Miura, come la celebre razza di tori da combattimento spagnoli. La vettura lascia il pubblico senza parole. È bassa, larga e sensuale. Gli ordini arrivano immediatamente, superando ogni aspettativa. Tanto da lasciare Ferruccio Lamborghini e Nuccio Bertone sorpresi dal successo di un’auto che, fino a pochi mesi prima, sembrava solo un esperimento tecnico. Negli anni vengono prodotte 265 P400 Miura dal 1966 al 68, le successive Miura S raggiunge i 338 esemplari, mentre la più estrema SV i 150. A queste si aggiungono versioni speciali come le quattro SVJ, derivate dal prototipo Jota, e la rarissima Miura Spyder realizzata da Bertone.

Una supercar

Il motore V12 da 4 litri montato in posizione trasversale posteriore non è un’assoluta novità tecnica, ma è la Miura la prima a portare questa soluzione su strada, rendendola disponibile a una clientela privata. È così che nasce il concetto di supercar moderna. Per contenere le dimensioni, motore e cambio vengono uniti in una fusione unica. Con una potenza di:

  • 350 CV a 7.000 giri/min nella prima P400;
  • 370 CV a 7.700 giri/min nella Miura S;
  • 385 CV a 7.850 giri/min nella Miura SV.

Numeri impressionanti per l’epoca, accompagnati da prestazioni che mettono in ombra qualsiasi concorrente.

La Miura SV

Nel corso degli anni, la Miura evolve costantemente. La versione S introduce finiture più curate, interni più confortevoli e un incremento di potenza. Ma è con la SV, presentata nel 1971, che la Miura raggiunge la sua maturità tecnica. La SV adotta pneumatici posteriori più larghi, parafanghi allargati, un telaio rinforzato e sospensioni riviste. Il cambiamento più importante riguarda la lubrificazione: motore e cambio, prima condivisi, diventano indipendenti, migliorando affidabilità e prestazioni. Dal punto di vista estetico, spariscono le celebri “ciglia†dei fari anteriori, un dettaglio che divide ancora oggi gli appassionati ma che segna chiaramente l’evoluzione del modello.

Lamborghini Miura, quando nasce la supercar moderna
Ufficio Stampa Lamborghini
Lamborghini Miura: 60 anni dell’auto che ha inventato la supercar

Icona di stile

La Miura diventa ben presto un fenomeno culturale oltre che un prodigio tecnico. Come auto simbolo di un’epoca, viene scelta dalle star del cinema, musicisti e i personaggi più in vista della scena internazionale. Il cinema la consacra definitivamente. Indimenticabile la scena iniziale di The Italian Job (1969), in cui Rossano Brazzi guida una Miura arancione lungo la strada del Gran San Bernardo, accompagnato dalla colonna sonora “In Days Like These†di Matt Monroe. Una sequenza che è entrata nella storia e che ancora oggi rappresenta una delle immagini più iconiche del rapporto tra cinema e automobili.

Sessant’anni di storia

Sessant’anni dopo, la Lamborghini Miura celebra il suo anniversario nel 2026, ma le sue origini restano tutte lì: in quel telaio nero satinato esposto a Torino nel 1965. In quella scelta coraggiosa di mostrare al mondo la meccanica prima della forma. In quell’atto di fiducia verso tre giovani tecnici che osarono sfidare le convenzioni.

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 06:30:39 +0000
News n. 23
Chiavi in auto e portiere aperte, cosa dice la legge: rischio furto e sanzioni

Lasciare l’auto con le chiavi dentro e le portiere sbloccate è uno di quei comportamenti che la normativa tratta come una mancanza di cautela durante la sosta. Oltre al rischio furto, la conseguenza è una potenziale sanzione e, se succede qualcosa, ripercussioni anche sul fronte assicurativo.

L’ordinamento pretende che l’automobilista adotti le cautele minime per evitare che il veicolo venga usato da terzi senza consenso perché un’auto incustodita con le chiavi nel cruscotto è un bene esposto e se finisce in circolazione nelle mani sbagliate può trasformarsi in un problema per tutti.

Se da un lato questi atteggiamenti comportano una sanzione da parte delle forze dell’ordine, dall’altro hanno ripercussioni sul piano assicurativo con la possibilità di non ottenere il risarcimento. Lasciare l’auto con i finestrini abbassati può essere interpretato come una condotta che agevola il furto del veicolo e la compagnia assicurativa può rifiutare il pagamento dell’indennizzo.

Lo stesso principio vale quando le chiavi vengono lasciate all’interno dell’auto: anche questa scelta può essere considerata una grave negligenza e portare alle stesse conseguenze. Non a caso, quando viene denunciato il furto di un veicolo, l’assicurazione richiede sempre la consegna di tutte le chiavi in dotazione per verificare che non ci siano state condotte tali da compromettere la copertura assicurativa.

L’obbligo di opportune cautele in sosta

Il perno giuridico è il comma 4 dell’articolo 158 del Codice della Strada secondo cui durante la fermata e la sosta il conducente deve adottare le opportune cautele atte a evitare incidenti e a impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso.

Questa frase è volutamente ampia perché non elenca un catalogo di gesti obbligatori, ma fissa un principio elastico che si adatta ai casi concreti e copre situazioni come la vettura lasciata aperta, il finestrino abbassato o la chiave rimasta nell’abitacolo.

Non serve che il furto si realizzi affinché la condotta sia contestabile perché la violazione sta già nel lasciare il veicolo in una condizione che agevola l’uso non autorizzato cioè nel non aver adottato quelle cautele che la norma pretende.

Nella prassi applicativa, lasciare l’auto in sosta senza le dovute cautele può portare a una sanzione amministrativa tra 42 e 173 euro. Il legislatore considera il comportamento un modo di aumentare il rischio e lo scoraggia con una sanzione.

L’articolo 158 del Codice della Strada contiene molti divieti e ipotesi diverse. Quando si leggono importi e riferimenti, bisogna sempre distinguere tra il principio generale delle cautele (comma 4) e altre violazioni previste nello stesso articolo, che hanno sanzioni diverse.

La questione dell’assicurazione

La parte più preoccupante dal punto di vista economico non è solo la multa ma ciò che succede se l’auto viene rubata o se qualcuno la usa e provoca danni. In quel momento entra in scena il concetto di colpa grave. Il riferimento normativo è l’articolo 1900 del Codice civile: stabilisce che l’assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o da colpa grave del contraente o dell’assicurato, salvo patto contrario per i casi di colpa grave.

Tradotto in lingua quotidiana, se la compagnia assicurativa riesce a sostenere che il proprietario dell’auto ha reso il furto troppo facile lasciando le chiavi in auto o la vettura apertissima, può provare a negare o ridurre l’indennizzo perché sposta l’evento dalla sfera dell’imprevedibile a quella dell’imprudenza marcata.

Non è un automatismo che scatta sempre nello stesso modo perché contano le clausole del contratto e le circostanze concrete, però è un rischio reale ed è il motivo per cui queste vicende finiscono in contestazioni e reclami.

L’assicurazione accetta di coprire un rischio ma non di coprire la scelta di consegnare di fatto l’auto al primo che passa perché quello non è più rischio, è agevolazione.

La condotta può cambiare l’esito economico

Sul piano etico e penale il ladro resta responsabile e nessuno lo mette in dubbio, ma nel rapporto assicurativo a contare è quanto la condotta abbia inciso sulla probabilità e sulla facilità del furto. Ecco allora che lasciare le chiavi in auto o il veicolo aperto può diventare l’argomento con cui la compagnia prova a qualificare il comportamento come negligenza grave e a opporsi al rimborso.

La differenza è evidente: una cosa è subire un furto con un’auto chiusa e protetta, un’altra è subire un furto senza effrazione perché la chiave era già lì. Quando l’auto viene rubata e poi usata da terzi per commettere reati o provocare incidenti, il tema è quello della gestione delle conseguenze e delle responsabilità connesse alla circolazione.

In generale la Rc auto è pensata per tutelare i terzi danneggiati, ma possono aprirsi scenari in cui ti viene chiesto di dimostrare tempestività nelle comunicazioni, correttezza nella denuncia e coerenza nella ricostruzione, perché ogni incertezza complica la filiera tra forze dell’ordine, compagnia e pratiche amministrative.

L’avviso del sinistro non è facoltativo

Quando ci si accorge di un furto o di un danno collegato a un uso illecito, oltre alla denuncia alle autorità c’è un obbligo civilistico da rispettare. L’articolo 1913 del Codice civile impone all’assicurato di dare avviso del sinistro entro tre giorni da quello in cui il sinistro si è verificato o da quando ne ha avuto conoscenza.

Questo passaggio impatta sulla gestione dell’istruttoria, sulla possibilità di verifiche e sulla credibilità procedurale quando la compagnia valuta il caso. In altre parole, se si è già un punto debole di partenza (chiavi dentro e portiere sbloccate) non ci si può permettere una gestione lenta o confusa perché si rende più facile qualsiasi contestazione.

Molti episodi nascono in modo banale perché l’auto resta aperta per pochi minuti mentre si compra un pacchetto di sigarette, si prende un caffè al volo e il guidatore si convince che il breve tempo equivalga a sicurezza. Il problema è che la legge ragiona in termini di cautele, non in termini di durata della distrazione e la strada ragiona in termini di opportunità: se qualcuno vede un’auto con le portiere aperte può agire in pochi secondi. In questo senso, la sosta brevissima è il contesto perfetto per un furto rapido.

Anche lasciare l’auto semi-aperta è un problema

Un altro fraintendimento è pensare che la contestazione scatti solo se l’auto viene rubata mentre la logica dell’articolo 158 è preventiva: chiede di impedire l’uso non autorizzato e di evitare condizioni che possano causare incidenti.

Quindi la porta non chiusa, il finestrino abbassato, la chiave lasciata nell’abitacolo o nel quadro sono tutte situazioni che hanno la stessa idea di base: il conducente non ha fatto il minimo necessario per custodire il mezzo.

Data articolo: Fri, 02 Jan 2026 05:00:44 +0000
News n. 24
I numeri di DR in Italia: la crescita continua anche nel 2025

Il Gruppo DR Automobiles è ormai diventato un vero e proprio punto di riferimento del mercato delle quattro ruote italiano. L’azienda, attiva da diversi anni, è riuscita a ritagliarsi uno spazio da protagonista del mercato, grazie ad alcune partnership strategiche con vari costruttori cinesi. Più di recente, DR ha avviato una strategia multi-brand, per occupare vari segmenti del mercato italiano, e ha avviato anche un’espansione verso altri mercati europei. Il 2025 per l’azienda si chiude con un buon riscontro commerciale, per quanto riguarda le vendite in Italia, e una solida base su cui costruire il futuro. Andiamo a scoprire i dati raccolti dal Gruppo e quali sono le prospettive di crescita per il futuro.

I numeri in Italia

Stando ai dati UNRAE (aggiornati a fine novembre 2025), il Gruppo DR ha registrato un totale di 24.949 unità immatricolate sul mercato italiano nel corso dell’anno appena concluso (il dato è parziale e andrà aggiornato con i numeri di dicembre, con un incremento verso l’alto di circa 2 mila unità). Rispetto allo scorso anno, l’azienda molisana ha registrato un incremento del 3,27% in termini di immatricolazioni sul mercato italiano. Questo risultato si traduce in una quota di mercato di 1,76%, con un miglioramento di 0,1 punti rispetto ai dati raccolti nel corso del 2024.

L’obiettivo di un market share del 2%, quindi, sembra essere ampiamente alla portata per la Casa che ha tutte le potenzialità per superare questo muro e rafforzare la sua presenza sul mercato italiano e, in futuro, anche in Europa. Ricordiamo che l’azienda punta molto, per il suo futuro, sullo sviluppo di una gamma di auto ibride e elettriche, seguendo i trend del mercato. In Italia, infatti, i margini di crescita dei modelli elettrificati sono enormi e gli ultimi dati di vendita confermano che è in corso un vero e proprio boom per elettriche e ibride plug-in (anche se con volumi ancora inferiori alla media europea). Per rafforzare la sua posizione sul mercato italiano, DR potrebbe, quindi, tentare di arricchire la sua gamma in questi segmenti.

Un strategia di successo

Il brand principale dell’azienda è DR Motor che ha toccato 17.040 unità vendute (con un calo dello 0,92% rispetto al 2024). Seconda posizione, per volumi, per il marchio EVO, con un totale di 5.982 esemplari venduti (-1,5%). La strategia multi-brand del Gruppo include anche altri brand, come Sportequipe, e novità come Stilnovo, Birba e Tiger che andranno a sostenere la crescita dell’azienda nel corso dei prossimi anni. La “best seller” dell’azienda è la DR 5 che, con la sua ultima evoluzione, ha venduto 8.544 unità sul mercato italiano nel corso del 2025 (i dati sono sempre aggiornati a fine novembre, ricordiamo). A sostenere la diffusione del modello c’è soprattutto un rapporto qualità/prezzo molto interessante, grazie a un listino prezzi che parte da 19.900 euro. Naturalmente, anche altri modelli della Casa seguono la stessa filosofia, puntando su una buona dotazione e su un prezzo accessibile, in un contesto in cui i prezzi delle auto nuove sono in continua crescita.

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 11:00:07 +0000
News n. 25
Auto, fine dei rincari: nel 2025 i listini segnano la prima discesa dopo la pandemia

Dopo anni che il mercato è in continua crescita, per la prima volta il 2025 segna una diminuzione dei prezzi delle auto nuove. Una lieve inversione di tendenza, ma significativa in un momento delicato del mercato automobilistico europeo, stretto nell’incertezza di normative più stringenti, transizione elettrica non ancora chiara e accettata e un potere d’acquisto messo a dura prova dagli ultimi anni. 

Un inizio di discesa

I numeri in questo caso sono lievi, ma quanto basta per alimentare un pò di speranza per il futuro: a dicembre 2025, il prezzo medio del listino di tutti i modelli in vendita nel nostro paese è calato dell’1,2% rispetto al 2024. Non una percentuale che possa far gridare al miracolo ma che, rapportata all’inflazione, permette agli automobilisti italiani di non veder peggiorare ulteriormente il proprio potere d’acquisto. Fattore quest’ultimo, che negli ultimi anni aveva progressivamente allontanato molti clienti dal mercato del nuovo, spingendoli verso l’usato o verso formule alternative come il noleggio.

Il dato è ancora più interessante se si considera che arriva in un contesto tutt’altro che semplice, con costi industriali elevati, investimenti enormi sull’elettrificazione e una domanda che resta fragile.

Primo cambio di rotta dal 2020

Per capire quanto questa inversione sia rilevante, basta guardare indietro di qualche anno. Dal 2021 al 2024 i prezzi delle auto nuove sono cresciuti a ritmi che non si vedevano da decenni. Nel 2021 l’aumento medio era stato del 3,9%, nel 2022 si era arrivati a un pesantissimo +12%, mentre il 2023 aveva segnato un ulteriore +9,1%.

Un’escalation che ha avuto molte cause: crisi delle catene di fornitura, carenza di semiconduttori, aumento dei costi energetici, nuove dotazioni di sicurezza obbligatorie e, non ultimo, il riposizionamento verso l’alto di molti modelli, soprattutto nei segmenti più compatti. Con il risultato che chi ha acquistato un’auto tra il 2021 e il 2024 ha pagato sensibilmente di più rispetto a chi lo aveva fatto prima della pandemia. Il 2025, pur senza ribaltare il quadro, segna quindi una prima, timida normalizzazione. Non un ritorno al passato, ma un rallentamento evidente della corsa al rialzo.

Tante variabili dietro al prezzo reale

Va detto però che parlare di prezzo dell’auto oggi è sempre più complicato. Il listino è solo una parte della storia. Tra finanziamenti, rate finali, noleggio a lungo termine, promozioni legate alla permuta e bonus temporanei, il prezzo effettivamente pagato dal cliente è spesso molto distante da quello ufficiale.

Questo rende difficile capire quanto la discesa dei listini si traduca in un reale risparmio per chi compra. In molti casi, le Case hanno già iniziato da tempo a lavorare su formule commerciali più aggressive, puntando su sconti indiretti piuttosto che su tagli secchi ai prezzi di listino. Una strategia che consente di mantenere il valore del marchio, ma allo stesso tempo di stimolare una domanda che negli ultimi anni si era raffreddata.

Un segnale da non sottovalutare

La discesa dei prezzi nel 2025 non va letta come un evento isolato, ma come il possibile inizio di una nuova fase per il mercato dell’auto. Le Case devono tornare a fare i conti con una domanda reale, meno disposta ad accettare aumenti automatici e più attenta al rapporto tra prezzo, tecnologia e utilizzo quotidiano.

Per gli automobilisti, è una boccata d’ossigeno. Per l’industria, un campanello che segnala la necessità di rivedere strategie e posizionamenti. Il mercato resta complesso e pieno di incognite, ma dopo anni di sole cattive notizie, il 2025 porta con sé un primo, concreto segnale di inversione. E non è poco.

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 09:00:56 +0000


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