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Il 3 giugno 2026 la situazione del traffico sulle principali autostrade italiane presenta diversi rallentamenti e code, tra cui segnaliamo un incidente con coda di 2 km tra Bergamo e Capriate sull’A4 Torino-Trieste e un veicolo in fiamme che ha causato rallentamenti sull’A16 Napoli-Canosa tra Baiano e Avellino Ovest. Numerose tratte sono interessate da traffico congestionato e veicoli in avaria che rallentano il flusso veicolare.
09:06 – MILANO-NAPOLI
Traffico Rallentato per veicolo fermo o avaria tra Ponzano Romano e Magliano Sabina
Direzione Milano
Traffico rallentato senza formazione di code, al km 515.0.
08:55 – MILANO-NAPOLI
Traffico Rallentato per traffico intenso tra Nodo A1/SP1 Casoria e Nodo A1/Acerra-Afragola
Direzione Milano
La tratta interessata copre circa 5 km dal km 749.319 al km 754.3.
08:53 – MILANO-NAPOLI
Coda di 1 km per veicolo in avaria tra Firenze Scandicci e Firenze sud
Direzione Napoli
Lunga 4.6 km circa, segnalata con presenza di coda.
08:52 – MILANO-NAPOLI
Traffico Rallentato per traffico intenso tra Nodo A1/Acerra-Afragola e Nodo A1/SP1 Casoria
Direzione Napoli
La tratta interessata è lunga circa 5 km.
08:49 – MILANO-NAPOLI
Code a tratti per traffico intenso tra Melegnano Svincolo e Bivio A1/Tangenziale Ovest MI
Direzione Milano
La lunghezza dell’area interessata è di circa 4.3 km.
08:48 – MILANO-NAPOLI
Code a tratti per traffico intenso tra Firenze sud e Firenze Scandicci
Direzione Milano
La lunghezza della tratta coinvolta è di 5.8 km.
08:47 – MILANO-NAPOLI
Code a tratti per traffico intenso tra Firenze Impruneta e Bivio A1/A11 Firenze-Pisa Nord
Direzione Milano
La lunghezza della tratta interessata è di 9 km.
08:40 – MILANO-NAPOLI
Coda di 1 km per veicolo in avaria tra Bivio A1-Variante e Sasso Marconi
Direzione Milano
La lunghezza interessata è di 6.2 km circa.
08:43 – MILANO-NAPOLI
Coda per traffico intenso tra Firenze Nord e Firenze Scandicci
Direzione Napoli
Circa 7 km di lunghezza tra chilometro 280 e 286.9.
07:45 – MILANO-NAPOLI
Nebbia tra Roncobilaccio e Aglio al km 255 con visibilità ridotta
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta coinvolge circa 13 km.
08:57 – A4 TORINO-TRIESTE
Coda di 2 km per incidente tra Bergamo e Capriate
Direzione Torino
La lunghezza totale della coda è di circa 6 km sulla tratta dal km 163 al km 169.
08:48 – A4 TORINO-TRIESTE
Coda per incidente tra Monza e Sesto San Giovanni
Direzione Torino
La coda copre una distanza di circa 2.5 km.
08:50 – A4 TORINO-TRIESTE
Coda in uscita a Bergamo provenendo da Milano per traffico intenso
Direzione Trieste
07:49 – A4 TORINO-TRIESTE
Coda in uscita a Dalmine per il transito di trasporto eccezionale
Direzione Trieste
09:02 – A7 MILANO-GENOVA
Coda in uscita a Genova Bolzaneto provenendo da Genova per traffico intenso
Direzione Milano
08:47 – A7 MILANO-GENOVA
Coda di 1 km per lavori tra Vignole Borbera e Serravalle Scrivia
Direzione Milano
08:36 – A10 GENOVA-VENTIMIGLIA
Coda tra Arenzano e Bivio A10/A7 Milano-Genova per traffico intenso
Direzione Genova
09:00 – A11 FIRENZE-PISA NORD
Camper Service chiuso per guasto all’impianto presso l’area di servizio Peretola Nord
Direzione Pisa
08:20 – A11 FIRENZE-PISA NORD
Code a tratti per traffico intenso tra Montecatini Terme e Bivio A11/A1 Milano-Napoli
Direzione Firenze
La lunghezza della tratta interessata è di circa 23.85 km.
07:53 – A11 FIRENZE-PISA NORD
Coda per traffico intenso tra Bivio A11/Firenze Nord e Firenze Peretola sulla viabilità ordinaria
Direzione Firenze
09:03 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Code a tratti per traffico intenso tra Faenza e Bologna San Lazzaro
Direzione Bologna
La lunghezza della tratta interessata è di 42.3 km.
08:57 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Coda di 1 km per traffico congestionato tra Roseto Degli Abruzzi e Val Vibrata
Direzione Ancona
08:56 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Coda di 1 km per traffico congestionato tra Val Vibrata e Giulianova
Direzione Taranto
08:54 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Traffico rallentato per veicolo in avaria tra Bologna San Lazzaro e Castel San Pietro
Direzione Taranto
08:57 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Mancanza di metano nell’area di servizio Alento ovest
Direzione Taranto
08:41 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Coda in uscita a Giulianova per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione in entrambe le direzioni
08:40 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Coda in uscita a Ancona sud per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione in entrambe le direzioni
08:37 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Coda di 1 km per traffico congestionato tra Loreto e Ancona sud
Direzione Ancona
07:55 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Coda tra Bologna Casalecchio e Bivio Racc.bo Casalecchio/A14 per traffico intenso
Direzione Autostrada Bologna-Taranto
07:48 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Coda tra Bologna Borgo Panigale e Bologna Fiera per traffico intenso
Direzione Taranto
08:34 – A14 BOLOGNA-TARANTO
Temporali tra Termoli e Foggia
Direzione in entrambe le direzioni
La pioggia interessa circa 49 km di tratta tra i km 505.0 e 554.1.
09:02 – A16 NAPOLI-CANOSA
Traffico Rallentato per veicolo in fiamme tra Baiano e Avellino Ovest
Direzione Canosa
08:54 – A16 NAPOLI-CANOSA
Coda di 1 km per traffico congestionato tra Pomigliano e Bivio A16/A1 Milano-Napoli
Direzione Napoli
08:53 – A16 NAPOLI-CANOSA
Coda per traffico intenso su Bivio A16/A1 Milano-Napoli provenendo da Canosa verso Napoli
Direzione Napoli
08:08 – A16 NAPOLI-CANOSA
Coda di 1 km per lavori tra Avellino est e Benevento
Direzione Canosa
08:30 – A22 BRENNERO-MODENA
Coda di 4 km per traffico intenso tra Carpi e Bivio A22/A1 Milano-Napoli
Direzione Modena
08:40 – A24 ROMA-TERAMO
Coda di 7 km per traffico congestionato tra Grande Raccordo Anulare e Bivio A24/Tangenziale est RM
Direzione Tangenziale Est
08:39 – A24 COMPLANARE A24 SX
Coda per traffico congestionato tra Settecamini e Bivio Grande Raccordo Anulare
Direzione G.R.A.
08:39 – A24 COMPLANARE TPU SX
Coda per traffico congestionato tra Inizio Complanare e Bivio Complanare / GRA
Direzione G.R.A.
08:21 – A24 ROMA-TERAMO
Temporali con visibilità di 80 metri tra Grande Raccordo Anulare e Bivio A24/Tangenziale est RM
Direzione in entrambe le direzioni
08:54 – A27 VENEZIA – BELLUNO
Scorta veicoli (Coda per safety car) tra Belluno e Vittorio Veneto Nord
Direzione Ss51 Alemagna
07:59 – A27 VENEZIA – BELLUNO
Traffico rallentato per traffico intenso sulla viabilità ordinaria su Nodo A27/A57 Tangenziale di Mestre
Direzione Venezia
08:28 – A30 CASERTA-SALERNO
Coda di 1 km per traffico congestionato tra Nodo A30/A16 Napoli-Canosa e Nola
Direzione Caserta
08:27 – A30 CASERTA-SALERNO
Coda in uscita a Nola provenendo da Salerno per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Caserta
08:56 – A56 TANGENZIALE DI NAPOLI
Coda per traffico intenso tra Vomero e Capodimonte
Direzione Allacc. Diramazione Capodichino
08:36 – A56 TANGENZIALE DI NAPOLI
Coda per traffico intenso tra Capodichino e Corso Malta
Direzione Pozzuoli
08:33 – A8 MILANO-VARESE
Code a tratti per traffico intenso tra Nodo A8/A4 Torino-Trieste e Fiera Milano
Direzione Varese
08:07 – TRAFORO DEL MONTE BIANCO
Coda in corrispondenza Piazzale Francese verso Courmayeur
Attesa prevista: 45 minuti.
Direzione Courmayeur
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 07:08:00 +0000Dalle forme insolite, volte a mordere l’asfalto, la Ferrari 250 GTO nel tempo ha avuto vari nomi, si è presentata alle corse come “il Mostro“, mentre tra i giornalisti è stata ribattezzata “il formichiere“. Tutti soprannomi di una delle vetture più iconiche della storia e anche delle più valutate, con prezzi all’asta che ora raggiungono cifre record.
Agosto 1961. Fuori dalla fabbrica di Maranello tira una di quelle arie che sanno di benzina e ambizione, l’odore che Enzo Ferrari respirava con più piacere di qualsiasi altra cosa al mondo. È l’11 del mese quando su una pista compare qualcosa che non assomiglia a nulla di già visto: niente verniciatura, solo lamiera grezza, un rombo sordo e la sagoma allungata di una vettura che i meccanici, tra loro, si erano messi a chiamare “Il Mostro“.
Non era un soprannome affettuoso. La GTO aveva un muso lungo e inquietante, un profilo basso che sembrava appiattirsi sull’asfalto come un animale in agguato. Qualcuno dei giornalisti dell’epoca, vedendola, avrebbe poi parlato di “formichiere”, per via di quel frontale sproporzionato rispetto al resto. Ma Enzo Ferrari non aveva costruito quella macchina per fare bella figura nei salotti: l’aveva costruita per vincere nel campionato GT, punto.
A mettere su carta il progetto era stato Giotto Bizzarrini, uno di quegli ingegneri capaci di trasformare un’equazione in qualcosa che ti fa venire i brividi. Il telaio prendeva spunto dalla 250 GT Berlinetta a passo corto, irrobustito dove serviva, alleggerito dove si poteva. Il motore, invece, era roba già collaudata sul campo: il tremila V12 della 250 Testarossa, quella che a Le Mans aveva già fatto vedere di che pasta era fatta. Per i test fu chiamato Willy Mairesse, pilota belga con la guida di uno che non conosce la parola “risparmio” — esattamente il tipo che serve quando vuoi sapere fino a dove una macchina riesce ad arrivare prima di cedere.
Se c’è un anno che per Ferrari vale come uno spartiacque, quello è il 1961. La Scuderia dominava in Formula 1, Phil Hill stava per diventare campione del mondo (l’unico americano nella storia, un primato che regge ancora oggi), e le GT di Maranello continuavano a fare incetta di podi. Sembrava tutto sotto controllo.
Poi arriva il 10 settembre. Gran Premio di Monza. Wolfgang Von Trips, che in squadra chiamavano “Von Crash” con quella crudeltà bonaria tipica dei box, si scontra con la Lotus di Jim Clark in uno dei momenti più drammatici che il motorsport abbia mai visto. La vettura si impenna, vola letteralmente oltre le reti e si abbatte sulla folla. Il pilota muore sul colpo. Con lui, quindici spettatori. Le telecamere riprendono tutto. Il mondo vede.
Ferrari ne esce a pezzi, almeno dentro. E nei mesi successivi quella frattura diventa visibile anche fuori: quasi ottanta persone lasciano l’azienda. Tra chi se ne va c’è anche Bizzarrini, l’uomo che aveva disegnato il Mostro. Finirà a lavorare per Ferruccio Lamborghini, il rivale di Sant’Agata che stava costruendo la sua risposta a Maranello. Il progetto della GTO passa a Scaglietti.
Eppure, in mezzo a tutto quel caos, la vettura aveva già lasciato il segno. Proprio a Monza, durante le prove di quel Gran Premio maledetto, Stirling Moss l’aveva portata a un giro da 1’45″4. Un tempo che nessuna GT aveva mai fatto segnare e che, quella volta, lasciava indietro persino le monoposto.
Il 24 febbraio 1962 Ferrari convoca la stampa per la presentazione pre-stagionale. L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, con la GTO finalmente pronta a mostrarsi al mondo in versione definitiva. La federazione aveva fissato una soglia chiara: per omologare un’auto nelle competizioni GT, il costruttore doveva dimostrare di averne prodotti almeno cento esemplari. Ferrari disse di averlo fatto. La realtà era diversa.
Di 250 GTO ne uscirono dalla fabbrica soltanto trentanove, un numero ufficializzato dalla stessa Casa anche se ancora oggi qualcuno discute sulla cifra esatta. Il sistema per aggirare il regolamento fu elementare nella sua efficacia: i numeri di telaio vennero assegnati in modo non sequenziale, rendendo impossibile per gli ispettori ricostruire la reale entità della produzione. Un bluff riuscito, che ha dell’incredibile.
Con così pochi esemplari in circolazione, il Drake poteva anche permettersi un lusso che nessun altro costruttore avrebbe osato concedersi: approvare personalmente gli acquirenti. Non bastava avere i soldi. Bisognava meritarsi la GTO. E lui decideva chi la meritava. Meccanicamente, la vettura era un concentrato di sapere tecnico dell’epoca. Il V12 lavorava con lubrificazione a carter secco e sei carburatori doppio corpo Weber 38 DCN: 300 CV scaricati a terra a 7.500 giri, velocità massima di 280 km/h.Â
La 12 Ore di Sebring del 1962 è la prima volta che la GTO scende in pista con un numero di gara attaccato al fianco. Non è una prima timida: Hill e Gendebien vincono nella loro categoria dopo 196 giri, lasciando dietro di sé tutto il resto. Un esordio da capogiro, che mette subito in chiaro che quella macchina non era lì per partecipare.
Da quel momento in poi, per tre anni, la 250 GTO diventa qualcosa di difficile da fermare. Campionato GT vinto nel 1962, nel 1963, nel 1964. Tre titoli consecutivi che nessun’altra vettura riuscì a strappare. Nel mezzo, vittorie a Le Mans, al Nurburgring, al Tourist Trophy, a Spa, alla Targa Florio. Un palmarès costruito gara dopo gara, con quella costanza silenziosa che separa le grandi macchine da quelle semplicemente veloci.
Il 1963 porta in dote una rivale. Carroll Shelby schiera la Cobra, una macchina costruita su principi quasi opposti a quelli della GTO: brutale nell’erogazione, immediata nelle risposte, con un motore che faceva sentire il suo peso prima ancora di toccare il pedale. Non era raffinata. Era devastante.
Per due anni le due filosofie si fronteggiano in pista, con la GTO che tiene botta grazie all’equilibrio complessivo della vettura e all’esperienza accumulata. Ma nel 1965 la Cobra spunta la classifica finale del campionato, e la Ferrari non riesce più a tenere il passo. Le velocità di punta hanno già abbondantemente superato i 300 km/h, il motorsport sta cambiando pelle in fretta, e la GTO è figlia di un’epoca che si sta chiudendo. Quella sfida tra Ford e Ferrari sarebbe diventata leggenda nel tempo, abbastanza da diventare il soggetto del film Le Mans ’66 con Christian Bale e Matt Damon. Ma il vero protagonista, almeno per chi mastica di auto storiche, resta sempre lei: la 250 GTO.
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 06:30:02 +0000Monte Carlo non è soltanto il circuito più iconico della F1, è il luogo dove la tecnica incontra il rischio, dove la precisione vale più della velocità pura e dove anche il minimo dettaglio può decidere un intero weekend. Nel Principato la F1 corre da quasi un secolo, ma ogni anno Monaco riesce ancora a rappresentare qualcosa di unico nel calendario mondiale. Non esiste un’altra pista capace di unire così tanto motorsport, storia e glamour in pochi chilometri di asfalto.
Quest’anno il GP di Monaco si presenta ancora una volta come una sfida tecnica estremamente particolare soprattutto dal punto di vista della gestione gomme. Perché sul tracciato più lento del mondiale gli pneumatici assumono un ruolo completamente diverso rispetto agli altri appuntamenti della stagione. Conta il warm-up, conta la trazione, conta la capacità di entrare subito nella finestra corretta di temperatura, conta la posizione in pista. A Monaco più che altrove, il sabato vale spesso più della domenica.
Il circuito cittadino del Principato misura appena 3.337 chilometri ed è composto da 19 curve strette, ravvicinate e prive di reali vie di fuga. Le monoposto sfiorano continuamente i guard rail in una pista che lascia margini d’errore praticamente nulli. La carreggiata coincide quasi totalmente con le normali strade cittadine e questo rende il grip iniziale molto basso nelle prime sessioni del weekend. Le velocità medie restano le più basse del mondiale, con alcuni punti del tracciato affrontati a circa 50 km/h. Ma è proprio questa apparente lentezza a rendere Monaco uno dei weekend più complicati dal punto di vista tecnico. Le squadre sono costrette a utilizzare il massimo carico aerodinamico disponibile, mentre le gomme lavorano soprattutto in trazione e nelle continue accelerazioni in uscita dalle curve lente.
Pirelli porta tradizionalmente nel Principato la gamma più morbida dell’intero campionato. Anche per il 2026 saranno protagoniste la C3 come Hard, la C4 come Medium e la C5 come Soft. Una scelta obbligata per garantire il massimo livello possibile di grip meccanico su un asfalto storicamente molto liscio e poco abrasivo.
Il vero tema tecnico del weekend potrebbe essere ancora una volta l’evoluzione della pista. Monaco è un circuito cittadino utilizzato normalmente dal traffico urbano e questo significa che il grip cambia in maniera drastica sessione dopo sessione. Il venerdì il tracciato si presenta spesso “verde”, sporco e con pochissima aderenza. Poi, giro dopo giro, la pista si gomma rapidamente fino a trasformarsi completamente tra qualifiche e gara. In questa edizione inoltre alcune zone del tracciato sono state riasfaltate tra curva 19 e curva 1, tra la curva 7 e l’ingresso del tunnel, oltre all’entrata e all’uscita della pit lane. Un dettaglio tutt’altro che secondario perché un asfalto nuovo modifica il comportamento termico delle gomme e può aumentare l’incertezza soprattutto nelle prime sessioni.
Uno dei fenomeni più osservati sarà il possibile graining, già visto in passato a Monte Carlo. Secondo le indicazioni tecniche iniziali, il degrado dovrebbe restare piuttosto contenuto anche nel 2026. A Monaco infatti gli pneumatici non vengono stressati lateralmente come accade nei circuiti ad alta velocità . Il lavoro principale si concentra soprattutto sulle fasi di trazione e frenata. Proprio il basso degrado va a influenzare storicamente le strategie di gara. Monaco è infatti uno dei pochi circuiti dove la sosta singola continua a rappresentare quasi sempre la soluzione più efficace. Sorpassare resta estremamente difficile e perdere posizione in pista spesso significa compromettere la corsa. Per questo motivo le squadre tendono a privilegiare strategie conservative, cercando di mantenere il track position il più a lungo possibile.
Lo scorso anno il weekend monegasco aveva vissuto un esperimento regolamentare particolare. La FIA aveva imposto l’utilizzo obbligatorio di almeno tre set differenti di pneumatici, costringendo di fatto i piloti a effettuare due pit stop. Una scelta pensata per aumentare lo spettacolo e movimentare una gara tradizionalmente molto bloccata sul piano strategico. Il risultato fu molto particolare. La bandiera rossa arrivata al primo giro permise infatti a quasi tutti i piloti di effettuare immediatamente il cambio gomme “gratuito”, soddisfacendo gran parte dell’obbligo regolamentare e trasformando il resto del GP in una lunga gestione strategica. Alla fine le squadre si divisero soprattutto tra utilizzo delle Medium e delle Hard, mentre la Soft rimase spesso una scelta marginale.
Per il 2026 si tornerà invece al formato tradizionale. Questo fatto potrebbe riportare in primo piano la classica strategia a una sosta, soprattutto in assenza di neutralizzazioni. Ma parlare di Monaco senza considerare Safety Car e bandiere rosse sarebbe quasi impossibile. Il circuito del Principato è infatti uno dei più imprevedibili dell’intero mondiale. Le barriere vicinissime alla pista aumentano enormemente il rischio di contatti e incidenti, mentre gli spazi ridotti rendono spesso complicata la rimozione delle vetture senza interrompere la gara. Proprio per questo motivo la strategia resta sempre aperta fino all’ultimo. Un ingresso della Safety Car al momento giusto può ribaltare completamente una corsa che sembrava già decisa. Le squadre preparano infatti scenari multipli già dal venerdì, simulando decine di varianti legate a neutralizzazioni, Virtual Safety Car e bandiere rosse.
Dal punto di vista delle gomme, la Soft C5 sarà probabilmente la protagonista assoluta della qualifica. Su un circuito dove il giro secco vale spesso metà gara, la capacità di portare rapidamente in temperatura gli pneumatici sarà fondamentale. La Medium invece potrebbe diventare la gomma ideale per il primo stint domenicale, soprattutto per chi scatterà nelle prime posizioni e proverà ad allungare il più possibile la finestra della sosta. La Hard rappresenterà invece l’opzione più conservativa, utile soprattutto per difendersi da eventuali neutralizzazioni o per completare stint molto lunghi nella seconda metà di gara.
A Monaco, più che in qualsiasi altro circuito, le gomme non raccontano soltanto una questione tecnica. Raccontano anche il coraggio dei piloti. Perché nel Principato ogni centimetro conta. Serve fiducia assoluta nella monoposto, nella frenata e soprattutto negli pneumatici. Basta perdere aderenza per pochi istanti per finire contro le barriere. Anche per questo Monaco continua a essere uno dei circuiti più amati e rispettati del paddock.
Ayrton Senna resta il re assoluto del Principato con 6 vittorie, davanti a Graham Hill e Michael Schumacher fermi a quota 5. Da segnalare anche il trionfo del 2024 di Charles Leclerc. Tra i costruttori guida invece McLaren con 16 successi, davanti alla Ferrari con 10. Numeri che raccontano soltanto una parte della storia. Perché Monaco non è mai stata soltanto una gara di F1. È un esercizio di precisione assoluta, una corsa dove strategia, gomme, qualifica e gestione mentale si fondono in un equilibrio unico nel motorsport moderno. E ancora una volta, nel weekend più glamour dell’anno, saranno proprio gli pneumatici a decidere chi riuscirà davvero a sopravvivere ai guard rail del Principato.
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 06:07:31 +0000Nel mese di giugno 2026 sono previsti numerosi scioperi che coinvolgono vari settori, dal trasporto pubblico locale a quello ferroviario, marittimo, aereo e merci. Nell’articolo riportiamo gli scioperi giorno per giorno, indicando le città coinvolte, gli orari e le categorie di lavoratori interessati. Gli scioperi coinvolgono sia il livello locale che nazionale, e sono proclamati da diverse sigle sindacali.
Nella città di Messina è indetto uno sciopero di 8 ore dalle 16.00 alle 24.00 per il trasporto pubblico locale. Coinvolge il personale della Soc. ATM. Sindacati: OSP FILT-CGIL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/ORSA TRASPORTI.
Nella città di Catania sono proclamati due scioperi di 4 ore dalle 12.00 alle 16.00 (personale AMTS). Uno indetto dai sindacati OSP FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL e uno da OSP ORSA TPL.
In Emilia-Romagna (tutte le province) sciopero di 24 ore, modalità varie, per il personale Soc. SETA bacini di Modena, Reggio Emilia e Piacenza. Sindacato: OSR USB LAVORO PRIVATO.
Nella città di Foggia (Puglia) sciopero di 4 ore dalle 8.30 alle 12.30 per il personale della Soc. ATAF. Sindacati: OST FILT-CGIL/FAISA-CISAL.
A livello nazionale, sciopero negli appalti ferroviari, coinvolge il personale Soc. Elior Div. Itinere per i servizi di ristorazione e logistica bordo treno Trenitalia. Intera giornata di lavoro. Sindacati: FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI, FAST-CONFSAL e COBAS LAVORO PRIVATO.
Nella città di Ravenna (Emilia-Romagna) sciopero di 12 ore dalle 10.00 alle 22.00 dei rimorchiatori portuali Soc. SERS. Sindacato: OSP UILT-UIL.
Nella città di Cagliari (Sardegna) sciopero di 24 ore per trasporto merci, personale della Soc. ALL Trasporti operante presso i siti BRT di Macchiareddu ed Elmas. Sindacato: OSR FIT-CISL.
In Sicilia (tutte le province) sciopero ferroviario di 8 ore dalle 10.01 alle 18.00 del personale Soc. FS Security. Sindacati: OSR SLM FAST CONFSAL/ORSA TRASPORTI.
Nella città di Palermo (Sicilia) sciopero di 4 ore dalle 11.00 alle 15.00 per personale AMAT. Sindacato: OSP CUB TRASPORTI.
In Italia (tutte le province) vari scioperi plurisettoriali e ferroviari: 8 ore dalle 9.01 alle 17.00 e vari orari per attività ferroviarie, servizi appalti e logistica. Sindacati coinvolti: CUB TRASPORTI/SGB, ASSEMBLEA NAZIONALE PDM/PDB GRUPPO FSI, FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL FERROVIERI/FAST-CONFSAL/ORSA TRASPORTI, CAT, USB LAVORO PRIVATO.
In Italia (tutte le province) sciopero plurisettoriale dell’intera giornata per personale di appalti e somministrazione presso la pubblica amministrazione e aziende pubbliche e private. Sindacati: ADL COBAS/CLAP/COBAS LAVORO PRIVATO/SIAL COBAS.
Nella città di Napoli (Campania) sciopero di 4 ore dalle 09.00 alle 13.00 per personale divisione trasporto ferroviario Soc. EAV. Sindacati: OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL-AUTOFERRO.
Nella città di Potenza (Basilicata) sciopero di 24 ore trasporto pubblico locale personale Soc. Miccolis (servizio urbano). Sindacati: OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL AUTOFERRO.
Nella città di Latina (Lazio) sciopero di 4 ore dalle 9.30 alle 12.30 personale Soc. CSC. Sindacato: OSR FAISA-CISAL.
Nel settore aereo nazionale, sciopero di 18 ore dalle 6.00 alle 24.00 per piloti e assistenti di volo EasyJet Airlines Limited. Sindacati: FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL-TA/ANPAC, USB LAVORO PRIVATO.
Nella città di Milano (Lombardia) sciopero di 4 ore dalle 12.00 alle 16.00 per personale Soc. Sky Service operante presso lo scalo di Milano Linate. Sindacato: OSR USB LAVORO PRIVATO.
Nella città di Cagliari (Sardegna) sciopero di 18 ore dalle 6.00 alle 24.00 gruppo SOGAER (aeroporto), oganizzato da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL e di 4 ore dalle 12.00 alle 16.00 per personale SOGAER, SOGAERDYN, SOGAERSECURITY (UGL-TA).
A Verona Airport (Italia) sciopero di 18 ore dalle 6.00 alle 24.00 per personale ENAV. Sindacati: OSL UILT-UIL/FAST-CONFSAL-AV + RSA.
Nella città di Firenze (Toscana) sciopero di 24 ore per personale Soc. Autolinee Toscane Bacino di Firenze. Sindacato: OSP Cobas Lavoro Privato.
In Liguria (tutte le province) sciopero trasporto merci di 72 ore dalle 00.01 del 18/6 alle 24.00 del 20/6 per fermo servizio, città metropolitana di Genova, piattaforme logistiche e bacini portuali di Genova e Savona. Sindacati: OSR ALIAI/CNA-FITA/CONFARTIGIANATO TRASPORTI/FIAP/LEGA COOPERATIVE/TRASPORTOUNITO.
Nella città di Udine (Friuli-Venezia Giulia) sciopero di 24 ore per personale Soc. Arriva Udine. Sindacato: ASI-AU.
Nella città di Lecce (Puglia) sciopero di 3 ore dalle 9.30 alle 12.30 per personale Soc. SGM di Lecce. Sindacato: OST UILT-UIL.
Nella città di Verona (Veneto) sciopero ferroviario di 8 ore dalle 9.01 alle 17.00 per personale manutenzione, amministrativo e ingegneria Soc. RFI DOIT Verona Unità territoriale sud. Sindacati: OSR ORSA FERROVIE/SLM-FAST-CONFSAL.
Nella città di Napoli (Campania) sciopero di 4 ore dalle 12.45 alle 16.45 area ferro personale Soc. ANM. Sindacato: OSR FISI.
In Sardegna (Regionale) sciopero ferroviario di 8 ore dalle 9.01 alle 17.00 personale equipaggi Soc. Trenitalia DOR. Sindacati: OSR ORSA FERROVIE/FAST-CONFSAL.
Nella città di Torino (Piemonte) sciopero di 4 ore dalle 18.00 alle 22.00 personale viaggiante urbano e suburbano Soc. GTT. RSU Viaggiante urbano e suburbano.
In Piemonte (tutte le province) sciopero ferroviario di 8 ore dalle 9.00 alle 16.59 per personale Soc. Trenitalia Direzione Customer Operations CSVD regionale Piemonte. Sindacato: OSR ORSA FERROVIE.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero 08 giugno 2026
Sciopero 09 giugno 2026
Sciopero 10 giugno 2026
Sciopero 11 giugno 2026
Sciopero 12 giugno 2026
Sciopero 13 giugno 2026
Sciopero 14 giugno 2026
Sciopero 18 giugno 2026
Sciopero 19 giugno 2026
Sciopero 22 giugno 2026
Sciopero 23 giugno 2026
Sciopero 24 giugno 2026
Sciopero 26 giugno 2026
Fonte: Mit
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 06:00:00 +0000Oggi 03 giugno 2026 offriamo una fotografia chiara dei prezzi medi dei carburanti lungo la rete autostradale italiana: nella tabella trovi le ultime rilevazioni ufficiali per benzina, gasolio, Gpl e metano, mentre più sotto spieghiamo in modo semplice come si forma il prezzo alla pompa per i due prodotti più diffusi. Tra le voci che incidono maggiormente figurano la componente fiscale e quella industriale; quest’ultima risente di quotazioni internazionali e cambio euro/dollaro, oltre ai margini della distribuzione. L’articolo include inoltre due grafici di sintesi e il collegamento alla fonte istituzionale per consultare i dati aggiornati.
Ultimo aggiornamento: 02-06-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 2.036 |
| Gasolio | SELF | 2.077 |
| GPL | SERVITO | 0.910 |
| Metano | SERVITO | 1.587 |
Benzina: Il prezzo della benzina è il risultato dell’intreccio tra carichi fiscali e dinamiche industriali. La componente fiscale pesa per il 58% e comprende accise e Iva: le accise rappresentano un’imposta fissa per unità di prodotto, mentre l’Iva si applica in percentuale sul valore imponibile che include anche le accise, amplificando così le variazioni finali in cassa. La componente industriale vale il 42% e si divide tra costo della materia prima e margine lordo della filiera. La materia prima incide per il 30% del prezzo e riflette le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e l’andamento del cambio euro/dollaro: quando il petrolio o i benchmark internazionali salgono, oppure l’euro si indebolisce, il costo tende ad aumentare. Il margine lordo pesa per il 12% e copre attività e rischi di raffinazione, logistica, stoccaggio, trasporto, gestione della rete e servizio al cliente. Su questa quota l’operatore può intervenire per modulare il prezzo alla pompa, ad esempio con politiche commerciali, differenze tra self e servito e iniziative promozionali. Nel breve periodo le tasse sono relativamente stabili, mentre la parte industriale, e in particolare la materia prima, trasmette più rapidamente gli impulsi dei mercati, rendendo il prezzo della benzina sensibile alla volatilità internazionale.
Gasolio: Per il gasolio la struttura del prezzo presenta un equilibrio diverso tra fisco e industria. La componente fiscale è pari al 45%, dunque più contenuta rispetto alla benzina; l’effetto congiunto di accise e Iva resta comunque determinante per la spesa finale, ma lascia maggiore spazio alle oscillazioni legate ai costi industriali. La componente industriale vale il 55% e, al suo interno, la materia prima pesa per il 45% del prezzo: su questa voce incidono le quotazioni internazionali dei distillati medi e il cambio euro/dollaro, fattori che possono muoversi anche in modo rapido in funzione del ciclo economico globale, della domanda stagionale (ad esempio per autotrasporto e riscaldamento in alcuni Paesi) e di eventuali tensioni geopolitiche. Il margine lordo rappresenta il 10%: finanzia raffinazione, logistica, distribuzione, gestione degli impianti e il servizio, ed è l’area in cui i gestori possono intervenire maggiormente per differenziare il prezzo in base al canale (self o servito), alla localizzazione e alla concorrenza locale. Poiché nel gasolio la parte industriale è prevalente, il prezzo alla pompa tende a reagire con maggiore prontezza alle variazioni delle quotazioni internazionali e del cambio, mentre la leva fiscale, più stabile nel breve periodo, agisce soprattutto come zoccolo di costo che definisce la base su cui si innestano i movimenti di mercato.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.941 per la benzina, 2.002 per il diesel, 0.818 per il gpl, 1.576 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.991 |
| Benzina | SELF | 1.938 |
| GPL | SERVITO | 0.802 |
| Metano | SERVITO | 1.512 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.013 |
| Benzina | SELF | 1.963 |
| GPL | SERVITO | 0.782 |
| Metano | SERVITO | 1.572 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.044 |
| Benzina | SELF | 1.973 |
| GPL | SERVITO | 0.892 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.020 |
| Benzina | SELF | 1.954 |
| GPL | SERVITO | 0.848 |
| Metano | SERVITO | 1.667 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.988 |
| Benzina | SELF | 1.938 |
| GPL | SERVITO | 0.765 |
| Metano | SERVITO | 1.530 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.989 |
| Benzina | SELF | 1.935 |
| GPL | SERVITO | 0.797 |
| Metano | SERVITO | 1.527 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.023 |
| Benzina | SELF | 1.965 |
| GPL | SERVITO | 0.794 |
| Metano | SERVITO | 1.507 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.994 |
| Benzina | SELF | 1.925 |
| GPL | SERVITO | 0.784 |
| Metano | SERVITO | 1.652 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.002 |
| Benzina | SELF | 1.935 |
| GPL | SERVITO | 0.887 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.993 |
| Benzina | SELF | 1.926 |
| GPL | SERVITO | 0.791 |
| Metano | SERVITO | 1.547 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.978 |
| Benzina | SELF | 1.922 |
| GPL | SERVITO | 0.822 |
| Metano | SERVITO | 1.521 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.019 |
| Benzina | SELF | 1.940 |
| GPL | SERVITO | 0.817 |
| Metano | SERVITO | 1.489 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.993 |
| Benzina | SELF | 1.927 |
| GPL | SERVITO | 0.793 |
| Metano | SERVITO | 1.563 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.001 |
| Benzina | SELF | 1.946 |
| GPL | SERVITO | 0.776 |
| Metano | SERVITO | 1.619 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.016 |
| Benzina | SELF | 1.946 |
| GPL | SERVITO | 0.875 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.008 |
| Benzina | SELF | 1.943 |
| GPL | SERVITO | 0.828 |
| Metano | SERVITO | 1.821 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.000 |
| Benzina | SELF | 1.934 |
| GPL | SERVITO | 0.802 |
| Metano | SERVITO | 1.602 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.009 |
| Benzina | SELF | 1.947 |
| GPL | SERVITO | 0.817 |
| Metano | SERVITO | 1.550 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.990 |
| Benzina | SELF | 1.936 |
| GPL | SERVITO | 0.810 |
| Metano | SERVITO | 1.503 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.009 |
| Benzina | SELF | 1.947 |
| GPL | SERVITO | 0.899 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 giugno 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.979 |
| Benzina | SELF | 1.930 |
| GPL | SERVITO | 0.800 |
| Metano | SERVITO | 1.501 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 06:00:00 +0000Il settore delle auto ibride plug-in in Italia è in costante crescita e la conferma arriva dai dati di maggio 2026, mese chiuso con un totale di oltre 15 mila unità vendute e un incremento del 71% delle immatricolazioni.
Anche il parziale annuo è molto positivo, con oltre 69 mila esemplari immatricolati e un incremento percentuale del 91,2%. La quota di mercato è oggi dell’8,7% (a maggio 10,2% invece).
Di seguito andremo ad analizzare quali sono le auto ibride plug-in più vendute in Italia, considerando i dati UNRAE aggiornati al mese di maggio 2026 che sono stati pubblicati nei giorni scorsi.
Il settore delle auto ibride plug-in ha tante protagoniste in Italia. Ecco la Top 10 delle più vendute a maggio 2026:
Di seguito, invece, riportiamo la Top 10 delle ibride plug-in più vendute tra gennaio e maggio 2026:
Ricordiamo che è possibile approfondire l’andamento del mercato italiano consultando l’analisi sulle vendite di maggio 2026 e anche l’articolo dedicato alle auto più vendute in Italia. Il mercato sta vivendo un momento molto positivo e il contributo delle plug-in sta risulta determinante. Questi modelli ibridi stanno dando una grossa mano alla crescita del settore delle quattro ruote in termini di volumi di vendita.
I numeri parlano chiaro: il settore delle auto ibride plug-in in Italia vede BYD nel ruolo di protagonista assoluto. La Casa cinese, infatti, ha occupato le prime due posizioni della Top 10 del cumulato annuo e piazza anche un terzo modello in classifica.
Il successo più evidente riguarda la Atto 2, vettura che si sta ritagliando uno spazio di primissimo piano sul mercato, riuscendo a scalzare dal primo posto anche la Seal U. Il vantaggio rispetto ai modelli concorrenti è enorme e potrebbe crescere ancora nel corso del prossimo futuro.
Da segnalare anche l’ottimo momento della Volkswagen Tiguan. Il SUV è probabilmente il veicolo di riferimento di un marchio che sta potenziando notevolmente la sua gamma ibrida, arricchendola con diversi modelli. Il gruppo tedesco è presente in classifica anche con Audi Q3.
Molto bene anche la BMW X1, che registra un notevole passo in avanti rispetto allo scorso anno (quasi raddoppiando le vendite) e si piazza al quarto posto della classifica generale del cumulato annuo. In calo, ma con volumi ancora molto alti, la Toyota C-HR.
Sempre sul fronte modelli cinesi, da segnalare gli ottimi risultati di Omoda 9, Jaecoo 7 e Geely Starray. Novità recenti per il settore delle quattro ruote che, mese dopo mese, stanno conquistando un numero sempre maggiore di clienti.
L’appuntamento è fissato ora per l’inizio del prossimo mese di luglio 2026 per poter verificare la classifica aggiornata delle vendite di ibride plug-in al termine del primo semestre dell’anno in corso.
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 05:30:15 +0000Il Gruppo Stellantis sta attraversando un periodo di profondi cambiamenti. Dopo le difficoltà registrate negli ultimi anni, il cambio alla guida dell’azienda ha dato una spinta notevole alle vendite e il nuovo piano strategico ha segnato la strada da seguire per il futuro. Nel frattempo, il Gruppo continua a crescere in Europa. A sostenere questa tendenza sono, in particolare, i risultati del marchio Fiat, che sta vivendo un 2026 molto positivo, anche grazie alle novità più recenti della gamma, come la Grande Panda. Ecco tutti i dati sulla “ripartenza” del Gruppo in questi primi mesi dell’anno.
Stellantis sta vivendo un buon momento in Europa. In un mercato che, nei primi quattro mesi dell’anno in corso, cresce poco più del 4% (dati ACEA), il Gruppo registra una crescita delle immatricolazioni del 7,1% su base annua. Considerando tutti i brand, sono 740 mila unità vendute, con una quota di mercato del 15,8%. Questo risultato permette a Stellantis di guardare al futuro con maggiore fiducia.
Per sostenere la sua crescita futura, Stellantis ha appena annunciato il nuovo piano FaSTLAne 2030 che prevede una strategia molto ambiziosa per l’offerta di prodotto dei prossimi anni, sono 60 modelli in arrivo entro il 2030. Da segnalare anche un nuovo maxi-investimento da 60 miliardi di euro che porterà , tra le tante novità , anche all’avvio della produzione di auto elettriche economiche in Italia, nello stabilimento di Pomigliano d’Arco.
Gli effetti del nuovo piano andranno valutati nel lungo periodo. I prossimi anni, infatti, avranno un’importanza enorme per il Gruppo, alle prese con tante sfide da affrontare, a partire dall’elettrificazione del settore delle quattro ruote, per poter tornare a crescere in modo sostenibile. I primi passi registrati in questi mesi, però, sono sicuramente un ottimo inizio.
A sostenere la crescita di Stellantis sono, soprattutto, le performance del marchio Fiat, protagonista di una prima parte di 2026 davvero positiva. Il brand ha registrato un incremento delle vendite del +29,2% nel corso dei primi quattro mesi dell’anno, risultando uno dei brand in maggiore crescita in Europa, con un sostanziale passo in avanti rispetto ai dati dello scorso anno. Nel frattempo, Fiat si rafforza anche in Italia. Come confermato dai recenti dati UNRAE aggiornati a maggio 2026, infatti, le immatricolazioni sul mercato italiano sono in crescita del +29,71%.
Il ruolo del marchio è sempre più importante per gli equilibri di Stellantis in Europa, soprattutto grazie alla capacità di ritagliarsi uno spazio di rilievo nei segmenti A e B con modelli accessibili, in contrasto con l’ondata di auto in arrivo dalla Cina, sempre più protagoniste del mercato. Per sostenere la crescita nel lungo periodo, Fiat sta lavorando a un’espansione nel segmento C, con il lancio di nuovi modelli che potenzierebbero ulteriormente la gamma nei prossimi anni.
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 05:30:12 +0000La patente B con codice 78 consente di guidare soltanto veicoli dotati di cambio automatico. L’automobilista che supera l’esame pratico su una vettura senza cambio manuale ottiene un’abilitazione valida per la categoria richiesta, ma non libera sotto il profilo della trasmissione. In altre parole, il documento permette di condurre autovetture, suv, crossover, city car, veicoli commerciali leggeri entro i limiti della patente B e altri mezzi compatibili con quella categoria, purché privi del tradizionale pedale della frizione e del cambio manuale.
Il codice 78 è un codice armonizzato europeo ovvero una sigla valida nell’ambito dell’Unione europea per indicare una restrizione, una prescrizione o una condizione legata alla patente di guida. Viene riportato sul retro del documento, nella parte in cui sono annotate le categorie abilitate, le scadenze e gli eventuali codici aggiuntivi. La funzione è segnalare che il titolare della patente può guidare solo veicoli con cambio automatico.
La regola nasce da un principio. Se un candidato sostiene e supera la prova pratica su un veicolo con cambio automatico, l’esaminatore non ha potuto verificare la sua capacità di gestire una trasmissione manuale. Non ha quindi valutato l’uso coordinato di frizione, acceleratore e leva del cambio, né la capacità di partire in salita con un’auto manuale, scalare le marce, evitare spegnimenti del motore o scegliere il rapporto adeguato in base alla velocità e alla pendenza della strada. DI conseguenza l’abilitazione viene circoscritta ai veicoli automatici.
Non bisogna confondere questa limitazione con una riduzione della categoria B in senso generale. Il titolare della patente B con codice 78 può comunque guidare i veicoli rientranti nella categoria B, quindi autoveicoli destinati al trasporto di persone con massimo nove posti compreso il conducente e massa complessiva non superiore a 3,5 tonnellate, oltre agli altri mezzi consentiti dalla disciplina della categoria.
La patente con codice 78 autorizza alla guida soltanto dei veicoli compatibili con la limitazione annotata. Se il mezzo ha il cambio manuale, la patente non copre quella condotta. In caso di controllo la presenza del codice sul retro del documento rende subito verificabile la restrizione. In caso di incidente la questione assume un peso maggiore perché la guida di un veicolo non conforme all’abilitazione posseduta apre problemi sul piano assicurativo e si quello della responsabilità personale.
C’è anche un limite pratico che riguarda la libertà di scelta. In Italia il cambio manuale è ancora molto presente, soprattutto nel mercato dell’usato, nei veicoli più economici, in molte flotte professionali, in diverse auto di servizio e in molti mezzi commerciali leggeri. Chi possiede il codice 78 può trovarsi avvantaggiato nella guida quotidiana se utilizza sempre veicoli automatici, ma resta meno flessibile quando deve mettersi al volante di una vettura non propria.
La scelta di conseguire la patente B con un veicolo automatico può essere una decisione razionale. Per molti candidati il cambio manuale rappresenta l’ostacolo più difficile dell’apprendimento. La gestione della frizione, il timore di spegnere l’auto nel traffico, le partenze in salita e la necessità di coordinare più movimenti in contemporanea possono rendere l’esame più stressante del necessario. Su un’auto automatica l’attenzione del candidato può concentrarsi sulla strada, sulla segnaletica, sulle precedenze, sulla traiettoria, sulla distanza di sicurezza e sull’interazione con gli altri utenti.
Il conseguimento della patente con il cambio automatico significa però accettare una limitazione che potrà essere rimossa in futuro, ma che nell’immediato condiziona le possibilità di guida.
Il codice 78 va letto anche dentro una trasformazione più ampia dell’automobile. Per decenni il cambio manuale è stato considerato in Italia la norma. Costava meno, consumava meno, dava al conducente una sensazione di controllo diretto e rispondeva a una cultura automobilistica abituata alla leva del cambio come elemento essenziale della guida. Oggi quella impostazione si sta indebolendo. Le trasmissioni automatiche moderne sono più rapide, più efficienti e più diffuse rispetto al passato. Se le auto ibride hanno modificato le abitudini di guida, le elettriche hanno eliminato il rapporto tradizionale tra motore, frizione e marce.
Nel tempo la patente B con codice 78 potrebbe diventare meno penalizzante rispetto al passato. Se il parco circolante si sposterà verso veicoli automatici, ibridi ed elettrici, la limitazione perderà parte del suo peso. È pur vero che il mercato dell’usato, le auto più datate, molte vetture economiche e diversi veicoli commerciali continuano a essere manuali. La transizione è in corso, ma non è completa.
La parte teorica dell’esame per la patente B non cambia. Il candidato deve superare la prova sui quesiti previsti, dimostrando di conoscere norme di circolazione, segnaletica, precedenze, comportamento in caso di pericolo, sicurezza stradale, responsabilità del conducente e regole tecniche. La differenza riguarda la prova pratica. Se l’esame viene sostenuto con un veicolo dotato di cambio automatico o comunque diverso dal cambio manuale, la patente rilasciata riporterà il codice 78.
Durante la prova il candidato deve comunque dimostrare di saper guidare in modo sicuro. Il cambio automatico elimina una parte della complessità meccanica, ma non riduce l’importanza della capacità di guida. Il giudizio dell’esaminatore resta centrato sulla sicurezza complessiva.
La definizione pratica di cambio automatico include i veicoli privi di pedale della frizione e quelli nei quali il cambio dei rapporti non richiede l’intervento manuale tradizionale del conducente attraverso frizione e leva. In molti casi, il guidatore può comunque selezionare modalità di marcia o rapporti tramite leve o paddle al volante ma non equivale a un cambio manuale classico.
Con la patente B munita di codice 78 si possono guidare veicoli della categoria B dotati di cambio automatico. Rientrano quindi le normali autovetture per il trasporto di persone, i veicoli fino a nove posti compreso il conducente e con massa complessiva fino a 3,5 tonnellate, le auto ibride automatiche, le elettriche, molte plug-in hybrid e diversi veicoli commerciali leggeri automatici.
La limitazione non è definitiva. Chi ha conseguito la patente B con codice 78 e vuole guidare anche veicoli con cambio manuale può rimuovere la restrizione sostenendo una nuova prova pratica su un’auto dotata di cambio manuale. Non serve ripetere l’esame teorico perché la conoscenza delle regole della circolazione è già stata accertata. Occorre invece dimostrare di saper condurre un veicolo manuale.
L’automobilista deve quindi prepararsi alla gestione della frizione, alla scelta dei rapporti, alla partenza in salita, alla scalata e alla coordinazione tra comandi. Una volta superata la prova, la patente viene aggiornata senza il codice 78 per consentire la guida anche dei veicoli con cambio manuale.
Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 04:10:01 +0000La constatazione amichevole di incidente, ancora chiamata da molti automobilisti con il vecchio nome di Cid e oggi più correttamente indicata come Cai, è uno degli strumenti più utili dopo un sinistro stradale di lieve entità . Serve a ricostruire l’accaduto, identificare i veicoli coinvolti, raccogliere i dati delle compagnie assicurative e avviare con maggiore rapidità la pratica di risarcimento. Ecco quindi che firmare una constatazione amichevole significa aderire a una ricostruzione dei fatti.
La firma non dovrebbe perciò essere considerata un gesto automatico. Il modulo blu riduce i tempi del risarcimento, certo, ma può anche cristallizzare una dinamica sbagliata. Quando le due versioni non coincidono, quando la descrizione dell’urto non convince, quando i danni non sembrano compatibili con la manovra dichiarata o quando l’altro automobilista pretende una firma immediata senza lasciare il tempo di leggere, la scelta più prudente è fermarsi.
La constatazione amichevole è il modulo utilizzato per denunciare un sinistro tra veicoli a motore e per fornire alle compagnie assicurative una prima ricostruzione dell’incidente. Nel linguaggio comune si parla ancora di Cid, sigla legata alla vecchia Convenzione indennizzo diretto, mentre nel settore assicurativo il riferimento più corretto è Cai, Constatazione amichevole di incidente. Il documento raccoglie le informazioni essenziali per identificare conducenti, proprietari, veicoli, polizze, luogo, data, ora, circostanze dello scontro, danni visibili, testimoni e dinamica.
Compilato bene, consente alle assicurazioni di ridurre i margini di incertezza e di gestire più velocemente la richiesta di risarcimento. Sottoscritto da entrambi i conducenti, assume un peso maggiore perché segnala una convergenza sulla ricostruzione dell’incidente. Non a caso, nei sinistri con soli danni a cose, la doppia firma può dimezzare il termine entro cui la compagnia deve formulare l’offerta di risarcimento, passando da sessanta a trenta giorni.
Quando il modulo CAI è firmato da entrambi, la compagnia dispone di una versione condivisa dell’accaduto e, almeno in teoria, può procedere con meno verifiche preliminari. In un tamponamento lieve con dinamica evidente veicoli fermi in colonna e responsabilità riconosciuta dal conducente che ha urtato da dietro, il Cai a doppia firma è una soluzione efficiente. Lo stesso vale quando le parti concordano sulla traiettoria dei mezzi, sui punti d’urto, sull’assenza di feriti e sulla descrizione dei danni.
Firmare la constatazione amichevole significa riconoscere che il modulo contiene una rappresentazione accetta del sinistro. Il documento non impedisce in assoluto contestazioni successive perché la compagnia può disporre perizie e valutare la compatibilità tra danni e dinamica. La doppia sottoscrizione crea però una presunzione favorevole alla ricostruzione riportata nel modulo.
La constatazione amichevole non va firmata quando non c’è accordo sulla dinamica dell’incidente. Se un conducente sostiene di essere stato fermo e l’altro afferma che entrambi erano in movimento, il modulo non va trattato come una pratica neutra. Se uno dei due automobilisti dichiara di aver rispettato una precedenza e l’altro contesta la stessa circostanza, la firma congiunta rischia di mascherare un conflitto. Se il punto d’urto indicato non corrisponde ai danni visibili sui veicoli, la prudenza è obbligatoria.
Non bisogna firmare neppure quando il disegno della dinamica è poco chiaro. Lo schizzo serve a spiegare la posizione dei veicoli, la direzione di marcia, la corsia occupata, la segnaletica presente, il punto d’impatto e le manovre eseguite prima dello scontro. Un disegno ambiguo genera più problemi di una descrizione incompleta perché trasferisce sulla carta una rappresentazione visiva che la compagnia utilizzerà per interpretare l’incidente.
La firma è sconsigliabile anche quando l’altro conducente rifiuta di inserire testimoni presenti sul posto. Lo stesso vale se non vuole riportare una manovra decisiva, come una retromarcia, un cambio di corsia, una svolta improvvisa, l’apertura di una portiera o il mancato rispetto di uno stop.
È un errore firmare un modulo quasi vuoto, lasciando all’altro conducente o a una delle compagnie il compito di completare le informazioni in un secondo momento. La constatazione amichevole deve contenere dati completi e verificabili ovvero targhe, generalità , compagnie assicurative, numeri di polizza, luogo, ora, circostanze, danni, punto d’urto, schizzo e firme. Quando mancano troppi elementi, il documento diventa contestabile.
Nel modulo Cai, perfino lo schizzo dell’incidente ha una funzione centrale. Deve mostrare in modo semplice e comprensibile la posizione dei veicoli al momento dell’impatto, la direzione di marcia, la presenza di incroci, stop, semafori, rotonde, corsie, parcheggi o ostacoli.
Dopodiché subito dopo l’incidente, prima di spostare i veicoli quando le condizioni di sicurezza lo permettono, è utile documentare la scena. Le fotografie dei mezzi nella posizione finale, dei danni, delle targhe, della segnaletica, della sede stradale e degli eventuali detriti sono elementi importanti nella ricostruzione. Anche i video sono utili quando servono a mostrare il contesto: visibilità , traffico, carreggiata, semafori, corsie o ostacoli.
Infine, i testimoni possono essere importanti. Sul modulo vanno riportati i nomi dei presenti, specificando se si trovavano a bordo di uno dei veicoli coinvolti oppure se erano terzi estranei. Naturalmente la testimonianza vale se è reale e coerente con il resto degli elementi disponibili. Diverso è il caso in cui intervengano le autorità . Il verbale redatto da polizia locale, carabinieri o polizia stradale ha un peso maggiore nella ricostruzione, soprattutto quando gli agenti rilevano posizione dei veicoli, tracce di frenata, danni, segnaletica, dichiarazioni e condizioni della strada.
La constatazione amichevole è pensata per semplificare i sinistri ordinari e non per sostituire ogni forma di accertamento. Se ci sono feriti, anche lievi, bisogna chiamare i soccorsi. Se uno dei conducenti appare alterato, non ha documenti, non mostra l’assicurazione, si rifiuta di fornire i dati o tenta di allontanarsi, è opportuno l’intervento delle autorità .
Il tutto senza dimenticare che la compagnia può contestare la constatazione amichevole, anche quando il modulo è firmato da entrambi i conducenti. La doppia firma crea una presunzione sulla dinamica riportata, ma non rende intoccabile il documento. L’assicuratore può svolgere verifiche, disporre una perizia, valutare la compatibilità dei danni, confrontare le dichiarazioni, analizzare precedenti e se emergono incongruenze rifiutare o ridimensionare il risarcimento.
Il riferimento generale dell’assicurazione è il termine di tre giorni dall’evento o da quando l’assicurato ne ha avuto conoscenza, salvo particolarità contrattuali e situazioni specifiche. Ricevuta la denuncia, la compagnia avvia infatti la gestione della pratica e se ci sono danni al veicolo, viene organizzata una perizia per stimare l’entità del danno e verificare la compatibilità con la dinamica dichiarata.
L’assicurato deve rendere disponibile il mezzo per l’ispezione senza effettuare riparazioni frettolose prima degli accertamenti, salvo interventi necessari per sicurezza o conservazione del bene.
I tempi dell’offerta dipendono dal tipo di danno e dalla documentazione presentata. Per i soli danni a cose, la presenza di un Cai firmato da entrambi abbrevia i termini. Se il modulo non è firmato congiuntamente, l’istruttoria richiede più tempo.
Quando ci sono danni alla persona, la procedura segue una scansione diversa e più lunga, perché servono documenti sanitari, valutazioni medico-legali e certificazione della guarigione o stabilizzazione dei postumi.
Dal 2026 le compagnie devono mettere a disposizione strumenti informatici per consentire la compilazione e la trasmissione telematica del modulo di denuncia di sinistro. In ogni caso il cartaceo non sparisce: resta una modalità utilizzabile da chi preferisce il modulo tradizionale o si trova in condizioni in cui non è pratico usare smartphone, app o connessione. Il Cai digitale riduce errori di trascrizione, rendere più immediato l’invio alla compagnia e favorisce una raccolta più ordinata delle informazioni.
In tutti i casi non essere d’accordo non significa rifiutarsi di denunciare il sinistro, ma vitare di sottoscrivere una versione comune che non si condivide. In caso di disaccordo, ciascun conducente può compilare la propria denuncia e trasmettere tutto alla propria compagnia.
Data articolo: Tue, 02 Jun 2026 12:00:55 +0000Il mese di maggio 2026 si è chiuso in positivo per il mercato auto italiano che sta vivendo un ottimo momento. Le immatricolazioni, infatti, sono in crescita nel confronto con lo scorso anno.
Alcuni modelli, però, stanno dando un contributo maggiore rispetto ad altri e questo dato emerge chiaramente dalla classifica dei modelli più venduti, che presenta diverse sorprese per quanto riguarda il mese appena concluso.
Andiamo ad analizzare, quindi, la Top 10 delle auto più vendute in Italia, sia nel corso del mese di maggio 2026 che per quanto riguarda il parziale annuo (gennaio – maggio 2026), grazie ai dati forniti da UNRAE.
Ecco la classifica delle dieci auto più vendute a maggio 2026 in Italia:
Di seguito, invece, riportiamo la Top 10 del cumulato annuo, con riferimento al periodo gennaio – maggio 2026.
Ricordiamo che per approfondire l’andamento delle vendite in Italia di nuove autovetture potete dare un’occhiata all’articolo sulle immatricolazioni di maggio 2026.
A guidare il mercato auto italiano è sempre la Fiat Panda che, nonostante un mese da meno di 10.000 unità vendute, continua a mantenere un vantaggio enorme rispetto ai diretti concorrenti, confermandosi come la best seller del mercato.
Nella Top 10 del mese, oltre all’ottimo secondo posto di Dacia Sandero, compaiono diverse sorprese, a partire dalla Leapmotor T03, che ormai punta a stabilizzarsi sul podio delle auto più vendute in assoluto in Italia.
Da segnalare anche il quinto posto della BYD Atto 2, modello destinato a ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante sul mercato. La vettura, che nel parziale annuo è solo al 24° posto, potrebbe diventare una presenza fissa tra le Top 10.
Si tratta di un modello che ricopre oggi un ruolo fondamentale nella crescita di BYD: la Casa cinese sta registrando numeri da record in Europa e intende rafforzare la sua posizione sul mercato con risultati sempre più significativi.
Scorrendo la classifica, invece, notiamo un mese leggermente sottotono per la Fiat Grande Panda, modello che nel parziale annuo è in terza posizione. Nel mese di maggio, invece, la vettura si deve accontentare del nono posto, con un margine significativo dalle prime.
Tra i SUV, invece, la Jeep Avenger continua a rappresentare il modello di riferimento del mercato, con un numero sempre molto elevato di automobilisti italiani che scelgono la vettura di Jeep ogni mese.
Data articolo: Tue, 02 Jun 2026 08:45:07 +0000Il Ponte sullo Stretto deve fare i conti con una nuova bocciatura, legata alle tariffe di pedaggio ipotizzate per il progetto che, nel frattempo, registra un ulteriore ritardo, costringendo la società Stretto di Messina a restituire 12 milioni di euro di fondi all’Ue, che aveva sostenuto la fase di progettazione dell’opera. Andiamo a fare il punto sulle ultime novità legate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.
L’Autorità di regolazione dei trasporti ha evidenziato una delle criticità che bisognerà affrontare per il futuro del Ponte sullo Stretto. Tutto ruota intorno ai costi di gestione dell’opera. La struttura, infatti, dovrà essere attraversata ogni anno da più di 10 milioni di autovetture per diventare autoufficiente dal punto di vista economico.
Secondo le previsioni del Governo, i costi legati alla manutenzione ordinaria e straordinaria saranno interamente coperti dalle tariffe di pedaggio, che i veicoli saranno tenuti a pagare per attraversare lo Stretto. L’importo di queste tariffe resta da valutare. Pietro Ciucci, amministratore delegato di Stretto di Messina, aveva ipotizzato tariffe tra 4 e 10 euro.
In particolare, si ipotizza una tariffa di 4 euro per le moto, 7 euro per le automobili e 10 euro per i camion. Lo stesso ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, aveva ipotizzato un costo di circa 10 euro per auto. Secondo l’Autorità di Regolazione dei Trasporti, i numeri sono diversi: il pedaggio dovrebbe partire da 27,43 euro con riferimento al 2034, anno in cui il ponte dovrebbe entrare in esercizio. Successivamente, sarebbero previsti rincari progressivi, fino a oltre 48 euro nel 2063.
Per la società Stretto di Messina, però, la situazione è diversa:
“La tariffa di 27,43 euro per i veicoli indicata nel Pef, e richiamata nel parere positivo dell’Art, è una media ponderata annuale tra i volumi di traffico e le tariffe per ciascuna tipologia di veicolo e non il costo di un singolo passaggio per le auto che, come detto più volte, sarà compreso tra circa 4 e 7 euro per tratta.”
Si tratta di una questione che andrà valutata con attenzione nel corso del prossimo futuro. Il tema delle tariffe di passaggio, infatti, rappresenta un elemento centrale per il sostentamento economico del Ponte sullo Stretto. Costi troppo alti potrebbero portare a una riduzione del traffico, rispetto alle stime, e potrebbero limitare la capacità dell’opera di sostenersi in autonomia, sia per quanto riguarda i costi di manutenzione ordinaria che quelli di manutenzione straordinaria.
Nel frattempo, lo Stretto di Messina deve affrontare un nuovo problema. A causa dei ritardi accumulati in fase di progettazione, infatti, la società dovrà restituire 12 milioni di euro di sostegni che aveva ricevuto dall’Ue a fine 2024.
Si tratta di un altro tema particolarmente delicato, soprattutto in considerazione del fatto che lo Stretto di Messina, al momento, è una società con 116 dipendenti, di cui ben 89 sono dirigenti e solo 27 sono impiegati.
Per il futuro, la società intende partecipare ai nuovi bandi europei per ottenere nuovi fondi, anche in considerazione del parere positivo ricevuto dall’Ue che ha giudicato il progetto in modo positivo, permettendo al Ponte di ottenere i punteggi più alti nel bando 2024.
Data articolo: Tue, 02 Jun 2026 07:45:05 +0000La velocità è il suo mestiere, ma anche per una come Sofia Goggia non bisogna mai perdere di vista il limite. Abituata a scendere a 100 km/h su una pista di ghiaccio, possiede una moto che tutti le invidiano: una Ducati Scrambler Icon, sua compagnia di viaggio a Bergamo, utilizzata mantenendo sempre alta la soglia dell’attenzione. Ospite ai box Ducati durante il Gran Premio del Mugello andato in scena la domenica appena trascorsa, la campionessa italiana ha voluto far sentire tutto il proprio sostegno al marchio di Borgo Panigale, di cui condivide i valori di libertà e genuina espressione di sé.
Fin da quando era bambina il fascino delle due ruote ha stregato Sofia Goggia. La stessa passione oggi trova sfogo nella Ducati Scrambler Icon, con la quale prova emozioni differenti dalle abituali uscite tra le nevi. Tuttavia, l’idea della sciatrice lanciata a folle velocità tra i vicoli della città orobica è ben lontana dalla realtà .
Ai microfoni di Sky Sport, Sofia ha chiarito di avere un atteggiamento prudente sull’asfalto. Di rado sfreccia sulla sua Scrambler e sempre in spostamenti brevi, ad esempio nel tragitto verso la palestra, e anche in quel caso mantiene la prudenza, perché i rischi sono sempre dietro l’angolo. Per quanto possa rimanere concentrata, non possono mai essere escluse delle sorprese, dei fattori esterni imprevedibili e serie fonti di pericolo. Dal traffico imprevedibile alle distrazioni altrui, è un attimo finire vittima di un incidente e la massima perizia risolve il problema fino a un certo punto.
Dette da una come lei, che ha fatto della velocità e del rischio calcolato un mestiere, queste parole denotano umiltà . Invece di sfogare l’adrenalina delle gare, usa la moto nei momenti di pausa come un semplice mezzo di trasporto, uno spazio di decompressione capace di restituirle quell’autonomia che i ritmi intensi dell’agonismo spesso le tolgono. La partnership con Ducati nasce proprio su questo terreno: i concetti di leggerezza e stile che il brand incarna si sposano appieno con il carattere solare, ma profondamente disciplinato, dell’atleta bergamasca.
In effetti, la Ducati Scrambler Icon si presta benissimo alle esigenze di Sofia. All’estetica accattivante somma una maneggevolezza adatta a muoversi senza lo stress di mezzi ingombranti e in sella la disciplina rimane intatta. L’immagine di una Goggia moderata nell’atteggiamento, in netto contrasto con l’aggressività agonistica leggendaria sfoderata nelle gare di sci, dà spunto di riflessione sull’importanza di rispettare ogni precedenza e di procedere a passo d’uomo tra le auto parcheggiate di Bergamo se l’occasione lo richiede.
La saggezza di Sofia Goggia sta nella capacità di intuire il momento di dare gas e quando, invece, conviene frenare. Parcheggiata fuori dalla palestra, la Scrambler è l’immagine simbolo dell’approccio raccontato ai microfoni: niente forzature, solo la voglia di muoversi in città , il segno di una maturità sportiva che le fa distinguere nettamente tra l’adrenalina necessaria in gara e la lucidità imposta quando ci si sposta in mezzo agli altri automobilisti. Il senso della misura resta la sua bussola.
Data articolo: Tue, 02 Jun 2026 05:30:54 +0000Il 6 giugno 2026 potrebbe cambiare le abitudini di spesa di milioni di italiani al distributore. Allora giungerà a termine l’attuale taglio delle accise, nato al fine di tamponare l’onda d’urto del rincaro energetico innescato dalle tensioni in Medio Oriente. A questo punto, si staglia un bivio: confermare il sostegno o lasciare che i prezzi riprendano a correre. E, per la prima volta da quando l’emergenza è scoppiata, l’ipotesi di uno stop definitivo appare concreta.
Sul futuro dello sgravio è intervenuto il ministro dell’Ambiente, Gilberto Picchetto Fratin, alimentando ancor più il timore tra i conducenti. Il titolare del dicastero ha voluto sottolineare come la copertura finanziaria – finora resa possibile dall’extragettito Iva e dai proventi delle sanzioni Antitrust – inizi a gravare sulle casse statali. Andare avanti di questo passo rischia di sottrarre risorse preziose a capitoli di spesa altrettanto vitali. In un clima di rigore finanziario, la proroga non è più, dunque, un atto dovuto, ma una scelta politica che si scontra con il bilancio pubblico.
Da un lato il ministero dell’Ambiente cova dubbi sulla chiusura, dall’altro via XX Settembre adotta maggiore prudenza. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha sottolineato che il monitoraggio dei mercati rimane costante, e di conseguenza l’esecutivo osserverà sia l’andamento del barile sia le fluttuazioni dei prezzi raffinati prima di sciogliere le riserve. La risoluzione della disputa vedrà la sua risoluzione solo nelle ore immediatamente precedenti la scadenza. Allora avranno tutte le informazioni indispensabili per prendere la giusta decisione.
Ma quali sarebbero gli effetti se dal 7 giugno le accise tornassero ai livelli ordinari? Il quadro appare preoccupante per le tasche dei cittadini. Attualmente, la benzina beneficia di una riduzione di circa 5 centesimi al litro, mentre il diesel ne sconta 10 (un valore già dimezzato rispetto ai picchi di venti centesimi delle scorse settimane). In assenza di intervento statale, il rincaro sarebbe immediato: dal 7 giugno, fare il pieno da 50 litri costerebbe circa 2,50 euro in più per la benzina e 5 euro per il gasolio. Su un singolo rifornimento la cifra può sembrare trascurabile, ma il discorso cambia nel caso di chi usa quotidianamente l’auto, pendolari e trasportatori in primis.
Nonostante il clima di generale preoccupazione, occorre sottolineare come sul prezzo finale alla pompa incidano diverse variabili oltre alle tasse. Dal costo del greggio al valore dell’euro sul dollaro, le dinamiche internazionali spostano di molto gli equilibri e proprio per questo, se il mercato globale subisse delle ulteriori impennate, l’assenza di uno scudo fiscale potrebbe essere un fardello pesante.
Il conto alla rovescia è arrivato agli sgoccioli. Nell’arco delle prossime ore il Governo dovrà comunicare la sua decisione definitiva: farà quadrare i conti e confermerà lo sconto oppure il taglio sulle accise volgerà al termine? La risposta arriverà con il prossimo decreto, ma per il momento la strada verso un “ritorno alla normalità ” fiscale sembra segnata. L’unica certezza, in questo scenario volatile, è che gli italiani dovranno prepararsi a vedere, con ogni probabilità , numeri più alti sui cartelloni dei distributori a partire dalla prossima settimana.
Data articolo: Tue, 02 Jun 2026 05:30:44 +0000Dal 1° giugno scatta la nuova normativa ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) che riconosce agli utenti il diritto al rimborso dei pedaggi autostradali in caso di code causate da cantieri. D’ora in poi, il ritardo accumulato avrà un peso specifico: il rimborso scatterà in modo proporzionale, incrociando la lunghezza del tragitto con i minuti trascorsi effettivamente in coda.
Il rimborso, però, non arriverà in automatico, bensì sarà il viaggiatore, dopo aver subito il disservizio, a dover attivare la procedura di richiesta, fornendo prove certe del proprio passaggio. È una piccola scocciatura burocratica forse destinata a far desistere i più pigri, ma che rappresenta un passo avanti epocale verso una maggiore responsabilità dei gestori delle tratte. Non va dimenticato, infatti, che il pedaggio è un contratto di servizio: se il tempo di percorrenza previsto viene stravolto da una gestione inefficiente dei lavori, l’utente vede riconosciuto il diritto a una compensazione economica.
Non tutto avverrà subito. Qualora il vostro viaggio preveda il passaggio su autostrade appartenenti a società diverse dovrete attendere il 1° dicembre 2026, data dell’estensione definitiva della norma ai percorsi misti. Allo stato attuale, infatti, il diritto al rimborso legato ai ritardi causati dai cantieri rimane limitato unicamente alle tratte singole. Il diritto all’indennizzo dipende poi dai chilometri: scatta subito per i tragitti sotto i 30 km, mentre per quelli più lunghi bisogna superare una soglia di ritardo di 10 o 15 minuti.
Dal 50% restituito sui blocchi tra l’ora e le due ore, la percentuale aumenta in misura proporzionale alla durata del fermo. Se il blocco perdura tra le due e le tre ore, la quota sale al 75%, fino ad arrivare al rimborso integrale se, sfortunatamente, restate fermi per più di 180 minuti e – clausola di salvaguardia da tenere a mente – il rimborso viene erogato purché la somma complessiva superi l’euro.
Attenzione però a non cantar vittoria troppo presto. L’Autorità ha previsto delle zone d’ombra in cui il rimborso non è dovuto. Se la coda è causata da un incidente, da una nevicata improvvisa o da un evento meteo estremo, il concessionario è esentato. Lo stesso vale relativamente ai cantieri mobili – almeno fino a questo punto – o quelle tratte dove sono già applicate riduzioni tariffarie generalizzate.
Gli utenti che intendono presentare domanda di rimborso dovranno inoltrare allegare scontrini o fatture del telepedaggio tramite i canali messi a disposizione dai concessionari, che vanno dal portale web allo sportello fisico. Al momento della domanda, oltre ai dati personali, andranno indicati i caselli di entrata e uscita e l’IBAN per l’accredito e a quel punto entra in vigore un nuovo diritto per l’automobilista, che trasforma il tempo perso in coda in un indennizzo richiedibile.
Supponiamo di subire novanta minuti di coda: grazie alla nuova norma, sarà possibile richiedere metà del rimborso del pedaggio. Una volta caricata la prova del transito sul portale del gestore, l’utente acquisisce il diritto al recupero del credito e ha, dunque, fine la situazione in cui pagava il prezzo pieno, anche di fronte a un servizio chiaramente insufficiente.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 17:26:12 +0000Il mercato auto italiano chiude un altro mese in positivo: nel corso di maggio 2026, infatti, le immatricolazioni di nuove autovetture sono cresciute con un ritmo significativo. Il risultato in questione si riflette sull’andamento del mercato nel corso del 2026. Dopo i primi cinque mesi dell’anno, il settore delle quattro ruote si conferma in netta crescita. Andiamo ad analizzare i dati sulle immatricolazioni appena pubblicati da UNRAE.
Il mese di maggio 2026 è stato molto positivo. Il settore delle quattro ruote, infatti, ha raccolto un totale di 151 mila unità vendute nel corso del quinto mese dell’anno, con un miglioramento dell’8,1% rispetto a maggio dello scorso anno. In termini assoluti, le vendite sono cresciute di circa 11 mila unità .
Il risultato in questione si riflette sui dati del cumulato annuo. Tra gennaio e maggio, le immatricolazioni in Italia sono state pari a 797 mila unità , con un miglioramento del 9,5% su base annua. Complessivamente, le immatricolazioni sono aumentate di quasi 70 mila unità . Salvo improbabili crolli, quindi, il primo semestre del 2026 sarà positivo per il settore.
Roberto Pietrantonio, presidente di UNRAE, ha commentato così i risultati del settore:
“Il mercato delle autovetture conferma un trend espansivo nei volumi mensili, ma l’andamento complessivo resta facilmente influenzabile dall’incertezza del contesto, locale e globale, nel quale ci troviamo. Siamo di fronte a una fase di recupero che, per consolidarsi davvero, necessita di essere supportata da politiche industriali di ampio respiro e da un quadro normativo certo, capace di restituire piena fiducia a famiglie e imprese nelle loro intenzioni di acquisto o investimento.â€
Ricordiamo che anche il mercato europeo sta vivendo un periodo molto positivo, come confermano gli ultimi dati di vendita. Per i risultati di maggio per il settore europeo sarà necessario attendere qualche settimana.
Anche a maggio, il contributo alla crescita di auto elettriche e auto ibride plug-in è significativo. I dati del mese sono i seguenti:
Considerando il cumulato annuo, le elettriche registrano una crescita del 75,4%, con una quota di mercato complessiva pari all’8,1%, mentre le ibride plug-in sono in crescita del 91,2%, con un market share che ora risulta essere pari a 8,7%. Per sapere quali sono le elettriche più vendute nel nostro Paese potete dare un’occhiata al nostro approfondimento sulla classifica dei modelli più venduti nel corso del 2026.
Il Gruppo Stellantis si conferma leader del mercato italiano, con un totale di oltre 43 mila unità vendute a maggio e una crescita del 10,05% su base annua. Nel cumulato annuo, invece, il Gruppo ha toccato quota 249 mila unità vendute con un incremento del 14,25% rispetto ai dati dello scorso anno. La quota di mercato nel corso del 2026 per il gruppo è di 31,6%. A guidare la crescita di Stellantis in Italia è il marchio Fiat, in crescita del 29,71% nel corso dei primi cinque mesi dell’anno, per un totale di oltre 92 mila unità vendute. Ricordiamo che Stellantis sta dominando anche nel segmento dei veicoli commerciali.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 17:15:59 +0000Per qualche secondo lo spettacolo della rievocazione storica è degradato nel panico. Durante la ventiduesima edizione del Bergamo Historic Gran Prix, andata in scena domenica 31 maggio lungo il Circuito delle Mura in Città Alta, una Ferrari GTS Turbo degli anni Ottanta è uscita di strada nella zona della Fara, finendo contro un albero a bordo carreggiata. A bordo dell’auto viaggiavano padre e figlio, soccorsi subito dall’ambulanza dell’organizzazione, che ha fortunatamente escluso la necessità di cure mediche.
Poco prima del Parking Fara, lungo il tratto che segue la discesa della Boccola in direzione Sant’Agostino, la Ferrari ha perso il controllo in una semicurva ed è andata a sbattere contro il muro, riportando dei seri danni. Secondo le prime ipotesi emerse, la presenza di olio sull’asfalto potrebbe aver contribuito in modo decisivo all’incidente, oltre alla pericolosità del percorso, tra i più temuti dai partecipanti. Anche se alcuni spettatori si trovavano nelle vicinanze al momento dell’incidente, non era presente una folla numerosa come nelle zone più frequentate della manifestazione, tra viale delle Mura e Colle Aperto.
A rendere la scena dell’incidente ancora più dolorosa da guardare è la rarità della protagonista:la GTS Turbo occupa un posto speciale nella storia delle Ferrari, legata a un periodo, gli anni Ottanta, in cui la Casa di Maranello sperimentava soluzioni tecniche audaci, spinta pure dalle penalizzazioni fiscali sulle cilindrate superiori ai due litri. Motore V8, sovralimentazione e linee derivate dalla famiglia 308 e 328 caratterizzano un bolide meno appariscente rispetto ad altre icone del marchio, ma proprio per questo ricercato dagli appassionati. Gli esemplari in buone condizioni possono muoversi oggi su cifre importanti, fino a raggiungere o superare la soglia dei 90.000 o dei 100.000 euro a seconda di storia, stato e documentazione.
La vettura, rimossa con un carro attrezzi, è stata portata in rimessa per le riparazioni. A ogni modo, l’assenza di feriti, tanto tra i partecipanti quanto tra il pubblico, può già ritenersi un piccolo successo: su un circuito cittadino sono vietate le distrazioni, e anche nelle manifestazioni non competitive il margine di errore rimane sempre pericolosamente sottile.
Gli organizzatori, interpellati sull’accaduto, hanno annunciato un intervento immediato sul tracciato:
“Tenuto conto dell’incidente, si aggiungerà una chicane per rallentare ulteriormente i mezzi”
La decisione punta ad abbassare ancora la velocità in un punto evidentemente sensibile del percorso. Nella stessa nota, il comitato promotore ha voluto ricordare anche la natura dell’evento:
“Già nel briefing prima della partenza abbiamo sottolineato che la manifestazione non è una corsa ma uno show e per garantire la massima sicurezza avevamo predisposto più di 50 uomini e sbandieratori lungo tutto il percorso. Nessuno è rimasto ferito e anche i danni alla vettura verranno riparati, riportandola agli antichi splendori”
La giornata è giunta al suo termine senza conseguenze fisiche. Tuttavia, l’immagine della Ferrari contro l’albero, in una domenica nata per celebrare la storia, non verrà archiviata tanto in fretta dai presenti. La risposta degli organizzatori è stata immediata, con l’inserimento di una chicane supplementare: meglio correggere il tiro prima che la fortuna possa voltare le spalle.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 14:11:04 +0000Jannik Sinner su una Vespa rossa per le strade di Montecarlo. Pochi secondi di video, niente di costruito, nessuna posa da fenomeno globale. Eppure il filmato è bastato per accendere i social, soprattutto adesso che il numero uno del tennis mondiale è uscito dal Roland Garros nel modo più inatteso, piegato da un malore durante il match contro Juan Manuel Cerundolo.
La scena condivisa sui social non ha bisogno di troppe spiegazioni: ritrae il campione di San Candido mentre attraversa il Principato su una Vespa Primavera rossa, mezzo italiano per eccellenza, lontano anni luce dall’estetica delle supercar che di solito popolano le strade di Monaco. Al suo fianco, nel video circolato nelle scorse settimane, c’era anche Laila Hasanovic, un quadretto normale, quasi domestico, e proprio per questo capace di colpire i fan dato l’altissimo tenore di vita condotto a Monaco, dove la parata di yacht e hypercar è all’ordine del giorno. L’uscita di Sinner su una Vespa rossa fa metaforicamente a pugni con le regole tacito del posto.
Il filmato non nasce dopo la sconfitta di Parigi: segue quello rilanciato ad aprile, quando Sinner era stato ripreso per le strade di Monaco insieme alla fidanzata. Oggi torna a circolare perché il contesto è cambiato, seguendo il crollo fisico al Rolland Garros, tanto improvviso quanto amaro da assistere. Non offre una diagnosi né fornisce dei dettagli sulle condizioni attuali dell’atleta, ma aiuta a tracciare il profilo psicologico e umano di un giocatore straordinario, che pare aver tenuto l’umiltà degli esordi, nonostante il ricchissimo conto in banca e i bolidi nascosti in garage, compresa una Ferrari.
Sembrava che nulla potesse separare Jannik dalla vittoria contro Cerundolo. Avanti due set a zero, tutti lo davano ormai avviato verso il turno successivo, poi, nel terzo parziale, la difficoltà a restare dentro lo scambio ha indirizzato la gara a favore dell’argentino, che ha rimontato e chiuso la pratica in cinque set, aiutato dalle condizioni precarie dell’avversario. A suscitare la preoccupazione, più che il risultato, è il modo in cui è arrivato, e ora l’attenzione si sposta sugli esami. Sinner si sottoporrà al J Medical di Torino a controlli mirati, volti a stabilire l’origine del malessere avvertito in campo. La cura, se così si può chiamare, è intanto un po’ di riposo, in attesa di scoprire l’esito degli accertamenti. Il calendario del tennis corre, ma davanti a un crollo del genere le priorità mutano.
In sella alla Vespa rossa il dominatore del circuito ATP mette da parte l’aura glaciale, lasciando emergere la sua natura più semplice. Secondo le immagini circolate, il modello è una Primavera rossa fiammante dalla cilindrata non meglio definita: la gamma attuale comprende versioni da 50, 125 e 150 cc a prezzi lontani dai giocattoli di lusso del Principato, di poco superiori ai 4.000 euro per la versione d’accesso e oltre 5.000 euro per le cilindrate superiori. Anche qui sta parte del fascino della scena: un campione che potrebbe scegliere qualsiasi mezzo viene associato a qualcosa di popolare, italiano, immediatamente riconoscibile.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 13:16:23 +0000Il bollo auto resta una delle tasse meno amate dagli automobilisti italiani, non tanto per la sua complessità tecnica quanto per la sua natura: si paga anche se il veicolo rimane fermo in garage, perché il presupposto è il possesso e non l’utilizzo della macchina. Ogni anno milioni di proprietari, locatari o utilizzatori devono fare i conti con una scadenza che non coincide per tutti nello stesso giorno in quanto cambia in base alla data di immatricolazione, alla potenza del mezzo, alla tipologia del veicolo e alla Regione di residenza.
Come premesso, il bollo auto è una tassa automobilistica regionale o provinciale dovuta per il possesso del veicolo. A rilevare è l’intestazione del mezzo e, salvo esenzioni previste per determinate categorie di persone o veicoli, il pagamento va effettuato periodicamente alla Regione o alla Provincia autonoma competente. A differenza della Rc auto che decorre dalla data di stipula della polizza, la tassa automobilistica segue logiche amministrative legate all’immatricolazione e al periodo tributario.
Quando si acquista un’auto nuova di fabbrica in un concessionario, il primo bollo va quindi pagato entro l’ultimo giorno del mese di immatricolazione del veicolo. Se però l’immatricolazione avviene negli ultimi dieci giorni del mese, il pagamento può slittare alla fine del mese successivo senza l’applicazione di sanzioni o interessi.
Per fare un esempio pratica, se una vettura viene immatricolata il 12 marzo, il primo bollo va pagato entro il 31 marzo. Se l’immatricolazione cade il 25 marzo, il proprietario può effettuare il versamento entro il 30 aprile. La data da controllare è quella di immatricolazione riportata sulla carta di circolazione, sul Documento Unico di circolazione e proprietà o sul foglio di via.
La disciplina del bollo auto ha una base comune, ma non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Le Regioni e le Province autonome possono introdurre proprie regole operative nel solco della autonomia amministrativa.
In Lombardia, per i veicoli di nuova immatricolazione dal primo gennaio 2004, il primo pagamento va effettuato entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di immatricolazione. Per gli anni successivi, sempre per questa categoria di veicoli, il termine di pagamento è fissato all’ultimo giorno del mese in cui il veicolo è stato immatricolato. In pratica, se l’auto è stata immatricolata a ottobre, il periodo di validità seguirà la periodicità ottobre-settembre e il rinnovo dovrà essere pagato entro la fine di ottobre.
In Piemonte, il primo bollo va versato entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di immatricolazione. Il mese di immatricolazione va pagato per intero anche quando la vettura viene immatricolata l’ultimo giorno utile. Per i bolli successivi, la Regione applica il criterio del pagamento entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di scadenza.
Anche le Province autonome di Trento e Bolzano prevedono discipline che consentono il pagamento nel mese successivo rispetto a quello di immatricolazione senza applicazione di interessi e sanzioni.
Per le auto già in circolazione, il rinnovo del bollo deve essere pagato entro l’ultimo giorno del mese successivo alla scadenza del bollo precedente. Se il bollo scade a dicembre, il pagamento va effettuato a gennaio; se la scadenza cade ad aprile, il versamento deve essere fatto a maggio; se il periodo termina ad agosto, il proprietario dovrà pagare entro settembre.
Si tratta di uno schema che resta però legato al calendario: quando l’ultimo giorno utile coincide con un sabato, una domenica o un giorno festivo, il termine slitta al primo giorno feriale successivo. Nel 2026, ad esempio, il pagamento dei veicoli con bollo scaduto a dicembre 2025 è slittato al 2 febbraio, perché il 31 gennaio cadeva di sabato. Lo stesso meccanismo si applica ogni volta che la scadenza naturale non coincide con una giornata lavorativa.
L’acquisto di un’auto usata introduce un’altra variabile. Se la vettura ha un bollo ancora valido, il nuovo proprietario non deve pagare subito una nuova tassa automobilistica. Dovrà farlo alla scadenza naturale del bollo in corso nel rispetto del termine ordinario del mese successivo, al netto di regole regionali diverse.
Diverso è il caso dell’auto acquistata presso un rivenditore che ha posto il veicolo in regime di sospensione d’imposta per la rivendita. In questa ipotesi, quando l’auto esce dal regime di sospensione si applicano regole simili a quelle previste per il primo pagamento dei veicoli nuovi. Il riferimento operativo diventa la data dell’atto di vendita o dell’uscita dalla sospensione, con le scadenze fissate dalla Regione competente.
La ricevuta del pagamento precedente del bollo auto è il primo documento da consultare perché indica il periodo di validità e consente di capire quando dovrà essere effettuato il rinnovo. Se è disponibile si può ricorrere ai servizi digitali dell’Aci o ai portali tributari regionali.
Il portale ACI permette infatti di calcolare l’importo del bollo e del superbollo, pagare online, consultare i servizi legati alla posizione tributaria e attivare promemoria per non dimenticare la scadenza. Alcune Regioni mettono inoltre a disposizione servizi propri, anche integrati con pagoPA, l’app IO o sistemi di avviso digitale.
Per le auto più potenti entra in gioco anche il superbollo, l’addizionale erariale dovuta per i veicoli con potenza superiore a 185 kW. A differenza del bollo ordinario, che è una tassa regionale o provinciale, il superbollo è un tributo erariale e viene versato con modello F24 Elementi identificativi. La scadenza segue quella del bollo auto, ma il canale di pagamento è diverso.
Pagare il bollo in ritardo il bollo auto comporta costi aggiuntivi ed esattamente:
Il ravvedimento operoso permette di regolarizzare la posizione prima dell’arrivo di un atto di accertamento con il versamento della tassa dovuta con sanzioni ridotte e interessi. Più passa il tempo, più aumenta il costo della dimenticanza. Dopo anni di omissioni, l’ente competente può procedere con avvisi, recupero coattivo e ulteriori conseguenze amministrative.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 12:00:20 +0000Il panorama dell’auto elettrica di lusso perde uno dei suoi progetti più carichi di aspettative. Toyota ha ufficialmente deciso di cancellare il programma della Lexus LF-ZC, la berlina elettrica di fascia alta che avrebbe dovuto rappresentare, a partire dal 2027, la massima espressione tecnologica della divisione premium del Gruppo. Quello che era stato presentato come il manifesto del futuro per Lexus si scontra oggi con una realtà di mercato profondamente mutata, spingendo il colosso giapponese a una revisione drastica delle proprie priorità industriali.
Presentata con grande risonanza al Japan Mobility Show nell’ottobre del 2023, la Lexus LF-ZC non era solo un esercizio di stile, ma una vera e propria sfida alle leggi della fisica applicate alla mobilità . Il modello avrebbe dovuto portare al debutto le batterie allo stato solido di nuova generazione, una tecnologia considerata il “sacro graal” del settore per la sua capacità di abbattere i tempi di ricarica e garantire un’autonomia rivoluzionaria, stimata intorno ai 1.000 chilometri.
Oltre all’alimentazione, il progetto prevedeva l’adozione del gigacasting, un processo produttivo d’avanguardia che permette di realizzare grandi componenti strutturali in alluminio in un unico pezzo. Questa innovazione avrebbe dovuto garantire una riduzione significativa dei costi e dei tempi di assemblaggio, offrendo al contempo una rigidità torsionale superiore a vantaggio della dinamica di guida. Nonostante la cancellazione del modello, Toyota ha precisato che la ricerca su queste tecnologie strategiche non si fermerà , poiché rimangono pilastri fondamentali per i futuri veicoli del gruppo.
La decisione di fermare la LF-ZC non nasce da un fallimento tecnico, ma da un’attenta analisi del contesto internazionale. I media giapponesi evidenziano come la scelta rifletta il rallentamento della domanda globale di veicoli elettrici, un fenomeno che sta colpendo trasversalmente l’intera industria. A questo si aggiunge un clima di incertezza politica, alimentato dalla progressiva eliminazione degli incentivi fiscali per le auto a zero emissioni negli Stati Uniti, uno dei mercati chiave per il marchio Lexus.
Nonostante Toyota abbia registrato nel 2025 un incremento record del 42,4% nelle vendite di auto elettriche, il management ha preferito adottare una strategia improntata alla prudenza. Non è un caso isolato nel panorama nipponico: anche Honda ha recentemente ridimensionato i propri obiettivi di conversione totale all’elettrico, segno di una riflessione profonda che coinvolge tutti i principali player del Sol Levante.
La cancellazione della LF-ZC non significa un disimpegno dal mondo dell’elettrico, ma una riallocazione delle risorse verso settori ritenuti più redditizi e richiesti. Toyota ha infatti deciso di puntare con decisione sullo sviluppo dei SUV, un comparto che continua a mostrare una domanda solida e costante su tutti i principali mercati internazionali.
Il gruppo ha ribadito in una nota ufficiale la volontà di rispondere con prontezza ai cambiamenti del mercato, puntando a costruire auto che superino le aspettative dei clienti. In questo nuovo scenario, l’eleganza filante di una berlina da record come la LF-ZC lascia spazio alla concretezza dei SUV, confermando come, in un settore automobilistico in continua metamorfosi, la capacità di adattamento sia diventata il vero motore dell’innovazione.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 10:27:51 +0000Nel mondo dell’eccellenza automobilistica, esistono vetture che superano la semplice definizione di mezzo di trasporto per diventare capitoli di storia. La Bugatti W16 Mistral, già di per sé una roadster esclusiva prodotta in soli 99 esemplari per celebrare l’addio al leggendario motore W16 da 8,0 litri, trova nella personalizzazione estrema la sua massima espressione. È qui che il reparto “Sur Mesure†di Bugatti ha dato vita a un progetto unico al mondo: “Le Retour du Jeune Princeâ€, “Il ritorno del Piccolo Principe”.
La genesi di questo esemplare risale all’ottobre 2023, nata dall’incontro tra un collezionista di lungo corso e Jascha Straub, responsabile del design personalizzato Bugatti. L’obiettivo era ambizioso: realizzare una vettura che omaggiasse non solo il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, ma anche il lavoro letterario dello stesso cliente, che ha scritto un seguito alla storia del Principe. Sotto la guida di Sabine Consolini, questa narrazione è stata trasposta in un concetto visivo senza precedenti.
L’estetica esteriore della “Le Retour du Jeune Prince” colpisce per una palette cromatica sviluppata ad hoc. Il team ha creato tonalità calde comprese tra il rame e il bronzo, studiate per evocare il riflesso della luce lunare sulla superficie terrestre. La carrozzeria reagisce con intensità cangiante al variare dell’illuminazione, enfatizzando le forme scultoree della Mistral.
La cura del dettaglio è quasi maniacale: la griglia a ferro di cavallo è stata modificata con linee 3D che seguono il flusso del cofano, mentre il logo Bugatti sulla calandra è contornato in oro. Sui fianchi posteriori e sull’ala, un cielo stellato color argento è stato dipinto a mano e integrato nella vernice attraverso un complesso processo di stratificazione. Il tocco finale è un “Easter egg” sotto l’ala posteriore: quando l’airbrake si solleva, rivela una reinterpretazione della celebre scena tra il Principe e la volpe.
Entrando nell’abitacolo, il viaggio letterario si fa ancora più intimo. Bugatti ha utilizzato due tonalità di pelle: “Terre d’Or†(un beige luminoso) e “Driftwood†(un tono più terroso). I pannelli delle porte sono autentici capolavori di selleria, con la luna ricamata circondata da innumerevoli stelle che attraversano tutto il cockpit fino ai poggiatesta.
Il vero tocco poetico degli interni si trova però nel selettore del cambio. Al suo interno è incastonata una rosa d’argento, creata attraverso uno scan 3D di un fiore vero per massimizzare il realismo. Questo gioiello è un riferimento diretto alla rosa del racconto, simbolo di tenerezza e memoria. Persino il motore W16, visibile aprendo il vano posteriore, presenta incisioni personalizzate che raffigurano i personaggi principali della storia.
Nonostante la veste poetica, tecnicamente la Mistral resta una predatrice della strada. Il motore W16 da 8,0 litri scarica i suoi 1.600 CV attraverso un cambio a doppia frizione a sette rapporti e trazione integrale. Sebbene su un pezzo unico di tale valore le prestazioni passino in secondo piano, la consapevolezza di poter superare i 400 km/h conferisce a questo progetto un fascino quasi surreale. “Le Retour du Jeune Prince†non è più solo un’auto, ma un libro rilegato in carbonio e pelle, creato per essere letto e vissuto lungo le strade del mondo.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 09:19:20 +0000L’arrivo del Ponte del 2 giugno 2026 segna un punto di svolta nelle abitudini turistiche degli italiani. Se in passato questa festività rappresentava l’assaggio della spensieratezza estiva, quest’anno il clima è dominato dalla prudenza e dalla necessità di risparmio. L’incertezza legata alla situazione geopolitica internazionale, in particolare alla guerra in Iran e alle tensioni nello Stretto di Hormuz, ha innescato una spirale inflattiva che colpisce direttamente il portafoglio di chi desidera concedersi qualche giorno di relax.
Il capitolo più oneroso per i viaggiatori riguarda senza dubbio i carburanti. Secondo i dati diffusi dal Codacons, il confronto con lo scorso anno è impietoso: la benzina ha subito un rincaro del 15,4%, mentre il gasolio ha registrato un’impennata record del 27,5% rispetto al 2025.
Tradotto in termini pratici, un pieno di diesel costa oggi 22 euro in più rispetto allo scorso anno, mentre per la benzina l’aggravio è di circa 13 euro. Si stima che la spesa complessiva per i rifornimenti di chi si sposterà in auto per questo ponte raggiungerà la vertiginosa cifra di 640 milioni di euro.
Non va meglio sul fronte dell’accoglienza e dei trasporti alternativi. Le analisi di Assoutenti evidenziano aumenti del 3,5% per alberghi e motel, che salgono al 5,4% per villaggi vacanze e campeggi. Anche muoversi via mare è diventato più caro, con i traghetti che segnano un +6% proprio a causa del prezzo del petrolio alle stelle.
In questo scenario, l’unica voce in controtendenza è rappresentata dalle tariffe aeree, che calano mediamente del 3,4%, con punte del -13,5% per i voli nazionali. Questa dinamica è paradossalmente innescata dalla minore domanda e dal timore di cancellazioni legate all’emergenza jet-fuel e alla situazione internazionale.
Questi rincari hanno un impatto diretto sulla durata e sulla qualità delle ferie. Una ricerca dell’Istituto Piepoli rivela che il 31% degli italiani ha deciso di ridurre la durata dei propri soggiorni. Di questi, quasi la metà (il 45%) attribuisce la scelta a una minore disponibilità economica del nucleo familiare, mentre il 21% punta il dito proprio sui costi di viaggio.
La gestione del budget diventa quindi una vera e propria strategia di sopravvivenza turistica: il 31% degli intervistati opta per alloggi più economici, il 27% sceglie destinazioni più vicine e il 23% risparmia al ristorante o riduce le attività extra. Curioso è il dilemma degli standard: il 29% preferisce una vacanza corta ma confortevole, mentre il 28% è disposto a sacrificare le comodità pur di avere più giorni a disposizione.
Anche la scelta delle mete è pesantemente condizionata dal contesto internazionale. Il 62% degli intervistati dichiara che le guerre e i prezzi dei carburanti influenzino le loro decisioni estive. Di conseguenza, la maggioranza opta per mete nazionali (59%) o europee (24%). Ben 6,1 milioni di cittadini hanno addirittura annullato le vacanze programmate a causa dell’instabilità globale, mentre altri 5,5 milioni hanno subito la cancellazione dei voli per ragioni legate alla crisi energetica.
Nonostante i costi del pieno, l’automobile resta il mezzo preferito dal 51% dei viaggiatori, seguita dal treno (18%). Il Ponte del 2 giugno 2026 ci consegna l’immagine di un Paese che non rinuncia a viaggiare, ma lo fa con un pragmatismo nuovo, dettato da una crisi che non accenna a placarsi.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 08:05:09 +0000Mercedes-Benz annuncia un importante aggiornamento per i suoi modelli di punta nel segmento dei SUV di grandi dimensioni. A partire dal 29 maggio 2026, sono ufficialmente aperti gli ordini per le nuove GLE, GLE Coupé e GLS, tre vetture che si presentano oggi più potenti, intuitive ed esclusive che mai. Dopo la première mondiale tenutasi a Tuscaloosa, in Alabama, la gamma sbarca sul mercato italiano con prezzi che partono da 89.714 euro per la versione SUV della GLE.
Il pilastro di questo rinnovamento è rappresentato dall’introduzione di una nuova generazione di motori a sei cilindri, progettati per offrire prestazioni superiori e una maggiore efficienza. Per rispondere alle diverse esigenze della clientela, Mercedes-Benz ha strutturato l’offerta su tre distinti livelli di equipaggiamento: ADVANCED, ADVANCED PLUS e PREMIUM. Questa semplificazione della gamma permette di scegliere tra diversi gradi di personalizzazione e contenuti tecnologici, mantenendo sempre elevato lo standard di lusso tipico della casa di Stoccarda.
La nuova GLE SUV si conferma come uno dei modelli di maggior successo del marchio, profondamente modernizzata attraverso numerosi componenti rivisti. Il design è stato aggiornato per riflettere un’estetica moderna, ma è all’interno che l’auto esprime al meglio il concetto di “Welcome homeâ€: un ambiente dove tecnologie innovative e un comfort eccezionale si fondono per accogliere conducente e passeggeri. Questo SUV versatile, che celebra i 140 anni di innovazione della Stella, viene proposto con un listino che parte da 89.714 euro.
Per chi cerca una presenza su strada più dinamica, la GLE Coupé accentua il suo carattere sportivo. Con nuovi dettagli stilistici, il modello risulta più potente ed espressivo, beneficiando al contempo di tecnologie che lo rendono più intuitivo nelle interazioni quotidiane. La sportività della variante Coupé si riflette anche nel posizionamento di mercato, con ordini aperti a partire da 98.015 euro.
Al vertice della gamma si posiziona la nuova GLS, la vettura che incarna la visione Mercedes di esclusività e intelligenza digitale applicata ai grandi volumi. Spesso definita la “Classe S dei SUV”, la GLS eleva il comfort a un livello superiore grazie a una tecnologia d’avanguardia: il controllo dell’ammortizzazione basato su cloud.
Questo sistema, applicato alle sospensioni AIRMATIC ed E-ACTIVE BODY CONTROL, permette alla vettura di “leggere” la strada e adattare automaticamente lo smorzamento poco prima di incontrare dossi o irregolarità impegnative. Il risultato è un viaggio estremamente fluido, pensato in particolare per il benessere dei passeggeri posteriori. Per accedere a questa ammiraglia a ruote alte, il prezzo di partenza è fissato a 115.323 euro.
L’aggiornamento di questi modelli dimostra lo spirito pionieristico di Mercedes-Benz, capace di integrare soluzioni digitali avanzate in veicoli dalla solida tradizione meccanica. Con la disponibilità immediata per l’ordine, la nuova gamma GLE e GLS si pone l’obiettivo di consolidare la leadership della Stella nel mercato dei SUV premium, offrendo vetture che non sono solo mezzi di trasporto, ma veri e propri concentrati di innovazione. E la Casa di Stoccarda in questo è una garanzia da centoquaranta anni.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 07:04:28 +0000Il dubbio assilla da sempre chiunque voglia tagliare i costi del rifornimento installando un impianto a gas. Dietro i tanti miti e le paure di riparazioni costose, c’è una spiegazione tecnica molto semplice che ogni automobilista dovrebbe conoscere per viaggiare sereno e senza sorprese.
Il GPL non rovina il motore se l’impianto è calibrato correttamente. Il rischio reale è l’usura precoce delle valvole causata dalle alte temperature di combustione, un problema che oggi i tecnici prevengono e risolvono configurando l’elettronica dell’impianto a gas. Infatti è pulito ed efficiente; tuttavia, possiede caratteristiche chimiche e fisiche completamente diverse rispetto alla benzina tradizionale. Se queste differenze non vengono compensate da una corretta installazione o da una manutenzione scrupolosa, la meccanica interna potrebbe usurarsi. Vediamo i componenti soggetti ad usura:
Questi propulsori possono superare tranquillamente i 250.000 o 300.000 chilometri, eguagliando o addirittura superando quelli alimentati esclusivamente a benzina. Il gas è un carburante molto pulito che non lascia depositi carboniosi sui pistoni e non diluisce l’olio motore, preservando l’efficienza dei componenti interni a lungo termine. Tuttavia, il raggiungimento di queste percorrenze record non è automatico e dipende da tre fattori strettamente legati alla gestione del veicolo:
Non tutti reagiscono allo stesso modo all’installazione di un impianto a gas. La differenza fondamentale risiede nella progettazione della testata e nei materiali scelti dal costruttore. In officina sappiamo bene che alcune architetture meccaniche tollerano il GPL per centinaia di migliaia di chilometri senza problemi, mentre altre richiedono un’attenzione raddoppiata. Se stai cercando una vettura per la trasformazione a GPL o vuoi sapere se la tua è strutturalmente adatta, le caratteristiche che fanno la differenza in termini di longevità sono tre:
Riconoscere i segnali di un’usura meccanica in corso evita di danneggiare la testata in modo irreparabile. Quando le valvole o la carburazione iniziano a creare problemi, ci sono dei sintomi che il conducente avverte durante la marcia quotidiana. Vediamo i segnali d’allarme più frequenti che ti fanno capire di andare in officina:
Far durare un motore bi-fuel oltre i 200.000 chilometri richiede buone abitudini e piccoli accorgimenti tecnici che in officina consiglio sempre per proteggere la propria auto:
Di giorno sono numeri, grafici, pressioni e algoritmi, di notte diventano nervi, lucidità e resistenza mentale. Alla 24 Ore di Le Mans, mentre i piloti combattono in pista a oltre 300 km/h, c’è un’altra gara che si corre dietro ai monitor del box: quella degli ingegneri di dati e telemetria. Un lavoro invisibile al grande pubblico, ma decisivo quanto un pit stop perfetto o una strategia gomme indovinata. A raccontarlo è Justin Taylor, Chief Engineer di Genesis Magma Racing, che vive Le Mans dal cuore pulsante della tecnologia. Uno degli uomini chiamati a gestire quella gigantesca macchina invisibile che accompagna ogni vettura per ventiquattro ore consecutive.
Le Mans, più di qualsiasi altra competizione automobilistica, è diventata negli anni una sfida totale: tecnica, fisica, mentale e strategica. Oggi le vetture moderne sono laboratori viaggianti capaci di produrre una quantità impressionante di informazioni in tempo reale. Ogni giro genera dati su gomme, temperature, consumi, sospensioni, motore, sistemi ibridi, aerodinamica e comportamento del pilota. Nulla viene lasciato al caso. Ma quanto conta oggi il lavoro dei data & telemetry engineers in una gara come Le Mans?
“Il nostro compito è garantire che tutti i dati raccolti dalla vettura siano accurati e completi. Questo ci permette di ottimizzare la vettura su tutti i fronti: performance, efficienza e naturalmente sicurezza“. Parole semplici che però spiegano perfettamente la complessità del ruolo.
In una gara di ventiquattro ore, basta un’anomalia minima per compromettere un intero weekend. Una pressione sbagliata, un sensore fuori tolleranza, una temperatura che sale improvvisamente di pochi gradi possono trasformarsi in un problema enorme dopo ore di gara. Una volta l’endurance si vinceva soprattutto con affidabilità meccanica e coraggio. Oggi servono anche capacità di lettura, interpretazione e gestione delle informazioni. Le squadre lavorano come vere centrali operative: decine di tecnici monitorano continuamente ciò che accade in pista cercando di anticipare problemi prima ancora che si manifestino. A Le Mans tutto viene monitorato. Ogni vibrazione, ogni temperatura, ogni consumo può fare la differenza tra arrivare alla domenica pomeriggio oppure fermarsi nella notte della Sarthe. Ma tra centinaia di parametri, quali sono quelli davvero decisivi? E quello che guardate più spesso?
“La pressione degli pneumatici è un parametro fondamentale da monitorare, sia per la sicurezza e la conformità ai regolamenti, che per le performance“. Perché a Le Mans le gomme non sono soltanto grip, secondo Taylor sono molto più di un semplice componente tecnico. Sono uno degli elementi che determinano il ritmo della gara, la strategia dei pit stop e perfino la sopravvivenza della vettura durante la notte.
Il peggior nemico di una vettura a Le Mans: temperatura, consumi o gomme?
“Le Mans tende a mettere a dura prova le vetture con le sue condizioni meteorologiche estreme, come temperature molto alte o molto basse e naturalmente la pioggia” ha spiegato Taylor. Insieme agli pneumatici c’è quindi un altro grande nemico che accompagna la corsa francese da sempre: l’imprevedibilità delle condizioni atmosferiche. In condizioni estreme, una variazione minima può modificare completamente il comportamento della macchina. E a Le Mans le condizioni estreme sono quasi una costante. Non basta leggere numeri ma serve interpretarli, anticipare problemi, prendere decisioni rapide mentre il resto del mondo dorme. O almeno ci prova.

Ci sono momenti della notte in cui il lavoro degli ingegneri diventa ancora più delicato?
“Mantenere la concentrazione durante la notte è una sfida costante ma il momento più difficile per quasi tutti arriva tra le 3 e le 4 del mattino, poco prima dell’alba”, ammette l’ingegnere. Nell’arco di ventiquattro ore una squadra si trova a vivere quasi quattro gare differenti. Si parte nel caldo del pomeriggio, si attraversa la lunga notte umida della Sarthe e si arriva al mattino successivo con temperature e grip completamente diversi. Il lavoro della telemetria quindi, non si ferma mai, nemmeno per un secondo. E durante la notte, quando cala il buio, il circuito cambia volto. Le luci artificiali illuminano soltanto alcune zone della pista, i riferimenti visivi si riducono, la stanchezza cresce e ogni errore pesa il doppio. Anche dentro ai box.
Quanti caffè servono per arrivare alla bandiera a scacchi?
“Sono un vero appassionato di caffè, normalmente ne bevo 3-4 al giorno. Ognuno ha le proprie strategie per affrontare Le Mans, ma la mia personale è quella di evitare la caffeina fino alle 9 di domenica mattina. A quel punto ho bisogno di una spinta e il crollo che arriverà nel pomeriggio non sarà più un problema, perché mancano poche ore alla bandiera a scacchi“. La mente deve restare sempre perfettamente lucida e anche il caffè, a Le Mans, diventa parte della strategia. Dettagli apparentemente piccoli che raccontano però quanto la preparazione mentale conti quasi quanto quella tecnica.

Le squadre arrivano a Le Mans dopo aver percorso virtualmente migliaia di chilometri nei simulatori. Strategie, consumi, degrado gomme, gestione traffico: tutto viene studiato in anticipo. Nel motorsport moderno il confine tra uomo e software è sempre più sottile. Predictive analysis e telemetria in tempo reale guidano ormai ogni decisione strategica. Vi fidate sempre dei dati o a volte conta ancora l’istinto?
“In linea di massima, è sempre meglio affidarsi ai dati il più possibile, ma è fondamentale validarne continuamente l’accuratezza confrontandoli con un modello o con un secondo calcolo. Detto questo, ci sono sempre alcune aree in cui i dati disponibili sono insufficienti o assenti ed è proprio in quei casi che l’esperienza accumulata nel tempo fa la differenza“. Tradotto, il fattore umano non è mai uscito dal box. Forse proprio questo è il motivo per cui Le Mans continua a conservare un fascino unico anche nell’era dell’intelligenza artificiale e della tecnologia estrema. Perché nel motorsport reale esiste sempre una variabile impossibile da controllare completamente.
Infine una riflessione, l’endurance moderna è ancora romantica oppure ormai è una F1 lunga più ore?
“Credo che l’endurance conservi ancora un elemento umano più forte rispetto alla maggior parte delle altre discipline del motorsport. La vittoria di una gara di 6 o addirittura di 24 ore dipende molto dalla perseveranza, dalla resilienza e dalla capacità di un gruppo numeroso di persone di lavorare insieme sotto pressione. La tecnologia e il professionalismo hanno fatto passi da gigante, ma l’endurance resta, in fondo, una questione di squadra che supera le avversità insieme. È questo che mantiene vivo il suo romanticismo e la distingue da tutto il resto”.
Una riflessione finale, quasi romantica, che racconta l’anima più autentica della corsa più famosa del mondo. Forse è anche per questo che, nonostante software, simulatori e milioni di dati al secondo, alla fine la 24 Ore continua a vincerla ancora chi riesce a resistere più degli altri. Perché dietro il rumore delle Hypercar, resta ancora una gara profondamente umana. Una sfida contro il sonno, la fatica, gli errori e il tempo. Una corsa in cui, dopo milioni di dati elaborati e centinaia di decisioni prese in pochi secondi, alla fine vince ancora chi riesce a resistere più a lungo degli altri.
Data articolo: Mon, 01 Jun 2026 06:37:21 +0000