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Il 30 maggio 2026 il traffico sulle autostrade italiane presenta situazioni di particolare criticità con code e rallentamenti, soprattutto in corrispondenza di incidenti e lavori. Ad esempio, sull’A1 Milano-Napoli si segnala una coda di 6 km tra Bivio A1/Diramazione Roma Nord e Ponzano Romano causata da un incidente, mentre sull’autostrada A7 tra Genova Bolzaneto e Busalla si registrano rallentamenti e una coda di 1 km a causa di lavori in corso. Questi sono solo alcuni degli eventi che analizzeremo più nel dettaglio per ogni tratta autostradale interessata.
12:00 – Bivio A1/Diramazione Roma Nord e Ponzano Romano
Coda di 6 km per incidente
Direzione Milano
Lunghezza della coda: 6 km.
11:24 – Bivio Diramazione Roma sud/G.R.A. e Bivio Diramaz. Roma sud/A1 MI-NA
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Autostrada Milano-Napoli
Tratta dal km 0.0 al km 20.0 per una lunghezza di 20.0 km.
11:13 – Bivio A1-Variante e Badia
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Firenze
Tratta dal km 15.0 al km 5.0 per una lunghezza di 10.0 km.
11:00 – Bivio A1/A24 e Anagni
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Napoli
Tratta dal km 603.9 al km 561.7 per una lunghezza di 42.2 km.
10:57 – Casalpusterlengo e Terre di Canossa – Campegine
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Napoli
Tratta dal km 119.5 al km 37.8 per una lunghezza di 81.7 km.
10:35 – Firenze Scandicci e Bivio A1-Variante
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
Tratta dal km 267.0 al km 281.0 per una lunghezza di 14.0 km.
10:20 – Firenze sud e Incisa – Reggello
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Napoli
Tratta dal km 307.0 al km 302.0 per una lunghezza di 5.0 km.
10:16 – Magliano Sabina e Orte
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
Tratta dal km 491.3 al km 500.9 per una lunghezza di 9.6 km.
11:24 – Bergamo (uscita) provenendo da Milano
Coda per traffico intenso
Direzione Trieste
La coda è localizzata in uscita a Bergamo per traffico intenso.
10:28 – Castegnato e Bivio A4/A21 Torino-Brescia
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Trieste
Tratta dal km 217.7 al km 210.831 per una lunghezza di 6.869 km.
10:57 – Genova Bolzaneto e Busalla
Coda di 1 km per lavori
Direzione Milano
Lunghezza della coda: 1.7 km.
11:43 – Fiera Milano e Cascina Merlata
Coda per incidente
Direzione Milano
Tratta dal km 0.3 al km 2.2 per una lunghezza di 1.9 km.
10:58 – Bivio Diramazione A8-A26/A8 e Gallarate Ovest
Coda per traffico intenso
Direzione Autostrada Dei Trafori
Tratta dal km 2.5 al km 0.0 per una lunghezza di 2.5 km.
11:39 – Barriera di Como Grandate
Coda per traffico intenso
Direzione Svizzera
Uscita in barriera di Como Grandate.
11:20 – Como Centro e Chiasso
Coda per Attraversamento Dogana Svizzera
Direzione Svizzera
Tratta dal km 41.63 al km 35.0 per una lunghezza di 6.63 km.
10:27 – Como Monte Olimpino e Como Grandate
Coda per traffico congestionato
Direzione Lainate
Tratta dal km 33.0 al km 35.0 per una lunghezza di 2.0 km.
12:03 – Arenzano e Bivio A10/Fine Complanare Savona
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Ventimiglia
Tratta dal km 44.8 al km 20.2 per una lunghezza di 24.6 km.
11:49 – Capannori e Altopascio
Traffico rallentato per veicolo in avaria
Direzione Firenze
Tratta dal km 50.9 al km 56.0 per una lunghezza di 5.1 km.
11:28 – Montecatini Terme e Lucca est
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Pisa
Tratta dal km 60.0 al km 39.0 per una lunghezza di 21.0 km.
11:52 – Bivio A12/A7 Milano-Genova e Rapallo
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Rosignano
Tratta dal km 28.4 al km 0.0 per una lunghezza di 28.4 km.
11:40 – Foggia e Bivio A14/A16 Napoli-Canosa
Vento forte in entrambe le direzioni
Tratta dal km 589.2 al km 564.959 per una lunghezza di 24.241 km.
11:39 – Foggia Zona Industriale e Cerignola est
Fumo per incendio
Direzione in entrambe le direzioni
Lunghezza interessata 0 km.
11:39 – Cerignola est e Foggia Zona Industriale
Incendio
Direzione Pescara
Lunghezza interessata 0 km.
11:15 – Rimini Nord (uscita) provenendo da Bologna
Coda per traffico intenso
Direzione Taranto
Lunghezza coda 0 km.
10:50 – Avellino est e Benevento
Traffico rallentato per lavori
Direzione Canosa
Tratta dal km 61.8 al km 58.1 per una lunghezza di 3.7 km.
10:47 – Carpi e Bivio A22/A1 Milano-Napoli
Coda di 2 km per traffico intenso
Direzione Modena
Tratta dal km 313.1 al km 311.0 per una lunghezza di 2.1 km.
10:31 – Bressanone Zona Industriale (entrata)
Svincoli chiusi per lavori
Direzione Brennero
Lunghezza interessata 0 km.
11:37 – Tarvisio sud e Ugovizza
Coda per traffico congestionato
Direzione Autostrada Torino-Trieste
Tratta dal km 105.2 al km 106.5 per una lunghezza di 1.3 km.
11:05 – Barriera di Ugovizza (uscita)
Coda per traffico intenso
Direzione Confine Di Stato
Lunghezza coda 0 km.
11:37 – Assergi e Teramo
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Superstrada Teramo Mare
Tratta dal km 146.1 al km 116.828 per una lunghezza di 29.272 km.
11:33 – Grande Raccordo Anulare e Castel Madama
Coda per traffico intenso
Direzione Superstrada Teramo Mare
Tratta dal km 15.0 al km 5.0 per una lunghezza di 10.0 km.
11:30 – Fine Complanare e Inizio Complanare
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione G.R.A.
Tratta dal km 2.2 al km 3.0 per una lunghezza di 0.8 km.
11:29 – Portonaccio e Bivio A24/Tangenziale est RM
Coda per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Tangenziale Est
Tratta dal km 7.3 al km 6.5 per una lunghezza di 0.8 km.
10:33 – Barriera di Teramo (uscita)
Coda per traffico intenso
Direzione Superstrada Teramo Mare
Lunghezza coda 0 km.
10:31 – Diramazione D26 Predosa-Bettole e Bivio A26/A10 Genova-Ventimiglia
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Genova Voltri
Tratta dal km 0.0 al km 45.3 per una lunghezza di 45.3 km.
11:39 – Piazzale Italiano verso Chamonix
Coda segnalata, attesa prevista 15 minuti.
Direzione Chamonix
Lunghezza coda 0 km.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Sat, 30 May 2026 10:08:00 +0000Per oltre un secolo, capire se un’auto fosse ferma o in movimento è stato un gioco da ragazzi. Bastava ascoltare il brontolio del motore termico al minimo o guardare l’ago del tachimetro schiodarsi dallo zero. Nell’era della mobilità elettrica, tuttavia, questa apparente banalità è diventata una delle sfide ingegneristiche più sottili e cruciali per la sicurezza e l’efficienza dei veicoli.
I motori elettrici non “girano al minimo”: quando l’auto si ferma, il flusso di corrente si azzera e il silenzio è assoluto. Ma cosa succede se la vettura si trova su una pendenza impercettibile? O se il guidatore rilascia il freno un millesimo di secondo prima del dovuto? È qui che entra in gioco il sistema Stand Still Identification (SSI), una tecnologia di precisione millimetrica progettata per rispondere a una domanda fondamentale: l’auto è davvero ferma o si sta muovendo?
Mentre nei veicoli tradizionali la gestione dello “stazionamento” era affidata principalmente a sistemi meccanici o idraulici, sui veicoli elettrici (EV) l’SSI digitale rappresenta una svolta quantica. Ottimizzando la sinergia tra i sensori di rotazione delle ruote, gli inverter e la frenata rigenerativa, questo sistema non solo impedisce pericolosi arretramenti involontari, ma gioca un ruolo chiave nel preservare l’energia della batteria e nel garantire una fluidità di guida senza precedenti.
In questo approfondimento vedremo come funziona l’algoritmo SSI, perché la sua precisione millimetrica è vitale per la gestione della coppia nei motori a zero emissioni e in che modo si traduce in un vantaggio tangibile per l’autonomia e la sicurezza delle auto elettriche di oggi e di domani.
Per comprendere l’importanza dell’SSI dobbiamo prima analizzare il comportamento intrinseco di un propulsore elettrico rispetto a uno a combustione interna (ICE). In un’auto a benzina o diesel, il motore è fisicamente scollegato dalle ruote quando la frizione è abbassata o il cambio automatico è in posizione di folle.
Quando l’auto è ferma al semaforo, l’albero motore continua a girare a circa 800-900 giri al minuto. Qualsiasi movimento involontario dell’auto, ad esempio un piccolo arretramento in salita, viene percepito dal guidatore che “sente” le forze fisiche o contrasta la gravità giocando con la frizione e il freno.
Nel veicolo elettrico il quadro cambia radicalmente. Il motore elettrico è quasi sempre collegato direttamente alle ruote tramite un riduttore a rapporto fisso, senza una frizione a fare da cuscinetto. Quando la vettura è ferma, il motore è a zero giri al minuto (RPM). In questa condizione, i normali sensori magnetici utilizzati per decenni dai sistemi ABS e di controllo della stabilità (ESP) incontrano un limite fisico invalicabile: la frequenza del segnale si azzera.
I sensori di velocità tradizionali leggono il passaggio dei denti di una ruota fonica solidale al mozzo. Se la ruota gira lentissima, lo spazio temporale tra un dente e l’altro diventa troppo lungo per consentire alla centralina di calcolare la velocità in tempo reale. Per il computer di bordo, una ruota che si muove a 0,1 km/h produce lo stesso identico segnale di una ruota completamente immobile.
Questo vuoto informativo temporaneo prende il nome di “zona morta dello zero“. Se l’elettronica dell’auto non sa se la vettura è ferma o se sta scivolando indietro alla velocità di pochi millimetri al secondo, non può decidere quanta energia inviare al motore per stabilizzarla.
Il sistema SSI non è un singolo componente fisico, bensì un complesso algoritmo software che risiede all’interno della centralina di controllo del motore o dell’inverter, l’organo che trasforma la corrente continua della batteria in corrente alternata per il motore. L’SSI risolve il problema dello zero incrociando i dati provenienti da una rete di sensori ad altissima risoluzione. I pilastri hardware su cui si poggia l’SSI includono:
L’algoritmo SSI processa questi flussi a una frequenza di aggiornamento inferiore al millisecondo. Nel momento in cui rileva lo “Stand Still” (la staticità assoluta), attiva una strategia di controllo della coppia chiamata Zero-Speed Torque Control. Il sistema immette nel motore micro-impulsi di corrente per creare un campo magnetico di bloccaggio che mantiene l’auto perfettamente immobile, eliminando la necessità di stringere fisicamente i freni meccanici a ogni sosta brevissima.
In un’auto elettrica l’energia è preziosa e l’obiettivo dei progettisti è non sprecarne nemmeno un wattora. Senza un sistema SSI accurato, quando l’auto rallenta fino a fermarsi (ad esempio durante l’uso del sistema “One-Pedal Drive“), l’inverter dovrebbe applicare una corrente elettrica fissa al motore per contrastare la tendenza al movimento generata dalla strada. Generare coppia a zero giri consuma molta energia sotto forma di calore (effetto Joule).
L’SSI dirige il tutto: capisce l’istante esatto in cui il veicolo tocca la velocità zero e ne convalida lo stato di fermo. A quel punto, l’algoritmo coordina il passaggio dalla frenata rigenerativa elettrica all’attivazione del freno di stazionamento elettrico o dei freni idraulici di servizio (tramite il sistema di frenata integrato by-wire). In questo modo, l’energia della batteria non viene consumata per tenere ferma l’auto, massimizzando invece il recupero energetico fino all’ultimo centimetro di decelerazione.
La coppia dei motori elettrici è istantanea. Se provi ad accelerare partendo da fermo, il motore eroga immediatamente tutta la forza richiesta. Se la centralina non sa con assoluta certezza se l’auto è ferma o sta ancora rollando leggermente all’indietro, rischia di calcolare una quantità di coppia errata. Il risultato? Una partenza brusca, accompagnata da uno strattone fastidioso per i passeggeri o, peggio, da un pattinamento delle ruote.
Grazie all’SSI, la transizione tra lo stato fermo e il movimento è impercettibile. L’algoritmo calcola la rampa di coppia perfetta per compensare l’inclinazione del terreno. Il guidatore sperimenta una progressione vellutata sia nelle manovre di parcheggio millimetriche sia nelle ripartenze sui viadotti autostradali o sulle rampe dei garage.
Il pericolo maggiore legato alla mancata identificazione dello stato di fermo è l’arretramento involontario (il cosiddetto roll-away). Si può immaginare una situazione quotidiana: ci si trova in fila su una forte pendenza. Il guidatore toglie il piede dal freno per spostarlo sull’acceleratore. Se l’auto non riconosce istantaneamente che la forza di gravità sta vincendo l’inerzia e che la macchina sta indietreggiando, si rischia la collisione con il veicolo retrostante. L’SSI fa sì che l’auto rimanga letteralmente “inchiodata” alla strada in modo attivo, senza richiedere interventi tempestivi o ansiosi sul pedale del freno da parte di chi guida.
L’importanza dello Stand Still Identification cresce esponenzialmente se proiettiamo lo sguardo verso i sistemi di assistenza alla guida avanzati (ADAS) e la guida autonoma di Livello 3 e superiori. Quando è un computer a gestire le manovre di stop-and-go nel traffico cittadino, l’auto deve possedere una consapevolezza millimetrica del proprio stato spaziale.
Nel contesto del parcheggio totalmente automatizzato (Valet Parking), l’auto si muove a velocità ridottissime in ambienti stretti e pieni di ostacoli. Un errore nella stima della staticità della vettura potrebbe causare piccoli urti contro piloni o altri veicoli fermi. L’SSI garantisce la ridondanza informativa necessaria per validare i dati provenienti dalle telecamere e dai sensori LiDAR, confermando che l’azione comandata dai computer di bordo (fermarsi a 5 centimetri da un ostacolo) sia stata eseguita con successo visivo, cinematico e meccanico.
Lo Stand Still Identification rappresenta il perfetto esempio di come l’ingegneria moderna stia sostituendo la complessità meccanica con l’intelligenza software. Se nel secolo scorso l’immobilizzazione del veicolo era legata a leveraggi, cavi d’acciaio e pressione idraulica all’interno di tubi di gomma, oggi la staticità è una stringa di codice matematico che analizza i flussi magnetici di un motore elettrico.
I vantaggi dell’SSI sulle auto elettriche superano la semplice comodità : si tratta di una tecnologia abilitante fondamentale che rende gli EV più sicuri in pendenza, estremamente più fluidi nel traffico urbano e capaci di spremere ogni singolo chilometro di autonomia dalla chimica delle celle delle batterie. Dietro la silenziosa e perfetta immobilità di un’auto elettrica ferma al semaforo, c’è un algoritmo che lavora a tremila cicli al secondo per garantire che lo zero sia, a tutti gli effetti, uno zero assoluto.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 06:00:17 +0000A Roma, parte con il piede sbagliato la convivenza tra monopattini elettrici e nuove norme di circolazione. A una settimana dall’entrata in vigore dell’obbligo di casco e targa, i posti di blocco della Polizia locale hanno scattato una fotografia impietosa: quattro conducenti su dieci non sono in regola.
L’aria è cambiata lo scorso 16 maggio, all’entrata in vigore delle disposizioni più stringenti per gli utenti dei monopattini. Se in precedenza le autorità raccomandavano una generica prudenza, ora si assicurano il rispetto degli obblighi come il casco, già diventato un “must” obbligatorio da dicembre 2024 (a differenza delle biciclette), e soprattutto il “contrassegno identificativo”, ovvero la targa, sulla quale il ministero ha di recente fornito delle ulteriori indicazioni. Una regola che non guarda in faccia a nessuno, includendo sia i proprietari di mezzi privati sia i tantissimi utenti dei servizi in sharing come Lime, Dott e Bird.
Non ti metti in regola? Aspettati un conto salato: le multe in caso di circolazione senza targa oscillano tra i 100 e i 400 euro, mentre dimenticare il casco a casa costa dai 50 ai 250 euro. E a breve, dal 16 luglio, scatterà anche l’obbligo della polizza assicurativa.
I “caschi bianchi” romani non sono rimasti a guardare. Nell’ultima settimana sugli oltre mille mezzi passati al setaccio hanno riscontrato oltre 400 condotte irregolari, tra cui l’errore più comune si è rivelato essere, ancora una volta, il casco, che tanto i locali quanto i turisti continuano a ignorare, nonostante la sua funzione salvavita. Numerosi trasgressori hanno tentato giustificazioni dell’ultimo minuto, ma gli agenti sono stati inflessibili, proprio per sottolineare l’importanza critica della sicurezza stradale.
Relativamente alla targa, in diverse zone della Capitale, come Marconi, Aurelio e il centro storico, le violazioni sono state parecchie, e la situazione è resa più complessa da un “collo di bottiglia” burocratico. La Motorizzazione, infatti, è stata letteralmente subissata da una valanga di richieste al punto da mettere in difficoltà persino gli operatori dello sharing, i quali, pur muovendosi in anticipo, si sono ritrovati con decine di monopattini sprovvisti di targa, perché quelle fisiche non sono ancora state stampate.
Oltre a emettere verbali, la Polizia locale di Roma ha puntato molto sulla sensibilizzazione: gli agenti si sono concentrati non solo sulle sanzioni, ma sul chiarire le nuove norme a un pubblico alle prese con un panorama normativo cambiato fin troppo in fretta.
Da facile previsione, data l’alta densità di mezzi in circolazione, il centro storico guida la classifica delle multe, seguito a ruota dalle zone Aurelio, Marconi, Prenestino e Appio. I controlli però interessano l’intero territorio, compresi i poli universitari e le periferie, dove il monopattino è ormai il mezzo prediletto dai pendolari per coprire l’ultimo tratto di strada verso casa o ufficio.
In questa fase di transizione, che si tratti di distrazione, di difficoltà burocratiche o di una naturale resistenza al cambiamento, appare chiaro come per circolare in regola nella Città Eterna servirà ancora un po’ di tempo e, soprattutto, un cambio di marcia nelle abitudini della popolazione.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 05:30:55 +0000Sui social non si fa altro che parlare di lei. Meme feroci, parodie e discussioni inesauribili hanno dato il “benvenuto” alla Ferrari Luce, la prima vettura completamente elettrica del Cavallino Rampante, letteralmente travolta da un vespaio di polemiche subito dopo la presentazione. Un fenomeno comunicativo facile da mettere in conto, dato quanto il passaggio all’elettrificazione vada a toccare le corde emotive di un brand maestro nel fare del sound dei motori a dodici cilindri la propria firma indelebile.
Eppure, un dato stride con il clima di scetticismo generale: l’evento pubblico per ammirarla dal vivo alla Vela di Calatrava è andato sold-out in una manciata di minuti. Una frangia definisce frettoloso il giudizio espresso dietro lo schermo di uno smartphone. Prima di tirare le somme sul progetto sarebbe quantomeno necessario averla di fronte ai propri occhi: solo così sarà possibile fornire un giudizio corretto e obiettivo sul modello.
Ferrari ha scelto di svelare la Luce proprio alla Vela di Calatrava di Tor Vergata, lo spazio tornato a vivere dopo anni di abbandono e scelto per un evento aperto a tutti. Dopotutto, inserire un oggetto di design avveniristico e tecnologico in un luogo simbolo della riqualificazione architettonica romana ha cristallizzato l’evento in un momento di orgoglio nazionale.
Il fatto che i posti disponibili siano andati esauriti istantaneamente conferma che, al di là delle chiacchiere da social (e alle critiche di nomi d’eccellenza come Montezemolo) , l’interesse attirato dalla creatura di Maranello è altissimo. Gli iscritti all’evento potranno accedere il 30 maggio a un’“esperienza immersiva“, in cui scopriranno la linea della Luce, così come i segreti tecnologici del suo design, attraverso un’esposizione in cui l’auto verrà affiancata ad alcuni modelli storici a marchio Ferrari.
Ma quale pensiero avrà maturato l’azienda sul polverone alzato? L’amministratore delegato Benedetto Vigna predica calma dal Motor Valley Fest di Modena:
“La Ferrari Luce è piaciuta ai clienti storici e a quelli nuovi. C’è un forte interesse, daremo i numeri degli ordini nella prossima conference call”
Vigna ha dunque voluto difendere l’identità del progetto. Di fronte alle accuse di essere un modello derivativo, ha ribattuto:
“Se la vedi capisci che non è copiata dai cinesi, non ha niente a che fare con le auto elettriche di altri player”
Ai microfoni il top manager ha ribadito la fedeltà della Casa di Maranello alla tradizione termica, oltre all’impegno sui motori a zero emissioni:
“Faremo anche l’elettrico, non solo”
Infine, una nota sul posizionamento di prezzo, spesso al centro delle critiche. Vigna ha sottolineato come la politica aziendale sottenda una ferma etica del lavoro:
“L’innovazione va fatta pagare. È sempre stato un mio principio. Se non la fai pagare fai tre torti: alle persone che lavorano nell’azienda, a tutte le persone della filiera e alla tecnologia stessa”
In attesa della presentazione dei dati ufficiali prevista ad agosto, la Ferrari Luce si gode il suo paradosso: odiata (o derisa) dai commentatori da tastiera, ma già oggetto del desiderio di chi non vede l’ora di guardarla da vicino.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 05:30:02 +0000La mobilità urbana elettrica sta entrando in una fase nuova, meno spettacolare forse rispetto alle grandi berline a batteria e ai SUV da viaggio, ma molto più concreta. Le città chiedono mezzi più piccoli, meno rumorosi, facili da parcheggiare, economici da usare e capaci di muoversi in spazi dove l’auto tradizionale spesso diventa un ingombro.
In questo scenario arriva Bontu, marchio cinese specializzato nei veicoli elettrici leggeri di categoria L, che ha scelto l’Italia come porta d’ingresso per l’Europa. Il debutto non riguarda un singolo modello, ma una piccola gamma già pensata per coprire usi diversi: la BTE09 per gli spostamenti urbani più semplici, la BTE05 per chi cerca una microcar elettrica più completa e il BTE03 per consegne, artigiani e logistica dell’ultimo miglio. La presentazione europea del marchio ha messo al centro proprio questa idea: non proporre soltanto mezzi elettrici compatti, ma costruire attorno a loro una rete commerciale, assistenza locale e, in prospettiva, anche una produzione europea in configurazione CKD.
La scelta dell’Italia non sembra casuale. Da una parte ci sono città congestionate, centri storici, zone a traffico limitato e una domanda potenziale per soluzioni più leggere dell’auto classica. Dall’altra c’è un mercato delle microcar già conosciuto, soprattutto tra i più giovani e tra chi cerca un mezzo urbano protetto, alternativo allo scooter e meno impegnativo di una citycar tradizionale.
Bontu vuole inserirsi proprio in questo spazio, con veicoli completamente elettrici, dimensioni molto compatte e prezzi dichiarati più accessibili rispetto a molti concorrenti europei. Il marchio punta sui quadricicli di categoria L, quindi su mezzi che, a seconda dell’omologazione, possono essere guidati anche prima della patente B. La BTE09, per esempio, può essere proposta sia come L6e sia come L7e, quindi con velocità e utilizzi diversi.
La strategia è abbastanza chiara: partire da Milano, creare una filiale italiana con ruolo di hub per il Sud Europa, sviluppare una rete di vendita e assistenza, poi estendere la presenza ad altri mercati europei. Nei piani presentati dal marchio ci sono anche strutture regionali per Europa occidentale ed Europa orientale, con possibili sviluppi tra il 2026 e il 2027.
La BTE09 è il modello più immediato della gamma. È lunga 2,75 metri, larga 1,45 e alta 1,64 metri, quindi occupa pochissimo spazio e nasce per muoversi in città , parcheggiare facilmente e affrontare tragitti brevi senza complicazioni. Può essere omologata sia come L6e sia come L7e: nel primo caso la velocità massima è di 45 km/h, nel secondo arriva a 75 km/h.

La parte tecnica è coerente con l’uso urbano. Il motore elettrico sincrono a magneti permanenti ha una potenza nominale di 6 kW e un picco di 12 kW, mentre la batteria LFP da 7,68 kWh promette un’autonomia dichiarata tra 130 e 150 km nel ciclo CLTC. Il raggio di sterzata di 4,5 metri è uno dei dati più utili nella vita reale, perché facilita manovre, inversioni e parcheggi stretti, anche se a bordo l’impostazione resta essenziale, ma non povera. Ci sono servosterzo elettrico, schermo centrale da 10 pollici per l’infotainment, possibilità di avere il climatizzatore e ABS di serie sulla versione L7e. Il prezzo indicativo va da 9.500 a 13.000 euro, in base alla versione.
La BTE05 guarda a chi usa un veicolo tutti i giorni e vuole qualcosa di più vicino a una microcar completa. È lunga 3 metri, larga 1,5 e alta 1,63 metri. La configurazione principale per l’Europa è a due posti, ma durante la presentazione è stata mostrata anche una versione a quattro posti destinata ad alcuni mercati.

Il punto forte è l’autonomia. La batteria può essere da 13,9 o 18,1 kWh, con percorrenze dichiarate rispettivamente di 170 e 222 km. La ricarica rapida permette di passare dal 30 all’80% in circa 65 minuti, mentre la d ricarica DC 320 V dal 20 all’80% in circa un’ora con anche la compatibilità con la ricarica domestica a 220 V. È il modello più adatto al pendolarismo urbano e suburbano, soprattutto per chi percorre ogni giorno gli stessi tragitti casa-lavoro. La dotazione può includere quadro digitale, touchscreen, telecamera posteriore, sensori di parcheggio, ABS, assistenza alla partenza in salita e servosterzo elettrico. Il prezzo previsto è tra 14.000 e 17.000 euro.
Il BTE03 non nasce per il trasporto privato, ma per piccole consegne, artigiani, servizi locali e logistica urbana a corto raggio. È lungo 3,564 metri, largo 1,22 e alto 1,98 metri, con passo di 2,2 metri. Il vano di carico misura 1,8 metri in lunghezza, 1,14 in larghezza e 1,3 in altezza, mentre la portata dichiarata arriva a 340 kg, con il motore elettrico PMSM da 7,5 kW che consente una velocità massima di 81 km/h. La batteria LFP da 8,352 kWh di suo garantisce tra 80 e 100 km di autonomia dichiarata, mentre il telaio usa sospensioni anteriori MacPherson e balestre posteriori, soluzione semplice e robusta per reggere meglio il carico. Sono numeri pensati per turni urbani, consegne ripetute e rientro alla base, più che per lunghi tragitti.

Il BTE03 può essere configurato come furgone chiuso o con pianale. Il prezzo indicativo è compreso tra 12.000 e 14.000 euro, posizionamento che lo rende interessante per attività che cercano un veicolo elettrico piccolo, economico da usare e facile da parcheggiare.
Bontu non vuole limitarsi a importare veicoli già pronti. La filiale italiana avrà un ruolo centrale per il Sud Europa, con attività di vendita, assistenza, manutenzione, ricambi e formazione tecnica. È un punto decisivo, perché nel mercato delle microcar elettriche il prezzo conta, ma non basta, servono ricambi disponibili, officine preparate e una rete capace di sostenere il prodotto nel tempo. La garanzia dichiarata varia in base al modello, per la BTE09 si parla di 3 anni o 50.000 km sulla batteria. Per la BTE05 la batteria al litio è coperta per 5 anni o 100.000 km, mentre il veicolo completo arriva a 3 anni o 60.000 km. Per il BTE03 sono previsti 3 anni o 50.000 km sulla batteria e 2 anni o 30.000 km sul veicolo.
Il piano più ambizioso riguarda una futura fabbrica CKD europea, destinata all’assemblaggio locale di veicoli e componenti. La selezione del sito produttivo è prevista entro fine 2026, la costruzione nel 2027 e l’avvio della produzione di massa tra fine 2027 e prima metà 2028. È presto per dire quanto Bontu con i suoi quadricicli riuscirà davvero a incidere sul mercato, ma il posizionamento è chiaro. BTE09, BTE05 e BTE03 non puntano sull’effetto speciale, bensì su dimensioni ridotte, trazione elettrica, semplicità d’uso e prezzi competitivi. In città sempre più congestionate, questa concretezza può diventare un vantaggio.
Data articolo: Sat, 30 May 2026 04:00:14 +0000Le mode non sembrano fare effetto su Keanu Reeves. Probabilmente mai lo immaginereste al volante di un’auto di lusso circondato da paparazzi. E avreste ragione. A differenza di molti suoi colleghi, che amano le supercar come fossero accessori, lui preferisce macchine con una storia da raccontare. Sale a bordo, mette la macchina in moto e parte verso nuovi orizzonti: un approccio artigianale che lo rende uno degli appassionati più genuini dello star system.
Il primo contatto coi motori risale ai tempi di una vecchia Volvo 122, meglio conosciuta come Volvo Amazon. Allora Keanu doveva ancora imporsi a Hollywood, ma il fascino delle quattro ruote già lo richiamava, nonostante la dotazione essenziale, a tratti rudimentale, di una vettura piuttosto malconcia nell’aspetto, lontana anni luce dal glamour scintillante. Quel legame nato definisce il codice etico di Reeves, uno a cui poco importa delle fredde prestazioni: l’importante è la capacità di reggere il peso di un viaggio da costa a costa. Oggi una 122 vale intorno ai 20.000-25.000 euro, anche se, ovviamente, le condizioni di tenuta e il chilometraggio incidono molto sulle quotazioni.
Keanu Reeves si sente, però, a suo perfetto agio soprattutto in Porsche. Con la Casa di Stoccarda ha una relazione quasi simbiotica, suggellata dalla 911 993 Carrera 4S, il cui valore di mercato oscilla tra i 120.000 e i 150.000 euro per esemplari in ottime condizioni. Era un cimelio da preservare, una “slitta” da spingere al limite nei canyon della California e quando gliela portarono via fu un duro colpo da digerire, ma Reeves non si lasciò prendere dallo sconforto, anzi: ne configurò una nuova, fedele alla stessa sostanza analogica.
Anche nei modelli più moderni, ha sempre cercato la coerenza: l’immagine di lui mentre trasporta un albero di Natale sul tetto di una 991 Carrera 4S (quotata oggi tra i 75.000 e i 100.000 euro) la dice lunga sulla sua filosofia: la grandezza di un’auto si misura da quanto è in grado di restare “normale” nell’utilizzo quotidiano.
In tempi recenti Reeves ha pure varcato il confine tra il guidatore appassionato e il pilota, scendendo in pista nella Toyota GR Cup al volante di una Toyota GR86 Cup Car, un mezzo da competizione dal costo di listino di circa 125.000 euro (escluse tasse e costi di gestione stagionali). Entrare nell’abitacolo di una versione da gara, con roll-bar e assetto rigido, ha permesso a Keanu di saggiare i propri limiti.
Passare dalla gestione artigianale delle sue auto alla frenesia di Hollywood è il salto che Keanu compie con naturalezza. Questa sera, la passione per la precisione e il movimento che abbiamo visto nel suo garage privato esplode sullo schermo con John Wick 4, in onda in prima serata alle 21:20 su Rai 2.
Dalle distese desertiche della Giordania ai neon di Osaka, fino all’epilogo mozzafiato a Parigi, il film scaraventa lo spettatore in un tour mondiale frenetico. In 169 minuti di frenesia, il leggendario Donnie Yen tiene testa a Wick in quasi ogni inquadratura. Guardare Reeves muoversi in queste scene d’azione lascia il segno: si vede la stessa cura maniacale che mette nel guidare le sue auto.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 20:15:17 +0000Il ponte del 2 giugno è arrivato e, come da tradizione, si prepara a essere il primo vero banco di prova nel percorso che ci conduce alle vacanze estive. Tra la voglia di godersi il primo caldo nelle città d’arte o in riva al mare e la Festa della Repubblica, milioni di italiani sono pronti a mettersi in marcia, ma attenzione.
Tra cantieri, sciopero dei trasporti e un meteo che promette qualche capriccio, la strada verso il meritato relax potrebbe nascondere qualche insidia. Per evitare di passare metà del weekend bloccati in coda, una buona dose di strategia e qualche informazione mirata diventano i vostri migliori alleati prima di accendere il motore.
Stando alle previsioni di Viabilità Italia, la task force del ministero dell’Interno dedicata alla viabilità , il traffico si intensificherà già oggi pomeriggio, venerdì 29 maggio, e andrà probabilmente a provocare delle code fino alla mattinata di domani. Senza sorprese, i nodi più critici riguardano le autostrade che dai grandi centri urbani puntano dirette verso la Riviera Adriatica e le principali mete balneari.
A complicare la situazione ci pensa poi lo sciopero generale proclamato sempre per il 29 maggio. Il coinvolgimento di diversi comparti, inclusi i trasporti pubblici, spingerà tanti conducenti a scegliere il mezzo privato, saturando ulteriormente le arterie autostradali. Il rientro, invece, si concentrerà soprattutto nel pomeriggio di martedì 2 giugno, quando il controesodo riporterà il traffico verso i centri urbani.
Per mitigare i disagi, i gestori delle infrastrutture hanno disposto la sospensione dei cantieri temporanei non indispensabili. Tuttavia, la vigilanza sarà massima: le Forze dell’Ordine hanno potenziato i controlli lungo l’intero territorio nazionale e saranno anche pronti a utilizzare pattugliamenti aerei. In questo modo, le autorità confidano di contrastare cattive condotte come la guida in stato alterato, il superamento dei limiti di velocità o l’uso improprio delle corsie di emergenza.
I mezzi pesanti superiori alle 7,5 tonnellate resteranno inoltre fermi ai box in tre distinte fasce orarie: sabato 30 maggio dalle 9 alle 14, domenica 31 dalle 9 alle 22 e, infine, per tutta la giornata festiva di martedì 2 giugno, dalle 7 alle 22.
Un ruolo altrettanto decisivo lo ricoprirà il meteo. Le previsioni indicano una diffusa instabilità nelle aree del Centro-Nord, mentre le Regioni meridionali beneficeranno di un clima tipicamente estivo con sole dominante e temperature piacevoli.
Dopo un weekend tutto sommato stabile, l’inizio della prossima settimana vedrà una flessione della pressione. Già da lunedì primo giugno, l’instabilità interesserà in particolare Liguria, Emilia-Romagna, bassa Lombardia e Triveneto, portando temporali anche di moderata intensità . Martedì 2 giugno, la situazione rischia di farsi ancora più dinamica: nel pomeriggio sono attesi rovesci e temporali in discesa dalle aree alpine e prealpine verso le pianure.
Gli automobilisti diretti alle mete del Settentrione o in procinto di attraversare le zone montuose farebbero bene a tenere d’occhio le app meteo e ad adottare uno stile prudente al volante, specialmente in caso di asfalto viscido. Prima di mettersi in marcia, controllate il traffico in tempo reale e, se possibile, evitate le fasce orarie di punta.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 13:07:22 +0000La procedura della comunicazione del cambio di residenza sulla patente è oggi meno materiale e più digitale. Il dato della residenza viene infatti aggiornato negli archivi informatici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti mentre sulla patente non arriva alcun adesivo da applicare. L’automobilista comunica quindi il cambio di residenza al Comune, con quest’ultimo che trasmette la variazione al Ministero che aggiorna gli archivi e i dati che vengono registrati nell’Archivio Nazionale Veicoli e nel Pra.
Nel nuovo formato europeo la patente italiana non viene più aggiornata fisicamente con il nuovo indirizzo. Dal 2013 è diventata il classico tesserino plastificato in formato card più simile a una carta di credito, Oggi il dato della residenza non un dato da visualizzare ma un’informazione da registrare negli archivi pubblici
La richiesta di aggiornamento della residenza per l’intestatario della patente può essere effettuata quando si presenta la domanda di iscrizione anagrafica nel Comune di nuova residenza oppure quando si comunica il cambio di abitazione all’interno dello stesso Comune. Quest’ultimo accoglie la richiesta trasmette poi la variazione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che aggiorna la residenza negli archivi informatici.
La richiesta si presenta al Comune ed esattamente all’Ufficio Anagrafe o all’Ufficio relazione con il pubblico del Comune quando cambia residenza da un Comune a un altro oppure quando cambia abitazione all’interno dello stesso Comune. Il passaggio può essere fatto in contemporanea alla domanda anagrafica.
Il modulo di riferimento è il DTT 954 I, distribuito dagli uffici comunali e disponibile online. Serve per comunicare i dati necessari all’aggiornamento degli archivi collegati alla patente e ai veicoli. Il modulo richiede i dati anagrafici del cittadino, gli estremi della patente e le targhe dei veicoli intestati. Al suo interno sono presenti diversi campi da compilare:
Una volta compilato e presentato il modulo all’Ufficio anagrafe del Comune, si ottiene una ricevuta che attesta l’avvenuta richiesta di aggiornamento. In caso di controlli da parte delle forze dell’ordine è sufficiente esibire una fotocopia della ricevuta di presentazione della domanda.
Per la procedura ordinaria servono un documento di identità valido, il codice fiscale, gli estremi della patente e le targhe dei veicoli. Il Comune può richiedere anche la modulistica anagrafica prevista per il cambio di residenza e l’eventuale documentazione collegata alla nuova abitazione.
Quando l’aggiornamento automatico non risulta avvenuto, il cittadino può inviare al Pra la copia del documento di circolazione con il dato aggiornato oppure l’attestazione della residenza registrata negli archivi informatici del Ministero chiedendo l’aggiornamento dell’archivio. In quel caso servono anche documento d’identità , eventuale delega e targa del veicolo.
La procedura ordinaria è gratuita. Il cambio di residenza non richiede l’aggiornamento del documento di circolazione del veicolo e la procedura avviene negli uffici del Comune. Per il semplice cambio di residenza non si pagano bollettini alla Motorizzazione civile, non si compra una marca da bollo e non si versa alcunché per ricevere un tagliando. Il costo può comparire quando si ricorre a intermediari o quando la situazione richiede una pratica diversa dalla normale comunicazione anagrafica.
Dopodiché il tagliando adesivo non viene più spedito per la patente. Dal 2 marzo 2013 non invia più adesivi con la nuova residenza per la patente. Per la carta di circolazione il tagliando non viene invece più inviato dal primo ottobre 2020, con l’eccezione indicata dal Portale dell’automobilista per i ciclomotori, per i quali il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti spedisce ancora il tagliando adesivo con i dati aggiornati da applicare sui documenti di circolazione.
La vecchia logica della multa perché non si è applicato il talloncino sulla patente non è più attuale. Il problema si sposta sull’aggiornamento degli archivi relativi ai veicoli. L’articolo 94 del Codice della Strada prevede che in caso di trasferimento della residenza dell’intestatario della carta di circolazione l’ufficio competente proceda all’aggiornamento dell’Archivio nazionale veicoli. Lo stesso articolo stabilisce una sanzione da 363 a 1.813 euro per chi circola con un veicolo per il quale non è stato richiesto nei termini previsti, l’aggiornamento dei dati o il rinnovo della carta di circolazione.
La procedura ordinaria funziona bene per la maggior parte degli automobilisti privati. Ci sono però casi in cui l’aggiornamento non segue il percorso semplificato o richiede altre verifiche. Veicoli intestati a persone giuridiche, mezzi aziendali, taxi, Ncc, autobus, veicoli per trasporto merci pesante o situazioni di leasing e noleggio possono rendere necessario un supplementare.
Anche i cittadini stranieri residenti in Italia seguono la procedura ordinaria quando hanno patente italiana o veicoli registrati in Italia. Se invece la patente è estera il tema si intreccia con riconoscimento, conversione, residenza normale, durata del soggiorno e regole europee o extraeuropee.  Dopo l’avvio la procedura di cambio di residenza sulla patente, è possibile che gli accertamenti richiedano fino a 180 giorni. Durante questo periodo, l’intestatario della patente ha la facoltà di verificare l’andamento della procedura attraverso diversi canali.
Innanzitutto contattando il numero verde 800.23.23.23. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 14 e dalle 14.30 alle 17.30. Quindi inviando una e-mail a uco.motorizzazione@mit.gov.it per richiedere informazioni sull’aggiornamento della residenza. Oppure accendendo al Portale dell’automobilista, previa registrazione. Una volta effettuato l’accesso, selezionare la voce Accesso ai servizi e poi Attestato di residenza per verificare l’esito della procedura. Nel caso di problemi con l’aggiornamento della residenza sulla patente è possibile richiedere assistenza utilizzando i contatti indicati e fornendo le seguenti informazioni:
La CUPRA Tavascan compie un significativo balzo in avanti nel suo percorso di evoluzione, puntando su una dotazione tecnologica ancora più ricca e su una gamma capace di intercettare un pubblico più ampio. Sin dal suo debutto, il modello è stato percepito come una proposta di rottura, capace di interpretare il linguaggio stilistico del brand attraverso un design deciso, fatto di linee scolpite e proporzioni atletiche che ne sottolineano l’anima sportiva.
Oggi, questa visione si completa rendendo la vettura più accessibile, pur mantenendo quel carattere distintivo che l’ha resa un’icona della mobilità elettrica contemporanea.
Esteticamente, la Tavascan continua a sfoggiare la sua distintiva firma luminosa triangolare, elemento ormai inscindibile dall’identità CUPRA. La gamma cromatica si arricchisce con l’ingresso della nuova tonalità metallizzata Midnight Black, che conferisce al SUV coupé un’eleganza ancora più profonda.
All’interno, l’abitacolo è stato progettato mettendo il guidatore al centro di un ambiente altamente digitalizzato. Praticità e comfort trovano spazio grazie a soluzioni intelligenti come il nuovo volante multifunzione dotato di pulsanti fisici e le bocchette di ventilazione a regolazione elettrica. Un tocco di raffinata tecnologia è dato dal climatizzatore intelligente e dinamico, in grado di adattare automaticamente il flusso e la direzione dell’aria in base alla posizione del sole e agli occupanti, attivando perfino una pre-circolazione non appena la chiave si avvicina all’auto.
Il vero fulcro del nuovo aggiornamento risiede nell’esperienza di bordo. La Tavascan introduce il nuovo Virtual Cockpit da 10,25†affiancato da un sistema di infotainment di ultima generazione basato su Android Automotive OS. Questo ecosistema fluido e naturale trasforma l’interazione con l’auto, offrendo un accesso diretto a un catalogo di app (musica, podcast, navigazione) tramite uno store integrato.
Per supportare questa connettività , CUPRA include il Welcome Data Pack con 72 GB di traffico dati incluso per tre anni. Inoltre, grazie alla Mobile Digital Key, è possibile sbloccare, avviare e condividere l’accesso al veicolo direttamente tramite smartphone.
Sul fronte della dinamica di guida, CUPRA ha introdotto soluzioni per rendere l’esperienza al volante più efficiente e diretta. La funzione One Pedal Driving permette di gestire accelerazione e decelerazione con un solo pedale, ottimizzando il recupero di energia tramite la frenata rigenerativa, ideale nei contesti urbani. Per chi cerca emozioni più forti, è disponibile la funzione Launch Control sulle versioni più prestazionali.
La grande novità è però l’ampliamento dell’offerta motoristica. Debutta una nuova versione d’accesso da 190 CV (140 kW) equipaggiata con una batteria da 58 kWh. Questa variante garantisce un’autonomia fino a 441 km e tempi di ricarica rapidi: bastano 26 minuti per passare dal 10% all’80% di energia. La proposta si affianca alle già note versioni Endurance (286 CV con batteria da 77 kWh) e alla potente VZ (340 CV con trazione integrale), offrendo un ventaglio di scelte fedele all’identità prestazionale del marchio.
Con questo aggiornamento, la CUPRA Tavascan diventa più appetibile anche dal punto di vista economico. La nuova versione da 190 CV è ordinabile con un listino che parte da 47.760 euro (chiavi in mano), ma grazie alle promozioni in corso e al contributo dei CUPRA Garage, il prezzo può scendere fino a 44.500 euro. Con questa mossa, CUPRA conferma la sua missione: stimolare il cambiamento nell’industria automobilistica, offrendo auto instancabilmente espressive che superano i limiti convenzionali.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 11:29:29 +0000Il Gran Premio di Monaco 2026 rinuncia all’aerodinamica attiva: la FIA ha ufficialmente cancellato le zone di straight mode dalle stradine del Principato per stringenti motivi di sicurezza legati al grip e alle decelerazioni. L’unica arma a disposizione dei piloti per tentare i sorpassi resterà l’overtake mode, gestibile esclusivamente in trazione in prossimità della Rascasse. Un’assenza pesante, le cui radici affondano nei rigorosi limiti cinematici e prestazionali imposti dalla nuova generazione di vetture.
Nel budello del monegasco, l’interazione tra le monoposto e le spietate barriere di guardrail avverrà a profili alari rigorosamente bloccati in posizione di massima incidenza. Nel 2026, quindi, non ci sarà più l’improvviso scarico aerodinamico, bensì tramite una brutale iniezione di potenza elettrica. L’overtake mode è l’erede concettuale ma non tecnico del vecchio DRS.
Mode che troverà la sua unica finestra di attivazione nella sezione più tortuosa e conclusiva del circuito, posizionando il punto di innesco strategico appena prima della Anthony Noghes. Questa specifica configurazione premia l’efficienza della trazione meccanica in uscita dalla staccata della Rascasse, ma certifica al contempo la totale sparizione dello straight mode dal tracciato monegasco.
La gestione strategica dell’energia diventerà l’unico vero ago della bilancia: il boost di potenza garantito dall’ibrido, erogato a chi viaggia a meno di un secondo di distacco, costringerà i piloti e gli ingegneri al muretto a ricalibrare interamente le logiche di deployment senza la riduzione del drag che solitamente aiuta a compensare la frenata del motore termico.
L’assenza dello straight mode comporta una ridiscussione degli assetti. Solitamente vitale sugli altri tracciati per garantire l’efficienza globale del veicolo, il sistema di abbattimento della resistenza all’avanzamento è stato depennato dalla mappa ufficiale della gara più iconica del mondiale. Una decisione che cristallizza l’assetto aerodinamico delle vetture.
Lo fa costringendo i team a deliberare ali da massimo carico senza il compromesso dell’apertura in rettilineo. Ma per comprendere davvero questa “amputazione tecnica”, che a prima vista potrebbe sembrare una semplice limitazione allo spettacolo, bisogna analizzare i calcoli e le simulazioni della FIA, risalendo all’origine normativa e ai limiti fisici imposti dal layout del circuito.
Risalendo alle motivazioni ingegneristiche, il veto sull’aerodinamica attiva risponde a criteri di dinamica del veicolo tanto stringenti quanto inequivocabili. Il primo, insormontabile scoglio è l’impatto critico sulle fasi di staccata e sull’energia cinetica da dissipare. L’attivazione dello straight mode riduce la resistenza all’avanzamento, garantendo velocità di punta superiori dai 15 ai 20 km/h.
Arrivare alle frenate monegasche, come la Sainte Devote o la staccata successiva al tunnel, con questa inerzia meccanica e termica aggiuntiva, specialmente quando gli pneumatici accusano l’inevitabile drop prestazionale, è stato giudicato un rischio inaccettabile per l’incolumità . I parametri normativi stabiliscono che ogni zona di attivazione debba avere una durata minima superiore ai tre secondi.
Questo vincolo è introdotto per evitare micro-variazioni repentine del centro di pressione aerodinamico, le quali andrebbero ad aumentare a dismisura il workload del pilota all’interno dell’abitacolo. A Monaco, i rettilinei sono di fatto dei semplici e brevissimi segmenti di raccordo tra curve lente, rendendo fisicamente impossibile rispettare questo parametro di durata imposto.
Infine, c’è è il fattore cruciale legato a stabilità della piattaforma e aderenza. La transizione aerodinamica, con la variazione di incidenza dei flap, può avvenire in sicurezza soltanto in condizioni di assoluta stabilità del grip trasversale e longitudinale, ovvero quando la vettura non sta scaricando a terra coppie estreme.
Monte Carlo è un nastro d’asfalto che vive di frenate al limite, continue crisi di trazione, sobbalzi e variazioni di camber che mettono sotto stress costante la cinematica delle sospensioni. Una transizione improvvisa, con l’asse posteriore già al limite della tenuta, porterebbe a repentine perdite di aderenza, replicando i motivi che già in passato avevano portato al bando preventivo del vecchio DRS sotto al tunnel.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 11:21:22 +0000Immaginate James Bond senza la sua Aston Martin. È un po’ come pensare a un Martini senza oliva o a uno smoking senza papillon: un’immagine quasi impossibile da accettare per milioni di fan in tutto il mondo. Eppure, nel raffinato e silenzioso mondo della letteratura di spionaggio, è scattato un ordine perentorio che somiglia a un sabotaggio da parte della Spectre: “Niente Aston Martin nei libri”.
Questa curiosa vicenda, che mescola diritti d’autore, colossi del web e tradizione letteraria, è emersa durante l’Hay Festival in Galles grazie alle rivelazioni dello scrittore Vaseem Khan. L’autore, incaricato di espandere l’universo di 007 con una serie di spin-off dedicati al geniale Q, ha scoperto a sue spese che la celebre fuoriserie britannica è diventata un tabù editoriale.
Il motivo di questo bando non risiede in una scelta estetica, ma in una complessa manovra commerciale. La società che detiene i diritti letterari di Ian Fleming ha infatti imposto il veto per non interferire nelle “delicate” trattative con Amazon, il gigante del commercio elettronico che stava completando l’acquisizione del franchise cinematografico da Eon Productions.
La logica dietro questa censura automobilistica è sottile: l’Aston Martin è un’icona dei film, non dei romanzi originali. Nei libri di Fleming, James Bond era solitamente un uomo da Bentley. Usare l’Aston Martin nelle nuove opere scritte avrebbe creato sovrapposizioni e potenziali conflitti legali in un momento in cui Amazon stava assumendo il controllo creativo della saga sul grande schermo. In breve, nessuno voleva “calpestare i piedi” alla produzione cinematografica mentre si firmavano contratti miliardari.
L’effetto di questa decisione ha costretto gli autori a soluzioni creative piuttosto bizzarre. Vaseem Khan ha raccontato che nel suo primo romanzo, Quantum of Menace, aveva inizialmente assegnato a Q una fiammante Aston Martin. Fermato dalla casa editrice, ha dovuto ripiegare su una Caterham, un’auto decisamente meno glamour e, soprattutto, da assemblare pezzo per pezzo.
Non è andata meglio a Kim Sherwood, autrice di una trilogia sulla sezione 00, che è stata gentilmente indirizzata verso il marchio Alpine. Tuttavia, in questa guerra di spie e clausole contrattuali, c’è spazio anche per la ribellione: la Sherwood ha confessato di aver inserito “clandestinamente” un’Aston Martin nel suo terzo romanzo. “Credo che non se ne siano accorti“, ha dichiarato con un pizzico di ironia tipicamente britannica.
Questa vicenda solleva una questione affascinante: chi è il vero proprietario dell’anima di Bond? Se da un lato la letteratura cerca di tornare alle origini del personaggio (la Bentley di Fleming), dall’altro il cinema ha creato un immaginario talmente potente da rendere l’Aston Martin quasi obbligatoria.
Resta ora da capire se questa “messa al bando” letteraria sia il preludio a un cambiamento anche nei futuri film ora che Amazon ha il controllo della saga. Per il momento, l’unica certezza è che nei prossimi romanzi l’agente segreto più famoso del mondo dovrà guardarsi non solo dai proiettili dei nemici, ma anche dai legali dei grandi gruppi editoriali, pronti a togliergli le chiavi della macchina più amata della storia del cinema.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 10:34:47 +0000Il valico del Brennero, da sempre arteria pulsante del commercio e del turismo tra l’Italia e la Mitteleuropa, si sta trasformando in queste ore nel teatro di una congestione senza precedenti. La causa scatenante è una manifestazione ambientalista programmata in territorio austriaco per la giornata di domani, un evento che ha innescato un effetto domino capace di mandare in tilt l’intera rete autostradale di confine.
Quello che si profila all’orizzonte non è un semplice rallentamento, ma un vero e proprio blocco totale che ha spinto migliaia di viaggiatori a una fuga anticipata verso sud, nel tentativo disperato di battere sul tempo le chiusure annunciate.
La pressione sulle infrastrutture è esplosa con particolare violenza sul versante tirolese. Sin dalle prime luci del mattino di oggi, venerdì 29 maggio, il casello autostradale dell’A12 di Schönberg è diventato il simbolo dell’emergenza. Qui, le autorità segnalano code che hanno rapidamente superato i 14 chilometri di lunghezza.
In questo lungo serpentone di lamiere si mescolano due anime distinte della strada: da una parte i turisti, desiderosi di raggiungere le località di villeggiatura italiane, e dall’altra i trasportatori, costretti a una corsa contro il tempo per consegnare le merci prima che i cancelli del valico si chiudano definitivamente. L’obiettivo per tutti è lo stesso: evitare la “maxi-deviazione” che domani costringerebbe chiunque a circumnavigare le Alpi passando per Salisburgo e Tarvisio, allungando il viaggio di centinaia di chilometri.
Se oggi il traffico è “intenso ma sotto controllo” sul versante italiano, la giornata di domani si annuncia come un deserto d’asfalto per alcuni e un labirinto per altri. Il piano operativo predisposto per la provincia di Bolzano sull’A22 non lascia spazio a interpretazioni.
A partire dalle ore 07:00 di domattina, e fino alle 20:00 circa, la carreggiata nord sarà interdetta a tutti i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate. Esiste una ristretta lista di eccezioni per garantire i servizi minimi: potranno transitare solo i mezzi che trasportano merci deperibili, animali vivi o carburanti, oltre ai veicoli di emergenza e quelli diretti ai sistemi di trasporto combinato strada-ferrovia (Rola).
La vera stretta avverrà però alle 10:30, quando la chiusura diventerà democratica e spietata: da quel momento, tutti i veicoli — comprese le auto private — avranno il divieto di proseguire verso nord oltre il casello di Vipiteno.
La gestione di migliaia di camion fermi richiede una logistica imponente. Le autorità hanno stabilito che i mezzi pesanti esclusi dal transito vengano deviati nel parcheggio Sadobre/Campo di Trens fino al completo esaurimento dei posti disponibili. Una volta saturate le aree di sosta, non resterà che una soluzione drastica: i mezzi verranno fatti ridiscendere in direzione sud, con l’uscita obbligatoria che potrebbe essere anticipata ai caselli precedenti a seconda dell’evolversi del traffico.
L’invito rivolto dall’Autostrada del Brennero a tutti i viaggiatori è di estrema prudenza e pianificazione. Il consiglio ufficiale è quello di limitare al minimo indispensabile gli spostamenti verso nord partendo da Trento o, in alternativa, di rassegnarsi a una deviazione di ampio respiro attraverso il Passo del Tarvisio. In un fine settimana che prometteva relax e lavoro, il Brennero si riscopre vulnerabile, ricordando a tutti quanto sia sottile il filo che tiene unito il transito tra le nazioni.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 09:43:27 +0000Lewis Hamilton entra nella storia del motorsport anche fuori dalla pista. Il sette volte campione del mondo di F1, oggi pilota Ferrari, è stato scelto come testimonial del nuovo museo M24 di Le Mans, il grande spazio espositivo dedicato al mondo delle corse aperto ufficialmente il 28 maggio al Circuit de la Sarthe. Non si tratta di una semplice collaborazione d’immagine, ma di un vero e proprio riconoscimento simbolico, quello di un pilota che ha attraversato e influenzato un’epoca intera della F1 moderna e che ora diventa il volto di un progetto culturale pensato per raccontare il motorsport nella sua interezza.
M24 nasce sulle fondamenta del precedente museo della 24 Ore di Le Mans, ma ne amplia radicalmente la visione. Non più solo endurance, ma un racconto globale che abbraccia tutte le discipline: Formula 1, rally, motociclismo, monoposto e competizioni storiche. L’obiettivo dichiarato dell’Automobile Club de l’Ouest, insieme al designer e imprenditore Richard Mille, è quello di creare un luogo che non si limiti a conservare auto da corsa, ma che racconti storie.
Un luogo dove il motorsport racconta la propria storia e si rivolge anche a chi ancora non lo conosce, è la filosofia alla base del progetto. Una collezione che unisce vetture, oggetti iconici, archivi e testimonianze per ricostruire oltre un secolo di innovazione, coraggio e competizione.
Il museo è situato accanto all’ingresso principale del leggendario circuito della 24 Ore di Le Mans ed è accessibile tutto l’anno. Durante la settimana della gara endurance, l’ingresso sarà gratuito per i possessori del biglietto.
Tra i pezzi più importanti della collezione spiccherà una monoposto destinata a diventare simbolo del progetto: la Mercedes W09 con cui Lewis Hamilton ha conquistato il titolo mondiale 2018, uno dei capitoli più significativi della sua carriera. La presenza della vettura non è solo espositiva, ma rappresenta un ponte diretto tra il museo e il protagonista scelto per rappresentarlo. Un legame che rafforza l’idea del M24 come spazio vivo, dove la storia recente e quella passata del motorsport dialogano tra loro.
Nel giorno dell’annuncio, Hamilton ha sottolineato il valore culturale del progetto, andando oltre la semplice dimensione espositiva: “Ciò che è stato costruito qui va ben oltre la portata di un museo dell’automobile“, ha spiegato il pilota britannico ai media. “La M24 è un punto di riferimento, uno spazio che racconta le storie delle gare, delle donne e degli uomini che vi hanno partecipato, ma anche delle tecnologie che hanno reso la 24 Ore di Le Mans e tutti gli sport motoristici qualcosa di unico“.
Per Hamilton, il museo rappresenta anche un archivio vivo della memoria tecnica e sportiva: “Riunisce una collezione eccezionale di auto e oggetti, tra cui diverse monoposto di F1 che non si trovano altrove. Insieme alle vetture leggendarie, rendono questo luogo davvero unico“.
La scelta di Hamilton come testimonial non è casuale. Gli organizzatori hanno voluto affidare il ruolo a una figura capace non solo di rappresentare il successo sportivo, ma anche la trasformazione culturale del motorsport moderno. Richard Mille ha spiegato la filosofia dietro la decisione: “L’amore per il motorsport non si trasmette con i libri, ma attraverso i cimeli, le emozioni e i racconti di chi c’era. Ogni vettura è un’opera d’arte, il risultato di un’intelligenza collettiva“. In questa visione, Hamilton diventa il simbolo perfetto di un passaggio generazionale: “È molto più di sette titoli mondiali. È la persona ideale per rappresentare il patrimonio del motorsport verso il futuro“. Suo il primo messaggio trasmesso dal ledwall principale a inaugurare la nuova location.
Il museo ospita una collezione di vetture storiche e cimeli legati soprattutto al mondo delle corse endurance. la raccolta comprende prototipi iconici, oggetti rari, trofei, tute ignifughe e guanti appartenuti ai grandi protagonisti del motorsport internazionale. La maggior parte delle vetture è perfettamente funzionante, i motori vengono avviati regolarmente e i modelli vengono restaurati e mantenuti direttamente all’interno dell’officina del museo.
Tra le auto simbolo del museo spicca la Tracta Gephi, fu una delle prime vetture da competizione realmente efficaci con trazione anteriore grazie all’introduzione del giunto omocinetico. Alla 24 Ore di Le Mans del 1927 fu una delle sole otto vetture capaci di tagliare il traguardo, contribuendo allo sviluppo di una tecnologia oggi diffusissima nelle auto stradali.
Tra i gioielli più ammirati figura la leggendaria Porsche 917 LH, considerata da molti la “sportscar del secolo“. La versione Lang Heck, caratterizzata dalla lunga coda aerodinamica, venne sviluppata per raggiungere velocità elevatissime sul rettilineo dell’Hunaudieres. Capace di toccare i 386 km/h, la 917 LH stabilì nel 1971 tempi record ancora oggi iconici nella storia di Le Mans. Il suo celebre motore flat-12 e il ruolo da protagonista nel film “Le Mans” con Steve McQueen hanno contribuito a renderla una vera icona culturale oltre che sportiva.
Un’altra regina del museo è la Mazda 787B, protagonista di una delle vittorie più storiche della 24 Ore di Le Mans. Nel 1991 divenne infatti la prima vettura giapponese a conquistare la corsa francese e l’unica nella storia a riuscirci con un motore rotativo, marchio di fabbrica Mazda. Grazie a un perfetto equilibrio tra prestazioni, affidabilità ed efficienza nei consumi, riuscì a battere rivali del calibro di Sauber Mercedes, Jaguar e Peugeot. La sua vittoria ebbe un impatto enorme anche in Giappone, dove le televisioni interruppero la normale programmazione per seguire in diretta le ultime ore della gara.
Il percorso recente della 24 Ore di Le Mans è invece rappresentato dalla Toyota TS050 Hybrid, vettura che ha inaugurato il dominio Toyota nell’endurance moderna, quello prima del ritorno della Ferrari. Con questo prototipo, il costruttore giapponese conquistò la sua prima vittoria a Le Mans nel 2018, dopo oltre trent’anni di tentativi. La TS050 detiene ancora il record del giro più veloce sul Circuit de la Sarthe grazie al tempo firmato da Kamui Kobayashi nel 2017.mÈ inoltre ricordata come l’ultima LMP1 vincitrice prima dell’introduzione dell’era Hypercar nel 2021.
Il museo M24 non racconta soltanto Le Mans, ma celebra l’intera storia del motorsport mondiale. Tra le F1 più iconiche presenti in esposizione spicca la Ferrari F2002, monoposto dominatrice della stagione 2002 con Michael Schumacher, capace di vincere 15 gare su 17.

Accanto a lei trova spazio anche la Renault RE40, simbolo della rivoluzione turbo degli anni Ottanta e guidata da Alain Prost nella corsa al titolo mondiale del 1983. Tra i pezzi più rari emerge inoltre la Maserati 250F V12, una delle sole tre versioni V12 prodotte dalla casa modenese e legata al mito di Juan Manuel Fangio. Spazio anche al mondo rally con la futuristica Lancia Stratos, progettata da Marcello Gandini e diventata una leggenda grazie ai successi mondiali conquistati negli anni Settanta.
Anche Pierre Fillon, presidente dell’Automobile Club de l’Ouest, ha sottolineato il valore dell’operazione, inserendola in un contesto più ampio. “Lewis Hamilton è molto più di un palmarès impressionante. È uno di quegli sportivi che ha usato la propria influenza per portare cambiamenti ben oltre la sua disciplina“, ha dichiarato. M24 nasce proprio da questa idea: non solo celebrare i campioni, ma raccontare il motorsport come patrimonio culturale condiviso. Un luogo che unisce eroi ed eroine delle corse, ingegneria, innovazione e passione.
Uno degli aspetti centrali del progetto è la sua accessibilità . Il museo è pensato per essere un punto d’ingresso al motorsport anche per chi non ne conosce la storia o le dinamiche tecniche. La collezione comprende uno dei più grandi archivi di monoposto di F1 al mondo, insieme a vetture leggendarie di diverse discipline. Un percorso che punta a costruire un’esperienza immersiva tra passato e presente. In questo contesto, la figura di Hamilton assume un significato ulteriore: quello di ponte tra generazioni, tra l’era moderna della F1 e la sua memoria storica.
M24 si propone quindi non solo come museo, ma come centro culturale del motorsport mondiale. Un luogo dove le corse non sono solo competizione, ma linguaggio, tecnologia e identità collettiva. L’ingresso di Hamilton come patrono rafforza questa visione, trasformando il progetto in un punto di incontro tra sport, storia e innovazione. E proprio come in pista, anche qui il messaggio è chiaro, il motorsport non appartiene solo al passato o al presente, ma a chi saprà raccontarlo nel futuro.
Il legame tra Hamilton e M24 assume così anche una valenza simbolica che va oltre il paddock e oltre la singola stagione sportiva. Il pilota britannico, oggi impegnato a sviluppare un nuovo e difficile capitolo Ferrari della sua carriera, diventa parte di un progetto che cristallizza la memoria del motorsport mentre continua a scriverne il presente.
Le Mans, da sempre crocevia tra innovazione tecnica e mito sportivo, trova in questa collaborazione un ulteriore rafforzamento della propria identità globale. Il museo M24 non si limita a conservare, ma interpreta e racconta, trasformando ogni vettura in una testimonianza viva di progresso e competizione. In questo contesto, la presenza di Hamilton contribuisce a rendere ancora più evidente la continuità tra epoche diverse delle corse, dalla tradizione dell’endurance alla modernità della F1 ibrida. Un filo unico che unisce passato, presente e futuro sotto il segno della velocità e della passione.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 09:13:49 +0000BMW Motorrad rende omaggio al Tourist Trophy, la celebre corsa stradale che si disputa ogni anno nell’Isola di Man e che nel 2026 celebra il 115° anniversario. Per l’occasione, la Casa tedesca presenta M 1000 RR Limited Edition Isle of Man TT, un modello speciale basato su M 1000 RR Competition e che combina elementi estetici esclusivi ed equipaggiamenti unici. La produzione sarà limitata a 115 esemplari, tutti numerati e accompagnati da un certificato di autenticità .
BMW 1000 RR Limited Edition Isle of Man TT adotta una livrea British Racing Green Uni Matt, abbinata a grafiche specifiche ispirate al Mountain Course: sulla carenatura sinistra sono raffigurate alcune curve a sinistra del tracciato, mentre sul lato destro trovano spazio quelle a destra.
Tra gli elementi distintivi figurano anche la copertura airbox in carbonio con grafica del circuito e logo TT, la sella in Alcantara nera e il serbatoio in alluminio con finitura Satin Chrome. La dotazione comprende inoltre una numerazione fresata sul cannotto superiore e un certificato di autenticità dedicato ai 115 esemplari previsti per la produzione.
Completano l’allestimento il kit copertura M Race, il forcellone nero, i loghi TT applicati sul telaio posteriore, il cavalletto posteriore con relativo supporto di montaggio e un tappetino M personalizzato brandizzato Tourist Trophy.
Secondo Markus Flasch, CEO di BMW Motorrad, la nuova M 1000 RR Limited Edition Isle of Man TT rappresenta un collegamento tra la tradizione sportiva del marchio al Tourist Trophy e la gamma ad alte prestazioni M. La serie speciale nasce infatti con l’obiettivo di richiamare l’esperienza maturata nelle competizioni su strada attraverso una configurazione esclusiva prodotta in tiratura limitata.
Con questa serie speciale, BMW Motorrad richiama il rapporto costruito nel tempo con il Tourist Trophy. La competizione dell’Isola di Man ha visto nel corso degli anni diversi successi ottenuti dai modelli della gamma sportiva del costruttore bavarese.
Tra i risultati storici più significativi figura la vittoria di Georg Meier nel Senior TT del 1939 in sella a BMW RS 255 Kompressor. Nel 1976 arrivò, invece, il trionfo nella classe Production 1.000 cc conquistato da Helmut Dähne e Hans-Otto Butenuth con BMW R 90 S. Negli anni più recenti, BMW Motorrad è stata presente con S 1000 RR e successivamente con M 1000 RR, ottenendo risultati rilevanti nelle categorie dedicate alle moto derivate di serie.
Dal 2014 in avanti, diversi piloti hanno conquistato delle vittorie al Tourist Trophy utilizzando modelli BMW della famiglia RR. Michael Dunlop ottenne un successo nella classe 1.000 cc con S 1000 RR, mentre Peter Hickman ha raccolto numerosi risultati sul Mountain Course, inclusa la tripletta del 2022 nelle gare Superbike, Superstock e Senior TT. Nel 2025 Davey Todd ha invece portato al successo M 1000 RR nella categoria Superbike, confermando la competitività del modello nelle competizioni su strada riservate alle maxi sportive.
Uno dei riferimenti più significativi resta il record assoluto sul Mountain Course stabilito nel 2023 da Hickman in sella a BMW M 1000 RR in configurazione Superstock. Il pilota britannico completò il giro in 16’36â€115, con una velocità media di 136,358 miglia orarie, pari a circa 219,4 km/h.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 09:07:01 +0000C’è un rumore assordante che agita le colline di Maranello, un frastuono che riguarda il presente e il futuro del Cavallino Rampante dopo il lancio della prima elettrica della sua storia, e che, per molti puristi, ha il sapore amaro del sacrilegio. La Ferrari Luce è diventata il ring di uno scontro ideologico che sta scuotendo le fondamenta del mito automobilistico più celebrato al mondo.
La miccia è stata accesa da chi quella storia l’ha scritta per decenni. Luca Cordero di Montezemolo, l’uomo che ha guidato il Cavallino nell’epoca d’oro di Schumacher, non ha usato giri di parole, definendo l’operazione come un rischio per la “distruzione di un mito”. Il suo è stato un grido di dolore misto a sdegno: “Spero che almeno si tolga il Cavallino da quella macchinaâ€. Un’affermazione che ha il peso di una scomunica, come se un cuore a batteria non fosse degno di battere sotto lo stemma che Enzo Ferrari ha reso immortale.
La risposta non si è fatta attendere. Dal palco del Motor Valley Fest di Modena, l’amministratore delegato Benedetto Vigna ha indossato l’armatura del pragmatismo scientifico. Con una fermezza che ha gelato i detrattori, ha replicato punto su punto: “Nella vita sono abituato a fare ciò che dico io, non ciò che mi dicono gli altriâ€.
Vigna non accetta lezioni di stile, soprattutto da chi la macchina non l’ha ancora toccata con mano. Per l’AD, la Luce non ha nulla a che vedere con le “elettriche di altri player” e meno che mai con la concorrenza cinese. La sua è una difesa della “diversità Ferrari”, un progetto nato da un approccio scientifico che promette un’esperienza di guida che va vista e provata per essere compresa.
Ma se i social e gli ex presidenti criticano, i portafogli dei collezionisti sembrano cantare un’altra musica. Nonostante un prezzo fissato alla cifra astronomica di 550.000 euro, gli ordini sono stati aperti da poche ore e il feedback è definito “più che positivo”. “La vogliono subitoâ€, ha dichiarato Vigna, sottolineando come l’interesse arrivi soprattutto da nuovi clienti, pronti a pagare quello che lui definisce il “prezzo dell’innovazioneâ€. Per l’azienda, svendere la tecnologia sarebbe un torto verso chi ci lavora e verso la filiera stessa.
Tuttavia, Maranello non sta diventando una fabbrica di soli “elettrodomestici” di lusso. In un tentativo di rassicurare chi teme la scomparsa del rombo, Vigna ha ribadito che la gamma rimarrà diversificata. La Luce è un’aggiunta, non una sostituzione: nello stesso listino convivono la Testarossa ibrida, l’Amalfi termica e l’urlo aspirato del 12 cilindri della Purosangue.
Mentre i vicini di casa della Lamborghini, guidati da Stephan Winkelmann, scelgono la via della prudenza rimandando il salto nel full electric, Ferrari sceglie la fuga in avanti. Il Cavallino resta lì, ben saldo sul cofano della Luce, a testimoniare che la sfida è appena iniziata. Perché a Maranello, piaccia o meno, sono sempre i prodotti a dover parlare, e il futuro sembra aver già prenotato il suo posto in garage.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 08:44:03 +0000Per anni è stata il volto solare e più richiesto della televisione italiana, un’icona di bellezza e successo capace di dominare le cronache rosa e i palinsesti. Tuttavia, oggi il ritratto di Belén Rodriguez appare scalfito da una fragilità profonda e da una serie di eventi che sembrano delineare un periodo di estrema difficoltà personale.
Quella che doveva essere una tranquilla fase di maturità , a 41 anni, si è trasformata in una tempesta perfetta dove il malessere interiore si intreccia pericolosamente con le aule di tribunale. All’ultimo appello si aggrega persino un incidente stradale con tanto di omissioni di soccorso. Ma prima facciamo un passo indietro.
Il segnale più allarmante di questo “periodo no” è esploso nel silenzio di un lunedì mattina, alle 7:20, in un elegante palazzo della zona Brera a Milano. La showgirl è stata protagonista di una crisi che ha scosso l’intero vicinato: Belén ha iniziato a gridare freneticamente, chiedendo aiuto dal balcone del suo appartamento. Uno stato di agitazione tale da spaventare i residenti, che hanno immediatamente allertato il 112.
L’intervento è stato massiccio e drammatico. Gli agenti del commissariato Garibaldi Venezia e i vigili del fuoco sono dovuti accorrere sul posto; i pompieri hanno impiegato circa quaranta minuti per forzare la porta principale dell’abitazione. Solo dopo una lunga mediazione, durata altri dieci minuti e facilitata da una stretta collaboratrice, la conduttrice è stata convinta a uscire dal bagno dove si era rifugiata. Il ricovero d’urgenza al Policlinico, con una diagnosi di “alterazione psicofisicaâ€, ha confermato la gravità di un malessere che non può più essere nascosto dietro i filtri dei social.
Come se la fragilità personale non fosse un carico già abbastanza gravoso, sulla testa di Belén pende ora una pesante “Spada di Damocle” giudiziaria legata a quanto accaduto il sabato precedente al suo crollo. Secondo le ricostruzioni della polizia locale, la showgirl sarebbe stata alla guida di un Land Rover Defender protagonista di una serie di incidenti a catena nel centro di Milano.
Tutto sarebbe iniziato intorno alle 19:30 in via Melzi d’Eril, vicino all’Arco della Pace, dove il SUV avrebbe urtato lo specchietto di un’auto senza fermarsi. La folle corsa sarebbe proseguita in via San Marco, dove il veicolo avrebbe urtato una moto e altre tre vetture. Nonostante i danni, la donna al volante si sarebbe allontanata in ogni occasione, omettendo di prestare assistenza o fornire le proprie generalità .
Le conseguenze legali sono imminenti: Belén Rodriguez verrà deferita in Procura con l’accusa di omissione di soccorso. Tre dei conducenti coinvolti hanno riportato contusioni (con prognosi di cinque giorni) e diversi testimoni, che hanno anche scattato foto alla targa e alla conducente, hanno confermato categoricamente: “C’era lei alla guidaâ€.
In questo scenario cupo, gli unici punti fermi sembrano essere gli affetti familiari. Durante il ricovero al Policlinico, Belén è stata raggiunta dall’ex marito Stefano De Martino e dalla sorella Cecilia, segno di una rete protettiva che cerca di arginare la caduta. Sebbene sia stata dimessa il giorno successivo in buone condizioni fisiche, la strada per la showgirl appare in salita. Tra la necessità di affrontare un iter giudiziario per reati stradali e quella di curare un’evidente sofferenza psicologica, Belén Rodriguez si trova davanti alla sfida più difficile della sua carriera: ritrovare se stessa lontano dal frastuono delle urla e dal flash dei tribunali.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 07:43:54 +0000Nel momento in cui si ottiene la patente, l’attenzione va ovviamente al successo personale di avere finalmente la propria licenza di guida, alla categoria ottenuta ed eventualmente alla data di scadenza o altre informazioni che tutti conosciamo. C’è però una sezione del documento che in tanti ignorano e che può avere conseguenze sulla possibilità di guidare legalmente: i codici armonizzati europei.
Uno dei più importanti è il codice 05 della patente, che non sta ad indicare il tipo di veicolo ammesso ma le limitazioni d’uso del titolo di guida. Non è un dettaglio burocratico: è obbligatorio rispettare quanto prescritto da questo codice, anche perché la violazione viene punita con sanzioni economiche e si rischia pure la sospensione della patente.
Vediamo quindi che cos’è il codice 05, quando viene applicato, quali sono i sottocodici previsti e cosa cambia per chi guida in Italia.
È uno dei codici armonizzati dell’Unione Europea, introdotto per uniformare le informazioni riportate sulle patenti dei diversi Stati membri.
Si tratta di codici che permettono alle autorità di controllare rapidamente eventuali limitazioni, prescrizioni mediche o condizioni particolari in cui si trova il conducente, indipendentemente dal Paese in cui è stata rilasciata la patente. In Italia il sistema è stato recepito attraverso il decreto legislativo che ha dato attuazione alla direttiva europea sulle patenti di guida.
Il codice 05, in particolare, identifica una limitazione d’uso della guida: il titolare della patente può guidare, ma solo rispettando condizioni specifiche che vengono indicate direttamente sul documento.
Sulla patente europea in formato card i codici sono riportati nella parte posteriore, e possiamo trovarli da parte alla categoria di patente. L’Europa ha introdotto il formato unico per migliorare leggibilità , controlli e interoperabilità tra Stati membri, eliminando quindi tutte le annotazioni manuali che venivano inserite in passato.
Se sulla patente troviamo il codice 05, allora il conducente non piò godere di un’abilitazione piena e illimitata, ma quando si trova al volante deve rispettare una o più condizioni operative.
Il codice 05 è il principale e deve essere accompagnato da uno dei vari sottocodici che specificano il tipo di limitazione applicata, vediamo quali sono:
Queste limitazioni vengono applicate in seguito a delle valutazioni da parte dell’autorità competente e degli accertamenti sanitari eventualmente richiesti.
L’applicazione del codice 05 non è automatica e non trasforma necessariamente una patente in una “patente specialeâ€. La logica normativa è quella di mantenere il diritto alla mobilità di tutti questi soggetti, inserendo però delle misure proporzionate alla sicurezza stradale e alle loro specifiche condizioni.
Perché le autorità possono decidere di applicare le suddette limitazioni alla guida? Alcuni motivi possono essere legati a:
L’obiettivo è proprio andare a definire un perimetro preciso entro cui la guida può avvenire in sicurezza, senza doverla necessariamente vietare.
Attenzione perché ovviamente le prescrizioni riportate sulla patente hanno valore legale vincolante, quindi devono essere rispettate, pena sanzioni decise dal Codice della Strada.
In particolare, l’articolo 125 “Gradualità ed equivalenze delle patenti di guida†stabilisce che chi guida in condizioni differenti da quelle che vengono indicate dai codici unionali o nazionali riportati sulla patente è soggetto a sanzione amministrativa. In particolare: “Chiunque, munito di patente di guida recante un codice unionale o nazionale relativo a Modifiche del veicolo, conduce un veicolo o circola in condizioni diverse da quelle indicate dai predetti codici, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 158 euro a 638 euroâ€. E aggiunge: “Chiunque, munito di patente di guida recante un codice unionale o nazionale relativo a Conducente (motivi medici) conduce un veicolo o circola in condizioni diverse da quelle indicate dai predetti codici, è soggetto alla sanzione di cui all’articolo 173, comma 3″, che indica: “il titolare di patente di guida al quale, in sede di rilascio o rinnovo della patente stessa, sia stato prescritto di integrare le proprie deficienze organiche e minorazioni anatomiche o funzionali per mezzo di lenti o di determinati apparecchi, ha l’obbligo di usarli durante la guida. Chiunque viola le disposizioni è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 83 a euro 332â€.
Capita spesso di pensare che il codice 05 equivalga automaticamente a una patente speciale, ma è un grande errore, non è così. Le due cose sono ben distinte.
La patente speciale è una categoria amministrativa legata a condizioni fisiche specifiche, destinata a persona con disabilità fisiche, neurologiche o sensoriali oppure affette da patologie croniche, certifica l’idoneità alla guida di questa persone, che utilizzano veicoli sicuri grazie a determinate prescrizioni o specifici adattamenti meccanici. Il codice 05, invece, va a prescrivere una limitazione d’uso che può riguardare diversi profili e non coincide necessariamente con adattamenti meccanici o con una classificazione speciale del titolo.
Cosa conta? Controllare sempre i codici presenti sul retro della patente.
Per concludere possiamo dire quindi che il codice 05 della patente è una prescrizione ufficiale che limita le modalità di guida del conducente. Può riguardare orari, area geografica, presenza di passeggeri, velocità , accompagnamento, utilizzo del rimorchio, accesso alle autostrade o consumo di alcol.
Oggi conoscere il significato di questi codici è parte integrante della responsabilità di ogni automobilista, non può più essere un dettaglio per addetti ai lavori. È bene conoscere e rispettare quindi sempre le prescrizioni del codice presente del retro della patente: solo in questo modo è possibile infatti evitare sanzioni, contestazioni e problemi assicurativi.
Se sei in possesso di una patente recente, conseguita nemmeno 10 anni fa, allora potresti non trovare più il codice 05 patente. Dal 1° gennaio 2017, infatti, il codice 05 e i suoi sub-codici sono stati sostituiti e armonizzati a livello europeo con i codici dal 61 al 69. Questi ultimi indicano le stesse limitazioni in modo più dettagliato e specifico.
L’elenco specifico dei codici nuovi è il seguente:
All’articolo 125 del Codice della Strada possiamo leggere due modifiche importanti inserite con la Legge n. 177 del 25/11/2024:
Il 29 maggio 2026 sono previsti importanti scioperi che coinvolgono diversi settori dei trasporti pubblici e privati in Italia. In particolare, in questa giornata è previsto uno sciopero di rilevanza nazionale che coinvolge numerose categorie, sia pubbliche che private. Di seguito riportiamo tutti i dettagli sugli scioperi previsti per questa data, con informazioni utili su durata, orari, sindacati coinvolti e modalità di svolgimento nei diversi servizi del settore trasporti.
Il 29 maggio 2026 si terrà uno sciopero generale delle categorie pubbliche e private su tutto il territorio italiano. L’iniziativa è promossa dai sindacati CUB, SGB, ADL VARESE, SI-COBAS, USI-CIT.
Le modalità dello sciopero sono diversificate per i vari settori di trasporto:
Lo sciopero riguarda tutte le province e regioni, senza esclusioni, con potenziali disagi su tutto il territorio nazionale sia per lavoratori che per utenti dei servizi di trasporto.
Fonte: Mit
Data articolo: Fri, 29 May 2026 06:00:00 +0000Il mese di maggio 2026 vede diversi scioperi di rilievo nel settore dei trasporti in Italia. Nell’articolo troverai la sintesi completa e aggiornata di tutte le proteste in programma, con dettagli precisi sulle città interessate, orari, categorie di lavoratori coinvolte e modalità di svolgimento. L’obiettivo è garantirti una panoramica essenziale per organizzare al meglio spostamenti e attività , riducendo al minimo i disagi legati alle agitazioni nel periodo maggio 2026.
In Italia si terrà uno sciopero generale a rilevanza nazionale che coinvolgerà tutto il personale dipendente pubblico e privato su tutte le province, per l’intera giornata. Lo sciopero è stato proclamato dal sindacato USI-CIT.
In Italia è indetto uno sciopero a rilevanza nazionale del personale Elior Divisione Itinere addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia. La protesta avverrà per la modalità di mezzo turno per ogni turno di lavoro, ed è proclamata dal sindacato FAST-CONFSAL e da FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI.
Nella provincia di Milano è previsto uno sciopero ferroviario del personale Mercitalia Shunting & Terminal per 8 ore, dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio 2026 (OSR USB Lavoro Privato).
Nella provincia di Firenze (Toscana) lo sciopero interesserà tutto il personale del settore manutenzione della società RFI Doit Firenze e durerà per l’intera giornata.
A Milano prosegue lo sciopero nel settore ferroviario del personale Mercitalia Shunting & Terminal, sino alle ore 6:00, indetto dal sindacato OSR USB Lavoro Privato.
In Italia è proclamato uno sciopero nazionale dei lavoratori portuali su tutte le province. L’agitazione interessa l’intera giornata e coinvolge i lavoratori del settore portuale (USB Lavoro Privato).
Nella città di Trento (Trentino-Alto Adige) è previsto uno sciopero di 4 ore, dalle 11.00 alle 15.00, del personale della società Trentino Trasporti.
A Potenza (Basilicata) lo sciopero interesserà il personale della società Miccolis (urbano) per 4 ore, dalle 15.01 alle 19.00.
Nella provincia di Brescia, settore aereo, il personale GDA Handling presso l’Aeroporto di Brescia Montichiari sciopererà 24 ore.
Nella città di Napoli (Campania) è previsto uno sciopero del trasporto pubblico locale che coinvolgerà il personale della società EAV dalle 19:31 del 9 maggio alle 19:30 del 10 maggio 2026.
Nella città di Napoli, prosegue lo sciopero iniziato il 9 maggio e termina alle 19:30.
A Firenze (Toscana) è proclamata un’agitazione di 24 ore del personale della società Autolinee Toscane, bacino di Firenze.
Nel settore aereo si registrano scioperi negli aeroporti di Roma Fiumicino e Ciampino (4 ore: 12.00-16.00, personale ADR Security), Napoli (8 ore: 10.00-18.00, personale ENAV), Palermo (4 ore: 12.00-16.00, personale GH Handling/ASC Handling/Aviapartner), Cagliari (4 ore: 13.00-17.00, personale Sogaer/Sogaerdyn/SogaerSecurity), Milano Malpensa (4 ore: 13.00-17.00, personale ALHA/MLA-BCUBE), e sciopero nazionale di piloti/assistenti volo Easyjet (8 ore: 10.00-18.00).
Nella città di Novara (Piemonte) è previsto uno sciopero di 24 ore del personale della società SUN Novara.
In Italia è proclamato uno sciopero generale nazionale del settore trasporti, riguardante sia il trasporto ferroviario (dalle 21:00 del 17 maggio alle 20:59 del 18 maggio), il trasporto pubblico locale, il marittimo e il personale delle autostrade.
Nella provincia di Bari (Puglia): sciopero di 24 ore della società STP di Bari (trasporto pubblico locale).
In Italia il 29 maggio si terrà uno sciopero generale di rilevanza nazionale che coinvolge le categorie pubbliche e private dei trasporti, con differenti modalità a seconda del settore:
Sindacati promotori: CUB, SGB, ADL VARESE, SI-COBAS, USI-CIT. Lo sciopero interessa tutte le regioni e province d’Italia.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 01 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 04 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 05 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 07 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 08 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 09 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 10 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 11 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 14 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 18 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 29 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Fri, 29 May 2026 06:00:00 +0000Oggi, 29 maggio 2026, offriamo una panoramica chiara dei prezzi medi dei carburanti lungo la rete autostradale italiana, sulla base dei dati ufficiali dell’Osservatorio prezzi Mimit aggiornati al 28-05-2026. In tabella trovi i valori per benzina, gasolio, GPL e metano con l’indicazione della tipologia di erogazione. A seguire, una guida pratica spiega come si forma il prezzo finale alla pompa: da un lato la componente industriale, legata alla materia prima e ai margini della filiera, dall’altro la componente fiscale composta da accise e Iva, che incide in modo determinante sul costo pagato dagli automobilisti.
Ultimo aggiornamento: 28-05-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 2.059 |
| Gasolio | SELF | 2.121 |
| GPL | SERVITO | 0.912 |
| Metano | SERVITO | 1.586 |
Per la benzina, la struttura del prezzo finale riflette due grandi blocchi: la componente fiscale e quella industriale. La parte fiscale pesa per il 58% ed è costituita dalle accise e dall’Imposta sul valore aggiunto (Iva), che si applica anche sulla quota delle accise. Questa fetta, pur non dipendendo dall’andamento giornaliero dei mercati, incide in modo sostanziale sul totale pagato dal consumatore. La componente industriale vale il 42% e si divide a sua volta in due voci: costo della materia prima e margine lordo di filiera. La materia prima rappresenta il 30% del prezzo e risente delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e del cambio euro/dollaro: quando il dollaro si rafforza o i listini internazionali aumentano, la spinta sui prezzi interni tende a farsi sentire. Il margine lordo, pari al 12%, riflette i costi e i ricavi lungo la catena (logistica, distribuzione, gestione del punto vendita) e costituisce l’area su cui l’operatore può intervenire per modulare il prezzo alla pompa. Differenze locali di concorrenza, iniziative promozionali, ore del giorno e modalità di rifornimento possono incidere su questa porzione. In sintesi, nel breve termine il prezzo della benzina è più sensibile ai movimenti delle quotazioni e del cambio attraverso la materia prima, mentre nel quotidiano la leva principale per gli operatori resta il margine, entro i limiti imposti dal quadro fiscale.
Per il gasolio, l’equilibrio tra le componenti è diverso e questo si riflette nel comportamento del prezzo al distributore. La componente fiscale incide per il 45%, mentre la componente industriale arriva al 55%. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima pesa per il 45% del prezzo: ciò significa che il gasolio risulta particolarmente esposto alle oscillazioni delle quotazioni internazionali e al tasso di cambio euro/dollaro. Eventuali tensioni sui mercati energetici o un euro più debole tendono quindi a trasferirsi con relativa rapidità sui listini. Il margine lordo è pari al 10%: questa quota include i costi di trasporto, stoccaggio, rete e la gestione del punto vendita, ed è la parte sulla quale l’operatore può agire per adeguare il prezzo alla pompa, ad esempio differenziando tra aree a diversa intensità competitiva o tra formule di erogazione. La maggiore incidenza della componente industriale rispetto alla benzina fa sì che il gasolio risponda con prontezza ai movimenti della materia prima, mentre la minore quota fiscale lascia leggermente più spazio alle dinamiche di mercato. In pratica, nel breve periodo prevale l’influenza del contesto internazionale, ma nel quotidiano il margine resta la leva tattica per offerte e aggiustamenti locali.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Fri, 29 May 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.966 per la benzina, 2.047 per il diesel, 0.819 per il gpl, 1.577 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.037 |
| Benzina | SELF | 1.963 |
| GPL | SERVITO | 0.804 |
| Metano | SERVITO | 1.513 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.052 |
| Benzina | SELF | 1.983 |
| GPL | SERVITO | 0.782 |
| Metano | SERVITO | 1.572 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.086 |
| Benzina | SELF | 1.998 |
| GPL | SERVITO | 0.881 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.066 |
| Benzina | SELF | 1.979 |
| GPL | SERVITO | 0.848 |
| Metano | SERVITO | 1.661 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.025 |
| Benzina | SELF | 1.957 |
| GPL | SERVITO | 0.767 |
| Metano | SERVITO | 1.530 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.031 |
| Benzina | SELF | 1.960 |
| GPL | SERVITO | 0.800 |
| Metano | SERVITO | 1.529 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.058 |
| Benzina | SELF | 1.986 |
| GPL | SERVITO | 0.797 |
| Metano | SERVITO | 1.517 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.038 |
| Benzina | SELF | 1.951 |
| GPL | SERVITO | 0.787 |
| Metano | SERVITO | 1.652 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.053 |
| Benzina | SELF | 1.967 |
| GPL | SERVITO | 0.888 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.041 |
| Benzina | SELF | 1.955 |
| GPL | SERVITO | 0.793 |
| Metano | SERVITO | 1.551 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.021 |
| Benzina | SELF | 1.945 |
| GPL | SERVITO | 0.824 |
| Metano | SERVITO | 1.525 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.064 |
| Benzina | SELF | 1.964 |
| GPL | SERVITO | 0.817 |
| Metano | SERVITO | 1.481 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.039 |
| Benzina | SELF | 1.955 |
| GPL | SERVITO | 0.795 |
| Metano | SERVITO | 1.565 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.046 |
| Benzina | SELF | 1.969 |
| GPL | SERVITO | 0.778 |
| Metano | SERVITO | 1.629 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.064 |
| Benzina | SELF | 1.975 |
| GPL | SERVITO | 0.876 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.054 |
| Benzina | SELF | 1.964 |
| GPL | SERVITO | 0.829 |
| Metano | SERVITO | 1.821 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.047 |
| Benzina | SELF | 1.959 |
| GPL | SERVITO | 0.803 |
| Metano | SERVITO | 1.603 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.062 |
| Benzina | SELF | 1.973 |
| GPL | SERVITO | 0.819 |
| Metano | SERVITO | 1.550 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.034 |
| Benzina | SELF | 1.958 |
| GPL | SERVITO | 0.815 |
| Metano | SERVITO | 1.505 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.062 |
| Benzina | SELF | 1.981 |
| GPL | SERVITO | 0.899 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 29 maggio 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.023 |
| Benzina | SELF | 1.955 |
| GPL | SERVITO | 0.803 |
| Metano | SERVITO | 1.501 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Fri, 29 May 2026 06:00:00 +0000Un logo nato dall’amore per l’arte di uno dei fratelli fondatori, che nel tempo è diventato uno degli emblemi più riconoscibili dell’auto italiana. E cent’anni dopo il suo esordio in gara, Maserati ha scelto di celebrare il Tridente con un francobollo ufficiale dello Stato, presentato allo stabilimento di Viale Ciro Menotti, centro della Motor Valley italiana, nonché la stessa fabbrica di Modena dove oggi nascono GranTurismo, GranCabrio, MCPURA e GT2 Stradale.
Il 25 aprile 1926, alla Targa Florio, una piccola vettura da corsa con un logo inedito sul cofano prendeva il via per la prima volta. Si chiamava Maserati Tipo 26, alla guida c’era Alfieri Maserati, uno dei fratelli fondatori del marchio, e l’esordio fu vincente: primo posto di categoria, nonostante la concorrenza spietata e il percorso infernale delle strade siciliane.
Sul cofano il simbolo dipinto del Tridente, disegnato da Mario Maserati, il fratello con la maggiore sensibilità artistica. L’ispirazione arrivò dalla Fontana del Nettuno di Bologna, città in cui la “Società anonima officine Alfieri Maserati” era stata fondata nel 1914. Cento anni dopo, quel logo è ancora lì, su ogni Maserati prodotta in tutto il mondo.
Il francobollo che celebra questo centenario è stato emesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ed è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il progetto grafico è frutto di una collaborazione tra il Centro Stile Maserati e il Centro Filatelico dell’Istituto Poligrafico, e il risultato è una composizione elegante. In primo piano campeggia il Tridente contemporaneo nella sua versione attuale, affiancato nella parte inferiore dal logo in formato ridotto. Sullo sfondo, i Tridenti del 1926 disegnati da Mario Maserati, si intrecciano su una base blu che racconta cent’anni di evoluzione di un simbolo. A completare il quadro, la bandella tricolore e la legenda “Centenario”.
Lo stabilimento di Viale Ciro Menotti è uno dei luoghi più importanti della Motor Valley emiliana, e probabilmente uno dei più longevi: Maserati è il marchio più antico tra quelli nati in questo territorio, e questa fabbrica ne custodisce la memoria artigianale e ingegneristica da decenni. Qui ogni GranTurismo viene assemblata con una cura che ha più a che fare con la tradizione orologiera che con la catena di montaggio convenzionale.
La cerimonia del 27 maggio ha radunato attorno a questo luogo un pezzo significativo dell’ecosistema regionale: il Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla, l’Assessore del Comune di Modena Paolo Zanca, il Presidente della Motor Valley Association Andrea Pontremoli, i rappresentanti di Poste Italiane e dell’Istituto Poligrafico, e naturalmente il management di Maserati.
Tra tutti, Santo Ficili, COO di Maserati e CEO di Alfa Romeo, ha trovato le parole più adatte per inquadrare il significato dell’evento: “Desidero ringraziare le donne e gli uomini di Maserati, la nostra rete di dealer, i nostri clienti e tutti gli stakeholder che ogni giorno contribuiscono alla crescita del marchio in oltre 70 mercati internazionali.” Certo ch cent’anni di Tridente non sono un punto di arrivo. In un momento così incerto del panorama automobilistico rappresentano, come sempre nella storia di Maserati, un punto di partenza.
Data articolo: Fri, 29 May 2026 05:30:58 +0000Si chiama Malya, è stata sviluppata dal trio Umberto Palermo Design, Federmetano e Reinova, e risponde ai criteri stabiliti dall’Unione Europea per la categoria delle e-Car: veicoli elettrici prodotti interamente in Europa, filiera corta, made in Italy dalla prima vite fino al software di gestione del powertrain. Non è un’auto che troverete dal concessionario nei prossimi mesi. È una concept, con tutto quello che questo implica: è una proposta, un manifesto progettuale, uno strumento per capire se c’è spazio per un approccio alla mobilità elettrica alternativo alle gigafactory e alle piattaforme condivise tra decine di modelli.
Partiamo da quello che si vede. La Malya è una crossover compatta sotto i quattro metri, con le proporzioni tipiche di un fuoristrada ridotto: una linea alta, ruote pronunciate, un profilo che comunica solidità e praticità prima ancora di raccontare la sua natura elettrica. La firma stilistica è di UP Design, lo studio fondato dal designer palermitano Umberto Palermo il quale ha costruito attorno alla Malya un’identità visiva capace di fare a meno del vocabolario aerodinamico che di solito accompagna le elettriche. Non ci sono superfici levigate all’inverosimile o prese d’aria simulate: è un’auto che comunica concretezza, quasi artigianalità , in deliberato contrasto con l’estetica aerospaziale che ha colonizzato il segmento.
Il cuore del progetto è però altrove, e riguarda la tecnologia. La Malya è essenzialmente un veicolo elettrico, con propulsione a batteria e ricarica sia da rete domestica che da colonnina pubblica. Fino a qui, niente di nuovo. La differenza sta nel range extender: un motore termico integrato che non muove le ruote, ma serve esclusivamente a ricaricare la batteria quando questa si scarica. Fin qui potrebbe sembrare la soluzione adottata da altri player, ma il dettaglio che rende la Malya diversa è il combustibile scelto per questo motore aggiuntivo: il biometano.
Usarlo come range extender su un’auto elettrica significa costruire un sistema di mobilità che, almeno sulla carta, non dipende dalla disponibilità di infrastrutture di ricarica rapida e non soffre dell’ansia da autonomia che ancora frena molti acquirenti dal passaggio al pieno elettrico. Lo sviluppo dell’integrazione tra motore elettrico, range extender termico, batteria e unità di controllo è affidato a Reinova, società specializzata nello sviluppo di powertrain ibridi e nell’elettrificazione degli assali. Un nome non popolarissimo tra il grande pubblico, ma noto nell’ambiente dei veicoli speciali e delle applicazioni industriali.
La domanda che viene spontanea, guardando un progetto come la Malya, è sempre la stessa: ma ha senso economicamente? Chi la comprerebbe, a quale prezzo, con quale rete di assistenza? La risposta che arriva dal team di progetto è interessante, e si sintetizza in un concetto preciso: nanofactory. L’idea è quella di produzioni mirate, piccole serie, mercati di nicchia e filiere corte. Un modello produttivo che ha radici profonde nell’industria italiana e che potrebbe trovare una nuova declinazione contemporanea proprio nell’era dell’elettrico.
Questo approccio sposta completamente il settore di riferimento. Non si tratta di capire se la Malya può competere con una Dacia Spring o con una Citroën ë-C3 sul prezzo al kWh, ma se esiste una domanda disposta a pagare per un’auto elettrica italiana, prodotta localmente, con una soluzione tecnica che estende concretamente l’autonomia senza dipendere dalla rete di ricarica.Â
Data articolo: Fri, 29 May 2026 05:30:19 +0000In auto Ciro Ferrara è così come te lo aspetti: composto, elegante e sicuro di sé. Le stesse qualità ammirate da calciatore prima e da opinionista poi le conferma al volante, tanto da non lasciarsi sedurre da modelli troppo appariscenti. Quando viene il momento di abbandonare gli studi televisivi, l’ex campione di Napoli e Juventus può godersi l’eleganza e il comfort della Lexus NX, espressione di qualità premium, solida nei contenuti e intelligente nel prezzo.
Partita dal rettangolo verde, la carriera di Ferrara è arrivata al cuore del grande pubblico italiano. Dopo aver scritto pagine memorabili nei panni di difensore, ha saputo mantenere un posto sotto le luci dei riflettori per il modo in cui riesce a raccontare lo sport più amato in Italia, affermandosi con la sua spontaneità e libertà di pensiero. Sia nella vita privata sia nella professione, lo stile di Ciro evita le scorciatoie, esattamente il profilo a cui si rivolge il SUV ibrido di alta gamma: un guidatore attento all’efficienza del motore, pronto a familiarizzare con le dotazioni tecnologiche di ultimo grido e sensibile alla qualità costruttiva.
Seppur conservi il family feeling caratteristico, lo Sport Utility mid-size ha saputo fare tesoro del feedback di pubblico. La seconda generazione dice addio alla plancia vecchia maniera, che appariva ormai superata: la versione attuale dà il benvenuto agli occupanti in un ambiente razionale, dove l’equipaggiamento si dimostra all’avanguardia senza sacrificare la facilità d’uso. La gestione dell’infotainment passa da un touchscreen da 14 pollici rapido e intuitivo, affiancato da materiali che restituiscono un lusso lontano dagli eccessi barocchi.
A ogni modo, la qualità principale della NX va ricercata sotto il cofano. Invece di prendere un’unica direzione, tra i propulsori termici tradizionali e le aggressive unità solo elettriche, Lexus sposa k0ibrido. Sul mercato italiano la gamma si articola su due anime: la prima, la NX 350h Full Hybrid, costituisce l’opzione più indicata per abbattere consumi e stress, liberi dall’ansia di ricarica. Nei contesti urbani e nei trasferimenti a velocità costante, lo Sport Utility si muove con estrema fluidità , brillando per discrezione e parsimonia grazie al sistema e-CVT.
La versione 450h+ Plug-in Hybrid rappresenta, invece, la vetta tecnologica. Su strada eroga 309 CV, mette a disposizione la trazione integrale e anche a batteria scarica continua a comportarsi come una raffinata full hybrid, il segreto della proposta Lexus. Con un listino che parte da circa 60.000 euro e cresce a seconda degli allestimenti, la NX sacrifica l’effimera apparenza in favore di un impianto meccanico particolarmente affidabile.
Il talento eclettico di Ciro Ferrara lo porta in un sentiero inesplorato giovedì 28 maggio. In prima serata su Italia 1 è, infatti, uno dei protagonisti della seconda puntata di Sarabanda Celebrity, il game show musicale condotto da Enrico Papi. Inserito in una squadra d’eccezione composta da Orietta Berti, Alvin e Nina Zilli, deve dare prova di tutt’altro tipo di “scatto”: la prontezza nel riconoscere un’hit, la memoria musicale e, soprattutto, la freddezza tattica necessaria per gestire i jolly e le prove a tempo.
Data articolo: Thu, 28 May 2026 20:10:09 +0000La Casa di Borgo Panigale ha deciso di celebrare gli 80 anni della Repubblica Italiana portando la versione speciale della sua supersportiva più iconica, alla sede della Regione Emilia-Romagna a Bologna. L’occasione è doppia. Da un lato l’80° anniversario della Repubblica Italiana, fondata il 2 giugno 1946. Dall’altro, la volontà di celebrare quel legame tra Ducati e il territorio emiliano.
Un’edizione speciale da collezione prodotta in soli mille esemplari in tutto il mondo. La base è la Panigale V4 S, già di per sé una delle superbike stradali più avanzate disponibili sul mercato. La versione Tricolore aggiunge una serie di soluzioni tecniche che arrivano direttamente dalla pista e che, fino a oggi, non erano mai state adottate su una moto di produzione Ducati. La più significativa riguarda il sistema frenante Brembo racing T-Drive: un sistema che reinterpreta completamente l’accoppiamento tra disco e campana, utilizzando otto perni a forma di “T” ricavati sul disco stesso e altrettante sagome sulla campana. Il risultato è una riduzione di peso misurabile e una flottanza capace di trasmettere una coppia frenante superiore. Non è una soluzione nata per il marketing: è roba da MotoGP calata nel mondo della strada.
A completare il quadro tecnico ci sono le ruote in fibra di carbonio, che abbattono le masse non sospese con benefici diretti su agilità e risposta ai cambi di direzione. L’insieme è avvolto dalla livrea Tricolore, con il verde, il bianco e il rosso della bandiera italiana che percorrono la carena con un’eleganza che sa di celebrazione senza scadere nella retorica.
L’amministratore delegato di Ducati Claudio Domenicali ha accompagnato la moto alla presentazione in Regione insieme al presidente Michele de Pascale e all’assessora allo Sport Roberta Frisoni. Le sue parole riassumono bene il senso dell’iniziativa: “Portare la Panigale V4 Tricolore nella sede della Regione testimonia il legame profondo con un territorio che è parte integrante della nostra storia. Questa moto rappresenta una cultura ingegneristica e industriale, insieme a un’idea di design e di bello, che appartengono a questa terra.”
L’Emilia-Romagna è la Motor Valley: un distretto produttivo unico al mondo dove, in pochi chilometri quadrati, convivono Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Dallara e una costellazione di fornitori specializzati che rappresentano il meglio dell’ingegneria motoristica mondiale.
È una comunità dove il lavoro, la passione, la ricerca e l’artigianalità si sono intrecciati nel tempo fino a diventare qualcosa di irripetibile. Il presidente de Pascale lo ha detto chiaramente: “Ospitare in Regione un simbolo come questo valorizza una storia fatta di lavoro, ricerca e capacità di innovare che il nostro territorio esprime ai massimi livelli internazionali. La Festa della Repubblica celebra anche questo: una comunità che nel dopoguerra ha saputo ricostruirsi attraverso il talento e l’impresa.”
Ducati, in questo contesto, è uno dei simboli più riconoscibili di quella capacità tutta italiana di trasformare la passione in eccellenza industriale, di portare tecnologia e design in un settore dove entrambi contano quanto le prestazioni pure. La Panigale V4 Tricolore, con i suoi mille esemplari numerati, è forse l’espressione più compiuta di quella vocazione: una moto che vale quanto una Ferrari, costruita da persone che credono in quello che fanno. Per il 2 giugno, non si poteva scegliere simbolo migliore.
Data articolo: Thu, 28 May 2026 15:33:31 +0000