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Oggi, 11 aprile 2026, la situazione del traffico sulle autostrade italiane è complessivamente fluida senza segnalazioni di incidenti o code significative. Tuttavia, è importante segnalare che per oggi è previsto uno sciopero nazionale nel settore ferroviario che potrebbe indirettamente influenzare il traffico veicolare nelle zone adiacenti alle stazioni e negli snodi maggiori. L’articolo fornirà indicazioni puntuali su questa situazione e altre informazioni rilevanti per gli automobilisti.
Al momento, non risultano segnalazioni di criticità sulle principali arterie autostradali, né code o rallentamenti dovuti ad incidenti o cantieri.
Sul fronte degli scioperi, il 11 aprile 2026 è previsto uno sciopero nazionale del personale degli impianti di manutenzione delle infrastrutture ferroviarie, proclamato dai sindacati ASSEMBLEA NAZIONALE LAVORATORI MANUTENZIONE INFRASTRUTTURA RFI e COBAS LAVORO PRIVATO/COORDINAMENTO FERROVIERI, che si svolgerà con modalità 24 ore e potrà influenzare il trasporto ferroviario su tutto il territorio italiano.
Proseguiremo segnalando dettagli sulle tratte autostradali qualora vi fossero aggiornamenti rilevanti.
Attualmente nessun evento significativo registrato sulle autostrade A1, A2, A3 e altre grandi arterie per la giornata dell’11 aprile 2026.
Ricordiamo agli automobilisti di informarsi costantemente sulle condizioni della viabilità e di prestare attenzione a eventuali variazioni dovute a scioperi o manifestazioni.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 04:08:00 +0000Quando un veicolo viene assegnato a un lavoratore in uso promiscuo ovvero per esigenze sia professionali sia private, il nodo del carburante si colloca all’incrocio tra tre piani. C’è quello contrattuale che stabilisce chi sostiene il costo del rifornimento. C’è quello aziendale-organizzativo che definisce policy, limiti, carte carburante, rimborsi ed eventuali addebiti. E c’è il piano fiscale che guarda alla valorizzazione convenzionale del benefit secondo le regole.
Dal punto di vista tecnico l’uso promiscuo trasforma l’auto aziendale in una forma di retribuzione in natura cioè in un fringe benefit. La base di calcolo del benefit è costruita su una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui assoggettata alla percentuale prevista dalla normativa in vigore.
L’uso promiscuo presuppone che il dipendente possa utilizzare la vettura anche per finalità personali: tragitto casa-lavoro, spostamenti serali, weekend, vacanze, esigenze familiari e in generale impieghi estranei alla prestazione lavorativa. Questa nozione diventa più delicata quando la si cala nella realtà delle flotte aziendali. Ci sono infatti assegnazioni piene, nelle quali il dipendente ha il veicolo in disponibilità continuativa e libera; assegnazioni con limiti di utilizzo, dove alcune spese o alcuni chilometri restano a suo carico; modelli ibridi, nei quali l’impresa offre l’auto e alcuni servizi accessori, ma riaddebita parte dei costi eccedenti. Tutte queste soluzioni possono rientrare nell’uso promiscuo.
Dal primo gennaio dello scorso anno è stata modificata la disciplina fiscale delle auto aziendali di nuova immatricolazione concesse in uso promiscuo. Con una serie di chiarimenti l’Agenzia delle entrate ha spiegato che per i veicoli concessi in uso promiscuo dal 2025 il fringe benefit viene determinato assumendo il 50% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui, calcolata secondo le tabelle Aci, con una riduzione al 10% per i veicoli a trazione elettrica e al 20% per quelli ibridi plug-in. Ne deriva che a parità di costo chilometrico un’elettrica concessa in uso promiscuo risulta più conveniente in termini di imponibile rispetto a una vettura termica tradizionale.
Sempre secondo i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate e la successiva circolare del 3 luglio 2025, il nuovo regime non si applica a ogni auto entrata in flotta nel 2025 perché a contare sono anche le date dell’ordine, l’immatricolazione, la sottoscrizione del contratto di assegnazione e il momento effettivo della concessione in uso promiscuo. Per alcuni veicoli ordinati entro il 31 dicembre 2024 e assegnati entro il 30 giugno 2025 continua così a operare il regime precedente.
Non c’è una regola generale che imponga sempre all’azienda di farsi carico del carburante né una norma che lo ponga in automatico a carico del dipendente per la quota privata. In pratica il costo del rifornimento può essere sostenuto tutto dall’impresa, per esempio tramite fuel card senza restrizioni. E può essere sostenuto dall’azienda entro limiti quantitativi o economici, così come può essere ripartito tra uso professionale e uso personale. Oppure può essere anticipato dal dipendente e rimborsato o riaddebitato secondo i casi. Come precisato dall’Agenzia delle entrate, l’azienda può anche fissare soglie di spesa annua e lasciare al lavoratore il costo delle eccedenze.
Ecco allora che se la policy interna prevede che il carburante sia compreso nel benefit senza limiti, il dipendente ha un vantaggio pieno. Se stabilisce che la fuel card copre solo le percorrenze di servizio, o che le spese per l’uso privato siano trattenute in busta paga, il costo economico del rifornimento si sposta sul lavoratore.
Se il dipendente paga di tasca propria parte della benzina o del diesel, il valore del fringe benefit non si abbassa in misura corrispondente. Nella determinazione forfettaria del valore del veicolo concesso in uso promiscuo è irrilevante che il lavoratore sostenga a proprio carico tutti o soltanto alcuni degli elementi presi in considerazione nella base di commisurazione definita dalle tabelle Aci. Il fatto di pagarsi il carburante non trasforma il sistema convenzionale in un sistema analitico, né consente di ridurre automaticamente il benefit tassato come se si stesse facendo il conto minuto per minuto dei costi effettivi.
Dire che il carburante pagato dal lavoratore non riduce automaticamente il fringe benefit equivale a dire che la rilevanza va letta nei limiti fissati dalla normativa e dalla prassi. Il contributo del dipendente al costo dell’auto aziendale concessa a uso promiscuo può beneficiare dell’esenzione Irpef solo per la parte che riduce il fringe benefit convenzionale. Oltre quel limite non si produce un abbattimento.
Se il dipendente versa somme all’azienda o subisce trattenute in busta paga in relazione all’auto concessa in uso promiscuo, queste somme incidono solo fino alla concorrenza del benefit convenzionale determinato secondo le regole fiscali. Se si va oltre il sistema non riconosce un vantaggio aggiuntivo.
Nel mondo dell’auto aziendale il passaggio all’elettrico ha spostato il centro della discussione dal carburante tradizionale all’energia per la ricarica, ma la struttura del problema resta simile. Quando il datore di lavoro fornisce l’energia elettrica per la ricarica dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti, la fornitura non genera reddito imponibile aggiuntivo perché il costo è già considerato ai fini della determinazione del valore forfettario riportato nelle tabelle Aci. La stessa impostazione viene estesa alle ricariche effettuate presso colonnine pubbliche tramite card messe a disposizione dall’azienda, entro i limiti previsti dal modello organizzativo adottato.
Per capire chi paga il carburante bisogna perciò partire dal documento che regola l’assegnazione del veicolo. È lì che si decide se l’auto è concessa con utilizzo libero o con limiti, se la carta carburante è spendibile ovunque o solo in certi casi, se esistono tetti mensili o annui, se gli sforamenti sono riaddebitati, se il rifornimento per finalità private è escluso e in che modo eventuali contributi del dipendente sono contabilizzati.
Per l’impresa l’auto a uso promiscuo è uno strumento di lavoro, una leva retributiva e una voce di costo. Le spese e gli altri componenti negativi relativi ai veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta sono deducibili nella misura del 70%.
In termini di gestione, ogni soluzione presenta vantaggi e svantaggi. L’inclusione totale del carburante semplifica la vita del dipendente e aumenta l’attrattività del benefit, ma espone l’azienda a un maggiore esborso e a un più alto rischio di utilizzi poco controllati. L’inclusione parziale con tetti di spesa o chilometraggio consente un bilanciamento migliore. L’addebito separato dei consumi privati riduce il costo aziendale, ma impoverisce il valore percepito.
Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 04:00:01 +0000Se questa sarà la sua ultima edizione di Domenica In lo potrà dire soltanto lei, senz’altro sulle auto Mara Venier non nutre dubbi. Messa alla prova in un originale quartetto con Carlo Conti, Nino Frassica e Bianca Guaccero, la Zia della televisione italiana è stata pizzicata dai paparazzi al volante di un SUV altrettanto popolare e dinamico.
Le immagini non mentono. In alcuni scatti portati all’attenzione dei settimanali rosa, Mara Venier appare mentre scende da una BMW X3 del 2021. Con una lunghezza di circa 4,7 metri e una lunghezza vicina ai 2 metri, la quattro ruote bavarese di segmento D offre spazio in abbondanza e un comportamento di guida sicuro grazie alla trazione integrale xDrive e al cambio automatico Steptronic a otto rapporti.
La vettura ha avuto il merito di introdurre degli importanti aggiornamenti estetici, tra cui la calandra a doppio rene più marcata e fari LED più sottili, dei dettagli in grado di rinfrescarne il look.
All’interno, Mara può godere di un abitacolo lussuoso con materiali di alta qualità e un sistema di infotainment all’avanguardia con un display da 12,3 pollici.
Sebbene non sia dato sapere quale sia la motorizzazione scelta dalla regina dei palinsesti Rai, la gamma soddisfa esigenze concrete, sia nelle versione diesel mild-hybrid (molto efficiente per i consumi tra 5,5 e 6,5 l/100 km) che nella della versatile plug-in hybrid.
Oltre all’estetica, i progettisti della BMW X3 hanno fatto i compiti a casa riguardo la tecnologia. I sistemi di assistenza alla guida (ADAS) di livello 2 danno una protezione costante al conducente e anche ai passeggeri, un fattore che un personaggio pubblico sempre in movimento deve tenere in considerazione.
Durante il lancio il prezzo oscillava tra i 50.000 e gli oltre 100.000 euro delle versioni di punta in base all’allestimento (dal raffinato xLine allo sportivo M Sport), collocando il SUV dell’Elica in contrapposizione alle connazionali Audi Q5 e Mercedes GLC.
In auto Mara Venier sa il fatto suo, e nemmeno davanti alle telecamere si fa cogliere impreparata. Venerdì 10 aprile parte in prima serata Dalla strada al palco – Special, la nuova versione del talent show ideato da Carlo Conti che celebra il talento degli artisti di strada. Reduce da buone annate su Rai 2 con Nek, il programma emigra su Rai Uno dando la ribalta a musicisti, mimi e performer che solitamente calcano i marciapiedi delle nostre città .
La grande novità dell’edizione al via risiede nella conduzione: invece di una figura tradizionale, l’onore di presentarsi al pubblico compete agli stessi artisti. Mara Venier ricopre il ruolo chiave di giurata d’eccezione, affiancata dallo stesso Carlo Conti, da Nino Frassica e da Bianca Guaccero.
Insieme a una giuria popolare composta da sei bambini, Mara avrà il compito di valutare le esibizioni nella corsa al premio finale di 10.000 euro. Un appuntamento imperdibile che, dopo aver sfiorato il 21% di share, si candida a essere il nuovo pilastro del venerdì sera televisivo. In attesa di vederla in giuria, la guida di Mara resta quella di una fuoriclasse.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 19:36:03 +0000C’è un fermento particolare nell’aria di Parigi, una di quelle attese che sanno di storia e di futuro al tempo stesso. Dal 12 al 18 ottobre del 2026, il Salone dell’Auto della Ville Lumière si prepara a diventare il palcoscenico di un ritorno clamoroso: quello della Citroën 2CV. Non si tratta solo di una voce di corridoio, ma di un progetto che ha già ricevuto il via libera dal CEO del marchio transalpino, Xavier Chardon.
L’obiettivo è mostrare una concept car che rappresenterà il primo, significativo passo verso la produzione in serie di una nuova “2 cavalli”. In un mercato che ha visto il trionfo della Renault 5 come “operazione nostalgia”, Citroën risponde richiamando in servizio il suo modello più amato per sfidare la concorrenza sul terreno dell’elettrico di tendenza.
Per capire l’importanza di questo ritorno, bisogna riavvolgere il nastro fino al 1948. In un’Europa che cercava faticosamente di rialzarsi dalle macerie della guerra, la Citroën — allora di proprietà della Michelin — lanciò una sfida senza precedenti. La 2CV non nacque come un vezzo estetico, ma come un progetto sociale: l’obiettivo era rendere la mobilità accessibile a tutti, a partire dal vasto mondo agricolo francese. Si narra che dovesse essere in grado di trasportare un paniere di uova attraverso un campo arato senza romperne nemmeno uno.
Oltre alla missione sociale, c’era un’astuta visione industriale: i Michelin volevano riattivare il mercato automobilistico nazionale per far crescere la vendita degli pneumatici. Fu un successo travolgente. In 40 anni di carriera, ne furono prodotti oltre 5,1 milioni di esemplari, trasformando un’auto semplice e funzionale in un simbolo universale di libertà e pragmatismo.
Oggi, a quasi ottant’anni di distanza, la filosofia rimane la stessa, ma il contesto è quello della transizione ecologica. La futura 2CV non sarà solo un’auto retrò, ma la rappresentante di una nuova categoria di veicoli denominata M1e. Si tratta di mezzi compatti, esclusivamente elettrici, che la Commissione Europea sta definendo per colmare il vuoto tra i quadricicli leggeri e le auto tradizionali.
Queste “Kei Car” in chiave europea dovranno rispettare standard di sicurezza elevati, inclusi i crash test e le normative Euro 7, ma beneficeranno di norme di omologazione più semplici e sistemi ADAS meno complessi per contenere i costi. Per i costruttori, la categoria M1e rappresenta un’ancora di salvezza contro le sanzioni ambientali, grazie a super-crediti CO2 che pesano il 30% in più rispetto alle auto normali nel calcolo delle emissioni di flotta.
A questo punto la domanda da porsi è: come sarà la nuova 2CV? Il team di design, guidato da Pierre Leclercq, sta lavorando per preservare l’anima della vettura originale. I primi rendering e le indiscrezioni suggeriscono un look “sbarazzino” che, pur ispirandosi al concept Revolte del 2009, tornerà alle origini soprattutto nello “sguardo”, caratterizzato dai tipici proiettori tondi. La base tecnica sarà la piattaforma Smart Car di Stellantis, la stessa già utilizzata per la nuova C3 e la Grande Panda.
L’obiettivo è ambizioso: offrire un’auto elettrica spaziosa ma compatta (circa 3,8 metri), capace di una velocità massima di 120 km/h e con un peso inferiore ai 1.500 kg. Ma il vero punto di rottura sarà il prezzo. Si parla di un listino d’attacco intorno ai 16.000 euro, una cifra che punta a democratizzare finalmente l’auto elettrica, rendendola un bene di massa proprio come fece l’antenata con il motore a scoppio. Se Citroën riuscirà a reinterpretare questi valori in chiave moderna, la nuova 2CV non sarà solo un’auto, ma il simbolo di una nuova libertà di movimento.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 14:28:30 +0000In un mondo che non ha più tempo di aspettare, la mobilità elettrica sta affrontando la sua sfida più grande: trasformare la sosta alla colonnina in un gesto rapido e naturale quanto un pieno di benzina. Fino a poco tempo fa, l’obiettivo era scendere sotto la soglia dei 20 minuti.
Adesso, grazie alla spinta tecnologica di colossi come BYD, la competizione si gioca sul filo dei secondi. Non si tratta più solo di marketing, ma di una battaglia industriale concreta che vede la Cina come l’epicentro di una trasformazione epocale.
Sotto al cappello del “Flash Charging“, BYD ha impostato una strategia precisa per eliminare definitivamente l’ansia da ricarica. La punta di diamante di questa evoluzione è la seconda generazione della Blade Battery, un sistema che promette di passare dal 10% al 70% di carica in circa 5 minuti. Per raggiungere il 97%, l’accumulatore impiega appena 9 minuti, un tempo che ridefinisce completamente l’esperienza dell’utente.
Questa velocità estrema non è frutto del caso, ma di una sinergia tra piattaforme ad altissima tensione (oltre i 1.000 V), una gestione termica avanzata e l’evoluzione delle chimiche LFP (litio-ferro-fosfato). Le batterie Blade sono diventate un punto di riferimento non solo per la velocità , ma anche per la loro proverbiale sicurezza e stabilità termica.
Per supportare tali prestazioni, BYD sta sviluppando infrastrutture megawatt che raggiungono già i 1.500 kW, con indiscrezioni che suggeriscono l’arrivo di nuovi caricatori da ben 2.100 kW.
Il primato di BYD non è però privo di insidie. La rivale Geely ha recentemente alzato l’asticella con il modello Lynk & Co 10, equipaggiato con batterie Energee Golden Brick da 900 V. In un test di ricarica flash, Geely è riuscita a strappare il record di velocità , scendendo a 4 minuti e 22 secondi per il passaggio 10-70%. Nonostante il vantaggio di pochi secondi, il messaggio simbolico è enorme: la velocità è il nuovo terreno di conquista.
Tuttavia, queste prestazioni record richiedono un hardware massiccio. La rete Geely, sebbene in crescita, è ancora circa un quarto rispetto a quella di BYD, che sta espandendo i propri punti di ricarica a ritmi vertiginosi.
Per l’Europa, BYD sta valutando di replicare il modello di successo di Tesla, creando una propria rete di Supercharger da un MW e oltre per permettere anche agli automobilisti occidentali di usufruire di queste tecnologie.
Mentre la ricarica ultra-rapida diventa realtà , i laboratori di Shenzhen guardano già alla “prossima grande rivoluzione”. Lian Yubo, uno dei responsabili scientifici di BYD, ha recentemente dichiarato che la tecnologia delle batterie allo stato solido è arrivata a una fase “critica” dello sviluppo. Queste promesse includono una densità energetica molto più alta e una stabilità ancora maggiore, ma il percorso verso la commercializzazione non è immediato.
Il vero ostacolo è di natura industriale: passare dal prototipo di laboratorio alla produzione di massa richiede di ripensare interamente le fabbriche. Le celle allo stato solido necessitano di tolleranze estremamente stringenti e materiali molto difficili da maneggiare. BYD punta al 2027 come data d’inizio per una produzione limitata a scopo dimostrativo, ma per una vera diffusione commerciale bisognerà attendere la fine del decennio.
Nel frattempo, il panorama resterà articolato: le batterie allo stato solido non sostituiranno tutto, ma conviveranno con le evoluzioni delle LFP e le nuove batterie agli ioni di sodio, ideali dove il costo è più importante della densità energetica. Il vincitore di questa corsa sarà chi riuscirà a costruire l’infrastruttura più velocemente, rendendo il sogno della ricarica lampo una realtà quotidiana per tutti.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 13:23:26 +0000Se la tua auto ha iniziato a singhiozzare, senti dei vuoti di potenza in accelerazione o la spia avaria motore si è accesa sul cruscotto, non sottovalutare questi segnali. Il colpevole è quasi sempre il sistema di accensione e ignorare questi alert può portare a conseguenze gravi, con costi che possono raggiungere anche migliaia di euro.
Molti automobilisti pensano di poter andare avanti ancora per qualche chilometro, ma così facendo mettono a rischio l’integrità meccanica dell’intero veicolo. Vediamo insieme come riconoscere i segnali di guasto e quali sono i costi reali per evitare riparazioni ben più pesanti.
La risposta è no. Quando il motore non gira in modo regolare, devi fermarti immediatamente per proteggere la meccanica della vettura. Se il sistema di accensione non brucia correttamente la miscela, la benzina finisce direttamente nel catalizzatore, rischiando di comprometterlo in pochissimo tempo. Procedere con il motore in sofferenza può causare la rottura di altri componenti fondamentali:
Non importa se la spia motore è fissa o lampeggiante. Se avverti una perdita di potenza o una marcia a scatti, l’unica soluzione sicura è spegnere il veicolo e contattare il soccorso stradale. Continuare la marcia significa trasformare un semplice intervento di manutenzione in una riparazione strutturale molto più costosa.
La spesa per ripristinare il sistema di accensione cambia in base alla tecnologia della vettura e alla complessità del lavoro necessario. I componenti sono soggetti a usura naturale a causa del calore e delle vibrazioni. Ecco una stima della spesa media per il ripristino del sistema di accensione:
Il costo sale se il guasto coinvolge anche le bobine di accensione. In base al modello di auto, ne esistono di varie tipologie:
Il mio consiglio è di scegliere sempre ricambi di qualità : un componente economico può generare interferenze che disturbano la centralina, causando errori difficili da diagnosticare.
Il motore invia segnali molto precisi, che non devono essere ignorati. Se avverti uno di questi sintomi, significa che il sistema di accensione sta perdendo colpi:
Spesso questi difetti si manifestano inizialmente solo quando il motore è sotto sforzo, per poi diventare costanti. Se la macchina procede a scatti, non aspettare che il motore si spenga del tutto in mezzo al traffico, è opportuno portarla subito in officina per un controllo.
Se decidi di procedere autonomamente, sappi che la meccanica moderna richiede precisione. Un errore può trasformare una manutenzione ordinaria in un danno alla testata del motore. Ecco i consigli del meccanico per operare in sicurezza.
Ricorda che gli intervalli di sostituzione delle candele variano sensibilmente in base alla motorizzazione, solitamente tra i 40.000 e i 120.000 km, ma è fondamentale verificare la scadenza corretta sul libretto di uso e manutenzione del proprio veicolo:
Il mio consiglio professionale: il fai da te è una soddisfazione, ma richiede responsabilità . Se non possiedi una chiave dinamometrica o uno strumento di diagnosi professionale, rivolgiti a un’officina per non compromettere l’elettronica o la meccanica del tuo motore. Risparmiare sulla manodopera oggi non deve significare pagare un motore nuovo domani.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 12:06:53 +0000Honda si conferma leader nel mercato italiano delle due ruote nel primo trimestre del 2026. La Casa giapponese ha registrato 22.582 immatricolazioni tra gennaio e marzo, raggiungendo una quota complessiva del 27,5% e mantenendo la prima posizione nelle classifiche nazionali.
Il risultato si inserisce in un andamento costante lungo gli anni, senza variazioni episodiche ma con una progressione regolare mese dopo mese. Un dato che riflette una presenza consolidata nella nostra Penisola, sostenuta da un’offerta particolarmente articolata e da una rete distributiva capillare sul territorio.
Nel segmento degli scooter, la famiglia SH continua a rappresentare un riferimento in Italia. Nei primi tre mesi del 2026, SH125i ha superato le 5.000 unità immatricolate, seguito da SH150i e SH350i, che si collocano rispettivamente al secondo e terzo posto della classifica. Un risultato che conferma il peso della gamma all’interno delle vendite complessive del costruttore. Di recente, al Motodays di Roma, è stata presentata la nuova colorazione speciale HRC, che adotta carene decorate con la celebre livrea ‘Tricolour’, la stessa palette cromatica dei modelli simbolo come la CBR1000RR-R Fireblade.
Nel tempo, questi modelli hanno consolidato una presenza stabile nella mobilità urbana, grazie a caratteristiche che rispondono alle esigenze quotidiane di utilizzo. Affidabilità , praticità e continuità di offerta hanno contribuito a rendere la gamma uno dei punti di riferimento nel panorama nazionale delle due ruote.
Parallelamente, si registra una crescita anche nel comparto crossover e maxi-scooter. In questo ambito, X-ADV ha raggiunto le 2.000 unità nel trimestre, mentre ADV350 evidenzia un andamento positivo, con il solo mese di marzo vicino alle 1.000 immatricolazioni. Numeri che rafforzano il ruolo di questa categoria all’interno del mercato.
Sul fronte moto, Honda mantiene una presenza rilevante soprattutto nei segmenti adventure. CRF1100L Africa Twin risulta la moto più venduta in Italia, mentre Honda NC750X e Honda XL750 Transalp continuano a rappresentare opzioni consolidate per chi si orienta verso modelli di media cilindrata.
Un contributo rilevante ai risultati arriva anche da Honda Italia Industriale, polo produttivo situato ad Atessa, in Abruzzo, dove viene realizzata la gamma SH. Il sito rappresenta da anni un punto di riferimento per la produzione europea del marchio, garantendo continuità nei volumi e standard qualitativi elevati. La presenza industriale sul territorio consente inoltre una gestione più efficiente della distribuzione, elemento strategico in un mercato caratterizzato da dinamiche rapide.
A commentare i risultati del primo trimestre è William Armuzzi, General Manager della Divisione Moto di Honda Motor Europe Italia, che sottolinea il valore del rapporto costruito nel tempo con il mercato italiano e la capacità dell’offerta di coprire in modo trasversale i diversi segmenti, dagli scooter urbani alle moto adventure. La risposta del pubblico nei primi mesi dell’anno viene interpretata come un segnale di fiducia verso modelli che puntano su affidabilità , continuità e versatilità nei diversi contesti di utilizzo.
Il quadro complessivo del primo trimestre evidenzia una crescita sostenuta da basi strutturali, più che da risultati episodici. La continuità nelle immatricolazioni e la presenza trasversale nei principali segmenti contribuiscono a mantenere una posizione di riferimento nel panorama nazionale delle due ruote, in un contesto competitivo in evoluzione.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 11:08:35 +0000Giovedì 9 aprile si è tenuto un vertice d’apertura per la F1 2026: le delegazioni (FIA, team e motoristi) si sono misurate su un ventaglio ampissimo di questioni nevralgiche. Un confronto che si configura come la naturale evoluzione del testo normativo, caratterizzato da un dialogo costruttivo al netto della rivalità sportiva e politica che divide le entità in gioco. Come punto principale si lavorerà per annientare il super clipping.
L’incontro non ha partorito delibere esecutive o votazioni definitive, scenario messo in preventivo da tutti gli addetti ai lavori. Il summit un vero e proprio “shakedown” verso una roadmap decisionale serrata. L’agenda istituzionale è già tracciata e fissa al 15 aprile il primo, vero banco di prova operativo. In quella sede, le parti prenderanno in esame il Regolamento Sportivo per dissezionarlo al millimetro.
Verranno valutate e rettificate le attese variazioni alla Sezione B del codice: passaggi burocratici tanto delicati quanto imprescindibili per poter procedere con i successivi step normativi della categoria. La questione più importante intacca l’essenza stessa dell’azione in pista. Parliamo del super clipping, taglio brutale dell’erogazione imposto dal software per massimizzare la ricarica delle batterie.
Questa logica elettrica nasce per bilanciare consumi e spinta: tuttavia, tale scenario sta generando reazioni a catena disastrose soprattutto al sabato. Chi siede nell’abitacolo non deve più limitarsi a spremere la vettura al limite, ma è costretto a lottare con finestre di utilizzo dell’ibrido asfissianti. La qualifica si è trasformata da vetrina della velocità pura a freddo esercizio di calcolo ingegneristico.
I piloti hanno denunciato questo specchio non fedele relativo al reale potenziale delle auto. Un’anomalia che non si esaurisce in qualifica, ma che dilaga pure domenica, in gara, dove le stringenti logiche di ricarica finiscono per monopolizzare i duelli. I delta velocistici tra chi si trova in fase di harvesting e chi in deployment hanno raggiunto picchi estremi, innescando dinamiche indecifrabili e in alcuni frangenti, critiche per la sicurezza.
Il recente brivido che ha coinvolto Bearman e Colapinto ne è la prova tangibile: le velocità di chiusura tra le vetture sono tali da erodere pericolosamente i margini di reazione. Proprio su questo confine più che nevralgico, in bilico tra show e incolumità , si muove la FIA. L’obiettivo federale è quello di operare al meglio per disinnescare queste estremizzazioni restituendo linearità alla F1.
Tra le contromisure, la più rapida da implementare prevede un taglio netto dell’energia elettrica recuperabile per singola tornata. Abbassare l’asticella dai 9 MJ recuperabili per ogni giro a un valore pari a 5 MJ, sfruttando le pieghe già presenti nel quadro regolamentare, abbatterebbe in modo drastico la piaga del clipping in fondo ai rettilinei.
In parole povere: imponendo mappe di erogazione meno aggressive, si eviterebbero quelle improvvise e innaturali frenate in rettilineo. Una manovra che spianerebbe la strada a una revisione parallela delle quote di spinta garantite dal motore endotermico. Senza stravolgere l’architettura dei V6, si punterebbe sull’adozione di carburanti ad altissimo potere calorifico, massimizzando l’energia sprigionata.
Di pari passo, i motoristi potrebbero intervenire sulle mappature, dilatando la finestra temporale in cui avviene l’accensione. Nel ventaglio delle opzioni spunta anche un’incremento di pressione alla sovralimentazione del turbo. Una mossa studiata per rinvigorire la curva di potenza agli alti regimi, che però potrebbe danneggiare l’affidabilità esponendo le componenti a un rischio rottura inaccettabile.
Per questo, nell’immediato, la FIA sembra orientata verso opzioni a bassissimo impatto invasivo. Per il breve termine, prossimo round in Florida, si cerca un compromesso: combinare la riduzione dell’energia recuperabile con una ricalibrazione chimica delle benzine. Una via d’uscita che migliorerebbe l’azione in pista senza obbligare i team a riprogettazioni strutturali colossali.
Spingendo lo sguardo a medio termine, il dibattito si fa quasi filosofico e punta dritto all’architettura stessa dell’erogazione. L’attuale dogma del 50:50 che parifica la potenza elettrica a quella termica è sotto esame. Prende sempre più quota l’ipotesi di una transizione verso un rapporto 60:40 in favore dell’endotermico. Un bilanciamento essenziale per restituire fluidità e continuità alla spinta.
Questa mossa manterrebbe comunque intatta la centralità dell’ibrido nel quadro normativo. Rappresenterebbe il compromesso perfetto: blindare i principi green del regolamento, senza però immolare la godibilità dello sport sull’altare dell’efficienza. Il rischio concreto, allo stato attuale, è quello di consegnarsi a una Formula 1 ostaggio di rigide equazioni energetiche.
Un rompicapo frustrante tanto per i piloti quanto per il pubblico. Il cuore della questione è inequivocabile: le nuove power unit sono gioielli di ingegneria estrema, ma devono rimanere strumenti al servizio della battaglia sportiva, non i dittatori assoluti delle corse. La vera sfida sarà forgiare l’equilibrio definitivo tra avanguardia tecnologica e show, tra il massimo rendimento e la prestazione pura.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 11:07:40 +0000Le mire di Elon Musk sembrano sbattere contro la realtà . Dopo anni passati a inseguire il sogno dei robot umanoidi e dei robotaxi, il calo dei profitti costringe Tesla a correggere la rotta fino al vociferato lancio di un SUV compatto, da non confondere con una Model Y in versione economica.
Secondo le indiscrezioni emerse da un report di Reuters, il progetto nascerebbe da zero e andrebbe ad aggredire il difficile e competitivo mercato di massa.
Tesla sarebbe insomma all’opera su un modello completamente inedito. Invece di limitarsi a riproporre una Model Y “spogliata” dei suoi optional, il costruttore americano avrebbe in cantiere un SUV dalla lunghezza di circa 4,28 metri, da collocare, ben al di sotto delle più celebri “sorelle”, nel segmento C, quello tanto caro al pubblico europeo e fondamentale per fare volumi globali.
Che cosa abbia in mente il management è piuttosto intuitivo: abbassare la soglia d’ingresso. Ridurre le dimensioni della batteria e adottare una configurazione a motore singolo permetterebbero di tagliare in modo drastico i costi di produzione e, dunque, il prezzo di listino finale a carico del cliente.
La “culla” del modello entry-level dovrebbe essere la Gigafactory di Shanghai, polo strategico per l’efficienza produttiva, anche se non è esclusa una futura espansione delle linee negli Stati Uniti e in Europa.
Resta però un’incognita: sarà un’auto con volante e pedali, o il primo vero veicolo destinato alla flotta robotaxi? Musk, in passato, ha definito “inutile” un modello economico tradizionale, ma il calo dei profitti potrebbe averlo indotto verso più miti consigli.
Parallelamente ai nuovi progetti industriali, Tesla ha messo mano al “cervello” elettronico delle sue vetture con un approccio radicale. La FSD v14.3 fa molto di più che apportare una normale rinfrescata al software: riscrivendo integralmente runtime e compilatore, gli ingegneri hanno dato una sferzata alla velocità di calcolo, abbassando del 20% la latenza decisionale. Il veicolo può ora interpretare anche gli scenari più complessi, ad esempio in presenza di ambulanze o scuolabus, muovendosi con una precisione impensabile in passato.
Non è però oro tutto quel che luccica: tanta intelligenza richiede “muscoli”. L’aggiornamento FSD v14.3 è infatti destinato esclusivamente ai veicoli dotati di hardware HW4, l’unico in grado di gestire la nuova mole di calcolo. Mentre spinge sull’acceleratore dell’automazione, Tesla cambia pure il linguaggio nell’interfaccia utente: il termine “Autopilot” sta lasciando spazio a “Self-Driving”, a sottolineare una maturità del sistema ormai prossima alla guida autonoma completa.
Nonostante i recenti progressi tendano a suscitare entusiasmo, la storia di Tesla invita a mantenere una certa prudenza. Tra la presentazione di un’idea e la sua effettiva messa su strada passano spesso anni di ritardi, come dimostrano i casi della Roadster e del Semi. Se il SUV compatto e la nuova FSD manterranno le promesse, potremmo davvero essere davanti alla svolta che la Casa insegue da anni. Ma, come sempre, il verdetto finale spetta al 2026 e alla reale capacità di Musk di passare dalle parole ai fatti.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 10:09:40 +0000Il ponte di Pasqua si è appena concluso, ma sulle strade del ponente ligure i segni del passaggio dei turisti restano ben visibili, e non solo sotto forma di traffico intenso. Lungo la fascia costiera che unisce Ventimiglia a Sanremo, fino a spingersi verso Imperia, si è consumato un “assalto” ai distributori di carburante tale da lasciare molte stazioni di servizio letteralmente a secco, un fenomeno attribuibile alla grande affluenza festiva, ma anche a una questione economica.
A far saltare i piani di rifornimento dei residenti e a mandare in crisi le scorte di molti gestori sono stati i vicini di casa francesi. Prima di imboccare l’autostrada verso la frontiera, migliaia di automobilisti transalpini hanno deciso di fare tappa fissa al distributore, attirati dalle cifre indicate sui tabelloni luminosi dei prezzi: mentre in Francia la benzina ha ormai sfondato la barriera psicologica dei 2 euro al litro, nei distributori liguri il costo oscilla mediamente tra 1,70 e 1,80 euro.
Il divario può superare i 20 centesimi al litro, traducendosi in un risparmio netto che, su un pieno completo, può arrivare a superare i 10 o 12 euro, una cifra tutto fuorché trascurabile in un periodo di forte inflazione.
Con l’ondata di rientri tra il 6 e l’8 aprile la situazione è sfuggita di mano: nei piazzali dei distributori low-cost e delle pompe bianche auto con targa francese attendevano di accaparrarsi gli ultimi litri a buon mercato. Inutile dire che le scorte non hanno retto. Tempo poche ore e parecchi operatori si sono ritrovati a dover appendere il cartello “esaurito”, in disperata attesa delle autobotti per i carichi extra.
La verde? Sparita in un lampo, ben prima di quanto i gestori avessero preventivato. Il diesel è, invece, rimasto disponibile più a lungo: probabilmente pesano i calcoli fatti alla pompa, dato il divario meno netto rispetto alla Francia.
Ma il problema è andato al di là del portafoglio. A Sanremo la faccenda è diventata seria quando anche le ambulanze sono rimaste imbottigliate nel traffico dei distributori, costringendo i soccorritori a fare i conti con attese assurde prima di poter rifornire e ripartire.
Solo con la giornata del 9 aprile, con la Riviera in procinto di svuotarsi, la situazione è tornata gestibile. I serbatoi sono stati riempiti di nuovo e la normalità è tornata sovrana, chiudendo una settimana decisamente complicata per chiunque avesse bisogno di muoversi in zona.
Quanto accaduto in Liguria non è però un caso isolato. L’Italia, storicamente penalizzata dal caro carburante, sta vivendo una fase in cui, paradossalmente, diventa la “terra promessa” per una parte del Vecchio Continente. Dinamiche speculari si osservano regolarmente nel Comasco, dove gli automobilisti svizzeri a varcare il confine mossi sempre dalla logica di risparmio, o lungo le frontiere con Austria e Slovenia.
In un’Europa ancora caratterizzata da regimi fiscali frammentati, il “turismo del pieno” rimane una variabile capace di mandare in tilt la logistica di intere province, fino a rendere un semplice rifornimento una caccia all’oro.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 09:01:45 +0000Più di ogni altro nome la Toyota RAV4 ha definito il concetto di SUV moderno. Dal lontano 1994 ha saputo attraversare le epoche totalizzando 15 milioni di esemplari venduti nel mondo, ma la Casa nipponica non tira il freno in mano e con la sesta generazione compie un ulteriore scatto evolutivo per blindare la sua leadership nel mercato. Pur mantenendo i 460 cm di lunghezza della serie precedente, il restyling presentato a Malaga spinge dove nessuno era ancora arrivato.
Il design cattura lo sguardo attraverso volumi muscolosi. Le forme risultano più scolpite, quasi “architettoniche”, dominate da una griglia frontale a nido d’ape e dalle nuove luci diurne a “C”, ormai rappresentanti la firma luminosa del brand. Se al posteriore spicca con orgoglio il lettering RAV4 sul portellone, è all’interno che si respira l’aria di novità .
Dentro si respira un’atmosfera che sposa la pulizia formale del Sol Levante con un comparto tech all’avanguardia. Il cockpit da 12,3†perde 4 centimetri in altezza a vantaggio della visuale stradale, mentre il display da 12,9†attira l’attenzione al centro dell’abitacolo. La trasformazione principale interessa l’elettronica di bordo: il nuovo software Arene gestisce in autonomia i flussi della sicurezza e consente perfino di muovere l’auto dall’esterno durante il parcheggio.
Dopo aver dato l’addio definitivo ai diesel già da tempo, Toyota raddoppia sull’ibrido. Il titolo di regina del listino appartiene alla plug-in hybrid (PHEV). Grazie alla nuova batteria da 22,7 kWh, la RAV4 promette un’autonomia in elettrico superiore ai 130 km (fino a 137 km per la versione a trazione anteriore), numeri che, di fatto, permettono di usarla come un’auto a zero emissioni nella stragrande maggioranza dei tragitti quotidiani.
I sostenitori del classico full hybrid (HEV) possono contare su motorizzazioni ricalibrate in funzione dell’efficienza, da 185 CV per la trazione anteriore e 194 CV per la AWD-i. Se cercate invece il massimo del dinamismo, l’allestimento GR Sport offre un look “total black” più aggressivo, nonché sospensioni e molle più rigide a favore della precisione di guida in curva.
In casa Toyota hanno deciso di semplificare la vita ai clienti, strutturando l’offerta su quattro livelli. Il punto di partenza resta la versione Base, ma è con la Icon che si entra nel vivo grazie a un pacchetto di dotazioni completo. Nel caso in cui il comfort e i dettagli curati abbiano la priorità , la scelta obbligata ricade sulla Premium, a meno che non si preferisca il carattere della GR Sport, dove emerge tutto l’orgoglio sportivo del brand.
Il listino della variante full hybrid (2.5 HEV) apre con i 45.200 euro richiesti per la trazione anteriore in allestimento Base, cifra destinata a salire progressivamente verso i 48.700 euro della Icon o i 53.200 euro della versione Premium. La trazione integrale AWD-i aggiunge 2.500 euro al costo delle versioni precedenti, fatta eccezione per la GR Sport, che la integra direttamente nella soglia dei 56.700 euro.
Si entra in un territorio economico differente con la plug-in hybrid (2.5 PHEV): l’attacco al mercato avviene con i 53.700 euro della Base AWD-i, salendo poi ai 57.200 euro della Icon. Le varianti di punta si posizionano sopra, dai 61.700 euro della Premium ai 62.700 euro della GR Sport AWD-i, l’ammiraglia della gamma. Al debutto Toyota prevede un bonus incondizionato di 1.000 euro (1.500 euro per le plug-in) a cui si possono sommare 2.500 euro di incentivo con la permuta di una vecchia RAV4. La sesta generazione vuole continuare a dettare le regole del gioco.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 08:08:41 +0000La constatazione amichevole è entrata in una nuova fase perché le compagnie assicurative che operano nella Rc auto sono tenute a mettere a disposizione dei clienti applicazioni informatiche, utilizzabili anche via web e su dispositivi mobili, per compilare il modulo di denuncia di sinistro e trasmetterlo telematicamente. Non significa che il vecchio modulo cartaceo sparisca perché la modalità tradizionale resta prevista come alternativa, ma il canale digitale è diventato un servizio che le compagnie devono offrire.
La base normativa di questa novità è il Regolamento Ivass 56 del 25 marzo 2025, che disciplina il certificato di assicurazione e il modulo di denuncia di sinistro con l’integrazione del quadro del Codice delle assicurazioni private.
Il Cai digitale è la versione elettronica della constatazione amichevole di incidente cioè del documento che serve a descrivere il sinistro, indicare i veicoli coinvolti, riportare i dati delle polizze, ricostruire la dinamica e trasmettere all’assicuratore le informazioni di base per l’apertura della pratica. In meccanismo è quello noto: in caso di accordo tra i conducenti, la compilazione congiunta resta la strada più lineare. In caso di disaccordo, ciascuno può comunque inviare la propria versione dei fatti. Cambia l’ambiente in cui tutto questo avviene perché il regolatore pretende che le imprese offrano un software accessibile e usabile con un processo guidato e con la possibilità di generare e conservare copia del documento trasmesso.
La compilazione online tende a ridurre una parte degli errori materiali che hanno sempre zavorrato il modulo cartaceo. Un’interfaccia guidata aiuta l’utente a non saltare i campi, agevola la precompilazione di alcune informazioni già note all’assicurazione e accompagna l’invio immediato della denuncia.
Se i due conducenti litigano sulla dinamica, se uno dei due rifiuta di collaborare, se ci sono lesioni, se sono coinvolti più veicoli o se la situazione sul posto è confusa, il fatto che il modulo sia compilabile online non elimina la necessità di raccogliere elementi, fotografie, eventuali testimonianze e l’eventuale intervento delle forze dell’ordine.
Il punto di partenza è l’area clienti o l’app della propria compagnia assicurativa. Il regolamento prevede che le imprese devono mettere a disposizione del contraente e dell’assicurato le applicazioni informatiche per la compilazione e la trasmissione del modulo, tramite software utilizzabile anche su dispositivi mobili e accessibile via web. Non esiste dunque un’unica piattaforma pubblica nazionale uguale per tutti: il percorso dipende dalla compagnia con cui si è assicurati, anche se il modello di denuncia resta quello previsto dalla disciplina Ivass.
Una volta entrati nella sezione dedicata al sinistro, il sistema guida l’utente nell’inserimento dei dat. Bisogna indicare la data, l’ora e il luogo dell’incidente, identificare i veicoli coinvolti, riportare le targhe, le compagnie assicurative, i nominativi dei conducenti e dei contraenti, descrivere la dinamica e completare il disegno del sinistro. Sono gli stessi elementi che già oggi l’Ivass considera fondamentali per il risarcimento diretto quando il Cai è sottoscritto da entrambi i conducenti: data del sinistro, nomi degli assicurati o contraenti, targhe dei veicoli, compagnie, circostanze o disegno dell’incidente e sottoscrizione dei due conducenti.
In ogni caso, il regolamento prevede che il modulo di denuncia redatto come documento informatico sia sottoscritto con modalità di firma aventi requisiti di sicurezza non inferiori a quelli stabiliti per la firma elettronica avanzata dal regolamento eIDAS, dal Codice dell’amministrazione digitale e dai provvedimenti attuativi.
Dopo la sottoscrizione, l’impresa deve garantire al contraente o all’assicurato l’acquisizione su supporto durevole di una copia della denuncia conforme al documento informatico trasmesso.
La prima cosa dopo un incidente resta sempre la messa in sicurezza dell’area, seguita da una serie di azioni: verificare se ci sono feriti, spostare i veicoli se possibile e se non si crea ulteriore pericolo e infine passare alla raccolta delle informazioni. Quando i conducenti sono in grado di collaborare, il digitale si rivela molto pratico. Si possono inserire subito i dati, controllare insieme la descrizione della dinamica, verificare che non manchino i campi e procedere alla sottoscrizione. Per i danni alle cose o al veicolo, il termine ordinario di 60 giorni per l’offerta si riduce a 30 giorni quando il modulo Cai è firmato da tutti e due i conducenti
Se non c’è accordo sulla dinamica, il Cai digitale resta comunque utilizzabile per denunciare il sinistro alla propria impresa. In buona sostanza si può compilare il modulo anche singolarmente per fornire la propria versione dei fatti, come accade con il formato cartaceo. In caso di disaccordo è comunque utile compilare il modulo.
Il modulo può essere utilizzato sia nella procedura di risarcimento diretto sia in quella ordinaria. La sola presentazione del modulo non costituisce sempre una richiesta di risarcimento completa. Sul fronte dei tempi, il dato più noto resta quello dei 60 giorni per i danni alle cose o al veicolo e dei 90 giorni per i danni alla persona, termini entro i quali l’impresa è tenuta a formulare l’offerta di risarcimento una volta ricevuta la richiesta. Ma quando il modulo Cai è sottoscritto dai due conducenti, il termine per i danni alle cose si riduce a 30 giorni.
Il Cai digitale, al pari del modulo cartaceo, può essere utilizzato quando tra i due conducenti coinvolti c’è accordo sia sulla dinamica dell’incidente sia sull’attribuzione della responsabilità , purché i veicoli interessati siano soltanto due e non si siano verificati feriti gravi. Secondo gli operatori del settore la progressiva digitalizzazione di questa procedura potrebbe contribuire nel medio e lungo periodo a rendere più rapida la gestione dei sinistri e a contenere i costi sostenuti dalle compagnie assicurative, con possibili ricadute positive anche sui premi Rc auto.
A questi effetti si aggiungono la riduzione dell’uso della carta, considerando che ogni Cai tradizionale è composto da quattro fogli autocopianti, e un rafforzamento dei sistemi di controllo, con maggiori possibilità di prevenire le frodi. Proprio su questo fronte circa 1,5 milioni di italiani sono stati vittime di truffe assicurative in un anno. Il formato digitale consente di trattare e incrociare i dati con strumenti tecnologici più evoluti, agevolando così l’emersione di anomalie, errori e incoerenze. A livello pratico, la scelta migliore per molti automobilisti è probabilmente una formula mista: tenere sempre un Cai cartaceo in auto e, nello stesso tempo, installare o conoscere l’app della propria assicurazione, così da poter usare il canale più adatto al momento e al contesto del sinistro.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 06:00:42 +0000Il giorno 10 aprile 2026 sono previsti otto scioperi a livello nazionale e regionale che interesseranno principalmente il settore del trasporto aereo e del trasporto pubblico locale. Gli scioperi coinvolgono il personale di diverse società attive negli aeroporti italiani e nei servizi autobus regionali, con articolazioni orarie che variano a seconda della categoria e della zona. Di seguito forniamo i dettagli aggiornati su ciascuno degli scioperi previsti in questa data.
Lo sciopero di rilevanza nazionale coinvolge tutto il personale della Soc. ENAV, attivo su tutta Italia. Lo stop è previsto per 4 ore: dalle 13.00 alle 17.00 e organizzato dal sindacato UILT-UIL. Lo sciopero riguarda il personale di ENAV, responsabile della gestione del traffico aereo nazionale.
Previsto uno sciopero nazionale di 4 ore, dalle 13.00 alle 17.00 per il personale della Soc. Techno Sky in tutte le città d’Italia. Anche in questo caso, i promotori sono i sindacati UILT-UIL.
Il personale della Soc. ENAV ACC Roma, operativo presso l’area di Roma ma con rilevanza nazionale, sarà coinvolto in uno sciopero dalle 13.00 alle 17.00. Hanno proclamato lo sciopero le sigle RSA UILT-UIL e ASTRA.
Il personale della Soc. ENAV attivo presso l’Aeroporto di Milano Malpensa aderirà allo sciopero nazionale. Lo stop si terrà dalle 13.00 alle 17.00, indetto dal sindacato RSA FAST-CONFSAL-AV.
La protesta coinvolge anche il personale della Soc. ENAV ACC di Milano, con uno sciopero indetto dal sindacato RSA FAST-CONFSAL-AV, sempre con modalità di 4 ore: dalle 13.00 alle 17.00 e valida su tutto il territorio nazionale.
Uno sciopero interregionale interesserà il personale della Soc. ENAV Aeroporto di Napoli. La mobilitazione avverrà dalle 13.00 alle 17.00 e i sindacati coinvolti sono RSA UILT-UIL, UGL-TA, FAST-CONFSAL-AV.
Nel settore del trasporto pubblico locale, è indetto uno sciopero regionale della durata di 4 ore: dalle 20.01 alle 24.00, che coinvolge il personale della Soc. Busitalia Sita Nord nelle unità produttive di Veneto, Umbria e Campania. I sindacati promotori sono USB LAVORO PRIVATO e ADL COBAS.
Fonte: Mit
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 06:00:00 +0000Audi ha annunciato l’avvio della fase di prevendita della Nuova Audi RS 5, evoluzione della RS 4 e prima PHEV high performance mai realizzata da Audi Sport. Si tratta di un progetto molto interessante e ricco di potenzialità che potrebbe diventare un importante punto di riferimento della gamma sportiva della Casa dei quattro anelli nel corso dei prossimi anni. Il modello ha tutte le carte in regola per diventare un punto di svolta per la gamma Audi, offrendo contenuti sportivi e i vantaggi dell’ibrido. Andiamo a scoprire tutti i dettagli in merito al nuovo modello.
Audi alza il livello e punta a conquistare il mercato delle sportive con la sua prima RS ibrda plug-in. Alla base del progetto c’è il motore V6 2.9 TFSI biturbo in grado di erogare una potenza di 510 CV, con un incremento di 60 CV rispetto a quanto visto sulla RS 4 Avant. Al motore benzina viene abbinato un motore elettrico da 177 CV oltre al cambio tiptronic a otto rapporti.
La potenza complessiva è di 639 CV, con una coppia di 825 Nm (+189 CV e +225 Nm rispetto alla RS 4 Avant). Per quanto riguarda le prestazioni, la vettura è dotata di uno scatto 0-100 km/h completato in 3,6 secondi e può raggiungere una velocità massima di 285 km/h.
Il sistema ibrido può contare su un’architettura a 400 Volt e su una batteria da 25,9 kWh nominali (22 kWh netti) che offre un’autonomia di 84 chilometri in modalità a zero emissioni. Tra le caratteristiche tecniche troviamo il Dynamic Torque Control e il differenziale centrale autobloccante. Da segnalare anche la scocca più rigida del 10% rispetto ad Audi A5 e gli assali Audi Sport del tipo multilink a 5 bracci.
La vettura viene proposta nelle configurazioni Avant e berlina con quest’ultima che torna a distanza di oltre vent’anni dal lancio della RS 4 sedan. A disposizione dei clienti ci sarà una versione standard e una versione top di gamma, chiamata Performance.
Questa versione sarà caratterizzata da elementi esclusivi come paraurti specifici, scarico sportivo RS, interni RS con sedili sportivi Plus rivestiti in pelle, ventilati e corredati della funzione massaggio, velocità massima di 285 km/h, cerchi in lega da 21 pollici,gruppi ottici posteriori OLED, park assist pro con funzionalità remote e top view camera 3D surround 360°.
A disposizione della clientela ci saranno cerchi da 20 o 21 pollici, con la possibilità anche di optare per le ruote forgiate da 21 pollici a 6 doppie razze (soluzione disponibile in nero metallizzato, grigio platino opaco oppure in oro neodimio opaco).
La Nuova Audi RS 5, come sottolineato in apertura, entra questa settimana in fase di prevendita e sarà nelle concessionarie italiane a partire dal prossimo mese di giugno 2026. La vettura potrà contare sul programma Audi exclusive per garantire ai clienti tante opzioni di personalizzazione.
Per quanto riguarda i prezzi, invece, la versione Avant partirà da 113.500 euro con la variante top di gamma Performance che sarà disponibile a partire da 123.500 euro. Per quanto riguarda la versione berlina, invece, il prezzo di partenza sarà di 111.100 euro con la versione Performance che partirà da 121.100 euro. Per tutti i dettagli è possibile fare riferimento alle concessionarie Audi.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 05:30:38 +0000Sotheby’s ha in programma una vendita all’asta davvero insolita. Il prossimo 25 aprile, infatti, la casa d’aste metterà a disposizione dei collezionisti una Piaggio Vespa ET4 “Scuderia Ferrari”. Si tratta di un esemplare davvero esclusivo dell’iconica Vespa.
Questo modello, infatti, venne realizzato da Piaggio per la Scuderia Ferrari come parte di un lotto di appena 20 esemplari, in passato guidato anche da Michael Schumacher, solito utilizzare il modello a due ruote per muoversi velocemente nel paddock.
Andiamo a scoprire tutti i dettagli sul modello che, molto probabilmente, sarà in grado di attirare un gran numero di collezionisti e appassionati (anche grazie a una valutazione accessibile), pronti a fare un’offerta per l’acquisto.
La Piaggio Vespa ET4 “Scuderia Ferrari” è stata realizzata da Piaggio per Scuderia Ferrari. Come sottolineato in apertura, in totale la Casa di Maranello dovrebbe aver ricevuto appena 20 esemplari di Vespa, caratterizzati da una particolare colorazione rossa (un chiaro richiamo ai colori di Ferrari) e utilizzati nei paddock di Formula 1 di tutto il mondo nel corso della stagione 2001, conclusa con la vittoria di Michael Schumacher nel campionato piloti e della stessa Scuderia Ferrari nel campionato costruttori. Si tratta, quindi, di un vero e proprio pezzo di storia: l’esemplare in vendita, che potrebbe essere uno di quelli guidati anche dal pluricampione tedesco, può contare anche sul suo pass per il paddock del 2001 da Scuderia Ferrari.
È chiaro che la Piaggio Vespa ET4 “Scuderia Ferrari” è destinata a diventare un esemplare per veri collezionisti, considerando che si tratta di un esemplare di una serie limitata che non è stata commercializzata direttamente ma è stata commissionata da un cliente esclusivo come Scuderia Ferrari e guidata da Michael Schumacher (e dagli altri membri del team). Il modello in questione è accompagnato da un Certificato di Origine rilasciato da Piaggio, a seguito di un documento di libretto registrato a nome di Ferrari SpA.
Da segnalare che l’esemplare in questione presenta solo 2.039 chilometri percorsi. Il numero di telaio è ZAPM1900001018661. La Vespa ha un motore a quattro tempi da 125 cc abbinato a una trasmissione automatica twist and go. Per quanto riguarda la valutazione, invece, le stime di Sotheby’s posizionano questa Vespa firmata Scuderia Ferrari in una fascia di prezzo tra 15.000 e 20.000 euro.
Si tratta, quindi, di una valutazione particolarmente interessante e che, potenzialmente, potrebbe avvicinare numerosi collezionisti, desiderosi di arricchire il proprio garage con un esemplare davvero esclusivo di Vespa, sia per quanto riguarda la sua colorazione che, soprattutto, per la sua storia. Staremo a vedere quante saranno le offerte e fino a che prezzo collezionisti e appassionati si spingeranno per acquistare il modello.
Come sottolineato in precedenza, l’asta è in programma il prossimo 25 aprile 2026. Per maggiori dettagli potete consultare il sito ufficiale rmsothebys.com e fare riferimento al lotto 118, noto con il nome di 2001 Piaggio Vespa ET4 ‘Scuderia Ferrari’. Direttamente dal portale è già possibile registrarsi per fare un’offerta e, naturalmente, è possibile visualizzare tutta la documentazione relativa all’esemplare stesso, in modo da poter fare le dovute e necessarie valutazioni.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 05:30:29 +0000L’Alpine A290 nasce come declinazione sportiva della nuova generazione elettrica compatta del gruppo Renault, ma sarebbe riduttivo fermarsi lì, perché il lavoro fatto dal marchio francese è più profondo e si avverte subito anche a bordo, dove il taglio non è quello della citycar semplicemente ben accessoriata ma di una piccola sportiva moderna che ha deciso di dare alla tecnologia un ruolo concreto, non decorativo.
La carrozzeria a cinque porte la rende sfruttabile nella vita di tutti i giorni, mentre l’impostazione di guida, il volante ispirato al mondo racing e l’ambiente digitale raccontano un’auto che vuole divertire. E infatti uno dei pregi più convincenti della A290 sta proprio nell’equilibrio: prestazioni fino a 220 CV, autonomia dichiarata fino a 380 km WLTP nella gamma e un abitacolo che riesce a mescolare spirito sportivo, connettività e immediatezza in un insieme credibile, pulito, piacevole da vivere.
Sul fronte dell’infotainment, la A290 mette sul tavolo una struttura chiara: dietro al volante c’è un display digitale da 10,2 pollici, mentre al centro trova posto il sistema Alpine-Portal con display touch da 10,1 pollici e servizi Google integrati. Al di là del dato tecnico, colpisce il fatto che l’impostazione sembri pensata da chi sa che in auto non serve stupire con innumerevoli menu nascosti, ma offrire un’interfaccia intuitiva, tempi di risposta rapidi e una logica di utilizzo che resti naturale anche mentre si guida.
Chiaramente non poteva mancare la compatibilità wireless con Android Auto e Apple CarPlay, in più notiamo una meravigliosa cura stilistica coerente con il marchio, dai colori interni personalizzabili all’ambiente grafico. In poche parole, è un sistema moderno ma non freddo, ricco ma non pesante, e questa oggi è già una qualità non banale.

Buona l’interfaccia di navigazione, dove l’integrazione di Google Maps dentro il sistema Alpine-Portal permette di gestire itinerari, traffico e ricerca delle colonnine in modo molto fluido. Il sistema non mostra esitazione ed è reattivo durante l’identificazione millimetrica della posizione dell’auto in marcia, ma anche mentre si cercano indirizzi, si individuano punti di ricarica rapida compatibili, si organizza una sosta con meno frizione mentale.
Una navigazione che accompagna davvero, e nel caso della A290 questo aspetto conta ancora di più, perché una sportiva elettrica compatta dà il meglio quando lascia spazio al piacere di guida invece di costringere a pensare continuamente alla gestione del percorso. Il risultato è un’esperienza più rilassata, più moderna e anche più raffinata.
L’impianto audio merita un discorso a parte, perché è uno degli elementi che contribuiscono di più a dare sostanza all’idea di abitacolo curato. Nella configurazione più ricca la A290 adotta un sistema hi-fi Devialet con nove altoparlanti, subwoofer compreso, mentre nelle versioni meno accessoriate è previsto un Arkamys Auditorium a sei speaker, che si comporta più che bene a livello di audio di qualità .
A completare il quadro ci pensa Alpine Telemetrics, con funzioni dedicate a live data, coaching e challenge di guida. Alpine Telemetrics è uno degli elementi più caratteristici dell’esperienza digitale della Alpine A290, perché trasforma il display centrale in una vera interfaccia di analisi della guida, con un’impostazione che richiama in modo piuttosto evidente il mondo della pista e del coaching sportivo. In tempo reale su schermo compaiono anche valori come percentuali di accelerazione, bar di frenata, regime del motore e valori in Nm di coppia, in modo da avere sott’occhio cosa sta dando l’auto al nostro stile di guida.

La funzione Live Data, ad esempio, mostra in tempo reale diversi parametri di guida, organizzati per temi come agilità , potenza, resistenza e circuito, così da dare una lettura immediata del comportamento dell’auto. La sezione Coaching è composta da una serie di prove (in pista o in area chiusa e in sicurezza) da effettuare con l’auto, in modo da far capire al guidatore se è in grado di gestire alcune situazioni, come ad esempio una sovrasterzata con frenata lieve, e così via. In tutto le categorie sono tre: Agilità , Potenza e Resistenza.
Anche sul fronte della sicurezza la A290 si presenta con un pacchetto molto articolato, tra le dotazioni presenti figurano cruise control adattivo intelligente, avviso di distanza di sicurezza, assistenza alla frenata d’emergenza, mantenimento attivo di corsia, monitoraggio attenzione del conducente e riconoscimento segnali con allerta superamento limite. Tutti ADAS che, come abbiamo sperimentato, si sono comportati egregiamente durante i nostri tragitti in autostrada e percorsi interurbani, senza dare il minimo segnale di incertezza.
Per quanto riguarda la città , è possibile contare su frenata automatica con rilevamento di auto, pedoni, due ruote e scenari d’incrocio, assistenza parcheggio anteriore, posteriore e laterale, retrocamera, avviso pedoni in retromarcia, fari automatici e tergi automatici con sensore pioggia.

Nei pacchetti aggiuntivi arrivano poi l’Active Driver Assist con centraggio di corsia, l’avviso angolo cieco con intervento, il safe occupant exit alert, l’allerta traffico in uscita dai parcheggi e il parcheggio hands-free. Insomma, il corredo è davvero ampio, però la sensazione positiva nasce dal fatto che tutto resta coerente con il carattere dell’auto: c’è sostegno alla guida, c’è protezione, ma senza dare l’idea di una vettura che voglia continuamente sostituirsi a chi è al volante con correzioni di direzione brusche e frenate prepotenti.
Il miglior pregio del sistema di infotainment della Alpine A290 sta proprio nella capacità di stare al posto suo, che significa? In un momento in cui tante auto inseguono l’effetto wow con schermate affollate, funzioni ridondanti e interfacce poco intuitive, qui si percepisce una direzione più intelligente: doppio display di dimensioni giuste, ambiente Google integrato, navigazione ben fatta, replicazione smartphone wireless, audio di livello alto soprattutto con Devialet, telemetria coerente con il DNA Alpine e una dotazione ADAS completa che accompagna senza snaturare la personalità della macchina.
È un ecosistema digitale che non soffoca il progetto o gli interni dell’auto, anzi lo rende più leggibile, inoltre gli affezionati dei comandi al volante potranno contare su una disposizione facile da padroneggiare in pochi minuti. La A290 resta una piccola sportiva elettrica dal carattere forte, però dentro quell’abitacolo la tecnologia non appare come un corpo estraneo: dialoga con la guida, la semplifica, la arricchisce e in certi momenti la rende persino più emozionale. Ecco perché l’infotainment, in questo caso, non è solo una voce di equipaggiamento ma è proprio parte del fascino dell’auto.
Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 04:00:34 +0000Alcune icone non hanno bisogno di presentazioni, proprio come l’auto di Umberto Tozzi, degna di una carriera vissuta costantemente sotto le luci della ribalta. Tra gli ospiti d’onore di Stanno tutti invitati, il nuovo show di Pio e Amedeo su Canale 5, l’artista guarda all’ingegneria tedesca, che ha per armi migliori l’eleganza e la forza silenziosa. Si incontrano così due realtà accomunate da uno stile raffinato.
In un post condiviso sui social, Birindelli Auto annunciava la collaborazione con Umberto Tozzi in vista de L’ultima notte rosa – The Final Tour, suggellata da una visita del cantante in concessionaria. Nel video lo vediamo sorridente accanto a una BMW X7, la massima espressione del lusso a ruote alte della Casa bavarese. I 5.181 mm di lunghezza collocano il SUV full-size in diretta concorrenza con icone quali la Range Rover e la Mercedes GLS, a un prezzo di circa 114.000 euro.
Anche se il debutto nel 2019 sembra ormai lontano, l’aggiornamento del 2022 ha dato una cattiveria estetica necessaria a un’ammiraglia contemporanea. All’atto pratico, il passo di 3.105 mm regala ai passeggeri ampia libertà , e poi c’è la questione del peso. Sulla carta, 2,7 tonnellate dovrebbero essere un limite, invece le sospensioni pneumatiche di serie tengono le buche e il rumore dell’ambiente esterno a debita distanza.
Tutte dotate di tecnologia mild hybrid (MHEV) 48V e trazione integrale xDrive, le motorizzazioni della BMW X7 spaziano dalla xDrive40d (diesel da 352 CV) congeniale nelle lunghe percorrenze grazie alla coppia elevata, alla xDrive40i a benzina da 381 CV. Il picco delle prestazioni lo raggiunge il V8 biturbo da 530 CV della versione M60i xDrive, che impiega meno di 5 secondi a coprire lo “0-100”.
Oltre alla potenza, i propulsori offrono una capacità di traino fino a 3.500 kg, sbalorditiva anche perché sugli interni il costruttore non si è per nulla risparmiato. In un ambiente dominato dal doppio display curvo BMW iDrive e da materiali nobili come la pelle Merino, l’abitacolo può ospitare sei o sette passeggeri e si allinea alla qualità della prestigiosa Serie 7.
Ogni dettaglio è pensato per il benessere: dai sedili massaggianti al tetto panoramico Sky Lounge, fino all’impianto audio Bowers & Wilkins, e la vettura rappresenta una sala d’ascolto ideale. Con un bagagliaio che varia da 750 a 2.120 litri, lo spazio non è mai un problema, nemmeno quando si tratta di trasportare l’attrezzatura necessaria per una vita on the road.
Il viaggio di Umberto Tozzi tra musica e auto incrocia anche il grande schermo televisivo. Giovedì 9 aprile, l’artista sarà tra i super ospiti di Stanno tutti invitati, lo show evento di Pio e Amedeo in onda in prima serata su Canale 5. Dalla ChorusLife Arena di Bergamo, il duo foggiano celebrerà i suoi 25 anni di carriera insieme a un cast stellare che include Amadeus, Vanessa Incontrada, Gigi D’Alessio e i The Kolors. Si preannuncia una serata all’insegna del divertimento e della grande musica, un appuntamento imperdibile per il quale, proprio come suggerisce il nome del programma, nessuno può mancare all’appello.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 19:44:09 +0000Cupra aggiorna la sua gamma elettrica con un progetto che potrebbe diventare uno dei suoi più grandi successi: il brand del Gruppo Volkswagen, infatti, ha svelato ufficialmente la nuova Cupra Raval. Si tratta di un’auto elettrica compatta che punta a ritagliarsi uno spazio da protagonista sul mercato europeo. Andiamo a scoprirne i dettagli.
La Cupra Raval è una nuova auto elettrica con carrozzeria da hatchback e con dimensioni molto compatte che arricchisce la gamma a zero emissioni, di cui fa parte anche la Born. La lunghezza è di appena 4,06 metri e presenta un passo di 2,6 metri e un bagagliaio da ben 441 litri. Secondo l’azienda, il nuovo modello apre la strada a una “categoria completamente nuova” in grado di combinare dinamismo e praticità . Alla base del progetto, che sarà prodotto nello stabilimento Seat di Martorell, c’è la piattaforma MEB+, stessa base di partenza della Polo elettrica.
La vettura presenta soluzioni di design particolarmente interessanti, con il logo Cupra illuminato, le maniglie a scomparsa con illuminazione integrata e varie opzioni di personalizzazione, con la possibilità di scegliere tra otto modelli di cerchi in lega, fino a 19 pollici. Da segnalare anche l’esclusiva vernice Plasma Iridescent, che cambia colore in base all’illuminazione, con la possibilità di optare per un tetto Manhattan Grey o Midnight Black.
Anche l’abitacolo presenta diverse opzioni per personalizzare e adattare lo stile della vettura, scegliendo tra vari rivestimenti e soluzioni cromatiche. Al centro della plancia troviamo il sistema di infotainment con display da 12,9 pollici e il Digital Cockpit da 10,25 pollici.
La gamma della Cupra Raval sarà composta da ben quattro opzioni di motorizzazione. L’allestimento base, chiamato semplicemente Raval, potrà essere configurato con motore da 116 CV oppure da 136 CV. In entrambi i casi è previsto un abbinamento a una batteria LFP da 37 kWh, per un’autonomia di 300 chilometri. La ricarica rapida è da 50 kW, per la versione da 116 CV, oppure da 88 kW, per quella da 136 CV.
Da segnalare anche la versione Endurance. Questa variante di Raval propone un motore da 211 CV e una batteria da 52 kWh, per un’autonomia da 450 chilometri. La gamma si completerà con la versione VZ, con motore da 226 CV, batteria da 52 kWh e autonomia di 400 chilometri. La ricarica rapida può arrivare a 105 kW per entrambe le configurazioni. Tutti i dati citati sull’autonomia sono provvisori, in quanto la vettura è ancora in fase di omologazione. Ulteriori dettagli arriveranno nelle prossime settimane.
Per quanto riguarda le prestazioni, scegliendo la versione più performante – la VZ – è possibile raggiungere una velocità massima di 175 km/h con un’accelerazione 0-100 km/h che viene completata in 6,8 secondi. Questa versione presenta anche una serie di personalizzazioni, come i sedili sportivi, le sospensioni DCC Sport, per una maggiore rigidità , la modalità ESC OFF, i cerchi da 19 pollici con pneumatici più larghi da 235 mm e il differenziale elettronico a slittamento limitato.
L’arrivo sulle strade della Cupra Raval non è lontano. Il nuovo modello di Cupra, infatti, sarà lanciato nel corso dell’estate 2026. La Casa ha già anticipato le prime informazioni sui prezzi: il listino partirà da 26.000 euro. Ulteriori dettagli in merito al debutto dovrebbero emergere nel corso delle prossime settimane.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 13:15:17 +0000Nissan Qashqai si conferma, sempre di più, un punto di riferimento del mercato italiano. Il primo trimestre del 2026, infatti, è stato molto positivo per il modello, vero e proprio simbolo del marchio nipponico. I dati sulle immatricolazioni confermano che Qashqai è leader del suo segmento e continua a crescere, mantenendo un margine notevole sulle dirette concorrenti.
Come confermano i dati di UNRAE, Nissan Qashqai ha chiuso il mese di marzo 2026 con un totale di 3.686 unità immatricolate, conquistando la leadership del segmento C del mercato. Anche il primo trimestre del 2026 è stato positivo con un totale di 8.176 unità vendute in tutta Italia e un incremento pari a circa il 14% rispetto ai risultati ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno.
Per effetto di questi risultati, Qashqai si conferma il SUV più venduto di segmento C (con oltre 1.100 unità di vantaggio rispetto al diretto concorrente più vicino) ed entra anche nella Top 10 dei SUV più venduti in Italia. Contestualmente, Qashqai occupa anche la sesta posizione nella Top 10 delle ibride più vendute in Italia.
I numeri di Qashqai sono stati celebrati da Nissan Italia, che ha colto l’occasione della conquista della leadership nel primo trimestre del 2026 per evidenziare alcuni aspetti del successo del suo SUV. I risultati del modello sono stati trainati dal nuovo e-POWER che ha registrato una crescita del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, arrivando a una quota complessiva delle vendite tra i privati superiore al 50%.
Nissan ha evidenziato il ruolo centrale di e-POWER che con la terza stagione è stato completamente riprogettato per “esaltare tutti i suoi punti di forza, offre minori consumi, minori emissioni, maggiore potenza e una guida ancora più silenziosa e si conferma la soluzione ideale per chi vuole avvicinarsi alla mobilità elettrica senza cambiare le proprie abitudini o per chi fino a ieri acquistava vetture diesel“.
Nissan ha raggiunto anche altri traguardi importanti in queste settimane. X-Trail, il più grande crossover della gamma del brand, ha conquistato il 10° posto tra i SUV di segmento D più venduti in assoluto, confermando l’ottimo stato di salute della gamma SUV del marchio.
Nel frattempo, nel corso del mese di marzo sono iniziate le prime consegne della sesta generazione di Micra, l’elettrica che potrebbe rappresentare un punto di svolta per il brand e che sarà seguita dalla terza generazione di Leaf, da una nuova versione di X-Trail e da un rinnovamento della gamma Juke che vedrà anche il debutto di Juke EV.
Il programma di aggiornamento della gamma è ancora in corso e questo fattore può essere rilevato dall’analisi complessiva delle vendite del brand che ha chiuso il trimestre con un totale di poco più di 13 mila unità vendute e un calo del 2,76% delle immatricolazioni rispetto ai dati del primo trimestre dello scorso anno. Il successo di Qashqai e X-Trail e le altre novità in arrivo nei prossimi mesi, però, rappresentano una garanzia per il futuro di Nissan che punta a rafforzare la sua posizione in Italia.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 12:30:35 +0000L’esperienza di Pecco Bagnaia in sella alla Rossa sta per arrivare ai titoli di coda. A fine anno le strade si separeranno e, a giudicare dai recenti progressi dell’Aprilia, a tutto vantaggio per il torinese. La Desmosedici non appare più la moto migliore in griglia, almeno nei primi tre appuntamenti della stagione, e una ondata di novità sta per travolgere la MotoGP. Nel 2027 i piloti correranno in sella ai nuovi bolidi 850cc, magari con anche la Case costruttrici giapponesi protagoniste.
Le carte potrebbero mescolarsi e in Ducati si iniziano a pagare le scelte a breve termine compiute per l’arrivo di Marc Marquez. Per quest’ultimo tutto va bene finché sta bene fisicamente, ma è bastata la caduta di Mandalika nel 2025, a giochi fatti, a mostrare la debolezza della scelta del management della Casa di Borgo Panigale. Dall’Igna e company si sono basati troppo sul talento dello spagnolo, rinunciando in un colpo solo al campione del mondo 2024, Jorge Martin, all’attuale leader della classifica, Marco Bezzecchi, e all’ottimo collaudatore, Enea Bastianini.
Nuvola Rossa è pronto a lasciarsi alle spalle un biennio difficile. Dopo l’arrivo di Marc nel box del team factory, le attenzioni sono, per ovvi motivi, piombate sul fenomeno di Cervera. Se Pecco, in una prima fase, sentiva il peso del confronto interno, con il passare dei mesi ha iniziato a comprendere che l’idillio con Ducati stava per finire.
Il torinese si è iniziato a guardare intorno in inverno, dopo le voci di un possibile accordo tra Jorge Martin e la Yamaha. Con il possibile passaggio di Fabio Quartararo alla Honda, nella squadra ufficiale di Iwata si andrebbe a liberare una sella prestigiosa per il madrileno.
Marco Bezzecchi, intanto, si è assicurato il rinnovo con Aprilia a suon di podi e vittorie. Pecco vorrebbe raggiungerlo per fare quadrato in un ambiente tutto italiano che sta attirando anche tanti tifosi. L’arrivo di Marc Marquez ha destabilizzato anche la fan base storica della Casa di Borgo Panigale, creando delle fratture. L’Aprilia ha dilatato le crepe dei competitor con un progetto tecnico di assoluto spessore, recuperando al 100% Martin e affidando il ruolo di condottiero a Bezzecchi.
L’amministratore delegato del team italiano, Massimo Rivola, è soddisfatto dell’inizio di stagione dei suoi piloti, tuttavia sta già pianificando il futuro. In una intervista ai colleghi di Sky Sport Rivola ha dichiarato:
“I cambiamenti possono fare bene. Del resto noi prendiamo volentieri piloti che arrivano da altre Case costruttrici e li rigeneriamo. Per noi Jorge Martin rappresenta una sorta di scommessa vinta: nonostante tutti i problemi abbiamo sempre creduto in lui. Il Martin spensierato è figlio dell’atteggiamento di Aprilia, che non lo ha abbandonato nel momento di sofferenza. Anzi, lo ha supportato durante la sua crisi, salvandolo da decisioni avventate”.
Parole che suonano come un assist al torinese che sta attraversando una fase di grandi difficoltà in Ducati. Pecco potrebbe tornare a risplendere dal 2027 in sella a una moto adatta al suo stile e soprattutto in un ambiente pronto a coccolarlo. In Ducati non si sente più valorizzato come in passato, nonostante abbia vinto due mondiali e costruito tutta la sua carriera in MotoGP a bordo di una Desmosedici.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 10:07:40 +0000Se la tua auto tira da una parte appena premi il freno, significa che la forza frenante non è distribuita correttamente tra le ruote e questo è un segnale di allarme da non ignorare. Uno squilibrio dell’impianto può farti perdere il controllo della traiettoria, trasformando un semplice rallentamento in un pericoloso sbandamento.
Quando l’auto tira da un lato durante la frenata non è affatto una bella sensazione. Tuttavia, puoi continuare la marcia esclusivamente per raggiungere l’officina più vicina, a patto che si verifichino queste precise condizioni:
Se questi requisiti sono soddisfatti, puoi procedere verso il meccanico a velocità ridotta e con una distanza di sicurezza doppia. Devi però essere consapevole che guidare un’auto con questo difetto è pericoloso perché:
Se non ti senti pronto a guidare in queste condizioni o se avverti che il pedale è troppo morbido, non rischiare. Accosta subito e chiama un carro attrezzi per trasportare l’auto in officina in totale sicurezza.
Riparare un’auto che tira da un lato richiede un intervento mirato sui componenti che impediscono una frenata equilibrata. Spesso il problema non è una rottura totale, ma un pezzo che non riesce più a muoversi correttamente a causa di sporco, ruggine o calore eccessivo.
Intervenire subito permette di contenere la spesa, mentre aspettare troppo costringe a sostituire componenti costosi come i dischi o la pinza dei freni. Ecco i guasti più comuni e le relative stime di spesa comprensive di manodopera:
Mi permetto di fare una raccomandazione importante, che viene da anni di esperienza in officina: non sottovalutare mai questo sintomo e chiedi aiuto al meccanico il prima possibile. E attenzione: quando si interviene sui freni, è fondamentale controllare o sostituire i componenti su entrambi i lati dello stesso asse. Lavorare in coppia garantisce una frenata simmetrica e ti mette al riparo da nuove anomalie a breve distanza.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 10:00:55 +0000Sul tema degli autovelox è arrivata una pronuncia che rischia di cambiare il clima dei ricorsi. Con l’ordinanza 7374 del 27 marzo 2026, la Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso di un’automobilista sanzionata a Pescara e ha ritenuto infondata la censura sulla validità del verbale. A detta degli Ermellini, a fare la differenza è stata l’evidenza che l’apparecchio fosse stato sottoposto a verifica periodica di funzionamento entro l’anno precedente alle infrazioni.
Nello stesso provvedimento, la Suprema Corte richiama però il principio secondo cui, in caso di contestazione, spetta all’amministrazione fornire prova positiva dell’iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento.
Per capire perché questa ordinanza sta facendo discutere bisogna fare un passo indietro fino al quadro che si era consolidato nel 2024. In quell’anno la Corte di Cassazione aveva affermato che, ai sensi del comma 6 dell’articolo 142 del Codice della strada, la mera approvazione dell’apparecchio non poteva essere considerata equivalente alla omologazione, requisito richiesto dalla norma per attribuire valore probatorio alle rilevazioni di velocità .
Proprio su questa distinzione si sono innestate migliaia di opposizioni alle multe elevate con dispositivi soltanto approvati. Il testo dell’articolo 142 continua del resto a parlare di “apparecchiature debitamente omologate†e non di solo apparecchi approvati o soltanto sottoposti a verifiche periodiche.
La vicenda nasce a Pescara, dove il giudice di pace aveva accolto il ricorso dell’automobilista contro due verbali per la mancanza di omologazione del dispositivo. In appello il Tribunale di Pescara ha ribaltato la decisione e ha considerato sufficiente l’approvazione dell’apparato e non necessaria la prova della sua omologazione.
La Corte Cassazione ha poi respinto il ricorso e ritenuto infondata la censura. I togati hanno richiamato la giurisprudenza secondo cui, quando viene contestata l’affidabilità dell’apparecchio, il giudice deve accertare se il dispositivo sia stato sottoposto alle necessarie verifiche di funzionalità e taratura.
La Suprema Corte ha rilevato che l’apparecchio impiegato per l’accertamento a distanza era stato sottoposto a verifica periodica di funzionamento il 21 dicembre 2020 mentre i verbali contestati erano stati elevati il 10 e il 12 aprile 2021. Poiché le sanzioni erano quindi arrivate entro l’anno dall’ultima verifica, la Cassazione ha concluso per l’infondatezza del motivo di ricorso, pur precisando di dover correggere solo in parte la motivazione del giudice di merito.
Taratura e omologazione non coincidono, anche giuridicamente parlando. Insieme alle verifiche di funzionalità , la prima serve a dimostrare che il singolo apparecchio continui a misurare correttamente nel tempo. L’omologazione riguarda invece il riconoscimento tecnico-giuridico del dispositivo come strumento idoneo a costituire fonte di prova ai fini dell’accertamento della violazione.
Già nel 2024 la Corte di Cassazione aveva sottolineato che l’approvazione è un passaggio non sovrapponibile all’omologazione. Il testo del Codice della Strada ha poi continuato a collocare proprio l’omologazione al centro della disciplina probatoria.
Ecco allora che con l’ordinanza 7374 del 2026, la Cassazione insiste sul fatto che le apparecchiature di misurazione della velocità debbano essere periodicamente tarate e verificate e che l’amministrazione deve farsi trovare pronta nel fornire la prova sia della taratura sia dell’iniziale omologazione. Dall’altro, la Suprema Corte ha respinto il ricorso in un caso nel quale il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sul fatto che il dispositivo fosse privo di omologazione formale.
Oggi impugnare una multa per superamento dei limiti di velocità , così come registrato da un autovelox fisso o mobile, è ancora possibile, ma è evidentemente diventato più difficile pensare di vincere limitandosi a sollevare in modo generico il tema dell’omologazione dell’apparecchio. Questa ordinanza mette a disposizione dei Comuni e delle polizie locali un argomento più spendibile per difendere i verbali quando riescono a produrre una documentazione completa sulle verifiche periodiche di funzionamento e sulla taratura. Il fronte dei ricorsi automatici rischia quindi di restringersi perché il giudice potrebbe ritenere non decisiva la sola mancanza di omologazione allegata in astratto, soprattutto se l’ente deposita certificazioni tecniche aggiornate.
La stessa ordinanza ribadisce che in presenza di contestazione sull’idoneità dell’apparato l’amministrazione deve offrire prova positiva mediante certificazioni di omologazione e conformità , senza affidare a mezzi alternativi di dimostrazione del corretto funzionamento. Chi riceve una multa continua quindi ad avere spazio per verificare se l’ente abbia tutta la documentazione necessaria, se le verifiche siano state svolte nei tempi corretti e se il verbale sia sorretto da un fascicolo tecnico completo.
La nuova ordinanza della Corte di Cassazione non riguarda soltanto la tenuta tecnica dell’autovelox. Il collegio giudicante ha infatti respinto anche la censura relativa al tratto stradale e ricordato che la scelta delle strade o dei tratti nei quali è ammesso il rilevamento a distanza senza contestazione immediata è rimessa al prefetto, con valutazioni che hanno un contenuto discrezionale e che non possono essere rimesse in discussione dal giudice nel merito.
Nel caso di Pescara, la Corte di Cassazione ha ritenuto che la ricorrente non avesse fornito elementi sufficienti per dimostrare l’inidoneità del tratto inserito nel decreto prefettizio ed “è stato accertato che l’apparecchio utilizzato per la rilevazione a distanza delle infrazioni contestate fosse stato sottoposto alla verifica periodica di funzionamento nell’arco dell’anno dall’ultima verifica di funzionamento dell’apparecchio” e di conseguenza è stata rilevata “l’infondatezza della censura“.
Non è però detto che ogni contestazione sia destinata a cadere. Restano rilevanti i profili relativi alla corretta segnalazione preventiva della postazione, alla validità del decreto prefettizio quando richiesto, alla completezza del verbale, alla regolarità della notificazione e alla produzione documentale da parte dell’amministrazione. Anche perché il Codice della strada continua a prevedere garanzie formali e la giurisprudenza non abolito l’onere probatorio dell’ente accertatore.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato nel 2026 il percorso per il nuovo decreto sull’omologazione dei dispositivi di rilevazione con la trasmissione del testo per la notifica a Bruxelles. Lo stesso Mit ha comunicato che, su circa 11.000 dispositivi informalmente rilevati, solo 1.000 sarebbero automaticamente omologati secondo il nuovo impianto. Sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è già comparso a febbraio 2026 il decreto dirigenziale che fa espressamente riferimento all’omologazione dispositivi stradali per l’accertamento delle infrazioni.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 09:11:12 +0000Per migliorare la mobilità di domani, in particolare su Smart Road, è al vaglio una novità che riguarda le auto di ultima generazione a guida autonoma. Il quarto colore nei semafori, che darebbe alle vetture connesse tra loro la possibilità di procedere in maniera ordinata riducendo i tempi di attesa e migliorando i flussi di traffico. In alcune città italiane, tra cui la Capitale, potrebbe rappresentare una svolta.
I semafori, concepiti con le tre classiche luci, potrebbero cambiare dopo oltre un secolo. Al rosso, al giallo e al verde si aggiungerebbe anche il colore bianco che, in futuro, potrebbe essere testato a Roma. Una novità che andrebbe a inserirsi nel contesto dei Sistemi di Trasporto Intelligenti (ITS) volti a regolare i flussi di traffico in modo automatizzato. La luce bianca servirebbe a coordinare il movimento dei veicoli a guida autonoma, consentendo all’infrastruttura stradale di creare un collegamento direttamente col software delle vetture connesse per gestire le precedenze e le manovre agli incroci.
Per valutare eventuali problemi ed effetti positivi sulla circolazione in città , Roma rappresenterebbe il test perfetto. In base a quanto riportato sulle colonne del Giornale, l’idea ha preso vita dopo la pubblicazione di una ricerca della North Carolina State University, che si è occupata della gestione in sicurezza del traffico in presenza di veicoli AV (Autonomous Vehicles).
L’analisi è nata per rendere più efficace la circolazione, cercando di diminuire il traffico e migliorare anche la sicurezza agli incroci. Il quarto colore, creato per i veicoli a guida autonoma, favorirà la mobilità in modo sincronizzato. Se un automobilista su una vettura di “vecchia generazione” si trova nel mezzo del traffico di veicoli autonomi non deve far altro che seguire la macchina (autonoma) davanti a sé, guidata dalla luce bianca del semaforo.
Per ora le strade dotate di sistemi di comunicazione e connessione con le auto sono limitate. Con la diffusione delle nuove vetture connesse e a guida autonoma le Smart Road dovrebbero diventare la norma. Con i semafori con la luce bianca si testerà un’organizzazione impeccabile dei veicoli intelligenti in grado di coordinarsi per superare l’incrocio, comunicando sia con la strada che con gli altri mezzi.
L’obiettivo è ridurre i ritardi legati al traffico del 10%, visto che non si andrebbero a creare attese dovute a incertezze o a errori umani. Le Smart Road e il dialogo in tempo reale tra veicoli, con eventuali ostacoli presenti sul percorso già conosciuti, aprirebbero le porte a un sistema dinamico. Per chi guida una vettura tradizionale, la presenza della luce bianca potrebbe comportare cambiamenti nelle abitudini di guida. In un mondo perfetto tutto il vetusto parco auto nostrano dovrebbe essere sostituito da nuove vetture evolute.
La luce bianca sarà un segnale tecnico dedicato esclusivamente alla comunicazione tra il semaforo e i sensori dei veicoli a guida autonoma, ma nella sostanza potrebbe esserci una caotica mescolanza tra vetture di ultima generazione e auto datate, creando un effetto Havana proprio come a Cuba. Secondo lo studio, la luce bianca determinerebbe una diminuzione dei tempi di attesa fino al 94%, migliorando anche l’efficienza nei consumi di carburante e portando a una riduzione significativa delle emissioni inquinanti nell’atmosfera.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 09:00:46 +0000La Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento europeo ha fatto un primo importante passo in avanti per l’introduzione dei documenti di immatricolazione digitali e per la condivisione obbligatoria dei dati tra gli Stati membri dell’Ue. L’obiettivo della nuova disposizione è quello di ridurre la burocrazia, aumentando la trasparenza del mercato per contrastare le frodi in modo più concreto.
La revisione delle norme relative ai documenti di immatricolazione dei veicoli è uno dei temi principali per snellire una pesante burocrazia del Vecchio Continente. Il lancio in Europa di un certificato digitale, accompagnato da nuovi obblighi di condivisione dei dati per contrastare frodi, manipolazioni del chilometraggio e traffico di veicoli rubati, è sul tavolo della Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento.
Entro tre anni dall’entrata in vigore della nuova disposizione dovrebbe arrivare il certificato di immatricolazione digitale. Per snellire le procedure amministrative per cittadini e autorità e rendere più agevole una circolazione dei dati tra Stati membri, per le autorità di controllo, si sta lavorando a una rivoluzione ormai necessaria. La nuova norma penserà anche a coloro che hanno limitate competenze digitali, conservando su richiesta una versione cartacea.
Il Parlamento potrebbe risolvere tante annose questioni con l’utilizzo di codici QR per consentire un accesso immediato e verificabile alle informazioni essenziali del veicolo. In questo modo basterebbe una registrazione elettronica con marca, modello e peso del mezzo, dati personali del proprietario, esiti delle revisioni periodiche ed eventuale cancellazione dell’immatricolazione per avere un quadro generale consultabile e modificabile in pochi secondi.
Le informazioni verrebbero rese disponibili in formato digitale per consentire il lavoro degli ispettori e velocizzare le procedure di reimmatricolazione dei veicoli. Con il voto degli eurodeputati si è deciso di avviare i negoziati con gli Stati membri dell’Ue sulla forma definitiva della normativa. Si aspetta il via libera della plenaria di Strasburgo, prevista per fine aprile.
Il testo, con 39 voti a favore e un contrario con una sola astensione, mira a rendere digitali i certificati di immatricolazione per i veicoli. Il progetto di testo “impone ai paesi Ue di rendere accessibili i registri di immatricolazione dei veicoli†al fine di “contrastare le frodi, le pratiche dubbie nel commercio di auto usate e il traffico illegale di veicoli rubatiâ€. Oltre allo scambio delle informazioni suddette l’Eurocamera ha specificato “l’obbligo di condividere i dati di telerilevamento e quelli relativi ai veicoli pesanti che sono stati manomessiâ€.
Le nuove generazioni avranno la possibilità di ricevere una tutela maggiore contro frodi e traffici illeciti. La condivisione obbligatoria dei dati tra gli Stati membri, contrasterà le manipolazioni del chilometraggio, le truffe nel mercato dell’usato e il traffico di veicoli rubati. Una svolta verso un mercato più trasparente e sicuro.
Il relatore Johan Danielsson, membro del Pe, ha aggiunto che la digitalizzazione garantirà risultati semplici ma efficaci, offrendo maggiori protezioni alle parti in causa, senza escludere versioni cartacee per evitare discriminazioni nell’adempimento degli obblighi amministrativi. Nella sessione plenaria di fine aprile si avrà l’ok definitivo e, a breve, la Commissione Trasporti voterà anche sulla posizione del Parlamento relativa all’aggiornamento delle norme Ue sulle ispezioni dei veicoli.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 07:58:21 +0000La tregua tra Usa, Israele e Iran ha determinato, nella giornata di ieri, un calo repentino del prezzo del petrolio: il Brent è sceso fino a 91,70 dollari al barile, una diminuzione di circa il 16% rispetto ai 109,27 dollari del giorno precedente, con ricadute positive anche sulle principali borse internazionali. Dopo che Washington e Teheran hanno concordato una tregua di due settimane, ora si attende una risposta delle compagnie petrolifere.
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha presieduto la Commissione, convocata per affrontare l’escalation della crisi in Medio Oriente, chiedendo a gran voce un adeguamento immediato dei prezzi presso i distributori. Da oltre un mese, come ben sappiamo infatti, il prezzo del diesel e della benzina è schizzato alle stelle, ma la responsabilità sarebbe tutta delle compagnie petrolifere.
La tregua momentanea potrebbe rappresentare solo una piccola boccata d’ossigeno. Secondo gli analisti in prospettiva, anche con un accordo definitivo di pace, Teheran potrebbe tornare a minacciare la chiusura dello Stretto più frequentemente. Urso, in una nota, ha spiegato che “sulla rete dei distributori italiani non risultano diffusi fenomeni speculativi, al netto di una ventina di casi già segnalati da Mister Prezzi e ora all’esame dei militari delle Fiamme Gialleâ€.
La questione è delicata perché il problema sarebbe a monte nella filiera petrolifera. In base a quanto ammesso dal Mimit, la crescita dei prezzi dei prodotti raffinati ha generato sensibili adeguamenti al rialzo dei prezzi delle più importanti compagnie petrolifere. Aumenti che ora non sono giustificati nemmeno da una carenza oggettiva di prodotto raffinato sul mercato.
La speculazione quindi arriverebbe dai piani alti; Eni, Q8, Ip, Tamoil e Api conseguentemente sono state convocate al ministero delle Imprese. Il taglio delle accise è stato prolungato sino al termine del mese di aprile perché le tensioni non sembrano destinate ad arrestarsi.
Urso si è confrontato con Giancarlo Giorgetti, titolare del Mef, per vagliare l’evoluzione di un fenomeno speculativo che deve terminare al più presto. Essendo colata a picco la quotazione del gasolio, è possibile che nei prossimi giorni si assista a un calo sensibile. Verranno rafforzati i controlli della Guardia di finanza su tutta la filiera distributiva dei carburanti. L’obiettivo rimane l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e la pubblicità dei prezzi al consumo, vagliando anche il mercato dei prodotti energetici.
Si teme un effetto rallentato dell’adeguamento dei prezzi. La tregua annunciata nella giornata di ieri in merito al conflitto quantomeno ha generato un abbassamento del costo del gas internazionale. Urso ha ampliato il discorso anche ai rincari dei prezzi dei carburanti nel settore aereo:
“Non c’è alcuna giustificazione perché aumentino, soprattutto alla luce di quanto avvenuto stanotte con la tregua. Qualunque forma di speculazione sarà colpita alla fonte”.
Vedremo come risponderanno le quattro grandi aziende di distribuzione dei carburanti. Il ministro, infine, ha ammesso che se tutti gli esportatori di energia del Golfo stoppassero la produzione nel giro di pochi giorni, il prezzo del petrolio salirebbe nuovamente sopra i 150 dollari al barile. La situazione rimane molto delicata per l’Italia, già alle prese da tempo con una crisi che sembra non finire mai.
Data articolo: Thu, 09 Apr 2026 06:52:34 +0000