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Il 5 maggio 2026 il traffico sulle principali autostrade italiane presenta situazioni di rallentamenti e code significative, con episodi di traffico intenso soprattutto sulla A12 Genova-Roma e sulla A22 Brennero-Modena. Notevole è la coda di 7 km tra Genova Nervi e il Bivio A12/A7 Milano-Genova, oltre a una coda di 4 km tra Vipiteno e il Confine di Stato per traffico intenso. Inoltre, sulla A1 Milano-Napoli un ampio tratto è interessato da temporali che rallentano la viabilità in entrambe le direzioni.
16:04 – Bivio A1/A11 Firenze-Pisa Nord e Firenze Impruneta
Traffico rallentato per temporali
Direzione in entrambe le direzioni
Tratta interessata lunga 5 km, dal km 285 al km 290.
16:03 – Bivio A1/A11 Firenze-Pisa Nord e Incisa – Reggello
Temporali in corso
Direzione in entrambe le direzioni
Tratta colpita di 33 km, dal km 285 al km 318.
15:54 – Incisa – Reggello e Firenze sud
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
Tratta lunga 4 km, dal km 314 al km 318.
15:31 – Calenzano e Bivio A1-Variante
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
Tratta lunga 10 km, dal km 267 al km 277.
15:29 – Firenze sud e Incisa – Reggello
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Napoli
Tratta lunga 17 km, dal km 301 al km 318.
16:05 – Genova Nervi e Bivio A12/A7 Milano-Genova
Coda per traffico intenso
Direzione Genova
Tratta lunga 7 km, dal km 0 al km 7.
16:04 – Chiavari e Rapallo
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Genova
Tratta lunga 9.9 km, dal km 28.4 al km 38.3.
15:28 – Grottammare e Pedaso
Coda di 2 km per lavori
Direzione Ancona
Tratta lunga 4.6 km, dal km 294.4 al km 299.
15:23 – Pescara Nord e Pineto
Coda di 2 km per lavori
Direzione Ancona
Tratta lunga 9 km, dal km 353 al km 362.
15:13 – Pedaso e Grottammare
Coda di 1 km per lavori
Direzione Taranto
Tratta lunga 2.3 km, dal km 288.4 al km 290.7.
15:52 – Milano est e Cormano
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Torino
Tratta lunga 8.4 km, dal km 129.9 al km 138.3.
15:25 – Cormano e Milano est
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Trieste
Tratta lunga 8.4 km, dal km 138.3 al km 129.9.
15:53 – Corso Malta verso Pozzuoli
Coda in entrata per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
Non è indicata una lunghezza precisa della coda.
15:47 – Doganella e Corso Malta
Coda per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
Tratta lunga 0.8 km, dal km 18.8 al km 19.6.
15:05 – Bivio A7/A12 Genova-Livorno e Genova Bolzaneto
Coda per traffico intenso
Direzione Milano
Tratta lunga 2.9 km, dal km 125.8 al km 128.7.
15:02 – Uscita a Genova Bolzaneto provenendo da Genova
Coda per traffico intenso
Direzione Milano
Nessuna lunghezza specificata.
15:47 – Como Monte Olimpino e Chiasso Uscita Merci
Coda per operazioni doganali
Direzione Svizzera
Tratta lunga 1.95 km, dal km 39.42 al km 41.37.
15:08 – Vipiteno e Confine di Stato
Coda di 4 km per traffico intenso
Direzione Brennero
Tratta lunga 15.9 km, dal km 0 al km 15.9.
14:50 – Udine sud e Confine di Stato
Pioggia in corso
Direzione in entrambe le direzioni
Tratta lunga 101.4 km, dal km 18.5 al km 119.9.
15:37 – Inizio Complanare e Bivio Complanare / GRA
Code a tratti per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione G.R.A.
Tratta lunga 2.2 km, dal km 0 al km 2.2.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Tue, 05 May 2026 14:08:00 +0000Continua il buon momento del mercato delle quattro ruote in Italia. Il mese di aprile 2026, infatti, si è chiuso con immatricolazioni in netta crescita rispetto ai dati dello scorso anno, soprattutto grazie al contributo delle auto elettriche e delle ibride plug-in. Andiamo a riepilogare tutti i dati relativi all’andamento del mercato italiano sulla base dei numeri forniti da Unrae.
Le immatricolazioni di nuove autovetture in Italia nel corso del mese di aprile 2026 sono cresciute dell’11,7%, per un totale di 156 mila unità (con un incremento di circa 16 mila unità rispetto ad aprile 2025). La crescita è ancora più significativa se si analizza l’andamento delle vendite tra privati: in questo caso, infatti, il totale è di 78 mila unità con un incremento percentuale pari al 19,3%.
I dati relativi al mese di aprile rafforzano il buon momento del mercato delle quattro ruote del nostro Paese. Nel parziale annuo (gennaio – aprile), le vendite sono state pari a 645 mila unità con un incremento del 9,9% su base annua. Per quanto riguarda le vendite ai privati, invece, il totale è di 338 mila unità , con un incremento del 10,2%.
Un contributo decisivo alla crescita del mercato italiano arriva dalle auto elettriche e dalle auto ibride plug-in. Queste due categorie, infatti, hanno fatto registrare una crescita significativa.
Nel corso del mese di aprile 2026, infatti, i dati di vendita sono i seguenti:
Per quanto riguarda il parziale annuo, invece, si registrano i seguenti numeri:
Questi risultati non sono una sorpresa: già il primo trimestre del 2026 aveva confermato l’ottimo stato di salute di elettriche e ibride plug-in, con numeri in netta crescita rispetto allo scorso anno.
Nel corso del mese di aprile 2026, il Gruppo Stellantis si conferma leader del mercato con oltre 48 mila unità vendute e una crescita del 13,65%. Nel parziale annuo, invece, le vendite sono state 206 mila unità con un incremento del 15,12%. In entrambi i casi, l’azienda è riuscita a battere il mercato, ottenendo una crescita percentuale superiore alla media. Il merito è soprattutto di Fiat che registra un +31% ad aprile e un +30% nel parziale annuo. Ricordiamo che Stellantis sta dominando il mercato dei veicoli commerciali con numeri in crescita in Italia.
Nulla di nuovo per quanto riguarda le auto più vendute, con la Panda che continua a dominare la classifica, confermandosi come la preferita dagli italiani. Ecco la Top 10 di aprile 2026:
Questa, invece, è la Top 10 del parziale annuo:
In Italia stanno cominciando ad accadere episodi che ci lasciano davvero perplessi e fanno emergere interrogativi importanti. La lotta alla contraffazione oggi ci porta in Calabria, dove i finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro, hanno scovato l’ennesimo “furbetto”. Insieme al personale specializzato inviato direttamente da Ferrari, gli agenti hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dal Tribunale, con il quale è stato disposto lo smontaggio e la distruzione di alcuni elementi falsificati montati su una sportiva simile a un’iconica vettura del Cavallino.
Dando uno sguardo al video in basso, pubblicato sulla pagina Instagram Noidicalabrianotizie, vi risulterà assurdo che la Rossa, chiaramente contraffatta, sia stata proposta in un annuncio come una vera Ferrari, ma bisogna considerare che non tutti hanno una conoscenza approfondita delle Case costruttrici e dei loro veicoli.
Dalla base di una vecchia Toyota è stata elaborata una carrozzeria che avrebbe dovuto ingannare un ingenuo cliente. L’obiettivo era vendere un’auto datata della Casa giapponese come una costosa Ferrari F355 GTS.
Al di là del fattore estetico, l’auto modenese ai tempi era considerata un portento a livello prestazionale. La biposto presentava motore centrale posteriore a 8 cilindri e venne realizzata dalla Ferrari dal 1994 al 1999. La F355 venne commercializzata in tre varianti di carrozzeria: coupé (F355 Berlinetta), targa (F355 GTS) e cabrio (F355 Spider). L’erede della 348 ricevette questo nome per la cilindrata totale di 3,5 litri e le 5 valvole per cilindro. La firma dello Studio Pininfarina e il motore Ferrari Dino, posizionato nella parte centrale dell’auto, non avrebbero mai potuto ingannare un esperto di supercar italiane.
Il cuore pulsante della F355 era un 8 cilindri a V di 90° di 3,5 litri di cilindrata con distribuzione a 5 valvole per cilindro, capace di sprigionare una potenza massima di 380 CV a 8250 giri/min, superiore rispetto ai 300 CV della 348. La F355 nacque da un lungo e meticoloso studio aerodinamico, puntando su innovazioni che nascevano dall’esperienza in pista della Scuderia emiliana. Nel 1997 i tecnici sostituirono il tradizionale cambio manuale a 6 rapporti + RM con uno elettroattuato “tipo F1”. La frizione era di tipo semiautomatico come le monoposto della massima categoria del Motorsport. Una rivoluzione che oggi è arrivata su tutte le vetture della gamma Ferrari.
Per apparire una F355 GTS, dotata di un tettuccio apribile rigido classico delle vetture targa, la Toyota era stata radicalmente modificata nella carrozzeria e negli accessori, sia esterni che interni. Stemmi, elementi di design e parti meccaniche originali della Toyota, come cerchi, volante, battitacco, passaruota, cofano anteriore e posteriore, erano stati sostituiti con prodotti apparentemente identici a quelli della Ferrari.
L’auto giapponese, dopo i lunghi lavori di trasformazione, era stata messa in vendita – pubblicizzandola anche sul web – come Ferrari, senza indicazione del prezzo. Il proprietario è stato prima denunciato alla Procura della Repubblica di Catanzaro per contraffazione e, successivamente, rinviato a giudizio. Una brutta storia che avrebbe potuto trasformarsi in truffa per un malcapitato con il sogno nel cassetto di una Rossa del Cavallino. Per fortuna i finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro sono intervenuti in tempo, scongiurando il peggio. All’esito degli accertamenti l’autorità giudiziaria ha infine disposto la distruzione dei componenti oggetto di contraffazione.
Data articolo: Tue, 05 May 2026 12:52:51 +0000Per moto radiata per esportazione si intende che il motoveicolo è stato cancellato dal Pubblico registro automobilistico e dall’Archivio nazionale dei veicoli perché destinato a lasciare l’Italia per essere immatricolato in un altro Paese. Da quel momento, la moto non è più un veicolo attivo nel sistema italiano e non può circolare sulle strade nazionali con le vecchie targhe italiane.
La base normativa è l’articolo 103 del Codice della Strada che disciplina la cessazione della circolazione dei veicoli a motore e dei rimorchi. La norma prevede che per esportare all’estero autoveicoli, motoveicoli o rimorchi, l’intestatario o l’avente titolo debba richiedere la cancellazione dall’Archivio nazionale dei veicoli e dal Pra con successiva restituzione di targhe e documenti di circolazione. Il Codice della Strada stabilisce quindi che la cancellazione è subordinata alla regolarità della revisione o all’accertamento dell’idoneità alla circolazione.
In seguito alla modifica dell’articolo 103 del Codice della Strada, la radiazione per esportazione deve essere richiesta prima del trasferimento del veicolo all’estero. Dal primo aprile 2021 non è quindi più possibile richiedere la radiazione per esportazione tramite gli uffici consolari italiani all’estero. Chi ha trasferito la moto fuori dall’Italia deve rivolgersi agli uffici competenti in Italia secondo le procedure previste e non può più contare sul canale consolare come accadeva in passato.
La richiesta può essere presentata dall’intestatario della moto oppure da un avente titolo, per esempio un erede o un proprietario che non risulti ancora intestatario al Pra ma possa dimostrare il proprio diritto sul veicolo.
Quando la richiesta arriva da un soggetto diverso dall’intestatario serve un titolo idoneo: atto di vendita, accettazione di eredità , verbale d’asta, provvedimento della pubblica amministrazione o altro documento valido secondo le forme previste dalla legge. Se la moto viene venduta a un acquirente estero, bisogna chiarire chi si occupa della radiazione, quando avviene il passaggio di proprietà , quali documenti saranno consegnati e in quale momento il veicolo può lasciare l’Italia.
Per radiare una moto per esportazione servono il numero di targa, l’istanza unificata, un documento di identità valido, la carta di circolazione e il certificato di proprietà oppure il Documento Unico. Il veicolo deve poi essere in regola con la revisione periodica. Se targhe o documenti non sono disponibili perché smarriti o rubati, bisogna produrre la relativa denuncia.
Le targhe devono essere restituite. È uno degli effetti della radiazione: la moto non mantiene la sua identità italiana per essere usata all’estero. Una volta completata la pratica, viene rilasciato un Documento Unico non valido per la circolazione che attesta l’avvenuta radiazione per esportazione. Questo documento serve poi nella fase dell’immatricolazione nel Paese di destinazione.
Una moto radiata per esportazione non può circolare in Italia come se fosse ancora immatricolata. Le targhe italiane sono state restituite o devono esserlo, il veicolo non risulta più iscritto al Pra e all’Archivio nazionale dei veicoli e il Documento Unico rilasciato dopo la radiazione non abilita alla circolazione. Se il proprietario o l’avente titolo deve raggiungere su strada il Paese estero di destinazione, può chiedere il rilascio del foglio di via e delle targhe provvisorie agli uffici provinciali della Motorizzazione civile o a uno studio di consulenza automobilistica. Lo stesso articolo 103 del Codice della Strada stabilisce che per raggiungere i transiti di confine il veicolo cancellato può circolare soltanto se munito di foglio di via e targa provvisoria.
I costi amministrativi della radiazione sono contenuti se la pratica viene svolta negli uffici competenti. Le voci sono 13,50 euro di emolumenti Aci, 32 euro di imposta di bollo e 10,20 euro di diritti Motorizzazione civile, a cui possono aggiungersi costi di riscossione o compensi dell’agenzia se ci si affida a uno studio di pratiche auto. Chi fa tutto autonomamente sostiene gli importi fissi. Chi si rivolge a un’agenzia paga anche il servizio di intermediazione che può essere comodo quando la vendita è urgente, quando la documentazione è complessa o quando il proprietario non vuole occuparsi della procedura.
Il costo più insidioso è quello che può emergere se la moto non è in regola con revisione, documenti, vincoli, fermo amministrativo o pendenze. In quel caso la pratica può bloccarsi e il proprietario deve prima risolvere il problema alla radice. Uno degli effetti più importanti della radiazione riguarda la tassa automobilistica, il bollo moto.
L’obbligo di pagamento termina a partire dal periodo tributario successivo alla data dell’annotazione della radiazione. Non bisogna interpretarla come cancellazione retroattiva automatica di ogni debito precedente. Se il bollo era dovuto prima della radiazione, l’obbligo resta. La radiazione impedisce il maturare dei periodi successivi, ma non cancella eventuali arretrati, sanzioni o accertamenti collegati alla proprietà precedente.
La radiazione per esportazione non è sempre consentita. Se sulla moto è iscritto un fermo amministrativo, bisogna prima cancellarlo pagando le somme dovute al concessionario della riscossione. Solo dopo si può chiedere la cessazione della circolazione per esportazione. La situazione è analoga in presenza di pignoramenti, sequestri o ipoteche. Se sul veicolo risulta un pignoramento o un sequestro deve essere allegato un atto che dimostri l’assenso alla radiazione da parte del creditore o dell’autorità competente. Per l’esportazione di veicoli con ipoteche iscritte e non ancora scadute, serve l’assenso del creditore in forma di scrittura privata autenticata dal notaio.
Vale la pena ricordare che la cancellazione è disposta a condizione che il veicolo sia in regola con gli obblighi di revisione o sia stato sottoposto, nell’anno in cui ricorre l’obbligo, a visita e prova per l’accertamento dell’idoneità alla circolazione. U moto che deve uscire dal territorio nazionale, magari circolando fino al confine con foglio di via e targa provvisoria, deve comunque avere una condizione tecnica verificabile. Questo elemento distingue nettamente la radiazione per esportazione dalla demolizione. Se una moto è destinata a essere distrutta, il percorso è diverso e coinvolge centri autorizzati. Se è destinata a circolare all’estero, l’ordinamento pretende che non si tratti di un mezzo privo dei requisiti minimi.
La radiazione per esportazione e la radiazione per demolizione hanno un effetto comune: la moto esce dal sistema della circolazione italiana. Nel primo caso il veicolo è destinato a essere trasferito e immatricolato all’estero. Nel secondo caso viene avviato alla distruzione tramite un demolitore autorizzato. Una moto radiata per demolizione non può essere reimmessa sul mercato come veicolo da esportare. Una moto radiata per esportazione resta un bene destinato a continuare la propria vita amministrativa in un altro Paese.
Dopo la radiazione, la moto deve essere immatricolata nel Paese di destinazione secondo le norme locali. In genere servono il documento che attesta la cancellazione italiana, la documentazione tecnica del veicolo, eventuali certificati di conformità , controlli tecnici, verifiche sulle emissioni, pagamento di tasse locali e rilascio delle nuove targhe.
Data articolo: Tue, 05 May 2026 12:00:36 +0000Il trionfo di Alex Marquez in Spagna è stato indolore per Marco Bezzecchi, autore di una gara tranquilla che gli ha permesso di consolidare la leadership nel campionato. Il secondo posto di Jerez de la Frontera, circuito non amico dell’Aprilia, rappresenta l’ennesimo segnale che il 2026 rischia di essere la stagione del passaggio di consegne tra la Ducati e la Casa di Noale.
L’unico pilota che avrebbe le qualità di ribaltare la situazione prende il nome all’anagrafe di Marc Marquez. Per la giusta continuità e per incominciare una rimonta il 9 volte iridato avrebbe bisogno di ritrovare una perfetta forma fisica. A seguito del botto di Mandalika, causato proprio da una entrata kamikaze di Bezzecchi nel 2025, il ducatista non ha più provato il gusto della vittoria in un Gran Premio. Le Mans non rientra tra i suoi tracciati preferiti, avendo ottenuto appena due successi in top class dal 2013 ad oggi.
Nella passata stagione Johann Zarco ha interrotto una striscia di vittorie di Ducati che durava dal 2020. La Desmosedici persino nel biennio pessimo di Valentino Rossi si era confermata al vertice. Jorge Martin si era imposto nel 2024, mentre nell’annata precedente aveva vinto l’attuale alfiere di punta italiano dell’Aprilia. Nel 2022 salì sul primo gradino del podio Enea Bastianini, mentre Miller e Petrucci vinsero le due edizioni precedenti. All’appello, nell’olimpo dei ducatisti, manca Bagnaia che sta attraversando il peggiore inizio stagionale da quando è in sella a una Rossa.
Il circuito Bugatti di Le Mans, intitolato all’italiano Ettore Bugatti, è caratterizzato da 14 curve (9 a destra, 5 a sinistra). Si tratta di un tracciato “stop-and-go” con brusche decelerazioni e lunghi rettilinei. Per avere la meglio sugli avversari occorre una ottima trazione in accelerazione e una super stabilità in percorrenza. Il primato di successi a Le Mans appartiene a Jorge Lorenzo: 5 trionfi per il maiorchino in MotoGP tra il 2009 e il 2016. Valentino Rossi ci ha vinto sia in sella alla Honda che alla Yamaha.
L’Aprilia non ha mai trionfato in top class a Le Sarthe, ma i piloti sanno come farlo. Oltre a “Simply the Bez” e Jorge Martin, già vincitori a Le Mans con Ducati, vi sono diversi piloti che proveranno il colpaccio in Francia. Fabio Di Giannantonio sta attraversando un periodo di forma smagliante, avendo concluso sul podio in due occasioni negli ultimi tre GP. Fari puntati anche su Pedro Acosta, che al quarto posto nella graduatoria mondiale, a 35 punti da Bezzecchi, proverà a estrarre una performance di alto profilo. Sullo sfondo poi ci sono sempre attardate Honda e Yamaha che stanno solo aspettando il passaggio alla nuova generazione di moto 850cc.
Il Gran Premio verrà trasmesso in diretta integrale da Sky Sport sul canale Sky Sport MotoGP (anche in mobilità su SkyGo) e in live streaming su NOW. Stavolta anche TV8 offrirà in diretta l’evento domenicale. La sfida principale del GP di Francia 2026 di MotoGP sarà di 27 giri, mentre la SR di sabato si disputerà su 13 giri. Nelle categorie minori, la Moto2 avrà una gara di 22 giri e la Moto3 ne completerà 20. Di seguito gli orari dettagliati delle trasmissioni di Sky Sport:
Venerdì 8 maggio
Sabato 9 maggio
Domenica 10 maggio
Scordatevi il vecchio dispetto del vicino o la ragazzata fatta per noia. Oggi, se la mattina trovi la portiera ridotta in cattive condizioni, hai poco da prendertela con la sfortuna: tuo malgrado, sei finito in uno script online. Corre veloce il vandalismo 3.0, un cortocircuito dove si fatica a scindere la violenza gratuita dall’esibizionismo da smartphone. Nelle strade delle maggiori città , da Milano a Roma, fino a Torino, una vettura parcheggiata attira anche le sgradevoli attenzioni di facinorosi, disposti a qualunque scorrettezza pur di guadagnare popolarità online.
Qui il furto non c’entra. Il punto è affermarsi a spese altrui, in uno scenario dove non esistono limiti, tra individui pronti a esibirsi sul tetto della macchina come se fosse una pista da ballo, a staccare loghi come se fossero scalpi e a firmare le scorribande con una cattiveria mai vista prima. Tutto nasce dalle challenge: sfide nate sui social dove vince chi la spara più grossa, chi rompe di più. Il video viene girato in diretta, mentre i coetanei esaltano l’impresa perché, nella prospettiva distorta di certi ragazzi, una manciata di like batte il rispetto verso gli altri.
L’amarezza vera si nasconde qui: l’auto viene colpita a causa della sua visibilità e della facilità nel passarla liscia. Ferma, esposta, spesso lasciata a lungo fuori, si presta alle pratiche illecite dei “giustizieri della notte”, che se la prendono con ogni componente per mettere in bella vista il trofeo “personale”.
In passato avrebbe cercato il completo anonimato, oggi invece pensa all’inquadratura, fiero delle proprie “prodezze” e poco importa degli effetti sulle ignare vittime. Con il malcapitato di turno ridotto a comparsa involontaria di una clip, il video resterà magari online solo per poche ore, ma lascerà dietro una fattura salata.
E il divertimento finisce. Oltre a dover sbollire la rabbia, chi trova la macchina rovinata deve fotografare i danni, capire se ci sono telecamere nei dintorni, presentare denuncia, contattare l’assicurazione, portare il veicolo dal carrozziere e augurarsi il risarcimento. Non sempre va così. Tra franchigie, esclusioni e iter amministrativi, il proprietario rischia di pagare comunque una parte importante della spesa. E poi bisogna considerare il periodo di indisponibilità del mezzo, con la quale magari ci si reca sul posto di lavoro o si accompagnano i figli a scuola.
Ma passiamo ai conti. In media – spiega Davide Galli, presidente Federcarrozzieri, a Quattroruote – un graffio “da manuale” con una chiave su una fiancata costa sui 1.500 euro, perché le auto sono diventate ben più complesse, delle fragili “astronavi” piene di tecnologia. Qualora il vandalo becchi una vernice particolare o uno dei tanti sensori ADAS presenti sulle vetture di ultima generazione, la spesa da mettere in preventivo lievita a dismisura, in quanto l’intervento interessa pure elettronica.
Resta il paradosso di un’epoca in cui la visibilità digitale ha più valore della proprietà privata e dove l’unico vero deterrente sembra essere rimasto la speranza di un occhio elettronico – quello di una dashcam o di una telecamera comunale – capace di trasformare una clip virale in una prova schiacciante in tribunale.
Data articolo: Tue, 05 May 2026 10:10:17 +0000A volte, purtroppo, ritornano. La chiamano spiaggia del deserto e promette di tenere in allarme tutti quegli automobilisti che non possono conservare la loro amata vettura in garage. Mentre la fase di maltempo si appresta a colpire gran parte del territorio italiano, viene il momento di pensare a come proteggersi dalle classiche precipitazioni stagionali e da un carico massiccio di pulviscolo sahariano.
Si ricrea la dinamica in cui una perturbazione attiva un meccanismo meteorologico complesso, dove le cosiddette “piogge sporche” coprono ogni superficie con una patina giallastra decisamente antiestetica. Impossibile non far caso alle tracce del loro passaggio: troppo evidenti, troppo fastidiose da mandare via.
Ma da dove nasce il fenomeno? Da una profonda bassa pressione che spinge verso il Nord Africa, in modo simile a un gigantesco aspirapolvere atmosferico, che finisce per risucchiare verso l’alto detriti e sedimenti. A questo punto, le correnti calde e impetuose dello Scirocco caricano l’aria di polvere prelevata dal cuore del deserto e la spingono a quote altissime.
Dopo migliaia di chilometri, il percorso si conclude proprio sopra le nostre città , sotto forma di enormi masse cariche di sabbia, pronte a precipitare al primo accenno di maltempo. Quando le nuvole si aprono, la pioggia “intrappola” le particelle e le deposita ovunque, fino a trasformare il metallo delle auto in una sorta di tela imbrattata difficile da ripulire senza fare danni.
Secondo gli ultimi aggiornamenti, la fase critica del fenomeno si concentrerà tra martedì 5 e mercoledì 6 maggio, soprattutto nelle regioni del Nord, nei settori tirrenici e nella Sardegna. Anche se molti automobilisti, davanti alla vettura ricoperta da strani granelli, potrebbero minimizzare quasi il problema, il mezzo rischia di subire conseguenze irreparabili. A differenza di quanto si possa immaginare, ciò che si deposita sulle auto non è sabbia pesante, bensì polvere finissima con una peculiarità : l’estrema abrasività .
L’istinto direbbe di rimuovere lo sporco con un semplice panno asciutto o tutt’al più umido, ma almeno per una volta è meglio non dargli ascolto prima di pentirsene a danno fatto, poiché il pulviscolo agisce sulla vernice come vera e propria carta vetrata. E nemmeno lasciare che le cose si aggiustino da sole è una buona idea. L’acqua cade sulla polvere già accumulata e tende a formare una poltiglia, in grado di segnare profondamente la vernice.
Sulla carrozzeria si formano macchie d’acqua persistenti e segni evidenti, un binomio risolvibile solo in centri specializzati. Molti professionisti segnalano danni alla vernice talmente gravi da rendere la riparazione un investimento inutile e antieconomico.
Per evitare simili disagi, la via più efficace rimane la prevenzione. Se non è disponibile un garage, ci si può procurare un comune telo protettivo (occhio, però, perché non sempre è consentito in strada), facile da reperire sia sulle piattaforme e-commerce sia nei negozi fisici specializzati. Rivolgersi a un operatore esperto aiuta a scegliere il materiale più indicato in base alle caratteristiche del veicolo, contrastando efficacemente l’insidioso nemico proveniente dal deserto.
Data articolo: Tue, 05 May 2026 08:54:50 +0000Dopo il successo nel GP di Miami, Andrea Kimi Antonelli entra ufficialmente in una dimensione che va oltre la semplice promessa. Tre gare, tre vittorie: un avvio che richiama inevitabilmente quello di leggende come Ayrton Senna e Michael Schumacher, capaci in passato di segnare l’inizio di un dominio già nei primi passi della stagione. Non è solo una questione di numeri, ma di percezione: Antonelli oggi corre con la sicurezza di chi sa già dove vuole arrivare.
La vittoria di Miami non è stata soltanto una dimostrazione di velocità pura. È stata, soprattutto, una gara di gestione. La Mercedes-AMG F1 ha costruito il successo attraverso una strategia chirurgica, leggendo perfettamente le fasi della corsa e adattandosi alle condizioni della pista. Antonelli ha fatto il resto. Nessuna forzatura, nessun errore, una capacità di amministrare il ritmo che raramente si vede in un pilota così giovane. Nei momenti chiave, quando la gara poteva cambiare direzione, ha scelto sempre la soluzione più lucida. È qui che si vede la differenza, non solo talento, ma controllo.
Tre su tre, un dato che pesa, inevitabilmente. Nella storia recente della F1, partire con una sequenza simile è qualcosa che appartiene a pochi eletti. Il riferimento a Senna e Schumacher non è solo suggestivo, ma quasi inevitabile per chi conosce il peso di certe statistiche. Quello che colpisce di Antonelli è il modo in cui affronta questi paragoni. Nessuna esaltazione, nessuna corsa a bruciare le tappe. Il bolognese resta ancorato a una realtà fatta di lavoro quotidiano e progressione costante. È proprio questa distanza dall’euforia che lo rende ancora più credibile.
Se la pista racconta un dominio nascente, le parole disegnano un profilo diverso. Antonelli predica prudenza. Dopo Miami, il messaggio è stato chiaro, la stagione è lunga, il margine di crescita è ampio e nulla è ancora deciso. È un atteggiamento che sorprende quanto le sue prestazioni. In un ambiente dove l’esposizione mediatica è altissima, mantenere questo equilibrio non è scontato. Ma è proprio qui che si intravede una maturità fuori dal comune. Non è un caso che, anche nei momenti più brillanti, il focus resti sempre sul lavoro. Migliorare, adattarsi, non perdere concentrazione. Sono queste le parole chiave del suo approccio.
“Nonostante l’ottimo inizio di stagione, non ci montiamo la testa. Siamo solo all’inizio e ci aspetta un lungo anno. Stiamo lavorando sodo e il team sta facendo un lavoro incredibile in questo momento. Senza tutti gli uomini e le donne di Brackley e Brixworth non saremmo in questa posizione. Continueremo a lavorare duramente, a dare il massimo in pista e a puntare a un altro weekend positivo in Canada” il commento post gara del giovane talento bolognese.
Dietro a questo avvio perfetto c’è anche il lavoro della Mercedes. Il team ha costruito un pacchetto tecnico competitivo, ma soprattutto ha creato le condizioni ideali per valorizzare il talento del proprio pilota. La gestione delle gomme, le scelte strategiche e la capacità di leggere la gara in tempo reale sono state determinanti a Miami. Ma ciò che emerge è una sinergia sempre più forte tra squadra e pilota. Antonelli non è solo il terminale finale della strategia, è parte attiva del processo decisionale. Questa sintonia è uno degli elementi che possono fare la differenza nel lungo periodo. Perché la velocità si può trovare, ma la coesione si costruisce nel tempo.
Anche Toto Wolff preferisce smorzare i toni: “Questo fine settimana abbiamo visto che la stagione sarà una vera e propria corsa allo sviluppo. Dobbiamo lavorare sodo come squadra per continuare a progredire, non rimanere fermi e portare prestazioni elevate in pista. Abbiamo avuto un buon inizio di stagione, ma le cose possono cambiare molto rapidamente. Non rallenteremo e siamo entusiasti della sfida che ci aspetta“.
Uno degli aspetti più impressionanti dell’avvio di stagione di Antonelli è la continuità . Non si tratta di exploit isolati, ma di una sequenza di prestazioni solide, precise, senza cali. In F1, mantenere questo livello è spesso più difficile che raggiungerlo. Ogni gara presenta variabili diverse, ogni circuito richiede adattamenti specifici. Antonelli ha dimostrato di saper gestire ogni contesto con la stessa lucidità . È questa la vera chiave del suo inizio. Non la singola vittoria, ma la capacità di replicarla.
Il successo in Florida potrebbe rappresentare un punto di svolta nella percezione del campionato. Fino a poche settimane fa, Antonelli era visto come una promessa di altissimo livello. Oggi è una realtà concreta. Miami è storia, ha certificato che può vincere non solo grazie al talento, ma anche grazie alla gestione e alla strategia. In altre parole, ha dimostrato di essere completo. E in F1, la completezza è ciò che distingue i grandi piloti dai campioni.
Ultime tre gare, tre pole e tre vittorie. Numeri che non hanno bisogno di interpretazioni. Ma non è solo il dato secco a impressionare. È il modo in cui sono arrivati. Pole position, gestione impeccabile, margini sugli avversari e nessun errore significativo. Antonelli non sta solo vincendo, sta convincendo.
Kimi è diventato il primo italiano con tre pole di fila da Riccardo Patrese nel 1991. Inoltre è anche il primo italiano con 4 prime file consecutive sempre da Patrese ma dal 1992. La classifica lo vede già leader in fuga con 100 punti e un vantaggio di 20 punti dal compagno di squadra costruito sulla costanza e sulla precisione. Un avvio che lo proietta tra i protagonisti assoluti del mondiale e che, inevitabilmente, alimenta aspettative sempre più alte
Parlare di futuro, oggi, sembra quasi riduttivo. Perché Antonelli è già presente. La vittoria di Miami non è un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso che sembra destinato a lasciare il segno. Il talento c’è, la squadra anche. Ora resta da capire quanto lontano potrà arrivare. Ma una cosa è certa, dopo le ultime tre gare, il messaggio è chiaro. Antonelli non è più una promessa, è già protagonista.
Data articolo: Tue, 05 May 2026 08:10:15 +0000Le nuove regole Ue sulla sicurezza stradale hanno una scadenza fissata: 7 luglio 2026. A partire da quella data le luci posteriori delle auto segnaleranno le frenate brusche con un rapido lampeggio, nel solco del Regolamento UE 2019/2144 sulla sicurezza stradale. Per eliminare gli istanti di esitazione che spesso precedono un incidente, gli enti comunitari introducono il nuovo segnale d’allarme visivo, obbligatorio per tutte le Case automobilistiche presenti nel Vecchio Continente.
Nella sua semplicità , il sistema potrebbe segnare un punto di svolta significativo sul fronte della sicurezza. Se oggi la pressione del pedale produce una luce rossa fissa, dal prossimo luglio le cose cambieranno radicalmente nelle situazioni di pericolo. Superata la soglia dei 50 km/h, in caso di decelerazione superiore ai 6 metri al secondo quadrato, i fanali posteriori inizieranno a lampeggiare in modo intermittente e rapido, attirando subito l’attenzione del conducente che segue.
Con questo trucco diminuiranno i tempi di reazione, perché il nostro cervello recepisce il segnale molto più velocemente rispetto a una luce statica, e spariranno le esitazioni che spesso portano al tamponamento in autostrada.
Al conducente non verrà richiesto niente, né di premere tasti né tantomeno di attivare funzioni particolari. In completa autonomia, i sensori di ABS ed ESP, che già oggi monitorano in maniera costante la stabilità e l’aderenza, riconosceranno la criticità della manovra e attiveranno il segnale luminoso in tempo reale. Nell’uso quotidiano, però, la differenza sarà impercettibile. Finché si resta nel flusso del traffico cittadino o si frena dolcemente, i fanali opereranno come al solito per evitare di abbagliare o confondere gli altri conducenti in assenza di un pericolo reale.
A ogni modo, la novità nel sistema di illuminazione rappresenta appena la punta dell’iceberg di un pacchetto di sicurezza molto ampio. Insieme alle luci adattive, le vetture di nuova immatricolazione integreranno una serie di tecnologie volte a correggere l’errore umano con sufficiente anticipo.
Ad esempio, la frenata automatica d’emergenza rileverà , oltre ai veicoli, pure gli utenti fragili della strada, vale a dire i pedoni e i ciclisti, mentre un rilevatore saprà riconoscere la stanchezza del conducente e gli suggerirà una sosta al peggioramento dei riflessi, oltre ad aiutarlo a mantenere la traiettoria corretta. Sempre in ottica di prevenzione, i veicoli integreranno l’Intelligent Speed Assistance, un sistema che incrocia i dati dei segnali stradali con le mappe digitali per segnalare il superamento dei limiti di velocità .
A bordo troveranno spazio altri strumenti funzionali, come il registratore di dati di evento, la cosiddetta scatola nera, e la predisposizione tecnica per l’alcolock, capace di impedire l’avviamento del motore se viene rilevato un tasso alcolemico fuori norma. La stretta sulla sicurezza non toccherà chi possiede già un’auto o chi ne acquisterà una usata nei prossimi anni.
L’obbligo scatterà esclusivamente per i modelli di nuova produzione registrati a partire dal 7 luglio 2026: da lì in avanti il mercato europeo sbarrerà i cancelli ai veicoli privi delle dotazioni indicate, stabilendo un prima e un dopo in cui la tecnologia lavora al servizio di tutti.
Data articolo: Tue, 05 May 2026 07:27:57 +0000In Italia, il giorno 05 maggio 2026, sono previsti due scioperi nel settore dei trasporti pubblici, con impatti specifici in alcune aree del territorio nazionale. Di seguito tutti i dettagli aggiornati su questi scioperi, con informazioni utili per lavoratori, pendolari e cittadini.
Nella provincia di Milano è indetto uno sciopero nel settore ferroviario, che coinvolge il personale della società Mercitalia Shunting & Terminal. Lo sciopero sarà attivo per 8 ore, nella fascia oraria dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio 2026. La manifestazione è di rilevanza provinciale, proclamata dai sindacati OSR USB Lavoro Privato, e riguarda la categoria “personale Soc. Mercitalia Shunting & Terminal provincia di Milano”.
Nella provincia di Firenze, Toscana, lo sciopero riguarda il settore ferroviario ed è di rilevanza territoriale. Il personale interessato è quello del settore manutenzione della società RFI Doit Firenze. L’agitazione durerà 8 ore e coinvolgerà la prestazione lavorativa dell’intera giornata del 5 maggio 2026. Lo sciopero è stato proclamato dal sindacato OSR USB Lavoro Privato e riguarda il personale del settore manutenzione RFI di Firenze.
Fonte: Mit
Data articolo: Tue, 05 May 2026 06:00:00 +0000Nel mese di maggio 2026 in Italia sono previsti diversi scioperi nei settori dei trasporti – ferrovie, aereo, trasporto pubblico locale, marittimo e servizi legati alla mobilità – che impatteranno in particolare alcune città e regioni su tutto il territorio nazionale. L’articolo raccoglie e riassume tutte le date chiave e i dettagli operativi dei principali scioperi, per garantire a cittadini, pendolari e lavoratori informazioni sempre aggiornate e affidabili. Segue il calendario degli scioperi previsti a maggio 2026, ordinati per città e cronologicamente, sempre in riferimento esclusivo agli scioperi calendarizzati nel periodo.
In Italia, per l’intera giornata del 1° maggio 2026, è stato indetto uno sciopero generale a rilevanza nazionale, che coinvolge tutto il personale dipendente pubblico e privato di tutte le province. Lo sciopero è stato proclamato dal sindacato USI-CIT e impatta tutti i settori lavorativi.
In Italia, per l’intera giornata, sono stati proclamati due scioperi nazionali che coinvolgono il personale della Società Elior Divisione Itinere addetto ai servizi di ristorazione a bordo dei treni Trenitalia, con modalità di mezzo turno per ogni turno di lavoro. I sindacati coinvolti sono FAST-CONFSAL e FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI.
Nella provincia di Milano (Lombardia), è indetto uno sciopero nel settore ferroviario, che coinvolge il personale della società Mercitalia Shunting & Terminal. Lo sciopero sarà attivo per 8 ore, nella fascia oraria dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio 2026. Proclamazione da OSR USB Lavoro Privato.
Nella provincia di Milano (Lombardia), prosegue lo sciopero ferroviario nel settore merci di Mercitalia Shunting & Terminal, dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio 2026, con la stessa organizzazione sindacale.
Nella provincia di Firenze (Toscana), sciopero ferroviario di 8 ore che coinvolge il personale manutenzione della società RFI Doit Firenze per l’intera prestazione del 5 maggio 2026. Indetto da OSR USB Lavoro Privato.
In Italia, nel settore marittimo, si segnala uno sciopero nazionale di 24 ore, dalle 00:00 alle 23:59, che coinvolge i lavoratori portuali (imprese ex art. 16, 17, 18 L. 84/94, ADSP e società che applicano il CCNL porti). Sindacato: USB Lavoro Privato.
Nella città di Trento (Trentino-Alto Adige), sciopero locale di 4 ore dalle 11:00 alle 15:00 del personale della società Trentino Trasporti, proclamato da OSR ORSA Trasporti.
Nella città di Potenza (Basilicata), sciopero locale di 4 ore dalle 15:01 alle 19:00 del personale della società Miccolis – Servizio Urbano di Potenza, proclamato da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL Autoferro.
Nella città di Napoli (Campania), sciopero locale di 24 ore che inizia alle 19:31 del 9/5 e termina alle 19:30 del 10/5. Coinvolto il personale della società EAV di Napoli. Sindacato: OSR ORSA Autferro TPL.
Nella città di Firenze (Toscana), sciopero territoriale di 24 ore del personale della società Autolinee Toscane bacino di Firenze, proclamato da OSP COBAS Lavoro Privato.
Nel settore aereo, sono previste molteplici astensioni dal lavoro a carattere nazionale e interregionale:
— In Italia, sciopero nazionale di 4 ore dalle 12:00 alle 16:00 del personale ADR Security aeroporti di Roma (Fiumicino e Ciampino), sindacato FAST-CONFSAL.
— In Italia, sciopero nazionale di 8 ore dalle 10:00 alle 18:00 del personale ENAV ACC Roma (RSA UILT-UIL), sciopero interregionale stesso orario per il personale ENAV Aeroporto di Napoli (RSA UILT-UIL).
— Sciopero nazionale di 8 ore dalle 10:00 alle 18:00 per piloti ed assistenti di volo EasyJet Airlines Limited (FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL-TA/ANPAC).
— Scioperi interregionali di 4 o 8 ore che coinvolgono il personale di enti e società di handling negli aeroporti di Palermo, Cagliari e Milano Malpensa (principalmente fra le 10:00 e le 17:00). Coinvolti: GH Palermo, Asc Handling, Aviapartner Palermo, Gruppo SOGAER (SOGAER, Sogaerdyn, Sogaersecurity) Aeroporto di Cagliari, Socc. Alha e MLE-Bcube Aeroporto Milano Malpensa.
Nella città di Novara (Piemonte), sciopero locale di 24 ore del personale della società SUN di Novara, proclamato da AL-COBAS.
Nella città di Catania (Sicilia), sciopero locale di 24 ore dalle 00:01 alle 23:59 del personale della società AMTS di Catania, proclamato da OSP CUB Trasporti.
In Italia, sciopero generale nazionale di 48 ore nei settori ferroviario e marittimo, che interessa tutte le categorie pubbliche e private (sindacato CSLE).
In Lombardia (tutte le province), sciopero provinciale di 24 ore (varie modalità ) del personale gruppo ATM di Milano (AL-COBAS).
In Puglia (Foggia), sciopero degli appalti ferroviari limitato al primo mezzo turno dal 00:01 (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL Ferrovieri/FAST-CONFSAL/ORSA Ferrovie).
In Toscana, sciopero negli appalti ferroviari con modalità seconda metà del turno (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL Ferrovieri/FAST-CONFSAL/ORSA Ferrovie).
In Veneto (tutte le province), sciopero regionale di 24 ore (varie modalità ) per il personale di Busitalia Sita Nord unità produttive Veneto, Umbria e Campania (USB Lavoro Privato/ADL Cobas).
In Italia, sciopero nazionale nel trasporto merci conto terzi di 120 ore dalle 00:00 del 25 maggio alle 24:00 del 29 maggio 2026, coinvolgendo servizi di autotrasporto in tutto il Paese (CNA Fita, Confartigianato Trasporti, FAI, FIAP, SNA Casartigiani, Uniat, Confcooperative lavoro e servizi, Legacoop produzione e servizi, AGCI).
Nella città di Udine (Friuli-Venezia Giulia), sciopero locale di 24 ore del personale della società Arriva Udine, proclamato da ASI-AU Associazione Sindacale Indipendente.
In Italia, sciopero generale nazionale di intera giornata (24 ore). Nel trasporto ferroviario dalle 21:00 del 28/5 alle 21:00 del 29/5, nel settore autostrade dalle 22:00 del 28/5 alle 22:00 del 29/5. Categorie coinvolte pubbliche e private (CUB, SGB, ADL Varese, SI-Cobas, USI-CIT).
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 01 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 04 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 05 maggio 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Tue, 05 May 2026 06:00:00 +0000Oggi 05 maggio 2026, lungo la rete autostradale italiana, i prezzi medi comunicati dall’Osservatorio del Mimit (ultimo aggiornamento 04-05-2026) sono: benzina self 1.967 €, gasolio self 2.116 €, gpl servito 0.924 € e metano servito 1.594 €. Di seguito trovi la tabella con i valori rilevati e, più sotto, una guida pratica alla composizione del prezzo alla pompa: dalla componente industriale a quella fiscale, tra accise e Iva, per capire perché i listini si muovono e come pianificare al meglio i rifornimenti.
Ultimo aggiornamento dati: Aggiornamento 04-05-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO (€) |
| Gasolio | SELF | 2.116 |
| Benzina | SELF | 1.967 |
| GPL | SERVITO | 0.924 |
| Metano | SERVITO | 1.594 |
Per la benzina, il prezzo finale pagato al distributore è il risultato dell’incastro di più voci. La componente fiscale pesa per il 58% e comprende accise e Iva: si tratta della parte più rilevante del conto, che rimane stabile finché non intervengono decisioni normative. La restante quota, pari al 42%, è la componente industriale. All’interno di questa, il costo della materia prima vale circa il 30% del prezzo e riflette l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e l’effetto del cambio euro/dollaro: quando il petrolio e i raffinati si apprezzano sui mercati o l’euro si indebolisce, la spinta al rialzo arriva direttamente alla pompa. Il margine lordo dell’operatore – circa il 12% del prezzo – copre logistica, stoccaggio, costi operativi e il servizio erogato, ed è l’area su cui i gestori possono intervenire con politiche commerciali e promozioni per differenziare i listini. Questo equilibrio tra tasse e parte industriale spiega perché i prezzi possano muoversi anche rapidamente: le variabili di mercato incidono sul costo industriale, mentre gli aspetti fiscali determinano una base strutturale. Capire queste proporzioni aiuta a leggere i movimenti quotidiani del prezzo e a interpretare differenze tra impianti e aree geografiche.
Nel caso del gasolio, la struttura del prezzo presenta pesi differenti. La componente fiscale incide per il 45%, mentre la componente industriale raggiunge il 55% del totale. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima rappresenta il 45% del prezzo finale: le quotazioni internazionali dei distillati medi e l’andamento del cambio euro/dollaro sono quindi determinanti, spesso con effetti rapidi sui listini quando i mercati si muovono per tensioni geopolitiche, stagionalità della domanda o variazioni dell’offerta. Il margine lordo dell’operatore è pari al 10% del prezzo e copre le spese di rete e servizio; su questa voce i gestori possono agire per rendere più competitiva l’offerta, pur restando vincolati ai costi di approvvigionamento e trasporto. Rispetto alla benzina, il maggiore peso della componente industriale nel gasolio rende i prezzi potenzialmente più sensibili agli shock delle quotazioni e della logistica, mentre la quota fiscale, pur importante, incide in misura relativamente inferiore. Anche per il gasolio, quindi, l’osservazione combinata di mercati internazionali e condizioni della rete distributiva è la chiave per comprendere le variazioni giornaliere e le differenze tra impianti e tratte autostradali.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Tue, 05 May 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.901 per la benzina, 2.052 per il diesel, 0.828 per il gpl, 1.583 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.050 |
| Benzina | SELF | 1.891 |
| GPL | SERVITO | 0.814 |
| Metano | SERVITO | 1.506 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.064 |
| Benzina | SELF | 1.903 |
| GPL | SERVITO | 0.783 |
| Metano | SERVITO | 1.567 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.068 |
| Benzina | SELF | 1.895 |
| GPL | SERVITO | 0.879 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.064 |
| Benzina | SELF | 1.916 |
| GPL | SERVITO | 0.851 |
| Metano | SERVITO | 1.653 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.034 |
| Benzina | SELF | 1.874 |
| GPL | SERVITO | 0.783 |
| Metano | SERVITO | 1.535 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.046 |
| Benzina | SELF | 1.900 |
| GPL | SERVITO | 0.814 |
| Metano | SERVITO | 1.545 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.060 |
| Benzina | SELF | 1.902 |
| GPL | SERVITO | 0.808 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.040 |
| Benzina | SELF | 1.891 |
| GPL | SERVITO | 0.809 |
| Metano | SERVITO | 1.675 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.054 |
| Benzina | SELF | 1.911 |
| GPL | SERVITO | 0.890 |
| Metano | SERVITO | 1.548 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.045 |
| Benzina | SELF | 1.903 |
| GPL | SERVITO | 0.815 |
| Metano | SERVITO | 1.555 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.037 |
| Benzina | SELF | 1.891 |
| GPL | SERVITO | 0.838 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.058 |
| Benzina | SELF | 1.910 |
| GPL | SERVITO | 0.826 |
| Metano | SERVITO | 1.481 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.049 |
| Benzina | SELF | 1.893 |
| GPL | SERVITO | 0.807 |
| Metano | SERVITO | 1.562 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.051 |
| Benzina | SELF | 1.913 |
| GPL | SERVITO | 0.797 |
| Metano | SERVITO | 1.633 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.065 |
| Benzina | SELF | 1.917 |
| GPL | SERVITO | 0.874 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.055 |
| Benzina | SELF | 1.902 |
| GPL | SERVITO | 0.835 |
| Metano | SERVITO | 1.814 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.054 |
| Benzina | SELF | 1.912 |
| GPL | SERVITO | 0.821 |
| Metano | SERVITO | 1.606 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.058 |
| Benzina | SELF | 1.911 |
| GPL | SERVITO | 0.828 |
| Metano | SERVITO | 1.554 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.045 |
| Benzina | SELF | 1.903 |
| GPL | SERVITO | 0.815 |
| Metano | SERVITO | 1.555 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.045 |
| Benzina | SELF | 1.888 |
| GPL | SERVITO | 0.826 |
| Metano | SERVITO | 1.544 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.064 |
| Benzina | SELF | 1.920 |
| GPL | SERVITO | 0.896 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 maggio 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.036 |
| Benzina | SELF | 1.898 |
| GPL | SERVITO | 0.814 |
| Metano | SERVITO | 1.514 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Tue, 05 May 2026 06:00:00 +0000Il segmento delle auto a GPL continua a occupare una porzione significativa del mercato. I dati UNRAE relativi al mese di aprile 2026, infatti, confermano che le auto dotate di questa alimentazione rappresentano il 6,1% del mercato (il 5,7% considerando i primi quattro mesi dell’anno in corso).
Alcuni modelli riescono a ottenere risultati significativi, grazie all’impegno delle Case che non hanno smesso di credere nelle potenzialità del GPL come alimentazione in grado di garantire una riduzione della spesa legata all’utilizzo.
Ecco quali sono state le auto a GPL più vendute in Italia nel corso del mese di aprile 2026 e al termine dei primi quattro mesi dell’anno in corso, sulla base dei dati relativi alle immatricolazioni che vengono forniti da UNRAE.
Tanti italiani, con l’obiettivo di risparmiare sui costi di utilizzo, stanno scegliendo le vetture a GPL, che offrono buone prestazioni, un prezzo accessibile e un costo di utilizzo ridotto. La Top 10 delle auto GPL più vendute ad aprile 2026 in Italia vede in decima posizione la Kia Picanto (con un totale di 203 unità immatricolate). Scorrendo la classifica troviamo la Evo 5 (263), la Dacia Bigster (275), la Dacia Jogger (337), la Kia Sportage (356), la DR5 (365), e la DR6 (464).
Sul podio delle più vendute, invece, c’è la Renault Captur, che occupa la terza posizione con un totale di 1.135 unità immatricolate. Seconda piazza per la Dacia Duster, che si ferma a 1.624 esemplari venduti. Prima posizione per la Dacia Sandero, con un totale di 3.610 unità .
Ricordiamo che la Sandero è, da tempo, un modello di riferimento del segmento di mercato delle auto a GPL in Italia, garantendo un rapporto qualità /prezzo molto interessante e rivelandosi come una delle vetture più accessibili sul mercato. Per sapere come va la vettura su strada potete leggere l’approfondimento di Virgilio Motori che ha messo alla prova la Sandero per capire quali sono le reali prestazioni su strada del modello, uno dei più scelti dagli italiani (non solo nella sua versione GPL).
Diamo ora uno sguardo alla Top 10 del 2026. In questo caso, si considerano i primi quattro mesi dell’anno (gennaio – aprile). In decima posizione troviamo la Evo 5 (790). Scorrendo la classifica ci sono la Kia Picanto (902), la Dacia Jogger (1.064), la DR5 (1.132), la Kia Sportage (1.163), la Dacia Bigster (1.448) e la Renault Clio (1.953).
Sul gradino più basso del podio, invece, trova posto la Renault Captur, che ha già raggiunto quota 2.928 unità immatricolate in Italia considerando la sola versione GPL. Seconda piazza per la Dacia Duster. Per il SUV, invece, le immatricolazioni raggiungono quota 7.987 unità .
A guidare il mercato delle auto GPL in Italia è ancora una volta la Dacia Sandero che, dopo aver conquistato la classifica di aprile, ottiene anche la prima posizione nella classifica del cumulato annuo. In totale, per la Sandero ci sono 10.915 unità immatricolate.
La classifica delle auto GPL più vendute in Italia conferma le preferenze degli italiani. Ricordiamo che, proprio in questi giorni, abbiamo pubblicato un interessante approfondimento che punta a mettere in evidenza quelle che sono le migliori auto a GPL disponibili sul mercato nel corso del 2026.
Data articolo: Tue, 05 May 2026 05:30:48 +0000BYD si sta ritagliando uno spazio da protagonista del mercato delle quattro ruote a livello globale. Grazie a una gamma sempre più ricca, infatti, la Casa cinese è riuscita a crescere in modo significativo, diventando in pochi anni uno dei brand più noti sul mercato. Anche in Europa, soprattutto nell’ultimo anno, BYD ha registrato una crescita significativa.
L’azienda punta molto sulla sua capacità di integrare nuove tecnologie all’interno dei suoi veicoli, con l’obiettivo di “fare la differenza” e di ottenere un vantaggio netto rispetto ai suoi diretti concorrenti, soprattutto nel segmento delle auto elettriche.
In occasione del recente Salone dell’auto di Pechino 2026, l’azienda è riuscita a mostrare ancora una volta l’affidabilità dei suoi prodotti con una batteria in grado di garantire un funzionamento ottimale anche in condizioni di freddo estremo. I risultati riportati da autonews.fr di un test realizzato da BYD confermano le capacità dell’azienda.
A margine del Salone di Pechino, BYD ha realizzato un test per mettere in mostra le capacità della tecnologia Blade Battery 2.0, annunciata lo scorso mese di marzo e pronta a ritagliarsi uno spazio importante sul mercato. Questa tecnologia si basa su un sistema litio-ferro-fosfato, soluzione già proposta dalla nuova Atto 3, che può garantire un’elevata stabilità termica durante l’utilizzo.
Nel test, un veicolo con il nuovo sistema Blade Battery 2.0 è stato messo alla prova, mostrando la capacità di passare dal 20% al 97% di carica in appena nove minuti, grazie alla ricarica Flash Charging che ha la capacità di ridurre drasticamente i tempi per il ripristino dell’autonomia di una vettura a zero emissioni.
Per mettere alla prova la sua batteria, BYD ha realizzato anche un test in condizioni di freddo estremo. Una vettura è stata tenuta per 24 ore con una temperatura di -30° C. Nonostante la temperatura, il sistema Blade Battery 2.0 non ha registrato particolari problemi garantendo un completamento della ricarica in appena tre minuti in più rispetto a quanto visto in precedenza. In aggiunta, la batteria è stata capace di mantenere oltre l’85% della sua capacità pur restando a -20° C, eliminando uno dei problemi più frequenti per le auto elettriche.
L’obiettivo del test di BYD è dimostrare come le sue auto elettriche siano in grado di fronteggiare anche il freddo estremo, garantendo un funzionamento ottimale, con ricarica rapida e un’autonomia elevata (senza riduzioni significative della capacità ). Si tratta, quindi, di una vera e propria dimostrazione di forza per l’azienda che continua a rafforzare il posizionamento nel settore delle auto elettriche.
Naturalmente, questi test andranno ripetuti in condizioni differenti e, soprattutto, dovranno essere svolti da enti terzi per valutare la reale efficacia del sistema Blade Battery 2.0. Per il momento, però, i risultati raggiunti sono davvero significativi. BYD continua a crescere e continua a rafforzare la sua presenza sul mercato anche incrementando il livello di tecnologia. Staremo a vedere quali saranno le prossime novità e quale sarà l’impatto di Blade Battery 2.0 sull’equilibrio del mercato. L’obiettivo di BYD è chiaro: continuare a rafforzare la posizione e diventare sempre di più un riferimento della mobilità .
Data articolo: Tue, 05 May 2026 05:30:19 +0000Trovare il giusto equilibrio tra semplicità e successo può richiedere tempo, ma per alcuni volti amati tutto sembra improvvisamente più facile. Oltre al talento dimostrato sul set, di Maria Chiara Giannetta colpisce la naturalezza con cui si presta al gioco e il come riesca ad apprezzare auto poco sofisticate sulla carta. Prima di diventare la capitana dei carabinieri più famosa della TV o di calcare i palchi dei grandi eventi, l’artista foggiana ha condiviso i suoi spostamenti con un mito nazionalpopolare su ruote: una Panda “vecchia scuola”, squadrata e impossibile da fermare.
Nonostante nell’immaginario collettivo venga ancora chiamata così, negli anni la vettura ha cambiato nome e oggi la citycar numero uno nel nostro Paese si chiama Fiat Pandina Hybrid, l’erede diretta della terza generazione, al cui fascino Maria Chiara non ha potuto proprio resistere, come da lei rivelato alla Gazzetta dello Sport. In un mercato dove la ben più imponente Grande Panda ha scompigliato le carte, lei sceglie il classico.
La nuova Fiat Pandina Hybrid non sarà un missile, in compenso vanta una solidità rara e un rapporto qualità -prezzo difficile da trovare sul mercato. A spingerla ci pensa il motore 1.0 GSE Mild-Hybrid da 65 CV, parco nei consumi e adatto pure ai neopatentati, l’ultima evoluzione a listino rispetto al precedente FireFly da 70 CV.
Al contrario delle full hybrid, il sistema mild non permette la trazione completamente elettrica, ma svolge un compito prezioso: recupera energia in frenata e decelerazione, assistendo il motore termico nelle ripartenze. Abbatte le emissioni di anidride carbonica e facilita l’accesso alle Zone a Traffico Limitato (ZTL), senza incidere sul peso (di circa 1.045) né richiedere compromessi sul fronte dell’agilità . Maria Chiara Giannetta non poteva trovare migliore erede del Pandino donatole dallo zio.
La variante d’accesso, la Pop, propone di serie il “clima” manuale e un pacchetto di sicurezza aggiornato, comprensivo di frenata automatica d’emergenza e mantenimento della carreggiata. Sopra di un gradino, la Icon aggiunge una dose extra di comfort grazie alla radio DAB da 5â€, al cruise control e agli specchietti elettrici, mentre la terza opzione, la top level Cross, si configura come la più avventurosa, caratterizzata dal look crossover con cerchi da 15â€, luci diurne a LED e un sistema infotainment da 7†compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. Disponibile a partire da circa 15.000 euro (riducibile con finanziamento e rottamazione), la Pandina ha basse “pretese” per quanto riguarda i consumi, limitati ai 18 km/l.
Dalla praticità della Panda alla versatilità del palcoscenico, Maria Chiara Giannetta cambia marcia. Lunedì 4 maggio, l’attrice è infatti la co-conduttrice della nuova puntata di GialappaShow: in onda su TV8 e Sky, al fianco del Mago Forest e sotto il fuoco incrociato dei commenti della Gialappa’s Band, si mette alla prova tra canti, balli e gag esilaranti.
Parte di una puntata ricca di ospiti come Luca Argentero e Carlo Conti, e parodie cult che spaziano da Aldo Cazzullo a Iva Zanicchi, l’attrice presenta la nuova serie Sky Rosa Elettrica – In fuga con il nemico, in arrivo dall’8 maggio in un programma che, proprio come la Panda, sa combinare l’anima popolare a un’intelligenza brillante.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 20:12:19 +0000Le auto ibride sono sempre più diffuse in Italia. Una conferma in tal senso arriva dai dati sulle immatricolazioni del mese di aprile 2026, appena pubblicati da UNRAE. Nel corso del quarto mese dell’anno, infatti, le vendite di ibride sono aumentate del 24% mentre per quanto riguarda le ibride plug-in si registra una crescita del 75,3%.
Ecco la classifica aggiornata delle auto ibride più vendute considerando la classifica che comprende le Mild Hybrid e le Full Hybrid oltre a un’apposita graduatoria per le Plug-in Hybrid, modelli che possono funzionare anche in modalità a zero emissioni con un’autonomia di diversi chilometri.
La prima categoria da esaminare è quella delle ibride. In questa categoria sono comprese sia le Mild Hybrid che le Full Hybrid. La Top 10 di aprile 2026 comprende, partendo dalla decima posizione, la Fiat 600 (con 1.690 unità immatricolate), la Peugeot 2008 (1.738), la Ford Puma (2.358), la MG ZS (2.421), la Toyota Yaris (2.619), la Toyota Yaris Cross (2.921) e la Volkswagen T-Roc (3.045).
Sul podio, invece, troviamo la Toyota Aygo X, terza con un totale di 3.371 unità immatricolate, e la Jeep Avenger, seconda con 3.677. Prima posizione per la Fiat Panda che, con la sua motorizzazione Mild Hybrid, conquista il segmento con un totale di 8.570 esemplari distribuiti sul mercato italiano, nonostante non sia più l’auto più economica da mantenere, secondo uno studio.
La classifica aggiornata per il cumulato annuo (periodo compreso tra gennaio e aprile) vede al terzo posto la Toyota Aygo X, con un totale di 12.666 unità vendute, e la Jeep Avenger al secondo posto, con 14.105 esemplari. Prima posizione per la Fiat Panda che ha già raggiunto quota 45.585 unità vendute nel corso del 2026 (in leggero calo rispetto allo scorso anno).
Per quanto riguarda le ibride plug-in, invece, la Top 10 di aprile 2026 comprende l’Audi Q3 (491), la Toyota C-HR (501), la Geely Starray (526), la Jaecoo 7 (541), la BYD Seal 6 (542), la Kia Sportage (629) e la BMW X1 (650).
Nelle prime posizioni, invece, troviamo la Volkswagen Tiguan (845) che occupa il terzo posto assoluto della classifica dei modelli ibridi plug-in più venduti ad aprile 2026, confermandosi come uno dei modelli di maggior successo del segmento.
Sul gradino più basso del podio c’è la BYD Atto 2 (1.482) che si avvicina alla prima posizione, occupata da un altro modello della Casa cinese. L’ibrida plug-in più venduta del mese, infatti, è la BYD Seal U che registra un totale di 1.578 unità immatricolate.
Per quanto riguarda il cumulato annuo, invece, la terza posizione spetta alla Kia Sportage, che ha registrato un totale di 3.434 unità immatricolate. Le prime due posizioni sono ancora dominate da BYD, brand che si sta ritagliando uno spazio da protagonista tra le ibride plug-in.
Il secondo modello più venduto del 2026, considerando i dati aggiornati a fine aprile 2026, è la BYD Atto 2, che ha raggiunto un totale di 5.438 esemplari venduti. Prima posizione, ancora una volta, per la BYD Seal U, in grado di raggiungere ben 6.154 unità immatricolate tra gennaio e aprile.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 16:30:58 +0000Il successo di Tesla ha reso Elon Musk l’uomo più ricco del mondo. Il patrimonio dell’imprenditore potrebbe aumentare in modo significativo nel prossimo futuro, nonostante per il suo ruolo in Tesla non sia previsto uno stipendio fisso.
Il piano retributivo, basato sul raggiungimento di alcuni obiettivi, potrebbe permettere a Musk di ottenere un premio record di 158 miliardi di dollari che andrebbe a incrementare ulteriormente il patrimonio già enorme dell’imprenditore.
Un elemento centrale nel raggiungimento di questi obiettivi dovrebbe essere il prossimo progetto della Casa americana che sta lavorando a rendere le sue elettriche sempre più accessibili per gli automobilisti. Andiamo a riepilogare tutti i dettagli in merito.
Se Tesla dovesse riuscire a centrare tutti gli obiettivi previsti dal suo programma di crescita, Elon Musk riceverà fino a 423 milioni di azioni dell’azienda, che gli verrebbero assegnate in 10 tranche annuali, come previsto dall’accordo raggiunto a fine 2025.
Per sbloccare il maxi premio, il cui valore viene stimato in circa 158 miliardi di dollari, Elon Musk deve dare un contributo significativo alla crescita di Tesla su scala globale. Per prima cosa, è necessario un incremento della capitalizzazione dell’azienda, fino a 8.500 miliardi di dollari. Tra i dati finanziari, l’azienda deve toccare un margine operativo lordo di 100 miliardi di dollari.
Per quanto riguarda la produzione, invece, l’obiettivo è toccare un target di 20 milioni di auto prodotte ogni anno. In aggiunta, la Casa deve riuscire a realizzare almeno 1 milione di robot Optimus e 1 milione di robotaxi autonomi.
C’è poi il capitolo della guida autonoma: Tesla punta a incrementare il numero di abbonamenti per l’utilizzo del servizio e il target fissato per Musk è di 10 milioni di abbonamenti attivi. Il piano in questione è giudicato da molti analisti come “molto ambizioso”. Raggiungere il premio previsto per Musk sarà molto complicato, con alcuni target che potrebbero essere quasi impossibili.
Dani Hewson, responsabile dell’analisi finanziaria presso AJ Bell, in una dichiarazione riportata dalla BBC, ha evidenziato: “Elon Musk non intascherà davvero 158 miliardi di dollari. Deve ancora raggiungere una serie di obiettivi e nessuna delle tappe previste dall’accordo salariale da 1.000 miliardi di dollari approvato dagli azionisti lo scorso anno è stata raggiunta nel 2025.” Le cifre dell’accordo sul compenso di Musk sono state rese note nei giorni scorsi, in un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense.
Per sostenere la crescita di Tesla, soprattutto in termini di volumi, Musk potrebbe tentare di spingere verso la realizzazione di modelli più accessibili. In questo senso, il progetto sembra già essere iniziato. L’azienda sta lavorando a un nuovo modello più economico, ma, nel frattempo, è riuscita a rendere più accessibile la Model 3, almeno in alcuni mercati.
Sfruttando la possibilità di produrre la vettura a Shanghai, con costi inferiori, e il taglio sui dazi per le elettriche cinesi, Tesla è riuscita a ridurre il prezzo della Model 3 in Canada fino a meno di 40 mila dollari canadesi che, al cambio attuale, equivalgono a circa 25 mila euro (senza IVA). Staremo a vedere quali saranno le prossime mosse di Tesla, anche in relazione agli obiettivi fissati per raggiungere i target necessari a sbloccare il maxi premio di Elon Musk.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 14:15:31 +0000L’industria automotive tedesca sta attraversando una fase molto complicata, per via soprattutto delle difficoltà del programma di elettrificazione. Sotto i riflettori, in particolare, c’è il Gruppo Volkswagen e i suoi stabilimenti che, fino a pochi anni fa, rappresentavano il motore dell’industria tedesca e che oggi sono in crisi.
Per garantire un futuro ai suoi centri produttivi, il Gruppo tedesco ha avviato un programma di diversificazione delle attività , che potrebbe portare alla cessione di un impianto a un’azienda non attiva nel settore automotive, con una riconversione della struttura.
Nel frattempo, uno stabilimento storico dell’azienda potrebbe essere ceduto a un’altra protagonista del mercato delle quattro ruote, BYD, che si sta ritagliando uno spazio sempre più rilevante sul mercato. Queste operazioni potrebbero garantire anche un salvataggio di numerosi posti di lavoro.
I piani del Gruppo Volkswagen prevedono una futura chiusura per lo stabilimento di Osnabrück, come previsto dagli accordi di fine 2024 con i sindacati. Le attività dovrebbero terminare nel corso del 2027, ma all’orizzonte sembra esserci la possibilità di un nuovo futuro per l’impianto.
Volkswagen, infatti, sarebbe in trattativa con Rafael Advanced Defense Systems, l’azienda che ha contribuito in modo considerevole alla creazione dell’Iron Dome, lo scudo contro gli attacchi missilistici realizzato da Israele. Al momento le informazioni sono ancora frammentarie, ma sembrerebbe che Rafael Advanced Defense Systems sia interessata ad acquistare lo stabilimento per avviare una conversione mirata alla produzione di componenti per sistemi missilistici (escludendo la parte relativa agli esplosivi).
Volkswagen potrebbe essere attratta da uno scenario di questo tipo: Osnabrück non rientra nei piani futuri e rappresenta una questione ancora aperta, considerando gli oltre 2.300 dipendenti che attualmente lavorano nella fabbrica. Un’eventuale cessione all’azienda israeliana (interessata a sfruttare l’aumento della spesa militare annunciato dalla Germania) rappresenterebbe uno scenario ottimale per Volkswagen, che non ha trovato un modo per garantire un futuro all’impianto, almeno per ora.
Nel frattempo, il Gruppo tedesco sta lavorando anche al futuro dell’impianto di Dresda, noto come Gläserne Manufaktur (fabbrica trasparente). Anche in questo caso, l’azienda non ha trovato il modo di garantire la produzione futura e, quindi, sta valutando alcune opzioni. Già in passato è stata annunciata una partnership con il Politecnico locale per avviare una serie di attività di ricerca e sviluppo. Questo progetto, però, non è in grado di soddisfare l’intera capacità produttiva dello stabilimento.
Per questo motivo, Volkswagen sta valutando ipotesi alternative. Una di queste passa per un accordo con BYD, azienda sempre più di riferimento per il mercato automotive, anche in Europa, come confermano i recenti dati di vendita. Volkswagen potrebbe cedere l’impianto di Dresda (o almeno una parte) a BYD, che avrebbe così la possibilità di produrre auto elettriche direttamente in Europa, seguendo l’esempio di Tesla con il suo impianto di Berlino.
In questo modo, i due stabilimenti del Gruppo tedesco avrebbero un nuovo futuro, uno legato all’industria della difesa e l’altro al settore automotive ma con a capo un’azienda destinata a diventare una delle principali concorrenti di Volkswagen nel corso dei prossimi anni.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 13:15:33 +0000Le dichiarazioni di facciata non bastano a delineare il quadro completo della situazione: è questo, in sintesi, il limite delle giustificazioni addotte da Vasseur in merito al rendimento della Ferrari a Miami. Indicare la Safety Car come l’elemento che ha rovinato i piani della scuderia elude la vera criticità del momento: la SF-26 è indubbiamente un’ottima vettura, ma è penalizzata da un propulsore palesemente deficitario.
Nell’era della Formula 1 a trazione elettrica del 2026, una simile carenza tecnica fa un’enorme differenza in pista. Il team principal della Rossa tende spesso a offrire una lettura degli eventi edulcorata. Dalla sua analisi nel post-gara, emerge che la vettura di sicurezza sia in buona parte responsabile della corsa compromessa. Il regime di doppia bandiera gialla non ha favorito Maranello, questo è chiaro.
Tuttavia, lasciare intendere che senza quella neutralizzazione l’esito sarebbe stato diverso rappresenta un alibi inadeguato. Una forzatura, insomma. È assodato che l’utilizzo dell’overtake mode garantisca un surplus di potenza cruciale per agevolare i sorpassi, ma se la Ferrari risulta così vulnerabile agli attacchi avversari, la colpa non risiede di certo nella Safety Car.
La dimostrazione più lampante è arrivata durante la Sprinter sabato: pur trovandosi negli scarichi di Piastri e avendo a disposizione il boost elettrico, Charles Leclerc non è riuscito minimamente a impensierire l’australiano. La motivazione di questa impotenza è da ricercare unicamente nei limiti del propulsore italiano. Lo stesso Lewis Hamilton, ieri a fine gara, è stato categorico su questo punto.
Senza un aggiornamento immediato alla power unit, questo mondiale si trasformerà in un inferno. La FIA si appresta a concedere al Cavallino Rampante l’intervento correttivo tramite ADUO: la soglia prevista si attesta al 2%, sebbene a questo punto la dirigenza proverà a spingere per ottenere una deroga fino al 4%. Nel mentre, la squadra deve ottimizzare ogni weekend di gara per non perdere il contatto con la vetta.
Un obiettivo clamorosamente fallito a Miami. Nel fine settimana statunitense Hamilton non è mai sceso in partita: l’inglese è parso insofferente e privo di feeling con la SF-26. Sul fronte opposto, Charles ha vissuto un weekend più positivo, ma è riuscito a massimizzare il potenziale dell’auto esclusivamente nella gara Sprint, prima di incappare nel disastroso epilogo domenicale condito da una penalità .
Circoscrivere l’analisi al solo comparto motoristico sarebbe inesatto. Il progetto aerodinamico e meccanico italiano vanta doti indiscutibili: riconosciuta all’unanimità per l’eccellenza del proprio telaio, la SF-26 è in grado di generare una spinta verticale di primissimo livello, supportata da una trazione pura eccellente ogniqualvolta l’energia ibrida disponibile risulta sufficiente.
Oltre la PU, uno dei problemi resta la gestione degli pneumatici, come ha evidenziato la prima sessione di qualifica del fine settimana. Nel momento decisivo del passaggio dalla Q2 alla Q3, l’adozione della mescola Soft in luogo della Medium non ha restituito l’atteso incremento di grip. Leclerc ha limato il proprio crono di un misero decimo, mentre i diretti rivali dei top team hanno capitalizzato il vantaggio.
Con le gomma a banda rossa, infatti, i margini di miglioramento di Red Bull, McLaren e Mercedes erano almeno tre volte superiori rispetto alla Ferrari. Una criticità che si è vista pure sulla distanza dei 300 chilometri. Il surriscaldamento al retrotreno ha afflitto sia la numero 44 che la 16. Overheating che innesca una reazione a catena: accelera il degrado termico e inibisce la trazione.
Inoltre, se il pilota è costretto a forzare oltre il limite (come ha dimostrato il testacoda di Leclerc), genera criticità capaci di distruggere un’intera corsa. Pur considerando che la specifica della SF-26 portata a Miami ha sofferto tremendamentei tratti ad alta velocità di percorrenza, a questo punto, l’alibi della Safety Car tirato in ballo dal boss della Ferrari regge ben poco.
Leclerc non aveva il passo per vincere e prendere il podio era un risultato davvero al limite, dato ammesso con onestà dallo stesso Charles. Se è comprensibile che il capitano della nave tenda sempre a proteggere e a elogiare il lavoro del proprio team, riconoscere lucidamente l’entità dei problemi sarebbe decisamente più utile alla causa. Inoltre serve una disamina preliminare sul pacchetto di aggiornamenti introdotto in Florida.
L’intervento tecnico ha coinvolto quasi tutte le aree nevralgiche della SF-26: ala anteriore, gruppo sospensivo, bargeboard, fondo, scarico FTM e la discussa ala Macarena. Uno degli obiettivi di questa evoluzione era abbattere la resistenza all’avanzamento. L’equazione è chiara: mantenere inalterato il carico verticale riducendo il drag si traduce automaticamente in velocità di punta superiori.
Un vantaggio vitale per chi mostra un deficit motoristico. Eppure l’analisi non evidenzia vantaggi concreti sotto questo aspetto. È prematuro trarre sentenze definitive su un update di tale portata dopo un solo fine settimana. Per di più condizionato dal format Sprint. Tuttavia, è palese come la tanto attesa ala Macarena 2.0 non abbia risolto i problemi cronici della monoposto.
Scenario che assume contorni ancora più netti se prendiamo in considerazione l’efficienza operativa della Red Bull, capace di assimilare e perfezionare una soluzione che la Ferrari aveva introdotto già durante i test in Bahrain. Gli ingegneri di Milton Keynes hanno infatti studiato la specifica di Maranello e l’hanno riprodotta rendendola più efficace, a quanto sembra.
Nella versione della RB22, c’è una rotazione inversa per abbattere i tempi di transizione, altresì garantendo un delta di spazio maggiore tra le due modalità  straight e corner. Un lavoro di che si traduce in un utilizzo in pista superiore. Per avere una mappa prestazionale definitiva della Ferrari e giudicare il reale valore della vettura italiana, l’appuntamento è rimandato alla tappa di Montreal.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 11:54:26 +0000Il viaggio era iniziato tra i canali e il riverbero dorato della laguna di Venezia. Per i 221 passeggeri e i 10 membri dell’equipaggio a bordo del volo United Airlines 169, il ritorno negli Stati Uniti doveva essere la conclusione di un lungo tragitto transatlantico, fatto di ore sospese sopra l’oceano e del ronzio rassicurante dei motori del Boeing 767.
Ma mentre il carrello sfiorava l’asfalto del New Jersey in una domenica pomeriggio apparentemente ordinaria, il confine tra il cielo e la terra si è assottigliato fino a spezzarsi, trasformando una manovra di routine in un evento che ha sfidato ogni statistica di sicurezza.
Erano circa le 14:00 locali del 3 maggio quando il gigante d’acciaio ha iniziato la sua discesa finale verso l’aeroporto internazionale di Newark Liberty. Sotto di lui, la New Jersey Turnpike, una delle arterie stradali più trafficate d’America, pulsava del consueto traffico domenicale. In quel momento, per dinamiche ancora sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, la traiettoria del Boeing ha intersecato violentemente gli elementi del paesaggio urbano.
Il fragore è stato improvviso. L’ala o il carrello del velivolo ha abbattuto un palo della luce prima di colpire un furgone della H&S Bakery, un mezzo adibito alla consegna del pane che transitava tranquillamente sull’autovia. La descrizione fornita dai testimoni e dai funzionari dell’azienda è vivida e spaventosa: la ruota del massiccio aereo di linea si è schiantata contro il finestrino del conducente del furgone. In quel frangente, il fumo, le scintille del palo tranciato e l’ombra ciclopica del Boeing devono aver creato una scena apocalittica per gli automobilisti in transito.
Nonostante la violenza dello scontro, il bilancio finale ha dell’incredibile. Il Boeing 767, pur avendo riportato danni lievi, è riuscito a completare l’atterraggio in totale sicurezza sulle piste del Newark Liberty. All’interno della cabina la paura è stata tanta, ma non è stato segnalato alcun ferito tra i passeggeri provenienti dall’Italia.
La sorte è stata benevola anche per l’autista del camion della H&S Bakery. Sebbene la ruota dell’aereo sia arrivata a pochi centimetri da lui, l’uomo è uscito dall’abitacolo con lievi ferite da taglio causate dall’esplosione dei vetri. Trasportato d’urgenza in ospedale, è stato dimesso poco dopo, diventando il protagonista involontario di un racconto che ha dell’incredibile: essere sopravvissuto all’impatto diretto con un aereo in volo mentre si guida un furgone.
Mentre la Federal Aviation Administration (FAA) avviava i rilievi e la United Airlines annunciava un’indagine approfondita sulla sicurezza, l’episodio ha riacceso i riflettori sulle sfide del settore aeronautico moderno. L’incidente avviene in un periodo di forti turbolenze economiche per il comparto. Come emerso dai recenti fatti, la crisi dei carburanti legata alle tensioni in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare il prezzo del jet-fuel.
Questi rincari, che colpiscono duramente le rotte internazionali, creano un clima di incertezza dove la sicurezza e l’efficienza devono convivere con costi operativi sempre più alti. Il volo Venezia-Newark, una rotta storica e prestigiosa, si è trovato così al centro di una tempesta perfetta: da un lato le pressioni del mercato energetico, dall’altro un errore tecnico o ambientale che ha rischiato di trasformare un viaggio turistico in una tragedia nazionale.
L’indagine della FAA dovrà chiarire come sia stato possibile che un velivolo di tali dimensioni sia arrivato a colpire strutture civili poste al di fuori del perimetro aeroportuale durante la fase di avvicinamento. Resta, tuttavia, la sensazione di un disastro sfiorato.
Tra i pali della luce abbattuti e le lamiere contorte del furgone del forno, rimane l’immagine di un Boeing che, nonostante tutto, è riuscito a riportare a casa i suoi occupanti, lasciando dietro di sé solo una scia di vetri rotti e un’incredibile storia da raccontare.
United Airlines ha già ribadito il proprio impegno per una “indagine approfondita”, conscia che in un mondo dove i voli diventano sempre più costosi, la fiducia nella sicurezza rimane l’unico asset che non può permettersi svalutazioni.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 11:04:04 +0000Quando ci si siede per la prima volta al posto di guida di un’auto nuova, l’odore della plastica intonsa e la lucentezza della carrozzeria evocano sensazioni che poco hanno a che fare con la logica. Ammettiamolo: la scelta di un’auto è spesso un affare di pancia o di cuore, influenzata da una tradizione di famiglia, dall’estetica o dalla fiducia verso un venditore storico.
Tuttavia, una volta spento l’entusiasmo iniziale, emerge un fattore economico silenzioso ma determinante, capace di pesare più di qualunque sconto ottenuto in fase di acquisto: la tenuta del valore.
In un mondo dove ogni veicolo usato racconta una storia a sé — fatta di chilometri percorsi, manutenzioni certificate e piccoli segni del tempo — esiste una bussola che orienta venditori e acquirenti: il Valore Residuo. Questo dato, non è una semplice cifra, ma una percentuale calcolata sul prezzo di listino attualizzato all’inflazione.
È un calcolo meticoloso che trasforma l’astratto in concreto. Moltiplicando il VR% per il listino originale, si ottiene il valore di un’auto in condizioni ottimali con una percorrenza standard (tra i 10 e i 20 mila chilometri annui).
Da qui inizia la “quotazione personalizzata”: ogni optional qualificante, come un sistema di infotainment superiore o interni in pelle pregiata, aggiunge un tassello al prezzo finale, proprio come ogni chilometro in eccesso ne sottrae una parte. Bisogna però distinguere tra due realtà : il valore di acquisto (quanto il concessionario offre per il ritiro, al netto dei costi di ripristino) e quello di vendita al pubblico.
Dopo quattro anni di vita, un periodo che spesso coincide con il termine dei noleggi a lungo termine, il mercato dell’usato emette i suoi primi verdetti. In media, il valore residuo si attesta intorno al 57,08%, ma ci sono modelli che sembrano ignorare le leggi della svalutazione.
In cima alla lista svetta la Toyota Land Cruiser, capace di conservare un incredibile 74,76% del suo valore. Non è sola in questa resistenza: icone della sportività e del lusso come la Subaru BRZ (74,66%), la Porsche Macan (73,25%) e l’intramontabile Mercedes Classe G (73,04%) confermano che la rarità e il prestigio del marchio sono scudi formidabili contro il tempo.
Eppure, tra giganti e supercar, compaiono outsider inaspettati del mass market: la Hyundai i10 e la Fiat Panda Cross riescono a mantenere quotazioni vicine al 70%, dimostrando che la praticità e l’apprezzamento del pubblico possono valere quanto un blasone nobile.
Se il traguardo dei 48 mesi è indicativo, quello dei 72 mesi (sei anni) è dove avvengono i fatti più sorprendenti, in un territorio dominato dagli scambi tra privati. Qui, il valore medio di mercato scende al 47,07%, ma alcuni modelli compiono dei veri “miracoli” finanziari.
Il caso più clamoroso è senza dubbio quello della Suzuki Jimny quarta serie. Un esemplare del 2020, in ottime condizioni, può valere oggi l’84,86% del suo prezzo di listino attualizzato. In termini quantitativi, è come se il tempo per questo piccolo fuoristrada si fosse fermato: il suo proprietario potrebbe rivenderlo oggi a una cifra quasi identica a quella pagata sei anni fa. Accanto a lei, resistono con vigore la Ford Mustang (69,60%) e la Volkswagen Polo (68,49%), insieme a oggetti di culto come la Mazda MX-5 e la Porsche 911.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 10:25:58 +0000C’è un’immagine che riassume l’ironia e, al contempo, la crudeltà del destino industriale: nel 2021, lo storico stabilimento di Sakahogi, che per decenni aveva dato i natali alla Mitsubishi Pajero, è stato riconvertito per produrre fazzoletti e carta igienica. Sembrava il capitolo finale, un po’ malinconico, per un veicolo che ha scritto la storia del fuoristrada mondiale vendendo oltre 3,3 milioni di esemplari in quasi quarant’anni.
Eppure, il deserto non ha mai smesso di chiamare. Nel silenzio dei laboratori di Tokyo, Mitsubishi ha preparato il grande ritorno: la quinta serie della Pajero è pronta a riprendersi il trono alla fine del 2026.
Il racconto della nuova Pajero inizia da un’estetica che abbraccia il filone dei grandi revival moderni, affiancandosi idealmente a icone come la Toyota Land Cruiser e la Nissan Patrol. Le forme sono decisamente boxy, un omaggio squadrato al modello originale del 1982 che ha introdotto il concetto di 4×4 giapponese nel Vecchio Continente. Nelle varie ricostruzioni online, compresa quella dei colleghi di Quattroruote, lo stile si ispira alla Destinator, un modello destinato ai mercati asiatici, ma rielaborato con una raffinatezza globale.
Passandola sotto alla lente di ingrandimento, il frontale è un simbolo di solidità : una grande calandra a elementi orizzontali è incorniciata da gruppi ottici con un distintivo disegno a “Tâ€, dove il tratto longitudinale è impreziosito da otto moduli a LED. La fiancata trasmette un senso di indistruttibilità , con passaruota muscolosi, ampie protezioni sottoscocca in plastica e una generosa terza luce posteriore che garantisce visibilità e ariosità all’abitacolo. Infine, il tetto nero a contrasto e i mancorrenti completano un profilo che non teme né il fango né il traffico di tutti i giorni.
Sotto la pelle, il dibattito ingegneristico è acceso. Mitsubishi sta valutando due strade diverse per l’anima della sua nuova ammiraglia. La prima ipotesi, quella del fuoristrada “duro e puro”, vedrebbe l’adozione di un telaio a longheroni derivato dal pick-up Triton (il nostro L200), prodotto nello stabilimento tailandese di Laem Chabang. Questa scelta garantirebbe doti off-road estreme, fedeli al DNA che ha reso la Pajero una leggenda dei rally-raid.
Tuttavia, non è da escludere una seconda opzione, più orientata al comfort e all’efficienza europea: l’utilizzo della piattaforma monoscocca CMF-C/D, la stessa dell’Outlander e dei modelli a ruote alte dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Questa architettura aprirebbe le porte a una guidabilità più raffinata e, soprattutto, a una suite tecnologica di ultima generazione. In pratica un altro SUV.
La vera sfida di questo ritorno riguarda ciò che batte sotto il cofano. In un mondo che corre verso la decarbonizzazione, appare difficile ipotizzare un ritorno ai classici turbodiesel che hanno equipaggiato le serie precedenti. Per superare lo scoglio delle normative Euro 7 e rientrare stabilmente nel mercato europeo — da cui la Pajero si era ritirata proprio per le emissioni — la strada è tracciata: l’elettrificazione.
Si ipotizza l’impiego di motorizzazioni full hybrid e plug-in, soluzioni che permetterebbero alla Pajero di posizionarsi al vertice della gamma Mitsubishi, persino sopra la nuova Outlander. Questo “rebranding” tecnologico la trasformerebbe nel modello ideale per rimescolare le carte, unendo la forza bruta dell’off-road alla sostenibilità contemporanea.
Mentre il mondo attende il debutto globale del 2026, la Casa di Tokyo ha già gettato le basi per la sua rinascita in Italia grazie all’accordo con Bassadone Auto per la distribuzione della nuova gamma. Il ritorno della Pajero non sarà solo il lancio di un nuovo modello, ma il ricongiungimento con un’eredità iniziata nel 1983, quando arrivò per la prima volta nel nostro Paese. Dalle linee di montaggio orientali alle strade italiane, la Pajero si prepara a dimostrare che le vere leggende sanno sempre come ritrovare la via di casa.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 09:05:25 +0000Tra i vari problemi e danni che possono capitare in auto, ce n’è uno molto scomodo: avere le portiere bloccate e non poter entrare oppure uscire. Le cause possono essere differenti e, in quei casi, la prima cosa che viene in mente è forzare la serratura. Purtroppo non è detto che il problema si risolva e oltretutto è possibile addirittura aggravare la situazione.
Vediamo quindi quali possono essere i motivi legati a questa situazione, quali si possono risolvere in autonomia e quali invece richiedono l’intervento di un professionista.
Prima di comprendere quali possono essere i metodi per sbloccare le portiere auto, cerchiamo di capire quale potrebbe essere la causa:
Vediamo quali possono essere tutte le possibili soluzioni alle problematiche appena elencate.
Se il problema è all’interno della portiera dell’auto, allora le alternative per sbloccarla sono:
Una situazione molto comune, succede spesso che si accumulino detriti, soprattutto nelle vetture più datate, cosa fare:
Quando il problema è legato alla presenza di ghiaccio e freddo, allora è necessario usare uno spray deghiacciante oppure provare a scaldare le chiavi con le mani, ma attenzione a non forzarle mai dentro la serratura, perché si rischia di romperle.
Questo problema si può prevenire usando un lubrificante antigelo prima dell’inverno, oppure un copriserratura o ancora cercando di parcheggiare sempre l’auto al coperto o al riparo da freddo e gelo.
Se il problema delle portiere auto bloccate è legato alla chiusura centralizzata che non risponde, allora è necessario provare con la chiave fisica, verificare che non ci siano interferenze elettroniche e cambiare la batteria del telecomando. Se invece quest’ultimo è guasto, allora non resta che sostituirlo o riprogrammarlo, basta chiedere supporto a un elettrauto o un tecnico in officina.
Se il sistema elettronico è difettoso, allora bisogna far controllare i fusibili, provare a chiudere e aprire da tutte le portiere per sentire se il motorino fa rumore o c’è effettivamente un danno. Se non si sente niente, allora il motorino della serratura potrebbe essersi rotto, se invece il rumore si sente ma la portiera resta bloccata, c’è un possibile problema meccanico interno.
In questo caso si può provare a sbloccare più volte con il telecomando o usare la chiave nella serratura della portiera lato guida, altrimenti è il caso di scollegare la batteria per qualche minuto, per forzare un reset. Attenzione perché per alcune auto questo non basta, è necessaria una diagnosi elettronica.
Se la porta posteriore non si apre dall’interno perché bloccata per la sicurezza dei bimbi, allora basta aprirla dall’esterno, controllare la posizione della levetta del bordo porta e disattivare il blocco manuale. Non è un guasto, basta attivare e disattivare la funzione quando necessario.
Se dopo un urto violento o un sinistro la portiera è rimasta fuori allineamento, allora potrebbe bloccarsi. È necessario controllare se la porta è dura o cede, provando ad alzarla leggermente mentre si apre e verificandone il fermo: è fondamentale l’intervento del carrozziere.
Le uniche alternative sono quelle elencate sopra per provare a sbloccare le portiere, altrimenti diventa fondamentale chiamare l’assistenza stradale.
Gli esperti raccomandano di non forzare eccessivamente la chiave, perché rischia seriamente di rompersi, non tirare mai con troppa forza la maniglia e non usare acqua calda, che può peggiorare la situazione (anziché migliorarla) in caso di presenza di ghiaccio.
Se nonostante la risoluzione delle variabili appena citate la portiera resta comunque bloccata, allora l’unica cosa che si può fare è provare ad azionare più volte la serratura dall’esterno con la chiave o usando il telecomando.
Se riesci ad aprire una sola portiera, puoi entrare e provare ad azionare le altre dall’interno, il pulsante della chiusura centralizzata oggi è ormai presente in ogni veicolo. Altrimenti è davvero il caso di rivolgersi a un’officina o all’elettrauto.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 08:44:52 +0000Un breve messaggio affidato ai social, improvviso e senza alcuno spazio per il dialogo, ha scosso nuovamente le fondamenta dei rapporti transatlantici. Con la perentoria dichiarazione “dalla settimana prossima (quindi a partire da oggi, ndr) imporrò dazi al 25% alle auto e ai camion dell’Ueâ€, Donald Trump ha riaperto uno dei suoi fronti di scontro preferiti: quello delle tariffe commerciali.
Questa nuova minaccia non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un contesto di tensioni crescenti che spaziano dal possibile ritiro delle truppe americane dai Paesi Nato alle profonde divergenze sulle posizioni europee riguardo alla guerra americana all’Iran.
La motivazione ufficiale addotta dal tycoon per giustificare una misura così drastica è il presunto mancato rispetto dell’accordo di Turnberry da parte dell’Unione Europea. Tuttavia, dietro questa facciata diplomatica, si scorgono manovre di pressione geopolitica ed economica molto più profonde.
Negli Stati Uniti, la base giuridica per l’attuazione di queste tariffe, a seguito di una sentenza della Corte Suprema, risiederebbe nella Sezione 310 del Trade Act. Questa norma autorizza la Casa Bianca a rispondere a quelle che considera “pratiche commerciali sleali†messe in atto da nazioni straniere, sebbene per i funzionari europei tale appiglio appaia estremamente debole e facilmente contestabile sul piano legale.
Il rischio di ricadute economiche per il vecchio continente è altissimo, e l’Italia si trova in una posizione di particolare vulnerabilità . I numeri sono impietosi: nel corso del 2025, il nostro Paese ha esportato verso gli Stati Uniti mezzi di trasporto per un valore complessivo di 9,3 miliardi di euro, di cui ben 2,9 miliardi rappresentati esclusivamente da autoveicoli.
Il nuovo colpo tariffario colpirebbe un settore già vessato dall’impennata dei prezzi del carburante e sotto forte pressione industriale. A essere penalizzati non sarebbero solo i giganti della Motor Valley, come Ferrari e Lamborghini, i cui gioielli meccanici rappresentano l’eccellenza del Made in Italy nel mondo, ma anche l’intera filiera della componentistica italiana, che transita in larga parte attraverso la Germania, prima di raggiungere i mercati esteri.
Dopo un iniziale e teso silenzio, la risposta di Bruxelles non si è fatta attendere, mostrandosi più dura e determinata rispetto al passato. Un portavoce della Commissione ha ribadito che l’Ue sta attuando i propri impegni secondo le prassi legislative standard e si riserva ogni possibilità di azione per tutelare i propri interessi qualora gli Usa adottassero misure non conformi alle dichiarazioni congiunte.
Bernd Lange, presidente della commissione Commercio dell’Eurocamera, ha definito la minaccia “inaccettabileâ€, sottolineando come l’Europa agisca democraticamente e non per decreto.
Al centro della contesa c’è il testo dell’accordo Ue-Usa, attualmente in discussione al trilogo tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo. I negoziati hanno subito rallentamenti a causa di emendamenti come la clausola “sunrise”, che subordina le preferenze tariffarie al reale rispetto degli impegni americani. Questa situazione di stallo sembra ora aver trovato nella minaccia di Trump una paradossale sponda per le posizioni più rigide dell’Eurocamera.
Mentre la politica italiana si interroga sulle contromisure e la diplomazia tedesca tenta di smorzare i toni parlando di un’alleanza transatlantica ancora solida, l’incertezza regna sovrana. Il prossimo round negoziale, previsto per il 6 maggio, si preannuncia incandescente. L’Europa attende di capire se la minaccia si trasformerà in realtà , pronta ad attivare, come richiesto dai Socialisti, lo strumento anti-coercizione per proteggere il commercio e i posti di lavoro dei suoi cittadini.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 07:52:18 +0000