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News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Il 3 maggio 2026 il traffico sulle autostrade italiane presenta situazioni di traffico intenso e code soprattutto sulla tratta Milano-Genova con code per lavori tra Busalla e Isola del Cantone e tra Vignole Borbera e Serravalle Scrivia. Notevole anche il traffico rallentato e code a tratti nell’area di Napoli sulla Tangenziale e sull’autostrada A12 Genova-Roma. Inoltre, si registrano rallentamenti e code a tratti lungo l’autostrada A1 Milano-Napoli, specialmente tra Parma e Fidenza e tra Firenze e la variante A1. In alcune tratte come la A23 Palmanova-Tarvisio si riscontrano code da traffico congestionato, mentre sulla A25 Torano-Pescara persistono condizioni di vento forte. In generale, la giornata vede una forte pressione sul sistema autostradale soprattutto in prossimità delle grandi città e nelle zone di transito verso il nord e sud Italia.

A1 MILANO-NAPOLI



11:46 – Bivio A1/A15 Parma-La Spezia e Fidenza
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 90.4 al chilometro 101.693 per una lunghezza di 11.293 km.



11:42 – Incisa – Reggello e Firenze sud
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 311.0 al chilometro 318.0 per una lunghezza di 7.0 km.



11:36 – Firenze Impruneta e Bivio A1-Variante
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 267.0 al chilometro 288.0 per una lunghezza di 21.0 km.

A4 TORINO-TRIESTE



11:35 – Barriera di Milano est
Coda per traffico intenso
Direzione Torino
La coda è in prossimità della barriera di Milano est.

A7 MILANO-GENOVA



12:05 – Vignole Borbera e Serravalle Scrivia
Coda di 1 km per lavori
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 85.5 al chilometro 88.6 per una lunghezza di 3.1 km.



11:40 – Busalla e Isola del Cantone
Coda di 4 km per lavori
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 106.1 al chilometro 111.5 per una lunghezza di 5.4 km.

A9 LAINATE-COMO CHIASSO



11:35 – Barriera di Como Grandate
Coda per traffico intenso
Direzione Svizzera
La coda è in uscita alla barriera di Como Grandate.



10:38 – Como Monte Olimpino e Chiasso
Coda per attraversamento dogana svizzera
Direzione Svizzera
La tratta interessata va dal chilometro 41.63 al chilometro 40.0 per una lunghezza di 1.63 km.

A10 GENOVA-VENTIMIGLIA



10:27 – Arenzano e Bivio A10/A26 Trafori
Coda per traffico intenso
Direzione Genova
La tratta interessata va dal chilometro 12.6 al chilometro 20.2 per una lunghezza di 7.6 km.

A12 GENOVA-ROMA



12:01 – Chiavari e Bivio A12/A7 Milano-Genova
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Genova
La tratta interessata va dal chilometro 0.0 al chilometro 38.3 per una lunghezza di 38.3 km.

A14 BOLOGNA-TARANTO



10:31 – Rimini sud e Bivio A14/A1 Milano-Napoli
Code a tratti per traffico intenso
Direzione autostrada Milano-Napoli
La tratta interessata va dal chilometro 0.0 al chilometro 127.4 per una lunghezza di 127.4 km.



10:12 – Ravenna e Bivio Diramazione Ravenna/A14 BO-TA
Coda per traffico intenso
Direzione autostrada Bologna-Taranto
La tratta interessata va dal chilometro 0.0 al chilometro 1.0 per una lunghezza di 1.0 km.

A23 PALMANOVA-TARVISIO



11:58 – Ugovizza e Pontebba
Coda di 1 km per traffico congestionato
Direzione Autostrada Torino-Trieste
La tratta interessata va dal chilometro 103.7 al chilometro 105.2 per una lunghezza di 1.5 km.

A25 TORANO-PESCARA



10:16 – Bussi-Popoli e Torre de’ Passeri-Casauria
Condizioni di vento forte
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 157.2 al chilometro 149.9 per una lunghezza di 7.3 km.

A26 GE-VOLTRI-GRAVELL.TOCE



10:25 – Bivio A26/A10 Genova-Ventimiglia e Ovada
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Gravellona Toce
La tratta interessata va dal chilometro 29.9 al chilometro 0.0 per una lunghezza di 29.9 km.

A30 CASERTA-SALERNO



11:37 – Barriera di Salerno
Coda in entrata per traffico intenso
Direzione Caserta
La coda è presente all’entrata alla barriera di Salerno.

A56 TANGENZIALE DI NAPOLI



12:04 – Entrata a Corso Malta
Coda per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
Coda in entrata a Corso Malta verso Pozzuoli.



12:03 – Capodichino e Corso Malta
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
La tratta interessata va dal chilometro 18.8 al chilometro 19.3 per una lunghezza di 0.5 km.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Sun, 03 May 2026 10:08:00 +0000
News n. 2
BYD vs Tesla, vendite in Europa a confronto: testa a testa nel primo trimestre

Negli ultimi anni, il mercato delle quattro ruote in Europa ha registrato una forte espansione di nuovi player, che hanno ridotto il market share dei costruttori storici. Uno di questi è, senza dubbio, Tesla. In breve tempo, l’azienda di Elon Musk è riuscita a ritagliarsi uno spazio da protagonista assoluta del mercato, diventando un riferimento per il settore della mobilità.

L’impegno politico e le altre attività di Musk non hanno cambiato le cose. Tesla continua a essere una delle aziende principali per il settore dell’elettrificazione. Più di recente, c’è da registrare l’ascesa di BYD. Il costruttore cinese è uscito dai confini nazionali e si sta ritagliando uno spazio sempre più rilevante sul mercato.

Tesla e BYD sono concorrenti diretti nel settore delle auto elettriche ed entrambe hanno registrato numeri importanti in Europa. Andiamo a confrontare le vendite registrate dalle due Case nel corso del primo trimestre del 2026 considerando i dati forniti da ACEA.

Un trimestre positivo

Il mercato delle auto elettriche in Europa è in forte crescita. Tesla, quindi, è riuscita a sfruttare al meglio questo trend con un primo trimestre positivo. In totale, l’azienda ha venduto oltre 78 mila unità nei primi tre mesi del 2026, registrando una crescita del 44,9% su base annua e portando la sua quota di mercato al 2,2%. Da segnalare, in particolare, un eccellente mese di marzo (+84,3% e 3,3% di market share).

Per quanto riguarda BYD, invece, i numeri sono ugualmente positivi. L’azienda ha chiuso il trimestre con oltre 73 mila unità vendute e una crescita percentuale pari al 155%. Per quanto riguarda il market share, invece, BYD, sempre più focalizzata sul settore delle auto ibride, è cresciuta fino a raggiungere il 2,1%. In sostanza, numeri alla mano, Tesla e BYD sono appaiate anche se la Casa cinese, grazie a una gamma più completa e alla presenza nel segmento delle compatte, prepara a breve il sorpasso.

Ricordiamo che Tesla e BYD sono tra i brand che crescono di più in Europa al termine del primo trimestre del 2026. Questo dato conferma il ruolo da protagoniste delle due Case.

I dati in Italia

Il sorpasso di BYD ai danni di Tesla è già avvenuto in Italia. I dati del primo trimestre del 2026, in questo caso, parlano chiaro. La Casa cinese è stata protagonista di un primo trimestre eccellente. In totale, infatti, l’azienda ha venduto oltre 12 mila unità nel nostro Paese, arrivando a registrare una crescita del 233% rispetto allo scorso anno. La quota di mercato è del 2,65%.

Tesla, invece, si deve “accontentare” di un totale di 4.419 unità vendute con una crescita del 27% su base annua e un market share dello 0,91%. Le due Case mostrano un trend positivo e sono riuscite a sfruttare al massimo la crescente diffusione delle auto elettrificate in Italia.

Per quanto riguarda i modelli più venduti, la classifica delle auto elettriche vede Leapmotor in prima posizione, con l’economica T03. In seconda posizione, invece, c’è la Tesla Model Y. Nella Top 5 troviamo anche BYD Dolphin Surf e la Tesla Model 3. Tra le auto ibride plug-in, invece, BYD ha conquistato il primo e il secondo posto con la Seal Y e la Atto 2.

Data articolo: Sun, 03 May 2026 08:30:35 +0000
News n. 3
F1, GP Miami: Ferrari cresce ma serve l’acuto in Florida

Specie con Leclerc, Ferrari realizza un passo in avanti che però non sa concretizzare al meglio. Nella Sprint Race parte a razzo, ma il deficit di motore non gli permette di lottare per la vittoria. La seconda qualifica offre un quadro più competitivo per Charles, sebbene nell’ultimo tentativo venga beffato da Verstappen. Hamilton, dietro, soffre il feeling con la SF-26, sia in gara che sul giro secco.

Resoconto gara sprint: Leclerc troppo lento in rettilineo per attaccare le McLaren

Nel giro di ricognizione per la mini gara da 100 km, i ferraristi scaldano le gomme concentrandosi sull’avantreno che tende a raffreddarsi nei lunghi tratti veloci. Al via Leclerc sfrutta il pessimo stacco frizione di Antonelli, salendo in terza posizione. Hamilton perde e poi riprende la posizione su Verstappen: tra i due c’è un lieve contatto, ma i sensori confermano che l’ala anteriore di Lewis è intatta.

Al 3° passaggio l’inglese della Ferrari bracca le Mercedes ma è pressato da Max. Davanti, Leclerc ha un passo migliore delle vetture tedesche, ma non riesce a prendere le velocissime McLaren MCL40. Mentre in radio si chiede lift and coast e gestione gomme, dietro esplode una lotta a quattro: Verstappen passa Hamilton uscendo dai limiti della pista, cede la sesta piazza e poi lo ripassa regolarmente. Intanto, Kimi supera il compagno Russell.

A metà gara (11 giri), il monegasco della Rosas si avvicina alle MCL40 e attiva l’overtake su Oscar Piastri, ma via radio lamenta troppa lentezza sui dritti: l’efficienza e la potenza del motore Mercedes che monta il team di Woking lo respingono. Tuttavia, Charles vanta ben 4 secondi di vantaggio sulle due Mercedes ufficiali e questa è pur sempre una notizia considerando cosa è successo nelle prime tre gare.

Hamilton, invece, soffre: lamenta overheating posteriore e scarso grip, staccandosi irrimediabilmente da Verstappen. Il passo di Charles eguagliava le McLaren, ma il divario velocistico sul dritto e un lungo in curva 11 stroncano definitivamente l’attacco a Piastri. La Sprint termina con Leclerc a podio (3°), mentre un deluso Hamilton cerca risposte in vista delle modifiche di setup per la seconda qualifica.

Resoconto Qualifica GP Miami

Q1, Ferrari passa la Q1 senza sprecare le gomme rosse

Il vento forte disturba l’aerodinamica, ma le due SF-26 affrontano l’intera Q1 usando un solo treno di gomme Soft. L’approccio al giro è aggressivo, con mode push attivato nell’ultima curva. Fin dal primo run, Hamilton mostra un feeling nettamente superiore con la vettura. Dopo una pausa ai box per affinare staccate e velocità a centro curva, il secondo tentativo evidenzia alcune pecche:

Leclerc è impreciso nel guidato (T2), mentre Hamilton lamenta scarsa rotazione a centro pista, pur volando nel T3. Accusato un ritardo di 3 decimi da Verstappen, il team opta per due giri di raffreddamento prima del time attack finale: Charles si piazza 2°, mentre Lewis, frenato dal traffico, chiude 7°.

Q2: Sottosterzo e cronico deficit ibrido, ma il taglio è superato

Si alzano i giri motore e lo sfruttamento dell’energia ibrida. Montando Soft nuove e con un warm-up spinto (vistosi zig-zag), la Ferrari evidenzia una certa tendenza al sottosterzo in frenata, allontanandosi dal punto di corda, sebbene il bilanciamento generale rimanga valido. Serve estrema precisione, specialmente in Curva 12, dove Hamilton si dimostra addirittura più rapido di Leclerc nel primo run.

Nel secondo tentativo, sempre su Soft nuove, si conferma la nota carenza di batteria (harvestin e deployment) in specifiche zone del tracciato (gap colmabile solo con i futuri upgrade alla Power Unit). Entrambi passano il taglio senza grossi patemi, con Leclerc che analizza via radio le sbavature del suo giro.

Q3: Imperfezioni finali, Leclerc perde la prima fila, Hamilton 6°

La pressione sale a fronte di un Max Verstappen dominante e di una Mercedes in netta ripresa. Sempre su gomma rossa, il primo tentativo di Leclerc (nonostante un largo in Curva 1) è ottimo e vale la prima fila provvisoria, mentre dietro di lui 4 auto sono racchiuse in soli 50 millesimi. Hamilton paga 2 decimi dal monegasco.

Nel decisivo run finale, Leclerc è tradito da un leggero snap nel cambio di direzione del T1 e da un pesante sovrasterzo in trazione sull’ultima curva: il giro imperfetto gli costa la prima fila. Hamilton fa addirittura peggio: non trova il feeling, chiude 6° e si scusa via radio, consapevole che la sua SF-26 aveva potenziale per fare di più. La Ferrari cresce, ma manca ancora nell’affondo decisivo.

Data articolo: Sun, 03 May 2026 07:33:14 +0000
News n. 4
Sciopero dei trasporti maggio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di maggio 2026 sono previsti numerosi scioperi in tutta Italia che coinvolgono diversi settori strategici: trasporti pubblici locali, ferroviario, aereo, marittimo, trasporto merci ed appalti. L’articolo offre un quadro dettagliato delle agitazioni, indicando le date, le città e le categorie coinvolte: una guida utile per lavoratori, pendolari, aziende e viaggiatori che necessitano di pianificare al meglio gli spostamenti. Le informazioni sono aggiornate e verificate, riferite esclusivamente agli scioperi programmati tra il 1° maggio e il 31 maggio 2026.

Sciopero 01 maggio 2026

In tutte le province d’Italia è stato indetto uno sciopero generale nazionale, promosso dal sindacato USI-CIT. Coinvolti i dipendenti pubblici e privati di tutti i settori.
Orario: intera giornata.
Categoria: personale pubblico e privato.

Sciopero 04 maggio 2026

In Italia (tutte le province) è previsto uno sciopero nazionale per il personale addetto a servizi di ristorazione di Trenitalia (settore appalti ferroviari), promosso dai sindacati FAST-CONFSAL e FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI.
Orario: mezzo turno per ogni turno di lavoro.

Nella città di Milano (provincia), settore ferroviario: previsto sciopero dalle 22.00 del 4 maggio alle 6.00 del 5 maggio. Coinvolto il personale Mercitalia Shunting & Terminal, proclamato da OSR USB Lavoro Privato.

Sciopero 05 maggio 2026

Nella provincia di Firenze (Toscana) è previsto uno sciopero di 8 ore (intera prestazione), settore ferroviario, ad opera del sindacato OSR USB Lavoro Privato. Coinvolto il personale manutenzione della società RFI DOIT Firenze.

Sciopero 07 maggio 2026

In Italia (tutte le province), settore marittimo: sciopero nazionale dei lavoratori portuali (imprese ex art. 16, 17, 18 L. 84/94, ADSP e società con CCNL porti). Indetto da USB Lavoro Privato.
Orario: 24 ore, dalle 00.00 alle 23.59.

Sciopero 08 maggio 2026

Nella città di Trento è previsto uno sciopero locale di 4 ore (dalle 11.00 alle 15.00) per il trasporto pubblico locale, personale della società Trentino Trasporti. Indetto da OSR ORSA Trasporti.

Nella città di Potenza (Basilicata), sciopero di 4 ore (dalle 15.01 alle 19.00) per il servizio urbano di Miccolis. Indetto da FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL AUTOFERRO.

Sciopero 09 maggio 2026

Nella città di Napoli (Campania): sciopero locale di 24 ore (dalle 19.31 del 9/5 alle 19.30 del 10/5), settore trasporto pubblico locale, personale EAV Napoli. Proclamato da OSR ORSA Autoferro TPL.

Sciopero 11 maggio 2026

In Italia (tutte le province), settore aereo: sono indetti diversi scioperi nel comparto aeroportuale, security e personale di volo che interessano numerose categorie, tra cui personale ENAV ACC Roma, Easyjet Airlines Limited e personale degli aeroporti di Roma, Napoli, Palermo, Cagliari e Milano Malpensa, con orari variabili tra le 10.00 alle 18.00 e le 12.00 alle 17.00, proclamati da diverse sigle: RSA FAST-CONFSAL-AV, RSA UILT-UIL, FILT-CGIL, FIT-CISL, UGL-TA, ANPAC, CUB Trasporti, USB Lavoro Privato.

Sciopero 14 maggio 2026

Nella città di Novara (Piemonte): sciopero locale di 24 ore del personale SUN di Novara. Indetto da AL-COBAS.

Sciopero 15 maggio 2026

Nella città di Catania (Sicilia): sciopero di 24 ore (00.01-23.59) per il trasporto pubblico locale, personale AMTS Catania. Proclamato da OSP CUB Trasporti.

In Italia (tutte le province), settore ferroviario e marittimo, sciopero generale di 48 ore promosso da CSLE, coinvolte categorie pubbliche e private.

Nella Lombardia (provinciale, tutte le province): sciopero di 24 ore a varie modalità per il personale ATM di Milano (proclamato da AL-COBAS).

Nella provincia di Foggia (Puglia): primo mezzo turno della prestazione (da 00.01) per il personale appalti ferroviari Euro&Promos (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL FERROVIERI/FAST-CONFSAL/ORSA FERROVIE).

In Toscana (tutte le province, regionale): seconda metà del turno per personale appalti ferroviari Euro&Promos Lotto 2 regione Toscana.

In Veneto (regionale, tutte le province): sciopero di 24 ore su Busitalia Sita Nord Unità Produttive Veneto, Umbria e Campania (USB Lavoro Privato/ADL COBAS).

Sciopero 25 maggio 2026

In Italia (tutte le province), sciopero nazionale del settore autotrasporto merci conto terzi (CNA FITA, Confartigianato Trasporti, FAI, FIAP, ecc.).
Orario: 120 ore: dalle 00.00 del 25 maggio alle 24.00 del 29 maggio.

Sciopero 29 maggio 2026

In Italia, sciopero generale di 24 ore.
Nel settore ferroviario, dalle 21.00 del 28/5 alle 21.00 del 29/5.
Nel settore autostrade, dalle 22.00 del 28/5 alle 22.00 del 29/5.
Indetto da CUB/SGB/ADL Varese/SI-COBAS/USI-CIT.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 01 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Sun, 03 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 5
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Quanto costa fare rifornimento in autostrada oggi, 03 maggio 2026? In questa pagina trovi i prezzi medi più recenti disponibili per benzina, gasolio, gpl e metano lungo la rete autostradale italiana, così come comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I valori fotografano la somma tra componente industriale e imposte, cioè accise e Iva, e servono a orientare le scelte prima di mettersi in viaggio. Più sotto pubblichiamo la tabella con i prezzi medi aggiornati e, a seguire, una guida chiara su come si forma il costo alla pompa, per capire perché i listini possono variare nel tempo e tra un’area di servizio e l’altra.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Aggiornamento 02-05-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.858 €
Gasolio SELF 2.115 €
GPL SERVITO 0.912 €
Metano SERVITO 1.600 €

Come si compone il costo dei carburanti

Benzina: il prezzo finale che l’automobilista paga in autostrada è la somma di due macro-voci. La prima è la componente fiscale, pari al 58% del prezzo: include le accise e l’Iva, che pesano in modo significativo sul totale e ne amplificano le variazioni quando cambia la base imponibile. La seconda è la componente industriale, che vale il restante 42% e si divide a sua volta in costo della materia prima e margine lordo della filiera. Il costo della materia prima pesa per il 30%: riflette le quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e il cambio euro/dollaro, variabili che possono muovere il prezzo anche nell’arco di pochi giorni. Il margine lordo incide per il 12% e comprende logistica, stoccaggio, trasporto, costi operativi della rete e il guadagno dell’operatore. È su questa quota che i gestori possono intervenire maggiormente, modulando le politiche commerciali in funzione della domanda, della localizzazione e dei servizi offerti. In sintesi, mentre le imposte fissano un “pavimento†molto alto del prezzo e ne definiscono oltre la metà del valore, le oscillazioni quotidiane sono spesso guidate dalla dinamica delle quotazioni internazionali e dall’andamento del cambio, con la parte di margine che può attenuare o accentuare questi movimenti a seconda delle strategie di vendita.

Gasolio: anche per il diesel il prezzo alla pompa nasce dall’intreccio tra fiscalità e industria, ma con pesi diversi rispetto alla benzina. La componente fiscale ammonta al 45% del prezzo finale e include accise e Iva; la componente industriale è più corposa e arriva al 55%. All’interno di quest’ultima, la materia prima rappresenta il 45% del prezzo complessivo: è la quota direttamente esposta alle quotazioni internazionali dei distillati e al rapporto di cambio euro/dollaro, due fattori che possono determinare rapide variazioni dei listini, specie in fasi di volatilità dei mercati energetici. Il margine lordo incide per il 10% e copre costi di raffinazione, logistica, distribuzione e gestione delle aree di servizio, oltre al profitto dell’operatore; su questa parte è possibile intervenire con politiche di prezzo differenti tra stazioni e tratti autostradali. In pratica, quando i mercati esteri si muovono o il cambio si indebolisce, il gasolio tende a rispondere con una sensibilità elevata proprio perché la sua componente industriale pesa più della metà del prezzo. Le imposte, pur rimanendo una fetta importante, hanno quindi un ruolo relativamente meno dominante rispetto alla benzina, mentre il margine commerciale può contribuire ad assorbire o trasmettere più rapidamente le variazioni dei costi lungo la rete.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 03 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 6
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.816 per la benzina, 2.053 per il diesel, 0.819 per il gpl, 1.586 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.051
Benzina SELF 1.798
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.511

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.063
Benzina SELF 1.826
GPL SERVITO 0.777
Metano SERVITO 1.574

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.069
Benzina SELF 1.833
GPL SERVITO 0.876
Metano SERVITO 1.757

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.065
Benzina SELF 1.845
GPL SERVITO 0.844
Metano SERVITO 1.653

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.036
Benzina SELF 1.808
GPL SERVITO 0.780
Metano SERVITO 1.537

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.048
Benzina SELF 1.815
GPL SERVITO 0.801
Metano SERVITO 1.547

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.061
Benzina SELF 1.826
GPL SERVITO 0.799
Metano SERVITO 1.531

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.043
Benzina SELF 1.804
GPL SERVITO 0.796
Metano SERVITO 1.679

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.055
Benzina SELF 1.817
GPL SERVITO 0.885
Metano SERVITO 1.555

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.045
Benzina SELF 1.822
GPL SERVITO 0.801
Metano SERVITO 1.556

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.038
Benzina SELF 1.784
GPL SERVITO 0.819
Metano SERVITO 1.530

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.057
Benzina SELF 1.816
GPL SERVITO 0.817
Metano SERVITO 1.481

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.049
Benzina SELF 1.812
GPL SERVITO 0.798
Metano SERVITO 1.562

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.052
Benzina SELF 1.828
GPL SERVITO 0.785
Metano SERVITO 1.633

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.067
Benzina SELF 1.829
GPL SERVITO 0.867

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.057
Benzina SELF 1.837
GPL SERVITO 0.829
Metano SERVITO 1.816

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.055
Benzina SELF 1.824
GPL SERVITO 0.811
Metano SERVITO 1.606

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.060
Benzina SELF 1.801
GPL SERVITO 0.815
Metano SERVITO 1.554

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.046
Benzina SELF 1.792
GPL SERVITO 0.808
Metano SERVITO 1.544

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.065
Benzina SELF 1.823
GPL SERVITO 0.896

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.037
Benzina SELF 1.811
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.514

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.043
Benzina SELF 1.804
GPL SERVITO 0.796
Metano SERVITO 1.679

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.055
Benzina SELF 1.817
GPL SERVITO 0.885
Metano SERVITO 1.555

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.045
Benzina SELF 1.822
GPL SERVITO 0.801
Metano SERVITO 1.556

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.049
Benzina SELF 1.812
GPL SERVITO 0.798
Metano SERVITO 1.562

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.055
Benzina SELF 1.824
GPL SERVITO 0.811
Metano SERVITO 1.606

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.046
Benzina SELF 1.792
GPL SERVITO 0.808
Metano SERVITO 1.544

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.038
Benzina SELF 1.784
GPL SERVITO 0.819
Metano SERVITO 1.530

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.037
Benzina SELF 1.811
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.514

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 03 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 7
Auto a GPL, quali sono le migliori del 2026

In un mercato automobilistico sempre più orientato verso l’elettrificazione, il GPL continua a rappresentare una delle alternative più intelligenti per chi vuole contenere i costi senza complicarsi la vita. Il motivo è semplice: il prezzo alla pompa resta sensibilmente più basso rispetto a benzina e diesel, e in un periodo in cui il costo dei carburanti continua a essere un tema centrale, questa differenza pesa eccome sul bilancio familiare.

Non bisogna poi dimenticare un altro aspetto fondamentale: il GPL è una tecnologia matura. I moderni impianti garantiscono affidabilità, autonomie elevate e costi di manutenzione relativamente contenuti. Dalle citycar perfette per la città fino ai SUV pensati per macinare chilometri, ecco le migliori auto a GPL del 2026.

Le compatte da città

Dimensioni contenute, peso ridotto e consumi bassi: le auto a GPL compatte continuano a essere perfette per la città, soprattutto per chi usa l’auto ogni giorno tra traffico, parcheggi stretti e continui stop and go. Tre modelli che rappresentano ancora oggi il cuore del mercato GPL.

Kia Picanto

La più piccola della selezione è anche una delle più sorprendenti. La Kia Picanto parte da 19.559 euro nella configurazione GPL e riesce a unire dimensioni perfette per la città a una qualità percepita superiore rispetto a molte rivali del segmento A.

Lunga poco più di tre metri e mezzo, si muove agilmente nel traffico e permette di parcheggiare praticamente ovunque. Nonostante questo offre un abitacolo moderno, una buona componente tecnologica e un infotainment ben sviluppato per la categoria. Il motore 1.0 GDi GPL da 64 CV non punta certo alle prestazioni sportive, ma garantisce consumi estremamente contenuti e costi di percorrenza molto bassi, con valori dichiarati inferiori ai 6,9 litri ogni 100 km. La Picanto è la dimostrazione di come una citycar economica possa comunque risultare curata e piacevole nella vita di tutti i giorni.

Dacia Sandero

Quando si parla di GPL in Italia è impossibile non pensare alla Dacia Sandero. Da anni è una delle auto più vendute nel nostro Paese e il motivo è semplice: offre tanto a un prezzo che molte concorrenti non riescono ad avvicinare.

La versione ECO-G 120 parte da 16.600 euro e rappresenta ancora oggi uno dei modi più economici per acquistare una vettura moderna, spaziosa e dai costi di gestione contenuti. La Sandero non cerca effetti speciali o materiali premium, ma punta tutto sulla concretezza. Gli interni sono semplici ma funzionali, lo spazio a bordo è abbondante e la meccanica Renault si è dimostrata nel tempo affidabile e poco costosa da mantenere.

Il motore turbo GPL offre anche una brillantezza superiore rispetto ai vecchi propulsori aspirati a gas, rendendo la Sandero adatta non solo alla città ma anche ai lunghi viaggi.

Renault Clio

Con la Clio il GPL cambia volto e diventa più raffinato. La compatta francese, disponibile da 20.900 euro nella versione ECO-G 120 EDC, punta infatti a un pubblico che cerca qualcosa di più ricercato rispetto alle classiche utilitarie economiche.

L’ultima generazione ha migliorato sensibilmente qualità percepita, design e tecnologia di bordo, avvicinandosi quasi al mondo premium tra schermi digitali, finiture curate e sistemi ADAS completi. Il motore ECO-G da 120 CV permette alla Clio di mantenere buone prestazioni senza sacrificare il risparmio alla pompa, con consumi dichiarati intorno ai 6,5 litri per 100 km.

È una delle scelte più equilibrate del mercato GPL moderno, ideale per chi vuole una vettura versatile capace di affrontare città, tangenziale e autostrada senza difficoltà.

Le spaziose da viaggio

Se il GPL trova terreno fertile in città, è sulle lunghe percorrenze che riesce davvero a mostrare tutto il suo potenziale. Per chi macina chilometri ogni settimana, avere un pieno economico può fare una differenza enorme nel bilancio annuale. Ecco allora cinque modelli pensati per viaggiare, offrendo spazio, comfort e costi di gestione ridotti.

Le migliori auto GPL del momento
Ufficio Stampa Dacia
Dacia Duster da anni tra le migliori auto a GPL: prezzi e consumi

Dacia Duster

La Dacia Duster continua a essere uno dei SUV più intelligenti del mercato. Con il restyling più recente è cresciuta in qualità, tecnologia e presenza su strada, mantenendo però quella filosofia concreta che ne ha decretato il successo.

La gamma GPL è particolarmente interessante perché offre più livelli di elettrificazione. La nuova versione hybrid-G 150 4×4 parte da 28.500 euro, una soluzione unica sul mercato che combina GPL, tecnologia ibrida e trazione integrale.

Il risultato è un SUV capace di affrontare lunghi viaggi, fondi difficili e consumi contenuti senza rinunciare alla praticità. Una formula che nessun altro costruttore oggi propone con la stessa semplicità.

Dacia Bigster

Con la Bigster Dacia entra definitivamente nel segmento dei SUV familiari di grandi dimensioni. Rispetto alla Duster cresce praticamente sotto ogni aspetto: spazio interno, abitabilità, qualità percepita e presenza scenica.

La versione hybrid-G 150 4×4 parte da 29.900 euro e rappresenta una delle proposte più interessanti per chi cerca un SUV spazioso senza voler spendere cifre premium. Poi per chi vuole contenere ulteriormente è disponibile anche la variante mild hybrid-G 140 a trazione anteriore, disponibile da 24.800 euro.

La Bigster punta su comfort e praticità, offrendo un bagagliaio generoso e un’abitabilità da vera auto da famiglia. Un modello che potrebbe diventare rapidamente uno dei punti di riferimento del segmento.

Renault Symbioz

La Renault Symbioz rappresenta il volto più moderno e tecnologico del GPL secondo il gruppo Renault. Disponibile da 25.900 euro con il collaudato motore ECO-G 120, punta su comfort, efficienza e una forte componente digitale.

Gli interni sono ben rifiniti, con schermi ampi e un’impostazione moderna che strizza l’occhio ai SUV premium. Su strada si distingue soprattutto per il comfort di marcia, qualità molto importante per chi affronta frequentemente lunghi viaggi.

Il motore GPL mantiene bassi i costi di gestione senza penalizzare eccessivamente le prestazioni, rendendo la Symbioz una scelta molto interessante per famiglie e pendolari.

DR 3

Tra i marchi che hanno puntato maggiormente sul GPL negli ultimi anni c’è sicuramente DR. La DR 3 parte da 19.900 euro nella configurazione bifuel e continua a conquistare il mercato grazie a un rapporto qualità/prezzo estremamente competitivo.

Il celebre motore 1.5 GPL della casa molisana è semplice e facile da gestire, mentre la dotazione di serie è generalmente più ricca rispetto a molte concorrenti dirette. Telecamera, schermo centrale, cerchi in lega e numerosi accessori spesso arrivano già inclusi.

La DR 3 non punta al lusso o alla guida sportiva, ma offre tanto spazio e costi contenuti, qualità che spiegano il crescente successo del marchio italiano.

Kia Sportage

Chiudiamo con la proposta più ricca e sofisticata della lista. La Kia Sportage GPL parte da 35.750 euro e si rivolge a chi cerca un SUV moderno, tecnologico e ben equipaggiato senza rinunciare al risparmio del gas.

Le dimensioni importanti garantiscono un’elevata abitabilità interna, mentre la qualità costruttiva si conferma tra le migliori del segmento generalista europeo. L’ultima evoluzione della Sportage ha portato un design ancora più personale e tecnologico, con fari futuristici, doppio display panoramico e una ricca dotazione ADAS.

Il GPL qui diventa quasi una scelta strategica: permette infatti di contenere sensibilmente i costi di utilizzo di un SUV di medie dimensioni pensato per affrontare lunghi viaggi e utilizzo familiare intenso. Una delle alternative più complete per chi vuole spazio, tecnologia e convenienza nello stesso pacchetto

Data articolo: Sun, 03 May 2026 05:30:18 +0000
News n. 8
ASR Auto Off, quando conviene disattivare il controllo di trazione

ASR, acronimo di Anti-Slip Regulation, è il sistema elettronico che limita il pattinamento delle ruote motrici in accelerazione. Quando una ruota perde aderenza, la centralina riduce la coppia motrice, frenando la ruota che slitta o facendo entrambe le cose.

Il sistema lavora usando sensori già presenti nell’auto, in particolare quelli dell’ABS, che misurano la velocità di rotazione delle ruote. Se una ruota motrice gira molto più rapidamente delle altre, il software interpreta il fenomeno come perdita di grip e corregge la situazione. L’obiettivo è fare avanzare l’auto in modo più controllabile su fondi bagnati, sporchi, freddi o sdrucciolevoli. L’ESP integra funzioni come ABS e controllo della trazione, ma va oltre perché riconosce i movimenti di sbandata e li contrasta attivamente.

L’ASR interviene quando il problema nasce in accelerazione e riguarda il pattinamento delle ruote motrici; l’ESC lavora sulla stabilità del veicolo ovvero sulla differenza tra la traiettoria voluta dal conducente e quella reale dell’auto. Dal primo novembre 2014 il controllo elettronico della stabilità è obbligatorio su tutti i nuovi veicoli venduti nell’Unione europea, segno che si tratta di un sistema considerato centrale per la sicurezza stradale.

Come funziona il controllo di trazione

Il controllo di trazione entra in gioco quando l’auto sta accelerando e una o più ruote motrici iniziano a girare più velocemente di quanto dovrebbero rispetto alla velocità del veicolo. Su una trazione anteriore il fenomeno riguarda le ruote davanti; su una posteriore quelle dietro; su una integrale la gestione può coinvolgere più assi e dialogare con differenziali, freni e controllo della coppia.

In condizioni normali l’ASR è un alleato. Se si parte su asfalto bagnato, su pavé umido, su una rampa liscia o su una strada fredda, il sistema impedisce alla ruota di pattinare a vuoto. Il conducente può anche premere troppo l’acceleratore, ma la centralina taglia potenza e recupera aderenza. La sensazione al volante può essere quella di un’auto strozzata, ma in realtà il sistema sta evitando che le ruote trasformino la coppia motrice in fumo, rumore e perdita di direzionalità. La logica dell’ASR è conservativa. Quando rileva slittamento, presume che ci sia un problema di aderenza e riduce l’energia trasmessa alle ruote. Nella maggior parte dei casi è ciò che serve. Il paradosso nasce quando l’auto è bloccata in neve alta, fango, sabbia o ghiaia: per uscire dall’impaccio serve a volte un minimo di pattinamento controllato perché la ruota deve scavare, liberarsi, cercare presa o generare slancio.

Cosa succede quando si disattiva l’antipattinamento

Premere ASR Off significa togliere in tutto o in parte l’intervento automatico che limita lo slittamento delle ruote motrici. L’auto torna quindi a rispondere in modo più diretto all’acceleratore. Se il conducente esagera, le ruote possono pattinare liberamente. Se il fondo è scivoloso, la motricità può peggiorare invece di migliorare. Se l’auto ha molta coppia, soprattutto con motori turbo, ibridi o elettrici, la perdita di aderenza può arrivare in modo molto rapido.

La disattivazione non è uguale su tutte le vetture. Su alcuni modelli una pressione breve del tasto esclude soltanto l’antipattinamento mentre una pressione più lunga riduce o disattiva anche il controllo di stabilità. Su altri veicoli esistono modalità intermedie, come Traction, Snow, Mud, Sand, ESC Sport o ESP Off che alzano le soglie di intervento.

Quando conviene disattivare l’ASR

Il caso più classico è l’auto bloccata sulla neve. Se le ruote motrici iniziano a girare e il controllo di trazione taglia potenza, il veicolo può restare fermo e non riesce ad accumulare quel minimo di slancio necessario per uscire dal solco. Disattivare temporaneamente l’ASR può consentire alle ruote di pattinare leggermente e far muovere l’auto. Lo stesso principio vale sul fango. In un prato bagnato, su una strada sterrata molto molle o in uscita da un parcheggio non asfaltato, l’antipattinamento può tagliare coppia appena le ruote iniziano a scavare. A quel punto il conducente sente il motore che non sale di giri e l’auto che non avanza. Una temporanea esclusione del sistema aiuta se si usa l’acceleratore con delicatezza.

Chi guida su fondi sabbiosi sa che il veicolo deve mantenere una certa inerzia. Un controllo di trazione troppo invasivo può interrompere lo slancio e far affondare la vettura. Non a caso alcune auto moderne non chiedono al conducente di spegnere tutto, ma offrono modalità Sand o Mud che permettono più slittamento senza rinunciare alla gestione elettronica.

Quando non bisogna spegnere l’antipattinamento

Nella guida normale l’ASR deve restare attivo. Su strada aperta, con traffico, curve, pedoni, pioggia o asfalto irregolare, lasciare attivi i controlli è la scelta più sicura. Il controllo di trazione serve anche al guidatore esperto quando l’aderenza cambia all’improvviso. Su asfalto bagnato, disattivare l’ASR può peggiorare la situazione. In uscita da una rotonda, in sorpasso o in accelerazione su una giunzione metallica, una ruota che pattina può far perdere motricità e direzionalità. Con una trazione anteriore si può avere sottosterzo, con una posteriore il retrotreno può alleggerirsi, con una integrale la perdita di aderenza può essere mascherata fino a quando diventa più difficile da correggere.

Su ghiaccio il discorso è più delicato. È vero che, se l’auto è bloccata, una temporanea esclusione può aiutare a partire. Ma guidare con ASR disattivato su una strada ghiacciata è un rischio inutile. L’elettronica può impedire che un errore leggero diventi una perdita di controllo più seria.

Neve, catene e pneumatici invernali: cosa cambia

Con le catene da neve montate, il comportamento può variare in base all’auto. Alcuni costruttori consigliano di mantenere i controlli attivi, altri prevedono modalità specifiche o una parziale disattivazione. Le catene modificano la rotazione, il grip e la risposta delle ruote motrici. Per questo l’elettronica può interpretare alcune variazioni come slittamento anomalo. Anche in questo caso il manuale del veicolo resta il riferimento più serio. Con pneumatici invernali di buona qualità l’ASR va lasciato inserito. Una gomma adatta al freddo offre più aderenza meccanica mentre il controllo di trazione gestisce l’eccesso di coppia.

La situazione più tipica in cui si può valutare l’ASR Off è la partenza da fermo su neve alta o compatta, magari dopo che l’auto è rimasta parcheggiata. Prima si prova con dolcezza, marcia alta se possibile su cambio manuale, acceleratore leggero e volante dritto. Se il sistema taglia completamente potenza e il veicolo non si muove, si può disattivare l’antipattinamento, cercare di uscire con movimenti progressivi e riattivare il sistema appena recuperata la marcia.

Data articolo: Sun, 03 May 2026 04:00:19 +0000
News n. 9
SUV di medie dimensioni, quali acquistare sotto i 35.000 euro nel 2026

Non sono più piccoli SUV cittadini ma nemmeno ingombranti modelli di segmento C. In questa terra di mezzo vive uno dei segmenti più interessanti del mercato moderno: quello dei SUV di medie dimensioni. Il loro successo non è casuale. Offrono una posizione di guida rialzata, spazio interno sufficiente per una famiglia, bagagliai generosi e dimensioni ancora compatibili con parcheggi cittadini e traffico urbano. Il tutto senza raggiungere i prezzi spesso proibitivi dei SUV più grandi.

Negli ultimi anni questo segmento si è evoluto tantissimo. Oggi si passa da modelli essenziali e razionali a proposte premium, con motorizzazioni dal benzina all’elettrico. Ecco allora alcuni dei SUV di medie dimensioni più interessanti da acquistare nel 2026 restando sotto la soglia dei 35.000 euro.

Alfa Romeo Junior

Tra le novità più attese degli ultimi anni c’è sicuramente l’Alfa Romeo Junior, il SUV compatto che segna l’ingresso del Biscione in una fascia di mercato fondamentale per volumi e popolarità. Il prezzo parte da 31.050 euro per la versione ibrida da 145 CV, disponibile sia a trazione anteriore sia nella più sofisticata configurazione integrale Q4.

La Junior punta molto su un design filante, con linee sportive e dettagli aggressivi che richiamano la tradizione Alfa Romeo pur reinterpretandola in chiave moderna. Nonostante le dimensioni compatte riesce a mantenere una presenza scenica importante, anche all’interno dove è evidente il posizionamento premium della Junior

Sotto il cofano troviamo il sistema mild hybrid del gruppo Stellantis, che garantisce buoni consumi e una guida fluida soprattutto in città, arricchito da un’impostazione sospensiva studiata da Alfa. È il SUV pensato per chi non vuole rinunciare al piacere di guida pur scegliendo una vettura pratica e versatile.

Dacia Duster

La nuova generazione del SUV Dacia ha fatto un enorme salto in avanti in termini di qualità percepita, tecnologia e design, pur mantenendo quella filosofia concreta che ne ha decretato il successo. Con un prezzo di partenza di 19.900 euro continua a essere una delle proposte più accessibili del mercato. Il bello è che oggi non significa più rinunciare a comfort o tecnologia. Gli interni sono moderni, la plancia meglio organizzata e la gamma motori molto più ampia rispetto al passato.

Si passa infatti dalle varianti GPL fino alle nuove motorizzazioni ibride, comprese le interessanti versioni con trazione integrale. Rimane una delle poche vetture del segmento a mantenere una certa attitudine offroad, grazie ad altezze da terra generose e a una meccanica robusta. La Duster continua a essere la scelta intelligente per chi cerca spazio, semplicità e costi contenuti senza inseguire inutili fronzoli.

Honda HR-V

Una filosofia completamente diversa rispetto a molte rivali europee. Qui il focus si concentra sull’efficienza e sul comfort di guida. La Honda HR-V parte da 34.500 euro nella versione full hybrid e:HEV da 131 CV e 253 Nm di coppia. Si tratta di un sistema ibrido tra i più particolari del mercato perché sfrutta il motore termico per la maggior parte del tempo come generatore di energia per alimentare il sistema elettrico. Nella guida quotidiana la sensazione è molto simile a quella di un’elettrica, grazie alla fluidità di marcia e alla silenziosità.

Mazda CX-30

Con un prezzo di partenza di 28.950 euro nella versione mild hybrid e-Skyactiv G da 140 CV, rappresenta una delle alternative premium sotto la soglia dei 35.000 euro. Lo stile Kodo della CX-30 la rende una delle vetture più filanti e armoniose della categoria, con proporzioni che ricordano quasi una coupé rialzata.

Proprio per il design ricercato, l’abitabilità posteriore della Mazda CX-30 non è la migliore del segmento, soprattutto per chi viaggia spesso in cinque, ma la qualità degli interni compensa ampiamente questo limite. Materiali morbidi, assemblaggi impeccabili e una posizione di guida molto curata la rendono una vettura piacevole da vivere ogni giorno. Su strada emerge tutta la filosofia Mazda: sterzo preciso, assetto equilibrato e una sensazione di connessione con l’auto ormai rara tra i SUV moderni.

I migliori SUV medi da comprare sotto i 35 mila euro
Ufficio Stampa Mazda
Mazda CX-30 tra le occasioni migliori sotto i 35.000 euro

Hyundai Kona

La Hyundai Kona è probabilmente una delle vetture più versatili della categoria. La gamma è talmente ampia da riuscire a coprire praticamente ogni esigenza, passando dal benzina tradizionale fino all’elettrico puro. Il prezzo parte da 27.350 euro per la versione benzina da 115 CV, ma non mancano le interessanti varianti full hybrid da 33.350 euro e le configurazioni completamente elettriche.

La nuova generazione ha puntato moltissimo sul design futuristico, con la firma luminosa anteriore a tutta larghezza che ormai caratterizza i SUV Hyundai più recenti. Gli interni sono moderni e fortemente digitalizzati, con doppio display panoramico e numerosi sistemi di assistenza alla guida.

La Kona convince soprattutto per equilibrio generale. È comoda in città, stabile in autostrada e sufficientemente spaziosa per una famiglia. Un SUV moderno pensato per soddisfare davvero qualsiasi tipo di utilizzo.

Seat Arona

La Seat Arona rappresenta una delle proposte più razionali e concrete del segmento. Con un prezzo di partenza di 22.350 euro per la versione 1.0 TSI da 95 CV, riesce a offrire spazio, semplicità e affidabilità a costi ancora accessibili.

Condivide gran parte della meccanica con gli altri modelli del Gruppo Volkswagen, fattore che si traduce in una piattaforma collaudata e motori estremamente diffusi. Il tre cilindri 1.0 TSI è ormai diventato un punto di riferimento per equilibrio tra consumi, prestazioni e affidabilità. L’Arona non cerca effetti speciali ma punta tutto sulla praticità. Gli interni sono semplici ma ben organizzati, mentre l’abitabilità è sorprendentemente buona considerando le dimensioni esterne relativamente compatte.

Skoda Kamiq

Se esiste un marchio che ha fatto della razionalità e delle soluzioni intelligenti il proprio marchio di fabbrica quello è Skoda. La Kamiq ne è probabilmente uno degli esempi migliori. Il SUV ceco parte da 25.500 euro e continua a convincere per praticità e soluzioni intelligenti.

Basata anch’essa sulla piattaforma condivisa del Gruppo Volkswagen, la Kamiq sfrutta tutta l’esperienza accumulata negli anni per offrire una vettura estremamente concreta. Lo spazio interno è uno dei migliori del segmento, così come il bagagliaio, mentre le celebri soluzioni “Simply Clever†migliorano la vita quotidiana con piccoli dettagli molto utili.

Il design rimane sobrio e razionale, lontano dagli eccessi stilistici di alcuni concorrenti, ma proprio questa semplicità continua a essere uno dei suoi punti di forza. La Kamiq è la classica auto che conquista soprattutto dopo qualche mese di utilizzo, quando si iniziano ad apprezzare davvero praticità e facilità d’uso.

Volkswagen T-Roc

Chiudiamo con una delle regine del segmento: la Volkswagen T-Roc. La nuova generazione ha evoluto profondamente il progetto originale, mantenendo però quella formula che ha reso questo SUV uno dei modelli più apprezzati del marchio tedesco. La T-Roc parte da 33.900 euro e si posiziona in una fascia premium grazie a una qualità percepita elevata, motorizzazioni efficienti e una forte componente tecnologica. Gli interni seguono la classica filosofia Volkswagen: linee pulite, tanta digitalizzazione e un’impostazione estremamente intuitiva.

Il SUV tedesco riesce a bilanciare bene comfort, qualità e dinamica di guida, risultando adatto tanto alla città quanto ai lunghi viaggi. Anche l’insonorizzazione e la stabilità autostradale sono superiori rispetto a molte rivali generaliste. La T-Roc rappresenta probabilmente uno dei migliori compromessi del mercato per chi cerca un SUV moderno, tecnologico e sufficientemente premium senza superare la soglia dei 35 mila euro

Data articolo: Sat, 02 May 2026 13:42:46 +0000
News n. 10
Jeep e Harley-Davidson tornano insieme, riparte la partnership dedicata all’avventura

Dopo oltre dieci anni, due marchi simbolo della cultura americana tornano a condividere la stessa strada. Jeep e Harley-Davidson hanno annunciato una nuova partnership europea per il 2026, riportando in vita una collaborazione che mancava dal 2014 e che, all’epoca, aveva conquistato gli appassionati di motori e lifestyle outdoor.

Un modo per unire due mondi che parlano la stessa lingua fatta di libertà, viaggio e voglia di esplorare. Da una parte i SUV Jeep, dall’altra le iconiche cruiser Harley-Davidson. Due modi diversi di vivere la strada, ma con una filosofia sorprendentemente simile.

Il lancio a Senigallia

Il primo appuntamento ufficiale della partnership si svolge dal 30 aprile al 3 maggio in occasione dell’European Spring Rally di Senigallia, nelle Marche, la cittadina affacciata sull’Adriatico ormai punto di riferimento per gli appassionati Harley-Davidson in Europa. Da lì partirà un vero e proprio tour continentale che accompagnerà i due marchi per tutto il 2026. In calendario ci sono cinque grandi appuntamenti internazionali:

  • European Spring Rally a Senigallia, dal 30 aprile al 3 maggio;
  • Harley Owners Group Rally a Cascais, in Portogallo, dal 18 al 21 giugno;
  • European Bike Week a Faaker See, in Austria, dall’8 al 13 settembre;
  • International Ladies Of Harley a Pescara, il 3 ottobre;
  • HOG Winter Meeting a Genova, il 28 novembre.

Eventi che richiamano migliaia di motociclisti provenienti da tutta Europa e che rappresentano il contesto ideale per rafforzare l’identità condivisa dei due brand. Non è difficile capire perché Jeep e Harley-Davidson abbiano deciso di tornare insieme. Entrambe, negli anni, hanno costruito la propria immagine attorno a valori molto precisi: autenticità, carattere, spirito libero e passione per il viaggio. Valori che oggi, in un mercato sempre più digitalizzato e uniforme, diventano quasi una forma di identità.

Al centro c’è la nuova Jeep Compass 4xe

Protagonista della partnership sarà soprattutto la nuova Jeep Compass 4xe, modello simbolo dell’evoluzione del marchio americano verso una mobilità più moderna ed elettrificata. La Compass 4xe rappresenta infatti il punto d’incontro tra tradizione off-road e nuove tecnologie. La trazione integrale resta un elemento centrale dell’esperienza Jeep, ma viene affiancata da una propulsione elettrificata che punta a ridurre consumi ed emissioni senza rinunciare alle capacità in fuoristrada.

Ed è proprio questo il messaggio che Jeep vuole portare agli eventi Harley-Davidson: l’idea che l’avventura possa evolversi senza perdere il proprio fascino.

Secondo il marchio americano, la Compass 4xe interpreta perfettamente i valori condivisi con Harley-Davidson: scoperta, libertà, passione e autenticità. Non si tratta quindi soltanto di una collaborazione commerciale, ma di una strategia di comunicazione che punta a creare un legame emotivo con il pubblico.

Due icone americane che parlano la stessa lingua

In un momento storico in cui l’automobile sta cambiando rapidamente pelle, partnership come questa mostrano quanto il mondo dei motori stia cercando di puntare sempre di più sull’esperienza e sulla community. Jeep e Harley-Davidson non vendono semplicemente veicoli: vendono un immaginario. E questo immaginario è fatto di strade panoramiche, viaggi improvvisati, percorsi sterrati e raduni affollati dove il motore diventa quasi un linguaggio comune.

La nuova alleanza europea sembra voler ripartire proprio da qui. Non dalle prestazioni pure o dai numeri, ma dal significato emotivo che certi marchi riescono ancora a trasmettere. Per Jeep, inoltre, la partnership rappresenta anche un’occasione importante per rafforzare la presenza della gamma elettrificata presso un pubblico storicamente legato ai motori più tradizionali.

Il 2026 sarà quindi un anno ricco di appuntamenti per gli appassionati dei due marchi, con eventi che uniranno SUV e motociclette sotto la stessa bandiera: quella dell’avventura

Data articolo: Sat, 02 May 2026 13:04:08 +0000
News n. 11
Esame della patente B con il cambio automatico, come funziona e cosa cambia

Non molti sanno che l’esame della patente B può essere sostenuto anche con un’auto con cambio automatico. Una possibilità ancora poco conosciuta, ma destinata probabilmente a diventare sempre più comune. Del resto il mercato dell’auto sta cambiando rapidamente: elettriche, ibride e nuove tecnologie stanno lentamente facendo sparire il classico cambio manuale dalle nostre strade.

Per questo motivo sempre più persone iniziano a chiedersi se abbia ancora senso imparare a usare frizione e leva del cambio, oppure se sia meglio affrontare direttamente l’esame con un’auto automatica. La risposta, come spesso accade, dipende dalle esigenze personali. Vediamo quindi come funziona l’esame, quali sono i limiti della patente con il codice 78 e in quali casi può davvero rappresentare una scelta intelligente.

Patente con il codice 78

La parte teorica dell’esame non cambia assolutamente nulla. Quiz, tempistiche e modalità restano identici per tutti i candidati. La differenza arriva soltanto durante la prova pratica di guida. Chi decide di sostenere l’esame con una vettura dotata di cambio automatico può farlo sia tramite autoscuola sia da privato, senza alcuna distinzione normativa.

Una volta superato l’esame, però, sulla patente viene inserito il cosiddetto codice 78. È una sigla europea armonizzata che specifica una limitazione precisa: il conducente potrà guidare esclusivamente veicoli con cambio automatico. In pratica, la situazione è simile a quella di altri codici presenti sulla patente, come quelli relativi all’obbligo di lenti o occhiali. La patente rimane valida a tutti gli effetti, ma con una restrizione specifica.

Questo significa che mettersi al volante di un’auto con cambio manuale senza aver sostenuto un nuovo esame sarebbe considerato come guidare senza patente valida per quel tipo di veicolo. Una limitazione che oggi può sembrare importante, ma che potrebbe pesare molto meno in futuro. Basta guardare il mercato: l’elettriche non hanno nemmeno la possibilità di un cambio tradizionale, mentre quasi totalità delle ibride adottano trasmissioni automatiche o CVT.

La circolare ministeriale

Le regole sono stabilite chiaramente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La normativa specifica infatti che:

I veicoli di categoria B non devono essere necessariamente dotati di cambio di velocità manuale, fatta salva l’apposizione del codice 78 sulla patente conseguita con veicolo con cambio diverso da quello manuale. Qualora la prova venga sostenuta su veicolo con cambio diverso da quello manuale, sulla patente di guida sarà annotato il codice UE armonizzato 78“.

Tradotto in termini pratici: la legge permette tranquillamente di conseguire la patente con un’auto automatica, ma impedisce poi di guidare vetture manuali senza una nuova prova pratica. Per rimuovere il codice 78 è infatti necessario sostenere nuovamente l’esame pratico utilizzando un’auto con cambio manuale. Non serve rifare la teoria, ma bisogna dimostrare di saper gestire frizione, marce e partenze in sicurezza.

Vantaggi e svantaggi

È piuttosto evidente quale sia il principale vantaggio della patente automatica: durante l’esame pratico sparisce una delle difficoltà più stressanti per chi sta imparando a guidare. Non c’è nessun rischio di spegnere l’auto in partenza, di cambi marcia sbagliati o di partenze in salita da affrontare con l’ansia. Per molte persone, soprattutto chi vive l’esame con forte tensione, può rappresentare un aiuto concreto.

Anche chi ha difficoltà motorie o semplicemente non si sente a proprio agio con il coordinamento frizione-cambio può trovare nella patente automatica una soluzione più accessibile.

Dall’altra parte esiste però uno svantaggio evidente: la limitazione di non poter guidare auto manuali in alcun caso. C’è poi un altro aspetto da considerare. Sebbene il mercato si stia spostando verso l’automatico, in Italia il cambio manuale rimane ancora molto diffuso, soprattutto tra le auto economiche e nel mercato dell’usato.

Ha ancora senso imparare il manuale?

La domanda oggi è più attuale che mai. Da una parte il mondo dell’auto sembra andare rapidamente verso un futuro elettrico e automatico. Dall’altra, milioni di automobilisti continuano ancora a guidare vetture tradizionali. Per chi pensa di acquistare presto un’elettrica o un’ibrida automatica, la patente con codice 78 potrebbe diventare una scelta assolutamente sensata. Chi invece vuole mantenere la massima libertà possibile, magari utilizzando auto diverse o condividendo vetture di famiglia, probabilmente continuerà a preferire il classico esame con cambio manuale.

Data articolo: Sat, 02 May 2026 11:29:54 +0000
News n. 12
Alex Zanardi, la carriera del campione tra Formula 1 e Paralimpiadi

Alex Zanardi ha scritto un capitolo importante del mondo del motorsport, oltre a caricarsi del ruolo di leggenda e di esempio per gli altri. La sua storia non appartiene soltanto al motorsport o al paraciclismo: appartiene a chiunque abbia visto nello sport un modo per rialzarsi, anche quando la vita sembra togliere tutto.

Un uomo che ha attraversato epoche e categorie diverse, dai kart alla Formula 1, passando per la Formula Cart e le Paralimpiadi, costruendo una carriera fuori dal comune. Una vita fatta di velocità, incidenti drammatici, rinascite e nuove sfide affrontate con un sorriso che, negli anni, è diventato quasi il suo marchio di fabbrica.

Con la sua scomparsa, avvenuta nella notte del 1 maggio, il motorsport perde uno dei suoi personaggi più amati. Ma il lascito umano e sportivo di Zanardi continuerà a vivere ancora a lungo.

Gli esordi con il kart

Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Alex Zanardi scopre prestissimo il fascino dei motori. Tutto inizia quasi per gioco, quando il padre gli regala un kart durante l’adolescenza. È il classico momento che cambia una vita: da lì nasce una passione totalizzante per la competizione e la velocità.

Nel 1982 arrivano i primi risultati importanti. Zanardi conquista il terzo posto nella categoria 100 cc e attira subito l’attenzione degli addetti ai lavori. I talent scout notano quel ragazzo aggressivo ma spettacolare nella guida, capace di recuperi impossibili e staccate oltre il limite.

Grazie al supporto di uno sponsor legato al mondo degli pneumatici da kart, Alex riesce a passare alla categoria superiore e a confrontarsi con il panorama internazionale. I risultati crescono rapidamente: nel 1985 e nel 1987 conquista sia il Campionato Italiano sia quello Europeo nella classe 135 cc. Era già evidente il tratto che avrebbe accompagnato tutta la sua carriera: non la ricerca della guida perfetta e pulita, ma quella spettacolare, istintiva, sempre al limite.

La Formula 3 e il sogno della Formula 1

Nel 1988 arriva il debutto in Formula 3, passaggio fondamentale per ogni giovane pilota che sogna la Formula 1. L’impatto però non è semplice. Le monoposto richiedono un approccio completamente diverso rispetto ai kart e Zanardi impiega tempo per adattarsi.

La svolta arriva nel 1990 con il team RC Motorsport. In quella stagione Alex mostra finalmente il suo vero potenziale: chiude secondo nel Campionato Italiano di Formula 3 e conquista la Coppa Europa a Le Mans. Prestazioni che gli aprono le porte della Formula 3000, all’epoca considerata la vera anticamera della Formula 1.

Anche lì il titolo sfugge, ma Zanardi riesce comunque a impressionare grazie a pole position e gare aggressive. Il suo nome inizia a circolare nel paddock della massima categoria, fino alla chiamata che può cambiare tutto: Eddie Jordan lo vuole per sostituire Michael Schumacher nelle ultime gare del 1991. Per un giovane pilota italiano è il sogno che diventa realtà.

L’arrivo in Formula 1

L’approdo in Formula 1 avviene quasi all’improvviso. Zanardi sale sulla Jordan senza una vera preparazione, ma riesce subito a dimostrare velocità e carattere. Il problema, però, è economico: la Jordan vive un momento finanziario complicato e Alex non dispone degli sponsor necessari per garantirsi un sedile stabile.

Nel 1993 arriva una nuova occasione con Lotus F1, squadra storica ma ormai lontana dai fasti del passato. Affianca Johnny Herbert in una stagione difficile, segnata da problemi tecnici e da una monoposto poco competitiva. Nonostante qualche lampo, la mancanza di risultati e sponsor lo lascia nuovamente senza volante. Nel 1994 resta in Lotus come collaudatore, ma il grave incidente di Pedro Lamy gli permette di tornare in pista da titolare.

Anche questa esperienza, però, si interrompe bruscamente: a fine stagione la Lotus abbandona la Formula 1. Ancora una volta, Zanardi si ritrova senza una squadra.

Il passaggio in Formula Cart

Molti piloti avrebbero insistito in Europa. Zanardi invece sceglie una strada diversa e nel 1996 vola negli Stati Uniti per correre in Formula Cart. È la decisione che cambia la sua carriera. Negli USA Alex trova finalmente l’ambiente ideale per il suo stile spettacolare. Il pubblico americano si innamora subito di quel pilota italiano sorridente, aggressivo nei sorpassi e capace di regalare gare memorabili.

Alla prima stagione conquista il terzo posto nel campionato e il premio di Rookie of the Year. Ma è solo l’inizio. Nel 1997 vince il titolo Cart dominando il campionato, impresa che ripete anche nel 1998 con sette vittorie e il titolo conquistato con largo anticipo. Alcuni sorpassi di quegli anni sono ancora oggi considerati tra i più belli della storia delle monoposto americane.

Il successo negli Stati Uniti riporta Zanardi nel mirino della Formula 1. La Williams Racing decide di puntare su di lui per il 1999. Ma il ritorno si rivela deludente: la vettura non è competitiva e Alex chiude la stagione senza punti. A quel punto prende una decisione fondamentale: tornare in America, dove si sente davvero a casa.

L’incidente del Lausitzring

Il 15 settembre 2001 il destino cambia improvvisamente. Durante una gara Cart sul circuito del Lausitzring, in Germania, Zanardi perde il controllo della vettura all’uscita dei box. La sua monoposto viene centrata violentemente da quella del pilota italo-canadese Alex Tagliani. L’impatto è devastante. La Honda di Zanardi viene praticamente spezzata in due. Le condizioni appaiono subito disperate. I medici sono costretti ad amputargli entrambe le gambe per salvargli la vita. Per settimane il mondo dello sport resta col fiato sospeso.

Ma proprio quando tutti pensano che la sua carriera e la sua vita pubblica siano finite, Zanardi sorprende ancora una volta tutti. A dicembre dello stesso anno si presenta ai Caschi d’Oro e, davanti a una platea commossa, si alza dalla sedia a rotelle. Quel gesto diventa il simbolo della sua rinascita.

La seconda vita nell’handbike

Per molti sarebbe stato il punto finale. Per Alex Zanardi, invece, è soltanto un nuovo inizio. Dopo anni di riabilitazione torna a fare sport, scegliendo l’handbike. Anche in questa disciplina emerge immediatamente il suo spirito competitivo. Nel 2007 debutta alla maratona di New York chiudendo quarto.

Da lì in avanti la sua crescita è impressionante. Nel 2010 conquista il titolo italiano su strada e nel 2011 vince proprio la maratona di New York, uno dei momenti più emozionanti della sua nuova carriera. Le Paralimpiadi di Giochi Paralimpici di Londra 2012 lo consacrano definitivamente: conquista due medaglie d’oro e un argento, diventando uno degli atleti simbolo dell’intera manifestazione.

Il copione si ripete anche a Giochi Paralimpici di Rio 2016, dove Alex aggiunge altre due medaglie d’oro e un argento alla sua incredibile collezione. Ma più dei successi, colpiva il suo atteggiamento. Zanardi parlava spesso della disabilità senza pietismo, trasformando ogni difficoltà in una sfida personale da affrontare con ironia e determinazione.

Il secondo incidente e il lungo silenzio

Il 19 giugno 2020 arriva un altro drammatico capitolo. Durante una staffetta benefica in handbike vicino a Pienza, Zanardi perde il controllo del mezzo e si scontra frontalmente con un camion. Le ferite sono gravissime. Viene sottoposto a delicati interventi neurochirurgici e maxillo-facciali. Da quel momento inizia un periodo lunghissimo fatto di operazioni, riabilitazione e silenzio mediatico. La famiglia sceglie giustamente la massima riservatezza, mentre il mondo dello sport continua a seguirne le condizioni con affetto e rispetto.

Negli ultimi anni, il nome di Alex Zanardi è rimasto legato soprattutto alla sua enorme eredità umana. Perché la sua figura aveva ormai superato il confine dello sport. Come un’altra leggenda Ayrton Senna, si spegne la sera del 1 maggio lasciando un’eredità di valori e coraggio difficilmente ripetibili.

Data articolo: Sat, 02 May 2026 09:18:11 +0000
News n. 13
F1, GP Miami: Ferrari getta la pole tradita dalle Soft

Le Ferrari iniziano le Fp1 con gomme Hard per valutare il nuovo pacchetto aggiornamenti con grip costante. La SF-26 appare stabile, ma con interpretazioni diverse: Leclerc è subito pulito, mentre Hamilton fatica nel T2 e T3, soffrendo instabilità in accelerazione e un forte bloccaggio. Il team si concentra sulla gestione dell’ibrido (MGU-K) e sui miglioramenti necessari nelle curve 11, 12, 14 e 17.

Dopo 20 minuti, i piloti rientrano ai box: Leclerc riduce il carico all’avantreno abbassando i riferimenti, mentre su entrambe le vetture si interviene sulle sospensioni per migliorare l’agilità nelle curve lente. Nonostante una pista scivolosa, Leclerc si porta in vetta, pur pagando 3 decimi di deficit velocistico nel T3 rispetto alla Mercedes di Antonelli.

Passo gara e simulazione qualifica

Nelle prove “high fuel” con target 1:33.0, la Ferrari mostra un ritmo superiore a McLaren e Red Bull, evidenziando costanza e assenza di degrado pneumatico. Nella simulazione del giro secco con gomme Rosse, Leclerc ottiene il miglior tempo assoluto nonostante un passaggio non perfetto e un ritardo di potenza della Power Unit nel terzo settore rispetto a Mercedes.

Hamilton, rallentato da un lungo nel T2 e dalle solite difficoltà nel T3, chiude terzo a circa 4 decimi dal compagno. Nonostante il debutto positivo dei nuovi aggiornamenti, resta l’incognita sul reale potenziale dei rivali in qualifica e sull’impatto delle modifiche FIA all’ibrido nel confronto diretto con il motore Mercedes. Senza contare l’utilizzo delle coperture.

GP Miami, qualifica sprint SQ1: Ferrari ha ottimo potenziale

Pronti via, nessuna esitazione: all’accensione del semaforo verde, le due monoposto di Maranello calcano subito l’asfalto. Entrambe montano la mescola Media, rimasta intonsa durante la lunga sessione di libere da 90 minuti. L’obiettivo primario è innescare correttamente l’asse anteriore prima di spingere sul cronometro, affrontando anche un vento contrario nel primo settore.

Il pilota monegasco detta subito il ritmo, staccando il compagno di squadra di tre decimi. Segue un doppio passaggio di raffreddamento, sfruttato per affinare l’assetto tramite indicazioni via radio. La dinamica della vettura mostra una buona propensione alla rotazione e il muretto opta per un ulteriore tentativo di sicurezza, pronto a sospenderlo in caso di qualificazione garantita.

I tempi scendono per entrambi, ma è la McLaren di Lando Norris a beffarli per appena 11 millesimi. I due alfieri del Cavallino Rampante superano agevolmente il taglio e rientrano nei box. Resta però il nodo del T1, dove la vettura numero 16 accusa un ritardo di due decimi e mezzo dall’inglese. Inoltre serve migliorare la gestione delle coperture nel T3.

GP Miami, qualifica sprint SQ2: Leclerc accende le speranze della Ferrari

Il gioco si fa serio e si iniziano a svelare le vere carte in tavola. Anche in questa fase, le Rosse abbandonano immediatamente la corsia box non appena scatta il verde, calzando nuovamente le coperture a banda gialla. La priorità assoluta resta la gestione termica dell’anteriore, che tende a perdere calore nei lunghi rettilinei. Le condizioni del vento restano stabili, scatta la modalità push.

La SF-26 denota un bilanciamento neutro, premiando soprattutto la precisione di Charles in fase di inserimento. Di contro, Lewis fatica maggiormente nei tratti lenti, dovendo correggere frequentemente col volante: un sintomo verosimilmente imputabile a una non perfetta finestra di utilizzo degli pneumatici. Dopo la canonica doppia tornata di cool-down, si torna a spingere.

Il monegasco accusa una perdita di trazione dovuta a un sovrasterzo proprio nell’ultima piega del tracciato, vanificando in parte un giro fino a quel momento eccellente, ma riuscendo comunque a mantenere la leadership. Il britannico lima il proprio crono, rimanendo però attardato di mezzo secondo.

Questo divario evidenzia lo stato di grazia del numero 16 e, parallelamente, la mancanza di confidenza dell’inglese. Il turno si conclude con Leclerc prepotentemente in lotta per il vertice, mentre la McLaren nasconde un grande potenziale e la Mercedes rimane ancora nell’ombra. Ma come detto, sarà cruciale gestire al meglio l’attivazione delle mescole Soft, nella SQ3.

GP Miami, qualifica sprint SQ3: il divario di grip sulle soft stende La Rosa

Siamo alla resa dei conti e la tensione è palpabile: ogni minima sbavatura si paga a caro prezzo. Si passa alle gomme Soft, dove la corretta attivazione termica per estrarre il massimo grip meccanico diventa un fattore cruciale. Il giro di uscita dai box appare insolitamente cauto, sfociando nella massima potenza ibrida solo in prossimità dell’ultima curva.

Purtroppo per la scuderia italiana, i tentativi lanciati si rivelano sporchi, macchiati da troppe correzioni al volante da parte di entrambi i portacolori. Lewis fa mea culpa in radio per un errore nel secondo settore e una sbavature nel T3. Leclerc sceglie il silenzio, pur sapendo di aver lasciato decimi preziosi per strada. La bandiera a scacchi sentenzia un quarto posto per Charles e relega Lewis in settima piazza.

Benché la vettura italiana sia profondamente diversa rispetto a quella 2025, nel momento decisivo sono ancora una volta le gomme a tradire la Ferrari. Vasseur lo aveva detto: “servirà ottimizzare il fine settimana“. A conti fatti le ambizioni della Ferrari svaniscono, e la prima sessione ufficiale del weekend mostra un contesto contrario a quanto voluto. C’è però tempo per recuperare iniziando dalla gara sprint di oggi.

Data articolo: Sat, 02 May 2026 06:21:34 +0000
News n. 14
Spia rossa temperatura acqua accesa, cosa fare per salvare il motore

Se mentre sei alla guida vedi apparire sul cruscotto il simbolo di un termometro rosso, la tua auto ti sta dicendo che c’è un problema grave all’impianto di raffreddamento del motore.

In officina consideriamo questo segnale un’allerta critica, a differenza delle spie gialle che indicano la necessità di una verifica a breve termine. Ignorare questo avviso, anche solo per pochi chilometri, significa esporre il tuo propulsore a danni strutturali che spesso risultano irreparabili.

Cosa segnala la spia

Per capire la gravità della situazione, devi prima considerare come la spia si accende. La luce rossa del refrigerante non si attiva sempre per lo stesso motivo, vediamo quindi le varie motivazioni:

  • spia rossa fissa: la temperatura del liquido ha superato la soglia termica di sicurezza, solitamente impostata oltre i 115°C;
  • spia rossa lampeggiante: in questo caso segnala che il livello del liquido refrigerante è sceso sotto il minimo consentito e il sensore sta rilevando la mancanza di fluido;
  • messaggio sul computer di bordo: nelle auto più moderne, la spia è accompagnata da un testo che segnala di arrestare il motore immediatamente o una mancanza del liquido refrigerante;
  • lancetta temperatura: se hai uno strumento che indica la temperatura, vedi fisicamente il segnalatore salire verso i 130°C o la zona rossa, segno che il liquido sta già bollendo.

Capire queste differenze ti aiuta a segnalare in modo adeguato il problema della tua auto all’officina: nel primo caso la meccanica sta soffocando per il calore, nel secondo manca proprio la materia prima per proteggerla.

Posso proseguire o devo fermarmi subito?

La risposta è una sola: devi fermarti il prima possibile per verificare la situazione. Non appena le condizioni del traffico lo permettono, accosta e spegni il motore. Proseguire la marcia con la spia rossa accesa senza un controllo significa rischiare il grippaggio dei pistoni o la deformazione della testata. Una volta fermo, agisci con prudenza per capire cosa è successo:

  • osserva il cofano: se vedi uscire vapore dalle fessure, allontanati e non tentare di intervenire, aspetta che il fumo smetta del tutto di fuoriuscire;
  • non aprire il tappo della vaschetta: la pressione creata internamente farebbe schizzare il liquido bollente violentemente, causandoti ustioni gravissime;
  • verifica il livello: se dopo aver controllato noti che il liquido è al minimo, puoi proseguire con estrema cautela fino all’officina più vicina;
  • controlla la vaschetta: se la vedi completamente vuota, non tentare di ripartire e chiama il soccorso stradale, poiché trascinare l’auto in queste condizioni distruggerebbe il motore.

Se il fluido è poco sotto il minimo, il rabbocco è l’unica soluzione per poter proseguire la marcia in sicurezza senza dover chiamare il carro attrezzi. Tuttavia, ricorda che prima di procedere è fondamentale attendere almeno trenta o quaranta minuti per far scendere la pressione ed evitare spruzzi bollenti.

Quanto costa la riparazione

Il costo per ripristinare il tuo sistema di raffreddamento dipende interamente dalla causa del guasto e dalla velocità con cui hai spento il motore. In officina analizziamo diversi scenari, dai più semplici ai più complessi, che influenzano direttamente la spesa finale:

  • sensore temperatura o tappo vaschetta: a volte la spia si accende per un falso contatto o perché il tappo non tiene più la pressione corretta e in questi casi la spesa si aggira tra i 80 e i 120 euro;
  • valvola termostatica bloccata: se questo componente resta chiuso impedisce il passaggio del liquido verso il radiatore e l’intervento completo di sostituzione e spurgo oscilla tra i 180 e i 280 euro;
  • pompa acqua: quando la pompa smette di far circolare il fluido il lavoro diventa più complesso e la spesa può variare tra i 250 e gli 800 euro, in quanto in molti casi è necessario sostituire anche il kit distribuzione;
  • rottura di un manicotto: se il surriscaldamento è causato dalla fessurazione di un tubo in gomma, il prezzo per la sostituzione del pezzo e il ripristino del fluido si aggira mediamente tra i 150 e i 250 euro;
  • radiatore bucato: se l’impianto perde a causa del radiatore danneggiato, il costo del componente e della manodopera può andare dai 400 fino anche agli 800 euro;
  • elettroventola guasta: se la ventola non si attiva per raffreddare il circuito il prezzo dell’intervento varia tra i 200 e i 350 euro;
  • guarnizione della testata: questo è il danno peggiore che si verifica se hai insistito nella marcia con la spia accesa e per questa riparazione si parte dai 900 euro in su.

Tieni presente che queste stime sono relative a vetture di media cilindrata e non di lusso, per le quali i costi possono essere molto più alti, e sono comprensive del prezzo dei ricambi e della manodopera necessaria per lo spurgo dell’aria e il riempimento del nuovo liquido refrigerante.

I consigli del meccanico

Per evitare di ritrovarti fermo in una corsia d’emergenza, devi cambiare approccio alla manutenzione della tua auto. In officina vedo spesso danni gravi che potevano essere evitati con qualche accortezza in più. Ecco alcuni consigli che posso darti per proteggere il tuo motore:

  • non usare mai acqua del rubinetto: il calcare crea incrostazioni che intasano il radiatore e corrodono le pale della pompa acqua;
  • usa solo liquido refrigerante specifico: rispetta sempre il colore e le specifiche tecniche indicate dal costruttore della tua vettura;
  • verifica il livello della vaschetta una volta al mese: assicurati che il fluido sia sempre compreso tra le tacche di minimo e massimo;
  • controlla i manicotti: verifica che non ci siano residui biancastri sui tubi in gomma, segno di una possibile perdita;
  • tieni d’occhio la lancetta della temperatura: in condizioni normali deve restare stabile intorno ai 90 gradi e, se noti che sale troppo sopra questa soglia, ti consiglio di recarti subito in officina per un controllo preventivo;
  • intervieni subito: se vedi il livello scendere, porta l’auto in officina per una prova di pressione del circuito;
  • effettua una manutenzione regolare: durante il tagliando, il meccanico verifica lo stato di salute di tutto l’impianto di raffreddamento.
Data articolo: Sat, 02 May 2026 05:30:42 +0000
News n. 15
Seconda auto in famiglia, come funziona l’assicurazione e quali requisiti servono

Gli ultimi dati IVASS confermano che il costo della RC Auto resta sotto pressione. Nel quarto trimestre 2025 il prezzo medio effettivo della garanzia RC Auto si è attestato a 432 euro, con un aumento annuo del 3,5% in termini nominali, anche se la crescita risulta più lenta rispetto agli anni precedenti. Il dato è importante perché fotografa il contesto in cui si muovono le famiglie: assicurare un secondo veicolo significa aggiungere una spesa ricorrente a un capitolo sempre più sensibile del budget domestico.

La buona notizia è che chi compra una seconda auto non deve ripartire dalla classe di merito peggiore. Grazie alla Legge Bersani e alla più ampia RC familiare è possibile utilizzare una classe di merito già maturata dal proprietario stesso o da un familiare convivente. La cattiva notizia è che nonostante l’eredità di una classe favorevole, le compagnie assicurative possono valutare età, residenza, storia, tipo di veicolo, alimentazione, uso dichiarato, percorrenza, formula di guida e altre variabili commerciali.

Classe di merito, il punto da cui parte tutto

Per capire come funziona l’assicurazione della seconda auto bisogna partire dalla classe di merito universale. È il sistema che consente di ricostruire la storia assicurativa del proprietario del veicolo e di collocarlo in una scala bonus-malus. La classe migliore è la 1, quella peggiore è la 18. In assenza di agevolazioni chi assicura per la prima volta un veicolo partirebbe da una classe alta e quindi più costosa.

La classe di merito non coincide con il premio finale. Due automobilisti in classe 1 possono pagare cifre differenti. Un neopatentato residente in una provincia ad alta sinistrosità, alla guida di un’auto potente e con formula guida libera può ricevere un preventivo più alto rispetto a un cinquantenne con lunga storia assicurativa, vettura compatta e nessun sinistro negli ultimi anni. L’attestato di rischio, che fotografa la storia assicurativa del veicolo e del proprietario, resta il documento centrale. Il Codice delle assicurazioni disciplina l’attestazione sullo stato del rischio all’articolo 134 e prevede anche l’obbligo per le imprese di comunicare tempestivamente eventuali variazioni peggiorative della classe di merito.

Legge Bersani, come aiuta chi compra una seconda auto

La legge Bersani introdotta nel 2007 ha modificato il mercato assicurativo perché ha permesso di non partire dalla classe di merito più penalizzante quando si assicura un veicolo appena acquistato. Il meccanismo consente al proprietario di un’auto nuova o usata appena entrata nel nucleo familiare di acquisire la classe di merito già maturata su un altro veicolo della stessa tipologia, proprio o di un familiare convivente.

Il caso classico è quello del figlio neopatentato che compra la sua prima auto e può utilizzare la classe di merito del padre o della madre purché faccia parte dello stesso stato di famiglia e siano rispettate le altre condizioni richieste. Senza questa possibilità, il giovane conducente partirebbe da una classe più sfavorevole. Con la legge Bersani può entrare nel sistema assicurativo con una classe migliore, pur restando soggetto a una tariffazione spesso elevata per via dell’età, dell’inesperienza e del profilo di rischio.

La legge Bersani si rivela utile quando la seconda auto viene acquistata ex novo, anche usata, e deve essere assicurata per la prima volta da quel proprietario. Non funziona invece come uno strumento per trasferire liberamente classi tra veicoli già assicurati da tempo, perché su quel terreno è intervenuta la Rc familiare con regole più ampie ma anche con condizioni aggiuntive.

RC familiare, l’evoluzione che ha allargato il beneficio

La RC familiare ha ampliato la logica della Bersani. Dal 2020, la migliore classe di merito maturata all’interno del nucleo familiare può essere utilizzata per un nuovo contratto su un veicolo appena acquistato, ma anche in sede di rinnovo di una polizza già esistente e può essere trasferita anche tra veicoli di tipologia diversa, per esempio da auto a moto o da moto ad auto. Questa estensione è legata alla modifica dell’articolo 134, comma 4-bis, del Codice delle assicurazioni private.

Con la legge Bersani tradizionale, il beneficio riguarda soprattutto il veicolo appena acquistato e mezzi della stessa categoria. Con la RC familiare la classe può circolare all’interno della famiglia anche in situazioni prima escluse, purché siano rispettati i requisiti previsti. C’è però un vincolo: per applicare la RC familiare a un veicolo già assicurato, l’attestato di rischio non deve riportare sinistri con responsabilità esclusiva, principale o paritaria negli ultimi cinque anni.

Seconda auto in famiglia, i requisiti

Il primo requisito riguarda la persona fisica. Le agevolazioni non si applicano liberamente alle società, alle auto aziendali o ai veicoli intestati a persone giuridiche. La logica della norma è familiare e personale, non commerciale. Se la seconda auto è intestata a una società, a una ditta o a un soggetto giuridico, il meccanismo Bersani o RC familiare non opera nello stesso modo. Il secondo requisito è la convivenza stabile. Il familiare da cui si eredita la classe deve risultare nello stesso stato di famiglia del proprietario del veicolo da assicurare. Non basta essere parenti, non basta avere lo stesso cognome, non basta vivere di fatto in modo saltuario se anagraficamente si risulta altrove. La prova più utilizzata è lo stato di famiglia o una dichiarazione sostitutiva.

Il terzo requisito è l’esistenza di una polizza attiva sul veicolo da cui si prende la classe. Non si può ereditare la classe da un’auto non assicurata, da una polizza scaduta, sospesa o non più in corso. Il quarto requisito riguarda il veicolo da assicurare. Nel caso della Bersani, deve trattarsi di un mezzo appena acquistato, nuovo o usato che sia, e mai assicurato in precedenza dallo stesso proprietario. Nel caso della RC familiare, il beneficio può entrare anche al rinnovo, ma solo se l’attestato di rischio del veicolo interessato è pulito negli ultimi cinque anni.

Il caso del neopatentato e della seconda auto

Una famiglia acquista una city car usata per il figlio appena patentato. Senza agevolazioni, il ragazzo partirebbe da una classe di ingresso molto sfavorevole. Se vive ancora con i genitori e uno dei due ha una classe di merito migliore, la nuova polizza può acquisire quella classe. Il risparmio può essere reale, ma una classe 1 ereditata non equivale a una classe 1 maturata in vent’anni senza incidenti. Le compagnie sanno distinguere tra classe naturale e classe acquisita tramite agevolazione. Il premio del neopatentato può quindi restare alto perché l’età, la minore esperienza di guida e il profilo statistico incidono comunque sul prezzo.

Qui entra in gioco anche la formula di guida. Una polizza con guida libera, aperta a qualunque conducente, costa spesso più di una con guida esperta o esclusiva. Se l’auto sarà utilizzata da un giovane, dichiarare una formula non coerente può esporre a problemi seri in caso di sinistro, comprese rivalse o limitazioni previste dal contratto.

Seconda auto intestata al genitore o al figlio, cosa cambia

Molte famiglie si chiedono se convenga intestare la seconda auto al genitore con classe migliore o al figlio. La risposta non è uguale per tutti. Intestare la vettura al genitore può produrre preventivi più bassi, perché il profilo dell’intestatario è più favorevole, ma se il conducente abituale è il figlio, la compagnia deve saperlo e la formula di guida deve essere coerente. Intestare l’auto al figlio, consente di costruire una storia assicurativa personale. È una scelta che può costare di più all’inizio, ma può essere più trasparente e utile nel lungo periodo. Se il figlio resta nel nucleo familiare, può comunque accedere alla classe del genitore attraverso la Bersani. Se però cambia residenza prima della stipula o non risulta più nello stato di famiglia, il beneficio può saltare.

C’è poi un aspetto patrimoniale da non ignorare. Il proprietario del veicolo è il soggetto a cui si collega la classe di merito e l’attestato di rischio. Spostare intestazioni solo per inseguire il premio più basso può creare complicazioni in caso di vendita, successione, separazione familiare, trasferimento di residenza o cambio compagnia.

Auto e moto: quando la classe può passare da un veicolo all’altro

Una delle novità della RC familiare è la possibilità di utilizzare la migliore classe di merito anche tra veicoli di diversa tipologia, per esempio da auto a moto. Prima dell’estensione, il beneficio era più rigido. Oggi se i requisiti sono rispettati, una famiglia può valorizzare la migliore classe presente nel nucleo anche per assicurare un mezzo differente. Questo non significa che il premio della moto diventi simile a quello dell’auto. Le statistiche di rischio, la cilindrata, l’età del conducente, il luogo di residenza, la stagionalità d’uso e le garanzie accessorie possono cambiare radicalmente il costo. La classe è un punto di partenza.

La stessa cautela vale per autocarri, ciclomotori e altri veicoli. In linea generale il meccanismo può riguardare più categorie, ma l’applicazione dipende dal tipo di veicolo, dal contratto, dalla documentazione e dal rispetto dei requisiti normativi. Prima di firmare, conviene chiedere alla compagnia un preventivo dettagliato e verificare la classe CU assegnata, non solo l’importo complessivo. Legge Bersani e RC familiare riguardano la responsabilità civile obbligatoria. Non trasferiscono condizioni favorevoli su furto e incendio, kasko, atti vandalici, eventi atmosferici, cristalli, assistenza stradale, infortuni del conducente o tutela legale. Queste coperture seguono regole commerciali proprie.

Data articolo: Sat, 02 May 2026 04:00:00 +0000
News n. 16
Che auto guida Geolier, lusso sfrenato e scatto fulmineo per il rapper

Quando il successo chiama, devi solo farti trovare pronto. Tra Festival di Sanremo e hit musicali, Geolier ha trovato la sua consacrazione nel circuito mainstream e assicurarsi auto di indiscutibile fascino, da rispondere per le rime ai rapper americani, ne è la più logica conseguenza. Per la voce di Secondigliano, il garage pulsa al ritmo di una vita vissuta in corsia di sorpasso, dove l’opulenza britannica convive con supercar estreme.

La collezione di bolidi che vale una carriera

In cima alla gerarchia meccanica di Geolier siede la Rolls-Royce Cullinan, una fortezza di cinque metri che separa gli occupanti dal mondo esterno, andando incontro al bisogno di protezione e isolamento tipico delle star. Sottoposta ad aggiornamento nel 2024, la carrozzeria estremizza il concetto del lusso con una firma luminosa più moderna e cerchi fino a 23 pollici, che sommati alla spiccata altezza da terra rendono la vettura una presenza impossibile da ignorare.

Dopo un’intensa sessione in studio il maestoso V12 biturbo da 6.75 litri sotto il cofano dà una spinta decisa ma silenziosa, un movimento quasi impercettibile. Gli oltre 400.000 euro indicati nel listino? Una formalità: tra optional su misura e una rifinitura fatta a mano, il prezzo lievita allo scoccare delle dita.

Non potrebbe esserci esemplare più lontano della Rolls-Royce della Lamborghini Urus SE, protagonista di un controverso video girato da Geolier in coppia con Rocco Hunt. Per il marchio di Sant’Agata Bolognese il modello rappresenta un punto di svolta, il suo primo super SUV ibrido plug-in della storia dove l’anima di una familiare si abbina alla cattiveria di una sportiva da 800 CV e 312 km/h di velocità massima. Rumorosa e imponente, ti permette di distinguerti in un attimo, in linea con lo spirito di un giovane uomo che ha trasformato la propria passione in uno show. Nonostante l’attenzione dichiarata all’efficienza e alla riduzione delle emissioni grazie alla batteria, la Urus, proposta sul mercato a più di 250.000 euro, resta una Lamborghini nell’anima.

Mentre la supercar italiana brama per apparire, la McLaren Artura sacrifica volentieri lo sfarzo sull’altare di una dinamica di guida impeccabile. A differenza degli altri giganti del garage, questa plug-in, una vettura leggera e tecnica, utilizza un sistema da 700 CV per ottenere una coppia istantanea. I 330 km/h di punta e un telaio apparentemente “rubato” a una griglia di partenza farebbero emozionare qualsiasi amante della velocità.

Completa la parterre di eccellenza la Mercedes-Maybach Classe S, con la quale Geolier ha “invaso” il campo dello Stadio Maradona di Napoli. In un salotto tecnologico da oltre 250.000 euro (più della Artura), il comfort dei sedili posteriori executive e l’insonorizzazione favoriscono il relax a bordo.

Concerto del Primo Maggio: la voce di Secondigliano

Geolier posa le chiavi della Rolls per afferrare il microfono: il Primo Maggio di Geolier è a Roma, sul palco di un concertone che scuote le coscienze sul futuro del lavoro. Tra i grandi nomi di una scaletta infinita, il rapper partenopeo divide la scena con colleghi del calibro di Mahmood, Rose Villain e i The Kolors, tutti uniti sotto il tema della dignità umana nell’era tecnologica.

Data articolo: Fri, 01 May 2026 19:19:11 +0000
News n. 17
Taglio accise prorogato, ma scatta la stangata sulla benzina: i nuovi prezzi

Andare a fare il pieno dal 2 maggio non sarà uguale per tutti. Il Governo proroga il taglio delle accise sulle auto diesel dopo l’impennata del 24% registrato dal settore nelle ultime settimane, che aveva generato non poco malcontento. La nuova misura scatterà ufficialmente allo scoccare della mezzanotte tra il 1° e il 2 maggio e ci accompagnerà fino al 23 maggio.

“Abbiamo concentrato questa proroga soprattutto sul gasolio, confermando il taglio che era già previsto per il passato (20 centesimi al litro). Per la benzina il taglio è diminuito a 5 centesimi, che corrisponde più o meno al 6% sul prezzo del carburante”

Forbice tra i carburanti: cosa cambia

La novità che farà discutere è la forbice che si apre tra i due carburanti. Se lo sconto sul gasolio si mantiene sugli stessi valori, ai veicoli a benzina va molto peggio, con uno sforbiciata ridotta in seguito a un’attenta analisi dei listini attuali, come ha sottolineato la premier Giorgia Meloni:

“C’è una sproporzione importante fra l’aumento del gasolio e l’aumento della benzina in queste settimane. La benzina è aumentata del 6%; il gasolio del 24%. Abbiamo concentrato questa proroga soprattutto sul gasolio, confermando il taglio che era già previsto per il passato (20 centesimi al litro)â€

In buona sostanza, i conducenti di auto diesel continueranno a beneficiare di uno sconto totale (IVA inclusa) di 24,4 centesimi, mentre per chi fa rifornimento di benzina lo sconto scivola a soli 5 centesimi (6,1 con l’IVA). Il motivo? Il gasolio è il cuore pulsante dell’economia, dai camion che riforniscono i supermercati ai pescherecci, ed ecco perché il Governo ha deciso di alzare il muro contro i rincari.

Il nodo delle coperture

A ogni modo, è meglio mettersi fin da ora l’anima in pace: il taglio non diventerà legge perenne. Palazzo Chigi naviga a vista: le casse dello Stato impediscono voli pindarici, soprattutto in una fase economica delicata dove blindare lo sconto sarebbe uno sforzo troppo gravoso.

“Non mi sento di dire oggi che rendo strutturale il taglio delle accise con la situazione economica che non sarà facilissima: rischieremmo di azzerare le risorse che abbiamo da qui a fine anno. Tagliarle costa molto per il beneficio che produce se diventa strutturale”

Il Governo interverrà soltanto a determinate condizioni, davanti a una crisi altrimenti impossibile da fermare. Con le sanzioni Antitrust e l’extra-gettito IVA l’esecutivo confida di colmare i buchi, sperando che l’IVA incassata in più basti a coprire lo sconto promesso.

L’impennata della benzina

Prepariamoci a un lunedì dal retrogusto amaro: con il diesel che dovrebbe restare inchiodato sui valori attuali, mentre la benzina subirà un’impennata quasi immediata. Venendo meno gran parte dello sconto precedente, il prezzo medio nazionale della verde è destinato a schizzare rapidamente sopra la soglia di 1,92 euro al litro.

Conti alla mano, scatterà un aumento di 18 centesimi a ogni litro di benzina. La tesi del Governo è che il gasolio debba avere la precedenza perché muove l’economia, ma questo non è granché di conforto tutti gli altri. Inutile girarci intorno: la disparità di trattamento determinerà in una spesa supplementare non indifferente per milioni di automobilisti a maggio.

Data articolo: Fri, 01 May 2026 09:13:13 +0000
News n. 18
I SUV ibridi più economici del 2026, ecco quali scegliere

La motorizzazione più in voga nella silhouette più in voga. I SUV continuano a dominare il mercato europeo e italiano, e l’ibrido rappresenta la scelta più razionale per chi vuole avvicinarsi all’elettrificazione senza cambiare radicalmente le proprie abitudini. Niente cavi né pianificazione delle ricariche, ma consumi più bassi soprattutto in città e una guida più fluida: è questo il segreto del loro successo.

Inoltre negli ultimi anni  sempre più modelli elettrificati riescono a scendere sotto la soglia dei 25-30 mila euro, con alcune proposte che si avvicinano addirittura ai 20 mila. Merito dell’evoluzione tecnologica, ma anche dell’ingresso di una maggiore concorrenza e di piattaforme condivise che hanno abbattuto i costi.

Mild hybrid, full hybrid e soluzioni sempre più efficienti: il panorama è ampio e variegato. Alcuni modelli puntano tutto sul risparmio nei consumi urbani, altri cercano di mantenere un buon equilibrio anche nei viaggi più lunghi. In ogni caso, il filo conduttore resta lo stesso: offrire un’alternativa concreta ai motori tradizionali senza far lievitare il prezzo. Ecco allora i SUV ibridi più economici del 2026, quelli che riescono a coniugare prezzo d’attacco, tecnologia e reale convenienza nell’uso quotidiano.

Fiat Grande Panda

Con la Grande Panda, Fiat ha deciso di reinterpretare uno dei suoi modelli più iconici in chiave moderna e spaziosa. Il risultato è un SUV compatto che mantiene lo spirito pratico della Panda, ma lo arricchisce con la tecnologia del gruppo Stellantis. A partire da 19.900 euro, la motorizzazione mild hybrid da 110 CV rappresenta una soluzione equilibrata: abbastanza brillante per l’uso quotidiano, ma anche attenta ai consumi, soprattutto nel traffico urbano. Non è un’auto pensata per stupire con prestazioni elevate, ma per accompagnare la vita di tutti i giorni senza complicazioni.

Toyota Aygo X

La Toyota Aygo X rappresenta un piccolo cambio di paradigma. Non tanto per le dimensioni, che restano quelle di una citycar rialzata, quanto per la tecnologia che porta con sé. Il sistema full hybrid da 115 CV, già collaudato su modelli di segmento superiore, debutta qui in una veste compatta e accessibile con un prezzo d’ingresso di 20.850 euro. Il risultato è una vettura perfetta per la città, dove riesce a sfruttare al massimo la componente elettrica. Nei tragitti urbani, infatti, è possibile viaggiare spesso in modalità a zero emissioni, con consumi estremamente contenuti e delle dimensioni che rendono l’ambiente cittadino più semplice da vivere.

Le dimensioni compatte aiutano nei parcheggi e nelle manovre, mentre la posizione di guida da SUV offre una visibilità migliore rispetto alle classiche utilitarie. Non è pensata per macinare chilometri in autostrada, ma come auto da città rappresenta una delle proposte più intelligenti oggi sul mercato.

Citroen C3 Hybrid

La nuova Citroen C3 cambia completamente approccio e si avvicina al mondo dei SUV. Linee più robuste, assetto rialzato e una maggiore attenzione al comfort, da sempre punto di forza del marchio francese. Condivide la base tecnica con la Grande Panda, compreso il motore 1.2 mild hybrid da 110 CV, ma si distingue per un’impostazione più orientata al comfort. Le sospensioni lavorano bene sulle asperità e la guida è rilassata, ideale per chi usa l’auto principalmente in città.

Non è la più sportiva della categoria, ma non è questo il suo obiettivo. La C3 Hybrid punta a offrire un’esperienza di guida piacevole e senza stress, mantenendo un prezzo accessibile a partire da 21.450 euro.

MG ZS Hybrid

MG continua a spingere forte sul rapporto qualità/prezzo, e la ZS Hybrid ne è la dimostrazione. Si tratta di uno dei SUV più accessibili con tecnologia full hybrid, capace di offrire spazio, dotazioni e consumi contenuti a un prezzo competitivo che parte da 22.990 euro.

Il sistema ibrido con motore 1.5 è pensato per privilegiare l’efficienza, soprattutto in città, dove riesce a contenere i consumi in modo significativo. Ma è l’abitabilità a fare la differenza: rispetto ad altri modelli della lista, la ZS offre più spazio a bordo, rendendola adatta anche a un utilizzo familiare. Non è la più raffinata nella guida, ma la qualità del pacchetto complessivo è difficile da ignorare.

Dacia Duster

La Dacia Duster è una certezza. Negli anni è riuscita a costruirsi una reputazione solida grazie a un mix di robustezza, semplicità e prezzo competitivo. Con l’ultima generazione, però, ha fatto un passo avanti importante sia nel design che sull’offerta motori La gamma ibrida è ampia e divisa in tre differenti proposte: si parte dal mild hybrid a 23.150 euro, soluzione più economica e ideale per chi vuole contenere il prezzo d’acquisto, passando per il full hybrid, fino ad arrivare all’ibrido benzina-GPL 4×4 che parte da 28.500 euro.

La Duster resta una delle poche vere “tuttofareâ€: si muove bene in città, ma non teme strade sterrate o percorsi più impegnativi. L’ibrido qui non stravolge la filosofia del modello, ma la completa, rendendolo ancora più versatile.

SUV ibridi economici 2026: modelli e prezzi
Ufficio Stampa Dacia
Dacia Duster tra i SUV ibridi più economici del 2026

Opel Frontera

Il ritorno del nome Frontera segna una nuova fase per Opel nel segmento dei SUV compatti. La nuova generazione punta su uno stile moderno e su una buona dotazione tecnologica, mantenendo un approccio razionale e un prezzo di partenza da 26.250 euro. Il mild hybrid da 110 CV, condiviso con altri modelli del gruppo Stellantis, garantisce consumi contenuti e una guida fluida, soprattutto nel traffico urbano. Non è una vettura estrema, ma riesce a offrire un buon equilibrio tra comfort, spazio e tecnologia.

Kia Stonic

La Kia Stonic è una delle proposte più equilibrate e tecnologicamente ricche del segmento. A metà strada tra SUV e crossover, si distingue per uno stile moderno e per una buona qualità costruttiva. La versione mild hybrid da 115 CV offre prestazioni adeguate e consumi contenuti, mentre la dotazione tecnologica è completa già dalle versioni base. È una vettura che con 26.250 euro di partenza offre tutto ciò di cui si ha bisogno, in una veste appagante e razionale da utilizzare. Ed è proprio questa versatilità a renderla una scelta interessante per chi cerca un’auto affidabile e senza sorprese.

Jeep Avenger

La Jeep Avenger è uno dei modelli più richiesti del momento. Compatta, moderna e con un design che richiama il mondo off-road, riesce a distinguersi in un segmento sempre più affollato. La versione e-Hybrid sfrutta un sistema a 48V che migliora consumi e fluidità, soprattutto in città. Non è una Jeep estrema, ma mantiene quel carattere distintivo che la rende riconoscibile. È una vettura pensata per chi vuole qualcosa di diverso, senza rinunciare alla praticità e con un prezzo di partenza di 27.200 euro.

Suzuki Vitara

Chiudiamo con una delle veterane del segmento, la Suzuki Vitara. Una vettura che nel tempo ha saputo evolversi senza perdere la sua identità. La motorizzazione hybrid da 129 CV offre un buon compromesso tra prestazioni e consumi, con la possibilità della trazione integrale che resta un valore aggiunto importante. Non è la più moderna dal punto di vista stilistico, ma come da tradizione punta tutto sulla sostanza, che di certo non manca in relazione a un prezzo di partenza di 27.450 euro. Affidabile, concreta e versatile: la Vitara è una scelta che convince nel tempo, soprattutto per chi cerca un SUV capace di affrontare anche percorsi meno battuti.

Data articolo: Fri, 01 May 2026 06:00:17 +0000
News n. 19
Sciopero dei trasporti 01 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Il giorno 01 maggio 2026 è previsto uno sciopero a livello nazionale in Italia. In questo articolo troverai tutte le informazioni essenziali e aggiornate sulla situazione degli scioperi per questa data, con indicazione delle aree coinvolte, la durata, i sindacati promotori e i servizi potenzialmente impattati.

Sciopero generale in Italia

Per tutta la giornata del 01 maggio 2026 è stato indetto uno sciopero generale a rilevanza nazionale, che coinvolgerà sia il personale dipendente pubblico sia privato in tutte le province d’Italia. La modalità dello sciopero riguarda l’intera giornata. Lo sciopero è stato proclamato dal sindacato USI-CIT e interessa la categoria “SCIOPERO GENERALE PERSONALE DIPENDENTE PUBBLICO E PRIVATO“.

Fonte: Mit

Data articolo: Fri, 01 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 20
Viaggi di gruppo in moto, le regole e i principali consigli per guidare in sicurezza

Viaggiare in gruppo con altri motociclisti richiede particolare attenzione e alcune regole condivise: gestire correttamente gli spazi, il ritmo e i cambi di direzione è fondamentale per mantenere l’ordine lungo il percorso ed evitare situazioni critiche. Anche un’uscita breve, se affrontata senza particolari accortezze, può creare situazioni di pericolo per tutti gli utenti della strada.

Dalla distanza di sicurezza alla disposizione in carreggiata, fino alla comunicazione tra i partecipanti, ogni aspetto incide e, a fare la differenza, non sono soltanto gli anni di esperienza in moto o i chilometri percorsi in sella, ma una guida consapevole. Ecco quali sono i principali consigli da tenere a mente prima di allacciare il proprio casco e partire.

Rispettare le distanze ed evitare cambi di posizione

Quando si viaggia in moto in gruppo, la gestione delle distanze è uno degli aspetti più delicati. Restare troppo vicini alla moto che precede riduce il tempo di reazione in caso di frenata improvvisa, mentre lasciare troppo spazio può favorire l’inserimento di altri veicoli, spezzando il gruppo. Per questo motivo, il riferimento standard più utilizzato resta quello dei due secondi di distanza: significa che tra una moto e quella che segue deve intercorrere un intervallo temporale di almeno due secondi, calcolato rispetto al passaggio su un punto fisso della strada.

In questo modo la distanza reale varia in base alla velocità, aumentando automaticamente quando si viaggia più veloci. Il margine può crescere ulteriormente in funzione delle condizioni dell’asfalto, del traffico e della visibilità. Mantenere un margine adeguato aiuta a rendere più fluida la marcia e a gestire meglio eventuali imprevisti.

Anche i sorpassi richiedono particolare attenzione. All’interno del gruppo è consigliabile evitare cambi di posizione non concordati, perché possono creare confusione e alterare il ritmo di marcia. La disposizione delle moto, inoltre, incide sulla sicurezza: la fila indiana è spesso la soluzione più immediata, ma limita la visuale e riduce lo spazio di manovra.

Quando la strada lo consente, una formazione sfalsata a scacchiera permette di migliorare la visibilità e mantenere una maggiore distanza laterale. Sui tratti più stretti o tortuosi, invece, è preferibile tornare alla fila singola, aumentando lo spazio tra una moto e l’altra.

La comunicazione è cruciale

Comunicare in modo chiaro è essenziale per ridurre il rischio di errori e rendere più prevedibili i movimenti lungo il percorso. Ogni cambio di direzione, rallentamento o variazione di posizione dovrebbe essere segnalato con anticipo, utilizzando indicatori di direzione, gesti convenzionali o sistemi di interfono. Anche un semplice cenno può aiutare chi segue a interpretare correttamente la situazione. La prevedibilità dei movimenti resta uno degli elementi più importanti per mantenere ordine e limitare situazioni di incertezza.

Allo stesso tempo, procedere in gruppo non significa rinunciare alla propria autonomia di giudizio. Seguire la moto che precede non vuol dire replicarne automaticamente traiettorie, frenate o sorpassi, perché ogni situazione può cambiare in base alla posizione sulla strada, alla visibilità e alle caratteristiche del mezzo. Ogni motociclista deve continuare a valutare in autonomia le condizioni del percorso e i margini di sicurezza, mantenendo sempre il controllo delle proprie decisioni.

Il ritmo di marcia non si trasmette in modo uniforme tra tutti i partecipanti. Ogni accelerazione o rallentamento della moto che apre la fila tende a propagarsi progressivamente verso chi segue, generando il cosiddetto “effetto elasticoâ€. Più il gruppo è numeroso, maggiore sarà il ritardo con cui le variazioni di andatura arriveranno fino alle ultime posizioni. Per limitare questo fenomeno è utile definire prima della partenza un ordine preciso, distribuendo i partecipanti in base a esperienza, passo di guida e caratteristiche della moto.

Ognuno ha il suo ruolo nel gruppo

Anche il ruolo di chi apre e chi chiude il gruppo è fondamentale per mantenere compattezza e ordine lungo il tragitto. Il capogruppo deve mantenere un’andatura regolare, leggere in anticipo le condizioni della strada e segnalare con tempestività eventuali cambi di ritmo, soprattutto in prossimità di incroci, centri abitati o rallentamenti. Chi si trova in coda, invece, ha il compito di monitorare il gruppo, verificare che nessuno resti indietro e gestire meglio le variazioni di velocità che si accumulano lungo la fila.

Tra gli errori più frequenti durante un’uscita collettiva, infatti, c’è la tendenza a concentrarsi esclusivamente su chi precede. In realtà, è altrettanto importante controllare con regolarità gli specchietti per verificare che la moto successiva sia ancora in posizione. La perdita del contatto visivo deve portare a una riduzione del ritmo, così da permettere il riallineamento del gruppo senza manovre improvvisate o recuperi bruschi. Un’attenzione particolare va mantenuta anche in prossimità di incroci e cambi di direzione, dove il rischio di disallineamento aumenta.

Prima della partenza, inoltre, è fondamentale definire con chiarezza le regole di comportamento. L’ordine di marcia, la gestione delle soste e la segnaletica interna al gruppo devono essere condivisi in anticipo per evitare fraintendimenti lungo il percorso. Infine, anche se scontato, è bene fare un check completo della propria moto.

Data articolo: Fri, 01 May 2026 05:30:48 +0000
News n. 21
Mercato auto, l’Europa cresce grazie a elettriche e ibride plug-in

Il primo trimestre del 2026 si è chiuso con vendite in crescita per il mercato europeo, grazie soprattutto a un eccellente mese di marzo (+12,5%) che ha permesso al settore delle quattro ruote di crescere del 4%.

A trascinare le vendite di nuove auto, però, sono state soprattutto le auto ibride, con particolare riferimento alle plug-in, e le elettriche, mentre continua il calo delle auto benzina e diesel che, trimestre dopo trimestre, registrano quote di mercato sempre più contenute.

Ecco, quindi, tutti i dettagli in merito all’andamento delle vendite di nuove autovetture in Europa in base all’alimentazione sulla base dei numeri forniti da ACEA in relazione al primo trimestre dell’anno in corso.

Crescono le elettriche

I dati relativi alle vendite in Europa nel primo trimestre sono chiari: le immatricolazioni di auto elettriche sono in netta crescita in confronto allo scorso anno. In Europa (Paesi Ue, Efta e Regno Unito), le immatricolazioni nel corso del primo trimestre sono state di 723 mila unità con un incremento del 26,2% su base annua.

Limitando l’analisi al mercato Ue, invece, la crescita è stata del 32,5%, con un totale di 546 mila unità. Ricordiamo anche il dato dell’Italia: come abbiamo visto nel nostro approfondimento pubblicato nelle scorse settimane, sul mercato italiano sono state immatricolate 38 mila unità di auto elettriche con una crescita del 65,7% su base annua.

La crescita delle elettriche in Europa è confermata anche dall’analisi dei brand che crescono di più sul mercato. Nella Top 5, infatti, sono comprese diverse Case che hanno beneficiato della crescente richiesta di modelli a zero emissioni. Questo trend è destinato a continuare anche nel corso del prossimo futuro, per un mercato sempre più elettrificato.

Bene anche le ibride

Crescono anche le ibride: limitando l’analisi alle plug-in, infatti, in Europa si registra un ottimo +32,4% per le immatricolazioni, con un totale di 354 mila unità. Il dato relativo all’Ue, invece, è di +29,7% con un totale di 268 mila unità vendute. Per quanto riguarda l’Italia, le vendite sono state poco più di 40 mila con un sorprendente +110% su base annua.

Le ibride (senza sistema plug-in, quindi considerando mild hybrid e full hybrid) hanno raggiunto un totale di 1,355 milioni di unità vendute in Europa (+11,4%) e 1,089 milioni di unità vendute in Ue (+12,8%). Per quanto riguarda il mercato italiano, invece, le immatricolazioni sono state pari a 249 mila unità con un incremento del 25,8%.

Calano benzina e diesel

Continua il calo delle auto benzina. Nel corso del primo trimestre del 2026, infatti, le vendite sono state pari a 791 mila unità, con una riduzione del 17% su base annua. Per quanto riguarda l’Ue, invece, le immatricolazioni si sono fermate a 636 mila unità, con un calo del 18,2%. Dati simili anche per l’Italia, dove si registra un calo del 18,6% per un totale di 117 mila unità vendute.

Il diesel registra una flessione inferiore rispetto alle auto benzina. In Europa, infatti, le immatricolazioni hanno fatto segnare un calo del 16,4%, con un totale di 233 mila unità. Limitando l’analisi all’Ue, le vendite sono state 218 mila, con un calo del 15,7%. Per il mercato italiano, infine, si registrano 96 mila unità vendute e un calo del 23,5%, più marcato rispetto alle benzina.

Data articolo: Fri, 01 May 2026 05:30:01 +0000
News n. 22
Montaggio seggiolino auto, i controlli da fare e gli errori da evitare

Il seggiolino auto è un sistema di ritenuta, progettato per lavorare insieme alla struttura dell’auto, alla cintura di sicurezza, agli ancoraggi ISOFIX e, nei modelli che li prevedono, alla gamba di supporto o al Top Tether. Secondo la normativa in vigore, i bambini di statura inferiore a 1,50 metri devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta omologato e adeguato. La regola dei 150 cm esiste perché la cintura dell’auto è progettata per il corpo di un adulto o di un ragazzo già abbastanza alto. Al di sotto di questa soglia, la fascia diagonale può finire sul collo e quella addominale può comprimere zone vulnerabili dell’addome.

Seggiolino auto, il riferimento della norma R129

Il primo controllo da fare prima di montare il seggiolino riguarda l’omologazione. Dal primo settembre 2024 nell’Unione europea non possono più essere immessi sul mercato seggiolini omologati solo secondo la vecchia norma ECE R44. I prodotti nuovi devono rispondere alla UNECE R129, conosciuta come i-Size. La Commissione europea raccomanda ai consumatori di acquistare prodotti messi in vendita dopo settembre 2024 perché conformi allo standard R129. Quest’ultima introduce requisiti più stretti per la protezione negli impatti laterali e impone il trasporto in senso contrario di marcia almeno fino ai 15 mesi, una scelta tecnica pensata per proteggere testa, collo e colonna vertebrale nei bambini più piccoli.

Il libretto del seggiolino spiega come installare quel modello mentre il manuale dell’auto indica dove sono gli attacchi Isofix, quali sedili sono compatibili, se esistono limitazioni per la gamba di supporto, come gestire l’airbag anteriore e dove passare le cinture. Una base Isofix può richiedere una specifica inclinazione, una gamba di supporto può non essere compatibile con vani portaoggetti nel pavimento, un Top Tether può dover essere fissato a un ancoraggio preciso e non a un generico punto del bagagliaio.

Il controllo preliminare riguarda anche la compatibilità del seggiolino con la vettura. Non tutti i dispositivi si adattano allo stesso modo a tutti i sedili, soprattutto quando si parla di auto compatte, sedute molto inclinate, panche posteriori sagomate o vetture con tre sedili separati.

Tra l’aggancio Isofix e l’installazione con cintura

Il sistema Isofix ha ridotto il rischio di errori di installazione perché vincola il seggiolino alla struttura dell’auto mediante punti di ancoraggio rigidi. Ecco allora che il primo controllo da fare è visivo e meccanico: gli indicatori degli agganci devono diventare verdi, se il modello li prevede, e il seggiolino non deve muoversi in modo evidente quando viene afferrato alla base. Non bisogna scuoterlo dalla parte alta dello schienale, dove una certa oscillazione può essere fisiologica. La verifica si fa vicino al punto di fissaggio, cioè alla base o in prossimità degli attacchi.

Quando il seggiolino usa una gamba di supporto, deve arrivare saldamente al pavimento e restare perpendicolare, senza comprimersi in modo anomalo e senza poggiare su coperchi di vani portaoggetti non idonei. Se è previsto il Top Tether, il nastro deve essere teso e agganciato al punto indicato dal costruttore dell’auto. Fissarlo a un anello qualsiasi è un errore perché in caso d’urto quel punto potrebbe non essere progettato per sostenere il carico.

Non tutti i seggiolini si installano con Isofix. Alcuni usano la cintura a tre punti dell’auto, altri prevedono entrambe le possibilità, altri ancora sono rialzi con schienale in cui il bambino viene trattenuto dalla cintura del veicolo. La cintura deve seguire il percorso indicato dalle guide colorate del seggiolino. Se passa fuori sede, se resta attorcigliata, se non viene messa in tensione o se blocca il seggiolino nel punto sbagliato, l’intero sistema perde efficacia. Dopo il montaggio, il seggiolino va spinto con decisione contro lo schienale dell’auto e la cintura va tirata fino a eliminare ogni allentamento.

Quale senso di marcia per il seggiolino auto

La R129 impone il rear-facing ovvero il trasporto in senso contrario di marcia almeno fino a 15 mesi, ma molti esperti raccomandano di prolungarlo finché il seggiolino lo consente e finché il bambino rientra nei limiti di altezza e peso indicati dal costruttore. Il motivo è biomeccanico: nei bambini piccoli la testa è proporzionalmente più pesante, mentre collo e colonna vertebrale sono ancora in sviluppo.

In un urto frontale, che resta una delle configurazioni più severe, un bambino rivolto in avanti subisce una forte proiezione del capo e del torace. Se invece viaggia contro marcia, il guscio del seggiolino distribuisce meglio le forze lungo schiena, collo e testa.

Il sedile anteriore non è vietato in assoluto, ma richiede attenzione. Il caso più delicato riguarda il seggiolino installato in senso contrario di marcia sul sedile passeggero anteriore. In questa configurazione, l’airbag frontale deve essere disattivato. L’articolo 172 del Codice della Strada vieta infatti il trasporto di bambini su un seggiolino rivolto all’indietro davanti a un airbag frontale attivo, salvo disattivazione adeguata. Un airbag che si apre contro il dorso di un ovetto o di un seggiolino rear-facing può generare una spinta violenta proprio verso il bambino. Quando invece il bambino viaggia fronte marcia sul sedile anteriore, cambia il quadro. In genere l’airbag può restare attivo, ma il sedile va arretrato il più possibile e bisogna verificare le indicazioni del costruttore dell’auto e del seggiolino.

Dove montare il seggiolino per i bambini

In linea generale il sedile posteriore è la scelta più prudente per montare il seggiolino auto. Il posto centrale posteriore offre un vantaggio perché è più lontano dalle portiere, ma solo se dispone di cintura a tre punti o di ancoraggi compatibili con il seggiolino. Se il posto centrale ha una seduta stretta, rialzata, instabile o una cintura non idonea, meglio scegliere un posto laterale attrezzato.

Il sedile posteriore lato marciapiede è una soluzione pratica e sicura perché consente di far salire e scendere il bambino dal lato protetto della strada. Il lato guida può essere comodo per il genitore, ma espone più spesso l’adulto a operazioni vicino al traffico. Sulle auto a sette posti, la terza fila va valutata con cautela: non sempre offre la stessa protezione strutturale e non sempre consente una gestione agevole di Isofix, cinture e accesso al bambino. In pratica il posto migliore è quello in cui il seggiolino può essere installato in modo stabile, compatibile e verificabile.

Un seggiolino montato correttamente può diventare inefficace se il bambino viene legato male. Le cinture interne a 5 punti devono aderire al corpo senza schiacciare, ma anche senza lasciare spazio eccessivo. La prova empirica più utile è quella del pizzicotto: se si riesce ad afferrare una piega evidente del nastro all’altezza della clavicola, l’imbracatura è troppo lenta.

Le bretelle devono partire dall’altezza giusta, secondo le indicazioni del seggiolino e la direzione di marcia. Il poggiatesta deve seguire la crescita del bambino perché una regolazione troppo bassa comprime le spalle e una troppo alta lascia la testa meno protetta. La fibbia deve essere chiusa completamente, le cinture non devono essere attorcigliate e nessun elemento deve passare sul collo.

In inverno molti bambini vengono allacciati con indumenti voluminosi. In caso d’urto l’imbottitura si comprime e lascia spazio tra corpo e cinture: meglio togliere il giubbotto, allacciare bene il bambino e poi coprirlo con una coperta o con il cappotto appoggiato sopra.

La gestione di rialzi e schienale

Quando il bambino cresce, molti genitori passano troppo presto al semplice rialzo senza schienale. È una scelta motivata dalla praticità, dallo spazio o dal prezzo, ma non sempre è la più sicura. Il problema del booster semplice è che solleva il bambino, ma non guida sempre in modo adeguato la cintura diagonale e non offre protezione laterale alla testa. Se il piccolo si addormenta e scivola di lato, la cintura può spostarsi verso il collo o perdere il contatto corretto con il torace.

La verifica da fare è la posizione della cintura: la fascia diagonale deve passare al centro della spalla, non sul collo e non sul braccio. La fascia addominale deve restare bassa, sopra il bacino, non sulla pancia.

Dispositivo antiabbandono e gli errori da evitare

Per i bambini di età inferiore a quattro anni, in Italia è obbligatorio anche il dispositivo antiabbandono. Quest’ultimo deve essere compatibile, funzionante, carico se alimentato a batteria e associato allo smartphone o al sistema previsto. In questo contesto l’errore da evitare è credere che un seggiolino costoso compensi un’installazione sbagliata. Un modello di fascia alta, se fissato male, protegge peggio di un modello più semplice ma installato bene. Il secondo errore è lasciare la cintura lenta. Succede sia con la cintura dell’auto sia con l’imbracatura interna del seggiolino. Il terzo errore riguarda le cinture attorcigliate. Un nastro ruotato distribuisce male il carico e può comprimere il corpo in modo più aggressivo.

Il quarto errore è ignorare gli indicatori Isofix. Se il segnale resta rosso, il seggiolino non è agganciato. l quinto errore è non regolare il poggiatesta mentre il sesto è montare il seggiolino anteriore contro marcia con airbag attivo. Gli ultimi due errori da evitare sono usare accessori non omologati insieme al seggiolino e non rifare i controlli dopo aver spostato il seggiolino da un’auto all’altra. Ogni trasferimento è una nuova installazione, non una semplice replica della precedente.

Prima di mettere in moto, bisogna fare una verifica completa. Il seggiolino deve essere adatto all’altezza e al peso del bambino; l’etichetta di omologazione deve essere presente; il manuale deve confermare la compatibilità con l’auto; gli agganci Isofix devono essere chiusi; la gamba di supporto o il Top Tether devono essere corretti; la cintura dell’auto deve seguire le guide previste; il seggiolino non deve avere gioco eccessivo alla base; il bambino deve essere allacciato senza giacche voluminose; il poggiatesta deve essere alla quota giusta; la cintura non deve mai passare sul collo o sull’addome.

Data articolo: Fri, 01 May 2026 04:00:18 +0000
News n. 23
Claudia Gerini e la passione per le auto, dalla Formula 3 alla Jaguar

Il successo non l’ha cambiata. Ancora oggi, Claudia Gerini conserva un animo genuino, verace, che la avvicina ai fan. Nonostante i red carpet, nonostante le collaborazioni di spicco, l’attrice italiana tiene i piedi per terra e si sa ancora meravigliare davanti alle belle auto, come quelle provate in film (e videoclip) molto famosi. Al volante getta la maschera e pensa solo a guidare, con una naturalezza rara, acquisita anche in circostanze impensabili.

BMW e Jaguar: i motori che hanno segnato una carriera

Il punto di svolta? Claudia Gerini indica senza esitazioni la pista di Vallelunga, teatro di un training su una monoposto di Formula 3 durato tre giorni, il miglior modo per affinare l’istinto. A pochi centimetri dall’asfalto, ha compreso le responsabilità di un pilota in un mezzo dalla spinta estrema, e l’esperienza, bissata poi a Imola con una Lamborghini, le ha insegnato a non andare troppo forte in strada. Il paradosso dei professionisti è servito: la velocità nel traffico diventa un’inutile recita, quando testi il limite di un circuito.

Il cinema, ça va sans dire, le ha amplificato il DNA motoristico. La BMW Serie 3 Cabrio argentata del film cult Viaggi di nozze era il terzo protagonista della coppia più “cafona” d’Italia, Ivano e Jessica. Ai microfoni della Gazzetta dello Sport la Gerini ha ricordato la complessità tecnica delle scene: tra scambi di sedile in corsa con Carlo Verdone e la necessità di una controfigura, il lavoro ha richiesto gli straordinari all’intera produzione. Attualmente un esemplare simile viaggia, di solito, su quotazioni piuttosto accessibili rispetto alle grandi classiche da collezione, nell’ordine degli 8.000-15.000 euro, con punte superiori ai 20.000 euro per le versioni più curate o con propulsori più interessanti.

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Ma se il “famolo strano” è storia pop, il suo gusto personale vira sull’eleganza oscura, alla Jaguar E-Type nera nel videoclip di Amore impossibile dei Tiromancino, un predatore degli anni ’60 con un cofano infinito che lei ha testato nei panni di Eva Kant. Memore di quei trascorsi, è proprio la E-Type la vettura dei suoi sogni. In termini di cifre, una E-Type Series 1 Coupé gioca nel campionato d’élite, valutata in media almeno tra i 100.000 e i 180.000 euro. In caso di un modello raro, totalmente originale o reduce da un restauro maniacale, il prezzo lievita fino a toccare vette che la rendono un investimento su ruote più che una semplice auto d’epoca.

Splendida cornice: dal sedile di guida al divano

Gli impegni non portano però Claudia Gerini sul sedile di un’automobile, ma sul divano di Splendida cornice, ospite di Geppi Cucciari nella puntata in programma giovedì 30 aprile su Rai Tre, dove racconterà il nuovo film L’amore sta bene su tutto di Giampaolo Morelli, in un contesto, come sempre, irriverente. Insieme a lei, un cast variegato: dalla musica di Tosca agli interventi di Mario Tozzi, Gad Lerner e il genio di Terry Gilliam. Un’ottima occasione per vedere l’attrice fuori dagli schemi del set, magari pronta a raccontare ancora una volta che, per lei, la vita va vissuta con il cambio manuale e i giri giusti.

Data articolo: Thu, 30 Apr 2026 19:43:45 +0000
News n. 24
Mercato auto, i 5 brand che crescono di più in Europa nel primo trimestre 2026

Il mercato auto europeo ha chiuso in positivo il primo trimestre del 2026, registrando numeri importanti grazie soprattutto a un ottimo mese di marzo e alla spinta, sempre più rilevante, delle auto elettriche e delle auto ibride plug-in, che stanno sostenendo la crescita del settore.

Un’analisi più approfondita dei dati, però, conferma come non tutti i brand stanno crescendo allo stesso modo. Ci sono, infatti, alcune aziende che stanno raccogliendo numeri decisamente migliori, rispetto allo scorso anno.

Ecco, quindi, quali sono i 5 brand auto che crescono di più in Europa, considerando i dati del primo trimestre del 2026 che sono stati diffusi nei giorni scorsi da ACEA e che tengono conto di tutta l’UE, dei Paesi Efta e del Regno Unito. Nell’elenco vengono considerati i marchi che superano quota 10 mila unità immatricolate nel trimestre.

Skoda: un ottimo trimestre

In quinta posizione, nella classifica dei brand che crescono di più sul mercato europeo dopo il primo trimestre del 2026, troviamo Skoda, protagonista di un ottimo trimestre con un totale di 222 mila unità immatricolate e una crescita del 15,7% su base annua. Il brand è sempre più un punto di riferimento del Gruppo Volkswagen che, senza il contributo di Skoda, avrebbe chiuso un trimestre decisamente meno positivo rispetto ai dati maturati.

Opel: il rilancio continua

Scorrendo la classifica, c’è Opel che rappresenta uno dei segreti del rilancio di Stellantis, gruppo che ha chiuso un ottimo primo trimestre. Per il marchio tedesco (nel totale sono incluse anche le vendite di Vauxhall nel Regno Unito), le immatricolazioni sono state pari a 115 mila unità con un incremento del 17,8% su base annua.

Fiat torna a crescere con un trimestre record

Il marchio Fiat è uno dei brand in maggiore crescita in Europa e ha appena chiuso un trimestre molto positivo, grazie al successo di modelli come la Grande Panda. Per la Casa torinese, infatti, le vendite sono state pari a 101 mila unità (nel totale sono incluse anche le Abarth però) con una crescita del 31% su base annua. Per Fiat, questo risultato si traduce in un market share del 3,1% che rafforza la posizione del brand sul mercato europeo.

Tesla sorride dopo un 2025 difficile

Buon primo trimestre anche per Tesla. Dopo le difficoltà dello scorso anno, l’azienda americana è partita bene nel 2026 con oltre 78 mila unità immatricolate nel corso dei primi tre mesi dell’anno, anche grazie alla nuova Model Y. Il confronto con il 2025 è molto positivo: Tesla è cresciuta del 44,9% in Europa, sfruttando al massimo la crescente richiesta di modelli a zero emissioni.

BYD cresce più di tutti

La grande protagonista del mercato europeo è BYD. La Casa cinese ha appena chiuso un trimestre da record con 73 mila unità immatricolate e una crescita del 155% su base annua. Grazie anche a una gamma in costante espansione e ricca di modelli interessanti e accessibile, BYD si sta affermando come un brand di riferimento ed è pronta a superare Tesla in Europa. La crescita continuerà nel corso del prossimo futuro, con BYD che punta a scalare la classifica dei costruttori, diventando sempre più un riferimento del mercato.

Data articolo: Thu, 30 Apr 2026 14:00:33 +0000
News n. 25
Previsioni meteo per il Ponte del 1° maggio su strade e autostrade

Il Ponte del 1° maggio, con il weekend lungo, rappresenta un’occasione per molti italiani che si metteranno in viaggio raggiungendo, anche grazie a previsioni meteo favorevoli, luoghi di vacanza, al mare, al lago o in montagna.

Per gli spostamenti, in tanti si affideranno all’auto, con un conseguente affollamento lungo le strade e le autostrade nazionali. Le stime parlano chiaro: oltre 7 milioni di italiani saranno in viaggio durante il weekend del 1° maggio 2026 e raggiungeranno le mete di vacanza in auto.

Andiamo a vedere quali sono le previsioni per tutto il weekend, sia per quanto riguarda il meteo e le condizioni climatiche attese che per il traffico, soprattutto lungo le strade e le autostrade che consentono di raggiungere i luoghi di vacanza del Paese.

Come sarà il meteo

Partiamo dal meteo che, per tanti, è un parametro da valutare con attenzione prima di mettersi in viaggio. Le previsioni per il weekend lungo si sono rivelate azzeccate: un bel tempo in buona parte del Paese, con il Sole grande protagonista e anche un leggero aumento delle temperature, che ci ricorda l’avvicinarsi dell’estate e può favorire escursioni e gite all’aria aperta, anche in auto o in moto.

Attenzione, però. Per la giornata di domenica 3 maggio, invece, è atteso un inizio di annuvolamento nelle regioni a nord ovest e Sardegna, con un aumento anche al vento. Un primo accenno della nube temporalesca che sembrerebbe colpire gran parte del centro-nord Italia nella prossima settimana: correnti umide e fresche di origine oceanica sono infatti destinate direttamente verso il bacino del Mediterraneo provocando intensi peggioramenti in particolare nelle giornate di martedì e mercoledì.

Traffico intenso il 3 maggio

Passiamo ora alle previsioni sul traffico, un aspetto essenziale per chi viaggia in auto e deve valutare l’orario di partenza e il tragitto da seguire, per minimizzare il tempo degli spostamenti (soprattutto quando ci sono da percorrere tanti chilometri) ed evitare un consumo eccessivo di carburante, con costi ancora elevati nonostante il taglio delle accise che sarà riproposto a maggio. Ricordiamo, inoltre, che prima di partire è possibile calcolare il costo del viaggio tenendo conto del pedaggio autostradale.

Da monitorare ci sono alcune tratte autostradali, come l’A1 Milano – Napoli, soprattutto in prossimità di Bologna, e la A14 Bologna – Taranto, che permettono di raggiungere la costa tirrenica e adriatica dal Nord. A rischio di traffico sono anche l’A7 Milano-Genova e l’A10 Genova-Ventimiglia, così come sull’A4 Torino-Trieste. Attenzione anche alle strade verso i laghi e, in particolare, verso il Lago di Garda. Al Sud, occhi puntati sull’A2, detta anche Salerno – Reggio Calabria.

Su tutte queste strade, dopo un 1° maggio trafficato e un 2 maggio tranquillo, c’è da mettere in conto, per domenica 3 maggio, il traffico di rientro che potrebbe causare lunghe code verso le zone ad alta densità abitativa, soprattutto nel pomeriggio. Il rientro, verso il Nord Italia e le città più grandi del Centro e del Sud, dovrà essere pianificato con attenzione per evitare ingorghi. Lungo le direzioni più frequentate per il rientro c’è da mettere in conto un traffico da bollino rosso.

Possibili code anche per lunedì 4 maggio che potrebbe essere la giornata scelta per il rientro da chi ha la possibilità di allungare il Ponte di qualche ora. Salvo imprevisti, in questo caso, il traffico non dovrebbe essere particolarmente intenso, al netto di eventi occasionali.

Data articolo: Thu, 30 Apr 2026 13:30:11 +0000


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