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News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Oggi 2 luglio 2026 la situazione del traffico sulle autostrade italiane vede alcuni tratti chiusi per lavori e condizioni meteo avverse che potrebbero rallentare la circolazione. Si segnalano, ad esempio, un tratto chiuso per lavori tra Vittorio Veneto Nord e sud sulla A27 in direzione Venezia e vento forte lungo la A14 tra Cattolica e Poggio Imperiale. Di seguito tutti gli aggiornamenti dettagliati per ogni tratta.

A14 Bologna-Taranto

00:32 – BOLOGNA-TARANTO
Vento Forte
Direzione in entrambe le direzioni
Vento forte si registra tra Cattolica e Poggio Imperiale lungo la tratta di 360.8 km.

A27 Venezia – Belluno

00:58 – VENEZIA – BELLUNO
Tratto Chiuso per lavori
Direzione Venezia
Tratto chiuso tra Vittorio Veneto Nord e Vittorio Veneto Sud fino alle 6:00 del 2 luglio. Entrata consigliata verso Venezia: Vittorio Veneto Sud. Uscita consigliata provenendo da Belluno: Vittorio Veneto Nord.

A56 Tangenziale di Napoli

00:02 – TANGENZIALE DI NAPOLI
Entrata chiusa per lavori
Direzione Allacc. Diramazione Capodichino
Vomero in entrata è chiuso al traffico fino alle 6:00 del 2 luglio verso Allacc. Diramazione Capodichino. Entrata consigliata: Arenella.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 23:08:00 +0000
News n. 2
Che auto guida Kevin De Bruyne, il SUV inglese da sogno

Kevin De Bruyne non ha mai costruito il suo personaggio sull’ostentazione. Anche mentre militava tra le fila del Manchester City, il centrocampista belga dava pochi spunti di discussione per il comportamento fuori dal campo: preferiva imporsi attraverso i passaggi impossibili, le conclusioni dalla distanza e i palloni serviti con una precisione quasi fantascientifica. Eppure, tra le auto con cui è stato avvistato negli anni inglesi, una ha monopolizzato la scena, simbolo di successo professionale e spirito vincente: una Aston Martin DBX.

Eleganza sportiva

Il fuoriclasse oggi al Napoli era stato ripreso mentre raggiungeva il centro sportivo del Manchester City al volante del SUV britannico. La vettura attirava l’attenzione anche per la configurazione, con una carrozzeria in una tonalità chiara e pinze dei freni gialle. Un abbinamento lontano dai soliti colori scuri scelti allo scopo di rendere meno appariscenti vetture già abbastanza costose da farsi notare in un battito di ciglia.

Primo SUV nella storia di Aston Martin, la DBX ha segnato un passaggio delicato a Gaydon. Doveva offrire spazio, comodità e capacità di affrontare l’uso quotidiano conservando l’eleganza e il carattere sportivo associati alle sue granturismo. Il risultato supera i cinque metri di lunghezza, ospita cinque persone e mantiene proporzioni più filanti rispetto a parecchie concorrenti della stessa categoria.

Sotto il cofano spinge il V8 biturbo da 4,0 litri di origine Mercedes-AMG, accreditato di 550 CV e 700 Nm di coppia. A trasferire la potenza alle quattro ruote provvede un cambio automatico a nove rapporti. La massa supera le due tonnellate, ma basta premere sull’acceleratore per dimenticarsene: la DBX scatta da 0 a 100 km/h in 4,5 secondi e può raggiungere i 291 km/h. Prestazioni del genere completano il carattere di una carrozzeria già aggressiva, sostenuta da sospensioni pneumatiche adattive.

A seconda del percorso, la DBX può alzarsi o abbassarsi e nelle curve veloci il controllo attivo del rollio riduce i movimenti della carrozzeria. Al momento del lancio italiano, il prezzo di partenza si aggirava intorno ai 197.000 euro, prima di aggiungere personalizzazioni destinate a far salire rapidamente il conto.

A ben guardare, l’Aston Martin DBX si sposa ottimamente con la personalità di De Bruyne. Pur evitando l’impostazione radicale di una supercar a due posti, mette sul piatto prestazioni degne di nota ed eleganza innata. Si lascia guidare nel quotidiano, almeno secondo gli standard di un campione abituato a muoversi tra allenamenti, partite e ritiri, ma pronto a scatenarsi appena le circostanze lo permettono.

Belgio-Senegal: vietati giri a vuoto

Sulla strada di Kevin De Bruyne si staglia un ostacolo: il Senegal. Questa sera alle 22 italiane, a Seattle, il Belgio affronta la nazionale africana nei sedicesimi di finale del Mondiale 2026. I Diavoli Rossi hanno conquistato il primo posto nel Gruppo G grazie ai pareggi con Egitto e Iran e al netto 5-1 sulla Nuova Zelanda.

Nell’ultima partita il numero 7 di Rudi Garcia ha ricordato quanto possa ancora spostare gli equilibri: un gol, due assist e la solita capacità di decidere il ritmo dell’incontro. Il Senegal, qualificato tra le migliori terze, arriva invece dal 5-0 contro l’Iraq dopo le sconfitte con Francia e Norvegia. In una gara senza appello, al Belgio servirà ancora il suo uomo più lucido. A 35 anni e al quarto Mondiale, probabilmente l’ultimo, De Bruyne non può permettersi giri a vuoto.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 19:45:07 +0000
News n. 3
Aixam amplia la gamma 2026, arriva l’entry level e la PRO

Con il rinnovamento del 2026, Aixam prova a dare una risposta a pubblici differenti senza perdere la propria identità. Da una parte arriva Easy, una proposta più semplice e accessibile, pensata per abbassare la soglia d’ingresso nel mondo del marchio, dall’altra rimangono City, Coupé e Crossover, modelli appartenenti alla fascia Premium e caratterizzati da un’impostazione più ricca, automobilistica e tecnologica.

La strategia, insomma, non consiste nel proporre una sola minicar declinata in numerosi colori, ma nel costruire una gamma con personalità abbastanza riconoscibili. City conserva una vocazione prettamente urbana, Coupé punta su un’immagine più dinamica, mentre Crossover cerca una presenza visiva più matura e robusta. A completare l’offerta c’è poi Aixam PRO, destinata alle attività professionali e alle consegne in città. Il filo conduttore è la volontà di trasformare la microcar in uno strumento di mobilità trasversale, capace di adattarsi alla scuola, al lavoro, alle commissioni quotidiane e perfino ai servizi commerciali dell’ultimo miglio.

Easy rende l’ingresso nella gamma più accessibile

La novità che incuriosisce maggiormente è Aixam Easy, modello sviluppato per chi desidera una minicar essenziale senza ritrovarsi davanti a un prodotto povero o dall’aspetto troppo spartano. Il design esterno abbandona le linee eccessivamente aggressive e sceglie forme morbide, un frontale dall’espressione quasi sorridente e fari LED inseriti a filo della carrozzeria.

Il risultato è una vettura fresca, immediata e poco pretenziosa, adatta tanto a un pubblico giovane quanto a chi cerca semplicemente un mezzo pratico per muoversi in città. È una scelta equilibrata, quasi di buon senso, che nel mondo delle minicar non è sempre così scontata. Aixam Easy viene proposta sia con motorizzazione termica sia in configurazione elettrica, mantenendo così una certa libertà di scelta in base alle abitudini e alla disponibilità di infrastrutture di ricarica.

Le versioni a batteria possono offrire un’autonomia dichiarata di 75 oppure 113 chilometri, percorrenze pensate per affrontare lunghi viaggi ovviamente, ma risultano in linea con il tipo di impiego previsto: il tragitto tra casa e scuola, gli spostamenti verso l’ufficio o i brevi collegamenti tra centro e periferia. La presenza della presa di Tipo 2 sulle elettriche facilita la ricarica, anche se potenza, capacità delle batterie, tempi di ricarica e prestazioni complete non sono stati comunicati.

Ufficio Stampa Aixam
L’entry level Easy è la proposta più interessante della nuova gamma Aixam 2026

All’interno, Easy mantiene un’impostazione semplice senza rinunciare alle dotazioni considerate ormai indispensabili nella vita di tutti i giorni. Sono presenti vetri elettrici, chiusura centralizzata, un supporto centrale per lo smartphone e altoparlanti Bluetooth integrati, mentre a seconda della versione possono comparire anche sedili in ecopelle Nabuk, impreziositi da impunture verde giada che aggiungono una nota più ricercata.

La soluzione più originale riguarda però le pellicole personalizzabili per la plancia e i pannelli delle portiere, con grafiche che spaziano dai motivi floreali ai graffiti, passando per glitter, nido d’ape e finiture effetto radica. Bella anche la possibilità di modificare l’aspetto dell’abitacolo permettendo quindi di personalizzare la minicar.

City, Coupé e Crossover diventano più tecnologiche

Il salto più evidente si percepisce entrando nei modelli Premium City, Coupé e Crossover, dove la plancia è stata riprogettata con un’impostazione più moderna, comandi distribuiti in modo più razionale e una maggiore attenzione all’ergonomia. Tra gli elementi disponibili figurano il volante sportivo, i sedili riscaldati, la base per la ricarica wireless dello smartphone da 15 W e un pannello panoramico da 23 pollici che domina visivamente l’abitacolo.

Sugli allestimenti più completi è previsto un touchscreen da 10 pollici con radio, Bluetooth, retrocamera e compatibilità wirelessi con Apple CarPlay e Android Auto. Le configurazioni Pack adottano invece uno schermo LCD touch da 7 pollici, sempre dotato di radio e connettività Bluetooth

Gli allestimenti cambiano davvero il carattere delle vetture

La gamma Aixam 2026 fa largo uso degli allestimenti per differenziare comfort, immagine e dotazioni. Pack rappresenta una base già abbastanza completa, con sedili in tessuto, sensori di retromarcia e cerchi in lega da 14 pollici. Sport aggiunge un aspetto più deciso grazie al tetto e ai particolari nero lucido, ai sedili in ecopelle, alla retrocamera, ai quattro altoparlanti e ai cerchi da 15 pollici. Premium alza ulteriormente il livello con interni neri effetto legno ebano, console centrale, ricarica wireless, impianto audio con quattro altoparlanti hi-fi e ruote di dimensioni maggiori.

GTI e GTO sono invece le varianti più caratterizzate sul piano estetico, con paraurti specifici, griglia a nido d’ape, finiture cromate satinate e cerchi da 16 pollici che danno un’immagine più sportiva, mentre i sedili GT realizzati con tre materiali, il riscaldamento per guidatore e passeggero e l’impianto con sei altoparlanti cercano di rendere l’ambiente più sofisticato. Non si tratta quindi di semplici pacchetti decorativi, ma di configurazioni capaci di cambiare concretamente la percezione della vettura.

Uno degli aspetti più interessanti della gamma è la capacità di carico, spesso sottovalutata quando si parla di veicoli tanto compatti di questo tipo. Il bagagliaio di Easy parte da 422 litri, consentendole di trasportare senza troppe difficoltà la spesa settimanale, zaini, piccoli trolley o attrezzature leggere.

Sul Crossover invece la capacità di carico può arrivare fino a 640 litri, avvicinandosi a quella di automobili ben più grandi. Le dimensioni esterne, il peso, il passo e le misure complete dei singoli modelli non sono stati comunicati, rimane però chiara la filosofia generale: offrire ingombri ridotti all’esterno senza sacrificare troppo l’abitacolo e il vano posteriore. In città, dove ogni centimetro può fare la differenza, questo equilibrio conta spesso più delle prestazioni per questo tipo di auto.

Ufficio Stampa Aixam
Gli allestimenti sono stati rinnovati e modernizzati

Le dotazioni di assistenza alla guida presenti sulla gamma sono state pensate soprattutto per rendere più semplici le situazioni tipiche della mobilità urbana più che quelle extraurbana, integrando sensori di retromarcia e telecamera posteriore per aiutare durante parcheggi e manovre in spazi stretti. L’ABS è disponibile come optional, mentre non sono stati comunicati sistemi più evoluti come il mantenimento attivo della corsia, la frenata automatica d’emergenza o il cruise control adattivo.

Questo evidenzia una differenza importante rispetto alle automobili tradizionali più recenti: sulle minicar il pacchetto tecnologico rimane ancora concentrato sulle esigenze immediate, piuttosto che sulla guida semiautomatica o sull’assistenza nei lunghi viaggi. D’altra parte, il contesto di utilizzo è differente e le velocità sono generalmente inferiori, anche se ciò non toglie che la sicurezza rimanga un tema centrale, specialmente considerando la presenza di conducenti giovani.

Aixam PRO guarda ad artigiani e consegne urbane

Accanto alle versioni dedicate al trasporto di persone, Aixam conferma la linea PRO, sviluppata per professionisti, piccole aziende e servizi di consegna, dove le configurazioni Furgone e Doppio pianale possono arrivare a offrire fino a 2,8 metri cubi di volume di carico. Si tratta di una capacità interessante per un mezzo progettato principalmente per muoversi in città, dove in alcune situazioni un furgone tradizionale può risultare ingombrante e poco pratico.

La gamma PRO dimostra così quanto il mondo delle minicar si sia allontanato dall’immagine del semplice veicolo per adolescenti, anche se pure in questo caso non sono stati comunicati valori relativi a portata utile, motorizzazioni specifiche, prestazioni o autonomia delle singole versioni professionali.

Prezzi, finanziamenti e noleggio diventano decisivi

Il prezzo di partenza indicato per Aixam Easy Access elettrica è di 10.499 euro, una cifra che colloca il modello nella fascia più accessibile della nuova gamma, pur rimanendo significativa per un veicolo di dimensioni ridotte. Per rendere l’acquisto più gestibile, la casa propone diverse formule finanziarie, dove la più conveniente è prevede una rata di 59 euro al mese per 36 mesi, un anticipo di 3.950 euro e un valore residuo di 5.775 euro.

Per il noleggio a lungo termine della stessa Easy Access elettrica viene invece indicato un canone di 296 euro al mese, IVA compresa, con manutenzione, assistenza e coperture assicurative incluse. Sono disponibili anche finanziamenti tradizionali, formule con maxi rata, rate fisse e polizze dedicate.

Il confronto non può quindi limitarsi al prezzo di listino: occorre considerare servizi, assicurazione, manutenzione e valore finale del veicolo. In molti casi la rata contenuta può sembrare allettante, ma anticipo e importo residuo incidono in modo rilevante sul costo complessivo. La varietà delle soluzioni permette comunque di adattare l’acquisto a disponibilità economiche ed esigenze differenti.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 15:30:46 +0000
News n. 4
I mercati che crescono di più nel 2026 in Europa, l’Italia è nella Top 10

Il mercato europeo sta registrando un momento positivo, con immatricolazioni in crescita rispetto allo scorso anno. Come sempre, però, alcuni mercati crescono più di altri e danno un contributo più significativo all’intero settore europeo.

Un’analisi dei dati sulle immatricolazioni forniti da ACEA e aggiornati al mese di maggio 2026 ci permette di fotografare al meglio la questione. Diversi mercati, infatti, crescono oggi molto più della media del mercato europeo. Ecco tutti i dettagli.

Come sta andando l’Europa

Il mercato auto europeo, come abbiamo già visto nell’approfondimento dedicato alle immatricolazioni, ha chiuso il mese di maggio con un buon +3,6% mentre il cumulato annuo (gennaio – maggio) si è chiuso con una crescita del +4,5%. Le percentuali indicate si riferiscono al mercato europeo globale, considerando Ue, Paesi Efta e Regno Unito. I numeri fotografano una situazione ben precisa, con immatricolazioni in crescita di qualche punto percentuale rispetto ai dati dello scorso anno. Come vedremo di seguito, alcuni mercati danno un contributo maggiore alla crescita del settore delle quattro ruote in Europa, mentre altri sono addirittura in calo.

I Paesi che crescono di più a maggio

I 10 Paesi che crescono di più in Europa nel corso del mese di maggio 2026, considerando le immatricolazioni di nuove vetture, in confronto al maggio dello scorso anno sono:

  1. Malta: +52,7%
  2. Irlanda: +38,1%
  3. Estonia: +33,5%
  4. Slovenia: +20,2%
  5. Lituania: +18,1%
  6. Bulgaria: +11,5%
  7. Croazia: +9,1%
  8. Norvegia: +9,1%
  9. Italia: +7,6%
  10. Regno Unito: +7,1%

In classifica troviamo principalmente mercati piccoli anche se alla fine della Top 10 c’è proprio l’Italia, che occupa il nono posto, seguita dal Regno Unito, decimo. I due big market hanno chiuso in crescita il mese di maggio, superando la media europea.

I Paesi che crescono di più nel 2026

Anche la Top 10 del cumulato annuo segue la stessa linea del mese di maggio. Ecco quali sono stati i Paesi che crescono di più in assoluto:

  1. Estonia: +74,7%;
  2. Malta: +31,9%;
  3. Slovenia: +20,3%;
  4. Austria: +13,1%;
  5. Danimarca: +12,9%;
  6. Lituania: +11,9%;
  7. Portogallo: +9,8%;
  8. Italia: +9,4%;
  9. Ungheria: +8,9%;
  10. Regno Unito: +8,7%.

In classifica, ancora una volta, troviamo prima i Paesi più piccoli, con Estonia, Malta e Slovenia che stanno vivendo un 2026 davvero positivo con una crescita significativa nel confronto ai dati registrati lo scorso anno.

Più indietro, però, la Top 10 vede ancora una volta l’Italia giocare un ruolo da protagonista, andando a occupare l’ottava posizione, con una crescita sostanziale rispetto ai dati dello scorso anno. Anche in questo caso, Italia e Regno Unito hanno battuto il mercato europeo, in termini di crescita percentuale delle immatricolazioni.

Per maggiori dettagli sull’andamento delle vendite di nuove auto in Italia, invece, potete dare un’occhiata al nostro approfondimento sulle immatricolazioni di maggio 2026. Ricordiamo, inoltre, che, a breve arriveranno anche i dati relativi al primo semestre.

Alcuni mercati sono in negativo

Non tutti i mercati crescono. Tra gennaio e maggio, infatti, alcuni Paesi fanno registrare un rallentamento delle vendite rispetto allo scorso anno. Ecco la Top 5 dei Paesi con le peggiori performance registrate nel corso del 2026:

  • Cipro: -11,1%;
  • Romania: -10,1%;
  • Paesi Bassi: -8,0%;
  • Norvegia: -6,7%;
  • Slovacchia: -6,0%.

Per i dati completi sulle immatricolazioni del primo semestre, invece, bisognerà attendere le prossime settimane, con l’arrivo dei risultati delle immatricolazioni nel corso del mese di giugno.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 14:00:33 +0000
News n. 5
Citroën C3 Aircross si rinnova con un’edizione speciale dedicata alla Marine Nationale francese

La gamma Citroën si arricchisce con un’interessante novità che conferma la versatilità e le potenzialità, in termini di design, dei modelli del brand. L’azienda, infatti, ha svelato la nuova C3 Aircross Marine Nationale. Si tratta di una versione speciale del modello realizzato per celebrare i 400 anni della Marina francese (chiamata appunto Marine Nationale).

Il modello in questione ha una carrozzeria ispirata ai colori della Marine Nationale e una serie di elementi di design esclusivi, che puntano a celebrare al meglio questo particolare anniversario.

La C3 Aircross Marine Nationale viene presentata come show car e punta a sottolineare la capacità del modello della Casa francese di essere la base ideale per una concept. Ecco tutti i dettagli in merito a questo progetto che ha tutte le carte in regola per rendere la C3 Aircross un modello ancora più interessante.

Una nuova show car

La nuova C3 Aircross Marine Nationale è frutto della collaborazione tra il Centro di Design Citroën e la Marine Nationale ed è considerata come “un’interpretazione particolarmente robusta e orientata all’avventura” del SUV compatto, concepita per affrontare impieghi impegnativi e caratterizzata da un design ispirato al mondo marittimo. La vettura ha una lunghezza di 4,4 metri e può ospitare fino a sette persone.

Il nuovo modello porta la firma di Alicia Kate Mouilleron, responsabile del progetto di design, Antoine Gaillot, responsabile del design avanzato, Armand Hervé, designer d’interni, e Alix Bovy, designer CMF (colori, materiali e finiture). Il team ha realizzato un progetto ricco di caratteristiche uniche, con uno stile distintivo.

Uno stile esclusivo

All’esterno, la vettura presenta diversi elementi esclusivi e caratteristici come i paraurti ridisegnati, fari antinebbia speciali, passaruota allargati e un portapacchi da tetto funzionale per l’attrezzatura da immersione. Da segnalare anche i cerchi da 17 pollici con pneumatici fuoristrada e i ganci di traino.

La carrozzeria viene proposta con la colorazione blu tempesta, che richiama il mare, e il tetto grigio, che rappresenta un collegamento allo scafo delle navi. Da segnalare anche una presenza di elementi grafici come la scritta «400 ans de la Marine nationale» (400 anni della Marina francese)  e anche una bandiera tricolore con un’ancora.

Molto interessante è anche l’abitacolo interno, che include soluzioni di illuminazione e materiali che riprendono l’atmosfera a bordo dei sottomarini. L’illuminazione all’interno dell’abitacolo è rossa e i rivestimenti dei sedili in grigio chiaro sono sviluppati in modo specifico per il modello. Sono presenti, inoltre, alcuni loghi «400 ans». A completare il design interno troviamo una modanatura decorativa blu-bianco-rossa sul cruscotto,

Quest’edizione speciale, per il momento, viene presentata come una concept car, pensata per omaggiare i 400 anni della Marina francese e non con scopi commerciali. Non possiamo escludere, però, il lancio futuro di una variante ispirata a questa show car. Maggiori dettagli in merito arriveranno nelle prossime settimane.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 13:30:19 +0000
News n. 6
Licenza taxi, prezzi alle stelle: quanto serve per entrare nel mestiere

Negli ultimi anni il tema delle licenze taxi è tornato al centro del dibattito politico. La domanda di taxi è cresciuta nelle aree urbane più affollate mentre l’offerta è rimasta rigida. Le code in stazione e negli aeroporti e le difficoltà nelle ore serali hanno reso evidente un problema che utenti e amministrazioni conoscevano già da tempo.

Il governo è intervenuto con una procedura straordinaria che consente ai Comuni di aumentare le licenze fino al 20% rispetto a quelle già rilasciate così da rendere più rapido e semplice l’ampliamento del servizio nelle città dove la domanda è più alta, ma ogni nuova licenza incide sul valore di quelle già esistenti. Chi è entrato nel mestiere teme che l’aumento dell’offerta possa ridurre il valore patrimoniale del proprio titolo. Da qui nasce una parte consistente dello scontro con la categoria.

Nel dibattito è entrata anche l’ipotesi delle licenze cumulabili, la possibilità per i tassisti già attivi di ottenere un secondo titolo. La misura avrebbe avuto una funzione compensativa perché avrebbe consentito di immettere nuove autorizzazioni senza penalizzare del tutto chi era già nel settore. I sindacati dei taxi l’hanno però contestata sostenendo che il vero rischio fosse la trasformazione del servizio pubblico taxi in un sistema più esposto alla pressione delle piattaforme e dei grandi operatori privati.

Perché una licenza taxi costa così tanto

A incidere sul prezzo di una licenza taxi sono il Comune, il numero di auto bianche già in circolazione, la domanda potenziale, il turismo, gli aeroporti, le stazioni, gli eventi, la viabilità e la disponibilità di alternative di trasporto.

Una città con molti visitatori, pochi taxi e grande pressione sugli spostamenti urbani tende a generare valori più alti. Lo stesso vale per i territori con traffico intenso, zone a traffico limitato, aree pedonali estese e difficoltà di parcheggio. Quando usare l’auto privata diventa complicato, il taxi assume un ruolo più forte nella mobilità quotidiana.

Il turismo ha naturalmente un grande peso. Firenze, Roma, Milano, Venezia, Bologna e Napoli non hanno la stessa domanda di un centro medio senza grandi flussi turistici o aeroportuali. Nei periodi di picco, la disponibilità di taxi può diventare insufficiente anche in città dove il servizio appare più equilibrato.

Conta anche la redditività attesa. Chi compra una licenza paga anche la possibilità di esercitare un’attività economica in un determinato territorio. Il prezzo incorpora quindi una stima dei futuri incassi, della stabilità della domanda e del valore di rivendita. Non c’è allora un listino nazionale delle licenze taxi. I valori cambiano da città a città ed emergono attraverso bandi pubblici, annunci, stime, atti comunali o ricostruzioni giornalistiche.

Quanto costa entrare nel mestiere

Il costo della licenza è la voce più pesante. Chi vuole diventare tassista deve però considerare anche l’auto, l’allestimento, il tassametro, l’insegna, i dispositivi di pagamento, l’assicurazione, la manutenzione e l’avvio dell’attività.

In una grande città, il conto può superare i 100mila euro. Se la licenza viene acquistata sul mercato privato, l’investimento può salire molto più in alto. Se arriva invece tramite un bando pubblico, il prezzo può essere più basso rispetto alle cessioni tra privati, ma resta comunque alto.

A Roma, il bando straordinario per 1.000 nuove licenze taxi ha fissato il contributo a 75.500 euro per le licenze ordinarie e a 52.850 euro per quelle destinate a veicoli attrezzati al trasporto di persone con disabilità. La Capitale ha scelto di aumentare l’offerta in vista del Giubileo e rafforzare un servizio giudicato insufficiente rispetto alla domanda.

Milano ha seguito un percorso simile. Il Comune ha pubblicato un bando per 450 nuove licenze taxi, con un contributo base di 96.500 euro per le licenze ordinarie. Una parte delle autorizzazioni è stata prevista a contributo ridotto per favorire il servizio notturno, il trasporto di persone con disabilità o entrambe le condizioni. Le riduzioni hanno portato il contributo a 77.200 euro, 67.550 euro o 57.900 euro a seconda della tipologia.

Il caso milanese mostra bene il conflitto economico. Il valore commerciale di una licenza taxi in città è stato stimato intorno a 160mila euro, mentre il Comune ha scelto un contributo più basso per le nuove autorizzazioni. Da qui sono nati ricorsi e contestazioni, perché una parte della categoria ha ritenuto troppo bassa la valutazione stabilita dall’amministrazione. Il Tar ha però respinto i ricorsi e confermato la legittimità del bando.

A Bologna il Comune ha pubblicato nel 2024 un bando per 72 nuove licenze taxi a titolo oneroso. Il contributo massimo previsto è stato di 150mila euro. Anche in questo caso la cifra dimostra quanto l’accesso al mestiere sia ormai assimilabile a un investimento imprenditoriale più che a una semplice pratica amministrativa.

Firenze resta uno degli esempi più interessanti. In passato il Comune ha messo a bando 70 licenze per taxi elettrici a 175mila euro ciascuna, una cifra fissata sotto il valore medio di cessione stimato all’epoca intorno a 250mila euro. Il dato spiega perché nel capoluogo toscano la licenza venga citata tra le più care d’Italia. La scarsità delle auto bianche e la pressione turistica contribuiscono a sostenere valori molto elevati.

Licenza, auto e costi di avvio

La licenza da sola non basta per lavorare. Serve un’auto adatta al servizio, e qui il conto sale. Il veicolo può costare da 30mila euro a oltre 50mila euro, a seconda del modello e dell’alimentazione. Ibride, plug-in ed elettriche sono sempre più presenti perché riducono i consumi urbani e permettono di rispettare vincoli ambientali più severi. Le auto attrezzate per il trasporto di persone con disabilità richiedono investimenti più alti.

Poi arrivano le dotazioni professionali. Tassametro, insegna luminosa, sistemi radio, app di chiamata, Pos, allestimenti interni e pratiche tecniche incidono sul budget iniziale. A questi costi si aggiungono assicurazione, manutenzione, pneumatici, pulizia, revisioni e fermo tecnico.

Un taxi percorre molti chilometri all’anno e di conseguenza freni, gomme, sospensioni e tagliandi diventano costi ricorrenti e non occasionali. Per ammortizzare un investimento così alto servono anni. Nel settore si parla di orizzonti lunghi, anche superiori a dieci anni perché la licenza viene comprata con l’idea di lavorare stabilmente e poi un giorno rivenderla.

Perché i Comuni aumentano le licenze

La spinta ad aumentare le licenze non nasce dal nulla. L’Antitrust ha più volte indicato la necessità di ampliare l’offerta, rendere più flessibili i turni, favorire le doppie guide, sviluppare il taxi sharing e potenziare il servizio per le persone con disabilità. Nelle città dove la domanda cresce, un numero fisso di licenze può diventare insufficiente.

Roma ha vissuto il banco di prova del Giubileo. Milano ha dovuto misurarsi con la pressione generata da grandi eventi, turismo, business, fiere e Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026. Firenze continua a gestire una domanda turistica altissima in rapporto alla dimensione del centro storico. Bologna, tra stazione, aeroporto, università, fiere e crescita turistica, ha visto aumentare il bisogno di auto disponibili.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 12:00:07 +0000
News n. 7
Le nuove auto sono più pericolose? Lo studio ribalta le aspettative

Le auto di oggi sono più sicure che mai, ma solo per chi ci sta dentro. Fuori dall’abitacolo, il discorso cambia. Uno studio pubblicato dal New York Times lancia il segnale d’allarme: negli ultimi vent’anni, la progressiva evoluzione verso SUV, crossover e pick-up sempre più grandi e alti avrebbe contribuito in modo significativo ad aumentare il rischio di morte per i pedoni coinvolti in un investimento.

Mezzo milione di dati

L’analisi presentata dal New York Times si basa su una quantità di dati difficile da ignorare: oltre mezzo milione di incidenti stradali, elaborati per cercare correlazioni tra l’evoluzione del design automobilistico e i tassi di mortalità tra i pedoni. Il risultato è tutt’altro che rassicurante. Secondo i ricercatori, tra il 2016 e il 2024 circa 3.000 decessi di pedoni avrebbero potuto essere evitati se l’altezza media dei veicoli fosse rimasta simile a quella degli anni Duemila.

Non è la prima volta che una ricerca arriva a conclusioni simili. Uno studio pubblicato nel 2024 sul Journal of Safety Research aveva confermato che i frontali alti e verticali aumentano in modo sensibile il rischio di lesioni mortali, arrivando a suggerire ai costruttori di ripensare il design del muso in chiave di protezione degli utenti vulnerabili.

SUV fatali per i pedoni

Il meccanismo alla base di questo fenomeno è, in realtà, abbastanza intuitivo. Quando un pedone viene investito da una berlina tradizionale, il punto di impatto iniziale è tipicamente alle gambe. Il corpo viene proiettato sul cofano e poi ricade sull’asfalto. Con un SUV o un pick-up moderno, e soprattutto con i modelli più recenti che tendono ad avere frontalità sempre più verticali e imponenti, la geometria dell’impatto cambia radicalmente. Il cofano alto colpisce il pedone all’altezza del torace o del bacino, non delle gambe. Il corpo non viene proiettato sul cofano, ma spinto direttamente in maniera frontale verso l’asfalto, con un’energia che si concentra sulle zone più vulnerabili del corpo umano. La differenza in termini di conseguenze può essere decisiva.

Angoli ciechi

Se il problema dell’altezza del cofano riguarda soprattutto la dinamica dell’impatto, ce n’è un altro che agisce a monte: la visibilità dal posto di guida. I moderni SUV e pick-up adottano montanti anteriori più robusti rispetto alle vetture di una generazione fa. Una scelta dettata dalla necessità di garantire una maggiore resistenza strutturale in caso di ribaltamento, e quindi pienamente giustificata dal punto di vista della sicurezza degli occupanti. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio, e in questo caso il rovescio si chiama angolo cieco.

Lo studio ha condotto scansioni tridimensionali di alcuni dei modelli di pick-up più venduti negli Stati Uniti come Ford F-150, Chevrolet Silverado, Toyota Tacoma e GMC Sierra, confrontandoli con le rispettive versioni di fine anni Novanta e inizio Duemila. Nel caso del Chevrolet Silverado, gli angoli ciechi anteriori sarebbero praticamente raddoppiati nel giro di poco più di due decenni. Toyota Tacoma e GMC Sierra registrano aumenti attorno al 60%. Persino il Ford F-150, quello che se la cava meglio nel confronto, mostra un incremento di circa il 25%.

I costruttori, ovviamente, non stanno con le mani in mano. Le telecamere posteriori sono ormai standard su quasi tutti i modelli, come i sensori di angolo cieco, la frenata automatica d’emergenza con riconoscimento dei pedoni si sta diffondendo rapidamente e gli ADAS in generale hanno fatto passi enormi negli ultimi anni. Ma gli esperti citati dallo studio avvertono che la tecnologia non può essere l’unica risposta se il design rema contro.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 11:31:05 +0000
News n. 8
Hyundai Ioniq 3, l’elettrica coreana si mostra su strada

Hyundai Ioniq 3 ha fatto il suo debutto pubblico alla Milano Design Week nella variante sportiva N Line, con paraurti aggressivi, cerchi elaborati e lo spoiler posteriore che non lasciava dubbi sull’attitudine del modello. Ora Hyundai ha pubblicato le immagini della versione standard, e il quadro si completa. L’Ioniq 3 per il grande pubblico è una berlina elettrica elegante, prodotta a Izmit in Turchia, con autonomia fino a 490 km. 

Elegante ed europea

Le nuove foto mostrano tutto ciò che la N Line nascondeva sotto la connotazione sportiva: una hatchback dalle forme pulite, calibrate, pensata per convincere il mercato europeo con eleganza. Davanti sparisce il paraurti sportivo in nero lucido della N Line: al suo posto un frontale completamente chiuso, verniciato nella tinta della carrozzeria, con due paratie per l’aerodinamica attiva che gestiscono il flusso d’aria quando necessario. Sui fianchi scompaiono le pronunciate protezioni ai passaruota, lasciando spazio a un profilo lineare, con meno elementi che catturano l’attenzione. I cerchi in lega vanno da 16 a 18 pollici in base all’allestimento scelto. Sul posteriore una piccola appendice aerodinamica discreta, funzionale ma non appariscente.

Hyundai Ioniq 3 si mostra: fino a 490 km di autonomia
Ufficio Stampa Hyundai
Hyundai punta sull’Europa con una elettrica compatta

PLEOS Connect

L’abitacolo abbraccia una palette luminosa. Rivestimenti di colore chiaro, con le sedute trapuntate e il nome del modello cucito sullo schienale. Il volante rimane lo stesso della N Line, con la differenza che al centro non c’è il logo N ma le quattro luci a LED, un elemento che Hyundai ha scelto come firma interna del modello, richiamato anche nella firma luminosa anteriore e posteriore. La gamma completa offrirà diverse combinazioni cromatiche per gli interni, in modo da coprire gusti diversi.

La vera novità dal punto di vista tecnologico riguarda però il software. L’Ioniq 3 introduce in Europa il nuovo sistema operativo Pleos Connect, sviluppato internamente e arricchito dall’assistente vocale Gleo AI. Il display centrale è disponibile in due dimensioni a seconda della versione: 12,9 pollici nella variante base e 14,6 pollici in quella più equipaggiata. Un salto rispetto all’Ioniq 5 e 6 già in vendita, con un’interfaccia progettata per essere più intuitiva e meno dispersiva rispetto ai sistemi precedenti.

Gleo AI è l’elemento che più di tutti racconta la direzione verso cui Hyundai vuole spingere l’esperienza a bordo: uno strumento che impara le abitudini del guidatore e integra le funzioni del veicolo con quelle dello smartphone in modo progressivamente più naturale.

Fino a 490 km

La Ioniq 3 è costruita sulla piattaforma E-GMP a 400 Volt, la stessa già usata su Ioniq 5 e 6, un punto di partenza tecnico solido, con tutti i vantaggi in termini di ricarica, gestione termica della batteria e distribuzione dei pesi che quella architettura porta con sé. La gamma prevede due motori e due taglie di batteria, per un totale di quattro combinazioni. Il motore da 135 CV si abbina alla batteria da 42,2 kWh, con un’autonomia dichiarata di 335 km WLTP. Mentre il motore da 147 CV si abbina invece alla batteria da 61 kWh, portando l’autonomia fino a 490 km. In entrambi i casi la ricarica in corrente continua consente di passare dal 10 all’80% in circa trenta minuti. Un dato in linea con quanto già visto sulle sorelle maggiori della famiglia Ioniq e che rende la fruizione dei lunghi viaggi più piacevole.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 10:57:13 +0000
News n. 9
Nuova BMW X5, come si rivoluziona il SUV premium in cinque motorizzazioni

Dal 1999, quando la prima X5 ha lanciato BMW al mondo dei SUV premium a trazione integrale, sono stati consegnati oltre tre milioni di esemplari. La quinta generazione presentata ufficialmente nello stabilimento americano di Spartanburg, dove viene prodotta, è la più ambiziosa della storia del modello: cinque motorizzazioni diverse, un’unica piattaforma flessibile, e per la prima volta nella storia del marchio un SUV di questa dimensione che include anche la versione a idrogeno.

Il lancio non poteva avvenire in nessun altro posto che Spartanburg. BMW ha investito 1,7 miliardi di dollari in quello stabilimento, ampliandolo e aggiungendo il nuovo impianto di Woodruff dedicato alle versioni elettriche. Negli USA la X5 è quasi un best seller alla pari con la X3, e portare la presentazione mondiale lì è la conferma che il mercato americano resta il cuore pulsante di questo modello.

Design Neue Klasse

A colpo d’occhio la nuova X5 porta con sé un’identità visiva che rompe con il passato. Il linguaggio estetico si avvicina dichiaratamente a quello della Neue Klasse, ovvero la famiglia di concept che BMW ha già mostrato e che anticipa il design dei futuri modelli elettrici del brand, senza però sacrificare quella muscolatura vigorosa che ha sempre contraddistinto il SUV di Monaco.

Il frontale predilige la verticalità rispetto al passato, dominato dalla calandra Iconic Glow retroilluminata e da gruppi ottici con una firma a doppia X che la identifica immediatamente. Nelle fiancate si leggono superfici più pulite con meno nervature rispetto alla generazione uscente. La coda porta gruppi ottici sottili a tutta larghezza, una scelta sempre più comune nel segmento premium, eseguita con la sobrietà di un SUV tedesco. Uno dei dettagli stilistici più originali riguarda le porte: le tradizionali maniglie a pressione lasciano il posto ai BMW Winglets, elementi integrati nei montanti B e C che garantiscono apertura elettrica e funzione Soft Close di serie.

Sul fronte aerodinamico, i cerchi arrivano fino a 23 pollici, mentre il coefficiente di resistenza dell’aria si ferma a un Cx di 0,28, valore inaspettato per un veicolo di questa stazza, che spiega in parte i numeri di autonomia dichiarati per la versione elettrica.

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Interni tecnologici

L’abitacolo fa un salto generazionale rispetto al passato, evidente, e si allinea con le ultime rivelazioni BMW. La grande novità è il Panoramic Vision: un head-up display che non proietta le informazioni su una piccola porzione di vetro di fronte al guidatore, ma distribuisce le informazioni lungo l’intera base del parabrezza. Una soluzione che si trova già su alcuni modelli di fascia alta, al debutto su X5.

Accanto a questo c’è il display centrale da 17,9 pollici con il nuovo sistema operativo OS X e lo schermo passeggero da 14,6 pollici con oscuramento automatico, che permette al passeggero di guardare contenuti durante la marcia senza disturbare la visione del conducente. Le finiture si chiamano Clear & Bold e introducono materiali nuovi per BMW come ardesia, cristallo, superfici opache alternate a lucide.  Il controllo vocale, infine, si evolve grazie all’integrazione con l’intelligenza artificiale generativa di Amazon Alexa+: oltre ai comandi fissi arrivano le risposte contestuali, comprensione del linguaggio naturale, gestione delle richieste in modo conversazionale.

Cinque declinazioni di X5

La novità più significativa della nuova X5 non è il design né la tecnologia di bordo, ma la gamma di motorizzazioni. Cinque proposte diverse su un’unica piattaforma CLAR aggiornata, la stessa base delle generazioni precedenti, adattata per accogliere architetture molto diverse tra loro. Una scelta pragmatica, che BMW giustifica con la necessità di non perdere nessun cliente durante una transizione energetica che non ha ancora una velocità uniforme in tutti i mercati.

Benzina

Il benzina della nuova X5 è il sei cilindri mild hybrid 48V della versione 40 xDrive, che eroga 400 CV e beneficia di un boost elettrico da 18 CV nelle fasi di accelerazione e ripresa. Non è una motorizzazione rivoluzionaria, ma è potente e consolidata, esattamente quello che chi sceglie la X5 a benzina vuole: potenza fluida, consumi contenuti nei limiti del segmento, nessuna complicazione aggiuntiva.

Diesel

Il 40d xDrive porta avanti la tradizione diesel di BMW con un sei cilindri mild hybrid da 313 CV, anch’esso con boost da 18 CV. Anche in questo caso c’è il supporto per l’HVO100, il carburante rinnovabile a base di oli vegetali che può ridurre le emissioni di CO2 fino al 90% rispetto al diesel tradizionale. Per chi percorre molti chilometri su lunghe distanze, questa combinazione di efficienza e riduzione dell’impatto ambientale è ancora difficile da battere, nonostante i rincari del diesel.

Plug-in

Le plug-in hybrid sono probabilmente le varianti su cui BMW punta di più in termini commerciali, almeno in Europa. La X5 50e da 489 CV e la M60e da 612 CV integrano un motore elettrico da 197 CV direttamente nel cambio Steptronic a otto rapporti, con una batteria da 26,5 kWh che garantisce fino a 102 km di autonomia elettrica. Numeri che danno una nuova chiave di lettura alle plug-in: non più i 40-50 km delle prime generazioni, ora c’è la possibilità di usare la vettura in elettrico più giorni e ricaricarla un paio di sere a settimana.

Elettrica

La iX5 60 xDrive arriva nel 2027 e usa la sesta generazione del sistema eDrive di BMW (Gen6), con architettura a 800V e celle cilindriche 46×120 mm in formato cell-to-pack. Si tratta della stessa tecnologia già vista sulla iX3, con densità energetica superiore del 20% rispetto alla generazione precedente.

La batteria raggiunge i 141 kWh netti una cifra tra le più alte disponibili su un SUV di produzione. L’autonomia WLTP dichiarata oscilla tra 645 e 845 km a seconda dell’allestimento e delle condizioni. La potenza combinata dei due motori è di 578 CV e 805 Nm, sufficienti per uno 0-100 km/h in 4,6 secondi. La ricarica ultra-rapida poi arriva a 460 kW: questo significa che passare dal 10 all’80% richiede 23 minuti nelle condizioni ideali. 

Idrogeno

Il capitolo più futuristico arriva nel 2028, con la iX5 Hydrogen. Non è la prima volta che BMW esplora questo territorio, la versione a celle a combustibile della X5 era già infatti stata testata in edizione molto limitata, ma questa volta il progetto è maturo: celle di terza generazione e serbatoi piatti in carbonio installati nello stesso spazio occupabile dalla batteria, con un’autonomia dichiarata di circa 750 km. Non è un’auto per tutti i mercati, l’infrastruttura di distribuzione dell’idrogeno è limitata, ma rimane la prova che BMW non ha abbandonato questa tecnologia e continua a svilupparla in parallelo all’elettrico.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 09:32:44 +0000
News n. 10
F1, Gp Silverstone: incognita meteo per il weekend e possibile strategia con una sosta

La F1 arriva a Silverstone per uno degli appuntamenti più iconici della stagione. Il GP di Gran Bretagna rappresenta un banco di prova unico per monoposto, piloti e pneumatici. Qui è nata la storia della F1 moderna, proprio sul circuito inglese, nel 1950, si disputò il primo GP del Campionato del Mondo, vinto da Giuseppe Farina su Alfa Romeo equipaggiata con pneumatici Pirelli Stella Bianca. Oggi Silverstone conserva intatto il proprio fascino, ma continua soprattutto a essere una delle piste più impegnative dal punto di vista tecnico. Per affrontare un tracciato caratterizzato da curve velocissime e carichi laterali elevatissimi, Pirelli ha scelto le 3 mescole più dure della gamma: C1 come Hard, C2 come Medium e C3 come Soft. Una selezione obbligata da un circuito che non perdona gli pneumatici e dove la gestione del degrado può fare la differenza.

Il circuito

Silverstone non è soltanto uno dei circuiti più famosi al mondo, ma rappresenta anche una delle piste più amate da piloti e tecnici. Lungo 5,891 chilometri e composto da 18 curve, il tracciato britannico mantiene una filosofia praticamente unica nel calendario moderno. La sua configurazione privilegia infatti la velocità di percorrenza piuttosto che le staccate violente, obbligando le monoposto a mantenere carichi aerodinamici elevati per lunghi tratti del giro.

L’ultima modifica sostanziale risale al 2010, con l’introduzione del nuovo tratto tra Abbey e Brooklands, ma il carattere del circuito è rimasto invariato. Silverstone continua a essere una pista dove il coraggio del pilota, l’efficienza aerodinamica e la gestione degli pneumatici devono convivere alla perfezione. Non a caso Lewis Hamilton ha più volte descritto un giro su questo tracciato come un’esperienza paragonabile al pilotare un aereo da caccia, proprio per la velocità con cui si susseguono le curve.

Curve ad alta velocità e oltre 5g di accelerazione

Il vero marchio di fabbrica di Silverstone sono i carichi laterali. Sequenze leggendarie come Maggotts, Becketts e Chapel rappresentano uno dei test più severi dell’intero Mondiale per gli pneumatici. In questi cambi di direzione affrontati a velocità elevatissime, le gomme devono sopportare accelerazioni superiori ai 5g, valori che si registrano soltanto su pochi altri circuiti come Suzuka e Spa-Francorchamps. Più che la trazione o le frenate, è proprio la forza laterale continua a mettere sotto pressione le coperture. Le gomme rimangono infatti sottoposte a uno stress costante per diversi secondi consecutivi, accumulando temperature elevate che possono compromettere il rendimento sul lungo periodo. Per questo motivo Pirelli ha scelto la gamma più dura disponibile. Le mescole C1, C2 e C3 garantiscono infatti maggiore resistenza alle elevate sollecitazioni meccaniche senza rinunciare a un livello di prestazione competitivo durante gli stint più lunghi.

L’anteriore sinistra è la gomma più sotto stress

Tra tutte le coperture montate sulle monoposto, sarà soprattutto quella anteriore sinistra a dover affrontare il lavoro più difficile. Silverstone presenta infatti una prevalenza di curve a destra che trasferiscono gran parte del carico proprio su questo pneumatico. La continua successione di curve veloci provoca un’importante deformazione della carcassa e un progressivo aumento delle temperature interne. Se il bilanciamento della vettura non sarà perfetto, il rischio è quello di compromettere rapidamente il rendimento dell’anteriore, con inevitabili conseguenze sulla precisione dell’inserimento in curva.

Negli ultimi anni i team hanno imparato a gestire questo tipo di stress, ma il comportamento delle gomme continuerà a rappresentare uno degli elementi chiave nella preparazione del weekend. Ogni piccolo miglioramento nell’equilibrio della monoposto potrebbe tradursi in diversi decimi di vantaggio nel passo gara.

Asfalto poco abrasivo ma tanto grip

A differenza di altri circuiti particolarmente aggressivi per gli pneumatici, Silverstone non presenta un asfalto particolarmente abrasivo. La rugosità del manto è infatti relativamente contenuta, un elemento che limita l’usura meccanica pura delle coperture. Il livello di aderenza rimane però molto elevato grazie all’intensa attività che il circuito ospita durante tutto l’anno. Competizioni automobilistiche e motociclistiche contribuiscono infatti a mantenere la pista costantemente gommata, consentendo ai piloti di trovare rapidamente un buon livello di grip già dalle prime sessioni del weekend. Questo significa che il degrado dipenderà soprattutto dalle enormi forze laterali generate dalle curve veloci piuttosto che dalla superficie dell’asfalto. Una differenza sostanziale che rende Silverstone uno dei circuiti più particolari dell’intero calendario.

Strategia verso una sola sosta

Dal punto di vista tattico, la gara dovrebbe svilupparsi su strategie piuttosto lineari. Le simulazioni di Pirelli indicano infatti nella singola sosta l’opzione più probabile per la gara di domenica. Le protagoniste dovrebbero essere soprattutto le mescole C2 e C3, considerate il miglior compromesso tra prestazione e durata. La C3 offrirà probabilmente il maggiore grip nella fase iniziale degli stint, anche se negli anni precedenti è stata l’unica gomma ad aver mostrato un leggero fenomeno di graining, soprattutto quando le temperature della pista risultavano inferiori alle attese.

Più robuste si sono invece dimostrate la C1 e la C2, capaci di mantenere prestazioni costanti anche su percorrenze più lunghe. La mescola Hard potrebbe essere utilizzata soprattutto nelle prove libere, anche in considerazione del format Sprint che riduce sensibilmente il tempo disponibile per raccogliere dati durante il fine settimana. Molto dipenderà dall’evoluzione della pista e dalle eventuali neutralizzazioni, elementi che potrebbero aprire scenari differenti sul piano strategico.

Il meteo l’incognita principale

Se c’è un elemento capace di cambiare completamente il volto del GP di Gran Bretagna è il meteo. Anche nel pieno dell’estate inglese, Silverstone può passare dal sole alla pioggia nel giro di pochi minuti, rendendo estremamente complesso il lavoro degli strateghi. Le ultime due edizioni hanno confermato questa caratteristica. Anche nel 2025 la pioggia ha avuto un ruolo determinante. Dopo un giro di formazione iniziato con pneumatici Full Wet, cinque piloti avevano scelto di passare immediatamente alle slick prima della partenza. La scelta si rivelò però prematura perché un nuovo scroscio costrinse l’intero gruppo a tornare sulle Cinturato Intermediate. Soltanto nel finale la pista si asciugò abbastanza da consentire il ritorno alle gomme slick, con Medium e Soft protagoniste degli ultimi giri.

Anche quest’anno le gomme da bagnato potrebbero quindi avere un ruolo importante. Le previsioni meteo saranno seguite con particolare attenzione fin dalle prove libere, perché un improvviso cambio delle condizioni potrebbe modificare completamente strategie e ordine d’arrivo.

Hamilton e Ferrari inseguono altri record

Quella di quest’anno sarà la 77esima edizione del GP e la 70esima disputata con questa denominazione sul circuito inglese. Il pilota più vincente resta Lewis Hamilton, capace di conquistare 9 successi davanti al proprio pubblico, un primato destinato a rimanere uno dei record più prestigiosi della F1. Alle sue spalle figurano Jim Clark e Alain Prost con 5 vittorie ciascuno. Nel 2025 a vincere fu Norris davanti a Piastri e Hulkenberg. Tra i costruttori guida invece la Ferrari con 18 affermazioni complessive, 3 in più della McLaren, confermando il profondo legame tra il Cavallino Rampante e una delle piste più iconiche del motorsport mondiale.

Le gomme ancora fattore decisivo

In un campionato in cui le differenze tra le monoposto sono sempre più ridotte, Silverstone continua a dimostrare quanto la gestione degli pneumatici possa incidere sul risultato finale. Le velocissime curve del circuito a nord di Northampton costringono piloti e ingegneri a trovare un equilibrio perfetto tra prestazione e conservazione. Le mescole più dure della gamma Pirelli sono state scelte proprio per affrontare questa sfida, ma saranno il bilanciamento della vettura, la capacità di controllare le temperature e l’eventuale arrivo della pioggia a determinare le strategie decisive. In una pista dove ogni dettaglio può fare la differenza, saranno ancora una volta gli pneumatici a raccontare gran parte della storia del GP di Gran Bretagna.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 08:53:57 +0000
News n. 11
Fermo macchina: perché rapidità di diagnosi e ricambi fanno la differenza

Un autotreno fermo è più di un semplice intoppo, perché implica fatturato bloccato, consegne saltate, clienti da chiamare per spiegare ritardi che nessuna buona volontà riesce a giustificare del tutto. E, nel frattempo, i costi fissi continuano a scorrere, logicamente indifferenti al fatto che il mezzo sia in strada o immobilizzato in officina.

Nel trasporto merci, il tempo non è mai solo denaro: è reputazione, è contratti, è la tenuta di un’intera catena logistica che dipende dalla continuità operativa di ogni singolo mezzo in flotta.Basta un guasto mal gestito, un ricambio introvabile, un’attesa che si allunga di ore in ore, per trasformare un inconveniente tecnico in un problema commerciale con conseguenze difficili da quantificare e ancora più difficili da recuperare.

L’importanza della diagnosi rapida

Alla luce di tutto ciò, è chiaro che prevenire è meglio che curare. Difatti, quando un mezzo si ferma, spesso è il tempo il vero nemico non è il guasto in sé, ma il tempo che passa prima di sapere con esattezza cosa non funziona. Una diagnosi lenta o approssimativa moltiplica i costi del fermo, trasforma un intervento risolvibile in poche ore in un’attesa che si dilata per giorni, e lascia l’operatore in una condizione di incertezza gestionale che pesa su tutta l’organizzazione del lavoro.

Individuare velocemente la causa del problema significa poter agire con la massima tempestività: ordinare il ricambio giusto, pianificare l’intervento, comunicare tempi certi al cliente finale. Ogni ora guadagnata nella fase diagnostica è un’ora sottratta al fermo e restituita alla produttività. Non è un dettaglio operativo: è il punto di snodo tra un disservizio contenuto e uno che rischia di diventare strutturale.

Per questo, nel trasporto moderno, la qualità della diagnosi tecnica è diventata una variabile competitiva a tutti gli effetti. Non basta avere buoni meccanici: serve rivolgersi a veri professionisti di settore come Ricambi Autotreni Longo, che conta non solo su un team con accesso a competenze specialistiche, ma anche sulla strumentazione adeguata e, soprattutto, su un ecosistema di supporto che permetta di passare velocemente dall’identificazione del problema alla soluzione reale.

La disponibilità dei ricambi: l’anello che non deve spezzarsi

Certo, un guasto diagnosticato correttamente al primo tentativo vale moltissimo. Di fatto, però, è anche fondamentale che i ricambi siano disponibili nell’immediato. E Ricambi Autotreni Longo lo sa bene: da oltre 50 anni si distingue nel mercato come il più affidabile dei rivenditori per autotreni e veicoli industriali, grazie alla sua vasta gamma di prodotti dedicati a rimorchi e motrici, inclusi modelli popolari come Daily e Ducato.

La disponibilità di magazzino è, a conti fatti, un fattore critico tanto quanto la competenza tecnica. Avere accesso a un assortimento ampio, organizzato e immediatamente fruibile significa non solo comprimere al minimo il tempo che intercorre tra diagnosi e ripristino operativo del mezzo, ma anche poter contare su ricambi per una gamma di veicoli che va oltre i modelli più recenti: nelle flotte reali convivono mezzi di età e generazioni diverse, e un autotreno datato che si ferma ha esattamente la stessa urgenza di uno di ultima immatricolazione.

Il tema dei veicoli più vecchi è spesso sottovalutato nella pianificazione della manutenzione, eppure sono proprio i mezzi con più anni di servizio a richiedere la maggiore attenzione sul fronte della reperibilità dei pezzi: componenti fuori produzione, specifiche tecniche non più standard, fornitori che nel tempo hanno abbandonato certi segmenti di mercato.

Il partner tecnico: da fornitore a supporto operativo

Ecco perché nel trasporto merci, il rapporto con chi fornisce ricambi e assistenza tecnica è essenziale: perché è una garanzia di continuità operativa che incide direttamente sulla capacità dell’azienda di tenere in strada tutta la propria flotta. Con il passare degli anni, questo rapporto ha cambiato natura, perché non si tratta più soltanto di trovare il pezzo al prezzo giusto e nel minor tempo possibile, per quanto questo rimanga fondamentale.

Si tratta di avere al proprio fianco un interlocutore che conosce i veicoli, conosce le esigenze operative di chi lavora su strada, e sa tradurre un problema tecnico in una soluzione concreta senza costringere il cliente a fare da solo tutto il percorso di identificazione e verifica.

Ricambi per autotreni

Un fornitore di ricambi che si limita a evadere ordini è una risorsa, mentre un partner tecnico specializzato è qualcosa di diverso: è un punto di riferimento che entra nel processo di manutenzione e riparazione con competenza propria, capace di supportare la scelta del ricambio corretto, di segnalare compatibilità e alternative, di assistere prima e dopo la vendita con la stessa attenzione.

Questa differenza, nella gestione quotidiana di una flotta, si misura in ore risparmiate, in errori evitati, in interventi che vanno a buon fine al primo tentativo. Per le autofficine specializzate e i centri di riparazione, il valore di questo tipo di relazione è ancora più evidente.

Una relazione che rafforza la sicurezza

Lavorare con un partner tecnico affidabile significa poter garantire ai propri clienti tempi di intervento certi e qualità del lavoro costante, senza dipendere da catene di approvvigionamento fragili o da fornitori che cambiano assortimento a seconda della convenienza del momento. È una scelta che rafforza la reputazione di chi ripara, oltre che l’efficienza di chi trasporta.

Ricambi Autotreni Longo è, in questo senso, un esempio virtuoso, anche per via del suo servizio clienti: offre infatti un servizio completo che copre ogni fase del processo, con uno staff altamente qualificato che è sempre disponibile per offrire consigli tecnici e professionali, supportando in ogni passaggio dell’acquisto.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 08:41:18 +0000
News n. 12
Dall’asfalto della F1 alla tua auto: come nascono gli pneumatici Pirelli

La Formula 1 è diventato sempre più un sport laboratorio per le auto da strada, senza mai dimenticare il risultato su pista. Non si tratta solo di motori e tecnologie, le case automobilistiche scelgono di partecipare al circus F1 proprio per aumentare ricerca, sviluppo e know how da trasferire in fabbrica. Ovviamente questo concetto vale anche per gli pneumatici. Negli ultimi quindici anni, infatti, il campionato è diventato per Pirelli un laboratorio di sviluppo in cui vengono sperimentati processi, materiali e metodologie che finiscono poi nella progettazione dei pneumatici destinati al mercato.

Ne abbiamo parlato con Dario Marrafuschi, Motorsport Director di Pirelli, che ci ha spiegato come il patrimonio tecnico accumulato in Formula 1 venga trasferito ai prodotti stradali, dai simulatori virtuali fino alle soluzioni costruttive adottate sugli pneumatici di tutti i giorni.

L’immenso capitale di know-how tecnico immagazzinato nel motorsport, con 15 anni ininterrotti di Formula 1 dal 2011 a oggi, come si travasa sul prodotto di serie che l’automobilista monta sulla sua auto stradale?

Il vero balzo quantico, il boost più impressionante, l’abbiamo fatto sui processi metodologici e sullo sviluppo in ambiente virtuale. L’asticella tecnologica estrema richiesta dalla Formula 1 ci ha obbligati a evolvere l’accuratezza predittiva a livelli prima impensabili. Ovviamente anche prima del 2011 utilizzavamo i software, ma le analisi virtuali applicate allo stradale funzionavano a posteriori.

Nella pratica si vulcanizzava lo pneumatico, si testava e si usava il modello per comprenderne il comportamento dinamico. Dal 2015 abbiamo ribaltato il paradigma, esportando dalla pista alla strada le tecnologie predittive F1. Oggi progettiamo ogni singolo modello stradale Winter, All Season, chiodato o Summer, per il primo impianto o per l’aftermarket, seguendo una matrice rigorosamente data driven.

Ogni copertura nasce dotata di un DNA ingegneristico virtuale. Il vero differenziale non è semplicemente trovare la mescola magica, ma saper incastrare ogni materiale costruttivo nel modo più corretto, cercando un bilanciamento complessivo. Il prodotto street-legal è il compromesso per eccellenza: deve frenare sul bagnato caldo e sul bagnato freddo, offrire grip sull’asciutto, ottimizzare la rolling resistance, annullare il rumore di rotolamento e garantire comfort acustico e meccanico.

Regola base: quando estremizzi e migliori una specifica, di riflesso ne sacrifichi un’altra. Per incastrare armoniosamente questi ‘pezzi del Lego’ l’unica via è macinare migliaia di iterazioni virtuali. L’aver importato questa sovrastruttura di calcolo per la vettura stradale, simulatori di guida dinamici inclusi, rappresenta per noi un vantaggio competitivo sterminato.

A questo si aggiungono le contaminazioni ‘hardware’, quelle puramente fisiche. Abbiamo rivoluzionato l’ingegneria del ‘cerchietto’ e del tallone, la zona vitale che vincola la carcassa al cerchione: un comparto che su una monoposto F1 subisce forze di taglio e deformazione spaventose. Il travaso di queste soluzioni geometriche e dei materiali dalla F1 al mercato stradale è costante.

In pratica l’investimento in un programma estremo come la Formula 1 genera un beneficio tecnologico immediato e misurabile sul vostro core business

Questo è uno dei motivi fondanti per cui Pirelli continua a credere e a investire in questo programma. È chiaro che se rispondessi come l’amministratore delegato ti direi che la Formula 1 genera un ritorno di brand ed esposizione mediatica imparagonabili, ma alla fine della giornata il nostro mestiere è progettare e vendere pneumatici nel miglior modo possibile.

Perfetto, Grazie Dario. Ti ringrazio per la consueta disponibilità

Ma figurati, è stato un grande piacere. A presto.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 07:53:16 +0000
News n. 13
Gli stop lampeggianti diventano obbligatori, cosa cambia dal 7 luglio 2026

Dal 7 luglio 2026 scatta l’obbligo di montare il sistema Emergency Stop Signal su ogni vettura che uscirà per la prima volta da un concessionario europeo. Non è una novità assoluta: molte auto recenti la montano già di serie da anni, ma quello che cambia è che ora nessuno potrà farne a meno.

La misura rientra nel Regolamento UE 2019/2144, il pacchetto di norme pensato per ridurre l’incidentalità stradale europea, e si accompagna a un pacchetto più ampio di sistemi di sicurezza obbligatori che entrano in vigore proprio in questa data. L’obiettivo dichiarato rimane quello di abbattere il numero di tamponamenti, che restano tra i sinistri più frequenti sulle strade del Vecchio Continente.

L’Emergency Stop Signal: come funziona

Il concetto alla base dell’ESS è semplice. In una frenata normale, graduale, i fanali posteriori si accendono e restano fissi, ma quando si inchioda, quando la decelerazione è brusca e improvvisa, quell’informazione deve arrivare agli altri in modo decisamente più urgente.

È qui che entra in gioco l’ESS: il sistema si attiva automaticamente quando il veicolo supera i 50 km/h e subisce una decelerazione superiore a 6 metri al secondo quadrato. In quel momento, la centralina elabora in tempo reale i dati provenienti dall’ABS, dalla pressione esercitata sul pedale del freno e dalla velocità, e ordina ai fanali posteriori di lampeggiare rapidamente. In alcuni casi, a seconda del costruttore, si attivano anche le quattro frecce.

Il motivo tecnico di questa scelta ha basi neuroscientifiche concrete: il cervello umano percepisce un segnale luminoso intermittente molto più rapidamente rispetto a uno fisso. Non è una questione di intensità della luce, ma di come il nostro sistema visivo risponde alla variazione. Quel guadagno in termini di tempo di reazione si traduce, nelle stime dei ricercatori, in circa 4,5 metri di spazio di frenata in meno per il conducente che segue. Uno spazio che, a 110 km/h in autostrada con distanze di sicurezza già ai limiti, può davvero fare la differenza tra un quasi incidente e uno vero.

Niente paura per le auto precedenti

Una delle domande che circola più spesso ogni volta che entrano in vigore nuove norme di omologazione europee è sempre la stessa: “devo adeguare la mia auto?” La risposta, in questo caso, è no. L’obbligo riguarda esclusivamente i veicoli di nuova immatricolazione a partire dal 7 luglio 2026. Chi ha già un’auto, che sia nuova di tre mesi o usata di dieci anni, non è tenuto a fare assolutamente nulla. Nessun retrofit obbligatorio, il rinnovo della sicurezza stradale avverrà in modo graduale, seguendo il naturale ciclo di vita del parco auto europeo: man mano che le vetture più vecchie verranno sostituite, le nuove porteranno con sé queste tecnologie di serie.

Va anche detto che molte auto in circolazione già le montano, o qualcosa di molto simile: il sistema che attiva le quattro frecce in caso di frenata brusca è presente su molti modelli da anni, ed è sostanzialmente un predecessore diretto dell’ESS. La differenza principale sta nel fatto che i fanali lampeggianti sono visibili solo posteriormente e non lateralmente, rendendosi più leggibili in certi contesti, specialmente in fila su un’autostrada, dove le frecce laterali di un’auto davanti si vedono poco o nulla.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 07:47:45 +0000
News n. 14
Fiat Topolino e non solo, una serie di novità e progetti speciali per la città

Fiat ha portato a Roma un evento dedicato interamente alla micromobilità, il primo del genere nella storia del marchio, da cui è emersa una visione chiara e ambiziosa su come Fiat intende muoversi negli anni che verranno. Topolino, Tris e il concept Multiplina sono i tre nomi che compongono questo puzzle, ognuno con un ruolo preciso, insieme a qualche sorpresa decisamente inaspettata. Andiamo con ordine.

Il successo di Topolino

Dal 2025 il piccolo quadriciclo elettrico ha conquistato la leadership europea nel proprio segmento, e il 2026 si appresta a segnare un altro record: il secondo trimestre dell’anno si avvia a chiudersi con il numero più alto di ordini mai registrato, con una crescita di circa il 30% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Non sono solo numeri di vendita, però. Topolino ha influito sul mix elettrico del segmento: i veicoli a batteria hanno superato il 60% del totale, la percentuale più elevata registrata in qualunque comparto automobilistico europeo. Un risultato che difficilmente sarebbe stato possibile senza un prodotto capace di intercettare una fetta di pubblico che non si sarebbe mai avvicinata a un’auto elettrica tradizionale sia per ragioni di budget, sia per una certa diffidenza verso la novità.

La gamma si amplia

Fiat ha resistito alla trappola di complicare le cose e ha lavorato per ampliare la gamma, puntando su nuove personalizzazioni capaci di parlare a pubblici diversi mantenendo l’identità di base. Arriva il nuovo colore Corallo, vivace e decisamente estivo, e la nuova carrozzeria Dolcevita, che richiama lo spirito spensierato della Riviera italiana. C’è poi la Topolino Sport, pensata per chi vuole un tocco più dinamico, e soprattutto la nuova Topolino New Vilebrequin Collector’s Edition, frutto della collaborazione con il celebre marchio francese di beachwear che trasforma il piccolo quadriciclo in un oggetto per chi ama il mare.

Ognuna di queste varianti rafforza un aspetto specifico della personalità di Topolino e una destinazione d’uso: da mezzo pratico a icona di stile per le città storiche, a vettura per divincolarsi velocemente dal traffico cittadino, fino a compagna per i piccoli spostamenti sulla costa.

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La nuova Tris

Meno conosciuto della Topolino ma altrettanto interessante nella sua vocazione, Tris è il primo veicolo a tre ruote della storia di Fiat e rappresenta la risposta del marchio alla crescente domanda di soluzioni di trasporto efficienti e sostenibili per contesti urbani e professionali. Un prodotto pensato in questo caso fin dall’inizio con una logica globale e specifica, capace di adattarsi a esigenze professionali molto diverse tra loro.

Con l’evento di Roma, Tris fa un passo avanti e si apre a nuovi scenari. Nasce il concept Tris Dolcevita ispirato, come suggerisce il nome, all’eleganza informale della villeggiatura italiana. Il triciclo non diventa più solo uno strumento di lavoro o di logistica, ma una soluzione pensata per ambienti legati all’ospitalità e al tempo libero, dove la mobilità diventa essa stessa parte integrante dell’esperienza.

È in questo contesto che si inserisce anche la collaborazione annunciata con Caffè Vergnano, la più antica torrefazione italiana su scala nazionale, per sviluppare nuove soluzioni di street coffee su tre ruote. Un progetto che porta il caffè, neanche a dirlo un pezzo fondamentale della cultura italiana, nelle strade delle città europee mescolando nuove soluzioni di mobilità e ristoro in modo del tutto naturale. 

Concept Multiplina

Se Topolino e Tris sono strutturate per rispondere alle domande del presente, il concept Multiplina guarda dritto verso il futuro. E lo fa in modo coraggioso, attingendo a uno dei capitoli più discussi (ma nel tempo più rivalutati) della storia del marchio: la Fiat 600 Multipla del 1956, l’auto che settant’anni fa aveva stravolto i canoni di utilizzo dello spazio in un’automobile.

Il futuro delle città secondo Fiat passa da un progetto inatteso
Ufficio Stampa Stellantis
Multiplina Concept: la nuova idea di città secondo Fiat è molto diversa dal solito

Il concept Multiplina nasce con l’obiettivo dichiarato di colmare il vuoto che esiste tra Topolino e una vera autovettura. Un anello mancante, lo definisce Fiat, pensato per massimizzare l’efficienza dello spazio attraverso un’architettura intelligente e incentrata sull’essere umano. Meno compromessi, più abitabilità, senza per questo sconfinare nelle dimensioni di una city car tradizionale.

I dettagli tecnici non sono ancora stati comunicati, com’è normale che sia per un concept, ma la direzione è chiara e parla di una vettura a quattro posti. Fiat immagina un veicolo capace di trasportare più persone o più cose rispetto a quanto le sue dimensioni lascerebbero supporre, riprendendo esattamente quella logica che aveva reso la 600 Multipla originale così rivoluzionaria all’epoca, e lo stesso è accaduto per la successiva Multipla a sei posti disposti in due file da tre. Un’idea semplice, brillante e profondamente italiana, che vuole guardare fuori dai soliti schemi per reinventare la città, in controtendenza con i SUV sempre più grandi che la popolano.

La Monsterlino

Tra tutte le novità presentate a Roma, la Monsterlino è probabilmente quella che meno ci si sarebbe aspettati, ma che va a inserirsi nell’idea di personalizzazione e accessori dedicati ad abitare uno spazio ristretto come quello di una Topolino. Si tratta di altoparlanti stereo Bluetooth progettati in esclusiva per la microcar, nati dalla collaborazione tra Fiat e Monster, marchio iconico nel mondo dell’audio di qualità.

Il concept è semplice ed efficace allo stesso tempo: gli altoparlanti si fissano magneticamente alla carrozzeria del Topolino, sono facilmente rimovibili al termine del viaggio e si collegano anche a uno smartphone come speaker autonomi, estendendo l’esperienza sonora ben oltre i confini del veicolo. Per portarsi dietro la propria musica, prima in auto ma poi anche sulla spiaggia, in piazza, al parco.

È un accessorio che lavora sull’esperienza di bordo, con una visione chiara e giovane di chi non cerca grandi schermi o impianti stereo a 10 vie, ma fa del pragmatismo e della semplicità il proprio stile. E in questo, la Monsterlino centra il bersaglio perché parla al cuore di un pubblico giovane e attento allo stile, che cerca nel proprio mezzo di trasporto anche un’estensione sul proprio modo di essere.

Guardando l’insieme le nuove versioni di Topolino, l’evoluzione di TRIS, il concept Multiplina e la Monsterlino, il quadro che emerge è quello di un marchio che ha trovato la sua strada nella mobilità urbana e non ha nessuna intenzione di abbandonarla. Anzi, ci vuole costruire sopra qualcosa di strutturato e duraturo. Vedremo nei prossimi mesi quante di queste idee passeranno dalla carta alla strada.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 07:09:22 +0000
News n. 15
Sciopero dei trasporti luglio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di luglio 2026 sono previsti numerosi scioperi che interesseranno diversi settori dei trasporti e servizi in tutta Italia, coinvolgendo sia il trasporto aereo, ferroviario, pubblico locale, marittimo che il settore merci. In questo articolo, elenchiamo giorno per giorno tutti gli scioperi proclamati in luglio 2026, città per città, indicando per ogni caso la categoria di lavoratori coinvolta, il tipo di servizio interessato e le fasce orarie di riferimento.

Scioperi 2 luglio 2026

Lombardia: è previsto uno sciopero regionale di 8 ore (dalle 3.31 alle 11.29) del settore trasporto merci che coinvolge il personale della società DB Cargo Italia. Lo sciopero è indetto dai sindacati OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, ORSA FERROVIE.

Scioperi 5 luglio 2026

Italia: un’importante giornata di scioperi nel settore aereo coinvolge a livello nazionale il personale delle aziende del comparto aereo, aeroportuale e dell’indotto (inclusi e esclusi aderenti Assohandlers), personale ENAV presso Aeroporto di Milano Malpensa, personale EasyJet Airlines Limited (piloti e assistenti di volo), personale ADR Security di Fiumicino e Ciampino, personale FEDEX Corporation di Malpensa e il personale ASC Handling presso l’Aeroporto di Catania Fontanarossa. Diversi sindacati coinvolti: CUB TRASPORTI, FAST-CONFSAL, USB LAVORO PRIVATO, OST CUB TRASPORTI, RSA UILT-UIL, OSP CUB TRASPORTI, OSP COBAS LAVORO PRIVATO, FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC. Le modalità vanno dallo sciopero di 24 ore (dalle 00.00 alle 23.59) a fasce orarie più ridotte come 4-8 ore durante la giornata.

Firenze: sciopero locale del trasporto pubblico, personale Autolinee Toscane Bacino di Firenze, per 24 ore (OSP Cobas Lavoro Privato).

Palermo: sciopero locale del personale navigante società UAB DAT LT – sede secondaria Italiana, per 4 ore dalle 13.00 alle 17.00 (USB Lavoro Privato).

Scioperi 6 luglio 2026

Catania: scioperi per tutto il giorno nel trasporto pubblico locale (personale AMTS di Catania) indetti da FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, ORSA TPL e CUB Trasporti.

Prato: sciopero territoriale di 4 ore (dalle 18.30 alle 22.30) del personale Autolinee Toscane sede operativa di Prato (RSA FAISA-CISAL).

Scioperi 7 luglio 2026

Sicilia: nel settore ferroviario si svolgerà uno sciopero regionale di 8 ore dalle 9.00 alle 17.00 che coinvolge il personale RFI DOIT Palermo (OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL Ferroviari, ORSA Ferrovie, SLM-FAST CONFSAL).

Scioperi 9 luglio 2026

Italia: sciopero nazionale di 23 ore (dalle 03.00 del 9/7 alle 02.00 del 10/7) del personale operativo equipaggi Italo NTV (UILT-UIL).

Scioperi 10 luglio 2026

Puglia: sciopero regionale generale per tutte le categorie pubbliche e private sull’intera giornata, incluso il TPL.

Italia: sciopero nazionale di 8 ore (dalle 16.01 alle 23.59) del personale Captrain Italia (FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL).

Scioperi 11 luglio 2026

Palermo: sciopero locale di 24 ore del personale AMAT di Palermo (OSP CUB Trasporti).

Scioperi 15 luglio 2026

Italia: sciopero nazionale svolto dal personale delle società Elior div. Itinere a servizio della ristorazione e logistica bordo treno Trenitalia (FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI, FAST-CONFSAL, COBAS LAVORO PRIVATO). Modalità: intero turno per ogni turno lavorativo.

Scioperi 17 luglio 2026

Sicilia: settore marittimo, personale Caronte & Tourist Isole Minori, incrocerà le braccia per 24 ore, dalle 6.30 del 17/7 alle 6.30 del 18/7 (OSR UGL Mare e Porti).

Venezia: sciopero locale di 24 ore del personale ATVO di Venezia.

Lamezia Terme (CZ): sciopero regionale nel settore aereo dell’aeroporto di Lamezia Terme.

Scioperi 19 luglio 2026

Verona: sciopero locale di 24 ore (dalle 21.00 del 19/7 alle 20.59 del 20/7), personale manutenzione, amministrativo ed ingegneria RFI DOIT Verona unità territoriale sud (OSR ORSA Ferrovie/SLM-FAST-CONFSAL).

Scioperi 20 luglio 2026

Latina: sciopero locale di 24 ore del personale CSC Mobilità di Latina.

Firenze: sciopero locale di 4 ore (dalle 19.00 alle 23.00) per il personale Autolinee Toscane Bacino Urbano di Firenze, sia ex linea che urbana (RSA FAISA-CISAL).

Scioperi 21 luglio 2026

Italia: settore aereo, sciopero nazionale di 24 ore (OST CUB Trasporti/USB Lavoro Privato) che coinvolge personale ALHA e MLE-BCUBE all’Aeroporto di Milano Malpensa.

Scioperi 22-23 luglio 2026

Italia: settore marittimo, sciopero nazionale del personale Grandi Navi Veloci dalle 12.00 del 22 alle 11.59 del 23 luglio.

Scioperi 23-24 luglio 2026

Italia: sciopero plurisettoriale nazionale: settore ferroviario e trasporto merci su rotaia (24 ore dalle 21.00 del 23/7 alle 20.59 del 24/7). Nel TPL, sciopero per tutta la prestazione lavorativa del 24 luglio. Coinvolti CUB Trasporti/SGB.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Scioperi 2 luglio 2026
Scioperi 5 luglio 2026
Scioperi 6 luglio 2026
Scioperi 7 luglio 2026
Scioperi 9 luglio 2026
Scioperi 10 luglio 2026
Scioperi 11 luglio 2026
Scioperi 15 luglio 2026
Scioperi 17 luglio 2026
Scioperi 19 luglio 2026
Scioperi 20 luglio 2026
Scioperi 21 luglio 2026
Scioperi 22-23 luglio 2026
Scioperi 23-24 luglio 2026

Fonte: Mit

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 16
Benzina e diesel in autostrada, i prezzi aggiornati del pieno

Oggi, 01 luglio 2026, lungo la rete autostradale italiana i prezzi medi registrati mostrano differenze tra tipologie di carburante ed erogazione: la benzina in self è a 1.898 euro, il gasolio in self a 1.972 euro, il GPL servito a 0.875 euro e il metano servito a 1.581 euro. Di seguito riportiamo la fotografia puntuale dei listini medi, con l’ultimo aggiornamento ufficiale e una guida chiara alla composizione del prezzo, utile per comprendere perché il costo alla pompa cambia nel tempo e tra impianti diversi.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Aggiornamento 30-06-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.898
Gasolio SELF 1.972
GPL SERVITO 0.875
Metano SERVITO 1.581

Come si compone il costo dei carburanti

Per la benzina, la struttura del prezzo alla pompa nasce dall’interazione tra fattori fiscali e componenti industriali. La parte fiscale pesa per il 58% e include principalmente le accise e l’Iva, che si applica anche sul prezzo industriale: ciò significa che variazioni del costo base influenzano proporzionalmente anche l’imposta sul valore aggiunto. Il restante 42% è la componente industriale, a sua volta ripartita tra costo della materia prima e margine lordo lungo la filiera. La materia prima, pari al 30% del prezzo, riflette l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e l’effetto del cambio euro/dollaro: quando il dollaro si rafforza o le quotazioni crescono, l’incidenza sul prezzo finale aumenta. Il margine lordo vale il 12% e copre costi di raffinazione, logistica, stoccaggio, gestione della rete, servizio al cliente e politiche commerciali. Su questa quota, l’operatore ha la leva principale per modulare il prezzo alla pompa, pur entro vincoli di concorrenza e costi operativi. In sintesi, fluttuazioni dei mercati energetici e del cambio possono muovere rapidamente la componente materia prima, mentre il quadro fiscale, più stabile, determina una porzione rilevante e relativamente costante del prezzo complessivo pagato dagli automobilisti.

Per il gasolio, l’equilibrio tra tasse e parte industriale è diverso rispetto alla benzina. La componente fiscale incide per il 45% del prezzo finale, mentre quella industriale vale il 55%. All’interno della quota industriale, il costo della materia prima pesa per il 45%: come per la benzina, qui contano le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e la dinamica del cambio euro/dollaro, fattori che possono imprimere aumenti o riduzioni anche in archi temporali brevi. Il margine lordo è pari al 10% del prezzo: questa è l’area su cui operatori e punti vendita possono agire, con politiche commerciali e di servizio (orari, servizi accessori, localizzazione, costi di gestione), per differenziare l’offerta e adeguare il listino alla concorrenza e ai flussi sulla rete autostradale. La diversa incidenza fiscale rispetto alla benzina, unita alla specifica domanda del trasporto pesante e commerciale, rende il prezzo del gasolio particolarmente sensibile ai movimenti dei mercati internazionali e ai costi logistici. In pratica, quando le quotazioni in dollari crescono e l’euro si indebolisce, la componente materia prima del gasolio tende a salire in modo marcato; viceversa, un contesto di quotazioni più basse o di cambio favorevole può alleggerire il prezzo finale, pur restando significativa la quota di imposte.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 17
Prezzi carburanti regione per regione, dove conviene fare il pieno oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.814 per la benzina, 1.894 per il diesel, 0.789 per il gpl, 1.570 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.894
Benzina SELF 1.814
GPL SERVITO 0.778
Metano SERVITO 1.515

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.915
Benzina SELF 1.842
GPL SERVITO 0.751
Metano SERVITO 1.577

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.923
Benzina SELF 1.846
GPL SERVITO 0.877
Metano SERVITO 1.730

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.903
Benzina SELF 1.824
GPL SERVITO 0.817
Metano SERVITO 1.657

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.899
Benzina SELF 1.831
GPL SERVITO 0.727
Metano SERVITO 1.522

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.880
Benzina SELF 1.799
GPL SERVITO 0.757
Metano SERVITO 1.522

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.897
Benzina SELF 1.817
GPL SERVITO 0.762
Metano SERVITO 1.504

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.890
Benzina SELF 1.804
GPL SERVITO 0.752
Metano SERVITO 1.636

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.892
Benzina SELF 1.808
GPL SERVITO 0.860
Metano SERVITO 1.535

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.879
Benzina SELF 1.796
GPL SERVITO 0.743
Metano SERVITO 1.543

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.871
Benzina SELF 1.789
GPL SERVITO 0.785
Metano SERVITO 1.503

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.920
Benzina SELF 1.838
GPL SERVITO 0.800
Metano SERVITO 1.473

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.879
Benzina SELF 1.795
GPL SERVITO 0.747
Metano SERVITO 1.567

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.895
Benzina SELF 1.821
GPL SERVITO 0.744
Metano SERVITO 1.607

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.898
Benzina SELF 1.816
GPL SERVITO 0.866

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.904
Benzina SELF 1.824
GPL SERVITO 0.810
Metano SERVITO 1.816

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.891
Benzina SELF 1.805
GPL SERVITO 0.763
Metano SERVITO 1.600

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.895
Benzina SELF 1.820
GPL SERVITO 0.799
Metano SERVITO 1.530

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.886
Benzina SELF 1.806
GPL SERVITO 0.786
Metano SERVITO 1.505

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.906
Benzina SELF 1.826
GPL SERVITO 0.879

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 01 luglio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.863
Benzina SELF 1.785
GPL SERVITO 0.768
Metano SERVITO 1.500

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 18
Roma, da oggi ci sono le nuove regole di accesso alla ZTL

A Roma, da mercoledì 1° luglio 2026, scatta l’obbligo di permesso per entrare nelle ZTL anche per le vetture a trazione elettrica. Occorrerà pagare e la decisione è stata approvata dalla Giunta Capitolina con l’introduzione di un pass annuale per l’accesso durante gli orari di funzionamento della ZTL del centro storico e delle altre ZTL per i veicoli a trazione esclusivamente elettrica.

Sino a ieri il regime di accesso delle vetture alla spina era gratuito. Per continuare a garantire una agevolazione ai progressisti del green il pass costerà il 50% in meno rispetto a quello per i veicoli equivalenti a benzina o diesel, e sarà disponibile per tutti i possessori di auto elettriche e non solo per quelli abilitati a richiedere il permesso per il centro storico.

Crescita di vetture elettriche

Nella Capitale il numero di auto a zero emissioni è aumentato del 350% negli ultimi quattro anni ed è in costante crescita ogni mese. Per gli spostamenti nella caotica città laziale una EV rappresenta una soluzione economica e funzionale. Le richieste di accesso alle ZTL presentate a Roma Servizi per la Mobilità è salito, determinando un numero complessivo degli autorizzati di circa 75mila. Le auto elettriche sono quelle che compiono il numero maggiore di transiti in centro storico dopo i mezzi del trasporto pubblico.

In tanti avranno optato per l’acquisto di una EV proprio per avere l’accesso libero nelle cuore della città, ma oramai la quantità crescente di vetture ha determinato una congestione del traffico. Il numero dei parcheggi non è elevato, creando ulteriori problemi alla funzione originaria delle ZTL, nascendo come strumento di tutela delle vie del centro. Non sono intaccate le altre misure di sostegno alla mobilità elettrica, come le agevolazioni legate alle domeniche ecologiche e la gratuità della sosta sulle strisce blu, oltre al costo dimezzato per il permesso per il centro.

Le eccezioni alla regola

Il transito sarà gratuito per i possessori di EV che rientrano in alcune tipologie come residenti, artigiani con laboratorio in ZTL, medici convenzionati, genitori che accompagnano figli nelle scuole del centro storico, aziende ed enti che offrono servizi di interesse pubblico o di emergenza con mezzi identificabili, nonché per i servizi di car sharing. Sono esenti anche i motocicli, i ciclomotori e i quadricicli per l’ingresso nelle ZTL del centro. Per l’accesso nella ZTL A1 Tridente è confermata la regolamentazione che prevede la necessaria precedente segnalazione delle targhe attraverso il servizio online.

Per tutte le altre categorie che guidano auto elettriche o anche a a idrogeno, il nuovo permesso annuale costerà poco meno del 50% di quello per veicoli ordinari. In sostanza chi non rientra tra gli aventi diritto ai permessi ordinari potrà entrare nelle ZTL richiedendo un’autorizzazione dedicata dal costo di 1.000 euro all’anno. I titolari di autorizzazione avranno una comunicazione da Roma Servizi per la Mobilità con modalità e termini per richiedere il nuovo permesso per continuare ad avere l’accesso alla ZTL. Molti automobilisti avevano già registrato gratuitamente la propria targa sul portale di Roma Mobilità, mentre tutti gli altri utenti interessati dovranno invece accedere allo Sportello online di Roma Mobilità utilizzando SPID oppure Carta d’Identità Elettronica (CIE).

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 05:30:49 +0000
News n. 19
Incentivi scooter e moto, tutte le cifre e le informazioni

ll nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) per il comparto dell’automotive prevede un investimento di circa 1,35 miliardi di euro fino al 2030. Sono previsti naturalmente anche incentivi riservati a motocicli, ciclomotori e quadricicli ibridi ed elettrici. Dal 1° gennaio 2027, sino al 31 marzo 2030, le persone fisiche e giuridiche che acquistano, anche in leasing, un veicolo di tipologia L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e potranno godere di un incentivo del Governo pari al 20% del prezzo di listino del veicolo acquistato, fino a un massimo di 2.000 euro.

L’importo cresce ulteriormente se si rottama un mezzo di classe ambientale compresa tra l’Euro 0 e l’Euro 3 sino a un 30% del costo di listino fino a una soglia massima di 3.000 euro. Il nostro parco moto è piuttosto datato e in tanti potranno approfittare del bonus, liberandosi di un vecchio veicolo usato. Il mezzo rottamato deve essere appartenuto al soggetto beneficiario degli incentivi o a un familiare convivente per almeno 12 mesi prima della rottamazione, mentre il veicolo acquistato con il bonus non può essere rivenduto per i primi 12 mesi dall’immatricolazione, pena la restituzione del contributo ricevuto.

Programma stilato

Il ministero ha messo sul piatto un fondo da 90 milioni di euro. Tra il 2027 e il 2029 saranno messi a disposizione 25 milioni di euro l’anno, mentre nel 2030 l’iniziativa si concluderà con ultimi 15 milioni di euro rimanenti.

Il “Fondo automotive”, invece, prevedeva una cifra complessiva di 1,6 miliardi, ma in seguito il ministero dell’Economia, per esigenze di cassa, ha sfruttato quasi 260 milioni per le coperture del decreto carburanti. La dotazione complessiva è calata a 1,35 miliardi.

Le diverse classi

Come anticipato gli incentivi riguardano specifiche classi, ovvero ogni mezzo ibrido o elettrico di classe L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e. Andiamo ad analizzare tutte le varie categorie:

  • L1e: ciclomotori a due ruote, guidabili dai 14 anni di età con patente AM, con potenze pari o inferiori ai 4 kW e una velocità massima limitata a 45 km/h. In questa cerchia troviamo Piaggio 1, Niu NQi Sport, Askoll eS, Silence S02, Honda Em1e, Peugeot Kisbee Se, Vespa Primavera 45 e Yamaha Neo’s.
  • L2e: ciclomotori a tre ruote, ugualmente guidabili dai 14 anni di età con patente AM, con potenze pari o inferiori ai 4 kW e una velocità massima limitata a 45 km/h. Spiccano il Piaggio Ape e-City e scooter a tre ruote come il Ligier Pulse 3 delle Poste italiane ed il Kyburz Dxp.
  • L3e: motocicli a due ruote ma in questo caso non ci sono limiti di potenza e cilindrata. Rientrano sia moto e scooter guidabili dai 16 anni con patente A1, sia altre più potenti riservate ai possessori di patente A2 o A3. Sono tante le possibilità di acquisto in questo segmento, tra cui il BMW CE 04, le Can-Am Origin e Pulse, la Kawasaki Ninja e-1 e la gamma Zero Motorcycles.
  • L4e: motocicli a tre ruote asimmetriche con sidecar.
  • L5e: tricicli a motore, con tre ruote simmetriche, senza limitazioni di cilindrata e velocità massima.
  • L6e: quadricicli leggeri pilotabili con patente AM, con velocità massima di 45 km/h, potenza uguale o inferiore ai 6 kW e peso a vuoto non superiore ai 425 kg. C’è un ventaglio di scelte che parte dalla FIAT Topolino, la Citroën Ami, la Opel Rocks-e, la Aixam Easy Chic, la Microlino Lite, la Silence S04 Unico, Ligier JS50, DR Birba, Desner A05 e Baw 1.
  • L7e: per guidare questi quadricicli leggeri servono i 16 anni di età e la patente B1, fino a 450 kg (600 kg per i mezzi commerciali), 15 kW e 80 km/h. Le alternativo sono svariate: la Microlino, la Linktour Alumi, la Desner Y300 e la Ligier Myli.
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 05:30:36 +0000
News n. 20
Vespa Edizione Ottantesimo, una serie limitata per gli 80 anni dello storico scooter

A ottant’anni dal suo debutto, Piaggio celebra Vespa con l’introduzione dell’Edizione Ottantesimo, una serie speciale realizzata sulla base della GTS 310. Presentata a Roma, nella cornice del Foro Italico, sarà disponibile in serie limitata a 1.946 esemplari, un richiamo diretto all’anno di nascita dello storico scooter italiano.

Per l’occasione è stata sviluppata una livrea dedicata, ispirata all’acciaio della scocca portante, elemento che caratterizza il progetto fin dalle origini. La finitura è completata da dettagli verdi che richiamano le colorazioni monocolore delle prime produzioni.

Un omaggio al passato

Come anticipato, Vespa Edizione Ottantesimo è stata svelata nella città capitolina, durante l’evento “80 Years of an Icon”, appuntamento che ha aperto le celebrazioni per gli ottant’anni dello storico scooter di Piaggio. La “speciale†GTS 310 si distingue soprattutto per una livrea dedicata, ispirata al prototipo MP6 e alla 98, entrambe nate dalla matita di Corradino D’Ascanio.

Non solo, perché tra gli elementi esclusivi dell’allestimento figurano anche la sella con cover posteriore rigida removibile, ispirata alle Vespa da competizione, ma omologata per il trasporto di due persone, e i cerchi ruota con un disegno che reinterpreta quelli della 98 del 1946, completati da una finitura diamantata.

L’esterno è arricchito dalla grafica tridimensionale con il numero 80 sulle fiancate, mentre nel vano sottosella trova posto una targhetta celebrativa numerata. A completare la dotazione è previsto anche un casco dedicato, coordinato con la livrea attraverso la finitura grigia opaca della calotta e i dettagli verdi.

Equipaggiamento premium a un prezzo speciale

Dal punto di vista tecnico, Vespa Edizione Ottantesimo è equipaggiata con il monocilindrico 310 hpe da 25 CV, il propulsore più potente mai installato su una Vespa di serie, ed è affiancata da un equipaggiamento che comprende fanaleria Full LED, quadro strumenti TFT a colori da 5 pollici e sistema di connettività Vespa MIA, che consente di collegare lo smartphone al veicolo e gestirne alcune funzioni direttamente dal display.

La dotazione include inoltre il sistema keyless, che permette l’avviamento senza utilizzare la chiave tradizionale, insieme alle luci di cortesia integrate nel retroscudo e nel vano sottosella. Sul fronte della sicurezza sono presenti di serie il sistema antibloccaggio ABS e il controllo di trazione ASR.

Accanto agli elementi che caratterizzano questa edizione limitata, Piaggio propone anche una serie di accessori dedicati. Tra questi figura il bauletto da 36 litri in tinta con la carrozzeria, disponibile con schienalino imbottito rivestito nello stesso materiale e nella stessa colorazione della sella.

Resta inoltre disponibile l’intera gamma di accessori originali Vespa, che comprende portapacchi anteriore e posteriore, barre perimetrali, cupolini, parabrezza e antifurto elettronico, consentendo di personalizzare il veicolo in base alle proprie esigenze. La versione speciale è già ordinabile attraverso il sito edizioneottantesimo.vespa.com e viene proposta a un prezzo di 12.000 euro.

Un libro fotografico incluso

A rendere ancora più esclusiva la dotazione di Vespa Edizione Ottantesimo contribuisce un volume fotografico realizzato da Assouline, casa editrice specializzata in pubblicazioni dedicate al design, alla moda e allo stile di vita. Il libro viene consegnato insieme a ciascuno dei 1.946 esemplari prodotti.

La pubblicazione ripercorre gli ottant’anni di storia di Vespa attraverso una selezione di immagini e materiali provenienti dagli archivi Piaggio, raccontandone l’evoluzione stilistica e tecnica, oltre al ruolo che il celebre scooter ha ricoperto nel tempo nell’immaginario collettivo e nella cultura italiana e internazionale.

Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 05:10:23 +0000
News n. 21
Che auto guida Al Bano Carrisi, il fuoristrada restaurato dopo 15 anni

Durante una tournée in Spagna, vedendolo arrivare su una Land Rover, qualcuno si domandò se Al Bano Carrisi fosse un artista oppure un contadino. La risposta, in fondo, era entrambe le cose. Nei fuoristrada britannici il cantante pugliese ha sempre trovato i mezzi adatti ad affrontare trasferte di ogni tipo, verso i palchi internazionali o la terra di Cellino San Marco. In particolare, un modello conquistò i suoi favori: una Range Rover 2.5 TD acquistata nel 1993, guidata per oltre 214.000 km e poi recuperata dopo quindici anni di abbandono.

La metamorfosi di un mezzo speciale

Verniciata nella tinta Ardennes Green, la vettura diede prova di una resistenza rara. Al Bano ne apprezzava l’eleganza e la sensazione di forza tipica delle vecchie Range Rover. Non c’era giorno in cui non la usasse nei lunghi spostamenti attraverso l’Italia. Con il mezzo poteva partire alla volta di spiagge isolate e muoversi sulle dune di sabbia: uno strumento di evasione nel suo significato più autentico.

Dopo la separazione da Romina Power, avvenuta nel 1999, la Range Rover venne intestata alla cantante statunitense. Poco tempo dopo smise però di circolare e rimase per almeno quindici anni sotto una tettoia nella tenuta di Cellino San Marco. L’esposizione al sole e alle intemperie deteriorò in maniera significativa tanto la carrozzeria quanto l’abitacolo, senza poi contare i danni provocati da ruggine e usura alle parti meccaniche.

A convincere Al Bano a recuperarla fu l’amico Dimitri Kozlov, che notò il veicolo durante una visita nella tenuta insieme ad Andrea Alfano, titolare della Ramingo 4×4. Ottenuto il consenso di Romina, il cantante affidò la Range Rover all’officina varesina. Per lui lasciarla andare definitivamente significava cancellare un pezzo della propria storia, prospettiva ben più amara del costo e della fatica necessari a restaurarla.

Limitarsi a una sistemata superficiale non sarebbe bastato. I tecnici smontarono la Range Rover quasi del tutto, perché il tempo aveva lasciato segni pesanti soprattutto sul pianale e sui sottoporta. Le parti corrose furono ricostruite, le portiere riparate e la carrozzeria riverniciata nella tinta originale. Un trattamento proseguito pure all’interno, dove sedili, imbottiture e pelle vennero rifatti, mentre il cielo e gli inserti in legno furono recuperati. Il cruscotto, ormai rovinato dal sole, fu sostituito.

L’intervento interessò anche motore, turbina, sospensioni, ponti e impianto ABS. Furono montati nuovi fari, guarnizioni, pneumatici nella misura originale e ammortizzatori Pro Comp, dopodiché, una volta terminati i lavori, la Range Rover venne riportata personalmente a Cellino San Marco. Al Bano la definì una vecchia amica sottoposta a un lifting riuscito e decise di conservarla nella tenuta, riservandosi il diritto di guidarla.

Storie al bivio di sera: viaggio nel passato

Comprata a Milano, lasciata per anni nella tenuta di Cellino San Marco e infine restaurata dopo averne parlato con Romina, la Range Rover attraversa diversi capitoli della vita di Al Bano. Non stupisce quindi che il cantante torni a raccontare il proprio passato a Storie al bivio di sera, in onda martedì 30 giugno alle 21.20 su Rai 2.

Ospite di Monica Setta, Al Bano si esibirà nel corso della puntata e ripercorrerà alcuni momenti della sua carriera e della sua vita privata. Tra gli argomenti annunciati ci sono il rapporto con Romina Power e quello con Loredana Lecciso, due presenze centrali in una storia personale che il cantante ha raccontato molte volte, ma sulla quale continua ancora oggi a tornare.

Data articolo: Tue, 30 Jun 2026 20:09:43 +0000
News n. 22
F1, l’amara verità Ferrari: perché gli aiuti ADUO difficilmente salveranno la SF-26

Per la Ferrari in versione Spielberg, c’era il potenziale per agguantare il podio? Probabilmente sì. Eppure la Rossa lascia l’Austria con l’amaro in bocca. A condizionare pesantemente la domenica della SF-26 sono stati principalmente due fattori. Dei due elementi, solamente uno poteva essere maggiormente limitato, portando appunto la Rossa sul terzo gradino del podio.

GP Austria, il problema di overheating al retrotreno

Ne abbiamo parlato ieri prima della gara direttamente con Marrafuschi (responsabile tecnico in pista della Pirelli) tramite la nostra intervista esclusiva: la pericolosità dell’overheating al retrotreno. La Ferrari soffriva di un chiaro eccesso di rotazione che ha compromesso la gara. Sul tracciato di Spielberg, la SF-26 ha pagato a caro prezzo un setup che ha funzionato bene solo in qualifica.

Messa a punto che si è letteralmente sbriciolata in gara, sulla distanza dei 300 chilometri. Il tallone d’Achille è emerso al retrotreno. Lo ha candidamente ammesso lo stesso Charles Leclerc, raccontando come il posteriore della sua monoposto scivolasse di continuo e, di riflesso, innalzasse in maniera importante le temperature al retrotreno della sua vettura.

Purtroppo questa dinamica era già presente nelle prove libere del venerdì. Tratto distintivo che, innalzando il calore sulle gomme, ha generato un profondo degrado termico su tutti e tre i tipi di mescole (Hard, Medium e Soft) a disposizione. In altre parole: è venuta a mancare quella grande solidità nella gestione gomme che la squadra aveva messo in mostra a Barcellona.

Nemmeno il tentativo di Leclerc adottando un setup simile a quello del 2025 ha funzionato. Il Red Bull Ring, pista di grandi accelerazioni longitudinali e scarsa di curve in percorrenza, ha mascherato le reali qualità della vettura. Riuscire a proteggere le coperture posteriori era l’unico modo per difendersi su un layout sfavorevole. C’era del margine per farlo, ma l’opportunità non è stata colta.

Deficit Ferrari: il recupero dell’energia limita fortemente il rendimento

Ma i problemi di assetto sono solo la punta dell’iceberg. In una Formula 1 dove ben quattro team (Mercedes, Ferrari, Red Bull e McLaren) offrono spesso prestazioni vicine tra loro, non ottimizzare il potenziale significa perdere rapidamente posizioni. A questo si aggiunge l’inevitabile questione legata alla power unit della Rossa che pesa come un macigno.

Non è tutta colpa del motore“, ha voluto precisare il monegasco, ricordando che la superiorità in gara di Mercedes e Red Bull sciorinata a Spielberg nasce da un pacchetto completo e non solo dalla spinta del propulsore. Eppure, il propulsore resta un nodo cruciale. A spiegarne i dettagli ci ha pensato l’altro ferrarista Lewis Hamilton, offrendo un’analisi lucida come sempre.

Il problema non è la potenza del motore in sé, ma la gestione dell’energia“. Il nocciolo della questione è pertanto la fase di scarica del pacco batterie: il cosiddetto deployment. La SF-26 non fatica più di tanto quando le velocità sono basse, mentre perde letteralmente fiato negli ultimi e decisivi metri degli allunghi che compongono un tracciato: a Spielberg, questi tratti hanno fatto davvero tanta (troppa) differenza.

L’energia recuperata dal sistema ibrido della Ferrari cala in modo drastico in questi frangenti. Si tratta di un limite intrinseco di cui si discute sin da inizio stagione: un grattacapo che il team italiano non è ancora stato in grado di risolvere o, perlomeno, limare in parte. Il lavoro software non ha cambiato le cose, e il primo step con l’ADUO della FIA speso sull’endotermico nemmeno.

Ferrari, la presa di coscienza di Spielberg

Lo scenario appena descritto si innesta all’interno di un handicap meccanico di base: la spinta del motore endotermico. La power unit Ferrari paga attualmente un deficit di potenza nei confronti di Mercedes e Red Bull, non a caso i team dotati dei migliori motori a combustione interna dello schieramento. Spielberg ha riportato la Rossa sul pianeta terra dopo la sbornia ottenuta con il trionfo di Lewis Hamilton a Barcellona.

Per correttezza va ricordato che il team principal francese della Rossa, al secolo Frederic Vasseur, era pienamente consapevole che l’aggiornamento sulla power unit non avrebbe ribaltato le sorti del weekend. Tuttavia, le parole di Fred dopo il Gran Premio suonano comunque come una dura presa di coscienza che fa male, in quanto (forse) la situazione è peggiore di quella stimata.

Senza mezzi termini, il manager di Draveil ha sostenuto che il ritardo sul motore è palese sin dall’inizio della stagione. Ne erano a perfetta conoscenza in fabbrica. E nemmeno il primo step dell’ADUO poteva cambiare le cose. Per risolvere serve tempo, non si può fare da un giorno all’altro. Una realtà difficile, che lascia presagire un deficit destinato a protrarsi per tutta la stagione.

Data articolo: Tue, 30 Jun 2026 14:59:41 +0000
News n. 23
Un modello unico, Alpine Lacoste A290 Rallye con 290 coccodrilli nascosti

Quando due iconici marchi francesi avviano una produzione esclusiva il risultato non può passare inosservato. La vettura chiamata Alpine Lacoste A290 Rallye – Beware of the Crocodile è la vera protagonista del video The Test con l’ambassador Lacoste Pierre Niney e il pilota Pierre Gasly. Ispirata alla visione di René Lacoste e Jean Rédélé, la collaborazione ha dato vita a una vettura molto particolare sul piano del design con un concetto cromatico unico nel suo genere.

La carrozzeria presenta parafanghi e paraurti inediti, elementi aerodinamici aggiuntivi, una presa d’aria sul tetto e cerchi in lega con coperture aerodinamiche. Il bianco è il colore dominante, mentre il rosso applicato all’ala posteriore è un omaggio alla tradizionale lingua del coccodrillo Lacoste, presente sulla superficie. Soluzioni cromatiche complementari di una visione condivisa dello sport, dove l’innovazione ispira movimento, emozione e stile.

Incontro vivace

La vettura, data anche la presenza di Gasly, assume i contorni di un progetto racing con elementi tecnici aggiornati. Il powertrain è sempre quello di serie della A290 Rallye, con una diversa regolazione dell’erogazione concepita per il massimo divertimento tra le curve. Il dialogo creativo tra i team di design e ingegneria delle due realtà transalpine ha portato alla creazione di un abitacolo rosso con sedili e pannelli porta rivestiti nel classico tessuto Lacoste creato dallo specialista Potencier.

Il logo del coccodrillo Lacoste è stilizzato su tutta la plancia attraverso piccoli loghi tono su tono. La A290 Rallye punta a garantire una visione senza compromessi della sportività. Spiccano alcuni componenti metallici con un effetto anodizzato rosso, mentre alcune parti sono state stampate in 3D per questo specifico esemplare. Per enfatizzare la connessione tra i due marchi, Alpine ha inserito un totale di 290 coccodrilli sull’auto.

Collezione capsule dedicata

La A290 Rallye, la variante full electric destinata alle competizioni clienti Alpine, vanta una power unit che offre una gestione elettronica dedicata, garantendo una risposta immediata all’acceleratore e un’erogazione costante della cavalleria. Per prestazioni costanti è stato adottato un impianto frenante potenziato e una messa a punto orientata alla guida briosa. Con una precisa ottimizzazione di ogni elemento e una attenzione al dettaglio l’auto arriva sugli schermi anche il cortometraggio “Le Testâ€, andando oltre il concetto di banale laboratorio di marketing.

Pur non entrando in produzione, la vettura diventerà il manifesto di un dialogo tra mondo dell’auto, moda e design, creando una esperienza visiva immersiva e riconoscibile. Dietro lo stile e una grafica fashion, c’è l’anima racing tanto cara al brand transalpino. Ogni componente è stato scelto con cura e la tinta esterna, un bianco bluastro ispirato ai paesaggi alpini, richiama neve, ghiaccio e brina, con una texture a particelle sottili. Antony Villain, vice presidente Design Alpine, ha spiegato:

“L’Alpine Lacoste A290 Rallye incarna l’incontro di due marchi francesi che condividono lo stesso gusto per il movimento, la precisione e l’audacia. Nello spirito di Jean Rédélé e René Lacoste, due personalità appassionate diventate punti di riferimento nei rispettivi settori, Alpine e Lacoste celebrano una forma di performance che va oltre la velocità. Questa collaborazione fonde la tecnicità delle competizioni, la leggerezza del design e l’eleganza di uno stile senza tempo. Un’auto pensata per la pista, ma con una vera e propria impronta esteticaâ€.

Data articolo: Tue, 30 Jun 2026 14:33:23 +0000
News n. 24
Ritrovato un Garelli rubato nel 1984, proprietario commosso

Il Garelli oggi appare poco più di una vecchia bicicletta con motore, ma negli anni ’80 rappresentava un sogno per i giovani. Uno in particolare, Antonio Smiglio, che oggi vive a Saluzzo nel piemontese, pianse due volte: il giorno dell’acquisto e la sera del furto del suo amato Garelli. Nel 1984 gli fu portato via nel savonese e mai avrebbe potuto immaginare nel 2026 di rivederlo.

La vita a volte racconta storie uniche e imprevedibili e quella del motorino riconsegnato dai carabinieri a Smiglio è quasi surreale. Nel 1984 il protagonista di questo mistero risolto viveva a Vado. A 16 anni lavorava in un bar e giocava nella squadra di calcio del vicino Comune di Quiliano. Dopo tante giornate trascorse a lucidare il bancone e servire caffè, finalmente Antonio accumulò la somma per consentirsi l’acquisto del Garelli Vip 50. Con grande eccitazione, dopo tanto sudore asciugato sulla fronte, il ragazzo scelse un esemplare nero con cui avrebbe girato senza patemi la zona senza più chiedere piaceri a nessuno.

Libertà negata

La felicità in sella al motorino non durò molto e, pochi giorni prima del Santo Natale, Antonio Smiglio si recò in sella al Garelli al campo dove era solito allenarsi. Parcheggiò il suo mezzo, lo assicurò con catena e lucchetto d’ordinanza, ed entrò negli spogliatoi con il sorriso sul volto. Al fischio finale arrivò la doccia fredda, ma non negli spogliatoi, perché il motorino era sparito. Antonio Somiglio non ha ancora dimenticato quella sensazione di privazione subita e, come riportato sulle colonne de Ilsecoloxix.it, ha dichiarato: “Ricordo che piansi per giorni, ero disperato. Non potete immaginare come mi ero sentito”.

Dopo regolare denuncia, senza telecamere, le indagini non portarono a risultati, anche perché erano molto complesse e un furto rimaneva ai tempi senza colpevoli. Il sedicenne fu costretto a metterci una pietra sopra e subentrò la rassegnazione. Il matrimonio con Cristina arrivò 8 anni dopo e la vita lavorativa lo portò in Piemonte, a Saluzzo, dove con i suoi due figli vive ancora oggi.

Chiamata a sorpresa

La moglie di Antonio ha ricevuto una chiamata dai carabinieri di Volpiano. “Mi dice: ti hanno cercato varie volte sul tuo telefonino ma non hai mai risposto. Dicono che hanno trovato il tuo motorino. Io non ci potevo credere, mi è preso un colpo, ormai era uno di quei ricordi seppelliti nella memoria”, ha assicurato l’uomo che, dopo 42 anni, ha rivisto il suo Garelli Vip 50. La colorazione sbiadita ha mostrato il peso degli anni trascorsi e soprattutto non era presente la targa.

In sella c’era un sessantenne con altri precedenti, subito fermato e denunciato per ricettazione. Dai controlli successivi sul codice del telaio è emerso che quel mezzo vintage era stato rubato nel dicembre 1984 nel savonese, a Vado. Ad Antonio Smiglio, 42 anni dopo, sono scese delle lacrime sul volto. Il Garelli è ancora in buone condizioni e l’idea del legittimo proprietario è di riportarlo sulle strade della Liguria, dove tutto ha avuto inizio. L’uomo ha annunciato:

“Non ci credo ancora adesso. È persino tenuto bene, pensavo fosse distrutto dopo così tanti anni. Ha ancora il suo colore originale e funziona bene. Lo riporterò in Liguria nella casa vacanze di Ceriale”.

Data articolo: Tue, 30 Jun 2026 13:30:00 +0000
News n. 25
Quando viene ritirata la patente e cosa fare per recuperarla

La patente può essere ritirata dagli agenti in caso di violazioni o irregolarità previste dal Codice della Strada: per esempio guida con patente scaduta, guida in stato di ebbrezza, superamento dei limiti di velocità oltre determinate soglie o altre infrazioni che comportano la sospensione del documento. Il ritiro è l’atto materiale con cui gli agenti trattengono la patente, lo indicano nel verbale e trasmettono il documento al Prefetto o all’autorità competente.

Sarà poi questa autorità a decidere la durata dell’eventuale sospensione o le condizioni per la restituzione. Nel frattempo non si può guidare: mettersi al volante con la patente ritirata o sospesa espone a sanzioni pesanti, fino alla revoca della patente e al fermo amministrativo del veicolo.

Quando avviene il ritiro della patente

Il ritiro della patente è la sottrazione materiale del documento da parte dell’organo accertatore. L’agente che contesta la violazione ritira la patente, annota l’operazione nel verbale e trasmette il documento alla Prefettura. La competenza territoriale viene determinata in base al luogo in cui è stata commessa la violazione.

Questo passaggio non coincide con la sospensione, anche se molte volte la precede. Il ritiro è l’atto immediato che avviene su strada o al momento dell’accertamento. La sospensione è il provvedimento che vieta temporaneamente di guidare per un periodo determinato. In molti casi, dopo il ritiro, il Prefetto stabilisce la durata della sospensione attraverso un’ordinanza. Il ritiro può avvenire anche per motivi documentali, come la patente scaduta, mentre la sospensione colpisce condotte più gravi o situazioni in cui la legge prevede un divieto temporaneo di guida. La revoca è invece la perdita del titolo.

Il caso della patente scaduta

Uno dei casi più frequenti di ritiro riguarda la guida con patente scaduta. Il Codice della Strada prevede una sanzione amministrativa e il ritiro del documento quando il conducente viene trovato alla guida con patente non più valida per decorrenza dei termini. In questo caso il recupero della patente passa dal rinnovo. Il conducente deve sottoporsi alla visita medica prevista per la conferma di validità e completare la procedura attraverso i canali abilitati. Una volta accertata l’idoneità psicofisica viene emesso il duplicato della patente con la nuova scadenza.

Il ritiro per patente scaduta è diverso dalla sospensione per infrazione grave. Non viene punita una condotta pericolosa in sé, ma il fatto di guidare con un titolo non valido. La soluzione è quindi amministrativa e sanitaria: dimostrare di avere ancora i requisiti richiesti per guidare. La guida con patente scaduta crea problemi anche in caso di incidente, nei rapporti con l’assicurazione e nella gestione di eventuali controlli.

Guida in stato di ebbrezza tra ritiro, sospensione e visita medica

La guida in stato di ebbrezza è uno dei casi più delicati perché la conseguenza cambia in base al tasso alcolemico accertato. La soglia di base è 0,5 grammi per litro, ma le sanzioni diventano più pesanti al crescere del valore rilevato. Sopra 0,8 g/l si entra nell’area penale, con ammenda, arresto e sospensione della patente. Sopra 1,5 g/l il quadro diventa più severo con sospensione più lunga.

Il ritiro della patente può avvenire subito, al momento dell’accertamento. In seguito interviene il Prefetto che dispone la sospensione. Nei casi più gravi, soprattutto quando il tasso alcolemico supera le soglie vigenti, viene ordinata anche la visita davanti alla Commissione medica locale o comunque l’accertamento dei requisiti psicofisici.

Dopo la riforma del Codice della Strada, il tema dell’alcol alla guida si è irrigidito, anche con l’introduzione di prescrizioni come i codici unionali collegati al divieto di assumere alcol e alla guida solo con veicoli dotati di alcolock.

C’è poi il caso della guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope che rientra tra le violazioni più gravi. L’articolo 187 del Codice della Strada prevede ammenda, arresto e sospensione della patente da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a una persona estranea al reato, la durata della sospensione può raddoppiare. In caso di incidente, le pene vengono aggravate e la patente può essere revocata secondo le condizioni previste.

Eccesso di velocità, quando si rischia la sospensione

Il Codice della Strada prevede conseguenze diverse a seconda di quanto viene superato il limite di velocità. Lo sforamento lieve comporta una sanzione economica; gli eccessi più marcati possono portare alla decurtazione dei punti e alla sospensione.

Quando il superamento del limite è superiore a 40 km/h e non oltre 60 km/h, la sospensione può andare da uno a tre mesi. Se il limite viene superato di oltre 60 km/h, la sospensione diventa più pesante e può arrivare da sei a dodici mesi.

Se l’infrazione viene contestata immediatamente su strada, l’agente può procedere secondo le modalità previste. Se invece l’accertamento avviene con apparecchiature automatiche, il percorso amministrativo passa dalla notifica del verbale e dall’identificazione del conducente. Non è sufficiente pagare la multa per chiudere tutto. Quando una violazione comporta sospensione o decurtazione, il pagamento della sanzione pecuniaria non cancella le conseguenze accessorie.

L’uso del cellulare alla guida

L’uso del cellulare alla guida è diventato uno dei bersagli della riforma del Codice della Strada. La violazione comportare multa, decurtazione di punti e sospensione della patente. Con l’introduzione della sospensione breve, il rischio è immediato per chi ha meno di 20 punti. Se il conducente rientra nelle condizioni dell’articolo 218-ter, subisce una sospensione di 7 o 15 giorni, raddoppiata in caso di incidente.

Dal punto di vista del recupero, bisogna distinguere la sospensione breve dalla sospensione ordinaria. Nella sospensione breve il documento resta trattenuto per il periodo previsto e poi viene restituito. Se si entra in una sospensione più lunga o in un procedimento prefettizio, l’iter cambia.

Sospensione breve

La sospensione breve si applica ai conducenti con meno di 20 punti sulla patente. La durata è di 7 giorni se il saldo punti è compreso tra 10 e 19, mentre sale a 15 giorni se il saldo è inferiore a 10. Se dalla violazione deriva un incidente, la durata raddoppia.

La logica è diversa rispetto alla sospensione ordinaria. La misura è collegata al punteggio residuo e colpisce chi ha già una storia di infrazioni. Non riguarda quindi tutti gli automobilisti, ma solo quelli che hanno già perso punti e commettono una delle violazioni elencate dalla norma.

Le violazioni coinvolte comprendono comportamenti come mancata precedenza, passaggio con semaforo rosso, uso del cellulare, guida contromano, sorpassi vietati, mancato uso di cinture o casco e altre condotte considerate pericolose. Per riavere la patente dopo una sospensione breve bisogna attendere la scadenza del periodo indicato. La restituzione avviene secondo quanto riportato nel verbale e secondo le procedure dell’ufficio che ha trattenuto il documento.

Data articolo: Tue, 30 Jun 2026 12:00:48 +0000


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