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Porsche compie una netta scelta di campo. Il brand che ha edificato il suo successo e la sua leggenda sulla solidità stringe la cinghia, a costo di prendere decisioni sofferte, come accompagnare alla porta oltre 500 dipendenti. Tramonta una stagione di espansione orizzontale, dove l’imperativo era ampliare le aree di business, a favore di una strategia dove la protezione del proprio baricentro produttivo ha la precedenza.
Il colosso di Stoccarda ha annunciato la chiusura di tre realtà controllate: Cellforce Group GmbH (batterie), Porsche eBike Performance GmbH (sistemi per biciclette) e Cetitec GmbH (software), la diretta conseguenza del passaggio da una fase di “entusiasmo tecnologico” a una di “disciplina finanziaria”. Insistere sulla stessa linea sembrava ormai insostenibile.
Non se la racconta Porsche. In un mercato globale sempre più instabile, la dispersione di risorse può tramutarsi in un punto debole fatale. A guidare questa sterzata sono i vertici dell’azienda, secondo cui la sopravvivenza nell’alto di gamma impone dedizione assoluta all’attività primaria della Casa.
“Dobbiamo tornare a concentrarci sul nostro core business. È la base indispensabile per un riallineamento strategico di successo. Questo ci costringe a tagli dolorosi, anche tra le nostre controllateâ€
Le parole dell’amministratore delegato Michael Leiters non lasciano spazio a fraintendimenti: Porsche sta riducendo il proprio raggio d’azione. In un altro periodo storico proseguire sulla stessa linea sarebbe forse stato possibile, non oggi però, non dopo le difficoltà riscontrate nella transizione elettrica con margini diventati sottili, nonostante lo sviluppo e la commercializzazione di vetture di lusso.
Desta clamore la situazione di Cellforce, una realtà nella quale Porsche aveva riposto grosse speranze. Doveva essere la fucina delle celle ad alte prestazioni per le sportive del futuro, un pilastro dell’indipendenza tecnologica del marchio, eppure la Casa tedesca ha deciso di fermare la società : le prospettive economiche nel lungo periodo non garantiscono più la sostenibilità necessaria. E a pagarne le conseguenze sono i circa 50 specialisti nella sede di Kirchentellinsfurt.
Ma l’impatto maggiore ricade su Porsche eBike Performance. Con circa 350 dipendenti coinvolti tra Ottobrunn e la Croazia, la società rappresentava l’incursione del costruttore nel comparto della pedalata assistita. Sebbene il brand continuerà a vendere e-bike col proprio logo, non andrà avanti a produrre internamente i motori, perché il cambiamento troppo repentino delle condizioni di mercato impedisce di continuare a sostenere la realizzazione di sistemi di trazione proprietari.
Infine, il taglio ha colpito Cetitec e i suoi 90 dipendenti, impegnati nei software per la comunicazione dati. In questa area tecnica vitale Porsche ha corretto la rotta, snellendo la logica di gestione, senza le sovrapposizioni e le dispersioni tipiche delle strutture troppo ramificate.
La ritirata strategica è figlia di un momento complicato, tra la flessione registrata nel mercato cinese e la pressione dei dazi internazionali. Di fatto, siamo davanti a un’inversione di marcia totale. Quella voglia di apparire come una “tech-company” a tutti i costi, investendo pesantemente in software e mobilità leggera, è stata messa in soffitta: si pensa a blindare i conti e tornare all’identità di costruttore puro.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 14:17:19 +0000
Il 11 maggio 2026 la circolazione sulle principali autostrade italiane presenta diverse criticità legate a condizioni meteorologiche avverse, lavori in corso e incidenti. Tra gli eventi significativi si segnalano una coda per incidente sulla Complanare TPU DX in direzione Tangenziale Est e lunghe code per lavori sulla A14 Bologna-Taranto. Inoltre, persistono condizioni di traffico intenso con code a tratti sull’A4 tra Milano est e il bivio con il Raccordo Viale Certosa.
16:03 – Scorta veicoli tra Monteporzio e San Cesareo
Coda per safety car
Direzione G.R.A.
La tratta interessata va dal chilometro 8.5 al chilometro 5.5 per una lunghezza di 3.0 km.
15:54 – Code a tratti tra Firenze Scandicci e Bivio A1-Variante
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 268.0 al chilometro 281.0 per una lunghezza di 13.0 km.
15:24 – Scorta veicoli tra Orvieto e Attigliano
Coda per safety car
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 451.4 al chilometro 479.5 per una lunghezza di 28.1 km.
16:06 – Code a tratti tra Bivio A4/Raccordo Viale Certosa e Milano est
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Trieste
La tratta interessata va dal chilometro 138.3 al chilometro 126.2 per una lunghezza di 12.1 km.
14:09 – Pioggia tra Autoporto e Raccordo A5/SS26 dir
Condizioni di pioggia
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 143.4 al chilometro 110.9 per una lunghezza di 32.5 km.
16:02 – Pioggia tra Ronco Scrivia e Genova Bolzaneto
Condizioni di pioggia
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 125.8 al chilometro 106.5 per una lunghezza di 19.3 km.
15:37 – Coda di 1 km tra Genova Bolzaneto e Busalla
Coda per lavori
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 114.3 al chilometro 125.8 per una lunghezza di 11.5 km.
15:26 – Coda tra Gallarate Nord e Cavaria
Coda per lavori
Direzione Varese
La tratta interessata è molto breve, circa 0.1 km.
14:58 – Pioggia tra Recco e Chiavari
Condizioni di pioggia
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 38.3 al chilometro 22.8 per una lunghezza di 15.5 km.
15:55 – Coda di 1 km tra Roseto Degli Abruzzi e Pescara Nord
Coda per lavori
Direzione Taranto
La tratta interessata va dal chilometro 355.0 al chilometro 349.0 per una lunghezza di 6.0 km.
15:47 – Coda di 1 km tra Grottammare e Pedaso
Coda per lavori
Direzione Ancona
La tratta interessata va dal chilometro 294.4 al chilometro 301.0 per una lunghezza di 6.6 km.
15:25 – Coda di 2 km tra Grottammare e Fermo Porto San Giorgio
Coda per lavori
Direzione Ancona
La tratta interessata va dal chilometro 285.7 al chilometro 290.0 per una lunghezza di 4.3 km.
15:23 – Coda di 3 km tra Pescara Nord e Pineto
Coda per lavori
Direzione Ancona
La tratta interessata va dal chilometro 352.0 al chilometro 363.0 per una lunghezza di 11.0 km.
14:56 – Coda di 1 km tra Val Vibrata e Giulianova
Coda per lavori
Direzione Taranto
La tratta interessata è breve, di 2.0 km dal chilometro 330.0 al chilometro 328.0.
14:42 – Coda di 1 km tra Lanciano e Ortona
Coda per lavori
Direzione Pescara
La tratta interessata è lunga 1.4 km dal chilometro 411.6 al chilometro 413.0.
14:40 – Coda di 1 km tra Pedaso e Grottammare
Coda per lavori
Direzione Taranto
La tratta copre circa 2.7 km tra il chilometro 290.7 e 288.0.
16:01 – Coda tra Bivio Grande Raccordo Anulare e Svincolo di Tor Cervara
Coda per incidente
Direzione Tangenziale Est
La coda si estende per 0.6 km dal chilometro 1.6 al chilometro 1.0.
15:57 – Vento Forte tra Teramo e Bivio A24/SS 80 (sgc Giulianova)
Condizioni di vento forte
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 158.8 al chilometro 146.1 per una lunghezza di 12.7 km.
15:32 – Code a tratti tra Inizio Complanare e Bivio Complanare / GRA
Code a tratti per traffico intenso sulla viabilita’ ordinaria
Direzione G.R.A.
La tratta interessata va dal chilometro 0.0 al chilometro 2.2 per una lunghezza di 2.2 km.
14:34 – Code a tratti tra Via Togliatti e Inizio Complanare
Code a tratti per traffico intenso
Direzione G.R.A.
La tratta interessata va dal chilometro 2.2 al chilometro 3.5 per una lunghezza di 1.3 km.
14:34 – Coda tra Portonaccio e Bivio A24/Tangenziale est RM
Coda per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Tangenziale Est
La coda va dal chilometro 7.3 al chilometro 6.5 per una lunghezza di 0.8 km.
15:18 – Pioggia tra Bivio A26/A10 Genova-Ventimiglia e Bivio A26/SS 33 del Sempione
Condizioni di pioggia
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata è molto lunga, 197.1 km, partendo dal chilometro 197.1 fino allo 0.0.
14:54 – Vento Forte tra Diramazione D26 Predosa-Bettole e Alessandria sud
Condizioni di vento forte
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 59.5 al chilometro 45.3 per una lunghezza di 14.2 km.
15:50 – Coda in entrata a Corso Malta verso Pozzuoli
Coda per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
La tratta è limitata all’entrata al chilometro 18.8.
15:39 – Traffico rallentato tra Corso Malta e Capodimonte
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
La tratta interessata va dal chilometro 16.1 al chilometro 18.8 per una lunghezza di 2.7 km.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Mon, 11 May 2026 14:08:00 +0000Il mercato delle auto usate in Italia rallenta ad aprile 2026, mentre crescono i passaggi di proprietà per le moto. A fare il punto della situazione è il tradizionale appuntamento con il bollettino mensile Auto-Trend di ACI, che ci offre una fotografia aggiornata dell’andamento del mercato.
Ecco tutti i dettagli relativi all’andamento del mercato dell’usato in Italia considerando i dati aggiornati ad aprile.
Nel corso del mese di aprile 2026, come confermato dal nuovo bollettino Auto-Trend, i passaggi di proprietà delle autovetture sono stati 261.436. Questo dato è depurato delle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) e rappresenta un calo dell’1,5% rispetto a quanto registrato nel corso dell’aprile dello scorso anno (il calo netto è di circa 4 mila pratiche in meno).
Questo risultato è in netta controtendenza con quanto registrato dai dati di marzo 2026, che avevano evidenziato una crescita sostanziale dei passaggi. Incrociando questi dati con i dati sulle immatricolazioni di nuove vetture, inoltre, si nota come per ogni 100 nuove autovetture sono state vendute 182 auto usate.
Per quanto riguarda i motocicli, invece, il trend è opposto. In questo caso, i passaggi di proprietà , anche qui senza considerare le minivolture, sono stati 70.214, con un sostanziale incremento rispetto allo scorso anno. La crescita annua, infatti, è stata del 10,3%, pari a quasi 7 mila passaggi in più.
Il dato complessivo, che tiene conto di autovetture e motoveicoli, per il mese di aprile è di 374.058, con un aumento dello 0,8% su base annua.
Passiamo ora ai dati del 2026 (considerando il periodo gennaio-aprile 2026). In questo caso, registriamo:
In sostanza,il calo delle auto usate è compensato dalla crescita delle moto usate e il mercato, nel suo complesso, resta quasi stabile. Per quanto riguarda il rapporto tra auto nuove e auto usate, dopo i primi quattro mesi dell’anno, per ogni 100 nuove immatricolazioni si registrano 180 vendite di vetture usate, con un rapporto molto simile a quello evidenziato ad aprile.
Il report ci offre altre informazioni interessanti sull’andamento del mercato. Partiamo dalle radiazioni. Nel corso dei primi quattro mesi dell’anno, infatti, si registrano i seguenti dati per quanto riguarda appunto le radiazioni: +3,6% per le autovetture, +3,9% per i motocicli e +2,9% per tutti i veicoli.
Per i passaggi di proprietà tra le auto, invece, si evidenzia una sostanziale crescita delle auto ibride a benzina, con un incremento percentuale del 29% che porta questa categoria di vetture a rappresentare oggi l’11,7% di tutte le pratiche di passaggio. Crescono anche le elettriche (+47,6% ad aprile) ma la quota resta pari a poco più di un punto percentuale.
Da segnalare anche una crescita della quota delle auto con età compresa tra 20 e 29 anni per quanto riguarda i passaggi di proprietà . Ad aprile, infatti, queste hanno rappresentato il 16,6% dei passaggi di proprietà al netto delle minivolture, contro il 14,9% di aprile 2025.
Continuiamo a monitorare l’andamento del mercato auto Italia, vedremo che cosa ci riserverà per il prossimo mese e i dati cumulativi, a fine giugno, del primo semestre 2026.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 13:35:45 +0000L’offerta ibrida ora avvolge la maggior parte dei segmenti di tutte le case automobilistiche. Dalle citycar ai SUV, quasi ogni vettura porta con sé una forma di elettrificazione, che sia mild hybrid, full hybrid oppure plug-in.
Offerta che ha abbassato la soglia d’ingresso necessaria per acquistare un ibrido, che ora ha quasi sostituito il propulsore benzina come proposta entry level.
L’aiuto della componente elettrica porta poi una diminuzione dei consumi, aiutando a far scendere i prezzi di gestione, in particolare in momenti in cui il prezzo dei carburanti è alto come adesso. Per questo potrebbe essere un buon momento per andare alla ricerca di alcune delle auto ibride più economiche del 2026, con prezzi dai 16 mila ai 25 mila euro, che abbiamo selezionato in questa lista.
È l’auto più amata dallo Stivale, che di anno in anno continua a primeggiare sulle classifiche di vendita. Anche con l’ultima evoluzione che ha portato in dote il piccolo 1.0 tre cilindri mild hybrid da 65 CV, la vocazione della Panda rimane legata alla semplicità e concretezza. Le prestazioni sono infatti di una vettura che vuole muoversi senza velleità dinamiche, ma essere affidabile e contenuta nei consumi. L’abitacolo  punta tutto sulla funzionalità , con dimensioni compatte fuori ma uno spazio interno ancora intelligente, soprattutto per chi vive la città tutti i giorni. Il prezzo parte da 15.950 euro, rendendola una delle ibride più economiche in assoluto sul mercato.
La nuova generazione della Swift continua a seguire la filosofia Suzuki: peso contenuto, semplicità meccanica e consumi bassissimi. Il motore è un 1.2 mild hybrid benzina, abbinato a un sistema elettrico leggero che migliora l’efficienza soprattutto in città . Il risultato è una compatta brillante nella guida quotidiana, con consumi molto ridotti e una piacevole leggerezza dinamica che ormai molte concorrenti hanno perso. La Swift convince anche per dotazione tecnologica e sistemi di assistenza alla guida già completi nelle versioni base. Il listino parte da 16.950 euro.
La Fiat 500 continua a essere molto più di una semplice citycar. Anche nel 2026 mantiene quel mix unico di stile italiano, dimensioni compatte e personalità che l’hanno resa una delle vetture più riconoscibili degli ultimi vent’anni. La versione ibrida utilizza il noto 1.0 mild hybrid da 65 CV, perfetto per la città grazie a consumi contenuti e costi di gestione ridotti. Non nasce per correre, ma per muoversi con agilità nei centri urbani e affrontare il traffico quotidiano senza stress. L’abitacolo conserva l’impostazione moderna che ha decretato il successo della 500, con una qualità percepita ancora piacevole nonostante gli anni del progetto. Il prezzo parte da 19.900 euro.
La Grande Panda rappresenta uno dei nuovi modelli più importanti per Fiat. Spaziosa, moderna e tecnologica rispetto alla Panda tradizionale, punta a diventare una delle protagoniste del segmento compatto. La motorizzazione mild hybrid da 110 CV offre prestazioni decisamente superiori rispetto alle piccole ibride cittadine. Mentre il sistema elettrificato aiuta soprattutto nei consumi urbani, con la maggiore potenza che permette di affrontare senza problemi anche autostrada e viaggi lunghi. Il prezzo di partenza è di 19.900 euro.
MG ha deciso di alzare il livello nel segmento delle compatte economiche e la MG3 Hybrid+ ne è l’esempio perfetto. Qui troviamo un sistema full hybrid da ben 194 CV, un dato di rilievo considerando il prezzo. La vettura offre accelerazioni brillanti e consumi contenuti, soprattutto in città , dove il motore elettrico gioca una parte fondamentale. L’abitacolo punta su tecnologia e spazio interno, con una dotazione ricca già nelle versioni base. Certo, alcune finiture non raggiungono il livello delle concorrenti europee o giapponesi, ma il rapporto qualità -prezzo resta difficilmente battibile. Il listino parte da 19.990 euro.
Toyota porta la tecnologia full hybrid anche nel segmento delle citycar rialzate con la nuova Aygo X Hybrid. Il sistema utilizza il noto 1.5 full hybrid da 116 CV già visto su Yaris, garantendo consumi bassissimi e una guida estremamente fluida nel traffico. La differenza rispetto alle classiche citycar si sente soprattutto nel comfort di marcia e nella silenziosità . La posizione di guida rialzata e il look da mini crossover la rendono perfetta per chi cerca una vettura urbana ma con maggiore personalità . Il prezzo parte da 20.850 euro.

La nuova Citroen C3 cambia radicalmente filosofia rispetto al passato. Più crossover, più spaziosa e con un’impostazione molto orientata al comfort. La motorizzazione mild hybrid da 110 CV, già vista su Grande Panda, offre buone prestazioni e consumi contenuti, mentre le sospensioni mantengono quella morbidezza tipica del marchio francese. All’interno spicca il nuovo design minimalista della plancia, con strumentazione semplificata e tanta attenzione alla praticità quotidiana. Il prezzo parte da 21.450 euro.
Tra i SUV economici più competitivi del mercato c’è senza dubbio la MG ZS Hybrid+. Il sistema full hybrid da 197 CV sorprende per potenza e fluidità , offrendo prestazioni superiori a molte concorrenti ben più costose. In città riesce a viaggiare spesso in modalità elettrica, mentre nei percorsi extraurbani mantiene consumi molto interessanti. Lo spazio interno è abbondante, così come il bagagliaio, rendendola una valida scelta anche per le famiglie. Il prezzo parte da 22.990 euro.
La Duster continua a essere una delle regine del rapporto qualità -prezzo e la versione mild hybrid conferma questa filosofia. Con il motore da 140 CV, il SUV rumeno offre prestazioni più che adeguate e consumi contenuti, mantenendo quell’impostazione concreta e robusta che l’ha resa un successo europeo. La nuova generazione ha migliorato notevolmente stile, qualità percepita, tecnologia e sicurezza, pur restando una delle proposte più accessibili del segmento SUV di medie dimensioni. Il prezzo parte da 23.150 euro.
La Yaris è ormai diventata un punto di riferimento assoluto tra le utilitarie ibride. Il sistema full hybrid da 116 CV continua a distinguersi per efficienza, affidabilità e fluidità di funzionamento. Nel traffico cittadino è facilissimo viaggiare in elettrico per lunghi tratti, abbattendo consumi e rumorosità . La qualità costruttiva resta elevata e il pacchetto ADAS è tra i più completi della categoria. Il prezzo parte da 24.550 euro.
Chiude la classifica una compatta appena rivoluzionata nel design: la Renault Clio E-Tech. Il sistema full hybrid da 160 CV combina ottime prestazioni e consumi ridotti, con una guida piacevole sia in città sia fuori porta. Renault ha lavorato molto anche sul comfort e sulla qualità dell’abitacolo, oggi tra i migliori del segmento B. La Clio convince inoltre per tecnologia, spazio interno e design, sempre elegante ma più maturo rispetto al passato. Il prezzo parte da 24.900 euro.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 12:00:48 +0000La F1 definisce il proprio futuro relativo alle power unit attraverso un pacchetto normativo che riequilibra la potenza tra motore termico ed elettrico: mossa che entrerà in vigore dal 2027. L’accordo di massima, punta a una maggiore equità sportiva e alla semplificazione delle procedure per team e piloti.
Il traguardo finale di questo lungo percorso normativo è già stato fissato: il Consiglio Mondiale del Motorsport riceverà a breve le proposte definitive per una votazione elettronica che ufficializzerà le regole del domani. Al centro di questa trasformazione, programmata in linea di principio per il 2027, c’è una profonda modifica dell’architettura hardware delle Power Unit.
La FIA ha deciso di intervenire sul cuore pulsante delle vetture per ripristinare un equilibrio più tradizionale e performante: il motore a combustione interna (ICE) vedrà un incremento di potenza nominale di circa 50 kW. Questo aumento sarà reso possibile grazie a una revisione verso l’alto del flusso di carburante, una scelta che punta a ridare centralità alla componente endotermica.
Il tutto, in attesa di un futuro dove i motori V8 continuano a essere un richiamo suggestivo per tutto l’ambiente. Ma ogni spinta in avanti richiede un contrappeso: per mantenere la stabilità del sistema, la FIA ha sceglie una riduzione simmetrica di 50 kW sulla potenza erogata dal sistema di recupero dell’energia (ERS). Operazione studiata per rendere l’erogazione della potenza più gestibile e intuitiva.
Sebbene l’accordo di massima sia solido, il lavoro non è affatto concluso: i gruppi tecnici composti dai costruttori e dai rappresentanti delle scuderie, di fatto, sono severamente impegnati in discussioni serrate per definire ogni singolo dettaglio di questi cambiamenti prima del voto finale. L’obiettivo è consegnare uno sport dove la competizione non sia dettata solo dalla gestione delle batterie.
Serve una forza meccanica maggiore, più pura e bilanciata. Questo sforzo legislativo per la stagione di Formula 1 2027 non viaggia isolato. Al contrario si poggia sulla necessità di rendere l’attuale corpo normativo 2026 più efficiente e snello. Non ci saranno rivoluzioni in corsa, è un qualcosa che non si può fare. La collaborazione tra FIA, FOM e produttori di Power Unit è totale. Esempio il discorso legato all’ADUO.
All’interno di questo scenario, vige l’intento di evitare zone d’ombra normative che potrebbero minare la correttezza sportiva. Ogni modifica strutturale discussa mira quindi a tutelare l’interesse supremo dello sport. Questo tenendo ben presente un elemento: la FIA ha tutta l’intenzione di garantire che le norme siano comprensibili e che la sfida in pista rimanga il fulcro dell’intero spettacolo automobilistico.
Prima di arrivare alle grandi rivoluzioni tecnologiche del prossimo biennio, la F1 deve affrontare sfide molto più immediate, focalizzate sulla protezione degli atleti. Già dal Canada, potrebbero arrivare miglioramenti delle misure di segnalazione visiva lungo il tracciato. Non si tratta di interventi isolati: la FIA ha una fitta agenda che prevede la comunicazione costante di nuove direttive ai team.
Tra i punti chiave spiccano le procedure per incrementare la sicurezza durante le delicatissime fasi della partenza e l’introduzione di soluzioni innovative per proteggere i piloti quando l’asfalto è bagnato, riducendo i rischi legati alla visibilità e al controllo della vettura in condizioni estreme. Queste decisioni non sono frutto di teorie a tavolino, ma nascono dai dati concreti raccolti e analizzati nelle prime gare.
Mentre le nuove nuove norme implementate a Miami sull’ibrido hanno alzato sensibilmente gli standard di sicurezza e ridotto lo sfruttamento eccessivo delle risorse tecniche da parte dei team. Risultato: aumento della competitività generale, confermando che la direzione intrapresa è quella corretta. Processo di trasformazione tramite dei vertici tra team principal, i delegati della FOM e le case costruttrici.
Le innumerevoli consultazioni delle ultime settimane hanno trasformato una serie di proposte in un piano d’azione concreto. In questo clima di cooperazione, la F1 si prepara a lasciarsi alle spalle le complessità del passato per abbracciare un’era dove la potenza, la sicurezza e la semplicità normativa tornano a essere i pilastri fondamentali della massima categoria del motorsport.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 11:39:33 +0000Il 2026 si sta delineando come l’anno della definitiva consacrazione per la tecnologia full hybrid in Italia. Quella che un tempo era una soluzione quasi esclusiva di Toyota si è trasformata in un pilastro del mercato, raggiungendo una quota record del 15,1% nel febbraio di quest’anno. Questa crescita è alimentata da un’offerta sempre più vasta che vede protagonisti non solo i marchi storici, ma anche nuove realtà cinesi e giganti europei pronti a una storica inversione di rotta tecnologica.
Una delle novità più attese per gli ultimi mesi del 2026 riguarda la Dacia Sandero Stepway, il modello di punta del marchio che si arricchirà della versione Hybrid 155. Questa motorizzazione eredita il sistema propulsivo già apprezzato su Duster e Bigster, basato su un motore 4 cilindri 1.8 a benzina da 109 CV abbinato a due motori elettrici.
Il sistema genera una potenza complessiva di 155 CV e una coppia di 172 Nm, lavorando in parallelo per garantire la trazione. Grazie a una batteria da 1,4 kWh che si ricarica costantemente nelle fasi di decelerazione, la Sandero Stepway promette di viaggiare in città in modalità elettrica per l’80% del tempo, permettendo medie superiori ai 20 km con un solo litro di carburante. Il prezzo dovrebbe posizionarsi in una fascia competitiva, tra i 20.200 e i 24.900 euro.
Ottobre 2026 segnerà un momento storico per il Gruppo Volkswagen con l’arrivo della T-Roc full hybrid. Si tratta di uno dei primi modelli del marchio ad adottare questo schema tecnico, segnando un parziale distacco dalla strategia incentrata esclusivamente sull’elettrico puro. Il sistema utilizza il 4 cilindri TSI evo2 da 150 CV unito a un modulo ibrido con due motori elettrici e una batteria agli ioni di litio da 1,6 kWh.
Questa tecnologia permette tre modalità di funzionamento: parallelo, serie (dove il termico funge da generatore) o puramente elettrico. Disponibile con potenze di 136 e 170 CV, la T-Roc full hybrid avrà un listino che si preannuncia superiore ai 41.350 euro. Seguendo questa scia, a dicembre 2026 è attesa anche la versione full hybrid della Volkswagen Golf, consolidando questa nuova direzione tecnica del gruppo.
Il panorama estivo sarà invece dominato dalle nuove generazioni di Mercedes-Benz CLA Shooting Brake e GLB, attese tra giugno e luglio. Sebbene tecnicamente definite “mild hybrid”, queste vetture si comportano di fatto come delle full hybrid grazie alla collocazione del motore elettrico nel cambio, che permette spostamenti a zero emissioni per tratti brevi ma frequenti.
Spostando lo sguardo verso l’autunno, tra gli ultimi mesi del 2026 e l’inizio del 2027, debutterà l’Omoda 4. Questo crossover dalle linee spigolose e futuristiche presenterà un sistema da 204 Cv, dove il motore 1.5 turbo benzina agirà principalmente come generatore per la ricarica della batteria. Il prezzo stimato oscillerà tra i 25 e i 30 mila euro. Infine, entro la fine dell’anno, il mercato accoglierà anche la Lepas L4 e la variante full hybrid della Kia Seltos, quest’ultima dotata di un innovativo sistema di rigenerazione automatica basato sui dati del traffico e della navigazione.
Queste novità testimoniano come il full hybrid non sia più un’alternativa di nicchia, ma la risposta concreta del settore auto per chi cerca efficienza e facilità d’uso senza rinunciare alle prestazioni.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 10:55:58 +0000L’officina del prossimo futuro non sarà più soltanto un luogo di chiavi inglesi e odore di lubrificante, ma si trasformerà in un sofisticato centro di analisi digitale. L’Unione Europea sta infatti tracciando i contorni di una vera e propria rivoluzione per la revisione auto, con l’obiettivo di rendere le strade più sicure e i controlli più aderenti alla realtà tecnologica dei veicoli moderni.
La commissione Trasporti del Parlamento Ue ha recentemente approvato una bozza di posizione che riscrive le regole delle ispezioni periodiche, introducendo novità che spaziano dalla sicurezza attiva alla lotta alle frodi.
Uno dei punti più discussi riguardava la frequenza dei controlli. La Commissione Europea aveva inizialmente proposto di rendere annuale la revisione per i veicoli con più di dieci anni di anzianità . Tuttavia, gli eurodeputati hanno respinto questa proposta, ritenendola una misura sproporzionata e priva di prove sufficienti sulla sua reale efficacia nella riduzione degli incidenti.
Per ora, dunque, resta confermata la cadenza biennale, una scelta accolta con favore come un segnale di sollievo per i consumatori e le piccole medie imprese, evitando di gravare ulteriormente sui loro bilanci. Resta comunque salva la facoltà dei singoli Paesi di imporre controlli più frequenti a livello nazionale se lo riterranno opportuno.
Il cambiamento più profondo riguarda l’oggetto dei test. Se oggi l’ispezione si concentra su freni, sterzo, pneumatici ed emissioni, domani il tecnico dovrà interrogare il “cervello” elettronico dell’auto. La commissione ha votato per includere nel protocollo di revisione i sistemi ADAS, gli airbag e la frenata automatica d’emergenza.
Questa evoluzione è dettata dalla crescente complessità dei veicoli moderni, sempre più ricchi di sensori e software che richiedono verifiche specifiche. Un capitolo dedicato sarà riservato ai veicoli elettrici e ibridi, per i quali verranno introdotti nuovi elementi di prova specifici per le batterie e i motori elettrici, rendendo l’operazione complessivamente più tecnica e potenzialmente più costosa rispetto al passato.
La nuova normativa punta a chiudere il cerchio anche sulla manutenzione obbligatoria. In futuro, la revisione verificherà se il veicolo è stato sottoposto a eventuali richiami di sicurezza obbligatori ordinati dai costruttori. Se l’auto non avrà risposto a tali richiami, non potrà superare l’ispezione.
Parallelamente, si intensifica la lotta contro la manomissione dei contachilometri. Gli eurodeputati propongono l’obbligo per le officine di registrare le letture dei chilometri durante ogni riparazione superiore a un’ora, inserendo poi i dati in un database nazionale. Questo sistema, alimentato anche dai dati dei veicoli connessi forniti dai costruttori, mira a eradicare le frodi nel mercato dell’usato.
Per facilitare la vita dei cittadini europei, la bozza introduce la possibilità di effettuare la revisione all’estero, ovvero in un Paese dell’Unione diverso da quello di immatricolazione. In questo caso, verrà rilasciato un certificato temporaneo di idoneità valido per sei mesi, obbligando comunque il proprietario a effettuare il controllo successivo nel Paese d’origine.
Sul fronte ambientale, la commissione suggerisce di monitorare le emissioni di particolato e ossidi di azoto (NOx), sebbene l’introduzione di tali misurazioni resti su base volontaria per i singoli Stati. È stato inoltre fissato l’obiettivo di controllare su strada almeno il 5% dei veicoli di ogni Paese per verificarne la conformità ambientale. Infine, stop alla flessibilità per le motociclette di grossa cilindrata (oltre 125 cc): i controlli periodici diventeranno obbligatori e rigorosi anche per loro.
Questo pacchetto di riforme, il cui voto definitivo in plenaria è atteso per la fine di maggio 2026, promette di trasformare la revisione in un filtro tecnologico d’eccellenza, alzando l’asticella della sicurezza stradale in tutta Europa.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 09:50:54 +0000Oggi in questo articolo su Virgilio Motori rispondiamo alla mail del Signor Patrizio che ci scrive
Ho una MG3 Hybrid+ alimentata a benzina, nella quale sono stati inseriti circa 10 litri di diesel. Dopo il consiglio di un altro automobilista, è stata aggiunta anche benzina per diluire il carburante errato, percorrendo poi circa 3 km per tornare a casa. Quanto mi costa questo danno?
Fare rifornimento con il carburante sbagliato è uno degli errori più comuni tra gli automobilisti, soprattutto quando si cambia auto o si guida un modello ibrido poco conosciuto. E capita più spesso di quanto si pensi: basta una distrazione di pochi secondi alla pompa. Solitamente la pompa del rifornimento diesel non entra nel bocchettone benzina, ma in alcune modelli di auto questo accorgimento non è stato previsto ed il bocchettone è standard.
Diciamo subito la buona notizia: se l’auto è stata usata pochissimo e verrà portata subito in officina per lo svuotamento del serbatoio, nella maggior parte dei casi si evitano danni gravi.
In un motore benzina moderno — soprattutto su un’ibrida — il diesel crea problemi di combustione. Il motore può iniziare a girare male, perdere potenza, fumare o spegnersi. Tuttavia, rispetto alla situazione opposta (benzina dentro un diesel), il rischio di danni irreversibili è generalmente inferiore.
Il fattore decisivo è quanto si è guidato con il carburante contaminato
Nel caso specifico, aver percorso solo circa 3 km potrebbe aver limitato molto i danni.
Molti automobilisti provano a “diluire†il diesel facendo il pieno di benzina. È una soluzione improvvisata che talvolta permette all’auto di continuare a funzionare per pochi chilometri, ma non elimina il problema.
La scelta corretta resta sempre
Se il problema viene affrontato subito, senza danni meccanici importanti, molti meccanici per un semplice svuotamento con pulizia leggera chiedono tra 150 e 300 euro, soprattutto se il motore non ha manifestato sintomi gravi.
Se invece il diesel ha iniziato a compromettere pompa o iniettori, i costi possono salire rapidamente oltre i 1.000 euro.
| Intervento | Costo indicativo |
|---|---|
| Svuotamento serbatoio | 100 – 300 € |
| Lavaggio impianto carburante | 300 – 800 € |
| Sostituzione filtro carburante | 20 – 100 € |
| Danni a pompa/iniettori | da 1.000 € in su |
Data articolo: Mon, 11 May 2026 09:34:04 +0000
La data del 16 maggio 2026 è ormai cerchiata in rosso sul calendario di migliaia di proprietari di monopattini elettrici, ma l’avvicinarsi della scadenza sta portando con sé un’ombra di incertezza: il rischio concreto di pesanti ritardi nell’erogazione delle nuove targhe. Nonostante l’obbligo sia imminente, molti utenti si trovano oggi intrappolati in un imbuto burocratico causato dall’altissimo numero di richieste che sta congestionando gli uffici della Motorizzazione.
Assoutenti ha già lanciato un grido d’allarme, evidenziando come moltissimi cittadini rischino di non riuscire a ricevere il contrassegno in tempo utile, nonostante si siano attivati correttamente. Resta ancora senza risposta, infatti, il dubbio cruciale: chi ha già presentato la domanda ma riceverà il “targhino” dopo il 16 maggio potrà continuare a circolare senza incorrere in pesanti sanzioni? Vediamo gli scenari.
Mentre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) è chiamato a fornire chiarimenti urgenti, il Portale dell’automobilista ammette la pressione sul sistema, assicurando un monitoraggio continuo e un progressivo ampliamento degli appuntamenti liberi presso gli uffici. Tuttavia, la realtà narrata da molti utenti descrive una situazione differente, dove ottenere uno slot prima della scadenza sembra quasi impossibile.
Chi ha prenotato troppo tardi è stato addirittura invitato a valutare la cancellazione e la riprogrammazione, sperando di intercettare date antecedenti rese disponibili da altri utenti. È una vera corsa contro il tempo che mette a nudo le difficoltà di una macchina burocratica chiamata a targare, in poche settimane, una flotta di mezzi che finora aveva vissuto nell’ombra normativa.
Ottenere questo famigerato contrassegno identificativo non è solo una sfida logistica, ma anche un costo da mettere a bilancio. L’operazione può essere gestita in autonomia attraverso il Portale dell’automobilista, con una spesa fissata intorno ai 35 euro che copre bollo, diritti di motorizzazione e costi di produzione. Per chi invece preferisce delegare la pratica a un’agenzia specializzata, il costo sale a circa 80 euro. Una volta ottenuto il tagliando, la legge è descrittiva e precisa sulla sua collocazione: deve essere apposto sul parafango posteriore o sul piantone dello sterzo, rispettando criteri rigorosi di orientamento, verticalità e leggibilità .
Ignorare queste nuove regole, o trovarsi sprovvisti della targa a causa dei ritardi, può costare carissimo. Le sanzioni amministrative per chi circola senza il “targhino” variano da 100 a 400 euro. Questa pressione sanzionatoria è ciò che più preoccupa le associazioni dei consumatori, che chiedono al MIT di intervenire per evitare che la congestione degli uffici pubblici si trasformi in una ingiusta pioggia di multe sui cittadini che hanno già adempiuto ai loro doveri burocratici.
Se il fronte della targa è caldo, quello dell’assicurazione vive una fase di transizione altrettanto complessa. Su richiesta dell’Ania, l’obbligo di dotarsi di una polizza specifica è stato prorogato di due mesi, con la nuova scadenza fissata al 16 luglio 2026. Tuttavia, non basterà una generica assicurazione RC capofamiglia: la nuova normativa richiede una polizza che riporti esplicitamente il codice del contrassegno identificativo del mezzo.
Per i primi due anni, inoltre, non sarà attivo il sistema dell’indennizzo diretto; per i sinistri si applicherà la procedura di risarcimento ordinario, dove il danneggiato dovrà rivolgersi alla compagnia del responsabile civile. Questo biennio di monitoraggio servirà all’Ivass per raccogliere dati sull’andamento dei sinistri e costruire, in futuro, un forfait nazionale per i risarcimenti.
L’era del monopattino “libero” volge dunque al termine, lasciando spazio a un regime regolatorio che mira a integrare questi mezzi nel Codice della Strada. Il successo di questa impresa moderna, però, dipenderà dalla capacità delle istituzioni di gestire l’ondata di richieste, evitando che la sicurezza stradale resti impigliata nelle maglie della burocrazia.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 08:33:16 +0000Il 2026 si è aperto come un anno di profonda resistenza per il bilancio domestico degli italiani, un periodo in cui il display della stazione di servizio è diventato il barometro di una crisi che soffia forte dai conflitti internazionali. In questo scenario di incertezza, il fulcro della strategia di sopravvivenza economica si è concentrato su una parola d’ordine: taglio delle accise. La gestione del costo dei carburanti, infatti, non è più solo una questione tecnica, ma rappresenta la prima linea di difesa contro un carovita che minaccia di travolgere il potere d’acquisto. Ma non è tutto, ci sono altre criticità che preoccupano gli italiani in questo momento storico.
Nel cuore di questa tempesta energetica, la risposta del Governo si è concretizzata in una mossa difensiva fondamentale: la proroga del taglio delle accise. Quello che inizialmente era stato concepito come un intervento a breve termine ha trovato nuova linfa in un decreto ministeriale che sposta ufficialmente la scadenza al 22 maggio 2026. Non si tratta di una semplice variazione di calendario, ma di un tentativo di coprire settimane cruciali di instabilità , estendendo la protezione oltre il termine del 10 maggio precedentemente fissato dal Consiglio dei Ministri.
Questa decisione, già anticipata dalla premier Giorgia Meloni a fine aprile, risponde alla necessità di contrastare i rincari di benzina e diesel direttamente correlati alle tensioni divampate in Medio Oriente. La logica economica dietro lo “scudo” è tanto pragmatica quanto innovativa: il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha confermato che il prolungamento del taglio non peserà sui cittadini come un nuovo debito, poiché sarà interamente finanziato attraverso l’extragettito IVA. In pratica, lo Stato utilizza le maggiori entrate derivanti dall’aumento dei prezzi per restituire ai cittadini un po’ di ossigeno alla pompa, cercando di stabilizzare una situazione che rischiava di sfuggire al controllo.
Il costo dei carburanti agisce come un veleno invisibile che si diffonde lungo ogni chilometro d’asfalto, colpendo non solo chi guida per necessità personale, ma anche la complessa rete dei trasporti che rifornisce l’Italia. Senza un intervento mirato sulle accise, la dinamica dei prezzi si trasformerebbe in un freno a mano tirato per l’intera economia.
Le istituzioni monitorano con attenzione l’evolversi dei conflitti internazionali, consapevoli che ogni rincaro del barile si traduce istantaneamente in una contrazione del potere d’acquisto delle famiglie, costrette a sacrificare altre spese per poter continuare a lavorare e circolare.
Mentre la battaglia principale si combatte attorno al prezzo del litro, il resto del panorama economico descrive un quadro altrettanto complesso dove le bollette di luce e gas e i rincari alimentari completano l’offensiva contro il risparmio privato.
Secondo le analisi della Cna e della Cgia di Mestre, lo shock energetico complessivo costerà al Paese quasi 29 miliardi di euro solo nel 2026, con un aggravio medio per famiglia che oscilla tra i 1.000 e i 1.300 euro per i nuclei più numerosi. Questo aumento generalizzato, che colpisce anche i costi di produzione agricola per oltre 255 euro ad ettaro, si trasmette rapidamente dai campi allo scaffale del supermercato, erodendo silenziosamente la fiducia dei consumatori e rallentando la crescita interna.
La proroga del 22 maggio rappresenta dunque una tregua, ma non la fine del conflitto economico. Per evitare che il sollievo sulle accise venga vanificato da speculazioni, il Governo ha avviato una fase di monitoraggio serrato. I ministri Lollobrigida e Urso hanno programmato incontri con la grande distribuzione per mappare con precisione chirurgica la correlazione tra costi di trasporto, prezzi energetici e margini di guadagno.
L’obiettivo è chiaro: garantire che la qualità della vita e la libertà di movimento degli italiani non diventino merce di scambio in un mercato globale dominato dall’incertezza, puntando su una trasparenza che permetta a tutti di affrontare il 2026 con un briciolo di serenità in più.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 07:27:31 +0000Fabio Quartararo e Johann Zarco a Le Mans sentono aria di casa e trovano sempre il modo di estrarre il massimo potenziale, rispettivamente, da Yamaha e Honda. Il vincitore dell’edizione 2024 è stato il più veloce delle prequalifiche del GP di Francia, con il giro record di 1’29â€907. Nella sessione asciutta si sono visti i primi capitomboli con le scivolate di Pedro Acosta e Francesco Bagnaia.
Johann Zarco ha chiuso davanti a Fabio Di Giannantonio e il numero 63 del team factory della Ducati, che ha fatto il tempo prima di crollare al suolo. Quarto crono per Alex Marquez con la Ducati del team Gresini Racing, quinto per la Honda di Joan Mir. Sesto e settimo tempo per le Aprilia ufficiali di Jorge Martin e Marco Bezzecchi, mentre Marc Marquez sulla Rossa è apparso subito in affanno.
Le qualifiche sono state uno spettacolo con miglior tempo siglato da Francesco Bagnaia. Quest’ultimo non strappava una pole position dal GP di Malesia dello scorso ottobre. Il torinese ha siglato un super 1:29.634, battendo di 12 millesimi il compagno di squadra e di 23 millesimi Marco Bezzecchi. Una prima fila infuocata e una seconda che si è aperta con Fabio Di Giannantonio, a soli 65 millesimi dal poleman, davanti a Pedro Acosta e Fabio Quartararo.
Pecco, alla pole numero 28 in top class, si era lamentato anche dell’abbassatore, forse allarmato dal record della pista (1:29.288) siglato da Marc Marquez nel Q1. Il talento di Cervera non è riuscito a ripetersi nel momento clou della qualifica e i problemi sono arrivati puntali nella Sprint Race, dove sono state le Aprilia di Jorge Martin e Marco Bezzecchi a salire in cattedra.
A Le Mans i rider si sono dati battaglia con un Bezzecchi partito a fionda in Curva-1. L’italiano ha preso il comando nei primi metri, ma con un capolavoro assoluto nella S successiva Jorge Martin ha strappato al compagno di squadra dell’Aprilia la leadership. Marc Marquez, in lotta inizialmente con Pecco Bagnaia, è crollato anche alle spalle di Mir prima dello schianto che gli ha procurato la rottura del quinto metatarso del piede destro.
Al di là del pericolosissimo high-side che non ha permesso al 9 volte iridato di correre il GP di Francia, il pilota è volato in Spagna per operarsi anche alla spalla destra che, dopo il tonfo di Mandalika del 2025, continua a dargli noia. Si tratta di un intervento programmato perché il ducatista non riusciva più a gestire la mobilità del braccio. Una vite piegata toccava il nervo radiale e influiva sull’arto, creando un problema anche nella posizione di guida sulla moto. L’inseguimento alla decima corona iridata pare già compromesso.
Quarto posto per Pedro Acosta sulla KTM, che ha preceduto Fabio Quartararo, Joan Mir e Ai Ogura (Aprilia Trackhouse). Completano la top-10 un deludente Alex Marquez (ottavo con la Ducati Gresini) e le LCR di Diogo Moreira e Johann Zarco. Sono finiti al suolo Fabio Di Giannantonio, Franco Morbidelli, Enea Bastianini e Luca Marini. Jorge Martin si è confermato uno specialista delle Sprint Race, mandando un segnale al Bez.
Allo spegnimento dei semafori Marco Bezzecchi è scattato come un fulmine, mentre alle sue spalle Bagnaia è rimasto in un groviglio di moto, scivolando alle spalle anche di Fabio Quartararo, Pedro Acosta e Fabio Di Giannantonio. A Jorge Martin non è riuscita la partenza a fionda della Sprint Race e ha girato in settima posizione. Al primo giro è scivolato Alex Marquez, rimanendo al suolo per qualche istante di paura.
Marco Bezzecchi ha dettato sin dai primi istanti un ritmo costante, mentre alle sue spalle il campione della Yamaha è stato scavalcato da Acosta e Bagnaia. Ancora più indietro Jorge Martin ha cominciato la sua rimonta, liberandosi di Joan Mir e Ai Ogura. Pecco, all quinta tornata, ha sverniciato Fabio Quartararo, mettendo nel mirino Pedro Acosta. Al settimo giro il torinese ha superato di gran carriera l’enfant prodige della KTM, cucendo il gap dalla ruota posteriore dell’Aprilia RS-GP26 del leader romagnolo. Come al solito il torinese ha sbagliato ed è finito al suolo, mandando alle ortiche la possibilità di giungere sul podio.
Entusiasmante la sfida tra Jorge Martin e Di Giannantonio che se ne sono date di santa ragione per la quarta posizione. Martin ha approfittato della caduta di Pecco e si è portato a 9 giri dal termine della corsa al secondo posto, scavalcando con scioltezza Acosta. Martinator ha superato Bezzecchi a 3 tornate dalla fine con una super manovra. A Le Mans 3 Aprilia davanti a tutte sul podio hanno fatto al storia con Ogura del team satellite che ha sopravanzato Acosta nel finale.
Jorge Martin: 10 e lode – Garona del madrileno che con grande aggressività ha rimontato con sorpassi chirurgici. Il suo ritmo a Le Mans è stato indiavolato e, a 3 giri dalla fine, ha completato un capolavoro, battendo il teammate. Tornato alla vittoria dopo quasi 600 giorni, in una fase importante, ha comandato la tripletta storica per l’Aprilia, portandosi in graduatoria a -1 dal Bez.
Marco Bezzecchi: 8 – Gran Premio solitario grazie una super partenza, ma sul più bello a pochi km dal traguardo si è dovuto piegare alla furia di Martinator. Si è tenuto stretto il secondo posto e la leadership del mondiale in vista della prossima sfida catalana.
Fabio Quartararo: 7,5 – Premiamo il francese che su una M1 inguidabile è riuscito a portarla al traguardo in sesta posizione dopo una partenza da applausi alle spalle del plotone di Aprilia. Inavvicinabile anche la KTM di Acosta e la Ducati di Fabio Di Giannantonio, ancora una volta migliore ducatista della domenica.
Pecco Bagnaia: 5,5 – Pole position, ritmo costante al vertice e sorpassi chirurgici. Senza la pressione di Marc Marquez avrebbe potuto avere un immenso beneficio in questa fase di campionato, ma tutto è durato troppo poco. La Ducati Desmosedici GP26 si è espressa bene nei primi settori dell’iconica pista transalpina, ma alla fine Pecco è caduto sul più bello. Non riesce a scrollarsi la pressione dalle spalle e lo si è visto in partenza e nella fase di pressing di Acosta. A salvare la faccia alla Casa di Borgo Panigale ci ha pensato ancora una volta Di Giannantonio (voto 6,5).
Brad Binder: 3 – Gara pessima del sudafricano che da valore aggiunto per KTM è diventato un problema. Pedro Acosta (voto 7,5) lo sta surclassando e, nonostante l’esperienza, non merita ad oggi una conferma per il nuovo corso della Casa austriaca. La caduta ha evitato un quattordicesimo posto al traguardo.
Alex Marquez: 2 – Dopo l’exploit di Jerez de la Frontera lo spagnolo del team Gresini Racing è crollato al suolo nelle prime battute. Non avrebbe mai immaginato un inizio di stagione così complicato sulla Desmosedici GP26. Questa caduta pesa come un macigno in ottica classifica mondiale con un gap dalla vetta di 73 punti, esattamente come il numero che porta sul cupolino.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 06:22:45 +0000Renault Master E-Tech è uno dei modelli che raccontano meglio la nuova fase dei veicoli commerciali elettrici. Non si parla più soltanto di furgoni adatti per fare pochi chilometri in città , ma di mezzi da lavoro capaci di offrire un’adeguata autonomia, capacità di carico importante e una guida molto più vicina alle esigenze quotidiane di professionisti, aziende e flotte.
La nuova generazione nasce su una piattaforma pensata per più alimentazioni, quindi non dà l’impressione di essere una semplice conversione elettrica. La batteria è integrata senza penalizzare troppo il vano di carico, la cabina è più moderna e l’efficienza aerodinamica è stata curata con attenzione. Renault dichiara fino a 460 km di autonomia WLTP per la versione più capace, un dato che alza parecchio l’asticella rispetto al passato. Lo abbiamo guidato a Milano nelle ore di punta e in tangenziale, ed ecco cosa è emerso da questa prova.
Renault Master resta un grande furgone, con dimensioni importanti e un frontale robusto. Però ora appare più pulito, moderno e studiato. Renault parla di impostazione “Aerovanâ€, cioè di un lavoro sull’aerodinamica pensato per ridurre i consumi e migliorare l’autonomia, caratteristica che su un mezzo di queste dimensioni non è un dettaglio secondario, perché ogni miglioramento nella resistenza all’aria può tradursi in chilometri utili.
Il frontale verticale, i fari sottili, la firma luminosa e le superfici più raccordate danno al Master E-Tech un’immagine più contemporanea, senza snaturarlo. Rimane un veicolo professionale, pensato per caricare, muoversi in città , affrontare tangenziali e consegne, ma con un’impostazione più raffinata rispetto alla generazione precedente.

Uno dei punti centrali è la capacità di carico, in quanto il Master E-Tech offre diverse configurazioni di carrozzeria e volumi importanti, arrivando nelle versioni più grandi fino a circa 22 metri cubi. La portata può raggiungere valori interessanti anche nella versione elettrica, rendendolo adatto a utilizzi professionali veri e non solo a missioni leggere.
La batteria sotto il pianale aiuta a conservare uno spazio interno regolare. Questo permette di caricare pallet, attrezzature o merci senza dover cambiare troppo le abitudini di lavoro. È proprio qui che il Master E-Tech sembra più convincente: non chiede di rinunciare al senso pratico del furgone tradizionale, ma prova ad aggiungere silenzio, reattività e costi di gestione potenzialmente più bassi.
A bordo il salto rispetto al passato è evidente, la cabina è più curata, meglio organizzata e più vicina a quella di un’auto moderna. La plancia è orientata verso chi guida, i vani portaoggetti sono numerosi e l’ambiente risulta pensato per chi passa molte ore al volante.
Molto utile la seduta centrale trasformabile in tavolino, una soluzione pratica per compilare documenti, appoggiare un computer o gestire una pausa durante la giornata. La cabina può diventare così una piccola postazione di lavoro mobile. La sensazione generale è positiva: il Master resta robusto e razionale, ma non dà più l’idea del furgone spartano.

Il sistema multimediale è uno degli aspetti più interessanti. Il Master può contare su un display centrale da 10 pollici con sistema OpenR Link e integrazione Google. Su un mezzo elettrico questo conta molto, perché la navigazione non serve solo a trovare una strada: aiuta anche a gestire meglio ricariche, traffico, tempi di percorrenza e autonomia.
L’interfaccia è semplice e abbastanza immediata. Per un professionista è un vantaggio concreto, perché durante il lavoro non c’è tempo da perdere tra menu complicati. Buona anche la dotazione di assistenze alla guida, con sistemi utili nelle manovre, nel traffico e nei percorsi extraurbani.
La gamma elettrica prevede due configurazioni principali. La versione d’ingresso monta una batteria più piccola ed è pensata soprattutto per utilizzi urbani e tragitti prevedibili. La variante più interessante adotta invece una batteria da 87 kWh e un motore da 105 kW, pari a circa 143 CV, con autonomia dichiarata fino a 460 km WLTP.
È un passo avanti notevole rispetto al vecchio Master E-Tech, che nelle prime versioni elettriche offriva potenza più contenuta e un’autonomia intorno ai 200 km. Naturalmente il dato reale dipende da carico, percorso, temperatura e stile di guida. Un furgone pieno, usato spesso in autostrada, consumerà più energia, però la nuova base tecnica rende l’elettrico molto più credibile per tante attività professionali.
Alla guida il Master E-Tech convince per la sua naturalezza. La partenza è pronta, la spinta è lineare e nel traffico cittadino il silenzio rende tutto meno stancante. Rispetto a un diesel, l’elettrico elimina vibrazioni e rumore del motore, migliorando il comfort soprattutto nelle giornate con molte soste e ripartenze. In modalità Normal la risposta è vivace, anche più di quanto ci si aspetterebbe da un furgone, mentre la modalità Eco addolcisce l’erogazione e aiuta a gestire meglio consumi e autonomia.
Nelle manovre il veicolo resta ingombrante, ma lo sterzo leggero e la buona visibilità aiutano. Il comando del cambio dietro al volante, invece, può richiedere un po’ di abitudine ed è stato indicato tra gli aspetti meno intuitivi anche nella prova di Motor1. La frenata rigenerativa è utile e permette di ridurre spesso l’uso del pedale del freno. Non è solo una questione di efficienza: nel lavoro quotidiano rende la guida più fluida e meno faticosa.
La versione con batteria da 87 kWh può ricaricare in corrente continua fino a 130 kW, recuperando una buona quantità di autonomia durante una sosta rapida. In corrente alternata, con caricatore da 22 kW, il Master può essere ricaricato in tempi compatibili con una pausa lunga o con la sosta notturna in deposito. Questo è il punto decisivo: il Master E-Tech funziona bene quando l’azienda può organizzare la ricarica.
Per chi rientra ogni sera in sede, percorre tragitti regolari e lavora molto in città , l’elettrico può diventare una soluzione concreta. Per chi invece fa lunghe percorrenze imprevedibili, il diesel resta ancora più flessibile.
Il Renault Master E-Tech è un furgone elettrico riuscito perché non prova ad essere quello che non è, offre spazio, comfort, autonomia interessante e una cabina finalmente moderna. La guida è facile, silenziosa e meno affaticante rispetto a un diesel, mentre la tecnologia di bordo aiuta davvero nel lavoro quotidiano; è uno dei grandi van elettrici più convincenti del momento. Per flotte, consegne urbane, artigiani e aziende con percorsi programmabili, il Master E-Tech non è più solo una scelta ecologica: può diventare un vero strumento di lavoro.
Renault Master E-Tech Electric parte da 47.230 euro secondo il sito ufficiale Renault Professional, ma per le versioni più grandi o con batteria “long rangeâ€, il listino sale: il Master E-Tech T35 long range PL-TM Furgone costa 56.930 euro
Data articolo: Mon, 11 May 2026 06:08:00 +0000Il giorno 11 maggio 2026 sono previsti sette scioperi nel settore aereo sull’intero territorio nazionale e interregionale. Gli scioperi coinvolgono diverse società operanti negli aeroporti di Roma Fiumicino, Roma Ciampino, Napoli, Palermo, Milano Malpensa e Cagliari, con modalità e orari diversificati tra le 10:00 e le 18:00. Di seguito, tutti i dettagli relativi a ciascun sciopero in programma.
È indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 12.00 alle 16.00, che coinvolge il servizio aereo, in particolare il personale della società ADR Security negli aeroporti di Fiumicino e Ciampino (Roma). Lo sciopero, di rilevanza nazionale, è proclamato dal sindacato FAST-CONFSAL.
Per il personale della società ENAV ACC Roma, è proclamato uno sciopero nazionale di 8 ore, dalle 10.00 alle 18.00. Lo sciopero è indetto dal sindacato RSA UILT-UIL.
Un altro sciopero coinvolge il personale ENAV dell’aeroporto di Napoli, con rilevanza interregionale. Lo sciopero durerà 8 ore, dalle 10.00 alle 18.00, e sarà gestito dal sindacato RSA UILT-UIL.
È previsto uno sciopero nazionale della durata di 8 ore, dalle 10.00 alle 18.00, che coinvolge piloti e assistenti di volo della compagnia Easyjet Airlines Limited. I sindacati coinvolti sono FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC.
Presso l’aeroporto di Palermo hanno luogo due scioperi interregionali. Il primo riguarda il personale delle società GH Palermo, ASC Handling e Aviapartner Palermo ed è di 4 ore, dalle 12.00 alle 16.00, indetto da OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL T.A..
Il personale delle società del gruppo Sogaer (Sogaer, Sogaerdyn, SogaerSecurity) operanti presso l’aeroporto di Cagliari osserverà uno sciopero di 4 ore, dalle 13.00 alle 17.00. Sindacati promotori: OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL.
All’aeroporto di Milano Malpensa è previsto uno sciopero nazionale di 4 ore, dalle 13.00 alle 17.00, che coinvolge il personale delle società ALHA e MLE-BCUBE. I sindacati che hanno proclamato lo sciopero sono OST CUB TRASPORTI e USB Lavoro Privato.
Fonte: Mit
Data articolo: Mon, 11 May 2026 06:00:00 +0000La XPENG P7+ ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale. La vettura, infatti, si è aggiudicata il prestigioso Red Dot Design Award, uno dei premi di design più importanti al mondo e, da tempo, un riconoscimento prestigioso e molto ambito dalle Case attive sul mercato delle quattro ruote. Ecco tutti i dettagli in merito al premio ottenuto dalla nuova vettura pronta a ritagliarsi uno spazio da protagonista in Italia.
La nuova edizione del Red Dot Design Award vede anche XPENG tra i vincitori: la XPENG P7+, infatti, ha conquistato un importante riconoscimento nella categoria design di prodotto. La vettura, lunga 5,07 metri, punta su un mix tra l’eleganza sportiva tipica di una berlina dalle linee filanti e la caratteristica spaziosità delle station wagon europee.
La vettura è realizzata con una grande attenzione all’aerodinamica, che si traduce in un  coefficiente di resistenza (Cx) di appena 0,211 e, quindi, in un’efficienza al top del mercato. Da segnalare anche un bagagliaio da ben 573 litri, con possibilità di espansione fino a 1.931 litri, abbattendo i sedili posteriori, e una lunghezza di carico di 2,1 metri.
La XPENG P7+, progettata con il contributo dell’intelligenza artificiale, si basa su un’architettura a 800 volt e può contare su una batteria ad alta tensione 5C LFP, che non utilizza minerali rari come cobalto, manganese e nichel, e sul supporto alla ricarica fino a 446 kW (bastano 12 minuti per passare dal 10% all’80%).
Sul mercato (per i dettagli su tempistiche di lancio e prezzi potete dare un’occhiata al prossimo capitolo) arriveranno tre varianti:
Il modello di XPENG ha grandi potenzialità e si prepara a entrare in un mercato ricco di possibilità come quello italiano, dove le elettriche sono in forte crescita, come confermano anche i dati sulle immatricolazioni.
Sfruttando la partnership con il distributore ATFlow, che si occupa dell’importazione e della distribuzione dei modelli XPENG per il mercato italiano, la nuova XPENG P7+ è pronta al debutto. Il lancio commerciale è previsto per il prossimo mese di giugno 2026. La vettura arriverà sul mercato con un prezzo chiavi in mano che partirà da 46.170 euro.
Grazie alla partnership con Electrip, inoltre, per chi acquisterà la vettura nel corso del 2026 ci sarà la possibilità di sfruttare un pacchetto di 3.020 kWh di energia per la ricarica, che sarà inclusa nel prezzo, oltre a tariffe agevolate con sconto del 15% per i primi cinque anni e un livello di interoperabilità del 95% con i principali operatori di ricarica attivi in Italia.
ATFlow, importatore del brand Xpeng per il mercato italiano, nel commentare il riconoscimento ottenuto dalla vettura, ha sottolineato:
Data articolo: Mon, 11 May 2026 05:30:58 +0000“P7+ reinterpreta in chiave evoluta il concetto di fastback, con un profilo elegante e proporzioni equilibrate che nascondono una sorprendente generosità degli spazi interni. Si tratta di una berlina versatile, pensata per rispondere con efficacia sia alle esigenze familiari sia a quelle professionali, che dimostra come design e funzionalità possano convivere in perfetto equilibrio ai massimi livelliâ€.
I SUV di segmento C sono sempre più popolari in Italia e la conferma arriva dagli ultimi dati UNRAE sulle immatricolazioni nel nostro Paese. Al termine dei primi quattro mesi dell’anno, infatti, questo segmento di mercato ha registrato una crescita sostanziale, avvicinandosi sempre di più (per volumi complessivi) ai SUV di segmento B, che crescono meno del mercato.
Con questo ritmo, il sorpasso (impensabile fino a pochi mesi fa considerando gli equilibri del mercato) potrebbe arrivare nel corso del prossimo futuro. Andiamo ad analizzare questo trend e a vedere anche quali sono i modelli più venduti in questo segmento di mercato, considerando i dati aggiornati alla fine del mese di aprile.
Gli italiani acquistano sempre più SUV di segmento C. I dati dei primi quattro mesi del 2026 confermano questo trend: tra gennaio e aprile, infatti, le vendite totali sono state pari a 146 mila unità con un incremento del 29,4% (rispetto al +9,9% del mercato) e una quota complessiva del 22,7%, in crescita di 3,4 punti rispetto allo scorso anno.
Solo il settore dei SUV di segmento A cresce di più (+30,1%) in Italia, ma con volumi (appena 15 mila immatricolazioni) decisamente inferiori. La distanza tra SUV di segmento B e di segmento C si sta riducendo. I primi, che rappresentano la categoria di riferimento del mercato, hanno totalizzato 194 mila unità immatricolate nel corso del periodo considerato con una crescita del 5,2% su base annua.
Bisognerà aspettare i prossimi mesi per avere un quadro aggiornato dell’andamento del mercato e, in particolare, per capire in che modo proseguirà la crescita dei SUV di segmento C sul mercato italiano.
Passiamo ora alla classifica dei modelli più venduti in Italia tra i SUV di segmento C. Ricordiamo che nei giorni scorsi abbiamo anche pubblicato la classifica delle auto più vendute in Italia che offre un quadro aggiornato sulle preferenze degli automobilisti italiani.
La Top 10 dei C-SUV, aggiornata a fine aprile 2026, vede al decimo posto Omoda 5, con un totale di 5.540 unità immatricolate, mentre al nono posto c’è la Hyundai Tucson, con 5.648 immatricolazioni e una crescita del 18,3%.
Ottava posizione per la BYD Atto 2, con un totale di 5.774 unità vendute, mentre al settimo c’è un’icona del segmento come la Toyota C-HR, che ha totalizzato 6.320 unità vendute. In sesta piazza troviamo la Peugeot 3008, che si ferma a 7.362 unità vendute con un incremento del 21,9%.
Nella Top 5 c’è spazio per l’Audi Q3 che, grazie alla nuova generazione, totalizza 8.227 unità vendute e un incremento del 74,2%. Quarto posto nella Top 10 per la Kia Sportage, con 8.463 unità immatricolate e un incremento del 16,1% su base annua.
Sul podio troviamo, in terza posizione, la Volkswagen Tiguan, che ha raggiunto quota 8.729 unità immatricolate con un incremento del 3,6%. In seconda posizione c’è la BMW X1, che si ferma a 8.889 unità vendute, migliorando i suoi risultati del 16%.
A guidare la classifica del suo segmento troviamo la Nissan Qashqai, da tempo riferimento assoluto del mercato italiano. Il SUV di segmento C della Casa nipponica ha totalizzato 9.363 unità vendute, con un aumento delle vendite pari al 18,6% su base annua.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 05:30:48 +0000Scegliere un’auto a GPL è, oggi più che mai, una delle mosse più intelligenti per chi vuole tagliare drasticamente i costi del carburante e viaggiare con un occhio di riguardo per l’ambiente. Tuttavia, bisogna essere onesti, un motore bi-fuel ha le sue peculiarità e, per farlo durare quanto (o più) di un diesel, serve una manutenzione mirata.
In officina lo ripetiamo sempre: un’auto ha bisogno della sua manutenzione e non basta limitarsi al classico cambio dell’olio motore. L’impianto a GPL richiede un piano supplementare rispetto al normale motore a benzina, essenziale per evitare che la spia check engine si accenda nel bel mezzo di un viaggio. Il GPL è carburante “secco” e la sua qualità può impattare enormemente sulla longevità del sistema. Ecco i componenti principali e quando devi assolutamente controllarli:
Un aspetto fondamentale che influenza la manutenzione del sistema è la qualità del gas, se durante i rifornimenti trovi “gas sporco”, i filtri e gli iniettori possono saltare molto prima del previsto. Al contrario, con un gas di alta qualità , l’impianto rimane efficiente e pulito molto più a lungo.
Oltre alla meccanica, c’è la legge che non ammette ignoranza. Il serbatoio del GPL ha una data di scadenza “scolpita” che prevede la sostituzione obbligatoria ogni 10 anni. È una norma di sicurezza fondamentale legata alla resistenza del contenitore a pressione. Ma attenzione, il calcolo della data di scadenza cambia a seconda di com’è nata la tua auto:
Dimenticarsi della scadenza del serbatoio GPL è un rischio enorme che mette a repentaglio la legalità del veicolo. Ecco cosa succede se ti fermano per un controllo o, peggio, se sei coinvolto in un sinistro:
Mantenere un impianto GPL ha un costo ulteriore rispetto alla classica manutenzione dell’auto, ma è un investimento necessario. Ecco cosa aspettarsi mediamente per i principali interventi:
Da tecnico che vede passare centinaia di auto in officina, posso spiegare qualche “trucco del mestiere” per far sì che la tua auto bi-fuel diventi eterna:
Il tormentone estivo del 2026 potrebbe già essere stato servito. I fan di Francesco Gabbani sembrano avere pochi dubbi sul successo del singolo Summer Funk, con il videoclip diretto da Filiberto Signorello che eleva al quadrato la potenza visiva del pezzo grazie a due auto speciali: le Lancia sulle quali il cantautore toscano sale, in un viaggio nel tempo. Nell’ennesimo cortocircuito visivo tra musica e quattro ruote, la contemporaneità tecnologica e l’eleganza storica tengono un dialogo visivo, dove le vetture fungono da ponti tra epoche diverse.
Pronti via e nel video una figura “familiare” si ferma davanti agli studi televisivi: si tratta proprio di Gabbani, al volante della nuova Lancia Ypsilon HF Line. Attraverso la versione Turbo 100 da 25.200 euro e la variante ibrida, il leggendario linguaggio estetico HF rivive in un contesto più quotidiano e accessibile. Cerchi da 17 pollici diamantati, paraurti specifici e interni sportivi con sistema S.A.L.A. danno all’auto la spinta verso il futuro, mantenendo però la riconoscibilità di una sigla che ha fatto la storia del motorsport.

Tutto conduce a un momento catartico: quando Gabbani, parcheggiata la vettura, si sfila la giacca per appoggiarla sulla carrozzeria. E a quel punto, la moderna compatta svanisce per cedere il posto a una splendida Lancia Beta Coupé del 1973, opera di Piero Castagnero, simbolo di un’era in cui l’audacia e la raffinatezza del design italiano facevano mangiare la polvere alla concorrenza estera. Mentre altrove arrancavano, il veicolo portava in dote quattro freni a disco e cinque marce, oltre a interni ricercati, con i due sedili posteriori separati. In un passaggio dal presente al passato, il valore tecnico restituisce dignità e spessore alla storia del marchio.
L’ambientazione scelta per il brano è uno studio televisivo oscillante tra gli anni Settanta e Ottanta, un mondo ordinato e codificato travolto dall’energia di Gabbani. Accomunati da ingredienti come l’ironia e la capacità di essere sul pezzo, evitando di diventare prevedibili, l’artista e il brand entrano in profonda connessione: mentre Ypsilon HF Line deve ancora costruire il suo prestigio sul campo, la Beta Coupé lo ha già conquistato decenni fa. Il loro accostamento sancisce una continuità stilistica capace di unire periodi lontani tra loro sotto un’unica, coerente identità .
Sul piccolo schermo, intanto, la promozione del progetto porta a un nuovo appuntamento da segnarsi in agenda. Francesco Gabbani è tra gli ospiti della puntata di domenica 10 maggio a Che Tempo Che Fa, in onda sul Nove a partire dalle 19:30. Nel corso della puntata, in cui si alterneranno icone dello sport come Sofia Goggia e Federica Pellegrini, la musica dal vivo animerà la serata del pubblico a casa.
Con la sua carica di positività , il singolo Summer Funk scuoterà lo studio di Fabio Fazio, prima che Gabbani si unisca al celebre Tavolo. Insieme a lui, tra i protagonisti della serata, figureranno anche Mara Venier e i volti storici del programma come Nino Frassica e l’immancabile Signora Coriandoli. Per Gabbani è l’ennesimo traguardo di una carriera vissuta sempre in corsia di sorpasso, sterzando con naturalezza tra la musica pop e l’eccellenza meccanica,
Data articolo: Sun, 10 May 2026 19:15:28 +0000La Renault 4 E-Tech Electric rappresenta un elemento centrale della gamma della Casa francese, soprattutto per quanto riguarda il programma di elettrificazione. Ad arricchire l’offerta, con l’inizio del mese di maggio, si registra il debutto di una nuova versione.
Si tratta della Renault 4 E-Tech Electric Plein Sud, modello che rappresenta un vero e proprio richiamo alla versione Plein Air dell’iconica Renault 4 originale, completamente decapottabile e priva di porte, tetto e portellone posteriore.
Questa nuova versione della vettura della Casa francese non si spinge agli estremi del modello originale ma riesce comunque a raccoglierne l’eredità , con un vero e proprio omaggio per chi ama viaggiare all’aria aperta, sfruttando un tetto apribile elettrico in tessuto.
Andiamo a scoprire tutti i dettagli in merito a questo nuovo modello.
La gamma della Renault 4 E-Tech Electric, dopo il debutto della variante Roland Garros, si arricchisce con l’arrivo della versione Plein Sud, ora disponibile anche in Italia. Il modello in questione può contare su un tetto in tessuto, con apertura elettrica su 92 cm di lunghezza per 80 cm di larghezza.
Sfruttando l’apertura elettrica, i passeggeri dei sedili anteriori e posteriori hanno la possibilità di viaggiare all’aria aperta. La versione Plein Sud, come sottolineato da Renault nel suo comunicato ufficiale, rientrava nei progetti della Casa francese fin dall’avvio dello sviluppo.
Per questo motivo, il modello non ha richiesto particolari modifiche tecniche. Si tratta, piuttosto, di un’evoluzione naturale del modello, che rappresenta un richiamo a una delle vetture più iconiche di Renault.
Ricorrendo ad alcuni accorgimenti tecnici, come l’utilizzo di elementi strutturali in materiale plastico e non metallico e la scelta di deflettori per il rumore, la vettura risulta ottimizzata sia per il peso (un aspetto centrale per un’elettrica) che per la rumorosità durante la guida. Il tetto è attivabile tramite un apposito tasto oppure con comandi vocali.
Con l’arrivo della versione Plein Sud, inoltre, tutta la gamma della Renault 4 E-Tech Electric si arricchisce con l’arrivo di nuovi equipaggiamenti come il sistema di controllo avanzato del conducente, in grado di rilevare i segni di stanchezza e distrazione, e con l’assistente alla guida d’emergenza che interviene per fermare il veicolo nel caso in cui venga rilevata l’inattività del conducente (le mani non sono sul volante). Da segnalare anche che l’assistente di guida ecologica diventa predittivo ed è in grado di consigliare quando alzare il piede dall’acceleratore per risparmiare energia.
La nuova Renault 4 E-Tech Electric Plein Sud arriva sul mercato italiano con l’obiettivo di ritagliarsi uno spazio da protagonista, nel suo segmento. A disposizione dei clienti c’è la possibilità di scegliere tra l’allestimento Techno, disponibile con un prezzo di partenza di 36.790 euro, e l’allestimento Iconic, ordinabile con un prezzo a partire da 38.970 euro. Per tutti i dettagli in merito al modello è possibile fare riferimento a una delle concessionarie di Renault.
Data articolo: Sun, 10 May 2026 14:15:26 +0000Il mercato delle quattro ruote negli Stati Uniti è completamente diverso da quello europeo. Gli automobilisti americani, infatti, preferiscono puntare su auto più grandi e, spesso, hanno un budget decisamente maggiore rispetto a quello dei loro “colleghi” europei, soprattutto in Paesi come l’Italia.
Queste differenze vengono confermate dalla classifica delle auto più vendute. Come riportato dal magazine specializzato Best-Selling Cars, infatti, la Top 10 dei modelli più venduti nel corso del primo trimestre del 2026 riflette chiaramente le preferenze degli automobilisti d’oltreoceano.
Tra i modelli più venduti negli Stati Uniti troviamo, al decimo posto della classifica del primo trimestre 2026, la Chevrolet Equinox. Si tratta di un SUV pensato per le famiglie. Il modello ha raccolto oltre 61 mila ordini nel corso del primo quarto dell’anno, con un calo del 13,5% su base annua.
Nona posizione per una delle auto più note e acquistate al mondo, la Toyota Corolla. La vettura ha raggiunto oltre 62 mila immatricolazioni sul mercato americano con un incremento del 12,8% su base annua. Ricordiamo che la Corolla, nel 2025, ha sfiorato il titolo di auto più venduta al mondo. Ottava la Toyota Tacoma, altro modello familiare, che si attesta intorno a quota 69 mila unità , con un incremento del 15,8% su base annua.
In settima piazza c’è la Nissan Rogue, un altro SUV compatto (per gli standard americani) che ottiene sempre ottime vendite oltreoceano. Le immatricolazioni nel primo trimestre sono state oltre 70 mila con un incremento del 13%. Da segnalare anche GMC Sierra, sesta con 75 mila unità vendute e un calo del 3,7%.
Quinta posizione per la Toyota Camry, con poco più di 78 mila immatricolazioni e un incremento dell’11,3% su base annua, mentre al quarto posto troviamo il pick-up RAM, con oltre 98 mila unità vendute e un incremento del 25%. La fonte sottolinea come nella Top 5 ci dovrebbe essere anche la Model Y che dovrebbe aver raggiunto quota 78 mila unità immatricolate, ma non ci sono ancora dati definitivi.
Prima di passare alla Top 3, ricordiamo che potete dare un’occhiata alla classifica dei modelli più apprezzati in Italia consultando l’articolo dedicato alla Top 10 delle auto più vendute in Italia, aggiornata alla fine di aprile 2026.
La classifica delle auto più vendute negli Stati Uniti nel corso del primo trimestre del 2026 vede in terza posizione la Honda CR-V, un altro modello molto diffuso in tutto il mondo e che rappresenta un riferimento della gamma della Casa nipponica. Negli Stati Uniti, le immatricolazioni sono state oltre 99 mila unità , con un calo del 3,8%.
La seconda posizione viene conquistata da Chevrolet Silverado. Per il pick-up ci sono oltre 128 mila unità immatricolate, con un calo dello 0,7% rispetto allo scorso anno. Il modello più venduto è l’iconico Ford F-Series. Il pick-up della Casa americana ha toccato 159 mila unità vendute con un calo del 16% rispetto al primo trimestre 2025.
Data articolo: Sun, 10 May 2026 13:45:31 +0000La più potente open top mai prodotta a Sant’Agata Bolognese. Si presenta così la nuova Fenomeno Roadster, svelata in occasione della seconda edizione di Lamborghini Arena. Il nome già racconta l’ambizione del progetto. Fenomeno Roadster vuole essere la sintesi più radicale della filosofia Lamborghini contemporanea: design teatrale, tecnologia derivata dalle corse e un powertrain ibrido capace di superare ogni precedente modello a cielo aperto del marchio.
Non è solo una derivazione scoperta della Revuelto, anche se ne raccoglie parte della base tecnica. Qui il lavoro fatto a Sant’Agata Bolognese è molto più profondo. La Fenomeno Roadster diventa infatti una sorta di laboratorio su ruote, un’auto che guarda contemporaneamente al passato glorioso del Toro e al futuro delle supersportive elettrificate.
La prima cosa che colpisce della Fenomeno Roadster è la sua presenza scenica. Bassa, larghissima e con proporzioni quasi prototipali, sembra uscita direttamente da un videogioco o da una concept car da salone. Eppure è reale, omologata e destinata alla strada.
Lamborghini ha lavorato molto sul linguaggio stilistico della vettura, mantenendo alcuni elementi iconici del brand ma reinterpretandoli in modo ancora più aggressivo. La forma esagonale, ormai firma riconoscibile della casa emiliana, domina l’intera carrozzeria: si ritrova nelle prese d’aria, nei gruppi ottici, nei passaruota scolpiti e perfino nelle minigonne laterali. Il frontale è affilatissimo, quasi appuntito verso l’asfalto, con fari LED sottili che accentuano la larghezza della vettura. Le prese d’aria anteriori sembrano scolpite dal vento e non c’è praticamente una superficie che non abbia una funzione aerodinamica.
Ma è osservando la Fenomeno Roadster lateralmente che emergono i richiami più interessanti alla storia Lamborghini. La coda lunga e rastremata richiama infatti la Essenza SCV12, ma anche alcuni prototipi endurance degli anni Settanta. Un omaggio al motorsport storico del marchio che qui viene reinterpretato in chiave moderna, con superfici tese e dettagli estremamente futuristici.
L’assenza del tetto enfatizza ulteriormente le proporzioni della vettura. La linea laterale scorre senza interruzioni fino al posteriore, creando un effetto visivo quasi da speedster. Tutto sembra progettato per esaltare la sensazione di velocità anche da ferma.
E come ogni Lamborghini estrema che si rispetti, anche la Fenomeno Roadster punta molto sulla personalizzazione. Ogni esemplare sarà configurato direttamente con il reparto Ad Personam, rendendo praticamente impossibile trovarne due identiche.
Anche l’abitacolo segue la stessa filosofia estetica dell’esterno. La forma esagonale torna praticamente ovunque: nelle bocchette dell’aria, nella grafica del quadro strumenti e nei dettagli della console centrale. L’ambiente è chiaramente orientato al pilota. Lamborghini continua a sviluppare il concetto “Feel Like a Pilotâ€, già visto negli ultimi modelli del marchio, e sulla Fenomeno Roadster questa sensazione viene ulteriormente amplificata.
La seduta è molto bassa, il volante raccolto e la plancia avvolge il guidatore come in un cockpit aeronautico. I materiali sono quelli tipici delle Lamborghini più esclusive: fibra di carbonio a vista, Alcantara, Corsatex di Dinamica e il Carbon Skin brevettato dal marchio. I sedili sagomati integrano cuciture rosse a contrasto e garantiscono un contenimento laterale degno di una vettura da pista. Nonostante questo, Lamborghini promette un livello di comfort superiore rispetto alle supersportive più estreme del passato.
La componente digitale è presente ma non invasiva. Il quadro strumenti completamente configurabile dialoga con il display centrale, mentre diversi comandi fisici rimangono al loro posto per mantenere quella sensazione meccanica che gli appassionati continuano ad apprezzare.
Con il tetto aperto, poi, cambia completamente l’esperienza sensoriale. Non è solo questione di vento tra i capelli: il protagonista assoluto diventa il suono del V12 aspirato, amplificato dall’abitacolo aperto e reso ancora più scenografico dalle nuove soluzioni di scarico.

La Fenomeno Roadster entra nella storia Lamborghini anche per un altro motivo: è la open top più potente mai prodotta dalla casa di Sant’Agata Bolognese. Sotto la carrozzeria trova posto il nuovo powertrain ibrido plug-in derivato dalla Revuelto, ma ulteriormente evoluto. Al centro del progetto c’è il V12 aspirato da 6,5 litri capace di erogare da solo 835 CV. A questo si aggiungono tre motori elettrici per ulteriori 245 CV. La potenza complessiva raggiunge così quota 1.080 CV. Numeri impressionanti che permettono alla Fenomeno Roadster di scattare da 0 a 100 km/h in appena 2,4 secondi e di raggiungere i 340 km/h di velocità massima.
Ma più dei numeri puri, Lamborghini sottolinea il carattere della vettura. Il V12 rimane protagonista assoluto, con una risposta immediata e una colonna sonora che continua a rappresentare uno degli elementi più emozionali dell’esperienza di guida. L’elettrificazione qui non serve a rendere l’auto silenziosa o “freddaâ€, ma ad aumentare ulteriormente prestazioni, prontezza e capacità di uscita di curva. Anche la batteria è stata evoluta rispetto alla Revuelto. La capacità sale a 7 kWh, migliorando gestione energetica e risposta del sistema ibrido.
Dietro la spettacolarità estetica si nasconde una tecnica raffinata e molto vicina al motorsport. La Fenomeno Roadster utilizza ammortizzatori da corsa regolabili manualmente, soluzione che permette di adattare il comportamento dinamico dell’auto alle diverse condizioni di utilizzo.
Anche l’impianto frenante arriva direttamente dall’esperienza Lamborghini nelle competizioni. Il sistema CCM-R garantisce prestazioni elevate sia nell’uso stradale sia in pista, migliorando resistenza al fading e capacità di raffreddamento.
Grande attenzione anche agli pneumatici. In collaborazione con Bridgestone sono stati sviluppati specifici Potenza Sport progettati appositamente per questo modello. Le misure sono impressionanti: 265/30 ZRF21 all’anteriore e 355/25 ZRF22 al posteriore. Numeri che raccontano bene quanto questa vettura sia pensata per scaricare a terra oltre mille cavalli senza compromessi.
Come ogni progetto “few off†Lamborghini, anche la Fenomeno Roadster sarà rarissima. La produzione è limitata a soli 15 esemplari per tutto il mondo. Una scelta che trasforma immediatamente questa vettura in un oggetto da collezione ancor prima dell’inizio delle consegne. I primi clienti riceveranno l’auto soltanto nel 2028, segno di un processo produttivo estremamente complesso e personalizzato.
Ed è proprio questo il punto della Fenomeno Roadster: non vuole essere una Lamborghini per tutti, né tantomeno una semplice evoluzione della gamma attuale. È una dichiarazione di intenti. Una hypercar aperta che porta all’estremo tutto ciò che oggi rappresenta il marchio del Toro: design scenografico, tecnica esasperata e un V12 ancora capace di emozionare in piena era elettrificata
Data articolo: Sun, 10 May 2026 10:10:52 +0000L’ingresso cinese nel mercato europeo ha cambiato le regole del gioco. I nuovi marchi stanno conquistando quote di mercato sempre più importanti anche in Italia, grazie a una formula molto semplice: tanto equipaggiamento, design moderno e prezzi competitivi. Soprattutto nelle fasce entry level, i costruttori cinesi sono riusciti a inserirsi in uno spazio lasciato scoperto da molti brand europei. Con il risultato che ora citycar, SUV compatti e perfino elettriche sono proposte a cifre che la concorrenza fatica a contrastare.
Tra sigle nuove, marchi emergenti e modelli ancora poco conosciuti, orientarsi però non è semplice. Per questo abbiamo selezionato alcune delle auto cinesi più interessanti acquistabili oggi in Italia con un prezzo di partenza inferiore ai 20.000 euro.
Tra le auto cinesi che stanno facendo più rumore nel mercato europeo c’è senza dubbio la MG3. Il marchio di origine britannica, oggi controllato dal colosso cinese SAIC, ha trovato una formula estremamente convincente: una compatta dal look moderno, spaziosa quanto basta e soprattutto proposta a prezzi molto aggressivi. La versione benzina parte da circa 15.490 euro, diventando una delle compatte più economiche del mercato. Ma il vero punto di forza è la variante full hybrid, proposta da 19.490 euro, capace di mettere pressione anche a modelli ben più blasonati.
Dal punto di vista estetico la MG3 punta su linee sportive e moderne, con fari affilati e una presenza su strada che la fa sembrare di fascia di prezzo superiore rispetto al listino richiesto. Anche dentro sorprende per la dotazione tecnologica, con infotainment ampio, compatibilità smartphone e una buona quantità di ADAS già inclusi. Per chi cerca una vettura urbana economica ma moderna, è probabilmente una delle scelte più interessanti.
Chi desidera invece un SUV dalle dimensioni generose senza spendere una fortuna potrebbe guardare alla DFSK Glory 500. Un modello che punta tutto sul rapporto spazio/prezzo. Con un listino che parte da 16.500 euro, offre dimensioni da vero SUV compatto, con una carrozzeria rialzata e un abitacolo molto spazioso. Il design segue i gusti europei, con linee piuttosto sobrie ma moderne, mentre gli interni cercano di trasmettere una sensazione di comfort superiore rispetto alla fascia di prezzo.
Il motore benzina non punta sulle prestazioni, ma garantisce costi di gestione relativamente contenuti e una guida semplice, pensata soprattutto per l’utilizzo quotidiano. È una di quelle auto che attirano chi vuole tanto spazio e praticità spendendo il meno possibile.
Il marchio italiano che importa dalla Cina, ormai è diventato una presenza fissa sulle strade italiane. Merito di una strategia molto precisa: SUV dal look moderno, prezzi accessibili e alimentazioni tradizionali o GPL. La DR3 rappresenta perfettamente questa filosofia. Parte da 17.900 euro nella versione benzina, mentre la variante bifuel GPL arriva a 19.900 euro. Ed è proprio il GPL uno degli elementi che ha decretato il successo del marchio in Italia, soprattutto per chi percorre tanti chilometri.
Dal punto di vista estetico la DR3 ha un look deciso, con frontale aggressivo e dettagli che strizzano l’occhio al mondo SUV premium. Dentro non manca praticamente nulla: schermo centrale, strumentazione digitale e tanti accessori spesso optional su modelli europei più costosi. Non è un’auto pensata per la sportività , ma punta tutto sulla convenienza e sulla praticità quotidiana.
Meno conosciuta rispetto ad altri marchi, EMC sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel mercato italiano grazie a modelli semplici ma accessibili. La EMC Quattro parte da 17.700 euro e si presenta come un crossover compatto dall’impostazione molto razionale. Le linee sono moderne senza essere troppo appariscenti, mentre l’abitacolo offre una buona abitabilità per famiglie e utilizzo quotidiano.
L’obiettivo qui non è stupire con scenografie, stile accattivante o tecnologia estrema, ma offrire un’auto concreta a un prezzo competitivo. Una filosofia che ricorda quella delle auto coreane di qualche anno fa, quando Hyundai e Kia iniziarono la loro ascesa in Europa, che sono ormai diventate parte integrante dell’offerta da anni.
La MG ZS è probabilmente uno dei SUV cinesi più diffusi in Italia. E il motivo è semplice: costa relativamente poco ma offre tanto. La versione benzina parte da 18.450 euro, cifra che la rende estremamente competitiva rispetto ai SUV europei della stessa categoria. Lo spazio interno è uno dei punti forti, così come la facilità di guida e la dotazione tecnologica.
Il design è moderno ma equilibrato, senza eccessi stilistici. Dentro si trova un ambiente semplice ma ben organizzato, con schermo centrale e sistemi di assistenza alla guida già inclusi. La ZS ha avuto il merito di rendere MG un marchio credibile anche in Europa, grazie a una proposta concreta e senza complicazioni.
Tra le elettriche economiche più chiacchierate del momento c’è senza dubbio la Leapmotor T03. Una citycar che ha conquistato rapidamente il mercato italiano grazie a un mix quasi imbattibile tra prezzo, tecnologia e autonomia urbana.
Parte da circa 18.900 euro e offre un equipaggiamento sorprendentemente ricco per la categoria. Inoltre, la partnership con Stellantis per la distribuzione europea ha contribuito a dare maggiore fiducia al marchio e gestire in modo più efficiente tutta la parte di logistica e ricambi.
Le dimensioni compatte la rendono perfetta per il traffico cittadino, ma l’autonomia consente anche qualche spostamento extraurbano senza troppe ansie. Dentro sorprende per la presenza di schermi digitali, sistemi ADAS e un’impostazione molto moderna, quasi da auto di segmento superiore. È una delle vetture che meglio rappresentano il nuovo corso delle elettriche cinesi: accessibili, tecnologiche e pensate per un pubblico giovane.
BYD è uno dei colossi mondiali dell’auto elettrica e sta accelerando fortemente anche in Europa. Tra i modelli più interessanti sotto i 20.000 euro c’è la Dolphin Surf. La versione d’ingresso parte da circa 19.750 euro e offre un’autonomia dichiarata di 356 km grazie alla batteria più piccola della gamma. Numeri che iniziano a rendere l’elettrico davvero utilizzabile anche per chi non vuole spendere cifre elevate.
Lo stile è moderno e personale, con linee morbide e dettagli futuristici. Ma il vero punto di forza è la tecnologia: BYD produce internamente batterie e componenti elettronici, riuscendo così a mantenere prezzi competitivi. Anche l’abitacolo trasmette una sensazione più “europea†rispetto a molte concorrenti cinesi di qualche anno fa, con buona qualità percepita e sistemi digitali avanzati.
Data articolo: Sun, 10 May 2026 09:10:27 +0000Si torna a parlare del futuro Ferrari, ma questa volta a farlo è proprio Benedetto Vigna, Amministratore Delegato del Cavallino. L’elettrificazione al primo posto e il grande passo da compiere con la Ferrari Luce, modello che di settimana in settimana si avvicina sempre più al lancio.Â
La prima elettrica del marchio è una sfida che ha messo la Rossa nella posizione di poter reinterpretare i propri valori e le sensazioni che una sportiva deve trasmettere al pilota, attraverso una nuova tecnologia. E per farlo, a Maranello hanno messo in campo numeri impressionanti: oltre 60 brevetti registrati, sviluppati per reinventare praticamente ogni elemento della vettura.
Nel corso degli ultimi anni Ferrari ha sempre affrontato il tema dell’elettrico con grande cautela. Non per paura della tecnologia, ma per una ragione molto più profonda: una Ferrari non deve soltanto andare forte, deve emozionare. Ed è proprio questo il punto centrale del progetto Luce. Secondo Vigna, la sfida non è semplicemente costruire un’auto elettrica performante, ma creare una vettura capace di trasmettere al guidatore le stesse sensazioni che hanno reso leggendarie le Ferrari termiche.
Per riuscirci, il lavoro degli ingegneri è stato enorme. Ferrari ha depositato oltre 60 brevetti che spaziano praticamente in ogni area tecnica del progetto. Dai motori elettrici agli inverter, dalla gestione della dinamica del veicolo fino all’integrazione delle batterie nel telaio.
Ma non solo. A Maranello si è lavorato anche sull’interfaccia uomo-macchina, sui display, sul volante, sull’esperienza digitale a bordo e persino su elementi apparentemente secondari come tergicristalli e finestrini. Come spiegato da Vigna: “Non c’è una singola dimensione dell’auto che non sia stata ripensata dal team in modo innovativo.”
L’attesa ormai è quasi finita. La nuova Ferrari Luce sarà infatti presentata ufficialmente a Roma il prossimo 25 maggio, in quello che si preannuncia uno degli eventi automobilistici più seguiti dell’anno.
Per Ferrari sarà molto più del lancio di una nuova vettura. Si tratta infatti dell’ingresso ufficiale del Cavallino nel mondo delle sportive elettriche, un territorio dove finora il marchio aveva osservato da lontano i movimenti della concorrenza.
La filosofia però resta chiara: l’elettrico non dovrà snaturare l’identità Ferrari. Al contrario, dovrà amplificarne alcune caratteristiche. Secondo Vigna, il progetto nasce proprio dall’idea di creare coinvolgimento emotivo: “Il nostro obiettivo è creare emozioni. È da qui che siamo partiti quando abbiamo immaginato Ferrari Luce.”
Il debutto della Luce arriva in un momento economicamente complesso. Ferrari ha infatti iniziato il 2026 con un primo trimestre meno brillante rispetto alle aspettative, complice anche la situazione geopolitica internazionale e le tensioni in Medio Oriente, che hanno rallentato alcuni mercati strategici. Nonostante questo, la Casa di Maranello mantiene un atteggiamento estremamente fiducioso. Le previsioni finanziarie per l’intero anno restano confermate, con obiettivi molto ambiziosi:
Numeri che dimostrano quanto Ferrari continui a essere uno dei marchi automotive più solidi e redditizi al mondo. E proprio la Luce potrebbe rappresentare il tassello decisivo per aprire una nuova fase della storia del Cavallino. Una fase in cui elettrico e tradizione proveranno a convivere senza cancellarsi a vicenda.
Data articolo: Sun, 10 May 2026 07:49:47 +0000Il giorno 10 maggio 2026 sono previsti 2 scioperi nel settore del trasporto pubblico locale in Italia. Gli scioperi riguarderanno le città di Napoli e Firenze e coinvolgeranno specifiche società di trasporto. Di seguito tutti i dettagli sugli scioperi in programma per questa data, con informazioni su orari, sindacati promotori e categorie di personale interessate.
Nella città di Napoli (regione Campania) è indetto uno sciopero con rilevanza locale nel trasporto pubblico locale, che coinvolge il personale della società EAV. Lo sciopero durerà 24 ore, con inizio alle 19:31 del 9 maggio e termine alle 19:30 del 10 maggio 2026. Lo sciopero è promosso dal sindacato OSR ORSA AUTOFERRO TPL e coinvolge in particolare la categoria Personale Soc. EAV di Napoli.
Per la città di Firenze (regione Toscana) è stato proclamato uno sciopero territoriale di 24 ore nel trasporto pubblico locale, previsto per l’intera giornata del 10 maggio 2026. Lo sciopero riguarda il personale della società Autolinee Toscane, bacino di Firenze ed è indetto dal sindacato OSP COBAS LAVORO PRIVATO.
Fonte: Mit
Data articolo: Sun, 10 May 2026 06:00:00 +0000Nel mese di maggio 2026 sono in programma numerosi scioperi che coinvolgono diversi settori chiave dell’economia e dei trasporti italiani. L’articolo offre un quadro dettagliato e aggiornato sui principali scioperi previsti città per città durante il mese, con informazioni su durata, categorie e servizi interessati. Sono riportati solo scioperi previsti effettivamente tra il 1° e il 31 maggio 2026. Vediamo nel dettaglio tutte le date e le città coinvolte.
In Italia è previsto uno sciopero generale a rilevanza nazionale, che coinvolgerà sia il personale dipendente pubblico sia privato in tutte le province per l’intera giornata. Proclamato da USI-CIT, coinvolge tutti i dipendenti pubblici e privati.
Su scala nazionale, è stato indetto uno sciopero che coinvolge il personale della Società Elior Divisione Itinere addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia per l’intera giornata, con la modalità di mezzo turno per ogni turno di lavoro. I sindacati coinvolti sono FAST-CONFSAL e FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI.
Nella provincia di Milano (Lombardia), il personale della società Mercitalia Shunting & Terminal incrocerà le braccia per 8 ore dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio 2026. Sciopero proclamato da OSR USB Lavoro Privato.
Nella provincia di Milano (Lombardia), prosegue lo sciopero di 8 ore del personale della società Mercitalia Shunting & Terminal (dalle 22 del 4 maggio alle 6 del 5 maggio).
Nella provincia di Firenze (Toscana), il personale del settore manutenzione della società RFI Doit Firenze sciopera per 8 ore durante l’intera giornata. Sindacato promotore OSR USB Lavoro Privato.
In Italia, indetto uno sciopero nazionale di 24 ore per tutti i lavoratori del settore portuale, incluso il personale delle Autorità di Sistema Portuale e delle società soggette al CCNL porti. Sciopero proclamato da USB Lavoro Privato.
Nella città di Trento (Trentino-Alto Adige) è in programma uno sciopero di 4 ore, dalle 11:00 alle 15:00, che coinvolge il personale Trentino Trasporti. Indetto da OSR ORSA TRASPORTI.
A Potenza (Basilicata), sciopero di 4 ore, dalle 15:01 alle 19:00, del personale Miccolis – Servizio Urbano di Potenza, promosso da OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, UGL AUTOFERRO.
In provincia di Brescia (Lombardia), settore aereo: sciopero di 24 ore del personale GDA Handling presso l’Aeroporto di Brescia Montichiari (USB LAVORO PRIVATO).
Nella città di Napoli (Campania) sciopero di 24 ore per il trasporto pubblico locale dalle 19:31 del 9 maggio alle 19:30 del 10 maggio, personale Soc. EAV di Napoli (OSR ORSA AUTOFERRO TPL).
Nella città di Napoli (Campania) continua lo sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale fino alle 19:30 del 10 maggio 2026, coinvolgendo il personale Soc. EAV.
Nella città di Firenze (Toscana) sciopero nel trasporto pubblico locale per 24 ore, personale Autolinee Toscane bacino di Firenze (OSP COBAS LAVORO PRIVATO).
Nel settore aereo sono indetti molteplici scioperi di rilevanza nazionale e interregionale. Tra questi:
– Personale ADR Security Aeroporti di Roma (Fiumicino e Ciampino) sciopera per 4 ore dalle 12:00 alle 16:00 (FAST-CONFSAL).
– Personale ENAV ACC Roma: 8 ore dalle 10:00 alle 18:00 (RSA UILT-UIL).
– Piloti e Assistenti di Volo EasyJet Airlines Limited, 8 ore dalle 10:00 alle 18:00 (FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC).
– Personale Soc. GH Palermo, ASC Handling, Aviapartner Palermo: 4 ore dalle 12:00 alle 16:00.
– Personale gruppo Sogaer (Sogaer, Sogaerdyn, Sogaersecurity) Aeroporto di Cagliari: 4 ore dalle 13:00 alle 17:00.
– Personale Soc. ALHA e MLE-BCUBE Aeroporto di Milano Malpensa: 4 ore dalle 13:00 alle 17:00 (OST CUB TRASPORTI/USB LAVORO PRIVATO).
Nella città di Novara (Piemonte) sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale, personale Soc. SUN di Novara (AL-COBAS).
Nella città di Catania (Sicilia) sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale, personale Soc. AMTS di Catania (OSP CUB TRASPORTI).
Nella provincia di Milano (Lombardia): sciopero 24 ore con varie modalità , personale socc. gruppo ATM di Milano (AL-COBAS).
Nella provincia di Foggia (Puglia): sciopero appalti ferroviari, personale Euro&Promos di Foggia, primo mezzo turno della prestazione a partire dalle 00:01.
Nella regione Toscana: seconda metà del turno per personale appalti ferroviari società Euro&Promos lotto 2 regione Toscana.
Nella regione Veneto: sciopero regionale per il personale Busitalia Sita Nord unità produttive Veneto, Umbria e Campania.
Nella città di Bari (Puglia): sciopero di 24 ore trasporto pubblico locale, personale Soc. STP di Bari.
In Italia: sciopero generale categorie pubbliche e private 24 ore con modalità diverse per ferroviario, TPL, marittimo e autostrade.
Nella città di Palermo (Sicilia): sciopero di 4 ore dalle 11:00 alle 15:00, personale Soc. AMAT di Palermo (OSP CUB TRASPORTI).
In Italia, sciopero nazionale trasporto merci conto terzi per 120 ore dalle 00:00 del 25/5 alle 24:00 del 29/5 (CNA FITA/CONFARTIGIANATO TRASPORTI/FAI/FIAP/SNA CASARTIGIANI/UNITAI/CONFCOOPERATIVE LAVORO E SERVIZI/LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI/AGCI).
Nella città di Udine (Friuli-Venezia Giulia): sciopero di 24 ore, personale Soc. Arriva Udine (ASI-AU Associazione Sindacale Indipendente).
Nella regione Emilia-Romagna: sciopero del personale Copernico appalto ferroviario lotto Centostazioni, prima metà del turno per ogni turno di lavoro.
In Italia: sciopero generale categorie pubbliche e private per l’intera giornata. Modalità specifiche per il comparto ferroviario (dalle 21:00 del 28 maggio alle 21:00 del 29 maggio) e autostrade (dalle 22:00 del 28 maggio alle 22:00 del 29 maggio).
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Fonte: Mit
Data articolo: Sun, 10 May 2026 06:00:00 +0000Oggi, 10 maggio 2026, lungo la rete autostradale italiana si registrano i prezzi medi comunicati all’Osservatorio del Mimit: benzina self a 2.001 euro, gasolio self a 2.084 euro, GPL servito a 0.922 euro e metano servito a 1.599 euro. Nell’articolo trovi la tabella con i valori ufficiali più recenti e un approfondimento che chiarisce come si forma il prezzo tra componente fiscale e industriale, ovvero il peso di imposte (accise e Iva), materia prima e margini della distribuzione. Un quadro utile per orientare le scelte di rifornimento e comprendere le dinamiche che incidono sul conto alla pompa.
Ultimo aggiornamento: 09-05-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.084 |
| Benzina | SELF | 2.001 |
| GPL | SERVITO | 0.922 |
| Metano | SERVITO | 1.599 |
Per la benzina, la struttura del prezzo finale riflette una marcata incidenza fiscale pari al 58%, significativamente superiore alla componente industriale che pesa il 42%. La parte fiscale ingloba accise e Iva: imposte indirette che si applicano al prodotto e che, salvo modifiche normative, restano relativamente stabili rispetto ai movimenti dei mercati dell’energia. La componente industriale, invece, comprende i costi della filiera (approvvigionamento e raffinazione, logistica, stoccaggio, trasporto e distribuzione) oltre al margine del gestore e della compagnia. All’interno di questa componente, il costo della materia prima incide per il 30% del prezzo alla pompa ed è la quota più sensibile alle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e all’effetto cambio euro/dollaro, considerato che il petrolio e i derivati sono prezzati in dollari. Il margine lordo dell’operatore vale il 12%: è la leva commerciale su cui la rete distributiva può intervenire per assorbire oscillazioni dei costi, differenziare il servizio o promuovere sconti, sempre nel quadro concorrenziale e regolatorio. Questo mix spiega perché il prezzo della benzina sia dato dalla somma di una quota tendenzialmente fissa (imposte) e di una quota variabile (industriale). In pratica, se crescono le quotazioni internazionali o si indebolisce l’euro, la parte del 30% tende ad aumentare, spingendo verso l’alto il prezzo finale; viceversa, un calo dei mercati o un euro più forte contribuiscono ad alleggerire il conto, mentre il 58% fiscale resta invariato fino a eventuali interventi normativi.
Per il gasolio, la composizione presenta pesi differenti: la componente fiscale ammonta al 45%, mentre la componente industriale arriva al 55%. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima rappresenta il 45% del prezzo e risente direttamente delle quotazioni internazionali dei distillati medi e dell’andamento del cambio euro/dollaro, con effetti immediati sull’equilibrio economico della filiera. Il margine dell’operatore pesa il 10%: è lo spazio attraverso il quale compagnie e gestori possono modulare le politiche di prezzo, assorbire variazioni dei costi logistici e distributivi, sostenere iniziative promozionali o differenziare l’offerta in base a servizi, orari e localizzazione. La maggiore incidenza della componente industriale sul gasolio (55%) rispetto alla benzina implica che le oscillazioni dei mercati energetici possano riflettersi con particolare evidenza sul prezzo finale. Tuttavia, anche qui la presenza della quota fiscale al 45% fa sì che una parte significativa del prezzo resti determinata da imposte e Iva. Nel complesso, il prezzo del gasolio nasce dall’interazione fra fattori regolatori (tasse), dinamiche globali della materia prima e scelte commerciali, determinando differenze temporali e territoriali pur nel rispetto degli obblighi di trasparenza.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Sun, 10 May 2026 06:00:00 +0000