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Il traffico sulle autostrade italiane del 7 luglio 2026 presenta alcune situazioni degne di nota, tra cui spiccano una coda di 5 km sull’A1 tra Anagni e Ferentino causata da un veicolo in fiamme e un incidente con coda di 4 km sull’A13 tra Altedo e Ferrara Nord. Altri rallentamenti si registrano per lavori e traffico intenso in diverse tratte, come sull’A14 tra Ortona e Lanciano e tra Bologna e Taranto.
11:00 – Anagni e Ferentino
Coda di 5 km per Veicolo in fiamme
Direzione Napoli
La coda va dal chilometro 615.0 al chilometro 610.0 per una lunghezza di 5.0 km.
10:52 – Modena Nord e Bivio A1/A22 Brennero-Modena
Coda per traffico intenso
Direzione Milano
La coda va dal chilometro 155.3 al chilometro 157.6 per una lunghezza di 2.3 km.
10:50 – Bivio A1/A22 Brennero-Modena provenendo da Bologna verso Brennero
Coda per traffico intenso
Direzione Milano
10:41 – Bivio A1-Variante e Sasso Marconi Nord
Traffico Rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 199.89 al chilometro 210.1 per una lunghezza di 10.21 km.
10:24 – Bivio A1/Compl. FI Nord km 279.3 e Bivio A1-Variante
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La coda si estende da chilometro 265.0 al chilometro 279.0 per una lunghezza di 14.0 km.
09:37 – Area di servizio Casilina ovest
Mancanza di GPL per esaurimento carburanti
Direzione Napoli
10:55 – Ferrara Nord e Ferrara sud
Incendio
Direzione Bologna
10:48 – Ferrara Nord e Ferrara sud
Coda di 1 km per curiosi
Direzione Bologna
La coda si estende dal chilometro 36.5 al chilometro 37.5 per una lunghezza di 1.0 km.
10:39 – Altedo e Ferrara Nord
Coda di 4 km per incidente
Direzione Padova
Entrata consigliata verso Padova: Ferrara Nord. Uscita consigliata provenendo da Bologna: Altedo.
La coda va dal chilometro 36.5 al chilometro 31.0 per una lunghezza di 5.5 km.
11:06 – Ortona e Lanciano
Traffico Rallentato per lavori
Direzione Taranto
La tratta interessata va dal chilometro 408.35 al chilometro 407.0 per una lunghezza di 1.35 km.
11:04 – Imola e Castel San Pietro
Coda di 1 km per incidente
Direzione Bologna
La coda si estende dal chilometro 42.0 al chilometro 45.0 per una lunghezza di 3.0 km.
10:44 – Bivio Racc.bo Casalecchio/A14 BO-TA e Bivio Racc. BO Casalecchio/A1 MI-NA
Coda per traffico intenso
Direzione autostrada Milano-Napoli
La coda si estende dal chilometro 0.0 al chilometro 1.0 per una lunghezza di 1.0 km.
10:08 – Bologna Borgo Panigale e Bivio A14/A1 Milano-Napoli
Code a tratti per traffico intenso
Direzione autostrada Milano-Napoli
La tratta interessata va dal chilometro 0.0 al chilometro 4.8 per una lunghezza di 4.8 km.
10:41 – Portonaccio e Bivio A24/Tangenziale est RM
Coda per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Tangenziale Est
La coda va dal chilometro 7.3 al chilometro 6.5 per una lunghezza di 0.8 km.
10:11 – Como Monte Olimpino e Chiasso Uscita Merci
Coda per operazioni doganali
Direzione Svizzera
La coda si estende dal chilometro 41.37 al chilometro 39.42 per una lunghezza di 1.95 km.
10:31 – Piazzale Francese verso Courmayeur
Coda
Attesa prevista 45 minuti
Direzione Courmayeur
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 09:08:00 +0000Great Wall Motor prova ad alzare il volume nel mercato italiano e lo fa entrando in uno dei segmenti più affollati, ma anche redditizi: quello dei SUV compatti. Sotto la stessa carrozzeria convivono le alimentazioni benzina, full hybrid ed elettrica per intercettare clienti con esigenze molto diverse.
Lunga 4,47 metri, la nuova arrivata si piazza nel cuore della fascia tra 4,3 e 4,6 metri, quindi in piena zona Nissan Qashqai, Hyundai Tucson, Kia Sportage, MG HS e modelli simili per impostazione. Esattamente come loro, propone contenuti da segmento superiore con prezzi da 26.950 euro chiavi in mano.
Sul piano estetico, ORA 5 segue un linguaggio ben diverso dai SUV cinesi più aggressivi arrivati negli ultimi anni. Davanti risaltano i fari LED a goccia, inseriti in un frontale morbido: GWM lo chiama “Full-Surface Fluid Sculptureâ€, definizione un po’ teatrale per descrivere linee fluide e superfici arrotondate. Vista di lato, la vettura prova a sembrare solida: cerchi da 18â€, barre sul tetto e vetri oscurati trasmettono un senso solidità . Sulle versioni superiori si aggiungono tetto in vetro e griglia attiva.
Dentro, il salto più evidente arriva dalla parte digitale. La plancia ospita un display centrale da 14,6†e un quadro strumenti da 10,25â€. Il sistema Coffee OS propone una logica simile a quella di uno smartphone, con Android Auto e Apple CarPlay wireless, navigazione online, aggiornamenti over-the-air, controllo remoto tramite app e comandi vocali. Dai tanti portaoggetti alle prese USB fino alla ricarica wireless sulla Premium, GWM integra soluzioni evolute destinate a semplificare l’esperienza a bordo di tutti i giorni.

La dotazione di assistenza alla guida toglie un alibi alle rivali: molti aiuti sono presenti già dalla versione d’ingresso, con il pacchetto Coffee Pilot Ultra comprensivo di 13 sensori e 23 funzioni. Tra queste figurano telecamera a 540° con effetto “chassis trasparenteâ€, cruise control adattivo intelligente, frenata automatica di emergenza, mantenimento e centraggio di corsia, riconoscimento dei segnali, monitoraggio dell’angolo cieco e avviso di apertura porte. A bordo ci sono 7 airbag, compreso quello centrale tra conducente e passeggero.
Nelle note ufficiali GWM mette in evidenza un lavoro specifico dedicato al mercato europeo. ORA 5 è stata affinata in Italia e Spagna da Racing Syn, società di ingegneria legata al motorsport, con interventi su sterzo, sospensioni, ABS, ESC e risposta del gruppo motore-cambio. Lo schema tecnico prevede MacPherson davanti e multilink dietro, una scelta non scontata nel segmento. Con questa taratura, ORA 5 dovrebbe risultare meno estranea agli utenti abituati alle strade europee.
Sullo sfondo resta anche il tema della sicurezza passiva. Entro la fine dell’anno ORA 5 sosterrà i test Euro NCAP e la scocca, composta per il 75,3% da acciai ad alta resistenza, lascia presagire una votazione eccellente. Aggiudicarsi le cinque stelle decreterebbe un punto di svolta, perché ormai nel segmento l’offerta di schermi grandi e prezzi aggressivi rappresenta il minimo sindacale. Sottovalutare i controlli indipendenti, in un segmento così ricco di novità , rischia di frenare ogni scalata ai primi posti delle classifiche di vendita.
Nella nostra penisola, tra B-SUV e C-SUV, sono state registrate oltre 770.000 immatricolazioni solo lo scorso anno secondo i dati Unrae. È il territorio dove ormai si decide buona parte della partita commerciale: tanto le famiglie quanto i professionisti in uscita da berline o monovolume guardano tutti lì. Per un costruttore cinese in cerca di spazio, entrare con una sola motorizzazione sarebbe stato limitante.
Abbinato al cambio automatico doppia frizione a 7 rapporti, il motore termico 1.5 turbo da 160 CV, versione d’accesso della gamma, parla a un pubblico in cerca di uno sport utility compatto ancora restio a prendere il sentiero dell’elettrico. Sopra si colloca la Full Hybrid Hi2, probabilmente la variante più interessante nei nostri confini. Il 1.5 turbo lavora insieme a una batteria da 1,09 kWh e a un cambio DHT a due rapporti. Lo schema ruota attorno a un 1.5 turbo, affiancato da una batteria da 1,09 kWh e da un cambio DHT a due rapporti, produce una potenza di 223 CV, con 476 Nm di coppia.

I numeri dichiarati sono competitivi: 0-100 km/h in 7,7 secondi, consumo medio di 5,1 l/100 km e autonomia complessiva superiore a 1.000 km con un pieno. Da sola la batteria si ricarica, anche attraverso il recupero in frenata, e il sistema alterna in automatico diverse modalità di funzionamento tra motore elettrico e termico.
Passando all’alternativa 100% elettrica, una batteria da 58,3 kW alimenta la versione da 204 CV. Nel ciclo combinato WLTP i chilometri dichiarati sono 435, che salgono fino a 603 in ambito urbano, dove recuperi e velocità più basse aiutano. La ricarica in corrente continua dal 10 all’80% richiede circa 30 minuti. Ormai in via di diffusione su vasta scala, la funzione V2L può fare comodo in viaggio in tutte quelle situazioni in cui una presa mobile diventa improvvisamente molto meno banale di quanto sembri.
Qualunque sia la motorizzazione scelta, gli allestimenti sono sempre due: Origin e Premium, disponibili con tutte le motorizzazioni. La base include fari automatici, cerchi da 18â€, accesso senza chiave, doppio display, connettività wireless, sedile guida elettrico, sedili anteriori riscaldati, climatizzatore automatico, bocchette posteriori e vano bagagli a doppio livello. Premium aggiunge portellone elettrico, audio a 9 altoparlanti, ventilazione dei sedili anteriori, volante riscaldato, sedile guida con memoria, tetto panoramico, privacy glass e ambient lighting dinamica.
La garanzia copre 7 anni o 150.000 km sul veicolo e 8 anni o 160.000 km sulla batteria. Per un marchio non ancora affermato nel Vecchio Continente, non si tratta di un dettaglio di poco conto Prezzo, contenuti e varietà meccanica mettono ORA 5 in una posizione interessante. Ora arriva la parte difficile: convincere gli automobilisti italiani che un SUV cinese può essere sì conveniente, ma anche credibile nel tempo.
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 09:06:37 +0000Un B-SUV elettrico sotto i 20.000 euro, almeno con la promo iniziale, non si trova tutti i giorni. Dal forte respiro globale, la nuova Leapmotor b03X vanta una dotazione piuttosto ricca e coltiva l’ambizione di conquistare soprattutto l’Europa, dove il segmento presidiato continua a essere uno dei più affollati e combattuti.
Il listino parte da 24.900 euro per la Life da 39,8 kWh, sale a 27.400 euro per la Life da 53 kWh e tocca quota 29.400 euro nel caso della Design. Con l’offerta di lancio, tra sconto, permuta o rottamazione e bonus per i primi clienti, il prezzo d’attacco può scendere a 19.900 euro ed è disponibile anche una formula finanziaria da 129 euro al mese.
Con 4,27 metri di lunghezza, la b03X rimane adatta alla città , mentre il passo di 2,605 metri le consente di offrire uno spazio interno superiore a quanto le proporzioni lascerebbero credere. Abbastanza compatta da potersi muovere agevolmente in città , ma non così piccola da sacrificare spazio interno e bagagliaio.
Lo stile segue una linea pulita e piuttosto morbida. Se davanti è caratterizzato dalla firma luminosa a LED a effetto “Smile”, di lato il disegno prova a guadagnare slancio attraverso maniglie semi-a-scomparsa e tetto flottante. Leapmotor aveva in mente una personalità moderna evitando di forzare troppo la mano, scelta comprensibile per un modello che vuole piacere a un pubblico ampio e non solo agli appassionati di elettriche dall’impronta futuristica.
Sotto il cofano, o meglio davanti all’asse anteriore, lavora un motore elettrico da 197 CV e 200 Nm di coppia. La potenza scaricata sulle ruote anteriori serve più alla prontezza di ogni giorno che a costruire un’immagine sportiva. Alla base del progetto, l’architettura Cell-to-Chassis CTC 2.0 Plus integra la batteria nella struttura del veicolo così da migliorare la resa complessiva.
La gamma prevede due unità LFP: la prima ha una capacità di 39,8 kWh e promette fino a 292 km nel ciclo WLTP, che diventano 416 km in ambito urbano, la seconda sale a 53 kWh e porta l’autonomia a 382 km, con un valore urbano dichiarato di 554 km. A seconda dell’accumulatore selezionato, la ricarica rapida può arrivare fino a 100 o 133 kW in corrente continua. Il passaggio dal 30 all’80% richiede 16 minuti, mentre dal 10 all’80% servono circa 21 minuti.
A bordo il sistema Leap OS 4.0 Plus, su piattaforma Qualcomm Snapdragon 8155, gestisce il display centrale touchscreen da 14,6 pollici, che affianca il quadro strumenti digitale da 8,8 pollici. Apple CarPlay e Android Auto sono inclusi, come ormai ci si aspetta da un’EV rivolta al nostro mercato.
Dove la b03X prova a segnare punti è nella gestione dello spazio. Il bagagliaio parte da 510 litri, anche grazie alla GigaBox da 105 litri sotto il pianale, e arriva a 1.545 litri abbattendo i sedili posteriori. Ci sono anche i Magic Seats per caricare oggetti lunghi o ingombranti e 33 vani portaoggetti sparsi nell’abitacolo.
In Italia la b03X conta due allestimenti. La versione d’accesso Life prevede climatizzatore automatico, fari Full LED automatici, display da 14,6 pollici, portapacchi e 21 sistemi ADAS di Livello 2 supportati da 14 sensori e telecamere. A tutto questo la Design, disponibile con batteria da 53 kWh, aggiunge sedili in ecopelle elettrici e riscaldabili, telecamera a 360 gradi, sensori anteriori e cerchi in lega da 18 pollici.
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 07:15:19 +0000Il 7 luglio 2026 saranno previsti tre scioperi sul territorio italiano, con interessamento sia di livello nazionale sia locale e regionale. Gli scioperi coinvolgono il settore ferroviario in tutta Italia e specificamente in Sicilia, oltre al settore del trasporto merci nella provincia di Torino. Di seguito tutti i dettagli relativi alle aree geografiche, gli orari, le società e i sindacati coinvolti per ciascuna azione sindacale programmata.
È stato indetto uno sciopero a rilevanza nazionale per l’intero personale della società Mercitalia Shunting & Terminal, operante nel settore ferroviario. La durata dello sciopero è di 24 ore, dalle 21:00 del 6 luglio alle 21:00 del 7 luglio 2026. L’iniziativa è stata proclamata dal sindacato USB Lavoro Privato e riguarda tutto il personale della categoria PERSONALE SOC. MERCITALIA SHUNTING & TERMINAL sull’intero territorio nazionale.
In provincia di Torino (Piemonte), è stato programmato uno sciopero con modalità particolari: l’astensione dal lavoro avverrà durante le ultime 2 ore di ciascun turno di lavoro nella giornata del 7 luglio 2026. Il personale coinvolto è quello afferente al settore trasporto merci, logistica e spedizioni. Ad indire lo sciopero è il sindacato OSR FILT-CGIL.
Per quanto riguarda la Sicilia, è previsto uno sciopero del personale della società RFI DOIT Palermo che riguarda tutte le province della regione. Lo sciopero avrà una durata di 8 ore, dalle 9:00 alle 17:00 del 7 luglio 2026. L’iniziativa è stata proclamata dal sindacato OSR UILT-UIL e coinvolge la categoria PERSONALE SOC. RFI DOIT PALERMO.
Fonte: Mit
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 06:00:00 +0000Nel mese di luglio 2026 sono previsti numerosi scioperi che riguarderanno diversi ambiti dei trasporti in Italia, dal settore ferroviario a quello aereo, dal trasporto pubblico locale al settore marittimo. In questo articolo troverai il calendario completo degli scioperi programmati, suddivisi per data e località , con particolare attenzione ai dettagli su città , regioni, orari, aziende e sindacati coinvolti. L’elenco comprende esclusivamente le agitazioni sindacali che si svolgono nel periodo di luglio 2026.
Nella città di Bari è previsto uno sciopero di 24 ore nel settore del trasporto pubblico locale, che coinvolge il personale della Società STP di Bari. Lo sciopero è stato proclamato dai sindacati OST FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL.
Nella città di Firenze, sono previsti due scioperi di 4 ore ciascuno, dalle 19:00 alle 23:00, che coinvolgono il personale della Società Autolinee Toscane bacino urbano di Firenze e, nello specifico, l’ex linea. I sindacati che hanno indetto lo sciopero sono RSA FAISA-CISAL.
Nella città di Latina è in programma uno sciopero di 24 ore riguardante il trasporto pubblico locale. Viene coinvolto il personale della Società CSC Mobilità di Latina, con sindacato proclamante OSR FAISA-CISAL.
Nella città di Palermo (Sicilia), il giorno 11 luglio 2026 si terrà uno sciopero di 24 ore che interesserà il personale della Società AMAT di Palermo nel settore del trasporto pubblico locale. Il sindacato coinvolto è OSP CUB TRASPORTI.
Nella città di Savona (Liguria) il personale della Società TPL Linea di Savona sarà coinvolto per uno sciopero territoriale di 4 ore, dalle 10:15 alle 14:15, indetto dalle RSU.
Nella provincia di Torino (Piemonte), lo sciopero interessa il settore trasporto merci, logistica e spedizioni e coinvolge il personale nelle ultime 2 ore di ciascun turno di lavoro per la giornata. Il sindacato coinvolto è OSR FILT-CGIL.
Nella provincia di Verona (Veneto), il personale della manutenzione, amministrazione e ingegneria della Società RFI DOIT Verona Unità Territoriale Sud osserverà uno sciopero di 24 ore dalle 21:00 del 19 luglio alle 20:59 del 20 luglio 2026. I sindacati promotori sono OSR ORSA FERROVIE/SLM-FAST-CONFSAL.
Nella città di Venezia (Veneto) è in programma uno sciopero di 24 ore che riguarda il personale della Società ATVO di Venezia, proclamato dai sindacati OSP SGB/FAST MOBILITÀ.
Sul territorio nazionale si registra una serie di scioperi che includono il settore ferroviario, trasporto merci e appalti:
– 06/07 – 07/07/2026: Sciopero di 24 ore dalle 21:00 del 6 luglio alle 21:00 del 7 luglio del personale Mercitalia Shunting & Terminal (USB Lavoro Privato).
– 09/07 – 10/07/2026: Sciopero di 23 ore dalle 03:00 del 9 luglio alle 02:00 del 10 luglio del personale operativo equipaggi Italo NTV (UILT-UIL).
– 10/07/2026: Sciopero di 8 ore, dalle 16:01 alle 23:59 del personale Captrain Italia (FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL).
– 15/07/2026: Sciopero per l’intero turno del personale della Società Elior Div. Itinere addetto a servizi di ristorazione Soc. Trenitalia indetto da FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL, ORSA Trasporti, FAST-CONFSAL e COBAS Lavoro Privato.
– 21/07/2026: Sciopero di 24 ore che coinvolge il personale Alha e MLE-BCUBE Aeroporto di Milano Malpensa (OST CUB TRASPORTI, USB Lavoro Privato).
– 22/07 – 23/07/2026: Sciopero di 24 ore (dalle 12:00 del 22 luglio alle 11:59 del 23 luglio) del personale Grandi Navi Veloci (CSLE).
– 23/07 – 24/07/2026: Sciopero plurisettoriale di 24 ore (ferroviario, merci su rotaia e tpl) organizzato da CUB Trasporti/SGB.
In tutta la regione Puglia si svolge uno sciopero generale (categorie pubbliche e private) per l’intera giornata, compresi i servizi di trasporto pubblico locale sull’intero turno di servizio. Sindacato proclamante OSR USB Lavoro Privato.
In tutte le province della Sicilia il personale della Società RFI DOIT Palermo parteciperà a uno sciopero di 8 ore dalle 9:00 alle 17:00. Sindacato: OSR UILT-UIL.
Il personale della Società Caronte & Tourist Isole Minori sarà coinvolto in uno sciopero di 24 ore, dalle 06:30 del 17 luglio alle 06:30 del 18 luglio, indetto da OSR UGL Mare e Porti.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 02 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 05 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 06 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 07 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 06:00:00 +0000Oggi, 07 luglio 2026, chi si sposta sulla rete autostradale trova prezzi medi aggiornati per benzina, gasolio, Gpl e metano: di seguito riportiamo i valori ufficiali più recenti pubblicati dall’Osservatorio del Ministero, insieme a un pratico riepilogo su come si forma il prezzo finale alla pompa. In termini generali, il costo pagato dall’automobilista nasce dalla somma di due grandi voci: componente industriale (materia prima e margine del sistema distributivo) e componente fiscale (accise e Iva). Le differenze tra carburanti e modalità di erogazione incidono sul totale, ma il meccanismo resta lo stesso: le quotazioni internazionali e il cambio euro/dollaro guidano il costo della materia prima, mentre le imposte e le politiche commerciali determinano buona parte della variabilità visibile al distributore.
Ultimo aggiornamento dati: 06-07-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.008 |
| Benzina | SELF | 1.938 |
| GPL | SERVITO | 0.884 |
| Metano | SERVITO | 1.585 |
Per la benzina, la struttura del prezzo è dominata dalla fiscalità , che vale il 58% del totale, una quota decisamente superiore alla componente industriale (42%). Quest’ultima si scompone a sua volta in due parti: costo della materia prima e margine lordo della filiera distributiva. La materia prima incide per il 30%: si tratta del valore del prodotto raffinato, direttamente influenzato dalle quotazioni internazionali dei derivati del petrolio e dall’andamento del cambio euro/dollaro, perché molti scambi avvengono in dollari. Quando il barile e le quotazioni spot salgono, o quando l’euro si indebolisce, questa voce tende ad aumentare; al contrario, cali delle quotazioni o un euro più forte alleggeriscono il peso della materia prima. Il margine lordo pesa per il 12% e comprende logistica, stoccaggio, trasporto, gestione degli impianti e la remunerazione della rete. È l’area sulla quale gli operatori possono intervenire più rapidamente per modulare il prezzo alla pompa, attraverso politiche commerciali, promozioni e differenze tra erogazione self e servito. A queste componenti si sommano le imposte: accise fisse per litro e Iva applicata sul valore complessivo, che amplifica ogni variazione delle altre voci. In periodi di forte volatilità dei mercati, gli effetti combinati di quotazioni e cambio possono manifestarsi con qualche giorno di ritardo sui listini per via delle scorte e dei tempi di rimpiazzo, ma nel medio periodo la correlazione resta elevata. Anche la concorrenza locale tra impianti, l’affluenza e i costi operativi specifici di un’area incidono sul margine, spiegando differenze tra tratte e stazioni.
Nel caso del gasolio, il mix cambia: la componente fiscale pesa per il 45% del prezzo finale, mentre quella industriale vale il 55%. All’interno della parte industriale, il costo della materia prima rappresenta il 45% del totale, una quota particolarmente sensibile alle quotazioni internazionali del diesel e dei distillati medi, oltre che al cambio euro/dollaro. Movimenti del mercato e variazioni valutarie possono quindi tradursi in adeguamenti dei listini, con intensità dipendente da scorte e contratti di fornitura. Il margine lordo incide per il 10%: include i costi di logistica, distribuzione, esercizio degli impianti e la remunerazione della rete, e costituisce la leva commerciale su cui l’operatore può agire per modulare il prezzo alla pompa, con differenziazioni tra self e servito, promozioni mirate e politiche di rete. Il resto della quota industriale copre le ulteriori voci operative e di processo necessarie per portare il prodotto fino all’erogatore. Anche per il gasolio, l’Iva si applica sull’intero importo, amplificando l’effetto di variazioni della materia prima o del margine. Ne deriva che, a parità di tassazione specifica, la dinamica del prezzo è guidata soprattutto dai mercati internazionali e dall’andamento del cambio, mentre la rete contribuisce a definire la dispersione tra impianti e aree geografiche.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.850 per la benzina, 1.930 per il diesel, 0.788 per il gpl, 1.568 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.923 |
| Benzina | SELF | 1.843 |
| GPL | SERVITO | 0.777 |
| Metano | SERVITO | 1.500 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.948 |
| Benzina | SELF | 1.872 |
| GPL | SERVITO | 0.752 |
| Metano | SERVITO | 1.578 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.966 |
| Benzina | SELF | 1.884 |
| GPL | SERVITO | 0.885 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.938 |
| Benzina | SELF | 1.861 |
| GPL | SERVITO | 0.813 |
| Metano | SERVITO | 1.664 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.926 |
| Benzina | SELF | 1.855 |
| GPL | SERVITO | 0.724 |
| Metano | SERVITO | 1.528 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.917 |
| Benzina | SELF | 1.834 |
| GPL | SERVITO | 0.753 |
| Metano | SERVITO | 1.515 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.939 |
| Benzina | SELF | 1.859 |
| GPL | SERVITO | 0.764 |
| Metano | SERVITO | 1.499 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.922 |
| Benzina | SELF | 1.837 |
| GPL | SERVITO | 0.749 |
| Metano | SERVITO | 1.632 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.930 |
| Benzina | SELF | 1.845 |
| GPL | SERVITO | 0.863 |
| Metano | SERVITO | 1.530 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.922 |
| Benzina | SELF | 1.840 |
| GPL | SERVITO | 0.743 |
| Metano | SERVITO | 1.535 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.902 |
| Benzina | SELF | 1.822 |
| GPL | SERVITO | 0.785 |
| Metano | SERVITO | 1.499 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.949 |
| Benzina | SELF | 1.870 |
| GPL | SERVITO | 0.800 |
| Metano | SERVITO | 1.473 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.921 |
| Benzina | SELF | 1.837 |
| GPL | SERVITO | 0.748 |
| Metano | SERVITO | 1.565 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.929 |
| Benzina | SELF | 1.857 |
| GPL | SERVITO | 0.743 |
| Metano | SERVITO | 1.606 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.935 |
| Benzina | SELF | 1.852 |
| GPL | SERVITO | 0.866 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.938 |
| Benzina | SELF | 1.856 |
| GPL | SERVITO | 0.813 |
| Metano | SERVITO | 1.819 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.932 |
| Benzina | SELF | 1.847 |
| GPL | SERVITO | 0.765 |
| Metano | SERVITO | 1.600 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.936 |
| Benzina | SELF | 1.860 |
| GPL | SERVITO | 0.801 |
| Metano | SERVITO | 1.530 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.918 |
| Benzina | SELF | 1.837 |
| GPL | SERVITO | 0.786 |
| Metano | SERVITO | 1.493 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.945 |
| Benzina | SELF | 1.860 |
| GPL | SERVITO | 0.863 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 07 luglio 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.907 |
| Benzina | SELF | 1.827 |
| GPL | SERVITO | 0.766 |
| Metano | SERVITO | 1.500 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 06:00:00 +0000Il camper, quello che per decenni è stato associato alle famiglie numerose, ai pensionati con molto tempo libero e ai campeggi affollati di luglio, sta vivendo una sua nuova giovinezza. È iniziata in modo silenzioso, senza grandi proclami, semplicemente rispondendo a bisogni che il turismo tradizionale non riesce più a soddisfare del tutto.
Tra presenze in crescita, infrastrutture in espansione, una nuova generazione di viaggiatori che preferisce il noleggio all’acquisto e un appuntamento fieristico di richiamo sempre maggiore, il mondo del camper italiano racconta una storia interessante.
La libertà di poter cambiare programma alle dieci di sera senza perdere il caparro dell’hotel, di fermarsi in un borgo che non era in nessuna lista, di dormire vicino a un bosco o con vista sul mare senza doverlo prenotare sei mesi prima.
Tra chi ha già scelto il viaggio su ruote, il 93% lo indica come modalità preferita. A guidare questa preferenza è in primo luogo la ricerca di paesaggi autentici, indicata dal 75% degli intervistati, seguita dalla libertà di esplorare senza vincoli, scelta dal 69%. Sono numeri che non lasciano molto spazio all’interpretazione.
Ma c’è di più. Il camper contemporaneo non è quello degli anni Ottanta. I modelli di oggi combinano quella stessa idea di autonomia con comfort, connettività , sistemi di assistenza alla guida e tecnologie di bordo che fino a qualche anno fa erano impensabili su un mezzo ricreazionale. Schermi touchscreen, pannelli solari integrati, riscaldamento autonomo sofisticato, bagni con doccia degni di un piccolo appartamento: il salto qualitativo dell’abitabilità interna nell’ultimo decennio è stato significativo. Questo ha allargato la platea di potenziali utenti ben oltre i camperisti storici, attraendo viaggiatori che non avrebbero mai rinunciato a certi standard di comodità .
La sostenibilità è uno di quei temi che nel turismo si rischia di trattare con troppa superficialità , scivolando rapidamente negli slogan. Nel caso del camper, però, i dati portano la discussione su un terreno più solido.
La ricerca “Turismo in camper: impatto economico ambientale del camperista“, realizzata da Ergo ha valutato l’impatto ambientale del viaggio su ruote in modo integrato, considerando non solo il carburante consumato durante gli spostamenti ma l’intera esperienza vacanziera: energia, acqua, risorse consumate per il pernottamento e per le attività collaterali. I risultati parlano di una riduzione dell’emissione di COâ‚‚ pari al 70% rispetto al viaggio tradizionale, di un -64% per quanto riguarda le risorse fossili e di un -73% sul consumo idrico.
Numeri che hanno senso se si considera la struttura del viaggio in camper: niente hotel con camere che vengono scaldate o raffrescate anche quando sono vuote, niente ristoranti che preparano cibo per tavoli che poi non si riempiono, niente infrastrutture sovradimensionate per gestire picchi stagionali. Il camperista porta con sé il proprio spazio, lo gestisce in base alle proprie esigenze reali e tende a distribuire i consumi in modo molto più efficiente. Non stupisce che questa caratteristica abbia un appeal specifico sulle generazioni più giovani.
Se c’è un fattore che ha cambiato le dinamiche di avvicinamento al camperismo nell’ultimo lustro, è la crescita del mercato del noleggio. L’acquisto di un camper è ancora oggi una decisione importante che richiede valutazioni su rimessaggio, manutenzione, utilizzo effettivo nel corso dell’anno. Per molti, specialmente per chi si avvicina per la prima volta, è un passo troppo grande da fare senza aver prima testato il prodotto.
Il noleggio ha risolto esattamente questo problema. Un weekend in van con gli amici, una settimana al mare con la famiglia, un primo avvicinamento a un modo di viaggiare che si è sempre curiosi di provare ma da cui si è sempre stati tenuti a distanza dal timore di impegnarsi troppo presto. È una modalità che si sposa perfettamente con i comportamenti di una generazione abituata a preferire l’accesso al possesso, basti pensare a quanto è cambiata la relazione con l’automobile nell’era del car sharing e del noleggio a lungo termine.
Le piattaforme di noleggio tra privati hanno amplificato ulteriormente questa tendenza, mettendo in contatto chi possiede un camper fermo per dieci mesi all’anno con chi vuole usarlo per due settimane. Il risultato è un ecosistema più dinamico, con più veicoli in circolazione e più persone che scoprono il camperismo senza dover per forza comprarne uno subito.
Un viaggio in camper funziona bene solo se funziona bene l’infrastruttura intorno. E qui, l’Italia ha fatto passi avanti significativi, anche se c’è ancora molto margine di miglioramento rispetto ad altri Paesi europei come la Germania o la Francia, dove la cultura del camper è radicata da molte generazioni.
Le aree sosta si sono moltiplicate e si sono attrezzate meglio: punti di carico e scarico, colonnine per la ricarica elettrica, connessioni wi-fi, spazi per biciclette, convenzioni con attività locali.
I numeri del settore confermano la direzione. Secondo i dati di FAITA Federcamping con HBenchmark e CISET Ca’ Foscari, nel 2025 il turismo open air italiano ha raggiunto 74 milioni di presenze, generando un valore tra diretto e indotto pari a 8,5 miliardi di euro. Le piazzole restano la soluzione più richiesta, con il 59% del totale delle strutture. L’Osservatorio Turismo Outdoor 2026 di Human Company e THRENDS proietta per quest’anno 68,4 milioni di presenze outdoor, con un impatto economico diretto stimato in oltre 5 miliardi di euro. Cifre che rendono il settore non più una nicchia, ma un comparto strutturato e in salute.
Per chi vuole farsi un’idea concreta di questo mondo l’appuntamento di riferimento in Italia è il Salone del Camper di Parma. L’edizione 2026 si terrà alle Fiere di Parma dal 12 al 20 settembre, organizzata in collaborazione con APC, l’Associazione Produttori Camper.
Si tratta di un osservatorio su come sta cambiando il modo di viaggiare, con un’offerta che spazia dai van compatti alle configurazioni più elaborate, dagli accessori per la vita outdoor agli itinerari curati per destinazioni meno note, fino ai servizi di noleggio e alle ultime novità tecnologiche integrate sui mezzi. È il posto giusto per confrontare modelli, parlare con chi li costruisce, capire cosa è cambiato rispetto alla generazione precedente di veicoli ricreazionali.
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 05:30:50 +0000Maserati ha trasformato il proprio simbolo in qualcosa di permanente tra le stelle. Un progetto chiamato Trident Stars e che forse rappresenta l’omaggio più poetico che un marchio automobilistico abbia mai dedicato a se stesso.
Maserati ha collaborato con i ricercatori Maurizio Pajola e Anna Lucchetti dell’INAF (l’Osservatorio Astronomico di Padova) per selezionare cento stelle reali, disposte tra le costellazioni del Leone e del Pastore, che insieme riproducono la sagoma del Tridente.Â
Ciascuna delle cento stelle è dedicata a una persona che ha contribuito a scrivere la storia del brand. Collezionisti di vetture d’epoca, proprietari di esemplari Fuoriserie, brand ambassador, gentlemen driver. Non sono nomi scelti a caso per una campagna marketing: sono figure che hanno avuto un rapporto concreto con Maserati nel corso degli anni, e a cui adesso viene restituito qualcosa di inatteso. Una stella con il loro nome, in cielo.
A rendere ancora più tangibile il progetto, Maserati ha rinnovato il proprio configuratore 3D online portandolo a un livello di fedeltà visiva che si avvicina sensibilmente all’esperienza in concessionaria. Il Customer Journey del Tridente abbraccia ora un formato widescreen 21:9 con qualità cinematografica, dove l’auto dei propri sogni può essere costruita nei minimi dettagli, dall’esterno alla selleria, con un realismo che fino a poco tempo fa era appannaggio solo degli showroom fisici. Digitale e fisico che si fondono, in un percorso omnicanale pensato per chi vuole avvicinarsi al mondo Maserati senza ancora varcare la soglia di una concessionaria.
A commentare il progetto è stato Cristiano Fiorio, Chief Marketing Officer di Maserati e General Manager di BottegaFuoriserie: “il Tridente, ha spiegato, è un simbolo che si imprime nella memoria, e con Trident Stars è stato portato dove quella memoria diventa eternaâ€.Â
Il Tridente di Maserati compie cent’anni nel 2026, ma la sua storia affonda le radici in un momento ben preciso: il 1926, quando apparve per la prima volta sulla Tipo 26, l’automobile con cui la Casa modenese ottenne la vittoria alla Targa Florio inaugurando una stagione sportiva destinata a lasciare il segno. Il logo non era casuale: il Tridente è ispirato alla fontana del Nettuno di piazza Maggiore a Bologna, città dove i fratelli Maserati avviarono la loro avventura, e rappresenta da sempre un legame profondo con la cultura e l’identità italiana.
Nel corso di un secolo, il simbolo ha attraversato decenni di trasformazioni, crisi e rinascite, cambi di proprietà e rivoluzioni stilistiche, senza mai perdere il suo significato centrale. È arrivato fino a qui, con il brand che sta cercando di ritrovare la sua rotta dopo un periodo tutt’altro che semplice, tra modelli discontinuati, volumi in calo e strategie elettriche ancora in via di definizione.
Trident Stars non è quindi soltanto un’operazione di immagine. È una dichiarazione di continuità , la volontà di affermare che certi simboli non invecchiano: si consolidano. E trasformare il Tridente in una costellazione reale, mappabile su qualsiasi applicazione astronomica, significa dargli una permanenza che nessun rebranding o restyling potrebbe mai garantire.
Mentre Maserati lavora alla sua prossima stagione di prodotto, con i restyling annunciati di alcuni modelli e le trattative aperte per sviluppare le future versioni elettriche, questo centenario arriva in un momento in cui il marchio ha più bisogno che mai di ricordare a tutti, e forse anche a se stesso, cosa lo ha reso grande.
Data articolo: Tue, 07 Jul 2026 05:30:26 +0000Un passo sopra gli altri Cristiano Ronaldo lo è sempre stato. Mentre si appresta a sfidare la Spagna per entrare tra le prime otto squadre al Mondiale 2026, il fuoriclasse lusitano fa parlare di sé anche per le decisioni extracampo. Le dichiarazioni in conferenza stampa alla vigilia della partita ricordano – casomai se ne avvertisse il bisogno – che le responsabilità non lo spaventano. E non si tira indietro nemmeno al volante di una delle sue innumerevoli auto, compresa quella emersa negli ultimi mesi, una Mercedes-AMG G 63 Cabriolet realizzata da Refined Marques.
L’esemplare di CR7 farebbe parte di una serie limitata a soli 20 pezzi. È quanto circola con insistenza il web, secondo cui il prezzo supererebbe quota 1,3 milioni di dollari. Un dettaglio già piuttosto eloquente sul gusto per l’eccesso dell’ex stella di Real Madrid e Juventus, ma siamo appena all’inizio. Perché l’edizione speciale porta il SUV di lusso in una zona ancora più rara del mercato.
Di suo, la Classe G incute timore reverenziale. Nasce con proporzioni da fuoristrada “duro e puro”, mantiene forme squadrate e poco interessate alla grazia, poi nella variante AMG diventa una macchina da prestazioni importanti. Sotto il cofano della G 63 lavora un V8 biturbo da 4.0 litri, capace di sprigionare 585 CV e 850 Nm di coppia, che promettono di bruciare diverse sportive, nonostante la carrozzeria, alta e larga, sia fatta innanzitutto per essere spaziosa e confortevole a bordo. La solita idea razionale dell’automobile, insomma, si sgretola davanti alla realtà .
Refined Marques ha avuto l’intraprendenza e quel pizzico di incoscienza necessario a convertire il SUV in cabriolet. Mica poco, visto quanto la rimozione del tetto renda necessario intervenire su struttura e proporzioni. Un lavoro costoso, a tratti persino artigianale, soprattutto se l’obiettivo è creare una piccola serie destinata a clienti che non vogliono sentirsi trattati come tutti gli altri.
Tuttavia, a colpire è principalmente la livrea giallo-blu, richiamo evidente ai colori dell’Al-Nassr. Anziché celebrare il passato, Cristiano Ronaldo guarda al presente, al capitolo saudita, dopo aver macinato record su record nelle maggiori competizioni europee.
In perfetto stile Cristiano Ronaldo, la G 63 Cabriolet abbraccia l’idea di eccezionalità : un fascio di nervi che tende a generare opinioni polarizzanti. Può piacere o sembrare eccessiva, ma almeno gioca a carte scoperte e il logo CR7 sui battitacco sottolinea un’autostima granitica.
È tutto pronto per l’ottavo del Mondiale 2026 più incerto sulla carta. Stasera una tra Portogallo e Spagna dovrà salutare il torneo dopo aver cullato la speranza del trionfo iridato. Alla freschezza delle Furie Rosse i lusitani oppongono esperienza, guidati dal loro uomo più ingombrante, nel bene e nel male.
La G 63 Cabriolet giallo-blu appartiene al Ronaldo attento alla propria immagine. Portogallo-Spagna, invece, tocca da vicino l’altro lato del cinque volte Pallone d’Oro: quello che deve ancora lottare dentro una partita decisiva. In una notte a eliminazione diretta, soprattutto contro gli agguerriti “cugini”, deve trovare il modo di incidere, di scardinare la retroguardia avversaria. Il tabellone ha posto per una sola.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 18:59:34 +0000Una spider non si sceglie perché è una soluzione pratica, economica o efficiente. Si sceglie perché guidarla è un’esperienza che le berline e i SUV non sanno replicare, per quanto costosi siano. Il problema, tradizionalmente, è sempre stato il prezzo. Le cabrio nuove partono raramente sotto i 35.000 euro, e spesso si trovano ben accessoriate sopra i 50.000. Il mercato dell’usato, però, apre uno scenario completamente diverso: con 25.000 o 30.000 euro si accede a spider che, nuove, costavano il doppio. Auto iconiche, meccanicamente mature, con un valore residuo che sorprende positivamente chi le rivende dopo qualche anno.
Per questo abbiamo selezionato sette tra le migliori cabrio disponibili sul mercato italiano dell’usato nel 2026 con un budget massimo di 30.000 euro.
Impossibile non partire da lei. La Mazda MX-5 è l’auto che ha reso le spider due posti a trazione posteriore un oggetto del desiderio democratico. Dal suo debutto nel 1989, la MX-5 ha dimostrato che la leggerezza, il bilanciamento e il piacere di guida valgono più di qualsiasi cavallo in eccesso.
Sul mercato dell’usato la situazione è articolata, e dipende molto da quanto si vuole spendere. Intorno ai 30.000 euro si trovano esemplari dell’ultimo restyling in condizioni quasi nuove, con pochi chilometri e la capote in perfetta efficienza. Scendendo a circa 20.000 euro, invece, si apre il mondo delle MX-5 con quasi una decina d’anni sulle spalle e meno di 100.000 chilometri: auto esteticamente sempre attuali che hanno dimostrato la loro affidabilità nel tempo.
Con un budget tra i 25.000 e i 30.000 euro si trovano esemplari recenti nella versione sDrive20i da 184 CV, con una manciata di anni sulle spalle e chilometraggi contenuti: la combinazione ideale per chi vuole una Z4 aggiornata senza pagare il prezzo del nuovo. Il motore quattro cilindri turbo è brillante, la risposta ai bassi regimi è pronta e il cambio automatico ZF a otto rapporti è uno dei migliori della categoria.
Scendendo ulteriormente di prezzo, sotto i 20.000 euro, la Z4 comincia ad accumulare anni e chilometri: si trovano le versioni iniziali, con motori a volte diversi e interni meno aggiornati. Il piacere di guida rimane intatto, ma la tecnologia di bordo inizia a mostrare qualche anno. Una scelta ancora valida per chi mette la guida davanti a tutto il resto.
Fin dalla prima generazione, alla fine degli anni Novanta, la TT ha fatto della coerenza stilistica la sua caratteristica principale: riconoscibile, filante, con un abitacolo subito riconoscibile per l’assenza del display infotainment e i rotori digitali per il condizionatore.
Intorno ai 25.000 euro si trovano esemplari dell’ultima generazione con meno di 60.000 chilometri e propulsori che vanno dai 180 CV del 2.0 TFSI di base fino ai 230 CV delle versioni più potenti. In entrambi i casi si tratta di motorizzazioni collaudate, condivise con altri modelli del Gruppo Volkswagen e quindi con una rete di assistenza ampia e costi di manutenzione prevedibili.
La Porsche Boxster è una macchina diversa dalle altre presenti in questa selezione. Non è un’auto per tutti, né nel senso dell’uso né in quello della manutenzione. Ma per chi ama davvero guidare, una Boxster rappresenta un’esperienza al di sopra delle rivali di fascia media.
Per restare sotto i 30.000 euro bisogna guardare alle generazioni dei primi anni 2000 con meno di 80.000 chilometri. Esemplari che esistono, si trovano e che meccanicamente, se ben mantenuti, continuano a offrire prestazioni e sensazioni da autentica sportiva tedesca. Il motore boxer centrale, il sei cilindri aspirato che è sempre stato il cuore della Boxster, è uno dei più belli da ascoltare e da usare, con una risposta ai regimi alti che poche auto sanno offrire a questo prezzo.
Un avvertimento doveroso, però: il costo di mantenimento e dei ricambi Porsche è elevato, significativamente superiore alla media. La revisione della capote, i service programmati, eventuali interventi meccanici: tutto costa di più rispetto a qualsiasi altra auto di questa selezione. Chi sceglie una Boxster usata sotto i 30.000 euro deve mettere in conto un budget di gestione adeguato.
La 124 Spider è nata da una partnership tra Fiat e Mazda che ha prodotto qualcosa di più interessante di quanto molti si aspettassero: un’auto con un carattere definito, costruita sulla stessa piattaforma della MX-5 ma con differenze significative nel telaio, nei motori e nel posizionamento commerciale.
La versione Fiat 124 Spider con il 1.4 MultiAir turbo da 140 CV si trova sul mercato dell’usato intorno ai 20.000 euro per esemplari con meno di 80.000 chilometri, una soglia accessibile per una spider dal carattere genuino e dal design che richiama esplicitamente le iconiche spider italiane degli anni Sessanta.
Per chi vuole qualcosa di più, la Abarth 124 Spider con il 1.4 da 170 CV sale di tono in modo deciso: assetto più rigido, scarico più arrogante, mappatura del motore orientata alla sportività . Intorno ai 30.000 euro si trovano esemplari con meno di 50.000 chilometri, spesso con allestimento Turismo o Record Monza con pacchetto sportivo incluso.
La Mercedes SLK ha avuto una vita commerciale lunga e ben costruita, e il mercato dell’usato ne è la prova: si trovano esemplari in ottime condizioni a prezzi sorprendentemente accessibili, soprattutto considerando che stiamo parlando di una cabrio con il tetto rigido ripiegabile.
A poco più di 20.000 euro si trovano SLK con meno di 100.000 chilometri, prodotte tra il 2012 e il 2015, quasi sempre equipaggiate con il benzina da 184 CV. Motori collaudati, con una coppia generosa ai bassi regimi che rende la SLK piacevole da guidare nella vita quotidiana. L’interno ha quella qualità percepita che solo Mercedes sa mettere anche sulle versioni entry level: le plastiche sono morbide dove contano, la plancia è elegante e ordinata, e il tetto retrattile funziona con un’affidabilità che gli anni non hanno intaccato.
Chi cerca una cabrio premium tedesca senza arrivare ai prezzi di una Z4 recente, la SLK di questa generazione è probabilmente la risposta più equilibrata dell’intera selezione.
Chiudiamo con l’italiana di razza, che anche nelle sue versioni più mature continua a comunicare un’emozione visiva e sonora che appartiene alla cultura automobilistica italiana più autentica. L’ultima generazione dell’Alfa Romeo Spider, quella uscita di produzione intorno al 2010, si trova oggi sul mercato in un range di prezzo tra i 20.000 e i 25.000 euro per esemplari del 2009 e 2010 in buone condizioni. La gamma motori disponibile include sia propulsori benzina che diesel, con potenze intorno ai 200 CV: il JTS aspirato da 2.2 litri e il 3.2 V6 per i benzinisti convinti, il 2.4 JTDm per chi vuole coniugare coppia e consumi contenuti. Il diesel può sembrare fuori luogo su una spider, ma nella guida quotidiana la coppia ai bassi regimi lo rende più elastico e godibile del previsto.
La Spider basa sul pianale della Brera e condivide con essa quella linea firmata da Giorgetto Giugiaro che sembra non voler invecchiare mai. Non è un’auto senza difetti: i costi di manutenzione di un’Alfa di questa età richiedono un po’ di attenzione, ma per chi ama le auto con carattere e vuole una cabrio che racconta una storia, la Spider è ancora una delle proposte più convincenti.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 16:03:01 +0000Chi ha un’auto elettrica lo sa già , ma chi arriva dal termico spesso lo scopre con una certa sorpresa: salire a bordo di una elettrica dopo ore al sole può essere un’esperienza completamente diversa da quella che ci si aspetterebbe. Si chiama precondizionamento, ed è la capacità di climatizzare l’abitacolo ancora prima di mettere piede in macchina.
Non è solo una questione di comfort, però. Il precondizionamento come quello della Grandland Electric lavora anche sulla batteria, con effetti concreti su autonomia, velocità di ricarica e durata dell’accumulatore nel tempo. Un sistema tutt’altro che banale, soprattutto in estate, quando le temperature possono diventare un vero fattore critico nella gestione di un’elettrica.
Attraverso l’app dedicata di Opel, il conducente può impostare la temperatura desiderata in anticipo rispetto alla partenza. Il climatizzatore si attiva da solo, porta l’abitacolo alle condizioni desiderate e, quando arriva il momento di mettersi in marcia, tutto è già pronto. Entrare in un’auto fresca quando fuori ci sono 37 gradi non è un lusso, è semplicemente il modo in cui la mobilità elettrica può migliorare concretamente la vita quotidiana.
La stessa funzione torna utile anche in inverno, ovviamente con il segno invertito: abitacolo riscaldato, brina già sciolta dai cristalli, mani che non si congelano sul volante già ai primi metri. E sempre senza consumare energia dalla batteria, perché quando l’auto è collegata alla rete è quella a fornire l’energia necessaria per la climatizzazione, lasciando la batteria intatta per la guida.
Quando le temperature salgono (o scendono) oltre certi limiti, le celle agli ioni di litio non lavorano nelle condizioni ottimali. Producono meno energia, la cedono con meno efficienza e faticano ad accettare alte potenze in ricarica, allungando i tempi alla colonnina.
La soluzione è portare la batteria alla temperatura di lavoro ideale prima della partenza, usando energia dalla rete anziché dall’accumulatore. Il risultato è duplice: da un lato l’autonomia disponibile per la guida non viene intaccata dal lavoro termico del sistema, dall’altro la batteria è già nelle condizioni migliori per esprimere le proprie prestazioni sin dai primi chilometri. In inverno il vantaggio è ancora più evidente. Una batteria fredda può perdere percentuali significative di autonomia rispetto ai valori dichiarati, e la fase di preriscaldamento permette di recuperare gran parte di quella differenza.
Sul fronte ricarica, poi, la Grandland Electric aggiunge una funzione che lavora in background senza bisogno di intervento manuale: se nel navigatore viene impostata una colonnina come destinazione, il sistema inizia automaticamente a portare la batteria alla temperatura ideale durante il percorso. L’arrivo alla stazione con l’accumulatore già pronto significa poter sfruttare la massima potenza disponibile fin da subito, riducendo i tempi di sosta in modo sensibile.
Si discute molto di ricarica, di autonomia, di infrastrutture, e relativamente poco di tutto quello che l’elettrico permette di fare con la propria vettura quando è ancora ferma in garage o in un parcheggio. Quello della Grandland Electric è un esempio evidente: un sistema intelligente che gestisce la gestione termica della batteria in un unico processo coordinato, con benefici che vanno dal comfort immediato fino alla longevità dell’accumulatore nel lungo periodo. Mantenere le celle in un range termico corretto riduce lo stress sui materiali interni e rallenta il naturale degrado della capacità nel tempo.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 14:13:37 +0000Il Governo lascia scadere il taglio delle accise a ridosso degli esodi estivi di luglio e agosto. Dal 3 luglio lo sconto sulle accise non è più operativo e i prezzi alla pompa hanno già risposto. Il gasolio in autostrada ha superato la soglia dei 2 euro al litro, la benzina si avvicina pericolosamente ai 2 euro sulla rete stradale ordinaria, e le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra.
Il tutto in un contesto in cui il prezzo del petrolio sui mercati internazionali non sta affatto correndo: anzi, il barile quota intorno ai 70 dollari, ben lontano dai picchi che in passato avevano giustificato rincari simili al distributore.
I numeri, aggiornati dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, parlano di un prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale a 1,844 euro al litro per la benzina e 1,925 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il self viaggia a 1,938 euro al litro per la benzina e 2,008 euro al litro per il gasolio.
Rincari che si stanno verificando in una fase in cui le quotazioni internazionali del greggio non giustificano alcun aumento. Le quotazioni del petrolio si sono deprezzate del 25% a partire dall’inizio di giugno, eppure i prezzi alla pompa salgono. Vale la pena ricordare che lo sconto sulle accise era già entrato in vigore come misura emergenziale quando i prezzi del greggio erano schizzati alle stelle, e da allora era stato prorogato più volte come ammortizzatore. Ora che quella misura è venuta meno, il prezzo reale torna a farsi sentire.
È proprio questo il punto che rende la situazione più difficile da digerire per gli automobilisti. Il barile si trova a cavallo dei 70 dollari, una quota che in altri momenti degli ultimi anni sarebbe stata considerata decisamente favorevole per i consumatori.
La questione di fondo è che il prezzo del carburante in Italia non dipende quasi mai solo dall’andamento del greggio. La struttura fiscale è complessa e stratificata: oltre alle accise vere e proprie, che costituiscono la voce principale, si aggiungono l’IVA applicata sul totale e una serie di oneri minori che si sono sedimentati nel corso dei decenni, spesso introdotti per finanziare eventi emergenziali e poi mai rimossi. Il risultato è che, anche quando il petrolio è a buon mercato, fare il pieno in Italia resta un’esperienza costosa.
Lo sconto sulle accise, nei mesi in cui era operativo, aveva consentito di tenere i prezzi su livelli accettabili. Ora che è scaduto, quella protezione è venuta meno, e il consumatore finale si ritrova a pagare il conto pieno.
A mettere i numeri sul tavolo in modo preciso ci ha pensato il Codacons. Il mancato rinnovo del taglio delle accise pesa 1,4 miliardi di euro su base annua solo a titolo di rifornimenti di carburante sulla rete stradale e autostradale. In media sulla rete ordinaria italiana vengono venduti oltre 64 milioni di litri di carburante al giorno, il che significa che il rialzo delle accise costa agli italiani quasi 4 milioni di euro al giorno con un conto totale che, spalmato su un anno, arriva alla cifra di 1,42 miliardi di euro.
Tradotta in termini pratici, significa che ogni automobilista che fa il pieno in questo periodo paga circa 3 euro in più rispetto a pochi giorni fa. Non un dramma per un singolo rifornimento, forse, ma su base annua la somma sale rapidamente.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 13:01:43 +0000Jeremy Clarkson, il giornalista automobilistico più celebre e discusso al mondo, è tornato a far sentire la sua voce, e lo ha fatto con il suo consueto stile graffiante per ribadire un concetto che gli sta a cuore da decenni: la supremazia emotiva delle auto italiane. Nonostante una carriera passata a testare il meglio della produzione globale, il “buon Jezza” non ha mai nascosto una predilezione viscerale per i marchi che hanno fatto la storia del nostro Paese, come Ferrari, Lamborghini, Lancia e Alfa Romeo.
L’occasione per questa nuova dichiarazione d’amore è arrivata durante una recente recensione per il Times, dove Clarkson ha avuto modo di mettere alla prova una Porsche 911 GT3 Touring. Pur definendola una “macchina fuori di testa”, Clarkson ha ammesso di non aver mai provato per la sportiva di Zuffenhausen quell’amore profondo che invece nutrono i suoi storici compagni d’avventura, Richard Hammond e James May, che da sempre la idolatrano.
La critica di Clarkson alla Porsche non riguarda la qualità costruttiva, ma la sua stessa filosofia. Secondo il giornalista britannico, la Casa tedesca non ha mai compreso appieno l’essenza profonda di una vettura ad alte prestazioni. In un passaggio diventato subito virale, ha descritto la 911 come “un abito a tre pezzi in una gara di costumi da bagno attillati”. Una metafora che sottolinea come l’eccessivo rigore e la ricerca della perfezione formale possano, a volte, soffocare lo spirito di un’auto nata per emozionare.
Ma perché, secondo la visione di Clarkson, le auto italiane sono superiori? La ragione risiede in una comprensione unica della natura umana e del piacere di guida. Clarkson afferma senza giri di parole: “Credo che solo gli italiani siano capaci di costruire supercarâ€. Il motivo è semplice quanto dirompente: gli italiani hanno capito che, in un’auto che per sua natura deve essere “folle”, elementi pragmatici come l’affidabilità e l’ergonomia passano in secondo piano.
Per Clarkson, una vera supercar non deve essere comoda o razionale; deve essere un’esperienza travolgente, capace di sfidare la logica. Mentre il resto del mondo si affanna a produrre interni perfetti e motori indistruttibili, l’Italia continua a puntare sull’irrazionalità e sul carattere, elementi che rendono marchi come Ferrari e Lamborghini i veri legislatori del mondo delle super sportive.
La stima di Clarkson non si limita ai bolidi da pista, ma si estende all’intero sistema industriale italiano e alla sua capacità di preservare l’identità . Recentemente, ha elogiato l’Italia per non aver mai svenduto i suoi marchi storici, citando espressamente il caso di Lancia, un brand che lui continua a difendere strenuamente “anche se vende poco“.
Questa visione riconosce all’Italia il merito di aver dettato legge nel design e nella meccanica attraverso icone del passato firmate Alfa Romeo, Fiat, Maserati e Lancia, nomi che continuano a brillare nel firmamento automobilistico mondiale. In un’epoca di omologazione, Clarkson vede nell’Italia l’ultimo baluardo di un modo di intendere l’auto che mette il cuore davanti ai fogli di calcolo.
Infine, la notizia del tumore alla prostata che ha colpito il conduttore non ha scalfito la sua leggendaria ironia. Con la stessa forza con cui difende un motore V12 italiano, Clarkson si appresta a superare questo “incidente di percorso”, confermandosi una voce libera capace di ricordare al mondo intero che guidare un’auto italiana non è solo una scelta di mobilità , ma un atto di pura passione.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 12:55:11 +0000Riservato nella vita privata, molto meno quando sale sul palco. Ultimo ha costruito la propria immagine pubblica sul contrasto tra parole intime e melodie da confessione collettiva: così ha scalato le classifiche commerciali e ha riempito stadi. E anche l’auto associata al cantautore romano sembra mostrare una doppia natura.
Stando al materiale trapelato in rete, Niccolò Moriconi (questo è il suo vero nome) guiderebbe una Porsche 911 della generazione 992, in versione Carrera GTS e con carrozzeria Lava Orange.
Tutto si può dire, tranne che sia una scelta timida: il colore arancione acceso cancella sul nascere qualsiasi tentativo di anonimato, ma è il modello a raccontare meglio il gusto del proprietario. Invece di esagerare nei toni, la 911 mantiene una sagoma specifica, quasi conservatrice, che nasconde una meccanica capace di mettere in riga parecchie sportive sopra le righe.
Rispetto ad altre versioni della famiglia 911, la sigla GTS sceglie una via di mezzo. Non è la versione d’ingresso, ma nemmeno la più estrema da pista. Comfort e prestazioni convivono senza pestarsi i piedi, con un’impostazione più aggressiva rispetto alle Carrera tradizionali ma lontana dalle soluzioni radicali delle varianti GT.
La Porsche 911 Carrera GTS della generazione 992 monta un sei cilindri boxer biturbo da 3.0 litri capace di sviluppare 480 CV. A seconda della configurazione cambiano le performance, fino a scendere intorno ai 3,3 secondi nello 0-100 e a raggiungere una velocità massima di oltre 300 km/h. Mettersi al volante richiede una certa dose di coraggio, insieme a un senso di responsabilità : se la sottovaluti, te ne penti. Una 911 GTS resta utilizzabile su strada a patto di ritenere “normale” sfrecciare a bordo di una vettura larga e bassa, pronta a trasformare ogni accelerazione in una piccola questione morale.
Nel panorama dei social conta sapersi presentare, non esitare a rischiare nel look. La colorazione Lava Orange sembra sposarsi bene con il lato più teatrale di Ultimo, tanto sul palcoscenico quanto nella vita quotidiana. Su una 911, l’arancione funziona perché rompe la sobrietà classica del modello facendo a meno di snaturarlo.
Per Ultimo la coerenza è l’essenza di ogni cosa. Nella sua musica tornano spesso i quartieri, il bisogno quasi ostinato di arrivare da qualche parte e la Porsche in tonalità arancione mostra il capitolo successivo. Partito da Roma, oggi può permettersi un’icona tedesca, l’esatto opposto della banalità su ruote.
L’attualità , però, porta soprattutto verso il palco. A Tor Vergata si è raggiunto il punto d’arrivo dell’ennesima estate da incorniciare. “La Favola Per Sempreâ€, in scena il 4 luglio 2026, ha raccolto un pubblico gigantesco e ha dato la misura del salto compiuto da Ultimo negli stadi e nei grandi eventi. Davanti a circa 250.000 persone, il cantautore romano ha trasformato la dimensione personale delle sue canzoni in una celebrazione collettiva.
Dal pianoforte agli stadi, dalle canzoni scritte come ferite aperte a un raduno capace di paralizzare Roma sud, il cantante continua a giocare sullo stesso terreno: emozione popolare e ambizione enorme. Con una 911 Lava Orange sullo sfondo, giusto per evitare il rischio di risultare troppo discreto.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 12:52:29 +0000Sarebbe un errore, figlio di quel facile trionfalismo che talvolta annebbia la mente, scambiare il pur pregevole successo della Ferrari SF-26 di Charles Leclerc a Silverstone per un definitivo cambio della guardia. La cronaca sportiva impone alla Rossa di festeggiare, è doveroso. Tuttavia la fredda analisi dei fatti ci obbliga a una ben più amara constatazione.
Quando i chilometri si accumulano e la domenica entra nel vivo, la superiorità tecnica della Mercedes W17 resta una spietata e inoppugnabile realtà . La scuderia di Brackley detiene ancora lo scettro della lunga distanza. È innegabile che a Maranello abbiano spremuto ogni singola stilla di potenziale dalla loro monoposto. Lo ha fatto Leclerc ieri, così come Hamilton nella prima qualifica con una super pole.
Eppure, l’abnegazione non sempre è sufficiente in Formula 1. A Silverstone, seguendo un copione in parte già recitato sulla pista di Barcellona, l’estremo sforzo della scuderia italiana ha incrociato la via della dea bendata. Il ritiro di Kimi Antonelli, di fatto, ha srotolato un inatteso tappeto rosso sotto le ruote del monegasco che è andato a vincere indisturbato senza alcun tipo di pressione.
Le corse si possono vincere con il favore del destino, ma si dominano soltanto con la tecnica. E se Kimi fosse rimasto in pista, forte di coperture più fresche di dieci tornate e di un ritmo a dir poco dirompente, l’illusione ferrarista si sarebbe sciolta come neve al sole. Esiste un abisso, del tutto visibile all’occhio di tutti, che come sappiamo separa le due vetture: le fasi di harvesting e deployment.
Il respiro ibrido del motore, vede la Mercedes operare su un altro piano di grandezza. I dati non mentono, sono sentenze inappellabili. Già nel primo scampolo di gara, calzando le mescole Medium, il giovane talento bolognese girava in media un decimo e mezzo più rapido di Leclerc, e lo faceva, badate bene, con coperture che, appunto, avevano sul groppone ben dieci giri in più rispetto a quelle della SF-26.
È l’indizio che si fa prova inequivocabile. Quando poi le vetture sono passate alla mescola dura, prima che la giostra venisse interrotta dalla Safety Car, causata dal disastroso testacoda con annesso ritiro di Max Verstappen, la supremazia tedesca si è fatta assordante. Antonelli rifilava alla Rossa un distacco sempre superiore al secondo, con una media impietosa di 1,2 secondi al giro.
Sarebbe ingenuo derubricare un simile divario unicamente al vantaggio temporaneo di gomme più fresche. Ieri, c’è stata la sostanza cruda di una W17 in grado di mantenere un ritmo infernale sulla lunga distanza, spinta da una power unit che amministra l’energia elettrica con una sapienza formidabile. La differenza è marcata col tratto grosso.
E non è certo bastata la prima deroga ADUO concessa dalla FIA a Maranello per ricucire lo strappo. Dobbiamo essere intellettualmente onesti: sul giro secco, al netto delle singole peculiarità , la SF-26 ha spesso l’ardire di guardare negli occhi la rivale. Le qualifiche ci raccontano una Rossa competitiva, capace di graffiare il cronometro e fare male alle frecce d’argento.
Ma la Formula 1 è una maratona sfiancante. Oltre al nodo del motore, c’è un parametro di questa Formula 1 decisamente importante: le gomme. È innegabile che la Rossa abbia compiuto passi da gigante rispetto all’anno passato su questo fondamentale. Tuttavia, in determinanti contesti, le due creature di Brackley si dimostrano ancora una volta una culla più accogliente per le coperture Pirelli.
Stabilizzare le mescole nel giusto range è un’alchimia complessa, figlia della vettura, dello stile di guida, dell’assetto e del capriccio ambientale. E sotto questo aspetto, Mercedes si conferma una macchina più permissiva e costante. Quel passo tenuto da Antonelli alla fine del primo stint, più rapido di un Leclerc con gomme ben più fresche, ne è la testimonianza più solenne.
Conclusioni? Se il tema pneumatici è decisamente alla portata, tenendo a mente che il Cavallino Rampante sa comunque gestire bene la chimica legata alle gomme, a Maranello serve un balzo ingegneristico drastico sul motore. Senza tale scenario, il sogno iridato rischia fortemente di restare un miraggio all’orizzonte dipinto di grigio Mercedes.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 10:45:27 +0000Nel panorama dell’automobilismo moderno, la tecnologia è diventata la principale alleata della sicurezza stradale. Tuttavia, negli ultimi mesi, un fenomeno inquietante sta minando la fiducia dei conducenti verso i sistemi di assistenza alla guida: le cosiddette “frenate fantasma”. Si tratta di anomalie improvvise e inspiegabili in cui il veicolo rallenta violentemente o si inchioda del tutto senza che vi sia alcun ostacolo reale sulla carreggiata.
Quello che sembrava un difetto isolato si è trasformato in un caso giudiziario di portata europea, con un aumento esponenziale di segnalazioni che ha spinto un gruppo di automobilisti ad avviare una battaglia legale.
Il fenomeno della frenata fantasma si manifesta con una dinamica quasi sempre identica e spaventosa: mentre l’auto viaggia a velocità sostenuta, spesso su tratti autostradali, il sistema di bordo rileva un pericolo inesistente e attiva una decelerazione violenta e intempestiva. Dopo l’improvviso rallentamento, il veicolo riprende la marcia normale come se nulla fosse accaduto.
La gravità di queste anomalie è emersa con forza nell’estate del 2025, in seguito a un drammatico incidente avvenuto in Francia. Una Peugeot 208 si è immobilizzata mentre viaggiava a 120 km/h sull’autostrada A40, provocando un violento tamponamento con la vettura che la seguiva. Questo episodio ha fatto da “scintilla”, spingendo oltre 250 testimoni a denunciare episodi identici occorsi con veicoli di marchi differenti, tra cui Tesla, Renault, Audi e Volkswagen.
I principali sospetti degli esperti e dei periti tecnici ricadono sul sistema di frenata automatica d’emergenza (AEB). Dal 2022, l’installazione di questo dispositivo è diventata obbligatoria su tutti i veicoli nuovi, ma la sua implementazione sembra presentare delle criticità . Le indagini tecniche suggeriscono che i sensori — radar e telecamere — possano subire interferenze dovute a particolari condizioni meteorologiche o a difetti di calibrazione conseguenti a piccoli urti.
La vastità del problema è confermata dal fatto che la questione non riguarda un singolo costruttore. Nel dossier presentato dai legali dei consumatori figurano modelli estremamente popolari e diversi tra loro: dal Volkswagen Tiguan alla Dacia Bigster, passando per la Peugeot 308, la Citroën C4, lo Skoda Kodiaq e la Ford Focus. Questa varietà dimostra che il malfunzionamento potrebbe risiedere in componenti o software condivisi tra diversi produttori di componentistica.
Le conseguenze di questa ondata di malfunzionamenti si stanno spostando rapidamente dalle strade alle aule di tribunale. Lo scorso 29 giugno 2026, undici automobilisti hanno avviato un’azione legale collettiva presso il tribunale giudiziario di Aix-en-Provence. L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere alta la pressione sui costruttori e sulle autorità pubbliche affinché vengano trovate soluzioni definitive e trasparenti.
Parallelamente, il Ministero dei Trasporti ha incaricato un organismo terzo di condurre un’inchiesta tecnica approfondita, basata su test diretti e audizioni di esperti e fornitori. Il coinvolgimento degli utenti è diventato massiccio: un gruppo dedicato su Facebook conta oggi circa 2.800 membri che si scambiano informazioni e testimonianze, dimostrando che questi incidenti hanno ormai superato la soglia dei fatti isolati. Per gli automobilisti coinvolti, oltre al rischio immediato per la sicurezza, queste anomalie comportano un forte stress psicologico e, in molti casi, la perdita di fiducia in mezzi che dovrebbero garantire protezione, non incertezza.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 10:29:06 +0000Il panorama automobilistico internazionale sta vivendo un cambiamento tellurico, un mutamento di equilibri che minaccia di travolgere le fondamenta stesse dell’industria del Vecchio Continente. Questa è la visione lucida e priva di edulcorazioni emersa durante l’evento Quattroruote Ignition, svoltosi presso la pista di Vairano lo scorso 20 giugno. In occasione del settantesimo anniversario della testata, il leggendario designer Giorgetto Giugiaro e suo figlio Fabrizio sono stati protagonisti di un’intervista serrata condotta da Gianluca Gazzoli, durante la quale hanno delineato un futuro prossimo estremamente preoccupante per il settore.
L’incipit della riflessione di Giorgetto Giugiaro è un atto d’accusa verso l’arroganza culturale dell’Occidente. Secondo il maestro, in Europa persiste l’illusione di essere ancora i depositari di una “intelligenza automotive” che, nei fatti, è svanita. La velocità con cui i competitor asiatici — prima i giapponesi, poi i coreani e infine i cinesi — hanno imparato e superato i maestri europei è definita come “impressionante”.
La forza dei produttori cinesi risiede, paradossalmente, nella loro mancanza di eredità storica: non avendo il “patrimonio” dei brand storici, non ne hanno nemmeno i vincoli e possono concentrarsi esclusivamente sulla realizzazione di auto ben fatte, spostando il baricentro del mercato mondiale lontano dall’Europa.
Fabrizio Giugiaro ha rincarato la dose con una previsione temporale molto ristretta: “Tra cinque anni la maggior parte di voi si muoverà con un’auto cinese”. La ragione di questo sorpasso non sarà legata a una mera questione di prezzi stracciati, ma alla qualità intrinseca del prodotto. Le auto cinesi, secondo Fabrizio, saranno scelte perché “oggettivamente migliori” di quelle europee.
Di fronte a questa invasione pacifica, le strade per l’Europa sembrano essere solo due: erigere barriere protezionistiche simili al “muro” statunitense o, in alternativa, avviare joint venture strategiche con i colossi asiatici per cercare di restare rilevanti.
Un punto centrale del dibattito ha riguardato le scelte politiche dell’Unione Europea, giudicate “innaturali”. Fabrizio Giugiaro ha criticato aspramente il divieto di sviluppare i motori termici, sottolineando come il problema non sia la tecnologia elettrica in sé, quanto la mancanza di un percorso organico. Mentre l’Europa imponeva divieti, la Cina iniziava vent’anni fa a costruire un ecosistema industriale completo per l’elettrico, arrivando oggi a dominare già le tecnologie successive, come il range extender.
Inoltre, i produttori asiatici hanno affinato la loro estetica avvicinandola al gusto europeo, continuando a richiedere consulenze stilistiche a studi come la GFG dei Giugiaro, una pratica che invece sta scomparendo tra i costruttori europei. L’eccezione che conferma la regola sarà il lancio, previsto per l’anno prossimo, della rinata Bizzarrini, disegnata proprio dallo studio dei Giugiaro.
L’analisi finale di Giorgetto Giugiaro si è spostata sul piano sociale e formativo, descrivendo governi e società occidentali come “ciechi e sordi” di fronte alla realtà . In Italia, in particolare, viene denunciata la mancanza di sostegno all’attività imprenditoriale e uno scarso ricambio generazionale tra ingegneri, progettisti e designer.
Le eccellenze formate nelle nostre scuole sono spesso costrette a fuggire all’estero per trovare opportunità lavorative, portando con sé quell’idea di automobile e quel pensiero progettuale che un tempo rendevano l’Italia la culla del design mondiale. L’avvertimento è dunque un grido di risveglio: senza un’inversione di rotta immediata, l’industria europea è destinata a sparire.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 09:41:24 +0000La cronaca giudiziaria italiana regala a volte storie che sembrano uscire dalla penna di uno scrittore di fantascienza o da un manuale di medicina estrema. È il caso di un automobilista di 55 anni di Cremona, la cui vicenda, iniziata l’8 marzo 2022, si è conclusa solo il 4 luglio 2026 con una sentenza di assoluzione che ha dell’incredibile. L’uomo è stato scagionato dall’accusa di guida in stato di ebbrezza non perché i test fossero errati, ma perché il suo stesso corpo produceva alcol autonomamente.
Tutto ha inizio in una serata di quattro anni fa, quando l’uomo, di ritorno dal turno di lavoro serale, finisce con la propria auto in un fosso. La dinamica, raccontata dal protagonista, appare inizialmente come un banale, seppur sfortunato, incidente stradale: il conducente si era trovato di fronte a due nutrie e, nel tentativo di schivarle, una era finita sotto una ruota bloccandola, facendogli perdere il controllo del mezzo sulla fanghiglia stradale.
Tuttavia, la stranezza emerge in ospedale: nonostante l’uomo fosse astemio e non avesse toccato una goccia di alcol quella sera, gli esami del sangue rivelano un tasso alcolemico di 1,19 g/l, ben oltre il limite consentito di 0,5 g/l. Per le autorità la diagnosi è immediata: guida in stato di ebbrezza. Le conseguenze sono devastanti: ritiro e sospensione della patente per nove mesi e, soprattutto, la perdita del posto di lavoro, poiché l’auto era l’unico mezzo per raggiungere l’impiego notturno.
L’uomo, conscio della propria innocenza, ha intrapreso un lungo e costoso iter diagnostico, costato circa 1.200 euro, per dimostrare l’impossibile. Grazie alla collaborazione tra l’ospedale di Cremona e il San Raffaele di Milano, è emersa la verità scientifica: il cinquantacinquenne soffre della sindrome della fermentazione intestinale, nota anche come sindrome dell’autobrewery.
Questa rarissima patologia, descritta per la prima volta in Giappone nel 1952, trasforma l’intestino in un vero e proprio “birrificio”. Alcuni microrganismi presenti nella flora intestinale, invece di digerire normalmente i nutrienti, avviano un processo di fermentazione dei carboidrati, trasformandoli in etanolo. La “scintilla” che quella sera aveva fatto schizzare il tasso alcolemico dell’uomo era stata una semplice pizza mangiata con il figlio prima di andare al lavoro. Per confermare la diagnosi, i medici hanno sottoposto il paziente a un test specifico: ingerire una soluzione ricca di carboidrati (pari a due forchettate di pasta) e monitorare la produzione spontanea di alcol nel sangue.
Durante il processo, la difesa ha puntato sulla natura stessa del reato previsto dall’articolo 186 del Codice della Strada, il quale presuppone che lo stato di ebbrezza sia la conseguenza dell’assunzione consapevole di bevande alcoliche. Nel caso dell’uomo di Cremona, non vi era stata alcuna ingestione di alcol, ma una reazione chimica interna e involontaria scatenata da un alimento comune.
Il giudice, accogliendo le evidenze mediche e legali, ha infine assolto l’automobilista con formula piena “perché il fatto non sussiste”. La storia, pur concludendosi positivamente sul piano legale, lascia riflettere sulle difficoltà di chi è affetto da patologie così rare e invisibili, che possono distruggere la reputazione e la carriera di una persona prima che la scienza e la giustizia riescano a fare il loro corso.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 08:36:52 +0000Per settimane si è parlato di un campionato destinato a trasformarsi in un affare privato della Mercedes. Prima Andrea Kimi Antonelli, poi George Russell, la sensazione era che il titolo mondiale 2026 avesse già imboccato una direzione precisa. Silverstone, invece, ha ribaltato ancora una volta la sceneggiatura. La vittoria di Charles Leclerc nel GP di Gran Bretagna non è soltanto il ritorno al successo della Ferrari, è il segnale che il Mondiale è apertissimo. Perché quando nelle ultime 4 gare si alternano 4 vincitori diversi, significa che nessuno è realmente padrone della F1.
Kimi Antonelli ha smesso di dominare a Monaco il 7 giugno, una settimana dopo Lewis Hamilton sorprendeva tutti e vinceva a Barcellona. Il 28 giugno è arrivata la risposta di George Russell in Austria e ora il ritorno di Leclerc a Silverstone. Una serie di gare dove il britannico della Ferrari ha continuato a collezionare podi e prestazioni sempre più convincenti. Il dato più significativo, non è quello delle vittorie, è la classifica. Dopo il GP Gran Bretagna, infatti, i primi tre del Mondiale sono racchiusi in appena 32 punti: Antonelli resta leader con 179, Russell sale a 154 e Hamilton è ormai vicinissimo a quota 147 punti. In pratica, poco più di una vittoria piena separa il leader dal sette volte campione del mondo.
La Ferrari è tornata e non solo con Leclerc. Per mesi il Cavallino ha inseguito e subito critiche, aveva mostrato velocità in qualifica senza riuscire a trasformarla in continuità la domenica. Ha alternato lampi a weekend complicati, ma Silverstone racconta una storia diversa. La Ferrari è stata la macchina più competitiva nel momento decisivo del weekend. Leclerc ha conquistato una vittoria pesantissima, la prima da oltre un anno, mentre Hamilton ha chiuso terzo dopo una scelta strategica arrivata nel finale dietro Safety Car. Lo stesso inglese, a caldo, ha ammesso che senza quel pit stop avrebbe probabilmente ottenuto il secondo posto. Un risultato finale che cambia la prospettiva. Per la prima volta nel 2026 Ferrari non ha avuto un solo pilota competitivo, li ha avuti entrambi. Quando Leclerc e Hamilton riescono a lottare contemporaneamente per il podio, il peso della Rossa nel Mondiale cambia completamente.
C’è un’altro aspetto che va oltre la classifica, Hamilton non sta ancora guidando la Ferrari che sogna ma sta iniziando a guidarla come soltanto lui sa fare. La Sprint di Silverstone aveva già raccontato una Ferrari velocissima, con il britannico secondo al traguardo alle spalle del solo Antonelli. Domenica è arrivato un altro podio, il quarto stagionale, che lo porta a soli 32 punti dalla vetta del Mondiale. Non sono pochi ma nemmeno tanti. Soprattutto se si considera che mancano ancora oltre metà delle gare e soprattutto se davanti nessuno riesce a costruire una vera fuga.
Antonelli ha perso punti pesantissimi proprio nel weekend in cui sembrava poter allungare definitivamente. Russell continua a essere solidissimo, ma alterna vittorie a giornate meno brillanti. Dietro, Norris e Piastri continuano a togliersi punti a vicenda. Verstappen, invece, paga una stagione troppo complicata e una Red Bull lontana dagli standard degli ultimi anni. In questo mosaico, Hamilton rappresenta forse la variabile più imprevedibile. Perché nessuno in griglia conosce meglio di lui come si costruisce un Mondiale. Il campionato ha cambiato volto.
C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi statistica ciò che sta accadendo. Fino a qualche settimana fa sembrava che ogni gara avesse un favorito quasi obbligato. Adesso non è più così, ogni circuito cambia gli equilibri. Ogni weekend racconta una storia diversa, Mercedes resta probabilmente la vettura più completa. Ferrari invece è quella che cresce più rapidamente. McLaren continua ad avere uno dei migliori pacchetti aerodinamici anche se fin qui inespresso.
Red Bull, pur vivendo una stagione complicata, mantiene il potenziale per inserirsi nella lotta quando tutto funziona e quando Max Verstappen lo decide. Forse è proprio questa la F1 che tutti aspettavano. Quella in cui non basta avere la macchina migliore ma serve interpretare alla perfezione ogni singolo fine settimana. Il Mondiale più bello degli ultimi anni? Forse è ancora presto per dirlo. Ma una cosa appare evidente, Silverstone non ha semplicemente assegnato una vittoria, ha restituito imprevedibilità a un campionato che rischiava di prendere una strada ben definita.
“Tra la gara Sprint e le qualifiche abbiamo apportato alcune modifiche alla vettura e sono riuscito a ritrovare quel feeling che mi era mancato nelle ultime gare. Oggi ne abbiamo avuto la conferma” il commento a fine gara di Leclerc. “Risultato molto positivo e altro importante passo nella giusta direzione. Porteremo con noi gli aspetti positivi di questo weekend e continueremo a spingere al massimo nelle prossime gare” ha replicato Hamilton. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Vasseur: “Qui in pista e a Maranello tutti hanno svolto un ottimo lavoro per ridurre il divario da chi ci precede”.
In casa Mercedes invece si racconta di una drammatica domenica a Silverstone. “A volte siamo stati sfortunati, e alla fine, siamo diventati anche un po’ fortunati. La Safety Car ha giocato a nostro favore perché tutti dietro di me avevano montato pneumatici freschi. Se fossimo andati a correre di nuovo, probabilmente avrei perso almeno una posizione” il commento di Russell. “Non possiamo permetterci di continuare a soffrire di questi problemi di affidabilità ” il pensiero di Wolff.
La vera forza della Ferrari è avere 2 leader. Un elemento che potrebbe fare la differenza nella seconda parte della stagione. Ferrari non dipende più soltanto da Leclerc, Hamilton sta diventando un secondo leader tecnico oltre che sportivo. L’esperienza dell’inglese sta finalmente accelerando la crescita della squadra. Lo si vede nelle strategie, lo si percepisce nella gestione del weekend. Tutto confermato dagli sviluppi portati in pista nelle ultime gare. Anche quando il risultato finale non è perfetto, la sensazione è che la Ferrari abbia finalmente trovato una direzione precisa. E quando un team ritrova certezze tecniche, gira tutto a favore e spesso arrivano anche le certezze sportive. Oggi nessuno può sentirsi al sicuro e la Ferrari lo sa bene. A Silverstone era presente anche John Elkann, che ha potuto celebrare dal vivo un successo pesantissimo, arrivato nel momento forse più importante della stagione.
Antonelli resta il leader e continua a essere il riferimento della stagione. Russell è lì, pronto ad approfittare di ogni occasione. Ma subito dopo c’è Hamilton, tornato a vedere il titolo da vicino. Inoltre Leclerc, con questo successo, potrebbe aver ritrovato quella fiducia che negli ultimi mesi sembrava smarrita. La Ferrari aveva bisogno di un weekend così.
La F1 aveva bisogno di un GP così e di una classifica così con 4 piloti, 4 storie e 4 monoposto capaci di vincere. Con oltre metà stagione ancora da disputare, adesso nessuno può più nascondersi. Hamilton aveva bisogno di vedere il Mondiale di nuovo a portata di mano e forse per la prima volta nel 2026, il Cavallino può davvero guardare tutti dall’alto negli occhi. Perché la classifica dice Mercedes ma il vento, improvvisamente, soffia forte dalle parti di Maranello.
È forse questo il regalo più bello che Silverstone potesse fare agli appassionati: restituire incertezza. Da qui in avanti non conterà soltanto avere la macchina più veloce, ma chi saprà sbagliare meno quando la pressione salirà . Il Mondiale 2026, che fino a poche settimane fa sembrava avere un copione già scritto, oggi è diventato una corsa tutta da vivere e questa, per la F1 e per chi la ama, è la vittoria più importante.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 08:04:40 +0000Il panorama della micromobilità urbana in Italia si appresta a vivere una trasformazione radicale che punta a mettere ordine in un settore spesso percepito come fuori controllo. La data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 17 luglio 2026, giorno in cui diventerà ufficialmente operativo l’obbligo di assicurazione Rc (Responsabilità civile) per chiunque possieda o utilizzi un monopattino elettrico.
Questa misura, arrivata dopo una serie di rinvii concordati tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le compagnie assicuratrici, rappresenta l’ultimo tassello di una serie di normative volte a inquadrare questi mezzi all’interno di regole simili a quelle dei veicoli a motore tradizionali. Restano però dei dubbi su ciò che già esiste, ovvero il dovere di indossare il casco e di munire di targa il monopattino.
La situazione attuale vede una profonda spaccatura tra il settore del noleggio e l’utenza privata. Le società di sharing hanno fatto sapere di essersi già adeguate da tempo alle normative vigenti, sottolineando di essere l’unico segmento costantemente autorizzato e controllato. Al contrario, la preoccupazione principale riguarda il circa un milione di conducenti privati che, secondo le associazioni di categoria, rischiano di circolare “fuori norma” a partire dalla scadenza di luglio.
Mentre le imprese di sharing applicano restrizioni via software, come il limite di velocità a 20 km/h introdotto dalla legge Rosso, i privati rimangono più difficili da monitorare. Assosharing lamenta infatti che, sebbene nel loro settore si registrino zero vittime dal novembre 2021, il legislatore abbia “presentato il conto” a loro per gli incidenti causati principalmente dai mezzi privati, spesso manomessi per raggiungere velocità pericolose fino a 40 km/h.
Nonostante l’introduzione di nuovi obblighi, la realtà quotidiana sulle strade italiane sembra raccontare una storia diversa. L’obbligo del casco, in vigore da due anni, e quello del targhino, scattato nel maggio 2026, vengono definiti dal presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, come una vera e propria “chimera”.
Basta osservare il traffico nelle grandi metropoli come Milano per notare violazioni sistematiche: utenti senza protezione, due persone a bordo dello stesso mezzo nonostante il divieto e monopattini che sfrecciano ignorando la segnaletica. Il problema centrale, secondo le denunce delle associazioni dei consumatori, risiede nella scarsità delle sanzioni. Senza un’applicazione rigorosa delle multe, qualsiasi divieto rischia di rimanere puramente teorico, alimentando una percezione di impunità che ha già portato a contare sei vittime dall’inizio del 2026.
L’introduzione della nuova polizza assicurativa obbligatoria non è priva di polemiche. Gli operatori dello sharing denunciano un aggravio dei costi che mette a rischio la sostenibilità del business. Secondo Assosharing, l’obbligo di Rc auto non aggiungerà tutele reali per i pedoni, che sarebbero già coperti, ma imporrà solo polizze più care e complesse.
Le imprese temono che un eccesso di regolamentazione, unito a malfunzionamenti tecnici — come quelli registrati inizialmente dal portale pubblico per la registrazione dei mezzi — possa portare alla chiusura di molti servizi di noleggio, lasciando sulle strade solo i mezzi privati privi di qualsivoglia tracciamento o controllo. In un contesto dove persino l’identificazione tramite targa fisica viene considerata meno efficace del monitoraggio GPS già attivo sui mezzi in sharing, il futuro dei monopattini in Italia rimane in bilico tra la necessità di una maggiore sicurezza e il rischio di soffocare una risorsa della mobilità sostenibile.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 07:24:51 +0000In una delle location più iconiche del calendario, dove si corse la prima storica gara di F1, la Ferrari è partita con la marcia giusta, ottenendo la pole position della SR con Hamilton. Nel suo giardino di casa Sir Lewis è stato più veloce di 11 millesimi del leader del Mondiale, Kimi Antonelli. Terzo posto per Max Verstappen sulla RB22 e quarto per Charles Leclerc con l’altra SF-26, davanti alla Mercedes di Russell e alle due McLaren di Norris e Piastri.
Nella Sprint Race Lewis Hamilton ha provato disperatamente a tenere la prima posizione, ma non ha potuto difendersi dagli attacchi energetici della W17 di Kimi Antonelli. Quest’ultimo ha dimostrato il solito talento gestionale, riuscendo ad allungare e vincere senza patemi. Medaglia di bronzo per Lando Norris, capace di tenere con onore la McLaren in versione Green and White davanti alla Mercedes di Russell, la SF-26 di Leclerc e la RB di Verstappen.
Kimi Antonelli ha anche ottenuto la pole position della sfida inglese. Il pilota della Mercedes ha bruciato le Ferrari di Charles Leclerc, secondo, e di Lewis Hamilton, terzo. Quarta l’altra Stella a tre punte di George Russell, in affanno rispetto alle W17 del numero 12. L’italiano, al via, ha subito perso la prima posizione a vantaggio dei ferraristi, mentre Russell ha iniziato a palesare un ritmo blando sulla W17. Le Mercedes sono sembrate battibili e, complice il ritiro nel finale del bolognese, Leclerc ha conquistato la prima vittoria del 2026, precedendo un fortunatissimo Russell e il pluripremiato compagno di squadra. Out Max Verstappen, mentre le McLaren hanno deluso davanti al pubblico di casa.
Charles Leclerc: 10 – Finalmente una domenica convincente per il monegasco, capace di martellare dal primo sino all’ultimo giro. Il numero 16 è scattato come un fulmine e ha tenuto a bada Antonelli e Hamilton. Ha costruito il suo successo con una gestione esemplare delle mescole e non si è dovuto preoccupare del ritorno di Antonelli per l’ennesimo problema tecnico alla W17. Ha tagliato il traguardo sotto regime di Safety Car, dando dimostrazione di un feeling ritrovato. Nona vittoria in Ferrari e quasi 2 anni dopo (623 giorni) può tornare a sorridere. Per la Scuderia è la 250esima vittoria all time in F1.
Kimi Antonelli: 9 – Un voto in meno solo perché gli è mancato il guizzo al via dopo aver siglato la quinta pole in carriera. È stato bruciato dalle due Rosse, finendo poi perdere tempo prezioso nel testa a testa con Lewis Hamilton, pur avendo un ritmo migliore. Nel finale, quando era aveva puntato la P1 di Charles, è stato punito dell’ennesima sfortuna tecnica. Il mondiale si è riaperto, ma non per sue colpe. Gli rimangono 25 punti di vantaggio su George Russell, mentre il numero 44 della Ferrari si è rifatto sotto a 32 punti. A Spa dovrà sperare che la sfortuna non lo accompagni nell’abitacolo.
Lewis Hamilton: 7 – Il secondo posto nella SR lasciava presagire una domenica memorabile del nativo di Stevenage che poi non si è concretizzata nel suo giardino di casa. Nel GP di Silverstone ha pagato con 5 secondi al pit una partenza anticipata ed è stato sverniciato dalla Mercedes di Kimi Antonelli. Alla fine avrebbe potuto chiudere secondo, ma nella roulette di bandiere gialle e pit stop con la SC è stato beffato anche dal suo ex compagno di squadra. In ogni caso è arrivato il podio numero 15 a Silverstone di una immensa carriera.
George Russell: 6,5 – La classifica gli sta sorridendo nelle ultime uscite, ma stavolta è stato semplicemente molto fortunato. Nelle ultime 4 tappe hanno vinto 4 piloti diversi e c’è anche il suo nome, i 18 punti guadagnati su Antonelli in questo weekend compensano tutte le sfortune avute a inizio campionato. Tutto sommato, dopo Leclerc, può essere il secondo pilota più felice della griglia in una domenica che era cominciata con un preoccupante passo dello “shrimp” come dicono dalle parti del Northamptonshire.
Lando Norris: 6 – In un weekend che sapeva di calvario, l’inglese è riuscito a tenere a galla il team McLaren nella SR con un terzo posto, ma ci si attendeva ben altro dalla squadra campione del mondo. Ha concluso nel GP in quarta posizione, davanti ad Hadjar, solo per i problemi di Antonelli e Verstappen. Le problematica in termini di elevato drag e scarso bilanciamento in curva della MCL40 stanno limitando il numero 1.
Racing Bulls: 6 – Weekend da sufficienza piena per lo Junior Team a punti con Lawson e Lindblad, rispettivamente sesto e settimo. L’ex squadra Minardi sta trovando continuità in questa fase di campionato, potendo impensierire l’Alpine al quinto posto della classifica costruttori. La squadra francese, a punti sia con Colapinto che con Gasly, è a quota 60 punti, mentre la RB è a 59. Ottimo lavoro!
Red Bull Racing: 5 – Ancora un problema, come in Austria, ha privato Max Verstappen di finalizzare un weekend con una bella soddisfazione. Con la chiusura dell’ala posteriore non ha potuto controllare la RB22 e altro podio buttato al vento in una annata maledetta. Infuriato, nel ring delle interviste, il pilota olandese che ai giornalisti ha tuonato:
“È la stessa cosa successa durante la Q3 della qualifica in Austria. Abbiamo avuto di nuovo un problema all’ala posteriore che non si è chiusa correttamente. In realtà è stato un problema diverso, ma alla fine succede sempre la stessa cosa. E questo, ovviamente, non dovrebbe succedere mai”.
Oscar Piastri: 3 – Sino a pochi mesi fa era il favorito per conquistare il titolo mondiale, oggi è sembrato disperso anche sul leggendario tracciato britannico. Non è più in grado di trovare continuità e il giusto feeling su questa gen di monoposto e ha chiuso undicesimo, fuori dalla zona punti. L’australiano ha bisogno di un reset e la pausa estiva probabilmente lo agevolerà , sviluppi MCL40 permettendo.
Aston Martin: 0 – Fernando Alonso e Lance Stroll hanno concluso ultimo e penultimo, come in griglia. Newey ha ammesso le colpe di un progetto nato male e sviluppato peggio. La Verdona, davanti al pubblico di casa, si è dimostrata inguidabile e ha anche fatto perdere decimi a Leclerc nei doppiaggi. Lance Stroll, penalizzato di dieci posizioni per aver utilizzato una quinta batteria e una quinta centralina elettronica in questa stagione, è lo specchio della crisi di un team che avrebbe dovuto lottare per le posizioni nobili della griglia.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 06:55:57 +0000Il giorno 06 luglio 2026 sono previsti scioperi in Italia nel settore dei trasporti. Nel dettaglio, si registrano cinque scioperi che coinvolgono sia il trasporto pubblico locale sia il settore ferroviario. Di seguito una panoramica dei dettagli relativi a ciascuno sciopero attivo nella giornata.
Per l’intera giornata del 06 luglio è indetto uno sciopero di 24 ORE che riguarda il personale della SOC. AMTS di Catania. Ad aderire sono i sindacati OSP FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL. Lo sciopero avrà rilevanza locale e coinvolgerà il trasporto pubblico personale della categoria.
Un secondo sciopero a Catania, sempre della durata di 24 ORE, è stato proclamato dal sindacato OSP ORSA TPL e coinvolge sempre il personale della SOC. AMTS di Catania per tutta la giornata.
Inoltre, a Catania nella stessa giornata, è indetto uno sciopero di 24 ORE: dalle 00.01 alle 23.59 presso la SOC. AMTS di Catania. Lo sciopero è stato proclamato da OSP CUB TRASPORTI e coinvolge la medesima categoria di personale.
È stato proclamato uno sciopero a rilevanza nazionale che riguarda il settore ferroviario. L’astensione dal lavoro si svolgerà per 24 ore: dalle 21.00 del 6 luglio alle 21.00 del 7 luglio e coinvolge il personale della SOC. MERCITALIA Shunting & Terminal. Lo sciopero è stato indetto dal sindacato USB Lavoro Privato.
Nel territorio della provincia di Prato è previsto uno sciopero di 4 ore: dalle 18.30 alle 22.30 che coinvolge il personale della SOC. Autolinee Toscane (sede operativa di Prato), con proclamazione da parte della RSA FAISA-CISAL. Lo sciopero avrà rilevanza territoriale e riguarda il trasporto pubblico locale.
Fonte: Mit
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 06:00:00 +0000Le prossime settimane saranno particolarmente difficili per il settore ferroviario italiano. Da Nord a Sud, infatti, la rete italiana sta registrando diverse attività di manutenzione e aggiornamento che si svolgeranno tra il mese di luglio e il mese di agosto. Attualmente, sono attivi circa 1.300 cantieri. Per questo motivo, le prossime settimane potrebbero essere accompagnate da ritardi notevoli per i viaggiatori. Andiamo ad analizzare la questione nei dettagli, evidenziando anche quali sono le tratte che saranno più interessate dai lavori e per cui sarà necessario mettere in conto dei ritardi o dei tempi di percorrenza più lunghi.
Con circa 1.300 cantieri aperti, la rete ferroviaria italiana sta vivendo un periodo di profondo aggiornamento, con interventi basati su oltre 11 miliardi e mezzo di euro di investimenti. Secondo Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), gli interventi di manutenzione sono stati programmati in modo specifico in questo periodo che si caratterizza per un traffico mediamente più basso, nonostante il periodo di esodo per le vacanze estive. Di conseguenza, i lavori in corso dovrebbero avere un impatto inferiore sulla mobilità . Il rischio di ritardi, per i prossimi mesi, è inevitabile e i viaggiatori dovranno organizzarsi per affrontare tutte le avversità .
Gli interventi in corso non dovrebbero rallentare troppo gli spostamenti, soprattutto per quanto riguarda il raggiungimento delle mete turistiche più battute. Le linee Tirrenica e Adriatica, ad esempio, saranno garantite per tutto il periodo estivo. Allo stesso modo, è prevista una copertura completa per i collegamenti verso la Liguria e verso la Puglia. Ricordiamo, in ogni caso, che il sito di Trenitalia propone una sezione dedicata alle informazioni per i viaggiatori, con tutti i dettagli per i lavori programmati.
Uno degli interventi più importanti, per quanto riguarda le infrastrutture, in questo periodo sarà la sostituzione del cavalcaferrovia “Ponte al Pinoâ€, situato nel nodo ferroviario di Firenze. Si tratta di una tratta che collega il centro di Firenze con Campo di Marte. La prima fase dei lavori terminerà il 10 luglio, mentre una seconda parte è fissata per il 26-30 luglio.
Questo intervento porterà a una temporanea sospensione della circolazione ferroviaria sulle tratte Firenze Campo di Marte-Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte-Firenze Santa Maria Novella, con effetti anche sui treni nazionali. I treni a lunga percorrenza sfrutteranno la linea Tirrenica, con un incremento della percorrenza. Ad agosto, invece, ci saranno dei lavori sulla linea Milano – Venezia dell’Alta Velocità con un’interruzione della circolazione dal 2 al 16 agosto tra Verona e Vicenza, mentre dal 10 al 17 agosto è previsto uno stop tra Piacenza Est e Melegnano, lungo la linea Milano – Bologna.
Altri interventi sono previsti sulla Milano – Genova, tra il 20 luglio e il 29 agosto (con 9 giorni di chiusura già in programma), e sulla Firenze-Roma, dal 10 al 28 agosto, con un conseguente aumento della percorrenza. Il quadro è abbastanza chiaro: nel corso delle prossime settimane, infatti, la rete ferroviaria sarà aggiornata e, in alcuni casi, la circolazione sarà pesantemente condizionata. Si tratta, però, di una necessità per poter garantire un miglioramento dei servizi nel lungo periodo.
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 05:30:33 +0000Il Gruppo BMW sta lavorando con grande attenzione allo sviluppo di processi produttivi sempre più efficienti e in grado di garantire un miglioramento delle attività aziendali. La digitalizzazione e l’integrazione con l’intelligenza artificiale diventano, quindi, essenziali.
Un ruolo centrale in tal senso lo ricopre la IA fisica, elemento che collega l’IA digitale a macchine e robot reali. Grazie a questa tecnologia è possibile integrare sistemi intelligenti come i robot umanoidi nei processi produttivi.
In passato, l’azienda ha implementato il robot umanoide Figure 02 nel suo stabilimento di Spartanburg, negli Stati Uniti, già dal 2025. Tale robot ha supportato la produzione della BMW X3 lavorando nel reparto carrozzeria, con l’obiettivo di agevolare il processo di saldatura. Ora è tutto pronto per un nuovo step del percorso evolutivo.
Per il prossimo futuro, infatti, arriva un nuovo robot che avrà il compito di migliorare la logistica e lo smistamento dei componenti, rendendo il processo di produzione ancora più agile e veloce, a tutto vantaggio dell’efficienza delle attività produttive. Ecco i dettagli completi in merito.
Nello stabilimento di Spartanburg entra in attività Figure 03. Il nuovo robot umanoide, migliorato sotto tanti punti di vista, sarà impiegato in applicazioni complesse di sequenziamento logistico, con l’obiettivo di garantire un sostanziale miglioramento delle attività aziendali.
Il robot deve gestire componenti che inizialmente arrivano in container di grandi dimensioni, non smistati. Lo smistamento rappresenta una parte centrale del processo di logistica nella produzione automobilistica e il ruolo del robot umanoide diventa centrale.
I vari componenti, dopo essere stati smistati, saranno trasportati al luogo di installazione dello stabilimento, sfruttando un sistema automatizzato, e saranno forniti agli addetti nella sequenza giusta, in modo da poter completare rapidamente l’assemblaggio.
L’utilizzo di robot rappresenta un elemento centrale della strategia del Gruppo BMW che punta a migliorare l’automazione dei processi produttivi ricorrendo all’intelligenza artificiale fisica. Si tratta di un passaggio fondamentale per l’incremento della produttività .
Secondo l’azienda: “L’obiettivo è proteggere e valorizzare al massimo i dipendenti, migliorando ulteriormente gli ambienti di lavoro.” I prossimi passi del programma saranno comunicati successivamente. Nel frattempo, l’azienda porta avanti vari progetti legati alla trasformazione digitale delle sue attività , con un focus sullo stabilimento di Spartanburg.
Ricordiamo che la diffusione dei robot nei processi produttivi è sempre più marcata e, in alcuni casi, i lavoratori umani sono arrivati a scioperare contro la loro presenza. Nel futuro, però, ci saranno sempre più robot nelle catene di montaggio che potrebbero rivoluzionare i processi produttivi.
Ulrich Wieland, Vicepresidente del Controllo della Produzione e della Logistica di BMW Manufacturing, ha commentato:
Lo stabilimento di Spartanburg è il luogo di nascita della robotica umanoide nelle attività operative quotidiane di BMW Manufacturing. Dopo aver già completato con successo un progetto pilota con Figure 02 nel nostro reparto di carrozzeria, non vediamo l’ora di implementare Figure 03 per un caso d’uso di sequenziamento nella logisticaâ€
Brett Adcock, fondatore e CEO di Figure AI, ha aggiunto:
Data articolo: Mon, 06 Jul 2026 05:30:21 +0000“Il nostro impiego di 11 mesi con Figure 02 ha dimostrato che gli umanoidi non sono più esperimenti di laboratorio, ma possono rappresentare una risorsa preziosa per la creazione di una forza lavoro flessibile e affidabile nel settore manifatturiero”