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News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Il traffico sulle autostrade italiane del 16 maggio 2026 presenta diverse situazioni di criticità, dovute sia a condizioni meteo avverse come la pioggia, sia a incidenti e lavori. Tra gli eventi più rilevanti si segnalano una coda sull’A24 nei pressi della Tangenziale Est a causa di un incidente e la chiusura dell’area di servizio Castel Bentivoglio ovest sull’A13 per lavori. Questi rappresentano solo alcuni esempi delle situazioni di traffico riportate nell’articolo.

A4 TORINO-TRIESTE



18:36 – TORINO-TRIESTE
Traffico Rallentato traffico intenso
Direzione Torino
Traffico rallentato tra Sesto San Giovanni e Nodo A4/A8 Milano-Varese per traffico intenso, con estensione di circa 3.9 km dal chilometro 126.0 al chilometro 129.9.


A13 BOLOGNA-PADOVA



20:00 – BOLOGNA-PADOVA
Area di Servizio Chiusa per lavori
Direzione Bologna
L’area di servizio Castel Bentivoglio ovest è chiusa fino alle 08:00 del 17 maggio 2026 per lavori, localizzata intorno al chilometro 11.7.


A16 NAPOLI-CANOSA



18:43 – NAPOLI-CANOSA
Condizioni di traffico influenzate dalla pioggia
in entrambe le direzioni
Pioggia tra Benevento e Grottaminarda, con interessamento del tratto tra i chilometri 68.7 e 81.7 per una lunghezza di circa 13 km.


A24 COMPLANARE TPU DX e ROMA-TERAMO



19:42 – COMPLANARE TPU DX
Coda per incidente
Direzione Tangenziale Est
Coda tra Bivio Grande Raccordo Anulare e Svincolo di Via Togliatti a causa di un incidente, con una lunghezza di circa 3.5 km dal chilometro 3.5.




19:10 – ROMA-TERAMO
Condizioni di traffico influenzate dalla pioggia
in entrambe le direzioni
Pioggia tra Castel Madama e L’Aquila Ovest, con estensione del tratto interessato da chilometro 24.01 a 101.047 per circa 77 km.


Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Sat, 16 May 2026 18:08:00 +0000
News n. 2
Lamborghini Revuelto NA63, la nuova limited edition omaggia il Nord America

Ogni modello Lamborghini merita un’attenzione particolare. La Casa italiana, infatti, è in grado di realizzare vetture esclusive, con uno stile unico e con contenuti tecnici di altissimo livello. Questa settimana, ad aggiornare la gamma del brand, si registra il debutto della Revuelto NA63.

Si tratta di una particolare edizione limitata della Revuelto, il primo modello HPEV (High Performance Electrified Vehicle) V12 realizzato dalla Casa. La NA63 è stata realizzata per celebrare il legame del marchio con il Nord America, da tempo mercato principale di Lamborghini.

Andiamo, quindi, a scoprire tutti i dettagli in merito alla nuova Lamborghini Revuelto NA63, modello che sarà realizzato in un’edizione limitata a 63 unità, per omaggiare il 63° anniversario del marchio italiano.

Una nuova edizione limitata

Il nuovo modello svelato da Lamborghini è una limited edition e, per questo motivo, è destinato a diventare rapidamente un oggetto da collezione, soprattutto tra la clientela del Nord America, mercato a questa variante della Revuelto, già di recente protagonista con una versione speciale, fa riferimento.

La Lamborghini Revuelto NA63 può contare su una livrea unica, sviluppata in modo specifico per rappresentare la tradizione di Lamborghini e l’identità culturale nordamericana. Tra le caratteristiche troviamo strisce bicolore che corrono lungo il cofano anteriore e si abbinano ai dettagli coordinati su minigonne laterali, profili dello splitter anteriore ed elementi dell’ala del diffusore posteriore.

Per i clienti interessati all’acquisto di questa nuova limited edition c’è la possibilità di scegliere tra quattro configurazioni. La prima è caratterizzata dalla colorazione Blu Marinus per la carrozzeria, arricchita da strisce in Rosso Mut e Bianco Monocerus opaco. Si tratta di una particolare combinazione cromatica che omaggia la bandiera statunitense e, nello stesso tempo, con il pattern a strisce richiama la bandiera canadese.

A disposizione della clientela ci sono anche altre tre opzioni:  carrozzeria Grigio Serget con elementi Blu Royal e Bianco Monocerus, carrozzeria Bianco Sideralis con dettagli Rosso Mars e Blu Royal e carrozzeria Grigio Acheso con accenti Nero Nemesis e Arancio Xanto. Per dare uno sguardo da vicino alla nuova evoluzione della Revuelto vi lasciamo, qui di sotto, il carosello di immagini pubblicato da Lamborghini su Instagram.

Visualizza questo post su Instagram

Potente e ibrida

La Revuelto NA63 riprende il comparto tecnico del modello base e, quindi, può contare su tanta potenza e su un sistema ibrido che rappresenta un punto di svolta per la Casa italiana. Sotto al cofano, infatti, c’è spazio per l’iconico motore V12 aspirato abbinato a un sistema ibrido per una potenza complessiva di 1.015 CV, con una coppia motrice che arriva fino a 807 Nm. Ricordiamo che il futuro della Casa non sarà elettrico, ma l’azienda continuerà a puntare sull’ibrido.

Per quanto riguarda le prestazioni, naturalmente, la vettura raggiunge livelli incredibili, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h che viene completata in appena 2,5 secondi e una velocità massima superiore a 350 km/h. Si tratta di un concentrato di potenza che conferma le potenzialità dell’elettrificazione per il brand Lamborghini.

Data articolo: Sat, 16 May 2026 14:00:03 +0000
News n. 3
Auto elettriche, ecco la Top 10 delle più vendute in Italia ad aprile 2026

Le auto elettriche stanno dando un contributo notevole alla crescita del mercato auto in Italia. Alcuni modelli, in particolare, stanno facendo registrare numeri davvero importanti, sostenendo l’elettrificazione del settore delle quattro ruote in Italia.

Di seguito andremo ad analizzare la classifica delle auto elettriche più vendute in Italia, considerando i dati UNRAE aggiornati a fine aprile 2026. Il mercato sta crescendo e alcuni modelli stanno facendo segnare risultati davvero positivi.

Ecco tutti i dettagli in merito alle vetture a zero emissioni più vendute in assoluto.

La Top 10 delle più vendute

 Il mercato auto italiano è in crescita, grazie soprattutto al contributo di auto elettriche e auto ibride plug-in che stanno facendo registrare volumi di vendita significativi. Come detto in apertura, di seguito analizzeremo la classifica delle più vendute, con i dati aggiornati a fine aprile 2026.

Ecco la Top 10 per il mese di aprile 2026:

  1. Leapmotor T03: 4.090 (+1725,9%)
  2. Citroën C3: 920 (+27,1%)
  3. BYD Dolphin Surf: 508 (+418,4%)
  4. Dacia Spring: 458 (+163,2%)
  5. Tesla Model Y: 370 (+40,7%)
  6. Fiat 600: 339 (+1110,7%)
  7. Leapmotor B10: 316
  8. Renault Twingo: 261
  9. Volvo EX30: 255 (+64,5%)
  10. Toyota C-HR: 253

 Di seguito, invece, c’è la Top 10 del periodo compreso tra gennaio e aprile 2026:

  1. Leapmotor T03: 14.839 (+1881,2%)
  2. Citroën C3: 3.276 (+50,3%)
  3. Tesla Model Y: 2.760 (+81,8%)
  4. BYD Dolphin Surf: 2.535
  5. Tesla Model 3: 2.051 (-14,1%)
  6. Dacia Spring: 2.050 (-8,9%)
  7. Å koda Elroq: 1.120 (+672,4%)
  8. Ford Puma: 1.083 (+884,5%)
  9. Leapmotor B10: 942
  10. Fiat Grande Panda: 902 (+166,1%)

In parentesi è indicata la differenza percentuale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il dato non è presente se il modello lo scorso anno non era disponibile o aveva registrato pochissime immatricolazioni (in quanto appena lanciato).

Ricordiamo che, complessivamente, in Italia i dati sulle elettriche sono i seguenti:

  • aprile 2026: 13 mila unità immatricolate con un incremento del 98,6% e un market share dell’8,5%
  • gennaio – aprile 2026:  51 mila unità immatricolate con un incremento del 72,8% e un market share dell’8%

Una protagonista indiscussa

I numeri sono chiari: la Leapmotor T03 si sta ritagliando un ruolo da protagonista sul mercato, caratterizzandosi come l’auto elettrica più venduta in Italia, grazie soprattutto a un prezzo particolarmente interessante che la rende un modello accessibile e alla portata di tanti potenziali acquirenti. Il modello sta andando talmente bene che oggi occupa la quarta posizione nella Top 10 delle auto più vendute in Italia, considerando tutte le alimentazioni e non solo le auto elettriche.

Da segnalare anche la ripresa della Tesla Model Y, protagonista di un inizio 2026 molto positivo, con immatricolazioni in crescita dell’81,8% su base annua. Molto bene anche la Citroën C3 che ha registrato un incremento di oltre il 50% delle immatricolazioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nella Top 10 trova posto anche la Grande Panda, una delle ultime arrivate sul mercato, che anche in versione elettrica si sta ritagliando il suo spazio sul mercato delle quattro ruote in Italia.

Il mercato delle auto a zero emissioni continuerà a crescere nel corso dei mesi, molto probabilmente, e i modelli che oggi guidano il settore dovrebbero rafforzare la loro posizione sul mercato. Non possiamo escludere, però, l’arrivo di nuovi protagonisti, interessati a ritagliarsi uno spazio maggiore per sfruttare al massimo il crescente interesse da parte degli automobilisti italiani verso le auto elettriche. L’appuntamento è fissato al mese prossimo per i dati aggiornati a maggio.

Data articolo: Sat, 16 May 2026 13:00:53 +0000
News n. 4
iTPMS, come misurare la pressione gomme senza sensori

Nel settore dell’ingegneria automotive, il monitoraggio della pressione degli pneumatici (TPMS) si è evoluto da accessorio di lusso a pilastro fondamentale della sicurezza attiva e dell’efficienza energetica. Mentre la soluzione più intuitiva prevede l’installazione di sensori barometrici all’interno del gruppo ruota (dTPMS), l’industria ha perfezionato una tecnologia alternativa estremamente sofisticata: il sistema iTPMS (Indirect Tire Pressure Monitoring System).

A differenza dei sistemi diretti, l’iTPMS non “misura” la pressione nel senso tradizionale del termine. Esso opera come un sistema di monitoraggio virtuale, basato interamente su modelli matematici e algoritmi di elaborazione del segnale che risiedono nella centralina di controllo della dinamica del veicolo.

Il cuore tecnologico di questo sistema risiede nella capacità di interpretare dati fisici preesistenti, come la velocità angolare delle ruote e le frequenze di vibrazione della carcassa, per dedurre variazioni millimetriche del raggio dinamico di rotolamento. Attraverso un’analisi cinematica costante e l’applicazione della Trasformata di Fourier, l’iTPMS è in grado di identificare una perdita di pressione con estrema affidabilità, eliminando la necessità di componentistica elettronica dedicata, riducendo le masse non sospese e semplificando i processi di manutenzione e riciclo.

In questo approfondimento, analizzeremo i principi fisici, le logiche di calcolo e le sfide ingegneristiche che permettono a un software di “sentire” l’aria all’interno di uno pneumatico senza mai toccarlo.

Pressione gomme: come funziona l’iTPMS

Il funzionamento primario dell’iTPMS si fonda sulla stretta correlazione tra la pressione di gonfiaggio e la geometria dinamica dello pneumatico in movimento. In ambito meccanico, si definisce raggio dinamico di rotolamento la distanza effettiva tra l’asse della ruota e il piano stradale durante l’avanzamento del veicolo. Quando la pressione interna cala, la struttura dello pneumatico subisce una deformazione maggiore sotto l’azione del carico verticale, determinando uno schiacciamento della carcassa che riduce sensibilmente questo raggio.

Dal punto di vista puramente cinematico, una ruota con un raggio ridotto è costretta a compiere un numero superiore di rivoluzioni per coprire la medesima distanza lineare rispetto a una ruota correttamente gonfiata. Il sistema di controllo sfrutta i sensori di velocità angolare dell’ABS, tipicamente di tipo a effetto Hall o magnetoresistivi, per campionare costantemente la frequenza di rotazione di ogni singolo mozzo.

Attraverso un confronto continuo tra i segnali provenienti dai quattro canali, il software rileva eventuali asimmetrie nel rotolamento. Se una ruota mostra una velocità angolare costantemente superiore alla media delle altre, oltre una certa soglia di tolleranza memorizzata, l’algoritmo interpreta questa anomalia come una variazione della circonferenza dovuta a una perdita di pressione.

Come viene elaborato il segnale

I sistemi più evoluti superano il limite del semplice confronto tra velocità angolari integrando un’analisi vibrazionale complessa nel dominio della frequenza. Ogni pneumatico si comporta meccanicamente come un oscillatore armonico smorzato, caratterizzato da proprie frequenze naturali di risonanza determinate dalla rigidezza strutturale e dalla densità del fluido interno. Le irregolarità del manto stradale agiscono come una sollecitazione impulsiva costante che eccita queste risonanze, le quali vengono captate dai sensori di giri sotto forma di micro-oscillazioni nel segnale di velocità.

Il processore esegue una trasformata rapida di Fourier (FFT) per scomporre il segnale grezzo e isolare i picchi di frequenza relativi alla risonanza torsionale e verticale. Una diminuzione della pressione interna riduce la rigidezza pneumatica della carcassa, provocando uno slittamento dei picchi di risonanza verso frequenze più basse. Questo metodo di analisi spettrale risulta fondamentale perché permette al sistema di identificare una perdita di pressione anche qualora questa avvenga in modo uniforme su tutte e quattro le ruote, una condizione in cui la semplice analisi cinematica differenziale risulterebbe inefficace poiché i rapporti di rotazione tra i mozzi rimarrebbero invariati.

La precisione di un sistema indiretto dipende dalla sua capacità di isolare il fattore pressione da una moltitudine di altre variabili che influenzano la dinamica della ruota. Durante la percorrenza di una curva, ad esempio, le ruote esterne descrivono traiettorie più ampie rispetto a quelle interne, generando una differenza di velocità angolare che non deve essere interpretata come un’anomalia pressoria. Per ovviare a ciò, il software riceve i dati dall’angolo di sterzata e dai sensori di imbardata, applicando fattori di correzione geometrici in tempo reale.

Un’altra variabile critica è rappresentata dalla coppia motrice scaricata a terra. In fase di accelerazione, lo pneumatico subisce uno scorrimento longitudinale microscopico che altera il rapporto tra giri ruota e velocità effettiva del veicolo. L’algoritmo iTPMS dialoga quindi con la centralina motore per conoscere l’entità della coppia applicata e compensare lo slittamento previsto. Infine, poiché l’usura del battistrada riduce il raggio complessivo dello pneumatico tanto quanto una perdita di pressione, è indispensabile la procedura di reset manuale.

Questa operazione avvia una fase di apprendimento durante la quale il sistema mappa i nuovi rapporti di rotazione e le frequenze caratteristiche, stabilendo un nuovo punto di zero basato sullo stato fisico attuale degli pneumatici.

Vantaggi e svantaggi dell’iTPMS

L’integrazione di una logica di monitoraggio indiretta offre benefici significativi in termini di ingegneria dei costi e sostenibilità. Non richiedendo sensori fisici all’interno del cerchio, l’iTPMS elimina la necessità trasmettitori a radiofrequenza e valvole dedicate, semplificando le operazioni di sostituzione degli pneumatici e riducendo le masse non sospese, a tutto vantaggio della precisione delle sospensioni. Si annullano inoltre i rischi di danneggiamento dei sensori durante lo stallonamento o a causa di agenti chimici e temperature estreme.

Tuttavia, sotto il profilo della metrologia pura, il sistema indiretto presenta limitazioni intrinseche dovute alla sua natura stimativa. Non essendo in grado di fornire una lettura numerica della pressione in bar o psi sul quadro strumenti, esso agisce principalmente come un dispositivo di allerta di sicurezza. La sua sensibilità è inoltre influenzata dalla rigidezza della spalla dello pneumatico: coperture con carcasse molto rigide o di tipo Run-Flat possono mascherare parzialmente le variazioni di raggio dinamico, richiedendo algoritmi di analisi vibrazionale ancora più sofisticati per garantire la tempestività dell’allarme entro i limiti normativi previsti dalle omologazioni internazionali.

Data articolo: Sat, 16 May 2026 12:00:06 +0000
News n. 5
Settantenni scatenati sulla loro Citroën 2CV, la Polizia li ferma a una velocità folle

Alla faccia dei luoghi comuni. Una coppia di settantenni è stata fermata dalla Polizia stradale francese mentre con una Citroën 2CV modificata viaggiava alla velocità di 141 km/h ben oltre il massimo consentito. Già, sull’icona del dopoguerra, simbolo della lentezza e della dolce vita alla francese, i due arzilli anziani correvano a quasi il doppio del limite su quel tratto rurale, prima che li fermassero.

Velocità da pista

In un primo momento le Forze dell’Ordine potrebbero aver immaginato di imbattersi in giovani tuner scatenati. E invece no, li aspettava qualcosa di meno comune: una coppia di pensionati di 71 e 75 anni, che aveva decisamente dei programmi movimentati per la giornata. Rimbalzata inizialmente sulla pagina Facebook CamRoute France, la notizia ha scatenato in breve tempo un mix di risate incredule e totale sconcerto tra gli utenti.

Nonostante una storia del genere strappi un inevitabile sorriso, e persino un po’ di tenerezza, la legge non guarda in faccia a nessuno dovendo garantire, come giusto che sia, la sicurezza generale. Oltre all’età dei protagonisti, il fatto colpisce per l’auto utilizzata nelle scorribande. Una 2CV di serie non può, infatti, fisicamente toccare i 141 km/h, ma fatica a superare i 115 km/h nella sua versione più potente, e solo con il vento a favore e una generosa discesa.

Dunque, i proprietari hanno sottoposto il bicilindrico originale della Casa francese a modifiche meccaniche del tetto illegali, una potenziale fonte di rischio tanto per l’incolumità degli occupanti quanto di quella degli altri automobilisti e passanti. A differenza dei moderni veicoli, dotati di ogni sistema di sicurezza possibile nel rispetto delle normative europee, la 2CV sottostava a limiti molto meno severi al momento della messa in produzione, anche perché una buona parte delle dotazioni oggi comuni nemmeno esisteva all’epoca.

Su un sentiero di campagna, a una velocità di percorrenza quasi doppia del limite, i tempi di reazione si azzerano e gli spazi di frenata si allungano in maniera irrimediabile, a maggior ragione con un mezzo ormai più da esposizione. In caso di incidente, gli altri utenti della strada – ciclisti, trattori o semplici pedoni – potevano fare davvero una brutta fine, ma il pronto intervento degli agenti ha impedito il degenerare della situazione.

L’intervento degli agenti

I gendarmi non hanno usato l’ironia davanti a un’infrazione così grave. La vettura è stata immediatamente bloccata sul posto e caricata sul carro attrezzi in direzione della scuderia della questura, in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Oltre al pesante verbale per la velocità e per la circolazione con un veicolo modificato senza omologazione, i due anziani proprietari dovranno rispondere dell’accusa di messa in pericolo della vita altrui, un reato che cancella ogni traccia di simpatia dalla vicenda.

Tuttavia, sul fronte legale,i due anziani quasi certamente eviteranno la linea dura. La nuova legge del 2026 sui pirati della strada prevede sanzioni esemplari, ma l’anagrafe della coppia garantisce tutele e sconti di pena automatici. A ogni modo, le sfumature burocratiche non giustificano il rischio: la strada non fa sconti a nessuno, nemmeno se guidi un mito della storia dell’auto.

Data articolo: Sat, 16 May 2026 08:58:55 +0000
News n. 6
Dacia Duster e Bigster, debutta il nuovo 4×4 GPL e 48V: taglio a consumi ed emissioni

Dacia lo ha fatto di nuovo. Fedele al suo DNA votato alla concretezza e alla democratizzazione della tecnologia, il brand ha svelato una soluzione tecnica che non ha precedenti sul mercato mondiale: il nuovo propulsore Hybrid-G 150 4×4. Sotto lo stesso cofano convivono la tecnologia mild-hybrid a 48V, il risparmio del bi-fuel benzina/GPL e la prontezza di una trazione integrale gestita al 100% dal motore elettrico. La novità debutta contemporaneamente sulla Duster, il fuoristrada solido e accessibile, e la sorella maggiore Bigster, il nuovo C-SUV nato per offrire più spazio a bordo e versatilità nei lunghi viaggi.

Come funziona il gruppo motopropulsore

Il gruppo motopropulsore è decisamente raffinato. Sull’asse anteriore troviamo un’unità a benzina 1.2 mild-hybrid 48V da 103 kW (140 CV), abbinato a un cambio automatico a doppia frizione a 6 rapporti con levette al volante, su quello posteriore, invece, è installato un motore elettrico da 23 kW (31 CV).

La potenza massima combinata tocca così i 113 kW (154 CV), supportata da una coppia di 230 Nm del motore termico e fino a 87 Nm erogati dal modulo elettrico posteriore. Ad alimentare la componente elettrica ci pensa una batteria agli ioni di litio da 0,84 kWh a 48V, capace di ricaricarsi autonomamente durante le decelerazioni e le frenate.

Il vecchio albero di trasmissione meccanico costituisce solo un pallido ricordo, al suo posto opera il motore elettrico in completa autonomia. Se una ruota inizia a slittare sul fango o sull’asfalto bagnato, la spinta arriva dietro in un battito di ciglia, senza i ritardi dei vecchi sistemi meccanici. Oltre ad attivarsi nelle ripartenze difficili, il sistema lavora in maniera impeccabile fino a 140 km/h, mentre sulla strada asciutta in condizioni tranquille il retrotreno si stacca del tutto in automatico. Zero attriti inutili, niente trascinamenti meccanici e, di conseguenza, meno soste dal benzinaio.

Inoltre, novità assoluta nel caso di un 48V, l’unità elettrica posteriore ottiene in dote un cambio a due velocità dedicato. In pratica, la prima marcia dà la spinta cattiva necessaria a tirarsi fuori dai guai nel fango o sulla neve e al salire della velocità subentra la seconda marcia per far girare il motore più basso, il che significa viaggiare nel silenzio e consumare meno energia.

Aumenta l’efficienza

Dacia non tradisce la sua leadership nel GPL e cala l’asso dell’efficienza. Lungo i tratti urbani la Duster e Bigster Hybrid-G 150 4×4 sono in grado di circolare a zero emissioni fino al 60% del tempo, garantendo una guida fluida e silenziosa. Rispetto alla versione 4×4 meccanica mild-hybrid il costo totale di proprietà (TCO) scende fino al 30% e grazie alla presenza di due serbatoi da 50 litri ciascuno (uno per la benzina e uno per il GPL), l’autonomia complessiva tocca la soglia record di 1.500 km nel ciclo WLTP, pur lasciando adeguato spazio al vano bagagli. I consumi medi partono da 7,1 l/100 km con alimentazione a GPL e da 5,9 l/100 km a benzina.

Anche l’ambiente ringrazia: i grammi di CO2 al chilometro scendono a 115 con l’alimentazione a gas e a 133 se si viaggia a benzina. Numeri alla mano, parliamo di circa 20 g/km in meno rispetto alle vecchie versioni puramente meccaniche, la prova che oggi avere le quattro ruote motrici fa rima con sostenibilità, sia per l’aria che respiriamo sia per le nostre tasche.

Data articolo: Sat, 16 May 2026 07:56:47 +0000
News n. 7
Scooter 125 sotto i 2.100 euro, i cinque modelli più economici tra le novità 2026

Il mercato degli scooter 125 economici è in forte crescita, sostenuto dalla domanda di mezzi semplici e pratici, ideali per muoversi rapidamente nel traffico urbano e caratterizzati da consumi contenuti. Molti utenti dispongono inoltre di un budget limitato, spesso legato all’utilizzo per tragitti brevi e alla necessità di lasciare il veicolo parcheggiato in strada.

Questo ha spinto i costruttori a proporre modelli sempre più accessibili, non solo per i neopatentati, ma anche per chi cerca un secondo veicolo da utilizzare quotidianamente. In questo scenario abbiamo selezionato le cinque soluzioni più economiche tra le novità del 2026.

KL B-Tre 125, doppio freno a disco con ABS

Presentato in occasione di EICMA 2025, KL B-Tre 125 rappresenta una delle proposte più accessibili tra gli scooter 125 pensati per la mobilità urbana. Il modello punta su dimensioni compatte e su una dotazione semplice ma aggiornata. Il design segue linee tradizionali, con frontale compatto, pedana piatta e sella posizionata a 790 mm da terra, una configurazione studiata per facilitare l’utilizzo quotidiano in città.

Dal punto di vista tecnico, KL B-Tre 125 adotta un monocilindrico quattro tempi da 124,6 cc raffreddato ad aria, capace di sviluppare 8,7 CV e 8,6 Nm di coppia. Il peso in ordine di marcia dichiarato è di 111 kg, mentre la ciclistica prevede ruota anteriore da 16 pollici e posteriore da 14 pollici. La dotazione comprende forcella a steli rovesciati, doppio freno a disco con ABS e trasmissione automatica CVT. Il serbatoio ha una capacità di 6,8 litri.

KL B-Tre 125 scooter urbano con doppio disco ABS
Ufficio Stampa KL Motorcycle
KL B-Tre 125 può contare su un serbatoio dalla capacità importante di 6,8 litri

La strumentazione digitale utilizza una grafica essenziale e facilmente leggibile anche durante la guida urbana. L’omologazione Euro 5+ conferma inoltre l’adeguamento agli standard più recenti previsti per le nuove immatricolazioni. KL B-Tre 125 viene proposto con un prezzo di partenza di 2.090 euro.

Kymco Micare 125, lo scooter che punta su consumi contenuti

Tra le novità del 2026 c’è anche Kymco Micare 125, caratterizzato da una configurazione orientata soprattutto alla praticità. Il modello adotta linee essenziali e dimensioni contenute, con carenature dal design moderno e una dotazione che comprende faro full LED, strumentazione digitale LCD e supporto portapacchi di serie. Sotto la sella trova spazio un vano con presa USB, affiancato da un ulteriore portaoggetti collocato nella parte anteriore.

Kymco Micare 125 scooter compatto a basso consumo
Ufficio Stampa EICMA
Kymco Micare 125, oltre a consumi ridotti, vanta faro full LED e strumentazione digitale

La parte tecnica si basa su un monocilindrico quattro tempi da 124 cc raffreddato ad aria e omologato Euro 5+, con una potenza dichiarata di 8,8 CV e una coppia di 9,8 Nm. Kymco dichiara consumi fino a 50 km/l, valore che, insieme al serbatoio da 4,9 litri, permette di raggiungere un’autonomia vicina ai 250 km. La velocità massima indicata è di 90 km/h, mentre la trasmissione automatica CVT è pensata per privilegiare la semplicità di utilizzo nel traffico urbano.

Il peso in ordine di marcia è di 108 kg e la sella posizionata a 760 mm da terra contribuisce a rendere più immediata la gestione del mezzo anche nelle manovre a bassa velocità. Kymco Micare 125 utilizza ruote da 14 pollici e una ciclistica composta da forcella anteriore e ammortizzatore posteriore regolabili, mentre l’impianto frenante si affida a un sistema CBS. Il prezzo di listino dichiarato è di 2.190 euro, con una promozione di lancio che porta la cifra a 2.090 euro.

Velocifero City-One 125, design moderno a un prezzo economico

Pur essendo stato presentato alla fine del 2024, Velocifero City-One 125 continua a rientrare tra le proposte più economiche disponibili anche nel 2026. Il modello vanta dimensioni compatte e ruote da 16 pollici, pensate per migliorare stabilità e comfort sui percorsi cittadini. Il design segue uno stile semplice e moderno, mentre la dotazione comprende una strumentazione TFT e un impianto frenante con dischi su entrambe le ruote.

Velocifero City-One 125 scooter ruota alta 125
Ufficio Stampa Velocifero
Velocifero City-One 125, nonostante il “peso” di due anni, rimane tra le proposte più economiche sul mercato

Il motore è un monocilindrico quattro tempi da 125 cc raffreddato ad aria, con una potenza dichiarata di circa 9,8 CV e una coppia di 9,2 Nm. Le prestazioni restano in linea con la categoria, con una velocità massima di 90 km/h e consumi indicati intorno ai 2,7 l/100 km. Il peso si colloca tra 108 kg a secco e circa 115-120 kg in ordine di marcia.

Sul fronte delle geometrie, il modello presenta un interasse di 1.350 mm e una sella a 810 mm da terra, elementi che ne definiscono l’accessibilità generale. La ciclistica abbina una forcella telescopica idraulica a un doppio ammortizzatore posteriore, mentre il serbatoio da 7 litri consente una gestione equilibrata dell’autonomia. Il prezzo di listino parte da 1.990 euro.

Keeway Icon 125S, tra i migliori in rapporto qualità-prezzo

Keeway Icon 125S si colloca tra le proposte più “aggressive†sul fronte del prezzo, con un’impostazione che punta a ridurre il superfluo. L’equipaggiamento include sistema keyless, presa USB e display LCD, mentre la struttura resta semplice, con ruote da 14 pollici e impianto frenante a doppio disco con CBS.

Keeway Icon 125S scooter urbano economico
Ufficio Stampa Keeway
Keeway Icon 125S prevede sistema keyless, presa USB e display LCD

Keeway Icon 125S adotta un motore monocilindrico da 123,6 cc raffreddato ad aria, tarato per privilegiare la regolarità nell’utilizzo quotidiano più che le prestazioni. Le sospensioni prevedono una forcella telescopica con escursione di 75 mm e un monoammortizzatore posteriore, configurazione che privilegia la semplicità costruttiva rispetto a soluzioni più articolate. Il peso è pari a 103 kg.

A definire il posizionamento è soprattutto il prezzo di 1.990 euro, che lo colloca tra gli scooter 125 più economici attualmente in circolazione. Una soglia che sintetizza l’approccio del modello, pensato per chi cerca uno scooter essenziale per i propri spostamenti.

SYM BWT 125, per chi non ha particolari pretese

SYM BWT 125 occupa una posizione importante tra gli scooter 125 più economici sul mercato, con un prezzo di listino pari a 1.990 euro. Il modello viene proposto con bauletto posteriore di serie e con una dotazione che include avviamento keyless, presa USB nel retroscudo, illuminazione a LED e strumentazione LCD. La configurazione prevede inoltre pedana piatta e doppio cavalletto centrale e laterale.

SYM BWT 125 scooter urbano economico con bauletto
Ufficio Stampa SYM
SYM BWT 125 include il bauletto come elemento di serie, a differenza di altri concorrenti

Il progetto è sviluppato su dimensioni compatte, con sella a 785 mm da terra e una larghezza contenuta. Il peso di 106 kg rientra nei valori tipici della categoria e si inserisce in un’impostazione generale semplificata. La ciclistica utilizza ruote da 16 pollici all’anteriore e 14 al posteriore, mentre l’impianto frenante abbina un disco anteriore a un tamburo posteriore con sistema CBS.

Il motore è un monocilindrico da 125 cc raffreddato ad aria da circa 9,6 CV, abbinato a trasmissione automatica CVT e tarato per un utilizzo urbano. I consumi dichiarati si attestano su valori vicini ai 40 km/l, con autonomia potenziale prossima ai 200 km grazie al serbatoio da 5 litri.

Data articolo: Sat, 16 May 2026 06:00:08 +0000
News n. 8
Sciopero dei trasporti maggio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di maggio 2026 il calendario degli scioperi in Italia è ampio e interessa diversi settori dei trasporti e categorie di lavoratori. Questo articolo offre una panoramica aggiornata su tutte le principali agitazioni sindacali, ordinando le informazioni per data e sintetizzando le località, i servizi pubblici, il tipo di personale coinvolto e gli orari indicati. Di seguito tutti i dettagli per organizzare al meglio spostamenti, impegni lavorativi e viaggi nel corso di maggio 2026.

Sciopero 01 maggio 2026

In tutte le province d’Italia è previsto uno sciopero generale a rilevanza nazionale, che coinvolge il personale dipendente pubblico e privato per tutta la giornata. Il sindacato promotore è USI-CIT.

Sciopero 04 maggio 2026

In Italia si svolge uno sciopero nazionale che interessa tutto il personale della società Elior Divisione Itinere addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia, con la modalità di mezzo turno per ogni turno di lavoro, indetto da FAST-CONFSAL, FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI.

Nella provincia di Milano (Lombardia) è previsto uno sciopero di 8 ore, dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio 2026, del personale Soc. Mercitalia Shunting & Terminal, indetto da OSR USB Lavoro Privato.

Sciopero 05 maggio 2026

Nella provincia di Milano (Lombardia) prosegue lo sciopero nel settore ferroviario per il personale della società Mercitalia Shunting & Terminal, fino alle 6:00.

Nella provincia di Firenze (Toscana) lo sciopero interessa il settore ferroviario, in particolare il personale della manutenzione della società RFI Doit Firenze per otto ore complessive nell’intera giornata. Promotore: OSR USB Lavoro Privato.

Sciopero 07 maggio 2026

In Italia, su scala nazionale, si ferma per 24 ore il settore marittimo: coinvolti i lavoratori portuali di tutte le province, inclusi i dipendenti delle imprese ex art. 16, 17, 18 L. 84/94, delle Autorità di Sistema Portuale e delle società con CCNL porti. Sindacato USB Lavoro Privato.

Sciopero 08 maggio 2026

Nella città di Trento (Trentino-Alto Adige) sciopero di 4 ore (11:00-15:00) del personale della società Trentino Trasporti.

Nella città di Potenza (Basilicata) stop di 4 ore (15:01-19:00) per il personale della società Miccolis – Servizio Urbano di Potenza.

Nella provincia di Brescia (Lombardia) sciopero di 24 ore per addetti scarico/carico merci della società GDA Handling presso l’Aeroporto Brescia Montichiari.

Sciopero 09 maggio 2026

Nella città di Napoli (Campania) sciopero del trasporto pubblico locale per il personale della società EAV, della durata di 24 ore da 19:31 del 9 maggio a 19:30 del 10 maggio 2026.

Sciopero 10 maggio 2026

Nella città di Napoli (Campania) prosegue lo sciopero TPL della società EAV fino alle 19:30.

Nella città di Firenze (Toscana) sciopero di 24 ore nel TPL, personale Autolinee Toscane bacino di Firenze; sindacato OSP COBAS LAVORO PRIVATO.

Sciopero 11 maggio 2026

Nella città di Roma (Fiumicino e Ciampino, Lazio) sciopero aereo di 4 ore (12:00-16:00) per il personale ADR Security (sindacato FAST-CONFSAL).

Nella città di Roma sciopero nazionale ENAV ACC dalle 10:00 alle 18:00 (RSA UILT-UIL).

Nella città di Napoli (Campania) sciopero ENAV dalle 10:00 alle 18:00 (RSA UILT-UIL).

Settore aereo – sciopero nazionale di 8 ore (10:00-18:00) piloti e assistenti volo Easyjet Airlines Limited (FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC).

Presso l’Aeroporto di Palermo (Sicilia) doppio sciopero di 4 ore (12:00-16:00) per il personale GH Palermo, ASC Handling e Aviapartner Palermo, sindacati FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL T.A..

All’aeroporto di Cagliari (Sardegna) sciopero di 4 ore (13:00-17:00) personale Sogaer, Sogaerdyn, SogaerSecurity (FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL).

All’aeroporto di Milano Malpensa (Lombardia) sciopero nazionale di 4 ore (13:00-17:00) personale ALHA e MLE-BCUBE (OST CUB TRASPORTI, USB Lavoro Privato).

Sciopero 14 maggio 2026

Nella città di Novara (Piemonte) sciopero locale del trasporto pubblico locale per il personale della Società SUN di Novara, per l’intera giornata (00:00-24:00). Sindacato AL-COBAS.

Sciopero 18 maggio 2026

In Italia è indetto uno sciopero generale nazionale per le categorie pubbliche e private. Modalità: ferroviario dalle 21:00 del 17 maggio alle 20:59 del 18 maggio, TPL con tempistiche locali, marittimo isole maggiori da 1 ora prima delle partenze, taxi e marittimo isole minori dalle 00:01 alle 23:59, autostrade dalle 22:00 del 17 maggio. Sindacato USB.

Nella città di Bari (Puglia) sciopero locale TPL per il personale della Società STP di Bari, intera giornata. Sindacati FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL.

Sciopero 25 maggio 2026

In Italia, sciopero nazionale trasporto merci conto terzi per 120 ore dalle 00:00 del 25 maggio alle 24:00 del 29 maggio. Sindacati CNA FITA, Confartigianato Trasporti, FAI, FIAP, SNA Casartigiani, UNAIT, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, AGCI.

Nella città di Udine (Friuli-Venezia Giulia) sciopero locale TPL per il personale della società Arriva Udine, intera giornata. Sindacato ASI-AU Associazione Sindacale Indipendente.

Sciopero 26 maggio 2026

In Emilia-Romagna, nelle province della regione, sciopero regionale per personale società Copernico, appalto ferroviario lotto Centostazioni: prima metà del turno per ogni turno di lavoro. Sindacati FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/ORSA FERROVIE.

Sciopero 29 maggio 2026

In Italia, sciopero generale nazionale per categorie pubbliche e private: ferroviario dalle 21:00 del 28 maggio alle 21:00 del 29 maggio, autostrade dalle 22:00 del 28 maggio alle 22:00 del 29 maggio. Sindacati CUB, SGB, ADL Varese, SI-COBAS, USI-CIT.

Nella città di Potenza (Basilicata) sciopero locale TPL per il personale della società Miccolis – Servizio Urbano di Potenza, intera giornata. Sindacati FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL Autoferro.

In Emilia-Romagna sciopero locale TPL per il personale della società SETA (Modena, Reggio Emilia e Piacenza) di 24 ore, in varie modalità. Sindacato USB Lavoro Privato.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 01 maggio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 04 maggio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 05 maggio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 07 maggio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 08 maggio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 09 maggio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 10 maggio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 11 maggio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 14 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Sat, 16 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 9
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Oggi, 16 maggio 2026, facciamo il punto sui prezzi medi dei carburanti lungo la rete autostradale italiana: benzina, gasolio (diesel), GPL e metano. In questo articolo trovi in apertura i valori aggiornati, seguiti da una spiegazione semplice ma completa dei fattori che determinano il prezzo finale alla pompa: dalla componente industriale (materia prima e margini) alla fiscalità (accise e Iva). Nella tabella riportiamo i prezzi medi per tipologia di carburante ed erogazione, mentre negli approfondimenti spieghiamo perché le variazioni delle quotazioni internazionali e del cambio euro/dollaro possono riflettersi rapidamente sui listini, e in che modo i margini della distribuzione incidono sulle differenze tra un impianto e l’altro.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento dati: 15-05-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.068 €
Benzina SELF 2.017 €
GPL SERVITO 0.916 €
Metano SERVITO 1.591 €

Come si compone il costo dei carburanti

Benzina. Nel prezzo finale della benzina la componente fiscale pesa per il 58%, una quota superiore alla componente industriale, che rappresenta il restante 42%. All’interno della parte industriale, due voci sono decisive: il costo della materia prima e il margine lordo della filiera (raffinazione, logistica, stoccaggio e distribuzione). Il costo della materia prima incide per circa il 30% del prezzo alla pompa ed è guidato in primo luogo dalle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi, che riflettono l’andamento del mercato del greggio e dei derivati, nonché dall’effetto del cambio euro/dollaro: quando l’euro si indebolisce, a parità di quotazioni in dollari, la benzina risulta più cara in Europa. Il margine lordo, pari al 12% del prezzo, è l’area su cui gli operatori possono intervenire per adeguare i listini, tenendo conto della pressione competitiva locale, dei costi operativi e delle strategie commerciali (promozioni, politiche di sconto, servizi inclusi). A queste componenti si sommano le imposte: accise fisse per litro e Iva calcolata sul totale (prodotto + accise + margini), che amplificano le oscillazioni della base imponibile. In sintesi, il prezzo della benzina nasce dall’interazione tra mercati internazionali, dinamiche valutarie, struttura dei costi industriali e carico fiscale, con i margini che fungono da cuscinetto per trasferire gradualmente i movimenti delle quotazioni ai consumatori.

Gasolio. Per il gasolio la scomposizione presenta un equilibrio diverso: la componente fiscale incide per il 45%, mentre la componente industriale arriva al 55%. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima pesa per il 45% del prezzo alla pompa: anche qui entrano in gioco le quotazioni internazionali dei distillati medi e il cambio euro/dollaro, fattori che possono determinare rapide variazioni dei listini quando i mercati sono volatili. Il margine della filiera incide per il 10% e rappresenta lo spazio di manovra degli operatori per modulare i prezzi in base ai costi logistici (trasporto, stoccaggio), alla localizzazione dell’impianto, ai volumi erogati e alla concorrenza nell’area. Rispetto alla benzina, il gasolio risente in modo peculiare della domanda di trasporto merci e riscaldamento in alcuni periodi dell’anno, elementi che possono influenzare le quotazioni internazionali e, di riflesso, i prezzi al dettaglio. La fiscalità, composta da accise e Iva, rimane un fattore determinante: l’Iva è applicata anche sulle accise, amplificando gli effetti dei movimenti della base industriale. In conclusione, il prezzo del gasolio è il risultato di una prevalente componente industriale guidata da materia prima e logistica, su cui si innesta un carico fiscale significativo ma relativamente inferiore rispetto alla benzina, con i margini che consentono agli operatori di assorbire o trasferire nel tempo gli shock di mercato.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sat, 16 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 10
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.943 per la benzina, 1.988 per il diesel, 0.827 per il gpl, 1.576 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.984
Benzina SELF 1.937
GPL SERVITO 0.811
Metano SERVITO 1.513

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.998
Benzina SELF 1.960
GPL SERVITO 0.784
Metano SERVITO 1.567

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.016
Benzina SELF 1.969
GPL SERVITO 0.884
Metano SERVITO 1.730

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.998
Benzina SELF 1.954
GPL SERVITO 0.852
Metano SERVITO 1.655

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.973
Benzina SELF 1.932
GPL SERVITO 0.775
Metano SERVITO 1.535

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.982
Benzina SELF 1.945
GPL SERVITO 0.809
Metano SERVITO 1.527

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.993
Benzina SELF 1.956
GPL SERVITO 0.804
Metano SERVITO 1.517

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.978
Benzina SELF 1.928
GPL SERVITO 0.797
Metano SERVITO 1.655

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.989
Benzina SELF 1.941
GPL SERVITO 0.893
Metano SERVITO 1.531

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.979
Benzina SELF 1.936
GPL SERVITO 0.806
Metano SERVITO 1.549

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.973
Benzina SELF 1.921
GPL SERVITO 0.833
Metano SERVITO 1.530

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.003
Benzina SELF 1.943
GPL SERVITO 0.824
Metano SERVITO 1.481

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.981
Benzina SELF 1.936
GPL SERVITO 0.805
Metano SERVITO 1.554

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.984
Benzina SELF 1.948
GPL SERVITO 0.790
Metano SERVITO 1.630

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.004
Benzina SELF 1.949
GPL SERVITO 0.883

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.997
Benzina SELF 1.945
GPL SERVITO 0.833
Metano SERVITO 1.819

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.985
Benzina SELF 1.942
GPL SERVITO 0.815
Metano SERVITO 1.602

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.998
Benzina SELF 1.949
GPL SERVITO 0.834
Metano SERVITO 1.548

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.980
Benzina SELF 1.933
GPL SERVITO 0.826
Metano SERVITO 1.508

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.997
Benzina SELF 1.947
GPL SERVITO 0.904

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 16 maggio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.968
Benzina SELF 1.937
GPL SERVITO 0.812
Metano SERVITO 1.501

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sat, 16 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 11
Hongqi, debutta in Italia il marchio cinese di lusso

Il panorama automobilistico europeo continua a cambiare volto e questa volta il nuovo protagonista arriva dalla Cina. Si chiama Hongqi ed è un nome che, almeno per ora, in Italia conoscono in pochi. Eppure nel suo Paese d’origine rappresenta qualcosa di prestigioso, tra rappresentanza istituzionale e lusso automobilistico.

Dopo aver conquistato spazio nei mercati del Nord Europa, il costruttore asiatico ha ufficializzato il proprio sbarco anche nel nostro Paese, confermando l’espansione nel Vecchio Continente. Una mossa che testimonia quanto i marchi cinesi non vogliano più limitarsi al ruolo di outsider low cost, ma puntino ormai apertamente ai segmenti premium e luxury, storicamente dominati dai brand europei.

Marchio presidenziale cinese

La storia di Hongqi affonda le radici nel 1958. Non si tratta quindi di un marchio nato recentemente sull’onda della rivoluzione elettrica, ma di uno dei costruttori più storici e simbolici della Cina. Non a caso il nome Hongqi significa letteralmente “Bandiera Rossa”, e per decenni le sue vetture sono state associate alle più alte cariche dello Stato cinese.

Le limousine del marchio sono infatti diventate celebri come auto presidenziali, utilizzate durante eventi ufficiali e cerimonie governative. Un ruolo che ha contribuito a costruire attorno al brand un’immagine di esclusività molto particolare, diversa da quella tipica dei costruttori occidentali.

Negli ultimi anni, però, Hongqi ha cambiato pelle. La Norvegia è stata il primo mercato europeo scelto per il debutto nel 2021, un laboratorio ideale per i veicoli elettrici vista la fortissima diffusione delle auto a batteria nel Paese scandinavo. Da lì è iniziata una crescita costante. Il 2025 si è chiuso con oltre 460 mila vetture consegnate a livello globale, segnando l’ottavo anno consecutivo di aumento delle vendite.

A trainare sono state soprattutto le elettriche e le ibride plug-in, che hanno registrato una crescita vicina al 30%. Numeri che raccontano bene le ambizioni del marchio: Hongqi non vuole essere soltanto un simbolo nazionale cinese, ma un vero competitor globale nel segmento premium.

EMC Auto per la distribuzione

Per il mercato italiano, Hongqi ha scelto di affidarsi a EMC Auto, che si occuperà della distribuzione e della commercializzazione delle vetture nel nostro Paese. I primi modelli saranno presentati ufficialmente durante l’Automotive Dealer Day, in programma dal 19 al 21 maggio 2026 a Verona. L’obiettivo per i prossimi anni, segna ben 15 modelli tra elettrici e ibridi plug-in in arrivo entro il 2028, segno di una strategia aggressiva e di lungo periodo.

A commentare l’accordo è stato Federico Daffi, Presidente e CEO di EMC Auto, che ha sottolineato come Hongqi rappresenti un marchio dal posizionamento distintivo, capace di puntare su qualità, design e contenuti tecnologici. Una dichiarazione che lascia intuire come il brand voglia inserirsi nella fascia alta del mercato, sfidando costruttori europei già consolidati.

Lusso cinese contro i marchi europei

L’arrivo di Hongqi in Italia conferma una tendenza ormai evidente: i costruttori cinesi non stanno più entrando in Europa soltanto con citycar economiche o SUV accessibili. Sempre più spesso puntano direttamente ai segmenti superiori, proponendo auto ricche di tecnologia, design ricercato e motorizzazioni elettrificate. È una sfida delicata soprattutto per i marchi premium europei, che fino a pochi anni fa sembravano inattaccabili. Hongqi punta infatti su un mix molto preciso: forte identità estetica, abitacoli lussuosi e un rapporto prezzo-dotazioni spesso competitivo rispetto ai rivali occidentali.

Non è ancora chiaro quali saranno i primi due modelli destinati al mercato italiano, ma guardando alla gamma internazionale si può immaginare l’arrivo di SUV elettrici di grandi dimensioni e berline di rappresentanza dal look molto scenografico. La sensazione è che il mercato europeo stia entrando in una nuova fase, dove la competizione non si giocherà più soltanto sull’autonomia elettrica o sui prezzi, ma anche sulla capacità dei brand emergenti di costruire un’immagine forte e credibile. E Hongqi, forte della propria storia e del peso simbolico che ha in Cina, sembra voler giocare questa partita senza alcun timore reverenziale.

Data articolo: Sat, 16 May 2026 05:30:51 +0000
News n. 12
Le ultime 7 Saab prodotte verranno battute all’asta, tra cui anche prototipi unici

Un’asta senza base di riserva per liberare le ultime auto rimaste in una fabbrica di un marchio che ha scritto decenni di storia dell’auto. Questo è l’appuntamento dal 21 al 30 maggio sul sito svedese Klaravik dove sette Saab uscite dallo stabilimento di Trollhättan verranno messe in vendita al miglior offerente.  Tra prototipi unici, disperati tentativi di rilanciare il marchio e modelli storici di un brand che ha visto la propria storia concludersi. Sette aste senza riserva per decidere il valore delle ultime vetture vendute ufficialmente dalla fabbrica.

Dagli aerei alle auto

La storia di Saab è una di quelle che sembrano uscite da un’altra epoca dell’automobile, quando i marchi avevano una personalità fortissima e non inseguivano le mode o i trend di vendita. L’azienda nasce in Svezia come costruttore aeronautico. Il nome Saab deriva infatti da Svenska Aeroplan Aktiebolaget. La prima vettura arriva nel 1947 con la presentazione della Saab 92, entrata in produzione due anni più tardi. Da lì inizia un percorso fatto di modelli diventati iconici, come le 900 Turbo, amate per il loro carattere anticonvenzionale e per una filosofia progettuale molto diversa rispetto alle rivali tedesche dell’epoca.

Nel 1989 entra in scena General Motors, che acquista il 50% dell’azienda prima di rilevarne il controllo completo nel 2007. Ma gli anni non sono semplici per tutto il settore automotive e Saab finisce progressivamente inglobata nelle logiche industriali che non le appartengono, condividendo piattaforme e motori con altri marchi.

Ci pensa poi la crisi economica globale ad accelerare il tracollo. Nel 2010 Saab passa alla olandese Spyker, ma il tentativo di salvataggio dura pochissimo. Già nel 2012 il marchio attraversa una profonda crisi, aprendo la strada all’arrivo di NEVS, la National Electric Vehicle Sweden, che rileva gli asset con l’obiettivo di traghettare Saab verso l’elettrico.

Anche quel progetto però non riesce mai davvero a decollare. Nel 2019 NEVS viene assorbita dal colosso cinese Evergrande e da allora la fabbrica di Trollhättan è rimasta una sorta di gigantesco contenitore pieno di sogni incompiuti. Per molti osservatori svedesi, questa asta rappresenta simbolicamente la fine definitiva della storia industriale legata a Saab.

I modelli in asta

La parte più affascinante dell’evento riguarda ovviamente le vetture che finiranno sotto il martello virtuale. Tra le sette auto presenti figurano tre esemplari di pre-produzione della Saab 9-3 costruiti nel 2014. Sono modelli estremamente rari perché appartengono alla fase finale della travagliata rinascita Saab sotto la gestione NEVS. Auto nate in un periodo in cui il marchio cercava disperatamente di tornare sul mercato, pur con risorse limitatissime.

Accanto a queste ci saranno tre prototipi elettrici sviluppati da NEVS prima del lancio della 9-3 EV destinata al mercato cinese. Progetti importantissimi per capire quale sarebbe potuto essere il futuro del marchio svedese se il piano di elettrificazione fosse andato fino in fondo.

La vettura probabilmente più curiosa dell’intera asta è però il prototipo dotato di sistema elettrico con range extender. Un modello sperimentale che racconta la fase di transizione con la necessità di trovare soluzioni ibride per superare i limiti tecnologici dell’epoca.

Un pezzo di storia automobilistica

Negli ultimi anni il fascino delle Saab è cresciuto enormemente tra gli appassionati. Non solo per nostalgia, ma perché il marchio rappresenta una filosofia automobilistica ormai quasi scomparsa. Le Saab non cercavano necessariamente di piacere a tutti. Avevano soluzioni particolari, ergonomie studiate con logiche aeronautiche, motori turbo quando molti ancora li consideravano una stranezza e una forte identità nordica che le rendeva immediatamente riconoscibili.

Questa asta, quindi, è il capitolo finale di una storia iniziata oltre settant’anni fa e conclusa tra crisi industriali, tentativi di rilancio e sogni elettrici mai davvero decollati. Per i collezionisti sarà un’occasione irripetibile. Per gli appassionati, invece, sarà soprattutto un viaggio malinconico dentro uno dei marchi più originali che l’automobile europea abbia mai conosciuto

Data articolo: Sat, 16 May 2026 05:30:23 +0000
News n. 13
Eccesso di velocità, quando la multa è annullata per stato di necessità

Superare i limiti di velocità resta una violazione seria del Codice della Strada, anche quando il conducente ha una buona ragione per premere sull’acceleratore. La legge italiana ammette però una eccezione: la multa per eccesso di velocità può essere annullata se il conducente dimostra di aver agito in stato di necessità. Per essere chiari, si tratta di un pericolo attuale, un danno grave alla persona, una situazione non volontariamente causata, l’impossibilità di evitare il pericolo in altro modo e una condotta proporzionata all’emergenza.

Il punto di partenza è l’articolo 54 del Codice penale, secondo cui non è punibile chi ha commesso il fatto perché costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, se il pericolo non sia stato volontariamente causato, non fosse altrimenti evitabile e il fatto sia proporzionato al pericolo. La stessa logica si applica anche alle sanzioni amministrative, perché l’articolo 4 della legge 689 del 1981 esclude la responsabilità per chi commette una violazione amministrativa in stato di necessità.

Eccesso di velocità, la regola generale resta la sanzione

Ci pensa il Codice della Strada a fissare i limiti su strada: 130 km/h in autostrada, 110 km/h sulle strade extraurbane principali, 90 km/h sulle extraurbane secondarie e locali, 50 km/h nei centri abitati, salvo diversa segnalazione e con la possibilità, in alcuni tratti urbani, di arrivare a 70 km/h se le caratteristiche della strada lo consentono. Chi supera il limite di non oltre 10 km/h rischia una sanzione da 42 a 173 euro; chi supera il limite di oltre 10 km/h e non oltre 40 km/h rischia da 173 a 694 euro. Oltre 40 km/h e fino a 60 km/h si sale da 543 a 2.170 euro, con sospensione della patente da uno a tre mesi; oltre 60 km/h la multa va da 845 a 3.382 euro, con sospensione della patente da sei a dodici mesi.

Lo stato di necessità è un’eccezione e spetta al conducente dimostrare che quella violazione era l’unico modo ragionevole per evitare un danno grave e imminente. Per intenderci, si tratta di documenti, certificati medici, referti, testimonianze, chiamate al 112 o al 118, messaggi, tracciati, orari coerenti, accessi al pronto soccorso, prove dell’urgenza reale o ragionevolmente temuta.

Anche quando l’emergenza esiste, la velocità deve comunque essere proporzionata. Correre per accompagnare una persona in ospedale può essere giustificabile; viaggiare a una velocità folle in centro abitato, mettendo a rischio pedoni e altri veicoli, non lo è. La norma non autorizza a sostituire un pericolo con un altro pericolo ancora più grande. Qui entra in gioco la valutazione del giudice. Una cosa è superare il limite su una strada libera per raggiungere il pronto soccorso con un passeggero in crisi respiratoria; un’altra è attraversare un centro abitato a velocità incompatibile con la sicurezza collettiva.

Che cosa significa stato di necessità

Lo stato di necessità richiede un pericolo di danno grave alla persona. La formula è importante perché esclude i danni puramente economici o patrimoniali. Non si può invocare lo stato di necessità per evitare di perdere un appuntamento di lavoro, per non far scadere una pratica, per impedire un furto già segnalabile alle forze dell’ordine, per raggiungere un cliente, per salvare una consegna o per evitare una perdita finanziaria.

Il danno deve riguardare la vita, la salute, l’integrità fisica o una situazione personale grave. Un infarto sospetto, una crisi respiratoria, un’emorragia, un malore improvviso, un parto imminente, un trauma rilevante, una richiesta d’aiuto da parte di una persona fragile possono rientrare nell’area dello stato di necessità. Un ritardo, una scadenza, una preoccupazione economica o un disagio organizzativo no.

Il secondo requisito è l’attualità del pericolo. Significa che il rischio deve essere in corso o comunque imminente. Il giudice valuta ciò che il conducente poteva percepire in quel momento. Se una persona teme un infarto per forti dolori al petto e poi gli esami escludono l’evento cardiaco, lo stato di necessità può comunque essere discusso perché conta anche la ragionevolezza del timore iniziale. Se invece il conducente corre per un controllo medico programmato, per ritirare referti o per anticipare una visita già fissata, manca l’urgenza.

Dopodiché lo stato di necessità vale solo se il pericolo non era altrimenti evitabile. Se era possibile chiamare il 118, attendere un’ambulanza, rivolgersi a un presidio più vicino, fermarsi presso una pattuglia, chiedere soccorso immediato o adottare una soluzione meno rischiosa, il giudice può ritenere non giustificato l’eccesso di velocità. Questo non significa che bisogna sempre attendere l’ambulanza. Ci sono casi in cui il trasporto diretto può essere comprensibile, soprattutto in zone isolate o davanti a sintomi drammatici. Ma bisogna spiegare perché quella scelta fosse necessaria.

Quando la multa può essere annullata

Il caso più classico di annullamento della multa per stato di necessità è il trasporto urgente al pronto soccorso. Se un passeggero ha un malore improvviso, sintomi gravi, perdita di coscienza, difficoltà respiratorie, dolore toracico, forte emorragia o una condizione compatibile con un pericolo serio, il superamento dei limiti può essere giustificato. In ogni caso l’annullamento della multa non è automatico: servono referti, certificati, accesso al pronto soccorso, testimonianze e coerenza temporale tra l’infrazione e l’arrivo in ospedale.

Può rientrare nello stato di necessità anche il caso di chi corre verso una persona non presente in auto, ma in pericolo. Si pensi a un genitore anziano solo in casa che telefona dicendo di non respirare, a un figlio che segnala un incidente domestico, a una persona disabile che chiede aiuto per una caduta o a un familiare che manifesta sintomi gravi e non può muoversi. Anche qui serve documentare la telefonata, la successiva assistenza, l’intervento medico, l’eventuale chiamata ai soccorsi, la condizione sanitaria riscontrata.

Emergenza sanitaria ragionevolmente temuta

La giurisprudenza ammette che lo stato di necessità possa essere valutato anche quando il pericolo, si rivela meno grave del previsto, purché il conducente fosse in buona fede e il timore fosse fondato su circostanze oggettive. La Cassazione, nell’ordinanza 4834 del 2018, ha ricordato che l’esclusione della responsabilità per violazioni amministrative può fondarsi anche sull’erronea persuasione di trovarsi in una situazione di pericolo imminente, ma solo quando tale persuasione deriva da circostanze oggettive verificabili.

Se la persona in pericolo era già assistita da medici, ambulanza o personale sanitario, lo stato di necessità diventa invece difficile da sostenere. Correre verso l’ospedale perché un familiare è già ricoverato perché si vuole assistere a un intervento o perché si teme di arrivare tardi non equivale a salvare qualcuno da un pericolo attuale e non evitabile. La multa può essere annullata solo se la violazione era funzionale a evitare un danno grave alla persona e se non esistevano alternative ragionevoli.

Non rientrano nello stato di necessità i casi legati a danni economici, scadenze, appuntamenti, lavoro, consegne o problemi patrimoniali. Correre perché si sta perdendo un volo, perché si deve arrivare a una riunione, perché si rischia di perdere un contratto, perché un allarme domestico segnala un possibile furto o perché si teme un danno a un bene materiale non è sufficiente.

Data articolo: Sat, 16 May 2026 04:00:55 +0000
News n. 14
Stellantis, un accordo da 1 miliardo con la cinese Dongfeng: i dettagli

Stellantis ha appena annunciato un nuovo accordo strategico con Dongfeng, storico partner industriale in Cina, con l’obiettivo di rafforzare la produzione locale e accelerare lo sviluppo di modelli elettrificati destinati non solo al mercato asiatico, ma anche a una possibile diffusione globale.

La collaborazione tra le due aziende non nasce oggi. Stellantis e Dongfeng lavorano insieme da oltre trent’anni, ma ora focus non è più soltanto presidiare il mercato cinese: l’obiettivo è creare piattaforme e modelli competitivi su scala internazionale, in un momento in cui la Cina è diventata il centro mondiale della mobilità elettrica.

Investimenti da 1 miliardo

Si parla di investimenti di circa un miliardo di euro, di cui Stellantis segna un contributo diretto di circa 130 milioni. Una mossa industriale e strategica, con gli ultimi anni segnati da diversi costruttori occidentali che hanno faticato in Cina, schiacciati dalla crescita rapidissima dei brand locali, soprattutto nel settore elettrico. Marchi come BYD, Nio o Geely hanno cambiato gli equilibri del mercato, costringendo i gruppi europei a ripensare completamente la loro presenza nel Paese.

Nuova produzione a Wuhan

Il focus della produzione sarà lo stabilimento DPCA di Wuhan, città che negli ultimi anni è diventata uno dei poli principali dell’industria automotive cinese. Proprio qui, a partire dal 2027, nasceranno quattro nuovi modelli: due Peugeot e due Jeep. Non è ancora chiaro se si tratterà esclusivamente di vetture elettriche oppure di una gamma mista con ibride plug-in e full electric, ma la direzione è evidente: Stellantis vuole sfruttare l’esperienza cinese nella produzione EV per rendere più competitivi i propri marchi.

Per Peugeot il progetto potrebbe avere un peso ancora più importante. I nuovi modelli sviluppati a Wuhan potrebbero infatti diventare la base per future esportazioni verso altri mercati internazionali, Europa compresa. Una strategia già adottata da diversi costruttori, che oggi vedono nella Cina non solo un mercato di sbocco, ma anche un centro produttivo altamente efficiente. Jeep, invece, punta a rafforzare la propria presenza in Asia con prodotti più adatti alle nuove esigenze urbane ed elettrificate, mantenendo però l’identità del marchio legata al mondo SUV.

La Cina cambia gli equilibri dell’auto

L’accordo tra Stellantis e Dongfeng racconta molto anche del momento che sta vivendo il settore automobilistico globale. Fino a pochi anni fa erano le aziende europee e americane a esportare tecnologia in Cina; oggi, invece, molte competenze chiave legate all’elettrificazione arrivano proprio dal mercato cinese.

Batterie, software, gestione energetica e piattaforme dedicate alle auto elettriche sono diventati elementi in cui i costruttori asiatici hanno accumulato un vantaggio enorme. Collaborazioni come questa servono anche a colmare quel gap tecnologico e produttivo che l’Europa sta cercando di recuperare.

Per Stellantis il progetto rappresenta quindi una doppia sfida: restare competitiva in Cina e allo stesso tempo sfruttare questa partnership per accelerare la trasformazione globale dei suoi marchi. Nel frattempo, il gruppo continua a lavorare su più fronti. Dalla crescita dei robotaxi con Nvidia e Uber ai nuovi investimenti sull’elettrico, passando per le alleanze industriali internazionali, la sensazione è che il futuro dell’auto si giochi sempre di più sulla capacità di creare reti globali piuttosto che agire da soli. E la nuova intesa con Dongfeng sembra andare esattamente in questa direzione.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 14:38:09 +0000
News n. 15
Torna il Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2026, la guida dell’evento

Come ogni primavera il Lago di Como si trasforma in una passerella a cielo aperto per alcune delle automobili più affascinanti mai costruite. Anche nel 2026 torna uno degli appuntamenti più esclusivi e attesi dall’automotive: il Concorso d’Eleganza Villa d’Este.

Organizzato da BMW Group tra il celebre Grand Hotel Villa d’Este e la vicina Villa Erba, l’evento torna dal 15 al 17 maggio 2026 con un programma ancora più ricco, tra auto storiche rarissime, concept futuristiche e aste milionarie.

8 classi in gara

Come da tradizione, il cuore del Concorso sarà rappresentato dalle vetture selezionate dalla giuria internazionale. Per il 2026 sono previste otto categorie principali, pensate per raccontare diverse epoche e filosofie dell’automobile.

  • class A: Automotive Tailoring: The Decade of Opulence, 1924-1934;
  • class B: Future Couture: Dressed For Speed, 1935-1939;
  • class C: Viva Villa d’Este: Extravagant 1950s Style;
  • class D: “The Top Goes Down, The Price Goes Upâ€: Selling Sunshine;
  • class E: They Earned Their Names: Enzo’s Endurance Legends;
  • class F: Every Scratch Tells A Story: Ageing Gracefully Without Restoration;
  • class G: From Carnaby Street To The Autostrada: The Swinging GT Driver;
  • class H: The Pace Race: The Supercar Comes of Age.

Si tratta di un viaggio completo nella storia dell’automobile, capace di passare dalle eleganti cabriolet anteguerra fino alle supercar che hanno definito gli anni Ottanta e Novanta.

Premi di pregio

Il riconoscimento più ambito del concorso resta il Trofeo BMW Group – Best of Show, assegnato dalla giuria alla vettura considerata più significativa dell’intera manifestazione. Grande rilievo, come ogni anno, anche per la Coppa d’Oro, premio storico assegnato direttamente dal pubblico presente all’evento. Il vincitore assoluto riceverà inoltre un esclusivo cronografo firmato A. Lange & Söhne, ulteriore simbolo del prestigio della manifestazione. Non mancheranno poi i premi speciali:

  • il Trofeo del Presidente;
  • il Trofeo Il Canto del Motore, consegnato dal tenore Jonas Kaufmann alla vettura con il miglior sound;
  • il Trofeo dei Ragazzi;
  • il Trofeo del Presidente della Giuria;
  • il Trofeo dei Presidenti;
  • i premi dedicati alle concept car e ai prototipi contemporanei.

Negli ultimi anni il Concorso ha infatti ampliato il proprio sguardo anche verso il futuro, ospitando studi di design e hypercar che anticipano le prossime tendenze del settore.

Il FuoriConcorso

Parallelamente all’evento principale torna anche il celebre FuoriConcorso, manifestazione ormai diventata complementare a Villa d’Este. Per il 2026 il tema scelto sarà KraftMeister, un omaggio alla cultura automobilistica tedesca e alla sua tradizione ingegneristica. I giardini di Villa del Grumello e Villa Sucota ospiteranno un percorso fatto di sportive leggendarie, concept visionarie e modelli firmati dai tuner più celebri della Germania.

L’idea è raccontare l’evoluzione della performance tedesca, dalle grandi GT degli anni Sessanta fino alle preparazioni più estreme moderne. Un tema che promette di attirare moltissimi appassionati, soprattutto considerando la crescente attenzione verso il mondo restomod e tuning heritage.

Spazio per gli acquisti

Come ogni anno, il Concorso d’Eleganza sarà anche un enorme palcoscenico per il mercato delle auto da collezione. La casa d’aste Broad Arrow tornerà infatti come partner ufficiale dell’evento, portando oltre 70 vetture tra le più ricercate al mondo. Le vendite si terranno il 16 e 17 maggio, con preview già dal venerdì precedente. Vetture che raccontano epoche diverse, ma accomunate da un valore collezionistico ormai altissimo.

Ed è forse proprio questo il fascino unico di Villa d’Este: riuscire a mettere nello stesso luogo il passato più romantico dell’automobile e il futuro del design, trasformando un semplice weekend sul Lago di Como in una celebrazione totale della passione per i motori.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 13:58:56 +0000
News n. 16
Honda ci ripensa, rinviato abbandono delle auto termiche al 2050

Per anni il messaggio era stato chiaro: puntare tutto sull’elettrico e arrivare a una gamma completamente a zero emissioni entro il 2040. Ora però qualcosa è cambiato. Honda rivede la propria strategia globale e rallenta la corsa verso l’elettrificazione totale, scegliendo un approccio più prudente e realistico.

La decisione è la risposta a uno dei momenti più delicati della storia del brand. Per la prima volta dal 1957 il bilancio Honda è andato in negativo, un risultato che ha acceso un campanello d’allarme all’interno dell’azienda. Il marchio cambia dunque marcia, scegliendo una strategia più flessibile in cui le motorizzazioni ibride avranno un ruolo centrale ancora per molti anni.

Slitta l’elettrificazione

Rivisto il piano industriale, che rinuncia all’idea di eliminare la componente termica per il 2040, rimandando la deadline di dieci anni. La domanda sul mercato non permette di poter prevedere un prossimo futuro a soli elettroni, almeno fuori dalla Cina, per questo la visione deve essere progressiva, in linea con quella degli altri marchi, tutti nella stessa situazione. Honda, che negli ultimi anni aveva investito enormemente nello sviluppo delle future piattaforme EV, ha deciso quindi di distribuire diversamente le proprie risorse. 

Arrivano 15 nuovi modelli ibridi

Il cuore della nuova strategia Honda sarà rappresentato dalle ibride. Il costruttore giapponese ha annunciato l’arrivo di ben 15 nuovi modelli hybrid nei prossimi anni, destinati ai mercati globali. L’obiettivo è rafforzare quella tecnologia che oggi rappresenta probabilmente il miglior compromesso tra consumi, emissioni e praticità d’utilizzo. Non è un caso che proprio le ibride stiano vivendo una seconda giovinezza in Europa, dove molti automobilisti non sono ancora pronti al passaggio definitivo all’elettrico puro.

Honda punta in particolare sull’evoluzione del proprio sistema e:HEV, già utilizzato su modelli come Civic, HR-V e ZR-V. Una tecnologia raffinata, che combina motore termico ed elettrico con una gestione particolarmente efficiente dei consumi.

Secondo le anticipazioni, le nuove ibride saranno più leggere, più efficienti e soprattutto meno costose da produrre. Un aspetto cruciale in un momento storico in cui il prezzo finale delle auto sta diventando uno dei principali problemi del mercato europeo. Non si tratta soltanto di citycar o crossover compatti: la strategia coinvolgerà diversi segmenti, inclusi SUV e modelli globali destinati anche agli Stati Uniti.

Due concept anticipano il futuro

Accanto all’annuncio della nuova strategia, Honda ha mostrato anche due concept che anticipano il linguaggio stilistico e tecnologico dei prossimi modelli. Le concept car presentano linee molto pulite, superfici scolpite e un design che cerca di mescolare minimalismo giapponese e sportività. Il frontale abbandona molte delle soluzioni viste negli ultimi anni per puntare su firme luminose sottili e un aspetto più futuristico.

Gli interni seguono invece una filosofia completamente nuova: meno pulsanti fisici, grandi schermi panoramici e un’interfaccia sviluppata attorno all’intelligenza artificiale. Honda punta infatti molto sul software e sull’esperienza digitale a bordo, un settore ormai fondamentale quanto il motore stesso.

Dal punto di vista tecnico, i concept anticipano piattaforme pensate per ospitare sia propulsori elettrici sia sistemi ibridi evoluti. Una soluzione che permetterà alla casa giapponese di adattarsi rapidamente alle esigenze dei vari mercati senza dover sviluppare architetture completamente separate. Ed è proprio questa la parola chiave del nuovo corso Honda: flessibilità.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 13:05:55 +0000
News n. 17
Cupra Formentor VZ5 edizione limitata, ritorna il 5 cilindri turbo

Esistono suoni che non sono semplici rumori meccanici, ma vere e proprie dichiarazioni d’intenti. Uno di questi è la sequenza di accensione 1-2-4-5-3, il codice genetico che definisce l’anima del leggendario motore 5 cilindri turbo da 2.5 litri. Oggi, quel ruggito torna a farsi sentire prepotentemente sulle strade con il lancio della CUPRA Formentor VZ5, una riedizione in serie limitata a soli 4.000 esemplari che eleva il concetto di crossover a vette di performance finora inesplorate. Questa versione radicale non è solo un’auto, ma un pezzo di ingegneria racing applicato alla guida quotidiana.

Potenza senza compromessi

Al centro del progetto VZ5 batte un’icona dell’automobilismo sportivo: il propulsore a cinque cilindri capace di erogare 390 CV (287 kW) e una coppia massima di 480 Nm. Questi numeri si traducono in una dinamica di guida brutale ma controllata: la vettura brucia lo scatto da 0 a 100 km/h in appena 4,2 secondi, spingendosi fino a una velocità massima di 280 km/h.

La potenza viene scaricata a terra con precisione chirurgica grazie alla trazione integrale 4Drive e al cambio DSG a sette rapporti, ma la vera magia tecnica risiede nel torque splitter elettroidraulico. Questo sistema distribuisce attivamente la coppia tra le ruote posteriori, garantendo un’agilità sorprendente in curva e rendendo possibile l’estrema modalità Drift, pensata per l’uso in pista dove il controllo della derapata diventa pura arte.

Estetica e controllo: il design della performance

La Formentor VZ5 non nasconde la sua natura. Il telaio è stato ribassato di 10 mm per incollare l’auto all’asfalto, mentre il sistema DCC (Dynamic Chassis Control) offre ben 15 livelli di regolazione per adattarsi a ogni tipo di percorso. Visivamente, l’auto è un concentrato di muscoli e fibra di carbonio: i passaruota allargati ospitano esclusivi cerchi da 20â€, dietro i quali mordono l’asfalto i freni Akebono a 6 pistoni.

Ogni dettaglio esterno, dallo splitter frontale in dark chrome ai quattro terminali di scarico diagonali color rame, comunica un senso di esclusività e potenza. Per la prima volta, compaiono inoltre i fari Matrix LED ULTRA, capaci di proiettare il logo VZ5 direttamente sul terreno, come a voler marcare il territorio.

Un abitacolo da competizione

Entrare nella VZ5 significa immergersi in un ambiente ispirato al mondo delle corse, ma arricchito da tecnologie digitali di ultima generazione. I sedili CUP Bucket (disponibili come optional) garantiscono una posizione di guida ribassata e avvolgente, ideale per percepire ogni minima reazione del veicolo.

Il conducente ha tutto sotto controllo attraverso il CUPRA Virtual Cockpit da 10,25â€, che in modalità manuale visualizza indicatori di cambiata a LED che pulsano dal verde al rosso man mano che ci si avvicina al limite dei 7.000 giri. L’esperienza sensoriale è completata dal sistema audio Immersive by Sennheiser, che trasforma l’abitacolo in una sala da concerto ad alta fedeltà.

Un legame indissolubile con il mondo Racing

Il carattere estremo di questo modello ha trovato un alleato naturale nel Pertamina Enduro VR46 Racing Team. Per la stagione 2026, CUPRA rinnova la sua partnership con il team e la VR46 Riders Academy, mettendo a disposizione una flotta di dieci Formentor VZ5 che accompagneranno i piloti tra i circuiti europei.

È il suggello perfetto per un marchio che, in soli sette anni, ha saputo sfidare lo status quo dell’industria, superando il milione di auto vendute a livello globale. La CUPRA Formentor VZ5 è già ordinabile in Italia al prezzo di 69.000 euro chiavi in mano, offrendo a pochi fortunati collezionisti la possibilità di possedere un pezzo di storia automobilistica progettato e sviluppato a Barcellona.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 10:45:24 +0000
News n. 18
Autovelox non omologato, il tribunale annulla la multa per eccesso di velocità

Il viaggio di un automobilista attraverso la galleria di Martignano, a Trento, sembrava destinato a concludersi con la solita, amara notifica postale: una multa per eccesso di velocità. Tuttavia, quella che era iniziata come una banale infrazione si è trasformata in una sentenza emblematica che ha ridefinito i confini tra l’efficacia tecnologica e la precisione normativa.

Il Tribunale di Trento, operando come giudice d’appello, ha infatti confermato l’annullamento di una sanzione elevata tramite un autovelox, accendendo un riflettore su un dettaglio tecnico che molti davano per scontato: la differenza tra approvazione e omologazione.

L’incidente e i numeri della discordia

La vicenda ha inizio il 7 aprile 2024. In un tratto di strada dove il limite di velocità è fissato a 90 km/h, un automobilista viene intercettato mentre viaggia a 96,90 km/h. Uno scarto minimo, poco più di 6 chilometri orari oltre la soglia consentita, ma sufficiente per far scattare il meccanismo sanzionatorio. Eppure, dietro quei numeri decimali si nascondeva un vizio di forma che avrebbe invalidato l’intero procedimento.

L’automobilista non si è arreso al pagamento della multa, decidendo di ricorrere al Giudice di Pace. La sua tesi, poi accolta e confermata in appello, non metteva in discussione la velocità rilevata, bensì la validità legale dello strumento utilizzato per misurarla.

Approvazione vs omologazione

Il fulcro della battaglia legale risiede in una distinzione che per anni è rimasta in una zona grigia del Codice della Strada. Il Comune di Trento ha cercato di difendere la validità della multa sostenendo che l’approvazione preventiva dell’apparecchiatura fosse di fatto equivalente all’omologazione ministeriale.

Tuttavia, il Tribunale di Trento ha seguito il solido orientamento della Corte Suprema, la quale ha chiarito che i due termini non sono affatto sinonimi. L’approvazione è un passaggio amministrativo che verifica la funzionalità generale di un prototipo, mentre l’omologazione è un processo molto più rigoroso, regolato da specifiche normative ministeriali, che garantisce la conformità tecnica costante di ogni singolo apparecchio destinato alle strade.

Un errore costoso per l’amministrazione

La sentenza ha sottolineato le mancanze documentali del Comune, che non è stato in grado di esibire il decreto di omologazione iniziale. Inoltre, la difesa dell’amministrazione non ha prodotto prove documentali sufficienti riguardo alla periodica taratura dell’autovelox, un elemento essenziale per certificare che lo strumento continui a misurare correttamente nel tempo.

Senza questi pilastri normativi, l’occhio elettronico di Martignano è stato dichiarato “invalido” ai fini legali. Il risultato è stato un vero e proprio “boomerang” economico per le casse comunali. Il giudice ha rigettato l’appello presentato dall’amministrazione, condannandola a: annullare definitivamente la sanzione all’automobilista, rimborsare le spese legali sostenute dal cittadino, quantificate in circa 500 euro, e pagare il doppio contributo unificato.

Un precedente per più ragioni

Questa decisione non rappresenta solo una vittoria per un singolo automobilista, ma invia un messaggio chiaro a tutte le amministrazioni locali. La sicurezza stradale è un obiettivo primario, ma il suo perseguimento deve avvenire attraverso strumenti che rispettino rigorosamente i requisiti di legge. Quando un dispositivo non è omologato secondo i criteri ministeriali, la sua rilevazione perde il carattere di prova inconfutabile, lasciando spazio al riconoscimento della buona fede o, come in questo caso, all’invalidità dell’intero atto.

Il caso di Trento dimostra che, nel complesso ingranaggio della giustizia, anche un piccolo bullone normativo — come la differenza tra approvare e omologare — può fare la differenza tra una sanzione legittima e un atto nullo.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 09:24:34 +0000
News n. 19
Piccola fuori, grande divertimento: ecco la Honda MSX125 GROM 2026

Con la presentazione della nuova MSX125 GROM 2026, Honda chiude un anno particolarmente intenso sul fronte novità e aggiornamenti di gamma. La piccola fun bike giapponese, ormai diventata un vero fenomeno globale, rappresenta infatti l’ultimo tassello del rinnovamento della lineup 2026 della casa dell’Ala Dorata.

Negli ultimi dodici mesi Honda ha aggiornato ben diciotto modelli, introducendo nuove colorazioni e importanti evoluzioni tecnologiche. Otto moto hanno beneficiato delle innovazioni DreamTech, tra cui spicca l’adozione della trasmissione elettronica Honda E-Clutch, mentre tre modelli completamente inediti hanno fatto il loro debutto nella gamma.

Per la MSX125 GROM il model year 2026 punta soprattutto sull’immagine, senza però snaturare la formula vincente che ne ha decretato il successo sin dal debutto nel 2012. In oltre dieci anni di carriera, la compatta Honda ha superato quota 863.000 unità vendute nel mondo: numeri impressionanti che raccontano il successo trasversale di una moto capace di conquistare mercati molto diversi tra loro. La Thailandia resta il principale bacino con oltre 600.000 esemplari, seguita dagli Stati Uniti con circa 93.000 unità e dall’Europa, dove le vendite hanno ormai superato quota 50.000.

La novità più evidente della GROM 2026 è l’arrivo dell’inedita livrea “Tricolourâ€, chiaramente ispirata ai colori HRC. Una veste grafica che valorizza ulteriormente il design sportivo introdotto con il restyling 2025 e che rafforza il carattere giovane e dinamico della piccola naked Honda.

Restano invece immutati gli elementi che hanno reso la GROM una delle moto più apprezzate della categoria: dimensioni ultracompatte, look aggressivo e una dotazione tecnica superiore alla media. La strumentazione LCD completamente digitale continua a offrire contagiri, indicatore della marcia inserita, tachimetro, doppio trip, livello carburante e orologio, il tutto con una grafica chiara e immediata.

Sul fronte sicurezza è confermato l’impianto frenante a disco con ABS a canale singolo gestito tramite piattaforma IMU, soluzione rara in questa fascia di cilindrata e capace di garantire maggiore stabilità nelle frenate più impegnative.

Sotto le sovrastrutture pulsa il collaudato monocilindrico 125 cc raffreddato ad aria, con distribuzione SOHC a 2 valvole, pensato per offrire brillantezza ai bassi consumi. Abbinato al cambio a 5 rapporti, il propulsore consente una guida disinvolta anche fuori dall’ambiente urbano, mantenendo percorrenze dichiarate nell’ordine dei 65,7 km/l.

A completare il pacchetto ci pensano il telaio compatto, le ruote da 12 pollici e la forcella upside-down, elementi che continuano a regalare alla GROM un comportamento dinamico sorprendentemente maturo, capace di trasmettere sensazioni da moto “vera†pur nelle dimensioni contenute che da sempre ne definiscono il carattere.

Caratteristiche tecniche Honda MSX125 GROM 2026

MOTORE
Tipo Monocilindrico, 2 valvole SOHC, raffreddato ad aria, EURO5+
Cilindrata 125 cc
Alesaggio x corsa 50 x 63,1 mm
Rapporto di compressione 10:1
Potenza max 10 CV (7,2 kW) @ 7.250 giri/min
Coppia max 10,5 Nm @ 5.500 gir/min
Capacità totale olio 1,1 litri
ALIMENTAZIONE
Carburazione Iniezione elettronica Honda PGM-FI
Capacità serbatoio 6 litri
Consumi 66,7 km/l (ciclo medio WMTC)
IMPIANTO ELETTRICO
Avviamento elettrico
Capacità batteria 12V 3,5AH
Potenza alternatore ACG 225 W / 5.000 giri/min
TRASMISSIONE
Tipo frizione Multidisco in bagno d’olio
Cambio A 5 marce
Trasmissione finale A catena
TELAIO
Tipo Monotrave dorsale in acciaio scatolato
CICLISTICA
DimensionI (LxLxA) 1.760 x 720 x 1.015 mm
Interasse 1.200 mm
Inclinazione cannotto 25°
Avancorsa 81 mm
Altezza sella 761 mm
Altezza da terra 180 mm
Peso con il pieno di benzina 103 kg
Raggio di sterzata 1,9 metri
SOSPENSIONI
Anteriore Forcella rovesciata, steli da 31 mm
Posteriore Monoammortizzatore, forcellone scatolato in acciaio
RUOTE
Anteriore In alluminio a 5 razze
Posteriore In alluminio a 5 razze
Cerchio ant MT 2,5-12
Cerchio post MT 2,5-12
Pneumatico ant 120/70-R12
Pneumatico post 130/70-R12
FRENI
Anteriore Disco da 220 mm con pinza a due pistoncini, ABS a un canale con IMU
Posteriore Disco da 190 mm con pinza a singolo pistoncino
STRUMENTAZONE E LUCI
Cruscotto Display digitale LCD con tachimetro, contagiri, contachilometri con due parziali, livello carburante, orologio
Luci Anteriore e posteriore a LED, indicatori direzione a incandescenza

 

Data articolo: Fri, 15 May 2026 08:52:26 +0000
News n. 20
Livello olio motore auto, come verificarlo in autonomia evitando danni costosi

Controllare l’olio non significa solo sfilare un’astina e vedere il livello, ma gestire un componente tecnico che protegge turbina e sensori. Vediamo come leggere correttamente i livelli manuali e digitali, quali specifiche scegliere per non intasare il DPF e i trucchi del mestiere per evitare rabbocchi errati che danneggiano il motore.

Come controllare il livello dell’olio

Molti automobilisti effettuano la verifica nel momento meno opportuno, basandosi su abitudini errate che portano inevitabilmente a letture falsate. Controllare l’olio a motore freddo, o peggio, pochi istanti dopo aver spento il quadro, è un errore che può portare a conseguenze serie. Vediamo il metodo corretto da seguire sia che tu abbia l’asta di misurazione manuale o elettronica.

Il metodo manuale (con l’astina)

Se la tua auto dispone ancora dell’astina fisica, segui questi passaggi per evitare di leggere un “falso dato”:

  • motore a temperatura: il controllo va fatto circa 5-10 minuti dopo aver spento l’auto. Questo tempo permette al lubrificante di defluire completamente nella coppa dell’olio. Se fai il controllo appena spegni la macchina, il livello sembrerà più basso del reale, portandoti a un rabbocco eccessivo;
  • superficie piana: assicurati che l’auto sia in piano. Anche una leggera pendenza può spostare il fluido nella coppa, falsando la lettura di diversi millimetri;
  • pulizia dell’asta: estrai l’astina e puliscila accuratamente con un panno o con della carta che non lasci pelucchi e altre particelle. Questo passaggio è fondamentale per eliminare i residui d’olio schizzati durante il funzionamento;
  • misurazione: reinserisci l’asta a fondo corsa (fino a battuta) e attendi un istante. Estraila nuovamente e mantienila in posizione orizzontale per evitare che l’olio coli lungo l’asta;
  • min e max: il livello ideale deve trovarsi tra i due segni, preferibilmente verso il valore massimo. Se è sotto il minimo, sarà necessario rabboccare.

La misurazione digitale (senza astina)

Nelle auto di ultima generazione, la tradizionale astina metallica ha ceduto il posto a sofisticati sistemi di monitoraggio elettronico. Ecco come comportarsi con questa configurazione e come interpretare i messaggi:

  • navigazione nel menu: accedi al sistema di bordo tramite la voce “stato veicolo”, “manutenzione” o “service”. In genere la visualizzazione del livello olio è accessibile solo a veicolo fermo;
  • visualizzazione del livello: il sistema restituisce solitamente una barra grafica. Questa barra rappresenta solo la finestra tra il minimo e il massimo (circa 1 litro di olio) e non la quantità totale presente nella coppa;
  • livello non disponibile: non indica un’anomalia. Il sistema inibisce la lettura finché l’olio non raggiunge la corretta fluidità (circa 70-80°C);
  • misurazione in corso: il sensore sta elaborando una media ponderata. È necessario che l’auto sia ferma al minimo e soprattutto in piano;
  • ciclo di guida richiesto: tipico dopo un rabbocco o l’apertura del cofano. Alcune vetture necessitano di un ciclo di guida (circa 15 km) per validare la nuova quantità.

Controllo da remoto Smartphone

L’integrazione dei sistemi di bordo con le architetture Cloud ha segnato una svolta. Tramite le app proprietarie dei costruttori, l’utente può interrogare lo stato di salute del motore a distanza:

  • sincronizzazione dei dati: l’applicazione visualizza l’ultimo dato inviato dal veicolo al server del costruttore, solitamente al momento dello spegnimento;
  • notifiche: la centralina motore (ECU), rilevando una soglia prossima al minimo, invia un segnale che genera una notifica sullo smartphone;
  • limiti del sistema: se effettui un rabbocco a motore spento, l’applicazione potrebbe continuare a segnalare “livello basso” finché l’auto non viene riavviata;
  • vantaggio per le officine: l’officina può monitorare il degrado dell’olio dei propri clienti e suggerire un cambio preventivo in caso di uso severo o diluizione eccessiva.

Come effettuare il rabbocco

Aggiungere olio non è un’operazione banale, farlo nel modo sbagliato può mandare in tilt l’elettronica o causare rotture meccaniche:

  • quantità necessaria: tra il “min” e il “max” dell’astina, corrisponde a circa 1 litro d’olio (0,5 litri su vetture di piccola cilindrata);
  • versamento graduale: non versare mai tutto il flacone in una volta. Procedi per piccoli step per monitorare la risalita del livello;
  • tempo di deflusso: dopo ogni versamento, attendi 2-3 minuti prima di controllare di nuovo. L’olio nuovo deve scendere lungo tutto il motore fino alla coppa;
  • evita il “troppo pieno”: superare il valore massimo può causare lo sbattimento (creazione di schiuma) o l’autoaccensione nei motori Diesel (runaway), un fenomeno pericoloso che può portare alla rottura del propulsore;
  • sincronizzazione elettronica: se hai solo il display digitale, il sistema potrebbe impiegare diversi chilometri prima di aggiornare il valore. Non continuare ad aggiungere olio se non vedi la barra salire immediatamente.

Scelta dell’olio corretto

Dimentica la vecchia logica del “basta che sia un 5W30”. Per i motori attuali, la specifica del costruttore è l’unico dato tecnico che garantisce la conservazione dei componenti:

  • omologazioni e tecnologia Low-SAPS: sigle come VW 507.00 o MB 229.51 certificano che il lubrificante è formulato con bassissimi livelli di ceneri, vitale per non intasare il filtro antiparticolato (DPF/FAP);
  • funzioni del fluido: nei propulsori moderni, l’olio agisce come un vero liquido idraulico. Una viscosità eccessiva impedisce il corretto azionamento dei variatori di fase;
  • protezione e usura meccanica: impiegare una viscosità superiore (es. 10W-40 al posto di un 0W-20) è un errore. Un fluido troppo denso aumenta gli attriti e accelera l’allungamento della catena di distribuzione.

Quando effettuare il controllo

  • check mensile: un controllo visivo almeno una volta al mese per monitorare eventuali consumi fisiologici;
  • prima di lunghi viaggi: evita spiacevoli “spie rosse” durante il tragitto;
  • post-rigenerazione (Diesel): se guidi prevalentemente nel traffico urbano, effettua un controlla ogni 1.000 km per scongiurare l’aumento del livello olio sopra il massimo consentito, dovuto alla diluizione da gasolio.

Indicatori di degrado dell’olio

  • colore nero e denso: se appare appiccicoso come il catrame, significa che è “cotto” e sta creando morchie (sludge) che possono tappare la lubrificazione della turbina;
  • schiuma bianca sotto il tappo: indica che l’acqua o condensa si è mischiata al lubrificante (guarnizione della testata o scambiatore usurati);
  • odore di bruciato: indica surriscaldamento o presenza di carburante (gasolio o benzina) che rende l’olio troppo fluido e incapace di proteggere le bronzine.

I consigli del meccanico

Cosa consiglio di fare ai clienti in officina:

  • test del fazzoletto: fai cadere una goccia d’olio su un fazzoletto bianco. Se la macchia ha un alone chiaro, l’olio è ancora efficiente; se è uniformemente nera e densa, va sostituito;
  • specifiche: non farti influenzare solo dal brand. L’omologazione esatta (es. VW 507.00) è l’unica garanzia per i filtri DPF;
  • spia olio rossa: è un segnale d’emergenza. Se rimane fissa indica mancanza di pressione, se lampeggia (tipico FCA), segnala olio degradato. Sostituiscilo subito per salvare turbina e bronzine.
Data articolo: Fri, 15 May 2026 08:34:05 +0000
News n. 21
Benzina in aumento, diesel scende: possibile sorpasso alla pompa

Il panorama dei carburanti in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata da una divergenza dei prezzi che promette di ribaltare gli equilibri consolidati negli ultimi mesi. Le rilevazioni più recenti mostrano un trend ormai chiaro: mentre il costo della benzina continua a spingersi verso l’alto, il diesel mostra segni di un progressivo raffreddamento. Questa dinamica, alimentata da una combinazione di fattori fiscali e fluttuazioni del mercato dei prodotti raffinati, sta portando il mercato verso quello che gli analisti definiscono il “controsorpasso” della verde sul gasolio.

La forbice si stringe

I dati attuali sulla rete ordinaria evidenziano come la distanza tra i due principali carburanti si stia assottigliando drasticamente. La benzina in modalità self-service ha raggiunto una media di 1,936 euro/litro, facendo registrare un incremento di 6 millesimi. Al contrario, il diesel prosegue la sua discesa, attestandosi a 1,988 euro/litro con un calo di 4 millesimi rispetto alle rilevazioni precedenti.

Se si guarda ai prezzi medi elaborati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), la situazione appare ancora più fluida: la media nazionale per la benzina self è di 1,932 euro/litro, mentre il gasolio si ferma a 1,994 euro/litro. In autostrada, la soglia psicologica dei due euro è stata ormai ampiamente superata: la verde self viaggia a 2,011 euro/litro, con il diesel che, pur calando, resta più oneroso a quota 2,067 euro/litro.

Un ritorno al passato

La possibilità che la benzina torni a costare più del diesel non è affatto remota. All’inizio dell’anno, il riallineamento delle accise aveva invertito i ruoli storici, portando il gasolio a superare la verde. Tuttavia, la recente rimodulazione fiscale e il lieve calo delle quotazioni dei prodotti raffinati stanno spingendo per un nuovo cambio di rotta.

Le strategie delle compagnie petrolifere confermano questa tendenza. Mentre Eni ha ritoccato verso l’alto il prezzo consigliato della benzina di un centesimo, marchi come Q8 e Tamoil hanno applicato aumenti più decisi, pari a tre centesimi. Di contro, Tamoil è stata tra le prime a tagliare il prezzo del diesel di due centesimi, segnale di una volontà di assecondare la flessione del mercato internazionale del gasolio. Per chi sceglie il “servito”, i costi restano ovviamente più elevati, con punte di 2,133 euro/litro per il diesel e 2,068 euro/litro per la benzina.

Un’industria in mutamento

Parallelamente alle oscillazioni dei prezzi, il sistema industriale della raffinazione italiana sta vivendo una stagione di grandi manovre. Un passaggio fondamentale riguarda la raffineria Isab di Priolo Gargallo, la più grande del Paese. Attraverso un accordo con GOI Energy, Ludoil Capital ha avviato il percorso per riportare il sito in mani italiane dopo la gestione Lukoil, un’operazione soggetta alla disciplina del Golden Power.

L’obiettivo di questa acquisizione non è solo il mantenimento della raffinazione tradizionale, ma una decisa virata verso le bioenergie avanzate. Ludoil punta infatti a trasformare il sito in un polo multi-energy dedicato alla produzione di HVO (olio vegetale idrotrattato), SAF (carburante sostenibile per l’aviazione) e bioetanolo di seconda generazione. Questa strategia riflette la necessità del settore di evolversi di fronte alla transizione energetica, cercando di svincolare, almeno parzialmente, il costo della mobilità dalle sole fluttuazioni del greggio tradizionale.

Nel frattempo, anche la rete distributiva cambia pelle, con il completamento dell’acquisizione del 99,82% di Italiana Petroli (IP) da parte di Socar, che porta sotto la nuova gestione circa 4.500 impianti e un’importante struttura logistica integrata.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 08:17:54 +0000
News n. 22
Il rilascio delle targhe dei monopattini è iniziato: quanto costa e quali sono le multe

L’epoca della circolazione deregolamentata per i monopattini elettrici in Italia sta per vivere il suo definitivo tramonto. Dalla mezzanotte del 16 maggio 2026 (con obbligo effettivo dal 17 maggio), ogni mezzo elettrico su “miniruote” dovrà esibire un segno distintivo inequivocabile: il cosiddetto “targhino”. Questa misura, introdotta per riportare ordine e identificabilità nelle arterie urbane, ha scatenato una vera e propria corsa contro il tempo, trasformando gli uffici della Motorizzazione civile in trincee burocratiche.

I numeri della “corsa allo sportello”

La situazione attuale ci racconta di una mobilitazione di massa dell’ultimo minuto. Nonostante l’obbligo fosse noto fin dal 18 marzo 2026, la maggior parte dei proprietari ha atteso i giorni immediatamente precedenti la scadenza per mettersi in regola. I dati ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) rivelano che sono state presentate oltre 40.000 richieste, di cui quasi il 60% concentrate negli ultimi dieci giorni di validità del periodo transitorio.

Il Ministero aveva d’altronde previsto un volume imponente, acquistando “al buio” dal Poligrafico dello Stato ben 210.000 contrassegni, con un investimento anticipato di circa un milione e mezzo di euro. Al momento, risultano già emessi circa 50.000 contrassegni, ma la pressione sugli uffici provinciali è tale che sedi come quelle di Roma, Milano e Torino hanno dovuto disporre aperture straordinarie proprio sabato 16 maggio per smaltire l’enorme arretrato.

Anatomia e costi del contrassegno

Il “targhino” non è una targa metallica tradizionale, ma un supporto plastificato adesivo non rimovibile di dimensioni contenute: 5 cm di base per 6 cm di altezza. Esteticamente presenta caratteri neri su fondo bianco riflettente, con la scritta “M.E.F.” in trasparenza e l’emblema della Repubblica Italiana (la stella con la sigla RI sopra una ruota dentata). La combinazione alfanumerica è composta da sei caratteri disposti su due righe.

Mettersi in regola ha un costo fisso che si aggira intorno ai 36-37 euro, così ripartiti dalle normative vigenti:

  • 8,66 euro per il contrassegno fisico;
  • 10,20 euro per i diritti della Motorizzazione;
  • 16,00 euro per l’imposta di bollo;
  • 1-2 euro di commissioni Pago PA per ogni versamento. A queste cifre vanno aggiunte le eventuali tariffe di agenzia per chi decide di non procedere autonomamente tramite il Portale dell’Automobilista ma si rivolge a uno studio di consulenza automobilistica.

Sanzioni e regole di posizionamento

Le autorità sono state chiare: non sono ammesse deroghe. Il semplice possesso della ricevuta di presentazione della domanda non esenta dalla multa se il contrassegno non è fisicamente applicato al mezzo. Il targhino deve essere posizionato in modo visibile sul parafango posteriore o, se assente, sul piantone dello sterzo a un’altezza compresa tra 20 e 120 centimetri da terra.

Per chi ignora la norma, la sanzione amministrativa è di 100 euro, che scende a 70 euro se il pagamento avviene entro cinque giorni. La stessa multa si applica in caso di contrassegno contraffatto. Ma la vigilanza non si fermerà alla targa: il nuovo quadro normativo prevede multe di 50 euro per chi circola senza casco (obbligatorio per tutti), senza luci accese o giubbotto riflettente dopo il tramonto, o sui marciapiedi. Inoltre, dal 16 luglio, scatterà anche l’obbligo di assicurazione RC, la cui assenza comporterà un’ulteriore sanzione di 100 euro.

L’obiettivo è chiaro: trasformare il monopattino da “giocattolo” da città a veicolo pienamente integrato e responsabile nel Codice della Strada.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 07:22:49 +0000
News n. 23
Dalla Cina con successo: Leapmotor T03 entra nella top 3 delle auto più vendute

Nel panorama automobilistico italiano del 2026 c’è un dato che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato impensabile: la Leapmotor T03 è salita al terzo posto assoluto tra le auto più vendute nel nostro Paese. Un risultato storico non solo per un modello elettrico, ma soprattutto per un marchio cinese appena arrivato sul mercato europeo. Secondo i dati UNRAE relativi ad aprile 2026, la piccola citycar elettrica ha totalizzato 4.090 immatricolazioni, piazzandosi dietro soltanto a Fiat Panda e Jeep Avenger.

Il prezzo ha cambiato le regole del gioco

In un mercato dove l’auto elettrica è ancora percepita come costosa, Leapmotor ha introdotto una formula quasi rivoluzionaria. La T03 parte da circa 15.900 euro, ma grazie agli incentivi statali e agli ecobonus regionali, in molti casi il prezzo reale è sceso sotto i 10.000 euro, arrivando perfino a circa 4.900 euro per alcune fasce ISEE.

La T03 è riuscita a fare ciò che molti costruttori europei non erano riusciti a realizzare: trasformare l’elettrico da prodotto aspirazionale a vettura concretamente acquistabile.

Un altro elemento chiave è stata la partnership con Stellantis. Molti marchi cinesi arrivati in Europa hanno sofferto per la mancanza di rete vendita e assistenza. Leapmotor, invece, ha potuto sfruttare immediatamente concessionarie, logistica e servizi post-vendita del gruppo Stellantis.

Questo ha ridotto una delle principali paure degli automobilisti italiani: “E se poi non trovo assistenza o ricambi?â€. La presenza di una rete consolidata ha reso il marchio molto più credibile rispetto ad altri brand emergenti.

Una “nuova Panda†elettrica

La crescita della T03 racconta anche un cambiamento culturale. L’Italia è storicamente il regno delle utilitarie compatte: auto semplici, economiche, perfette per il traffico urbano e per i centri storici. La Leapmotor T03 si inserisce esattamente in questo spazio.

Con i suoi 3,62 metri di lunghezza, consumi contenuti e autonomia adatta all’uso quotidiano, la citycar cinese ha intercettato il pubblico urbano che un tempo avrebbe scelto una Panda o una utilitaria benzina tradizionale.

La differenza è che oggi quel cliente cerca anche:

  • accesso alle ZTL
  • costi di gestione ridotti
  • esenzione dal bollo in molte regioni
  • parcheggi agevolati
  • ricarica domestica economica

La T03 è diventata quindi la risposta pratica all’elettrificazione della mobilità urbana italiana.

Leapmotor
Leapmotor T-03

Tecnologia semplice ma convincente

La T03 non ha conquistato il mercato con prestazioni sportive o lusso premium. Ha vinto grazie a un mix molto concreto:

  • batteria adeguata all’uso cittadino
  • buona dotazione tecnologica
  • ADAS completi
  • infotainment moderno
  • costi di utilizzo bassissimi

Per molti clienti italiani, soprattutto privati, questo è stato sufficiente per considerarla una scelta razionale.

L’effetto “onda cineseâ€

Il caso Leapmotor è anche il simbolo della crescita dell’industria automobilistica cinese in Europa. Ad aprile 2026 i marchi cinesi hanno raggiunto circa il 12,5% del mercato italiano, raddoppiando la quota rispetto all’anno precedente.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 06:57:05 +0000
News n. 24
24 Ore di Le Mans, come si allenano i piloti per sopravvivere a una corsa estrema

Conto alla rovescia alla 24 Ore di Le Mans 2026 che partirà sabato 13 giugno alle ore 16:00. Non stiamo parlando soltanto di una gara, ma di un test umano prima ancora che sportivo. Perché guidare per un’intera giornata, alternando velocità superiori ai 300 km/h, pioggia, notte, traffico e stanchezza mentale, significa spingersi oltre il concetto tradizionale di motorsport. È proprio da qui che nasce una delle curiosità più affascinanti dell’endurance racing, quella di come si preparano davvero i piloti a una corsa di 24 ore?

Dietro al glamour della griglia di partenza e alla leggenda del Circuit de la Sarthe esiste anche un mondo fatto di nutrizione controllata, sonno programmato, allenamenti specifici e recupero mirato. Oggi, affrontare Le Mans significa vivere come un atleta olimpico, con il battito cardiaco di un pilota di aerei militari.

Prepararsi per mesi

Uno degli errori più comuni è pensare che la preparazione inizi pochi giorni prima della gara. In realtà, i piloti endurance lavorano tutto l’anno sulla resistenza fisica e mentale. Lo spiegava già nel 2014 Mathias Beche, pilota Rebellion Racing, raccontando come la preparazione per Le Mans richieda mesi, se non anni, di lavoro continuo. L’obiettivo principale è costruire un corpo capace di sopportare stress prolungati.

Durante un singolo stint, che può protrarsi anche due ore consecutive, il pilota perde liquidi costantemente, subisce temperature elevatissime nell’abitacolo e affronta accelerazioni laterali che mettono sotto pressione collo, schiena, gambe e braccia. In curva la sua testa può arrivare a pesare fino a sei volte più del normale, per non parlare del peso sulla schiena che si amplifica notevolmente in frenata.

Per questo gli allenamenti non si limitano alla palestra tradizionale. I piloti alternano cardio, ciclismo, corsa, nuoto e sessioni dedicate al rafforzamento cervicale. Nelle categorie Hypercar moderne, il collo resta infatti una delle aree più sollecitate, specialmente nelle curve ad alta velocità del settore Porsche e lungo le frenate della Mulsanne.

Dormire, una strategia

A Le Mans il sonno non è un lusso, è una tattica e spesso anche una scommessa. I piloti lavorano già nei giorni precedenti sulla gestione del ritmo circadiano. Alcuni modificano gradualmente gli orari del sonno durante la settimana della gara, cercando di abituare il corpo a restare lucido durante la notte. Secondo diversi piloti intervistati dall’organizzazione della 24 Ore, l’obiettivo è arrivare al sabato con una riserva energetica più ampia possibile, dormendo anche nove o dieci ore per notte nei giorni precedenti.

Poi arriva la gara vera e lì tutto cambia. Durante la corsa il sonno viene spezzettato in micro-sessioni. Alcuni riescono a dormire appena 20 minuti, altri accumulano un’ora complessiva in tutta la notte. I power nap diventano fondamentali, sonnellini brevissimi che permettono al cervello di recuperare lucidità senza entrare in una fase di sonno profondo. La fascia oraria più critica viene racchiusa tra le 2:30 e le 5 del mattino. È il momento in cui il corpo umano tende naturalmente al calo massimo di attenzione. Nicolas Lapierre, veterano dell’endurance, lo definì senza mezzi termini: “Quel turno è terribile“.

Nutrizione, mangiare poco ma continuamente

Anche il cibo cambia completamente durante una 24 ore. Non sono previsti pasti abbondanti o alimentazione tradizionale, a Le Mans tutto viene studiato per evitare sonnolenza, problemi digestivi o cali energetici. La dieta dei piloti si basa principalmente su carboidrati semplici da assimilare rapidamente come pasta, riso, pollo, tacchino, banana e snack controllati. Gli alimenti acidi vengono spesso evitati per ridurre problemi gastrici durante gli stint.

L’idratazione

Durante una singola gara endurance un pilota può perdere anche diversi chili di liquidi. Il sudore viene monitorato, analizzato e compensato con bevande personalizzate preparate dai fisioterapisti del team. Alcune squadre utilizzano anche analisi specifiche per valutare composizione del sudore e fabbisogni individuali. La gestione dei liquidi è fondamentale non solo per la performance fisica, ma soprattutto per mantenere la concentrazione mentale.

Perché a Le Mans basta un attimo di calo per compromettere una gara costruita in venti ore perfette. Nel pre e durante la gara, i piloti procedono a una lenta e costante idratazione di acqua con meno sali. Mentre nel dopo gara, per reintegrare i sali persi, l’idratazione è ipertonica, con una maggiore presenza di sali. Da rimarcare il fatto che i piloti durante lo stint, se non perfettamente idratati, possono avere meno riflessi e lucidità e di conseguenza più propensi a commettere errori.

Il ruolo invisibile dei fisioterapisti

Nell’endurance moderno i fisioterapisti sono diventati quasi importanti quanto gli ingegneri. Durante la 24 Ore seguono i piloti in ogni momento, preparano pasti e bevande, gestiscono il recupero muscolare, coordinano stretching e riscaldamento prima degli stint. Alcuni team utilizzano persino tecniche di luminoterapia per aiutare il corpo a restare vigile durante la notte.

Quando un pilota scende dall’auto, la procedura è quasi sempre identica. Un debrief tecnico immediato, reintegro liquidi, piccolo pasto, massaggio muscolare e tentativo di recupero psicofisico prima dello stint successivo. In pratica, Le Mans funziona proprio come una maratona spezzata in blocchi ad altissima intensità.

La vera sfida

La parte più difficile, però, spesso non è fisica, è mentale. Guidare di notte a oltre 300 km/h significa entrare in una dimensione quasi irreale. La visibilità cambia completamente, i riferimenti spariscono e il traffico tra Hypercar e GT rende ogni sorpasso una situazione critica. Molti piloti raccontano che il momento più pesante non arriva durante la guida, ma durante l’attesa. Guardare i propri compagni in pista, aspettare il turno successivo e convivere con la tensione costante consuma grandi energie. Per questo, oggi la preparazione psicologica è centrale. Tecniche di respirazione, visualizzazione e controllo dello stress vengono ormai integrate regolarmente nella routine dei team più competitivi.

Una volta terminata la gara, il corpo di un pilota entra in una fase completamente diversa, devono recuperare da una combinazione estrema di deprivazione del sonno, stress nervoso e disidratazione. Alcuni festeggiano immediatamente, altri spariscono per giorni. Il recupero completo può richiedere quasi una settimana, soprattutto dopo edizioni particolarmente dure dal punto di vista climatico.

Emerge così la vera natura della 24 Ore di Le Mans, non una semplice corsa automobilistica, ma una prova totale di resistenza umana. Perché se in F1 conta la velocità e nei rally conta l’adattamento, a Le Mans conta tutto insieme: velocità, lucidità, strategia, sonno, alimentazione e controllo emotivo. Forse è proprio tutto questo che rende la 24 Ore ancora oggi la gara più affascinante del motorsport mondiale.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 06:56:40 +0000
News n. 25
Scambia Audi R8 da 130 mila dollari per delle carte Pokémon

Nel mondo del collezionismo moderno, il confine tra un investimento visionario e un azzardo inspiegabile è diventato estremamente sottile. Tuttavia, la vicenda di Geoff Pritchett, un dirigente del settore tecnologico, è riuscita a scuotere anche i collezionisti più smaliziati: l’uomo ha infatti ufficialmente scambiato la sua Audi R8, una supercar dal valore di 130.000 dollari, con una collezione di carte Pokémon. Se scambiare un Charizard per un Blastoise è la norma tra i banchi di scuola, barattare un gioiello dell’ingegneria tedesca per dei “pezzi di cartone” rappresenta un caso che ha lasciato il pubblico sbalordito.

Non un “ferro” qualsiasi

Per comprendere la portata dello scambio, occorre soffermarsi sull’oggetto “ceduto”. L’Audi R8 in questione non è una vettura comune: con soli 36.000 miglia sul contachilometri, è una supercar capace di bruciare lo scatto da 0 a 100 km/h in pochissimi secondi. Si tratta di un bene tangibile che rappresenta per molti il culmine del desiderio automobilistico.

Eppure, per Pritchett, quel rombo meccanico aveva perso fascino rispetto al silenzioso potenziale di un mazzo di carte. L’uomo ha confessato candidamente di non guidare molto la sua Audi, preferendo concentrare le sue risorse su asset che ritiene più promettenti o semplicemente più vicini alle sue passioni.

Perché proprio i Pokémon?

La domanda che sorge spontanea è: come può una collezione di carte equivalere al prezzo di una supercar? La risposta risiede nella rarità estrema e nei cosiddetti “errori di stampa”. L’accordo, siglato dopo cinque mesi di trattative, ha portato nelle mani di Pritchett un set di 437 carte e box sigillati, ufficialmente valutati 130.000 dollari.

Il centro del desiderio di questo scambio è un set “1 di 1” di carte provenienti dall’espansione Evolving Skies. Tra queste spiccano versioni di Umbreon VMAX e Rayquaza VMAX caratterizzate da un taglio errato (miscut): le carte sono state stampate in modo tale da mostrare porzioni di due carte diverse contemporaneamente. Se una carta Umbreon VMAX perfetta può valere circa 4.000 dollari, la versione “difettosa” di Pritchett potrebbe toccarne 22.000. L’obiettivo del collezionista è veder balzare il valore complessivo della collezione a oltre 165.000 dollari una volta che le carte saranno state ufficialmente gradate.

Un collezionista di lungo corso

Geoff Pritchett non è un neofita colto da un capriccio improvviso. Fan dei Pokémon sin dagli anni ’90, possiede già una delle collezioni di Mewtwo più complete al mondo, che include un rarissimo esemplare stampato in sole 36 copie. Per lui, il mercato dei Pokémon non è una bolla destinata a scoppiare, ma un settore solido in cui navigare con la stessa competenza con cui gestisce la sua carriera tech.

Nonostante la sicurezza di Pritchett, il web non è stato tenero. Al momento dell’annuncio sui social, l’uomo è stato travolto da una ondata di commenti increduli e, in alcuni casi, di vero e proprio odio, con utenti che lo accusavano di avidità o follia. Eppure, mentre il pubblico vede solo carta colorata, Pritchett vede asset storici. “Non mi considero uno speculatore,” ha dichiarato, “ma so cosa voglio“. Questa vicenda rimane l’emblema di una nuova era economica, dove la nostalgia e la rarità di certi oggetti possono tranquillamente competere, e vincere, contro i cavalli vapore di una supercar.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 05:40:01 +0000


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