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News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Questo 5 febbraio 2026 la situazione del traffico autostradale in Italia presenta diverse criticità, tra cui un incidente che ha causato una coda di 3 km tra Modena Sud e Modena Nord sulla A1 Milano-Napoli, e una lunga coda di 7,3 km dovuta a un veicolo in fiamme tra Badia e Bivio A1-Variante. Questi eventi sono solo alcuni dei diversi rallentamenti e code registrati lungo le principali arterie autostradali del Paese.

A1 MILANO-NAPOLI



10:04 – A1 Milano-Napoli tra Badia e Bivio A1-Variante
Coda di 3 km per Veicolo in fiamme
Direzione Bologna
La coda si estende dal km 2.7 al km 10.0 per una lunghezza complessiva di 7.3 km.



10:04 – A1 Milano-Napoli tra Modena Sud e Modena Nord
Coda di 3 km per incidente
Direzione Milano
Interessata la tratta dal chilometro 164.1 al chilometro 168.0, con lunghezza totale di 3.9 km.



10:02 – A1 Milano-Napoli tra Bivio A1/A11 Firenze-Pisa Nord e Bivio A1-Variante
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata si estende dal km 267.0 al km 280.4 per una lunghezza di 13.4 km.



09:42 – A1 Milano-Napoli tra Badia e Bivio A1-Variante
Traffico bloccato per Veicolo in fiamme
Direzione Bologna



09:14 – A1 Milano-Napoli in uscita Modena Sud
Coda per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione in entrambe le direzioni



09:01 – A1 Milano-Napoli tra Torrenova e Bivio Diramazione Roma sud/G.R.A.
Coda di 1 km per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione G.R.A.



09:19 – A1 Milano-Napoli tra Bivio A1/Diramazione Roma Nord e Guidonia Montecelio
Nebbia a banchi con visibilità di 100 metri
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 555.469 al chilometro 531.0 per una lunghezza di 24.469 km.



09:17 – A1 Milano-Napoli tra Roncobilaccio e Aglio
Nebbia a banchi
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessa i km dal 255.45 al 242.3 per una lunghezza di 13.15 km.

A8 MILANO-VARESE



10:06 – A8 Milano-Varese tra Gallarate e Bivio A8-A36 Pedemontana
Coda per lavori
Direzione Milano
La coda copre il chilometro 27.0 al chilometro 28.0 per una lunghezza di 1 km.

A9 LAINATE-COMO CHIASSO



10:04 – A9 Lainate-Como Chiasso tra Turate e Origgio
Coda per lavori
Direzione Lainate
La coda si estende dal km 14.35 al km 16.0 per una lunghezza di 1.65 km.

A13 BOLOGNA-PADOVA



09:46 – A13 Bologna-Padova tra Ferrara Sud e Occhiobello
Coda di 4 km per lavori
Direzione Padova
Tratta interessata dal km 45.3 al km 40.0 per una lunghezza di 5.3 km.



09:29 – A13 Bologna-Padova tra Ferrara Nord e Ferrara Sud
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Bologna
La tratta va dal km 33.7 al km 41.9 con una lunghezza di 8.2 km.

A14 BOLOGNA-TARANTO



10:03 – A14 Bologna-Taranto tra Castel San Pietro e Bologna San Lazzaro
Coda di 3 km per incidente
Direzione Bologna
Il tratto interessato si estende dal km 27.5 al km 34.0, lunghezza 6.5 km.



09:16 – A14 Bologna-Taranto tra Pescara Nord e Roseto Degli Abruzzi
Traffico rallentato per lavori
Direzione Ancona
La tratta interessata è dal km 351.3 al km 359.6 per circa 8.3 km.



09:16 – A14 Bologna-Taranto tra Pescara Ovest e Ortona
Nebbia a banchi
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta copre dal km 403.8 al km 380.1 con lunghezza di 23.7 km.



09:07 – A14 Bologna-Taranto tra Pedaso e Grottammare
Coda di 1 km per lavori
Direzione Taranto

A16 NAPOLI-CANOSA



09:30 – A16 Napoli-Canosa tra Vallata e Lacedonia
Vento forte
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessa dal km 111.0 al km 104.2 per una lunghezza di 6.8 km.



09:14 – A16 Napoli-Canosa tra Cerignola Ovest e Bivio A16/A14 Bologna-Taranto
Vento forte
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta si estende dal km 172.5 al km 159.9 per una lunghezza di 12.6 km.

A24 ROMA-TERAMO



10:01 – A24 Roma-Teramo tra Portonaccio e Bivio A24/Tangenziale est RM
Coda per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Tangenziale Est
La coda si estende dal km 7.3 al km 6.5, per 0.8 km di lunghezza.



09:45 – A24 Roma-Teramo tra Capodimonte e Arenella
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Pozzuoli



09:45 – A24 Roma-Teramo tra Valle del Salto e Tornimparte
Pioggia
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessa dal km 84.839 al km 75.111 per una lunghezza di 9.728 km.

A26 GE-VOLTRI-GRAVELL.TOCE



09:29 – A26 GE-Voltri-Gravellona Toce tra Masone e Ovada
Coda di 2 km per interventi urgenti di ripristino della pavimentazione
Direzione Gravellona Toce
La coda interessa dal km 29.9 al km 25.0 per una lunghezza di 4.9 km.



08:47 – A26 GE-Voltri-Gravellona Toce tra Masone e Ovada
Coda di 1 km per lavori
Direzione Gravellona Toce

A27 VENEZIA – BELLUNO



09:23 – A27 Venezia – Belluno tra Nodo A27/SPV Pedemontana e Nodo A27/A28 Conegliano-Portogruaro
Coda per traffico intenso
Direzione Ss51 Alemagna
La coda interessa dal km 41.215 al km 38.3 per una lunghezza di 2.915 km.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Thu, 05 Feb 2026 09:08:00 +0000
News n. 2
BYD sanzionata per comunicazione scorretta: sospesa la campagna pubblicitaria

Ci voleva il Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria per fermare l’ascesa del colosso cinese BYD. La Casa automobilista con sede a Shenzen dovrà fronteggiare un problema nato da una comunicazione scorretta avvenuta alle nostre latitudini. L’autorità non ha ancora pubblicato la decisione, tuttavia il dispositivo è stato inviato alle concessionarie pubblicitarie per l’“Operazione Purefication” e la sospensione della campagna sarà una naturale conseguenza.

Il Giurì ha scelto di bloccare la campagna “Operazione Purefication” che dal 2026 BYD Italia ha promosso per lanciare un’operazione di rottamazione concepita per le vetture con la cinghia a bagno d’olio. La pubblicità non faceva riferimento ai problemi tecnici delle auto del Gruppo PSA, ora confluito in Stellantis dopo l’unificazione con FCA, ma si intuiva il nesso al motore PureTech 1.2. L’aggressiva campagna pubblicitaria creata dal potente marchio asiatico puntava a coinvolgere tutti i proprietari di modelli con il problema alla cinghia, ma con una tecnica a dir poco inelegante.

Contenzioso tra BYD e Stellantis

La questione è finita sul tavolo del Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), con il marchio cinese che ne uscirà perdente e ridimensionato. II tentativo di sfruttare le avarie tecniche della concorrenza con una promozione a livello nazionale è stata giudicata scorretta. Sebbene non vi fossero espliciti riferimenti – sottointesi con segnali inequivocabili – ai motori PureTech, BYD dava fino a 10.000 euro di bonus a chi voleva rottamare una vettura dotata di cinghia di distribuzione a bagno d’olio di qualsiasi brand.

Sembrava una mossa astuta che nascondeva una presa in giro al major europeo nato dalla fusione tra PSA e FCA, e il Giurì è intervenuto, anche se il dispositivo è stato inviato a tutte le concessionarie di pubblicità per sospendere la pubblicazione e i passaggi audio e video del messaggio commerciale studiato dal major cinese. Al riguardo il Gruppo Stellantis, chiamato in causa in merito alla decisione del Giurì, ha annunciato:

“La pronuncia ha ritenuto tale campagna ingannevole, denigratoria e illecita sotto il profilo comparativo, disponendone la cessazione e rappresenta un importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori e i concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti. Stellantis continuerà a promuovere una competizione basata sulla qualità dei prodotti e su una comunicazione chiara, completa e trasparente sulle caratteristiche degli stessi”.

Presa di posizione netta

I vertici del Gruppo Stellantis hanno scelto di intervenire per evitare un ulteriore danno dopo i richiami per le avarie ai motori PureTech. In una fase già piuttosto delicata, dopo un 2025 con numeri a ribasso, il management italo-francese ha scelto di proteggere la propria immagine lesa dai continui problemi tecnici ai modelli Peugeot, Citroën, DS e Opel. La cinghia di distribuzione, elemento essenziale che sincronizza il movimento di pistoni e valvole, è solitamente in gomma e lavora a secco.

Nei motori PureTech si è deciso di immergerla nell’olio motore. Idea interessante ma con un punto debole che si è rivelato proprio il materiale della cinghia. A contatto con l’olio motore, le prime versioni della cinghia tendevano a degradarsi rapidamente. La superficie si sfaldava, rilasciando piccoli frammenti di gomma nell’olio. BYD per rendere attraente la sua gamma elettrificata ha scelto la strada peggiore, pugnalando la concorrenza. Per una volta il colosso cinese non ha fatto una bella figura. BYD non ha ancora rilasciato una dichiarazione pubblica sul provvedimento.

Data articolo: Thu, 05 Feb 2026 07:57:09 +0000
News n. 3
Sciopero dei trasporti febbraio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di febbraio 2026 sono in programma diversi scioperi che interesseranno trasporti e servizi essenziali in tutta Italia, con impatti rilevanti sia a livello nazionale che locale. In questo articolo trovi un calendario dettagliato delle date e delle città coinvolte, i settori interessati e gli orari degli scioperi programmati. L’articolo riassume tutte le informazioni essenziali per chi deve organizzare spostamenti o attività economiche: non vengono riportati scioperi previsti fuori dal mese di febbraio 2026.

Sciopero 02 febbraio 2026

Nella provincia di Roma è previsto uno sciopero di 4 ore che interessa il settore ferroviario e coinvolge il personale degli appalti ferroviari delle società Elior Divisione Itinere e Polaris. Lo sciopero è stato proclamato dai sindacati OSR UILT-UIL e UGL FERROVIERI.

In Lombardia, tutte le province della regione saranno interessate da uno sciopero della durata di 23 ore nel settore ferroviario, riguardante il personale della società TRENORD. Lo stop è proclamato dal sindacato OSR ORSA FERROVIE e coinvolge il personale della società Trenord.

Sciopero 03 febbraio 2026

In Lombardia prosegue lo sciopero regionale nel settore ferroviario che coinvolge il personale della società TRENORD, proclamato dal sindacato OSR ORSA FERROVIE. Lo sciopero interessa tutte le province ed è attivo fino alle ore 02:00 del 03 febbraio 2026.

Sciopero 05 febbraio 2026

Nella provincia di Rimini (Emilia-Romagna) è atteso uno sciopero di 8 ore dalle ore 09:01 alle 16:59 nel settore ferroviario. Verrà coinvolto il personale della società TRENITALIA DT OMCL RIMINI. I sindacati promotori sono OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/ORSA FERROVIE.

Sciopero 06 febbraio 2026

Nella regione Abruzzo sono programmati diversi scioperi nel trasporto pubblico locale: uno di carattere regionale della durata di 24 ore, che interessa tutto il personale della società TUA REGIONE ABRUZZO (sindacato OSR ORSA AUTOFERRO TPL), uno di carattere locale nella provincia di Chieti (personale società TUA unità di produzione di Lanciano, sindacati OSP FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL), e uno nella provincia di Teramo (personale società TUA di Teramo, sindacati OSP FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL).

Nella città di Bari (Puglia) il personale della società AMTAB di Bari sciopererà per 4 ore dalle 08:30 alle 12:30 (OSR UILT-UIL).

Nel settore marittimo, a livello nazionale, è in programma uno sciopero dell’intera giornata promosso da USB LAVORO PRIVATO per i lavoratori del settore portuale.

In Lombardia (tutte le province), il personale della società Autostrade per l’Italia Direzione II Tronco Milano sciopererà per 8 ore per ciascun turno di lavoro (OSR UILT-UIL) nell’ambito della circolazione e sicurezza stradale.

Sciopero 12 febbraio 2026

Nella città di Catania (Sicilia) è previsto uno sciopero di 4 ore dalle 14:00 alle 18:00 per il personale della società AMTS di Catania (OSP CUB TRASPORTI).

Sciopero 13 febbraio 2026

Nella provincia di Bolzano (Trentino-Alto Adige) si svolgerà uno sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale (OSR FILT-CGIL/UGL/USB LAVORO PRIVATO/ORSA TRASPORTI, personale società SASA di Bolzano).

Nella città di Termoli (Campobasso) (Molise) è in programma uno sciopero di 24 ore per il personale della società GTM di Termoli (OSR UILT-UIL).

Nella città di Udine (Friuli-Venezia Giulia) lo sciopero di 9 ore dalle 15:00 alle 24:00 coinvolge il personale della società ARRIVA UDINE (ASI-AU Associazione Sindacale Indipendente).

Sciopero 16 febbraio 2026

A Genova (Liguria), uno sciopero di 4 ore dalle 11:30 alle 15:30 interessa il personale della società AMT di Genova (OSR CUB TRASPORTI).

Sul territorio nazionale e a Brescia (Lombardia) sono previsti numerosi scioperi nel settore aereo:

– Personale comparto aereo, aeroportuale e indotto aeroporti (nazionale, CUB TRASPORTI), sciopero di 24 ore.

– Personale navigante società VUELING AIRLINES (nazionale, USB LAVORO PRIVATO, 4 ore dalle 13:00 alle 17:00; UILT-UIL, 4 ore dalle 13:01 alle 17:00).

– Assitenti di volo società VUELING AIRLINES (nazionale, RSA FILT-CGIL/ANPAC, 24 ore).

– Personale di terra e di volo società ITA AIRWAYS (nazionale, USB LAVORO PRIVATO, 4 ore dalle 13:00 alle 17:00; FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL T.A./ANPAC/ANP, 24 ore dalle 00:01 alle 24:00).

– Personale società ALHA aeroporto di Milano Malpensa (nazionale, OST CUB TRASPORTI, 24 ore), AIRPORT HANDLING aeroporti di Milano Linate e Malpensa (nazionale, OST CUB TRASPORTI, 24 ore).

– Personale società GDA Handling e MH24 dell’aeroporto di Brescia Montichiari (Lombardia, locale, USB LAVORO PRIVATO, 24 ore).

Sciopero 18 febbraio 2026

Nella provincia di Verona (Veneto) lo sciopero nel settore trasporto merci avrà una durata di 8 ore dalle 09:01 alle 17:00 e interesserà personale mobile e di terra della società EVM RAIL (OSP FILT-CGIL).

Sciopero 25 febbraio 2026

Nella provincia di Bolzano (Trentino-Alto Adige) personale della società SASA di Bolzano sarà coinvolto in uno sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale (OSR UGL/USB LAVORO PRIVATO/ORSA TRASPORTI).

Sciopero 27 febbraio 2026

Nella città di Bari (Puglia) è indetto uno sciopero di 4 ore dalle 19:30 alle 23:30 per gli operatori di esercizio della società FERROVIE SUD EST e servizi automobilistici di Bari (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL).

Su tutto il territorio nazionale è programmato uno sciopero nel settore ferroviario che avrà durata di 24 ore dalle 21:00 del 27 febbraio alle 20:59 del 28 febbraio 2026. Coinvolto il personale di macchina e di bordo del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane (ASSEMBLEA NAZIONALE PDM/PDB GRUPPO FSI).

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 03 febbraio 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 02 febbraio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Thu, 05 Feb 2026 07:00:00 +0000
News n. 4
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Carburanti in autostrada, ecco le ultime rilevazioni disponibili per l’Italia: benzina self a 1.743 euro, gasolio self a 1.793 euro, Gpl servito a 0.828 euro e metano servito a 1.490 euro. I dati si riferiscono alla rete autostradale e alla modalità di erogazione indicata. Oltre al quadro prezzi, in questo articolo spieghiamo anche come si costruisce il prezzo finale alla pompa: alla base c’è la componente industriale (materia prima e margine), a cui si sommano le imposte, cioè accise e Iva. Una corretta lettura di queste voci aiuta a capire perché i listini possono variare nel tempo e tra impianti diversi.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento: 04-02-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.793
Benzina SELF 1.743
GPL SERVITO 0.828
Metano SERVITO 1.490

Come si compone il costo dei carburanti

Benzina. Nel caso della benzina, la componente fiscale pesa per il 58% del prezzo finale, una quota superiore alla componente industriale (42%). Questo significa che oltre la metà di ciò che si paga alla pompa è costituito da imposte: accise, che sono fisse per unità di prodotto, e Iva, calcolata sul valore complessivo. La quota industriale si scompone a sua volta in costo della materia prima e margine lordo. La materia prima rappresenta il 30% del prezzo e riflette l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e l’effetto del cambio euro/dollaro: se il dollaro si rafforza o se i listini internazionali salgono, il costo industriale tende a risalire. Il margine lordo, pari al 12% del prezzo, è la porzione su cui l’operatore può intervenire per definire il listino alla pompa, tenendo conto di concorrenza locale, servizi offerti, orari, posizione dell’impianto e costi operativi. Questa dinamica spiega perché, a parità di scenario macro, possano esistere differenze tra distributori o tra modalità di rifornimento. In sintesi, variazioni sulle imposte incidono subito sul prezzo finale, mentre oscillazioni delle quotazioni e del cambio muovono la componente industriale; la leva del margine, infine, determina gli aggiustamenti commerciali tra impianti.

Gasolio. Per il gasolio il peso delle voci cambia: la componente fiscale incide per il 45% e quella industriale per il 55% del prezzo alla pompa. All’interno della parte industriale, la materia prima vale il 45% e dipende in modo diretto dalle quotazioni internazionali dei distillati e dall’effetto del cambio euro/dollaro: mercati più tesi o un euro debole tendono ad aumentare questa voce. Il margine lordo rappresenta il 10% del prezzo ed è la porzione sulla quale l’operatore può agire per modulare il listino, in funzione della concorrenza nell’area, dei costi di struttura e della strategia commerciale. Rispetto alla benzina, la maggiore incidenza della componente industriale nel gasolio rende il prezzo più sensibile ai movimenti delle quotazioni e ai differenziali logistici lungo la filiera (stoccaggio, trasporto, distribuzione). Anche per il gasolio, l’Iva si applica sull’intero valore, incluse le accise: ciò amplifica gli effetti di eventuali oscillazioni della base imponibile. In pratica, il prezzo finale è l’esito di tre forze: fiscalità, andamento dei mercati internazionali e scelte commerciali del singolo impianto. Conoscere il peso percentuale di ciascuna aiuta a interpretare le variazioni nel tempo e tra punti vendita.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Thu, 05 Feb 2026 07:00:00 +0000
News n. 5
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.655 per la benzina, 1.702 per il diesel, 0.705 per il gpl, 1.438 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.697
Benzina SELF 1.643
GPL SERVITO 0.696
Metano SERVITO 1.410

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.714
Benzina SELF 1.685
GPL SERVITO 0.681
Metano SERVITO 1.465

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.763
Benzina SELF 1.699
GPL SERVITO 0.775
Metano SERVITO 1.597

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.705
Benzina SELF 1.676
GPL SERVITO 0.732
Metano SERVITO 1.507

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.671
Benzina SELF 1.646
GPL SERVITO 0.638
Metano SERVITO 1.391

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.692
Benzina SELF 1.639
GPL SERVITO 0.661
Metano SERVITO 1.373

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.707
Benzina SELF 1.651
GPL SERVITO 0.674
Metano SERVITO 1.386

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.682
Benzina SELF 1.631
GPL SERVITO 0.663
Metano SERVITO 1.475

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.716
Benzina SELF 1.663
GPL SERVITO 0.776
Metano SERVITO 1.454

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.690
Benzina SELF 1.635
GPL SERVITO 0.665
Metano SERVITO 1.391

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.679
Benzina SELF 1.633
GPL SERVITO 0.700
Metano SERVITO 1.317

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.699
Benzina SELF 1.662
GPL SERVITO 0.695
Metano SERVITO 1.410

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.691
Benzina SELF 1.634
GPL SERVITO 0.666
Metano SERVITO 1.421

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.688
Benzina SELF 1.664
GPL SERVITO 0.655
Metano SERVITO 1.470

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.712
Benzina SELF 1.655
GPL SERVITO 0.795

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.691
Benzina SELF 1.668
GPL SERVITO 0.759
Metano SERVITO 1.734

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.693
Benzina SELF 1.640
GPL SERVITO 0.685
Metano SERVITO 1.457

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.732
Benzina SELF 1.677
GPL SERVITO 0.727
Metano SERVITO 1.403

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.695
Benzina SELF 1.643
GPL SERVITO 0.691
Metano SERVITO 1.332

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.746
Benzina SELF 1.679
GPL SERVITO 0.814

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 05 febbraio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.682
Benzina SELF 1.635
GPL SERVITO 0.674
Metano SERVITO 1.336

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Thu, 05 Feb 2026 07:00:00 +0000
News n. 6
Insulto luminoso appare sulla volante della Polizia, due agenti nei guai

Che fosse una bravata, una goliardata fuori luogo o un gesto compiuto senza pensarne le conseguenze, poco importa: l’episodio avvenuto a Roma ha fatto rapidamente il giro del web e ora rischia di pesare seriamente sulla carriera di due agenti della Polizia Locale. Tutto è nato da un insulto comparso sul display luminoso di una volante in servizio, uno di quei pannelli elettronici normalmente utilizzati per comunicare indicazioni di sicurezza e viabilità agli automobilisti. Questa volta, però, il messaggio era tutt’altro che istituzionale. Le immagini, riprese da alcuni cittadini e diffuse sui social, hanno fatto scoppiare un caso che in poche ore è diventato virale.

La bravata che ha acceso i social

La scena si è svolta in via Laurentina, una delle arterie più trafficate della Capitale. Alcuni automobilisti, fermi nel traffico, hanno notato qualcosa di decisamente insolito: sul lampeggiante della volante della Polizia Locale di Roma campeggiava un insulto scritto in dialetto, ben visibile e illuminato, impossibile da ignorare.

Quel display, pensato per segnalare incidenti, deviazioni o emergenze, era stato trasformato in uno strumento di scherno. Non è passato molto tempo prima che qualcuno tirasse fuori lo smartphone: le foto e i video hanno iniziato a circolare fino a rimbalzare sui principali siti di informazione.

Nel giro di poche ore, l’episodio ha superato i confini della semplice curiosità social, trasformandosi in un caso istituzionale. Anche perché non si trattava di un mezzo privato, ma di un’auto di servizio, simbolo dell’autorità pubblica e della sicurezza urbana.

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Un errore che si è ripetuto da solo

Uno degli aspetti più paradossali della vicenda è emerso solo in un secondo momento. Il messaggio offensivo, infatti, non è apparso una sola volta. Dopo essere stato inserito nel sistema del pannello luminoso, è rimasto memorizzato e si è riattivato automaticamente nel turno successivo. Risultato: altri agenti, completamente ignari dell’accaduto, si sono ritrovati a pattugliare le strade con la stessa scritta accesa, scoprendo il problema dopo molto tempo.

Questo effetto domino ha amplificato la portata dell’episodio, rendendo evidente come una leggerezza iniziale possa trasformarsi rapidamente in un problema serio, soprattutto quando coinvolge strumenti e mezzi ufficiali.

Due giovani agenti al centro dell’indagine

Secondo quanto ricostruito, i responsabili sarebbero due agenti giovani. Il primo è un neo-assunto, vincitore dell’ultimo concorso di Roma Capitale e in servizio da pochi mesi. Il secondo proviene invece da un altro Comune ed è arrivato a Roma tramite mobilità.

Entrambi prestavano servizio nel IX Gruppo Eur e ora sono formalmente coinvolti nel procedimento disciplinare e giudiziario avviato dopo la scoperta dei fatti. Un dettaglio che pesa, soprattutto per il neo-assunto ancora nel periodo di prova, è l’inesperienza: un elemento che non attenua la responsabilità, ma che rende ancora più amaro l’epilogo di una vicenda nata, probabilmente, con intenti tutt’altro che distruttivi.

Le ripercussioni disciplinari e penali

Le conseguenze non si sono fatte attendere. Sul piano penale, la Procura ha aperto un fascicolo per oltraggio all’istituzione, un reato che tutela il prestigio e la credibilità delle Forze dell’ordine. Parallelamente, all’interno del Corpo, tutta la documentazione è stata trasmessa all’Ufficio Risorse Umane per l’avvio delle procedure disciplinari.

Le sanzioni ipotizzate sono tutt’altro che leggere. Per il neo-assunto, ancora in prova, il rischio concreto è la risoluzione del rapporto di lavoro. Anche per l’altro agente, però, si profilano provvedimenti severi, che potrebbero includere sospensione o trasferimento.

Data articolo: Thu, 05 Feb 2026 06:30:50 +0000
News n. 7
Fleximan colpisce ancora, due autovelox distrutti a Torino

Un nuovo episodio di vandalismo verso gli autovelox si è consumato nella notte tra l’1 e il 2 febbraio. Questa volta i due rilevatori di velocità presi di mira si trovavano lungo la variante del Dojrone, nel comune di Rivalta di Torino. Più precisamente sul raccordo della Strada Provinciale 6 tra la rotonda delle camere mortuarie del San Luigi e quella di via Aleramo. Ancora una volta la firma sembra essere la stessa: Fleximan, il misterioso “giustiziere†dei velox che da oltre due anni divide l’opinione pubblica italiana.

I dispositivi sono stati tagliati alla base con un flessibile, una modalità ormai tristemente riconoscibile. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti e sequestrato le strutture danneggiate. L’episodio ha immediatamente riacceso il dibattito su sicurezza stradale, legittimità degli strumenti di controllo e limiti della protesta.

Tra condanne e applausi

Come già accaduto in passato, la reazione è stata immediata e polarizzata. Da una parte il sindaco di Rivalta e le istituzioni lo definiscono un vandalo “che non ha a cuore la sicurezza stradaleâ€, sottolineando come “in quel tratto di strada, prima dell’installazione dei due velox, ci sono stati diversi incidenti, alcuni anche mortali, causati proprio dall’alta velocità. Incidenti drasticamente diminuiti da quando abbiamo deciso di installare le telecamereâ€. 

Dall’altra parte, sui social network e nei commenti online, non sono mancati applausi e messaggi di sostegno. Per una parte dell’opinione pubblica, Fleximan rappresenta una sorta di “vendicatore†contro quelli che vengono percepiti come strumenti punitivi, spesso accusati di fare cassa più che prevenzione. Una narrazione che continua ad attecchire, soprattutto in un clima di crescente insofferenza verso multe, limiti e controlli automatici.

Il recente ritorno di Fleximan

Il nome di Fleximan era tornato a circolare con insistenza già nei giorni scorsi. L’ultimo episodio attribuito al vandalo risaliva a fine febbraio 2024, prima di una lunga pausa che aveva fatto pensare a un’uscita di scena definitiva. Invece, tra gennaio e febbraio 2026, gli attacchi sono ripresi con regolarità, facendo ipotizzare un ritorno in grande stile o, come suggeriscono alcuni, l’emulazione da parte di altri soggetti.

La dinamica resta sempre la stessa: un flessibile, pochi minuti di lavoro e un danno ingente a un bene pubblico. Dal punto di vista legale, si tratta di un reato di danneggiamento aggravato, previsto dall’articolo 635 del Codice penale, che può comportare conseguenze penali rilevanti. Un aspetto che però sembra non scoraggiare chi continua a colpire.

Quattro autovelox distrutti nel 2026

Con i due dispositivi abbattuti a Rivalta, salgono a quattro gli autovelox distrutti dall’inizio del 2026. I primi due erano stati presi di mira nella notte tra il 13 e il 14 gennaio tra Rosate e Gudo Visconti, in provincia di Milano. Se si allarga lo sguardo agli ultimi anni, il bilancio diventa ancora più impressionante: sono 28 gli autovelox distrutti dal 2023 a oggi.

Un numero che preoccupa le amministrazioni locali e riapre una questione mai davvero risolta: come conciliare la necessità di garantire sicurezza stradale con una percezione sempre più diffusa di ostilità verso i controlli automatici? Il caso Fleximan, al di là del folklore mediatico, evidenzia una frattura profonda tra istituzioni e cittadini, fatta di sfiducia, rabbia e comunicazione mancata.

Nel frattempo, mentre le indagini proseguono e i velox abbattuti dovranno essere ripristinati, una cosa è certa: Fleximan, o chi per lui, è tornato. E il dibattito sulla sicurezza stradale in Italia è destinato a riaccendersi, ancora una volta, tra polemiche, slogan e linee di confine sempre più sottili tra protesta e illegalità.

Data articolo: Thu, 05 Feb 2026 06:30:10 +0000
News n. 8
Mazda RX-7, dalla crisi del petrolio a Fast and Furious

Nata per rispondere a un periodo buio dell’auto, la Mazda RX-7 ha trasformato il proprio cuore pulsante in un gioiello unico di meccanica, dando un’identità immortale a una vettura nata controcorrente. Negli anni della crisi petrolifera Mazda ha ricreato il motore rotativo riuscendo a dare consumi e sportività senza rinunce, che poi si sono tradotti in leggerezza e potenza per una vettura che tutt’ora affascina e divide.

Leggera, bassa, con un telaio che sembra incollato all’asfalto, la RX-7 è diventata una regina del drifting, una presenza costante nei paddock e, infine, una vera icona pop grazie al cinema e alla saga di Fast and Furious. Una storia che attraversa decenni, mode e regolamenti, senza mai perdere la propria identità.

La crisi degli anni Settanta

Ci troviamo negli anni Settanta, quando il Giappone subisce un brutto colpo: la crisi petrolifera. La benzina diventa un bene da razionare, i prezzi salgono alle stelle e le vetture sportive vengono considerate un lusso inutile per la quasi totalità della popolazione. Insomma, il mercato che fino a quel momento era andato in una direzione, improvvisamente si trova in difficoltà e tutto ciò che conta ora è l’efficienza nei consumi.

Il motore Wankel fino a quel momento è visto come il cuore pulsante di una vettura con tanti cavalli e con consumi non proprio contenuti, ma il capo reparto Ricerca e Sviluppo Kenichi Yamamoto vede le cose in modo diverso. Decide di sfruttare il motore rotativo per realizzarne una versione più piccola ed efficiente, ma che non rinunci al proprio carattere sportivo. Il risultato è un propulsore rotativo profondamente evoluto, capace di offrire un rapporto tra cilindrata e potenza di rilievo se paragonato ai motori attuali. È il primo tassello di una storia destinata a diventare leggenda.

Un modello sportivo dedicato

Così Mazda capisce di avere un gioiello tra le mani e il nuovo obiettivo diventa creare una vettura attorno al Wankel che fosse all’altezza della sua filosofia. È il 1978 quando Mazda presenta sul mercato la prima RX-7, destinata al mercato giapponese e in arrivo anche in Europa l’anno successivo. Una vettura leggera, con una distribuzione dei pesi praticamente perfetta e la trazione posteriore per offrire il massimo divertimento alla guida.

Il primo Wankel, da appena 1,2 litri, riesce infatti a erogare la bellezza di 100 CV, non poco considerata l’epoca e il peso piuma della vettura. A questo si aggiunge un consumo di benzina contenuto che promette una piccola rivoluzione sul mercato. Infatti il successo arriva, la RX-7 ha tutto ciò di cui ha bisogno il mercato e l’interpretazione della coupé sportiva giapponese viene ben accolta dal pubblico.

RX-7, il motore che nessuno osava più usare
Ufficio Stampa Mazda
Mazda RX-7 di prima generazione con motore Wankel

Cresce la potenza

Il successo della prima generazione porta ai primi aggiornamenti. Nel 1981 arriva il primo restyling che introduce, tra l’altro, un nuovo cambio manuale a cinque rapporti, al posto del precedente a quattro. Il vero salto in avanti, però, arriva nel 1984 con la versione GSL-SE.

Qui l’asticella si alza con l’introduzione del nuovo motore rotativo (13B), evoluto rispetto al precedente con 1,3 litri di cilindrata e una potenza di 135 CV. Migliora inoltre la dotazione tecnica, orientata a una guida più precisa e sicura, grazie a freni a disco anche dietro e l’introduzione del differenziale autobloccante a slittamento limitato. La RX-8 diventa cosi una sportiva in grado di competere anche con le concorrenti europee. 

La seconda generazione

A metà degli anni ottanta arriva la seconda generazione di RX-7, che segna un importante cambiamento rispetto al primo modello. Le dimensioni aumentano, così come il peso, mentre il design si avvicina sempre più ai gusti occidentali. Il primo passo fatto dalla GSL-SE si completa per ampliare il pubblico della RX-7 e andare alla conquista di tutti i mercati esteri.

Dal punto di vista tecnico le aspettative non vengono tradite, con soluzioni avanzate capitanate dall’arrivo del turbocompressore, per un vero salto in avanti dal punto di vista della potenza. Il propulsore aspirato da 150 CV con cui viene presentata viene in brevissimo tempo aggiornato con le versioni sovralimentate da 180 e 200 CV. Le prestazioni registrano così un netto miglioramento: lo 0-100 km/h viene coperto in circa 6 secondi, mentre la velocità massima tocca i 240 km/h. 

Mazda RX-7: storia della sportiva Wankel
Ufficio Stampa Mazda
La seconda generazione di Mazda RX-7 del 1985

L’ultima generazione, arriva il biturbo

Arriva nel 1992 l’ultima generazione della RX-7, quella che tutt’ora è considerata tra le regine delle JDM ed evoluzione più riuscita del Wankel. In Mazda decidono che il canto del cigno debba essere il più estremo, cosi danno vita a una sportiva più compatta, più aggressiva, più bassa e decisamente più potente. Il celebre motore Wankel 13B-REW ora è dotato di due turbocompressori Hitachi HT12 che si traducono in numeri incredibili: 

  • 239 CV di potenza;
  • rapporto di compressione di 9:1;
  • peso di 1.280 kg;
  • 0-100 km/h in 5,3 secondi;
  • velocità massima di 250 km/h.

Purtroppo però, le normative sempre più stringenti sulle emissioni portano Mazda a ritirare la RX-7 da molti mercati europei già nel 1996, mentre la produzione in Giappone prosegue fino al 2002.

Tra sport e underground

Nella sua vita, la Mazda RX-7 non si dimostra solo un’irriverente un’auto da strada. Il motore Wankel evidenzia la sua grinta anche nelle competizioni, con numerose vittorie endurance. Oltre alla 24 Ore di Spa e la 24 Ore di Daytona, il punto più alto è senza dubbio il trionfo della Mazda 787B alla 24 Ore di Le Mans nel 1991. Un prototipo spinto che univa quattro rotori in un unico motore, per una potenza di 710 CV che le ha garantito l’unica vittoria da parte di una vettura con motore senza pistoni.

Quell’impresa rafforza l’immagine del Wankel e, di riflesso, della RX-7. In Giappone, l’auto diventa rapidamente una delle preferite del mondo underground: assetto basso, trazione posteriore e bilanciamento perfetto la rendono ideale per il drifting sulle strade di montagna, la voce si sparge in fretta e nascono così le versioni elaborate che poi lanciano l’immaginario della RX-7 che è arrivato fino ai giorni nostri.

La celebrazione nel cinema

Se il motorsport e la cultura underground hanno già consacrato la RX-7 come un’icona JDM, è il cinema a renderla famosa in tutto il mondo. Con Fast and Furious, la sportiva Mazda entra nelle case di milioni di appassionati, diventando, insieme alla Supra e alla Skyline il simbolo di una generazione cresciuta tra elaborazioni estreme, corse clandestine e passione pura per i motori. Da quel momento, le quotazioni della RX-7 iniziano a salire, soprattutto per le versioni più iconiche. Oggi è una youngtimer sempre più ricercata, capace di unire valore storico, fascino tecnico e un’immagine che non ha perso smalto.

Data articolo: Thu, 05 Feb 2026 05:00:42 +0000
News n. 9
Allarme mobilità per le Olimpiadi Milano-Cortina, troppi i cantieri ancora aperti

Mancano poche ore all’inizio dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina. Un evento nato come una grande opportunità per il territorio ma che con il tempo si sta trasformando in un incubo di viabilità. Da venerdì 6 a domenica 22 febbraio l’Italia diventa protagonista su scala mondiale ma la stampa estera ha già iniziato a criticare delle Olimpiadi in mezzo ai cantieri.

Opere per la mobilità

Il tema dei collegamenti è sempre stato centrale nella programmazione delle Olimpiadi, in particolare quando queste avvengono sulla Neve. Delle tante opere previste la maggior parte infatti sono legate alla mobilità, per la precisione dei 98 interventi programmati 51 riguardano infrastrutture (stradali o ferroviarie), in modo da evitare problemi di traffico e affollamento. Questo invece sembrerebbe proprio essere ciò che aspetterà i primi giorni di Giochi visto che la gestione delle tempistiche si è rivelata più complessa del previsto.

Cantieri aperti

Il dato che oggi preoccupa maggiormente è quello relativo allo stato di avanzamento dei lavori. Al 2 febbraio risultano concluse 40 opere su 98. Un miglioramento rispetto a metà gennaio, quando solo una su sei era stata completata, ma ancora lontano da una situazione rassicurante a pochi giorni dall’apertura ufficiale dei Giochi.

Molti cantieri sono ancora attivi lungo assi strategici, con inevitabili ripercussioni sul traffico locale e sui flussi turistici. In alcune zone si procede con sensi unici alternati, deviazioni e limiti di velocità che, sommati alle vetture degli atleti, addetti ai lavori e spettatori, rischiano di creare colli di bottiglia difficili da gestire. Una criticità che stride con l’immagine di efficienza che l’Italia vorrebbe offrire al mondo.

Le opere incompiute

Il nodo più delicato riguarda però le opere che non saranno completate in tempo per le Olimpiadi. Diversi interventi considerati fondamentali per la connessione dei territori slitteranno addirittura oltre il 2030. Un paradosso se si pensa che i costi delle strutture sportive, nel frattempo, sono lievitati in modo significativo: da 204 milioni di euro iniziali a circa 945 milioni.

Un caso emblematico è quello del collegamento funiviario Apollonio–Socrepes, pensato per trasportare rapidamente visitatori e addetti ai lavori riducendo il traffico su gomma a Cortina. L’opera ha accumulato ritardi su ritardi: la fune è stata finalmente collegata, ma le cabine necessitano ancora di diverse settimane di test di sicurezza. Risultato? Durante i Giochi il servizio verrà sostituito da un sistema di navette, soluzione tampone che rischia però di congestionare ulteriormente la viabilità locale.

Si chiede la chiusura delle scuole

Per limitare l’impatto del traffico e compensare l’assenza della cabinovia, i responsabili logistici hanno chiesto una misura tanto drastica quanto indicativa della situazione: la chiusura delle scuole di Cortina dal 10 al 12 febbraio. Una decisione che ha fatto discutere, ma che testimonia quanto il tema della mobilità sia diventato critico a ridosso dell’evento.

L’obiettivo è ridurre il numero di spostamenti quotidiani, liberando spazio sulle strade per i mezzi di servizio, gli autobus dedicati e i flussi olimpici. Una scelta che, seppur temporanea, fotografa bene la difficoltà di far convivere la vita quotidiana di una località alpina con un evento di portata globale in presenza di infrastrutture incomplete.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 15:09:42 +0000
News n. 10
7 compatte sotto i 20.000 euro, le migliori offerte del 2026 nel mercato dell’usato

In Italia si comprano sempre meno auto nuove, al contrario dell’usato che continua a dimostrarsi un mercato in crescita. Una tendenza dettata dall’aumento di prezzo continuo negli ultimi anni, che non è seguito dal potere di acquisto delle famiglia. Così il nuovo è diventato un lusso che in molti non si possono più permettere e l’usato assume un fascino maggiore. Al prezzo di una citycar generalista ci si può infatti portare a casa berline compatte di fascia premium, che con le loro dimensioni riescono a rispondere alle necessità di tutta la famiglia. In più così si è al riparo dalla perdita del valore che colpisce le auto nuove, che inizia non appena le vetture varcano la soglia del concessionario, per non parlare poi di tutti i costi nascosti, i finanziamenti non vantaggiosi e le attese.

Ecco perché sempre più persone preferiscono orientarsi su vetture con qualche anno sulle spalle, pochi chilometri e un rapporto qualità/prezzo decisamente più interessante. Con un budget massimo di 20.000 euro – ovvero il prezzo di una citycar nuova ben accessoriata – è possibile portarsi a casa modelli usati recenti, con meno di 100.000 km e, in numerosi casi, addirittura con percorrenze dimezzate. Abbiamo quindi selezionato sette compatte che, per affidabilità, contenuti e appeal sul mercato dell’usato, rappresentano alcune delle migliori occasioni da tenere d’occhio nel 2026.

Volkswagen Golf

Un’auto che non ha bisogno di presentazioni, una delle compatte più amate di sempre, che ha scritto la storia Volkswagen. La Golf può vantare oltre 50 anni e 8 generazioni, che le hanno permesso di costruirsi un nome fatto di qualità costruttiva, solidità percepita e uno stile senza tempo. Rispetto al passato, questa ottava generazione ha reinterpretato lo stile della plancia portando con sé una massiccia digitalizzazione.

Sul mercato dell’usato, sotto la soglia dei 20.000 euro si trovano molti esemplari dell’ultima generazione di Golf 8, con meno di 70.000 km e immatricolati tra il 2020 e il 2023. La scelta di motorizzazioni varia dai diesel TDI ai benzina TSI, fino alle versioni mild hybrid eTSI, più moderne e adatte a un utilizzo misto. Una compatta equilibrata, dallo stile senza tempo e un valore che si mantiene bene nel tempo, grazie alla grande richiesta. 

Volvo V40

Non è tra le compatte più diffuse sulle nostre strade, ma la Volvo V40 è una di quelle perle nascoste che meritano attenzione nel mercato dell’usato. Offre qualità e sicurezza tipiche del brand, a un prezzo interessante. Con un budget inferiore ai 15 mila euro è possibile trovare esemplari tra il 2017 e il 2019 con meno di 90.000 chilometri, per una vettura che ha dimostrato un’ottima affidabilità.

Lo stile elegante e senza tempo della carrozzeria si mescola a un’ottima qualità percepita all’interno, sobrio ma ancora poco abbracciato dalla digitalizzazione dei modelli più recenti. La gamma motori spazia tra benzina e diesel, con potenze comprese tra i 120 e i 150 CV, più che sufficienti per un utilizzo quotidiano. Una scelta razionale e solida, ideale per chi cerca comfort e sicurezza senza rinunciare a un prezzo accessibile.

Mazda 3

Mazda 3 è una vettura che interpreta l’idea giapponese del segmento premium. Si distingue per il Kodo Design senza tempo, e una filosofia costruttiva molto curata. Appena sotto i 20.000 euro si trovano varianti con pochissimi chilometri, meno di 40.000 km, su vetture dal 2020 al 2022. Sotto al cofano solitamente si trova il propulsore mild hybrid Skyactiv-G da 122 CV, una scelta equilibrata che permette di muove agilmente la vettura e mantenere i consumi contenuti. Altrimenti si possono trovare versioni più prestazionali da 186 CV, adatte a chi cerca qualcosa in più.

L’interno è estremamente curato con materiali di pregio, abbinati a un’estetica elegante. Meno appagante è invece l’abitabilità nei sedili posteriori, non tra le migliori della categoria, rovescio della medaglia di una linea così affusolata e affascinante.

Le vere occasioni dell’usato sotto i 20.000 euro
Ufficio Stampa Mazda
Usato intelligente: la Mazda 3 tra le compatte migliori sotto i 20.000 euro

BMW Serie 1

Se si parla di compatte premium non può mancare la BMW Serie 1, vettura che nonostante continui a essere tra le più ricercate nel mercato si trova a ottimi prezzi nel mercato dell’usato. Le versioni tra il 2021 e il 2023 sono infatti acquistabili con meno di 20.000 euro e meno di 90.000 km. Grande vantaggio per gli appassionati di questa vettura è la trazione posteriore, ormai un ricordo nella versione attualmente in listino, che permette uno stile di guida più vivace. Le motorizzazioni disponibili in questa selezione comprendono pero il diesel 118d da 150 CV e il benzina 118 da 136 CV, entrambi propulsori d’ingresso e non orientati alla vera sportività. Rimane però l’ottimo equilibrio tra comfort, dinamica di guida e dotazione tecnologica a renderla un’ottima scelta per entrare nel mondo premium senza sforare il budget.

Audi A3

Insieme alla cugina Golf, con la quale condivide molte componenti e motori, l’Audi A3 è una delle compatte premium più apprezzate dal mercato. Sotto i 20.000 euro è possibile trovare versioni tra il 2017 e il 2020, con un’ampia scelta di motorizzazioni benzina e diesel sotto i 70.000 km. La grande richiesta e la nomea costruita negli anni rende il suo valore stabile nel tempo, a tutto vantaggio di una possibile rivendibilità futura. Per chi cerca qualcosa di diverso poi attenzione alla variante cabrio, in grado di dare il piacere del vento tra i capelli a una vettura comoda da usare tutto l’anno.

Mercedes Classe A

Completiamo il trio delle compatte premium con la Classe A di Mercedes. Appena sotto i 20.000 euro il mercato offre il restyling del 2018, con un chilometraggio inferiore a 70.000 km e le motorizzazioni d’ingresso diesel e benzina. Invece scendendo di prezzo si trovano vetture pre-restyling con pochi chilometri e qualche anno in più, che possono rivelarsi ottime offerte come rapporto qualità/prezzo, visto l’estetica che non sente il corso degli anni e una dotazione da vettura premium.

Toyota Yaris Cross

Chiudiamo con una vettura rialzata, la Toyota Yaris Cross. Sotto i 20.000 euro il mercato offre esemplari fino al 2023, con meno di 70.000 km. La Toyota Yaris Cross ha, rispetto alle sue concorrenti, un propulsore full hybrid 1.5 da 116 CV, abbinato al cambio e-CVT, che permette consumi contenuti in particolare in ambito cittadino. Affidabilità Toyota, costi di gestione ridotti e una buona rivendibilità futura completano il quadro. Una scelta intelligente per chi cerca efficienza, praticità e un tocco di stile da SUV compatto.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 13:17:06 +0000
News n. 11
Vannacci, stop al termico nel 2035: che cosa pensa il generale delle auto elettriche

L’idillio tra Roberto Vannacci e la Lega è già terminato. Il generale ha deciso, infatti, di correre da solo e di svincolarsi dalla creatura diretta dal segretario Matteo Salvini, per approdare al nuovo movimento chiamato “Futuro Nazionale”. A patto che questo sia il nome ufficiale, poiché pare essere già registrato. Dunque, l’europarlamentare è pronto a tracciare un sentiero più radicale rispetto a quello del “Carroccio” e vedremo quale sarà il suo destino politico. Al di là delle faccende strettamente attuali, Vannacci si è espresso più volte anche sulla questione automobile, confermando a più riprese il suo euroscetticismo e manifestando dissenso sulla decisione dell’Ue di mettere al bando le auto termiche nel 2035 in favore delle elettriche.

Un’idea che non tiene conto delle esigenze reali

Nel recente passato Vannacci ha tuonato contro il divieto dei vecchi motori a scoppio a partire dal 2035, apostrofando la questione come “ambientalismo ideologico”, una strategia priva di senso e lontana dalle questioni reali. Dire addio a un parco circolante di milioni di veicoli negli stati dell’Unione Europea, a favore della transizione ecologica e delle auto elettriche, sarebbe un errore che non tiene affatto conto delle condizioni economiche e infrastrutturali con le quali deve misurarsi la maggior parte della popolazione del Vecchio Continente.

Anzi, come riportato in una datata intervista al quotidiano La Stampa, il generale nutre un sincero scetticismo riguardo alle vetture alla spina, come ci ricorda la sua esperienza personale: “Mio nipote ha la Tesla e ogni volta che deve venirmi a trovare da Milano a Viareggio è una maledizione: deve fare i conti per la ricarica. Le auto elettriche costano di più. Vanno bene in città, convengono ai ricchi. Se ho un loft a Milano coi pannelli solari e sono miliardario, oppure ho un’impresa in Brianza. Non sono auto per i poveracci, i morti di fame, gli operai, gli infermieri…“. Dunque, le BEV sarebbero un mezzo per una certa élite e non un veicolo democratico, nonché alla portata di tutti.

Un tempo guidava un’auto diesel

Non sappiamo cosa guidi adesso Roberto Vannacci, al momento di esplosione della sua popolarità a seguito della pubblicazione del libro di successo “Il mondo al contrario”, ha avuto occasione di dichiarare che la sua auto personale, oltre a essere datata, era un’efficiente vettura alimentata a gasolio. Cosa che gli permetteva di percorrere molta strada, senza grossi esborsi economici. “Possiedo un’autovettura diesel di 23 anni, comprata nel 2001. Con un litro di gasolio faccio 20 km“, aveva detto.

Di sicuro, quello raccontato dal generale è uno scenario comune a una grande fetta di italiani, che dati alla mano viaggiano con automobili dall’età media di tredici anni, tra le più alte d’Europa. Vero è che, adesso, con la riforma delle accise il prezzo del gasolio al distributore non è più vantaggioso quanto prima, ma per chi è costretto a macinare tanta strada durante l’anno rimane tutt’ora una delle soluzioni più lungimiranti e oculate. Per il resto, anche l’Ue ha deciso di intervenire sulla questione 2035, aprendo più di uno spiraglio al proseguo della “vita” del motore convenzionale. Non resta che vedere cosa accadrà, tanto della carriera politica in proprio di Vannacci, quanto dell’automotive continentale.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 12:49:25 +0000
News n. 12
Sigle pneumatici auto: sai leggerle? Perché è importante conoscerle

Gli pneumatici sono uno degli elementi più importanti sulla nostra auto, considerando che si tratta dell’unica componente che ha contatto con il manto stradale. Dalle gomme e soprattutto dalle loro condizioni dipendono sia la sicurezza che le prestazioni del veicolo. Spesso purtroppo però gli pneumatici sono sottovalutati dall’automobilista stesso, ma in realtà è di fondamentale importanza la loro manutenzione: provvedere al cambio gomme a seconda della stagione per adeguarsi alla normativa e per una maggior sicurezza, controllarne lo stato di usura, verificare che la pressione sia sempre corretta. Per viaggiare sicuri, consumando meno carburante e rispettando la legge, è importante fare attenzione a tutti questi elementi.

In questo articolo vorrei però approfondire un aspetto che non è sempre di facile comprensione per gli automobilisti, cercando di semplificarlo per tutti, visto che è una domanda che spesso gli utenti fanno presso le officine e dal gommista: che cosa indicano le sigle e i simboli sulle gomme auto? Voi sapete leggere quello che c’è scritto sui vostri pneumatici e riconoscerne il significato? Sulle gomme sono presenti infatti sigle e marcature differenti che danno informazioni fondamentali sulle caratteristiche degli pneumatici stessi, come velocità massima, dimensioni, capacità di carico e molte altre indicazioni.

Perché è necessario per gli automobilisti conoscere il significato di queste sigle ? Semplice: per fare una scelta più consapevole e facile delle gomme adatte alla propria auto, ma anche per viaggiare sicuri e in maniera efficiente.

Quali sono le sigle che troviamo sugli pneumatici auto

Sui nostri pneumatici troviamo differenti sigle e simboli realizzati rispettando normative precise, per poter essere leggibili da chiunque. Partiamo dunque da un codice alfanumerico (composto quindi da una serie di numeri e lettere) presente su tutti gli pneumatici auto e che indica le dimensioni (larghezza, profilo e diametro) e altri parametri fondamentali.

Si tratta di caratteristiche rilevanti, che ognuno dovrebbe conoscere per sapere quali gomme si adattano correttamente al cerchio della sua auto e qual è la giusta combinazione di prestazioni e comfort garantita. Vediamo insieme come si presenta questo codice e che cosa indica nel dettaglio. Prendiamo per esempio la sigla 205/55 R16 91H:

  • il numero 205 rappresenta la larghezza della gomma in millimetri, in particolare indica la distanza tra i due fianchi dello pneumatico quando è montato su un cerchio e gonfiato correttamente;
  • il numero 55 sta ad indicare che l’altezza del fianco è il 55% della larghezza totale della gomma. Questa misura viene chiamata profilo, o rapporto d’aspetto e indica l’altezza della parete laterale rispetto alla larghezza;
  • R indica la struttura, in questo caso radiale, che infatti è la più comune sulle gomme che utilizziamo per le nostre vetture;
  • il numero 16 si riferisce a un cerchio con diametro di 16 pollici, su cui lo pneumatico dovrebbe essere montato;
  • il numero 91 è l’indice di carico, corrisponde al massimo carico che quella gomma è in grado di sopportare se gonfiata alla pressione corretta (e raccomandata). Ogni valore numerico che viene indicato nella sigla pneumatici (qui il 91) in realtà corrisponde a un peso specifico in chilogrammi, che può essere consultato in tabelle apposite. Nel caso in esame, il numero 91 indica un carico massimo di 615 kg. È fondamentale che l’indice di carico della gomma scelta sia adeguato al peso del veicolo, considerando anche eventuali carichi e condizioni particolari dell’auto stessa e dell’utilizzo che ne viene fatto;
  • la lettera H corrisponde invece all’indice di velocità e indica infatti la velocità massima che lo pneumatico può sostenere. Come potete immaginare, si tratta di un aspetto fondamentale per la sicurezza, infatti l’indice di velocità non può mai essere inferiore a quella indicata nel libretto di circolazione, salvo eccezioni per le gomme invernali, da concordare con il gommista in base alla normativa e al modello di auto. Nel caso specifico, l’indice di velocità H indica che lo pneumatico può sostenere una velocità massima di 210 km/h.

Attenzione a quanto detto sull’eccezione dell’indice di velocità, spieghiamo meglio: la legge in Italia permette di usare pneumatici invernali (con la marcatura M+S e 3PMSF, che vedremo di seguito) con un indice di velocità inferiore rispetto a quanto indicato sulla carta di circolazione. L’eccezione prevede che il codice sia comunque non inferiore a Q (che corrisponde a 160 km/h). Si tratta di una deroga valida solo ed esclusivamente durante il periodo invernale (ovvero, per la legge italiana, dal 15 novembre al 15 aprile, estendibile al 15 maggio ogni anno).

Il codice DOT: cos’è e dove si trova

Oltre alla sigla alfanumerica appena vista e descritta, sulle gomme auto troviamo anche un altro codice, che si chiama DOT e che indica la data di produzione degli pneumatici. In genere lo possiamo vedere impresso sul lato della gomma, vicino al cerchio, marchiato all’interno di un’area ovale.

La scritta appare solitamente così: DOT XXXXXXX 2519, dove le X stanno al posto di una sequenza alfanumerica specifica e le ultime quattro cifre invece indicano la settimana (le prime due cifre) e l’anno (le ultime due) in cui lo pneumatico è stato prodotto. Tutti gli altri numeri e lettere invece identificano il produttore e il luogo di fabbricazione di quella stessa gomma. La data di produzione è molto importante per valutare l’età della mescola ed evitare quindi di montare e utilizzare sulla propria macchina pneumatici troppo vecchi, che potrebbero non garantire più le performance, il comfort e soprattutto efficienza e sicurezza fondamentali nei viaggi su strada.

Sigle pneumatici invernali

Sugli pneumatici, oltre alle sigle e ai codici che abbiamo appena visto, possono essere segnalati anche altri elementi, in grado di fornire all’utente delle informazioni aggiuntive rispetto a quelle “base†di cui sopra. Vediamo alcuni esempi, i più comuni, che identificano in particolare le gomme invernali:

  • M+S (Mud & Snow). È importante sapere che alcuni pneumatici sono progettati per funzionare in condizioni climatiche o stradali precise. Questo simbolo (fango e neve) indica che la gomma è realizzata per garantire una trazione migliore in condizioni particolari, in presenza quindi di fango e neve e simili. Si tratta di mescole che generalmente sono montate su vetture che devono affrontare strade non asfaltate o neve leggera;
  • il simbolo che raffigura un fiocco di neve all’interno di una montagna a tre punte, noto come 3PMSF (Three-Peak Mountain Snowflake), indica che lo pneumatico ha superato test specifici di prestazione in condizioni di neve fitta. A differenza delle gomme invernali M+S (che è un’autodichiarazione del produttore) quelle che presentano questo simbolo (3PMSF) sono certificate (secondo standard europei, conseguenti a test su neve e ghiaccio) per prestazioni superiori nell’uso invernale che possiamo definire quindi severo (alta montagna e zone simili, strade particolarmente ghiacciate o ricoperte di neve).

Altri simboli sulle gomme

Ci sono delle sigle tecniche e molto meno conosciute, importanti però perché indicano caratteristiche particolari, come la capacità di supportare carichi aggiuntivi o di continuare a funzionare anche dopo una foratura, vediamole insieme:

  • XL (Extra Load) o Reinforced, indica uno pneumatico rinforzato per sopportare carichi maggiori rispetto a quello standard delle stesse dimensioni. Può essere utile per veicoli pesanti o per chi trasporta frequentemente carichi di un certo tipo. Gli pneumatici XL offrono una maggiore resistenza e una migliore stabilità sotto carico, ma possono risultare leggermente più rigidi e meno confortevoli rispetto agli standard;
  • Run Flat, la sigla indica gomme autoportanti antiforatura e si trova sul fianco dello pneumatico, di solito dopo la misura principale. In base al produttore, la sigla cambia e possiamo vedere scritto: RFT, ZP, SSR, ROF, EMT, RSC, tutte indicano gomme Run Flat. Che cosa sono? Pneumatici progettati per continuare a funzionare anche dopo una foratura, consentendo di proseguire la guida per una certa distanza a velocità ridotta (di solito max 80 km/h). Hanno fianchi rinforzati che evitano il collasso totale della gomma, permettendo al conducente di raggiungere un luogo sicuro per la riparazione. L’utilizzo di pneumatici Run Flat elimina la necessità di avere una ruota di scorta, ma richiede l’uso di cerchi specifici e un sistema di monitoraggio della pressione degli pneumatici (TPMS);
  • sigle o etichette che indicano una classe di efficienza energetica, con valutazioni che vanno dalla A (massima efficienza) alla G (minima efficienza). Non sono presenti su tutti gli pneumatici e indicano la resistenza al rotolamento (RR), aspetto che influisce direttamente sull’efficienza del carburante. Gomme che hanno una bassa resistenza al rotolamento riducono il consumo di carburante e le emissioni di CO2;
  • simbolo che raffigura un altoparlante con onde sonore accompagnato da un valore in decibel (dB), indica la rumorosità delle gomme: quelle con basse emissioni sonore chiaramente contribuiscono a un maggiore comfort di guida e riducono l’inquinamento acustico.

Tutte le sigle pneumatici che vediamo e che è importante conoscere aiutano a capire meglio quali sono le capacità e le limitazioni delle gomme che esistono in commercio (tantissime e con svariate fasce di prezzo), in base a specifiche situazioni di guida. È molto utile per fare una scelta consapevole al momento dell’acquisto. Conoscere il significato delle sigle, dei codici e dei simboli aiuta a garantire la sicurezza su strada, ma anche il comfort a bordo e l’efficienza durante la guida.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 12:06:09 +0000
News n. 13
Mercedes, trucco power unit: l’espediente che può ridefinire il mondiale 2026

Nel fulcro della nuova epoca motoristica si cela un accorgimento tecnico che promette di alterare gli equilibri prestazionali. Mercedes avrebbe individuato la modalità per eludere i vincoli statici del regolamento FIA, traendo vantaggio dalla fisica dei materiali. Una manovra sofisticata, potenzialmente in grado di assicurare un incremento di potenza a doppia cifra in termini di cavalli vapore.

Riserbo strategico: compressione effettiva oltre le soglie

Il dato che suscita scalpore, pur permanendo confinato in un alveo di silenzio ufficiale, è univoco: durante l’esercizio in pista, l’unità propulsiva del team tedesco sarebbe capace di conseguire un rapporto di compressione pari a 18:1. Un’entità che, se comprovata, implicherebbe un accrescimento prestazionale sino a i 15 cavalli. Vantaggio traducibile in un guadagno cronometrico di diversi decimi di secondo per tornata. Grandezze che, nell’odierna Formula 1, configurano una divergenza strutturale. Nessuna smentita perentoria è pervenuta dal presidio di Brackley.

Durante la presentazione della nuova monoposto, Wolff ha adottato una condotta cauta seppur eloquente, lasciando intendere la sussistenza di una peculiare soluzione tecnica.  Un qualcosa perfezionato attraverso un confronto costante e limpido con la Federazione Internazionale, che in qualche modo rievoca quanto accaduto con il noto sistema DAS applicato allo sterzo, circostanza in cui Mercedes aveva preso cautela in maniera anticipata ottenendo il beneplacito regolamentare. Il contegno sul motore non sembra paventare provvedimenti correttivi postumi.

Al contrario, la percezione è che i progettisti abbiano edificato la propria intuizione muovendosi nel dettaglio tra le pieghe della normativa. Al contempo, nel paddock si intensifica l’attenzione: Red Bull osserva, analizza e, stando ad alcune indiscrezioni, sarebbe edotta circa il principio di funzionamento.  Questo pur non avendo una variante sufficientemente affidabile da essere impiegata stabilmente. La certezza risiede nel fatto che nessuno sia propenso a palesare le proprie intenzioni. Ed è precisamente questo silenzio che alimenta la convinzione in cui Mercedes abbia intercettato un vantaggio tecnico tangibile, e non una mera speculazione teorica.

Il tentativo interdetto: il volume supplementare e la linea invalicabile del regolamento

All’interno del paddock gli altri motoristi impazzano. Uno su tutti Ferrari che malgrado l’ottimo lavoro sul turbo vuole vederci chiaro. Per il resto sono al vaglio diverse congetture: la più dibattuta concerne l’impiego di un micro-volume addizionale interconnesso alla camera di combustione mediante un condotto estremamente esile. Si ipotizza una piccola “sacca†dal volume di circa un centimetro cubo, ubicata nella porzione superiore del cilindro, in prossimità della candela della pre-camera.

Il fondamento teorico risulterebbe pregevole: durante le verifiche statiche, quando la FIA rileva il rapporto di compressione tra punto morto inferiore e superiore, in condizioni ambientali standard, tale volume verrebbe computato nella misurazione, mantenendo il parametro entro il limite normativo di 16:1. In condizioni dinamiche, viceversa, in presenza di temperature e regimi di rotazione più elevati, un determinato gradiente di pressione ostacolerebbe il deflusso dei gas attraverso il sottile canale, escludendo di fatto quel volume addizionale dal processo di compressione e incrementando il rapporto effettivo.

Una soluzione ingegnosa, tuttavia destinata a rimanere allo stadio progettuale. Ci sono infatti istanze formali di chiarimento inoltrate alla FIA, che sanciscono come tale interpretazione non è ammissibile nella modalità ipotizzata. Segnale che il discrimine tra innovazione e violazione, ancora una volta, si risolve su minuzie microscopiche. Questo passaggio è dirimente, in quanto attesta come Mercedes non si sia limitata a un unico approccio, bensì abbia esplorato molteplici percorsi concettuali prima di consolidare la propria architettura definitiva.

La chiave tecnica: materiali, dilatazione termica e rilevazione statica

Per decifrare l’essenza della soluzione occorre risalire al fondamento regolamentare. A decorrere dal 2026, spinta da Ferrari e altri motoristi, la FIA ha imposto un tetto massimo di compressione fissato a 16:1. Una delibera finalizzata a scongiurare una nuova escalation tecnologica e a contenere gli oneri di sviluppo. Tuttavia, la rilevazione avviene esclusivamente con metodo statico, a temperatura ambiente e prescindendo da quanto occorre realmente quando il propulsore opera in condizioni estreme. In questo frangente si schiude la finestra tecnica capitalizzata da Brackley.

In fase di gara, le fluttuazioni dimensionali dei componenti sono ineludibili. I materiali si dilatano in misura differente sotto sollecitazione termica e meccanica. Tale principio costituisce soltanto una frazione della soluzione, ma è imprescindibile per comprenderne la logica. Il ruolo preponderante sarebbe affidato alle bielle. Mercedes avrebbe optato per la loro realizzazione in acciaio “austenitico”, una lega inossidabile distinta da un esiguo tenore di carbonio e da un’elevata percentuale di cromo e nichel. Ne deriva un coefficiente di dilatazione termica superiore rispetto ai materiali convenzionali.

Parallelamente, il basamento del motore sarebbe stato concepito con una lega differente, meno suscettibile all’espansione.  Uno squilibrio deliberato che genera effetti sistematici: con l’incremento della temperatura d’esercizio, la geometria globale del sistema muta, contraendo il volume effettivo del cilindro e innalzando il rapporto di compressione reale. A completamento del quadro intervengono pistoni realizzati mediante manifattura additiva, tecnologia che permette di modulare con estrema accuratezza le proprietà di espansione termica. Lo fa conformando la risposta strutturale alle necessità del funzionamento dinamico.

Ciononostante, le stime indicano che tale accorgimento, isolatamente, consentirebbe di lambire un valore prossimo al 17:1, forse lievemente superiore, ma insufficiente a giustificare l’obiettivo del 18:1. È esattamente in questo punto che emerge la complessità del progetto: non un singolo espediente, bensì una stratificazione di soluzioni fisiche, meccaniche e regolamentari che agiscono in sinergia. Il contesto conferisce a tutto ciò una rilevanza ancora maggiore. Con la contrazione del quantitativo di carburante fruibile e l’introduzione di miscele COâ‚‚-neutral a minore densità energetica, l’accrescimento della compressione diviene un moltiplicatore di efficienza. Non si tratta di mera potenza, ma di una più efficace capitalizzazione dell’energia che la monoposto il motore della monoposto potrebbe raggiungere

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 11:13:16 +0000
News n. 14
La Cina mette al bando le maniglie a scomparsa nelle auto: ora è ufficiale

In un mondo automobilistico sempre più concentrato su design futuristico e innovazioni estetiche, la Cina ha deciso di tracciare una linea netta: la sicurezza viene prima di tutto. A partire dal 1° gennaio 2027, le auto vendute nel Paese dovranno rinunciare alle maniglie a scomparsa elettriche, così in voga negli ultimi tempi, soprattutto sui veicoli elettrici e plug-in. Nonostante la loro pulizia stilistica e la capacità di integrarsi perfettamente nella carrozzeria, questi dispositivi possono rivelarsi pericolosi in caso di malfunzionamento o incidente, impedendo a soccorritori e occupanti di aprire le portiere. Per una volta, il design si inchina dinnanzi alla salvaguardia delle vite umane. Una vittoria per la Cina, non sempre così sensibile a certe tematiche. Questo esempio potrebbe essere presto emulato anche in altre parti del globo.

Dall’ipotesi alla realtà

Di questo argomento ne avevamo parlato poco tempo fa (qui per approfondire), il nocciolo della questione era la possibilità che la Cina introducesse regole più stringenti sulle maniglie a filo, soprattutto per i veicoli elettrici. All’epoca si trattava di un’ipotesi concreta, un dibattito tecnico e normativo che coinvolgeva costruttori e legislatori. Oggi, quella discussione ha fatto un passo decisivo: il Governo di Pechino ha approvato il nuovo regolamento GB 48001‑2026, che diventerà obbligatorio dal primo gennaio 2027, trasformando la teoria in concretezza normativa.

Secondo la nuova legge, tutte le portiere – escluse quelle del portellone posteriore – devono essere dotate di maniglie meccaniche visibili e azionabili manualmente, sia all’interno sia all’esterno del veicolo. Dunque, ogni apertura dovrà avere almeno un’impugnatura interna di sblocco meccanico, posizionata in modo da essere facilmente individuabile e utilizzabile in caso di emergenza. L’obiettivo è chiaro: garantire che, anche in caso di guasto elettronico, blackout o incidente, sia sempre possibile liberare gli occupanti intrappolati, salvando le loro vite.

Incidenti e motivazioni del provvedimento

La decisione arriva a seguito di episodi drammatici, come quello avvenuto lo scorso ottobre a Chengdu, quando i soccorritori non sono riusciti ad aprire le portiere di un veicolo elettrico Xiaomi coinvolto in un incidente con conseguente incendio. Il conducente, sotto effetto dell’alcol, è tragicamente deceduto. Eventi come questo hanno evidenziato i limiti delle maniglie a scomparsa elettriche in situazioni critiche, rendendo urgente un intervento legislativo concreto.

Con questa misura, i costruttori dovranno rinunciare a una parte del design minimalista e aerodinamico che caratterizzava molti modelli cinesi, e non solo. Le maniglie a filo, o retrattili, erano infatti un elemento distintivo per estetica ed efficienza energetica. La Cina diventa così il primo Paese al mondo a imporre una norma vincolante di questo tipo, mettendo la salvaguardia dell’essere umano davanti alle scelte di stile.

Implicazioni per il mercato e il futuro

Il provvedimento avrà un impatto significativo sul più grande mercato mondiale dei veicoli elettrici e termici. Oltre a ridefinire il design dei nuovi modelli, questa normativa rappresenta un segnale chiaro a livello globale: nell’industria automobilistica del futuro, l’estetica e la modernità devono cedere il passo alla sicurezza.

In Cina, la crociata per la protezione delle persone mostra come anche i dettagli apparentemente minori, come le maniglie delle portiere, possano diventare questioni di vita o di morte. E su certe tematiche è meglio non scherzare affatto.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 11:03:28 +0000
News n. 15
Euro 7, come la nuova normativa impatta anche sui freni auto

L’entrata in vigore della normativa Euro 7 rappresenta un cambio di paradigma fondamentale per l’ingegneria dei sistemi frenanti. Per la prima volta nella storia della regolamentazione europea, il processo di omologazione dei veicoli non si limita al monitoraggio degli inquinanti gassosi e del particolato allo scarico, ma estende il controllo alle emissioni non derivanti dalla combustione (non-exhaust emissions).

Il focus tecnico si sposta sull’interfaccia tra disco e pastiglia: il particolato ultrafine generato dall’usura per attrito è stato identificato come una delle principali sorgenti di PM10 e PM2.5 in ambito urbano, un fenomeno che rimane critico anche nei veicoli a trazione elettrica (BEV) nonostante l’apporto della frenata rigenerativa. Dal punto di vista ingegneristico, il rispetto dei limiti imposti — fissati inizialmente a 7 mg/km per i veicoli leggeri — obbliga anche a una revisione profonda della catena cinematica frenante.

Non si tratta solo di ottimizzare le mescole delle pastiglie, ma di esplorare nuove frontiere tecnologiche che spaziano dai trattamenti superficiali dei dischi (coating) tramite deposizione laser (DED), all’integrazione di sistemi di filtrazione attiva e alla gestione software coordinata tra frenata idraulica e recupero energetico. Questo approfondimento analizzerà i nuovi protocolli di test definiti dal gruppo di lavoro PMP (Particulate Measurement Programme) dell’UNECE, le risposte dei Tier-1 alle sfide termomeccaniche e l’impatto dei nuovi materiali sulla durata dei componenti e sulle performance di frenata.

Analisi dei protocolli di campionamento

La conformità alla normativa Euro 7 non si basa più su stime teoriche, ma su un protocollo di validazione estremamente rigoroso denominato WLTP-Brake. Questo test sposta la misurazione dalla strada al laboratorio, utilizzando banchi dinamometrici a inerzia che operano all’interno di camere a flusso d’aria controllato. L’aspetto tecnicamente più critico di questa procedura è il mantenimento dell’isocinetismo: l’aria che investe l’impianto frenante deve muoversi a una velocità tale da garantire che le particelle staccatesi per attrito siano trasportate verso i sensori senza subire alterazioni dimensionali o deposizioni indesiderate sulle pareti del tunnel.

Non si misura solo la massa totale del particolato (PM10 e PM2.5), ma si procede anche al conteggio numerico delle particelle ultrafini, obbligando gli ingegneri a monitorare costantemente le condizioni termiche del sistema per evitare che la degradazione dei materiali volatili infici i risultati del test.

Dinamica dell’attrito e generazione del particolato ultrafine

Comprendere l’impatto dei freni richiede un’immersione nella tribologia dei contatti tra superfici. Il particolato non è semplicemente il risultato meccanico di due materiali che si sfregano, ma il prodotto di una complessa dinamica di “terzo corpo”. Durante la decelerazione, l’interfaccia tra disco e pastiglia crea un sottile film di detriti che agisce da lubrificante solido o da abrasivo a seconda delle condizioni di pressione e temperatura. Quando il sistema opera a basse temperature, l’usura è prevalentemente di tipo abrasivo, generando particelle più pesanti che rientrano nel PM10.

Tuttavia, al superamento di soglie termiche critiche, solitamente collocate sopra i 250 °C, i leganti organici presenti nelle pastiglie iniziano a subire processi di pirolisi. Questo fenomeno dà origine a una nucleazione di particelle ultrafini (PN) che, pur avendo una massa trascurabile, sono numericamente elevate e pongono le sfide maggiori per la salute respiratoria e per il superamento dei limiti Euro 7.

Innovazione nei materiali d’attrito

Per rispondere alla soglia di 7 mg/km, l’industria dei materiali d’attrito sta affrontando una trasformazione radicale delle proprie formulazioni chimiche. Le tradizionali mescole “Low-Steel“, apprezzate per le alte prestazioni ma critiche per l’elevata generazione di polveri metalliche, stanno lasciando il posto a evoluzioni delle mescole NAO (Non-Asbestos Organic).

La sfida tecnica risiede nel sostituire le fibre di ferro e rame con materiali ceramici e lubrificanti solidi alternativi, come la grafite avanzata o i solfuri metallici complessi, che siano in grado di mantenere un coefficiente d’attrito stabile su un ampio range operativo. L’obiettivo è creare una pastiglia che non solo si usuri meno, ma che sia chimicamente stabile alle alte temperature, minimizzando il rilascio di gas che potrebbero poi condensare in particolato fine una volta usciti dal gruppo ruota.

Tecnologie di Hard-Coating per modificare la superficie del disco

Una delle soluzioni ingegneristiche più efficaci per abbattere drasticamente le emissioni consiste nel modificare radicalmente la superficie del disco attraverso tecnologie di hard-coating. Invece di utilizzare la ghisa grigia nuda, i produttori stanno adottando la tecnica dell’High-Speed Laser Cladding per depositare uno strato protettivo di carburi metallici, come il carburo di tungsteno o di cromo. Questo processo fonde una polvere metallica sulla superficie del disco tramite un raggio laser ad alta potenza, creando un rivestimento estremamente duro e resistente all’usura.

Oltre a ridurre quasi totalmente il contributo del disco alla massa di particolato emessa, questo strato garantisce una resistenza alla corrosione superiore. Questo aspetto è fondamentale poiché elimina la formazione di ossidi che, solitamente, vengono raschiati via durante le prime frenate del mattino, producendo un picco di emissioni molto elevato nei cicli di prova.

Integrazione della frenata rigenerativa e strategie di Brake-Blending

Il passaggio verso l’elettrificazione introduce un’ulteriore variabile tecnica nella gestione delle emissioni: la frenata rigenerativa. Nei veicoli moderni, gran parte delle decelerazioni urbane viene gestita dal motore elettrico, riducendo drasticamente l’uso dell’impianto idraulico. Tuttavia, la normativa Euro 7 impone strategie di “Brake-Blending” estremamente sofisticate. Il software di controllo deve bilanciare la coppia frenante tra i due sistemi non solo per massimizzare il recupero di energia, ma anche per gestire la salute dei dischi.

Un problema tecnico emergente è infatti l’ossidazione per inutilizzo: per evitarla, il sistema deve prevedere cicli di pulizia automatica (scouring) che azionano i freni meccanici in modo controllato. La sfida per gli ingegneri del software è calibrare queste attivazioni affinché avvengano nelle condizioni di minima generazione di particolato, utilizzando sensori e logiche predittive basate sui dati ADAS.

Sistemi di captazione attiva e filtrazione particellare alla pinza

Per i segmenti di veicoli più pesanti, come i SUV o i veicoli commerciali leggeri, il solo miglioramento dei materiali potrebbe non essere sufficiente a garantire il rispetto dei limiti più stringenti. In questi casi, la soluzione tecnica si sposta verso sistemi di captazione e filtrazione localizzata direttamente sul gruppo ruota. Questi dispositivi, che possono essere passivi o attivi, sono progettati per agire come una “marmitta” per i freni. I sistemi passivi sfruttano la naturale turbolenza generata dalla rotazione del disco per convogliare le polveri verso elementi filtranti integrati nella pinza o nei condotti di raffreddamento.

Le soluzioni più avanzate esplorano invece la captazione elettrostatica, utilizzando cariche elettriche per attrarre le polveri metalliche verso specifici magneti o filtri dedicati, impedendo fisicamente la loro dispersione nell’atmosfera e garantendo un livello di pulizia che i soli materiali d’attrito non potrebbero raggiungere.

L’avvento della normativa Euro 7 sancisce la fine dell’era in cui il sistema frenante poteva essere considerato un apparato isolato, puramente meccanico e deputato esclusivamente alla sicurezza attiva. La sfida imposta dai nuovi limiti sulle emissioni di particolato obbliga l’industria automobilistica a una revisione profonda del design e della selezione dei materiali, spostando l’asse della ricerca verso una simbiosi sempre più stretta tra hardware e software.

Se da un lato l’adozione di dischi rivestiti e pastiglie di nuova generazione rappresenta la risposta immediata alla riduzione della massa particellare, dall’altro l’affinamento degli algoritmi di frenata rigenerativa e l’introduzione di sistemi di filtrazione attiva delineano il futuro della mobilità a impatto quasi nullo.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 10:49:09 +0000
News n. 16
KTM 890 SMT, colorazioni inedite e nuovo carattere sportivo per la Model Year 2026

Il nuovo anno di KTM inizia con la Model Year 2026 di 890 SMT. Dopo aver ufficializzato a inizio gennaio la nuova gamma Naked, la Casa austriaca aggiorna la propria supermotard di media cilindrata lanciata nel 2023. Non cambia la formula vincente alla base tecnica, ma vengono effettuati dei ritocchi sul lato estetico e sulle colorazioni. Il modello, con un’impostazione che abbina comfort e precisione di guida, è stato capace di attrarre un nuovo pubblico già al suo debutto, grazie alla versatilità sia per la città sia per i lunghi viaggi.

Nuova colorazione e frontale rinnovato

Le principali operazioni d’intervento su KTM 890 SMT riguardano il look, pensato per esaltare il carattere sportivo della moto. La nuova livrea arancione-blu-nero richiama il mondo racing e rafforza l’identità “Ready to Race†del marchio. Il parafango anteriore basso sostituisce il “becco†alto, rendendo il frontale più compatto e aggressivo. Le sovrastrutture, tra cui spoiler e pannelli laterali leggermente più ampi, e le grafiche in-mold, progettate per durare nel tempo, consolidano l’impatto visivo del modello su strada.

La sella monopezzo in stile supermoto resta uno degli elementi distintivi di 890 SMT, garantendo libertà di movimento durante la guida dinamica e comfort nei percorsi più lunghi, anche con un passeggero. La forma del serbatoio – la cui capacità è di 15,8 litri, con autonomia dichiarata di oltre 300 chilometri – facilita i cambi di direzione su strade tortuose, mentre il nuovo deflettore aerodinamico incrementa la protezione dal vento senza alterare la linea sportiva.

Stesso motore e tanti optional

KTM 890 SMT 2026 conferma la sua impostazione tecnica con l’unità LC8c 889 cm³ da 105 CV e 100 Nm di coppia, ciclistica evoluta e sospensioni WP APEX completamente regolabili. Il telaio in acciaio al cromo molibdeno e il motore come elemento portante riducono peso e ingombri, mentre il forcellone lungo e l’ammortizzatore di sterzo migliorano trazione e stabilità nelle curve. Le ruote da 17†con pneumatici Michelin PowerGP completano la dotazione, per esaltare la dinamica della moto su strada.

L’elettronica prevede ABS Cornering sensibile all’angolo di piega con modalità Supermoto di serie, traction control, tre riding mode (Rain, Street e Sport) e modalità Track opzionale. Il quadro strumenti TFT da 5†e le luci a LED garantiscono funzionalità e chiarezza. Optional come Quickshifter+ e Cruise Control ampliano il comfort e la gestione della moto. La frenata è affidata a pinze J Juan e dischi da 320 mm all’anteriore e 260 mm al posteriore. La commercializzazione inizierà a febbraio, con un prezzo di partenza di 13.990 euro.

Le principali novità di KTM per il 2026

KTM 890 SMT 2026 è solo l’ultima delle novità del marchio austriaco per il 2026, che solo di recente ha evitato una clamorosa bancarotta. La famiglia Naked si conferma come punto di riferimento nel segmento, con modelli che vanno dalla 125 Duke alla 1390 Super Duke R Evo. Tra le curiosità della gamma, 390 Duke debutta con un nuovo sistema frenante WP FCR4 ad alte prestazioni, un’esclusiva mondiale, mentre 790 Duke resta depotenziabile per i possessori di patente A2 senza perdere precisione e agilità.

Al vertice, 990 Duke propone una nuova livrea bianco-nero-arancione ispirata al DNA storico della casa, che unisce stile e attitudine sportiva, senza modifiche tecniche. 990 Duke R, invece, aggiunge un display TFT touchscreen da 8,8†con mappe offline e sospensioni WP APEX regolabili, pensate per chi cerca massima precisione su strada e pista. Le 1390 Super Duke R e R Evo completano la gamma con motori LC8 da 1.350 cc e 190 CV, sospensioni semiattive WP SAT sulla versione Evo e pacchetti elettronici avanzati.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 10:27:24 +0000
News n. 17
OMODA 7, il crossover che ridefinisce l’esperienza della smart mobility

OMODA 7 emerge nel panorama automobilistico come un progetto capace di unire estetica d’avanguardia e funzionalità pratica, rispondendo alle esigenze di una nuova generazione di consumatori evoluti e dei protagonisti delle nuove tendenze metropolitane. Incoronato nel 2025 con il French Design Gold Award, questo veicolo propone un linguaggio visivo futuristico pensato per rimanere attuale nel tempo. La filosofia costruttiva – come affermano i tecnici di Omoda & Jaecoo – si rivolge ai cosiddetti Neo-LOHAS, consumatori razionali e colti che vedono nella mobilità un’opportunità per migliorare globalmente la propria qualità della vita attraverso scelte stilistiche coerenti con il proprio io interiore. Dunque, cerchiamo di capire meglio questa macchina così ambiziosa.

Grande modernità di impatto

L’estetica del crossover, definita “ART IN MOTION Xâ€, trova la sua massima espressione nel sistema di illuminazione dinamica interattiva. Questo apparato tecnologico garantisce che il veicolo mantenga un fascino costante sia di giorno che di notte, trasformando elementi come gli indicatori di direzione e i gruppi ottici posteriori “ultra-red lightning†in strumenti di comunicazione chiari durante le manovre o la ricarica del sistema PHEV. Il profilo della carrozzeria, caratterizzato da un assetto proteso in avanti con linee nette e scolpite, permette di percepire con facilità ingombri e distanze, rendendo l’auto protagonista naturale nei contesti sociali urbani.

Varcando la soglia dell’abitacolo, l’utente viene accolto da uno Smart Cockpit progettato per trasformare lo spostamento in un rituale di gratificazione personale. Al centro della plancia svetta il display scorrevole Star Track da 15,6 pollici con risoluzione 2.5K, supportato dal sistema intelligente 8155 che assicura prestazioni fluide. L’ambiente interno è concepito come un rifugio VIP ultra-silenzioso, unico nel suo segmento, dove la tecnologia ENC di cancellazione del rumore del motore e i supporti idraulici lavorano in sinergia per ridurre il livello sonoro di 10 dB e migliorare l’assorbimento delle vibrazioni del 30%.

Il comfort come massima espressione

Il comfort raggiunge l’apice con il sedile passeggero VIP, una vera e propria “suite benessere” dotata di poggia gambe, funzioni di massaggio, ventilazione e riscaldamento. Per arricchire l’esperienza sensoriale, il veicolo integra un sistema di profumazione intelligente e un controllo vocale a quattro zone che permette di trasformare l’abitacolo in una sala concerti o in un karaoke mobile. Questa attenzione al benessere si riflette anche nella gestione degli spazi, con sedute ergonomiche pensate per offrire serenità ai passeggeri posteriori.

La tecnologia di OMODA 7 semplifica drasticamente le complessità della guida cittadina attraverso il parcheggio in un click. I sistemi di Parcheggio Automatico (APA) e da Remoto (RPA) sono in grado di gestire oltre mille scenari complessi, inclusi spazi estremamente ristretti o diagonali, riducendo le correzioni al volante e accelerando le manovre grazie a dati di guida reali provenienti da tutto il mondo. La sicurezza è garantita da 19 funzioni ADAS, tra cui il Cruise Control Adattivo (ACC) per i lunghi viaggi e il Traffic Jam Assist (TJA) per gestire lo stress delle code urbane.

La protezione degli occupanti è supportata da una visione panoramica a 540° con telaio trasparente, che permette di monitorare costantemente l’ambiente sotto e intorno al veicolo. In situazioni critiche, intervengono sistemi come la Frenata Automatica di Emergenza (AEB) e l’Avviso di Collisione Frontale (FCW), mentre otto airbag costituiscono una barriera protettiva interna. Questo sistema integrato permette di affrontare ogni sfida stradale con la consapevolezza di una protezione a 360 gradi.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 10:07:01 +0000
News n. 18
I prototipi della Jaguar GT affrontano gli ultimi test invernali

Le distese gelate di Arjeplog, in Svezia, sono diventate il teatro dell’ultimo e più rigoroso banco di prova per la nuova Jaguar GT elettrica a quattro porte, ormai prossima al suo debutto mondiale previsto per l’estate. In un ambiente dove le temperature precipitano fino a –40 °C, i prototipi della granturismo britannica stanno affrontando le fasi finali di calibrazione per garantire che la dinamicità e il comfort tipici del marchio rimangano intatti anche nelle condizioni climatiche più estreme del Circolo Polare Artico. Con una potenza che supera i 1.000 CV, questo modello si appresta a diventare la Jaguar stradale più potente mai realizzata, segnando un vero e proprio salto generazionale per la Casa di Coventry.

Un programma di sviluppo senza precedenti

Il percorso che porterà la nuova GT alla produzione di serie è supportato dal programma di validazione globale più severo nella storia del brand. Un’armata di 150 prototipi ha già percorso centinaia di migliaia di chilometri, alternando le autostrade desertiche ai laghi ghiacciati, integrando prove fisiche su strada con avanzate simulazioni virtuali e prove al banco. Questa scala di test non ha eguali per Jaguar ed è stata ideata per spingere ogni singolo sistema al limite delle proprie capacità tecniche.

L’obiettivo degli ingegneri, impegnati sui laghi svedesi, è perfezionare le modalità di guida per offrire risposte immediate e un comfort rassicurante. La nuova architettura si avvale di una sofisticata suite di tecnologie, tra cui una propulsione tri-motore a trazione integrale. Questo sistema è supportato dall’Intelligent Torque Vectoring, capace di distribuire la potenza con una precisione e una rapidità superiori a qualsiasi modello del passato, garantendo una guida coinvolgente e sicura in ogni scenario.

Meccanica raffinata

La dinamica di guida della lussuosa GT non si affida solo alla forza bruta dei motori, ma a una perfetta armonia tra componenti hardware e software. Gli ingegneri stanno finalizzando le calibrazioni dello sterzo all-wheel e delle sospensioni pneumatiche dinamiche, che lavorano in sinergia con ammortizzatori attivi a doppia valvola e pneumatici invernali dedicati da 23 pollici. Matt Becker, Jaguar Vehicle Engineering Director, ha sottolineato come l’auto sfrutti un baricentro ribassato e proporzioni uniche per creare un’esperienza di guida senza paragoni, capace di essere confortevole o estremamente prestazionale a seconda del desiderio del conducente.

Un punto di svolta tecnologico è rappresentato dal sistema ThermAssist. Le temperature sotto lo zero dell’Artico sono l’ambiente ideale per validare questa gestione termica di bordo, capace di ridurre il consumo energetico per il riscaldamento fino al 40%. Il sistema è in grado di recuperare calore per riscaldare l’abitacolo o il sistema di propulsione anche quando la temperatura esterna scende a –10 °C, ottimizzando così l’autonomia complessiva del veicolo nelle condizioni più rigide.

Il design e la filosofia costruttiva

Esteticamente, la GT a quattro porte incarnerà la filosofia di design Exuberant Modernist, già anticipata dalla concept Jaguar Type 00 presentata alla Miami Art Week. Questo nuovo linguaggio visivo rappresenta un simbolo di cambiamento che intende rispettare il passato del marchio guardando però decisamente avanti. Come dichiarato dal Managing Director Rawdon Glover, l’intenzione è offrire un’auto capace di affascinare tanto alla vista quanto alla guida, rimanendo fedele al mantra storico del fondatore: “A copy of nothing”, letteralmente “una copia di nienteâ€.

L’attesa per la presentazione ufficiale cresce, mentre la nuova identità della Casa britannica si delinea come impavidamente unica ed emotivamente coinvolgente. Con il completamento dei test invernali, la nuova GT si prepara a inaugurare una nuova era per il marchio.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 08:20:08 +0000
News n. 19
Williams riscrive il blu: FW48, manifesto di una rinascita che profuma di leggenda

A Grove, non si è semplicemente tolto un telo. Si è tolto un peso. Un esercito silenzioso di oltre mille uomini e donne hanno lavorato notti, analizzato gallerie del vento, condiviso caffè e speranze per costruire la Williams della nuova era. Quando Alex Albon, Carlos Sainz e James Vowles hanno fatto scivolare via il drappo dalla FW48, l’applauso non era di circostanza, era liberatorio. Perché la Williams 2026 è più corta, più stretta, più aggressiva e soprattutto più Williams che mai.

Blu elettrico, anima storica

Il colpo d’occhio è subito cromatico. Un blu lucido, vibrante, quasi elettrico, che non prova a piacere ma pretende attenzione. È il colore della nuova era firmata Atlassian, title partner che non vuole essere solo un logo appiccicato ma una bandiera issata sul cofano motore. La software house australiana ha investito tanto in questa partnership strategica. Poi arriva il nero fluido, che scivola dai fianchi al posteriore come un’ombra da predatore. E lì, a incorniciare tutto, la firma calligrafica della nostalgia, la keyline bianca e rossa. Un richiamo neanche troppo sottile alle Williams che dominavano il mondo mentre altri si limitavano a partecipare. FW14B, Nigel Mansell 1992: dominio assoluto. FW18, Damon Hill metà anni ’90: perfezione tecnica. Proprio in questo 2026 , tra l’altro, ricorre il trentesimo anniversario di quella FW18. Coincidenze? In F1 non esistono.

La vera sorpresa, però, è il bianco che invade i sidepod, l’ala anteriore e quella posteriore. Porta luce, velocità percepita, dinamismo. Amplifica gli sponsor, Barclays appena entrata ringrazia, insieme a Anthropic, BNY, Wilkinson Sword e Nuveen. Ma soprattutto trasmette un’idea chiara, Williams non vuole più mimetizzarsi. Vuole farsi vedere.

Non è solo una livrea

La presentazione arriva a poche ore dall’annuncio della partnership globale con Barclays. Non casuale. È una strategia. Negli ultimi quindici giorni Grove ha acceso più insegne di Las Vegas Strip. Nuovi sponsor, nuovi investimenti, nuovi dirigenti, nuove infrastrutture. Williams sta facendo quello che in F1 è l’unica moneta spendibile per tornare grandi, mettere soldi, cervelli e strumenti sul tavolo. James Vowles lo ha dichiarato senza girarci troppo attorno:

“Sappiamo cosa serve per vincere i campionati. Non siamo ancora lì, ma ci stiamo muovendo nella direzione giusta”.

Tradotto, il romanticismo non paga più. Qui si parla di simulazione avanzata, di Driver in Loop di ultima generazione, operativo solo da fine 2025. Di software che non si limita a dire cosa funziona oggi, ma suggerisce dove può arrivare la macchina domani. È la F1 moderna, quella meno istinto, più dati. Ma Williams, che ha dominato questo sport negli anni ’90, vuole dimostrare di saperlo padroneggiare meglio degli altri.

La rivoluzione 2026: più corte, più nervose

La FW48 nasce già figlia di una rivoluzione. I regolamenti 2026 promettono vetture più compatte, ali completamente riviste, aerodinamica ripensata per favorire i sorpassi e, dettaglio non banale, una gestione dell’energia elettrica molto più complessa. Il carico di lavoro dei piloti aumenterà e qui Vowles sorride:

“Premierà team come noi. Alex e Carlos hanno una guida istintiva, naturale, e la capacità mentale per gestire energia, gomme, sistemi e pista insieme”.

È un messaggio neanche troppo cifrato al paddock, Williams ha scelto una coppia da prima linea. Albon, ormai colonna portante del progetto, è l’uomo che ha tenuto in piedi la squadra nei momenti più bui. Sainz, invece, è l’innesto che cambia la percezione esterna: esperienza, podi, mentalità da top team. Carlos non si nasconde:

“Questa livrea è una dichiarazione di intenti. Celebra il nostro patrimonio e guarda avanti. Non vedo l’ora di correre con questi colori”.

Parole che pesano. Perché Sainz non è uno che regala slogan, se sceglie una squadra, è perché vede qualcosa.

Nuova partnership

Williams è uno dei primi tre team di F1 di maggior successo di tutti i tempi con 114 vittorie, 9 campionati del mondo Costruttori e 7 campionati mondiali Piloti nei suoi 48 anni di storia. Un curriculum che attrae e Barclays, la banca di fama mondiale fondata più di 325 anni fa con decine di milioni di clienti in più di 40 paesi, non ha resistito. Barclays è Official Banking Partner di Williams con l’obiettivo di supportare la trasformazione del team, aprire le porte a mercati chiave e collegare Barclays con la prossima generazione di fan, il 43% dei quali è under 35 e il 42% donne. Il marchio Barclays presente in primo piano sulla FW48 e sui caschi e tute dei piloti, la partnership segna una rinnovata alleanza per Barclays e Williams, il cui leggendario fondatore Sir Frank Williams è stato un cliente della banca che ha anche fornito al team servizi bancari per molti anni.

Dai podi al sogno proibito

Williams arriva al 2026 con la miglior stagione degli ultimi nove anni sulle spalle. Quinta nel Mondiale Costruttori, 137 punti, podi a Baku e in Qatar, primo podio Sprint ad Austin. Non è ancora la Williams che faceva tremare Senna e Schumacher. Ma non è più nemmeno la comparsa che lottava per la Q2. È una squadra in mezzo al guado. Ed è proprio lì che si decide se tornerai grande, o resterai incompiuto. Vowles parla di investimenti nel sito, nelle persone, nei leader. Di partnership che faranno un’enorme differenza nei prossimi 12-24 mesi. Di una trasformazione che non si misura in settimane, ma in stagioni.

La FW48, in questo senso, è il primo poster affisso sul muro della nuova Williams. E questa livrea funziona già dalla prima uscita. Funziona perché non è timida, perché non sembra disegnata da un algoritmo che ha paura di offendere qualcuno, perché pesca dal glorioso passato senza sembrare un museo. Il blu conquista, la keyline rossa e bianca riporta a quando Williams era sinonimo di vittoria, il bianco moderno conferma che non ci sono solo ricordi. È una monoposto che, già da ferma, racconta una storia. E in F1, dove nel pre stagione l’immagine conta quasi quanto i decimi, non è un dettaglio.

FW48, il manifesto di Grove

La sensazione dopo aver visto la nuova Williams è che a Grove abbiano capito una cosa fondamentale, non basta migliorare in pista. Devi farlo sapere al mondo. Sponsor in fila, piloti di livllo, tecnologie nuove e una livrea iconica.
È marketing ma è anche sostanza. La FW48 è il manifesto politico di una Williams che non chiede più tempo, lo sta desiderando. Il Mondiale 2026 si avvicina, nessuno sa davvero chi avrà interpretato meglio il nuovo regolamento. Red Bull, Ferrari, Mercedes osservano. McLaren scalpita, Audi sogna. E Williams? Sorride, scopre il blu e rilancia. Se tornerà a vincere, lo dirà la pista. Ma una cosa è certa: in Inghilterra, non hanno presentato solo una livrea, hanno acceso un nuovo faro. E nel circus della F1, quando Williams vuole illuminarsi conviene sempre guardare due volte.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 08:06:00 +0000
News n. 20
Renault Clio, con Google a bordo si pone al vertice del segmento B

La sesta generazione della Renault Clio non si limita a rinnovare un veicolo che è un punto di riferimento del segmento B, ma cambia il modo in cui una vettura compatta convive con la tecnologia a bordo. Il punto non è solo “avere uno schermo più grande†o qualche App in più, ma portare nell’auto — per la prima volta in questa fascia — un ecosistema digitale completo, firmato Google, capace di trasformare la vettura in un’estensione naturale della vita connessa di tutti i giorni, quella da smartphone e internet a portata di mano.

Un riferimento per la categoria

La Clio VI arriva in un momento in cui il segmento B non può più permettersi compromessi. Design, efficienza, sicurezza restano fondamentali, ma oggi il vero campo di battaglia è l’esperienza a bordo. Renault lo ha capito e ha deciso di alzare l’asticella con l’adozione del sistema multimediale OpenR Link con Google integrato, un riferimento di mercato che debutta proprio su un’auto che, storicamente, ha sempre parlato a tutti.

Il colpo d’occhio è immediato: due display da 10’’, uno centrale orientato verso il conducente e uno dedicato alla strumentazione digitale. Non è una scelta scenografica, ma del tutto funzionale. Ogni cosa è pensata per ridurre le distrazioni e rendere l’interazione più fluida, più automobilistica e meno “smartphone-centricaâ€. Ed è qui che la Clio fa il salto di qualità. Con Google Maps integrato, la navigazione diventa predittiva, aggiornata in tempo reale, capace di leggere il traffico come farebbe sul telefono, ma senza la necessità di collegarlo. Invece, Google Assistant consente di gestire funzioni dell’auto, itinerari e contenuti con la voce, mentre Google Play apre l’accesso a oltre 100 App, comprese applicazioni partner esclusive pensate per l’utilizzo in auto.

Internet a bordo è dedicato

La vera svolta, però, è concettuale: non serve più ricorrere ad Android Auto o Apple CarPlay per sfruttare le App durante la guida. La Clio integra direttamente un piano internet dedicato, eliminando il problema del surriscaldamento dello smartphone e migliorando la sicurezza complessiva. Una soluzione che segna un confine netto tra il “prima†e il “dopo†nel segmento delle utilitarie. Renault accompagnerà questa scelta con una nuova offerta che include 2 GB di traffico dati al mese per tre anni (o per la durata del contratto con Mobilize Financial Services, escluso il credito classico), valida su tutta la gamma. In termini pratici, significa fino a 40 ore mensili di streaming audio e 3 ore di video, portando a bordo le App più utilizzate senza compromessi.

Anche l’intelligenza artificiale sale a bordo

La storia però non si ferma qui. Il vero sguardo al futuro si chiama Google Gemini. L’assistente IA di Google è destinato a sostituire Google Assistant tramite aggiornamenti over-the-air (OTA) su tutti i veicoli Renault già dotati di OpenR Link. Non si tratta di un semplice upgrade, ma di un cambio di paradigma. Gemini è un assistente conversazionale alimentato dall’Intelligenza Artificiale: non richiede comandi rigidi e non impone formule precise. Si può parlare in modo naturale, interromperlo, cambiare lingua nel corso della conversazione, chiedergli di svolgere compiti complessi. È l’idea di un’auto che ascolta davvero, che comprende il contesto, che si adatta al conducente invece di costringerlo ad adattarsi.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 07:40:17 +0000
News n. 21
Auto più vendute in Italia: tante sorprese nella Top 10 di gennaio 2026

Il mercato auto italiano ha iniziato il 2026 con il piede giusto, registrando un incremento del 6,6% delle immatricolazioni nel confronto con i dati dello stesso periodo dello scorso anno. Come sempre, alcune vetture sono andate meglio di altre, conquistando la fetta maggiore degli automobilisti. Di seguito andremo ad analizzare quali sono state le auto più vendute in Italia nel corso del mese di gennaio 2026 riportando la Top 10.

Le più vendute

Dopo aver visto la classifica delle auto elettriche più vendute in Italia, è il momento di analizzare la Top 10 generale, considerando i dati sulle immatricolazioni di gennaio 2026. I numeri pubblicati da UNRAE riservano qualche sorpresa. La decima posizione della graduatoria è occupata da Volkswagen T-Roc, modello di riferimento del segmento dei SUV che ha conquistato il mercato con 2.440 unità immatricolate. Si tratta di un risultato notevole per il modello della Casa tedesca, protagonista di una crescita di circa il 40% per quanto riguarda il totale immatricolato su base annua.

Successivamente troviamo un gruppetto di hatchback di segmento B con la Peugeot 208 (2.462 immatricolazioni), la Toyota Yaris (2.499) e la Renault Clio (2.651). In sesta posizione, spazio per una delle best seller europee: la Dacia Sandero totalizza 2.937 unità immatricolate. Quinta posizione per una delle sorprese di inizio 2026: la Toyota Aygo X. L’entry level del costruttore nipponico ha raggiunto quota 3.029 unità vendute nel corso del primo mese dell’anno, arrivando quasi a raddoppiare i numeri registrati a gennaio 2025.

Al quarto posto della classifica, invece, c’è la Fiat Grande Panda che punta a vivere un 2026 ricco di soddisfazioni. La vettura del marchio italiano ha raggiunto quota 3.299 esemplari venduti nel corso del primo mese dell’anno, sfiorando il podio. In terza piazza c’è spazio per la Citroën C3, che continua il suo buon momento in Italia con un totale di 3.516 esemplari distribuiti sul mercato. Seconda posizione per la Jeep Avenger che – oltre a conquistare il titolo di SUV più venduto – si conferma un punto di riferimento del mercato con 5.133 esemplari venduti in Italia, anche grazie a una gamma ricca e articolata. Per il modello di Jeep, il 2026 è iniziato con una crescita che sfiora il 10% rispetto ai risultati ottenuti nel corso del primo mese del 2025.

Una conferma in prima posizione

Il primo posto della classifica dei modelli più venduti in Italia è, come sempre, scontato. La Fiat Panda si conferma best seller del mercato e lo fa con numeri molto convincenti, dopo un 2025 positivo che ha visto la segmento A superare nuovamente quota 100.000 esemplari venduti sul mercato italiano nell’anno solare. A gennaio 2026, la Panda ha toccato quota 13.308 unità vendute. Il dato è in linea con i risultati ottenuti lo scorso anno. La city car punta a bissare numeri del 2025, chiudendo un altro anno in positivo.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 06:30:50 +0000
News n. 22
Alfa Romeo e Carabinieri, un legame indissolubile che nasce negli anni ’50

Si è conclusa la manifestazione Arma 1814 Ski Challenge, evento che ha trasformato la più complessa esercitazione alpina dell’Arma dei Carabinieri in una vera e propria rassegna sportiva, con tante iniziative e con un ospite d’eccezione, il marchio Alfa Romeo, che ha preso parte all’evento per dare il via ufficiale alle celebrazioni del 75° anniversario del legame tra la Casa italiana e l’Arma dei Carabinieri. Andiamo a scoprire tutti i dettagli di una storia che va avanti da tanto tempo e che ha ancora tanto da dire.

Una storia iniziata nel 1951

Il legame, ancora oggi fortissimo, tra Alfa Romeo, marchio simbolo del mondo dei motori italiano, e l’Arma dei Carabinieri è iniziato nel 1951, con l’entrata in servizio della prima Alfa, la 1900 M “Mattaâ€. Successivamente, la Giulia degli anni ’60 ha scritto pagine importanti di storia, contribuendo alla nascita della Gazzella, simbolo del pronto intervento del Nucleo Radiomobile.

Nel corso dei decenni, Alfa Romeo è stata più volte chiamata ad accompagnare i Carabinieri durante il servizio con modelli come Alfetta, 90, 75, 155, 156 e 159, Giulietta, Giulia, Tonale e anche con modelli ad altissime prestazioni, come l’iconica Giulia Quadrifoglio che, oltre a conquistare gli appassionati, si è ritagliata uno spazio da protagonista anche nella flotta in dotazione dell’Arma dei Carabinieri.

A confermare lo stretto legame, inoltre, ci pensa il Museo Alfa Romeo dove è possibile visitare la sezione Alfa Romeo in Divisa, realizzata in collaborazione con l’Arma e inaugurata lo scorso 24 giugno 2020 come parte delle iniziative legate ai 110 anni del marchio italiano. Da segnalare anche che spettatori e atleti dell’evento “Arma 1814 Ski Challenge†hanno avuto modo di ammirare da vicino un esemplare di Giulia Quadrifoglio proposto con la livrea istituzionale.

Questo esemplare in particolare ha preso parte a diverse attività istituzionali e addestrative. La berlina consegnata da Alfa Romeo ai Carabinieri è dotata di un equipaggiamento speciale in modo da poter essere utilizzata per il trasporto rapido e sicuro di organi e sangue. Sotto al cofano c’è un motore che non ha bisogno di presentazioni come il 2.9 V6 Biturbo in grado di erogare una potenza massima di 520 CV.

Il sodalizio tra Alfa Romeo e i Carabinieri è destinato a proseguire in futuro, con nuovi modelli della Casa italiana pronti a entrare in servizio su tutto il territorio nazionale. La partnership iniziata 75 anni fa continuerà ancora per molto tempo, rafforzando il ruolo di Alfa Romeo come simbolo dell’auto italiana anche per quanto riguarda le dotazioni delle Forze dell’Ordine.

Il commento

Il CEO di Alfa Romeo, Santo Ficili, ha usato queste parole per sottolineare il sodalizio tra il marchio italiano e l’Arma dei Carabinieri:

“75 anni di unione con l’Arma dei Carabinieri rappresentano un legame che va oltre la semplice collaborazione. Alfa Romeo e l’Arma dei Carabinieri condividono da sempre gli stessi valori: dedizione, coraggio, eccellenza italiana. Questo anniversario rappresenta per noi un orgoglio profondo e un impegno rinnovato nel mettere il meglio della nostra tecnologia e della nostra passione al servizio di chi protegge il Paese ogni giorno.”

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 06:30:20 +0000
News n. 23
Spia AdBlue e messaggio sul cruscotto: come evitare il blocco del motore

Ti è appena comparsa sul cruscotto la spia AdBlue insieme al messaggio: “impossibile avviare il motore tra x km“. In genere l’avviso ti indica che è impossibile riavviare il motore (una volta spento) a 800/1000 chilometri, a seconda dell’auto. E man mano che si procede, quel numero scala. Lo so, vederlo scendere mette ansia, ma è importante mantenere la calma, senza chiaramente ignorare il segnale e sapere bene cosa fare. Ti spiego io come evitare il panico e problemi irreversibili all’auto: quel conto alla rovescia non è un consiglio, è un limite elettronico invalicabile imposto dalle normative anti-inquinamento, vediamo cosa devi fare.

Posso continuare a guidare o devo fermarmi?

Puoi continuare a guidare, ma fai attenzione. Finché il motore resta acceso, chiaramente l’auto non si spegnerà da sola nemmeno una volta raggiunti gli “zero chilometri” nel messaggio sul cruscotto. Il vero problema sorgerà invece quando e se spegnerai il quadro: se sei arrivato a “zero km”, allora la centralina bloccherà un nuovo avviamento del motore e sarai costretto a chiamare il carro attrezzi per portare l’auto in officina e riattivare il sistema AdBlue. Se prima di raggiungere gli “zero chilometri” invece fai rifornimento, nessun problema: puoi rabboccare il liquido AdBlue e far ripartire tranquillamente la tua auto.

Attenzione a un altro caso che si può presentare: se si accende solo la spia gialla dell’AdBlue, allora hai ancora margine per raggiungere il distributore e fare rifornimento. Se invece la spia è accompagnata da quella che indica avaria motore, allora significa che il sistema antinquinamento ha rilevato un atro problema, che va oltre il semplice livello basso dell’AdBlue. In questo caso, il rabbocco potrebbe non bastare, ti consiglio di raggiungere immediatamente l’officina, guidando con cautela.

Cosa succede se arrivi a “zero km”

Ignorare il messaggio o aspettare l’ultimo chilometro è un errore che può portare a costi elevati. La centralina, infatti, esegue un ordine preciso dettato dalla legge: “se non c’è urea per abbattere gli ossidi di azoto, il veicolo non deve circolare”. Oltre al blocco impostato dalle normative, rischi danni meccanici più seri:

  • rottura della pompa SCR: il modulo di pompaggio è raffreddato e lubrificato dallo stesso AdBlue, far girare la pompa con poco liquido significa surriscaldarla e bruciarla;
  • incrostazioni nel serbatoio: quando il livello dell’Adblue è troppo basso, i residui di urea tendono a seccarsi più velocemente, creando blocchi solidi difficili da eliminare;
  • costi elevati per il ripristino: se la pompa si guasta, molto spesso va sostituito l’intero serbatoio, con una spesa che oscilla tra i 600 e i 1.400 euro per il solo componente.

La spia non si spegne dopo il rabbocco

Succede spesso. In questi casi, il problema riguarda la sensoristica o la distribuzione del liquido, componenti fondamentali per il corretto funzionamento dell’AdBlue. Ecco cosa trovo di solito durante la diagnosi in officina e quanto può costare la riparazione:

  • sensore NOx difettoso: misura la qualità dei gas di scarico, se legge valori errati mantiene accesa la spia. In questo caso la spesa della riparazione oscilla dai 300 ai 900 euro;
  • iniettore urea ostruito: si trova nel tubo di scarico e tende a ostruirsi, la sua sostituzione varia tra i 150 e i 400 euro;
  • sensore di livello incastrato el serbatoio: se il galleggiante nel serbatoio si incastra, la centralina non “vede” il rabbocco e non aggiorna il chilometraggio rimasto. Molte volte per risolvere il problema, va sostituito l’intero serbatoio e la spesa può arrivare a raggiungere anche i 2.000 euro.

I consigli del meccanico

In officina consiglio sempre alcuni accorgimenti da seguire per prevenire la maggior parte di questi problemi, evitando così spese elevate per la riparazione:

  • mantenere il livello alto: non aspettare mai che compaia il “conto alla rovescia”, rabbocca l’AdBlue non appena il serbatoio scende sotto la metà;
  • usare sempre l’additivo anticristallizzante: è un liquido chimico che si aggiunge all’urea e impedisce la formazione di cristalli solidi che otturano iniettori e pompe;
  • evitare il fai-da-te approssimativo: usa solo AdBlue certificato e assicurati che i contenitori siano perfettamente puliti;
  • fare viaggi lunghi: i sistemi SCR soffrono nei brevi tragitti urbani. Una bella tirata in autostrada aiuta a mantenere il sistema in funzione evitando le incrostazioni.

La manutenzione preventiva del sistema AdBlue costa poche decine di euro, una riparazione può costarne anche migliaia.

Data articolo: Wed, 04 Feb 2026 05:00:17 +0000
News n. 24
BYD prosegue la sua ascesa in Italia e in Europa anche a gennaio 2026

BYD continua il suo programma di crescita sul mercato europeo e ha appena chiuso il mese di gennaio 2026 con ottimi dati anche in Italia. La Casa è, sempre di più, un punto di riferimento del settore delle quattro ruote e non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. I numeri parlano chiaro: in Italia come nel resto d’Europa, infatti, i modelli BYD sono sempre più richiesti e l’azienda si sta ritagliando il suo spazio, sottraendo quote di mercato a tanti brand storici, con risultati positivi mese dopo mese. Ecco i dati rivelati da BYD sule performance europee nel mese di gennaio 2026.

Protagonista in Italia

Il mese di gennaio 2026 si è chiuso con un totale di 3.553 unità immatricolate per BYD in Italia. Ciò significa una quota di mercato pari al 2,5%. Si tratta di un risultato sempre più vicino al muro del 3%, che conferma il ruolo da protagonista del marchio nel nostro mercato. Restringendo l’analisi ai veicoli “a Nuova Energia” e, quindi, al segmento che comprende elettriche e ibride plug-in, i dati diventano ancora più interessanti. BYD, infatti, ha raggiunto una quota del 17,1% al termine del primo mese dell’anno. I risultati ottenuti sono i seguenti:

  • Auto elettriche: 1.204 unità immatricolate con una quota di mercato del 12,8%
  • Auto ibride plug-in: 2.348 unità immatricolate con una quota di mercato del 20,8%

L’azienda sottolinea anche che continua l’espansione della rete di vendita e assistenza, che ora conta 101 punti vendita distribuiti su tutto il territorio nazionale e ben 30 concessionari attivi.

Ottimi dati anche in Europa

I dati di vendita in Europa arriveranno nel corso delle prossime settimane, ma i primi numeri parziali sono molto positivi. Ecco alcuni numeri forniti direttamente da BYD:

  • nel Regno Unito il brand ha raggiunto una quota di mercato del 2,8% con immatricolazioni pari a 4.021 unità (+149%) e una quota del 14,3% nel mercato dei veicoli ibridi plug-in e del 4,6% in quello dei veicoli elettrici.
  • in Spagna, nonostante la fine dei sussidi, il brand ha toccato un market share del 16% tra le elettriche, conquistando la prima posizione, e del 2,3% considerando tutto il mercato; le immatricolazioni sono cresciute del 65%, sfiorando quota 2.000 unità

La strategia del brand sembra essere vincente: i modelli BYD stanno raccogliendo risultati positivi in Italia e in molti altri mercati europei con l’obiettivo di rendere l’azienda un punto di riferimento in tutto il continente.

Una gamma in crescita

BYD ha evidenziato anche i risultati ottenuti da diversi modelli. La Atto 2 DM-i ha raggiunto quota 8.000 unità vendute mentre la Seal U DM-i ha conquistato la leadership del mercato delle auto ibride plug-in in Italia. Da segnalare che tra le auto elettriche più vendute in Italia, come confermano i dati ufficiali, BYD ha raggiunto un’ottima seconda posizione. Nel frattempo, l’azienda si prepara al lancio di uno dei suoi modelli più attesi: la Atto 3 Evo, primo Sport SUV del segmento C (4×4), il cui debutto avverrà nel corso dei prossimi mesi.

Data articolo: Tue, 03 Feb 2026 14:45:13 +0000
News n. 25
Brembo e Ferrari confermano la partnership in F1 e ora anche Wec

In Formula 1, la parola continuità ha un peso specifico enorme. Vale per i regolamenti, per i progetti tecnici e, soprattutto, per i partner chiave. Brembo e Scuderia Ferrari hanno rinnovato l’accordo per la fornitura del sistema frenante: una notizia che parla di futuro, ma che affonda le radici in mezzo secolo di Formula 1 vissuta sul filo dei millisecondi e delle temperature di esercizio.

La partnership proseguirà in Formula 1 e nel Fia World Endurance Championship, confermando Brembo come fornitore dei sistemi frenanti per la Ferrari F1 e per la Hypercar impegnata nel Wec. Una doppia presenza che racconta bene l’approccio moderno al racing: trasferire know-how tra discipline diverse, ma unite dallo stesso livello di complessità tecnica.

F1 confermata e ingresso nel Wec

Dal punto di vista operativo, l’accordo conferma Brembo come Technical Partner per la fornitura di impianti frenanti completi: pinze, dischi in carbonio, pastiglie e componenti idrauliche. In Formula 1 questo significa lavorare su sistemi sviluppati su misura, circuito per circuito, con specifiche che cambiano in funzione di carichi verticali, raffreddamento e stile di guida.

L’estensione al Wec aggiunge un ulteriore livello di difficoltà: nella Hypercar Ferrari, il freno non è solo uno strumento di decelerazione, ma un elemento chiave per la gestione energetica, la costanza prestazionale sugli stint lunghi e l’affidabilità su distanze che superano le sei ore. È qui che la sinergia tecnica tra Maranello e Brembo diventa strategica, perché costringe a ragionare su materiali, usura e comportamento termico in scenari radicalmente diversi dalla F1.

Un prodotto per condizioni estreme

Mauro Piccoli, Chief Marketing Officer di Brembo, parla di una collaborazione costruita su “sfide e progressiâ€. Tradotto per gli addetti ai lavori: sviluppo continuo, iterazioni rapide e capacità di reagire a regolamenti sempre più restrittivi, soprattutto sul fronte dei materiali e dei limiti dimensionali imposti dalla FIA.

Dal lato Ferrari, Lorenzo Giorgetti, Chief Racing Revenue Officer, richiama il tema dei valori condivisi. In chiave F1, significa lavorare con un fornitore che conosce le esigenze del team non solo sul piano prestazionale, ma anche su quello operativo.

Ancora più esplicita la lettura tecnica delle parole di Ferdinando Cannizzo, responsabile delle Ferrari Endurance. La sua enfasi sulle “condizioni estreme†è un riferimento diretto alla capacità dei freni di mantenere la finestra di utilizzo costante, un parametro cruciale tanto nelle staccate violente della F1 quanto nelle lunghe fasi di gestione dell’endurance.

Brembo in Formula 1, una storia lunga 50 anni

Tutto inizia nel 1975, quando Brembo entra per la prima volta nel Mondiale come fornitore della Scuderia Ferrari. I primi dischi in ghisa rappresentano una soluzione ancora relativamente semplice, ma già fortemente orientata alla personalizzazione: la F1, anche allora, imponeva compromessi estremi tra peso, resistenza e modulabilità.

Negli anni Ottanta, con l’aumento progressivo del carico aerodinamico e delle velocità di percorrenza, il freno smette di essere un componente “passivoâ€. Brembo lavora soprattutto sulle pinze, migliorandone rigidità e precisione sotto stress, in un periodo in cui la sensibilità del pilota in staccata diventa sempre più determinante per il tempo sul giro.

Gli anni Novanta segnano l’ingresso definitivo della Formula 1 nell’era della complessità tecnica. Le velocità crescono, le masse aumentano e la gestione termica diventa un fattore discriminante. Brembo risponde affinando materiali, processi produttivi e sistemi di raffreddamento, seguendo un campionato che inizia a richiedere soluzioni sempre più su misura, circuito per circuito.

 

 

Con l’inizio degli anni Duemila, il carbonio diventa lo standard per i dischi freno. Non è solo una questione di peso, ma di controllo della finestra di utilizzo: modulabilità, risposta a freddo e costanza di rendimento entrano stabilmente nel vocabolario tecnico della F1 moderna. Brembo lavora sull’equilibrio tra prestazione pura e durata, un aspetto spesso invisibile all’esterno ma centrale per la fiducia del pilota.

Nel periodo 2010–2020, i freni diventano parte integrante del progetto vettura. L’impianto frenante dialoga con sospensioni, aerodinamica e, più avanti, con i sistemi ibridi. In questa fase Brembo consolida il suo ruolo come riferimento tecnico del campionato, fornendo la maggior parte delle squadre in griglia e adattando ogni soluzione alle specifiche esigenze di ciascun team.

Nel 2025, Brembo celebra 50 anni consecutivi in Formula 1. Un traguardo che va oltre il dato simbolico: oltre 500 Gran Premi vinti raccontano la capacità di rimanere competitivi in un campionato che ha cambiato regolamenti, filosofie e tecnologie più volte, senza mai abbassare il livello di prestazione richiesto.

Data articolo: Tue, 03 Feb 2026 14:15:55 +0000


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