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News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Oggi, 20 luglio 2026, la situazione del traffico sulle autostrade italiane presenta diversi eventi significativi tra cui code per incidenti sulle tratte principali e condizioni meteorologiche avverse con pioggia e vento forte sull’autostrada A23. Tra gli episodi più rilevanti si segnalano una lunga coda di 4 km sulla A1 Milano-Napoli dovuta a curiosi e un incendio con fumo che rallenta il traffico sempre sulla A1 nei pressi di Roma.

A1 MILANO-NAPOLI



17:05 – Bivio A1/A15 Parma-La Spezia e Fiorenzuola
Coda di 4 km per curiosi
Direzione Milano
La coda si estende dal km 88.15 al km 93.0 per una lunghezza di 4.85 km.



16:55 – Fiorenzuola e Fidenza
Coda di 2 km per incidente
Direzione Napoli
La coda copre dal km 88.15 al km 84.0 per una lunghezza di 4.15 km.



16:43 – Bivio A1/Diramazione Roma Nord e Guidonia Montecelio
Fumo causato da incendio
Direzione in entrambe le direzioni
Situazione stabile senza lunghe code segnalate.



16:43 – Guidonia Montecelio e Bivio A1/Diramazione Roma Nord
Incendio in corso
Direzione Milano
Senza lunghe code.



16:31 – Nodo A1/SP1 Casoria e Bivio A1/A16 Napoli-Canosa
Incendio in corso
Direzione Milano
Senza lunghe code.



16:27 – Modena sud e Bivio A1/A22 Brennero-Modena
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
Tratta lunga 15.5 km dal km 155.3 al km 170.8.



16:27 – Bivio A1/A22 Brennero-Modena provenendo da Bologna
Coda per traffico intenso
Direzione Milano
Lunghezza coda non definita, localizzata su Bivio A1/A22 Brennero-Modena.



15:32 – Sasso Marconi e Sasso Marconi Nord
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
Tratta lunga 2.266 km dal km 206.534 al km 208.8.



15:18 – Bivio A1-Variante e Badia
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Firenze
Tratta lunga 17 km dal km 17.0 fino all’uscita.



15:34 – Orvieto e Attigliano
Coda di 2 km per ripristino incidente
Direzione Napoli
Segmento interessato dal km 458.4 al km 456.4.

A4 TORINO-TRIESTE



17:05 – Milano est e Sesto San Giovanni
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Torino
La lunghezza del tratto è di 1.8 km dal km 136.5 al km 138.3.



16:44 – Uscita a Bergamo provenendo da Milano
Coda per traffico intenso
Direzione Trieste
Tratta interessata al km 172.5, senza indicazioni precise di lunghezza coda.



16:32 – Bivio A4/Raccordo Viale Certosa e Sesto San Giovanni
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Trieste
Tratta lunga 6.1 km dal km 136.0 al km 129.9.

A10 GENOVA-VENTIMIGLIA



16:53 – Genova Pegli e Bivio A10/A7 Milano-Genova
Coda per traffico intenso
Direzione Genova
Tratta lunga 6 km dal km 0.0 al km 6.0.



16:50 – Savona Vado e Bivio Compl.Savona/A6 Torino-Savona
Coda per incidente
Direzione Genova
Segmento di 0.3 km dal km 44.5 al km 44.8.



16:47 – Entrata a Savona Vado verso Genova
Coda per incidente
Direzione Genova
Nessuna indicazione di lunghezza coda.

A14 BOLOGNA-TARANTO



16:57 – Castel San Pietro e Bologna San Lazzaro
Coda di 4 km per veicolo fermo o avaria
Direzione Bologna
Tratta dal km 23.0 al km 27.0.



16:30 – Bologna Borgo Panigale e Bivio A14/A1 Milano-Napoli
Code a tratti per traffico intenso
Direzione autostrada Milano-Napoli
Tratta lunga 4.8 km dal km 0.0 al km 4.8.



16:28 – Bologna Borgo Panigale e Bivio A14/A13 Bologna-Padova
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Taranto
Lunghezza 6 km dal km 14.0 al km 8.0.

A23 PALMANOVA-TARVISIO



17:06 – Pontebba e Tarvisio Nord
Pioggia persistente
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata è lunga 22.5 km, dal km 114.9 al km 92.4.



17:05 – Carnia e Pontebba
Vento forte segnalato
Direzione in entrambe le direzioni
Lungo tratto di 32.8 km dal km 92.4 al km 59.6.



17:01 – Carnia e Gemona Osoppo
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Autostrada Torino-Trieste
La tratta è lunga 1.5 km dal km 45.6 al km 47.1.

A7 MILANO-GENOVA



16:27 – Genova Ovest e Genova Sampierdarena
Coda dovuta a traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Genova
Segmento di 0.8 km dal km 133.6 al km 132.8.

A24 ROMA-TERAMO e COMPLANARE TPU SX



16:24 – Bivio A24/Tangenziale est RM e Inizio Complanare
Code a tratti per traffico intenso
Direzione G.R.A.
Tratta di 5.1 km dal km 2.2 al km 7.3.



16:24 – Inizio Complanare e Bivio Complanare / GRA
Code a tratti per traffico intenso
Direzione G.R.A.
Tratta di 2.2 km dal km 0.0 al km 2.2.

TR1 TRAFORO DEL MONTE BIANCO



16:20 – Piazzale Italiano verso Chamonix
Coda con attesa prevista di 30 minuti
Direzione Chamonix



15:32 – Piazzale Francese verso Courmayeur
Coda con attesa prevista di un’ora e 45 minuti
Direzione Courmayeur

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 15:08:00 +0000
News n. 2
Jetta M6, la nuova elettrica di Volkswagen punta sul prezzo e sfida BYD

Il mercato automobilistico cinese sta vivendo una fase di competizione estrema, dove i produttori locali come BYD stanno mettendo a dura prova la supremazia storica dei marchi europei. In questo scenario di forte pressione, il Gruppo Volkswagen ha deciso di rispondere attraverso il suo sub-brand Jetta, lanciando una nuova offensiva di prodotto nel segmento dei modelli di volume economici. La novità più discussa è la Jetta M6, una berlina elettrica che, secondo le prime immagini e le indiscrezioni trapelate dal Ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT), presenta una somiglianza estetica sorprendente con uno dei veicoli elettrici più popolari al mondo: la Tesla Model 3.

Un design che cita la Silicon Valley

L’aspetto che ha destato maggiore scalpore riguarda la sezione frontale della vettura. Ad un primo sguardo, la parte anteriore della Jetta M6 appare estremamente familiare: i sottili fari a LED confluiscono in una grembiulatura anteriore fortemente sagomata e priva della classica griglia del radiatore. Questa scelta stilistica cita esplicitamente il linguaggio del design di Tesla, in particolare la conformazione del “muso” della Model 3.

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Tuttavia, allontanandosi dal frontale, la carrozzeria adotta linee più convenzionali. Si tratta di una berlina lunga 4,81 metri con una silhouette fastback che termina in una sottile fascia luminosa continua al posteriore. Dettagli come le maniglie delle porte parzialmente incassate e le linee pulite della scocca contribuiscono a un’immagine complessiva sobria, confermando che le analogie con Tesla sono concentrate principalmente nella firma estetica anteriore.

Tecnica e prestazioni

Sotto la carrozzeria, la Jetta M6 non cerca l’eccellenza prestazionale delle hypercar, ma punta alla solidità richiesta dal mercato di massa cinese. La piattaforma è stata progettata per massimizzare l’abitabilità, grazie a un passo di 2,82 metri che promette spazio generoso all’interno.

Il veicolo è spinto da un singolo motore elettrico fornito dal produttore cinese CRRC, disponibile in due livelli di potenza:

  • base: eroga 113 kW (152 CV) con una velocità massima di 166 km/h;
  • variante superiore: raggiunge i 145 kW (194 CV) con una velocità limitata a 172 km/h.

Questi dati sottolineano una chiara direzione verso l’efficienza e la praticità quotidiana piuttosto che verso la sportività pura. Le celle della batteria agli ioni di litio sono prodotte da CALB, mentre l’assemblaggio dei pacchi batteria è affidato alla joint venture FAW-Volkswagen. Con un peso a vuoto che varia tra i 1.557 e i 1.628 kg, la M6 si posiziona come una vettura equilibrata per il traffico urbano ed extraurbano.

La strategia del prezzo

Il vero punto di forza della Jetta M6 risiede nel posizionamento commerciale. Per contrastare il calo delle vendite subito dalla VW in Cina, il marchio Jetta agirà come brand per grandi volumi ma a basso prezzo. Le indiscrezioni riportate da CarNewsChina parlano di un prezzo di circa 102.041 Yuan, che al cambio attuale corrispondono a soli 13.180 euro.

Questa strategia fa parte di un piano più ampio: entro il 2028, il marchio Jetta intende lanciare cinque nuovi modelli, di cui quattro dotati di propulsione elettrica o plug-in hybrid. Tuttavia, per i clienti europei la Jetta M6 resterà un oggetto del desiderio irrealizzabile: secondo le informazioni attuali, non è previsto alcun piano per l’esportazione di questo modello verso il Vecchio Continente. Con la M6, Volkswagen sembra aver trovato la formula per rispondere colpo su colpo ai produttori cinesi, unendo un look “premium” a un prezzo di vendita imbattibile.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 15:04:09 +0000
News n. 3
Opel Combo, ora anche a benzina: spazio, tecnologia e prezzo competitivo

L’evoluzione del mercato automobilistico richiede oggi una flessibilità senza precedenti, capace di adattarsi alle diverse esigenze di vita quotidiana, lavoro e tempo libero. In questo contesto, l’annuncio dell’apertura degli ordini per l’Opel Combo con motore a benzina rappresenta una mossa strategica fondamentale per il marchio tedesco. Con un prezzo di partenza fissato a 26.600 euro (chiavi in mano in Italia, IPT esclusa), Opel punta a democratizzare la versatilità, offrendo una soluzione concreta e moderna per chi cerca un veicolo spazioso senza dover necessariamente guardare alle motorizzazioni diesel o elettriche.

Efficienza e brio

La principale novità che segna l’ingresso sul mercato di questa versione è il propulsore a benzina da 1,2 litri. Capace di erogare una potenza di 81 kW (110 CV), questo motore è stato progettato per offrire un equilibrio ottimale tra consumi contenuti e prestazioni brillanti per la guida urbana ed extraurbana.

Abbinato a un cambio manuale a sei marce, il Combo a benzina è in grado di raggiungere una velocità massima di 179 km/h, garantendo la prontezza necessaria anche quando il veicolo viaggia a pieno carico. Per le famiglie, questo significa poter contare su un mezzo affidabile per i lunghi viaggi autostradali così come per le commissioni quotidiane, con una fluidità di marcia tipica dei motori a benzina di ultima generazione.

Spazio “da furgone” in un’auto passeggeri

Il vero vantaggio competitivo dell’Opel Combo risiede nella sua capacità di trasformarsi a seconda della necessità. La versione d’ingresso Edition +, lunga 4,41 metri, è concepita per ospitare comodamente cinque passeggeri, garantendo al contempo un volume di carico che non ha eguali nella categoria.

Con tutti i posti occupati, il bagagliaio offre una capacità di 1.355 litri (misurati fino al tetto). Tuttavia, è nella modularità che il Combo esprime il suo massimo potenziale per la vita familiare: abbattendo i sedili posteriori e il sedile del passeggero anteriore, la capacità di carico schizza a 3.500 litri. Questa caratteristica trasforma l’abitacolo in un vero e proprio vano da furgone, permettendo il trasporto di attrezzature sportive ingombranti, biciclette o mobili, rendendolo il compagno ideale per ogni tipo di hobby o trasloco. Ulteriori dettagli pratici, come il finestrino del portellone apribile indipendentemente, facilitano l’accesso al vano carico anche in spazi ristretti.

Tecnologia premium al servizio della sicurezza

Nonostante il posizionamento di prezzo accessibile, Opel non ha rinunciato a dotazioni tecnologiche di segmenti superiori. Un vantaggio enorme per la sicurezza familiare è rappresentato dai fari a matrice di LED Intelli-Lux Matrix, offerti di serie. Questa tecnologia garantisce una visibilità notturna ottimale senza abbagliare gli altri automobilisti, migliorando drasticamente la sicurezza attiva durante i viaggi serali.

All’interno, la vita di bordo è semplificata da una radio multimediale con touchscreen da 10 pollici. Il sistema supporta l’integrazione wireless con Apple CarPlay e Android Auto, permettendo ai genitori di gestire navigazione e musica senza distrazioni legate ai cavi. La presenza di sensori di parcheggio posteriori, aria condizionata e vetri oscurati completa un pacchetto che punta tutto sul comfort degli occupanti.

La strategia della “libertà di scelta”

L’ingresso della versione a benzina completa una gamma che Opel definisce “la scelta giusta per ogni esigenza”. I clienti possono ora decidere tra i motori termici tradizionali (benzina e diesel) o la variante Combo Electric, completamente priva di emissioni locali. Questa libertà permette a ogni famiglia di selezionare il gruppo motopropulsore che meglio si adatta al proprio chilometraggio annuo e alle restrizioni di circolazione della propria zona, mantenendo inalterati i vantaggi di spazio e flessibilità che hanno reso il Combo un’icona del suo segmento.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 13:50:11 +0000
News n. 4
Super Leclerc a Spa, ma il vero capolavoro è di Hamilton: Ferrari trascinata da Lewis

Se le cronache di Spa incoronano giustamente il ritrovato Leclerc con una strameritata seconda piazza, la vera impresa della domenica belga porta l’inconfondibile firma di Hamilton. Costretto a domare una SF-26 azzoppata e scontare una penalità, Lewis mostra cosa significa fare la differenza. Una cavalcata implacabile che piega le fredde logiche adottando “il mestiere del manico”.

Bravissimo Charles, ma Lewis?

A buon diritto gli onori della cronaca sono andati a Charles Leclerc. Il giovanotto del Principato ha tagliato il traguardo in seconda posizione, a meno di due secondi dalla Mercedes di quel Kimi Antonelli che oggi comanda le classifiche mondiali. Questo, sia ben chiaro, considerando che per una decina abbondante di tornate il monegasco ha persino accarezzato l’illusione del trionfo.

Charles è stato inappuntabile, su questo non ci piove. Ha saputo trarre il massimo profitto dal regime di Virtual Safety Car, spingendo poi sull’acceleratore con una costanza implacabile sino alla bandiera a scacchi. È la riprova che il ferrarista ha finalmente trovato la quadratura del cerchio, scrostandosi di dosso le antiche ruggini per trovare una sintonia autentica con questa SF-26.

Impresa tutt’altro che banale: andatelo a chiedere a George Russell, che in casa Mercedes con Antonelli ci deve fare i conti tutti i giorni. Ma se Leclerc ha confezionato il fine settimana perfetto, che parole ci restano per l’agire di Lewis Hamilton? Partiamo da un fatto di cronaca. Nelle interviste del giovedì, Lewis ha ribadito un concetto: anche per la campagna in Belgio ha snobbato il simulatore.

Eppure, a dispetto della modernità, continua a dettare la linea di sviluppo al muretto, affidandosi unicamente al vecchio, infallibile mestiere e a una sensibilità di guida che non si insegna. Ancora: pur recando sulla fiancata sinistra le stimmate di un incontro ravvicinato con Russell, ha condotto una corsa superba, coronato da una rimonta su Piastri nelle battute finali. Che voto assegnargli, dunque?

Hamilton: il lavoro con la Ferrari danneggiata dietro il risultato

L’intera architettura dei bargeboard della sua SF-26 è andata in fumo alla prima tornata. Ora, senza entrare in astrusi tecnicismi, è lampante che se “quegli ammennicoli” ci sono, a qualcosa pur servono. E averli integri da una sola parte significa viaggiare con i flussi sbilenchi. Eppure Lewis non ha fatto una piega: 44 giri senza un lamento, né per la vettura azzoppata né per l’iniqua sanzione.

L’imperativo categorico era uno solo: isolarsi dal mondo e domare la macchina. Hamilton ha dovuto reinventare il proprio stile di guida, tamponando gli scompensi figli dell’urto. Nel primo stint di gara, calzando gomme Medium, l’impresa gli è riuscita in fretta; i veri grattacapi sono giunti con il secondo. Cambiare mescola, in Formula 1, equivale a cambiare l’equilibrio dinamico dell’auto.

Calzate le Hard, Lewis ha patito le pene dell’inferno per ritrovare il ritmo, costretto a stravolgere le regolazioni della vettura, impianto frenante e differenziale, in primis, per raddrizzare la baracca. Ha dovuto ridisegnare le traiettorie e il modo stesso di trattare le coperture. Poi, superata l’impasse iniziale, si è messo letteralmente a volare a bordo della SF-26.

Viaggiava sul cronometro dei battistrada e, nonostante un gap di nove secondi dalla McLaren di Oscar Piastri, non ha sollevato il piede dal pedale finché non lo ha riacciuffato. Giunto negli scarichi della MCL40 numero 81, ha atteso un paio di giri prima di sbarazzarsi dell’australiano. Qualche passaggio in più, avrebbe messo nel mirino anche il terzo gradino del podio di Verstappen.

Lewis è il leader tecnico della Ferrari 2026

Una prova, quella di Hamilton, che definire monumentale è fargli torto. Una delle regole non scritte del giornalismo, si sa, vuole che le copertine vadano a chi taglia il traguardo davanti. E, lo ripetiamo, nulla deve offuscare i grandi meriti di Leclerc. Pure lui rinato dopo un pesante periodo di appannaggio condito da innumerevoli errori e rendimento opaco.

Ma a scrutare tra le pieghe della domenica automobilistica targata Gran Premio del Belgio, chi ha davvero compiuto l’impresa titanica è stato il sette volte iridato. Indomito, Lewis ha spremuto ogni singola stilla della sua SF-26, dimostrando un’osmosi con la squadra che appare, oggi, l’esatto opposto di quanto vedevamo l’anno passato.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 13:38:27 +0000
News n. 5
A giugno l’energia solare è la prima fonte energetica in Europa

Il panorama energetico europeo ha raggiunto un traguardo storico nel corso del mese di giugno appena concluso. Secondo le analisi pubblicate dal prestigioso think tank energetico Ember, gli impianti fotovoltaici hanno prodotto complessivamente 52 TWh di elettricità, arrivando a coprire il 25% dei consumi totali dell’Unione Europea. Si tratta di un primato assoluto: per la prima volta, il Sole è diventato la principale fonte di produzione energetica del continente su base mensile, superando pilastri storici come il nucleare e i combustibili fossili.

Una gerarchia energetica ribaltata

Il sorpasso avvenuto a giugno non è solo simbolico, ma poggia su dati strutturali che ridisegnano la gerarchia delle fonti energetiche in Europa. Con il suo 25%, il fotovoltaico ha scalzato il nucleare, fermatosi al 21%, e ha lasciato sensibilmente indietro il gas (15%), l’eolico (14%), l’idroelettrico (12%) e il carbone, quest’ultimo ormai ridotto all’8% del mix produttivo. Questo record non è un evento isolato, ma rappresenta il terzo primato consecutivo dopo quelli registrati a giugno 2025 e maggio 2026, confermando una tendenza ormai consolidata.

Caldo, ore di luce e nuovi impianti

Il raggiungimento di questa quota del 25% è il risultato di una combinazione di fattori climatici e industriali. Da un lato, le ondate di calore che hanno colpito gran parte dell’Europa hanno spinto al rialzo la domanda di energia per il raffrescamento degli edifici. Dall’altro, le lunghe giornate estive hanno permesso ai pannelli di lavorare alla massima efficienza proprio in concomitanza con i picchi di consumo.

Tuttavia, l’elemento determinante rimane la crescita della capacità installata. Negli ultimi cinque anni, il fotovoltaico ha vissuto un’espansione definita dagli analisti come “stratosferica”. Se a giugno 2021 la produzione era di soli 21 TWh (il 10% della domanda), nel solo 2025 l’Ue ha aggiunto 65,1 GW di nuova capacità solare, segnando una crescita annua costante superiore al 20%.

Spagna, Germania e la sorpresa in Polonia

Il record europeo è la somma di successi nazionali straordinari. La Germania ha guidato la corsa raggiungendo una quota record del 36% di elettricità prodotta dal Sole, seguita dalla Spagna che ha superato per la prima volta la soglia del 34%. Particolarmente significativa è la performance della Polonia: pur essendo storicamente dipendente dal carbone, il Paese è riuscito a coprire il 24% della sua produzione elettrica mensile tramite il solare, grazie all’installazione di oltre 20 GW di nuovi impianti dal 2020 a oggi.

I risvolti per la mobilità

Il primato del solare ha implicazioni dirette e profonde per il settore della mobilità, in particolare per la diffusione dei veicoli elettrici. Poiché l’energia solare è diventata una “componente vitale del sistema energetico europeo”, la ricarica delle auto elettriche sta diventando progressivamente più pulita ed economica.

Quando un quarto dell’elettricità immessa in rete proviene direttamente dal Sole, l’impronta di carbonio di ogni chilometro percorso da un’auto elettrica si riduce drasticamente, rendendo la transizione energetica dei trasporti un obiettivo reale e non solo teorico. Inoltre, l’abbondanza di energia solare durante le ore diurne apre nuove opportunità per lo sviluppo di tariffe di ricarica agevolate e per la gestione intelligente della rete, dove i veicoli possono fungere da accumulatori per l’energia rinnovabile prodotta in eccesso.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 13:09:04 +0000
News n. 6
Codice causale per il rinnovo della patente: dove si trova e cos’è

Il codice causale per il rinnovo della patente identifica, nel sistema PagoPA, il motivo del versamento destinato alla Motorizzazione. Dal 2022 i vecchi versamenti sui conti correnti postali 9001 e 4028 sono stati sostituiti da PagoPA. La pratica viene ora identificata, nel tariffario nazionale, dalla tariffa N004 – Rinnovo patente, che comprende 10,20 euro di diritti della Motorizzazione Civile e 16 euro di imposta di bollo.

Il vecchio codice causale 002 non si usa più

Il cosiddetto codice causale permetteva di collegare il versamento effettuato tramite bollettino postale all’operazione richiesta alla Motorizzazione Civile. Nel caso della conferma di validità della patente, il numero indicato dalle vecchie istruzioni era 002. Quel sistema prevedeva due pagamenti separati: uno sul conto corrente 9001 per i diritti della Motorizzazione civile e l’altro sul conto 4028 per l’imposta di bollo. Sul bollettino compariva uno spazio dedicato alla causale, da cui nasce ancora oggi la domanda su dove trovare il relativo codice.

Dal passaggio a PagoPA il funzionamento è cambiato. L’automobilista non deve più scrivere manualmente la causale, perché seleziona dal Portale dell’Automobilista la tariffa collegata alla pratica da svolgere. I vecchi bollettini 9001 e 4028 non sono più utilizzabili per le pratiche relative a patenti e CQC. Nel tariffario nazionale in vigore il rinnovo della patente viene identificato dal codice N004. La descrizione completa è N004 – Diritti 10,20 euro | Bolli 16 euro – Rinnovo patente.

L’importo del versamento ministeriale ammonta quindi a 26,20 euro. Si tratta una tariffa PagoPA unica che riunisce i diritti della Motorizzazione Civile e l’imposta di bollo. Questo codice viene selezionato all’interno del sistema di pagamento oppure individuato dall’autoscuola, dall’agenzia o dalla struttura che gestisce la pratica per conto dell’interessato.

Dove si trova la tariffa N004

Per effettuare il pagamento bisogna entrare nell’area riservata del Portale dell’Automobilista usando Spid o Carta d’identità elettronica. Una volta autenticato occorre accedere alla sezione “Pagamento pratiche online PagoPA†e quindi selezionare la voce “Nuovo pagamentoâ€. A quel punto bisogna scegliere il tariffario nazionale oppure quello previsto per uno dei territori dotati di regole proprie. Nell’elenco si può cercare la tariffa N004 – Rinnovo patente, aggiungerla al carrello e controllare i dati del titolare.

La tariffa N004 si riferisce al tariffario nazionale, ma sono in vigore disposizioni specifiche per Sicilia, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Province autonome di Trento e Bolzano.

Il pagamento può essere concluso online con uno degli strumenti accettati dal sistema. In alternativa il Portale consente di stampare l’avviso PagoPA e saldarlo tramite home banking, app, banca, ufficio postale o esercente convenzionato. Una volta versata la somma occorre tornare nell’area riservata, aprire “I miei pagamenti†e stampare la ricevuta generata dal Portale dell’Automobilista. La ricevuta rilasciata dalla banca, dall’app o dal punto vendita non sostituisce il documento ministeriale da presentare al medico.

La questione del codice fiscale

Il pagamento è accettato soltanto se il codice fiscale del titolare della pratica coincide con quello dell’intestatario della patente da rinnovare. Questo non impedisce a un familiare di accedere al Portale con il proprio Spid o con la propria Carta d’identità elettronica e pagare per un’altra persona. Prima della conferma bisogna però sostituire i dati proposti automaticamente dal sistema con quelli dell’effettivo titolare del documento.

Se il pagamento resta associato al codice fiscale di chi ha effettuato l’accesso, pur riferendosi alla patente di un’altra persona, la ricevuta non può essere utilizzata per il rinnovo. In quel caso occorre attivare la procedura di rimborso e generare un nuovo versamento corretto.

Dove si rinnova la patente

Il rinnovo non si conclude con il versamento. La conferma della validità è subordinata a una visita che accerti il mantenimento dei requisiti fisici e psichici richiesti per guidare. L’accertamento può essere svolto da un medico abilitato ai sensi dell’articolo 119 del Codice della Strada. Rientrano tra i soggetti autorizzati i medici delle Asl con funzioni medico-legali, i medici militari, quelli appartenenti ai servizi sanitari delle Ferrovie dello Stato, alla Polizia di Stato, ai Vigili del fuoco e alle altre strutture previste dalla legge.

La disciplina comprende anche medici privati iscritti agli albi professionali e accreditati dal Ministero. Alcuni lavorano all’interno di autoscuole, agenzie di consulenza automobilistica o sedi Aci, ma l’idoneità viene sempre certificata dal professionista autorizzato, non dall’organizzazione che ospita la visita.

La visita deve svolgersi davanti alla Commissione medica locale quando le condizioni cliniche fanno sorgere dubbi sull’idoneità alla guida, per le patenti speciali e per alcune categorie professionali oltre determinati limiti di età. La Commissione può ridurre la durata del rinnovo rispetto alle scadenze ordinarie quando ritiene che le condizioni del conducente richiedano controlli più frequenti.

Per le persone affette da diabete titolari di patente A, B o BE, il medico monocratico tiene conto anche della valutazione di uno specialista in diabetologia e malattie del ricambio dell’Asl. In presenza di complicazioni capaci di incidere sulla sicurezza, l’interessato può essere inviato alla Commissione. Chi possiede una patente C, D, CE o DE ed è affetto da diabete deve invece sottoporsi alla Commissione medica locale integrata da uno specialista diabetologo.

La procedura telematica ordinaria può essere avviata nei quattro mesi che precedono la scadenza. Anticipare troppo la visita non prolunga la validità del documento e può comportare il ricorso a una pratica diversa dalla normale conferma.

Per le patenti AM, A1, A2, A, B1, B e BE, la durata dipende dall’età del conducente. Il rinnovo avviene ogni dieci anni fino ai 50 anni, ogni cinque tra 50 e 70 anni, ogni tre tra 70 e 80 anni e ogni due dopo gli 80 anni. Le categorie C1, C1E, C e CE durano cinque anni fino al compimento dei 65 anni e due anni oltre questa soglia. Dopo i 65 anni il controllo deve essere eseguito in Commissione medica locale.

Le patenti D1, D1E, D e DE seguono una validità di cinque anni fino a 70 anni, tre anni fino a 80 e due anni dopo gli 80. Restano distinti i limiti per la conduzione professionale di autobus e degli altri mezzi adibiti al trasporto di persone.

Per le comuni patenti A e B la scadenza coincide di regola con il giorno e il mese del compleanno. L’allineamento non si applica alle categorie C e D, alle CQC e alle patenti A o B rinnovate dalla Commissione medica locale o dagli specialisti Asl in diabetologia.

Quanto costa il rinnovo

La componente ministeriale nazionale è pari a 26,20 euro, suddivisa tra 10,20 euro di diritti e 16 euro di bollo. A questa somma si aggiungono il costo della visita medica, il recapito della nuova patente e l’eventuale compenso richiesto dall’autoscuola o dall’agenzia. La tariffa sanitaria cambia comunque in base alla struttura, al territorio, alla categoria della patente e alla necessità di sottoporsi a una Commissione medica locale.

Anche il riferimento a una spesa complessiva compresa tra 60 e 120 euro va letto come una stima, non come una tariffa fissata dalla legge. Rivolgersi a una struttura sanitaria può costare meno rispetto a una pratica interamente gestita da un intermediario mentre il servizio di un’autoscuola riduce gli adempimenti a carico dell’utente. Il recapito della patente costa 7,32 euro, pari a 6 euro più Iva. La somma viene pagata alla consegna, in contanti oppure con carta sui circuiti accettati, o al momento del ritiro all’ufficio postale.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 12:00:28 +0000
News n. 7
Auto rovente al sole, il metodo per rinfrescarla in pochi secondi

Apri la portiera della tua auto lasciata sotto il sole e il modo in cui vieni “accolto” non è dei migliori, se vogliamo usare un eufemismo: una folata molto più calda dell’aria esterna ti toglie quasi il respiro. Come prima reazione penseresti di accendere subito il climatizzatore, e l’idea avrebbe pure una sua logica, ma nei primi istanti l’impianto deve combattere contro un abitacolo pieno d’aria rovente. Per ridurre il disagio Hannah Fry, matematica britannica con un dottorato in fluidodinamica, suggerisce di espellerla prima ancora di mettere in moto il motore.

Come far uscire l’aria rovente dall’auto

Senza ricorrere ad accessori, abbassi completamente il finestrino posteriore sul lato opposto rispetto al conducente, dopodiché apri e richiudi rapidamente la portiera del guidatore due o tre volte. Il movimento sembrerà piuttosto insolito a un passante, ma a quanto pare conviene superare il breve momento di imbarazzo, visto che in pochi secondi dovresti sostituire buona parte dell’aria intrappolata con quella proveniente dall’esterno.

Fry ha ripubblicato il consiglio sul proprio profilo TikTok durante una nuova ondata di caldo, accompagnandolo con una spiegazione molto semplice:

“La portiera funziona in pratica come un grande ventaglio”

Durante l’apertura, la portiera sposta una quantità consistente d’aria e crea una differenza di pressione. Quella accumulata nell’abitacolo viene spinta verso l’esterno, mentre dal finestrino posteriore entra aria nuova: in fluidodinamica si parla di “bulk flowâ€, cioè del movimento complessivo di una massa di fluido da una zona all’altra. Anche in una giornata torrida, fuori dall’auto la temperatura rimane normalmente inferiore rispetto ai valori raggiunti all’interno.

Un’ora sotto il sole ha fatto aumentare di circa 22 °C la temperatura delle auto esaminate in uno studio pubblicato su Pediatrics. Il rialzo maggiore si è verificato nella prima mezz’ora e nemmeno i finestrini tenuti leggermente aperti hanno cambiato granché. L’abitacolo ha continuato a scaldarsi quasi alla stessa velocità, raggiungendo valori simili a quelli misurati con i vetri completamente chiusi.

Aprire e chiudere la portiera interviene soltanto sull’aria rimasta dentro, quindi il beneficio iniziale non riguarda il volante o i sedili arroventati. Plastiche e rivestimenti hanno assorbito il calore e impiegano più tempo a perderlo. Dopo il ricambio servirà ancora il climatizzatore, che troverà almeno una temperatura di partenza meno estrema e potrà raffreddare l’interno dell’auto con minore fatica.

Il pericolo delle temperature nell’abitacolo

Un vetro appena abbassato offre comunque scarsa protezione dal rapido aumento della temperatura interna. Secondo la Nhtsa, in appena dieci minuti l’aumento può avvicinarsi a 11 °C e nemmeno un parcheggio all’ombra offre sufficienti garanzie. Per tale motivo un bambino non va mai lasciato da solo in macchina, nemmeno durante una commissione rapida, e chi ne vede uno chiuso all’interno deve avvertire subito i soccorsi.

Il metodo suggerito da Hannah Fry richiede pochi secondi e manda fuori l’aria rimasta a scaldarsi nell’abitacolo, niente di più. Sedili o plancia continueranno a emanare calore e toccherà al climatizzatore abbassarne la temperatura dopo la partenza. Aprire il finestrino e muovere la portiera rende almeno meno pesante il primo impatto, senza consumare carburante o energia della batteria.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 10:48:41 +0000
News n. 8
Volkswagen ID. Polo, arriva la versione più economica: quanto costa

Alla presentazione della ID. Polo, Volkswagen aveva promesso una versione elettrica da circa 25.000 euro. Al lancio, tuttavia, nei listini italiani erano comparse soltanto le Edition 1 da 35.000 euro e Edition 1 More da 38.400 euro, entrambe con batteria da 52 kWh. Era il preludio della variante d’accesso, che ora esce finalmente allo scoperto riducendo di parecchio la spesa necessaria.

Prezzo e autonomia

In Germania la ID. Polo Trend costa 24.995 euro. Sul sito italiano Volkswagen parla invece di un’offerta commerciale intorno ai 25.000 euro e indica settembre 2026 come periodo di disponibilità, senza aver ancora pubblicato il listino definitivo. Prima di aspettarsi la stessa identica cifra tedesca sarà quindi meglio conoscere eventuali promozioni, obblighi di finanziamento o condizioni legate alla permuta.

37 kWh contro 52: una parte consistente dei 10.000 euro risparmiati dipende dalla batteria. La Trend porta con sé meno energia e deve quindi fermarsi prima delle Edition 1, ma i 334 km WLTP dichiarati da Volkswagen permettono di affrontare comunque i tragitti quotidiani, mentre la differenza si sentirà maggiormente nei trasferimenti autostradali.

Una sosta dal 10 all’80% richiede circa 23 minuti, purché il punto di ricarica eroghi i 90 kW accettati dall’auto. Il motore della versione base manda 116 CV alle ruote anteriori e, sempre con la batteria da 37 kWh, Volkswagen proporrà anche l’alternativa da 135 CV. Quest’ultima offrirà un po’ di vivacità in più, inevitabilmente pagata attraverso un consumo superiore.

A cambiare sono il prezzo e l’autonomia, non lo spazio: ID. Polo rimane lunga 4,05 metri e sfrutta il passo di 2,60 metri per lasciare ai passeggeri posteriori 19 millimetri in più rispetto alla Polo con motore termico. Il bagagliaio offre 441 litri, destinati a diventare 1.243 dopo aver ripiegato il divano, cifre superiori a quelle della sorella alimentata a benzina.

Trend rinuncia ad alcuni accessori inseriti negli allestimenti superiori, ma non si presenta come una versione completamente spoglia, infatti davanti al conducente trova posto un quadro digitale da circa 10 pollici e al centro della plancia compare il sistema multimediale da 12,9. Sono inoltre compresi il climatizzatore automatico e i fari a LED, oltre al volante multifunzione rivestito in materiale sintetico.

Infilarsi in un parcheggio risulta poi meno complicato: i sensori installati davanti e dietro avvisano il conducente della vicinanza degli ostacoli. Side Assist si occupa dell’angolo cieco e controlla che dalla strada non arrivi qualcuno al momento di aprire la portiera. Reversing Assist torna utile in un vicolo: registra il tratto appena percorso e guida la vettura all’indietro lungo la stessa traiettoria.

Gli altri allestimenti da 37 kWh

Spendere poco non obbligherà a scegliere l’allestimento base. La batteria da 37 kWh entra anche nei listini di Life e Style, in vendita in Germania da 29.195 euro. La prima investe parte della differenza sul cruise control adattivo e sulla telecamera, la seconda preferisce i fari Matrix LED e pagando ancora si possono aggiungere il tetto in vetro oppure l’impianto audio Harman Kardon.

I 334 km dichiarati indicano chiaramente quale sarà l’habitat della versione meno cara. In città e nel tragitto verso il lavoro la capacità ridotta incide poco, specialmente con una presa disponibile a casa, mentre in una vacanza le soste arriveranno prima rispetto alla ID. Polo da 52 kWh. Da settembre la Trend sarà proposta anche in Italia e il listino chiarirà che cosa Volkswagen intenda davvero con la formula “intorno ai 25.000 euroâ€.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 09:49:26 +0000
News n. 9
Caro carburanti, benzina e diesel sopra i 2 euro in autostrada

Partire con il pieno adesso costa parecchio più di quanto avrebbe richiesto all’inizio di luglio. I rincari hanno colpito soprattutto il gasolio, tornato sopra la benzina sia sulla rete ordinaria sia in autostrada, e proprio lungo le principali direttrici italiane la media del diesel self service ha raggiunto 2,155 euro al litro, contro i 2,020 euro della verde.

Fuori dall’autostrada si risparmia qualcosa, sebbene i dati diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy lascino poco spazio all’ottimismo. La benzina in modalità self costa mediamente 1,931 euro al litro e il gasolio 2,082 euro, dunque inserendo 50 litri nel serbatoio si spendono 96,55 euro con la prima e 104,10 euro con il secondo. La medesima quantità acquistata in autostrada porta il conto rispettivamente a 101 e 107,75 euro.

I prezzi medi e l’impatto sulle tasche degli automobilisti

Sull’aumento dei prezzi ha inciso la fine dello sconto temporaneo sulle accise, scaduto il 3 luglio. Da allora un automobilista che utilizza il gasolio ha visto aumentare rapidamente il costo del rifornimento, senza avere il tempo di abituarsi alla nuova cifra comparsa sui tabelloni. Alle tasse si sono aggiunte le tensioni internazionali, che hanno fatto salire le quotazioni del petrolio in pieno periodo partenze estive.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha calcolato la differenza rispetto all’ultimo giorno di applicazione dello sconto. In autostrada, soltanto il rincaro del diesel aggiunge 5,10 euro a un pieno da 50 litri:

“Dal 3 luglio, ultimo giorno di sconto sulle accise, il gasolio in autostrada costa 10,2 centesimi in più al litro, con un rialzo del 5,18%. Nella rete stradale la stangata è ancora peggiore: 11,4 centesimi al litro e 5,70 euro in più a rifornimento”

Le medie nazionali, tuttavia, nascondono differenze significative fra un distributore e l’altro. Analizzando i prezzi comunicati dagli impianti al Mimit, il Codacons ha individuato a Milano una pompa self service dove il diesel veniva venduto a 2,695 euro al litro e la benzina a 2,635 euro. A Pantelleria si arrivava rispettivamente a 2,599 e 2,499 euro.

I picchi in autostrada

I valori massimi rilevati in autostrada riguardano invece il servizio effettuato dall’operatore: sulla A21 Torino-Piacenza un litro di gasolio ha toccato 2,699 euro, sulla A4 Venezia-Trieste si è fermato a 2,682 euro e sulla A22 Brennero-Modena ha raggiunto 2,609 euro. Per la benzina il primato segnalato dal Codacons appartiene ancora alla A21, con 2,549 euro al litro.

Non sono prezzi rappresentativi dell’intera rete, ma mostrano quanto possa incidere la scelta della stazione di servizio. Con 50 litri di gasolio acquistati a 2,699 euro si spendono 134,95 euro, quasi 31 in più rispetto al costo calcolato sulla media delle strade ordinarie.

Il Codacons chiede al governo un nuovo intervento sulle accise, limitato almeno alla fase più intensa dell’esodo e del successivo rientro dalle vacanze:

“I rincari dei listini alla pompa avranno effetti pesanti sulle vacanze estive degli italiani. Il governo deve intervenire con urgenza adottando un nuovo taglio delle accise da far valere fino alla fine di agosto”

Lo stesso aumento finisce inoltre nel costo dei trasporti e rischia di arrivare indirettamente sugli scaffali, visto il largo impiego della gomma nella distribuzione delle merci. Nell’immediato, i conducenti in prossimità di partire possono soltanto evitare il servito e confrontare le tariffe tramite l’Osservaprezzi del Mimit, rifornendosi possibilmente prima di entrare in autostrada.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 08:04:42 +0000
News n. 10
Autovelox, 850 dispositivi spenti: in vigore le nuove regole

850 autovelox non potranno più scattare fotografie agli automobilisti, almeno fino a quando non verranno messi in regola. Il decreto dell’8 giugno 2026 ne impone lo spegnimento e prova a risolvere la confusione fra apparecchi semplicemente approvati e dispositivi omologati, già affrontata più volte dalla Cassazione nei ricorsi presentati dai conducenti.

La stretta sui dispositivi non omologati

Dal 12 luglio possono rimanere accesi 3.150 dei circa 4.000 strumenti registrati sulla piattaforma del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per i rimanenti è scattata la sospensione e una nuova sanzione rilevata attraverso uno di essi rischierebbe di essere annullata a seguito del ricorso dell’automobilista. Lo spegnimento avrà carattere temporaneo qualora gli enti ottengano l’omologazione, al termine della quale gli apparecchi torneranno in servizio.

Nella lettura di Matteo Salvini, dietro alcuni autovelox si nascondeva l’interesse dei Comuni a incassare denaro dalle contravvenzioni, anziché la volontà di rendere le strade sicure. Al momento di annunciare lo stop agli 850 apparecchi, il ministro dei Trasporti è tornato così su una delle accuse lanciate più spesso negli ultimi anni:

“Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale

Prima di entrare in funzione, ogni nuovo modello dovrà superare l’omologazione prevista dal decreto. Ma il via libera iniziale da solo non basterà a garantire un’autorizzazione senza scadenza: durante l’utilizzo saranno controllate tanto la precisione delle misurazioni quanto la regolarità del funzionamento e, in seguito a una riparazione o a modifiche del software, servirà un’altra verifica. A occuparsene saranno i laboratori riconosciuti secondo i criteri riportati nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

L’intervento era stato provocato soprattutto dalle sentenze cominciate con l’ordinanza 10505 della Cassazione, depositata nell’aprile 2024. Secondo i giudici, l’approvazione tecnica non poteva sostituire l’omologazione espressamente richiesta dal Codice della Strada e da lì in poi numerosi automobilisti hanno contestato le sanzioni ricevute.

Per gli apparecchi già presenti sulle strade è stato previsto un passaggio intermedio. Alcuni modelli approvati in passato vengono ora considerati omologati, purché rispettino le caratteristiche elencate nell’Allegato B e risultino correttamente registrati. I dispositivi più datati dovranno invece affrontare l’esame della documentazione o specifiche prove tecniche prima di poter essere riaccesi.

Gli effetti cambiano parecchio da una zona all’altra. Il Mit ha comunicato lo spegnimento di 144 apparecchi in Lombardia e 131 in Piemonte, a cui seguono l’Emilia-Romagna con 94, il Veneto con 84 e la Toscana con 69, la Liguria con 16 e le Marche con 15. Numeri inferiori riguardano regioni nelle quali il parco censito era già limitato. I dati diffusi dal Ministero fotografano comunque una situazione ancora suscettibile di cambiamenti, dato che gli enti potranno regolarizzare gli strumenti sospesi.

Come avanzare ricorso

Gli automobilisti multati avranno modo di controllare l’apparecchio sul portale Velox Mit, inserendo il Comune, l’ente accertatore oppure il codice identificativo riportato nel verbale. Se il dispositivo non compare nel database o rientra fra quelli sospesi, la sanzione può essere contestata al Giudice di Pace  entro 30 giorni dalla notifica, o al Prefetto entro 60, ma pagando la somma si rinuncia alla possibilità di impugnarla.

L’Associazione vittime incidenti stradali valuta positivamente il tentativo di mettere ordine, pur ricordando che la regolarità degli strumenti non cancella il dovere di rispettare i limiti. Il presidente Domenico Musicco ha dichiarato:

“Non si possono mettere autovelox solo per fare cassa, ma deve passare il messaggio che le regole vanno rispettate da tutti”

Se il nuovo sistema funzionasse, le multe dovrebbero diventare meno semplici da contestare, ma anche meno esposte al sospetto di essere state prodotte da un apparecchio privo dei requisiti necessari.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 07:37:21 +0000
News n. 11
F1, GP Spa: mattatore Antonelli, Leclerc salva la Ferrari. Le pagelle

Kimi Antonelli ha ottenuto la sesta pole position stagionale a Spa-Francorchamps, scattando bene allo spegnimento dei semafori, per poi lottare con Max Verstappen (balzato in testa dopo l’Eau Rouge) e Charles Leclerc. Dalla seconda fila è partito George Russell che è stato colpito da Hamilton in un classico incidente di gara. L’inglese della Mercedes si è arrestato nella ghiaia. Il bolognese, invece, è stato tallonato dal monegasco, capace di sopravanzare il quattro volte iridato della Red Bull Racing.

Alla ripresa dopo l’uscita della SC, Antonelli ha dettato il passo, mentre Leclerc è stato riscavalcato da Max Verstappen senza possibilità di difendersi. Lewis è stato penalizzato per il contatto al via con Russell con 5 secondi che ha scontato nel primo cambio gomme. Hamilton è stato negli scarichi anche dal compagno per diversi giri, ma nella doppia sosta Charles si è ritrovato davanti ad Antonelli e Verstappen grazie a una VSC.

Kimi ha rimontato e ha superato al 10 giri dalla fine il ferrarista. Charles ha provato a non mollare nella parte finale del Gran Premio, ma non aveva cavalli sul dritto per un controsorpasso. Un italiano ha finalmente vinto a Spa dopo 73 anni, precedendo Leclerc e Verstappen. Il bolognese ha raggiunto i sei trionfi stagionali, come Patrese, diventando il secondo italiano più vincente di sempre dietro ad Ascari con 13.

I top

Kimi Antonelli: 10 e lode – Con la partenza al palo, la 258a pole position per il motore Mercedes, ha ottenuto il record del più giovane poleman a Spa, a 19 anni, 10 mesi e 28 giorni. Battuto il primato di Charles Leclerc del 2019 (21 anni, 10 mesi e 19 giorni) in Belgio, quando riuscì poi ad aggiudicarsi la sua prima tappa in F1. Il leader della classifica ha eguagliato il record italiano per il maggior numero di pole in una stagione: 6 come Alberto Ascari nel 1953. Un pilota nostrano non partiva dalla prima casella dai tempi di Giancarlo Fisichella nel 2009. Dopo 19 giri a ritmi furiosi è stato chiamato ai box per la prima sosta per difendersi da Verstappen. Nella seconda parte ha rimontato su Leclerc con una calma olimpica e lo ha sverniciato grazie alla sua PU inarrivabile.

Charles Leclerc: 9 – Partito a fionda dalla quarta casella, Charles è riuscito inserirsi subito nelle prime tre posizioni, dimostrando un ottimo passo. Fortunatissimo nell’esposizione della VSC per dei detriti in pista, in occasione della prima sosta, il monegasco è uscito davanti al leader della classifica, Kimi Antonelli, e Max Verstappen. Sulla SF-26 non ha potuto nulla contro il motorone ibrido Mercedes e si è tenuto una seconda posizione di assoluto prestigioso. Al termine della corsa CL16 ha dichiarato:

“Facevamo comunque fatica nei rettilinei oggi, però il passo non era male. Ero anche sorpreso di quanto quando Kimi mi ha passato, ho pensato che se ne sarebbe andato facilmente, invece è rimasto lì, ci ho creduto fino alla fine perché con la scia potevo restare lì, ma non ne avevo abbastanza”.

Max Verstappen: 8 – Quando va al limite su quest’auto il massimo che può ottenere è una terza posizione. L’olandese è stato anche aiutato dalla scia in qualifica di Hadjar ed è partito bene, ma la RB22 non può andare oltre. In una stagione maledetta, il figlio d’arte di Jos sta dimostrando la sua classe e ha ottenuto il 300esimo podio nella storia del team Red Bull Racing.

Gabriel Bortoleto: 7,5 – Ancora a punti il giovane brasiliano che ha tenuto un bel ritmo su un altro tracciato leggendario. Di talento il ragazzo di Osasco ne ha ed è stato il primo degli altri, alle spalle dei top team. L’ottavo posto farà felice Mattia Binotto. Tutti i punti in classifica costruttori per Audi li ha portati Gabriel.

Lando Norris: 7 – Cattiveria da leone in gabbia in questo weekend, nonostante le 10 posizioni in griglia. Il campione del mondo in carica, andando lungo nella prima parte di gara, è riuscito addirittura a portarsi in testa alla corsa per poi essere superato da Leclerc e Antonelli. Un settimo posto che gli lascerà l’amaro in bocca a causa della penalità per il cambio della centralina.

I flop

Lewis Hamilton: 5,5 – Vicinissimo in qualifica al compagno di squadra, ma in gara ha deluso. Al di là del crash con Russell, su un tracciato iconico come Spa, dove è stato protagonista tante volte in passato, il campione della Ferrari non è riuscito a dimostrare il suo valore e si è demoralizzato giro dopo giro. Auto sfasciata nelle prove libere 3, ritmo basso nella seconda parte di gara, dopo un pericoloso unsafe release che ha coinvolto un meccanico, e punti lasciati per strada, a maggior ragione senza Russell in campo. Leclerc ha sempre preso le scelte giuste, mentre Lewis avrebbe potuto fare molto di più in Belgio. In ogni caso è secondo nel Mondiale a -45 dal leader e in Ungheria potrebbe rifarsi.

George Russell: 5 – La fortuna stavolta lo ha abbandonato e la sua gara è finita subito nei primi chilometri. Il pilota di King’s Lynn ha svoltato al primo giro come se non ci fosse Lewis Hamilton in traiettoria. In un classico incidente di gara, il rivale di Antonelli per la corona iridata ha avuto la peggio. In qualifica, pur continuando a beneficiare delle bandiere gialle, si è preso un distacco di mezzo secondo dal compagno di squadra. Antonelli ha parità di W17 sta facendo un altro sport.

Oscar Piastri: 4,5 – Aveva dominato nel 2025, mentre oggi ha faticato. Nella seconda metà di gara è crollato a 19 secondi e sembra oramai il lontano parente del pilota che aveva sfiorato il Mondiale.

Carlos Sainz: 4 – Se nella scorsa tappa era stato criticato per il misunderstanding con Charles Leclerc nelle fasi di doppiaggio, stavolta lo spagnolo è veramente in atroci difficoltà sulla FW48. La monoposto inglese, oltre all’Aston Martin, è la grande delusa del campionato 2026. Doveva essere l’anno della svolta, ma la vettura di Grove è una barzelletta in Belgio.

Esteban Ocon: 3 – Il pilota francese della Haas si è reso protagonista di un contatto fratricida con Oliver Bearman. I due piloti stanno faticando in questa fase di campionato, dopo un buon inizio di stagione, ma nelle ultime uscite il nativo di Évreux ha commesso errori pesanti, anche a causa del passo indietro della monoposto americana con PU Ferrari.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:47:41 +0000
News n. 12
Sciopero dei trasporti 20 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Il 20 luglio 2026 sono previsti cinque scioperi nel settore del trasporto pubblico locale in Italia. Questi scioperi sono programmati in varie città, con orari e modalità differenti, e coinvolgono il personale di diverse società di trasporto e sindacati. Di seguito tutti i dettagli relativi alle città, compagnie e orari degli scioperi di questa giornata.

Sciopero dei trasporti Genova

A Genova (Liguria) è indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 11.30 alle 15.30, che coinvolge il personale della società AMT di Genova. Lo sciopero è stato proclamato dal sindacato OST CUB TRASPORTI e riguarda il servizio di trasporto pubblico locale.

Sciopero dei trasporti Firenze

A Firenze (Toscana) sono previsti due scioperi nella stessa fascia oraria. Il primo riguarda il personale della società Autolinee Toscane Bacino Urbano di Firenze ex Linea e il secondo coinvolge il personale della società Autolinee Toscane Bacino Urbano di Firenze. Entrambi sono indetti per 4 ore, dalle 19.00 alle 23.00, con sindacato RSA FAISA-CISAL.

Sciopero dei trasporti Latina

A Latina (Lazio) è indetto uno sciopero della durata di 24 ore. Lo sciopero interessa il personale della società CSC Mobilità di Latina e viene proclamato dal sindacato OSR FAISA-CISAL per il servizio locale di trasporto pubblico.

Sciopero dei trasporti Prato

A Prato (Toscana), lo sciopero riguarda il personale della società Autolinee Toscane sede operativa di Prato. Lo stop durerà 8 ore, dalle 14.30 alle 22.30, indetto dal sindacato RSA FAISA-CISAL e interessa il servizio di trasporto pubblico locale.

Fonte: Mit

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 13
Sciopero dei trasporti luglio 2026: calendario e orari città per città

Luglio 2026 si preannuncia un mese intenso per quanto riguarda gli scioperi nel settore dei trasporti e dei servizi pubblici in Italia. In questo articolo offriamo una panoramica aggiornata su tutte le principali agitazioni sindacali già programmate nel corso del mese, specificando città, regioni, orari e categorie dei lavoratori coinvolti giorno per giorno. Gli scioperi toccano numerosi comparti tra cui trasporto pubblico locale, ferroviario, aereo e marittimo: è quindi importante conoscere in anticipo le date, le zone e le modalità di ogni protesta per organizzare al meglio spostamenti e attività. Di seguito, l’elenco dettagliato, ordinato per giornata e città, di tutti gli scioperi ufficialmente annunciati per luglio 2026.

Sciopero 2 luglio 2026

Lombardia: È previsto uno sciopero regionale di 8 ore, dalle 3:31 alle 11:29, che interessa il servizio di trasporto merci ferroviario. Coinvolto il personale della Società DB Cargo Italia di tutte le province della Lombardia. Lo sciopero è indetto da OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, ORSA FERROVIE.

Sciopero 5 luglio 2026

Nel settore aereo su scala nazionale previsti diversi scioperi che coinvolgono il personale della Società ENAV Aeroporto di Milano Malpensa, con scioperi di 24 ore e di 4 ore (dalle 13:00 alle 17:00). In Italia sono coinvolti anche il personale delle aziende del comparto aereo e indotto aeroportuale (sia Assohandlers che non) e il personale navigante della compagnia EasyJet Airlines Limited per 24 ore, così come il personale della ADR Security degli Aeroporti di Roma Fiumicino e Ciampino, FEDEX Corporation di Malpensa, e ASC Handling dell’Aeroporto di Catania Fontanarossa. A Firenze è previsto uno sciopero di 24 ore per il personale della società Autolinee Toscane bacino di Firenze.

Sciopero 6 luglio 2026

Nella città di Catania sono programmati tre scioperi di 24 ore ciascuno che interessano il personale della SOC. AMTS di Catania e coinvolgono diverse sigle sindacali. A livello nazionale il personale della SOC. MERCITALIA Shunting & Terminal (settore ferroviario) incrocia le braccia per 24 ore dalle 21:00 del 6 luglio alle 21:00 del 7 luglio. Nella provincia di Prato sciopero di 4 ore, dalle 18:30 alle 22:30 per il personale della SOC. Autolinee Toscane sede operativa di Prato.

Sciopero 7 luglio 2026

Su tutto il territorio nazionale prosegue lo sciopero del personale Mercitalia Shunting & Terminal nel settore ferroviario per 24 ore. In provincia di Torino sciopero nel settore trasporto merci, logistica e spedizioni durante le ultime 2 ore di ciascun turno di lavoro. In Sicilia, sciopero di 8 ore (9:00-17:00) del personale della Società RFI DOIT Palermo.

Sciopero 9 luglio 2026

Sul territorio nazionale (Italia) è in programma uno sciopero ferroviario di 23 ore (dalle 03:00 del 9 luglio alle 02:00 del 10 luglio) che interessa il personale operativo degli equipaggi di Italo NTV, indetto da UILT-UIL.

Sciopero 10 luglio 2026

Nella città di Bari (Puglia) e provincia sciopero del trasporto pubblico locale per 24 ore. In tutta la Regione Puglia proclamato uno sciopero generale per l’intera giornata che riguarda in particolare il personale TPL. Su base nazionale, sciopero di 8 ore (16:01–23:59) nel settore trasporto merci, coinvolgendo il personale Captrain Italia.

Sciopero 11 luglio 2026

Nella città di Genova sciopero territoriale di 4 ore (11:30-15:30) nel trasporto pubblico locale del personale AMT Genova. A Palermo prevista astensione dal lavoro di 24 ore del personale AMAT Palermo.

Sciopero 15 luglio 2026

Su tutto il territorio nazionale si ferma per la giornata il settore dei servizi ferroviari di ristorazione e logistica a bordo treno gestiti da Elior Divisione Itinere per Trenitalia, coinvolgendo il personale addetto ai servizi di bordo.

Sciopero 17 luglio 2026

Nella provincia di Venezia sciopero di 24 ore nel servizio di trasporto pubblico locale, coinvolgendo il personale della ATVO Venezia.

Sciopero 20 luglio 2026

Nella città di Genova: sciopero di 4 ore, dalle 11:30 alle 15:30 per il trasporto pubblico locale. Coinvolto il personale AMT Genova (OST CUB TRASPORTI).

Nella città di Firenze: due scioperi di 4 ore, dalle 19:00 alle 23:00 per il personale Autolinee Toscane Bacino Urbano di Firenze (RSA FAISA-CISAL).

Nella città di Latina: sciopero della durata di 24 ore per il personale della CSC Mobilità di Latina (OSR FAISA-CISAL).

Nella città di Prato: sciopero di 8 ore, dalle 14:30 alle 22:30 coinvolge il personale Autolinee Toscane sede operativa di Prato (RSA FAISA-CISAL).

Sciopero 21 luglio 2026

Calabria: sciopero regionale di 24 ore del personale SACAL GH Aeroporto di Lamezia Terme (UGL-TA).

Campania: sciopero interregionale di 4 ore, dalle 10:00 alle 14:00, personale aeroportuale SOCC. GH Napoli e Sky Service di Napoli e Salerno (FAST-CONFSAL).

Italia (nazionale): sciopero di 24 ore del personale FEDEX Corporation Aeroporto di Malpensa (CUB TRASPORTI), del personale navigante EasyJet Airlines Limited (USB LAVORO PRIVATO), dei lavoratori ALHA e MLE-BCUBE Aeroporto di Milano Malpensa (OST CUB TRASPORTI/USB LAVORO PRIVATO).

Sicilia, nella città di Palermo: sciopero di 24 ore del personale navigante UAB DAT LT (USB LAVORO PRIVATO).

Sardegna: scioperi di 4 ore, dalle 13:00 alle 17:00 del personale GEASAR Aeroporto di Olbia (UGT-TA) e SOGEAAL Aeroporto di Alghero (UGL-TA).

Sciopero 22 luglio 2026

Italia (nazionale): due scioperi marittimi di 24 ore, dalle 12:00 del 22 luglio alle 12:00 del 23 luglio, che coinvolgono il personale della società Grandi Navi Veloci (CSLE, ORSA MARITTIMI).

Sciopero 23 luglio 2026

Nella provincia di Verona (Veneto): sciopero ferroviario di 24 ore, dalle 21:00 del 23 luglio alle 20:59 del 24 luglio per il personale manutenzione, amministrativo ed ingegneria RFI DOIT Verona Unità Territoriale Sud (OSR ORSA FERROVIE/SLM-FAST-CONFSAL). Su scala nazionale interessa anche il settore ferroviario e il trasporto merci su rotaia, coinvolgendo il personale delle imprese che svolgono attività ferroviaria (CUB TRASPORTI/SGB).

Sciopero 24 luglio 2026

Nella città di Salerno (Campania): sciopero territoriale di 4 ore, dalle 9:00 alle 13:00 del personale SITA SUD di Salerno (UGL AUTOFERRO).

Marche: sciopero regionale di 4 ore, dalle 11:00 alle 15:00 del personale aziende TPL (USB LAVORO PRIVATO).

Nella città di Bari (Puglia): sciopero locale di 4 ore, dalle 19:45 alle 23:45 degli operatori di esercizio FERROVIE SUD EST E SERVIZI AUTOMOBILISTICI (FILC-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL).

Sciopero 25 luglio 2026

Sardegna: sciopero territoriale di 8 ore, varie modalità, per il personale ARST province di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano (UGL AUTOFERROTRANVIERI).

Sciopero 27 luglio 2026

Nella città di Savona (Liguria): sciopero territoriale di 4 ore, dalle 10:15 alle 14:15, personale TPL LINEA di Savona (RSU).

Sciopero 28 luglio 2026

Toscana: sciopero regionale del personale della società TOREMAR per l’intera giornata (USB LAVORO PRIVATO).

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 02 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 05 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 06 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 07 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 09 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 10 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 11 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 15 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 17 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 20 luglio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 14
Benzina e diesel in autostrada, i prezzi aggiornati del pieno

Oggi, 20 luglio 2026, presentiamo il quadro aggiornato dei prezzi medi dei carburanti lungo la rete autostradale italiana, affiancandolo a una guida chiara alla formazione del prezzo alla pompa. I dati più recenti disponibili riportano i valori medi per benzina e gasolio in modalità self, oltre a GPL e metano in servito. A seguire, una spiegazione sintetica ma completa delle voci che compongono il prezzo: la componente fiscale (accise e IVA) e la componente industriale, che include il costo della materia prima e il margine lordo dell’operatore. Conoscere come queste parti si combinano aiuta a interpretare le oscillazioni quotidiane e a pianificare al meglio rifornimenti e spostamenti.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento: 19-07-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 2.023
Gasolio SELF 2.161
GPL SERVITO 0.881
Metano SERVITO 1.592

Come si compone il costo dei carburanti

Per la benzina, il prezzo finale pagato dal consumatore è il risultato di due grandi componenti. La prima è quella fiscale, che pesa per il 58% e comprende accise e IVA: si tratta della parte più rilevante del prezzo, superiore alla componente industriale. La seconda è appunto la componente industriale, pari al 42% del totale, che a sua volta si divide tra il costo della materia prima (30%) e il margine lordo dell’operatore (12%). La quota riferita alla materia prima riflette l’andamento delle quotazioni internazionali e l’effetto del cambio euro/dollaro: quando i prezzi internazionali salgono o l’euro si indebolisce rispetto al dollaro, la componente materia prima tende a crescere, trasmettendosi poi al prezzo alla pompa. Il margine lordo, invece, copre i costi della filiera (logistica, distribuzione, stoccaggio, gestione della rete) e rappresenta l’area su cui l’operatore può intervenire per calibrare le politiche di prezzo, anche in funzione della concorrenza locale, del livello di servizio offerto e delle dinamiche di domanda. La combinazione di queste voci, insieme a fattori stagionali e ai movimenti dei mercati energetici, spiega perché i listini possano variare su base giornaliera e tra diverse aree di servizio.

Per il gasolio, la ripartizione tra le componenti è diversa e rende conto delle specificità di questo prodotto. La componente fiscale vale il 45% del prezzo finale, mentre quella industriale pesa il 55%. All’interno della parte industriale, il costo della materia prima incide per il 45% del prezzo complessivo: si tratta della quota maggioritaria tra le voci industriali, sensibile sia alle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati sia al cambio euro/dollaro, dato che gli scambi avvengono prevalentemente in valuta statunitense. Il margine lordo dell’operatore rappresenta invece il 10% del prezzo: copre i costi logistici e gestionali e costituisce l’area su cui i distributori possono agire per modulare il listino alla pompa in risposta alla concorrenza, alla localizzazione della stazione di servizio e ai volumi di traffico. In pratica, quando i prezzi internazionali del gasolio si muovono rapidamente o il tasso di cambio diventa sfavorevole, la voce materia prima tende ad amplificare la volatilità; il margine può in parte attenuare o accelerare l’aggiustamento, ma non elimina l’impatto dei fattori esterni. Anche per il gasolio, dunque, l’intreccio tra dinamiche fiscali e industriali è la chiave per leggere le variazioni quotidiane dei prezzi.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 15
Prezzi carburanti regione per regione, dove conviene fare il pieno oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.940 per la benzina, 2.091 per il diesel, 0.775 per il gpl, 1.581 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.080
Benzina SELF 1.937
GPL SERVITO 0.770
Metano SERVITO 1.513

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.094
Benzina SELF 1.949
GPL SERVITO 0.745
Metano SERVITO 1.530

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.124
Benzina SELF 1.975
GPL SERVITO 0.862
Metano SERVITO 1.730

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.103
Benzina SELF 1.953
GPL SERVITO 0.800
Metano SERVITO 1.671

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.093
Benzina SELF 1.933
GPL SERVITO 0.710
Metano SERVITO 1.532

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.086
Benzina SELF 1.925
GPL SERVITO 0.734
Metano SERVITO 1.537

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.110
Benzina SELF 1.956
GPL SERVITO 0.740
Metano SERVITO 1.548

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.075
Benzina SELF 1.924
GPL SERVITO 0.732
Metano SERVITO 1.643

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.085
Benzina SELF 1.938
GPL SERVITO 0.852
Metano SERVITO 1.557

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.087
Benzina SELF 1.927
GPL SERVITO 0.726
Metano SERVITO 1.549

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.070
Benzina SELF 1.918
GPL SERVITO 0.773
Metano SERVITO 1.515

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.092
Benzina SELF 1.952
GPL SERVITO 0.793
Metano SERVITO 1.498

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.084
Benzina SELF 1.927
GPL SERVITO 0.730
Metano SERVITO 1.588

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.084
Benzina SELF 1.946
GPL SERVITO 0.729
Metano SERVITO 1.622

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.096
Benzina SELF 1.945
GPL SERVITO 0.859

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.125
Benzina SELF 1.960
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.821

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.083
Benzina SELF 1.932
GPL SERVITO 0.752
Metano SERVITO 1.614

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.095
Benzina SELF 1.949
GPL SERVITO 0.789
Metano SERVITO 1.541

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.074
Benzina SELF 1.931
GPL SERVITO 0.773
Metano SERVITO 1.521

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.095
Benzina SELF 1.953
GPL SERVITO 0.862

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.083
Benzina SELF 1.923
GPL SERVITO 0.747
Metano SERVITO 1.526

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:00:00 +0000
News n. 16
SUV a trazione integrale, quali scegliere sotto i 40.000 euro nel 2026

Pioggia intensa, neve improvvisa, fondi scivolosi, sterrati di campagna: in alcuni momenti avere la trazione integrale smette di essere un accessorio e diventa qualcosa di concreto e rassicurante. Il problema, in passato, è che la trazione integrale tendeva a costare cara e spesso richiedeva di salire di segmento o di fare sacrifici altrove in dotazione e comfort. Nel 2026 invece esistono SUV con trazione integrale disponibili a meno di 40.000 euro che non chiedono di rinunciare a nulla di essenziale, e la lista è più lunga e interessante di quanto molti si aspetterebbero.

KGM Tivoli 1.5 T-GDI 4WD

Il marchio ex SsangYong ha cambiato nome ma non la filosofia: offrire molto spazio, dotazione generosa e trazione integrale vera a un prezzo che i concorrenti europei o giapponesi faticano a replicare. Il Tivoli è il prodotto più piccolo della gamma KGM, ma già su questa versione il 4WD è meccanico e gestito elettronicamente, non il tipo di sistema on-demand che si limita a far finta di avere quattro ruote motrici. Il motore 1.5 turbo benzina eroga una potenza sufficiente per un utilizzo quotidiano soddisfacente, e la dotazione di serie è quella di un’auto di categoria superiore. A 27.890 euro è uno degli acquisti più razionali dell’intera lista, soprattutto per chi cerca spazio e praticità prima di tutto.

Dacia Duster Hybrid-G 150 4×4

Il Duster è una di quelle auto che hanno costruito la propria reputazione nel tempo, senza clamori. La terza generazione porta in dote un sistema ibrido mild 48V abbinato alla trazione integrale meccanica, una combinazione che fa bene sia ai consumi sia alla trazione su fondi sdrucciolevoli.  Il rapporto tra prezzo e capacità fuoristradistica rimane probabilmente il migliore di questa lista. L’abitacolo è migliorato rispetto alla generazione precedente, così come l’attenzione al design. A 28.500 euro difficile trovare qualcosa che offra di più per lo stesso prezzo in questo specifico ambito.

Dacia Bigster Hybrid-G 150 4×4

Il Bigster è la risposta di Dacia a chi trovava il Duster un po’ troppo compatto: stessa meccanica di base, compresi il sistema mild hybrid 48V e la trazione integrale, ma con 4,57 metri di lunghezza e un abitacolo che accoglie cinque persone comodamente. Un formato che si avvicina ai C-SUV ma con un prezzo che resta ben al di sotto di quello della concorrenza diretta. L’impressione a bordo è di un’auto percepita come più grande di quanto il prezzo lascerebbe aspettare. Il bagagliaio è capiente, il passo lungo garantisce buon spazio per i passeggeri posteriori e la qualità costruttiva fa un ulteriore passo avanti rispetto alla generazione precedente. Per le famiglie che cercano spazio reale senza svenarsi, il Bigster 4×4 a 29.900 euro è probabilmente il nome più interessante dell’intera lista.

Suzuki Vitara 1.4 Hybrid Allgrip

La Vitara è un punto fermo nel panorama dei SUV compatti con trazione integrale da anni. Punta sul sistema Allgrip di Suzuki basato su quattro modalità selezionabili dal conducente: Auto, Sport, Snow e Lock. Non è la vettura più sofisticata in assoluto, ma è solida, affidabile e funziona come ci si aspetta in tutte le situazioni previste dall’utilizzo normale. Il motore 1.4 turbo con mild hybrid 48V combina buona erogazione con un’efficienza migliorata rispetto alla versione precedente. L’abitacolo è semplice, con materiali ben assemblati e un layout ben organizzato. Il prezzo d’attacco è di 30.450 euro per quello che offre, e la rete assistenza Suzuki non è un dettaglio da ignorare nella scelta.

Jeep Avenger 4xe 1.2 hybrid

L’Avenger è arrivato sul mercato come B-SUV da città, poi Jeep ha allargato la gamma con una versione ibrida che abbina il motore termico 1.2 turbo a un sistema elettrico sulle ruote posteriori che la rende una mild hybrid con trazione integrale. Il risultato è un SUV che porta il nome Jeep a una fascia di prezzo di 32.200 euro solitamente non presidiata dal marchio. La trazione integrale è gestita in modo intelligente e si comporta bene su fondi irregolari e superfici scivolose. L’abitacolo è compatto ma ben organizzato, il design è piacevole, e il marchio Jeep resta uno degli argomenti di vendita più riconoscibili del segmento.

Toyota Yaris Cross 1.5 hybrid AWD-i

Il sistema AWD-i di Toyota è tra i più intelligenti di questa lista per chi vive la città quotidianamente. Non è una trazione integrale meccanica tradizionale, ma funziona tramite un motore elettrico aggiuntivo che aziona le ruote posteriori in modo indipendente, senza necessità di un albero di trasmissione. Il risultato è una risposta rapidissima nelle situazioni che richiedono più trazione, combinata con consumi eccezionalmente contenuti nella guida normale. A 34.350 euro l’affidabilità del sistema ibrido Toyota è una garanzia certificata da milioni di chilometri percorsi sul campo da altri modelli della gamma.

Mazda CX-30 e-Skyactiv X 186 AWD

La Mazda CX-30 con il motore e-Skyactiv X occupa una posizione di nicchia in questa lista: è l’auto più orientata al piacere di guida, quella che tra tutte riesce a coniugare meglio la trazione integrale con un comportamento dinamico che va ben oltre l’utilitarismo, il tutto a un prezzo di 35.150 euro. Il motore e-Skyactiv X è una soluzione tecnica unica nel panorama attuale che eroga 186 CV in modo progressivo e piacevole, abbinati a un sistema AWD che distribuisce la coppia tra i due assali in modo continuo e trasparente. L’abitacolo è tra i più curati della categoria, con materiali di qualità e un’ergonomia che si avvicina alla perfezione. Chi mette la qualità percepita e il piacere di guida in cima alla lista troverà nella CX-30 AWD probabilmente la risposta più convincente di tutto il gruppo.

Subaru Crosstrek 2.0ie e-Boxer AWD

Subaru è il marchio della trazione integrale simmetrica per antonomasia, e il Crosstrek porta avanti questa tradizione con il sistema e-Boxer: un motore a benzina 2.0 aspirato abbinato a un motore elettrico che lavora in parallelo, con la trazione integrale permanente che garantisce la distribuzione ottimale della coppia su tutti e quattro gli pneumatici in qualsiasi condizione. Non è il SUV più potente della lista, né il più parsimonioso, ma è quello con la trasmissione integrale più collaudata e affidabile nel lungo periodo. A 35.900 euro il Crosstrek è pensato per chi usa davvero la trazione integrale in modo regolare, non solo occasionalmente, e che vuole la certezza di un sistema costruito attorno a quella vocazione specifica.

Jaecoo 7 1.6 TGDi

La new entry cinese del gruppo merita attenzione, perché il Jaecoo 7 arriva in questa fascia di prezzo con una proposta tecnica e stilistica difficile da ignorare. Il motore 1.6 TGDi non usa elettrificazione ed eroga una potenza adeguata, abbinata a una trasmissione integrale che funziona in modo semplice e efficace. L’aspetto esteriore è curato e l’abitacolo stupisce per la qualità dei materiali e la ricchezza della dotazione tecnologica. Il Jaecoo 7 rappresenta il tipo di proposta che i costruttori cinesi stanno portando in Europa con sempre maggiore determinazione: un prodotto completo, ben fatto e a un prezzo che lascia poco spazio alle critiche facili.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 05:30:36 +0000
News n. 17
Nuova tassa sulle auto elettriche, nel Regno Unito si pagherà a chilometro

Chi ha scelto l’auto elettrica anche per risparmiare sulle tasse potrebbe presto fare i conti con una novità poco gradita, almeno Oltremanica. Il governo del Regno Unito ha annunciato l’introduzione di una nuova forma di tassazione chiamata Electric Vehicle Excise Duty, o eVED, destinata a entrare in vigore dal 1° aprile 2028. Non si tratterà di un bollo fisso o di una tassa basata sulle emissioni, ma di un prelievo calcolato direttamente in base ai chilometri percorsi, un meccanismo pay-per-mile che segna una svolta significativa nel modo in cui i governi pensano alla fiscalità dell’automobile nell’era elettrica.

Si parte dal 2028

Entro il 1° aprile 2028 il governo britannico prevede che il parco circolante elettrico avrà raggiunto una dimensione tale da giustificare l’intervento fiscale. La logica di fondo è semplice: ogni automobilista tradizionale che passa alla pompa di benzina o diesel contribuisce automaticamente alle casse statali attraverso le accise sui carburanti. Ogni automobilista elettrico che ricarica a casa, invece, non versa un centesimo di fuel duty. Moltiplicato per milioni di veicoli, questo gap fiscale diventa un buco nei bilanci pubblici che i governi non possono ignorare all’infinito.

Il sistema delineato dalle autorità britanniche prevede che, al momento del rinnovo annuale della licenza del veicolo, l’automobilista dichiari una stima dei chilometri che prevede di percorrere. In base a quella stima verrà calcolato l’importo dell’eVED, con successivi meccanismi di verifica e conguaglio. Il nuovo tributo si aggiungerà alla Vehicle Excise Duty già esistente (il bollo britannico, per intendersi) e non la sostituirà.

Le proiezioni del governo indicano entrate nell’ordine di 1,1 miliardi di sterline già nel primo anno di applicazione, destinate a salire fino a circa 1,9 miliardi nel 2030-2031. Numeri che spiegano la fretta.

3 penny per ogni miglio

La tariffa prevista per le auto a batteria è di 3 penny per ogni miglio percorso. Per le ibride plug-in, che continuano a usare anche carburante tradizionale, la cifra scende a 1,5 penny per miglio. Il governo ha precisato che il livello di tassazione scelto equivale a circa la metà del contributo medio per miglio che un automobilista a benzina o diesel versa tramite la fuel duty. L’obiettivo dichiarato è riequilibrare il contributo alle infrastrutture stradali senza eliminare del tutto il vantaggio economico dell’elettrico. Un equilibrio delicato, che vedremo quanto reggerà nel tempo.

Possibili impatti sulla transizione ecologica

Il problema che molti analisti e associazioni di settore hanno sollevato è evidente: una delle ragioni per cui le persone scelgono l’auto elettrica è che costa meno da usare. Togliere o ridurre questo vantaggio, proprio nel momento in cui il mercato sta cercando di convincere la fascia più riluttante dei consumatori, rischia di frenare una transizione che il governo stesso ha dichiarato di voler accelerare.

Il tema colpisce in modo particolare le flotte aziendali e i programmi di salary sacrifice: strumenti molto diffusi nel Regno Unito per rendere le elettriche accessibili ai lavoratori con redditi medi e bassi. Se l’eVED dovesse rendere meno attrattivi questi schemi, il risultato potrebbe essere paradossale: meno auto elettriche adottate proprio nella fascia di utenza che il sistema fiscale avrebbe dovuto incentivare. Per ora, in Italia e in Europa, nulla di simile è sul tavolo. Ma il caso britannico è destinato a essere studiato con attenzione da tutti i governi.

Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 05:30:02 +0000
News n. 18
Che auto guida Emiliano Martinez, modelli audaci come le sue parate

Quattro anni fa i suoi guantoni hanno regalato il titolo mondiale contro la Francia. Questa volta ci sarà da superare l’ostacolo Spagna, ma la posta in palio rimane la stessa: se nella metà campo avversaria Messi avrà le attenzioni speciali della difesa iberica, tra i pali le responsabilità ricadranno su Emiliano Martinez.

Lo stile del portiere lo ha reso in breve tempo un personaggio da prima pagina, e anche quando lascia il centro sportivo dell’Aston Villa non fa niente per passare anonimo, a bordo di due auto americane: una Ram 1500 dalle proporzioni gigantesce e una Ford Mustang Mach 1, arrivata nelle sue mani durante un periodo trascorso con la nazionale.

Coppia di americane per il portiere argentino

In un video registrato all’uscita dal centro di allenamento del club inglese vediamo Dibu concedere qualche autografo ai tifosi, prima di ripartire sulla Ram 1500. Un mezzo ingombrante, garanzia di prestazioni e sistemi di sicurezza ai massimi livelli, comune negli Stati Uniti, molto meno nel Regno Unito, dove, tra corsie strette e parcheggi adatti a vetture compatte, occorre prestare un po’ più di attenzione. La posizione di guida rialzata e il generoso spazio a bordo sono però dei vantaggi degni di nota, a maggior ragione per un atleta alto quasi due metri. Sul prezzo del suo esemplare non esistono informazioni attendibili e le numerose configurazioni disponibili impediscono persino di proporre una stima ragionevole.

Nel settembre 2024 il portiere si è fatto vedere con una Ford Mustang Mach 1 color Fighter Jet Gray, ringraziando sui social Ford Argentina per la “macchinaâ€. In quel caso non si trattava, però, di un acquisto: il veicolo apparteneva alla flotta promozionale della filiale ed era stata concessa al calciatore per l’utilizzo quotidiano durante il ritiro della Selección, come ricostruito da CuyoMotor.

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Sotto il lungo cofano della Mach 1 lavora un V8 aspirato di 5 litri da 475 CV, collegato a un cambio automatico a dieci rapporti. La coppia raggiunge 569 Nm e viene inviata alle ruote posteriori, secondo una ricetta rimasta fedele alla tradizione delle muscle car statunitensi. Prestazioni e rumore sono quindi lontanissimi dalla sobrietà di una normale vettura di servizio.

Al momento dell’utilizzo, la Mach 1 era ormai uscita dai listini ufficiali. Sul mercato argentino dell’usato le quotazioni di esemplari immatricolati tra il 2021 e il 2023 oscillavano dai 100.000 ai 120.000 dollari nel 2024, soggette alle particolari oscillazioni economiche del Paese. Un problema che Dibu non si sarà comunque posto, semplicemente perché quella Mustang non gli apparteneva.

In comune la Ram 1500 e la Mach 1 hanno un’origine americana e un modo piuttosto esplicito di occupare lo spazio. La prima punta sulle dimensioni, la seconda affida il proprio carattere al V8, entrambe adatte a un giocatore abituato a trasformare persino una parata in uno spettacolo.

Spagna-Argentina: nuovamente davanti alla storia

Alle 21 italiane di domenica 19 luglio, Spagna e Argentina si affrontano nella finale dei Mondiali 2026 al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey. La Roja va a caccia del secondo alloro dopo quello conquistato nel 2010 in Sudafrica, mentre l’Albiceleste arriva all’appuntamento da campione in carica.

Contro Lamine Yamal e compagni i riflessi di Martinez dovranno essere tirati a lucido. Il suo rendimento nei grandi appuntamenti ha spesso cambiato il destino dell’Argentina, soprattutto quando una partita è arrivata ai rigori. Prima di tornare alla guida c’è una coppa da alzare al cielo.

Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 18:30:09 +0000
News n. 19
Un pony nel bagagliaio di una Citroen C1, il caso nel traghetto per Ischia

Il 5 luglio scorso, a bordo del traghetto diretto da Pozzuoli a Ischia, una turista svizzera ha immortalato un pony sistemato nel vano bagagli di una Citroen C1. La foto ha fatto il giro dei social in poche ore, scatenando reazioni indignate da più fronti e dando il via a una storia che sta occupando le cronache campane.

Un viaggio nel bagagliaio

La fotografia scattata dalla turista mostra senza margini di dubbio la situazione: il piccolo equino era stato caricato nell’unico spazio disponibile della C1, costretto a occupare un vano pensato per valigie e borse della spesa. Un viaggio in condizioni di spazio estremamente ristretto, reso ancora più problematico dalle temperature di inizio luglio, quelle settimane in cui il Golfo di Napoli si trasforma in una delle zone più calde d’Italia, con valori che superano spesso i 35 gradi anche nelle ore meno soleggiate.

Secondo quanto riferito dall’attivista animalista Enrico Rizzi, che ha ricevuto l’immagine direttamente dalla turista svizzera che l’aveva scattata, l’animale sarebbe rimasto in quelle condizioni per l’intera durata della traversata. Il traghetto da Pozzuoli a Ischia impiega circa 45 minuti, un tempo che in quelle condizioni non è trascurabile per nessuno, tantomeno per un animale.

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Segnalazione ai carabinieri

Non appena la foto è arrivata nelle mani di Rizzi, la risposta non si è fatta attendere. L’attivista ha immediatamente coinvolto il deputato Francesco Emilio Borrelli, da tempo impegnato su temi legati al benessere animale, che insieme a lui ha annunciato la presentazione di un esposto per maltrattamento di animali. L’obiettivo principale è quello di identificare il proprietario del pony e del veicolo, ricostruire l’intera dinamica dell’episodio e, se ci sono gli estremi, procedere con le conseguenze legali del caso.

Trasportare un animale in condizioni non idonee configura una violazione del regolamento europeo sul benessere degli animali durante il trasporto, oltre a potenziali responsabilità ai sensi della normativa italiana in materia di maltrattamento. Un equino richiede spazio per mantenere l’equilibrio, ventilazione adeguata, accesso all’acqua e assenza di stress prolungato. Nessuna di queste condizioni era evidentemente garantita all’interno del bagagliaio di una citycar.

Il caso mediatico

La storia non ha impiegato molto a uscire dai confini campani. L’immagine del pony nella C1 ha preso a circolare sui social con la rapidità tipica dei casi che mescolano incredulità e indignazione, raccogliendo migliaia di condivisioni e commenti nel giro di poche ore. Borrelli sostiene che chiunque abbia compiuto questo gesto vada identificato e sanzionato con la massima severità, perché trasportare un animale in quelle condizioni non è una leggerezza ma un atto che lede gravemente il benessere di un essere vivente.

Il caso ha anche riportato l’attenzione su un tema più generale: le norme per il trasporto di animali vengono rispettate? E i controlli a bordo dei traghetti sono sufficienti per intercettare situazioni del genere prima che diventino un fatto compiuto? Non ci sono risposte semplici, ma la fotografia di quel pony nel bagagliaio di una C1 è difficile da dimenticare.

Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 15:51:29 +0000
News n. 20
F1, GP Belgio: Ferrari accarezza la vittoria, Hamilton penalizzato ingiustamente

La Ferrari deve cedere il passo alla Mercedes di Antonelli, dopo che Leclerc ne aveva cullato la leadership. Un secondo posto comunque super, che conferma lo stato di forma del monegasco e della Rossa. Per Hamilton arriva una sanzione inappropriata che distrugge la sua corsa. Un quarto posto finale per l’inglese, che poteva salire sul podio nel Gran Premio del Belgio, decimo round della F1 2026.

Ferrari parte a razzo, ma Lewis danneggia la SF-26

Sotto il cielo grigio e carico di umidità delle Ardenne, il Gran Premio del Belgio si apre con una tensione palpabile lungo tutta la griglia di partenza. Le due Ferrari SF-26 di Charles Leclerc e Lewis Hamilton si schierano gommate con le Pirelli a mescola Medium, pronte a gestire un primo stint delicato su un asfalto che una la leggera pioggerella ha reso insidioso.

L’obiettivo al muretto di Maranello è chiaro: ottimizzare il potenziale e sferrare subito un attacco deciso al semaforo verde per recuperare terreno sui diretti avversari. Lo scatto delle Rosse è buono, ma non sufficientemente esplosivo da garantire un guadagno di posizioni prima della staccata stretta della Source. Ma la vera gara si accende pochi istanti dopo, sul lunghissimo e iconico rettilineo del Kemmel.

Qui si consuma un inatteso colpo di scena. La Mercedes di George Russell entra improvvisamente in crisi di energia, trasformando l’inglese in un ostacolo mobile ad altissima velocità. Le due Ferrari non si fanno pregare e si lanciano all’assalto. Charles Leclerc è autore di una manovra da manuale: sfrutta la scia e l’indecisione altrui per sverniciare di puro slancio non solo l’inglese in difficoltà, ma anche Verstappen.

Monegasco che artiglia la seconda posizione. Alle sue spalle, però, prende forma il dramma sportivo di Lewis. Il sette volte campione del mondo arriva al contatto proprio con la Mercedes numero 63. Un impatto fatale per la gara di Russell, costretto al ritiro immediato, mentre la SF-26 numero 44 di Lewis subisce danni strutturali nell’area dei bargeboard.

La Direzione Gara è costretta a mandare in pista la Safety Car per permettere ai commissari la rimozione della W17 e pulire il tracciato dai detriti. Nonostante i primi replay televisivi e le visuali dagli onboard suggeriscano il più classico e inevitabile degli incidenti di gara, scaturito dalla concitazione del via, la spada di Damocle dei giudici della FIA inizia a pendere pericolosamente sulla testa di Lewis.

Penalità ingiusta per Hamilton

Alla ripartenza, superata la neutralizzazione, Andrea Kimi Antonelli dimostra subito di avere un grande passo. Kimi prende un po’ di largo ma non troppo al comando della corsa. Leclerc prova a rimanere agganciato agli scarichi del talento italiano, ma in questa fase sua SF-26 non glielo consente. Anzi, nei passaggi successivi, il monegasco è costretto a cedere il passo alla Red Bull di Verstappen.

Max sfrutta un deployment superiore per sfilare la Rossa. Più indietro, Hamilton viaggia in quinta piazza, tallonando da vicino la McLaren di Oscar Piastri. Nonostante “l’aerodinamica ferita”, l’inglese non alza il piede, supportato da un muretto box instancabile nel suggerire in radio nuove mappature e regolazioni continue per bilanciare la vettura in staccata. La corsa vive una nuova fiammata al nono giro.

Piastri, minaccioso e ingombrante negli specchietti di Leclerc, tenta un assalto al ferrarista. L’incrocio di traiettorie si risolve in un ruvido contatto: la numero 16 ne esce clamorosamente indenne, scongiurando forature, mentre l’australiano danneggia la sua ala anteriore. L’inconveniente tecnico spiana la strada al sorpasso di un coriaceo Hamilton, che sale al quarto posto.

Lewis spinge fortissimo e segna ottimi tempi, ignaro del fatto che la scure della Direzione Gara si è appena abbattuta inesorabilmente su di lui: e in effetti arrivano i 5 secondi di penalità da scontare per l’incidente al primo giro. Da Maranello scelgono il silenzio radio, preferendo proteggere la sua concentrazione in una fase cruciale della corsa.

Leclerc sente il fiato sul collo di Antonelli

Il valzer dei pit stop e le successive bandiere gialle rimescolano improvvisamente le carte. Una prima Virtual Safety Car sfuma troppo rapidamente, ma la seconda, chiamata in causa al giro 21, si trasforma in un assist perfetto per gli strateghi del Cavallino Rampante. Le due Rosse rientrano ai box. È il momento chiave: Leclerc capitalizza al massimo la finestra di tempo e riesce a scavalcare Antonelli.

Pochi passaggi più tardi, sbarazzatosi facilmente della resistenza di Lando Norris, Charles si ritrova incredibilmente leader del Gran Premio del Belgio. Il sogno di un trionfo prende forma reale. Per Hamilton, al contrario, la sosta è un calvario. Ai 5 secondi di penalità previsti, si somma un’indecisione fatale dei meccanici che brucia ulteriore tempo, facendolo scivolare bruscamente in sesta posizione.

Con diciannove giri da completare, Leclerc guida il gruppo, ma la sua leadership si dimostra presto di vetro. Il passaggio alla mescola Hard non restituisce al pilota le stesse certezze avute con le Medium. La sua vettura fatica a ruotare, scivolando pericolosamente in trazione. Kimi Antonelli se ne accorge, cambia marcia e inizia una rincorsa spietata. I tre secondi di margine vitale si assottigliano curva dopo curva.

Charles perde la leadership, Lewis quarto in extremis

Dal box provano a supportare Charles, fornendogli aiuti per forzare la direzionalità dell’avantreno, ma la rimonta dell’inseguitore è inesorabile. A dieci giri dal termine, il sorpasso si compie: Antonelli usa l’overtake mode e si riprende di pura potenza la prima posizione. Leclerc non si arrende: si aggrappa al volante, resta in scia all’avversario e preme a sua volta il bottone dell’energia.

Ma la velocità di punta della sua SF-26 è un limite insormontabile. Il monegasco taglierà il traguardo in una solidissima e meritatissima seconda posizione. Alle sue spalle, lo spettacolo finale è tutto firmato da Lewis Hamilton. Smaltita la frustrazione per la sanzione, l’inglese si lancia in un recupero forsennato su mescola dura, annulla il gap su Piastri, lo aggancia e poi sorpassa prendendosi la quarta piazza.

Ferrari: un passo avanti su motore per sognare in grande

La tappa di Spa-Francorchamps va in archivio con un bilancio complessivamente felice per Maranello. D’altra parte, quello del Belgio, era tutto tranne che un circuito amico. E proprio per questo aver cullato il sogno della vittoria e sfiorato il doppio podio su una pista dove l’efficienza è tutto, conferma l’ottimo stato di forma del progetto tecnico diretto da Loic Serra.

Resta un’unica e fondamentale consapevolezza, purtroppo: in una Formula 1 che si gioca sui dettagli, l’assenza di cavalli della power unit italiana continua a rappresentare il vero tallone d’Achille. Con una spinta adeguata sui rettilinei, questa Ferrari non si limiterebbe a sognare la vittoria, ma andrebbe in pista ogni domenica unicamente per conquistarla.

GP Belgio, risultato finale:

POS. NO. DRIVER TEAM LAPS TIME / RETIRED PTS.
1 12 Kimi Antonelli Mercedes 44 1:24:42.479 25
2 16 Charles Leclerc Ferrari 44 +1.952s 18
3 3 Max Verstappen Red Bull Racing 44 +11.586s 15
4 44 Lewis Hamilton Ferrari 44 +17.245s 12
5 81 Oscar Piastri McLaren 44 +18.988s 10
6 6 Isack Hadjar Red Bull Racing 44 +23.307s 8
7 1 Lando Norris McLaren 44 +24.014s 6
8 5 Gabriel Bortoleto Audi 44 +49.140s 4
9 41 Arvid Lindblad Racing Bulls 44 +50.406s 2
10 43 Franco Colapinto Alpine 44 +76.037s 1
11 10 Pierre Gasly Alpine 44 +76.991s 0
12 30 Liam Lawson Racing Bulls 44 +77.523s 0
13 27 Nico Hulkenberg Audi 44 +78.348s 0
14 87 Oliver Bearman Haas F1 Team 44 +94.465s 0
15 23 Alexander Albon Williams 44 +104.684s 0
16 55 Carlos Sainz Williams 44 +105.856s 0
17 31 Esteban Ocon Haas F1 Team 44 +110.925s 0
18 77 Valtteri Bottas Cadillac 43 +1 lap 0
19 14 Fernando Alonso Aston Martin 42 +2 laps 0
NC 18 Lance Stroll Aston Martin 25 DNF 0
NC 11 Sergio Perez Cadillac 13 DNF 0
NC 63 George Russell Mercedes 0 DNF 0
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 15:22:21 +0000
News n. 21
Suzuki Hayabusa 2027, la super sportiva per eccellenza si aggiorna

Il nome Hayabusa evoca velocità, proporzioni mastodontiche e quella sagoma avvolgente ispirata al falco pellegrino, il volatile più rapido al mondo in picchiata. Da quando è nata, a fine anni Novanta, Suzuki ha ridefinito il concetto di maximoto stradale, e da allora non ha mai smesso di costruire un mito che va ben al di là dei numeri sulla carta. Ora arriva la versione 2027, e anche stavolta Suzuki conferma di aver capito esattamente cosa vogliono i suoi fan: non stravolgimenti, ma affinamento. Nuove colorazioni, elettronica evoluta, freni da pista e una Special Edition per chi vuole qualcosa di ancora più esclusivo.

Confermato il quattro cilindri

Il quattro cilindri in linea da 1.340 cc resta al suo posto, invariato nella sua vocazione e affinato nei dettagli. Suzuki non ha ceduto alla tentazione di rincorrere record di potenza fine a se stessi, preferendo concentrarsi su quello che rende la Hayabusa unica nella pratica: la spinta ai medi regimi, quella progressività nell’erogazione che trasforma una moto con questa potenza in qualcosa di gestibile anche al di fuori del circuito.

La carena mantiene la sua impostazione massiccia, con quella vocazione aerodinamica sviluppata in galleria del vento che a certe andature smette di essere puro design e diventa una questione di fisica. La ciclistica non viene toccata: stesso comportamento rigoroso sul dritto, stessa sorprendente agilità una volta impostata la curva, qualcosa che su una moto di questo peso e ingombro non è mai scontato.

A gestire la spinta ci pensa la suite elettronica S.I.R.S. (Suzuki Intelligent Ride System) che offre controlli e aiuti alla guida completamente personalizzabili, permettendo al pilota di calibrare l’esperienza in base alle proprie esigenze e al contesto. La frenata è affidata alle pinze Brembo Stylema all’avantreno, assistite dal Motion Track Brake System, il sistema ABS cornering che ripartisce la frenata anche a moto inclinata. Di serie anche il sistema Quick Shift bidirezionale, che permette di cambiare marcia senza usare la frizione in entrambe le direzioni, e lo Smart Cruise Control per i lunghi trasferimenti autostradali, dove la Hayabusa è nel suo elemento naturale.

Prezzo e allestimenti

Al momento i prezzi sono stati rivelati solo per il mercato americano, dove il listino della versione standard 2027 è fissato a 19.699 dollari, una cifra che per il mercato europeo subirà le consuete variazioni legate alla fiscalità locale. Le due colorazioni disponibili per la versione base sono il Glass Sparkle Black, un nero lucido che esalta le superfici scultoree della carena, e il Metallic Reflective Blue, un blu metallizzato profondo che gioca bene con i riflessi della luce. 

La Special Edition

Per chi non si accontenta della versione standard arriva la Special Edition, proposta nel mercato americano a 20.399 dollari, circa 700 dollari in più rispetto alla base. Il primo elemento che salta all’occhio è la livrea bicolore Pearl Brilliant White e Metallic Oort Gray, spezzata da accenti in rosso che percorrono le grafiche della carena. Una combinazione che alterna la neutralità elegante dei toni chiari e grigi all’energia dei dettagli rossi, creando un risultato visivo decisamente più d’impatto rispetto alle versioni monocromatiche della gamma standard.

In aggiunta al colore esclusivo, la Special Edition porta con sé una serie di elementi distintivi pensati per accentuare il carattere da pista. I terminali di scarico con fondelli neri opachi aggiungono una finitura che si coordina con il resto della moto senza essere eccessiva. Completano il pacchetto il logo Suzuki in rilievo sul serbatoio e le grafiche specifiche “Special Edition” sulla carrozzeria, dettagli che faranno la differenza per chi vuole un pezzo riconoscibile anche all’interno di una gamma già di per sé esclusiva.

Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 13:00:45 +0000
News n. 22
Roma e Milano, quanto costa andare in aeroporto in taxi nel 2026

Chi viaggia in aereo conosce bene il dilemma del trasferimento. Treno, autobus, auto parcheggiata per giorni o taxi: ognuna delle opzioni ha i suoi pro e contro, e quella del taxi è quasi sempre la più comoda e quella che fa più paura quando si tratta di guardare il contatore. La buona notizia è che sulle tratte aeroportuali di Roma e Milano le cose funzionano diversamente rispetto a una corsa urbana normale. Esistono tariffe fisse, definite per legge, che permettono di sapere quanto si spenderà ancora prima di salire a bordo.

Tariffari fissi

Il principio alla base è semplice: per le tratte dagli e verso gli aeroporti principali, i Comuni o le Regioni competenti stabiliscono una tariffa predeterminata, comprensiva di tutti i supplementi previsti. La corsa si paga nella misura stabilita, indipendentemente dal traffico, dall’orario e dalla direzione. Una cosa importante da tenere a mente in entrambe le città: il prezzo è sempre riferito alla corsa, non al passeggero. Tre persone sullo stesso taxi pagano la stessa cifra di una sola. Questo cambia notevolmente i conti, soprattutto su percorsi lunghi e costosi come quello per Malpensa.

I prezzi di Roma

La Capitale ha due aeroporti, e per entrambi il sistema delle tariffe fisse è ben consolidato e riconoscibile. Per Fiumicino, la tariffa fissa da e per il centro storico di Roma (la zona delimitata dalle Mura Aureliane) è di 55 euro a corsa, comprensiva di tutti i supplementi. Il tempo di percorrenza stimato è di 40-50 minuti, ma può variare sensibilmente a seconda del traffico, soprattutto nei weekend o nei periodi di esodo estivo.

Per Ciampino, che è più vicino al centro rispetto a Fiumicino, la tariffa fissa per le destinazioni all’interno delle Mura Aureliane è di 40 euro, con un tempo di percorrenza stimato di circa 30 minuti. Ci sono anche tariffe predeterminate per le principali stazioni: da Fiumicino alla stazione Tiburtina il prezzo è di 60 euro, dalla stessa direzione verso Ostiense è di 50 euro. Da Ciampino per Tiburtina e Ostiense la tariffa fissa è invece di 40 euro per entrambe le stazioni. Chi parte da una zona esterna alle Mura Aureliane o con destinazione non coperta da tariffa fissa trova invece il tassametro attivato normalmente.

I prezzi di Milano

Il sistema milanese è organizzato in modo leggermente diverso perché gli aeroporti in gioco sono tre: Linate, Malpensa e Orio al Serio, ognuno con le sue specificità. Per Malpensa, che è il più distante dal centro di Milano, esiste una tariffa fissa stabilita dalla Regione Lombardia di 114 euro per una corsa da e verso qualsiasi punto della città di Milano. La tariffa comprende tutti i costi, inclusi pedaggi autostradali e carburante, e rimane identica sia che si parta dal centro che dai quartieri periferici.

Per Linate, la situazione è diversa: lo scalo è a soli 7 chilometri dal centro città e non esiste una tariffa fissa predeterminata. La corsa segue il normale tariffario urbano a tassametro, con una tariffa minima di 16 euro applicata per tutte le partenze dagli aeroporti lombardi. In condizioni di traffico scorrevole e nelle ore di punta mattutine, la corsa da Linate al Duomo può variare tra 25 e 45 euro circa. Per Orio al Serio, l’aeroporto di Bergamo usato da molti milanesi per i voli low cost, la tariffa fissa da e per Milano è di 128 euro. 

Il consiglio valido per entrambe le città resta uno solo: prima di salire in taxi, verificare sempre che il conducente conosca e applichi la tariffa fissa prevista. Non è obbligatorio averla stampata a bordo, ma il tassista è tenuto a rispettarla e in caso di dubbio, basta chiedere prima di partire.

Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 12:00:59 +0000
News n. 23
Suzuki Swift AllGrip, prima tra le auto a benzina più efficienti del 2026

In genere la trazione integrale presenta il conto dal benzinaio, perché aggiunge peso e introduce nuovi attriti nella trasmissione. La Suzuki Swift Hybrid AllGrip ha trovato la chiave per ribaltare la situazione: nella classifica delle auto a benzina provate da Motor1 durante la prima metà del 2026 ha consumato meno di tutte, comprese le concorrenti dotate delle sole ruote motrici anteriori.

Al termine del viaggio, effettuato alla velocità media di 69 km/h sul consueto itinerario di 360 km da Roma a Forlì, sono serviti 4,05 litri di benzina ogni 100 km, equivalenti a 24,69 km/l, per una spesa 25,21 euro, calcolati con il carburante a 1,729 euro al litro.

La prova da Roma a Forlì

I 4,05 l/100 km non si ripetono automaticamente su ogni percorso. Motor1 ha rilevato 5 l/100 km alternando città e strade extraurbane, che salgono a 6,2 in autostrada e a 3,8 cercando deliberatamente il risparmio. Il serbatoio contiene appena 37 litri, ma con simili consumi la scarsa capacità smette di essere un grosso limite.

La Swift utilizza un tre cilindri aspirato di 1,2 litri da 83 CV, abbinato al cambio manuale a cinque marce. In frenata il piccolo sistema ibrido a 12 volt recupera una parte dell’energia, poi restituita quando il motore ha bisogno di aiuto. Non assicura lunghe percorrenze in elettrico e, del resto, non nasce con tale obiettivo: il suo compito consiste nel ridurre il consumo senza portarsi dietro una batteria pesante.

Il valore forse più interessante compare sulla carta di circolazione, dove la massa a vuoto dell’esemplare provato si ferma a 995 kg. Fermarsi sotto la tonnellata è un traguardo notevole anche fra le utilitarie, a maggior ragione con la trazione integrale installata, e permette al tre cilindri da 83 CV di spostare meno peso a ogni ripartenza senza dover ricorrere a potenze elevate. Per Suzuki l’efficienza passa anche dalla quantità di materiale evitata durante lo sviluppo, dato che un chilogrammo mai aggiunto non deve essere trascinato per tutta la vita del mezzo.

Non bisogna immaginare quattro ruote costantemente impegnate a scaricare la coppia sull’asfalto: durante la marcia normale sono quelle anteriori a muovere la Swift e il retrotreno viene coinvolto soltanto quando cominciano a perdere aderenza. A stabilire il collegamento provvede un giunto viscoso, senza richiedere alcun intervento al conducente, una soluzione che offre un sostegno sulle strade innevate e limita le dispersioni quando l’aiuto dell’AllGrip smette di essere necessario.

Il prezzo della versione 4×4

Il listino della 1.2 Top 4WD AllGrip parte da 24.950 euro, cifra che nel mese di luglio scende a 20.450 euro consegnando un veicolo in permuta oppure da rottamare. Dall’offerta rimangono fuori l’IPT e le altre spese indicate nel contratto. I fari full LED sono già compresi nel prezzo e nell’abitacolo si trovano il climatizzatore automatico e un touchscreen da 9 pollici, sul quale compaiono anche le immagini trasmesse dalla telecamera posteriore.

La trazione anteriore fa risparmiare al momento dell’acquisto e qualche vantaggio emerge pure alla pompa. Provata in precedenza lungo lo stesso tragitto da Roma a Forlì, aveva richiesto 3,9 litri ogni 100 km, appena meno della AllGrip. La differenza appare dunque contenuta e in cambio si ottiene qualcosa che le piccole moderne offrono ormai di rado.

“Sho-Sho-Kei-Tan-Bi†non sarà la formula più immediata da ricordare, ma descrive bene il metodo seguito da Suzuki. Tutto il superfluo può essere eliminato prima di aumentare il peso dell’auto e il consumo di 24,69 km/l raggiunto nel test dà alla filosofia una misura concreta, ben lontana dalle sole dichiarazioni pubblicitarie.

Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 10:19:13 +0000
News n. 24
Cina, auto benzina e diesel vietate a partire dal 2030

Nei concessionari di Hainan le auto nuove esclusivamente a benzina o diesel hanno ormai i giorni contati. Dal 2030 sarà proibito venderle e la provincia diventerà la prima area della Cina a compiere il grande passo, in anticipo di cinque anni rispetto all’Unione europea. Sulle strade dell’isola i motori termici continueranno comunque a circolare ancora a lungo, non essendo previsto alcun obbligo di rottamazione sui modelli già immatricolati.

Perché il divieto parte da Hainan

La misura coinvolgerà soltanto Hainan, isola tropicale di circa 35.000 chilometri quadrati nel sud della Cina, attraversata da una strada costiera lunga oltre 600 km, e proprio la conformazione del territorio facilita il passaggio all’elettrico. Le distanze rimangono affrontabili con una ricarica e le infrastrutture necessarie possono essere distribuite con minori difficoltà rispetto alle province continentali.

Una svolta alla quale gli abitanti erano stati preparati, infatti l’amministrazione locale l’aveva inserita nel 2019 nel suo piano per i veicoli a energia pulita, diventando la prima provincia cinese a indicare una data per interrompere le vendite delle auto tradizionali. Dopodiché le autorità hanno definito una serie di tappe intermedie, avvalendosi delle flotte pubbliche come terreno di prova prima di coinvolgere gli automobilisti privati.

Alla fine del decennio l’isola punta ad avere in circolazione oltre 1,5 milioni di veicoli a nuova energia, così da portare la quota sopra il 45% del parco complessivo. Anche la rete dovrà tenere il passo e il programma prevede circa un punto di ricarica ogni due mezzi.

La definizione “veicoli a nuova energia” adottata in Cina comprende sì le auto elettriche, ma anche le plug-in hybrid, dotate di un motore termico che entra in funzione una volta esaurita la carica della batteria. Alla fine del decennio Hainan impedirà dunque la vendita delle vetture alimentate soltanto a benzina o diesel, ma il carburante continuerà a essere utilizzato sia dai modelli già in circolazione sia dalle nuove plug-in.

La rete elettrica deve tenere il passo

Il calendario mette i cittadini in fondo alla fila. Partito dalle flotte pubbliche e dai veicoli acquistati dalle amministrazioni, il cambiamento prevede un graduale aumento di mezzi elettrificati, verificando nel frattempo se le colonnine bastano davvero. Alla regola dovranno comunque sottostare pure i privati, compresi i professionisti, a meno che i loro mezzi speciali non possano essere sostituiti da un modello elettrificato.

Il passaggio coinvolge anche il modo in cui Hainan produce l’elettricità. L’isola dipende ancora in larga misura dall’energia proveniente dall’esterno e il piano prende come riferimento un’autosufficienza del 24% nel 2025. Sempre entro il 2030 dovrebbe raggiungere il 54% attraverso nuovi impianti e un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili, altrimenti si rischierebbe di spostare il problema dalle stazioni di servizio alle prese di corrente.

Qualche base era stata gettata negli anni scorsi. Nel settembre 2020 circolavano ad Hainan circa 45.000 veicoli a nuova energia, equivalenti al 3,1% del parco locale, e risultavano installati 18.000 punti di ricarica, di cui 8.790 erano accessibili al pubblico. Il rapporto medio si attestava a 2,4 mezzi per ogni presa, abbastanza per consentire i viaggi lungo l’isola, ma ancora lontano da quanto servirà con oltre un milione di elettrificate in circolazione

Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 09:22:05 +0000
News n. 25
Stop motori termici, a rischio 700mila posti di lavoro in Europa

Per decenni motori e cambi hanno garantito lavoro a centinaia di migliaia di persone in Europa. Con la transizione all’auto elettrica potrebbe però non essere più così: un propulsore a batteria alimentato a batteria richiede, infatti, meno componenti rispetto a uno termico e rende inutili intere famiglie di prodotti. A pagare il conto potrebbero essere soprattutto le aziende legate al vecchio mondo.

Il conto occupazionale dell’addio ai motori termici

Fa temere il peggio ELAB2040, studio realizzato dal Fraunhofer IAO su incarico delle associazioni datoriali tedesche Gesamtmetall, Südwestmetall, bayme vbm e vbw. Al progetto hanno partecipato BMW, Mercedes-Benz, Mahle, Bosch, Schaeffler e ZF. La provenienza non invalida i risultati, ma va ricordata perché gli stessi committenti chiedono da tempo maggiore apertura verso propulsori ibridi e carburanti rinnovabili.

Senza una decisa inversione di rotta 726.000 posti sparirebbero entro il 2040 nel Vecchio Continente, il 45% degli 1,6 milioni attribuiti oggi alla produzione dei sistemi di propulsione. Ma gli effetti sarebbero visibili molto prima: 375.000 occupati in meno nel 2030 e 660.000 nel 2035. Nello stesso periodo la perdita di valore industriale raggiungerebbe 95 miliardi di euro, partendo dai circa 250 miliardi del 2025.

La cifra non riguarda l’intero settore automobilistico, come potrebbe suggerire una lettura frettolosa, bensì il solo comparto del powertrain: restano fuori carrozzeria e assemblaggio generale, oltre a ricerca, software e funzioni centrali. Gli autori hanno scomposto la propulsione in 54 moduli, calcolando per ciascuno il personale richiesto e il valore generato nelle diverse regioni.

Gli industriali insistono sul fatto che lasciare in vita le soluzioni alternative all’elettrico puro dopo il 2035 rallenterebbe l’emorragia, concedendo alle imprese il tempo necessario per adattarsi. Oliver Zander, direttore generale di Gesamtmetall, accusa Bruxelles di aver stabilito non soltanto l’obiettivo climatico, ma anche la tecnologia da utilizzare.

“La politica deve fissare gli obiettivi, ma lasciare alla concorrenza la scelta del percorsoâ€

Lo studio, però, racconta una crisi che non dipende soltanto dallo stop ai motori termici. Fraunhofer stima che la quota europea sulle vendite mondiali scenderà dal 24% del 2025 al 18% nel 2040 indipendentemente dall’alimentazione. La nuova produzione legata alle elettriche aggiungerebbe fra 18 e 21 miliardi di euro, troppo pochi per compensare gli 81-120 miliardi persi dalle tecnologie convenzionali.

Sui 726.000 posti si apre lo scontro

Le difficoltà vissute dai lavoratori del comparto, però, non impediscono a IG Metall di accusare le associazioni datoriali di usare il risultato peggiore per scaricare su Bruxelles responsabilità che ricadrebbero anche sulle aziende. L’analisi, del resto, si ferma alla propulsione e sorvola sui possibili impieghi creati nelle altre aree dell’auto elettrica.

Inoltre, bisogna considerare la questione dei carburanti rinnovabili. Uno degli scenari presuppone che ve ne siano abbastanza per soddisfare la domanda stradale, sebbene le quantità disponibili serviranno anche agli aerei e alle navi. Barbara Resch, responsabile di IG Metall nel Baden-Württemberg, individua proprio qui uno dei limiti del lavoro:

“Dove nasceranno il valore e il lavoro del futuro, lo studio non guarda”

Un passaggio della ricerca finisce quasi per dare ragione al sindacato. Modificare la normativa sui motori inciderebbe meno di un miglioramento delle condizioni offerte alle fabbriche europee, potenzialmente capaci di far crescere il valore prodotto di 90 miliardi di euro entro il 2030 e di 200 miliardi nel 2035.

Il risultato richiederebbe però investimenti da parte delle imprese, quindi non dipenderebbe soltanto dalle decisioni prese a Bruxelles. Spostare la scadenza del 2035 offrirebbe altro tempo, lasciando, tuttavia, aperta la questione principale: riuscire a produrre in Europa ciò che prenderà il posto del motore termico.

Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 06:50:09 +0000


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