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Alla presentazione della ID. Polo, Volkswagen aveva promesso una versione elettrica da circa 25.000 euro. Al lancio, tuttavia, nei listini italiani erano comparse soltanto le Edition 1 da 35.000 euro e Edition 1 More da 38.400 euro, entrambe con batteria da 52 kWh. Ora la variante d’accesso esce finalmente allo scoperto e riduce di parecchio la spesa necessaria.
In Germania la ID. Polo Trend costa 24.995 euro. Sul sito italiano Volkswagen parla invece di un’offerta commerciale intorno ai 25.000 euro e indica settembre 2026 come periodo di disponibilità , senza aver ancora pubblicato il listino definitivo. Prima di aspettarsi la stessa identica cifra tedesca sarà quindi meglio conoscere eventuali promozioni, obblighi di finanziamento o condizioni legate alla permuta.
37 kWh contro 52: una parte consistente dei 10.000 euro risparmiati dipende dalla batteria. La Trend porta con sé meno energia e deve quindi fermarsi prima delle Edition 1, ma i 334 km WLTP dichiarati da Volkswagen permettono di affrontare i tragitti quotidiani. La differenza si sentirà maggiormente nei trasferimenti autostradali, dove trovare una colonnina diventerà necessario con maggiore frequenza.
Una sosta dal 10 all’80% richiede circa 23 minuti, purché il punto di ricarica eroghi i 90 kW accettati dall’auto. Il motore della versione base manda 116 CV alle ruote anteriori e, sempre con la batteria da 37 kWh, Volkswagen proporrà anche l’alternativa da 135 CV. Quest’ultima offrirà un po’ di vivacità in più, inevitabilmente pagata attraverso un consumo superiore.
A cambiare sono il prezzo e l’autonomia, non lo spazio. ID. Polo rimane lunga 4,05 metri e sfrutta il passo di 2,60 metri per lasciare ai passeggeri posteriori 19 millimetri in più rispetto alla Polo con motore termico. Il bagagliaio offre 441 litri, destinati a diventare 1.243 dopo aver ripiegato il divano, cifre superiori a quelle della sorella alimentata a benzina.
Trend rinuncia ad alcuni accessori presenti sugli allestimenti superiori, ma non si presenta come una versione completamente spoglia. Davanti al conducente trova posto un quadro digitale da circa 10 pollici e al centro della plancia compare il sistema multimediale da 12,9. Sono compresi il climatizzatore automatico e i fari a LED, oltre al volante multifunzione rivestito in materiale sintetico.
Infilarsi in un parcheggio diventa meno complicato sulla Trend: i sensori installati davanti e dietro avvisano il conducente della vicinanza degli ostacoli. Side Assist si occupa dell’angolo cieco e controlla che dalla strada non arrivi qualcuno al momento di aprire la portiera. Reversing Assist torna utile in un vicolo: registra il tratto appena percorso e guida l’auto all’indietro lungo la stessa traiettoria.
Spendere poco non obbligherà a scegliere l’allestimento base. La batteria da 37 kWh entra anche nei listini di Life e Style, in vendita in Germania da 29.195 euro. La prima investe parte della differenza sul cruise control adattivo e sulla telecamera, la seconda preferisce i fari Matrix LED. Pagando ancora si possono aggiungere il tetto in vetro oppure l’impianto audio Harman Kardon.
I 334 km dichiarati indicano chiaramente quale sarà l’habitat della versione meno cara. In città e nel tragitto verso il lavoro la capacità ridotta incide poco, specialmente con una presa disponibile a casa; durante una vacanza, invece, le soste arriveranno prima rispetto alla ID. Polo da 52 kWh. Da settembre la Trend sarà proposta anche in Italia e il listino chiarirà che cosa Volkswagen intenda davvero con la formula “intorno ai 25.000 euroâ€.
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 09:49:26 +0000
La situazione del traffico sulle autostrade italiane il 20 luglio 2026 mostra condizioni di traffico intenso e code a tratti in molte tratte, con alcuni incidenti che causano rallentamenti significativi. Tra gli eventi più importanti, si segnalano una coda per incidente tra Orvieto e Attigliano sulla A1 in direzione Napoli, e una coda di 3 km per traffico congestionato tra Tarvisio Nord e Ugovizza sulla A23. Questo articolo fornisce un quadro dettagliato della situazione per ogni tratta con aggiornamenti recenti.
10:05 – Firenze Nord – Bivio A1-Variante
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 267.0 al chilometro 279.9 per una lunghezza di 12.9 km.
09:52 – Valdarno – Firenze sud
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta va dal chilometro 312.0 al chilometro 333.0 per una lunghezza di 21.0 km.
09:36 – Orvieto – Attigliano
Coda di 1 km per incidente
Direzione Napoli
La coda va dal chilometro 460.0 al chilometro 459.0 per una lunghezza di 1.0 km.
09:20 – Bivio A1/Fine Complanare Piacenza – Terre di Canossa – Campegine
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Napoli
La tratta interessata copre 61.2 km dal chilometro 119.5 al chilometro 58.3.
08:24 – Parma – Terre di Canossa – Campegine
Pioggia sulla tratta
Direzione in entrambe le direzioni
La pioggia interessa il tratto tra il chilometro 124.4 e il chilometro 119.5 per 4.9 km.
09:07 – Allacciamento A1 sud – Inizio Tangenziale Napoli
Coda di 1 km per traffico congestionato
Direzione Tangenziale
La coda si estende dal chilometro 3.2 al chilometro 2.2.
10:03 – Seriate – Grumello
Coda per incidente
Direzione Trieste
La coda interessa 3 km tra i chilometri 185.0 e 182.0.
09:47 – Busalla – Genova Bolzaneto
Scorta veicoli per coda per safety car
Direzione Milano
La tratta è lunga 5.0 km dal chilometro 120.0 al chilometro 125.0.
09:11 – Busalla – Isola del Cantone
Coda di 2 km per lavori
Direzione Milano
La coda interessa 5.4 km tra i chilometri 106.1 e 111.5.
10:02 – Como Monte Olimpino – Como Grandate
Coda per traffico intenso
Direzione Lainate
Lunghezza della tratta interessata: 4.0 km dal chilometro 33.0 al chilometro 37.0.
09:53 – Como Centro – Chiasso
Coda per attraversamento dogana Svizzera
Direzione Svizzera
Lunghezza 2.63 km tra chilometro 41.63 e 39.0.
09:30 – Entrata barriera di Como Grandate
Coda per traffico intenso
Direzione Lainate
Nessuna lunghezza specificata, situazione di ingresso alla barriera.
09:48 – Genova Aeroporto – Bivio A10/A7 Milano-Genova
Traffico rallentato per traffico intenso
Direzione Genova
La tratta copre 2.3 km da chilometro 0.0 a 2.3.
10:05 – Montecatini Terme – Bivio A11/A1 Milano-Napoli
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Firenze
La tratta interessata è lunga 32.0 km, da chilometro 7.0 a 39.0.
09:33 – Area di servizio Tolfa est
Servizi igienici non disponibili per guasto impianto
Direzione Ss1 Aurelia
09:58 – Villamarzana – Ferrara Nord
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Bologna
La tratta è lunga 21.1 km, dal chilometro 41.9 al chilometro 63.0.
09:38 – Ferrara Nord – Altedo
Coda di 4 km per materiali dispersi
Direzione Bologna
La coda va dal chilometro 25.0 al chilometro 36.0.
09:05 – Altedo – Ferrara sud
Coda di 1 km per allagamenti
Direzione Padova
La coda si estende tra i chilometri 25.0 e 24.0.
10:03 – Cesena Nord – Castel San Pietro
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Bologna
La tratta è lunga 55.4 km, dal chilometro 38.2 al chilometro 93.6.
09:49 – Bologna Borgo Panigale – Bivio A14/Diramazione Ravenna
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Taranto
La tratta copre 51.7 km dal chilometro 56.7 al chilometro 5.0.
09:46 – Bivio A14/Racc. A1 BO Casalecchio – Bivio A14/A1 Milano-Napoli
Code a tratti per traffico intenso
Direzione autostrada Milano-Napoli
La tratta è lunga 8.0 km, dal chilometro 0.0 all’8.0.
09:48 – Imola – Forli’
Pioggia in entrambe le direzioni
La tratta è lunga 31.5 km, dal chilometro 81.6 al chilometro 50.1.
09:39 – Imola – Cesena
Vento forte in entrambe le direzioni
La tratta è lunga 49.6 km, dal chilometro 99.7 al chilometro 50.1.
08:27 – Area di servizio Santerno ovest
Servizi igienici bar non disponibili per guasto impianto
Direzione Taranto
10:01 – Tarvisio Nord – Ugovizza
Coda di 3 km per traffico congestionato
Direzione Autostrada Torino-Trieste
La coda interessa 5 km, dal chilometro 105.2 al chilometro 110.2.
08:45 – Nodo A27/A57 Tangenziale di Mestre – Nodo A27/A4 Torino-Trieste
Pioggia in entrambe le direzioni
La tratta è lunga 6.4 km dal chilometro 6.4 al chilometro 0.0.
09:40 – Mercato San Severino – Bivio A30/Raccordo Salerno-Avellino
Coda di 1 km per traffico congestionato
Direzione Salerno
La coda si estende tra i chilometri 55.3 e 54.3.
09:45 – Capodichino – Corso Malta
Coda per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
La coda copre solo 0.5 km, dal chilometro 18.8 al chilometro 19.3.
09:31 – Piazzale Francese verso Courmayeur
Coda con attesa prevista di un’ora
Direzione Courmayeur
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 08:08:00 +0000Partire con il pieno adesso costa parecchio più di quanto avrebbe richiesto all’inizio di luglio. I rincari hanno colpito soprattutto il gasolio, tornato sopra la benzina sia sulla rete ordinaria sia in autostrada, e proprio lungo le principali direttrici italiane la media del diesel self service ha raggiunto 2,155 euro al litro, contro i 2,020 euro della verde.
Fuori dall’autostrada si risparmia qualcosa, sebbene i dati diffusi dal ministero delle Imprese e del Made in Italy lascino poco spazio all’ottimismo. La benzina in modalità self costa mediamente 1,931 euro al litro e il gasolio 2,082 euro, dunque inserendo 50 litri nel serbatoio si spendono 96,55 euro con la prima e 104,10 euro con il secondo. La medesima quantità acquistata in autostrada porta il conto rispettivamente a 101 e 107,75 euro.
Sull’aumento dei prezzi ha inciso la fine dello sconto temporaneo sulle accise, scaduto il 3 luglio. Da allora un automobilista che utilizza il gasolio ha visto aumentare rapidamente il costo del rifornimento, senza avere il tempo di abituarsi alla nuova cifra comparsa sui tabelloni. Alle tasse si sono aggiunte le tensioni internazionali, che hanno fatto salire le quotazioni del petrolio in pieno periodo partenze estive.
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha calcolato la differenza rispetto all’ultimo giorno di applicazione dello sconto. In autostrada, soltanto il rincaro del diesel aggiunge 5,10 euro a un pieno da 50 litri:
“Dal 3 luglio, ultimo giorno di sconto sulle accise, il gasolio in autostrada costa 10,2 centesimi in più al litro, con un rialzo del 5,18%. Nella rete stradale la stangata è ancora peggiore: 11,4 centesimi al litro e 5,70 euro in più a rifornimento”
Le medie nazionali, tuttavia, nascondono differenze significative fra un distributore e l’altro. Analizzando i prezzi comunicati dagli impianti al Mimit, il Codacons ha individuato a Milano una pompa self service dove il diesel veniva venduto a 2,695 euro al litro e la benzina a 2,635 euro. A Pantelleria si arrivava rispettivamente a 2,599 e 2,499 euro.
I valori massimi rilevati in autostrada riguardano invece il servizio effettuato dall’operatore: sulla A21 Torino-Piacenza un litro di gasolio ha toccato 2,699 euro, sulla A4 Venezia-Trieste si è fermato a 2,682 euro e sulla A22 Brennero-Modena ha raggiunto 2,609 euro. Per la benzina il primato segnalato dal Codacons appartiene ancora alla A21, con 2,549 euro al litro.
Non sono prezzi rappresentativi dell’intera rete, ma mostrano quanto possa incidere la scelta della stazione di servizio. Con 50 litri di gasolio acquistati a 2,699 euro si spendono 134,95 euro, quasi 31 in più rispetto al costo calcolato sulla media delle strade ordinarie.
Il Codacons chiede al governo un nuovo intervento sulle accise, limitato almeno alla fase più intensa dell’esodo e del successivo rientro dalle vacanze:
“I rincari dei listini alla pompa avranno effetti pesanti sulle vacanze estive degli italiani. Il governo deve intervenire con urgenza adottando un nuovo taglio delle accise da far valere fino alla fine di agosto”
Lo stesso aumento finisce inoltre nel costo dei trasporti e rischia di arrivare indirettamente sugli scaffali, visto il largo impiego della gomma nella distribuzione delle merci. Nell’immediato, i conducenti in prossimità di partire possono soltanto evitare il servito e confrontare le tariffe tramite l’Osservaprezzi del Mimit, rifornendosi possibilmente prima di entrare in autostrada.
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 08:04:42 +0000850 autovelox non potranno più scattare fotografie agli automobilisti, almeno fino a quando non verranno messi in regola. Il decreto dell’8 giugno 2026 ne impone lo spegnimento e prova a risolvere la confusione fra apparecchi semplicemente approvati e dispositivi omologati, già affrontata più volte dalla Cassazione nei ricorsi presentati dai conducenti.
Dal 12 luglio possono rimanere accesi 3.150 dei circa 4.000 strumenti registrati sulla piattaforma del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per i rimanenti è scattata la sospensione e una nuova sanzione rilevata attraverso uno di essi rischierebbe di essere annullata a seguito del ricorso dell’automobilista. Lo spegnimento avrà carattere temporaneo qualora gli enti ottengano l’omologazione, al termine della quale gli apparecchi torneranno in servizio.
Nella lettura di Matteo Salvini, dietro alcuni autovelox si nascondeva l’interesse dei Comuni a incassare denaro dalle contravvenzioni, anziché la volontà di rendere le strade sicure. Al momento di annunciare lo stop agli 850 apparecchi, il ministro dei Trasporti è tornato così su una delle accuse lanciate più spesso negli ultimi anni:
“Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale”
Prima di entrare in funzione, ogni nuovo modello dovrà superare l’omologazione prevista dal decreto. Ma il via libera iniziale da solo non basterà a garantire un’autorizzazione senza scadenza: durante l’utilizzo saranno controllate tanto la precisione delle misurazioni quanto la regolarità del funzionamento e, in seguito a una riparazione o a modifiche del software, servirà un’altra verifica. A occuparsene saranno i laboratori riconosciuti secondo i criteri riportati nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
L’intervento era stato provocato soprattutto dalle sentenze cominciate con l’ordinanza 10505 della Cassazione, depositata nell’aprile 2024. Secondo i giudici, l’approvazione tecnica non poteva sostituire l’omologazione espressamente richiesta dal Codice della Strada e da lì in poi numerosi automobilisti hanno contestato le sanzioni ricevute.
Per gli apparecchi già presenti sulle strade è stato previsto un passaggio intermedio. Alcuni modelli approvati in passato vengono ora considerati omologati, purché rispettino le caratteristiche elencate nell’Allegato B e risultino correttamente registrati. I dispositivi più datati dovranno invece affrontare l’esame della documentazione o specifiche prove tecniche prima di poter essere riaccesi.
Gli effetti cambiano parecchio da una zona all’altra. Il Mit ha comunicato lo spegnimento di 144 apparecchi in Lombardia e 131 in Piemonte, a cui seguono l’Emilia-Romagna con 94, il Veneto con 84 e la Toscana con 69, la Liguria con 16 e le Marche con 15. Numeri inferiori riguardano regioni nelle quali il parco censito era già limitato. I dati diffusi dal Ministero fotografano comunque una situazione ancora suscettibile di cambiamenti, dato che gli enti potranno regolarizzare gli strumenti sospesi.
Gli automobilisti multati avranno modo di controllare l’apparecchio sul portale Velox del Mit, inserendo il Comune, l’ente accertatore oppure il codice identificativo riportato nel verbale. Se il dispositivo non compare nel database o rientra fra quelli sospesi, la sanzione può essere contestata al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica, o al Prefetto entro 60, ma pagando la somma si rinuncia alla possibilità di impugnarla.
L’Associazione vittime incidenti stradali valuta positivamente il tentativo di mettere ordine, pur ricordando che la regolarità degli strumenti non cancella il dovere di rispettare i limiti. Il presidente Domenico Musicco ha dichiarato:
“Non si possono mettere autovelox solo per fare cassa, ma deve passare il messaggio che le regole vanno rispettate da tutti”
Se il nuovo sistema funzionasse, le multe dovrebbero diventare meno semplici da contestare, ma anche meno esposte al sospetto di essere state prodotte da un apparecchio privo dei requisiti necessari.
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 07:37:21 +0000Kimi Antonelli ha ottenuto la sesta pole position stagionale a Spa-Francorchamps, scattando bene allo spegnimento dei semafori, per poi lottare con Max Verstappen (balzato in testa dopo l’Eau Rouge) e Charles Leclerc. Dalla seconda fila è partito George Russell che è stato colpito da Hamilton in un classico incidente di gara. L’inglese della Mercedes si è arrestato nella ghiaia. Il bolognese, invece, è stato tallonato dal monegasco, capace di sopravanzare il quattro volte iridato della Red Bull Racing.
Alla ripresa dopo l’uscita della SC Antonelli ha dettato il passo, mentre Leclerc è stato riscavalcato da Max Verstappen senza possibilità di difendersi. Lewis è stato penalizzato per il contatto al via con Russell con 5 secondi che ha scontato nel primo cambio gomme. Hamilton è stato negli scarichi anche dal compagno per diversi giri, ma nella doppia sosta Charles si è ritrovato davanti ad Antonelli e Verstappen grazie a una VSC.
Kimi ha rimontato e ha superato al 10 giri dalla fine il ferrarista. Charles ha provato a non mollare nella parte finale del Gran Premio, ma non aveva cavalli sul dritto per un controsorpasso. Un italiano ha finalmente vinto a Spa dopo 73 anni, precedendo Leclerc e Verstappen. Il bolognese ha raggiunto i sei trionfi stagionali, come Patrese, diventando il secondo italiano più vincente di sempre dietro ad Ascari con 13.
Kimi Antonelli: 10 e lode – Con la partenza al palo, la 258a pole position per il motore Mercedes, ha ottenuto il record del più giovane poleman a Spa, a 19 anni, 10 mesi e 28 giorni. Battuto il primato di Charles Leclerc del 2019 (21 anni, 10 mesi e 19 giorni) in Belgio, quando riuscì poi ad aggiudicarsi la sua prima tappa in F1. Il leader della classifica ha eguagliato il record italiano per il maggior numero di pole in una stagione: 6 come Alberto Ascari nel 1953. Un pilota nostrano non partiva dalla prima casella dai tempi di Giancarlo Fisichella nel 2009. Dopo 19 giri a ritmi furiosi è stato chiamato ai box per la prima sosta per difendersi da Verstappen. Nella seconda parte ha rimontato su Leclerc con una calma olimpica e lo ha sverniciato grazie alla sua PU inarrivabile.
Charles Leclerc: 9 – Partito a fionda dalla quarta casella, Charles è riuscito inserirsi subito nelle prime tre posizioni, dimostrando un ottimo passo. Fortunatissimo nell’esposizione della VSC per dei detriti in pista, in occasione della prima sosta, il monegasco è uscito davanti al leader della classifica, Kimi Antonelli, e Max Verstappen. Sulla SF-26 non ha potuto nulla contro il motorone ibrido Mercedes e si è tenuto una seconda posizione di assoluto prestigioso. Al termine della corsa CL16 ha dichiarato:
“Facevamo comunque fatica nei rettilinei oggi, però il passo non era male. Ero anche sorpreso di quanto quando Kimi mi ha passato, ho pensato che se ne sarebbe andato facilmente, invece è rimasto lì, ci ho creduto fino alla fine perché con la scia potevo restare lì, ma non ne avevo abbastanza”.
Max Verstappen: 8 – Quando va al limite su quest’auto il massimo che può ottenere è una terza posizione. L’olandese è stato anche aiutato dalla scia in qualifica di Hadjar ed è partito bene, ma la RB22 non può andare oltre. In una stagione maledetta, il figlio d’arte di Jos sta dimostrando la sua classe e ha ottenuto il 300esimo podio nella storia del team Red Bull Racing.
Gabriel Bortoleto: 7,5 – Ancora a punti il giovane brasiliano che ha tenuto un bel ritmo su un altro tracciato leggendario. Di talento il ragazzo di Osasco ne ha ed è stato il primo degli altri, alle spalle dei top team. L’ottavo posto farà felice Mattia Binotto. Tutti i punti in classifica costruttori per Audi li ha portati Gabriel.
Lando Norris: 7 – Cattiveria da leone in gabbia in questo weekend, nonostante le 10 posizioni in griglia. Il campione del mondo in carica, andando lungo nella prima parte di gara, è riuscito addirittura a portarsi in testa alla corsa per poi essere superato da Leclerc e Antonelli. Un settimo posto che gli lascerà l’amaro in bocca a causa della penalità per il cambio della centralina.
Lewis Hamilton: 5,5 – Vicinissimo in qualifica al compagno di squadra, ma in gara ha deluso. Al di là del crash con Russell, su un tracciato iconico come Spa, dove è stato protagonista tante volte in passato, il campione della Ferrari non è riuscito a dimostrare il suo valore e si è demoralizzato giro dopo giro. Auto sfasciata nelle prove libere 3, ritmo basso nella seconda parte di gara, dopo un pericoloso unsafe release che ha coinvolto un meccanico, e punti lasciati per strada, a maggior ragione senza Russell in campo. Leclerc ha sempre preso le scelte giuste, mentre Lewis avrebbe potuto fare molto di più in Belgio. In ogni caso è secondo nel Mondiale a -45 dal leader e in Ungheria potrebbe rifarsi.
George Russell: 5 – La fortuna stavolta lo ha abbandonato e la sua gara è finita subito nei primi chilometri. Il pilota di King’s Lynn ha svoltato al primo giro come se non ci fosse Lewis Hamilton in traiettoria. In un classico incidente di gara, il rivale di Antonelli per la corona iridata ha avuto la peggio. In qualifica, pur continuando a beneficiare delle bandiere gialle, si è preso un distacco di mezzo secondo dal compagno di squadra. Antonelli ha parità di W17 sta facendo un altro sport.
Oscar Piastri: 4,5 – Aveva dominato nel 2025, mentre oggi ha faticato. Nella seconda metà di gara è crollato a 19 secondi e sembra oramai il lontano parente del pilota che aveva sfiorato il Mondiale.
Carlos Sainz: 4 – Se nella scorsa tappa era stato criticato per il misunderstanding con Charles Leclerc nelle fasi di doppiaggio, stavolta lo spagnolo è veramente in atroci difficoltà sulla FW48. La monoposto inglese, oltre all’Aston Martin, è la grande delusa del campionato 2026. Doveva essere l’anno della svolta, ma la vettura di Grove è una barzelletta in Belgio.
Esteban Ocon: 3 – Il pilota francese della Haas si è reso protagonista di un contatto fratricida con Oliver Bearman. I due piloti stanno faticando in questa fase di campionato, dopo un buon inizio di stagione, ma nelle ultime uscite il nativo di Évreux ha commesso errori pesanti, anche a causa del passo indietro della monoposto americana con PU Ferrari.
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:47:41 +0000Il 20 luglio 2026 sono previsti cinque scioperi nel settore del trasporto pubblico locale in Italia. Questi scioperi sono programmati in varie città , con orari e modalità differenti, e coinvolgono il personale di diverse società di trasporto e sindacati. Di seguito tutti i dettagli relativi alle città , compagnie e orari degli scioperi di questa giornata.
A Genova (Liguria) è indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 11.30 alle 15.30, che coinvolge il personale della società AMT di Genova. Lo sciopero è stato proclamato dal sindacato OST CUB TRASPORTI e riguarda il servizio di trasporto pubblico locale.
A Firenze (Toscana) sono previsti due scioperi nella stessa fascia oraria. Il primo riguarda il personale della società Autolinee Toscane Bacino Urbano di Firenze ex Linea e il secondo coinvolge il personale della società Autolinee Toscane Bacino Urbano di Firenze. Entrambi sono indetti per 4 ore, dalle 19.00 alle 23.00, con sindacato RSA FAISA-CISAL.
A Latina (Lazio) è indetto uno sciopero della durata di 24 ore. Lo sciopero interessa il personale della società CSC Mobilità di Latina e viene proclamato dal sindacato OSR FAISA-CISAL per il servizio locale di trasporto pubblico.
A Prato (Toscana), lo sciopero riguarda il personale della società Autolinee Toscane sede operativa di Prato. Lo stop durerà 8 ore, dalle 14.30 alle 22.30, indetto dal sindacato RSA FAISA-CISAL e interessa il servizio di trasporto pubblico locale.
Fonte: Mit
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:00:00 +0000Luglio 2026 si preannuncia un mese intenso per quanto riguarda gli scioperi nel settore dei trasporti e dei servizi pubblici in Italia. In questo articolo offriamo una panoramica aggiornata su tutte le principali agitazioni sindacali già programmate nel corso del mese, specificando città , regioni, orari e categorie dei lavoratori coinvolti giorno per giorno. Gli scioperi toccano numerosi comparti tra cui trasporto pubblico locale, ferroviario, aereo e marittimo: è quindi importante conoscere in anticipo le date, le zone e le modalità di ogni protesta per organizzare al meglio spostamenti e attività . Di seguito, l’elenco dettagliato, ordinato per giornata e città , di tutti gli scioperi ufficialmente annunciati per luglio 2026.
Lombardia: È previsto uno sciopero regionale di 8 ore, dalle 3:31 alle 11:29, che interessa il servizio di trasporto merci ferroviario. Coinvolto il personale della Società DB Cargo Italia di tutte le province della Lombardia. Lo sciopero è indetto da OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, ORSA FERROVIE.
Nel settore aereo su scala nazionale previsti diversi scioperi che coinvolgono il personale della Società ENAV Aeroporto di Milano Malpensa, con scioperi di 24 ore e di 4 ore (dalle 13:00 alle 17:00). In Italia sono coinvolti anche il personale delle aziende del comparto aereo e indotto aeroportuale (sia Assohandlers che non) e il personale navigante della compagnia EasyJet Airlines Limited per 24 ore, così come il personale della ADR Security degli Aeroporti di Roma Fiumicino e Ciampino, FEDEX Corporation di Malpensa, e ASC Handling dell’Aeroporto di Catania Fontanarossa. A Firenze è previsto uno sciopero di 24 ore per il personale della società Autolinee Toscane bacino di Firenze.
Nella città di Catania sono programmati tre scioperi di 24 ore ciascuno che interessano il personale della SOC. AMTS di Catania e coinvolgono diverse sigle sindacali. A livello nazionale il personale della SOC. MERCITALIA Shunting & Terminal (settore ferroviario) incrocia le braccia per 24 ore dalle 21:00 del 6 luglio alle 21:00 del 7 luglio. Nella provincia di Prato sciopero di 4 ore, dalle 18:30 alle 22:30 per il personale della SOC. Autolinee Toscane sede operativa di Prato.
Su tutto il territorio nazionale prosegue lo sciopero del personale Mercitalia Shunting & Terminal nel settore ferroviario per 24 ore. In provincia di Torino sciopero nel settore trasporto merci, logistica e spedizioni durante le ultime 2 ore di ciascun turno di lavoro. In Sicilia, sciopero di 8 ore (9:00-17:00) del personale della Società RFI DOIT Palermo.
Sul territorio nazionale (Italia) è in programma uno sciopero ferroviario di 23 ore (dalle 03:00 del 9 luglio alle 02:00 del 10 luglio) che interessa il personale operativo degli equipaggi di Italo NTV, indetto da UILT-UIL.
Nella città di Bari (Puglia) e provincia sciopero del trasporto pubblico locale per 24 ore. In tutta la Regione Puglia proclamato uno sciopero generale per l’intera giornata che riguarda in particolare il personale TPL. Su base nazionale, sciopero di 8 ore (16:01–23:59) nel settore trasporto merci, coinvolgendo il personale Captrain Italia.
Nella città di Genova sciopero territoriale di 4 ore (11:30-15:30) nel trasporto pubblico locale del personale AMT Genova. A Palermo prevista astensione dal lavoro di 24 ore del personale AMAT Palermo.
Su tutto il territorio nazionale si ferma per la giornata il settore dei servizi ferroviari di ristorazione e logistica a bordo treno gestiti da Elior Divisione Itinere per Trenitalia, coinvolgendo il personale addetto ai servizi di bordo.
Nella provincia di Venezia sciopero di 24 ore nel servizio di trasporto pubblico locale, coinvolgendo il personale della ATVO Venezia.
Nella città di Genova: sciopero di 4 ore, dalle 11:30 alle 15:30 per il trasporto pubblico locale. Coinvolto il personale AMT Genova (OST CUB TRASPORTI).
Nella città di Firenze: due scioperi di 4 ore, dalle 19:00 alle 23:00 per il personale Autolinee Toscane Bacino Urbano di Firenze (RSA FAISA-CISAL).
Nella città di Latina: sciopero della durata di 24 ore per il personale della CSC Mobilità di Latina (OSR FAISA-CISAL).
Nella città di Prato: sciopero di 8 ore, dalle 14:30 alle 22:30 coinvolge il personale Autolinee Toscane sede operativa di Prato (RSA FAISA-CISAL).
Calabria: sciopero regionale di 24 ore del personale SACAL GH Aeroporto di Lamezia Terme (UGL-TA).
Campania: sciopero interregionale di 4 ore, dalle 10:00 alle 14:00, personale aeroportuale SOCC. GH Napoli e Sky Service di Napoli e Salerno (FAST-CONFSAL).
Italia (nazionale): sciopero di 24 ore del personale FEDEX Corporation Aeroporto di Malpensa (CUB TRASPORTI), del personale navigante EasyJet Airlines Limited (USB LAVORO PRIVATO), dei lavoratori ALHA e MLE-BCUBE Aeroporto di Milano Malpensa (OST CUB TRASPORTI/USB LAVORO PRIVATO).
Sicilia, nella città di Palermo: sciopero di 24 ore del personale navigante UAB DAT LT (USB LAVORO PRIVATO).
Sardegna: scioperi di 4 ore, dalle 13:00 alle 17:00 del personale GEASAR Aeroporto di Olbia (UGT-TA) e SOGEAAL Aeroporto di Alghero (UGL-TA).
Italia (nazionale): due scioperi marittimi di 24 ore, dalle 12:00 del 22 luglio alle 12:00 del 23 luglio, che coinvolgono il personale della società Grandi Navi Veloci (CSLE, ORSA MARITTIMI).
Nella provincia di Verona (Veneto): sciopero ferroviario di 24 ore, dalle 21:00 del 23 luglio alle 20:59 del 24 luglio per il personale manutenzione, amministrativo ed ingegneria RFI DOIT Verona Unità Territoriale Sud (OSR ORSA FERROVIE/SLM-FAST-CONFSAL). Su scala nazionale interessa anche il settore ferroviario e il trasporto merci su rotaia, coinvolgendo il personale delle imprese che svolgono attività ferroviaria (CUB TRASPORTI/SGB).
Nella città di Salerno (Campania): sciopero territoriale di 4 ore, dalle 9:00 alle 13:00 del personale SITA SUD di Salerno (UGL AUTOFERRO).
Marche: sciopero regionale di 4 ore, dalle 11:00 alle 15:00 del personale aziende TPL (USB LAVORO PRIVATO).
Nella città di Bari (Puglia): sciopero locale di 4 ore, dalle 19:45 alle 23:45 degli operatori di esercizio FERROVIE SUD EST E SERVIZI AUTOMOBILISTICI (FILC-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL).
Sardegna: sciopero territoriale di 8 ore, varie modalità , per il personale ARST province di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano (UGL AUTOFERROTRANVIERI).
Nella città di Savona (Liguria): sciopero territoriale di 4 ore, dalle 10:15 alle 14:15, personale TPL LINEA di Savona (RSU).
Toscana: sciopero regionale del personale della società TOREMAR per l’intera giornata (USB LAVORO PRIVATO).
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 02 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 05 luglio 2026: città , orario inizio e fine
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Sciopero dei trasporti 17 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 20 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:00:00 +0000Oggi, 20 luglio 2026, presentiamo il quadro aggiornato dei prezzi medi dei carburanti lungo la rete autostradale italiana, affiancandolo a una guida chiara alla formazione del prezzo alla pompa. I dati più recenti disponibili riportano i valori medi per benzina e gasolio in modalità self, oltre a GPL e metano in servito. A seguire, una spiegazione sintetica ma completa delle voci che compongono il prezzo: la componente fiscale (accise e IVA) e la componente industriale, che include il costo della materia prima e il margine lordo dell’operatore. Conoscere come queste parti si combinano aiuta a interpretare le oscillazioni quotidiane e a pianificare al meglio rifornimenti e spostamenti.
Ultimo aggiornamento: 19-07-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 2.023 |
| Gasolio | SELF | 2.161 |
| GPL | SERVITO | 0.881 |
| Metano | SERVITO | 1.592 |
Per la benzina, il prezzo finale pagato dal consumatore è il risultato di due grandi componenti. La prima è quella fiscale, che pesa per il 58% e comprende accise e IVA: si tratta della parte più rilevante del prezzo, superiore alla componente industriale. La seconda è appunto la componente industriale, pari al 42% del totale, che a sua volta si divide tra il costo della materia prima (30%) e il margine lordo dell’operatore (12%). La quota riferita alla materia prima riflette l’andamento delle quotazioni internazionali e l’effetto del cambio euro/dollaro: quando i prezzi internazionali salgono o l’euro si indebolisce rispetto al dollaro, la componente materia prima tende a crescere, trasmettendosi poi al prezzo alla pompa. Il margine lordo, invece, copre i costi della filiera (logistica, distribuzione, stoccaggio, gestione della rete) e rappresenta l’area su cui l’operatore può intervenire per calibrare le politiche di prezzo, anche in funzione della concorrenza locale, del livello di servizio offerto e delle dinamiche di domanda. La combinazione di queste voci, insieme a fattori stagionali e ai movimenti dei mercati energetici, spiega perché i listini possano variare su base giornaliera e tra diverse aree di servizio.
Per il gasolio, la ripartizione tra le componenti è diversa e rende conto delle specificità di questo prodotto. La componente fiscale vale il 45% del prezzo finale, mentre quella industriale pesa il 55%. All’interno della parte industriale, il costo della materia prima incide per il 45% del prezzo complessivo: si tratta della quota maggioritaria tra le voci industriali, sensibile sia alle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati sia al cambio euro/dollaro, dato che gli scambi avvengono prevalentemente in valuta statunitense. Il margine lordo dell’operatore rappresenta invece il 10% del prezzo: copre i costi logistici e gestionali e costituisce l’area su cui i distributori possono agire per modulare il listino alla pompa in risposta alla concorrenza, alla localizzazione della stazione di servizio e ai volumi di traffico. In pratica, quando i prezzi internazionali del gasolio si muovono rapidamente o il tasso di cambio diventa sfavorevole, la voce materia prima tende ad amplificare la volatilità ; il margine può in parte attenuare o accelerare l’aggiustamento, ma non elimina l’impatto dei fattori esterni. Anche per il gasolio, dunque, l’intreccio tra dinamiche fiscali e industriali è la chiave per leggere le variazioni quotidiane dei prezzi.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.940 per la benzina, 2.091 per il diesel, 0.775 per il gpl, 1.581 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.080 |
| Benzina | SELF | 1.937 |
| GPL | SERVITO | 0.770 |
| Metano | SERVITO | 1.513 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.094 |
| Benzina | SELF | 1.949 |
| GPL | SERVITO | 0.745 |
| Metano | SERVITO | 1.530 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.124 |
| Benzina | SELF | 1.975 |
| GPL | SERVITO | 0.862 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.103 |
| Benzina | SELF | 1.953 |
| GPL | SERVITO | 0.800 |
| Metano | SERVITO | 1.671 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.093 |
| Benzina | SELF | 1.933 |
| GPL | SERVITO | 0.710 |
| Metano | SERVITO | 1.532 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.086 |
| Benzina | SELF | 1.925 |
| GPL | SERVITO | 0.734 |
| Metano | SERVITO | 1.537 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.110 |
| Benzina | SELF | 1.956 |
| GPL | SERVITO | 0.740 |
| Metano | SERVITO | 1.548 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.075 |
| Benzina | SELF | 1.924 |
| GPL | SERVITO | 0.732 |
| Metano | SERVITO | 1.643 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.085 |
| Benzina | SELF | 1.938 |
| GPL | SERVITO | 0.852 |
| Metano | SERVITO | 1.557 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.087 |
| Benzina | SELF | 1.927 |
| GPL | SERVITO | 0.726 |
| Metano | SERVITO | 1.549 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.070 |
| Benzina | SELF | 1.918 |
| GPL | SERVITO | 0.773 |
| Metano | SERVITO | 1.515 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.092 |
| Benzina | SELF | 1.952 |
| GPL | SERVITO | 0.793 |
| Metano | SERVITO | 1.498 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.084 |
| Benzina | SELF | 1.927 |
| GPL | SERVITO | 0.730 |
| Metano | SERVITO | 1.588 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.084 |
| Benzina | SELF | 1.946 |
| GPL | SERVITO | 0.729 |
| Metano | SERVITO | 1.622 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.096 |
| Benzina | SELF | 1.945 |
| GPL | SERVITO | 0.859 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.125 |
| Benzina | SELF | 1.960 |
| GPL | SERVITO | 0.802 |
| Metano | SERVITO | 1.821 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.083 |
| Benzina | SELF | 1.932 |
| GPL | SERVITO | 0.752 |
| Metano | SERVITO | 1.614 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.095 |
| Benzina | SELF | 1.949 |
| GPL | SERVITO | 0.789 |
| Metano | SERVITO | 1.541 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.074 |
| Benzina | SELF | 1.931 |
| GPL | SERVITO | 0.773 |
| Metano | SERVITO | 1.521 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.095 |
| Benzina | SELF | 1.953 |
| GPL | SERVITO | 0.862 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 20 luglio 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.083 |
| Benzina | SELF | 1.923 |
| GPL | SERVITO | 0.747 |
| Metano | SERVITO | 1.526 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 06:00:00 +0000Pioggia intensa, neve improvvisa, fondi scivolosi, sterrati di campagna: in alcuni momenti avere la trazione integrale smette di essere un accessorio e diventa qualcosa di concreto e rassicurante. Il problema, in passato, è che la trazione integrale tendeva a costare cara e spesso richiedeva di salire di segmento o di fare sacrifici altrove in dotazione e comfort. Nel 2026 invece esistono SUV con trazione integrale disponibili a meno di 40.000 euro che non chiedono di rinunciare a nulla di essenziale, e la lista è più lunga e interessante di quanto molti si aspetterebbero.
Il marchio ex SsangYong ha cambiato nome ma non la filosofia: offrire molto spazio, dotazione generosa e trazione integrale vera a un prezzo che i concorrenti europei o giapponesi faticano a replicare. Il Tivoli è il prodotto più piccolo della gamma KGM, ma già su questa versione il 4WD è meccanico e gestito elettronicamente, non il tipo di sistema on-demand che si limita a far finta di avere quattro ruote motrici. Il motore 1.5 turbo benzina eroga una potenza sufficiente per un utilizzo quotidiano soddisfacente, e la dotazione di serie è quella di un’auto di categoria superiore. A 27.890 euro è uno degli acquisti più razionali dell’intera lista, soprattutto per chi cerca spazio e praticità prima di tutto.
Il Duster è una di quelle auto che hanno costruito la propria reputazione nel tempo, senza clamori. La terza generazione porta in dote un sistema ibrido mild 48V abbinato alla trazione integrale meccanica, una combinazione che fa bene sia ai consumi sia alla trazione su fondi sdrucciolevoli.  Il rapporto tra prezzo e capacità fuoristradistica rimane probabilmente il migliore di questa lista. L’abitacolo è migliorato rispetto alla generazione precedente, così come l’attenzione al design. A 28.500 euro difficile trovare qualcosa che offra di più per lo stesso prezzo in questo specifico ambito.
Il Bigster è la risposta di Dacia a chi trovava il Duster un po’ troppo compatto: stessa meccanica di base, compresi il sistema mild hybrid 48V e la trazione integrale, ma con 4,57 metri di lunghezza e un abitacolo che accoglie cinque persone comodamente. Un formato che si avvicina ai C-SUV ma con un prezzo che resta ben al di sotto di quello della concorrenza diretta. L’impressione a bordo è di un’auto percepita come più grande di quanto il prezzo lascerebbe aspettare. Il bagagliaio è capiente, il passo lungo garantisce buon spazio per i passeggeri posteriori e la qualità costruttiva fa un ulteriore passo avanti rispetto alla generazione precedente. Per le famiglie che cercano spazio reale senza svenarsi, il Bigster 4×4 a 29.900 euro è probabilmente il nome più interessante dell’intera lista.
La Vitara è un punto fermo nel panorama dei SUV compatti con trazione integrale da anni. Punta sul sistema Allgrip di Suzuki basato su quattro modalità selezionabili dal conducente: Auto, Sport, Snow e Lock. Non è la vettura più sofisticata in assoluto, ma è solida, affidabile e funziona come ci si aspetta in tutte le situazioni previste dall’utilizzo normale. Il motore 1.4 turbo con mild hybrid 48V combina buona erogazione con un’efficienza migliorata rispetto alla versione precedente. L’abitacolo è semplice, con materiali ben assemblati e un layout ben organizzato. Il prezzo d’attacco è di 30.450 euro per quello che offre, e la rete assistenza Suzuki non è un dettaglio da ignorare nella scelta.
L’Avenger è arrivato sul mercato come B-SUV da città , poi Jeep ha allargato la gamma con una versione ibrida che abbina il motore termico 1.2 turbo a un sistema elettrico sulle ruote posteriori che la rende una mild hybrid con trazione integrale. Il risultato è un SUV che porta il nome Jeep a una fascia di prezzo di 32.200 euro solitamente non presidiata dal marchio. La trazione integrale è gestita in modo intelligente e si comporta bene su fondi irregolari e superfici scivolose. L’abitacolo è compatto ma ben organizzato, il design è piacevole, e il marchio Jeep resta uno degli argomenti di vendita più riconoscibili del segmento.
Il sistema AWD-i di Toyota è tra i più intelligenti di questa lista per chi vive la città quotidianamente. Non è una trazione integrale meccanica tradizionale, ma funziona tramite un motore elettrico aggiuntivo che aziona le ruote posteriori in modo indipendente, senza necessità di un albero di trasmissione. Il risultato è una risposta rapidissima nelle situazioni che richiedono più trazione, combinata con consumi eccezionalmente contenuti nella guida normale. A 34.350 euro l’affidabilità del sistema ibrido Toyota è una garanzia certificata da milioni di chilometri percorsi sul campo da altri modelli della gamma.
La Mazda CX-30 con il motore e-Skyactiv X occupa una posizione di nicchia in questa lista: è l’auto più orientata al piacere di guida, quella che tra tutte riesce a coniugare meglio la trazione integrale con un comportamento dinamico che va ben oltre l’utilitarismo, il tutto a un prezzo di 35.150 euro. Il motore e-Skyactiv X è una soluzione tecnica unica nel panorama attuale che eroga 186 CV in modo progressivo e piacevole, abbinati a un sistema AWD che distribuisce la coppia tra i due assali in modo continuo e trasparente. L’abitacolo è tra i più curati della categoria, con materiali di qualità e un’ergonomia che si avvicina alla perfezione. Chi mette la qualità percepita e il piacere di guida in cima alla lista troverà nella CX-30 AWD probabilmente la risposta più convincente di tutto il gruppo.
Subaru è il marchio della trazione integrale simmetrica per antonomasia, e il Crosstrek porta avanti questa tradizione con il sistema e-Boxer: un motore a benzina 2.0 aspirato abbinato a un motore elettrico che lavora in parallelo, con la trazione integrale permanente che garantisce la distribuzione ottimale della coppia su tutti e quattro gli pneumatici in qualsiasi condizione. Non è il SUV più potente della lista, né il più parsimonioso, ma è quello con la trasmissione integrale più collaudata e affidabile nel lungo periodo. A 35.900 euro il Crosstrek è pensato per chi usa davvero la trazione integrale in modo regolare, non solo occasionalmente, e che vuole la certezza di un sistema costruito attorno a quella vocazione specifica.
La new entry cinese del gruppo merita attenzione, perché il Jaecoo 7 arriva in questa fascia di prezzo con una proposta tecnica e stilistica difficile da ignorare. Il motore 1.6 TGDi non usa elettrificazione ed eroga una potenza adeguata, abbinata a una trasmissione integrale che funziona in modo semplice e efficace. L’aspetto esteriore è curato e l’abitacolo stupisce per la qualità dei materiali e la ricchezza della dotazione tecnologica. Il Jaecoo 7 rappresenta il tipo di proposta che i costruttori cinesi stanno portando in Europa con sempre maggiore determinazione: un prodotto completo, ben fatto e a un prezzo che lascia poco spazio alle critiche facili.
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 05:30:36 +0000Chi ha scelto l’auto elettrica anche per risparmiare sulle tasse potrebbe presto fare i conti con una novità poco gradita, almeno Oltremanica. Il governo del Regno Unito ha annunciato l’introduzione di una nuova forma di tassazione chiamata Electric Vehicle Excise Duty, o eVED, destinata a entrare in vigore dal 1° aprile 2028. Non si tratterà di un bollo fisso o di una tassa basata sulle emissioni, ma di un prelievo calcolato direttamente in base ai chilometri percorsi, un meccanismo pay-per-mile che segna una svolta significativa nel modo in cui i governi pensano alla fiscalità dell’automobile nell’era elettrica.
Entro il 1° aprile 2028 il governo britannico prevede che il parco circolante elettrico avrà raggiunto una dimensione tale da giustificare l’intervento fiscale. La logica di fondo è semplice: ogni automobilista tradizionale che passa alla pompa di benzina o diesel contribuisce automaticamente alle casse statali attraverso le accise sui carburanti. Ogni automobilista elettrico che ricarica a casa, invece, non versa un centesimo di fuel duty. Moltiplicato per milioni di veicoli, questo gap fiscale diventa un buco nei bilanci pubblici che i governi non possono ignorare all’infinito.
Il sistema delineato dalle autorità britanniche prevede che, al momento del rinnovo annuale della licenza del veicolo, l’automobilista dichiari una stima dei chilometri che prevede di percorrere. In base a quella stima verrà calcolato l’importo dell’eVED, con successivi meccanismi di verifica e conguaglio. Il nuovo tributo si aggiungerà alla Vehicle Excise Duty già esistente (il bollo britannico, per intendersi) e non la sostituirà .
Le proiezioni del governo indicano entrate nell’ordine di 1,1 miliardi di sterline già nel primo anno di applicazione, destinate a salire fino a circa 1,9 miliardi nel 2030-2031. Numeri che spiegano la fretta.
La tariffa prevista per le auto a batteria è di 3 penny per ogni miglio percorso. Per le ibride plug-in, che continuano a usare anche carburante tradizionale, la cifra scende a 1,5 penny per miglio. Il governo ha precisato che il livello di tassazione scelto equivale a circa la metà del contributo medio per miglio che un automobilista a benzina o diesel versa tramite la fuel duty. L’obiettivo dichiarato è riequilibrare il contributo alle infrastrutture stradali senza eliminare del tutto il vantaggio economico dell’elettrico. Un equilibrio delicato, che vedremo quanto reggerà nel tempo.
Il problema che molti analisti e associazioni di settore hanno sollevato è evidente: una delle ragioni per cui le persone scelgono l’auto elettrica è che costa meno da usare. Togliere o ridurre questo vantaggio, proprio nel momento in cui il mercato sta cercando di convincere la fascia più riluttante dei consumatori, rischia di frenare una transizione che il governo stesso ha dichiarato di voler accelerare.
Il tema colpisce in modo particolare le flotte aziendali e i programmi di salary sacrifice: strumenti molto diffusi nel Regno Unito per rendere le elettriche accessibili ai lavoratori con redditi medi e bassi. Se l’eVED dovesse rendere meno attrattivi questi schemi, il risultato potrebbe essere paradossale: meno auto elettriche adottate proprio nella fascia di utenza che il sistema fiscale avrebbe dovuto incentivare. Per ora, in Italia e in Europa, nulla di simile è sul tavolo. Ma il caso britannico è destinato a essere studiato con attenzione da tutti i governi.
Data articolo: Mon, 20 Jul 2026 05:30:02 +0000Quattro anni fa i suoi guantoni hanno regalato il titolo mondiale contro la Francia. Questa volta ci sarà da superare l’ostacolo Spagna, ma la posta in palio rimane la stessa: se nella metà campo avversaria Messi avrà le attenzioni speciali della difesa iberica, tra i pali le responsabilità ricadranno su Emiliano Martinez.
Lo stile del portiere lo ha reso in breve tempo un personaggio da prima pagina, e anche quando lascia il centro sportivo dell’Aston Villa non fa niente per passare anonimo, a bordo di due auto americane: una Ram 1500 dalle proporzioni gigantesce e una Ford Mustang Mach 1, arrivata nelle sue mani durante un periodo trascorso con la nazionale.
In un video registrato all’uscita dal centro di allenamento del club inglese vediamo Dibu concedere qualche autografo ai tifosi, prima di ripartire sulla Ram 1500. Un mezzo ingombrante, garanzia di prestazioni e sistemi di sicurezza ai massimi livelli, comune negli Stati Uniti, molto meno nel Regno Unito, dove, tra corsie strette e parcheggi adatti a vetture compatte, occorre prestare un po’ più di attenzione. La posizione di guida rialzata e il generoso spazio a bordo sono però dei vantaggi degni di nota, a maggior ragione per un atleta alto quasi due metri. Sul prezzo del suo esemplare non esistono informazioni attendibili e le numerose configurazioni disponibili impediscono persino di proporre una stima ragionevole.
Nel settembre 2024 il portiere si è fatto vedere con una Ford Mustang Mach 1 color Fighter Jet Gray, ringraziando sui social Ford Argentina per la “macchinaâ€. In quel caso non si trattava, però, di un acquisto: il veicolo apparteneva alla flotta promozionale della filiale ed era stata concessa al calciatore per l’utilizzo quotidiano durante il ritiro della Selección, come ricostruito da CuyoMotor.
Sotto il lungo cofano della Mach 1 lavora un V8 aspirato di 5 litri da 475 CV, collegato a un cambio automatico a dieci rapporti. La coppia raggiunge 569 Nm e viene inviata alle ruote posteriori, secondo una ricetta rimasta fedele alla tradizione delle muscle car statunitensi. Prestazioni e rumore sono quindi lontanissimi dalla sobrietà di una normale vettura di servizio.
Al momento dell’utilizzo, la Mach 1 era ormai uscita dai listini ufficiali. Sul mercato argentino dell’usato le quotazioni di esemplari immatricolati tra il 2021 e il 2023 oscillavano dai 100.000 ai 120.000 dollari nel 2024, soggette alle particolari oscillazioni economiche del Paese. Un problema che Dibu non si sarà comunque posto, semplicemente perché quella Mustang non gli apparteneva.
In comune la Ram 1500 e la Mach 1 hanno un’origine americana e un modo piuttosto esplicito di occupare lo spazio. La prima punta sulle dimensioni, la seconda affida il proprio carattere al V8, entrambe adatte a un giocatore abituato a trasformare persino una parata in uno spettacolo.
Alle 21 italiane di domenica 19 luglio, Spagna e Argentina si affrontano nella finale dei Mondiali 2026 al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey. La Roja va a caccia del secondo alloro dopo quello conquistato nel 2010 in Sudafrica, mentre l’Albiceleste arriva all’appuntamento da campione in carica.
Contro Lamine Yamal e compagni i riflessi di Martinez dovranno essere tirati a lucido. Il suo rendimento nei grandi appuntamenti ha spesso cambiato il destino dell’Argentina, soprattutto quando una partita è arrivata ai rigori. Prima di tornare alla guida c’è una coppa da alzare al cielo.
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 18:30:09 +0000Il 5 luglio scorso, a bordo del traghetto diretto da Pozzuoli a Ischia, una turista svizzera ha immortalato un pony sistemato nel vano bagagli di una Citroen C1. La foto ha fatto il giro dei social in poche ore, scatenando reazioni indignate da più fronti e dando il via a una storia che sta occupando le cronache campane.
La fotografia scattata dalla turista mostra senza margini di dubbio la situazione: il piccolo equino era stato caricato nell’unico spazio disponibile della C1, costretto a occupare un vano pensato per valigie e borse della spesa. Un viaggio in condizioni di spazio estremamente ristretto, reso ancora più problematico dalle temperature di inizio luglio, quelle settimane in cui il Golfo di Napoli si trasforma in una delle zone più calde d’Italia, con valori che superano spesso i 35 gradi anche nelle ore meno soleggiate.
Secondo quanto riferito dall’attivista animalista Enrico Rizzi, che ha ricevuto l’immagine direttamente dalla turista svizzera che l’aveva scattata, l’animale sarebbe rimasto in quelle condizioni per l’intera durata della traversata. Il traghetto da Pozzuoli a Ischia impiega circa 45 minuti, un tempo che in quelle condizioni non è trascurabile per nessuno, tantomeno per un animale.
Non appena la foto è arrivata nelle mani di Rizzi, la risposta non si è fatta attendere. L’attivista ha immediatamente coinvolto il deputato Francesco Emilio Borrelli, da tempo impegnato su temi legati al benessere animale, che insieme a lui ha annunciato la presentazione di un esposto per maltrattamento di animali. L’obiettivo principale è quello di identificare il proprietario del pony e del veicolo, ricostruire l’intera dinamica dell’episodio e, se ci sono gli estremi, procedere con le conseguenze legali del caso.
Trasportare un animale in condizioni non idonee configura una violazione del regolamento europeo sul benessere degli animali durante il trasporto, oltre a potenziali responsabilità ai sensi della normativa italiana in materia di maltrattamento. Un equino richiede spazio per mantenere l’equilibrio, ventilazione adeguata, accesso all’acqua e assenza di stress prolungato. Nessuna di queste condizioni era evidentemente garantita all’interno del bagagliaio di una citycar.
La storia non ha impiegato molto a uscire dai confini campani. L’immagine del pony nella C1 ha preso a circolare sui social con la rapidità tipica dei casi che mescolano incredulità e indignazione, raccogliendo migliaia di condivisioni e commenti nel giro di poche ore. Borrelli sostiene che chiunque abbia compiuto questo gesto vada identificato e sanzionato con la massima severità , perché trasportare un animale in quelle condizioni non è una leggerezza ma un atto che lede gravemente il benessere di un essere vivente.
Il caso ha anche riportato l’attenzione su un tema più generale: le norme per il trasporto di animali vengono rispettate? E i controlli a bordo dei traghetti sono sufficienti per intercettare situazioni del genere prima che diventino un fatto compiuto? Non ci sono risposte semplici, ma la fotografia di quel pony nel bagagliaio di una C1 è difficile da dimenticare.
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 15:51:29 +0000La Ferrari deve cedere il passo alla Mercedes di Antonelli, dopo che Leclerc ne aveva cullato la leadership. Un secondo posto comunque super, che conferma lo stato di forma del monegasco e della Rossa. Per Hamilton arriva una sanzione inappropriata che distrugge la sua corsa. Un quarto posto finale per l’inglese, che poteva salire sul podio nel Gran Premio del Belgio, decimo round della F1 2026.
Sotto il cielo grigio e carico di umidità delle Ardenne, il Gran Premio del Belgio si apre con una tensione palpabile lungo tutta la griglia di partenza. Le due Ferrari SF-26 di Charles Leclerc e Lewis Hamilton si schierano gommate con le Pirelli a mescola Medium, pronte a gestire un primo stint delicato su un asfalto che una la leggera pioggerella ha reso insidioso.
L’obiettivo al muretto di Maranello è chiaro: ottimizzare il potenziale e sferrare subito un attacco deciso al semaforo verde per recuperare terreno sui diretti avversari. Lo scatto delle Rosse è buono, ma non sufficientemente esplosivo da garantire un guadagno di posizioni prima della staccata stretta della Source. Ma la vera gara si accende pochi istanti dopo, sul lunghissimo e iconico rettilineo del Kemmel.
Qui si consuma un inatteso colpo di scena. La Mercedes di George Russell entra improvvisamente in crisi di energia, trasformando l’inglese in un ostacolo mobile ad altissima velocità . Le due Ferrari non si fanno pregare e si lanciano all’assalto. Charles Leclerc è autore di una manovra da manuale: sfrutta la scia e l’indecisione altrui per sverniciare di puro slancio non solo l’inglese in difficoltà , ma anche Verstappen.
Monegasco che artiglia la seconda posizione. Alle sue spalle, però, prende forma il dramma sportivo di Lewis. Il sette volte campione del mondo arriva al contatto proprio con la Mercedes numero 63. Un impatto fatale per la gara di Russell, costretto al ritiro immediato, mentre la SF-26 numero 44 di Lewis subisce danni strutturali nell’area dei bargeboard.
La Direzione Gara è costretta a mandare in pista la Safety Car per permettere ai commissari la rimozione della W17 e pulire il tracciato dai detriti. Nonostante i primi replay televisivi e le visuali dagli onboard suggeriscano il più classico e inevitabile degli incidenti di gara, scaturito dalla concitazione del via, la spada di Damocle dei giudici della FIA inizia a pendere pericolosamente sulla testa di Lewis.
Alla ripartenza, superata la neutralizzazione, Andrea Kimi Antonelli dimostra subito di avere un grande passo. Kimi prende un po’ di largo ma non troppo al comando della corsa. Leclerc prova a rimanere agganciato agli scarichi del talento italiano, ma in questa fase sua SF-26 non glielo consente. Anzi, nei passaggi successivi, il monegasco è costretto a cedere il passo alla Red Bull di Verstappen.
Max sfrutta un deployment superiore per sfilare la Rossa. Più indietro, Hamilton viaggia in quinta piazza, tallonando da vicino la McLaren di Oscar Piastri. Nonostante “l’aerodinamica ferita”, l’inglese non alza il piede, supportato da un muretto box instancabile nel suggerire in radio nuove mappature e regolazioni continue per bilanciare la vettura in staccata. La corsa vive una nuova fiammata al nono giro.
Piastri, minaccioso e ingombrante negli specchietti di Leclerc, tenta un assalto al ferrarista. L’incrocio di traiettorie si risolve in un ruvido contatto: la numero 16 ne esce clamorosamente indenne, scongiurando forature, mentre l’australiano danneggia la sua ala anteriore. L’inconveniente tecnico spiana la strada al sorpasso di un coriaceo Hamilton, che sale al quarto posto.
Lewis spinge fortissimo e segna ottimi tempi, ignaro del fatto che la scure della Direzione Gara si è appena abbattuta inesorabilmente su di lui: e in effetti arrivano i 5 secondi di penalità da scontare per l’incidente al primo giro. Da Maranello scelgono il silenzio radio, preferendo proteggere la sua concentrazione in una fase cruciale della corsa.
Il valzer dei pit stop e le successive bandiere gialle rimescolano improvvisamente le carte. Una prima Virtual Safety Car sfuma troppo rapidamente, ma la seconda, chiamata in causa al giro 21, si trasforma in un assist perfetto per gli strateghi del Cavallino Rampante. Le due Rosse rientrano ai box. È il momento chiave: Leclerc capitalizza al massimo la finestra di tempo e riesce a scavalcare Antonelli.
Pochi passaggi più tardi, sbarazzatosi facilmente della resistenza di Lando Norris, Charles si ritrova incredibilmente leader del Gran Premio del Belgio. Il sogno di un trionfo prende forma reale. Per Hamilton, al contrario, la sosta è un calvario. Ai 5 secondi di penalità previsti, si somma un’indecisione fatale dei meccanici che brucia ulteriore tempo, facendolo scivolare bruscamente in sesta posizione.
Con diciannove giri da completare, Leclerc guida il gruppo, ma la sua leadership si dimostra presto di vetro. Il passaggio alla mescola Hard non restituisce al pilota le stesse certezze avute con le Medium. La sua vettura fatica a ruotare, scivolando pericolosamente in trazione. Kimi Antonelli se ne accorge, cambia marcia e inizia una rincorsa spietata. I tre secondi di margine vitale si assottigliano curva dopo curva.
Dal box provano a supportare Charles, fornendogli aiuti per forzare la direzionalità dell’avantreno, ma la rimonta dell’inseguitore è inesorabile. A dieci giri dal termine, il sorpasso si compie: Antonelli usa l’overtake mode e si riprende di pura potenza la prima posizione. Leclerc non si arrende: si aggrappa al volante, resta in scia all’avversario e preme a sua volta il bottone dell’energia.
Ma la velocità di punta della sua SF-26 è un limite insormontabile. Il monegasco taglierà il traguardo in una solidissima e meritatissima seconda posizione. Alle sue spalle, lo spettacolo finale è tutto firmato da Lewis Hamilton. Smaltita la frustrazione per la sanzione, l’inglese si lancia in un recupero forsennato su mescola dura, annulla il gap su Piastri, lo aggancia e poi sorpassa prendendosi la quarta piazza.
La tappa di Spa-Francorchamps va in archivio con un bilancio complessivamente felice per Maranello. D’altra parte, quello del Belgio, era tutto tranne che un circuito amico. E proprio per questo aver cullato il sogno della vittoria e sfiorato il doppio podio su una pista dove l’efficienza è tutto, conferma l’ottimo stato di forma del progetto tecnico diretto da Loic Serra.
Resta un’unica e fondamentale consapevolezza, purtroppo: in una Formula 1 che si gioca sui dettagli, l’assenza di cavalli della power unit italiana continua a rappresentare il vero tallone d’Achille. Con una spinta adeguata sui rettilinei, questa Ferrari non si limiterebbe a sognare la vittoria, ma andrebbe in pista ogni domenica unicamente per conquistarla.
| POS. | NO. | DRIVER | TEAM | LAPS | TIME / RETIRED | PTS. |
| 1 | 12 | Kimi Antonelli | Mercedes | 44 | 1:24:42.479 | 25 |
| 2 | 16 | Charles Leclerc | Ferrari | 44 | +1.952s | 18 |
| 3 | 3 | Max Verstappen | Red Bull Racing | 44 | +11.586s | 15 |
| 4 | 44 | Lewis Hamilton | Ferrari | 44 | +17.245s | 12 |
| 5 | 81 | Oscar Piastri | McLaren | 44 | +18.988s | 10 |
| 6 | 6 | Isack Hadjar | Red Bull Racing | 44 | +23.307s | 8 |
| 7 | 1 | Lando Norris | McLaren | 44 | +24.014s | 6 |
| 8 | 5 | Gabriel Bortoleto | Audi | 44 | +49.140s | 4 |
| 9 | 41 | Arvid Lindblad | Racing Bulls | 44 | +50.406s | 2 |
| 10 | 43 | Franco Colapinto | Alpine | 44 | +76.037s | 1 |
| 11 | 10 | Pierre Gasly | Alpine | 44 | +76.991s | 0 |
| 12 | 30 | Liam Lawson | Racing Bulls | 44 | +77.523s | 0 |
| 13 | 27 | Nico Hulkenberg | Audi | 44 | +78.348s | 0 |
| 14 | 87 | Oliver Bearman | Haas F1 Team | 44 | +94.465s | 0 |
| 15 | 23 | Alexander Albon | Williams | 44 | +104.684s | 0 |
| 16 | 55 | Carlos Sainz | Williams | 44 | +105.856s | 0 |
| 17 | 31 | Esteban Ocon | Haas F1 Team | 44 | +110.925s | 0 |
| 18 | 77 | Valtteri Bottas | Cadillac | 43 | +1 lap | 0 |
| 19 | 14 | Fernando Alonso | Aston Martin | 42 | +2 laps | 0 |
| NC | 18 | Lance Stroll | Aston Martin | 25 | DNF | 0 |
| NC | 11 | Sergio Perez | Cadillac | 13 | DNF | 0 |
| NC | 63 | George Russell | Mercedes | 0 | DNF | 0 |
Il nome Hayabusa evoca velocità , proporzioni mastodontiche e quella sagoma avvolgente ispirata al falco pellegrino, il volatile più rapido al mondo in picchiata. Da quando è nata, a fine anni Novanta, Suzuki ha ridefinito il concetto di maximoto stradale, e da allora non ha mai smesso di costruire un mito che va ben al di là dei numeri sulla carta. Ora arriva la versione 2027, e anche stavolta Suzuki conferma di aver capito esattamente cosa vogliono i suoi fan: non stravolgimenti, ma affinamento. Nuove colorazioni, elettronica evoluta, freni da pista e una Special Edition per chi vuole qualcosa di ancora più esclusivo.
Il quattro cilindri in linea da 1.340 cc resta al suo posto, invariato nella sua vocazione e affinato nei dettagli. Suzuki non ha ceduto alla tentazione di rincorrere record di potenza fine a se stessi, preferendo concentrarsi su quello che rende la Hayabusa unica nella pratica: la spinta ai medi regimi, quella progressività nell’erogazione che trasforma una moto con questa potenza in qualcosa di gestibile anche al di fuori del circuito.
La carena mantiene la sua impostazione massiccia, con quella vocazione aerodinamica sviluppata in galleria del vento che a certe andature smette di essere puro design e diventa una questione di fisica. La ciclistica non viene toccata: stesso comportamento rigoroso sul dritto, stessa sorprendente agilità una volta impostata la curva, qualcosa che su una moto di questo peso e ingombro non è mai scontato.
A gestire la spinta ci pensa la suite elettronica S.I.R.S. (Suzuki Intelligent Ride System) che offre controlli e aiuti alla guida completamente personalizzabili, permettendo al pilota di calibrare l’esperienza in base alle proprie esigenze e al contesto. La frenata è affidata alle pinze Brembo Stylema all’avantreno, assistite dal Motion Track Brake System, il sistema ABS cornering che ripartisce la frenata anche a moto inclinata. Di serie anche il sistema Quick Shift bidirezionale, che permette di cambiare marcia senza usare la frizione in entrambe le direzioni, e lo Smart Cruise Control per i lunghi trasferimenti autostradali, dove la Hayabusa è nel suo elemento naturale.
Al momento i prezzi sono stati rivelati solo per il mercato americano, dove il listino della versione standard 2027 è fissato a 19.699 dollari, una cifra che per il mercato europeo subirà le consuete variazioni legate alla fiscalità locale. Le due colorazioni disponibili per la versione base sono il Glass Sparkle Black, un nero lucido che esalta le superfici scultoree della carena, e il Metallic Reflective Blue, un blu metallizzato profondo che gioca bene con i riflessi della luce.Â
Per chi non si accontenta della versione standard arriva la Special Edition, proposta nel mercato americano a 20.399 dollari, circa 700 dollari in più rispetto alla base. Il primo elemento che salta all’occhio è la livrea bicolore Pearl Brilliant White e Metallic Oort Gray, spezzata da accenti in rosso che percorrono le grafiche della carena. Una combinazione che alterna la neutralità elegante dei toni chiari e grigi all’energia dei dettagli rossi, creando un risultato visivo decisamente più d’impatto rispetto alle versioni monocromatiche della gamma standard.
In aggiunta al colore esclusivo, la Special Edition porta con sé una serie di elementi distintivi pensati per accentuare il carattere da pista. I terminali di scarico con fondelli neri opachi aggiungono una finitura che si coordina con il resto della moto senza essere eccessiva. Completano il pacchetto il logo Suzuki in rilievo sul serbatoio e le grafiche specifiche “Special Edition” sulla carrozzeria, dettagli che faranno la differenza per chi vuole un pezzo riconoscibile anche all’interno di una gamma già di per sé esclusiva.
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 13:00:45 +0000Chi viaggia in aereo conosce bene il dilemma del trasferimento. Treno, autobus, auto parcheggiata per giorni o taxi: ognuna delle opzioni ha i suoi pro e contro, e quella del taxi è quasi sempre la più comoda e quella che fa più paura quando si tratta di guardare il contatore. La buona notizia è che sulle tratte aeroportuali di Roma e Milano le cose funzionano diversamente rispetto a una corsa urbana normale. Esistono tariffe fisse, definite per legge, che permettono di sapere quanto si spenderà ancora prima di salire a bordo.
Il principio alla base è semplice: per le tratte dagli e verso gli aeroporti principali, i Comuni o le Regioni competenti stabiliscono una tariffa predeterminata, comprensiva di tutti i supplementi previsti. La corsa si paga nella misura stabilita, indipendentemente dal traffico, dall’orario e dalla direzione. Una cosa importante da tenere a mente in entrambe le città : il prezzo è sempre riferito alla corsa, non al passeggero. Tre persone sullo stesso taxi pagano la stessa cifra di una sola. Questo cambia notevolmente i conti, soprattutto su percorsi lunghi e costosi come quello per Malpensa.
La Capitale ha due aeroporti, e per entrambi il sistema delle tariffe fisse è ben consolidato e riconoscibile. Per Fiumicino, la tariffa fissa da e per il centro storico di Roma (la zona delimitata dalle Mura Aureliane) è di 55 euro a corsa, comprensiva di tutti i supplementi. Il tempo di percorrenza stimato è di 40-50 minuti, ma può variare sensibilmente a seconda del traffico, soprattutto nei weekend o nei periodi di esodo estivo.
Per Ciampino, che è più vicino al centro rispetto a Fiumicino, la tariffa fissa per le destinazioni all’interno delle Mura Aureliane è di 40 euro, con un tempo di percorrenza stimato di circa 30 minuti. Ci sono anche tariffe predeterminate per le principali stazioni: da Fiumicino alla stazione Tiburtina il prezzo è di 60 euro, dalla stessa direzione verso Ostiense è di 50 euro. Da Ciampino per Tiburtina e Ostiense la tariffa fissa è invece di 40 euro per entrambe le stazioni. Chi parte da una zona esterna alle Mura Aureliane o con destinazione non coperta da tariffa fissa trova invece il tassametro attivato normalmente.
Il sistema milanese è organizzato in modo leggermente diverso perché gli aeroporti in gioco sono tre: Linate, Malpensa e Orio al Serio, ognuno con le sue specificità . Per Malpensa, che è il più distante dal centro di Milano, esiste una tariffa fissa stabilita dalla Regione Lombardia di 114 euro per una corsa da e verso qualsiasi punto della città di Milano. La tariffa comprende tutti i costi, inclusi pedaggi autostradali e carburante, e rimane identica sia che si parta dal centro che dai quartieri periferici.
Per Linate, la situazione è diversa: lo scalo è a soli 7 chilometri dal centro città e non esiste una tariffa fissa predeterminata. La corsa segue il normale tariffario urbano a tassametro, con una tariffa minima di 16 euro applicata per tutte le partenze dagli aeroporti lombardi. In condizioni di traffico scorrevole e nelle ore di punta mattutine, la corsa da Linate al Duomo può variare tra 25 e 45 euro circa. Per Orio al Serio, l’aeroporto di Bergamo usato da molti milanesi per i voli low cost, la tariffa fissa da e per Milano è di 128 euro.Â
Il consiglio valido per entrambe le città resta uno solo: prima di salire in taxi, verificare sempre che il conducente conosca e applichi la tariffa fissa prevista. Non è obbligatorio averla stampata a bordo, ma il tassista è tenuto a rispettarla e in caso di dubbio, basta chiedere prima di partire.
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 12:00:59 +0000In genere la trazione integrale presenta il conto dal benzinaio, perché aggiunge peso e introduce nuovi attriti nella trasmissione. La Suzuki Swift Hybrid AllGrip ha trovato la chiave per ribaltare la situazione: nella classifica delle auto a benzina provate da Motor1 durante la prima metà del 2026 ha consumato meno di tutte, comprese le concorrenti dotate delle sole ruote motrici anteriori.
Al termine del viaggio, effettuato alla velocità media di 69 km/h sul consueto itinerario di 360 km da Roma a Forlì, sono serviti 4,05 litri di benzina ogni 100 km, equivalenti a 24,69 km/l, per una spesa 25,21 euro, calcolati con il carburante a 1,729 euro al litro.
I 4,05 l/100 km non si ripetono automaticamente su ogni percorso. Motor1 ha rilevato 5 l/100 km alternando città e strade extraurbane, che salgono a 6,2 in autostrada e a 3,8 cercando deliberatamente il risparmio. Il serbatoio contiene appena 37 litri, ma con simili consumi la scarsa capacità smette di essere un grosso limite.
La Swift utilizza un tre cilindri aspirato di 1,2 litri da 83 CV, abbinato al cambio manuale a cinque marce. In frenata il piccolo sistema ibrido a 12 volt recupera una parte dell’energia, poi restituita quando il motore ha bisogno di aiuto. Non assicura lunghe percorrenze in elettrico e, del resto, non nasce con tale obiettivo: il suo compito consiste nel ridurre il consumo senza portarsi dietro una batteria pesante.
Il valore forse più interessante compare sulla carta di circolazione, dove la massa a vuoto dell’esemplare provato si ferma a 995 kg. Fermarsi sotto la tonnellata è un traguardo notevole anche fra le utilitarie, a maggior ragione con la trazione integrale installata, e permette al tre cilindri da 83 CV di spostare meno peso a ogni ripartenza senza dover ricorrere a potenze elevate. Per Suzuki l’efficienza passa anche dalla quantità di materiale evitata durante lo sviluppo, dato che un chilogrammo mai aggiunto non deve essere trascinato per tutta la vita del mezzo.
Non bisogna immaginare quattro ruote costantemente impegnate a scaricare la coppia sull’asfalto: durante la marcia normale sono quelle anteriori a muovere la Swift e il retrotreno viene coinvolto soltanto quando cominciano a perdere aderenza. A stabilire il collegamento provvede un giunto viscoso, senza richiedere alcun intervento al conducente, una soluzione che offre un sostegno sulle strade innevate e limita le dispersioni quando l’aiuto dell’AllGrip smette di essere necessario.
Il listino della 1.2 Top 4WD AllGrip parte da 24.950 euro, cifra che nel mese di luglio scende a 20.450 euro consegnando un veicolo in permuta oppure da rottamare. Dall’offerta rimangono fuori l’IPT e le altre spese indicate nel contratto. I fari full LED sono già compresi nel prezzo e nell’abitacolo si trovano il climatizzatore automatico e un touchscreen da 9 pollici, sul quale compaiono anche le immagini trasmesse dalla telecamera posteriore.
La trazione anteriore fa risparmiare al momento dell’acquisto e qualche vantaggio emerge pure alla pompa. Provata in precedenza lungo lo stesso tragitto da Roma a Forlì, aveva richiesto 3,9 litri ogni 100 km, appena meno della AllGrip. La differenza appare dunque contenuta e in cambio si ottiene qualcosa che le piccole moderne offrono ormai di rado.
“Sho-Sho-Kei-Tan-Bi†non sarà la formula più immediata da ricordare, ma descrive bene il metodo seguito da Suzuki. Tutto il superfluo può essere eliminato prima di aumentare il peso dell’auto e il consumo di 24,69 km/l raggiunto nel test dà alla filosofia una misura concreta, ben lontana dalle sole dichiarazioni pubblicitarie.
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 10:19:13 +0000Nei concessionari di Hainan le auto nuove esclusivamente a benzina o diesel hanno ormai i giorni contati. Dal 2030 sarà proibito venderle e la provincia diventerà la prima area della Cina a compiere il grande passo, in anticipo di cinque anni rispetto all’Unione europea. Sulle strade dell’isola i motori termici continueranno comunque a circolare ancora a lungo, non essendo previsto alcun obbligo di rottamazione sui modelli già immatricolati.
La misura coinvolgerà soltanto Hainan, isola tropicale di circa 35.000 chilometri quadrati nel sud della Cina, attraversata da una strada costiera lunga oltre 600 km, e proprio la conformazione del territorio facilita il passaggio all’elettrico. Le distanze rimangono affrontabili con una ricarica e le infrastrutture necessarie possono essere distribuite con minori difficoltà rispetto alle province continentali.
Una svolta alla quale gli abitanti erano stati preparati, infatti l’amministrazione locale l’aveva inserita nel 2019 nel suo piano per i veicoli a energia pulita, diventando la prima provincia cinese a indicare una data per interrompere le vendite delle auto tradizionali. Dopodiché le autorità hanno definito una serie di tappe intermedie, avvalendosi delle flotte pubbliche come terreno di prova prima di coinvolgere gli automobilisti privati.
Alla fine del decennio l’isola punta ad avere in circolazione oltre 1,5 milioni di veicoli a nuova energia, così da portare la quota sopra il 45% del parco complessivo. Anche la rete dovrà tenere il passo e il programma prevede circa un punto di ricarica ogni due mezzi.
La definizione “veicoli a nuova energia” adottata in Cina comprende sì le auto elettriche, ma anche le plug-in hybrid, dotate di un motore termico che entra in funzione una volta esaurita la carica della batteria. Alla fine del decennio Hainan impedirà dunque la vendita delle vetture alimentate soltanto a benzina o diesel, ma il carburante continuerà a essere utilizzato sia dai modelli già in circolazione sia dalle nuove plug-in.
Il calendario mette i cittadini in fondo alla fila. Partito dalle flotte pubbliche e dai veicoli acquistati dalle amministrazioni, il cambiamento prevede un graduale aumento di mezzi elettrificati, verificando nel frattempo se le colonnine bastano davvero. Alla regola dovranno comunque sottostare pure i privati, compresi i professionisti, a meno che i loro mezzi speciali non possano essere sostituiti da un modello elettrificato.
Il passaggio coinvolge anche il modo in cui Hainan produce l’elettricità . L’isola dipende ancora in larga misura dall’energia proveniente dall’esterno e il piano prende come riferimento un’autosufficienza del 24% nel 2025. Sempre entro il 2030 dovrebbe raggiungere il 54% attraverso nuovi impianti e un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili, altrimenti si rischierebbe di spostare il problema dalle stazioni di servizio alle prese di corrente.
Qualche base era stata gettata negli anni scorsi. Nel settembre 2020 circolavano ad Hainan circa 45.000 veicoli a nuova energia, equivalenti al 3,1% del parco locale, e risultavano installati 18.000 punti di ricarica, di cui 8.790 erano accessibili al pubblico. Il rapporto medio si attestava a 2,4 mezzi per ogni presa, abbastanza per consentire i viaggi lungo l’isola, ma ancora lontano da quanto servirà con oltre un milione di elettrificate in circolazione
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 09:22:05 +0000Per decenni motori e cambi hanno garantito lavoro a centinaia di migliaia di persone in Europa. Con la transizione all’auto elettrica potrebbe però non essere più così: un propulsore a batteria alimentato a batteria richiede, infatti, meno componenti rispetto a uno termico e rende inutili intere famiglie di prodotti. A pagare il conto potrebbero essere soprattutto le aziende legate al vecchio mondo.
Fa temere il peggio ELAB2040, studio realizzato dal Fraunhofer IAO su incarico delle associazioni datoriali tedesche Gesamtmetall, Südwestmetall, bayme vbm e vbw. Al progetto hanno partecipato BMW, Mercedes-Benz, Mahle, Bosch, Schaeffler e ZF. La provenienza non invalida i risultati, ma va ricordata perché gli stessi committenti chiedono da tempo maggiore apertura verso propulsori ibridi e carburanti rinnovabili.
Senza una decisa inversione di rotta 726.000 posti sparirebbero entro il 2040 nel Vecchio Continente, il 45% degli 1,6 milioni attribuiti oggi alla produzione dei sistemi di propulsione. Ma gli effetti sarebbero visibili molto prima: 375.000 occupati in meno nel 2030 e 660.000 nel 2035. Nello stesso periodo la perdita di valore industriale raggiungerebbe 95 miliardi di euro, partendo dai circa 250 miliardi del 2025.
La cifra non riguarda l’intero settore automobilistico, come potrebbe suggerire una lettura frettolosa, bensì il solo comparto del powertrain: restano fuori carrozzeria e assemblaggio generale, oltre a ricerca, software e funzioni centrali. Gli autori hanno scomposto la propulsione in 54 moduli, calcolando per ciascuno il personale richiesto e il valore generato nelle diverse regioni.
Gli industriali insistono sul fatto che lasciare in vita le soluzioni alternative all’elettrico puro dopo il 2035 rallenterebbe l’emorragia, concedendo alle imprese il tempo necessario per adattarsi. Oliver Zander, direttore generale di Gesamtmetall, accusa Bruxelles di aver stabilito non soltanto l’obiettivo climatico, ma anche la tecnologia da utilizzare.
“La politica deve fissare gli obiettivi, ma lasciare alla concorrenza la scelta del percorsoâ€
Lo studio, però, racconta una crisi che non dipende soltanto dallo stop ai motori termici. Fraunhofer stima che la quota europea sulle vendite mondiali scenderà dal 24% del 2025 al 18% nel 2040 indipendentemente dall’alimentazione. La nuova produzione legata alle elettriche aggiungerebbe fra 18 e 21 miliardi di euro, troppo pochi per compensare gli 81-120 miliardi persi dalle tecnologie convenzionali.
Le difficoltà vissute dai lavoratori del comparto, però, non impediscono a IG Metall di accusare le associazioni datoriali di usare il risultato peggiore per scaricare su Bruxelles responsabilità che ricadrebbero anche sulle aziende. L’analisi, del resto, si ferma alla propulsione e sorvola sui possibili impieghi creati nelle altre aree dell’auto elettrica.
Inoltre, bisogna considerare la questione dei carburanti rinnovabili. Uno degli scenari presuppone che ve ne siano abbastanza per soddisfare la domanda stradale, sebbene le quantità disponibili serviranno anche agli aerei e alle navi. Barbara Resch, responsabile di IG Metall nel Baden-Württemberg, individua proprio qui uno dei limiti del lavoro:
“Dove nasceranno il valore e il lavoro del futuro, lo studio non guarda”
Un passaggio della ricerca finisce quasi per dare ragione al sindacato. Modificare la normativa sui motori inciderebbe meno di un miglioramento delle condizioni offerte alle fabbriche europee, potenzialmente capaci di far crescere il valore prodotto di 90 miliardi di euro entro il 2030 e di 200 miliardi nel 2035.
Il risultato richiederebbe però investimenti da parte delle imprese, quindi non dipenderebbe soltanto dalle decisioni prese a Bruxelles. Spostare la scadenza del 2035 offrirebbe altro tempo, lasciando, tuttavia, aperta la questione principale: riuscire a produrre in Europa ciò che prenderà il posto del motore termico.
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 06:50:09 +0000Tra i brand protagonisti del mercato delle quattro ruote, in questa prima metà del 2026 appena terminata, c’è anche Citroën. Il marchio del Gruppo Stellantis ha raccolto ottimi risultati, confermando il suo ruolo strategico per l’azienda, in forte crescita rispetto allo scorso anno ma ancora alle prese con la definizione di un solido piano industriale che dovrà garantire un futuro solido.
I dati forniti dall’azienda, in ogni caso, confermano il buon momento di Citroën. Il marchio ha attuato una strategia ben precisa in questi ultimi anni, con l’obiettivo di presidiare alcuni segmenti di mercato, senza trascurare l’elettrificazione, sempre più importante per tutte le Case attive in Europa. Andiamo ad analizzare i risultati del primo semestre del 2026 del brand.
Il bilancio del primo semestre del 2026 per Citroën è positivo. Le vendite globali del marchio del Gruppo Stellantis, infatti, sono in crescita del 4,4%, per un totale di 373 mila unità . Il dato in questione include tutto il mercato europeo e anche le aree extra-europee dove il marchio opera, Cina compresa.
L’azienda ha sottolineato l’importanza dell’Europa. Nel continente, infatti, Citroën ha registrato una crescita percentuale dell’8% e una quota di mercato del 3,4% (con un incremento di 0,1 punti su base annua).
Numeri positivi arrivano dall’Italia, dove il brand ha raggiunto un market share del 3,8%, un dato superiore di 0,4 punti rispetto alla media europea, e una crescita dei volumi pari al 2,2%, nel confronto con il 2025.
Uno degli elementi più interessanti da sottolineare nell’analisi delle performance di Citroën in Europa è legato all’andamento della gamma elettrica, che rappresenta un elemento centrale per il futuro del brand.
Il marchio ha registrato un incremento del 98% degli ordini per i suoi veicoli elettrici nel corso del primo semestre del 2026, in confronto ai dati dello stesso semestre dello scorso anno.
Secondo i dati forniti dall’azienda, la gamma a zero emissioni rappresenta circa un terzo degli ordini complessivi registrati dal marchio nel semestre.
Il buon momento di Citroën è legato all’andamento positivo di alcuni modelli, a partire dalla C3 che ha conquistato il primo posto nel segmento B in Italia e in Portogallo e il secondo nel segmento B Hatch BEV in Francia e Spagna.
Dati positivi arrivano anche dalla C5 Aircross. Per il modello si registra una crescita del 47% degli ordini rispetto all’anno precedente. Anche Berlingo, che quest’anno ha celebrato il 30° anniversario, resta un modello di riferimento, con immatricolazioni in crescita e un posizionamento in Top 3 nel suo segmento in Francia, Portogallo e Italia.
Il futuro di Citroën sarà ricco di novità . La Casa ha confermato, infatti, che si prepara ad “aprire un nuovo capitolo” in occasione della prossima edizione del Salone dell’Automobile di Parigi, in programma nel corso del mese di ottobre 2026. Ne sapremo di più nel corso delle prossime settimane.
Xavier Chardon, CEO di Citroën, ha commentato così i risultati ottenuti dal brand:
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 05:30:34 +0000“Questo primo semestre conferma il ritorno di Citroën. La nostra gamma completamente rinnovata incontra il favore del pubblico, i clienti rispondono positivamente e la nostra visione di una mobilità più accessibile sta guadagnando sempre più consenso, soprattutto nel segmento elettrico. Questi risultati testimoniano la dedizione dei nostri team e della nostra rete. Ci incoraggiano ad andare ancora oltre, con il secondo semestre dell’anno che segnerà una nuova fase della nostra strategia di crescita”
Renault sta lavorando con attenzione allo sviluppo della sua gamma elettrificata, con l’obiettivo di rendere sempre più accessibili le tecnologie più avanzate. Un esempio in tal senso è arrivato questa settimana.
L’azienda francese, infatti, ha annunciato un ampliamento della gamma E-Tech per il mercato italiano. L’aggiornamento dei listini si traduce nell’arrivo della tecnologia full hybrid E-Tech per altri due modelli.
I clienti italiani, infatti, potranno sfruttare le nuove versioni full hybrid E-Tech della Captur e della Symbioz. Si tratta di un’importante novità per la Casa che migliora la sua gamma con nuove opzioni per gli automobilisti che stanno valutando l’acquisto di un modello Renault.
Grazie anche a un prezzo accessibile, che si somma all’efficienza e alla flessibilità della tecnologia ibrida, i nuovi modelli di Renault hanno tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio importante sul mercato italiano.
Andiamo ad analizzare tutti i dettagli svelati dall’azienda per le nuove vetture.
Alla base dei due modelli di Renault c’è la motorizzazione E-Tech full hybrid 160 CV, sviluppata da Horse Powertrain. Si tratta di una soluzione che abbina piacere di guida e trasmissione intelligente multimodale.
Sfruttando appieno il sistema ibrido, è possibile ottenere una percorrenza fino all’80% del tempo in modalità elettrica. L’autonomia complessiva può raggiungere quota 1.000 chilometri.
Il sistema è costituito da un motore a quattro cilindri 1.8 a iniezione diretta ad alta pressione e ciclo Atkinson. Questo motore viene supportato da due motori elettrici alimentati da una batteria da 1,4 kWh.
La trasmissione intelligente è in grado di selezionare la modalità di funzionamento ideale in base al contesto di utilizzo, scegliendo tra 100% elettrico, ibrida dinamica, E-drive, Termica e Recupero energia.
Ricordiamo che il successo delle auto ibride è sempre più evidente, come confermano i dati sulle vendite di questa particolare categoria di vetture.
I nuovi modelli di Renault debuttano sul mercato con una gamma articolata, con vari allestimenti tra cui scegliere e un prezzo di partenza di 25.900 euro.
Ecco i prezzi della Captur E-Tech Series:
Questi, invece, sono i prezzi della Symbioz E-Tech Series:
I modelli sono proposti con la tinta Nero Etoilé di serie (per un vantaggio di 900 euro per i clienti). Gli ordini sono già aperti. Per i clienti, quindi, è ora possibile puntare sulla tecnologia Full Hybrid di Renault con condizioni più accessibili.
Le nuove ibride hanno grandi potenzialità e potranno contribuire alla crescita di Renault sul mercato italiano. Il brand, ricordiamo, ha già chiuso un primo semestre positivo e può guardare al futuro con sempre maggiore fiducia.
La gamma, infatti, è sempre più ricca e, soprattutto, il programma di elettrificazione continua, anche grazie all’arrivo di modelli in grado di ridurre la spesa per l’accesso alla famiglia di vetture ibride ed elettriche della Casa francese.
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 05:30:03 +0000Il portabici montato sul gancio traino è una delle soluzioni più comode per trasportare biciclette muscolari ed elettriche. Una volta installato dietro l’auto, il portabici modifica l’ingombro del veicolo, può coprire la targa, nascondere i fanali e aumentare il peso gravante sul gancio. Per circolare occorre quindi rispettare requisiti tecnici, limiti dimensionali e modalità di segnalazione precise.
Il quadro normativo è stato chiarito dal decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 19 dicembre 2024. Il provvedimento disciplina le strutture amovibili posteriori poggianti sul gancio di traino e assimila espressamente i portabiciclette ai portabagagli e ai portasci.
In ogni caso, quando l’installazione rispetta le condizioni stabilite dal decreto, non serve aggiornare la carta di circolazione. Restano invece a carico del conducente il corretto montaggio, la stabilità delle biciclette, il funzionamento delle luci supplementari e la regolare esposizione della targa.
Il decreto riguarda i veicoli appartenenti alle categorie internazionali M1 e N1. Nella prima rientrano le automobili e gli altri mezzi destinati al trasporto di persone con non più di otto posti, oltre a quello del conducente. La categoria N1 comprende invece i veicoli progettati per il trasporto di merci con massa massima non superiore a 3,5 tonnellate, come molti furgoni e veicoli commerciali leggeri.
La disciplina prende in considerazione le strutture:
Quando il portabici non nasconde nemmeno parzialmente la targa e i fanali, non entrano in gioco tutte le prescrizioni sui dispositivi supplementari. Rimangono comunque validi i principi generali sulla sistemazione del carico, sugli ingombri e sulla sicurezza della circolazione.
Il decreto qualifica le strutture poggianti sul gancio come carico sporgente posteriormente. Non vengono quindi considerate un rimorchio, né trasformano l’auto in un complesso di veicoli. Il portabici deve rispettare l’articolo 164 del Codice della Strada che regola la sistemazione del carico e vieta configurazioni capaci di compromettere la stabilità , ridurre la visibilità , coprire targa e fanali oppure creare pericolo per gli altri utenti.
Anche quando il supporto è venduto come accessorio specifico per un determinato modello di automobile, il conducente deve verificare l’intero sistema formato da auto, gancio, portabici e biciclette.
L’installazione di un portabici amovibile conforme al decreto non richiede visita e prova alla Motorizzazione e non comporta l’aggiornamento della carta di circolazione. La semplificazione vale a condizione che siano rispettati:
Non va confusa l’installazione del portabici con quella del gancio di traino. Il gancio deve essere già installato e ammesso sul veicolo secondo la normativa applicabile. Il decreto del 2024 evita l’aggiornamento per la struttura amovibile.
Il prodotto deve essere omologato in conformità al regolamento UNECE 26 e riportare il relativo marchio. Il decreto richiede anche la presenza delle istruzioni di montaggio redatte dal costruttore. La documentazione deve fornire indicazioni sufficienti per:
Un portabici privo di identificazione, acquistato senza documentazione o modificato artigianalmente espone a problemi sia durante un controllo sia in caso di incidente. L’omologazione non autorizza, da sola, qualunque configurazione. Il modello deve essere compatibile con il gancio, con l’auto, con il numero di biciclette e con il peso che si intende trasportare.
Uno degli errori più frequenti consiste nel guardare soltanto il peso massimo dichiarato dal produttore del portabici. Quel valore non è l’unico da rispettare. Occorre controllare la portata massima del portabici, il carico verticale ammesso sul gancio di traino, le masse massime del veicolo e dei suoi assi.
Il dato decisivo per il gancio è indicato con la lettera S sulla targhetta dell’organo di traino o nella documentazione. Esprime il carico verticale statico massimo applicabile alla sfera. Nel calcolo devono rientrare sia il peso del supporto sia quello delle biciclette. Se il gancio ammette 75 chilogrammi e il portabici ne pesa 20, rimangono teoricamente 55 chilogrammi per le bici, sempre che il produttore del supporto e il costruttore dell’auto non prevedano una soglia inferiore.
Le biciclette elettriche pesano di più dei modelli tradizionali. Due e-bike possono superare il carico residuo disponibile sul gancio, soprattutto quando il portabici è robusto e dispone di guide, bracci, serrature e impianto luci. Quando il costruttore della bicicletta lo consente, la batteria può essere rimossa e sistemata all’interno del veicolo. Questa scelta riduce il carico sul gancio, protegge l’accumulatore dalle intemperie e limita il rischio di distacco.
L’articolo 164 consente al carico indivisibile di sporgere dalla parte posteriore fino a tre decimi della lunghezza del veicolo, nel rispetto dei limiti generali di sagoma stabiliti dall’articolo 61.
Su un’automobile lunga 4,50 metri, il limite dei tre decimi corrisponde a 1,35 metri. La misurazione va comunque effettuata sulla configurazione reale e non rende regolare un supporto che superi altri limiti tecnici. Il carico non può sporgere davanti al veicolo. Posteriormente deve restare stabile, non deve strisciare sull’asfalto e non può oscillare oltre la sagoma ammessa.
La lunghezza complessiva deve rimanere entro i limiti dell’articolo 61. Per i veicoli singoli il Codice della Strada stabilisce, in via generale, una lunghezza massima di 12 metri. Nell’esperienza con un’automobile il problema non è arrivare a 12 metri, ma rispettare il limite dei tre decimi.
Se il portabici o le biciclette superano posteriormente la sagoma propria del veicolo, la sporgenza deve essere segnalata con il pannello quadrangolare retroriflettente previsto dall’articolo 164. Nel caso tipico di un portabici da gancio, la struttura si trova oltre il profilo posteriore dell’auto. Il pannello è quindi necessario anche quando il supporto viaggia senza biciclette.
La superficie presenta strisce diagonali bianche e rosse ed è progettata per segnalare agli altri utenti l’ingombro aggiuntivo. Va collocata all’estremità della sporgenza, in posizione perpendicolare all’asse longitudinale dell’auto. Quando il carico occupa l’intera larghezza posteriore, possono rendersi necessari due pannelli, sistemati alle estremità in modo da evidenziare tutta la sagoma. L’articolo 164 prescrive infatti uno o due dispositivi a seconda della configurazione.
Data articolo: Sun, 19 Jul 2026 04:00:37 +0000Buona parte del loro successo Benji e Fede lo hanno costruito fianco a fianco. Eppure, rivelano gusti quasi agli antipodi al volante: Federico Rossi ha raccontato di essere particolarmente affezionato a un’Audi A3 Cabriolet, mentre Benjamin Mascolo ha ottenuto la patente soltanto nell’autunno del 2025, a 32 anni. Per muovere i primi passi da automobilista si è affidato alla Citroën C3 della moglie Greta Cuoghi.
Il cantante ha celebrato il traguardo sui social con una buona dose di ironia, autodefinendosi il “nonno” del gruppo dei candidati all’esame. Una tappa arrivata in età ormai matura, dopo anni di concerti e set cinematografici.
Tra code chilometriche al semaforo e i parcheggi in pieno centro cittadino una vettura come la Citroën C3 ti semplifica la vita. Compatta al punto giusto da facilitare gli spostamenti quotidiani, la piccola francese offre una visuale ottimale della strada grazie alla posizione di guida rialzata. Per le prestazioni ci sarà tempo: Mascolo può intanto già mettere a frutto quanto imparato all’autoscuola.
Qualche dritta al volante gliela darà magari Fede, ormai un veterano al volante. In un’intervista del 2022 aveva raccontato di essere molto legato a un’Audi A3 Cabriolet, dalla quale aveva deciso di non separarsi nemmeno dopo essersi trasferito a Milano. E Le Iene avevano messo nel mirino proprio la vettura tedesca facendo credere al cantante di aver perso la vettura per colpa di un finto parcheggiatore.
Gli autori dello scherzo facevano leva sul rapporto consolidato di Fede con la macchina. Portarlo a credere che un malintenzionato si fosse appropriato dell’Audi è stato un colpo basso, tra il fastidio della denuncia e il ritorno a casa da organizzare. Nelle giornate di sole, la capote elettrica permette di lasciare scoperti i quattro posti e allora l’esperienza al volante cambia in modo radicale. Qualcosa in termini di bagagliaio se lo porta via, in compenso, però, le dimensioni possono farsi perdonare la rinuncia, a maggior ragione in un contesto urbano come quello di Milano, dove trovare un parcheggio libero può essere complicato.
Se vendesse oggi l’esemplare i rimpianti sarebbero dietro l’angolo. L’A3 Cabriolet è uscita di produzione nel 2020 e Audi non l’ha sostituita, nemmeno con un modello dal nome diverso. Le alternative rimaste si trovano negli annunci dell’usato, dove si parte da meno di 15.000 euro e si oltrepassano i 25.000 per le vetture con pochi chilometri.
La Citroën usata da Ben appare decisamente meno capricciosa. Consumi contenuti e una carrozzeria facile da gestire ne fanno una compagna adatta a chi ha appena smesso di affidarsi all’istruttore. Soprattutto, consente di prendere confidenza con manovre e traffico senza le preoccupazioni che accompagnerebbero una cabriolet premium. Partiti dallo stesso palco, i due cantanti hanno scelto strade molto lontane quando arriva il momento di mettersi al volante, ma la distanza scompare appena tornano a fare musica.
Dopo la separazione annunciata nel 2020 e i rispettivi percorsi solisti, Benji & Fede hanno ricostruito il duo nel 2024, ritrovando quella sintonia che li aveva portati ai primi posti delle classifiche. Affrontano l’estate sempre in coppia e il 27 giugno sono saliti sul palco allestito in Piazza Vittorio Emanuele II a Monopoli per l’RDS Summer Festival.
La loro esibizione arriva in televisione sabato 18 luglio alle 21.30, nella seconda serata dedicata alla manifestazione, trasmessa è su TV8 e Sky Uno, oltre che in streaming su NOW, insieme alle performance registrate durante le tappe di Genova, Rimini, Monopoli e Iglesias. Stavolta Benji e Fede percorrono lo stesso tratto incuranti di quale sia l’auto più adatta: raggiunto il palco, a contare sono solo le canzoni.
Data articolo: Sat, 18 Jul 2026 19:19:45 +0000Solito quarto e quinto posto in una pista di motore: è questo lo scenario della Ferrari nella sessione classificatoria di Spa-Francorchamps. Le Rosse sono vetture super competitive ma il deficit al motore proprio non perdona. Hamilton due millesimi di secondo dietro a Leclerc, dove entrambi si prendono mezzo secondo dalla vetta. Una situazione frustrante ma ampiamente conosciuta.
La terza sessione di prove libere del Gran Premio del Belgio ha messo a nudo le attuali difficoltà della Ferrari, evidenziando i pesanti limiti motoristici della SF-26. I primi a scendere in pista sono i piloti del Cavallino, con Lewis Hamilton che, equipaggiato con mescole Soft, inizia subito a testare i ritocchi al setup. Già durante l’outlap si lavora freneticamente sulle mappature della power unit.
Idem per la rotazione e l’impianto frenante. Il suo primo giro lanciato non è perfetto alla prima curva, complice un leggero sottosterzo che lo costringe ad allargare la traiettoria, ma nel complesso la tornata è pulita. Grazie alle correzioni sull’handling suggerite dall’ingegnere Carlo Santi, il britannico riesce poco dopo ad abbassare il proprio crono di ben sei decimi, mostrandosi soddisfatto del bilanciamento.
Dall’altra parte del box, invece, la situazione appare più tesa. Il monegasco accusa un secondo di ritardo dal compagno e, nonostante un giro preciso e senza sbavature, fatica a scendere sotto i sei decimi di distacco. Il nodo cruciale emerge chiaramente dalle comunicazioni radio: Charles perde esattamente sei decimi soltanto sui lunghi rettilinei di Spa.
Pur provando a intervenire in corsa sulle mappature del motore per recuperare qualcosina, Leclerc lamenta un’estrema incostanza della vettura, ammettendo di sentirsi come se guidasse due macchine diverse. Una frustrazione che spinge i meccanici a intervenire in modo drastico sul posteriore della sua monoposto, arrivando persino a smontare l’ala durante una sosta per cercare la giusta via.
Nel frattempo, la breve simulazione di passo gara di Hamilton porta delle considerazioni interessanti. Se a livello di pura guidabilità la monoposto risponde bene, la gestione dell’energia ibrida si rivela un vero e proprio rebus, ulteriormente aggravato dalla necessità di dover amministrare scrupolosamente le gomme per non innescarne un crollo anticipato. Tutto questo nell’arco di 6 giri.
Il momento chiave, nonché l’amara sintesi del weekend ferrarista, si consuma però nel finale. Rientrato in pista con un set di Soft nuove per simulare il giro secco, l’inglese della Rossa incassa quattro decimi da Kimi Antonelli. Spinto a forzare al massimo per provare a compensare l’evidente lentezza in rettilineo, l’inglese va alla ricerca del limite assoluto nel tratto guidato.
Nel rapido cambio di direzione tra le curve 12 e 13, quindi, perde il controllo del posteriore e finisce contro le barriere. È la dimostrazione di un concetto spietato: quando manca la potenza sui dritti, i piloti sono costretti a prendersi rischi nelle curve. In vista delle qualifiche c’era una sola via d’uscita: dare il massimo per provare a mascherare in qualche modo il deficit della power unit.
L’ultima sessione prima della gara mette a dura prova la tenuta Ferrari, chiamata a fare i conti con gli ormai noti limiti della sua power unit sui lunghi rettilinei di Spa-Francorchamps. Da subito si palesano le difficoltà della scuderia di Maranello: le due SF-26 scendono in pista con coperture Soft nuove, cercando di massimizzare il grip attraverso un warm-up minuzioso.
Tuttavia, i risultati del primo run non lasciano spazio a illusioni. Hamilton, non del tutto a suo agio con le temperature, e Charles Leclerc accusano subito un pesante gap di oltre mezzo secondo dalla vetta. L’assenza di cavalli rende ogni passaggio una rincorsa affannosa. Per compensare in curva ciò che si perde in rettilineo, i piloti sono costretti a forzare l’handling di una monoposto.
Auto che, seppur intrinsecamente valida, diventa inevitabilmente più nervosa e scorbutica quando portata all’estremo. Superato l’ostacolo della Q1, la scuderia italiana prova a rimescolare le carte nella seconda fase. Sfruttando un set di Pirelli a banda rossa nuove e alzando sensibilmente i regimi di rotazione del propulsore, le prestazioni subiscono una decisa impennata.
Il monegasco si inventa un giro super, riducendo il distacco da Kimi Antonelli a soli due decimi e mezzo. Appare più in ombra Lewis Hamilton, che lascia decimi preziosi per strada a causa di qualche sbavatura nel primo settore, in particolar modo tra le curve 5 e 7. Nonostante il passaggio del turno sia ormai al sicuro, Leclerc proseguire il lavoro con le mescole usate. per alzare il feeling.
Il palcoscenico della Q3 è l’atto finale in cui non ci si può più nascondere. Con le power unit spinte alla massima potenza, la Rossa vorrebbe accarezzare il miracolo. Nel primo assalto al cronometro, il monegasco sfodera una guida tanto aggressiva quanto pulita ed efficace, artigliando un ottimo terzo posto provvisorio a soli 92 millesimi dai primi.
Hamilton, invece, continua a soffrire alcune imperfezioni che gli costano un decimo e mezzo dal compagno di squadra. Ma è nell’ultimo decisivo run che la cruda realtà del tracciato delle Ardenne presenta il conto definitivo. Lewis imperfetto in curva 1, mentre Leclerc mette insieme un giro estremo ma chirurgico. Risultato? Le due SF-26 incassano un ritardo di mezzo secondo netto.
È un epilogo che certifica una frustrante verità tecnica: la bontà progettuale del telaio si scontra con l’insormontabile scoglio della power unit. Una carenza vitale che spegne le illusioni del sabato e preannuncia una gara di grande sacrificio. Sì perché se sul giro secco la potenza del motore si fa sentire, figuriamoci sulla distanza di gara in un tracciato del genere.
| Pos. | N. | Pilota | Team | Q1 | Q2 | Q3 | Giri |
| 1 | 12 | Kimi Antonelli | Mercedes | 1:46.304 | 1:45.142 | 1:44.361 | 15 |
| 2 | 3 | Max Verstappen | Red Bull Racing | 1:45.930 | 1:45.589 | 1:44.678 | 12 |
| 3 | 1 | Lando Norris | McLaren | 1:45.865 | 1:45.454 | 1:44.801 | 11 |
| 4 | 63 | George Russell | Mercedes | 1:46.185 | 1:45.689 | 1:44.869 | 18 |
| 5 | 16 | Charles Leclerc | Ferrari | 1:46.278 | 1:45.397 | 1:44.893 | 18 |
| 6 | 44 | Lewis Hamilton | Ferrari | 1:46.124 | 1:45.543 | 1:44.895 | 15 |
| 7 | 81 | Oscar Piastri | McLaren | 1:46.433 | 1:45.671 | 1:45.016 | 17 |
| 8 | 41 | Arvid Lindblad | Racing Bulls | 1:46.191 | 1:45.629 | 1:45.143 | 18 |
| 9 | 5 | Gabriel Bortoleto | Audi | 1:46.609 | 1:46.082 | 1:45.628 | 18 |
| 10 | 6 | Isack Hadjar | Red Bull Racing | 1:46.062 | 1:45.823 | DNF | 13 |
| 11 | 30 | Liam Lawson | Racing Bulls | 1:46.501 | 1:46.120 | – | 12 |
| 12 | 10 | Pierre Gasly | Alpine | 1:46.679 | 1:46.331 | – | 12 |
| 13 | 43 | Franco Colapinto | Alpine | 1:46.795 | 1:46.392 | – | 12 |
| 14 | 27 | Nico Hulkenberg | Audi | 1:46.893 | 1:46.671 | – | 12 |
| 15 | 55 | Carlos Sainz | Williams | 1:47.080 | 1:46.777 | – | 12 |
| 16 | 87 | Oliver Bearman | Haas F1 Team | 1:47.113 | 1:46.779 | – | 12 |
| 17 | 23 | Alexander Albon | Williams | 1:47.120 | – | – | 6 |
| 18 | 31 | Esteban Ocon | Haas F1 Team | 1:47.801 | – | – | 6 |
| 19 | 77 | Valtteri Bottas | Cadillac | 1:47.823 | – | – | 8 |
| 20 | 11 | Sergio Perez | Cadillac | 1:47.971 | – | – | 8 |
| 21 | 14 | Fernando Alonso | Aston Martin | 1:50.002 | – | – | 6 |
| 22 | 18 | Lance Stroll | Aston Martin | 1:50.177 | – | – | 8 |
La Nissan Qashqai è, da anni, un punto di riferimento del settore dei SUV in Europa. Posizionata nel segmento C del mercato, la Qashqai, anno dopo anno e generazione dopo generazione, è riuscita a ritagliarsi uno spazio da protagonista tra gli appassionati del mondo delle quattro ruote.
A distanza di circa 20 anni dal lancio del primo modello, avvenuto nel 2006, il SUV di Nissan ha raggiunto un traguardo molto importante, che conferma il successo commerciale sul mercato europeo. La vettura è anche molto apprezzata dalla clientela italiana che continuano a sceglierla con una frequenza elevata.
Ecco tutti i dettagli in merito all’annuncio di questa settimana fatto dalla Casa nipponica.
Nel corso degli anni, Nissan Qashqai ha registrato diverse evoluzioni ed è sempre riuscita a posizionarsi al top del suo segmento. I dati commerciali ottenuti dal modello lo confermano. Le tre generazioni del SUV, infatti, hanno raggiunto, complessivamente, quota 4 milioni di unità vendute in tutta Europa.
Il successo è stato costante nel corso degli anni, con l’arrivo di diverse evoluzioni, come l’esclusivo motore ibrido e-POWER. La vettura ha ottenuto più di 110 premi internazionali, tra cui 20 titoli di “Car of the Year”, in diversi Paesi. Si tratta di un modello che ha convinto clienti e critica di settore.
Il SUV ha conquistato anche gli automobilisti italiani. A partire dal 2007, anno in cui il modello è arrivato nel nostro Paese, le unità vendute sono state 436 mila. Nel corso del primo semestre del 2026, inoltre, la vettura ha registrato oltre 11 mila immatricolazioni, con un incremento del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Circa 4,7 mila unità vendute nel semestre sono dotate del nuovo sistema e-POWER, che ha registrato un incremento del 22% rispetto al primo semestre del 2025.
I numeri di Qashqai sono ancora più rilevanti nel canale privato del mercato italiano, con 5.313 unità vendute e un incremento del 38% su base annua. Per quanto riguarda la versione e-POWER, invece, le vendite sono state pari a 3.327 unità con un incremento del 46%. I numeri sono chiari: il SUV di Nissan continua a essere uno dei modelli più apprezzati nel nostro Paese, nonostante il suo segmento (quello dei C-SUV) possa contare su tantissime opzioni di grande rilevanza, come conferma la forte crescita delle immatricolazioni.
La Qashqai ha tutte le carte in regola per continuare a essere un modello di riferimento del mercato italiano, soprattutto per quanto riguarda la clientela privata. Il rapporto qualità /prezzo e l’efficienza delle sue motorizzazioni ibride rappresentano la base giusta per continuare a crescere.
Massimiliano Messina, Presidente della Regione Africa, Medio Oriente, India, Europa e Oceania (AMIEO) di Nissan, ha dichiarato:
Data articolo: Sat, 18 Jul 2026 14:15:56 +0000“Raggiungere i quattro milioni di clienti soddisfatti in tutta Europa è un traguardo incredibile per Qashqai e riflette l’innovazione, la dedizione e la preparazione dei nostri team di progettazione, ingegneria e produzione, nonché la fiducia e la fedeltà che i nostri clienti hanno riposto in questo veicolo. Nel corso degli anni, Qashqai si è continuamente evoluto per soddisfare le mutevoli esigenze degli automobilisti e delle famiglie in tutta Europa”