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La situazione del traffico sulle autostrade italiane del 14 luglio 2026 mostra alcune criticità soprattutto sulla tratta Milano-Napoli (A1) dove sono presenti code e disagi dovuti a incidenti e incendi, come la coda di 2 km tra Firenze Sud e Firenze Scandicci causata da un incidente e una coda di circa 1 km dovuta a incendi tra Basso Lodigiano e il Bivio A1/Inizio Complanare Piacenza. Sul fronte dei lavori, l’uscita di Collesalvetti sulla A12 Genova-Roma è chiusa fino alle 6 del 15 luglio provenendo da Livorno, impattando il traffico in direzione Rosignano.
20:05 – MILANO-NAPOLI – Firenze sud e Firenze Scandicci
Coda di 2 km per incidente
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 293.0 al chilometro 296.0 per una lunghezza totale di 3 km.
19:44 – MILANO-NAPOLI – tra Basso Lodigiano e Bivio A1/Inizio Complanare Piacenza
Incendio in corso.
Direzione Napoli
19:37 – MILANO-NAPOLI – coda tra Basso Lodigiano e Bivio A1/Inizio Complanare Piacenza
Coda di circa 1 km per incendio
Direzione Napoli
La coda si estende dal chilometro 52.0 al chilometro 53.0.
20:04 – GENOVA-ROMA – Uscita Collesalvetti
Uscita chiusa per lavori fino alle 06:00 del 15 luglio 2026 provenendo da Livorno.
Direzione Rosignano
19:38 – BOLOGNA-TARANTO – Fumo tra Cerignola est e Bivio A14/A16 Napoli-Canosa
Fumo causato da incendio.
Direzione in entrambe le direzioni
19:37 – BOLOGNA-TARANTO – Incendio tra Bivio A14/A16 Napoli-Canosa e Cerignola est
Incendio in corso.
Direzione Pescara
19:56 – TANGENZIALE DI NAPOLI – tra Capodichino e Corso Malta
Coda per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
La coda copre una lunghezza di 0.5 km dal chilometro 18.8 al chilometro 19.3.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 18:08:00 +0000A Maranello hanno sfruttato uno dei principi più intriganti della psicologia del consumo e dell’economia comportamentale. Se per molti un prezzo più alto si traduce semplicemente in un costo maggiore, in determinati ambienti una quotazione elevata aumenta il valore percepito e il desiderio di possedere un bene. La Ferrari Luce è proposta a 550.000 euro, nonostante un risultato estetico lontano dalla sportività autentica del Cavallino e la presenza di un pacco batteria piuttosto di un motore termico tradizionale.
Diventerà un’iconica auto da collezione? Lo scopriremo tra il 13 e il 15 agosto prossimi, quando il primissimo esemplare del modello andrà all’asta nel corso della prestigiosa Monterey Car Week in California. L’obiettivo dei vertici era differenziarsi e per questo motivo il progetto è stato affidato a LoveFrom, il collettivo americano di designer e creativi fondato da Jony Ive.
Ive ha lavorato con svariati brand internazionali, tra cui Apple, e ha provato a tracciare nuove frontiere per il marchio italiano, catturando l’interesse di progressisti del green dal portafoglio pesante. Con una innovativa batteria con capacità fino a 830 kW e una elettronica avanzata, la Luce ha spazzato in parte le polemiche per le sue forme goffe.
I puristi avrebbero evitato con piacere la realizzazione della Ferrari Luce, tuttavia il management del Cavallino ha scelto di rivolgersi a un pubblico nuovo, soprattutto asiatico, arabo e americano. L’esemplare all’asta vanta una configurazione Tailor Made, ovvero il programma che consente di personalizzare diversi aspetti delle Ferrari. Lo Chassis 0 avrà un prezzo di riserva che supera i 960.000 euro (1.100.000 dollari). L’intero ricavato della vendita andrà poi alla Fondazione Ferrari.
Non dubitiamo che andrà venduta, anche perché la prima elettrica di Maranello verrà esposta in uno degli eventi più esclusivi al mondo. Dopo anni di progettazione e 60 brevetti depositati, è venuto fuori un progetto divisivo. La Luce eroga 1.050 CV, scaricando tutta la sua coppia in modo istantaneo alle ruote e ha richiesto un approccio fuori dagli schemi classici. Il pacco batteria da 122 kWh si compone di 210 celle in serie ed è in grado di offrire una capacità di scarica fino a 830 kW.
L’architettura a 800V non rappresenta un inedito nel car market green, garantendo la possibilità ricaricare fino a una potenza di picco di 350 kW. Risulterà possibile recuperare 70 kWh in 20 minuti, ovvero il tempo di una sosta all’autogrill. Le celle della batteria sono state sviluppate in collaborazione con SK on e sono del tipo pouch (a sacchetto) con una capacità da 159 Ah.

La carrozzeria del modello che verrà battuta all’asta da RM Sotheby’s vanta l’esclusiva vernice Madreperla Semi-Gloss, una tinta speciale studiata per generare riflessi iridescenti verdi e viola in base alla luce. I cerchi dedicati sono di colore bianco, mentre le pinze sono state realizzate appositamente. Gli interni sono caratterizzati da finiture in Grigio Corvara e da rivestimenti in una elegante pelle Perla Le Mans, un materiale sviluppato appositamente per il programma Ferrari Tailor Made e derivato da pellami svizzeri accuratamente selezionati.
Chi si aggiudicherà la primissima elettrica del Cavallino avrà una targa celebrativa che arricchirà il valore collezionistico dell’unità . Il divertimento è assicurato da un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 2,5 secondi e una velocità di punta di 310 km/h.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 13:56:36 +0000La Cina si avvicina, anche a causa di decisioni politiche di Bruxelles che hanno favorito il boom di EV dagli occhi a mandorla. Il Green Deal approvato nel 2020, ovvero l’insieme di iniziative politiche della Commissione europea per raggiungere la neutralità entro il 2050, ha proposto una nuova legislazione sull’economia circolare (CE), per la ristrutturazione degli edifici, la biodiversità , l’agricoltura e l’innovazione.
In teoria le disposizioni approvate a Bruxelles avrebbero dovuto migliorare il Vecchio Continente, tuttavia non sono stati valutati i possibili effetti negativi di obiettivi difficilmente raggiungibili. Per diversi Paesi che stanno attraversando gravi problemi economici non è stato percorribile lo scenario green figurato. Il target net‑zero del 2050 appare sempre più difficile da raggiungere anche per una questione culturale e per la mancanza di infrastrutture di ricarica sparse su tutto il territorio. Il Green Deal sarebbe così diventato il principale motivo delle difficoltà che stanno colpendo la filiera automotive del Continente.
In occasione del tavolo automotive convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), Urso avrebbe usato il pugno duro nei confronti delle strategie europee per la transizione ecologica dell’industria delle quattro ruote. Le misure comunitarie, secondo il ministro, avrebbero dovuto migliorare gli scenari, ma hanno aggravato la situazione. Adolfo Urso ha dichiarato:
“Lo abbiamo detto sin dall’inizio, con responsabilità e senza infingimenti. L’epicentro della crisi è a Bruxelles, nelle follie del Green Deal che ha messo in ginocchio l’industria automobilistica europea, favorendo la tecnologia e la produzione cinese. Oggi i fatti dimostrano che avevano ragione. Non è soltanto Volkswagen in grave difficoltà , la crisi sta investendo i principali costruttori europei e rischia di travolgere l’intera filiera industriale del Continente”.
Il pacchetto di politiche con cui l’Ue sogna di raggiungere la neutralità climatica, intervenendo in modo incisivo anche sul settore auto, ha imposto ai costruttori ingenti investimenti per passare a motorizzazioni innovative, con numeri di vendita che si sono rivelati al di sotto delle aspettative. In particolare l’elettrico ancora non ha rispettato i numeri attesi con danni già visibili sui conti dei competitor europei, schiacciati dalla morsa dei dazi a Est e dei prodotti low cost dalla Cina.
I passi indietro nel 2025 di Volkswagen, Stellantis e altri major europei hanno inciso sulla crisi anche di fornitori di componentistica, aziende di ingegneria, imprese della chimica, dell’acciaio e dei servizi connessi. Si è mandato in tilt un ecosistema che dava lavoro a milioni di persone, rappresentando una quota significativa del valore aggiunto manifatturiero.
Urso ha sottolineato come i produttori asiatici, in primis i costruttori cinesi di auto elettriche, stanno acquisendo sempre un maggiore spazio, grazie a costi di produzione più bassi e a un forte sostegno industriale. Urso ha indicato una dead line per rivedere l’impostazione delle politiche europee sull’automotive: “Non c’è più tempo da perdere, il 2026 deve essere l’anno delle riforme europee”.
L’invito a calibrare meglio gli obiettivi ambientali con la tenuta industriale e occupazionale della filiera automotive, dovrà essere fatto nei prossimi mesi, secondo Urso, per evitare una deindustrializzazione. Oramai è una corsa contro il tempo perché la Cina, grazie al tappeto rosso steso da Bruxelles, avrà una crescita esponenziale nei prossimi anni, potendo offrire veicoli elettrificati a prezzi più bassi.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 13:31:02 +0000Mettere alla porta un modello di successo nel mercato europeo avrebbe avuto poco senso. Così, mentre il resto della famiglia Ceed si avvia a lasciare il posto alla K4, Kia concede alla XCeed un altro giro di pista. Lanciato nel 2019, il crossover cambia volto e migliora nell’abitacolo, con tecnologie riprese dai modelli più recenti del marchio.
La frenesia non inganna il costruttore coreano, che, invece di sviluppare una generazione partendo da zero, ricorre a un secondo restyling. Oltre ad alcuni ritocchi superficiali, Kia tenta di migliorare il comfort quotidiano rivedendo le sospensioni posteriori e l’insonorizzazione.
La carrozzeria mantiene tratti sia da berlina compatta sia da SUV. Se la posizione di guida rialzata e le protezioni in plastica portano alla mente il segmento dei crossover, il profilo filante e le dimensioni contenute favoriscono la guida in città . Sul mercato italiano la nuova XCeed parte da 27.450 euro.
Già dal frontale tutti gli elementi sembrano cambiare forma. Cofano e gruppi ottici – ora sviluppati in verticale ai lati della carrozzeria – sono stati ridisegnati e sotto spicca una grande presa d’aria con finitura satinata, mentre la mascherina Tiger Nose evidenzia la parentela con gli altri modelli Kia. Un lavoro di lima ha accorciato lo sbalzo anteriore di 15 millimetri, fermando la lunghezza a 4,38 metri.
Non viene, però, modificato lo spazio compreso tra i due assi, perché il taglio si concentra nella porzione di carrozzeria davanti alle ruote così da accorciare visivamente il muso. La XCeed misura inoltre 1,826 metri in larghezza e presenta un passo di 2,65 metri, quota importante sia per la stabilità sia per l’abitabilità . A stabilirne l’altezza sono i cerchi: 1,483 metri con quelli da 16 pollici e 1,495 scegliendo i nuovi 18 pollici. La differenza deriva dal maggiore diametro delle ruote e raggiunge appena 12 millimetri.

Lungo la fiancata c’è poco da segnalare. Rimangono il tetto discendente verso la coda e i passaruota evidenziati da rivestimenti scuri, due elementi che distinguono la XCeed da una normale compatta. Nella zona posteriore i designer correggono il portale e conferiscono una nuova firma luminosa. Inoltre, la modifica del paraurti fa apparire l’auto più larga quando viene osservata da dietro. I ritocchi alle proporzioni non hanno sottratto spazio al bagagliaio: dai 426 litri minimi, la capienza aumenta abbattendo lo schienale posteriore frazionato 60:40.
A bordo lo step avanti è netto. Due display da 12,3 pollici – uno dedicato alla strumentazione digitale, l’altro al sistema multimediale – confluiscono nel pannello sopra la plancia. Per limitare le distrazioni, le informazioni di guida rimangono nella traiettoria visiva del conducente, mentre le principali funzioni della vettura possono essere gestite dal display centrale.
Dai controlli del climatizzatore a quelli multimediali si passa tramite il Multimode Touch Display. Cambiano inoltre le bocchette dell’aria, il volante e il selettore del cambio automatico. Rivestimenti inediti e finiture di qualità superiore cercano infine di alzare la qualità percepita rispetto alla precedente XCeed.

Durante il viaggio, Kia Connect porta informazioni utili sul display e comunica eventuali anomalie rilevate dalla diagnostica. Anche una volta scesi dalla XCeed è possibile tenerla monitorata grazie alla Kia App e, con la Digital Key 2.0, uno smartphone compatibile può aprire e mettere in moto l’auto, oltre a condividere la chiave con un’altra persona.
L’evoluzione tecnologica interessa pure la sicurezza. Highway Driving Assist unisce cruise control adattivo e mantenimento attivo della corsia, aiutando la XCeed a rispettare la distanza dal veicolo davanti. Il sistema utilizza anche i dati del navigatore e i limiti rilevati lungo il percorso.
Radar posteriori sorvegliano gli angoli ciechi e il traffico trasversale durante le manovre in retromarcia. In presenza di un pericolo, l’elettronica è pronta a intervenire sullo sterzo oppure azionare i freni. La frenata automatica anteriore riconosce veicoli e gli utenti fragili della strada (pedoni e ciclisti), mentre una telecamera interna controlla il comportamento del conducente alla ricerca di segnali di distrazione o stanchezza. La dotazione effettiva varierà in base alla versione.
Pablo MartÃnez Masip, vicepresidente Product, Brand & Customer Experience di Kia Europe, ha dichiarato:
“Abbiamo introdotto miglioramenti concreti negli ambiti che contano maggiormente per i nostri clienti, dalla connettività alla sicurezza e al comfort di marcia. Grazie al nuovo infotainment e agli interventi dedicati al comfort, la XCeed aggiornata offre un’esperienza più connessa, rassicurante e piacevoleâ€
Nei motori a benzina Kia ripone ancora fiducia, affiancandoli alla tecnologia mild hybrid. Abbinato a un cambio manuale a sei marce oppure, nella variante mild hybrid, a un automatico doppia frizione DCT7, il 1.0 T-GDi da 115 CV apre il listino italiano. È invece venduto soltanto insieme al cambio automatico il più potente 1.6 T-GDi, accreditato di 150 CV. Non cambia la trazione, rigorosamente anteriore.
La versione da 180 CV rimane invece fuori dalla gamma italiana, almeno per ora, sebbene compaia nel comunicato europeo. Secondo il ciclo WLTP, la XCeed consuma da 6 a 6,9 litri di benzina ogni 100 chilometri e le emissioni dichiarate oscillano fra 135,7 e 155,3 grammi di anidride carbonica al chilometro.
In marcia gli interventi riguardano soprattutto comfort e risposta ai comandi. Modifiche alla sospensione posteriore promettono di assorbire meglio le irregolarità , soprattutto a vantaggio dei passeggeri seduti dietro. Ulteriori accorgimenti contro rumori e vibrazioni dovrebbero rendere l’abitacolo maggiormente silenzioso durante i viaggi. Le modalità Normal e Sport sono state ricalibrate, accentuando le rispettive differenze nella risposta dell’auto.
La variante Business apre il listino italiano a 27.450 euro con il 1.0 T-GDi da 115 CV e cambio manuale. Servono 30.450 euro per la stessa potenza in configurazione mild hybrid DCT7. L’allestimento Style parte da 33.800 euro con il tre cilindri elettrificato, mentre il 1.6 T-GDi da 150 CV porta il prezzo a 34.800 euro.
Prodotta nello stabilimento slovacco di Žilina, la rinnovata XCeed difende dunque una formula ormai rara: una compatta rialzata che conserva motori termici dai prezzi accessibili. Kia la definisce una tecnologia di passaggio verso l’elettrificazione. Per molti automobilisti europei potrebbe rappresentare, più semplicemente, un’alternativa alle elettriche e ai SUV tradizionali.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 13:17:28 +0000La cintura di sicurezza è obbligatoria sempre, in autostrada, in città , nei tragitti brevi, sui sedili posteriori e durante gli spostamenti compiuti a velocità ridotta. In buona sostanza deve essere allacciata quando il veicolo è in marcia e il posto occupato dispone di una cintura.
La disciplina di riferimento si trova nell’articolo 172 del Codice della Strada, che regola sia l’impiego delle cinture sia quello dei sistemi di ritenuta destinati ai bambini. Il principio è semplice, mentre le eccezioni sono circoscritte: conducente e passeggeri devono utilizzare i dispositivi installati sul veicolo, salvo che ricorra una delle esenzioni indicate dalla legge.
La cintura è un dispositivo di sicurezza passiva progettato per trattenere l’occupante durante una collisione, una brusca frenata o una variazione improvvisa della traiettoria. Evita che il corpo venga proiettato contro il volante, il parabrezza, la plancia, i sedili anteriori oppure all’esterno dell’abitacolo.
Il suo ruolo non è stato superato dall’introduzione degli airbag. Al contrario, cintura, pretensionatore, limitatore di carico, sedile, poggiatesta e airbag sono progettati per lavorare insieme. L’airbag frontale interviene in una frazione di secondo e presuppone che la persona si trovi nella posizione prevista dai progettisti. Senza cintura, il corpo può avvicinarsi troppo rapidamente al cuscino in apertura, riducendone l’efficacia e aumentando il rischio di lesioni.
Anche chi siede dietro deve proteggersi. Un passeggero posteriore non trattenuto può essere scagliato contro gli occupanti anteriori, oltre a subire direttamente le conseguenze dell’urto
Il primo comma dell’articolo 172 impone l’uso delle cinture al conducente e ai passeggeri dei quadricicli leggeri della categoria L6e dotati di carrozzeria chiusa e dei veicoli appartenenti alle categorie M1, N1, N2 e N3, purché muniti dei relativi dispositivi.
Dietro queste sigle rientrano:
Norme alla mano, le cinture vanno impiegate in qualsiasi situazione di marcia.
L’obbligo riguarda tutti i posti equipaggiati con cinture, non soltanto quelli anteriori. Chi viaggia dietro deve quindi allacciarle sia sulle strade extraurbane sia nei centri abitati. Lo stesso principio si applica quando l’auto procede nel traffico, si muove in coda, percorre una rotatoria o effettua una manovra. Fino a quando il mezzo è in marcia, il dispositivo deve essere utilizzato.
L’articolo 172 collega l’obbligo alle situazioni di marcia. Di conseguenza, una persona seduta in un’automobile parcheggiata e immobile non è tenuta a mantenere la cintura allacciata.
La situazione cambia appena il veicolo comincia a muoversi. Anche una manovra compiuta all’interno di un parcheggio richiede prudenza e, quando avviene in un’area soggetta alla circolazione pubblica, ricade nelle regole del Codice della strada.
La legge impone di utilizzare i dispositivi di cui il veicolo è provvisto. Un’auto d’epoca nata e omologata senza cinture non diventa irregolare per il solo fatto di non averle, purché la sua configurazione rispetti le prescrizioni applicabili al momento dell’immatricolazione e non siano intervenuti obblighi successivi di adeguamento.
Il discorso cambia se le cinture erano previste, ma sono state rimosse. In questo caso non si è di fronte a una normale assenza originaria, ma a un dispositivo obbligatorio mancante, inefficiente o manomesso.
Occorre poi prestare attenzione anche al trasporto dei bambini. Sui veicoli delle categorie M1, N1, N2 e N3 sprovvisti di sistemi di ritenuta, i bambini fino a tre anni non possono viaggiare. Quelli di età superiore possono occupare il sedile anteriore soltanto se superano 1,50 metri di statura.
La normale cintura dell’automobile è progettata per il corpo di un adulto. Se viene usata troppo presto, il tratto diagonale può passare sul collo anziché sulla spalla mentre la parte addominale rischia di appoggiarsi sull’addome invece che sulle ossa del bacino.
Seggiolini e rialzi servono a portare il bambino nella posizione corretta rispetto alla geometria della cintura. Il dispositivo deve essere montato secondo le istruzioni del produttore e dopo la verifica di compatibilità , orientamento, punti di ancoraggio e limiti dimensionali.
Per i bambini di età inferiore a quattro anni, nei veicoli interessati dalla disciplina italiana, va utilizzato anche il dispositivo antiabbandono previsto dalla normativa. L’obbligo riguarda i veicoli M1, N1, N2 e N3 immatricolati in Italia, oltre a quelli immatricolati all’estero quando sono guidati da residenti in Italia.
Una disciplina particolare riguarda taxi e veicoli adibiti al noleggio con conducente. I bambini di statura non superiore a 1,50 metri possono essere trasportati senza uno sistema di ritenuta soltanto a precise condizioni.
Il minore non deve occupare il sedile anteriore e deve essere accompagnato da almeno una persona di età non inferiore a 16 anni. L’eccezione riguarda il seggiolino, non è una generale autorizzazione a trasportare i bambini senza alcuna precauzione e non si estende alle auto private.
Sugli autobus delle categorie M2 e M3, tutti gli occupanti di età superiore a tre anni devono utilizzare i sistemi di sicurezza installati quando sono seduti. L’obbligo vale mentre il mezzo è in movimento. La presenza di un autobus o di un pullman non rende facoltativa la cintura. Se il sedile ne dispone, il passeggero deve allacciarla. La normativa prescrive anche che gli utenti siano informati attraverso cartelli, pittogrammi, avvisi del conducente, comunicazioni del personale oppure sistemi audiovisivi.
Un’eccezione è prevista per i passeggeri dei veicoli M2 e M3 autorizzati al trasporto di persone in piedi, adibiti al servizio locale e in circolazione nelle zone urbane. In tale contesto il viaggio in piedi è ammesso secondo l’omologazione e le condizioni del servizio.
Sono esonerati gli appartenenti alle forze di polizia e ai corpi di polizia municipale e provinciale quando svolgono un servizio di emergenza. La sola appartenenza al corpo non basta: fuori dalla situazione indicata dalla norma, anche gli agenti devono utilizzare le cinture.
La deroga si applica ai conducenti e agli addetti dei veicoli del servizio antincendio e sanitario durante un intervento di emergenza. Un normale trasferimento, privo dei requisiti dell’intervento urgente, non fa scattare automaticamente l’esonero. Rientrano tra i beneficiari anche gli appartenenti ai servizi di vigilanza privata regolarmente riconosciuti mentre effettuano scorte.
Gli appartenenti alle forze armate possono viaggiare senza cintura nell’espletamento di attività istituzionali svolte in situazioni di emergenza. Anche qui l’esenzione è collegata al tipo di servizio e non alla qualifica professionale considerata isolatamente.
I conducenti dei veicoli appositamente allestiti per la raccolta e il trasporto dei rifiuti, insieme a quelli dei mezzi a uso speciale, possono essere esentati quando sono impegnati in attività di igiene ambientale nei centri abitati. La disposizione comprende anche le zone industriali e artigianali.
Essere incinta non comporta l’esenzione automatica dalle cinture di sicurezza. La donna in gravidanza deve continuare a indossare la cintura, a meno che il ginecologo curante non certifichi l’esistenza di particolari condizioni di rischio connesse al suo utilizzo. Non è sufficiente un’autodichiarazione non è sufficiente. e neppure il semplice stato di gravidanza consente di decidere in autonomia di viaggiare senza dispositivo.
In assenza di controindicazioni mediche certificate, la cintura va posizionata in modo corretto: il tratto inferiore deve passare il più in basso possibile, sotto l’addome e sulle ossa del bacino, mentre quello diagonale deve scorrere tra i seni e lateralmente rispetto alla pancia. Non deve essere collocata dietro la schiena né sotto il braccio. L’esenzione prevista dall’articolo 172 nasce per casi specifici valutati dal ginecologo, non per trasformare una condizione fisiologica in una deroga generalizzata.
Una persona può essere dispensata dall’uso della cintura quando una patologia particolare o una condizione fisica costituiscono una controindicazione specifica al dispositivo di ritenuta. Anche in questa situazione l’interessato non si limita a presentare una generica attestazione del medico di famiglia. Il Codice della Strada richiede una certificazione rilasciata dall’unità sanitaria locale competente oppure dall’autorità abilitata di un altro Stato membro dell’Unione europea. Il documento deve riportare la durata della validità , contenere il simbolo previsto dalla normativa europea ed essere mostrato agli organi di polizia quando richiesto.
La valutazione è individuale. Non c’è una lista che consenta al cittadino di autodiagnosticarsi il diritto all’esonero. Tra le condizioni esaminate in sede sanitaria possono rientrare gravi insufficienze respiratorie, particolari conformazioni o patologie addominali, alcune neostomie, l’assenza dei normali punti di appoggio della cintura e altre situazioni cliniche incompatibili con il dispositivo; spetta però alla struttura sanitaria accertare la reale controindicazione.
Chi non utilizza le cinture, i sistemi di ritenuta per bambini o, nei casi previsti, il dispositivo antiabbandono è soggetto a una sanzione amministrativa da 83 a 332 euro. Se la violazione viene commessa dal conducente, dalla patente vengono sottratti cinque punti. Per i neopatentati, nei primi tre anni dal rilascio della patente, la decurtazione prevista per le violazioni commesse alla guida viene raddoppiata secondo la disciplina generale della patente a punti.
Il passeggero maggiorenne privo di cintura risponde della sanzione pecuniaria. La decurtazione va invece collegata alla violazione commessa nella qualità di conducente oppure alla responsabilità attribuita al guidatore nei casi previsti, come il mancato sistema di ritenuta del minore affidato alla sua sorveglianza. Il Codice della strada stabilisce anche una conseguenza più severa per la recidiva. Quando il conducente incorre almeno due volte nella violazione nell’arco di due anni, all’ultima infrazione segue la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 12:00:43 +0000Le scorribande urbane sui monopattini stanno per terminare. La micromobilità urbana in Italia si appresta a un clamoroso ribaltone con l’introduzione delle assicurazioni. Il giorno da tenere a mente sul calendario è il 16 luglio 2026, data in cui diventerà ufficialmente operativo l’obbligo di assicurazione Rc (Responsabilità civile) per chiunque possieda o utilizzi un monopattino elettrico.
La direttiva, prevista inizialmente per il maggio scorso, è stata oggetto di una proroga concessa dai ministeri competenti. Dopo una lunga serie di rinvii concordati tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le compagnie assicuratrici, finalmente siamo davanti alla svolta. La disposizione prevede che la polizza sia legata al mezzo di trasporto e non al suo utilizzatore, esattamente come succede per gli altri veicoli. La polizza coprirà la responsabilità civile prevista dalla legge nei confronti di danni causati a terzi.
Per sottoscrivere una polizza è necessario il contrassegno identificativo, anche noto come targhino: al 30 giugno scorso, secondo i dati divulgati dal Mit, ben 133.135 monopattini erano stati targati a partire dal 16 maggio, data di entrata in vigore del provvedimento, principalmente a Milano (33.316) e Roma (27.900). Dopo aver speso una cifra intorno ai 40 euro per il contrassegno e dopo averlo registrato nella piattaforma ministeriale Monopattini, si potrà procedere all’acquisto della polizza da associare al proprio mezzo.
I cittadini maggiorenni e quelli di età superiore ai 14 anni (età minima per l’utilizzo dei monopattini elettrici), possono ottenerla su richiesta di chi esercita l’autorità genitoriale. I mezzi a noleggio, invece, sono sempre coperti da polizze sottoscritte dalle società di sharing. La polizza non risarcisce i danni causati dal conducente del monopattino a sé stesso, a meno che non abbia siglato accordi particolari con la compagnia. La polizza può essere limitata al nominativo indicato al momento della sottoscrizione o venire estesa ai familiari.
Indicativamente le cifre oscillano tra i 40 e i 150 euro. Per chi venisse pizzicato senza assicurazione sono previste pesanti sanzioni, disciplinate dall’art. 193 del Codice della Strada, con multe da 866 sino a 3.464 euro, oltre alla cessazione della circolazione e il sequestro amministrativo del mezzo. Se la medesima violazione si ripete nell’arco di due anni, la multa è raddoppiata e viene applicato un fermo amministrativo di 45 giorni dopo la regolarizzazione della polizza. Cosa accade in caso di incidente? La persona deve personalmente, ai sensi del Codice civile, risarcire i danni causati a beni e persone, con cifre consistenti in caso di lesioni gravi.
Gli operatori dello sharing si stanno lamentando per l’aumento dei costi che metterà a rischio la sostenibilità del fenomeno, tuttavia l’obbligo di assicurazione è arrivato per contenere la crescente diffusione dei monopattini nelle giungle urbane e offrire un elevato grado di sicurezza. Le statistiche (Aci-Istat) rivelano come nel 2024 siano avvenuti 3.895 incidenti con monopattini elettrici, con un bilancio di 23 vittime e 3.751 feriti.
Numeri preoccupanti se confrontati con quelli del 2021 dove erano stati 9 i decessi, mentre nel 2022 si era saliti a 16 e nel 2023 a 21. Le vittime risulterebbero di sesso maschile, spesso di origine straniera e di età molto variabile, dagli adolescenti agli ultrasessantenni. Per questo motivi il 14 dicembre 2024 è diventato obbligatorio (in base alla legge 177/2024) indossare il casco anche per gli utilizzatori maggiorenni, mentre in precedenza la disposizione si applicava solo a quelli minorenni.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 11:54:23 +0000Un’altra ondata di licenziamenti rischia di travolgere il gruppo Volkswagen dopo i tagli già programmati. Per la prima volta, Oliver Blume si è sbottonato sulla possibile portata della seconda fase di risparmi. L’amministratore delegato del colosso tedesco ipotizza l’uscita di 50.000 dipendenti, una stima che, laddove venisse confermata, porterebbe a 100.000 riduzioni nel mondo.
Anche se la preoccupazione serpeggia tra i lavoratori, i numeri vanno presi con le pinze. Gli eventuali allontanamenti permetterebbero di ridurre il gap rispetto alle realtà concorrenti – attualmente pari al 20% – senza variazioni nel costo del lavoro. Blume ha spiegato:
“Stiamo verificando in tutti i marchi e le regioni quali adeguamenti siano davvero necessari e realizzabiliâ€
Tra Volkswagen, Audi, Porsche e le altre società controllate il gruppo ha già messo in conto circa 50.000 tagli. Entro la fine dell’anno oltre metà del piano sarà completato. Fino a questo punto Volkswagen ha scongiurato i licenziamenti diretti su vasta scala, ricorrendo alle uscite concordate, ma i problemi di bilancio stringono come un cappio al collo.
In particolare, desta allarmismo la situazione delle fabbriche tedesche, che lascia immaginare soluzioni dolorose nei prossimi anni. Zwickau ed Emden potrebbero perdere i rispettivi modelli, mentre su Hannover pesa il ridimensionamento dei veicoli commerciali e lo stesso clima di sfiducia circonda Neckarsulm, sede Audi. Secondo le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane, la chiusura dei quattro siti metterebbe in discussione oltre 45.000 posti di lavoro.
Blume ha provato a raffreddare gli animi, pur riconoscendo il problema:
“Le soluzioni intelligenti sono sempre migliori della chiusura di uno stabilimentoâ€.
Poco dopo ha aggiunto una precisazione meno rassicurante:
“Oggi non possiamo confermare un impiego competitivo per questi quattro siti nel prossimo decennioâ€.
Chiusura che, comunque, non è l’unico esito possibile. Blume vorrebbe assegnare agli impianti meno utilizzati attività diverse da quelle attuali, coinvolgendo anche società esterne: a Osnabrück, per esempio, Volkswagen ha valutato la produzione di mezzi destinati alla difesa. Il negoziato prosegue e il futuro dello stabilimento rimane aperto.
A spingere Volkswagen verso la più grande riorganizzazione della propria storia concorrono i dazi statunitensi e la crisi della domanda europea, aggravata dall’avanzata dei marchi cinesi. Tra aprile e giugno il gruppo ha consegnato 2,09 milioni di veicoli, registrando una flessione del 9% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel primo trimestre il calo si era fermato al 4%.
Il piano prevede anche una riduzione della capacità produttiva e il dimezzamento graduale della gamma. Da circa 12 milioni di veicoli realizzabili ogni anno prima della pandemia, Volkswagen punta a scendere verso quota 9 milioni.
La cura proposta dal management ha incontrato una forte opposizione. I rappresentanti dei lavoratori hanno bloccato i provvedimenti più drastici durante la riunione del consiglio di sorveglianza, accompagnata da proteste in numerosi stabilimenti tedeschi. IG Metall ricorda i sacrifici già sostenuti dai dipendenti e chiede progetti industriali capaci di riempire gli impianti.
Christiane Benner, presidente del sindacato, ha riassunto così il clima:
“La rabbia e l’incertezza sono enormi. Servono nuove idee per utilizzare la capacità degli stabilimentiâ€
Dal canto suo, Blume ha promesso altri incontri e informazioni trasparenti una volta definite le misure. Il destino di decine di migliaia di lavoratori sembra appeso a un filo.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 10:20:48 +0000Nuova riunione al ministero delle Infrastrutture per capire quanto manca al prossimo passaggio del Ponte sullo Stretto. Matteo Salvini ha convocato i vertici della società concessionaria e riesaminato le osservazioni arrivate dall’Unione europea. Bruxelles attende chiarimenti sia sull’impatto dell’opera nell’area interessata sia sulle modifiche apportate al vecchio contratto e, secondo quanto dichiarato dal Mit, il lavoro svolto finora avrebbe avvicinato le parti.
Il leader della Lega, nonché vicepresidente del Consiglio dei ministri, ha riunito il 13 luglio i piani alti di Stretto di Messina S.p.A., società concessionaria dell’opera. Al centro dell’incontro sono finite le richieste comunitarie e la documentazione da integrare. Il confronto con l’Ue, ricorda il ministero, prosegue da oltre un anno nella speranza di raggiungere il punto d’intesa definitivo.
Sul rischio di una procedura d’infrazione, il ministero ha smentito le ricostruzioni più allarmistiche. Nei colloqui avviati con Bruxelles, assicurano, questa possibilità non sarebbe mai finita sul tavolo. A ogni modo, il giudizio della Commissione sui punti ancora aperti dipenderà dall’esame delle integrazioni richieste.
Il primo riguarda la Direttiva Habitat, posta a tutela di specie e aree naturali di interesse comunitario. La costruzione del ponte e delle opere collegate interessa una zona delicata per la biodiversità , attraversata anche da numerose rotte migratorie degli uccelli. Il Governo è dunque tenuto a dimostrare la compatibilità dell’intervento e motivare l’eventuale prevalenza delle esigenze collettive.
Nel 2025 il progetto aveva concluso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Il risultato favorevole era comunque accompagnato da prescrizioni e non aveva chiuso ogni questione. Proprio sugli aspetti ambientali il Mit e il ministero dell’Ambiente stanno preparando i dati integrativi chiesti dalla Commissione.
L’altro punto coinvolge la Direttiva europea sui contratti pubblici. Il valore del progetto è cresciuto molto rispetto alla gara originaria, assegnata nel 2005 al consorzio Eurolink guidato da Webuild. Le norme comunitarie pongono un limite del 50% alle modifiche del valore contrattuale effettuate senza indire una nuova procedura. Alla Commissione spetta adesso verificare i calcoli e stabilire quali voci concorrano al raggiungimento del 50%.
Sul Ponte pesa ancora lo stop imposto nell’autunno 2025 dalla Corte dei conti. I magistrati contabili negarono il visto alla delibera del Cipess che aveva approvato il progetto definitivo, sollevando dubbi sulla copertura finanziaria, sull’iter seguito e sulla conformità alle regole europee. Una seconda bocciatura interessò l’atto aggiuntivo alla convenzione con Stretto di Messina S.p.A.
A marzo è entrato in vigore il decreto con cui il Governo ha provato a rimettere in moto la macchina amministrativa, poi convertito in legge. Prima di tornare al Cipess e al vaglio della Corte dei conti serviranno ulteriori adempimenti, mentre la spesa indicata rimane invariata a 13,5 miliardi di euro, almeno sulla carta.
Con l’ultima riunione al Mit, la procedura rimane nella fase delle verifiche. In base all’esito del confronto con Bruxelles verranno stabiliti il passaggio alla Corte dei conti e i tempi di apertura dei cantieri. Fra Sicilia e Calabria sorgerebbe una campata sospesa lunga 3,3 chilometri, misura mai raggiunta da alcun ponte al mondo.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 08:56:46 +0000Esistono esami davanti ai quali persino Jannik Sinner perde il punto decisivo. Poche ore dopo aver conquistato Wimbledon per la seconda volta consecutiva, il campione altoatesino ha raccontato di aver fallito ancora la prova per ottenere la patente della moto. È già la quarta bocciatura, arrivata poco prima della partenza verso Londra.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 08:03:43 +0000Viaggiare in estate rischia di diventare più complicato sia in auto sia in aereo. Mentre benzina e gasolio continuano a salire lungo la rete italiana, l’Europa deve fare i conti con scorte di jet fuel ridotte a meno di un mese di consumi. L’Italia si trova in una posizione migliore rispetto ad altri Paesi, grazie all’aumento della produzione interna, ma quanto accaduto negli aeroporti durante la primavera invita a tenere alta l’attenzione.
Fino allo scoppio della guerra con l’Iran, il Medio Oriente garantiva circa la metà del jet fuel importato dall’Europa, una dipendenza diventata problematica con le difficoltà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Stati Uniti, Canada, India e Corea del Sud hanno coperto una parte delle forniture mancanti: quel che si dice una soluzione tampone, perché basta una nuova fiammata del conflitto per rimettere tutto in discussione.
Secondo i dati riportati da Reuters, all’inizio di giugno le riserve europee ammontavano a 38 milioni di barili, abbastanza da soddisfare meno di 30 giorni di domanda e di gran lunga inferiore ai 99 milioni presenti negli Stati Uniti. Energy Aspects stima inoltre per il terzo trimestre un deficit europeo vicino a 600.000 barili al giorno, proprio nel periodo caratterizzato dal maggiore traffico turistico.
Le prime avvisaglie erano arrivate ad aprile, quando Milano Linate, Bologna, Venezia e Treviso avevano comunicato alle compagnie una disponibilità limitata di jet fuel. Il ritardo di una fornitura di Air BP aveva creato un vuoto temporaneo, al quale altri operatori avevano fatto fronte e nessuno dei quattro aeroporti aveva dovuto cancellare voli.
Da allora l’industria italiana ha reagito aumentando del 10% la produzione di carburante per l’aviazione nei primi quattro mesi dell’anno. Le raffinerie nazionali sono così riuscite a soddisfare quasi il 70% della domanda di marzo e aprile, mentre le importazioni sono diminuite del 6%. E gli arrivi sia dagli Stati Uniti che dalla Turchia hanno contribuito a ridurre la dipendenza dalle rotte maggiormente esposte.
A giugno, il presidente di Assaeroporti Carlo Borgomeo aveva escluso problemi di disponibilità in Italia per il resto del 2026. Da allora, però, il quadro europeo si è fatto più teso. Il carburante continua ad arrivare anche da Paesi molto lontani, mentre le scorte coprono meno di un mese di consumi. Un ulteriore intoppo lungo le rotte commerciali metterebbe nuovamente gli scali in difficoltà , motivo per cui Bruxelles tiene pronta una contromisura: attingere alle riserve nazionali con un intervento coordinato.
Nel frattempo, i rincari colpiscono gli automobilisti. In base alle rilevazioni dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, domenica 12 luglio la benzina self ha raggiunto una media nazionale di 1,879 euro al litro, due millesimi in più rispetto al giorno precedente, e il gasolio è salito da 1,985 a 1,988 euro. Va peggio in autostrada, dove la benzina self costa mediamente 1,969 euro al litro e il diesel arriva a 2,065 euro. Il divario rispetto alla rete ordinaria sfiora i dieci centesimi per la verde e si avvicina agli otto per il gasolio: con centinaia di chilometri davanti, la differenza smette presto di sembrare trascurabile.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 07:16:27 +0000Nel mese di luglio 2026 sono numerosi gli scioperi proclamati in Italia, con mobilitazioni che coinvolgeranno sia il trasporto pubblico locale che i comparti ferroviario, aereo e marittimo. In questo articolo proponiamo il calendario aggiornato degli scioperi più rilevanti, giorno per giorno e città per città , con particolare attenzione alle date, agli orari e ai servizi effettivamente coinvolti. Leggendolo, troverai uno schema completo sulle agitazioni, utile per chi viaggia, per lavoratori e imprese che vogliono pianificare al meglio gli spostamenti o le giornate lavorative durante il mese.
In Lombardia è previsto uno sciopero regionale che coinvolge tutte le province. Sarà interessato il personale della Soc. DB Cargo Italia impegnato nel servizio di trasporto merci ferroviario. Lo sciopero durerà 8 ore (dalle 3:31 alle 11:29) ed è indetto dai sindacati OSR FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, ORSA FERROVIE.
Su tutto il territorio nazionale sono programmati diversi scioperi nel settore aereo, coinvolgendo tra l’altro il personale della società ENAV Aeroporto di Milano Malpensa, personale delle aziende associate Assohandlers e comparto aeroportuale indotto, personale navigante EasyJet Airlines Limited e operatori aeroportuali in varie regioni e città .
Inoltre, nella città di Firenze (Toscana) lo sciopero coinvolge il personale della società Autolinee Toscane bacino di Firenze per il trasporto pubblico locale.
Nella città di Catania (Sicilia) sono previsti tre scioperi da 24 ore ciascuno, che riguardano il personale della SOC. AMTS di Catania del trasporto pubblico, proclamati da diverse sigle sindacali.
A livello nazionale, sciopero di 24 ore per il personale della SOC. MERCITALIA Shunting & Terminal nel settore ferroviario.
Nella provincia di Prato (Toscana), sciopero nel trasporto pubblico locale di 4 ore (dalle 18:30 alle 22:30) del personale della SOC. Autolinee Toscane.
A livello nazionale, sciopero di 24 ore per il personale della Mercitalia Shunting & Terminal nel settore ferroviario.
Nella provincia di Torino (Piemonte) sciopero nel settore trasporto merci per le ultime 2 ore di ciascun turno.
Nella regione Sicilia, sciopero di 8 ore (dalle 9:00 alle 17:00) per il personale della RFI DOIT Palermo in tutta la regione.
Sciopero nazionale nel settore ferroviario che coinvolge il personale operativo equipaggi della società Italo NTV. L’astensione durerà 23 ore, dalle 03:00 del 9 luglio alle 02:00 del 10 luglio.
Nella città di Bari (Puglia) e provincia, sciopero di 24 ore del personale della società STP di Bari.
In tutta la Puglia, sciopero generale per il settore pubblico e privato (intero turno) promosso dalla USB Lavoro Privato.
Su tutto il territorio nazionale, sciopero nel settore trasporto merci per il personale della Captrain Italia (dalle ore 16:01 alle 23:59).
Nella città di Genova (Liguria), sciopero nel trasporto pubblico locale per il personale della società AMT di Genova (dalle 11.30 alle 15.30).
Nella città di Palermo (Sicilia), sciopero di 24 ore nel trasporto pubblico locale per il personale della società AMAT di Palermo.
Sciopero di rilevanza nazionale nel settore appalti ferroviari che coinvolge il personale della società Elior Divisione Itinere addetto a servizi di ristorazione e logistica a bordo treno Trenitalia su tutto il territorio italiano. La mobilitazione è indetta da COBAS Lavoro Privato e riguarda l’intero turno per ogni turno lavorativo.
Nella regione Sicilia sciopero di 24 ore (dalle 06:30 del 17 luglio alle 06:30 del 18 luglio) per il personale della società Caronte & Tourist Isole Minori (settore marittimo).
Nella provincia di Venezia (Veneto), sciopero di 24 ore per il personale della società ATVO di Venezia nel trasporto pubblico locale.
Nella città di Genova (Liguria), sciopero di 4 ore (dalle 11:30 alle 15:30) per il personale della società AMT di Genova.
Nella provincia di Prato (Toscana), sciopero di 8 ore (dalle 14:30 alle 22:30) per il personale Autolinee Toscane sede operativa di Prato.
Nella città di Latina (Lazio), sciopero di 24 ore per il personale della società CSC Mobilità di Latina nel trasporto pubblico locale.
Nella città di Firenze (Toscana), doppio sciopero di 4 ore (dalle 19:00 alle 23:00) per il personale Autolinee Toscane bacino urbano di Firenze.
Nella regione Calabria, sciopero di 24 ore (dalle 00:00 alle 24:00) per il personale della società SACAL GH Aeroporto di Lamezia Terme (CZ), settore aereo.
Nella regione Campania, sciopero di 4 ore (dalle 10:00 alle 14:00) per il personale aeroportuale delle società GH Napoli, Sky Service e Bourelly di Napoli e Salerno.
Su scala nazionale, sciopero di 24 ore indetto da OST CUB TRASPORTI per il personale della società FEDEX Corporation Aeroporto di Malpensa.
A Palermo (Sicilia), sciopero di 24 ore per il personale navigante UAB DAT LT.
Sempre su base nazionale, sciopero di 24 ore per il personale navigante EasyJet Airlines Limited e di 24 ore per il personale ALHA e MLE-BCUBE di Milano Malpensa.
Nella regione Sardegna, sciopero di 4 ore (dalle 13:00 alle 17:00) per il personale della società GEASAR Aeroporto di Olbia e per la società SOGEAAL Aeroporto di Alghero.
A livello nazionale, doppio sciopero di 24 ore (dalle 12:00 del 22 luglio alle 12:00 del 23 luglio) nel settore marittimo per il personale della società Grandi Navi Veloci, promosso dalle organizzazioni CSLE e ORSA MARITTIMI.
Nella provincia di Verona (Veneto), sciopero di 24 ore (dalle 21:00 del 23 luglio alle 20:59 del 24 luglio) per il personale della RFI DOIT Verona, unità territoriale sud.
In Lombardia, sciopero regionale di 24 ore per il personale della società DB Cargo Italia.
A livello nazionale, sciopero plurisettoriale che coinvolge settore ferroviario e trasporto merci (dalle 21:00 del 23 luglio alle 20:59 del 24 luglio; e intera prestazione del 24 luglio per il TPL) promosso da CUB Trasporti/SGB.
Nella provincia di Salerno (Campania), sciopero di 4 ore (dalle 9:00 alle 13:00) per il personale della società SITA Sud.
Nella regione Marche, sciopero regionale di 4 ore (dalle 11:00 alle 15:00) per il personale delle aziende di TPL.
Nella città di Bari (Puglia), sciopero locale di 4 ore (dalle 19:45 alle 23:45) per gli operatori di esercizio Ferrovia Sud Est e Servizi Automobilistici.
Nella provincia di Savona (Liguria), sciopero territoriale di 4 ore (dalle 10:15 alle 14:15) per il personale della società TPL Linea di Savona.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 02 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 05 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 06 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 07 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 09 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 10 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 11 luglio 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 06:00:00 +0000Oggi, 14 luglio 2026, riportiamo i prezzi medi dei carburanti lungo la rete autostradale sulla base dell’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile. Il costo finale alla pompa nasce dall’incontro tra tre componenti: il prezzo industriale (materia prima e margine del gestore), le accise e l’Iva. Secondo i dati più recenti, i valori medi in autostrada sono i seguenti: benzina self a 1.969 euro, gasolio self a 2.065 euro, GPL servito a 0.883 euro e metano servito a 1.582 euro. Di seguito la tabella di dettaglio e, in coda, un approfondimento su come si forma il prezzo di benzina e gasolio.
Ultimo aggiornamento: 13-07-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.065 |
| Benzina | SELF | 1.969 |
| GPL | SERVITO | 0.883 |
| Metano | SERVITO | 1.582 |
Benzina: il prezzo della benzina è determinato da una parte fiscale e da una parte industriale. La componente fiscale incide per il 58% del totale e comprende accise e Iva: due voci che intervengono a valle dell’intera filiera e che, proprio per il loro peso, risultano spesso più rilevanti della dinamica del costo industriale. La componente industriale vale il 42% e si divide in due blocchi: il costo della materia prima, pari al 30% del prezzo finale, e il margine lordo di distribuzione e vendita, pari al 12%. La materia prima riflette l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e del greggio, oltre all’effetto del cambio euro/dollaro: un euro più debole rende più costoso importare, spingendo verso l’alto il prezzo. Il margine lordo, invece, è l’area in cui gli operatori possono intervenire per adeguare i listini alla pompa, tenendo conto di costi logistici, stoccaggio, trasporto, concorrenza locale e servizi offerti. In sintesi, sulla benzina le imposte restano predominanti, ma oscillazioni di mercato e scelte commerciali possono comunque determinare variazioni quotidiane anche percepibili, soprattutto nei tratti autostradali dove i costi operativi sono più elevati.
Gasolio: per il gasolio l’equilibrio tra le componenti è diverso. La parte fiscale pesa per il 45% del prezzo finale, mentre la componente industriale arriva al 55%. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima rappresenta il 45% e il margine lordo il 10%. Come per la benzina, le quotazioni internazionali dei distillati medi e il cambio euro/dollaro sono determinanti: quando i mercati globali registrano tensioni sull’offerta o una domanda elevata per il trasporto su gomma e per usi industriali, il costo della materia prima tende a salire e a riflettersi rapidamente alla pompa. Il margine del 10% è la leva commerciale su cui gli operatori possono agire per assorbire (o amplificare) le oscillazioni, coprire costi di rete, pedaggi, turnazione h24 e servizi tipici delle aree autostradali. Va considerato inoltre che il gasolio risente di dinamiche stagionali e di approvvigionamento specifiche, inclusi i mix di biodiesel e le disponibilità di raffinazione, elementi che possono incidere sui tempi e sull’intensità di trasmissione dei movimenti di prezzo. Nel complesso, quindi, il gasolio mostra una maggiore incidenza della componente industriale rispetto alla benzina, ma resta comunque sensibile al quadro fiscale e alle condizioni macro-finanziarie globali.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.885 per la benzina, 1.992 per il diesel, 0.779 per il gpl, 1.567 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.984 |
| Benzina | SELF | 1.879 |
| GPL | SERVITO | 0.771 |
| Metano | SERVITO | 1.501 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.003 |
| Benzina | SELF | 1.902 |
| GPL | SERVITO | 0.746 |
| Metano | SERVITO | 1.578 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.028 |
| Benzina | SELF | 1.922 |
| GPL | SERVITO | 0.863 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.008 |
| Benzina | SELF | 1.900 |
| GPL | SERVITO | 0.805 |
| Metano | SERVITO | 1.662 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.989 |
| Benzina | SELF | 1.886 |
| GPL | SERVITO | 0.715 |
| Metano | SERVITO | 1.516 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.985 |
| Benzina | SELF | 1.873 |
| GPL | SERVITO | 0.739 |
| Metano | SERVITO | 1.518 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.007 |
| Benzina | SELF | 1.894 |
| GPL | SERVITO | 0.743 |
| Metano | SERVITO | 1.499 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.988 |
| Benzina | SELF | 1.873 |
| GPL | SERVITO | 0.737 |
| Metano | SERVITO | 1.633 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.992 |
| Benzina | SELF | 1.883 |
| GPL | SERVITO | 0.857 |
| Metano | SERVITO | 1.509 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.986 |
| Benzina | SELF | 1.872 |
| GPL | SERVITO | 0.731 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.967 |
| Benzina | SELF | 1.859 |
| GPL | SERVITO | 0.779 |
| Metano | SERVITO | 1.497 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.999 |
| Benzina | SELF | 1.899 |
| GPL | SERVITO | 0.794 |
| Metano | SERVITO | 1.473 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.985 |
| Benzina | SELF | 1.873 |
| GPL | SERVITO | 0.734 |
| Metano | SERVITO | 1.576 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.991 |
| Benzina | SELF | 1.891 |
| GPL | SERVITO | 0.735 |
| Metano | SERVITO | 1.611 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.995 |
| Benzina | SELF | 1.887 |
| GPL | SERVITO | 0.863 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.000 |
| Benzina | SELF | 1.892 |
| GPL | SERVITO | 0.809 |
| Metano | SERVITO | 1.815 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.988 |
| Benzina | SELF | 1.879 |
| GPL | SERVITO | 0.755 |
| Metano | SERVITO | 1.598 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.994 |
| Benzina | SELF | 1.894 |
| GPL | SERVITO | 0.795 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.980 |
| Benzina | SELF | 1.877 |
| GPL | SERVITO | 0.778 |
| Metano | SERVITO | 1.496 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.003 |
| Benzina | SELF | 1.890 |
| GPL | SERVITO | 0.862 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 luglio 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.981 |
| Benzina | SELF | 1.866 |
| GPL | SERVITO | 0.752 |
| Metano | SERVITO | 1.500 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 06:00:00 +0000La Mercedes-AMG CLA 45 4MATIC+ segna il debutto di una nuova dimensione prestazionale nel segmento delle sportive compatte, portando su strada tecnologie finora impensabili. Presentata ufficialmente il 9 luglio 2026, questa vettura completamente elettrica rappresenta un salto evolutivo per il marchio di Affalterbach, puntando tutto su agilità , potenza e un piacere di guida ancora più intenso. Disponibile fin dal lancio nelle versioni coupé e Shooting Brake, la CLA 45 4MATIC+ si distingue per un design incisivo che esprime il massimo dinamismo anche da ferma.
La caratteristica più interessante di questo modello è il rivoluzionario sistema di propulsione basato su tre motori elettrici a flusso assiale: due posizionati sull’asse posteriore e uno su quello anteriore. Questa configurazione tecnica, compatta quanto geniale, permette di erogare una potenza di picco di 500 kW (680 CV), garantendo una spinta costante e ripetibile ogni volta che il guidatore lo richiede.
Le prestazioni dichiarate sono mozzafiato: la vettura è in grado di scattare da 0 a 100 km/h in soli 2,7 secondi. Questo pacchetto tecnologico di vertice deriva direttamente dall’esperienza maturata con la Mercedes-AMG GT Coupé 4 porte, trasferendo l’innovazione della produzione di serie sulla piattaforma della nuova CLA.
La dinamica di guida è affidata al sistema di trazione integrale AMG Performance 4MATIC+ completamente variabile, che distribuisce la potenza in modo continuo tramite i tre motori elettrici controllati indipendentemente. Per ottimizzare il bilanciamento aerodinamico e l’efficienza alle alte velocità , la vettura introduce l’aerodinamica attiva, un elemento unico nella sua classe: la versione coupé adotta uno spoiler posteriore attivo, mentre la Shooting Brake integra uno spoiler sul bordo del tetto.
L’assetto è gestito dal sistema AMG RIDE CONTROL con smorzamento adattivo, che consente al conducente di definire personalmente il setup tra diverse tarature come “Comfortâ€, “Sport†o la specifica AMGFORCE S+. Quest’ultima modalità è stata progettata per offrire un’esperienza autentica e tipicamente AMG ispirata ai motori termici, completa di sound caratteristico di un quattro cilindri AMG ad alte prestazioni e cambi marcia simulati con interruzione della trazione e feedback aptico.
Oltre alle performance pure, la nuova CLA 45 4MATIC+ stabilisce nuovi standard per il comfort sulle lunghe distanze, eliminando l’ansia da autonomia. Grazie a una gestione termica avanzata, aerodinamica ottimizzata e batterie di ultima generazione, l’autonomia nel ciclo WLTP raggiunge i 670 chilometri per la coupé e i 640 chilometri per la Shooting Brake, una distanza paragonabile al tragitto tra Berlino e Vienna.
La ricarica è altrettanto rapida grazie all’architettura a 800 volt, che supporta potenze fino a 330 kW. Questo permette di passare dal 10% all’80% della carica in soli 22 minuti, immettendo energia sufficiente per oltre 270 chilometri in appena dieci minuti.
L’esperienza a bordo è focalizzata sul guidatore, con un’atmosfera racing creata dai Sedili Performance AMG, dal volante specifico e da rivestimenti in pelle ARTICO/Microcut nero con dettagli a contrasto. La tecnologia è al servizio delle performance anche in circuito grazie all’AMG TRACK PACE, incluso nel pacchetto AMG DYNAMIC PLUS, che trasforma ogni visita in pista in una sessione di allenamento professionale registrando oltre 80 dati specifici dieci volte al secondo.
Il sistema AMG DYNAMIC SELECT permette inoltre di scegliere tra sette programmi di guida differenti, adattando il carattere dell’auto da efficiente a pronta per il track day. La base tecnica della vettura è di assoluta eccellenza, essendo derivata dalla Mercedes-Benz CLA, nominata “Car of the Year 2026†e giudicata l’auto più sicura testata da Euro NCAP nel 2025.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 05:40:57 +0000L’immaginazione degli automobilisti di fronte alla paletta della Polizia sembra non conoscere confini, sfociando talvolta in giustificazioni che rasentano l’incredibile. L’ultimo episodio di questa singolare “antologia” del traffico si è consumato lungo la via Emilia, nei pressi di Castel San Pietro Terme, dove un normale controllo della Polizia Stradale è degenerato in una vicenda surreale che ha visto come protagonista un uomo di 57 anni. Quest’ultimo, beccato in stato di ebbrezza, ha proferito una giustificazione assurda: colpa dell’aceto.
Tutto ha avuto inizio per una banale infrazione al Codice della Strada: l’uomo viaggiava infatti a bordo del suo furgone senza la cintura di sicurezza allacciata. Quando gli agenti hanno intimato l’alt per procedere alla contestazione della violazione, non potevano immaginare che si sarebbero trovati di fronte a una situazione ben più grave. Non appena il conducente ha abbassato il finestrino per consegnare i documenti, dall’abitacolo è fuoriuscito un intenso odore di alcol, talmente forte da spingere gli agenti ad approfondire immediatamente il controllo.
Di fronte ai primi sospetti delle forze dell’ordine, l’automobilista ha cercato di giocare d’anticipo con una prima, parziale giustificazione. Ha infatti tentato di spiegare il forte odore all’interno del mezzo affermando che il veicolo fosse carico di bevande alcoliche trasportate, lasciando intendere che le esalazioni provenissero dal carico e non dal suo respiro. Tuttavia, la prova dell’etilometro ha rapidamente smentito questa versione dei fatti.
Il risultato dell’alcoltest è stato inequivocabile e allarmante: l’etilometro ha registrato un valore di 1,73 grammi per litro, una concentrazione di alcol nel sangue superiore di oltre tre volte rispetto al limite legale consentito per mettersi alla guida. È in questo momento che il 57enne, forse preso dalla disperazione o dagli effetti dell’ebbrezza, ha sfoderato la scusa definitiva che ha lasciato esterrefatti gli agenti della Stradale.
L’uomo ha infatti dichiarato che il risultato fuori scala era probabilmente dovuto al fatto di aver “esagerato con l’aceto nell’insalata†durante il pasto. Si tratta di una spiegazione che la scienza e la tecnologia smentiscono categoricamente: l’etilometro, infatti, misura la concentrazione di alcol presente nell’aria alveolare e nel sangue, e il normale consumo alimentare di aceto non è assolutamente in grado di alterare i valori in modo così drastico.
Com’era prevedibile, la fantasiosa tesi del condimento eccessivo non ha sortito alcun effetto mitigante sulla procedura di legge. Per il conducente sono scattati immediatamente i provvedimenti più severi previsti dalla normativa vigente per la guida in stato di ebbrezza. Gli agenti hanno proceduto con la denuncia e il ritiro immediato della patente di guida. Per evitare ulteriori rischi, il furgone è stato affidato a un collega dell’autista, giunto sul posto per permettere al carico di proseguire il viaggio in sicurezza.
Questo episodio, per quanto possa apparire grottesco, sottolinea ancora una volta l’importanza fondamentale dei controlli stradali. La guida sotto l’effetto dell’alcol rimane uno dei principali fattori di rischio per la sicurezza pubblica e gli incidenti stradali, e le sanzioni per chi supera i limiti in modo così eclatante restano, giustamente, tra le più rigide del sistema sanzionatorio automobilistico.
Data articolo: Tue, 14 Jul 2026 05:30:42 +0000Da calciatore prima e da allenatore poi, Roberto Mancini ha da sempre incarnato il gusto del bello. Risuona la stessa musica pensando alle sue auto, eleganti e performanti, meglio ancora se italiane. Per l’ultimo commissario tecnico capace di portare la Nazionale al trionfo non poteva forse essere altrimenti. Eppure, il rapporto con le quattro ruote è partito dal basso secondo quanto da lui dichiarato ai microfoni.
Agli inizi Roberto Mancini si accontentava di un’Autobianchi A112 usata: gliela vendette Salvatore Vullo, suo compagno alla Sampdoria, durante la prima stagione trascorsa a Genova. La targa di Agrigento tradiva la provenienza del veicolo, mentre il futuro tecnico muoveva i primi passi nel calcio professionistico.
Nel garage dei sogni del Mancini bambino, però, c’era soprattutto la Volkswagen Golf GTI, che riuscì a comprarsi con il primo stipendio da calciatore, come ha raccontato anni dopo. Compatta e sportiva, la tedesca era diventata uno dei modelli preferiti dai giovani automobilisti grazie a prestazioni nettamente superiori rispetto a quelle delle comuni utilitarie.
I guadagni e le possibilità cambiarono insieme alla sua carriera. In rete al tecnico jesino viene attribuita una Porsche 911 Turbo e, nonostante il diretto interessato non abbia fornito molti particolari sull’esemplare, la scelta mostra come il suo interesse si sia esteso alle sportive prima di spostarsi verso i SUV ad alte prestazioni.
Con Maserati il rapporto è diventato anche professionale. Già nel 2018 l’ex allenatore di Inter e Manchester City guidava una Levante GranSport, ordinata in Bianco Alpi con interni rivestiti in pelle rossa e cerchi da 21 pollici. Poi, in qualità di brand ambassador del Tridente, ritirò presso una concessionaria di Roma una Levante Trofeo Grigio Maratea.
Rispetto alla precedente GranSport, la Trofeo era però di una differente pasta meccanica: il V8 biturbo di 3,8 litri sviluppava 580 CV, scaricati sull’asfalto dalla trazione integrale Q4. Così da fermo Mancini poteva raggiungere i 100 km/h in 4,1 secondi e spingersi fino ai 300 km/h. Chi la voleva doveva essere disposto ad accettare un prezzo di almeno 160.100 euro nel 2020.
Un’altra creatura italiana ha stregato il “Mancio”. Nel giugno 2022, in questo caso presso una concessionaria della sua Jesi, ricevette in comodato d’uso un’Alfa Romeo Stelvio Quadrifoglio verniciata in Rosso Competizione. Il V6 biturbo di 2,9 litri da 510 CV montato sotto il cofano offriva performance più vicine a quelle di una coupé che a quelle di un normale mezzo familiare.
In panchina Roberto Mancini tornerà , stavolta alla guida della Nazionale della Politica, nella 35ª Partita del Cuore, in programma alle 21.30 allo Stadio Gran Sasso d’Italia Italo Acconcia dell’Aquila. L’incontro contro la Nazionale Cantanti, capitanata da Sal Da Vinci, sarà trasmesso in diretta su Rai 1.
Il 40% dell’incasso ottenuto dalla vendita dei biglietti andrà alla Croce Rossa Italiana per l’emergenza provocata dal terremoto in Venezuela, mentre il restante 60% verrà assegnato alla Fondazione Ausilia, attiva con progetti rivolti ai giovani del territorio aquilano. Le somme raccolte attraverso il numero solidale 45595 saranno invece destinate interamente alla popolazione venezuelana. Stavolta il risultato conterà poco: la parte decisiva della serata si giocherà fuori dal campo.
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 19:00:19 +0000Il tema della velocità sulle strade italiane non è mai stato così centrale come in questo periodo, sospeso tra la necessità di garantire la sicurezza e il dibattito sugli incassi milionari delle amministrazioni locali. Secondo le stime diffuse dal Codacons, nel solo 2025 le sanzioni elevate tramite autovelox hanno generato per i Comuni italiani proventi per 56,5 milioni di euro. Nonostante la cifra sia imponente, si registra un calo dell’8,9% rispetto all’anno precedente, segno di un cambiamento in atto nella gestione di questi dispositivi.
Analizzando i dati del 2025, emerge una geografia delle multe molto definita. Firenze si conferma la capitale italiana degli autovelox, avendo incassato nell’ultimo anno ben 19,7 milioni di euro. Seguono Bologna con 9,2 milioni e Milano con 6,9 milioni di euro. Tuttavia, la vera sorpresa arriva dai piccoli centri, capaci di generare introiti sproporzionati rispetto alla loro popolazione: è il caso di Galatina, in Puglia, con 5,3 milioni di euro, o del minuscolo comune di Colle Santa Lucia sulle Dolomiti, che ha superato i 2 milioni di euro di incasso.
Allargando lo sguardo agli ultimi cinque anni (2021-2025), il Codacons ha calcolato che nelle principali 21 città italiane gli autovelox hanno garantito un “tesoretto” complessivo di 306,5 milioni di euro. In questo arco temporale, Firenze svetta con 86,1 milioni, staccando nettamente Milano (52,1 milioni) e Genova (30 milioni). All’estremo opposto della classifica troviamo Napoli, che in cinque anni ha incassato appena 59.713 euro, e Aosta, con soli 4.514 euro derivanti da un’unica annualità . Anche il dato pro-capite è emblematico: a Firenze ogni residente paga in media 235,5 euro di multe l’anno, seguita da Potenza con 224 euro, mentre a Napoli la media scende a soli 0,06 euro.
Dopo un’attesa durata ben 34 anni, il 12 luglio è entrato ufficialmente in vigore il decreto ministeriale dell’8 giugno, che introduce norme rigorose per mettere fine a quella che è stata definita la “giungla” dei rilevatori di velocità . L’obiettivo del provvedimento è stabilire requisiti chiari per l’omologazione, la taratura e la verifica degli apparecchi. Come sottolineato dal Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: “Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale”.
Il cambiamento più drastico riguarda lo spegnimento immediato di circa 850 autovelox non più considerati idonei perché sprovvisti della necessaria omologazione. Restano invece regolarmente in funzione circa 3.150 dispositivi già conformi alla legge. Il fulcro della nuova normativa distingue tra “approvazione” e “omologazione”: una sentenza della Corte di Cassazione del 2024 ha infatti stabilito che le sanzioni elevate da apparecchi solo approvati ma non omologati sono nulle. Per semplificare il passaggio, il decreto prevede l’omologazione automatica per i dispositivi che hanno ottenuto l’approvazione tecnica dopo il giugno 2017, mentre per quelli antecedenti sono necessari nuovi test tecnici di idoneità .
Per i cittadini è oggi fondamentale verificare la legittimità della sanzione prima di procedere al pagamento. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha messo a disposizione un portale ufficiale dove è possibile consultare l’elenco di tutte le telecamere italiane, verificando modello, anno di approvazione e comune di appartenenza.
In aggiunta, è consigliabile controllare il sito istituzionale del Comune che ha rilevato l’infrazione, dove dovrebbero essere riportati i dettagli sull’omologazione; in caso di assenza di dati, l’utente può richiedere un accesso agli atti. Il Codacons ha commentato positivamente la stretta, pur lamentando un “enorme ritardo” nell’emanazione del decreto, che ha alimentato per anni un contenzioso legale tra automobilisti ed enti locali, minando il principio della certezza della pena.
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 13:52:08 +0000Federico Dimarco sta guardando il mondiale da casa, avendo fallito l’accesso alla competizione americana insieme agli azzurri. Un dispiacere, ma è necessario guardare avanti. Il futuro dell’esterno, miglior assistman dello scorso campionato, è ancora saldamente insieme all’Inter. La formazione campione d’Italia si prepara alla prossima stagione con rinnovato entusiasmo, pronta a difendere il titolo da una concorrenza che sembra più agguerrita che mai.
I nerazzurri, comunque, potranno contare ancora su un Dimarco nel motore. Nel frattempo, il ragazzo si è presentato al ritiro a bordo di una vettura, questa sì, dal motore davvero esagerato: la Ferrari 849 Testarossa. Il bolide di Maranello ha fatto subito girare la testa ai tanti tifosi presenti alla Pinetina.
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 12:57:41 +0000L’11 luglio Fiat ha compiuto 127 anni e per festeggiare, anziché affidarsi alla solita torta con le candeline, il marchio ha scelto di svelare nuove immagini e dettagli di un progetto che accompagna la casa torinese verso il prossimo capitolo della sua storia: la Grizzly e la Grizzly Fastback. Due SUV attesi, due siluette distinte, un’unica volontà dichiarata da Olivier François, CEO di Fiat, di rispondere ai bisogni concreti di chi l’auto la usa davvero ogni giorno, senza fronzoli inutili.
I due modelli saranno tra i protagonisti del prossimo Salone di Parigi, previsto per ottobre 2026, ma il debutto commerciale non dovrebbe distanziarsi di molto: il lancio è previsto per l’ultimo trimestre dell’anno. Il conto alla rovescia, insomma, è già partito.
La Fiat Grizzly si inserisce in una gamma che negli ultimi anni ha attraversato una profonda trasformazione, con la Panda che ha cambiato pelle con il lancio della Grande Panda, la Topolino che ha conquistato il mercato dei quadricicli elettrici (arrivando anche in America) e il Doblò che continua a essere un punto di riferimento costante per i professionisti. La Grizzly in questo panorama è qualcosa di diverso, il tassello mancante nel segmento dei SUV medi, quello che Fiat non presenziava più da quando recentemente la Tipo è uscita di scena.
Fiat è nuova all’uso di nomi animali per i propri modelli, Grizzly infatti rompe una tradizione: non è un nome italiano e segnala con chiarezza la volontà del marchio di posizionarsi su una scena globale, non solo europea. Una scelta coerente con la strategia di Stellantis di costruire famiglie di prodotti pensate per più mercati contemporaneamente, anche considerando la crisi che sta abbracciando tutti i costruttori europei e che porta a rivedere le strategie globali nel segno dell’efficienza.
La strategia dichiarata da François è quella di offrire due silhouette distinte per due tipologie di clienti. Entrambe condividono lo stesso impianto razionale, lo stesso approccio pratico e buona parte delle soluzioni tecniche sotto la carrozzeria, ma poi si separano nel modo in cui si presentano.
La Fiat Grizzly è lunga 4,4 metri. È la versione pensata per chi vuole massimizzare la praticità : spazio interno, abitabilità , bagagliaio capiente, linea più alta e robusta. Un SUV nel senso più tradizionale del termine, con una presenza su strada decisa e linee squadrate che richiamano il carattere dell’animale che le ha dato il nome. Le proporzioni ricordano da vicino la Grande Panda, ma con dimensioni più generose che la collocano in un segmento superiore. Anche il design rimane legato al nuovo percorso stilistico più moderno intrapreso con il B-SUV che, attraverso il fascione che contiene i fari e i passaruota squadrati, sottolinea i muscoli di Grizzly.
La Fiat Grizzly Fastback è qualche centimetro più lunga, con linee che scorrono verso una coda più slanciata, la tipica soluzione SUV coupé che ormai impazza in tutti i segmenti, dal B al D. Oltre l’esercizio di stile però, l’abitacolo mantiene un’abitabilità generosa per entrambe le file di sedili e il bagagliaio raggiunge una capacità dichiarata di 600 litri, un dato di tutto rispetto per questa categoria. Sette le tinte disponibili per la carrozzeria, in linea con la filosofia colorata che Fiat ha adottato con sempre maggiore determinazione negli ultimi anni.
Sul fronte meccanico, la gamma motori conferma la direzione presa dall’intero gruppo Stellantis nel segmento B e C: razionalizzazione estrema, un’unica famiglia di propulsori declinata in più potenze. Il protagonista è il tre cilindri turbo da 1.2 litri, disponibile nelle versioni da 100 CV e da 145 CV mild hybrid. La prima monta il cambio manuale la seconda l’automatico, più precisamente un doppia frizione a sei rapporti, lo stesso che si trova su Peugeot 208, Citroen C3 e sulla Grande Panda.
Il motore è un’evoluzione del vecchio PureTech, ma con oltre l’80% dei componenti rinnovati rispetto alle versioni precedenti, con distribuzione a catena anziché cinghia, calibrazioni aggiornate, affidabilità migliorata, almeno secondo i costruttori. Un punto fondamentale che molti appassionati seguono con interesse, visti i trascorsi del 1.2 di prima generazione con cinghia a bagno d’olio. Accanto alle versioni termiche, la gamma prevede anche varianti completamente elettriche, i cui dettagli tecnici non sono ancora stati diffusi in modo definitivo.
L’agenda è abbastanza chiara. Fiat ha confermato che sia la Grizzly che la Grizzly Fastback saranno presentate ufficialmente al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 2026, uno degli appuntamenti più importanti del calendario automobilistico europeo. A seguire, il lancio commerciale è previsto per l’ultimo trimestre dello stesso anno, il che significa che i primi esemplari potrebbero arrivare in concessionaria già entro dicembre 2026.
Va precisato che i prezzi non sono ancora stati comunicati, ma sembrerebbe che entrambe le versioni usciranno con lo stesso prezzo di listino. Una decisione insolita, che di fatto lascia all’acquirente la libertà di scegliere la carrozzeria preferita senza penalizzazione economica, al contrario della concorrenza dove la silhouette più sportiva costa di più rispetto alla versione tradizionale. Un messaggio di accessibilità che il marchio tiene a mandare con chiarezza.
Per accompagnare la presentazione, Fiat ha diffuso uno spot video che ha già fatto discutere, come spesso accade con le campagne del marchio negli ultimi anni. Il filmato è ambientato in un classico ufficio anagrafe italiano, con tanto di timbri, code e scartoffie, e vede Olivier François in persona che registra i due nuovi modelli come nuovi nati nella famiglia Fiat. Quello che inizia come un atto burocratico si trasforma rapidamente in un test drive improvvisato attraverso gli uffici, con tanto di commenti entusiasti da parte degli impiegati presenti.
Lo spot gioca su un’ironia tutta italiana, strizzando l’occhio a quella burocrazia caotica che il paese si porta dietro con più o meno orgoglio. È la stessa vena comunicativa che Fiat aveva usato con successo per la Grande Panda e la Topolino, e che sembra essere diventata una firma riconoscibile della fase François. Non sarà per tutti questo tipo di comunicazione: c’è chi la trova fresca e c’è chi la trova forzata. Ma difficilmente passa inosservata, e nell’era dei contenuti che scompaiono nel giro di ore, non passare inosservati vale già qualcosa.
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 11:59:17 +0000Valentino Rossi in sella alla sua Yamaha M1, con il numero 46 giallo fluo sulla livrea Monster Energy nera, che risale la collinetta di Goodwood sotto gli occhi di migliaia di tifosi. Questa la scena che si è svolta questo weekend. Il nove volte campione del mondo, ritiratosi dalla MotoGP al termine del 2021, è tornato a indossare i colori Yamaha in occasione del Festival of Speed di Goodwood 2026, trasformandosi ancora una volta in uno dei protagonisti assoluti dell’evento.
Rossi è risalito in sella alla Yamaha YZR-M1 del 2020, la stessa con cui aveva disputato la sua penultima stagione in MotoGP prima di trasferirsi al team satellite Petronas per l’ultimo anno nel 2021, per la prima volta da quando aveva appeso il casco al chiodo. Cinque anni sono passati da quell’ultima gara, eppure la confidenza con la moto sembrava intatta, almeno a giudicare dall’immagine offerta sulla collina di Goodwood.
Sabato, Rossi ha guidato la M1 in testa a un gruppo di atleti Monster Energy nella dimostrazione sulla famosa Hill Climb, con il suono inconfondibile della YZR-M1 che riecheggiava su tutta la tenuta, mentre la livrea Monster Energy con il numero 46 giallo fluo ha riportato i presenti a uno degli anni più iconici della storia del motociclismo.
Rossi ha dichiarato di essere molto felice e orgoglioso di essere tornato a Goodwood dopo più di dieci anni dall’ultima volta, sottolineando come guidare la sua M1 sia sempre fantastico. Yamaha, ha aggiunto, ha rappresentato una parte fondamentale della sua vita, e ritrovarsi insieme con la M1 del 2020 rende l’occasione ancora più speciale. Non le parole di chi recita un copione, ma di qualcuno che sente davvero quello che sta dicendo.
Il weekend di Rossi a Goodwood non è iniziato sabato sulla collina, ma già venerdì, con una delle apparizioni più attese del Festival. Rossi è uscito sul balcone di Goodwood House insieme al campione del mondo di Formula 1 in carica, Lando Norris, ricevendo un’accoglienza calorosa dalla folla radunata sotto di loro. Poco prima, Norris aveva guidato una Nissan S13 Liberty Walk del 1996 lungo la collina, parcheggiandola accanto alla YZR-M1 di Rossi al centro del Festival.
L’accostamento tra i due ha dato al Festival 2026 un sapore particolarmente speciale. Rossi tornava a Goodwood per la prima volta dal 2015, quando si era presentato sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria al TT di Assen di quell’anno. Undici anni dopo, la cornice era diversa, il numero di tifosi probabilmente ancora maggiore, ma la reazione del pubblico alla sua presenza era rimasta identica.
Il legame tra Rossi e Yamaha ha prodotto quattro dei suoi sette titoli nella classe regina della MotoGP. Nonostante il suo team VR46 corra con Ducati, il Dottore resta ambasciatore ufficiale del marchio giapponese, e la sua presenza a Goodwood era anche un’occasione per Yamaha di celebrare uno dei capitoli più brillanti della propria storia in MotoGP.
Vederlo in sella alla M1 nel 2026, dopo anni in cui lo si è abituati a seguire sulle quattro ruote nel GT World Challenge, rimette in prospettiva quanto fosse unico quel periodo. Il sound di quel motore, la livrea nera e gialla, il numero 46 che percorre la collina di Goodwood: è un pezzo di storia del motociclismo che per un fine settimana si è animato davanti a chi aveva la fortuna di essere lì.
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 11:10:41 +0000La stagione di Marco Bezzecchi era cominciata con 3 vittorie di fila, due seconde posizioni, un quarto e un primo posto al Mugello. Un ruolino di marcia che lo aveva proiettato in testa alla classifica con un vantaggio di 102 punti su Marc Marquez, rivale numero 1 per la corona iridata. Il fenomeno della Ducati era stato frenato dai problemi alla spalla destra, creati proprio da una entrata “kamikazeâ€del romagnolo a Mandalika nella scorsa stagione.
Il karma ha riequilibrato gli scenari della MotoGP nell’ultimo mese e mezzo con una serie di errori e cadute che hanno portato Bezzecchi a essere risuperato da Marc Marquez in graduatoria. Lo spagnolo, dopo l’ennesima operazione alla spalla destra per rimettere nella giusta posizione una vite nell’omero destro, è tornato a sentirsi a suo agio sulla Desmosedici, mentre il Bez ha perso una grande occasione, dovendo ripartire praticamente da zero contro un avversario estremamente temibile.
Dopo lo spavento di Assen, il pilota romagnolo è scivolato durante la Q2 della tappa tedesca alla curva 7, rotolando nella ghiaia, e si è poi recato ai box sul sellino posteriore di uno scooter, facendo subito visita al centro medico del circuito del Sachsenring. Da una radiografia è emersa una frattura alla clavicola sinistra. Dopo l’infortunio, ha postato su Instagram: “È un momento duro, ma noi siamo più duri. Adesso mi faccio aggiustare e mi rimetto al lavoro. Niente mi farà mollare! A presto”.Â
È una stagione piena di alti e bassi, conditi anche dalla ingiustificabile reazione contro un commissario di gara nella sfida di Brno. Dall’ottavo round del 2026 Marco è incappato in un problema dietro l’altro. In Ungheria è stato atterrato da una azione sconsiderata di Jorge Martin, mentre ad Assen si è tolto dai giochi nelle fasi iniziali del GP con un errore che avrebbe potuto costargli caro. Il pilota non è sembrato più tranquillo sul piano mentale per il brutto episodio di Brno e, a seguito della caduta del Sachsenring, gli accertamenti hanno evidenziato la frattura della clavicola sinistra.
Volato subito in Italia, domenica mattina Bezzecchi è stato operato con successo dal dottor Giuseppe Porcellini presso l’Ospedale Universitario di Sassuolo. La frattura è stata ridotta e stabilizzata. Il pilota ha rassicurato tutti e tornerà più motivato che mai in pista. È ancora presto per definire i tempi di recupero, ma la Casa di Noale spera di recuperare il pilota per il prossimo GP di Silverstone, in programma il 9 agosto dopo la pausa estiva.
Nella scorsa annata il team veneto aveva perso per gran parte della stagione il campione del mondo Jorge Martin. Quest’ultimo, principalmente per le sfortune degli altri, oggi si trova in testa alla classifica con 14 punti di vantaggio su Ai Ogura, rivelazione del campionato 2026, e 18 su Marc Marquez. Marco Bezzecchi, dopo l’ennesimo doppio zero, è scivolato a 22 punti dal leader madrileno.
Non si tratta di un divario enorme, se si considera tra l’altro che Martin non si trova in una forma ideale sulla RS-GP26, tuttavia in top class tutto cambia rapidamente. “Sto godendo come un riccio”, aveva dichiarato comprensibilmente il CEO di Aprilia Racing Massimo Rivola dopo la doppietta sulla pista toscana davanti alle Ducati. Ora le Desmosedici sono tornate a farsi sotto e, con un Marc Marquez -18 dalla vetta, a Noale non si potranno più commettere errori. La pausa estiva darà l’opportunità a Bezzecchi di rimettersi in sesto, stando lontano dalle pressioni mediatiche che lo hanno condizionato in pista nelle ultime settimane.
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 10:27:39 +0000Se all’inizio degli anni Duemila erano sufficienti circa cinque mensilità di stipendio medio per acquistare un’auto nuova, oggi ne servono mediamente undici. Lo dice l’edizione 2026 del sondaggio sulla mobilità realizzato da Bain & Company in collaborazione con Aniasa, e il dato è difficile da ignorare: in poco più di vent’anni, comprare un’auto nuova è diventato caro più del doppio in rapporto al reddito degli italiani. E questo lo dicono i numeri.
Il meccanismo che ha portato a questa situazione non è difficile da leggere. Dal 2013 al 2026 il prezzo medio delle automobili è aumentato del 52%, a fronte di una crescita del reddito familiare pari solo al 29% nello stesso periodo. Una forbice che si è aperta in modo progressivo, alimentata da più fattori che si sono sovrapposti nel tempo senza che nessuno intervenisse a correggere la traiettoria.
A incidere sono stati diversi fattori: l’inflazione, la crisi delle catene di fornitura dopo la pandemia, la carenza di semiconduttori, l’aumento delle dotazioni di sicurezza, l’elettrificazione delle gamme e lo spostamento progressivo verso segmenti più alti, con una presenza crescente dei SUV e un ridimensionamento delle vetture compatte ed economiche. In altre parole: i costruttori hanno spostato la gamma verso l’alto per proteggere i margini, e nel farlo hanno progressivamente abbandonato il segmento dove la domanda delle famiglie italiane è più forte.
Il risultato lo vediamo nel comportamento degli automobilisti. Il 59% degli italiani dichiara di non aver preso in considerazione l’acquisto di una vettura nuova oppure di aver deciso di rimandarlo. Ancora più significativo è il fatto che circa una persona su dieci abbia scelto di rinunciare completamente all’acquisto.
Le ragioni sono abbastanza chiare. Il 36% degli intervistati indica l’incertezza sulle prospettive reddituali come principale motivo del rinvio, mentre il 25% preferisce attendere condizioni di mercato più favorevoli, come prezzi più contenuti o formule di acquisto più convenienti.
Vale però la pena sottolineare che questa frenata non è un segnale di disinteresse verso l’auto in quanto tale. L’auto continua a essere il principale strumento di spostamento degli italiani: il 76% del campione dichiara di utilizzarla abitualmente, davanti al trasporto pubblico (52%) e allo scooter (50%). Il bisogno c’è ancora, identico a prima. È la capacità di soddisfarlo che si è ridotta.
Se la situazione per le auto a combustione è complicata, per l’elettrico è ancora peggiore. Il principale ostacolo all’acquisto di un veicolo elettrico o ibrido plug-in resta il costo percepito, indicato dal 51% degli intervistati, seguito dalla disponibilità delle infrastrutture di ricarica (28%).
Non è solo una questione di percezione: le auto elettriche costano mediamente molto di più di quelle termiche equivalenti, e gli incentivi pubblici non sempre sono sufficienti a chiudere il divario in modo convincente per le famiglie che devono fare i conti con un budget reale. La diffusione delle vetture ricaricabili appare inoltre legata al reddito disponibile: le regioni con il PIL pro capite più elevato, in particolare nel Centro-Nord, registrano la maggiore penetrazione di veicoli elettrificati. Un dato che suona come una denuncia: la transizione verde, nella forma attuale, rischia di procedere a due velocità .
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 09:44:01 +0000Trieste, domenica 12 luglio, intorno a mezzogiorno. Il lungomare che costeggia il centro della città , affacciandosi sul Golfo, era popolato come sempre nei fine settimana estivi: residenti, turisti, famiglie. Un posto tranquillo, abituato a veder passare barche e traghetti. Non a vedere un’automobile precipitare in mare. Eppure è esattamente quello che è successo: un’auto è finita in acqua a poca distanza dal Molo Audace, con un uomo a bordo. E senza quello che è accaduto nei secondi immediatamente successivi, questa storia avrebbe potuto avere un finale molto diverso.
Il personale dell’Accademia Militare di Modena si trovava a Trieste per una visita istituzionale alla città . Intorno alle ore 12:15, mentre gli Allievi dell’Istituto stavano scendendo dagli autobus in Piazza Unità d’Italia per iniziare la visita della città , un’autovettura con un uomo a bordo è improvvisamente finita nelle acque del molo.
Non c’è stato tempo per ragionare. I militari dell’Accademia, presenti sul posto, si sono tuffati immediatamente, raggiungendo il veicolo e riuscendo a estrarre l’uomo prima che l’auto affondasse completamente. Il salvataggio è avvenuto in pochi minuti, in condizioni difficili e con elevato rischio personale. L’uomo tratto in salvo è stato subito affidato alle cure del personale sanitario del 118. Sul posto sono arrivati anche i vigili del fuoco, la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto, che hanno messo in sicurezza l’area e avviato le verifiche sulla dinamica dell’incidente.
Erano quattro i militari che si sono tuffati. Ufficiali e sottufficiali in visita alla città , che in pochi secondi hanno trasformato una giornata di turismo istituzionale in un intervento di salvataggio in mare aperto. Non un’esercitazione, non una simulazione: un uomo in difficoltà all’interno di un abitacolo che stava affondando, e la scelta immediata di entrare in acqua senza aspettare l’arrivo dei soccorsi specializzati.
Alla guida della vettura si trovava un quarantenne triestino che, secondo una prima ricostruzione al vaglio dei Carabinieri, avrebbe perso il controllo del mezzo a causa di una manovra errata. Le Rive di Trieste sono un tratto urbano molto frequentato, con accesso diretto al mare in più punti: in certi tratti la strada scorre a pochi metri dall’acqua, e una manovra sbagliata in quelle condizioni può trasformarsi in tragedia nel giro di pochi istanti.
I Carabinieri di Trieste stanno ricostruendo la dinamica esatta di quanto avvenuto. Non sono ancora state diffuse informazioni sulle condizioni di salute del conducente, ma la rapidità dell’intervento lascia sperare che le conseguenze fisiche siano limitate.
La risposta istituzionale non si è fatta attendere. Il ministro Guido Crosetto ha scritto in un post social: “Il loro coraggio, la preparazione e il senso del dovere rendono orgogliosa tutta la Difesa. Hanno agito d’istinto, mettendo la propria vita al servizio di un’altra persona. È questo il significato più autentico dell’essere militare: servire il Paese e proteggere la vita umana, sempre, anche quando non lo impone il dovere. Grazie.â€
L’intervento testimonia come il senso del dovere, la preparazione e la prontezza decisionale costituiscano valori fondanti della formazione degli Ufficiali dell’Esercito Italiano, che anche al di fuori delle attività addestrative sanno mettere le proprie capacità al servizio della collettività .
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 08:58:26 +0000Dopo le indiscrezioni dei media tedeschi sulla possibile chiusura di quattro stabilimenti del gruppo entro il 2031, l’amministratore delegato di Volkswagen Oliver Blume è uscito allo scoperto con un’intervista, prendendo le distanze dall’ipotesi delle chiusure e parlando di “soluzioni più intelligenti” per tagliare i costi.
Parole che hanno il sapore di un tentativo di abbassare la temperatura, dopo giorni di tensione con il sindacato dei metalmeccanici, che sui piani di ristrutturazione del gruppo mantiene un peso specifico non trascurabile, occupando ben dieci seggi nel consiglio di sorveglianza.
Il concetto che Blume ha scelto di mettere al centro dell’intervista è quello dell’intelligenza delle soluzioni, contrapposta implicitamente alla brutalità di uno stop agli stabilimenti. Il ragionamento di fondo è che chiudere un impianto non è l’unica strada percorribile per ridurre i costi, e che Volkswagen ha già dimostrato di saper trovare percorsi alternativi, l’anno scorso per esempio i costi negli stabilimenti tedeschi sono stati ridotti di un quinto in media, un risultato che lo stesso Blume ha definito un “grande progresso”.
Il problema, però, è che il progresso fatto finora non basta. Le sue parole al riguardo sono state piuttosto dirette: i prodotti del gruppo sono apprezzati dal mercato, ma non generano margini sufficienti a coprire la struttura di costo attuale. Serve continuare a tagliare, in ogni ambito.
Sul fronte strategico, il piano di Blume punta a concentrare i volumi di vendita su un numero inferiore di modelli, eliminando le sovrapposizioni interne che negli anni si sono accumulate in un gruppo che conta oltre una decina di marchi. Una logica che ha senso sulla carta, ma che richiede tempo per dispiegarsi nei numeri reali.
Il piano di ristrutturazione ha però già incontrato resistenze. Secondo quanto riportato dai media tedeschi, durante una riunione tenutasi giovedì scorso a Wolfsburg, 12 dei 19 membri del consiglio di sorveglianza avrebbero respinto le proposte presentate dall’amministratore delegato. Un voto che di per sé non blocca il percorso, ma che ne rende il terreno notevolmente più accidentato.
C’è però un contesto che Blume vuole che venga tenuto nella giusta considerazione, e ha usato l’intervista per ricordarlo esplicitamente. Le difficoltà attuali del gruppo non nascono da errori gestionali isolati o da scelte sbagliate su un singolo modello: sono il prodotto di un ambiente competitivo che si è fatto progressivamente più ostile su più fronti contemporaneamente.
La concorrenza cinese, negli ultimi anni, ha colpito Volkswagen in modo particolarmente pesante proprio nel mercato in cui il gruppo aveva storicamente uno dei suoi punti di forza più solidi: la Cina, appunto. Le case locali hanno guadagnato quote di mercato a ritmo sostenuto, e i volumi che Volkswagen riusciva a spostare qualche anno fa in quel paese sono diminuiti in modo sensibile.
A questo si sono aggiunti i dazi commerciali statunitensi, che hanno compresso i margini dei marchi premium del gruppo riducendo il contributo economico che storicamente questi brand garantivano all’equilibrio complessivo del portafoglio. I costi di manodopera ed energia in Germania restano strutturalmente elevati rispetto alla concorrenza internazionale, e il peso burocratico aggiunge ulteriore attrito a un sistema già sotto pressione.
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 07:34:56 +0000Dici Sachsenring e pensi subito a Marc Marquez, autore di 12 successi in carriera nel Motomondiale prima di oggi dove ha celebrato il tredicesimo sigillo, decimo in MotoGP. Il ducatista, dopo aver siglato la pole position, davanti a suo fratello Alex e Fabio Di Giannantonio, non ha mai mollato la P1. Nella Sprint Race le Ducati Desmosedici hanno annichilito la Casa di Noale, rimasta orfana di Marco Bezzecchi per un infortunio alla clavicola. Dopo l’incidente causato da Martin in Ungheria, lo schiaffo al commissario in Repubblica Ceca, la caduta in Olanda e ora l’infortunio in Germania, il Bez dovrà ripartire da zero.
Nella SR Marc ha subito dettato un passo inavvicinabile per i diretti rivali. Il Cabroncito è stato perfetto in un tracciato sinistroso che è ideale per la sua spalla sana e il suo stile di guida. Il numero 93 ha preceduto Alex Marquez, Diggia e Ogura e Fernandez. Nel GP sono partite bene le due Aprilia Trackhouse di Ogura e Fernandez che hanno bruciato il romano del team VR46. Marc Marquez è scattato a fionda, provando subito ad allontanarsi da suo fratello Alex. Si è steso Di Giannantonio al quinto giro, commettendo il primo grande errore della stagione.
Cinque tornate dopo è scivolato in curva 13 anche Alex Marquez, mandando alle ortiche la possibilità di ottenere un ottimo podio. Due attesi protagonisti della SR non sono riusciti a confermarsi nel GP. Marc Marquez non ha avuto patemi a gestire la P1. Ai Ogura, tallonato da Pedro Acosta nella prima parte di gara, ha lottato con Raul Fernandez per la seconda piazza. A 5 giri dalla fine il giapponese del team Trackhouse ha sopravanzato il compagno di squadra, guadagnando la seconda piazza. Martin, invece, ha difeso la quinta posizione dagli attacchi di Bagnaia e la leadership del Mondiale.
Marc Marquez: 10 e lode – Cannibale, dominatore e certezza assoluta della Casa di Borgo Panigale. Dopo la pole position e la vittoria nella SR, ha gestito come solo lui sa fare il vantaggio sugli inseguitori nel Gran Premio. Avrebbe vinto probabilmente anche con una Yamaha al Sachsenring, anche perché la concorrenza si è autoeliminata nella prima fase di gara. Non troppe settimane fa era distaccato di un centinaio di punti dalla vetta ora è tornato a soli 18 punti dal leader. A giudicare dalle sue performance post operazione è nettamente lui il favorito per la conquista del Mondiale. Il campione in carica ha dichiarato:
“Pausa estiva? Non vedevo l’ora, anche se sono andato bene in tante corse, le cinque prime gare sono stato un disastro: non capivo il mio corpo ed il mio braccio, ci sono state tante cadute strane che non erano nel mio stile. Adesso lo abbiamo capito, ora però non vedo l’ora di lavorare sul mio punto debole. Chi vince, la Spagna il Mondiale di calcio o io il Mondiale MotoGP? La Spagna è più vicina, ha due partite. Io ancora ho undici gare. È una MotoGP a 44 gare, succede di tutto, succederà di tutto. Ci sono tanti weekend di fila. Guarda il Bez, guarda Alex, guarda me. Rischi di saltare tante gare”.
AI Ogura: 9 – Siamo davanti a un talento purissimo che, persino in una giornata difficile, è riuscito a estrarre una performance maiuscola. Da metà gara in avanti ha messo un’altra marcia ed è stato capace di ricucire il gap con Raul Fernandez e conquistare un secondo posto che lo proietta a soli 14 punti dalla vetta del campionato. Secondo a Brno, vittoria ad Assen, secondo oggi. Chapeau!
Raul Fernandez 8 – Duello perso con il teammate, tuttavia non si può nemmeno normalizzare una terza posizione. Dopo il secondo posto in Olanda e il quarto in Repubblica Ceca ha confermato di essere un mastino in sella alla RS-GP26.
Pedro Acosta: 7 – Gara regolare per il futuro compagno di squadra di Marc Marquez. Si può definire il primo degli altri, avendo ottenuto il massimo su una KTM, e riuscendo a precedere 3 corone iridate della MotoGP, come Jorge Martin e Pecco Bagnaia. Pur non vincendo un GP, in questa annata è maturato tantissimo e si è meritato il salto carpiato sulla Rossa.
Jorge Martin: 5,5 – Ci si aspettava una grande performance, ma a fatica si è classificato solo in quinta posizione. Rimane il leader della classifica, ma non lo sembra in termini di risultati e passo. È in testa più per i problemi avuti dal compagno di squadra che per meriti suoi. Martinator, con la gomma media al posteriore, è stato annichilito dai rider del team satellite della Casa di Noale.
Pecco Bagnaia: 5 – Altro passo indietro per il torinese che dopo il ritiro nella scorsa tappa, non è andato oltre una sesta posizione. A giudicare dal ritmo avuto da Marc Marquez sulla stessa moto, il numero 63 avrebbe dovuto quantomeno lottare per la top 3.
Alex Marquez: 4,5 – Ha provato a tenere il passo di suo fratello maggiore, finendo al tappeto in modo sciocco. Avrebbe potuto essere l’unico capace di dargli fastidio, ma la livrea pressoché identica a quella usata da Sete Gibernau in onore di Gresini non ha portato bene.
Fabio Di Giannantonio: 4 – Primo grave errore del 2026 su una moto che avrebbe potuto garantirgli un altro podio. Il romano stava andando su ottimi ritmi e poteva inserirsi nella sfida al vertice. La caduta odierna peserà come un macigno.
Franco Morbidelli: 3 – Sperduto nelle ultime posizioni, persino su un tracciato in cui il passato era stato in grado di esaltarsi ha fatto una enorme fatica a trovare ritmo. Sembra sempre più improbabile che possa ottenere una conferma nel team di Valentino Rossi, pur essendo il primo storico rider dell’Academy.
Maverick Vinales: 2 – Sempre in fondo alla classifica, alle spalle persino di Crutchlow. Il pilota spagnolo oramai è diventato l’ombra di sé stesso e non sembra in grado di tornare ai livelli pre infortunio.
Marco Bezzecchi: s.v. – Il pilota dell’Aprilia è stato operato dal Dottor Giuseppe Porcellini presso l’Ospedale Universitario di Sassuolo; la frattura della clavicola è stata ridotta e stabilizzata. I tempi di recupero non sono ancora chiari, ma dovrebbe tornare nel prossimo Gran Premio di Silverstone, in programma a inizio agosto dopo la pausa estiva. La prognosi verrà sciolta nei prossimi giorni, in base all’evoluzione del quadro clinico, tuttavia dopo essersi trovato con un vantaggio enorme in graduatoria sui rivali, i 4 zeri consecutivi hanno stravolto gli scenari. I ducatisti si sono rifatti sotto con costanza e hanno ridotto il gap e se vorrà lottare per il titolo, il romagnolo dovrà fare un completo reset per poi rinascere dopo le polemiche, le cadute e gli infortuni dell’ultimo periodo.
Data articolo: Mon, 13 Jul 2026 06:23:32 +0000