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News n. 1
La crisi dell’auto tedesca: missili e Cina salvano gli stabilimenti Volkswagen

L’industria automotive tedesca sta attraversando una fase molto complicata, per via soprattutto delle difficoltà del programma di elettrificazione. Sotto i riflettori, in particolare, c’è il Gruppo Volkswagen e i suoi stabilimenti che, fino a pochi anni fa, rappresentavano il motore dell’industria tedesca e che oggi sono in crisi.

Per garantire un futuro ai suoi centri produttivi, il Gruppo tedesco ha avviato un programma di diversificazione delle attività, che potrebbe portare alla cessione di un impianto a un’azienda non attiva nel settore automotive, con una riconversione della struttura.

Nel frattempo, uno stabilimento storico dell’azienda potrebbe essere ceduto a un’altra protagonista del mercato delle quattro ruote, BYD, che si sta ritagliando uno spazio sempre più rilevante sul mercato. Queste operazioni potrebbero garantire anche un salvataggio di numerosi posti di lavoro.

Andiamo a scoprire i dettagli completi in merito.

Volkswagen supporta la difesa israeliana

I piani del Gruppo Volkswagen prevedono una futura chiusura per lo stabilimento di Osnabrück, come previsto dagli accordi di fine 2024 con i sindacati. Le attività dovrebbero terminare nel corso del 2027 ma all’orizzonte c’è un nuovo futuro per l’impianto.

Volkswagen, infatti, sarebbe in trattative con Rafael Advanced Defense Systems, l’azienda che ha contribuito in modo considerevole alla creazione dell’Iron Dome, lo scudo contro gli attacchi missilistici realizzato da Israele.

Al momento, le informazioni sono ancora frammentarie, ma sembrerebbe che Rafael Advanced Defense Systems sia interessata ad acquistare lo stabilimento per avviare una conversione mirata alla produzione di componenti per sistemi missilistici (escludendo la parte relativa agli esplosivi).

Volkswagen potrebbe essere molto interessata a uno scenario di questo tipo: Osnabrück non rientra nei piani futuri e rappresenta una questione ancora aperta, considerando gli oltre 2.300 dipendenti che attualmente lavorano nella fabbrica.

Un’eventuale cessione all’azienda israeliana (interessata a sfruttare l’aumento della spesa militare annunciato dalla Germania) rappresenterebbe uno scenario ottimale per Volkswagen, che non ha trovato un modo per garantire un futuro all’impianto, almeno per ora.

In trattativa con BYD?

Nel frattempo, il Gruppo tedesco sta lavorando anche al futuro dell’impianto di Dresda, noto come Gläserne Manufaktur (fabbrica trasparente). Anche in questo caso, l’azienda non ha trovato il modo di garantire la produzione futura e, quindi, sta valutando alcune opzioni.

Già in passato è stata annunciata una partnership con il Politecnico locale per avviare una serie di attività di ricerca e sviluppo. Questo progetto, però, non è in grado di soddisfare l’intera capacità produttiva dello stabilimento.

Per questo motivo, Volkswagen sta valutando ipotesi alternative. Una di queste passa per un accordo con BYD, azienda sempre più di riferimento per il mercato automotive, anche in Europa, come confermano i recenti dati di vendita.

Volkswagen, infatti, potrebbe cedere l’impianto di Dresda (o almeno una parte) a BYD che avrebbe così la possibilità di produrre auto elettriche direttamente in Europa, seguendo l’esempio di Tesla con il suo impianto di Berlino.

In questo modo, i due stabilimenti del Gruppo tedesco avrebbero un nuovo futuro, uno legato all’industria della difesa e l’altro al settore automotive ma con a capo un’azienda destinata a diventare una delle principali concorrenti di Volkswagen nel corso dei prossimi anni.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 13:15:33 +0000
News n. 2
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Oggi 4 maggio 2026 la situazione del traffico sulle autostrade italiane presenta alcuni eventi significativi con code e incidenti che stanno causando rallentamenti. Tra i casi più rilevanti si segnala una coda di 5 km tra Sesto San Giovanni e Bivio A4/Raccordo Viale Certosa per un incidente in direzione Torino e una coda di 2 km tra Ovada e Masone sulla A26 dovuta a un veicolo in avaria. Di seguito l’elenco dettagliato delle condizioni del traffico sulle principali tratte autostradali.

A1 Milano-Napoli



15:00 – Calenzano e Bivio A1-Variante
Traffico Rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 268.0 al chilometro 277.0 per una lunghezza di 9.0 km.



14:50 – Bivio A1/Raccordo Tang. est MI e Inizio A1 Milano-Napoli
Coda per incidente
Direzione Milano
La coda si estende dal chilometro 0.0 al chilometro 1.2 per una lunghezza di 1.2 km.

A4 Torino-Trieste



15:03 – Cormano e Sesto San Giovanni
Coda per veicolo fermo o avaria
Direzione Trieste
La coda si estende dal chilometro 135.3 al chilometro 133.0 per una lunghezza di 2.3 km.



14:59 – Nodo di Pero e Cormano
Coda per traffico intenso
Direzione Trieste
La coda si estende dal chilometro 129.1 al chilometro 125.0 per una lunghezza di 4.1 km.



14:49 – Sesto San Giovanni e Bivio A4/Raccordo Viale Certosa
Coda di 5 km per incidente
Direzione Torino
Entrata consigliata verso Torino: Nodo di Pero. Uscita consigliata provenendo da Brescia: Sesto San Giovanni.
La coda si estende dal chilometro 129.1 al chilometro 136.5 per una lunghezza di 7.4 km.



14:51 – Monza e Sesto San Giovanni
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Torino
La lunghezza interessata è di 2.5 km, tra i chilometri 136.5 e 139.0.

A7 Milano-Genova



14:38 – Genova Bolzaneto e Busalla
Coda di 1 km per lavori
Direzione Milano
La coda interessa la tratta dal chilometro 114.3 al chilometro 125.8 per una lunghezza di 11.5 km.

A13 Bologna-Padova



14:28 – Villamarzana e Occhiobello
Traffico rallentato per veicolo fermo o avaria
Direzione Bologna
La tratta interessata va dal chilometro 56.8 al chilometro 58.0 per una lunghezza di 1.2 km.



14:26 – Ferrara Nord e Altedo
Traffico rallentato per veicolo fermo o avaria
Direzione Bologna
La tratta interessata copre dal chilometro 32.8 al chilometro 40.0 per una lunghezza di 7.2 km.

A14 Bologna-Taranto



14:50 – Uscita Termoli
Coda per traffico intenso
Direzione in entrambe le direzioni

A22 Brennero-Modena



13:42 – Brennero e Confine di Stato
Coda di 4 km per lavori
Direzione Brennero
La coda interessa dal chilometro 1.0 al chilometro 15.9 per una lunghezza di 14.9 km.

A24 Roma-Teramo



14:56 – Tagliacozzo e Bivio A24/A25 Torano-Pescara
Fumo in entrambe le direzioni
Direzione in entrambe le direzioni



14:33 – Via Fiorentini e Inizio Complanare
Code a tratti per traffico intenso
Direzione G.R.A.
La tratta interessata va dal chilometro 2.2 al chilometro 4.9 per una lunghezza di 2.7 km.

A26 GE-Voltri-Gravell.Toce



14:39 – Ovada e Masone
Coda di 2 km per veicolo fermo o avaria
Direzione Genova Voltri
La coda interessa dal chilometro 24.5 al chilometro 28.0 per una lunghezza di 3.5 km.

A30 Caserta-Salerno



14:48 – Uscita Nocera Pagani
Incendio in uscita, provenendo da Caserta
Direzione Salerno



14:32 – Uscita Nocera Pagani
Fumo per incendio, provenendo da Caserta
Direzione Salerno

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Mon, 04 May 2026 13:08:00 +0000
News n. 3
F1, Ferrari: ci sono due problemi, non regge l’alibi Safety Car

Le dichiarazioni di facciata non bastano a delineare il quadro completo della situazione: è questo, in sintesi, il limite delle giustificazioni addotte da Vasseur in merito al rendimento della Ferrari a Miami. Indicare la Safety Car come l’elemento che ha rovinato i piani della scuderia elude la vera criticità del momento: la SF-26 è indubbiamente un’ottima vettura, ma è penalizzata da un propulsore palesemente deficitario.

La visione distorta di Vasseur

Nell’era della Formula 1 a trazione elettrica del 2026, una simile carenza tecnica fa un’enorme differenza in pista. Il team principal della Rossa tende spesso a offrire una lettura degli eventi edulcorata. Dalla sua analisi nel post-gara, emerge che la vettura di sicurezza sia in buona parte responsabile della corsa compromessa. Il regime di doppia bandiera gialla non ha favorito Maranello, questo è chiaro.

Tuttavia, lasciare intendere che senza quella neutralizzazione l’esito sarebbe stato diverso rappresenta un alibi inadeguato. Una forzatura, insomma. È assodato che l’utilizzo dell’overtake mode garantisca un surplus di potenza cruciale per agevolare i sorpassi, ma se la Ferrari risulta così vulnerabile agli attacchi avversari, la colpa non risiede di certo nella Safety Car.

La dimostrazione più lampante è arrivata durante la Sprinter sabato: pur trovandosi negli scarichi di Piastri e avendo a disposizione il boost elettrico, Charles Leclerc non è riuscito minimamente a impensierire l’australiano. La motivazione di questa impotenza è da ricercare unicamente nei limiti del propulsore italiano. Lo stesso Lewis Hamilton, ieri a fine gara, è stato categorico su questo punto.

Senza un aggiornamento immediato alla power unit, questo mondiale si trasformerà in un inferno. La FIA si appresta a concedere al Cavallino Rampante l’intervento correttivo tramite ADUO: la soglia prevista si attesta al 2%, sebbene a questo punto la dirigenza proverà a spingere per ottenere una deroga fino al 4%. Nel mentre, la squadra deve ottimizzare ogni weekend di gara per non perdere il contatto con la vetta.

Un obiettivo clamorosamente fallito a Miami. Nel fine settimana statunitense Hamilton non è mai sceso in partita: l’inglese è parso insofferente e privo di feeling con la SF-26. Sul fronte opposto, Charles ha vissuto un weekend più positivo, ma è riuscito a massimizzare il potenziale dell’auto esclusivamente nella gara Sprint, prima di incappare nel disastroso epilogo domenicale condito da una penalità.

Serve maggiore comprensione sull’utilizzo delle coperture

Circoscrivere l’analisi al solo comparto motoristico sarebbe inesatto. Il progetto aerodinamico e meccanico italiano vanta doti indiscutibili: riconosciuta all’unanimità per l’eccellenza del proprio telaio, la SF-26 è in grado di generare una spinta verticale di primissimo livello, supportata da una trazione pura eccellente ogniqualvolta l’energia ibrida disponibile risulta sufficiente.

Oltre la PU, uno dei problemi resta la gestione degli pneumatici, come ha evidenziato la prima sessione di qualifica del fine settimana. Nel momento decisivo del passaggio dalla Q2 alla Q3, l’adozione della mescola Soft in luogo della Medium non ha restituito l’atteso incremento di grip. Leclerc ha limato il proprio crono di un misero decimo, mentre i diretti rivali dei top team hanno capitalizzato il vantaggio.

Con le gomma a banda rossa, infatti, i margini di miglioramento di Red Bull, McLaren e Mercedes erano almeno tre volte superiori rispetto alla Ferrari. Una criticità che si è vista pure sulla distanza dei 300 chilometri. Il surriscaldamento al retrotreno ha afflitto sia la numero 44 che la 16. Overheating che innesca una reazione a catena: accelera il degrado termico e inibisce la trazione.

Inoltre, se il pilota è costretto a forzare oltre il limite (come ha dimostrato il testacoda di Leclerc), genera criticità capaci di distruggere un’intera corsa. Pur considerando che la specifica della SF-26 portata a Miami ha sofferto tremendamentei tratti ad alta velocità di percorrenza, a questo punto, l’alibi della Safety Car tirato in ballo dal boss della Ferrari regge ben poco.

Leclerc non aveva il passo per vincere e prendere il podio era un risultato davvero al limite, dato ammesso con onestà dallo stesso Charles. Se è comprensibile che il capitano della nave tenda sempre a proteggere e a elogiare il lavoro del proprio team, riconoscere lucidamente l’entità dei problemi sarebbe decisamente più utile alla causa. Inoltre serve una disamina preliminare sul pacchetto di aggiornamenti introdotto in Florida.

Il lavoro sul drag non emerge: colpa di una power unit debole

L’intervento tecnico ha coinvolto quasi tutte le aree nevralgiche della SF-26: ala anteriore, gruppo sospensivo, bargeboard, fondo, scarico FTM e la discussa ala Macarena. Uno degli obiettivi di questa evoluzione era abbattere la resistenza all’avanzamento. L’equazione è chiara: mantenere inalterato il carico verticale riducendo il drag si traduce automaticamente in velocità di punta superiori.

Un vantaggio vitale per chi mostra un deficit motoristico. Eppure l’analisi non evidenzia vantaggi concreti sotto questo aspetto. È prematuro trarre sentenze definitive su un update di tale portata dopo un solo fine settimana. Per di più condizionato dal format Sprint. Tuttavia, è palese come la tanto attesa ala Macarena 2.0 non abbia risolto i problemi cronici della monoposto.

Scenario che assume contorni ancora più netti se prendiamo in considerazione l’efficienza operativa della Red Bull, capace di assimilare e perfezionare una soluzione che la Ferrari aveva introdotto già durante i test in Bahrain. Gli ingegneri di Milton Keynes hanno infatti studiato la specifica di Maranello e l’hanno riprodotta rendendola più efficace, a quanto sembra.

Nella versione della RB22, c’è una rotazione inversa per abbattere i tempi di transizione, altresì garantendo un delta di spazio maggiore tra le due modalità straight e corner. Un lavoro di che si traduce in un utilizzo in pista superiore. Per avere una mappa prestazionale definitiva della Ferrari e giudicare il reale valore della vettura italiana, l’appuntamento è rimandato alla tappa di Montreal.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 11:54:26 +0000
News n. 4
Aereo di linea colpisce palo della luce e camion nell’atterraggio: proveniva da Venezia

Il viaggio era iniziato tra i canali e il riverbero dorato della laguna di Venezia. Per i 221 passeggeri e i 10 membri dell’equipaggio a bordo del volo United Airlines 169, il ritorno negli Stati Uniti doveva essere la conclusione di un lungo tragitto transatlantico, fatto di ore sospese sopra l’oceano e del ronzio rassicurante dei motori del Boeing 767. Ma mentre il carrello sfiorava l’asfalto del New Jersey in una domenica pomeriggio apparentemente ordinaria, il confine tra il cielo e la terra si è assottigliato fino a spezzarsi, trasformando una manovra di routine in un evento che ha sfidato ogni statistica di sicurezza.

L’impatto spaventoso

Erano circa le 14:00 locali del 3 maggio quando il gigante d’acciaio ha iniziato la sua discesa finale verso l’aeroporto internazionale di Newark Liberty. Sotto di lui, la New Jersey Turnpike, una delle arterie stradali più trafficate d’America, pulsava del consueto traffico domenicale. In quel momento, per dinamiche ancora sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, la traiettoria del Boeing ha intersecato violentemente gli elementi del paesaggio urbano.

Il fragore è stato improvviso. L’ala o il carrello del velivolo ha abbattuto un palo della luce prima di colpire un furgone della H&S Bakery, un mezzo adibito alla consegna del pane che transitava tranquillamente sull’autovia. La descrizione fornita dai testimoni e dai funzionari dell’azienda è vivida e spaventosa: la ruota del massiccio aereo di linea si è schiantata contro il finestrino del conducente del furgone. In quel frangente, il fumo, le scintille del palo tranciato e l’ombra ciclopica del Boeing devono aver creato una scena apocalittica per gli automobilisti in transito.

Il miracolo tra i rottami

Nonostante la violenza dello scontro, il bilancio finale ha dell’incredibile. Il Boeing 767, pur avendo riportato danni lievi, è riuscito a completare l’atterraggio in totale sicurezza sulle piste del Newark Liberty. All’interno della cabina, la paura è stata tanta, ma non è stato segnalato alcun ferito tra i passeggeri provenienti dall’Italia.

La sorte è stata benevola anche per l’autista del camion della H&S Bakery. Sebbene la ruota dell’aereo sia arrivata a pochi centimetri da lui, l’uomo è uscito dall’abitacolo con lievi ferite da taglio causate dall’esplosione dei vetri. Trasportato d’urgenza in ospedale, è stato dimesso poco dopo, diventando il protagonista involontario di un racconto che ha dell’incredibile: essere sopravvissuto all’impatto diretto con un aereo in volo mentre si guida un furgone.

Un settore sotto pressione

Mentre la Federal Aviation Administration (FAA) avviava i rilievi e la United Airlines annunciava un’indagine approfondita sulla sicurezza, l’episodio ha riacceso i riflettori sulle sfide del settore aeronautico moderno. L’incidente avviene in un periodo di forti turbolenze economiche per il comparto. Come emerso dai recenti fatti, la crisi dei carburanti legata alle tensioni in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare il prezzo del jet-fuel.

Questi rincari, che colpiscono duramente le rotte internazionali, creano un clima di incertezza dove la sicurezza e l’efficienza devono convivere con costi operativi sempre più alti. Il volo Venezia-Newark, una rotta storica e prestigiosa, si è trovato così al centro di una tempesta perfetta: da un lato le pressioni del mercato energetico, dall’altro un errore tecnico o ambientale che ha rischiato di trasformare un viaggio turistico in una tragedia nazionale.

Un disastro sfiorato ancora da chiarire

L’indagine della FAA dovrà chiarire come sia stato possibile che un velivolo di tali dimensioni sia arrivato a colpire strutture civili poste al di fuori del perimetro aeroportuale durante la fase di avvicinamento. Resta, tuttavia, la sensazione di un disastro sfiorato. Tra i pali della luce abbattuti e le lamiere contorte del furgone del forno, rimane l’immagine di un Boeing che, nonostante tutto, è riuscito a riportare a casa i suoi occupanti, lasciando dietro di sé solo una scia di vetri rotti e un’incredibile storia da raccontare.

United Airlines ha già ribadito il proprio impegno per una “indagine approfondita”, conscia che in un mondo dove i voli diventano sempre più costosi, la fiducia nella sicurezza rimane l’unico asset che non può permettersi svalutazioni.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 11:04:04 +0000
News n. 5
Auto usate, i modelli che non perdono valore nel tempo

Quando ci si siede per la prima volta al posto di guida di un’auto nuova, l’odore della plastica intonsa e la lucentezza della carrozzeria evocano sensazioni che poco hanno a che fare con la logica. Ammettiamolo: la scelta di un’auto è spesso un affare di pancia o di cuore, influenzata da una tradizione di famiglia, dall’estetica o dalla fiducia verso un venditore storico.

Tuttavia, una volta spento l’entusiasmo iniziale, emerge un fattore economico silenzioso ma determinante, capace di pesare più di qualunque sconto ottenuto in fase di acquisto: la tenuta del valore.

La bussola del mercato: il valore residuo

In un mondo dove ogni veicolo usato racconta una storia a sé — fatta di chilometri percorsi, manutenzioni certificate e piccoli segni del tempo — esiste una bussola che orienta venditori e acquirenti: il Valore Residuo. Questo dato, non è una semplice cifra, ma una percentuale calcolata sul prezzo di listino attualizzato all’inflazione.

È un calcolo meticoloso che trasforma l’astratto in concreto. Moltiplicando il VR% per il listino originale, si ottiene il valore di un’auto in condizioni ottimali con una percorrenza standard (tra i 10 e i 20 mila chilometri annui).

Da qui inizia la “quotazione personalizzata”: ogni optional qualificante, come un sistema di infotainment superiore o interni in pelle pregiata, aggiunge un tassello al prezzo finale, proprio come ogni chilometro in eccesso ne sottrae una parte. Bisogna però distinguere tra due realtà: il valore di acquisto (quanto il concessionario offre per il ritiro, al netto dei costi di ripristino) e quello di vendita al pubblico.

I campioni dei 48 mesi

Dopo quattro anni di vita, un periodo che spesso coincide con il termine dei noleggi a lungo termine, il mercato dell’usato emette i suoi primi verdetti. In media, il valore residuo si attesta intorno al 57,08%, ma ci sono modelli che sembrano ignorare le leggi della svalutazione.

In cima alla lista svetta la Toyota Land Cruiser, capace di conservare un incredibile 74,76% del suo valore. Non è sola in questa resistenza: icone della sportività e del lusso come la Subaru BRZ (74,66%), la Porsche Macan (73,25%) e l’intramontabile Mercedes Classe G (73,04%) confermano che la rarità e il prestigio del marchio sono scudi formidabili contro il tempo.

Eppure, tra giganti e supercar, compaiono outsider inaspettati del mass market: la Hyundai i10 e la Fiat Panda Cross riescono a mantenere quotazioni vicine al 70%, dimostrando che la praticità e l’apprezzamento del pubblico possono valere quanto un blasone nobile.

Il miracolo Suzuki Jimny

Se il traguardo dei 48 mesi è indicativo, quello dei 72 mesi (sei anni) è dove avvengono i fatti più sorprendenti, in un territorio dominato dagli scambi tra privati. Qui, il valore medio di mercato scende al 47,07%, ma alcuni modelli compiono dei veri “miracoli” finanziari.

Il caso più clamoroso è senza dubbio quello della Suzuki Jimny quarta serie. Un esemplare del 2020, in ottime condizioni, può valere oggi l’84,86% del suo prezzo di listino attualizzato. In termini quantitativi, è come se il tempo per questo piccolo fuoristrada si fosse fermato: il suo proprietario potrebbe rivenderlo oggi a una cifra quasi identica a quella pagata sei anni fa. Accanto a lei, resistono con vigore la Ford Mustang (69,60%) e la Volkswagen Polo (68,49%), insieme a oggetti di culto come la Mazda MX-5 e la Porsche 911.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 10:25:58 +0000
News n. 6
Mitsubishi Pajero, il ritorno di uno dei fuoristrada più amati

C’è un’immagine che riassume l’ironia e, al contempo, la crudeltà del destino industriale: nel 2021, lo storico stabilimento di Sakahogi, che per decenni aveva dato i natali alla Mitsubishi Pajero, è stato riconvertito per produrre fazzoletti e carta igienica. Sembrava il capitolo finale, un po’ malinconico, per un veicolo che ha scritto la storia del fuoristrada mondiale vendendo oltre 3,3 milioni di esemplari in quasi quarant’anni.

Eppure, il deserto non ha mai smesso di chiamare. Nel silenzio dei laboratori di Tokyo, Mitsubishi ha preparato il grande ritorno: la quinta serie della Pajero è pronta a riprendersi il trono alla fine del 2026.

Nostalgia e design “Destinator”

Il racconto della nuova Pajero inizia da un’estetica che abbraccia il filone dei grandi revival moderni, affiancandosi idealmente a icone come la Toyota Land Cruiser e la Nissan Patrol. Le forme sono decisamente boxy, un omaggio squadrato al modello originale del 1982 che ha introdotto il concetto di 4×4 giapponese nel Vecchio Continente. Nelle varie ricostruzioni online, compresa quella dei colleghi di Quattroruote, lo stile si ispira alla Destinator, un modello destinato ai mercati asiatici, ma rielaborato con una raffinatezza globale.

Passandola sotto alla lente di ingrandimento, il frontale è un simbolo di solidità: una grande calandra a elementi orizzontali è incorniciata da gruppi ottici con un distintivo disegno a “Tâ€, dove il tratto longitudinale è impreziosito da otto moduli a LED. La fiancata trasmette un senso di indistruttibilità, con passaruota muscolosi, ampie protezioni sottoscocca in plastica e una generosa terza luce posteriore che garantisce visibilità e ariosità all’abitacolo. Infine, il tetto nero a contrasto e i mancorrenti completano un profilo che non teme né il fango né il traffico di tutti i giorni.

Il dilemma tecnico: longheroni o monoscocca?

Sotto la pelle, il dibattito ingegneristico è acceso. Mitsubishi sta valutando due strade diverse per l’anima della sua nuova ammiraglia. La prima ipotesi, quella del fuoristrada “duro e puro”, vedrebbe l’adozione di un telaio a longheroni derivato dal pick-up Triton (il nostro L200), prodotto nello stabilimento tailandese di Laem Chabang. Questa scelta garantirebbe doti off-road estreme, fedeli al DNA che ha reso la Pajero una leggenda dei rally-raid.

Tuttavia, non è da escludere una seconda opzione, più orientata al comfort e all’efficienza europea: l’utilizzo della piattaforma monoscocca CMF-C/D, la stessa dell’Outlander e dei modelli a ruote alte dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Questa architettura aprirebbe le porte a una guidabilità più raffinata e, soprattutto, a una suite tecnologica di ultima generazione. In pratica un altro SUV.

La rivoluzione dei motori: addio al diesel

La vera sfida di questo ritorno riguarda ciò che batte sotto il cofano. In un mondo che corre verso la decarbonizzazione, appare difficile ipotizzare un ritorno ai classici turbodiesel che hanno equipaggiato le serie precedenti. Per superare lo scoglio delle normative Euro 7 e rientrare stabilmente nel mercato europeo — da cui la Pajero si era ritirata proprio per le emissioni — la strada è tracciata: l’elettrificazione.

Si ipotizza l’impiego di motorizzazioni full hybrid e plug-in, soluzioni che permetterebbero alla Pajero di posizionarsi al vertice della gamma Mitsubishi, persino sopra la nuova Outlander. Questo “rebranding” tecnologico la trasformerebbe nel modello ideale per rimescolare le carte, unendo la forza bruta dell’off-road alla sostenibilità contemporanea.

Un ritorno atteso anche in Italia

Mentre il mondo attende il debutto globale del 2026, la Casa di Tokyo ha già gettato le basi per la sua rinascita in Italia grazie all’accordo con Bassadone Auto per la distribuzione della nuova gamma. Il ritorno della Pajero non sarà solo il lancio di un nuovo modello, ma il ricongiungimento con un’eredità iniziata nel 1983, quando arrivò per la prima volta nel nostro Paese. Dalle linee di montaggio orientali alle strade italiane, la Pajero si prepara a dimostrare che le vere leggende sanno sempre come ritrovare la via di casa.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 09:05:25 +0000
News n. 7
Portiera dell’auto bloccata, i consigli utili per aprirla

Tra i vari problemi e danni che possono capitare in auto, ce n’è uno molto scomodo: avere le portiere bloccate e non poter entrare oppure uscire. Le cause possono essere differenti e, in quei casi, la prima cosa che viene in mente è forzare la serratura. Purtroppo non è detto che il problema si risolva e oltretutto è possibile addirittura aggravare la situazione.

Vediamo quindi quali possono essere i motivi legati a questa situazione, quali si possono risolvere in autonomia e quali invece richiedono l’intervento di un professionista.

Perché le portiere dell’auto si bloccano

Prima di comprendere quali possono essere i metodi per sbloccare le portiere auto, cerchiamo di capire quale potrebbe essere la causa:

  • prima di tutto un problema di connessione al fermo della porta. Il perno di bloccaggio interno o il cilindro della serratura potrebbero non essere collegati perfettamente al fermo della portiera, e così la serratura risulta incastrata nella posizione di blocco;
  • succede molto frequentemente che la portiera auto rimanga bloccata a causa della presenza di sporco, polvere o ruggine, che si accumula in quantità eccessiva nella serratura, bloccando il fermo;
  • un altro problema è legato alla presenza di umidità e alle temperature rigide, che possono favorire la formazione di acqua e ghiaccio all’interno della serratura, cause tipiche di malfunzionamento della portiera;
  • è possibile anche che sinistri stradali, seppur poco gravi, provochino danni strutturali, magari poco visibili, ma significativi. Basta poco per danneggiare il chiavistello o il fermo della portiera e spesso purtroppo l’automobilista se ne rende conto troppo tardi, perché generalmente nell’immediato si controllano principalmente la carrozzeria e tutta la parte esterna del veicolo colpito;
  • il blocco portiere auto potrebbe essere causato anche solo da un semplice problema al pulsante deadlock, dispositivo di sicurezza auto che viene attivato per impediree l’apertura delle portiere sia dall’esterno che dall’interno, generalmente per proteggere la macchina dai furti (si sblocca solo tramite la chiave o il telecomando). Se malauguratamente, a causa di un malfunzionamento della chiusura centralizzata, il deadlock si attiva da solo, le portiere rimangono bloccate senza che l’automobilista se ne renda conto;
  • se la portiera posteriore non si apre, potrebbe anche solo essere attivata la protezione bimbi. Le portiere dietro della macchina infatti spesso sono dotate di blocchi meccanici che si possono attivare per evitare che i bambini seduti dietro aprano le portiere improvvisamente durante la marcia. Se trovi le portiere posteriori bloccate, che non si aprono dall’interno, allora controlla prima di tutto di non aver attivato il blocco per i più piccoli a bordo: lo noti subito, si tratta di una levetta che si sposta per azionare o meno la funzione di protezione;
  • la chiusura centralizzata dell’auto è un impianto a gestione elettronica, che potrebbe presentare dei problemi. I corpi serratura integrano sensori di posizione, differenti unità elettroniche che consentono la comunicazione tra le serrature e il motorino di azionamento. Tra le anomalie possibili potrebbe verificarsi anche il blocco di serrature o l’impossibilità di chiudere le portiere;
  • il problema delle portiere auto bloccate potrebbe anche essere legato alla chiave e o alla serratura sporche oppure al telecomando malfunzionante o con la batteria scarica;
  • quando fa molto freddo, le portiere potrebbero bloccarsi a causa della temperatura o della presenza di ghiaccio e umidità, in questo caso lo spray antighiaccio, che consigliamo di avere sempre in macchina durante la stagione invernale, è un vero alleato per sbloccare le portiere.

La soluzione al problema

Vediamo quali possono essere tutte le possibili soluzioni alle problematiche appena elencate.

Problema interno alla portiera

Se il problema è all’interno della portiera dell’auto, allora le alternative per sbloccarla sono:

  • provare ad aprire tirando contemporaneamente maniglia interna ed esterna;
  • spruzzare un lubrificante sbloccante nella serratura e nel meccanismo interno;
  • se il cavo o leveraggio è scollegato, allora non c’è soluzione, se non quella di smontare il pannello porta: deve farlo un professionista;
  • dare dei piccoli colpetti non violenti sulla zona della serratura per sbloccare il fermo.

Presenza di polvere, sporco e ruggine

Una situazione molto comune, succede spesso che si accumulino detriti, soprattutto nelle vetture più datate, cosa fare:

  • provare a usare uno spray apposito e soffiare lo sporco con aria compressa;
  • inserire la chiave e muoverla più volte per distribuire il prodotto spruzzato;
  • se c’è ruggine è necessario usare un lubrificante specifico anticorrosione, meglio evitare oli troppo densi che potrebbero addirittura accumularsi insieme alla polvere o alla ruggine e peggiorare il problema.

Serratura ghiacciata

Quando il problema è legato alla presenza di ghiaccio e freddo, allora è necessario usare uno spray deghiacciante oppure provare a scaldare le chiavi con le mani, ma attenzione a non forzarle mai dentro la serratura, perché si rischia di romperle.

Questo problema si può prevenire usando un lubrificante antigelo prima dell’inverno, oppure un copriserratura o ancora cercando di parcheggiare sempre l’auto al coperto o al riparo da freddo e gelo.

Chiave o telecomando bloccati

Se il problema delle portiere auto bloccate è legato alla chiusura centralizzata che non risponde, allora è necessario provare con la chiave fisica, verificare che non ci siano interferenze elettroniche e cambiare la batteria del telecomando. Se invece quest’ultimo è guasto, allora non resta che sostituirlo o riprogrammarlo, basta chiedere supporto a un elettrauto o un tecnico in officina.

Chiusura centralizzata danneggiata

Se il sistema elettronico è difettoso, allora bisogna far controllare i fusibili, provare a chiudere e aprire da tutte le portiere per sentire se il motorino fa rumore o c’è effettivamente un danno. Se non si sente niente, allora il motorino della serratura potrebbe essersi rotto, se invece il rumore si sente ma la portiera resta bloccata, c’è un possibile problema meccanico interno.

Deadlock attivato per errore

In questo caso si può provare a sbloccare più volte con il telecomando o usare la chiave nella serratura della portiera lato guida, altrimenti è il caso di scollegare la batteria per qualche minuto, per forzare un reset. Attenzione perché per alcune auto questo non basta, è necessaria una diagnosi elettronica.

Se l’auto ha il blocco bambini attivo

Se la porta posteriore non si apre dall’interno perché bloccata per la sicurezza dei bimbi, allora basta aprirla dall’esterno, controllare la posizione della levetta del bordo porta e disattivare il blocco manuale. Non è un guasto, basta attivare e disattivare la funzione quando necessario.

Problemi a seguito di un incidente

Se dopo un urto violento o un sinistro la portiera è rimasta fuori allineamento, allora potrebbe bloccarsi. È necessario controllare se la porta è dura o cede, provando ad alzarla leggermente mentre si apre e verificandone il fermo: è fondamentale l’intervento del carrozziere.

Cosa fare se sei bloccato

Le uniche alternative sono quelle elencate sopra per provare a sbloccare le portiere, altrimenti diventa fondamentale chiamare l’assistenza stradale.

Raccomandazioni: cosa evitare

Gli esperti raccomandano di non forzare eccessivamente la chiave, perché rischia seriamente di rompersi, non tirare mai con troppa forza la maniglia e non usare acqua calda, che può peggiorare la situazione (anziché migliorarla) in caso di presenza di ghiaccio.

Cosa fare se il blocco resta

Se nonostante la risoluzione delle variabili appena citate la portiera resta comunque bloccata, allora l’unica cosa che si può fare è provare ad azionare più volte la serratura dall’esterno con la chiave o usando il telecomando.

Se riesci ad aprire una sola portiera, puoi entrare e provare ad azionare le altre dall’interno, il pulsante della chiusura centralizzata oggi è ormai presente in ogni veicolo. Altrimenti è davvero il caso di rivolgersi a un’officina o all’elettrauto.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 08:44:52 +0000
News n. 8
Trump e nuovi dazi auto, l’impatto sulla Motor Valley e la componentistica italiana

Un breve messaggio affidato ai social, improvviso e senza alcuno spazio per il dialogo, ha scosso nuovamente le fondamenta dei rapporti transatlantici. Con la perentoria dichiarazione “dalla settimana prossima (quindi a partire da oggi, ndr) imporrò dazi al 25% alle auto e ai camion dell’Ueâ€, Donald Trump ha riaperto uno dei suoi fronti di scontro preferiti: quello delle tariffe commerciali.

Questa nuova minaccia non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un contesto di tensioni crescenti che spaziano dal possibile ritiro delle truppe americane dai Paesi Nato alle profonde divergenze sulle posizioni europee riguardo alla guerra americana all’Iran.

L’ombra di Turnberry e la “Sezione 310”

La motivazione ufficiale addotta dal tycoon per giustificare una misura così drastica è il presunto mancato rispetto dell’accordo di Turnberry da parte dell’Unione Europea. Tuttavia, dietro questa facciata diplomatica, si scorgono manovre di pressione geopolitica ed economica molto più profonde.

Negli Stati Uniti, la base giuridica per l’attuazione di queste tariffe, a seguito di una sentenza della Corte Suprema, risiederebbe nella Sezione 310 del Trade Act. Questa norma autorizza la Casa Bianca a rispondere a quelle che considera “pratiche commerciali sleali†messe in atto da nazioni straniere, sebbene per i funzionari europei tale appiglio appaia estremamente debole e facilmente contestabile sul piano legale.

L’impatto sull’Italia

Il rischio di ricadute economiche per il vecchio continente è altissimo, e l’Italia si trova in una posizione di particolare vulnerabilità. I numeri sono impietosi: nel corso del 2025, il nostro Paese ha esportato verso gli Stati Uniti mezzi di trasporto per un valore complessivo di 9,3 miliardi di euro, di cui ben 2,9 miliardi rappresentati esclusivamente da autoveicoli.

Il nuovo colpo tariffario colpirebbe un settore già vessato dall’impennata dei prezzi del carburante e sotto forte pressione industriale. A essere penalizzati non sarebbero solo i giganti della Motor Valley, come Ferrari e Lamborghini, i cui gioielli meccanici rappresentano l’eccellenza del Made in Italy nel mondo, ma anche l’intera filiera della componentistica italiana, che transita in larga parte attraverso la Germania, prima di raggiungere i mercati esteri.

La trincea di Bruxelles

Dopo un iniziale e teso silenzio, la risposta di Bruxelles non si è fatta attendere, mostrandosi più dura e determinata rispetto al passato. Un portavoce della Commissione ha ribadito che l’Ue sta attuando i propri impegni secondo le prassi legislative standard e si riserva ogni possibilità di azione per tutelare i propri interessi qualora gli Usa adottassero misure non conformi alle dichiarazioni congiunte.

Bernd Lange, presidente della commissione Commercio dell’Eurocamera, ha definito la minaccia “inaccettabileâ€, sottolineando come l’Europa agisca democraticamente e non per decreto.

Al centro della contesa c’è il testo dell’accordo Ue-Usa, attualmente in discussione al trilogo tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo. I negoziati hanno subito rallentamenti a causa di emendamenti come la clausola “sunrise”, che subordina le preferenze tariffarie al reale rispetto degli impegni americani. Questa situazione di stallo sembra ora aver trovato nella minaccia di Trump una paradossale sponda per le posizioni più rigide dell’Eurocamera.

Verso un maggio di fuoco

Mentre la politica italiana si interroga sulle contromisure e la diplomazia tedesca tenta di smorzare i toni parlando di un’alleanza transatlantica ancora solida, l’incertezza regna sovrana. Il prossimo round negoziale, previsto per il 6 maggio, si preannuncia incandescente. L’Europa attende di capire se la minaccia si trasformerà in realtà, pronta ad attivare, come richiesto dai Socialisti, lo strumento anti-coercizione per proteggere il commercio e i posti di lavoro dei suoi cittadini.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 07:52:18 +0000
News n. 9
F1 GP Miami, fuga Antonelli, Ferrari in tilt: le pagelle

Dopo 5 settimane di sosta la Formula 1 è tornata protagonista sul tracciato cittadino di Miami. Con il format della Sprint Race, i piloti sono scesi in pista per un’ora e mezza nell’unica sessione di prove libere. Con tantissimi sviluppi le monoposto si sono evolute e, a sorpresa, è stata la Ferrari SF-26 di Charles Leclerc a siglare il miglior tempo, rifilando tre decimi a Max Verstappen, su una rediviva RB22, e oltre quattro a Oscar Piastri su una McLaren MCL40 rivoluzionata.

Charles Leclerc ha dimostrato subito un feeling migliore rispetto a Lewis Hamilton sul rapido circuito della Florida. L’anglocaraibico nell’unica sessione di prove libere ha preceduto, illusoriamente, il leader della classifica mondiale Antonelli quinto a oltre sette decimi dal monegasco e George Russell sesto alle sue spalle. La Sprint Qualifying, invece, ha visto protagonista Lando Norris.

Nelle prime due fasi tutti i piloti hanno utilizzato gomme medie. In SQ1 e SQ2 Charles e Lewis hanno superato il taglio senza patemi. Con un unico tentativo finale su gomme soft, i ferraristi hanno faticato. Leclerc ha fermato il cronometro in 1’28â€239, tempo che gli è valso la quarta posizione, mentre Hamilton ha ottenuto un 1’28â€618, chiudendo settimo. La prima fila è stata occupata dal campione del mondo della McLaren che ha preceduto il bolognese della Mercedes. Terzo Piastri, mentre solo sesto un deludente George Russell, alle spalle anche di Max Verstappen.

Com’è andata la Sprint Race

La gara breve del sabato ha regalato poco spettacolo con Norris che si è tenuto la prima posizione, mentre alle sue spalle Oscar Piastri e Charles Leclerc hanno bruciato Kimi Antonelli, rimasto piantato nella seconda casella. La SF-26 si è dimostrata un’auto telaisticamente valida, ma non ha la potenza dei motori Mercedes. Il campione in carica non ha fatto fatica a scappare via, mentre l’australiano del team papaya si è difeso dagli attacchi di Leclerc nel finale.

Alle spalle del monegasco si sono classificate le Mercedes, diventate più attaccabili sul layout di Miami, con Antonelli e Russell che si sono infastiditi nei 19 giri della SR. Verstappen si è scrollato un po’ di tensioni andando a precedere Hamilton con una R22 migliorata in modo esponenziale. Da brividi il testa a testa al via tra i due contendenti alla corona 2021 senza conseguenze. Per Kimi si è aggiunta una penalità di cinque secondi dopo la bandiera a scacchi, che gli è costata la retrocessione di altre due posizioni nell’ordine d’arrivo. Il motivo? A causa di un track limit all’ultimo giro della Sprint, mentre cercava di difendere il piazzamento dall’altra W17 del teammate.

Dopo essere stato avvertito, con tanto di bandiera bianca e nera, per essere finito fuori pista tre volte precedenti nel corso della gara breve, Kimi è stato punito e ha concluso con soli 3 punti. Si è rifatto nelle qualifiche del GP, dove ha strappato il miglior tempo con un super giro. La prima fila è stata completata da Max Verstappen. Leclerc ha affiancato Norris in seconda fila, davanti a Russell e Hamilton.

Com’è andata la gara

Il GP di Miami ha visto a sorpresa Charles Leclerc prendersi la leadership in Curva-1, riuscendo a infilarsi tra la Mercedes di Antonelli e la Red Bull di Verstappen. L’italiano è andato lungo, mentre il quattro volte iridato olandese è finito in testacoda. Con una manovra chirurgica il numero 16 ha provato a dettare il passo, ma Kimi ha risposto subito al sorpasso subito. Nella sfida è salito in cattedra anche Lando Norris, tra una minaccia di pioggia e l’altra, ma il bolognese non ha sbagliato nulla.

Nella prima metà di gara sono stati leader cinque piloti diversi. Oltre a Leclerc nelle prime battute, i due McLaren hanno respirato l’aria di vertice e c’è stata anche una speranza per Max Verstappen che si è fermato subito per montare le mescole dure, complice la SC per il crash di Hadjar e per quello tra Lawson e Gasly. Norris ha tentato di tenere il passo dell’italiano della Mercedes, ma senza riuscire a impensierirlo. In terza posizione è arrivato Piastri, anche a causa degli errori del numero 16 della Ferrari all’ultimo passaggio.

I top 3

Kimi Antonelli: 9 – Gara da veterano per un pilota che cresce di settimana in settimana. Il bolognese ha una capacità di tenere la concentrazione da vero fuoriclasse, nonostante i 19 anni. Ha avuto anche un ottimo stacco di frizione, ma ha commesso una esitazione in Curva-1, altrimenti avrebbe meritato il 10. La sua Mercedes è una lama e il bolognese sta infilzando Russell con una semplicità sorprendente. Kimi Antonelli è già nella storia della F1, terza vittoria e terza pole consecutiva come Senna e Schumacher e la dedica ad Alex Zanardi è stata commovente.

Lando Norris: 8 – Con gli aggiornamenti la McLaren è tornata a essere un’auto di altissimo profilo. L’inglese ha dimostrato di essere un pilota più completo, ancora una volta, di Oscar Piastri. Il numero 4 ha gestito bene tutte le fasi di GP, marcando il primo podio domenicale nel 2026. La stagione è partita malissimo, ma il team di Woking potrebbe replicare la rimonta di due anni fa, almeno a detto di Andrea Stella. Il giro più veloce è di Lando ed è un ottimo segnale.

Charles Leclerc: 7,5 – Su una Ferrari ancora scarica di potenza il numero 16 è riuscito a tirare fuori una gran gara con una super partenza. Dopo aver sognato il colpaccio al via e aver recuperato la terza piazza su Verstappen, il monegasco nel finale è andato in testacoda, perdendo la possibilità di difendere il podio. Alla fine ha ricevuto dai commissari anche una penalità di 20 secondi per i tagli della chicane effettuati nell’ultima tornata che lo hanno fatto retrocedere dal 6° all’8° posto. Non è mancata la sua performance ma quella della Ferrari, diventata quarta forza a Miami.

I flop 3

Lewis Hamilton: 5 – Primo weekend di atroce sofferenza del 7 volte iridato che in ogni sessione e fasi delle gare è apparso, nettamente, più attardato rispetto al compagno di squadra. Non sarà il suo layout ideale, ma è stato surclassato da tutti i big ed è arrivato a quasi 1 minuto dal vincitore. La porta lasciata aperta a Verstappen, in un sorpasso leggibile, è l’ennesima dimostrazione che la sua golden era è finita da un pezzo. Con 49 punti di svantaggio da Antonelli il mondiale sembra già un miraggio.

George Russell: 4 – In classifica è finito quarto a 43 secondi dal leader, ma guidando la stessa Mercedes W17. La pista non gli piacerà, tuttavia chi ambisce al titolo della massima categoria del Motorsport deve dimostrare impegno in ogni fine settimana. Atteggiamento da perdente, mentre Antonelli ha mostrato i muscoli e gli ha rifilato la terza sberla di fila.

Isack Hadjar: 3 – Weekend da dimenticare per il secondo pilota della Red Bull Racing, per la prima volta in netta crisi rispetto al pluripremiato compagno di squadra. Con gli aggiornamenti la RB22 è tornata un’auto da top 5, ma molto del merito è dell’olandese. L’errore del giovane francoalgerino nelle prime battute è stato pesante per il team di Milton Keynes. Ha sbattuto contro il muretto con la mescola sinistra, facendo a pezzi la sospensione e ogni speranza.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 06:49:15 +0000
News n. 10
Sciopero dei trasporti 04 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Il giorno 04 maggio 2026 sono previsti tre scioperi sul territorio nazionale e provinciale, con possibili ripercussioni sui servizi ferroviari e di ristorazione a bordo treno. Di seguito tutti i dettagli relativi agli scioperi indetti per questa data, comprensivi di aree geografiche coinvolte, durata, sindacati e categorie interessate.

Sciopero a rilevanza Nazionale: Personale servizio ristorazione treni Trenitalia

È stato indetto uno sciopero a rilevanza nazionale che coinvolge tutto il personale della Società Elior Divisione Itinere addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia. La protesta avrà luogo nell’intera giornata del 4 maggio 2026, secondo la modalità di mezzo turno per ogni turno di lavoro. Lo sciopero è stato proclamato dal sindacato FAST-CONFSAL e riguarda tutto il territorio nazionale.

Sciopero a rilevanza Nazionale: Personale servizio ristorazione treni Trenitalia

Un secondo sciopero, sempre a rilevanza nazionale e per la stessa categoria, è stato indetto dai sindacati FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI. Interesserà nuovamente il personale della Società Elior Divisione Itinere addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia, per la giornata del 4 maggio 2026, con la stessa modalità: mezzo turno per ogni turno di lavoro. Anche in questo caso lo sciopero riguarda tutte le regioni e province italiane.

Sciopero Milano (provincia di Milano, Lombardia) – Personale Mercitalia Shunting & Terminal

Per la provincia di Milano (Lombardia), lo sciopero interesserà il personale della Società Mercitalia Shunting & Terminal. L’astensione dal lavoro è programmata per 8 ore, dalle 22.00 del 4 maggio alle 6.00 del 5 maggio 2026. Lo sciopero è stato indetto dal sindacato OSR USB Lavoro Privato e coinvolgerà il settore ferroviario a livello provinciale, riguardando direttamente i servizi locali di movimentazione merci e manovra ferroviaria.

Fonte: Mit

Data articolo: Mon, 04 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 11
F1, GP Miami: Leclerc forza i limiti della Ferrari e rompe la SF-26

Ferrari voleva il passo in avanti per chiudere al meglio il fine settimana di Miami. La F1 a batteria è una cosa seria, però, specie se la gestione dell’energia non è buona. Il tracciato della Florida non aiuta la Rossa, che paga davvero tanto sulle rette. Serviva un acuto che puntualmente non è arrivato. Al termine del Gran Premio, con un colpo di scena finale, le SF-26 tagliano il traguardo in sesta e settima posizione.

Leclerc vola via

Inizia col botto. Allo spegnimento dei semafori Leclerc ha un riflesso felino, svernicia la W17 di Antonelli e sfrutta l’errore di valutazione di Verstappen: l’olandese tira una staccata disperata arrivando al bloccaggio, ma il monegasco evita chirurgicamente il contatto e si prende la leadership davanti all’italiano e al duo McLaren. Nel mentre dietro è il caos.

Hamilton canna lo stacco frizione, ingaggia un duello con Colapinto e ha la peggio. Il contatto gli costa caro, generando danni evidenti a pance e fondo, stimati in ben 15 punti di carico aerodinamico persi. Dal muretto, l’ingegnere Carlo Santi fa da pompiere, chiedendo di estrarre il massimo dal pacchetto, escludendo il pit-stop vista l’impossibilità di riparare la struttura ai box.

La gara si accende al giro 4: Kimi Antonelli, forte di una gestione dell’energia superiore, passa la SF-26. Leclerc non ci sta, mappa in overtake mode e gli restituisce il favore in curva 11. Neanche il tempo di respirare e la direzione gara chiama la Safety Car: Isack Hadjar finisce a muro in curva 15, mentre Gasly si cappotta clamorosamente alla 17 dopo un contatto con una Racing Bulls.

Esposta la doppia bandiera gialla, il muretto Ferrari non abbocca: rientrare ai box per montare gomme da portare fino alla fine è un azzardo prematuro. La chiamata è perfetta. Durante i sei giri e mezzo di neutralizzazione per la pulizia dei detriti, il focus in abitacolo è tutto sul warm-up maniacale delle coperture.

I limiti della SF-26 emergono

Al restart Leclerc gestisce da manuale lo strappo, mantenendo la testa, mentre Hamilton prova invano ad approfittare della bagarre tra Russell e Piastri. Ma è qui che i limiti della monoposto di Maranello vengono a galla impietosamente. Norris, sbarazzatosi di Antonelli, bracca la numero 16: sfruttando a pieno l’overtake mode, l’inglese passa a condurre.

Ne approfitta anche Antonelli, ma Charles incrocia e si riprende la posizione quattro curve dopo, per poi cederla nuovamente al giro successivo. Mentre Hamilton, pur menomato aerodinamicamente, riesce a non perdere troppo terreno da Russell. Bryan Bozzi apre le comunicazioni radio con Leclerc, chiamando il “Plan A” e dettando i target di gestione.

Tuttavia, l’efficienza della Power Unit Mercedes numero 81 fa la differenza. Piastri si incolla agli scarichi della Rossa e affonda il colpo; Leclerc risponde e si riprende la terza piazza, ma la telemetria visiva è inequivocabile: la capacità energetica della MCL40 è di un’altra categoria rispetto alla SF-26, afflitta peraltro da un fastidioso sottosterzo denunciato dallo stesso pilota.

La danza dei pit stop e l’undercut Mercedes

Con l’incognita pioggia ventilata via radio, al giro 20 il focus si sposta interamente sulla gestione gomma per centrare la finestra del pit-stop. La Mercedes rompe gli indugi fermando Russell per tentare l’undercut su Piastri e Leclerc. La reazione del muretto Ferrari è immediata, ma l‘esecuzione ai box è imperfetta: una fatale esitazione sull’anteriore destra costa a Charles il track position sul britannico.

Rientrato nel traffico e frustrato in radio, Leclerc deve ricostruire la sua gara. Nelle retrovie, lo stint di recupero di Verstappen (fermatosi già al giro 7 dopo il testacoda inaugurale) miete vittime: l’olandese salta un Hamilton in crisi nera. Il box Mercedes richiama il sette volte iridato per un lungo check vettura, rimandandolo in pista nono con mescola Hard alle spalle di Sainz.

Davanti, la SF-26 dimostra un passo eccellente nel dirty air: Leclerc ingaggia una battaglia serrata con Russell e lo infila, mettendosi a caccia di Colapinto. Da li a poco l’argentino regala a Charles il fondamentale” free air“, realizzando finalmente la sosta.

Il dramma finale della Ferrari

Il mirino di Leclerc si sposta su Verstappen, distante oltre 4 secondi davanti ma obbligato al tyre saving estremo per arrivare in fondo. Davanti, la gara vive di elastici: Russell va in crisi di gomma, perdendo 3 secondi in 4 giri dalla Ferrari, e viene fagocitato da Piastri. L’effetto yo-yo del duo di testa favorisce Leclerc, che congela il ritmo puntando dritto al podio. A 20 giri dal termine inizia l’assalto.

A -15 passaggi il gap sull’olandese crolla a 2,6s. Cinque tornate dopo, Charles è negli scarichi del campione del mondo. Il duello rusticano va in scena sul rettilineo principale con il sorpasso della Rossa, vanificato dal controsorpasso Red Bull tre curve più in là. È nel T2 che Leclerc compie il capolavoro: spreme al massimo la batteria e l’overtake mode per chiudere la pratica. Verstappen crolla e cede il passo anche a Piastri.

Gli ultimi 8 giri sono un thriller psicologico. Bozzi predica concentrazione. La lotta per l’ultimo gradino del podio si accende negli ultimi due passaggi: Piastri affonda l’attacco decisivo e passa. Leclerc, rifiutando la resa, prepara aggressivamente la traiettoria per il contro sorpasso e la SF-26 lo tradisce: perde il posteriore, va in testacoda e sbatte contro le barriere piegando la sospensione.

Con puro orgoglio agonistico, Charles trascina la vettura sotto la bandiera a scacchi, perdendo altre due posizioni a vantaggio di Russell e Verstappen. Un sesto posto (con Hamilton settimo alle spalle del compagno) che sa di fiele. Al di là del colpo di scena, la sentenza di questo GP è chiara: senza un massiccio step evolutivo sull’efficienza della Power Unit, competere per il vertice resterà un’impresa disperata.

Data articolo: Sun, 03 May 2026 19:42:27 +0000
News n. 12
Francesca Fialdini, l’auto insospettabile che le è rimasta nel cuore: non voleva lasciarla

Non serve un’ammiraglia di lusso per entrare nel cuore di una conduttrice di successo: l’auto di Francesca Fialdini le ha tenuto compagnia a lungo nonostante non fosse la “prima della classe”. Resistendo indenne alle buche e alle sfide della metropoli, la Fiat Panda l’ha scarrozzata tra un set e l’altro a Roma. E oggi, se ci ripensa, la presentatrice prova un po’ di nostalgia, mentre la congeda dai suoi doveri capitolini, dopo migliaia di chilometri e altrettanti ricordi.

Uno stile senza tempo

Nella sua versione restyling, la Fiat Panda prima serie (progetto 141) di Francesca Fialdini è un pezzo storico dell’Italia. Si tratta pur sempre del modello originario, nato nel 1980 e aggiornato a metà dello stesso decennio, ideata dalla Casa con uno stile semplice, ma non banale. Le parole sgorgano impetuose nei saluti su Instagram, a corredo di un post dove si riconosce in maniera piuttosto nitida la vettura post-1986: la mascherina nera con il logo Fiat a barre inclinate, i fari rettangolari e il cofano piatto lasciano poco spazio a dubbi.

Niente fronzoli e niente assetto rialzato da 4×4, la sua è la configurazione a trazione anteriore nella sua veste più autentica. Al suo interno troviamo interni spartani con la plancia rigida e la strumentazione Veglia Borletti, in un’esperienza sensoriale d’epoca, mentre per quanto riguarda il motore resta il mistero: potrebbe essere una 750 o una 1000 Fire, ma in assenza di loghi identificativi sulla carrozzeria sarebbe azzardato tentare di indovinare la cubatura esatta. A ogni modo, si trattava di un allestimento semplice, probabilmente una delle versioni base tanto gettonate negli anni Novanta.

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Il racconto della conduttrice è un diario di bordo lungo anni. La “Pandina” è stata testimone di una Roma vissuta intensamente, dove la paura di rimanere a piedi non esisteva, se non per qualche sbadataggine nel fare benzina. Un legame così autentico da far sorridere anche i grandi della TV, Francesca ricorda ancora le risate di Fabrizio Frizzi, che ogni volta le chiedeva se funzionasse ancora.

Pur di averla accanto, la Fialdini scendeva a compromessi: accettava lo sforzo muscolare di uno sterzo senza assistenza e la danza dei finestrini a manovella, oltre a un freno a mano pigro. Persino la polvere sulla carrozzeria passava in secondo piano. Francesca ammette infatti di non lavarla quasi mai, un po’ per risparmiare acqua e un po’ per quella strana certezza che il fascino della sua compagna di viaggio non ne avrebbe risentito.

Nonostante le peripezie – dalle multe alle batterie scariche, fino ai continui “sequestri” del carro attrezzi a Settebagni – la priorità era riaverla indietro, fino al momento in cui la “Pandina” è emigrata in orizzonti più dolci, nel litorale apuano di Marina di Massa. Ma sorprenderebbe poco scoprire che, tra un impegno e l’altro, Francesca chiami i suoi per sincerarsi che la piccola sia ancora pronta a scattare.

Da noi… a ruota libera: tra leggerezza e riflessione

In attesa di scoprire se la “Pandina” farà qualche altra apparizione nei suoi racconti social, l’impegno televisivo di Francesca Fialdini prosegue domenica 3 maggio con un nuovo capitolo sul piccolo schermo. Subito dopo Domenica in, alle 17:20, arriva Da noi… a ruota libera, il programma che accompagna il pubblico verso la prima serata con un tono fresco, positivo e sempre attento alle storie di vita.

Data articolo: Sun, 03 May 2026 14:50:31 +0000
News n. 13
BYD vs Tesla, vendite in Europa a confronto: testa a testa nel primo trimestre

Negli ultimi anni, il mercato delle quattro ruote in Europa ha registrato una forte espansione di nuovi player, che hanno ridotto il market share dei costruttori storici. Uno di questi è, senza dubbio, Tesla. In breve tempo, l’azienda di Elon Musk è riuscita a ritagliarsi uno spazio da protagonista assoluta del mercato, diventando un riferimento per il settore della mobilità.

L’impegno politico e le altre attività di Musk non hanno cambiato le cose. Tesla continua a essere una delle aziende principali per il settore dell’elettrificazione. Più di recente, c’è da registrare l’ascesa di BYD. Il costruttore cinese è uscito dai confini nazionali e si sta ritagliando uno spazio sempre più rilevante sul mercato.

Tesla e BYD sono concorrenti diretti nel settore delle auto elettriche ed entrambe hanno registrato numeri importanti in Europa. Andiamo a confrontare le vendite registrate dalle due Case nel corso del primo trimestre del 2026 considerando i dati forniti da ACEA.

Un trimestre positivo

Il mercato delle auto elettriche in Europa è in forte crescita. Tesla, quindi, è riuscita a sfruttare al meglio questo trend con un primo trimestre positivo. In totale, l’azienda ha venduto oltre 78 mila unità nei primi tre mesi del 2026, registrando una crescita del 44,9% su base annua e portando la sua quota di mercato al 2,2%. Da segnalare, in particolare, un eccellente mese di marzo (+84,3% e 3,3% di market share).

Per quanto riguarda BYD, invece, i numeri sono ugualmente positivi. L’azienda ha chiuso il trimestre con oltre 73 mila unità vendute e una crescita percentuale pari al 155%. Per quanto riguarda il market share, invece, BYD, sempre più focalizzata sul settore delle auto ibride, è cresciuta fino a raggiungere il 2,1%. In sostanza, numeri alla mano, Tesla e BYD sono appaiate anche se la Casa cinese, grazie a una gamma più completa e alla presenza nel segmento delle compatte, prepara a breve il sorpasso.

Ricordiamo che Tesla e BYD sono tra i brand che crescono di più in Europa al termine del primo trimestre del 2026. Questo dato conferma il ruolo da protagoniste delle due Case.

I dati in Italia

Il sorpasso di BYD ai danni di Tesla è già avvenuto in Italia. I dati del primo trimestre del 2026, in questo caso, parlano chiaro. La Casa cinese è stata protagonista di un primo trimestre eccellente. In totale, infatti, l’azienda ha venduto oltre 12 mila unità nel nostro Paese, arrivando a registrare una crescita del 233% rispetto allo scorso anno. La quota di mercato è del 2,65%.

Tesla, invece, si deve “accontentare” di un totale di 4.419 unità vendute con una crescita del 27% su base annua e un market share dello 0,91%. Le due Case mostrano un trend positivo e sono riuscite a sfruttare al massimo la crescente diffusione delle auto elettrificate in Italia.

Per quanto riguarda i modelli più venduti, la classifica delle auto elettriche vede Leapmotor in prima posizione, con l’economica T03. In seconda posizione, invece, c’è la Tesla Model Y. Nella Top 5 troviamo anche BYD Dolphin Surf e la Tesla Model 3. Tra le auto ibride plug-in, invece, BYD ha conquistato il primo e il secondo posto con la Seal Y e la Atto 2.

Data articolo: Sun, 03 May 2026 08:30:35 +0000
News n. 14
F1, GP Miami: Ferrari cresce ma serve l’acuto in Florida

Specie con Leclerc, Ferrari realizza un passo in avanti che però non sa concretizzare al meglio. Nella Sprint Race parte a razzo, ma il deficit di motore non gli permette di lottare per la vittoria. La seconda qualifica offre un quadro più competitivo per Charles, sebbene nell’ultimo tentativo venga beffato da Verstappen. Hamilton, dietro, soffre il feeling con la SF-26, sia in gara che sul giro secco.

Resoconto gara sprint: Leclerc troppo lento in rettilineo per attaccare le McLaren

Nel giro di ricognizione per la mini gara da 100 km, i ferraristi scaldano le gomme concentrandosi sull’avantreno che tende a raffreddarsi nei lunghi tratti veloci. Al via Leclerc sfrutta il pessimo stacco frizione di Antonelli, salendo in terza posizione. Hamilton perde e poi riprende la posizione su Verstappen: tra i due c’è un lieve contatto, ma i sensori confermano che l’ala anteriore di Lewis è intatta.

Al 3° passaggio l’inglese della Ferrari bracca le Mercedes ma è pressato da Max. Davanti, Leclerc ha un passo migliore delle vetture tedesche, ma non riesce a prendere le velocissime McLaren MCL40. Mentre in radio si chiede lift and coast e gestione gomme, dietro esplode una lotta a quattro: Verstappen passa Hamilton uscendo dai limiti della pista, cede la sesta piazza e poi lo ripassa regolarmente. Intanto, Kimi supera il compagno Russell.

A metà gara (11 giri), il monegasco della Rosas si avvicina alle MCL40 e attiva l’overtake su Oscar Piastri, ma via radio lamenta troppa lentezza sui dritti: l’efficienza e la potenza del motore Mercedes che monta il team di Woking lo respingono. Tuttavia, Charles vanta ben 4 secondi di vantaggio sulle due Mercedes ufficiali e questa è pur sempre una notizia considerando cosa è successo nelle prime tre gare.

Hamilton, invece, soffre: lamenta overheating posteriore e scarso grip, staccandosi irrimediabilmente da Verstappen. Il passo di Charles eguagliava le McLaren, ma il divario velocistico sul dritto e un lungo in curva 11 stroncano definitivamente l’attacco a Piastri. La Sprint termina con Leclerc a podio (3°), mentre un deluso Hamilton cerca risposte in vista delle modifiche di setup per la seconda qualifica.

Resoconto Qualifica GP Miami

Q1, Ferrari passa la Q1 senza sprecare le gomme rosse

Il vento forte disturba l’aerodinamica, ma le due SF-26 affrontano l’intera Q1 usando un solo treno di gomme Soft. L’approccio al giro è aggressivo, con mode push attivato nell’ultima curva. Fin dal primo run, Hamilton mostra un feeling nettamente superiore con la vettura. Dopo una pausa ai box per affinare staccate e velocità a centro curva, il secondo tentativo evidenzia alcune pecche:

Leclerc è impreciso nel guidato (T2), mentre Hamilton lamenta scarsa rotazione a centro pista, pur volando nel T3. Accusato un ritardo di 3 decimi da Verstappen, il team opta per due giri di raffreddamento prima del time attack finale: Charles si piazza 2°, mentre Lewis, frenato dal traffico, chiude 7°.

Q2: Sottosterzo e cronico deficit ibrido, ma il taglio è superato

Si alzano i giri motore e lo sfruttamento dell’energia ibrida. Montando Soft nuove e con un warm-up spinto (vistosi zig-zag), la Ferrari evidenzia una certa tendenza al sottosterzo in frenata, allontanandosi dal punto di corda, sebbene il bilanciamento generale rimanga valido. Serve estrema precisione, specialmente in Curva 12, dove Hamilton si dimostra addirittura più rapido di Leclerc nel primo run.

Nel secondo tentativo, sempre su Soft nuove, si conferma la nota carenza di batteria (harvestin e deployment) in specifiche zone del tracciato (gap colmabile solo con i futuri upgrade alla Power Unit). Entrambi passano il taglio senza grossi patemi, con Leclerc che analizza via radio le sbavature del suo giro.

Q3: Imperfezioni finali, Leclerc perde la prima fila, Hamilton 6°

La pressione sale a fronte di un Max Verstappen dominante e di una Mercedes in netta ripresa. Sempre su gomma rossa, il primo tentativo di Leclerc (nonostante un largo in Curva 1) è ottimo e vale la prima fila provvisoria, mentre dietro di lui 4 auto sono racchiuse in soli 50 millesimi. Hamilton paga 2 decimi dal monegasco.

Nel decisivo run finale, Leclerc è tradito da un leggero snap nel cambio di direzione del T1 e da un pesante sovrasterzo in trazione sull’ultima curva: il giro imperfetto gli costa la prima fila. Hamilton fa addirittura peggio: non trova il feeling, chiude 6° e si scusa via radio, consapevole che la sua SF-26 aveva potenziale per fare di più. La Ferrari cresce, ma manca ancora nell’affondo decisivo.

Data articolo: Sun, 03 May 2026 07:33:14 +0000
News n. 15
Sciopero dei trasporti maggio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di maggio 2026 sono previsti numerosi scioperi in tutta Italia che coinvolgono diversi settori strategici: trasporti pubblici locali, ferroviario, aereo, marittimo, trasporto merci ed appalti. L’articolo offre un quadro dettagliato delle agitazioni, indicando le date, le città e le categorie coinvolte: una guida utile per lavoratori, pendolari, aziende e viaggiatori che necessitano di pianificare al meglio gli spostamenti. Le informazioni sono aggiornate e verificate, riferite esclusivamente agli scioperi programmati tra il 1° maggio e il 31 maggio 2026.

Sciopero 01 maggio 2026

In tutte le province d’Italia è stato indetto uno sciopero generale nazionale, promosso dal sindacato USI-CIT. Coinvolti i dipendenti pubblici e privati di tutti i settori.
Orario: intera giornata.
Categoria: personale pubblico e privato.

Sciopero 04 maggio 2026

In Italia (tutte le province) è previsto uno sciopero nazionale per il personale addetto a servizi di ristorazione di Trenitalia (settore appalti ferroviari), promosso dai sindacati FAST-CONFSAL e FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL/ORSA TRASPORTI.
Orario: mezzo turno per ogni turno di lavoro.

Nella città di Milano (provincia), settore ferroviario: previsto sciopero dalle 22.00 del 4 maggio alle 6.00 del 5 maggio. Coinvolto il personale Mercitalia Shunting & Terminal, proclamato da OSR USB Lavoro Privato.

Sciopero 05 maggio 2026

Nella provincia di Firenze (Toscana) è previsto uno sciopero di 8 ore (intera prestazione), settore ferroviario, ad opera del sindacato OSR USB Lavoro Privato. Coinvolto il personale manutenzione della società RFI DOIT Firenze.

Sciopero 07 maggio 2026

In Italia (tutte le province), settore marittimo: sciopero nazionale dei lavoratori portuali (imprese ex art. 16, 17, 18 L. 84/94, ADSP e società con CCNL porti). Indetto da USB Lavoro Privato.
Orario: 24 ore, dalle 00.00 alle 23.59.

Sciopero 08 maggio 2026

Nella città di Trento è previsto uno sciopero locale di 4 ore (dalle 11.00 alle 15.00) per il trasporto pubblico locale, personale della società Trentino Trasporti. Indetto da OSR ORSA Trasporti.

Nella città di Potenza (Basilicata), sciopero di 4 ore (dalle 15.01 alle 19.00) per il servizio urbano di Miccolis. Indetto da FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL/UGL AUTOFERRO.

Sciopero 09 maggio 2026

Nella città di Napoli (Campania): sciopero locale di 24 ore (dalle 19.31 del 9/5 alle 19.30 del 10/5), settore trasporto pubblico locale, personale EAV Napoli. Proclamato da OSR ORSA Autoferro TPL.

Sciopero 11 maggio 2026

In Italia (tutte le province), settore aereo: sono indetti diversi scioperi nel comparto aeroportuale, security e personale di volo che interessano numerose categorie, tra cui personale ENAV ACC Roma, Easyjet Airlines Limited e personale degli aeroporti di Roma, Napoli, Palermo, Cagliari e Milano Malpensa, con orari variabili tra le 10.00 alle 18.00 e le 12.00 alle 17.00, proclamati da diverse sigle: RSA FAST-CONFSAL-AV, RSA UILT-UIL, FILT-CGIL, FIT-CISL, UGL-TA, ANPAC, CUB Trasporti, USB Lavoro Privato.

Sciopero 14 maggio 2026

Nella città di Novara (Piemonte): sciopero locale di 24 ore del personale SUN di Novara. Indetto da AL-COBAS.

Sciopero 15 maggio 2026

Nella città di Catania (Sicilia): sciopero di 24 ore (00.01-23.59) per il trasporto pubblico locale, personale AMTS Catania. Proclamato da OSP CUB Trasporti.

In Italia (tutte le province), settore ferroviario e marittimo, sciopero generale di 48 ore promosso da CSLE, coinvolte categorie pubbliche e private.

Nella Lombardia (provinciale, tutte le province): sciopero di 24 ore a varie modalità per il personale ATM di Milano (proclamato da AL-COBAS).

Nella provincia di Foggia (Puglia): primo mezzo turno della prestazione (da 00.01) per il personale appalti ferroviari Euro&Promos (OSR FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/UGL FERROVIERI/FAST-CONFSAL/ORSA FERROVIE).

In Toscana (tutte le province, regionale): seconda metà del turno per personale appalti ferroviari Euro&Promos Lotto 2 regione Toscana.

In Veneto (regionale, tutte le province): sciopero di 24 ore su Busitalia Sita Nord Unità Produttive Veneto, Umbria e Campania (USB Lavoro Privato/ADL COBAS).

Sciopero 25 maggio 2026

In Italia (tutte le province), sciopero nazionale del settore autotrasporto merci conto terzi (CNA FITA, Confartigianato Trasporti, FAI, FIAP, ecc.).
Orario: 120 ore: dalle 00.00 del 25 maggio alle 24.00 del 29 maggio.

Sciopero 29 maggio 2026

In Italia, sciopero generale di 24 ore.
Nel settore ferroviario, dalle 21.00 del 28/5 alle 21.00 del 29/5.
Nel settore autostrade, dalle 22.00 del 28/5 alle 22.00 del 29/5.
Indetto da CUB/SGB/ADL Varese/SI-COBAS/USI-CIT.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 01 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Sun, 03 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 16
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Quanto costa fare rifornimento in autostrada oggi, 03 maggio 2026? In questa pagina trovi i prezzi medi più recenti disponibili per benzina, gasolio, gpl e metano lungo la rete autostradale italiana, così come comunicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. I valori fotografano la somma tra componente industriale e imposte, cioè accise e Iva, e servono a orientare le scelte prima di mettersi in viaggio. Più sotto pubblichiamo la tabella con i prezzi medi aggiornati e, a seguire, una guida chiara su come si forma il costo alla pompa, per capire perché i listini possono variare nel tempo e tra un’area di servizio e l’altra.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Aggiornamento 02-05-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Benzina SELF 1.858 €
Gasolio SELF 2.115 €
GPL SERVITO 0.912 €
Metano SERVITO 1.600 €

Come si compone il costo dei carburanti

Benzina: il prezzo finale che l’automobilista paga in autostrada è la somma di due macro-voci. La prima è la componente fiscale, pari al 58% del prezzo: include le accise e l’Iva, che pesano in modo significativo sul totale e ne amplificano le variazioni quando cambia la base imponibile. La seconda è la componente industriale, che vale il restante 42% e si divide a sua volta in costo della materia prima e margine lordo della filiera. Il costo della materia prima pesa per il 30%: riflette le quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e il cambio euro/dollaro, variabili che possono muovere il prezzo anche nell’arco di pochi giorni. Il margine lordo incide per il 12% e comprende logistica, stoccaggio, trasporto, costi operativi della rete e il guadagno dell’operatore. È su questa quota che i gestori possono intervenire maggiormente, modulando le politiche commerciali in funzione della domanda, della localizzazione e dei servizi offerti. In sintesi, mentre le imposte fissano un “pavimento†molto alto del prezzo e ne definiscono oltre la metà del valore, le oscillazioni quotidiane sono spesso guidate dalla dinamica delle quotazioni internazionali e dall’andamento del cambio, con la parte di margine che può attenuare o accentuare questi movimenti a seconda delle strategie di vendita.

Gasolio: anche per il diesel il prezzo alla pompa nasce dall’intreccio tra fiscalità e industria, ma con pesi diversi rispetto alla benzina. La componente fiscale ammonta al 45% del prezzo finale e include accise e Iva; la componente industriale è più corposa e arriva al 55%. All’interno di quest’ultima, la materia prima rappresenta il 45% del prezzo complessivo: è la quota direttamente esposta alle quotazioni internazionali dei distillati e al rapporto di cambio euro/dollaro, due fattori che possono determinare rapide variazioni dei listini, specie in fasi di volatilità dei mercati energetici. Il margine lordo incide per il 10% e copre costi di raffinazione, logistica, distribuzione e gestione delle aree di servizio, oltre al profitto dell’operatore; su questa parte è possibile intervenire con politiche di prezzo differenti tra stazioni e tratti autostradali. In pratica, quando i mercati esteri si muovono o il cambio si indebolisce, il gasolio tende a rispondere con una sensibilità elevata proprio perché la sua componente industriale pesa più della metà del prezzo. Le imposte, pur rimanendo una fetta importante, hanno quindi un ruolo relativamente meno dominante rispetto alla benzina, mentre il margine commerciale può contribuire ad assorbire o trasmettere più rapidamente le variazioni dei costi lungo la rete.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 03 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 17
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.816 per la benzina, 2.053 per il diesel, 0.819 per il gpl, 1.586 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.051
Benzina SELF 1.798
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.511

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.063
Benzina SELF 1.826
GPL SERVITO 0.777
Metano SERVITO 1.574

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.069
Benzina SELF 1.833
GPL SERVITO 0.876
Metano SERVITO 1.757

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.065
Benzina SELF 1.845
GPL SERVITO 0.844
Metano SERVITO 1.653

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.036
Benzina SELF 1.808
GPL SERVITO 0.780
Metano SERVITO 1.537

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.048
Benzina SELF 1.815
GPL SERVITO 0.801
Metano SERVITO 1.547

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.061
Benzina SELF 1.826
GPL SERVITO 0.799
Metano SERVITO 1.531

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.043
Benzina SELF 1.804
GPL SERVITO 0.796
Metano SERVITO 1.679

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.055
Benzina SELF 1.817
GPL SERVITO 0.885
Metano SERVITO 1.555

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.045
Benzina SELF 1.822
GPL SERVITO 0.801
Metano SERVITO 1.556

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.038
Benzina SELF 1.784
GPL SERVITO 0.819
Metano SERVITO 1.530

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.057
Benzina SELF 1.816
GPL SERVITO 0.817
Metano SERVITO 1.481

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.049
Benzina SELF 1.812
GPL SERVITO 0.798
Metano SERVITO 1.562

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.052
Benzina SELF 1.828
GPL SERVITO 0.785
Metano SERVITO 1.633

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.067
Benzina SELF 1.829
GPL SERVITO 0.867

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.057
Benzina SELF 1.837
GPL SERVITO 0.829
Metano SERVITO 1.816

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.055
Benzina SELF 1.824
GPL SERVITO 0.811
Metano SERVITO 1.606

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.060
Benzina SELF 1.801
GPL SERVITO 0.815
Metano SERVITO 1.554

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.046
Benzina SELF 1.792
GPL SERVITO 0.808
Metano SERVITO 1.544

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.065
Benzina SELF 1.823
GPL SERVITO 0.896

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.037
Benzina SELF 1.811
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.514

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.043
Benzina SELF 1.804
GPL SERVITO 0.796
Metano SERVITO 1.679

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.055
Benzina SELF 1.817
GPL SERVITO 0.885
Metano SERVITO 1.555

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.045
Benzina SELF 1.822
GPL SERVITO 0.801
Metano SERVITO 1.556

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.049
Benzina SELF 1.812
GPL SERVITO 0.798
Metano SERVITO 1.562

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.055
Benzina SELF 1.824
GPL SERVITO 0.811
Metano SERVITO 1.606

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.046
Benzina SELF 1.792
GPL SERVITO 0.808
Metano SERVITO 1.544

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.038
Benzina SELF 1.784
GPL SERVITO 0.819
Metano SERVITO 1.530

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 03 maggio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.037
Benzina SELF 1.811
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.514

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 03 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 18
Auto a GPL, quali sono le migliori del 2026

In un mercato automobilistico sempre più orientato verso l’elettrificazione, il GPL continua a rappresentare una delle alternative più intelligenti per chi vuole contenere i costi senza complicarsi la vita. Il motivo è semplice: il prezzo alla pompa resta sensibilmente più basso rispetto a benzina e diesel, e in un periodo in cui il costo dei carburanti continua a essere un tema centrale, questa differenza pesa eccome sul bilancio familiare.

Non bisogna poi dimenticare un altro aspetto fondamentale: il GPL è una tecnologia matura. I moderni impianti garantiscono affidabilità, autonomie elevate e costi di manutenzione relativamente contenuti. Dalle citycar perfette per la città fino ai SUV pensati per macinare chilometri, ecco le migliori auto a GPL del 2026.

Le compatte da città

Dimensioni contenute, peso ridotto e consumi bassi: le auto a GPL compatte continuano a essere perfette per la città, soprattutto per chi usa l’auto ogni giorno tra traffico, parcheggi stretti e continui stop and go. Tre modelli che rappresentano ancora oggi il cuore del mercato GPL.

Kia Picanto

La più piccola della selezione è anche una delle più sorprendenti. La Kia Picanto parte da 19.559 euro nella configurazione GPL e riesce a unire dimensioni perfette per la città a una qualità percepita superiore rispetto a molte rivali del segmento A.

Lunga poco più di tre metri e mezzo, si muove agilmente nel traffico e permette di parcheggiare praticamente ovunque. Nonostante questo offre un abitacolo moderno, una buona componente tecnologica e un infotainment ben sviluppato per la categoria. Il motore 1.0 GDi GPL da 64 CV non punta certo alle prestazioni sportive, ma garantisce consumi estremamente contenuti e costi di percorrenza molto bassi, con valori dichiarati inferiori ai 6,9 litri ogni 100 km. La Picanto è la dimostrazione di come una citycar economica possa comunque risultare curata e piacevole nella vita di tutti i giorni.

Dacia Sandero

Quando si parla di GPL in Italia è impossibile non pensare alla Dacia Sandero. Da anni è una delle auto più vendute nel nostro Paese e il motivo è semplice: offre tanto a un prezzo che molte concorrenti non riescono ad avvicinare.

La versione ECO-G 120 parte da 16.600 euro e rappresenta ancora oggi uno dei modi più economici per acquistare una vettura moderna, spaziosa e dai costi di gestione contenuti. La Sandero non cerca effetti speciali o materiali premium, ma punta tutto sulla concretezza. Gli interni sono semplici ma funzionali, lo spazio a bordo è abbondante e la meccanica Renault si è dimostrata nel tempo affidabile e poco costosa da mantenere.

Il motore turbo GPL offre anche una brillantezza superiore rispetto ai vecchi propulsori aspirati a gas, rendendo la Sandero adatta non solo alla città ma anche ai lunghi viaggi.

Renault Clio

Con la Clio il GPL cambia volto e diventa più raffinato. La compatta francese, disponibile da 20.900 euro nella versione ECO-G 120 EDC, punta infatti a un pubblico che cerca qualcosa di più ricercato rispetto alle classiche utilitarie economiche.

L’ultima generazione ha migliorato sensibilmente qualità percepita, design e tecnologia di bordo, avvicinandosi quasi al mondo premium tra schermi digitali, finiture curate e sistemi ADAS completi. Il motore ECO-G da 120 CV permette alla Clio di mantenere buone prestazioni senza sacrificare il risparmio alla pompa, con consumi dichiarati intorno ai 6,5 litri per 100 km.

È una delle scelte più equilibrate del mercato GPL moderno, ideale per chi vuole una vettura versatile capace di affrontare città, tangenziale e autostrada senza difficoltà.

Le spaziose da viaggio

Se il GPL trova terreno fertile in città, è sulle lunghe percorrenze che riesce davvero a mostrare tutto il suo potenziale. Per chi macina chilometri ogni settimana, avere un pieno economico può fare una differenza enorme nel bilancio annuale. Ecco allora cinque modelli pensati per viaggiare, offrendo spazio, comfort e costi di gestione ridotti.

Le migliori auto GPL del momento
Ufficio Stampa Dacia
Dacia Duster da anni tra le migliori auto a GPL: prezzi e consumi

Dacia Duster

La Dacia Duster continua a essere uno dei SUV più intelligenti del mercato. Con il restyling più recente è cresciuta in qualità, tecnologia e presenza su strada, mantenendo però quella filosofia concreta che ne ha decretato il successo.

La gamma GPL è particolarmente interessante perché offre più livelli di elettrificazione. La nuova versione hybrid-G 150 4×4 parte da 28.500 euro, una soluzione unica sul mercato che combina GPL, tecnologia ibrida e trazione integrale.

Il risultato è un SUV capace di affrontare lunghi viaggi, fondi difficili e consumi contenuti senza rinunciare alla praticità. Una formula che nessun altro costruttore oggi propone con la stessa semplicità.

Dacia Bigster

Con la Bigster Dacia entra definitivamente nel segmento dei SUV familiari di grandi dimensioni. Rispetto alla Duster cresce praticamente sotto ogni aspetto: spazio interno, abitabilità, qualità percepita e presenza scenica.

La versione hybrid-G 150 4×4 parte da 29.900 euro e rappresenta una delle proposte più interessanti per chi cerca un SUV spazioso senza voler spendere cifre premium. Poi per chi vuole contenere ulteriormente è disponibile anche la variante mild hybrid-G 140 a trazione anteriore, disponibile da 24.800 euro.

La Bigster punta su comfort e praticità, offrendo un bagagliaio generoso e un’abitabilità da vera auto da famiglia. Un modello che potrebbe diventare rapidamente uno dei punti di riferimento del segmento.

Renault Symbioz

La Renault Symbioz rappresenta il volto più moderno e tecnologico del GPL secondo il gruppo Renault. Disponibile da 25.900 euro con il collaudato motore ECO-G 120, punta su comfort, efficienza e una forte componente digitale.

Gli interni sono ben rifiniti, con schermi ampi e un’impostazione moderna che strizza l’occhio ai SUV premium. Su strada si distingue soprattutto per il comfort di marcia, qualità molto importante per chi affronta frequentemente lunghi viaggi.

Il motore GPL mantiene bassi i costi di gestione senza penalizzare eccessivamente le prestazioni, rendendo la Symbioz una scelta molto interessante per famiglie e pendolari.

DR 3

Tra i marchi che hanno puntato maggiormente sul GPL negli ultimi anni c’è sicuramente DR. La DR 3 parte da 19.900 euro nella configurazione bifuel e continua a conquistare il mercato grazie a un rapporto qualità/prezzo estremamente competitivo.

Il celebre motore 1.5 GPL della casa molisana è semplice e facile da gestire, mentre la dotazione di serie è generalmente più ricca rispetto a molte concorrenti dirette. Telecamera, schermo centrale, cerchi in lega e numerosi accessori spesso arrivano già inclusi.

La DR 3 non punta al lusso o alla guida sportiva, ma offre tanto spazio e costi contenuti, qualità che spiegano il crescente successo del marchio italiano.

Kia Sportage

Chiudiamo con la proposta più ricca e sofisticata della lista. La Kia Sportage GPL parte da 35.750 euro e si rivolge a chi cerca un SUV moderno, tecnologico e ben equipaggiato senza rinunciare al risparmio del gas.

Le dimensioni importanti garantiscono un’elevata abitabilità interna, mentre la qualità costruttiva si conferma tra le migliori del segmento generalista europeo. L’ultima evoluzione della Sportage ha portato un design ancora più personale e tecnologico, con fari futuristici, doppio display panoramico e una ricca dotazione ADAS.

Il GPL qui diventa quasi una scelta strategica: permette infatti di contenere sensibilmente i costi di utilizzo di un SUV di medie dimensioni pensato per affrontare lunghi viaggi e utilizzo familiare intenso. Una delle alternative più complete per chi vuole spazio, tecnologia e convenienza nello stesso pacchetto

Data articolo: Sun, 03 May 2026 05:30:18 +0000
News n. 19
ASR Auto Off, quando conviene disattivare il controllo di trazione

ASR, acronimo di Anti-Slip Regulation, è il sistema elettronico che limita il pattinamento delle ruote motrici in accelerazione. Quando una ruota perde aderenza, la centralina riduce la coppia motrice, frenando la ruota che slitta o facendo entrambe le cose.

Il sistema lavora usando sensori già presenti nell’auto, in particolare quelli dell’ABS, che misurano la velocità di rotazione delle ruote. Se una ruota motrice gira molto più rapidamente delle altre, il software interpreta il fenomeno come perdita di grip e corregge la situazione. L’obiettivo è fare avanzare l’auto in modo più controllabile su fondi bagnati, sporchi, freddi o sdrucciolevoli. L’ESP integra funzioni come ABS e controllo della trazione, ma va oltre perché riconosce i movimenti di sbandata e li contrasta attivamente.

L’ASR interviene quando il problema nasce in accelerazione e riguarda il pattinamento delle ruote motrici; l’ESC lavora sulla stabilità del veicolo ovvero sulla differenza tra la traiettoria voluta dal conducente e quella reale dell’auto. Dal primo novembre 2014 il controllo elettronico della stabilità è obbligatorio su tutti i nuovi veicoli venduti nell’Unione europea, segno che si tratta di un sistema considerato centrale per la sicurezza stradale.

Come funziona il controllo di trazione

Il controllo di trazione entra in gioco quando l’auto sta accelerando e una o più ruote motrici iniziano a girare più velocemente di quanto dovrebbero rispetto alla velocità del veicolo. Su una trazione anteriore il fenomeno riguarda le ruote davanti; su una posteriore quelle dietro; su una integrale la gestione può coinvolgere più assi e dialogare con differenziali, freni e controllo della coppia.

In condizioni normali l’ASR è un alleato. Se si parte su asfalto bagnato, su pavé umido, su una rampa liscia o su una strada fredda, il sistema impedisce alla ruota di pattinare a vuoto. Il conducente può anche premere troppo l’acceleratore, ma la centralina taglia potenza e recupera aderenza. La sensazione al volante può essere quella di un’auto strozzata, ma in realtà il sistema sta evitando che le ruote trasformino la coppia motrice in fumo, rumore e perdita di direzionalità. La logica dell’ASR è conservativa. Quando rileva slittamento, presume che ci sia un problema di aderenza e riduce l’energia trasmessa alle ruote. Nella maggior parte dei casi è ciò che serve. Il paradosso nasce quando l’auto è bloccata in neve alta, fango, sabbia o ghiaia: per uscire dall’impaccio serve a volte un minimo di pattinamento controllato perché la ruota deve scavare, liberarsi, cercare presa o generare slancio.

Cosa succede quando si disattiva l’antipattinamento

Premere ASR Off significa togliere in tutto o in parte l’intervento automatico che limita lo slittamento delle ruote motrici. L’auto torna quindi a rispondere in modo più diretto all’acceleratore. Se il conducente esagera, le ruote possono pattinare liberamente. Se il fondo è scivoloso, la motricità può peggiorare invece di migliorare. Se l’auto ha molta coppia, soprattutto con motori turbo, ibridi o elettrici, la perdita di aderenza può arrivare in modo molto rapido.

La disattivazione non è uguale su tutte le vetture. Su alcuni modelli una pressione breve del tasto esclude soltanto l’antipattinamento mentre una pressione più lunga riduce o disattiva anche il controllo di stabilità. Su altri veicoli esistono modalità intermedie, come Traction, Snow, Mud, Sand, ESC Sport o ESP Off che alzano le soglie di intervento.

Quando conviene disattivare l’ASR

Il caso più classico è l’auto bloccata sulla neve. Se le ruote motrici iniziano a girare e il controllo di trazione taglia potenza, il veicolo può restare fermo e non riesce ad accumulare quel minimo di slancio necessario per uscire dal solco. Disattivare temporaneamente l’ASR può consentire alle ruote di pattinare leggermente e far muovere l’auto. Lo stesso principio vale sul fango. In un prato bagnato, su una strada sterrata molto molle o in uscita da un parcheggio non asfaltato, l’antipattinamento può tagliare coppia appena le ruote iniziano a scavare. A quel punto il conducente sente il motore che non sale di giri e l’auto che non avanza. Una temporanea esclusione del sistema aiuta se si usa l’acceleratore con delicatezza.

Chi guida su fondi sabbiosi sa che il veicolo deve mantenere una certa inerzia. Un controllo di trazione troppo invasivo può interrompere lo slancio e far affondare la vettura. Non a caso alcune auto moderne non chiedono al conducente di spegnere tutto, ma offrono modalità Sand o Mud che permettono più slittamento senza rinunciare alla gestione elettronica.

Quando non bisogna spegnere l’antipattinamento

Nella guida normale l’ASR deve restare attivo. Su strada aperta, con traffico, curve, pedoni, pioggia o asfalto irregolare, lasciare attivi i controlli è la scelta più sicura. Il controllo di trazione serve anche al guidatore esperto quando l’aderenza cambia all’improvviso. Su asfalto bagnato, disattivare l’ASR può peggiorare la situazione. In uscita da una rotonda, in sorpasso o in accelerazione su una giunzione metallica, una ruota che pattina può far perdere motricità e direzionalità. Con una trazione anteriore si può avere sottosterzo, con una posteriore il retrotreno può alleggerirsi, con una integrale la perdita di aderenza può essere mascherata fino a quando diventa più difficile da correggere.

Su ghiaccio il discorso è più delicato. È vero che, se l’auto è bloccata, una temporanea esclusione può aiutare a partire. Ma guidare con ASR disattivato su una strada ghiacciata è un rischio inutile. L’elettronica può impedire che un errore leggero diventi una perdita di controllo più seria.

Neve, catene e pneumatici invernali: cosa cambia

Con le catene da neve montate, il comportamento può variare in base all’auto. Alcuni costruttori consigliano di mantenere i controlli attivi, altri prevedono modalità specifiche o una parziale disattivazione. Le catene modificano la rotazione, il grip e la risposta delle ruote motrici. Per questo l’elettronica può interpretare alcune variazioni come slittamento anomalo. Anche in questo caso il manuale del veicolo resta il riferimento più serio. Con pneumatici invernali di buona qualità l’ASR va lasciato inserito. Una gomma adatta al freddo offre più aderenza meccanica mentre il controllo di trazione gestisce l’eccesso di coppia.

La situazione più tipica in cui si può valutare l’ASR Off è la partenza da fermo su neve alta o compatta, magari dopo che l’auto è rimasta parcheggiata. Prima si prova con dolcezza, marcia alta se possibile su cambio manuale, acceleratore leggero e volante dritto. Se il sistema taglia completamente potenza e il veicolo non si muove, si può disattivare l’antipattinamento, cercare di uscire con movimenti progressivi e riattivare il sistema appena recuperata la marcia.

Data articolo: Sun, 03 May 2026 04:00:19 +0000
News n. 20
SUV di medie dimensioni, quali acquistare sotto i 35.000 euro nel 2026

Non sono più piccoli SUV cittadini ma nemmeno ingombranti modelli di segmento C. In questa terra di mezzo vive uno dei segmenti più interessanti del mercato moderno: quello dei SUV di medie dimensioni. Il loro successo non è casuale. Offrono una posizione di guida rialzata, spazio interno sufficiente per una famiglia, bagagliai generosi e dimensioni ancora compatibili con parcheggi cittadini e traffico urbano. Il tutto senza raggiungere i prezzi spesso proibitivi dei SUV più grandi.

Negli ultimi anni questo segmento si è evoluto tantissimo. Oggi si passa da modelli essenziali e razionali a proposte premium, con motorizzazioni dal benzina all’elettrico. Ecco allora alcuni dei SUV di medie dimensioni più interessanti da acquistare nel 2026 restando sotto la soglia dei 35.000 euro.

Alfa Romeo Junior

Tra le novità più attese degli ultimi anni c’è sicuramente l’Alfa Romeo Junior, il SUV compatto che segna l’ingresso del Biscione in una fascia di mercato fondamentale per volumi e popolarità. Il prezzo parte da 31.050 euro per la versione ibrida da 145 CV, disponibile sia a trazione anteriore sia nella più sofisticata configurazione integrale Q4.

La Junior punta molto su un design filante, con linee sportive e dettagli aggressivi che richiamano la tradizione Alfa Romeo pur reinterpretandola in chiave moderna. Nonostante le dimensioni compatte riesce a mantenere una presenza scenica importante, anche all’interno dove è evidente il posizionamento premium della Junior

Sotto il cofano troviamo il sistema mild hybrid del gruppo Stellantis, che garantisce buoni consumi e una guida fluida soprattutto in città, arricchito da un’impostazione sospensiva studiata da Alfa. È il SUV pensato per chi non vuole rinunciare al piacere di guida pur scegliendo una vettura pratica e versatile.

Dacia Duster

La nuova generazione del SUV Dacia ha fatto un enorme salto in avanti in termini di qualità percepita, tecnologia e design, pur mantenendo quella filosofia concreta che ne ha decretato il successo. Con un prezzo di partenza di 19.900 euro continua a essere una delle proposte più accessibili del mercato. Il bello è che oggi non significa più rinunciare a comfort o tecnologia. Gli interni sono moderni, la plancia meglio organizzata e la gamma motori molto più ampia rispetto al passato.

Si passa infatti dalle varianti GPL fino alle nuove motorizzazioni ibride, comprese le interessanti versioni con trazione integrale. Rimane una delle poche vetture del segmento a mantenere una certa attitudine offroad, grazie ad altezze da terra generose e a una meccanica robusta. La Duster continua a essere la scelta intelligente per chi cerca spazio, semplicità e costi contenuti senza inseguire inutili fronzoli.

Honda HR-V

Una filosofia completamente diversa rispetto a molte rivali europee. Qui il focus si concentra sull’efficienza e sul comfort di guida. La Honda HR-V parte da 34.500 euro nella versione full hybrid e:HEV da 131 CV e 253 Nm di coppia. Si tratta di un sistema ibrido tra i più particolari del mercato perché sfrutta il motore termico per la maggior parte del tempo come generatore di energia per alimentare il sistema elettrico. Nella guida quotidiana la sensazione è molto simile a quella di un’elettrica, grazie alla fluidità di marcia e alla silenziosità.

Mazda CX-30

Con un prezzo di partenza di 28.950 euro nella versione mild hybrid e-Skyactiv G da 140 CV, rappresenta una delle alternative premium sotto la soglia dei 35.000 euro. Lo stile Kodo della CX-30 la rende una delle vetture più filanti e armoniose della categoria, con proporzioni che ricordano quasi una coupé rialzata.

Proprio per il design ricercato, l’abitabilità posteriore della Mazda CX-30 non è la migliore del segmento, soprattutto per chi viaggia spesso in cinque, ma la qualità degli interni compensa ampiamente questo limite. Materiali morbidi, assemblaggi impeccabili e una posizione di guida molto curata la rendono una vettura piacevole da vivere ogni giorno. Su strada emerge tutta la filosofia Mazda: sterzo preciso, assetto equilibrato e una sensazione di connessione con l’auto ormai rara tra i SUV moderni.

I migliori SUV medi da comprare sotto i 35 mila euro
Ufficio Stampa Mazda
Mazda CX-30 tra le occasioni migliori sotto i 35.000 euro

Hyundai Kona

La Hyundai Kona è probabilmente una delle vetture più versatili della categoria. La gamma è talmente ampia da riuscire a coprire praticamente ogni esigenza, passando dal benzina tradizionale fino all’elettrico puro. Il prezzo parte da 27.350 euro per la versione benzina da 115 CV, ma non mancano le interessanti varianti full hybrid da 33.350 euro e le configurazioni completamente elettriche.

La nuova generazione ha puntato moltissimo sul design futuristico, con la firma luminosa anteriore a tutta larghezza che ormai caratterizza i SUV Hyundai più recenti. Gli interni sono moderni e fortemente digitalizzati, con doppio display panoramico e numerosi sistemi di assistenza alla guida.

La Kona convince soprattutto per equilibrio generale. È comoda in città, stabile in autostrada e sufficientemente spaziosa per una famiglia. Un SUV moderno pensato per soddisfare davvero qualsiasi tipo di utilizzo.

Seat Arona

La Seat Arona rappresenta una delle proposte più razionali e concrete del segmento. Con un prezzo di partenza di 22.350 euro per la versione 1.0 TSI da 95 CV, riesce a offrire spazio, semplicità e affidabilità a costi ancora accessibili.

Condivide gran parte della meccanica con gli altri modelli del Gruppo Volkswagen, fattore che si traduce in una piattaforma collaudata e motori estremamente diffusi. Il tre cilindri 1.0 TSI è ormai diventato un punto di riferimento per equilibrio tra consumi, prestazioni e affidabilità. L’Arona non cerca effetti speciali ma punta tutto sulla praticità. Gli interni sono semplici ma ben organizzati, mentre l’abitabilità è sorprendentemente buona considerando le dimensioni esterne relativamente compatte.

Skoda Kamiq

Se esiste un marchio che ha fatto della razionalità e delle soluzioni intelligenti il proprio marchio di fabbrica quello è Skoda. La Kamiq ne è probabilmente uno degli esempi migliori. Il SUV ceco parte da 25.500 euro e continua a convincere per praticità e soluzioni intelligenti.

Basata anch’essa sulla piattaforma condivisa del Gruppo Volkswagen, la Kamiq sfrutta tutta l’esperienza accumulata negli anni per offrire una vettura estremamente concreta. Lo spazio interno è uno dei migliori del segmento, così come il bagagliaio, mentre le celebri soluzioni “Simply Clever†migliorano la vita quotidiana con piccoli dettagli molto utili.

Il design rimane sobrio e razionale, lontano dagli eccessi stilistici di alcuni concorrenti, ma proprio questa semplicità continua a essere uno dei suoi punti di forza. La Kamiq è la classica auto che conquista soprattutto dopo qualche mese di utilizzo, quando si iniziano ad apprezzare davvero praticità e facilità d’uso.

Volkswagen T-Roc

Chiudiamo con una delle regine del segmento: la Volkswagen T-Roc. La nuova generazione ha evoluto profondamente il progetto originale, mantenendo però quella formula che ha reso questo SUV uno dei modelli più apprezzati del marchio tedesco. La T-Roc parte da 33.900 euro e si posiziona in una fascia premium grazie a una qualità percepita elevata, motorizzazioni efficienti e una forte componente tecnologica. Gli interni seguono la classica filosofia Volkswagen: linee pulite, tanta digitalizzazione e un’impostazione estremamente intuitiva.

Il SUV tedesco riesce a bilanciare bene comfort, qualità e dinamica di guida, risultando adatto tanto alla città quanto ai lunghi viaggi. Anche l’insonorizzazione e la stabilità autostradale sono superiori rispetto a molte rivali generaliste. La T-Roc rappresenta probabilmente uno dei migliori compromessi del mercato per chi cerca un SUV moderno, tecnologico e sufficientemente premium senza superare la soglia dei 35 mila euro

Data articolo: Sat, 02 May 2026 13:42:46 +0000
News n. 21
Jeep e Harley-Davidson tornano insieme, riparte la partnership dedicata all’avventura

Dopo oltre dieci anni, due marchi simbolo della cultura americana tornano a condividere la stessa strada. Jeep e Harley-Davidson hanno annunciato una nuova partnership europea per il 2026, riportando in vita una collaborazione che mancava dal 2014 e che, all’epoca, aveva conquistato gli appassionati di motori e lifestyle outdoor.

Un modo per unire due mondi che parlano la stessa lingua fatta di libertà, viaggio e voglia di esplorare. Da una parte i SUV Jeep, dall’altra le iconiche cruiser Harley-Davidson. Due modi diversi di vivere la strada, ma con una filosofia sorprendentemente simile.

Il lancio a Senigallia

Il primo appuntamento ufficiale della partnership si svolge dal 30 aprile al 3 maggio in occasione dell’European Spring Rally di Senigallia, nelle Marche, la cittadina affacciata sull’Adriatico ormai punto di riferimento per gli appassionati Harley-Davidson in Europa. Da lì partirà un vero e proprio tour continentale che accompagnerà i due marchi per tutto il 2026. In calendario ci sono cinque grandi appuntamenti internazionali:

  • European Spring Rally a Senigallia, dal 30 aprile al 3 maggio;
  • Harley Owners Group Rally a Cascais, in Portogallo, dal 18 al 21 giugno;
  • European Bike Week a Faaker See, in Austria, dall’8 al 13 settembre;
  • International Ladies Of Harley a Pescara, il 3 ottobre;
  • HOG Winter Meeting a Genova, il 28 novembre.

Eventi che richiamano migliaia di motociclisti provenienti da tutta Europa e che rappresentano il contesto ideale per rafforzare l’identità condivisa dei due brand. Non è difficile capire perché Jeep e Harley-Davidson abbiano deciso di tornare insieme. Entrambe, negli anni, hanno costruito la propria immagine attorno a valori molto precisi: autenticità, carattere, spirito libero e passione per il viaggio. Valori che oggi, in un mercato sempre più digitalizzato e uniforme, diventano quasi una forma di identità.

Al centro c’è la nuova Jeep Compass 4xe

Protagonista della partnership sarà soprattutto la nuova Jeep Compass 4xe, modello simbolo dell’evoluzione del marchio americano verso una mobilità più moderna ed elettrificata. La Compass 4xe rappresenta infatti il punto d’incontro tra tradizione off-road e nuove tecnologie. La trazione integrale resta un elemento centrale dell’esperienza Jeep, ma viene affiancata da una propulsione elettrificata che punta a ridurre consumi ed emissioni senza rinunciare alle capacità in fuoristrada.

Ed è proprio questo il messaggio che Jeep vuole portare agli eventi Harley-Davidson: l’idea che l’avventura possa evolversi senza perdere il proprio fascino.

Secondo il marchio americano, la Compass 4xe interpreta perfettamente i valori condivisi con Harley-Davidson: scoperta, libertà, passione e autenticità. Non si tratta quindi soltanto di una collaborazione commerciale, ma di una strategia di comunicazione che punta a creare un legame emotivo con il pubblico.

Due icone americane che parlano la stessa lingua

In un momento storico in cui l’automobile sta cambiando rapidamente pelle, partnership come questa mostrano quanto il mondo dei motori stia cercando di puntare sempre di più sull’esperienza e sulla community. Jeep e Harley-Davidson non vendono semplicemente veicoli: vendono un immaginario. E questo immaginario è fatto di strade panoramiche, viaggi improvvisati, percorsi sterrati e raduni affollati dove il motore diventa quasi un linguaggio comune.

La nuova alleanza europea sembra voler ripartire proprio da qui. Non dalle prestazioni pure o dai numeri, ma dal significato emotivo che certi marchi riescono ancora a trasmettere. Per Jeep, inoltre, la partnership rappresenta anche un’occasione importante per rafforzare la presenza della gamma elettrificata presso un pubblico storicamente legato ai motori più tradizionali.

Il 2026 sarà quindi un anno ricco di appuntamenti per gli appassionati dei due marchi, con eventi che uniranno SUV e motociclette sotto la stessa bandiera: quella dell’avventura

Data articolo: Sat, 02 May 2026 13:04:08 +0000
News n. 22
Esame della patente B con il cambio automatico, come funziona e cosa cambia

Non molti sanno che l’esame della patente B può essere sostenuto anche con un’auto con cambio automatico. Una possibilità ancora poco conosciuta, ma destinata probabilmente a diventare sempre più comune. Del resto il mercato dell’auto sta cambiando rapidamente: elettriche, ibride e nuove tecnologie stanno lentamente facendo sparire il classico cambio manuale dalle nostre strade.

Per questo motivo sempre più persone iniziano a chiedersi se abbia ancora senso imparare a usare frizione e leva del cambio, oppure se sia meglio affrontare direttamente l’esame con un’auto automatica. La risposta, come spesso accade, dipende dalle esigenze personali. Vediamo quindi come funziona l’esame, quali sono i limiti della patente con il codice 78 e in quali casi può davvero rappresentare una scelta intelligente.

Patente con il codice 78

La parte teorica dell’esame non cambia assolutamente nulla. Quiz, tempistiche e modalità restano identici per tutti i candidati. La differenza arriva soltanto durante la prova pratica di guida. Chi decide di sostenere l’esame con una vettura dotata di cambio automatico può farlo sia tramite autoscuola sia da privato, senza alcuna distinzione normativa.

Una volta superato l’esame, però, sulla patente viene inserito il cosiddetto codice 78. È una sigla europea armonizzata che specifica una limitazione precisa: il conducente potrà guidare esclusivamente veicoli con cambio automatico. In pratica, la situazione è simile a quella di altri codici presenti sulla patente, come quelli relativi all’obbligo di lenti o occhiali. La patente rimane valida a tutti gli effetti, ma con una restrizione specifica.

Questo significa che mettersi al volante di un’auto con cambio manuale senza aver sostenuto un nuovo esame sarebbe considerato come guidare senza patente valida per quel tipo di veicolo. Una limitazione che oggi può sembrare importante, ma che potrebbe pesare molto meno in futuro. Basta guardare il mercato: l’elettriche non hanno nemmeno la possibilità di un cambio tradizionale, mentre quasi totalità delle ibride adottano trasmissioni automatiche o CVT.

La circolare ministeriale

Le regole sono stabilite chiaramente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La normativa specifica infatti che:

I veicoli di categoria B non devono essere necessariamente dotati di cambio di velocità manuale, fatta salva l’apposizione del codice 78 sulla patente conseguita con veicolo con cambio diverso da quello manuale. Qualora la prova venga sostenuta su veicolo con cambio diverso da quello manuale, sulla patente di guida sarà annotato il codice UE armonizzato 78“.

Tradotto in termini pratici: la legge permette tranquillamente di conseguire la patente con un’auto automatica, ma impedisce poi di guidare vetture manuali senza una nuova prova pratica. Per rimuovere il codice 78 è infatti necessario sostenere nuovamente l’esame pratico utilizzando un’auto con cambio manuale. Non serve rifare la teoria, ma bisogna dimostrare di saper gestire frizione, marce e partenze in sicurezza.

Vantaggi e svantaggi

È piuttosto evidente quale sia il principale vantaggio della patente automatica: durante l’esame pratico sparisce una delle difficoltà più stressanti per chi sta imparando a guidare. Non c’è nessun rischio di spegnere l’auto in partenza, di cambi marcia sbagliati o di partenze in salita da affrontare con l’ansia. Per molte persone, soprattutto chi vive l’esame con forte tensione, può rappresentare un aiuto concreto.

Anche chi ha difficoltà motorie o semplicemente non si sente a proprio agio con il coordinamento frizione-cambio può trovare nella patente automatica una soluzione più accessibile.

Dall’altra parte esiste però uno svantaggio evidente: la limitazione di non poter guidare auto manuali in alcun caso. C’è poi un altro aspetto da considerare. Sebbene il mercato si stia spostando verso l’automatico, in Italia il cambio manuale rimane ancora molto diffuso, soprattutto tra le auto economiche e nel mercato dell’usato.

Ha ancora senso imparare il manuale?

La domanda oggi è più attuale che mai. Da una parte il mondo dell’auto sembra andare rapidamente verso un futuro elettrico e automatico. Dall’altra, milioni di automobilisti continuano ancora a guidare vetture tradizionali. Per chi pensa di acquistare presto un’elettrica o un’ibrida automatica, la patente con codice 78 potrebbe diventare una scelta assolutamente sensata. Chi invece vuole mantenere la massima libertà possibile, magari utilizzando auto diverse o condividendo vetture di famiglia, probabilmente continuerà a preferire il classico esame con cambio manuale.

Data articolo: Sat, 02 May 2026 11:29:54 +0000
News n. 23
Alex Zanardi, la carriera del campione tra Formula 1 e Paralimpiadi

Alex Zanardi ha scritto un capitolo importante del mondo del motorsport, oltre a caricarsi del ruolo di leggenda e di esempio per gli altri. La sua storia non appartiene soltanto al motorsport o al paraciclismo: appartiene a chiunque abbia visto nello sport un modo per rialzarsi, anche quando la vita sembra togliere tutto.

Un uomo che ha attraversato epoche e categorie diverse, dai kart alla Formula 1, passando per la Formula Cart e le Paralimpiadi, costruendo una carriera fuori dal comune. Una vita fatta di velocità, incidenti drammatici, rinascite e nuove sfide affrontate con un sorriso che, negli anni, è diventato quasi il suo marchio di fabbrica.

Con la sua scomparsa, avvenuta nella notte del 1 maggio, il motorsport perde uno dei suoi personaggi più amati. Ma il lascito umano e sportivo di Zanardi continuerà a vivere ancora a lungo.

Gli esordi con il kart

Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Alex Zanardi scopre prestissimo il fascino dei motori. Tutto inizia quasi per gioco, quando il padre gli regala un kart durante l’adolescenza. È il classico momento che cambia una vita: da lì nasce una passione totalizzante per la competizione e la velocità.

Nel 1982 arrivano i primi risultati importanti. Zanardi conquista il terzo posto nella categoria 100 cc e attira subito l’attenzione degli addetti ai lavori. I talent scout notano quel ragazzo aggressivo ma spettacolare nella guida, capace di recuperi impossibili e staccate oltre il limite.

Grazie al supporto di uno sponsor legato al mondo degli pneumatici da kart, Alex riesce a passare alla categoria superiore e a confrontarsi con il panorama internazionale. I risultati crescono rapidamente: nel 1985 e nel 1987 conquista sia il Campionato Italiano sia quello Europeo nella classe 135 cc. Era già evidente il tratto che avrebbe accompagnato tutta la sua carriera: non la ricerca della guida perfetta e pulita, ma quella spettacolare, istintiva, sempre al limite.

La Formula 3 e il sogno della Formula 1

Nel 1988 arriva il debutto in Formula 3, passaggio fondamentale per ogni giovane pilota che sogna la Formula 1. L’impatto però non è semplice. Le monoposto richiedono un approccio completamente diverso rispetto ai kart e Zanardi impiega tempo per adattarsi.

La svolta arriva nel 1990 con il team RC Motorsport. In quella stagione Alex mostra finalmente il suo vero potenziale: chiude secondo nel Campionato Italiano di Formula 3 e conquista la Coppa Europa a Le Mans. Prestazioni che gli aprono le porte della Formula 3000, all’epoca considerata la vera anticamera della Formula 1.

Anche lì il titolo sfugge, ma Zanardi riesce comunque a impressionare grazie a pole position e gare aggressive. Il suo nome inizia a circolare nel paddock della massima categoria, fino alla chiamata che può cambiare tutto: Eddie Jordan lo vuole per sostituire Michael Schumacher nelle ultime gare del 1991. Per un giovane pilota italiano è il sogno che diventa realtà.

L’arrivo in Formula 1

L’approdo in Formula 1 avviene quasi all’improvviso. Zanardi sale sulla Jordan senza una vera preparazione, ma riesce subito a dimostrare velocità e carattere. Il problema, però, è economico: la Jordan vive un momento finanziario complicato e Alex non dispone degli sponsor necessari per garantirsi un sedile stabile.

Nel 1993 arriva una nuova occasione con Lotus F1, squadra storica ma ormai lontana dai fasti del passato. Affianca Johnny Herbert in una stagione difficile, segnata da problemi tecnici e da una monoposto poco competitiva. Nonostante qualche lampo, la mancanza di risultati e sponsor lo lascia nuovamente senza volante. Nel 1994 resta in Lotus come collaudatore, ma il grave incidente di Pedro Lamy gli permette di tornare in pista da titolare.

Anche questa esperienza, però, si interrompe bruscamente: a fine stagione la Lotus abbandona la Formula 1. Ancora una volta, Zanardi si ritrova senza una squadra.

Il passaggio in Formula Cart

Molti piloti avrebbero insistito in Europa. Zanardi invece sceglie una strada diversa e nel 1996 vola negli Stati Uniti per correre in Formula Cart. È la decisione che cambia la sua carriera. Negli USA Alex trova finalmente l’ambiente ideale per il suo stile spettacolare. Il pubblico americano si innamora subito di quel pilota italiano sorridente, aggressivo nei sorpassi e capace di regalare gare memorabili.

Alla prima stagione conquista il terzo posto nel campionato e il premio di Rookie of the Year. Ma è solo l’inizio. Nel 1997 vince il titolo Cart dominando il campionato, impresa che ripete anche nel 1998 con sette vittorie e il titolo conquistato con largo anticipo. Alcuni sorpassi di quegli anni sono ancora oggi considerati tra i più belli della storia delle monoposto americane.

Il successo negli Stati Uniti riporta Zanardi nel mirino della Formula 1. La Williams Racing decide di puntare su di lui per il 1999. Ma il ritorno si rivela deludente: la vettura non è competitiva e Alex chiude la stagione senza punti. A quel punto prende una decisione fondamentale: tornare in America, dove si sente davvero a casa.

L’incidente del Lausitzring

Il 15 settembre 2001 il destino cambia improvvisamente. Durante una gara Cart sul circuito del Lausitzring, in Germania, Zanardi perde il controllo della vettura all’uscita dei box. La sua monoposto viene centrata violentemente da quella del pilota italo-canadese Alex Tagliani. L’impatto è devastante. La Honda di Zanardi viene praticamente spezzata in due. Le condizioni appaiono subito disperate. I medici sono costretti ad amputargli entrambe le gambe per salvargli la vita. Per settimane il mondo dello sport resta col fiato sospeso.

Ma proprio quando tutti pensano che la sua carriera e la sua vita pubblica siano finite, Zanardi sorprende ancora una volta tutti. A dicembre dello stesso anno si presenta ai Caschi d’Oro e, davanti a una platea commossa, si alza dalla sedia a rotelle. Quel gesto diventa il simbolo della sua rinascita.

La seconda vita nell’handbike

Per molti sarebbe stato il punto finale. Per Alex Zanardi, invece, è soltanto un nuovo inizio. Dopo anni di riabilitazione torna a fare sport, scegliendo l’handbike. Anche in questa disciplina emerge immediatamente il suo spirito competitivo. Nel 2007 debutta alla maratona di New York chiudendo quarto.

Da lì in avanti la sua crescita è impressionante. Nel 2010 conquista il titolo italiano su strada e nel 2011 vince proprio la maratona di New York, uno dei momenti più emozionanti della sua nuova carriera. Le Paralimpiadi di Giochi Paralimpici di Londra 2012 lo consacrano definitivamente: conquista due medaglie d’oro e un argento, diventando uno degli atleti simbolo dell’intera manifestazione.

Il copione si ripete anche a Giochi Paralimpici di Rio 2016, dove Alex aggiunge altre due medaglie d’oro e un argento alla sua incredibile collezione. Ma più dei successi, colpiva il suo atteggiamento. Zanardi parlava spesso della disabilità senza pietismo, trasformando ogni difficoltà in una sfida personale da affrontare con ironia e determinazione.

Il secondo incidente e il lungo silenzio

Il 19 giugno 2020 arriva un altro drammatico capitolo. Durante una staffetta benefica in handbike vicino a Pienza, Zanardi perde il controllo del mezzo e si scontra frontalmente con un camion. Le ferite sono gravissime. Viene sottoposto a delicati interventi neurochirurgici e maxillo-facciali. Da quel momento inizia un periodo lunghissimo fatto di operazioni, riabilitazione e silenzio mediatico. La famiglia sceglie giustamente la massima riservatezza, mentre il mondo dello sport continua a seguirne le condizioni con affetto e rispetto.

Negli ultimi anni, il nome di Alex Zanardi è rimasto legato soprattutto alla sua enorme eredità umana. Perché la sua figura aveva ormai superato il confine dello sport. Come un’altra leggenda Ayrton Senna, si spegne la sera del 1 maggio lasciando un’eredità di valori e coraggio difficilmente ripetibili.

Data articolo: Sat, 02 May 2026 09:18:11 +0000
News n. 24
F1, GP Miami: Ferrari getta la pole tradita dalle Soft

Le Ferrari iniziano le Fp1 con gomme Hard per valutare il nuovo pacchetto aggiornamenti con grip costante. La SF-26 appare stabile, ma con interpretazioni diverse: Leclerc è subito pulito, mentre Hamilton fatica nel T2 e T3, soffrendo instabilità in accelerazione e un forte bloccaggio. Il team si concentra sulla gestione dell’ibrido (MGU-K) e sui miglioramenti necessari nelle curve 11, 12, 14 e 17.

Dopo 20 minuti, i piloti rientrano ai box: Leclerc riduce il carico all’avantreno abbassando i riferimenti, mentre su entrambe le vetture si interviene sulle sospensioni per migliorare l’agilità nelle curve lente. Nonostante una pista scivolosa, Leclerc si porta in vetta, pur pagando 3 decimi di deficit velocistico nel T3 rispetto alla Mercedes di Antonelli.

Passo gara e simulazione qualifica

Nelle prove “high fuel” con target 1:33.0, la Ferrari mostra un ritmo superiore a McLaren e Red Bull, evidenziando costanza e assenza di degrado pneumatico. Nella simulazione del giro secco con gomme Rosse, Leclerc ottiene il miglior tempo assoluto nonostante un passaggio non perfetto e un ritardo di potenza della Power Unit nel terzo settore rispetto a Mercedes.

Hamilton, rallentato da un lungo nel T2 e dalle solite difficoltà nel T3, chiude terzo a circa 4 decimi dal compagno. Nonostante il debutto positivo dei nuovi aggiornamenti, resta l’incognita sul reale potenziale dei rivali in qualifica e sull’impatto delle modifiche FIA all’ibrido nel confronto diretto con il motore Mercedes. Senza contare l’utilizzo delle coperture.

GP Miami, qualifica sprint SQ1: Ferrari ha ottimo potenziale

Pronti via, nessuna esitazione: all’accensione del semaforo verde, le due monoposto di Maranello calcano subito l’asfalto. Entrambe montano la mescola Media, rimasta intonsa durante la lunga sessione di libere da 90 minuti. L’obiettivo primario è innescare correttamente l’asse anteriore prima di spingere sul cronometro, affrontando anche un vento contrario nel primo settore.

Il pilota monegasco detta subito il ritmo, staccando il compagno di squadra di tre decimi. Segue un doppio passaggio di raffreddamento, sfruttato per affinare l’assetto tramite indicazioni via radio. La dinamica della vettura mostra una buona propensione alla rotazione e il muretto opta per un ulteriore tentativo di sicurezza, pronto a sospenderlo in caso di qualificazione garantita.

I tempi scendono per entrambi, ma è la McLaren di Lando Norris a beffarli per appena 11 millesimi. I due alfieri del Cavallino Rampante superano agevolmente il taglio e rientrano nei box. Resta però il nodo del T1, dove la vettura numero 16 accusa un ritardo di due decimi e mezzo dall’inglese. Inoltre serve migliorare la gestione delle coperture nel T3.

GP Miami, qualifica sprint SQ2: Leclerc accende le speranze della Ferrari

Il gioco si fa serio e si iniziano a svelare le vere carte in tavola. Anche in questa fase, le Rosse abbandonano immediatamente la corsia box non appena scatta il verde, calzando nuovamente le coperture a banda gialla. La priorità assoluta resta la gestione termica dell’anteriore, che tende a perdere calore nei lunghi rettilinei. Le condizioni del vento restano stabili, scatta la modalità push.

La SF-26 denota un bilanciamento neutro, premiando soprattutto la precisione di Charles in fase di inserimento. Di contro, Lewis fatica maggiormente nei tratti lenti, dovendo correggere frequentemente col volante: un sintomo verosimilmente imputabile a una non perfetta finestra di utilizzo degli pneumatici. Dopo la canonica doppia tornata di cool-down, si torna a spingere.

Il monegasco accusa una perdita di trazione dovuta a un sovrasterzo proprio nell’ultima piega del tracciato, vanificando in parte un giro fino a quel momento eccellente, ma riuscendo comunque a mantenere la leadership. Il britannico lima il proprio crono, rimanendo però attardato di mezzo secondo.

Questo divario evidenzia lo stato di grazia del numero 16 e, parallelamente, la mancanza di confidenza dell’inglese. Il turno si conclude con Leclerc prepotentemente in lotta per il vertice, mentre la McLaren nasconde un grande potenziale e la Mercedes rimane ancora nell’ombra. Ma come detto, sarà cruciale gestire al meglio l’attivazione delle mescole Soft, nella SQ3.

GP Miami, qualifica sprint SQ3: il divario di grip sulle soft stende La Rosa

Siamo alla resa dei conti e la tensione è palpabile: ogni minima sbavatura si paga a caro prezzo. Si passa alle gomme Soft, dove la corretta attivazione termica per estrarre il massimo grip meccanico diventa un fattore cruciale. Il giro di uscita dai box appare insolitamente cauto, sfociando nella massima potenza ibrida solo in prossimità dell’ultima curva.

Purtroppo per la scuderia italiana, i tentativi lanciati si rivelano sporchi, macchiati da troppe correzioni al volante da parte di entrambi i portacolori. Lewis fa mea culpa in radio per un errore nel secondo settore e una sbavature nel T3. Leclerc sceglie il silenzio, pur sapendo di aver lasciato decimi preziosi per strada. La bandiera a scacchi sentenzia un quarto posto per Charles e relega Lewis in settima piazza.

Benché la vettura italiana sia profondamente diversa rispetto a quella 2025, nel momento decisivo sono ancora una volta le gomme a tradire la Ferrari. Vasseur lo aveva detto: “servirà ottimizzare il fine settimana“. A conti fatti le ambizioni della Ferrari svaniscono, e la prima sessione ufficiale del weekend mostra un contesto contrario a quanto voluto. C’è però tempo per recuperare iniziando dalla gara sprint di oggi.

Data articolo: Sat, 02 May 2026 06:21:34 +0000
News n. 25
Spia rossa temperatura acqua accesa, cosa fare per salvare il motore

Se mentre sei alla guida vedi apparire sul cruscotto il simbolo di un termometro rosso, la tua auto ti sta dicendo che c’è un problema grave all’impianto di raffreddamento del motore.

In officina consideriamo questo segnale un’allerta critica, a differenza delle spie gialle che indicano la necessità di una verifica a breve termine. Ignorare questo avviso, anche solo per pochi chilometri, significa esporre il tuo propulsore a danni strutturali che spesso risultano irreparabili.

Cosa segnala la spia

Per capire la gravità della situazione, devi prima considerare come la spia si accende. La luce rossa del refrigerante non si attiva sempre per lo stesso motivo, vediamo quindi le varie motivazioni:

  • spia rossa fissa: la temperatura del liquido ha superato la soglia termica di sicurezza, solitamente impostata oltre i 115°C;
  • spia rossa lampeggiante: in questo caso segnala che il livello del liquido refrigerante è sceso sotto il minimo consentito e il sensore sta rilevando la mancanza di fluido;
  • messaggio sul computer di bordo: nelle auto più moderne, la spia è accompagnata da un testo che segnala di arrestare il motore immediatamente o una mancanza del liquido refrigerante;
  • lancetta temperatura: se hai uno strumento che indica la temperatura, vedi fisicamente il segnalatore salire verso i 130°C o la zona rossa, segno che il liquido sta già bollendo.

Capire queste differenze ti aiuta a segnalare in modo adeguato il problema della tua auto all’officina: nel primo caso la meccanica sta soffocando per il calore, nel secondo manca proprio la materia prima per proteggerla.

Posso proseguire o devo fermarmi subito?

La risposta è una sola: devi fermarti il prima possibile per verificare la situazione. Non appena le condizioni del traffico lo permettono, accosta e spegni il motore. Proseguire la marcia con la spia rossa accesa senza un controllo significa rischiare il grippaggio dei pistoni o la deformazione della testata. Una volta fermo, agisci con prudenza per capire cosa è successo:

  • osserva il cofano: se vedi uscire vapore dalle fessure, allontanati e non tentare di intervenire, aspetta che il fumo smetta del tutto di fuoriuscire;
  • non aprire il tappo della vaschetta: la pressione creata internamente farebbe schizzare il liquido bollente violentemente, causandoti ustioni gravissime;
  • verifica il livello: se dopo aver controllato noti che il liquido è al minimo, puoi proseguire con estrema cautela fino all’officina più vicina;
  • controlla la vaschetta: se la vedi completamente vuota, non tentare di ripartire e chiama il soccorso stradale, poiché trascinare l’auto in queste condizioni distruggerebbe il motore.

Se il fluido è poco sotto il minimo, il rabbocco è l’unica soluzione per poter proseguire la marcia in sicurezza senza dover chiamare il carro attrezzi. Tuttavia, ricorda che prima di procedere è fondamentale attendere almeno trenta o quaranta minuti per far scendere la pressione ed evitare spruzzi bollenti.

Quanto costa la riparazione

Il costo per ripristinare il tuo sistema di raffreddamento dipende interamente dalla causa del guasto e dalla velocità con cui hai spento il motore. In officina analizziamo diversi scenari, dai più semplici ai più complessi, che influenzano direttamente la spesa finale:

  • sensore temperatura o tappo vaschetta: a volte la spia si accende per un falso contatto o perché il tappo non tiene più la pressione corretta e in questi casi la spesa si aggira tra i 80 e i 120 euro;
  • valvola termostatica bloccata: se questo componente resta chiuso impedisce il passaggio del liquido verso il radiatore e l’intervento completo di sostituzione e spurgo oscilla tra i 180 e i 280 euro;
  • pompa acqua: quando la pompa smette di far circolare il fluido il lavoro diventa più complesso e la spesa può variare tra i 250 e gli 800 euro, in quanto in molti casi è necessario sostituire anche il kit distribuzione;
  • rottura di un manicotto: se il surriscaldamento è causato dalla fessurazione di un tubo in gomma, il prezzo per la sostituzione del pezzo e il ripristino del fluido si aggira mediamente tra i 150 e i 250 euro;
  • radiatore bucato: se l’impianto perde a causa del radiatore danneggiato, il costo del componente e della manodopera può andare dai 400 fino anche agli 800 euro;
  • elettroventola guasta: se la ventola non si attiva per raffreddare il circuito il prezzo dell’intervento varia tra i 200 e i 350 euro;
  • guarnizione della testata: questo è il danno peggiore che si verifica se hai insistito nella marcia con la spia accesa e per questa riparazione si parte dai 900 euro in su.

Tieni presente che queste stime sono relative a vetture di media cilindrata e non di lusso, per le quali i costi possono essere molto più alti, e sono comprensive del prezzo dei ricambi e della manodopera necessaria per lo spurgo dell’aria e il riempimento del nuovo liquido refrigerante.

I consigli del meccanico

Per evitare di ritrovarti fermo in una corsia d’emergenza, devi cambiare approccio alla manutenzione della tua auto. In officina vedo spesso danni gravi che potevano essere evitati con qualche accortezza in più. Ecco alcuni consigli che posso darti per proteggere il tuo motore:

  • non usare mai acqua del rubinetto: il calcare crea incrostazioni che intasano il radiatore e corrodono le pale della pompa acqua;
  • usa solo liquido refrigerante specifico: rispetta sempre il colore e le specifiche tecniche indicate dal costruttore della tua vettura;
  • verifica il livello della vaschetta una volta al mese: assicurati che il fluido sia sempre compreso tra le tacche di minimo e massimo;
  • controlla i manicotti: verifica che non ci siano residui biancastri sui tubi in gomma, segno di una possibile perdita;
  • tieni d’occhio la lancetta della temperatura: in condizioni normali deve restare stabile intorno ai 90 gradi e, se noti che sale troppo sopra questa soglia, ti consiglio di recarti subito in officina per un controllo preventivo;
  • intervieni subito: se vedi il livello scendere, porta l’auto in officina per una prova di pressione del circuito;
  • effettua una manutenzione regolare: durante il tagliando, il meccanico verifica lo stato di salute di tutto l’impianto di raffreddamento.
Data articolo: Sat, 02 May 2026 05:30:42 +0000


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