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News passione per motori da virgilio.it

News passione motori

News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Il giorno 12 aprile 2026 registra diverse situazioni di traffico sulle principali autostrade italiane, con alcuni eventi significativi come una scorta veicoli in A1 tra San Vittore e Caianello per coda dovuta a safety car e una coda di 1 km tra Bivio A1-Variante e Sasso Marconi a causa del ripristino di un incidente. Inoltre, condizioni meteo avverse come vento forte e nebbia interessano tratti dell’A14, causando rallentamenti e condizioni di guida difficili.

A1 Milano-Napoli



09:03 – Scorta veicoli tra San Vittore e Caianello
Coda per safety car
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 682.1 al chilometro 685.0 per una lunghezza di 2.9 km.



08:20 – Bivio A1-Variante e Sasso Marconi
Coda di 1 km per Ripristino incidente
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 213.8 al chilometro 220.0 per una lunghezza di 6.2 km.



08:15 – Area di servizio Frascati est
Servizi igienici e benzina non disponibili per Interruzione Erogazione Idrica
Direzione G.R.A.
Servizi non disponibili, nessuna coda segnalata.

A14 Bologna-Taranto



08:43 – Tra Acquaviva Delle Fonti e Gioia del Colle
Vento Forte in entrambe le direzioni
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 709.6 al chilometro 697.6 per una lunghezza di 12 km.



08:31 – Tra Poggio Imperiale e San Severo
Nebbia a banchi con visibilità di 100 metri in entrambe le direzioni
Direzione in entrambe le direzioni
La tratta interessata va dal chilometro 528.6 al chilometro 507.0 per una lunghezza di 21.6 km.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Sun, 12 Apr 2026 07:08:00 +0000
News n. 2
Sciopero dei trasporti aprile 2026: calendario e orari città per città

Ad aprile 2026 sono previsti numerosi scioperi che interesseranno diversi settori del trasporto in Italia, sia su scala nazionale che locale. In questo articolo sono raccolte tutte le informazioni chiave sugli scioperi annunciati, con dettagli sulle date, le città, gli orari e le categorie di lavoratori coinvolte. Segue il calendario completo degli scioperi previsti per il mese di aprile 2026, organizzato per data e città, per aiutare cittadini e imprese a pianificare spostamenti e attività.

Sciopero 10 aprile 2026

Nella città di Roma e nel resto d’Italia, il personale della Soc. ENAV ACC Roma sarà coinvolto in uno sciopero nazionale del settore aereo, con stop dalle 13.00 alle 17.00, proclamato da UILT-UIL, FAST-CONFSAL-AV, RSA, ASTRA. Sempre nella stessa fascia oraria, il personale ENAV dell’Aeroporto di Milano Malpensa e dell’ENAV ACC di Milano aderisce allo sciopero. In tutta Italia saranno dunque possibili disagi nel trasporto aereo.

Nella città di Napoli lo stop coinvolge il personale della Soc. ENAV Aeroporto di Napoli, sempre dalle 13.00 alle 17.00, per uno sciopero interregionale indetto da UILT-UIL, UGL-TA, FAST-CONFSAL-AV.

Nei servizi di trasporto pubblico locale la società Busitalia Sita Nord si ferma nelle regioni Veneto, Umbria e Campania per 4 ore, dalle 20.01 alle 24.00, coinvolgendo i lavoratori di autobus regionali. Gli scioperi sono proclamati da USB LAVORO PRIVATO e ADL COBAS.

Sciopero 11 aprile 2026

In tutta Italia è indetto uno sciopero nazionale di 24 ore, che coinvolge il personale RFI addetto alla manutenzione delle infrastrutture ferroviarie. Lo sciopero è promosso dall’Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione Infrastruttura RFI e dai sindacati Cobas Lavoro Privato/Coordinamento Ferrovieri. Durante l’11 aprile il servizio ferroviario potrà subire forti disagi su scala nazionale.

Sciopero 13 aprile 2026

Nella regione Campania, in particolare nella città di Napoli, è proclamato uno sciopero di 4 ore, dalle 11.00 alle 15.00, per il personale della Società EAV di Napoli, promosso da OSR ORSA AUTOFERRO TPL. Uno sciopero nazionale nel settore degli appalti ferroviari riguarda tutti i lavoratori della società Elior Ristorazione e durerà 4 ore a inizio del turno montante, proclamato dai COBAS LAVORO PRIVATO.

Nel Friuli-Venezia Giulia, città di Udine, il personale della società Arriva Udine sciopera per 4 ore: servizi urbani 17.30–21.29, extraurbani 17.15–21.14. In Calabria, città di Cosenza (società IAS Autolinee di Corigliano-Rossano), sciopero di 4 ore dalle 10.57 alle 14.57, proclamato da RSA FILT-CGIL/UILT-UIL/FAISA-CISAL.

Sciopero 14 aprile 2026

Nella regione Sicilia, sciopero regionale nel settore trasporto merci: il Comitato Trasporto Siciliano indice uno stop di 120 ore per fermo dei servizi di autotrasporto c/terzi, da 00.01 del 14 aprile a 24.00 del 18 aprile.

Sciopero 17 aprile 2026

Nella città di Messina e nell’area Stretto di Messina (Sicilia), il personale della società BluJet incrocia le braccia per 8 ore: dalle 09.01 alle 17.01 (settore marittimo), sindacati OSP FILT-CGIL/UILT-UIL.

Nella città di Milano (Lombardia) e nelle province di Pavia, Monza e Brianza, Lodi, il personale della società Addabus si ferma per 4 ore: dalle 08.45 alle 12.45. Adesione di OST FILT-CGIL/FIT-CISL/UILT-UIL/FAISA-CISAL.

Sciopero 19 aprile 2026

Nella città di Firenze (Toscana) il personale della società Gest incrocia le braccia per 4 ore, dalle 13.00 alle 17.00. Sindacato promotore: OSP COBAS LAVORO PRIVATO.

Sciopero 20 aprile 2026

Nella città di Vasto (Chieti, Abruzzo), il personale della società Autoservizi Tessitore sarà coinvolto in uno sciopero locale di 4 ore: dalle 09.00 alle 13.00, promosso da OSP FAISA-CISAL.

Contemporaneamente, in tutta Italia il sindacato TRASPORTOUNITO proclama uno sciopero nazionale nel settore trasporto merci per una durata di 144 ore (00.00 del 20 aprile alle 24.00 del 25 aprile).

Sciopero 21 aprile 2026

Nella città di Frosinone (Lazio) il personale della società Cialone Tour sciopera per 24 ore. Nel Trentino-Alto Adige, provincia di Bolzano, sciopero provinciale di 24 ore per i lavoratori della SASA. Promuovono OSR FILT-CGIL/UGL/USB LAVORO PRIVATO/ORSA TRASPORTI.

Sciopero 24 aprile 2026

Nella città di Milano, sciopero locale dell’ATM: ATM e NET Trezzo (8.45 – 15.00), NET Monza (14.50 – 18.50), Funicolare Como Brunate (8.30 – 16.30). Sciopero proclamato da CONFIAL-TRASPORTI.

Sciopero 27 aprile 2026

Nella città di Bari (Puglia), personale STP Bari incrocia le braccia per 4 ore: dalle 17.30 alle 21.30. A Napoli (Campania), personale Air Campania sciopera 4 ore dalle 8.30 alle 12.30, indetto da OSR USB LAVORO PRIVATO.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 10 aprile 2026: città, orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 11 aprile 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Sun, 12 Apr 2026 06:00:00 +0000
News n. 3
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

In questo articolo trovi in sintesi i prezzi medi dei principali carburanti lungo la rete autostradale italiana, l’indicazione della data di ultimo aggiornamento ufficiale e una guida chiara alla composizione del costo alla pompa. Oltre alla tabella con benzina, gasolio, gpl e metano, spieghiamo come incidono le imposte e la componente industriale (materia prima e margine del distributore) sul prezzo finale. L’obiettivo è offrire un quadro pratico per orientare le scelte di rifornimento e comprendere perché le tariffe possano variare nel tempo e tra stazione e stazione, anche a parità di carburante ed erogazione.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento: 11-04-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO (euro)
Gasolio SELF 2.196
Benzina SELF 1.817
GPL SERVITO 0.896
Metano SERVITO 1.581

Come si compone il costo dei carburanti

Il prezzo della benzina alla pompa deriva da due macro-componenti: la parte fiscale e quella industriale. Per la benzina, la componente fiscale pesa per il 58% del totale, mentre la componente industriale incide per il restante 42%. La quota fiscale include accise e Iva: si tratta di voci stabilite dalla normativa e, in quanto tali, non dipendono dalle scelte del singolo operatore. La componente industriale, invece, si scompone in costo della materia prima e margine lordo della filiera. La materia prima vale il 30% del prezzo finale ed è influenzata principalmente dalle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e dall’andamento del cambio euro/dollaro: se i mercati aumentano o la valuta europea si indebolisce, la spinta al rialzo si riflette progressivamente sui listini. Il margine lordo pesa il 12% del prezzo ed è la porzione su cui operatori e gestori possono intervenire, nel rispetto della concorrenza e delle politiche commerciali: qui rientrano fattori come logistica, costi di esercizio, servizi offerti e livello di competizione locale. Anche le differenti modalità di vendita (self o servito) e la localizzazione della stazione incidono sul prezzo finale. La combinazione tra struttura fiscale fissa e variabile industriale legata ai mercati spiega perché i prezzi possano oscillare nel breve periodo e differire tra impianti.

Per il gasolio, lo schema è analogo ma con pesi differenti tra le due grandi componenti: la parte fiscale incide per il 45%, mentre la componente industriale arriva al 55% del prezzo finale. All’interno di quest’ultima, il costo della materia prima rappresenta il 45% e riflette l’andamento delle quotazioni internazionali e del cambio euro/dollaro; questi elementi possono trasmettere rapidamente le variazioni ai listini, soprattutto in fasi di volatilità dei mercati energetici. Il margine lordo vale il 10% del prezzo ed è la leva su cui i diversi operatori possono agire, tenendo conto di costi operativi, logistica, dinamiche competitive, servizi accessori e politiche commerciali. In aggiunta, la struttura della rete, la tipologia di erogazione e il livello di concorrenza locale contribuiscono a determinare differenze anche rilevanti tra un punto vendita e l’altro. Poiché il gasolio è ampiamente utilizzato sia in ambito privato sia in attività professionali e di trasporto, le condizioni di domanda e offerta possono incidere sulla formazione del prezzo nel tempo. Nel complesso, l’equilibrio tra carico fiscale, quotazioni della materia prima e margini spiega la variabilità dei prezzi del gasolio e aiuta a interpretare gli scostamenti tra aree geografiche e impianti.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 12 Apr 2026 06:00:00 +0000
News n. 4
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.789 per la benzina, 2.166 per il diesel, 0.804 per il gpl, 1.595 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.153
Benzina SELF 1.786
GPL SERVITO 0.790
Metano SERVITO 1.510

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.163
Benzina SELF 1.806
GPL SERVITO 0.754
Metano SERVITO 1.567

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.199
Benzina SELF 1.817
GPL SERVITO 0.833
Metano SERVITO 1.737

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.178
Benzina SELF 1.806
GPL SERVITO 0.830
Metano SERVITO 1.650

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.165
Benzina SELF 1.785
GPL SERVITO 0.779
Metano SERVITO 1.544

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.177
Benzina SELF 1.780
GPL SERVITO 0.789
Metano SERVITO 1.558

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.175
Benzina SELF 1.785
GPL SERVITO 0.774
Metano SERVITO 1.567

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.148
Benzina SELF 1.775
GPL SERVITO 0.793
Metano SERVITO 1.692

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.158
Benzina SELF 1.793
GPL SERVITO 0.867
Metano SERVITO 1.555

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.174
Benzina SELF 1.780
GPL SERVITO 0.783
Metano SERVITO 1.563

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.143
Benzina SELF 1.774
GPL SERVITO 0.807
Metano SERVITO 1.529

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.175
Benzina SELF 1.807
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.481

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.163
Benzina SELF 1.777
GPL SERVITO 0.783
Metano SERVITO 1.578

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.173
Benzina SELF 1.793
GPL SERVITO 0.772
Metano SERVITO 1.646

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.170
Benzina SELF 1.790
GPL SERVITO 0.856

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.178
Benzina SELF 1.806
GPL SERVITO 0.810
Metano SERVITO 1.819

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.157
Benzina SELF 1.782
GPL SERVITO 0.798
Metano SERVITO 1.606

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.177
Benzina SELF 1.789
GPL SERVITO 0.805
Metano SERVITO 1.612

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.146
Benzina SELF 1.780
GPL SERVITO 0.796
Metano SERVITO 1.564

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.158
Benzina SELF 1.798
GPL SERVITO 0.871

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 12 aprile 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.166
Benzina SELF 1.775
GPL SERVITO 0.792
Metano SERVITO 1.530

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 12 Apr 2026 06:00:00 +0000
News n. 5
Noleggio auto a lungo termine in calo nel 1° trimestre del 2026: ecco tutti i dati

Il noleggio auto a lungo termine è un’opzione molto diffusa, con privati e aziende che sempre più spesso puntano a una soluzione di questo tipo come alternativa all’acquisto di una nuova vettura. Gli ultimi dati pubblicati da UNRAE, sulla base dei dati forniti dal MIT, mettono in evidenza l’andamento del settore nel corso del primo trimestre del 2026. Ecco tutti i dettagli in merito.

Noleggi in calo

Il settore del noleggio a lungo termine ha registrato un totale di 251.680 contratti in Italia nel corso del primo trimestre del 2026. Si tratta di un calo dell’1% rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente e anche della prima flessione dal 2022, primo anno di cui disponiamo i dati di confronto.

Nonostante il leggero calo, il volume di contratti continua a essere particolarmente elevato, confermando, come sottolineato da UNRAE nel suo comunicato ufficiale, il trend di crescita strutturale del settore. Da segnalare che il 15,2% dei contratti è stato stipulato da automobilisti privati (con un calo dell’1,4% su base annua) mentre l’84,3% è stato sottoscritto da società (per il 65,1% si tratta di aziende non appartenenti al settore automotive.

Un altro aspetto interessante da evidenziare è la durata media dei contratti sottoscritti nel corso del primo trimestre dell’anno: questo dato risulta pari a circa 22 mesi, in crescita rispetto ai 20 mesi del primo trimestre dello scorso anno. Considerando gli automobilisti privati, la durata media è pari a 25 mesi.

Ricordiamo che le immatricolazioni di nuove auto in Italia sono in crescita nel primo trimestre del 2026 con gli italiani che continuano a preferire le auto “green”.

Le auto più noleggiate

Il report sul noleggio include diversi dati di grande rilevanza. In particolare, si segnala una crescita del 57,4% per le auto ibride plug-in, sempre più un punto di riferimento del mercato come confermano anche i dati sulle immatricolazioni di nuove vetture. Crescono, anche se in misura minore, le auto elettriche, con un incremento del 12,6%, e le auto ibride senza sistema plug-in, che registrano un passo in avanti del 21,8%, confermandosi anche l’opzione preferita da chi sceglie il noleggio a lungo termine, con una quota del 33,7%.

Per quanto riguarda le quote di mercato, inoltre, le auto diesel si piazzano al 29,6% mentre le auto a benzina arrivano al 18%. Le ibride plug-in si fermano all’11,5% mentre le elettriche sono al 5,6%. Da segnalare che le ibride plug-in sono la scelta preferita dai privati, con una quota del 36,8%.  Il noleggio a lungo termine è sinonimo di SUV, con una quota complessiva del 60,3% per le vetture “rialzate”. Le berline si fermano al 27,3% mentre le station wagon sono al 9,9%.

I dati geografici

L’analisi geografica vede la Lombardia occupare il primo posto per il settore del noleggio a lungo termine tra le Regioni italiane. La quota complessiva è del 31,2%: quasi un contratto ogni tre, quindi, viene sottoscritto in Lombardia. Il vantaggio rispetto alle altre aree geografiche del Paese è davvero significativo: la classifica comprende Trentino-Alto Adige (11,5%), Lazio (11,5%), Emilia-Romagna (9,0%), Veneto (6,4%) e Campania (6,3%). Per quanto riguarda il noleggio con contratto sottoscritto da privati, invece, la classifica cambia completamente. Le Regioni dove questa soluzione risulta essere molto diffusa sono Molise (32,9%), Puglia (32,4%) e Calabria (30,7%) dove l’incidenza dei privati è sensibilmente superiore rispetto alla media nazionale.

Data articolo: Sun, 12 Apr 2026 05:30:41 +0000
News n. 6
Le auto nuove costano troppo: il mercato dell’usato torna a crescere in Italia

Negli ultimi anni, il mercato dell’usato è diventato sempre più importante per l’Italia, anche in considerazione dell’aumento dei prezzi registrato dai veicoli nuovi. Chi deve acquistare un’auto oppure un veicolo a due ruote può oggi andare alla ricerca di nuove offerte nel settore dell’usato e trovare opzioni sicuramente interessanti.

Gli ultimi dati inclusi nel bollettino Auto-Trend pubblicato da ACI e basato sui dati del PRA confermano una ripresa per il settore dell’usato nel corso del mese di marzo 2026. Tornano a crescere, dopo un breve rallentamento, i passaggi di proprietà. Andiamo ad analizzare tutti i dati inclusi nell’ultimo bollettino.

Crescono i passaggi di proprietà

I dati del bollettino Auto-Trend confermano una ripresa del settore dell’usato in Italia. Nel corso del mese di marzo 2026, infatti, sono stati registrati 302.571 passaggi di proprietà. Il dato non considera le minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale). Il settore cresce del 5,6% (+0,8% a parità di giornate lavorative).

Da segnalare anche un aumento per i motocicli che fanno segnare un totale di 65.113 trasferimenti con un incremento su base annua pari al +9,2% (+4,2% a parità di giornate lavorative). Per quanto riguarda i passaggi di proprietà per tutti i veicoli (anche in questo caso al netto delle minivolture) il dato risulta essere di 417.288 unità con un incremento percentuale che risulta pari al +6,4% su base annua.

Ricordiamo che nel 2025 il mercato dell’usato ha registrato dati positivi per quanto riguarda i trasferimenti di proprietà.

Più usate che nuove

Il bollettino conferma anche i rapporti di forza tra il mercato dell’usato e quello del nuovo . Nel corso del mese di marzo, infatti, ogni 100 auto nuove sono state vendute 164 auto usate. Nel primo trimestre del 2026, invece, il rapporto tra usato e nuovo sale con ben 179 auto usate vendute per ogni 100 auto nuove immatricolate. Da segnalare, però, anche un incremento delle radiazioni, in crescita del 3,6% per le autovetture, del 5,5% per i motocicli e del 2,8% per tutti i veicoli.

Questi dati arrivano nonostante una crescita delle immatricolazioni nel corso del 1° trimestre dell’anno.

Crescono le usate elettrificate

Nel settore delle auto usate si registra una crescita della presenza di auto elettrificate. Ad esempio, le ibride a benzina hanno raggiunto una quota dell’11,5% dei passaggi di proprietà nel corso del mese di marzo, con un incremento del 38,4% delle pratiche su base annua. Cresce anche la diffusione delle auto elettriche nel mercato dell’usato, anche se i volumi continuano a essere molto contenuti, riflettendo la diffusione delle auto a zero emissioni anche sul mercato del nuovo. A marzo 2026, infatti, le elettriche hanno rappresentato l’1,4% del mercato dell’usato con un incremento del 39,8% su base annua. I margini di crescita ci sono ancora e le elettriche usate diventeranno molto più diffuse nei prossimi mesi.

Tante usate anziane

L’età delle auto usate continua a essere elevata in molti casi. Le vetture con età compresa tra 20 e 29 anni, infatti, hanno rappresentato il 16,8% dei passaggi di proprietà nel corso del mese di marzo. Per quanto riguarda le auto con più di 30 anni, invece, la quota sui passaggi di proprietà complessivi risulta essere pari al 3%.

Data articolo: Sun, 12 Apr 2026 05:30:26 +0000
News n. 7
Incidente stradale, cosa fare subito se si assiste alla scena

Ci sono alcune azioni da fare quando ci trova davanti a un incidente stradale. Con la premesse dell’indispensabilità di conservare la lucidità, gli step corretti da seguire sono la protezione della scena, l’attivazione dei soccorsi, la valutazione dei feriti senza aggravare il quadro e la disponibilità fino all’arrivo di chi è formato per intervenire. In realtà è il Codice della Strada a imporre alcuni obblighi in caso di incidente, a partire dal dovere di fermarsi e di prestare assistenza alle persone che abbiano subito danno. In parallelo il Codice penale punisce l’omissione di soccorso quando una persona ferita o in pericolo viene lasciata senza l’assistenza necessaria o senza immediato avviso all’autorità.

Impedire che il primo incidente ne provochi un secondo

La sicurezza della scena viene prima di tutto il resto. Una vettura ferma in carreggiata, un motociclista a terra non visibile da lontano, lamiere sparse, traffico in arrivo, buio, pioggia o una curva cieca possono trasformare un urto già grave in una sequenza di collisioni. L’articolo 189 del Codice della Strada stabilisce che le persone coinvolte in un incidente devono porre in atto ogni misura idonea a salvaguardare la sicurezza della circolazione e adoperarsi affinché non venga modificato lo stato dei luoghi e non siano disperse le tracce utili all’accertamento delle responsabilità. In caso di incidente, guasto o discesa dal veicolo fuori dai centri abitati, di notte o in condizioni di scarsa visibilità è poi obbligatorio indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti prima di esporsi sulla strada. Nei casi di danni alle sole cose i veicoli vanno collocati fuori dalla carreggiata o in modo da ridurre l’intralcio.

In termini pratici prima di avvicinarsi bisogna capire se ci si può fermare senza generare altro rischio, se il traffico sopraggiunge veloce, se ci si trova in autostrada, su una statale, in curva, su una strada urbana stretta o in un tratto scarsamente illuminato. Fermarsi male, anche con l’intenzione di aiutare può infatti peggiorare la situazione. Immaginiamo un’auto lasciata in posizione sbagliata, una portiera aperta verso la corsia, una persona scesa senza visibilità o senza giubbotto ad alta visibilità sono errori che possono pesare quasi quanto l’incidente iniziale. Oltre a chiamare il soccorso bisogna segnalare il pericolo e presidiare il sito dell’incidente proprio per valutare il rischio di altre collisioni.

Chiamare il 112 subito

Se si provoca o si assiste a un incidente in cui rimangono ferite persone occorre fermarsi e prestare soccorso, telefonando se necessario al numero unico di emergenza 112, ferma restando l’indicazione dei numeri tradizionali nei territori. All’operatore vanno riferiti la posizione e l’indirizzo dell’incidente, il numero dei feriti e le loro condizioni.

Chi telefona dovrebbe cercare di dare informazioni verificabili. In ambito urbano contano via, incrocio, numero civico approssimativo, punti di riferimento. Sulle arterie veloci direzione di marcia, uscita, chilometro, tipo di veicoli coinvolti e presenza di rischi aggiuntivi, come fumo, perdite o persone intrappolate. L’errore da evitare è riempire la chiamata di agitazione, supposizioni o dettagli irrilevanti.

Arrivando sul luogo di un incidente, la cosa più importante è mantenere la calma, chiamare il soccorso e descrivere la situazione. Prestare il primo soccorso non vuol dire per forza praticare massaggio cardiaco o respirazione bocca a bocca, ma ci si deve limitare a mettere in sicurezza il ferito e a muoverlo solo in presenza di un imminente rischio d’incendio della vettura o di altre condizioni estreme.

La valutazione del ferito

Dopo aver messo in sicurezza l’area e aver chiamato i soccorsi, il passo successivo è capire in quali condizioni si trovino le persone coinvolte. Bisogna distinguere tra chi risponde e chi non lo fa. Se la persona è cosciente, il comportamento corretto è parlarle e invitarla a non muoversi. Se non risponde bisogna controllare il respiro ovvero osservare se il torace si alza e si abbassa, avvicinare l’orecchio a bocca e naso e cercare rumori respiratori.

Il semplice stato di incoscienza non autorizza a manovre scomposte. Un ferito va considerato grave se non respira, se presenta una copiosa emorragia o se non si sente il battito cardiaco mentre la sola mancanza di coscienza non va considerata una situazione gravissima se il ferito respira in autonomia. Una persona priva di sensi ma che respira ha bisogno di protezione, immobilità relativa e attesa vigilata. Una persona che non respira richiede un salto di livello nell’intervento nei limiti delle competenze possedute e secondo le istruzioni dell’operatore di emergenza.

Dopo aver chiamato i soccorsi, bisogna presidiare il sito dell’incidente e impedire che i curiosi mettano mano ai feriti. Capitolo uso dei telefoni per filmare: riprendere la scena, cercare immagini, fare dirette o condividere contenuti non aiuta né i feriti né i soccorritori.

Quando si può spostare una persona

Nella generalità dei casi non bisogna muovere il ferito dall’auto. Va mosso solo se c’è il rischio d’incendio della vettura o una situazione grave che non consente di attendere i soccorsi. Lo stesso vale per motociclisti e scooteristi: il principio generale è di non eseguire manovre non necessarie e di limitare gli interventi ai casi di vera emergenza, quando i soccorsi sono lontani o il rischio vitale è immediato.

Autostrade, superstrade e statali ad alto scorrimento cambiano il contesto del soccorso. Su questi tratti la velocità dei veicoli in arrivo rende la scena più instabile e il margine di errore più basso. Fuori dai centri abitati, di notte o in condizioni di scarsa visibilità è obbligatorio indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità

La differenza tra un testimone utile e uno dannoso

L’articolo 189 del Codice della strada prevede che in caso di incidente collegabile al suo comportamento, l’utente della strada ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che abbiano subito danno alla persona. E punisce la mancata assistenza alle persone ferite. In parallelo l’articolo 593 del Codice penale sanziona chi, trovando una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità.

L’omissione non coincide solo con la fuga, ma può assumere la forma dell’indifferenza, della minimizzazione o del rifiuto di attivare l’aiuto. In presenza di persone ferite, il cittadino non è libero di trattare l’evento come un disturbo al proprio tragitto. Può non sapere praticare un massaggio cardiaco, può non essere in grado di estrarre una persona da un abitacolo, ma non può ignorare la necessità di segnalare il fatto e di attivare i soccorsi.

In questo contesto il testimone utile è quello che mantiene il controllo. È la persona che non urla ordini a caso, che non muove i feriti se non esiste un pericolo imminente, che chiama il 112 in modo preciso e resta a disposizione.

Data articolo: Sun, 12 Apr 2026 04:00:19 +0000
News n. 8
Che auto guida Gigi D’Alessio, il mezzo blindato dal lusso estremo

Per la nuova edizione di Amici, Maria De Filippi ha voluto che ci fosse anche lui a bordo. Dopo una carriera costellata da successi musicali, Gigi D’Alessio non ha più nulla da dimostrare, ma accetta ancora il brivido della scommessa e lo fa con la stessa classe con cui sale in auto.

I prezzi dell’ammiraglia

Nonostante la sua riservatezza, il cantautore napoletano ha lasciato dei piccoli indizi sui social: gli interni riconducono immediatamente a una Range Rover, un SUV istituzione, dove il lusso tocca vette sontuose e le prestazioni off-road restano il termine di paragone nella categoria. L’ultima generazione dell’ammiraglia Land Rover nasce sulla piattaforma MLA-Flex e garantisce una silenziosità di marcia eccellente, fondamentale per un professionista abituato a uno stile di vita frenetico.

Sul fronte tecnologico, il display curvo da 13,1 pollici permette al conducente di gestire l’infotainment, mentre l’impianto audio Meridian Signature immerge ancor più gli occupanti nell’atmosfera. Con un prezzo che parte da 142.000 euro, la recente evoluzione del modello inglese conferisce status a prima vista. Nell’abitacolo regna un ordine quasi zen dove tutto ruota attorno allo schermo del Pivi Pro. Mentre sei immerso in un’ambiente di pelle e legno, la funzione massaggio dei sedili ti fa sentire in una bolla e quasi ti dimentichi di essere in coda.

Il bello è che non ha bisogno di esasperare i toni: poche concorrenti eguagliano le dotazioni. Sebbene molti la utilizzino solo in ambito urbano, la carrozzeria in alluminio si presta bene all’avventura, anche perché dal punto di vista tecnico non le si può insegnare nulla. Il sistema Terrain Response configura sospensioni e risposta dell’acceleratore a ogni superficie: fango, neve, sabbia o rocce.

Dai razionali diesel mild hybrid ai potenti V8 biturbo di origine BMW, la gamma motori regala performance da sportiva, nonostante la massa imponente (dalle 2,4 alle 2,7 tonnellate). Il prestigio oggi passa anche per la responsabilità ambientale, e le soluzioni plug-in hybrid danno modo di attraversare le Zone a traffico limitato con un impatto nullo.

Amici: la saggezza delle scelte

Oltre alla passione delle auto, l’agenda di Gigi D’Alessio è fitta di impegni televisivi di rilievo. In prima serata su Canale 5, sabato 11 aprile va in onda il quarto appuntamento con il serale di Amici, il talent show di Maria De Filippi. La competizione entra nel vivo e la tensione tra le squadre è palpabile. Sotto i riflettori troviamo il team di Alessandra Celentano e Rudy Zerbi (con Caterina, Elena, Riccardo, Emiliano e Nicola), la squadra di Anna Pettinelli ed Emanuel Lo (Gard, Alessio e Kiara) e quella diretta da Lorella Cuccarini e Veronica Peparini (Angie, Lorenzo e Alex).

La serata sarà arricchita dai momenti di spettacolo firmati da Alessandro Cattelan, che condurrà la sfida Password con Orietta Berti e Pierpaolo Spollon, e dalla musica di J-Ax, superospite della puntata con il suo successo Italia Starter Pack. Sulla poltrona di giudice, insieme a Cristiano Malgioglio ed Elena D’Amario, Gigi D’Alessio porterà la sua consueta saggezza, la stessa che lo guida nella scelta delle sue potenti compagne di viaggio su quattro ruote.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 19:00:59 +0000
News n. 9
Mercato, gli italiani preferiscono le auto “greenâ€: il market share arriva al 72,9%

Il mercato auto italiano è sempre piùgreen” e il peso delle auto benzina e diesel (prive di un sistema di elettrificazione) sul totale delle immatricolazioni è in continuo calo. Il dato è confermato da Anfia che ha analizzato i numeri sulle vendite di nuove auto sul mercato italiano nel corso del mese di marzo 2026. Riepiloghiamo tutti i dati per verificare come cambiano le preferenze degli autisti italiani e quali sono i trend che emergono in questa prima parte dell’anno.

Un mercato sempre più green

Come abbiamo visto anche nei giorni scorsi, il mercato auto italiano ha chiuso il primo trimestre del 2026 in positivo, grazie soprattutto al contributo delle auto elettrificate che rappresentano, sempre di più, il punto di riferimento. Anche se in ritardo di qualche anno rispetto ad altri mercati, quindi, elettriche e ibride (di vario tipo) stanno espandendo la loro presenza.

Come evidenziato dal Focus Anfia riportato da Ansa, il mese di marzo 2026 ha rappresentato un ulteriore passo del programma di elettrificazione del mercato italiano, con numeri sempre più importanti per elettriche e ibride.

Nel corso del terzo mese dell’anno, infatti, le autogreen” (categoria che racchiude elettriche e tutte le varie tipologie di ibride oltre alle auto GPL) hanno raggiunto una quota del 72,9%, con un incremento dei volumi, rispetto al marzo dello scorso anno, pari al +24,9%.

Elettriche e ibride, invece, hanno raggiunto una quota complessiva del 67,5% (50,3% per le ibride e 17,2% per le elettriche) con un incremento delle immatricolazioni del 32%. Stessa quota nel cumulato annuo ma con immatricolazioni in crescita del 36,3%.

Il fattore decisivo per la crescita delle auto elettrificate è rappresentato dai risultati ottenuti dalle auto elettriche e dalle auto ibride plug-in. Entrambe le categorie stanno vivendo una fase molto positiva in Italia.

Le elettriche hanno chiuso il trimestre con un ottimo +65,7% per le immatricolazioni e una quota del 7,9%. Per ibride plug-in, invece, le vendite sono aumentate del 110,1% mentre la quota di mercato ha toccato quota 8,3%.

Continua il calo di benzina e diesel

Contestualmente si registra un calo delle auto a benzina che chiudono il mese di marzo con una riduzione delle immatricolazioni del 18,6%, pur mantenendo una quota di mercato del 20,2%. Ancora più in difficoltà, invece, le diesel, ormai diffuse solo in alcuni segmenti del mercato.

Le auto a gasolio hanno registrato un calo del 29,6% per le immatricolazioni, con un market share pari al 6,9%. Per quanto riguarda il primo trimestre del 2026, invece, le auto a benzina hanno raggiunto una quota di mercato del 19,8% con immatricolazioni in calo del 18,6%. Più marcato il calo delle auto diesel che fanno registrare un calo del 23,5% con una quota del 7% nel trimestre.

L’appuntamento è ora fissato per l’inizio del mese di maggio 2026 con la pubblicazione dei dati sulle immatricolazioni del mese di aprile 2026. Staremo a vedere se gli italiani continueranno a scegliere auto green e, soprattutto, continueranno a puntare su vetture elettriche e ibride. A fine mese di aprile, invece, arriveranno i dati completi per il primo trimestre in Europa.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 13:30:01 +0000
News n. 10
Fiat Pandina proposta a 9.950 euro, tutti i dettagli della promo di aprile

Solo fino al 28 aprile, Fiat propone la regina delle strade italiane a un prezzo promozionale di 9.950 euro e, in un mercato dove i prezzi delle auto nuove continuano a salire, vedere una citycar sotto la soglia dei 10.000 euro fa sempre effetto. 

L’offerta è valida fino al 28 aprile ed è la combinazione di due sconti ben precisi: rottamazione e finanziamento. Il risultato è un prezzo d’attacco aggressivo che riporta alla memoria i listini di qualche anno fa, ma con una vettura aggiornata e già pronta per le normative più recenti grazie alla presenza dell’ibrido leggero.

I dettagli dell’offerta

La protagonista della promozione è la Pandina 1.0 Hybrid da 65 CV in allestimento POP, la versione d’ingresso che parte da un prezzo di listino di 15.950 euro. Da qui si costruisce la doppia offerta, con 4.500 euro di sconto legati alla rottamazione e 1.500 euro di riduzione aggiuntiva scegliendo il finanziamento. In questo modo si arriva alla cifra già citata di 9.950 euro, ma solo rispettando tutte le condizioni previste dalla campagna commerciale. Per chi preferisce evitare il finanziamento, resta comunque una soluzione alternativa: in questo caso il prezzo sale a 11.450 euro, mantenendo comunque un posizionamento competitivo nel panorama delle citycar ibride. Una strategia chiara: offrire più opzioni possibili per intercettare sia chi cerca il prezzo minimo sia chi preferisce una gestione più diluita della spesa nel tempo.

Il finanziamento

Per chi invece preferisce un pagamento rateale, entriamo nel dettaglio della formula finanziaria, facendo emergere numeri che è sempre bene valutare con attenzione nel loro insieme. Il piano infatti prevede:

  • un anticipo di 1.335 euro;
  • 35 rate mensili da 99 euro;
  • una maxi rata finale da 8.432 euro.

Nel complesso, il costo totale dell’operazione arriva a 11.919 euro, complice un TAEG del 13,31%. Una cifra che supera il prezzo promozionale iniziale, ma che rappresenta la contropartita tipica delle formule rateali moderne.

C’è poi un altro aspetto da considerare: il contratto include un limite di percorrenza di 30.000 km in 36 mesi. Superata questa soglia, si applica un costo aggiuntivo di 0,1 euro per ogni chilometro extra. Sono dettagli che possono fare la differenza, soprattutto per chi utilizza l’auto non solo in città e percorre molti chilometri all’anno.

La regina della città negli anni

Al di là delle offerte, resta un dato difficilmente contestabile: la Fiat Panda (oggi Pandina) continua a essere un punto di riferimento nel mercato italiano. Il suo successo non è legato solo al prezzo, ma a una formula che negli anni si è dimostrata vincente: dimensioni compatte per muoversi agilmente nel traffico, abitacolo sorprendentemente spazioso e una semplicità d’uso che la rende trasversale a ogni tipo di automobilista. Nonostante la diminuzione delle vendite degli ultimi anni di tutto il settore automotive, la compatta ha mantenuto il suo status di regina, pur scendendo da 145.919 unità vendute nel 2017 alle 102.485 vetture immatricolate nel 2025.

La motorizzazione mild hybrid da 65 CV, pur senza ambizioni sportive, rappresenta un compromesso intelligente tra consumi contenuti e accesso alle città anche per molti anni a venire, nonostante le regole sempre più restrittive. E poi c’è il fattore emotivo: Panda prima, oggi Pandina continua a rappresentare un piccolo pezzo di cultura automobilistica italiana. Un modello che attraversa le generazioni, restando sempre attuale pur senza stravolgere la propria identità.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 11:24:53 +0000
News n. 11
La nuova truffa della gomma bucata, come funziona e come difendersi

Le truffe non passano mai di moda, trovano solo nuovi modi per colpire. Anche questa volta nel mirino ci sono gli automobilisti, colpiti da una nuova variante di un vecchio schema, tanto semplice quanto efficace. A riportare il caso sono stati i Carabinieri, che hanno sventato l’attività di un 49enne napoletano, attivo da tempo con una tecnica studiata nei minimi dettagli per approfittare di un momento di vulnerabilità: quello in cui ci si accorge di avere una gomma a terra. Una situazione già di per sé stressante, che diventa il terreno perfetto per chi vuole colpire senza farsi notare.

Attenti alle gomme bucate

Il meccanismo è tanto elementare quanto subdolo. Il truffatore individuava la vittima, spesso all’interno di parcheggi molto frequentati, e provvedeva a forare uno pneumatico senza dare nell’occhio. A quel punto, il resto veniva da sé. Una volta tornato all’auto, il proprietario si accorgeva del problema e iniziava a gestire l’emergenza: cercare il cric, togliere la ruota, magari chiedere aiuto o concentrarsi su come risolvere la situazione nel minor tempo possibile.

Ed è proprio in quel momento che entrava in gioco il malintenzionato. Approfittando della distrazione, riusciva ad avvicinarsi al veicolo e sottrarre oggetti personali lasciati all’interno: borse, portafogli, smartphone. In alcuni casi, il danno non si fermava al furto immediato. Se nel portafoglio erano presenti carte di pagamento accompagnate da codici PIN annotati, un errore ancora troppo diffuso, e il passo successivo era fin troppo facile: prelievi e pagamenti non autorizzati, con conseguenze ben più pesanti.

L’indagine dei Carabinieri

Il caso che ha portato alla denuncia si è sviluppato nel centro commerciale di Montoro, in provincia di Avellino. Un luogo affollato, perfetto per passare inosservati e colpire più volte senza destare sospetti immediati. Le segnalazioni delle vittime hanno però fatto scattare le indagini. I Carabinieri della compagnia di Solofra hanno iniziato a raccogliere elementi, incrociando testimonianze e analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nell’area.

Proprio grazie alle immagini registrate, gli investigatori sono riusciti a ricostruire i movimenti dell’uomo e a identificarlo. Il 49enne è stato quindi denunciato, ponendo fine a una serie di episodi che stavano creando preoccupazione tra i frequentatori della zona. Un risultato importante, ma che non deve abbassare la guardia: queste tecniche, infatti, tendono a ripresentarsi in luoghi e forme diverse.

Distrazione e furto: uno schema già visto

La cosiddetta “truffa della gomma†non è un caso isolato, ma rientra in una categoria ben precisa: quella delle truffe basate sulla distrazione della vittima. Uno schema che si ripete nel tempo con piccole variazioni. C’è chi utilizza la banconota sul parabrezza per spingere il conducente a scendere dall’auto, chi approfitta delle soste al distributore per agire mentre si fa rifornimento. Il principio, però, resta sempre lo stesso: creare una situazione inattesa, spostare l’attenzione e colpire nel momento di maggiore vulnerabilità.

Per questo motivo, la prevenzione passa da gesti semplici ma fondamentali. In caso di imprevisti come una gomma bucata, è importante non perdere mai di vista i propri effetti personali. Lasciare borse o portafogli sui sedili, anche per pochi minuti, può trasformarsi in un invito per i malintenzionati. Allo stesso modo, evitare di conservare codici PIN insieme alle carte di pagamento è una regola base che, ancora oggi, fa la differenza tra un furto limitato e un danno economico ben più grave.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 10:06:19 +0000
News n. 12
Un risparmio di oltre il 40% alla pompa, perché il passaggio a GPL e metano conviene

Il prezzo dei carburanti continua a salire e, come spesso accade, quando benzina e diesel diventano sempre più pesanti per il portafoglio, tornano a farsi largo soluzioni alternative. Tra queste, GPL e metano non sono certo una novità, ma nelle ultime settimane stanno vivendo una nuova fase di interesse.

Non si tratta solo di una questione economica, anche se è quella che colpisce di più: vedere il prezzo al litro decisamente più basso rispetto ai carburanti tradizionali è un richiamo difficile da ignorare. Ma quanto si risparmia davvero? E soprattutto, conviene ancora oggi scegliere un’auto bifuel o convertire quella che si ha già?

L’Italia sceglie il bifuel

Guardando ai numeri, il quadro è chiaro: l’Italia è da sempre uno dei Paesi europei più legati alla doppia alimentazione. Oggi nello stivale circolano oltre 3 milioni di auto a GPL e circa 1 milione a metano, segno di una diffusione ormai consolidata.

Non è un caso. Da un lato c’è il fattore economico, dall’altro quello ambientale. GPL e metano producono meno emissioni rispetto a benzina e diesel e, con l’arrivo di soluzioni come biometano e bio GPL, stanno diventando sempre più interessanti anche in ottica sostenibilità. Chi guida un’auto bifuel lo sa bene: il vantaggio non è solo teorico. Basta fermarsi alla pompa per accorgersi della differenza. E in un periodo storico in cui ogni pieno pesa sempre di più, questa differenza diventa tutt’altro che marginale.

Costi: quanto costa davvero il passaggio

Passare a GPL o metano, però, non è gratis. Se non si acquista un’auto già predisposta bisogna convertire quella che si possiede, e perciò mettere in conto un investimento iniziale. In media, l’installazione di un impianto bifuel si aggira intorno ai 2.000 euro. Una cifra che può variare a seconda del modello e della complessità dell’intervento, ma che rappresenta una buona base di riferimento.

Poi c’è la manutenzione, leggermente più articolata rispetto a un’auto tradizionale. Nel caso del GPL, il serbatoio ha una durata di circa 10 anni, dopodiché va sostituito con una spesa intorno ai 300 euro. A questo si aggiungono interventi periodici, come il cambio dei filtri. Il metano richiede un’attenzione diversa: le bombole devono essere collaudate ogni 4 anni e sostituite dopo circa 20 anni. Non sono costi proibitivi, ma vanno considerati nel calcolo complessivo.

Il risparmio del 40%: numeri alla mano

Il vero punto, però, resta uno: quanto si risparmia davvero? Secondo i dati più recenti condivisi da Ecomotive Solutions, il risparmio utilizzando le ultime centraline Venus e Mercury di GPL o metano può superare il 40% rispetto ai carburanti tradizionali. Una percentuale significativa, soprattutto se si considera che include anche il consumo residuo di benzina, che resta necessario per il funzionamento del sistema e può variare tra il 7% e il 20%.

Tradotto nella vita quotidiana, significa che chi percorre un numero non irrilevante di chilometri all’anno, diciamo 15.000 km o più, può ammortizzare l’investimento iniziale in tempi relativamente brevi. È qui che il bifuel torna davvero competitivo: non tanto per chi usa l’auto occasionalmente, ma per chi la vive ogni giorno, tra lavoro, spostamenti e viaggi. 

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 09:13:26 +0000
News n. 13
Leapmotor T03 Van, la citycar ora è omologata come autocarro N1: prezzo e vantaggi

Leapmotor mischia le carte in tavola delle consegne dell’ultimo miglio. Si chiama T03 Van ed è la trasformazione in chiave commerciale della compatta elettrica che negli ultimi mesi si è ritagliata un ruolo da protagonista nel segmento delle citycar a zero emissioni. Una vettura agile, economica e già apprezzata dal pubblico, adattata alle esigenze di chi lavora in città. Il risultato è un piccolo veicolo da consegne che, con i suoi 3,62 metri di lunghezza, promette di diventare un alleato prezioso per artigiani, corrieri e piccole imprese.

Spazio per le consegne cittadine

La trasformazione più evidente riguarda l’abitacolo. I sedili posteriori spariscono completamente per lasciare spazio a un vano di carico pensato per l’uso professionale. La capacità arriva fino a 657 litri, più che sufficienti per gestire consegne leggere o trasporti urbani quotidiani.

È proprio qui che la T03 Van trova la sua dimensione ideale: le strade strette dei centri storici, il traffico cittadino e le aree a traffico limitato. Essendo completamente elettrica, può accedere senza problemi alle ZTL, un vantaggio sempre più rilevante nelle grandi città italiane dove le restrizioni alla circolazione sono ormai la norma. Inoltre, le dimensioni compatte permettono manovre rapide e parcheggi in spazi ridotti, elementi fondamentali per chi lavora con tempi serrati e margini ridotti.

Rimane semplice e intelligente

Sotto la carrozzeria, la Leapmotor T03 Van mantiene la stessa impostazione della versione passeggeri. E questa è probabilmente la sua forza più grande: non stravolge un progetto già vincente, ma lo adatta con intelligenza. Il motore elettrico da 95 CV è più che sufficiente per muoversi con disinvoltura nel traffico urbano, mentre la batteria da 37,3 kWh consente un’autonomia dichiarata di circa 256 km. Numeri che, nella pratica quotidiana, si traducono in ore di lavoro coperte senza ansie da ricarica.

Non manca nemmeno una buona dotazione tecnologica. A bordo troviamo i principali sistemi di assistenza alla guida e una gestione digitale intuitiva, elementi che rendono la T03 Van non solo uno strumento di lavoro, ma anche un veicolo moderno e facile da utilizzare.

Il prezzo di partenza è fissato a 14.590 euro, IVA e messa su strada escluse. Una cifra competitiva, soprattutto se si considera il contesto elettrico, dove i costi d’ingresso restano spesso elevati. Un dettaglio interessante riguarda la produzione: l’auto nasce in Cina ma viene finita di assemblare a Mirafiori, un segnale importante per il mercato italiano e per il ruolo della filiera locale.

I vantaggi dell’omologazione N1

La vera chiave di lettura della T03 Van, però, sta nella sua omologazione. Non è una semplice citycar adattata, ma un vero e proprio veicolo commerciale N1. Questo significa vantaggi concreti per chi la utilizza a fini professionali. In primo luogo, la possibilità di dedurre i costi dal reddito d’impresa o di lavoro autonomo, un aspetto fondamentale per contenere le spese operative.

A questo si aggiunge la detraibilità al 100% dell’IVA, non solo sull’acquisto, ma anche su tutte le spese di gestione: manutenzione, energia e utilizzo quotidiano. Un pacchetto di benefici che rende la T03 Van particolarmente interessante per chi deve fare i conti con budget limitati e costi sempre più elevati.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 07:49:50 +0000
News n. 14
Hold ‘n Go, un prezioso aiuto al conducente: come funziona sulla 500 elettrica

Nel panorama della mobilità elettrica, l’efficienza non si misura solo in termini di capacità della batteria, ma anche nella raffinatezza del software di gestione della dinamica del veicolo. Nella nuova Fiat 500 elettrica, la funzione Hold ‘n Go rappresenta il punto di incontro tra comfort urbano e sicurezza attiva.

L’Hold ‘n Go è una tecnologia che ridefinisce il concetto di sosta temporanea e ripartenza. Spesso sottovalutata o confusa con i sistemi di assistenza in salita di vecchia generazione, l’Hold ‘n Go è in realtà un sofisticato protocollo di comunicazione tra l’unita di controllo del motore e l’impianto frenante frenante integrato. Permette al conducente di mantenere il veicolo in stato di quiete assoluta senza dover esercitare una pressione continua sul pedale del freno, delegando al sistema la gestione della pressione idraulica e della coppia motrice.

L’obiettivo tecnico è duplice: da un lato, ridurre il carico cognitivo e fisico del guidatore nel traffico urbano stop-and-go; dall’altro, ottimizzare l’interazione tra i componenti meccanici ed elettronici per garantire una transizione impercettibile tra lo stato statico e quello dinamico.

L’architettura della 500 elettrica

Per comprendere appieno il funzionamento dell’Hold ‘n Go, è necessario analizzare l’architettura di rete di bordo della 500 elettrica. Il sistema non opera in modo isolato, ma è il risultato di un dialogo costante tra il modulo di controllo elettronico della stabilità (ESC), il sensore dell’angolo di sterzata, i sensori di velocità sulle singole ruote e l’inverter del motore elettrico.

Quando il veicolo decelera fino a raggiungere lo zero assoluto, il modulo ESC riceve un segnale di “veicolo fermo”. Se la funzione Hold ‘n Go è abilitata, il sistema attiva una serie di valvole solenoidi all’interno del gruppo idraulico che “intrappolano” la pressione residua esercitata dal conducente sull’ultimo tratto di frenata.

A differenza di un freno di stazionamento elettromeccanico tradizionale, che agisce tramite motoriduttori sulle pinze posteriori, l’Hold ‘n Go mantiene il veicolo fermo agendo su tutte e quattro le ruote attraverso il circuito idraulico principale. Questo permette una risposta molto più rapida e una distribuzione del carico uniforme.

Dal punto di vista della gestione energetica, l’attivazione di questa funzione comunica all’inverter di interrompere l’erogazione di qualsiasi coppia di trascinamento (il cosiddetto “creeping”). In un’auto termica con cambio automatico, il motore a combustione continua a spingere contro i freni; nella 500 elettrica, il sistema azzera il consumo energetico del motore in sosta, preservando l’autonomia della batteria e riducendo lo stress termico sui componenti di potenza.

Come funziona l’Hold ‘n Go

Un aspetto tecnico cruciale riguarda la differenziazione tra l’Hold ‘n Go e il sistema di recupero dell’energia cinetica, noto come frenata rigenerativa. Nella 500 elettrica, l’esperienza di guida varia drasticamente a seconda della modalità selezionata: Normal, Range o Sherpa. Nelle ultime due, il veicolo implementa il cosiddetto “One-Pedal Driving“.

In questo scenario, il motore elettrico funge da generatore, creando una coppia resistente che rallenta l’auto non appena si solleva l’acceleratore. Tuttavia, la frenata rigenerativa perde efficacia man mano che la velocità diminuisce, poiché la forza elettromotrice generata cala drasticamente verso lo zero.

Qui interviene l’Hold ‘n Go come naturale completamento della catena cinematica: il software di bordo gestisce il passaggio di testimone tra il freno motore elettrico e il freno idraulico meccanico. Quando la rigenerazione non è più sufficiente a garantire l’arresto totale o a mantenere l’auto ferma su una pendenza, il sistema Hold ‘n Go interviene chiudendo il circuito idraulico. Questa transizione deve essere calibrata millimetricamente per evitare che il conducente avverta scossoni o variazioni nella forza di decelerazione.

L’ingegneria dietro questa calibrazione richiede algoritmi predittivi che analizzano l’inclinazione stradale tramite accelerometri, assicurando che la pressione applicata sia sempre proporzionale alla necessità del momento, evitando sprechi di energia e usura superflua delle pastiglie.

Logiche di sicurezza attiva e protocolli di rilascio automatico

La sicurezza rappresenta il pilastro fondamentale su cui è stato costruito il protocollo Hold ‘n Go. Il rischio principale in un sistema che mantiene l’auto ferma “elettronicamente” è il rilascio involontario o il malfunzionamento del sistema di ritenuta. Per ovviare a ciò, Fiat ha implementato una serie di ridondanze logiche. Il sistema monitora costantemente lo stato dei sensori della cintura di sicurezza e del sedile del conducente.

Se questo sistema è attivo e il conducente tenta di slacciare la cintura o aprire la portiera, la logica di controllo interpreta questo movimento come un potenziale abbandono del veicolo. In frazioni di secondo, il sistema trasferisce il comando dal circuito idraulico temporaneo al freno di stazionamento elettromeccanico (EPB), che blocca le ruote in modo permanente e meccanico, prevenendo qualsiasi movimento accidentale.

Il “Go” della funzione è altrettanto sofisticato. Quando il conducente decide di ripartire e preme il pedale dell’acceleratore, il sensore di posizione invia un segnale all’inverter per generare coppia. Contemporaneamente, il modulo ESC deve rilasciare la pressione idraulica. Il rilascio non è binario (acceso/spento), ma segue una curva di scarico lineare proporzionale alla coppia motrice erogata.

Se il rilascio fosse troppo lento, l’auto darebbe l’impressione di essere “legata”, aumentando l’attrito e l’usura; se fosse troppo veloce in salita, l’auto potrebbe indietreggiare prima che il motore abbia generato abbastanza spinta. La 500 elettrica calcola in tempo reale la resistenza al rotolamento e l’angolo di inclinazione per determinare l’esatto istante di rilascio, garantendo una partenza che risulta naturale e priva di esitazioni, indipendentemente dal carico a bordo.

Come personalizzarne l’intervento

L’integrazione della funzione Hold ‘n Go influisce profondamente sull’interfaccia uomo-macchina (HMI). Attraverso il sistema di infotainment Uconnect da 10,25 pollici, il conducente ha la possibilità di interagire con le impostazioni del veicolo per cucirsi addosso l’esperienza di guida. Sebbene questa funzione sia progettata per essere un assistente silenzioso, la sua presenza è segnalata sul cluster digitale da un’apposita spia (solitamente un’icona “H” o una dicitura specifica nel quadrante dei freni) che conferma al guidatore che il piede può essere rimosso dal pedale.

L’aspetto tecnico più interessante risiede nella capacità del software di apprendere o comunque di assecondare diversi stili di guida. Per gli utenti che preferiscono un feeling più tradizionale, simile a quello dei veicoli termici con convertitore di coppia, il sistema permette di modulare l’aggressività dell’intervento. Tuttavia, nell’utilizzo urbano tipico della 500e, l’Hold ‘n Go diventa rapidamente un elemento indispensabile per eliminare lo stress del continuo passaggio tra pedale del freno e acceleratore.

La digitalizzazione della frenata trasforma così un componente puramente meccanico in un servizio software, dove la precisione del codice garantisce che ogni sosta sia un momento di riposo reale per il conducente, senza mai compromettere la prontezza di riflessi del veicolo alla minima sollecitazione dell’acceleratore. Questa visione “software-defined” del movimento è ciò che posiziona la 500 elettrica ai vertici della categoria per quanto riguarda la raffinatezza della dinamica di marcia urbana.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 06:05:46 +0000
News n. 15
Sciopero dei trasporti 11 aprile 2026: città, orario inizio e fine

Il giorno 11 aprile 2026 sono previsti 2 scioperi a livello nazionale che coinvolgono il settore ferroviario. In questo articolo riportiamo i dettagli relativi alle aree geografiche interessate, gli orari, le società coinvolte, la durata degli scioperi, i sindacati promotori e le categorie di lavoratori interessate. Di seguito, l’elenco completo degli scioperi in programma per questa data.

Sciopero ferroviario Nazionale

In tutta Italia è indetto uno sciopero della durata di 24 ore, coinvolgendo il personale della società RFI (Rete Ferroviaria Italiana) impiegato negli impianti di manutenzione infrastrutture. Il servizio ferroviario potrebbe quindi subire disagi e cancellazioni sull’intero territorio nazionale. Lo sciopero è indetto dall’Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione Infrastruttura RFI e avrà luogo esclusivamente durante la giornata dell’11 aprile 2026.

Sciopero ferroviario Nazionale

Ancora una volta su scala nazionale, un secondo sciopero di 24 ore coinvolge anche il personale della società RFI dedicato agli impianti di manutenzione infrastrutture. Questa azione di sciopero è stata proclamata dai sindacati Cobas Lavoro Privato/Coordinamento Ferrovieri e interesserà tutto il territorio italiano, con possibili ripercussioni sull’efficienza e regolarità dei servizi ferroviari l’11 aprile 2026.

Fonte: Mit

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 06:00:00 +0000
News n. 16
In frantumi una leggendaria supercar da 2,5 milioni di euro

Ci sono immagini che, per un appassionato di motori, colpiscono con la forza di un maglio. Immaginate una livrea che ha fatto la storia delle corse, l’azzurro e l’arancio del leggendario marchio Gulf, ridotta a un ammasso informe di fibra di carbonio e metallo contorto. Non si tratta del fotogramma di un film d’azione, ma della cruda realtà che si è consumata pochi giorni fa sulle strade della California, dove una Ford GT Heritage Edition, un’auto che rappresenta l’apice dell’ingegneria e del prestigio della casa dell’Ovale Blu, è stata letteralmente distrutta in un drammatico incidente.

La dinamica del disastro

Tutto è accaduto pochi giorni fa a Carmichael, un sobborgo nell’area di Sacramento. Grazie alle riprese di alcune telecamere a circuito chiuso, la dinamica dei fatti appare purtroppo chiara. La scena si apre con un SUV che tenta di immettersi nel traffico uscendo lentamente da un parcheggio. In quel momento, la Ford GT entra nell’inquadratura con una velocità superiore rispetto al resto del flusso veicolare, sebbene i testimoni e i video suggeriscano che non stesse viaggiando a un’andatura sconsiderata.

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Il contatto è stato inevitabile e catastrofico: l’impatto con il SUV, che stava occupando la corsia della supercar, ha innescato una sorta di “manovra PIT” (quella usata delle forze dell’ordine per fermare le auto in fuga) involontaria. La Ford GT ha iniziato una carambola impazzita, ruotando su se stessa e dirigendosi verso una barriera di cemento con una violenza inaudita. La forza dell’urto è stata tale da far saltare l’auto oltre la barriera, facendola roteare un’ultima volta prima di arrestarsi in una nuvola di detriti.

Un’auto dal grande valore

Mentre i soccorritori lavoravano freneticamente per estrarre gli occupanti dalle lamiere, il mondo del web ha iniziato a interrogarsi sul valore di quanto è andato perduto. Sebbene alcuni riferimenti indichino che l’auto sia valutata fra 2,5 ai 4 milioni di dollari, la realtà, pur rimanendo nell’ordine delle cifre a sei zeri, è leggermente diversa.

Questo particolare esemplare era una Heritage Edition del 2019 o 2020, caratterizzata appunto dalla colorazione Gulf. Per dare un parametro di riferimento, il prezzo più alto mai raggiunto da un modello simile su note piattaforme d’asta è stato di circa 1.331.000 dollari nel novembre del 2022. Una cifra astronomica per una Ford, anche se lontana dai valori delle GT40 originali degli anni ’60.

Le conseguenze umane

Al di là del valore materiale, l’incidente ha lasciato un segno profondo sulla pelle dei protagonisti. Due persone sono rimaste gravemente ferite e sono state trasportate d’urgenza in ospedale dopo essere state estratte dall’abitacolo dai vigili del fuoco. In questo scenario tragico, l’unico elemento di sollievo è rappresentato dalla sicurezza della vettura: la derivazione agonistica della Ford GT ha dato prova della sua validità strutturale, proteggendo gli occupanti durante il volo oltre la barriera di cemento.

In ogni caso, l’incidente di Carmichael rappresenta un brusco risveglio per la comunità degli appassionati. Proprio nella settimana in cui la versione da pista della stessa auto, la Ford GT Mk. IV, faceva notizia per aver segnato un tempo incredibile di 6:15.977 al Nürburgring Nordschleife, la sua controparte stradale finiva la sua corsa nel peggiore dei modi. Non è ancora chiaro se il veicolo potrà mai essere riparato, ma ciò che resta è il monito di come, anche per una leggenda dell’asfalto, il confine tra la gloria e il rottame sia sottile come un colpo di sterzo improvviso.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 05:40:45 +0000
News n. 17
Rilasciato ufficialmente WhatsApp per Apple CarPlay: rivoluzione a bordo

Immaginate di essere al volante, immersi nel flusso del traffico cittadino o lanciati lungo un’autostrada che si srotola verso l’orizzonte. Improvvisamente, il sommesso segnale acustico di una notifica interrompe il ronzio del motore. Per anni, quel suono ha rappresentato un dilemma: resistere alla tentazione di guardare lo schermo o rischiare la sicurezza per un frammento di comunicazione digitale. Sappiamo bene che la distrazione è uno dei pericoli maggiori, ma oggi quel ponte invisibile tra la nostra vita digitale e le mani ben salde sul volante è diventato più solido, più intelligente e, soprattutto, più sicuro. Il motivo? WhatsApp entra in Apple CarPlay.

Un’app nativa per il sistema di bordo

La novità che sta cambiando le abitudini di milioni di automobilisti riguarda l’integrazione di WhatsApp, l’applicazione di messaggistica più diffusa al mondo, all’interno dell’ecosistema Apple CarPlay. Meta ha infatti rilasciato l’app ufficiale dedicata, segnando un netto distacco rispetto al passato. Fino a ieri, infatti, l’unico modo per interagire con i propri messaggi mentre si era alla guida consisteva in un dialogo, a volte faticoso, con l’assistente vocale Siri. Bisognava pronunciare formule precise come “Ehi Siri, scrivi un messaggio a...” per poter comunicare, senza avere una reale interfaccia visiva a disposizione.

Ora, la musica è cambiata. Chi possiede un iPhone e un veicolo dotato di infotainment compatibile troverà un’esperienza d’uso molto più evoluta e fluida. Non è più necessario affidarsi esclusivamente alla voce per lanciare ogni singolo comando: la presenza di un’app nativa permette una gestione che prima era semplicemente impossibile.

Funzioni e benefici

Entrando nel dettaglio di questa piccola rivoluzione, la nuova app è stata progettata con un focus chirurgico sulle funzioni che hanno realmente senso durante la guida, mettendo al centro le chiamate vocali. L’interfaccia sullo schermo dell’auto è ora completa e intuitiva: permette di consultare la lista delle chiamate, aggiungere un nuovo contatto e, soprattutto, gestire una lista di contatti preferiti per avviare conversazioni rapide senza distogliere l’attenzione.

Una delle novità più apprezzate rispetto alla vecchia integrazione è la disponibilità delle chat recenti direttamente sul display. Sebbene interpellare Siri rimanga una possibilità sempre valida e sicura, non è più l’unico strumento essenziale per navigare tra le proprie comunicazioni. Tutto questo si traduce in una comodità superiore, pensata per chi vive l’auto come un ufficio o semplicemente per chi non vuole rinunciare a restare in contatto con i propri cari in totale semplicità.

Le regole non cambiano

Tuttavia, con la grande tecnologia arrivano anche grandi responsabilità. È fondamentale ricordare che, nonostante l’interfaccia sia più accattivante e funzionale, le leggi della fisica e quelle dello Stato non vanno in vacanza. Il Codice della Strada, attraverso l’articolo 173, è molto chiaro: lo schermo dell’infotainment è considerato a tutti gli effetti uguale a quello di uno smartphone.

Questo significa che l’uso della nuova app deve essere disciplinato dal buon senso e dal rigore legislativo. Le interazioni manuali con lo schermo, come la ricerca prolungata di contatti in rubrica o, peggio ancora, il tentativo di scrivere messaggi tastando il display, restano severamente vietate mentre l’auto è in movimento. Tali azioni comportano una distrazione inaccettabile e impongono di staccare le mani dal volante.

La regola d’oro rimane la stessa: è lecito usare i comandi vocali e l’audio vivavoce dell’auto; se si preferisce l’auricolare, deve essere singolo per lasciare un orecchio libero di percepire i rumori ambientali. Leggere una chat testuale o rispondere scrivendo sullo schermo è un’operazione consentita solo ed esclusivamente a vettura ferma e motore spento. La nuova app di WhatsApp per CarPlay è uno strumento formidabile per migliorare la qualità della vita a bordo, a patto di ricordare che la nostra priorità assoluta resta sempre e solo la strada davanti a noi.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 05:30:35 +0000
News n. 18
Auto aziendale a uso promiscuo: chi paga il carburante

Quando un veicolo viene assegnato a un lavoratore in uso promiscuo ovvero per esigenze sia professionali sia private, il nodo del carburante si colloca all’incrocio tra tre piani. C’è quello contrattuale che stabilisce chi sostiene il costo del rifornimento. C’è quello aziendale-organizzativo che definisce policy, limiti, carte carburante, rimborsi ed eventuali addebiti. E c’è il piano fiscale che guarda alla valorizzazione convenzionale del benefit secondo le regole.

Dal punto di vista tecnico l’uso promiscuo trasforma l’auto aziendale in una forma di retribuzione in natura cioè in un fringe benefit. La base di calcolo del benefit è costruita su una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui assoggettata alla percentuale prevista dalla normativa in vigore.

Che cosa si intende per auto aziendale a uso promiscuo

L’uso promiscuo presuppone che il dipendente possa utilizzare la vettura anche per finalità personali: tragitto casa-lavoro, spostamenti serali, weekend, vacanze, esigenze familiari e in generale impieghi estranei alla prestazione lavorativa. Questa nozione diventa più delicata quando la si cala nella realtà delle flotte aziendali. Ci sono infatti assegnazioni piene, nelle quali il dipendente ha il veicolo in disponibilità continuativa e libera; assegnazioni con limiti di utilizzo, dove alcune spese o alcuni chilometri restano a suo carico; modelli ibridi, nei quali l’impresa offre l’auto e alcuni servizi accessori, ma riaddebita parte dei costi eccedenti. Tutte queste soluzioni possono rientrare nell’uso promiscuo.

Dal primo gennaio dello scorso anno è stata modificata la disciplina fiscale delle auto aziendali di nuova immatricolazione concesse in uso promiscuo. Con una serie di chiarimenti l’Agenzia delle entrate ha spiegato che, per i veicoli concessi in uso promiscuo dal 2025, il fringe benefit viene determinato assumendo il 50% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui, calcolata secondo le tabelle Aci, con una riduzione al 10% per i veicoli a trazione elettrica e al 20% per quelli ibridi plug-in. Ne deriva che a parità di costo chilometrico un’elettrica concessa in uso promiscuo risulta più conveniente in termini di imponibile rispetto a una vettura termica tradizionale.

Sempre secondo i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate e la successiva circolare del 3 luglio 2025, il nuovo regime non si applica a ogni auto entrata in flotta nel 2025 perché a contare sono anche le date dell’ordine, l’immatricolazione, la sottoscrizione del contratto di assegnazione e il momento effettivo della concessione in uso promiscuo. Per alcuni veicoli ordinati entro il 31 dicembre 2024 e assegnati entro il 30 giugno 2025 continua così a operare il regime precedente.

Chi paga il carburante nella vita aziendale

Non c’è una regola generale che imponga sempre all’azienda di farsi carico del carburante né una norma che lo ponga in automatico a carico del dipendente per la quota privata. In pratica il costo del rifornimento può essere sostenuto tutto dall’impresa, per esempio tramite fuel card senza restrizioni. E può essere sostenuto dall’azienda entro limiti quantitativi o economici, così come può essere ripartito tra uso professionale e uso personale. Oppure può essere anticipato dal dipendente e rimborsato o riaddebitato secondo i casi. Come precisato dall’Agenzia delle entrate, l’azienda può anche fissare soglie di spesa annua e lasciare al lavoratore il costo delle eccedenze.

Ecco allora che se la policy interna prevede che il carburante sia compreso nel benefit senza limiti, il dipendente ha un vantaggio pieno. Se stabilisce che la fuel card copre solo le percorrenze di servizio, o che le spese per l’uso privato siano trattenute in busta paga, il costo economico del rifornimento si sposta sul lavoratore.

Perché il carburante non riduce il fringe benefit

Se il dipendente paga di tasca propria parte della benzina o del diesel, il valore del fringe benefit non si abbassa in misura corrispondente. Nella determinazione forfettaria del valore del veicolo concesso in uso promiscuo è irrilevante che il lavoratore sostenga a proprio carico tutti o soltanto alcuni degli elementi presi in considerazione nella base di commisurazione definita dalle tabelle Aci. Il fatto di pagarsi il carburante non trasforma il sistema convenzionale in un sistema analitico, né consente di ridurre automaticamente il benefit tassato come se si stesse facendo il conto minuto per minuto dei costi effettivi.

Dire che il carburante pagato dal lavoratore non riduce automaticamente il fringe benefit equivale a dire che la rilevanza va letta nei limiti fissati dalla normativa e dalla prassi. Il contributo del dipendente al costo dell’auto aziendale concessa a uso promiscuo può beneficiare dell’esenzione Irpef solo per la parte che riduce il fringe benefit convenzionale. Oltre quel limite non si produce un abbattimento.

Se il dipendente versa somme all’azienda o subisce trattenute in busta paga in relazione all’auto concessa in uso promiscuo, queste somme incidono solo fino alla concorrenza del benefit convenzionale determinato secondo le regole fiscali. Se si va oltre il sistema non riconosce un vantaggio aggiuntivo.

Il caso delle auto elettriche e delle ricariche

Nel mondo dell’auto aziendale il passaggio all’elettrico ha spostato il centro della discussione dal carburante tradizionale all’energia per la ricarica, ma la struttura del problema resta simile. Quando il datore di lavoro fornisce l’energia elettrica per la ricarica dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti, la fornitura non genera reddito imponibile aggiuntivo perché il costo è già considerato ai fini della determinazione del valore forfettario riportato nelle tabelle Aci. La stessa impostazione viene estesa alle ricariche effettuate presso colonnine pubbliche tramite card messe a disposizione dall’azienda, entro i limiti previsti dal modello organizzativo adottato.

Per capire chi paga il carburante bisogna perciò partire dal documento che regola l’assegnazione del veicolo. È lì che si decide se l’auto è concessa con utilizzo libero o con limiti, se la carta carburante è spendibile ovunque o solo in certi casi, se esistono tetti mensili o annui, se gli sforamenti sono riaddebitati, se il rifornimento per finalità private è escluso e in che modo eventuali contributi del dipendente sono contabilizzati.

Costo, deducibilità e gestione del beneficio

Per l’impresa l’auto a uso promiscuo è uno strumento di lavoro, una leva retributiva e una voce di costo. Le spese e gli altri componenti negativi relativi ai veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta sono deducibili nella misura del 70%.

In termini di gestione, ogni soluzione presenta vantaggi e svantaggi. L’inclusione totale del carburante semplifica la vita del dipendente e aumenta l’attrattività del benefit, ma espone l’azienda a un maggiore esborso e a un più alto rischio di utilizzi poco controllati. L’inclusione parziale con tetti di spesa o chilometraggio consente un bilanciamento migliore. L’addebito separato dei consumi privati riduce il costo aziendale, ma impoverisce il valore percepito.

Data articolo: Sat, 11 Apr 2026 04:00:01 +0000
News n. 19
Che auto guida Mara Venier, la scelta di classe della conduttrice

Se questa sarà la sua ultima edizione di Domenica In lo potrà dire soltanto lei, senz’altro sulle auto Mara Venier non nutre dubbi. Messa alla prova in un originale quartetto con Carlo Conti, Nino Frassica e Bianca Guaccero, la Zia della televisione italiana è stata pizzicata dai paparazzi al volante di un SUV altrettanto popolare e dinamico.

Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 19:36:03 +0000
News n. 20
Citroën potrebbe far rinascere la 2CV: il mito pronto a tornare

C’è un fermento particolare nell’aria di Parigi, una di quelle attese che sanno di storia e di futuro al tempo stesso. Dal 12 al 18 ottobre del 2026, il Salone dell’Auto della Ville Lumière si prepara a diventare il palcoscenico di un ritorno clamoroso: quello della Citroën 2CV. Non si tratta solo di una voce di corridoio, ma di un progetto che ha già ricevuto il via libera dal CEO del marchio transalpino, Xavier Chardon.

L’obiettivo è mostrare una concept car che rappresenterà il primo, significativo passo verso la produzione in serie di una nuova “2 cavalli”. In un mercato che ha visto il trionfo della Renault 5 come “operazione nostalgia”, Citroën risponde richiamando in servizio il suo modello più amato per sfidare la concorrenza sul terreno dell’elettrico di tendenza.

Un’eredità importante

Per capire l’importanza di questo ritorno, bisogna riavvolgere il nastro fino al 1948. In un’Europa che cercava faticosamente di rialzarsi dalle macerie della guerra, la Citroën — allora di proprietà della Michelin — lanciò una sfida senza precedenti. La 2CV non nacque come un vezzo estetico, ma come un progetto sociale: l’obiettivo era rendere la mobilità accessibile a tutti, a partire dal vasto mondo agricolo francese. Si narra che dovesse essere in grado di trasportare un paniere di uova attraverso un campo arato senza romperne nemmeno uno.

Oltre alla missione sociale, c’era un’astuta visione industriale: i Michelin volevano riattivare il mercato automobilistico nazionale per far crescere la vendita degli pneumatici. Fu un successo travolgente. In 40 anni di carriera, ne furono prodotti oltre 5,1 milioni di esemplari, trasformando un’auto semplice e funzionale in un simbolo universale di libertà e pragmatismo.

La sfida del futuro: la categoria M1e

Oggi, a quasi ottant’anni di distanza, la filosofia rimane la stessa, ma il contesto è quello della transizione ecologica. La futura 2CV non sarà solo un’auto retrò, ma la rappresentante di una nuova categoria di veicoli denominata M1e. Si tratta di mezzi compatti, esclusivamente elettrici, che la Commissione Europea sta definendo per colmare il vuoto tra i quadricicli leggeri e le auto tradizionali.

Queste “Kei Car” in chiave europea dovranno rispettare standard di sicurezza elevati, inclusi i crash test e le normative Euro 7, ma beneficeranno di norme di omologazione più semplici e sistemi ADAS meno complessi per contenere i costi. Per i costruttori, la categoria M1e rappresenta un’ancora di salvezza contro le sanzioni ambientali, grazie a super-crediti CO2 che pesano il 30% in più rispetto alle auto normali nel calcolo delle emissioni di flotta.

Cosa dobbiamo aspettarci

A questo punto la domanda da porsi è: come sarà la nuova 2CV? Il team di design, guidato da Pierre Leclercq, sta lavorando per preservare l’anima della vettura originale. I primi rendering e le indiscrezioni suggeriscono un look “sbarazzino” che, pur ispirandosi al concept Revolte del 2009, tornerà alle origini soprattutto nello “sguardo”, caratterizzato dai tipici proiettori tondi. La base tecnica sarà la piattaforma Smart Car di Stellantis, la stessa già utilizzata per la nuova C3 e la Grande Panda.

L’obiettivo è ambizioso: offrire un’auto elettrica spaziosa ma compatta (circa 3,8 metri), capace di una velocità massima di 120 km/h e con un peso inferiore ai 1.500 kg. Ma il vero punto di rottura sarà il prezzo. Si parla di un listino d’attacco intorno ai 16.000 euro, una cifra che punta a democratizzare finalmente l’auto elettrica, rendendola un bene di massa proprio come fece l’antenata con il motore a scoppio. Se Citroën riuscirà a reinterpretare questi valori in chiave moderna, la nuova 2CV non sarà solo un’auto, ma il simbolo di una nuova libertà di movimento.

Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 14:28:30 +0000
News n. 21
BYD, ricarica flash e batterie allo stato solido per dominare il mercato BEV

In un mondo che non ha più tempo di aspettare, la mobilità elettrica sta affrontando la sua sfida più grande: trasformare la sosta alla colonnina in un gesto rapido e naturale quanto un pieno di benzina. Fino a poco tempo fa, l’obiettivo era scendere sotto la soglia dei 20 minuti.

Adesso, grazie alla spinta tecnologica di colossi come BYD, la competizione si gioca sul filo dei secondi. Non si tratta più solo di marketing, ma di una battaglia industriale concreta che vede la Cina come l’epicentro di una trasformazione epocale.

Flash Charging e Blade Battery

Sotto al cappello del “Flash Charging“, BYD ha impostato una strategia precisa per eliminare definitivamente l’ansia da ricarica. La punta di diamante di questa evoluzione è la seconda generazione della Blade Battery, un sistema che promette di passare dal 10% al 70% di carica in circa 5 minuti. Per raggiungere il 97%, l’accumulatore impiega appena 9 minuti, un tempo che ridefinisce completamente l’esperienza dell’utente.

Questa velocità estrema non è frutto del caso, ma di una sinergia tra piattaforme ad altissima tensione (oltre i 1.000 V), una gestione termica avanzata e l’evoluzione delle chimiche LFP (litio-ferro-fosfato). Le batterie Blade sono diventate un punto di riferimento non solo per la velocità, ma anche per la loro proverbiale sicurezza e stabilità termica.

Per supportare tali prestazioni, BYD sta sviluppando infrastrutture megawatt che raggiungono già i 1.500 kW, con indiscrezioni che suggeriscono l’arrivo di nuovi caricatori da ben 2.100 kW.

Il duello con Geely e il nodo infrastrutturale

Il primato di BYD non è però privo di insidie. La rivale Geely ha recentemente alzato l’asticella con il modello Lynk & Co 10, equipaggiato con batterie Energee Golden Brick da 900 V. In un test di ricarica flash, Geely è riuscita a strappare il record di velocità, scendendo a 4 minuti e 22 secondi per il passaggio 10-70%. Nonostante il vantaggio di pochi secondi, il messaggio simbolico è enorme: la velocità è il nuovo terreno di conquista.

Tuttavia, queste prestazioni record richiedono un hardware massiccio. La rete Geely, sebbene in crescita, è ancora circa un quarto rispetto a quella di BYD, che sta espandendo i propri punti di ricarica a ritmi vertiginosi.

Per l’Europa, BYD sta valutando di replicare il modello di successo di Tesla, creando una propria rete di Supercharger da un MW e oltre per permettere anche agli automobilisti occidentali di usufruire di queste tecnologie.

Le batterie allo stato solido: il futuro

Mentre la ricarica ultra-rapida diventa realtà, i laboratori di Shenzhen guardano già alla “prossima grande rivoluzione”. Lian Yubo, uno dei responsabili scientifici di BYD, ha recentemente dichiarato che la tecnologia delle batterie allo stato solido è arrivata a una fase “critica” dello sviluppo. Queste promesse includono una densità energetica molto più alta e una stabilità ancora maggiore, ma il percorso verso la commercializzazione non è immediato.

Il vero ostacolo è di natura industriale: passare dal prototipo di laboratorio alla produzione di massa richiede di ripensare interamente le fabbriche. Le celle allo stato solido necessitano di tolleranze estremamente stringenti e materiali molto difficili da maneggiare. BYD punta al 2027 come data d’inizio per una produzione limitata a scopo dimostrativo, ma per una vera diffusione commerciale bisognerà attendere la fine del decennio.

Nel frattempo, il panorama resterà articolato: le batterie allo stato solido non sostituiranno tutto, ma conviveranno con le evoluzioni delle LFP e le nuove batterie agli ioni di sodio, ideali dove il costo è più importante della densità energetica. Il vincitore di questa corsa sarà chi riuscirà a costruire l’infrastruttura più velocemente, rendendo il sogno della ricarica lampo una realtà quotidiana per tutti.

Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 13:23:26 +0000
News n. 22
Candela auto, il piccolo componente che se ignorato può distruggere il motore

Se la tua auto ha iniziato a singhiozzare, senti dei vuoti di potenza in accelerazione o la spia avaria motore si è accesa sul cruscotto, non sottovalutare questi segnali. Il colpevole è quasi sempre il sistema di accensione e ignorare questi alert può portare a conseguenze gravi, con costi che possono raggiungere anche migliaia di euro.

Molti automobilisti pensano di poter andare avanti ancora per qualche chilometro, ma così facendo mettono a rischio l’integrità meccanica dell’intero veicolo. Vediamo insieme come riconoscere i segnali di guasto e quali sono i costi reali per evitare riparazioni ben più pesanti.

Posso ancora guidare?

La risposta è no. Quando il motore non gira in modo regolare, devi fermarti immediatamente per proteggere la meccanica della vettura. Se il sistema di accensione non brucia correttamente la miscela, la benzina finisce direttamente nel catalizzatore, rischiando di comprometterlo in pochissimo tempo. Procedere con il motore in sofferenza può causare la rottura di altri componenti fondamentali:

  • danni al catalizzatore: il surriscaldamento causa la perdita della capacità filtrante, aumentando drasticamente le emissioni inquinanti;
  • bobine d’accensione: la centralina, nel tentativo di correggere l’anomalia, sovraccarica il componente accelerandone l’usura;
  • sonda Lambda: la lettura errata dei dati inviati alla centralina provoca lo sfalsamento dei parametri, con conseguente accensione della spia avaria;
  • diluizione dell’olio: una parte della benzina incombusta trafila dalle fasce finendo direttamente nella coppa dell’olio, compromettendo la lubrificazione delle parti soggette ad attrito.

Non importa se la spia motore è fissa o lampeggiante. Se avverti una perdita di potenza o una marcia a scatti, l’unica soluzione sicura è spegnere il veicolo e contattare il soccorso stradale. Continuare la marcia significa trasformare un semplice intervento di manutenzione in una riparazione strutturale molto più costosa.

Quanto costa la riparazione?

La spesa per ripristinare il sistema di accensione cambia in base alla tecnologia della vettura e alla complessità del lavoro necessario. I componenti sono soggetti a usura naturale a causa del calore e delle vibrazioni. Ecco una stima della spesa media per il ripristino del sistema di accensione:

  • vetture standard e city car: per un set di 4 candele tradizionali e la manodopera, la spesa media è di circa 110 euro;
  • vetture di ultima generazione: i motori turbo o ibridi montano candele all’iridio o al platino, il prezzo totale in questo caso oscilla tra i 150 e i 220 euro;
  • vetture premium e SUV: la complessità meccanica porta il conto finale tra i 350 e i 500 euro.

Il costo sale se il guasto coinvolge anche le bobine di accensione. In base al modello di auto, ne esistono di varie tipologie:

  • bobina unica e cavi candela: sistema tradizionale dove la bobina costa tra i 100 e i 250 euro, a cui vanno aggiunti 80 euro per i cavi;
  • bobine singole (sistema cop): ogni cilindro ha la sua bobina dedicata, la sostituzione del singolo pezzo costa tra i 50 e i 90 euro;
  • rampa di bobine (blocco unico): tipica di molti motori moderni, va sostituito l’intero blocco con costi dai 150 ai 280 euro.

Il mio consiglio è di scegliere sempre ricambi di qualità: un componente economico può generare interferenze che disturbano la centralina, causando errori difficili da diagnosticare.

Come riconoscere il problema

Il motore invia segnali molto precisi, che non devono essere ignorati. Se avverti uno di questi sintomi, significa che il sistema di accensione sta perdendo colpi:

  • il motore gira “a tre cilindriâ€, provocando vibrazioni forti che senti sul volante e sul sedile da fermo;
  • avverti dei vuoti quando schiacci l’acceleratore, specialmente in salita o in piena accelerazione;
  • l’auto fatica a mettersi in moto la mattina, il motorino di avviamento gira a lungo;
  • senti degli scoppiettii sordi provenire dallo scarico, soprattutto al minimo;
  • i consumi di carburante aumentano improvvisamente.

Spesso questi difetti si manifestano inizialmente solo quando il motore è sotto sforzo, per poi diventare costanti. Se la macchina procede a scatti, non aspettare che il motore si spenga del tutto in mezzo al traffico, è opportuno portarla subito in officina per un controllo.

Sostituzione candele

Se decidi di procedere autonomamente, sappi che la meccanica moderna richiede precisione. Un errore può trasformare una manutenzione ordinaria in un danno alla testata del motore. Ecco i consigli del meccanico per operare in sicurezza.

Ricorda che gli intervalli di sostituzione delle candele variano sensibilmente in base alla motorizzazione, solitamente tra i 40.000 e i 120.000 km, ma è fondamentale verificare la scadenza corretta sul libretto di uso e manutenzione del proprio veicolo:

  • attrezzatura specifica: i motori moderni richiedono bussole a pareti sottili (spesso poligonali da 14mm). Usare una chiave non idonea può spaccare la ceramica della candela;
  • chiave dinamometrica: ogni candela ha una coppia di serraggio specifica. Un serraggio eccessivo rovina il filetto, mentre uno scarso causa perdite di compressione;
  • diagnosi e software: montare i pezzi nuovi spesso non basta. È necessario collegare uno strumento diagnostico per cancellare gli errori e resettare i parametri di adattamento della centralina;
  • attenzione alle bobine: vanno estratte con estrema delicatezza, preferibilmente con estrattori dedicati, per non lesionare i connettori elettrici;
  • GPL e metano: il calore maggiore di questi carburanti consuma gli elettrodi più velocemente. Effettua la manutenzione del sistema e sostituisci le candele ogni 30.000 km per evitare di sovraccaricare le bobine;
  • mai lubrificare i filetti: non applicare grasso o olio sulla filettatura. Altera la coppia di serraggio e rischia di isolare elettricamente la candela.

Il mio consiglio professionale: il fai da te è una soddisfazione, ma richiede responsabilità. Se non possiedi una chiave dinamometrica o uno strumento di diagnosi professionale, rivolgiti a un’officina per non compromettere l’elettronica o la meccanica del tuo motore. Risparmiare sulla manodopera oggi non deve significare pagare un motore nuovo domani.

Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 12:06:53 +0000
News n. 23
Honda leader del mercato delle moto in Italia al termine del primo trimestre 2026

Honda si conferma leader nel mercato italiano delle due ruote nel primo trimestre del 2026. La Casa giapponese ha registrato 22.582 immatricolazioni tra gennaio e marzo, raggiungendo una quota complessiva del 27,5% e mantenendo la prima posizione nelle classifiche nazionali.

Il risultato si inserisce in un andamento costante lungo gli anni, senza variazioni episodiche ma con una progressione regolare mese dopo mese. Un dato che riflette una presenza consolidata nella nostra Penisola, sostenuta da un’offerta particolarmente articolata e da una rete distributiva capillare sul territorio.

La gamma SH guida il mercato Honda in Italia

Nel segmento degli scooter, la famiglia SH continua a rappresentare un riferimento in Italia. Nei primi tre mesi del 2026, SH125i ha superato le 5.000 unità immatricolate, seguito da SH150i e SH350i, che si collocano rispettivamente al secondo e terzo posto della classifica. Un risultato che conferma il peso della gamma all’interno delle vendite complessive del costruttore. Di recente, al Motodays di Roma, è stata presentata la nuova colorazione speciale HRC, che adotta carene decorate con la celebre livrea ‘Tricolour’, la stessa palette cromatica dei modelli simbolo come la CBR1000RR-R Fireblade.

Nel tempo, questi modelli hanno consolidato una presenza stabile nella mobilità urbana, grazie a caratteristiche che rispondono alle esigenze quotidiane di utilizzo. Affidabilità, praticità e continuità di offerta hanno contribuito a rendere la gamma uno dei punti di riferimento nel panorama nazionale delle due ruote.

Parallelamente, si registra una crescita anche nel comparto crossover e maxi-scooter. In questo ambito, X-ADV ha raggiunto le 2.000 unità nel trimestre, mentre ADV350 evidenzia un andamento positivo, con il solo mese di marzo vicino alle 1.000 immatricolazioni. Numeri che rafforzano il ruolo di questa categoria all’interno del mercato.

Sul fronte moto, Honda mantiene una presenza rilevante soprattutto nei segmenti adventure. CRF1100L Africa Twin risulta la moto più venduta in Italia, mentre Honda NC750X e Honda XL750 Transalp continuano a rappresentare opzioni consolidate per chi si orienta verso modelli di media cilindrata.

Il ruolo centrale dello stabilimento di Atessa

Un contributo rilevante ai risultati arriva anche da Honda Italia Industriale, polo produttivo situato ad Atessa, in Abruzzo, dove viene realizzata la gamma SH. Il sito rappresenta da anni un punto di riferimento per la produzione europea del marchio, garantendo continuità nei volumi e standard qualitativi elevati. La presenza industriale sul territorio consente inoltre una gestione più efficiente della distribuzione, elemento strategico in un mercato caratterizzato da dinamiche rapide.

A commentare i risultati del primo trimestre è William Armuzzi, General Manager della Divisione Moto di Honda Motor Europe Italia, che sottolinea il valore del rapporto costruito nel tempo con il mercato italiano e la capacità dell’offerta di coprire in modo trasversale i diversi segmenti, dagli scooter urbani alle moto adventure. La risposta del pubblico nei primi mesi dell’anno viene interpretata come un segnale di fiducia verso modelli che puntano su affidabilità, continuità e versatilità nei diversi contesti di utilizzo.

Il quadro complessivo del primo trimestre evidenzia una crescita sostenuta da basi strutturali, più che da risultati episodici. La continuità nelle immatricolazioni e la presenza trasversale nei principali segmenti contribuiscono a mantenere una posizione di riferimento nel panorama nazionale delle due ruote, in un contesto competitivo in evoluzione.

Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 11:08:35 +0000
News n. 24
F1 2026, addio super clipping: stop alle frenate improvvise sul rettilineo

Giovedì 9 aprile si è tenuto un vertice d’apertura per la F1 2026: le delegazioni (FIA, team e motoristi) si sono misurate su un ventaglio ampissimo di questioni nevralgiche. Un confronto che si configura come la naturale evoluzione del testo normativo, caratterizzato da un dialogo costruttivo al netto della rivalità sportiva e politica che divide le entità in gioco. Come punto principale si lavorerà per annientare il super clipping.

L’incontro non ha partorito delibere esecutive o votazioni definitive, scenario messo in preventivo da tutti gli addetti ai lavori. Il summit un vero e proprio “shakedown” verso una roadmap decisionale serrata. L’agenda istituzionale è già tracciata e fissa al 15 aprile il primo, vero banco di prova operativo. In quella sede, le parti prenderanno in esame il Regolamento Sportivo per dissezionarlo al millimetro.

Verranno valutate e rettificate le attese variazioni alla Sezione B del codice: passaggi burocratici tanto delicati quanto imprescindibili per poter procedere con i successivi step normativi della categoria. La questione più importante intacca l’essenza stessa dell’azione in pista. Parliamo del super clipping, taglio brutale dell’erogazione imposto dal software per massimizzare la ricarica delle batterie.

F1 2026, l’azione necessaria

Questa logica elettrica nasce per bilanciare consumi e spinta: tuttavia, tale scenario sta generando reazioni a catena disastrose soprattutto al sabato. Chi siede nell’abitacolo non deve più limitarsi a spremere la vettura al limite, ma è costretto a lottare con finestre di utilizzo dell’ibrido asfissianti. La qualifica si è trasformata da vetrina della velocità pura a freddo esercizio di calcolo ingegneristico.

I piloti hanno denunciato questo specchio non fedele relativo al reale potenziale delle auto. Un’anomalia che non si esaurisce in qualifica, ma che dilaga pure domenica, in gara, dove le stringenti logiche di ricarica finiscono per monopolizzare i duelli. I delta velocistici tra chi si trova in fase di harvesting e chi in deployment hanno raggiunto picchi estremi, innescando dinamiche indecifrabili e in alcuni frangenti, critiche per la sicurezza.

Il recente brivido che ha coinvolto Bearman e Colapinto ne è la prova tangibile: le velocità di chiusura tra le vetture sono tali da erodere pericolosamente i margini di reazione. Proprio su questo confine più che nevralgico, in bilico tra show e incolumità, si muove la FIA. L’obiettivo federale è quello di operare al meglio per disinnescare queste estremizzazioni restituendo linearità alla F1.

F1 2026, i rimedi al vaglio per Miami

Tra le contromisure, la più rapida da implementare prevede un taglio netto dell’energia elettrica recuperabile per singola tornata. Abbassare l’asticella dai 9 MJ recuperabili per ogni giro a un valore pari a 5 MJ, sfruttando le pieghe già presenti nel quadro regolamentare, abbatterebbe in modo drastico la piaga del clipping in fondo ai rettilinei.

In parole povere: imponendo mappe di erogazione meno aggressive, si eviterebbero quelle improvvise e innaturali frenate in rettilineo. Una manovra che spianerebbe la strada a una revisione parallela delle quote di spinta garantite dal motore endotermico. Senza stravolgere l’architettura dei V6, si punterebbe sull’adozione di carburanti ad altissimo potere calorifico, massimizzando l’energia sprigionata.

Di pari passo, i motoristi potrebbero intervenire sulle mappature, dilatando la finestra temporale in cui avviene l’accensione. Nel ventaglio delle opzioni spunta anche un’incremento di pressione alla sovralimentazione del turbo. Una mossa studiata per rinvigorire la curva di potenza agli alti regimi, che però potrebbe danneggiare l’affidabilità esponendo le componenti a un rischio rottura inaccettabile.

Per questo, nell’immediato, la FIA sembra orientata verso opzioni a bassissimo impatto invasivo. Per il breve termine, prossimo round in Florida, si cerca un compromesso: combinare la riduzione dell’energia recuperabile con una ricalibrazione chimica delle benzine. Una via d’uscita che migliorerebbe l’azione in pista senza obbligare i team a riprogettazioni strutturali colossali.

Novità per la stagione 2027: cambio di percentuale tra endotermico e ibrido

Spingendo lo sguardo a medio termine, il dibattito si fa quasi filosofico e punta dritto all’architettura stessa dell’erogazione. L’attuale dogma del 50:50 che parifica la potenza elettrica a quella termica è sotto esame. Prende sempre più quota l’ipotesi di una transizione verso un rapporto 60:40 in favore dell’endotermico. Un bilanciamento essenziale per restituire fluidità e continuità alla spinta.

Questa mossa manterrebbe comunque intatta la centralità dell’ibrido nel quadro normativo. Rappresenterebbe il compromesso perfetto: blindare i principi green del regolamento, senza però immolare la godibilità dello sport sull’altare dell’efficienza. Il rischio concreto, allo stato attuale, è quello di consegnarsi a una Formula 1 ostaggio di rigide equazioni energetiche.

Un rompicapo frustrante tanto per i piloti quanto per il pubblico. Il cuore della questione è inequivocabile: le nuove power unit sono gioielli di ingegneria estrema, ma devono rimanere strumenti al servizio della battaglia sportiva, non i dittatori assoluti delle corse. La vera sfida sarà forgiare l’equilibrio definitivo tra avanguardia tecnologica e show, tra il massimo rendimento e la prestazione pura.

Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 11:07:40 +0000
News n. 25
Tesla, nuovo SUV economico e Full-Self Driving: i rumors

Le mire di Elon Musk sembrano sbattere contro la realtà. Dopo anni passati a inseguire il sogno dei robot umanoidi e dei robotaxi, il calo dei profitti costringe Tesla a correggere la rotta fino al vociferato lancio di un SUV compatto, da non confondere con una Model Y in versione economica.

Secondo le indiscrezioni emerse da un report di Reuters, il progetto nascerebbe da zero e andrebbe ad aggredire il difficile e competitivo mercato di massa.

Il SUV compatto da 4,28 metri

Tesla sarebbe insomma all’opera su un modello completamente inedito. Invece di limitarsi a riproporre una Model Y “spogliata” dei suoi optional, il costruttore americano avrebbe in cantiere un SUV dalla lunghezza di circa 4,28 metri, da collocare, ben al di sotto delle più celebri “sorelle”, nel segmento C, quello tanto caro al pubblico europeo e fondamentale per fare volumi globali.

Che cosa abbia in mente il management è piuttosto intuitivo: abbassare la soglia d’ingresso. Ridurre le dimensioni della batteria e adottare una configurazione a motore singolo permetterebbero di tagliare in modo drastico i costi di produzione e, dunque, il prezzo di listino finale a carico del cliente.

La “culla” del modello entry-level dovrebbe essere la Gigafactory di Shanghai, polo strategico per l’efficienza produttiva, anche se non è esclusa una futura espansione delle linee negli Stati Uniti e in Europa.

Resta però un’incognita: sarà un’auto con volante e pedali, o il primo vero veicolo destinato alla flotta robotaxi? Musk, in passato, ha definito “inutile” un modello economico tradizionale, ma il calo dei profitti potrebbe averlo indotto verso più miti consigli.

FSD v14.3: un nuovo “sistema” per la guida autonoma

Parallelamente ai nuovi progetti industriali, Tesla ha messo mano al “cervello” elettronico delle sue vetture con un approccio radicale. La FSD v14.3 fa molto di più che apportare una normale rinfrescata al software: riscrivendo integralmente runtime e compilatore, gli ingegneri hanno dato una sferzata alla velocità di calcolo, abbassando del 20% la latenza decisionale. Il veicolo può ora interpretare anche gli scenari più complessi, ad esempio in presenza di ambulanze o scuolabus, muovendosi con una precisione impensabile in passato.

Non è però oro tutto quel che luccica: tanta intelligenza richiede “muscoli”. L’aggiornamento FSD v14.3 è infatti destinato esclusivamente ai veicoli dotati di hardware HW4, l’unico in grado di gestire la nuova mole di calcolo. Mentre spinge sull’acceleratore dell’automazione, Tesla cambia pure il linguaggio nell’interfaccia utente: il termine “Autopilot” sta lasciando spazio a “Self-Driving”, a sottolineare una maturità del sistema ormai prossima alla guida autonoma completa.

Tra innovazione e scetticismo

Nonostante i recenti progressi tendano a suscitare entusiasmo, la storia di Tesla invita a mantenere una certa prudenza. Tra la presentazione di un’idea e la sua effettiva messa su strada passano spesso anni di ritardi, come dimostrano i casi della Roadster e del Semi. Se il SUV compatto e la nuova FSD manterranno le promesse, potremmo davvero essere davanti alla svolta che la Casa insegue da anni. Ma, come sempre, il verdetto finale spetta al 2026 e alla reale capacità di Musk di passare dalle parole ai fatti.

Data articolo: Fri, 10 Apr 2026 10:09:40 +0000


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