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News n. 1
Il traffico sulle autostrade oggi in tempo reale

 

Il giorno 24 maggio 2026, il traffico autostradale in Italia presenta diversi eventi significativi tra cui spiccano alcune code importanti per incidenti come quella di 3 km tra Busto Arsizio e Castellanza sulla A8, e lunghe code a tratti sulla A14 tra Forlì e Imola. Nel seguito dell’articolo analizziamo in dettaglio la situazione per ogni tratta autostradale interessata.

A1 MILANO-NAPOLI



17:07 – NAPOLI Nord – Barriera
Coda per traffico intenso
Direzione Milano
Coda alla barriera di Napoli Nord per traffico intenso.



17:06 – Ponzano Romano-Soratte e Fiano Romano
Coda per safety car
Direzione Milano
Scorta veicoli tra Ponzano Romano-Soratte e Fiano Romano.



16:59 – Bivio A1-Variante e Sasso Marconi
Traffico Rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
Traffico rallentato tra Bivio A1-Variante e Sasso Marconi per traffico intenso.



16:53 – Parma e Fidenza
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
Code a tratti tra Parma e Fidenza per traffico intenso.



16:48 – Modena Sud e Valsamoggia
Coda per safety car
Direzione Milano
Scorta veicoli tra Modena Sud e Valsamoggia.



16:28 – Attigliano e Orvieto
Coda di 1 km per veicolo in avaria
Direzione Milano
Coda di 1 km tra Attigliano e Orvieto per veicolo in avaria.



16:33 – Area di servizio Casilina Ovest
Servizi di ristorazione non disponibili per interruzione energia elettrica
Direzione Napoli
L’area di servizio Casilina ovest ha i servizi di ristorazione chiusi per interruzione energia elettrica.



16:33 – Area di servizio Casilina Ovest
Servizi igienici bar non disponibili per interruzione energia elettrica
Direzione Napoli
L’area di servizio Casilina ovest ha i servizi igienici bar non disponibili per interruzione energia elettrica.



15:41 – Calenzano e Bivio A1-Variante
Traffico Rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
Traffico rallentato tra Calenzano e Bivio A1-Variante per traffico intenso.

A4 TORINO-TRIESTE



16:48 – Milano est e Bivio A4/Raccordo Viale Certosa
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Torino
Code a tratti tra Milano est e Bivio A4/Raccordo Viale Certosa per traffico intenso.



16:25 – Nodo di Pero e Milano est
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Trieste
Code a tratti tra Nodo di Pero e Milano est per traffico intenso.

A7 MILANO-GENOVA



16:31 – Vignole Borbera e Serravalle Scrivia
Coda di 1 km per lavori
Direzione Milano
Coda di 1 km tra Vignole Borbera e Serravalle Scrivia per lavori.

A8 MILANO-VARESE



17:06 – Busto Arsizio e Castellanza
Coda di 3 km per incidente
Direzione Milano
Entrata consigliata verso Milano: Castellanza. Uscita consigliata provenendo da Varese: Busto Arsizio.



17:06 – Castellanza e Busto Arsizio
Coda per curiosi
Direzione Varese
Coda tra Castellanza e Busto Arsizio per curiosi.



17:05 – Bivio A8/D08 Dir. Gallarate Gattico e Gallarate
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
Code a tratti tra Bivio A8/D08 Dir. Gallarate Gattico e Gallarate per traffico intenso.

A9 LAINATE-COMO CHIASSO



15:45 – Barriera di Como Grandate
Coda in entrata per traffico intenso
Direzione Lainate
Coda in entrata alla barriera di Como Grandate per traffico intenso.

A11 FIRENZE-PISA NORD



17:04 – Lucca est e Montecatini Terme
Traffico Rallentato per traffico intenso
Direzione Firenze
Traffico rallentato tra Lucca est e Montecatini Terme per traffico intenso.

A12 GENOVA-ROMA



16:54 – Rapallo e Bivio A12/A7 Milano-Genova
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Genova
Code a tratti tra Rapallo e Bivio A12/A7 Milano-Genova per traffico intenso.

A14 BOLOGNA-TARANTO



17:05 – Pescara Nord e Pineto
Traffico Rallentato per lavori
Direzione Ancona
Traffico rallentato tra Pescara Nord e Pineto per lavori.



16:55 – Forlì e Imola
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Bologna
Code a tratti tra Forlì e Imola per traffico intenso.



16:50 – Foggia Zona Industriale e Cerignola Est
Fumo da incendio
In entrambe le direzioni
Fumo tra Foggia Zona Industriale e Cerignola est per incendio.



16:50 – Cerignola Est e Foggia Zona Industriale
Incendio
Direzione Pescara
Incendio tra Cerignola est e Foggia Zona Industriale.



16:15 – Roseto Degli Abruzzi e Pescara Nord
Coda di 1 km per lavori
Direzione Taranto
Coda di 1 km tra Roseto Degli Abruzzi e Pescara Nord per lavori.



16:01 – Pedaso e Grottammare
Coda di 1 km per lavori
Direzione Taranto
Coda di 1 km tra Pedaso e Grottammare per lavori.



15:33 – Bologna San Lazzaro e Bivio A14/Racc. A1 BO Casalecchio
Code a tratti per traffico intenso
Direzione autostrada Milano-Napoli
Code a tratti tra Bologna San Lazzaro e Bivio A14/Racc. A1 BO Casalecchio per traffico intenso.

A24 ROMA-TERAMO



16:12 – Portonaccio e Bivio A24/Tangenziale est RM
Coda per traffico intenso sulla viabilità ordinaria
Direzione Tangenziale Est
Coda tra Portonaccio e Bivio A24/Tangenziale est RM per traffico intenso sulla viabilità ordinaria.

A26 GE-VOLTRI-GRAVELL.TOCE



16:48 – Bivio A26/A10 Genova-Ventimiglia e Diramazione D26 Predosa-Bettole
Traffico Rallentato per traffico intenso
Direzione Gravellona Toce
Traffico rallentato tra Bivio A26/A10 Genova-Ventimiglia e Diramazione D26 Predosa-Bettole per traffico intenso.

A56 TANGENZIALE DI NAPOLI



16:11 – Uscita Fuorigrotta da Allacc. Diramazione Capodichino
Coda per traffico intenso
Direzione Pozzuoli
Coda in uscita a Fuorigrotta provenendo da Allacc. Diramazione Capodichino per traffico intenso.

Fonte: Autostrade per l’Italia

Data articolo: Sun, 24 May 2026 15:08:00 +0000
News n. 2
Ruba un’ambulanza dopo l’incidente, follia sull’A14

Un uomo perde il controllo della sua auto in autostrada, finisce contro un guard rail, viene soccorso dall’equipaggio della Croce Rossa, e invece di farsi portare in ospedale aggredisce gli infermieri e scappa via a bordo dell’ambulanza stessa. È l’assurda storia successa nella notte tra il 19 e il 20 maggio sull’A14, alle porte di Bologna, e che si è concluso con un arresto e una serata trascorsa in cella alla Dozza.

Il protagonista di questa storia è un quarantunenne peruviano, fermato e arrestato con l’accusa di rapina impropria. Tutto in poche ore, tra una carreggiata autostradale, un casello, e un inseguimento per le vie della tangenziale con tanto di sirene accese.

Prima l’incidente poi la fuga

Verso la mezzanotte di martedì 19 maggio l’ambulanza della Croce Rossa è intervenuta al chilometro 11 dell’A14, dove l’uomo si era schiantato da solo contro un guard rail con la sua utilitaria. L’inizio sembrava quello di qualsiasi intervento di soccorso stradale: il quarantunenne era collaborativo, ha ammesso agli operatori di essere sotto l’effetto di stupefacenti e ha persino consegnato spontaneamente due involucri contenenti polvere bianca. Tirato fuori dall’auto e caricato in ambulanza, il mezzo ha preso la via dell’ospedale.

Dopo qualche minuto, però, l’uomo ha preteso indietro la droga che i soccorritori avevano nel frattempo consegnato agli agenti della Polstrada giunti sul posto. Da quel momento la situazione è degenerata rapidamente. Una volta sceso dal mezzo, l’uomo non si è calmato: ha continuato a minacciare verbalmente gli operatori, ha preso a calci l’ambulanza rompendone uno specchietto laterale. E poi, nel pieno del caos, è risalito a bordo, ha messo in moto e se n’è andato. Con l’ambulanza. Con le sirene. Lasciando l’equipaggio della Croce Rossa fermo al casello.

Subito intercettato dalle forze dell’ordine

Non ci ha messo molto le Forze dell’Ordine a mettersi sulle sue tracce. Allertate dai soccorritori rimasti a piedi, la Polizia stradale ha avviato l’inseguimento mentre l’uomo sfrecciava sulla tangenziale in direzione aeroporto, con le sirene del mezzo ancora attive. Una scena surreale, che per fortuna non ha avuto ulteriori conseguenze su altri utenti della strada.

Le pattuglie lo hanno intercettato all’uscita 4 della tangenziale, bloccando il mezzo a Lippo di Calderara. Ma anche una volta fermato, il quarantunenne non aveva alcuna intenzione di arrendersi: ha tentato di scappare a piedi, ha minacciato gli agenti dicendo di essere armato di un coltello e ha continuato ad agitarsi al punto che la Polizia ha azionato il taser, pur senza arrivare a utilizzarlo. Alla fine è stato circondato, bloccato e portato via in manette, con l’accusa di rapina impropria.

La notte l’ha passata al carcere della Dozza. L’ambulanza, fortunatamente, non ha riportato danni gravi oltre allo specchietto distrutto. Gli operatori della Croce Rossa ne sono usciti indenni, fatta eccezione per una collega che nell’arretrare durante la fase più concitata è inciampata.

A fare il punto della situazione è stato Gennaro Triggiani, coordinatore dei Trasporti sanitari e di emergenza della Croce Rossa italiana, che ha sottolineato come episodi di aggressione al personale sanitario siano ormai sempre più frequenti. In questo caso, ha spiegato, la formazione degli operatori ha fatto la differenza, permettendo loro di gestire una situazione di pericolo reale senza conseguenze fisiche serie. Un dato che consola, ma che allo stesso tempo ricorda quanto sia diventato difficile e rischioso fare un lavoro che dovrebbe essere solo quello di aiutare gli altri.

Data articolo: Sun, 24 May 2026 15:00:12 +0000
News n. 3
Robot cambia gomme, anche i meccanici a rischio dall’AI

C’è una frase che si sente spesso quando si parla di intelligenza artificiale e automazione: “certi lavori non potranno mai essere sostituiti da una macchina“. Il meccanico, il gommista, chi lavora con le mani su pezzi reali, con strumenti veri, in ambienti imprevedibili è sempre stato considerato al sicuro. Ora una startup americana sta cercando di smentire anche questo assunto, e lo fa con un sistema robotico che promette di cambiare le gomme al posto vostro, dall’inizio alla fine, senza che nessuno metta mano alla chiave a croce.

Si chiama SmartBay, l’ha sviluppata Automated Tire, startup con sede a Boston, e il suo funzionamento è tanto semplice da descrivere quanto complesso da realizzare: il veicolo entra nella piattaforma robotica, viene sollevato su una struttura simile a un ponte elevatore, e da quel momento in poi è il sistema ad occuparsi di tutto. Sostituzione degli pneumatici, ispezione del veicolo, equilibratura. Zero intervento umano durante le fasi operative. L’unico ruolo lasciato alla persona in carne e ossa è quello di supervisore, seduto davanti a un pannello di controllo mentre il robot lavora.

Servizio completo

Quello che rende SmartBay diverso da un semplice macchinario industriale è la capacità del sistema di adattarsi ai singoli veicoli. Non parliamo di un braccio meccanico preprogrammato per eseguire sempre lo stesso movimento su sempre la stessa ruota. Qui entrano in gioco la visione artificiale e il machine learning: il robot “legge” il veicolo che ha davanti, ne interpreta le caratteristiche e regola il proprio intervento di conseguenza.

C’è un altro aspetto che vale la pena sottolineare. A differenza del metodo tradizionale, che prevede lo smontaggio completo della ruota dal mozzo, SmartBay interviene sullo pneumatico senza rimuovere l’intera ruota. Il sistema gestisce la sostituzione e poi provvede direttamente all’equilibratura del gruppo ruota una volta montata la gomma nuova. Tutto in un’unica sequenza automatizzata, senza che il veicolo debba spostarsi tra una stazione e l’altra.

Tempistiche rapidissime

I numeri che Automated Tire mette sul tavolo sono quelli che fanno più effetto. Oggi un cambio gomme tradizionale richiede in media circa 75 minuti. Con SmartBay, l’intera operazione si completerebbe in circa 30 minuti. Già questo sarebbe sufficiente ad attirare l’attenzione di qualsiasi titolare di gommista, ma c’è di più.

Un singolo operatore umano può supervisionare fino a tre postazioni SmartBay contemporaneamente. Questo si traduce, in teoria, in una capacità oraria di circa 24 pneumatici gestiti da una sola persona, contro i quattro che un tecnico tradizionale riesce a seguire nello stesso lasso di tempo. Sei volte tanto. Un salto di produttività che, se confermato nella pratica, avrebbe conseguenze difficili da ignorare per chiunque gestisca un’officina o un punto vendita di pneumatici.

Il modello di business scelto dalla startup non prevede la vendita del macchinario, ma un abbonamento mensile: circa 4.900 dollari al mese. Una cifra non banale, ma che Automated Tire considera sostenibile rispetto al guadagno in termini di efficienza e riduzione del personale necessario.

Futuro a rischio per i gommisti?

La domanda che aleggia su tutta questa storia è quella più difficile da rispondere: cosa succederà ai gommisti? E più in generale, a chi lavora in officina su operazioni ripetitive e standardizzate? Vale la pena ricordare che il settore dell’autoriparazione non è nuovo ai cambiamenti. Già nel 2013, con l’introduzione della categoria unificata della meccatronica, la figura del meccanico si è dovuta evolvere profondamente, incorporando competenze elettroniche prima riservate ad altre specializzazioni. I veicoli di oggi richiedono una lettura integrata che fino a vent’anni fa sarebbe sembrata fantascienza.

Adesso si aggiunge un pezzo in più: l’automazione delle operazioni più ripetitive, quelle che fino a oggi sembravano troppo fisiche, troppo variabili, troppo “manuali” per essere delegate a una macchina. SmartBay non è ancora diffuso, non è ancora stato testato su larga scala in contesti reali, e i 4.900 dollari mensili non sono alla portata di tutte le officine indipendenti. Ma la direzione è tracciata, e ignorarla sarebbe da ingenui.

Il rischio vero non è che il robot prenda il posto del gommista domani mattina. Il rischio, più sottile, è che le grandi catene di pneumatici adottino tecnologie simili nel giro di pochi anni, cambiando l’economia del settore in modo irreversibile. 

Data articolo: Sun, 24 May 2026 13:00:51 +0000
News n. 4
Astraux AL6 e AL7, 180 km di autonomia per le due microcar

Il mercato delle microcar elettriche in Italia continua ad allargarsi, e questa volta si arricchisce di due nuovi protagonisti dai nomi ancora poco conosciuti ma dalle specifiche che meritano attenzione. Si chiamano AL6 e AL7, sono prodotte dal brand cinese Astraux e da qualche settimana sono ufficialmente disponibili nel nostro Paese grazie a China Car Company, che ne ha acquisito i diritti di importazione e distribuzione esclusiva. L’annuncio ufficiale è arrivato durante l’Automotive Dealer Day 2026 di Verona, uno degli appuntamenti più seguiti dal mondo del retail automotive italiano.

Due modelli, due filosofie di utilizzo leggermente diverse, ma un obiettivo comune: ritagliarsi uno spazio in un segmento dove Citroen Ami e Fiat Topolino la fanno ancora da padrone, ma dove c’è evidentemente spazio per chi arriva con qualcosa di diverso da proporre.

Dimensioni da città

Il primo aspetto che salta all’occhio, guardando le AL6 e AL7, è il design. Astraux non ha puntato sul minimalismo nordeuropeo o sulla semplicità rétro: queste due microcar hanno un’estetica volutamente anticonformista, con luci diurne circolari oversize, linee squadrate e le porte ad apertura “a carrozza”, ossia controvento. Un po’ divisive, sicuramente, ma capaci di distinguersi nel traffico cittadino.

Sul piano delle dimensioni, entrambi i modelli misurano appena 2,31 metri in lunghezza e 1,29 metri in larghezza. Il che significa che possono parcheggiare praticamente ovunque, infilarsi nei vicoli più stretti del centro storico e muoversi nei contesti urbani dove un’auto normale fatica. L’abitacolo è per due persone ed è più arioso di quanto ci si aspetterebbe: merito anche del tetto panoramico in vetro, che è di serie e contribuisce non poco alla sensazione di spazio.

L’AL6 è classificata come quadriciclo leggero L6e, il che significa che può essere guidata dai 14 anni con la sola patente AM. Velocità massima: 45 km/h. L’AL7, invece, rientra nella categoria L7e, è guidabile dai 16 anni e porta la velocità massima fino a 90 km/h, grazie a un motore sincrono a magneti permanenti da 20,1 kW.

Autonomia vera

Il punto su cui Astraux insiste maggiormente riguarda l’autonomia. La versione AL6 Pro, quella più equipaggiata, dichiara fino a 180 km con una singola ricarica, grazie a una batteria al litio ferro fosfato (LFP). L’AL7 si ferma a 150 km, numeri comunque più che sufficienti per settimane di uso quotidiano in città senza dover pensare troppo alle colonnine.

Va detto che parliamo di autonomie dichiarate, e nel mondo dei quadricicli elettrici c’è spesso uno scarto tra i dati del costruttore e il reale utilizzo su strada, soprattutto in inverno o con due persone a bordo. Detto questo, 150-180 km sono valori che, se anche dimezzati nelle condizioni peggiori, rimangono abbondanti per chi usa la microcar come seconda auto o per i tragitti casa-lavoro.

Dotazione da auto

La vera sorpresa delle Astraux sta però nell’equipaggiamento di serie, che va ben oltre quello che si vede normalmente su un quadriciclo. Entrambi i modelli montano un touchscreen da 7 pollici con duplicazione dello smartphone, compatibilità con Google Maps e Spotify, ricarica wireless, USB, climatizzatore, sedili regolabili, sensori di parcheggio, avviamento keyless e persino la possibilità di controllo da remoto tramite app. Roba da vera auto di piccola taglia, non da minimobile spartano.

Sul versante sicurezza, la scocca è costruita per il 51% in acciaio ad alta resistenza, e sono presenti ABS e airbag lato conducente su alcune versioni. La garanzia copre tre anni. I prezzi non sono ancora stati comunicati ufficialmente, ma China Car Company sta lavorando alla rete di dealer su tutto il territorio nazionale.

Data articolo: Sun, 24 May 2026 12:00:52 +0000
News n. 5
Auto elettriche, in Europa la crescita non si ferma: +34,1% ad aprile 2026

Le auto elettriche stanno registrando una diffusione significativa in Europa, con numeri importanti, soprattutto in alcuni mercati. Il trend è chiaro. Sempre più automobilisti stanno scegliendo la guida a zero emissioni, grazie anche all’arrivo di modelli con un prezzo più accessibile e con un’autonomia maggiore.

A confermare la crescita dell’intero settore sono alcuni dati di E-Mobility Europe, New Automotive e Fier AutomotivE-Mobility Europe, New Automotive e Fier Automotive riportati da Reuters. Considerando un totale di 15 mercati europei, infatti, si nota una sostanziale crescita delle immatricolazioni in Europa nel corso del mese di aprile 2026.

Il dato segue quanto già visto nei mesi scorsi. Di seguito andremo ad analizzare questi numeri per fotografare al meglio la questione. Ricordiamo che nei prossimi giorni saranno disponibili anche i dati ACEA sull’andamento del mercato europeo (UE, Paesi Efta e Regno Unito) che ci offriranno un quadro ancora più dettagliato e aggiornato della situazione.

Sempre più elettriche

Il mercato delle quattro ruote in Europa è sempre più a zero emissioni. La quota di auto elettriche, infatti, continua a crescere e gli ultimi dati sono un’ulteriore conferma. Nel corso del mese di aprile  2026, infatti, le immatricolazioni sono aumentate del 34,1%, per un totale di 201 mila veicoli venduti (considerando 15 mercati europei).

Secondo i gruppi che hanno pubblicato i dati, in questo momento “La lezione politica è chiara: laddove i governi infondono fiducia nei consumatori, l’adozione dei veicoli elettrici a batteria accelera“. Anche il parziale annuo è positivo, con un totale di 740 mila unità vendute e un incremento del 31,3% su base annua.

Le elettriche, quindi, sono sempre più diffuse e continuano a far registrare numeri importanti. La quota di mercato è in crescita. In Germania, ad esempio, le EV rappresentano oltre il 25,8% del totale delle immatricolazioni di aprile. In Francia, invece, la quota ha raggiunto il 26,2%. I numeri più alti in Europa vengono dalla Norvegia, con il 98,6%, e dalla Danimarca, con l’81,9%. Bene anche Finlandia e Svezia, con il 48,8% e il 40,7%.

Per approfondire, è possibile dare un’occhiata ai dati dell’ultimo report ACEA che confermano il trend di crescita del mercato europeo, evidenziando il contributo significativo garantito dalle auto elettriche che stanno spingendo le vendite in misura significativa nel corso dei primi mesi del 2026. Tra pochi giorni, come detto, arriveranno i dati aggiornati ad aprile.

Numeri positivi anche in Italia

Le elettriche sono in crescita anche in Italia dove la percentuale di miglioramento è la più alta tra i big market (+98,6% ad aprile e +72,8% nel cumulato). Questo risultato si traduce in una quota di mercato sempre più importante. Ad aprile, infatti, l’8,5% delle immatricolazioni registrate nel nostro Paese sono state auto elettriche. Per quanto riguarda i dati del periodo gennaio – aprile, invece, la percentuale è dell’8%.

I numeri sono chiari e confermano il successo delle elettriche in Italia, anche se il nostro mercato deve recuperare in termini di volumi complessivi rispetto ad altri mercati europei. Come abbiamo visto nei giorni scorsi, il successo di elettriche e ibride plug-in sta spingendo il mercato delle quattro ruote in Italia che, al momento, sta vivendo un 2026 molto positivo.

Data articolo: Sun, 24 May 2026 08:30:34 +0000
News n. 6
Lotus prepara una nuova supercar ibrida, avrà un V8 ad alta potenza

Lotus punta a rilanciare la sua presenza sul mercato, con la nuova strategia Focus 2030. Si tratta di un vero e proprio cambio di registro rispetto al recente passato con la Casa che vuole ritagliarsi uno spazio da protagonista nel settore delle supercar. Per raggiungere quest’obiettivo, Lotus realizzerà una supercar ibrida che sarà dotata di un motore V8 ad alta potenza. Ecco le prime informazioni in merito.

Un ritorno al passato

Il piano Focus 2030 porterà alla realizzazione di una nuova supercar ibrida, per ora nota con il nome Type 135. Il modello in questione adotterà un motore V8 affiancato da un motore elettrico, per un sistema ibrido. Le informazioni sul progetto sono, per il momento, limitate anche se il target di potenza della futura Type 135 è già stato fissato.

La supercar avrà oltre 1.000 CV di potenza, con l’obiettivo di offrire prestazioni al top. Grazie al nuovo progetto, il V8 tornerà nella gamma Lotus, circa 25 anni dopo la fine della produzione della Espirit. Il debutto della nuova supercar di Lotus è fissato per il 2028 e il modello sarà prodotto in Europa. Ulteriori dettagli in merito al progetto e alle sue caratteristiche arriveranno nel corso dei prossimi mesi.

Una nuova strategia

L’elettrificazione continuerà a rappresentare l’elemento centrale per il futuro di Lotus, anche se il costruttore non punterà a diventare un brand completamente a zero emissioni. La gamma sarà composta da modelli ibridi ed elettrici con l’obiettivo di raggiungere circa il 40% di quota per l’elettrico sul totale di unità vendute.

La nuova strategia andrà valutata nel corso del prossimo futuro. La Casa, infatti, ha fissato dei target molto ambiziosi, con l’obiettivo di diventare un riferimento assoluto in un mercato che non conosce la crisi come quello delle supercar e dei modelli di lusso.

Grazie alla conferma della gamma elettrica e ai nuovi modelli in arrivo, a partire dalla supercar con il V8, Lotus punta a crescere in modo significativo (ma sostenibile dal punto di vista economico), fino ad arrivare a un target di circa 30 mila unità vendute all’anno, quando la gamma sarà completa e stabilizzata, in termini di modelli e produzione. La collaborazione con il principale azionista, Geely Holding Group, ricoprirà un ruolo centrale per il futuro di Lotus.

Questi obiettivi andranno verificati e monitorati passo dopo passo. Il piano di Lotus richiederà del tempo per essere attuato, ma le basi giuste per ripartire verso una crescita importante nel segmento delle auto di lusso ci sono. Staremo a vedere quali saranno le prossime scelte del brand e quale sarà l’impatto della nuova supercar ibrida in arrivo nel corso dei prossimi anni.

Qingfeng Feng, CEO del Gruppo Lotus, ha commentato così la nascita del nuovo progetto e la futura strategia del brand:

“Lotus è nata dallo spirito ribelle di Colin Chapman, e questo spirito non è andato perduto. Focus 2030 ridefinirà sia il marchio che l’azienda per rimanere fedeli al nostro DNA. Siamo ossessionati dall’ingegneria, dalle prestazioni e dalla costruzione di auto per veri appassionati di guida, ed è questo che farà crescere la nostra attività.â€

Data articolo: Sun, 24 May 2026 08:00:35 +0000
News n. 7
Auto diesel più vendute in Italia, la classifica aggiornata

Il calo delle auto diesel in Italia continua e la conferma arriva dagli ultimi dati sulle immatricolazioni. Il numero di automobilisti che optano per modelli a gasolio si sta riducendo anche se in alcuni segmenti le varianti diesel continuano a essere particolarmente richieste. SUV e berline di segmento C e D, infatti, registrano volumi ancora significativi. Per un quadro completo della situazione, di seguito, andremo ad analizzare la classifica delle auto diesel più vendute in Italia, considerando i dati UNRAE aggiornati alla fine di aprile 2026.

Le più vendute

Il mercato delle quattro ruote in Italia sta crescendo, grazie principalmente alla spinta di auto elettriche ed ibride plug-in. Già da tempo, invece, le auto diesel sono in calo, con una flessione delle immatricolazioni che si ripete mese dopo mese. Non fa eccezione il 2026: nel mese di aprile, infatti, sono state vendute poco più di 10 mila unità, con un calo del 22,9% su base annua.

Nel parziale annuo, invece, il totale di immatricolazioni si è fermato a poco più di 43 mila unità con un calo del 24,3%. Questa riduzione ha effetto anche sulla quota di mercato, in calo di 3 punti sia per il mese di aprile che per il parziale annuo (rispettivamente 6,9% e 6,8%) nel confronto con i dati dell’anno precedente.

A pesare sulle vendite c’è anche la questione del caro carburante, che potrebbe aver scoraggiato molti automobilisti, spingendoli a rimandare l’acquisto. L’aumento del costo alla pompa è stato compensato solo da un taglio delle accise che, però, ha un impatto limitato sul prezzo totale.

Al netto dell’andamento del mercato, ecco la Top 10 delle auto diesel più vendute ad aprile 2026:

  1. Mercedes GLA: 949 (+55,1%);
  2. Audi Q3: 879 (+17,5%);
  3. Volkswagen Tiguan: 773 (-46,1%);
  4. Alfa Romeo Tonale: 678 (-21,3%);
  5. Skoda Octavia: 634 (+116,4%);
  6. BMW X1: 478 (-5,5%);
  7. Mercedes Classe A: 470 (+60,4%);
  8. Volkswagen Golf: 466 (-12,6%);
  9. Peugeot 308: 449 (-6,1%);
  10. Audi Q2: 431 (+149,1%).

Questa, invece, è la Top 10 delle auto a gasolio più vendute nel parziale annuo, considerando il periodo compreso tra gennaio e aprile.

  1. Volkswagen Tiguan: 3.986 (-20,6%);
  2. Audi Q3: 3.840 (+2,6%);
  3. Mercedes GLA: 3.467 (+3,3%);
  4. BMW X1: 2.363 (-16,6%);
  5. Volkswagen Golf: 2.086 (-19,6%);
  6. Mercedes Classe A: 1.976 (+51,3%);
  7. Alfa Romeo Tonale: 1.941 (-35,5%);
  8. Skoda Octavia: 1.741 (+20,9%);
  9. Audi A3: 1.600 (-34,6%);
  10. BMW Serie 1: 1.431 (-20,4%).

Per sapere quali sono le auto più richieste in assoluto sul mercato italiano potete dare un’occhiata alla Top 10 aggiornata delle auto più vendute in Italia.

Le preferite dagli italiani

La classifica delle auto diesel più vendute in Italia chiarisce le preferenze degli automobilisti. I SUV di segmento C, seguiti dalle berline dello stesso segmento, dominano la graduatoria con il Gruppo Volkswagen che piazza ben 5 modelli nella Top 10. A completare l’elenco dei costruttori presenti in classifica troviamo BMW e Mercedes, entrambe con due modelli, oltre ad Alfa Romeo, che continua a registrare una certa richiesta per la Tonale, nonostante un calo evidente.

Con quasi 4 mila unità vendute in totale (e, quindi, una media di quasi mille unità vendute al mese) è la Volkswagen Tiguan a conquistare la leadership del mercato, confermandosi un modello molto richiesto da chi è alla ricerca di un SUV completo e di qualità per percorrere tanti chilometri sfruttando un motore a gasolio. Sul podio ci sono anche l’Audi Q3 e la Mercedes GLA che confermano la preferenza per la guida a ruote alte tra chi vuole un’auto diesel.

Data articolo: Sun, 24 May 2026 07:15:48 +0000
News n. 8
F1, Qualifica GP Canada: Hamilton ottimizza la SF-26. Crisi Leclerc

Dopo un venerdì passato a rincorrere gli avversari, nella sprint del sabato Ferrari prova a sfidare McLaren. Tuttavia il team inglese ne ha ancora di più. Poi, qualche ora più tardi serviva un salto in avanti per al seconda qualifica stagionale. Un cambio di assetto per migliorare la Rossa e tanta speranza: al termine della sessione classificatoria, Leclerc taglia il traguardo in nona posizione, mentre Hamilton è quinto.

GP Canada, Sprint Race amara per Hamilton

Al via, Hamilton scatta con grande reattività conquistando subito una posizione su Piastri mediante uno splendido sorpasso all’esterno. Al contrario, Leclerc non brilla e resta bloccato nella prima stretta variante, senza grandi margini di manovra. Nei primi giri, le due Mercedes provano inutilmente la fuga, mentre Norris scavalca Antonelli.

Lewis staziona in quarta piazza cercando la scia dei leader, inseguito a breve distanza da Piastri e dallo stesso Leclerc, a sua volta braccato da Max Verstappen. Nel frattempo, il muretto fornisce ai ferraristi continui suggerimenti operativi su freni, differenziale ed erogazione ibrida. A metà gara, il ritmo si cristallizza in un frustrante trenino compatto.

Malgrado il potenziale del tracciato canadese, le vetture rimangono bloccate. Le SF-26 evidenziano un leggero sovrasterzo che facilita l’inserimento senza disturbare l’uscita. Resta però da capire come verranno gestire le coperture nel corso della gara. E in effetti, quando mancano circa sette tornate Lewis comincia a perdere grip sul retrotreno.

La McLaren numero ottantuno, stretta a sandwich tra le due Rosse, dimostra di avere un passo migliore. Hamilton, in difficoltà, interroga Carlo Santi per comprendere le cause del ritardo. L’ingegnere rileva mancanze di trazione nelle curve dieci e quattordici, consigliando specifiche mappature difensive. Una conferma che l’aderenza non è ottimale.

Charles osserva tutto da vicino, sapendo di avere tre secondi di margine su Verstappen, ma ben consapevole che l’efficienza ibrida della power unit Mercedes spaventa. Negli ultimi cinque giri, Piastri intensifica la pressione. Lewis stringe i denti, arrivando perfino a toccare leggermente il Muro dei Campioni in curva quattordici senza subire danni.

Purtroppo, questo sforzo difensivo esige un eccessivo consumo di energia. Nel penultimo passaggio, l’inglese resta a secco sul rettilineo principale e cede il passo all’australiano dove pure Leclerc ne approfitta superando il compagno. Il verdetto vede Charles quinto e Lewis sesto, per la Ferrari emerge il limite sulle gomme, oltre che il solito legato all’energia ibrida.

GP Canada, Resoconto Qualifica:

Qualche ora più tardi è andata in onda la seconda qualifica del fine settimana. Il team di Maranello ha cercato un fine tuning per sistemare la SF-26, considerando che non vige più il parco chiuso dopo la mini gara da 100 km. Mentre Lewis ha mantenuto vivo il feeling con la sua vettura, Leclerc non è stato in grado di trovarlo nelle tre parti della sessione classificatoria.

Q1, i due fattori cronici della SF-26

Le qualifiche iniziano con le mescole Soft, evidenziando subito i cronici problemi della SF-26 nel mandare in temperatura l’asse anteriore. Hamilton trova un feeling, mentre Leclerc fatica in staccata: taglia la chicane in curva 14 ed è costretto a chiedere un check per un sospetto danno al fondo.

Il monegasco lamenta anche un mancato caricamento della batteria; il muretto gli suggerisce di non spingere troppo nel T1 dei charge lap. I ferraristi girano in continuo per gestire energia e temperature. Charles chiude a 4,5 decimi dal leader Antonelli; Hamilton lo precede di 80 millesimi, pur lamentando traffico in curva 1.

Q2, Ferrari: instabilità e track position errate per Charles

Con Soft nuove, la Rossa fa la differenza nel T1 ma incassa distacchi pesanti nell’ultima parte del tracciato. Leclerc definisce “orribile” il suo giro di preparazione, accusando oltre 7 decimi da Kimi Antonelli, mentre Lewis paga meno di 2 decimi. Ai box, il monegasco rifiuta modifiche di carico all’ala anteriore, non capendo l’origine dell’instabilità in staccata.

Lewis rientra in pista con un altro set nuovo; Carlo Santi gli impone un giro di preparazione extra, essendo l’outlap insufficiente per scaldare l’avantreno. Leclerc, pur guidando al limite e migliorando il crono, si lamenta duramente per la track position errata e rimedia 4 decimi da Lewis (a sua volta rallentato da traffico in curva 3).

Q3, Ferrari: nessun spunto decisivo

Leclerc chiede al team di essere ascoltato maggiormente sulla posizione in pista. Per arginare il vantaggio delle power unit Mercedes, serve la perfezione. Nel primo run, Hamilton si piazza secondo dietro Norris (rifilando 3 decimi a Charles, quinto) con un giro molto buono. Nell’ultimo tentativo si opta ancora per il giro extra di preparazione, ma purtroppo Lewis sbaglia in uscita di curva 7 ed è costretto ad abortire.

Leclerc invece riesce a migliorarsi ma resta a un decimo dal compagno di squadra: un divario non eccessivo che però sulla griglia di partenza gli costa ben tre posizioni. La qualifica si chiude con Lewis quinto e Charles nono: la SF-26 non ha lo spunto sul giro secco e si preannuncia una gara molto in salita per la gestione delle gomme, ricordando le difficoltà nella sprint del sabato.

Data articolo: Sun, 24 May 2026 06:17:26 +0000
News n. 9
Auto GPL nel 2026, sono davvero sicure? Quello che gli automobilisti vogliono sapere

Il GPL è stato considerato per molto tempo una specie di carburante intelligente, visti i costi di esercizio contenuti, una buona autonomia e, in alcuni casi, anche l’accesso più semplice alle aree urbane rispetto ai diesel più vecchi.

Nel 2026, però, il contesto è cambiato. Parliamo di novità come i blocchi del traffico sempre più articolati, una serie di nuove regolamentazioni locali, una sempre più elevata attenzione alla sicurezza e la transizione energetica.

In ogni caso oggi molti automobilisti continuano a porsi le stesse domande: un’auto GPL è ancora una scelta sensata? Quanto e quando è realmente sicura e conviene davvero? Secondo gli esperti la scelta è sensata, sì, ma devono essere fatte alcune precisazioni importanti. E soprattutto è fondamentale andare a distinguere alcune convinzioni diffuse e quello che in realtà prevedono le norme e i regolamenti.

Le auto GPL sono sicure?

Dopo aver parlato in maniera molto approfondita di quanto un’auto GPL possa essere conveniente e di tutti i costi legati a manutenzione e rifornimento, oggi andiamo a rispondere a una delle domande che gli automobilisti si fanno più frequentemente.

La sicurezza delle auto GPL è probabilmente uno dei dubbi più frequenti e anche quello più condizionato da percezioni che sono nate decenni fa.

Le moderne vetture GPL omologate non sono più pericolose rispetto alle equivalenti a benzina, infatti i sistemi attuali si servono di serbatoi che sono stati progettati per resistere a urti, sovrappressioni e alte temperature. Sono dotate inoltre di dispositivi automatici di intercettazione del gas e valvole di sicurezza conformi alla normativa europea ECE/ONU 67-01.

In epoca moderna abbiamo assistito a una importante trasformazione tecnologica, rispetto agli impianti installati negli anni Novanta, oggi il circuito è sigillato, il rifornimento avviene con sistemi controllati e il serbatoio non viene mai riempito completamente, e questo è possibile grazie al limitatore automatico.

È chiaro comunque che la sicurezza dipenda anche dalla manutenzione che viene fatta al veicolo, che deve essere sempre regolare, e di questo ci ha parlato nel dettaglio il nostro meccanico. Come qualsiasi alimentazione alternativa, anche il GPL richiede il rispetto delle scadenze tecniche previste e il controllo periodico dell’impianto.

Dal punto di vista statistico e normativo possiamo quindi dire che ormai l’idea che “il GPL sia pericoloso†è obsoleta, appartiene al passato e non alla realtà attuale.

Con un’auto GPL si può entrare nei parcheggi sotterranei?

Altra domanda molto frequente: in realtà oggi è possibile, anche se non sempre e non ovunque. E infatti è una delle regole che crea un po’ di confusione giustamente negli automobilisti, molti dei quali continuano a fare riferimento a divieti fissi del passato, che oggi non esistono più.

Il riferimento storico nel nostro Paese è il Decreto del Ministero dell’Interno del 22 novembre 2002 (che oggi è confluito nel quadro normativo successivo sulle autorimesse). Questo aveva introdotto un principio che sostanzialmente è valido ancora oggi, ovvero quello per il quale le auto GPL con impianto conforme alla normativa ECE/ONU 67-01 possono accedere ai piani fuori terra e al primo piano interrato delle autorimesse.

Per riassumere quindi possiamo dire che:

  • l’accesso è sempre consentito ai parcheggi fuori terra;
  • l’accesso generalmente è consentito fino al piano -1;
  • ci sono delle possibili limitazioni di accesso per livelli interrati più profondi;
  • i singoli gestori dei parcheggi e eventuali regolamenti condominiali in realtà possono aggiungere degli ulteriori divieti.

Quindi c’è una sola regola pratica e molto semplice: controllare sempre la segnaletica che deve essere posizionata all’ingresso delle autorimesse.

L’auto GPL è soggetta ai blocchi del traffico?

È importante sapere che oggi in molte località italiane – città e regioni – il GPL viene considerato ancora una soluzione meno impattante rispetto al diesel. Per questo motivo le restrizioni spesso sono meno severe e sono previste delle deroghe per le auto GPL.

Bisogna sapere però che nel 2026 il criterio dominante non è più solo il carburante che alimenta il veicolo, ma soprattutto il regolamento locale e la classe ambientale Euro a cui appartiene un veicolo. Detto ciò, se una vettura GPL è Euro 6, allora in differenti città oggi continua a mantenere condizioni favorevoli di circolazione.

Se invece abbiamo a che fare con auto GPL più datate, allora in questo caso alcune ordinanze regionali e comunali iniziano a porre delle limitazioni anche per i mezzi a gas che appartengono a classi Euro vecchie (a causa delle emissioni inquinanti). Perciò oggi, in parole semplici, non serve più chiedersi se l’auto GPL può entrare in una determinata zona/area in città, ma piuttosto è necessario ragionare sulla classe Euro della propria macchina e su ciò che prevede il piano aria di quella città.

I distributori GPL sono abbastanza diffusi in Italia?

Altra domanda importante, la risposta è sì. Il GPL continua a essere competitivo anche per questo motivo. Il mercato italiano è uno dei più sviluppati storicamente in Europa per questa tipologia di alimentazione, la rete di rifornimento nel nostro Paese è estesa e distribuita in maniera abbastanza uniforme sull’intero territorio nazionale.

Possiamo menzionare solo qualche piccola differenza territoriale, ci sono infatti alcune zone montane o aree meno densamente popolate dove potrebbe essere utile pianificare il rifornimento con anticipo perché i distributori di gas non sono così ben distribuiti. Possiamo comunque assicurare che il GPL continua a offrire un vantaggio concreto in termini di disponibilità.

Le auto GPL possono viaggiare sulle navi?

Per chi viaggia spesso via mare, questa è una domanda fondamentale, ma nella maggior parte dei casi la risposta è sì. Le auto GPL possono accedere, ci sono solo alcune regole operative da conoscere di volta in volta, che possono cambiare a seconda della compagnia e della configurazione della nave.

In genere comunque la prassi prevede:

  • dichiarazione della presenza dell’impianto GPL in fase di prenotazione o durante l’imbarco;
  • eventuale assegnazione di una determinata posizione nel ponte garage;
  • rispetto delle indicazioni che arrivano da parte dell’equipaggio.

In realtà le compagnie si riservano anche il diritto di richiedere delle condizioni particolari, come procedure specifiche per l’imbarco delle auto GPL oppure serbatoio limitato o altro, ma ad oggi non c’è nessun divieto per le vetture GPL, possono salire in nave.

Chiaramente anche in questo caso l’informazione preventiva continua a essere fondamentale, è necessario verificare sempre il regolamento della compagnia prima della partenza.

Conviene scegliere il GPL nel 2026?

E infine quindi rispondiamo a questa domanda: oggi il GPL conviene ancora per parecchi automobilisti, non per tutti. Potrebbe essere l’ideale per coloro che viaggiano per molti chilometri durante l’anno e cercano costi di rifornimento più bassi, ma non sono ancora pronti per passare all’auto elettrica.

Le auto GPL moderne sono sicure, possono entrare nella maggior parte dei parcheggi interrati, viaggiano tranquillamente sulle navi e la rete di distribuzione in Italia è tra le più sviluppate d’Europa.

Data articolo: Sun, 24 May 2026 06:00:21 +0000
News n. 10
Sciopero dei trasporti maggio 2026: calendario e orari città per città

Nel mese di maggio 2026 sono diversi gli scioperi previsti su tutto il territorio italiano nei principali settori dei trasporti, inclusi treni, aerei, trasporto pubblico locale, marittimo e portuale. In questo articolo trovi il calendario aggiornato con tutte le informazioni essenziali sugli scioperi confermati a livello nazionale e locale, giorno per giorno, indicando date, orari, città, categorie e sindacati coinvolti. L’obiettivo è offrire ai cittadini, ai pendolari e alle imprese un quadro chiaro dei disservizi e delle modalità di svolgimento delle proteste.

Sciopero 01 maggio 2026

In Italia è stato proclamato uno sciopero generale su tutto il territorio nazionale, che coinvolge il personale dipendente pubblico e privato di tutte le province. L’astensione dal lavoro riguarda l’intera giornata del 01 maggio 2026 e il sindacato promotore è USI-CIT.

Sciopero 04 maggio 2026

In Italia è previsto uno sciopero nazionale del personale della Società Elior Divisione Itinere addetto ai servizi di ristorazione sui treni Trenitalia per tutta la giornata. Lo sciopero, di tipo “mezzo turno per ogni turno di lavoro”, è proclamato dai sindacati FAST-CONFSAL, FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL, ORSA TRASPORTI.

Nella provincia di Milano (Lombardia) è attivo uno sciopero del personale della Società Mercitalia Shunting & Terminal, settore ferroviario, per 8 ore, dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio, proclamato da OSR USB Lavoro Privato.

Sciopero 05 maggio 2026

Nella provincia di Milano (Lombardia) prosegue lo sciopero del settore ferroviario, personale Soc. Mercitalia Shunting & Terminal, dalle 22:00 del 4 maggio alle 6:00 del 5 maggio.

Nella provincia di Firenze (Toscana) lo sciopero riguarda il settore ferroviario ed è riferito al personale della società RFI Doit Firenze, impegnato nella manutenzione. L’intera giornata del 5 maggio 2026 sarà coinvolta. Sindacato: OSR USB Lavoro Privato.

Sciopero 07 maggio 2026

In Italia si svolge uno sciopero nazionale di 24 ore che coinvolge il settore marittimo e i lavoratori portuali, inclusi dipendenti delle Autorità di Sistema Portuale e società che applicano il CCNL porti. Il sindacato è USB Lavoro Privato.

Sciopero 08 maggio 2026

Nella città di Trento (Trentino-Alto Adige) è previsto uno sciopero di 4 ore, dalle 11:00 alle 15:00, del personale della società Trentino Trasporti.

Nella città di Potenza (Basilicata) sciopero di 4 ore, dalle 15:01 alle 19:00, per il personale della società Miccolis – Servizio Urbano di Potenza.

Nella provincia di Brescia (Lombardia) settore aereo, sciopero di 24 ore del personale GDA Handling presso l’Aeroporto di Brescia Montichiari.

Sciopero 09 maggio 2026

Nella città di Napoli (Campania) sciopero di 24 ore del personale della società EAV, settore trasporto pubblico locale, dalle 19:31 del 9 maggio alle 19:30 del 10 maggio.

Sciopero 10 maggio 2026

Nella città di Napoli (Campania) prosegue lo sciopero del personale Soc. EAV, trasporto pubblico locale, fino alle 19:30.

Nella città di Firenze (Toscana) sciopero di 24 ore del personale della società Autolinee Toscane, bacino di Firenze.

Sciopero 11 maggio 2026

Nella città di Roma (aeroporti di Fiumicino e Ciampino) sciopero di 4 ore, dalle 12:00 alle 16:00, del personale ADR Security. (FAST-CONFSAL)

A Roma personale ENAV ACC in sciopero per 8 ore, dalle 10:00 alle 18:00 (RSA UILT-UIL).

A Napoli personale ENAV in sciopero per 8 ore (dalle 10 alle 18, RSA UILT-UIL).

Nazionale: sciopero piloti e assistenti Easyjet Airlines, 8 ore, 10-18 (FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC).

All’aeroporto di Palermo sciopero di 4 ore (12-16) personale GH/ASC Handling/Aviapartner.

A Cagliari sciopero personale gruppo Sogaer, 4 ore (13-17).

A Milano Malpensa sciopero di 4 ore (13-17) personale ALHA/MLE-BCUBE. Sindacati: OST CUB Trasporti/USB.

Sciopero 14 maggio 2026

Nella città di Novara (Piemonte) sciopero di 24 ore del personale della società SUN.

Sciopero 18 maggio 2026

In Italia sciopero generale nazionale nel settore trasporti pubblici e privati, con modalità variabili:

  • Trasporto ferroviario: 21:00 del 17/5 – 20:59 del 18/5
  • Trasporto pubblico locale: modalità locali
  • Marittimo isole maggiori: partenze a partire da un’ora prima della partenza durante il 18 maggio
  • Marittimo isole minori: 00:01 – 23:59
  • Autostrade: dalle 22:00 del 17 maggio

Sindacato USB.

Nella provincia di Bari (Puglia) sciopero di 24 ore del personale Soc. STP di Bari, indetto da OST FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL.

Sciopero 29 maggio 2026

In Italia sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private, con modalità diverse secondo il comparto: aereo (00:00 – 23:59), ferroviario (21:00 del 28/5 – 21:00 del 29/5), tpl (modalità territoriali), marittimo (isole minori 00:01-23:59, isole maggiori 1 ora prima partenze 29/5), portuale (varie modalità), autostrade (22:00 del 28/5 – 22:00 del 29/5). Sindacati: CUB, SGB, ADL Varese, SI-COBAS, USI-CIT.

Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:

Sciopero dei trasporti 01 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 04 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 05 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 07 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 08 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 09 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 10 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 11 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 14 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Sciopero dei trasporti 18 maggio 2026: città, orario inizio e fine

Fonte: Mit

Data articolo: Sun, 24 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 11
Il prezzo di benzina, diesel e gpl in autostrada oggi

Oggi, 24 maggio 2026, pubblichiamo i prezzi medi registrati lungo la rete autostradale italiana per benzina, gasolio, GPL e metano, sulla base dell’ultimo aggiornamento disponibile. In sintesi: benzina self 2.055 euro, gasolio self 2.065 euro, GPL servito 0.911 euro e metano servito 1.591 euro. Il prezzo alla pompa riflette due componenti principali: la parte industriale (costo della materia prima e margine della filiera, inclusi i gestori) e la parte fiscale, formata da accise e imposta sul valore aggiunto; l’equilibrio tra queste voci, insieme all’andamento delle quotazioni internazionali e del cambio euro/dollaro, determina le variazioni giornaliere e le differenze tra modalità self e servito.

Il prezzo dei carburanti in autostrada

Ultimo aggiornamento: 23-05-2026

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.065
Benzina SELF 2.055
GPL SERVITO 0.911
Metano SERVITO 1.591

Come si compone il costo dei carburanti

Il prezzo della benzina alla pompa deriva dalla somma di una componente industriale e di una componente fiscale. Per la benzina, la parte fiscale incide per il 58% del prezzo finale, risultando nettamente superiore alla parte industriale, che pesa per il 42%. Quest’ultima si articola a sua volta in due voci: il costo della materia prima e il margine lordo. La materia prima rappresenta il 30% del prezzo e riflette l’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi, oltre all’effetto del cambio euro/dollaro: un rialzo delle quotazioni o un indebolimento dell’euro tende a far aumentare il costo di approvvigionamento e, con qualche ritardo, si trasferisce sui listini alla pompa. Il margine lordo, pari al 12% del prezzo, racchiude i costi di logistica e distribuzione, la gestione degli impianti e la remunerazione degli operatori lungo la filiera. È proprio su questa porzione che i gestori possono intervenire per modulare i prezzi esposti, anche in funzione della concorrenza locale e delle dinamiche di domanda. Le differenze tra modalità self e servito ricadono principalmente in questa componente: i servizi aggiuntivi, il presidio del personale e l’assistenza al rifornimento incidono sul margine e spiegano perché il servito presenti valori mediamente più elevati rispetto al self, a parità di condizioni di mercato.

Per il gasolio lo schema è analogo, ma con un equilibrio tra le componenti diverso rispetto alla benzina. La componente fiscale pesa per il 45% del prezzo finale, mentre quella industriale arriva al 55%. All’interno della parte industriale, la materia prima conta per il 45%: qui incidono in modo diretto le quotazioni internazionali dei distillati medi e l’andamento del cambio euro/dollaro, che determinano il costo di approvvigionamento per raffinerie e importatori. Il margine lordo vale invece il 10% del prezzo e include costi operativi di logistica, stoccaggio e distribuzione, oltre alla remunerazione degli operatori e della rete di vendita; su questa voce i gestori possono agire per adeguare i listini, assorbendo o trasferendo parte della volatilità dei mercati e tenendo conto della concorrenza sul territorio. Il gasolio, largamente utilizzato dal trasporto e da un’utenza professionale, può risentire anche di ciclicità stagionali della domanda e di eventuali tensioni sull’offerta, che si riflettono rapidamente nelle quotazioni e quindi nella componente industriale. Anche in questo caso, gli scostamenti tra self e servito dipendono soprattutto dalla diversa incidenza dei servizi e dall’organizzazione del punto vendita, mentre la fiscalità resta un elemento strutturale e relativamente stabile nel breve periodo.

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 24 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 12
Il prezzo di benzina, diesel e gpl oggi

Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.972 per la benzina, 1.985 per il diesel, 0.822 per il gpl, 1.578 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.

Abruzzo

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Abruzzo.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.977
Benzina SELF 1.968
GPL SERVITO 0.809
Metano SERVITO 1.520

Basilicata

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Basilicata.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.989
Benzina SELF 1.985
GPL SERVITO 0.786
Metano SERVITO 1.567

Bolzano

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.011
Benzina SELF 2.000
GPL SERVITO 0.890
Metano SERVITO 1.730

Calabria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Calabria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.990
Benzina SELF 1.984
GPL SERVITO 0.851
Metano SERVITO 1.667

Campania

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Campania.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.963
Benzina SELF 1.958
GPL SERVITO 0.770
Metano SERVITO 1.532

Emilia Romagna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Emilia Romagna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.975
Benzina SELF 1.969
GPL SERVITO 0.802
Metano SERVITO 1.530

Friuli Venezia Giulia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.997
Benzina SELF 1.991
GPL SERVITO 0.800
Metano SERVITO 1.517

Lazio

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Lazio.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.973
Benzina SELF 1.958
GPL SERVITO 0.791
Metano SERVITO 1.652

Liguria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Liguria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.984
Benzina SELF 1.977
GPL SERVITO 0.891
Metano SERVITO 1.531

Lombardia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Lombardia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.977
Benzina SELF 1.966
GPL SERVITO 0.800
Metano SERVITO 1.550

Marche

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Marche.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.977
Benzina SELF 1.951
GPL SERVITO 0.829
Metano SERVITO 1.531

Molise

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Molise.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 2.013
Benzina SELF 1.970
GPL SERVITO 0.818
Metano SERVITO 1.481

Piemonte

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Piemonte.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.972
Benzina SELF 1.965
GPL SERVITO 0.798
Metano SERVITO 1.565

Puglia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Puglia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.976
Benzina SELF 1.973
GPL SERVITO 0.783
Metano SERVITO 1.630

Sardegna

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Sardegna.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.995
Benzina SELF 1.979
GPL SERVITO 0.879

Sicilia

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Sicilia.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.996
Benzina SELF 1.970
GPL SERVITO 0.830
Metano SERVITO 1.821

Toscana

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Toscana.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.997
Benzina SELF 1.969
GPL SERVITO 0.805
Metano SERVITO 1.601

Trento

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella provincia autonoma di Trento.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.991
Benzina SELF 1.977
GPL SERVITO 0.826
Metano SERVITO 1.550

Umbria

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Umbria.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.974
Benzina SELF 1.963
GPL SERVITO 0.819
Metano SERVITO 1.511

Valle d’Aosta

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Valle d’Aosta.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.999
Benzina SELF 1.990
GPL SERVITO 0.899

Veneto

Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 24 maggio 2026 nella regione Veneto.

TIPOLOGIA EROGAZIONE PREZZO MEDIO
Gasolio SELF 1.962
Benzina SELF 1.962
GPL SERVITO 0.805
Metano SERVITO 1.501

Fonte: Osservatorio prezzi Mimit

Data articolo: Sun, 24 May 2026 06:00:00 +0000
News n. 13
Nuovo Codice della Strada, sinistri in calo ma aumentano le vittime

È passato circa un anno e mezzo dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, con un pacchetto di novità normative mirato a incrementare la sicurezza stradale, con l’obiettivo di ridurre i sinistri. Nei mesi scorsi, il “nuovo†CdS è stato in più occasioni al centro delle notizie di attualità.

A fare il punto della situazione, soprattutto per quanto riguarda il tema sicurezza, è il nuovo Osservatorio Verti Movers, realizzato da Verti Assicurazioni, compagnia attiva sul mercato italiano e parte del Gruppo Mapfre.

L’indagine si basa sull’analisi di un campione di oltre 500.000 utenti e punta a chiarire il tipo di impatto che le nuove norme hanno avuto sulla sicurezza stradale. I risultati sono contrastanti: da una parte, infatti, si registra una riduzione complessiva dei sinistri (anche di quelli con lesioni)  con il nuovo Codice della Strada mentre dall’altra c’è da segnalare un aumento dei decessi.

Questi dati vengono interpretati da Marco Buccigrossi, direttore commerciale digitale della compagnia assicurativa, che ha sottolineato:

“Una probabile causa è che il nuovo Codice della strada abbia inasprito le sanzioni verso comportamenti che si verificano di solito nel traffico urbano, come l’uso del telefono o la mancata precedenza, dove si producono un numero più alto di incidenti, ma si riducono quelli mortaliâ€.

Cosa dicono i dati

Dall’analisi di Verti, basata sui dati di tutto il 2025, che vengono poi confrontati con quelli dell’anno precedente, emerge che:

  • i sinistri complessivi sono diminuiti del 3,9%;
  • i sinistri con lesioni sono diminuiti del 2,8%;
  • i decessi sono aumentati del 7,7%, con almeno un caso di sinistro fatale ogni 1.000 sinistri.

Da segnalare che, grazie anche a quanto emerge dai dati di ACI-Istat, i decessi sono in aumento, principalmente, sulle strade a scorrimento veloce. Nel corso del primo semestre del 2025, infatti, le vittime su strade urbane (-8,4%) e strade extra-urbane (-7,1%) sono in calo rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. In aumento, invece, i decessi sulle autostrade (+4,4%).

Le categorie più sicure e quelle più a rischio

Secondo lo studio, le automobili sono la categoria più sicura di veicolo in assoluto, con un calo del 4,2% dei sinistri totali e del 19,4% dei morti. Per le moto, invece, sono aumentati i decessi ma si registra un calo del 2,5% per i casi di sinistro con feriti gravi e dell’11,5% dei sinistri con feriti.

Per quanto riguarda le fasce d’età, invece, ad aver avuto più sinistri è la fascia di età 50-59 anni, seguita da quella 40-49 anni. Il picco dei decessi, invece, viene registrato nella fascia 60-64 anni, con un incremento del 125% su base annua.

La diffusione dei sinistri non è omogenea su scala nazionale. In alcune province, infatti, si raggiunge un vero e proprio picco. È il caso di Belluno, dove si registra una crescita del 131% su base annua, ma anche di Prato e Caltanissetta, entrambe in crescita del 18%.

Tra le città più sicure, invece, troviamo alcuni centri di grandi dimensioni come Torino e Genova, che registrano una riduzione dei sinistri pari, rispettivamente, al -1% e al -5%. Nel corso dei prossimi mesi sarà possibile ottenere nuovi dati e verificare se i trend evidenziati dallo studio saranno confermati o meno.

Data articolo: Sun, 24 May 2026 05:30:44 +0000
News n. 14
Dacia Duster Hybrid-G 150 4×4, la prova del SUV che unisce GPL e Mild Hybrid

La nuova Dacia Duster Hybrid-G 150 4×4 è una di quelle auto che incuriosiscono ancora prima di guidarle. Non tanto perché voglia stupire con effetti speciali, ma in questo caso mette insieme soluzioni che di solito si trovano separate. Ci sono il GPL, il motore benzina, il mild hybrid a 48 V, il cambio automatico e la trazione integrale. Tutto dentro una Duster, quindi dentro un SUV che continua a puntare su praticità, costi ragionevoli e robustezza più che sull’immagine.

La novità più interessante è proprio il modo in cui funziona il 4×4. Non c’è un classico albero di trasmissione meccanico che porta la coppia alle ruote posteriori, ma dietro lavora invece un motore elettrico dedicato, pronto a intervenire quando serve più trazione. Sulla carta sembra una soluzione complessa, ma alla guida il sistema si comporta in modo molto naturale. La Duster non chiede di capire troppa tecnologia: basta guidarla e lasciarle fare il suo lavoro.

La nuova Duster ha già cambiato passo rispetto al passato, il design è più moderno, l’abitacolo è più curato e la dotazione tecnologica è cresciuta. La versione Hybrid-G 150 4×4 aggiunge però un elemento in più, perché porta nel mondo Dacia una trazione integrale diversa dal solito, più vicina alla logica delle auto elettrificate che a quella dei vecchi fuoristrada. Esternamente resta una Duster riconoscibile. Le forme sono robuste, il frontale è deciso, le protezioni nella parte bassa della carrozzeria comunicano subito una certa voglia di avventura. Non è un SUV elegante in senso classico e non prova a sembrarlo, ma preferisce mostrarsi solido, semplice e pronto all’uso.

In questo senso la versione Extreme è probabilmente quella più coerente con il carattere della Hybrid-G 150 4×4, anche se la gamma lascia spazio a scelte più razionali. La Duster non è una fuoristrada dura e pura, e sarebbe sbagliato raccontarla così. Il suo obiettivo è un altro: dare più sicurezza e libertà a chi affronta spesso fondi difficili, strade bianche, neve, fango leggero o percorsi di campagna. È un SUV da vita reale e quotidiana, non da prova estrema.

Motore e sensazioni di guida

Il sistema Hybrid-G 150 4×4 usa un motore 1.2 turbo tre cilindri benzina-GPL con tecnologia mild hybrid a 48 V. A questo si aggiunge un motore elettrico posteriore da 31 CV, che contribuisce a portare la potenza complessiva a 154 CV. Davanti lavorano il motore termico e il cambio automatico doppia frizione a 6 rapporti, mentre dietro entra in gioco l’unità elettrica, dotata anche di una piccola trasmissione a due marce.

È una soluzione molto particolare, perché consente alla Duster di avere trazione integrale senza un collegamento meccanico tradizionale tra i due assi. Nella guida normale l’auto si comporta come un SUV facile e rilassato, quando invece l’aderenza viene meno, il motore elettrico posteriore aiuta a spingere le ruote dietro e a far ripartire l’auto con maggiore sicurezza. Le prestazioni sono adeguate al tipo di vettura. Lo 0-100 km/h è intorno ai 10 secondi, mentre la velocità massima dichiarata arriva a 180 km/h. Non sono numeri sportivi, ma non devono esserlo, dato che la Dacia Duster Hybrid-G 150 4×4 punta su fluidità, facilità e capacità di cavarsela bene in più situazioni.

Su asfalto la Duster Hybrid-G 150 4×4 si guida senza complicazioni. La posizione rialzata aiuta a controllare bene ciò che succede attorno all’auto, lo sterzo è leggero e il cambio automatico rende tutto più rilassante rispetto alle Dacia 4×4 manuali del passato. In città e sulle strade extraurbane si apprezza soprattutto la semplicità d’uso. Il tre cilindri si fa sentire quando si accelera con decisione, ma nell’uso normale il rumore resta accettabile.

L’assetto è morbido e assorbe bene buche, pavé e fondi rovinati, del resto non è un SUV sportivo e non cerca di mascherarlo. Nelle curve la carrozzeria si muove un po’, ma sempre in modo prevedibile, senza reazioni strane o fastidiose. La parte ibrida aiuta nelle ripartenze e rende la risposta più pronta quando si guida con calma. Il cambio automatico non trasforma la Duster in una vettura raffinata, ma migliora molto il comfort quotidiano. È una soluzione che si fa apprezzare soprattutto nel traffico e nei percorsi misti, dove riduce lo stress e rende la guida più fluida.

La Nuova Dacia Duster non teme lo sterrato
Ufficio Stampa Dacia
Su sterrato la Dacia Duster 4X4 da il meglio di se

La prova più interessante è arrivata lontano dall’asfalto. Su ghiaia, fondi smossi, piccole salite e tratti fangosi, la Duster Hybrid-G 150 4×4 ha mostrato una motricità convincente. Il motore elettrico posteriore interviene in modo rapido, senza strattoni e senza dare la sensazione di un sistema artificiale. Quando le ruote anteriori iniziano a perdere presa, il retrotreno aiuta l’auto a proseguire con più decisione. Questo non significa che si possa affrontare qualsiasi percorso, ma nelle situazioni più comuni il vantaggio rispetto a una due ruote motrici è evidente.

Le modalità Auto, Snow, Mud/Sand e Lock permettono di adattare la risposta al terreno. Auto va bene nella maggior parte delle situazioni, Snow è pensata per i fondi a bassa aderenza, Mud/Sand aiuta su fango e sabbia, mentre Lock privilegia la motricità. Nei tratti più ripidi torna utile anche il controllo della velocità in discesa, che aiuta a mantenere il passo senza dover lavorare troppo sui pedali.  Uno degli argomenti più forti della Duster Hybrid-G 150 4×4 è l’autonomia. Grazie ai due serbatoi da 50 litri, uno per la benzina e uno per il GPL, Dacia dichiara fino a circa 1.500 km complessivi. È un dato molto importante, perché rende questa versione adatta anche a chi percorre tanti chilometri e vuole ridurre la frequenza delle soste.

Prezzi, interni e infotainment

Dentro, la Duster è semplice ma più curata rispetto al passato. I materiali restano robusti e in parte rigidi, ma sono coerenti con il tipo di auto. L’abitacolo trasmette una sensazione di solidità e praticità. Quattro adulti viaggiano comodi e la posizione di guida si trova facilmente. La plancia è ordinata e conserva diversi comandi fisici, una scelta molto sensata soprattutto quando si guida su fondi sconnessi. Lo schermo centrale da 10 pollici gestisce l’infotainment ed è compatibile con smartphone.

A seconda dell’allestimento può esserci anche la strumentazione digitale, utile per controllare consumi, modalità di guida e flussi energetici. Sul fronte sicurezza, la Duster Hybrid-G 150 4×4 può contare su ADAS come frenata automatica d’emergenza, mantenimento della corsia, riconoscimento dei segnali e cruise control adattivo sulle versioni più complete. La dotazione cambia in base all’allestimento, ma il salto avanti rispetto alle Dacia di qualche anno fa è evidente.

La Dacia Duster Hybrid-G 150 4×4 parte da 28.500 euro in allestimento Expression. Le versioni Journey ed Extreme arrivano a 30.050 euro. Expression è la scelta più razionale, Journey aggiunge più comfort, mentre Extreme è quella più vicina allo spirito outdoor della vettura. La stessa motorizzazione è disponibile anche sulla Bigster Hybrid-G 150 4×4, pensata per chi vuole più spazio. In questo caso il prezzo parte da 29.900 euro, mentre Journey ed Extreme arrivano a 31.900 euro. La differenza non è enorme, quindi la scelta dipende soprattutto dalle esigenze di abitabilità e bagagliaio.

La Dacia Duster Hybrid-G 150 4×4 convince perché resta fedele all’idea di auto concreta. Non è raffinata come SUV più costosi e non cerca di esserlo. Però offre una combinazione quasi unica: GPL, mild hybrid, cambio automatico e trazione integrale elettrica. Su strada è comoda e facile, mentre sullo sterrato dà più sicurezza di quanto ci si aspetti. Il sistema 4×4 elettrico lavora bene, l’autonomia dichiarata è molto elevata e i costi di gestione promettono di restare interessanti. Non è una fuoristrada estrema, ma una SUV intelligente per chi vuole più libertà senza complicarsi la vita.

Data articolo: Sun, 24 May 2026 04:00:56 +0000
News n. 15
Che auto guida Roby Facchinetti, il gioiello sportivo degno di una leggenda

Tanto nei motori quanto nell’arte ci sono icone che per farsi notare non devono alzare i toni. Roby Facchinetti, figura leggendaria della musica italiana e anima dei Pooh, sposa il concetto di eleganza dinamica in auto. Non stupisce, dunque, la sua scelta di affidarsi alla grinta e all’eleganza della Porsche Macan T, un modello che al pari di una grande composizione coniuga sapientemente equilibrio, precisione e una classe mai sopra le righe.

Una bellezza sportiva per il cantante

I più navigati conoscitori del marchio Porsche definiscono la Macan T come la versione più “furba” della gamma termica. Nel quartier generale di Stoccarda la lettera T di Touring identifica le vetture in cui il piacere di guida precede la pura esibizione di cavalli, in cui Roby Facchinetti, abituato a una vita scandita da ritmi serrati e tour infiniti, ha trovato la compagna ideale: rispetto alla GTS è meno radicale, ma offre il miglior setup telaistico per un uso quotidiano.

Nonostante i 265 CV del suo 2.0 turbo garantiscano brio e una coppia di 400 Nm sempre pronta a “battere un colpo”, la Macan T è più sobria di una supercar. Grazie al magistrale lavoro in sinergia tra il sistema PASM e il pacchetto Sport Chrono – di serie su questa variante – l’auto risponde con precisione ai comandi, dando una sensazione di controllo tipica delle sportive di razza, senza però rinunciare al comfort necessario per affrontare i lunghi viaggi in totale relax

Dal punto di vista estetico, Facchinetti si affida a una Porsche “bassa di voce”: aggressiva, ma misurata. Dettagli in Agate Grey Metallic e cerchi da 20 pollici in finitura scura regalano alla vettura un aspetto cupo e raffinato, mentre l’abitacolo conserva l’impostazione analogica, apprezzata da un uomo capace di riconoscere ancora il valore artigianale. Prima di salire sul palco può affrontare un momento di pausa rigenerante su un mezzo qualitativamente eccelso, dalle quotazioni oscillanti tra i 70.000 e i 90.000 euro, degni della statura della Macan T, una garanzia di viaggi piacevoli e versatilità.

Pooh 60 – La Nostra Storia in Arena: lo show evento

In auto Roby Facchinetti sale sulla sofisticata Macan T, stasera, sabato 23 maggio, la sua energia sarà, però, tutta concentrata sull’Arena di Verona, cornice di Pooh 60 – La Nostra Storia in Arena, lo show evento in onda su Canale 5 celebrante i 60 anni di carriera di una band entrata nel gotha della musica italiana.

Condotta da Michelle Hunziker, la serata sarà un viaggio intimo e monumentale. Roby, insieme a Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli, si riapproprierà di strumenti che sono stati la colonna sonora di generazioni, in un momento toccante, data la recente scomparsa di un fan storico proprio all’Arena.

Tra ospiti d’eccezione come Giuliano Sangiorgi, frontman dei Negramaro, ed Ermal Meta, nonché le gloriose note dell’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana, Roby Facchinetti guiderà il pubblico in un’esperienza immersiva, dove l’anima immortale delle canzoni farà cantare a squarciagola i fan. Un appuntamento imperdibile se volete vedere il vostro idolo non solo al volante della sua Porsche, ma nel suo habitat naturale: sotto i riflettori, a regalare emozioni.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 19:56:32 +0000
News n. 16
Veicoli commerciali leggeri, i modelli più venduti in Italia

Il settore dei veicoli commerciali leggeri in Italia sta vivendo un periodo di transizione, con un calo delle immatricolazioni nel confronto con i dati dello scorso anno. Il trend è, quindi, evidente. In questo contesto, alcuni veicoli registrano volumi di vendita sensibilmente superiori a quelli di altri e si caratterizzano come i leader del segmento.

Si tratta di un mercato ricco di opzioni e che vede alcuni protagonisti ben precisi. Ci sono, infatti, modelli che riescono a conquistare una porzione significativa delle immatricolazioni, con numeri sempre molto importanti.  Di seguito, grazie ai dati forniti da UNRAE, andremo ad analizzare l’andamento del mercato per evidenziare quali sono i veicoli commerciali leggeri più venduti in Italia dopo i primi quattro mesi del 2026.

I più venduti

Il rallentamento del mercato dei veicoli commerciali leggeri non si traduce in rivoluzioni nella classifica dei modelli più venduti, sia per quanto riguarda il mese di aprile che per il primo quadrimestre dell’anno. I “big” del settore, infatti, occupano tutti le prime posizioni.

Ecco quali sono stati i veicoli commerciali più venduti in Italia nel corso del mese di aprile 2026:

  1. Fiat Ducato: 1.868;
  2. Iveco Daily: 1.492;
  3. Fiat Doblò: 1.281;
  4. Ford Transit Custom: 879;
  5. Ford Transit: 844;
  6. Renault Trafic: 457;
  7. Ford Transit Courier: 448;
  8. Ford Ranger: 406;
  9. Renault Master: 388;
  10. Fiat Scudo: 367;
  11. Citroen Jumper: 342;
  12. Mercedes Sprinter: 292;
  13. Renault Kangoo: 292;
  14. Peugeot Boxer: 288;
  15. Fiat Panda: 263;
  16. Toyota Proace Max: 246;
  17. Toyota Proace City: 227;
  18. Peugeot Partner: 218;
  19. Ford Tourneo Custom: 202;
  20. Volkswagen Crafter: 188.

Di seguito, invece, è riportata la classifica dei modelli più venduti nel corso dei primi quattro mesi dell’anno:

  1. Fiat Ducato: 6.334;
  2. Fiat Doblò: 5.352;
  3. Iveco Daily: 4.903;
  4. Ford Transit: 3.763;
  5. Ford Transit Custom: 3.423;
  6. Fiat Scudo: 2.894;
  7. Ford Transit Courier: 1.949;
  8. Ford Ranger: 1.705;
  9. Renault Trafic: 1.483;
  10. Fiat Panda: 1.284;
  11. Peugeot Boxer: 1.240;
  12. Citroen Jumper: 1.227;
  13. Renault Master: 1.183;
  14. Renault Kangoo: 1.168;
  15. Mercedes Sprinter: 1.077;
  16. Piaggio Porter Np6: 1.004;
  17. Toyota Proace City: 1.002;
  18. Citroën Berlingo: 873:
  19. Volkswagen Crafter: 871.

Fiat Professional guida il mercato

I dati sulle immatricolazioni aggiornati ad aprile 2026 confermano alcune caratteristiche note da tempo per il settore. Il mercato è guidato da Fiat Professional che può contare su alcuni dei modelli più richiesti in assoluto. Il Ducato, ad esempio, è un vero e proprio punto di riferimento del settore, con un totale di 6.334 unità immatricolate e un ampio margine di vantaggio su tutti i concorrenti.

Da segnalare anche gli ottimi dati del Doblò, leader del suo segmento. In classifica entrano anche lo Scudo e la versione “da lavoro†della Panda, per un totale di quattro modelli nella Top 10. La strategia del brand di Stellantis è ben definita, con modelli dedicati a diversi segmenti di mercato e caratterizzati da un’elevata flessibilità, in modo da poter soddisfare appieno le esigenze di tutta la clientela.

Bene anche Ford, con le diverse evoluzioni del Transit e l’iconico Ranger. A completare la Top 10 troviamo Iveco con il suo Daily e il Renault Trafic. Tra i primi 20 modelli più venduti ci sono gli altri protagonisti del mercato con Renault, Peugeot, Citroën, Mercedes, Piaggio e Toyota che occupano una porzione significativa del settore. L’appuntamento è ora fissato al prossimo mese per verificare l’andamento del mercato nel corso del mese di maggio.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 12:45:01 +0000
News n. 17
SUV più venduti in Italia nel 2026, la classifica aggiornata

I SUV sono sempre più richiesti dagli automobilisti italiani. La conferma arriva dall’analisi dei dati sulle immatricolazioni che, già da alcuni anni, fotografano chiaramente un trend ormai definitivo. A guidare il mercato sono i SUV di segmento B ma anche i modelli di segmento A, C e D sono in crescita. Alcuni modelli, però, registrano immatricolazioni nettamente superiori ad altri. Di seguito, grazie ai dati forniti da UNRAE, andremo ad analizzare quelli che sono i modelli più venduti tra i SUV sul mercato italiano.

I modelli più venduti

Il mercato auto italiano è in crescita, grazie soprattutto al successo di elettriche e ibride, e i SUV sono sempre più richiesti. Il mercato propone numerose opzioni con tutti i segmenti che fanno segnare numeri importanti. Considerando le immatricolazioni registrate tra gennaio e aprile 2026, di seguito riportiamo quelli che sono i modelli più venduti.

Partiamo dal segmento A. Ecco i modelli più richiesti:

  1. Toyota Aygo X: 13.061;
  2. Dacia Spring: 2.050.

Per quanto riguarda il segmento B, il primo per volumi di vendita in Italia, questa è la Top 3:

  1. Jeep Avenger: 20.757;
  2. Fiat Grande Panda: 16.894;
  3. Citroën C3: 14.306.

Un ruolo importante sul mercato viene ricoperto anche dal segmento C. Ecco quali sono i tre SUV che registrano il maggior numero di immatricolazioni nel periodo considerato:

  1. Nissan Qashqai: 9.363;
  2. BMW X1: 8.889;
  3. Volkswagen Tiguan: 8.279.

Per maggiori dettagli su questo segmento, in forte crescita in Italia, è possibile dare un’occhiata all’approfondimento realizzato da Virgilio Motori e dedicato ai modelli più venduti.

Ecco, invece, la Top 3 del segmento D:

  1. BYD Seal U: 6.205;
  2. BMW X3: 3.813;
  3. Mercedes GLC: 3.739.

A completare l’analisi, ecco la Top 3 dei modelli più venduti del segmento E/F:

  1. BMW X5: 1.072;
  2. Range Rover Sport: 1.024;
  3. Mercedes GLE: 726.

I preferiti dagli italiani

A guidare il mercato sono i SUV di segmento B che arrivano quasi a monopolizzare la Top 10 dei modelli più venduti, grazie soprattutto ad alcuni veicoli. È Stellantis a ricoprire un ruolo da protagonista del mercato, con la Jeep Avenger, la Fiat Grande Panda e la Citroën C3, modelli compatti e con un prezzo accessibile che, mese dopo mese, registrano ottimi dati per quanto riguarda le immatricolazioni.

Da segnalare anche il successo della Toyota Aygo X, modello di segmento A che continua a crescere, anche grazie a un potenziamento della gamma. Tra le vetture di segmento C, invece, si segnala il primato della Nissan Qashqai, crossover che da tempo è un riferimento del mercato e che continua a rappresentare la scelta preferita da tanti automobilisti italiani che puntano a un modello di dimensioni maggiori.

Scorrendo la classifica notiamo anche la leadership di BYD, con la sua Seal U, nel segmento D del mercato, con volumi nettamente superiori ai concorrenti. Nel segmento E/F, che racchiude i modelli più grandi e costosi presenti sul mercato, la prima posizione è conquistata da BMW X5, che può contare su un altro modello di grande successo come la Range Rover Sport. L’appuntamento è ora fissato con il prossimo mese di giugno per verificare l’andamento delle vendite in Italia nel corso del mese di maggio.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 12:15:42 +0000
News n. 18
Auto economiche 2026, i prezzi più bassi per ogni segmento

In un periodo di trasformazione così veloce è difficile rimanere al passo con le novità, che spesso arrivano in Italia dall’oriente con l’intento di abbassare il tetto d’acquisto e concorrere con le vetture più vendute, ovvero le più economiche. Per questo abbiamo selezionato per ogni segmento la berlina e il SUV con il prezzo d’attacco più basso.

Segmento A

La regina in questo segmento è senza ombra di dubbio la Pandina, come viene chiamata ufficialmente la storica citycar di Pomigliano d’Arco, è ancora lì, con le sue forme tonde, il suo abitacolo sorprendentemente generoso per una vettura lunga appena 365 centimetri, e un prezzo che continua a tenerla tra le più accessibili del mercato italiano. Il motore è un solo: il 1.0 FireFly mild hybrid da 65 CV più 5 CV elettrici, sobrio nei consumi e perfettamente a suo agio tra semafori e rotonde. Non è la più tecnologica, ma fare un confronto con rivali che costano il doppio è quasi ingiusto. Chi cerca un’auto senza fronzoli, affidabile e con cinque porte difficilmente trova di meglio a 15.950 euro.

Segmento B

Il segmento B è dove si concentra la maggior parte delle vendite italiane. Sono le cosiddette “utilitarie” e rappresentano il punto d’ingresso per chi vuole qualcosa di più strutturato rispetto a una citycar.

Dacia Sandero: da 14.800 euro

Merito di una filosofia aziendale che Dacia ha sempre portato avanti con coerenza: niente di superfluo, qualità sufficiente, prezzi onesti. La versione Essential con il tre cilindri 1.0 da 67 CV parte da 14.800 euro e, nonostante le cifre, offre un’abitabilità che fino a qualche anno fa non era nemmeno immaginabile su un’auto di questa fascia. Lunga oltre quattro metri, ha un bagagliaio utilizzabile, un assetto confortevole e motorizzazioni che sul lungo percorso si difendono bene. 

EVO 3: da 15.900 euro

Prodotta nello stabilimento di Macchia d’Isernia su base cinese JAC Refine S2. Un prezzo d’attacco di 15.900 euro per un SUV da 4,14 metri che, già nella versione base, non lesina sulla dotazione. Il motore è un 1.5 benzina aspirato da 113 CV, non esattamente un fulmine, ma sufficiente per un uso quotidiano senza pretese sportive. Ma chi cerca un SUV compatto nuovo a meno di 16.000 euro, in Italia nel 2026, non ha molte strade percorribili. 

Segmento C

Il segmento C è probabilmente il più combattuto dell’intero mercato. Qui si trovano le compatte medie ma anche alcune soprese per chi guarda al risparmio senza rinunciare allo spazio.

Fiat Tipo 4 Porte: da circa 19.000 euro

Lanciata nel 2016, la Tipo Berlina è l’ultima superstite italiana nel segmento C a tre volumi. Prodotta in Turchia, non è l’auto più moderna del lotto, ma ha argomenti concreti: 4,53 metri di lunghezza, un bagagliaio da 520 litri e motorizzazioni semplici, efficienti, mai particolarmente costose da mantenere. La versione diesel parte da 18.200 euro, quella benzina da poco sopra i 19.000 euro.

Dacia Duster: da 19.900 euro

Terza generazione, nuova piattaforma, stessa anima. La Duster 2026 è cambiata moltissimo rispetto alle versioni precedenti eppure ha conservato quello che l’ha resa famosa: un rapporto tra spazio e prezzo difficilmente replicabile. La versione d’attacco è la Eco-G 120 a GPL in allestimento Essential, a 19.900 euro. Quattro metri e 34 centimetri di lunghezza ai limiti del segmento B, bagagliaio da 520 litri, trazione anteriore e un motore bifuel che, considerati i prezzi del GPL rispetto alla benzina, regala un vantaggio reale sui costi di percorrenza. Il fatto che sia stabilmente tra le auto più vendute in Italia la dice lunga su quanto gli automobilisti italiani abbiano capito la sua proposta.

Segmento D

Il segmento D è quello delle grandi berline e dei SUV familiari. Un tempo territorio esclusivo di marchi tedeschi e premium, oggi sta vivendo una trasformazione profonda, con l’arrivo di proposte orientali che hanno cambiato le regole del gioco.

BYD Seal 6: da 37.900 euro

Quando si parla di segmento D, la mente va quasi automaticamente a BMW Serie 5, Mercedes Classe E, Audi A6. Eppure il prezzo d’ingresso più basso dell’intera categoria porta una firma cinese: è la BYD Seal 6, ibrida plug-in, a prendersi il primato. La versione Boost da 184 CV monta la batteria più piccola della gamma e promette 55 chilometri di autonomia in elettrico puro, sufficienti per coprire buona parte degli spostamenti quotidiani senza toccare un distributore. Il tutto dentro una carrozzeria da berlina di rappresentanza, con linee curate, interni tecnologici e una dotazione di serie che farebbe arrossire molte rivali europee con listini ben più alti.

Dacia Bigster: da 24.800 euro

La Bigster è la novità più interessante di Dacia degli ultimi anni. Prima incursione del marchio rumeno nel segmento D dei SUV, porta con sé le stesse credenziali della Duster dentro una carrozzeria da 4,57 metri. Il listino base si ferma a 24.800 euro per la versione Essential, un prezzo che nessuna delle rivali appena citate può avvicinare. Dentro c’è tanto posto, il bagagliaio è tra i più ampi della categoria e la qualità costruttiva ha fatto un salto evidente rispetto al passato. Non ha il fascino di un marchio premium, ma per chi vuole un C-SUV vero senza indebitarsi, la Bigster è probabilmente la risposta più intelligente sul mercato oggi.

Segmento E

Il segmento E è quello delle grandi ammiraglie e degli Sport Utility più imponenti. Qui i prezzi salgono per definizione, ma anche in questa fascia esiste un punto d’ingresso spesso meno alto di quanto si immagini.

Cirelli 7zero7: da 36.800 euro

Cirelli è un marchio che ha sorpreso molti al suo debutto in Italia. La 7zero7 è una grande berlina di quasi cinque metri, con linee filanti e un powertrain ibrido a range extender: sotto c’è un motore elettrico da 204 CV complessivi, la cui batteria viene ricaricata da un 1.5 a benzina. Tecnicamente è una Extended Range che consente di viaggiare in modalità elettrica nella maggior parte delle situazioni, usando il termico solo quando necessario. Il prezzo base è di 36.800 euro, cifra che la rende la berlina D più economica del listino italiano.

Mazda CX-80: da 61.235 euro

Il maxi-SUV di Mazda è il punto d’ingresso nel mondo degli E-SUV. Cinque metri di lunghezza, omologazione per sei o sette passeggeri, powertrain ibrido ricaricabile basato su un 2.5 benzina che garantisce 60 chilometri di autonomia in modalità elettrica. Il prezzo parte da 61.235 euro nella versione Exclusive Line, con circa 1.600 euro in più per scegliere la variante diesel mild hybrid. Non è economico in senso assoluto, ma nel contesto dei maxi-SUV a sette posti con tecnologia plug-in, è il listino più basso disponibile in Italia nel 2026. La qualità degli interni, il design sobrio e raffinato tipico di Mazda e la capacità di famiglia lo rendono un’alternativa credibile a proposte che costano anche 20.000 euro in più.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 12:01:54 +0000
News n. 19
Patente internazionale: come richiederla, quanto costa e quando serve

Guidare all’estero non significa sempre poter partire con la sola patente italiana nel portafoglio. È sufficiente quando il viaggio resta dentro l’Unione europea o in Paesi, ma chi noleggia un’auto negli Stati Uniti, programma un itinerario in Giappone o attraversa aree extraeuropee ha bisogno del permesso internazionale di guida, chiamato patente internazionale. Non è un documento che sostituisce la patente italiana ma è una sorta di traduzione ufficiale e standardizzata del documento nazionale pensata per permettere alle autorità straniere di interpretare categorie, dati del conducente e abilitazioni alla guida.

Che cos’è la patente internazionale e quando serve

La patente internazionale è tecnicamente un permesso internazionale di guida e non una nuova patente che abilita a guidare veicoli diversi da quelli già previsti dal documento. Deve essere accompagnata dalla patente nazionale in corso di validità perché il suo valore dipende direttamente dal documento originale. In Italia si possono ottenere due modelli: quello conforme alla Convenzione di Ginevra del 1949, valido fino a un anno, e quello conforme alla Convenzione di Vienna del 1968, valido fino a tre anni. Se la patente italiana scade prima, anche il permesso internazionale perde efficacia alla stessa data. Ogni Paese può riconoscere una convenzione, l’altra o entrambe.

Per guidare nei Paesi dell’Unione Europea non serve la patente internazionale. La patente italiana è sufficiente perché il documento è riconosciuto all’interno dello spazio europeo. Lo stesso principio vale in molti Paesi europei non appartenenti all’Ue. Il permesso internazionale di guida è invece necessario per guidare nei Paesi extraeuropei che non hanno sottoscritto convenzioni o accordi utili con l’Italia. Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Brasile, India, Argentina e molte altre destinazioni extraeuropee possono avere richieste diverse non solo da Paese a Paese, ma anche da Stato federato a Stato federato. Negli Stati Uniti la disciplina può ad esempio variare in base allo Stato in cui si guida. In Canada alcune province possono accettare la patente italiana mentre altre richiedono il permesso internazionale. Il controllo più affidabile va fatto prima della partenza attraverso le schede Paese di Viaggiare Sicuri, il portale del Ministero degli Affari Esteri, nella sezione dedicata alla mobilità o alla viabilità.

Come richiedere la patente internazionale

La richiesta può essere presentata alla Motorizzazione Civile oppure affidata a un’autoscuola, a un’agenzia di pratiche auto o a una delegazione Aci. La prima strada costa meno, ma richiede più attenzione nella compilazione dei moduli e nella prenotazione dell’appuntamento. La seconda è più comoda perché l’intermediario gestisce la pratica, ma il prezzo finale sale.

La domanda va presentata con il modello TT746 compilando la sezione altre richieste e va accompagnata dalla ricevuta di pagamento PagoPA per la tariffa N004, relativa al rilascio del permesso internazionale di guida. Alla pratica vanno allegati la fotocopia fronte-retro della patente italiana, due fotografie formato tessera uguali, una delle quali autenticata, e una marca da bollo da 16 euro. Al momento della consegna o del ritiro del documento viene richiesta anche la patente originale in visione proprio perché il permesso internazionale resta collegato alla patente nazionale. In alcune procedure territoriali viene richiesto anche il permesso di soggiorno o la carta di soggiorno, con relativa fotocopia, da esibire sia alla presentazione della domanda sia al ritiro del documento.

Cost i e tempi della patente internazionale

Se si procede tramite Motorizzazione civile il costo amministrativo base è di 42,20 euro, composto da 10,20 euro per i diritti della Motorizzazione, 16 euro per l’imposta di bollo pagata tramite PagoPA e 16 euro per la marca da bollo da presentare con la pratica. A questa cifra vanno aggiunti i costi delle fototessere, delle eventuali fotocopie e, se necessario, dell’autenticazione della foto. Chi sceglie un’agenzia di pratiche auto o un’autoscuola deve mettere in conto il costo del servizio. Non c’è un prezzo unico nazionale e il totale può salire perché ai bolli e ai diritti si aggiunge la tariffa dell’intermediario.

I tempi variano in base all’ufficio provinciale, al carico di lavoro e alla disponibilità degli appuntamenti. In condizioni ordinarie si parla di circa 10-15 giorni lavorativi, ma non è una scadenza garantita. Alcuni uffici territoriali richiedono la prenotazione online per accedere allo sportello.

Tra patente internazionale e noleggio auto

Un viaggiatore può arrivare nel Paese estero convinto che la patente italiana sia sufficiente, salvo poi scoprire che la società di noleggio richiede il permesso internazionale come condizione per consegnare l’auto. La normativa locale può tollerare la guida con patente straniera per un certo periodo, ma il noleggiatore può comunque chiedere un documento aggiuntivo per ragioni assicurative, operative o interne. In caso di incidente l’assenza del documento richiesto può complicare la gestione del sinistro, soprattutto quando entrano in gioco assicurazioni, polizia locale e franchigie.

Il modello Ginevra 1949 ha validità massima di un anno ed è richiesto o accettato in molte destinazioni extraeuropee. Il modello Vienna 1968 dura fino a tre anni ed è riconosciuto in altri Paesi aderenti alla relativa convenzione. La scelta non dipende dalla durata più comoda, ma dalla destinazione. Chiedere il modello Vienna solo perché dura tre anni può essere inutile se il Paese in cui si viaggia richiede Ginevra. Allo stesso modo, richiedere Ginevra per abitudine può non essere la scelta migliore per chi visita Paesi che riconoscono Vienna.

Dove la patente italiana non basta

Nei Paesi dell’Unione Europea, la patente italiana è sufficiente, ma fuori dai confini comunitari si complica la situazione. In Giappone viene richiesto il modello Ginevra 1949. In Brasile è richiesto o riconosciuto il riferimento alla Convenzione di Vienna 1968. In Australia e Argentina sono accettati modelli differenti mentre in Nord America bisogna verificare le regole locali. Negli Stati Uniti la variabilità tra Stati rende indispensabile controllare prima dell’arrivo. In Canada, province diverse hanno prassi diverse.

In questo contesto il primo errore è credere che la patente internazionale sia una patente autonoma. Il secondo è richiederla senza sapere quale modello occorra. Il terzo è ridursi all’ultimo momento. Tra prenotazioni, sportelli, tempi di rilascio e possibili integrazioni documentali, la procedura può diventare più lenta del previsto. Il quarto riguarda il noleggio. Anche quando la legge locale sembra permissiva, il contratto del rent-a-car può chiedere il permesso internazionale. Chi non lo ha rischia di restare senza auto già in aeroporto. Il quinto è non controllare la scadenza della patente italiana. Se il documento nazionale scade a breve, anche il permesso internazionale avrà vita breve.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 12:00:15 +0000
News n. 20
C’è l’accordo tra USA e UE, niente aumento dei dazi

C’è un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Europa su due atti legislativi, per mettere in pratica l’intesa stilata l’estate scorsa. Questo dovrebbe evitare l’aumento dei dazi minacciato da Trump, a patto che l’adozione definitiva avvenga entro il prossimo 4 luglio. Per il settore automotive europeo, questa notizia vale quanto un respiro di sollievo. I mesi di incertezza sui dazi hanno pesato sulle prospettive di esportazione dei principali costruttori del Vecchio Continente, che guardavano agli Stati Uniti con sempre più preoccupazione. Un’intesa, anche provvisoria, cambia il clima. Non risolve tutto, ma abbassa la tensione.

L’accordo preliminare

I termini dell’intesa, nella sua forma attuale, prevedono un dazio massimo del 15% sulla gran parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti. La soglia include categorie strategiche come le automobili, che nei mesi scorsi avevano rischiato di essere colpite da tariffe ben più pesanti, fino al 25% evocato più volte dall’amministrazione americana. Il 15% non è una cifra indolore per i costruttori europei, ma è un livello gestibile, soprattutto se paragonato agli scenari peggiori che circolavano fino a pochi mesi fa.

Dal lato americano, l’accordo prevede invece l’azzeramento completo delle tariffe europee sulle importazioni statunitensi, auto incluse. Una concessione significativa da parte di Bruxelles, che di fatto apre il mercato europeo ai prodotti a stelle e strisce senza dazi. È il prezzo da pagare per stabilizzare la situazione e, soprattutto, per evitare che il confronto si trasformi in una guerra commerciale aperta con effetti a catena su tutta l’economia.

L’intesa include poi diverse clausole di salvaguardia, pensate per tutelare settori o situazioni specifiche in cui gli equilibri potrebbero perdersi troppo rapidamente. La loro presenza nell’accordo è un segnale che entrambe le parti hanno lavorato per costruire un testo con qualche margine di flessibilità, non solo un documento di principio.

Va detto che si tratta pur sempre di un accordo provvisorio. Il linguaggio della diplomazia commerciale è fatto di strati: c’è l’intesa politica, poi c’è il testo giuridico, poi ci sono i voti. Fino a quando tutto questo percorso non sarà completato, un margine di incertezza resta aperto. E con Trump, la storia recente insegna che i percorsi raramente sono lineari.

Il percorso verso l’accordo definitivo

Il testo provvisorio dovrà ora percorrere un iter istituzionale piuttosto serrato, considerando la scadenza del 4 luglio. Il primo passaggio è la riunione straordinaria del Comitato per il commercio internazionale del Parlamento europeo, alla quale seguirà il voto del Parlamento europeo in seduta plenaria, previsto per la sessione del 15-18 giugno. 

Una volta incassato il via libera dell’Europarlamento, il testo finale tornerà al Consiglio dell’Unione Europea per l’approvazione conclusiva. Il regolamento entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE: una volta che tutto sarà firmato e depositato, non ci sarà spazio per ripensamenti.

Per il mondo dell’auto, il conto alla rovescia è cominciato. I costruttori europei seguono questo percorso con attenzione maniacale, perché ogni settimana di incertezza si traduce in piani industriali sospesi, decisioni di investimento rinviate e margini compressi. Un accordo stabile, anche al 15%, vale più di mesi di attesa sotto la minaccia di tariffe imprevedibili.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 09:50:49 +0000
News n. 21
Arriva la proroga al taglio delle accise, ma il risparmio si dimezza

Arriva il quarto decreto legge sui carburanti, che proroga il taglio delle accise fino al 6 giugno 2026. Altre due settimane di sconto al distributore, ma con una differenza sostanziale rispetto a quanto avvenuto finora: chi guida un’auto a benzina non noterà cambiamenti, mentre chi fa il pieno di diesel troverà uno sconto dimezzato rispetto alle settimane precedenti. Il tutto mentre le trattative con Bruxelles sul tema delle accise restano aperte e ancora lontane da una soluzione strutturale.

Cosa cambia al distributore

Il nodo centrale di questo nuovo decreto riguarda il gasolio. Lo sconto sulle accise del diesel, al netto dell’IVA, si dimezza: da 24,4 a 12,2 centesimi al litro. Una riduzione che si sente immediatamente alla pompa, portando il prezzo medio del diesel sulle strade nazionali a superare la soglia dei due euro con una certa comodità: 2,09 euro al litro la media rilevata sulle strade ordinarie, 2,18 euro al litro in autostrada. Non numeri drammatici, ma abbastanza da far sentire la differenza a chi percorre molti chilometri, ai pendolari e soprattutto a chi lavora con furgoni e veicoli commerciali leggeri.

Per la benzina, invece, non cambia nulla. Lo sconto di 6,1 centesimi al litro IVA inclusa viene confermato, e i prezzi restano sotto la soglia dei due euro al litro, seppur di poco.

Tir: sospeso lo sciopero

Mentre al distributore i prezzi si ridisegnano, sul fronte dell’autotrasporto si è scongiurato per ora un blocco che avrebbe potuto mettere in difficoltà l’intera catena logistica del Paese. Lo sciopero dei camionisti, proclamato per il periodo tra il 25 e il 29 maggio, è stato sospeso dopo che il governo ha convocato a Palazzo Chigi i rappresentanti delle sigle di categoria e ha messo sul tavolo una serie di misure concrete.

Il punto più atteso era quello economico: 300 milioni di euro in credito d’imposta destinati al settore, un intervento che le associazioni di categoria chiedevano da tempo e che ha rappresentato il principale elemento di distensione nella trattativa. Non è l’unica misura, però

Il governo ha anche accettato di dimezzare i tempi di rimborso trimestrale delle accise: il termine scende da 60 a 30 giorni, il che significa meno attesa per le imprese di trasporto nell’incassare quanto spettano. Per un settore che lavora spesso su margini stretti e con costi fissi elevati, accelerare i rimborsi equivale a liberare liquidità in modo immediato.

È stata poi aperta la possibilità di sospendere temporaneamente alcuni versamenti fiscali e contributivi, una misura che il governo si è impegnato a valutare nei prossimi giorni. Non è ancora un sì definitivo, ma è un segnale che la disponibilità al dialogo c’è.

Infine, viene ricostituita la Consulta generale per l’autotrasporto, un tavolo permanente di confronto tra governo e imprese del settore che era rimasto inattivo per anni. Si tratta di uno strumento che, sulla carta, dovrebbe evitare che le crisi si accumulino fino al punto di esplodere in scioperi dell’ultimo minuto: un luogo dove i problemi si discutono prima che diventino emergenze.

Resta il fatto che il quadro complessivo rimane instabile. La sospensione dello sciopero non è una rinuncia: le associazioni dell’autotrasporto hanno chiarito che si aspettano risposte concrete entro tempi brevi. Se il credito d’imposta non dovesse arrivare nei modi e nei tempi concordati, la protesta è destinata a riaprirsi. Il governo ha guadagnato tempo, ma non ha chiuso la partita.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 08:55:54 +0000
News n. 22
Alfa Romeo, arriva la smentita: Giulia e Stelvio confermate

Dopo le polemiche nate a seguito dell’Investor Day 2026 di Stellantis, Alfa Romeo prova a fare chiarezza sul proprio futuro. L’idea che le nuove generazioni di Giulia e Stelvio fossero finite in una zona grigia, tra possibili rinvii e una strategia industriale tutta da riscrivere, vengono ridimensionate da una nota ufficiale del Biscione. Alfa Romeo conferma che i due modelli continueranno ad avere un ruolo centrale nella gamma e che il marchio sta lavorando a nuove interpretazioni del segmento D, senza quindi abbandonare le sue berline e SUV di riferimento.

La situazione Giulia e Stelvio

Il primo punto chiarito riguarda la produzione degli attuali modelli. Alfa Romeo ha confermato che Giulia e Stelvio continueranno a essere costruite fino al 2027, garantendo dunque continuità alla gamma attuale, comprese le varianti Quadrifoglio.

La parte più interessante riguarda però il futuro. Nella nota ufficiale il marchio ritratta le voci di cancellazione dei modelli, anzi lascia intendere che il progetto sia ancora vivo, pur senza sbilanciarsi troppo sui dettagli. Alfa Romeo spiega infatti di stare “studiando soluzioni per continuare a competere nel segmento D con nuove interpretazioni dell’attuale gamma composta da Giulia e Stelvio”.

Un passaggio che cambia completamente il tono rispetto a quanto circolato all’Investor Day. Il marchio parla inoltre di piattaforme flessibili e di un approccio multi-energia, aprendo quindi la porta sia all’ibrido sia all’elettrico. Una scelta che riflette perfettamente il nuovo scenario del mercato europeo, dove molte Case stanno rallentando la corsa verso l’elettrico puro per mantenere una maggiore libertà tecnologica. Non vengono ancora comunicate date precise né caratteristiche tecniche, ma il messaggio è chiaro: Giulia e Stelvio non sono state archiviate.

La “Giulietta†non sarà un SUV

Tra le novità più interessanti emerse dal chiarimento c’è anche il riferimento a una futura compatta di segmento C. E qui arriva un dettaglio che farà felici molti alfisti: non sarà un SUV. Secondo quanto emerso, il nuovo modello nascerà sulla piattaforma STLA One con architettura multi-energia e adotterà un’impostazione da hatchback tradizionale. Una scelta che sembra riportare Alfa Romeo verso una formula più vicina alla sportività classica del marchio.

Il nome ufficiale non è ancora stato annunciato, ma è inevitabile che il pensiero corra subito a Giulietta. Un nome che negli anni è diventato simbolo dell’Alfa compatta sportiva e che continua ad avere un forte richiamo emotivo tra gli appassionati. Negli ultimi anni il mercato ha spinto quasi tutti i costruttori verso crossover e SUV, ma Alfa sembra voler lasciare spazio anche a una vettura più bassa, dinamica e legata alla tradizione del marchio.

Arriva una nuova crossover compatta

Accanto alla hatchback di segmento C, Alfa Romeo conferma anche lo sviluppo di una nuova crossover compatta. Il modello si posizionerà sotto Tonale e sarà costruito in Italia sulla piattaforma STLA Medium. L’obiettivo è presidiare una fascia di mercato oggi fondamentale in Europa, quella dei crossover compatti premium.

Secondo le prime informazioni, il nuovo SUV punterà su linee molto filanti e sportive, mantenendo però un’offerta ampia di motorizzazioni. Anche qui torna il concetto di multi-energia: benzina elettrificata, ibrido ed elettrico convivranno nella stessa strategia produttiva. Una scelta che sembra rappresentare il nuovo corso di Stellantis, sempre meno orientato verso il “solo elettrico†e più focalizzato sulla flessibilità industriale.

Confermata la supercar Bottega Fuoriserie

Tra le conferme più curiose c’è anche quella relativa al progetto Bottega Fuoriserie. Alfa Romeo ha infatti ribadito la volontà di creare una vettura esclusiva e prodotta in serie limitata, pensata per diventare il manifesto tecnologico e stilistico del marchio. Una sorta di halo car capace di rappresentare l’essenza più emozionale del Biscione.

L’idea richiama il concetto delle supercar artigianali italiane, con altissimo livello di personalizzazione e numeri estremamente contenuti. Non ci sono ancora dettagli tecnici ufficiali, ma il progetto lascia intendere che Alfa Romeo voglia continuare a coltivare anche il lato più passionale e prestigioso del brand.

In un mercato sempre più dominato da piattaforme condivise e strategie globali, è un segnale importante: Alfa Romeo prova a rassicurare i suoi appassionati, ricordando che il DNA sportivo e italiano resterà centrale anche nei prossimi anni

Data articolo: Sat, 23 May 2026 08:03:57 +0000
News n. 23
F1, Ferrari senza energia anche in Canada: solo terza fila a Montreal

Ferrari mostra i soliti limiti legati alla power unit nel venerdì del Canada. La caratteristica della F1 2026 più importante in percentuale è la capacità di ottimizzare le fasi di carica e scarica della batteria: in questo tratto distintivo, la Rossa continua ad accusare un ritardo non colmabile. Al termine della qualifica sprint, le due Rosse si piazzano in quinta e sesta posizione, confermandosi terza forza.

Ferrari, cosa è successo nelle libere del Gran Premo del Canada

Le FP1 del Gran Premio del Canada si rivelano subito in salita per la Ferrari, costretta a inseguire su una pista sporca e “verde”, resa ancora più insidiosa dal format sprint che concede un’unica ora di libere. Ottimizzare il tempo è cruciale: i ferraristi si adoperano con le Hard per cercare un grip stabile e concentrarsi sul settaggio dell’ibrido.

La FIA ha fissato il massimale energetico a 6 megajoule, il valore più basso della stagione, e Maranello deve capire se ciò possa assottigliare il deficit nelle fasi di harvesting e deployment rispetto alle power unit Mercedes. Il lavoro viene interrotto quasi subito da una Virtual Safety Car, poi trasformata in bandiera rossa, per il recupero della VCARB di Lawson in curva 4.

Alla ripartenza, emergono le prime criticità sul bilanciamento della SF-26. Sebbene gli ingegneri rassicurino i piloti imputando le perdite di posteriore in accelerazione alla scarsa aderenza del tracciato, la vettura mostra alcune difficoltà nell’attivazione delle coperture. Entrambi i piloti sono costretti a zigzagare a lungo nel terzo settore per immettere energia nella carcassa all’anteriore.

La SF-26 risulta sovrasterzante nelle chicane rapide, ma il problema principale si nota nelle staccate, dove in linea di massima mostra un certa instabilità. Dopo una seconda red flag causata dall’Alpine di Colapinto e 15 minuti extra concessi dalla direzione gara, le Ferrari tentano una breve simulazione di passo gara in configurazione high fuel. Qui emerge un fattore tecnico di grande rilevanza.

Ai piloti viene chiesto di disabilitare manualmente la modalità rettilineo nella chicane 8-9, a causa della lentezza dell’attuatore del flap dell’ala Macarena nel ristabilire il carico aerodinamico al retrotreno. Non parliamo certo di un dettaglio. Il passaggio finale alle gomme Soft per la simulazione di qualifica certifica le difficoltà sul giro secco. Leclerc rimedia quasi un secondo dalle velocissime Mercedes.

Hamilton paga 1,3 secondi, scesi poi a sette decimi nel tentativo successivo. Tra consigli sull’handling, come l’uso del toggle sinistro in curva 1 e 2 per migliorare la rotazione, bandiere gialle (Gasly) e l’ennesima bandiera rossa per detriti a pochi minuti dalla fine, la sessione si chiude senza veri riferimenti per la SF-26, chiamata ora all’impresa contro una Mercedes che sembra volare sul tracciato canadese.

GP Canada F1, Qualifica Sprint: Ferrari molla ancora il colpo sul più bello

La Qualifica Sprint del Gran Premio del Canada si rivela complessa per la Ferrari, evidenziando il consueto calo prestazionale nel momento decisivo. Nella SQ1, le SF-26 scendono in pista con gomme Medium, non utilizzate nelle libere, per testare i ritocchi apportati all’assetto. Hamilton trova subito il ritmo segnando il miglior tempo, aiutato anche dalle indicazioni del suo ingegnere sull’uso del cambio.

Leclerc, al contrario, vive una sessione travagliata: dopo un lungo in curva 1, il monegasco lamenta gravi criticità al brake balance, descrivendo un impianto frenante “fuori fase”. Viene provvidenzialmente salvato dal taglio da una bandiera rossa, causata da un bloccaggio di Alonso che finisce a muro in curva 3. Nei minuti finali, solo Hamilton rientra in pista per una sgambata esplorativa sui punti di staccata.

La SQ2 scorre via con maggiore regolarità. Dopo i necessari giri di preparazione per scaldare le coperture, i piloti inseriscono la modalità push. Hamilton si mostra subito molto competitivo, piazzandosi a meno di due decimi dalle Mercedes e cercando margini di miglioramento nell’ultimo settore (curve 13 e 14). Leclerc, inizialmente in ritardo, trova progressivamente il feeling con la vettura.

Lo fa accorciando il distacco dal compagno a un solo decimo. Entrambe le Rosse passano agevolmente il taglio, in una fase in cui le McLaren restano sornione e Russell spinge al limite per rimarcare la sua leadership interna. Il crollo verticale della Ferrari si materializza però in SQ3, nonostante i giri di preparazione per centrare la finestra termica target ed estrarre il massimo grip.

La vettura italiana manca all’appello quando le power unit sono chiamate alla spinta estrema. Hamilton chiude un buon primo tentativo, mentre Leclerc accusa subito quattro decimi di ritardo. Nel rundecisivo, le McLaren di Norris e Piastri si svegliano, così come Antonelli (che agguanta la seconda piazza), scavalcando prepotentemente le Rosse.

Ancora una volta, il motore Ferrari cede il passo nel momento topico. Leclerc chiude la sessione lamentandosi del traffico e della cronica mancanza di spinta nel finale. Spicca, in positivo, la solida prestazione di Hamilton: il britannico ha scelto di affrontare il weekend senza preparazione al simulatore, una scommessa che, cronometro alla mano, gli sta dando ragione.

I primi dieci in griglia della Sprint

1. Russell (Mercedes) 1’12″965
2. Antonelli (Mercedes) 1’13″033
3. Norris (McLaren) 1’13″280
4. Piastri (McLaren) 1’13″299
5. Hamilton (Ferrari) 1’13″326
6. Leclerc (Ferrari) 1’13″410
7. Verstappen (Red Bull) 1’13″504
8. Hadjar (Red Bull) 1’13″605
9. Lindblad (Racing Bulls) 1’13″737
10. Sainz (Williams) 1’14″536

Data articolo: Sat, 23 May 2026 05:50:52 +0000
News n. 24
Tesla Cybertruck in acqua, tenta di navigare ma il pick-up affonda

Se fra tutte le auto oggi in commercio scegli il Tesla Cybertruck allora è chiaro: non ti piace passare inosservato. Salendo sul mezzo, dal look così spigoloso da sembrare uscito da un videogioco di trent’anni fa e dalla mole imponente, fai sapere a chiunque incroci di sostenere il marchio e, manco a dirlo, il genio di Elon Musk.

Nulla di sbagliato, ma il problema emerge quando la passione si tramuta in fede cieca, e il buon senso rischia di fare le valigie. È proprio quanto accaduto in Texas, sulle sponde del Grapevine Lake, dove il proprietario del pick-up lo ha confuso per un motoscafo, finendo per scoprire — nel modo peggiore possibile — che anche la tecnologia più avanzata ha i suoi limiti.

Funzione “Water Mode” testata

Fortunatamente nessuno si è fatto male, ma la vicenda ha comunque dell’incredibile. Accorse sul posto, le Forze dell’Ordine della zona hanno dovuto soccorrere l’enorme mezzo rimasto immobile a pochi metri dalla riva, manco fosse un iceberg metallico. Alle domande degli agenti, il conducente ha ammesso qual era la sua intenzione: testare la famosa “Water Mode” del veicolo. Purtroppo per lui (e per il suo portafoglio) l’esperimento ha avuto un finale pessimo: pochi istanti dopo l’ingresso in acqua, il Cybertruck si è letteralmente spento, riducendosi a un costosissimo relitto metallico.

Sebbene l’uomo sia riuscito a raggiungere la terraferma a nuoto senza troppe difficoltà, le autorità hanno arrestato il guidatore con le accuse guida in un’area vietata, mancanza di licenza nautica e assenza di dispositivi di sicurezza obbligatori. In sintesi, lo hanno messo in manette per aver ignorato il principio fondamentale che un pickup, per quanto imponente, non è una barca, dopodiché i pompieri hanno provveduto al recupero del veicolo, ormai del tutto inerte.

Le promesse di Musk

A giustificare il comportamento ci sono le parole di Elon Musk, secondo cui il Cybertruck sarebbe stato un mezzo “a prova d’acqua”, capace di navigare su fiumi e laghi, spingendosi persino oltre, fino ad attraversare brevi tratti di mare. L’esempio citato dal Ceo riguardava la possibilità di raggiungere l’isola di South Padre dalla Starbase di SpaceX in Texas.

Come spesso accade con le visioni di Musk, la realtà tecnica è ben più prosaica. Certo, la “Water Mode” esiste, tuttavia può giusto pressurizzare il pacco batteria, così da permettergli di superare guadi profondi al massimo 80 centimetri. Molto utile nel fuoristrada impegnativo, decisamente meno per trasformarsi in novelli capitani di vascello. Ed ecco servito il paradosso peggiore: la garanzia ufficiale di Tesla non copre alcun danno derivante da guida in acqua, per il dispiacere del proprietario texano.

Probabilmente le parole di Musk non erano altro che una risposta alla pressione cinese, nello specifico al maxi-SUV BYD Yangwang U8, effettivamente dotato di una tecnologia in grado di far galleggiare l’auto. La prossima volta, prima di credere ai proclami del marketing, conviene sempre leggere il manuale d’uso: un Cybertruck può sicuramente impressionare per design e potenza, ma al momento, l’unico modo sicuro per attraversare un lago con esso è caricarlo su un traghetto.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 05:30:40 +0000
News n. 25
Renault Espace 2026, la prova del restyling del SUV ibrido che pensa alle famiglie

Renault Espace è uno di quei nomi che nel mondo dell’auto pesano più di quanto dica una semplice scheda tecnica. Negli anni Ottanta ha contribuito a inventare l’idea moderna di monovolume europea, poi ha attraversato generazioni, mode e trasformazioni fino ad arrivare alla forma attuale: non più una monovolume pura, ma un SUV di segmento D con tanto spazio, fino a 7 posti a sedere e una forte attenzione al comfort.

La versione 2026 non cambia filosofia, ma la rifinisce. Il restyling lavora soprattutto su design, tecnologia e dotazioni, lasciando intatta la formula meccanica: un solo motore, il full hybrid E-Tech da 200 CV, trazione anteriore e cambio automatico multimodale. La gamma italiana è articolata negli allestimenti Techno, Esprit Alpine e Iconic, con prezzi indicati da 42.900 euro per la Techno 5 posti e da 43.900 euro per la 7 posti, mentre la Iconic 7 posti arriva a 48.900 euro.

La domanda, quindi, non è se Espace sia diventata un’altra auto. La domanda più interessante è se questo aggiornamento riesca a rendere più credibile il suo ruolo di grande Renault per famiglie, viaggi lunghi e utilizzo quotidiano. Dopo qualche ora passata alla guida possiamo dire che la risposta da parte nostra è abbastanza chiara: Renault Espace non cerca di fare la sportiva, ma quando viene guidata nel modo giusto mostra un equilibrio molto riuscito tra spazio, consumi e facilità.

Design più deciso, senza perdere sobrietà

Fuori, la Renault Espace 2026 si riconosce soprattutto dal frontale ridisegnato. I gruppi ottici sono più sottili, la firma luminosa è più moderna e il muso si avvicina al linguaggio già visto su Rafale e sulle Renault più recenti. Il risultato è un’auto più scolpita e più contemporanea, con una calandra più lavorata e una presenza meno morbida rispetto al passato.

Le dimensioni restano importanti. La lunghezza è di 4,746 metri, quindi non è una vettura pensata per infilarsi ovunque con la naturalezza di una Captur. Però il design riesce a mascherare bene il volume, soprattutto nella vista laterale, dove la linea di cintura alta, i passaruota marcati e i cerchi fino a 20 pollici danno una certa solidità all’insieme. Dietro, invece, si nota di più la vera funzione dell’auto: c’è volume, c’è spazio e c’è la possibilità di ospitare una terza fila, anche se chi siede dietro deve avere un’altezza veramente contenuta e dovrà rassegnarsi a uno spazio per le gambe ridotto all’osso. Come capienza la versione a 7 posti dispone di un bagagliaio da 520 a 2.054 litri con la seconda fila abbattuta, mentre la 5 posti sale da 692 a 2.224 litri.

Le dimensioni della Renault Espace 2026
Virgilio Motori
La Renault Espace 2026 misura 4,746 metri di lunghezza

La parte posteriore adotta gruppi ottici ispirati al tangram, una scelta stilistica che dà un tocco più personale a un’auto altrimenti molto razionale. Non è un SUV che vuole sembrare aggressivo a tutti i costi, e questo è un bene. Espace resta una macchina da famiglia, solo più curata nel modo in cui comunica il proprio ruolo.

All’interno il vero senso dell’Espace

L’abitacolo è probabilmente la parte più convincente dell’auto, dato che appena saliti, si percepisce che il progetto è costruito attorno alla comodità più che all’effetto scenico. I sedili sono morbidi, larghi, accoglienti, e la posizione di guida mette subito a proprio agio, mentre la plancia ha un’impostazione moderna, ma non esasperata, con il classico volante Renault schiacciato sopra e sotto e una disposizione dei comandi abbastanza facile da assimilare.

La seconda fila è uno dei punti forti. Il divano scorre avanti e indietro, gli schienali sono regolabili nell’inclinazione e lo spazio per le gambe è abbondante. Questa modularità serve soprattutto a gestire meglio il rapporto tra passeggeri e bagagliaio, ma rende anche più comodi i viaggi lunghi. La terza fila, come spesso accade sui SUV a 7 posti, va considerata più adatta a bambini o tragitti non troppo lunghi per adulti, ma resta una possibilità importante per chi ha esigenze familiari variabili.

Piace anche la quantità di vani portaoggetti. Il tunnel centrale sfrutta una piastra scorrevole con ricarica wireless, prese USB-C, presa 12 V e spazi separati per piccoli oggetti. Sono dettagli che non urlano al miracolo ovviamente, ma nella vita quotidiana contano moltissimo, specialmente su un’auto pensata per viaggiare con più persone a bordo. Sul fronte tecnologico, Espace conferma uno dei migliori sistemi oggi disponibili nel segmento.

L’OpenR Link integra due schermi per una diagonale complessiva dichiarata di 24 pollici e sfrutta una base Android Automotive con Google Maps, Google Assistant, Play Store e compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay. La logica è quella giusta: non costringere a imparare da zero un ecosistema proprietario, ma portare in auto strumenti già familiari, aggiornabili e facili da usare.

Gli interni della Renault Espace 2026
Virgilio Motori
Sulla Renault Espace 2026 è montato uno dei sistemi di infotainment più avanzati del marchio

Il Model Year 2026 aggiunge anche contenuti interessanti. Renault ha introdotto il caricatore wireless Qi2, una nuova connettività gestita da Airnity con 2 GB al mese per tre anni o per la durata del finanziamento Mobilize, e si prepara all’arrivo di Google Gemini tramite aggiornamento over-the-air. Migliora anche il monitoraggio del conducente, con una telecamera sul montante anteriore e arriva la modalità Smart, che sostituisce la vecchia impostazione personalizzata e adatta automaticamente le modalità Eco, Comfort e Sport allo stile di guida. Sulla carta sembrano dettagli, ma in realtà raccontano bene la direzione dell’auto moderna. Espace non è solo un mezzo spazioso: è un SUV connesso, aggiornabile e sempre più vicino a una gestione digitale dell’esperienza di bordo.

Full hybrid E-Tech da 200 CV: l’unica scelta

Come già detto sotto il cofano non ci sono alternative. La Renault Espace 2026 è proposta solo con il sistema E-Tech full hybrid da 200 CV. Il cuore termico è un 1.2 tre cilindri turbo benzina da 130 CV e 205 Nm, abbinato a due motori elettrici e a una batteria da 2 kWh. La trasmissione è automatica MultiMode, senza frizione, con 4 marce dedicate al motore termico e 2 al motore elettrico.

È un sistema ormai conosciuto, ma su Espace ha senso perché privilegia la fluidità e i consumi. L’auto parte sempre in elettrico quando la batteria lo consente e in città riesce a muoversi spesso a motore termico spento. Renault dichiara consumi nel ciclo misto WLTP di 4,9 l/100 km ed emissioni di CO2 pari a 111 g/km, mentre alcune prove indicano valori vicini ai 5 l/100 km nel primo contatto su strada.

Al volante ci siamo resi conto che la spinta è adeguata, più che brillante. I 200 CV bastano per muovere con disinvoltura una vettura di queste dimensioni, soprattutto perché la parte elettrica aiuta nelle partenze e nelle riprese leggere. Non è un’auto da guidare in modo nervoso, però quando serve riprendere velocità risponde con sufficiente prontezza. La velocità massima (175 km/h) e lo scatto 0-100 km/h (8,8 secondi) rimangono prestazioni più che oneste una grande familiare ibrida, ma come abbiamo già detto chiaramente, non stiamo parlando di un SUV sportivo, quindi sono numeri che ci stanno.

Su strada sorprende per agilità, comfort e ADAS

La caratteristica più interessante della nostra prova è stata l’agilità sul misto. Su un SUV lungo quasi 4,75 metri ci si aspetterebbe una guida più ingombrante, invece Espace riesce a sembrare più compatta di quanto sembra. Il merito è soprattutto del sistema 4Control Advanced, cioè le quattro ruote sterzanti. A bassa velocità le posteriori girano in senso opposto rispetto alle anteriori, riducendo virtualmente il passo e facilitando manovre, rotonde e curve strette.

Ad andature più alte girano nella stessa direzione, migliorando stabilità e precisione. Il comfort resta comunque la priorità, e anche con i cerchi da 20 pollici, l’assetto filtra bene le asperità normali e non trasforma le buche in colpi secchi continui. Le sospensioni sono tarate con equilibrio: non troppo morbide, non troppo rigide. È una scelta sensata, perché Espace deve viaggiare carica, con persone e bagagli, senza stancare.

La Renault Espace 2026 offre fino a 32 sistemi di assistenza alla guida e può arrivare alla guida assistita di Livello 2. Nel pacchetto rientrano funzioni come cruise control adattivo, mantenimento di corsia, monitoraggio dell’angolo cieco, telecamere e assistenze alla manovra, con una dotazione di ADAS che varia in base all’allestimento. Sulla versione Iconic la dotazione è particolarmente ricca e può includere telecamere a 360 gradi, sedili anteriori elettrici e riscaldabili, volante riscaldabile, portellone motorizzato e, a richiesta, head-up display, fari Matrix LED e tetto SolarBay oscurabile a comando. In autostrada e nei tragitti lunghi il cruise adattivo e il centraggio di corsia alleggeriscono la fatica, mentre in città le telecamere e i sensori aiutano a gestire dimensioni comunque importanti.

In definitiva la Renault Espace 2026 è una macchina molto coerente. Non è economica in senso assoluto, non è piccola e non prova nemmeno a sembrare sportiva. Però interpreta bene un bisogno reale: offrire spazio, modularità, consumi bassi e tanta tecnologia in un formato più moderno della vecchia monovolume.

Data articolo: Sat, 23 May 2026 04:00:46 +0000


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