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Il 15 giugno 2026 le autostrade italiane registrano diverse chiusure importanti soprattutto sulla Tangenziale di Napoli (A56) e sulla Milano-Napoli (A1) a causa di lavori programmati. Tra gli eventi più significativi, il tratto chiuso sulla Tangenziale di Napoli tra Fine Tangenziale Napoli e Capodimonte, e la chiusura tra Capodichino e l’inizio della Tangenziale Napoli sulla A1. Sono diverse anche le entrate chiuse sempre sulla Tangenziale di Napoli verso Pozzuoli, con deviazioni consigliate per evitare disagi.
00:01 – Milano-Napoli
Tratto Chiuso tra Capodichino e Inizio Tangenziale Napoli fino alle 06:00 del 15/6/2026 per lavori.
Direzione Tangenziale
Uscita consigliata provenendo da Autostrada Milano-Napoli: Capodimonte su Tangenziale Napoli.
00:00 – Bologna-Padova
Tratto Chiuso tra Occhiobello e Ferrara Nord fino alle 05:00 del 15/6/2026 per lavori.
Direzione Bologna
Entrata consigliata verso Bologna: Ferrara Nord.
00:05 – Tangenziale di Napoli
Le aree di servizio sono chiuse tra Capodichino Svincolo e Arenella fino alle 06:00 del 15/6/2026 per lavori.
Direzione Pozzuoli
00:04 – Tangenziale di Napoli
Corso Malta in entrata è chiuso al traffico fino alle 06:00 del 15/6/2026 verso Pozzuoli per lavori.
Direzione Pozzuoli
Entrata consigliata verso Pozzuoli: Capodimonte.
00:03 – Tangenziale di Napoli
Tratto Chiuso tra Fine Tangenziale Napoli e Capodimonte fino alle 06:00 del 15/6/2026 per lavori.
Direzione Pozzuoli
Entrata consigliata verso Pozzuoli: Capodimonte. Uscita consigliata provenendo da Allacc. Diramazione Capodichino: Doganella.
00:03 – Tangenziale di Napoli
Viale Maddalena in entrata è chiuso al traffico fino alle 06:00 del 15/6/2026 verso Pozzuoli per lavori.
Direzione Pozzuoli
Entrata consigliata verso Pozzuoli: Capodimonte.
00:03 – Tangenziale di Napoli
Capodichino Svincolo in entrata è chiuso al traffico fino alle 06:00 del 15/6/2026 verso Pozzuoli per lavori.
Direzione Pozzuoli
Entrata consigliata verso Pozzuoli: Capodimonte.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 22:08:00 +000048 nazionali ai nastri di partenza, solo una alzerà la coppa al cielo. Con il maggior numero di squadre partecipanti e partite, ben 104, il Mondiale 2026 organizzato in Stati Uniti, Canada e Messico è a tutti gli effetti il torneo più grande mai organizzato dalla FIFA, un palcoscenico dove ci si contende un posto nella storia. Fuori dal rettangolo verde, le auto guidate dai protagonisti aiutano a capirne la personalità : qualcuno preferisce gli enormi SUV, altri strizzano l’occhio alle elettriche da club e alcuni infilano pezzi eccellenti in garage pur sprovvisti di patente.
Cristiano Ronaldo resta il riferimento inevitabile quando si parla di automobili e calciatori. Negli anni il nome del campione è stato associato a Ferrari, Rolls-Royce, McLaren e diversi modelli Bugatti, anche se il collegamento più forte con la Casa di Molsheim risale al 2017: Poco prima dell’inizio delle consegne, Bugatti lo scelse per una prova promozionale della Chiron e presentò il portoghese come un grande appassionato di sportive. Ronaldo si mise realmente al volante della hypercar, chiamato dal costruttore a concederle un simbolico via libera.
La Chiron disponeva di un W16 da 8 litri con quattro turbocompressori e 1.500 CV. Numeri spropositati persino nel territorio delle hypercar, accompagnati da una costruzione più vicina a un’opera d’arte in movimento. Se esistesse una vettura all’altezza dell’aura di CR7, quella sarebbe proprio la Chiron, riconoscibile nell’aspetto, estrema nelle prestazioni e determinata a mantenere i riflettori puntati addosso.
Il rapporto tra Lionel Messi e le automobili è meno esposto, sebbene intorno al suo garage sia cresciuta una mitologia incontrollabile. Una delle vetture documentate è la Cadillac Escalade, grande SUV americano con il quale venne fotografato insieme alla famiglia già ai fasti al Barcellona. Sebbene meno teatrale rispetto a una hypercar, la quattro ruote dell’ex blaugrana soddisfa le esigenze di spazio e comfort di una famiglia intera.
Il caso “scottante” riguarda invece un’auto puntualmente inserita nelle raccolte dedicate alla sua collezione senza aver mai trovato conferma ufficiale. Nel 2016 si diffuse la notizia secondo cui Messi avesse superato Ronaldo all’asta per una Ferrari 335 S Spider Scaglietti del 1957, venduta alla sbalorditiva cifra di 32 milioni di euro. Sull’acquirente non venne mai fatta chiarezza: l’entourage dell’argentino negò l’operazione e Leo pubblicò la fotografia di una macchinina giocattolo, spacciandola ironicamente come il suo nuovo acquisto.
Ma quale sarà l’aneddoto migliore? Rodri potrebbe avere l’ultima parola in questa gara: il metronomo del Manchester City ha raccontato che, dopo aver preso la patente, disse al padre di avere circa 3.000 euro da spendere. Tempo 24 ore e arrivò la proposta: un’anziana signora vendeva una Opel Corsa per 4.000 euro e la macchina aveva persino un piccolo schermo centrale, definito dal padre un “computerâ€. Il futuro Pallone d’Oro ne rimase entusiasta e la usò a lungo per recarsi agli allenamenti.
Il dettaglio rompe il copione del calciatore pronto a comprarsi un simbolo di riscatto al primo contratto importante. La Corsa non doveva comunicare agli altri che Rodri ce l’aveva fatta: doveva soltanto portarlo al campo e nella semplicità innata racconta il carattere del proprietario.
Harry Kane ha seguito una strada più tradizionale scegliendo una Bentley Continental Supersports, da non confondere con una normale Continental GT: la serie, introdotta nel 2017, venne limitata a 710 unità , lo stesso numero dei cavalli sviluppati dal W12 biturbo da 6 litri. La coppia raggiungeva 1.017 Nm, lo 0-100 km/h richiedeva 3,5 secondi e la velocità massima dichiarata era di 336 km/h. Bentley la presentò allora come la quattro posti di lusso più veloce e potente del mondo.
Dell’esemplare bianco appartenuto al capitano inglese si persero le tracce fino alla ricomparsa nel 2025 su Auto Trader, con circa 25.400 miglia percorse e un prezzo di 70.000 sterline. Già , pure le supercar dei calciatori subiscono la svalutazione e, prima o poi, cambiano padrone, smettendo di essere semplici trofei.
Il titolo di re della strada spetterà all’ex compagno di spogliatoio Cristiano Ronaldo, ma di certo neanche Luka Modric sfigura. Per la stagione 2024-2025, alla consegna delle nuove BMW al Real Madrid, il croato volle la XM, accodandosi al gruppo di Bellingham, Rodrygo e Courtois. La XM abbina un V8 biturbo a un sistema ibrido plug-in e nella configurazione proposta allora raggiungeva 653 CV. Enorme e pesante, il SUV faceva da contraltare alla figura minuta e discreta di Modric, ormai a un passo dall’addio ai Blancos.
In occasione della stagione 2025-2026, BMW e il Real Madrid hanno proseguito il loro accordo commerciale mettendo a disposizione dei giocatori i pezzi forti della gamma tedesca. Da un lato, Mbappé e Vinicius sono saliti a bordo della i7, dall’altro Bellingham ha di nuovo puntato sulla XM, a quanto pare perfettamente in linea con i gusti e le abitudini al volante del centrocampista inglese.
La i7 selezionata dalla maggior parte dei madridisti sviluppa 544 CV, raggiunge i 240 km/h e costa oltre 130.000 euro, mentre la XM può arrivare a 748 CV nella variante di punta. A ogni modo, più della cavalleria, quasi ordinaria tra le auto assegnate alle stelle del calcio, spicca la scomparsa della vecchia coupé sportiva come scelta obbligata. Ormai nella gerarchia delle preferenze vincono SUV ibridi e ammiraglie elettriche, capaci di proporre la miscela ideale di abitabilità e impatto scenico.
Al suo primo Mondiale con la Norvegia, Erling Haaland porta gusti automobilistici piuttosto estremi. Nel 2025 i paparazzi lo fotografarono mentre raggiungeva il centro sportivo del Manchester City con una Ferrari 12Cilindri, il cui nome è tutto un programma: sotto il cofano lavora un V12 aspirato da 6,5 litri, privo di turbocompressori, in grado di sviluppare 830 CV. Il Cavallino Rampante ha voluto richiamare le proprie Gran Turismo del dopoguerra, ma conferendo prestazioni d’avanguardia: lo scatto da 0 a 100 km/h impiega meno di tre secondi e la velocità massima supera i 340 km/h.
Vola, infine, alto Neymar. Richiamato nella Seleção per il Mondiale 2026, l’attaccante brasiliano ha acquistato una replica funzionante del Tumbler, la Batmobile utilizzata nella trilogia cinematografica di Christopher Nolan. Per farla sua avrebbe speso 1,3 milioni di euro, rapito dallo stile inconfondibile del mezzo, che monta un V8 da 500 CV e riproduce persino l’effetto delle fiamme nella parte posteriore. Il problema? Non può circolare sulle strade pubbliche, ma soltanto in aree private. Con O’Ney, anche il garage deve sembrare uno spettacolo.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 21:19:40 +0000Il Gran Premio di Barcellona edizione 2026 consegna alla storia la prima, indimenticabile vittoria di Lewis Hamilton al volante della Ferrari. Un successo costruito su una gestione maniacale degli pneumatici, un’esecuzione tattica impeccabile da parte del muretto e aggiornamenti tecnici che hanno esaltato le qualità della monoposto di Maranello, pur a fronte di un ritiro amaro per Leclerc.
Allo spegnimento dei semafori, lo stacco frizione di Hamilton si rivela immediatamente più reattivo rispetto a quello di George Russell. Tuttavia, il pilota della Mercedes riesce a mantenere la testa della corsa facendo valere la netta superiorità della sua power unit in fase di allungo. Straordinaria, invece, la partenza del monegasco della Ferrari che sfrutta appieno la sua vettura.
Il ferrarista è autore di un recupero lampo e a metà del primo giro si trova già in settima posizione alle spalle di Piastri.La griglia di partenza evidenzia da subito una profonda spaccatura strategica: mentre Hamilton e Verstappen aggrediscono l’asfalto con le Soft, Mercedes e McLaren optano per un approccio più cauto con le calzature Medium. Proprio per questa discrepanza, l’ingegnere di pista Carlo Santi è perentorio via radio.
Chiede a Lewis di non esagerare con la percorrenza, imponendo un tyre saving per scongiurare un picco di stress termico fatale. Al terzo giro la situazione si fa complessa. Kimi Antonelli entra prepotentemente nella scia di Hamilton, riempiendo gli specchietti della SF-26. Tuttavia l’inglese resiste perché il suo passo e buono e mostra un handling davvero ottimale.
Santi ribadisce l’assoluta necessità di preservare la gomma, un’operazione che coinvolge in parte anche Leclerc, costretto a sua volta a una minima percentuale di lift-off. Nel frattempo, dal muretto arrivano direttive cruciali per ottimizzare l’handling della monoposto di Lewis: viene suggerito l’impiego di una marcia in meno nell’affrontare le curve 1 e 2, associata a un immediato cambio del valore di brake balance.
Leclerc non resta a guardare. Al quinto passaggio, consuma la sua personale vendetta sportiva: proprio nella curva teatro del suo incidente in qualifica, il monegasco inventa un sorpasso magistrale sverniciando di Piastri all’esterno. Giunti alla tornata numero 10, Lewis consolida la seconda piazza rintuzzando con freddezza tutti gli assalti di Antonelli, amministrando il degrado termico in modo encomiabile.
Con un gap stabilizzato a 3,5 secondi dal leader Russell, i riflettori si spostano su Charles Leclerc, che si avvicina inesorabilmente alla Red Bull di Verstappen girando sul ritmo forsennato dei primi due. Al giro 12, la Ferrari apre le danze strategiche richiamando Hamilton per il passaggio alla mescola Hard. Charles, ritrovatosi con pista libera, abbassa ulteriormente i tempi e, sfruttando le soste avversarie, si proietta al comando.
Al giro 16, il muretto lo chiama ai box per coprirsi da Piastri, ma il monegasco, dissentendo sulla tempistica, decide di proseguire per un ulteriore giro. La sua sosta per montare le Hard è accompagnata da una fondamentale correzione aerodinamica: un’incidenza ridotta di “due click” sull’ala anteriore per ricalibrare il bilanciamento della monoposto italiana.
Parallelamente, Santi continua a suggerire a Hamilton variazioni per migliorare la rotazione del veicolo. L’inglese accusa ricezione ma sceglie di non applicarle. D’altra parte è in questi momenti che si vede un pilota che sa imporsi al muretto e sa cosa fare con l’auto. Carlo si complimenta per la superba gestione gomme e propone lo switch strategico sul “Plan C”.
Non mancano le complicazioni tecniche: a quanto pare Hamilton lamenta noie alla trasmissione in fase di scalata. La pronta indicazione del muretto di effettuare un reset dalla dashboard risolve provvisoriamente il problema, a cui fa seguito un tyre fase update, manovra essenziale per fornire ai veicolisti dati freschi e aggiornare la vita utile stimata delle gomme.
Estremamente interessante pure la richiesta del box di utilizzare marce più basse: l’obiettivo non risiede nella trazione, o per essere più aggressivi, bensì nel garantire un maggiore harvesting per ricaricare le batterie attraverso il motore a combustione interna. D’altra parte sappiamo bene quanto sia importante avere cavalli da spendere nell’arco della tornata
Il colpo di scena si materializza al giro 27. Hamilton rientra per montare un set di Medium. L’indicazione “outlap critical” lo lancia in pista come una furia: esce alle spalle di Piastri, lo divora all’esterno di curva 4 e sigla il giro più veloce. Il divario di passo è tale che il team chiede a Leclerc di farsi da parte per favorire la corsa dell’inglese. La mossa della Scuderia è chiara: differenziare le tattiche.
Subito dopo le soste delle Mercedes e il passaggio di Leclerc sulle Hard, il ritiro di Fernando Alonso innesca la Virtual Safety Car. Il muretto raccomanda ai piloti il rigoroso rispetto del delta time, cogliendo l’attimo perfetto per richiamare Hamilton ai box. L’inglese rientra in pista riuscendo per un soffio a strappare la leadership: una chiamata perfetta. A 23 giri dal termine Lewis è in testa forte di un vantaggio vitale.
Le sue gomme più giovani di 4 giri rispetto alla concorrenza. Nelle retrovie, Leclerc vive invece un epilogo di profonda sofferenza. Bloccato in sesta posizione, non riesce ad abbinare il passo del compagno a causa di un sovrasterzo cronico che annulla il potenziale della sua SF-26. Mentre la davanti, Lewis scolpisce una masterclass: i tempi sul giro sono sbalorditivi e rifilano distacchi pesanti alla Mercedes.
La prima vittoria targata Lewis certifica un trionfo corale nato dallo sviluppo estivo. Amarissimo l’epilogo per Leclerc, con un ritiro figlio di un danno alla direzione che compromette la corsa della numero 16. Ma oggi la vetrina è tutta per la Ferrari numero 44, regina indiscussa del circuito del Montmeló, con Lewis vincitore del Gran Premio di Barcellona.
| Pos. | No. | Pilota | Team | Giri | Tempo / Ritiro | Punti |
| 1 | 44 | Lewis Hamilton | Ferrari | 66 | 1:32:28.105 | 25 |
| 2 | 63 | George Russell | Mercedes | 66 | +19.561s | 18 |
| 3 | 4 | Lando Norris | McLaren | 66 | +23.719s | 15 |
| 4 | 1 | Max Verstappen | Red Bull Racing | 66 | +40.497s | 12 |
| 5 | 81 | Oscar Piastri | McLaren | 66 | +58.661s | 10 |
| 6 | 6 | Isack Hadjar | Red Bull Racing | 65 | +1 lap | 8 |
| 7 | 10 | Pierre Gasly | Alpine | 65 | +1 lap | 6 |
| 8 | 43 | Franco Colapinto | Alpine | 65 | +1 lap | 4 |
| 9 | 30 | Liam Lawson | Racing Bulls | 65 | +1 lap | 2 |
| 10 | 41 | Arvid Lindblad | Racing Bulls | 65 | +1 lap | 1 |
| 11 | 5 | Gabriel Bortoleto | Audi | 64 | +2 laps | 0 |
| 12 | 55 | Carlos Sainz | Williams | 64 | +2 laps | 0 |
| 13 | 31 | Esteban Ocon | Haas F1 Team | 64 | +2 laps | 0 |
| 14 | 11 | Sergio Perez | Cadillac | 63 | +3 laps | 0 |
| 15 | 16 | Charles Leclerc | Ferrari | 62 | DNF | 0 |
| 16 | 12 | Kimi Antonelli | Mercedes | 61 | DNF | 0 |
| 17 | 87 | Oliver Bearman | Haas F1 Team | 60 | DNF | 0 |
| NC | 23 | Alexander Albon | Williams | 55 | +11 laps | 0 |
| NC | 14 | Fernando Alonso | Aston Martin | 37 | DNF | 0 |
| NC | 27 | Nico Hulkenberg | Audi | 29 | DNF | 0 |
| NC | 77 | Valtteri Bottas | Cadillac | 15 | DNF | 0 |
| NC | 18 | Lance Stroll | Aston Martin | 5 | DNF | 0 |
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 15:48:33 +0000
La Peugeot E-208 GTi rappresenta uno dei progetti più ambiziosi della Casa francese, che punta a conquistare gli appassionati alla ricerca di una compatta sportiva in grado di offrire prestazioni eccellenti con un sistema elettrico a zero emissioni.
Il progetto si è mostrato per la prima volta in pubblico lo scorso anno, con il debutto della concept E-208 GTi. A distanza di un anno, la Casa francese ha presentato il modello di serie e ha aperto gli ordini, andando a svelare anche i dati sulle prestazioni del modello oltre al prezzo della vettura.
Si tratta di una vera e propria sportiva, in grado di offrire tanta potenza, con una buona autonomia, nel formato compatto tipico della 208 (quindi con una lunghezza di circa 4 metri). Andiamo a riepilogare tutti i dettagli in merito.
La nuova Peugeot E-208 GTi si basa sulla concept dello scorso anno e può contare su un motore elettrico da 281 CV, in grado di offrire prestazioni eccellenti. La vettura, infatti, vanta uno 0-100 km/h che viene completato in appena 5,5 secondi, sfruttando anche un software di controllo derivato dal motorsport.
Da segnalare che per completare i 1.000 metri partendo da fermo, il veicolo richiede 25,8 secondi mentre il passaggio da 80 km/h a 120 km/h viene completato in 3,2 secondi. La velocità massima è limitata a 180 km/h.
La vettura presenta il miglior rapporto potenza/peso del suo segmento (5,5 chilogrammi per CV) e può contare su una batteria di 54 kWh (51 kWh utilizzabili), la stessa utilizzata dalla E-208. Per quanto riguarda l’autonomia, nel ciclo WLTP, si arriva a 375 chilometri.
Il dato in questione è legato all’utilizzo degli pneumatici Hankook Ventus S1 Evo3, disponibili in opzione senza costi. Con gli pneumatici Michelin Pilot Sport 4S ad alto rendimento (di serie), invece, l’autonomia è di 352 chilometri.
Tra le caratteristiche tecniche del modello troviamo un telaio abbassato di 25 mm, carreggiate allargate di 56 mm davanti e 28 mm al posteriore oltre a cerchi da 18 pollici con pneumatici R18 215/40. Da segnalare anche dischi freno anteriori da 355 mm con pinze a 4 pistoni.
La vettura è disponibile in diverse colorazioni e con una dotazione di serie molto ricca, che la rende uno dei modelli più interessanti della sua categoria. Da segnalare anche:
Christophe Auriault, Project Manager E-208 GTi, ha dichiarato:
“Fin dall’inizio del progetto, era ovvio che PEUGEOT SPORT dovesse essere coinvolta nel progetto E-208 GTi. Abbiamo un’esperienza e una competenza uniche nella progettazione di questo tipo di auto. Era anche chiaro che l’obiettivo era creare una GTi 100% elettrica. Volevamo dimostrare che tutto il DNA delle PEUGEOT GTi si trova in un’auto elettrica. E ce l’abbiamo fatta.”
Come annunciato dall’azienda, la Peugeot E-208 GTi è ora ordinabile con prezzi a partire da 44.900 euro. Ci sono diverse opzioni per personalizzare la vettura che punta a diventare un vero e proprio riferimento del settore delle hot hatch a zero emissioni, con prestazioni eccellenti e uno stile di guida sempre sportivo.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 13:30:10 +0000Toyota è un vero e proprio punto di riferimento del mercato delle quattro ruote e uno dei suoi modelli più iconici è la Toyota C-HR, che occupa un ruolo da protagonista nel segmento dei SUV di segmento C e all’interno della gamma della Casa nipponica per il mercato europeo.
Il modello è abbastanza recente, essendo stato lanciato 10 anni fa e poi aggiornato con una seconda generazione. Nonostante la sua carriera relativamente breve, la C-HR ha già raggiunto risultati davvero importanti, contribuendo a rafforzare la posizione di Toyota sul mercato europeo.
Dal 2016 a oggi, infatti, il C-SUV di Toyota, anno dopo anno, ha registrato sempre ottimi risultati, diventando un modello di riferimento per tantissimi automobilisti. L’azienda, in questi giorni, ha raggiunto nuovi traguardi molto importanti con il suo SUV. Andiamo ad analizzare i dettagli.
Dieci anni fa, Toyota ha lanciato il suo nuovo SUV per il segmento C con l’obiettivo di aggiornare la sua gamma globale e rafforzare la presenza in Europa. I risultati sono stati molto positivi e gli ultimi dati lo confermano. Per il modello, infatti, ci sono oltre 2,1 milioni di unità vendute a livello globale.
Restringendo il campo al solo mercato europeo, inoltre, è possibile notare il successo di C-HR. Il modello, infatti, ha venduto, nel corso della sua carriera, ben 1,2 milioni di unità in Europa, diventando un riferimento assoluto della sua categoria oltre che sostenendo, insieme ad altri modelli come Yaris, la diffusione di Toyota nel nostro continente.
Un contributo importante al successo lo ha dato il suo stile. La Toyota C-HR, infatti, si è distinta come riferimento del mercato grazie al suo stile ispirato alle coupé sportive, che ha anticipato uno dei trend più recenti del mercato delle quattro ruote, in particolare in Europa, dove diversi costruttori propongono oggi soluzioni analoghe.
Un altro elemento centrale del successo di Toyota C-HR è la tecnologia Full Hybrid che, da anni, offre un contributo determinante alla crescita del modello, vero e proprio punto di riferimento per gli automobilisti alla ricerca di una vettura ibrida in grado di ridurre al minimo i consumi. Questa tecnologia è protagonista anche con il RAV4.
L’ibrido continua a rappresentare la scelta di riferimento anche per la seconda generazione di C-HR che ha debuttato in Europa nel corso del 2023. La gamma attuale comprende anche una versione Plug-in Hybrid che permette di sfruttare un’autonomia di decine e decine di chilometri in modalità a zero emissioni. Dalla base del modello è nata anche una versione elettrica.
Ricordiamo, inoltre, che il modello è stato aggiornato di recente, con un restyling della gamma che ha portato diverse novità , con nuove finiture e l’arrivo dell’allestimento GR Sport per tutte le motorizzazioni. Numeri alla mano, C-HR è oggi un riferimento assoluto per Toyota e per tantissimi automobilisti in tutto il mondo.
Anche nel prossimo futuro, il SUV continuerà a rappresentare un’arma fondamentale per la Casa nipponica, sempre alla ricerca di un modo per poter crescere e rafforzare la sua posizione di leader del mercato.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 13:00:11 +0000Nel panorama dell’ingegneria automotive moderna, il comfort acustico all’interno dell’abitacolo ha assunto una rilevanza primaria. Con la progressiva elettrificazione dei veicoli (EV e HEV) e la conseguente scomparsa del rumore endotermico di fondo, i suoni generati dalle componenti ausiliarie e dai sistemi di bordo sono diventati improvvisamente percepibili e, spesso, fastidiosi per l’utente. Tra questi, i transitori acustici generati dall’impianto frenante rappresentano una delle sfide più complesse.
La tecnologia End Stop Noise Reduction (ENR) nasce proprio per rispondere a questa esigenza, focalizzandosi sulla drastica riduzione – o totale eliminazione – del rumore da impatto che si verifica a “fine corsa” (end stop) dei componenti mobili della pinza freno o del pedale. Non si tratta semplicemente di un accorgimento di isolamento passivo, ma di una soluzione ingegneristica integrata che ottimizza la cinematica e la dinamica dei fluidi e dei contatti metallici, garantendo un azionamento fluido, silenzioso e privo di vibrazioni parassite.
Per comprendere l’importanza della tecnologia ENR, è necessario analizzare il fenomeno fisico che si manifesta durante le fasi di rilascio rapido o di massima estensione del sistema di frenata. Quando il conducente solleva bruscamente il piede dal pedale, o quando i sistemi di frenata automatica d’emergenza (AEB) disimpegnano la pressione idraulica, i componenti interni ritornano alla loro posizione di riposo a velocità elevate.
Questo ritorno rapido causa un impatto meccanico quando il componente mobile (pistone, pinza flottante o leveraggio del pedale) raggiunge il suo limite fisico di corsa (l’end stop). L’energia cinetica accumulata si trasforma istantaneamente in:
Nei veicoli tradizionali, questo fenomeno veniva mascherato dalle frequenze di combustione del motore; nei veicoli elettrici, invece, viene percepito come un difetto di qualità costruttiva del veicolo.
La tecnologia ENR è un approccio sistemico volto a dissipare l’energia cinetica dei componenti mobili prima che avvenga l’impatto sul fine corsa metallico. L’obiettivo primario è la decelerazione controllata dell’elemento mobile nell’ultimo millimetro (o frazione di millimetro) della sua corsa utile.
A seconda del produttore e dell’applicazione specifica (se applicata alla pinza freno, al cilindro maestro o al gruppo pedale), l’ENR si concretizza attraverso tre pilastri ingegneristici:
Il cuore della tecnologia ENR applicata a livello idraulico (ad esempio nel cilindro maestro o nei pistoncini della pinza) si basa sul principio dell’orifizio a sezione variabile o del canale di strozzamento progressivo.
Quando il pistone si muove verso la posizione di riposo, il fluido freni defluisce liberamente attraverso i canali principali. Tuttavia, negli ultimi decimi di millimetro della corsa, il corpo del pistone va a ostruire parzialmente o totalmente la via di fuga principale del fluido. Quest’ultimo è così costretto a transitare attraverso un micro-canale calibrato (chiamato orifizio di restrizione).
Questo restringimento genera una repentina perdita di carico locale e un forte aumento della contropressione idraulica all’estremità della camera. La forza resistente contraria al movimento cresce in modo esponenziale rispetto alla velocità del pistone. Grazie a questo fenomeno, il pistone non “sbatte” contro la battuta metallica, ma esegue un atterraggio morbido (soft landing).
Oltre alle soluzioni idrauliche, l’ENR prevede l’integrazione di componenti in materiale elastomerico avanzato posizionati esattamente sui punti di contatto di fine corsa. Non si tratta di normali gommini, ma di mescole ingegnerizzate (spesso poliuretani microcellulari o mescole EPDM specializzate) caratterizzate da un elevato fattore di perdita isterica. Un materiale elastomerico comune tende a comportarsi come una molla: immagazzina l’energia dell’impatto e la restituisce, causando un rimbalzo e una successiva serie di micro-impatti oscillatori.
Gli elastomeri ENR, invece, svolgono varie funzioni. Innanzitutto, assorbono l’energia cinetica e la convertono istantaneamente in energia termica (calore) grazie all’attrito intermolecolare del polimero. Presentano una curva di rigidezza non lineare: morbidi all’inizio dell’impatto per evitare il picco acustico, ed estremamente rigidi alla fine per garantire la massima stabilità strutturale del freno. Inoltre, mantengono le loro proprietà viscoelastiche in un range di temperature critico, che varia tipicamente da -40 °C (avviamenti invernali rigidi) fino a oltre 120 °C in prossimità del gruppo ruota.
L’adozione della tecnologia End Stop Noise Reduction porta con sé una serie di benefici che superano il solo isolamento acustico, impattando positivamente sulla dinamica complessiva del veicolo e sulla durata dei componenti:
Con l’avvento dei sistemi di frenata rigenerativa e dei sistemi Brake-by-Wire (BbW), nei quali il collegamento fisico tra il pedale e la pinza è sostituito da un attuatore elettroidraulico o elettromeccanico, la tecnologia ENR si sta evolvendo ulteriormente.
Nei sistemi futuri, l’ENR non sarà solo di tipo fisico (idraulico o elastomerico), ma anche software-defined. Gli algoritmi di controllo degli attuatori elettrici integrati nelle pinze freni saranno in grado di mappare la posizione millimetrica del target mobile. Attraverso una gestione predittiva della corrente inviata al motore elettrico della pinza, l’ECU potrà applicare una coppia frenante inversa un istante prima del fine corsa.
Questo connubio tra l’ENR meccanico/idraulico e l’ENR digitale rappresenterà lo stato dell’arte definitivo per l’azzeramento dei rumori parassiti, garantendo sistemi frenanti virtualmente eterni, efficienti e totalmente silenziosi.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 12:14:29 +0000Porsche e Pixar hanno stupito il mondo del cinema e dell’auto, presentato il 9 giugno sul red carpet della première mondiale di Toy Story 5 a Los Angeles una partnership inaspettata. Tre Porsche 911 assolutamente irripetibili, ognuna ispirata a uno dei tre personaggi più amati della saga: Woody, Buzz Lightyear e Jessie. Tre esemplari one-off firmati dal reparto Sonderwunsch di Zuffenhausen, quello che trasforma in metallo i desideri più estremi, con un obiettivo che va ben oltre la scenografia: le tre vetture saranno vendute per sostenere enti benefici americani, tra cui Big Brothers Big Sisters of America, la Croce Rossa americana e la Starlight Children’s Foundation.
Non è la prima volta che le due realtà si trovano a lavorare insieme. Il precedente più noto è la Sally Special, la 911 ispirata al personaggio di Cars, realizzata qualche anno fa in edizione unica. E non a caso, dietro anche questo nuovo trittico c’è ancora Bob Pauley, il designer che oltre trent’anni fa aveva dato forma a Buzz Lightyear e che oggi ha firmato personalmente alcuni dei dettagli più iconici di ciascuna vettura.
La scelta è azzeccata quasi per forza logica: il Comandante Spaziale non poteva incarnarsi in niente di meno della 911 GT3 RS, la più estrema della famiglia 992, dotata del Weissach Package. La carrozzeria bianca è percorsa da accenti in Green Yellow e Lizard Green, con un’ala posteriore che richiama dichiaratamente le alette estraibili della tuta di Buzz, con elemento inferiore bianco a righe e tocchi di Fire Red.
I cerchi in magnesio ospitano coprimozzi con il logo Space Ranger, disegnato direttamente da Bob Pauley. Il dettaglio che però fa sorridere davvero sono gli pneumatici Goodyear con scritte personalizzate e il brand ribattezzato Lightyear. All’interno, cinture in Lizard Green, pelle Pebble Grey, inserti Violeta e battitacco in carbonio con una frase illuminata che non ha bisogno di traduzioni: “To Infinity and Beyond”.
La cowgirl più veloce del West ha ispirato una 911 Targa 4 GTS da 532 CV su cui il reparto Sonderwunsch ha lavorato quasi interamente a mano. La tinta è inedita: si chiama Jessie White Metallic, un bianco perlato pensato per omaggiare i bottoni di madreperla della camicia western del personaggio, abbinato al 944 Cobalt Blue Metallic e all’Atacama Yellow con filettature GTS Red.
Il tocco più teatrale è il tetto Targa rosso che riproduce con fedeltà il cappello di Jessie, completo di profilo beige chiaro. Sul roll bar, la scritta Targa lascia il posto al nome Jessie nel font ufficiale Porsche. L’abitacolo è un tripudio di rimandi al personaggio: pelle Dark Night Blue, Bordeaux Red e Pebble Grey, sedili con inserti in tessuto effetto denim sviluppato appositamente, tappetini con motivo a cavallino bianco e nero, e battitacco illuminati con la scritta “YEE HAW!â€.
Infine la 911 Carrera T dedicata a Woody è stata verniciata con un processo sviluppato appositamente per simulare la patina e l’usura naturale dei blue jeans. La trama del denim è visibile nella vernice stessa, ottenuta sovrapponendo Golf Blue e bianco al Dark Sea Blue di base. Le grafiche Fire Red sulla parte bassa delle portiere nascondono il nome del personaggio, quasi come se fossero cucite sul tessuto.
Per gli interni Porsche ha fatto qualcosa che nella storia del marchio non era mai successo: ha utilizzato una pelle marrone effetto vintage, pensata per evocare i giocattoli consumati da anni di gioco. La sensazione che si vuole trasmettere è quella di un oggetto amato, vissuto, non di un’auto appena uscita dalla fabbrica. Completano il quadro gli inserti in pelle Speed Yellow con motivo a quadri rossi, il tessuto denim sui sedili e la scritta luminosa che accoglie chi sale a bordo: “Ride Like the Wind!”.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 10:30:04 +0000La Dodge Charger è uno di quei simboli dell’auto che non ha bisogno di troppe presentazioni: ha attraversato la storia del cinema in Bullitt e nei Fast & Furious, ha costruito una reputazione sull’eccesso dichiarato, sulla potenza senza scuse, sull’estetica che non chiede permesso. E adesso attraversa anche l’Atlantico per arrivare ufficialmente in Italia non più attraverso importatori privati, ma con una distribuzione ufficiale, listino europeo incluso.
La Dodge Charger arriva in Europa sia in versione elettrica che termica, con due o quattro porte, costruita sulla piattaforma multi-energia STLA Large di Stellantis, pensata per supportare sia propulsori elettrici a batteria sia motori a combustione. Una piattaforma che, nel bene e nel male, è quella di casa. Perché Dodge è nel gruppo Stellantis, il che significa che sotto alla carrozzeria americana c’è tecnologia che appartiene alla stessa galassia industriale di Alfa Romeo, Fiat e Jeep. Un dettaglio che può far storcere il naso ai puristi, ma che ha permesso di tenere i prezzi su livelli più accessibili di quanto ci si aspettasse.
Fino ad oggi, chi voleva una Dodge in Italia doveva passare per importatori privati: più burocrazia, costi più alti, garanzie diverse e spesso una disponibilità limitata ai modelli più iconici. Con l’ingresso ufficiale nel mercato europeo tramite Stellantis, la situazione cambia strutturalmente. I clienti europei possono ordinare la versione elettrica Daytona e la Sixpack con il sei cilindri 3.0, entrambe disponibili come Scat Pack e R/T, con prezzi a partire da 66.000 euro.
Una cifra importante, ma non del tutto sorprendente per un’auto di questa categoria con queste prestazioni. Considerando che negli Stati Uniti il listino parte da circa 50.000 dollari e che il passaggio al mercato europeo porta sempre con sé adeguamenti fiscali e normativi significativi, il delta non è poi così drammatico. Tutti i clienti riceveranno una lettera di autenticità firmata dal CEO della Dodge Matt McAlear e un kit di benvenuto dedicato. Un tocco di cura che non guasta per un’auto con questa storia alle spalle.
Il nodo tutto italiano resta però il superbollo: per i modelli termici con oltre 185 kW di potenza, la tassa aggiuntiva si fa sentire in modo significativo sul costo di possesso annuo. Le versioni con sei cilindri e 420 o 550 CV rischiano di incappare in cifre fiscali pesanti, che potrebbero rendere l’acquisto meno appetibile di quanto il prezzo di listino suggerisca.
Il cuore della scelta è tra due filosofie diverse. Tutte le Dodge Charger con motore termico possono contare sul sei cilindri in linea biturbo di 3 litri. La più potente Scat Pack eroga 550 CV e accelera da 0 a 96 km/h in 3,9 secondi, mentre la R/T impiega 4,6 secondi ad arrivare a 96 km/h e ha 420 CV di potenza.
Le versioni a batteria sono alimentate da un’architettura elettrica a 400 volt abbinata a una batteria di 100,5 kWh e distribuiscono la potenza sulle quattro ruote motrici. La Daytona Scat Pack può contare su 670 CV per uno 0-96 km/h coperto in 3,3 secondi. La R/T ha 536 CV e accelera da 0 a 96 km/h in 4,2 secondi, con un’autonomia dichiarata di 510 km. La versione elettrica introduce anche il sistema Fratzonic Chambered Exhaust, che riproduce un suono appositamente progettato per richiamare il carattere delle muscle car tradizionali. Dettaglio divisivo, certamente, ma su un’auto come questa anche l’assenza di rumore avrebbe fatto discutere.
L’allestimento di lancio Plus, offerto su tutte le varianti della Dodge Charger, è stato sviluppato con l’obiettivo di soddisfare le aspettative dei clienti in termini di prestazioni, comfort e tecnologia. La dotazione di serie comprende: cerchi da 20 pollici, sedili anteriori elettrici, quadro strumenti digitale da 16 pollici, telecamera a 360 gradi, head-up display, sistema di connettività I-DUV per il monitoraggio remoto del veicolo, ricarica wireless e firma luminosa full LED.
Tra gli optional si possono scegliere il tetto panoramico, il pacchetto Blacktop con finiture scure, il sistema audio Alpine Pro a 18 altoparlanti e i sedili sportivi ad alto contenimento, disponibili anche nella colorazione Demonic Red. Per chi vuole spingere sull’impostazione da guida, sono presenti anche funzioni come il Launch Control regolabile su cinque livelli e il Line Lock, che blocca le ruote anteriori per permettere burnout controllati.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 09:00:28 +0000Comprare un’auto usata è sempre un atto di fiducia. Ci si affida ai documenti, ai chilometri indicati, alla storia dichiarata dal venditore. Ma cosa succede quando quei documenti sono falsi, la storia è inventata e il veicolo che state per acquistare in realtà era rubato qualche mese prima? È esattamente quello che accadeva a Foggia, dove la Polizia Stradale ha smantellato un’organizzazione criminale dedita al riciclaggio di veicoli con un sistema tanto efficace quanto difficile da rilevare senza strumenti specifici. Il presunto sistema illecito sarebbe stato realizzato dando una nuova identità ad automobili rubate per rimetterle sul mercato come immacolate.
L’indagine, condotta dalla squadra di polizia giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale di Bari, è durata quasi due anni da luglio 2024 fino all’aprile 2026, e ha portato a risultati concreti: una decina di veicoli, molti dei quali di alta gamma a marchio Ford, Nissan, FCA, oltre a prestigiose vetture Alfa Romeo, sono stati recuperati dalla polizia per un valore di circa 100.000 euro.
Il meccanismo alla base di questa frode è più elaborato di quanto si possa immaginare. Non si trattava semplicemente di cambiare una targa o di alterare il numero di telaio con strumenti rudimentali. I componenti dell’organizzazione acquistavano a prezzi irrisori veicoli gravemente incidentati provenienti da diverse regioni d’Italia, per appropriarsi della loro identità .
Questi rottami erano preziosi non per quello che erano, ma per quello che contenevano: i dati documentali, numeri di telaio, targhe e carte di circolazione, venivano materialmente trasferiti su modelli identici, ma di provenienza furtiva, entrati nel frattempo nella disponibilità del sodalizio. In pratica, l’identità di un rottame con tutti i suoi documenti in regola, veniva travasata su un’auto rubata della stessa marca, modello e colore. Il risultato era un veicolo che sulla carta aveva una storia pulita, un chilometraggio credibile, documenti ineccepibili.
La scelta di acquistare rottami provenienti da diverse regioni d’Italia non era casuale: abbatteva il rischio che qualcuno potesse incrociare i dati del veicolo smembrato con quelli dell’auto clonata nella stessa area geografica. La distanza geografica tra i due veicoli originari rendeva più difficile collegare i puntini per chi non avesse strumenti investigativi adeguati.
Una volta completata la clonazione, le auto venivano immesse sul mercato dell’usato. Anche qui, la strategia era tutt’altro che improvvisata: le auto clonate venivano vendute a ignari acquirenti attraverso l’uso di prestanome e intestatari fittizi. Questo strato aggiuntivo di anonimizzazione serviva a creare un ulteriore scudo tra gli investigatori e i vertici dell’organizzazione: chi compariva nelle carte era quasi sempre una figura di facciata, il cui nome serviva esclusivamente ad allontanare le tracce da chi gestiva davvero il sistema.
I rottami, una volta prelevata l’identità utile, venivano definitivamente smaltiti senza lasciare traccia. La scomparsa delle carcasse eliminava l’unica prova fisica che avrebbe potuto dimostrare lo scambio dell’identità , quella parte del veicolo su cui il numero di telaio originale era ancora presente. Senza rottame, senza confronto possibile.
Per chi comprava, il rischio era reale e concreto. Un veicolo clonato sembra a tutti gli effetti regolare: i documenti corrispondono, la targa combacia, la carta di circolazione è autentica. Le verifiche ordinarie che si fanno prima di acquistare un’auto usata, controllare che il numero di telaio coincida con quello sui documenti, non bastano in questi casi perché il numero di telaio fisicamente inciso sul veicolo rubato viene alterato per corrispondere a quello del rottame. Solo un’analisi tecnico-scientifica approfondita permette di rilevare l’alterazione.
L’attività investigativa, avvalendosi di studi sulle movimentazioni di veicoli incidentati, ha permesso di ricostruire l’intero sistema e di identificare tutti i componenti dell’organizzazione. Il bilancio finale è di due misure cautelari ai domiciliari, emesse dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura, e otto persone in tutto denunciate all’autorità giudiziaria, tra cui una donna e un cittadino straniero.
Il caso di Foggia non è isolato nel panorama italiano. La clonazione di veicoli attraverso l’acquisizione di identità documentali da rottami incidentati è una pratica già nota alle forze dell’ordine, ma la dimensione e l’organizzazione sistemica di questa operazione è un salto di qualità rispetto alle frodi più artigianali.
Per chi compra auto usate, la vicenda è un promemoria utile. Affidarsi a rivenditori certificati, richiedere un report completo della storia del veicolo tramite servizi specializzati, e chiedere a un’officina fidata di verificare l’autenticità del numero di telaio prima di firmare qualsiasi contratto: sono precauzioni che possono sembrare eccessive, ma che in certi casi fanno la differenza tra un acquisto sicuro e una truffa che si scopre solo quando arriva la polizia alla porta.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 07:11:26 +0000George Russell scatterà dalla pole position del Gran Premio di Barcellona, settimo appuntamento del Mondiale di Formula 1 2026. Il pilota Mercedes ha fermato il cronometro davanti a Lewis Hamilton e al compagno di squadra Kimi Antonelli, confermando la competitività della monoposto di Brackley sul circuito catalano. Alle loro spalle partiranno Lando Norris, Max Verstappen e Isack Hadjar, mentre Charles Leclerc è stato protagonista di un incidente in Q3 che lo ha relegato in fondo alla top ten.
La gara scatterà domenica alle ore 15:00 italiane e sarà trasmessa in diretta su Sky Sport F1 e in streaming su NOW. La corsa potrebbe essere decisa soprattutto dalla gestione degli pneumatici. Le temperature elevate e il degrado termico osservato durante le prove rendono, infatti, la strategia uno degli elementi chiave del weekend.
Secondo Pirelli la soluzione teoricamente migliore sarebbe una gara su due soste con sequenza Media-Hard-Hard. Le squadre hanno conservato diversi set di pneumatici Hard proprio in vista della domenica e questo orienta naturalmente le strategie verso l’utilizzo della mescola più dura. Tuttavia, i dati raccolti nelle prove hanno evidenziato che anche la Hard non è immune dal degrado termico.
Tuttavia, il consumo delle gomme posteriori resta significativo anche con la mescola più resistente e richiederà una gestione attenta soprattutto nelle fasi iniziali degli stint. Le analisi effettuate sui long run del venerdì hanno mostrato un decadimento prestazionale vicino a due decimi al giro anche con le gomme dure.

Un ulteriore elemento da monitorare sarà la pressione degli pneumatici. Pirelli ha infatti deciso di abbassare di 1 PSI (circa 0,069 bar) la pressione di partenza dopo aver registrato aumenti particolarmente elevati durante le sessioni disputate con temperature elevate. L’obiettivo è consentire alle gomme di stabilizzarsi più rapidamente nella finestra di utilizzo ottimale.
Sulla carta una corsa a tre soste potrebbe risultare leggermente più veloce. Le simulazioni teoriche mostrano, infatti, un piccolo vantaggio cronometrico rispetto alla strategia tradizionale. Quando, però, vengono inseriti nelle simulazioni il traffico e le difficoltà di sorpasso, il quadro cambia radicalmente.

Secondo i calcoli Pirelli, la soluzione a tre soste diventerebbe addirittura tra sette e otto secondi più lenta rispetto a quella a due soste. Ogni rientro supplementare aumenta il rischio di ritrovarsi nel traffico e costringe i piloti a spingere maggiormente per superare le vetture più lente, aumentando il surriscaldamento degli pneumatici e il degrado complessivo.
Non tutte le infrazioni al Codice della Strada hanno la stessa visibilità . Alcune le conosciamo bene perché fanno parte dell’immaginario collettivo. Poi ce ne sono altre, meno note, che quasi nessuno considera davvero fino al momento in cui trova il verbale sul parabrezza o si sente fermare da una pattuglia. Una di queste riguarda qualcosa che milioni di automobilisti italiani fanno ogni giorno senza pensarci due volte: tenere nell’abitacolo oggetti che limitano la visibilità del conducente. Sembra una cosa da niente. Le cifre della multa, invece, non lo sono affatto.
Il principio di base è semplice: chi guida deve poter vedere la strada nel modo più completo possibile. Non è solo buon senso, è un obbligo di legge. Il Codice della Strada stabilisce che il conducente deve avere in ogni momento una visibilità adeguata su tutta la traiettoria di marcia e sull’ambiente circostante. Qualsiasi oggetto che interferisca con questa visibilità , sia che si trovi sui vetri sia che occupi in modo ingombrante l’interno dell’abitacolo, costituisce una violazione.
Nella pratica, le situazioni più frequenti riguardano una serie di abitudini talmente diffuse da sembrare normalissime. Gli adesivi sul parabrezza o sui finestrini laterali sono forse la casistica più comune: quelli dei parcheggi, delle palestre, le scritte decorative, i simboli che molti incollano come personale dichiarazione d’identità . Se questi adesivi occupano porzioni della superficie vetrata che rientrano nel campo visivo diretto del guidatore, sono tecnicamente irregolari.
Stessa cosa vale per i ciondoli appesi allo specchietto retrovisore interno. I profumatori, le coroncine, i portafortuna, i cristalli di varie dimensioni: tutto ciò che dondola davanti agli occhi del conducente, distrae e occlude una porzione della visuale verso l’esterno.
Meno intuitiva ma altrettanto sanzionabile è la presenza di oggetti ingombranti sulla cappelliera posteriore: peluche, cuscini, borse lasciate lì per praticità , pile di documenti o qualsiasi altra cosa che riduca la visibilità verso il lunotto. In certi casi anche un portatelefono posizionato male può rientrare nella categoria degli ostacoli alla visuale.
C’è poi il caso dei vetri oscurati oltre i limiti consentiti dalla normativa. Sebbene i veicoli di serie escano dalla fabbrica con pellicole omologate, molti automobilisti scelgono di applicarne di più scure, spesso senza verificare se la percentuale di trasmissione della luce rispetti i valori previsti dalla legge. Anche questa è una violazione che rientra nel perimetro dell’intralcio alla visuale.
La violazione in questione è disciplinata dall’articolo 164 del Codice della Strada, che regola tutto ciò che riguarda il carico e la sistemazione degli oggetti a bordo del veicolo in relazione alla sicurezza della guida, ed è stata meglio esplicitata da l’articolo 71a comma 4 dell’Ordinanza sui requisiti tecnici dei veicoli stradali (OETV). La sanzione amministrativa parte da un minimo di 87 euro e può arrivare fino a 344 euro.
Il consiglio, a questo punto, è banale quanto necessario: prima di salire in auto, vale la pena guardarsi intorno con occhio critico. Quello specchietto addobbato è davvero innocuo? Quell’adesivo sul lunotto non taglia proprio la linea visiva verso il retro? Quel pupazzo sulla cappelliera è davvero troppo piccolo per dare fastidio? In caso di dubbio, la risposta più sicura è sempre rimuoverlo. Perché tra una sanzione da 87 euro e un portafortuna appeso allo specchietto, la scelta è abbastanza semplice.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 06:00:31 +0000Il giorno 14 giugno 2026 vede la presenza di uno sciopero programmato in Italia che riguarda il settore dei trasporti pubblici. In questo articolo presentiamo tutti i dettagli aggiornati relativi allo sciopero previsto per questa giornata. Di seguito, tutte le informazioni su tempi, aree geografiche, categorie interessate e sindacati coinvolti.
Per la città di Firenze, in Toscana, nella giornata del 14 giugno 2026 è previsto uno sciopero di 24 ORE che coinvolge il trasporto pubblico locale. Lo sciopero interessa il personale della Società Autolinee Toscane bacino di Firenze e coinvolge la categoria “personale soc. Autolinee Toscane bacino di Firenze”. L’iniziativa è stata proclamata dai sindacati OSP COBAS LAVORO PRIVATO e interessa la provincia di Firenze. Il servizio potrà dunque subire rallentamenti e sospensioni per l’intera giornata.
Fonte: Mit
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 06:00:00 +0000Nel mese di giugno 2026 sono previsti numerosi scioperi che coinvolgono diversi settori del trasporto pubblico e privato in tutta Italia. L’articolo fornisce una panoramica aggiornata sulle principali date e sulle città interessate, indicando la tipologia di protesta, gli orari e le categorie professionali coinvolte. Di seguito, il calendario completo degli scioperi programmati per il mese, utile per chi viaggia, lavora nel settore o vuole essere informato sulle possibili difficoltà nei servizi di trasporto.
Nella città di Catania è previsto uno sciopero di 4 ore, dalle 12.00 alle 16.00, che coinvolge il personale della società AMTS. I sindacati promotori sono OSP FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL e OSP ORSA TPL.
Nella città di Foggia, lo sciopero sarà di 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30, coinvolgendo il personale della società ATAF. Sindacati: OST FILT-CGIL e FAISA-CISAL.
Nella città di Messina è previsto uno sciopero di 8 ore, dalle 16.00 alle 24.00 per il personale della società ATM, indetto da OSP FILT-CGIL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, ORSA TRASPORTI.
Nelle province di Modena, Reggio Emilia, Piacenza (Regione Emilia-Romagna), sciopero di 24 ore per il personale della società SETA, indetto da OSR USB LAVORO PRIVATO.
Su tutto il territorio nazionale, sciopero dell’intero turno per il personale SOC. ELIOR DIV. ITINERE addetto ai servizi di ristorazione SOC. TRENITALIA, promosso da FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL, ORSA TRASPORTI.
Altro sciopero nazionale, sempre per il personale SOC. ELIOR DIV. ITINERE della ristorazione a bordo treno, indetto dal sindacato FAST-CONFSAL.
Ancora a livello nazionale, sciopero per il personale della ristorazione e logistica a bordo treno (SOC. TRENITALIA), promosso da COBAS LAVORO PRIVATO.
In tutta Italia è stato proclamato uno sciopero di 24 ore (dalle 00.00 alle 23.59) per tutti i lavoratori dei porti, indetto da SI COBAS.
Nella città di Ravenna (Emilia-Romagna), sciopero di 12 ore (dalle 10.00 alle 22.00) del personale SERS addetto al rimorchio portuale, promosso da OSP UILT-UIL.
Nella città di Palermo, sciopero di 4 ore (dalle 11.00 alle 15.00) per il trasporto pubblico locale, indetto da OSP CUB TRASPORTI (società AMAT).
In Sicilia, sciopero regionale ferroviario di 8 ore (dalle 10.01 alle 18.00) del personale FS Security, indetto da SLM FAST CONFSAL, ORSA TRASPORTI.
Nell’area dello stretto di Messina, sciopero marittimo di 24 ore (dalle 21.01 dell’11 giugno alle 20.59 del 12 giugno) del personale BluJet, promosso da FILT-CGIL, UILT-UIL.
A livello nazionale, sciopero plurisettoriale ferrovia e merci su rotaia di 23 ore (dalle 03.00 dell’11 giugno alle 02.00 del 12 giugno), indetto da CUB TRASPORTI, SGB.
Su scala nazionale, sciopero ferroviario di 8 ore (dalle 09.01 alle 17.00) per il personale FS, indetto da ASSEMBLEA NAZIONALE PDM/PDB GRUPPO FSI.
Ancora su scala nazionale, sciopero plurisettoriale ferroviario di 8 ore (dalle 09.01 alle 17.00), sindacato CAT.
Infine, sciopero nazionale di 8 ore (dalle 06.00 alle 14.00) per il personale Mercitalia Shunting & Terminal, promosso da USB LAVORO PRIVATO.
A livello interregionale, coinvolgendo il territorio italiano, sciopero di 18 ore (dalle 06.00 alle 24.00) per il personale ENAV di Verona Airport. Sindacati: OSL UILT-UIL/FAST-CONFSAL-AV e RSA di settore.
Nella città di Milano (Aeroporto Linate), sciopero di 4 ore (dalle 12.00 alle 16.00) del personale SKY Service, indetto da OSR USB Lavoro Privato.
A livello nazionale, sciopero di 18 ore (dalle 06.00 alle 24.00) dei piloti e degli assistenti di volo della compagnia EasyJet Airlines Limited, indetto da FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL-TA, ANPAC.
Sempre a livello nazionale, sciopero di 18 ore (dalle 06.00 alle 24.00) per il personale navigante EasyJet Airlines Limited, organizzato da USB Lavoro Privato.
Nella città di Firenze, in Toscana, sciopero di 24 ORE per il personale della Società Autolinee Toscane (bacino di Firenze). A proclamare lo sciopero è il sindacato OSP COBAS LAVORO PRIVATO. Potrebbero verificarsi interruzioni e sospensioni del servizio del trasporto pubblico locale nell’intera provincia di Firenze.
In Liguria (Genova città metropolitana e Savona), sciopero trasporto merci c/terzi nel territorio di Genova, piattaforme logistiche e bacini portuali di Genova e Savona. Durata: 72 ORE (dalle 00.01 del 18/6 alle 24.00 del 20/6), sindacati OSR ALIAI/CNA-FITA/CONFARTIGIANATO TRASPORTI/FAI/FIAP/LEGA COOPERATIVE/TRASPORTOUNITO.
Nella città di Udine (Friuli-Venezia Giulia), sciopero di 24 ore per il personale Soc. Arriva Udine, indetto da ASI-AU Associazione Sindacale Indipendente.
Nella città di Lecce (Puglia), sciopero di 3 ore (dalle 9.30 alle 12.30) per il personale Soc. SGM, indetto da OST UILT-UIL.
In Calabria (regionale), sciopero di 4 ore (dalle 11.50 alle 15.50) per il personale Soc. Ferrovie della Calabria, indetto da OSR FAISA-CISAL.
Nella città di Napoli (Campania), sciopero di 4 ore (dalle 12.45 alle 16.45) per il personale area ferrovicaria della Soc. ANM, promosso da OSR FISI.
Nella città di Verona (Veneto), sciopero ferroviario per il personale manutenzione, amministrativo e ingegneria della Soc. RFI DOIT Verona Unità Territoriale Sud: 8 ore (dalle 9.01 alle 17.00), sindacati OSR ORSA FERROVIE/SLM-FAST-CONFSAL.
In Sardegna (regionale), sciopero di 8 ore (dalle 9.01 alle 17.00) per il personale equipaggi Soc. Trenitalia DOR Sardegna, indetto da OSR ORSA FERROVIE/FAST-CONFSAL.
Nella città di Torino (Piemonte), sciopero di 4 ore (dalle 18.00 alle 22.00) per il personale viaggiante urbano e suburbano della società GTT, promosso da RSU Viaggiante Urbano e Suburbano.
In Calabria (regionale), sciopero settore aereo di 4 ore (dalle 12.00 alle 16.00) del personale Soc. SACAL GH aeroporto di Lamezia Terme, promosso da OSR UGL-TA.
In Piemonte (regionale), sciopero ferroviario di 8 ore (dalle 9.00 alle 16.59) per il personale Soc. Trenitalia Direzione Customer Operations CSVD Regionale Piemonte, promosso da OSR ORSA FERROVIE.
Nella provincia di Barletta-Andria-Trani (Puglia), sciopero di 4 ore (dalle 8.30 alle 12.30) del personale Soc. Paolo Scoppio & Figlio Autolinee di Barletta, promosso da OSP FILT-CGIL.
In Lombardia (provinciale), sciopero di 24 ore con varie modalità per il personale delle Società Gruppo ATM di Milano, promosso da CONFIAL TRASPORTI.
Nella città di Roma (Lazio), sciopero taxi di 24 ore (dalle 00.00 alle 24.00) per tutti gli addetti al servizio taxi nel territorio comunale di Roma Capitale. Sindacati: UTI/UGL-TAXI/FEDERTAXI-CISAL/CLAAI/FAST CONFSAL TAXI/USB-TAXI/FILT-CGIL TAXI/ATLT/CONSULTAXI/SUL TAXI/ATITAXI/AGCI/LEGACOOP LAZIO.
In Puglia (regionale), sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private, promosso da OSR USB Lavoro Privato per l’intera giornata.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 08 giugno 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 09 giugno 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 10 giugno 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 11 giugno 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 13 giugno 2026: città , orario inizio e fine
Sciopero dei trasporti 14 giugno 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 06:00:00 +0000Oggi, 14 giugno 2026, proponiamo un aggiornamento sui prezzi medi dei carburanti lungo la rete autostradale italiana e un approfondimento sulla formazione dei listini alla pompa. Il costo finale per gli automobilisti nasce dall’incontro tra la componente industriale (materia prima e margine lordo della filiera) e la componente fiscale (accise e Iva), che incide in modo determinante sul totale pagato. Nell’articolo trovi la sintesi dei valori medi più recenti disponibili, una tabella con i prezzi in autostrada per benzina, gasolio, gpl e metano e, a seguire, una guida chiara alla struttura del prezzo: come influiscono le quotazioni internazionali, l’andamento del cambio euro/dollaro e le politiche commerciali degli operatori, oltre al peso delle imposte.
Ultimo aggiornamento disponibile dal CSV ufficiale: 13-06-2026. I prezzi riportati sono medi e in euro.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.080 € |
| Benzina | SELF | 1.986 € |
| GPL | SERVITO | 0.892 € |
| Metano | SERVITO | 1.589 € |
Per la benzina, la struttura del prezzo alla pompa riflette l’equilibrio tra imposte e parte industriale. La componente fiscale vale il 58% del prezzo finale e include accise e Iva; quest’ultima, applicandosi anche alle accise, amplifica ogni variazione della base imponibile. La componente industriale, pari al 42%, si suddivide tra costo della materia prima (30% del prezzo) e margine lordo della filiera (12%). La materia prima è guidata dalle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e dal cambio euro/dollaro: quando il petrolio e i prodotti raffinati salgono, o quando l’euro si indebolisce sul dollaro, la spinta al rialzo si trasferisce rapidamente ai listini. Il margine, invece, è l’area su cui operatori e gestori possono intervenire per calibrare il prezzo alla pompa, tenendo conto di costi di trasporto, stoccaggio, servizio e delle dinamiche competitive locali. In autostrada, dove logistica e servizi pesano maggiormente, questa componente può risultare più visibile. Nel medio periodo incidono anche fattori strutturali come la stagionalità della domanda, eventuali fermi di raffineria, le politiche dell’OPEC+ e l’efficienza della catena distributiva. Le promozioni commerciali, le strategie di rete e l’ottimizzazione dei costi operativi contribuiscono a modulare il margine, mentre la fiscalità resta lo zoccolo che stabilizza il prezzo su livelli tendenzialmente elevati e limita la piena traslazione dei ribassi quando le quotazioni arretrano.
Per il gasolio, l’equilibrio tra le due macro-componenti è diverso: la quota fiscale pesa il 45% del prezzo finale, mentre la componente industriale arriva al 55%. All’interno di quest’ultima, la materia prima rappresenta il 45% del prezzo e riflette l’andamento dei mercati internazionali e del cambio euro/dollaro; il margine lordo incide per il 10% ed è la leva su cui gli operatori possono intervenire per adeguare i listini ai costi e al contesto competitivo. Il gasolio risente in modo particolare dei cicli della domanda dei trasporti e, nei mesi freddi, dell’uso per il riscaldamento in alcuni Paesi europei, elementi che possono accentuarne la volatilità rispetto alla benzina. A ciò si aggiungono aspetti logistici (disponibilità di stoccaggi, pianificazione degli approvvigionamenti, rotte di importazione) che incidono sui costi operativi della filiera. In autostrada, dove l’erogazione del servizio richiede strutture e orari più estesi, i costi di gestione possono riflettersi nella parte di margine. Sul piano fiscale, l’Iva continua ad agire come moltiplicatore di base su prodotto e accise. Per il consumatore, questo significa che le oscillazioni del gasolio sono guidate principalmente dalle quotazioni internazionali e dal cambio, mentre le differenze tra stazione e stazione derivano soprattutto dalla competizione locale, dai volumi serviti e dalle politiche commerciali adottate dalla rete.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.899 per la benzina, 2.005 per il diesel, 0.805 per il gpl, 1.576 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.895 |
| Gasolio | SELF | 1.995 |
| GPL | SERVITO | 0.790 |
| Metano | SERVITO | 1.515 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.923 |
| Gasolio | SELF | 2.015 |
| GPL | SERVITO | 0.772 |
| Metano | SERVITO | 1.577 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.925 |
| Gasolio | SELF | 2.041 |
| GPL | SERVITO | 0.886 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.912 |
| Gasolio | SELF | 2.022 |
| GPL | SERVITO | 0.838 |
| Metano | SERVITO | 1.664 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.907 |
| Gasolio | SELF | 1.991 |
| GPL | SERVITO | 0.751 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.889 |
| Gasolio | SELF | 1.995 |
| GPL | SERVITO | 0.779 |
| Metano | SERVITO | 1.529 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.913 |
| Gasolio | SELF | 2.017 |
| GPL | SERVITO | 0.779 |
| Metano | SERVITO | 1.502 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.883 |
| Gasolio | SELF | 1.997 |
| GPL | SERVITO | 0.769 |
| Metano | SERVITO | 1.643 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.891 |
| Gasolio | SELF | 2.003 |
| GPL | SERVITO | 0.876 |
| Metano | SERVITO | 1.537 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.879 |
| Gasolio | SELF | 1.995 |
| GPL | SERVITO | 0.767 |
| Metano | SERVITO | 1.548 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.878 |
| Gasolio | SELF | 1.980 |
| GPL | SERVITO | 0.804 |
| Metano | SERVITO | 1.512 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.909 |
| Gasolio | SELF | 2.018 |
| GPL | SERVITO | 0.805 |
| Metano | SERVITO | 1.489 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.880 |
| Gasolio | SELF | 1.995 |
| GPL | SERVITO | 0.772 |
| Metano | SERVITO | 1.565 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.907 |
| Gasolio | SELF | 2.005 |
| GPL | SERVITO | 0.760 |
| Metano | SERVITO | 1.614 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.902 |
| Gasolio | SELF | 2.020 |
| GPL | SERVITO | 0.870 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.907 |
| Gasolio | SELF | 2.014 |
| GPL | SERVITO | 0.823 |
| Metano | SERVITO | 1.820 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.887 |
| Gasolio | SELF | 2.005 |
| GPL | SERVITO | 0.779 |
| Metano | SERVITO | 1.600 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.910 |
| Gasolio | SELF | 2.015 |
| GPL | SERVITO | 0.811 |
| Metano | SERVITO | 1.550 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.895 |
| Gasolio | SELF | 1.995 |
| GPL | SERVITO | 0.799 |
| Metano | SERVITO | 1.524 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.904 |
| Gasolio | SELF | 2.005 |
| GPL | SERVITO | 0.889 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 14 giugno 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 1.885 |
| Gasolio | SELF | 1.987 |
| GPL | SERVITO | 0.786 |
| Metano | SERVITO | 1.509 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 06:00:00 +0000Il marchio Fiat sta vivendo un inizio di 2026 davvero positivo con immatricolazioni in forte crescita, soprattutto in Italia ma con dati positivi anche in diversi altri mercati europei. I numeri parlano chiaro: la strategia di espansione della gamma sta iniziando a dare i suoi frutti. Fiat, infatti, sta crescendo ed è oggi sempre più protagonista del mercato. Andiamo ad analizzare i dati registrati dal marchio nel corso dei primi cinque mesi dell’anno.
Il mese di maggio 2026 si è chiuso con un eccellente risultato per Fiat che, come confermano i dati UNRAE, ha superato quota 15 mila unità immatricolate, con una crescita del 27,3% delle vendite rispetto ai dati dello stesso mese dello scorso anno. Questo risultato si traduce in una quota di mercato del 10,12% e permette a Fiat di “battere” il mercato italiano, in crescita del 7,6% a maggio, come abbiamo già analizzato nel nostro approfondimento sulle immatricolazioni di maggio 2026.
Anche il cumulato annuo è molto positivo per Fiat che ha chiuso i primi cinque mesi dell’anno ( gennaio – maggio) con un totale di 92 mila unità vendute in Italia e una crescita percentuale del 29% su base annua, mentre il mercato è cresciuto del 9,4%. Questo risultato permette al marchio italiano di incrementare il suo market share, fino a toccare quota 11,73%. I numeri, quindi, confermano il rilancio di Fiat sul mercato italiano.
Da segnalare anche gli ottimi risultati ottenuti dai singoli modelli. Fiat, infatti, ha piazzato quattro vetture tra le prime 30 più vendute in Italia con la Fiat Panda che occupa il primo posto, raggiungendo quota 54 mila immatricolazioni. C’è poi un ottimo terzo posto per la Grande Panda, che ha raggiunto quota 19 mila unità vendute in Italia, diventando una delle protagoniste del mercato italiano. Bene anche la Fiat 600, che ha superato le 8 mila unità vendute, piazzandosi al 26° posto della classifica. C’è poi la Fiat 500 che ha superato i 7 mila esemplari, arrivando fino al 29° posto della graduatoria.
La crescita di Fiat non è solo un trend italiano. Il marchio, infatti, sta facendo registrare risultati importanti anche sul mercato europeo, come confermano i dati ACEA. Considerando il mercato Ue, i Paesi Efta e il Regno Unito, infatti, il brand italiano ha raggiunto un totale di quasi 30 mila unità vendute nel corso del mese di maggio, con un incremento del 23%. Risultato ancora migliore nel parziale annuo, in cui Fiat ha venduto 131 mila unità , con un incremento del 29,2%.
Il primo semestre sarà , quindi, molto positivo e si chiuderà con numeri importanti per il brand che può guardare al futuro con grande fiducia. Il piano di rilancio di Fiat procede bene e i nuovi modelli di segmento C, in arrivo nel corso del prossimo futuro, non faranno altro che potenziare l’offerta, permettendo al marchio di continuare a crescere. Per il momento, non ci resta che attendere le prossime settimane e l’arrivo dei nuovi dati sulle immatricolazioni del mese di giugno.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 05:30:29 +0000Il mercato delle auto usate in Italia continua ad avere volumi elevati, per quanto riguarda i passaggi di proprietà , e, quindi, continua a rappresentare una valida opzione per gli automobilisti alla ricerca di un nuovo veicolo.
Come evidenziato dal nuovo studio di carVertical, però, il rischio di frodi è sempre molto alto e bisogna prestare la massima attenzione quando si sceglie di acquistare una vettura di seconda mano.
In particolare, c’è da fare i conti con il rischio della truffa del contachilometri, con il veicolo usato che viene venduto con un chilometraggio alterato rispetto al valore reale. Ecco tutto quello che c’è da sapere in merito.
I numeri raccolti da carVertical parlano chiaro. Le auto più controllate sulla piattaforma sono sempre le diesel, con oltre il 61%, e le benzina, con oltre il 37%. Quote minori, invece, per le elettriche, con lo 0,6%, e le ibride, con lo 0,5%.
Benzina e diesel sono anche le categorie che fanno registrare una percentuale di auto truccate più alta. Per le auto diesel, in particolare, si tocca una quota del 3,1% del totale, evidenziando un fenomeno considerevole. La riduzione media dei chilometri risulta pari a oltre 73 mila chilometri.
Situazione complicata anche per le benzina, con una percentuale di auto truccate pari al 2,3% e una riduzione media di chilometri pari a 58 mila chilometri. Per queste due categorie, il rischio è elevato e la truffa del contachilometri può avere un impatto davvero significativo.
Ricordiamo che, nonostante un recente rallentamento, il mercato delle auto usate continua a registrare volumi elevati, con passaggi di proprietà ben superiori al numero delle immatricolazioni di auto nuove. Si tratta di un trend che va avanti da tempo e che conferma l’importanza dell’usato per il mercato delle quattro ruote. Da segnalare anche che è molto facile trovare auto usate da meno di 5.000 euro che possono essere guidate anche da neopatentati. Per saperne di più in merito potete dare un’occhiata all’approfondimento realizzato da Virgilio Motori in merito.
Sul mercato delle auto usate, per il momento, le elettriche e ibride hanno una presenza ancora ridotta, come evidente dai dati relativi alla percentuale di auto controllate. La percentuale di auto truccate, però, non è da trascurare. Le ibride arrivano all’1,3% mentre per le elettriche si registra uno 0,9%.
Da segnalare, inoltre, che queste due categorie fanno segnare una riduzione media dei chilometri significativa. Le ibride, ad esempio, registrano un valore medio di 41 mila chilometri. Per le elettriche la situazione è ancora più rilevante, con un totale di 61 mila chilometri di riduzione media.
Matas Buzelis, esperto del settore automobilistico di carVertical, sottolinea:
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 05:30:09 +0000“Molti acquirenti pensano che scegliere un’auto ibrida o elettrica significhi ridurre il rischio di problemi nascosti, ma non sempre è così. Anche i veicoli più recenti possono presentare un chilometraggio alterato, con il rischio di pagare molto più del loro reale valore. È solo una questione di tempo prima che questi segmenti rappresentino una parte molto più significativa delle vendite di auto usate.”
L’estate porta con sé una serie di rischi supplementari per gli automobilisti per via della combinazione di una serie di fattori tra caldo, stanchezza, traffico intenso, lunghi viaggi, distrazioni, fretta di arrivare, auto carica oltre misura, passeggeri meno disciplinati del solito. Molti incidenti e infrazioni nascono nei percorsi considerati banali: dal residence alla spiaggia, dal parcheggio al ristorante, dalla casa in affitto al supermercato più vicino.
Partiamo dal caso più discusso: le infradito. In Italia non c’è una norma che dica testualmente che è vietato guidare con ciabatte, sandali aperti o a piedi nudi. La legge non entra nel dettaglio della calzatura, ma pretende che il conducente mantenga sempre il pieno controllo del veicolo. Se una ciabatta scivola, si incastra sotto il pedale, rallenta la frenata o compromette la sensibilità sull’acceleratore, la guida diventa non sicura.
Chi ha provato almeno una volta a frenare bruscamente con una calzatura larga sa di cosa si parla. Il piede non resta saldo, la suola può piegarsi, il tallone perde appoggio, il movimento diventa meno preciso. Il consiglio più sensato è tenere in auto un paio di scarpe leggere, chiuse o comunque ben aderenti al piede, da usare solo per guidare.
Anche guidare in costume non è automaticamente vietato. C’è però più di un potenziale problema pratico: un costume bagnato può far scivolare sul sedile, sporcare l’abitacolo, rendere meno confortevole la postura e distrarre il conducente durante la marcia. Un asciugamano appoggiato male sul sedile può ridurre l’aderenza del corpo allo schienale e modificare la posizione rispetto alla cintura di sicurezza.
Guidare a torso nudo aggiunge altri inconvenienti. In caso di frenata o urto la cintura è a contatto diretto con la pelle. Se l’abitacolo è rimasto sotto al sole, superfici calde, fibbie metalliche e sedili possono causare fastidio immediato. Se la pelle è scottata o sudata, ogni movimento diventa più irritante.
In parallelo, in estate capita più di frequente la richiesta di un passaggio. Qualcuno si siede sulle gambe di un altro, un bambino viene tenuto in braccio, il quinto posto diventa sesto, il bagagliaio resta pieno e la cintura viene considerata un dettaglio.
Eppure il numero dei passeggeri non si decide in base alla fretta o alla distanza, ma ai posti omologati e alle cinture disponibili. Ogni persona deve avere un sedile e un sistema di ritenuta utilizzabile. Chi viaggia senza cintura rischia solo una multa e riduce il livello di sicurezza. Nel caso dei bambini, se non hanno raggiunto 1,50 metri di altezza, devono usare un sistema di ritenuta adeguato e omologato.
La partenza estiva mette alla prova il bagagliaio più di qualunque trasloco. Valigie schiacciate, zaini infilati sotto i piedi, borse sul lunotto, ombrelloni messi di traverso, giochi da spiaggia lasciati liberi nell’abitacolo: tutto è accettabile finché l’auto è ferma. In marcia il carico deve essere invece sistemato in modo da non cadere, non limitare la visibilità , non ostacolare i movimenti del conducente e non compromettere la stabilità dell’auto.
Le posture estive sono poi un catalogo di cattive idee. Il conducente con il gomito fuori dal finestrino, la mano appoggiata distrattamente sul volante, lo schienale troppo reclinato, il sedile lontano dai pedali. Il passeggero con i piedi sul cruscotto, la cintura messa sotto il braccio, il corpo girato verso i sedili posteriori. Tutto appare vacanziero.
In realtà tenere i piedi sul cruscotto è una delle abitudini pericolose più sottovalutate. In caso di attivazione dell’airbag, le gambe possono essere spinte verso il volto e il busto. Anche una frenata improvvisa può causare traumi, perché il corpo non è nella posizione prevista dai sistemi di sicurezza. Cinture, sedili, poggiatesta e airbag funzionano bene quando gli occupanti stanno seduti in modo corretto. Se il corpo è fuori posizione si riduce la protezione.
Durante i viaggi estivi si parla molto di traffico e poco di fisiologia. Eppure il conducente è il primo sistema di sicurezza dell’auto. Se è stanco, disidratato, appesantito da un pranzo o reduce da poche ore di sonno, anche la vettura più moderna parte svantaggiata. Gli Adas aiutano, ma non sostituiscono lucidità e capacità di leggere la strada.
La disidratazione è un nemico subdolo perché non arriva sempre con segnali clamorosi. Prima della sete intensa possono comparire calo dell’attenzione, mal di testa, irritabilità , lentezza nei riflessi, difficoltà di concentrazione. In autostrada, dove la guida può diventare monotona, questi effetti pesano ancora di più. Bere acqua prima di partire, tenere una bottiglia a disposizione e programmare soste regolari non è un consiglio da manuale scolastico: è una misura di sicurezza.
Attenzione però all’altra faccia della medaglia. Bere mentre si guida o mangiare uno snack al volante può creare distrazione. La soluzione migliore resta fermarsi. Una sosta breve permette di bere, muoversi, rinfrescarsi, controllare i passeggeri e riprendere la marcia con più lucidità .
Il Codice della Strada vieta l’uso durante la marcia di smartphone, tablet, notebook e dispositivi analoghi quando comportano anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante. Non serve una telefonata lunga per creare pericolo. Basta abbassare gli occhi per leggere una notifica o correggere la destinazione. Su una strada litoranea affollata, con pedoni, biciclette, scooter, attraversamenti improvvisati e auto in cerca di parcheggio, quella distrazione può bastare.
Nel caos della partenza si ricordano spesso crema solare, caricabatterie e teli mare, ma si dimenticano documenti e dotazioni. Patente, carta di circolazione, assicurazione, triangolo e giubbotto retroriflettente vanno tenuti sempre a bordo.
La patente digitale nell’app IO ha semplificato la vita agli automobilisti italiani perché può essere usata in Italia per dimostrare l’abilitazione alla guida durante i controlli. Fuori dall’Italia la prudenza suggerisce di portare con sé il documento fisico, insieme agli altri documenti del veicolo.
Prima di partire conviene verificare anche la scadenza della patente, la revisione, la copertura assicurativa, il numero di assistenza stradale, la presenza del kit per la ruota o del sistema di riparazione, lo stato delle luci, il liquido lavavetri, l’efficienza dei tergicristalli e il funzionamento del climatizzatore.
Ci sono alcune scene molte frequenti e a forte rischio: un cane libero sul sedile posteriore, un muso fuori dal finestrino, un animale in braccio al passeggero o vicino al conducente. Gli animali vanno trasportati in modo da non limitare i movimenti del guidatore e da non ostacolare la visibilità . Trasportino, cintura dedicata, rete divisoria o vano posteriore attrezzato servono a evitare che l’animale si muova all’improvviso e distragga chi guida.
Durante l’estate bisogna aggiungere un’altra regola, ancora più seria: mai lasciare un animale chiuso in auto al caldo, nemmeno per pochi minuti. L’abitacolo può diventare pericoloso. Le soste vanno programmate anche per loro.
Data articolo: Sun, 14 Jun 2026 04:00:58 +0000Sul grande schermo Bud Spencer ha sempre protetto i più deboli con la semplicità di un cazzotto ben assestato. Eppure, dietro il “gigante buono”, si celava un uomo dai mille interessi, compresi i motori, che lo hanno incuriosito per tutta la vita. Non solo aerei e cieli infiniti, ma un legame profondo e terreno con le automobili, nato da bambino osservando la Lancia del padre e maturato tra le strade della Dolce Vita.
La vita di Carlo Pedersoli è stata un percorso su quattro ruote. Fin da ragazzo fu assorbito dal loro fascino, come venditore di auto e anche nel mondo delle corse, durante la parentesi in Sudamerica, dove pilotò un’Alfa Romeo Giulietta lungo le vie di Caracas. Nel suo garage ideale, Bud ha ospitato il meglio su piazza: dalle Cadillac alle Ferrari, passando per Rolls-Royce e Bentley, fino a innamorarsi delle Mercedes, da lui considerate il vertice del comfort.
Della lunga lista una vettura lo stregò completamente: la Mercedes Benz S420 del 1997. Spinta da un 4.2 litri a benzina da 279 CV, la possente creatura tedesca fu la compagna fidata di Bud per 18 anni prima dell’addio nel 2015. A 85 anni il mito del cinema decise di separarsene, ma in ricordo dei tanti momenti vissuti insieme appose un autografo sul cofano, il sigillo di un’amicizia lunga quasi due decenni. Preservata dai collezionisti, la S420 ha davanti a sé un futuro da icona itinerante, pronta a farsi ammirare dai fan ai festival, per poi trovare rifugio presso il concessionario di Lommatzsch, in omaggio alla memoria di un uomo che ha amato le macchine quanto la libertà .
A proposito di auto memorabili legate al suo nome, non possiamo non tornare a Napoli, tra i vicoli e l’umanità verace di Piedone lo sbirro. In quel cult del 1973, il commissario Rizzo — l’indimenticabile Piedone — sfrecciava a bordo di una Fiat 130, l’ammiraglia italiana entrata nel cuore di Bud anche fuori dal set. Ne possedette ben quattro: due berline e due coupé.
Solida, elegante e potente, la 130 si addiceva alla personalità del poliziotto portato in scena, uno abituato a risolvere le controversie con le “maniere forti” invece della burocrazia. Se capita di imbattersi in un esemplare a Roma o Napoli è inevitabile un tuffo al cuore, evocando immediatamente la stazza rassicurante di Bud al volante. Il fortunato sodalizio tra il commissario Rizzo e la macchina è rimasto scolpito nella memoria dei sostenitori di un’eroe così vitale, sempre dalla parte della giustizia, con la stessa genuinità mostrata da Carlo a telecamere spente.
A dieci anni dalla scomparsa di Carlo Pedersoli, il legame tra l’attore e il pubblico italiano resta fortissimo, tanto che in molti, ancora oggi, si sentono un po’ orfani di quell’eroe diventato parte della nostra stessa storia personale. Per celebrarne l’eredità , Rai 3 dedica a Bud una minirassegna intitolata Il gigante buono, al via proprio sabato 13 giugno alle 21.20, con la messa in onda di Piedone lo sbirro. Sarà un po’ come ritrovare un vecchio amico: un invito speciale a lasciarsi trascinare ancora una volta dal carisma di un gigante buono.
Data articolo: Sat, 13 Jun 2026 19:51:04 +0000George Russell ha conquistato la pole position del Gran Premio di Spagna 2026 al termine di una qualifica molto equilibrata tra Mercedes e Ferrari. Il britannico ha fermato il cronometro in 1:14.679, precedendo di appena 64 millesimi Lewis Hamilton, autore di un 1:14.743 che rappresenta la sua migliore prestazione stagionale in qualifica con la Ferrari. Kimi Antonelli ha chiuso terzo in 1:14.998, pagando soprattutto l’ultimo settore del giro decisivo. Le prime tre posizioni sono racchiuse in poco più di tre decimi e lasciano aperta la lotta per la vittoria sul circuito di Barcellona, dove il degrado degli pneumatici potrebbe avere un ruolo determinante nella strategia di gara.
Kimi Antonelli non è stato per niente soddisfatto del terzo posto: “Sinceramente non sono molto felice. Ho faticato con il feeling della vettura e il basso grip, attaccando troppo le curve. Nell’ultimo giro ho perso tutto nell’ultimo settore a causa di un paio di scivolate e le gomme mi hanno abbandonato. Tuttavia, il passo sui long run era buonoâ€.
Alla domanda se possa aver influito aver saltato le FP1, il giovane della Mercedes ha risposto: “Difficile a dirsi, forse un po’, ma in generale mi mancava passo sul giro secco questo weekend. Le FP3 sono state molto caotiche per via del traffico, il che ha complicato le cose. Ora mi concentro su domaniâ€.
Invece, per George Russell la pole position rappresenta un importante punto di svolta dopo alcune gare complicate. Il britannico ha spiegato che il risultato non nasce soltanto dalla velocità mostrata in qualifica, ma soprattutto dal recupero delle sensazioni positive che aveva perso nelle ultime settimane.
Russell ha raccontato di aver scelto di tornare a una filosofia di setup più vicina a quella utilizzata a inizio stagione, abbandonando la ricerca continua di soluzioni alternative. Una decisione che gli ha permesso di ritrovare sicurezza e continuità durante tutto il weekend.
Il pilota Mercedes ha indicato Barcellona come il primo fine settimana dopo diversi mesi in cui si è sentito nuovamente al livello mostrato nei test invernali e nelle prime gare dell’anno. Pur partendo dalla pole, Russell non si aspetta una gara semplice: considera Antonelli una minaccia concreta e ha evidenziato il passo mostrato da Hamilton durante tutto il sabato.
Anche sul fronte strategico il britannico si aspetta una corsa movimentata. Secondo lui una sosta singola appare irrealistica viste le caratteristiche dell’asfalto catalano e il comportamento delle gomme osservato nelle prove.
Lewis Hamilton ha definito la seconda posizione uno dei migliori risultati ottenuti finora da quando veste i colori Ferrari. Il sette volte campione del mondo ha raccontato di aver affrontato un fine settimana complicato, soprattutto dopo aver saltato la prima sessione di prove libere, problema condiviso con Kimi Antonelli.
Il britannico ha ringraziato il lavoro svolto a Maranello, evidenziando come gli aggiornamenti introdotti sulla SF-26 abbiano contribuito a ridurre il divario dalla Mercedes.
Parlando della gara di domani, il numero 44 non nasconde le difficoltà che potrebbero presentarsi. Partirà dal lato sporco della pista e dovrà affrontare due Mercedes nelle prime posizioni, ma è convinto che il passo mostrato nel weekend consenta di lottare per il podio e, potenzialmente, per la vittoria.
Hamilton ha inoltre indicato alcuni aspetti su cui Ferrari deve ancora migliorare, citando una leggera carenza di potenza in alcune fasi del giro e la necessità di aumentare ulteriormente il carico aerodinamico posteriore. Nonostante ciò, il britannico vede segnali incoraggianti: la squadra continua a crescere e la distanza dai migliori, almeno a Barcellona, è apparsa più ridotta rispetto alle prime gare della stagione.
| Pos. | Pilota | Scuderia | Q1 | Q2 | Q3 |
| 1 | George Russell | Mercedes | 1:15.717 | 1:15.228 | 1:14.679 |
| 2 | Lewis Hamilton | Ferrari | 1:15.625 | 1:15.418 | 1:14.743 |
| 3 | Kimi Antonelli | Mercedes | 1:15.977 | 1:15.295 | 1:14.998 |
| 4 | Lando Norris | McLaren | 1:16.287 | 1:15.361 | 1:15.001 |
| 5 | Max Verstappen | Red Bull Racing | 1:16.352 | 1:15.484 | 1:15.021 |
| 6 | Isack Hadjar | Red Bull Racing | 1:16.427 | 1:15.754 | 1:15.077 |
| 7 | Oscar Piastri | McLaren | 1:16.138 | 1:15.518 | 1:15.090 |
| 8 | Liam Lawson | Racing Bulls | 1:16.673 | 1:15.585 | 1:16.542 |
| 9 | Nico Hulkenberg | Audi | 1:16.066 | 1:15.768 | 1:16.657 |
| 10 | Charles Leclerc | Ferrari | 1:15.964 | 1:15.281 | DNF |
| 11 | Arvid Lindblad | Racing Bulls | 1:16.425 | 1:15.840 | — |
| 12 | Gabriel Bortoleto | Audi | 1:16.616 | 1:16.001 | — |
| 13 | Franco Colapinto | Alpine | 1:16.590 | 1:16.191 | — |
| 14 | Pierre Gasly | Alpine | 1:16.599 | 1:16.261 | — |
| 15 | Oliver Bearman | Haas | 1:16.571 | 1:16.389 | — |
| 16 | Carlos Sainz | Williams | 1:16.881 | 1:17.827 | — |
| 17 | Esteban Ocon | Haas | 1:17.073 | — | — |
| 18 | Alexander Albon | Williams | 1:17.424 | — | — |
| 19 | Sergio Perez | Cadillac | 1:17.545 | — | — |
| 20 | Valtteri Bottas | Cadillac | 1:17.757 | — | — |
| 21 | Lance Stroll | Aston Martin | 1:18.758 | — | — |
| 22 | Fernando Alonso | Aston Martin | 1:18.815 | — | — |
Data articolo: Sat, 13 Jun 2026 17:25:44 +0000
Un sabato dalle due facce per la Ferrari al Montmelò, segnato dalle faticose ricerche di assetto nelle libere e dalla dirompente reazione prestazionale in qualifica. Se la SF-26 sfiora l’impresa con un giro magistrale di Hamilton, l’inaspettato errore in Q3 di Leclerc ne frena in parte l’entusiasmo. Il team guarda alla gara con estrema fiducia, forte di una vettura che ha finalmente sbloccato il potenziale dei nuovi aggiornamenti.
La terza sessione di prove libere del Gran Premio di Spagna si è rivelata particolarmente complessa per la Ferrari, evidenziando una faticosa ricerca del setup ideale per la SF-26 in vista delle qualifiche. Sotto il caldo sole catalano, i problemi si sono manifestati ancor prima del semaforo verde, costringendo i meccanici a trattenere la vettura di Lewis Hamilton sui cavalletti per prolungati interventi tecnici.
Il britannico è riuscito ad abbandonare la pitlane solo dopo mezz’ora, per poi rientrare quasi subito a causa di un assetto non ancora buono. Sull’altro lato del box, anche l’inizio di Charles Leclerc è stato posticipato di circa venti minuti. Il monegasco ha esordito con pneumatici Pirelli a mescola Soft, concentrandosi immediatamente sulla validazione delle mappature motore.
Nonostante un primo riscontro cronometrico incoraggiante, il monegasco ha subito lamentato via radio la presenza di fastidiose vibrazioni, un campanello d’allarme sintomatico di una messa a punto ancora precaria. Quando il sette volte campione del mondo di Formula 1 è finalmente riuscito a lanciarsi per il suo run, le difficoltà di bilanciamento della SF-26 sono parse evidenti.
Un marcato doppio controsterzo in curva 3 ha evitato una sbandata pericolosa, certificando come le coperture non fossero ancora entrate nella corretta finestra operativa. Il suo primo tentativo lo ha visto rimediare un distacco di quattro decimi dal compagno di squadra, gap accumulato soprattutto tra l’apice della curva 7 e l’uscita della 12.
Entrambi i piloti hanno effettuato ulteriori sgambate con gomme usate senza riscontrare miglioramenti, con i tecnici costretti a operare continui micro-aggiustamenti all’interno del garage per cercare la quadratura del cerchio. Nella decisiva simulazione di qualifica, le prestazioni si sono polarizzate. Hamilton non ha gestito le gomme, patendo sopratutto la percorrenza di curva 7.
Alla fine ha incassato un gap di sette decimi dalla vetta. Discorso diverso per Leclerc, decisamente più a suo agio al volante della SF-26. Il monegasco ha contenuto il distacco a due decimi, difendendosi nel settore centrale seppur cedendo il passo all’eccellente progressione della W17. Serviva un lavoro di affinamento sul setup e sulle gomme per notare al vertice Neal qualifica.
Le qualifiche per la Rossa hanno sensazioni contrastanti. Se da un lato la SF-26 ha confermato di avere il potenziale per lottare al vertice, dall’altro l’amaro errore di Charles Leclerc in Q3 ha impedito alla scuderia di capitalizzare appieno il lavoro svolto al Montmelò. La sessione era iniziata sotto i migliori auspici. In Q1, le due Rosse si sono concentrate sull’attivazione gomme per accedere al massimo grip.
L’handling della vettura è apparso subito solido, segnato solo da una fisiologica ma molto leggera tendenza al sovrasterzo in uscita di curva. Lewis Hamilton ha trovato un feeling immediato, rifilando tre decimi al compagno. Entrambi hanno superato il taglio agevolmente con un solo tentativo. Il medesimo scenario, sintomo di una tyre strategy perfettamente calibrata, si è riproposto in Q2.
Con un set di gomme nuove, i ferraristi hanno centrato nuovamente la finestra termica ideale. Nonostante un giro meno pulito per Leclerc, costretto a qualche correzione di troppo tra il secondo e il terzo settore, i riscontri cronometrici (secondo e quarto tempo) hanno garantito l’accesso alla fase finale senza dover sprecare un ulteriore treno di pneumatici.
In Q3, l’abbassamento delle temperature ha rimescolato le carte. Durante il primo e decisivo run, Leclerc ha forzato eccessivamente l’ingresso in curva 3: cercando di anticipare l’erogazione del gas con una velocità di percorrenza troppo elevata, il monegasco ha innescato un violento snap perdendo la sua SF-26. Errore che mette fine alla sua qualifica proprio mentre Hamilton stava registrando il record assoluto nel primo settore.
Ripristinata l’azione, il britannico sfiora l’impresa spremendo al limite la monoposto. Un ritardo di mezzo decimo gli è costato la pole position. Tuttavia, l’ottimo secondo posto finale certifica la bontà degli aggiornamenti deliberati da Maranello e l’eccellente messa a punto della SF-26, prospettando una domenica di gara in cui la Rossa potrà recitare un ruolo da assoluta protagonista.
| Pos. | Pilota | Scuderia | Q1 | Q2 | Q3 |
| 1 | George Russell | Mercedes | 1:15.717 | 1:15.228 | 1:14.679 |
| 2 | Lewis Hamilton | Ferrari | 1:15.625 | 1:15.418 | 1:14.743 |
| 3 | Kimi Antonelli | Mercedes | 1:15.977 | 1:15.295 | 1:14.998 |
| 4 | Lando Norris | McLaren | 1:16.287 | 1:15.361 | 1:15.001 |
| 5 | Max Verstappen | Red Bull Racing | 1:16.352 | 1:15.484 | 1:15.021 |
| 6 | Isack Hadjar | Red Bull Racing | 1:16.427 | 1:15.754 | 1:15.077 |
| 7 | Oscar Piastri | McLaren | 1:16.138 | 1:15.518 | 1:15.090 |
| 8 | Liam Lawson | Racing Bulls | 1:16.673 | 1:15.585 | 1:16.542 |
| 9 | Nico Hulkenberg | Audi | 1:16.066 | 1:15.768 | 1:16.657 |
| 10 | Charles Leclerc | Ferrari | 1:15.964 | 1:15.281 | DNF |
| 11 | Arvid Lindblad | Racing Bulls | 1:16.425 | 1:15.840 | — |
| 12 | Gabriel Bortoleto | Audi | 1:16.616 | 1:16.001 | — |
| 13 | Franco Colapinto | Alpine | 1:16.590 | 1:16.191 | — |
| 14 | Pierre Gasly | Alpine | 1:16.599 | 1:16.261 | — |
| 15 | Oliver Bearman | Haas | 1:16.571 | 1:16.389 | — |
| 16 | Carlos Sainz | Williams | 1:16.881 | 1:17.827 | — |
| 17 | Esteban Ocon | Haas | 1:17.073 | — | — |
| 18 | Alexander Albon | Williams | 1:17.424 | — | — |
| 19 | Sergio Perez | Cadillac | 1:17.545 | — | — |
| 20 | Valtteri Bottas | Cadillac | 1:17.757 | — | — |
| 21 | Lance Stroll | Aston Martin | 1:18.758 | — | — |
| 22 | Fernando Alonso | Aston Martin | 1:18.815 | — | — |
Tra i marchi che crescono di più in Italia nel corso del 2026 c’è spazio per MINI che sta vivendo un anno da grande protagonista del mercato italiano, con immatricolazioni in netta crescita in confronto a quanto registrato lo scorso anno.
I numeri sulle vendite di auto nel nostro Paese confermano l’ottimo stato di salute del marchio britannico, che sta facendo registrare una crescita sostanziale nel confronto con i dati dello scorso anno, battendo nettamente i numeri dell’intero mercato.
Andiamo ad analizzare la situazione grazie agli ultimi dati sulle immatricolazioni forniti da UNRAE.
MINI ha chiuso il mese di maggio in netta crescita, con un totale di 1.715 unità immatricolate in tutta Italia e un incremento percentuale del 22,68% su base annua. Si tratta di un passo in avanti considerevole che vale al marchio una quota di mercato dell’1,14%. MINI ha battuto il mercato italiano a maggio, cresciuto solo del 7,6% rispetto allo scorso anno.
Il parziale annuo, inteso come il periodo gennaio – maggio, di MINI è molto positivo. Nel corso del 2026, considerando i dati aggiornati a fine maggio, la Casa ha registrato un totale di 8.154 unità immatricolate, con un incremento su base annua pari al 27,31%. Il market share è di poco superiore all’1%, in crescita rispetto allo 0,89% dello scorso anno.
Anche nel parziale annuo, MINI ha battuto il mercato, cresciuto “solo” del 9,4% su base annua nel periodo considerato. Per approfondire l’andamento delle vendite sul mercato italiano potete dare un’occhiata al nostro approfondimento sui dati delle immatricolazioni in Italia aggiornati al mese di maggio 2026. Il marchio rientra anche nella classifica dei marchi che crescono di più in Europa considerando i dati aggiornati.
Il 2026 sta andando bene per MINI anche sul mercato europeo. In questo caso, considerando i dati ACEA aggiornati ad aprile, possiamo notare una crescita sostanziale nel confronto con i dati dello scorso anno che conferma il trend positivo per il brand britannico.
MINI ha chiuso un mese di aprile molto positivo, con un incremento delle vendite del 22,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In totale, il marchio ha venduto poco più di 15 mila unità nel corso del periodo considerato, toccando un market share dell’1,4%.
Per quanto riguarda il parziale annuo, invece, le vendite sono state pari a 60 mila unità . In questo caso, la crescita registrata dal marchio risulta pari al 12,8%, con una quota di mercato dell’1,3% (i dati si riferiscono al mercato europeo che comprende tutti i Paesi UE, i Paesi Efta e il Regno Unito).
Per i dati aggiornati sull’andamento delle vendite in Europa non ci resta che attendere un paio di settimane, con l’arrivo dei nuovi dati relativi al mese di maggio che aggiorneranno la situazione.
Data articolo: Sat, 13 Jun 2026 14:00:48 +0000Le city car continuano a essere molto richieste sul mercato, per via di un prezzo più accessibile e per le dimensioni compatte che le rendono facili da utilizzare anche nelle città più popolose e trafficate. Grazie ai dati di vendita forniti da UNRAE, qui di seguito andremo ad analizzare quelle che sono le 10 city car più vendute in Italia, considerando sia il mese di maggio 2026 (ultimo dato disponibile) che il parziale annuo.
Per costruire la classifica delle city car abbiamo considerato le berline di segmento A e segmento B, modelli che corrispondono al meglio alla descrizione di un’auto pensata per l’utilizzo in città , con un prezzo accessibile e dimensioni compatte. Ecco la Top 10 del mese di maggio 2026:
Per una fotografia aggiornata dell’andamento delle vendite delle city car, ecco la Top 10 del 2026 (gennaio – maggio):
In cima alla classifica delle city car non può che esserci la best seller per eccellenza del mercato italiano, la Fiat Panda. Il modello di Fiat ha venduto circa 54 mila unità e, quindi, continua a mantenere una media superiore ai 10 mila veicoli immatricolati ogni mese, con l’obiettivo di migliorare i risultati dello scorso anno, quando la vettura ha superato di poco quota 100 mila unità .
La grande sorpresa della classifica è la Leapmotor T03, modello che sta diventando una delle vetture più apprezzate sul mercato grazie al mix unico tra caratteristiche tecniche e prezzo. Già nelle scorse settimane abbiamo analizzato, con alcuni approfondimenti, il successo ottenuto dal modello Leapmotor che continuerà a essere uno dei più apprezzati anche in futuro.
La Top 10 comprende anche altre vetture di grande interesse come la Dacia Sandero e le diverse altre segmento B “storiche” come la Peugeot 208, la Opel Corsa, la Toyota Yaris e la Renault Clio. Da segnalare anche ottimi risultati per la MG3 e la Kia Picanto.
Nona posizione per la Fiat 500 che, anche grazie alla nuova versione ibrida, è destinata a ricoprire un ruolo importante sul mercato.
Complessivamente, le berline di segmento A e segmento B rappresentano oggi una porzione rilevante del mercato. Per quanto riguarda il segmento A, ad esempio, la quota di mercato nel 2026 è pari al 11,3% mentre per il segmento B si sale fino al 15,2%, in leggero calo rispetto allo scorso anno.
La richiesta per modelli di questo tipo, anche per via della crescente diffusione di vetture elettrificate in questi segmenti, è sempre molto alta e continuerà a esserlo in futuro. Molte Case stanno puntando su questa porzione di mercato per espandere la propria presenza in Italia mentre altre da sempre credono in questi segmenti, come confermano i risultati di Fiat.
L’appuntamento con le classifiche sulle vendite di city car in Italia è ora fissato per il mese prossimo, quando arriveranno i dati definiti sulle immatricolazioni relative al primo semestre del 2026.
Data articolo: Sat, 13 Jun 2026 13:15:31 +0000Se avverti che il tuo cambio automatico ha cominciato a strattonare in modo anomalo, o noti un evidente ritardo nelle cambiate, non commettere l’errore di ignorarlo. Questo comportamento su strada è un chiaro segnale che l’olio interno alla trasmissione sta lavorando in condizioni critiche e ha perso le sue proprietà protettive.
Nella grande maggioranza dei casi non è necessario sostituire l’intero blocco meccanico, esiste una soluzione idraulica mirata che, se eseguita in tempo, può risolvere il problema.
Il primo passo obbligatorio è portare il veicolo in officina per una diagnosi elettronica, così da escludere anomalie nella centralina della trasmissione. Nella maggior parte dei casi il problema è puramente legato al fluido ATF degradato, che perde la corretta viscosità , accumula residui metallici provenienti dall’usura delle parti interne e ostruisce le elettrovalvole, compromettendo la regolazione delle pressioni interne.
I sintomi di un olio cambio automatico esausto sono chiari e facilmente riconoscibili:
Intervenire tempestivamente permette di recuperare il funzionamento corretto senza compromettere la meccanica interna del cambio. Se invece decidi di ignorare questi avvertimenti, il rischio è quello di provocare danni interni irreversibili, costringendoti a una revisione totale della trasmissione.
La soluzione nella maggior parte dei casi è la pulizia completa del circuito idraulico. L’intervento si esegue tramite una stazione di flushing (ricircolo dell’olio), eventualmente abbinata all’utilizzo di additivi specifici in base alle condizioni della trasmissione.
La scelta del metodo e il relativo costo per il lavaggio del cambio automatico dipendono dalla tecnologia e dallo stato del lubrificante:
La scelta del metodo di intervento dipende dalla tipologia di cambio automatico e dalla storia manutentiva. Ecco i consigli pratici per non commettere errori costosi:
Ricorda che il lavaggio risolve i problemi legati al degrado del fluido o delle impurità presenti all’interno dell’olio ATF, ma non può ricostruire ingranaggi già danneggiati, se l’auto continua a strappare, la revisione totale diventa inevitabile.
Data articolo: Sat, 13 Jun 2026 12:07:50 +0000Quando viene caricata su un veicolo, la bicicletta diventa a tutti gli effetti un carico da sistemare assicurando stabilità , visibilità , segnalazione delle sporgenze, rispetto delle dimensioni massime. Negli ultimi anni il tema è diventato ancora più d’attualità per via delle circolari ministeriali sui portabici posteriori e sui portabici da gancio traino. Le indicazioni avevano in realtà creato incertezza tra automobilisti, rivenditori e ciclisti per il timore che molti dispositivi dovessero essere sottoposti a visita e prova presso la Motorizzazione civile con aggiornamento della carta di circolazione.
Il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 19 dicembre 2024 ha riportato ordine nella materia e stabilito i punti inderogabili: il carico deve restare entro i limiti ammessi, la targa deve essere leggibile e i dispositivi luminosi devono funzionare.
La sicurezza del fissaggio è il punto di partenza, come stabilito dall’articolo 164 del Codice della Strada che impone la sistemazione del carico in modo da evitare caduta o dispersione. Il conducente deve accertarsi che le cinghie siano tirate, che i morsetti siano chiusi, che le ruote siano bloccate, che il telaio non possa ruotare e che nessuna parte mobile rischi di finire fuori sagoma con le oscillazioni del veicolo. Una bici da corsa leggera, una mountain bike elettrica o una gravel con borse laterali non producono gli stessi effetti sul portabici quando il veicolo affronta buche, dossi, frenate improvvise o raffiche di vento laterale.
Il peso merita un discorso a parte. Le e-bike possono superare facilmente i 20 o 25 kg ciascuna, soprattutto se la batteria resta montata. Caricare due biciclette elettriche su un supporto pensato per bici tradizionali significa sottoporre il dispositivo a uno sforzo non previsto. Stesso ragionamento vale per il gancio traino, che ha un carico verticale massimo ammesso.
Il portabici da tetto è la soluzione più lineare sotto il profilo normativo. Le biciclette vengono fissate sulle barre portatutto e non oscurano né la targa posteriore né i gruppi ottici. Per questo motivo crea meno complicazioni rispetto ai sistemi posteriori.
Il primo limite da rispettare è quello dell’altezza. Il Codice della Strada stabilisce una sagoma massima, e nella pratica chi monta le bici sul tetto deve fare attenzione a sottopassi, garage, parcheggi multipiano, caselli, rami bassi e barriere di accesso. L’errore tipico è ricordarsi dell’altezza solo dopo aver danneggiato il telaio della bici, il tetto dell’auto o la struttura d’ingresso di un parcheggio.
C’è poi un aspetto dinamico che molti sottovalutano. Le bici sul tetto aumentano la resistenza aerodinamica, alzano il baricentro percepito del veicolo e incidono sui consumi. In autostrada, un fissaggio imperfetto diventa più critico perché la pressione dell’aria agisce sul telaio e sulle ruote. Prima di partire occorre allora controllare ogni punto di ancoraggio, rimuovere accessori non necessari e verificare che le ruote siano assicurate.
Un altro errore frequente riguarda le biciclette con componenti aggiuntivi. Borse, seggiolini, cestini, portapacchi e accessori fissati male possono diventare elementi instabili. Chi trasporta la bici sul tetto dovrebbe alleggerirla il più possibile, perché ogni parte non solidale al telaio aumenta la probabilità di vibrazioni, rumori e movimenti.
Il portabici da portellone è pratico, economico e diffuso tra chi non ha il gancio traino. Il dispositivo viene fissato alla parte posteriore dell’auto tramite cinghie, ganci o staffe, con le bici collocate dietro al lunotto e al portellone. Se il portabici o le biciclette oscurano anche solo parzialmente la targa, l’auto non è però in regola. Lo stesso vale per stop, frecce, luci di posizione, retronebbia e dispositivi di segnalazione visiva. Non serve che la copertura sia totale in quanto basta una visibilità compromessa per essere fuori norma. vedano “di latoâ€. Su strada non funziona così.
Quando la parte posteriore del veicolo viene coperta dal carico, occorre ricorrere a dispositivi supplementari che ripetano luci e targa. Una targa fatta in casa, stampata su carta, incollata su un cartoncino o riprodotta su un supporto non autorizzato non risolve il problema. La targa deve essere quella del veicolo collocata nell’alloggiamento previsto una targa ripetitrice regolare.
Un ulteriore elemento riguarda la posizione del portabici rispetto al portellone. Alcuni modelli non sono compatibili con tutte le auto, altri possono interferire con spoiler, lunotto, tergicristallo posteriore o superfici verniciate.
La targa è uno dei punti su cui le forze dell’ordine prestano maggiore attenzione. Deve essere visibile, leggibile e ben collocata. Di conseguenza chi usa un portabici da gancio traino dotato di portatarga deve verificare che la targa sia saldamente fissata e ben illuminata. Chi usa una targa ripetitrice deve accertarsi che sia stata rilasciata regolarmente e che riporti i dati corretti.
Un portabici posteriore caricato male può quindi nascondere lo stop centrale, oscurare una freccia, rendere meno visibile una luce di posizione o interferire con la targa. I portabici da gancio traino di buona qualità integrano quasi sempre un gruppo luci supplementare collegato alla presa elettrica del veicolo.
Caricare la bici all’interno dell’abitacolo o del bagagliaio può sembrare la soluzione più sicura sotto il profilo normativo, perché non ci sono sporgenze esterne, pannelli, targa coperta o luci oscurate. In molti casi è vero. In realtà anche il trasporto interno deve rispettare una regola elementare: il carico non deve limitare la visibilità del conducente, impedire i movimenti o mettere in pericolo gli occupanti.
Una bici appoggiata sui sedili posteriori senza fissaggio diventa pericolosa in caso di frenata brusca. Un telaio lasciato libero nel bagagliaio di una station wagon senza rete divisoria può muoversi violentemente. Una ruota anteriore smontata e lasciata nell’abitacolo può colpire un passeggero.
Chi trasporta la bici dentro l’auto dovrebbe bloccarla con cinghie, abbattere i sedili solo se il carico rimane stabile e proteggere gli elementi appuntiti o sporgenti. Se la bici impedisce di vedere dallo specchietto interno, occorre compensare con una perfetta visibilità laterale, ma non si deve mai arrivare a una situazione in cui il conducente guida alla cieca.
Il discorso cambia per le biciclette pieghevoli o per le bici da bambino, che possono entrare più facilmente nel bagagliaio. Anche in quel caso il carico deve essere fermo.
Il portabici da gancio traino è oggi una delle soluzioni più apprezzate da chi trasporta e-bike o più biciclette. È stabile, basso, comodo da caricare e molte volte dotato di fanaleria integrata e alloggiamento per la targa. La sua disciplina è stata però al centro di un passaggio normativo piuttosto discusso.
Le circolari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 2023 avevano aperto la questione della visita e prova presso la Motorizzazione civile per alcune strutture posteriori. Il timore era che l’utilizzo di un portabici da gancio traino potesse comportare l’obbligo di aggiornare la carta di circolazione. Il decreto ministeriale del 19 dicembre 2024 ha chiarito che l’installazione delle strutture amovibili posteriori su gancio traino non richiede l’aggiornamento della carta di circolazione quando avviene nel rispetto delle condizioni previste.
In ogni caso il dispositivo deve essere conforme, installato secondo le istruzioni del costruttore e usato nel rispetto di masse, dimensioni e carico massimo ammesso sul gancio. Se il portabici copre i dispositivi luminosi o l’alloggiamento della targa, devono essere presenti luci supplementari e portatarga idoneo.
Il decreto ha anche chiarito un altro punto: sull’alloggiamento della targa della struttura amovibile può essere applicata la targa di immatricolazione del veicolo oppure la targa ripetitrice prevista dal Codice della Strada.
Se il carico sporge longitudinalmente oltre la sagoma del veicolo, la sporgenza deve essere segnalata da un pannello quadrangolare a strisce bianche e rosse. Quest’ultimo deve essere omologato, retroriflettente e conforme al modello approvato. Va collocato in modo visibile, normale all’asse del veicolo, affinché chi segue possa notare la presenza del carico. Quando il carico occupa l’intera larghezza posteriore possono servire due pannelli collocati alle estremità della sporgenza.
La larghezza è un altro terreno minato. Una bici montata trasversalmente sul retro dell’auto può sporgere lateralmente, soprattutto se si tratta di mountain bike con manubri larghi o telai di grandi dimensioni. Il Codice della Strada consente alcune sporgenze laterali entro limiti definiti, ma non permette di circolare con un ingombro pericoloso o non percepibile.
Manubri, ruote, pedali e telai non devono uscire in modo tale da creare rischio per pedoni, ciclisti, motociclisti o altri automobilisti. In città il problema emerge nei sorpassi ravvicinati, nelle svolte strette, nei parcheggi e nelle strade a carreggiata ridotta. In autostrada pesa la stabilità del carico alle velocità più elevate.
L’articolo 164 del Codice della Strada prevede una multa tra 87 e 344 euro per chi non sistema correttamente il carico. Nei casi più gravi il veicolo non può proseguire il viaggio finché il carico non viene sistemato secondo le regole. L’organo accertatore può procedere anche al ritiro immediato della carta di circolazione e della patente, con restituzione dopo la regolarizzazione.
Il quadro peggiora se il problema riguarda la targa. Circolare con targa non visibile, irregolare o collocata male porta a conseguenze più pesanti, perché entra in gioco l’identificazione del veicolo. Anche la mancanza del pannello per il carico sporgente può essere contestata. Lo stesso vale per le luci coperte, per il mancato funzionamento dei dispositivi supplementari, per la sporgenza non conforme o per il superamento dei limiti di massa.
Data articolo: Sat, 13 Jun 2026 12:00:56 +0000