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Il traffico sulle autostrade italiane oggi 8 giugno 2026 presenta situazioni di particolare attenzione soprattutto sulla A1 Milano-Napoli, con code per incidenti tra Casalpusterlengo e Piacenza e rallentamenti per traffico intenso tra Firenze Sud e Incisa-Reggello. Nella A26, invece, una coda di 1 km si registra tra Ovada e Masone a causa di un veicolo in avaria. Questi sono solo alcuni esempi degli eventi di traffico segnalati lungo la rete autostradale, con interventi urgenti e traffico congestionato in diverse tratte.
12:05 – Firenze sud e Incisa – Reggello
Traffico Rallentato per traffico intenso
Direzione Napoli
La tratta interessata va dal chilometro 306.0 al chilometro 310.0 per una lunghezza di 4.0 km.
12:04 – Incisa – Reggello e Firenze sud
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 313.7 al chilometro 319.0 per una lunghezza di 5.3 km.
11:56 – Casalpusterlengo e Bivio A1/Inizio Complanare Piacenza
Coda di 1 km per incidente
Direzione Napoli
La coda va dal chilometro 46.0 al chilometro 52.5 per una lunghezza di 6.5 km.
11:51 – Area di servizio San Nicola Ovest
Fumo per veicolo in fiamme
Direzione Napoli
10:11 – Calenzano e Bivio A1-Variante
Traffico Rallentato per traffico intenso
Direzione Milano
La tratta interessata va dal chilometro 267.0 al chilometro 277.0 per una lunghezza di 10.0 km.
11:45 – Sesto San Giovanni e Milano est
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Trieste
La tratta interessata va dal chilometro 136.5 al chilometro 138.3 per una lunghezza di 1.8 km.
11:09 – Vignole Borbera e Ronco Scrivia
Coda di 2 km per ripristino incidente
Direzione Genova
Entrata consigliata verso Genova: Ronco Scrivia. Uscita consigliata provenendo da Milano: Isola del Cantone.
La coda interessa dal chilometro 88.6 al chilometro 101.4 per una lunghezza di 12.8 km.
12:06 – Castellanza e Busto Arsizio
Coda per ripristino urgente pavimentazione
Direzione Varese
La coda interessa dal chilometro 23.0 al chilometro 24.5 per una lunghezza di 1.5 km.
11:16 – Bivio A11/Firenze Nord e Firenze Peretola
Coda di 1 km per incidente
Direzione Firenze
La coda interessa dal chilometro 1.8 al chilometro 3.0 per una lunghezza di 1.2 km.
11:59 – Genova Nervi e Recco
Coda per safety car
Direzione Genova
La coda interessa dal chilometro 13.6 al chilometro 16.0 per una lunghezza di 2.4 km.
11:50 – Chiavari e Rapallo
Traffico rallentato per lavori
Direzione Genova
La tratta interessata va dal chilometro 31.95 al chilometro 32.4 per una lunghezza di 0.45 km.
12:02 – Faenza e Castel San Pietro
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Bologna
La tratta interessa dal chilometro 38.2 al chilometro 64.5 per una lunghezza di 26.3 km.
11:51 – Ancona sud e Porto Sant’ Elpidio
Vento forte in entrambe le direzioni
11:44 – Bivio A14/A1 Milano-Napoli e Bologna Fiera
Code a tratti per traffico intenso
Direzione Taranto
La tratta interessa dal chilometro 4.0 al chilometro 15.0 per una lunghezza di 11.0 km.
11:38 – Imola (in uscita) provenendo da Ancona
Coda per traffico intenso
11:43 – Area di servizio Foglia est
Camper service chiuso
11:43 – Area di servizio Foglia est
Servizi igienici non disponibili
11:04 – Bologna Casalecchio e Bivio Racc.bo Casalecchio/A14 BO-TA
Coda per traffico intenso
Direzione Autostrada Bologna-Taranto
La coda interessa dal chilometro 4.0 al chilometro 5.0 per una lunghezza di 1.0 km.
11:23 – Barriera di Ugovizza (uscita)
Coda per traffico intenso
Direzione Confine Di Stato
11:16 – Tornimparte e Valle del Salto
Traffico rallentato per incidente
Direzione Roma
12:00 – Ovada e Masone
Coda di 1 km per veicolo fermo o avaria
Direzione Genova Voltri
La coda interessa dal chilometro 23.5 al chilometro 29.9 per una lunghezza di 6.4 km.
11:57 – Vomero e Capodimonte
Coda per traffico congestionato
Direzione Allacc. Diramazione Capodichino
La coda interessa dal chilometro 12.5 al chilometro 16.1 per una lunghezza di 3.6 km.
Fonte: Autostrade per l’Italia
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 10:08:00 +0000Nel panorama automobilistico contemporaneo, poche vetture riescono a coniugare l’efficienza tecnologica con un’estetica che sembra uscita da un atelier d’arte. La Mazda3, modello di riferimento della Casa di Hiroshima, si presenta oggi nella sua veste Model Year 2027, portando con sé aggiornamenti che ne elevano ulteriormente lo status di compatta premium. La vettura non tradisce la sua missione originaria: offrire quella “Joy of Driving” che nasce dalla sintonia perfetta tra uomo e macchina.
L’estetica della Mazda3 continua a fondarsi sulla filosofia Kodo – Soul of Motion, un linguaggio che trasforma il metallo in un’opera d’arte in movimento attraverso superfici pure ed essenziali. Il principio guida è quello della “bellezza per sottrazioneâ€, dove ogni linea superflua viene eliminata per lasciare che sia la luce a scolpire i volumi della carrozzeria.
La gamma si divide in due anime distinte: la Hatchback a 5 porte, caratterizzata da proporzioni sportive e volumi posteriori possenti che trasmettono dinamismo, e la Sedan a 4 porte, che interpreta un’eleganza più classica e sofisticata. Con il Model Year 2027, debutta inoltre la nuova colorazione Aero Grey, mentre spariscono dal listino le tinte Ceramic e Zircon Sand.
Se l’esterno affascina, l’abitacolo è progettato per accogliere. Seguendo il principio minimalista del “less is moreâ€, ogni elemento del cockpit è organizzato secondo una simmetria orizzontale centrata sul conducente, favorendo una guida intuitiva e senza distrazioni. La qualità percepita cresce grazie all’introduzione delle nuove finiture Gunmetal sulle versioni di fascia alta.
La vera rivoluzione riguarda però la sicurezza attiva i-Activsense. Da oggi, il sistema Driver Monitor entra a far parte della dotazione di serie su tutti gli allestimenti, monitorando costantemente lo stato di attenzione di chi siede al volante. Anche la visibilità notturna compie un passo avanti grazie all’aggiornamento dei fari a LED adattivi (ALH), ora più efficaci nel distribuire il fascio luminoso e nel limitare i fastidiosi riflessi sui cartelli stradali.
La novità più rilevante a livello di gamma è l’introduzione della versione Homura Plus, disponibile esclusivamente per la configurazione Hatchback. Questo allestimento si posiziona al vertice dell’offerta insieme alla raffinata versione Takumi, offrendo una dotazione di serie eccezionalmente ricca che include:
Inoltre, per affrontare meglio i rigori dell’inverno, le versioni Homura e Nagisa sono state arricchite con volante e parabrezza riscaldabili elettricamente.
Sotto il profilo meccanico, la Mazda3 MY2027 conferma la validità della piattaforma Skyactiv Vehicle Architecture, studiata per garantire un comportamento dinamico naturale e prevedibile. Il motore rimane la tecnologia Mazda M Hybrid, applicata a due motorizzazioni a benzina reattive e fluide:
La trazione integrale i-Activ AWD rimane un’esclusiva della versione Hatchback equipaggiata con il motore più potente da 186 CV e cambio automatico.
Il listino ufficiale parte da 28.250 euro per la versione d’accesso Prime Line e raggiunge i 41.500 euro per la top di gamma Takumi AWD. Tuttavia, per celebrare il lancio, Mazda ha previsto una promozione valida fino al 30 giugno 2026: grazie agli incentivi “Vantaggi Mazda” e al finanziamento dedicato, la Mazda3 5 porte da 140 CV può essere acquistata a partire da 25.200 euro o con una rata da 199 euro al mese. Un’opportunità per chi cerca una vettura premium che non accetta compromessi tra stile, tecnologia e piacere di guida.
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 09:51:22 +0000Nella Capitale, l’arte di “arrangiarsi” ha spesso camminato sul filo sottile che separa l’ingegno dall’illegalità . Se un tempo bastava un pezzo di nastro adesivo per camuffare una lettera della targa e ingannare l’occhio elettronico, oggi gli escamotage dei cosiddetti “furbetti” della ZTL si sono evoluti in forme quasi teatrali. Si è passati attraverso l’uso di impermeabili stesi strategicamente sul baule e portelloni lasciati aperti durante il transito sotto le telecamere, ma l’ultimo episodio registrato nelle strade romane ha raggiunto una vetta di surrealismo difficile da ignorare: l’utilizzo di un passeggino come scudo tattico.
Il palcoscenico di questa bizzarra vicenda è la storica via Urbana, una delle arterie più caratteristiche del rione Monti, a pochi passi dalla stazione Termini. Qui, un uomo – identificato dai testimoni come un probabile papà – è stato colto sul fatto mentre metteva in scena quello che è stato definito l’ultimo stratagemma del 2026 per nascondere i dati identificativi del proprio veicolo.
Le immagini, immortalate da un passante e diffuse rapidamente attraverso vari canali social, mostrano una scena quasi metodica: l’uomo posiziona con estrema precisione il passeggino proprio dietro l’auto, saturando l’angolo visuale della telecamera del varco elettronico per impedire la rilevazione della targa. Non è stato un gesto frettoloso, ma un’azione studiata per eludere i controlli e guadagnare l’accesso alla zona a traffico limitato senza possedere il titolo necessario.
La clip ha generato un’ondata di reazioni contrastanti, diventando un termometro del sentimento popolare verso le restrizioni al traffico. Da un lato, una fetta di utenza ha applaudito alla trasgressione, definendo le ZTL come misure “persecutorie e vessatorie”. Dall’altro, la critica è stata feroce: molti hanno sottolineato come, oltre all’infrazione stessa, il gesto rappresenti un pessimo esempio educativo, insegnando a un figlio che le regole sono ostacoli da aggirare con l’inganno anziché norme da rispettare. Al di là del dibattito etico, il rischio materiale è pesantissimo: oltre alla sanzione pecuniaria di circa 90 euro, il conducente va incontro al fermo del veicolo e a una denuncia per occultamento di targa, una prospettiva tutt’altro che trascurabile.
Questi tentativi estremi di elusione si inseriscono in un clima di crescente tensione per la mobilità urbana. Molti automobilisti avevano scelto l’auto elettrica proprio per l’incentivo dell’accesso gratuito in centro, ma dal 1° luglio 2026 questo privilegio cesserà . Il Comune di Roma ha infatti deciso di introdurre un permesso a pagamento anche per i veicoli a batteria, mirando a un riequilibrio della domanda di accesso al cuore della città .
Il nuovo quadro economico prevede costi che possono pesare notevolmente sul budget annuale, rendendo l’ingresso in centro una sorta di “abbonamento” oneroso. Se per i residenti il pass rimane gratuito, per altre categorie le cifre salgono: i domiciliati nel Centro Storico dovranno pagare 1.000 euro all’anno, mentre per Trastevere la quota è di 500 euro. Anche artigiani e professionisti che operano quotidianamente nella ZTL dovranno ricalcolare i propri costi di esercizio, con tariffe che arrivano a toccare i 1.000 euro per i permessi successivi al primo.
In questo scenario, sebbene l’elettrico mantenga un vantaggio strategico e una maggiore resilienza rispetto ai futuri blocchi della Fascia Verde, la fine della gratuità totale sta spingendo alcuni verso scelte disperate. Tuttavia, come dimostra il caso di via Urbana, il risparmio di una tariffa o di una multa non varrà mai il prezzo di una denuncia.
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 08:36:46 +0000Se provate ad aprire il cofano di una delle tante novità automobilistiche provenienti dalla Cina che stanno affollando le nostre strade — che si tratti di una crossover sportiva, di una berlina elegante o di una massiccia SUV familiare — vi imbatterete quasi certamente in un denominatore comune: un motore 1.5 a benzina. Che sia alimentato a sola benzina, a GPL, o inserito in complessi sistemi ibridi (full o plug-in), questa cilindrata è diventata lo standard de facto per l’industria automobilistica del Dragone. Ma non si tratta di una casualità o di una mancanza di fantasia: dietro questa scelta si nasconde una precisa strategia industriale, economica e geopolitica.
La prima ragione, e forse la più pragmatica, risiede nelle rigide politiche fiscali del sud-est asiatico, un mercato fondamentale per l’espansione globale dei marchi cinesi. In molti di questi Paesi, le vetture importate o prodotte con motori che non superano la soglia del litro e mezzo godono di regimi doganali agevolati.
Nello specifico, mentre i motori di cilindrata superiore possono essere colpiti da dazi fino al 20%, le unità da 1.5 litri beneficiano di un’aliquota ridotta al 5%. Questo vantaggio competitivo permette ai costruttori di mantenere i prezzi finali estremamente aggressivi, trasformando un vincolo tecnico in una formidabile leva di vendita.
Oltre alle ragioni doganali, il 1.5 litri rappresenta il punto di equilibrio ideale tra due mondi spesso in contrasto: le prestazioni e i consumi. Mentre molti costruttori europei, come quelli del gruppo Stellantis, hanno puntato con decisione su motori più piccoli a tre cilindri (i famosi 1.0 o 1.2 turbo) per ridurre le emissioni, i cinesi hanno preferito mantenere una cubatura leggermente superiore. Questa scelta permette di avere un motore più elastico e meno “stressato”, ideale per essere abbinato a sistemi di elettrificazione.
Nelle versioni ibride plug-in, ad esempio, il 1.5 lavora spesso in tandem con potenti unità elettriche, riuscendo a offrire potenze complessive tra i 190 e i 210 CV a costi di produzione decisamente inferiori rispetto alle motorizzazioni termiche pure europee di pari potenza. In molti casi, come nel sistema DM-i di BYD, il motore termico funge principalmente da generatore o interviene solo a velocità elevate, massimizzando l’efficienza complessiva del sistema.
Un tempo si diceva che ogni auto cinese nascondesse un vecchio motore Mitsubishi. Sebbene questa fosse la realtà fino a quindici anni fa, oggi il panorama è radicalmente cambiato. La maggior parte delle unità attuali è frutto di partnership internazionali di alto livello o di sviluppi “in-house” all’avanguardia.
Ad esempio, i motori Acteco (utilizzati da Chery, Jaecoo, DR ed EMC) nascono dalla collaborazione con gli esperti austriaci di AVL. MG sfrutta tecnologie sviluppate da SAIC insieme agli americani di General Motors, mentre i motori di Lynk & Co sono il risultato della sinergia tra Geely e la svedese Volvo. Persino BYD produce ormai i propri 1.5 “fatti in casa”, ottimizzandoli specificamente per i cicli di funzionamento Atkinson o Miller, ideali per la massima efficienza ibrida. Insomma, ognuno si è messo in proprio mettendo la parola fine alle vecchie alleanze.
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 07:33:41 +0000La Ferrari era chiamata al miracolo sportivo in quel di Monaco, ma l’impresa non è riuscita a Lewis Hamilton solo per un immenso Kimi Antonelli. Il driver italiano è risultato imprendibile nel weekend del Principato, andando ad agguantare la quinta vittoria di fila in questo straordinario campionato di Formula 1. Il driver bolognese, a 19 anni, ha condotto il Gran Premio di Monaco dall’inizio alla fine nonostante i vari stop.
Con una immensa lucidità e una velocità innata Kimi Antonelli ha avuto la meglio dei rivali più accreditati, riuscendo a ottenere la pole e confermandosi senza patemi in gara. Kimi Antonelli ha ora 66 punti di vantaggio su Lewis Hamilton, balzato al secondo posto della graduatoria dopo la corsa nel Principato. Il pilota della Mercedes è diventato il più giovane nella storia della Formula 1 a vincere il GP di Monaco, battendo il precedente record siglato dal numero 44 che si aggiudicò la tappa storica nel 2008, al secondo anno in F1.
I record di Antonelli non finiscono qui, perché oltre ad aver il più ampio margine della storia della massima categoria del Motorsport dopo 6 tappe del calendario, il bolognese è anche il driver più giovane ad aver ottenuto un Grande Slam in F1 e il primo italiano a farlo registrare a Monaco. Il pilota della Mercedes è scattato dalla pole position e ha tenuto un ritmo indiavolato per 66 giri, doppiando fino al quarto classificato (compreso George Russell) e diventando il nuovo enfant prodige del Principato.
La pole position ottenuta nel Gran Premio di Monaco da parte di Kimi Antonelli ha mostrato la sua capacità di essere equilibrato. L’italiano, dopo aver preceduto Verstappen ed Hamilton, ha annunciato:
“È stata una qualifica super combattuta e nell’ultimo giro sono riuscito a mettere insieme tutto. Qui non è facile trovare la fiducia, perché sfiori sempre i muri, ma mi sto godendo la mia macchina. Ho fatto un grande passo avanti rispetto allo scorso anno. È stato uno di quei giri in cui riesci a mettere tutto insieme. La qualifica è stata molto combattuta e nel primo tentativo della Q3 i distacchi erano minimi. Sapevo che l’ultimo giro sarebbe stato determinante e speravo di riuscire a rimanere davanti. Oggi siamo riusciti a fare un grande passo in avanti. È stata una delle qualifiche più intense della stagione. Qui devi spingerti sempre al limite e non è facile trovare la fiducia necessaria per farlo. Però mi sono sentito a mio agio fin dalle prove del mattino e questo mi ha aiutato moltoâ€.
Kimi Antonelli è cresciuto a vista d’occhio rispetto alla stagione precedente, confermando la propria maturazione nella tappa più iconica. La Mercedes W17 sta dimostrando di essere perfetta solo nelle sue mani. Lewis Hamilton, motivatissimo davanti agli occhi vigili della sua compagna Kim Kardashian, ha confermato il feeling al volante della SF-26 anche nella prestigiosa cartolina di Monaco.
La tappa di Monaco per tre quarti di gara ha raccontato ben poco. Kimi Antonelli ha conservato la prima posizione, complice anche il problema tecnico avuto da Max Verstappen al via che lo ha portato all’immediato ritiro. Lewis Hamilton non ha mai impensierito il talento della Mercedes che è stato in grado di fare rapidamente il vuoto. Charles Leclerc era arrivato alla corsa di casa come favorito. Le premesse in FP1 e FP2 erano state discrete, ma con un passo inavvicinabile Kimi Antonelli gli ha rubato la scena.
Charles Leclerc, dopo la SC entrata per l’incidente di Lance Stroll, ha terminato anzitempo la corsa per un clamoroso ritiro dopo essere finito a muro a una decina di giri dalla fine. Un brutto crash che ha consegnato la possibilità a Hamilton di concludere sul secondo gradino del podio senza patemi, nonostante una penalità di 5 secondi, e di issarsi anche al secondo posto della classifica mondiale con 2 punti di vantaggio su Russell, sempre più in balia degli eventi.
In assenza di Verstappen è stato Hadjar a far felici i tecnici della Red Bull Racing, mentre Oscar Piastri su una deludente McLaren ha concluso al quarto posto, seguito dalle Racing Bulls di Liam Lawson (quinto) e Arvid Lindblad (sesto). Settimo Pierre Gasly che ha preceduto Alexander Albon, Esteban Ocon e Sergio Perez. George Russell ha dovuto scontare un drive-through dopo la ripartenza e ha chiuso fuori dai punti, ampliando il gap da Antonelli.
Kimi Antonelli: 10 – Forse questo è il weekend più impressionante della sua cavalcata mondiale. Non era affatto scontato che l’armata Mercedes di Wolff vincesse anche a Monaco, ma lo deve all’estro dell’italiano. Straordinario in tutte le fasi di gara e di una lucidità fuori dal comune anche nell’analisi delle qualifiche, come avrete letto nel virgolettato in alto. Un fenomeno che l’Italia potrà godersi per 20 anni perché siamo solo all’inizio di un percorso ricco di speranze.
Lewis Hamilton: 8 – Insieme a Leclerc è andato a caccia della pole, ma alla fine si è dovuto accontentare della seconda fila. Piccolo errore con il superamento del limite di velocità in pit lane, ma per il resto il suo avvio di 2026 al volante della SF-26 è positivo e merita dopo Monaco la seconda piazza nel mondiale.
Isack Hadjar: 7 – Non troppo lontano da Verstappen in qualifica, è riuscito ad arrivare al terzo posto in gara. Podio affascinante in una domenica in cui la RB è rimasta orfana del quattro volte iridato olandese.
George Russell 5,5 – Il drive through nel finale lo allontana in classifica in modo ingeneroso, ma l’umiliazione del doppiaggio forse la merita. L’inglese sembra sempre più lontano dalle logiche della corazzata teutonica. Dopo l’Australia sembrava il favorito e guardatelo adesso.
Charles Leclerc: 4,5 – Mai a suo agio in questa edizione del GP di Monaco, il padrone di casa è sembrato totalmente incapace di gestire le difficoltà di una schizofrenica SF-26. L’errore in curva 19 cela probabilmente qualche problema difficile da risolvere, ma anche in qualifica aveva palesato uno scarso feeling. Questa volta a Monaco è diventato il passeggero della Rossa sino al triste epilogo contro le barriere.
McLaren: 4 – Grande delusa del weekend, salvata solo dal quarto posto fortunoso di Piastri. Il campione del mondo Norris è rimasto ancora out per delle avarie. Da possibile competitor, alla vigilia, per la P1 la sfida per i papaya boys si è trasformata in una frustante agonia.
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 06:28:54 +0000Il giorno 08 giugno 2026 sono previsti cinque scioperi nel settore del trasporto pubblico locale in diverse province d’Italia. Di seguito tutti i dettagli sugli scioperi, suddivisi per città e area geografica, con indicazione dei servizi e delle società coinvolte, degli orari e delle organizzazioni sindacali promotrici.
È proclamato uno sciopero di 4 ore, dalle 12.00 alle 16.00, che coinvolge il personale della società AMTS di Catania. I sindacati promotori sono OSP FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL e OSP ORSA TPL. Il servizio interessato è il trasporto pubblico locale (Regione Sicilia, Provincia Catania).
Nel comune di Foggia è proclamato uno sciopero di 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30, che riguarda il personale della società ATAF di Foggia. Le organizzazioni sindacali coinvolte sono OST FILT-CGIL e FAISA-CISAL. Il servizio interessato è il trasporto pubblico locale (Regione Puglia, Provincia Foggia).
Per la città di Messina è previsto uno sciopero di 8 ore, dalle 16.00 alle 24.00, indetto dal personale della società ATM di Messina. I sindacati interessati risultano essere OSP FILT-CGIL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, ORSA TRASPORTI. Anche in questo caso si tratta di sciopero locale del trasporto pubblico (Regione Sicilia, Provincia Messina).
In tutte le province di Emilia-Romagna è stato proclamato uno sciopero della durata di 24 ore (con modalità variabili), che interessa il personale della società SETA (bacini di Modena, Reggio Emilia e Piacenza). Sindacato promotore: OSR USB LAVORO PRIVATO. Servizio coinvolto: trasporto pubblico locale (Regione Emilia-Romagna, Province Modena, Reggio Emilia, Piacenza).
Fonte: Mit
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 06:00:00 +0000Nel mese di giugno 2026 sono previsti numerosi scioperi che coinvolgeranno diversi settori e città italiane, tra cui trasporto pubblico locale, ferroviario, aereo, trasporto merci e servizi portuali. L’articolo presenta il calendario aggiornato degli scioperi, con date, orari e città interessate, offrendo un quadro chiaro su tutte le agitazioni proclamate nel periodo. Di seguito il dettaglio delle principali mobilitazioni previste a giugno, suddivise per giornate e aree geografiche.
Catania: Nella città di Catania è previsto uno sciopero di 4 ore, dalle 12.00 alle 16.00, per il trasporto pubblico locale. Coinvolto il personale della società AMTS di Catania. Sindacati promotori: OSP FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, FAISA-CISAL e OSP ORSA TPL.
Foggia: Nella città di Foggia è indetto uno sciopero di 4 ore, dalle 8.30 alle 12.30, per il trasporto pubblico locale, che riguarda il personale della società ATAF di Foggia. Sindacati coinvolti: OST FILT-CGIL e FAISA-CISAL.
Messina: A Messina è programmato uno sciopero di 8 ore, dalle 16.00 alle 24.00, indetto dal personale della ATM di Messina. Sindacati coinvolti: OSP FILT-CGIL, UILT-UIL, FAISA-CISAL, ORSA TRASPORTI.
Emilia-Romagna: In tutte le province di Modena, Reggio Emilia e Piacenza (Regione Emilia-Romagna) si terrà uno sciopero della durata di 24 ore (modalità variabili), che coinvolge il personale della società SETA. Sindacato promotore: OSR USB LAVORO PRIVATO.
Maggiori dettagli sono disponibili alle pagine dedicate ai singoli giorni:
Sciopero dei trasporti 08 giugno 2026: città , orario inizio e fine
Fonte: Mit
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 06:00:00 +0000Il prezzo dei carburanti lungo le autostrade oggi 08 giugno 2026: benzina, diesel, gpl e metano
In questa pagina trovi il quadro sintetico dei prezzi medi praticati lungo la rete autostradale italiana per benzina, gasolio, Gpl e metano, con l’indicazione della modalità di erogazione. Le cifre riportate derivano dall’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile e sono presentate in tabella per una consultazione rapida. A seguire proponiamo anche un approfondimento “sempreverde†che chiarisce come si forma il prezzo alla pompa: quanto pesano imposte e Iva, quanto incide la materia prima legata alle quotazioni internazionali e al cambio euro/dollaro e quale spazio di manovra resta al margine lordo della filiera. Un vademecum utile per interpretare le oscillazioni dei listini e comprendere perché due impianti possano esporre prezzi diversi pur nello stesso giorno.
Ultimo aggiornamento dati: 07-06-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Benzina | SELF | 2.015 |
| Gasolio | SELF | 2.078 |
| GPL | SERVITO | 0.906 |
| Metano | SERVITO | 1.588 |
Per la benzina, la struttura del prezzo alla pompa riflette tre macro-componenti. La prima è la parte fiscale, che vale il 58% del prezzo finale e comprende accise e Iva: è una quota stabile per natura normativa e rappresenta la componente più gravosa rispetto a tutte le altre. La seconda è la componente industriale complessiva, pari al 42% del prezzo. Al suo interno troviamo, da un lato, il costo della materia prima, che incide per il 30%: questa voce è direttamente influenzata dalle quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi e dall’andamento del cambio euro/dollaro, elementi che possono muoversi anche nel breve periodo e spiegare rapide variazioni dei listini. Dall’altro lato c’è il margine lordo della filiera, pari al 12% del prezzo: include i costi e i ricavi legati a logistica, stoccaggio, distribuzione e gestione del punto vendita. È soprattutto su questa quota che l’operatore può intervenire per modulare il prezzo alla pompa, in funzione della concorrenza locale, dei volumi e delle politiche commerciali. In sintesi, mentre tasse e mercato internazionale determinano gran parte del valore pagato dal consumatore, la leva di aggiustamento effettiva per gli impianti si concentra nello spazio, relativamente più contenuto, del margine lordo.
Il gasolio presenta una ripartizione diversa che aiuta a capire perché, in certi periodi, i suoi listini si muovano in modo non identico alla benzina. La componente fiscale incide per il 45% del prezzo finale: include accise e Iva e, pur restando determinante, pesa meno che sulla benzina. La componente industriale complessiva vale il 55% del prezzo e si scompone in due blocchi. Il primo è la materia prima, che incide per il 45%: anche qui le dinamiche delle quotazioni internazionali e del cambio euro/dollaro sono i motori principali, con effetti che possono riflettersi in tempi rapidi sui prezzi al distributore. Il secondo è il margine lordo, pari al 10% del prezzo: è l’area sulla quale gli operatori possono intervenire per competere, coprire i costi di trasporto e stoccaggio, gestire promozioni e differenziazioni tra rete autostradale e ordinaria. Poiché nel gasolio la quota legata alla materia prima è più elevata, i movimenti dei mercati energetici e del cambio possono avere un impatto relativamente maggiore sui prezzi rispetto alla sola leva del margine. In altre parole, sul gasolio la sensibilità agli shock esterni è più marcata, mentre lo spazio commerciale resta comunque presente ma più limitato.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 06:00:00 +0000Ogni giorno dalle 8.30 del mattino, Virgilio Motori vi informa sul costo dei carburanti in tutte le regioni italiane. Il costo medio attuale è di 1.925 per la benzina, 1.994 per il diesel, 0.813 per il gpl, 1.576 per il metano. Per sapere il prezzo esatto nella tua regione scorri in basso per tutti i dettagli di costo. Il costo medio si riferisce al prezzo mostrato dai distributori di carburanti presenti sulle strade comunali, provinciali e statali.
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Abruzzo.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.981 |
| Benzina | SELF | 1.922 |
| GPL | SERVITO | 0.796 |
| Metano | SERVITO | 1.506 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Basilicata.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.002 |
| Benzina | SELF | 1.947 |
| GPL | SERVITO | 0.779 |
| Metano | SERVITO | 1.577 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella provincia autonoma di Bolzano.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.026 |
| Benzina | SELF | 1.949 |
| GPL | SERVITO | 0.893 |
| Metano | SERVITO | 1.730 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Calabria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.012 |
| Benzina | SELF | 1.940 |
| GPL | SERVITO | 0.848 |
| Metano | SERVITO | 1.671 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Campania.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.984 |
| Benzina | SELF | 1.924 |
| GPL | SERVITO | 0.763 |
| Metano | SERVITO | 1.531 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Emilia Romagna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.985 |
| Benzina | SELF | 1.917 |
| GPL | SERVITO | 0.788 |
| Metano | SERVITO | 1.527 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Friuli Venezia Giulia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.008 |
| Benzina | SELF | 1.942 |
| GPL | SERVITO | 0.790 |
| Metano | SERVITO | 1.507 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Lazio.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.987 |
| Benzina | SELF | 1.910 |
| GPL | SERVITO | 0.778 |
| Metano | SERVITO | 1.646 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Liguria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.991 |
| Benzina | SELF | 1.918 |
| GPL | SERVITO | 0.883 |
| Metano | SERVITO | 1.537 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Lombardia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.985 |
| Benzina | SELF | 1.907 |
| GPL | SERVITO | 0.782 |
| Metano | SERVITO | 1.548 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Marche.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.968 |
| Benzina | SELF | 1.907 |
| GPL | SERVITO | 0.814 |
| Metano | SERVITO | 1.511 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Molise.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.010 |
| Benzina | SELF | 1.926 |
| GPL | SERVITO | 0.813 |
| Metano | SERVITO | 1.489 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Piemonte.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.986 |
| Benzina | SELF | 1.908 |
| GPL | SERVITO | 0.785 |
| Metano | SERVITO | 1.561 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Puglia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.997 |
| Benzina | SELF | 1.933 |
| GPL | SERVITO | 0.772 |
| Metano | SERVITO | 1.616 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Sardegna.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.005 |
| Benzina | SELF | 1.929 |
| GPL | SERVITO | 0.875 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Sicilia.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.000 |
| Benzina | SELF | 1.929 |
| GPL | SERVITO | 0.827 |
| Metano | SERVITO | 1.824 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Toscana.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.997 |
| Benzina | SELF | 1.918 |
| GPL | SERVITO | 0.795 |
| Metano | SERVITO | 1.602 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella provincia autonoma di Trento.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.998 |
| Benzina | SELF | 1.932 |
| GPL | SERVITO | 0.813 |
| Metano | SERVITO | 1.550 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Umbria.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.982 |
| Benzina | SELF | 1.921 |
| GPL | SERVITO | 0.805 |
| Metano | SERVITO | 1.518 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Valle d’Aosta.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 2.001 |
| Benzina | SELF | 1.934 |
| GPL | SERVITO | 0.892 |
Questo è il prezzo di benzina, diesel, gpl e metano di oggi 08 giugno 2026 nella regione Veneto.
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO |
| Gasolio | SELF | 1.975 |
| Benzina | SELF | 1.913 |
| GPL | SERVITO | 0.797 |
| Metano | SERVITO | 1.507 |
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 06:00:00 +0000Il mercato italiano vede, da tempo, una crescente richiesta per i SUV che ormai rappresentano una quota maggioritaria del settore delle quattro ruote. A sostenere la crescita della categoria ci sono tantissimi modelli. Alcuni di questi riescono a raggiungere volumi di vendita molto importanti. Di seguito andremo ad analizzare la Top 10 dei SUV più venduti in Italia, considerando i dati aggiornati a fine maggio 2026 che sono stati forniti da UNRAE.
Ecco i 10 SUV più venduti in Italia a maggio 2026:
Questi, invece, sono i 10 SUV più venduti nel parziale annuo e, quindi, nel periodo gennaio – maggio 2026:
Per consultare la classifica generale dei modelli più venduti in Italia potete dare un’occhiata al nostro approfondimento sulle 10 auto più vendute in Italia che mette in evidenza quelle che sono le best seller del mercato, dopo i primi cinque mesi di 2026.
Il settore dei SUV ha tanti protagonisti, ma il best seller continua a essere Jeep Avenger che, anche nel corso del mese di maggio, ha conquistato il titolo di SUV più venduto in Italia. Da inizio anno, inoltre, il modello di Jeep ha raggiunto quota 24 mila unità vendute.
Tra i dati di maggio si nota una new entry come la BYD Atto 2, modello che ha tutte le carte in regola per diventare uno dei punti di riferimento del settore, sfruttando appieno il trend di crescita di BYD, brand a ricoprire un ruolo da protagonista assoluto nei prossimi anni.
Per quanto riguarda la classifica generale relativa al parziale annuo, la Fiat Grande Panda si conferma uno dei successi principali di Stellantis, conquistando un ottimo secondo posto assoluto, con quasi 20 mila unità vendute nel corso dei primi cinque mesi dell’anno.
Da segnalare anche l’ottima performance della Toyota Aygo X, unico modello di segmento A ad entrare in classifica, riuscendo anche a superare la sorella maggiore, Toyota Yaris Cross. Per la Casa nipponica ci sono un quarto e un quinto posto nella classifica dei SUV più venduti nel corso dell’anno.
Dati interessanti riguardano anche modelli come MG ZS, Renault Captur, Dacia Duster e il duo di Volkswagen, composto dalla T-Roc e dalla T-Cross, che continuano a raccogliere ottimi risultati, contribuendo alla crescita del marchio tedesco sul mercato europeo.
Nel corso dei primi cinque mesi dell’anno, il mercato dei SUV è cresciuto tanto. Il segmento A, infatti, ha registrato un ottimo +30% in termini di immatricolazioni, per un totale di oltre 19 mila unità . Il segmento B ha toccato quota 236 mila unità , con un +2,7%. Bene anche il segmento C, con 182 mila unità e una crescita del 28,5%. Ci sono anche 59 mila unità per il segmento D, in crescita del 21,4%. Per il segmento E/F, invece, le vendite si fermano a poco più di 9 mila unità con un calo del 6,8%.
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 05:30:44 +0000Le auto cinesi si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante sul mercato europeo. Anche in Italia, ormai da diverso tempo, i brand cinesi hanno avviato un ambizioso programma di espansione, con i primi effetti già evidenti dall’analisi dei volumi di vendita (in forte crescita).
Un sondaggio conferma un trend ormai evidente: le auto cinesi conquistano i giovani italiani che, in un numero sempre maggiore, sono pronti ad acquistare una vettura prodotta da uno dei tanti marchi nati in Cina e che oggi puntano a espandere la loro presenza sul mercato globale. Andiamo a riepilogare tutti i dettagli in merito.
Il sondaggio “Cosa pensano i giovani delle auto cinesi?“, realizzato da Areté , offre una panoramica aggiornata sulla posizione dei giovani italiani in merito alle auto cinesi. Il 75% degli intervistati, infatti, si dichiara pronto ad acquistare una vettura prodotta in Cina.
In particolare, le preferenze vanno verso le auto ibride, più flessibili rispetto alle soluzioni elettriche, e con un prezzo inferiore ai 30 mila euro, importo che viene superato da tantissimi modelli presenti sul mercato, anche nei segmenti compatti. Ricordiamo che sono disponibili anche auto cinesi a meno di 20.000 euro.
Per il 53% degli intervistati, il principale elemento delle auto cinesi che risulta essere attrattivo è rappresentato dal mix tra contenuti, tecnologie e qualità del prodotto, un aspetto che può incidere in modo significativo sulla scelta del modello da acquistare.
Da segnalare, inoltre, che per il 43% degli intervistati è il prezzo competitivo a diventare un fattore decisivo al momento della scelta di puntare su un’auto cinese. Questi elementi chiariscono i punti di forza delle auto cinesi.
Quasi un intervistato su due, inoltre, preferirebbe scegliere un’auto ibrida come modello da guidare mentre per il 34% la soluzione giusta sarebbe l’elettrico. Solo il 20%, invece, si dice pronto a puntare su un’auto benzina.
Per la scelta di un’auto cinese restano ancora alcune perplessità . Gli elementi che emergono più chiaramente dall’indagine sono due. Il primo è l’assistenza post-vendita, che rappresenta un aspetto da non sottovalutare al momento della scelta. Il secondo, invece, è legato all’affidabilità del veicolo.
Da notare, in aggiunta, che, prima di acquistare un veicolo, il 41% dei giovani punta a informarsi sfruttando siti specializzati e piattaforme online mentre il 17% si affida ai social media per raccogliere feedback su modelli e marche, valutando anche le esperienze di altri automobilisti.
Ricordiamo che il crescente interesse verso le auto cinesi da parte del mercato è confermato anche dai numeri sulle importazioni che hanno raggiunto volumi da record nel corso del primo trimestre del 2026. Il trend è evidente: i marchi nati in Cina e oggi presenti su scala globale continuano a crescere. Il mercato ha ormai intrapreso una direzione ben precisa e difficilmente la crescita registrata in questi mesi potrà arrestarsi nel breve periodo.
Massimo Ghenzer, presidente di Areté, ha commentato con queste parole i risultati dell’indagine:
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 05:30:25 +0000“I brand cinesi hanno ormai quasi colmato il gap reputazionale che li separava dai marchi tradizionali. I giovani cercano innovazione, elettrificazione e qualità , e trovano nei costruttori cinesi un’offerta sempre più competitiva”.
L’obbligo di applicare la targa sul monopattino elettrico è entrato ufficialmente nella vita quotidiana a tal punto che è intervenuto il Ministero dell’Interno per chiarire quel è il giusto posizionamento ovvero l’alternativa tra parte posteriore e parte anteriore del mezzo. Il punto da cui partire è semplice solo in apparenza. Il contrassegno deve essere applicato in modo permanente, ben visibile e coerente con le indicazioni ministeriali.
La stretta sui monopattini risponde a una questione reale. Le città hanno visto crescere l’uso della micromobilità elettrica. Incidenti, sosta irregolare, circolazione sui marciapiedi, mezzi modificati e difficoltà di accertamento hanno spinto il legislatore verso una regolazione più rigida.
La collocazione ordinaria del contrassegno è sul parafango posteriore, ma soltanto quando il monopattino dispone di un alloggiamento adatto. La norma non chiede una sistemazione qualsiasi né autorizza un’applicazione improvvisata su una superficie instabile, curva ovvero non in grado di garantire leggibilità e tenuta.
Il targhino deve restare visibile, leggibile e non facilmente rimovibile. Se il parafango posteriore presenta uno spazio piano e sufficientemente ampio, la soluzione corretta è quella posteriore. Se invece non c’è quell’alloggiamento oppure se c’è ma non consente un’applicazione stabile, l’alternativa diventa la parte anteriore del monopattino, sul piantone dello sterzo. Spetta al proprietario valutare se il parafango posteriore sia idoneo.
Il targhino sul monopattino deve essere letto senza ostacoli, non deve essere coperto da accessori, non deve finire nascosto da borse, supporti, portapacchi, fanali aggiuntivi, catarifrangenti mal posizionati o elementi aftermarket montati dopo l’acquisto del mezzo.
La circolare punta a un criterio sostanziale: il contrassegno deve essere visibile nella realtà , non soltanto presente in teoria. Chi lo applica sul parafango posteriore deve accertarsi che la posizione sia centrale, stabile e non troppo esposta a urti. Chi lo applica sul piantone dello sterzo deve rispettare una collocazione anteriore leggibile, senza pieghe, distorsioni o inclinazioni tali da rendere difficile l’identificazione.
La multa per chi circola senza contrassegno o con un targhino non regolare è pari a 100 euro. Il minimo, in caso di pagamento nei termini ridotti di cinque giorni dalla ricezione della notifica, può scendere a 70 euro.  La prudenza vale anche per gli accessori. Un supporto per smartphone fissato sul piantone o una fascetta per i cavi possono coprire il contrassegno. In quel momento il targhino non svolge bene la sua funzione e si aprire la strada alla contestazione.
La norma chiede permanenza e visibilità , ma una parte del parco circolante non è stata pensata fin dall’origine per ospitare quel tipo di etichetta. Chi possiede un monopattino di nuova fabbricazione, con un alloggiamento posteriore dedicato, avrà meno problemi. Chi utilizza un modello più datato o con soluzioni costruttive particolari è chiamato a prestare più attenzione.
La scelta del contrassegno adesivo è uno degli aspetti più discussi della nuova disciplina. Sulla carta, la soluzione è semplice: un supporto plastificato, non rimovibile, dotato di caratteristiche anticontraffazione e associato a una combinazione alfanumerica. Nella pratica molti monopattini non sembrano progettati per ospitare una targa adesiva in modo davvero stabile.
Il parafango posteriore è molte volte piccolo, sottile, curvo o soggetto a forti vibrazioni. In alcuni modelli è molto vicino alla ruota, quindi riceve acqua, fango, polvere e detriti con continuità . In altri casi, la plastica è porosa o ruvida. Anche il piantone dello sterzo può presentare difficoltà , perché la superficie è cilindrica, stretta e non sempre offre una zona piana sufficiente per mantenere il contrassegno leggibile.
Il contrassegno non è riutilizzabile. I microtagli e i sistemi antimanomissione sono pensati per impedirne la rimozione integra. Se viene incollato storto, su una superficie sbagliata o in una posizione non conforme, rimuoverlo significa quasi certamente danneggiarlo. A quel punto non resta che chiederne un altro, con nuovi costi e nuova perdita di tempo.
La circolare aiuta a sciogliere un dubbio: se il monopattino ha un parafango posteriore, bisogna per forza mettere lì la targa? La risposta è no, se quel parafango non è idoneo. L’alloggiamento posteriore deve essere apposito ovvero realmente destinato e adatto all’applicazione del contrassegno. Non basta una semplice porzione di plastica. Se l’adesivo non aderisce bene, se la superficie è troppo curva, se il targhino risulta inclinato o se le dimensioni non consentono una collocazione leggibile, il piantone anteriore diventa la soluzione più prudente.
Il punto scelto per l’applicazione del contrassegno sul monopattino deve essere stabile e asciutto. Se il parafango posteriore ha un alloggiamento piano e ampio, la targa va sistemata lì. La superficie deve essere pulita con cura, sgrassata e lasciata asciugare. La presenza di umidità , residui di colla, polvere, cere protettive o sporco stradale riduce l’adesione e favorisce il distacco nel giro di poco tempo.
Se il parafango non offre garanzie, bisogna valutare il piantone dello sterzo. Anche in questo caso non tutto il piantone va bene. La zona scelta deve consentire una lettura chiara della sequenza alfanumerica, senza deformare l’adesivo e senza collocarlo in un punto troppo basso, troppo alto o coperto da cavi, fascette, display, supporti per smartphone o altri accessori.
Ecco quindi che prima dell’applicazione definitiva, conviene simulare il posizionamento senza incollare il contrassegno e verificare visibilità , orientamento e compatibilità con la superficie. Solo quando il punto è corretto ha senso procedere.
Gli obblighi di targa e assicurazione sono sul piano operativo due obblighi distinti. Il contrassegno identificativo riguarda il riconoscimento del monopattino e del suo proprietario. La polizza serve a garantire il risarcimento dei danni causati a terzi durante la circolazione.
La targa è già il primo passaggio da rispettare per circolare in regola. L’assicurazione obbligatoria, dopo il rinvio deciso dal Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti, dal Ministero delle Imprese e del Made IN Italy su richiesta dell’Ania, l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, slitta al 16 luglio 2026. La proroga è stata motivata dalle difficoltà tecniche legate alla predisposizione delle piattaforme informatiche necessarie per emettere le nuove polizze, non da un ripensamento sulla direzione normativa. Il rinvio dell’assicurazione non cancella l’obbligo del contrassegno.
Data articolo: Mon, 08 Jun 2026 04:00:49 +0000Marc Marquez lo aveva detto senza mezzi termini che avrebbe potuto star davanti a tutti se solo fosse accaduto qualcosa ai rivali. Lo spagnolo della Ducati ha trionfato a Balaton, riuscendo a conquistare la sua 100esima vittoria in carriera approfittando di uno strike al via. Nel Gran Premio d’Ungheria 2026, ottava tappa stagionale del Mondiale MotoGP, è stato perfetto e ha merito il primo successo dell’anno in una gara lunga.
Il fenomeno catalano della Casa di Borgo Panigale ha subito mostrato i muscoli in qualifica, riuscendo a strappare il miglior tempo. Il nove volte iridato e campione in carica ha preceduto uno scatenato Pedro Acosta. Lo scorso anno l’enfant prodige iberico compromise il suo percorso cadendo in qualifica, ma è maturato e non ha sbagliato, riuscendo a ottenere la seconda piazza. La prima fila è stata completata da Fermin Aldeguer davanti a Di Giannantonio e Bagnaia. Bezzecchi è stato il miglior pilota Aprilia, chiudendo la seconda fila, in terza sono scattati Fernandez, Martin e Marini.
Al via Marc Marquez è subito stato in grado di dettare un bel ritmo e Pedro Acosta non è riuscito a tallonarlo. I due correranno insieme nella prossima annata in Ducati e sono già diversi GP che si stanno dando sportellate. Bezzecchi, balzato in terza posizione, si è tenuto a debita distanza. Marquez ha difeso la sua posizione di testa al via e ha subito messo in chiaro le sue intenzioni di tornare alla vittoria. Il campione in carica ha sfruttato la sua velocità nel settore finale del circuito ungherese per far respirare la polvere agli avversari.
Giro dopo giro, Marc Marquez ha ampliato il vantaggio su Acosta sino a raggiungere i due secondi, un distacco sorprendente dopo i problemi avuto nel GP d’Italia. Bezzecchi ha difeso la terza posizione sebbene Fermin Aldeguer sembrava avere più passo. Poi il pilota di Murcia è andato largo in frenata, perdendo la quarta posizione a favore di Raúl Fernández. Il rider della Trackhouse ha iniziato a ridurre gradualmente il distacco da Bezzecchi, mentre Aldeguer ha cercato di ricucire il gap.
Jorge Martin ha rimontato sino alla sesta posizione dopo aver superato Diogo Moreira, una delle maggiori sorprese della sfida breve. Il brasiliano campione Moto2 nel 2025 sta dimostrando di valere una sella in MotoGP a pieno titolo. Una volta consolidato il vantaggio Marc Marquez ha tagliato il traguardo senza patemi in P1, Pedro Acosta ha condotto una SR tranquilla, mentre Aldeguer ha commesso un altro piccolo errore in frenata e ha definitivamente detto addio a qualsiasi possibilità di podio, mentre Bezzecchi ha consolidato la sua terza posizione. Fernández è arrivato quarto, riuscendo a precedere Fermin Aldeguer, Jorge Martin e Diogo Moreira.
Dopo quasi nove mesi di digiuno, ovvero Misano 2025, Marc Marquez è tornato a vincere. Ha ottenuto la centesima vittoria in carriera nel Motomondiale. La 74ª in MotoGP ha riabilitato il pilota spagnolo in classifica piloti a causa dell’assurdo errore compiuto da Jorge Martin che alla prima curva ha perso il controllo della RS-GP26 e ha preso in pieno il leader del mondiale e anche il più vicino dei suoi inseguitori della Ducati in classifica, ossia Fabio Di Giannantonio. Uno strike talmente brutto e assurdo da aver rovinato anche lo spettacolo ai tifosi paganti sulle tribune.
Per fortuna Pedro Acosta, finché ha potuto sfruttare il potenziale della KTM, è riuscito a tenere testa a Marquez con manovre spettacolari. Marc ha vinto di gran carriera ed è diventato il terzo pilota della storia con almeno 100 vittorie. Davanti a lui ci sono solo Giacomo Agostini con 123 e Valentino Rossi con 115. Lo spagnolo della KTM è arrivato secondo, al terzo podio di stagione, mentre Pecco Bagnaia ha approfittato dell’errore di Martin per conquistare un podio insperato. Hanno chiuso la top 5 il giapponese Ai Ogura con la solita gara in progressione e a seguire Luca Marini con la Honda ufficiale.
Al termine del GP d’Ungheria, Bezzecchi rimane primo con un margine di 20 punti su Jorge Martin, 42 su Di Giannantonio, 48 su Acosta, 72 su Marc Marquez, 75 su Ogura, 81 su Bagnaia, 87 su Fernandez, 113 su Alex Marquez e 116 su Aldeguer. Questo clamoroso sbaglio di Martin potrebbe avere una forte incidenza nell’ultima parte di annata.
Marc Marquez: 10 – Si dimostra alieno sul giro secco, amministratore nella Sprint Race e assoluto dominatore della sfida domenicale. Finalmente con una condizione fisica accettabile ha ribadito la sua superiorità su una pista sinistrorsa, rilanciandosi nella lotta al vertice. Caparbio nel testa a testa ravvicinato con Acosta, in cui non poteva proprio sbagliare. Marc Marquez ha dichiarato:
“Sono super felice. È bellissimo, è incredibile. Dall’anno scorso è cambiato tutto. Ma così è lo sport. Tutto può cambiare. Sapevo che qui avevo chance, ho avuto questa sensazione già da sabato. Il prezzo da pagare è stato alto, ma sono felicissimo di essere finalmente ritornato”.
Pedro Acosta: 9 – Sulla pista ungherese è l’unico che sembra avere la stoffa per impensierire Marc. Il pilota di Mazarrón non ha ancora vinto una sfida di MotoGP, ma in questa annata sta facendo miracoli sulla KTM. Protagonista di giri spettacolari a Balaton ha conquistato un record statistico non desiderato, arrivando a 13 podi in MotoGP senza successi.
Luca Marini: 7 – Dovrà mandare una bottiglia a Jorge Martin per la carambola al via, ma è stato bravissimo a battere tutti gli altri piloti Honda portando a casa una quinta piazza che può dargli fiducia in vista delle prossime gare.
Alex Rins: 5 – Il compagno di squadra di Fabio Quartararo è riuscito a portare qualche punto a casa, ma è stato lontano dalle altre Yamaha e Toprak Razgatlioglu lo ha preceduto di due posizioni. Il turco del team satellite Pramac ha chiuso undicesimo, mentre l’ex Suzuki al tredicesimo posto.
Joan Mir: 4 – In una tappa dove Marini ha chiuso in top 5 lo spagnolo non ha sfruttato una buona occasione per fare bei punti, ritirandosi dopo una mesta caduta.
Jorge Martin: 3 – Errore non da campione del mondo in lotta per il titolo. La staccata sbagliata ha innescato una disastrosa carambola, ponendo fine alla gara di quattro colleghi incolpevoli, soprattutto a quella del compagno di squadra.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 18:56:18 +0000Il Gran Premio di Monaco si chiude con il trionfo in solitaria della Mercedes di Kimi Antonelli, capace di imporre un ritmo inavvicinabile per l’intera griglia. In casa Ferrari, il prezioso secondo posto di Lewis Hamilton salva un fine settimana vissuto sul filo del rasoio tra penalità , allarmi sui consumi e un alto degrado imprevisto. A pesare sul bilancio della Rossa è però l’amaro ritiro di Charles Leclerc, tradito da un catastrofico collasso all’impianto frenante della sua SF-26 in regime di Safety Car.
Il Gran Premio di Monaco si apre con una scelta strategica unanime: tutti i piloti optano per le Medium, delineando una chiara tattica a sosta singola con successivo passaggio alle gomme Hard. Già durante il giro di schieramento, le comunicazioni radio si concentrano sull’attivazione degli pneumatici e sul corretto settaggio dei freni per massimizzare l’efficienza nella delicatissima prima staccata.
Allo spegnimento dei semafori, il primo vero colpo di scena rimescola le gerarchie: Max Verstappen incappa in uno stacco frizione pessimo, venendo sfilato da entrambe le Ferrari SF-26, prima di essere costretto al ritiro per un grave guasto alla power unit. Con l’olandese fuori dai giochi, la Mercedes W17 di Kimi Antonelli prende immediatamente il largo, imponendo un ritmo insostenibile.
Le due monoposto di Maranello cercano di stabilizzare il proprio passo, concentrandosi da subito sulle mappature motore per avviare una vitale strategia di risparmio carburante. Al settimo passaggio, Charles Leclerc segnala un comportamento anomalo al retrotreno, legato a sospetti problemi di rigenerazione elettrica. Il muretto box verifica la telemetria ma rassicura il monegasco, non riscontrando criticità .
Parallelamente, Lewis chiede informazioni sulle zone in cui Antonelli fa la differenza, individuando nelle curve 3 e 4 il vero vantaggio della W17. Nonostante i suggerimenti della Ferrari per ottimizzare l’handling nel terzo settore (interventi su differenziale a centro curva, brake balance e brake shaping), la Mercedes dell’italiano scava un solco di quasi sei secondi in sole otto tornate.
La gara monegasca rivela un’insidia inaspettata a livello di gomme: Hamilton lamenta un degrado dei compound nettamente superiore rispetto alle previsioni dei briefing. Per arginare l’usura, il muretto suggerisce una modifica alla guida: entrare più lenti alla 12 per garantirsi una traiettoria migliore massimizzando la trazione. Al giro 27, il team conferma che il rendimento dei compound è stabile.
La danza dei pit-stop si apre in questa fase. Leclerc anticipa la sosta al giro 26 montando le Hard, applicando una correzione di -4 click all’ala anteriore e variando il brake balance. Hamilton lo segue al giro 29, rassicurato sull’undercut per proteggere la seconda posizione, con l’istruzione di completare un’introduzione “normale” per tre tornate prima di aggredire il target lap time di 1:16.5.
La stabilità tattica dura però pochissimo: Lewis viene sanzionato con 5 secondi di penalità per aver superato il limite di velocità in pitlane. A questo si aggiunge una criticità legata ai consumi: ad entrambi i ferraristi viene imposto un lift-off massiccio, superiore ai 150 metri prima della staccata. Le mappature in uso confermano che si tratta di pura gestione della benzina.
Stiamo parlando di un fardello davvero molto pesante per un Lewis Hamilton già zavorrato dalla penalità . Il team italiano pare scelga di non comunicare subito la sanzione a Leclerc per non alterare l’equilibrio psicologico dei ferraristi. Tuttavia il monegasco della Rossa cerca comunque di alzare il ritmo dimezzando rapidamente il gap dal compagno.
La situazione precipita al giro 59, quando il botto di Lance Stroll chiama in causa la Safety Car. La Ferrari opta per un doppio pit-stop che fa infuriare Leclerc: avendo Hamilton scontato i suoi 5 secondi ai box prima di ripartire, Charles capisce che avrebbe potuto prendere la piazza sulla vettura gemella. Il regime di neutralizzazione si protrae, raffreddando inesorabilmente le componenti meccaniche.
A 12 giri dal termine, prima ancora di riprendere l’azione, si consuma il dramma per la vettura numero 16: l’impianto frenante della SF-26 di Leclerc cede di schianto nel momento di preparare l’uscita dalla curva 19. L’anteriore si blocca, i freni posteriori non rispondono e il monegasco finisce a muro, scagliandosi via radio contro l’inaffidabilità della monoposto.
La gara riprende con una partenza da fermo in cui le posizioni di vertice si cristallizzano, permettendo a Hamilton di chiudere secondo dietro ad Antonelli. Al di là del piazzamento di Lewis Hamilton, Monaco lascia alla Ferrari un pesantissimo interrogativo tecnico: il divario prestazionale accumulato prima della Safety Car nei confronti della W17 evidenzia una superiorità netta del telaio tedesco, capace di fare il vuoto persino su un tracciato dove il deficit di potenza motoristica della monoposto italiana avrebbe dovuto essere azzerato.
| POS. | NO. | DRIVER | TEAM | LAPS | TIME / RETIRED | PTS. |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 12 | Kimi Antonelli | Mercedes | 78 | 2:23:31.243 | 25 |
| 2 | 44 | Lewis Hamilton | Ferrari | 78 | +6.271s | 18 |
| 3 | 6 | Isack Hadjar | Red Bull Racing | 78 | +23.394s | 15 |
| 4 | 81 | Oscar Piastri | McLaren | 78 | +24.261s | 12 |
| 5 | 30 | Liam Lawson | Racing Bulls | 78 | +26.553s | 10 |
| 6 | 41 | Arvid Lindblad | Racing Bulls | 78 | +29.010s | 8 |
| 7 | 10 | Pierre Gasly | Alpine | 78 | +30.369s | 6 |
| 8 | 23 | Alexander Albon | Williams | 78 | +33.413s | 4 |
| 9 | 31 | Esteban Ocon | Haas F1 Team | 78 | +37.140s | 2 |
| 10 | 11 | Sergio Perez | Cadillac | 78 | +39.153s | 1 |
| 11 | 14 | Fernando Alonso | Aston Martin | 78 | +41.899s | 0 |
| 12 | 5 | Gabriel Bortoleto | Audi | 78 | +42.748s | 0 |
| 13 | 63 | George Russell | Mercedes | 78 | +43.353s | 0 |
| 14 | 27 | Nico Hulkenberg | Audi | 78 | +44.102s | 0 |
| 15 | 43 | Franco Colapinto | Alpine | 78 | +48.964s | 0 |
| 16 | 55 | Carlos Sainz | Williams | 70 | DNF | 0 |
| NC | 16 | Charles Leclerc | Ferrari | 64 | DNF | 0 |
| NC | 18 | Lance Stroll | Aston Martin | 56 | DNF | 0 |
| NC | 1 | Lando Norris | McLaren | 43 | DNF | 0 |
| NC | 87 | Oliver Bearman | Haas F1 Team | 27 | DNF | 0 |
| NC | 77 | Valtteri Bottas | Cadillac | 15 | DNF | 0 |
| NC | 3 | Max Verstappen | Red Bull Racing | 0 | DNF | 0 |
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 17:24:44 +0000
Doveva essere una domenica di rimonta davanti al pubblico di casa. Si è trasformata invece nell’ennesimo capitolo amaro del rapporto tra Charles Leclerc e il Gran Premio di Monaco. Il pilota della Ferrari è stato costretto al ritiro nelle fasi finali della gara dopo un incidente provocato da un problema ai freni, in un momento in cui stava cercando di recuperare terreno nella lotta per il podio. L’uscita di scena del monegasco ha contribuito a innescare il caos che ha caratterizzato il finale del GP, tra Safety Car, bandiera rossa e polemiche sulle condizioni dell’asfalto.
I problemi con i freni alla Ferrari numero 16 continuano, tanto da far piantare Leclerc contro i guardrail addirittura sotto regime di Safety Car. Poco prima anche Lance Stroll è andato lungo con la stessa dinamica del ferrarista.
Tuttavia, le parole di Leclerc si soffermano sui freni e dalla sua voce pare che sia un problema non ancora risolto dalla Scuderia di Maranello, visto che il monegasco lamenta questo difetto da un paio di gare.
Le dichiarazioni di Charles Leclerc: “Mentre usavo i quattro freni, ne avevo tre che non funzionavano. Quindi, ne seguivo uno solo. L’anteriore sinistro funzionava bene, l’anteriore [destro] funzionava a metà e i due freni posteriori non funzionavano affatto. Quando dico “affatto”, intendo che non c’era alcuna decelerazione, è come se… non lo so. […] L’unica cosa che posso dire è che abbiamo una soluzione interna e passerò alla configurazione di Lewis dalla prossima gara, il che spero sia un passo avanti.â€
Il monegasco continua spiegando l’incidenza che ha avuto la Safety car sui freni: “Il problema è stata la safety car: non appena è entrata, tre dei miei quattro freni hanno smesso di funzionare. Non sono più riuscito a riattivarli, non funzionava più nulla. […] Vedremo se è stato un problema di usura, capita spesso qui, ma a questo livello era quasi impossibile girare.”
Piena fiducia, ovviamente sul team ingegneristico guidato dalla coppia Vasseur-D’Alessandro: “Penso che Fred e Jerome abbiano visto i dati e sia chiaro per tutti. Non credo che questa debba essere la storia del giorno; dobbiamo solo trovare una soluzione per i nostri freni e poi, quando queste cose accadranno, sarò in grado di fare il mio lavoro correttamente. Oggi mi sentivo solo un passeggero.â€
L’incidente che ha messo fine alla gara di Charles Leclerc lascia alla Ferrari più domande che risposte. Il monegasco esce dal weekend di casa senza punti e con il rammarico per una corsa compromessa da problemi tecnici e da un finale che avrebbe potuto raccontare una storia diversa. Il calendario, però, non concede tregua perché già nel prossimo fine settimana la F1 farà tappa in Spagna, sul circuito di Barcellona (12-14 giugno), dove Ferrari dovrà intervenire in breve tempo per risolvere il problema dei freni, oggi 3 su 4, della monoposto di Charles Leclerc. Intanto, Hamilton si gode il secondo posto e il monegasco, come dichiarato, potrebbe adottare la stessa soluzione dell’inglese.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 16:35:57 +0000Alexander Zverev non è il primo e non sarà di certo l’ultimo grande sportivo accostato a un’auto lussuosissima. Eppure, il finalista del Roland Garros 2026 ha trovato il modo di sbalordire i suoi fan, sedendo al volante di una Koenigsegg Jesko Absolut, tra le hypercar più estreme mai costruite per circolare su strada, nata al solo scopo di portare la velocità massima dove pochissimi veicoli hanno anche solo provato ad arrivare.
In una serata come tante a Monte Carlo, il tennista tedesco è stato avvistato sul bolide svedese e immancabilmente il web è stato letteralmente travolto dai commenti: un interesse giustificato anche dall’esclusività di un esemplare che, inclusi gli optional, può superare agevolmente i 4 milioni di euro. Che sia di sua proprietà o meno, Zverev ha attirato gli occhi (e le invidie) di tutti gli appassionati di motori.
Seppur nasca dalla stessa base, la Absolut persegue un’altra missione rispetto alla Jesko Attack: se quest’ultima dà il meglio di sé in pista, con carico aerodinamico pesante e una grande ala posteriore, l’auto guidata da Zverev massimizza il passaggio dei flussi d’aria. La coda è allungata, l’ala sparisce, compaiono due pinne verticali posteriori che richiamano più l’aviazione che il mondo delle sportive tradizionali. Tutto serve a ridurre la resistenza e a mantenere stabilità quando la lancetta del tachimetro punta a cifre da primato.
Della spinta si occupa un V8 biturbo da 5.0 litri, capace di arrivare a 1.600 CV usando carburante E85. Con benzina normale la potenza dichiarata scende a 1.280 CV: su qualunque altra auto sarebbe un dato assurdo, sulla Jesko Absolut sembra quasi una versione prudente della brutalità . La coppia massima arriva a 1.500 Nm, scaricati sulle ruote posteriori attraverso un cambio a nove rapporti sviluppato internamente da Koenigsegg, il Light Speed Transmission.
Per una hypercar larga, aggressiva, piena di prese d’aria e con pneumatici enormi, il coefficiente di resistenza aerodinamica, pari a 0,278, fa venire i brividi. Koenigsegg desiderava riscrivere ogni record sul dritto, anche se la punta massima resta un terreno delicato: nelle dichiarazioni ufficiali si parla di 500 km/h, ma non esiste un certificato ufficiale che lo comprovi.
Tra Attack e Absolut, la produzione della Jesko ammonta a 125 esemplari complessivi, ed è facile quindi intuire perché il prezzo possa salire in fretta oltre il listino iniziale. Siamo distanti dal mercato automobilistico tradizionale: qui le regole le dettano aste esclusive, liste d’attesa interminabili e investimenti destinati a rivalutarsi all’istante.
L’immagine somiglia a Zverev più di quanto sembri. Così la Jesko Absolut è una macchina da rettilineo infinito, così Alexander cerca, da tempo, il suo rettilineo definitivo nel tennis. E oggi quel rettilineo passa da Parigi, teatro della finale maschile del Roland Garros 2026 dove il portacolori tedesco affronta il “nostro” Flavio Cobolli sul Philippe Chatrier, in una partita che vale molto più di un trofeo. Dopo diverse occasioni sfuggite, per Zverev è il giorno in cui la potenza deve finalmente diventare compimento. La Koenigsegg può aspettare: oggi la vera macchina da controllare è il braccio.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 13:38:46 +0000Il tema delle multe stradali è sempre di grande attualità , soprattutto in considerazione dell’inasprimento delle sanzioni previste dal Codice della Strada e delle questioni burocratiche legate all’introduzione di nuovi autovelox su tutto il territorio nazionale. I dati del 2025 confermano una certa stabilità degli incassi derivanti dalle multe stradali anche se si registra un sostanziale calo delle entrate legate agli autovelox. Ecco tutti i dettagli in merito.
Un’indagine di Quattroruote e del Codacons offre una fotografia aggiornata sull’andamento degli incassi derivanti dalle multe stradali in Italia. Nel corso del 2025, infatti, gli enti locali italiani hanno ricavato dalle violazioni stradali un totale di 1,98 miliardi di euro.Â
Si tratta di un leggero incremento rispetto al 2024. Su base annua, infatti, le entrate dalle multe sono aumentate dello 0,2%. Da segnalare anche un altro dato che conferma una certa stabilità per il settore.
I 107 comuni capoluogo in Italia, infatti, hanno registrato un incasso complessivo di 1,04 miliardi di euro. Si tratta di un dato in linea con quello ottenuto nel corso del 2024. Per quanto riguarda le entrate, quindi, nel passaggio dal 2024 al 2025 è cambiato davvero poco.
Il Codacons, inoltre, ha sottolineato che nel 2025 c’è stato un calo delle entrate derivanti da autovelox. Nel corso del 2025, infatti, le principali 20 città italiane (con la sola eccezione di Napoli che non ha presentato la documentazione entro i termini previsti dalle norme e che, nei mesi scorsi, ha fatto parlare di sé per la questione degli autovelox spenti) hanno incassato 56,5 milioni di euro.
Questo dato è nettamente inferiore rispetto a quanto incassato nel 2024. Su base annua, infatti, lo stesso campione di città ha incassato l’8,9% in meno, con un calo di 5,5 milioni di euro. Nel corso del 2024, infatti, l’incasso complessivo è stato di 62,1 milioni di euro. A pesare sugli incassi, in questo caso, è il problema degli autovelox non omologati.
Tra le città che incassano di più troviamo Milano, con 178 milioni di euro ma un calo del 12,7%, e Roma, con 154 milioni e un calo dell’8,4%. Terza posizione per Firenze, che ha incassato 73 milioni di euro, con un incremento del 18,8%. Seguono Torino, con 57 milioni, Napoli, con 47 milioni, e Bologna, con 44 milioni.
Per quanto riguarda i proventi da autovelox, invece, la classifica cambia completamente e il fattore popolazione diventa molto meno rilevante. Firenze, infatti, è al primo posto con un totale di oltre 19 milioni di euro di incassi (ma con un calo del 4,2%). Da segnalare anche il caso di Bologna, seconda con oltre 9 milioni di euro e un incremento del 21,3% su base annua. Terza posizione per Milano, che ha incassato quasi 7 milioni di euro ma ha anche registrato un calo del 34,8%.
Un altro dato molto interessante è quello di Genova, con 4,88 milioni di euro incassati e, soprattutto, con una crescita del 54,6% su base annua. Il calo più marcato, invece, è di Bari, che registra una riduzione del 73%. La città pugliese è all’ultimo posto della classifica (tenendo conto i primi 10 comuni italiani, ma con Napoli che non ha comunicato i dati) per quanto riguarda gli incassi, sia dalle multe stradali (poco più di 10 milioni di euro) che dagli autovelox (circa 183 mila euro).
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 13:30:22 +0000Il Codice della Strada non impone un modello di scarpa a chi si mette al volante e di conseguenza non c’è una norma che proibisca décolleté, sandali con tacco, zeppe o calzature eleganti. C’è però un aspetto, tutt’altro che implicito, da non sottovalutare e riguarda la capacità del conducente di mantenere il pieno controllo dell’auto, di frenare, di modulare acceleratore, freno e frizione e di reagire davanti a un ostacolo improvviso.
Il tema torna ciclicamente di attualità perché riguarda una situazione molto comune. Una cena, un matrimonio, un evento di lavoro, una cerimonia o una semplice serata elegante possono mettere chi guida davanti a una scelta pratica: tenere ai piedi le scarpe abbinate all’abito oppure cambiarle prima di partire?
Il Codice della Strada non contiene dunque una disposizione dedicata alle calzature. Non indica un’altezza massima del tacco, non vieta la guida con scarpe aperte e non stabilisce l’obbligo di indossare scarpe chiuse. In pratica non disciplina il singolo accessorio, ma valuta il comportamento del conducente.
Il riferimento di base è l’articolo 140, che impone agli utenti della strada di comportarsi in modo da non creare pericolo o intralcio per la circolazione e da salvaguardare la sicurezza stradale. Accanto a questo principio generale, l’articolo 141 stabilisce che il conducente deve sempre conservare il controllo del veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza, compreso l’arresto tempestivo davanti a un ostacolo prevedibile.
Il problema nasce quando la calzatura impedisce o riduce la capacità di guidare in modo sicuro. Ad esempio se il piede scivola dal pedale, se il tacco si incastra nel tappetino, se la suola non consente una pressione sul freno, se il movimento tra acceleratore e freno diventa lento o impreciso.
Dal punto di vista pratico, i tacchi alti possono interferire con tre aspetti della guida: sensibilità sul pedale, stabilità del piede e rapidità di movimento. Una scarpa con tacco sottile modifica l’appoggio naturale del piede, solleva il tallone e rende meno fluido il passaggio dall’acceleratore al freno. Una zeppa molto alta riduce la percezione della pressione esercitata sui pedali perché crea uno spessore rigido tra la pianta del piede e il comando dell’auto. Un sandalo elegante, aperto dietro o poco stabile, può sfilarsi e non garantire l’aderenza necessaria.
Il tallone durante la guida non è un dettaglio. Nella maggior parte delle manovre quotidiane, il piede destro lavora facendo perno sul pavimento dell’auto. Da quella posizione il conducente calibra la pressione sui pedali in base alla situazione. Se il tacco obbliga il piede a restare sollevato o in una posizione innaturale, il controllo diventa meno preciso. Nelle auto con cambio manuale il problema riguarda anche il piede sinistro perché la frizione richiede sensibilità e una corsa completa del pedale.
Il rischio aumenta in città dove frenate, ripartenze, attraversamenti pedonali, precedenze, ciclisti e scooter impongono movimenti continui e rapidi. La tecnologia aiuta, certo: ABS, assistenza alla frenata, cambio automatico e sistemi Adas riducono alcuni margini di rischio. Nessun dispositivo elimina però la necessità di un intervento corretto da parte del conducente.
Nessun agente può multare una persona solo perché indossa tacchi alti. La contestazione può invece materializzarsi quando la calzatura viene collegata a una condotta di guida insicura come una frenata tardiva, una manovra brusca, una perdita di controllo, un tamponamento o un investimento evitabile.
In altre parole la scarpa diventa la possibile causa o concausa di una guida non sicura. Se un conducente procede regolarmente, mantiene il controllo dell’auto e non crea situazioni di pericolo, la presenza dei tacchi non basta di per sé a fondare una sanzione. Se invece dopo un sinistro emerge che il tacco si è incastrato, che il piede è scivolato o che la calzatura ha impedito una frenata corretta, cambia il discorso.
La norma da consultare è l’articolo 141 del Codice della Strada perché impone a chi guida di essere sempre in grado di compiere le manovre necessarie in sicurezza. Un tacco largo e non troppo alto può essere meno problematico di un tacco a spillo molto instabile. Una scarpa elegante con suola aderente garantisce più controllo di una ciabatta da mare. Una zeppa rigida può essere insidiosa perché riduce la sensibilità sul pedale.
La compagnia assicurativa non può rifiutarsi di risarcire il terzo danneggiato solo perché il conducente responsabile indossava scarpe con il tacco. La responsabilità civile auto serve proprio a tutelare chi subisce il danno. Altro discorso riguarda la valutazione delle responsabilità , le coperture accessorie e le condizioni contrattuali della polizza. Se l’incidente è stato causato da una manovra errata e dagli accertamenti emerge che la calzatura ha inciso sulla capacità di frenare o controllare l’auto, questo elemento può pesare nella ricostruzione del sinistro.
Lo stesso ragionamento vale per le infradito, le ciabatte, i sandali aperti, gli zoccoli, gli stivali troppo rigidi o la guida a piedi nudi. Anche in questi casi non esiste un divieto assoluto nel Codice della Strada, ma resta fermo l’obbligo di guidare in condizioni di pieno controllo. Una ciabatta può scivolare sotto il pedale, l’infradito può piegarsi o incastrarsi, uno stivale pesante può rendere difficile dosare la pressione, un piede nudo può perdere aderenza se sudato o non riuscire a imprimere la forza in una frenata d’emergenza.
La soluzione più pratica resta anche la più banale: tenere in auto un paio di scarpe comode da usare solo durante la guida. Possono essere ballerine, sneakers leggere, mocassini morbidi o calzature basse con suola aderente.
Conviene anche fare attenzione ai tappetini dell’auto. Un tappetino non fissato può muoversi, arricciarsi e interferire con i pedali e aggravare il rischio quando si indossano scarpe con tacco o suole poco adatte. La zona pedaliera deve restare libera, pulita e priva di oggetti.
Le auto con cambio automatico riducono una parte del problema perché eliminano l’uso della frizione. Questo non significa che i tacchi diventino innocui. Il piede destro resta responsabile dell’acceleratore e del freno. Una scarpa instabile può comunque rallentare il passaggio tra i pedali generare un movimento impreciso.
Anche i sistemi di assistenza alla guida non autorizzano leggerezze. La frenata automatica d’emergenza può intervenire in determinate condizioni, ma non sostituisce il controllo umano in ogni scenario. Il cruise control adattivo aiuta nei trasferimenti autostradali, ma non libera il conducente dall’obbligo di vigilare. L’auto moderna è più sicura di quella di vent’anni fa, ma resta un mezzo che richiede piena capacità di intervento.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 12:00:10 +0000Kia rimette mano a uno dei suoi modelli globali più importanti e lo fa senza limitarsi al solito aggiornamento di metà carriera. Attesa a giugno in Italia, la nuova Seltos nasce infatti su una piattaforma inedita, cresce nelle dimensioni, cambia approccio tecnologico e introduce una variante ibrida destinata ad avere un peso importante nei mercati europei. Tra i SUV compatti più strategici per il marchio coreano, con una distribuzione prevista fino a 189 Paesi, il modello si candida a un ruolo da primattore nel panorama internazionale.
Fin dal suo primo sbarco sul mercato, la Seltos ha cercato di soddisfare un pubblico trasversale, abbastanza compatta in città , abbastanza spaziosa per la famiglie, abbastanza curata da non sembrare una scelta di ripiego e abbastanza efficiente da adattarsi bene alla gestione quotidiana. È il territorio più duro, quello in cui il cliente premia la coerenza. Kia lo sa bene e con questa nuova generazione prova a spostare il modello un gradino più in alto, soprattutto in termini di percezione, abitabilità e dotazione.
L’evoluzione inizia dall’ossatura. Grazie alla nuova piattaforma K3, la Seltos compie un salto generazionale in termini di solidità , spinta dall’ampio ricorso ad acciai altoresistenziali, fino al 60% della struttura complessiva, una garanzia di sicurezza e di una dinamica più raffinata. La cura riservata all’assetto si sente subito: la macchina appare più piantata a terra e meno “ballerina” rispetto al passato. Ne consegue una guida sincera e composta, anche nei lunghi tragitti, indipendentemente dalle condizioni del fondo stradale.

A seconda delle aree di vendita differisce la gamma motori. In Corea e Nord America il listino prevede tre propulsori – il 2.0 benzina, il 1.6 turbo T-GDi e il nuovo 1.6 GDi Hybrid – mentre in Europa l’offerta sarà più selettiva, con il 1.6 T-GDi e il 1.6 GDi HEV, e nel Regno Unito ci sarà soltanto la versione ibrida. Almeno nel breve periodo, al full electric Kia preferisce una tecnologia funzionale, rivolta agli automobilisti che vogliono limitare le spese di gestione senza stravolgere le proprie abitudini.
Probabilmente la variante HEV rappresenta il punto di svolta, dotata dello Smart Regenerative Braking System 3.0, capace di modulare in autonomia la frenata rigenerativa in relazione al contesto stradale come il traffico, le pendenze e gli ostacoli, dalle rotonde ai dossi. Il recupero dell’energia garantisce una marcia composta e un occhio costante al risparmio di carburante in città .
Sulla nuova Seltos arriva anche la funzione Vehicle-to-Load, ormai sempre più diffusa nelle vetture Kia e Hyundai, ma qui con un significato più pratico: se dovete ricaricare un PC in viaggio, o collegare un elettrodomestico da campeggio in un posto sperduto, vi salva la giornata.
Sul fronte della trazione, Kia propone configurazioni in base alle necessità . Le versioni 1.6 turbo possono essere abbinate a un sistema integrale meccanico tradizionale, con sospensione posteriore multilink, mentre sulla Seltos Hybrid debutta, per la prima volta su un modello Kia con motore termico o ibrido, la tecnologia e-AWD. Il sistema aiuta la motricità nelle condizioni di scarsa aderenza e affianca le modalità di guida pensate per neve, fango e sabbia. Sebbene non abbia il DNA di un fuoristrada “duro e puro”, la Seltos toglie l’ansia nelle situazioni quotidiane meno gradevoli: una strada bagnata, una salita innevata, uno sterrato leggero, un parcheggio maledetto dopo un temporale.
Le sospensioni vengono a loro volta distinte nei vari mercati: in Europa l’assetto favorisce la stabilità alle alte velocità , in Corea il baricentro si sposta sul comfort urbano: dopotutto, avrebbe avuto poco senso imporre lo stesso assetto in posti dove le strade e il modo di guidare sono agli antipodi.
Rispetto alla generazione precedente anche l’aerodinamica ha ricevuto maggiori attenzioni. Spoiler posteriore, finiture laterali, cerchi studiati per ridurre la resistenza e fondo ottimizzato permettono alla nuova Seltos di scendere a un coefficiente aerodinamico di 0,31, contro lo 0,33 del modello uscente, il che vuol dire consumi migliori sulla carta, meno rumore e maggiore efficienza generale.
Fuori, la nuova Seltos appare più matura e muscolare. Il linguaggio stilistico segue la filosofia Opposites United di Kia, ormai riconoscibile su diversi modelli del marchio. Davanti una griglia importante e lo sguardo verticale della firma luminosa Star Map regalano alla Seltos un piglio decisamente cattivo, l’effetto scenico è garantito dalla sequenza Dynamic Welcome Light all’avvicinarsi del guidatore, mentre lungo la fiancata, le maniglie a scomparsa fanno sparire le linee superflue, conferendo al profilo un aspetto molto attuale e filante.
Dietro, i gruppi ottici verticali corrono lungo il portellone per dare una sensazione di maggiore larghezza, in contrasto con l’aspetto slanciato ma precario tipico di alcuni SUV, in favore di un’impronta solida a terra. Giocando con finiture satinate e contrasti, il design riesce a unire l’anima pratica da crossover con un tocco ricercato, da vettura curata fin nei dettagli.
All’interno, il passo allungato porta 25 mm extra per le gambe e fino a 14 mm in più per la testa, oltre a far lievitare di 38 litri il bagagliaio, ora portato a 536 litri secondo il metodo VDA, in una categoria dove lo spazio reale conta più delle parole. Il vano di carico può contare anche su un piano ripiegabile a doppio livello e sul sistema modulare Kia AddGear, pronto a ospitare oggetti, borse, attrezzature o il tipico caos che nella vita normale finisce inevitabilmente nel bagagliaio.

A bordo, la plancia integra due schermi da 12,3 pollici affiancati, completati da un terzo pannello per il clima e da un Head-Up Display da 12 pollici. Debutta, inoltre, un assistente vocale evoluto che sfrutta l’intelligenza generativa affinché le conversazioni siano più fluide. Con la Digital Key 2 e il Kia Connect Store, l’utente può personalizzare l’esperienza a bordo arricchendola di contenuti esclusivi, come i temi dedicati alla prossima Coppa del Mondo FIFA 2026.
Sul piano della sicurezza, il salto di qualità è affidato alle nuove generazioni di Forward Collision-Avoidance e Highway Driving Assist, una sorta di “angeli custodi”, pronti a intervenire in ogni condizione. La nuova Seltos vuole diventare una compagna più facile da vivere.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 11:00:37 +0000Dal debutto nel 2022 la capostipite ha dimostrato quanto la batteria potesse adattarsi al marchio. Ora Rolls-Royce lancia sul mercato la Spectre Series II nel modo più coerente con la propria identità : senza stravolgere la linea, ma intervenendo su autonomia, potenza, ricarica e possibilità di personalizzazione. La prima elettrica del marchio di Goodwood consolida il suo ruolo di massima espressione del lusso sostenibile su quattro ruote.
Su una Rolls a batteria il silenzio diventa quasi una conseguenza naturale. Coppia immediata, assenza di vibrazioni, marcia fluida e sensazione di potenza sono elementi già molto vicini alla tradizione della Casa britannica. Con la Series II, Rolls-Royce affina una formula già accolta bene dai clienti e aggiunge anche una versione Black Badge ancora più estrema, destinata a diventare la sua vettura più potente mai realizzata.
All’esterno, ritroviamo l’impostazione della versione originale. Ancora una volta la lunga coupé appare imponente davanti e la firma luminosa sdoppiata le permette di farsi riconoscere al primo sguardo, come un’opera d’arte in costante movimento. Rispetto al disegno iniziale non si può parlare di rivoluzione, quanto piuttosto di un affinamento generale, volto a valorizzare quello che già c’era di buono.
Entra a far parte della tavolozza cromatica la tinta esterna Ethereal Blue e cambiano anche i cerchi, con un nuovo disegno forgiato da 23 pollici a razze sfaccettate, lavorato per riflettere la luce da diverse angolazioni. Ogni ruota può richiedere fino a sei ore di finitura manuale, dettaglio esplicativo sul livello di attenzione quasi maniacale riservato a ciascun componente.
Nella Black Badge Spectre Series II, la versione più scura e teatrale della gamma, debutta il pacchetto Iced Black Exterior Detailing, che applica una finitura satinata a gran parte degli elementi normalmente lucidi: cornice della griglia, maniglie, inserti dei paraurti, profili laterali, badge e Spirit of Ecstasy. A loro volta, i cerchi Black Badge ricevono un nuovo disegno e possono essere ordinati per la prima volta in finitura Iced Matte Black.
A bordo Rolls-Royce allarga il campo delle personalizzazioni Bespoke e lascia più spazio ai dettagli artigianali, quelli che su una Spectre contano quasi quanto autonomia e potenza. Tra le novità spicca il Duality Twill, un tessuto in rayon ricavato dal bambù e disponibile in varie tonalità , compreso l’inedito Sage, ispirato ai giardini della Costa Azzurra vicini a Villa Mimosa, storica residenza invernale di Sir Henry Royce.
La plancia introduce una fascia illuminata composta da 8.108 elementi luminosi, con un motivo a onda che attraversa l’abitacolo in senso orizzontale. Il nuovo orologio richiama gli strumenti aeronautici, mentre una piccola teca ospita uno Spirit of Ecstasy in acciaio inox illuminato dal basso.
La parte tecnica completa il quadro. Grazie a un’architettura delle celle riprogettata, la Spectre Series II compie un balzo in avanti del 18% in termini di autonomia, arrivando a toccare i 628 km nel ciclo WLTP, e i tempi di ricarica scendono fino al 14%.
Per quanto riguarda potenza e coppia, la Spectre Series II arriva a 442 kW e 1.015 Nm, mentre la Black Badge Spectre Series II si spinge oltre, a 500 kW in modalità Infinity Mode e fino a 1.100 Nm nella Spirited Mode. L’ammiraglia a zero emissioni non si limita a guardare al futuro, ma lo interpreta con la solita, imperturbabile eleganza di Goodwood.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 10:00:10 +0000Andrea Kimi Antonelli scatterà dalla pole position nel Gran Premio di Monaco. Sul tracciato cittadino di Monte Carlo il pilota Mercedes ha conquistato la prima posizione della griglia al termine di una qualifica combattutissima, precedendo per appena 43 millesimi Max Verstappen e per 228 millesimi Lewis Hamilton. Alle loro spalle scatterà Charles Leclerc (300 millesimi esatti di distacco da Antonelli), che non è riuscito a trasformare l’ottimo passo mostrato nelle prove libere in una pole position davanti al pubblico di casa.
Le qualifiche del GP di Monaco hanno regalato una delle sessioni più intense della stagione. Dopo un venerdì dominato dalla Ferrari, favorita per la pole grazie alle prestazioni di Hamilton e Leclerc, è stata invece la Mercedes a trovare il guizzo decisivo in Q3. Antonelli ha fermato il cronometro sull’1:12.051, riuscendo a mettersi davanti a Verstappen nell’ultimo tentativo disponibile. Hamilton ha chiuso terzo, mentre Leclerc si è dovuto accontentare della seconda fila dopo essere stato tra i più veloci per tutto il weekend. Ottima anche la prestazione di Isack Hadjar, quinto con la Red Bull.
1 Andrea Kimi Antonelli (Mercedes)
2 Max Verstappen (Red Bull)
3 Lewis Hamilton (Ferrari)
4 Charles Leclerc (Ferrari)
5 Isack Hadjar (Red Bull)
6 George Russell (Mercedes)
7 Lando Norris (McLaren)
8 Oscar Piastri (McLaren)
9 Alexander Albon (Williams)
10 Carlos Sainz (Williams)
11 Pierre Gasly (Alpine)
12 Esteban Ocon (Haas)
13 Nico Hülkenberg (Audi)
14 Gabriel Bortoleto (Audi)
15 Yuki Tsunoda (Aston Martin)
16 Fernando Alonso (Aston Martin)
17 Oliver Bearman (Haas)
18 Liam Lawson (Racing Bulls)
19 Jack Doohan (Alpine)
20 Lance Stroll (Racing Bulls)
La gestione degli pneumatici potrebbe avere un ruolo decisivo nel Gran Premio di Monaco, anche se sul tracciato del Principato il degrado resta tradizionalmente molto contenuto. Per il weekend Pirelli ha portato le tre mescole più morbide della gamma 2026: C3 Hard, C4 Medium e C5 Soft.

Secondo le indicazioni fornite da Dario Marrafuschi, Head of Track Engineering di Pirelli, la strategia più veloce sulla carta è quella a una sola sosta. Lo scenario ideale prevede una partenza con gomma Medium e un passaggio alle Hard tra il giro 28 e il giro 34, sfruttando la bassa usura tipica del circuito monegasco. Un’alternativa equivalente è rappresentata dalla strategia inversa, con partenza su Hard e seconda parte di gara su Medium.

La mescola soft potrebbe invece entrare in gioco soltanto in situazioni particolari, come una Safety Car o una Virtual Safety Car nelle fasi finali della corsa. Proprio la probabilità elevata di neutralizzazioni e incidenti sulle strette strade di Monte Carlo potrebbe influenzare in modo significativo le decisioni dei team durante la gara.

Per i piloti che scatteranno nelle prime posizioni, tra cui Antonelli, Verstappen e Hamilton, la priorità sarà soprattutto mantenere la posizione in pista. A Monaco, infatti, sorpassare resta estremamente difficile e la strategia viene spesso costruita attorno al controllo del ritmo piuttosto che alla ricerca della massima prestazione assoluta.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 09:22:12 +0000
Venti multe in nove mesi e ora arriva la sanzione più dura: il sequestro. A Saluzzo (Cuneo), lunedì 1° giugno, un giovane si è visto portare via il monopattino elettrico dai Carabinieri dopo una lunga serie di contestazioni legate al suo utilizzo, tra cui guida contromano, spericolati slalom sui marciapiedi, passeggeri trasportati a bordo e un ostinato disprezzo per le divise, manifestato ignorando i ripetuti alt e circolando regolarmente senza casco. La proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la modifica del mezzo, portato a una potenza di oltre 1 kW, un’infrazione dinanzi alla quale è scattato il sequestro.
A pesare non sono state soltanto le infrazioni al Codice della Strada, ma le caratteristiche tecniche del veicolo. La potenza superiore a 1 kW supera infatti in modo netto i limiti consentiti dal legislatore per un monopattino elettrico destinato alla circolazione ordinaria, proprio mentre il tema della sicurezza stradale legata alla micromobilità è diventato una priorità assoluta per le autorità , impegnate a contenere l’anarchia di mezzi che si comportano più vicini ai ciclomotori che ai semplici strumenti per gli spostamenti brevi.
Il problema non riguarda soltanto il singolo monopattino sequestrato. A Saluzzo, l’attenzione delle Forze dell’Ordine verso il mondo delle due ruote – elettriche o a pedali – si è fatta serrata, complice una circolazione cittadina sempre più caotica. L’escalation dei controlli impone di agire in una giungla urbana sempre più affollata: se nell’intero 2025 i Carabinieri sono dovuti intervenire 131 volte – sanzionando in gran parte monopattini (93) e, in minor misura, biciclette (38) – il trend non sembra rallentare, con altri 31 verbali staccati solo nei primi mesi di quest’anno.
Il totale restituisce una fotografia abbastanza netta: 115 sanzioni hanno riguardato i monopattini, 47 le biciclette. Dai verbali emerge una micromobilità ancora troppo disordinata, utile sulla carta ma spesso ingestibile nella pratica. Nati per alleggerire il traffico, certi veicoli rischiano di creare seri problemi a pedoni e automobilisti, a conferma di quanto l’educazione stradale resti il vero buco nero della partita.
Dalla circolazione sui marciapiedi al mancato uso dei dispositivi di protezione, le pattuglie si trovano alle prese con violazioni ricorrenti, tuttavia un intervento sul motore aumenta la spinta e la reattività ben oltre i limiti di sicurezza. Una maggiore capacità di accelerazione su un telaio non adeguato può essere il preludio di un incidente, perché basta poco per perdere il controllo del mezzo e rendere inutili le reazioni dell’ultimo secondo.
Il tema arriva in un momento in cui il quadro normativo sulla micromobilità sta diventando più stringente. Con l’obbligo della targa, operativo dal 16 maggio, e quello dell’assicurazione civile, in arrivo il 16 luglio, il legislatore ha risposto alla richiesta di ordine in città . È finita l’ora dei conducenti anonimi che spariscono nel traffico dopo una manovra azzardata.
Con l’introduzione delle nuove regole gli utenti vengono messi davanti alle loro responsabilità : il rispetto delle norme smette di essere considerato un optional. La micromobilità potrà tornare a essere una risorsa, purché il rispetto delle regole diventi finalmente una pratica quotidiana invece che un’eccezione.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 08:41:20 +0000Maserati non dimentica la pista, che continua a rappresentare un elemento centrale per il brand del Tridente, focalizzato sullo sviluppo di una nuova gamma di modelli fortemente orientati alla guida sportiva e alle prestazioni, senza trascurare eleganza e lusso.
La scorsa settimana, la Casa del Tridente ha celebrato i suoi primi 100 anni di storia in pista, dando il via alla stagione GT2 2026 con un appuntamento all’Autodromo Nazionale di Monza. Andiamo a riepilogare tutti i dettagli in merito e a illustrare quali sono i piani dell’azienda per il settore delle corse.
Come sottolineato in apertura, la pista e la guida sportiva rappresentano elementi centrali nella storia di MaseratI, con la divisione Maserati Corse che continua a incarnare una delle anime del marchio del Tridente. Una conferma è arrivata la scorsa settimana, con il ritorno in pista nel GT2 European Series powered by Pirelli 2026 presso l’Autodromo di Monza.
La Casa del Tridente ha inaugurato la stagione con cinque vetture Maserati GT2 schierate in griglia e con anche il debutto di livree celebrative, riservate alle vetture da competizione GT2 e anche alla super sportiva GT2 Stradale.
Le livree speciali sono state sviluppate in collaborazione con il programma di personalizzazione Maserati Fuoriserie e sono ispirate alla leggendaria Maserati 250F che conquistò, con Juan Manuel Fangio, due titoli mondiali in Formula 1.
Per quanto riguarda il GT2 European Series 2026, dopo il primo weekend di Monza, è già tempo di guardare avanti. I prossimi appuntamenti in calendario sono già tutti definiti. La competizione, infatti, tornerà in pista sui circuiti di Spa-Francorchamps (20-21 giugno), Misano (18-19 luglio), Zandvoort (19-20 settembre) e Portimão (17-18 ottobre).
Da segnalare che, per il secondo anno consecutivo, Maserati è official car supplier del GT World Challenge Europe powered by AWS. Nella competizione, GT2 Stradale e MCPURA, considerata l’auto da sogno preferita dagli italiani, saranno, rispettivamente, Safety Car e Leading Car.
In aggiunta, la Casa è coinvolta in SRO GT Academy, progetto che mira allo sviluppo di nuovi talenti, andando a offrire una serie di opportunità di grande rilevanza per i piloti emergenti. Il vincitore potrà correre, interamente finanziato, nella GT World Challenge Europe – Endurance Cup 2027.
Ricordiamo che il centenario sportivo del Tridente è stato celebrato con varie iniziative, tra cui anche il lancio di un francobollo dedicato che omaggia la storia del marchio, sempre punto di riferimento per il settore delle quattro ruote.
Vincent Biard, Head of Maserati Corse, ha commentato:
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 05:30:46 +0000“L’inizio della stagione 2026 delle GT2 European Series rappresenta un momento particolarmente significativo per Maserati. Arriviamo a Monza con una presenza importante di ben cinque Maserati GT2 in griglia, a testimonianza della fiducia di team e piloti nel nostro progetto. Inoltre, celebriamo insieme lo spirito ‘from track to road’ del nostro Marchio: da 100 anni la pista è il laboratorio in cui nasce l’innovazione che portiamo sulle nostre auto stradali. Iniziare questo campionato proprio nell’anno in cui celebriamo un doppio anniversario – un secolo di attività in pista e un secolo del nostro iconico logo Tridente- rende questa stagione ancora più speciale e significativa.â€
Il settore delle auto a idrogeno, anche se non ha ancora trovato la sua dimensione sul mercato delle quattro ruote, continua ad attirare molto interesse, anche per via delle sue potenzialità in ambito sportivo. Un esempio in tal senso arriva da quanto annunciato da Toyota Racing.
La divisione sportiva della Casa nipponica, da tempo punto di riferimento assoluto del mercato, ha annunciato la prima dimostrazione pubblica della TR LH2, un prototipo da corsa alimentato da idrogeno liquido.
Tale dimostrazione, che punta a promuovere lo sviluppo di tecnologie a idrogeno nel settore del motorsport, avrà luogo al Circuit de la Sarthe, sede della 94ª edizione della 24 Ore di Le Mans. Ecco tutti i dettagli in merito al progetto che si basa sullo stesso telaio dell’hypercar TR010 HYBRID che gareggerà alla 24 Ore di Le Mans il 13 e 14 giugno.
Il prototipo da corsa TR LH2 effettuerà delle dimostrazioni nelle giornate di giovedì 11 giugno e sabato 13 giugno. Per gli appassionati ci sarà la possibilità di ammirare le potenzialità di un progetto davvero interessante.
Si tratta di un’iniziativa che rientra nel programma di Toyota che punta a sostenere lo sviluppo di tecnologie e infrastrutture legate all’idrogeno, andando anche a ampliare le possibilità di realizzare soluzioni legate al mondo del motorsport.
Nel carosello riportato qui di sotto potete ammirare, da tutte le angolazioni, il nuovo progetto di Toyota che rappresenta l’ultima evoluzione di un lungo lavoro di sviluppo, mirato a evidenziare le potenzialità dell’idrogeno, anche nel settore del motorsport.
La Casa nipponica ha già sperimentato le potenzialità dell’idrogeno, con la ORC ROOKIE GR Corolla H2 Concept, veicolo che ha utilizzato idrogeno gassoso nella sua partecipazione alla serie giapponese Super Taikyu.
Ricordiamo anche le prove dimostrative della GR Yaris H2 al Rally di Ypres, una tappa del Campionato del Mondo Rally FIA, avvenute nel 2022. Da segnalare anche che la GR Yaris Rally2 H2 Concept ha effettuato delle dimostrazioni al Rally di Finlandia del 2025 e al Rally di Monte-Carlo di quest’anno.
Ad arricchire l’esperienza dell’azienda c’è la ORC ROOKIE GR Corolla H2 Concept che ha completato un giro dimostrativo sul Circuit de la Sarth. Nello stesso anno è stata presentata la GR H2 Racing Concept a LeMans.
Dall’esperienza maturata è nato il progetto GR LH2 Racing Concept, presentato lo scorso anno, sempre a LeMans. Il prototipo era alimentato a idrogeno liquido ed è stato la base di partenza per il nuovo progetto TR LH2 Racing.
Da segnalare, inoltre, che, prima della dimostrazione in pista, il prototipo da corsa TR LH2 sarà mostrato al pubblico nell’Hydrogen Village e sarà il fulcro di un’area espositiva dedicata alla tecnologia dell’idrogeno.
In quest’area sarà possibile ottenere varie informazioni e scoprire diverse testimonianze legate all’impegno di Toyota nello sviluppo di tecnologie a idrogeno, per una società a impatto zero. L’area espositiva sarà inaugurata mercoledì 10 giugno.
Data articolo: Sun, 07 Jun 2026 05:30:37 +0000L’illusione delle prove libere lascia spazio all’amarezza delle qualifiche monegasche, con la Ferrari bloccata in seconda fila dopo non aver ottimizzato il potenziale della SF-26. Mentre Kimi Antonelli beffa Verstappen strappando la pole per Mercedes, Maranello si ferma alla terza e quarta piazza. Lewis Hamilton massimizza il pacchetto, mentre Charles Leclerc finisce a muro nel disperato tentativo finale.
La terza sessione di prove libere a Monaco conferma l’ottimo potenziale della SF-26, ma preannuncia una qualifica serratissima. Entrambe le Ferrari sono scese immediatamente in pista su gomma Soft, ribadendo l’equilibrio di base e la solidità all’avantreno già emersi al venerdì. A livello di handling, la Rossa è un’auto solida e reattiva, con una rotazione eccellente in punti cruciali come la Santa Devota.
Il lavoro di micro-affinamento al muretto è stato incessante. Sulla monoposto di Hamilton, Carlo Santi si è concentrato sull’ottimizzazione del brake balance e sull’utilizzo delle impostazioni pre-mappate a volante per migliorare l’inserimento alla curva 7. Leclerc, dal canto suo, ha patito qualche difficoltà iniziale in frenata arrivando lungo al tunnel, per poi concentrarsi sulla raccolta dati termica.
A metà sessione, i tecnici sono intervenuti per incrementare il carico all’avantreno: +4 punti sulla vettura del monegasco e +2 su quella dell’inglese. Nonostante l’ottimo passo gara simulato, la SF-26 non ha potuto mostrare il suo reale potenziale nel giro secco decisivo. Con il secondo set di Soft nuove, Leclerc ha trovato traffico pesante lungo tutto il tracciato, dovendo letteralmente inchiodare alla Rascasse per evitare collisioni.
La sessione, interrotta nel finale da una bandiera rossa per l’incidente di Bearman alla curva 3, lascia un quadro chiaro: la Ferrari ha un telaio preparato e incisivo tra le stradine del Principato, ma la conquista della prima fila sarà un’impresa complessa. Oltre alla W17 di Antonelli, resteranno da arginare le inevitabili offensive di Max Verstappen e di una McLaren finora rimasta strategicamente nascosta.
Le qualifiche del Gran Premio di Monaco si chiudono con l’amaro in bocca per la Ferrari, bloccata in seconda fila al termine di una sessione in cui la Scuderia non è riuscita a ottimizzare il potenziale. In Q1, le due SF-26 scendono in pista con gomme Soft nuove, optando per un approccio aggressivo con due tornate push consecutive senza giri di preparazione.
La vettura risponde bene e, supportati da continue indicazioni radio su handling e mappature, Hamilton e Leclerc superano agevolmente il taglio, sebbene si faccia notare l’inserimento di una McLaren improvvisamente molto competitiva. Le prime vere criticità emergono in Q2. Dopo una lunga bandiera rossa causata a un dritto dell’Audi di Bortoleto alla chicane del porto, le Rosse faticano a estrarre il massimo grip dalle mescole.
Nonostante l’introduzione del giro di preparazione, ottimizzare l’auto non è semplice: Charles denuncia un eccesso di rotazione e lamenta una cattiva gestione del traffico da parte del muretto, mentre Lewis abortisce un giro per ritoccare l’incidenza dell’ala anteriore, accusando un feeling imperfetto con il mezzo che spiega nei dettagli.
Il Q3 amplifica le difficoltà . Nel primo assalto cronometrato, il monegasco scoda alla 3 e sfiora le barriere, ritrovandosi costretto a rincorrere dalla settima piazza. L’inglese, invece, si assicura provvisoriamente il terzo tempo. I minuti finali sono al cardiopalma: il monegasco tira fuori il talento e sigla la pole provvisoria, ma viene beffato in rapida successione dal compagno di squadra, da Verstappen e da Kimi Antonelli.
In un ultimo, disperato tentativo con coperture usate, Leclerc finisce a muro. Probabilmente era inutile realizzare questo giro, ma l’orgoglio di provarci sino all’ultimo difficilmente poteva essere placcato. Hamilton riesce a fare meglio e blindando il terzo posto. Una seconda file per la Rossa che comunque lascia a Maranello parecchio rammarico in vista della gara.
Data articolo: Sat, 06 Jun 2026 16:48:25 +0000