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#motociclismo #news #insella.it
I due piloti Aprilia devono collaborare per tenere lontano Marquez e approfittare al massimo della competitività della RS-GP. I conti si faranno a fine stagione, ma riusciranno a evitare momenti tesi in pista?
Non serve scomodare Agatha Christie e il suo “tre indizi fanno una prova†per comprendere che Aprilia quest'anno ha una moto decisamente competitiva. Buriram, Goiania e Austin sono tre piste decisamente diverse tra di loro e la nuova RS-GP si è ritrovata competitiva in ogni contesto. Non solo con Marco Bezzecchi, che ha vinto 3 gare su 3, ma anche con Jorge Martin, reduce da 4 podi consecutivi – tra Sprint e gare lunghe- con un successo nel sabato di Austin.
La classifica del mondiale infatti dice che il Bez è in testa con 81 punti, ma Martinator lo segue ad appena 4 lunghezze. E anche nel 2024 Bagnaia vinceva le gare, mentre Martin accumulava punti, con il risultato che tutti conosciamo a fine stagione.
A Noale non c'è un clima euforico, perché il dna Veneto è basato sul lavorare a testa bassa, senza troppi voli pindarici verso un futuro tutto da scrivere. Certo è però che Ducati e Marquez stanno faticando più del previsto a tenere il passo di Aprilia e in questo momento la distanza -anche in classifica- è sensibile, con 36 punti di ritardo.
“Abbandonati†in vetta, i due piloti Aprilia hanno sicuramente modo di studiarsi un po' di più e di capire che collaborare per una fuga a due sarebbe la strategia migliore. Lo ha detto lo stesso Martin in Brasile ed effettivamente è così: troppo lunga la stagione per pensare che Marquez non sia in grado di rientrare, di farsi valere, già a partire da Jerez de la Frontera.
Allo stesso tempo, però, è innegabile che Bezzecchi, nel sabato di Austin, prima di cadere ha corso con una foga che non ammetteva altri risultati se non la vittoria. Insomma, al leader del mondiale non sta bene che qualcuno possa anche solo avvicinarsi a insidiare il proprio ruolo, in classifica come in squadra.
Bezzecchi e Martin hanno “incrociato le armi†diverse volte in carriera, particolarmente nel 2018, quando si sono giocati il mondiale di Moto3, poi vinto dallo spagnolo. In Moto2, dopo un anno da rookie problematico per Bezzecchi e migliore per Martin, si sono trovati di nuovo a lottare uno contro l'altro, nel 2020. Il pilota di Rimini ha poi “raggiunto†Jorge in MotoGP nel 2022, quando lo spagnolo aveva già messo insieme una solida stagione come debuttante.
Il resto è storia più o meno recente, con Bezzecchi che ha completato il team di Noale nel 2025. Rivola aveva puntato forte su Martin, ma alla fine ha trovato in Marco un più che valido sostituto per la leadership all'interno del team e non un semplice sparring partner del campione spagnolo.
Evidentemente e senza fare troppo per nasconderlo, Martin e Bezzecchi non si sono mai troppo amati: gli scontri in pista sono sempre stati corretti, la tolleranza dei rispettivi caratteri - mediata prima dalla distanza e poi dal reciproco interesse a mantenere le acque calme- non ha mai oltrepassato i limiti di una rivalità leale. Ora la posta in palio si è alzata e anche le occasioni di battagliare in pista aumenteranno.
Non potranno essere amici, ma migliori nemici, quello forse sì.
Esagerate in tutto, le hypernaked sono delle supersportive "svestite" delle carene ma con una posizione di guida più comoda all'utilizzo su strada. Ecco i 5 modelli più potenti attualmente in vendita
Super performanti, estreme nelle linee e ricchissime nella dotazione elettronica, le hypernaked sono l’arma definitiva per chi cerca una moto dalle prestazioni estreme senza incorrere nella scomodità dei semi manubri. Abbiamo selezionato i 5 modelli più potenti attualmente disponibili sul mercato moto italiano, vediamo quali sono in ordine crescente.
L'hypernaked di KTM ha linee e prestazioni davvero mostruose: il design, spigoloso e affilatissimo, è dominato dal serbatoio con i fianchi aperti e le alette aerodinamiche integrate nei convogliatori. Il telaio è un traliccio in tubi di acciaio, ormai marchio di fabbrica delle KTM stradali, mentre è Brembo l'impianto frenante con pinze Stylema monoblocco a quattro pistoncini e dischi di 320 mm davanti. Il motore è un bicilindrico a V di 75° di 1.350 cm³ accreditato di 190 CV a 10.000 giri/min e con un picco di coppia di 145 Nm a 6.750 giri/min. Numeri raggiunti grazie anche alla fasatura variabile. Dal cruscotto TFT a colori da 5†è possibile selezionare tre riding mode (Rain, Street e Sport) e come optional sono disponibili anche le mappe Performance e Track. Il motore ha una spinta "mostruosa": ai medi spinge fortissimo ma, grazie all'elettronica azzeccata, la potenza viene scaricata a terra senza difficoltà . La frenata è precisissima e l'anteriore è svelto a prendere la corda. Veloce anche il cambio dotato di quickshift bidirezionale. Per sapere tutto di lei, trovate qui il test in pista!
La nuda più estrema della gamma Kawasaki monta un motore quattro cilindri in linea sovralimentato di 998 cm³ con compressore volumetrico, in grado di erogare 200 CV di potenza massima. La peculiarità di questo motore è proprio il sistema di sovralimentazione con compressore volumetrico, che fa “fischiare†la moto con un sibilo che si confonde con il ruggito del motore. Nonostante la cavalleria sia paragonabile a quella di una supersportiva, la risposta del motore è sorprendentemente docile e regolare ai bassi regimi, ma al crescere dei giri la spinta si fa piuttosto cattiva, con un'accelerazione bruciante e un allungo quasi infinito fino ai regimi più alti. La versione SE monta sospensioni a controllo elettronico, l'impianto frenante ha pinze Brembo ad attacco radiale che lavorano su dischi di 320 mm all'anteriore, e l'elettronica comprende IMU a sei assi, ABS e controllo di trazione cornering, antimpennata, launch control, cambio elettronico e cruise control. La posizione di guida è comoda e naturale, più "seduta" che d'attacco, mentre i 240 kg di peso si fanno sentire nel misto stretto e nelle manovre a bassa velocità . Il suo campo di battaglia ideale è il misto medio-veloce, dove esprime il meglio di sé offrendo una rassicurante stabilità . Qui la nostra prova.
La Brutale 1000 RR è una maxinaked fra le più raffinate al mondo, che si rivolge a piloti esperti e appassionati. A spingerla ci pensa il quattro cilindri in linea a valvole radiali con catena della distribuzione centrale capace di 208 CV a 13.450 giri/min e 116,5 Nm di coppia, valori tenuti a bada da un’elettronica completa di tutto: quattro mappe di erogazione (Sport, Race, Rain, Custom) e la piattaforma inerziale IMU, che gestisce il controllo di trazione (regolabile su 8 livelli e disinseribile) e regola l'intervento in funzione dei dati sull'angolo di piega forniti dall'IMU. Il Front Lift Control, evoluzione sostanziale dell'anti-wheelie, è proposto con opzione “attivo†o “non attivoâ€. Per le partenze a razzo è disponibile il launch control, che interviene sia sui giri motore sia sulla coppia. La posizione di guida è d'attacco ma non estrema grazie ai manubri alti e alla sella ben imbottita. Il motore 4 cilindri spinge forte ma con la mappa più “docile†l’erogazione è un po’ ruvida ai bassi e la risposta del gas a volte imprecisa. Il difetto scompare passando ai riding mode più sportivi e sfruttando il motore a fondo (se ci riuscite). Per tenerla incollata all’asfalto ci sono alette ai lati del radiatore che “caricano†l’avantreno superati i 200 km/h. Le sospensioni sono completamente regolabili sulla versione RS, mentre la RR sfoggia le Öhlins Smart-EC a regolazione elettronica semiattiva. La frenata, potente e modulabile, è affidata a un impianto Brembo con pinze monoblocco Stylema all'anteriore. Poco preciso il quickshift ai bassi regimi, meglio agli alti. Trovate qui la nostra prova video!
Prendete una BMW M 1000 R, toglietele le carene (e una R) e otterrete la hypernaked M 1000 R, che con i suoi 209 CV sprigionati dal quattro cilindri in linea di 999 cm³ con fasatura e condotti di aspirazione variabili si posiziona al terzo posto della nostra classifica. Si tratta di una nuda ipertecnologica e dalle linee estreme, con due grosse ali aerodinamiche che a 220 km/h generano un carico di 11 kg sulla ruota anteriore. Il telaio è in alluminio, le sospensioni sono Öhlins a controllo elettronico e i cerchi in alluminio forgiato. Se invece desiderate avere una maggior maneggevolezza e un appeal estetico da urlo, nella versione M Competition sono disponibili i cerchi in carbonio. Il pacchetto di ausili elettronici è completo di tutto e vede quattro modalità di guida, traction control, controllo dell'impennata, quickshifter, launch control, il pit lane limiter che limita la velocità e, dulcis in fundo, il Brake Slide Assist che facilita gli ingressi in curva in derapata. La posizione di guida è decisamente sportiva, con manubrio basso e largo e le pedane piuttosto arretrate. Il motore ha grinta da vendere ma ai bassi regimi risulta trattabile e con un’erogazione molto regolare. Tra le curve la M 1000 R stupisce per velocità di ingresso in curva e stabilità in percorrenza. Ottime le sospensioni, rigorose ma comunque in grado di filtrare le asperità del fondo stradale. La prova completa, qui.
La Ducati Streetfighter V4, già da ferma, è cattivissima: il frontale è dominato dal faro dotato di luci a LED con profilo DRL e grosse ali biplano in grado, a 270 km/h, di generare ben 45 kg di deportanza. Il motore è il raffinato V4 di 90° di 1.103 cm³ ereditato dalla supersportiva Panigale V4. Dotato di distribuzione desmodromica, albero motore controrotante e cornetti di aspirazione a lunghezza variabile, eroga una potenza di 214 CV a 13.500 giri/min e un picco di coppia di 120 Nm a 11.250 giri/min; valori che la posizionano al primo posto della nostra classifica! Se poi pensate di utilizzare la moto solo in pista, con il kit di scarico Racing si può arrivare a quota 226 CV! Dalla cugina Panigale, la Streetfighter eredita anche il pacchetto di ausili elettronici: quattro i riding mode (Race, Sport, Road, Wet) e quattro i Power Mode (Full, High, Medium, Low), Race eCBS, Ducati Traction Control, controllo dell’impennata, dello slittamento, launch control, quick shift bidirezionale di seconda generazione e controllo del freno motore. Fluido e regolare ai bassi, superata la metà del contagiri il V4 cambia decisamente carattere e offre una spinta davvero impressionante, con un’accelerazione da urlo. Il tutto è supportato da una ciclistica sempre all’altezza, tanto stabile quanto sorprendentemente maneggevole e “facile†da guidare. L'abbiamo testata sul tracciato super tecnico di Andalucia, ecco com'è andata.
È un’endurona stradale di qualità , il motore bicilindrico a V di 90° ha la giusta dose di cavalli e spinge forte già ai medi regimi, garantendo prestazioni brillanti senza consumare mai troppo. Il comfort è molto buono e le quotazioni interessanti
La V-Strom 1000 Piace parecchio il motore bicilindrico a V, spinge deciso ai medi regimi e ha un buon allungo. La posizione di guida è comoda e la protezione offerta dal parabrezza (regolabile) efficace. Va bene per viaggiare, ma è anche divertente da guidare sulle strade con molte curve: merito del telaio in alluminio ben riuscito e delle sospensioni di buona qualità . La dotazione di sistemi elettronici è più che sufficiente: controllo di trazione (regolabile su due livelli e disinseribile) e ABS. Abbondante lo spazio anche per il passeggero.
Il cruscotto non è ben leggibile con il classicoâ€colpo d’occhio†e le valige offerte come optional da Suzuki hanno una capienza limitata. In autostrada i consumi sono un po’ superiori rispetto a quelli registrati dalla concorrenza diretta (ma sempre accettabili).
da 3.500 a 7.000 euro.
Considerando tutte le sue qualità e la dotazione di serie completa, la V-Strom 1000 ha delle quotazioni piuttosto interessanti, oltretutto è un modello "fuori produzione" perché sostituito dalla 1050, quindi i prezzi sono in calo.
Dalle patenti speciali per disabili ai certificati scolastici: il portafoglio digitale nell’app IO cresce e punta a diventare il contenitore unico dei documenti personali
Tra le prossime novità in arrivo nell’IT-Wallet ci sono anche le patenti speciali, quelle destinate ai conducenti con disabilità . Un segnale chiaro della direzione presa dal portafoglio digitale italiano, che si prepara ad ampliare in modo significativo il numero di documenti disponibili su smartphone. Il sistema, integrato nell’app IO e sviluppato dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, ha già superato una soglia importante: oltre 10 milioni di attivazioni e 17,3 milioni di documenti caricati. Numeri che segnano il passaggio dalla fase sperimentale, avviata nel 2024, a una diffusione ormai su larga scala.
Attualmente, nell’IT-Wallet sono disponibili tre documenti: patente di guida, tessera sanitaria e carta europea della disabilità . Ma il progetto è destinato a crescere rapidamente. L’obiettivo è arrivare a oltre 200 documenti, trasformando lo smartphone in un vero e proprio archivio personale. Tra quelli previsti figurano titoli di studio, certificati di frequenza scolastica, attestazioni di residenza, certificazioni ISEE, iscrizione alle liste elettorali e tessera elettorale, badge per dipendenti pubblici e fascicolo sociale e lavorativo. L’identità digitale, quindi, esce dall’ambiente virtuale e si integra con quello fisico, creando una progressiva sovrapposizione tra documenti tradizionali e versioni digitali.
Certo è che la sicurezza resta uno degli aspetti più delicati. Lo sviluppo dell’app IO è affidato a PagoPA, mentre la protezione dei dati è gestita dal Cyber physical security center di Roma. Qui, 41 specialisti lavorano 24 ore su 24, monitorando una piattaforma che nel solo 2025 ha registrato 187 milioni tra attacchi e tentativi di intrusione. Chiarissimo: la patente, quella fisica, è più sicura nel portafoglio, quello che si tiene in tasca. Ma la strada ormai è quella ed è oggi impossibile ignorarlo. Chiariamoci: per ora non è certo obbligatorio caricare alcun documento, ma prima o poi, è facile intuirlo, toccherà a tutti.
Per sapere come caricare la vostra patente in digitale: IT Wallet: come caricare la patente digitale nell’app IO
Sabato 11 aprile l’Idroscalo di Milano si farà teatro della Riding Season 2026, appuntamento gratuito che segna l’avvio della stagione motociclistica. Attesi migliaia di appassionati tra moto custom, stand ed eventi
Sabato 11 aprile 2026, dalle ore 10 e per tutta la giornata, l’Idroscalo di Milano ospita la Riding Season, evento che ogni anno richiama numerosi appassionati per dare il via alla stagione dei raduni. L’ingresso è libero e aperto a tutti i tipi di moto.
Per l’occasione il parco si trasformerà in una grande esposizione all’aperto: tra i viali sono attese moto custom, chopper e Harley-Davidson, insieme a modelli di vario genere provenienti da tutta Italia. Un contesto che permetterà di osservare da vicino preparazioni artigianali, soluzioni tecniche particolari e personalizzazioni uniche (e spesso anche esagerate!).
Accanto all’esposizione statica, il programma prevede oltre 60 stand dedicati al mondo delle due ruote, tra accessori, abbigliamento e servizi. Non mancheranno i bike show e un’area riservata all’American Cars Show, con auto americane di impostazione classica. Presente anche una zona street food e intrattenimento musicale. Uno degli elementi centrali della giornata è l’area demo ride, dove - previa registrazione - sarà possibile provare su strada alcuni modelli delle principali case. Tra i marchi annunciati figurano Harley-Davidson, Royal Enfield, Moto Morini, Fantic Motor, Suzuki e QJ Motor. I test si svolgeranno su brevi percorsi con partenza dall’Idroscalo, organizzati in piccoli gruppi.
La manifestazione, lo ricordiamo, è organizzata da Hells Angels MC Milano, primo chapter italiano del noto club internazionale. La Riding Season nasce nel 1990 come semplice uscita in moto di un gruppo di biker milanesi. Con il passare degli anni l’evento è cresciuto, seguendo anche la diffusione del fenomeno custom tra anni ’90 e 2000, fino a diventare un raduno strutturato.
Nel tempo ha cambiato più sedi, passando dal centro di Milano all’area dell’Idroscalo, dove dal 2012 trova la sua collocazione attuale. Qui viene allestita una vera e propria “cittadella†dedicata al mondo custom, lungo un’ampia porzione del parco.
La Multistrada V4 Rally è una crossover pronta a tutto: strada, fuoristrada e viaggi anche in coppia. Ma a chi calza meglio? Per capirlo, vediamo come "veste" su corporature e altezze differenti
La Multistrada V4 Rally è la versione più ricca e completa della globetrotter di Ducati. Spinta dal raffinato motore V4 Granturismo di 1.158 cm³ e 170 CV, nel 2025 ha visto l’arrivo di numerose migliorie volte ad incrementarne ulteriormente comfort, piacere di guida e dotazione tecnologica. Ne parliamo dettagliatamente qui
Tra le novità tecnicamente più interessanti il sistema Adaptive Skyhook DSS EVO per le sospensioni semiattive: si tratta di una tecnologia in grado di rilevare le condizioni del manto stradale e lo stile di guida in pochi millisecondi, adattando l’assetto in relazione a queste condizioni. Ciò assicura una risposta precisa su qualunque fondo. Ora permette anche di intervenire sulla regolazione della compressione in movimento, indipendentemente dal riding mode scelto. Presente anche il sistema di abbassamento automatico (Automatic Lowering Device), che riduce l’altezza da terra a bassa velocità intervenendo sull’idraulica del monoammortizzatore per facilitare l’appoggio dei piedi a terra.
Nella guida (qui il test completo) la Multi V4 Rally risulta maneggevole e ben bilanciata, ma nelle manovre a motore spento e in quelle a bassa velocità , gli oltre 260 kg rilevati a secco dal nostro Centro Prove non sono semplicissimi da gestire, specie per chi è sotto i 180 cm di statura, dato che la sella, nella posizione standard, dista 87 cm dal terreno e non è snellissima. Tuttavia, Ducati offre diverse possibilità per poter ridurre l’altezza della seduta da terra, offrendo selle ribassate, assetto ridotto oltre all’innovativo sistema Automatic Lowering Device, che entra in azione al di sotto dei 10 km/h agendo sull’idraulica del monoammortizzatore e abbassando la sella fino a 3 cm, per poi tornare al setting di marcia ideale superati i 50 km/h.
Quindi, per chi è adatta la Multistrada V4 Rally? Per aiutarvi e fornirvi un range di misura, abbiamo effettuato un test con quattro piloti di altezze differenti, da 163 a 188 cm. Ecco il risultato.
Per il nostro test de “la prova in quattro taglieâ€, abbiamo utilizzato una Ducati Multistrada V4 Rally 2026 con sella riscaldata (optional) a 87 cm dal terreno, che è l’altezza standard. Notiamo come il rider di sinistra, alto 163 cm, non riesca a sollevare la moto dal cavalletto, mentre quello di destra, alto 170 cm, riesce a toccare terra ma solo con la punta del piede e in modo precario. Per entrambi è d’obbligo optare per la sella bassa riscaldata (optional di 240 euro), che riduce di ben 4,5 cm la distanza con il suolo. In questo modo, combinando la sella bassa e il sistema di abbassamento automatico si può raggiungere, quando si viaggia a basse velocità e se il carico lo consente, un abbassamento di altri 3 cm, portando la sella a 79,5 cm da terra. Un compromesso che potrebbe essere adatto al rider di destra, mentre per il rider nell’immagine a sinistra è d’obbligo optare anche per l’assetto ribassato delle sospensioni, che riduce la luce a terra in maniera fissa di 2 cm. Combinando i tre fattori, si può raggiungere (carico permettendo) il valore di 77,5 cm.
Il pilota alto 178 cm tocca terra senza troppe difficoltà con entrambi i piedi, ma per avere maggiore serenità in caso di manovre su fondi irregolari o in pendenza potrebbe optare per la sella medio/ribassata riscaldata (optional di 240 euro), più bassa di 1,5 cm rispetto alla standard. Questa, combinata all’abbassatore presente di serie sulla Multi V4 Rally, permette di raggiungere in determinate condizioni l’altezza di 82,5 cm da terra. Chi invece supera i 180 cm o raggiunge i 188 come il rider di destra, per avere un miglior comfort di marcia potrebbe regolare la sella standard nella posizione più alta (+2 cm attraverso il meccanismo di regolazione), così da avere le gambe meno piegate durante la guida. Infine, Ducati mette a disposizione anche una sella alta riscaldata (optional di 240 euro), che grazie a una maggior imbottitura incrementa l’altezza di 1,5 cm.
Altezza standard
La sella standard della Multistrada V4 Rally può essere regolata su due posizioni agendo sul meccanismo che si trova al di sotto di essa. Nella posizione standard dista 87 cm dal terreno, in quella alta 89 cm.
Selle ribassate (range di regolazione sella 0- 2 cm)
Automatic Lowering Device (range di regolazione sella 0- 2 cm)
Massima altezza (range di regolazione sella 0- 2 cm)
Altezza tester: 178 cm
La V4 Rally ha una posizione di guida molto comoda: la sella è larga e ben imbottita e garantisce un ottimo confort anche dopo diverse ore in sella. Il serbatoio di 30 litri è piuttosto largo, ma grazie alla sagomatura corretta si riesce a stringere efficacemente fra le gambe. in più, le superfici laterali sono regolari, permettendo di avanzare senza intralci nella guida in piedi. Manubrio e pedane sono posizionati proprio dove si vorrebbe: si può viaggiare rilassati oppure aggredire le curve.
I Moto Morini Riding Days 2026 portano la gamma della Casa italiana in sei eventi su strada e sterrati, dal nord al centro Italia
Moto Morini ha annunciato le tappe dei Riding Days 2026, il demo tour pensato per consentire agli appassionati di testare su asfalto e sterrato l’intera gamma dei modelli. Il calendario comprende sei appuntamenti distribuiti tra aprile e settembre nei principali raduni e manifestazioni motociclistiche italiane. Ecco le tappe:
Durante ogni tappa, gli spazi dedicati da Moto Morini permetteranno ai partecipanti di salire in sella e provare i diversi modelli. I percorsi sono studiati per mettere in evidenza le caratteristiche dinamiche delle moto, con sezioni su strada e, dove previsto, tratti sterrati per le adventure. In particolare, le tappe HAT Adventourfest di Bobbio e Sestriere offriranno la possibilità di testare le capacità off-road di alcuni modelli.
Tra le moto a disposizione dei partecipanti:
La partecipazione ai test ride è gratuita. Per provare i modelli è sufficiente presentarsi all’evento e registrarsi presso l’area Moto Morini. I requisiti minimi comprendono il possesso di patente A, mentre per l’AlltrHike è sufficiente la A2, e l’uso di casco e abbigliamento tecnico.
Era già stato oggetto di un richiamo nel 2025, a causa di un potenziale surriscaldamento. Di recente però, la circolare di richiamo è stata aggiornata: ecco gli altri esemplari coinvolti
Ne abbiamo parlato anche lo scorso maggio, ma il "caso SR/01270/25", com'è definito dall'autorità europea competente (FEMA) è tornato sotto osservazione con un'estensione degli esemplari coinvolti.
Per la Casa di Borgo Panigale e relativi clienti interessati si trattò del richiamo CR285 che, nella primissima nota, ha fatto riferimento ai seguenti codici telaio:
Oggi la situazione è un po' cambiata e con il nuovo richiamo battezzato CR311, sono finiti sotto la lente di ingrandimento anche i seguenti codici:
Anche la forbice di produzione interessata, si fa più ampia:
Il difetto segnalato da FEMA, in sostanza rimane lo stesso:
"A causa di un posizionamento errato della guaina termoriflettente del tubo flessibile del freno posteriore (in prossimità di uno dei due collettori di scarico), il calore presente in quel punto potrebbe danneggiare il tubo stesso e di conseguenza causare un malfunzionamento del freno della ruota posteriore. La perdita di efficacia della frenata comporta un maggiore rischio di incidenti e lesioni."
Le uniche moto ibride di serie al mondo si aggiornano con switch EV-ibrido fino a 60 km/h e cambio automatico in Sport. Cambia anche il prezzo... anche lui (parecchio) in meglio!
Le Kawasaki Z7 Hybrid e Ninja 7 Hybrid (i nostri primi contatti li trovi qui e qui), restano le uniche moto ibride prodotte in serie sul mercato mondiale, e per il 2026 ricevono un pacchetto di aggiornamenti software focalizzato su due aspetti chiave: la commutazione tra modalità elettrica e ibrida, e la gestione del cambio in modalità Sport.
Il cambiamento più significativo riguarda la velocità massima alla quale il pilota può passare manualmente dalla modalità EV, cioè 100% elettrica, a quella ibrida e viceversa. Fino a oggi il passaggio era possibile solo sotto i 25 km/h, un limite che nella pratica rendeva la funzione poco sfruttabile nel traffico urbano. Ora la soglia sale a 60 km/h: significa che entrando o uscendo da una zona a traffico limitato, per esempio, si può switchare tra i due modi senza dover praticamente fermarsi. Un bel passo avanti in termini di usabilità quotidiana.-
L'altro intervento riguarda la modalità Sport, che in precedenza obbligava a usare il cambio in modalità manuale, con le palette sul blocchetto sinistro. Adesso è disponibile anche una mappatura automatica dedicata alla Sport, che lascia alla centralina la gestione dei rapporti pur mantenendo la risposta più vivace del motore. Insomma, si tratta di una modalità dedicata a chi vuole guidare in manier "allegra" senza pensare alle cambiate.
Insieme agli aggiornamenti tecnici arriva anche un ritocco al listino: la gamma Hybrid parte ora da 6.995 euro, un riposizionamento deci massiccio (le moto erano previste a poco meno di 13.000 euro) che punta a rendere l'ibrido Kawasaki più accessibile.
Abbiamo provato in anteprima la nuova Ducati Monster, che per il 2026 guadagna il bicilindrico V2 da 890 cm3 per 111 CV di potenza massima. Agile, veloce e accessibile, punta a soddisfare motociclisti di tutte le etÃ