Oggi è Giovedi' 23/07/2026 e sono le ore 10:53:17
Nostro box di vendita su Vinted
Nostro box di vendita su Wallapop
Nostro box di vendita su subito.it
Condividi questa pagina
Oggi è Giovedi' 23/07/2026 e sono le ore 10:53:17
Nostro box di vendita su Vinted
Nostro box di vendita su Wallapop
Nostro box di vendita su subito.it
Condividi questa pagina
Nostra publicità
Compra su Vinted
Compra su Vinted
#motociclismo #news #insella.it
Dopo una lunga attesa, Honda ha finalmente svelato lo scorso autunno la nuova CB1000F, la roadster che richiama nelle forme, nello stile e nelle livree le CB750F e CB900F Bol d'Or degli anni Ottanta. A distanza di qualche mese dal debutto, abbiamo avuto l'opportunità di provarla in anteprima.
Prima di raccontarvi come va, diamo un occhio alle sue caratteristiche tecniche. La CB1000F condivide gran parte della propria base meccanica con la CB1000 Hornet, introdotta nel 2025 (qui la nostra prova completa). Il telaio in acciaio (ad eccezione del telaietto), il forcellone in alluminio, le sospensioni Showa completamente regolabili – con forcella a steli rovesciati e monoammortizzatore centrale – così come i cerchi e l'impianto frenante sono infatti gli stessi. Cambia invece l'altezza della sella, che sulla nuova arrivata scende a 79,5 cm rispetto agli 81 cm della Hornet.
Confermato anche il motore, il quattro cilindri in linea raffreddato a liquido di derivazione Fireblade MY 2017. Sulla CB1000F ha però una configurazione dedicata, pensata per migliorare il carattere a i bassi e medi regimi, per questo la potenza è stata ridotta a 124 CV a 9.000 giri/min. La coppia massima raggiunge invece i 103 Nm a 8.000 giri/min. La trasmissione prevede un cambio a sei rapporti, con le prime due marce piùcorte e la sesta più lunga, mentre il controllo di trazione è incluso nella dotazione di serie. Per chi lo desidera è disponibile, come optional, anche il cambio elettronico bidirezionale.
Ricco il pacchetto offerto da Honda che prevede 5 modalità di guida di cui tre predefinite (Rain, Road, Sport), più due personalizzabili, nelle quali è possibile gestire l'erogazione oltre all'intervento del controllo di trazione, del freno motore e dell'anti wheeling, che può essere escluso. L'equipaggiamento comprende inoltre illuminazione Full LED, display TFT a colori da 5 pollici con connettività per smartphone e sistema di avviamento keyless . Il peso in ordine di marcia si attesta a 214 kg, con il serbatoio da 16 litri completamente pieno.
Al di là del design, la differenza più evidente tra la CB1000F e la Hornet riguarda l'ergonomia. Per ottenere una posizione di guida più confortevole i tecnici hanno riprogettato il telaietto posteriore, introducendo una sella più ampia, piatta e spaziosa, raggiungendo un'altezza da terra di 79,5 cm. Anche il manubrio è stato rivisto: è più in alto, più largo e ricurvo verso chi guida.
Una volta in sella si apprezza subito la posizione naturale, con il busto ben eretto e un manubrio che garantisce un buon controllo dell'avantreno. Toccare terra non è un grosso problema, anche se la sella mantiene una certa larghezza nella zona di raccordo con il serbatoio. Buona anche l'abitabilità per chi è alto intorno al metro e ottanta, sebbene la distanza tra sella e pedane non sia particolarmente abbondante e costringa i motociclisti più alti ad avere le gambe maggiormente flesse.
Fin dai primi metri si aprezza il carattere del quattro cilindri, il quale offre un'erogazione fluida e progressiva. La risposta al gas è ottima, il motore cresce di giri rapidamente e la spinta ai bassi e medi regimi è notevole, per poi scatenarsi agli alti. Le vibrazioni su manubrio e pedane si sentono, ma non risultano particolarmente fastidiose, se non agli alti regimi. Va segnalato però che a 130 km/h si viaggia intorno ai 4.500 giri, e in questo range risultano sopportabili. Se pensate di viaggiare in autostrada, oltre a questo aspetto va considerata la totale assenza di portezione aerodinamica. La pressione su busto e casco è significativa e rende i trasferimenti più lunghi abbastanza impegnativi.
Su strada la CB1000F convince per equilibrio e facilità di guida. In città si dimostra agile e maneggevole nel traffico, ha sospensioni in grado di digerire efficacemente le sconnessioni e il calore trasmesso dal motore non è eccessivo nemmeno nelle giornate più calde. Fuori città , la posizione di guida rilassata invita a mantenere uno stile di guida fluido e rotondo, sfruttando l'elasticità del motore. Se si vuole alzare il ritmo la ciclistica risulta comunque all'altezza, con sospensioni che, seppur scorrevoli, gestiscono molto bene i trasferimenti di carico e freni capaci di un ottimo mordente oltre che di modulabilità .
Si rifà nelle linee e nei colori alle CB 750F e 900F Bol D'Or, ma la base tecnica è quella della Hornet 1000, seppur con alcune modifiche. Bella e divertente da guidare, ha un motore regolare ma grintoso, una ciclistica sana e una dotazione di livello. Prezzo corretto
| Motore | 4 cilindri in linea, 4 tempi |
| Cilindrata (cm3) | 1.000 |
| Raffreddamento | a liquido |
| Alimentazione | a iniezione |
| Cambio | a 6 rapporti |
| Potenza CV (kW)/giri | 124 (91)/9.000 |
| Freno anteriore | a doppio disco di 310 mm |
| Freno posteriore | a disco di 240 mm |
| Velocità massima (km/h) | 230 |
| Altezza sella (cm) | 79,5 |
| Interasse (cm) | 145,5 |
| Lunghezza (cm) | 213,5 |
| Peso (kg) in o.d.m con il pieno | 214 |
| Pneumatico anteriore | 120/70-17" |
| Pneumatico posteriore | 180/55-17" |
| Capacità serbatoio (litri) | 16 |
| Riserva litri | n.d |
Dal 3 al 6 settembre Mandello del Lario ospiterà le Giornate Mondiali Moto Guzzi 2026. L’edizione di quest’anno sarà dedicata all’inaugurazione del nuovo stabilimento e del museo rifatti da cima a fondo
In calendario dal 3 al 6 settembre, le Giornate Mondiali Moto Guzzi 2026 saranno quest’anno un appuntamento più speciale del solito. La Casa festeggerà infatti i suoi 105 anni di storia con l’apertura - attesa ormai da tempo - del nuovo stabilimento produttivo e del nuovo Museo Moto Guzzi, entrambi realizzati all’interno dello storico sito sul ramo orientale del lago di Como.
La galleria del vento è stata ristrutturata e lo spazio antistante ridisegnato
L’evento sarà l’occasione per mostrare il nuovo volto della fabbrica, che continuerà a ospitare la produzione delle Moto Guzzi nello stesso luogo dove vengono costruite senza interruzioni dal 1921. Il nuovo impianto - vi accennavamo qualcosa qui - è stato progettato per unire tradizione e innovazione tecnologica, mantenendo il legame con la storia del marchio ma introducendo spazi e soluzioni pensati per la produzione delle moto del futuro.
Uno dei momenti più attesi sarà l’apertura del nuovo Museo Moto Guzzi, dedicato alla storia tecnica e sportiva del marchio. Come già vi raccontavamo qui, gli spazi, ricavati all’interno del perimetro originale della fabbrica, racconteranno oltre un secolo di evoluzione motociclistica attraverso moto, tecnologia e design. Il complesso non sarà però soltanto un museo: il progetto comprende anche un Motoplex Store, una caffetteria, aree dedicate a workshop ed eventi, trasformando Mandello in un punto di riferimento per gli appassionati provenienti da tutto il mondo.
Gli spazi saranno visitabili gratuitamente durante le GMG 2026, previa registrazione online.
Complice la grande inaugurazione, l’edizione 2026 delle Giornate Mondiali Moto Guzzi punta a essere la più grande mai organizzata. Sono attese decine di migliaia di motociclisti e appassionati, con un programma che comprenderà musica, eventi, test ride della gamma Moto Guzzi e un'area dedicata allo street food.
Tra gli appuntamenti più attesi non mancherà la tradizionale parata delle Moto Guzzi, prevista per la mattina di sabato, con migliaia di moto dell’Aquila impegnate in una sfilata da Lecco a Mandello del Lario. A fare da accompagnamento alla manifestazione ci saranno anche il palco e l’animazione di Virgin Radio, per quattro giorni dedicati alla storia e al futuro di uno dei marchi motociclistici italiani più longevi.
La Classic monta un enorme V8 Chevrolet da 8200 cm³, roba che tutto il resto della produzione mondiale a due ruote nemmeno si sogna
Se vi piacciono le grosse cilindrate con Boss Hoss troverete pane per i vostri denti. Il marchio del Tennessee opera già da parecchi anni e sempre con lo stesso obiettivo: esagerare. Produce motociclette impressionanti, con cilindrate vicine più ad un camion o a una macchina supersportiva che non a una moto. Del resto è proprio a quello che deve la sua reputazione, al fatto di costruire motociclette spinte da mostruosi propulsori V8 americani.
Questo è il suo fiore all’occhiello, il vertice della sua gamma: la Classic Cruiser monta un enorme V8 Chevrolet da 8200 cm³, roba che tutto il resto della produzione mondiale a due ruote nemmeno si sogna. La sproporzione rispetto agli altri giganti della categoria è evidente: la Honda Gold Wing che a noi sembra tanto muscolosa è spinta da un sei cilindri boxer di 1833 cm³, la più grossa delle Harley Davidson arriva a 1977 cm³ e anche la Triumph Rocket 3, esagerazione delle esagerazioni, ha un tre cilindri di 2458 cm³. Sarebbero tantissimi rispetto alle altre, ma la Boss Hoss di punta è oltre tre volte tanto e addirittura quattro rispetto alla Honda, per giunta con due cilindri in più.
A una muscolatura da wrestling corrispondono prestazioni da capogiro: parliamo di una potenza che supera i 600 CV e di una impressionante coppia di 770 Nm che ha portato alla scelta di un cambio semiautomatico a due velocità invece di un cambio motociclistico convenzionale; con quel tiro basta e avanza anche se la moto in ordine di marcia pesa 545 kg. Non stupisce che la retromarcia sia di serie, fare manovra diventa un’impresa titanica.
La velocità massima è di circa 200 km/h ma non è su quella che il bestione punta per fare colpo: qui è l’esagerazione a farla da padrona. E anche il narcisismo: impossibile passare inosservati con un attrezzo del genere.
Il francese lascia Yamaha dopo otto anni e firma con HRC per il 2027 e 2028. Un annuncio atteso da mesi, ma pesantissimo
Ci sono trasferimenti che ti spiazzano e altri che aspetti da così tanto tempo da chiederti perché ci abbiano messo tanto a metterli nero su bianco. Quello di Fabio Quartararo alla Honda appartiene alla seconda categoria: se ne parlava praticamente da inizio 2026, prima ancora che la stagione partisse, eppure solo martedì 21 luglio è arrivato il comunicato ufficiale di HRC. Il "Diablo" correrà con la casa dell'ala dorata nel 2027 e nel 2028, contratto biennale, addio a Yamaha dopo otto stagioni e un titolo mondiale.
Il tempismo non è un caso. Il 2027 è l'anno della grande rivoluzione tecnica in MotoGP: fuori i mille, dentro i nuovi motori da 850 cm³, e con loro un regolamento ripensato da capo che include anche il passaggio alle gomme Pirelli. Per i costruttori è l'occasione di ripartire da zero e provare a colmare, almeno sulla carta, il divario accumulato negli ultimi anni nei confronti delle europee. La Honda parte da questo presupposto: prendere un pilota nel pieno della carriera e costruirci attorno il nuovo corso. E qui sta il punto interessante. Da una parte c'è una casa che dopo l'addio di Marc Marquez, ormai tre anni fa, cercava un nome pesante su cui rifondare il progetto ufficiale. Dall'altra un campione del mondo 2021 che negli ultimi anni ha dovuto convivere con una moto poco competitiva, senza mai smettere di essere il miglior interprete di casa Yamaha. Due esigenze speculari che si incontrano al momento giusto: entrambi scommettono che il cambio di regolamento sia la carta buona per rimescolare le gerarchie.
Il francese, 27 anni, non ha bisogno di presentazioni. Arrivato nella classe regina nel 2019 con la Petronas SRT, si fece notare subito conquistando la pole già alla quarta gara e chiudendo l'anno d'esordio con sei pole e sette podi. Nel 2021 il titolo mondiale, l'anno dopo il secondo posto iridato dietro Bagnaia. Poi la parabola discendente in sella alla M1. Il bilancio in top class racconta comunque di 11 vittorie, 32 podi e 21 pole position. Resta un tassello da sistemare: chi sarà il compagno di squadra. Honda ha ufficializzato anche l'ingaggio di David Alonso, ma senza specificare in quale team correrà , e in ballo c'è pure Diogo Moreira dell'LCR. Insomma, la coppia ufficiale è ancora tutta da definire. Quel che è certo è che sia Joan Mir sia Luca Marini lasceranno l'attuale formazione, con il primo già promesso al team Gresini Ducati dal prossimo anno.
Nella patria della BMW arriva un risultato inatteso: nei primi sei mesi del 2026 la naked di Kawasaki è stata la moto più scelta dai clienti privati tedeschi, superando l’R 1300 GS. La maxi enduro bavarese resta prima nelle immatricolazioni complessive, ma perde un primato che durava da anni…
La BMW R 1300 GS continua a essere la moto più immatricolata in Germania nel primo semestre 2026 (da noi è seconda dopo l’Africa Twin di Honda). Tra gennaio e giugno la maxi enduro bavarese ha infatti registrato 4.183 nuove immatricolazioni. Quasi il doppio rispetto alle 2.833 della Kawasaki Z 900. Il risultato cambia però analizzando nel dettaglio gli intestatari delle moto, dato che la classifica generale comprende anche immatricolazioni effettuate da aziende, flotte e altre persone giuridiche, che possono incidere in modo significativo sui numeri finali.
Componente che, nel caso dell’R 1300 GS, pesa parecchio, dato che secondo l'analisi delle intestazioni, il 43,4% delle GS immatricolate nel periodo considerato risulta infatti riconducibile a soggetti non privati. Di contro, la Z 900 è stata acquistata quasi esclusivamente da motociclisti privati.
Ricalcolando i dati considerando soltanto le persone fisiche, nel primo semestre 2026 la BMW R 1300 GS arriva a circa 2.367 immatricolazioni private, mentre la Kawasaki Z 900 raggiunge quota 2.646. È quindi la naked giapponese a conquistare il primo posto nella graduatoria riservata ai clienti privati.
Il dato è particolarmente significativo perché negli ultimi anni la BMW GS aveva mantenuto un dominio quasi incontrastato nelle classifiche private tedesche del primo semestre. Dal 2020 al 2025, infatti, il primo posto era sempre andato alla famiglia GS: dal 2020 al 2023 alla R 1250 GS, poi alla nuova R 1300 GS nel 2024 e nel 2025. La Kawasaki Z 900 era comunque sempre rimasta nelle posizioni di vertice, spesso subito alle spalle della maxi enduro bavarese, senza però riuscire a superarla. Nel 2026 lo scenario è cambiato e la regina a ceduto il passo alla rivale nipponica.
Il risultato della naked di Akashi non arriva certo per caso. La Z 900 è da anni uno dei modelli più apprezzati del mercato grazie a un rapporto qualità -prezzo competitivo e a caratteristiche che la rendono adatta a un pubblico molto ampio.
La Proto HEV ha addirittura due motori elettrici e uno a combustione interna e trasmissione a variatore. Recenti brevetti dimostrano che il progetto sta andando avanti a tappe forzate
Nuove richieste di brevetto rivelano che la Yamaha ha ripreso il processo di sviluppo di veicoli a propulsione ibrida dopo un lungo stop seguito alla crisi economica globale del 2008, quando i produttori hanno tagliato i budget di ricerca e sviluppo mettendo in stand-by i progetti più innovativi e rischiosi.
Lo scorso anno la Casa giapponese aveva presentato due prototipi di moto, la naked Proto PHEV basata sulla MT-09 a tre cilindri nella quale la propulsione ibrida plug-in serve per migliorare prestazioni ed emissioni, e la Proto HEV monocilindrica con addirittura due motori elettrici e uno a combustione interna, e trasmissione a variatore, da scooter. È a questo secondo prototipo che sono applicate le soluzioni descritte nei brevetti: si tratta di un ibrido serie - parallelo con una amplissima possibilità di combinazione di impiego dei tre motori.
Il primo di quelli elettrici è alloggiato nella parte posteriore del gruppo forcellone - trasmissione, è alimentato da un pacco batterie di notevoli dimensioni posizionato tra le gambe del conducente e agisce direttamente sulla ruota posteriore. Permette di usare il veicolo in modalità completamente elettrica, spegnendo il motore a combustione interna e connettendolo alla trasmissione CVT tramite una frizione elettromagnetica. Durante la decelerazione rigenera energia restituendola alla batteria.
Il cambio cvt può disinnestare il motore a benzina
Il secondo motore elettrico è direttamente sull’albero motore e oltre a fornire forza motrice agisce anche come generatore. Quando la batteria si scarica oltre un certo livello la frizione elettromagnetica disinnesta il propulsore endotermico dal cambio CVT permettendogli di funzionare a regime costante per azionare il generatore e ricaricare la batteria. Se il conducente apre di più il gas la frizione si innesta automaticamente e il motore a combustione si collega alla ruota posteriore, continuando però a caricare la batteria, ed eventualmente entra in azione anche il motore posteriore così che il veicolo funziona in modalità ibrida parallela.
Se si vogliono privilegiare le prestazioni, c’è una modalità boost nella quale tutti e tre i motori spingono contemporaneamente.
Due i temi riguardanti i brevetti: il primo riguarda il modo in cui il sistema passa senza soluzione di continuità da una modalità all’altra, gestito dal computer di bordo che interviene sulle modalità di trazione e rigenerazione dei motori, la posizione dell’acceleratore del motore a combustione e l’innesto e il disinnesto della frizione, in modo che il passaggio sia il più dolce possibile.
Il secondo è l’applicazione del sistema di propulsione ad uno scooter dall’aspetto convenzionale, con tutte le difficoltà che si possono incontrare nell’alloggiamento dei vari dispositivi.
La Black Edition della Skate 50 sarà prodotta in serie limitata a 100 pezzi: livrea total black, forcella maggiorata e un prezzo parecchio interessante
Vent prende la sua Skate 50, la infila in un completo total black e la mette in vendita in appena cento esemplari. Si chiama Black Edition e arriva da luglio, andando ad affiancare le sorelle Dérapage 50 e 125 già disponibili in versione tutta scura. L'idea, dichiarata senza troppi giri di parole dalla casa di Introbio, è dare al proprio cinquantino motard un vestito che si faccia notare nel parcheggio della scuola prima ancora di accendere il motore. Livrea completamente nera, grafiche dedicate, e quel tanto di aggressività che alla fascia d'età di riferimento non dispiace mai. Fin qui parliamo di estetica, e va bene così: una serie speciale su un 50 vive soprattutto di quello. Ma non è solo questo...
Il pezzo forte è la forcella upside-down con steli anodizzati neri da 41 mm, montata solo su questa versione. Non è un dettaglio da poco: la Skate 50 di listino monta una forcella tradizionale da 37 mm, quindi qui si passa a un livello superiore. Tradotto, almeno sulla carta: più rigidità davanti e un'estetica da moto più grossa, che su un cinquantino conta parecchio. A completare c'è un manubrio a sezione maggiorata, scelto per dare una sensazione di guida più piena tra le mani. Sotto, la sostanza resta quella della Skate 50 che conosciamo. Il motore è il monocilindrico Minarelli a due tempi di 49,7 cm³ raffreddato a liquido, abbinato al cambio a sei rapporti e all'avviamento a pedale. Il telaio è il perimetrale in acciaio derivato dalle cross, la ricetta che ha fatto il nome del modello tra i più giovani alle prime armi. La VENT Skate 50 Black Edition si trova già dai concessionari, sempre che uno dei cento esemplari sia ancora lì ad aspettare. Prezzo: 3.350 euro.
Un nuovo servizio permette di inviare comunicazioni con valore legale tramite WhatsApp, SMS ed email. Per ora le multe stradali seguono le procedure previste dalla legge, ma la tecnologia apre nuovi scenari per le notifiche digitali
La classica raccomandata cartacea potrebbe avere presto un'alternativa digitale. Dopo la PEC (che però non tutti hanno), un nuovo servizio chiamato NotificaTo sviluppato da LetteraSenzaBusta consente infatti di inviare comunicazioni con valore legale attraverso WhatsApp, SMS ed email, sfruttando un sistema di recapito elettronico certificato. Una novità che inevitabilmente fa pensare anche alle multe, che potrebbero appunto arrivare direttamente sullo smartphone.
Per il momento, no. Le sanzioni rilevate da autovelox e altri sistemi di controllo continuano a seguire le modalità di notifica previste dalla normativa, ma l'introduzione di strumenti digitali con valore legale, è chiaro, apre uno scenario nuovo.
Oggi una comunicazione con valore legale destinata a un privato passa principalmente dalla raccomandata tradizionale oppure dalla PEC (ma solo, in quest’ultimo caso, quando il destinatario dispone di un indirizzo valido e reperibile nei pubblici registri, per esempio per alcune categorie di soggetti obbligati a possederlo).
NotificaTo punta a semplificare il processo utilizzando canali già presenti nella vita quotidiana degli utenti. Il sistema viene presentato come un SERC (Servizio elettronico di recapito certificato) conforme al regolamento europeo eIDAS e permette di associare la comunicazione a un numero di telefono o a un indirizzo email. Secondo l'azienda, il sistema produce fino a otto prove certificate relative alle varie fasi della comunicazione: dall'invio alla consegna, fino all'apertura da parte del destinatario.
Il vantaggio principale sarebbe nella rapidità : una comunicazione potrebbe raggiungere il destinatario direttamente sul dispositivo che utilizza ogni giorno, senza tempi di attesa legati alla spedizione postale. Come accennato, per il momento si tratta però soltanto di un’ipotesi futura. Eventuali cambiamenti nelle modalità di notifica delle sanzioni richiederebbero interventi specifici da parte delle amministrazioni e modifiche alle procedure previste.
Arriverà anche quel giorno. Oggi, comunque, le multe sono consultabili anche da pc e smartphone. Ve ne parlavamo qui: le multe sono tutte online: attivo il portale della Polizia Stradale
Nuovi sviluppi nel caso dei due motociclisti britannici arrestati durante il viaggio verso l'Australia. A Craig Foreman sarebbero stati inflitti altri due anni di carcere, mentre entrambi proseguono lo sciopero della fame iniziato a maggio
Si aggrava la posizione di Craig Foreman, il motociclista britannico detenuto in Iran insieme alla moglie Lindsay con l'accusa di spionaggio. Secondo quanto riferito dalla famiglia, all'uomo sarebbero stati aggiunti altri due anni di reclusione rispetto alla condanna a dieci anni inflitta lo scorso febbraio. La coppia era stata arrestata il 3 gennaio 2025 durante un viaggio in moto dall'Europa all'Australia, mentre attraversava il territorio iraniano.
Stando al racconto dei familiari, Craig Foreman sarebbe stato convocato con il pretesto di un incontro con il proprio avvocato, ma una volta arrivato si sarebbe trovato davanti a un giudice che gli ha comunicato l'estensione della pena. Sempre secondo la famiglia, l'udienza si sarebbe svolta senza la presenza di un legale, di un interprete e senza che il motociclista potesse difendersi. I parenti ritengono inoltre che la nuova condanna sia una ritorsione per alcune dichiarazioni rilasciate da Foreman ai media dal carcere di Evin, a Teheran.
Da maggio Craig e Lindsay Foreman sono in sciopero della fame per protestare contro il divieto di comunicare telefonicamente con i familiari. Secondo informazioni diffuse dall'organizzazione per i diritti umani HRANA e riportate dalla famiglia, Craig avrebbe perso circa 16 kg, mentre Lindsay accuserebbe vertigini e tremori. I parenti sostengono inoltre che una loro lettera, con cui chiedevano ai due di interrompere la protesta, e un pacco contenente medicinali e altri beni di prima necessità non sarebbero mai stati consegnati.
Il Ministero degli Esteri britannico ha chiesto chiarimenti alle autorità iraniane sulla presunta estensione della pena e continua a seguire il caso attraverso l'assistenza consolare. Anche due relatrici speciali delle Nazioni Unite hanno recentemente chiesto il rilascio della coppia, evidenziando le irregolarità che, a loro giudizio, avrebbero caratterizzato il procedimento giudiziario. La famiglia ha infine accolto positivamente la nomina di Alistair Burt, primo inviato del Regno Unito incaricato di seguire i casi complessi che coinvolgono cittadini britannici detenuti all'estero, nella speranza che il suo intervento possa favorire una svolta nella vicenda.
Le case indiane hanno in cantiere modelli adventure che in patria dovrebbero arrivare tra pochi mesi e, probabilmente, sbarcheranno anche in Europa
Indiani all’attacco del segmento adventure. È una branca che in questo momento tira fortissimo sul mercato locale, e siccome parliamo di un Paese con 1 miliardo e mezzo di abitanti la cosa certo non poteva lasciare indifferenti i costruttori. Così marchi affermati Come Bajaj, Hero e Royal Enfield hanno messo in cantiere modelli adventure che in patria (loro) dovrebbero arrivare già tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, ma probabilmente sbarcheranno anche in Europa.
Royal Enfield aveva già mostrato il prototipo di pre-produzione della sua Himalayan 750 al Salone di Milano dello scorso anno e il CEO dell’azienda, B. Govindarajan, ha confermato che la versione definitiva farà il suo debutto mondiale a EICMA 2026 a novembre. Del resto è già stata fotografata diverse volte nel corso dei collaudi su strada in India. Avrà forcella a steli rovesciati e sospensione posteriore monoammortizzatore, entrambi regolabili; i cerchi saranno a raggi di 19“ anteriore e 17†posteriore, tra le caratteristiche la presenza di portapacchi posteriore, faro a LED, paramani, scarico rialzato e parabrezza. Monterà un nuovo motore bicilindrico parallelo di 750 cm³ che dovrebbe avere una potenza dell’ordine di 55-60 CV.
Avevamo già visto la Hero Xpulse 421 all'EICMA 2024, poi era scomparsa nel nulla per ricomparire ora durante un test effettuato dai piloti della Dakar in Ladakh. Telaio a traliccio in acciaio, forcella a steli rovesciati e sospensione posteriore monoammortizzatore, dovrebbe avere cerchi di 21†all’anteriore e 18†al posteriore, è logico aspettarsi che compaia all'EICMA.

Debutta nel segmento delle moto adventure entry-level anche Bajaj Auto, con un modello completamente nuovo di 249 cm³ che nella versione per il mercato indiano monta lo stesso motore monocilindrico raffreddato ad aria/olio della Pulsar N250. Potremmo vederlo all'EICMA 2026 e dai concessionari nel 2027.