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News n. 1
Honda CRF300L Red Edition: la tuttofare diventa ancora piĂą off-road Honda CRF300L Red Edition: la tuttofare diventa ancora piĂą off-road

 Con RedMoto la CRF300L si fa piĂą off-road: forcella regolabile, Ă–hlins al posteriore e gomme specialistiche omologate

massimo.miliani

Due anime, un progetto

La Honda CRF300L è da anni un riferimento nel segmento (non troppo affollato, a dir la verità) delle dual sport: accessibile, affidabile, capace di fare tutto, senza magari troppi picchi ma con quella versatilità quotidiana che la rende interessante per chi non vuole rinunciare a sporcarsi gli stivali il weekend. Per il 2026 Honda ha deciso di alzare l'asticella collaborando con RedMoto, specialista nei prodotti off-road Honda, per dar vita alla CRF300L Red Edition: stessa base, ma con una serie di interventi tecnici che la indirizzano verso un utilizzo decisamente più impegnativo.
Il primo elemento che colpisce è la nuova omologazione: la Red Edition accetta infatti pneumatici nelle misure 90/90-21 all'anteriore e fino a 140/80-18 al posteriore, aprendo la porta a coperture enduro o rally specialistiche che sulla versione standard non rientrano nel libretto. 

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La versione EVO è ancora più spinta

Ciclistica, protezioni e componenti racing

Sul fronte sospensioni, la forcella adotta cartucce con sistema idraulico rivisto, tubi trattati DLC, pistoni da 20 mm con passaggi olio maggiorati e regolazioni complete di compressione, estensione e precarico. Al posteriore lavora un monoammortizzatore Ă–hlins 46 HRC, regolabile in compressione ed estensione. Le protezioni sono affidate alla piastra paramotore AXP, estesa fino al leveraggio del forcellone; di serie la moto monta Pirelli MT21 RallyCross (90/90-21 e 120/80-18). Il nuovo codino portatarga alleggerisce la coda e si integra con il silenziatore ridisegnato, mentre le protezioni telaio Vibram completano il pacchetto.
Il motore resta il monocilindrico da 286 cmÂł giĂ  conosciuto sulla CRF300L, ma, grazie ai componenti racing opzionali (e non omologati per l'uso stradale) – scarico completo SC-Project con collettore in acciaio, silenziatore in titanio e fondello in carbonio, piĂą la centralina UpMap gestibile via Bluetooth – il propulsore guadagna in potenza e coppia rispetto alla versione standard. 
Per chi vuole esagerare è rpevista anche una versione EVO, che aggiunge pedane in ergal ricavate dal pieno, tubi radiatore blu, minuteria in alluminio anodizzato rosso, corona bimetallo, cruna catena AXP rinforzata e manubrio in alluminio con manopole racing. Roba per chi in fuoristrada vuole andarci asul serio. Entrambe le versioni saranno disponibili su ordinazione da maggio 2026: la Red Edition a 7.990 euro, la EVO a 8.590 euro.

Moto
Data articolo: Sat, 07 Mar 2026 13:16:27 +0000
News n. 2
Quando i designer auto ci provano con le moto: Lambretta LUI il flop spaziale Quando i designer auto ci provano con le moto: Lambretta LUI il flop spaziale

Nata dal genio di Nuccio Bertone, la Lambretta LUI era bella ed elegante. Uno scooter con ambizioni spaziali e colori audaci, ma poco performante e forse troppo innovativo per il mercato di fine anni ’60. Fu un gigantesco flop…

Riccardo Allegro

Lambretta LUI

Nella primavera del 1968, la Innocenti lanciò sul mercato un ciclomotore destinato a segnare una svolta stilistica: la Lambretta “Lui”. Nato dall’estro del designer auto Nuccio Bertone, il progetto si proponeva di conquistare un segmento fino ad allora trascurato: i quattordicenni, che giĂ  guidavano scooter di piccola cilindrata senza patente. Dopo il boom del dopoguerra, quando scooter e moto avevano motorizzato il Paese, le vendite avevano subito un calo: il benessere crescente e la diffusione delle automobili avevano ridotto l’uso quotidiano delle due ruote, che rimanevano tuttavia simbolo di libertĂ , svago e autonomia. 

Si punta ai piĂą giovani

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Il segmento dei 50 cm³, guidabili già a 14 anni senza patente, sembrava promettente: le case costruttrici avevano iniziato a offrire prodotti differenziati, motorini sportivi, da cross, da turismo o semplici e robusti ciclomotori con avviamento a pedali. Qui la Innocenti si trovava indietro rispetto alla concorrenza. Dopo aver sfidato Piaggio nel dopoguerra, la Casa di Lambrate aveva infatti perso terreno sul mercato giovanile, dove la concorrenza era già ben organizzata. L’arrivo nel 1967 del Ciao non fece che accelerare la corsa a Lambrate: serviva un mezzo economico, originale e moderno, capace di distinguersi tra gli scooter giovanili…

Sognando la luna

L’uomo giusto per il lavoro fu subito individuato in Nuccio Bertone, già padre di vetture iconiche come la Lamborghini Miura. Bertone, a cui fa data totale libertà espressiva da parte della Innocenti, si mise al lavoro sul finire del 1967 partendo da prototipi in legno che gli permisero di sperimentare forme audaci e soluzioni innovative. L’ispirazione principale venne dallo spazio e dalla corsa alla Luna, temi allora di grande fascino culturale e diffusione mediatica. La sfida era trovare un equilibrio tra estetica avveniristica e funzionalità, creando uno scooter moderno ma facilmente producibile.

Pronti al lancio

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Il risultato fu un mezzo che rompeva con tutti i precedenti standard: la versione “CL” montava un manubrio trapezoidale a traliccio e un fanale posteriore cromato, elementi che divennero la firma estetica del Lui. La carrozzeria a scocca portante venne proposta in colori vivaci: arancio, verde mela e azzurro intenso. L’aspetto generale del mezzo, dicevamo, si rifaceva all’immaginario dello spezio e delle navicelle di cui tanto si parlava in quegli anni. Non per nulla, per il lancio, la campagna pubblicitaria replicò la superficie lunare sulle scogliere della Costa Smeralda, accompagnata dallo slogan “Tutti per Lui, Lui per tutti!”.  

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All’inizio del 1968 la produzione era già avviata: in pochi mesi si passò dal disegno alla catena di montaggio, un’impresa notevole considerando che la gestazione media di uno scooter richiedeva due-quattro anni. Per il mercato estero nacquero anche versioni con nomi evocativi dello spazio: “Luna”, “Vega”, “Cometa”.

Scheda tecnica 

Il 2 tempi con cilindro verticale da 50 cmÂł sviluppava 1,5 CV a 4600 giri/min, la trasmissione era a catena in bagno d’olio, con rapporto 11/47, frizione a dischi multipli e cambio 3 marce e l’accensione a magnete-volano-alternatore. 

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Il telaio era il monotrave in lamiera stampata abbinato ad una sospensione anteriore a biellette oscillanti e ad un posteriore a motore oscillante con monoammortizzatore. Le ruote calzavano pneumatici 3x10, mentre i freni, ovviamente a tamburo, erano di 125x17 e 150x17. Il tutto per un peso sulla bilancia di 68,5 kg. 

Due motorizzazioni, due allestimenti

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Il Lui fu proposto in due cilindrate: 50 cm³, adatta ai giovanissimi, e 75 cm³, destinata all’export e a chi aveva già sedici anni e patente. Gli allestimenti erano due. La C, versione base, con manubrio classico e fanalino posteriore standard e la CL, con il manubrio e fanale firmati Bertone, che fu anche la più venduta. I prezzi erano competitivi: 89.500 Lire per la “C” e 95.000 Lire per la “CL”, meno della Vespa 50, che costava 105.000 Lire.

Un flop spaziale

Nonostante la bellezza delle linee e la  genialitĂ  della progettazione, il Lui non fu apprezzato (o forse compreso) dal pubblico italiano. C’erano, va detto, alcuni limiti evidenti: la velocitĂ  era assai contenuta (massimo 40 km/h per la 50 cmÂł), i piccoli cerchi e la ruota di scorta penalizzavano grandemente la instabilitĂ , i freni erano poco efficaci ed il cambio difficoltoso da innestare (3 marce a innesti a manopola). L’impossibilitĂ  di montare accessori comuni come ganci portaborse ed “elaborare” il motore senza interventi costosi allontanò i giovani a cui il Lui era rivolto. E così, dopo poco piĂą di un anno di produzione, la Lambretta Lui cessò di esistere nel giugno 1969. Un duro colpo per Innocenti, chee preannunciò la crisi della Lambretta in Italia. 

Per tornare alle origini: 1947: l'ora della Lambretta, la vera storia dello scooter milanese

Storie di moto
Data articolo: Sat, 07 Mar 2026 10:14:26 +0000
News n. 3
Customizer da incubo: addio doppio faro, la Triumph Speed Triple diventa un robottino Customizer da incubo: addio doppio faro, la Triumph Speed Triple diventa un robottino

La Speed Triple è una moto dalle forme fluide e un doppio faro che ha fatto storia. Origin8or l'ha smontata per farne una street fighter anni 90. Risultato: spigoli ovunque e due occhietti da robottino freak

massimo.miliani

Il regalo di pensione piĂą costoso della storia

C'è un tipo di cliente che ogni artigiano del mondo conosce bene: quello che arriva con qualcosa che funziona perfettamente e vuole che gliela si rifaccia da capo. Nel mondo delle moto, questo cliente è un signore gallese appena andato in pensione, che possedeva una Triumph Speed Triple 1050 del 2008 con soli 20.000 km sul groppone. Tre cilindri in linea, 1.050 cm³, 131 CV, e soprattutto una linea che Triumph aveva affinato nel tempo fino a renderla davvero riuscita: forme morbide, fluide, con quella muscolatura ben visibile da vera muscle bike in salsa inglese. Una moto che qualsiasi persona ragionevole si terrebbe così com'è per i prossimi vent'anni. Invece il nostro neo pensionato ha bussato alla porta di Rob Chappell di Origin8or Cycles con una richiesta precisa: voglio una street fighter ispirata alla cultura hooligan degli anni Novanta. E Rob si è messo al lavoro, tenendo dell'originale solo motore e forcella.

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Cruscotto... posteriore

Costruire il telaio, tra l'altro, non è stato facile: dopo alcune prove Chappell si è ispirato ai telai Spondon. Ma il momento piĂą difficile è arrivato con l'impianto elettrico. Spulciando tra i forum Rob si era convinto che la Speed Triple funzionava benissimo anche senza il quadro strumenti originale — bastava ricablare tutto attorno a un'unitĂ  Motogadget e il gioco era fatto. Poi la realtĂ : la Speed Triple di quella generazione usa un sistema CAN bus che per avviarsi ha bisogno dei dati provenienti dagli strumenti originali. Senza quadro, quindi, niente accensione. La soluzione trovata in extremis — smontare gli strumenti dalla loro scocca e nasconderli nel codino — è tanto ingegnosa quanto ammettere pubblicamente di aver perso una settimana ad ascoltare consigli sbagliati su un forum. 

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Dov'è finita l'eleganza inglese?

Gli spigoli e il delitto del faro

Il risultato, va detto, è una moto tecnicamente notevole: telaio e forcellone homemade, ammortizzatori YSS regolabili, cerchi Dymag in fibra di carbonio, e una carrozzeria interamente modellata a mano in alluminio. Chappell sa lavorare il metallo, questo è fuori discussione. Il problema è cosa ci ha fatto con quel metallo. Dov'erano curve, ora ci sono spigoli. Dov'era morbidezza, ora c'è geometria. La Speed Triple originale aveva una silhouette compatta e ben bilanciata; questa versione sembra che qualcuno abbia deciso di reinterpretarla con l'ausilio di un righello e molta determinazione.
Ma il vero crimine — quello che fa alzare un sopracciglio a chiunque conosca e ami la Speed Triple — è il frontale. Il doppio faro rotondo è da sempre il simbolo di questo modello, qui sparisce del tutto, sostituito da due piccoli proiettori ravvicinati e spigolosi che guardano il mondo con l'espressione perplessa di un folletto che non ha dormito. Per comprenderci meglio, faccio una citazione ad altissimo rischio boomer, ve lo ricordate il robottino Numero 5, in quel capolavoro di film del 1986, Corto Circuito? Ecco, l'estetica purtroppo è quella lì'. di L'identità visiva del modello, costruita da Triumph in vent'anni di evoluzione, cancellata in un colpo solo in nome di un immaginario hooligan. La livrea rosso e argento con il drago gallese dipinto sul serbatoio è un tocco personale che nessuno può togliergli — ma non basta a far dimenticare quel meraviglioso doppio faro.

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Notate qualche somiglianza?

Fuoriserie
Data articolo: Sat, 07 Mar 2026 09:50:43 +0000
News n. 4
Kawasaki Demo Tour 2026: il calendario dei test ride in Italia Kawasaki Demo Tour 2026: il calendario dei test ride in Italia

Con oltre venti tappe su tutto il territorio nazionale, il Demo Tour porta i modelli Kawasaki MY26 a disposizione dei motociclisti per prove su strada. Ecco le tappe e tutti i dettagli…

Riccardo Allegro

Kawasaki Demo Tour 2026

Con la primavera alle porte, prende il via il Kawasaki Demo Tour 2026, l’iniziativa itinerante che consente di testare su strada i modelli della gamma Kawasaki. Il tour parte il 6-8 marzo a Roma, in occasione dei MotoDays, e proseguirà fino a coprire l’intero territorio nazionale, dalla Sicilia al Friuli Venezia-Giulia, con oltre venti appuntamenti programmati. L’obiettivo del tour è offrire l’opportunità di provare le protagoniste della gamma MY26, incluse alcune delle novità più attese, tra cui la nuova Z1100 e, per chi ama lo stile retrò, la Z900RS SE. Attesa anche per la KLE500, pronta a muovere i primi chilometri italiani con il suo spirito Adventure. Accanto alle novità, saranno comunque disponibili le bestseller della gamma come Z900 e Versys 650, le sportive come ZX-4RR, le turistiche Versys 1100 e Ninja 1100SX, e i modelli ibridi Ninja & Z7 Hybrid.

Il Demo Tour 2026 si articola in tre formule distinte:

  • Factory Tour: presenza ufficiale con il truck Kawasaki presso i principali eventi motociclistici.
  • Performance Ride: tappe selezionate in tutta Italia con il supporto dei concessionari ufficiali e una vasta gamma di modelli MY26 da provare.
  • Dealer Experience: esperienze immersive presso concessionari selezionati per testare le principali novitĂ  della gamma.

Il calendario completo delle tappe è consultabile sul sito Kawasaki, alla sezione dedicata al Demo Tour 2026. Qui sotto le date di marzo.

6 - 8 marzo

Roma

Factory Tour

14 - 15 marzo

Roma

Performance Ride

21 - 22 marzo

Catania

Performance Ride

21-mar

Castrolibero (CS)

Dealer Experience

22 marzo

Catanzaro (CZ)

Dealer Experience

28 - 29 marzo

Lecce – TBC –

Performance Ride

Concorezzo (MB)

Dealer Experience

News
Data articolo: Sat, 07 Mar 2026 09:32:10 +0000
News n. 5
Ciclomotore, quadriciclo o motoveicolo? Non è solo questione di cilindrata Ciclomotore, quadriciclo o motoveicolo? Non è solo questione di cilindrata

Quali sono i criteri per classificare un veicolo a due o tre ruote come ciclomotore o motoveicolo? La risposta, ancora una volta, ce la fornisce il Codice della Strada

laurabiarella
Sapevate che anche un veicolo a quattro ruote può essere classificato come motoveicolo, insieme ai motocarri a tre ruote? Che alcuni ciclomotori a tre ruote possono trasportare merci e che esiste un ulteriore ordine di classificazione riconosciuta come “internazionale”? Non solo curiosità, ma specifiche tecniche che hanno ripercussioni in ambito assicurativo, sui requisiti per guidarli, sulla normativa stradale, e via dicendo.

Ciclomotori: 50 cc e 45 km/h

I ciclomotori (articolo 52 C.d.S.) sono definiti “veicoli a motore a due o tre ruote”, con due caratteristiche imprescindibili:
a) motore di cilindrata non superiore a 50 cc, se termico;
b) capacitĂ  di sviluppare su strada piana una velocitĂ  massima di 45 km/h.
Pertanto, quando il motore supera i 50 cm3 di cilindrata o se la velocitĂ  va oltre i 45 km/h, il Codice cataloga i mezzi come motoveicoli. I ciclomotori a tre ruote possono, per costruzione, essere destinati al trasporto di merci. La massa e le dimensioni sono stabilite in adempimento delle direttive comunitarie a riguardo, con decreto del Ministro dei trasporti, e tali caratteristiche devono risultare per costruzione.

Cosa sono i motoveicoli

La normativa risulta più complessa per i motoveicoli (articolo 53 C.d.S.). Anche questi vengono definiti come “veicoli a motore”, ma possono avere, oltre a due o tre, anche quattro ruote. La norma fornisce anche indicazioni sulle dimensioni: non possono superare 1,60 m di larghezza, 4,00 m di lunghezza e 2,50 m di altezza, la massa complessiva a pieno carico di un motoveicolo non può eccedere 2,5 t.
I motoveicoli vengono inoltre classificati in 8 sottocagorie:
a) motocicli: veicoli a due ruote destinati al trasporto di persone, in numero non superiore a due compreso il conducente;
b) motocarrozzette: veicoli a tre ruote destinati al trasporto di persone, capaci di contenere al massimo quattro posti compreso quello del conducente ed equipaggiati di idonea carrozzeria;
c) motoveicoli per trasporto promiscuo: veicoli a tre ruote destinati al trasporto di persone e cose, capaci di contenere al massimo quattro posti compreso quello del conducente;
d) motocarri: veicoli a tre ruote destinati al trasporto di cose;
e) mototrattori: motoveicoli a tre ruote destinati al traino di semirimorchi. Tale classificazione deve essere abbinata a quella di motoarticolato, con la definizione del tipo o dei tipi dei semirimorchi di cui al comma 2, che possono essere abbinati a ciascun mototrattore;
f) motoveicoli per trasporti specifici: veicoli a tre ruote destinati al trasporto di determinate cose o di persone in particolari condizioni e caratterizzati dall'essere muniti permanentemente di speciali attrezzature relative a tale scopo;
g) motoveicoli per uso speciale: veicoli a tre ruote caratterizzati da particolari attrezzature installate permanentemente sugli stessi; su tali veicoli è consentito il trasporto del personale e dei materiali connessi con il ciclo operativo delle attrezzature;
h) quadricicli a motore: veicoli a quattro ruote destinati al trasporto di cose con al massimo una persona oltre al conducente nella cabina di guida, ai trasporti specifici e per uso speciale, la cui massa a vuoto non superi le 0,55 t, con esclusione della massa delle batterie se a trazione elettrica, capaci di sviluppare su strada orizzontale una velocitĂ  massima fino a 80 km/h. Le caratteristiche costruttive sono stabilite dal regolamento. Detti veicoli, qualora superino anche uno solo dei limiti stabiliti sono considerati autoveicoli.
Solo quelli descritti  alle lettere d), e), f) e g) possono essere attrezzati con un numero di posti, per le persone interessate al trasporto, non superiore a due, compreso quello del conducente.

I motoarticolati

Il Codice comprende, inoltre, nella categoria dei motoveicoli, anche i motoarticolati, i quali possono raggiungere la lunghezza massima di 5 m. Sono definiti come “complessi di veicoli”, costituiti da un mototrattore e da un semirimorchio, e destinati al trasporto di tre sottocategorie di motoveicoli: motocarri (lettera d), motoveicoli per trasporti specifici (lettera f), motoveicoli per uso speciale (lettera g).

La classificazione internazionale

Diversamente, l’articolo 47 dello stesso Codice, suddivide ciclomotori e motoveicoli attraverso la cosiddetta “classificazione internazionale”.
In particolare i ciclomotori risultano così distinti: 
L1e: veicoli a 2 ruote di cilindrata fino a 50 cc e velocitĂ  massima fino a 45 km/h;
L2e: veicoli a 3 ruote di cilindrata fino a 50 cc ( fino a 4 Kw per motore a combustione interna e per i veicoli elettrici) e velocitĂ  massima fino a 45 km/h;
L6e in ulteriori due specie: a) veicoli a 4 ruote (quadriciclo leggero), con massa massima a vuoto fino a 350 Kg, con cilindrata fino a 50 cc (fino a 4 Kw per motore a combustione interna; b) veicoli elettrici e velocitĂ  massima fino a 45 km/h.

I motoveicoli, invece, sempre attraverso la classificazione internazionale, vengono contraddistinti in:
L3e: veicoli a 2 ruote con cilindrata superiore a 50 cc e velocitĂ  oltre i 45 Km/h;
L4e: veicoli a 3 ruote asimmetriche rispetto all’asse longitudinale mediano, con cilindrata superiore a 50 cc e velocità oltre i 45 Km/h;
L5e: veicoli a 3 ruote simmetriche rispetto all’asse longitudinale mediano, con cilindrata superiore a 50 cc e velocità oltre i 45 Km/h;
L7e: quadricicli, differenti da quelli di cui alla categoria L6e, la cui massa a vuoto risulta inferiore o pari a 400 kg (550 kg per i veicoli destinati al trasporto di merci), esclusa la massa delle batterie per veicoli elettrici, e la cui potenza massima netta del motore risulta inferiore o uguale a 15 kW.
Legge e burocrazia
Data articolo: Sat, 07 Mar 2026 08:07:22 +0000
News n. 6
Itinerari golosi, dalla Franciacorta alla Presolana, due giorni tra tornanti e gioie del palato Itinerari golosi, dalla Franciacorta alla Presolana, due giorni tra tornanti e gioie del palato

Un viaggio in moto ad anello, con partenza e arrivo nel bresciano, da gustare ad andature tranquille. Marco Barabanti di Slow Ride Italy ci porta dalla pianura alla montagna, attraversando le colline del bresciano e costeggiando le sponde del lago d'Iseo

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à un viaggio dedicato a chi preferisce muoversi senza fretta, magari su chilometraggi non troppo elevati e con frequenti pause. Per le sue caratteristiche è particolarmente indicato per chi vuole fare un'uscita con la propria moto storica, senza stressare troppo il mezzo e approfittando delle eccellenze enogastronomiche del territorio. L'itinerario ci è stato suggerito da Marco Barabanti di Slow Ride Italy, esperto di mototurismo legato al food & wine.

Facile da raggiungere

Il punto di ritrovo può essere il casello di Rovato (Bs) sulla A4, oppure in una delle più gratificanti aziende vitivinicole a Borgonato di Corte Franca. Radunato il gruppo di motociclisti, ci si inizia a muovere verso il lago d'Iseo tra colline e vigneti. Si costeggia lo specchio d'acqua proseguendo sulla sponda bergamasca, da Paratico si inizia a salire per una strada tutta curve e raggiunto il punto più alto una pausa è d'obbligo per ammirare il panorama. Un chilometro di strada bianca affrontabile con qualsiasi moto precede la discesa che porta di nuovo sul lungo lago fino all'Orrido tra Riva di Solto e Castro: è una strada molto stretta, che si incunea sotto e dentro la montagna stessa. In questo tratto bisogna tenere sempre un'andatura adeguata alla ridotta sede stradale, pur non presentando l'itinerario nessun rischio in sé. Dopo una sessantina complessiva di chilometri, da Lovere si inizia a salire in direzione Clusone per la strada della Presolana. Sono tutti tornanti e tratti guidati, cena e pernotto si possono consumare direttamente al passo (quota 1300mt circa). I locali sono abituati a servire i motociclisti da sempre. Il viaggio a questo punto è circa a metà e chi è arrivato prima di sera può godere di un bellissimo panorama.

Dall'aria frizzante della Presolana alle bollicine del Franciacorta

Il giorno successivo si torna verso il lago d'Iseo e volendo si può fare una pausa prima di Costa Volpino, ad Angolo Terme. Al ritorno il lago viene percorso sulla costa bresciana, una sosta per pranzo è consigliata a Vello, con la possibilità di gustare un ottimo fritto. A Iseo si abbandona il lago e si sale verso Polaveno, per godere ancora dell'ultima strada di montagna, prima di fare ritorno nella zona del Franciacorta. Tra paesini e case vinicole ci si può perdere per interi pomeriggi, ma per il motociclista è doveroso mantenere il giusto controllo, se si vuole portare a termine il viaggio e tornare al punto di partenza di Rovato.
Strade e percorsi
Data articolo: Sat, 07 Mar 2026 08:06:45 +0000
News n. 7
MotoGP, il segreto di Aprilia: il pilota può cambiare l'aerodinamica MotoGP, il segreto di Aprilia: il pilota può cambiare l'aerodinamica

Un ingegnoso sistema di canali d’aria permette al pilota di modificare l’aerodinamica della RS-GP26 durante la guida. La soluzione di Aprilia ricorda molto l’F-duct della Formula 1 e potrebbe offrire un vantaggio nei rettilinei senza perdere carico in curva. Verrà vietato?

Riccardo Allegro

Un sistema aerodinamico che ricorda la Formula 1

La nuova Aprilia RS-GP26 nasconde sotto la carenatura una soluzione tecnica piuttosto ingegnosa. Il prototipo della Casa di Noale utilizza infatti un particolare sistema di canali d’aria che permette al pilota di “modificare” l’aerodinamica della moto durante la guida. L’idea ricorda un po’ il principio dell’ F-duct utilizzato in Formula 1 nel 2010, col flusso d’aria che veniva modificato direttamente dal pilotatappando un foro con ginocchio o la mano, proprio per modificare il comportamento aerodinamico della vettura. Funziona? Beh, il funzionamento del sistema Aprilia e i vantaggi che può offrire sono emersi già nel primo appuntamento stagionale della MotoGP. Nel round inaugurale disputato in Thailandia, Aprilia ha subito mostrato un eccellente livello di competitività. Marco Bezzecchi ha conquistato la vittoria, mentre altri piloti Aprilia hanno chiuso al terzo, quarto e quinto posto. Senza nulla togliere al manico dei piloti, tra gli elementi che più hanno contribuito alla prestazione della RS-GP26 c’è proprio l’evoluzione aerodinamica introdotta poco prima dell’inizio della stagione. Vediamo meglio di capire come funziona.

Una questione di flussi d’aria

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Al centro del progetto c’è un sistema di canali d’aria integrato nella carenatura. Il flusso viene deviato in modo diverso a seconda delle azioni del pilota. Nella parte anteriore della carenatura sono presenti due prese d’aria che convogliano il flusso attraverso appositi canali verso la zona posteriore della moto, mentre accanto al serbatoio è presente un’apertura ovale che il pilota può chiudere con il gomito. A seconda che l’apertura sia libera o chiusa cambia il percorso dell’aria. Il principio è semplice: nei rettilinei il pilota può chiudere con l’avambraccio o il gomito una specifica apertura, modificando così il percorso dell’aria e, di conseguenza, il comportamento aerodinamico della moto. 
In questo modo la RS-GP26 può assumere due configurazioni differenti: apertura libera, con maggiore carico aerodinamico nelle curve e apertura chiusa, cioè con minore resistenza all’aria e maggiore velocitĂ  di punta. 

Il peso crescente dell’aerodinamica in MotoGP

Negli ultimi anni l’aerodinamica è diventata un fattore sempre piĂą importante in MotoGP. Se in passato l’obiettivo principale era ridurre la resistenza dell’aria per raggiungere velocitĂ  elevate, oggi il carico aerodinamico gioca un ruolo fondamentale. Maggiore downforce significa infatti piĂą stabilitĂ  in frenata e in accelerazione, oltre a velocitĂ  superiori in percorrenza di curva. Tuttavia, aumentare il carico comporta quasi sempre anche un incremento della resistenza aerodinamica, con una perdita di velocitĂ  sui rettilinei. Poichè gli elementi aerodinamici fissi (leggasi alette aerodinamiche) non riescono a risolvere completamente questo compromesso, l’intuizione di Aprilia potrebbe dimostrarsi vincente. 

Il precedente dell’F-duct in Formula 1

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Come accennato, un problema simile era stato affrontato anche in Formula 1 da McLaren che, nel 2010, introdusse il cosiddetto F-duct, cioè il sistema di canali d’aria che permetteva al pilota di modificare il flusso aerodinamico. Bloccando manualmente un’apertura, il pilota riduceva la resistenza dell’aria sui rettilinei, mantenendo però sufficiente carico aerodinamico nelle curve. Il sistema fece discutere perché costringeva talvolta i piloti a guidare con una sola mano mentre azionavano il dispositivo, e venne vietato dopo una sola stagione per motivi di sicurezza. Succederà anche nella GP? Dal punto di vista regolamentare, la soluzione rientra nei limiti previsti dal regolamento della MotoGP. Il sistema non prevede infatti elementi aerodinamici mobili poichè, come detto, la variazione del flusso dipende esclusivamente dalla posizione del pilota. A differenza della Formula 1, su una moto la modifica della postura del pilota è parte integrante della guida, e per questo il concetto è attualmente consentito. In futuro chi può dirlo…

Aprilia, va detto, è abbastanza “fissata” con la questione aerodinamica: Nuovi brevetti svelano a quale estremo è arrivata l’aerodinamica della Aprilia MotoGP

MotoGP
Data articolo: Fri, 06 Mar 2026 14:03:41 +0000
News n. 8
Triumph: sconti sulle moto fino a 1.000 euro e test ride nel week end Triumph: sconti sulle moto fino a 1.000 euro e test ride nel week end

Dagli sconti diretti sul prezzo di listino agli accessori in omaggio, passando per  offerte di finanziamento. Fino a fine marzo gran parte dei modelli Triumph sono in promozione e, questo weekend, si potranno anche provare grazie ai test ride gratuiti 

Riccardo Allegro

Promozioni Triumph

Valide fino alla fine di marzo, le promozioni Triumph interessano quasi tutti i modelli in gamma. In alcuni casi è previsto uno sconto sul prezzo di listino, in altri accessori in omaggio ed in altri ancora la possibilitĂ  di finanziamento a condizioni agevolate. Sul sito ufficiale potete leggere tutti i dettagli.  Eccole una per una.

  • Triumph Trident 660 - MY25
    Vantaggio cliente di 700 euro IVA inclusa;
     
  • Triumph Speed 400
    Finanziamento agevolato a partire da 99 euro/mese senza anticipo.
     
  • Triumph Scrambler 400 XC
    Prezzo speciale a partire da 6.995 euro;
     
  • Triumph Scrambler 1200 XE
    Vantaggio cliente di 1.000 euro IVA inclusa;
     
  • Triumph Bonneville T120
    Vantaggio cliente di 1.000 euro IVA inclusa;
     
  • Triumph Tiger 900 (GT / GT Pro / Rally Pro)
    Vantaggio cliente di 500 euro IVA inclusa + borse viaggio Expedition in omaggio;
     
  • Triumph Daytona 660
    Vantaggio cliente di 750 euro IVA inclusa;

Open Weekend Triumph e test ride gratuiti

Non solo in promozione ma anche disponibili per un test ride gratuito. Sabato 7 e domenica 8 marzo, le concessionarie ufficiali Triumph apriranno infatti le porte al pubblico per un Open Weekend dedicato ai modelli piĂą attesi della gamma 2026. SarĂ  possibile partecipare ai test ride su prenotazione. L’evento coinvolge tutte le concessionarie aderenti. 

singletv
Ven, 06/03/2026 - 17:17
BELLISSIMA LA Triumph Scrambler 400 XC ... Ma Solo quella con le Ruote a Raggi !!!!!!!!!!!!!11
News
Data articolo: Fri, 06 Mar 2026 13:39:28 +0000
News n. 9
L'usato inarrestabile: BMW F 800 GS, pregi e difetti della crossover tedesca L'usato inarrestabile: BMW F 800 GS, pregi e difetti della crossover tedesca

Va bene sia su strada sia in fuoristrada e il motore spinge forte. Controllate bene i cuscinetti

massimo.miliani

Punti di forza

Oltre che sull’asfalto, la GS “intermedia” se la cava bene sugli sterrati leggeri, grazie alla ruota anteriore da 21 pollici e alle sospensioni a lunga escursione che incassano senza problemi i colpi della guida in fuoristrada, garantendo pure un buon comfort su strada. 

Lo spazio in sella abbondante anche per i piĂą alti e la sistemazione del passeggero soddisfacente. A punto la frenata, efficace e ben dosabile in tutte le situazioni.

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Il suo bicilindrico parallelo frontemarcia ha un’erogazione lineare e fluida, riesce a riprendere senza incertezze dai regimi più bassi e ha anche una buona grinta in allungo. Buona anche l’agilità: la F 800 GS se la cava senza problemi persino nel traffico urbano.

Punti deboli

Agli alti regimi il motore trasmette un po’ di vibrazioni e diventa anche “assetato” di benzina. La sella è alta: chi è sotto il metro e 75 mette i piedi a terra a fatica. Le sospensioni “morbide” da fuoristrada non amano la guida sportiva. Nel passare da una curva all’altra la GS è rallentata anche dalla ruota anteriore di grande diametro.

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Il cruscotto è completo e ben leggibile. Sulla destra il computer di bordo, che fino al 2013 era un optional “obbligato”: c’erano solo indicazione livello benzina (poco precisa) e temperatura motore. Oggi è tutto nel cruscotto


Prima dell'acquisto controllate bene

  • CUSCINETTI - Su esemplari con elevato chilometraggio (da 60.000 km in su) i cuscinetti dello sterzo e delle ruote possono prendere dei giochi.
  • PARASTRAPPI - Il parastrappi sulla corona si usura dopo 50.000 km: controllate che l’erogazione in accelerazione sia fluida.
  • KIT CATENA - Catena, corona e pignone possono avere vita breve se la moto ha fatto parecchi sterrati.
  • OLIO MOTORE - Occhio a possibili perdite dal coperchio carter motore di destra.
  • FARO ANTERIORE - Le viti di fissaggio del faro anteriore possono allentarsi per le vibrazioni.
  • RAFFREDDAMENTO - Controllate i tubi del radiatore.

I rilevamenti

  • VelocitĂ  massima: 209,4 km/h
  • Accelerazione 0-400 metri: 12,9 sec.
  • Consumo extraurbano: 14,3 km/litro
  • Peso: 208 kg

Quanto costa una F 800 GS usata

La F 800 GS è stata un buon successo: per questo le occasioni (anche con garanzia ufficiale BMW) non mancano e le quotazioni sono abbastanza elevate, nonostante non sia un modello recente. Come in tutte le BMW, però, le differenze di prezzo da esemplare a esemplare sono notevoli al variare della dotazione di accessori. 

Per esempio se sono disponibili controllo di trazione, ABS con funzione offroad o la regolazione elettrica della sospensione posteriore (ESA), la quotazione può salire di parecchio. Altro plus obbligatorio, un libretto dei tagliandi compilato a dovere.

Prezzi

Da: 3.800 a 6.500 euro

markus3864
Ven, 06/03/2026 - 19:38
...l'ho avuta e rivenduta subito, era emozionante come un ferro da stiro, senza poi contare i costi BMW..., mai piĂą grazie!
Moto usate
Data articolo: Fri, 06 Mar 2026 12:00:44 +0000
News n. 10
Cambiare l’olio alla moto come i professionisti. Trucchi e consigli Cambiare l’olio alla moto come i professionisti. Trucchi e consigli

Cambiare l’olio del motore è un’operazione indispensabile per proteggere la moto, ridurre l’usura del motore, scongiurare danni seri e garantirne prestazioni ottimali 

Riccardo Allegro

Come cambiare l’olio moto

Mantenere l’olio del motore in perfette condizioni e al giusto livello è fondamentale per garantire longevità e prestazioni ottimali della moto. Non parliamo di un semplice rabbocco, ma di un cambio completo: anche se al giusto livello, un olio vecchio può infatti compromettere il funzionamento di parti vitali e portare a danni seri. Ecco tutto quello che serve sapere per effettuare il cambio in modo corretto e sicuro.

Perché cambiare l’olio

L’olio è fondamentale per il funzionamento del motore. Va sempre mantenuto al giusto livello: avere l’olio motore sotto la tacca del minimo causa danni, lo sanno tutti, ma la stessa cosa accade se si supera il livello indicato. I libretti d’uso e manutenzione lo sottolineano sempre in grassetto: “non eccedere col rabbocco”. Con troppo olio l’albero motore potrebbe toccare il lubrificante nel carter realizzando una pericolosa maionese composta da olio e particelle di aria, si genera una schiuma che entra in circolo nell'impianto di lubrificazione ma che non è in grado di garantire la corretta azione lubrificante e protettiva, con ovvi rischi per ciò che riguarda il funzionamento del motore. L’olio schiumoso, inoltre, non viene pressurizzato efficacemente dalla pompa del sistema di lubrificazione, con conseguente abbassamento della pressione interna e possibili danneggiamenti di alcune componenti.  

Ve ne parlavamo dettagliatamente qui: Troppo olio nel motore? Ecco cosa fare

Anche se al giusto livello però, l’olio, con il tempo e i chilometri percorsi, si sporca e perde efficacia. L’olio non si degrada infatti solo mentre si viaggia, ma anche con la moto ferma a causa dei processi che lo alterano come l’ossidazione e l’azione degli additivi, coi i componenti protettivi che perdono efficacia. Fermo restando che intervalli chilometrici del cambio possono variare in base al motore e all’utilizzo che si fa della moto, a prescindere dai km percorsi, trascorso un anno dall’ultimo cambio, è il momento di sostituirlo. Vediamo come. 

Materiale necessario

Prima di iniziare, assicuriamoci di avere a portata di mano tutto il necessario. Per un cambio olio servono: 

  • Un bidone o una bacinella per il recupero dell’olio usato;
  • Le chiavi per svitare il tappo della coppa e quello di scarico;
  • Un filtro dell’olio nuovo (giĂ  che ci siamo cambiamo anche quello, costa pochissimo);
  • Olio nuovo adatto al modello di moto (le specifiche sono importanti);
  • Un detergente per motore e qualche straccio per pulire la moto prima e dopo il lavoro;
  • Un cavalletto da officina se la moto ha solo quello laterale (non è indispensabile ma facilita di molto l’intero lavoro);
  • Un cartone da stendere sotto la moto per proteggere il pavimento.

Quale olio scegliere? 

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Minerale, sintetico, a bassa o ad alta viscositĂ ? Per stare tranquilli, la cosa migliore è seguire le indicazioni fornite dal libretto d’uso e manutenzione, ma una cosa è certa: i sintetici per le moto moderne sono sempre meglio dei minerali. Per quanto riguarda invece la gradazione, molto dipende dal tipo di moto e dal clima in cui si utilizza. Fino a qualche decennio fa, era normale scegliere oli diversi a seconda della stagione. D’inverno si privilegiavano viscositĂ  piĂą fluide, d’estate oli piĂą “densi”, perchĂ© i lubrificanti di allora variavano molto il loro comportamento al variare della temperatura. Va anche detto però che oggi, con la diffusione degli oli multigrado, soprattutto sintetici, questo problema è stato in gran parte superato. I prodotti attuali sono formulati per mantenere caratteristiche stabili su un ampio intervallo termico, rendendo superflua la sostituzione stagionale per la stragrande maggioranza delle moto, perlomeno quelle moderne. 

Ve ne parlavamo approfonditamente qui: Olio motore: l'importanza di temperatura, viscositĂ  e lubrificazione

Preparazione della moto

Linea di lavoro pronta, sistemiamo la moto sul “tavolo operatorio”:

  • Posizionamento
    La moto va messa in posizione dritta, mai inclinata, stabilizzata con il cavalletto centrale o da officina. Posizioniamo quindi il cartone sotto il motore per proteggere il pavimento da eventuali perdite d’olio.
  • Pre-pulizia
    Prima di iniziare il cambio, è consigliabile pulire il motore con un detergente specifico per rimuovere depositi e sporco.

Come cambiare l’olio

Il procedimento si articola in tre fasi principali:

  • Drenare l’olio usato
    Svitare prima il tappo della coppa dell’olio e poi il tappo di scarico. Lasciare fuoriuscire l’olio fino a svuotamento completo. 
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  • Sostituire il filtro dell’olio
    Con l’apposita chiave, rimuovere il filtro usato e installarne uno nuovo, assicurandosi che sia ben fissato e senza residui d’olio sulla filettatura. 
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  • Aggiungere l’olio nuovo
    Versare l’olio nella coppa rispettando il livello massimo indicato.

Una volta aggiunto l'olio, è buona cosa far girare il motore per 2-3 minuti per permettere all’olio di raggiungere tutte le parti del motore. Spegnere quindi il motore e attendere qualche minuto prima di controllare nuovamente il livello, rabboccando se necessario, senza mai superare il massimo. Se il livello è corretto, abbiamo finito. Puliamo eventuali residui d’olio con uno straccio e detergente specifico, specialmente intorno al filtro e alla coppa.

Controlli successivi

Il gioco è fatto, ma un controllo regolare del livello dell’olio rimane essenziale. Tenetelo d’occhio: non deve mai scendere sotto il minimo indicato, altrimenti il motore rischia danni seri. Altra cosa importante: ricordatevi di smaltire l’olio usato nei centri autorizzati e mai nel lavandino o nel tombino del garage!

Qualche dubbio? Per rendere il tutto ancor piĂą semplice, abbiamo realizzato un video apposta per mostrarvi ogni singola fase del processo. Lo trovate qui nel nostro InSella Garage! 

Manutenzione
Data articolo: Fri, 06 Mar 2026 11:45:14 +0000


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