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#motociclismo #news #insella.it
La Nightster Special permette di portarsi a casa una moto della casa di Milwaukee con un prezzo tutto sommato accettabile
Erede della storica 883, ma molto più leggera (40 kg in meno), la Nightster Special monta la versioneâ€piccola†del motore Revolution Max (quello della Pan America): un V2 di 975 cm³ che è parte integrante della ciclistica e collega le due parti di telaio. Dotato di fasatura variabile lato aspirazione e ride-by-wire, offre 5 modalità di guida, di cui due personalizzabili. Di serie anche ABS, controllo di trazione e controllo della coppia motrice in rilascio.
Il piccolo cupolino che racchiude il faro a LED ha più che altro una funzione estetica e non offre alcuna protezione dall’aria. Per viaggiare ci vuole un parabrezza più ampio. Il cruscotto è un TFT a colori di forma circolare. Molto luminoso, offre tante info, oltre al mirroring per la navigazione. I caratteri però sono un po’ piccoli e di lettura non immediata. I blocchetti al manubrio sono molto ben rifiniti, ma ci sono davvero tanti comandi che vanno imparati. Alcuni pulsanti sono di piccole dimensioni e non semplicissimi da premere.
Il motore è la versioneâ€piccola†del Revolution Max (quello della Pan America), è un V2 di 975 cm³ parte integrante della ciclistica
La cover in plastica nera sopra al finto serbatoio (sotto al quale c’è il filtro aria) risulta un po’ sottotono rispetto alla qualità generale delle finiture. Il serbatoio del carburante (da 11,7 litri) è collocato sotto la sella del pilota. Si apre con una normale chiave, fornita insieme alla smartkey per l’avviamento.
La sella è sufficientemente larga e si estende verso il serbatoio. Ma va bene così, perché il manubrio piuttosto avanzato costringe a portare avanti tutto il corpo.
In generale, La Nightster è rifinita come le sorelle più grandi e costose. Sovrastrutture, telaio e saldature curate a regola d’arte e ogni componente è di qualità top.
Sulla Nightster si sta leggermente protesi in avanti, per via del manubrio distante dalla seduta, in vero stile cruiser. Le pedane sono mediamente avanzate e piuttosto vicine all’asfalto. Per quanto riguarda il passeggero, il sellino è stretto e poco confortevole. Inoltre, le pedane alte costringono a piegare molto le gambe e non ci sono appigli per le mani. Il comfort è discreto: non c'è riparo dall'aria e il motore scalda parecchio.
Le prestazioni sono elevate per una cruiser: il motore è rapido a prendere giri, spinge forte ai medi e allunga vigoroso in alto. Il cambio è preciso e ben rapportato, accoppiato a una frizione abbastanza ben modulabile e morbida. Buona la frenata, nonostante il disco singolo. La risposta è progressiva, ma comunque efficace. Le sospensioni sono abbastanza morbide, faticano però a “digerire†le buche in città per la loro limitata escursione. Nel complesso, la Nightster è stabile sul dritto, ma abbastanza agile fra le curve nonostante l’interasse piuttosto lungo.
La Nightster è perfettamente in grado di affrontare tratti autostradali anche lunghi, ma ha di serie solo un cupolino che non ha alcun effetto su chi guida; il parabrezza (optional, 571 euro) è un accessorio d’obbligo per chi vuole viaggiare. Le vibrazioni si avvertono agli alti regimi su manubrio e pedane.
Interasse e un raggio di sterzo importante, a prima vista sembrerebbe penalizzarla nel traffico cittadino. Tuttavia, sella e baricentro basso la rendono comunque ben manovrabile in qualsiasi situazione. Il motore inoltre offre tanta coppia e una accelerazione pronta nella partenza ai semafori. In estate bisogna però fare i conti con il calore trasmesso dal V twin, anche per via del cilindro rivolto all’indietro. Le sospensioni sono abbastanza morbide, ma al posteriore la Nighster fatica a filtrare i fondi stradali meno omogenei.
| Velocità massima (km/h) | 179,3 |
| Accelerazione | secondi |
| 0-400 metri | 12 |
| 0-1000 metri | 24,1 |
| 0-100 km/h | 3,6 |
| Ripresa (da 50 km/h) | secondi |
| 400 metri | 14 |
| 1000 metri | 26,6 |
| Potenza massima alla ruota | |
| CV/kW | 74,3 |
| Giri al minuto | 6.200 |
| Frenata | metri |
| Da 100 km/h | 37,4 |
| Consumi | km/l |
| Autostrada | 23 |
| Extraurbano | 31,9 |
| A 90 km/h | 32,2 |
| A 120 km/h | 24,6 |
| Al massimo | 11 |
| Autonomia | km |
| A 120 km/h | 294,7 |
| Al massimo | 132,7 |
| Motore | 4 tempi bicilindrico |
| Cilindrata (cm3) | 975 |
| Cambio | a 6 rapporti |
| Potenza CV(kW)/giri | 89 (66)/7.500 |
| Freno anteriore |
a disco di 320 mm
|
| Freno posteriore | a disco di 260 mm |
| Pneumatico anteriore | 100/90-19†|
| Pneumatico posteriore | 150/80-16†|
| Altezza sella (cm) | 70 |
| Peso (kg) | 225 |
| Capacità serbatoio (litri) | 12 |
| Autonomia (km) | 294,7 |
| Velocità massima (km/h) | 179,3 |
| Tempo di consegna | - |
Finiture curatissime, motore ricco di coppia e con un allungo notevole, facilità e piacere di guida
Raggio di sterzo ampio, calore trasmesso dal motore alle gambe del pilota, dotazione di serie inferiore a Honda.
Un percorso impreziosito da panorami cartolineschi e una cucina incredibile. Vi raccontiamo questo spicchio di Toscana gustato in sella alle Suzuki V-Strom 800 e 1050
Il percorso che vi proponiamo è stato “scoperto†grazie all’iniziativa Suzuki Discovery Tour edizione 2023, alla quale abbiamo preso parte qualche settimana fa. Condotti da navigate guide locali, abbiamo viaggiato attraverso asfalto e off-road moderato nella suggestiva cornice del Chianti senese, mettendo nuovamente alla prova i modelli GSX (8S e GT) e V-Strom (800 DE e 1050 DE) della gamma di Hamamatsu, per un totale di 250 km complessivi. L’evento, che ha preceduto di pochi giorni la medesima tappa dedicata a clienti e appassionati, ha fatto base nel borgo rinascimentale di Scarperia (FI).
Lasciamo Borgo San Lorenzo, scegliendo di bypassare il traffico che gravita su Firenze di buon’ora e imboccando quindi l’autostrada A1 fino all’uscita Firenze/Impruneta, raggiungibile in circa mezz’ora. Da qui si prosegue sulla via Cassia/SR2 in direzione sud, verso San Casciano. La strada incrocia diversi abitati ed è mediamente trafficata, ma scorrevole. Oltrepassata località Bargino la Strada Provinciale dirama verso la Chiantigiana/SP94 (poi SP101 e SP76), verso la quale ci indirizziamo tenendo per Castellina in Chianti.
Il bello arriva proprio ora, con una progressiva immersione nel Chianti senese che inanella uno dietro l’altro: borghi, tratti boschivi ombreggiati, tenute agricole e versanti collinari arsi dal sole, in cui maturano ulivi e dove i fichi d’india sembrano cuocere tra i muretti a secco. Nel mezzo l’asfalto e lateralmente un aprirsi di strade secondarie, in terra battuta. La prima sosta è dunque a Castellina, cittadina d’origine etrusca (a quota 578 metri s.l.m.), nella quale è possibile visitare la rocca (sede del Museo Archeologico del Chianti senese) e il castello di Monternano oltre che, a poca distanza, l’antico Tumulo di Montecalvario e la Necropoli del Poggino.
Proseguiamo ancora verso sud in direzione Siena, tramite la SR222. Arrivati a ridosso della città capoluogo di provincia, prendiamo la SP408 di Montevarchi che ci conduce a nord-est, risalendo verso Gaiole in Chianti, centro storico ed enogastronomico di tutto rilievo, in cui è possibile godere di un buon pranzo (vi consigliamo la trattoria I’ Galletto Briaco). Si riprende allora la strada fino al bivio con la SP429, che imbocchiamo risalendo verso Firenze, per raggiungere prima Panzano in Chianti e in seguito Greve in Chianti (di cui Panzano è frazione); due borghi medievali in cui è facile sostare per “spezzare†il ritmo di viaggio e godersi una pausa caffè di fronte a vigneti e uliveti. Per chi volesse, segnaliamo la presenza della vicina pieve romanica di San Leolino, tra i migliori esempi di architettura del periodo.
Risaliamo a nord attraverso la SP66 e ancora SR222, sfiorando Firenze, in direzione Coverciano/Fiesole. Il percorso si fa via via più rapido e il contesto animato-trafficato, fintanto che da Fiesole non ci immergiamo di nuovo, attraverso la SP54, nell’ultimo tratto collinare che ci riconsegna a Borgo San Lorenzo e all’area mugellana, dove facciamo rientro. Se vi avanza del tempo per una cena a base di ottima carne, è poi imperdibile l’Antica Osteria Nandone. Un buon ristoro prima di ripartire (magari il giorno successivo!) verso uno dei passi a scelta tra Futa, Raticosa e Giogo.
Qui, il percorso completo.
V-Strom, la nostra compagna di viaggio
Come anticipato in apertura, è grazie a Suzuki che abbiamo avuto modo di testare su queste splendide strade i modelli GSX e V-Strom. Tra questi, è stata la crossover la nostra compagna di viaggio principale, sia nella versione 800DE che 1050DE. Le abbiamo messe quindi a stretto confronto! Parliamo di due moto dall’estetica simile, evocativa rispetto ai trascorsi offroad della Casa (la “strizzata d’occhio†alla DR 800 Big è evidente), ma differenti per caratteristiche e concetto di guida.
Per conquistare il record di velocità per una moto cinese, Cfmoto ha realizzato anche un intenso lavoro aerodinamico svolto nella galleria del vento di Pininfarina
Presentata a EICMA 2025 come concept, la V4 SR-RR è balzata agli onori della cronaca lo scorso giugno quando ha fatto segnare 315,82 km/h, diventando la moto cinese più veloce di sempre. Ora la Casa ha svelato alcuni retroscena dello sviluppo del progetto, confermando che il risultato non è stato ottenuto soltanto grazie agli oltre 210 CV per meno di 200 kg in ordine di marcia.
Per affinare l'aerodinamica della V4, l’azienda cinese si è rivolta a Pininfarina, che ha messo a disposizione la propria galleria del vento in scala reale. Qui i tecnici hanno analizzato numerosi aspetti del comportamento della moto alle alte velocità , dai flussi d'aria intorno al pilota alla stabilità , dalla riduzione della resistenza aerodinamica fino all'efficienza del raffreddamento. Nel corso delle prove è stata verificata anche l'efficacia delle alette aerodinamiche mobili, uno degli elementi più caratteristici del prototipo.
A differenza delle sole simulazioni al computer, le prove in galleria del vento hanno permesso di valutare il comportamento dell'aria con un pilota in posizione di guida. Per ottenere dati il più possibile realistici è stato utilizzato un manichino riprodotto nei minimi dettagli, comprese le pieghe della tuta e gli slider sulle ginocchia. Le informazioni raccolte hanno consentito agli ingegneri di individuare le aree in cui ridurre le turbolenze e migliorare l'efficienza aerodinamica, contribuendo così al raggiungimento della velocità record.
Nelle immagini diffuse da Cfmoto la V4 SR-RR appare equipaggiata con sensori di pressione e marcatori di flusso utilizzati per visualizzare il comportamento dell'aria intorno alla moto, mentre i tecnici monitorano in tempo reale i risultati delle prove. La Casa non ha comunicato il coefficiente di resistenza aerodinamica, ma spiega che i dati raccolti sono serviti a ottimizzare sia le prestazioni sul dritto sia la stabilità alle velocità più elevate.
La V4 SR-RR resta, almeno per il momento, un prototipo. Tuttavia il record di velocità già ottenuto e il continuo lavoro di sviluppo fanno pensare che la prima superbike V4 di Cfmoto sia sempre più vicina alla produzione. Se il modello definitivo manterrà gran parte delle soluzioni aerodinamiche sperimentate sul prototipo, potrebbe rappresentare uno dei progetti più ambiziosi mai realizzati da un costruttore cinese nel segmento delle superbike.
Qui vi raccontavamo bene come è fatta: CFmoto SR-RR V4: la supersportiva cinese fa passi da gigante
Ispirandosi alla Moto Guzzi V7 Special degli anni Settanta, il designer romagnolo firma un nuovo concept che rielabora le forme della V85TT
Google ha avviato il rilascio di una funzione attesa da tempo su Android Auto: il tachimetro integrato in Google Maps. Una novità utile anche per chi usa la moto con sistemi di infotainment compatibili
Chi utilizza Google Maps su Android Auto avrà presto a disposizione un'informazione richiesta da anni: il tachimetro integrato nella schermata di navigazione. La funzione è già presente da tempo nell'app per smartphone e, dal 2024, anche su Apple CarPlay, mentre finora era rimasta assente sulla piattaforma di Google dedicata ai display dei veicoli.
Le prime segnalazioni dell'arrivo della novità arrivano da alcuni utenti iscritti al programma beta di Google Maps. In particolare, un utente canadese ha mostrato il tachimetro in funzione con la versione 26.29.02.946673643 dell'app, ma per il momento i casi confermati sono ancora molto pochi.
La velocità viene visualizzata direttamente sulla schermata di navigazione, evitando di distogliere lo sguardo dalla mappa per cercare l'informazione altrove. Si tratta comunque di un dato puramente indicativo: come già avviene nella versione per smartphone, la velocità rilevata tramite GPS può differire leggermente da quella mostrata dal tachimetro del veicolo e non può sostituirlo né prevalere sulla segnaletica stradale.
L'attivazione non sembra dipendere esclusivamente dalla versione installata dell'applicazione. Google sta infatti distribuendo la funzione lato server, per cui anche chi dispone dell'ultima versione di Google Maps potrebbe dover attendere prima di vederla comparire sul proprio sistema Android Auto. Il tachimetro fa parte del nuovo aggiornamento grafico denominato Immersive Navigation, con cui Google sta rinnovando l'interfaccia di navigazione per rendere più chiare e immediate le informazioni visualizzate sul display centrale del veicolo.
L'arrivo del tachimetro colma anche una differenza rispetto al sistema di navigazione Waze, che offre questa funzione su Android Auto già da diversi anni. Resta invece senza spiegazione il motivo per cui Google abbia impiegato così tanto tempo a portarla anche sulla propria applicazione. Per il momento, comunque, non è possibile forzare l'attivazione della novità : l'unica possibilità è mantenere aggiornati Google Maps, Android Auto e i servizi Google, aspettando che il rollout raggiunga progressivamente tutti gli utenti.
Il sistema è in prova sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Grazie a speciali telecamere collegate all'intelligenza artificiale può individuare chi usa il cellulare al volante, chi viaggia senza cintura e chi è sprovvisto di assicurazione o revisione
Da mesi ormai si parla del nuovo SafeDrive, il sistema sviluppato da Sodi Scientifica che, grazie all'intelligenza artificiale, promette di trasformare le telecamere stradali in dispositivi capaci di rilevare non solo gli eccessi di velocità , ma anche altre infrazioni come l'uso del cellulare alla guida o il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza. Oggi quel progetto passa dalla teoria alla pratica: il dispositivo è infatti in fase di sperimentazione sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno (Fi-Pi-Li), una delle arterie più trafficate della Toscana. Il test, autorizzato dalla Città Metropolitana di Firenze, durerà novanta giorni (prorogabili una sola volta) e servirà esclusivamente a verificarne precisione e affidabilità in condizioni di traffico reale. Durante questo periodo non verranno elevate sanzioni e le immagini raccolte saranno utilizzate soltanto per valutare le prestazioni del sistema.
Il dispositivo è installato su una struttura che scavalca la carreggiata e controlla entrambe le direzioni di marcia. Attraverso telecamere ad alta definizione e un software basato sull'intelligenza artificiale è in grado di riconoscere automaticamente diverse violazioni.
Tra queste figurano l'uso dello smartphone durante la guida, il mancato utilizzo della cintura di sicurezza da parte del conducente e del passeggero anteriore, ma anche la regolarità di assicurazione e revisione grazie alla lettura automatica della targa e al successivo confronto con le banche dati. Le telecamere lavorano ventiquattr'ore su ventiquattro e utilizzano illuminatori a infrarossi, così da acquisire immagini nitide anche nelle ore notturne o in condizioni di scarsa visibilità .
C’è però un aspetto che merita una precisazione. La verifica automatica della copertura assicurativa di un veicolo non è una novità dal punto di vista tecnologico: in teoria basta leggere la targa e incrociare i dati con gli archivi della Motorizzazione e delle compagnie assicurative. È lo stesso principio già ipotizzato per altri sistemi di controllo, come le telecamere delle ZTL. Nella pratica, però, la questione è più complessa. Le banche dati non sempre sono perfettamente sincronizzate e possono verificarsi ritardi negli aggiornamenti: un veicolo regolarmente assicurato potrebbe quindi risultare ancora scoperto, oppure il contrario. Proprio per questo motivo, nonostante la tecnologia sia disponibile da tempo, i controlli automatici sulla Rc auto non sono mai diventati uno strumento utilizzato in modo sistematico.
Ne parlavamo qui: Furbetti dell'assicurazione: in estate telecamere ZTL per scovare chi non paga
Nonostante le potenzialità del sistema, questa prima fase non avrà alcuna conseguenza per gli utenti della strada. Come accennato, le immagini raccolte non saranno utilizzate per contestare infrazioni né verranno trasmesse alle forze dell'ordine per l'emissione di verbali. L'obiettivo della sperimentazione è infatti quello di capire se l'intelligenza artificiale sia realmente in grado di riconoscere con precisione le violazioni anche in presenza di un traffico intenso come quello della Fi-Pi-Li. Solo al termine del periodo di prova sarà possibile valutare se la tecnologia sia sufficientemente affidabile per un eventuale utilizzo operativo.
Non si torna più indietro? Addio Tutor e autovelox, il 2026 con Navigard e SafeDrive sarà l'anno del Grande Fratello
Ideato da Shailendra Shingh Gaur, è il risultato di uno studio di diversi anni a seguito del quale lo scienziato indiano ha registrato due brevetti
Con la benzina che sfiora i 2 euro al self-service diventa ancora più interessante la notizia che Shailendra Shingh Gaur, laureato in scienze alla prestigiosa Università di Allahabad nel 1983, ha sviluppato un motore in grado di percorrere 176 km con 1 litro di carburante. È il risultato di uno studio di diversi anni, a seguito del quale Gaur ha registrato due brevetti.
Come ci sia arrivato ha qualcosa di romantico: lo studioso indiano ha venduto il suo terreno, il negozio e la casa per raccogliere il denaro necessario a proseguire la ricerca e ha trasformato la casa in affitto in officina. La sperimentazione è stata effettuata su una moto TVS 100 cm³ del 2017, il test ha avuto una durata di 35 minuti durante i quali il propulsore ha consumato solo 50 ml di benzina, registrando per l’appunto il consumo record di 176 km/litro.
La sorprendente performance è stata realizzata con un motore a sei tempi, una configurazione su cui molti stanno lavorando e della quale vi avevamo già parlato a proposito di due brevetti ottenuti dalla Porsche.
In sintesi estrema, questo schema prevede che le fasi di aspirazione e compressione vengano ripetute due volte prima dello scoppio, così da sfruttare la temperatura dei gas compressi e contemporaneamente ridurla, per ottenere una maggiore efficienza: secondo Gaur addirittura tre volte superiore a quella dei motori convenzionali con un utilizzo di ben il 70% dell’energia. Il motore sviluppato dal tecnico indiano è stato presentato nel corso di un programma televisivo, durante il quale ha percorso 120 km con 1 litro di carburante. Non quanto ottenuto nel corso delle prove di sviluppo ma comunque un’enormità .
Numerose le esperienze precedenti di Gaur che ha lavorato per sei mesi presso il laboratorio del dipartimento di ingegneria meccanica del Motilal Nehru National Institute of Technology (MNNIT) sotto la supervisione del professor Anuj Jain e successivamente presso l'Indian Institute of Technology- Banaras Hindu University. Nel 2007 Tata Motors gli aveva offerto un lavoro, lui aveva rifiutato ma il costruttore aveva visto giusto.
Il caldo torrido di questa estate aguzza l'ingegno. L'ultima folle idea arriva dal Giappone: una cabina refrigerante pensata per chi lavora (o si diverte...) all'aperto
I giapponesi fanno eccezionali motociclette, anche se alle volte ci sorprendono con prodotti border line... L'ultima invenzione è dettata dal caldo record che ha colpito anche il paese del Sol Levante, una calura che ha messo a tanti (e in tutto il mondo) la voglia di vivere in un frigo.... Devono aver pensato qualcosa del genere gli inventori della cabina refrigerante nella quale una persona può entrare non tanto per "rinfrescarsi" quanto per per raffreddarsi. Una sorta di frigorifero a misura d'uomo per evitare le conseguenze del colpo di calore. Non bastava il condizionatore? I giapponesi sono avanti anni luce su queste cose e certo la fantasia non gli manca.
Sviluppato dall'azienda giapponese SDRS insieme al distributore industriale Trusco Nakayama, il Do Hiemon Box non punta tanto al comfort di chi la utilizza, ma alla prevenzione dei colpi di calore per chi lavora in cantieri, fabbriche, magazzini o in altri ambienti esposti alle alte temperature. La cabina ricorda nell'aspetto un grande frigorifero verticale. All'interno la temperatura è mantenuta intorno ai 15 °C, mentre getti d'aria a circa 5 °C vengono indirizzati verso testa, collo, spalle e schiena, le zone del corpo più efficaci per favorire un rapido raffreddamento. Secondo il costruttore, bastano circa cinque minuti per avvertire sollievo, mentre una permanenza di dieci minuti può contribuire ad abbassare la temperatura corporea e ridurre i primi sintomi dello stress da calore. Sono previste tre modalità di funzionamento e lo spegnimento automatico dopo venti minuti, così da evitare un raffreddamento eccessivo. La cabina, inoltre, è montata su ruote e può essere spostata facilmente da un'area di lavoro all'altra senza richiedere installazioni fisse. Il consumo energetico dichiarato è circa la metà rispetto a quello di un climatizzatore portatile.
Il prezzo? 8.500 euro al cambio attuale, cifra che la rende un prodotto destinato soprattutto alle aziende. Se la soluzione prenderà piede sarà il mercato a dirlo, ma con estati sempre più calde non è difficile immaginare che sistemi di raffreddamento rapido come questo possano trovare spazio in sempre più luoghi di lavoro. O, magari, anche nel garage di casa: non sarebbe affatto male, tolti casco e giacca, darsi una rinfrescata dopo il giro in moto…




Tris di valigie di serie, controllo di trazione e gomme tassellate tubeless su un'ottavo di litro da 3.490 euro. C'è un trucco?
Nel segmento delle 125, in genere, la dotazione è ridotta all'osso per contenere i costi. La Cyclone RX2 prova a fare il contrario, ma andiamo con ordine.
Il motore è un monocilindrico da 125 cm³ raffreddato a liquido, che eroga i canonici 15 CV a 9.500 giri con 11 Nm di coppia a 7.500 giri. Numeri in linea con la concorrenza, insomma: qui la partita si gioca altrove. A fare la differenza sono il controllo di trazione (TCS) di serie, che sulle ottavo di litro non è affatto scontato, l'ABS di serie (sulle 125 non è obbligatorio), e i pneumatici tassellati tubeless.
Pronta per viaggiare
L'argomento forte, però, Cyclone lo tiene sul... posteriore. La RX2, infatti, arriva dal concessionario con un tris di borse già montato, cosa che su una 125 enduro non si era ancora vista: di norma le valigie sono la prima voce del preventivo accessori, qui sono incluse. Tradotto: la moto è pronta per la gita fuoriporta o per caricarci lo zaino nel tragitto casa-scuola senza passare dalla cassa.
Il resto della dotazione segue la stessa logica del "tutto compreso": serbatoio da 15 litri, display TFT da 5 pollici con Mirror Link per collegare navigazione e notifiche dello smartphone, e illuminazione full LED. Il colpo, comunque, resta il prezzo: 3.490 euro, per quello che offre, inu8tile girarci intorno, è decisamente interessante.