NEWS - Tutti gli sport(escluso il calcio)


News motociclismo

News motociclismo da insella.it

#motociclismo #news #insella.it

News n. 1
Yamaha chiude con Quartararo e Rins e lo spagnolo resta a piedi Yamaha chiude con Quartararo e Rins e lo spagnolo resta a piedi

Iwata ufficializza l'addio a fine 2026 a El Diablo e a Rins. Il francese ha già la Honda in tasca, lo spagnolo invece resta a piedi

massimo.miliani

La fine annunciata di El Diablo

Era nell'aria da mesi, ma ora c'è il timbro: a fine stagione Yamaha e Fabio Quartararo si dicono addio. Con lo stesso comunicato Iwata saluta anche Ãlex Rins, chiudendo in un colpo solo l'attuale coppia della M1. Per il francese si tratta della fine di un legame nato nel 2019, quando il marchio dei diapason scommise su di lui per il debutto nella classe regina. Una scommessa ripagata: in sella alla Yamaha El Diablo ha messo insieme 11 vittorie, 32 podi e 21 pole, ma soprattutto quel titolo mondiale del 2021 che resta, a oggi, l'ultimo iride conquistato dalla Casa giapponese.
Poi è cominciata la discesa. La M1 ha smesso di stare al passo, le promesse di sviluppo non hanno retto e la pazienza di Quartararo si è esaurita. La separazione non è una sorpresa nemmeno per i tempi: il francese aveva già deciso da tempo, salutando di fatto Yamaha prima ancora di scendere in pista con la nuova era V4. Rins, arrivato nel 2024, lascia dopo due stagioni in cui il suo contributo è stato più sul piano dello sviluppo che dei risultati pesanti.

Image

Alex Rins, non particolarmente fortunata la sue esperienza in Yamaha

Dove vanno (e dove no)

Le strade dei due piloti, però, divergono parecchio. Quartararo ha già il futuro sistemato: un biennale con la Honda HRC per il 2027 e il 2028, con l'annuncio ufficiale della Casa dell'ala dorata atteso a brevissimo. La logica è quella di chi, in vista della rivoluzione tecnica del 2027 — moto da 850 cm³, alesaggio ridotto, gomme Pirelli per tutti — preferisce affidarsi a una struttura grande e con risorse, sperando che Tokyo ritrovi la formula giusta. Per Rins, invece, la situazione è ben diversa: al momento lo spagnolo è semplicemente senza sella, in cerca di una sistemazione su una griglia che si sta chiudendo in fretta.
Non è un caso che proprio l'addio del francese faccia da innesco all'effetto domino in casa Yamaha: dietro a Quartararo, infatti, si profila l'arrivo di Jorge Martín, destinato a Iwata insieme ad Ai Ogura per comporre la formazione ufficiale del 2027. 

MotoGP
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 12:44:22 +0000
News n. 2
L'intelligenza artificiale fa cilecca: Ford richiama 350 ingegneri L'intelligenza artificiale fa cilecca: Ford richiama 350 ingegneri

L'intelligenza artificiale, da sola, non basta. Così Ford ha richiamato 350 ingegneri esperti, chiamati non solo a migliorare il controllo qualità, ma anche a trasferire all'AI il loro patrimonio di competenze 

Riccardo Allegro

L’AI da sola non basta

Come molti altri (quasi tutti ormai), anche Ford continua a investire nell'intelligenza artificiale, ma riconosce che da sola non è sufficiente. Per questo il costruttore americano ha richiamato circa 350 ingegneri esperti dopo che i sistemi automatizzati di controllo qualità basati sull'AI non hanno raggiunto i livelli previsti. Negli ultimi anni l'azienda aveva puntato con decisione su queste tecnologie, ma l'esperienza ha evidenziato la necessità di affiancare agli strumenti digitali il contributo dei tecnici più esperti. Tecnici che, in ogni caso, farebbero bene a non illudersi, dato che una volta finito di addestrare l’AI come si deve, potranno “finalmente†essere sostituiti da un computer. Ma andiamo con ordine. 

L’esperienza umana resta (per ora) fondamentale

A spiegare le difficoltà incontrate è stato Charles Poon, vicepresidente per l'hardware dei veicoli: “Pensavano che bastasse introdurre l'intelligenza artificiale e darle in pasto i requisiti di progettazione esistenti per ottenere un prodotto di alta qualitàâ€. Una convinzione che, secondo il manager, si è rivelata errata. Anche il chief operating officer Kumar Galhotra ha confermato che Ford aveva fatto sempre più affidamento sui sistemi automatici di controllo qualità, senza però ottenere i risultati sperati. Da qui la decisione di riportare in azienda gli specialisti incaricati di individuare le criticità dei componenti prima dell'avvio della produzione. 
Secondo Poon, il limite non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche la perdita di competenze. E qui la cosa si fa interessante: il problema, sembra, non è tanto l'intelligenza artificiale in sé, quanto il fatto che molti dei tecnici più esperti avessero lasciato l'azienda prima di poter trasferire il proprio know-how ai sistemi destinati a sostituirli. In assenza di questa base di conoscenze, l'automazione ha solo amplificato gli errori invece di correggerli. Significa che, una volta trasferita tutta la conoscenza maturata dagli specialisti in anni e anni di lavoro, potranno essere semplicemente sostituiti dall’AI? Probabile.  

Cambio di rotta? Non esattamente...

Sia chiaro: il cambio di rotta non significa un abbandono dell'intelligenza artificiale, anzi.  Ford continua infatti a investire in questa tecnologia e ha già introdotto oltre centomila nuovi test basati sull'AI. Parte del lavoro dei tecnici richiamati sarà proprio quello di contribuire all'addestramento degli stessi sistemi automatici. Non per nulla, solo lo scorso giugno, lo stesso amministratore delegato Jim Farley aveva dichiarato che “L'intelligenza artificiale lascerà indietro molti impiegatiâ€.  

I richiami restano un tema aperto

Il rafforzamento del controllo qualità - è bene precisarlo - arriva mentre Ford rimane la casa automobilistica statunitense con il maggior numero di richiami nel 2026, con 51 campagne avviate nei primi sei mesi dell'anno. L'azienda non attribuisce questo dato esclusivamente all'intelligenza artificiale, ma la decisione di riportare in organico gli ingegneri più esperti evidenzia la volontà di affiancare l'automazione all'esperienza umana. Quello di Ford, infine, non è un caso isolato. Negli ultimi anni anche aziende di altri settori hanno ridimensionato alcuni progetti basati sull'AI, tornando a valorizzare il contributo delle persone.

A proposito: Gommisti attenti: il robot con IA cambia le gomme in metà tempo

Industria e finanza
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 12:30:17 +0000
News n. 3
Honda scatenata, e-compressor per tutti: NC750X, ma anche 4 e 6 cilindri! Honda scatenata, e-compressor per tutti: NC750X, ma anche 4 e 6 cilindri!

Honda ha depositato diversi brevetti in cui mostra l'utilizzo del compressore elettrico su diversi motori

malo

L’essenza della notizia si riassume in poche parole ma potrebbe avere conseguenze amplissime: Honda ha depositato diversi brevetti per l’impiego su diversi altri motori del compressore elettrico che già aveva mostrato applicato al rivoluzionario motore V3R 900 presentato lo scorso anno al Salone di Milano.

Image

La V3R presentata a EICMa 2025 mostra come sarà la prima moto con e-compressor di Honda. Ma è solo l'inizio...

La configurazione di questo, con due cilindri anteriori e un terzo inclinato all’indietro di 75°, è perfetta per un impiego del genere, ma visti i vantaggi del compressore elettrico a Tokyo stanno ragionando sull’ipotesi di applicarlo anche a motori di configurazioni diverse già in gamma: i vari quattro cilindri in linea, il bicilindrico parallelo della NC750X (in alto una elaborazione digitale di come potrebbe essere la NC col turbo) e il sei cilindri boxer della Gold Wing (sotto una elaborazione della Gold Wing sovralimentata). 

Image

Il brevetto della sovralimentazione elettrica applicata al motore bicilindrico della NC750X

Soluzione geniale

La cosa interessante è il fatto che questo compressore viene messo in rotazione per mezzo di un motorino elettrico e dunque non assorbe potenza né è affetto dal ritardo di risposta caratteristico del turbocompressore, dunque stando alle dichiarazioni consente al prototipo tre cilindri di 900 cm³ prestazioni paragonabili a quelle di un 1200 cm³ senza controindicazioni. Certo, qui è facile alloggiare il compressore in mezzo alla V dei cilindri mentre in altre applicazioni sarebbe più difficile trovare lo spazio, ma non impossibile, nonostante la necessità di posizionarlo in zone già occupate dalla scatola del filtro dell’aria, dal serbatoio del carburante e dai corpi farfallati. Ma nel varrebbe la pena. Chissà, forse alla prossima EICMA potremmo trovare delle sorprese. 

Anche il 6 cilindri boxer della Gold Wing potrebbe essere dotato di e-compressor!

Profile picture for user davidefce
davidefce
Mer, 01/07/2026 - 22:04
Una nc750x con più cavalli , senza perdere praticità flessibilità e facilità di una nc750x !?!? Dove devo firmare il contratto ?
Spy
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 11:09:26 +0000
News n. 4
Storia del Desmo: una specialità che non è solo bolognese Storia del Desmo: una specialità che non è solo bolognese

Quando si parla della storia del sistema desmo made in Borgo Panigale si menziona spesso Mercedes, ma probabilmente c’entrano anche la Francia, le macchine da cucito e la Mondial. Ecco la storia

malo

La definizione “desmodromicoâ€, dal greco δεσμός - desmos (vincolo) e δÏόμος - dromos (corsa), si riferisce in generale a un sistema composto da un elemento comandato e da un relativo organo di comando, tra essi vincolati. Venendo a noi, ai motori e alle due ruote, l’associazione è ancor più immediata: il sistema in questione riguarda la distribuzione, dunque l’azionamento e il richiamo, per via meccanica, del corpo valvola invece che con la classica molla. E ancora, si tratta di quel sistema che rende unici al mondo i propulsori Ducati. Ma è proprio così? Spoiler: non proprio!

Il sistema desmodromico prevede due camme che muovono le valvole, eliminando la molla che nei sistemi "normali" fa ritornare la valvola in sede

 

È stata Mercedes?

Per indagare sull’utilizzo del sistema di distribuzione desmodromico, è necessario allargare il focus (anche) al mondo dell’auto. Come in molti potrebbero far notare, con buona ragione, questo ingegnoso meccanismo di comando delle valvole venne già adottato da Mercedes in F1, con le W196 che nel biennio 1954/1955 si aggiudicarono il titolo condotte da J.M. Fangio. Anche quello di Mercedes però, non è un primato! Dunque?

 

Claude Bonjour, il parigino

Dunque del “desmo†si accenna qualcosa già nella seconda metà del XIX secolo, nei volumi dedicati ai cinematismi di H. Brown (1868) e F. Releau (1875). Ai suoi albori, l’antenato del sistema desmodromico venne impiegato al di fuori del contesto cui siamo abituati, nell'industria tessile. Soltanto grazie all’inventore parigino Claude Bonjour, che nel 1893 depositò il brevetto CH6911A a Ginevra, definiamo oggi questo meccanismo come desmodromico (da desmodromique). Ma è soltanto con le migliorie apportate dal tedesco Gustav Mees (1896) e di nuovo dallo stesso Bonjour, che nel primo ventennio del secolo scorso il sistema trovò applicazione in ambito motoristico:

  • Arnott, 1910
  • Peugeot, 1912
  • Delage, 1914
  • Isotta Fraschini, 1916
  • FIAT, 1920

Soltanto decenni dopo, toccò a Mercedes in un contesto massimamente agonistico com’è quello della Formula 1.

 

La rivoluzione di Taglioni e il “mistero Mondialâ€

L'ingegner Fabio Taglioni entrò in Ducati dopo un’esperienza, mal conclusa, con Mondial. All’epoca trentaquattrenne, Taglioni cominciò la nuova esperienza con lo sviluppo del propulsore da 100cc che equipaggiava la Ducati Gran Sport, meglio conosciuta come “Mariannaâ€. Fu proprio per sopperire ai limiti della distribuzione con molle a spillo scoperte, che Taglioni ebbe l'intuizione di riprendere, perfezionandolo, il dispendioso (e complesso) sistema desmodromico. Si tratta tuttavia di una ricostruzione storica ancora controversa, per via del fatto che esisterebbe proprio una Mondial 175 dotata di tale sistema e certamente risalente al 1954: non è quindi dato sapere quanto Taglioni ne fosse stato influenzato, pur essendo questa totalmente differente nello schema. Nacquero così nel 1956 le Ducati Desmo 125 nelle versioni bialbero e trialbero; quest’ultima in versione GP, con cui Degli Antoni debuttò vittoriosamente al Gran Premio di Svezia dello stesso anno. Non diversamente da ciò a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni, già nel 1958 Ducati sbancò le prime cinque piazze del GP d’Italia, in quel di Monza. Un certificato di prestazione ed affidabilità che non ha tardato ad arrivare, sulla cui scorta è stata caratterizzata buona parte della produzione Ducati da allora e fino ai giorni nostri. Nel mezzo, il grande manico di Mike The Bike, le evoluzioni Mark 3, Pantah, Desmoquattro e in definitiva tutta la storia recente di Borgo Panigale; così fortemente influenzata dalla genialità di un singolo uomo (e dal talento di un’intera squadra). Ciò nonostante, più di un dubbio rimane sulla reale paternità del desmodromico per utilizzo motociclistico… e indagare alla ricerca di fonti e nuovi reperti non è un vuoto esercizio. Non sarà certo una verità storica a togliere un grammo di merito al’ing.Taglioni e all’enorme regalo che ci ha fatto: farcelo apprezzare al massimo! 

 

Come funziona il desmo

Nei motori 4T con distribuzione a molle l’apertura delle valvole è comandata da una camma che, agendo sullo stelo della valvola la spinge verso l’interno del cilindro. La chiusura della valvola avviene tramite l’azione di una molla di richiamo, montata sulla stessa valvola.
In un motore dotato di distribuzione desmodromica invece anche la chiusura della valvola è comandata mediante l’azione di una camma eliminando di fatto le molle. Nel video qui sotto potete vedere come funziona il sistema

 

In realtà in una distribuzione desmodromica le molle non vengono del tutto eliminate ma  ci possono essere molle a basso carico che servono unicamente ad eliminare gli eventuali giochi dovuti all’usura o per compensare le dilatazioni termiche e per mantenere la giusta pressione di contatto tra valvola e sede quando la quest’ultima è chiusa.

 

Quali sono i vantaggi

Grazie al sistema desmodromico è dunque possibile impiegare diagrammi di distribuzione molto spinti, impensabili per un sistema tradizionale. Nel diagramma di un motore desmo, possiamo infatti imprimere alle valvole una elevata accelerazione ed ottenere così aperture e chiusure delle valvole molto repentine.

Potendo disporre di aperture e di chiusure particolarmente veloci Ã¨ possibile mantenere le valvole per più tempo alla massima apertura a parità di fasatura oppure adottare fasature più strette, con una eguale sezione di passaggio complessivamente a disposizione dei gas; si ottengono così miglioramenti nel flusso dinamico dei fluidi sia in aspirazione che allo scarico e quindi maggiore performance del propulsore.

Tecnica
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 10:21:44 +0000
News n. 5
Questa hypercar si guida sdraiati come una moto Questa hypercar si guida sdraiati come una moto

Una startup di Amsterdam vuole far "cavalcare" l'auto come una moto da pista. Idea geniale o follia?

massimo.miliani

L'idea che nessuno aveva avuti, fuori da Gotham City

Capita spesso che moto e auto si scambino qualcosa: motori, materiali, soluzioni elettroniche. Quello che però nessun progettista d'auto aveva mai davvero preso in prestito dal mondo delle due ruote è la cosa più ovvia di tutte: la posizione di guida. 

Il primo a pensarci è Sanrivatti, costruttore nato ad Amsterdam e guidato dall'uruguaiano Santiago Sánchez Rivero, che di anni ne ha appena 23. La sua prima creatura, non ancora svelata al pubblico e priva persino di un nome, ruota tutta attorno a un concetto battezzato Apex Position: il guidatore non si siede, ma sta disteso in avanti, prono, faccia rivolta verso la strada, esattamente come un pilota raccolto dietro la cupola della sua superbike in assetto da gara. Ricorda vagamente il Tumbler del Batman di Nolan, quando Gordon, nel primo film, a bordo del mezzo di Batman per sparare i missili che abbatteranno il ponte in una delle scene finali del primo film si mette proprio in posizione sdraiata. 
Il ragionamento dietro questa scelta è tanto semplice quanto spiazzante. Sánchez parte da una constatazione: nelle hypercar la potenza è cresciuta a dismisura, ma il rapporto tra chi guida e la macchina è rimasto fermo. Su una moto sportiva, dice, pilota e mezzo si muovono come un corpo solo, ogni spostamento di peso entra subito nella dinamica. In auto, invece, tra guidatore e meccanica si frappongono strati di architettura, sistemi e abitudini consolidate. La risposta di Sanrivatti non è aggiungere cavalli o appendici aerodinamiche, ma rivedere proprio dove e come sta il guidatore.

Image

Tra promessa e punto interrogativo

Sulla carta i vantaggi che l'azienda elenca sono quelli che un motociclista riconoscerebbe al volo: su tutto la sensibilità diretta su cosa fa il telaio sotto di te. C'è anche il rovescio della medaglia, evidente: con il guidatore proiettato così in avanti, in caso di botta frontale si è parecchio più esposti. Restano poi parecchie domande pratiche ancora senza risposta, dall'accesso all'abitacolo all'omologazione stradale, fino al discorso comfort. L'abitacolo, tra l'altro, sembra pensato per un solo occupante, con l'eventuale passeggero relegato dietro: difficile immaginare la fila di volontari per quel posto.
Non si tratta comunque solo di rendering: Sanrivatti ha già un prototipo funzionante, un concept con ruote che si muove, usato per studiare postura, equilibrio e linee di visuale prima ancora di pensare a telaio e aerodinamica. E il team non è composto da sognatori improvvisati: tra i nomi c'è Paul Arkesden, ex responsabile dell'ingegneria di Singer e tra gli artefici della McLaren P1, affiancato da gente che arriva da Lotus e Bentley. Il mercato delle hypercar è però un cimitero di annunci suggestivi mai arrivati alla produzione. L'azienda promette dettagli nei prossimi mesi: vedremo se questa moto travestita da auto riuscirà davvero a uscire dal box.

Notizie dalla rete
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 09:41:57 +0000
News n. 6
Tutti Bezzi con la IA: ecco il Falcone che Moto Guzzi non ha mai fatto Tutti Bezzi con la IA: ecco il Falcone che Moto Guzzi non ha mai fatto

Stefano, nostro lettore e camionista prossimo alla pensione, ha usato l'intelligenza artificiale per reinventare il Falcone in due salse ben definite. Ecco la sua visione

massimo.miliani

Quando il lettore gioca a fare Obiboi

C'è una bella ironia in questa storia, e conviene metterla subito sul tavolo. Stefano Pollastro, nostro lettore, si presenta così: "Autista di camion, a fine mese sono 63 primavere, a dicembre dovrei andare in pensione". Le moto le ama, ma con un distinguo netto: "Mi sono fermato agli anni 80/90, troppa esasperazione e troppa elettronica non sono nelle mie righe". E qui scatta il paradosso, perché proprio lui, che con l'elettronica non va d'accordo, ha preso in mano lo strumento più "elettronico" che ci sia, l'intelligenza artificiale, per regalarsi un sogno a due ruote. 
Tutto nasce dal nostro servizio sulle due scrambler di Guzzi e Benelli. Stefano ha rimescolato le carte e ha pensato a un Falcone reinterpretato in chiave moderna, tirando fuori non una ma due declinazioni. In pratica ha fatto, da appassionato e per diletto, quello che dalle nostre parti fa di mestiere Oberdan Bezzi: prendere un nome glorioso e immaginare cosa potrebbe diventare oggi.

Image

In apertura la versione la versione Scrambler, qui in alto, la versione Café Racer

Café Racer e Scrambler: come sono venute

La versione Café Racer punta sull'eleganza, con serbatoio bianco perlato e l'aquila in bella mostra, sella monoposto rossa con cuciture a rombo e codino corto, manubrio basso, faro tondo e un doppio scarico alto cromato sul lato sinistro che fa molto anni d'oro. La Scrambler, invece, va sul cattivo: tutta vestita di rosso lucido, griglia copri-faro, gomme tassellate, parafanghi alti, scarico basso scuro e una piastra paramotore in alluminio sotto la coppa. Su entrambe il fianchetto porta la scritta Falcone, a chiudere il cerchio del battesimo.
Se proprio dobbiamo sbilanciarci, è la Café Racer a convincere di più.

Image

Il Nuovo Falcone in versione militare

Il fantasma del Nuovo Falcone

Il bello, o il brutto, fate voi, è che il nome Falcone porta con sé un precedente non proprio fortunato. Il Falcone originale, costruito tra il 1950 e il 1967, era stato il simbolo dell'Italia che si rialzava nel dopoguerra, moto delle forze dell'ordine fin sui Corazzieri del Quirinale. Quando però nel 1969 Mandello provò a rinverdirne i fasti con il Nuovo Falcone 500, le cose andarono diversamente. Nato prima come mezzo militare e solo dopo convertito all'uso civile, montava un monocilindrico orizzontale di 499 cm³ da appena 25,4 CV, pesava la bellezza di 214 kg ed era tecnicamente ancorato al passato proprio mentre le giapponesi plurifrazionate spopolavano. Risultato: un flop, con la produzione chiusa nel 1976 dopo circa 16.000 esemplari, di cui solo 3.000 nella versione Civile (la storia completa la trovate nel nostro approfondimento).
Ed è qui che la trovata di Stefano diventa quasi poetica: chissà che con un po' più di fwntasia all'epoca, quel rilancio non sarebbe andato meglio. Magari sì, magari no, ma intanto un lettore con l'allergia all'elettronica ci ha dimostrato che gli strumenti, in fondo, valgono per come li usi. 

E allora rilanciamo a nostra volta: se anche voi avete buone idee tirate fuori con l'intelligenza artificiale, un modello del cuore reinterpretato, una concept che sognate da anni, mandatecele (redazione@insella.it). Chissà che dalla posta di un lettore non esca la prossima moto che a Mandello (o altrove) avrebbero dovuto fare.

Mihawk
Mer, 01/07/2026 - 12:10
Un mitico!
se la facessero la scrambler così la comprerei. Con pesi contenuti un capolavoro
Storie di moto
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 08:24:45 +0000
News n. 7
Kawasaki Ninja ZX-4RR, ma quanto è veloce la monella giapponese! Kawasaki Ninja ZX-4RR, ma quanto è veloce la monella giapponese!

La piccola Ninja ha una ciclistica a punto, una linea affilatissima e un motore che ama girare molto alto. Ecco tutte le prestazioni rilevate dal nostro Centro Prove

RiccardoVilla

Negli anni 90 le piccole sportive facevano sognare i ragazzini, e fra i modelli più ambiti, accanto alle 250 due tempi come la mitica Aprilia RS, c'erano modelli con motore quattro-in-linea come la la Kawasaki ZXR 400. La casa giapponese ha deciso di riproporre quella formula proponendo la ZX-4 RR. Si tratta di una carenata che sfoggia i colori ufficiali del team SBK, una "superbike in miniatura" ispirata alla ZX-10 R da cui riprende l’architettura del motore a 4 cilindri in linea di 399 cm³ e 16 valvole. Ma quanto fa davvero? Ecco tutti i dati rilevati dal nostro Centro Prove.

Velocità, potenza, coppia, accelerazione

Image
  • Potenza alla ruota: 72,5 CV a 14.300 giri/min.
  • Coppia alla ruota: 37,75 Nm a 11.300 giri/min.
  • Velocità massima: 213,4 km/h

Accelerazione:

  • 0–100 km/h: 4,2 sec
  • 0–400 m: 12,7 sec
  • 0–1000 m: 23,8 sec
     

Ripresa da 50 km/h:

  • (400 m): 15 sec
  • (1000 m): 28 sec

Ciclistica, peso, frenata

Image

La ciclistica vede un telaio  a traliccio in tubi di acciaio sostenuto da sospensioni Showa: forcella SFF-BP con steli di 37 mm regolabile nel precarico e monoammortizzatore BFRC Lite completamente regolabile dotato di serbatoio del gas separato. La frenata è assicurata da pinze radiali monoblocco che lavorano dischi di 290 mm di diametro. Ricca lo dotazione elettronica: ci sono quattro riding mode (Road, Rain, Sport e User personalizzabile) collegati al controllo di trazione e ai Power Mode che regolano l’erogazione della potenza. Di serie anche il cambio elettronico bidirezionale.  

  • Peso in ordine di marcia con il serbatoio vuoto: 180 kg
  • Ripartizione peso: anteriore 95,5 kg – posteriore 84,5 kg:
  • Frenata da 100 km/h: 45,5 m

Consumi e autonomia

Image

Il serbatoio compatto ha una capienza di 15 litri, ma grazie a consumi più che soddisfacenti si riescono ad ottenere buone percorrenze. Ecco quanto rilevato:

Consumi:

  • autostrada: 19,5 km/l
  • extraurbano: 25,2 km/l
  • a 90 km/h: 24,8 km/l
  • a 120 km/h: 20,6 km/l
  • al massimo: 10,8 km/l

Autonomia con un pieno:

  • a 120 km/h: 309,3 km;
    al massimo: 161,9 km
Vivere con la moto
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 07:24:35 +0000
News n. 8
Olio motore e liquidi: come scegliere quelli giusti Olio motore e liquidi: come scegliere quelli giusti

L’arrivo della bella stagione, per noi motociclisti, è anche sinonimo di tagliandi e manutenzione. Per questo abbiamo pensato a una guida sui lubrificanti

malo

Indispensabile per la riduzione dell’attrito meccanico, l’olio è importante per lo smaltimento del calore e per la pulizia interna del motore. È il costruttore stesso a indicare la tipologia più adatta al nostro modello, quindi per sapere quale lubrificante occorre usare, bisogna leggersi il libretto di uso e manutenzione della moto. Lì si troveranno tutte le specifiche tecniche che  illustriamo qui una per una.

SAE: quale viscosità?

La viscosità è definita numericamente e in scala crescente secondo il grado SAE (acronimo di Society of Automotive Engineers, ente normativo di riferimento), che negli oli multigrado moderni funziona così.

La prima cifra indica la viscosità misurata a -18 gradi (per questo è seguito dalla lettera W che sta per winter, inverno in inglese): più è alto il numero e meno “scorrevole†sarà l’olio a freddo.

La seconda cifra indica la viscosità misurata a 100 gradi: più è alto il numero, maggiore sarà la “densità†del lubrificante.

Ecco quindi svelata la logica delle gradazioni quali per esempio 5W30, 10W40, 15W50, 20W60. Sono tutte riassunte nelle tabella sottostante che indica una maggiore (o minore) capacità di mantenere inalterata la viscosità a seconda della temperatura e del carico.

Bisogna inoltre tenere a mente che nei vecchi motori, nei quali le tolleranze meccaniche sono generalmente più abbondanti rispetto ai moderni propulsori, un olio ad alta viscosità (in ogni condizione) oltre a contribuire al recupero dei giochi tra fasce e cilindro, sarà sempre soggetto a un minor consumo.

API e JASO, cosa dicono in più sull’olio

Altro fattore da verificare è poi il rispetto degli standard API (American Petroleum Institute) e JASO (Japanese Automotive Standards Organization) così come indicati dal costruttore. API suddivide gli oli secondo l’impiego specifico, attribuendo così una prima lettera:

  1. API S per motori a benzina
  2. API C per motori a gasolio
  3. API G per cambi e trasmissioni

A questa, fa poi seguito una seconda lettera che va a indicare con maggior precisione la “bontà†del lubrificante, procedendo in progressivo ordine alfabetico (la classificazione ha inizio negli anni 50, a partire dalla lettera “Aâ€), come segue:

  1. API SM
  2. API SN
  3. API SP (attuale)

Con la classificazione JASO riceviamo invece informazioni precise circa la reazione dell’olio ai differenti attriti in gioco, tramite i rilievi di SFI/ Attrito Statico, DFI/ Attrito Dinamico e STI/Tempo di Sosta. Sulla base di questi tre fattori, l’ente indica se il lubrificante è adatto (o non lo è) all’impiego con frizioni a bagno d’olio, le quali richiedono coefficienti di attrito minimi per il loro corretto funzionamento:

  1. JASO MA adatto per frizioni a bagno d’olio
  2. JASO MB non adatto per frizione a bagno d’olio

Chiarito ciò, è possibile capire come un lubrificante con specifica JASO MA possa essere utilizzato senza problemi in luogo di un JASO MB, ma non viceversa, pena problemi di slittamento del gruppo frizione.

Quando bisogna cambiare l'olio motore

Il nostro consiglio è sempre quello di attenersi a quanto riportato sul libretto di manutenzione. I mezzi attualmente in circolazione vanno dal cambio olio previsto ogni 3.000 km per gli scooter economici fino ad arrivare ai 15.000 km per i modelli di moto più raffinati. In ogni caso va tenuto presente che l’olio bisogna cambiarlo almeno una volta all’anno, anche se non si sono percorsi i chilometri previsti dal costruttore.

Liquido freni, è una questione di DOT

Partiamo da una premessa fondamentale: quando ci si riferisce al circuito frenante, è più appropriata la definizione “liquido†o “fluidoâ€, anziché quella di olio. Funzione del liquido freni è proprio quella di trasmettere la pressione esercitata sulla pompa (attraverso la leva) alla pinza e ai relativi pistoncini, che andranno così a spingere le pastiglie contro la superficie del disco, secondo la forza esercitata. È proprio la variazione anomala di questa forza/pressione che applichiamo, a far suonare il campanello d’allarme: una leva “spugnosa†è spesso sintomo di un liquido esausto, compromesso dalla presenza di aria e/o umidità nell’impianto e dunque privo delle sue caratteristiche principali: resistenza a stress termico e alto punto di ebollizione. (link ai freni)

Cosa significa DOT?

Il punto di ebollizione è normato secondo una scala crescente dal DOT (da Department of Transportation - US), nel rispetto della normativa internazionale FMVSS 116. Tra le più impiegate in ambito motociclistico, troviamo le sigle DOT 4 e DOT 5.1, le quali fanno riferimento a liquidi a base glicolica con punti di ebollizione (a secco, in condizioni ottimali) rispettivamente di 230° e 260°. Va da sé che per un utilizzo estremo siano meglio indicati fluidi resistenti alle alte temperature (quali DOT 5.1 o DOT 6.1), i quali pagano però pegno in durata, essendo maggiormente igroscopici, ossia suscettibili ad assorbire umidità con conseguente perdita delle proprietà iniziali. Per questa ragione, per un impiego stradale, nella quasi totalità dei casi i costruttori indicano la gradazione DOT 4 come ottimo compromesso tra resistenza e durata. Ragionando come buona regola su intervalli di sostituzione non superiori ai 2 anni o ai 30.000 Km.

C'è olio anche nelle sospensioni

Nelle sospensioni, la funzione dell’olio è differente rispetto all’impiego per la lubrificazione di organi meccanici. In questo caso parliamo infatti di olio idraulico, ed è a lui che viene affidata la funzione smorzante di una forcella/ammortizzatore, mentre quella elastica è fornita dalle molle. La funzione lubrificante qui passa in secondo piano, perché all’olio e al relativo sistema idraulico composto di passaggi calibrati, è richiesta innanzitutto una certa resistenza allo scorrimento. Perciò è importante tener conto della corretta viscosità (attrito di un fluido), identificata in ambito motociclistico attraverso la già nota citata gradazione SAE.

È monogrado

È sempre la SAE a indicare, nei lubrificanti monogrado, il valore medio di viscosità attraverso la sequenza numerica SAE 5, SAE 10, SAE 20 ecc., in cui al crescere della numerazione corrisponde un valore crescente di viscosità cinematica. Detto in termini pratici: posto che la viscosità di un olio tende a calare all’aumentare della temperatura, in una sospensione è importante che questa variazione sia la minore possibile. Nonostante la temperatura di esercizio superi difficilmente (e solo nei casi di impiego più estremi) i 100° e non vi sia neppure una forte contaminazione, come accade invece nell’uso motoristico, anche l’olio idraulico è soggetto a decadimento. Tanto per la forcella quanto per l’ammortizzatore posteriore, è quindi buona norma provvedere alla sua sostituzione entro il range dei 15.000/20.000 Km, procedendo con un’accurata pulizia interna e una verifica delle boccole di scorrimento. La scelta del grado SAE (o per i più precisi, della viscosità espressa in centistokes/cSt) sarà una diretta conseguenza del tipo di impiego della nostra moto e viene riportata sul libretto di uno e manutenzione.

Lubrificare la trasmissione: olio o grasso?

La corretta pulizia e la lubrificazione della trasmissione secondaria è ciò che più incide sulla durata della stessa. Il sistema catena/corona/pignone correttamente pulito e lubrificato, può raggiungere facilmente i 30.000 Km. Qui, il migliore alleato per la pulizia è il cosiddetto petrolio bianco (detto più propriamente Esano), solvente efficace ma delicato, anche in presenza di O-Ring. Per la lubrificazione si apre invece il bivio: olio o grasso? I primi, ben diversi da altre tipologie di olio, sono studiati appositamente per aderire alle maglie della catena e per penetrare efficacemente tra perni e OR. Rispetto al grasso, sono meno soggetti ad impastarsi in seguito alla contaminazione con polveri e agenti esterni, ma richiedono una lubrificazione più assidua. Per ciò che concerne la scelta dei grassi, si spazia invece tra paste solide, schiumogeni e spray tradizionali. Nonché tra formule differenti, più o meno specifiche per l’uso in condizioni di asciutto o di bagnato (fattore da considerare secondo l’uso preponderante che si fa della propria moto). Tra le varietà disponibili oggi sul mercato, i più raffinati sono certamente quelli sintetici, addizionati con ceramica e teflon.

Liquido di raffreddamento

La sua funzione risiede già nel nome: è il liquido che assorbe il calore generato dal motore e lo dissipa attraverso il radiatore. In questo modo la temperatura del propulsore rimane costante, requisito imprescindibile per avere un rendimento corretto. Ci sono però alcune importanti raccomandazioni da tenere a mente, troppo spesso trascurate.

I liquidi antigelo presentano colori differenti a seconda degli additivi impiegati. Per questo è bene non mescolare tra loro diverse tipologie e rispettare quella indicata dal costruttore. Per piccoli rabbocchi si può comunque usare anche l’acqua distillata.

Per prevenire depositi, formazione di ruggine e ossidazioni nel motore, è bene procedere alla sua sostituzione mediamente ogni 2 anni o comunque ogni 20.000 Km. Procedura da eseguire, rigorosamente, a freddo.

Ricordate anche che il liquido va sempre diluito con acqua distillata seguendo le proporzioni indicate nel prodotto.

L’antigelo è velenoso per l’uomo oltre che per l’ambiente. Quindi bisogna proteggersi e operare in ambiente ben aereato.

Manutenzione
Data articolo: Wed, 01 Jul 2026 06:43:30 +0000
News n. 9
Zontes ZT125Z2, la naked per tutti Zontes ZT125Z2, la naked per tutti
Zontes
ZT 125-Z2
2026
RiccardoVilla

La nuova ZT125Z2 di Zontes è una naked 125 di dimensioni generose, pensata per chi cerca un'alternativa allo scooter senza rinunciare alla praticità. Oltre a una sella spaziosa sia per il pilota sia per il passeggero, offre di serie un'ampia piastra portapacchi con maniglioni integrati, sulla quale si può fissare un bauletto.

Image

Una scelta che poco si sposa con la linea filante della moto ma che, in termini di praticità d'utilizzo, rappresenta una gran comodità, perché consente di avere uno spazio dove riporre il casco o altri oggetti. Per quanto riguarda la tecnica, la Z2 nasce su una piattaforma tradizionale con telaio in tubi d'acciaio e motore monocilindrico bialbero di 125 cm³ ds 14,6 CV e componenti "da grande" come il forcellone a due bracci con nervature a vista e la forcella a steli rovesciati. L'impianto frenante utilizza una coppia di dischi sui quali agisce l'ABS di serie. Una dotazione non scontata sulle ottavo di litro in questa fascia di prezzo, dato che molte concorrenti optano per un più economico e meno efficace sistema combinato.

Image

Di serie anche i fari a LED con indicatori di direzione anteriori integrati nelle carene, la chiusura centralizzata della sella, i blocchetti al manubrio con profilo retroilluminato e una presa di ricarica USB. Quest'ultimo è un LCD semplice nella grafica e non molto luminoso, ma ricco di informazioni.

Come va

La posizione di guida è vagamente sportiva per via del manubrio largo e "aperto", che porta a inclinare in avanti busto e spalle. La sella, però, è piatta e spaziosa, mentre le pedane, posizionate centralmente, sono poco distanziate dal piano di seduta, e chi è sui metro e ottanta guida con le gambe piuttosto piegate.

Image

Il motore è caratterizzato da una progressione molto lineare, ideale per chi è alle primissime esperienze grazie anche a un cambio morbidissimo negli innesti e a una frizione tanto modulabile quanto leggera da azionare e rilasciare. Non ci sono particolari picchi di potenza: l'erogazione è costante lungo tutto l'arco del contagiri, ma superati i 9.000 giri/min la spinta cala e insorgono vibrazioni fastidiose su manubrio, pedane e serbatoio.

Fra le curve è maneggevole e facile da guidare; ha un avantreno non rapidissimo ma molto stabile anche alle alte velocità e quando si guida con un buon ritmo tra le curve. Il limite arriva però dalle coperture di primo equipaggiamento, poco inclini a trasmettere fiducia, specie sul bagnato. Bene l'impianto frenante, potente il giusto e con una buona modulabilità di entrambi i comandi, ma l'ABS è un filo invasivo quando si frena forte.

Image


 

Naked

Questa naked 125 ha dimensioni generose, una buona dotazione tecnica ed è offerta ad un prezzo super

Dati tecnici (dichiarati dalla casa)
Motoremonocilindrico, 4 tempi
Cilindrata (cm3)125
Raffreddamentoa liquido
Alimentazionea iniezione
Cambioa 6 rapporti
Potenza CV (kW)/giri14,6(10,8)/9.000
Freno anteriorea disco
Freno posteriorea disco
Velocità massima (km/h)n.d
Dimensioni
Altezza sella (cm)79
Interasse (cm)137
Lunghezza (cm)209
Peso (kg)-
Pneumatico anteriore110/70-172
Pneumatico posteriore130/70-172
Capacità serbatoio (litri)17
Riserva litrin.d

 

Data articolo: Tue, 30 Jun 2026 15:56:23 +0000
News n. 10
Moto Guzzi Trip 500, sarà prodotta in India l'erede della V50 Moto Guzzi Trip 500, sarà prodotta in India l'erede della V50

Dopo gli avvistamenti della Guzzi dotata del bicilindrico 457 già visto sulle Aprilia, ora compare anche la registrazione di un nuovo marchio

Riccardo Allegro

Negli scorsi anni era già stata sorpresa per strada una Guzzi dotata del bicilindrico parallelo 457  montato sulle Aprilia RS 457 e Tuono 457. Il prototipo negli ultimi giorni è stato nuovamente sorpreso durante dei test su strada confermando che il motore è inserito in un telaio in tubi d’acciaio abbinato ad un forcellone dotato a sua volta di un insolito monoammortizzatore laterale destro. Ma andiamo con ordine… Per cominciare qui sopra un'interpretazione digitale di come potrebbe essere questa nuova Guzzi.

Design tradizionale dal chiaro richiamo Guzzi

Motore a parte, lo stile è da Guzzi: il serbatoio è largo e muscoloso, il faro tondo, con cornice cromata, molto simile a quello della  V7 Special, il fanalino quasi identico a quello della V100 Mandello, tutto molto Guzzi e poco Aprilia. Se non fosse per il motore che, come dicevamo, è proprio il bicilindrico parallelo 457. Un frontemarcia con distribuzione a doppio albero a camme, 8 valvole e manovellismo a 270°, capace di 47,6 CV (limite per la patente A2) a 9.400 giri e 65 Nm di coppia massima a 6.400 giri, probabilmente mappato per un uso più turistico. 

Una registrazione sospetta

Ulteriore indizio che le cose a Mandello si stiano muovendo è il fatto che Piaggio abbia registrato a giugno 2026 il marchio "The Trip 500". Questo insolito nome in lingua inglese sarà utilizzato "per veicoli e accessori". Tramonta così l'ipotesi di un ritorno del nome Stornello, che era stato brevemente preso in considerazione. È molto probabile che la produzione della nuova Moto Guzzi The Trip 500 non avverrà a Mandello del Lario, sul Lago di Como, ma a Baramati, vicino a Pune, in India. Questo perché i modelli Aprilia da 457 vengono già prodotti lì, nello stabilimento Piaggio in India. Una Moto Guzzi altrettanto accessibile e di piccola cilindrata, potrebbe riscuotere successo anche in Asia e in Europa.

Una Guzzi entry-level?

Certo, è vero che l’idea di una Guzzi senza V-twin potrebbe far storcere il naso a molti appassionati, ma altrettanto vero è che lo sviluppo di un modello più “accessibile†ed equipaggiato con un motore più piccolo potrebbe comunque avere senso dal punto di vista commerciale. Creare un nuovo V-twin per questa fascia di mercato sarebbe costoso, mentre utilizzare un bicilindrico parallelo di media cilindrata - tra l’altro già bell’e che pronto - da abbinare ad un telaio specifico Guzzi rappresenterebbe una soluzione più economica e pratica per introdurre un modello entry-level. Ne sapremo di più al prossimo EICMA?

Profile picture for user Fry
Fry
Sab, 23/08/2025 - 00:23
🤮
Profile picture for user Superdindi
Superdindi
Sab, 23/08/2025 - 09:49
Beh si, sappiamo che guzzi nella sua storia ha usato qualsiasi frazionamento e disposizione di motore ma un bicilindrico frontemarcia purtroppo fa ricordare il brutto periodo di DeTomaso e del gemellaggio con la Benelli e I suoi motori. Purtroppo si è speso molto per il V100 e credo che ci sia poco da grattare per un nuovo motore tipicamente guzzi, un v35/V50 entry level oppure un bel mono 500 orizzontale che piacerebbe molto ai più giovani che si orientano su Leoncino e Caballero o i più vecchietti che hanno provato il pacioso "nuovo falcone". La speranza è che questa moto sia un passaggio per prendere clienti nel frattempo che la nuova fabbrica guzzi sia pronta e possa sfornare moto e motori made in Mandello.
Pienamente d'accordo, V35II del 1984 con la triste gestione de Tomaso..
Profile picture for user mimmomauro
mimmomauro
Sab, 23/08/2025 - 17:41
Sarebbe stato meglio un classico motore a V anche per questa 450,visto che moto guzzi negli anni 70 già aveva in produzione un 350 e un 500 V!!! Giusto per non cadere nel retorico le maggiori vendite Le hanno ottenute con il bicilindrico a V
Mihawk
Sab, 23/08/2025 - 20:08
Spero che almeno questo progetto possa aprire ad un cambio automatico.
Profile picture for user giampierotanzillo
giampierotanzillo
Ven, 29/08/2025 - 07:33
Il motore a v trasversale è l'identità di Guzzi. Se perde questa, non ha più senso esistere.
prima perde questa Identita' e questo motore a V e meglio sara' per la Guzzi !!!!!! io avevo una Honda CX 500 con il motore a V , non aveva nessun Confronto con la Guzzi .... mi faceva un baffo anche la Guzzi 1000 !!!!!!!!!
soldany
Gio, 18/09/2025 - 10:01
.a quanto ne so io... in pentola Guzzi non bolle nulla! avevano fatto un V100 Mandello naked ma l'hanno congelato! per il resto niente di nuovo, per il motore ? e' vero il V e' l'identita' Guzzi ma non dimentichiamo che la Guzzi e' nata con il monocilindrico, non vedo nulla di male se per accattivarsi la clientela si diversificasse il prodotto e lo dico da Guzzista e possessore di una V7 ed un Airone 250...
ma stai scherzando ?? nel 2026 la Guzzi con un Motore Monocilindrico ? allora Chiudiamo la fabbrica di Mandello !!!
Guarda che soldany non ha scritto da nessuna parte che Guzzi deve fare un motore monocilindrico nel 2026...
Profile picture for user mikbar
mikbar
Gio, 18/06/2026 - 16:48
"Creare un nuovo V-twin per questa fascia di mercato sarebbe costoso". Secondo alcuni economisti il capitalismo italiano è caratterizzato da una scarsa propensione al rischio. Da qui il ristagno dell'imprenditoria nazionale. Le economie di scala (sinergie fra i marchi del gruppo Piaggio) ovviamente sono più che giuste. Progettare una Moto Guzzi da ½ litro con un motore Aprilia non ha alcun senso. Barolo con le bollicine? Pizza con i gianduiotti? Ma per favore. Il carattere dei veicoli di Mandello sta soprattutto nel propulsore. Ho una V7 Sport fantastica, anche per l'elettronica preparata a Noale. Ma sotto c'è l'850 a V !! Ma cosa gli salta in mente a Colaninno??
Filo Sganga
Gio, 18/06/2026 - 16:49
Sono convinto da sempre che Guzzi non debba guardare né giapponesi né cinesi: la sua strada dovrebbe essere quella di costituire un'alternativa a BMW, come del resto è stato negli anni '80. I tedeschi hanno nel DNA il boxer come Guzzi ha il "V". Se loro propongono moto bicilindriche fronte marcia, nulla vieta che lo possa fare anche Guzzi, se può essere utile (e i dubbi sono legittimi) al successo commerciale. Il punto però è un altro: la gamma boxer con la (finta) Enduro GS nelle sue diverse coniugazioni è costantemente ai primi posti delle vendite e sulla stessa base vengono proposti modelli Touring, Naked e Sport in più c'è tutta la gamma col "vecchio" motore che ha preso origine dalla NineT. Poi c'è la gamma quattro cilindri d'impostazione sportiva o super sportiva. La sei cilindri consideriamola pure un esercizio tecnico piuttosto fine a se stesso. E Guzzi? Dopo una dormita di qualche decennio ha provato a rimpastare il vecchio bicilindrico aste e bilancieri portando gli alberi a camme in testa con risultati scarsissimi. Finalmente nel 2022 si vede la V100 Mandello: una moto completamente nuova con un motore nuovo: Alleluia! Dopo poco segue la Stelvio, un'altra moto potenzialmente interessante. Sembrano però progetti usciti tardi e con poca convinzione da parte di chi li produce: pubblicità non se ne vede, poco dopo l'uscita non ne parla più nessuno e le vendite devono essere decisamente scarse. Attenzione, perché Guzzi ha alle spalle una storia che forse nessun altro marchio al mondo può vantare, ma chi ha appoggiato il sedere su una "vera" Guzzi ormai è un settantenne e la memoria se non la si alimenta è destinata ad essere relegata in libri e musei.
Profile picture for user claudiomanzari
claudiomanzari
Ven, 19/06/2026 - 18:31
Purtroppo non ho mai avuto una Moto Guzzi; il mio auspicio - vista la recessione economica del Paese - rimane quello della media cilindrata (600-650 cc, già prodotta in passato da M. Guzzi; non bisogna per forza attaccarsi ai limiti della patente A2): io credo che avrebbe successo una tourer sullo stile Norge, ma più leggera, per viaggiare comodi, con passeggero e bagagli, ad andature tranquille.
sono convinto anch' io che con una moto Guzzi 500 Bicilindrica fronte marcia e con lo stile Retro' : Faro Rotondo , Sella Biposto come la Triunph e parafanghi normali, non con quei portatarga senza parafango e faro alla Mazinga Giapponese , avra' senz'altro molto piu' fortuna !!!!!
scusate Intendevo dire Sella Biposto Dritta senza Sbalzo sul passeggero come gli Scooter ..... in Stile Triumph !!!!
Fabius_Larius
Sab, 27/06/2026 - 11:07
Fare moto non è solo poesia e romanticismo: è industria e se non vi siete accorti l'industria si è spostata in Asia da tempo. Senza prodotti a prezzi contenuti non si fanno soldi e l'industria chiude. Benelli, BMW, Triumph, KTM e le mitiche giapponesi producono stabilmente linee di prodotti in Cina ed India. L'alternativa è la crisi quando il mercato si contrae. Per le V35 - V50 non ci sono soldi, un investimento del genere non offre ritorni economici con poche migliaia di moto l'anno.
Profile picture for user vincenzodigiulio
vincenzodigiulio
Mar, 30/06/2026 - 21:02
Da poco ex possessore di una crisi 1100 dico che Guzzi fa benissimo. Lo fa BMW, lo fa KTM e lo fanno altri quindi lo può fare soprattutto Guzzi che nella sua storia ha fatto ogni possibile motore con tutti i frazionamenti e tutte le architetture. Il DNA si trasferisce in tanti modi. Mi aspetto qualche soluzione automatica che vedo bene per questo tipo di moto
Non nominare KTM che con la smania di Rincorre BMW sfornava una moto nuova ogni 6 mesi e ora e' Costretta a Mendicare pure in India per Salvarsi il Culo !!!!!!!!!!
Profile picture for user claudiosozzi
claudiosozzi
Mar, 30/06/2026 - 22:33
The Trip, perché bisogna essersi "calati" qualcosa per leggere quello che ho appena letto! Santa pazienza, basterebbe aver preso il treno (il trend!) delle cafè quando è passato per creare una gamma di accessori e rendere a livello industriale quello che Guzzi è nell'anima: una moto da personalizzare! E invece no: India, 47cv, The Trip... e su chi dovrebbe avere appeal questa cosa? ma che tristezza!
age073
Mer, 01/07/2026 - 08:32
Titolo acchiappa-click per un articolo basato solo su supposizioni.
Fabius_Larius
Mer, 01/07/2026 - 21:04
Chi di voi ci metterebbe anche soli 1.000€ di soldi propri in un nuovo motore sapendo che l'investimento tornerebbe in 10 anni? Nessuno! Fare impresa significa mettere il capitale e vederlo tornare in breve tempo, altrimenti le Guzzi le vedi solo al museo perché l'azienda che non fa' utili alla fine chiude. A Mandello continueranno i motori V storici, Piaggio ci ha messo un bel gruzzolo... del suo.
Spy
Data articolo: Tue, 30 Jun 2026 13:30:00 +0000


Tutte le notizie di tutti gli sport escluso il calcio

News generaliste che accomunano sport diversi