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#motociclismo #news #insella.it
Rivoluzionata nel 2023 sotto tutti gli aspetti, la adventure bavarese è potente, versatile e tecnologica, scopriamo tutto di lei
In occasione dei cento anni del brand, BMW ha presentato la nuova R 1300 GS: un modello tutto nuovo, rivoluzionato nella meccanica (12 kg in meno, 9 CV in più, ciclistica evoluta, tecnologie inedite per sospensioni ed elettronica) e nell’estetica, che non è stata esente da critiche. Gusti personali a parte, dopo averla guidata su strada e in fuoristrada, è indubbio che il salto di qualità rispetto alla già ottima 1250 sia stato notevole. Vediamo perché.
Rispetto alla 1250, la 1300 è una moto molto più filante, all’anteriore spicca il gruppo ottico full-LED dotato di tecnologia Matrix e forma a X, che richiama fortemente il mondo del fuoristrada. Anche di profilo si nota un maggior ordine e pulizia nelle linee, grazie alla sella più scavata, bassa e snella, specie nella zona a contatto con il serbatoio. A dare ordine contribuisce anche il nuovo telaietto in blocco unico in alluminio pressofuso, collegato al telaio principale che è in acciaio. Per le sospensioni troviamo Telelever all’anteriore e Paralever con cardano al posteriore. Per gli amanti delle sospensioni attive arriva il sistema DSA (Dynamic Suspension Adjustment), che prende il posto del sistema ESA. Questa nuova tecnologia migliora la gestione del setting in tempo reale, così da offrire ancora più comfort e reattività .
In estrema sintesi, il boxer è stato completamente rifatto. È frutto di un progetto orientato a renderlo più compatto, leggero e ricco di coppia, specie ai bassi regimi. Prima di tutto è aumentata la cilindrata, ora 1.300 cm³ esatti, grazie a un incremento dell’alesaggio dei pistoni (da 102,5 a 106,5 mm) e a una riduzione della corsa (da 76 a 73 mm).
La potenza massima dichiarata è di 145 CV (prima erano 136) a 7.750 giri/min e la coppia, più sostanziosa, è di 149 Nm a 6.500 giri/min (prima 143 Nm a 6.250 giri/min). Le soluzioni impiegate restano le stesse del boxer precedente: ritroviamo il raffreddamento misto aria/liquido e il doppio albero a camme in testa con il sistema BMW ShiftCam, con fasatura e corsa variabile delle valvole di aspirazione. Il cambio è a sei rapporti, con quickshifter elettronico bidirezionale, più leggero di 4 kg rispetto al precedente e riposizionato nella parte bassa del motore, a beneficio degli ingombri e della guidabilità .
Un notevole passo avanti è stato fatto anche in ambito elettronico, con l’arrivo di numerosi ausili. Su tutti, i radar anteriore e posteriore, che consentono di sfruttare sistemi come il cruise control adattivo, la frenata automatica di emergenza e il monitoraggio dell’angolo cieco. Non mancano poi il controllo di trazione e l’ABS con funzione cornering, che variano a seconda della mappa inserita. Quattro i riding mode di serie: Road, Rain, Eco ed Enduro, ai quali si aggiungono il Dynamic Pro e l’Enduro Pro, entrambi disponibili come optional. Il tutto si gestisce da uno strumento TFT a colori da 6,5â€, in grado di connettersi al cellulare.
In foto la versione Trophy nella nuova veste cromatica 2026 alluminio bianco metallizzato opaco
Come sul resto della gamma BMW, gli accessori e i pacchetti disponibili sono tantissimi e incidono, a volte anche significativamente, sul prezzo finale della moto. La R 1300 GS è disponibile in tre varianti modello, oltre alla base:
Una volta scelta la variante, è il turno degli accessori. Tutti possono essere acquistati singolarmente, ma BMW mette a disposizione quattro pacchetti preallestiti che fanno risparmiare qualche soldino:
Prendiamo in esame il Dynamic, che comprende l’aggiunta dei riding mode Pro (Dynamic Pro ed Enduro Pro), una gestione più affinata dei controlli elettronici da parte dell’utente, la tecnologia DSA e un impianto frenante con pinze radiali più performanti. Infine, tra gli optional “fuori pacchettoâ€, il cambio automatico/manuale ASA. (Qui vi raccontiamo tutto di lui)
La R 1300 GS si rivela un’ottima globetrotter adatta a tutti gli utilizzi: strada, fuoristrada e città . La posizione di guida è confortevole ma più d’attacco rispetto al passato, risultando più azzeccata se si guida in modo sportivo. La sella si trova a 85 cm da terra e solo chi è sopra il metro e ottanta non ha problemi ad appoggiare i piedi a terra. Tuttavia sono disponibili diverse varianti (anche per il passeggero), a seconda che la si voglia più alta, più bassa, più comoda o più rigida. Grazie al sistema DSA, sono disponibili sospensioni con sistema di abbassamento in grado di ridurre (a velocità contenute) l’altezza di 3 cm su entrambi gli assi. La triangolazione è azzeccata, si sta comodi e la protezione aerodinamica è eccellente. Il plexi di serie protegge bene, ma se siete macinatori di km in autostrada è meglio optare per quello maggiorato. Nella guida turistica, il comportamento dinamico della 1300 conferma quello della sua progenitrice, ma il netto miglioramento si nota quando iniziano le curve e si decide di alzare il ritmo.
Le nuove sospensioni adattive DSA, abbinate a una ciclistica più rigida, l’hanno trasformata completamente: il Telelever trasmette le sensazioni di una forcella tradizionale pur riuscendo a mantenere un assetto meglio bilanciato; questo si traduce in un grande feeling all’anteriore, consentendo di entrare in curva molto velocemente contando su un ottimo rigore. Precisione, stabilità ma anche grande agilità : i cambi di direzione sono rapidi e svelti, tanto da far quasi dimenticare di avere a che fare con una moto da oltre 230 kg.
La triangolazione manubrio-sella-pedane, seppur di estrazione più sportiva rispetto alla sua progenitrice, è comunque confortevole e votata al comfort di guida. La protezione aerodinamica è eccellente e il plexi di serie offre un buon riparo, ma se siete macinatori di chilometri in autostrada è meglio optare per quello maggiorato. A 130 km/h il boxerone gira basso, le vibrazioni trasmesse sono minime e, ad aumentare ulteriormente il comfort, ci pensa il cruise control adattivo, che sfrutta il radar frontale per adattare la velocità in relazione a quella del veicolo che precede. Accelerazioni e frenate sono fluide, mai violente. Chiudiamo la parentesi radar parlando di quello posteriore, che controlla l’angolo cieco, molto utile in autostrada e in città .
Con la nuova GS, adeguatamente gommata, ci si diverte. Il bilanciamento è eccellente e la risposta ai comandi del pilota è immediata: insomma, è veramente esaltante da guidare in piedi. Il Telelever digerisce bene le asperità e offre una sensazione di grande controllo anche a chi ha meno esperienza. La moto è reattiva e, anche di fronte a ostacoli impegnativi come i sassi smossi, mantiene un assetto composto e stabile. Poi c’è il boxer, che esalta anche ai bassi in seconda e terza, supportato da una frizione ben modulabile: nel primo attacco è molto morbida e si aziona anche con un dito! A punto l’elettronica, pronta a intervenire quando c’è bisogno, in maniera non eccessiva per chi ha dimestichezza con il fuoristrada.
In sesta marcia, da 50 km/h, si percorre il chilometro in 21,8 secondi (22,5 la 1250)
I consumi rilevati sono contenuti considerati dimensioni e cilindrata.
Collega Limone Piemonte a Ventimiglia ed è un itinerario imprescindibile per amanti dell’adventouring e possessori di maxienduro. È sinonimo di fuoristrada, nel senso più puro del termine
La Via del Sale ha una storia lunga che poco ha a che fare con le moto, ma più con il commercio. Come il nome suggerisce, si tratta del principale percorso sfruttato per il trasporto del sale (un tempo bene prezioso per la conservazione degli alimenti), dalla Francia all’Italia. Un itinerario che aveva proprio Limone Piemonte come snodo principale e che vedeva, allora come oggi, il suo arrivo in quel di Ventimiglia, dove infine era possibile intraprendere la via marittima. Questo tra Francia e Italia è soltanto uno degli innumerevoli percorsi commerciali che, svalicando le catene montuose, connetteva storicamente la Pianura Padana al mare. Di certo però, questo è tra i più suggestivi ed emozionanti che è possibile affrontare ancora ai giorni nostri.

Essendoci diverse possibili alternative, la lunghezza dell’Alta Via del Sale è variabile a seconda dell’itinerario che si decide di intraprendere. Ad ogni modo, consigliamo di pianificare il vostro tour nei periodi di maggio/giugno oppure settembre; accertando prima le condizioni meteo e le disponibilità dei punti di ristoro e soggiorno. Qui, prendersela comoda e prevedere una sosta notturna, non fa che aumentare il godimento del viaggio…

Sono numerosi i ruderi delel fortificazioni militari risalenti al diciannovesimo secolo
Partiamo da Limone Piemonte, in provincia di Cuneo e già all’altezza di 1100 metri s.l.m., tenendo in direzione Colle di Tenda. La strada si presenta con un mix di asfalto e tratti sterrati, ben percorribile e ricca di fortificazioni militari risalenti al 19° secolo. Una costante che ci accompagna oltre il Tenda in direzione Colle della Perla (con il suo lago che di certo merita una sosta) e Colle della Boaria. Da qui, più che “tirar dritto†si “tira in alto†oltrepassando il confine francese, con salite che si fanno via via sempre più ripide e a tratti impegnative. Tuttavia nulla di impossibile con fondo asciutto, se si ha dimestichezza minima con l’off-road. Raggiungiamo dunque lo Château Chevolail a quota 2270 metri dove, dopo un tratto in discesa, si torna di nuovo in Italia oltrepassando il confine di Colle dei Signori. Dal confine, si prosegue con un percorso mistoin direzione del Passo del Tanarello e del Passo delle Navette. La discesa verso il mare inizia a farsi percepibile: solo il Monte Pietravecchia, così come il Toraggio, ci separano dalla splendida Valle del Corvo. Lì s’incontra il bivio che riporta in Francia attraverso percorsi decisamente tosti, oppure la strada asfaltata che in meno di 15 km scende verso Sella di Gouta e Margherita dei Boschi. Siamo quasi a destinazione dopo circa 110 Km percorsi! Ne servono ancora una quarantina, tra asfalto e fuoristrada blando, per raggiungere finalmente il mare di Ventimiglia.

Vi avevamo già parlato dell’Alta Via del Sale, con l’itinerario alternativo proposto da Corrado Capra di Over2000Riders così come quello di Moto Raid Experience. Per saperne di più, cercare bivacchi e punti di ristoro per organizzare le vostre tappe, potete invece consultare direttamente il sito dedicato alla Via del Sale cuneese.
In un video social ufficiale MotoGP, il campione del mondo si diverte a simulare il mercato piloti 2027. E si dimentica di sé stesso
I test di Sepang sono appena finiti, il Mondiale 2026 non è ancora cominciato, eppure il mercato piloti per il 2027 è già il tema caldo dei paddock. Ci sta: sarà un anno di cambiamenti radicali, con il nuovo regolamento tecnico in arrivo e praticamente tutti i contratti in scadenza contemporaneamente. Per cavalcare l'onda, i canali ufficiali della MotoGP hanno chiesto a Marc Marquez di fare il regista, mettendogli davanti una lavagna con i magneti di tutti i piloti e chiedendogli di comporre la griglia della stagione prossima.
Il risultato è stato più divertente — e più interessante— di quanto possa sembrare. Marc sistema i pezzi uno alla volta con una certa disinvoltura: Bezzecchi confermato in Aprilia, Razgatlioglu promosso in Yamaha ufficiale, Martin che passa in Honda, Quartararo in Aprilia — scelta curiosa, dato che i rumor lo danno invece in Honda.
Poi arriva il momento della Ducati ufficiale, e lì la situazione si fa interessante. Primo nome inserito: Alex, il fratello. Secondo pilota: inizialmente Martin, poi tolto e rimpiazzato da Acosta, poi ancora cambiato con Bagnaia — "questo sarebbe un bel team", commenta Marc. Una bella dichiarazione d'affetto per Pecco, mentre indirettamente sposta Acosta altrove, nonostante le voci di un accordo verbale già esistente tra lo spagnolo e Borgo Panigale.
Quando arriva il momento di piazzare anche sé stesso da qualche parte, Marquez lascia il proprio magnete fuori dalla lavagna. Tre piloti rimangono senza squadra nella sua previsione: Di Giannantonio, Morbidelli, e lo stesso campione del mondo. Alla domanda diretta — "vai in vacanza?" — risponde con un sorriso: "Forse, non si sa mai." Battuta? Certo, lui il biennio garantito in Ducati ce l'ha già , a differenza di Bagnaia e del fratello Alex, nonostante gli ottimi test di Sepang.
Come componente cardine dell’impianto frenante, le pastiglie freno sono ben più complesse di quando si è portati a pensare. Approfondiamo insieme le differenze costruttive, i possibili problemi e le soluzioni
Non soltanto l’usura: questa è la premessa principale da cui partiamo. L’usura non è, infatti, il solo campanello di allarme che dovrebbe indurci alla sostituzione; né tantomeno il solo criterio con il quale scegliere la mescola adatta per le nuove pastiglie che si andranno a installare. Ci sono numerose ragioni che dovrebbero indurre un motociclista attento alla sostituzione delle pastiglie sul proprio impianto frenante, a prescindere dalla presenza residua della superficie di attrito. Per sommi capi, potremmo riassumere in
Articoliamo entrambi gli aspetti. Il primo, in capo al conducente; il secondo, in capo all’impianto frenante della propria moto.
La superficie di attrito delle pastiglie freno può essere ricavata con diversi tipi di mescola, ciascuna con caratteristiche peculiari e differenti tra costruttore e costruttore. La suddivisione principale vede però due diverse famiglie: organiche e sinterizzate.
ORGANICHE: la loro composizione prevede l’uso di metalli (tra i quali kevlar e carbonio) secondo percentuali variabili, che concorrono a determinare l’attrito, e all’aggiunta di resine leganti, mescolate a loro volta con elementi lubrificanti e abrasivi, utili in questo caso per uniformare la frenata e per mantenere pulita la superficie di contatto.
SINTERIZZATE: dette anche sintetiche, rispetto alle “sorelle†organiche differiscono nella proporzione tra i vari componenti e soprattutto dall’assenza totale di resine, che è possibile solo ricorrendo a un processo produttivo differente, chiamato proprio “sinterizzazioneâ€.
Le singole formulazioni vengono dunque studiate secondo il tipo di impiego: stradale, off road, pista e via discorrendo, a seconda delle criticità che la pastiglia sarà chiamata ad affrontare. Mediamente le sinterizzate garantiscono standard di resistenza al calore molto più alti (specie sopra la soglia critica dei 350°) nonché un miglior mordente, ragion per cui vengono adottate nella maggior parte dei casi per gli impianti freno anteriori, anche di serie.
Diverso per gli impianti posteriori, che sono per loro natura meno potenti e utilizzati meno intensamente, per questo troviamo sul mercato una gamma comunque ampia di pastiglie organiche, le quali garantiscono un’ottima modulabilità e un trattamento più “gentile†sul materiale del disco, a patto di mantenerle sotto la soglia di surriscaldamento, pena una diminuzione drastica delle loro prestazioni. Ma veniamo ora ai problemi legati al loro consumo.
Nel migliore dei casi, quello ideale, la sostituzione delle pastiglie freno avviene una volta consumata uniformemente la loro superficie di attrito, fino a raggiungere (all’incirca) i 3 mm di spessore. Ci sono però casi di consumo anomalo e di contaminazione che ne impongono la sostituzione, talvolta “segnalati†da rumori e stridii, talvolta individuabili solo dopo attenta ispezione. Ecco i casi più comuni:
Questi sono alcuni tra i principali casi riguardanti lo stato delle pastiglie freno. Trattandosi però di una componente fondamentale per la sicurezza, per una corretta manutenzione, invitiamo chi non ha confidenza con questa tipologia di interventi ad affidarsi a meccanici professionisti.
La procedura di rodaggio dei freni è utile da fare soprattutto dopo il montaggio di dischi e pastiglie nuovi, per agevolare il processo di assestamento tra pastiglie e dischi.
Se invece si cambiano solo le pastiglie non ci sono grossi problemi, già da subito la frenata sarà ottimale e non sarà necessario
Un nuovo brevetto svela pannelli aerodinamici fissati alle pedane passeggero della RSV4. Meno resistenza, più carico in curva: ancora una volta la pista incontra la strada
Le leg wings posizionate ai lati della moto all'altezza delle gambe del pilota, hanno fatto la loro comparsa sulle RS-GP nel 2025. Aprilia, poi, in una versione più stradale li ha già portati in produzione — per modo di dire — sulla RSV4 X-GP: gioiello pronto pista realizzato in soli 30 esemplari a circa 50.000 euro l'uno. Roba per pochissimi eletti. Adesso, però, un nuovo brevetto depositato da Piaggio suggerisce che la storia non finisca lì. I disegni tecnici mostrano una versione delle leg wings progettata per le moto stradali, con una soluzione di montaggio che cambia tutto rispetto all'approccio usato sulla X-GP: invece di integrare i pannelli nella zona del codone — operazione costosa e strutturalmente impegnativa — il sistema prevede di avvitarli direttamente agli attacchi delle pedane passeggero. Si tolgono le pedane, si montano le ali. Fine.
Il brevetto lo dice chiaro: "È possibile montare la coppia di ali come accessorio su qualsiasi moto stradale dotata di pedane passeggero." Tradotto in soldoni: potenzialmente compatibile anche con la RS 660, e in linea teorica con qualsiasi altro modello che abbia quegli attacchi. Poi, che su qualsiasi altro modello diverso dalla RSV4 abbaino senso, è tutto un altro paio di maniche.
Ma saranno veramente utili?
La logica aerodinamica dietro questi pannelli è elegante nella sua semplicità , e non richiede elettronica attiva né parti mobili. In rettilineo, i pannelli si allineano con la parte esterna degli stivali e dei polpacci del pilota, creando una superficie più pulita per il flusso d'aria che scorre lungo le fiancate della moto. Visti dall'alto, si restringono verso la coda formando un profilo svasato che riduce le turbolenze generate dalle gambe: meno resistenza, qualche km/h in più di punta o qualche centesimo di litro di carburante risparmiato, a seconda di come la si vuole leggere.
Il vero vantaggio arriva però in curva. Quando il pilota si appende all'interno della piega, il pannello sul lato interno si espone al flusso d'aria ed entra in funzione come un piccolo profilo alare orientato quasi parallelamente all'asfalto, generando carico aerodinamico verso il basso proprio dove serve di più: sul posteriore, nella fase critica di percorrenza della curva. Il pannello opposto resta invece schermato dalla gamba del pilota, evitando forze contrastanti dall'altro lato. Due funzioni diverse dallo stesso componente fisso, senza muovere nulla.
La Casa di Hamamatsu arricchisce la gamma 2026 con tre versioni speciali, due basate sulla GXS-S1000GX una sul Burgman 400. Torna in listino anche la piccola sportiva GSX-R125
Suzuki aggiorna la GSX-S1000GX con due nuove versioni pensate per chi usa la moto anche per viaggiare. La Plus e la Top si basano sulla crossover già nota, che monta il quattro cilindri in linea da 999 cm³ con 152 CV a 11.000 giri e 106 Nm di coppia a 9.250 giri. Il telaio in alluminio è abbinato a sospensioni elettroniche di serie, mentre il pacchetto elettronico Suzuki Intelligent Ride System comprende controllo di trazione a sette livelli più off, cruise control adattivo, quickshifter bidirezionale e ABS evoluto.
La GSX-S1000GX Plus costa 15.790 euro e arriva con borse laterali in tinta. La GSX-S1000GX Top sale a 17.490 euro ma include oltre alle borse anche sella comfort, scarico AkrapoviÄ e cavalletto centrale. Entrambe saranno disponibili da marzo nelle concessionarie Suzuki.
Suzuki rilancia anche il Burgman 400 in versione Comfort, dedicato a chi cerca ancora più protezione e spazio. Rispetto alla versione base, questa variante aggiunge parabrezza maggiorato, paramani, bauletto da 47 litri con piastra di montaggio e schienalino passeggero. Il prezzo è di 7.490 euro.
Il Burgman 400 è sul mercato dal 1998 e si è ritagliato una nicchia tra gli scooter di media cilindrata grazie alla posizione di guida comoda, ai vani portaoggetti generosi in capienza e numero e a una ciclistica stabile sia in città che nell'uso fuoriporta. La versione Comfort punta a renderlo ancora più adatto ai viaggi, anche in coppia.

Suzuki riporta a listino la più piccola delle Gixxer, la GSX-R125 e lo fa al prezzo di 4.190 euro. La sportivetta monta un monocilindrico raffreddato a liquido da 125 cm³ con quattro valvole, iniezione elettronica con corpo farfallato da 32 mm e iniettore a doppio spruzzo. Il telaio è in tubi d'acciaio, il peso in ordine di marcia è di 134 kg.
L'impianto frenante prevede ABS Bosch di serie e dischi a margherita. Sempre di serie la fanaleria full LED, il Suzuki Easy Start e il sistema keyless. La strumentazione è completamente LCD. Una moto pensata per i sedicenni con patente A1, ma anche per tutti quelli che cercano una 125 sportiva leggera e maneggevole per muoversi in città o divertirsi su strade tortuose.
Il Faiallo rientra tra i “luoghi del cuore†per molti bikers che, passando per l’incantevole Sassello, discendono poi verso la Riviera. Vi spieghiamo perché gode di tanta fama
Il Passo del Faiallo (1044 metri s.l.m.) è un valico dell’Appennino Ligure che, attraverso la Strada Provinciale 73, collega il passo del Turchino con San Pietro d'Olba, passando per l'alta valle del torrente omonimo e parte del territorio comunale di Urbe (SV). La sua storia è comune a quella di altri valichi che, dividendo Liguria ed entroterra, si resero già protagonisti nelle rotte per il commercio del sale (ne abbiamo parlato ancora di recente). Pur non trovandosi a una quota particolarmente elevata, la vicinanza al mare del Faiallo favorisce l’innesco di fenomeni meteorologici intensi. Per questo motivo, pur essendo la strada sempre accessibile, è bene sapere che l’inverno è la stagione più incerta per percorrerlo e una gita fuoriporta verso il mare potrebbe concludersi con la neve! L’itinerario che suggeriamo oggi conduce dunque al Passo del Faiallo, tocca l’incantevole Sassello per poi scendere verso il Mar Ligure con ben due alternative. Partiamo…

Poniamo come punto di partenza il comune di Masone, in Valle Stura, facilmente raggiungibile attraverso l’autostrada E25 e ben collegato al ramo A7. Qui vicino, per gli escursionisti che vogliono un assaggio d’Appennino incontaminato, troviamo subito le Cascate del Serpente o “delle Cheucieâ€, che certo meritano una visita. S’imbocca dunque la SP73 che risale in direzione del Passo del Faiallo, incrociando la via medievale della Cannellone, antico collegamento tra Voltri e Valle Stura. Si raggiunge il valico in breve, con 14 Km e poco meno di 20 minuti. Le condizioni dell’asfalto sono più che buone, la qual cosa permette di godere del panorama circostante, che nelle giornate più pulite lascia godere dell’affaccio sul litorale. Seguendo in direzione ovest, un’altra tappa consigliata agli escursionisti è la cosiddetta Casa della Miniera: antico rifugio nel Parco del Beigua a 1078 metri s.l.m. La SP73 prende poi il nome di SP40 e SP49, proseguendo fino a Urbe e ancora in direzione Sassello. Comune ben noto per i suoi deliziosi “amarettiâ€, ma altrettanto ricco di storia, evidente nella gran varietà di chiese antiche e palazzi architettonicamente rilevanti. I chilometri percorsi sinora sono 45, per un totale di circa un’ora e venti minuti.
Non resta che scendere verso la costa, imboccando la SP334. Come anticipato, le alternative migliori tra cui scegliere sono due: Varazze oppure Albissola. La scelta si prende al bivio in corrispondenza della Madonna del Salto, in frazione San Giovanni. Proseguendo sulla SP334 per 24 Km si raggiunge rapidamente Albissola Marina. Deviando invece sulla SP542 si affronta un tragitto di simile lunghezza e durata (circa 30 minuti) con il quale si raggiunge Varazze. Il nostro tour si conclude con una percorrenza di due ore circa, per un totale di 65/70 Km. Non resta che scegliere, letteralmente, verso quale lido migrare!
È potente, veloce e molto divertente da usare sulle strade ricche di curve. L'assetto è rigido e il comfort scarso
È tuttora una della "nude" più belle e cattive in circolazione. La posizione di guida è d'attacco ma non estrema, e lo spazio a bordo è sufficiente per piloti di ogni taglia. Su strada si apprezza la ciclistica a punto, veloce nel rispondere ai comandi del pilota e sempre stabile: l'avantreno è molto preciso anche nei curvoni presi a tutta velocità . Il motore a tre cilindri, compatto e leggero, ha un'erogazione "cattiva" e piena da vera sportiva. L'elettronica di ultima generazione (presente sui modelli a partire dal 2021) è bene a punto, dotata anche di piattaforma inerziale che permette di avere ABS e controllo di trazione cornering.
Di serie anche l'ammortizzatore di sterzo
L'assetto rigido (specie per la RR) e la sella poco imbottita limitano parecchio il comfort. Scarso è anche lo spazio per il passeggero, ma la Brutale è una moto che si usa preferibilmente da soli... Il cambio elettronico sulle versioni prima del 2021 è poco preciso. Infine viaggiando "allegri" i consumi sono alti.
La sella del passeggero è scomodissima
Lo scarico a "canne d'organo" con uscite sovrapposte è uno spettacolo
Non è difficile trovarne un esemplare in buone condizioni, perché i proprietari sono appassionati che (in genere) trattano la Brutale nel migliore dei modi. Per fortuna, perché si tratta di una moto sofisticata che va tenuta e trattata con cura. Se possibile, consigliamo di puntare sui modelli più recenti (anche se i prezzi sono più elevati) per la migliore elettronica.
Prezzi da 4.000 a 10.000 euro.
Dal 6 all’8 marzo 2026 Fiera Roma ospita la quattordicesima edizione di Motodays. L’evento del Centro-Sud punta con decisione sui giovani rider, tra formazione, sicurezza e nuove aree tematiche. Ecco cosa prevede il programma
Dal 6 all’8 marzo 2026 torna Motodays, l’evento motociclistico organizzato da Fiera Roma e punto di riferimento per il pubblico e gli operatori del Centro-Sud. Giunta alla quattordicesima edizione, la manifestazione ha scelto quest’anno d concentrare l’attenzione sulle nuove generazioni di motociclisti. Il tema guida dell’edizione 2026 è infatti “Young Riders, You’re Welcome!â€, un claim che introduce un progetto articolato rivolto a neopatentati, studenti e giovani appassionati. Un pubblico considerato sempre più centrale per l’evoluzione del mercato motociclistico e per il ricambio generazionale del settore.
Tra le principali novità figura la Young Academy, progetto formativo realizzato in collaborazione con Ohvale. All’interno della fiera sarà allestito un vero e proprio circuito dedicato alla formazione tecnica e alla crescita dei giovani talenti. I partecipanti avranno la possibilità di provare in pista i modelli GP-0 e GP-2, in un contesto controllato e orientato alla sicurezza. Le sessioni saranno seguite dall’ex pilota MotoGP Simone Corsi, affiancato da EMG Riding School e Christel Village, con un programma che combina teoria e pratica e che mira ad avvicinare i più giovani alla guida evoluta e al mondo delle competizioni.
Accanto alla formazione, Motodays 2026 amplia l’offerta di aree tematiche. Nel Padiglione 3 debutta Talaria Ride Life, spazio dedicato alle moto elettriche del marchio Talaria. L’area ospiterà test ride, dimostrazioni dal vivo e performance dei rider ufficiali, affiancati dalle Wheelie Machine, con l’obiettivo di raccontare un approccio giovane alla mobilità elettrica.
Spazio anche alla dimensione digitale, con una Area Gaming rinnovata e dedicata ai videogiochi motoristici su PC, console e simulatori professionali. Sono previsti tornei, competizioni e incontri con gamer, in un contesto pensato per avvicinare il pubblico più giovane al motorsport e al mondo virtuale. Da segnalare anche il Creative Lab Motodays, area pensata come luogo di produzione e confronto per creator, influencer, videomaker e storyteller del mondo moto. Uno spazio di networking tra community digitali e aziende, dedicato ai nuovi linguaggi della comunicazione motociclistica.
La sicurezza stradale rappresenta uno dei temi centrali dell’edizione 2026. In programma un corso di guida sicura su strada Under 30, riservato ai giovani rider e prenotabile tramite il sito ufficiale di Motodays. Durante i tre giorni di manifestazione, grazie alla didattica di Southland, i partecipanti potranno acquisire competenze di base per una guida più consapevole. Il tema sarà sviluppato anche attraverso un progetto di edutainment sulla sicurezza stradale: il 6 marzo oltre 3.000 studenti prenderanno parte a una mattinata di attività , talk e momenti di confronto con istituzioni, aziende, formatori e operatori del settore.
“Sin dalle prime edizioni di Motodays - commentano gli organizzatori - abbiamo cercato di combinare l’esposizione con le attività esperienziali. Con la prossima edizione l’evento sceglie di guardare ancora più lontano, investendo sulle nuove generazioni come motore di crescita, innovazione e sostenibilità del settore motociclistico. Perché è certo che, anche tra i più giovani, la passione per le moto è molto forteâ€.
Sdraiare la moto a terra mentre si esegue una manovra a bassa velocità , o addirittura da fermi, è un “infortunio†che prima o poi capita a tutti i motociclisti. Basta un attimo di disattenzione, la moto che si inclina di qualche centimetro di troppo e la “frana†è inarrestabile.
Fatto il danno, bisogna rimboccarsi le maniche per risollevare il mezzo. Ma a volte l’operazione può essere davvero difficile: sono tante le moto e gli scooteroni che pesano più di 200 kg e possono mettere in crisi la schiena del “sollevatoreâ€. Per non correre rischi, conviene agire con calma seguendo le semplici regole che vedete in questa pagine. Nei casi più impegnativi, però, lasciate perdere l’orgoglio e chiedete aiuto a un passante!
La moto è a terra? Non fatevi prendere dal panico. La tecnica corretta prevede di abbassarsi piegando le gambe, tenendo la schiena ben dritta e voltando le spalle alla moto. Ecco come bisogna organizzare l’operazione.
Quando una moto comincia ad adagiarsi, meglio non fare gli eroi: lasciatela cadere. Bloccare la sua “discesa†forse eviterà qualche danno alla carrozzeria, ma vi farà sicuramente rischiare danni fisici gravi come contratture o strappi muscolari, perché ai muscoli (che sono “freddiâ€) si richiede uno sforzo forte e improvviso. Quindi se perdete il controllo, lasciate il manubrio e fate solo attenzione che la moto non vi trascini nella caduta finendovi sulle gambe o sui piedi.
Se la moto cade a terra è sempre un piccolo “drammaâ€: sentire il rumore della carrozzeria che si graffia sull’asfalto, i sorrisetti dei passanti e degli automobilisti… Insomma, senza rifletterci si rischia di agire d’istinto, tentando di sollevarla piegando la schiena, come se si trattasse di raccogliere una penna. Questa è l’azione peggiore che possiate fare: il colpo della strega (come minimo) è assicurato, perché con questo movimento non si sfruttano le gambe (che hanno i muscoli più potenti di tutto il corpo).
@insella.it Rialzare la moto dopo una caduta non è facile, ma con la tecnica giusta è (spesso) possibile . . . #moto #motociclismo #tipsandtricks #insella #royalenfieldhimalayan #cadutainmoto ♬ suono originale - inSella.it
Quando la moto è in piedi e sul cavalletto, concedetevi un attimo di riposo e poi controllatela: anche le cadute più banali possono provocare dei danni. Da vedere: