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News n. 1
Il mitico passo del Cerreto: dove sono le curve migliori e cosa vedere Il mitico passo del Cerreto: dove sono le curve migliori e cosa vedere

Il passo del Cerreto unisce Toscana ed Emilia-Romagna e, con i suoi 1261 metri, è il più alto della sua zona. Il percorso è tutto da gustare per sviluppo e panorami mozzafiato, andiamo a scoprirlo nel dettaglio

malo

Il passo del Cerreto unisce Toscana ed Emilia-Romagna e con i suoi 1261 metri è il più alto dell'Appennino in quell'area geografica. Che lo si prenda dal versante ligure o da quello emiliano è una strada che riserva un percorso di grande soddisfazione ai motociclisti, per sviluppo, panorama e per la tipologia del tracciato. Andiamo a vederlo nel dettaglio.

La storia

La strada attuale collega Emilia e Liguria come la vicina SS 62 della Cisa, ma il passo fin dall'antichità è stato percorso dalle genti che dal mare dovevano viaggiare verso la pianura padana e viceversa. La leggenda vuole che uno fra i primi a servirsi del passo del Cerreto per arrivare nella pianura padana sia stato Annibale, alla guida delle truppe con cui marciava verso Roma, anche se non ci sono prove concrete del passaggio del guerriero cartaginese.

È con l’unità d’Italia che però la strada comincia ad assumere la fisionomia attuale. Nel 1863, dopo essersi chiamata strada statale 23 e poi 38, le viene assegnato quel numero 63 che le resterà fino a oggi. Con il Novecento arrivarono le prime asfaltature e gli adeguamenti secondo le necessità dei nuovi mezzi di locomozione e del trasporto pubblico.

Lo sviluppo

La strada statale 63 del valico del Cerreto inizia ad Aulla, in Toscana, provincia di Massa, e dopo i 36 chilometri che portano al valico scende fino a Reggio Emilia, per proseguire a nord, in pianura, fino a Gualtieri, dove si innesta sulla SS62 della Cisa. Il tratto più interessante per i motociclisti è però quello compreso tra le località a nord di La Spezia e Montecavolo: un centinaio di chilometri, piacevoli sia in un verso che nell'altro. Andiamo a vedere i due itinerari.

Dalla Liguria

Senza scomodare le Cinque Terre, che richiamano un turismo diverso, per un motociclista un buon punto di partenza o di ritrovo con gli amici può essere il casello di Santo Stefano di Magra, appena 10 chilometri da Aulla. Da qui la strada procede prima in piano, per poi iniziare a salire tra folta vegetazione, al fianco del torrente Aulella. Da Soliera le pendenze di fanno più marcate, ma è a Fivizzano – 326 metri di quota- che inizia la salita vera e propria. Fino al valico sono 20 chilometri, con curve molto godibili e pendenze che variano tra l'8 e il 9%.

Il Cerreto è nel territorio del parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, il panorama è sempre rigoglioso, anche in quota. Una volta valicato il passo, dove ci sono diverse soluzioni per mangiare, si scende poi sul versante emiliano. Dopo il primo tratto le pendenze sono meno marcate, ma fino a Castelnovo ne' Monti e a tratti anche dopo la strada è molto godibile. Da Montecavolo in poi invece  il traffico è sempre molto sostenuto e risente della vicinanza alla città. In compenso tutta la zona è ottima sotto il profilo della gastronomia, per cui si può ben pensare di fermarsi a mangiare cucina emiliana in qualche ristorante della zona.

Dall'Emilia

Il percorso in senso inverso può risultare comunque piacevole, e anzi preferibile a nostro avviso sotto il profilo della guida. Dall'uscita autostradale di Reggio Emilia bisogna percorrere tutta la tangenziale per portarsi a sud della città, quindi da Rivalta si imbocca la SS63 che non si lascerà più fino a destinazione. Rispetto al versante ligure, il panorama è meno aspro e l'armonia dei profili delle colline coltivate lascia gradatamente spazio alla montagna vera e propria. Dopo Castelnovo ne' Monti e la Pietra di Bismantova – che merita sicuramente una deviazione di qualche chilometro- la strada invece inizia a inerpicarsi maggiormente, e anche la guida diventa più coinvolgente. Passato il valico ci sono ancora una cinquantina di chilometri per scendere al mare. La quota del passo non è particolarmente elevata, ma in inverno comunque molto spesso c'è neve o si trovano condizioni climatiche difficili, per cui si sconsiglia l'itinerario tra il tardo autunno e la primavera inoltrata.

Cosa vedere

Le deviazioni a carattere culinario sono quasi un obbligo per questo itinerario, che tocca o è vicino a diversi luoghi di eccellenza. Solo sul versante emiliano parliamo di aceto balsamico, parmigiano-reggiano, gnocco e tigelle, tortelli e via dicendo, ma sarebbe impensabile consigliare dei singoli esercizi, vista l'abbondanza dell'offerta. Si può ben dire però che anche lungo il percorso non mancano le occasioni per soste, spuntini e pranzi veri e propri.

Per quanto riguarda invece le bellezze da ammirare, in cima alla lista c'è sicuramente la Pietra di Bismantova, un gigantesco promontorio roccioso adagiato con la sua forma rettangolare sulle colline dell'appennino. Questa montagna appassionò in passato Dante, che la inserì nella Divina Commedia, e oggi è meta di scalatori ed escursionisti.

La pietra di Bismatova è una meta interessante per fare belle escursioni

Per gli amanti del wellness, salendo ancora si incontra la località di Cervarezza Terme, e poi Cerreto Laghi, dove si può andare a cercare un po' di frescura nella calde giornate estive. Il paesaggio di Cerreto è dominato dal monte Ventasso (1727 metri), mentre sul versante opposto conviene sicuramente allungare l'itinerario fino al mare, per visitare le Cinque Terre in Liguria o godere del primo mare toscano a Marina di Carrara e Marina di Massa.

Strade e percorsi
Data articolo: Fri, 16 Jan 2026 12:00:00 +0000
News n. 2
BMW F 800 R usata: pregi e difetti, velocità massima e quotazioni BMW F 800 R usata: pregi e difetti, velocità massima e quotazioni

La naked spinta dal bicilindrico parallelo se la cava bene in tutte le situazioni, ha un motore brillante ma trattabile e una posizione di guida comoda, ma occhio alle vibrazioni. Un esemplare del 2011 si può comprare a 3000 euro

massimo.miliani

Punti di forza

Convince per la facilità di guida: si muove agile e leggera in città, è divertente da usare nelle gite dei fine settimana e va bene anche per chi ha poca esperienza. La potenza non manca, ma è ben gestibile: il motore bicilindrico spinge bene ai bassi e medi regimi, permettendo di usare poco il cambio. La posizione di guida è azzeccata, pilota e passeggero hanno spazio a sufficienza ed è facile trovare la giusta sistemazione. Non è un fulmine nell’impostare le curve, ma ha un avantreno preciso e non ha mai reazioni nervose. Non male le sospensioni: rappresentano un buon compromesso tra esigenze di comfort e guida sportiva, i piloti esperti però lamentano un'eccessiva morbidezza dell'ammortizzatore.

Punti deboli

Alcune finiture deludono, c’è troppa plastica (e per giunta di aspetto economico) che poco si addice al marchio BMW. Il motore scalda e il cambio diventa un po’ rumoroso se usato intensamente. Anche se la F 800 ha un sistema meccanico per smorzare le vibrazioni, queste ultime si sentono comunque sul manubrio e rendono â€œprecaria†la visuale degli specchietti.

Prima dell’acquisto controllate bene

  • Ammortizzatore di sterzo: Se lo sterzo è pesante da azionare o si indurisce in certi punti, ci può essere un problema all’ammortizzatore di sterzo.
  • Cuscinetti ruota posteriore: quelli della ruota posteriore sono delicati: controllate il buon allineamento del cerchio.
  • Vibrazioni: creano problemi all’impianto elettrico e allentano le viti di fissaggio del- la carrozzeria. Controllate tutto con attenzione.
  • Blocchetti elettrici: Un po’ delicati e sensibili agli sbalzi di calore. Nel 2010 BMW ha fatto una campagna di richiamo che ne prevedeva la sostituzione.

 

I rilevamenti

  • Velocità massima: 209,1 km/h
  • Accelerazione 0 - 400: 12,3 sec.
  • Consumo extraurbano: 25 km/l
  • Peso: 200,5 kg

Quanto costa una F 800 R usata

F 800 R MY 2015

2020 (E4) 6.900 euro

2019 (E4) 6.300 euro

2018 (E4) 5.800 euro

2017 (E4) 5.300 euro

2016 (E3) 4.800 euro

2015 (E3) 4.500 euro

F 800 R MY 09

2014 (E3) 3.600 euro

2012 (E3) 3.300 euro

2011 (E3) 3.000 euro

Prezzi in discesa

Prima dell’arrivo della famiglia delle G 310, la F 800 R era il modello più economico di BMW. Anche oggi le quotazioni non sono elevate e con l’arrivo nel 2020 della nuova F 900 R sono scese parecchio. Insomma si fanno ottimi affari anche con le tedesche...

Moto usate
Bmw
Data articolo: Fri, 16 Jan 2026 11:40:00 +0000
News n. 3
La guerra dei Rossi: Valentino vs Graziano e quei 200mila euro spariti La guerra dei Rossi: Valentino vs Graziano e quei 200mila euro spariti

Una vicenda familiare dolorosa finita in tribunale. Valentino denuncia per circonvenzione di incapace la compagna di Graziano. Ma un giudice su istanza del padre afferma che Graziano è pienamente capace

massimo.miliani

Una storia complicata. E dolorosa, come possono essere quelle che coinvolgono - per questioni economiche del valore di centinaia di migliaia di euro - i rapporti tra un figlio e un padre. I protagonisti sono Valentino Rossi e il padre Graziano, 71enne, per decenni al suo fianco. Un padre a cui - secondo Valentino - l'attuale compagna avrebbe sottratto una bella somma di denaro, approfittando di una sua condizione di debolezza.

L'amministrazione di sostegno

I fatti di questa vicenda iniziano nel 2024, quando Valentino Rossi chiede e ottiene di essere nominato amministratore di sostegno del padre. Secondo una perizia di parte, Graziano era fragile e in difficoltà. È in questo momento che il campione si accorge che l'attuale compagna del padre ha prelevato dal suo conto 176mila euro, di cui 100mila con la causale "prestito", cui si aggiungono altri 34mila euro in contanti presi nell'arco di 12 anni di relazione. In totale, oltre 200mila euro. Nonostante questo, però, un anno dopo Graziano Rossi ha chiesto al figlio di liberarlo dal controllo legale. Di fronte al rifiuto, il padre di Rossi intenta una causa civile per la revoca dell'incarico di amministratore. Il giudice di Pesaro, il 4 marzo 2025, gli dà ragione, sostenendo che Graziano - che nel frattempo non aveva mai smesso di guidare l'auto né di partecipare ad alcune gare di rally - è perfettamente in grado di intendere e volere. Valentino Rossi non fa appello contro questa decisione.

La denuncia per circonvenzione

Valentino ha deciso quindi spostare il suo obiettivo sulla attuale compagna del padre, una 54enne impiegata, denunciandola per circonvenzione di incapace. Ne scaturisce una serie di perizie e controperizie - almeno 5, tra Pesaro e Bologna, secondo quanto riportato dal QN. L'ultima, affidata dal gip di Pesaro al professor Luca Cimino di Bologna, ha confermato che Graziano non ha bisogno di amministratori di sostegno. Ora - mentre la Guardia di Finanza indaga su tutte le uscite dai conti di Graziano Rossi - la parola passa alla pm di Pesaro Irene Lilliu, che dovrà decidere cosa fare del fascicolo a carico della compagna del padre di Valentino. Fuori da questa vicenda sono rimasti sia la mamma di Valentino ed ex di Graziano, Stefania Palma, sia la figlia che Graziano ha avuto con l'attuale compagna, Clara.

Notizie dalla rete
Data articolo: Fri, 16 Jan 2026 11:23:44 +0000
News n. 4
Ducati: fuori dall'asfalto sono stati dolori Ducati: fuori dall'asfalto sono stati dolori

L'arrivo delle 450 da cross ed endro non è una “prima†assoluta nella storia della Casa di Borgo Panigale. Qualche uscita in fuoristrada c’è già stata, ma non è stata fortunata

malo

Sul fatto che fino ad ora Ducati sia stata un marchio prettamente stradale ci sono ben pochi dubbi, ma l'arrivo della 450 da motocross e poi della versione da enduro non è stata una “prima†assoluta. Nella storia della Casa di Borgo Panigale qualche timida uscita in fuoristrada c’è già stata, ma con poca fortuna. 

Il primo passo furono due moto a quattro tempi costruite in serie ma sono modelli che hanno avuto un’importanza marginale. Si tratta delle 175 e 200 Motocross (qui sotto) allestite modificando la versione stradale “Tâ€, che sta per “turismoâ€, e vennero vendute solo sul mercato americano in versione da gara e da regolarità, dove peraltro ebbero un buon successo.

La R/T negli anni 70

Successivamente fu la volta della 450 R/T monocilindrica, prodotta dal 1970 al 1973 su richiesta dell’importatore statunitense Berliner. Anche questa non una moto specializzata quanto piuttosto una “tuttoterrenoâ€: R/T sta proprio per Road and Trail, cioè strada e sentiero. Ne vennero prodotti anche una trentina di esemplari con il motore 350 cm³, alcuni dei quali con le valvole richiamate dalle tradizionali molle invece che Desmo. Su tutte le 450 invece c’era il comando della distribuzione desmodromico. La maggior parte delle R/T vennero vendute in America e in versione da gara, cioè con lo scarico libero e senza fanali; quelle per l’Europa avevano silenziatore e impianto di illuminazione ma furono prodotte in numeri talmente modesti che invece di fare una omologazione specifica venne sfruttata quella della Scrambler; sul libretto di circolazione però risultavano i dati di quest’ultima, con alcuni errori come la ruota anteriore indicata di 18†invece che di 21†e il peso di 134 chili mentre era di 128.

Alla Sei Giorni male, bene nella Baja

Alcuni esemplari di questo moto vennero preparati per la Sei Giorni di Regolarità del 1971, ci corse la squadra italiana; restavano però l’adattamento di una moto stradale e in fuoristrada erano impegnative sia per il modesto tiro in basso del propulsore, sia per il peso e la ridotta escursione delle sospensioni. Erano decisamente più adatte agli sterrati scorrevoli dei deserti americani, dove nel 1969 Doug McClure aveva ottenuto il successo nella Baja 500 in sella a una Desmo 350, risultato che aveva spinto Berliner a chiedere la produzione della R/T.

La 125 per la moda

L’impegno maggiore di Ducati in fuoristrada però è stato tra il 1977 e il 1978: in quegli anni andavano a ruba le 125 regolarità a due tempi e nel 1974 venne messo in produzione un modello che si chiamava proprio 125 Regolarità, ma non era alla altezza delle rivali: lunga, pesante ed esteticamente nemmeno troppo riuscita.

...e poi arriva Forni

Così per darle un po’ di appeal venne decisa la partecipazione alle gare di motocross in forma ufficiale con Italo Forni, il pilota italiano più amato del momento e fresco vincitore del titolo tricolore 500 con la Husqvarna. Nel reparto corse i â€terraioli†erano soltanto tollerati ma la simpatia di Forni fu un buon legante. La moto venne ricostruita quasi totalmente, però erano i tempi della gestione EFIM e il budget era più che risicato. Appoggiandosi agli amici saltarono fuori un nuovo telaio, sospensioni e componentistica ma il motore restava in debito di cavalli. La svolta con l’arrivo del nuovo modello di serie Six Days, derivato dall’esperienza delle corse: nuovo telaio, nuove sospensioni, estetica di gran lunga più convincente e un motore profondamente rivisto, cioè con più cavalli. La moto cominciava a ben figurare ma ebbe un mucchio di problemi di gioventù e fu costretta a ritirarsi la maggior parte delle volte. «Credo di avere finito cinque o sei gare nei primi cinque, nei due anni – ricorda Forni –, ma sempre con piazzamenti inferiori a quelle che erano le nostre aspettative. Però a fine ‘77 cominciammo a fare qualche partenza in testa, qualche giro davanti. A metà ‘78 la Ducati 125 era competitiva, non dico che potesse lottare ad armi pari con le altre ma era... difendibile».

 

Un incidente e poi lo stop

Si poteva incominciare a sperare in qualche risultato, invece Italo ebbe un brutto incidente mentre girava in moto su strada e si fratturò malamente la gamba destra. Senza il suo uomo di riferimento il programma si arenò e le ruote tassellate sparirono dal Reparto Esperienze. Delle due 125 di produzione in totale erano stati venduti 3800 esemplari.

A onor del vero uscirono da Borgo Panigale anche i motori che corsero e vinsero la Parigi-Dakar per molti anni, ma le moto venivano allestite a Varese e avevano il marchio Cagiva. Ma questa è un’altra storia…

Storie di moto
Data articolo: Fri, 16 Jan 2026 11:10:25 +0000
News n. 5
Max Biaggi vs Ducati: "Aprilia unica italiana in MotoGP, loro sono tedeschi" Max Biaggi vs Ducati: "Aprilia unica italiana in MotoGP, loro sono tedeschi"

Max Aprilia punzecchia la casa di Borgo Panigale sottolineando la proprietà Audi. E sul 2026 punta su Bezzecchi contro Marquez

massimo.miliani

La frecciata col sorriso

Max Biaggi, dal 2016 ambasciatore del marchio Aprilia con cui ha vinto tre dei suoi quattro titoli mondiali in 250 e due mondiali Superbike, ha rilasciato alcune dichiarazioni a TNT Sports sul campionato 2026 non risparmiando una provocazione ai rivali di Borgo Panigale. Il Corsaro ha sottolineato come Aprilia sia l'unica Casa motociclistica italiana presente nel mondiale: "Ducati è di proprietà Audi, quindi fa parte del gruppo Volkswagen ed è tedesca. Noi siamo gli unici veramente italiani nel paddock e ne siamo molto orgogliosi". Una dichiarazione tecnica dal punto di vista societario, visto che effettivamente dal 2012 Ducati Motor Holding appartiene alla casa automobilistica di Ingolstadt, ma detta con quel pizzico di ironia che caratterizza da sempre il quattro volte campione del mondo romano.
Biaggi ha poi elogiato il lavoro del Gruppo Piaggio, proprietario di Aprilia: "Hanno fatto un lavoro straordinario impegnandosi molto in questi anni. Per me è un privilegio essere legato a questo costruttore da quasi dieci anni". Il richiamo all'italianità del marchio veneto è un tema caro all'ex pilota, che con i colori di Noale ha costruito gran parte della sua carriera vincente prima di chiudere nel 2012.

Bezzecchi contro Marquez: la sfida secondo Max

Sul fronte sportivo, Biaggi si dice convinto che Aprilia abbia le carte in regola per giocarsela ad alti livelli nel 2026, con Marco Bezzecchi come punta di diamante. "Se guardate le sue prestazioni le ha fatte praticamente da solo, senza un vero compagno di squadra per quasi tutto l'anno. Ha dimostrato che la moto può migliorare gara dopo gara, podio dopo podio, fino ad arrivare a vincere più volte". Il Bez ha chiuso il mondiale 2025 in terza posizione dopo una seconda parte di stagione crescente, con diverse vittorie che hanno certificato il salto di qualità della RS-GP.
Per Biaggi il romagnolo può giocarsela con Marc Marquez per il titolo: "Non abbiamo dubbi che possa competere con lui. Guardando le prestazioni della moto, possiamo sempre stare tra i primi tre o i primi cinque anche con gli altri piloti". Un'affermazione che suona come una promessa in vista della nuova stagione.

derblauereiter@
Ven, 16/01/2026 - 12:53
...Max dice il veroðŸ‘....(anche nella produzione/vendite di Italiane " schiette ", il bicchiere è tendente al vuoto)ðŸ·
Max Non dice il Vero e' solo portare acqua al mulino Aprilia ...perche' in Realta' Solo i Soldi potrebbero essere Tedeschi ... Ma la Moto ...i Motori , tutti i Meccanici e i Lavoratori Ducati , SONO TUTTI ITALIANI ... e questa Dichiarazione di Biaggi e' di una Bassezza Inaudita e senza nessuna ragione sportiva !!!!!?
347fulvio
Ven, 16/01/2026 - 14:44
Bravo Max, meno brava la Ducati ad affossare Pecco e permettere a Marquez di raggiungere Rossi. Ma i tedeschi fanno ovviamente i loro interessi..
MotoGP
Data articolo: Fri, 16 Jan 2026 09:42:16 +0000
News n. 6
Promozioni Triumph: pioggia di sconti e omaggi su tutta la gamma Promozioni Triumph: pioggia di sconti e omaggi su tutta la gamma

Dal tris di borse per Tiger 900 GT al voucher abbigliamento per Bonneville, T120 e Scrambler 1200, fino agli sconti da 1.000 euro su tanti modelli. Ecco le offerte di Triumph

Riccardo Allegro

Promozioni Triumph

Che si sogni il fascino vintage della Bonneville (fascino che richiede ovviamente il giusto abbigliamento) o l’emozione sportiva regalata da una Street Triple R, in fatto di promozioni, sconti, regali e vantaggi in Casa Triumph c’è solo l’imbarazzo della scelta. In alcuni casi è previsto uno taglio diretto sul prezzo di listino, in altri un “omaggio†ricco (come il tris di borse). Ecco tutte le prono nel dettaglio.

Tutte le promozioni

  • Fino a 2.500 euro di vantaggi su Tiger 1200 (tris di borse in omaggio solo per Rally Pro ed Explorer);
  • Sconto di 1.000 euro + voucher abbigliamento di 700 euro su Bonneville, T120 e Scrambler 1200;
  • Sconto di 1.000 euro sul prezzo di listino per Street Triple R;
  • Sconto 1.000 euro sul prezzo di listino per Scrambler 900;
  • Sconto di 750 euro sul prezzo di listino per Daytona 660;
  • Sconto di 700 euro sul prezzo di listino per Trident 660;
  • Vantaggio di 500 euro su Tiger Sport 660: incluse nel prezzo ci sono le borse laterali e la cover in tinta.
  • Sconto di 400 euro sul prezzo di listino delle Speed 400 e la Scrambler 400 X;
  • Tris di borse in regalo su Tiger 900 GT/GT Pro/Rally Pro. 

La nostra preferita Scrambler 900

Prezzo listino: 11.995 euro
 

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La Scrambler 900 è comoda e accogliente e, grazie alla sella bassa, mette subito a proprio agio i piloti di ogni statura. La posizione di guida è naturale, il manubrio largo infonde una piacevole sensazione di controllo e le pedane sono alla giusta distanza. Il bicilindrico ha una erogazione decisa e pronta ai bassi, accompagnata da una bella tonalità di scarico. Su strada è piacevolissima: guidando in maniera “rotonda†ci si diverte anche tra le curve dove scende in piega agile e precisa, nonostante le sospensioni “morbide†(perfette nel fuoristrada leggero). Il cambio è morbido e ben spaziato, ma l’elasticità del motore permette di usarlo il minimo indispensabile. ABS e controllo di trazione sono ben tarati e disinseribili su sterrato.

News
Data articolo: Fri, 16 Jan 2026 09:34:01 +0000
News n. 7
Vespa 90 Super Sprint: storia di un flop diventato mito Vespa 90 Super Sprint: storia di un flop diventato mito

Presentata nel 1965, la 90 Super Sprint è una Vespa “differenteâ€. Piccola e scattante, invoglia a “sdraiarsi†e a correre. Incuriosiva, interessava ma, al momento dell’acquisto, si preferivano alternative più pratiche e versatili. Allora fu un flop, oggi invece è uno dei modelli più rari e ambiti, ma anche uno tra i più falsificati 

Riccardo Allegro

Sportività in formato ridotto

Presentata a metà degli anni Sessanta, la vespa 90 Super Sprint (o SS per gli amici) nasce con l’obiettivo di portare la sportività in formato compatto sfruttando componenti già presenti in gamma ma riorganizzati secondo una logica del tutto inedita. Sembra un’ottima idea, ma il risultato non paga: l’SS non assomiglia a nessun’altra Vespa precedente (e a ben guardare nemmeno successiva) e, proprio per questo, faticherà a trovare il suo pubblico. Un flop che, oggi, gli appassionati sarebbero disposti a pagare una fortuna. Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio…

Qualcosa di nuovo?

Siamo nel 1965. Piaggio è impegnata nel rinnovamento della gamma: arrivano i modelli con ruote da 10 pollici, debutta la Nuova 125 e la 180 Super Sport raccoglie l’eredità delle GS. In questo contesto prende forma l’idea di una Vespa compatta, leggera e dichiaratamente sportiva, pensata per distinguersi nettamente sia dalle “utilitarie†che dalle più massicce (seppur veloci) granturismo. Non per nulla, dal punto di vista tecnico, la 90 SS è una sorta di collage ragionato. Il motore utilizza la base meccanica della 125: carter, cambio a quattro marce, cuscinetti e organi interni sono gli stessi, così come l’ammissione a valvola rotante e il carburatore Dell’Orto SHB da 16 mm, seppur con tarature specifiche e filtro aria maggiorato. Il gruppo termico, invece, deriva dalla più tranquilla 90 a tre marce, di cui mantiene alesaggio e corsa per una cilindrata di 88,5 cm3, ma con testa, luci e travasi rivisti e un rapporto di compressione portato a 8,7:1. 

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Il risultato è un motore decisamente più brillante rispetto a quello delle Vespa “di serieâ€: 6 CV a 6.000 giri, contro i 3,6 CV della 90 e i 4,8 CV della 125. Numeri che, rapportati al peso a vuoto di 77 kg (odiatissima ruota di scorta compresa) restituiscono un mezzo scattante e veloce, capace di superare i 90 km/h di velocità massima. 

Bella, ma…

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Se la tecnica sorprende, l’estetica lascia perplessi. La 90 Super Sprint debutta al Salone di Milano del 1965 attirando l’attenzione per una carrozzeria ridotta all’essenziale, il manubrio strettissimo e soprattutto per la soluzione più discussa: la ruota di scorta posizionata verticalmente sulla pedana, tra le gambe del pilota, sormontata da un vano portaoggetti. Una scelta che richiama, solo lontanamente, un accessorio già visto dieci anni prima sulla GS 150, ma che qui diventa elemento strutturale del progetto. Non solo: nell’idea dei progettisti Piaggio, sulla SS il coperchio del portaoggetti funge anche da appoggio per il busto del pilota, quasi a “consigliare†una posizione di guida raccolta e caricata in avanti, certamente coerente con l’indole sportiva del modello ma, come vedremo, poco apprezzata dal pubblico. A completare l’insieme contribuisce la marmitta lunga e cromata, specifica per la 90 SS, bellissima e capace da sola di rafforzare l’immagine aggressiva e fuori dagli schemi del nuovo modello. 

Una vespa che non è una vera Vespa

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Dal punto di vista dinamico, la 90 SS mantiene le promesse: è brillante, affidabile e tutt’altro che fragile, nonostante le soluzioni tecniche spinte. A dimostrarlo c’è anche l’impresa compiuta nel maggio del 1966, quando due ragazze inglesi percorrono in sella a una 90 SS i 1.200 km tra Londra e Milano in poco più di 20 ore, senza inconvenienti meccanici. Eppure il mercato risponde tiepidamente. I motivi sono diversi e, col senno di poi, facilmente comprensibili. Per gli appassionati più tradizionalisti, la Super Sprint è troppo distante dall’idea classica di Vespa: è scomoda in due, offre poco spazio sulla pedana, si presta male al montaggio di accessori come il portapacchi e obbliga a una posizione di guida sacrificata. Anche la ruota di scorta, elemento iconico del modello, finisce per essere percepita più come un limite che come un valore. Sul piano della guida poi il manubrio molto stretto penalizza il controllo sui fondi sconnessi, dove la Vespa tende a diventare nervosa. E mentre i più giovani la guardano con interesse, pochi riescono a convincere i genitori all’acquisto, anche perché in gamma ci sono alternative più versatili e “presentabiliâ€, come la 125. Nemmeno i concessionari credono fino in fondo nel modello e (lo dimostra il caso di una 90 SS acquistata nuova nel 1972, quando la produzione era già terminata), non è raro che esemplari rimangano invenduti per anni. 

Una seconda vita lunghissima

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Prodotta fino al 1971 in soli 5.308 esemplari, la 90 Super Sprint è, a tutti gli effetti, un flop commerciale. Esiste anche una versione omologata a 50 cm3, identica nell’estetica, venduta esclusivamente all’estero perché la potenza eccedeva i limiti previsti per i ciclomotori dal Codice italiano. Negli anni, molti esemplari vengono modificati o smembrati per uso sportivo, soprattutto nelle gare di regolarità, spesso eliminando proprio quegli elementi che rendevano unica la Super Sprint. Oggi, come sempre avviene, è proprio quella scarsa diffusione a decretarne il successo postumo. La 90 SS è diventata uno dei modelli più ricercati dai collezionisti, con quotazioni elevate e una domanda che supera di gran lunga l’offerta. Ma attenzione: la SS è anche una delle Vespa più falsificate: non sono rari i casi di 90 N o Primavera trasformate ad arte, con scudo modificato, ruota centrale e dettagli ricostruiti per creare repliche spacciate poi come originali. Cosa quest’ultima da tenere in forte considerazione da chi in cerca di una SS da aggiungere alla propria collezione…

Avendola citata poco sopra: Quando la Vespa era più veloce delle moto: storia della mitica GS

Storie di moto
Data articolo: Fri, 16 Jan 2026 09:10:08 +0000
News n. 8
Suzuki DR-Z4S Monster Hunter Wilds Edition, un concept nato dai videogame Suzuki DR-Z4S Monster Hunter Wilds Edition, un concept nato dai videogame

Per il momento è solo un concept sviluppato ispirandosi aun mezzo presente nel videogioco Monster Hunter 

malo

Gli appassionati di videogame hanno già drizzato le orecchie alla notizia dell’arrivo di questa Suzuki DR-Z4S Monster Hunter Wilds Edition, caratterizzata da una livrea particolarissima e coinvolgente e dettagli che sanno tanto di avventura, come le borse posteriori in cuoio. Per il momento è solo un concept esposto al Tokyo Auto Salon 2026 che si svolge in questi giorni presso il Centro Congressi Makuhari Messe di Chiba City, Chiba, in Giappone, ma non sarà difficile portarlo in produzione.

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Livrea da videogioco

 Ãˆ stato sviluppato in collaborazione con Monster Hunter, un gioco prodotto dal gigante dei videogiochi Capcom: il nuovo modello è ispirato a Seikret, un mezzo di trasporto presente nel gioco, e la sua livrea vuole esprimere l’emozione dell’avventura. Risultato decisamente centrato.

Non è la prima volta che la Casa giapponese collabora con Capcom: nel maggio 2025 Suzuki motor corporation aveva presentato un’edizione speciale della GSX-8R caratterizzata da una particolare livrea che si richiamava al videogioco Street Fighter 6.

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Non è ancora stato deciso se la nuova moto in allestimento Monster Hunter Wilds Edition andrà in produzione e tantomeno se verrà esportata in Europa, tra i cinque concept esposti a Tokyo da Suzuki questo è comunque l’unico che riguardi una motocicletta, insieme ad altri quattro progetti automobilistici.

Moto
Data articolo: Thu, 15 Jan 2026 15:32:06 +0000
News n. 9
Dakar 2026 moto, tappa 11: doppietta Honda con Howes che beffa Van Beveren. Benavides torna in testa Dakar 2026 moto, tappa 11: doppietta Honda con Howes che beffa Van Beveren. Benavides torna in testa

L'americano firma la prima vittoria di questa edizione e rimette pressione. Nella generale è di nuovo sfida KTM-Honda per 23"23"

massimo.miliani

Howes beffa tutti nel finale

Da Bisha ad Al-Henakiyah sono andati in scena 311 chilometri di speciale che hanno premiato Skyler Howes. L'americano della Honda ha chiuso in 3h09'02", precedendo il connazionale Van Beveren di appena 21". Una beffa per il francese, che sembrava lanciato verso il successo ma ha dovuto cedere nelle battute conclusive. Sul terzo gradino del podio virtuale sale Edgar Canet, staccato di 1'15", mentre Benavides limita i danni chiudendo quarto a 3'37". Una prestazione importante per l'argentino, che ha fatto quello che doveva: restare davanti a Brabec, arrivato sesto con quasi 5 minuti di ritardo dal vincitore. Daniel Sanders continua la sua personale via crucis. L'australiano, che corre con la clavicola rotta dopo la caduta di due giorni fa, ha tagliato il traguardo in 13ª posizione perdendo oltre 10 minuti. Un'impresa sportiva notevole considerando le condizioni fisiche, ma che certifica definitivamente l'addio ai sogni di gloria. Prima dell'incidente comandava con un margine che sembrava blindato, ora si ritrova fuori dai giochi e a dover stringere i denti per portare a casa almeno un piazzamento dignitoso.

Si ribalta tutto: ora comanda l'argentino

La classifica generale cambia padrone per l'ennesima volta. Benavides scavalca Brabec e si riprende la leadership con 23 secondi di margine: 44h48'48" contro 44h49'11". Praticamente niente dopo quasi 45 ore passate a sgasare nel deserto. L'argentino ha approfittato della giornata no dell'americano per rimettere il naso davanti, ma la partita resta apertissima. Basta un errore di navigazione, un problema tecnico o anche solo una piccola sbavatura per ribaltare di nuovo la situazione. Le posizioni dietro si stanno cristallizzando: Schareina conserva la terza piazza a 15'16", appesantito però da 10 minuti di penalità che rendono il suo distacco più severo di quanto non appaia. Sanders, tra dolore e tenacia, tiene la quarta posizione a 23'32" (più altre penalità), mentre Howes con la vittoria di oggi risale quinto e torna a meno di 35 minuti dalla vetta. Troppo per sperare nel successo finale, ma abbastanza per provare a rosicchiare ancora qualche posizione.

Verso Yanbu: 311 km per decidere tutto

Domani si va da Al Henakiyah a Yanbu con una speciale da 311 chilometri che sulla carta non sembra la classica tappa massacrante, ma che nasconde diverse insidie. Il percorso mescola tratti veloci a sezioni tecniche dove servirà precisione millimetrica: i wadi – quei letti di fiume secchi tipici del deserto saudita – metteranno alla prova la capacità di leggere il terreno, mentre nel finale qualche duna potrebbe far saltare i piani a chi arriverà scarico. Con 23 secondi da difendere e due tappe rimaste, Benavides sa che non può permettersi passi falsi. Brabec, dal canto suo, dovrà trovare il guizzo giusto per riprendersi quello che fino a ieri era suo.

Off-Road
Data articolo: Thu, 15 Jan 2026 15:05:18 +0000
News n. 10
Quando i kg contano più dei CV. Le 10 naked più leggere per volare tra le curve Quando i kg contano più dei CV. Le 10 naked più leggere per volare tra le curve

Trovare moto sotto i 200 kg è sempre più difficile, ma ci sono naked da patente A che riescono ancora a sorprendere quando si parla di peso. Ecco la Top 10 delle moto senza carene più leggere sul mercato del nuovo

Luca54

Fa ancora (troppo) freddo per godersi la moto sui passi di montagna a suon di pieghe, ma è iniziato l'anno nuovo e la bella stagione è sempre più vicina. Se siete amanti della guida sportiva, state pensando di cambiare moto e la vostra priorità è la leggerezza, vi abbiamo selezionato le 10 naked (da patente A) più smilze che possiate trovare nel mercato del nuovo!

10 Honda CB750 Hornet

Con i suoi 196 kg con il pieno di benzina (che diventano 185 kg tolti i 15 litri di capacità dal serbatoio) questa naked apre la nostra Top 10. È spinta da un motore bicilindrico parallelo da 755 cm3, lo stesso che monta anche la XL750 Transalp, e per il 2026 questa naked giapponese sarà disponibile solo con il sistema e-clutch che permette di muoversi anche dimenticandosi della frizione. La potenza è di 92 CV a 9.500 giri/min, la ciclistica è svelta e agile e il pacchetto elettronico è in linea con le prestazioni della moto (4 mappe motore, controllo di trazione, anti impennata e gestione del freno motore). Il prezzo del m.y. 2026 non è ancora stato comunicato, nel 2025 senza e-clutch costava 8.090 euro.

9 Yamaha MT-09

Al nono posto la fun bike per eccellenza: 193 kg in ordine di marcia, 182,5 kg senza i 14 litri di benzina nel serbatoio. La MT-09 si è recentemente aggiornata e migliorata, sia nell'estetica che nella componentistica. La ciclistica è matura, infatti il telaio pressofuso in alluminio è abbinato ad una forcella up-side-down da 41 mm. Ottimo anche il pacchetto elettronico che aiuta a tenere a bada le esuberanti prestazioni del motore CP3: 3 cilindri in linea, 890 cm3 di cilindrata e 119 CV a 10.000 giri/min. Il prezzo parte da 10.999 euro e tra gli optional c'è il cambio automatico Y-AMT (qui la nostra prova) che però porta ad un aumento di peso di 3 kg.

8 Triumph Trident 660

La naked inglese dalle linee classiche pesa 190 kg in ordine di marcia (scendono a 179,5 kg con il serbatoio vuoto). La Trident 660 conquista per il suo stile ricercatissimo ed enfatizzato da colorazioni ben studiate, ma il suo asso nella manica è il motore tre cilindri da 660 cm3 di cilindrata per 81 CV di potenza a 10.250 giri/min. Si guida bene, è facile ma anche emozionante e soddisfacente nel misto stretto, merito anche dell'elettronica ben affinata e completa. Il prezzo parte da 8.395 euro.

7 Ducati Streetfighter V2

Settimo posto per la nuova Streetfighter V2 che, nonostante la cubatura elevata, riesce a contenere il peso in 178 kg a secco (si sale a 189 kg con il serbatoio da 15 litri pieno). Gran parte del merito va al nuovo motore V2 da 890 kg, il più leggero mai prodotto dalla casa di Borgo Panigale. Ha una potenza di 120 CV a 10.750 giri/min e una ciclistica super raffinata che fa affidamento su un telaio monoscocca in alluminio, forcellone bibraccio e sospensioni regolabili (sulla S sono firmate Öhlins, vi raccontiamo qui come va su strada). L'elettronica è da maxinaked, impegnativo il prezzo che parte da 16.190 euro f.c.

6 Triumph Street Triple 765 R

189 kg in ordine di marcia e 178 kg senza benzina per la naked sportiva di Hinckley, che come da tradizione si fa riconoscere anche ad un miglio di distanza con il suo doppio faro frontale. La Street Triple 765 R è perfetta sia per chi sta iniziando, sia per chi cerca una moto divertente e matura: il telaio a doppia trave in alluminio abbraccia infatti un tre cilindri da 95 CV a 10.250 giri/min che, eventualmente, può essere depotenziato. Il prezzo di listino è di 10.795 euro, ma se si vuole puntare più in alto c'è anche la versione RS da 130 CV a 12.000 giri/min.

5 Kawasaki Z650

Apre la Top 5 una delle moto più ambite dai neomotociclisti: la Z650, con i suoi 188 kg in ordine di marcia (177 kg con il serbatoio da 15 litri a secco). L'estetica è da vera Kawasaki, affilatissima, e nonostante una ciclistica semplice che fa affidamento su un telaio in tubi di acciaio e una forcella a steli tradizionali, da questa naked si scende con il sorriso (ve la raccontiamo meglio qui). Il motore bicilindro parallelo da 68 CV a 8.000 giri/min ha prestazioni frizzanti, con tanta coppia ai bassi e grande facilità di gestione. Super accessibile anche il prezzo, con il listino 2026 che parte da 7.390 euro f.c.

4 CFmoto 800NK

Medaglia di legno per una cinese, che però ha molto in comune con la famiglia KTM 790 Duke/Husqvarna Vitpilen 801. Stiamo parlando della CFMoto 800NK, che pesa 175 kg a secco, quindi come la Monster ma perde il podio perché il serbatoio più capiente di un solo litro fa alzare il valore in ordine di marcia a 186 kg. Questa nuda è sul mercato da un po' ma ha ancora molto da dire: la ciclistica è svelta ed il motore bicilindrico frontemarcia da 799 cm3 per 95,2 CV a 9.250 giri/min è esuberante (leggete qui la prova completa). Ottimo il rapporto qualità/prezzo, infatti il listino parte da 6.990 euro f.c.

3 Ducati Monster

Podio per un'altra naked di Borgo Panigale: per il 2026 si è aggiornata anche la mitica Monster e, come la Streetfighter, guadagna il nuovo e leggerissimo bicilindrico V2, che le ha permesso di fermare l'ago della bilancia a soli 175 kg a secco (con il serbatoio pieno si sale a 185,5 kg). Nuovo look sempre legatissimo alla tradizione, telaio monoscocca in alluminio, forcellone bibraccio, doppio scarico laterale e una potenza di 111 CV a 9.000 giri/min (qui trovate tutte le novità). Da pollice in su anche l'elettronica basata su 4 mappe motore, ABS e controllo di trazione Cornering, anti impennata e controllo del freno motore, il tutto regolabile su più livelli. Il prezzo è di 12.890 euro, e volendo si può avere anche depotenziata per guidarla con la patente A2.

2 Yamaha MT-07

Segue la mitica MT-07, che nel 2025 si è guadagna anche il quinto posto nelle vendite del mercato moto italiano. 183 kg in ordine di marcia, 172,5 kg senza i 14 litri di benzina nel serbatoio. Questa fun bike è stata rinnovata proprio lo scorso anno con un'estetica più moderna, una nuova e attesa forcella a steli rovesciati e il ride by wire per gestire al meglio l'elettronica (infatti ha controllo di trazione, mappe motore e cruise control). Il motore CP2, bicilindrico frontamarcia da 689 cm3 e 73,4 CV di potenza, ha tantissima coppia ai bassi e sa far divertire. Prezzo da 7.999 euro, e anche lei è disponibile con il cambio automatico Y-AMT.

1 Aprilia Tuono 660 Factory

La naked da patente A3 più leggera sul mercato è la Tuono 660, che pesa solo 171 kg a secco (salgono a 182 kg in ordine di marcia). Da quest'anno sarà solo Factory, quindi un allestimento top di gamma pensato per chi ama aggredire le curve: sospensioni Öhlins completamente regolabili, impianto frenante Brembo, elettronica da superbike e telaio e forcellone in alluminio (verniciati di nero). Il bicilindrico frontemarcia raggiunge quota 105 CV a 10.400 giri/min, spinge forte ai bassi e allunga con grinta. Il prezzo è alto, 12.999 euro, ma conferma tutte le caratteristiche di qualità di questa naked italiana.

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igor811
Gio, 15/01/2026 - 18:49
La triumph street triple r ha 120cv. È la versione depotenziata che ha 95 cv.
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andreaferrari1
Ven, 16/01/2026 - 00:06
Salve, perché quando si parla di naked non viene mai menzionata la Husqvarna Vitpilen (o la Svartpilen) 801 che è una gran bella naked? Cordiali saluti. A.F.
derblauereiter@
Ven, 16/01/2026 - 00:35
.. grazie per il confronto..con il pieno... ( con il serbatoio vuoto è importante nel caso si debba spingere 🤞)
...sarebbe bello sapere anche per modello, dove viene prodotto e assemblato, perché giustifica le variazioni nel prezzo, a volte notevoli..
Moto
Data articolo: Thu, 15 Jan 2026 14:59:17 +0000


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