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#motociclismo #news #insella.it
I team chiedono una riduzione del carico di lavoro, ma la misura complicherebbe la vita ai piloti caduti durante le libere. Liberty Media punta anche a rimodulare la durata delle prove e gli impegni globali
I piloti di MotoGP non avranno più problemi di natura “scaramanticaâ€, dovendo scegliere tra moto A e moto B, ma non potranno nemmeno lavorare contemporaneamente su set up differenti durante le le libere del weekend di gara.
Il cambiamento, una vera e propria proposta, già dibattuta, non è da poco e va incontro alle richieste dei team, che a fronte della richiesta di aumentare gran premi e impegno in pista, ritengono che in qualche modo vada ridotto il carico di lavoro che i tecnici devono sostenere. Ma non è ancora ufficiale e la trattativa con Liberty Media non sembra facile.
L'abolizione della seconda moto è il cambiamento più importante in vista, ma non l'unico: è prevista infatti anche la riduzione della durata delle prove libere stesse, una misura che mira a limitare le ore di lavoro del personale delle scuderie. Allo stesso tempo, si sta cercando un sistema che consenta di lavorare sulle moto solo ai tecnici e ai meccanici designati a tale scopo, per evitare che semplicemente il carico di lavoro si concentri sull'unica moto presente. È evidente infatti che, in caso di caduta o incidente, riparare l'unica moto disponibile nei tempi utili possa diventare molto complicato, se non impossibile in alcuni casi.
Ovviamente il limite dell'unica moto decadrebbe per quanto riguarda le gare (Sprint e gara lunga). In tal caso la seconda moto verrebbe prelevata dal retro box e resa disponibile per una eventuale seconda partenza in gara o un flag to flag.
La riduzione del numero di moto nelle libere verrebbe come proposta direttamente dai team e ricadrebbe all'interno di quell'accordo globale che punta a redistribuire le risorse economiche ai team. Tradotto in termini più semplici, detto dai team: se spendiamo meno e possiamo ridurre il personale e il materiale impegnato, ci rimangono più soldi in tasca. Altrimenti bisogna allargare i cordoni della borsa e trovare risorse da indirizzare alle Case.
La possibilità di rendere uno dei prototipi una vera e proprio moto di scorta rimane quindi sul tavolo, mentre si discute del limite all'orario di lavoro dei tecnici, degli impegni sportivi e mediatici e della redistribuzione delle risorse economiche. A Brno ne sapremo di più.
Un preparatore canadese ha sviluppato un motore bicilindrico a due tempi pensato per essere installato sulla Yamaha R6 senza modifiche strutturali al telaio
L'idea arriva dal Canada e più precisamente da BRC Racing, azienda di Calgary che ha realizzato un particolare motore bicilindrico a due tempi destinato alla Yamaha YZF-R6. Il progetto, denominato R600V2, punta a combinare la ciclistica della supersportiva giapponese, ormai in pensione e disponibile solo in versione non omologata, con un propulsore ispirato per architettura e filosofia alle moto due tempi del motomondiale.
Il motore sviluppato da BRC Racing è un bicilindrico a V di 105° a due tempi. Secondo il costruttore la potenza dovrebbe attestarsi tra 150 e 160 CV, valori superiori a quelli normalmente associati alle supersportive 600 a quattro cilindri. Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il peso. BRC dichiara infatti un risparmio di circa 45 kg rispetto al motore originale della R6, una riduzione che porterebbe il peso complessivo della moto a scendere sotto i 140 kg in ordine di marcia.
Molte elaborazioni di questo tipo richiedono interventi importanti sulla struttura della moto, con modifiche al telaio e alla disposizione dei componenti. Nel caso del kit R600V2, invece, il motore è stato progettato per utilizzare i punti di fissaggio originali della Yamaha R6, evitando modifiche strutturali. BRC ha inoltre scelto di mantenere il cambio originale della R6, altra soluzione che semplifica l'installazione e consente di sfruttare una trasmissione già ampiamente collaudata.
Pur richiamando la tradizione dei motori a miscela, il progetto integra diverse soluzioni moderne. La gestione dei gas di scarico è affidata a valvole parzializzatrici azionate da servomotori, controllate da algoritmi derivati dall'esperienza maturata in MotoGP. Per limitare le vibrazioni tipiche di un bicilindrico due tempi di grossa cilindrata, nel basamento è stato inoltre inserito un contralbero di bilanciamento. Nella configurazione attuale il motore utilizza due carburatori Keihin, mentre è previsto in futuro il passaggio a un sistema di iniezione elettronica (EFI).
Uno studio dell’IMDEA Networks Institute mostra come i sistemi di monitoraggio della pressione degli pneumatici possano essere sfruttati per “ricostruire†gli spostamenti dei veicoli
Non servono tecnologie “nascoste†o sistemi sofisticati per seguire (o spiare) il movimento di un veicolo. In alcuni casi, basta una funzione già presente su auto e moto moderne: il monitoraggio della pressione degli pneumatici. Condotto dall’IMDEA Networks Institute insieme a diverse università spagnole, lo studio punta infatti l’attenzione sui sistemi TPMS (Tyre Pressure Monitoring System) di tipo diretto e sul modo in cui comunicano i dati.
Vi siete mai chiesti come funzionano i sensori montati all’interno delle gomme? Nessun cavo, ma informazioni inviate alla centralina del mezzo attraverso segnali radio, in genere sulle frequenze 315 o 433 MHz. Ogni sensore utilizza un identificativo univoco a 32 bit, pensato per evitare sovrapposizioni tra veicoli diversi. Nella maggior parte dei casi, però, questo codice viene trasmesso senza alcuna cifratura. Ed è proprio questo dettaglio tecnico a rendere possibile, in teoria, una forma di tracciamento. Secondo i ricercatori, non servono strumenti complessi per intercettare questi segnali. Al contrario, un’antenna e un ricevitore radio a basso costo, come una RTL-SDR, possono essere sufficienti. Collocando più ricevitori lungo una rete stradale - per esempio su pali della luce o semafori - è possibile registrare il passaggio degli ID dei sensori. Il meccanismo è semplicissimo, oltre che molto più economico rispetto ad altri sistemi come il riconoscimento delle targhe. In pratica, quando lo stesso identificativo viene rilevato in punti diversi, diventa possibile ricostruire nel tempo gli spostamenti del veicolo, incluse rotte ricorrenti e tempi di percorrenza. Funziona: nei test dei ricercatori sono stati monitorati più di 20.000 veicoli in sole 10 settimane, dimostrando la scalabilità potenziale del metodo.
Nonostante le implicazioni teoriche, il rischio concreto nella vita quotidiana resta fortunatamente mitigato da diversi fattori. I sensori TPMS trasmettono infatti a bassissima potenza, perché devono garantire un’autonomia della batteria che può arrivare anche a 5-10 anni. Questo riduce molto la distanza utile per intercettare il segnale. Inoltre, interventi come la sostituzione degli pneumatici o la ricalibrazione dei sensori possono modificare l’identificativo radio, interrompendo la continuità del tracciamento. Infine, ed è l’aspetto più importante, i produttori stanno già introducendo sistemi TPMS più evoluti pensati per aumentare la protezione dei dati trasmessi, tra cui appunto comunicazioni crittografate,
Mentre piloti, meccanici, ingegneri e dirigenti restano uomini, nel motorsport le donne stanno conquistando spazio soprattutto nella comunicazione. Creator competenti, capaci di “tradurre†la tecnica in un linguaggio social-friendly
Nel motorsport moderno le donne stanno trovando spazio soprattutto nella comunicazione. Creator, presentatrici e content producer capaci di rendere più accessibili temi complessi come strategie, regolamenti e dinamiche di gara, traducendoli in un linguaggio immediato e pensato per i social.
Una trasformazione che sta contribuendo ad avvicinare nuovo pubblico a un mondo tradizionalmente molto tecnico e specialistico. In Formula Uno, oggi, lo spettacolo non si esaurisce più con la gara della domenica. Il Circus è diventato un flusso continuo di contenuti: reel, approfondimenti rapidi, team radio, spiegazioni semplificate e retroscena dal paddock. Un’evoluzione accelerata negli ultimi anni dall’ingresso di nuovi operatori mediatici e dalla crescente centralità dei social network, che hanno reso lo sport sempre più accessibile anche ai non addetti ai lavori.
In questo contesto si è affermata una nuova generazione di creator, spesso molto seguite, che hanno contribuito a “tradurre†la complessità della Formula Uno in contenuti più immediati. Tra gli esempi più noti ci sono Carolina Tedeschi, volto di Sky Race Anatomy molto seguita sui social, e Maria Nicoletta Floris, conosciuta online come "La Ragazza del Motorsport", che hanno costruito parte del loro seguito proprio sulla capacità di spiegare regolamenti, strategie e aspetti tecnici con un linguaggio semplice e accessibile. Un lavoro che punta a semplificare senza necessariamente banalizzare, rendendo comprensibili anche aspetti tecnici che in passato restavano confinati agli appassionati più esperti. La F1, così, è diventata sempre più un prodotto mediatico oltre che sportivo, con un racconto continuo che accompagna il pubblico durante tutta la settimana di gara. Un cambiamento che ha ampliato la platea degli appassionati e ha reso il linguaggio del motorsport più diretto e popolare.
Guardando al futuro, una dinamica simile potrebbe coinvolgere anche la MotoGP. Il Motomondiale resta oggi più tecnico e specialistico, ma anche qui i contenuti digitali stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. Social, approfondimenti brevi e format pensati per il web stanno già cambiando il modo in cui il pubblico segue le gare e si avvicina ai protagonisti. Se questa tendenza continuerà , anche la MotoGP potrebbe andare verso una narrazione sempre più accessibile, dove la comunicazione digitale avrà un peso crescente accanto alla competizione in pista. E il ruolo delle nuove figure legate ai contenuti sarà sempre più importante nel collegare lo sport ai tifosi di nuova generazione.
La casa indiana produceva repliche esatte della Vespa PX e ci credeva più di Piaggio, tanto da produrre modelli con motori a 4 tempi e addirittura il cambio automatico con variatore!
LML era un costruttore di scooter e motocicli indiano con sede a Kanpur, nello Stato di Uttar Pradesh. Negli anni 80 aveva stretto un'alleanza con Piaggio per produrre e vendere in India la Vespa PX. Una partnership che poi si era conclusa nel 1999 con un accordo extragiudiziale secondo cui LML poteva continuare a vendere copie della PX in India senza però utilizzare i marchi Piaggio e Vespa. Gli indiani però nel 2001 sbarcano in Italia inizialmente con poco successo, ma quando Piaggio nel 2008 decise di interrompere la produzione della PX la LML Star fece il boom di vendite in Italia e in Europa, tanto che la casa di Pontedera fu costretta in fretta e furia rimettere in produzione in Vespone. Scattarono anche le azioni legali che portarono poi di fatto alla sospensione della importazione della LML Star, mentre la casa indiana chiuse i battenti nel 2017.
Va dato atto però agli indiani di averci creduto parecchio nel Vespone, tanto da averlo dotato anche di motore 4 tempi 125/150/200 per rispettare più facilmente le norme sulle emissioni fino ad osare l’inosabile: l’introduzione nel 2012 di una versione con motore con cambio automatico a variatore. Ecco come era fatta.
La Star 125 con cambio automatico aveva un motore nuovo con il cilindro verticale, raffreddamento ad aria e una potenza massima di circa 9 CV a 8000 giri. Il cambio automatico a variatore era stato sviluppato da Adler, mentre l’alimentazione era affidata a un carburatore a controllo elettronico (realizzato dalla Dell'Orto) che garantiva un’erogazione lineare e consumi ridotti: la casa dichiarava 46 km con un litro. Il sistema di raffreddamento era più efficace grazie a una serie di prese d'aria disposte anche sotto la pedana, mentre il serbatoio (da 7 litri) era nella pancia destra. Secondo LML il motore in posizione più centrale e l'utilizzo del variatore automatico (più leggero del cambio manuale) consentivano un miglioramento della distribuzione delle masse a tutto a vantaggio della guidabilità .
Non cambiava lo stile vintage dello scooter indiano: forme e dimensioni della PX con scocca in acciaio erano immutate. L’adozione del cambio automatico aveva permesso di eliminare il comando del freno posteriore a pedale spostandolo sulla leva sinistra del manubrio. C'era anche il pulsante di massa e la spia per la diagnostica del carburatore elettronico. La Star Automatica era proposta in ben 21 colorazioni. I prezzi partivano da 2.510 euro, 400 euro in meno della 125 4 tempi con cambio manuale. Va detto però che non fu un gran successo, anche a causa di alcuni problemi tecnici del sistema di trasmissione.
Si tratta di tragitti percorribili in una giornata, oppure due, nel caso vogliate prendervela comoda, facili da chiudere e adatti a ogni tipo di pilota. Questa volta tocca al Veneto e al Friuli Venezia Giulia
Da Pordenone a Trieste, una lunga strada che dalle Alpi ci porta al Mare passando per strade meno battute, e per questo ricche di quel fascino che il nostro Paese ancora sa regalare.
Dall’uscita di Sacile ci si dirige a Nord, verso Aviano da dove poi iniziamo la splendida salita al Piancavallo lungo una strada che fila sulle pendici delle Prealpi regalandoci un panorama mozzafiato su tutta la pianura veneta, fin quasi a scorgere Venezia.
Superiamo la celebre località sciistica proseguendo lungo la strada del Pian delle More addentrandoci nei fitti boschi di faggi che ci inebriano di profumi e colori del paesaggio montano. La strada scorre a tratti un po’ dissestata ma immersa in un mondo fiabesco, surreale e silenzioso. Qualche tornante e davanti a noi, un po’ nascosto dagli alberi, compare il bellissimo lago di Barcis, ci giriamo intorno e superato il ponte imbocchiamo a sinistra in direzione Cellino/Cimolais.
Dopo aver superato il piccolo passo di Sant’Osvaldo entriamo in quella valle dove mezzo secolo fa si è consumato uno dei drammi più atroci della nostra storia. Il torrente che scorre alla nostra sinistra è infatti il Vajont, il cui corso è stato sbarrato negli anni sessanta da quella diga che nessuno può dimenticare.
Poco dopo incontriamo la cittadina di Erto che merita una passeggiata immersa nel silenzio dei viottoli e delle case in pietra. Pochi chilometri dopo alla nostra sinistra appare l’invaso della diga e a monte, la spaventosa frana che si è staccata dal Toc in quel maledetto 9 ottobre del 1963. Una breve sosta anche qui, alla chiesetta, è d’obbligo. Risaliti in moto superiamo le gallerie che corrono di fianco alla diga e scendiamo a Longarone da dove imbocchiamo la statale 51 bis fino a Lozzo di Cadore.
Ora qui le alternative sono due: o imboccare il celebre e bellissimo Passo della Mauria lungo la SS 52 o proseguire per pochi chilometri e imboccare la Provinciale 619. Entrambe ci portano ad Ampezzo, piccola cittadina delle Alpi Orientali, ma la Mauria è più veloce e diretta, l’altra è più meditativa e panoramica. Personalmente sceglierei la provinciale che attraversa Casera Razzo e Sauris, che oltre ad essere meno battuta è il luogo ideale per assaggiare il rinomato prosciutto crudo, vera delizia locale. Superato il lago di Sauris e una serie di gallerie scavate direttamente nella roccia viva della montagna arriviamo ad Ampezzo e ci immettiamo nella statale 52 della Mauria verso Est in direzione Tolmezzo. Intorno a noi scorrono valli strette e montagne dai pendii scoscesi e ripidi, è la Carnia. Anche qui, c’è la possibilità di prendere una deviazione e a Villa Santina imboccare per Ovaro e affrontare la salita (rognosetta) dello Zoncolan. In certi tratti la pendenza è davvero esagerata, perciò attenzione! In entrambi i casi raggiungiamo Tolmezzo e proseguiamo fino alla cittadina di Carnia dove incrociamo la statale 13 che, in direzione Tarvisio, ci porta ancora verso Est.
Giunti a Chiusaforte usciamo dalla statale per imboccare la bellissima Provinciale 76 che risale le montagne lungo la bellissima Val Raccolana fin Sella Nevea, a ridosso dei piani del Montasio, un luogo davvero suggestivo, immerso in un verde selvaggio interrotto solamente da rocce sporgenti e pareti a picco. Piccole casere appaiono sugli alpeggi in quota, unici segni di presenza umana, il resto è natura. Proseguendo lungo la Provinciale 76 incontriamo il lago del Predil, che ci appare come una macchia azzurra in mezzo al verde brillante dei boschi friulani. Poco dopo il lago giriamo a destra imboccando la Statale 54 che attraverso un piccolo valico ormai in disuso ci porta in Slovenija. Lungo la strada compaiono spesso resti di fortini e avamposti militari risalenti alla Grande Guerra del 1915-18, luoghi ormai abbandonati, testimoni di battaglie che hanno infuriato tra queste montagne.
E infatti, proseguendo ora verso Sud, lungo la 203, passiamo Plezzo, ora Bovec, e Kobarid (Caporetto), luoghi tristemente famosi per la disfatta del nostro Esercito, stremato da anni di sanguinosi e inutili assalti alle trincee dell’Isonzo.
E da Caporetto iniziamo a scendere lungo la bellissima valle del fiume Isonzo (Soca), che ci regala un azzurro profondo come il cielo e delle curve emozionanti mentre attraversiamo le strette gole in ombra. Attraversiamo la caratteristica Kanal e arriviamo alla tranquilla e storica città di Gorizia, dominata dal suo castello medievale. Siamo quasi alla fine di questa lunga strada che ci sta portando lentamente verso il mare, ma prima di arrivare ci concediamo un bel misto veloce uscendo a Miren (Merna) e imboccando per Komen (Comeno) e Stanjel (San Daniele Del Carso). Il Carso ci sfila ai lati della strada inebriandoci di lavanda, melissa, camomilla, profumi caldi e colori vivaci che verso sera infuocano le piante di sommaco aggrappate alle rocce per resistere alla forza della Bora.
Proseguiamo verso Kopriva e Sezana lungo la 204: le pietre aspre e taglienti della landa carsica lasciano spazio alla macchia mediterranea e poco prima di Sezana finalmente ci appare davanti l’azzurro trasparente del bellissimo golfo di Trieste e ora il profumo delle pinete si mescola a quello del mare.
Il caposquadra della Ducati ha già ipotecato Misano: l’ottava pole position e la 23ª vittoria consecutive. Il “solito†trionfo che qui ha un sapore ancora più speciale del solito
Per Nicolò Bulega fare man bassa in Superbike non è una novità ma quando si corre in Italia è sempre qualcosa di speciale. Siamo alla prima giornata e il caposquadra della Ducati ha già fatto razzia: l’ottava pole position e la 23ª vittoria consecutive. Il “solito†trionfo che qui ha un sapore ancora più speciale del solito.
“Incredibile. È stato stupendo, abbiamo fatto una gran bella gara tenendo un ottimo ritmo. E questa mattina in Superpole avevo già messo in tasca il record sul giro. È un momento eccezionale, è stata una giornata fantastica. Tenevo moltissimo a vincere qui in Superbike perché ci ero riuscito soltanto in Supersport ed è meraviglioso avere centrato il bersaglio davanti ai miei supporterâ€.
È un Bulega diverso dal solito quello di oggi, gioioso ed esultante, quando spesso era rimasto distaccato anche dopo una bella vittoria. Ma qui è diverso.
“È qualcosa di speciale esserci riuscito davanti a loro che erano venuti apposta per me – ribadisce, e davanti ai vertici della Ducati: Claudio, Gigi, Mauro, Davide e tutto il team. È una giornata speciale per loro e per me: moto italiana, squadra italiana, pilota italiano, in Italia. Davvero molto belloâ€.
Al punto di cominciare i festeggiamenti salutando il pubblico sulle tribune prima ancora che la gara fosse finita. Chi se lo sarebbe mai aspettato da lui?
“Il supporto dei tifosi è stato molto importante per me. Quando siamo stati in altri Paesi, ad esempio il Portogallo, c’era un mucchio di tifo per Oliveira; qui c’erano un mucchio di supporter per me ed è a loro che voglio dedicare la vittoriaâ€.
Per un’occasione speciale anche un teatrino in stile “Valentina Rossi†durante il giro di rallentamento: Bulega si è fermato in una osteria allestita sui due piedi a bordo pista dagli uomini del suo clan.
“Normalmente non mi piace molto fare cose come quella ma Misano è un’occasione particolare, avevamo fatto un casco apposta e volevamo fare qualcosa di speciale. Abbiamo vinto un mucchio di corse e non avevamo ancora fatto nulla per celebrarlo, Misano era il posto giusto per farlo, e in grande."
Questa sera si festeggia di nuovo?
“Sì, siete invitati. Pizza, tagliatelle, cappelletti… Tutto quello che volete!â€.
Il gioiellino del team Barni è il migliore dei privati nella classifica di campionato, terzo come è arrivato terzo in Gara 1 a Misano alle spalle dei due ufficiali Ducati
Yari Montella è l’uomo nuovo del mondiale Superbike. Vi aveva corso anche l’anno passato e già si era messo in luce ma in questo 2026 sta facendo faville. Il migliore dei privati nella classifica di campionato, terzo come è arrivato terzo in Gara 1 a Misano alle spalle dei due ufficiali Ducati, come era arrivato in tutte e tre le gare del weekend di Most. Il team Barni ha un gioiellino da coccolare, lui sorride a 32 denti mentre esulta con ancora indosso la tuta.
“È incredibile! È qualcosa di straordinario – sbotta entusiasta –; il mio obiettivo era conquistare il mio primo podio qui in Italia, esserci riuscito significa tantissimo. Prima della gara pensavo: ‘Spero che oggi sia il giorno giusto’. Sono felicissimo, abbiamo lavorato bene e avevamo bisogno di qualcosa del genere dopo Aragon. Un podio qui, davanti alla mia famiglia e ai miei tifosi, è qualcosa di specialeâ€.
Qualcosa tutt’altro che scontato, un obiettivo che aveva messo addosso a Montella una bella pressione.
“Ero un po’ nervoso stamattina, ma mi sono focalizzato solo sul godermi il momento e ho scoperto che questo mi ha aiutato a calmarmi prima di Gara 1. Sono riuscito a concentrarmi e a dare il massimo. Ho spinto dall’inizio alla fineâ€.
Obiettivo centrato non vuol dire missione compiuta. Ci sono altre due gare domani e sarebbe bello confermare il lusinghiero risultato. La serata di sabato non è fatta per riposarsi.
"Dobbiamo analizzare e cercare di migliorare, perché domani è un altro giorno. Abbiamo due gare, probabilmente con temperature più alte rispetto a oggi, quindi devo migliorare il mio feeling. Alla fine di Gara 1 ho avuto problemi con la gomma anteriore, che per me è stato il momento più difficile. Mi concentrerò sulla mia gara e sicuramente punteremo di nuovo al podio".
Iker ha concluso secondo piuttosto distanziato ed ha anche commesso un errore uscendo di pista, per fortuna senza cadere, non ha brillato e la cosa non gli va giù
Solitamente estroverso e solare, questa volta Iker Lecuona è piuttosto serio dopo l’arrivo di Gara 1. Prima del via aveva dichiarato che qui a Misano il suo obiettivo era rimanere vicino a Bulega, padre padrone della Superbike, ma forse aveva in mente qualcosa di più. Ha concluso secondo piuttosto distanziato ed ha anche commesso un errore uscendo di pista, per fortuna senza cadere, non ha brillato e la cosa non gli va giù.
“Ho provato a spingere ma ammetto che il passo di Nicolò oggi era davvero imprevedibile†brontola appena tolto il casco.
Viene da una fila interminabile di secondi posti ma non tutti hanno lo stesso sapore. E quello di oggi è piuttosto amaro. Lo spagnolo sente di non avere fatto il massimo.
“Onestamente questa volta non sono soddisfatto dal mio secondo posto. Spero di riuscire a fare un passo in più domaniâ€.
Questa è la sua 23ª vittoria consecutiva, la 19ª dall’inizio dell’anno e a Misano il tifo sfegatato ha dato al caposquadra della Ducati una carica in più
Benvenuti nella tana del lupo. Sulla pista di casa di Nicolò Bulega, che si è mangiato gli avversari in un sol boccone. Lo sta facendo dall’anno scorso, questa è la sua 23ª vittoria consecutiva, la 19ª dall’inizio dell’anno, e se è vero che un pilota del Mondiale deve andare forte su tutti i tracciati, è altrettanto vero che a Misano il tifo sfegatato ha dato al caposquadra della Ducati una carica in più.
Finalmente lo abbiamo visto manifestare la sua gioia dopo il travolgente successo in Gara 1 di quello che è ormai il settimo round del mondiale Superbike, sempre più solo in vetta a una classifica imbarazzante: 113 punti il suo vantaggio sul secondo, quasi due round completi visto che al massimo in un weekend se ne possono segnare 124. E chi li piglia più, lui e la sua Ducati?
In un campionato dai valori definiti sempre più chiaramente il migliore degli altri è il suo compagno di squadra Iker Lecuona, secondo al traguardo per la 16ª volta consecutiva. Era partito in testa, alla curva 8 il suo caposquadra lo ha saltato e lì è finito tutto: Bulega solitario al comando, lo spagnolo secondo senza preoccupazioni. All’arrivo Iker lamentava di non essersi espresso al massimo ma cosa sarebbe cambiato?
Alla fine la sorpresa più bella è il terzo posto di Yari Montella, che poi sorpresa non è perché è la quinta volta che il pilota del Team Barni sale sul terzo gradino del podio, ancora una volta migliore degli “indipendentiâ€. Va forte il ragazzo, ed è anche furbo perché ha saputo impostare la corretta strategia mettendosi subito davanti agli altri per evitare il surriscaldamento della gomma anteriore. Adesso è lui il terzo in campionato, con 4 punti di vantaggio su Alex Lowes.
Sul circuito romagnolo gioca in casa anche la riminese Bimota ed entrambi i suoi piloti si sono fatti onore, dando spettacolo con una bella lotta che ha visto prevalere Axel Bassani, quarto, sull’inglese. Sembrava potersi unire alla partita anche Lorenzo Baldassarri ma è finito a terra nel corso del quinto passaggio, mentre era quarto. La stessa sorte toccata un giro dopo a Sam Lowes, in quel momento settimo nel mezzo di un gruppetto in lotta e alle spalle dei primi tre.
Nuovamente una bella prestazione per Alberto Surra, sesto con la Ducati del team Motocorsa; dietro di lui Andrea Locatelli, il rientrante Miguel Oliveira, Alvaro Bautista nonostante il piede dolorante per la frattura di Most e Stefano Manzi.