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#motociclismo #news #insella.it
Il caposquadra della Ducati ha già ipotecato Misano: l’ottava pole position e la 23ª vittoria consecutive. Il “solito†trionfo che qui ha un sapore ancora più speciale del solito
Per Nicolò Bulega fare man bassa in Superbike non è una novità ma quando si corre in Italia è sempre qualcosa di speciale. Siamo alla prima giornata e il caposquadra della Ducati ha già fatto razzia: l’ottava pole position e la 23ª vittoria consecutive. Il “solito†trionfo che qui ha un sapore ancora più speciale del solito.
“Incredibile. È stato stupendo, abbiamo fatto una gran bella gara tenendo un ottimo ritmo. E questa mattina in Superpole avevo già messo in tasca il record sul giro. È un momento eccezionale, è stata una giornata fantastica. Tenevo moltissimo a vincere qui in Superbike perché ci ero riuscito soltanto in Supersport ed è meraviglioso avere centrato il bersaglio davanti ai miei supporterâ€.
È un Bulega diverso dal solito quello di oggi, gioioso ed esultante, quando spesso era rimasto distaccato anche dopo una bella vittoria. Ma qui è diverso.
“È qualcosa di speciale esserci riuscito davanti a loro che erano venuti apposta per me – ribadisce, e davanti ai vertici della Ducati: Claudio, Gigi, Mauro, Davide e tutto il team. È una giornata speciale per loro e per me: moto italiana, squadra italiana, pilota italiano, in Italia. Davvero molto belloâ€.
Al punto di cominciare i festeggiamenti salutando il pubblico sulle tribune prima ancora che la gara fosse finita. Chi se lo sarebbe mai aspettato da lui?
“Il supporto dei tifosi è stato molto importante per me. Quando siamo stati in altri Paesi, ad esempio il Portogallo, c’era un mucchio di tifo per Oliveira; qui c’erano un mucchio di supporter per me ed è a loro che voglio dedicare la vittoriaâ€.
Per un’occasione speciale anche un teatrino in stile “Valentina Rossi†durante il giro di rallentamento: Bulega si è fermato in una osteria allestita sui due piedi a bordo pista dagli uomini del suo clan.
“Normalmente non mi piace molto fare cose come quella ma Misano è un’occasione particolare, avevamo fatto un casco apposta e volevamo fare qualcosa di speciale. Abbiamo vinto un mucchio di corse e non avevamo ancora fatto nulla per celebrarlo, Misano era il posto giusto per farlo, e in grande."
Questa sera si festeggia di nuovo?
“Sì, siete invitati. Pizza, tagliatelle, cappelletti… Tutto quello che volete!â€.
Il gioiellino del team Barni è il migliore dei privati nella classifica di campionato, terzo come è arrivato terzo in Gara 1 a Misano alle spalle dei due ufficiali Ducati
Yari Montella è l’uomo nuovo del mondiale Superbike. Vi aveva corso anche l’anno passato e già si era messo in luce ma in questo 2026 sta facendo faville. Il migliore dei privati nella classifica di campionato, terzo come è arrivato terzo in Gara 1 a Misano alle spalle dei due ufficiali Ducati, come era arrivato in tutte e tre le gare del weekend di Most. Il team Barni ha un gioiellino da coccolare, lui sorride a 32 denti mentre esulta con ancora indosso la tuta.
“È incredibile! È qualcosa di straordinario – sbotta entusiasta –; il mio obiettivo era conquistare il mio primo podio qui in Italia, esserci riuscito significa tantissimo. Prima della gara pensavo: ‘Spero che oggi sia il giorno giusto’. Sono felicissimo, abbiamo lavorato bene e avevamo bisogno di qualcosa del genere dopo Aragon. Un podio qui, davanti alla mia famiglia e ai miei tifosi, è qualcosa di specialeâ€.
Qualcosa tutt’altro che scontato, un obiettivo che aveva messo addosso a Montella una bella pressione.
“Ero un po’ nervoso stamattina, ma mi sono focalizzato solo sul godermi il momento e ho scoperto che questo mi ha aiutato a calmarmi prima di Gara 1. Sono riuscito a concentrarmi e a dare il massimo. Ho spinto dall’inizio alla fineâ€.
Obiettivo centrato non vuol dire missione compiuta. Ci sono altre due gare domani e sarebbe bello confermare il lusinghiero risultato. La serata di sabato non è fatta per riposarsi.
"Dobbiamo analizzare e cercare di migliorare, perché domani è un altro giorno. Abbiamo due gare, probabilmente con temperature più alte rispetto a oggi, quindi devo migliorare il mio feeling. Alla fine di Gara 1 ho avuto problemi con la gomma anteriore, che per me è stato il momento più difficile. Mi concentrerò sulla mia gara e sicuramente punteremo di nuovo al podio".
Iker ha concluso secondo piuttosto distanziato ed ha anche commesso un errore uscendo di pista, per fortuna senza cadere, non ha brillato e la cosa non gli va giù
Solitamente estroverso e solare, questa volta Iker Lecuona è piuttosto serio dopo l’arrivo di Gara 1. Prima del via aveva dichiarato che qui a Misano il suo obiettivo era rimanere vicino a Bulega, padre padrone della Superbike, ma forse aveva in mente qualcosa di più. Ha concluso secondo piuttosto distanziato ed ha anche commesso un errore uscendo di pista, per fortuna senza cadere, non ha brillato e la cosa non gli va giù.
“Ho provato a spingere ma ammetto che il passo di Nicolò oggi era davvero imprevedibile†brontola appena tolto il casco.
Viene da una fila interminabile di secondi posti ma non tutti hanno lo stesso sapore. E quello di oggi è piuttosto amaro. Lo spagnolo sente di non avere fatto il massimo.
“Onestamente questa volta non sono soddisfatto dal mio secondo posto. Spero di riuscire a fare un passo in più domaniâ€.
Questa è la sua 23ª vittoria consecutiva, la 19ª dall’inizio dell’anno e a Misano il tifo sfegatato ha dato al caposquadra della Ducati una carica in più
Benvenuti nella tana del lupo. Sulla pista di casa di Nicolò Bulega, che si è mangiato gli avversari in un sol boccone. Lo sta facendo dall’anno scorso, questa è la sua 23ª vittoria consecutiva, la 19ª dall’inizio dell’anno, e se è vero che un pilota del Mondiale deve andare forte su tutti i tracciati, è altrettanto vero che a Misano il tifo sfegatato ha dato al caposquadra della Ducati una carica in più.
Finalmente lo abbiamo visto manifestare la sua gioia dopo il travolgente successo in Gara 1 di quello che è ormai il settimo round del mondiale Superbike, sempre più solo in vetta a una classifica imbarazzante: 113 punti il suo vantaggio sul secondo, quasi due round completi visto che al massimo in un weekend se ne possono segnare 124. E chi li piglia più, lui e la sua Ducati?
In un campionato dai valori definiti sempre più chiaramente il migliore degli altri è il suo compagno di squadra Iker Lecuona, secondo al traguardo per la 16ª volta consecutiva. Era partito in testa, alla curva 8 il suo caposquadra lo ha saltato e lì è finito tutto: Bulega solitario al comando, lo spagnolo secondo senza preoccupazioni. All’arrivo Iker lamentava di non essersi espresso al massimo ma cosa sarebbe cambiato?
Alla fine la sorpresa più bella è il terzo posto di Yari Montella, che poi sorpresa non è perché è la quinta volta che il pilota del Team Barni sale sul terzo gradino del podio, ancora una volta migliore degli “indipendentiâ€. Va forte il ragazzo, ed è anche furbo perché ha saputo impostare la corretta strategia mettendosi subito davanti agli altri per evitare il surriscaldamento della gomma anteriore. Adesso è lui il terzo in campionato, con 4 punti di vantaggio su Alex Lowes.
Sul circuito romagnolo gioca in casa anche la riminese Bimota ed entrambi i suoi piloti si sono fatti onore, dando spettacolo con una bella lotta che ha visto prevalere Axel Bassani, quarto, sull’inglese. Sembrava potersi unire alla partita anche Lorenzo Baldassarri ma è finito a terra nel corso del quinto passaggio, mentre era quarto. La stessa sorte toccata un giro dopo a Sam Lowes, in quel momento settimo nel mezzo di un gruppetto in lotta e alle spalle dei primi tre.
Nuovamente una bella prestazione per Alberto Surra, sesto con la Ducati del team Motocorsa; dietro di lui Andrea Locatelli, il rientrante Miguel Oliveira, Alvaro Bautista nonostante il piede dolorante per la frattura di Most e Stefano Manzi.
Al Wheels & Waves di Biarritz torna la sfida Honda Customs: dieci preparazioni speciali, cinque basate sulla Hornet e cinque sulla Transalp, si contendono il titolo di custom Honda preferita d’Europa
La competizione Honda Customs arriva alla sua settima edizione e sceglie come protagoniste due delle bicilindriche più apprezzate della gamma: la CB750 Hornet e la XL750 Transalp. Al Wheels & Waves di Biarritz, in programma dal 10 al 14 giugno, dieci preparazioni speciali provenienti da tutta Europa si confronteranno in una sfida che mette a confronto due mondi diversi: quello dell’asfalto e quello dell’avventura. Cinque elaborazioni prendono come base la Hornet e rappresentano il fronte “On Roadâ€, mentre altre cinque nascono dalla Transalp e interpretano il tema “Off Roadâ€. Le moto saranno esposte durante l'evento francese e potranno essere votate online per tutta l’estate sul portale Honda Customs, dove sarà il pubblico a decretare la vincitrice. Eccole una per una.
Realizzata dal preparatore tedesco Motocrew per Honda Germania, la White Venom trasforma la CB750 Hornet in una moderna street tracker dall’aspetto aggressivo. La verniciatura bianca cambia carattere a seconda della luce, mentre telaio nero opaco e cerchi in carbonio Rotobox contribuiscono a creare un forte contrasto visivo. Tra gli interventi più importanti figurano le sospensioni Wilbers dedicate, uno scarico artigianale a X e numerosi componenti costruiti su misura, dal codino accorciato alla carenatura metallica realizzata a mano.
La proposta polacca di Honda Sokół e Steel Choppers prende ispirazione direttamente dal nome Hornet, reinterpretandone il concetto in chiave custom. Il motivo a nido d’ape della verniciatura e la coda appuntita richiamano il pungiglione di un calabrone, mentre gran parte della carrozzeria è stata costruita artigianalmente. Non mancano componenti provenienti da altri modelli Honda, come il faro della CB125R e le ruote a raggi dell’X-ADV, utilizzati per dare vita a una Hornet completamente diversa dall’originale.
Stilmoto guarda invece al passato con una special che sembra uscita direttamente da una griglia di partenza degli anni Ottanta. Last Lap è una vera reinterpretazione racing della Hornet, caratterizzata da una carenatura integrale derivata da uno stampo storico conservato in officina, da un serbatoio piatto e da una sezione posteriore squadrata. La colorazione si ispira alle classiche livree HRC, mentre il forcellone monobraccio e lo scarico dedicato puntano a ridurre il peso e a rafforzarne il carattere sportivo.
Mototrofa ha sviluppato una streetfighter essenziale e muscolosa seguendo il principio secondo cui la forma deve essere al servizio della funzione. La Mugen si distingue per la verniciatura verde foresta e per i dettagli dorati distribuiti tra forcella, ruota posteriore e scarico. Il forcellone modificato, le appendici aerodinamiche in carbonio ispirate alla MotoGP, il codone accorciato e la posizione di guida più caricata sull’avantreno contribuiscono a creare un’immagine particolarmente aggressiva.
La proposta svizzera di Stark Industries immagina come potrebbe essere una Hornet del futuro. La Concept 2077 utilizza numerosi elementi stampati in 3D, compresi il nuovo avantreno e le carene che ridisegnano completamente la moto. I cerchi dall’effetto pieno, la verniciatura rosso candy e l’illuminazione anteriore dedicata rafforzano un’estetica che punta apertamente verso il mondo della fantascienza e del design futuristico.
Ispirata alle competizioni Baja, la Ruth sviluppata da Honda Austria e Reier Motors trasforma la Transalp in una moto dall’impronta decisamente racing. La carrozzeria è stata completamente ripensata e utilizza una combinazione di viola e rosso neon opaco che la rende immediatamente riconoscibile. Nuovi fari, illuminazione supplementare e scarico alto dedicato completano una preparazione che punta su autonomia, prestazioni e capacità fuoristradistiche.
Con Ocean Nomad la Transalp assume invece l’aspetto di una moto da viaggio legata al mondo del surf. La preparazione francese elimina le carene anteriori, adotta un faro tondo dal gusto retrò e una sella in pelle marrone. La verniciatura blu oceano, avorio e arancione richiama l’atmosfera delle località costiere, mentre dettagli come il portatavola laterale per surf e skateboard rafforzano il carattere “rilassato†ma comunque e avventuroso del progetto.
Tra tutte le special in gara, l’ATC750 è probabilmente la più radicale. Honda Benelux e Anquety Motor Sport hanno trasformato la Transalp in un moderno trike off-road, sviluppando un nuovo forcellone, un asse posteriore dedicato e una trasmissione - è evidente - profondamente modificata. La carrozzeria è stata completamente ridisegnata per integrare gli enormi pneumatici posteriori, mentre il frontale adotta un parabrezza compatto e un nuovo impianto di illuminazione.
La rappresentante italiana porta la firma di DRS Custom e si ispira chiaramente al mondo dei rally raid. Basata sulla Transalp, la Saharja adotta una torre di navigazione con road book digitale e strumentazione TFT, oltre a una nuova parte anteriore con fari LED ad alta potenza e livrea HRC Tricolour. Serbatoi supplementari in alluminio, paramotore, borse laterali, pneumatici tassellati e scarico rialzato completano una trasformazione pensata per affrontare lunghi viaggi in fuoristrada.
La preparazione realizzata da CJ Ball celebra il quarantesimo anniversario della vittoria di Cyril Neveu alla Dakar 1986 sulla NXR750. La Transalp viene reinterpretata attraverso una livrea ispirata al deserto, sospensioni a lunga escursione, scarico doppio alto e parafango anteriore rialzato. A completare il look ci sono pneumatici specialistici e tabelle portanumero, mentre sulla grafica compare anche un omaggio a Thierry Sabine, fondatore della Dakar.
Tutte le dieci special saranno esposte al Wheels & Waves di Biarritz e potranno essere votate online per tutta l’estate. Come nelle precedenti edizioni, sarà il pubblico europeo a scegliere la custom preferita, decretando il vincitore dell’edizione 2026 di Honda Customs.
La Kawasaki W175 sbarca in America a un prezzo super. Lo stile è sempre quello, marcatamente anni 70, per una cilindrata di 177 cm³ per 135 kg. Chissà se la vedremo mai da noi...
La notizia non è tanto la moto, quanto il costo. Kawasaki ha portato negli Stati Uniti la W175 LTD a 2.999 dollari, al cambio attuale circa 2.590 euro: in pratica il prezzo di uno scooter da città , per una moto vera con ruote da 17 pollici e gusto rétro. Per dare la misura dell'operazione basta un confronto interno al listino di Akashi: la W230 negli USA costa 5.699 dollari, quindi la sorellina viene via quasi alla metà . Nata per i mercati asiatici (è prodotta in India) e lanciata a fine 2025 in Messico e in altri Paesi latinoamericani, la piccola della famiglia W ha ora ottenuto le omologazioni per il mercato nordamericano, dove è già nelle concessionarie nei due colori Ebony e Candy Emerald Green.
Il nome non è buttato lì a caso: LTD era la sigla che Kawasaki usava dalla fine degli anni 70 per le versioni in salsa custom delle sue stradali, a partire dalla KZ900 LTD del 1976. La ricetta era sempre quella: sella sfalsata, manubrio arretrato e cerchi in lega. La W175 LTD la ripropone pari pari, ed è la prima volta che il trattamento tocca alla famiglia W. Sotto il vestito c'è una meccanica semplicissima: monocilindrico di 177 cm³ raffreddato ad aria, distribuzione monoalbero a 2 valvole, iniezione elettronica con corpo farfallato di 28 mm e contralbero di equilibratura. La potenza dichiarata è di 13 CV a 7.500 giri, con 13 Nm di coppia a 6.000 giri, gestiti da un cambio a 5 marce. Numeri da entry level ma con 135 kg in ordine di marcia e una sella a 78,5 cm da terra il pacchetto ha perfettamente senso per chi inizia o per chi si muove solo in città . La ciclistica è in tema: telaio a doppia culla in acciaio, forcella con steli di 30 mm, due ammortizzatori, disco di 245 mm davanti (con ABS) e tamburo dietro.
Per ora Kawasaki non ha detto nulla su un eventuale arrivo nel Vecchio Continente, e l'omologazione Euro 5+ avrebbe i suoi costi. Però il precedente esiste: anche la W230 sembrava destinata a restare lontana dai nostri listini e invece è arruvata l oscorso anno, e intanto il segmento delle piccole rétro economiche da noi è praticamente sguarnito. Insomma, una Kawasaki sotto i 3.000 euro farebbe gola a parecchi sedicenni in attesa della patente A2 e a chi cerca una seconda moto da bar. Akashi, se ci ascolti: noi un pensierino ce lo faremmo.
L'arrivo delle 450 da cross ed endro non è una “prima†assoluta nella storia della Casa di Borgo Panigale. Qualche uscita in fuoristrada c’è già stata, ma non è stata fortunata
Sul fatto che fino ad ora Ducati sia stata un marchio prettamente stradale ci sono ben pochi dubbi, ma l'arrivo della 450 da motocross e poi della versione da enduro non è stata una “prima†assoluta. Nella storia della Casa di Borgo Panigale qualche timida uscita in fuoristrada c’è già stata, ma con poca fortuna.
Il primo passo furono due moto a quattro tempi costruite in serie ma sono modelli che hanno avuto un’importanza marginale. Si tratta delle 175 e 200 Motocross (qui sotto) allestite modificando la versione stradale “Tâ€, che sta per “turismoâ€, e vennero vendute solo sul mercato americano in versione da gara e da regolarità , dove peraltro ebbero un buon successo.

Successivamente fu la volta della 450 R/T monocilindrica, prodotta dal 1970 al 1973 su richiesta dell’importatore statunitense Berliner. Anche questa non una moto specializzata quanto piuttosto una “tuttoterrenoâ€: R/T sta proprio per Road and Trail, cioè strada e sentiero. Ne vennero prodotti anche una trentina di esemplari con il motore 350 cm³, alcuni dei quali con le valvole richiamate dalle tradizionali molle invece che Desmo. Su tutte le 450 invece c’era il comando della distribuzione desmodromico. La maggior parte delle R/T vennero vendute in America e in versione da gara, cioè con lo scarico libero e senza fanali; quelle per l’Europa avevano silenziatore e impianto di illuminazione ma furono prodotte in numeri talmente modesti che invece di fare una omologazione specifica venne sfruttata quella della Scrambler; sul libretto di circolazione però risultavano i dati di quest’ultima, con alcuni errori come la ruota anteriore indicata di 18†invece che di 21†e il peso di 134 chili mentre era di 128.

Alcuni esemplari di questo moto vennero preparati per la Sei Giorni di Regolarità del 1971, ci corse la squadra italiana; restavano però l’adattamento di una moto stradale e in fuoristrada erano impegnative sia per il modesto tiro in basso del propulsore, sia per il peso e la ridotta escursione delle sospensioni. Erano decisamente più adatte agli sterrati scorrevoli dei deserti americani, dove nel 1969 Doug McClure aveva ottenuto il successo nella Baja 500 in sella a una Desmo 350, risultato che aveva spinto Berliner a chiedere la produzione della R/T.

L’impegno maggiore di Ducati in fuoristrada però è stato tra il 1977 e il 1978: in quegli anni andavano a ruba le 125 regolarità a due tempi e nel 1974 venne messo in produzione un modello che si chiamava proprio 125 Regolarità , ma non era alla altezza delle rivali: lunga, pesante ed esteticamente nemmeno troppo riuscita.

Così per darle un po’ di appeal venne decisa la partecipazione alle gare di motocross in forma ufficiale con Italo Forni, il pilota italiano più amato del momento e fresco vincitore del titolo tricolore 500 con la Husqvarna. Nel reparto corse i â€terraioli†erano soltanto tollerati ma la simpatia di Forni fu un buon legante. La moto venne ricostruita quasi totalmente, però erano i tempi della gestione EFIM e il budget era più che risicato. Appoggiandosi agli amici saltarono fuori un nuovo telaio, sospensioni e componentistica ma il motore restava in debito di cavalli. La svolta con l’arrivo del nuovo modello di serie Six Days, derivato dall’esperienza delle corse: nuovo telaio, nuove sospensioni, estetica di gran lunga più convincente e un motore profondamente rivisto, cioè con più cavalli. La moto cominciava a ben figurare ma ebbe un mucchio di problemi di gioventù e fu costretta a ritirarsi la maggior parte delle volte. «Credo di avere finito cinque o sei gare nei primi cinque, nei due anni – ricorda Forni –, ma sempre con piazzamenti inferiori a quelle che erano le nostre aspettative. Però a fine ‘77 cominciammo a fare qualche partenza in testa, qualche giro davanti. A metà ‘78 la Ducati 125 era competitiva, non dico che potesse lottare ad armi pari con le altre ma era... difendibile».

Si poteva incominciare a sperare in qualche risultato, invece Italo ebbe un brutto incidente mentre girava in moto su strada e si fratturò malamente la gamba destra. Senza il suo uomo di riferimento il programma si arenò e le ruote tassellate sparirono dal Reparto Esperienze. Delle due 125 di produzione in totale erano stati venduti 3800 esemplari.
A onor del vero uscirono da Borgo Panigale anche i motori che corsero e vinsero la Parigi-Dakar per molti anni, ma le moto venivano allestite a Varese e avevano il marchio Cagiva. Ma questa è un’altra storia…
SYM rilancia la propria offerta con una serie di promozioni valide fino al 30 giugno 2026. Gli sconti riguardano scooter di diverse cilindrate, dai 125 ai maxiscooter con ribassi che arrivano fino a 1.000 euro
SYM ha aggiornato il proprio listino con una serie di promozioni valide fino al 30 giugno 2026, che interessano numerosi modelli della gamma scooter e maxiscooter. Le offerte riguardano mezzi di diverse categorie, dai 125 dedicati alla mobilità urbana fino ai modelli turistici di maggiore cilindrata, con vantaggi economici che in alcuni casi raggiungono i 1.000 euro rispetto al prezzo di listino. Vediamoli.
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Le promozioni riportate nel listino SYM sono valide fino al 30 giugno 2026, salvo nuove variazioni comunicate dalla Casa.
La doppietta conquistata da Marc Marquez al Balaton Park, il contatto al via provocato da Jorge Martin e le prospettive del campionato. Nel podcast Duralavita, Jorge Lorenzo ha analizzato i temi principali del GP d'Ungheria, soffermandosi anche sulle critiche rivolte a Martin e sul futuro confronto con Pedro Acosta
Nel corso del podcast Duralavita, Jorge Lorenzo ha commentato il Gran Premio d'Ungheria, partendo dalla prestazione di Marc Marquez, autore di una doppia vittoria che, a suo dire, pochi si aspettavano dopo quanto visto nelle gare precedenti. “Al Mugello Marc sembrava molto indietro, nessuno si aspettava che recuperasse così velocemente e che tornasse a vincere in modo così convincenteâ€, ha dello Lorenzo. “Il circuito lo ha aiutato: è un circuito stop and go e questo ha avvantaggiato sia Pedro che Marc. In più gira a sinistra: come ha detto lui stesso, lo ha aiutato. E anche il fatto che il suo rivale avesse una KTM ha influitoâ€.
Lorenzo ha poi analizzato la caduta multipla avvenuta alla prima curva. Secondo l'ex pilota spagnolo, Martin ha un comportamento particolare in frenata: la sua Aprilia diventa instabile, è costretto a rilasciare i freni, aumenta la velocità d'ingresso e finisce per coinvolgere prima Aldeguer e poi Bezzecchi, Di Giannantonio e Raul Fernandez. Per Lorenzo, Martin non ha compiuto nulla di particolarmente azzardato e non ha frenato più tardi degli altri piloti. A suo giudizio, il problema sarebbe stato legato a un bloccaggio dell'anteriore o comunque ad a una perdita di controllo della ruota posteriore. “Non puoi criticare MartÃn come ha fatto Rivola - ha puntualizzato - soprattutto se non sei mai stato un pilota di MotoGPâ€. Per spiegare il proprio punto di vista, Lorenzo ha ricordato un episodio della sua carriera: “Lasciatemi fare un esempio personale: a Laguna Seca nel 2011 ho iniziato la gara pensando che il controllo di trazione fosse attivo. Sono partito, ho affrontato la curva, ma non c'era e sono volato in aria. Siamo tutti umani. Quel che è certo è che le partenze saranno più interessanti d'ora in poi; ci saranno differenze maggioriâ€.
Tornando a Marquez, Lorenzo ha ribadito la proopria posizione in merito, evidenziando come l’ennesimo ritorno ai vertici dopo gli infortuni dimostri la sua forza fisica e soprattutto mentale. Per lui la conquista del titolo è “molto difficileâ€, ma non impossibile. “Marc ha 33 anni e abbastanza esperienza per sapere che tutto può succedere, chiunque può essere messo fuori gioco da un altro pilota, chiunque può avere un guasto al motore come è successo ad Acosta a Montmeló. È un campionato con così tante gare e così tanta parità … È successo a Bezzecchi e MartÃn, potrebbe succedere anche a Marcâ€.
Certo è che, secondo Lorenzo, Marquez continuerà a cercare il massimo risultato nelle Sprint e poi valuterà quanto accadrà la domenica. Diversa invece la situazione di Bezzecchi, che dispone di un vantaggio su Martin e di un margine più ampio nei confronti di Marquez e deve quindi evitare errori e cadute. Nel podcast Lorenzo ha parlato anche del futuro di Marquez, sostenendo che un eventuale nuovo grave infortunio alla parte superiore del corpo renderebbe impossibile continuare a lottare per il titolo.
Guardando al 2027, Lorenzo vede un confronto diretto tra Marquez e Pedro Acosta. “Si tratta di un cambio generazionale inevitabile. Arriverà un momento in cui le forze saranno incredibilmente equilibrate, con Marc che potrebbe essere superiore a Pedro sui circuiti a sinistra, e Acosta avrà anche lo svantaggio di essere inesperto con la Ducati. Ma sono entrambi piloti incredibili e avversari agguerriti, il che significa che vorranno battersi a vicenda. È come quando ero con Valentino alla Yamaha, o Marquez con Rossi: i concorrenti agguerriti, quelli molto ambiziosi, competitivi e orgogliosi, non si lasciano calpestare dagli altriâ€. Infine, Lorenzo ha paragonato la situazione attuale di Acosta a quella vissuta in passato da Casey Stoner con la Ducati e da Marquez con la Honda: “Pedro si trova in una situazione particolare in questo momento... un po’ come quando Stoner guidava la Ducati ed era l'unico che riusciva a distinguersi e a lottare per le vittorie nel 2007, 2008, 2009. O come Marc con la Honda nel 2021, 2023. È svantaggiato e sta già facendo molto. E come ha detto Marc, è una fortuna che Pedro non guidi una Ducati…â€.
Dopo la fatica dell'esame di maturità cosa c'è di meglio che farsi un giro in moto, magari nuova di zecca? Ecco 7 idee regalo a buon prezzo
L’estate si avvicina e, per molti studenti, oltre al caldo sono in arrivo gli esami di maturità . Dopo stress e notti insonni, sarà il momento di pensare a un bel regalo e una prima moto è senz’altro un’ottima scelta. Abbiamo selezionato per voi sette modelli, tutti (tranne uno depotenziabile) pronti per la patente A2. Sono moto facili e divertenti da guidare e offerte a prezzi che vanno da 4.590 euro a 6.690 euro. Potete iniziare a sognare!
Il nome Tornado, per la Casa pesarese, è sinonimo di sportività : i meno giovani ricorderanno infatti la Tornado 650 degli anni ’70 e la supersportiva Tornado Tre dei primi anni Duemila. Questa volta, però, a portare alto il nome è sì una sportiva, ma di media cilindrata, che si rivolge soprattutto ai giovani. Il motore è un bicilindrico parallelo di 554 cm³ raffreddato a liquido, in grado di erogare 56 CV a 8.250 giti/min., e 54 Nm. Con questi numeri non è guidabile con la patente A2, ma la moto è depotenziabile e arriverà a breve una versione già depotenziata a 48 CV. Propulsore inserito con funzione portante all’interno di un telaio a traliccio in acciaio, sostenuto all’avantreno da una forcella Marzocchi con steli rovesciati di 41 mm completamente regolabile, mentre al posteriore il forcellone aziona un monoammortizzatore con possibilità di regolazione del precarico della molla e dell’idraulica in estensione. Per quanto riguarda l’elettronica, la Tornado 550 offre due mappe di erogazione, “Sport†e “Normalâ€, il controllo di trazione disattivabile indipendentemente dalla mappa scelta e l’ABS. Il tutto per un peso dichiarato in ordine di marcia di 198 kg.
La naked bicilindrica cinese, disegnata però in Italia da Modena 40, è spinta da un motore bicilindrico parallelo di 449 cm³ in grado di erogare 46,9 CV a 10.000 giri/min., con un picco di coppia di 39,3 Nm a 7.500 giri/min. Telaio e forcellone sono in acciaio, la forcella ha steli rovesciati di 37 mm ed entrambi i freni sono a disco con ABS. L’anteriore misura 320 mm di diametro e lavora con una pinza J.Juan ad attacco radiale. Di serie il controllo di trazione, disattivabile, e le luci full LED. La sella dista soli 79,5 cm da terra, con un prezzo molto interessante: 5.490 euro. Il peso della 450 NK è di 175 kg in ordine di marcia.
La Kawasaki Z500 (qui la nostra prova) nasce come evoluzione della Z400 che, grazie all’aumento di cubatura del propulsore, passato da 399 cm³ a 451 cm³, ora raggiunge una potenza massima di 45 CV a 9.000 giri/min.. Il telaio è un’unità a traliccio in acciaio che sfrutta il motore come elemento stressato, contribuendo quindi a ottenere la rigidità richiesta. Il forcellone bibraccio, collegato direttamente alla parte posteriore del motore, è azionato da un monoammortizzatore con leveraggio. Davanti troviamo una forcella Showa a steli tradizionali da 41 mm di diametro. I freni sono entrambi a disco con ABS, i cerchi sono in lega di 17 pollici e la sella dista 79 cm da terra. Il peso dichiarato è di soli 168 kg in ordine di marcia, mentre il prezzo per la versione standard è di 6.090 euro; 6.440 euro per la più ricca versione SE.
Questa naked originale nelle linee e costruita con molta cura nasce sulla piattaforma con telaio “misto†alluminio-acciaio e motore bicilindrico di 349 cm³ condivisa con la sorella crossover T352X. Una moto perfetta per iniziare, sia per quanto riguarda le dimensioni (sella a 79 cm da terra, interasse di appena 137,5 cm e un peso in ordine di marcia di 175 kg) sia per le sue prestazioni. Il motore è un bicilindrico parallelo raffreddato a liquido (architettura insolita per la cilindrata) e offre 41,5 CV di potenza massima a 11.000 giri/min., rientrando quindi nei limiti imposti dalla patente A2 per essere guidata già a 18 anni. Collaudata è anche la ciclistica, che vede un raffinato telaio con struttura principale a doppia trave in alluminio abbinata a un telaietto posteriore a traliccio in acciaio. L’impianto frenante è composto da un disco anteriore flottante di 300 mm di diametro con pinza a 4 pistoncini e da un disco posteriore di 240 mm, con ABS Bosch a doppio canale, disattivabile sulla ruota posteriore. I cerchi, entrambi da 17 pollici, calzano pneumatici Maxxis nelle misure 110/70 e 150/60. Per quanto riguarda le sospensioni troviamo una forcella a steli rovesciati di 41 mm non regolabile e un monoammortizzatore regolabile nel precarico, con il collegamento al forcellone che avviene tramite leveraggi. Il prezzo, specie se rapportato alle dotazioni e alla qualità costruttiva, è molto interessante: 5.190 euro f.c.!
Nella gamma (pressoché infinita) della cinese QJ Motor, la SRK 400 merita particolare attenzione perché offre tanto a un prezzo “irresistibileâ€. Pur non essendo più a listino da dicembre, è probabile che presso i concessionari sia rimasto ancora qualche esemplare e che sia anche soggetto a sconti. Cuore di questo modello è un bicilindrico parallelo di 400 cm³ raffreddato a liquido, in grado di erogare 41,5 CV a 9.000 giri/min, con un picco di coppia di 37 Nm. La ciclistica è solida e “di sostanzaâ€: telaio a traliccio in acciaio, forcella a steli rovesciati da 37 mm e monoammortizzatore regolabile nel precarico. La frenata all’anteriore sfrutta un doppio disco da 260 mm con profilo a margherita e pinze assiali, mentre al posteriore c’è un disco da 240 mm. Il peso è di 186 kg in ordine di marcia. Ottimo il prezzo, ora scontato a 4.590 euro.
La più piccola delle iconiche streetfighter giapponesi ha compiuto nel 2023 un netto step evolutivo che l’ha resa più ricca nella dotazione e più affilata nelle linee. Esteticamente richiama infatti il design delle sorelle maggiori Hornet 750 (qui la prova) e 1000, ma all’interno del suo telaio “batte†un bicilindrico parallelo di 471 cm³ e 47 CV a 8.500 giri/min, con un picco di coppia di 43 Nm. Novità del 2026 è l’arrivo della frizione a controllo elettronico E-Clutch, che offre al pilota la possibilità di cambiare marcia senza necessariamente utilizzare la leva al manubrio, che resta comunque presente. Le sospensioni sono firmate Showa, con forcella a steli rovesciati di 41 mm regolabile nel precarico e monoammortizzatore regolabile nel precarico al posteriore, collegato al forcellone tramite leveraggio Pro-Link. I freni sono Nissin, con dischi da 296 mm all’avantreno e disco da 240 mm al retrotreno. Il peso è di 191 kg con il pieno di benzina. Prezzo: 6.690 euro f.c.
La nuda di Iwata MT-03 è fra le presenze più longeve nel segmento delle naked da patente A2 ed è spinta da un bicilindrico quattro tempi di 321 cm³, il più piccolo della categoria delle naked A2 premium in termini di cubatura, ma in grado di erogare una potenza massima di 42 CV a 10.750 giri/min, con quasi 30 Nm di coppia a 9.000 giri/min. Il telaio è una struttura Deltabox in acciaio, mentre il forcellone bibraccio è nello stesso materiale e aziona un monoammortizzatore regolabile nel precarico e in estensione. All’avantreno troviamo una forcella a steli rovesciati di 37 mm non regolabile e un disco freno da 296 mm con pinza radiale. Il peso della Yamaha MT-03 è di 166 kg in ordine di marcia. Prezzo: 5.990 euro f.c.