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#motociclismo #news #insella.it
Il vicecampione lascia il team con cui è diventato vice campione del mondo e sposa il progetto austriaco per l'era 850
Le firme in MotoGP funzionano un po' come i matrimoni combinati: le voci girano da mesi, ma finché non arriva il comunicato ufficiale nessuno ci crede davvero. Ora però è nero su bianco. Alex Marquez lascerà Gresini a fine 2026 per approdare in KTM dal 2027, con un accordo pluriennale che lo porta direttamente nella squadra ufficiale della Casa austriaca.
Non è una scelta di ripiego. Il minore dei Marquez arriva in Austria da vicecampione del mondo in carica, reduce da quattro stagioni in cui la struttura di Faenza gli ha ridato continuità , fiducia e soprattutto risultati, come quel secondo posto iridato che pochi, tre o quattro anni fa, avrebbero pronosticato. Insomma, KTM non ingaggia una scommessa, ma un pilota che sa esattamente dove mettere le ruote quando conta.
Il tempismo, va detto, non è casuale. Dal 2027 il Motomondiale cambia pelle: arrivano le nuove MotoGP con motori ridotti a 850 cm³, e ogni Casa vuole entrare nella rivoluzione con piloti capaci di far crescere il progetto da subito. KTM ha scelto di puntare su Alex per lo sviluppo della RC16 della nuova era, affidandogli un ruolo che va oltre il semplice risultato in pists.
Dall'altra parte, in casa Gresini, il saluto ha il sapore agrodolce delle separazioni tra chi si è voluto bene. Nadia Padovani ha parlato di emozioni condivise e di orgoglio per l'uomo, oltre che per il pilota, ricordando però che c'è ancora una buona parte di stagione da onorare prima di dirsi addio. Perché il bello di questi annunci anticipati è anche questo: Alex e Gresini dovranno convivere per un altro anno sapendo già che le strade si divideranno. Un ultimo ballo, con la testa che guarda avanti ma le mani ancora sul manubrio giusto.
Prendere una multa durante un viaggio all'estero non significa lasciarsela alle spalle. Grazie al sistema di scambio dati tra i Paesi dell'Unione Europea, molte violazioni possono essere notificate anche in Italia: ecco come funziona e quali sono le conseguenze...
Chi parte per un viaggio in moto o in auto fuori dai confini italiani farebbe bene a informarsi sulle regole del Paese che visiterà . Non è solo questione di “educazioneâ€, perché grazie agli accordi tra gli Stati dell'Unione Europea, anche una multa presa all'estero può essere notificata direttamente a casa, anche molti mesi dopo l'infrazione. Il meccanismo è il seguente.
Nei Paesi dell'Unione Europea è operativo il sistema Cross Border, introdotto in applicazione della direttiva europea 2011/82/UE. Il meccanismo consente alle autorità nazionali di scambiarsi automaticamente i dati dei veicoli immatricolati negli altri Stati membri, così da identificare il proprietario e notificargli la sanzione. La contestazione viene inviata nella lingua del destinatario e può arrivare fino a 365 giorni dopo la violazione. In pratica, una multa presa durante le vacanze estive potrebbe essere recapitata anche un anno più tardi.
Lo scambio di informazioni riguarda le violazioni considerate più gravi. Tra queste rientrano:
Le infrazioni meno rilevanti, come un divieto di sosta, vengono invece normalmente contestate sul posto e solo raramente sono notificate successivamente all'indirizzo del proprietario del veicolo.
Per gli automobilisti e i motociclisti italiani c'è però una differenza importante rispetto alle sanzioni commesse nel nostro Paese. Se la violazione comporta una decurtazione dei punti, questa produce effetti soltanto nel sistema sanzionatorio dello Stato in cui è stata commessa. Ad esempio, se in Spagna il passaggio con il semaforo rosso comporta la perdita di quattro punti, a un conducente italiano verrà notificata la multa, ma non saranno sottratti punti dalla patente italiana.
La multa può essere inviata sia per posta sia tramite posta elettronica. Grazie allo scambio automatico dei dati tra gli Stati membri, la notifica è generalmente piuttosto rapida, anche se il termine massimo previsto resta di un anno dall'infrazione.
La situazione cambia quando la violazione viene commessa in uno Stato che non fa parte dell'Unione Europea. In questo caso non esiste un sistema unico di riscossione. Le autorità straniere possono comunque richiedere alle autorità italiane i dati del proprietario del veicolo e inviare una notifica tradotta con le istruzioni per il pagamento o per un eventuale ricorso. Se la sanzione non viene pagata, la pratica può essere trasmessa alle autorità giudiziarie del Paese interessato e, in presenza di specifici accordi bilaterali, anche a quelle italiane. Nei casi previsti possono inoltre essere avviate procedure di recupero crediti o altre azioni esecutive.
Chi utilizza un'auto o una moto a noleggio all'estero non è esente dalle sanzioni. La multa viene notificata alla società di noleggio, che comunica alle autorità i dati del conducente. Successivamente la compagnia addebita l'importo al cliente, spesso aggiungendo spese amministrative previste dal contratto. In molti casi il pagamento viene prelevato direttamente dalla carta di credito utilizzata per il noleggio.
Ignorare una multa presa all'estero non è una buona idea. Quando la violazione rientra nelle procedure previste dal sistema Cross Border, la riscossione può essere avviata anche nei confronti di un cittadino italiano. Negli altri casi le conseguenze dipendono dalla normativa del Paese in cui è stata commessa l'infrazione, ma il mancato pagamento può comportare maggiorazioni, azioni legali e creare problemi in occasione di un successivo ingresso nello stesso Stato, soprattutto in presenza di violazioni gravi o ripetute.
Con l’arrivo dell’estate conviene fare più attenzione del solito, perché sabbia, mare, salsedine, campeggio e resina degli alberi sono nemici molto aggressivi
Durante la vacanza è bene ricordarsi che il caldo, la salsedine, gli agenti atmosferici, la sabbia e perfino la resina degli alberi possono compromettere non solo l'aspetto della moto ma anche alcune componenti. Per evitare spiacevoli sorprese, bastano fortunatamente pochi accorgimenti. Alcuni potranno suonare scontati, ma sono comunque importanti…
Lasciare la moto parcheggiata per ore e ore sotto il sole estivo, lo suggerisce il buon senso, non è una grande idea. L'esposizione prolungata ai raggi UV può, nel tempo, opacizzare o scolorire le superfici verniciate e le plastiche, mentre la sella e alcuni componenti in gomma possono invecchiare più rapidamente, seccandosi e screpolandosi. Quando possibile, è ovvio, è preferibile scegliere un posto all'ombra oppure - meglio ancora - utilizzare un telo coprimoto. Chi vuole una protezione aggiuntiva può ricorrere a cere o prodotti protettivi specifici, che creano una barriera contro i raggi ultravioletti e aiutano a preservare la finitura della carrozzeria.
Ah, la vacanza al mare! Bella per il centauro, un po’ meno per la moto che, lungo le strade costiere e in attesa nei parcheggi vicino alla spiaggia respira anche lei aria ricca di sale. A noi fa molto bene, all’amata moto un po’ meno. La salsedine, se rimane a lungo “appiccicataâ€, può favorire l'ossidazione delle parti metalliche e creare problemi anche ad alcuni componenti. Il consiglio è lavare accuratamente la moto al rientro, utilizzando un detergente specifico e un panno in microfibra, senza trascurare le zone meno accessibili. Come sempre, è meglio evitare prodotti troppo aggressivi e acqua molto calda. Se il sale ha già formato incrostazioni difficili da eliminare, possono essere utili i detergenti specifici disponibili in commercio. Per i perfezionisti, ma solo nei casi più ostinati, può rendersi necessario smontare i componenti interessati e intervenire con molta delicatezza.
Parcheggiare all'ombra è la soluzione migliore per limitare gli effetti del sole, ma sotto molti alberi c'è un altro inconveniente. Lo sa bene chi ama il campeggio e, sulla sella, arrotola la canadese per godersi qualche notte sotto le stelle. La resina degli alberi non perdona: se rimane a lungo sulla vernice tende a indurirsi e diventa più difficile da eliminare. Buona cosa è quindi intervenire appena possibile con un detergente specifico per il lavaggio della moto e un panno morbido. Se non basta, si può ricorrere a un olio vegetale, lasciandolo agire qualche minuto prima della pulizia, oppure a prodotti formulati appositamente per sciogliere la resina. Sono invece da evitare solventi come acetone e alcol, che potrebbero danneggiare le superfici, specialmente quelle plastiche.
Anche chi non porta la moto direttamente sulla spiaggia difficilmente riesce a evitare del tutto la sabbia. Il vento, le scarpe, i vestiti o i bagagli bastano a far entrare i granelli praticamente ovunque, con il rischio di provocare graffi o accumuli di sporco. Non sottovalutate in tal senso gli aspirapolvere che si trovano presso i lavaggi automatici (quelli che si usano per pulire gli interni dell’auto), perché possono essere molto più utili di una semplice sciacquata. Vero, se presenti, i gestori del lavaggio potrebbero avere qualcosa da dire nel vedervi aspirare gli angoli più nascosti della meccanica, ma ci si può comunque limitare a borse, bauletti e valigie…
D'estate è praticamente impossibile evitarli: dopo qualche decina di chilometri, cupolino, faro, specchietti e casco finiscono inevitabilmente ricoperti dai resti degli insetti. Il consiglio è non rimandare troppo la pulizia. Se lasciati seccare al sole, infatti, diventano molto più difficili da rimuovere e, in alcuni casi, possono intaccare il trasparente della vernice o lasciare aloni sulle superfici. Per eliminarli senza rischiare graffi è sufficiente ammorbidire i residui con acqua o con un detergente specifico, lasciandolo agire per qualche minuto prima di passare delicatamente un panno in microfibra. Meglio evitare di strofinare a secco o utilizzare spugne abrasive, che potrebbero rovinare la carrozzeria.
Al termine della vacanza vale la pena dedicare un po' di tempo a un lavaggio accurato. Eliminare residui di salsedine, sabbia, insetti e sporco evita che questi materiali rimangano a contatto con la moto per settimane. Una volta asciutta, è anche il momento giusto per controllare la tensione della catena, verificare lo stato degli pneumatici e lubrificare le parti che lo richiedono. Bastano pochi minuti per ritrovare una moto pronta per affrontare il resto della stagione.
A tal proposito: Come ingrassare la catena della moto per farla durare a lungo
Sorpassi, rimonte e arrivi in volata hanno animato il terzo appuntamento della stagione della Polini Italian Cup. Ecco come è andata sul circuito di Modena…
Ospitato dall’Autodromo di Modena il terzo round della Polini Italian Cup 2026 ha ancora una volta regalato un fine settimana ricco di spettacolo. Come sempre, in tutte le categorie non sono infatti mancati duelli ravvicinati, sorpassi e finali sul filo dei millesimi. Vediamo come è andata per ogni categoria…
Nella prima manche Marco D'Agostino sfrutta la pole position per prendere subito il comando e allungare sugli inseguitori. Alle sue spalle la lotta per il podio è serrata e, nelle fasi finali, Pasquale Scaramozzino supera Marco Menchini, chiudendo secondo.
In Gara 2 è invece Menchini a partire meglio e a contendersi la vittoria con D'Agostino. I due restano vicinissimi per tutta la corsa, mentre Scaramozzino risale fino al gruppo di testa. All'ultimo giro Menchini trova il sorpasso decisivo e conquista la vittoria; Scaramozzino precede D'Agostino sul traguardo per appena pochi metri.
Podio di giornata - 70 Amatori
Le due categorie hanno corso insieme anche a Modena. In Gara 1 della 70 Evolution Rea parte davanti a tutti, ma nel finale Zani completa la rimonta e approfitta anche della scivolata di Ciotola per conquistare la vittoria davanti a Rea e Beghelli. La seconda manche offre uno dei momenti più spettacolari del weekend. Zani e Ciotola si giocano il successo fino all'ultima curva e sul rettilineo finale è il pilota del Team Polini ad avere la meglio per appena otto millesimi di secondo.
Nella 70 Supersport, invece, Manzo firma una doppietta imponendosi in entrambe le gare davanti agli avversari.
Podio di giornata - 70 Evolution
Podio di giornata - 70 Supersport
Anche le categorie 100 Big Evo Open e 100 Sport sono scese in pista insieme. Nella prima gara Birtele recupera rapidamente posizioni dopo il via e riesce ad avere la meglio su Leonardi al termine di un acceso duello.
In Gara 2 Leonardi parte ancora una volta al comando, ma Consoli risale fino alla testa della corsa e, una volta trovato il sorpasso, mantiene il controllo fino alla bandiera a scacchi. Leonardi difende poi la seconda posizione dagli attacchi finali degli inseguitori.
Nella 100 Sport dominio di Tortosa, vincitore di entrambe le manche davanti a Fulgeri e Neri.
Podio di giornata - 100 Big Evo Open
Podio di giornata - 100 Sport
Per chi se l'è perso: Polini Italian Cup 2026, come è andato il secondo round
Con l'estate arriva il caldo, che va gestito come il freddo con attenzione all'idratazione e all'abbigliamento. Di seguito alcuni consigli su come divertirsi in moto senza rischiare una insolazione"
Altro “trucchetto†è quello di indossare un foulard, un collare in cotone, così da proteggere il collo dall’aria calda e da possibili scottature per via del sole.
E chiudiamo con un consiglio estetico ma lo stesso importante: sotto il sole evitate di indossare capi neri, soprattutto per quanto riguarda il casco: a differenza del bianco e di colori poco scuri, il nero “assorbe il calore†andando a “friggere†quello che contiene.
Presenti su tutto il territorio nazionale, gli Autovelox servono a rilevare la velocità di un veicolo e, nel caso di superamento del limite, sanzionare con multa il trasgressore. Ne esistono di diversi tipi e modelli, fissi oppure mobili, ma non vanno mai confusi con il cosiddetto Tutor, il cui funzionamento è differente. Vediamo di fare chiarezza
Come accennato, l’Autovelox è un dispositivo in grado di rilevare la velocità istantanea di un veicolo che percorre una determinata tratta. Il suo funzionamento si basa su due fotocellule laser: la prima si attiva al passaggio del veicolo e fa scattare un timer che si blocca non appena si attiva la seconda fotocellula. Questo lasso di tempo, compreso tra il passaggio dalla prima alla seconda fotocellula, è quello attraverso cui cui viene poi calcolata la velocità del veicolo.
Funziona un po’ diversamente il Telelaser che effettua un calcolo istantaneo della distanza del mezzo controllato in base al tempo necessario alla luce per andare e tornare indietro dal veicolo. Con misurazioni successive si calcola, istante per istante, la distanza del veicolo e di conseguenza, conoscendo l’intervallo di misurazione, è possibile calcolarne pure la velocità .
Possiamo distinguere tra due tipi di Autovelox, quelli fissi e quelli mobili. I primi, collocati all’interno di piccole colonnine (generalmente arancioni o azzurre) che si trovano sul lato della carreggiata, funzionano in automatico senza alcun intervento da parte delle forze dell’ordine. Gli autovelox mobili invece prevedono necessariamente la presenza di una pattuglia delle forze dell’ordine.
L’Autovelox non deve essere confuso col il Tutor (o SICVE, acronimo di Sistema Informativo per il Controllo della Velocità ). Infatti, mentre il primo rileva la velocità istantanea del veicolo, il secondo, è in grado di rilevare la velocità media di un veicolo lungo un tratto di strada ben più lungo, generalmente compreso tra i 10 e i 30 km. Questa differenza fa sì, per esempio, che col Tutor non si rischia di essere multati se si supera per un brevissimo momento, magari per un sorpasso, la velocità massima consentita. Al contrario, con l’Autovelox si verrà automaticamente multati qualora si dovesse superare il limite segnalato nel momento “sbagliatoâ€.
L’Autovelox ha un “margine di tolleranza†al di sotto del quale la multa non viene erogata. Per legge c’è una soglia di 5 Km/h. Più nel dettaglio, il D.M. del 29 ottobre 1997 (articolo 1), specifica che “nell’impiego del presente apparecchio (cioè l’autovelox, ndr), per gli accertamenti della velocità , al valore rilevato della velocità deve essere applicata una riduzione pari al 5%, con un minimo di 5 km/h. Nella riduzione è compresa anche la tolleranza strumentaleâ€.
In pratica, con limite di 50km/h, la multa scatterà solo se la velocità rilevata dal dispositivo dovesse essere pari o superiore a 56 km/h, infatti in caso di rilevamento con decimale (per es. 55,5 km/h) il dato della velocità si arrotonda per difetto.
Che si tratti di un Autovelox fisso oppure mobile (ma la stessa cosa vale anche per i Tutor), i dispositivi di rilevamento della velocità debbono necessariamente essere segnalati con apposita segnaletica che ne indichi anche la metodologia adottata. In caso contrario, il destinatario della multa può, entro 30 giorni dalla ricezione del verbale, contestare la sanzione dal Giudice di Pace. In prossimità di ogni postazione di rilevamento, dev’esserci un cartello che ne segnali la presenza. Fermo restando che la distanza tra il cartello e la postazione stessa può variare in base alla tipologia e alle caratteristiche della strada.
La Corte di Cassazione con sentenza rubricata al n.26959/2022 ha precisato che in fatto di postazione mobile la distanza tra cartello e postazione mobile deve essere adeguata con l'ulteriore precisazione che per adeguato si può fare riferimento all'art.79, 3' comma delle norme regolamentari del c.d.s. (250 metri autostrada e strade extraurbane principali - 150 metri , 150 metri per le strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento, 80 metri sulle altre sterade).
La Corte ha poi aggiunto che per le postazioni fisse la distanza minima tra cartello di preavviso e postazione dovrebbe essere di almeno 1 chilometro e non superiore a 4 chilometri.
Si può provare a contestare la multa nel caso in cui il cartello sia totalmente assente o posizionato ad una distanza assai diversa da quella fissata dalle norme regolamentari del c.d.s. o da quelle indicate dalla Corte di Cassazione.
Al di là dei cartelli fisici di segnalazione presenti sulla strada, gli Autovelox attivi sono segnalati anche sul sito della Polizia di Stato, al link “Autovelox e Tutor: dove sonoâ€, è possibile consultare l’elenco aggiornato di tutti i dispositivi in funzione sulla rete stradale divisi per Regione.
Il sito internet della Polizia di Stato consente di visionare l’elenco di tutti i dispositivi presenti e attivi sulla rete stradale. Durante la guida, è comunque possibile servirsi di app in grado di segnalare la presenza di un autovelox. Ne esistono numerose, alcune gratuite ed altre a pagamento. La più utilizzata è sicuramente Google Maps, ma anche Waze e TomTom GO Navigation (sono tutte disponibili sia per iOS che Android) funzionano molto bene. In pratica, durante la marcia, col navigatore attivato, si viene avvisati mediante un suono o un lampeggio (queste impostazioni possono essere settate dall’utente in base all’app o al dispositivo su cui è istallata) dell’eventuale presenza di sistemi di rilevamento.
Chiarito il funzionamento degli Autovelox, ripassiamo qui sotto i limiti di velocità massima presenti sulle nostre strade, ricordandoci comunque di fare sempre riferimento ai cartelli presenti sulla carreggiata, considerando che un cantiere o un tratta particolarmente pericolosa potrebbe una variazione del limite.
-Strade Urbane: 50 km/h
- Strade extraurbane di tipo secondarie e locali: 90 km/h
- Strade extraurbane principali: 110 km/h (90 km/h per i neopatentati);
-Autostarde: 130 km/h (110 km/h Per i neopatentati).
Utile a questo punto ribadire cosa si rischia se si infrangono i limiti sopra ricordati. In base all’Articolo 142 del CdS, sono previste multe:
- Da 42 a 173 euro per chi supera i limiti di non oltre 10 km/h;
- Da 173 a 649 euro con in più la decurtazione di tre punti patente per supera i limiti da 11 a non oltre 40 km/h;
- Da 543 a 2.170 euro con in più la sospensione della patente da uno a tre mesi più la decurtazione di sei punti patente per supera i limiti da 41 a non oltre 60 km/h;
- Da 845 a 3.383 euro con sospensione della patente da sei a dodici mesi e decurtazione di nove punti patente per supera i limiti di oltre 60 km/h.
Undicesimo round al Sachsenring, l'ultimo prima delle vacanze. Ecco dove seguirlo in diretta
Chiusa la parentesi di Assen, dove Ai Ogura ha firmato il suo primo successo in MotoGP, il Motomondiale sbarca al Sachsenring per l'undicesimo appuntamento del 2026, l'ultimo prima della pausa estiva. Un tracciato particolare, con quelle curve a sinistra che storicamente esaltano Marc Marquez: uno dei pochi che qui ha sempre fatto la differenza. Da tenere d'occhio anche Marco Bezzecchi, atteso al rientro dopo la scivolata olandese, per fortuna senza conseguenze fisiche. Ecco gli orari TV di tutto il weekend.
Gli orari in diretta
Diretta Sky Sport MotoGP
9:00 – FP1 Moto3
9:50 – FP1 Moto2
10:45 – FP1 MotoGP
13:15 – Pre-qualifiche Moto3
14:05 – Pre-qualifiche Moto2
15:00 – Pre-qualifiche MotoGP
Su Sky Sport MotoGP:
8:40 – FP2 Moto3
9:25 – FP2 Moto2
10:10 – FP2 MotoGP
In diretta su Sky e in chiaro su TV8:
10:50 – Qualifiche MotoGP
12:45 – Qualifiche Moto3
13:40 – Qualifiche Moto2
15:00 – Sprint MotoGP
Su Sky Sport MotoGP:
9:40 – Warm-Up MotoGP
In diretta su Sky e in chiaro su TV8:
11:00 – Gara Moto3
12:15 – Gara Moto2
14:00 – Gara MotoGP
Motore Panigale 1299, sterzo comandato via cavi e telaio in magnesio: la Vyrus più estrema di sempre è pronta, a un prezzo da capogiro
Ci sono moto che nascono per riempire un segmento e moto che nascono per non assomigliare a niente. La Vyrus Alyen appartiene alla seconda categoria, e lo dichiara già dal nome: "Alyen" è la storpiatura di "alieno", e basta guardarla per capire che il battesimo è azzeccato. Dietro c'è la piccola realtà di Coriano fondata da Ascanio Rodorigo che su questo progetto ha lavorato per nove anni sfornando la bellezza di 57 prototipi diversi prima di arrivare alla versione definitiva. Il primo esemplare è già stato consegnato a un cliente di Dubai, e in totale ne verranno costruiti appena 20: tanti quanti i motori che Ducati ha fornito.
E qui sta uno dei paradossi affascinanti dell'Alyen: il cuore non è nuovissimo. Si tratta del bicilindrico Superquadro di 1.285 cm³ preso in prestito dalla 1299 Panigale, l'ultimo grande V-twin desmodromico da superbike di Borgo Panigale. La potenza dichiarata è di circa 205 CV a 10.500 giri, che su una moto dal peso in ordine di marcia di appena 171 kg (senza gli 11 litri di benzina) promettono numeri da far tremare i polsi.
Il vero pezzo forte, però, non è il motore ma l'avantreno. Vyrus ha costruito la sua fama sullo sterzo nel mozzo, che separa le forze di sterzata, frenata e sospensione, e sull'Alyen ha spinto il concetto ancora più in là con un sistema battezzato HWSS (Hydraulic Wired Steering System). In pratica, il manubrio non è collegato meccanicamente alla ruota anteriore da leve o tiranti: a comandare la sterzata sono due cavi in acciaio di derivazione aeronautica, tesi tra le estremità del manubrio e i lati della ruota. Il risultato, guardando la moto di profilo, è un vuoto surreale sotto il manubrio, con lo sterzo che di fatto funziona come un telecomando. Ed è anche pensato a prova di guasto: se un cavo cede, l'altro continua a garantire la sterzata.
Attorno a questo avantreno ruota tutto il resto. Il telaio a doppio omega e i forcelloni anteriore e posteriore sono in lega di magnesio, con trattamenti anti-corrosione contro raggi UV, acqua e sale (anche se è difficile immaginare qualcuno che porti una di queste sotto la neve). La carrozzeria autoportante è in carbonio, così come i cerchi, firmati dalla slovena Rotobox. Un oggetto costruito più come una scultura funzionante che come una moto qualsiasi.
Il prezzo? Ufficialmente non c'è, ma le stime parlano di ben oltre le sei cifre. D'altronde, quando fai 20 esemplari e ci metti nove anni, il listino diventa quasi un dettaglio.
Lo spagnolo dell'Aprilia è il nuovo capoclassifica, ma anche lui sta perdendo terreno sul nove volte campione del mondo. Attenzione a Ogura: anche su una pista dove Marquez è imprendibile, può diventare un problema per tutti
Tutta la MotoGP è in viaggio per la Germania, dove al Sachsenring, in questo fine settimana, si correrà l'ultimo gran premio prima della pausa estiva. Dopo quasi vent'anni nel motomondiale, anche le pietre sanno che la pista tedesca è uno dei "bonus" di Marc Marquez, ma per Martin, Di Giannantonio, Bagnaia, Acosta e Bezzecchi l'obiettivo è fare più punti possibili e andare in vacanza limitando i danni e sfruttandi qualche buona occasione. Tutte le ultime dal paddock nel nostro MotoGP Starting Grid.
La settimana di break dopo Assen ha visto i ducatisti impegnati nel WDW a Misano, dove al Marco Simoncelli si è corsa anche la Race of Champions. L'ha vinta Nicolò Bulega, in un weekend in cui Bagnaia e Marquez erano impegnati soprattutto a non farsi male e a rispondere alle incombenze con gli sponsor. Per il pilota emiliano è stata la vetrina "definitiva" nel suo processo di approdo in MotoGP dove, a meno di clamorosi sviluppi, vestirà il giallo fluo della VR46 a partire dalla prossima stagione, con una opzione per un secondo anno.
Il dominatore della superbike sarà affiancato da diversi altri rookie, in un anno che spinge le case a rischiare per via del cambio regolamentare. Izan Guevara affiancherà Toprak Razgatlioglu in Yamaha Pramac, David Alonso prenderà il posto di Diogo Moreira in Honda LCR, Dani Holgado sarà in Gresini, al fianco di Joan Mir. Il resto è ancora da decidere, con le due selle di Tech3 ancora aperte a varie soluzioni.
Per quanto riguarda la pista, dopo la frattura alla vertebra T7, per Fermin Aldeguer niente gara al Sachsenring, non sarà sostituito.
Dopo 10 gare, il mondiale MotoGP ha un nuovo leader. Jorge Martin è riuscito a sorpassare in classifica per 7 punti Marco Bezzecchi, che nelle ultime 3 gare ne ha fatti appena 13. Non che Jorge sia andato avanti spedito: 37 i punti segnati, in 3 gran premi ha raccolto quanto Marc Marquez è riuscito a fare in un solo gran premio, in Ungheria.
Ora il nove volte campione del mondo ha solo 40 punti di distacco dallo spagnolo dell'Aprilia, 33 da Bezzecchi. In mezzo ci sono anche Fabio Di Giannantonio (-16 dalla vetta) e Ai Ogura. Il giapponese dell'Aprilia Trackhouse è a 25 punti e rappresenta la variabile più indecifrabile del campionato.
Ma davvero Ogura può puntare al mondiale? Da qualche gara è sicuramente il pilota di Noale più veloce: ha trovato il giusto spunto in qualifica e non deve più mettere in cantiere incredibili rimonte in gara. Il giapponese non è mai andato a terra in questo campionato: sbaglia pochissimo e l'unica gara che non ha concluso è stata quella di Austin, dove è rimasto appiedato dalla sua RS-GP. Nei sorpassi è duro senza paura, la sua gestione delle gomme è ottima. Gli manca esperienza, ma tanto Martin quanto Bezzecchi dovranno tenerlo bene in considerazione da qui in avanti.
Il Sachsenring è un tracciato corto ma per niente anonimo: c'è uno scollinamento – alla Waterfall- che è una vera e propria picchiata, da oltre 200km/h. Ci si arriva dopo 7 curve a sinistra, con la gomma fredda sul lato opposto e in più il cambio di direzione è cieco.
Non è una pista facile, ai piloti però piace. Peccato che Marquez, già dominatore negli anni pre-infortunio, l'abbia trasformata nel suo "rifugio" dopo le varie operazioni a spalla e omero destro. Si gira in senso anti-orario e le curve a sinistra danno respiro allo spagnolo. Spesso piove, ma anche in una situazione del genere il campione di Cervera non teme rivali.
Linee snelle, sospensioni a lunga escursione e la cilindrata giusta: sono le endurone medio-grandi che passano senza problemi dal pavé all'asfalto fino al fuoristrada "vero". Modelli in giro ormai da una decina d'anni, oggi si trovano sul mercato dell'usato a prezzi interessanti. Ecco come si comportano e quanto costano
Le "endurone" di taglia medio-grande sono una delle categorie più intelligenti su cui puntare oggi nell'usato: moto realmente in grado di affrontare anche il fuoristrada "vero" (beh, più o meno...), ma senza gli ingombri, i costi e la cavalleria esuberante delle maxienduro 1200. Ne abbiamo radunate cinque tra le più rappresentative della loro generazione — BMW F 800 GS, Honda Africa Twin, KTM 1050 Adventure, Suzuki V-Strom 1000 e Triumph Tiger 800 XCa — per vedere come se la cavano su strada, in fuoristrada e in città , e per capire quanto costano oggi sul mercato dell'usato.
Tutte hanno efficaci sospensioni a lunga escursione, dimensioni abbastanza contenute e sono perfettamente a loro agio su strada e nei viaggi. BMW, Honda e Triumph hanno la ruota davanti da 21", utile nei passaggi difficili di offroad, mentre Suzuki e KTM ce l'hanno da 19", ma con un paio di gomme tassellate tutte se la cavano benone su strade bianche e sterrati. Vediamo com'è andata e cosa si trova oggi cercando l'usato.
Sul mercato dell'usato la F 800 GS del ciclo 2016-18 si trova oggi in una forbice indicativa di 5.000-8.000 euro, a seconda di chilometraggio, condizioni e accessori. Gli esemplari con percorrenze elevate (60.000 km e oltre) o più datati scendono anche sotto i 5.000 euro, mentre gli esemplari ben tenuti e accessoriati (valigie, manopole riscaldate, trasmissione rifatta) restano nella fascia alta. Prezzo di listino all'epoca del test: 11.900 euro.
I nostri rilevamenti
| Velocità massima | 204,2 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 4,6 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 12,9 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 24,4 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 13,1 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 24,8 sec |
| Frenata da 100 km/h | 38,1 m |
| Consumo autostrada | 17,6 km/l |
| Consumo extraurbano | 15,5 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 23,7 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 19,8 km/l |
| Consumo al massimo | 10,9 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 316,1 km |
| Autonomia al massimo | 173,9 km |
| Potenza alla ruota | 76,6 CV (57,1 kW) a 8.300 giri/min |
| Coppia alla ruota | 74,5 Nm (7,6 kgm) a 5.700 giri/min |
L'Africa Twin CRF1000L prima serie (2016-17) è una delle più ricercate del gruppo e ha tenuto bene il valore: la forbice indicativa è di 6.500-10.000 euro. I primi esemplari del 2016 con chilometraggi medi si attestano attorno ai 8.000-9.000 euro; le versioni DCT e quelle con pochi km o ben accessoriate salgono verso la fascia alta, mentre gli esemplari con percorrenze importanti partono da circa 6.500 euro. Prezzo di listino all'epoca del test: 13.200 euro (14.050 nella versione DCT).
I nostri rilevamenti
| Velocità massima | 202,9 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 4,6 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 12,9 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 24,5 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 13,0 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 24,9 sec |
| Frenata da 100 km/h | 41,6 m |
| Consumo autostrada | 17,6 km/l |
| Consumo extraurbano | 20,0 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 23,7 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 18,2 km/l |
| Consumo al massimo | 9,6 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 337,5 km |
| Autonomia al massimo | 177,0 km |
| Potenza alla ruota | 87,2 CV (65 kW) a 7.412 giri/min |
| Coppia alla ruota | 95,1 Nm (9,7 kgm) a 5.688 giri/min |
La 1050 Adventure (2015-16) è quella con le quotazioni più contenute del gruppo: la forbice indicativa va da 5.200 a 7.800 euro. La maggior parte degli annunci si concentra tra i 5.800 e i 6.700 euro per esemplari con 40.000-50.000 km, mentre i più curati e con percorrenze basse toccano la fascia alta. Da valutare bene lo stato di manutenzione, tipico delle KTM di questa generazione.
I nostri rilevamenti
| Velocità massima | 208,6 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 4,4 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 12,4 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 23,5 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 11,8 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 23,0 sec |
| Frenata da 100 km/h | 38,6 m |
| Consumo autostrada | 17,9 km/l |
| Consumo extraurbano | 18,7 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 22,8 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 19,2 km/l |
| Consumo al massimo | 12,3 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 442,3 km |
| Autonomia al massimo | 283,3 km |
| Potenza alla ruota | 93,2 CV (69,5 kW) a 6.744 giri/min |
| Coppia alla ruota | 101,3 Nm (10,3 kgm) a 6.450 giri/min |
Tra tutte le moto a confronto, la V-Strom 1000 è quella con la "vocazione stradale" più forte, anche se con un paio di gomme tassellate va benissimo per affrontare strade bianche e sterrati. Esattamente come l'Africa Twin (prestazioni e prezzo sono analoghi) si pone a metà strada tra le maxienduro 1.200 e le crossover "intermedie" come la BMW F 800 GS e la Triumph Tiger 800 XC.
Il motore è un bicilindrico da 100 CV molto piacevole e facile da usare, nonostante le prestazioni brillanti. A livello di elettronica troviamo il controllo di trazione disinseribile su due livelli e l'ABS sviluppato assieme a Bosch. La ciclistica sfoggia un bel telaio in alluminio di tipo perimetrale (al quale si devono le eccellenti prestazioni su strada) e sospensioni da 160 mm di escursione, completamente regolabili manualmente.
La V-Strom 1000 (2014-17) offre uno dei migliori rapporti qualità -prezzo del confronto: la forbice indicativa è di 5.500-8.500 euro. Bicilindrico robusto e affidabilità nota giocano a suo favore, ed è una moto che si rivende senza problemi. Attenzione all'usura delle plastiche, tallone d'Achille tipico del modello. Gli esemplari post-2017 con la linea rivista e la dotazione elettronica più ricca (ABS cornering, frenata combinata) restano sopra la media.
I nostri rilevamenti
| Velocità massima | 214,5 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 4,0 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 12,5 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 23,8 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 12,7 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 24,3 sec |
| Frenata da 100 km/h | 38,7 m |
| Consumo autostrada | 16,4 km/l |
| Consumo extraurbano | 22,1 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 23,2 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 18,0 km/l |
| Consumo al massimo | 11,0 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 368,6 km |
| Autonomia al massimo | 224,7 km |
| Potenza alla ruota | 88,5 CV (66 kW) a 8.500 giri/min |
| Coppia alla ruota | 92,9 Nm (9,4 kgm) a 4.000 giri/min |
La Tiger 800 XCa è la più costosa del gruppo anche nell'usato, complice la ricca dotazione di serie: la forbice indicativa è di 7.000-10.000 euro. Gli esemplari ben tenuti e full optional (fari LED, selle e manopole riscaldabili, valigie) raggiungono e superano i 9.000 euro; le versioni con più km scendono verso i 7.000. Il tre cilindri è uno dei punti di forza del modello, ma occhio ai tagliandi, che sull'inglese vanno rispettati con puntualità .
I nostri rilevamenti
| Velocità massima | 200,5 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 4,0 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 12,4 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 24,0 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 13,1 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 25,1 sec |
| Frenata da 100 km/h | 39,4 m |
| Consumo autostrada | 18,1 km/l |
| Consumo extraurbano | 25,2 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 27,6 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 19,9 km/l |
| Consumo al massimo | 11,5 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 368,4 km |
| Autonomia al massimo | 212,4 km |
| Potenza alla ruota | 86,5 CV (64,5 kW) a 7.600 giri/min |
| Coppia alla ruota | 73,3 Nm (7,4 kgm) a 7.600 giri/min |
Le cinque endurone di questo confronto, oggi tutte reperibili sul mercato dell'usato, restano moto validissime e permettono di fare ottimi affari. Se vi piacciono le endurone "vere", la F 800 GS è quella più a suo agio in offroad, seguita a ruota (in ordine di efficacia) da Honda e KTM, che però vantano un comfort di guida superiore su strada. Viceversa, Suzuki e Triumph sono quelle che vanno più forte su strada, a discapito di un pizzico di grinta in meno quando c'è da "sporcarsi" in offroad.
Sul fronte quotazioni, la KTM 1050 Adventure e la BMW F 800 GS sono oggi le più economiche, mentre l'Africa Twin e la Tiger 800 XCa tengono meglio il valore (la Honda soprattutto per la fama, l'inglese per la dotazione ricca). La V-Strom 1000 si conferma il classico "buon affare": affidabile, facile da rivendere e con prezzi onesti. A voi la scelta: in tutti i casi, con queste moto farete sempre un ottimo affare.