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#motociclismo #news #insella.it
Sarà il caposquadra della Ducati a partire dalla pole position nel round Gran Bretagna, ottava prova del campionato. Nelle prove libere della mattinata si era un po’ trattenuto, in Superpole ha spinto al massimo
È il mantra del mondiale Superbike: Nicolò Bulega primo. Sarà il caposquadra della Ducati a partire dalla pole position nel round Gran Bretagna, ottava prova del campionato. Nelle prove libere della mattinata si era un po’ trattenuto, in Superpole ha spinto al massimo scendendo fino a 1’24â€410, nuovo record della pista. Quello vecchio lo avevo stabilito nel 2024 Toprak Razgatlioglu con il tempo di 1’24â€629. Dunque Bulega appare sempre più sicuro di sé e la Ducati ancor più di lui perché già da questo weekend può puntare a conquistare la certezza matematica dei titoli per costruttori e squadre. Sono fortissimi quelli di Borgo Panigale, lo conferma il fatto che il secondo posto sulla griglia di partenza verrà occupato dall’altro pilota della squadra, Iker Lecuona, che per giunta è vicinissimo: appena 0â€052. Poco più di un soffio per lo spagnolo divenuto recentemente papà . Lui pure è sceso sotto il record. È il segnale che questa volta la lotta per la vittoria sarà più accesa del solito? Forse, ma visto come sono andate le cose da parecchio tempo a questa parte non c’è da contarci troppo.
Chiuderà la prima fila Yari Montella, il ragazzo d’oro del team Barni. Con 1’24â€608 è terzo e migliore di “indipendentiâ€, la sua squadra ha fatto molto bene a confermarlo per l’anno prossimo con notevole anticipo.
Dietro qualcosa si muove e Xavi Vierge ha portato nella quinta casella la Yamaha, che nelle sue mani è diventata competitiva: il distacco però è sensibile, ha girato a 0â€830 dal capofila. Lorenzo Baldassarri si conferma uomo da posizioni che contano ed è sesto. Sì è messo dietro entrambe le Bimota, quella di Alex Lowes e l’altra di Axel Bassani, entrambi staccati di pochi centesimi. Su questa pista continua a farsi notare Tommy Bridewell: da buon britannico sente l’aria di casa ed è nono, chiude la terza fila ed è il primo dei piloti il cui distacco è superiore a 1â€.
Jonathan Rea, presente come wildcard 10º, e si troverà a fianco Garrett Gerloff e Miguel Oliveira, finito a terra nelle ultime battute.
Sono indietro Danilo Petrucci, Andrea Locatelli ed Alvaro Bautista, in fila dal 13º al 15º posto, mentre Remy Gardner è caduto senza essere riuscito a chiudere nemmeno un giro per cui non avendo fatto registrare nessun tempo partirà dall’ultima posizione. Fuori dai giochi Alberto SurRa, dichiarato non idoneo dai medici a causa di un problema funzionale alla spalla per cui non ha potuto partecipare alle prove cronometrate.
I primi sei della Superpole:
Ducati monopolizza il podio, Fabio Di Giannantonio ottimo terzo dietro a Marc e Alex. Ogura è il più veloce tra i piloti di Noale, giapponesi in difficoltà , Quartararo prende un punto d'orgoglio
Marc Marquez vince la Sprint del Gran Premio di Germania, in un sabato in cui il fratello è bravo a stargli vicino e Di Giannantonio chiude un podio tutto Ducati. Le Aprilia deludono le attese e rimangono giù dal podio, bravo Ogura a mettersi in testa al plotone delle RS-GP. Pagelline Sprint.
Gestisce dal secondo metro in poi, giusto perché in partenza gli si impenna un pelo la moto. Il fratello non lo attacca, lui pensa ad andare forte senza rovinare la gomma. Con 19 successi, diventa il pilota più vincente di sempre nelle Sprint. Voto 10
Considerando tutte le botte che ha preso tra Barcellona e Assen, è un mezzo miracolo vederlo sul podio al Sachsenring. Gara ottima, anche se non azzarda sul fratellone. Voto 8
Pensa al campionato e porta a casa 7 punti che lo avvicinano alla vetta del mondiale. Non trova il varco giusto per un azzardo su Alex, sceglie di andare a podio invece che rischiare per due punti in più. In partenza si lascia sorprendere da Ogura, ma recupera. Voto 7,5
Parte bene e riesce anche a ricucire su Di Giannantonio, ma le Ducati sono troppo veloci sulla pista tedesca. Non ha problemi a tenere a bada Raul Fernandez (voto 6,5) e Martin. Voto 8
Era il più forte nelle Sprint, ora il sabato pensa a gestire, anche perché su questa pista le Ducati sono superiori. Non è a posto con il set-up, ma i due Trackhouse riescono a sfruttare meglio il pacchetto. Voto 6
Tribola fin dalle qualifiche, si aggancia al Q2 ma parte dietro. In gara ci prova ma non riesce a fare chissà cosa. Le Desmosedici monopolizzano il podio, ma lui è lontano. Voto 5
Lo spagnolo rientra dall'operazione per sindrome compartimentale, ma comunque riesce a tagliare il traguardo prima di Brad Binder con un vantaggio di 5 secondi sul compagno di marca sudafricano. Voto 7,5
Raccoglie il punticino dell'orgoglio e per una volta Yamaha fa meglio di Honda nella "Japan Cup", riservata ai costruttori del Sol Levante in perenne ritardo sugli europei. Resta sempre uno dei piloti più talentuosi della griglia. Voto 7
In occasione della tappa newyorkese della nave scuola della Marina Militare, Vespa ha presentato un modello realizzato in esemplare unico, ispirato ai colori e ai dettagli dell'Amerigo Vespucci. Verrà esposta durante la permanenza del veliero negli Stati Uniti
Vespa e l'Amerigo Vespucci si sono incontrati a New York, dove la storica nave scuola della Marina Militare italiana è approdata per partecipare a Sail4th250, la manifestazione organizzata per celebrare i 250 anni degli Stati Uniti. Per l'occasione è stato presentato un esemplare unico di Vespa, realizzato come omaggio al celebre veliero e destinato a rimanere esposto per tutta la durata della sosta nel porto americano.
Varata nel 1931, l’Amerigo Vespucci è la nave scuola della Marina Militare e viene impiegata ancora oggi per la formazione degli allievi ufficiali dell'Accademia Navale di Livorno, oltre a rappresentare l'Italia durante le campagne internazionali.
La Vespa speciale numerosi elementi estetici dell'Amerigo. La scocca in acciaio, per esempio, è verniciata in nero lucido ed è attraversata da due fasce bianche che richiamano quelle dello scafo della nave, mentre alcune grafiche evocano gli oblò presenti lungo la fiancata.
Anche altri dettagli sono stati studiati per richiamare il veliero: le finiture color ocra sul parafango, nel vano sottosella e sul classico "cravattino" anteriore si ispirano alle impavesate e al bompresso dell'Amerigo Vespucci. Sul lato sinistro dello scudo trova posto inoltre la grafica ufficiale della nave, con il veliero a vele spiegate e il tricolore italiano.
L'elemento più particolare è probabilmente la sella, rivestita in tela Olona, lo stesso tessuto utilizzato per confezionare le vele del veliero. Splendida.
Come accennato, questa Vespa oceanica rimarrà esposta per tutta la durata della sosta nel porto americano. Se doveste passare da quelle parti...
La Casa austriaca rinnova le iniziative per l'estate: riduzioni di prezzo, bonus fino a 1.000 euro e il Tech Pack incluso su alcuni modelli della gamma stradale. Coinvolte anche diverse enduro e motocross. Ecco i dettagli…
KTM amplia le promozioni dedicate all'estate 2026 con una serie di iniziative valide dal 1° luglio al 30 settembre. Le offerte interessano numerosi modelli della gamma Street e Offroad e prevedono prezzi agevolati, vantaggi fino a 1.000 euro e, su alcune moto, il Tech Pack incluso. Vediamole una per una…
Tra le protagoniste della campagna ci sono le naked della famiglia DUKE. La 125 DUKE viene proposta a 4.690 euro, mentre la 390 DUKE scende a 5.490 euro. Rimane inoltre attiva la promozione sulla 790 DUKE, disponibile a 8.090 euro con Tech Pack incluso.
Anche le nuove motard stradali rientrano nell'iniziativa: la 125 SMC R è proposta a 4.790 euro, la 390 SMC R a 5.640 euro, mentre per la 690 SMC R KTM prevede un bonus di 1.000 euro da utilizzare per l'acquisto di accessori PowerParts o abbigliamento PowerWear.
Per chi preferisce le gite domenicali, la 390 Adventure X viene offerta invece a 5.490 euro, mentre la 125 Enduro R è disponibile a 4.890 euro.
Resta infine confermata la promozione sulla 790 Adventure, proposta a 10.790 euro con Tech Pack compreso nel prezzo.
L'iniziativa viene estesa anche ad alcuni modelli di fascia superiore. Sulle 990 DUKE, 1390 Super Duke R e 1390 Super Duke R EVO, infatti, è previsto il Tech Pack in omaggio. Il pacchetto software - lo ricordiamo - aggiunge diverse funzionalità elettroniche, tra cui modalità di guida e impostazioni dedicate alla gestione della moto, normalmente disponibili come optional.
Le offerte estive coinvolgono anche la gamma specialistica dedicata al fuoristrada. Sulle EXC ed EXC-F Model Year 2026, comprese le versioni Six Days, Hard Enduro, Champions Edition e 125 XC-W, KTM riconosce un vantaggio cliente di 850 euro. Stesso importo per tutte le SX e SX-F MY26 dedicate al motocross.
Come accennato, le promozioni saranno valide fino al 30 settembre 2026 presso i concessionari KTM aderenti all'iniziativa, salvo ovviamente disponibilità dei modelli. Per maggiori informazioni e per tutti i dettagli vi consigliamo di rivolgervi direttamente ad una concessionaria autorizzata.
Non raffredda l'aria come un climatizzatore tradizionale, ma agisce direttamente sul corpo grazie a una piastra termoelettrica appoggiata alla nuca. Il Sony REON Pocket Pro Plus è un dispositivo indossabile pensato per alleviare la sensazione di caldo (o di freddo) durante gli spostamenti quotidiani. Potrebbe trovare spazio anche tra scooteristi e motociclisti urbani?
Tra i gadget più insoliti dedicati al comfort personale c'è il Sony REON Pocket Pro Plus, un dispositivo indossabile che promette di ridurre la sensazione di caldo o, all'occorrenza, di riscaldare chi lo indossa. Un concetto diverso da quello di un condizionatore portatile: il REON non raffredda l'aria circostante e non soffia aria fresca sul corpo, ma agisce direttamente sulla temperatura percepita.
Il dispositivo si indossa dietro il collo, con il corpo principale appoggiato nella parte alta della schiena e una piastra metallica a contatto diretto con la nuca. È proprio questa superficie a raffreddarsi o riscaldarsi nel giro di pochi secondi grazie a due moduli termoelettrici basati sull'effetto Peltier, una tecnologia che trasferisce il calore da un lato all'altro del dispositivo anziché produrre aria fredda. In modalità COOL, il calore viene sottratto alla pelle e dissipato attraverso una piccola ventola che espelle l'aria calda verso l'alto. In modalità WARM, invece, il processo si inverte e la piastra diventa calda, offrendo un effetto opposto.
Sony utilizza due moduli indipendenti che lavorano alternando leggermente intensità e posizione del raffreddamento. L'obiettivo è mantenere più costante la percezione del fresco, evitando che il corpo si abitui rapidamente a uno stimolo sempre identico.
Il kit, venduto a circa 190 euro, comprende anche il REON Pocket TAG 2, un piccolo sensore esterno che rileva temperatura e umidità ambientali. I dati vengono inviati al dispositivo, che può così regolare automaticamente l'intensità del raffreddamento o del riscaldamento.
La gestione avviene principalmente tramite l'app dedicata, dalla quale è possibile selezionare la modalità desiderata, impostare il funzionamento automatico, verificare lo stato della batteria e installare eventuali aggiornamenti software.
Secondo Sony, l'autonomia può arrivare fino a 34 ore alla minima potenza, mentre con il raffreddamento al massimo livello si scende a circa 5-6 ore. Nell'uso automatico la durata dichiarata si colloca invece intorno alle 10 ore, variabili in base alle condizioni ambientali e all'intensità richiesta. La ricarica avviene tramite USB-C ed è possibile utilizzare il dispositivo anche collegandolo a una power bank.
Pur non essendo pensato specificamente per le due ruote, il REON Pocket Pro Plus potrebbe incuriosire anche chi utilizza scooter e moto, soprattutto durante gli spostamenti in città . Nei tragitti cittadini, caratterizzati da velocità ridotte, semafori e continue soste, un sistema che aiuti ad attenuare la sensazione di caldo potrebbe rappresentare un piccolo aiuto sotto l'abbigliamento tecnico. Più difficile immaginare benefici concreti durante la guida extraurbana o turistica, dove il flusso d'aria contribuisce già a migliorare il comfort e l'equipaggiamento tecnico introduce ulteriori variabili. L'idea, insomma, sembra interessante e sicuramente diversa dal solito ma, prima di promuoverlo come accessorio per motociclisti e scooteristi, sarà necessario verificarne il comportamento nell'utilizzo reale su strada.
Nel frattempo: Anticiclone africano: attenti ai colpi di calore in moto. Come affrontarli
Sorprende non trovare Nicolò Bulega in testa alla classifica dopo il terzo e ultimo turno di prove libere, ma le FP3 servono per verificare le ultime modifiche prima del Superpole quindi i tempi non sono importanti
Visto come sono andate le cose finora, sorprende non trovare Nicolò Bulega in testa alla classifica dopo il terzo e ultimo turno di prove libere del round Gran Bretagna, ottavo prova del mondiale Superbike. Il caposquadra della Ducati ieri aveva dominato ma oggi ha girato in 1’25â€138 e nonostante questo significhi un miglioramento della prestazione si è fermato al quarto tempo. Ha un ritardo di 0â€382 da Sam Lowes che ha staccato un bell’1’24â€756, ad appena 0â€127 dal record della pista, risultando il più veloce. Nulla di cui preoccuparsi perché come al solito le FP3 servono per verificare le ultime modifiche prima del Superpole, quando i tempi invece saranno importanti per conquistare una posizione sulla griglia di partenza; è comunque l’avvertimento che sulla pista di casa il britannico del team Marc VDS sarà un avversario molto pericoloso, così come lo sarà Yari Montella, che ha girato in 1’24â€958 risultando il secondo più veloce, in sella alla Panigale del team Barni. Solo loro due sono riusciti a scendere sotto l’1’25â€: due privati, per quanto di lusso, a dimostrazione che la Superbike lascia ampio spazio al talento.
Il primo degli ufficiali è Iker Lecuona, compagno di squadra di Bulega, terzo a 0â€369.
Dopo c’è un salto perché il ritardo di Alex Lowes, gemello del leader e pilota ufficiale Bimota, supera il mezzo secondo e quello di Tommy Bridewell, sesto, è addirittura di 0“859. Da lì in poi però si serrano le file e i distacchi si riducono a pochi millesimi o al massimo centesimi di secondo.
Fa piacere vedere in settima posizione Jake Dixon, rientrante dopo l’infortunio di inizio stagione, e dopo di lui Xavi Vierge, Alessandro Surra, Alvaro Bautista e Lorenzo Baldassarri. Più indietro gli altri italiani: 15º Axel Bassani, 17º Andrea Locatelli, 21º Stefano Manzi e 23º ed ultimo Danilo Petrucci, a sua volta al rientro dopo un infortunio ma decisamente non ancora ripreso. Per lui come per il compagno di squadra in BMW Miguel Oliveira, 14º, le cose vanno male, tra infortuni e difficoltà : la Casa di Monaco non ha esercitato l’opzione che le permetteva di confermare i due piloti per l’anno prossimo. Non è un bel segno ma prima di decidere i tedeschi vogliono vederci chiaro, cioè poter disputare qualche gara in condizioni “normaliâ€.
Il Tribunale di Monza ha condannato a quattro anni di reclusione il ventenne ritenuto l'organizzatore della gara clandestina di moto nella quale, nel marzo 2023, perse la vita il sedicenne Cristian Donzello
Il Tribunale di Monza ha emesso la prima sentenza relativa al tragico incidente avvenuto il 12 marzo 2023 a Biassono, in cui perse la vita il sedicenne Cristian Donzello durante una presunta gara clandestina di moto. Al termine del processo celebrato con rito abbreviato, il giudice ha condannato a quattro anni di reclusione un ventenne residente a Biassono, ritenuto l'organizzatore dell’evento. Il giovane era accusato di aver promosso una competizione motoristica non autorizzata, reato previsto dall'articolo 9-bis del Codice della strada, che punisce chi organizza o favorisce gare su strada prive delle necessarie autorizzazioni. Secondo l'accusa, l'appuntamento sarebbe stato pubblicizzato sui social network e avrebbe richiamato decine di spettatori. La difesa, invece, ha sempre sostenuto che non si trattasse di una gara clandestina.
Nel corso della stessa udienza il giudice ha inoltre respinto le richieste di patteggiamento presentate dagli altri due imputati maggiorenni, ritenendo non adeguate le pene proposte.
Si tratta del conducente dell'auto coinvolta nell'incidente, imputato per omicidio stradale, e di un altro motociclista, accusato di aver partecipato alla competizione. Entrambi dovranno comparire nuovamente davanti al Tribunale nel mese di ottobre. Prosegue inoltre il procedimento, davanti alla Procura per i minorenni di Milano, nei confronti di altri due ragazzi che all'epoca dei fatti non avevano ancora compiuto 18 anni.
La vicenda risale al 12 marzo 2023, quando un gruppo di giovani si era ritrovato nella zona industriale di Biassono, lungo via Friuli. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, alcuni motociclisti presero parte a una gara di accelerazione in rettilineo, nota nell'ambiente come “sparo". Durante una delle partenze, la TM Racing Enduro 125 guidata da Cristian Donzello si scontrò con una Volkswagen Polo che stava effettuando una svolta a sinistra. Nell'urto rimase coinvolto anche un secondo motociclista, che riportò ferite lievi, mentre un terzo riuscì a evitare l’impatto. Cristian Donzello, trasportato in condizioni gravissime all'ospedale Niguarda di Milano, morì poco dopo il ricovero a causa delle lesioni riportate nell'incidente.
Rianimare un simbolo dell'enduro anni '90 attraverso un restauro funzionale: manutenzione profonda, piccoli upgrade e... costi al dettaglio. Così ridiamo vita a un esemplare di Yamaha TT 350 un po' acciaccato.
Perché le enduro anni Novanta mantengono ancora oggi un'aura inossidabile? Forse per via di quel "giusto mix" tra essenzialità tecnica e prestazioni dignitose, che le rende più concrete e veraci di qualunque novità recente. Tra le evergreen di quest'epoca d'oro spicca senza dubbio la Yamaha TT 350. Nello specifico, abbiamo messo le mani su un esemplare della seconda serie (1992) con soli 9.000 km all'attivo, che si distingue rispetto alle precedenti versioni per il peculiare telaio bianco e l'omologa biposto per il mercato EU.


Questo esemplare era ancora orgogliosamente marciante, ma parecchio "vissuto", ormai segnato dal tempo e dall'inutilizzo
Nel mercato USA, la Yamaha TT 350 (MY 1986-1987) venne presentata come veicolo off-road puro, quindi privo di omologazione
L’obiettivo qui non era un restauro pignolo - di quelli che fanno salire poi l'ansia da utilizzo - ma un recupero funzionale ed estetico per renderla affidabile, sicura e ancora divertente. Ecco come l'abbiamo fatta rinascere...
Il monocilindrico a quattro valvole raffreddato ad aria è un mulo, ma ha chiaramente bisogno delle giuste attenzioni per garantire affidabilità . Il lavoro è partito con un tagliando completo: olio motore semi-sintetico 10W40 (compromesso ideale per l'utilizzo con ampio range di temperatura atmosferica), filtro olio, filtro aria lavabile e candela nuova per garantire una scintilla vigorosa.

Il monocilindrico da 346 cm3 eroga una potenza massima 32 CV a 7.000 giri/min e una coppia di 34 Nm a 6.000 (all'albero)
Per far "respirare" correttamente il propulsore, si è intervenuti sul doppio carburatore Teikei Y24PV/1 con una revisione totale: pulizia a ultrasuoni, guarnizioni nuove e, soprattutto, la sostituzione dei collettori in gomma. Chi conosce queste moto sa che i collettori originali tendono infatti a creparsi con gli anni, aspirando aria e smagrendo pericolosamente la carburazione. A chiudere il cerchio sul motore, una minuziosa regolazione del gioco valvole, fondamentale per la regolarità di marcia e per non impazzire durante le procedure di avviamento a caldo.
YDIS significa Yamaha Dual Intake System: non si tratta però di due carburatori separati, ma di un unico blocco a doppio corpo asimmetrico, utile per rendere omogenea l'erogazione durante la parzializzazione del gas
Non resta quindi che trasferire con fluidità i suoi - più che onesti - 32 CV. Per far ciò è stato rimpiazzato in blocco il kit trasmissione (catena, corona e pignone), ormai arrivato a fine vita con diverse maglie della catena grippate.
Sul fronte freni - non certo un punto di forza della Yamaha TT 350 - questo esemplare nascondeva una sorpresa graditissima: al posteriore il vecchio e debole tamburo ha lasciato il posto a un più modulabile freno a disco, una modifica "period correct" che migliora un po' gli spazi di arresto. Si è quindi proceduto a installare pastiglie nuove su entrambi gli assi ed effettuare uno spurgo completo dell'impianto, per restituire un feeling meno spugnoso alle leve.
La rimozione del tamburo in favore di una sistema a disco era piuttosto comune già a quei tempi. Ben visibile in dettaglio la flangia artigianale in alluminio, per l'ancoraggio della pinza Brembo
Anche le sospensioni erano ormai "stanche". La revisione completa della forcella anteriore da 41 mm, con paraoli e olio SAE 15, unita alla rigenerazione del monoammortizzatore posteriore, hanno restituito alla TT il suo assetto di serie, già di per sé rispettabile. Infine, ciò che serve per "mantenere il contatto": fuori i vecchi copertoni induriti e squadrati, dentro una coppia di Mitas MC 24 con relative camere d'aria nuove. Una scelta perfetta per un uso dual-sport, in grado di affrontare lo sterrato senza sacrificare troppo l'aderenza e la sicurezza su asfalto.
Dettaglio della pinza flottante a due pompanti e del fodero forcella: una KYB da 41 mm, più idonea ad affrontare l'off-road rispetto alla KYB da 36 mm in dote alla "sorella" XT 350
Anche l'occhio, come sappiamo, esige la sua parte. Conclusi agli interventi strutturali, è arrivato così il momento per alcuni upgrade non strettamente necessari, ma capaci di cambiare faccia alla moto. Le plastiche, opacizzate dal sole, sono state sottoposte a una riverniciatura con trattamento aggrappante specifico, seguita dall'applicazione di una nuova livrea adesiva in materiale laminato, che replica fedelmente la grafica originale. L'unica eccezione è rappresentata dal serbatoio in materiale plastico, che si è preferito carteggiare finemente per poi lucidare con paste abbrasive, ottenendo un compromesso tra risultato estetico e tenuta nel tempo: la benzina e i suoi vapori, infatti, non sono amici della vernice...
Le plastiche da enduro - solitamente in polipropilene o polietilene - sono estremamente elastiche e oleose. Per trattarle, è richiesto l'uso di prodotti flessibili e promotori di adesione specifici (primer)
All'avantreno hanno trovato posto dei morbidi soffietti forcella, un manubrio aftermarket usato, color rosso e dotato di traversiono. Alle sue estremità , un set di manopole Progrip blu per creare un piccolo rimando cromatico con la livrea. Al posteriore, il faro Acerbis ha ripreso lucentezza con una verniciatura a solo strato trasparente, mentre un borsello portattrezzi Acerbis, nato originariamente per il parafango anteriore, è stato riposizionato e adattato sulla coda.
La TT si differenzia dalla coeva XT 350 anche per un equipaggiamento più essenziale: un unico strumento con tachimetro e contachilometri
All'epoca Yamaha forniva un borsello portattrezzi con logo stampato, ma oggi è diventato complesso reperirne in buone condizioni. Si può ricorrere a repliche più o meno fedeli, oppure optare per accessori aftermarket. Come in questo caso...
C'è in ultimo un tocco che unisce modernità e funzionalità : con la sostituzione delle lampade LED specifiche per l'impianto a 6V a corrente alternata, il tipico fascio instabile e fioco delle vecchie enduro si trasforma in un fascio di luce finalmente utilizzabile in sicurezza, anche nei rientri serali.
L'impianto a 6V di serie (altra differenza rispetto alla XT 350, a 12V) svolge una funzione minima: alimentare l'impianto luci. Tuttavia la sua instabilità può danneggiare con frequenza le lampade, per questo convertire in toto con un impianto XT 350 o prendere la "scorciatotia" dei LED a 6V dedicati, sono due alternative possibili...
Per dare un'idea concreta a chi volesse cimentarsi in un'avventura simile, abbiamo stimato il costo dei singoli componenti (considerando prezzi medi di mercato), scorporando la manodopera necessaria per un lavoro eseguito a regola d'arte.
Kit trasmissione (catena, corona, pignone): 110,00 €
Freni (pastiglie ant/post + fluido per spurgo): 60,00 €
Revisione sospensioni (kit mono, paraoli e olio forcella): 250,00 €
Pneumatici Mitas MC 24 + camere d'aria nuove: 200,00 €
Motore (kit carburatore, collettori, olio Motul, filtri, candela NGK): 175,00 €
Estetica (vernici, primer plastiche, kit livrea adesiva): 150,00 €
Upgrade vari (Lampade LED 6V, manubrio, manopole Progrip, soffietti): 85,00 €
Componenti Acerbis (borsello portattrezzi riadattato): 25,00 €
Manodopera stimata (circa 20 ore): 800,00 €
Totale stimato dell'operazione: 1.855,00 €*
Una cifra importante, ma ancora perfettamente coerente con il valore storico e soprattutto con il piacere di possedere una moto ormai sempre più difficile da trovare in buone condizioni. Se adocchiate un esemplare sano e a buon prezzo, può valerne davvero la pena.
*(i costi possono oscillare in base ai canali di approvvigionamento dei ricambi e alla tariffa oraria della propria officina di fiducia)*
Ricambi usati, ricambi OEM nuovi, riproduzioni aftermarket compatibili. Sul mercato si trova ancora tutto l'essenziale e, muovendosi bene, è possibile contenere i costi senza rinunciare alla qualitÃ
Dopo ore di officina arriva il momento della messa in strada. Anzi, in terra...
La TT 350 rigenerata ci consegna un'esperienza d'altri tempi: stupisce fin dai primi metri per la sua agilità - che si tratti di asfalto su percorso misto o su strada bianca - i suoi 120 kg scarsi sono sinonimo di grande manovrabilità e semplicità d'uso. Le sospensioni revisionate si rivelano comunque morbide, per via della loro idraulica, ma progressive e sempre ben reattive nelle due fasi di scorrimento, anche affrontando asperità in sequenza. Gli pneumatici Mitas MC 24 sono un buon compromesso: mordono bene sullo sterrato asciutto, ma la tassellatura è abbastanza fitta e la mescola dura quanto basta per risultare comode anche su asfalto, senza patire eccessive vibrazioni e trasmettendo sicurezza in curva. Il propulsore, vera chicca del progetto Yamaha, non strappa certo le braccia... ma sale di giri con una pastosità infinita, è sempre pronto ai bassi e stupisce al contempo per un allungo piacevole. Ciò a cui tocca abituarsi, specie se si è appena scesi da una "moderna", è il feeling con i freni: certamente il disco posteriore ha aiutato a migliore la situazione, rendendo ora la frenata più bilanciata, ma il mordente non è aggressivo e occorre anticipare con giudizio la frenata, specie nella guida rilassata. Al contrario, quando ci si vuole divertire, meglio strizzare bene le leve senza timore di strapazzare l'impianto di serie.
Nessun paragone arduo con le "colleghe di segmento" più moderne. Guidarla oggi non significa rifiutare il futuro né restare impigliati nelle maglie della nostalgia, ma semplicemente saper godere dell'essenzialità : meno peso, niente elettronica e una potenza "giusta". Bentornata, TT!
Mettersi in sella a una moto o una scooter indossando ciabatte o sandali aperti non è saggio, lo dice il buon senso ma lo fa capire anche il Codice della Strada e anche le assicurazioni potrebbero dare dei problemi
Andare in spiaggia sotto il solleone o rientrare dopo una bella giornata in riva al mare e, faticosamente, togliersi la sabbia dai piedi per allacciarsi le scarpe e mettersi in sella... sono in molti a pensare che sia una faticaccia e sia meglio guidare in ciabatte.
In effetti guidare con le infradito non è espressamente vietato dal Codice della Strada. La Polizia stradale ha chiarito che “Non esiste più alcun divieto dal 1993 circa l’uso di calzature di tipo aperto (ciabatte, zoccoli, infradito) durante la guida di un veicolo né è vietato guidare a piedi nudi", aggiungendo però: "Il conducente deve autodisciplinarsi nella scelta dell’abbigliamento e degli accessori al fine di garantire un’efficace azione di guida con i piedi (accelerazione, frenata, uso della frizione)â€.
L'ultima parte della frase, quindi deve far drizzare le antenne, perché richiama quanto prescritto agli articoli 140 e 141 del Codice della Strada. Il primo prescrive che "gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione e che in ogni caso sia salvaguardata la sicurezza stradale". Il secondo, al comma 2, recita: "Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l'arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile". È ovvio che indossare le infradito non consente di gestire una moto o uno scooter in sicurezza e quindi si rischia una multa di 42 euro.
10 cose da sapere sull'abbigliamento da moto certificato
Inoltre il buon senso di ognuno dovrebbe comunque suggerire la scelta migliore: le infradito (ma in generale le scarpe aperte) risultano praticamente inutilizzabili durante i cambi marcia della moto, senza contare poi il rischio concreto di scottarsi col motore o, peggio ancora, di “grattuggiarsi†in caso di caduta…
Oltre a ciò va ricordato anche il problema assicurazione: nonostante infatti la legge non lo impedisca, se il guidatore così "svestito" dovesse causare un incidente, le Forze dell’ordine potrebbero specificare nel verbale che il tipo di calzatura utilizzata dal conducente era “inappropriatoâ€. Sottigliezze sì, ma alle quali le assicurazioni amano spesso aggrapparsi…
Dai tornanti dello Stelvio alle curve della Trollstigen, passando per i Carpazi e i Pirenei, l’Europa offre strade magnifiche da percorrere in moto. Che si tratti di una gita domenicale o di una più lunga avventura, per affrontare itinerari di questo tipo il giusto bagaglio può fare la differenza…
L'Europa offre alcune delle strade più spettacolari al mondo per noi motociclisti. Passi alpini, fiordi, vallate e panorami che cambiano a ogni curva: gli itinerari entrati nell'immaginario dei motociclisti sono davvero numerosi e, tra questi, ne abbiamo scelti cinque irrinunciabili. Inoltre, qualche consiglio in tema “bagagliâ€...
Costruita negli anni Settanta per scopi militari, la Transfăgărășan attraversa i Carpazi collegando la Valacchia alla Transilvania. Lunga circa 90 km, è famosa per la successione quasi continua di curve e tornanti che, nei pressi del lago Bâlea, disegnano sulla montagna uno dei tracciati più fotografati d’Europa. Nella terra di Vlad III l'Impalatore, passato alla storia come il conte Dracula, il percorso attraversa fitte foreste dove vive una delle più numerose popolazioni di orsi bruni del continente. Meglio dei vampiri, certo, ma è comunque consigliabile prestare particolare attenzione durante le soste…
Conosciuta anche come Asse Pirenaico, la N-260 attraversa il versante spagnolo dei Pirenei per oltre 500 km, collegando Portbou, sulla Costa Brava, a Sabiñánigo, nella provincia di Huesca. È una delle strade simbolo del mototurismo spagnolo e rappresenta una parte della celebre Transpirenaica, l'itinerario che percorre l'intera catena montuosa tra Spagna, Francia e Andorra. Lungo il tragitto si incontrano località ricche di storia come Figueres, Puigcerdà , La Seu d'Urgell, Sort e AÃnsa, alternando passi di montagna, vallate e panorami sempre diversi.
La Grossglockner Hochalpenstrasse è una delle strade alpine più famose d'Europa. Lunga 48 km e soggetta a pedaggio, attraversa il Parco Nazionale degli Alti Tauri, ai piedi della vetta più alta dell’Austria. L'asfalto austriaco, sempre molto curato, le curve ampie e i numerosi punti panoramici rendono la guida particolarmente appagante e divertente. Tra le soste più celebri ci sono la salita all'Edelweißspitze, a 2.572 metri di quota, e il belvedere Kaiser-Franz-Josefs-Höhe, da cui si può ammirare il ghiacciaio del Pasterze. Se state organizzando il viaggio: Grossglockner, il valico più bello in moto. Come arrivarci e quanto si paga
La Trollstigen, la celebre "Scala dei Troll", è una delle strade panoramiche più iconiche della Norvegia. Collega Åndalsnes a Valldal con una sequenza di tornanti che si arrampicano lungo una parete montuosa circondata da cascate e pareti di roccia. Fa parte delle 18 Strade Turistiche Nazionali norvegesi ed è una meta obbligata per molti motociclisti che visitano il Paese. I punti panoramici affacciati sulla valle di Isterdalen permettono di osservare dall'alto il tracciato. Ve la raccontavamo qui: In moto con i troll sulle curve mozzafiato della Trollstigen
Dulcis in fundo, il mitico Passo dello Stelvio, uno dei valichi asfaltati più famosi al mondo. Situato a 2.757 metri di altitudine, collega la Valtellina con l'Alto Adige attraverso 48 tornanti sul versante altoatesino. Nonostante l'elevata affluenza nei mesi estivi e un meteo spesso imprevedibile, continua a essere una meta irrinunciabile per motociclisti provenienti da tutta Europa. La strada richiede attenzione e precisione, ma regala panorami di alta montagna che hanno contribuito a renderla un vero simbolo del mototurismo.
Qui una guida su come raggiungerlo: Evergreen in moto: il passo dello Stelvio e i suoi tornanti
Quando si affrontano itinerari di centinaia o migliaia di chilometri, anche la capacità di carico diventa un aspetto importante. Tra le soluzioni dedicate al turismo spiccano i due top case di SHAD pensati per esigenze differenti.
Realizzato in alluminio, il TR55 (foto qui in alto) è indicato per chi viaggia con maxi enduro e affronta anche tratti in fuoristrada. Offre una struttura particolarmente robusta, resistente alle intemperie e adatta a trasportare in sicurezza bagagli e attrezzatura durante i viaggi più impegnativi.
Per chi percorre soprattutto strade asfaltate, invece, l’SH58X punta sulla versatilità grazie al sistema Expandable, che consente di aumentare la capacità di carico in pochi secondi. Una soluzione pratica quando serve più spazio durante il viaggio, senza rinunciare a un ingombro contenuto nei trasferimenti quotidiani.
Il TR55 e l’SH58X sono soltanto due delle tante proposte di SHAD. Il marchio spagnolo offre infatti numerosi altri prodotti dedicati a chi viaggia. Sfogliando il catalogo sul sito web potete senza dubbio trovare la soluzione che più si addice alle vostre esigenze di mototuristi...
A proposito di viaggi in moto: Multe all'estero, ecco quelle che non si possono schivare