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#motociclismo #news #insella.it
Il nuovo variatore Maxi Hi-Speed di Polini per SYM "Mamba" 125 permette di migliorare lo scatto da fermo, l'erogazione e la velocità massima. Ecco tutte le sue caratteristiche
Lo scooter "naked" di SYM ci ha colpito fin da subito per il design affilato, le colorazioni sgargianti e le prestazioni brillanti (qui la nostra prova). Il nuovo MMBCU 125, detto "il Mamba", ha un'indole decisamente sportiva, qualità che può essere ulteriormente valorizzata dal nuovo variatore Maxi Hi-Speed sviluppato da Polini, leader tra i costruttori di componenti speciali per scooter e non solo a livello mondiale.

Il nuovo variatore Maxi Hi-Speed di Polini per SYM MMBCU 125 Euro5+
Il kit "plug&play" dell'azienda di Alzano Lombardo è compatibile anche con il SYM 125 ADX, Fiddle m.y. 2026 e Cruisym e non richiede modifiche permanenti al mezzo. Il variatore viene fornito con una serie di rulli 19x17 da 7 grammi, realizzati con rivestimento in una speciale mescola di nylon e fibre aramidiche, così da garantire resistenza e scorrevolezza nel tempo. Inoltre, le piste di scorrimento dei rulli presentano un trattamento di brillantatura studiato per ridurre gli attriti e migliorare la progressione della trasmissione. All'interno della confezione è presente anche l’EVO Slider Polini antitorsione per molla di contrasto studiato per ottimizzare il precarico e rendere il lavoro del gruppo variatore ancora più efficace e costante.

Grazie a questo aggiornamento tecnico by Polini, il SYM MMBCU 125 garantisce uno scatto ancora più rapido e un'eccellente progressione fino alla velocità massima, leggermente migliorata grazie alle semipuleggia con angolazioni differenziate per aumentare l'escursione della cinghia. Prodotto in Italia, il variatore Maxi Hi-Speed per il Mamba 125 (codice prodotto 241.743) è disponibile al pubblico ad un prezzo di 119 euro + IVA.
Carburatore, telai semplici, prezzi bassissimi: in Malesia e Filippine le piccole trail costano un'inezia. Ma da noi...
C'è un angolo di mondo dove farsi una enduro nuova di zecca costa quanto un buon casco premium e un paio di stivali. Parliamo del Sud-est asiatico, Indonesia e Filippine in testa, dove le case giapponesi continuano a sfornare piccole crossover monocilindriche semplici, leggere e quasi indistruttibili, vendute a cifre che a noi europei farebbero girare la testa. Niente Euro 5+, spesso niente ABS, in qualche caso nemmeno l'iniezione: roba che in Italia non vedremo mai omologata, ma che proprio per questo esercita un fascino tutto suo. Ne abbiamo prese tre, tre piccole "dakariane" da meno (o poco più) di duemila euro, giusto per rosicare un po'.
La più "vintage" del terzetto, e non è un caso che sia anche la più economica. La XPL, dove la sigla sta per Explorer (si risparmia anche in vocali), è la versione travestita da rally raid della piccola KLX150: faro LED rotondo, parabrezza alto e un piglio da traversata africana. Sotto, però, c'è meccanica d'altri tempi: monocilindrico da 144 cm³ raffreddato ad aria, due valvole, circa 12 CV e 11,3 Nm, e soprattutto l'alimentazione ancora a carburatore Keihin, una rarità nel 2026. Kawasaki tiene pure il doppio avviamento, elettrico e a pedale, per chi si ritrova lontano da qualsiasi officina. Forcella rovesciata da 35 mm, ruote a raggi da 21" e 18", ben 295 mm di luce a terra e appena 121 kg sulla bilancia. In Indonesia costa l'equivalente di circa 2.350 euro. Mica male.
La più "seria" sul fronte ciclistico, complice il marchio CRF che in Honda significa fuoristrada. Qui si fa un passo avanti tecnologico: monocilindrico da 150 cm³, sempre raffreddato ad aria, due valvole, ma con iniezione PGM-FI, per 12,2 CV e quasi 12 Nm. Il telaio è supportato da una forcella telescopica davanti e il sistema Pro-Link dietro, freni a disco su entrambe le ruote e cerchi a raggi da 21" e 18". L'escursione c'è (285 mm di luce a terra), ma la sella è bella alta, 86,3 cm, da vera enduro. Il peso in ordine di marcia è di 122 kg. Nelle Filippine viene proposta a 147.900 pesos, vale a dire circa 2.300 euro.
La più moderna e cattiva del gruppo. Il suo monocilindrico da 155 cm³ è infatti raffreddato a liquido e adotta la fasatura variabile VVA, una chicca per la categoria: si parla di circa 16,4 CV a 10.000 giri e 14,3 Nm, con un cambio a sei rapporti contro i cinque delle rivali. La ciclistica è da enduro vera, con telaio semi-doppia culla, forcella telescopica da 41 mm a lunga escursione e monoammortizzatore regolabile nel precarico e ruote da 21" e 18". La luce a terra è di 245 mm, il serbatoio da 8,1 litri e il peso in ordine di marcia di 134 kg, il più alto del trio: si vede che qui c'è più sostanza. In Indonesia parte da circa 38-40 milioni di rupie, ossia attorno ai 2.150 euro.
La nuova adventure BSA è spinta da un monocilindrico di 350, sfoggia linee originali e una buona dotazione. Arriverà sul mercato nel 2027
BSA continua ad allargare la sua gamma, dopo Gold Star, Scrambler 650 e Bantam 350, aveva portato ad EICMA 2026 il prototipo (praticamente definitivo) di una adventure di media cilindrata molto interessante. La Thunderbolt è caratterizzata da un design robusto con becco in stile rally e fianchi che si estendono verso l’alto richiamando la forma delle torrette delle moto da Rally. All’anteriore spicca il gruppo ottico asimmetrico, con doppio faro circolare di differente diametro, e dietro al plexi troviamo un bel cruscotto TFT a colori.
Lo sviluppo della moto in questi mesi è andato avanti e oggi è stato confermato che vedremo il modello definitivo a EICMA 2026, con la commercializzazione prevista nei primi mesi nel 2027.
Il motore è un monocilindrico bialbero di 334 cm³ e 29 CV di potenza massima a 8.000 giri. Il raffreddato è a liquido e il propulsore è conforme alla normativa Euro 5+
A livello ciclistico troviamo telaio in acciaio abbinato ad una forcella a steli rovesciati di 41 mm di diametro, mentre al posteriore troviamo un monoammortizzatore regolabile nel precarico. L’escursione è di 200 mm all’avantreno e 180 mm al retrotreno. I cerchi sono a raggi, 21†l’anteriore e 17†il posteriore. Il peso in ordine di marcia è di 185 kg mentre la sella dista da terra 81,5 cm.
Per quanto riguarda la dotazione troviamo controllo di trazione e ABS con tre modalità di intervento: Rain, Road, Off-Road. Troviamo poi prese di ricarica USB e la connettività Bluetooth al display con navigazione turn-by-turn.
Il prezzo non è ancora stato dichiarato, ma sembra che sarà aggressivo, la Thuderbolt dovrebbe costare tra i 6.000 e i 6.500 euro.
È un calzatura tecnica per impieghi ibridi capace di accompagnare il motociclista oltre la sella. Anche su un sentiero di montagna
Per la motocicletta ma non solo per quella, perché a volte dopo asfalto e sterrato può arrivare il momento di esplorare il territorio a piedi. Vertigo Air è la calzatura tecnica proposta da Stylmartin per un impiego ibrido, a 360°, che unisce il piacere della guida all’esplorazione outdoor accompagnando il motociclista… oltre la sella. Anche su un sentiero di montagna.
Robusta e ventilata: la tomaia in pelle scamosciata è dotata di inserti in rete e tessuto che consentono un buon ricambio d’aria, con il contributo della fodera interna air mesh, così da mantenere il piede fresco e asciutto anche quando le temperature vanno su. Siccome sono scarpe fatte per affrontare anche una camminata è stata posta particolare attenzione al comfort con l’adozione di sottopiede anatomico microforato sostituibile e sistema antishock sviluppati dall’azienda veneta.
Prima di tutto però le Vertigo Air nascono per l’impiego motociclistico: hanno la certificazione CE e nella zona dei malleoli sono dotate di protezioni D3O integrate. Sono elementi che impiegano una tecnologia in grado di garantire morbidezza e flessibilità nell’uso “normale, ma forniscono una notevole protezione in caso di impatto. Per affrontare tutti i terreni c’è la suola Traction in gomma adatta a ogni tipo di superficie e dotata di canali di drenaggio per l’espulsione di acqua e fango, ci sono lacci riflettenti e inserti reflex per aumentare la visibilità nelle ore serali.
Le calzature Stylmartin Vertigo Air hanno una linea che richiama il mondo adventure, con dettagli tecnici e una grafica camouflage reinterpretata in chiave moderna. Sono disponibili nelle taglie da 38 a 47, nelle colorazioni Mud e Grey, al prezzo di 209 €.
Tra gli appuntamenti organizzati per celebrare gli 80 anni della Vespa, al Foro Italico arriva una mostra che ripercorre la storia dello scooter più famoso al mondo attraverso immagini d'archivio, fotografie d'autore e modelli storici provenienti dal Museo Piaggio e da collezioni private
Mentre Roma si prepara ad accogliere migliaia di appassionati per le celebrazioni di "Vespa Roma 2026 - 80 Years of an Iconâ€(qui il programma completo), tra il 25 e il 28 giugno il Vespa Village allestito al Foro Italico ospiterà anche "80 Years of an Icon - The Exhibition", mostra dedicata alla storia e all'impatto culturale del marchio nato nel 1946.
Curata dal fotografo Giacomo Bretzel, l'esposizione propone un percorso che attraversa otto decenni di trasformazioni sociali, culturali e di costume, raccontati attraverso l'evoluzione di uno dei prodotti italiani più conosciuti nel mondo.
Il cuore della mostra è rappresentato da una vasta raccolta di immagini provenienti da archivi italiani e internazionali. Tra questi figurano l'Archivio Storico Piaggio, l'Archivio Publifoto di Intesa Sanpaolo, l'Archivio Storico ENI, la Fondazione Pirelli, la Fondazione Alinari per la Fotografia e il CSAC dell'Università di Parma, affiancati da importanti agenzie e collezioni fotografiche internazionali.
Alle fotografie storiche si aggiungono gli scatti realizzati dallo stesso Bretzel, che ha ambientato parte del proprio lavoro nei territori attorno a Pontedera, luogo dove la Vespa è nata e continua a essere prodotta.
L'esposizione riunisce inoltre immagini firmate da numerosi autori che hanno raccontato epoche, Paesi e culture differenti, contribuendo a costruire nel tempo l'immaginario legato alla Vespa.
Accanto al materiale fotografico troveranno spazio anche diversi esemplari storici provenienti dal Museo Piaggio e da collezioni private. Saranno esposte Vespa protagoniste di imprese sportive e grandi viaggi, modelli legati al mondo del cinema e del costume e alcuni esemplari particolarmente rari. Tra questi figura anche una Vespa 150 S di produzione spagnola decorata da Salvador DalÃ, uno dei pezzi più particolari presenti in mostra.
L'appuntamento romano rappresenta soltanto la prima tappa del progetto espositivo. Al termine delle celebrazioni nella Capitale, la mostra sarà infatti trasferita al Museo Piaggio di Pontedera, dove resterà aperta dal 9 luglio al 7 novembre 2026.
Tutti gli orari del weekend alla Cattedrale della velocità , per non perdere neanche un secondo di un appuntamento che potrebbe riservare parecchie sorprese
Dopo il caos di Brno, la MotoGP non concede tregua e fa subito tappa ad Assen per il GP d'Olanda, decima prova della stagione e ultimo round prima della pausa estiva. C'è poco da spiegare sul perché valga la pena segnarsi gli orari: la squalifica di Bezzecchi a Brno, arrivata dopo lo schiaffo al commissario, ha rimesso in moto il campionato. Marc Márquez ne ha approfittato con la seconda vittoria consecutiva nella gara lunga e si è portato a -40 dalla vetta, con Pecco Bagnaia che insegue staccato di 53 punti dopo il quarto podio di fila. Insomma, alla Cattedrale ci si arriva con la classifica corta e gli animi tutt'altro che distesi.
Per chi ha l'abbonamento, il fine settimana, come al solito, è coperto integralmente: tutte le sessioni di MotoGP, Moto2 e Moto3 vanno in diretta su Sky Sport MotoGP (208) e Sky Sport Uno (201), con streaming su NOW e SkyGO. Chi resta sul gratuito si affida a TV8, che manda in chiaro e in diretta le qualifiche e la Sprint del sabato, mentre le gare della domenica arrivano solo in differita.
Venerdì 26 giugno
Sabato 27 giugno
Domenica 28 giugno
Rinnovo biennale ufficiale: lo spagnolo resta in Ducati per il 2027 e 2028, le prime stagioni della rivoluzione tecnica MotoGP
C'è un dettaglio nel rinnovo annunciato da Borgo Panigale che dice più di qualsiasi comunicato: Marc Márquez aveva già un contratto valido fino al 2027, eppure ha deciso di aggiungere un altro anno e blindare il rapporto fino al termine del 2028. Tradotto, lo spagnolo non vede l'ora di scoprire come va a finire. Le stagioni 2027 e 2028 saranno infatti le prime sotto il nuovo regolamento tecnico che stravolgerà la MotoGP, con motori di cilindrata ridotta e aerodinamica ridimensionata: un terreno tutto da esplorare, dove le gerarchie potrebbero rimescolarsi. Márquez ha scelto di affrontarlo con Ducati.
Il rapporto, ricordiamolo, è cominciato in sordina nel 2024 con il team Gresini, prima del salto nel team factory e di un 2025 da fenomeno: titolo conquistato con cinque GP di anticipo, 11 vittorie nei gran premi, 14 nelle Sprint e il record assoluto di punti in una singola stagione, 545. Nono titolo iridato della sua carriera, il primo in rosso. Numeri che spiegano da soli perché, dalle parti di Borgo Panigale, l'idea di lasciarlo andare non sia mai stata sul tavolo.
Il 2026 ha aggiunto un capitolo dal sapore simbolico. Nell'anno del centenario Ducati, al GP d'Ungheria Márquez ha firmato la sua centesima vittoria in carriera nelle varie classi del Motomondiale, coincisa con la centesima affermazione Ducati in MotoGP. Un incrocio di numeri tondi che a Borgo Panigale hanno gradito parecchio. Sul fronte campionato, però, la stagione racconta una storia diversa: dopo un avvio complicato per via dell'operazione alla spalla, lo spagnolo sta inseguendo. Le vittorie consecutive al Balaton Park e a Brno hanno ridotto il distacco, ma in classifica resta quarto, con un margine importante da recuperare su Marco Bezzecchi e le Aprilia che dettavano il passo, ma adesso appaiono in affanno.
Nel comunicato Claudio Domenicali parla di scelta naturale e Gigi Dall'Igna, da ingegnere, ammette di essere rimasto colpito dal modo in cui Márquez ha portato la Desmosedici GP al limite delle sue possibilità . Parole di circostanza fino a un certo punto: in due anni il pilota ha cambiato la traiettoria del progetto. Adesso la sfida cambia natura. Vincere quando hai la moto migliore è una cosa, restare in cima quando le carte vengono rimescolate da zero è tutt'altra. Márquez ha deciso di mettersi alla prova proprio lì.
Le enduro della casa austriaca essenzialmente hanno mantenuto la stessa base tecnica dell’anno precedente, collaudata ed estremamente competitiva
Sette modelli per la gamma dei modelli enduro 2027 appena presentato dalla KTM. Sono stati rinnovati sul piano estetico ma essenzialmente hanno mantenuto la stessa base tecnica dell’anno precedente, collaudata ed estremamente competitiva. Sono tre moto a due tempi nelle versioni 125 XC-W, 250 XC-W e 300 EXC, tutte dotate del sistema di iniezione Throttle Body Injection (TBI) che garantisce una alimentazione regolare, quindi una risposta all’acceleratore immediata e una erogazione fluida e controllabile, apprezzabile soprattutto nei passaggi più impegnativi. Prestazioni di alto livello che vanno a braccetto con un peso contenuto, per una guida meno impegnativa.
I modelli a quattro tempi invece sono quattro, suddivisi in un arco di cilindrate in grado di soddisfare piloti di tutti i livelli. La 250 EXC-F più adatta a chi si avvicina al mondo delle competizioni, la 350 EXC-F come stadio intermedio buon compromesso tra agilità e potenza, e per chi ha la mano pesante e tanta esperienza le 450 EXC-F e 500 EXC-F, prestazioni di alto livello ed emozioni forti.
Fronte comune per quello che riguarda le ciclistiche: telaio a doppia culla chiusa in acciaio composto da elementi idroformati tagliati al laser e saldati con processo robotizzato, sviluppato con caratteristiche di rigidità specifiche per l’enduro; telaietto reggisella e forcellone sono in alluminio, le piastre della forcella sono forgiate.
Sono al top anche le sospensioni WP regolabili in tutte le funzioni e senza necessità di attrezzi per gli interventi: forcella XACT a cartuccia chiusa con steli rovesciati di 48 mm Ø, al posteriore un ammortizzatore XPLOR che come è tradizione della Casa austriaca affida la progressività al collaudatissimo sistema PDS. Ci sono cerchi GIAM in alluminio ad alta resistenza, freni e frizione hanno il comando idraulico Brembo, il gruppo ottico è a LED e le grafiche sulle plastiche della carrozzeria sono in-mold resistenti agli urti.
Per tutti i modelli il manubrio è Neken con manopole ODI “Lock-Onâ€, l’alimentazione è affidata a corpi farfallati di produzione Keihin e l’unità di controllo è Offroad (OCU). Di rilievo il fatto che nonostante si tratti di moto destinate alle competizioni il costruttore offre la garanzia Premium di un anno.
L’arrivo di tutti i modelli presso i concessionari è previsto a partire da luglio 2026.
125 XC-W 10.290 €
250 XC-W 10.890 €
300 EXC 11.990 €
250 EXC-F 12.150 €
350 EXC-F 12.390 €
450 EXC-F 12.650 €
500 EXC-F 12.850 €
Dalla Cina arriva una curiosa mini moto elettrica pensata per l’utilizzo in aree private. Si chiama emove, pesa poco più di 15 kg e può essere utilizzata anche dagli adulti
Negli ultimi anni il mondo della mobilità elettrica si è arricchito di proposte sempre più “particolariâ€. New entry è il tal senso la EVEREST XING emove, mini moto elettrica destinata all’utilizzo ricreativo in aree private che si rivolge sia ai più piccoli che agli adulti. Non è, quindi, il classico giocattolo, ma una vera moto in scala ridotta forte di una serie di soluzioni tecnologiche dedicate. Vediamole.
La emove pesa circa 15,5 kg e utilizza un comando dell’acceleratore a manopola simile a quello di una moto tradizionale. Nonostante le dimensioni compatte, il costruttore dichiara una portata massima di 80 kg, quindi sufficiente anche per molti adulti.
Tre le modalità di guida con limite impostabile a: 6 km/h, 8 km/h e 10 km/h. Una possibilità che consente ai genitori di adeguare le prestazioni all’età e alle capacità di guida dei bambini. Sul fronte tecnico la emove adotta un telaio in acciaio ad alta resistenza, mentre la frenata è affidata a un disco posteriore supportato da un sistema elettronico di assistenza denominato EABS. Le ruote utilizzano pneumatici tassellati da 12 pollici con camera d’aria.
C’è anche il sistema audio integrato per simulare il rumore di una vera moto con diversi effetti sincronizzati con la guida, tra cui suono di avviamento, rumore del motore e perfino il suono della frenata. In più, la dotazione comprende anche uno speaker Bluetooth che permette di riprodurre musica direttamente da smartphone o altri dispositivi compatibili.
Non mancano inoltre luci RGB multicolore, personalizzabili per modificare l’aspetto della motoretta e renderla più “appariscente†durante l’utilizzo. In più, il sistema che consente alla mini moto di essere collegata a un’applicazione dedicata per smartphone per la gestione di alcune funzioni a distanza, tra cui l’impostazione della velocità massima, il blocco e la personalizzazione delle luci.
Disponibile oggi in tre diverse colorazioni, argento, arancione e nera, la emove rimane per il momento appannaggio del solo mercato cinese. Arriverà anche da noi? Difficile, ma non escluso. Forse, qualcuno potrebbe trovarla interessante, magari per avvicinare i propri figli al mondo delle due ruote.
Un brevetto depositato da Polaris immagina un casco capace di monitorare l'affaticamento del pilota, gestire alcune funzioni della moto e, se necessario, intervenire quando rileva una riduzione dell’attenzione
I cosiddetti smart helmet stanno diventando una realtà sempre più diffusa: comunicazione, navigazione, connettività e vari sistemi di assistenza (compresi quelli capaci di rilevare gli incidenti e chiamare i soccorsi) sono ormai funzioni presenti su un numero sempre crescente di modelli.
Depositato da Polaris, il nuovo brevetto di cui vi parliamo oggi guarda nella stessa direzione, andando però oltre ed immaginando un dispositivo capace non solo di raccogliere dati sul pilota, ma anche di valutare il suo livello di affaticamento e, se necessario, intervenire sul comportamento della moto.
Una sezione del brevetto descrive un sistema in grado di monitorare i movimenti della testa, le accelerazioni, alcuni parametri biometrici del pilota e persino l'attività delle sospensioni del veicolo.
Dati che vengono utilizzati per calcolare quello che Polaris definisce "Total Energy Imparted", cioè un parametro pensato per stimare il livello di affaticamento accumulato durante la guida.
Una volta superate determinate soglie, il sistema potrebbe iniziare a inviare avvisi al pilota. Fin qui nulla di mai visto, dato che molte automobili hanno già integrati simili rilevatori di stanchezza. Polaris va però oltre prevedendo richieste di conferma dell'effettivo stato di attenzione del conducente nel caso in cui gli avvisi venissero ignorati e, perfino, la modifica del comportamento della moto, che potrebbe limitare le prestazioni o ridurre la velocità . Aspetto, quest’ultimo, decisamente controverso. Fermo restando che affidare a un sistema elettronico l'interpretazione di dati come frequenza cardiaca, movimenti della testa e informazioni provenienti dalle sospensioni potrebbe essere visto da alcuni come un'intrusione eccessiva nell'esperienza di guida, è chiaro non tutti i motociclisti (anzi, ben pochi) potrebbero accogliere con entusiasmo l'idea di un casco che decide “in autonomia†quando è il momento di rallentare o addirittura fermarsi.
Il brevetto non si limita però al monitoraggio della fatica, ipotizzando funzioni meno "invasive" ma potenzialmente molto utili. Polaris descrive infatti anche sistemi pensati per la guida in gruppo, capaci cioè di controllare la distanza dei partecipanti rispetto a un leader prestabilito. Tra le funzioni citate compaiono illuminazione sincronizzata tra i caschi, controlli del veicolo associati a pulsanti presenti sul casco e reti di comunicazione che trasformerebbero ogni partecipante in un "nodo" di una rete dati mobile. Una delle soluzioni ipotizzate prevede persino la creazione di un confine virtuale attorno al capogruppo, con avvisi automatici quando qualcuno si allontana eccessivamente.
Fantascienza? Come sempre accade in questi casi, il deposito di un brevetto non equivale all'annuncio di un prodotto. Anzi, ricordiamoci che molte delle tecnologie brevettate non arrivano mai alla produzione, ma rappresentano comunque un'indicazione della direzione verso cui un'azienda sta orientando la propria ricerca. Una direzione, in questo caso, per potrebbe piacere e non piacere: i motociclisti desiderano davvero un casco capace di monitorare la stanchezza, gestire la guida in gruppo, controllare alcune funzioni del veicolo e suggerire quando è il momento di fermarsi? Per alcuni si tratta di strumenti in grado di risolvere problemi reali; per altri, del rischio di trasformare il casco in un ulteriore “computer†all'interno dell'ecosistema di guida.