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#motociclismo #news #insella.it
Gli itinerari tra cui scegliere sono numerosi ed i paesaggi da ammirare davvero incantevoli. Tanti i gioielli nascosti, tra chiesette e castelli, invitante la proposta enogastronomica...
Le cosiddette Vie del Sale sono antiche rotte commerciali che, attraverso l’entroterra ligure, collegavano le saline costiere della Liguria con le regioni dell'entroterra, come il Piemonte e la Lombardia. Vitali per il commercio del prezioso minerale, oggi sono un’importante risorsa anche dal punto di vista del turismo, compreso ovviamente quello a due ruote.
In aggiunta a quello consigliatoci da Corrado Capra di Over2000Riders (ve ne parlavamo qui), vi proponiamo di seguito qualche itinerario da seguire in moto lungo le vie del sale, più qualche meta meno nota ma non per questo meno affascinante.
Tra le mete rivierasche più celebri, come Alassio, Albenga e Laigueglia, si trovano gemme meno conosciute che meritano attenzione. Mendatica, situata nell’entroterra di Imperia, è per esempio famosa per la sua “cucina biancaâ€, mentre a Zuccarello, delizioso villaggio nell'interno della provincia savonese, si può visitare il castello del XII secolo, edificato per volere marchesi Clavesana e recentemente restaurato e aperto al pubblico. Bellissimo anche Erli, piccolo comune situato nella provincia di Savona e caratterizzato da un affascinante ambiente montano ricco di storia locale (consigliamo una visita alla cappella di Sant’Antonio) .
Ecco l'incantevole borgo di Zuccarello
Vero è che alcool e guida non vanno mai d’accordo, ma un bicchiere di vino con vista sul vitigno è sempre concesso (e anzi consigliato). Anche in questo caso, il territorio ligure delle Vie del Sale offre davvero molto. Percorrere la Valle Arroscia, fare una sosta a Ranzo e visitare le cantine Deperi sono per esempio ottime idee per una gita enogastronomica. Proseguendo, ci si può spingere fino a Pieve di Teco, dove si trova Cascina Nirasca e, da lì, dirigersi verso Acquetico, dove si possono degustare i vini della pluripremiata Tenuta Maffone. L’elenco (sterminato) conta anche Pornassio, celebre per l'ormeasco, vino rosso rotondo e alpestre coltivato fin dal Medioevo su terrazzamenti circondati da montagne che superano i duemila metri.
Non a due ma a quattro, sempre di motori si parla. Agli appassionati consigliamo anche una visita al Museo della 500 di Garlenda. Oltre alle vetrine contenenti centinaia di modellini, componenti ed accessori, all’interno due simulatori di guida che permettono di sentirsi davvero al volante di una 500 (anche perché ci si siede all’interno di due autentiche mezze vetture), un pannello con 150 disegni che ricordano tutte le 500 entrate in commercio o solo progettate, dipinti, disegni, sculture, installazioni artistiche, oggetti curiosi e memorabilia da tutto il mondo. Non mancano, ovviamente, esemplari perfettamente funzionanti, sempre diversi perché messi a disposizione dai proprietari per periodi che vanno da qualche settimana a qualche mese. Inoltre, ogni anno a luglio viene inaugurata anche una mostra, d’arte, fotografica o di oggettistica. Situato in Via Roma 90, a Garlenda, il museo è aperto tutto l'anno, dal lunedì al venerdì con orario 8-12/15-18 e il sabato mattina. L’ingresso costa 3 euro.
Per maggiori informazione e per approfondire la conoscenza del territorio, vi consigliamo anche di visitare il sito internet dell’Associazione Antiche Vie del Sale, il cui obiettivo è infatti quello di promuovere un percorso comune a tutta l’area. Il portale è generoso di informazioni, comprese ovviamente quelle legate all’enogastronomia del territorio ed alle tante attività promosse dagli enti locali.
L’olio delle forcelle è uno degli elementi più trascurati della manutenzione della moto, eppure influisce in modo diretto su comfort, stabilità e sicurezza. Ecco come lavora la sospensione anteriore, perché il lubrificante si degrada e quando è il momento di intervenire
Le forcelle sono tra i componenti più importanti della ciclistica di una moto. Assorbono le asperità dell’asfalto, controllano i trasferimenti di carico in accelerazione e frenata e contribuiscono in modo decisivo alla stabilità del veicolo. Eppure, mentre pneumatici e freni ricevono regolarmente attenzioni e manutenzione, la forcella viene spesso dimenticata per anni. È un errore: l’olio in essa contenuto è soggetto a usura e contaminazione, e il suo deterioramento può modificare sensibilmente il comportamento della moto. Vediamo quindi come funziona, quando sostituirlo e quali problemi possono insorgere trascurando la manutenzione.
Il compito dell’olio forcella è controllare il movimento della sospensione, impedendo che la moto continui a rimbalzare dopo che la molla si è compressa e poi estesa. La molla è infatti l’elemento principale della sospensione: quando la ruota incontra una buca o un dosso si comprime accumulando energia. Se non esistesse un sistema in grado di dissipare questa energia, la sospensione continuerebbe a oscillare avanti e indietro.
Qui entra in gioco l’olio. Costretto a passare attraverso fori calibrati o valvole interne, genera una resistenza idraulica che smorza il movimento della molla. In altre parole, è l’elemento che svolge la funzione di ammortizzatore. Il modo in cui questa azione viene compiuta varia in base al tipo di forcella: le più semplici utilizzano sistemi a stelo con asta di smorzamento, mentre le soluzioni più evolute adottano cartucce idrauliche dedicate.
All’interno di forcelle e ammortizzatori non ci sono solo molla e olio ma c’è anche del gas (aria nelle forcelle, azoto negli ammortizzatori) che essendo comprimibile, a differenza dell’olio, permette alle sospensioni di “muoversiâ€. Ve lo spiegavamo qui.
Le ragioni principali sono due.
Quando il lubrificante perde le proprie caratteristiche, la forcella non riesce più a controllare correttamente il movimento della molla.
I sintomi più comuni sono:
L’olio contaminato può inoltre accelerare l’usura dei paraoli. Quando questi iniziano a perdere, la situazione tende a peggiorare rapidamente: entra nuova sporcizia, il livello dell’olio diminuisce e l’efficacia della sospensione cala ulteriormente. Un segnale evidente arriva spesso durante la sostituzione: l’olio nuovo è generalmente limpido, mentre quello esausto appare molto più scuro e carico di residui.
La risposta più corretta è semplice: quello indicato dal costruttore. Ogni moto è progettata per funzionare con una specifica viscosità e con una precisa quantità di fluido. Nei manuali d’officina si trovano in genere entrambe le informazioni. Le gradazioni più diffuse vanno generalmente da 5W a 10W, ma non esiste uno standard universale perfettamente identico tra i vari produttori: due oli dichiarati della stessa viscosità possono comportarsi in modo leggermente diverso. Tra gli specialisti delle sospensioni è comunque diffusa l’idea che, se l’olio è ancora in buone condizioni, un eventuale miglioramento delle prestazioni passi più facilmente attraverso aggiornamenti tecnici della forcella - come cartucce evolute o emulatori - piuttosto che attraverso il semplice cambio di viscosità .
Anche qui, ìgli intervalli variano da modello a modello. Molti costruttori consigliano semplicemente di verificare periodicamente il corretto funzionamento delle sospensioni e intervenire solo se necessario. Altri invece indicano invece intervalli chilometrici specifici.
In linea generale, una buona regola è quella di intervenire immediatamente in presenza di perdite. Se proprio si volesse fissare un range chilometrico per la sostituzione si potrebbe indicare il cambio olio ogni 40.000 km circa, ma, come detto, molto dipende la tipo di moto e dall’utilizzo che ne viene fatto. Da ricordare però che, esattamente come avviene con l’olio motore, anche il tempo può avere un ruolo. A prescindere dai chilometri effettuati, se la moto ha diversi anni e la forcella non è mai stata aperta, può essere sensato approfittare di altri lavori sull’avantreno per effettuare anche la sostituzione del fluido.
Non è un lavoro banale. Le procedure cambiano da moto a moto, ma in generale il lavoro segue una sequenza abbastanza simile. Si inizia allentando pinze freno, tappi superiori della forcella ed eventuali semimanubri. Successivamente si smontano ruota anteriore, impianto frenante e forcelle. Una volta rimosse, le forcelle vengono smontate per accedere ai paraoli. A questo punto si scarica l’olio esausto, si puliscono accuratamente tutti i componenti e si procede al rimontaggio utilizzando paraoli nuovi. Terminata la ricostruzione, si inetta il nuovo olio rispettando quantità e livello prescritti dal costruttore, quindi si rimontano forcelle, ruota e impianto frenante serrando tutta la bulloneria secondo le coppie previste. Per un appassionato con una discreta esperienza meccanica, l’intervento richiede generalmente tra le tre e le quattro ore di lavoro, escluse eventuali operazioni di ripristino degli steli o altri imprevisti. Se non ve la sentite, nessun biasimo: meglio rivolgersi ad un professionista.
La causa più frequente è la contaminazione dovuta a sporco e polvere.
Nessun sistema di tenuta è perfetto e, con il passare del tempo, le impurità possono consumare gradualmente il labbro del paraolio fino a provocarne la perdita. A favorire il problema possono contribuire anche corrosione e vaiolature degli steli, piccoli urti provocati da pietrisco e detriti, graffi superficiali nelle zone di scorrimento. Anche danni apparentemente minimi possono diventare problematici se si trovano in prossimità del paraolio: il continuo passaggio dello stelo può infatti consumare progressivamente la tenuta fino a provocare trafilamenti. Il guaio è che una volta comparsa la perdita, si innesca un circolo vizioso: diminuisce l’olio disponibile e aumentano le contaminazioni interne, con conseguente peggioramento delle prestazioni della sospensione.
In presenza di piccole ossidazioni o graffi superficiali è possibile intervenire eliminando le imperfezioni mediante una leggera carteggiatura. L’operazione viene generalmente eseguita lubrificando la superficie e lavorando con movimenti incrociati, evitando di creare solchi longitudinali che potrebbero favorire future perdite d’olio.
Il trucco che nessuno vi dice: togliere la ruggine dalle cromature usando acqua e carta stagnola
Per danni più importanti esistono soluzioni temporanee utilizzate in ambito amatoriale, ma il rimedio più efficace resta il ricromaggio professionale degli steli, che consente di eliminare corrosione e imperfezioni riportando il componente a condizioni molto vicine al nuovo. In alternativa, soprattutto per modelli molto diffusi, può risultare conveniente sostituire direttamente gli steli con ricambi nuovi o usati in buone condizioni. In ogni caso, quando si interviene su steli danneggiati, è consigliabile approfittarne per sostituire anche paraoli e olio forcella, evitando di compromettere nuovamente il lavoro appena eseguito.
Sospensione anteriore: sulle moto c'è ben altro oltre la forcella
Una domanda di brevetto e nuovi documenti di omologazione anticipano l'arrivo di una versione con cambio automatico della cruiser SRV 600 V4 di QJ Motor
QJMotor potrebbe ampliare la gamma della cruiser SRV 600 V4 introducendo una trasmissione automatizzata. L'indiscrezione emerge da una recente domanda di brevetto e da documenti di omologazione depositati in Cina dalla Casa, le immagini mostrano due nuove versioni del modello nelle quali mancano i comandi a pedale.
Con questo stile ricorda la Fat Bob di Harley-Davidson
Le nuove omologazioni riguardano due differenti interpretazioni stilistiche della SRV 600 V4. La prima mantiene un'impostazione cruiser classica, caratterizzata da un faro circolare a LED con codone allungato eun grosso parafango che avvolge la ruota posteriore. La seconda propone invece uno stile più sportivo, con elementi che richiamano le power cruiser, tra cui un gruppo ottico anteriore dalla forma più compatta, una sezione posteriore accorciata e un serbatoio dalle linee più marcate. Dal punto di vista tecnico, entrambe condividono la stessa piattaforma. Il telaio è in acciaio, la forcella è a steli rovesciati mentre al posteriore troviamo una coppia di ammortizzatori. Completano la dotazione cerchi di 16 pollici con pneumatici a sezione generosa.
La versione con linee più tradizionali
Le due versioni utilizzano il medesimo propulsore V4 di 561 cm³, accreditato di una potenza massima di 67 CV a 10.500 giri/min. La trasmissione finale resta a cinghia, come da cruiser che si rispetti.
Le immagini allegate ai documenti mostrano infatti l'assenza della leva del cambio a pedale. Al suo posto compare una leva "a paletta" collocata sul blocchetto elettrico sinistro del manubrio. Secondo quanto emerge dalla documentazione, azionando la leva al manubrio il sistema sarebbe in grado di azionare automaticamente frizione e innesto delle marce tramite specifici attuatori. La configurazione manterrebbe sei rapporti, come sulla versione manuale attualmente in produzione. Sebbene non siano stati diffusi dettagli ufficiali sul funzionamento, la presenza di questo sistema lascia ipotizzare anche una modalità completamente automatica, oltre alla possibilità di selezionare i rapporti tramite comando manuale al manubrio. Un prinipio di funzionamento simile alla trasmissione Y-AMT di Yamaha.
Il motore resta la stessa unità del modello attualmente in commercio, ad eccezione ovviamente del tipo di trasmissione
Un altro elemento evidenziato dalle immagini riguarda la disposizione dei comandi. La presenza di un serbatoio del fluido accanto alla leva sinistra suggerisce che il freno posteriore possa essere azionato direttamente dal manubrio. In questo modo verrebbero eliminati sia il pedale del cambio sia i tradizionali comandi a pedale. La configurazione risultante sarebbe quindi simile a quella di uno scooter: freno anteriore azionabile dalla leva al manubrio di destra, freno posteriore a sinistra.
Al momento QJMotor non ha annunciato ufficialmente il lancio di queste versioni, ma la comparsa dei documenti di omologazione e della domanda di brevetto indica che il progetto è in fase avanzata di sviluppo e che molto probabilmente l'aggiornamento dei due modelli verrà presentato a breve, magari in occasione di EICMA.
La ricerca sugli stili di guida degli italiani fotografa un quadro preoccupante, la maggior parte degli automobilisti usa lo smartphone in modo scorretto. Una distrazione che resta tra le principali criticità sulla strada, con ricadute importanti soprattutto per noi motociclist
Il cellulare resta uno dei principali fattori di distrazione alla guida. Secondo la quinta edizione della ricerca Anas sugli stili di guida, soltanto il 41,9% degli italiani lo utilizza correttamente tramite sistemi vivavoce o assistente vocale. L’indagine è stata condotta su oltre 4mila intervistati e integrata da 5mila osservazioni dirette lungo 12 strade della rete Anas. “I numeri della ricerca sottolineano quanto il comportamento individuale al volante sia determinante per la sicurezza di tuttiâ€, ha dichiarato l’amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme, evidenziando il ruolo di formazione ed educazione stradale oltre agli interventi su infrastrutture e tecnologia.
Ma guardiamo i numeri più nel dettaglio…
Secondo quanto emerso dalla ricerca, 14,6% degli intervistati dichiara di digitare ancora il numero prima di attivare il vivavoce, mentre l’8,9% ammette di guidare con lo smartphone in mano. Solo il 34,5% afferma di non utilizzare mai il telefono durante la guida. Eppure, secondo l’indagine, il consenso verso il nuovo Codice della Strada resta elevato, dato che l’86% degli intervistati approva le nuove misure.
Guida con il cellulare in mano: multe e sanzioni con il nuovo codice della strada
Eloquente questo dato: il 7,9% degli intervistati dichiara di aver avuto un incidente negli ultimi due anni e, tra questi, il 90,8% ammette di utilizzare il cellulare alla guida. Sintomatico che anche chi ha avuto un incidente mostri anche un minore allineamento alle nuove norme: il 76,9% si dice favorevole alle regole del nuovo Codice della Strada, contro l’86% del campione generale.Questo significa che un incidente non sempre determina un cambiamento comportamentale; al contrario, può alimentare una relazione conflittuale con la norma, quasi una sorta di sfida o di resistenza alle sanzioni.
Cellulare o no, il 76,3% degli intervistati ritiene che guidare in un luogo familiare riduca la prudenza. Tuttavia, solo il 31,6% riconosce l’esistenza di situazioni specifiche in cui aumentare l’attenzione, come maltempo, controlli, strade sconosciute. Inoltre, secondo la ricerca emerge un “paradosso di percezioneâ€, con molti automobilisti che riconoscono il rischio in astratto, ma tendono a sentirsi comunque pienamente in controllo nella guida quotidiana.
Dalle osservazioni dirette emergono però anche alcuni segnali positivi: cresce l’uso delle cinture di sicurezza, soprattutto nei sedili posteriori, che passa al 64,7%, con un incremento significativo rispetto alle rilevazioni precedenti (44% del 2024, 27,4% del 2023 e 24,3% del 2022), e migliora il rispetto del divieto di sorpasso.
Mondiale Motocross - Con il round di Kegums si è tornati a correre sui terreni morbidi, dopo una parentesi di “hard Packâ€. Seguite con noi le gare in diretta!
Tutto è pronto a Kegums per far scendere in pista i nostri alfieri e mettere in scena l’ottavo spettacolo della stagione. Il terzo appuntamento di fila in vista poi di un weekend di pausa. Un tracciato conosciuto con fondo morbido, condizione questa che potrebbe permettere ai due leader del campionato di allungare sugli avversari. Ed infatti, già nella qualifica di ieri sono stati proprio Jefffrey Herlinge e Lucas Coenen i protagonisti qui. Si son sfidati da subito, da quando si è abbassato il cancelletto di partenza, si è visto il belga attraversare per primo l’holeshot, ma l’olandese ha prontamente risposto prendendo il comando. Un paio di giri qui e poi Coenen ha di nuovo passato Herlings e, una volta preso il comando, non ha più lasciato spazio agli indugi mettendo a segno una serie di best lap che non hanno concesso all’olandese volante possibilità di replica.
Un altro amante dei terreni morbidi è Kay de Wolf, che infatti ieri ha chiuso in terza piazza la qualifica, seguito da Febvre e da Fernandez.
Oggi le gare, si sa, sono tutta un’altra storia e per sapere come andrà a finire, rimanete qui con noi, alle 13.00 e alle 16.00 per le due manche della MXGP.
Per tutto il mese di giugno la casa di Noale propone incentivi su diversi modelli della gamma. In primo piano la Tuareg, con manutenzione inclusa e bonus da utilizzare per accessori, abbigliamento o sconto sul prezzo
Con l'arrivo dell'estate tornano gli Aprilia Days, l'iniziativa che per tutto il mese di giugno propone condizioni agevolate su diversi modelli della gamma della Casa di Noale. Vediamola nel dettaglio.
La protagonista dell'offerta è l'Aprilia Tuareg, compresa la più specialistica versione Rally. L'enduro bicilindrica viene proposta con due anni di manutenzione inclusa e un pacchetto di vantaggi del valore di 1.500 euro. L'importo può essere utilizzato per l'acquisto di accessori originali, capi di abbigliamento tecnico oppure come contributo sul prezzo della moto.
Le agevolazioni non riguardano soltanto la famiglia Tuareg. Aprilia prevede infatti un bonus di 750 euro sulla Tuono 457, la naked dedicata anche ai possessori di patente A2, mentre la Tuono 660 Factory beneficia di un vantaggio di 1.000 euro. Sale a 1.500 euro l'incentivo previsto per la Tuono V4 Factory, mentre sulla Tuono 125 il bonus è di 500 euro.
Dal 9 al 13 giugno la rete ufficiale Aprilia aderente all'iniziativa ospiterà inoltre uno speciale porte aperte durante il quale sarà possibile effettuare test ride gratuiti dei modelli della gamma e approfondire le formule di finanziamento DreamRide disponibili presso i concessionari.
Mondiale Motocross - Si corre questo weekend l’ottavo round della stagione 2026, nelle qualifiche hanno dominato i fratelli Coenen in entrambe le categorie
Dopo un rientro su terreni duri e compatti, si torna a correre questo weekend sulla sabbia di Kegums, un altro tracciato storico per il mondiale motocross. Tempo fresco e mattina di pioggia, ma nel pomeriggio è tornato a splendere il sole.
Partono affiancati i due leader della classifica, Lucas Coenen c’entra l’holeshot, ma viene prontamente superato da Jeffrey Herlings che comanda il gruppo per un paio di giri, fino a quando il belga, mette tutto di nuovo a posto, passa l’olandese volante e segna una serie di fastest lap, giusto per chiarire le sue intenzioni e vince così la manche. Alle loro spalle Kay de Wolf si aggiudica la terza piazza con concretezza seguito da Romain Febvre e da Ruben Fernandez.
Un paio di cadute hanno messo fuori “rosa†due big, Maxime Renaux e il nostro Andrea Bonacorsi che ha letteralmente fatto un volo alla Superman, mentre era impegnato nella battaglia con Tim Gajser, per la settimana posizione, ovviamente andata a favore dello sloveno.
Nelle qualifiche della MX2 domina i primi tre quarti di manche il nostro Valerio Lata, fino a quando Sacha Coenen mette in atto un cambio passo e decide di conquistarsi la pole e cosi in un paio di giri, raggiunge il suo obiettivo andando a vincere la gara.
Costante alle loro spalle Simon Laegenfelder che però non si è mai messo troppo in mostra, e Mathis Valin che termina quarto. A sigillo della top five un buon Camden McLellan.
Oggi le gare sono su Discovery+, alle 12.00 e alle 15.00 le manche della MX2, mentre alle 13.00 e alle 16.00, quelle della classe regina. Su Eurosport2 si potranno vedere in differita lunedì mattina, a partire dalle ore 8.30 tutte le quattro gare, mentre Rai Sport trasmetterà in diretta le seconde manche delle due classi: alle 15.00 la MX2 e alle 16.00 la MXGP.
Affrontare una rotonda, magari a due corsie, non è sempre un’impresa facile soprattutto quando il traffico è intenso. Ecco le regole sulle precedenze e l’utilizzo delle frecce
È un dato di fatto: per molti, automobilisti o motociclisti, la rotonda - o rotatoria che dir si voglia - è una misteriosa infrastruttura posta al centro della strada. La maggior parte degli italiani non ha idea di come affrontarla. Conviene fare un ripasso
.
Innanzitutto chiariamo una cosa: rotonda e rotatoria sono sinonimi, tra le due non ci sono differenze. Più corretto, in ogni caso, seguire “alla lettera†il Codice della Strada e, quindi, utilizzare il termine “rotatoriaâ€.
Il Ministero dei Trasporti è intervenuto con una circolare (n. 6935 del 22 marzo 2017), per dissipare ogni dubbio e a “chiarire†definitivamente le regole da seguire quando si deve affrontare una rotonda nel corso dell'esame pratico di guida. Eccone i contenuti.
Partiamo dalle basi, cioè dal caso più semplice: la rotonda ad una corsia. Per affrontarla nel modo giusto, bisogna avvicinarsi alla rotatoria tenendo la destra, entrarvi dando la precedenza a chi arriva da sinistra ed azionare la freccia destra prima dell’uscita che si intende prendere. Se l’uscita è la prima, la freccia destra va azionata appena prima di entrare nella rotonda.
In questo caso, per sapere come comportarsi, è necessario distinguere in base all’uscita da prendere, cioè prima, seconda o terza e così via.

Se si esce alla seconda, cioè se si deve proseguire diritto rispetto all’asse di simmetria della rotatoria, ci si comporta in maniera diversa a seconda che ci sia del traffico o meno, ovvero strada di ingresso e rotatoria sono impegnate già da altre vetture.
- Se non c’è traffico sulla strada che porta alla rotatoria, bisogna tenere la destra all’imbocco e all’interno della rotatoria. L’indicatore di direzione si userà solo in prossimità dell’uscita scelta, in questo caso, non appena superata la prima uscita.
- Se c’è traffico, si può utilizzare una qualsiasi corsia della strada d’accesso. Nella rotatoria si terrà la stessa corsia utilizzata sulla strada d’accesso: all’avvicinarsi dell’uscita scelta, si azionerà la freccia destra e ci si sposterà per imboccarla.
Se si esce alla terza, cioè si deve uscire sul lato sinistro dell’anello (rispetto all’asse di simmetria della rotatoria): le regole sono sempre soggette al traffico.
- Se non c’è traffico, ci si porta sulla corsia di sinistra immettendosi nella rotatoria, si attiva la freccia di sinistra che si mantiene accesa anche nella rotatoria. All’avvicinarsi dell’uscita, bisogna azionare (con giusto anticipo) la freccia di destra e spostarsi sulla corsia di destra.  
- Se c’è traffico e non è possibile occupare la corsia di sinistra, è consentito imboccare la rotatoria e percorrerla per intero su quella di destra.
È fondamentale distinguere tra rotonde all'italiana e all’europea (o alla francese che dir si voglia).
All’italiana: la precedenza deve essere data al veicolo che si sta immettendo nella rotatoria: in pratica, chi è già dentro alla rotonda deve dare la precedenza a chi vi sta entrando. Queste rotatorie sono ormai piuttosto rare nel nostro paese e sono rotonde dette all’italiana perché seguono la regola del nostro Codice: la precedenza sì dà sempre al veicolo che proviene da destra.
All’Europea: in questo caso, la precedenza ce l’ha chi è già all’interno della rotonda. In questo tipo di rotatoria bisognerà quindi dare la precedenza ai veicoli che provengono da sinistra.
Per distinguere l’una dall’altra basta osservare la segnaletica verticale e orizzontale presente all’ingresso della rotonda, se all’ingresso ci sono i segnali di precedenza siamo di fronte a una rotonda alla europea, se invece non sono previsti segnali di precedenza si tratta di una rotonda alla italiana.
Il certificato anamnestico è uno dei documenti necessari per avviare la pratica del rilascio della patente o per il suo rinnovo. Ecco la guida completa
Per ottenere la patente di guida, in autoscuola o da privatista, è necessario ottenere due differenti certificati medici. Il primo, cioè il certificato anamnestico, si ottiene dal proprio medico di base, da un medico dell’ASL o dai medici abilitati del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), mentre il secondo viene rilasciato dal medico certificatore, abilitato ai sensi dell'articolo 119 del cds. In pratica, il certificato anamnestico consente al candidato di sottoporsi alla visita del medico accertatore (della ASL o dell’autoscuola) necessario per avviare l’iter per il conseguimento della patente.
Il certificato anamnestico è un documento con cui si garantisce che l'anamnesi del paziente, cioè il suo stato di salute, sia compatibile con l’ottenimento o il rinnovo della patente.
Il certificato anamnestico deve per forza contenere precise informazioni, quali le generalità del paziente (quindi nome e cognome, luogo e data di nascita, indirizzo di residenza), l’oggetto della certificazione (nel nostro caso l’ottenimento della patente), la presenza o l’assenza di specifiche patologie ostative alla guida, la data e il luogo di rilascio e la firma del medico che l’ha prodotto.
Come detto, il certificato anamnestico certifica l’assenza o la presenza (attuale o pregressa) di specifiche patologie che potrebbero costituire un pericolo durante la guida. L’elenco è lungo e dettagliato e spazia dall’epilessia a patologie più comuni come il diabete. Tuttavia, la presenza di una o più di queste patologie non significa che sia negato a priori il diritto ad ottenere la patente di guida: sarà infatti il medico stesso che, a seconda dei casi e della gravità della patologia, potrà richiedere la consulenza di medici specialistici per giungere a un verdetto.
Per il conseguimento della patente, il certificato anamnestico può essere rilasciato dal medico di base (è generalmente l’opzione più costosa), da un medico legale dalla ASL di appartenenza, oppure da medici abilitati del Sistema Sanitario Nazionale (SSN).
Il certificato anamnestico ha generalmente un costo maggiore dal medico base rispetto alla Asl. Se presso le Asl il costo del rilascio del documento si aggira attorno ai 25 euro, alcuni medici di base raddoppiano questa tariffa arrivando a 50 euro. Sono cifre indicative, variabili in base al territorio e anche alla figura professionale (alcuni medici di base applicano un costo non troppo differente da quella della Asl). La visita anamnestica, infatti, non può essere erogata a carico del Sistema Sanitario Nazionale, quindi la spesa è interamente a carico del paziente. Inoltre vi è da aggiungere il costo della marca da bollo, che è da acquistare solo in caso di rilascio della patente.
Sul sito del Ministero della Sanità sono indicate le spese da versare in caso di visita presso uno dei medici del Ministero. Ecco le voci di costo:
La validità del certificato anamnestico è limitata a tre mesi dalla data di redazione da parte del medico.
Una volta ottenuto il certificato anamnestico, per il conseguimento della patente il candidato dovrà sostenere una seconda visita con il medico certificatore. Questo secondo controllo prevede in primis l’analisi da parte del medico del certificato anamnestico e, successivamente, le visite oculistica e dell’udito. Se si fa la patente in autoscuola, sarà la stessa agenzia a fornire il medico, mentre se si fa tutto da privatista bisognerà rivolgersi ad un medico certificatore tra quelli riconosciuti dalla Motorizzazione civile, il cui elenco è consultabile sul portale dell'automobilista.
Il medico certificatore può essere un medico militare, della Polizia di Stato, dei Vigili del Fuoco, delle Ferrovie dello Stato o dell’ASL. I medici sono inseriti in un'elenco di medici accertatori riconosciuti dalla Motorizzazione. Una volta ottenuto il certificato anamnestico, sarà il medico certificatore a rilasciare il documento di idoneità alla guida.
Contrariamente a quanto avviane per il conseguimento della patente, nel caso di rinnovo il certificato anamnestico è una semplice autocertificazione, con cui il paziente indica la presenza o l’assenza di determinate patologie ostative al rinnovo della patente. Anche in questo caso, per il medico accertatore, si hanno due opzioni: o si fa tutto in autoscuola, che fornisce il medico, oppure bisognerà rivolgersi ad un medico certificatore riconosciuto dalla Motorizzazione civile.
Cliccate qui per scaricare l’autocertificazione per il rinnovo della patente.
Cliccate qui per scaricare il fac simile del certificato anamnestico.
Il passo della Stelvio è una delle mete che ogni mototurista deve raggiungere almeno una volta. Ecco tutte le informazioni per programmare il viaggio
Nel curriculum del viaggiatore fuori porta non può mancare: con i suoi 2758 metri di quota, il passo dello Stelvio è il più alto in Italia, secondo in Europa solo al colle dell'Iseran. Collega la Lombardia con l'Alto Adige e il suo nome è caro tanto ai motociclisti quanto ai ciclisti, che lo conoscono principalmente come cima Coppi, l'altitudine maggiore raggiungibile durante il Giro d'Italia.
Il passo dello Stelvio è interamente in territorio italiano, sulle alpi Retiche, e si può salire dal versante di Bormio oppure da quello di Bolzano. La strada fu fatta costruire tra il 1818 e il 1825 dall'imperatore Francesco II d'Asburgo, che voleva collegare la val Venosta a Milano attraverso la Valtellina. Al tempo il capoluogo lombardo faceva parte dei territori amministrati dalla dominazione austroungarica. Più di cento anni dopo, sotto il fascismo, la strada venne ampliata per renderla carrozzabile nel doppio senso di marcia.
Come indicato sopra, al valico dello Stelvio si può salire dal versante altoatesino oppure da quello lombardo. In entrambi i casi la strada offre grande soddisfazione ai motociclisti, tanto sotto il profilo paesaggistico quanto sotto quello del piacere di guida.
Salendo da Prato allo Stelvio (BZ) si incontrano ben 48 tornanti lungo quasi 30 chilometri di sviluppo. I primi 8 sono più agevoli, con pendenze intorno al 5%, quindi il dislivello si impenna con punte fino al 12% che richiedono un buon motore per salire.

Da Bormio si parte invece da 1200 metri di quota, 300 più in alto rispetto al versante altoatesino, e i tornanti che si incontrano sono 40. La pendenza è meno accentuata e ci sono anche alcuni tratti rettilinei dove si può guidare con meno impegno. Anche in questo caso la pendenza massima è del 12% e l'ultimo tratto arriva all'8% costante.
Esiste anche un accesso indiretto dalla Svizzera: si parte dalla val Muestair e ci si ricongiunge con il versante lombardo in corrispondenza del passo dell'Umbrail, a quota 2503 metri, 3 chilometri prima del valico. La strada è meno agevole rispetto alla SS38, ma ormai completamente asfaltata, mentre fino a qualche anno fa rimanevano alcuni tratti sterrati.

Come evidenziato in precedenza, il passo dello Stelvio è posto molto in alto. Ne discende che le condizioni meteo sono spesso mutevoli, e le temperature rigide anche durante la stagione estiva. Non è raro trovare neve abbondante in quota, anche se la strada gode sempre di un'ottima manutenzione. Si consiglia a ogni modo di tenere d'occhio il meteo prima di intraprendere un itinerario che includa il passo, anche per evitare di trovare lo stesso chiuso. Allo stesso tempo è opportuno equipaggiarsi con il giusto abbigliamento, per esempio con una giacca a triplo strato che permetta sia di alleggerire la copertura una volta tornati a quote più modeste, sia di affrontare eventuali intemperie con la dovuta protezione.
Con che moto affrontare il passo dello Stelvio? Sotto questo punto di vista la scelta è grande, ci sentiamo solamente di sconsigliare moto di piccola cilindrata, che possono trovare difficile arrampicarsi sulle pendenze elevate della SS38, soprattutto se aggravate dal peso di passeggero e bagagli.

Tanto la val Venosta che l'alta Valtellina sono zone perfette per il mototurismo, anche di stampo enogastronomico, o comunque orientato al wellness. Benessere che a Bormio, per esempio, può prendere la forma delle terme: i Bagni di Bormio sono rinomati e ben si possono integrare come tappa in un viaggio di più giorni.
Per quanto riguarda invece attività sportive da praticare in zona, il passo dello Stelvio insiste sull'omonima ski area, che vista la quota è meta anche dello sci alpino in stagione estiva, quando il valico è raggiungibile in moto. Lo spettacolo di sciare con vista sull'Ortles-Cevedale è impagabile.
Il parco dello Stelvio inoltre abbraccia un'area davvero estesa (circa 130mila ettari), ed è meta di moltissimi amanti della montagna e appassionati di trekking, che possono trovare nei boschi, nelle valli e negli alpeggi dell'area una meta rigenerante per le proprie vacanze.
