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#motociclismo #news #insella.it
Ducati torna a vincere dopo 5 gare lontano dal gradino più alto del podio, ma gli ufficiali non raccolgono nemmeno un punto. Aprilia supera l'esame Jerez, Yamaha è un disastro anche solo rispetto a un anno fa
Il Gran Premio di Spagna come sempre non delude le attese: fine settimana di grande spettacolo a Jerez de la Frontera, con gli “scornati†della Sprint che si prendono una bella rivincita su un sabato sfortunato. Bravissimo Alex Marquez, bravo Bezzecchi. Malissimo invece le Ducati ufficiali, con Marc Marquez a terra già dopo poco più di un giro e Pecco Bagnaia ritirato per un problema tecnico.
Era il favorito della vigilia e non delude le attese: si piazza alle spalle del fratello già dopo la prima curva e lo passa alla staccata della 6. Dopo la caduta di Marc continua a imporre il proprio ritmo su Bezzecchi e mantiene un margine sufficiente per salutare il pubblico all'ultimo giro staccando la mano dal manubrio alla 11. Come l'anno scorso. Voto 10
Cadere al principio della gara, dopo un sabato che sa di regalo della fortuna non è il massimo, anche perché Alex probabilmente avrebbe avuto più margine comunque, mentre Bezzecchi avrebbe fatto fatica ad attaccarlo. Getta al vento punti preziosi in campionato ed è ancora a digiuno di podi in questo 2026. Voto 4
Vede da vicino la caduta di Marc Marquez e saggiamente pensa al campionato. Il secondo posto, dopo 5 vittorie consecutive, va più che bene per allungare in classifica e raccogliere punti preziosi su una pista che non è mai stata la migliore per Noale. Voto 8
Non parte benissimo ma è rapido a rimontare: Alex Marquez a parte, è quello che ha la Desmosedici più “in mano†e si vede dalla padronanza con cui gestisce il mezzo in staccata. Il terzo posto in gara fa specchio con quello in campionato. I 30 punti dalla vetta ci stanno tutti, ma il Diggia ha il potenziale almeno per fare ancora uno step in avanti. Di questi tempi, Ducati farebbe bene a tenerselo stretto. Voto 7,5
Anche lui scatta a fionda dal centro del gruppo, ma non ha abbastanza spunto per impensierire Bezzecchi o duellare con Di Giannantonio. Si accontenta di un quarto posto che non è malaccio, anche perché il divario dalla vetta è comunque di appena 11 punti. Un niente. Voto 6,5
Si deve ritirare per un problema tecnico ma la sua gara non è una meraviglia nemmeno fino a quel momento. Nei test Ducati porterà alcune novità che potrebbero aiutare lui e Marquez a risolvere il problema della difficoltà a inserire la GP26 in curva. Meglio guardare avanti, insomma. Senza voto
L'ottavo posto finale sgonfia un po' l'entusiasmo per una gara che nelle fasi iniziali sembrava promettere di più, quando La Bestia era in lotta con il compagno di marca Pedro Acosta. Al traguardo è comunque la migliore delle KTM, il che forse dice più delle difficoltà del marchio sulla pista che del valore del pilota. Bravo comunque. Voto 7
Fabio Quartararo (voto 6) l'anno scorso aveva fatto secondo a Jerez de la Frontera, quest'anno 14esimo. Il tempo di gara del 2026 è di ben 21 secondi più alto rispetto al 2025, il che significa che la M1 con il V4 è più lenta della vecchia moto di circa 7 decimi al giro. Ok, la moto deve crescere, ma la distanza da coprire sinceramente appare troppo importante per portare a buoni risultati. Voto 4
Appannato per tutto un weekend in cui non riesce a esprimere mai la propria grinta agonistica. Corre in difesa e si difende come può, finisce decimo e pure senza un aletta, che danneggia nella fase di bagarre con le Aprilia Trackhouse e Bastianini. Coriaceo sì, ma un po' opaco. Voto 5,5
Un altro quinto posto, già il terzo in quattro gare. Un po' come Bastianini, paga sempre qualifiche non brillanti, ma poi si fa perdonare con belle rimonte, compreso un sorpasso nel finale su Fernandez. Voto 6,5
A Jerez vince il fratello "minore" davanti a Bezzecchi e Di Giannantonio. Crollano le Ducati factory. Il Mondiale sorride ancora all'Aprilia
Marc aveva fatto di tutto per rubare la scena nel sabato andaluso: pole bagnata — la numero 75 in carriera — e Sprint vinta nel caos più totale, con la pioggia che a metà gara aveva trasformato il circuito di Jerez in una pista delirante. Una di quelle gare in cui vinci più per istinto che per strategia. Ma la domenica ha raccontato un'altra storia: al secondo giro Marc Marquez finisce nella ghiaia e il sipario si chiude su di lui con un anticipo brutale. Bagnaia, che dal canto suo non era mai stato davvero in partita — nono dopo pochi giri, senza il passo dei primi — ha poi trovato il modo di peggiorare le cose con una foratura che lo ha costretto al ritiro. In casa Ducati, insomma, è stata una domenica decisamente no.
Con il fratello fuori dai giochi, è toccato ad Alex fare gli straordinari. Il pilota del team Gresini — che in qualifica aveva già fatto vedere di avere un passo solido, chiudendo quinto — ha saputo gestire in modo impeccabile una gara difficile, tenendosi davanti a Bezzecchi per tutto il finale e vincendo con un margine di circa due secondi. Per il Bez, secondo, è comunque una mezza soddisfazione: il week-end era cominciato con la Sprint senza punti e si chiude con un podio che vale oro per la classifica. Terzo posto per Fabio Di Giannantonio, solido dall'inizio alla fine.
La nota più interessante della domenica è forse quella che si legge nella top 6: quattro Aprilia nelle prime sei posizioni. Oltre a Bezzecchi, Martin chiude quarto (scattava decimo per una penalità di tre posizioni in griglia), Ai Ogura quinto e Raúl Fernández sesto. Il team Trackhouse di Davide Brivio si conferma una delle sorprese di questa stagione, con entrambi i piloti in zona punti. In classifica generale, Bezzecchi consolida il comando: Martin è a -11, Di Giannantonio a -30, Marc Márquez sprofonda a -44. Le Ducati rosse inseguono, e per ora lo fanno da lontano.
Nuovi scatti spia dall'India testimoniano l'avanzare del progetto della Bonneville 400, che nascerà sulla collaudata piattaforma A2 di Triumph
Solo pochi giorni fa vi abbiamo raccontato del primo avvistamento di un nuovo modello 400 di Triumph, che stando allo stile classico e alle forme delle sovrastrutture dovrebbe trattarsi a tutti gli effetti della Bonneville 400, modello che si affiancherà alle altre modern-classic di Hinckley: Speed 400, Scrambler 400 X, XC, Thruxton e Tracker, divenendo probabilmente la punta di diamante della gamma entry level.
La Bonnie 400 avvistata durante un test in India
Un nuovo avvistamento (qui sopra la foto rubata in alto una nostra elaborazione digitale di come dovrebbe essere la moto definitiva) testimonia che il progetto corre a passo spedito, e con tutta probabilità vedremo la Bonnie 400 in veste definitia a EICMA 2026, se non addirittura prima. Le nuove immagini confermano quanto visto in precedenza, con lo stile che si rifà molto da vicino a quello delle sorellone T100 e T120, riprendendone elementi come il faro anteriore di forma circolare, la sella piatta, il serbatoio “a gocciaâ€, i grossi parafangi tondi e il terminale di scarico laterale, che corre parallelo al terreno.
Un'immagine del primo avvistamento
Il motore sarà ovviamente la stessa unità equipaggiata sugli altri modelli 400, ovvero il monocilindrico di 398 cm³ con distribuzione bialbero, quattro valvole per cilindro e raffreddamento a liquido; nonostante la presenza delle alettature sul cilindro. Sarà da vedere se sulla Bonnie avrà una specifica messa a punto, ma è lecito aspettarsi che condivida gli ultimi aggiornamenti ricevuti, e quindi erogare gli stessi valori della Tracker: 42 CV di potenza massima a 9.000 giri/min (+2 CV rispetto a Speed e Scrambler) e 37,5 Nm a 7.500 giri/min.
Rispetto ad un’immagine trapelata in precedenza, il prototipo in prova presenta alcune piccole differenze a livello di finiture. Nello specifico, le cromature presenti su elementi come il manubrio, il maniglione del passeggero, sulle leve a pedale e sul terminale di scarico che vedete nell'immagine qui sopra sono sparite. Che si tratti di una modifica al progetto o dell’intenzione di Triumph di proporre due differenti versioni della Bonneville 400? Una più economica, l’altra più raffinata e accessoriata. Al momento nulla è da escludere, possiamo solo attendere notizie ufficiali da parte di Triumph Motorcycles o nuovi scatti spia che testimonino l’evoluzione del progetto.
La patente resta un passaggio obbligato per milioni di italiani, ma oggi ottenerla è meno scontato. I dati del 2025 raccontano un esame sempre più selettivo, dove a fare la differenza è soprattutto la teoria. E tra Nord e Sud emergono divari che riaprono il tema dell’uniformità del sistema…
Nel 2025 l’esame per la patente di guida ha raggiunto volumi altissimi: oltre 2,2 milioni di candidati e più di 2,3 milioni di prove complessive. Un dato record, il più elevato degli ultimi vent’anni. A fronte di questa crescita, però, il tasso di successo si è ridotto: i promossi sono stati 1.696.005, pari al 73,3%, mentre i bocciati hanno toccato quota 618.000, cioè circa uno su quattro. Rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia, la quota di idonei è scesa di circa sei punti percentuali. Un segnale chiaro: la patente non è più un passaggio quasi automatico, ma un esame che seleziona più di quanto accadesse in passato. Ma guardiamo i numeri più nel dettaglio così come riportati dal Mit.
A incidere maggiormente sul risultato finale è la prova teorica. Qui si concentra la parte più consistente delle bocciature: 454.930 candidati respinti, pari al 38%. Tradotto, quasi quattro aspiranti conducenti su dieci si fermano davanti ai quiz. Molto più contenuta, invece, la difficoltà della prova pratica: 163.278 bocciati, cioè il 14,6%. Il dato è netto e suggerisce una lettura precisa: non è la guida il problema, ma la preparazione teorica. Qui si potrebbe aprire una lunga riflessione riguardo la crescente difficoltà nella comprensione di testi scritti, quesiti logici e domande a risposta multipla evidenziata negli ultimi anni da diverse indagini sulle competenze degli studenti di scuole elementari, medie e superiori. Altrettanto vero è però che tra i candidati emerge con sempre più evidenza la componente internazionale: circa uno su cinque è nato all’estero, per un totale di oltre 230.000 persone. Un dato ormai strutturale che, oltre a riflettere l’evoluzione demografica del Paese, fa della prova teorica un ostacolo aggiuntivo, con la comprensione linguistica che diventa un fattore determinante, incidendo sul numero di bocciature e, quindi, sulla statistica finale.
Interessante anche l’analisi territoriale, che mette in luce differenze marcate. Tra le regioni, la Sardegna registra la quota più alta di bocciati (36,4%), seguita dalla Provincia autonoma di Trento (33,7%) e dalla Liguria (32,3%). All’estremo opposto si colloca la Sicilia, con il 18,6% di respinti, davanti a Puglia e Calabria. Il divario si amplia osservando le province. Sassari è la più severa, con quasi il 40% di bocciati, mentre realtà come Messina, Ragusa ed Enna mostrano percentuali di promossi superiori all’80%. Non a caso, otto delle dieci province più “facili†si trovano nel Sud Italia. Entrando nel dettaglio, la spaccatura emerge con ancora più forza. Alla prova teorica si sfiorano percentuali molto elevate di bocciatura: in alcune province, come Grosseto, Savona o Bolzano, quasi un candidato su due non supera i quiz. Alla guida, invece, accade l’opposto: in territori come Enna o Messina le bocciature sono ridotte a livelli minimi, inferiori anche al 3%. Al contrario, province come Sassari, Cagliari e Ravenna mostrano percentuali molto più elevate anche nella pratica. Il risultato è chiaro: un sistema in cui gli stessi esami producono esiti molto diversi a seconda del territorio.
Alla luce di questi dati, torna pertanto centrale il tema dell’equità del sistema. Tra le proposte emerse c’è quella di introdurre criteri più omogenei su tutto il territorio e strumenti di verifica più oggettivi, come telecamere a bordo durante l’esame pratico, per certificare in modo trasparente le prove.
Per evitare la bocciatura: Patente A moto: come si passa l'esame di teoria. Domande, costi e modalitÃ
Dalla Sardegna al Gargano, ecco sette strade panoramiche per un weekend in sella senza la fila di camper davanti
Non serve volare in Marocco né fare il rosario di tornanti dello Stelvio per programmare un weekend su due ruote che valga la pena ricordare. L'Italia ha un catalogo di strade dimenticate – o quasi – che per un motociclista significano una cosa semplice: asfalto libero, panorami mozzafiato e la possibilità di girare in tranquillità , visto il poco traffico. Ne abbiamo messe in fila sette, divise per tipologia: tre affacciate sul mare, due sui crinali appenninici e due rintanate in valli che nemmeno chi ci vive a un'ora di strada sa bene dove siano.
La prima è la costiera tra Alghero e Bosa, in Sardegna: circa 46 km di falesie, macchia mediterranea e grifoni che planano sopra la testa (sono gli unici avvoltoi europei che si riproducono in Italia, e la zona è una delle poche dove si vedono davvero). Non è una strada lunga, la si fa in un'oretta andando allegri, ma con le soste alle spiagge nascoste – Cala Brugantino, la Poglina – prendersi tutta la giornata è la scelta giusta. Occhio al vento laterale: da queste parti arriva senza avvertire.
Si scende di latitudine, si ritorna "nel continente" e si arriva alla SP53 Garganica, tra Mattinata e Vieste, in Puglia. È l'anti-Salento, e questa è già una buona notizia. La strada si arrampica sul versante a strapiombo del promontorio del Gargano, con la Baia delle Zagare come punto-foto obbligato. Poi arrivano lo scoglio del Pizzomunno a Vieste e il tratto verso Peschici, tra cale e pinete. Asfalto in ordine, curve ben raccordate, traffico accettabile fuori stagione. Ad agosto, invece, lasciate perdere.
La terza proposta è a nord, ed è la costiera triestina da Sistiana a Trieste: solo 11 km, ma di quelli che ti restano addosso. Da un lato il Carso con le pietre bianche, dall'altro un Adriatico che sembra finto tanto è trasparente. Si passa sotto i castelli di Duino e Miramare quasi senza farci caso, e si finisce in città giusto in tempo per un caffè al banco (a Trieste l'espresso si chiama "nero", informazione che evita figure).
La strada costiera triestina
Il Passo delle Capannelle, in Abruzzo, è la tappa dura di questa selezione. La SS80 del Gran Sasso scavalca la catena a 1.300 metri collegando la provincia di Teramo all'Aquila e attraversa il Parco del Gran Sasso con un paesaggio da film western italiano – cosa che, letteralmente, è stato più volte. Deviazione consigliata verso Campo Imperatore e Rocca Calascio prima di scendere sui Monti della Laga, dove la strada si fa più tortuosa. Da evitare dopo le prime gelate se non siete attrezzati per il freddo vero.
Restiamo sull'Appennino centrale con la salita al Monte Terminillo, in Sabina. Da Rieti si lascia la Salaria e si sale a Pian de' Valli, 1.620 metri, stazione con un'architettura anni Trenta e Settanta che ha un suo fascino probabilmente discutibile per i canoni attuali, ma innegabile. La strada continua fino al Rifugio Sebastiani a 1.820 metri, poi scende verso Leonessa e, volendo, prosegue su Amatrice, ancora segnata dal terremoto del 2016. Vale la sosta anche solo per i salumi e per riportare qualche soldo in un posto che ne ha ancora bisogno.
Campo imperatore, location, tra gli altri dei film con protagonista Trinità /Terence Hill
La Val Taleggio, in provincia di Bergamo, la conoscono tutti per il formaggio e non ci va quasi nessuno. La strada parte dalla Val Brembana, si infila in un orrido (non aggettivo, ma sostantivo maschile. Uno dei più famosi in Italia è a Bellano in provincia di Lecco) stretto e parecchio scenografico e poi si apre su altopiani pieni di bestiame al pascolo. Da Milano è fattibile in giornata, noi consigliamo una tappa alla Cooperativa Sant'Antonio per una merenda con Strachitunt e Robiola è di quelle meritano.
Ultima proposta, la Valmarecchia, la valle che corre dietro Rimini. Si risale passando da Santarcangelo, Verucchio, San Leo con la sua rocca arroccata su uno sperone, fino a Pennabilli (sì, è il paese dove il Dalai Lama è passato davvero, c'è persino un piccolo stupa). Da lì si entra nel Parco del Sasso Simone e Simoncello e l'asfalto si fa più tecnico, con sì poche auto ma ancora meno pazienza da parte degli abitanti per chi guida male.
Insomma, sette strade, sette weekend, sette motivi per tenere la moto sporca invece che sotto il telo.
Non solo taleggio in val Taleggio
Tutti i difetti dei principali marchi, riassunti in ordine alfabetico e periodicamente aggiornati, per aiutarvi a conoscere i richiami diramati quest'anno dalle Case costruttrici
Il nostro lavoro di monitoraggio delle campagne di richiamo prosegue nel 2026, sulla scia dei report già pubblicati per gli anni 2025 e 2024. Qui di seguito, l'elenco in costante aggiornamento con tutti i dettagli dei guai che capitano alla moto.
Modelli: Panigale, Streetfighter
Forbice di produzione: 24.10.2024 - 13.06.2025
Codice telaio: 30, 31, 32, 3H, 4H, 5H // e49*168/2013*00135* // e49*168/2013*00137* // e49*168/2013*00138* // e49*168/2013*00129* // e49*168/2013*00131* // e49*168/2013*00132* // e49*168/2013*00136* // e49*168/2013*00130*
Codice interno richiamo: CR310
Difetto segnalato: L'installazione errata dei fusibili e/o dei portafusibili dell'ABS può causare la bruciatura del fusibile e il conseguente guasto del sistema frenante antibloccaggio (ABS) e il bloccaggio della ruota anteriore o posteriore, aumentando il rischio di incidenti e lesioni.
Modelli: Panigale, Streetfighter
Forbice di produzione: 20.05.2024 – 02.09.2025
Codice telaio: 5D/7F // e49*168/2013*00113 // e49*168/2013*00114 // e49*168/2013*00133 // e49*168/2013*00134
Codice interno richiamo: CR311
Difetto segnalato: A causa di un posizionamento errato della guaina termoriflettente del tubo flessibile del freno posteriore (in prossimità di uno dei due collettori di scarico), il calore presente in quel punto potrebbe danneggiare il tubo stesso e di conseguenza causare un malfunzionamento del freno della ruota posteriore. La perdita di efficacia della frenata comporta un maggiore rischio di incidenti e lesioni.
Modelli: CBR600R
Codice telaio: e4*168/2013*00178*00 // e4*168/2013*00178*01
Codice interno richiamo: 3RP / 3RR / 3RS
Difetto segnalato: La motocicletta presenta componenti difettosi. Di conseguenza, il consumo di olio può peggiorare rapidamente. Continuare a guidare senza accorgersi che il livello dell'olio è sceso potrebbe causare una riduzione della pressione dell'olio, con conseguente grippaggio del cuscinetto di biella, rottura della biella o bloccaggio della ruota posteriore. Questi difetti potrebbero causare un incidente. Inoltre, la fuoriuscita di olio su un silenziatore caldo potrebbe causare un incendio del veicolo.
Modelli: CB1000S Hornet
Codice telaio: e4*168/2013*00184*00
Codice interno richiamo: 3RL, 3RM, 3RN
Difetto segnalato: A causa di un difetto di fabbricazione, l'indicatore del livello dell'olio non funziona correttamente. Ciò potrebbe causare una riduzione della pressione dell'olio, con conseguente grippaggio del cuscinetto di biella, rottura della biella o bloccaggio della ruota posteriore. Ciò potrebbe causare un incidente. L'olio che fuoriesce da una marmitta calda potrebbe causare un incendio.
Modello: CBR 650 R
Forbice di produzione: 2024 - 2025
Codice telaio: e13*168/2013*01838*02 // e13*168/2013*01838*01 // e13*168/2013*01838*00 // e13*168/2013*01837*02 // e13*168/2013*01837*00 // e13*168/2013*01837*01
Codice interno richiamo: 3RU
Difetto segnalato: Un cortocircuito può causare il malfunzionamento di indicatori di direzione, luci dei freni, clacson, indicatori di direzione, luci di emergenza, luci posteriori e luci della targa. Il malfunzionamento delle luci può causare incidenti e lesioni.
Modelli: 390 Adventure R, 390 Enduro R/SMC R
Forbice di produzione: 16.4.2025 - 20.10.2025
Codice telaio: e1*168/2013*00416*00 // e1*168/2013*00411*00
Codice interno richiamo: 03_2599896
Difetto segnalato: nei cavalletti laterali forgiati, le vibrazioni del motore possono causare la rottura della molla del cavalletto laterale. Di conseguenza, il cavalletto laterale potrebbe oscillare verso l'esterno durante la marcia, aumentando il rischio di incidenti.
Modelli: DR-Z 400 S/SM
Forbice di produzione: 13/02/2025 - 14/10/2025
Codice telaio: e6*168/2013*00172*00 (WER0)
Codice interno richiamo: 97KA
Difetto segnalato: Le viti del tappo del serbatoio del liquido freni posteriore potrebbero allentarsi a causa di una coppia di serraggio insufficiente. Il liquido freni potrebbe fuoriuscire dal serbatoio di stoccaggio, aumentando lo spazio di frenata e aumentando il rischio di incidenti e lesioni.
Modelli: Bonneville T100/T120, Street Scrambler, Scrambler 900, Street Twin, Speed ​​Twin 900
Forbice di produzione: 23.11.2020 - 04.12.2023
Codice telaio: e9*168/2013*11597 // e9*168/2013*11595 // e5*168/2013*00003 // e13*168/2013*01050 // e5*168/2013*00009 // e5*168/2013*00011 // e13*168/2013*01049 // e9*168/2013*11259
Codice interno richiamo: SRAN641
Difetto segnalato: La combinazione di temperature ambiente elevate, correnti elevate e tensione eccessiva può causare la formazione di un ponte nel cablaggio tra l'alternatore e il connettore. Di conseguenza, il connettore può deformarsi. Ciò può provocare un cortocircuito, aumentando il rischio di incendio e creando un rischio di incidenti.
Tra maxi giacimenti tedeschi e concentrazioni record italiane, l’Europa scopre di avere litio “da vendereâ€. Ma trasformare questo potenziale in produzione reale resta tutt’altro che scontato
Nel sottosuolo della Germania settentrionale, a profondità comprese tra i 3.000 e i 5.000 metri, è stato individuato uno dei più grandi depositi di litio al mondo. Le stime parlano di circa 43 milioni di tonnellate di carbonato di litio equivalente, intrappolate da milioni di anni nelle arenarie del Rotliegend. Il problema? Il litio non si trova in forma solida, ma disciolto in acque profonde, condizione che rende l’estrazione molto più complessa.
Per studiare la fattibilità del recupero, è stato avviato il progetto di ricerca RoLiXX durante il quale verrà indagato il comportamento chimico del minerale attraverso tecniche avanzate come spettrometria di massa laser e diffrazione a raggi X. Le incognite non mancano: una volta riportate in superficie, queste acque possono infatti causare precipitazioni solide che rischiano di bloccare impianti e pompe, complicando ulteriormente il processo. Oltre alla sfida tecnica, restano inoltre da valutare anche la sostenibilità ambientale (perché un conto è estrarlo in sperduti Paesi africani di cui a nessuno importa, un altro è farlo nel cuore dell’Europa) e, certamente non trascurabile, la convenienza economica.
Se la Germania guarda in profondità , l’Italia può contare su un altro punto di forza: fluidi con concentrazioni di litio tra le più alte al mondo. Nel nostro Paese i giacimenti si trovano principalmente in due aree: Toscana meridionale, Lazio e Campania, dove i fluidi sono legati a contesti vulcanici e lungo il versante adriatico degli Appennini, da Alessandria a Pescara, associati a rocce sedimentarie e giacimenti di idrocarburi
Nel primo caso si parla di acque a circa 250 °C, tra 500 metri e 2,5 km di profondità , con concentrazioni fino a 480 mg/l. Nel secondo, i valori arrivano a circa 370 mg/l. Numeri che spiccano se confrontati con altri Paesi, dove raramente si superano i 200-250 mg/l. Ma anche nel nostro caso i problemi non mancano. Nonostante il potenziale, l’Italia non ha infatti ancora avviato una produzione su larga scala. Il motivo è semplice: si tratta di giacimenti “non convenzionaliâ€, per i quali le tecnologie estrattive sono ancora in fase di sviluppo. Una strada ci sarebbe, quella cioè dell’estrazione diretta del litio (DLE), ma ad oggi resta costosa e non ancora matura per un impiego industriale diffuso.
Per il settore della mobilità il tema, lo sappiamo, è tutt’altro che marginale: il litio è una materia prima chiave per le batterie e quindi per la transizione elettrica. Oggi però la filiera è fortemente sbilanciata, con estrazione concentrata tra Australia e Sud America e una forte presenza della Cina nella lavorazione e produzione. Non a caso l’Unione Europea ha avviato una strategia per ridurre la dipendenza esterna, culminata nel Critical Raw Materials Act del dicembre 2023, che punta anche allo sviluppo di risorse interne. Risorse interne che, a quanto pare, ci sono eccome, ma tra tecnologie ancora acerbe e costi elevati, il passaggio da potenziale a produzione reale è tutt’altro che scontato.
Batterie per moto elettriche: la svolta con l'anodo al silicio?
Lo spagnolo cade, taglia la pit lane e va a cambiare moto. Per il regolamento si può fare, bravo lui. Bezzecchi parte male per colpa di un tear off sulla gomma, Martin ko per problemi ai freni. Bagnaia e Morbidelli fortunati
Marc Marquez vince la Sprint del Gran Premio di Spagna nella maniera più assurda possibile: cade sul bagnato, torna in sella, taglia l'ingresso della pit lane e cambia moto prima di tutti. Gli altri un po' stanno a guardare, un po' pagano la sfortuna. Soprattutto Marco Bezzecchi e Jorge Martin.
Lo spagnolo, che era secondo dietro al fratello, cade quando inizia a piovere in maniera copiosa. Ma cade all'ultima curva e – invece che farsi un giro nel diluvio- taglia l'ingresso dei box e va a prendere la moto da bagnato. In questo modo in realtà guadagna un bel po' di tempo su tutti gli altri, che rimangono dentro almeno per un altro passaggio. Astuto e reattivo come sempre, non viene sanzionato perché la norma stabilisce che non puoi tagliare le linee interne, mentre lui è entrato dall'esterno e senza mettere in pericolo nessuno. Per favore riscrivete questa norma: se c'è un ingresso da usare, che sia quello. Intanto però ha ragione Marc. Voto 10
Povera stella: fa un bel sorpasso sul fratello, si invola in testa, ma poi resta in pista un giro di troppo e in quel giro il tracciato diventa scivoloso come il ghiaccio. Va giù, ma ovviamente in punto dove c'è la ghiaia, perché la fortuna in casa Marquez se l'è già presa tutta Marc. Voto 5
Si ritrova tra le mani un secondo posto impronosticabile fino a pochi giri dal termine, visti i tempi che stava facendo. Bravo a rimanere in piedi, anche perché lui il bagnato mal lo digerisce. Voto 7
Spesso, quando piove, Morbidelli è uno di quelli abili a stare in piedi, senza esagerare. Fa le cose giuste nel momento giusto e alla fine si trova una medaglia tra le mani. Partiva 18esimo, mica male. Voto 6,5
Parte male, ma si scoprirà poi che la gomma posteriore è slittata su un tear off (Alex Marquez?). Sfortunatissimo lui e Alex o chi per lui non è da sanzionare, perché quella pellicola non è stata tolta sulla griglia di partenza, dove è vietato. Raccolta prima, è finita sul cupolino del Bez, ed è poi caduta sul'asfalto solo quando Marco era già allineato. Bezzecchi finisce a terra poi sotto la pioggia, quando inizia a vedere qualche punto come una possibilità . Il vero peccato è quello, perché avrebbe potuto ancora rimediare un ottimo risultato. Voto 5,5
Quinto al traguardo, raccoglie meno rispetto alla velocità che esprime nel corso di tutta la gara e dei bei sorpassi portati. Resta in pista un giro di troppo, altrimenti avrebbe vinto. Voto 6
Anche lui è una delle vittime del bagnato. È bravo a tornare in pista ma nel frattempo ha compromesso il risultato. Prima della pioggia soffre, lasciandosi intruppare in una battaglia di sorpassi utili soprattutto a perdere contatto con le posizioni che contano. Voto 5
A inizio gara si fa valere, inizia a piovere e si pensa che possa essere il suo momento. Ma perde troppo tempo prima di cambiare moto e alla fine raccoglie solo un paio di punticini. Voto 5,5
Che spavento! Va lungo nel duello con Alex Marquez, ma non ha colpe. Un problema ai freni lo mette ko per un sabato davvero nero nell'universo Aprilia. Anche per lui, tutto rimandato a domani, quando potrebbe togliersi qualche soddisfazione. Senza voto
A differenze degli altri tre ruote ci sono due ruote posteriori e una anteriore e si può inclinare a seconda della velocitÃ
Motociclette e scooter a tre ruote che si inclinano ne abbiamo visti già parecchi, ma la soluzione brevettata dal costruttore cinese Zongshen è qualcosa di veramente innovativo. A differenza della Yamaha Niken e degli scooter Yamaha Tricity, Piaggio MP3 e Peugeot Metropolis non ci sono due ruote anteriori con sospensioni a parallelogramma e una ruota motrice posteriore, ma il contrario: due posteriori e una anteriore, che come sugli altri veicoli si possono inclinare contemporaneamente. Qui, però, non sempre. A seconda delle situazioni la soluzione Zongshen ha un assetto fisso come un triciclo convenzionale, oppure può trasformarsi in un tre ruote che sterza e si inclina in curva come una normale motocicletta. Il sistema è fatto per essere imbullonato alla parte posteriore del telaio di una motocicletta convenzionale ed è costituito da due forcelloni monobraccio controllati da ammortizzatori, il cui collegamento al telaio è mediato da un terzo ammortizzatore pneumatico in posizione centrale; la trazione viene trasmessa a entrambe le ruote posteriori da due alberi che passano all’interno dei due forcelloni, collegati a un differenziale montato su un telaio imbullonato al perno del forcellone. Due montanti a lunghezza regolabile chiudono la triangolazione inserendosi dove normalmente ci sarebbero i due ammortizzatori di un veicolo convenzionale, fissati al telaietto superiore. Il differenziale porta il movimento ai due alberi di uscita alloggiati all’interno dei due bracci del forcellone, i quali trasmettono la potenza alle due ruote posteriori attraverso altrettanti ingranaggi conici.
Grazie a un sistema pneumatico l'ammortizzatore centrale si allunga facendo sconnettere i due laterali dai forcelloni: in questo modo la moto può piegare in curva
Quando il veicolo non è inclinato, i due ammortizzatori posteriori sostengono i forcelloni e funzionano come sospensioni indipendenti, senza la possibilità di inclinarsi in curva. Man mano che aumenta la velocità però l’ammortizzatore centrale si estende grazie al pompaggio di aria in una molla pneumatica integrata; quando l’ammortizzatore si allunga la parte posteriore della moto si solleva e un leveraggio incernierato alla base di ciascuno degli ammortizzatori laterali li solleva da una coppia di tamponi sui forcelloni. In questa configurazione è solo l’ammortizzatore centrale che sostiene l’intero peso della parte posteriore mentre gli altri due non sono più attivi e dunque in curva il veicolo si comporta come una motocicletta. Naturalmente alle forti inclinazioni uno dei due ammortizzatori laterali torna a contatto con il forcellone per cui non permette di spingere la piega oltre un certo limite.
Un dettaglio della trasmissione ad albero
Sul fatto che questo sistema desti curiosità non ci sono dubbi, mentre non è altrettanto intuitivo capire quali vantaggi effettivi possa dare. Non è comunque il caso di avere fretta: molte volte i brevetti non anticipano soluzioni da applicare a breve termine, ma proteggono un’idea che potrà forse venire sviluppata in futuro. In ogni caso tanto di cappello all’industria cinese, che in questo momento sta dimostrando una vitalità e una fantasia sorprendenti.
In una gara rocambolesca lo spagnolo è stato protagonista rientrando ai box al momento giusto dopo una caduta e sbaragliando la concorrenza sotto l’acqua
In una gara Sprint che ha alternato asfalto rovente a un improvviso diluvio tropicale, Marc Marquez ha dimostrato perché, su questo tracciato, rimane il punto di riferimento assoluto. Il fuoriclasse di Cervera non si è limitato a vincere: ha dominato, è caduto, si è rialzato e ha trionfato di nuovo, firmando un’impresa che ridisegna gli equilibri del campionato.
Allo spegnersi dei semafori, Marc Marquez ha sfruttato perfettamente la pole position, ma la sorpresa dei primi metri è stata la progressione di Alex Marquez e Johann Zarco. In questa fase iniziale, a brillare è stato soprattutto Fabio Di Giannantonio: il pilota romano si è dimostrato estremamente solido e aggressivo sin dal via, mantenendo il passo dei primissimi e mettendo pressione costante al duo di testa formato dai fratelli Marquez. Mentre i leader cercavano di scappare, alle spalle di "Diggia" Jorge Martin accusava i primi segnali di un weekend maledetto: un problema ai dischi dei freni lo ha costretto a un lungo in curva 1, preludio di un ritiro pesante per le sue ambizioni iridate.
Il vero spartiacque della gara è arrivato all'ottavo giro, quando un fronte temporalesco ha colpito il circuito con una violenza inaspettata. La pista è diventata un cimitero di ambizioni in meno di sessanta secondi. Marc Marquez, che stava duellando carena contro carena con il fratello Alex, ha perso l'anteriore scivolando nella ghiaia. Nello stesso istante, quasi in fotocopia, finivano a terra anche Alex Marquez, Brad Binder e Enea Bastianini. La direzione gara ha scelto di non esporre la bandiera rossa, innescando il caos del cambio moto "flag-to-flag". In questa fase convulsa, l’esperienza di Marquez ha fatto la differenza: lo spagnolo ha rialzato la sua Ducati, è rientrato ai box con una manovra al limite e ne è uscito con le gomme rain mentre i suoi avversari erano ancora nel pieno della confusione tattica.
Con le gomme scolpite e la visibilità ridotta al minimo, Marc Marquez ha iniziato a girare con un ritmo inavvicinabile. Francesco Bagnaia, abilissimo a evitare rischi, si era ritrovato virtualmente in testa, seguito da un Franco Morbidelli in stato di grazia. Tuttavia, la furia del "Cabroncito" non ha lasciato scampo: con una serie di sorpassi millimetrici, Marquez ha ripreso il comando, lasciando a Bagnaia solo la gestione di un secondo posto fondamentale. Morbidelli ha stretto i denti, difendendo un terzo gradino del podio che per lui vale quanto una vittoria.
Marc Marquez (Ducati): Voto 10. Aliena la capacità di rialzarsi dopo una caduta e vincere sotto l'acqua. Ha trasformato un potenziale disastro in un capolavoro di furbizia e talento puro.
Francesco Bagnaia (Ducati): Voto 8. Da "ragioniere" di lusso. Non ha cercato lo scontro diretto con un Marquez indiavolato, preferendo incassare punti pesanti in una giornata dove molti big hanno raccolto uno zero.
Franco Morbidelli (Ducati): Voto 8.5. La vera sorpresa. Finalmente incisivo, ha guidato con pulizia sia sull'asciutto che sul bagnato, ritrovando un podio che dà ossigeno alla sua stagione.
Fabio Di Giannantonio (Ducati):Voto 7.5. Protagonista assoluto della prima metà gara. Ha mostrato una velocità da podio e solo il caos del cambio moto gli ha tolto la gioia di una medaglia.
Johann Zarco (Honda LCR): Voto 7. Porta la Honda ai vertici sfruttando la sua leggendaria sensibilità in condizioni miste. Un risultato che è oro colato per la casa giapponese.
Maverick Viñales (Aprilia): Voto 6. L'unico dell'armata Aprilia a salvare la faccia. Ha faticato a trovare il ritmo col bagnato, ma ha limitato i danni chiudendo in zona punti.
Jack Miller (KTM): Voto 6. Come sempre un leone nelle fasi confuse, ma la sua KTM non sembrava avere il passo per impensierire le Ducati una volta stabilizzata la situazione meteo.
Pedro Acosta (KTM GasGas): Voto 6.5. Non ha commesso errori gravi , portando a casa un piazzamento solido in condizioni che avrebbero steso piloti ben più esperti.
Raul Fernandez (Aprilia Trackhouse): Voto 6. Una gara di sostanza. È rimasto lontano dai guai e ha approfittato delle numerose cadute altrui per artigliare un punticino iridato.
Fabio Quartararo (Yamaha): Voto 5.5. Una gara di sofferenza estrema. La Yamaha sul bagnato continua a essere un rebus irrisolvibile, ma il francese ci mette il cuore per restare nei dieci.