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#motociclismo #news #insella.it
Tutto quello che c’è da sapere per sfruttare i vantaggi delle polizze per famiglie
Odiata e temuta dalle assicurazioni, la RC familiare è una rivoluzione che estende il famoso “decreto Bersani†del 2007 e cambia completamente il sistema del bonus/malus da cui dipende (in parte) il costo delle polizze. Vediamo allora come funziona il sistema.
Il sistema delle classi di merito serve a determinare il prezzo della polizza (insieme ad altri fattori come il luogo di residenza, l’età dell’assicurato e il tipo di veicolo da assicurare). Le classi di merito stabiliscono la “bravura†dell’assicurato: la peggiore è la 18, mentre chi si assicura per la prima volta entra in classe 14.
■Ogni anno passato senza causare incidenti si scende di una classe, fino ad arrivare alla 1. Se invece si è responsabili di un incidente, si “sale†di due classi. Più il bonus/malus è basso, migliore è il prezzo della polizza.
Il principio del bonus/malus familiare è semplice: tutti i parenti che vivono nella stessa abitazione hanno diritto ad avere la classe di merito migliore tra quelle maturate nella famiglia, anche se ottenute su veicoli diversi (per esempio auto e moto).
■Questa è la novità più importante rispetto al passato: il decreto Bersani valeva solo per mezzi dello stesso tipo.
■Per fare un esempio concreto: il padre che ha una polizza in classe 1 per l’auto può trasferire la sua classe al figlio neopatentato che ha appena comprato la moto.
La richiesta di passaggio a una classe “familiare†più favorevole vale per le nuove polizze per veicoli appena acquistati, ma anche per le polizze già attive.
In quest’ultimo caso però la legge prevede che possa ottenere il vantaggio solo chi negli ultimi 5 anni non abbia causato di incidenti con responsabilità esclusiva, principale o paritaria. Ma se si ha una storia assicurativa più breve va bene lo stesso, l’importante è non aver causato incidenti. Quindi un neopatentato che non ha mai avuto un veicolo può sempre ottenere il beneficio perché non ha mai causato incidenti.
Il passaggio del bonus/malus tra veicoli diversi è la cosa più interessante della RC familiare e anche quella che meno piace alle assicurazioni perché secondo le compagnie scardina la logica della classi di merito.
Anche per questo sono stati introdotti dei correttivi al momento dell’approvazione definitiva delle norme. Se l’assicurato ha sfruttato la RC familiare per ottenere il bonus/malus tra veicoli diversi (auto/moto) e provoca un incidente con danni superiori ai 5.000 euro, può essere declassato di 5 classi di merito invece delle 2 previste dal sistema “normaleâ€.
Oltre ovviamente ai documenti del veicolo da assicurare, per fare la richiesta di bonus/malus familiare bisogna presentare lo stato di famiglia (anche con autocertificazione, dipende dalla compagnia): si tratta di un documento che stabilisce quali sono i familiari che risiedono nella stessa abitazione.
■Serve anche un documento che attesti la validità della polizza di cui si richiede il bonus/malus: può andare bene il certificato di assicurazione o la quietanza di pagamento della polizza.
Per ottenere i vantaggi della RC familiare sono richieste due cose:
â– Avere la stessa residenza, quindi abitare nella stessa casa.
â– Essere imparentati.
Non basta quindi abitare nella stessa casa: il coinquilino con cui si divide l’affitto non può cedervi la sua classe di merito. Per farlo bisognerebbe sposarlo...
Mondiale Motocross - Terzo weekend consecutivo di gare: l’11° round si corre oggi sul nuovo tracciato di Johannesburg. Lucas Coenen ha dominato la qualifica; solo Romain Febvre è riuscito a restargli vicino senza attaccare veramente. Oggi le gare
Nessuna sosta per la carovana del motocross che, per la terza domenica consecutiva dopo Montevarchi e il Portogallo, torna in pista oggi per l’undicesimo round del campionato sul nuovo circuito di Johannesburg, in Sudafrica. Unica variazione rispetto al programma iniziale, l’anticipo dell’orario di partenza della manifestazione, deciso all’ultimo momento per sfruttare al meglio il calare del sole.
Superato il giro di boa della stagione, iniziano a delinearsi con maggiore chiarezza gli equilibri che potrebbero caratterizzare il finale di campionato. Lucas Coenen ha confermato il suo eccellente stato di forma anche nella manche di qualificazione di ieri, imponendosi con autorevolezza e conquistando una netta vittoria. L’unico a riuscire, almeno in parte, a metterne in discussione il predominio è stato Romain Febvre: il francese è rimasto a lungo nella scia del leader della classifica iridata, contenendo il distacco senza però trovare lo spunto necessario per portare un attacco concreto.
Sono apparsi invece più in difficoltà altri protagonisti annunciati del mondiale. Né Jeffrey Herlings né Tim Gajser sono infatti riusciti a entrare realmente nel vivo della gara, chiudendo rispettivamente in sesta e nona posizione, lontani dalle prestazioni che li hanno spesso visti protagonisti e a cui ci hanno abituati.
Costanti e concreti, invece, Pauls Jonass, Tom Vialle e Calvin Vlaanderen, che hanno occupato rispettivamente la terza, la quarta e la quinta posizione dall’inizio alla fine della manche, senza concedere occasioni agli avversari.
Oggi, però, sarà tutta un’altra storia. Le gare promettono spettacolo e verdetti ben più pesanti. L’appuntamento è con la nostra diretta web della classe regina alle ore 12.00 e alle 15.00: vietato mancare!
Da ingegnere Ducati a executive chef del Park Hyatt Milano: la storia di Guido Paternollo, che ha trasformato una passione coltivata da autodidatta in una carriera ai massimi livelli...
Lasciare un posto da ingegnere in Ducati per inseguire la passione per la cucina. È la scelta, tutt'altro che comune, fatta da Guido Paternollo, oggi executive chef del ristorante Pellico 3 all'interno del Park Hyatt Milano, dopo un percorso che lo ha portato anche nelle cucine di alcuni dei più importanti ristoranti francesi.
La sua storia, raccontata a CiboToday, non parte dall’alberghiero, bensì dal Politecnico di Milano, dove consegue due lauree, in Ingegneria Meccanica e Ingegneria Matematica. Parallelamente coltiva però - da autodidatta - la passione per i fornelli, nata durante gli anni del liceo. "Non ho mai frequentato una scuola alberghiera. Però l'università mi ha insegnato a studiare e ad avere un metodo. Ho letto tantissimi libri di cucina", ha spiegato alla testata.
Dopo la laurea arriva l'assunzione in Ducati, ma quella che per molti sarebbe una carriera ideale si rivela presto non essere la sua strada. "Non ero particolarmente felice perché mi rendevo conto che accanto a me c'erano persone con molta più passione per quel lavoro. E senza passione è difficile fare davvero la differenza", ha raccontato a CiboToday. Da qui la decisione di concedersi sei mesi per capire se la cucina potesse diventare un mestiere.
Il primo a dargli fiducia è Enrico Bartolini: uno stage si trasforma rapidamente in un'assunzione, aprendo le porte a un percorso che prosegue nelle cucine tristellate francesi di Marc Veyrat, Yannick Alléno e Alain Ducasse.
Nel 2020 arriva il ritorno a Milano e la sfida più importante: guidare la cucina del Park Hyatt. Un incarico che inizialmente lo intimorisce. "Non mi sentivo assolutamente all'altezza", ha ammesso Paternollo, che oggi, oltre al ristorante Pellico 3, coordina tutta l'offerta gastronomica dell’hotel.
Il primo esemplare è andato all'asta durante il Yoshimura Meeting al Nasu Motorsports Land (2025), ma il brand giapponese pensa già a una produzione limitata, solo su commissione. Ecco storia, scheda tecnica (e prezzo!) di questa incredibile heritage special...
604: è il numero di gara che nel biennio 1986-1987 campeggiava sulla Suzuki GSX-R750 ufficiale Yoshimura al via della 200 miglia di Daytona, pilotata da Satoshi Tsujimoto. Non un numero qualunque, per due ragioni. La prima semplicemente burocratica: la "serie 600" era quella assegnata d'ufficio ai piloti "ospiti", che non possedevano una licenza AMA permanente. La seconda è invece storica: il 604 rappresenta la parabola del riscatto che ha visto protagonista la compagine giapponese impegnata oltreoceano. Se nel 1986 l'occasione del podio sfumò a causa di una noia meccanica, l'anno successivo Tsujimoto poté rifarsi con un 2° posto ottenuto alle spalle di Wayne Rainey (Honda) che - a quel tempo - ha rappresentato il miglior piazzamento di sempre per un pilota giapponese alla Daytona 200.
Una moto, un'epoca, un simbolo...
Tsujimoto in azione 200 miglia di Daytona (1986) con livrea rosso-nera, proprio quella ripresa dalla nuova special di Yoshimura
Nell'edizione 1987 la livrea della moto di Tsujimoto è invece bianco-azzurra. Anche il numero di gara cambiò nel corso di quella stessa stagione, passando così al 114 a partire dalla gara di Road Atlanta
Quarant'anni dopo, quel numero torna a vivere su un progetto che mescola nostalgia e tecnica moderna in modo tutt'altro che banale.
Tutto nasce nel 2024, anno in cui Yoshimura festeggia il proprio 70° anniversario di fondazione. L'azienda giapponese — famosa nel mondo per i suoi sistemi di scarico e per decenni di vittorie in pista — lancia il progetto Yoshimura Heritage Parts, un'iniziativa strutturata su tre pilastri:
Il problema che il progetto vuole risolvere è concreto: le GSX-R oil-cooled del periodo 1985-1991 circolano ancora in buon numero, ma i pezzi di ricambio originali sono sempre più introvabili. Yoshimura decide così di intervenire e lo fa con il piglio di chi quella moto la conosce bene, avendoci vinto in tutto il mondo.
Il primo passo pubblico è il Tokyo Motorcycle Show 2024, dove Yoshimura espone la cosiddetta "0å·è»Š" (vettura zero) — un prototipo denominato GSX-R750 Racer Replica "604", costruito esplicitamente come omaggio alla moto di Daytona '86 e come banco di prova per capire cosa funziona e cosa migliorare. Accanto, in esposizione, campeggia l'originale da gara del 1986: il confronto è immediato e l'effetto da "bocca aperta"...
La GSX-R750 #604 Complete Machine in versione stradale
Un anno dopo, al Tokyo Motorcycle Show 2025, Yoshimura presenta la versione definitiva: la GSX-R750 #604 Complete Machine — l'1å·è»Š, il numero 1 di serie. Non più un concept, non più un prototipo: una moto finita, vendibile e guidabile su strada. Proprio questo primo esemplare viene quindi consegnato al suo fortunato proprietario nel gennaio 2026, con tanto di cerimonia.
La base di partenza è sempre una GSX-R750 oil-cooled in buone condizioni, selezionata e preparata dai meccanici Yoshimura. Da lì, il lavoro di costruzione punta a creare quello che il brand definisce una "road-going racer": una moto da strada con un'anima corsaiola, non una semplice replica da museo.
Per il download della scheda tecnica in PDF, clicca qui.
Telaio e ciclistica:
Motore e alimentazione:
Freni:
Carenatura e dettagli:
Il primo esemplare è stato messo all'asta in formato online (ve ne abbiamo già parlato qui) con apertura delle offerte il 20 settembre 2025 e chiusura l'18 ottobre 2025 durante il Yoshimura Meeting al Nasu Motorsports Land. Partenza a 6.040.000 yen (circa 664.000 yen tasse incluse): al termine di 189 offerte, il martello è stato battuto a 12.414.000 yen — circa 76.000 euro al cambio attuale. Non male per una moto che ha il suo centro nevralgico in un motore anni '80!
La produzione futura di ulteriori esemplari sarà valutata caso per caso, in base alla disponibilità di veicoli base di qualità adeguata e alla domanda del mercato. I componenti sviluppati per questo progetto — come lo scarico in titanio, il kit forcella, il fenderless kit — verranno messi in vendita progressivamente tramite il portale YHP, consentendo a chi possiede già una oil-cooled di avvicinarsi allo spirito del #604 anche senza acquistare la moto completa.
Dotazione ricca, ruote alte e controllo di trazione di serie: il Voge SR16 punta sulla praticità nell'uso quotidiano. Ma quanto fa e quanto consuma? Ecco il giudizio del nostro Centro Prove
Gli scooter a ruote alte sono tra i più apprezzati per l'impiego urbano grazie alla maggiore stabilità offerta dai cerchi di grande diametro. Il Voge SR16 è tra i preferiti, infatti da un paio di anni è stabilmente nella top ten degli scooter più venduti. Si presenta con una dotazione completa, che comprende controllo di trazione disattivabile, sistema keyless, navigazione, dashcam frontale, parabrezza e bauletto in tinta. Il motore è un monocilindrico a quattro valvole raffreddato a liquido da 11,6 CV dichiarati. Ma quanto fa davvero? Ecco tutti i dati del nostro Centro Prove.
Il monocilindrico a quattro valvole si dimostra abbastanza pronto in partenza e riprende bene ai medi regimi, grazie anche alla trasmissione ben accordata. Secondo i nostri rilevamenti, il Voge SR16 raggiunge una velocità massima di 93,3 km/h, un po' limitata dall'ampio parabrezza di serie.
Molto buoni i consumi che, a fronte di un peso rilevato sulla nostra bilancia di 139,5 kg, sono di 47,14 km/l in città e 38,56 km/l nel percorso extraurbano. Utilizzando sempre tutta la potenza disponibile il dato scende a 27,50 km/l. Con il serbatoio da 7 litri l'autonomia raggiunge 269,9 km nell'impiego extraurbano e 192,5 km alla massima velocità .
Lo SR16 è uno scooter a ruote alte con telaio in acciaio, forcella telescopica e doppio ammortizzatore posteriore regolabile. Le ruote da 16 pollici all'anteriore e 14 al posteriore montano pneumatici stretti, mentre l'impianto frenante è a disco con ABS. Tra le dotazioni di serie figurano anche il controllo di trazione disattivabile, il sistema keyless, la strumentazione digitale con connessione Bluetooth e navigazione, la dashcam frontale, il parabrezza, i paramani e il bauletto da 34 litri in tinta. La capacità di carico è buona grazie alla pedana piatta, al vano sottosella che può ospitare un casco integrale e al cassettino nel retroscudo con presa USB. A bordo ci si sente subito a proprio agio grazie alla sella spaziosa con supporto lombare, al manubrio largo e ben posizionato e alla pedana piatta, anche se non molto larga. In città lo SR16 è leggero e rapido nei cambi di direzione, mantenendo precisione in curva e facilità nelle manovre. Aspetto negativo per le sospensioni, troppo rigide, che penalizzano un po' il comfort quando si affrontano buche e pavé.
Qui la nostra prova: Voge Sfida SR16, lo "sfidante" è ben dotato
Sconti, permute agevolate, kit in omaggio e formule finanziarie: ecco tutte le iniziative Kawasaki valide fino al 31 luglio. Ecco i dettagli...
Kawasaki rinnova fino al 31 luglio 2026 le promozioni dedicate alla propria gamma, con vantaggi che interessano moto stradali e offroad, oltre a diverse formule di finanziamento tramite Kawasaki Finance. Le offerte comprendono riduzioni di prezzo, contributi Trade In, kit di accessori in omaggio e condizioni agevolate per l'acquisto di numerosi modelli. Eccole una per una.
La Z900 beneficia di contributi Trade In differenziati: 1.000 euro per tutti gli allestimenti MY25 (prezzi da 8.990 euro) e 800 euro per i MY26 (da 9.190 euro).
Anche altri modelli rientrano nell'iniziativa Trade In:
La gamma Z500 e Z500 SE gode invece di vantaggi pari a 500 euro, con prezzi promozionali compresi tra 5.490 e 5.940 euro.
Per la W800 Kawasaki prevede uno sconto di 1.530 euro, con prezzo promozionale a partire da 9.160 euro.
Sulle Ninja 1100SX MY25 il costruttore abbina al Trade In da 1.000 euro anche un kit Tourer in omaggio: del valore di 1.550 euro sulla versione standard e di 1.300 euro sulla SE. I prezzi promozionali partono rispettivamente da 14.190 e 15.940 euro. Sui modelli MY26 rimane il kit Tourer in omaggio, senza il contributo Trade In.
Anche la gamma da fuoristrada rientra nelle promozioni di luglio:
Accanto alle promozioni retail, Kawasaki propone diverse formule di finanziamento.
Sulla Z900, acquistata tramite Kawasaki Finance, sono inclusi 12 mesi di assicurazione furto e incendio su tutti gli allestimenti e model year.
Per tutta la gamma sono inoltre disponibili finanziamenti a TAN zero per il nuovo MY25 (durata da 12 a 30 mesi e importi finanziabili da 1.500 a 7.000 euro) e per il nuovo (durata da 12 a 24 mesi e importi da 1.500 a 6.000 euro).
È attiva anche la formula Cash Plan – Fast Track per Z900, Z500, Versys 650, KLE500 e Z1100 di tutti gli allestimenti e model year: prevede TAN zero, durata di 11 mesi più VFG e importi finanziabili da 200 a 10.000 euro.
Per la KLE500 è infine disponibile un finanziamento dedicato con TAN 1,99%, durata da 12 a 36 mesi e importo finanziabile compreso tra 1.500 e 8.000 euro.
Un anello di circa 110 km tra Val Gardena e Val di Fassa attraversa il Parco Naturale Sciliar-Catinaccio e mette insieme alcuni dei passi e dei panorami più rappresentativi delle Dolomiti
Considerando frequenti saliscendi, una marea di tornanti e tratti anche piuttosto esposti, centodieci chilometri di montagna sono il giusto compromesso: s’impegna l’intera giornata ma non ci si stanca troppo. Un itinerario, quello che vi proponiamo qui, adatto a tutti, purchè con un minimo di esperienza in moto. Il percorso parte e arriva a Selva di Val Gardena e gira intorno al massiccio dello Sciliar, toccando il Catinaccio e la Val di Fassa prima di rientrare attraverso il Passo Sella. l filo conduttore del giro è il Parco Naturale Sciliar-Catinaccio, il primo istituito in Alto Adige, oggi parte del sito UNESCO delle Dolomiti. Qui le montagne non fanno solo da sfondo: accompagnano praticamente ogni tratto di strada e cambiano volto a ogni valle attraversata.
Come detto, le distanze sono contenute, ma le occasioni per fermarsi non mancano e il consiglio è quello di dedicare all'anello un'intera giornata.
La partenza è da Selva di Val Gardena, uno dei centri più conosciuti delle Dolomiti. Lasciato il paese, si imbocca la SS242 in direzione di Castelrotto, su una strada scorrevole che permette di prendere confidenza con il percorso. Nei mesi estivi conviene partire presto: il traffico non manca, soprattutto nei fine settimana, ma nelle prime ore della mattina si riesce ancora a guidare con tranquillità . A Castelrotto vale la pena fare la prima sosta. Il centro storico è raccolto e si visita in poco tempo; la piazza principale è dominata dal campanile della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, uno dei punti di riferimento del paese. È una pausa breve, giusto il tempo di un caffè e di fare due passi prima di tornare in sella.
Da qui si prosegue verso Fiè allo Sciliar, entrando nella parte più caratteristica dell'itinerario. La strada attraversa prati e boschi, mentre la sagoma dello Sciliar diventa sempre più imponente man mano che ci si avvicina. Poco prima del paese una breve deviazione porta a Castel Prösels, uno dei castelli rinascimentali meglio conservati dell'Alto Adige. Anche senza partecipare alla visita guidata, vale la pena fermarsi qualche minuto per osservare il complesso e il panorama che lo circonda. Chi preferisce una sosta all'aria aperta può invece raggiungere il Laghetto di Fiè, poco distante dalla strada principale. È facilmente accessibile e rappresenta una pausa piacevole senza allungare in modo significativo il percorso. Superato Tires, la strada sale verso il Passo Nigra. Non ha la notorietà di altri valichi dolomitici e forse è proprio questo il suo pregio. La carreggiata è più stretta, il traffico spesso meno intenso e la guida resta sempre piacevole, tra curve regolari, mai impegnative, e tratti immersi nel bosco. Ogni tanto si aprono scorci sullo Sciliar e sulle pareti del Catinaccio. Se trovate uno degli slarghi lungo la salita, vale la pena fermarsi qualche minuto: è uno dei punti in cui si apprezza meglio il paesaggio senza la confusione che caratterizza altri passi più conosciuti.
Dal Nigra si raggiunge in breve il Passo Costalunga, che segna il passaggio verso la Val d'Ega e la Val di Fassa. È una strada ben conosciuta dai motociclisti (ne incontrerete a decine) con un tracciato scorrevole e un fondo generalmente in ottime condizioni. Pochi chilometri dopo si incontra il Lago di Carezza, una delle soste più classiche della zona. Anche se è molto frequentato, soprattutto in estate, resta un luogo che merita una pausa. Il parcheggio si trova a ridosso della strada e il punto panoramico si raggiunge in pochi minuti a piedi. Nelle giornate limpide le acque del lago riflettono il profilo del Latemar, regalando uno degli scorci più caratteristici delle Dolomiti.
Lasciato Carezza si scende in Val di Fassa, attraversando una valle ampia e aperta dove il ritmo cambia rispetto ai passi appena percorsi. Si superano i centri abitati senza particolari difficoltà fino a Campitello di Fassa, da cui inizia l'ultima salita della giornata.
Il Passo Sella è il gran finale dell'itinerario. I tornanti non sono mai eccessivamente stretti e la strada sale con regolarità fino ai 2.240 metri del valico. Da quassù il Sassolungo domina il panorama e, nelle giornate più limpide, lo sguardo spazia sulle cime circostanti. Sosta obbligatoria. La discesa riporta rapidamente a Selva di Val Gardena, chiudendo l'anello.
Come accennato sopra, il giro è adatto a qualsiasi moto e non presenta particolari difficoltà tecniche. In estate, però, i passi dolomitici sono molto frequentati da auto, camper e ciclisti, soprattutto nei weekend e nel mese di agosto. Se possibile, conviene scegliere un giorno infrasettimanale e mettersi in viaggio di prima mattina: il traffico è più contenuto e anche le soste, dal Lago di Carezza a Castelrotto, si godono con un'atmosfera decisamente più rilassata.
Se 100 km non vi bastano: Scappo dalla città : le Dolomiti, la moto e 15 passi in un giorno
La francese GDF Suez una decina di anni fa presentò un Xmax 125 alimentato a metano. Invece di un grosso e pesante serbatoio del gas, c'era una bomboletta nel vano sottosella facilmente sostituibile
Il centro di ricerca di GDF Suez (colosso francese della produzione e distribuzione di energia elettrica e gas) nel 2012 realizzò questo prototipo alimentato a metano sulla base di uno Yamaha Xmax 125. Gli scooter "bifuel", cioè alimentati a benzina e a gas (metano o GPL) non sono una novità , in passato si cercò di fare qualcosa. Nel 2003 venne addirittura messo in commercio un kit GPL regolarmente omologato: lo produceva la Lovato (azienda specializzata in impianti GPL per auto) e permetteva di convertire gli scooter Euro 0 in veicoli "ecologici", esattamente come accade per le auto. Dopo un paio d'anni il kit uscì dai listini per lo scarso successo presso il pubblico e soprattutto le case costruttrici: unica eccezione la cinese Linhai che lo propose ufficialmente, mettendo a listino il Monarch 150 (uno scooter simile al Majesty) anche in versione GPL. 
Il prototipo di Xmax proposto da GDF Sue nascondeva però una novità molto interessante. Invece che in un serbatoio di metallo, grosso e pesante, il metano era contenuto in una bomboletta a sgancio rapido che stava nel vano sottosella e poteva essere sostituita in un attimo quando si scaricava. L'idea era di fare il pieno comprando la "ricarica" al distributore o in un negozio, come si fa per i fornelli da campeggio. Restava comunque la possibilità di far rifornimento nei (rari) distributori. La "bomboletta" era realizzata in materiale composito, robustissimo ma leggero per non penalizzare la maneggevolezza dello scooter. C'era però un grosso limite, l'autonomia: con una bomboletta piena si facevano solo 55 km, comunque sufficienti per gli spostamenti in città e per gli spostamenti più lunghi si poteva contare sempre sul serbatoio della benzina.
L'utilizzo del gas permette di ridurre le emissioni inquinanti: passando dalla benzina al metano (sullo stesso veicolo) il CO2 scende del 26% mentre l'ossido di azoto cala addirittura del 39%. I vantaggi all'epoca erano anche per il portafogli: il metano costava molto meno della benzina, con soli 3 euro si potevano percorrere circa 100 km. Ora con il prezzo del metano alle stelle la situazione è cambiata. L'intenzione annunciata da GDF Suez era di industrializzare questo sistema di alimentazione e poi metterlo in vendita, ma invece non se ne fece nulla. Secondo voi un'occasione persa?
Nel primo semestre del 2026 il mercato italiano delle due ruote cresce del 13,3%. A trainare le immatricolazioni sono soprattutto gli scooter, mentre le moto aumentano a un ritmo più contenuto. Honda continua a dominare
Il mercato italiano delle due ruote a motore chiude il primo semestre del 2026 con numeri positivi. Tra gennaio e giugno sono stati immatricolati 228.181 veicoli, pari a una crescita del 13,29% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A sostenere il risultato sono soprattutto gli scooter, mentre il comparto delle moto continua a crescere, ma con un ritmo più moderato.
Secondo Confindustria ANCMA, il diverso andamento dei due segmenti riflette anche un contesto economico ancora incerto, che spinge molti acquirenti verso mezzi più orientati alla mobilità quotidiana. Le moto, dopo gli anni di forte espansione successivi alla pandemia, sembrano invece avviarsi verso livelli di mercato più vicini alla normalità .
Anche il mese di giugno conferma il trend favorevole. Le immatricolazioni complessive raggiungono 50.512 unità , con un incremento del 14,28%. Gli scooter registrano la crescita più marcata, con 31.074 immatricolazioni (+18,56%), seguiti dalle moto, che salgono a 17.541 unità (+8,06%). In aumento anche i ciclomotori, che chiudono il mese con 1.897 veicoli e un incremento dell'8,03%.
Nel periodo gennaio-giugno gli scooter si confermano il segmento più dinamico del mercato, con 132.351 immatricolazioni e una crescita del 17,04%. Anche le moto mantengono il segno positivo, pur con un incremento più contenuto: le unità immatricolate sono 88.366, pari a un aumento del 7,94% rispetto ai primi sei mesi del 2025.
Prosegue anche la ripresa del mercato dei veicoli elettrici. A giugno sono state immatricolate 1.485 due ruote a zero emissioni, con un incremento del 63,55% rispetto allo stesso mese del 2025.
Nel cumulato del semestre le immatricolazioni raggiungono quota 5.376 unità , in crescita del 20,70%. ANCMA sottolinea inoltre con favore l'approvazione definitiva del DPCM Automotive, che destina 90 milioni di euro agli incentivi per l'acquisto di motoveicoli e quadricicli elettrici nel periodo 2027-2030, assicurando continuità alle misure introdotte nel 2021.
Torna a crescere anche il mercato dei quadricicli, che a giugno registra 1.927 immatricolazioni, pari a un incremento dell'1,21% dopo due mesi consecutivi in flessione. Il risultato del singolo mese non basta però a invertire la tendenza del semestre: tra gennaio e giugno i quadricicli si fermano a 8.631 unità , con una diminuzione dell'11,53% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Le preferite rimangono senza dubbio le adventure, con l'Africa Twin di Honda salda in prima posizione seguita a stratto giro dalla R GS 1300 di BMW e dalla Transalp di Honda, terza in classifica.
| Rank | Marca | Modello | Segmento | Totale Gen-Giu 2026 |
| 1 | HONDA | AFRICA TWIN | ADVENTURE OFF | 2.210 |
| 2 | BMW | R 1300 GS | ADVENTURE OFF | 2.207 |
| 3 | HONDA | XL 750 TRANSALP | ADVENTURE ON | 1.951 |
| 4 | BMW | R 1300 GS ADVENTURE | ADVENTURE OFF | 1.616 |
| 5 | YAMAHA | TENERE 700 | ADVENTURE OFF | 1.596 |
| 6 | CFMOTO | 450MT | ADVENTURE OFF | 1.451 |
| 7 | HONDA | NC 750 X | ADVENTURE ON | 1.446 |
| 8 | YAMAHA | MT-07 | NAKED | 1.446 |
| 9 | YAMAHA | TRACER 9 | TURISMO | 1.435 |
| 10 | YAMAHA | MT-09 | NAKED | 1.294 |
Poche nuove per gli scooter: Honda domina incintrastata grazie ai tre SH e all'X-ADV 750. Sest inviece il Liberty 125 di Piaggio.
| Rank | Marca | Modello | Segmento | Totale Gen-Giu 2026 |
| 1 | HONDA ITALIA | SH 125 | SCOOTER | 12.217 |
| 2 | HONDA ITALIA | SH 350 | SCOOTER | 7.527 |
| 3 | HONDA ITALIA | SH 150 | SCOOTER | 6.263 |
| 4 | HONDA | X-ADV 750 | SCOOTER | 4.904 |
| 5 | ZONTES | ZT368T-G | SCOOTER | 4.579 |
| 6 | PIAGGIO | LIBERTY 125 ABS | SCOOTER | 4.012 |
| 7 | HONDA ITALIA | ADV 350 | SCOOTER | 4.011 |
| 8 | KYMCO | AGILITY 125 S | SCOOTER | 3.897 |
| 9 | VOGE | SFIDA SR16 | SCOOTER | 3.805 |
| 10 | VOGE | SFIDA SR16 200 | SCOOTER | 3.739 |
Se il nostro Giacomo Agostini è il più vincente di tutti i tempi con 15 titoli iridati, lo spagnolo Angel Nieto lo segue da vicino con 13: una personalità eccezionale oltre che un infinito campione. Ecco la sua storia
Le classi 50 e 125 cm³ sono sempre state definite le â€classi minori†del mondiale Grand Prix eppure hanno incoronato uno dei campioni più grandi, secondo solo a Giacomo Agostini: “Ago†è il più vincente di tutti i tempi con 15 titoli iridati ma Angel Nieto lo segue da vicino: 13, anzi “12 + 1†come affermava lui, essendo estremamente superstizioso. Tutti conquistati nelle due cilindrate più piccole.

È stato il più grande campione mai avuto dalla Spagna, un idolo per gli appassionati fra la metà degli anni ‘60 e quella degli anni ‘80, amico personale del re e guardato con rispetto e timore dagli altri piloti. Nieto non si limitava ad andare fortissimo: ai box era un personaggio piacevole e cordiale, mentre in pista era un duro che conosceva tutti i trucchi del mestiere, colpi bassi compresi. E non guardava in faccia a nessuno.
“Angel in pista era davvero un avversario straordinario capace di ogni prodezza e di ogni 'cortesia' – disse di lui Eugenio Lazzarini –. Se non ricambiavi subito con altrettanta brutalità , potevi dire addio alla vittoria!â€.

Ma Angel Nieto non era soltanto un gladiatore: era famoso per la sua furbizia, che in tante occasioni è servita per risolvere un duello a suo favore, in altre per toglierlo dai guai. Come quella volta a Silverstone nel 1984, quando durante il giro di ricognizione si accorse che un semimanubrio della sua Garelli 125 si stava rompendo. Il tempo di sostituirlo sulla linea di partenza non c’era ma lui rovesciò a terra la cassetta degli attrezzi di un meccanico, e mentre questo raccoglieva tutto quanto, gli altri riuscirono a fare la sostituzione.
Era nato a Zamora il 25 gennaio 1947 e non era nato ricco. Arrivato a Barcellona senza un soldo, era stato assunto come apprendista alla Mototrans, importatore spagnolo della Ducati con cui aveva disputato le prime gare, riuscendo poi a farsi assumere dalla Derbi come meccanico e pilota.
Andava forte il ragazzino, e già nel 1964 conquistò i primi punti iridati con un quinto posto nel Gran Premio di Spagna classe 50; però solo nel 1967 cominciò a disputare l'intero campionato. Nel 1969 le prime due vittorie iridate e il primo titolo. Di lì al 1977 ne vinse altri cinque, cioè tutti tranne quello del 1971: quell’anno era in lotta con Jan de Vries ma fu costretto a ritirarsi nell’ultima gara – fatalità , proprio il Gran Premio di Spagna – lasciando campo libero all’olandese. Si consolò con il suo primo titolo nella 125, vincendo cinque gare; ne vinse altrettante l’anno successivo e conquistò così il secondo titolo iridato nella categoria, sempre in sella alla Derbi.

Con la Casa di Barcellona aveva debuttato e con essa rimase fino al 1972, dopodiché per due anni la minima cilindrata rimase senza il suo re, dedicatosi alla 125 prima con la poco competitiva Morbidelli e poi di nuovo con la Derbi. Nel 1975 il ritorno alla 50 con la Kreidler, quindi il passaggio alla Bultaco fino al 1977. Fu lì che incontro Jan Thiel, genio dei motori, e astutamente cercò di tenerselo vicino per tutto il resto della sua carriera, stringendo anche una forte amicizia. La Bultaco 125 aveva un rendimento alterno, a volte era veloce ed altre volte no, ed alterni furono i risultati del pilota spagnolo che vinse diverse gare ma accusò anche diversi ritiri finendo secondo nel 1976 e terzo nel 1977.
Nel 1978 il passaggio alla Minarelli, in squadra con Pierpaolo Bianchi, ma nelle prime sei gare collezionò cinque ritiri e un settimo posto; seguirono due secondi e un’infilata di quattro vittorie, ma Eugenio Lazzarini e la MBA avevano già preso il largo, per cui la corona iridata finì a Pesaro. Nel Gran Premio di Finlandia ci fu anche l’incidente costato una grave frattura della gamba a Bianchi, innescata da un sorpasso di Nieto in una lotta fratricida fra due piloti entrambi capaci di giocare duro. Molto duro.

L’anno dopo – era il 1979 – il riminese lasciò quella squadra e cominciò l’era di Nieto, numero 1 incontrastato prima della Minarelli e poi della Garelli, quando nel 1982 il marchio lombardo acquistò l’intero reparto corse della Casa bolognese. Angel venne affiancato dal giovane emergente Loris Reggiani, ingaggiato come secondo pilota dopo avere vinto il trofeo monomarca Aspes 125. Lo spagnolo era il più forte e il più carismatico, le moto erano di gran lunga le più veloci: uno strapotere che portò alla vittoria di tutte le gare in cui Nieto tagliò il traguardo, 8, tranne un paio di ritiri e uno svogliato 15º posto nell’ultima, a titolo ormai conquistato. Nonostante i successi, a fine stagione l’ing. Jorg Möller, progettista di quei formidabili motori, lasciò la squadra. Al suo posto venne chiamato Thiel ma nel passaggio si perse parecchio tempo, le moto andavano forte ma c’erano alcuni problemi da risolvere e ci furono alti e bassi: quattro vittorie e tre ritiri, più un paio di piazzamenti, valsero solo il terzo posto nella classifica finale.
Che fosse solo un problema di sviluppo lo dimostrano i risultati fino al 1984: 26 vittorie e quattro titoli mondiali in quattro anni, praticamente un monopolio che solo sporadicamente qualcuno era riuscito ad interrompere.
Stagione dopo stagione, Nieto si trovò in squadra anche altri campioni, piloti del calibro di Lazzarini e dell’emergente Fausto Gresini, ma lui restò sempre dì un altro pianeta. Nel 1984 addirittura le vinse tutte fino alla conquista del titolo. Centrato l’obiettivo, saltò la penultima perché non aveva mai amato la Finlandia dove per fare le prove bisognava svegliarsi troppo presto, e nell’ultima ci fu il patatrac. Amava le corse ma gli piaceva anche la bella vita, festeggiare e fare tardi la notte. Già matematicamente campione, nei giorni precedenti la gara del Mugello era andato in ferie a Ibiza, festeggiando a modo suo, e in Italia si presentò deconcentrato. Cadde alla curva dell’Arrabbiata facendosi male a un piede e fu la fine della sua carriera, perché smise di andare forte. L’anno successivo le Garelli 125 vennero affidate al Team Italia e lo spagnolo avrebbe dovuto correre con la Garelli 250 appena costruita, ma la moto aveva dei problemi e lui mancò per tre volte di fila la qualificazione; però nelle stesse occasioni Maurizio Vitali, suo compagno di squadra, riuscì ad andare a punti.
Nieto si fermò. Cominciava a non essere più sicuro di se stesso e chiese di provare la 125. Fece un test a Imola con una moto del Team Italia, Thiel barò mostrandogli tempi un secondo e mezzo migliori di quelli reali per dargli fiducia e lui si caricò. Finì la stagione con la Derbi 80 cm³, portò a termine una sola gara ma la vinse. Eppure qualcosa si era rotto e l’anno successivo conquistò solo piazzamenti sia nella 80, nuovamente con la Derbi, sia nella 125 con la Ducados, una MBA modificata dal team Pileri.

Fu il suo ultimo anno da pilota, dopodiché rimase nel motomondiale da team manager. Il capolavoro nel 1999: il suo pilota Emilio Alzamora era in lotta per il titolo della 125 ma mancavano ancora quattro gare alla fine; tutti pensarono a un’esagerazione quando dai box dette l’ordine a suo figlio Angel Junior di cedere la posizione al caposquadra facendogli guadagnare la miseria di 1 punto. Ma a fine stagione Alzamora diventò campione del mondo battendo Marco Melandri proprio per 1 solo maledettissimo punto.
Da pilota Nieto fece anche qualche tentativo nella classe 250 e a fine carriera assaggiò pure la 500, senza combinare niente di buono. Il suo regno erano le piccole cilindrate.
È scomparso nella sua Ibiza il 3 agosto 2017, otto giorni dopo essere stato tamponato mentre era alla guida di un quad, a seguito delle ferite riportate. Ma non è scomparso il ricordo di una personalità eccezionale e di un grandissimo campione: a lui è dedicata una delle piste più importanti della Spagna, il “Circuito de Jerez Angel Nietoâ€.
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