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#motociclismo #news #insella.it
Mondiale Motocross - Picchia il sole sullo storico tracciato di Teutschenthal dove oggi si sono disputate le manche di qualifica del settimo round della stagione 2026. Hanno brillato Febvre in MXGP e McLellan in MX2
Il settimo round della stagione è stato ospitato da una soleggiata Teutschenthal, tracciato tedesco che vede disputarsi qui la tappa del mondiale da ventisei anni. Terreno duro, canali profondi e tracciato ben articolato sono le principali caratteristiche qui in Germania.
La manche di qualifica della MXGP si apre con l’holeshot di Romain Febvre che viene da subito messo sotto pressione da Tim Gajser. I due si sfidano praticamente per tutta la durata della manche, ma il francese non concede spazi e si aggiudica la pole. Alle loro spalle altri due big: Lucas Coenen e Jeffrey Herligs che nonostante hanno dato una buona dose di spettacolo. Grazie a un sorpasso magistrale su Jonass, nel corso dei primi giri, Adamo fa sua la quinta piazza.
Bene, ma non benissimo la manche di qualifica in MX2 di Sacha Coenen che parte in testa davanti a tutti e conduce quasi in solitaria, ma un paio di scivolate, una nei primi e la seconda negli ultimi giri, lo relegano in sesta piazza. Beneficiano della prima caduta Camden McLellan, janis Reisulis, Liam Everts e Farres, che riescono a passare il belga prima che rimonti in sella e vanno ad imporre i loro ritmi. Da qui le prime posizioni sono praticamente stabilite e rimangono invariate, con il sudafricano della Triumph in testa. Valin invece approfitta della seconda scivolata e soffia a COenen la quinta posizione.
Sottotono qui il campione di casa, Simon Laegenfelder, che sembra non riuscire mai ad entrare in sintonia, chiude quindi ottavo, alle spalle di Valerio Lata.
Una caduta iniziale anche per Ferruccio Zanchi lo proietta fuori dai giochi.
Domani le gare saranno visibili in diretta su Discovery+, alle 13:00 e alle 16:00 la MX2 e alle 14:00 e alle 17:00 la MXGP. Su Eurosport 2, in differita il lunedì nei mattina a partire dalle 7:00 le quattro manche. Oppure rimanete con noi per la diretta web della MXGP alle 14:00 e alle 17:00.
Oberdan Bezzi immagina un V2 da 1.800 cm³ per Guzzi e lo monta su due muscle bike. Fantasia pura, ma stuzzicante
Da qualche tempo a Mandello si respira aria di calma piatta: tolto il V100, di novità davvero grosse se ne sono viste poche, e c'è chi comincia a chiedersi cosa bolle in pentola. Oberdan Bezzi, in arte Obiboi, ha deciso di rispondere a modo suo, cioè con la matita. E se quel silenzio nascondesse un motore nuovo di zecca, grosso come non se n'è mai visti dall'Aquila? L'idea attorno a cui ruotano i suoi ultimi due bozzetti — battezzati non a caso V 180 — è proprio questa: un bicilindrico a V da 1.800 cm³, quattro valvole per cilindro e raffreddamento misto aria/olio, pensato come base per un'intera famiglia di Super Guzzi.
Tanto per capirci: il V2 più grande mai costruito da Moto Guzzi è quello della California 1400, 1.380 cm³, a suo tempo salutato come il bicilindrico di serie più cubico d'Europa (e prima ancora il record stava ai 1.225 cm³ della MGS-01, che però era una fuoriserie da pista). Un 1.800 vorrebbe dire scavalcare quel primato di oltre quattrocento centimetri cubi: roba da far tremare i polsi. Fantascienza? Quasi di sicuro. Ma è esattamente il tipo di "quasi" su cui Obiboi costruisce i suoi sogni a due ruote.
Cattivella la Drag-0...
Per il debutto Bezzi sceglie la via più provocatoria: invece di calare il motorone in una comoda California o in una granturismo da chilometri — che sarebbe l'approdo più logico, e lo riconosce lui stesso — lo infila in una naked sportiva, la Magnum Sport (foto di copertina), costruita apposta per mettere in mostra quei cilindri monumentali. È un po' la nipotina cresciuta a pane e proteine della vecchia V7 Sport, con tutta la cattiveria che il nome promette. La seconda interpretazione, la Drag-O (qui sopra), abbandona ogni pudore: gommone da 240 al posteriore, linea bassa e tirata, vocazione da bruciasemafori. Una di quelle moto nate per fare il fumone scenografico al verde e poi sparire all'orizzonte.
Il riferimento, neanche troppo velato, è il mondo delle muscle cruiser alla XDiavel: tanta coppia ai bassi, estetica muscolare, l'idea di una custom che però sa correre. Solo che qui parliamo di Guzzi, marchio che con questo segmento ha sempre avuto un rapporto defilato. La domanda allora viene da sé, ed è la stessa che si fa Obiboi chiudendo i disegni con un sornione "la realizzeranno mai?": e se a Mandello, invece di sognare in silenzio, provassero davvero a tirare fuori l'artiglieria pesante?
Al Mugello le RS-GP fanno il vuoto: Raul davanti a MartÃn, Diggia terzo. Bezzecchi dalla pole solo quarto, Márquez quinto da reduce
C'è una decisione che ha spaccato la Sprint del Mugello a metà , ed è tutta nella mescola al posteriore. Mentre l'intero schieramento montava la soft, le due Aprilia ufficiali di Raul Fernandez e Jorge MartÃn se ne andavano con la media. Una scommessa che poteva costare cara nei primi giri e che invece ha pagato fino in fondo: i due si sono ritrovati da soli davanti, irraggiungibili per tutti gli altri.
In partenza, però, lo spettacolo l'ha fatto Marc Márquez. Staccata clamorosa alla curva 1, primo posto, salvo poi durare lo spazio di poche pieghe: Raul prima e MartÃn subito dopo se lo sono ripreso. Da lì in avanti la corsa è diventata una questione privata tra i due piloti Trackhouse, che notoriamente non si scambiano cartoline di Natale. Raul è sempre rimasto al comando; MartÃn ci ha provato nei due-tre giri finali, arrivando a quattro decimi, ma senza mai entrare davvero in zona sorpasso. A fine gara, dopo i veleni di Barcellona, lo spagnolo si è comunque complimentato con il team e con il compagno-rivale classe 2000.
Il terzo gradino del podio se lo prende Fabio Di Giannantonio: prima Ducati al traguardo e primo degli italiani, una conferma più che un lampo. Discorso diverso per Marco Bezzecchi, che partiva dalla pole ma al via è stato risucchiato dal gruppo, scivolando indietro nei primi metri. Ha poi ricostruito la sua Sprint pezzo per pezzo risalendo fino al quarto posto, senza però mai riavvicinarsi a Diggia.
Quinto Márquez, e qui il risultato vale più della posizione: venti giorni fa era sotto i ferri per un doppio intervento, e chiudere lì lottando di gomito non era affatto scontato, anche se nel finale la condizione fisica gli ha presentato il conto. A punti poi Aldeguer sesto e Pecco Bagnaia settimo, anonimo per due terzi di gara ma capace di un sorpasso di forza su Acosta nel finale. Ottavo Ai Ogura, fuori dai punti, in ordine, Moreira, Binder, Rins (prima Yamaha, dodicesimo), Marini, Quartararo, Viñales, Miller, Razgatlıoğlu, Pirro e Crutchlow. Caduti Bastianini (quinto giro, era ottavo) e Morbidelli, mentre Mir è rientrato ai box per un problema da chiarire.
Biker wave, ovvero il saluto che ci si fa tra motociclisti. Due dita, indice e medio, alzati a formare una V. È uno dei rituali più riconoscibili della cultura biker, ma perchè si fa? E sopriattuto, cosa significa?
Premessa importante: come spesso accade in questi casi, storia e leggenda tendono a mescolarsi. La teoria più famosa racconta che tutto sia nato nel 1904, quando William Harley e Arthur Davidson si incontrarono casualmente per strada in sella alle loro moto e si salutarono con un gesto della mano. All’epoca le moto erano ancora rarissime e vedere due rider incrociarsi era già di per sè un evento: chi assistette alla scena pensò che quel saluto fosse una sorta di codice tra motociclisti, e la tradizione iniziò lentamente a diffondersi. Un’altra teoria collega invece il gesto ai reduci americani della Seconda Guerra Mondiale: tornati a casa, i veterani continuarono a usare il simbolo della “V†di vittoria per salutare altri compagni che viaggiavano in moto. Non per nulla, furono gli stessi veterani USA a dar vita a quel sentimento di “fratellanza†da cui nacquero poi gli Hells Angels. Ci sono poi interpretazioni ancora più romantiche. Una leggenda racconta addirittura di due cavalieri medievali che si sarebbero salutati con le dita a V durante una sfida amorosa.
Così come le origini del gesto, sono numerose interpretazioni che ne vengono date. Il significato più diffuso è probabilmente “due ruote a terra, guida sicuroâ€. Non a caso il gesto classico viene fatto con indice e medio rivolti verso il basso, quasi a indicare l’asfalto. Non quindi il segno della vittoria reso celebre da Winston Churchill, ma un augurio di viaggio sicuro tra persone che condividono la stessa passione. Chiaro è che dietro al gesto c’è anche - e soprattutto - un senso di appartenenza molto forte. Guidare una moto significa esporsi di più, affrontare pioggia, vento, freddo, traffico e rischi che chi viaggia in auto spesso nemmeno si immagina. Una sorta di “solidarietà spontanea†per riconoscersi anche senza conoscersi.
Per quanto sia un gesto bello e spontaneo, la sicurezza viene prima di tutto. Ci sono situazioni in cui è meglio evitare. Per esempio durante una frenata, oppure sotto la pioggia, oppure nel traffico, dove acceleratore e frizione non si possono mollare o, ancora, slle strade veloci, quando il saluto può essere facilmente frainteso dagli automobilisti o semplicemente non visto dall’altro motociclista. Anche durante i grandi raduni spesso si rinuncia: altrimenti si finirebbe per guidare per chilometri con una mano sola.
Capita. E quasi sempre non è maleducazione. Inutile prendersela: rimane un fratello.
Magari l’altro non vi ha visto, sta cambiando marcia, è concentrato su una curva o ha semplicemente entrambe le mani impegnate. Oppure non ama particolarmente i rituali biker. Poco importa: il bello del saluto tra motociclisti è proprio il fatto che continui a esistere dopo oltre un secolo, tra tradizioni, racconti e leggende. In un mondo dove spesso nessuno guarda più nessuno, due dita abbassate verso l’asfalto continuano ancora a voler dire la stessa cosa: “buona stradaâ€.
Guida tecnica all'uso dei prodotti chimici nei motori ad alte prestazioni: cosa serve davvero e cosa rischia di danneggiare la moto
Con l’evoluzione dei motori motociclistici moderni – caratterizzati da regimi di rotazione elevatissimi, tolleranze millimetriche e normative anti-inquinamento sempre più stringenti (Euro 5 e oltre) – la manutenzione preventiva non è più solo un vezzo da puristi. In questo scenario, l'uso di additivi chimici è passato dall'essere considerato un insieme di "pozioni miracolose" a un vero e proprio strumento tecnico di officina.
Tuttavia, il mondo delle due ruote ha regole proprie e rigidissime: la cinematica e i lubrificanti di una moto sono profondamente diversi da quelli di un'auto. La domanda che ogni motociclista si pone davanti allo scaffale del ricambista è sempre la stessa: funzionano davvero o sono solo marketing? Per rispondere in modo scientifico, occorre analizzare le diverse macro-categorie di prodotti, tarando l'analisi sulle specificità meccaniche delle due ruote.
Si versano direttamente nel serbatoio, preferibilmente prima di effettuare il pieno per garantire una miscelazione omogenea e immediata. Rappresentano la categoria di più frequente utilizzo e, in molti casi, di maggiore utilità pratica.
I motori motociclistici moderni utilizzano iniettori con micro-fori estremamente piccoli e calibrati. I residui carboniosi e le lacche naturalmente presenti nella benzina commerciale possono parzializzarli nel tempo, causando irregolarità nell'erogazione, vuoti di potenza ai medi regimi e avviamenti difficoltosi a freddo. I pulitori chimici di qualità sciolgono questi depositi, ripristinando il corretto pattern di polverizzazione del carburante e ottimizzando la combustione.
A differenza delle auto, le moto subiscono spesso lunghi periodi di stop stagionale. La benzina verde attuale contiene una percentuale di etanolo che la rende igroscopica: assorbe umidità dall'aria, si degrada rapidamente e genera depositi gommosi o acidi capaci di corrodere i serbatoi e ostruire i condotti (o i getti, nel caso di moto d'epoca a carburatori). Gli stabilizzatori impediscono l'ossidazione del carburante fino a 12 mesi, preservando l'intero circuito.
ncrementano il potere antidetonante della benzina. Sono utili soprattutto sui motori sportivi ad alto rapporto di compressione per scongiurare il fenomeno del "battito in testa" (detonazione precoce), ottimizzando i tempi di accensione e garantendo la massima espressione dei cavalli disponibili.
Se nel mondo auto gli additivi per l'olio sono largamente diffusi, nel settore moto rappresentano il campo più minato e tecnico in assoluto. La stragrande maggioranza delle moto stradali e da pista condivide lo stesso olio per lubrificare tre componenti distinti: motore, cambio e frizione a bagno d'olio.
Si inseriscono nel motore subito prima del cambio d'olio, lasciando girare la moto al minimo per circa 10-15 minuti prima di svuotare la coppa. Servono a sciogliere morchie e depositi depositati sulle pareti o nei passaggi dell'olio più stretti. Sono utili se la moto ha una storia di manutenzione incerta o chilometraggi elevati, poiché assicurano che il nuovo olio lubrificante non si contamini immediatamente con i residui vecchi.
Mentre nelle auto i riduttori d'attrito superficiali migliorano l'efficienza, sulle moto dotate di frizione a bagno d'olio l'uso di antiattrito generici è altamente pericoloso. Diminuendo drasticamente il coefficiente d'attrito sulle superfici metalliche, questi prodotti causano lo slittamento precoce dei dischi frizione, compromettendone il funzionamento in pochi chilometri. Sulle moto si devono utilizzare esclusivamente additivi specifici certificati JASO MA o JASO MA2, formulati appositamente per non far slittare la frizione. I trattamenti antiattrito standard sono ammissibili solo su moto con frizione a secco (es. Ducati storiche o motori Boxer BMW tradizionali).
I motori motociclistici lavorano a temperature specifiche molto elevate e i radiatori delle moto, di dimensioni ridotte, necessitano della massima efficienza termica.
Disincrostanti: Eliminano calcare, ossidazioni e residui di vecchio liquido che si depositano sulle pareti interne del radiatore e dello scambiatore. Migliorano lo scambio termico, aiutando a contenere le temperature di esercizio nelle code cittadine o nell'uso intensivo in pista.
Sigillanti / Turafalle (Uso d'Emergenza): Formulati con microfibre o polimeri chimici, servono a tappare piccole crepe o micro-fori causati dall'impatto di pietrisco sul radiatore. Rappresentano una soluzione eccezionale "salva-viaggio" per evitare il surriscaldamento e l'appiedamento in mezzo al nulla, ma richiedono un lavaggio accurato del circuito e la riparazione definitiva una volta rientrati in officina.
Anche i motociclisti devono fare i conti con i complessi sistemi di catalizzazione Euro 5 ed Euro 5+. I pulitori specifici per catalizzatore e sonda Lambda eliminano i depositi carboniosi e i residui di olio incombusto che si accumulano sull'elemento sensibile della sonda e sulle celle del catalizzatore. Una sonda Lambda pulita legge correttamente i gas di scarico, permettendo alla centralina di mantenere il rapporto stechiometrico ideale, ottimizzando i consumi e garantendo la fluidità di risposta al comando del gas (riducendo il fastidioso effetto "on-off").
Cosa comprare e cosa evitare
| Tipo Additivo | Funzione Principale | Valutazione Tecnica per la Moto |
|---|---|---|
| Pulitore Iniettori | Rimuove incrostazioni e ripristina il getto | Consigliato (Ogni 5.000 - 10.000 km) |
| Stabilizzatore Benzina | Previene ossidazione nei lunghi stop | Indispensabile (Durante il rimessaggio invernale) |
| Engine Flush (Olio) | Elimina morchie prima del tagliando | Utile (Solo su motori chilometrici o vissuti) |
| Antiattrito Auto/Generici | Riduzione attriti meccanici interni | Pericoloso (Provoca lo slittamento della frizione) |
| Turafalle Radiatore | Sospende le perdite del liquido refrigerante | Emergenza (Solo per rientrare a casa) |
| Pulitore Lambda/Kat | Ottimizza le emissioni e la linearità d'erogazione | Consigliato (Su moto moderne Euro 4 / 5) |
Gli additivi chimici per moto non sono una spesa inutile, a patto di bandire i prodotti miracolistici e di comprendere le peculiarità delle due ruote. Se i pulitori dell'impianto di alimentazione e gli stabilizzatori per il rimessaggio invernale rappresentano strumenti fondamentali di manutenzione preventiva per preservare le prestazioni nel tempo, l'intervento sulla lubrificazione richiede competenza chimica rigorosa. La regola d'oro del motociclista resta una: leggere sempre le specifiche in etichetta e verificare la compatibilità con le frizioni a bagno d'olio. La chimica è un eccellente alleato della meccanica, purché usata con criterio scientifico.
Non tutte le moto possono andare in autostrada o tangenziale, dipende da cilindrata e potenza. Ecco le regole previste dal Codice della strada
Le regole che riguardano la circolazione in autostrada e tangenziale di moto e scooter sono contenute nell’articolo 175 del CdS e nella circolare del Ministero dell’Interno (Prot. 300/STRAD/1/0000014520.U/2021 del 28/12/2021). In particolare per le due ruote è vietata la circolazione in autostrada a:
- Motocicli di cilindrata inferiore a 120cm3 se a motore termico, e di potenza inferiore a 6 kW se a motore elettrico. Purché alla loro guida ci sia un maggiorenne.
- Motocarrozzette di cilindrata inferiore a 250 cm3 se a motore termico, mentre se a motore elettrico è sufficiente una potenza di soli 4 kW.
- Altri motoveicoli di massa a vuoto fino a 400 kg o di massa complessiva fino a 1300 kg, ad eccezione dei tricicli che devono essere di cilindrata non inferiore a 250 cm3 se a motore termico e comunque di potenza non inferiore a 15 kW, destinati al trasporto di persone e con al massimo un passeggero oltre al conducente.
L’accesso degli scooter a tre ruote omologati come tricicli in autostrada era vietato fino a quando, nel 2020, è cambiato il Codice della Strada. Secondo l’attuale normativa possono andare in autostrada i mezzi a tre ruote omologati come “tricicli†(cioè appartenenti alla categoria internazionale “L5e-Aâ€) di cilindrata non inferiore a 250 cm3 e comunque di potenza non inferiore a 15 kW. Se invece i tre ruote sul libretto portano l’omologazione “motociclo†per accedere all’autostrada è sufficiente che abbiamo un motore di cilindrata non inferiore a 120 cm3.
Come accennato sopra, moto e scooter elettrici possono accedere all’autostrada se hanno motore di potenza pari o superiore ai 6 kW.
Farsi trovare in autostrada con veicoli non autorizzati dal Codice comporta una sanzione amministrativa da 430 a 1.731 euro. Lo stesso Articolo 175 stabilisce inoltre che: “Accertate le violazioni […], gli organi di polizia impongono ai conducenti di abbandonare con i veicoli stessi l'autostrada, dando la necessaria assistenza per il detto abbandonoâ€.
Considerando i veicoli a cui è permesso accedere, per guidare motocicli in autostrada sono richieste:
- Patente A1 ottenibile a 16 anni che permette di guidare motocicli fino a 125 cm3. Attenzione però con questa patente per andare in autostrada bisogna aver compiuto 18 anni.
- Patente A2, ottenibile a 18 anni (motocicli di potenza non superiore a 35 kW con rapporto potenza/peso inferiore a 0,2 kW/kg);
- Patente A, ottenibile a 20 anni se si è in possesso da due anni di patente A2, altrimenti a 24 anni. Consente di guidare tutte le tipologie di motocicli;
- Patente B (per le auto) rilasciata prima del 1° gennaio 1986 che abilita alla guida di tutti i motocicli sia in Italia che nei Paesi UE. Se rilasciata da 1 gennaio 1986 e fino al 25 aprile 1988 abilita alla guida di tutti i motocicli soltanto in Italia; se rilasciata dopo il 25 aprile 1988 abilita solo alla guida di motocicli 125 cm3 con potenza non superiore a 11 kW: quindi niente autostrada.
Non esistono corsie preferenziali o vietate per i motociclisti: al casello, d’ingresso o di uscita, le regole rimangono le stesse che si seguono in automobile.
In prossimità del casello d’ingresso si ritira il biglietto cartaceo per far alzare la sbarra o, nel caso di Telepass, si rallenta e si attende l’inconfondibile segnale acustico. Stesso discorso per l’uscita: si “restituisce†in cassa (automatica o con addetto) il biglietto oppure, col Telepass, si attende semplicemente l’alzarsi della sbarra.
- Consiglio: se sprovvisti di Telepass, conviene riporre il denaro in un punto facilmente accessibile, magari in una tasca della giacca oppure, se montata, nella borsa serbatoio. Coi guanti, al casello, cercare moneta per moneta nel portafoglio lasciato nell’ultima tasca dello zaino potrebbe rivelarsi piuttosto complicato.
- Saltare la coda: è una bella tentazione, ma non si può fare. In prossimità del casello i sorpassi sono vietati. Anche in moto, si fa la coda, esattamente come si farebbe in automobile.
In moto i limiti di velocità non cambiano, cioè sono gli stessi previsti per le automobili. Salvo differenti segnalazioni, dovute per esempio alla nebbia o a lavori sulla carreggiata, il limite è di 130 km/h (i neopatentati invece devono tenersi a 100 km/h) mentre, in caso di pioggia, scende a 110 km/h.
Le moto hanno diritto a uno sconto del 30% sulle tariffe delle autostrade. Per ottenerlo occorre fare il pagamento con uno dei sistemi di telepedaggio associato alla targa della moto. Lo sconto è attivo su tutte le tratte autostradali.
La CBR600RR viene coinvolta in una campagna di richiamo legata a un elevato consumo d’olio. Secondo quanto emerso, l’intervento potrebbe richiedere anche un mese
Nel gennaio 2026 Honda aveva avviato negli Stati Uniti e successivamente in Europa due distinti richiami relativi a problemi di consumo d’olio anomalo. Se per la CB1000 Hornet il problema riguarda pistoni e fasce elastiche, obbligatoriamente da sostituire, nel caso della CBR600RR il richiamo sarebbe invece riconducibile alla lavorazione dei cilindri.
In un primo momento si era ipotizzato che anche sulla CBR600RR (qui la nostra prova) il problema fosse legato a una tensione insufficiente delle fasce elastiche, con conseguente passaggio di olio in camera di combustione. Secondo quanto comunicato da Honda, però, l’origine del difetto sarebbe diversa: il consumo d’olio e i possibili danni conseguenti deriverebbero da una rugosità non corretta della superficie interna dei cilindri. In pratica, il processo di levigatura effettuato sui motori del model year 2024 non sarebbe avvenuto correttamente. Per questo motivo Honda dovrà misurare i cilindri dei motori coinvolti. Secondo quanto riportato, potrebbero essersi verificati tre scenari:
Tra queste ipotesi, quella ritenuta più probabile sarebbe la seconda, cioè una rugosità eccessiva della superficie dei cilindri.
Anche in questo caso gli interventi non saranno effettuati nelle normali officine autorizzate. Le moto interessate verranno trasferite in centri specializzati allestiti appositamente in Europa, dove i motori saranno smontati fino a rendere possibile la misurazione dei cilindri.
Se la rugosità rilevata dovesse risultare fuori tolleranza, Honda potrebbe procedere con la sostituzione completa del motore. La procedura è differente rispetto a quella prevista per la CB1000 Hornet perché i due propulsori hanno una struttura diversa. Sulla Hornet la bancata cilindri può essere rimossa e i pistoni sostituiti separatamente; sulla CBR600RR, invece, il gruppo cilindri è integrato nella parte superiore del basamento e non può essere sostituito facilmente. Per questo motivo, nei casi più problematici, la soluzione scelta potrebbe essere il cambio completo del motore. La nota più dolente? Le tempistiche. Al momento non sono stati comunicati i tempi necessari per completare l’intervento. Secondo un caso riportato in Giappone, l’intera procedura avrebbe richiesto circa un mese.
La patente non dura in eterno e periodicamente bisogna rinnovarla sottoponendosi a una visita medica. Ecco quanto costa, quando va fatta e le pratiche necessarie
Così come disposto dall’Articolo 126 del Codice della Strada, la patente di guida può avere una validità diversa a seconda del tipo e dell’età di chi l’ha conseguita. Una volta scaduta, anzi, prima che scada, bisogna attivarsi per il rinnovo. Vediamo come si fa.
A prescindere che si tratti di AM, A1, A2 oppure A, la patente moto ha una validità di 10 anni dal conseguimento. Superati i 50 anni d’età , la patente andrà rinnovata ogni 5 anni, mentre gli over 70 dovranno rinnovarla ogni 3 anni. Infine gli over 80, sono chiamati al rinnovo ogni 2 anni.
La patente si può rinnovare solo quando mancano meno di 4 mesi dalla data di scadenza (la data è riportata al punto 5 del tesserino, vedi immagine qui sotto). Può invece essere rinnovata fino a 3 anni dopo la scadenza ma ovviamente con patente scaduta anche solo di un giorno non si può circolare.
Decorsi 3 anni dalla scadenza gli uffici della MCTC valutano il singolo caso, eventualmente richiedendo chiarimenti all'interessato, e solo se persistono dubbi sull'idoneità dell'interessato dispongono la revisione della patente. L'ufficio provinciale della Motorizzazione dovrà tenere in considerazione le giustificazioni fomite dall'interessato sul perché non ha rinnovato la patente per così tanto tempo e valutare caso per caso. Se invece la patewnte è scaduta da 5 anni, bisognerà sottoporsi ad un esame di pratica.
Prima dell'entrata in vigore dell'articolo 7 del Decreto legge del 9 Febbraio 2012, la patente scadeva in funzione della data in cui era stata fatta la visita medica per il rinnovo oppure, in caso di primo rinnovo, in funzione della data di primo rilascio. Il decreto indicato ha stabilito che dopo il 19 Gennaio 2013 la scadenza della patente coincide con la data del compleanno. Un modo più semplice per ricordarsi quando scade la licenza.

Il rinnovo della patente consiste in una visita per l'accertamento dei requisiti fisici e psichici di idoneità alla guida da parte di medici abilitati. Nessun esame pratico o teorico da sostenere, quindi, ma solo una visita medica (la stessa a cui ci si è sottoposti quando si ha preso la patente la prima volta). In particolare, ci si dovrà sottoporre all’esame visivo ed uditivo.
Esistono due strade: o si passa per l’agenzia, cioè l’autoscuola o una sede ACI, oppure si fa tutto (o quasi) da soli, recandosi presso un’ASL del territorio o le altre strutture autorizzate (vedi sotto). Com’è ovvio si dovranno sostenere costi differenti, anche se non di molto.
Il costo totale per il rinnovo della patente in autoscuola si aggira tra i 90 e i 130 euro.
I costi sono:
- 16 euro per la marca da bollo;
- 10,20 euro per i diritti della Motorizzazione;
- 6,8 euro per la spedizione della patente
- 30-90 euro per il costo della visita medica.
Le prime tre voci sono spese fisse, mentre l’ultima, la visita medica, è variabile: il costo può variare in base alla Regione di appartenenza.
Se si preferisce fare da soli, il rinnovo può essere fatto presso le sedi abilitate alla pratica. Ecco quali sono.
Prenotato l’appuntamento, ci si presenta il giorno della visita muniti dei seguenti documenti:
- Documento d’identità valido;
- Patente scaduta o in scadenza;
- Tessera sanitaria;
- Attestazioe di pagamento di 16 euro per la marca da bollo;
- Attestazione di pagamento di 10,20 euro per i diritti della Motorizzazione;
- Foto tessera recente.
Terminata la visita, che ovviamente dovrà avere esito positivo, è lo stesso medico ad inviare tutta la documentazione per via telematica alla Motorizzazione Civile. Al medico si pagherà direttamente il costo della visita (mediamente intorno ai 40 euro).
Le tariffe e i costi delle pratiche differiscono in 3 Regioni a statuto speciale e nelle due Province Autonome rispetto a quanto previsto a livello nazionale, sono differenti: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia. Per conoscere le informazioni sui versamenti e i pagamenti da effettuare, i residenti che abitano in queste Regioni e Province possono chiamare gli uffici della Motorizzazione, oppure rivolgersi direttamente ai siti web delle amministrazioni locali.
Qui è tutto più semplice e veloce: è l’autoscuola che prenota per voi la visita medica (generalmente si svolge in determinati giorni presso la stessa agenzia). I documenti richiesti sono in questo caso la patente di guida (quella vecchia, che sta per o che è già scaduta), un documento d’identità , il codice fiscale e una fotografia formato tessera (senza occhiali).
In entrambi i casi (rinnovo da privatista o con autoscuola) la nuova patente sarà recapitata all’indirizzo del titolare entro 15 giorni dalla visita medica. La spedizione avviene mediante posta assicurata ( 6,80 euro da pagare al postino, oppure in agenzia). Al titolare della patente viene immediatamente rilasciato il “permesso provvisorio di guida†che, appunto, permette di guidare in attesa di ricevere la nuova patente. È valido su tutto il territorio Nazionale ma non all’estero, nemmeno nei paesi dell'Unione Europea.
Cosa succede nel caso in cui la nuova patente non venga consegnata? I casi possono essere ripetuti (il postino non ci trova mai a casa, il più comune), pertanto è bene sapere cosa fare e a chi rivolgersi in base alle circostanze.
Di solito, la procedura è la seguente:
- Primo tentativo di consegna fallito: il postino lascia un avviso, il soggetto che attende la nuova patente può concordare un appuntamento entro 10 giorni per la consegna.
- Secondo tentativo di consegna fallito: il postino lascia un nuovo avviso, nel quale comunica che sarà effettuato un terzo tentativo entro i successivi 20 giorni.
- Terzo tentativo di consegna fallito: il postino lascia un avviso di giacenza nel quale indica l’ufficio postale dove si trova la patente che andrà ritirata dal soggetto in persona entro 60 giorni.
- Mancato ritiro all’ufficio postale: la nuova patente ritorna al Ministero dei Trasporti che annulla il documento.
Trascorso quest’ultimo lasso di tempo bisognerà seguire un’altra procedura, ovvero chiamare il numero verde del Ministero dei Trasporti 800 232 323 e chiedere la stampa e l’invio di un nuovo documento, quindi ripetere l’iter sopra riportato.
Un altro numero da poter chiamare è il numero verde di Poste Italiane, riservato al Servizio di stampa e consegna patenti e carte di circolazione: 800 979 416 (non è possibile chiamare da cellulare).
In alternativa, si può scrivere un’e-mail all’indirizzo uco.dgmot@mit.gov.it: nella comunicazione bisogna indicare i propri dati anagrafici, il numero della patente, la data della visita medica (allegando la copia della ricevuta) e l’indirizzo del domicilio.
Cosa si rischia se pizzicati alla guida con patente scaduta? L'articolo 126 del cds prevede una sanzione pecuniaria che va da 158 a 638 euro. A decidere l’importo sono le autorità competenti in base a diversi fattori, fra i quali da quanto tempo è scaduto il documento.
La revisione della patente e il rinnovo della stessa sono due cose completamente diverse. Infatti, mentre il rinnovo è una pratica ordinaria che segue determinate tempistiche, la revisione è un provvedimento imposto dall’autorità , finalizzato a verificare la sussistenza dei requisiti psicofisici indispensabili per mettersi alla guida. Questo provvedimento implica la ripetizione dell’esame completo di guida. La revisione della patente può avvenire, ad esempio, dopo un ritiro della patente per comportamenti alterati (ad esempio, per aver guidato in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti), oppure per un rinnovo effettuato dopo almeno 5 anni dalla scadenza del documento.
Honda ha definito l’intervento tecnico per risolvere il problema dell’eccessivo consumo d’olio che interessa la CB1000 Hornet. Nella maggior parte dei casi verranno sostituiti pistoni e fasce elastiche, mentre il motore completo sarà cambiato solo in situazioni particolari…
Dallo scorso gennaio 2026 la Honda CB1000 Hornet è finita al centro dell’attenzione per il richiamo legato a un elevato consumo d’olio che, nei casi peggiori, può portare alla rottura del motore. Per diversi mesi non era ancora chiaro quale sarebbe stata la soluzione definitiva scelta da Honda. Nel frattempo, il costruttore aveva previsto controlli gratuiti del livello dell’olio con eventuale rabbocco.
La soluzione individuata non è da poco e prevede la sostituzione di tutti e quattro i pistoni insieme alle relative fasce elastiche. Già a gennaio questi componenti erano stati indicati come difettosi, ma non era ancora stata definita la procedura tecnica per l’intervento.
La sostituzione non verrà effettuata presso i normali concessionari: le moto interessate saranno invece inviate in centri di assistenza dedicati, allestiti appositamente in Europa. Durante il periodo necessario per i lavori, Honda dovrebbe mettere a disposizione una moto sostitutiva, quando possibile. Al momento non sono ancora stati comunicati tempi precisi per l’avvio delle operazioni.
Per diverso tempo aveva circolato l’ipotesi che Honda avrebbe sostituito direttamente tutti i motori. In realtà , la particolare struttura del propulsore - derivato da quello della Fireblade SC59 - rende fortunatamente possibile un intervento meno invasivo. Il motore utilizza infatti una bancata cilindri imbullonata: una volta rimossa la testa, il gruppo cilindri può essere smontato permettendo la sostituzione dei pistoni in modo relativamente semplice, almeno dal punto di vista teorico.
In alcune situazioni Honda procederà comunque alla sostituzione completa del motore. Succederà nei casi in cui, durante le analisi dell’olio effettuate in officina, vengano trovati corpi estranei o particelle metalliche riconducibili a danni causati dall’eccessivo consumo d’olio.
Tra quelli del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano non è certo il più famoso né il più frequentato, anzi. Ignorato dalla maggior parte dei motociclisti, il Passo della Scalucchia può essere affrontato in giornata completando un bell’anello col Cerreto
Nei dintorni ce ne sono di molto più famosi (e trafficati), come quello del Lagastrello o del Cerreto. Sconosciuto ai più, il Passo della Scalucchia rimane invece fuori dai radar ma, proprio per questo, assolutamente da fare. Sarà per il traffico quasi assente, per l’ambiente ancora molto selvaggio oppure per quella sequenza di curve strette e cambi di panorama che costringono a rallentare il ritmo e godersi davvero la strada, specialmente in bella stagione, quando nel weekend le strade sono prese d’assalto.
Siamo nel territorio dell’Appennino reggiano, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il valico raggiunge quota 1.367 metri e collega Succiso con Valbona e Pratizzano, sulle pendici dell’Alpe di Succiso, montagna che supera i 2.000 metri e domina tutta questa parte dell’Appennino. Dal punto di vista motociclistico, lo Scalucchia funziona benissimo inserito in un giro più ampio tra Emilia e Lunigiana. Una delle soluzioni più piacevoli parte da Villafranca in Lunigiana e sale verso il sopra ricordato Passo del Lagastrello lungo la SP74: una strada scorrevole, immersa nel verde, che prepara bene al tratto successivo, più stretto, più tecnico e decisamente più isolato.
Dal Lagastrello si entra in Emilia-Romagna e si prosegue verso Ramiseto e Valbona, dove inizia la salita vera verso lo Scalucchia. Da lì si può poi rientrare verso la SS63 e il Cerreto, costruendo un anello molto piacevole da percorrere in giornata.
La SP15 che attraversa il passo non è larga e in diversi tratti richiede attenzione, soprattutto nei punti più chiusi nel bosco. I tornanti sono numerosi - una quindicina circa - ma mai troppo stretti o spezzati. Una guida è fluida, fatta più di ritmo che di staccate violente. Il versante di Valbona è quello più movimentato: qui le pendenze arrivano anche al 13% e la strada prende quota rapidamente. In compenso il panorama si apre spesso sull’alta valle del Secchia e sui prati di altura. Verso Succiso, invece, l’ambiente cambia completamente, con la carreggiata entra nei boschi di faggi e abeti e alcuni tratti rimangono in ombra anche in piena estate.
L’asfalto è stato sistemato negli ultimi anni e nel complesso si presenta in buone condizioni, anche se non manca qualche avvallamento o, specialmente sotto i grossi pini sul ciglio della strada, qualche tratto sporco e più insidioso. Dopo pioggia o temporali è facile trovare aghi di pino, ghiaietta e residui trascinati sull’asfalto, quindi conviene sempre mantenere un certo margine. Come accennato, un aspetto piacevolissimo del giro riguarda la quasi totale assenza di traffico veicolare. Anche nei weekend estivi qui si incontra molta meno gente rispetto ai passi più conosciuti della zona e, spesso, capita di guidare per chilometri senza trovare auto o gruppi numerosi di motociclisti.
Succiso è il punto dove vale la pena fermarsi almeno qualche minuto. Piccolo, silenzioso, circondato dalle montagne, conserva ancora l’aspetto ed il carattere da borgo appenninico. Fermarsi per un caffè in uno dei bar del paese è una buona idea. Anche la zona di Pratizzano merita una deviazione, soprattutto per i panorami aperti sui prati d’altura. Poco oltre il passo, verso Succiso, si incontra inoltre il Monte Ledo, indicato da un cartello lungo la strada e conosciuto soprattutto da chi frequenta spesso queste montagne. Se avete tempo, la deviazione vale la pena.
Se si decide di allungare il giro, un’altra tappa interessante è Ligonchio, oggi parte del comune di Ventasso. Oltre al lago artificiale, per gli appassionati del genere c’è anche la storica centrale idroelettrica, un edificio che spicca parecchio nel paesaggio e racconta una parte importante della storia industriale dell’Appennino reggiano.
Tra fine maggio e inizio ottobre è il periodo migliore. In estate lo Scalucchia è perfetto quando in pianura si boccheggia: quota, boschi e poca urbanizzazione mantengono temperature decisamente più piacevoli. In primavera e autunno serve invece un po’ più di attenzione. Il meteo cambia rapidamente e non è raro trovare umidità , nebbia o tratti sporchi anche dopo giornate apparentemente serene. In inverno, invece, neve e ghiaccio possono portare a chiusure temporanee del passo.
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