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#motociclismo #news #insella.it
Sono ben 10 le novità scooter a ruota bassa che potremo guidare nel 2026. Tutti ben equipaggiati, si distinguono per stile , prestazioni e componentistica: due hanno persino il telaio in alluminio!
Gli scooter 125 da guidare con la patente B sono l'alternativa più pratica, veloce e conveniente all'automobile per muoversi in città . Ce ne sono davvero tanti, e proprio quest'anno ne arriveranno sul mercato molti altri. Vediamo i nuovi modelli a ruota bassa, che grazie a cerchi di minor raggio offrono maggior abitabilità in sella, più spazio e una posizione di guida più rilassata.
Il primo scooter di CFMOTO a sbarcare nel mercato italiano è spinto da un motore monocilindrico quattro tempi di 125 cm³, con raffreddamento a liquido e una potenza massima dichiarata di 15 CV. Elegante e moderno nel design, con un frontale caratterizzato dal grosso gruppo ottico con luci DRL che si estendono fino ai lati del parabrezza, offre un ampio vano sottosella e una pedana spaziosa. Ricca anche la dotazione, con parabrezza regolabile in altezza, luci full LED, avviamento keyless, display digitale e due prese di ricarica nel retroscudo. L’impianto frenante è a doppio disco con ABS e, per una maggior sicurezza, c’è anche il controllo di trazione. Arriverà nel corso del 2026, ma al momento non conosciamo ancora il prezzo.
Disponibile nelle cilindrate 125, 160 e 200 cm³, lo scooter Mecha si caratterizza per un design ispirato al cyberpunk. Elementi modulari e linee spigolose caratterizzano il frontale e lo scudo, estendendosi fino ai fianchi e al posteriore, con un gruppo ottico orizzontale che è parte integrante del design. Estetica a parte, il Mecha offre una dotazione di livello: troviamo un impianto frenante firmato Nissin con due dischi sorvegliati da un ABS Bosch, ed è offerto di serie anche il controllo di trazione. A completare la dotazione troviamo i gruppi ottici full LED, un display TFT a colori, sistema di accensione keyless con apertura sella e vano serbatoio centralizzati e comandi al manubrio con profilo retroilluminato.
Tra le novità Morbidelli 2026 spicca l’SC125GT, uno scooter pensato per il commuting urbano ma anche per qualche gita fuoriporta, grazie a una dotazione da GT “veroâ€. Il motore è un monocilindrico di 124,8 cm³ con distribuzione monoalbero, quattro valvole e raffreddamento a liquido. La potenza massima è di 14,3 CV a 8.500 giri. La ciclistica si basa su un telaio a doppia culla in acciaio ed offre cerchi in lega da 14 pollici con pneumatici 100/90 all’anteriore e 120/70 al posteriore. Il comparto sospensioni è composto da una forcella telescopica e da un doppio ammortizzatore posteriore regolabile nel precarico. Il peso dichiarato in ordine di marcia è di 140 kg, l’altezza della sella di 78 cm. La dotazione è davvero completa, con avviamento keyless, display TFT a colori da 5 pollici con connettività Bluetooth, comandi retroilluminati, doppia presa USB (Tipo A e Tipo C) e illuminazione full LED con luci di emergenza integrate. Sul fronte sicurezza troviamo invece di serie ABS a doppio canale e controllo di trazione.
Azienda leader nel settore dei veicoli elettrici, Niu ha presentato alla scorsa edizione di EICMA l’FQIX, uno scooter da città caratterizzato da una linea moderna e appariscente, con grafiche sportive camouflage e una cover frontale intercambiabile, che permette di variare le colorazioni con poche e semplici mosse. Altra peculiarità di questo veicolo, omologato L1e (50 cc) o L3e, quindi paragonabile a un 125 cm³ con motore endotermico, è l’ampio vano sottosella, reso possibile dal posizionamento delle batterie sotto la pedana piatta. Ricca la dotazione di serie, che prevede dashcam posteriore, display TFT a colori da 5†con navigazione cartografica sviluppata in collaborazione con Google Maps, fanaleria full LED, freni a disco con ABS e controllo di trazione di serie. I tempi di ricarica, che avvengono attraverso le comuni prese domestiche, sono particolarmente interessanti: tre ore utilizzando la singola batteria, sei invece se si usano entrambe per ottenere le massime prestazioni. Velocità massima e autonomia valgono rispettivamente 80 km/h e 100 km.
Il Pulsion Evo è uno scooter GT dedicato al commuting cittadino. Offre un buon comfort anche in coppia grazie alle dimensioni generose, alla sella ampia e ben imbottita e a un vano sottosella in cui si possono collocare due caschi. Ben protettivo anche lo scudo, mentre il piccolo parabrezza, in questa versione, promette di proteggere solo parte del busto. Per chi desidera più spazio e un maggior riparo aerodinamico è disponibile la versione Evo Ruban, con plexi maggiorato e bauletto posteriore in tinta con le sovrastrutture. È spinto da un motore monocilindrico di 125 cm³ con raffreddamento a liquido e una potenza massima dichiarata di 13,2 CV e 12 Nm di coppia. Le ruote sono di 14 pollici l’anteriore e 13 pollici la posteriore, con cerchi in lega e coperture stradali, mentre l’impianto frenante a doppio disco è dotato di ABS a due canali. Il comparto sospensioni prevede una forcella a steli tradizionali di 37 mm di diametro e una coppia di ammortizzatori posteriori, mentre il serbatoio ha una capienza di circa 11 litri. La velocità massima dichiarata è di 115 km/h.
SWM propone questo scooter-adventure in due versioni: con motore monocilindrico di 125 cm³ e circa 12 CV di potenza massima, e con motore monocilindrico di 276 cm³ e 27 CV. A livello ciclistico troviamo una forcella a steli rovesciati e un doppio ammortizzatore posteriore regolabile nel precarico. L’escursione su entrambi gli assi è di 127 mm. L’impianto frenante prevede due dischi: 240 mm il diametro di quello anteriore, 220 mm quello del posteriore, sui quali agisce un sistema combinato. L’estetica è da scooter-adventure, con linee muscolose e squadrate, tunnel centrale e scudo ampio. I cerchi sono entrambi di 14†a raggi e con pneumatici leggermente tassellati. Di serie troviamo display TFT, luci full LED, avviamento tramite smart key e presa USB. Venturo 125 è equipaggiato inoltre con il sistema start&stop per ridurre i consumi.
Per questa nuova versione del Fiddle 125, scooter che alla Casa taiwanese ha dato molte soddisfazioni, sono state introdotte nuove funzionalità e una serie di aggiornamenti tecnologici. I gruppi ottici sono ora interamente a LED, il pannello strumenti è dotato di un display LCD di nuova generazione che regola automaticamente la luminosità in base alla luce ambientale e l’avviamento avviene tramite sistema Keyless 2.0. Passando alla tecnica, il Fiddle è dotato del sistema A.L.E.H., costituito da una sospensione motore anti-sollevamento che controlla l’assetto in accelerazione. Per il resto, la ciclistica ha un’impostazione tradizionale: telaio in tubi di acciaio con forcella telescopica e sospensione posteriore con gruppo motore/trasmissione basculante e due ammortizzatori. I freni sono a disco e le ruote sono di 12 pollici. Il motore monocilindrico quattro tempi raffreddato a liquido ha una cilindrata di 125 cm³ e una potenza massima di 12,2 CV a 8.500 giri/minuto, con una coppia di 11 Nm. La sicurezza è garantita da ABS e controllo di trazione, mentre la sella dista solo 78 cm da terra.
Il nuovo SR125 GTS si inserisce nella gamma degli scooter 125 della Casa cinese, distinguendosi per un design sportivo ed affilato ma soprattutto per una dotazione completa pensata per l’uso quotidiano. Il motore è un monocilindrico quattro tempi di 125 cm³ raffreddato a liquido, con una potenza massima di 12,3 CV a 8.750 giri/min. L’avviamento è elettrico e la Casa dichiara un consumo medio superiore ai 35 km/l. Il telaio è un tubolare in acciaio, abbinato a una forcella a steli tradizionali e a un doppio ammortizzatore posteriore regolabile nel precarico. L’impianto frenante è a doppio disco con ABS. Le ruote sono da 14†l’anteriore e 13†il posteriore. La dotazione di serie include luci full LED, display LCD, sistema keyless, controllo di trazione, dash cam integrata, sella e manopole riscaldabili, oltre al portapacchi posteriore in alluminio con maniglioni per il passeggero. Interasse, altezza della sella e peso valgono rispettivamente 132 cm, 77,5 cm e 138 kg.
ZT 125-V
I nuovi ottavo di litro di Zontes nascono su una base tecnica comune con motore monocilindrico quattro tempi di 125 cm³ e 15 CV (quindi guidabili con patente A1 a sedici anni o con la B) e consumi molto bassi: la Casa dichiara 1,8 litri per 100 km. La novità nascosta, però, è il telaio in alluminio, una soluzione raffinata che consente di risparmiare sul peso e che è disponibile solo su altri due scooter: lo Yamaha TMAX e il Kymco AK 550. Tutti gli altri rivali adottano soluzioni in tubi d'acciaio.
ZT 125-X
La ciclistica comprende poi una forcella a steli tradizionali e una coppia di ammortizzatori posteriori regolabili nel precarico. Le ruote sono da 14 pollici all'anteriore e da 13 al posteriore; entrambi i freni sono a disco e dotati di sistema ABS. Il serbatoio ha una capienza di 11 litri, il peso in ordine di marcia è di 112 kg, mentre la sella è posta a soli 77 cm da terra. Lato tecnologico, entrambi gli scooter adottano il sistema di accensione keyless, luci full LED e display digitale. Arriveranno nel 2026, ma i prezzi non sono ancora stati annunciati.
Il nuovo TMax rivendica la leadership nel segmento dei maxiscooter sportivi. Ma i rilevamenti confermano la supremazia? Scopriamolo con i dati del nostro Centro Prove
Il TMax nel 2025 è stato aggiornato in maniera profonda. La carrozzeria è completamente nuova, con linee più spigolose e un frontale ridisegnato. Il motore bicilindrico da 560 cm³ ora è Euro 5+, con la potenza che resta a 47,5 CV ma con il picco spostato 500 giri più in basso rispetto al vecchio modello. Debutta l'ABS cornering grazie alla piattaforma inerziale e il cruscotto TFT da 7 pollici ora integra la navigazione Garmin Motorize. Ma quanto fa davvero? Ecco tutti i dati del nostro Centro Prove.
Il bicilindrico da 560 cm³ dimostra un carattere vivace fin dai bassi regimi. La coppia arriva presto e rende il TMax reattivo nelle ripartenze e agile nei sorpassi, senza esitazioni quando si apre il gas. Le due mappature modificano sensibilmente il comportamento: in Sport l'erogazione è più nervosa e pronta, perfetta per il misto veloce, mentre in Touring la progressione è più dolce, ideale per città e autostrada.
Le prestazioni assolute confermano che le velleità sportive del TMax non sentono il peso degli anni (e delle versioni). La velocità di punta supera i 163 km/h, più che sufficiente per l'uso autostradale. Lo scatto da fermo è convincente: 100 km/h in 6,32 secondi è un dato che testimonia la reattività del propulsore. Nei 400 metri il cronometro si ferma sotto i 15 secondi. Sul misto, questa prontezza si traduce in facilità di ripresa in uscita dalle curve, dove il TMax dimostra un carattere scattante, lontano dall'idea di uno scooter pesante.
I consumi sono discreti, ma non sono mai stati il punto forte del maxi giapponese. A 120 km/h si registrano circa 19 km/l, un risultato che permette di coprire distanze interessanti. Su percorsi extraurbani si sfiorano i 25 km/l, mentre a 90 km/h costanti si ottiene il picco con quasi 25 km/l. Quando si spinge a fondo, i consumi crescono fino a poco più di 12 km/l. Con il serbatoio da 15 litri, l'autonomia oscilla tra 291 km a velocità autostradale e 183 km al massimo. L'autonomia reale per un uso misto si aggira sui 250-280 km, sufficienti per trasferimenti medio-lunghi senza rifornimenti troppo frequenti.
Il peso di 211 kg è nella media. Grazie al telaio in alluminio e al baricentro basso, lo scooter risulta agile sia nelle manovre a bassa velocità sia nei cambi di direzione rapidi, il peso non costituisce un limite. La differenza di circa 2.000 euro tra versione base e Tech Max si vede nella presenza del parabrezza elettrico, sella e manopole riscaldate, cruise control, ammortizzatore posteriore regolabile e controllo pressione pneumatici.
Le novità 2025 hanno ridisegnato l'estetica con linee più spigolose e aggressive. Il frontale è nuovo, con faro a LED che integra le luci di posizione, mentre le carene presentano superfici verniciate. Il telaio in alluminio pressofuso garantisce rigidità contenendo il peso. La forcella a steli rovesciati da 41 mm è firmata KYB, così come il monoammortizzatore posteriore, regolabile elettronicamente sulla Tech Max. L'impianto frenante monta due dischi anteriori da 267 mm con pinze radiali e un disco posteriore da 282 mm, gestiti dall'ABS cornering. Le ruote da 15" montano Bridgestone Battlax Scooter SC2 nelle misure 120/70 e 160/60. Il cruscotto TFT da 7 pollici a colori è luminoso e ben leggibile, offre tre layout di visulaizzazione.
La posizione in sella è comoda: sella larga, manubrio basso ma non troppo lontano, pedane profonde. Il tunnel centrale obbliga le gambe a una posizione avanzata, tipica del TMax. Il parabrezza elettrico del Tech Max protegge bene dall'aria e, nella posizione più alta, anche dalle turbolenze. Su strada il maxi Yamaha conferma un carattere versatile: docile in città , diventa brillante quando il ritmo aumenta. Il motore risponde con prontezza, senza esitazioni, e la mappatura Sport esalta la reattività . La stabilità è elevata a qualsiasi velocità , merito del baricentro basso. L'inserimento in curva è rapido, la ruota da 15 pollici offre precisione, le sospensioni gestiscono bene le asperità senza risultare troppo rigide. L'impianto frenante è potente e progressivo, l'ABS cornering interviene senza disturbare, garantendo frenate sicure anche in piega.
Comprare o vendere una moto senza incontrarsi di persona è oggi una pratica sempre più diffusa. La tecnologia e le piattaforme online hanno ampliato le possibilità , ma la distanza aumenta anche la necessità di operare con attenzione per evitare brutte sorprese….
Si parla di compravendita a distanza quando tutte le fasi dell’operazione, dalla trattativa alla firma dei documenti, si svolgono senza un incontro fisico tra acquirente e venditore. Grazie ai servizi digitali, la distanza geografica non è più un ostacolo, ma richiede processi chiari e strumenti affidabili per garantire la sicurezza dell’affare. Ma andiamo con ordine.
In Italia, comprare o vendere un veicolo a distanza è pienamente legale. La normativa non impone la presenza simultanea di entrambe le parti in un’Agenzia di Pratiche Auto, a condizione che siano rispettati alcuni punti fondamentali:
Il vero nodo non è quindi la legittimità , ma la sicurezza con cui l’operazione viene gestita.
Il momento più delicato è quasi sempre il pagamento. Le truffe online colpiscono tanto chi compra quanto chi vende, e i metodi tradizionali - bonifici, bonifici istantanei o assegni - non offrono garanzie sufficienti. Per l’acquirente i rischi principali sono quelli che il veicolo sia diverso da quanto descritto (o addirittura inesistente) o che il venditore scompaia dopo aver incassato il denaro. Anche il venditore corre dei rischi: potrebbe non ricevere il pagamento pattuito o trovarsi davanti documenti falsi o non in regola.
A tal proposito, vi consigliamo di leggere: Comprare o vendere la moto con bonifico istantaneo è sicuro? No, ecco tutte le truffe!
La prudenza resta la migliore alleata. Quelli che seguono sono passaggi sempre consigliati, specialmente in caso di compravendita a distanza. All’acquirente consigliamo sempre di richiedere visure aggiornate del veicolo, chiedere foto e video recenti e diffidare da offerte troppo allettanti. Al venditore suggeriamo invece di verificare l’identità dell’acquirente, anche tramite videochiamata, non consegnare mai i documenti a estranei, prestare attenzione a chi spinge a chiudere velocemente. Fondamentale è però scegliere un metodo di pagamento che protegga entrambe le parti.
I metodi tradizionali creano spesso una fase di stallo: l’acquirente vuole pagare solo a veicolo intestato, il venditore pretende il saldo prima di consegnare. La soluzione più sicura è affidarsi a piattaforme di deposito a garanzia. Una particolarmente utile è data da Owny, sistema che tutela entrambe le parti e riduce il rischio di truffe. Funziona così: l’acquirente versa l’importo sulla piattaforma, venditore e acquirente ricevono conferma dell’avvenuto deposito, il passaggio di proprietà viene completato tramite database ufficiali (ACI/PRA) e solo allora la piattaforma rilascia il denaro al venditore.
Per approfondire: Bonifico istantaneo: cambia la legge, resta il rischio. Quali soluzioni?
Nel cuore di Mandello del Lario, il museo ufficiale di Moto Guzzi racconta un secolo di motori, innovazioni e passione. Ora è temporaneamente chiuso per un importante rinnovamento. Vediamo come cambierÃ
Punto di riferimento per tutti gli appassionati del marchio dell’Aquila, il Museo Moto Guzzi si trova all’interno dello storico stabilimento di Mandello del Lario (LC) ed offre un percorso cronologico che ripercorre la storia di Guzzi e della sua produzione, dai primi modelli del 1919 fino alle moto più recenti, compresi i prototipi sperimentali.
Inaugurato nel 2012 e rinnovato nel 2022, il Museo è attualmente chiuso per un importante progetto di ristrutturazione. Il percorso sarà parte integrante del rinnovamento del sito di Mandello del Lario, che prenderà nuova forma attraverso un campus moderno dedicato al design, all’architettura e alla creatività . Il nuovo museo sorgerà sullo stesso sito, ispirandosi al linguaggio industriale e metallico delle Moto Guzzi: molte delle forme e delle finiture riprendono infatti i dettagli che caratterizzano le moto, creando un legame visivo e materico tra l’architettura e l’identità del marchio. Così almeno spiegano da Mandello senza dilungarsi in dettagli. L'idea è quella di offrire spazi espositivi ripensati e un allestimento dal linguaggio contemporaneo. L'inaugurazione è prevista il 4 settembre in concomitanza con le Giornate Mondiali Guzzi 2026 che andranno in scena nel week end.
La Società Anonima Moto Guzzi è stata fondata il 15 marzo 1921 da Carlo Guzzi e Giorgio Parodi a Mandello del Lario. Qui è nata la prima moto di serie del marchio, la Moto Guzzi Normale. Sempre qui, sorge il museo che ne raconta la storia e raccoglie e conserva oltre 150 modelli e motori storici, raccontando in modo organico la storia industriale, sportiva e culturale di Moto Guzzi. In realtà , la collezione che sarebbe poi diventata il Museo Moto Guzzi ha le sue radici già alla fine degli anni ’70, quando un gruppo di appassionati, giornalisti e lavoratori iniziò a raccogliere i primi pezzi e allestire una mostra della storia Moto Guzzi. I primi, storici esemplari vennero esposti al pubblico per la prima volta nel 1982, un giorno a settimana e, dal 1984, l’apertura si fece “regolareâ€, così come deciso dall’azienda sotto la direzione De Tomaso. L’acquisizione da parte di Aprilia e poi di Piaggio negli anni 2000 segnò una fase di consolidamento e valorizzazione delle attività storiche. Come accennato, l’inaugurazione del Museo vero e proprio avvenne però solo nel 2012 e, nel 2022, il museo venne completamente rinnovato e riaperto (ve ne parlavamo qui) con un allestimento aggiornato e una suddivisione tematica più moderna, dopo un attento restauro conservativo degli esemplari e dell’ambiente espositivo.
Allo stato attuale (perché bisognerà vedere se la collezione verrà arricchita in occasione dei lavoro di rinnovamento), la collezione comprende oltre 150 veicoli, suddivisi tra modelli di produzione, moto da competizione e prototipi sperimentali. Tra i pezzi più iconici ci sono (facciamo giusto qualche esempio) la Moto Guzzi GP del 1919, prima moto costruita da Carlo Guzzi e unica con sigla “G.P.†(Guzzi-Parodi), la Normale del 1921, cioè la prima moto di serie del marchio (ve la raccontavamo qui), la mitica Norge del 1928, considerata la prima moto da turismo al mondo (qui vi raccontavamo la sua storia) e la Guzzi 4V del 1924, più tanti altri modelli da corsa come la 350 Campione del Mondo del 1955. Tutte le moto sono esposte cronologicamente, accompagnate da pannelli informativi che illustrano la storia, le caratteristiche tecniche e il contesto culturale di ogni modello. Il museo dispone anche di un bookshop e organizza filmati e percorsi interattivi, come “Il Suono della Passioneâ€, per approfondire la storia del marchio.
Non è solo un’esposizione di veicoli, ma anche un documento della storia tecnologica e sociale dell’Italia del Novecento. Il museo offre infatti non solo uno sguardo completo sulla storia del marchio ma anche, in modo indiretto, sulla cultura motociclistica italiana. Un percorso che abbraccia l’evoluzione tecnologica dai primi motori a quelli sperimentali, i successi sportivi, ottenuti con modelli da competizione e prototipi da corsa e l’innovazione industriale del settore moto, con ovviamente ruolo di Mandello del Lario come polo produttivo storico.
Il Museo Moto Guzzi si trova in Via Emanuele Vittorio Parodi, 63/57, 23826 Mandello del Lario (LC). Le visite sono gratuite, ma la prenotazione obbligatoria, sia per quelle libere che per quelle guidate. I giorni di visita (indicativi - meglio controllare sul sito possibili chiusure) vanno dal lunedì al giovedì per le visite guidate su prenotazione e dal venerdì al sabato per quelle libere (sempre con prenotazione obbligatoria).
Il designer romagnolo pensa a Moto Morini e immagina la Kanguro 700 e la Camel 750, moto semplici e robuste che guardano direttamente agli anni 80
Oberdan Bezzi guarda Moto Morini con occhio critico ma affezionato. La nuova proprietà sembra aver dato nuova linfa al brand e le ultime due stagioni, se si parla di novità , sono state senza dubbio più scoppiettanti. Però secondo Obiboi manca qualcosa: in particolare, non si vede all'orizzonte una rivisitazione moderna delle enduro e scrambler di cilindrata media che hanno fatto la storia della marca. Eppure, dice Bezzi, gli ingredienti per accontentare chi cerca una moto semplice, robusta e con vera vocazione fuoristradistica ci sarebbero già , praticamente pronti.

Il primo concept è una Moto Morini Kanguro 700, che riprende il nome della storica enduro da 350 cm³ degli anni 80. L'idea è quella di una modern classic in chiave fuoristradistica, con il bicilindrico frontemarcia da 700 cm³ che Moto Morini già produce. Sospensioni dall'escursione giusta per un compromesso tra strada e sterrato, estetica sobria che richiama la Kanguro originale, pochi frizzi e lazzi, tanta sostanza.

Il secondo progetto è ancora più essenziale, se possibile. Si chiama Moto Morini Camel 750 e Bezzi la descrive con tre aggettivi che valgono più di mille parole: semplice, pragmatica, di maschia rudezza. Una moto potente, con il motore V2 che è nel DNA di Moto Morini, e soprattutto italiana. Niente compromessi, niente ricerca dello stile a tutti i costi: solo una moto che fa quello che deve fare, senza tanti giri di parole. Il nome Camel evoca deserti e avventure, ma anche quella praticità da moto da lavoro che piace a chi usa la moto davvero, senza star lì a lucidarla ogni domenica.
Tra le curve è facile e veloce e il suo motore a quattro cilindri in linea è piacevole ad ogni andatura. Il peso un po' elevato è il suo limite
L'arrivo della SRK 800 RR ha segnato per QJ Motor l'ingresso nel segmento delle sportive di media cilindrata ampliando ulteriormente la gamma di stribuita in italia da Volta Tech. Interamente realizzata in Cina, la SRK 800RR deriva dal modello utilizzato nel Mondiale Supersport: spinta da un motore a 4 cilindri, è una sportiva ben fatta e appagante nella guida e depotenziabile a 35 kW per le patenti A2 Azzeccate le linee, tese e affilate, con appendici aerodinamiche airbox e gruppi ottici con luci full LED.
La SRK ha dimensioni abbondanti, quasi da Maxi. Il forcellone bibraccio a sezione variabile è realizzato in alluminio, mentre il terminale di scarico è ben fatto e fa "ruggire" il motore.
Il motore è un quattro cilindri in linea bialbero di 778 cm³ con una potenza massima di 95 CV a 10.000 giri e una coppia massima di 75 Nm a 8.500 giri. Il telaio perimetrale in alluminio è abbinato a una forcella Marzocchi con steli rovesciati di 41 mm regolabile in estensione e nel precarico come il monoammortizzatore. L'impianto frenante all'avantreno sfrutta due dischi di 320 mm di diametro abbinati a pinze radiali firmate Brembo. La dotazione elettronica comprende ABS cornering, controllo di trazione, tre mappe motore e cambio elettronico bidirezionale.
Sotto al mento del pilota trova spazio un bel cruscotto digitale con display TFT a colori di 5 pollici che offre un discreto numero di informazioni come la marcia inserita, l'orario, i livelli di temperatura e carburante, la mappa di erogazione scelta e i km parziali/totali. Tuttavia alcuni caratteri sono un po' piccoli e quindi non facilissimi da leggere. Ai lati del display troviamo le spie di servizio.
La posizione di guida è comoda e non estrema: i semimanubri sono bassi e le pedane arretrate, ma il peso viene in buona parte scaricato sulla sella, riducendo così l'affaticamento quando si guida. Tuttavia la posizione di guida è sportiva, e risulta tutto sommato efficace per gestire la RR tra le curve. A bordo lo spazio è abbondante anche per i piloti che superano il metro e 80 di statura: i fianchi offrono buono spazio per le ginocchia e l'ampia carena offre un buon riparo.
II motore è sempre ben gestibile, `fluido" a ogni regime e grintoso quando ci si avvicina alla zona rossa. Tra le curve è facile: l'assetto è sempre stabile, anche quando l'asfalto è sconnesso, dove però si fa sentire il peso (202 kg rilevati dal nostro Centro Prove). Anche nei cambi di direzione richiede un po' più di impegno e decisione nei comandi, e gli ingressi in curva non sono fulminei. Su questo aspetto influiscono anche le gomme di primo equipaggiamento Pirelli Angel GT che offrono tanto grip e vanno rapidamente in temperatura, ma hanno un profilo piuttosto turistico.
Una sportiva non è il tipo di moto che si compra per viaggiare, ma la sportiva di QJ offre un certo comfort ed inoltre offre di seri il cruise control (grazie all'acceleratore elettronico). Anche se la buona protezione dall' aria evita affaticamenti al collo, i polsi sono comunque abbastanza stressati. Azzeccata l'imbottitura della sella, comoda e sostenuta il giusto. Fatta l'abitudine al raggio di sterzata limitato, la SRK si rivela un'ottima compagna anche durante la settimana nel traffico. La frizione non stanca, il cambio è morbido, il "quattro in linea" ai bassi è ricco di coppia e lo si gestisce con fa- cilità . Purtroppo scalda un po"' e trasmette fastidiose vibrazioni su pedane e serbatoio. Ben tarato l'ABS su entrambi i canali, e il controllo di trazione è un valido alleato in caso di pioggia o quando il fondo stradale è particolarmente scivoloso.
| Velocità massima (km/h) | 216,3 |
| Accelerazione | secondi |
| 0-400 metri | 11,8 |
| 0-1000 metri | 22,7 |
| 0-100 km/h | 3,5 |
| Ripresa (da 50 km/h) | secondi |
| 400 metri | 12,6 |
| 1000 metri | 23,5 |
| Potenza massima alla ruota | |
| CV/kW | 84,4/62,9 |
| Giri al minuto | 9.900 |
| Frenata | metri |
| Da 100 km/h | 42,2 |
| Consumi | km/l |
| Autostrada | 17,7 |
| Extraurbano | 24,4 |
| A 90 km/h | 22,5 |
| A 120 km/h | 19,6 |
| Al massimo | 12,4 |
| Motore | 4 tempi, 4 cilindri |
| Cilindrata (cm3) | 778 |
| Cambio | a 6 rapporti |
| Potenza CV(kW)/giri | 95 (70)/10.000 |
| Freno anteriore | a doppio disco di 320 mm |
| Freno posteriore | a disco di 260 mm |
| Pneumatico anteriore | 120/70-17" |
| Pneumatico posteriore | 180/55-17" |
| Altezza sella (cm) | 81,5 |
| Peso (kg) | 223 |
| Capacità serbatoio (litri) | 16 |
| Autonomia (km) | n.d |
| Velocità massima (km/h) | 215 |
| Tempo di consegna | immediato |
Linee aggressive e moderne, sella spaziosa, motore fluido nell'erogazione e ricco di coppia, frenata decisa ma modulabile, ABS cornering di serie.
Posizione di guida poco attiva, vibrazioni avvertibili ad alti e medi regimi, peso piuttosto elevato e superiore rispetto alle dirette concorrenti, poca agilità nel misto stretto
Il nuovo variatore Polini Hi-Speed per i motori Piaggio e Vespa 50 iGET 4T 4 valvole promette accelerazioni più brillanti e prestazioni costanti
Polini ha lanciato sul mercato il variatore Hi-Speed dedicato ai motori Piaggio 50 iGET 4T 4 valvole. Si tratta di un componente completamente riprogettato dall'azienda bergamasca, che interviene sulla trasmissione per rendere più pronta la risposta dell'acceleratore e migliorare l'erogazione.
Il kit include: una serie di rulli 19x15,5 da 5 grammi, una molla di contrasto con carico ridotto dell'8% rispetto all'originale e uno spinotto in acciaio nichel-cromo con trattamento DLC (Diamond Like Carbon). Quest'ultimo dettaglio non è secondario: il rivestimento riduce attrito e usura, aumentando la scorrevolezza del sistema e la sua durata nel tempo.
Il variatore Polini Hi-Speed (codice 241.773) è compatibile con i principali modelli del gruppo: Vespa 50 iGET 4T 4V, Piaggio 50 iGET 4T 4V, Aprilia SXR 50 4T Euro 5 e Piaggio ZIP 50 4T Euro 5. È prodotto interamente in Italia e il prezzo al pubblico è di 86,60 euro iva inclusa.
Per allungargli la vita, ma anche per mantenerlo in perfetta efficienza, il casco va tenuto con cura: ecco tutti i consigli per non sbagliare niente durante la delicata fase di pulizia
Jet oppure integrale, da cross e con mentoniera removibile, in carbonio o in materiali composti, top di gamma o entry level che sia, il casco necessita anche della giusta manutenzione. Si tratta di un accessorio importantissimo, da trattare con il giusto rispetto: tenerlo pulito è il primo passo per mantenerlo “in saluteâ€. Tutto questo a patto però di farlo nel modo giusto e con i giusti prodotti. Ecco una guida pratica su come pulire il casco.
Per una pulizia approfondita, la prima cosa da fare è smontare il casco, cioè dividere ogni sua componente. La visiera può essere rimossa con grande facilità in tutti i modelli, mentre gli interni possono essere fissi oppure removibili: se si può, meglio toglierli e lavarli a sè. Ma andiamo con ordine…

Per pulire l’esterno del casco (ma non la visiera), munitevi innanzitutto di un panno in microfibra, di un detergente per casco o comunque neutro e, se siete dei perfezionisti, anche di uno spray per lucidare la calotta. Il “procedimento†è intuitivo: bagnato il panno in microfibra con acqua tiepida, si applica il detergente, strofinando delicatamente la calotta e prestando particolare attenzione alle zone più sporche. Un buon consiglio è quello di provare prima su una piccola superficie, così da non fare danni qualora il prodotto utilizzato dovesse dimostrarsi troppo aggressivo. Terminata la pulizia, basterà risciacquare con acqua tiepida e asciugare il casco con un panno pulito. I più esigenti potranno a questo punto applicare l’apposito spray che, un po’ come farebbe la cera dell’auto, aiuterà a tenere il casco lucido e pulito per più tempo.

Con la visiera bisogna avere la medesima cautela. Utilizzando un prodotto troppo aggressivo, si rischierebbe infatti di rovinare la plastica di cui è fatta (vietatissimo in tal senso l’acetone che usano le signore per togliere lo smalto), mentre con un panno troppo ruvido, anzichè togliere i moscerini rimasti incollati si rischierebbe di rigare o opacizzare irrimediabilmente la visiera. Utilizziamo sempre i prodotti adatti. Nel dubbio, stiamo sul neutro: se non avete un prodotto apposito per le visiere del casco, va benissimo anche il detergente che si usa per lavare i vetri di casa. Applicatelo sul panno in microfibra e passatelo sulla visiera, meglio se con movimenti circolari.ì
La pulizia degli interni è altrettanto importante: obbligatorio in questo caso distinguere tra caschi con interni removibili e caschi con interni non removibili. Partiamo con i primi.

La maggior parte dei caschi da moto offre oggi la possibilità di togliere il rivestimento interno per procedere a una pulizia più accurata. Effettivamente, gli interni sono la parte del casco che più soffre lo sporco in quanto a contatto con la pelle e, quindi, il sudore. Una bella rinfrescata ogni tanto è obbligatoria. Meglio seguire alla lettera le istruzioni fornite dal produttore, anche se tendenzialmente gli interni possono essere puliti con un normale detergente da bucato (meglio optare per un lavaggio a mano, altrimenti ok in lavatrice, ma con programma per delicati). Attenzione all’asciugatura che deve essere completa, inserire nel casco degli interni ancora bagnati mette a rischio le parti in polistirolo (quelle “attaccate†alla calotta interna) che potrebbero deformarsi.

In alternativa, nel caso di caschi con interni non removibili, può risultare utile uno spray detergente che, tra le altre cose, non richiede neppure il risciacquo. La procedura corretta è semplicissima: si spruzza un po’ di spray come fosse un deodorante all’interno del casco, si lascia asciugare la schiuma e poi la si rimuove con una spazzola e il gioco è fatto. Fresco e profumato. Meglio in ogni caso controllare e seguire le istruzioni fornite insieme al prodotto scelto.
I caschi di oggi possono essere di differenti materiali. Ci sono quelli in carbonio e quelli con calotta in materiale composito e in fibre composite, come ad esempio aramidica, materiale molto elastico e resistente utilizzato tra le altre cose anche per la realizzazione dei giubbotti anti-proiettile. Il carbonio è invece un materiale particolarmente leggero, mentre il più moderno “ABSâ€, acronimo che sta ad indicare la resina termoplastica ad alta resistenza, è ad oggi il materiale più diffuso poiché sicuro, affidabile, resistente e poco costoso. Materiali diversi necessitano com’è facile intuire di differenti prodotti per la loro pulizia: il consiglio è di controllare attentamente che il prodotto che andrete ad utilizzare non abbia controindicazioni se applicato a determinati materiali. Plastiche e fibre composite potrebbero “sciogliersi†e perdere le loro caratteristiche in termini di durezza ed elasticità . Meglio non rischiare: nel dubbio, acqua e sapone neutro fanno miracoli…
È una stradale rétro bella da vedere e costruita con cura, ha un buon motore adatto alla guida con patente A2 ed è facile da guidare. Bene i freni, invitanti le quotazioni
Piace parecchio il motore: il bicilindrico Benelli è regolare nell’erogazione e ha una buona spinta ai medi regimi. La posizione di guida naturale permette di prendere confidenza in fretta con la Leoncino 500 che dà il meglio sui percorsi misti dove si rivela agile, efficace e divertente. Notevole in particolare la precisione in curva, anche quando il fondo stradale non è perfetto e ci si aspetterebbe di sentire il posteriore rimbalzare. Nel traffico la Leoncino rappresenta una valida (ed economica) alternativa agli scooteroni, grazie all’elasticità del motore che riprende senza strappi già da 2.000 giri e al cambio ben rapportato. Molto buono anche il comportamento dei freni potenti e dotati di un ABS bene a punto.
Il cruscotto è grande ma sotto il sole non si legge bene
Ad andature autostradali il motore trasmette qualche vibrazione di troppo, in particolare sulle pedane (meno sulla sella e sul manubrio). La frizione è duretta da azionare e nell’uso in città alla lunga affatica un po’ la mano. Nelle manovre da fermo il peso si fa sentire e l'angolo di sterzo limitato non aiuta.

Se da nuova la Leoncino ha un prezzo invitante, va da sé che, sull'usato, gli affari siano all'ordine del giorno. Infatti si trova praticamente al prezzo di uno scooterino 150 e a queste quotazioni è di certo un buon affare. La rivendibilità resta comunque buona e i concessionari la ritirano volentieri in permuta.
Il passo della Cisa separa l'appennino ligure dall'appennino tosco-emiliano, si tratta di un itinerario bello e divertente, piacevole in entrambi i sensi di marcia
Il passo della Cisa è uno dei percorsi classici da intraprendere in moto, un po' un must nel curriculum di ogni motociclista e a ragione: si tratta di un itinerario bello e divertente, piacevole in entrambi i sensi di marcia. Andiamolo a vedere nel dettaglio.
La storia della Cisa e del suo valico come punto di passaggio tra regioni diverse è antichissima: al tempo dei romani – già nel primo secolo Avanti Cristo- collegava la Liguria con la Lombardia, ma dopo il passo la strada piegava verso Tortona. Dopo la caduta dell'impero, la Cisa divenne una via di pellegrinaggio tra le più note e l'ospizio di Santa Maria, in prossimità del valico, ospitava i viandanti della via Francigena. L'odierna strada statale 62 venne istituita nel 1928 secondo l'attuale percorso: Sarzana-Aulla-Pontremoli-Fornovo-Parma-Guastalla-Mantova-Roverbella-Verona.

Il passo della Cisa separa l'appennino ligure dall'appennino tosco-emiliano: è posto a un'altitudine di circa 1041 sul livello del mare, tra le province di Parma e Massa-Carrara e permette i collegamenti tra l'alta val di Taro e la Lunigiana. Il tratto compreso tra Sarzana e Parma ha uno sviluppo di circa 120 chilometri. Dal passo transita la SS62 della Cisa, che collega Sarzana a Verona, mentre sotto il valico, in galleria, si snoda invece l'autostrada A15 Parma-La Spezia, che mette in diretta comunicazione la pianura padana a nord con la riviera ligure e la Versilia a sud. Da quando è stata costruita l'autostrada, il traffico sulla statale è di molto diminuito rendendolo una buona destinazione per i viaggi in moto.
Data la posizione – a differenza di altri celebri passi- non troppo a settentrione e la modesta elevazione, il passo rimane aperto tutto l'anno ed è quasi sempre percorribile, senza il rischio di andare incontro a precipitazioni di carattere nevoso. Chiaramente le mezze stagioni sono preferibili, ma gli irriducibili della moto possono decidere di percorrerlo anche in inverno. Andiamo a vedere gli itinerari nel dettaglio.
Parma può essere considerato un buon punto di partenza. Usciti dal casello autostradale, si imbocca a breve la SS62 che taglia la periferia della città e le prime campagne. Il percorso accompagna per diversi chilometri il fiume Taro, fino a Collecchio.
Dopo Fornovo la strada inizia a salire marcatamente in direzione di Berceto: dal paese della provincia parmense ci sono ancora 15 chilometri per arrivare fino al valico, con un dislivello sui 200 metri. Il paesaggio collinare lascia spazio a fitti boschi che si estendono su entrambi i lati della strada.
Dal passo mancano ancora 54 chilometri per raggiungere Sarzana. Il nostro itinerario ha come punto di partenza Parma, ma la strada è ugualmente gradevole da percorrere anche in senso inverso. Due sono le serie di tornanti che precedono Pontremoli, borgo che merita una sosta se non si vuole puntare direttamente al mare. Manca poco più di metà della strada, una ventina di chilometri più avanti si raggiunge Aulla. Per chi volesse rientrare su Parma senza fare la strada dell'andata, ci si può innestare sulla SS63 del passo del Cerreto: ci sono un centinaio di chilometri scarsi per arrivare a Reggio Emilia, o a Montecavolo, dove si possono prendere le strade che portano prima ai paesi delle Terre di Canossa, e da lì al punto di partenza via Quattro Castella, Bibbiano, Montecchio Emilia e Monticelli Terme.
Da Aulla a Sarzana invece mancano davvero pochi chilometri, e il percorso si può concludere in località Cinque Terre, vista mare.
In cima al passo si può visitare il Santuario di Nostra Signora della Guardia: un antico edificio gotico. Dalla parte toscana invece abbiamo suggerito Pontremoli, un caratteristico borgo della Lunigiana. La città sorge a cavallo tra due corsi d’acqua. Il rio principale scorre tra palazzi e chiese medievali.
Per gli amanti dell'enogastronomia, tutto il versante emiliano offre grandi opportunità di assaporare una delle cucine più ricche del nord Italia: torta fritta, tortelli, stracotto, bollito, i salumi; nel parmigiano non mancano le occasioni per unire a un viaggio in moto una bella mangiata.
