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#motociclismo #news #insella.it
Bashan, marchio cinese di Chongqing, ha depositato l'omologazione di una hardtail con V-Twin 1.200 cm³ derivato dell'Evolution delle vecchie Harley Sportster
Bashan non è un nome conosciuto dalle nostre parti. Il marchio di Chongqing esiste da una ventina d'anni ed è noto in Asia principalmente per la produzione di monocilindrici di piccola cubatura, niente di particolarmente interessante per il mercato europeo. La sua ultima richiesta di omologazione racconta però una storia completamente diversa: una bobber hardtail costruita attorno a un V-Twin da 1.200 cm³ prodotto da Shineray, in sostanza un motore Evolution di Harley-Davidson, con alesaggio e corsa identici (88,9 mm x 96,8 mm) quiello che animava le vecchie Sportster. Vale la pena ricordare che quando Harley ha tolto la Sportster 1200 dal listino, Shineray si è fatta avanti acquistando i diritti per produrre questo propulsore e tutti i macchinari. Lo stesso motore, per completezza, è già montato sulla SWM Stormbreaker V 1200 — logico, dato che Shineray possiede anche SWM. La potenza dichiarata nei documenti di omologazione è di 60 CV, cifra in linea con la Sportster originale.
La BS1200-G, questo il suo nome, è una bobber con ciclistica retrò: nessuna sospensione posteriore (hardtail vero, non il finto rigido di tante custom moderne con mono nascosto), solo una sella molleggiata e una forcella springer con escursione limitata. Il peso arriva a 245 kg e la velocità massima dichiarata è di 120 km/h, valore più che ragionevole per una moto di questo tipo, dove il concetto di viaggio è piuttosto relativo. Ci sono però alcune concessioni alla contemporaneità : freni a disco con ABS su entrambi gli assi, faro a LED con luci diurne integrate, cerchi a raggi da 16" con pneumatici dal profilo vintage su entrambi gli assi. Se e quando arriverà sui mercati internazionali, cosa tutt'altro che scontata, lo farà quasi certamente con un nome diverso: è la prassi consolidata dei marchi cinesi in espansione verso l'Europa.
Viaggiare in gruppo è una delle cose più belle che si possano fare in moto, almeno finché non si scopre che ognuno ha la sua idea di “andare insiemeâ€. C’è chi sta attaccato al parafango, chi si perde già al primo incrocio e chi confonde il giro con una gara. Ecco qualche consiglio di guida…
C’è chi resta incollato alla moto che precede per paura di perdere il gruppo, riducendo al minimo lo spazio di frenata, chi interpreta il giro come una gara, leggendo ogni accelerazione o cambio di ritmo come una sfida personale, chi si muove ostinatamente in fila indiana anche quando la strada permetterebbe soluzioni più sicure, oppure chi, al contrario, non guarda mai negli specchietti, accorgendosi troppo tardi di aver perso qualcuno. Sono comportamenti comuni, spesso istintivi, che emergono soprattutto nei gruppi meno organizzati. Eppure, quando si guida insieme, anche piccoli errori possono amplificarsi rapidamente. A volte basta una frenata improvvisa o un’incertezza che, a catena, si propaga in tutto il gruppo portando a situazioni pericolose.
Più che la velocità o l’esperienza individuale, a fare la differenza è in molti casi la capacità di muoversi in modo coordinato. Guidare in gruppo richiede un approccio diverso, meno impulsivo e più consapevole, in cui ogni scelta deve tenere conto non solo della strada, ma anche di chi si ha intorno.
In gruppo non si viaggia semplicemente “insiemeâ€, ma in modo coordinato. La distanza tra le moto deve essere sufficiente per garantire margine di sicurezza, ma non così ampia da permettere alle auto di inserirsi tra i partecipanti. Non è facile trovare il giusto metro ma, generalmente, il riferimento più utilizzato resta quello dei due secondi tra una moto e l’altra (anche più se la strada è veloce). Nei gruppi ben organizzati è inoltre buona norma evitare i sorpassi interni: anche quando lo spazio lo consentirebbe, cambiare posizione senza accordo può generare incomprensioni e spezzare l’ordine della carovana
La disposizione naturale tende alla fila indiana, ma questa soluzione riduce la visibilità e limita la capacità di anticipare gli eventi. Quando le condizioni lo permettono, è quindi preferibile adottare la formazione sfalsata, con le moto disposte a scacchiera. In questo modo si migliora la visuale e si mantiene uno spazio laterale utile in caso di imprevisti.
Su strade strette, tortuose o con scarsa visibilità , è invece necessario tornare alla fila indiana, aumentando però le distanze. In questi casi è meglio perdere un po’ di compattezza che forzare una formazione non adatta.
Nel gruppo ogni movimento deve essere chiaro. È bene segnalare con anticipo ogni cambio di direzione o posizione, utilizzando frecce, movimenti del corpo o l’interfono. Anche un semplice cenno della mano può fare la differenza. La regola è semplice: tutto deve essere prevedibile per chi segue. Le manovre improvvisate, soprattutto a ritmo sostenuto, sono tra le principali fonti di confusione nei gruppi poco organizzati. E no, non è il caso di “fidarsi dell’istinto del gruppoâ€: in moto, l’istinto va sempre verificato.
Si è in gruppo e si fanno le cose insieme, ma ognuno ha la propria testa. Sembra superfluo ricordarlo, ma certo non guasta. Seguire la moto davanti non significa replicarne automaticamente le scelte. Ogni motociclista deve mantenere la propria capacità di analisi. Una manovra riuscita per chi precede non è necessariamente adatta anche per chi segue, soprattutto in base a traiettoria, visibilità , moto e margini di sicurezza. Regola aurea: in gruppo si procede insieme, ma si continua a guidare in autonomia.
Un gruppo di moto non si comporta mai come un blocco unico. Entra in gioco il cosiddetto effetto elastico: quando la prima moto accelera o rallenta, la variazione di ritmo si trasmette con ritardo fino alla coda. Più il gruppo è numeroso, più questo fenomeno si amplifica.
Per questo motivo è utile organizzare l’ordine prima della partenza. Le moto meno potenti o i motociclisti meno esperti è preferibile che si trovino nelle prime posizioni (ma non alla testa!), così da mantenere un’andatura più regolare. I più esperti possono chiudere il gruppo, gestendo meglio le variazioni di ritmo e l’elasticità naturale della fila.
Chi apre il gruppo ha un compito delicato: deve anticipare la strada e mantenere un’andatura costante. Non si tratta solo di guidare, ma di leggere il traffico, segnalare per tempo i cambi di ritmo e garantire che il gruppo rimanga compatto.
Un esempio tipico è l’ingresso in un centro abitato: è bene rallentare non appena compare il segnale di limite, così da evitare che il gruppo si “spacchi†in ingresso (semafori compresi)
All’estremità opposta, chi chiude il gruppo ha un ruolo altrettanto importante. Deve controllare che nessuno resti indietro e gestire l’effetto elastico, mantenendo sempre il contatto visivo con la fila.
Uno degli errori più sottovalutati è concentrarsi solo su chi precede. In realtà è fondamentale controllare regolarmente gli specchietti, per verificare che la moto dietro sia ancora presente. Se il contatto visivo si perde, è bene rallentare. Questo comportamento, se adottato da tutto il gruppo, permette di mantenere la coesione senza corse o recuperi improvvisati. Un controllo agli incroci o nei cambi di direzione aiuta a evitare disallineamenti.
Prima di accendere i motori è importante stabilire le regole del gruppo: ordine di marcia, gestione delle soste, segnali e comportamento generale. Non è un dettaglio, ma la base per evitare fraintendimenti. È altrettanto importante rispettare le posizioni assegnate e tornare al proprio posto dopo ogni sosta. Anche piccoli cambiamenti non comunicati possono generare confusione lungo la fila.
In gruppo o da soli, prima di mettersi in viaggio: Vacanze in moto – I controlli da fare prima di partire
Nato come meraviglia di pura essenzialità , il Monster ha per anni regnato nel segmento delle naked, di cui è stato, tra l'altro, il capostipite indiscusso. Ecco tutte le sue evoluzioni
Il nome dice tutto: Monster, dal latino Monstrum, “prodigioâ€, “segno divino,â€, qualcosa di “eccezionaleâ€. Prima ed indiscussa regina tra le naked, il Monster segnò una vera e propria rivoluzione. Disegnato dall’estro sudamericano di Miguel Galluzzi, altro non era che un bellissimo bicilindrico a L “incastrato†in un altrettanto bellissimo telaio in tubi d’acciaio. Poi le ruote e il serbatoio. Nient’altro.

Ecco uno dei primi bozzetti del Ducati Monster
Ora il Monster di Galluzzi nella varie versioni prodotte dal 1993 al 2020 e dotate del classico pompone a 2 valvole si trovano a prezzi stracciati. Se volete realizzare un sogno spendendo poco questo è il momento giusto.

Nel 1993 nasce il primo Monster, il 900, con motore bicilindrico Desmodromico a L rigorosamente raffreddato ad aria, derivato dalla Supersport 900. Capace di una potenza massima di 73 CV a 7.250 giri/min e una coppia di 70 Nm a 6.500 giri/min, era alimentato dai carburatori, che rimasero sul Monster fino agli inizi degli anni 2000. Caratteristico ed immutato fino al 696 del 2008, il telaio era invece il mitico traliccio in acciaio. Con un peso di 185 kg, il Monster 900 inaugurò una nuova era per Ducati, dando il via al segmento delle naked che sarebbe poi esploso negli anni successivi. Basti pensare che, ad oggi, ne sono usciti dalle linee di Borgo Panigale più di 250 mila esemplari…
Essendo il modello originale (specialmente le versioni a carburatori), sente il peso degli anni.
Punto debole: Prigionieri del cilindro. Sui modelli prodotti tra il '94 e il '98, i prigionieri potevano snervarsi o rompersi.
Perché: Un cedimento porta a perdite di compressione e trasudamenti d'olio importanti.
Da controllare: Crepe sul telaio nella zona del canotto di sterzo (rari ma possibili su esemplari usati in modo estremo).
1993 – 2002 da € 3.500 a € 8.000

Nel 1994, Ducati ampliò la gamma Monster con la versione 600, seguita nel 1996 dalla 750. Il Monster 600, con motore bicilindrico da 583 cm³, erogava 51 CV a 8.000 giri/min, mentre il 750, con 748 cm³, offriva 62 CV a 7.500 giri/min. Entrambi i modelli, più accessibili e meno impegnativi, rendevano il Monster ancora più appetibile per un pubblico più vasto, considerato anche il prezzo che, per essere più competitivo, costrinse al singolo disco all’anteriore - seppur da 320 mm - e al forcellone, anzichè in alluminio, in acciaio. Sebbene meno potenti rispetto alla 900, le versioni più piccole mantenevano infatti intatto il fascino e l'agilità del modello di punta, garantendo tuttavia prestazioni più in linea per chi cercava una moto versatile e facile da gestire. La versione Dark in particolare introdusse un stile tutto suo e svettò nelle classifiche di vendita.
Modelli entry-level con raffreddamento ad aria, essenziali ma con qualche "capriccio".
Punto debole: Regolatore di tensione e impianto elettrico.
Perché: I componenti elettrici dell'epoca (Ducati Energia) tendevano a surriscaldarsi e "friggere", lasciando a piedi il pilota o rovinando la batteria.
Da controllare: Lo stato della frizione (sul 600 è a bagno d'olio e tende a trascinare se l'olio non è freschissimo).
Monster 600 1994 – 2001 da € 1.500 a € 3.500
Monster 750 1996 – 2002 da € 2.000 a € 4.000

Nel 2002 fu la volta del 620 i.e., “monsterinoâ€da 620 cm3 basato sul 750 ma con alesaggio ridotto e, ecco la novità , alimentazione a iniezione elettronica, fino ad allora riservata alle sole 900 ma che in breve tempo si sostituì ai vecchi carburatori. Disponibile nelle versioni Base ed S, il 620 offriva prestazioni vicine a quelle del 750, ma con una fasatura migliorata, valvole maggiorate e una centralina Marelli 5.9 più avanzata. La versione S si distingueva inoltre per il forcellone in alluminio, i particolari in fibra di carbonio e un potente - se non sovradimensionato - impianto frenante a doppio disco con pinze Brembo Serie Oro (presente su tutte le 620 i.e ma non sulla Dark, che lo acquisì solo in seguito).
La prima "piccola" moderna, molto affidabile ma con una novità tecnica specifica.
Punto debole: Frizione APTC (Adler Power Torque Clutch).
Perché: È una frizione antisaltellamento pensata per essere morbidissima alla leva, ma se non manutenuta correttamente può diventare spugnosa o usurarsi precocemente.
Da controllare: Trasudamenti d'olio dagli anelli di tenuta delle aste della frizione.
Monster 620 i.e. 2002 – 2006 da € 1.800 a € 3.500

Nel 2003, Ducati introdusse il Monster 1000 DS, modello equipaggiato con un motore completamente rinnovato da 1000 cm³, con distribuzione Desmodromica a due valvole per cilindro. Denominato "Dual Spark" (DS) grazie alle due candele per cilindro, garantiva una migliore combustione e maggiore efficienza. Valvole maggiorate e numerosi aggiornamenti meccanici ottimizzarono le prestazioni, arrivando a 84 CV a 8.000 giri/min e una coppia massima di 84 Nm a 6.000 giri/min. Le opzioni comprendevano il Monster 1000 Dark, il Monster 1000 Special e il 1000 Cromo in edizione limitata, ognuno con dettagli stilistici distintivi. Fu anche il modello che introdusse la più sobria colorazione grigio metallizzato.
Questo modello ha introdotto la testata con due candele per cilindro per ottimizzare la combustione, ma la sua complessità meccanica ha portato con sé alcune vulnerabilità specifiche.
Punto debole: Guide valvole e sedi valvole.
Perché: Alcune serie del motore 1000DS prodotte tra il 2003 e il 2005 hanno sofferto di un'usura prematura delle guide valvole. Il materiale utilizzato non era sempre all'altezza delle temperature raggiunte dal motore, causando un consumo eccessivo di olio e, nei casi peggiori, la perdita di compressione o danni alle valvole stesse.
Cosa controllare: * Fumo allo scarico: Se accelerando dopo un lungo minimo la moto emette fumo azzurrognolo, le guide valvole sono probabilmente usurate.
Ossidazione dei cavi candela: Avendo due candele per cilindro (una delle quali in posizione molto esposta sul lato del cilindro), i cappucci e i cavi possono deteriorarsi, causando mancate accensioni o un'erogazione "a scatti" ai bassi regimi.
Campana frizione (a secco): Come per il 1100, la frizione a secco è rumorosa per natura, ma un gioco eccessivo tra dischi e campana può segnare il tamburo interno, rendendo il cambio marcia duro e impreciso.
Monster 1000 DS 2003 – 2005 da € 3.000 a € 5.500

Nel 2006, quasi a sorpresa, il 620 cedette il posto al nuovo Monster 695, modello simile ma caratterizzato, tra le altre cose, dal telaio a traliccio più snello e dall'eliminazione di cablaggi e fascette a vista. Il motore, con cilindrata aumentata, guadagnava 10 CV, raggiungendo quota 73 CV ed avvicinandosi alle prestazioni del primo 900 raffreddato ad aria, sebbene la coppia rimanesse inferiore (61 Nm). L’anteriore conservò il doppio disco Brembo, non più da 320, com’era sul 620, ma da 300 mm. Disponibile in nero e rosso con traliccio rosso, il 695 venne presto affiancato dalla versione Dark.
Il 695 è considerato una delle versioni più equilibrate, ma segna il passaggio definitivo a un'elettronica più complessa rispetto ai predecessori.
Punto debole: Sensori Lambda e gestione del minimo.
Perché: Essendo una delle prime motorizzazioni Euro 3 spinte, la centralina originale ha spesso una mappatura "magra" ai bassi regimi per rispettare le emissioni. Questo può causare spegnimenti improvvisi al semaforo o un minimo irregolare.
Cosa controllare: Verificare che non ci siano trasudamenti d'olio dalla guarnizione della base dei cilindri e che l'impianto elettrico sotto la sella non presenti segni di surriscaldamento sui connettori del regolatore di tensione.
Monster 695 2006 – 2008 da € 2.000 a € 4.000

Nel 2008, Ducati lanciò il nuovo Monster 696, modello voluto per “rinfrescare†un design vecchio di ormai 15 anni (ma di cui nessuno, in realtà , s’era detto stufo). In ogni caso, nonostante il nuovo look, si tentò di mantenere l'identità Monster migliorando al contempo maneggevolezza e prestazioni. Oltre al nuovo telaio, più tozzo e più corto, l’elemento distintivo fu certamente il nuovo serbatoio con cover intercambiabili. La potenza crebbe fino a raggiungere gli 80 CV a 8.250 g/m e i dischi anteriori tornarono alla dimensione di 320 mm. Il 696 vide anche il debutto di un nuovo fanale anteriore a LED, specchietti ridisegnati per una migliore visibilità e un impianto di scarico dal design più compatto, con terminali sottosella doppi.
Con il 696 cambia tutto: telaio misto traliccio/alluminio, scarichi alti e un approccio più "user-friendly", ma con qualche peccato di gioventù.
Punto debole: Passaggio cavi sul cannotto di sterzo e calore.
Perché: Il raggio di sterzata molto limitato e il posizionamento dei cablaggi vicino al cannotto possono portare, col tempo, alla fessurazione dei cavi elettrici per sfregamento o tensione. Inoltre, il posizionamento dei collettori e degli scarichi sotto il codino genera un calore notevole per il passeggero e per la batteria.
Cosa controllare: Controllare l'integrità del cablaggio principale (zona sterzo) e lo stato del display digitale, che su alcuni primi modelli tendeva a formare condensa o a perdere segmenti di visualizzazione.
Monster 696 2008 – 2014 da € 3.500 a € 5.500

Evoluzione del 696, il Monster 1100 introdusse l’anno seguente significative differenze che lo resero di fatto il modello più potente della gamma naked di quegli anni (se si escludono gli S4R). Ultimo Monster equipaggiato con il Desmodromico a L raffreddato ad aria da 1078 cm³ e 95 CV a 7500 giri/min, il 1100 si avvantaggiava di una geometria del telaio rivista, sospensioni aggiornate e pneumatici più larghi, che miglioravano la stabilità e la tenuta di strada. La forcella Showa da 43 mm completamente regolabile, associata al monoammortizzatore posteriore Sachs, permetteva una configurazione personalizzata per vari stili di guida. Ciliegina sulla torta il peso a secco, fermo a 169 kg.
Nonostante l'eccellenza ciclistica, la sua erogazione brutale e le vibrazioni tipiche del grosso bicilindrico richiedono verifiche mirate.
Punto debole: Campana della frizione e cuscinetti di banco.
Perché: * Sulle versioni 1100 e 1100S, la frizione a secco è soggetta a un'usura precoce della campana e dei dischi, specialmente se la moto è stata usata molto in città (si riconosce per il tipico "ferragliare" eccessivo e strappi in partenza).
Sui primi modelli (2009-2010), sono stati segnalati rari ma critici casi di usura dei cuscinetti di banco, spesso legati a una lubrificazione non ottimale o a un utilizzo troppo sportivo a freddo.
Cosa controllare: * Rumorosità anomala: All'accensione, oltre al classico ticchettio delle valvole, non devono esserci rumori di trascinamento cupi provenienti dal basamento.
Perdite d'olio: Controllare attentamente il paraolio dell'asta frizione e la zona del radiatore dell'olio, che a causa delle vibrazioni può presentare micro-crepe sui supporti.
Stato delle sospensioni (Versione S): La versione S monta Ohlins; se le guarnizioni degli steli (paraoli) non sono state manutenute, la revisione è molto costosa.
Monster 1100 / S 2009 – 2010 da € 4.500 a € 7.500

Lanciato nel 2010, il Monster 796 si posizionava a metà strada tra il 696 e il 1100, combinando elementi di entrambi i modelli. Il motore, un bicilindrico Desmodromico a L da 803 cm³, sviluppava 87 CV a 8.250 giri/min e una coppia massima di 78 Nm a 6250 giri/min. Una delle caratteristiche più apprezzate fu l'introduzione del forcellone monobraccio, ripreso dal 1100, che offriva maggiore rigidità e migliorava l'estetica. La frizione APTC, presa in prestito dal 696, assicurava una migliore gestione della trasmissione con un'azione più leggera e il sistema antisaltellamento una guida decisamente più fluida. Inalterata l’estetica introdotta due anni prima dal fratellino: telaio corto e tozzo, cover sul serbatoio, scarichi alti…
Cinghie e Valvole: Verifica la sostituzione delle cinghie (ogni 2 anni) e il controllo gioco valvole (ogni 12.000 km). Sono la spesa di manutenzione più alta.
Cavi sterzo: Controlla che i cablaggi sul cannotto non siano tesi o usurati. Se danneggiati, causano spegnimenti improvvisi o errori elettrici.
Eccentrico monobraccio: Assicurati che il mozzo posteriore non sia bloccato. Se non lubrificato, regolare la tensione della catena diventa impossibile.
Trasudamenti: Ispeziona il carter sinistro (lato alternatore) per piccole perdite d'olio dalla guarnizione.
Centralina ABS: Se presente, verifica che la spia si spenga dopo il movimento; un malfunzionamento è molto costoso da riparare.
Monster 796 2010 – 2014 da € 4.000 a € 6.500

Progettato per esaltare la sportività , il Monster 1100 Evo, arrivato nel 2011, sfoggiava alcuni significativi miglioramenti come una sola candela per cilindro e pistoni più leggeri derivati dall’848. La frizione passava in bagno d’olio, il nuovo impianto di scarico si configurava 2 in 1 in 2 e le sospensioni - forcella Marzocchi da 43 mm completamente regolabile - ne aumentavano il valore. Il sistema frenante conservò i due dischi anteriori da 320 mm ed il singolo posteriore da 245 mm, mentre l’ABS Brembo-Bosch era di serie col Ducati Safety Pack. Il peso a secco rimaneva invece di pochissimo al sotto dei 170 kg
Il "pompone" per eccellenza, coppia brutale e grande carattere.
Punto debole: Cuscinetti di banco e campana frizione (se a secco).
Perché: Il motore 1100 DS ha molta coppia; se la manutenzione delle cinghie e dei cuscinetti non è stata scrupolosa, i costi di ripristino sono alti. La frizione a secco (sui modelli non EVO) si consuma velocemente nel traffico urbano.
Da controllare: Gioco dei dischi frizione e integrità del carter motore nella zona inferiore.
Monster 1100 EVO 2011 – 2013 da € 5.500 a € 7.500

Presentato nel 2017 in risposta alle normative Euro 4, il nuovo Monster 797 sacrificò parte della potenza, fermandosi a 73 CV a 8250 giri/min, con una coppia massima di 69 Nm a 5750 giri/min. La forcella Kayaba da 43 mm, pur accusando un settaggio che alcuni consideravano troppo rigido, offriva un buon feedback ai motociclisti più esperti. Il peso a secco si attestava sui 169 kg, rendendolo una scelta interessante per chi cercava una moto naked più accessibile, ma comunque divertente da guidare.
È il "ritorno al futuro" con motore a due valvole raffreddato ad aria, molto robusto.
Punto debole: Finiture e componentistica economica.
Perché: Per mantenere il prezzo competitivo, alcune plastiche e il monoammortizzatore posteriore sono di qualità base.
Da controllare: Segni di corrosione sui bulloni e sulle parti metalliche se la moto è stata tenuta all'aperto, poiché i trattamenti superficiali non sono eccelsi.
Monster 797 2017 – 2020 da € 4.500 a € 7.500
Le possibili anomalie riscontrate al sistema di retromarcia assistita istallato sulle K 1600 ha obbligato la Casa di Monaco ad avviare un maxi richiamo in tutti gli Stati Uniti. Nessun rischio invece per i modelli circolanti in Europa
Dalle verifiche interne emerge che l’origine del guasto è nella centralina della retromarcia assistita, fornita dall’azienda austriaca BECOM Electronics. La tenuta non sarebbe sempre efficace nel tempo, soprattutto in condizioni di elevata umidità . L’ingresso di acqua e la conseguente corrosione dei contatti elettrici potrebbe causare nella forma più lieve in un mancato funzionamento della retromarcia e, in casi più gravi, portare al surriscaldamento della centralina. Pertanto, a fine marzo 2026, BMW ha deciso di avviare una campagna di richiamo volontaria nei mercati con clima tropicale-umido e negli Stati Uniti, dove la normativa sulla responsabilità del prodotto è particolarmente severa. La NHTSA riferisce che i concessionari sono stati informati a inizio aprile, mentre i clienti saranno contattati da maggio.
Il richiamo riguarda le BMW K 1600 GT, GTL, B e Grand America, anni modello dal 2017 al 2025, per un totale di 9.160 moto negli USA. La retromarcia assistita era optional dal 2017 ed è diventata di serie dal 2021. La soluzione prevista è la sostituzione della centralina con un componente dotato di migliore sigillatura, già introdotto in produzione dalla fine di gennaio 2025. L’intervento sarà ovviamente gratuito.
Come accennato, al momento BMW non prevede campagne di richiamo in Europa e non risultano segnalazioni analoghe. Ovviamente, saremo pronti ad avvertirvi in caso di eventuali novità .
Dalla entry level alle crossover di punta, la gamma CFmoto si presenta con bonus che partono da 200 euro e arrivano fino a 500 euro. Un intervento mirato che coinvolge diversi modelli. Eccoli uno per uno
Con l’arrivo della bella stagione partono le campagne promozionali: la Casa cinese applica riduzioni di prezzo su diversi modelli, dalle entry level fino alle crossover di media e alta cilindrata.
Le offerte sono valide per moto immatricolate dal 12 gennaio 2026 e solo fino al 30 di aprile. Conviene quindi affrettarsi…
Nel dettaglio, ecco i modelli coinvolti e i relativi vantaggi economici:
È una crossover "entry level" curata in tutto, perfetta per iniziare con l'Adventouring senza troppi patemi. È spinta da un brillante bicilindrico e sfoggia sospensioni regolabili, impianto frenante con due dischi singoli (da 320 mm davanti e da 240 mm dietro) e ABS disinseribile per la guida in fuoristrada. Di serie il parabezza regolabile, i paramani, il paramotore, il portapacchi e uno schermo TFT da 5†che si può connettere allo smartphone e il controllo di trazione. La sella ha la parte centrale più larga e accogliente ed è ben imbottita, il manubrio e le pedane sono ben posizionati. Su strada è svelta tra le curve nonostante il cerchio da 21†che la rende anche efficace in fuoristrada. Potente quanto basta e sempre gestibile la frenata.
Lowes con tre terzi posti è stato di gran lunga il migliore dei piloti “indipendentiâ€
È stato un grande weekend per Sam Lowes. Non è riuscito ad attaccare le due Ducati ufficiali di Nicolò Bulega e Iker Lecuona ma è stato la terza forza in campo, il loro rivale più pericoloso. Con tre terzi posti è stato di gran lunga il migliore dei piloti “indipendentiâ€.
"Penso che Bulega abbia fatto un bel passo avanti domenica, Iker un po' meno, ma sono contento di avere lottato con loro – si compiace –. Tutti sanno che al momento sono il punto di riferimento, sia per la moto che per il team. Siamo contenti di essere rimasti vicini a loro. È una buona pista per la Ducati, ma sono l'unico che sia riuscito a mantenere il contatto e persino a qualificarsi davanti a uno di loro. Ne sono davvero feliceâ€.
Nelle prime battute di Gara 2 l’inglese è addirittura stato al comando, ma non ha voluto forzare la mano per tentare il colpaccio.
“Sono stato prudente e volevo finire bene Gara 2. Volevo concludere in bellezza".
In questo inizio di stagione il pilota del team Marc VdS appare in gran forma.
“Le ultime sei gare sono andate bene! A parte l'errore sotto la pioggia a Phillip Island, ho portato a termine tutte le altre manche di quest'anno, il che ci ha messo in una buona posizione. Continueremo a lavorare sodo. L'anno scorso non ho concluso come avrei voluto, quindi è stato bello partire subito forte, conquistare tre podi nel terzo round, e con delle piste interessanti in arrivo. Speriamo che nelle prossime gare ci siano più piloti vicini, così da poter assistere a delle gare più combattute, ma per ora continuerò a concentrarmi sul cercare di raggiungere i due piloti ufficialiâ€.
Il weekend olandese era iniziato con qualche difficoltà ma il buon Iker ha chiuso in bellezza portando nuovamente a casa tre secondi
Ci sono tre cose che non fanno difetto a Iker lecuona: la simpatia, la velocità e la determinazione. Per il momento Nicolò Bulega gli è sopra di una spanna eppure lo spagnolo non demorde, continua a impegnarsi al massimo nel tentativo di aumentare il suo feeling con la Panigale e sorride sempre, anche quando non tutto è perfetto. Il weekend olandese era iniziato con qualche difficoltà ma il buon Iker ha chiuso in bellezza portando nuovamente a casa tre secondi posti. Bulega non è lontano.
“Devo ammettere di essere molto soddisfatto – considera con ottimismo –. Il weekend è iniziato con sensazioni forse non uguali a quelle di Portimao, ma siamo riusciti a ricucire il gap che ci serviva per essere molto competitivi."
Lecuona non correre per arrivare al secondo ma l’esperienza non gli manca ed ha capito che bisogna anche sapere aspettare.
“L'obiettivo è sempre quello di inizio stagione: crescere gara dopo gara, e lo stiamo facendoâ€.
Non lo dice apertamente ma sa che “quel “giorno†arriverà e nel frattempo affila le armi. Tenetelo d’occhio…
Mondiale Motocross - La pista del Ciclamino ha fatto da palcoscenico alla quinta tappa del calendario e i piloti non hanno deluso le aspettative, dando spettacolo in tutte le manche. Trionfano in MXGP Jeffrey Herlings e in MX2 Sacha Coenen. Classifica e calendario.
Il sole di ieri ha lasciato spazio, stamattina, alle nuvole e alla pioggia ad Arco di Trento, dove si è corso oggi il quinto round della stagione. Il maltempo ha bagnato la pista fino alla prima manche della MX2, poi è arrivato il sole: il tracciato è rimasto scavato, ma si è asciugato velocemente.
Giù i cancelletti della classe regina ed è Romain Febvre a firmare l’holeshot passando al comando della prima manche, seguito da Tom Vialle. Si fanno avanti poi Tim Gajser e poco dopo anche Lucas Coenen che passano Vialle e vanno ad occupare, rispettivamente, la seconda e terza piazza. Dopo qualche curva Coenen incappa in una caduta che retrocede fino alle ventitreesima posizione, tutto da rifare per il giovane belga. Herlings parte dalla nona, ma recupera velocemente e si trova presto quinto alle spalle di Adamo concede all’azzurro un paio di giri e poi mette in atto uno dei suoi classici “switchâ€, cambia passo, va all’attacco e scala la classifica fino a trovarsi alle spalle di Febvre, allo scadere del tempo cronometrato, non contento tenta il colpo e passa in testa, distaccando velocemente il campione del mondo in carica. Oggi sembra non essercene per nessuno. Dietro a Vialle, chiudono la top five Gajser e Renaux davanti ad Andrea Adamo. Coenen non riesce ad andare oltre la dodicesima piazza.
Nella seconda manche della MXGP è un sorprendente Kay de Wolf a mettere il sigillo sul quarto e ultimo holeshot di giornata passando in testa, seguito da Coenen, Gajser e Vialle. Il belga della casa orange passa subito all’attacco di de Wolf e anche gli altri due rimangono appaiati. Una piccola defaillance dell’olandese e Coenen ne approfitta prontamente prendendo il comando, anche Gajser passa all’attacco e in poco riesce a guadagnarsi la seconda piazza, sembra poi puntare alla pole, ma in un paio di giri tira i remi in barca. Herlings sfodera una manche simile alla prima: partenza verso la nona posizione e rimonta repentina a suon di giri veloci che, grazie anche alla caduta di de Wolf, gli permette di raggiungere le spalle di Gajser, verso la metà del tempo regolamentare. Sbavatura anche per Coenen che perde un paio di posizioni e cosi è Gajser a prendere il comando, seguito da Herlings. Chiudono la top five de Wolf e Renaux. Manche da dimenticare per Romain Febvre che dopo una partenza difficile, conduce gara in rimonta, ma non riesce ad andare oltre la dodicesima posizione, davanti ad Andrea Adamo.
Il podio trentino vede quindi salire sul gradino più basso Tom Vialle, seguito da Tim Gajser e su quello più alto c’è Jeffrey Helrings che si porta a quattro punti di distacco da Coenen, tabella rossa, nella classifica del mondiale.
Poche cose da segnare per la prima manche della MX2 che vede scattare davanti a tutti Sacha Coenen che fa suo l’holeshot, inseguito da Valin, Farres ed Everts. Il belga conduce una manche costante e senza commettere sbavature. Le prime quattro posizioni rimangono invariate fino al termine. La quinta piazza viene occupata da Karlis Reisulis che riesce ad ottenerla dopo i primi dieci minuti di tempo cronometrato, grazie al sorpasso su Grau. Laegenfelder in difficoltà non riesce ad andare oltre la decima posizione.
Anche nella seconda manche è Sacha Coenen a firmare l’holeshot e portarsi davanti a tutti, ed anche qui si dimostra concreto e concentrato e, nonostante una caduta sullo scadere del tempo cronometrato, grazie al margine totalizzato su Farres (2º), non compromette la pole e va a vincere a punteggio pieno il GP. Terzo è Simon Laegenfelder che oggi è apparso un po’ più in difficoltà . Un Liam Everts un po’ sotto tono chiude la manche in nona posizione davanti al nostro Valerio Lata.
Il circus del mondiale si prende una pausa e si ripartirà il 24 maggio in Francia a Lacapelle Marival.
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Da quanto si è visto finora il caposquadra del team Ducati sembra invincibile, a dimostrarlo ci sono 13 successi consecutivi, ma anche la determinazione e la sicurezza con cui corre
Chi è capace di fermare Nicolò Bulega? Da quanto si è visto fino ad ora il caposquadra del team Aruba Ducati sembra invincibile, e non è soltanto per la striscia di 13 successi consecutivi con cui ha chiuso il round Olanda Superbike; è anche per la determinazione con cui corre, per la sicurezza che gli permette di non sentirsi mai in difficoltà . Anche questa volta ha conquistato pole position, record della pista e tre vittorie in gara. Al via dell’ultima manche si è trovato alle spalle dei due rivali più pericolosi, Sam Lowes e Iker lecuona, ma pur trovandosi a inseguire non ha perso la calma.
“Non ho fatto una partenza perfetta, Sam e Iker mi hanno superato nei primi giri – ripercorre la sua strategia –. Sono rimasto calmo e ho studiato dove potevo sorpassarli. Da lì in poi, è stata una gara fantastica. Ho fatto dei bei sorpassi e non ho commesso errori. Abbiamo migliorato il feeling rispetto a ieri e abbiamo avuto un buon passo gara, quindi sono contentoâ€.
Fin troppo morigerato per un pilota che sta dominando la stagione. Dopo solo tre round ha già un vantaggio di 69 punti, potrebbe restare a casa un weekend e si troverebbe comunque ancora in testa al campionato. Bulega in questo momento ha una mentalità da killer.
“Sono in una buona situazione, ho la giusta mentalità , so di poter essere veloce in qualsiasi condizione. Vincere 13 gare di fila ti dà una grande motivazione per le gare a venire; mi ha fatto bene alla testaâ€.
Sì, decisamente è il suo momento. È iniziata l’era di Bulega?
“L'Era di Bulega suona bene. Penso che stiamo vivendo un'epoca positiva. Riesco a guidare bene la mia moto perché il mio team ascolta i miei feedback, il che ci permette di migliorare sessione dopo sessione. Questo è il risultato del duro lavoro mio e di Ducati.â€
Nicolò ha vinto a mani basse, dall’inizio del campionato non si è lasciato sfuggire un successo e ora guida la classifica piloti con un margine di 69 punti sul compagno di squadra Iker Lecuona
Nicolò Bulega ha fatto 13 e non è vero che non gli interessa avere raggiunto il primato di vittorie consecutive detenuto da Toprak Razgatlıoğlu, come invece aveva dichiarato alla vigilia del round Olanda Superbike: esultava dopo l’arrivo di Gara 2, ancora una volta dominata dal pilota italiano e dalla Ducati. Nicolò ha vinto a mani basse, dall’inizio del campionato non si è lasciato sfuggire un successo e ora guida la classifica piloti con un margine di 69 punti sul compagno di squadra Iker Lecuona: è più di un round di vantaggio quando ne sono stati disputati appena tre. Fa paura l’emiliano, e fa paura la sicurezza con cui corre. Questa volta era partito davanti Sam Lowes, seguito da Lecuona; il caposquadra della Ducati era in terza posizione, li ha lasciati sfogare per un paio di giri, li ha saltati entrambi in un passaggio solo e lo hanno rivisto soltanto dopo l’arrivo. Non ce n’è per nessuno. Ormai sono esauriti gli aggettivi, Bulega ha una marcia in più degli altri e di questo passo di record ne vedremo saltare ancora parecchi
Lo spagnolo non è a livello del suo caposquadra ma sta imparando a sfruttare una moto che ha preso in mano solo all’inizio di questa stagione, ne sta scoprendo i limiti e il modo di spingerla al massimo. Non crediate che sia disposto a restare secondo per tutto il resto del campionato…
Tre vittorie per Bulega, tre secondi posti per Lecuona e tre terzi per Sam Lowes, in gran forma sul circuito olandese. Ristabilito dopo l’infortunio alla mano sinistra che in Portogallo lo aveva fatto penare, l’inglese si è dimostrato estremamente solido e anche così intelligente da saper rinunciare alla tentazione di puntare a un piazzamento che avrebbe richiesto molti rischi. È di gran lunga il migliore degli “indipendentiâ€, il team Marc VdS si confermo squadra privata sì, ma di alto livello.
Però non è da meno il team Barni, la squadra di Marco Barnabò che ha piazzato in quarta e quinta posizione i suoi due piloti: con la formazione italiana Alvaro Bautista sembra avere trovato la sua dimensione e qui è giunto tre volte quarto, in questo ultimo heat difendendosi da Yari Montella che lo ha insidiato fin sul traguardo. Molto bene anche Lorenzo Baldassarri, sesto, capace di rimontare diverse posizioni e precedere Xavi Vierge. Finalmente una bella gara per Andrea Locatelli al quale l’ottavo posto non rende pienamente giustizia: oggi la Yamaha è quello che è ma lui ha lottato con tanta grinta per risalire posizioni. Meriterebbe qualcosa di più.
Lo meriterebbero anche i piloti di una BMW che qui è sembrata irriconoscibile: nono posto per Danilo Petrucci, 12º per Miguel Oliveira. Non era stato così in Portogallo, soltanto poche settimane fa: cosa è successo? Non ha fatto faville nemmeno Axel Bassani che ha chiuso il weekend con un 13º posto, Stefano Manici con la 10ª posizione ha conquistato 1 punto mentre Alberto Surra è rimasto a bocca asciutta, 17º.
1. Nicolò Bulega (Aruba.it Racing - Ducati)
2. Iker Lecuona (Aruba.it Racing - Ducati) +2.724
3. Sam Lowes (ELF Marc VDS Racing Team) +5.257
4. Alvaro Bautista (Barni Spark Racing Team) + 8.941
5. Yari Montella (Barni Spark Racing Team) +9.845
6. Lorenzo Baldassarri (Team GoEleven) +12.872
Giro veloce: Nicolò Bulega (Ducati) – 1’33.162
1. Nicolò Bulega (Aruba.it Racing - Ducati) 186 punti
2. Iker Lecuona (Aruba.it Racing - Ducati) 117
3. Sam Lowes (ELF Marc VDS Racing Team) 82
4. Miguel Oliveira (ROKiT BMW Motorrad WorldSBK Team) 69
5. Alex Lowes (bimota by Kawasaki Racing Team) 69
6. Axel Bassani (bimota by Kawasaki Racing Team) 67