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#motociclismo #news #insella.it
Presentata al Perpignan Custom Show, questa Lambretta special è certamente tra le più originali del panorama custom, omaggio alla band nordamericana fondata a Quincy nei chiassosi anni '90
Sotto i riflettori della kermesse transalpina, tre anni or sono, a catturare l'attenzione è stata una Lambretta "impregnata" di subcultura punk. Il creatore di questa special è Ronan Danic, rinomato tatuatore bretone con un'esperienza ventennale nel settore, titolare dello studio Ronan BWT Tattoo (Auray, Francia). Attivo nella scena scooteristica internazionale fin dalla fine degli anni Novanta, Ronan ha saputo tradurre la sua passione viscerale per le due ruote e per le sonorità ruvide, in un progetto davvero unico nel suo genere.
Prima di addentrarsi nei dettagli tecnici, è fondamentale conoscere ciò che ha ispirato l'intero progetto: i Dropkick Murphys. Formatasi a Quincy, nel Massachusetts, a metà degli anni Novanta, questa band americana ha letteralmente codificato e reso celebre a livello planetario il genere musicale Celtic Punk. Il loro stile inconfondibile fonde la potenza distorta, i ritmi serrati e l'attitudine ribelle dell'hardcore punk con gli strumenti tradizionali della musica folk irlandese, come cornamuse, mandolini, fisarmoniche e flauti. Divenuti un'autentica istituzione (complice anche la traccia inclusa nella colonna sonora del film premio Oscar The Departed) i Dropkick Murphys incarnano una fiera espressione della classe operaia, della fratellanza e dell'orgoglio di strada. Questo immaginario variegato, fatto di trifogli, atmosfere da pub e spirito combattivo, si sposa alla perfezione con la spigolosità e il rigore della "nostra" Lambretta.
2026, Dropkick Murphys (attuale formazione della band)
Ma c'è di più... Ronan non è solo un fan accanito di questa formazione, ma vanta un forte legame personale con la band, avendo avuto l'onore di tatuare alcuni dei suoi membri, trasformando la venerazione artistica in una reale amicizia.
L'idea di dedicare uno scooter a questa icona del punk rock ha iniziato a prendere forma durante le settimane di isolamento della prima ondata pandemica nel 2020. Un fitto scambio di messaggi e suggestioni a distanza tra esperti del settore ha gettato le basi per la trasformazione, che si presentava già come una solida base di partenza, senza necessità di restauro invasivo. La genesi ha richiesto circa otto mesi di lavoro incessante e il coinvolgimento di specialisti di primo livello per curare ogni particolare. L'impatto visivo è dominato da una complessa e stratificata verniciatura eseguita dall'officina No Pain No Gain. Telaio e scocca sfoggiano una base metalflake, miscelata con colori saturi e forti, che restituiscono un effetto ottico cangiante e quasi tridimensionale. L'interno dello scudo è concepito come un vero e proprio altarino votivo, decorato con le riproduzioni delle copertine degli album storici della band.

La verniciatura ha un effetto tridimensionale


Dettaglio delle copertine degli album dei Dropkick Murphys aerografate sullo scudo
Grazie al meticoloso intervento del laboratorio Atelier Offsprint, unito ai fregi realizzati su misura da Carte Blanche, questa Lambretta risulta letteralmente tempestata di incisioni. Elementi funzionali, come i manicotti del manubrio e i sottili listelli della pedana sono stati finemente disegnati a mano con il motivo dello shamrock, il celebre trifoglio irlandese che funge da logo per il gruppo musicale. La personalizzazione si è spinta a livelli maniacali, toccando quasi ogni componente: il pedale del freno, ilsupporto per la piccola latta dell'olio da miscela, il silenziatore dell'impianto di scarico, il paraspruzzi, la cornice del fanale posteriore e persino i canali dei cerchi ruota. Ognuno di questi elementi è stato lavorato a sbalzo o inciso traendo ispirazione diretta dai testi iconici, dai titoli delle canzoni e dall'epica tramandata dalla discografia del gruppo.

Lo shamrock cessalto sul pedale del freno

Anche la paratia inferiore è stata oggetto di cesellatura: nessun componente è stato trascurato

I fregi sono stati realizzati su misura da Carte Blanche
Sotto una veste così ricca, le scelte legate al propulsore sono state indirizzate verso la massima praticità , rifuggendo soluzioni pistaiole troppo estreme a favore della guidabilità stradale. Il vano motore ospita un blocco BGM 195RT, migliorato nella sonorità con una marmitta a espansione artigianale in stile Sterling.

Anche il terminale porta la sua firma
A dispetto della qualità da show bike e della raffinatezza delle lavorazioni estetiche, questa Lambretta è concepita per l'uso quotidiano e per i viaggi a lungo raggio. Da qui la scelta di un blocco affidabile e funzionale allo scopo: Ronan utilizza il suo capolavoro pressoché ogni giorno e, in sella, ha già macinato migliaia di chilometri attraversando Francia, Regno Unito, Belgio e Spagna per raggiungere i principali raduni continentali
Mondiale Motocross - Un weekend perfetto per il team De Carli, che torna a casa con la vittoria a punteggio pieno in entrambe le classi, grazie al trionfo dei fratelli Coenen
Al via della MXGP è Lucas Coenen che si porta nettamente davanti a tutti, prendendo da subito un buon margine. Alle sue spalle, Romain Febvre, deve difendere la seconda posizione da Jeffrey Herlings e Kay de Wolf, ardua impresa perché gli olandesi oggi danno il meglio e così, verso la metà del tempo cronometrato passano all’attacco e in un’unica curva entrambi riescono a superare il campione del mondo in carica. De Wolf si vede da subito che ne ha di più, ed infatti, al giro successivo, riesce a mettersi alle spalle Herlings andando cosi ad aggiudicarsi la seconda piazza. Chiude la top five Tim Gajser.
Il secondo holeshot della classe regina se lo aggiudica Romain Febvre, ma il suo dominio dura giusto il tempo di un paio di curve, poiché da subito, Lucas Coenen, sferra l’attacco e riesce, velocemente, a mettersi alle spalle il francese. Segue il suo esempio, Jeffrey Herlings che sorpassa Febvre. I primi due vanno a fare gara a sé stante con l’olandese che tiene costantemente Coenen nel mirino.
Alle spalle dei primi tre, si posizionano Gajser e de Wolf, dopo un sorpasso a due su Pauls Jonass. Verso la metà del tempo cronometrato succede l’imprevisto: mentre è in corso un acceso duello tra Febvre ed Herlings, la moto di quest’ultimo si ferma di colpo in mezzo alla pista e non ne vuol sapere di ripartire ed è quindi costretto al ritiro.
Vince Quindi Il GP di Lettonia a punteggio pieno Lucas Coenen, che tiene saldamente nelle sue mani la tabella rossa, secondo è Kay de Wolf e terzo è Romain Febvre. Il migliore degli italiani è Andrea Adamo che dopo due buone prestazioni chiude sesto nel GP.
Partenza perfetta oggi per Sacha Coenen che firma l’holeshot e si piazza davanto al resto del gruppo, tenendo da subito un ritmo sostenuto che gli permette di creare un buon margine tra se e Mathis Valin (2º). Quest’ultimo, autore di una bella rimonta dopo una partenza conduce una manche da manuale. Si innesca invece un bel duello, sul finire del tempo cronometrato, tra Simon Laegenfelder e Camden McLellan che danno spettacolo. La lotta si conclude a favore dell’alfiere di Triumph, mentre il tedesco, nel corso dell’ultimo giro viene superato anche da Farres, chiudendo cosi in quinta piazza.
Weekend perfetto per il più piccolo dei gemelli Coenen che, anche nella seconda manche scatta via davanti a tutti, si aggiudica l’holeshot e rimane in testa al gruppo dall’inizio alla fine, mettendo di nuovo un buon margine sul secondo, McLellan. Il sudafricano, impegnato per buon parte della heat in una battaglia con Karlis Reisulis, riesce a strappargli la seconda piazza nel corso dell’ultimo giro.
A sigillo della top five troviamo Farres e il nostro Valerio Lata, rispettivamente quarto e quinto.
Vince quindi il GP Lettone a pieno punteggio Sacha Coenen, seguito da Camden McLellan e terzo chiude Mathis Valin.
Ora il mondiale motocross si concede una breve pausa il prossimo weekend, ci ritroveremo in Italia a Montevarchi il 21 giugno.
Clicca qui per il calendario completo e qui per la classifica aggiornata.
Il campione del mondo esce dal weekend con il massimo dei punti disponibili, lo spagnolo dell'Aprilia travolge Bezzecchi e Di Giannantonio al via. Acosta vende cara la pelle in attesa di potersi battere ad armi pari
Marc Marquez fa la sua parte e la sfortuna – o fortuna, a seconda del punto di vista- ci mette il resto per disegnare un weekend perfetto per il #93 e Ducati in generale. Martin distrugge il fine settimana di Aprilia con una partenza sciagurata che travolge Bezzecchi e Di Giannantonio, Acosta ancora una volta fa tutto il possibile, ma si deve accontentare. Pagelle dell'Ungheria!
Fa tutto bene, soprattutto riesce a gestire forze fisiche e gomma con un avversario complicato come Pedro Acosta. Centra il successo numero 100 in carriera e si rilancia in pieno nella corsa al titolo, anche grazie al patatrac al via. Altro che pilota vicino alla pensione, è tra i più giovani dello schieramento. Voto 10
Diventa un po' noioso parlare di Acosta, ancora e sempre preso dalla sua eterna rincorsa alla prima vittoria in carriera. Con una KTM due spanne sotto Ducati (la seconda RC16 al traguardo è quella di Bastianini, nono con 25 secondi di ritardo dal primo), monta una soft che gli permette di tenere Marquez a bada per metà gara. Prima di soccombere, gli rifila anche un incrocio da campione e non si lascia spaventare nel sorpasso con contatto nella esse prima del traguardo. Io credo che l'anno prossimo ne vedremo delle belle. Voto 9
Il 2026 rischia di passare alla storia come l'anno fortunato di Pecco, che si trova sempre nel posto giusto al momento giusto. Gli arriva un altro podio, il terzo consecutivo, per grazia ricevuta. Anche se, rispetto alla Sprint, anche il pilota trova una quadra per fare funzionare la sua GP26 un pochino meglio. Voto 6,5
Salva il salvabile in casa Aprilia e conquista il secondo quarto posto in fila dopo il Mugello, con la consueta gara di rimonta. Combattivo e concreto, bell'acquisto per Yamaha. Voto 7
Con una prima curva così, certe partenze bisogna proprio evitarle. Non c'è molto da aggiungere, se non che ora Marquez è a 72 punti da Bezzecchi e a 52 da Jorge. Già nella Sprint del Giappone dell'anno scorso aveva fatto fuori il compagno di squadra. Voto 4
Nonostante sia vittima della sciocchezza commessa da Martin, non si perde d'animo e fa una bella rimonta dal fondo dello schieramento, raccogliendo 4 punti. Serve per andare via da Balaton Park con un umore decente e per ribadire che lui, giustamente, al mondiale ci crede. Voto 7,5
Dopo il disastro del Mugello, un quinto e un sesto posto sono manna dal cielo, pazienza se arrivati con un po' di fortuna. Altrimenti, quelli di Marini e Moreira (voto 7) sarebbero stati i soliti piazzamenti al margine della top10. Ma la moto resta indietro, anche dove non serve motore. Voto 6
Settimo al traguardo con una mano dalla dea bendata, ma lo spagnolo ha corso un weekend eccellente. “Giravamo a un secondo da Marquez†dice lui, evidenziando il fatto che comunque è partito con un riferimento importante in testa, senza sfigurare affatto. Voto 7
Il suo è un ottavo posto che lo premia per la costanza con cui si impegna con questa M1 disastrata. Weekend di sollievo per il team Pramac, che piazza anche Razgatlioglu (voto 6) in undicesima posizione. Voto 6,5
Mettere questo circuito in calendario dopo il Mugello è un atto di crudeltà che evidenzia tutti i limiti della pista e di una scelta poco lungimirante da parte di chi organizza lo show. Questo weekend non aggiunge niente allo spettacolo della stagione e anzi, mette solo a rischio la sicurezza dei piloti. Nonostante le basse velocità del tracciato, chicane come quelle di Balaton Park non sono compatibili con le gare di moto. Voto 4
Il richiamo riguarda gli esemplari prodotti nel corso del 2020: Bonneville, Street Twin e Street Scrambler. A richiedere un'attenzione particolare, è il connettore dello statore...
Una prima circolare è stata pubblicata a marzo sul portale di Allerta Rapida della Commissione Europea. A questa è seguito, a stretto giro, un aggiornamento pubblicato il 17 aprile: oggetto d'indagine sono i modelli Bonneville T100/T120, Street Scrambler e Street Twin, per un possibile surriscaldamento del connettore dello statore, che potrebbe deformarsi fino a collassare definitivamente.
Modelli: Bonneville T100/T120, Street Scrambler e Street Twin
Triumph Bonneville T100/120
Triumph Street Scrambler
Triumph Street Twin
Forbice di produzione: 01.04.2020 - 01.11.2020
Codice telaio: DB01A, DB02A, DB04, DB04R, DU01A, DU04, DC03, DC03R, DC04, DC04R, DP03, DP03R, DP04, DP04R //e5*168/2013*00003* // e5*168/2013*00004* // e13*168/2013*01050* // e13*168/2013*01051* // e9*168/2013*11259* // e13*168/2013*01049*// e5*168/2013*00009* // e5*168/2013*00010*// e9*168/2013*11597* // e9*168/2013*11596* // e5*168/2013*00011* // e5*168/2013*00012* // e9*168/2013*11595* // e9*168/2013*11594*
Codice interno richiamo: SRAN627.2
Difetto segnalato: La combinazione di temperature ambiente elevate, correnti elevate e tensione laterale eccessiva può causare la formazione di un ponte tra i cavi dell'alternatore e il connettore del cablaggio. Se le lamelle del connettore formano un ponte, si può raggiungere una soglia termica che supera la capacità del connettore e ne provoca la deformazione. Ciò può causare un cortocircuito, aumentando il rischio di incendio.
Strike di Martin alla prima curva: fuori Bezzecchi e altre tre moto. Marquez doma Acosta, Bagnaia terzo
Bastano poche centinaia di metri per ribaltare il senso di una domenica. Al Balaton Park la gara lunga d'Ungheria si decide in curva 1, quando Jorge Martin arriva lungo in staccata, perde il controllo e piomba sul gruppo come una palla da bowling: a terra finiscono il compagno di box Marco Bezzecchi, Raul Fernandez e Fermin Aldeguer, mentre Fabio Di Giannantonio resta invischiato nella carambola, riparte e chiude lontanissimo, dodicesimo. Per il leader del campionato è un colpo pesante: Bezzecchi era arrivato in terra magiara con 180 punti e venti di margine proprio su Martin, e si ritrova a guardare la gara dalla ghiaia per colpa del suo stesso compagno. Lo spagnolo, autore del patatrac, risale fino al dodicesimo posto raccogliendo le briciole. In ottica iridata è un weekend che brucia per entrambe le Aprilia di vertice, anche se per ragioni opposte.
Davanti, intanto, va in scena la corsa che ci si aspettava. Marc Marquez e Pedro Acosta si studiano e si attaccano per la prima metà di gara, scambiandosi la testa a suon di sorpassi e arrivando anche al contatto al limite. Lo spagnolo della Ducati la spunta intorno alla metà della distanza, piazza il giro veloce e da lì amministra fino al traguardo, chiudendo con oltre due secondi e mezzo di margine. È la prima vittoria di Marquez in una gara lunga in questa stagione e, soprattutto, il centesimo successo in carriera in tutte le classi: un traguardo che pesa, arrivato su una pista che ormai gli calza addosso come un guanto, dopo il tris dello scorso anno. Acosta porta a casa un secondo posto solido con la KTM, mentre completa il podio Pecco Bagnaia, abile a sfruttare il vuoto creato dall'incidente e a tenere dietro gli inseguitori.
Il bottino di giornata cambia gli equilibri in alto: Marquez si rilancia e riapre, almeno sulla carta, una corsa al titolo che fino a sabato sembrava ormai questione tra le due Aprilia. Appuntamento al 20 giugno in Repubblica Ceca, dove Bezzecchi proverà a dimenticare in fretta questa domenica storta.
Gli itinerari tra cui scegliere sono numerosi ed i paesaggi da ammirare davvero incantevoli. Tanti i gioielli nascosti, tra chiesette e castelli, invitante la proposta enogastronomica...
Le cosiddette Vie del Sale sono antiche rotte commerciali che, attraverso l’entroterra ligure, collegavano le saline costiere della Liguria con le regioni dell'entroterra, come il Piemonte e la Lombardia. Vitali per il commercio del prezioso minerale, oggi sono un’importante risorsa anche dal punto di vista del turismo, compreso ovviamente quello a due ruote.
In aggiunta a quello consigliatoci da Corrado Capra di Over2000Riders (ve ne parlavamo qui), vi proponiamo di seguito qualche itinerario da seguire in moto lungo le vie del sale, più qualche meta meno nota ma non per questo meno affascinante.
Tra le mete rivierasche più celebri, come Alassio, Albenga e Laigueglia, si trovano gemme meno conosciute che meritano attenzione. Mendatica, situata nell’entroterra di Imperia, è per esempio famosa per la sua “cucina biancaâ€, mentre a Zuccarello, delizioso villaggio nell'interno della provincia savonese, si può visitare il castello del XII secolo, edificato per volere marchesi Clavesana e recentemente restaurato e aperto al pubblico. Bellissimo anche Erli, piccolo comune situato nella provincia di Savona e caratterizzato da un affascinante ambiente montano ricco di storia locale (consigliamo una visita alla cappella di Sant’Antonio) .
Ecco l'incantevole borgo di Zuccarello
Vero è che alcool e guida non vanno mai d’accordo, ma un bicchiere di vino con vista sul vitigno è sempre concesso (e anzi consigliato). Anche in questo caso, il territorio ligure delle Vie del Sale offre davvero molto. Percorrere la Valle Arroscia, fare una sosta a Ranzo e visitare le cantine Deperi sono per esempio ottime idee per una gita enogastronomica. Proseguendo, ci si può spingere fino a Pieve di Teco, dove si trova Cascina Nirasca e, da lì, dirigersi verso Acquetico, dove si possono degustare i vini della pluripremiata Tenuta Maffone. L’elenco (sterminato) conta anche Pornassio, celebre per l'ormeasco, vino rosso rotondo e alpestre coltivato fin dal Medioevo su terrazzamenti circondati da montagne che superano i duemila metri.
Non a due ma a quattro, sempre di motori si parla. Agli appassionati consigliamo anche una visita al Museo della 500 di Garlenda. Oltre alle vetrine contenenti centinaia di modellini, componenti ed accessori, all’interno due simulatori di guida che permettono di sentirsi davvero al volante di una 500 (anche perché ci si siede all’interno di due autentiche mezze vetture), un pannello con 150 disegni che ricordano tutte le 500 entrate in commercio o solo progettate, dipinti, disegni, sculture, installazioni artistiche, oggetti curiosi e memorabilia da tutto il mondo. Non mancano, ovviamente, esemplari perfettamente funzionanti, sempre diversi perché messi a disposizione dai proprietari per periodi che vanno da qualche settimana a qualche mese. Inoltre, ogni anno a luglio viene inaugurata anche una mostra, d’arte, fotografica o di oggettistica. Situato in Via Roma 90, a Garlenda, il museo è aperto tutto l'anno, dal lunedì al venerdì con orario 8-12/15-18 e il sabato mattina. L’ingresso costa 3 euro.
Per maggiori informazione e per approfondire la conoscenza del territorio, vi consigliamo anche di visitare il sito internet dell’Associazione Antiche Vie del Sale, il cui obiettivo è infatti quello di promuovere un percorso comune a tutta l’area. Il portale è generoso di informazioni, comprese ovviamente quelle legate all’enogastronomia del territorio ed alle tante attività promosse dagli enti locali.
L’olio delle forcelle è uno degli elementi più trascurati della manutenzione della moto, eppure influisce in modo diretto su comfort, stabilità e sicurezza. Ecco come lavora la sospensione anteriore, perché il lubrificante si degrada e quando è il momento di intervenire
Le forcelle sono tra i componenti più importanti della ciclistica di una moto. Assorbono le asperità dell’asfalto, controllano i trasferimenti di carico in accelerazione e frenata e contribuiscono in modo decisivo alla stabilità del veicolo. Eppure, mentre pneumatici e freni ricevono regolarmente attenzioni e manutenzione, la forcella viene spesso dimenticata per anni. È un errore: l’olio in essa contenuto è soggetto a usura e contaminazione, e il suo deterioramento può modificare sensibilmente il comportamento della moto. Vediamo quindi come funziona, quando sostituirlo e quali problemi possono insorgere trascurando la manutenzione.
Il compito dell’olio forcella è controllare il movimento della sospensione, impedendo che la moto continui a rimbalzare dopo che la molla si è compressa e poi estesa. La molla è infatti l’elemento principale della sospensione: quando la ruota incontra una buca o un dosso si comprime accumulando energia. Se non esistesse un sistema in grado di dissipare questa energia, la sospensione continuerebbe a oscillare avanti e indietro.
Qui entra in gioco l’olio. Costretto a passare attraverso fori calibrati o valvole interne, genera una resistenza idraulica che smorza il movimento della molla. In altre parole, è l’elemento che svolge la funzione di ammortizzatore. Il modo in cui questa azione viene compiuta varia in base al tipo di forcella: le più semplici utilizzano sistemi a stelo con asta di smorzamento, mentre le soluzioni più evolute adottano cartucce idrauliche dedicate.
All’interno di forcelle e ammortizzatori non ci sono solo molla e olio ma c’è anche del gas (aria nelle forcelle, azoto negli ammortizzatori) che essendo comprimibile, a differenza dell’olio, permette alle sospensioni di “muoversiâ€. Ve lo spiegavamo qui.
Le ragioni principali sono due.
Quando il lubrificante perde le proprie caratteristiche, la forcella non riesce più a controllare correttamente il movimento della molla.
I sintomi più comuni sono:
L’olio contaminato può inoltre accelerare l’usura dei paraoli. Quando questi iniziano a perdere, la situazione tende a peggiorare rapidamente: entra nuova sporcizia, il livello dell’olio diminuisce e l’efficacia della sospensione cala ulteriormente. Un segnale evidente arriva spesso durante la sostituzione: l’olio nuovo è generalmente limpido, mentre quello esausto appare molto più scuro e carico di residui.
La risposta più corretta è semplice: quello indicato dal costruttore. Ogni moto è progettata per funzionare con una specifica viscosità e con una precisa quantità di fluido. Nei manuali d’officina si trovano in genere entrambe le informazioni. Le gradazioni più diffuse vanno generalmente da 5W a 10W, ma non esiste uno standard universale perfettamente identico tra i vari produttori: due oli dichiarati della stessa viscosità possono comportarsi in modo leggermente diverso. Tra gli specialisti delle sospensioni è comunque diffusa l’idea che, se l’olio è ancora in buone condizioni, un eventuale miglioramento delle prestazioni passi più facilmente attraverso aggiornamenti tecnici della forcella - come cartucce evolute o emulatori - piuttosto che attraverso il semplice cambio di viscosità .
Anche qui, ìgli intervalli variano da modello a modello. Molti costruttori consigliano semplicemente di verificare periodicamente il corretto funzionamento delle sospensioni e intervenire solo se necessario. Altri invece indicano invece intervalli chilometrici specifici.
In linea generale, una buona regola è quella di intervenire immediatamente in presenza di perdite. Se proprio si volesse fissare un range chilometrico per la sostituzione si potrebbe indicare il cambio olio ogni 40.000 km circa, ma, come detto, molto dipende la tipo di moto e dall’utilizzo che ne viene fatto. Da ricordare però che, esattamente come avviene con l’olio motore, anche il tempo può avere un ruolo. A prescindere dai chilometri effettuati, se la moto ha diversi anni e la forcella non è mai stata aperta, può essere sensato approfittare di altri lavori sull’avantreno per effettuare anche la sostituzione del fluido.
Non è un lavoro banale. Le procedure cambiano da moto a moto, ma in generale il lavoro segue una sequenza abbastanza simile. Si inizia allentando pinze freno, tappi superiori della forcella ed eventuali semimanubri. Successivamente si smontano ruota anteriore, impianto frenante e forcelle. Una volta rimosse, le forcelle vengono smontate per accedere ai paraoli. A questo punto si scarica l’olio esausto, si puliscono accuratamente tutti i componenti e si procede al rimontaggio utilizzando paraoli nuovi. Terminata la ricostruzione, si inetta il nuovo olio rispettando quantità e livello prescritti dal costruttore, quindi si rimontano forcelle, ruota e impianto frenante serrando tutta la bulloneria secondo le coppie previste. Per un appassionato con una discreta esperienza meccanica, l’intervento richiede generalmente tra le tre e le quattro ore di lavoro, escluse eventuali operazioni di ripristino degli steli o altri imprevisti. Se non ve la sentite, nessun biasimo: meglio rivolgersi ad un professionista.
La causa più frequente è la contaminazione dovuta a sporco e polvere.
Nessun sistema di tenuta è perfetto e, con il passare del tempo, le impurità possono consumare gradualmente il labbro del paraolio fino a provocarne la perdita. A favorire il problema possono contribuire anche corrosione e vaiolature degli steli, piccoli urti provocati da pietrisco e detriti, graffi superficiali nelle zone di scorrimento. Anche danni apparentemente minimi possono diventare problematici se si trovano in prossimità del paraolio: il continuo passaggio dello stelo può infatti consumare progressivamente la tenuta fino a provocare trafilamenti. Il guaio è che una volta comparsa la perdita, si innesca un circolo vizioso: diminuisce l’olio disponibile e aumentano le contaminazioni interne, con conseguente peggioramento delle prestazioni della sospensione.
In presenza di piccole ossidazioni o graffi superficiali è possibile intervenire eliminando le imperfezioni mediante una leggera carteggiatura. L’operazione viene generalmente eseguita lubrificando la superficie e lavorando con movimenti incrociati, evitando di creare solchi longitudinali che potrebbero favorire future perdite d’olio.
Il trucco che nessuno vi dice: togliere la ruggine dalle cromature usando acqua e carta stagnola
Per danni più importanti esistono soluzioni temporanee utilizzate in ambito amatoriale, ma il rimedio più efficace resta il ricromaggio professionale degli steli, che consente di eliminare corrosione e imperfezioni riportando il componente a condizioni molto vicine al nuovo. In alternativa, soprattutto per modelli molto diffusi, può risultare conveniente sostituire direttamente gli steli con ricambi nuovi o usati in buone condizioni. In ogni caso, quando si interviene su steli danneggiati, è consigliabile approfittarne per sostituire anche paraoli e olio forcella, evitando di compromettere nuovamente il lavoro appena eseguito.
Sospensione anteriore: sulle moto c'è ben altro oltre la forcella
Una domanda di brevetto e nuovi documenti di omologazione anticipano l'arrivo di una versione con cambio automatico della cruiser SRV 600 V4 di QJ Motor
QJMotor potrebbe ampliare la gamma della cruiser SRV 600 V4 introducendo una trasmissione automatizzata. L'indiscrezione emerge da una recente domanda di brevetto e da documenti di omologazione depositati in Cina dalla Casa, le immagini mostrano due nuove versioni del modello nelle quali mancano i comandi a pedale.
Con questo stile ricorda la Fat Bob di Harley-Davidson
Le nuove omologazioni riguardano due differenti interpretazioni stilistiche della SRV 600 V4. La prima mantiene un'impostazione cruiser classica, caratterizzata da un faro circolare a LED con codone allungato eun grosso parafango che avvolge la ruota posteriore. La seconda propone invece uno stile più sportivo, con elementi che richiamano le power cruiser, tra cui un gruppo ottico anteriore dalla forma più compatta, una sezione posteriore accorciata e un serbatoio dalle linee più marcate. Dal punto di vista tecnico, entrambe condividono la stessa piattaforma. Il telaio è in acciaio, la forcella è a steli rovesciati mentre al posteriore troviamo una coppia di ammortizzatori. Completano la dotazione cerchi di 16 pollici con pneumatici a sezione generosa.
La versione con linee più tradizionali
Le due versioni utilizzano il medesimo propulsore V4 di 561 cm³, accreditato di una potenza massima di 67 CV a 10.500 giri/min. La trasmissione finale resta a cinghia, come da cruiser che si rispetti.
Le immagini allegate ai documenti mostrano infatti l'assenza della leva del cambio a pedale. Al suo posto compare una leva "a paletta" collocata sul blocchetto elettrico sinistro del manubrio. Secondo quanto emerge dalla documentazione, azionando la leva al manubrio il sistema sarebbe in grado di azionare automaticamente frizione e innesto delle marce tramite specifici attuatori. La configurazione manterrebbe sei rapporti, come sulla versione manuale attualmente in produzione. Sebbene non siano stati diffusi dettagli ufficiali sul funzionamento, la presenza di questo sistema lascia ipotizzare anche una modalità completamente automatica, oltre alla possibilità di selezionare i rapporti tramite comando manuale al manubrio. Un prinipio di funzionamento simile alla trasmissione Y-AMT di Yamaha.
Il motore resta la stessa unità del modello attualmente in commercio, ad eccezione ovviamente del tipo di trasmissione
Un altro elemento evidenziato dalle immagini riguarda la disposizione dei comandi. La presenza di un serbatoio del fluido accanto alla leva sinistra suggerisce che il freno posteriore possa essere azionato direttamente dal manubrio. In questo modo verrebbero eliminati sia il pedale del cambio sia i tradizionali comandi a pedale. La configurazione risultante sarebbe quindi simile a quella di uno scooter: freno anteriore azionabile dalla leva al manubrio di destra, freno posteriore a sinistra.
Al momento QJMotor non ha annunciato ufficialmente il lancio di queste versioni, ma la comparsa dei documenti di omologazione e della domanda di brevetto indica che il progetto è in fase avanzata di sviluppo e che molto probabilmente l'aggiornamento dei due modelli verrà presentato a breve, magari in occasione di EICMA.
La ricerca sugli stili di guida degli italiani fotografa un quadro preoccupante, la maggior parte degli automobilisti usa lo smartphone in modo scorretto. Una distrazione che resta tra le principali criticità sulla strada, con ricadute importanti soprattutto per noi motociclist
Il cellulare resta uno dei principali fattori di distrazione alla guida. Secondo la quinta edizione della ricerca Anas sugli stili di guida, soltanto il 41,9% degli italiani lo utilizza correttamente tramite sistemi vivavoce o assistente vocale. L’indagine è stata condotta su oltre 4mila intervistati e integrata da 5mila osservazioni dirette lungo 12 strade della rete Anas. “I numeri della ricerca sottolineano quanto il comportamento individuale al volante sia determinante per la sicurezza di tuttiâ€, ha dichiarato l’amministratore delegato di Anas Claudio Andrea Gemme, evidenziando il ruolo di formazione ed educazione stradale oltre agli interventi su infrastrutture e tecnologia.
Ma guardiamo i numeri più nel dettaglio…
Secondo quanto emerso dalla ricerca, 14,6% degli intervistati dichiara di digitare ancora il numero prima di attivare il vivavoce, mentre l’8,9% ammette di guidare con lo smartphone in mano. Solo il 34,5% afferma di non utilizzare mai il telefono durante la guida. Eppure, secondo l’indagine, il consenso verso il nuovo Codice della Strada resta elevato, dato che l’86% degli intervistati approva le nuove misure.
Guida con il cellulare in mano: multe e sanzioni con il nuovo codice della strada
Eloquente questo dato: il 7,9% degli intervistati dichiara di aver avuto un incidente negli ultimi due anni e, tra questi, il 90,8% ammette di utilizzare il cellulare alla guida. Sintomatico che anche chi ha avuto un incidente mostri anche un minore allineamento alle nuove norme: il 76,9% si dice favorevole alle regole del nuovo Codice della Strada, contro l’86% del campione generale.Questo significa che un incidente non sempre determina un cambiamento comportamentale; al contrario, può alimentare una relazione conflittuale con la norma, quasi una sorta di sfida o di resistenza alle sanzioni.
Cellulare o no, il 76,3% degli intervistati ritiene che guidare in un luogo familiare riduca la prudenza. Tuttavia, solo il 31,6% riconosce l’esistenza di situazioni specifiche in cui aumentare l’attenzione, come maltempo, controlli, strade sconosciute. Inoltre, secondo la ricerca emerge un “paradosso di percezioneâ€, con molti automobilisti che riconoscono il rischio in astratto, ma tendono a sentirsi comunque pienamente in controllo nella guida quotidiana.
Dalle osservazioni dirette emergono però anche alcuni segnali positivi: cresce l’uso delle cinture di sicurezza, soprattutto nei sedili posteriori, che passa al 64,7%, con un incremento significativo rispetto alle rilevazioni precedenti (44% del 2024, 27,4% del 2023 e 24,3% del 2022), e migliora il rispetto del divieto di sorpasso.
Mondiale Motocross - Con il round di Kegums si è tornati a correre sui terreni morbidi, dopo una parentesi di “hard Packâ€. Seguite con noi le gare in diretta!
Tutto è pronto a Kegums per far scendere in pista i nostri alfieri e mettere in scena l’ottavo spettacolo della stagione. Il terzo appuntamento di fila in vista poi di un weekend di pausa. Un tracciato conosciuto con fondo morbido, condizione questa che potrebbe permettere ai due leader del campionato di allungare sugli avversari. Ed infatti, già nella qualifica di ieri sono stati proprio Jefffrey Herlinge e Lucas Coenen i protagonisti qui. Si son sfidati da subito, da quando si è abbassato il cancelletto di partenza, si è visto il belga attraversare per primo l’holeshot, ma l’olandese ha prontamente risposto prendendo il comando. Un paio di giri qui e poi Coenen ha di nuovo passato Herlings e, una volta preso il comando, non ha più lasciato spazio agli indugi mettendo a segno una serie di best lap che non hanno concesso all’olandese volante possibilità di replica.
Un altro amante dei terreni morbidi è Kay de Wolf, che infatti ieri ha chiuso in terza piazza la qualifica, seguito da Febvre e da Fernandez.
Oggi le gare, si sa, sono tutta un’altra storia e per sapere come andrà a finire, rimanete qui con noi, alle 13.00 e alle 16.00 per le due manche della MXGP.