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#motociclismo #news #insella.it
Le vecchie V-Strom 650 prima e seconda serie sono galline vecchie che fanno buon brodo: si trovano a quotazioni basse e sono ancora valide. Quale scegliere? Scopriamolo insieme
La prima V-Strom arrivò sul mercato nel 2003, mentre per vedere la seconda serie dotata dell'ABS bisognò aspettare il my 2011. Si tratta di un modello che ha avuto un ottimo successo e l'offerta dell'usato è abbondate e ormai con quotazioni molto basse.
Per una prima serie non si va oltre i 2.000 euro, per una seconda serie prodotta fino al 2016 si pagano al massimo 3.500 euro.
Ma a cosa si rinuncia, scegliendo la prima V-Strom invece della seconda? Per scoprirlo abbiamo messo a confronto una Suzuki V-Strom 650 my ‘10 con una Suzuki V-Strom 650 ABS my ’11 .
La Suzuki V-Strom 650 è arrivata sul mercato nel 2003: da allora al 2011 in Italia ne sono state vendute ben 18.000 unità , ovviamente appartenenti alla vecchia versione.
Il suo segreto? È una moto che bada molto alla sostanza e poco alle apparenze (e infatti l’estetica non è mai stata il suo punto di forza… ). Al centro di tutto c'è il motore bicilindrico di 645 cm3 a V di 90° davvero ben riuscito, potente il giusto (62,4 a 9.000 giri i cavalli rilevati alla ruota dal nostro centro prove sulla “vecchia versione), dalle vibrazioni contenute, ma soprattutto parco nei consumi (mediamente si sfiorano i 18 km/l), dote molto apprezzata di questi tempi.
La versione successiva propone il bicilindrico a V di 645 cm3 a prima vista immutato, ma in realtà ampiamente rivisto nelle parti interne: infatti è in grado di erogare 64,4 CV a 9.000 giri (rilevati dal centro prove) grazie a nuovi pistoni, nuovi cilindri e un nuovo albero motore; anche il gruppo termico è stato rivisto. Sempre su ottimi livelli i consumi (siamo attorno ai 17,5 km/l), nonostante l’aumento delle prestazioni.
Ecco il terminale di scarico della seconda serie molto più aggraziato e piacevole da vedere rispetto a quello della versione precedente
Equilibrata la ciclistica, immutata dalla vecchia alla nuova versione. Il merito è soprattutto del valido telaio a doppio trave in alluminio che conferisce alle V-Strom una stabilità e una precisione in curva quasi da naked, nonostante la ruota anteriore da 19â€. Ben dotato l'impianto frenante, dotato anteriormente di due grossi dischi da 310 mm di diametro. Sulla seconda serie l'ABS è di serie, anche se in certe situazioni resta ancora un po' troppo "invasivo": peccato non sia disinseribile, sarebbe utilissimo per chi in moto a volte affronta qualche "strada bianca".
A sinistra il cruscotto della seconda serie compatto e ben leggibile, si avvale di un grosso display a cristalli liquidi; a destra la strumentazione della V-Strom 650 my '10: "datata", ma completa.

Sopratutto nelle sovrastrutture si notano le differenze principali tra le due versioni. La Suzuki V-Strom 650 ABS my ‘11 è più snella nella zona del serbatoio, ha un cupolino più piccolo e una posizione di guida più "aggressivaâ€, più moderna e meno “infossata†rispetto alla precedente versione. Anche la parte posteriore appare più riuscita, grazie al nuovo terminale di scarico e al codino più filante. Ma su strada chi va meglio?
Il cupolino della seconda serie a sinistra è più piccolo e filante, ma ripara meno di quello della precedente versione.

Nonostante l’aspetto “avventurosoâ€, tutte le V-Strom su strada si guidano quasi come delle naked: hanno un telaio che assicura tanta precisione in curva, una frenata potente e modulabile, un motore vigoroso e ricco di coppia. Tuttavia nel misto la seconda serie sfodera un’indole più sportiva, grazie alla posizione di guida “d’attacco†e alle dimensioni più contenute che permettono rapidi cambi di direzione e una maneggevolezza notevole. La "prima" tuttavia nel misto rimane sempre una moto efficace, anche se nella guida sportiva vengono fuori gli ingombri del serbatoio più grosso e della posizione di guida meno caricata sulla ruota anteriore.
La V-Strom 650 è sempre stata una gran viaggiatrice e anche la seconda serie non è da meno. Ma in autostrada la “vecchia†si prende una bella rivincita: il parabrezza e il cupolino più ampi riparano meglio; il grosso sellone, poi, è più confortevole nelle lunghe distanze. Inoltre il voluminoso serbatoio in metallo (22 litri di capienza) permette di fissare una borsa a magneti, cosa impossibile su quello della 2011 in materiale plastico (e dalla capacità ridotta a 19,5 litri). Peccato però per le vibrazioni della prima serie fastidiose sopra i 6.000 giri (poco oltre i 130 km/h indicati a tachimetro). Va meglio la nuova, grazie al motore più a punto: in questo caso bisogna aspettare i 7500 giri perché diventino avvertibili su manubrio e pedane. Entrambe comunque sfoderano un’ottima stabilità anche in velocità quando si viaggia a pieno carico.
Sicuramente entrambe offrono tanto comfort, grazie a una posizione di guida comoda e alle sospensioni che “digeriscono†di tutto. Invidiabile la rumorosità meccanica, davvero minima su entrambi i modelli. Il motore, poi, particolarmente elastico, permette di ridurre al minimo l’uso del cambio. Tuttavia in mezzo al traffico, la seconda serie è senz’altro più scattante e maneggevole, grazie al motore più corposo e agli ingombri inferiori. La vecchia versione, dal canto suo, nelle afose giornate estive si prende la sua bella rivincita grazie al motore che scalda meno.
Difficile dare un giudizio definitivo, comunque se volete spendere poco e cercate una moto "di sostanza", in grado di macinare chilometri in tutta comodità con bagagli e passeggero, ma allo stesso tempo "efficace†su strada, allora la "vecchia" V-Strom 650 my '10 va benissimo. Se invece cercate una moto scattante, leggera e magari anche più bella, allora la V-Strom 650 ABS my '11 rappresenta sicuramente la scelta giusta.
Dopo aver confermato la R20presetata sulle rive del Lago di Come due anni fa, Monaco rilancia con un concept dalla silhouette inedita: tutto in diretta da Villa d'Este
A neanche una settimana dalle foto della R20 piazzate su Instagram da Markus Flasch (qui la news), BMW Motorrad ha cambiato canale e ha sparato un'altra raffica di indizi sui social. Stavolta non si tratta di un modello quasi pronto, ma del concept che la casa di Monaco porterà al Concorso d'Eleganza di Villa d'Este, in programma sul Lago di Como dal 15 al 17 maggio. La suggestione è interessante: dalle ombre rilasciate dai canali BMW si intravede una moto lunghissima, con interasse esteso, un codino allungato che sembra non finire mai e una posizione di guida con il pilota piegato in avanti, quasi sdraiato sul serbatoio. Aggiungeteci il linguaggio scelto dal marketing tedesco, "pronti al decollo" e l'aria che si respira è quella di una pista di un aeroporto piuttosto che di una strada di montagna.
Ecco come potrebbe essere la bagger da "sparo" su base GTL 6 cilindri
La parola che gira fra gli addetti ai lavori è "bagger da drag race", una sorta di tributo a quello strano e bellissimo campionato che è il King of the Baggers americano, dove Harley e Indian si prendono a sportellate in pista con le loro tourer carenate, declinato magari in versione da accelerazione sul quarto di miglio. Solo che a Villa d'Este, fra le Bugatti e le Alfa Romeo Spider, fa un effetto un po' strano. Flasch in persona ha aggiunto carne al fuoco con un secondo teaser, una carrozzeria ancora grezza accompagnata da una frase tradotta liberamente in "non è solo una moto, è quasi un'ossessione. Ci siamo quasi". Noi utilizzando gli indizi abbiamo realizzato un render digitale che vedete qui sopra utilizzando come base la K 1600 B 6 cilindri, diteci cosa ne pensate! Per vedere la moto dal vivo dovete aspettare pochi giorni, verrà svelata il 15 maggio e qui sotto trovate la finestra alla diretta streaming!
Questo è il link alla diretta streaming
La domanda vera, però, non è cosa sia il concept, lo scopriremo fra pochi giorni, ma cosa diventerà . Perché negli ultimi anni Villa d'Este è stata, per BMW Motorrad, una palestra di anteprime che si trasformano in moto vere. Il Concept RR è la base della prossima S 1000 RR, gli studi di stile del passato hanno generato la R 12 S, la F 900 XR e lo scooter elettrico CE 04, e adesso anche la R20 ha imboccato la strada della produzione.
Difficile pensare che la presunta "dragster lunga come un treno" rimanga confinata al palco di Villa Erba. Tanto più che BMW una bagger nella line-up ce l'ha anche con bicilindrico boxer – la R 18 B – e, se non sarà 6 cilindri, potrebbe usare anche questa base meccanica boxer per costruirci sopra una versione più radicale (qui sotto un altro nostro render), più cattiva e più orientata al quarto di miglio. Sarebbe l'ingresso in un mercato finora dominato da americani e finora considerato un po' fuori dalla sensibilità europea. Sui dettagli tecnici, motore, cilindrata, potenza e tutto il resto, per ora bocche cucite. Ci vediamo qui, o direttamente a Villa d'Este, il 15 maggio.

Il nuovo CEO della Casa di Milwaukee annuncia un nuovo modello che sfrutterà la piattaforma 440 nata dalla partnership con Hero Motocorp
In occasione della presentazione della trimestrale e del nuovo piano industriale battezzato "Back to the Bricks", il nuovo CEO di Harley-Davidson Artie Starrs punta sul fronte del rilancio e lo fa guardando al proprio DNA. Entro il 2027 infatti tornerà nei listini la mitica Sportster, modello più richiesto dai concessionari mondiali, e al suo fianco arriverà anche la Sprint.
Il progetto non nasce da zero. La moto sarà infatti basata sulla piattaforma 440 sviluppata insieme a Hero MotoCorp, una collaborazione strategica che ha già dato vita ai modelli X440 e X440T, disponibili nei mercati orientali. La Sprint 440, annunciata inizialmente nell’agosto 2025 dall’ex CEO Jochen Zeitz, rappresenta però qualcosa di diverso: una proposta più fedele allo stile classico Harley-Davidson. Il primo schizzo diffuso dall’azienda (qui sotto) non lascia molti dubbi. Linea lunga e bassa e un’impostazione generale pensata per chi cerca una guida rilassata. In altro potete vedere una nostra interpretazione di come potrebbe essere.
Il telaio principale resta a traliccio, ma il telaietto posteriore appare più ribassato, contribuendo a un assetto visivamente più compatto e filante. I dettagli stilistici confermano la direzione intrapresa: manubrio alto, serbatoio a goccia, parafango posteriore accorciato e una sella bassa con design a gradini. Anche la ciclistica è orientata al comfort, con un angolo del cannotto di sterzo meno estremo, pensato per donare alla moto maggior guidabilità .
Il motore sarà lo stesso monocilindrico di 440 cm³ già visto sugli altri modelli della piattaforma; un’unità raffreddata ad olio capace di erogare 27 CV e 38 Nm di coppia, abbinato a un cambio a sei marce. La produzione sarà affidata a Hero MotoCorp in India, segnando un passaggio importante: la Sprint 440, secondo le indiscrezioni trapelate, sarà la prima della famiglia 440 a essere esportata anche sui mercati internazionali e molto probabilmente anche in Europa. Il debutto globale è atteso entro la fine dell’anno, mentre il lancio in India dovrebbe avvenire nello stesso periodo. Restano ancora da chiarire prezzo e posizionamento definitivo, ma le prime indicazioni suggeriscono che la nuova Sprint si collocherà sopra la X440T, puntando su uno stile più autenticamente cruiser e su un’identità fortemente legata alla tradizione del marchio. Va da sé che il prezzo sul mercato europeo sarà aggressivo, considerato che la Sportster 83 + annunciata con un listino di circa 10.000 euro.
La Harley-Davidson 440X da cui deriverà la Sprint per il nostro mercato
Kymco rilancia con il Micare, urbano essenziale e dai consumi minimi, così come il prezzo
Kymco con il Micare 125 punta a chi cerca uno scooter 125 di sostanza e a buon prezzo. Il listino dice 2.190 euro, ma la cifra che conta davvero è quella della promo lancio: 2.090 euro, una soglia psicologica che nel segmento dei 125 nuovi e omologati Euro 5+ resta una delle più basse in circolazione. È chiaro fin da subito che qui si bada al sodo: niente connettività , niente keyless, niente ABS. Il sistema frenante è infatti il classico CBS combinato, soluzione classica per la fascia entry level. La dotazione, però, non è scarna come ci si potrebbe aspettare a queste cifre: faro full LED, strumentazione LCD digitale, doppio cavalletto centrale e laterale di serie, portapacchi posteriore incluso e una presa USB nel vano sottosella, che ospita un jet di piccole dimensioni. C'è poi un secondo vano aperto dietro lo scudo per i piccoli oggetti. La pedana piatta resta uno dei punti più riusciti: comoda per le gambe, utile per trasportare borse o il classico zaino del rider improvvisato.
Sotto lavora un monocilindrico quattro tempi orizzontale di 124 cm³, raffreddato ad aria e omologato Euro 5+. La potenza dichiarata è di 6,5 kW, cioè 8,8 CV a 7.000 giri, con una coppia massima di 9,8 Nm a 6.000 giri. Numeri nella norma per la categoria, sufficienti a portare il Micare fino ai 90 km/h dichiarati. Il dato davvero interessante è quello dei consumi: 50 km con un litro, che con il serbatoio da 4,9 litri si traducono in poco meno di 250 km di autonomia teorica. La ciclistica è coerente con la filosofia low cost: telaio in tubi d'acciaio con piastre stampate, forcella telescopica da 26 mm e ammortizzatore posteriore regolabile, ruote da 14 pollici. Il peso in ordine di marcia di 108 kg, abbinato a una sella a 76 cm da terra e a un interasse di 129,7 cm, lascia presagire uno scooter facile da gestire anche per chi è alle prime armi o per chi torna in sella dopo una pausa. Disponibile, almeno per ora, nella sola colorazione nera opaca.
Honda inaugura un nuovo stabilimento motociclistico ad Aliağa, in Turchia. L’impianto diventa il 38° sito produttivo globale del marchio giapponese, configurandosi come ulteriore tassello strategico per sostenere la crescita tra Europa e Medio Oriente
Honda ha ufficialmente inaugurato il nuovo stabilimento motociclistico di Aliağa, non lontano da Smirne, in Turchia. L’impianto rappresenta il 38° sito produttivo globale del costruttore giapponese e si inserisce nella strategia di espansione industriale tra Europa e area mediorientale.
La gestione è affidata a Honda Türkiye A.S. (HTR), con un’operazione che risponde alla crescita della domanda locale e regionale e che rafforza la rete produttiva del marchio.
L’investimento complessivo è pari a circa 17,3 milioni di euro, per uno stabilimento che si estende su una superficie di 100.000 metri quadrati. Sul fronte occupazionale, la struttura ha già generato circa 300 posti di lavoro diretti. La capacità produttiva iniziale è fissata a 100.000 unità annue, con un obiettivo di crescita fino a 200.000 unità all’anno, in funzione dell’aumento della domanda globale.
La scelta della Turchia risponde a un contesto di forte espansione del mercato locale, trainato dalla crescente richiesta di mezzi per mobilità urbana e servizi di consegna. Non per nulla, nel 2024, Honda Turchia ha registrato un record storico con oltre 162.000 unità vendute.
“Nel 2024, Honda Turchia ha segnato il record storico con oltre 162.000 unità venduteâ€, fanno sapere i vertici dell’azienda. “Questo nuovo impianto ci permette di accorciare i tempi di consegna e di mantenere i nostri standard qualitativi globali, supportando la crescente cultura delle due ruote nel Paese.â€
Settantasei anni dopo la sua prima due ruote - la storica D-Type del 1949 - Honda ha nel 2025 raggiunto un primato che ha il sapore dell’impresa: oltre 500 milioni di motociclette prodotte a livello globale. Un numero impressionante, che racconta non solo la crescita del marchio giapponese, ma anche la sua capacità di adattarsi ai mercati di mezzo mondo senza mai perdere di vista l’obiettivo iniziale: facilitare la vita delle persone attraverso la tecnologia. Ve ne parlavamo qui: Honda record storico: 500 milioni di moto prodotte
Sportive da 145 CV, cruiser 4 cilindri sotto i 9.000 euro, crossover tre cilindri: il 2026 cinese non è più solo low cost. Ecco le più interessanti dell'anno
La produzione cinese è ormai una variabile fissa del mercato europeo. I marchi di Pechino, Hangzhou e Chongqing hanno smesso di limitarsi alle "mini cubature" vendute a prezzi stracciati: nel 2026 a listino ci sono supersportive, cruiser a quattro cilindri, crossover tre cilindri e scooter adventure iper tecnologici. Il livello tecnico è cresciuto, i prezzi restano interessanti rispetto alla concorrenza. Ecco ben sette modelli che, per motivi diversi, meritano di essere presi in considerazione.
Nella mischia delle crossover A2, un segmento dove se la giocano CFMoto 450MT, Royal Enfield Himalayan 450 e, da poco, BMW F 450 GS e Kawasaki KLE 500, la SRT 450 RX di QJ Motor arriva con tutto il peso della qualità del marchio e la cosiddetta, per usare una terminologia da gamer, "fatality" del prezzo. Sotto le sovrastrutture in stile rally c'è un motore bicilindrico parallelo da 449,5 cm³ raffreddato a liquido, 48 CV a 9.500 giri e 41 Nm a 8.000. Telaio in acciaio e forcellone in alluminio, sospensioni Marzocchi (forcella rovesciata da 200 mm di escursione completamente regolabile, mono pluriregolabile), impianto frenante Brembo con disco da 320 mm e pinza radiale. Cerchi a raggi 21"/18", serbatoio da 18 litri, 177 kg a secco. La dotazione è di quelle imponenti: TFT da 5" con mirroring Bluetooth, full LED, parabrezza regolabile, controllo di trazione, ABS disattivabile al posteriore, manopole e sella riscaldabili di serie. Per i viaggi più lunghi, c'è il tris di valigie in alluminio (due laterali e top case da 45 litri) in promo a 500 euro. E ora veniamo al prezzo: 5.790 euro e a questo c'è ben poco da aggiungere.
Cinese, ma con DNA racing: Zhang Xue, fondatore del marchio, viene da Kove e ha concepito la 820RR direttamente per la pista. Si tratta di una supersportiva con motore tre cilindri di 819 cm³, declinata in tre versioni: la base da 135 CV per 191 kg, la R che sale a 145 CV e scende a 186 kg grazie a sovrastrutture in carbonio e cerchi forgiati, e la RS top di gamma da 150 CV e 175 kg con scarico AkrapoviÄ in titanio, sospensioni Öhlins, pinze Brembo GP4 e bielle in titanio. Il progetto interno si chiama "299" perché l'obiettivo è proprio quello, avvicinarsi ai 300 km/h. Nel Mondiale Supersport 2026 la moto ha già vinto a Portimão con Valentin Debise e in Cina gli ordini hanno superato le 5.000 unità in poche settimane. L'importatore italiano sarà Padana Sviluppo, sbarco previsto entro l'anno.
Prezzo: ancora da confermare.
La 1000 MT-X spinge il concetto di crossover verso l'off-road "serio". Il motore è un bicilindrico parallelo da 948 cm³ progettato in casa, con 113 CV a 8.500 giri e 105 Nm a 6.250, gestito da ride-by-wire e abbinato a quickshifter e frizione antisaltellamento. Telaio in tubi d'acciaio e forcellone in alluminio, sospensioni KYB completamente regolabili con escursione che varia tra 230 e 190 mm a seconda della versione (sella alta o sella bassa). Cerchi a raggi da 21" e 18", doppio disco Brembo da 320 mm con pinze radiali, IMU a sei assi, ABS cornering e TC regolabile su tre livelli. Di serie ci sono sella e manopole riscaldate, parabrezza regolabile elettricamente, cruise control e TFT da 7" verticale; il serbatoio sdoppiato che scende ai lati del motore è di derivazione KTM, casa di cui CFMoto è partner industriale.
Prezzo: 10.490 euro.
Sì, è uno scooter, ma con cuore, gambe e dotazione da moto adventure. L'SR450X è il primo crossover del marchio, mosso da un bicilindrico parallelo di 398 cm³ da 43,5 CV, quindi A2-friendly. Cerchi a raggi 17"/14", forcella KYB rovesciata completamente regolabile, doppio ammortizzatore posteriore con bombola separata. Sopra c'è di tutto: full-LED, parabrezza elettrico, faretti supplementari, barre di protezione, paramani, manopole e selle riscaldate, dashcam anteriore e posteriore, radar per l'angolo cieco, TFT da 7" connesso allo smartphone, keyless. Pesa 220 kg in ordine di marcia, sella a 79,5 cm da terra, serbatoio da 18 litri.
Prezzo: 6.790 euro.
La prima tre cilindri della casa di Jiangmen nasce come adventure vera, con cerchi a raggi tubeless da 21" davanti e 18" dietro. Il motore è da 699 cm³ per 95 CV e circa 75 Nm di coppia, omologato Euro 5+ e disponibile anche in versione depotenziata 35 kW per chi ha la patente A2. Telaio e forcellone in alluminio pressofuso, sospensioni Marzocchi pluriregolabili, ABS cornering con disattivazione al posteriore, quickshifter, cruise control, riding mode multipli e TFT a colori da 6,75". La dotazione è ricca anche dove non te l'aspetti: telecamere anteriore e posteriore con memoria interna, blind spot detection, manopole riscaldate, doppia presa USB. Serbatoio da 22 litri, peso dichiarato 236 kg, sella a 845 mm.
Prezzo: circa 8.690 euro.
Cruiser di media cilindrata con un'idea molto poco cinese: offrire un quattro cilindri a chi in genere è abituato al V-Twin. Il motore è infatti un quattro cilindri a V di 496 cm³, 47 CV a 9.000 giri e 42 Nm a 7.200 giri. Sospensioni con regolazione elettronica dell'altezza sella fra 67 e 70 cm, ride-by-wire, ABS, controllo di trazione, disco anteriore da 320 mm con pinza a quattro pistoncini, cerchi da 16" in lega. Interessante la gestione elettronica del motore, che spegne due cilindri al minimo per ridurre consumi e calore alle gambe nelle soste al semaforo. Disponibile solo nella livrea nera con finiture in metallo goffrato e nero opaco; di serie blocchetti retroilluminati, keyless e USB.
Prezzo: 8.990 euro.
Italiana nelle radici, oggi parte del gruppo cinese Keeway, Morbidelli porta la sua adventure A2 a giocarsi la partita off-road in un segmento parecchio agguerrito. La T502XR, in arrivo nel primo semestre del 2026, condivide con la T502X il bicilindrico parallelo bialbero di 486 cm³ da 47,6 CV e 45 Nm a 6.750 giri, ma aggiunge il comando del gas ride-by-wire e quattro riding mode (Standard, Rain, Sport, Off-Road). La differenza vera la fa la ciclistica: cerchi a raggi tubeless 21"/18", pneumatici tassellati, escursioni maggiorate a 200 mm su entrambi gli assi, parafango alto, paracoppa esteso in alluminio e barre tubolari di protezione. Confermato il pacchetto tecnologico: TFT verticale da 7" in stile rally con Morbidelli Connect e mirroring, full LED, prese USB A+C, comandi retroilluminati. Disponibile nel primo semestre 2026 in due colorazioni (base celeste e base bianco).
Prezzo: non ancora ufficializzato (la sorella T502X parte da 5.990 euro, per la XR ci si aspetta un sovrapprezzo contenuto).
Sei moto nere in fila e una caption ammiccante: la maxi boxer da 2.000 cm³ è ormai pronta per diventare una moto vera
Quando il capo di un'azienda decide di pubblicare sul proprio profilo Instagram una foto con sei mmotoulette schierati alle sue spalle, di solito non lo fa per caso. È esattamente quello che è successo il 7 maggio scorso, quando Markus Flasch, alla guida di BMW Motorrad dal novembre 2023, ha postato uno scatto che lo ritrae al cospetto di sei roadster monocromatiche, verniciate in un nero opaco da prototipo. La didascalia, asciutta e un po' birichina, è "now we are torquing" – ovvero "adesso facciamo coppia", gioco di parole intraducibile sul verbo che in inglese suona quasi identico a "talking", parlare. Tradotto dal manageriale: si comincia a fare sul serio con un modello che farà della maxi coppi ala sua bandiera.
A togliere ogni dubbio ci pensano i dettagli: i coperchi delle teste lucidati, il faro anteriore ad anello LED tondeggiante, il display TFT, il cardano completamente a vista e le sospensioni Öhlins che spuntano agli estremi. Tutta roba che rimanda dritto a un nome solo, quello del concept R20 svelato al Concorso d'Eleganza di Villa d'Este nel maggio del 2024. Solo che adesso non si parla più di esercizio di stile, ma di una moto in fase di sviluppo molto avanzata.
La filosofia, a guardare le foto, sembra essere rimasta intatta rispetto allo studio originale: l'enorme Big Boxer raffreddato ad aria e olio, portato a 2.000 cm³ per l'occasione, resta il fulcro attorno a cui tutto ruota. Una scelta che si lega a doppio filo alla strategia raccontata più volte da Flasch stesso: trasferire la formula della R nineT in una classe di cilindrata superiore, dare al maxi-boxer una casa diversa rispetto alla famiglia R 18, le cruiser pensate soprattutto per il mercato nordamericano che non hanno sfondato come ci si aspettava. Detto fuori dai denti, la R20 dovrebbe essere il modo per riportare il bicilindrico contrapposto da due litri dentro un perimetro più "tedesco" e meno Pacific Coast Highway. La strategia, peraltro, è la stessa già rodata con le piattaforme R 12 e R 18: una base per una famiglia di modelli, non un singolo pezzo da collezione. Sulla data ufficiale di presentazione BMW non si è ancora sbottonata, ma due indizi pesano sulla bilancia: il marchio R20 risulta depositato fin dall'ottobre del 2024 sia all'ufficio brevetti tedesco sia a quello americano, e con sei muletti già in giro per il mondo è difficile immaginare che la presentazione possa scivolare oltre EICMA di novembre.
Per tutto il mese di maggio la Wottan Rebbe Scrambler 125 è proposta con un bonus di 900 euro sul prezzo di listino. Accanto alla promo, il marchio spagnolo introduce anche nuove formule di finanziamento e servizi dedicati alla propria gamma
Per tutto il mese di maggio la Rebbe Scrambler 125 di Wottan diventa più accessibile grazie a una nuova iniziativa commerciale che interviene sul prezzo di listino.
Piccola scrambler entry level del marchio, la Rebbe è infatti proposta a 2.690 euro f.c. invece dei 3.590 euro di listino, con uno sconto complessivo di 900 euro.
La Rebbe Scrambler 125 è una 125 cm³ a vocazione neo-retrò, pensata per un utilizzo misto tra città e percorsi extraurbani leggeri. Il motore è un monocilindrico 4 tempi da 125 cm³, raffreddato a liquido e alimentato a iniezione elettronica, accreditato di circa 14,3 CV, abbinato a un cambio a 6 rapporti. La ciclistica punta su semplicità e solidità , con telaio in acciaio e sospensioni a lunga escursione rispetto alla versione stradale. L’impianto frenante prevede disco anteriore e posteriore con ABS, mentre le ruote a raggi con pneumatici dual purpose rafforzano la vocazione leggera allo sterrato. L’impostazione è da scrambler accessibile, con manubrio largo e guida naturale. Il peso in ordine di marcia è di circa 163 kg, dato che la colloca nella media della categoria.
Accanto alla promozione sul prezzo, Wottan Motor conferma anche una serie di soluzioni finanziarie in collaborazione con Santander, valide sull’intera gamma. Tra queste c’è la formula “interessi zeroâ€, attivabile per importi fino a 4.000 euro, con durata 12 o 24 mesi, senza anticipo e con TAN 0%.
Debutta inoltre la nuova “Tabella Flexâ€, una formula di finanziamento fino a 60 mesi che prevede una struttura a due fasi: dopo le prime 24 rate, il cliente può scegliere se saldare la maxi-rata finale oppure rifinanziare il residuo importo in ulteriori 36 mesi.
Sul fronte post-vendita, il marchio ricorda anche la partnership con Car Solution per il servizio di assistenza stradale dedicato ai modelli Euro 5+, attivabile al momento della sottoscrizione della garanzia. Tutti i dettagli sulle iniziative sono disponibili sul sito ufficiale di Wottan.
Dal 12 al 16 maggio appuntamento nelle concessionarie con test ride gratuiti sulle novità 2026 di Aprilia, Moto Guzzi, Piaggio e Vespa. In programma anche promozioni e formule di acquisto agevolate su tutta la gamma…
Aprilia, Moto Guzzi, Vespa o Piaggio, il mese di maggio si apre con una serie di iniziative commerciali dedicate alla gamma del Gruppo. Dal 12 al 16 maggio è previsto uno speciale “porte aperte†presso la rete ufficiale, con la possibilità di effettuare test ride gratuiti e provare su strada i modelli 2026. L’iniziativa si accompagna a una serie di vantaggi economici e formule finanziarie dedicate, pensate per facilitare l’acquisto di moto e scooter. Vediamo i dettagli.
In casa Aprilia i riflettori sono puntati sul nuovo SR GT 400, scooter crossover che amplia la gamma con un’impostazione più versatile. Il modello è proposto a partire da 6.750 euro ed è disponibile anche con formula finanziaria DreamRide Now, con rate da 79,5 euro al mese e valore futuro garantito. Sulla gamma moto sono previsti invece vantaggi fino a 1.250 euro sulla Tuareg, 1.000 euro sulla Tuono 660 Factory e 750 euro sulla Tuono 457.
Per Moto Guzzi la protagonista è la Stelvio, proposta con un vantaggio di 1.500 euro e nuove grafiche 2026. Sulla famiglia V85 è previsto un bonus di 1.000 euro, mentre sulla V7 il vantaggio è di 750 euro.
Vespa celebra gli 80 anni con la serie speciale Vespa 80th, che richiama stile, colori e dettagli delle origini del 1946. Prezzi a partire da 5.750 euro. Accanto alla gamma celebrativa, Vespa Primavera e Sprint S introducono aggiornamenti tecnici come strumentazione digitale, freno a disco posteriore e sistema keyless. La formula DreamRide Now permette, ad esempio, Vespa Primavera 125 a 99,5 euro al mese con scelta finale dopo tre anni.
Per Piaggio le promozioni riguardano soprattutto la gamma a ruota alta. Su Medley e Beverly sono attivi finanziamenti a tasso zero con anticipo zero e vantaggi fino a 700 euro, oltre a 400 euro sul Medley. La gamma MP3 include immatricolazione nel prezzo.
Dettagli e prenotazioni sono disponibili sui siti ufficiali dei singoli marchi e presso la rete concessionaria.
Royal Enfield entra tra i colossi mondiali del settore automotive per forza del marchio. Nel nuovo report Brand Finance 2026, la casa indiana s’è infatti piazzata al terzo posto globale, confermando una crescita su scala internazionale…
Royal Enfield è stata classificata come terzo marchio automotive più forte al mondo nel nuovo Brand Finance Automotive Industry 2026 report, posizionandosi alle spalle di Toyota e BMW e davanti ad altri nomi di primo piano del settore, quali Audi, quarta, e Ferrari, settima.
Nel dettaglio, Royal Enfield ha ottenuto un punteggio di 88,9 su 100 nel Brand Strength Index, accompagnato da un rating AAA. Parallelamente, il valore complessivo del marchio è cresciuto del 30%, raggiungendo 1,2 miliardi di dollari.
Numeri che fotografano un’evoluzione evidente per un’azienda che fino a pochi anni fa era principalmente associata a un posizionamento di nicchia nel segmento delle moto d’ispirazione classica. Secondo l’azienda, la crescita è sostenuta dall’espansione della presenza globale, oggi estesa in oltre 80 Paesi, con più di 3.200 punti vendita e sette impianti CKD di assemblaggio internazionale.
Un elemento centrale del successo recente è la coerenza della strategia industriale e di prodotto. Modelli come Hunter 350 e Super Meteor 650 puntano su uno stile essenziale e su una meccanica semplice, mantenendo un posizionamento di prezzo inferiore rispetto a molti concorrenti diretti. A questo si aggiunge il ruolo della nuova Himalayan 450, semplice ma concreta (e tutto sommato economica), che ha segnato un’evoluzione verso una gamma più orientata al segmento che oggi tira più di tutti: quello all’adventure.
Non per nulla: Royal Enfield sfonda di nuovo il tetto del milione di moto vendute
Il Brand Finance Automotive Industry report è un’analisi annuale che valuta la forza e il valore dei marchi del settore auto e moto a livello globale. A realizzarlo è Brand Finance, società indipendente con sede a Londra specializzata nella valutazione economica dei brand e nelle ricerche di mercato. La classifica non si basa su vendite o dati tecnici, ma su indicatori di percezione, notorietà e performance competitiva, sintetizzati nel Brand Strength Index su 100 punti. Il valore del marchio viene invece stimato attraverso modelli finanziari che misurano il “peso economico†del brand sul mercato.