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News n. 1
Moto Guzzi V35, dallo scantinato alla livrea Ferrari. Magia neozelandese... Moto Guzzi V35, dallo scantinato alla livrea Ferrari. Magia neozelandese...

Il customizer Colin Cornberg ha trasformato una V35 del 1985 in una special curata. Alluminio battuto a mano e vernice Ferrari per una custom da usare tutti i giorni

massimo.miliani

Dalle corse al garage di casa 

La storia di questa Moto Guzzi V35 nasce da un cambio di vita e di prospettiva. Colin Cornberg, costruttore noto per aver fondato la Number 8 Wire Motorcycles negli Stati Uniti, ha recentemente trasferito l'attività in Nuova Zelanda, tornando quindi alla sua terra d'origine. 

La V35 nella sua veste originale

La resurrezione della V35

Lasciato il lavoro a tempo pieno come preparatore per fare altro, Cornberg ha mantenuto la customizzazione come attività parallela. Dopo aver completato un progetto complesso destinato alle gare di velocità (una 250 cm³ che ha infranto i record AMA e FIM lo scorso anno), il customizer ha cercato un progetto meno esasperato, destinato all'uso stradale. La base di partenza è una Moto Guzzi V35 del 1985, acquistata in condizioni di semi-abbandono: la moto si presentava priva di sella, con un telaietto posteriore tagliato in modo approssimativo e diverse modifiche di dubbia qualità. L'obiettivo dichiarato da Cornberg era realizzare una moto da città, lavorando non più in un'officina professionale attrezzata, ma all'interno del proprio garage domestico, utilizzando attrezzature limitate.

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Il motore non è stato toccato, e ci mancherebbe... È stato solo pulito e valorizzato in alcuni dettagli

Tocco Ferrari 

Il "grosso" del lavoro ha toccato le sovrastrutture, interamente realizzate a mano. Dopo aver ripristinato le geometrie del telaio, Cornberg ha realizzato un nuovo serbatoio in alluminio montato più in alto rispetto all'originale per lasciare in vista i tubi del mitico telaio Tonti

A completare le sovrastrutture troviamo fianchetti laterali realizzati su misura e parafanghi ridotti al minimo. La sella poggia su una base in fibra di carbonio, imbottita e rivestita artigianalmente. Per la livrea, la scelta è ricaduta su una tinta automobilistica di pregio: il "Grigio Silverstone", un colore proveniente dal catalogo Ferrari, recuperato come rimanenza da un lavoro precedente. La vernice finale con toni di base marrone, verde e argento, contrasta con le finiture nere della ciclistica e dà al tutto un aspetto non solo elegante, ma anche di qualità (potere del cavallino rampante…).

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Grigio elegante e aquila dorata. What Else?

Meccanica rivista

Sotto il profilo tecnico, la V35 è stata sottoposta a un restauro pressoché completo. Il bicilindrico a V di Mandello è stato interamente ricostruito per garantire affidabilità nell'uso quotidiano. Anche la ciclistica ha ricevuto aggiornamenti mirati: la forcella è stata revisionata utilizzando elementi di quella di una V7 Sport, l'impianto elettrico è stato semplificato e ricostruito da zero con un cablaggio dedicato e c'è pure una nuova batteria al litio. Numerosi i componenti realizzati a mano o selezionati dal mercato aftermarket: i collettori di scarico in acciaio inox spazzolato sono opera di Cornberg e terminano in una coppia di silenziatori Cone Engineering. Al manubrio, trova posto un'unità Renthal a cui sono stati installati blocchetti minimal, manopole Biltwell Kung Fu e un tachimetro digitale Motogadget.
Parecchio azzeccata la scelta di Cornberg di "ricoprire" con una patina grezza tutte le finezze adottate per questa special, come la scelta di utilizzare le pedane e il coperchio dell'alternatore originali. Una scelta che se fossimo architetti potremmo definire… shabby chic. Ma su due ruote. 

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Fuoriserie
Data articolo: Fri, 28 Nov 2025 14:00:00 +0000
News n. 2
Sym Mamba 125, maneggevole e grintoso Sym Mamba 125, maneggevole e grintoso
Sym
MMBCU
Mamba 125 2025
massimo.miliani

Meno male che c’è anche un nome, oltre alla sigla ufficiale MMBCU, dove MMB sta per Mamba (velenosissimo serpente africano) e CU per Crossover Unico: meglio chiamarlo Mamba!
La linea è originale quanto il nome: carrozzeria ridotta all’osso, vernice che cambia sfumatura a seconda di come è illuminata, fari posteriori sagomati come i denti del serpente...
 

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Lo schermo LCD è completo e ben leggibile, tuttavia in condizioni di luce molto intensa perde leggermente di visibilità

Le soluzioni tecniche invece sono più “tranquilleâ€: il Mamba ha un motore monocilindrico raffreddato a liquido da 12,2 CV e 11,5 Nm di coppia, telaio in tubi d’acciaio, forcella telescopica e un solo ammortizzatore al posteriore.
Molto buono il pacchetto elettronico: di serie ci sono l’ABS (non obbligatorio sui 125), il controllo di trazione, il sistema Start&Stop che spegne il motore al semaforo per risparmiare benzina e l’accensione con telecomando keyless.
 

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Il vano può accogliere un casco jet con visiera lunga, lasciando ancora spazio per l’antipioggia o piccoli oggetti

La strumentazione utilizza un piccolo schermo LCD che non si connette al cellulare.
Anche la capacità di carico è solo discreta, perché il sottosella non è molto profondo; in compenso la pedana piatta è ben sfruttabile e nel retroscudo c’è una tasca dove riporre una bottiglietta d’acqua o lo smartphone, che si può caricare tramite la doppia presa USB/USB-C posizionata poco sopra.

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Ci sono il gancio portaborse, il tappo della benzina che si apre girando la manopola del sistema keyless (sulla destra), la tasca portaoggetti e (sopra) due prese USB

Come va

A bordo si sta comodi: il manubrio è alla giusta distanza, mentre la sella lunga e la pedana piatta permettono di trovare facilmente la giusta posizione di guida. Anche chi è sotto il metro e 70 tocca terra facilmente con sicurezza.
Il motore ha una buona grinta, spinge bene con un’erogazione regolare, mentre le ruote piccole e il peso contenuto permettono al Mamba di impostare in un attimo le curve e di manovrare con facilità negli spazi stretti. Le sospensioni però sono rigide: vanno bene per la guida sportiva, ma fanno sentire tutte le buche, limitando il comfort. Migliorabile anche la protezione: il busto è completamente esposto all’aria e il piccolo scudo ripara poco le gambe.
L’impianto frenante invece è potente e, soprattutto, sempre ben dosabile.
Anche l’ABS e il controllo di trazione sono a punto e intervengono solo quando serve davvero.

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È agile e facile da guidare, ha un motore grintoso e una pedana piatta ben sfruttabile. La dotazione tecnica è ricca e il prezzo corretto

Dati tecnici (dichiarati dalla casa)
Motoremonocilindrico 4 tempi
Cilindrata (cm3)125
Raffreddamentoa liquido
Alimentazionea iniezione
Cambioautomatico
Potenza CV (kW)/giri12,1(9)/7500
Freno anteriorea disco
Freno posteriorea disco
Velocità massima (km/h)nd
Dimensioni
Altezza sella (cm)80
Interasse (cm)139
Lunghezza (cm)200
Peso (kg)136
Pneumatico anteriore120/70 - 13"
Pneumatico posteriore130/70 - 13"
Capacità serbatoio (litri)7,3
Riserva litrind

 

Data articolo: Fri, 28 Nov 2025 13:00:00 +0000
News n. 3
Kawasaki Z650S, come cambia per il 2026 Kawasaki Z650S, come cambia per il 2026

La nuda di Akashi per il 2026 si rinfresca nelle linee, offre una posizione di guida migliorata e una dotazione elettronica più ricca. "Swippate" le immagini per vedere come cambia!

RiccardoVilla

Kawasaki ha aggiornatola Z650,  per il 2026 la naked della Casa giapponese guadagna una S e una serie di migliorie per renderla più moderna sia nelle linee sia nella dotazione tecnica.

Estetica

Iniziamo dall’estetica, dove la Z650 S rispetto al precedente modello sfoggia linee più muscolose e decise, con sovrastrutture più voluminose e un frontale tutto nuovo. Questo mantiene fede allo stile Sugomi, tratto distintivo di tutte le nude di Akashi, ed integra luci full-LED, così come il gruppo ottico posteriore e gli indicatori di direzione.  

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Dotazione

Lato tecnologia debutta un nuovo display TFT a colori da 4,3 pollici, in grado di adattare automaticamente la luminosità in base alla luce ambientale. Il pilota può scegliere tra due diverse visualizzazioni del contagiri, una a barre e una esagonale. Tra le funzioni troviamo la possibilità di connettere lo smartphone al display atttraverso l’app Kawasaki Rideology, la quale permette di accedere a diverse funzionalità aggiuntive come la navigazione o la gestione delle chiamate.

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Ergonomia

Per quanto riguarda la posizione in sella, la Z650 S presenta un’ergonomia rivista con pedane riposizionate e un manubrio “fat bar†che permette al busto del pilota di restare più eretto. Le selle di pilota e passeggero sono state completamente ridisegnate: la prima risulta più ampia e imbottita (+15 mm rispetto alla versione precedente), mentre quella del passeggero guadagna 20 mm in larghezza e 10 mm in imbottitura. A catalogo anche due opzioni: la sella Style e la Ergo Fit ribassata di 20 mm. 

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Motore e ciclistica

Viene confermato il noto bicilindrico parallelo di 649 cm³ e , che per il nuovo anno riceve di serie del controllo di trazione. È stata rivista l’erogazione per privilegiare la coppia ai medi regimi, mentre la frizione servoassistita con antisaltellamento antisaltellamento agevola la gestione nelle scalate. Infine, per indirizzare i flussi d’aria calda il più lontano possibile dal pilota è stata adottata una nuova copertura della ventola del radiatore. Motore racchiuso all’interno di un telaio a traliccio in acciaio, sostenuto da una forcella a steli tradizionali di 41 mm e da un monoammortizzatore regolabile nel precarico. L’impianto frenante si affida a un doppio disco anteriore da 300 mm e a un disco posteriore da 220 mm, con ABS Continental di ultima generazione.

EICMA 2025
Vivere con la moto
Data articolo: Fri, 28 Nov 2025 12:00:00 +0000
News n. 4
Rc Auto, pagano sempre i soliti: stangata in arrivo per tutti Rc Auto, pagano sempre i soliti: stangata in arrivo per tutti

Un emendamento alla manovra punta ad aumentare l’imposta sulla garanzia “infortunio del conducente†delle polizze Rc auto. Una modifica apparentemente tecnica che rischia però di trasformarsi in un salasso per tutti i cittadini

Riccardo Allegro

Voglia di rincari?

Una modifica apparentemente tecnica ma che rischia concretamente di trasformarsi nell’ennesima batosta per noi cittadini. Tra gli emendamenti alla manovra in discussione in Parlamento ce n’è infatti uno, a firma Matteo Gelmetti (Fratelli d’Italia), che potrebbe far lievitare i costi delle polizze Rc auto. Il nodo riguarda la garanzia accessoria “infortunio del conducenteâ€, la copertura cioè che indennizza il guidatore in caso di lesioni anche se è colpevole. Ed è proprio su questa voce che lo Stato punta a incassare di più. Cerchiamo di fare chiarezza. 

L’aliquota passa dal 2,5% al 12,5%

L’emendamento prevede che, dal gennaio 2026, l’imposta applicata alla garanzia infortuni salga dal 2,5% al 12,5%. Una crescita di dieci punti percentuali che, secondo le stime, porterebbe allo Stato circa 100 milioni di euro all’anno. Soldi che verranno prelevati dalle nostre tasche, seppur non direttamente. Per legge, infatti, l’imposta è a carico del cliente, e non delle compagnie assicurative, che di fatto fungono solo da sostituto d’imposta. 

Il problema della retroattività 

Il vero problema è però un altro, vale a dire la lettura retroattiva dell’Agenzia delle Entrate. Secondo il Fisco, l’aliquota sulla garanzia infortuni non sarebbe infatti mai dovuta essere quella ridotta, ma quella più alta già dagli anni Ottanta. In pratica, quindi, per l’Agenzia le compagnie per decenni avrebbero applicato l’aliquota sbagliata e, adesso, va saldato il conto degli ultimi dieci anni (quelli precedenti, fortunatamente, sono ormai prescritti). Importo? Circa un miliardo di euro, che le assicurazioni dovrebbero versare allo Stato al netto di sanzioni e interessi. 

Chi paga? 

Domanda retorica. Purtroppo, ci siamo abituati, il conto ricadrà su noi guidatori. La prima ed inevitabile conseguenza sarà l’aumento diretto della garanzia infortuni che, dal 2026, potrebbe al pari dell’aliquota quintuplicare. Ma non solo: se da una parte le assicurazioni recupereranno la maggiore tassazione aumentando la garanzia accessoria in questione, dovranno dall’altra trovare un modo per recuperare le somme retroattive anticipate. Conseguenza: aspettiamoci anche un generale rincaro su tutta la Rc auto. Chiamate a fronteggiare una richiesta potenziale da un miliardo di euro, è chiaro che le compagnie potrebbero cercare vie per riequilibrare i conti. E storicamente, quando le assicurazioni devono recuperare margini, i listini Rc auto non sono mai rimasti a guardare. Insomma, benché la diatriba tra Fisco e compagnie riguardi interpretazioni normative, pareri degli anni Ottanta e letture retroattive, alla fine, la parte più fragile della catena è sempre la stessa: chi paga la polizza.

Tanto per girare il dito nella piaga: RC: in Italia è più cara che nel resto d'Europa

Politica e trasporti
Data articolo: Fri, 28 Nov 2025 11:00:00 +0000
News n. 5
Costa 20.000 € la CBR600RR da pista di Honda UK Costa 20.000 € la CBR600RR da pista di Honda UK

Verrà realizzata dal reparto Honda Racing di Louth, lo stesso che gestisce la partecipazione di Honda Racing UK al British Superbike e alle gare stradali

malo

Honda UK, filiale britannica della Casa giapponese, ha allestito una versione da pista della CBR600RR destinata ai clienti più sportivi e l’ha svelata nel corso dell’MCL (Motor Cycle Live), il salone al National Exhibition Center di Birmingham. Il prezzo sale dalle 10.999 £ (circa 12.500 €) della moto stradale a 18.000 £ (circa 20.460 €), ma viene promesso un grosso miglioramento sia in termini di prestazioni che in termini di maneggevolezza. 

Realizzata dal reparto corse

Verrà realizzata dal reparto Honda Racing di Louth, lo stesso che gestisce la partecipazione di Honda Racing UK al British Superbike e alle gare stradali, ed è previsto un tempo di consegna di sei settimane. Le moto verranno prodotte su ordinazione, alcune modifiche verranno apportate direttamente in Giappone e l’assemblaggio finale avverrà presso la sede centrale del team, nel Lincolnshire. Particolare importante, in questa configurazione la CBR600RR rimane un modello a piena potenza, dunque senza rimappatura non potrà correre nel mondiale Sportbike che nel 2026 sostituirà la categoria Supersport 300.

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Tante modifiche

Numerose le modifiche che l’hanno trasformata in una moto da pista. Si parte dalla carrozzeria in fibra di carbonio Carbonin Avio Fibre, per proseguire con il radiatore Evotech Performance e i paraleva prodotti dalla stessa Honda Racing britannica.

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Le moto arriveranno dal Giappone con una guarnizione della testata più sottile, di 0,55 mm, per portare il rapporto di compressione da 12,2:1 a 12,4:1, e avranno un cablaggio e una centralina Racing che permetterà di aumentare di 1000 giri il limite massimo, portandolo a 16.500 girei/minuto. A completare il tutto un radiatore Racing, molle frizione maggiorate e l’immancabile scarico Akrapovic quattro in uno che integra i catalizzatori e permette di rientrare nei limiti dell’Euro 5 per l’uso stradale.

Sospensioni riviste dall'interno 

Sono stati mutuati dalla moto vincitrice della Supersport britannica guidata da Jack Kennedy i carter motore GB Racing e i tubi freno anteriori e posteriori in treccia metallica Goodridge, ci saranno manubri Spider e pedane arretrate da corsa, oltre a catena e corona 520, ed è prevista anche la verniciatura, ad opera della Spray Bay di Birmingham.

Tra i punti più qualificanti le sospensioni Showa da pista: ammortizzatore con regolazione remota del precarico e forcella di serie ma con componenti interni factory, molto differenti da quelli della versione stradale.

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Moto
Data articolo: Fri, 28 Nov 2025 10:00:00 +0000
News n. 6
Bagnaia-Ducati, è crisi nera: Alex Marquez nuova "guida", per Pecco futuro a rischio? Bagnaia-Ducati, è crisi nera: Alex Marquez nuova "guida", per Pecco futuro a rischio?

 Il 2025 da incubo di Bagnaia cambia le gerarchie a Borgo Panigale: Alex Márquez promosso a riferimento per lo sviluppo, mentre Tardozzi avvisa: "Pecco deve tornare a dimostrare chi è"

massimo.miliani

Un divorzio tecnico in casa 

Il finale di stagione a Valencia e i successivi test in ottica 2026 hanno scoperchiato un vaso di Pandora che a Borgo Panigale faticavano a tenere chiuso ormai da svariati mesi. Il rapporto tra Francesco Bagnaia e la Ducati, un tempo idilliaco, sembra essere arrivato a un punto di non ritorno. Nonostante un contratto che lega il piemontese alla Rossa fino alla fine del 2026, l'aria nel box è diventata irrespirabile. La notizia che fa più rumore è il ridimensionamento tecnico del due volte iridato: i vertici di Ducati Corse hanno deciso di puntare su Alex Marquez come pilota di riferimento per lo sviluppo della futura GP26 e del prototipo 2027. Una scelta che suona come una bocciatura netta per Pecco, scavalcato nelle gerarchie proprio dal minore dei fratelli Marquez, ritenuto ora più affidabile per dare la direzione agli ingegneri.
La comunicazione sarebbe arrivata al pilota già prima dei test valenciani, sancendo di fatto un passaggio di consegne doloroso. Il motivo? Una stagione 2025 disastrosa, condita da sole quattro vittorie su 44 gare (tra Sprint e GP) e una cronica mancanza di feeling con la GP25. A pesare come un macigno c’è il confronto impietoso con Marc Marquez, capace di dominare il mondiale pur saltando le ultime nove gare, mentre Bagnaia continuava a chiedere modifiche e ritorni alla configurazione 2024, senza mai trovare il bandolo della matassa. Questa confusione nelle richieste ha convinto Dall'Igna e i suoi uomini che la "bussola" dello sviluppo non potesse più essere nelle mani dell'italiano.
 

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Tardozzi non fa sconti: "Siamo con le spalle al muro" 

Se le indiscrezioni tecniche sono pesanti, le parole del team manager Davide Tardozzi suonano come una sentenza. Abbandonati i toni diplomatici, Tardozzi ha fotografato la situazione con una franchezza disarmante: "Pecco è un campione, ma deve tornare a dimostrarlo. Non è normale vederlo in quelle posizioni". La frustrazione del team nasce dagli sforzi profusi inutilmente: a Borgo Panigale hanno provato ogni soluzione per ridare fiducia al pilota, ma il feeling non è mai tornato.
"Le soluzioni di quest'anno non erano lontane da quelle del 2024, ma lui avvertiva qualcosa di diverso", ha spiegato Tardozzi, sottolineando come ormai la squadra sia "con le spalle al muro". Il problema, secondo i tecnici, non è nel motore o nella moto – tanto che nei test si è continuato a lavorare sulla specifica attuale – ma è un blocco che sembra ormai insanabile tra il pilota e il mezzo. In una MotoGP dove se non sei al 100% non vinci, la crisi di Bagnaia è diventata un problema strutturale per il team ufficiale, che ora guarda al 2026 con più dubbi che certezze e un clima interno che definire "pesante" è un eufemismo.

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Fausto
Ven, 28/11/2025 - 11:06
Pecco alla tua età tempo e’ danaro, saluta Tardozzi e Penna Bianca e cambia aria. “Finiro’ la mia carriera in Ducati†lasa perdi Pecco cercati un altro costruttore e ricomincia da capo, non sprecare tempo.
Alaska800
Ven, 28/11/2025 - 12:50
E poi non venite a dire che non era tutto previsto! Ma da quando una scuderia pianifica un cambio pilota per motivi neurologico/psicologici!!!! Oggi abbiamo capito di che pasta sono i manager Ducati
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joe'sgarage
Ven, 28/11/2025 - 14:25
Mi sembra del tutto evidente che il rapporto è compromesso da parecchio tempo. Era sufficiente ascoltare le dichiarazioni 'di circostanza' di Tardozzi e co. ed osservare le espressioni dei protagonisti all'interno del box e durante le interviste (con l'audio spento). L'unico motivo per cui si continua con la commedia sta nel fatto che Bagnaia non ha ancora trovato la squadra dove traslocare. E non sarà facile. Forse i giapponesi? O il sogno di molti, in Aprilia? Speriamo in fretta. Per lui e per il campionato.
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jogly61desmosedici
Ven, 28/11/2025 - 17:26
La stagione 2025, è stata per me un incubo senza fine, a causa dell'ingaggio del "bimbominchia" in Ducati ufficiale e adesso si prospetta un 2026 ancora peggio, con la "promozione" addirittura del fratello!!! In Ducati credo che gradiscano le nacchere e i bolero al posto dei nostri campioni quindi, tifoso da sempre Ducati, anche se sicuramente non potrò vedere le gare in tv a causa del forzato cambiamento a dazn o come si chiama, mi auguro fortemte che entrambi i fratelli "bimbominchia" le prendano da Aprilia KTM e Toprak Razgatioglu e non arrivino sul podio mai più!!!
MotoGP
Data articolo: Fri, 28 Nov 2025 09:30:50 +0000
News n. 7
Dal boxer 1.000 ai 4 cilindri 500: ZXMoto fa girare la testa. Ma da dove viene? Dal boxer 1.000 ai 4 cilindri 500: ZXMoto fa girare la testa. Ma da dove viene?

 ZXMoto ha catturato la scena con una gamma parecchio interessante e ora annuncia il progetto di un motore boxer. Ma quando è nato e chi c’è alle spalle di questo brand? 

RiccardoVilla

In Cina esistono oltre 200 marchi motociclistici, che sommati raggiungono più della metà della produzione mondiale di veicoli a due ruote. Molti di questi non li conosciamo, perché la loro distribuzione è “limitata†all’interno del paese o al continente asiatico, ma realtà più strutturate stanno velocemente emergendo con l’obiettivo di sbarcare in Europa. Tra questi, ZXMoto è una di quelle con il biglietto da visita più interessante. L’azienda è stata ufficialmente lanciata alla fine del 2024 e ha debuttato in Europa solo poche settimane fa ad EICMA. Ecco cosa sappiamo di lei e dei suoi progetti.

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La supersportiva ZXMoto 820RR esposta ad EICMA 2025

A Milano ZXMoto ha svelato ben 9 modelli, alcuni dal design molto particolare, altri, come spesso accade, sono ispirati senza troppi filtri ad già visti. Ne è un esempio la nuda retrò ZX 500F, la copia in piccolo della Honda CB1000F e ancora di più della Super Four. Tuttavia, ciò che ha colpito maggiormente di questi modelli è la loro raffinatezza: motori a tre o quattro cilindri in linea, componenti di pregio e dotazioni tecniche all’avanguardia.

Chi c’è dietro ZXMoto

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Dietro questo nome si cela una figura importante: Zhang Xue. Appassionato di fuoristrada sin da ragazzo, nel 2017 è stato colui che, in società con altri investitori, ha creato il marchio Kove, diventando il volto pubblico dell’azienda nel suo periodo di massima crescita. Tuttavia, divergenze interne sulla direzione strategica avrebbero portato al suo allontanamento e, quindi alla decisione di fondare ZXMoto.

Non solo moto

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Accanto ai modelli presentati per il 2026, Zhang Xue ha mostrato, durante la conferenza stampa tenutasi in fiera, un progetto molto più ambizioso: il primo motore boxer di ZXMoto, destinato al debutto commerciale non prima del 2027. Le specifiche tecniche complete non sono ancora state diffuse, ma sono emersi alcuni dettagli: una cilindrata di circa 1.000 cm³, con un layout a cilindri orizzontali di 180° e una potenza massima superiore ai 100 CV. Proseguendo con le caratteristiche, si nota un certo parallelismo con il boxer BMW. Il sistema di raffreddamento è interamente a liquido, i condotti di aspirazione sono posizionati sopra i cilindri mentre gli scarichi si trovano nella parte inferiore: una scelta introdotta da BMW dal 2013 che migliora la compattezza del propulsore e l’ergonomia del veicolo. L’albero motore è poi disposto longitudinalmente, mentre la trasmissione finale è a cardano. 

Anche con cambio automatico AMT

Zhang Xue ha poi annunciato che questo motore verrà introdotto sul mercato sia con cambio meccanico tradizionale, sia con un cambio automatico AMT, concettualmente simile al sistema ASA BMW
Non si sa ancora su quale modello debutterà questo propulsore, ma se dovessimo scommettere, viste le tendenze del mercato, diremmo una adventure o una crossover.

EICMA 2025
Fry
Ven, 28/11/2025 - 18:27
da quando Bmw ha sposato i bicilindrici cinesi, speriamo che questa azienda cinese produca un boxer di cilindrata più umano.
Moto
Data articolo: Fri, 28 Nov 2025 09:00:00 +0000
News n. 8
Splendide follie anni 80, le sportive giapponesi mai viste in Italia Splendide follie anni 80, le sportive giapponesi mai viste in Italia

Negli anni 80 la classe 400 cm³ in Giappone visse una evoluzione tecnica stupefacente, con moto derivate dalle corse è purtroppo (quasi) mai importate ufficialmente in Italia

massimo.miliani

La genesi delle race replica

Tra gli anni 80 e 90, il mercato giapponese è stato teatro di una competizione tecnica feroce tra i quattro grandi costruttori, focalizzata sulla categoria TTF-3 (Tourist Trophy Formula 3). Questa classe, che ammetteva motori a 4 tempi fino a 400 cm³ e 2 tempi fino a 250 cm³, divenne il laboratorio per lo sviluppo delle "Race Replica": moto stradali che copiavano in tutto e per tutto le soluzioni delle moto da gara. Se le 250 a miscela hanno avuto gloria anche in Europa, le sorelle a 4 tempi da 400 cm³ sono rimaste per lo più confinate in patria, diventando oggi oggetti di culto per i collezionisti. Vediamo le più interessanti.

Suzuki GSX-R 

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Il ruolo di pioniera assoluta spetta a Suzuki. Nel marzo del 1984, un anno dopo aver sconvolto il mercato con la RG250 Gamma, la casa di Hamamatsu presentò la GSX-R (nota poi come GSX-R400). Fu la prima 4 cilindri della categoria a montare un telaio in alluminio e un motore raffreddato a liquido, soluzioni che le permisero di fermare l'ago della bilancia oltre 10 kg sotto le rivali dell'epoca. Nonostante la potenza fosse limitata per legge a 59 CV, il rapporto peso/potenza era eccezionale. Il successo commerciale fu trainato anche dalle vittorie in pista: la GSX-R preparata da Yoshimura vinse la prestigiosa 4 Ore di Suzuka nel 1986 e 1987. Il modello continuò ad evolversi costantemente fino al 1997.

Honda CBR400RR 

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Honda rispose inizialmente con la CBR400F raffreddata ad aria, ma dovette presto adeguarsi. Dopo il tentativo poco apprezzato della CBR400R carenata "Aero" del 1986, la svolta arrivò nel dicembre 1987 con la CBR400RR. Questa moto abbandonava ogni compromesso turistico per abbracciare un design puramente racing, con telaio a doppio trave in alluminio e un baricentro bassissimo. Il modello raggiunse la sua maturità tecnica e stilistica con la versione del 1990, caratterizzata dal forcellone a banana per ospitare lo scarico, diventando un punto di riferimento per guidabilità ed equilibrio tra le 4 cilindri in linea.

Honda VFR400R E RVF400 

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Parallelamente alla linea CBR, Honda sviluppò la famiglia V4, considerata la vera replica delle moto ufficiali da gara (le RVF). Nel 1986 debuttò la VFR400R, che portava su strada la raffinata distribuzione a cascata di ingranaggi, marchio di fabbrica dei V4 di Tokyo. L'evoluzione fu rapida: nel 1987 arrivò il monobraccio posteriore, soluzione derivata direttamente dall'Endurance. La stirpe si concluse con la RVF400 lanciata nel 1994, dotata di forcella a steli rovesciati e condotti dell'aria per il raffreddamento dei freni, rimasta in produzione fino al 2001.

Yamaha FZR400R 

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Yamaha entrò nella partita delle repliche pure nel 1986 con la FZR400. La moto introduceva il telaio perimetrale in alluminio Deltabox e il motore "Genesis", caratterizzato dai cilindri inclinati in avanti di 45 gradi per ottimizzare l'aspirazione e il baricentro. Particolarmente ricercata fu la versione FZR400R del 1987, una serie speciale dotata di valvola allo scarico EXUP (che migliorava l'erogazione ai medi regimi), cambio a rapporti ravvicinati e codone monoposto. Nel 1989 la moto fu completamente rivista diventando FZR400RR, con l'ultima versione SP prodotta fino al 1995.

Kawasaki ZX-4 E ZXR400 

Kawasaki arrivò per ultima nel segmento delle repliche da pista, avendo puntato a lungo sulla popolare ma più stradale GPZ400R. Il primo tentativo di colmare il gap tecnico avvenne nel 1988 con la ZX-4 (qui sotto), che vantava un telaio in alluminio e carburatori downdraft per un flusso d'aspirazione rettilineo. Tuttavia, fu solo nel 1989 con la ZXR400 che Kawasaki conquistò il cuore degli appassionati. Dotata di forcella a steli rovesciati e dei caratteristici tubi di aspirazione che portavano aria dalla carena al motore attraversando il serbatoio, la ZXR fu l'unica delle 400 race replica ad arrivare sul nostro mercato, aveva un look aggressivo e inconfondibile che le permise di rimanere sulla breccia fino al 2000.

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Storie di moto
Data articolo: Fri, 28 Nov 2025 08:00:00 +0000
News n. 9
Solaris, la moto a energia solare di Mask Solaris, la moto a energia solare di Mask

Un concept che sfida le logiche tradizionali della mobilità. Un prototipo che non dipende né dalla benzina né dalle colonnine di ricarica, ma dal sole, chissà che un domani non si trasformi in qualcosa di più concreto…

Riccardo Allegro

SOLARIS

Le elettriche sono ad oggi una realtà “consolidataâ€, delle ibride si parla ormai da tempo (tra le ultime ricordiamo Kawasaki, Yamaha e Royal Enfield) ma di moto a pannelli solari non se n’erano fino ad ora mai viste. Firmata MASK Architects, cioè dallo studio fondato da Öznur Pınar Cer e Danilo Petta,  la Solaris è alimentata esclusivamente dall’energia solare e pensata per funzionare, almeno sulla carta, in totale autonomia. L’idea è tanto semplice quanto radicale: “ali fotovoltaicheâ€.  

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Una volta parcheggiata, la Solaris apre una serie di pannelli solari retrattili disposti a cerchio, trasformandosi in una piccola centrale energetica in grado di cattura la luce, trasformarla in elettricità ed immagazzinarla nelle batterie agli ioni di litio ad alta capacità di cui è stata munita. Nessun cavo, nessuna presa, nessuna dipendenza dalla rete. Una volta richiusa la struttura, la moto si muove tramite un motore elettrico abbinato ad un sistema di frenata rigenerativa utile a recuperare ulteriore energia. La ciclistica – spiegano da MASK – combina alluminio e carbonio in un telaio leggero, gestito da un sistema intelligente che coordina raccolta, stoccaggio e distribuzione dell’energia, mentre un cockpit digitale e l’app dedicata permettono di monitorare prestazioni e resa solare.

Un’estetica “biomimeticaâ€

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Per quanto riguarda linee e look, l’approccio scelto dai progettisti è stato di tipo “biomimeticoâ€, cioè ispirato – sostengono da MASK – ai movimenti e alla postura di un leopardo. Una scelta che dovrebbe influire su aerodinamica, distribuzione dei pesi e posizione di guida, oltre che sull’impatto visivo complessivo.

Dove potrebbe servire davvero

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Al di là dell’aspetto futuristico, la Solaris nasce per risolvere un problema piuttosto concreto: operare in contesti dove benzina e colonnine non sono disponibili o affidabili. MASK immagina applicazioni in zone remote o regioni in via di sviluppo, progetti di eco-turismo, flotte logistiche leggere e sperimentazioni all’interno di smart city. Un’utopia? Probabilmente sì, ma con una filosofia molto concreta. La moto viene infatti presentata non come un prototipo pronto all’industrializzazione, bensì come “un’esplorazione concettualeâ€. Si trasformerà un giorno in un qualcosa di più concreto?

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Green Planet
Data articolo: Thu, 27 Nov 2025 15:26:32 +0000
News n. 10
Budget 5.000 euro, quale moto comprare? Budget 5.000 euro, quale moto comprare?

Ecco le moto più interessanti sul mercato con prezzo di listino inferiore ai 5.000 euro. Sono mezzi ideali per chi è alle prime armi, ma anche per i più esperti che badano al sodo

massimo.miliani

L'ingresso nel mondo delle due ruote (o il ritorno) non è mai stato così facile. Sul mercato ci sono un gran numero di moto con prezzi sotto i 5.000 euro che offrono prestazioni adeguate, estetica curata e buona dotazione tecnica. 

Sono i mezzi giusti per chi è fresco di patente A2, ma anche per i più esperti che cercano una seconda moto agile e dai costi di gestione ridotti all'osso. Qui di seguito i modelli più interessanti in questa fascia di prezzo, spaziando tra cruiser, naked, scrambler e classiche.   

BSA Bantam 350 

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La BSA Bantam 350 sfoggia linee che richiamano le motociclette degli anni Sessanta. Il propulsore è un monocilindrico a 4 tempi, raffreddato a liquido, da 334 cm³ che eroga una potenza di circa 29 CV. È maneggevole e facile da guidare, perfettamente a suo agio in città e divertente anche per brevi gitarelle. La sella a 80 cm e il peso in ordine di marcia di 185 kg facilitano le manovre negli spazi stretti.

  • Prezzo: 4.099 euro
  • Motore: 344 cm³, monocilindrico, 29 CV
  • Peso in ordine di marcia: 185 kg

CFMoto 300 CL-X 

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La CFMoto 300 CL-X è una naked con linee pulite, il motore è un monocilindrico da 292 cm³ con circa 28 CV in grado di offrire una guida brillante in tutte le situazioni. La ciclistica si avvale di una forcella a steli rovesciati e di un monoammortizzatore regolabile nel precarico. Il peso piuma di 155 kg contribuisce alla maneggevolezza. L’ABS e la strumentazione digitale completano la dotazione.

  • Prezzo: 4.190 euro
  • Motore: 292 cm³, monocilindrico, 28 CV
  • Peso in ordine di marcia: 155 kg

Honda GB 350S 

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La Honda GB 350S è una bella stradale dallo stile classico, monta un motore monocilindrico da 350 cm³, raffreddato ad aria con 21 CV dotato anche di controllo di trazione. La posizione di guida è improntata al relax e risulta adatta sia al commuting quotidiano che alle brevi escursioni, mentra la sella a 79 cm da terra permette di metter ei pieid a terra con sicurezza. Le finiture sono discrete.

  • Prezzo: 4.590 euro
  • Motore: 350 cm³, monocilindrico, 21 CV
  • Peso in ordine di marcia: circa 181 kg

Kawasaki W230

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Anche la Kawasaki W230 è una stradale dal fascino retrò, che unisce elementi classici a una costruzione moderna. Il motore da 233 cm³ eroga 18 CV, ideale per chi cerca una moto leggera (133 kg), poco impegnativa e facile da guidare in città. La sella bassa (75 cm) la rende facile da gestire anche nelle manovre.

  • Prezzo: 4.999 euro
  • Motore: 233 cm³, monocilindrico, 18 CV
  • Peso in ordine di marcia: 133 kg

Royal Enfield HNTR 350 

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La Royal Enfield HNTR 350 ha un motore monocilindrico da 349 cm3 con una potenza di 20 CV abbinato a un cambio a 5 marce. Il design è essenziale e curato. La dotazione comprende ABS e un cruscotto digitale con elementi analogici. La posizione di guida è comoda e la maneggevolezza elevata.

  • Prezzo: circa 4.300 euro
  • Motore: 349 cm³, monocilindrico, 20 CV
  • Peso in ordine di marcia: circa 191 kg

SWM SiX 

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La SWM SiX è una scramblerina che monta un motore monocilindrico da 445 cm³ con una potenza di circa 40 CV, un valore superiore rispetto ai modelli di cilindrata 300-350 cm³, che però agli altri regimi trasmette vibrazioni evidenti. Il peso è contenuto (177 kg), mentre la sella è a 83 cm da terra, chi è sul metro e settanta tocca in punta di piedi. È dotata di sospensioni morbide che vanno bene anche per fare sterrati leggeri.

  • Prezzo: 4.290 euro
  • Motore: 445 cm³, monocilindrico, circa 40 CV
  • Peso in ordine di marcia: 177 kg

Zontes ZT-GK 350 

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La Zontes ZT-GK 350 è una roadster che unisce elementi retrò e stile moderno. Il motore monocilindrico da 350 cm³ raggiunge 35 CV, offrendo prestazioni piuttosto brillanti. La componentistica è di buon livello e include ABS, freni a disco con pinza anteriore ad attacco radiale e strumentazione digitale.

  • Prezzo:  4.990 euro
  • Motore: 350 cm³, monocilindrico, 35 CV
  • Peso in ordine di marcia: circa 170 kg

Keeway V302 C 

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La Keeway V302 C è una vera e propria cruiser in miniatura. Il motore bicilindrico da 298 cm³ ha 30 CV, la posizione di guida è comoda e rilassata. È destinata a chi preferisce le linee "americane" senza rinunciare alla maneggevolezza garantita dalle dimensioni contenute.

  • Prezzo: 4.990 euro
  • Motore: 298 cm³, bicilindrico, 30 CV
  • Peso in ordine di marcia: circa 180 kg

QJ Motor SRV 300

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La QJ Motor SRV 300 è una bella custom dotata di un motore bicilindrico da 296 cm³ e 37 CV che garantiscono prestazioni brillanti. Il cambio a 6 marce è dotato di frizione antisaltellamento e la ciclistica è ben a punto: si arriva in fretta a toccare l'asfalto con lo scarico.

  • Prezzo: 4.690 euro
  • Motore: 296 cm³, bicilindrico, 37 CV
  • Peso in ordine di marcia: circa 180 kg

Royal Enfield Meteor 350 

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La Meteor 350 è una delle custom di piccola cilindrate più vendute. Monta un motore monocilindrico da 349 cm³, con una potenza di 22 CV, dotato di un buona spinta ai medi regimi. La sella bassa, il manubrio largo e le pedane leggermente avanzate mettono subito il pilota a proprio agio. In città ci si muove bene e anche tra le curve è divertente, sfoderando una discreta precisione, anche se non è un fulmine nello scendere in piega.

  • Prezzo: 4.500 euro
  • Motore: 349 cm³, 22 CV
  • Peso in ordine di marcia 191 kg

Voge Rally 

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La Voge Rally 300 è una enduro stradale leggera, versatile e adatta a chi cerca una moto capace di affrontare città e sterrati leggeri. Il motore da 293 cm³ sviluppa 29 CV, mentre il peso contenuto e l'altezza sella di 82 cm la rendono accessibile e maneggevole.

  • Prezzo: 4.290 euro
  • Motore: 293 cm³, 29 CV
  • Peso in ordine di marcia: 150 kg

Voge Trofeo 

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La Trofeo di Voge è una naked sportiva con motore monocilindrico da 300 cm³  da 25 CV. Le prestazioni sono abbastanza brillanti con vibrazioni quasi del tutto assenti. Su strada è facile e, grazie alla taratura intermedia delle sospensioni, se la cava anche guidando "allegri", a patto di non forzare troppo la mano.

  • Prezzo: 3.890 euro
  • Motore: 300 cm³, circa 27-28 CV
  • Peso in ordine di marcia: 159 kg
singletv
Ven, 28/11/2025 - 11:13
Per i miei Gusti Retro' e per la SellaBiposto dritta senza Rialzo per il Passeggero , le mie preferite sono la BSA e la Honda ... Unica nota stonata pero' per delle 350 e' il peso assurdo che invece dovrebbe essere sotto i 170 kg. !!!
News
Data articolo: Thu, 27 Nov 2025 15:04:59 +0000


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