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News n. 1
Ducati MHR: l'ultimo atto delle coppie coniche Ducati MHR: l'ultimo atto delle coppie coniche

Tra flop clamorosi e incertezze produttive, la fine degli anni settanta è per Ducati un momento difficile. Il salvagente arriva con le imprese di Hailwood e della sua SS 900 al TT del ’78.  Da lì l’idea di “capitalizzare†il successo in pista con la MHR, ultima leggenda a coppie coniche di Borgo Panigale…

Riccardo Allegro

Sono anni difficili

La seconda metà degli anni Settanta è un periodo complesso per la Ducati. Le monocilindriche desmodromiche appartengono ormai al passato, mentre le bicilindriche Sport 750 e Sport 1000 Super non riescono più a trainare le vendite. La Casa di Borgo Panigale affronta una crisi di identità e produttiva, aggravata dall’ingresso del Gruppo EFIM, la gestione statale che, pur assumendo la proprietà, dimostra scarso interesse per le due ruote. L’azienda è chiamata a impegnarsi in settori industriali diversi, come motori marini e diesel. I tentativi di rilancio con progetti sperimentali si rivelano fallimentari: le due tempi da Regolarità, le GL bicilindriche parallele 350 e 500 non incontrano il favore del pubblico, rivelandosi al contrario degli enormi flop.  Il colpo più duro arriva con la 860 GT del 1974, presentata al Salone di Milano del 1973 e disegnata da Giorgetto Giugiaro. La moto, pur ambiziosa, è criticata per estetica, finiture e affidabilità dell’avviamento elettrico. Se ne produrranno appena 5.167 esemplari in sei anni. Altro flop. Le cose, insomma, vanno parecchio male e, in questo scenario, i soli elementi capaci di tenere a galla Ducati sono la Super Sport 900 del 1977 ed i suoi innegabili risultati sportivi. Percè allora non partire, anzi, ripartire, direttamente da lì?

Le corse come salvagente

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Mike Hailwood al TT del 1978

Nonostante EFIM non veda di buon occhio l’attività sportiva, Ducati mantiene una presenza indiretta nelle competizioni attraverso squadre e preparatori esterni: NCR di Nepoti e Caracchi, la Scuderia Spaggiari guidata dall’ex pilota-collaudatore. Taglioni sviluppa i motori, Farné li affina, e le moto riescono comunque a correre e vincere in Italia e all’estero. 
In questo periodo fondamnetale sarà la figura di Mike Hailwood, fuoriclasse britannico ormai trasferitosi in Nuova Zelanda dopo il ritiro dalle gare, ma ancora competitivo nelle Endurance. La sua vittoria nella gara F1 del Tourist Trophy 1978, in sella a una Super Sport 900 preparata dalla NCR, diventa il catalizzatore per la nascita della Mike Hailwood Replica.

Cosa successe quella volta al TT? La leggenda di Mike Hailwood e della Ducati SS con cui conquistò il TT 1978

La nascita della Mike Hailwood Replica

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La MHR 900 esposta al Salone di Londra del 1979

Dopo il TT del 1978, Ducati decide quindi di capitalizzare il successo di “Mike the Bikeâ€, seppure con prudenza industriale. Nel 1979, al Salone di Londra, debutta così la MHR 900, prodotta in lotto limitato di 300 esemplari destinati al solo mercato inglese. La base è la SS 900, vestita come la moto di Hailwood con serbatoio in vetroresina, carena in un pezzo unico, sella monoposto con opzione biposto, ruote in magnesio Speedline, impianto frenante Brembo, sospensioni Marzocchi, carburatori Dell’Orto da 40 mm e scarichi Silentium. Strumentazione, blocchetti e impianto elettrico derivano invece dalla Darmah 900. 

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L’accoglienza del pubblico è immediata: i trecento esemplari previsti vengono rapidamente esauriti. Nel 1980 nasce una versione più curata: serbatoio in lamiera da 18 litri simile all’NCR, ruote FPS, motore aggiornato della serie SS e dettagli estetici affinati, senza alterare il carattere sportivo della moto. Il test di Motociclismo di febbraio 1980 conferma le qualità della MHR: accelerazione sui 400 metri in 12,275 secondi (contro 12,365 della SS di riferimento), velocità massima di 213,880 km/h e sensazioni di guida impeccabili, con stabilità sul veloce, maneggevolezza in curva e frenata potente e modulabile. Si, ha anche qualche piccolo problemuccio, ma è cosa da poco per il tipo di moto: prima marcia lunga, raggio di sterzo ridotto e posizione di guida distesa, affaticante. Ma la MHR è una moto da corsa ed ai piloti (o agli aspiranti tali) importa poco…

Scheda tecnica

A spingerla ci pensava il bicilindrico a V di 90° 4 tempi, raffreddato ad aria con teste e cilindri erano in lega leggera con camicie riportate in ghisa. L’alesaggio per corsa era 86x74,4 mm, per una cilindrata complessiva di 863,9 cm3. La distribuzione, ovviamente desmodromica monoalbero in testa, era comandata da un albero con coppie coniche a denti elicoidali, con due valvole per cilindro inclinate di 80°. La potenza massima raggiungeva 79,9 CV a 7.750 giri, con una coppia massima di 8,54 kgm a 5.250 giri. La frizione era multidisco in bagno d’olio, sostituita da una a secco con comando idraulico dal 1983. L’alimentazione era affidata a due carburatori Dell’Orto PHM 40 B da 40 mm, mentre l’accensione elettronica Bosch funzionava con candele Bosch W7B, L’avviamento era a pedale, diventato elettrico a partire dal 1983. 

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Da vera Ducati anche la ciclistica: telaio a doppia culla aperta in tubi d’acciaio abbinato davanti ad un forcella telescopica Marzocchi da 38 mm e, dietro, ad un forcellone oscillante con due ammortizzatori anch’essi Marzocchi regolabili. L’impianto frenante si affidava invece ad un doppio disco anteriore forato da 280 mm con pinze Brembo a doppio pistoncino e al disco posteriore da 280 mm. Le ruote erano in lega FPS a cinque razze da 18â€, calzate da pneumatici 100/90 V 18 all’anteriore e 110/90 V 18 al posteriore. Il tutto per un peso a secco di 205 kg, salito a 212,5 kg con le modifiche del 1983.

Aggiornamenti e restyling negli anni

Nel 1981 la MHR riceve un primo restyling tecnico e estetico. Il motore adotta nuove sedi valvole, cambio con innesti frontali a tre denti, oblò di controllo olio; forcella e freni sono gli stessi della SS 900. Esteticamente arrivano la carena in due pezzi e i fianchetti laterali a copertura della batteria. 

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Nel 1983 la Ducati introduce l’avviamento elettrico e la frizione a secco con comando idraulico, ma il nuovo telaio S2, più alto e meno rigido, altera le geometrie e diminuisce il rigore ciclistico della MHR. Un peggioramento che riflette la confusione aziendale: sotto Finmeccanica, le moto interessano poco e il rischio di chiusura della produzione è concreto. Si parla di riconversioni industriali, di motori marini e diesel, e di collaborazioni con altri costruttori. Nascono le trattative con Cagiva, poi completate solo nel 1985, mentre Taglioni e l’Ufficio tecnico continuano a lavorare su Pantah 750 F1 e sulla MHR.

La MHR Mille ed il definitivo addio alle coppie coniche

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Nel 1984 debutta così la MHR Mille, con motore completamente rivisto e incrementato a 973 cm3 alesaggio portato a 88 mm, corsa a 80 mm, valvole maggiorate (aspirazione 42 mm, scarico 38 mm), albero motore monolitico in acciaio forgiato, bronzine e perno di manovella aumentato da 38 a 45 mm. L’impianto di lubrificazione è potenziato con pompa dell’olio più grande e filtro maggiorato. I rapporti del cambio sono più lunghi e spaziosi, mentre telaio, freni e sospensioni restano quelli della precedente MHR. L’aumento di peso a 240 kg penalizza lievemente maneggevolezza e prestazioni, ma la Mille resta una sportiva pura e fedele alla tradizione Ducati. Nel 1984 vengono costruiti 662 esemplari; nel 1985 meno di 500. L’ultima versione, nel 1986, monta cerchi Oscam a tre razze, identici a quelli della 750 F1, chiudendo definitivamente il ciclo delle Ducati a coppie coniche.

Per meglio capire da dove veniva: Quando la 900 SS portò Ducati al vertice delle maxi italiane

Storie di moto
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 10:20:39 +0000
News n. 2
Harley-Davidson RMCR, Café Racer: alle volte gli americani ci azzeccano Harley-Davidson RMCR, Café Racer: alle volte gli americani ci azzeccano

L’Harley-Davidson RMCR è una sportiva leggera e potente e, soprattutto, molto bella. Per ora è solo un concept ma, forse, potrebbe un giorno trasformarsi in un modello di serie…

Riccardo Allegro

 Revolution Max Café Racer

Pochi giorni fa, in occasione della Mama Tried Motorcycle Show di Milwaukee, fiera motociclistica che si tiene ogni anno nella città natale della casa americana, è stata presentata al pubblico l’inedita Harley-Davidson RMCR. Acronimo di Revolution Max Café Racer, il nome da solo ne suggerisce indole e spirito ma, per “capirla†meglio, dentiamo nel dettaglio. 

Indole sportiva e massima leggerezza

Secondo le informazioni disponibili, la RMCR nasce nel reparto design dello stabilimento di Milwaukee, sotto la direzione di Björn Shuster. La piattaforma tecnica di partenza è la Pan America 1250 ST, ribassata e senza il lungo telaietto posteriore della crossover. Il forcellone in alluminio è più corto e leggero rispetto al modello da cui deriva, mentre il monoammortizzatore e la forcella upside-down - entrambi derivati dalla serie nera Öhlins e completamente regolabili - completano una ciclistica evidentemente più votata all’uso sportivo. 

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Dalle carene alla scocca circolare dei LED fino  al rastremato codino da Café Racer a farla da padron è sulla RMCR la fibra di carbonio, mentre lo scarico 2-in-2 Akrapovic è in titanio. Il tutto per un moto che fiora i 200 kg, una bella cura dimagrante rispetto ai 246 kg della Pan America ST. 

Verso una produzione di serie?

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Da qui la da domanda: arriverà mai in concessionaria? Al momento, la RMCR resta un concept, ma il feedback positivo registrato sui social potrebbe forse aprire alla possibilità che Harley-Davidson ne sviluppi una versione di serie. Pur mettendo in conto le modifiche necessarie alla produzione in serie, se così fosse la RMCR potrebbe, grazie agli oltre 150 CV  del V2 Revolution Max 1250, trasformarsi in una delle Café Racer più potenti e cattive sul mercato.

Harley-Davidson ha già realizzato una café racer: qui la storia della sfortunata XLCR.

Fuoriserie
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 10:00:09 +0000
News n. 3
SBK - Quella volta che Troy Bayliss cadde a Donington e voleva tagliarsi il mignolo per correre SBK - Quella volta che Troy Bayliss cadde a Donington e voleva tagliarsi il mignolo per correre

Perso il controllo della sua Ducati, Bayliss cadde rovinosamente in curva, rimettendoci il dito mignolo e guadagnandosi una ben più dolorosa ferita altrove. Coraggio e determinazione non gli mancarono, ma quel weekend dovette per forza di cose rinunciare alla gara

Riccardo Allegro

L’incidente di Troy

Clavicole rotte, spalle lussate, caviglie slogate e traumi praticamente d’ogni genere e tipo: gli infortuni dei piloti non si contano (è pur sempre un mestiere pericoloso), ma quanto accadde a Troy Bayliss nel 2007 è rimasto un episodio indelebile nelle cronache delle derivate di serie. Nel Mondiale Superbike 2007, sul tracciato inglese di Donington Park, Bayliss stava affrontando il terzo round di una stagione particolarmente calda. L’australiano era stato sin da subito protagonista del weekend conquistando la pole e segnando ottimi tempi. Ma al sesto giro di Gara 1, mentre piegava alla veloce curva Coppice, la sua Ducati scivolò improvvisamente, scaraventandolo nella ghiaia. Nel violento impatto la mano destra rimase incastrata sotto la moto, e quando il pilota si tolse il guanto, si rese conto della gravità dell’infortunio: il mignolo, schiacciato dalla moto, era rimasto gravemente danneggiato tanto da richiedere l’asportazione chirurgica delle due falangi più esterne. Nella stessa caduta, Bayliss subì anche un colpo molto forte all’inguine, un trauma tale che in quei giorni nel paddock si diffusero scherzosamente voci persino sull’eventualità di un’ulteriore amputazione… Accortosi del mignolo dopo essersi tolto il guanto, Troy (che in quel momento ero “distratto†dal ben più forte dolore all’inguine, andò in infermeria chiedendo che gli venisse amputato il dito per poter tornare in sella un paio d’ore dopo e avere la rivincita su Toseland e, proprio lì in infermeria, svenne dal male. Fu quindi portato in ospedale e operato per rimuovere le parti non recuperabili del dito. Lo racconta lo stesso Bayliss con un certo umorismo: “Non mi ero accorto di niente, perché avevo un forte dolore all’inguine. Poi un ragazzo inglese mi chiamò: 'Bayliss, mi regali il tuo guanto?’ Quando l’ho sfilato mi sono accorto che c’era qualcosa che non andava e che dovevo andare al centro medico. Così andai dal Dottor Massimo Corbascio. Decidemmo di tagliare il dito anche perché non c’era molto da fare…â€.

Per la rivincita aspettò l’anno successivo

Com’è ovvio, l’incidente costrinse il pilota a saltare la seconda gara del weekend. Una battuta d’arresto pesante nella corsa al titolo. Il weekend britannico si concluse con la vittoria in Gara 1 di James Toseland, approfittando della sfortuna dell’australiano, mentre Bayliss si concentrava sul recupero. Quell’incidente segnò profondamente la sua stagione e, pur tornato in pista nelle gare successive, la perdita di punti preziosi gli impedì di rimanere competitivo. A fine stagione Bayliss chiuse quarto nella classifica mondiale, ben lontano dalla vetta che aveva invece occupato l’anno prima. La sua personale rivincita arrivò nel 2008, quando conquistò un nuovo titolo iridato nella Superbike, suggellando una delle carriere più resilienti e affermate nella storia delle derivate di serie.

A proposito: Piloti leggendari: Troy Bayliss, coraggio da vendere e un cuore d'oro

Sport e piloti
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 09:00:52 +0000
News n. 4
Yamaha, spazio all'usato: un'intera settimana di promozioni Yamaha, spazio all'usato: un'intera settimana di promozioni

Dal 9 al 15 marzo l’iniziativa di Yamaha accende i riflettori sulle moto usate e garantite. Previsti anche finanziamenti dedicati. Vediamo i dettag

Riccardo Allegro

Usato Yamaha?

Dal 9 al 15 marzo la rete delle concessionarie ufficiali Yamaha ospita la “YOU Selected Occasion Weekâ€, iniziativa dedicata all’usato garantito della Casa. L’obiettivo è porre l’attenzione sui veicoli di seconda mano certificati e sulle relative soluzioni di acquisto.

Usato garantito

Si può stare tranquilli: ogni Yamaha usata garantita viene sottoposta a un percorso strutturato che prevede controlli tecnici approfonditi, verifiche e interventi effettuati da personale specializzato, con l’impiego esclusivo di ricambi originali. Un iter pensato per riportare il mezzo a standard qualitativi elevati e offrire al cliente un quadro chiaro sulle condizioni della moto. Un ruolo centrale è in tal senso attribuito alla rete ufficiale dei dealer, formati attraverso la Yamaha Motor Academy, percorso interno che certifica competenze e preparazione tecnica. L’intento dichiarato è affiancare il cliente non solo nella fase di vendita, ma anche in quella di scelta e consulenza.

Finanziamenti dedicati dal 9 al 15 marzo

Durante la settimana promozionale, l’offerta di usato certificato disponibile presso le concessionarie ufficiali sarà accompagnata da condizioni di finanziamento dedicate. In particolare, è prevista la possibilità di acquistare un modello usato garantito con finanziamento Santander Consumer Bank a partire da 129 euro al mese, con TAN 3,99% e TAEG 8,64%. 
“Invitiamo tutti i motociclisti a conoscere YOU Selected Occasion, l'usato Yamaha: qualità, professionalità, trasparenza e valore futuro garantitoâ€, ha dichiarato Andrea Colombi, Country Manager Yamaha Motor Europe N.V., Filiale Italia. “Quando si compra una moto è importante sapere dove si stanno investendo i propri sogni e i propri soldi, e in Yamaha anche l'usato ha garanzia di un valore che tiene nel tempo, senza sorpreseâ€. 

News
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 09:00:09 +0000
News n. 5
Moto Euro 6, siamo sicuri che arriveranno? Moto Euro 6, siamo sicuri che arriveranno?

L’arrivo dell’Euro 6 per le moto è una realtà con cui dovremo fare i conti tra qualche anno. Facciamo chiarezza

Riccardo Allegro

A quanto il prossimo Euro?

Come ben sappiamo, numerose città, in Italia come in Europa, hanno già vietato la circolazione ai veicoli più inquinanti, relegando, per esempio, anche gli amati Euro 1 a due tempi a meri veicoli da parata storica. Escludendo le più anziane, fortunatamente per noi le moto soffrono in tal senso meno delle auto, ma è ovvio che prima o poi anche i motociclisti (ed ovviamente i produttori) dovranno nuovamente vedersela con l’arrivo di nuovi “standard†in fatto di emissioni e relativa classificazione in Euro. 

Euro 6 per le moto

Considerando che gli standard delle moto Euro 5+ corrispondono essenzialmente ai limiti Euro 6 delle auto in termini di emissioni di CO, HC, NOx e particolato (ve ne parlavamo dettagliatamente qui), fino a poco tempo fa era lecito immaginare che, in riferimento alle future moto Euro 6, si sarebbe raggiunto lo stesso dimezzamento dei limiti di CO previsto per le nuove auto Euro 7. In realtà, mentre per le auto la data clou, cioè l’arrivo della nuova Euro 7, è stata gennaio 2025, le moto sono passate all’ Euro 5+, anch’essa obbligatoria a partire dalla stessa data. Un passaggio “intermedio†che, sostanzialmente, fa slittare l’arrivo dell’Euro 6 per le moto molto più in là. Una data certa non l’abbiamo ancora, ma si parla di anni. Forse dal 2028? Probabilmente ancora più in là .

Euro 5+

Come accennato, relegando l’Euro 6 per le moto ad un lontano futuro, l'attuale Euro a cui i produttori di moto devono adeguarsi è quello della 5+ (l'Euro 5, lo ricordiamo, è diventata obbligatorio nel 2021, mentre l'Euro 5+ è operativa da gennaio 2024 ma solo per le moto di nuova omologazione). 

Come spiegavamo qui, per rientrare nei nuovi limiti i veicoli in fase di omologazione devono necessariamente superare test più stringenti e rigorosi, quali per esempio una nuova fase della diagnostica di bordo ed esami più rigidi anche per ciò che riguarda la rumorosità. 

Legge e burocrazia
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 08:57:47 +0000
News n. 6
Dal mare alle montagne: in moto tra Savona e la Valle Maira Dal mare alle montagne: in moto tra Savona e la Valle Maira

Dalle spiagge di Savona fino alla Valle Maira e le sue valli occitane, un percorso tra borghi medievali, chiese romaniche e panorami incontaminati. Poca strada tantissimo da vedere. Pronti?

Riccardo Allegro

L’itinerario

Punto di partenze per il nostro itinerario è Savona, città dai “due voltiâ€: da un lato la Darsena, cuore dell’happy hour e dei pub affollati, incorniciata dalla maestosa Fortezza del Priamàr; dall’altro, il centro storico con musei, torri medievali e una “Cappella Sistina†locale dai decori rococò. Trascorsa una giornata in città (consigliatissima una passeggiata verso la Darsena riqualificata da Ricardo Bofill, dove si incontrano la Torre di Leon Pancaldo e la moderna Torre Orsero, sovrastate dal Monumento al Marinaio di Renata Cuneo), si parte in direzione Mondovì. 

Fermo restando che la strada si decide “in corsaâ€, con deviazioni più o meno frequenti in base a desideri ed esigenze, possiamo grossomodo immaginare un percorso così strutturato:

  • Savona - Mondovì tramite E717  (circa 100 km);
  • Mondovì - Villar San Costanzo tramite SP3 via Stura di Demonte (circa 50  km);
  • Villar San Costanzo - Dronero lungo la SP422 risalendo la valle (circa  20  km);
  • Dronero - San Damiano Macra / Marmora seguendo la SP422 con alcune deviazioni locali più o meno 30 km);
  • San Damiano Macra / Marmora -  Rocca Provenzale seguendo prima la SP422 e poi la SP113 (ancora 50 km).

Prima tappa – Mondovì

Da Savona si segue la E717 fino a Mondovì, gemma del Monregalese divisa tra Breo e la parte alta collegata dalla funicolare. In Piazza San Pietro si ammira il Moro e la barocca Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. Un consiglio è quello di salire sul colle di Breo percorrendo la SP6, con 12 tornanti in 3  km, asfalto stretto e panorami sulla pianura mentre ci si avvicina al centro storico. Nel rione Piazza, si possono osservare l’Antico Palazzo Comunale, il Palazzo del Governatore con i suoi stemmi e l’ex Collegio dei Gesuiti di Francesco Gallo contraddistinto da dodici meridiane di rilevo europeo. Per gli amanti dell’arte, tra le numerose chiese, quella di San Francesco Saverio detta della Missione, caratterizzata dalla decorazione pittorica di Andrea Pozzo che ha trasformato l’intera superficie della copertura, pressoché piatta, in un fastoso e colorato repertorio di elementi decorativi e finte architetture come quella della cupola centrale con la Gloria di San Francesco Saverio, uno degli esiti più alti della pittura prospettica barocca europea.

Seconda tappa – Villar San Costanzo

Attraversata la pianura lungo la SP3 e superato il fiume Stura di Demonte, si raggiunge Villar San Costanzo. Bellissimo il “serpentone†di 20  km - sempre lungo la SP3 -  tra Busca e Villar, con continui saliscendi e curve da disegnare morbide. A 2  km sopra il paese, il Santuario di San Costanzo al Monte presenta un tiburio ottagonale e capitelli con figure medievali. La strada è impegnativa: per le chiavi è necessario rivolgersi alla pro loco. Per lasciare riposare un po’ braccia e moto, appena fuori, la Riserva Naturale Ciciu del Villar propone due sentieri tra le formazioni rocciose che ricordano “pupazzi di pietraâ€.

Terza tappa – Dronero

Risalendo la valle sulla SP422 - bella strada ricca di curve -  si arriva a Dronero, principale centro della Valle Maira. Il Ponte del Diavolo (1428) è il simbolo cittadino, affiancato dal Museo Civico Luigi Mallé e dal Mulino ad acqua della Riviera che risale al 1400 ed è stato ristrutturato nel 2010 ed è pienamente operativo. Infatti, prenotando alla Biscotteria Artigiana Cavanna (0171 902186), è possibile visitare il mulino e acquistare farine e biscotti prodotti tradizionalmente. Poco oltre si trova il Museo dell’Espaci Occitan, percorso multimediale sulla cultura occitana.

Quarta tappa – San Damiano Macra e Marmora

Tra San Damiano Macra e Celle di Macra, si incontra la Cappella di San Salvatore, con affreschi romanici. A Stroppo, la Chiesa di San Peyre richiede il ritiro delle chiavi presso l’IAT di Dronero.
A Celle di Macra, il polittico di Hans Clemer  si ammira semplicemente chiedendo le chiavi al negozio di alimentari di fronte, dove - se è rimasto un buco nello stomaco - è possibile anche assaggiare un panino con formaggio e acciughe. Deviazione per Marmora: belli i 4 km di SP113 con ben 18 tornanti stretti. A Marmora è consigliato visitare la Cappella di San Sebastiano e Fabiano (raggiungibile seguendo per circa 4 km la SP 113) custodisce affreschi di Giovanni Baleison; le chiavi sono all’Osteria Croce Bianca, dove si può anche mangiare o dormire (prenotazione consigliata). L’ultimo tratto della SP422 si inoltra sempre di più in un paesaggio in cui la natura si prende tutta la scena.

Quinta tappa – Rocca Provenzale

Per l’ultima tappa del tour, la più lunga considerata la strada tortuosa, si prosegue lungo la SP422, affiancando laghetti verde anice, borghi e spiaggette che paiono incontaminate. Superato un breve sterrato finale di circa 500 m si giunge infine alla Rocca Provenzale, sperone di roccia levigata divenuto simbolo della valle. Il territorio, tutelato dalla comunità, è privo di impianti di risalita ed il connubio tra patrimonio artistico e natura “aspra†rende quest’ultima tappa un’esperienza decisamente variegata. 

Strade e percorsi
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 08:45:42 +0000
News n. 7
MV Agusta F4: quando il progetto fu smontato e rifatto in Cagiva MV Agusta F4: quando il progetto fu smontato e rifatto in Cagiva

Nel 1997 la MV F4 fece il suo debutto ufficiale. Prima di quel 15 settembre in cui un orgoglioso Claudio Castiglioni la presentò alla Società del Giardino di Milano, ci fu un lungo e contrastato periodo di gestazione che però poi portò alla nascita di questo capolavoro su due ruote. Eccovi la storia che finora non è stata mai raccontata

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Un quarto di secolo fa nasceva la MV Agusta F4 e il piccolo mondo delle moto non fu più lo stesso. Una storia affascinate e contrastata che vale la pena rivivere. Con il nostro Dario Ballardini abbiamo già ripercorso la genesi del motore 4 cilindri (cliccate qui, va letto assolutamente!), oggi vi raccontiamo il resto di questa avventura. 

È difficile crederlo ma se oggi il marchio MV Agusta è vivo e luccicante è per via della F4 e di Massimo Tamburini, designer visionario. Oltre che di Claudio Castiglioni naturalmente. Il Presidente del gruppo Cagiva voleva una moto dal prestigio inarrivabile e per quello aveva commissionato un motore quattro cilindri alla Ferrari Engineering, affidando poi la prima parte del suo sviluppo alla Ducati. Della ciclistica erano stati incaricati Tamburini e la sua CRC ma nelle intenzioni del manager varesino la supermoto avrebbe dovuto portare il marchio Cagiva. Solo che Tamburini voleva il massimo, insisteva perché quella moto portasse sulle carene un marchio prestigiosissimo, e riuscì a convincere Castiglioni a comprarlo da Ricky Agusta che lo aveva chiuso in un cassetto. Per lo stesso motivo lo sviluppo del nuovo motore trasferito da Borgo Panigale a Varese non fu affidato al settore Produzione ma alla Cagiva Corse che stava per terminare l’avventura della 500 GP, tanto che nel reparto venne ricavato un settore dedicato specificamente a quello scopo.
 

Si ricomincia nel 1994

“Il progetto arrivò da noi alla fine del 1994 e ormai era vecchio, tra Ferrari Engineering e Ducati era in giro da una decina d’anni – ricorda Angelo Merlini, responsabile del reparto sviluppo motori –. Eravamo ancora impegnati con la 500 ma il Presidente ci disse che voleva smettere con i Gran Premi per portare avanti un progetto importante per il futuro dell’aziendaâ€.
Luciano Negroni si era occupato della prima fase dello sviluppo, in Ducati, e consegnò scrupolosamente tutto il materiale. Che però era poco: i due motori e parecchi ricambi usati, ma poca roba nuova e utilizzabile. I telai erano già finiti nel museo in attesa che il Centro Ricerche Cagiva di San Marino, cioè Tamburini, progettasse quello nuovo.
 

Motore troppo grosso

Arrivò ben presto la decisione di rifare anche il motore. Quello vecchio Castiglioni non lo poteva vedere e Tamburini diceva che non gli si poteva fare una moto attorno perché era troppo grande. L’incarico di disegnarlo venne dato all’ingegner Andrea Goggi, leader del reparto corse assieme a Ezio Mascheroni. Nel frattempo cominciarono i lavori sul motore vecchio usando lo stesso banco prova del motore 500 GP.

L’ingegner Andrea Goggi, leader del reparto corse Cagiva assieme a Ezio Mascheroni


“Il Presidente volle che fosse subito riportato a 750 cm³, probabilmente aveva intenzione di fare la Superbike. E poi modificammo la lubrificazione che divenne a carter umido. Con quella a carter secco le pompe svuotavano troppo, al punto che alcune parti andavano in sofferenzaâ€.
Per provarlo su strada, in un altro reparto dell’azienda venne adattata una ciclistica della C 594, la 500 GP di John Kocinski.
“È stata una delle prime moto a quattro tempi con l’aspirazione davanti perché la moto da corsa aveva la bocca di presa al centro della carenatura e l’aria passava attraverso il cannotto di sterzoâ€.
Come nel prototipo Ducati chiamato “Pesce Martelloâ€.
“Sì, quella aveva tutta una fusione fatta apposta, e la testa girata. Ma noi fin dall’inizio abbiamo lavorato sul motore con gli scarichi in avantiâ€.

Per il primo prototipo della F4 si usò la ciclistica della Cagiva C 594, la 500 GP di John Kocinski 

 

1995: si scende in pista

Il 4 agosto 1995 si presentò l’occasione giusta per scendere in pista e vedere come andava: il circuito del Mugello era prenotato in esclusiva e ci si poteva aggregare. Il guaio fu che la pista era stata affittata dal Reparto Stampa per far provare la 500 GP ai giornalisti: esteriormente il prototipo era identico alla due tempi ma sul lato destro sbucava uno scarico dalle forme inequivocabili. E poi il rombo… Difficile mantenere il segreto in quella situazione.
“Mettemmo la moto con lo scarico contro il muro in modo che nessuno se ne accorgesse. Volevamo fare solo qualche giro per vedere come andava ma a Varese non tutti erano d’accordo e solo nel tardo pomeriggio ottenemmo il permesso. Appena accendemmo il motore corsero tutti, volevano vedere… la 500 GP a quattro tempiâ€.
Il prototipo aveva ancora il motore vecchio, quello della Ferrari, e a guidarlo fu Angelo Latini, Capo dei collaudatori. Ma il giudizi lapidario venne da Pierfrancesco Chili al quale era stato chiesto di fare qualche giro.
“Oh, la ciclistica è perfetta. Se la prossima volta ci mettete anche un motore ci possiamo divertireâ€.
Dette anche spiegazioni più dettagliate: â€In basso non aveva niente e la potenza arrivava tutto di colpo. Partivano con il piede sbagliato, con un motore che spingeva così poco non era possibile nemmeno mettere alla prova la ciclisticaâ€.

Ecco il prototipo al debutto in pista

 

La presentazione nel 1997

La moto in ogni caso venne fatta subito sparire perché non era bene che si vedesse in giro qualcosa completamente diverso dal modello che sarebbe andato in produzione. E siccome lo sviluppo del motore nuovo non procedeva velocemente a sufficienza, Castiglioni lo mise in mano direttamente agli uomini del Reparto Corse, non più a quelli che comunque lavoravano al suo interno, ma distaccati.
“Cominciammo a svilupparlo per trovare la potenza con l’obiettivo di arrivare a 120 CV. Eravamo quasi pronti quando Tamburini ci fece rifare tutta la zona del coperchio della frizione, perché voleva che l’estetica fosse come la desideravo lui in tutti i dettagliâ€.
Era proprio il 16 aprile 1997 quando la F4venne presentata, come testimonial c’erano Giacomo Agostini, Phil Read e l’attore Renato Pozzetto, e lasciò tutti senza parole. Un po’ perché nessuno si aspettava lì vedere il marchio MV Agusta e un po’ perché era bella da mozzare il fiato. E lo è tuttora.

Per la presentazione nel 1997 come testimonial c’erano Giacomo Agostini, Phil Read e l’attore Renato Pozzetto (grande appassionato di motori)

 
Ma di lì alla moto vera e funzionante passò ancora un po’ di tempo. Un po’ troppo, perché dopo averla mostrata bisognava che arrivasse sul mercato se non si voleva perdere la fiducia dei clienti. Nacque così l’idea della Serie Oro: una moto super speciale prodotta in un numero limitato di esemplari, con componentistica raffinatissima, piastre del telaio in magnesio e addirittura con i carter fusi in terra. Ufficialmente perché così si fanno le moto da corsa, ma anche perché per piccoli numeri è un sistema di costruzione molto più rapido. Costava 68 milioni di lire e ne venne regalata una al re di Spagna, Juan Carlos.
Una moto da sogno. Era il 23 aprile 1999 quando la Serie Oro venne presentata, e pochi mesi dopo arrivò la F4 S con i carter pressofusi, quella per la grande produzione. La storia era iniziata.

Giovanni Castiglioni a sinistra e Massimo Tamburini a destra, a loro si devono alcune delle moto più belle degli ultimi 50 anni, tra questa anche la F4
Fry
Dom, 08/03/2026 - 15:48
Che peccato che Cagiva come Aprilia con moto Guzzi, abbiamo dissoluto risorse nell'acquisizione di vari marchi e cercando di risollevarne le sorti.. e' stata la fine per Giovanni Castiglione ed Ivano Beggio. Con il potente senno di poi, ovviamente! Tuttavia le case Giapponesi avrebbero potuto essere da esempio.. mai acquisito altri marchi ed hanno sempre investito su loro stessi, consolidandosi come riferimento del mercato.
Storie di moto
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 08:40:00 +0000
News n. 8
BMW S 1000 XR, la bomba tedesca: velocità massima, accelerazione e prezzi BMW S 1000 XR, la bomba tedesca: velocità massima, accelerazione e prezzi

Abbiamo messo alla prova la nuova S 1000 XR, ecco tutti i dati del nostro centro prove: la tedescona vola davvero!

malo

In un segmento che tira forte come quello delle crossover la BMW S 1000 XR spicca come una regina, per la classe che sempre caratterizza le moto del marchio bavarese ma anche per le prestazioni ai vertici di categoria. Era già al top ma sulla versione 2024 i tedeschi hanno aggiunto altri 5 CV incrementandone ulteriormente le prestazioni, oltre a intervenire sul disegno e sulla dotazione. Il nostro Centro Prove l’ha messa sotto torchio verificandone le prestazioni. Ecco com’è andata:

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Potenza e Coppia                                                 

Il picco di potenza massima registrato* si attesta a 

  • 159,1 CV a 11.000 giri/min 


Il picco di coppia massima registrata* si attesta a 

  • 118,5 Nm a 11.100 giri/min 

Accelerazione e velocità massima

  • Velocità massima 257,7 Km/h
  • Accelerazione 0-100 km/h in 3,16 secondi
  • Accelerazione 0-400 metri in 10,60 secondi
  • Accelerazione 0-1000 metri in 19,56 secondi
  • Chilometro in sesta marcia da 50 Km/h in 21,60 secondi

Consumi

  • Autostrada 19,35 Km/L
  • Extraurbano 22,79 Km/L
  • A 90 Km/h 24,05 Km/L
  • A 120 Km/h 20,47 Km/L
  • Al massimo  9,15 Km/L

Peso

 219,5 kg

 

Tutte le novità del my 2024

Tutto sommato l’incremento di prestazioni è la novità più significativa della S 1000 XR versione 2024, che rispetto al passato non è stata stravolta. È cambiato il disegno della sezione posteriore, ora è più sportivo e ci si muove meglio in sella grazie al nuovo sedile più alto di 10 mm (850 mm da terra), più largo e più lungo. Sono stati modificati i canali di aspirazione e la mappatura, e sono state allestite tre nuove colorazioni: Blackstorm metallizzato, Gravityblue metallizzato e White Motorsport. In più la S 1000 XR ha una dotazione elettronica ricchissima – ci sono anche il controllo del freno motore e l’assistenza per le partenze in salita – e sono stati aggiunti gli Headlight Pro, cioè le luci cornering. 

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Ciclistica conosciuta

Il nucleo però è rimasto quello che già conosciamo: telaio a doppia trave in alluminio con un’inclinazione di sterzo di 24,9° e 116 mm di avancorsa, e sospensione posteriore con unico ammortizzatore collegato direttamente al forcellone. La forcella a steli rovesciati di 45 mm Ø garantisce un’escursione di 150 mm, uguale a quella della ruota posteriore. Il sistema Dynamic ESA (Electronic Suspension Adjustment) modifica automaticamente la taratura in base alle condizioni della strada e allo stile di guida. Due dischi anteriori di 320 mm Ø con pinze radiali a quattro pistoncini e un disco posteriore di 220 mm Ø con pinza flottante a un pistoncino assicurano la frenata. 

Il motore è un quattro cilindri in linea di 999 cm³ con distribuzione a 16 valvole tradizionale, cioè senza fasatura variabile Shiftcam.

Ci si muove meglio

La nuova sella consente di muoversi molto meglio della precedente con seduta “a cucchiaio†e ci si trova in una posizione di guida naturale, schiena diritta, braccia distese e gambe con la giusta angolatura. Avere innalzato di 10 cm il piano d’appoggio però significa la necessità di essere alti almeno 180 cm se si vuole toccare a terra con entrambi i piedi. Certo, la protezione aerodinamica è quella che è ma fa parte dell’impostazione della moto; più fastidioso il calore che sale dal motore, per giunta caratterizzato da un po’ di vibrazioni.

Ma si fa perdonare questo e altro il quattro cilindri bavarese: è qualcosa di formidabile, capace di uscire dalle curve anche a 2000 giri con un’erogazione pulita e trattabilissima, ma in grado di trasformarsi in una tigre quando lo si comincia a far salire di giri. Emozioni garantite, ma con una risposta al gas perfetta che permette un controllo rigoroso: l’adrenalina si dosa per quanto volete ruotare l’acceleratore.

Risposte sincere su strada

La ciclistica è all’altezza della situazione e permette di tenere in pugno anche quella mandria di cavalli. Stabile e precisissima, sincera nelle risposte, tale da infondere tranquillità anche se si sta calcando la mano. Ciliegina sulla torta un’eccellente capacità di chiudere la traiettoria, cosa che contribuisce a sentirsi tranquilli anche tra le curve strette di una tortuosa strada di montagna.

Ci vogliono anche freni adeguati naturalmente, e ci sono. Se lo volete potete bloccare la moto sul posto o quasi, se vi serve decelerare dolcemente basta applicare la stessa dolcezza sui comandi per avere una risposta graduale. E le sospensioni elettroniche funzionano davvero, assorbendo egregiamente le asperità e adeguando la taratura al peso e alla guida del pilota.

La BMW S 1000 XR 2024 costa 19.950 € chiavi in mano. Per andare a spasso con una regina è una cifra più che ragionevole.

Vivere con la moto
19950
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 08:30:00 +0000
News n. 9
MXGP Argentina 2026: Vialle e Sacha Coenen dominano le qualifiche a Bariloche MXGP Argentina 2026: Vialle e Sacha Coenen dominano le qualifiche a Bariloche

Si riparte dall'Argentina, sulla pista inedita di Bariloche. In MXGP comanda Vialle, in MX2 è Sacha Coenen a fare il vuoto

monfore

Bariloche apre i giochi

Il Mondiale Motocross 2026 si apre in Argentina, su una pista nuova di zecca: Bariloche, che aggiunge un po' di incognita a una prima tappa già ricca di curiosità. I cambi di casacca dell'inverno sono tanti e i ritorni al campionato non mancano, per cui le qualifiche di ieri erano già un primo banco di prova interessante.
Nella MXGP ha fatto subito il vuoto Tom Vialle: il francese, tornato al Mondiale dopo l'esperienza americana e approdato in Honda, ha preso la testa sin dai primi giri e non l'ha più mollata, lasciando poco spazio a Lucas Coenen. Terzo posto per Andrea Adamo, in buona sintonia con la KTM 450 SX-F all'esordio nella classe regina. Quarto e quinto Maxime Renaux e il campione in carica Romain Febvre, quest'ultimo bravo a recuperare nonostante una partenza non brillante. Più indietro del previsto invece Tim Gajser e Jeffrey Herlings, rispettivamente decimo e dodicesimo dopo qualche caduta di troppo.


MX2: Sacha Coenen non lascia scampo

Nella quarto di litro è Sacha Coenen a prendersi la scena. Partito terzo, recupera in fretta e si sbarazza prima di Farres, poi di Reisulis, costruendo un margine importante. Nella seconda parte di manche il calo di Reisulis apre la porta a Farres e Mathis Valin, che chiudono secondo e terzo. Una caduta del lettone permette poi a Everts e McLellan di completare la top five. Giornata da dimenticare invece per il campione in carica Simon Laengenfelder, mai davvero in gara dopo una caduta in avvio.
Appuntamento oggi con le due manche: gara 1 alle 17.00, gara 2 alle 20.00, entrambe in diretta web.

Off-Road
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 07:52:42 +0000
News n. 10
RC moto: i trucchi per usare meglio i comparatori online RC moto: i trucchi per usare meglio i comparatori online

Ecco alcuni consigli per utilizzare al meglio i comparatori online. Non sempre l'offerta più economica è realmente tale, per evitare costosi errori bisogna sapere come funzionano questi servizi e quali sono i loro limiti

massimo.miliani

I comparatori online sono degli strumenti molto utili che consentono, in pochi clic, di farsi un'idea abbastanza dettagliata di ciò che offre il mercato. Esistono comparatori su tutto, dai mutui, fino alle bollette della luce e quelle del telefono. I più conosciuti, oltre a essere stati i primi a spuntare sul web, sono quelli legati alle assicurazioni. Questi comparatori valutano la polizza migliore in mezzo a una selva di offerte, ma non è tutto così semplice come sembra.

Cinque "cose da sapere" prima di iniziare la ricerca

Ecco cinque punti che bisogna aver ben chiari per riuscire a valutare bene i preventivi.
 

1. I siti comparano solo (o prevalentemente) i prodotti di poche imprese con cui hanno stipulato accordi e da cui percepiscono provvigioni in relazione a ciascun contratto stipulato. Non sono quindi imparziali.

2. Il numero delle imprese comparate è di molto inferiore al numero complessivo delle imprese che operano nel ramo RC auto. L’unico sito, non commerciale, che oggi compara tutte le imprese è quello pubblico gestito dall’IVASS.

3. I siti fanno largo uso di messaggi pubblicitari formulati in modo da ingenerare nei consumatori il convincimento di poter ottenere notevoli risparmi (“fino a 500 euroâ€) e di acquistare il “miglior prodottoâ€. Spesso dichiarano di confrontare le “migliori†imprese o i “migliori†prodotti. Non indicano tuttavia i criteri di valutazione delle imprese e dei prodotti né le basi di calcolo del risparmio promesso, che non è mai garantito.

4. La polizza più economica può non essere la più adeguata alle proprie esigenze assicurative
La comparazione è oggi basata esclusivamente sul prezzo della polizza e non tiene conto delle condizioni contrattuali, ad esempio massimali di garanzia, franchigie, diritti di rivalsa, esclusioni e limitazioni della copertura (qui per saperne di più su questi termini). Risultano comparati prodotti con clausole diverse come, ad esempio, la c.d. “guida esclusiva†(che limita la guida ad un solo conducente) o la c.d. “guida libera†(che non ha questa limitazione). Occorre valutare attentamente se le polizze presentate dal sito sono adatte alle proprie esigenze e se presentano condizioni parecchio differenti.

5. È pratica diffusa dei siti abbinare alla garanzia RC coperture accessorie non richieste dal consumatore, costringendolo a deselezionarle in un momento successivo. Ciò può essere motivato dal fatto che le imprese di assicurazione partner in genere riconoscono ai siti, in caso di abbinamento, ulteriori provvigioni. Prima di sottoscrivere una polizza controlate la sempre per bene.
 

Quando è il momento di cercare

Mai ridursi all’ultimo minuto per cercare una nuova polizza. Secondo alcune ricerche, le polizze più convenienti saltano fuori se si fanno preventivi dalle 3 alle 4 settimane prima della scadenza della vecchia polizza.

■ Infatti se la distanza fra la data di comparazione e la scadenza della polizza è superiore ai 30 giorni, le banche dati che le imprese utilizzano per riscontrare le dichiarazioni del consumatore sono spesso ancora incomplete e i prezzi più alti riflettono questa incertezza.

■ Se invece la distanza è breve, alcune assicurazioni valutano che questo sia un indice di “disorganizzazione†o fretta da parte del consumatore, caratteristiche che potrebbero tradursi anche sul suo stile di guida. E per questo motivo il prezzo sale.

 

Dipende anche dal lavoro

La professione dell’assicurato pesa parecchio sul prezzo dell’assicurazione. I più temuti sono pensionati e studenti, ma bisogna fare attenzione a come ci si qualifica in generale. 

Ovviamente non bisogna mentire, ma facciamo un esempio concreto: il parrucchiere o lavoratori simili come l’estetista, possono essere considerati artigiani, imprenditori o liberi professionisti. Gli artigiani hanno prezzi mediamente più alti, i liberi professionisti più bassi. Anche il gestore di un esercizio commerciale può essere un commerciante, un imprenditore o un impiegato (se è assunto): spesso il commerciate è il più tartassato, mentre l’impiegato paga meno.

 

Conta anche il tipo di guida 

Per risparmiare si può sottoscrivere la clausola di “guida esclusiva†che consente solo all’intestatario della polizza di guidare il veicolo, oppure la clausola di guida esperta che invece consente la guida solo a conducenti con una certa esperienza (in genere almeno 25 anni di età). 

Attenzione: il risparmio maggiore non è detto che si abbia con la guida esclusiva, perché la presenza di più guidatori esperti “diluisce†il rischio assicurativo legato al singolo conducente e riduce la probabilità che il conducente autorizzato si metta alla guida in condizioni non ottimali, non potendo contare su sostituti. Prima di sottoscrivere una polizza, fate un preventivo con entrambe le clausole.

Assicurazioni
Data articolo: Sun, 08 Mar 2026 07:19:45 +0000


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