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#motociclismo #news #insella.it
L'endurona di Borgo Panigale è cambiata dalla prima all'ultima vite: nuovo telaio, ora monoscocca in alluminio, nuovo motore V2 da 110 CV, nuove sospensioni e un'elettronica ancora più affinata per far divertire anche i meno esperti del fuoristrada. La abbiamo provata in anteprima on e off road, ecco come è andata!
Il binomio italiano ha alle spalle una scia di 25 successi consecutivi e Bulega è in uno stato di forma portentoso
Nicolò Bulega e la Ducati, chi altri? Questo weekend si corre il round Gran Bretagna, ottava prova del mondiale Superbike, e ci vuole un bel coraggio per fare un pronostico differente. Carta canta, il binomio italiano ha alle spalle una scia di 25 successi consecutivi e Bulega è in uno stato di forma portentoso, non perde nemmeno una partita a briscola: lo scorso weekend ha vinto pure la garetta tra piloti Ducati al WDW, che non sarà come il Mondiale ma lo ha visto comunque battere tutti i compagni di marca della MotoGP. In campionato ha un vantaggio di 121 lunghezze con 310 punti ancora da assegnare, un margine che gli permette di dormire sonni tranquilli. La Ducati non ha alle spalle una grande storia di successi sulla pista di Donington dove dal 2011 a oggi ha vinto soltanto tre volte, ma non c’è da contarci troppo. Anzi, a Borgo Panigale hanno già incominciato a fare i conti perché potrebbero conquistare il mondiale per marche e quello per team già domenica prossima.
Se c’è qualcuno in grado di fare lo sgambetto a Bulega è il suo compagno di squadra Iker Lecuona, recentemente diventato papà con l’arrivo della figlia Luna. Ci prova senza riuscirci dall’inizio dell’anno, qualche volta non è sembrato troppo lontano dal bersaglio ma il suo caposquadra conserva sempre qualche decimo di secondo nel taschino e all’occorrenza lo ha tirato fuori. Lecuona è il migliore degli “altri†ma non è ancora riuscito a fare l’ultimo passo. Coraggio…
E poi c’è il terzo uomo. Yari Montella è la grande sorpresa di questa stagione. A tratti era andato forte anche lo scorso anno ma ora è estremamente concreto e nella classifica generale occupa il terzo posto, sia pure a 264 punti da Bulega. È uno degli uomini che possono sperare nel colpaccio, ed è anche il migliore degli “indipendentiâ€, lui pure in sella a una Ducati: quella del team Barni, che non se lo è lasciato scappare e gli ha appena rinnovato il contratto anche per l’anno prossimo.
Domina, la “Rossaâ€, ed è italiana anche la prima delle altre Case: la Bimota è cresciuta tanto, forse la vittoria non è ancora alla portata ma Alex Lowes ed Axel Bassani hanno già conquistato numerosi piazzamenti eccellenti e in campionato sono quarto e sesto rispettivamente. Nel mezzo Sam Lowes, gemello di Alex, più volte sufficientemente vicino ai due irraggiungibili per godersi la lotta per la vittoria da spettatore privilegiato, ma non a sufficienza da inserirsi. È il re della variabile impazzita, quello che può stupire in un senso o nell’altro. Un po’ come Lorenzo Baldassarri e Alvaro Bautista, spesso veloci ma anche protagonisti di alti e bassi.
In Gran Bretagna dovrebbero rientrare Jake Dixon e Danilo Petrucci ma il condizionale è d’obbligo perché entrambi dovranno superare i controlli medici: il britannico della Honda si era infortunato a inizio anno, l’italiano della BMW aveva riportato la frattura del coccige cadendo a Most. Il mese di riposo trascorso dall’ultimo round di Misano dovrebbe avere fatto bene anche al suo compagno di squadra Miguel Oliveira, a sua volta vittima di un infortunio.
Da tenere d’occhio, per gli appassionati italiani, anche Alberto Surra, Andrea Locatelli nonostante le difficoltà che in questa stagione sta incontrando la Yamaha, e Stefano Manzi.
Il Codice della Strada consente di trasportare gli animali in moto, purché viaggino all'interno di un apposito contenitore fissato in modo stabile al veicolo. Ecco la proposta di Bagster
Il Codice della Strada - ve ne parlavamo qui - consente di trasportare cani e gatti in moto, a patto che viaggino all'interno di un apposito contenitore fissato in modo stabile al veicolo. Tra le soluzioni dedicate c'è la Bagster Puppy, una borsa da serbatoio progettata per ospitare cani di piccola taglia fino a 8 kg. Disponibile in due versioni, Puppy Small da 20 litri e Puppy da 30 litri, permette di scegliere la capacità più adatta in base alle dimensioni dell'animale e al tipo di viaggio. Il posizionamento sul serbatoio consente inoltre di mantenere il cane sempre sotto controllo durante la guida.
La borsa è dotata di un'ampia apertura superiore, che facilita l'accesso del cane, e di un finestrino trasparente, pensato per lasciar entrare la luce e consentirgli di vedere l'esterno. La ventilazione è affidata ad apposite aperture laterali, mentre una cinghia di sicurezza interna contribuisce a mantenere l'animale in posizione durante il viaggio. Completano la dotazione tasche laterali per trasportare guinzaglio, documenti o altri piccoli accessori, una tracolla e una fodera interna removibile e lavabile, utile per semplificare la pulizia.
PUPPY può essere installata utilizzando il copriserbatoio Bagster oppure il supporto universale EASY ROAD, soluzione che ne amplia la compatibilità con numerosi modelli di moto.
La BAGSTER PUPPY è disponibile nei seguenti allestimenti:
Per tutto il mese di luglio Aprilia e Moto Guzzi propongono incentivi sull'acquisto di numerosi modelli della gamma 2026, con bonus fino a 1.500 euro, manutenzione inclusa e formule di finanziamento dedicate
Per luglio Aprilia e Moto Guzzi hanno lanciato una nuova campagna dedicata alla gamma moto 2026. L'iniziativa interessa numerosi modelli dei due marchi del Gruppo Piaggio e prevede vantaggi fino a 1.500 euro, oltre a formule di acquisto con valore futuro garantito e, in alcuni casi, servizi aggiuntivi come la manutenzione inclusa. Le offerte sono disponibili presso la rete ufficiale dei concessionari Aprilia e Moto Guzzi, dove è anche possibile prenotare un test ride e conoscere le diverse soluzioni di finanziamento DreamRide. Vediamo i dettagli.
Per Aprilia la campagna coinvolge l'intera famiglia delle sportive RS. RS 125, RS 457, RS 660 e RSV4 sono proposte con vantaggi fino a 1.500 euro, utilizzabili per l'acquisto di accessori originali, abbigliamento tecnico oppure come riduzione del prezzo della moto. Tra le offerte rientra anche la Tuono 457, acquistabile attraverso la formula DreamRide Now con rate a partire da 79 euro al mese. Il piano prevede la possibilità , dopo tre anni, di scegliere se tenere la moto, sostituirla con un nuovo modello oppure restituirla. Per lei anche un vantaggio cliente di 750 euro. Agevolazioni anche per la Tuareg, compresa la versione Rally, che beneficia di due anni di manutenzione inclusa e di vantaggi fino a 1.500 euro.
Sul fronte Moto Guzzi, la promozione da 1.500 euro interessa tutta la famiglia V85, la gamma V100 Mandello e la Stelvio. Anche in questo caso il bonus può essere utilizzato per l'acquisto di accessori originali, abbigliamento tecnico oppure come sconto sul prezzo della moto. Ricordiamo inoltre che per il 2026 la famiglia V85 introduce anche nuove colorazioni: Verde Legnano e Rosso Monza per la V85 Strada, Giallo Wadi e Grigio Yanar Dag per la V85 TT, mentre la V85 TT Travel è disponibile nella nuova livrea Blu Zefiro. Debuttano inoltre le nuove grafiche Grigio Climbing e Verde Hiking per la Stelvio.
La V7 beneficia invece di un vantaggio cliente di 750 euro. Chi sceglie il finanziamento DreamRide Now può acquistarla con rate a partire da 99 euro al mese, mantenendo anche in questo caso la possibilità , al termine dei tre anni, di decidere se riscattare la moto, sostituirla o restituirla.
La Aprilia Tuareg 660 è una delle enduro di media cilindrata più apprezzate degli ultimi anni. Vediamo insieme punti di forza, di debolezza, caratteristiche tecniche e prestazioni su strada e in off-road, con i dati rilevati dal nostro Centro Prove
Presentata a EICMA 2021 e arrivata sul mercato nei primi mesi dell’anno successivo, la Aprilia Tuareg 660 si è subito imposta come una degna avversaria della Yamaha Ténéré 700. La ricetta è quella di un'endurona facile e accessibile, con pesi e dimensioni contenuti, e molto, molto efficace.
Dopo piccoli aggiornamenti alle livree e ai colori, lo scorso anno la Tuareg ha visto l’introduzione di nuovi corpi farfallati maggiorati (da 48 a 52 mm), sempre comandati da ride-by-wire, volano alleggerito, mappe di erogazione riviste nella taratura, telaietto frontale migliorato, gruppo ottico anteriore reso più grintoso e comando dell’acceleratore con minore escursione. Dallo scorso anno è disponibile anche la più fuoristradistica Rally, che trovate qui.
Il progetto nasce attorno al bicilindrico parallelo di 660 cm³ che debuttò sulle medie stradali di Noale, ma in questa specifica configurazione eroga 80 CV a 9.250 giri/min e 70 Nm di coppia a 6.500 giri/min. Il telaio è un’unità tubolare in acciaio con staffe di alluminio che lo fissano al motore. Il forcellone bibraccio è realizzato in alluminio e aziona un monoammortizzatore tramite un leveraggio progressivo, mentre la forcella è a steli rovesciati di 43 mm di diametro. Entrambe completamente regolabili e prodotte da Kayaba offrono 240 mm di escursione, per una luce minima da terra di 250 mm. I cerchi sono a raggi da 21 e 18 pollici con pneumatici Pirelli Scorpion SCR. Al capitolo freni invece troviamo due dischi di 300 mm con pinze flottanti Brembo all'anteriore e un disco di 260 mm al posteriore con pinza a singolo pistoncino. Peso: 204 kg in ordine di marcia, quindi con il serbatoio da 18 litri pieno al 90%.
Aprilia ha dotato la Tuareg di un pacchetto elettronico ai vertici della categoria: ci sono infatti quattro modalità di guida, due mappe di erogazione del motore (A o B), tre mappe di ABS (full, presente solo all’anteriore, totalmente escluso), controllo di trazione regolabile su quattro livelli, cruise control e cambio elettronico bidirezionale disponibile però come optional.
La posizione di guida offre la corretta padronanza del mezzo, la sella a 86 cm è alta ma non vertiginosa e offre un comfort discreto anche dopo ore in sella. La protezione aerodinamica è eccellente per la media delle enduro stradali e le vibrazioni trasmesse sono sopportabili. Piace la risposta al gas (specie con le mappe di erogazione aggiornate), diretta ma senza il fastidioso effetto on-off; le sospensioni risultano sia confortevoli sui tratti sconnessi sia adeguate a sostenere una guida di buon passo fra le curve, e i freni convincono tanto per potenza quanto per modulabilità .
La ciclistica è piacevolmente equilibrata e naturale: la discesa in piega è rotonda e progressiva, tipica delle moto con cerchio da 21". In città è maneggevole e il peso ben distribuito non mette in crisi. Le sospensioni copiano bene anche le sconnessioni più pronunciate e la tenuta dei pneumatici Pirelli Scorpion SCR è ottima anche su strada.
In fuoristrada la Tuareg mostra ottime doti, specie nei passaggi più tecnici, dove peso contenuto e ottima maneggevolezza la rendono particolarmente agile ed efficace. Inoltre è ben modellata per la guida in piedi, con un'azzeccata triangolazione fra sella, manubrio e pedane.
Valutandola a 360°, la Tuareg è una moto che se la cava bene in ogni situazione e, ci sono comunque alcuni margini di miglioramento, ad esempio nella precisione del cambio, non sempre fluidissimo nei passaggi di rapporto, e nella spinta offerta dal propulsore ai bassi regimi.
Con l’aggiornamento al model year 2025 la diversa taratura elettronica delle mappe motore ha reso la risposta al gas più pronta che in passato, mitigando in parte la mancanza di spinta ai bassi, ma ci sono concorrenti che sotto questo aspetto fanno meglio. Il passaggio alla Euro 5+ ha però portato con sé il tema del calore trasmesso alle gambe di chi guida, specie sul lato destro dove si trova il collettore di scarico. Un aspetto da tenere in considerazione se si utilizza la moto in città , specie nel periodo estivo.
| Velocità massima (km/h) | 194,6 |
| Accelerazione | secondi |
| 0-400 metri | 12,3 |
| 0-1000 metri | 24,1 |
| 0-100 km/h | 3,8 |
| Ripresa (da 50 km/h) | secondi |
| 400 metri | 13,1 |
| 1000 metri | 25,2 |
| Potenza massima alla ruota | |
| CV/kW | 70,3/52,4 |
| Giri al minuto | 9.600 |
| Frenata | metri |
| Da 100 km/h | 40,5 |
| Consumi | km/l |
| Autostrada | 18,8 |
| Extraurbano | 26,1 |
| A 90 km/h | 26,9 |
| A 120 km/h | 23,1 |
| Al massimo | 10,1 |
| Autonomia | km |
| A 120 km/h | 416,9 |
| Al massimo | 182,7 |
Agili e scattanti, perfette per l'uso quotidiano in città e per le gite del weekend, ma capaci di divertire anche a tutto gas. Le naked sportive di taglia medio-grande sono delle gran moto e quelle di qualche anno fa costano anche poco
Tutti parlano di crossover ed enduro da viaggio, ma il segmento delle naked sportive di media-grossa cilindrata resta uno dei più amati dagli appassionati, e oggi anche uno dei più appetibili per l'usato. Ne abbiamo radunate sei tra le più rappresentative della loro generazione — naked a due cilindri (Ducati Monster 821), a tre (MV Agusta Brutale 800, Yamaha MT-09, Triumph Speed Triple) e a quattro (Kawasaki Z 800 e Suzuki GSR 750) — moto a prima vista diverse, in realtà dirette concorrenti per cilindrata e prestazioni.
A vent'anni dall'arrivo sul mercato della prima Monster 900 (la madre di tutte le naked sportive), Ducati ha introdotto nel 2014 la Monster 821, la versione "di accesso" alla gamma delle naked bolognesi. Monta il bicilindrico Testastretta 11° di 821 cm³ a quattro valvole con raffreddamento a liquido, capace di erogare 112 CV a 9.250 giri e una coppia di 9,1 kgm a 7.750 giri, di cui l'85% disponibile già a 5.000 giri. È una moto decisamente riuscita, sfruttabile a fondo grazie alla completa dotazione elettronica di serie: tre riding mode (Sport, Touring e Urban) e il Ducati Safety Pack, con controllo di trazione regolabile su otto livelli e ABS settabile su tre soglie di intervento. Di serie anche la frizione antisaltellamento. Il telaio è a traliccio in tubi di acciaio con motore portante, accoppiato a un forcellone bibraccio che ospita un bel gommone sportivo da 180/60. La 821 era disponibile anche in versione depotenziata a 35 kW per patente A2 e nella riuscitissima versione "Stripe".
La Monster 821 del 2016 si trova oggi in una forbice indicativa di 4.900-7.700 euro, secondo chilometraggio, condizioni e allestimento. Gli esemplari con percorrenze elevate (oltre 40.000 km) o depotenziati partono dalla fascia bassa, mentre le "Stripe" ben tenute e accessoriate (scarico Termignoni, cambio elettronico) restano sopra i 7.000 euro. Da valutare con attenzione la cinghia di distribuzione e lo storico dei tagliandi, tipici della meccanica Ducati.
| Velocità massima | 218,7 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 3,8 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 12,0 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 22,6 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 13,3 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 24,5 sec |
| Frenata da 100 km/h | 37,3 m |
| Consumo autostrada | 19,8 km/l |
| Consumo extraurbano | 16,2 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 24,8 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 20,6 km/l |
| Consumo al massimo | 9,3 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 360 km |
| Autonomia al massimo | 161 km |
| Potenza alla ruota | 97,7 CV (72,9 kW) a 9.500 giri/min |
| Coppia alla ruota | 79,6 Nm (8,1 kgm) a 7.900 giri/min |
La "Sugomi Edition" è la versione speciale della Z 800, riconoscibile per la livrea nero/bordeaux che coinvolge la seduta del passeggero, gli steli della forcella, i fianchi del serbatoio e i profili dei cerchi. Di serie anche il terminale Akrapovic interamente in carbonio, bello e dotato di una "voce" impressionante. La ciclistica poggia sul validissimo telaio in tubi di acciaio, mentre il motore è il quattro cilindri in linea di 806 cm³, capace di erogare 113 CV a 10.200 giri. Non ci sono mappature o altri sistemi elettronici: l'unico "aiutino" per il pilota è l'ABS di serie. Ben fatto il reparto sospensioni: l'ammortizzatore ha serbatoio esterno e affianca una validissima forcella rovesciata KYB con steli da 41 mm, entrambi regolabili nel freno in estensione e nel precarico. La Z 800 era disponibile anche in versione depotenziabile a 35 kW per la patente A2.
La Z 800 del 2016 è una delle più economiche del gruppo: si va da 4.500 a 6.900 euro. La maggior parte degli annunci si concentra tra i 5.000 e i 6.000 euro per esemplari con 25.000-35.000 km. La Sugomi Edition specifica del test, meno diffusa, spunta qualcosa in più quando è ben conservata e con il terminale Akrapovic originale. Attenzione ai numerosi esemplari depotenziati per la A2. Prezzo di listino all'epoca del test: 9.590 euro.
| Velocità massima | 210,9 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 4,0 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 12,2 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 23,0 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 13,2 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 24,8 sec |
| Frenata da 100 km/h | 42,7 m |
| Consumo autostrada | 14,2 km/l |
| Consumo extraurbano | 18,8 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 20,3 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 18,0 km/l |
| Consumo al massimo | 11,9 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 305,7 km |
| Autonomia al massimo | 203 km |
| Potenza alla ruota | 104,2 CV (77,7 kW) a 10.100 giri/min |
| Coppia alla ruota | 81,2 Nm (8,2 kgm) a 7.800 giri/min |
La Brutale 800 monta un tre cilindri di 798 cm³, omologato Euro 4, con una potenza dichiarata di 116 CV a 11.500 giri e una coppia impressionante (83 Nm a 7.600 giri). La dotazione elettronica è tra le più complete: acceleratore ride-by-wire, quattro mappature del motore (Standard, Rain, Sport e una personalizzabile Custom), controllo di trazione regolabile su 8 livelli, cambio elettronico (in scalata e in inserimento) e ABS disattivabile. Il telaio a traliccio in tubi di acciaio, con un'avancorsa di 103,5 mm, è pensato per garantire stabilità .
La Brutale 800 serie 2016-19 si colloca come prezzi tra i 5.500 e gli 8.500 euro. Gli esemplari con più km partono da circa 5.500-6.000 euro, mentre quelli ben tenuti, con dotazione ricca e tagliandi regolari, salgono verso la fascia alta. Il fascino e l'esclusività MV giocano a favore del valore, ma è fondamentale verificare lo storico manutentivo: la meccanica va seguita con cura.
| Velocità massima | 225,8 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 5,1 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 12,7 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 23,3 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 11,9 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 22,5 sec |
| Frenata da 100 km/h | 40,7 m |
| Consumo autostrada | 14,6 km/l |
| Consumo extraurbano | 17,5 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 19,6 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 15,7 km/l |
| Consumo al massimo | 9,8 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 251 km |
| Autonomia al massimo | 156 km |
| Potenza alla ruota | 101,9 CV (76 kW) a 11.200 giri/min |
| Coppia alla ruota | 76,5 Nm (7,8 kgm) a 7.500 giri/min |
La versione SP è la più "cattiva" della GSR 750, sviluppata insieme a ValterMoto, azienda italiana specializzata in componentistica racing. Gli interventi donano un look moderno e aggressivo alla naked Suzuki e ne migliorano la guidabilità : la posizione di guida sfrutta un manubrio a piega bassa, che carica maggiormente il pilota sull'avantreno. Ci sono anche un portatarga regolabile in acciaio e numerosi dettagli in ergal in tinta con la carrozzeria. La ciclistica è abbinata all'ottimo quattro cilindri in linea di 749 cm³ da 106 CV a 10.000 giri, che sfoggia una "voce" aggressiva grazie al terminale Yoshimura R11. Come per la Z 800, diretta concorrente, l'elettronica è limitata all'ABS di serie: niente mappature o altri aiuti. Le finiture sono buone e qualche piccola rinuncia (le sospensioni regolabili solo nel precarico) aiuta a contenere il prezzo, tra i più bassi della categoria malgrado l'ottima qualità .
La GSR 750 è la più economica del confronto anche nell'usato: si trova facilmente tra 4.000 e 6.000 euro. Il quattro cilindri robusto e l'affidabilità nota la rendono un acquisto tranquillo e facile da rivendere. La versione SP specifica del test, con gli accessori ValterMoto e il terminale Yoshimura, è meno comune e può spuntare qualcosa in più se completa e originale. Ottimo rapporto qualità -prezzo per chi cerca una prima naked sportiva.
| Velocità massima | 222,9 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 3,7 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 11,9 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 22,5 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 13,4 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 24,6 sec |
| Frenata da 100 km/h | 41,2 m |
| Consumo autostrada | 16,8 km/l |
| Consumo extraurbano | 25,2 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 19,6 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 17,6 km/l |
| Consumo al massimo | 9,8 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 316,6 km |
| Autonomia al massimo | 176,9 km |
| Potenza alla ruota | 106,8 CV (79,6 kW) a 10.200 giri/min |
| Coppia alla ruota | 79,3 Nm (8,0 kgm) a 8.900 giri/min |
La Speed Triple è un modello "storico" per Triumph, a listino dal 1994. La posizione di guida è avanzata e caricata sull'anteriore, il serbatoio stretto, i fianchetti rastremati. Il tre cilindri con acceleratore elettronico, omologato Euro 4, dichiara 140 CV ed è vigoroso a tutti i regimi, complice anche lo scarico leggero e "aperto". Raffinata la dotazione elettronica: cinque mappature motore (Rain, Road, Sport, Track e una "libera" Rider personalizzabile), controllo di trazione e ABS disinseribili, frizione antisaltellamento di serie. Telaio e forcellone monobraccio sono entrambi in alluminio. La Speed Triple "normale" era una diretta concorrente della Brutale 800; la versione R del test, con raffinate sospensioni Öhlins regolabili e numerosi particolari in fibra di carbonio, si posizionava più in alto.
La Speed Triple 1050 R serie 2016-17 è la più costosa del gruppo anche nell'usato: si parte infatti da 7.000 fino ad arrivare a 10.000 euro. Gli esemplari ben tenuti, con le sospensioni Öhlins in ordine e i particolari in carbonio originali, restano sopra gli 8.000 euro; per scendere sotto i 7.500 bisogna orientarsi su percorrenze più alte. Il tre cilindri inglese è robusto e appagante, ma va rispettato lo storico dei tagliandi.
| Velocità massima | 236,5 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 3,9 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 11,7 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 21,6 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 12,2 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 22,8 sec |
| Frenata da 100 km/h | 41,2 m |
| Consumo autostrada | 17,5 km/l |
| Consumo extraurbano | 22,7 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 27,2 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 19,9 km/l |
| Consumo al massimo | 12,0 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 308,6 km |
| Autonomia al massimo | 185,5 km |
| Potenza alla ruota | 128,9 CV (96,1 kW) a 9.500 giri/min |
| Coppia alla ruota | 107,6 Nm (10,9 kgm) a 7.700 giri/min |
La MT-09 ABS dispone di controllo di trazione disattivabile e regolabile su due livelli, con mappature del motore ben differenziate: Standard per l'uso normale, B per i fondi bagnati e A per la guida sportiva. Curata l'idraulica della forcella, adatta alla guida sportiva. È una delle naked più riuscite della sua generazione. Ha un gran tre cilindri di 847 cm³ con albero motore "a croce" (come le M1 di Lorenzo e Rossi) e una ciclistica a punto, compatta e leggera, grazie al telaio in alluminio pressofuso e alle numerose soluzioni per centralizzare le masse, come lo scarico sotto al motore.
La MT-09 ABS del 2016 è tra le più abbordabili e ricercate del gruppo. Si trovano esemplari sotto i 5.000 euro con 25.000-30.000 km, mentre i più curati e con pochi km restano attorno ai 6.000. È una moto che si rivende con facilità , ma occhio agli esemplari troppo elaborati (tengono meno il valore) e allo stato della catena, che sul tre cilindri Yamaha si usura in fretta.
| Velocità massima | 210,6 km/h |
| Accelerazione 0-100 km/h | 3,7 sec |
| Accelerazione 0-400 m | 11,6 sec |
| Accelerazione 0-1.000 m | 22,2 sec |
| Ripresa 400 m (da 50 km/h in 6ª) | 12,1 sec |
| Ripresa 1.000 m (da 50 km/h in 6ª) | 22,9 sec |
| Frenata da 100 km/h | 39,1 m |
| Consumo autostrada | 17,7 km/l |
| Consumo extraurbano | 20,0 km/l |
| Consumo a 90 km/h | 22,3 km/l |
| Consumo a 120 km/h | 18,9 km/l |
| Consumo al massimo | 10,1 km/l |
| Autonomia a 120 km/h | 264,1 km |
| Autonomia al massimo | 141,4 km |
| Potenza alla ruota | 104,5 CV (77,9 kW) a 8.700 giri/min |
| Coppia alla ruota | 86,4 Nm (8,8 kgm) a 8.400 giri/min |
Su strada e in pista
Partiamo dalla Ducati Monster 821, piacevolmente efficace: il motore ha un'erogazione corposa dai 2.000 agli 8.000 giri e la ciclistica, nella guida al limite, sfodera una precisione da vera sportiva. L'agilità è buona, anche se leggermente inferiore alle rivali (è quella con l'interasse più lungo); in compenso è molto stabile in velocità , con la forcella ben sostenuta anche nelle staccate al limite. La Kawasaki Z 800 è una classica naked "vecchia maniera", massiccia e non leggerissima: va guidata di forza, e se vi piace questo tipo di guida è una goduria, altrimenti si fatica. Il motore ha un'erogazione piena e vigorosa e allunga bene in alto, la frenata è da vera sportiva, potente e ben dosabile. Niente male anche le sospensioni. La MV Agusta Brutale 800 tiene fede alla sua fama di moto "difficile": tra tutte è quella che richiede più esperienza e impegno per essere domata nella guida sportiva. Il motore esuberante scarica CV e coppia a ogni apertura del gas, spinge sempre forte e allunga come un quattro cilindri. La ciclistica nervosa impone continue correzioni, specie sull'asfalto sconnesso; nel misto stretto, però, agilità e rapidità nei cambi di direzione sono da riferimento. La Suzuki GSR 750 si è rivelata davvero piacevole ed efficace tra i cordoli: precisa nei curvoni veloci, maneggevolissima nei rapidi cambi di direzione, ben sostenuta sulle sospensioni e con un motore dall'erogazione quasi elettrica, fluida e rotonda a tutti i regimi. Un'erogazione "elettrica" tipica dei quattro cilindri che è il suo pregio, ma anche il suo unico limite: ha meno personalità delle rivali, in particolare delle tricilindriche.
Come la Triumph Speed Triple, a suo agio tra i cordoli come sui tornanti di montagna. Il grosso tre cilindri ha una "schiena" robusta e spinge forte, ma con una progressione più regolare e controllabile della Brutale e della stessa MT-09 in mappa A. Ottima la ciclistica, forse la migliore del gruppo: stabile sul veloce, precisa come una lama nei curvoni e maneggevole tra le curve, complici anche le sospensioni Öhlins della versione R. Azzeccata la nuova posizione di guida, più caricata sui polsi ma non scomoda. Ultima solo in ordine alfabetico, la Yamaha MT-09 è la naked che mette d'accordo tester, piloti professionisti e utenti "della domenica". Qualche difetto ce l'ha: posizione di guida quasi da turistica, pedane centrali che toccano subito, sospensioni morbide... eppure è la preferita dalla maggior parte dei tester. Piace la ciclistica ultramaneggevole e un motore esuberante, forse fin troppo in mappa A, con tanta coppia a tutti i regimi e la classica "cattiveria" dei tre cilindri ai medi. Forse non allunga come la MV Agusta, ma tra le curve di montagna e i cordoli può mettere in difficoltà concorrenti ben più dotate.
In autostrada
Nessuna di queste moto nasce per i lunghi viaggi o i trasferimenti autostradali: sono tutte "nude", prive di riparo aerodinamico. La più comoda è la Yamaha MT-09, per la posizione di guida più rialzata e il comodo sellone. La Brutale, che tra le curve primeggia per agilità e divertimento, in autostrada è invece la più scomoda: si guida a ridosso della ruota anteriore, esposti all'aria, e la sella dura non aiuta. Il comfort penalizza un po' tutte, anche se i consumi sono contenuti (tra 19,8 e 14,2 km/l) e i serbatoi discretamente capienti. Se il pilota sta scomodo, per il passeggero va anche peggio: una trasferta lunga diventa una prova durissima.
In cittÃ
Per gli spostamenti urbani le naked di queste pagine vanno benissimo. La maneggevolezza è notevole per tutte e sei, anche grazie al peso ridotto (con l'eccezione della Z 800). Con Brutale, Speed e Monster bisogna però fare i conti con un angolo di sterzo ridotto come quello delle supersportive, che complica le manovre nel traffico e da fermo. All'estremo opposto la MT-09, che gira in un fazzoletto; nel mezzo le due giapponesi. Le sospensioni digeriscono abbastanza bene buche e pavé (a parte le rigidissime Speed e Brutale) e si possono regolare secondo le proprie esigenze. Tutte hanno impianti frenanti di alto livello con ABS di serie, una sicurezza in più sul bagnato.
Il vicecampione lascia il team con cui è diventato vice campione del mondo e sposa il progetto austriaco per l'era 850
Le firme in MotoGP funzionano un po' come i matrimoni combinati: le voci girano da mesi, ma finché non arriva il comunicato ufficiale nessuno ci crede davvero. Ora però è nero su bianco. Alex Marquez lascerà Gresini a fine 2026 per approdare in KTM dal 2027, con un accordo pluriennale che lo porta direttamente nella squadra ufficiale della Casa austriaca.
Non è una scelta di ripiego. Il minore dei Marquez arriva in Austria da vicecampione del mondo in carica, reduce da quattro stagioni in cui la struttura di Faenza gli ha ridato continuità , fiducia e soprattutto risultati, come quel secondo posto iridato che pochi, tre o quattro anni fa, avrebbero pronosticato. Insomma, KTM non ingaggia una scommessa, ma un pilota che sa esattamente dove mettere le ruote quando conta.
Il tempismo, va detto, non è casuale. Dal 2027 il Motomondiale cambia pelle: arrivano le nuove MotoGP con motori ridotti a 850 cm³, e ogni Casa vuole entrare nella rivoluzione con piloti capaci di far crescere il progetto da subito. KTM ha scelto di puntare su Alex per lo sviluppo della RC16 della nuova era, affidandogli un ruolo che va oltre il semplice risultato in pists.
Dall'altra parte, in casa Gresini, il saluto ha il sapore agrodolce delle separazioni tra chi si è voluto bene. Nadia Padovani ha parlato di emozioni condivise e di orgoglio per l'uomo, oltre che per il pilota, ricordando però che c'è ancora una buona parte di stagione da onorare prima di dirsi addio. Perché il bello di questi annunci anticipati è anche questo: Alex e Gresini dovranno convivere per un altro anno sapendo già che le strade si divideranno. Un ultimo ballo, con la testa che guarda avanti ma le mani ancora sul manubrio giusto.
Prendere una multa durante un viaggio all'estero non significa lasciarsela alle spalle. Grazie al sistema di scambio dati tra i Paesi dell'Unione Europea, molte violazioni possono essere notificate anche in Italia: ecco come funziona e quali sono le conseguenze...
Chi parte per un viaggio in moto o in auto fuori dai confini italiani farebbe bene a informarsi sulle regole del Paese che visiterà . Non è solo questione di “educazioneâ€, perché grazie agli accordi tra gli Stati dell'Unione Europea, anche una multa presa all'estero può essere notificata direttamente a casa, anche molti mesi dopo l'infrazione. Il meccanismo è il seguente.
Nei Paesi dell'Unione Europea è operativo il sistema Cross Border, introdotto in applicazione della direttiva europea 2011/82/UE. Il meccanismo consente alle autorità nazionali di scambiarsi automaticamente i dati dei veicoli immatricolati negli altri Stati membri, così da identificare il proprietario e notificargli la sanzione. La contestazione viene inviata nella lingua del destinatario e può arrivare fino a 365 giorni dopo la violazione. In pratica, una multa presa durante le vacanze estive potrebbe essere recapitata anche un anno più tardi.
Lo scambio di informazioni riguarda le violazioni considerate più gravi. Tra queste rientrano:
Le infrazioni meno rilevanti, come un divieto di sosta, vengono invece normalmente contestate sul posto e solo raramente sono notificate successivamente all'indirizzo del proprietario del veicolo.
Per gli automobilisti e i motociclisti italiani c'è però una differenza importante rispetto alle sanzioni commesse nel nostro Paese. Se la violazione comporta una decurtazione dei punti, questa produce effetti soltanto nel sistema sanzionatorio dello Stato in cui è stata commessa. Ad esempio, se in Spagna il passaggio con il semaforo rosso comporta la perdita di quattro punti, a un conducente italiano verrà notificata la multa, ma non saranno sottratti punti dalla patente italiana.
La multa può essere inviata sia per posta sia tramite posta elettronica. Grazie allo scambio automatico dei dati tra gli Stati membri, la notifica è generalmente piuttosto rapida, anche se il termine massimo previsto resta di un anno dall'infrazione.
La situazione cambia quando la violazione viene commessa in uno Stato che non fa parte dell'Unione Europea. In questo caso non esiste un sistema unico di riscossione. Le autorità straniere possono comunque richiedere alle autorità italiane i dati del proprietario del veicolo e inviare una notifica tradotta con le istruzioni per il pagamento o per un eventuale ricorso. Se la sanzione non viene pagata, la pratica può essere trasmessa alle autorità giudiziarie del Paese interessato e, in presenza di specifici accordi bilaterali, anche a quelle italiane. Nei casi previsti possono inoltre essere avviate procedure di recupero crediti o altre azioni esecutive.
Chi utilizza un'auto o una moto a noleggio all'estero non è esente dalle sanzioni. La multa viene notificata alla società di noleggio, che comunica alle autorità i dati del conducente. Successivamente la compagnia addebita l'importo al cliente, spesso aggiungendo spese amministrative previste dal contratto. In molti casi il pagamento viene prelevato direttamente dalla carta di credito utilizzata per il noleggio.
Ignorare una multa presa all'estero non è una buona idea. Quando la violazione rientra nelle procedure previste dal sistema Cross Border, la riscossione può essere avviata anche nei confronti di un cittadino italiano. Negli altri casi le conseguenze dipendono dalla normativa del Paese in cui è stata commessa l'infrazione, ma il mancato pagamento può comportare maggiorazioni, azioni legali e creare problemi in occasione di un successivo ingresso nello stesso Stato, soprattutto in presenza di violazioni gravi o ripetute.
Con l’arrivo dell’estate conviene fare più attenzione del solito, perché sabbia, mare, salsedine, campeggio e resina degli alberi sono nemici molto aggressivi
Durante la vacanza è bene ricordarsi che il caldo, la salsedine, gli agenti atmosferici, la sabbia e perfino la resina degli alberi possono compromettere non solo l'aspetto della moto ma anche alcune componenti. Per evitare spiacevoli sorprese, bastano fortunatamente pochi accorgimenti. Alcuni potranno suonare scontati, ma sono comunque importanti…
Lasciare la moto parcheggiata per ore e ore sotto il sole estivo, lo suggerisce il buon senso, non è una grande idea. L'esposizione prolungata ai raggi UV può, nel tempo, opacizzare o scolorire le superfici verniciate e le plastiche, mentre la sella e alcuni componenti in gomma possono invecchiare più rapidamente, seccandosi e screpolandosi. Quando possibile, è ovvio, è preferibile scegliere un posto all'ombra oppure - meglio ancora - utilizzare un telo coprimoto. Chi vuole una protezione aggiuntiva può ricorrere a cere o prodotti protettivi specifici, che creano una barriera contro i raggi ultravioletti e aiutano a preservare la finitura della carrozzeria.
Ah, la vacanza al mare! Bella per il centauro, un po’ meno per la moto che, lungo le strade costiere e in attesa nei parcheggi vicino alla spiaggia respira anche lei aria ricca di sale. A noi fa molto bene, all’amata moto un po’ meno. La salsedine, se rimane a lungo “appiccicataâ€, può favorire l'ossidazione delle parti metalliche e creare problemi anche ad alcuni componenti. Il consiglio è lavare accuratamente la moto al rientro, utilizzando un detergente specifico e un panno in microfibra, senza trascurare le zone meno accessibili. Come sempre, è meglio evitare prodotti troppo aggressivi e acqua molto calda. Se il sale ha già formato incrostazioni difficili da eliminare, possono essere utili i detergenti specifici disponibili in commercio. Per i perfezionisti, ma solo nei casi più ostinati, può rendersi necessario smontare i componenti interessati e intervenire con molta delicatezza.
Parcheggiare all'ombra è la soluzione migliore per limitare gli effetti del sole, ma sotto molti alberi c'è un altro inconveniente. Lo sa bene chi ama il campeggio e, sulla sella, arrotola la canadese per godersi qualche notte sotto le stelle. La resina degli alberi non perdona: se rimane a lungo sulla vernice tende a indurirsi e diventa più difficile da eliminare. Buona cosa è quindi intervenire appena possibile con un detergente specifico per il lavaggio della moto e un panno morbido. Se non basta, si può ricorrere a un olio vegetale, lasciandolo agire qualche minuto prima della pulizia, oppure a prodotti formulati appositamente per sciogliere la resina. Sono invece da evitare solventi come acetone e alcol, che potrebbero danneggiare le superfici, specialmente quelle plastiche.
Anche chi non porta la moto direttamente sulla spiaggia difficilmente riesce a evitare del tutto la sabbia. Il vento, le scarpe, i vestiti o i bagagli bastano a far entrare i granelli praticamente ovunque, con il rischio di provocare graffi o accumuli di sporco. Non sottovalutate in tal senso gli aspirapolvere che si trovano presso i lavaggi automatici (quelli che si usano per pulire gli interni dell’auto), perché possono essere molto più utili di una semplice sciacquata. Vero, se presenti, i gestori del lavaggio potrebbero avere qualcosa da dire nel vedervi aspirare gli angoli più nascosti della meccanica, ma ci si può comunque limitare a borse, bauletti e valigie…
D'estate è praticamente impossibile evitarli: dopo qualche decina di chilometri, cupolino, faro, specchietti e casco finiscono inevitabilmente ricoperti dai resti degli insetti. Il consiglio è non rimandare troppo la pulizia. Se lasciati seccare al sole, infatti, diventano molto più difficili da rimuovere e, in alcuni casi, possono intaccare il trasparente della vernice o lasciare aloni sulle superfici. Per eliminarli senza rischiare graffi è sufficiente ammorbidire i residui con acqua o con un detergente specifico, lasciandolo agire per qualche minuto prima di passare delicatamente un panno in microfibra. Meglio evitare di strofinare a secco o utilizzare spugne abrasive, che potrebbero rovinare la carrozzeria.
Al termine della vacanza vale la pena dedicare un po' di tempo a un lavaggio accurato. Eliminare residui di salsedine, sabbia, insetti e sporco evita che questi materiali rimangano a contatto con la moto per settimane. Una volta asciutta, è anche il momento giusto per controllare la tensione della catena, verificare lo stato degli pneumatici e lubrificare le parti che lo richiedono. Bastano pochi minuti per ritrovare una moto pronta per affrontare il resto della stagione.
A tal proposito: Come ingrassare la catena della moto per farla durare a lungo
Sorpassi, rimonte e arrivi in volata hanno animato il terzo appuntamento della stagione della Polini Italian Cup. Ecco come è andata sul circuito di Modena…
Ospitato dall’Autodromo di Modena il terzo round della Polini Italian Cup 2026 ha ancora una volta regalato un fine settimana ricco di spettacolo. Come sempre, in tutte le categorie non sono infatti mancati duelli ravvicinati, sorpassi e finali sul filo dei millesimi. Vediamo come è andata per ogni categoria…
Nella prima manche Marco D'Agostino sfrutta la pole position per prendere subito il comando e allungare sugli inseguitori. Alle sue spalle la lotta per il podio è serrata e, nelle fasi finali, Pasquale Scaramozzino supera Marco Menchini, chiudendo secondo.
In Gara 2 è invece Menchini a partire meglio e a contendersi la vittoria con D'Agostino. I due restano vicinissimi per tutta la corsa, mentre Scaramozzino risale fino al gruppo di testa. All'ultimo giro Menchini trova il sorpasso decisivo e conquista la vittoria; Scaramozzino precede D'Agostino sul traguardo per appena pochi metri.
Podio di giornata - 70 Amatori
Le due categorie hanno corso insieme anche a Modena. In Gara 1 della 70 Evolution Rea parte davanti a tutti, ma nel finale Zani completa la rimonta e approfitta anche della scivolata di Ciotola per conquistare la vittoria davanti a Rea e Beghelli. La seconda manche offre uno dei momenti più spettacolari del weekend. Zani e Ciotola si giocano il successo fino all'ultima curva e sul rettilineo finale è il pilota del Team Polini ad avere la meglio per appena otto millesimi di secondo.
Nella 70 Supersport, invece, Manzo firma una doppietta imponendosi in entrambe le gare davanti agli avversari.
Podio di giornata - 70 Evolution
Podio di giornata - 70 Supersport
Anche le categorie 100 Big Evo Open e 100 Sport sono scese in pista insieme. Nella prima gara Birtele recupera rapidamente posizioni dopo il via e riesce ad avere la meglio su Leonardi al termine di un acceso duello.
In Gara 2 Leonardi parte ancora una volta al comando, ma Consoli risale fino alla testa della corsa e, una volta trovato il sorpasso, mantiene il controllo fino alla bandiera a scacchi. Leonardi difende poi la seconda posizione dagli attacchi finali degli inseguitori.
Nella 100 Sport dominio di Tortosa, vincitore di entrambe le manche davanti a Fulgeri e Neri.
Podio di giornata - 100 Big Evo Open
Podio di giornata - 100 Sport
Per chi se l'è perso: Polini Italian Cup 2026, come è andato il secondo round