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#motociclismo #news #insella.it
Nicolò ha chiuso con il miglior tempo la prima giornata di prove libere del round Gran Bretagna, era in testa già dopo il primo turno e nelle FP2 è sceso ancora portando a 1’25â€460 la sua migliore prestazione cronometrica
Nicolò Bulega ha messo le mani avanti e ha chiuso con il miglior tempo la prima giornata di prove libere del round Gran Bretagna, ottava prova del mondiale Superbike. Era in testa già dopo il primo turno e nelle FP2 è sceso ancora portando a 1’25â€460 la sua migliore prestazione cronometrica. Conferma il suo strepitoso stato di forma il caposquadra del team Aruba Ducati, che in questo momento appare una spanna sopra tutti. Lui e la sua moto: la Ducati appare fortissima sul tracciato britannico. Alla sera del venerdì però il più veloce non è il compagno di squadra di Nicolò ma Yari Montella: secondo tempo della giornata a 0â€207 dal leader, il migliore degli indipendenti con la Panigale del team Barni. Questo Iker Lecuona non se lo aspettava. Ha abbassato di due decimi e mezzo la sua prestazione lo spagnolo, compagno di boxe di Bulega, ma non è bastato e per il momento è terzo, a 0â€2530 dalla vetta.
Alex Lowes si conferma velocissimo ed è il primo dei “non Ducati,â€, quarto a 0â€270 con l’italianissima Bimota. Non è una novità che l’aria di casa faccia bene agli inglesi e lo conferma l’eccellente prestazione di Tarran Mackenzie: ha girato in 1’025â€988 ed è quinto. Non può gioirne però perché nel finale è caduto fratturandosi una clavicola, per cui dovrà rinunciare a correre.
Anche lui comunque era in sella a una Ducati. Già , perché qui la “Rossa†spopola: ce ne sono 8 nei primi 10, uniche eccezioni il già citato Alex Lowes e Garrett Gerloff con l’unica Kawasaki in pista, nono. Sam Lowes è stato l’unico a non migliorare la sua prestazione in questo secondo turno ed è sesto, il primo dei piloti che non sono scesi sotto l’1’26â€. Comunque ha fatto meglio di Alvaro Bautista, Lorenzo Baldassarri, Gerloff e Tommy Bridewell, un altro suddito di sua maestà britannica galvanizzato dall’aria di casa.
Jonathan Rea ha girato in 1’026â€241 ed è il primo fuori dei 10, davanti ad Alberto Surra e Axel Bassani. Continua la crisi delle Yamaha: la migliore è quella di Xavi Vierge ma è solo 14ª e il nostro Andrea Locatelli addirittura è 18º, staccato da Bulega di 1â€301. Lo precede di 0â€037 Danilo Petrucci mentre Stefano Manzi gli è subito dietro, 19º, davanti a Miguel Oliveira con la BMW che appare in crisi nera.
La "media ammiraglia" di Yamaha, dal suo arrivo sul mercato a oggi, ha subito varie trasformazioni ed evoluzioni. Vediamone punti di forza e di debolezza
Tra le crossover sportive, la Yamaha Tracer 9 è una delle proposte più interessanti e valide che possiamo trovare. Si tratta di una moto veloce, confortevole, ben allestita e con un rapporto tra contenuti e prezzo interessante.
Arrivata per la prima volta nel 2014 con il nome di MT-09 Tracer, a indicare la vicinanza tecnica con la cugina naked MT-09, questo modello si è poi evoluto cambiando il nome in Tracer 900 e, successivamente, in Tracer 9. Da qui sono nate differenti versioni: la GT (che prevede borse, plexiglas maggiorato, sella comfort, cruise control, cavalletto centrale e accessori dedicati al turismo) e la GT+, che a tutto ciò aggiunge il radar anteriore e posteriore per la gestione del cruise control adattivo e del Blind Spot Detector.
Il cuore della Tracer 9 è il tre cilindri fronte marcia di 890 cm³, alimentato attraverso corpi farfallati ride-by-wire. La distribuzione è a doppio albero a camme in testa e ci sono quattro valvole per cilindro. Potenza e coppia massime dichiarate sono di 119 CV a 10.000 giri/min e 93 Nm a 7.000 giri/min. Il cambio è elettronico bidirezionale e, sulle versioni dal 2023 in avanti, prevede la possibilità di scalare a gas aperto e di passare ai rapporti più lunghi a gas chiuso. Sulla versione GT è disponibile come accessorio il cambio automatico robotizzato Y-AMT, che è invece di serie sulla GT+.
Il telaio è un'unità a doppio trave in alluminio che sfrutta il motore come elemento stressato, mentre il forcellone a doppio braccio è anch'esso in alluminio. Il telaietto reggisella è realizzato in tubi di acciaio e prevede la possibilità di regolare l'altezza della sella su due livelli, 840 e 860 mm, mentre la capacità di carico è di 193 kg. L'impianto frenante prevede, all'avantreno, una pompa radiale Nissin. I dischi misurano 298 mm di diametro e sono abbinati a pinze con attacco radiale a quattro pistoncini. Al retrotreno c'è un disco di 245 mm (sulla GT+ è maggiorato a 267 mm), con pinza Nissin a un pistoncino. L'ABS è cornering. Il serbatoio ha una capacità di 18,7 litri. Il peso dichiarato in ordine di marcia è di 224 kg.
La dotazione elettronica è abbondante e prevede cinque modalità di guida (tre predefinite più due personalizzabili), ABS e traction control cornering, gestione dell'impennata, dello slittamento della ruota posteriore e cruise control. Per gestire i sistemi ci sono nuovi blocchetti al manubrio: su quello di sinistra spicca un pratico joystick a cinque vie, utile per navigare comodamente all'interno dei menu. Il display è un TFT a colori di 7", in grado di connettersi al cellulare e dotato di sistema di navigazione Garmin. Due le prese USB: una tradizionale nel vano portaoggetti accanto al serbatoio e una USB-C sotto il cruscotto. Di serie sulla GT anche le valigie laterali rigide da 30 litri, dotate di chiusura elettrica comandata dalla smart key.
La dotazione di serie della GT comprende anche le sospensioni semiattive. Nella versione 2025 sono dotate di un sistema che ammorbidisce al massimo la taratura per 30 secondi dall'accensione del quadro, rendendo così più facile sollevare la moto dal cavalletto.
La posizione di guida è naturale e spaziosa: si viaggia rilassati ma, all'occorrenza, c'è libertà di movimento per assumere una posizione più attiva, perfetta per guida di buon passo fra le curve. Ottima la posizione delle gambe, che risultano poco piegate anche per chi si avvicina ai 180 cm di statura e godono di ampio spazio grazie ai fianchi del serbatoio di forma regolare. Ottima la protezione aerodinamica offerta dalle carene e dal plexiglas: la pressione dell'aria viene deviata efficacemente dal corpo anche oltre le velocità consentite dal Codice della strada.
Il motore lo conosciamo bene e, anche sulla Tracer, conferma tutte le sue ottime doti: potente e vigoroso a tutti i regimi, è capace di una pastosità e regolarità da riferimento ma al contempo offre una spinta impressionante in particolare ai medi, dove non ha praticamente rivali. Molto bene anche agli alti regimi, dove allungo è in grado di soddisfare anche il più smaliziato dei polsi. Ottimo il cambio elettronico: la velocità di innesto e scalata è pressoché fulminea. La ciclistica è a punto, la Tracer è stabile sul veloce, maneggevole fra le curve e offre una luce a terra più che sufficiente a raggiungere angoli di piega significativi. Bene anche le sospensioni elettroniche, in grado di copiare efficacemente le sconnessioni e gestire in modo equilibrato i trasferimenti di carico.
La sella, seppur spaziosa, ha un'imbottitura abbastanza sostenuta e dopo diverse ore passate alla guida il bacino inizia ad indolenzirsi. Con la sella confort disponibile come optional questo aspetto dovrebbe risolversi. Tra le curve è piuttosto efficace, composta e precisa, ma quando si alza il ritmo e si arriva in curva con i freni ancora "in mano" mostra una lieve resistenza in inserimento. Restando in tema freni, l'anteriore ha un buon mordente, ma nella guida da coltello fra i denti avremmo preferito un pizzico di grinta in più.
Nicolò Bulega è stato il più veloce nelle FP1 del round Gran Bretagna, ottava prova del mondiale Superbike che si corre questo weekend a Donington
Cambia la pista ma non cambia la musica: Nicolò Bulega è stato il più veloce nelle FP1 del round Gran Bretagna, ottava prova del mondiale Superbike che si corre questo weekend a Donington. Il caposquadra della Ducati ha girato senza problemi in 1’25â€870, a poco più di un secondo dal record stabilito nel 2024 in 1’024â€869 da Toprak RazgatlıoÄŸlu, e guida la classifica provvisoria delle prove libere. In teoria la pista non dovrebbe essere favorevole alla Ducati che dal 2011 a oggi vi ha vinto soltanto tre volte, ma i risultati di questa prima sessione sembrano dire altro: il secondo più veloce è stato il compagno di squadra nel team Aruba Ducati di Bulega, Iker Lecuona, staccato di appena 0â€085: 1’25â€955 il suo giro più veloce. Solo loro due sono stati in grado di scendere sotto l’1’26â€, in ogni caso è una Ducati anche quella del terzo uomo in lista, Sam Lowes, con la moto del team Marc VDS, che si è fermato a 1’26â€026.
Insomma, il venerdì è iniziato senza grosse sorprese, e non ce ne sono state molte nemmeno per le posizioni successive: Alex Lowes ha portato la Bimota in quarta posizione con 1’26â€102, davanti a Lorenzo Baldassarri e Yari Montella, entrambi staccati di poco più di 3 decimi. Incominciano bene Alvaro Bautista, settimo a 0â€428, e Garrett Gerloff, ottavo per appena 0â€026, ma soprattutto apre bene la giornata Jonathan Rea: nel round precedente non aveva fatto miracoli, qua la nona prestazione provvisoria lascia pensare che il vecchio leone non abbia intenzione di fare il tassista nonostante sia stato richiamato dalla pensione, per guidare la Honda HRC.
10º è Alberto Surra mentre Axel Bassani ha staccato il 13º cartellino e il rientrante Danilo Petrucci il 16º, ancora dolorante dopo la frattura al coccige riportata cadendo a Most. Per tornare in pista ha dovuto sottoporsi al controllo della commissione medica, così come Jake Dixon, lui pure rientrante. L’inglese deve ancora togliersi un po’ di ruggine di dosso, per ora ha il 18º tempo ed è pure stato vittima di una scivolata. Per il momento è indietro anche Miguel Oliveira, 19º con un ritardo di 1â€292 da Bulega. All’appello mancano ancora Stefano Manzi, 17º, e Andrea Locatelli, 21º. In questo primo turno non hanno brillato ma non significa niente, per ora l’importante è mettere a punto la moto.
Nicolò Bulega (Aruba.it Racing - Ducati) 1’25.870
Iker Lecuona (Aruba.it Racing - Ducati) +0.085
Sam Lowes (ELF Marc VDS Racing Team) +0.156
Alex Lowes (bimota by Kawasaki Racing Team) +0.232
Lorenzo Baldassarri (Team GoEleven) +0.324
Yari Montella (Barni Spark Racing Team) +0.360
L'incendio scoppiato in un deposito logistico di Milano, dove hanno continuato a bruciare per ore due container carichi di biciclette elettriche, riporta l'attenzione sulle particolarità delle batterie agli ioni di litio e sulle procedure necessarie per gestire eventuali incendi
L'incendio divampato mercoledì sera in un deposito logistico di Milano ha riportato sotto i riflettori uno degli aspetti più delicati della mobilità elettrica: la gestione degli incendi che coinvolgono le batterie agli ioni di litio, utilizzate non solo sulle biciclette a pedalata assistita, ma anche su scooter e moto elettriche. Le fiamme che hanno interessato il capannone sono state circoscritte in poche ore, ma due container contenenti biciclette elettriche hanno continuato a sviluppare calore e focolai per molto tempo, impegnando diverse squadre dei Vigili del Fuoco in un lungo intervento di raffreddamento.
La principale difficoltà deriva dal cosiddetto thermal runaway, o "fuga termicaâ€. Le batterie agli ioni di litio sono costituite da numerose celle collegate tra loro. Se una di queste viene danneggiata da un urto oppure da un forte surriscaldamento, può verificarsi un cortocircuito interno che genera una notevole quantità di calore. A sua volta il calore può coinvolgere le celle vicine, dando origine a una reazione a catena che continua anche senza una fiamma esterna. Per questo motivo, una batteria coinvolta in un incendio può continuare a sviluppare calore per molte ore e, in alcuni casi, riaccendersi anche dopo che le fiamme sembrano completamente spente.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l'acqua rimane il principale strumento utilizzato dai Vigili del Fuoco, ma il suo compito è soprattutto quello di raffreddare il pacco batterie.
Il problema è che la reazione chimica avviene all'interno delle celle, dove l'acqua fatica a penetrare. Per questo motivo sono spesso necessari grandi quantitativi d'acqua e tempi di intervento molto lunghi, con un monitoraggio che può proseguire anche nelle ore successive per verificare che non si verifichino nuove riaccensioni.
L'episodio riguarda biciclette elettriche, ma le stesse considerazioni valgono, pur con le dovute differenze, anche per auto, scooter e moto elettriche, che utilizzano batterie basate sulla stessa tecnologia. Negli ultimi anni i costruttori hanno introdotto sistemi sempre più evoluti di controllo elettronico (Battery Management System) e di protezione delle celle, progettati per ridurre il rischio di surriscaldamento e isolare eventuali anomalie prima che possano degenerare. Anche la scelta della chimica delle celle ha un ruolo importante: ad esempio, le batterie al litio-ferro-fosfato (LFP), oggi sempre più diffuse, sono generalmente considerate più stabili dal punto di vista termico rispetto ad altre tipologie agli ioni di litio.
A proposito: Batterie a flusso in ferro: addio al litio?
Rimanendo in Italia o scavallando in Francia, il Piemonte offre una fantastica varietà di strade (e curve) da godersi in moto. Eccone alcune (asfaltate e non) tra le più apprezzate dai mototuristi
Dal Colle Agnello a quello di Fauniera, passando per Valcavera, Sestrieri e Nivolet, il Piemonte e la vicina Francia sono un paradiso quando si tratta di percorsi da fare in moto. Ecco qualche idea di itinerario per una bella gita fuori porta…
NB: Trattandosi di passi alpini ad alta quota, è sempre bene controllare che il valico sia aperto, cosa non scontata durante i mesi invernali.

A 2.744 metri s.l.m., il Colle dell'Agnello collega l'Italia alla Francia ed è uno dei valichi stradali più alti d’Europa. Si trova a sud-ovest del Monviso, tra il Pan di Zucchero e la Punta dell'Alp, collegando il comune piemontese di Pontechianale con quello francese di Molines-en-Queyras. La strada, asfaltata su entrambi i versanti, presenta una pendenza media tra il 9% e il 10%, con tratti che superano il 15%. Parliamo complessivamente di 22 tornanti, 16 sul versante italiano e 6 su quello francese.
Itinerario consigliato:
Un possibile itineario potrebbe essere quello che, partendo da Saluzzo, prosegue lungo segue la SP589 in direzione di Sampeyre, attraversando la pittoresca Valle Varaita. Da qui si prosegue sulla SP105 fino a Chianale, l'ultimo paese prima del colle, da cui la strada inizia a salire con numerosi tornanti fino alla vetta. Il percorso è di circa 60 km, interamente asfaltato ma impegnativo per le numerose curve e l'altitudine.
Attrazioni lungo il percorso:
- Saluzzo: Centro storico con la Castiglia e la Cattedrale.
- Sampeyre: Punto di partenza per escursioni sul Monviso.
- Chianale: Uno dei borghi più belli d'Italia, con case in pietra e legno.

Il Colle del Sommeiller, situato a un'altitudine di 3.009 metri sul livello del mare, è un valico alpino delle Alpi Cozie che segna il confine tra Italia e Francia. Collega la città italiana di Bardonecchia, in provincia di Torino, con il comune francese di Bramans, nel dipartimento della Savoia. Per chi se lo fosse domandato, il nome non ha nulla a che fare coi vini, ma è quello dall’ingegnere Germain Sommeiller, noto per aver diretto i lavori di costruzione del traforo ferroviario del Frejus. La strada di accesso al colle dal versante italiano inizia a Bardonecchia, prosegue asfaltata fino a Rochemolles e diventa sterrata fino al colle. È anche una delle più alte delle Alpi, raggiungendo un'altitudine di 2.993 metri al valico.
Itinerario consigliato:
Per il nostro itinerario potremmo prendere come punto di partenza la città di Susa, ricca di testimonianze storiche romane, e da lì imboccare la SS24 fino a Oulx. Proseguendo verso Bardonecchia, si devia per Rochemolles, da dove la strada diventa sterrata e inizia la vera salita fino al colle. Il percorso totale è di circa 35 km, con l'ultimo tratto non asfaltato e impegnativo; è consigliata una moto adatta al fuoristrada.
Attrazioni lungo il percorso:
- Susa: Anfiteatro romano e Arco di Augusto.
- Bardonecchia: Affascinante centro storico e località sciistica.
- Lago di Rochemolles: Suggestivo lago alpino ideale per una sosta panoramica.

Il Colle Fauniera (2.481 m) e il Colle d’Esischie (2.370 m) sono due passi spettacolari delle Alpi Cozie, noti per le loro curve e i panorami unici.
Itinerario consigliato:
L'itinerario parte da Caraglio, cittadina nota per il Filatoio Rosso, e segue la SP23 fino a Pradleves, attraversando la Valle Grana. Da qui si prosegue sulla SP112 fino al Colle Fauniera, con la sua salita panoramica. Si scende poi verso il Colle d’Esischie per raggiungere Marmora. Il percorso è di circa 70 km, con strade asfaltate ma strette e tortuose.
Attrazioni lungo il percorso:
- Caraglio: Antico setificio trasformato in museo.
- Pradleves: Famoso per il formaggio Castelmagno.
- Marmora: Borgo alpino con antiche case in pietra.

Situato nelle Alpi dell'Alta Provenza, in Francia, a un'altitudine di 2.247 metri, il valico collega la valle dell'Ubaye a nord con la valle del Verdon a sud, mettendo in comunicazione le località di Barcelonnette e Colmars. La strada del passo, aperta nel 1891, è lunga circa 20 chilometri su entrambi i versanti e presenta pendenze medie non particolarmente impegnative, con tratti massimi al 9%. Il percorso offre paesaggi mozzafiato, attraversando ambienti alpini ricchi di fauna selvatica, tra cui marmotte, camosci e una varietà di uccelli alpini come il gracchio corallino e il fringuello alpino.
Itinerario consigliato:
Partendo da Vinadio, si potrebbe percorrere la SS21 e la D900 che, in circa 90 km di curve porta a Col d’Allos attraverso la frontiera con la Francia. Purtroppo, chiudere l’anello per tornare in italia è difficile, poichè la distanza andrebbe ad aumentare di parecchio
Attrazioni lungo il percorso:
- Vinadio: Famoso per il Forte Albertino.

Valico alpino situato nelle Alpi Cozie a un'altitudine di 2.416 metri sul livello del mare, il Colle Valcavera collega la Valle Grana, attraverso il Colle Fauniera, con il Vallone dell’Arma. La strada che conduce al Colle Valcavera è asfaltata, ma presenta tratti stretti e tortuosi, offrendo paesaggi spettacolari durante la salita. La zona circostante è caratterizzata da prati alpini, rocce imponenti e una ricca biodiversità .
Itinerario consigliato:
Partendo da Demonte, si segue la SP269 attraversando la Valle Stura fino a Sambuco. Da qui, si imbocca una strada militare sterrata fino al Colle Valcavera. Il percorso è di circa 30 km, con l'ultimo tratto non asfaltato; pertanto, è consigliata una moto adatta (nulla di impegnativo, s’intende, ma le gomme slick da pista potrebbero non essere la scelta migliore…).
Attrazioni lungo il percorso:
- Demonte: Centro storico con palazzi medievali.
- Sambuco: Borgo incastonato nelle Alpi.

A 2.035 metri, il Colle del Sestriere è un'importante località sciistica e una delle mete motociclistiche più frequentate del Piemonte. IlSi tratta di un valico alpino situato nelle Alpi Cozie, in Piemonte, che ollega Cesana Torinese nella Val di Susa a Pinerolo nella Val Chisone, attraversando la rinomata località sciistica di Sestriere. La sua strada è ampia e ben asfaltata, ideale per chi vuole godersi un percorso scorrevole e ricco di panorami montani.
Itinerario consigliato:
Si parte da Pinerolo, seguendo la SR23 attraverso Pragelato fino al Sestriere. Il percorso è di circa 50 km, con lunghi tratti rettilinei alternati a curve dolci, rendendo la guida piacevole e fluida.
Attrazioni lungo il percorso:
- Pinerolo: Città con un importante passato medievale.
- Pragelato: Meta ideale per gli amanti della montagna.
- Sestriere: Stazione sciistica con vista spettacolare sulle Alpi.

Situato a 2.612 metri s.l.m., il Colle del Nivolet offre panorami spettacolari nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso. La strada che porta al colle è stata costruita nel 1931 per facilitare l'accesso ai laghi artificiali di Serrù e Agnel, situati a circa 2.200 metri di altitudine. La strada asfaltata prosegue fino ai 2.612 metri del colle, offrendo un facile accesso al cuore del parco.
Itinerario consigliato:
Partendo da Ivrea, si segue la SS565 fino a Cuorgnè. Da qui si prosegue sulla SP460 attraversando Ceresole Reale e costeggiando il Lago di Ceresole. La strada continua a salire fino al Colle del Nivolet, che è chiuso al traffico nei mesi estivi nei weekend. Il percorso è di circa 80 km, con strade asfaltate e panoramiche.
Attrazioni lungo il percorso:
- Ivrea: Città industriale patrimonio UNESCO.
- Ceresole Reale: Lago alpino perfetto per una pausa rigenerante.
- Parco Nazionale del Gran Paradiso: Possibilità di avvistare fauna selvatica come stambecchi e marmotte.

A 2.102 metri s.l.m., il Colle della Boaria è un suggestivo passo alpino poco frequentato, perfetto per chi cerca un'esperienza di guida immersa nella natura. Il colle è raggiungibile tramite una strada sterrata che parte dal Colle di Tenda, attraversando l'alta Val Roya e proseguendo verso il Colle dei Signori (2.107 m s.l.m.), per poi scendere verso l'alta Val Tanaro e raggiungere Monesi in Liguria.
Itinerario consigliato:
Da Limone Piemonte si segue una strada sterrata che si snoda tra boschi e pascoli fino al colle. Il percorso richiede una moto adatta al fuoristrada.
Attrazioni lungo il percorso:
- Limone Piemonte: Nota località turistica e sciistica, ideale per una sosta prima della salita.

A 2.176 metri s.l.m., il Colle delle Finestre è una delle strade di montagna più spettacolari d'Italia, famosa per il suo tratto sterrato che regala emozioni uniche. La salita al Colle delle Finestre è celebre nel mondo del ciclismo, soprattutto per il suo tratto finale di circa 8 chilometri su strada sterrata, che aggiunge difficoltà e fascino al percorso. Questo segmento è stato teatro di epici confronti durante il Giro d'Italia, come nel 2015, quando Chris Froome lo affrontò con determinazione.
Itinerario consigliato:
Da Susa si prende la SP172 fino alla cima, percorrendo circa 20 km di tornanti piuttosto impegnativi.
Attrazioni lungo il percorso:
- Susa: Importante città romana con numerosi monumenti storici.
Mettersi in sella a una moto o una scooter indossando ciabatte o sandali aperti non è saggio, lo dice il buon senso ma lo fa capire anche il Codice della Strada e anche le assicurazioni potrebbero dare dei problemi
Andare in spiaggia sotto il solleone o rientrare dopo una bella giornata in riva al mare e, faticosamente, togliersi la sabbia dai piedi per allacciarsi le scarpe e mettersi in sella... sono in molti a pensare che sia una faticaccia e sia meglio guidare in ciabatte.
In effetti guidare con le infradito non è espressamente vietato dal Codice della Strada. La Polizia stradale ha chiarito che “Non esiste più alcun divieto dal 1993 circa l’uso di calzature di tipo aperto (ciabatte, zoccoli, infradito) durante la guida di un veicolo né è vietato guidare a piedi nudi", aggiungendo però: "Il conducente deve autodisciplinarsi nella scelta dell’abbigliamento e degli accessori al fine di garantire un’efficace azione di guida con i piedi (accelerazione, frenata, uso della frizione)â€.
L'ultima parte della frase, quindi deve far drizzare le antenne, perché richiama quanto prescritto agli articoli 140 e 141 del Codice della Strada. Il primo prescrive che "gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione e che in ogni caso sia salvaguardata la sicurezza stradale". Il secondo, al comma 2, recita: "Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l'arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile". È ovvio che indossare le infradito non consente di gestire una moto o uno scooter in sicurezza e quindi si rischia una multa di 42 euro.
10 cose da sapere sull'abbigliamento da moto certificato
Inoltre il buon senso di ognuno dovrebbe comunque suggerire la scelta migliore: le infradito (ma in generale le scarpe aperte) risultano praticamente inutilizzabili durante i cambi marcia della moto, senza contare poi il rischio concreto di scottarsi col motore o, peggio ancora, di “grattuggiarsi†in caso di caduta…
Oltre a ciò va ricordato anche il problema assicurazione: nonostante infatti la legge non lo impedisca, se il guidatore così "svestito" dovesse causare un incidente, le Forze dell’ordine potrebbero specificare nel verbale che il tipo di calzatura utilizzata dal conducente era “inappropriatoâ€. Sottigliezze sì, ma alle quali le assicurazioni amano spesso aggrapparsi…
La pesante crisi che ha colpito il gigante tedesco inevitabilmente colpirà anche il tessuto produttivo italiano. Unica eccezione potrebbe essere Ducati, vediamo perché
La crisi strutturale che sta colpendo il Gruppo Volkswagen, e che ha portato alla discussione sul tavolo di Wolfsburg per la chiusura di quattro stabilimenti in Germania, nasce dal combinato disposto di una congiuntura economica sfavorevole e di scelte strategiche industriali ritenute fallimentari. I costruttori europei si trovano ad affrontare mercati stagnanti e una profonda crisi di competitività , aggravata da una transizione ecologica imposta senza neutralità tecnologica. Spingendo in modo massiccio sull'elettrico, le case automobilistiche si sono scollegate dalla filiera, dai concessionari e dai consumatori finali.
A questo scenario si aggiungono l'espansione dei produttori cinesi, che stanno guadagnando quote di mercato a danno delle aziende europee, e la parziale chiusura del mercato americano dovuta alla politica dei dazi di Trump. Il risultato è una pesante sovracapacità produttiva in Europa, che eccede la domanda di circa tre milioni di veicoli all'anno. Questa eccedenza è localizzata per metà in Germania e per l'altra metà , equamente divisa, tra Italia e Spagna.
Il riverbero della crisi del modello tedesco sul tessuto industriale italiano è inevitabile. La Germania rappresenta infatti il primo partner commerciale per il settore della componentistica italiana, un comparto cruciale che conta circa 2.135 imprese, 170.000 addetti diretti e un fatturato stimato di 58,8 miliardi di euro. Nel 2025, i flussi commerciali con la Germania hanno registrato 4,9 miliardi di euro in esportazioni (su un totale di 24,58 miliardi) e 4,1 miliardi in importazioni (su 17,3 miliardi totali).
Nonostante le proiezioni per il 2026 antecedenti agli annunci di chiusura mostrassero stabilità , la contrazione tedesca colpirà la nostra penisola. La filiera italiana possiede caratteristiche intrinseche che la rendono resiliente — come la flessibilità produttiva, la dinamicità e il controllo familiare delle aziende —, ma la sua tenuta dipenderà dalle mosse future dei costruttori. Il rischio maggiore è che, per rincorrere il modello low cost cinese o stringere accordi produttivi a ogni costo, si compia un definitivo autogol strategico.
In questo contesto di forte incertezza, la situazione di Ducati appare decisamente positiva: il marchio di Borgo Panigale ha archiviato il 2025 con un fatturato di 925 milioni di euro, un utile di 52 milioni di euro e un margine di profitto del 5,6%. Tuttavia, i problemi della casa madre Volkswagen — che ha recentemente ceduto il 51% della sua redditizia divisione motori Everllence — e il piano di trasformazione annunciato per snellire il Gruppo hanno alimentato nuovamente le voci sul futuro di Ducati e su una sua possibile vendita a colossi della mobilità indiani o cinesi (come Geely, GWM, Bajaj o TVS).
L'ipotesi di una cessione non è affatto una novità . Da quando Ducati è entrata a far parte del Gruppo Volkswagen nel 2012 tramite Audi, la sua vendita viene puntualmente ipotizzata ogni volta che la holding si trova in difficoltà . Nel 2017 (Post-Dieselgate): in seguito allo scandalo delle emissioni, VW fissò un prezzo richiesto di circa 1,5 miliardi di euro, attirando l'interesse di soggetti come Bajaj, Harley-Davidson, KKR e Bain Capital, senza tuttavia arrivare a una cessione.
Ci sono solide motivazioni finanziarie e di mercato per cui è difficile che Volkswagen si privi di Ducati, così come è altrettanto improbabile che un investitore decida di acquistarla.
Per Volkswagen, Ducati rappresenta un asset strategico: è un marchio premium globale estremamente forte, è resiliente alle fluttuazioni economiche, genera ottimi profitti pur mantenendo volumi di produzione contenuti e si inserisce nel trend di crescita globale della mobilità su due o tre ruote.
Dal punto di vista dei potenziali acquirenti, il modello di business di Ducati potrebbe risultare poco appetibile per i grandi investitori industriali. L'azienda produce tra le 50.000 e le 70.000 motociclette all'anno, è priva di modelli entry-level o di piccola cilindrata (come i 125cc) adatti ai mercati internazionali di massa, e deve sostenere i costi elevatissimi di categorie competitive come MotoGP e WSBK, che supportano il valore del brand ma incidono pochissimo sul fatturato.
Infine, lo scoglio principale rimane il prezzo. Nel 2017 la valutazione era di 1,5 miliardi di euro e oggi è presumibilmente superiore. A titolo di paragone, il colosso Bajaj ha rilevato KTM (che nel 2023 fatturava 2,7 miliardi con 200.000 moto vendute, seppur in crisi di profitti) per circa 600 milioni di euro. Chi decidesse di spendere oltre 1,5 miliardi di euro per Ducati, basandosi su previsioni di utile di circa 53 milioni di euro, dovrebbe attendere circa 30 anni per ottenere un ritorno sull'investimento (ROI). È dunque molto probabile che lo snellimento e la ricerca di sinergie annunciati da Volkswagen si concentreranno esclusivamente sui marchi automobilistici e sulla componentistica di massa, escludendo un gioiello di nicchia, protetto e redditizio come Ducati.
L’azienda americana dichiara che si tratta dell'unico olio motore in grado di eliminare fino al 99%2 dei depositi interni e fino al 78% delle morchie
Il passo avanti del nuovo lubrificante lanciato sul mercato europeo da Valvoline, il più antico produttore di olio motore, è racchiuso nel suo stesso nome: “Restore & Protectâ€, cioè ristora e protegge. L’azienda americana dichiara che si tratta dell'unico olio motore in grado di eliminare fino al 99%2 dei depositi interni e fino al 78% delle morchie grazie a un'azione combinata di rimozione dei residui esistenti e di protezione contro i futuri accumuli (dati rilevati con un utilizzo del prodotto per quattro o più cambi d'olio consecutivi agli intervalli di manutenzione standard).
Una prospettiva decisamente interessante anche nell’ottica di un uso per lungo tempo, perché il mantenimento delle prestazioni significa anche contenimento dei costi di gestione.
“L’utilizzo di ‘Restore & Protect’ per la manutenzione ordinaria – spiega Samuel Raudales, Senior Vice President e General Manager EMEA di Valvoline Global – consente di mantenere i motori alla massima efficienza, supportando al contempo le prestazioni a lungo termine. Abbiamo sviluppato ‘Restore & Protect’ per assicurare che i motori non siano solo protetti, ma anche attivamente curati lungo l'intero ciclo di vita del veicolo. ‘Restore & Protect’ aiuta a ripristinare l'efficienza originale del propulsore, rimuovendo le morchie e i depositi che si accumulano con il passare dei chilometri. Da 160 anni Valvoline ridefinisce i limiti di ciò che è possibile e ‘Restore & Protect’ dimostra ancora una volta il nostro impegno a non smettere mai di innovare".
Già introdotto con successo in altri mercati internazionali, “Restore & Protect†è stato
specificamente adattato per soddisfare i requisiti tecnici dei motori sia a benzina sia diesel utilizzati in Europa, dove è stata rilevata una vita media dei veicoli su strada particolarmente elevata: 12,7 anni.
Il nuovo scooter lanciato dal marchio americano ha una copertura sorprendente per un veicolo da usare senza risparmio
Fino a 10 anni o 100.000 km di garanzia per il Carmel 125, il nuovo scooter lanciato dal marchio americano UM Motorcycles. Una copertura sorprendente per un veicolo caratterizzato da un design piacevole e morbido, ispirato alle formule della tradizione europea, con linee curve e forme vagamente retrò. UM sviluppa e ingegnerizza i suoi modelli negli Stati Uniti e nel centro stile di Torino, mentre la produzione viene effettuata in Asia. Una cosa, quest’ultima, che ha permesso di contenere il prezzo in 2190 € f.c.
Il Carmel è uno scooter a ruote basse, di 12â€, con coperture 110/70 anteriore e 120/70 posteriore; l’impostazione è tradizionale, è destinato al diporto e ai centri urbani. Così per agevolare i movimenti nello stretto le frecce sono integrate nella carrozzeria, senza sporgenze, per maggior praticità ci sono portapacchi e un grande cassetto nel controscudo, la pedana è piatta per consentire il trasporto di una borsa.
È spinto da un motore monocilindrico a quattro tempi di 124,6 cm³, con distribuzione monoalbero a camme in testa a due valvole. Potenza quanto basta per un uso cittadino: 8,05 CV a 7500 giri/minuto e una coppia di 8 Nm a 6000 giri/minuto, con un peso di 112 kg. La trasmissione è automatica, con frizione centrifuga e variatore.
Nel portaoggetti c'è la presa USB per ricaricare il cellulare
È tutto all’insegna della semplicità : raffreddamento ad aria e freni a tamburo con sistema ad intervento combinato. Le misure sono quelle di un veicolo alla portata di tutti: sella a 810 mm da terra e interasse di 1335 mm. Il serbatoio del carburante ha una capacità di 5 litri.
Il Carmel è già disponibile presso la rete di vendita ufficiale UM Motorcycles, in tre colorazioni: bianco, blu e nero al prezzo di 2.190 euro.
Le forme sono quelle di una cafè racer in stile retrò e il motore è a due tempi a quattro cilindri di 500 cm³. Ne saranno prodotti 48 esemplari
Solo pochi giorni fa vi avevamo mostrato la belva Aperion, incredibile otto cilindri due tempi da 280 cavalli prodotta in piccola serie da Veloce Motorcycles. Un “giocattolo†impegnativo da guidare e anche da pagare visto che ciascuno dei 24 esemplari previsti costerà 78.000 £, cioè circa 90.500 €.
Se vi sembra troppo niente paura, il giovane marchio britannico ha allestito anche una proposta relativamente più accessibile, sebbene il prezzo non sia ancora stato dichiarato. Si chiama Veloce Ethereal e può essere considerata una metà del modello di punta. Le forme sono quelle di una cafè racer in stile retrò, il motore è sempre a due tempi ma “soltanto†a quattro cilindri di 500 cm³ e con una potenza più ragionevole, 145 cavalli a 12.000 giri/minuto. Le due coppie di cilindri sono disposte con un angolo di 90° e non c’è un solo albero motore come sarebbe per un classico “Vâ€, ma due, uno per bancata, cosicché si può parlare di un L4. Lo stesso schema già adottato per il motore a otto cilindri.
Il propulsore ha anche funzione di telaio ed è accoppiato a un forcellone monobraccio in alluminio ricavato dal pieno. Contribuiscono al fascino di una moto decisamente particolare il groviglio dei quattro scarichi a espansione realizzati in alluminio con un processo di formatura laser, e il radiatore del liquido di raffreddamento posizionato sotto la sella, come nella Benelli Tornado Tre 900.
Dimezzato il numero dei cilindri rispetto alla Aperion, è stato invece raddoppiato quello degli esemplari in cui verrà prodotta: 48, consegne previste nel 2027. Se la cosa vi solletica, sappiate che le prenotazioni online sono già aperte.