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#motociclismo #news #insella.it
Mondiale Motocross - La pista elvetica ha un terreno solido e compatto, decisamente differente dai primi due tracciati incontrati finora aggiungiamoci il freddo e la pioggia e ci sono tutte le carte in regola per vederne di tutti i colori. Seguite la diretta web qui con noi.
Lucas Coenen si presenta il Svizzera, a Frauenfeld, per la terza tappa del mondiale, con la tabella rossa fra le mani. Nella qualifica di ieri, dopo una partenza non al top, ha recuperato e negli ultimi giri ha tenuto sotto pressione Jeffrey Herlings, al comando della manche. L’olandese, nonostante il terreno elvetico non sia quello più consono, è riuscito velocemente a portarsi in testa dopo il sorpasso su Andrea Adamo e nonostante Gajser prima e Coenen poi abbiano tentato di strapparli la pole, lui ha tagliato il traguardo per primo. Un po’ sotto tono il campione in carica, Romain Febve che probabilmente accusa ancora il colpo dopo la caduta di settimana scorsa in Andalucia. Partenza al top per Andrea Adamo, che si mette alle spalle tutti quanti e firma l’holeshot svizzero, conduce in testa per una manciata di giri, ma poi è costretto a cedere il passo ai piloti più “esperti†della MXGP.
Oggi le gare qui con noi potrete seguire le dirette web della classe regina, alle 14:00 la prima manche, mentre alle 17:00 la seconda.
La Hornet è tornata nella gamma Honda nel 2023, con forme, dimensioni e dotazioni del tutto inedite e slegate rispetto al passato. La Hornet “di oggi†è una naked appuntita, più compatta della sua antenata, ma soprattutto... non è spinta da un motore a quattro cilindri in linea come un tempo, ma da un più compatto bicilindrico parallelo di 755 cm³ capace di 92 CV a 9.500 giri/min.
Un modello che punta su maneggevolezza e facilità di guida, con una dotazione elettronica di tutto rispetto e un prezzo davvero interessante. Una strategia che, ha permesso a la naked Honda di piazzarsi nelle prime posizioni del mercato moto, accanto alla cugina Transalp 750, con la quale condivide la piattaforma.
Sul lato destro del motore, l'E-Clutch è contenuta in un piccolo carter ben posizionato, che non intralcia né nelle manovre né quando si è alla guida.
Così come l’adventure (qui la prova), anche la nuda per il 2026 si aggiorna e riceve nuove grafiche, un puntale paramotore di serie e vede l’arrivo della frizione a controllo elettronico E-Clutch. Questa tecnologia va ad automatizzare, tramite due attuatori, l’intervento della frizione, basandosi su numerosi parametri forniti dalla centralina di controllo. La versione 2026 fa un ulteriore step in avanti rispetto alle E-Clutch montate sulle CB e CBR 650, dato che su Hornet e Transalp è abbinata al comando del gas throttle-by-wire, per un intervento ancora più preciso e affinato.
Prima di raccontarvi come va, facciamo un breve recap delle caratteristiche tecniche della Hornet 750. Telaio e forcellone sono in acciaio e lavorano con sospensioni Showa, riviste lo scorso anno nella taratura: forcella a steli rovesciati di 41 mm e mono regolabile nel precarico con leveraggio Pro-Link. I cerchi sono in lega di 17 pollici, il peso è di 196 kg in ordine di marcia mentre la sella si trova a 795 mm da terra. L’aggiornamento 2025 ha visto poi l’arrivo di un nuovo gruppo ottico anteriore, di una nuova strumentazione e di due modalità di guida personalizzabili. Queste vanno ad aggiungersi alle altre tre già disponibili (Sport, Standard e Rain), nelle quali sono integrati tre livelli di controllo di trazione HSTC (Honda Selectable Torque Control), l’anti-impennamento e tre livelli di regolazione della potenza e del freno motore.
La CB750 Hornet conferma le sue doti di estrema maneggevolezza e facilità di guida. Compatta nelle dimensioni e snella in vita, consente anche ai più bassi di toccare terra con estrema facilità . I più alti si troveranno invece un pochino rannicchiati e con le gambe abbastanza piegate. La posizione di guida è leggermente d’attacco, ma comunque non estrema, permettendo di guidare per diverse ore senza affaticarsi eccessivamente. L’imbottitura della sella standard, però, è un filo cedevole: meglio quindi optare per quella comfort, il cui schiumato è più denso e sostiene meglio il bacino.
Il motore ai bassi e medi regimi offre una buona progressione e tanta elasticità , caratteristiche che lo rendono amichevole e facile da gestire anche da chi ha poca esperienza, mentre agli alti scatena tutta la sua grinta, con un allungo corposo ben oltre le aspettative. Dal canto suo, la ciclistica asseconda senza problemi la guida sportiva, mostrando una buona stabilità anche a velocità elevate, con sospensioni sufficientemente sostenute e freni potenti ma modulabili, specie il posteriore.
Il funzionamento della E-Clutch ci ha convinti sia per quanto riguarda la praticità , sia nel piacere di guida. Il non dover gestire in prima persona la frizione quando si parte, ci si ferma o si cambia rapporto rende la guida cittadina meno stressante, specie quando si viaggia nel traffico o fra una sfilza di semafori. Inoltre, chi è alle prime armi avrà un pensiero in meno e potrà guidare più serenamente anche su strade in salita o fra i tornanti stretti, situazioni che danno filo da torcere a chi è al battesimo del fuoco.
Nella guida sportiva, invece, la E-Clutch non toglie nulla in termini di divertimento rispetto a un ottimo quickshift. Anzi, gli innesti sembrano persino più rapidi, più fluidi e meno contrastati; specie quando si scala a regimi elevati, ci si rende conto di come la E-Clutch gestisca egregiamente il salto di coppia fra una marcia e l’altra, rendendolo meno brusco. Inoltre, permette di agire sulla leva, sia in salita sia in scalata, anche a bassi regimi, senza che venga rifiutata la marcia, come spesso accade sui cambi elettronici tradizionali.
La CB750 Hornet sarà disponibile nelle concessionarie dal mese di aprile nella sola versione con E-Clutch. Quattro le grafiche disponibili: Graphite Black, Wolf Silver Metallic, Goldfinch Yellow, Matte Jeans Blue Metallic. Il prezzo ufficiale non è ancora stato dichiarato, ma Honda riferisce che varierà di poche centinaia di euro dal prezzo del model year 2025, quindi 8.090 euro f.c.
La nuda entry-level di Honda si aggiorna nelle grafiche e nella dotazione, montando di serie la frizione a controllo elettronico. L’abbiamo messa alla prova, scoprendo che...
| Motore | bicilindrico, 4 tempi |
| Cilindrata (cm3) | 755 |
| Raffreddamento | a liquido |
| Alimentazione | a iniezione |
| Cambio | a 6 marce |
| Potenza CV (kW)/giri | 92 (67,5)/9.500 |
| Freno anteriore | a doppio disco |
| Freno posteriore | a disco |
| Velocità massima (km/h) | 205 |
| Altezza sella (cm) | 79,5 |
| Interasse (cm) | 142 |
| Lunghezza (cm) | 209 |
| Peso (kg) in o.d.m con il serbatoio pieno | 196 |
| Pneumatico anteriore | 120/70-17" |
| Pneumatico posteriore | 160/60-17" |
| Capacità serbatoio (litri) | 15,2 |
| Riserva litri | n.d |
La domanda per l’ottenimento della targa da applicare al monopattino elettrico va presentata tramite l’applicazione “Gestione Pratiche Online†sul Portale dell’Automobilista, con costi totali che si aggirano attorno ai 35 euro. Ecco i documenti che servono e gli step da seguire
Entro e non oltre il 16 maggio 2026 - ve ne parlavamo qui - chi possiede un monopattino elettrico dovrà per legge dotarsi di targa identificativa e assicurazione obbligatoria. La prima serve a identificare il proprietario e a permettere controlli più efficaci, mentre la seconda, un po’ come una RC, tutela da eventuali danni a terzi durante la guida. Mentre per l’assicurazione ci si potrà rivolgere alle singole compagnie, per ottenere la targa è necessario procedere seguendo le modalità descritte dal Ministero. Ecco come fare.
1 - Preparare i documenti
Per richiedere il contrassegno identificativo servono:
NB: in caso di minorenne, il modulo deve essere firmato da chi esercita la responsabilità genitoriale e, per cittadini extra-UE, occorre allegare permesso di soggiorno. Le persone giuridiche dovranno invece allegare la dichiarazione di iscrizione alla Camera di Commercio e documento del legale rappresentante.
2 - Inviare la richiesta tramite la piattaforma online
La domanda va presentata tramite l’applicazione “Gestione Pratiche Online†sul Portale dell’Automobilista. (per chi si affida a un intermediario come uno studio di consulenza automobilistica o un’agenzia di pratiche auto, la procedura avviene sul Portale del Trasporto).
Durante l’inserimento, occorre:
3 - Attendere conferma e prenotare il ritiro
Una volta inviata la richiesta, il sistema invia una mail di conferma. Accedendo di nuovo a Gestione Pratiche Online è possibile prenotare il giorno e l’orario per ritirare il contrassegno presso l’UMC indicato.
4 - Ritiro della targa
Il giorno stabilito, il proprietario deve recarsi all’UMC con ricevuta di prenotazione e documento d’identità . L’operatore verifica i dati e consegna il contrassegno.
La targa va applicata in modo permanente e visibile sul parafango posteriore o, in assenza, sul piantone dello sterzo, rispettando orientamento e leggibilità .
In caso di furto, smarrimento o cessione del monopattino, occorre richiedere la cancellazione della targa:
Per problemi o dubbi è attivo il servizio di assistenza:
Doremi Collection propone due kit carrozzeria per trasformare la Z900RS in una Z1 o una Z1000 MkII. Costosi, curati, ma qualche scivolone c'è
Doremi Collection è un'azienda giapponese con una storia lunga nel mondo dei ricambi e dei kit estetici per le Kawasaki classiche: prima i pezzi per le Z originali, poi le carrozzerie in stile Z per le Zephyr, e infine i kit per la Z900RS, che è la moto giusta su cui innestare questa filosofia. Il titolare — tale signor Take — definisce i suoi prodotti "cosplay custom", e la definizione è onesta quanto efficace: non si tratta di restauro né di custom puro, ma di un travestimento preciso e di qualità . Per la Z900RS esistono quattro varianti, ma le due di punta sono la Z1 Style — ispirato alla Z1 del 1972, serbatoio tondo, linee soft degli anni Settanta — e il Z1000 Mk.2 Style, che richiama invece la Mk.II del 1979 con il suo serbatoio squadrato e l'aria più muscolare.
Il kit Z1 è strutturato in due acquisti separati: prima un serbatoio interno in acciaio (circa 300 euro), poi la carrozzeria in FRP e ABS che lo riveste, disponibile in sei colori verniciati (circa 930 euro l'uno) o grezza (circa 480 euro). Coda, fianchetti e presa d'aria anteriore sono inclusi; parafango posteriore, sella dedicata e grab bar sono extra.
Il fascino della Z1 originale
Il kit Z1000 Mk.2 è invece un pacchetto unico più completo: serbatoio in acciaio da circa 17 litri, fianchetti, coda, sella, kit rimozione parafango, fanale posteriore LED e parafango anteriore cromato. Il prezzo per la versione verniciata — disponibile in Luminous Blue e Luminous Wine Red — si aggira intorno ai 2.500 euro; quello grezzo sui 1.800 euro. Se si vuole completare il quadro con un terminale di scarico ad hoc, si devono aggiungere altri 1.000 euro circa per il Mk.2 e circa 1.850 euro per il quattro in uno del kit Z1.
La Z1000 MK2 originale
Tutto curato, tutto facile, tutto pensato per chi vuole una Z900RS che sembri uscita dagli anni Settanta-Ottanta senza mettere mano al telaio. Un unico appunto però va fatto: i finti ammortizzatori posteriori un accessorio separato da circa 170 euro che richiama le due molle della moto originale — sono ancorati non a un punto strutturale della moto, ma alla staffa delle pedane passeggero. Una soluzione che esteticamente fa il suo dovere, ma che tradisce subito la sua natura non appena si guarda da vicino. In un kit di questo livello e a questi prezzi, è il tipo di compromesso che si nota e che fa un po' rimpiangere la cura messa in tutto il resto.
I due ammortizzatori "finti" colelgati alle pedane del passeggero
Dopo la caduta causata da Marquez al primo giro, Di Giannantonio fa polemiche ma non dimentica. Marc ammette l'errore e dovrà scontare un long lap penalty
Sabato di tensione in Texas tra Marc Marquez e Fabio Di Giannantonio. La Sprint avrebbe potuto essere la grande serata del pilota romano, partito dalla pole per la seconda volta consecutiva dopo il Brasile e con un passo gara da possibile vittoria. Invece, al primo giro è finito tutto nella ghiaia della curva 12. Diggia era riuscito a risorpassare Marquez – che lo aveva scavalcato alla partenza grazie a un errore del romano alla prima curva – con una bella manovra tra le curve 7 e 8. Marc, ritrovatosi alle spalle di Diggia in fondo al rettilineo opposto, ha tentato un affondo in staccata che non ha funzionato: troppa scia dalle tre moto davanti, una buca in mezzo alla curva ha fatto il resto. L'anteriore della Ducati numero 93 si è chiuso e la moto ha travolto Di Giannantonio. Il romano è risalito in sella con la carena danneggiata, ha provato a proseguire ma dopo pochi giri si è dovuto ritirare. Marquez ha chiuso ultimo, firmando però l'ottavo miglior tempo di gara all'ultimo passaggio – un dettaglio che restituisce l'idea del passo che aveva.
Nel dopogara, Diggia ha scelto la via della compostezza, pur lasciando intendere che il "fastidio" un pochino è rimasto: "Sono troppo contento di come stiamo andando, ci sono troppe cose positive per concentrarmi solo su quello che è successo nella Sprint", ha detto a Sky. Ma quando gli è stato chiesto un giudizio sull'episodio, la risposta è stata più tagliente: "Io faccio il pilota. Credo sia abbastanza palese in TV quello che è successo, non ci sono troppi punti di vista. Ci sono gli steward che giudicano... io sono concentrato per domani".
Marquez, dal canto suo, non si è nascosto: "Quando cadi è un peccato, ma quando coinvolgi anche un altro pilota ti senti male per lui. Diggia non poteva fare nulla, è stato un mio errore in staccata. Ho provato ad andare lungo e rientrare, ma mi si è chiuso l'anteriore. Devo essere penalizzato perché ho sbagliato, l'ho detto anche in direzione gara". E sullo stato d'animo del collega: "Abbiamo parlato, è arrabbiato, ma è normale. Lo sarei anche io". Gli steward hanno comminato al campione del mondo un long lap penalty da scontare nella gara di domenica, una penalità che si aggiunge alla sesta posizione in griglia e e che renderà la sua rincorsa all'ottava vittoria texana una scalata decisamente ripida.
Per Diggia, però, c'è ancora la gara lunga – e scatterà dalla pole. "Mi sento fiducioso, tutto sta andando molto bene. Devo solo provare ad arrivare davanti per imporre il mio passo", ha aggiunto. L'unico dubbio è sulla scelta delle gomme, con le temperature più alte previste per la domenica. Ma il messaggio di fondo è chiaro: il weekend non finisce qui, e Diggia vuole farlo finire a modo suo.
Al COTA lo spagnolo dell'Aprilia sfrutta la scelta della media al posteriore e sorpassa Pecco nelle ultime curve. Bezzecchi butta via il podio, Marquez stende Di Giannantonio
Il Circuit of the Americas non delude mai e anche la Sprint del GP delle Americhe 2026 ha regalato uno spettacolo degno della sua fama. A vincere è Jorge MartÃn, che con l'Aprilia ufficiale conquista la prima vittoria stagionale grazie a una scelta di gomme controcorrente: unico tra i 21 piloti in pista, lo spagnolo ha montato la media sia all'anteriore sia al posteriore, sacrificando le prime tornate per avere più grip nel finale. Una scommessa che si è rivelata vincente.
Bagnaia, autore di una partenza fulminante dalla seconda fila che lo ha catapultato subito al comando, ha dettato il ritmo per quasi tutta la gara accumulando oltre un secondo e mezzo di vantaggio a metà corsa. Ma con il calare della soft al posteriore, il margine si è ridotto giro dopo giro fino all'ultimo passaggio, quando MartÃn lo ha infilato in curva 11 con una staccata al limite che ha mandato larghi entrambi. L'Aprilia numero 89 è uscita davanti e ha tagliato il traguardo in prima posizione, con Bagnaia costretto ad accontentarsi del secondo posto. Ciliegina amara sulla torta: nel giro di rientro ai box, MartÃn ha festeggiato con un'impennata, ha perso il controllo e ed è scivolato sull'asfalto. Nulla di grave, ma un finale decisamente rocambolesco.
Terzo Pedro Acosta con la KTM, bravo a capitalizzare una giornata in cui diversi avversari più veloci di lui sono finiti nella ghiaia. Il pilota spagnolo è però sotto investigazione per una presunta irregolarità nella pressione delle gomme. Da segnalare l'ottima prova di Enea Bastianini, quarto con la KTM del team Tech3, mentre a completare la zona punti sono arrivati Alex Marquez, Luca Marini, Ai Ogura, Raul Fernandez e Johann Zarco.
Il bilancio più pesante della giornata lo pagano Marc Marquez e Marco Bezzecchi, a zero punti per motivi diversi ma ugualmente evitabili. Marquez è caduto già al primo giro: alla curva 12 ha tentato un sorpasso azzardato su Di Giannantonio, è andato largo e nel tentativo di chiudere la traiettoria ha perso l'anteriore trascinando a terra anche il poleman della VR46. Diggia è ripartito con la carena danneggiata ma ha dovuto ritirarsi poco dopo, mentre il campione del mondo in carica ha chiuso ultimo, firmando comunque l'ottavo miglior giro di gara all'ultimo passaggio – un dettaglio che la dice lunga sul suo passo potenziale.
Bezzecchi invece stava vivendo una Sprint in crescendo: partito male, era scivolato fino alla quinta posizione, poi giro dopo giro aveva ricostruito la gara risalendo fino al secondo posto. Al settimo passaggio aveva superato anche MartÃn, mettendosi in scia a Bagnaia. Al giro dopo, però, ha perso l'anteriore alla curva 11 buttando via un podio che sembrava certo.
In classifica mondiale MartÃn si prende la vetta con 57 punti, uno in più di Bezzecchi (56). Terzo Acosta a 49, mentre Bagnaia resta attardato a quota 19 in ottava posizione. Domani la gara lunga, dove le gerarchie potrebbero essere ancora diverse: la scelta delle gomme e la gestione della distanza saranno di nuovo al centro di tutto.
Aprilia a due facce, con lo spagnolo che vince, mentre il Bez si stende per ingordigia. Bagnaia cede all'ultimo giro a Martin, Marquez tira giù Di Giannantonio che stava andando forte
Ad Austin va in scena una Sprint da dieci e lode, in cui succede un po' di tutto. Alla fine, ma proprio alla fine, la spunta Jorge Martin su Pecco Bagnaia, mentre Marco Bezzecchi e Marc Marquez gettano nelle ortiche la giornata. Pagelline!
Vince la gara con un super sorpasso su Pecco Bagnaia all'ultimo giro: il successo gli vale anche la leadership del mondiale e domani ne vedremo delle belle. Voto 10
Fa tutto benissimo: parte a fionda, spinge forte, con l'unico neo di avere scelto la morbida – come quasi tutti- contro la media di Martin. Non può farci niente sul sorpasso subito, se non rimandare a domani i propositi di rivincita. Voto 8
Commovente come sempre, quando viene sverniciato da chiunque in rettilineo, per poi recuperare tutto il possibile in frenata. Bravo bravo. Voto 8
Fa un'asinata, esagerando nel tentativo di andare a prendere Bagnaia, quando con un po' di pazienza la gara sarebbe venuta da lui. Butta via punti preziosi in ottica mondiale. Voto 4,5
Stende Fabio Di Giannantonio perché non manda giù il sorpasso subito, tentando di restituirgli la manovra senza averne lo spunto. Graziato dai commissari, forse perché già in Thailandia era stato penalizzato. Voto 4
Bellissimo il sorpasso su Marquez, un vero peccato che lo spagnolo lo abbia steso. Si sarebbe potuto giocare la vittoria. Voto 7
Un po' per le cadute altrui, un po' perché finalmente parte bene e fin da subito è nel gruppo buono, è la giornata giusta per Enea che porta a casa punti buoni per il morale. Voto 6,5
La sua Honda con il nuovo forcellone va forte e Joan si lascia un po' prendere la mano dal miraggio del podio. Cade anche lui per ingordigia, ma nel suo caso la lunga astinenza è una parziale giustificazione. Voto 5
Porta a casa qualche altro punticino ma siamo lontani dalle prestazioni dell'anno scorso. In questo momento non vale molto più di Fermin Aldeguer (voto 5,5) anche lui piuttosto indietro, ma con la giustificazione di un infortunio recente. Voto 6
I piloti Ducati hanno dominato Gara 1, ma pensano di poter fare ancora di meglio
Dal di fuori sembra tutto perfetto, Nicolò Bulega ha vinto Gara 1 del round Portogallo Superbike senza troppa fatica, partendo al comando e restandoci fino al termine. Nessuno è riuscito a mettergli i bastoni fra le ruote, eppure c’è ancora qualcosa da fare per ottenere il massimo dalla Panigale. Nicolò non lo nasconde mentre risponde alle domande subito dopo l’arrivo, con ancora la bandiera tricolore sulle spalle.
«Sono veramente contento di questa vittoria – esulta – ma ad essere onesto non avevo un feeling perfetto con la moto, dovremo migliorare qualcosa per domani. In ogni caso il primo posto è sempre fantastico e vedremo di continuare così anche domenica».
Dello stesso tenore le dichiarazioni del suo compagno di squadra, Iker Lecuona. Il secondo posto è un ottimo risultato, soprattutto dopo le difficoltà incontrate nel round Australia, però c’è ancora qualcosina da limare.
«È stata una giornata incredibile fin dalla mattina. Avevamo un buon passo e un buon tempo sul giro. Durante la corsa Nicolò aveva qualcosina in più ma è stato un riferimento che mi ha aiutato a gestire il vantaggio su Oliveira. Sono veramente contento e in gara mi sono divertito. Abbiamo trovato qualcosa per essere più veloce domani».
Terzo in sella alla BMW ufficiale, Miguel Oliveira è il primo di quelli che non guidano una Ducati e può essere ben soddisfatto del risultato, soprattutto in considerazione del fatto che guida per il primo anno la moto tedesca.
«Sono veramente contento di essere riuscito a salire sul podio, era il mio obiettivo fin dall’inizio del weekend. Non riesco a ringraziare quanto meritano i miei meccanici per il supporto che mi stanno dando in questo momento, per come mi hanno accolto e per come mi stanno aiutando a fare in modo che le cose vadano a regime».
Nicolò Bulega è una spanna sopra tutti anche nel round Portogallo, il primo scontro sul circuito di Portimao è stato una manche senza storia
Il palcoscenico è cambiato ma la musica è sempre la stessa: Nicolò Bulega è una spanna sopra tutti anche nel round Portogallo, seconda prova del mondiale Superbike. Aveva ottenuto il miglior tempo in Superpole, e in Gara 1 se n’è andato fin dal primo giro lasciando tutti con un palmo di naso. Il primo scontro sul circuito di Portimao è stato una manche senza storia che “Bulegas†ha dominato dal primo all’ultimo giro conquistando il quarto successo consecutivo, il podio numero 1200 per la Ducati, sempre più solo in vetta a una classifica iridata che lo vede a punteggio pieno.
Più emozionante la lotta alle sue spalle per il secondo posto ma è durata poco. Yari Montella in gran spolvero era partito in seconda posizione e stava tenendo testa a Iker Lecuona quando nel corso del quinto giro è finito a terra alla curva 14. Ripartito, ha recuperato fino alla 16ª posizione restando fuori dalla zona punti per meno di 3â€, preceduto da Alberto surra. Dunque lo spagnolo seconda guida della Ducati Aruba si è trovato la strada spianata ed è salito sul secondo gradino del podio, confermando di avere trovato la strada giusta sulla Panigale, dopo anni in sella alla Honda. In gara ha tenuto lo stesso passo di Bulega, che però ha controllato senza problemi il suo vantaggio.
Miguel Oliveira aveva già guadagnato una posizione superando Alex Lowes nelle prime battute e con l’uscita di Montella si è trovato spianata la strada per il terzo gradino del podio, mentre l’inglese ha portato al quarto posto la Bimota. Il suo gemello Sam sì è confermato pilota di grinta: dopo quattro giri ha avuto la meglio di Xavi Vierge e con il quinto posto è il primo dei piloti “indipendentiâ€, in sella alla Ducati privata del team Marc VDS. Temeva che il polso fratturato nel round Australia potesse dargli dei problemi alla distanza, invece sembra avere retto bene. Sesto posto dunque per Vierge, per il momento l’unico efficace tra i piloti in sella alle Yamaha; Andrea Locatelli ha concluso soltanto 12º, Remy Gardner 13º e Stefano Manzi 17º.
Garrett Gerloff era 11º al primo giro ed è risalito fino al settimo posto, precedendo Axel Bassani che negli ultimi giri ha perso posizioni. Rivedibili anche Alvaro Bautista, Danilo Petrucci e Lorenzo Baldassarri, per ora al traguardo dal nono all’11º posto.
1. Nicolò Bulega (Aruba.it Racing - Ducati)
2. Iker Lecuona (Aruba.it Racing - Ducati) +2.522
3. Miguel Oliveira (ROKiT BMW Motorrad WorldSBK Team) +4.815
4. Alex Lowes (Bimota by Kawasaki Racing Team) +9.152
5. Sam Lowes (ELF Marc VDS Racing Team) +12.147
6. Xavi Vierge (Pata Maxus Yamaha) +18.016
Giro veloce: Nicolò Bulega, Ducati - 1'39.962
Diggia firma la seconda pole consecutiva ad Austin con un tempo record. Bezzecchi e Acosta completano la prima fila. Marc Márquez solo sesto
Al Circuit of the Americas Fabio Di Giannantonio ha fatto quello che gli riesce meglio quando si parla di un giro secco: ha cancellato tutti. Il romano su Ducati ha fermato il cronometro su 2'00"136, abbassando di quasi sette decimi il record precedente che apparteneva a Viñales (2'00"864, 2024). Seconda pole consecutiva dopo il Brasile, e nessuno, questo pomeriggio ad Austin, ha avuto nemmeno l'aria di poterlo avvicinare.
In prima fila con lui ci sono Marco Bezzecchi su Aprilia e Pedro Acosta su KTM: due piloti veloci su una pista che non perdona le incertezze. La seconda fila vede Pecco Bagnaia quarto e Marc Márquez sesto, in mezzo a loro Joan Mir, quinta posizione con una Honda che comincia a dare qualche segnale di vita, arrivato dalla Q1 dove aveva fatto fuori la concorrenza.
La qualifica, però, non è finita con la bandiera a scacchi. Bezzecchi è finito sotto investigazione per un episodio con Marc Márquez: il pilota Aprilia avrebbe rallentato improvvisamente durante un time attack dello spagnolo, rendendogli la vita difficile. Al parco chiuso, Bezzecchi ha detto di non aver visto nulla e di essersi fermato perché aveva trovato altri piloti quasi fermi davanti a lui. Vedremo. Nel frattempo anche Ai Ogura è sotto la lente per una dinamica analoga ai danni di Bagnaia. E non è ancora finita: c'è anche un terzo episodio, stavolta con Márquez nel ruolo di possibile ostacolatore nei confronti di Bastianini, che in Q2 è anche caduto quasi subito. La griglia potrebbe quindi cambiare prima della Sprint Race.
Dalla Q1 erano passati Aldeguer (Ducati Gresini) e il sorprendente Mir, mentre Raul Fernández su Aprilia è rimasto fuori per 19 millesimi — uno di quei dettagli che fanno arrabbiare. Franco Morbidelli, 20°, continua a fare i conti con una Ducati che nelle mani degli altri funziona benissimo.