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#motociclismo #news #insella.it
Per il momento è solo un concept sviluppato ispirandosi aun mezzo presente nel videogioco Monster Hunter
Gli appassionati di videogame hanno già drizzato le orecchie alla notizia dell’arrivo di questa Suzuki DR-Z4S Monster Hunter Wilds Edition, caratterizzata da una livrea particolarissima e coinvolgente e dettagli che sanno tanto di avventura, come le borse posteriori in cuoio. Per il momento è solo un concept esposto al Tokyo Auto Salon 2026 che si svolge in questi giorni presso il Centro Congressi Makuhari Messe di Chiba City, Chiba, in Giappone, ma non sarà difficile portarlo in produzione.
È stato sviluppato in collaborazione con Monster Hunter, un gioco prodotto dal gigante dei videogiochi Capcom: il nuovo modello è ispirato a Seikret, un mezzo di trasporto presente nel gioco, e la sua livrea vuole esprimere l’emozione dell’avventura. Risultato decisamente centrato.
Non è la prima volta che la Casa giapponese collabora con Capcom: nel maggio 2025 Suzuki motor corporation aveva presentato un’edizione speciale della GSX-8R caratterizzata da una particolare livrea che si richiamava al videogioco Street Fighter 6.
Non è ancora stato deciso se la nuova moto in allestimento Monster Hunter Wilds Edition andrà in produzione e tantomeno se verrà esportata in Europa, tra i cinque concept esposti a Tokyo da Suzuki questo è comunque l’unico che riguardi una motocicletta, insieme ad altri quattro progetti automobilistici.
Trovare moto sotto i 200 kg è sempre più difficile, ma ci sono naked da patente A che riescono ancora a sorprendere quando si parla di peso. Ecco la Top 10 delle moto senza carene più leggere sul mercato del nuovo
Fa ancora (troppo) freddo per godersi la moto sui passi di montagna a suon di pieghe, ma è iniziato l'anno nuovo e la bella stagione è sempre più vicina. Se siete amanti della guida sportiva, state pensando di cambiare moto e la vostra priorità è la leggerezza, vi abbiamo selezionato le 10 naked (da patente A) più smilze che possiate trovare nel mercato del nuovo!

Con i suoi 196 kg con il pieno di benzina (che diventano 185 kg tolti i 15 litri di capacità dal serbatoio) questa naked apre la nostra Top 10. È spinta da un motore bicilindrico parallelo da 755 cm3, lo stesso che monta anche la XL750 Transalp, e per il 2026 questa naked giapponese sarà disponibile solo con il sistema e-clutch che permette di muoversi anche dimenticandosi della frizione. La potenza è di 92 CV a 9.500 giri/min, la ciclistica è svelta e agile e il pacchetto elettronico è in linea con le prestazioni della moto (4 mappe motore, controllo di trazione, anti impennata e gestione del freno motore). Il prezzo del m.y. 2026 non è ancora stato comunicato, nel 2025 senza e-clutch costava 8.090 euro.

Al nono posto la fun bike per eccellenza: 193 kg in ordine di marcia, 182,5 kg senza i 14 litri di benzina nel serbatoio. La MT-09 si è recentemente aggiornata e migliorata, sia nell'estetica che nella componentistica. La ciclistica è matura, infatti il telaio pressofuso in alluminio è abbinato ad una forcella up-side-down da 41 mm. Ottimo anche il pacchetto elettronico che aiuta a tenere a bada le esuberanti prestazioni del motore CP3: 3 cilindri in linea, 890 cm3 di cilindrata e 119 CV a 10.000 giri/min. Il prezzo parte da 10.999 euro e tra gli optional c'è il cambio automatico Y-AMT (qui la nostra prova) che però porta ad un aumento di peso di 3 kg.

La naked inglese dalle linee classiche pesa 190 kg in ordine di marcia (scendono a 179,5 kg con il serbatoio vuoto). La Trident 660 conquista per il suo stile ricercatissimo ed enfatizzato da colorazioni ben studiate, ma il suo asso nella manica è il motore tre cilindri da 660 cm3 di cilindrata per 81 CV di potenza a 10.250 giri/min. Si guida bene, è facile ma anche emozionante e soddisfacente nel misto stretto, merito anche dell'elettronica ben affinata e completa. Il prezzo parte da 8.395 euro.

Settimo posto per la nuova Streetfighter V2 che, nonostante la cubatura elevata, riesce a contenere il peso in 178 kg a secco (si sale a 189 kg con il serbatoio da 15 litri pieno). Gran parte del merito va al nuovo motore V2 da 890 kg, il più leggero mai prodotto dalla casa di Borgo Panigale. Ha una potenza di 120 CV a 10.750 giri/min e una ciclistica super raffinata che fa affidamento su un telaio monoscocca in alluminio, forcellone bibraccio e sospensioni regolabili (sulla S sono firmate Öhlins, vi raccontiamo qui come va su strada). L'elettronica è da maxinaked, impegnativo il prezzo che parte da 16.190 euro f.c.

189 kg in ordine di marcia e 178 kg senza benzina per la naked sportiva di Hinckley, che come da tradizione si fa riconoscere anche ad un miglio di distanza con il suo doppio faro frontale. La Street Triple 765 R è perfetta sia per chi sta iniziando, sia per chi cerca una moto divertente e matura: il telaio a doppia trave in alluminio abbraccia infatti un tre cilindri da 95 CV a 10.250 giri/min che, eventualmente, può essere depotenziato. Il prezzo di listino è di 10.795 euro, ma se si vuole puntare più in alto c'è anche la versione RS da 130 CV a 12.000 giri/min.

Apre la Top 5 una delle moto più ambite dai neomotociclisti: la Z650, con i suoi 188 kg in ordine di marcia (177 kg con il serbatoio da 15 litri a secco). L'estetica è da vera Kawasaki, affilatissima, e nonostante una ciclistica semplice che fa affidamento su un telaio in tubi di acciaio e una forcella a steli tradizionali, da questa naked si scende con il sorriso (ve la raccontiamo meglio qui). Il motore bicilindro parallelo da 68 CV a 8.000 giri/min ha prestazioni frizzanti, con tanta coppia ai bassi e grande facilità di gestione. Super accessibile anche il prezzo, con il listino 2026 che parte da 7.390 euro f.c.

Medaglia di legno per una cinese, che però ha molto in comune con la famiglia KTM 790 Duke/Husqvarna Vitpilen 801. Stiamo parlando della CFMoto 800NK, che pesa 175 kg a secco, quindi come la Monster ma perde il podio perché il serbatoio più capiente di un solo litro fa alzare il valore in ordine di marcia a 186 kg. Questa nuda è sul mercato da un po' ma ha ancora molto da dire: la ciclistica è svelta ed il motore bicilindrico frontemarcia da 799 cm3 per 95,2 CV a 9.250 giri/min è esuberante (leggete qui la prova completa). Ottimo il rapporto qualità /prezzo, infatti il listino parte da 6.990 euro f.c.

Podio per un'altra naked di Borgo Panigale: per il 2026 si è aggiornata anche la mitica Monster e, come la Streetfighter, guadagna il nuovo e leggerissimo bicilindrico V2, che le ha permesso di fermare l'ago della bilancia a soli 175 kg a secco (con il serbatoio pieno si sale a 185,5 kg). Nuovo look sempre legatissimo alla tradizione, telaio monoscocca in alluminio, forcellone bibraccio, doppio scarico laterale e una potenza di 111 CV a 9.000 giri/min (qui trovate tutte le novità ). Da pollice in su anche l'elettronica basata su 4 mappe motore, ABS e controllo di trazione Cornering, anti impennata e controllo del freno motore, il tutto regolabile su più livelli. Il prezzo è di 12.890 euro, e volendo si può avere anche depotenziata per guidarla con la patente A2.

Segue la mitica MT-07, che nel 2025 si è guadagna anche il quinto posto nelle vendite del mercato moto italiano. 183 kg in ordine di marcia, 172,5 kg senza i 14 litri di benzina nel serbatoio. Questa fun bike è stata rinnovata proprio lo scorso anno con un'estetica più moderna, una nuova e attesa forcella a steli rovesciati e il ride by wire per gestire al meglio l'elettronica (infatti ha controllo di trazione, mappe motore e cruise control). Il motore CP2, bicilindrico frontamarcia da 689 cm3 e 73,4 CV di potenza, ha tantissima coppia ai bassi e sa far divertire. Prezzo da 7.999 euro, e anche lei è disponibile con il cambio automatico Y-AMT.

La naked da patente A3 più leggera sul mercato è la Tuono 660, che pesa solo 171 kg a secco (salgono a 182 kg in ordine di marcia). Da quest'anno sarà solo Factory, quindi un allestimento top di gamma pensato per chi ama aggredire le curve: sospensioni Öhlins completamente regolabili, impianto frenante Brembo, elettronica da superbike e telaio e forcellone in alluminio (verniciati di nero). Il bicilindrico frontemarcia raggiunge quota 105 CV a 10.400 giri/min, spinge forte ai bassi e allunga con grinta. Il prezzo è alto, 12.999 euro, ma conferma tutte le caratteristiche di qualità di questa naked italiana.
Troy Bayliss entro nel mito con una super staccata a Monza, dopo quel sorpasso da brividi nessuno si è più chiesto “Chi è questo qui?â€
Sono passati quasi 26 anni ma gli appassionati ricordano ancora quella staccata che lanciò nella leggenda un semi-sconosciuto pilota australiano a Monza, nel round Italia del mondiale Superbike 2000. Troy Bayliss si chiamava, si era fatto notare con qualche bella gara nel campionato britannico Superbike e aveva iniziato la stagione nel campionato AMA Superbike, ma quando la Ducati lo aveva chiamato a sostituire sulla moto ufficiale il campionissimo Carl Fogarty, infortunato, molti avevano pensato che fosse stato miracolato. Invece il miracolo lo fece lui, entrato di forza nel gruppetto in lotta per la vittoria: Akira Yanagawa, Colin Edwards, Pierfrancesco Chili, Noriyuki Haga e lui, Troy. Kawasaki, Honda, Suzuki, Yamaha e Ducati ufficiali gomito a gomito.
Forse qualcuno pensò che avesse sbagliato il punto di frenata vedendoselo sfilare a fianco, invece l’australiano riuscì a bruciare in staccata tutti quanti – quattro in un colpo solo, ed erano i migliori del Mondiale! – e ad infilarsi in testa nella prima variante. Senza nemmeno allargare la traiettoria. Roba da brividi. Roba da strappare la licenza di piloti.
Urlava l’indimenticato speaker Giovanni Di Pillo nella cabina di commento della televisione, urlava il pubblico in piedi sulle tribune. Forse urlava anche Bayliss dentro il casco ma non lo ha raccontato.
La gara non la vinse, i suoi avversari non erano degli sprovveduti e sul primo gradino del podio quel giorno salirono Pierfrancesco Chili in gara 1 e Colin Edwards in gara 2 mentre Troy ottenne due quarti i posti. Ma quel giorno – era il 20 maggio – costruì una leggenda e si guadagnò la partecipazione con la moto ufficiale alle gare successive. Nonostante avesse perso le prime gare finì il campionato al sesto posto, con due vittorie all’attivo, ma soprattutto si guadagnò di diritto un posto nel club di quelli che contano. Dopo quel sorpasso da brividi nessuno si sarebbe più chiesto “Chi è questo qui?â€.
Sorella maggiore della 800, la 1000 MT-X è spinta da un bicilindrico parallelo, ha sospensioni regolabili, elettronica ricca e dotazioni da vera GT. Ottimo il prezzo
CFMOTO a EiCMA ha amplia la propria gamma crossover presentando la 1000MT-X, modello di punta che affianca la 800MT-X. Il design infatti riprende i tratti distintivi della famiglia, ma sulla 1000 debuttano soluzioni tecniche dedicate al fuoristrada "vero". Prima fra tutte, l'introduzione del serbatoio sdoppiato che scende verso il motore, una soluzione che introdotta da KTM (di cui CFmoto è partner stretto) che ha l'obiettivo di centralizzare le masse, mentre il parafango alto e le protezioni in alluminio per motore e coppa olio sono pensate per affrontare il fuoristrada anche impegnativo.
La strumentazione è composta da un display TFT da 7†orientato verticalmente, con interfacce dedicate e connettività Bluetooth completa. L’impianto di illuminazione è full LED. La dotazione di serie prevede poi parabrezza regolabile elettricamente, cruise control e sella e manopole riscaldabili. Ampia anche la capacità di carico, con borse laterali e bauletto disponibili tra gli accessori ufficiali.
Il nuovo motore bicilindrico di 1.000 cm³ è un'unità nuova, h corpi farfallati ride-by-wire, due riding mode e il cambio elettronico bidirezionale con frizione antisaltellamento. La potenza massima dichiarata è di 113 CV a 8.500 giri, con un picco di coppia di 105 Nm erogati al regime di 6.250 giri. La ciclistica si basa su un telaio a traliccio in acciaio con forcellone in alluminio, abbinato a sospensioni KYB completamente regolabili. L'escursione è di 230 mm per entrambi gli assi, ma CF mette a disposizione un kit che riduce la corsa a 190 mm, portando l'altezza della sella da terra da 87 cm a 83 cm. I cerchi sono a raggi, da 21†l'anteriore e 18†il posteriore e montano pneumatici adatti all’uso "misto" strada-fuoristrada. L’impianto frenante, firmato Brembo, impiega pinze M4.32 e pompa semi-radiale. Il peso a secco è indicato sotto i 200 kg.
Sul fronte elettronico, la 1000MT-X è equipaggiata con una piattaforma inerziale a sei assi che gestisce ABS cornering e controllo di trazione, entrambi regolabili o disattivabili per l’impiego in fuoristrada.
Nonostante la dotazione di alto livello, stupisce (come sempre) il prezzo: 9.990 euro franco concessionario.
Con la nuova proprietà indiana il marchio austriaco è sottoposto a duri tagli, i primi a subirne le conseguenze sono i dipendenti
Con l’intervento del gruppo indiano Bajaj, KTM ha superato la crisi finanziaria e oggi fa parte della holding Bajaj Mobility, ex Pierer Mobility. L’acquisizione, completata nella primavera 2025 per 800 milioni di euro, ha portato Bajaj a detenere il 74,9% della società , con il controllo completo su KTM, Husqvarna e GasGas. A gennaio 2026 la sede legale è stata spostata da Wels a Mattighofen, consolidando il nuovo assetto aziendale. E fin qui nulla di nuovo. Ma la crisi, per gli austriaci, è passata davvero? Le cose a quanto pare non sono così semplici…
Sono circa 500 i posti di lavoro che saranno eliminati, 2/3 in Austria e il resto nelle controllare europee, concentrati soprattutto in uffici e management intermedio. Dal picco preinsolvenza del 2024, con 5.310 dipendenti, l'obiettivo è far scendere la forza lavoro a circa 3.700 dipendenti.
Secondo Rajiv Bajaj (amministratore delegato della holding Bajaj Auto), solo 1.000 dipendenti sono direttamente coinvolti nella produzione, mentre gli altri svolgono compiti d’ufficio, ritenuti non essenziali in un processo di razionalizzazione. Per questo fonti indiane hanno ripetutamente indicato la probabilità di ulteriori tagli al personale.
Ma ci sono dei cambi anche al vertice. Sotto la guida di Gottfried Neumeister, CEO confermato fino al 2028, KTM ha avviato un riassetto organizzativo e commerciale. Ad aprile 2026, Stephan Reiff, proveniente da BMW Motorrad, entrerà in KTM come Chief Commercial Officer, assumendo responsabilità analoghe a quelle svolte in BMW, con l’obiettivo di rafforzare vendite e marketing.
Un altro nodo critico resta l’eccesso di magazzino: come sottolinea la testata tedesca Das Motorrad a fine 2025 erano ancora presenti quasi 150.000 moto invendute, in calo rispetto al record di 248.580 pezzi nei magazzini nel 2024, ma lo stock è ancora molto elevato.
Il numero comprende sia veicoli nei depositi interni sia quelli presso i concessionari, con costi di logistica e stoccaggio significativi. La riduzione della produzione e della gamma di modelli è parte integrante del piano di risanamento.
E qui casca l'asino. Il processo produttivo di KTM è ormai internazionale. Le piccole 390 cm3 vengono già realizzate in India presso gli stabilimenti Bajaj, mentre le bicilindriche destinate a fasce di mercato medio-alta e all’offroad vengono prodottiei n collaborazione con CFMoto in Cina. In Austria rimangono (per ora) i prodotti di maggiore valore aggiunto, realizzati nello stabilimento di Mattighofen, ma la pressione sui costi è forte e la strategia aziendale punta a “ottimizzare†ulteriormente la produzione globale.
Insomma, la sostanza rimane chiara. Rajiv Bajaj ha chiarito che la tendenza sarà quella di spostare ulteriori fasi produttive fuori dall’Europa, “integrando la strategia globale del gruppoâ€. Sappiamo perfettamente cosa significa. Che la produzione in Europa fosse morta, d’altra parte, Bajaj non l’aveva certo mandato a dire…
A proposito di “ottimizzazioneâ€: KTM è fuori dalla crisi e resta in Austria, ma gli indiani sono chiari: bisogna tagliare
Con il boxer 1250 la naked BMW è veloce e divertente, malgrado il peso. Comoda la posizione di guida, efficaci le sospensioni elettroniche
Il motore è un piacere da usare: ha un'erogazione fluida e facilmente gestibile, spinge con prontezza dai regimi più bassi, ha tanta grinta ai medi e un discreto allungo, senza vibrazioni. Nel misto veloce con ampi curvoni si mette la quinta e poi ci si dimentica del cambio. A punto anche la ciclistica, in particolare l'avantreno è preciso e infonde sicurezza a tutte le andature. Azzeccata la posizione di guida "d'attacco", cioè leggermente caricata sui polsi, ma comoda e poco affaticante. Abbondante anche lo spazio per pilota e passeggero.
A punto la ciclistica ed efficaci le sospensioni, soprattutto se c'è il controllo elettronico ESA (ce l'hanno quasi tutte, è un optional "obbligatorio" per mantenere alto il valore dell'usato). Il cambio è preciso e la frizione leggera.
Con lo scarico Akrapovic in tianio (optional) il boxer ha una voce cupa e grintosa
Il peso (236 kg rilevati senza carburante) si sente: nelle manovre a bassa velocità e sui percorsi con curve strette si fatica un po'. La dotazione elettronica di serie è scarsa e comprende "solo" due riding mode (Road e Rain), il controllo di trazione ASC e il sistema Hill Start Control per le partenze in salita. Ma sono poche le moto senza optional...
La 1250 è una bella moto me le quotazioni si mantengono ancora elevate, il vantaggio però e che si rivende sempre bene. Prezzi da 5.800 a 12.300 euro.
Cromature che brillano sotto il sole, filetti dorati dipinti a mano che raccontano sessant'anni di storia, il logo Bonneville che campeggia sui pannelli laterali. La T100 non ha bisogno di altro per farsi notare, è la Bonneville meno costosa, costa 3.000 euro in meno dell'ammiraglia T120, ma ha tutto per conquistare. Vediamo allora come cambia per il 2026.
Il propulsore è il bicilindrico parallelo High Torque da 900 cm³: 65 cavalli a 7.000 giri e 80 Nm a 3.750 giri. Alette di raffreddamento lavorate a specchio e cablaggi completamente nascosti testimoniano la cura del dettaglio che è marchio di fabbrica Triumph, indipendentemente dalla cilindrata. Il telaio è il classico tubolare a doppia culla in acciaio, che lavora insieme a una forcella KYB con steli da 41 mm e a doppi ammortizzatori (sempre KYB) regolabili nel precarico. I cerchi a raggi in alluminio misurano 18" davanti e 17" dietro, l'altezza sella si ferma a 79 cm e il peso in ordine di marcia è di 233 kg. L'impianto frenante prevede disco singolo davanti con pinza Nissin a due pistoncini e disco da 255 mm con pinza Nissin dietro.Le colorazioni 2026 sono quattro: Aegean Blue/New England White, Aluminium Silver/Cranberry Red, Snowdonia White/Sapphire Black e Jet Black/Diablo Red. Prezzo: 11.695 euro.
La pulizia del motore è encomiabile
Il 2026 porta la T100 al top per quanto riguarda sicurezza ed elettronica. Debutta la piattaforma inerziale IMU che rende ABS e traction control sensibili all'angolo di piega (funzione cornering), accompagnati da due riding mode denominati Road e Rain. Il faro passa a full LED con DRL, garantendo visibilità anche di giorno, mentre arriva la presa USB-C per tenere lo smartphone sempre carico. L'estetica si aggiorna con il nuovo logo Bonneville con grafica circolare sui pannelli laterali. Il cruise control non è di serie ma resta disponibile come accessorio per chi vuole affrontare percorrenze autostradali più rilassate. Il kit di depotenziamento A2, già presente da tempo, conferma la T100 come la perfetta "prima moto" per chi entra nel mondo delle classic.
Il cruscotto resta un bel misto analogico digitale con doppio oblò. Ben visibile e chiaro
La T100 è brillante e immediata nella risposta. Il motore ama girare ai medi, è pronto a salire di giri e regala una progressione dolce e continua che è perfetta per godersi la guida senza fretta. Quando aprite il gas avete una spinta pulita e lineare. Nel misto stretto è sempre una bella sorpresa: i 233 kg sono ben bilanciati, gira volentieri, cambia direzione con naturalezza. Il disco Nissin è più che adeguato: modulabile, progressivo, mai invasivo. L'avantreno è leggero, agile, risponde subito agli input del manubrio. In autostrada la quinta marcia permette di passeggiare a circa 3.500 giri a 130 km/h, un regime abbordabile che non affatica il motore anche su percorrenze medie. La posizione di guida è comoda, la sella regge bene anche dopo qualche ora in sella. È una moto che si fa apprezzare per la versatilità : commuting quotidiano, weekend fuori porta, gite domenicali.
È la Bonneville più facile e meno costosa, ma ha sempre finiture curate, un ottimo motore e da quest'anno una dotazione di sicurezza migliorata
| Motore | bicilindrico 4 tempi |
| Cilindrata (cm3) | 900 |
| Raffreddamento | a liquido |
| Alimentazione | a iniezione |
| Cambio | a 5 marce |
| Potenza CV (kW)/giri | 65(47,8)/7000 |
| Freno anteriore | a disco |
| Freno posteriore | a disco |
| Velocità massima (km/h) | nd |
| Altezza sella (cm) | 79 |
| Interasse (cm) | 145 |
| Lunghezza (cm) | 222,5 |
| Peso (kg) | 233 |
| Pneumatico anteriore | 100/90 - 18" |
| Pneumatico posteriore | 150/70 - 17" |
| Capacità serbatoio (litri) | 14,5 |
| Riserva litri | nd |
Superare il limite di oltre 50 km/h non è più solo un’infrazione, ma diventa un reato penale, con conseguenze che possono arrivare fino al carcere e alla segnalazione sul casellario giudiziale. Seguiremo anche noi?
Non è più una semplice violazione amministrativa. Secondo il nuovo regime, in Francia chi supera il limite consentito di almeno 50 km/h rischia fino a tre mesi di carcere, multe fino a 3.750 euro e l’iscrizione del fatto sul casellario giudiziale, con possibili ripercussioni sulla vita professionale e sui viaggi internazionali. Fino al 2024, questo comportamento era punito con multa di quinta classe, cioè fino a 1.500 euro, e decurtazione dei punti sulla patente, fatta eccezione per i casi di recidiva. Il passaggio dal contesto amministrativo a quello penale rappresenta un cambiamento significativo nelle politiche di sicurezza stradale francesi.
Oltre alle sanzioni principali, rimangono in vigore misure accessorie già previste per le infrazioni gravi, cioè:
Il governo francese ha motivato la nuova disciplina con dati statistici allarmanti: nel 2024 sono stati registrati oltre 63.000 casi di conducenti che hanno superato il limite di almeno 50 km/h, un aumento del 69% rispetto al 2017. Secondo le autorità , questo tipo di violazione non può più essere considerato una semplice infrazione. La velocità eccessiva riduce i tempi di reazione, allunga le distanze di frenata e aggrava gli effetti degli incidenti, mettendo direttamente in pericolo vite umane. La riforma si inserisce in un pacchetto di norme più ampio adottato dalla Francia nel 2025 per rafforzare la sicurezza sulle strade, che comprende anche controlli più severi per guida sotto l’effetto di alcool o sostanze, nuovi obblighi per dispositivi di sicurezza e limiti più rigidi per altre infrazioni gravi.
Da noi, almeno per ora, non se ne parla. Attualmente, lo ricordiamo, secondo l’articolo 142 del Codice della Strada superare i limiti di velocità di oltre 50 km/h su strade extraurbane o autostrade è considerato una violazione grave, ma si rimane nell’ambito amministrativo e non penale. In questi casi si applica una multa elevata, che può arrivare fino a 1.697 euro (per la parte base, a cui si sommano eventuali maggiorazioni). È prevista anche la sospensione della patente da 1 a 3 mesi per la prima violazione, che può salire fino a 6 o 12 mesi in caso di recidiva entro due anni.
Limiti di velocità e rischio di finire nel penale a parte, se avete in programma un giretto in Francia durante la bella stagione c'è anche dell'altro a cui stare attenti. In inverno è scontato, in estate meno. A differenza di quanto prescritto dal nostro codice stradale, quello francese obbliga infatti i motociclisti ad indossare non solo il casco ma anche i guanti. Guanti che, oltretutto, devono essere omologati secondo apposita normativa...
A tal proposito: Viaggiare in Francia: obblighi e regole di guida
Ducati inaugura il 2026 con una gamma profondamente rinnovata ed un nuovo listino prezzi. Ecco quanto costano e come sono fatte le novità bolognesi
Per il 2026 Ducati ha preparato parecchie novità . Monster, Hypermotard e DesertX adottano la nuova piattaforma con motore bicilindrico a V di 890 cm³ al posto del glorioso Testastretta 11°. Altri aggiornamenti riguardano la Multistrada V4 Rally, le Panigale V2 con nuove colorazioni dedicate ai piloti MotoGP e l’esordio della prima enduro derivata dalla cross Desmo 450 MX. A febbraio poi arriverà la nuova DesertX (qui sopra un'elaborazione digitale di come potrebbe essere), di cui però al momento non sappiamo nulla, se non che monterà il nuovo motore V2 già presente su Multistrada, Streetfighter, Monster e Panigale.
Qui sotto invece caratteristiche e prezzi di tutte le novità .
Derivata dalla 450 MX, la Desmo 450 è omologata per l’uso stradale e sarà disponibile nelle concessionarie da maggio 2026. Il monocilindrico 450 cm³ con distribuzione desmodromica e 4 valvole eroga circa 63 CV nella versione cross; sulla Enduro la potenza sarà leggermente ridotta per rispettare le normative sulle emissioni. La ciclistica riprende la struttura della MX, con telaio a culla sdoppiata in alluminio, forcellone bibraccio, sospensioni Showa completamente regolabili e cerchi da 21†anteriore e 18†posteriore.
Prezzo: 12.990 euro
La Diavel V4 RS porta la sport cruiser di Borgo Panigale a un livello superiore. Il motore Desmosedici Stradale da 1.103 cm³, derivato dalla MotoGP, sviluppa 182 CV, 14 in più rispetto alla versione standard. L’accelerazione da 0 a 100 km/h è di soli 2,5 secondi. Ciclistica e elettronica sono di prim’ordine: telaietto monoscocca in alluminio, forcellone monobraccio, sospensioni Öhlins regolabili, pinze Brembo Stylema e quattro Riding Mode. Il look RS è enfatizzato da carbonio, codino monoposto e silenziatore in titanio, mentre la batteria al litio riduce il peso a 220 kg in ordine di marcia. Ve ne parlavamo dettagliatamente qui.
Prezzo: 38.990 euro
La Monster 2026 è una rivoluzione della naked storica di Ducati, pur mantenendo i tratti iconici firmati Galluzzi: serbatoio “a dorso di bisonteâ€, sella monopezzo, codino compatto e faro tondo. Il nuovo bicilindrico a V di 90° da 890 cm³, con fasatura variabile, eroga 111 CV a 9.000 giri/min e 91,1 Nm di coppia a 7.250 giri/min. Il motore è elemento strutturale della ciclistica: telaio monoscocca, forcellone bibraccio e telaietto posteriore in tecnopolimero a traliccio. Sospensioni Showa, IMU a sei assi e elettronica avanzata con ABS cornering, Traction e Wheelie Control completano l’equipaggiamento, insieme a quattro Riding Mode e cambio elettronico bidirezionale. Qui il nostro articolo completo.
Prezzo: 12.890 euro
La seconda generazione della Multistrada V4 RS adotta il motore Desmosedici Stradale da 1.103 cm³ e 180 CV, con frizione a secco. Miglioramenti riguardano elettronica e sovrastrutture, tra cui un nuovo telaietto posteriore in titanio, 2,5 kg più leggero. Il pacchetto elettronico è ricchissimo, con Ducati Vehicle Observer (DVO) per ABS Cornering e Wheelie Control, sospensioni elettroniche indipendenti dai Riding Mode e nuove strategie frenanti Front-to-rear. Quattro Power Mode e cinque Riding Mode garantiscono gestione completa di motore e ciclistica. Ve ne parlavamo dettagliatamente qui.
Prezzo: 39.790 euro.
Aggiornata nelle sospensioni e nell’elettronica, la Multistrada V4 Rally mantiene il motore V4 Granturismo da 1.158 cm³, 170 CV e 121 Nm, con intervalli di registrazione valvole a 60.000 km. Le sospensioni semiattive con escursione di 200 mm sono gestite dal sistema Adaptive Skyhook DSS EVO, mentre radar anteriori e posteriori e il Forward Collision Warning incrementano sicurezza e assistenza alla guida. Parabrezza più ampio, pedane ridisegnate, manopole riscaldate e display TFT da 6,5†completano l’allestimento. Maggiori dettagli qui.
Prezzo: 29.190 euro
La Hypermotard V2 debutta nel 2026 con motore bicilindrico da 890 cm³, 120 CV e 94 Nm, più leggera di 13 kg rispetto alla 950. Disponibile anche in versione depotenziata a 35 kW per patente A2. Ciclistica in alluminio, telaio monoscocca stressato, telaietto posteriore in acciaio e forcellone bibraccio in alluminio garantiscono rigidità e compattezza. Sospensioni Kayaba, ammortizzatore di sterzo Sachs e impianto frenante Brembo completano l’equipaggiamento, mentre la versione SP aggiunge sospensioni Öhlins, cerchi forgiati e pinze M50. Per maggiori dettagli ecco il nostro approfondimento.
Prezzo: 15.590 euro
L'imprenditore viterbese si è spento a 66 anni. Nel 2011 vinse il mondiale Superbike con Carlos Checa e una Ducati privata
Il motociclismo italiano perde Genesio Bevilacqua, fondatore di Althea Racing e figura di spicco nel paddock della Superbike. L'imprenditore viterbese, classe 1959, si è spento lunedì 13 gennaio a Civita Castellana all'età di 66 anni. Proprietario dell'azienda ceramica Althea, aveva trasformato la sua passione per le moto in un progetto sportivo che nel 2011 ha scritto una pagina memorabile del motociclismo mondiale: la vittoria del campionato Superbike con Carlos Checa in sella a una Ducati 1098R gestita da un team privato, battendo le squadre ufficiali. Quindici vittorie in una sola stagione che hanno consacrato Althea Racing ai vertici del mondiale derivate di serie.
Il percorso di Bevilacqua nel motociclismo inizia nel 2007 con la fondazione del team, che debutta nel mondiale Supersport con una Honda. L'anno dopo l'attività si allarga anche alla Superbike e alla Superstock 1000, categoria nella quale arriva un altro titolo iridato nel 2011 con Davide Giugliano. Nel 2016 Althea replica il successo in Superstock con Raffaele De Rosa e una BMW S1000RR, confermando la capacità del team manager di individuare i talenti e costruire strutture competitive. Poche settimane fa aveva presentato la formazione Supersport 2026 con Leonardo Taccini e Alessandro Zaccone, campione uscente della MotoE.
Oltre all'attività agonistica, Bevilacqua aveva dato vita a Moto dei Miti, museo privato di Civita Castellana che custodisce una collezione di moto da competizione restaurate e mantenute in condizioni perfettamente funzionanti. La struttura, aperta al pubblico da pochi anni, racconta cinquant'anni di storia delle competizioni motociclistiche attraverso modelli che hanno segnato l'evoluzione tecnica e sportiva delle due ruote. Un progetto nato dalla passione viscerale per il motociclismo che Bevilacqua aveva sviluppato fin da giovane leggendo riviste specializzate, poi alimentata dall'amicizia con Paolo Pileri, campione e mentore che lo aveva guidato nel mondo delle corse.