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#tennis-da-tavolo #Federtennisdatavolo
La prima dedica è per suo figlio Cesare, sette anni, il tifoso più importante. “Questa vittoria è per luiâ€, dice Gimmj Mestriner subito dopo aver conquistato di nuovo (dopo il 2025) il titolo italiano nel singolare classe 3 ai Campionati paralimpici. Parole semplici, pronunciate quasi sottovoce, ma sufficienti a raccontare il peso umano di un successo costruito tra sacrifici, lavoro e sport.
L’atleta del Tennistavolo Vicenza si conferma tricolore al termine di un torneo lungo e combattuto, con trenta iscritti e un livello tecnico in continua crescita. Il 44enne di Monastier, in provincia di Treviso, ha superato in finale Alessandro Giardini della Fondazione Bentegodi di Verona, mentre il bronzo è andato a Giovanni Pilia del Cagliari Tennistavolo e a Giuseppe Armeli Moccia della Radiosa Palermo.
Dietro la vittoria c’è una storia che attraversa un quarto di secolo. “Venticinque anni fa un incidente d’auto mi ha costretto a vivere sulla carrozzinaâ€, racconta Mestriner. Lo sport arriva poco dopo, quasi come una necessità . Prima il tennis paralimpico, poi il tennistavolo. Una disciplina scoperta gradualmente, fino a diventarne uno dei protagonisti più continui a livello nazionale. Lontano dal tavolo, Mestriner lavora nell’azienda di famiglia. Dentro la palestra, invece, trova altro: competizione, amicizie, leggerezza. “Il ping pong mi diverte molto. Ci sono amici con cui scherziamo e ci sfidiamo continuamente nei torneiâ€, spiega. E dopo gli anni difficili della pandemia, il ritorno alle gare ha riportato anche una dimensione collettiva che era venuta meno.
Il tennistavolo, racconta, richiede meno sforzo fisico rispetto al tennis, ma pretende lucidità e concentrazione costante. E soprattutto, negli anni, è cresciuto in qualità . “Il livello si è alzato tantissimoâ€, osserva il campione veneto. La sensazione è che proprio questa evoluzione continui ad alimentarne le motivazioni. Perché dietro ogni titolo, per Mestriner, non c’è soltanto il risultato sportivo. C’è una quotidianità fatta di equilibrio, resilienza e passione. E sugli spalti, o davanti a un telefono in attesa del risultato, c’è sempre Cesare, il suo primo tifoso.
A cura di Fabio Paci
Ai Campionati Italiani Paralimpici di tennistavolo, in corso a Cesena, Federico Crosara conferma il proprio ruolo di riferimento nazionale nella classe 2. L’atleta della Fondazione Bentegodi di Verona ha conquistato il titolo italiano nel singolare al termine di una competizione caratterizzata da un livello tecnico particolarmente elevato. Alle sue spalle si è classificato Daniel Maris Catalin del TT Sinnai Cagliari, medaglia d’argento, mentre il bronzo è andato ad Alessio Dragna della Radiosa Palermo e a Diego Coren dei Rangers San Rocco di Udine.
Per Crosara si tratta dell’ennesimo successo di una carriera costruita con continuità e determinazione. Arrivato al tennistavolo nel 2009, l’atleta veneto è diventato negli anni uno dei protagonisti più autorevoli del panorama paralimpico italiano. Al termine della competizione, Crosara ha sottolineato soprattutto la crescita del movimento: “Fa piacere vedere qui a Cesena una partecipazione così alta di atleti: molti giovani, tanti volti nuovi. Abbiamo assistito a un bellissimo Campionato italiano, merito delle società e di chi ci crede ogni giornoâ€.
Un’attenzione particolare è stata rivolta alle nuove generazioni, sempre più presenti e competitive. “Le nuove leve crescono, cominciano a farsi valere e per lo sport italiano questo è un ottimo segnaleâ€, ha spiegato il campione veneto, evidenziando anche il progressivo innalzamento del livello tecnico della disciplina. “La gara è stata molto impegnativa. Ogni anno vedo che l’asticella si alza sempre di più. Un plauso a tutti i giocatoriâ€.
Per Crosara si apre ora una fase intensa della stagione internazionale. L’azzurro sarà atteso da numerosi appuntamenti nei prossimi mesi, in un percorso di avvicinamento ai Campionati del Mondo in Thailandia che si annuncia particolarmente selettivo. La prestazione offerta a Cesena rappresenta però un segnale importante: il livello espresso dal pongista veneto conferma una condizione solida e la volontà di continuare a essere protagonista anche sul palcoscenico internazionale con la maglia azzurra.
A cura di Fabio Paci
Federico Falco non smette di vincere. L’atleta del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa conquista il titolo italiano nel singolo classe 1, confermandosi uno dei riferimenti assoluti del tennistavolo paralimpico azzurro. Sul podio, alle sue spalle, Andrea Borgato della Radiosa Palermo, mentre le medaglie di bronzo vanno a Daniele Mondini del TT Saronno e Luca Chiarini dell’ASD Sport Vita Bologna.
Per Falco, 32 anni, bronzo alle Paralimpiadi estive di Parigi 2024, si tratta del terzo scudetto italiano nel singolo. Un successo che certifica il ritorno ad altissimi livelli dopo mesi complicati sul piano dei risultati. “Devo tantissimo al tennistavolo, ai tecnici, al Gruppo Sportivo della Difesa, di cui faccio parte da cinque mesi e che mi permette di vivere di questo sport, che ormai è diventato il mio lavoroâ€, racconta Falco. “Per anni ho militato nella società della Fondazione Bentegodi di Verona, a cui devo davvero moltoâ€. Dietro la calma apparente di Federico si nasconde una forza fuori dal comune.
Diciassette anni fa, un tuffo in piscina finito male gli provocò la lesione di due vertebre cervicali. Era poco più che un ragazzo, ma non ha mai smesso di lottare. “Durante la riabilitazione ho conosciuto Federico Crosara e suo padre: sono stati loro a parlarmi del tennistavolo. Da quel momento non ho più smessoâ€. Da allora è iniziata una carriera fatta di podi mondiali ed europei, medaglie prestigiose e successi a squadre. Oggi Falco guarda avanti con ambizione ritrovata. Nel mirino ci sono i prossimi appuntamenti internazionali, senza dimenticare i Campionati Interforze a Riccione. “L’obiettivo Mondiale in Thailandia è importantissimo. Voglio farmi trovare prontoâ€. E conoscendo Federico c’è da credere che il meglio debba ancora arrivare.
La terza giornata dei Campionati Italiani Paralimpici ha regalato spettacolo ed emozioni con l’assegnazione degli scudetti nel doppio femminile e nel doppio maschile della classe 6/10. Nel torneo femminile a conquistare il titolo italiano sono state Elena Elli del TT Saronno e Noemi Vescovo del TT Senigallia, protagoniste di un percorso brillante culminato nel successo in finale contro Anna Ortisi dello Sport Club Etna e Dalila Palillo della Fiamma Mico Riposto. Una sfida intensa e combattuta che ha premiato la maggiore continuità della coppia vincitrice.
Grande partecipazione nel doppio maschile, caratterizzato dal tabellone ricco di qualità e equilibrio. A salire sul gradino più alto del podio sono stati Leonardo Maria Coletta dell’Asd Fiaccola Castellana Grotte e Ludovico Bini del
TT Saronno, autori di una prestazione di alto livello per tutta la competizione. La medaglia d’argento è andata alla coppia composta da Lorenzo Magarelli del TT Molfetta e Alexandros Diakoumakos del Santa Tecla Nulvi, capaci di distinguersi grazie a un torneo solido e convincente. Sul terzo gradino del podio si sono invece piazzate le coppie formate da Pietro Motolese del TT Ennio Cristofaro Casamassima e Mirko Bruschi del TT Perugia, insieme a Lorenzo Cordua del Quattro Mori Cagliari e Samuel De Chiara del TT Sudtirol. Una giornata intensa che ha confermato ancora una volta il valore tecnico e umano del movimento paralimpico italiano, sempre più competitivo e ricco di protagonisti.
A cura di Fabio Paci
Nel singolo assoluto femminile di classe 5, a conquistare il gradino più alto del podio è stata Miriam Abate del CUS Torino, protagonista di una giornata intensa e carica di emozioni ai Campionati Italiani Paralimpici. Alle sue spalle si sono classificate Maria Nardelli della Polisportiva Handicappati Fiorentini e Giulia Giacon dell’Euganea 5 Cerchi Padova, al termine di una competizione che ha regalato al pubblico non soltanto grande sport, ma anche storie profonde, umane, autentiche.
Sul parquet del Pala BCC di Cesena, Miriam ha mostrato tutta la sua eleganza sportiva e la forza silenziosa di chi costruisce ogni traguardo giorno dopo giorno, senza clamore. La sua vittoria non racconta soltanto l’ottimo risultato, ma il viaggio di una ragazza che ha imparato a trasformare passione, sacrificio e sensibilità in una splendida realtà .
Ventiquattro anni, torinese, Miriam vive le sue giornate dividendosi tra studio e allenamenti, tra i libri universitari e il tavolo da gioco. Frequenta il sesto anno di Medicina e sogna di specializzarsi in fisiatria, una scelta che nasce dal desiderio profondo di restituire agli altri ciò che lo sport e la vita hanno insegnato a lei. “Vorrei mettere la mia esperienza al servizio di chi ne ha bisogno nel campo della fisiatriaâ€, racconta con semplicità , lasciando trasparire quella delicatezza che rende ancora più speciale il suo percorso.
Il tennistavolo, per Miriam, è molto più di una disciplina agonistica. È un luogo dell’anima, uno spazio in cui ritrovare equilibrio e libertà . Si allena due, a volte tre volte a settimana, seguita dal tecnico Romualdo Manna, che l’accompagna nella crescita sportiva e personale. Ma tutto è iniziato molto prima delle gare e delle medaglie, quando da bambina giocava a ping pong con il padre, quasi senza immaginare che quei momenti semplici sarebbero diventati il primo passo di una storia così intensa. Da tre anni pratica il tennistavolo a livello agonistico, e in poco tempo è riuscita a costruire un percorso fatto di sacrifici e soddisfazioni che oggi la portano a brillare sul palcoscenico nazionale.
Dietro il sorriso emozionato con cui ha accolto la vittoria c’è anche il forte legame con la sua società . “Ci tengo a ringraziare il CUS Torino e il presidente Riccardo D’Elicio per le tantissime opportunità che riescono a offrire a tutti, anche a noi paralimpiciâ€, dice Miriam con riconoscenza sincera. Parole che raccontano quanto, nello sport, i risultati siano spesso il frutto di una rete fatta di persone, fiducia e sostegno reciproco. E mentre le luci del palazzetto iniziano lentamente ad abbassarsi, lasciando spazio al silenzio dopo una lunga giornata di emozioni, resta nell’aria il senso più bello di questa vittoria: quello di un sogno coltivato con pazienza, nato quasi per gioco e diventato realtà grazie alla forza del cuore. Prima di lasciare il tavolo e godersi l’abbraccio dei compagni e degli amici, Miriam si concede un’ultima dedica, forse la più importante: “Dedico questa vittoria alla mia società . Se sono arrivata fin qui, il merito è anche del CUS Torinoâ€.
A cura di Fabio Paci
Il sogno del Quattro Mori Cagliari di tornare sul trono della Europe Cup, dopo la vittoria del 2023, non si è concretizzato.
Le ragazze allenate da Stefano Curcio si erano imposte nella finale di andata della scorsa settimana per 3-1 e questa sera sul suo campo il Linz AG Froschberg si è preso la rivincita per 3-0. Si è dovuti ricorrere al golden match e le austriache hanno prevalso per 2-1.
Un risultato amaro, che non ha premiato la bravura e il coraggio delle portacolori sarde, che, pur prive della loro n. 1 Elizabet Abraamian hanno giocato alla pari tutti gli incontri. Onore al merito al Linz, ma il Quattro Mori non si deve rimproverare nulla. Ha conquistato una meritatissima medaglia per il secondo posto e ci riproverà .
Nel primo singolare Suthasini Sawettabut ha fatto pesare la sua esperienza nei primi due parziali, che sono scivolati via a suo favore. Nel terzo è arrivata la reazione di Ma Hengyu che dal 3-3 ha condotto su 6-3 e sul’8-4 e dall’8-6 ha conquistato gli ultimi tre punti.
La teenager cinese ha insistito (4-0), ma dall’8-4 è stata superata (8-9). Ha retto l’urto, procurandosi un set-point (10-9), che non ha sfruttato. Ha annullato un match-point (10-11) e al secondo (11-12) non si è ripetuta.
Tania Plaian dal 3-3 ha dominato (8-3) e, sul più bello, dal 9-4 ha subito un decisivo break di 7-0 dalla difesa Ivana Malobabic. Nella seconda frazione la romena dal 3-3 in poi è stata avanti. Dalll’8-5 è stata riavvicinata (8-7) e dal 9-7 ha perso quattro scambi consecutivi.
Alla ripresa del gioco la croata dal 3-1 è stata raggiunta (3-3) ed è tornata in testa (7-5). Si è guadagnata tre match-point (10-7) e al secondo ha tagliato il traguardo.
Nella sfida fra le n. 3, dopo una lotta punto a punto (6-6), Miriam Carnovale ha guidato sull’8-6 e dal 9-8 è andata fino in fondo. Britt Eerland si è riscattata (5-1) e dal 5-2 ha preso ulteriormente il largo (9-2), diventando irraggiungibile.
L’olandese ha continuato la sua azione (3-1) e dal 3-2 non si è più fermata. Nel terzo parziale l’atleta di casa dal 3-1 è stata agganciata (3-3) e dal 4-4 è ripartita (6-4). Dal 5-7 l’azzurra ha calato un 5-0 letale e si è andati alla “bellaâ€, sulla distanza dei sei punti, con “sudden death†sul 5-5. Eerland è subito salita sul 4-1 e dal 4-2 ha completato il suo compito.
Al golden match Carnovale dal 5-5 si è issata sul 7-5 ed è stata appaiata (7-7). Dal 9-8 per lei, gli ultimi tre punti sono stati di Sawettabut.
Plaian è stata irresistibile (8-0) e ha rimesso tutto in discussione.
Eerland dal 4-1 è stata risucchiata da Ma Hengyu (4-4) e ha riassunto il comando (8-5). Dal 9-6 si è ritrovata l’avversaria a una sola lunghezza (9-8) e ha effettuato lo sprint conclusivo.
Applausi per tutte, al termine di una serata di grandi emozioni.
«Ci abbiamo provato fino alla fine - commenta coach Curcio - e le occasioni non sono mancate. Ma Hengyu, dopo i primi due set, aveva trovato il bandolo della matassa e nel quarto era avanti 8-4 per approdare alla “bellaâ€. Tania era in vantaggio per 9-4 nel primo parziale e per 8-5 nel secondo. Miriam è andata al quinto contro Eerland e ha perso subendo tre retine su sei punti. Nel golden match Miriam ha avuto ancora sfortuna, Tania ha dominato e Ma ha ceduto proprio alla fine. Senza Elizabet abbiamo fatto tutto il possibile e ci siamo andati vicini, ma vicini si vince solo a bocce, non a tennistavolo (e ride …). Avevamo al seguito tifosi con tamburi e trombette, che ci hanno fatto sentire quasi come a casa. Sono orgoglioso delle ragazze, hanno dato l’anima e hanno giocato una competizione meravigliosa. Mi hanno regalato emozioni che poche volte ho provato in vita mia e le ringrazio per il loro impegno, la passione e la dedizione. Mi dispiace perché non è arrivato il risultato che speravamo, ma questo è lo sport. Il prossimo anno dovremo aspettare il ranking e penso che partiremo dalla prima fase di Champions League. Gareggiare in Europa ci piace e ci carica molto. Piace anche al nostro pubblico, per cui andremo avanti».
Suthasini Sawettabut - Ma Hengyu 3-1 (11-6, 11-5, 6-11, 13-11)
Ivana Malobabic - Tania Plaian 3-0 (11-9, 11-9, 11-8)
Britt Eerland - Miriam Carnovale 3-1 (8-11, 11-4, 11-2, 7-11, 6-2)
Golden match:
Suthasini Sawettabut - Miriam Carnovale 11-9
Ivana Malobabic - Tania Plaian 1-11
Britt Eerland - Ma Hengyu 11-8
Ci sono storie sportive che non si limitano a raccontare una vittoria. Raccontano una resistenza, una scelta quotidiana, una passione che non conosce scadenze. Quella di Valeria Zorzetto è una di queste. A 57 anni, con una grinta che sembra appartenere a un’altra età della vita, la portacolori del TT Vicenza ha conquistato il titolo italiano di classe 4 nel singolo assoluto ai Campionati Italiani Paralimpici. Un successo che pesa non solo per il valore sportivo, ma per ciò che rappresenta: la continuità di una passione che non si è mai spenta. Sul podio, alle sue spalle, Maria Paola Tolu del Tennistavolo Sassari ha conquistato l’argento, mentre il bronzo è andato ad Anna Grazia Turco dell’Utopia Sport di Lecce e a Roberta Cascio della Radiosa Palermo.
Zorzetto gioca contro il tempo, ma il tempo sembra non avere presa su di lei. In campo affronta avversarie che potrebbero essere sue figlie - e forse anche sue nipoti - ma lo fa con la stessa intensità di sempre, senza concessioni, senza scorciatoie. La sua storia, però, nasce lontano dai riflettori. Residente a Montecchio Maggiore, lavora alla reception della FIS Spa, azienda chimico-farmaceutica con oltre 1.500 dipendenti. Una quotidianità fatta di equilibrio tra lavoro e sport, tra responsabilità e sogni che continuano a prendere forma al tavolo da gioco. Poi c’è il passato, quello che segna e trasforma. Alla fine degli anni ’90 un incidente stradale le ha cambiato la vita, provocando gravi lesioni alla colonna vertebrale. Un punto di rottura che per molti sarebbe diventato una fine. Per lei, invece, è stato un nuovo inizio. “Avevo 21 anni e mezzo, la vita cambiò di colpo - racconta - ma non mi sono arresa. Il tennistavolo mi ha dato tanto e sono sicura che continuerà a darmi emozioni per sempreâ€. Da lì è iniziato un percorso che l’ha portata lontano: Paralimpiadi di Atene 2004 (argento!), poi Pechino e Londra, oltre a Mondiali ed Europei che hanno scandito una carriera di altissimo livello. Un palmarès costruito nel tempo, con la stessa pazienza con cui si costruiscono le cose destinate a durare.
E oggi Valeria continua a scrivere nuove pagine. Con il TT Vicenza è arrivato anche un altro traguardo importante: la vittoria del campionato a squadre di Serie A1, tornato a casa dopo due lustri. “Mi piace stare insieme alle ragazze - racconta - è bello vivere tante soddisfazioni insiemeâ€. Parole semplici, ma che raccontano una certezza: per Valeria Zorzetto il tennistavolo non è mai stato solo medaglie. È appartenenza, è comunità , è una forma di vita che continua a darle energia, anno dopo anno. E mentre il tempo scorre, lei continua a fare ciò che ha sempre fatto meglio: restare in gioco.
A cura di Fabio Paci
Finali che raccontano una storia profonda, fatta di amicizia, rispetto e chilometri condivisi lungo la stessa strada. La finale tricolore di classe 3 ai Campionati Italiani Paralimpici di tennistavolo è stata tutto questo. Da una parte Carlotta Ragazzini, dall’altra Michela Brunelli. Due compagne di Nazionale, due amiche di mille battaglie, due atlete che si conoscono a memoria. Alla fine a sorridere è stata Carlotta, che al Pala BCC Romagnolo di Cesena ha conquistato il titolo italiano di classe 3. “Per me è il sesto titolo italiano in singolare - racconta Carlotta Ragazzini, atleta del Gruppo Sportivo della Difesa – dopo il primo conquistato nel 2019 in classe 4 e i cinque consecutivi in classe 3. Le finali contro Michela non sono mai scontate: ci alleniamo spesso insieme, siamo compagne in Nazionale e ci conosciamo benissimoâ€. Parole che raccontano quanto il tennistavolo, a questi livelli, sia molto più di una sfida sportiva. È confronto continuo, crescita reciproca, complicità . E forse proprio per questo ogni punto pesa ancora di più. Nel palazzetto romagnolo si è respirata un’atmosfera autentica. “Qui a Cesena abbiamo vissuto un appuntamento molto sentito, davvero belloâ€, sottolinea Carlotta. L’argento è andato dunque a Michela Brunelli del Tennistavolo Castel Goffredo, mentre le medaglie di bronzo sono finite al collo di Roberta Galizia del Don Bosco Varazze e di Eleonora Menin del Tennistavolo Vicenza.
Ma la grandezza di Carlotta non si misura soltanto nei successi conquistati sul tavolo. La campionessa faentina, infatti, è stata protagonista anche fuori dall’arena sportiva, regalando parole e testimonianze capaci di lasciare il segno. Nei giorni dei campionati ha incontrato gli studenti della scuola media di Cesena, mentre al Cinema Aladdin ha emozionato il pubblico con una toccante testimonianza prima della proiezione del docu-film “Vittorio a Tavolinoâ€. “Quando posso mi metto sempre a disposizione perché il tennistavolo è la mia vita e mi piace incontrare i giovani per portare il mio messaggio. Lo sport, se vissuto in maniera sana, ti aiuta anche nella vitaâ€. È forse questa la vittoria più importante: riuscire a trasformare la propria esperienza in un esempio per gli altri, soprattutto per chi sta ancora cercando la propria strada.
Intanto il calendario non concede pause. Lo sguardo di Carlotta è già rivolto alle prossime sfide internazionali: a giugno sarà in Cina per una prova di qualificazione ai Mondiali, poi a luglio volerà in Thailandia per un nuovo appuntamento decisivo. Infine, ancora la Thailandia ospiterà nel mese di novembre i Campionati del Mondo, obiettivo centrale della stagione. Perché i campioni festeggiano il presente, ma continuano sempre a rincorrere il futuro. E Carlotta Ragazzini, ancora una volta, ha dimostrato di avere il cuore giusto per farlo.
A cura di Fabio Paci
Ci sono campionesse che vincono. E poi ci sono atlete capaci di trasformare ogni vittoria in un abbraccio collettivo, in un momento da condividere con chi le sostiene, le ammira, le aspetta a bordo campo per una foto o una parola. Giada Rossi appartiene a questa seconda categoria. A Cesena, nel calore del Pala BCC Romagnolo, la fuoriclasse del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa ha conquistato il suo decimo titolo consecutivo in classe 2 ai Campionati Italiani Paralimpici di tennistavolo. Un traguardo che profuma di storia, costruito punto dopo punto, sorriso dopo sorriso. In finale ha superato Allegra Magenta del TT Nerviano, mentre sul podio sono salite anche Manuela Casu del Quattro Mori Cagliari e Alessandra Tommasini del Kras Trieste. Ma i numeri, da soli, non bastano a raccontare la dimensione di Giada Rossi. Tre medaglie paralimpiche, successi mondiali ed europei, una carriera costruita con disciplina e passione. Eppure, dopo tanti trionfi, nei suoi occhi continua a brillare la stessa emozione della prima volta.
“I Tricolori sono un appuntamento imperdibile — racconta — perché è bello ritrovarci tutti insieme e stare in mezzo alla nostra gente. È una manifestazione organizzata benissimo, con un numero di partecipanti che cresce ogni anno. Ancora una volta vince lo sportâ€. Parole che restituiscono il senso più autentico della sua avventura: non soltanto la ricerca della medaglia, ma il desiderio di rappresentare qualcosa di più grande. “Per me è un onore portare la maglia del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa, che mi permette di vivere di sportâ€. Poi il ricordo torna al 2015, al primo titolo conquistato a Torino, nell’anno del 70° anniversario della Federazione. “Oggi arrivo a quota dieci e ne sono orgogliosaâ€. Una frase semplice, ma carica di tutto il peso dei sacrifici, dei viaggi, degli allenamenti e delle rinunce.
La vita di Giada corre veloce quanto i suoi colpi al tavolo. Tra gli impegni con la Nazionale guidata dal ct Alessandro Arcigli e quelli di club, il tempo per fermarsi quasi non esiste. “Praticamente sono fuori dal 12 aprile per i tantissimi impegni sportivi. Da allora non sono ancora riuscita a rimettere piede a casaâ€. Davanti a lei ci sono nuove sfide: le qualificazioni ai Campionati del Mondo tra Pechino e Thailandia, una prova internazionale in Francia per difendere il ranking e, all’orizzonte, ancora il Mondiale. Ma soprattutto c’è un sogno che continua a brillare. “Le Olimpiadi di Los Angeles 2028 non sono così lontane. Noi lavoriamo quattro anni per quattro anniâ€. Dopo l’oro conquistato a Parigi nel 2024, il pensiero torna inevitabilmente a quell’istante che ogni atleta custodisce nel cuore: l’inno di Mameli che risuona sul podio. “Cantare l’inno alle Olimpiadi è qualcosa di indescrivibile. C’è emozione, senso di appartenenza, c’è il tricoloreâ€. E forse è proprio qui il segreto di Giada Rossi: nella capacità di continuare a sognare come il primo giorno, anche dopo dieci titoli consecutivi.
A cura di Fabio Paci
Il Portugal Open, terza tappa stagionale delle Europe Youth Series, è iniziato con le gare a squadre ieri al Pavilhão Desportivo de Olhos de Ãgua di Faro e proseguirà fino a lunedì 25 maggio.
Da domani, sabato 23, gli azzurri Giorgio Borghese (Polisportiva Trezzano), Pietro Campagna e Alice Chen Weilan (CIATT Prato), Luca Franzoni (Unione Sportiva Sarmeola), Serena Rossati (Tennistavolo Torino) e Mattia Somaini (Milano Table Tennis Academy), guidati in panchina dai tecnici Emmanuele Delsante e Andrea Paiola, disputeranno i singolari e i doppi Under 15 e Under 13.
Nei singolari Under 13 Franzoni affronterà nel Gruppo 1 domani alle ore 12,35 l tavolo 6 l’inglese Dimitar Dimitrov e alle 16,35 al avolo 2 il portoghese Duarte Mascaranhas e domenica 24 alle 10 al tavolo 2 il lituano Rapolas Petrauskas, Campagna nel Gruppo domani alle 12,35 al tavolo 3 il tedesco Niklas Wrobel e alle 16,35 al tavolo 3 l’irlandese Daniel Daly e domenica alle 10 al tavolo 3 il portoghese Janik Mahler, Somaini nel Gruppo 3 domani alle 12,35 al tavolo 5 lo spagnolo Luca Romero e domenica alle 10 al tavolo 5 il portoghese João Costa, Borghese nel Gruppo 8 domani alle 13 al tavolo 2 il portoghese Vasco Lopez e alle 17 al tavolo 1 il danese Noah Simoni e domenica alle 10,25 al tavolo 3 lo spagnolo Oriol Labarta, Chen Weilan nel Gruppo 4 domani alle 13 al tavolo 12 la lituana Kaja Tvorogal e lle 17,25 al tavolo 3 la tedesca Svenja Hepp e domenica alle 10,50 al tavolo 5 la portoghese Lara Monteiro e Rossati nel Gruppo 5 domani alle 13,25 l tavolo 2 la portoghese Leonor Sousa e alle 17,25 al tavolo 2 la tedesca Dana Haspel e domenica alle 10,50 al tavolo 6 la spagnola Fatima Burgos.
Nell’Under 15 Franzoni sfiderà nel Gruppo 1 domani alle 14,30 al tavolo 4 lo spagnolo Alexander Malov e alle 17,50 al tavolo 1 il lituano Rapolas Petrauskas, Borghese nel Gruppo 15 alle 11,20 al tavolo 1 il portoghese Vicente Cabrita, alle 15,20 al tavolo 4 il croato Ivan Smiljanic e alle 18,40 al tavolo 8 il belga Joppe Moorkens, Campagna nel Gruppo 16 alle 11,20 al tavolo 2 il portoghese Eric Pereìra, alle 15,20 al tavolo 2 l’irlandese Li Ryan e alle 18,40 al tavolo 6 il belga Florian Cambier, Somaini nel Gruppo 17 alle 11,20 al tavolo 3 l’inglese Dimitar Dimitrov, alle 15,20 al tavolo 1 il portoghese Martim Silva e alle 18,40 al tavolo 10 il tedesco Sebastian Lenz, Rossati nel Gruppo 9 alle 12,10 al tavolo 7 l’ucraina Oleksandra Bhatko, 16,10 al tavolo 6 la portoghese Matilde Sousa e lle 19,30 al tavolo 1 la svedese Ebba Elmekind e Chen Weilan nel Gruppo 10 alle 12,10 al tavolo 8 la portoghese Irina Silva, alle 16,10 al tavolo 1 l’ucraina Lidiia Shyian e alle 19,30 al tavolo 10 la tedesca Kristin Tuve.
Gli incontri in programma al tavolo 1 sono trasmessi in diretta streaming al link https://www.ettu.tv/live/1/2044.