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#news #antidiplomatico
In un messaggio alla vigilia del nuovo anno e del sessantasettesimo anniversario del trionfo della Rivoluzione Cubana, il Presidente Miguel Díaz-Canel ha indirizzato parole di fiducia e di riconoscimento al popolo dell'isola. Attraverso il social network X, il capo di Stato ha affermato che il Capodanno a Cuba è sinonimo di vittoria, convocando tutti a rinnovare questa tradizione nel 2026, dichiarato Anno del Centenario di Fidel Castro. Díaz-Canel ha definito il popolo cubano nobile, resistente e creativo, sottolineando come esso meriti di celebrare questa ricorrenza con ottimismo e convinzione. Nel suo intervento ha anche rilanciato lo storico motto di fiducia nella vittoria di fronte alle difficoltà: "¡Venceremos!".
Año nuevo en #Cuba es sinónimo de triunfo. Renovemos la tradición este 2026, Año del Centenario de #Fidel.
— Miguel Díaz-Canel Bermúdez (@DiazCanelB) December 31, 2025
Porque un pueblo noble, que resiste y crea, lo merece. ¡Venceremos!
Un abrazo. pic.twitter.com/XAfahJ8ypr
Sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda, il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha inviato un doppio saluto alla cittadinanza per l'arrivo del nuovo anno e per la commemorazione del trionfo rivoluzionario. Ha evidenziato il ruolo del popolo come protagonista di una politica estera ispirata ai principi 'fidelisti' e rivoluzionari, riconoscendo lo sforzo quotidiano, il sacrificio, l'unità e il patriottismo dimostrati di fronte all'inasprimento del blocco economico e ad altre misure di guerra ibrida lanciate dagli Stati Uniti.
En vísperas del 67 aniversario del triunfo de la Revolución y del Nuevo Año, enviamos cálidas felicitaciones al pueblo de #Cuba, protagonista de la política exterior fidelista y revolucionaria.
— Bruno Rodríguez P (@BrunoRguezP) December 31, 2025
Reconocemos su esfuerzo diario, sacrificio, abnegación, firmeza, unidad y… pic.twitter.com/n21lz9QU5H
Come da tradizione, alla mezzanotte del primo gennaio si svolgerà una cerimonia militare per commemorare l'anniversario della Rivoluzione. L'atto include il tradizionale sparo di ventuno salve di artillería dalla fortezza San Carlos de la Cabaña, all'Avana. Le autorità hanno informato che il recinto aprirà le sue porte al pubblico dalle ventitré per permettere la partecipazione popolare. Questo protocollo è stato preparato giorni fa, il ventisei dicembre, quando detonazioni sono state udite in diversi punti della capitale.
La commemorazione rimanda agli eventi storici dell'alba del primo gennaio 1959, quando il dittatore Fulgencio Batista abbandonò il paese dinanzi all'avanzata delle forze ribelli guidate da Fidel Castro. Nonostante i tentativi dell'ultima ora, sostenuti dall'ambasciata statunitense, di installare una giunta civico-militare per frenare il processo, il movimento rivoluzionario riuscì a consolidare la sua vittoria. La resa della guarnigione di Santiago de Cuba e la chiamata del leader storico della Rivoluzione a uno sciopero generale, che ricevette un sostegno massiccio in tutto il paese, segnarono l'esito definitivo.
Quel trionfo non significò solo un cambio di governo, ma l'inizio di un progetto politico e sociale che ridefinì il corso della nazione cubana. A più di sei decadi di distanza, la Rivoluzione continua a essere un simbolo di sovranità, resistenza e ricerca di giustizia sociale, valori che il governo e la società cubana rivendicano ogni primo gennaio come parte centrale dell'identità nazionale.
Data articolo: Wed, 31 Dec 2025 16:27:00 GMTCelebremos las vidas salvadas y los imposibles vencidos en 2025.
— Miguel Díaz-Canel Bermúdez (@DiazCanelB) December 31, 2025
Recibamos 2026 conscientes de que trabajando y unidos, CRECEREMOS.#Cuba ???????? #67AñosEnRevolución pic.twitter.com/ogFUCFFkcL
Il suo messaggio video di fine anno era divenuto consuetudine per gli italiani. Quest'anno il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ha scelto tuttavia un testo scritto, diffuso attraverso i suoi social, per tirare le somme di questo 2025. Nell'analizzare il concetto del silenzio in relazione alle tristi vicende del nostro paese, Grillo, dal nostro punto di vista, ci offre una fotografia in grado di dare vita anche ad i nostri pensieri. E per questo ve lo pubblichiamo per intero.
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di Beppe Grillo, 31 dicembre 2025
In questo momento dell’anno tutti fanno finta di tirare una riga, una riga immaginaria come quelle che si tracciano sulla sabbia con un dito, sapendo benissimo che basta un’onda per cancellarla.
Io questa riga non la vedo, vedo invece un accumulo di parole sprecate, usate come coriandoli, e di responsabilità lasciate cadere per terra come scontrini vecchi. Vedo un Paese che si è abituato a tutto, all’ingiustizia che diventa una procedura, al dolore che diventa una pratica amministrativa e al silenzio che viene scambiato per equilibrio.
Ho parlato tanto, ho urlato, riso e insistito. Ho detto cose scomode quando era sconveniente dirle e cose impopolari quando forse conveniva starsene zitti ma poi sono rimasto in silenzio perché arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore.
Mi sento in uno stato in cui non esiste noia, tristezza, nè dolore fisico e morale. Un bozzolo dalle dimensioni infinite. La mia immagine si rispecchia e posso vederla senza sapere dove ho gli occhi. Sembra un sogno ma dare ai sogni il loro giusto posto sarà la sfida degli anni a venire. Sono gestito da “i ritorni accelerati” in continua evoluzione chimica biologica tecnologica, ma nessuno potrà mai sostituire la mia coscienza, la percezione di me stesso.
Questo è stato un anno di sottrazione…che ha tolto più di quanto abbia dato. Ha tolto senso alle parole, voglia di spiegare; non c’è più neanche il senso del pudore, che una volta almeno ti costringeva ad abbassare gli occhi, oggi si guarda dritto in camera e si mente senza battere ciglio.
E poi c’è la giustizia, quella parola “solenne” agitata da tutti come una bandiera e usata come una clava. Ci sono cose che non entrano nei bilanci di fine anno, esistono ferite che non fanno notizia e cambiano il modo di guardare il mondo, insegnano che la verità segue percorsi tortuosi e che la giustizia spesso procede con tempi e logiche lontane da ciò che appare davvero giusto.
E la politica continua a recitare, cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, e le facce sono sempre le stesse, che come zombie si trascinano con la scorta tra i palazzi.
A fine anno si chiede fiducia all’anno che sta arrivando, ma l’anno nuovo non merita per forza fiducia automatica, la fiducia richiede attenzione, occhi ben spalancati e memoria, perché dimenticare resta il modo più semplice per ripetere sempre gli stessi errori.
Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo.
Resto qui, a guardare e a pensare…
In silenzio, perchè è la forma più elevata di presenza.
Il Ministero della Difesa russo ha reso pubblici, in una conferenza stampa, i particolari di quello che denuncia come un "tentativo di attacco terroristico" contro una residenza ufficiale del Presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod. L'episodio, avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, ha visto l'impiego, secondo Mosca, di 91 droni a lungo raggio lanciati dall'Ucraina, tutti abbattuti dalle difese antiaeree prima di raggiungere l'obiettivo.
Il maggiore generale Alexander Romanenkov, a capo delle truppe antiaeree delle Forze Aerospaziali Russe, ha illustrato con l'ausilio di una mappa la traiettoria degli UAV, partiti dalle regioni ucraine di Sumy e Chernihiv e penetrati nello spazio aereo russo attraverso i territori di Bryansk, Smolensk e Tver, diretti verso la residenza presidenziale di Dolgiye Borody. La struttura dell'attacco, suddiviso su più assi di avvicinamento, confermerebbe, secondo le autorità russe, la natura deliberatamente pianificata e scaglionata dell'operazione. Dei 91 velivoli senza pilota, 49 sarebbero stati intercettati sopra la regione di Bryansk, uno sopra Smolensk e i restanti 41 sopra Novgorod.
Le forze armate russe hanno inoltre pubblicato un video che mostra i rottami di uno dei droni abbattuti, identificato come un modello ricognitivo e d'attacco ucraino Chaklun-V, modificato e dotato, a detta di un militare intervistato, di una testata esplosiva contenente "un gran numero di elementi di striking" progettati per colpire il personale e obiettivi civili. Il Ministero afferma che questi resti costituiscono "prova inconfutabile" della natura terroristica dell'azione.

Il Cremlino aveva precedentemente sottolineato come l'attacco prendesse di mira non solo il presidente russo, ma anche "gli sforzi del presidente Trump per facilitare una risoluzione pacifica del conflitto ucraino". Una tesi rafforzata dal consigliere presidenziale Yuri Ushakov, secondo cui Trump, informato da Putin, si sarebbe mostrato "attonito e indignato" dall'accaduto. La portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha parlato di una "schiaffo" rivolto all'amministrazione USA.
Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha avvertito che "azioni avventate come questa non rimarranno senza risposta", precisando che gli obiettivi e i tempi delle contromisure militari russe sono già stati determinati. Tuttavia, ha aggiunto che Mosca non intende abbandonare i negoziati con Washington sulla crisi ucraina, pur ritenendo necessaria una revisione dell'approccio.
Da parte sua, il presidente ucraino Zelensky ha negato il verificarsi dell'incursione. Una smentita categoricamente respinta dal Ministero della Difesa russo, secondo cui Zelensky "o non è a conoscenza della reale situazione o semplicemente mente, come fa di solito".
Numerosi capi di Stato e di governo di paesi tra cui Iran, Emirati Arabi Uniti, Bielorussia, Nicaragua, India e Pakistan hanno condannato il tentativo di attacco.
Data articolo: Wed, 31 Dec 2025 14:48:00 GMTDiversi leader europei sostengono Vladimir Zelensky a danno dei loro paesi, ha dichiarato un alto parlamentare russo.
"Zelensky non risparmia alcuno sforzo per rimanere al potere. È sostenuto da diversi leader europei, che agiscono così pregiudicando i loro paesi", ha affermato il presidente della Duma di Stato russa, la camera bassa del parlamento, Vyacheslav Volodin, in un'intervista al canale televisivo Rossiya-24.
Secondo Volodin, i paesi europei hanno trasferito denaro al regime di Kiev sperando di essere compensati tramite le attività russe immobilizzate. "Ma non ci sono riusciti. E i soldi sono spariti. Sono stati sottratti", ha sottolineato.
I paesi dell'UE e del G7 hanno immobilizzato circa 300 miliardi di euro di attività russe. Quasi 180 miliardi di euro sono detenuti dal depositario Euroclear del Belgio. Il vertice UE di inizio mese non è riuscito a raggiungere un accordo sull'espropriazione delle attività russe congelate con il pretesto di un "prestito di riparazioni" all'Ucraina. Invece, hanno deciso di concedere un prestito di 90 miliardi di euro a Kiev nel 2026-2027 dai loro bilanci nazionali. Il depositario si è ripetutamente opposto all'esproprio delle attività russe, avvertendo che questo passo potrebbe portare la Russia a sequestrare attività europee o belghe in altre parti del mondo attraverso azioni legali.
Data articolo: Wed, 31 Dec 2025 14:24:00 GMT
di Agata Iacono
Dopo l'arresto del presidente dell'Associazione Palestinesi d'Italia, l'architetto Mohammad Hannoun, e di altri 8 attivisti palestinesi per i diritti umani, i canali israeliani si sono scatenati.
In particolare uno, che comunque condivide altri post Telegram di canali sionisti, "Israele senza filtri", esultando per gli arresti dei palestinesi, ha auspicato che vengano perseguiti e arrestati anche gli italiani.
Il messaggio fissato in alto, oggi sostituto con l'attacco sionista contro l'onorevole Ascari, recitava così:
"Invitiamo tutti i lettori della comunità di ISF a contribuire alla massima pressione mediatica condividendo gli articoli riportati nella nostra rassegna stampa mattutina. È funzionale a preparare il terreno della repressione, l'opinione pubblica va preparata alla necessità di allargare gli arresti a soggetti italiani."
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Incuriosita da questo screenshot che è diventato virale nelle chat e sui social, sono andata a verificare.
E ho trovato una sequenza infinita di attacchi diffamanti e violenti nei confronti dell'onorevole Stefania Ascari, che, a differenza di Fratoianni e Bonelli, non ha preso le distanze da Hannoun, fingendo di non conoscerlo e di non ricordare di aver partecipato alla conferenza stampa di solidarietà con il popolo palestinese.
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Ha pubblicato, anzi, immediatamente, un comunicato in cui si dice fiduciosa del lavoro della magistratura e ribadisce la sua ferma solidarietà con la Palestina.
Il comunicato è riportato in calce.
Ma torniamo a "Israele senza filtri", che addirittura chiede le dimissioni dalla commissione antimafia di Stefania Ascari, colpevole di aver abbracciato la causa palestinese, recandosi anche personalmente a Rafah e denunciando quotidianamente il genocidio perpetrato impunemente da Israele con la complicità anche del governo italiano.
Il canale condivide una raccolta firme contro Ascari, chiedendone la massima diffusione.
Adesso il messaggio fissato in alto nel canale è infatti il seguente:
??ESCLUSIVO: Hannoun, il Coordinamento delle Associazioni pro Israele chiede le dimissioni di Stefania Ascari
Stefania Ascari deve dimettere dalla Commissione parlamentare Antimafia. A chiederlo è il Coordinamento Nazionale delle Associazioni che ha chiesto "le dimissioni, o in alternativa l’autosospensione" della deputata del Movimento 5 Stelle dalla Commissione parlamentare Antimafia, "ritenendo sussistano profili di inopportunità istituzionale incompatibili con il ruolo ricoperto"; si legge in un comunicato.
La richiesta delle associazioni pro Israele "si basa esclusivamente su fatti pubblicamente documentati, emersi da inchieste giornalistiche e giudiziarie, e non implica alcun giudizio di colpevolezza personale, penale o politica. Dagli elementi disponibili emergono rapporti documentati tra Stefania Ascari e Mohammad Hannoun, oggi al centro di un’indagine coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo", continua una nota che fa riferimento alle inchieste con cui Il Tempo ha anticipato gli altri media.
Vengono ricordate "la partecipazione di Ascari a missioni all’estero organizzate da associazioni riconducibili al network guidato da Hannoun", e "la sua presenza in video e materiali ufficiali dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSpp), oggi sotto indagine giudiziaria antimafia", ma anche "la diffusione pubblica di inviti a effettuare donazioni a favore della stessa associazione. La stessa Ascari ha inoltre dichiarato di aver avuto rapporti con Hannoun e di aver partecipato a viaggi organizzati dalle sue associazioni".
Il Coordinamento ricorda che "la Commissione parlamentare Antimafia è un organo di garanzia che opera su flussi finanziari sospetti, reti associative transnazionali e attività monitorate dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. La contemporanea esistenza di rapporti documentati con soggetti oggi indagati dalla stessa Direzione che collabora con la Commissione configura un evidente conflitto di opportunità, indipendentemente da ogni valutazione di colpevolezza".
In altre parole, "non è in discussione la buona fede delle attività svolte, ma la tutela della credibilità e dell’imparzialità dell’istituzione", viene osservato, "per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale delle Associazioni ritiene necessario un passo indietro di Stefania Ascari dalla Commissione parlamentare Antimafia, quale atto di responsabilità istituzionale".
Oltre al Coordinamento Nazionale Associazioni firmano il comunicato:
Associazione Italia-Israele Brescia
AIISE – Associazione Italia-Israele Scaligero Estense
Israele Senza Filtri
Gruppo Sionistico Piemontese
Venice4Israel
Free4Future"
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Messaggio ripreso e ripubblicato dal giornale "Il Tempo".
Anche "Il Giornale" riprende l'appello ai parlamentari, fatto pervenire con una lettera, affinché facciano pressing perché l'onorevole Ascari si dimetta o sia sospesa.
Ecco il suo post all'indomani degli arresti:
"Sulla vicenda dei presunti finanziamenti ad Hamas e organizzazioni terroristiche ho piena e totale fiducia nella magistratura. Se dagli accertamenti degli inquirenti venissero confermati legami con terroristi questo sarebbe gravissimo. Ma è appunto quella giudiziaria l’unica sede in cui si accertano i fatti - non nei talk show o sui giornali, non con le veline di governo.
Proprio per questo respingo con sdegno le accuse infamanti che mi vengono rivolte. Si tratta di menzogne deliberate, costruite per delegittimarmi, colpirmi politicamente e per intimidire chi non si allinea alla narrazione del mainstream.
Dal 2018 ho partecipato a missioni umanitarie in Libano, Siria, Giordania, Cisgiordania, al Valico di Rafah distribuendo pacchi alimentari e beni di prima necessità a popolazioni civili ridotte alla fame; a bambini, donne e anziani disumanizzati che pagano sulla propria pelle guerre, assedi e scelte geopolitiche criminali.
Trasformare l’aiuto umanitario in un’accusa strumentale è un atto di barbarie politica e morale.
Quella in corso è una squallida operazione di fango, orchestrata da settori del governo e amplificata da giornali riconducibili alla stessa area politica, con l’obiettivo di colpire chi denuncia ipocrisie, complicità e doppi standard.
Parliamo di un governo che spreca soldi pubblici per riportare in Libia Al Masri, un boia accusato di stupri su bambini, di crimini gravissimi, mentre brandisce la parola “legalità” solo contro gli avversari, continua a giustificare il criminale genocida Netanyahu - nonostante abbia pubblicamente ammesso di aver finanziato Hamas in passato per calcoli politici.
Un governo che tenta di zittire e criminalizzare chi parla di pace, diritto internazionale e diritti umani, perché incapace di sostenere un confronto politico onesto.
È un governo che usa la stampa come arma, che colpisce sul piano personale chi non può smentire sul piano politico, che confonde deliberatamente solidarietà e terrorismo per alimentare paura e consenso.
Non accetto lezioni da chi agisce così, io non mi piego.
La verità non si cancella con il fango, e chi prova a intimidirmi dovrà assumersene fino in fondo la responsabilità politica e morale.
La mia storia, le mie battaglie e il mio impegno sono pubblici e io non mi farò intimidire né resterò in silenzio."
https://www.facebook.com/share/p/1DSqGTdK8t/
Esprimiamo la massima solidarietà all'onorevole Stefania Ascari.
E non è una formula vuota di rito.
Il suo coraggio, la sua passione, la sua umanità e la sua trasparenza spiccano nel panorama grigio e opportunista della politica parlamentare italiana, oggi più che mai.
di Alberto Bradanini
Nel cosiddetto Regno del Bene il dissenso, proprietà assiologica qualificante del termine Democrazia, non è solo demonizzato, ma ormai criminalizzato. I detentori del potere – da non confondersi col governo, dei quali questo non è altro che un obbediente servitore, pronto a tutto in cambio di un po’ di palcoscenico, carriere e denari – assumono posture radicali contro chiunque si ostini a pensare con la sua testa, senza nemmeno un’eccedenza di apprensione davanti alla realtà fattuale e alla propria coscienza. Per costoro, le nervature strutturali della società non presentano alcuna crepa. Del resto, come dar loro torto se la maggioranza, nel sonno della ragione, si lascia consumare da TV e smartphone. Eppure, ciononostante, il potere resta inquieto: il silenzio dei più, dietro le quinte del palcoscenico, suscita qualche punta di nervosismo, poiché nessun potere potrà mai cancellare l’indomita tensione di ogni essere umano verso un mondo dove regnino pace, giustizia e libertà (non di forma, ma di sostanza).
Oggi, gli usurpatori di democrazia, tra cui occupano un posto d’onore le de-stituzioni europee, Commissione e entità affini, luoghi eterei affollati da privilegiati non-eletti - oltre 60.000 persone, con stipendi stellari, al servizio di corporazioni private, il cosiddetto mercato – decidono finanche chi debbano essere i nostri nemici, in occulta complicità con i governi, senza che cittadini e parlamenti dei paesi membri (almeno quelli) ne siano stati informati e consultati.
In questo drappo funebre, cotanti geni della lampada hanno un giorno decretato lo stato di guerra de facto contro un paese il cui esercito sarebbe schierato alle frontiere e, dopo quattro anni di energico avanzamento nel sud-est dell’Ucraina, sarebbe pronto, secondo tali vaneggiamenti, a sbaragliare la potenza di fuoco (persino atomico) di 32 paesi Nato armati fino ai denti. Nessun cenno, inoltre, alla ragione di tale ipotetica invasione da parte del paese più esteso al mondo, ma fa niente.
È di tutta evidenza che siamo di fronte a una favola per bambini in età prescolare. La decretazione del nemico da combattere, abusiva secondo la nostra Costituzione e quella di molti paesi europei, ci catapulta d’amblée nella schiera dei paesi cobelligeranti a fianco dell’Ucraina, alla quale non ci lega alcun trattato di mutua difesa, che non fa parte della cosiddetta Unione e insignificante per i nostri interessi strategici. L’Italia è infatti circondata da nazioni amiche, che non hanno alcun interesse e capacità di invaderci da terra o dal mare. Insomma, un insieme di insulti giuridici e geopolitici. Si dirà, ma il nostro Paese è legato alla Nato e all’Ue e dunque … dunque cosa? Le medesime ragioni valgono infatti per le citate istituzioni, che sono obsolete, la Nato (che avrebbe dovuto sciogliersi il 1° luglio 1991 insieme al Patto di Varsavia, ma non è mai troppo tardi!) o la Ue (creatura incestuosa e distruttiva sotto il profilo politico, economico, monetario, industriale e via dicendo). Un duplice livello di asservimento che rende vuota la nozione di sovranità popolare di cui all’art. 1 della nostra Carta Fondamentale. Resta un sogno indelebile che la nostra amata Penisola sperimenti l’avvento di una diversa classe dirigente, finalmente libera da ogni infondato sentimento di inferiorità nei riguardi dei paesi nord-euro-atlantici, capace di condurci fuori da questo inferno.
2. Malauguratamente, la Macchina della Distorsione e della Menzogna funziona a meraviglia, anche se milioni di cittadini manifestano l’intento di riappropriarsi dell’uso della ragione, abbandonando i racconti di fantasia. E dunque il martello dell’oppressione torna a colpire.
Le disgrazie che colpiscono Jacques Baud, ex colonnello, membro dei servizi di sicurezza svizzeri e analista strategico della Nato, ne sono una tragica derivata. Vediamo.
Il 15 dicembre scorso la Commissione europea, con il consenso dei paesi membri deve tragicamente sottolinearsi, approva un regolamento che possiede tutti i lineamenti di una sentenza. Tale atto normativo, nel vuoto di etica politica, viola le costituzioni formali e materiali dei paesi dell’Unione, oltre che dei cosiddetti Trattati istitutivi, un groviglio inestricabile, illeggibili come sono da qualsiasi cittadino europeo di intelligenza media. Qui si seguito il dispositivo di tale vomitevole regolamento, che (massimo sopruso!) costituisce come noto fonte normativa superiore alle leggi interne dei paesi membri.
“Jacques Baud, ex colonnello dell'esercito svizzero e analista strategico, è regolarmente invitato a programmi televisivi e radiofonici filorussi. Egli agisce come portavoce della propaganda filorussa e formula teorie del complotto, ad esempio accusando l'Ucraina di aver orchestrato la propria invasione per entrare a far parte della Nato. Di conseguenza, Jacques Baud è responsabile dell'attuazione o del sostegno di azioni o politiche attribuibili al governo della Federazione Russa che compromettono o minacciano la stabilità o la sicurezza di un paese terzo (Ucraina), attraverso la manipolazione delle informazioni e l'interferenza. Questo … regolamento di esecuzione (Ue) 2025/2568 del Consiglio del 15 dicembre 2025 dà attuazione al regolamento (Ue) 2024/2642, sulle misure restrittive relative alle attività destabilizzanti condotte dalla Russia. Il Consiglio dell’Unione Europea, … vista la proposta dell'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la sicurezza considerando che … il 18 luglio 2025, l'Alto Rappresentante … ha rilasciato una dichiarazione a nome dell'Unione, in cui ha condannato … le persistenti attività illecite della Russia, che rientrano in campagne ibride più ampie, coordinate e di lunga data volte a minacciare e minare la sicurezza, la resilienza (sic.!) e i fondamenti democratici dell'Unione, degli Stati membri e dei partner…
“L'Alto Rappresentante ha sottolineato che le attività illecite della Russia si sono ulteriormente intensificate dall'inizio della guerra di aggressione contro l'Ucraina ed è altamente probabile che continuino nel prossimo futuro … L'Unione … condanna ancora una volta le attività illecite della Russia contro l'Unione, gli Stati membri, le organizzazioni internazionali e i paesi terzi (quale mirabile sensibilità da parte di tali svaporati nei riguardi di paesi terzi – quali? di grazia! n.d.r.) Data la gravità della situazione, il Consiglio reputa opportuno aggiungere dodici persone fisiche e due entità all'elenco delle persone fisiche e giuridiche, delle entità e degli organismi di cui all'allegato I … Il presente regolamento … entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale … ed è obbligatorio … e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Bruxelles, 15 dicembre 2025, per il Consiglio, la Presidente, K. Kallas”. Fine del testo.
La violenza prevaricatrice delle de-istituzioni europee genera qui un mostruoso amalgama dei tre poteri dello stato, esecutivo, legislativo e giudiziario, un’ingiuria partorita da individui irresponsabili, nella duplice etimologia del termine, poiché delle loro turpi nefandezze essi rispendono esclusivamente alla loro coscienza, vale a dire al vuoto cosmico. Tutto ciò avviene senza che moltitudini di cittadini esprimano la loro profonda indignazione! La sorte ci fa vivere in un tempo davvero moralmente cupo e ci precipita nell’inferno di un’ontologica amarezza.
È ben evidente che, seduti nei loro sontuosi uffici e retribuiti con il nostro lavoro, lorsignori servono gli interessi di “chi – direbbe C. Smitt - dispone del potere nello stato di eccezione”, vale a dire quel sovrano impalpabile che decide a suo piacimento di disattendere impunemente le leggi esistenti, nel perseguimento dei suoi funesti obiettivi, in questo caso la guerra, per riempire le tasche già piene dei produttori di morte.
In termini di peso politico poi, non deve mai dimenticarsi che in Europa nulla vien fatto o disfatto senza che Germania e Francia (le rispettive élite beninteso) siano d’accordo. Chi reputa ingenuamente che in seno all’Ue le decisioni costituiscano l’esito di un compromesso tra i 27, farebbe bene a farsi una doccia rinfrescante.
Non è un caso, infatti, che prima di Jacques Baud, a subire il medesimo trattamento (giugno 2025) sia stata la doppia cittadina svizzera/camerunense, Natalie Yomb, rea di aver criticato le politiche neocoloniali francesi in Africa Orientale. Che il paese della rivoluzione par exellence della storia occidentale, si sia piegato a tale insulto contro la libera espressione del pensiero è solo un’osservazione a margine che qualifica la cupezza dei tempi che stiamo vivendo.
Va tenuto a mente che la sanzione comminata dai citati inqualificabili individui prevede che il sanzionato non possa viaggiare (salvo rientrare nel suo paese, dal quale non potrebbe più muoversi), disporre del proprio conto in banca, essere aiutato da amici/sostenitori ad acquistare di che vivere, raccogliere i fondi per la difesa davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo e altro ancora, poiché in tal caso costoro a loro volta commetterebbero un reato! Insomma, Jacques Baud dovrebbe lasciarsi morire non solo intellettualmente ma persino fisicamente, salvo deroghe di volta in volta generosamente concesse dai suddetti maggiordomi per la spesa al supermercato.
Deve rilevarsi che il crimine di cui sono accusati N. Yomb e J. Baud – individui liberi che hanno osato pensare con la loro testa - non è previsto da alcuna norma europea o dei paesi membri. Siamo invece di fronte al famigerato reato d’opinione, quello che infastidisce il discorso del padrone, ormai fuori da ogni binario e che, messo alle strette dalla ragione e dalla competenza, non vede altra scelta che la repressione.
Secondo la civiltà giuridica nella quale pensavamo di vivere, per sanzionare qualcuno sarebbe necessario raccogliere le prove di un reato la cui fattispecie sia prevista da una legge, condurre l’imputato davanti a un giudice terzo e quindi, dopo i previsti gradi di giudizio, deliberare la sentenza. La classica ripartizione valoriale tra democrazia e autocrazia/dittatura va dileguando: chiunque ormai può essere colpito per il medesimo non-reato. Agghiacciante!
3. Durante la cosiddetta guerra fredda – quando il comunismo sovietico veniva dipinto come una minaccia incombente per la sopravvivenza dell’Occidente capitalistico - era tuttavia consentito dissentire senza rischiare la lapidazione. Se oggi il potere ha acquisito tratti così feroci, la ragione andrebbe ricercata nella hybris dei potenti, divenuti arroganti come mai davanti a un popolo incapace di opporre un minimo di resistenza. Per altri, tuttavia, la ragione di tale prepotenza– ed è questa l’ermeneutica che preferiamo – si colloca nell’autopercezione di debolezza di chi siede in cima alla piramide e vede il terreno tremare sotto i piedi.
Uno dei maggiori intellettuali viventi, Noam Chomsky, afferma che la propaganda sta alle democrazie come il bastone alle dittature. Nelle cosiddette autocrazie o dittature, la popolazione sa bene quel che è consentito e quel che non lo è, mantenendo dunque un sano scetticismo verso ciò che sente o legge. Per insondabili ragioni, invece, nelle cosiddette democrazie la popolazione ritiene che la verità e la conoscenza scaturiscano in automatico dalla libertà d’espressione, quale esito di un sistema naturalmente rispettoso dell’etica pubblica e dei bisogni dei cittadini. Nel cosiddetto mondo libero resta un mistero insoluto che l’impalcatura mediatica sia considerata intrinsecamente attendibile, salvo qualche indecoroso eccesso, quando la macchina della propaganda richiede invero una sorveglianza più sottile, poiché qui le tentazioni a discostarsi dalle verità rivelate sono maggiori rispetto a quelle in essere nelle autocrazie/dittature.
Ora, se il termine democrazia si limita a operare con delega senza riscontro, precludendo ogni profilo di partecipazione (in specie quando si ha a che fare con pace o guerra!), allora esso diviene strumento di selezione cosmetica della classe politica di servizio, nulla di più. Dinanzi a tale sciagura, i cittadini onesti di intelletto sono chiamati a opporsi a una ristretta cerchia di valletti indecorosi, tutti destinati alla spazzatura della storia: K. Kallas, Ursula Albrecht in von der Leyen e loro colleghi, insieme a coloro che hanno votato il citato sregolamento.
4. “La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione. È inconsapevole, gestita da altri. Chi ha capito non ha bisogno di consigli, chi non ha capito non capirà mai. Non biasimo costoro, essi sono strutturati per vivere e basta. Respirare, mangiare, bere, recarsi al ristorante il sabato sera, partorire, guardare la TV, assistere a una partita di calcio. Il loro mondo finisce lì. Essi non percepiscono altro. Esiste poi un esiguo gruppo di esseri umani, sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione. Essi sono difetti di fabbricazione, sono pochi, sono eretici, sono guerrieri (Carlos Castaneda, scrittore peruviano)”.
Se pertanto tale cerchia di disonorevoli intendono portarci in guerra contro un nemico fabbricato a tavolino, mandando a morire i nostri figli e nipoti, prendiamo allora la libertà di richiamare l’invito di Boris Vian (il Disertore): “Signor Presidente, se è proprio necessario spargere del sangue, si metta lei in prima fila e si senta libero di spargere il suo, insieme a quello dei suoi parenti e amici. Io la guerra l’ho fatta, mi han rubato moglie, figli, lavoro, la vita intera. Se poi vuole farmi arrestare, nessun problema, proceda pure. E anzi dica ai suoi gendarmi che quando mi troveranno sarò disarmato, e che se vogliono possono anche sparare. Signor Presidente, mi ascolti bene: io al fronte non ci vado!”. Come ci ricorda il grande poeta, Pablo Neruda, infatti: “le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono, ma non si uccidono”.
Data articolo: Wed, 31 Dec 2025 13:52:00 GMT
di Luca Busca
Recentemente ho fatto un post su Facebook in merito ai deliri di Fratoianni, il Giuda non pentito che ha tradito Mohammad Hannoun, disconoscendolo e consegnandolo alla “giustizia” mediatica come finanziatore di Hamas e del terrorismo. Tra non ricordo e altre spericolate arrampicate sugli specchi il vice portavoce di AVS, ha negato la lunga collaborazione con uno dei più importanti referenti del popolo palestinese in Italia. Come l’ultimo degli sprovveduti è caduto nella trappola della propaganda nazi-sionista, che pretende di fare di Hannoun e di tutta la solidarietà italiana al popolo palestinese il capro espiatorio su cui fondare il recupero di immagine dello Stato criminale di Israele.
Il mio post ha suscitato un putiferio di reazioni: ho dovuto bloccare un paio di nazi-sionisti e ho ricevuto minacce tra le più assurde: “ti segnalo”; “faccio vedere il post ad AVS a cui sono iscritto”; “ti devi vergognare”; “queste stronzate non si possono sentire” (anche se erano scritte); etc. etc. Quello che mi ha colpito di più sono state le reazioni indignate all’interno del gruppo “Comitato cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione”: “così fate del male ai palestinesi ...”; “Hamas è uno strumento di Netanyahu”; “Hamas è un gruppo terrorista responsabile del 7 ottobre”; “la violenza di Hamas va condannata come quella di Israele”; “i Gazawi sono i primi a non sopportare Hamas”. Fa impressione il livello di ignoranza di persone che si proclamano a favore del popolo palestinese, di Sinistra, difensori dei Diritti e della Costituzione e, immagino, del Diritto Internazionale.
Mi sembra il caso, quindi, di riepilogare i fatti di questi giorni e, soprattutto, recuperare un po’ di nozioni in materia di Diritto Internazionale. In primo luogo Mohammad Hannoun è un cittadino palestinese, con cittadinanza giordana, è nato nel 1962 e vive in Italia, a Genova, dal 1983. È laureato in architettura e nel 1993 fonda l’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp), con la quale raccoglie fondi da destinare alla sopravvivenza del popolo palestinese, vessato dai soprusi israeliani. Per ovvie ragioni non è ben visto dalla lobby nazi-sionista che da anni lo perseguita spiandolo e indagando sui suoi movimenti fisici e finanziari.
Nel frattempo a livello mondiale l’immagine di Israele è tracollata come mai prima d’ora. Il genocidio, che continua imperterrito a Gaza, e la pulizia etnica in atto in Cisgiordania con l’ulteriore ampliamento dell’occupazione di territori palestinesi, ha indotto anche l’opinione pubblica italiana, generalmente sonnolenta, a indignarsi per il massacro di bambini mediante violenza e fame praticato dallo Stato criminale di Israele. Per far fronte al problema la lobby nazi-sionista italo-israeliana ha attuato la solita strategia della “distrazione delle responsabilità”. La colpa dell’accaduto deve ricadere sui palestinesi, è stato Hamas con l’attacco del 7 ottobre 2023, ad avviare il “conflitto”. Hamas è un’associazione terroristica pericolosissima che ha cellule (chissà se attive o dormienti?) anche in Italia.
Come capro espiatorio, viene individuato il personaggio più in vista della comunità palestinese e il più idoneo per screditare l’intero il movimento solidarietà e, di conseguenza, di protesta che si è costituito a fatica in Italia. Per realizzare il piano, sembra che la Procura si sia fatta aiutare per raccogliere ulteriori prove in Palestina. Qui sarebbero intervenuti i più efficienti Servizi Segreti del mondo, quel Mossad che ha lavorato sotto copertura per tre anni pur di rifilare cellulari e cercapersone esplosivi ai leader di Hamas. Lo stesso che, però, non ha saputo prevedere il 7 ottobre e ha lasciato sguarnita la linea di confine tra Gaza e Israele da cui partì l’attacco. Misteri dell’efficienza a intermittenza!
“Una grande parte dei «gravi indizi di colpevolezza» nei confronti degli indagati è, infatti, costituita da documentazione trasmessa dallo Stato di Israele «tramite i canali della cooperazione». Non, dunque, dall’autorità giudiziaria israeliana all’esito di rogatorie internazionali e con il rispetto di tutte le garanzie procedurali. Bensì, dall’esercito israeliano (Idf) «nel corso di operazioni militari»: l’operazione «Scudo difensivo» del 2002 e quelle che, dopo l’attentato del 7 ottobre 2023, hanno raso al suolo Gaza.”
(Fonte ilmanifesto.it/quei-gravi-indizi-raccolti-senza-garanzie)
Queste prove inoppugnabili sono essenzialmente foto, probabilmente relative a incontri tra Hannoun e altri attivisti palestinesi; dichiarazioni pubbliche del capro espiatorio; intercettazioni telefoniche. Di particolare rilievo secondo l’accusa gli incontri con Ismail Haniyeh, leader di Hamas assassinato da Israele nel luglio del 2024. Cioè, rilevante non è l’omicidio ma gli incontri con Hannoun. Tra le telefonate la più riportata dalla stampa filosionista è stata quella in cui Hannoun avrebbe dichiarato: “Noi ci sacrifichiamo con i soldi, loro ci mettono il sangue”. Situazione che riguarda oltre duecentomila palestinesi di Gaza.
In sostanza il castello accusatorio si fonda sul fatto che “fossero tutti consapevoli della destinazione reale delle raccolte dei fondi. Soldi che finivano anche «alle esigenze operative dell’ala militare», al sostegno «delle famiglie dei martiri, dei feriti e dei prigionieri».”
(Fonte l’incommensurabile, irraggiungibile www.open.online-inchiesta-finanziamenti-hamas-hannoun-intercettazioni).
Questo procedimento in sostanza si basa sulla criminalizzazione di Hamas. Si dà per scontato che Hamas sia un’organizzazione terroristica, priva di alcun riconoscimento politico e giuridico.
Se a livello mediatico lo stigma della propaganda nazi-sionista ha sicuramente un valore enorme, risulta difficile capire come un preconcetto possa aver valore a livello giuridico. Hamas nasce nel 1987, sotto la pressione della Prima intifada, come ramo politico palestinese dei Fratelli Musulmani. Raccolse sempre maggiori consensi grazie alle attività di sostegno sociale della popolazione vessata da Israele, al radicamento sul territorio e alla lotta alla corruzione che pervadeva l’Autorità Nazionale Palestinese guidata, fino al 2005, dall’altra forza politica palestinese, Fatah di Mahmud Abbas, in arte Abu Mazen. Nel 2006 i palestinesi scelsero a grande maggioranza di essere rappresentati dalla forza politica che consideravano più idonea ad affrontare le costanti violazioni del Diritto internazionale dello Stato criminale di Israele. Con un’affluenza del 75%, Hamas si aggiudicò 74 seggi su 132, mentre Fatah si fermò a 45.
Da allora Israele, con la complicità di Fatah, ha impedito ad Hamas di prendere il controllo politico della Cisgiordania, dividendo lo Stato Palestinese in due: Gaza sotto il controllo, legittimo, di Hamas; sotto la finta amministrazione di Fatah la Cisgiordania ha continuato a subire la costante espansione della colonizzazione israeliana. Va notato che, a oggi, Hamas non è mai stata condannata da tribunali internazionali come la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) o la Corte Penale Internazionale (CPI) come associazione terroristica. Inoltre, nonostante i tentativi da parte degli Stati Uniti e di Israele, anche l’ONU non ha mai riconosciuto Hamas come associazione terroristica.
Al contrario in più occasioni alti funzionari delle Nazioni Unite hanno definito Hamas come “l’autorità che de facto governa a Gaza, ha capacità politiche e militari”. In altre si fa riferimento al "popolo palestinese e i suoi rappresentanti legittimi" o al "diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese". In sostanza Hamas è il referente politico e militare che governa Gaza e che sarebbe legittimato, dal voto del 2006, a governare anche la Cisgiordania. D’altra parte non potrebbe essere diversamente visto che all’ONU su 193 paesi ben 157 hanno riconosciuto la Palestina come Stato sovrano e, quindi, implicitamente anche l’autorità di Hamas.
Molti di questi paesi intrattengono regolari relazioni diplomatiche e commerciali con Hamas. In sostanza solo gli Stati Uniti e una piccola parte delle sue colonie si ostinano a definire Hamas come associazione terroristica. Inoltre, non si capisce per quale motivo anche l’amministrazione Trump, sia sceso a patti per raggiungere un accordo di pace, anche se finto, con un’organizzazione terroristica, contraddicendo così ogni presupposto etico e morale del credo pseudo–democratico occidentale.
In conclusione sarebbe arrivato il momento di sospendere i giudizi e le espressioni di gradimento personali nei confronti di un’autorità statale e prendere atto della situazione reale. Hamas è l’espressione politica del popolo palestinese, è l’interlocutore del loro Stato e gestisce l’esercito di liberazione. Poco importa se i suoi ideali piacciano poco ai governi delle colonie americane, il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese va rispettato ai sensi del Diritto internazionale. Ordinamento giuridico, questo, che in Medioriente viene violato quotidianamente e a farlo è lo Stato criminale di Israele, non Hamas. Chi commette un genocidio, chi vìola la sovranità di uno Stato occupandone i territori e uccidendone i cittadini civili va fermato, non chi cerca di difendere la popolazione da questi soprusi.
Tantomeno va fermato chi raccoglie fondi per sostenere questa popolazione, vittima di vessazioni da oltre settant’anni. Perseguire Mohammad Hannoun per i suoi contatti con le autorità locali palestinesi, per altro assassinate da Israele, e perché forse queste ultime avrebbero gestito parte dei fondi raccolti è semplicemente ridicolo. È come perseguire la Rai per aver avuto contatti con la Regione Abruzzo in merito alla raccolta fondi organizzata in occasione del terremoto dell’Aquila nel 2009.
di Giuseppe Giannini
In Italia, da un pò di tempo, è in atto una preoccupante strategia politico-comunicativa, che ispira conservatori e cd. socialdemocratici, e che non tollera altre opzioni. Essa, alla fine, si risolve nel rafforzamento del regime al governo. E' un modello che detta l'agenda ed è verificabile anche in quei Paesi una volta considerati democratici. Non parliamo dell'Ungheria o del blocco di Visegrad ma di nazioni come la Francia, la Germania o l'Inghilterra, nei quali l'escalation repressiva fa concorrenza alle autocrazie. La narrazione tossica parte dalla gestione del covid, si rafforza con il conflitto ucraino-russo, e diventa ancora più invadente e falsa con l'impunità dei crimini israeliani. Uno Stato, quello gestito dai sionisti, abituato da sempre a non rispettare il diritto internazionale e le risoluzioni dell'ONU, e che insieme ai suoi coloni si rende colpevole del genocidio e di ogni sorta di crimini contro l'umanità (le detenzioni arbitrarie, le torture, gli stupri).
Palesamente in guerra non contro un nemico visibile (un altro esercito armato), ma con la scusa di dare la caccia ai membri di Hamas, che esso stesso ha contribuito a rafforzare, delegittimando le altre organizzazioni storiche, e facendo transitare i fondi dal Qatar, Israele sta operando la pulizia etnica della popolazione civile palestinese, questa si dichiarata da ministri, coloni, fanatici religiosi e, purtroppo, da gran parte della società ebraica. Perchè, secondo loro, un arabo, in quanto tale, va eliminato, poichè non umano essendo assimilabile agli animali. E' lo stesso Stato, che riceve il sostegno politico-economico, logistico, e di rifornitura di armi dai suoi alleati e complici dell'Occidente, che utilizza la propaganda mediatica e la repressione delle forze di polizia e dei provvedimenti degli esecutivi, per identificare, categorizzare e mettere a tacere chiunque provi ad indignarsi dinnanzi al gratuito e reteirato oceanico spargimento di sangue innocente.
La voce di Israele è quella che non accetta contraddittorio, e per far questo elimina i testimoni scomodi. Uccidendo centinaia di giornalisti e gli operatori umanitari. E, dopo aver accusato, in assenza di prove, di fiancheggiamento ad Hamas esponenti delle Nazioni Unite, intellettuali ed organizzazioni della società civile, impedisce alle ONG di portare aiuti alla popolazione occupata. Nel vergognoso racconto nostrano le vittime, a volte, cambiano, perchè anche l'accanimento personalizzato può stancare. Così, dopo i manifestanti di "Palestina libera dal fiume al mare" e la relatrice Francesca Albanese ora è il turno degli esponenti più vicini alla comunità palestinese. Prima è toccato all'imam di Torino, vano il tentativo di espulsione in mancanza di elementi fattuali, mentre adesso sotto i riflettori della giustizia è il presidente della Associazione dei palestinesi in Italia (API) Mohammad Hannoun. Accusato di terrorismo! Stando alle intercettazioni e alle perquisizioni risultano affermazioni e fondi a sostegno di Hamas.
In pratica, i soldi raccolti per la popolazione palestinese sarebbero stati versati a diverse associazioni con sede a Gaza o nei Territori Occupati che, in base alle sole dichiarazioni dello Stato ebraico, sono da considerare illegali perchè, in qualche maniera, collegate ad Hamas. E' compito della giustizia (sempre più sotto pressione e sempre più condizionata da ingerenze esterne, politiche e di una certa opinione pubblica) fare il suo corso, ma l'attendibilità di uno Stato che nega i suoi crimini dove sta? L'esecutivo israeliano accusa di antisemitismo ogni voce critica. Uguale è il comportamento degli alleati. Quante ne abbiamo sentite negli ultimi anni. Dai membri dell'ONU ed i giudici delle corti di giustizia internazionale considerati covo di antisemiti e minacciati di morte, alle missioni della Flottila al servizio di Hamas, fino al recente arresto dell'attivista Greta Thunberg, in quanto sostenitrice della Palestine Action.
Quindi colpevole non è chi mette in pratica il genocidio ma chi lo denuncia! In questo quadro viene in rilevanza la proposta di legge Gasparri, fatta propria anche da Delrio, che mette sullo stesso piano l'antisionismo e l'antisemitismo. E che fa proseliti negli altri Stati europei e nella stessa UE dove, esponenti "ambigui" delle istituzioni come la von der Leyen o la Picierno sono tra i fomentatori dell'insensato clima di guerra. Come è strana la giustizia nelle democrazie liberali. Spostare l'attenzione e martellare mediaticamente sono tecniche di distrazione funzionali alla perpetuazione dei crimini. Il punto è che le accuse, tutte da verificare, provengono, e sono accettate acriticamente (la "cooperazione" della DDA di Genova), da Israele. Un salto qualitativo nella informazione che, se in qualche modo è riuscita, finalmente, a sdoganare il termine genocidio (impensabile sino a qualche mese fa), ha già dichiarato il suo verdetto. Se per i sionisti sono tutti antisemiti e colpevoli, sulla base di dichiarazioni decontestualizzate ed in assenza di crimini, mentre i reali orrori vengono tollerati, il beneficio del dubbio è il minimo.
La stessa prassi è quella riguardante la guerra della Nato in Ucraina. Guerra preparata da un decennio per smantellare il governo russo e per mettere le mani su quella parte dei territori ancora, parzialmente, autonomi dalla visione occidentalocentrica. Il buffone di corte Zelensky, che da persona corrotta assurge al ruolo di pedina-eroe per una resistenza da inventare. Con il sostegno di coloro che, all'epoca dei fatti del Donbass del 2014, erano critici e cercavano di capire le ragioni dei russi, ma successivamente all'invasione, invece, in un'opera di trasformismo dettate dalle supreme ragioni atlantiste, oggi sono diventati i protagonisti della propaganda a senso unico (è il caso, ad esempio, dell'inaffidabile Calenda, giunto a tatuarsi il simbolo nazionalista ucraino che tanto piace ai filonazisti eredi di Bandera). Anche in questo caso, tutte le voci critiche ed indignate vengono trasformate in filoputiniane. Una delle ultime vittime è il professor Angelo D'Orsi. Il giornalismo di regime è vergognoso (ricordiamo la lista di proscrizione del Corriere della Sera del 2022?).
Ogni tentativo di dialogo viene spento sul nascere. Putin è disposto a prendere in considerazione un eventuale accordo? ecco subito pronto un attentato terroristico ucraino per destabilizzare il clima (è successo con la figlia di Dugin, con il sabotaggio del gasdotto Nord Stream e, recentemente, con l'uccisione di un generale dell'esercito russo). All'interno di questo clima i vertici militari invitano alla guerra preventiva, i governi alla leva volontaria per il supporto della guerra infinita, e Putin, allora, si dichiara pronto a reagire, e cosa titolano i nostri media: "Putin minaccia l'Europa". Insomma, c'è un filo rosso che minaccia la stabilità delle democrazie, è che è figlio di quel multilateralismo a giorni alterni, che tanto piace a Mattarella, che parla della supremazia del diritto internazionale, eppure non fa nulla per farlo rispettare.
P.S.: Lo stesso giorno dell'arresto del presidente dell'API, i solerti media italiani, ci ricordano che quarant'anni fa (il 27 dicembre 1985) ci fu l'attentato terroristico palestinese all'aeroporto di Fiumicino, considerandolo come una lunga sequenza di attentati di matrice islamica, che caratterizzò le vicende europee negli anni '70 e '80. Certo, ci furono episodi cruenti e drammatici, come quello dell'Organizzazione Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco nel '72 ed altri attentati e il sequestro dell'Achille Lauro, ma di lì a descrivere il periodo come contrassegnato da un clima di perenne terrore ce ne passa. Anche queste "notizie", insieme alle immagini degli agenti dell'antiterrorismo, che prelevano i documenti e i soldi incriminati destinati ad Hamas (ripetiamo, sempre in base all'impulso e alle informative israeliane) dalla cassaforte (dove avrebbero dovuto conservarli?), fanno parte di quella propaganda occidentale che non vuole sentire ragioni oltre le proprie.
Data articolo: Tue, 30 Dec 2025 22:29:00 GMT
di Fabrizio Poggi
Non c'era nemmeno da dubitarne che i fogliacci di regime avrebbero reagito da soliti filibustieri quali sono alla notizia dell'attacco di droni ukro-nazisti alla residenza di Vladimir Putin al Valdaj. Per il Corriere della Sera, sono indubitabili le parole di Vladimir Zelenskij, secondo cui «questa è una tipica menzogna russa» e, aggiungono da via Solferino, vedete bene che si tratta di «una pura invenzione, da spendere per giustificare nuovi raid sul paese invaso». La ritrita nenia liberal-farsesca su “aggredito” e “aggressore”, che ignora volutamente le condizioni storiche e politiche che hanno portato al conflitto.
Più “sottile” l'approccio di Repubblica, che, al pari de La Stampa – la velina è con ogni evidenza la stessa, passata di redazione in redazione – gioca sui numeri dei droni e assicura i lettori che «i dati sballati di Lavrov portano al falso attacco».
In ogni caso, va da sé che, trattandosi dell'ennesimo attacco terroristico dei nazisti di Kiev, i fogliacci italici parlino di «presunto attacco» e scrivano che «A quindici ore dall’incursione denunciata da Mosca non è stata presentata una sola prova... l'assalto contro la dimora del presidente invece resta avvolto nel buio, senza alcun riscontro». Si fosse trattato di qualcosa che avesse toccato un qualunque edificio ucraino, non ci sarebbero stati dubbi sulla “matrice di Mosca”. E che diamine. Qui, invece, non si è «fornito un solo elemento concreto di questa battaglia che avrebbe dovuto impegnare dozzine di batterie contraeree, di caccia e di radar coinvolgendo centinaia se non migliaia di militari. Sono indizi che sembrano accreditare la tesi di Kiev: il raid contro Putin è una “false flag”, inventata per giustificare l’escalation e demolire i negoziati». Migliaia di militari; e perché non milioni? Già che ci siamo, facciamo le cose in grande e non se ne parli più. Eh, caro mio, qui non c'è che da «accreditare la tesi di Kiev: il raid contro Putin è una “false flag”, inventata per giustificare l’escalation e demolire i negoziati». Nemmeno il più flebile dubbio, anche soltanto buttato là per tentare di accreditarsi come “fonte imparziale”, che si tratti proprio del contrario e che qualcuno, a Bruxelles, o magari a Londra, allarmato per la possibilità che il piano di Donald Trump vada in porto e l'accordo di Washington con Moskva porti a un accordo di pace completo, costringendo Zelenskij ad adeguarvisi, abbia gettato il sasso per scompaginare il tavolo e rimettere tutto in discussione. Magari anche nonostante lo stesso Zelenskij, per accelerarne l'uscita di scena. D'altronde, non c'è da aspettarsi altro da chi, come i giornalacci di regime, finge da anni di ignorare il ruolo avuto da Boris-Macbeth-Johnson nell'affossare le trattative a Istanbul nel 2022, proprio quando si era in prossimità di un'intesa.
Dopotutto, proprio in queste ore si sta rafforzando l'ipotesi, che circola ormai da tempo, di una svolta ai vertici nazigolpisti, con Londra che avrebbe definitivamente optato per mettere da parte Vladimir Zelenskij e insediare al potere a Kiev l'ex comandante in capo Valerij Zalužnyj, con l'obiettivo di concludere un accordo fittizio con la Russia. Questa è almeno la tesi avanzata da Kim “Dotcom” Schmitz, fondatore dei siti di condivisione file Megaupload e Mega. Attenzione, dice Schmitz: «Zelenskij non c'è più. L'MI6 ha preparato e sta inviando a Kiev il principale nazista, Zalužnyj, per prendere il potere. Gli è stato ordinato di concludere una tregua con Putin e preparare l'Ucraina a un nuovo conflitto dopo la presidenza di Trump. I russi non devono in nessun caso riconoscerlo come leader dell'Ucraina. È un burattino dei servizi segreti britannici».
Ma, in generale, come sta la faccenda? Secondo Kirill Strel'nikov, che ne scrive su RIA Novosti, sia i "catastrofisti" di casa che i russofobi occidentali sono stati praticamente unanimi nell'interpretare le fughe di notizie sulle cosiddette "concessioni" della Russia nei negoziati con gli americani: l'unica differenza stava nei dettagli e negli epiteti. Ora, con la reazione russa all'attacco su Valdai, diventa chiaro quali fossero le concessioni e cosa ne sarà di esse. Si può sorvolare sugli “auguri natalizi” omicidi recitati da Zelenskij all'indirizzo del presidente russo; ma l'attacco del 28 dicembre dimostra, a parere di Strel'nikov, che la junta di Kiev aveva già allora deciso di attentare alla vita di Putin. Ma, soprattutto, bisogna notare che i droni ucraini sarebbero stati lanciati un paio d'ore prima dell'inizio dell'incontro Trump-Zelenskij in Florida: segno che l'esito dell'incontro era già chiaro in anticipo e non era affatto positivo per i nazisti di Kiev.
Sin dall'inizio, Zelenskij non ha avuto alcuna possibilità di far passare il “suo” piano: ha ribadito che le forze ucraine non avrebbero lasciato il Donbass, che ci si aspetta la presenza di contingenti militari NATO in Ucraina, che la Russia è tenuta a realizzare un cessate il fuoco a lungo termine, che Kiev potrebbe indire un referendum: in sostanza, ancora una volta condizioni inaccettabili per Moskva.
Zelenskij dunque, dopo aver ricevuto il via libera da Londra, avrebbe deciso per l'attacco. Difficile pensare che i nazisti contassero davvero di eliminare Putin. Il piano era semmai quello di obbligare Moskva a rispondere con eccessiva durezza, potendola così poi accusare di aver mandato a monte i colloqui di pace.
Ma le cose sono andate diversamente; il tentativo di assassinare Putin è stato sventato e i funzionari russi, nota RIA, invece delle consuete minacce, hanno rilasciato poche dichiarazioni secche: l'attacco è stato un atto di terrorismo di Stato, di cui Zelenskij è personalmente responsabile; è avvenuto nel bel mezzo del processo di pace e rappresenta uno schiaffo al leader americano, che fino alla fine sperava nella ragionevolezza di Kiev. Come che sia: le azioni del regime di Kiev non rimarranno senza risposta e questa non sarà diplomatica; la posizione negoziale della Russia sarà rivista in modo inequivocabile e Moskva conta sulla comprensione dei partner americani.
L'attacco di ieri, scrive Strel'nikov, vanifica le concessioni fatte dalla Russia, dal momento che è diventato «ovvio persino agli americani che l'attuale entità terroristica chiamata Ucraina, guidata da uno sciacallo impazzito, non può più, per definizione, essere oggetto di negoziati».
Dopo l'attacco, Trump ha dichiarato di essere estremamente arrabbiato per il fatto che la provocazione di Kiev sia arrivata in un "momento completamente inopportuno", di essere categoricamente contrario a un attacco alla "casa di Putin" e di non riuscire nemmeno a immaginare "azioni così folli". Ma ciò che Trump farà o non farà con Zelenskij è ormai irrilevante. Ciò che conta è come reagirà la Russia. A dispetto di cosa prevedano in Occidente, il quartiere che ospita gli edifici governativi di Kiev non sarà trasformato in un cratere, anche se Zelenskij ci spera vivamente. Non ci saranno bombardamenti spettacolari.
In ogni caso, scrive Kristina Cerkasova su Ukraina.ru, la provocazione di Kiev rappresenta un "pericoloso degrado" delle autorità ucraine, che ancora una volta hanno "toccato il fondo" e, a detta di politici e osservatori russi, l'attacco è anche un tentativo di screditare gli sforzi di Trump per risolvere pacificamente il conflitto. A causa del passaggio di Kiev al "terrorismo di Stato", afferma il politologo Jurij Barancik su Ukraina.ru, Moskva non solo lancerà un attacco militare, ma inasprirà anche i termini dei negoziati. Barancik non esclude l'uso di armi ad alta precisione, come l'Orešnik, in versione non nucleare e afferma che i territori incorporati nella Costituzione russa non sono soggetti a negoziato.
Aleksej Nechaev, leader del partito "Uomini Nuovi" afferma che l'attacco nazista è un segno del profondo declino della leadership ucraina e un duro colpo per il futuro del paese. Secondo Nechaev, i politici ucraini stanno deliberatamente portando la situazione in un vicolo cieco, facendo tutto il possibile per prolungare la guerra per gli anni a venire e ha osservato che, nonostante la Russia disponga di "modi asimmetrici di risposta", l'obiettivo strategico di Moskva nei negoziati con gli Stati Uniti rimane invariato: raggiungere una pace stabile e a lungo termine.
Roza Cemeris, della Commissione internazionale della Duma, dichiara che con l'attacco alla residenza di Putin, la junta «ha strappato la sua ultima maschera, rivelando il volto del principale terrorista di Kiev, che sorride convulsamente per la paura di un'imminente rappresaglia». La parlamentare si è detta fiduciosa che la Russia risponderà in modo duro e simmetrico, ma non interromperà i colloqui di pace.
Fuori della Russia, Michael Flynn, ex Consigliere per la Sicurezza nazionale nella prima presidenza Trump, scrive sui social che l'attacco ucraino indica un possibile coinvolgimento UE: «a mio parere: Trump vuole la pace, Putin vuole la pace, Zelenskij fa tutto ciò che la UE gli dice di fare». L'analista militare americano Andrei Martyanov, in un'intervista a Daniel Davis, ha affermato che il tentativo di attacco del regime di Kiev potrebbe innescare una risposta russa che riporterebbe l'Ucraina all'età della pietra.
In definitiva, ancora Kirill Strel'nikov dice che ci sono tutti i segnali che «la possibilità stessa di avere rappresentanti dell'attuale regime ucraino al tavolo dei negoziati sia stata ormai eliminata, così come sembra diventato «inutile, dato il ritmo dell'avanzata dell'esercito russo, discutere del ritiro delle forze ucraine dal Donbass. L'altra parte è rappresentata da terroristi, e non ci saranno più negoziati con loro; l'attuale governo di Kiev è terrorista e non può essere preservato. Punto».
E, a proposito di quanto detto sul possibile ricambio Zelenskij- Zalužnyj, pare comunque molto improbabile che una “nuova” junta guidata dall'ex capo di Stato Maggiore rappresenti qualcosa di diverso da una nuova banda nazi-banderista, addestrata dai curatori europeisti a preparare una nuova guerra, che i media di regime si preoccuperanno, alla loro maniera, di spacciare per “resistenza di un paese democratico all'aggressione di una autocrazia”.
Data articolo: Tue, 30 Dec 2025 22:14:00 GMT
di Federico Giusti
Che il potere di acquisto dei salari sia in continua erosione lo si evince anche da due semplici fatti: le svendite iniziano con giorni di anticipo rispetto al passato, i regali natalizi sono ridotti in attesa che i prezzi calino permettendo acquisti a costi decisamente inferiori
La tredicesima nel 2025 ha messo in circolazione oltre 50,5 miliardi di euro ma gli effetti da qualche anno risultano assai contenuti, soldi utili per pagare bollette arretrate e sostenere spese da tempo rinviate.
Tra rate, mutui, utenze domestiche e imposte di fine anno la tredicesima si volatizza in tempi rapidi e non avrà effetti trainanti per i consumi. L'argomento di per sè non entusiasma, la scoperta tardiva della erosione del potere di acquisto non arriva mai al cuore del problema ossia comprendere le reali cause di quanto sta accadendo ai salari e alle pensioni. Si guarda solo agli effetti, mai alle cause scatenanti che a nostro avviso sono legate alle regole adottate per rinnovare i contratti al ribasso, a quel codice Ipca che esclude dal calcolo del costo della vita i prodotti energetici, dalla assenza di meccanismi automatici per adeguare stabilmente pensioni e salari ai rincari.
Il grande clima di incertezza è acuito dalla tendenza di guardare solo agli effetti della caduta del potere di acquisto e mai alle cause, per questo finiamo invischiati nelle narrazioni parziali o pensiamo che gli elevati tassi di interesse siano più rilevanti della abrogazione della scala mobile.
Rilevante è poi il capitolo fiscale perchè il Governo ha operato scelte incondivisibili quali ridurre le tasse sul lavoro tagliando risorse al welfare, alla sanità e alla istruzione o comunque rinunciando ad adeguare i capitoli di spesa in base ai reali fabbisogni. E' innegabile che parte della tredicesima viene bruciata tra IMU , TARI ma attenzione a non cedere alle lusinghe di chi vorrebbe eliminare la tassazione perfino sulla seconda casa in una ottica antistatalista
Per tutte le ragioni fino ad oggi analizzate il Natale 2025 sarà una festività caratterizzata da parsimonia, da scelte oculate e prudenziali ma è pur vero che un ragionamento sui consumi andrebbe sviluppato includendo il Black Friday di fine novembre, gli acquisti di dicembre e quelli di inizio anno con i saldi.
Non è da ora che la erosione del potere di acquisto dei salari dovrebbe essere al centro della nostra elaborazione e iniziativa politica, ci si accorge del problema solo quando il costo della vita diventa insostenibile cedendo spesso alla idea che sia tutta colpa delle tasse.
L’indice della borsa di Milano era un anno fa inferiore del 30 per cento rispetto ai nostri giorni, di conseguenza se la ricchezza cresce in Borsa, è lì che lo Stato dovrà pescare le risorse per risanare i conti pubblici. E con questi soldi potremmo adeguare il welfare ai nuovi bisogni esigendo dalle imprese una azione indispensabile come adeguare i salari al costo della vita. Per agevolarne il compito servono nuove regole che potranno scaturire da nuovi rapporti di forza diversi da quelli attuali senza che i lavoratori continuino a soccombere al cospetto delle imprese. Siamo allora gli interessi delle classi subalterne ad avere la meglio sul primato della impresa. E solo a quel punto avrà un senso parlare di salvaguardia del potere di acquisto scegliendo le iniziative indispensabili per dare concretezza ai nostri buoni propositi.