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WORLD AFFAIRS
La Russia presenta una "prova inconfutabile" dell'attacco di Kiev contro una residenza di Putin

 

Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato, giovedì, di aver acquisito prove che dimostrerebbero il tentativo di attacco da parte delle Forze Armate ucraine contro una residenza ufficiale del Presidente Vladimir Putin.

Secondo il comunicato, i servizi speciali russi hanno effettuato un esame tecnico speciale dell'unità di navigazione di uno dei droni ucraini abbattuti nella notte del 29 dicembre 2025 sopra la regione di Novgorod, riuscendo a estrarre il file contenente il piano di volo.

"La decrittazione dei dati di routing ha mostrato che l'obiettivo finale dell'attacco del drone ucraino del 29 dicembre 2025 era una delle strutture della residenza presidenziale russa nella regione di Novgorod", ha affermato il ministero.

Nella notte del 29 dicembre, il regime di Kiev ha tentato un attacco terroristico contro la residenza di Putin nella regione di Novgorod utilizzando 91 droni, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Tutti i velivoli sono stati abbattuti dalla difesa aerea.

Il Ministero della Difesa ha pubblicato una mappa delle traiettorie di volo, precisando che l'attacco, partito dalle regioni ucraine di Sumy e Chernigov, è stato respinto sulle regioni di Briansk, Smolensk e Novgorod.

Il capo delle truppe antiaeree delle forze aerospaziali russe, Alexander Romanenkov, ha dichiarato che la struttura dell'attacco conferma “senza ombra di dubbio che l'attacco terroristico del regime di Kiev è stato deliberato, accuratamente pianificato e graduale”.

Consegna delle prove agli Stati Uniti

Il ministero ha aggiunto che i dati decriptati "saranno trasmessi alla parte americana attraverso i canali stabiliti".

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha sottolineato che tali azioni di Kiev minano gli sforzi del presidente statunitense Donald Trump, ma che il dialogo tra Russia e Stati Uniti continuerà. L'episodio è stato condannato, secondo fonti russe, da numerosi paesi.

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 16:00:00 GMT
WORLD AFFAIRS
Massacro di Kherson. Mosca: "Zelensky è disposto a uccidere donne e bambini per mantenere il potere”

 

In una dichiarazione di severa condanna, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha definito l'attacco con droni a Khorly, nella regione di Kherson, durante le celebrazioni del Capodanno, "come una dimostrazione della volontà del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky di perpetrare qualsiasi crimine pur di mantenere il potere". L'episodio, secondo quanto riferito dalle autorità russe, ha causato almeno 24 vittime civili e 29 feriti.

Il Ministero degli esteri russo ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui si afferma che "l'usurpatore di Kiev ha deciso, in un impeto di rabbia impotente, di vendicarsi sui civili indifesi", collegando l'azione militare alle recenti sconfitte ucraine sul fronte e al fallito tentativo di colpire la residenza ufficiale del Presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod, nella notte del 29 dicembre 2025. “Per mantenere il potere, [Vladimir Zelensky] è disposto ad uccidere donne e bambini, commettendo crimini simili a quello perpetrato nella Casa dei Sindacati di Odessa, nel tentativo di intimidire la popolazione delle regioni russe riunificate, che hanno legato il loro destino a quello della Russia per sempre attraverso referendum", si legge.

Secondo il Ministero degli Esteri russo, l'attacco rappresenterebbe "una brutale atrocità" che rivela "la natura misantropa e neonazista del regime di Kiev", smentendo pubblicamente, a loro dire, le dichiarazioni di pace pronunciate da Zelensky nel suo discorso di fine anno.

La responsabilità dell'accaduto, prosegue il testo diplomatico, "ricade interamente sulla coscienza dei leader occidentali, che continuano a finanziare il regime fallito con denaro e armi", accusandoli inoltre di essere "complici" della strategia militare ucraina, definita terroristica.

Il Governatore della regione di Kherson, Vladimir Saldo, aveva precedentemente confermato la dinamica dell'attacco, descrivendo l'uso di tre droni, uno dei quali equipaggiato con materiale incendiario, contro un complesso ricreativo affollato di civili. Le fiamme, ha aggiunto, hanno impedito i soccorsi immediati, con il bilancio finale che include diversi minori tra le vittime.

Il Ministero degli Esteri russo ha concluso esprimendo le proprie condoglianze ai familiari delle vittime e sollecitando la comunità internazionale a una netta presa di posizione contro quella che definisce "la deriva terroristica" del governo di Kiev, avvertendo che il silenzio equivarrebbe a una forma di complicità.

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 16:00:00 GMT
WORLD AFFAIRS
"L'Ucraina dovrĂ  affrontare inevitabili ritorsioni" - Medvedev

 

L’Ucraina dovrà confrontarsi con ineluttabili ritorsioni in seguito all’attacco contro civili nella regione di Kherson. Lo ha dichiarato all’agenzia TASS Dmitry Medvedev, Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, già Presidente del partito Russia Unita.

La dichiarazione è giunta in risposta all’attacco condotto con droni dall’esercito ucraino contro un locale e un albergo nel villaggio di Khorly. Medvedev ha sottolineato che “una persona sana di mente non ha parole per descrivere le azioni della feccia banderista”.

“Ciò che è appropriato, in questo caso, è il linguaggio spietato della vendetta. Una rapida rappresaglia è inevitabile con l’avanzata del nostro esercito”, ha affermato con decisione l’alto funzionario.

Secondo la posizione espressa da Medvedev, i sostenitori dell’ideologia banderista devono essere “eliminati ovunque si trovino, sia in Ucraina che in Europa”.

In precedenza, il governatore della regione di Kherson, Vladimir Saldo, aveva reso noto che l’attacco con droni contro un caffè e un hotel, dove dei civili si erano riuniti in occasione delle celebrazioni per il Capodanno, ha causato la morte di oltre ventiquattro persone.

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 15:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Auguri alla Bulgaria. Lettera da un Paese membro del IV Reich

 

di Alex Marsaglia

 

Cara Bulgaria,

abbiamo saputo che dal 1° gennaio 2026 l’Unione Europea allargherà a 21 i Paesi in cui circolerà l’euro come valuta. Voi siete un piccolo paese di 6 milioni e mezzo di persone, che archivierà il corso del Lev adottato nel 1880 e passerà alla valuta unica europea dopo una lunga via crucis di riforme al fine di rispettare gli standard economici richiesti. L’area comune in cui entrerete, cari bulgari, noi italiani la conosciamo molto bene, comprende 20 Stati con economie, culture e lingue totalmente differenti e oltre 340 milioni di persone tenute assieme forzosamente dall’unico scopo di finanziare l’impresa mercantilistica tedesca. Il vostro Lev bulgaro era una moneta tutto sommato stabile e forte che non avrebbe avuto alcun bisogno di entrare in un’area monetaria più grande per contenere i rischi di alcun tipo di svalutazione. La moneta bulgara era infatti già ancorata all’euro al cambio fisso di 1,95 dall’immediata epoca post sovietica: nel lontano 1997 è entrato in vigore il currency board con il FMI che di fatto vi ha tolto la sovranità monetaria. Eppure il percorso politico intrapreso nel post 1989 ha portato anche voi a cadere in pieno nella gabbia dell’euro.

Nel mese di dicembre sono arrivate sino a noi le immagini delle piazze di Sofia stracolme di persone come non accadeva dal 1990, quando avvenne l’ultima grande svolta politica del Paese con l’abbattimento del Partito Comunista Bulgaro e l’introduzione del sistema multipartitico occidentale. Da allora la storia del vostro Paese sembra aver seguito l’andamento di tutte le altre nazioni dell’est europeo finite sotto l’ “ala protettrice” della NATO prima e poi sotto la pianificazione neoliberista dell’Unione Europea. Nel 1991 una nuova Costituzione liberale ha sostituito quella di stampo socialista, basata sulle libertà sostanziali e le garanzie di godimento effettivo dei diritti. Nel 1996 il ritorno dello Zar Simeone II di Bulgaria, cacciato nel 1945 per collaborazionismo con i nazisti e poi giunto direttamente alla carica di Primo Ministro nel 2001, ha incastonato la vostra politica statale saldamente sul binario dell’ingresso nel IV Reich tedesco avvenuto infine per mano di un Governo socialeuropeista pochi anni dopo. Un destino molto simile al nostro. Ormai qui pochi lo ricorderanno, ma la vostra è la Patria di uno dei più grandi marxisti del Novecento cacciato nel dimenticatoio dalla memoria selettiva della nostra storia ormai mischiata alla propaganda nazistoide. Il leader indiscusso del Partito Comunista Bulgaro e ultimo Segretario Generale del Comintern (1935-43) Georgi Dimitrov è stato infatti innanzitutto un antinazista vecchio stampo: nel Febbraio 1933 venne arrestato dal neo-regime nazista per aver collaborato all’incendio del Reichstag, compiuto dal Compagno Von der Lubbe dopo poche settimane dall’insediamento del Cancelliere Adolf Hitler[1]. L’elaborazione teorica di Dimitrov è poi quanto di più avanzato vi sia ancora oggi in ambito di antifascismo e unità delle classi popolari contro l’imperialismo tedesco e meriterebbe di essere ritirata fuori dall’oblio in cui è stata relegata. Sarebbe importante che proprio voi bulgari vi ricordaste della sua figura, oscurata con il ritorno dei nobili e in seguito all’abbattimento del Mausoleo che le ospitava. La cancellazione della memoria storica nel post 1989 dei comunisti e antinazisti era d’altronde un’operazione politica e non poteva che marciare di pari passo con la restaurazione monarchica e nazista in Bulgaria e a ben vedere non solo lì. Infatti, se le dinamiche politiche hanno incastonato il vostro Paese sotto l’“ombrello” Occidentale, facendovi rientrare poco per volta nelle varie istituzioni guida: nel 2004 l’ingresso nella NATO e il 1° gennaio 2007 nell’Unione Europea, i personaggi e le linee politiche di una tale svolta reazionaria ritornano puntualmente e fanno capo sempre al solito nemico individuato proprio da Dimitrov: l’imperialismo tedesco. Nel suo Rapporto al VII Congresso dell’Internazionale Comunista il leader bulgaro identificava chiaramente le commistioni tra le borghesie europee, il Reich tedesco e lo sviluppo della guerra imperialista verso l’Unione Sovietica come cuore pulsante del nazismo tedesco: «il fascismo tedesco ha ricevuto dalle mani della borghesia reazionaria inglese e francese nuove posizioni militari strategiche ed economiche straordinariamente vantaggiose per l’ulteriore sviluppo della guerra imperialista»[2]. Questo avvenne  e questo probabilmente avverrà ancora. Si è cancellata la memoria, ma le forze motrici della Storia permangono e l’imperialismo tedesco ed europeo continua ad essere mosso dagli stessi interessi e ad avvitarsi intorno alle medesime costanti ideologiche. I liberali e i socialeuropeisti mantengono in piedi la facciata della politica multipartitica, ma le basi restano quelle dell’imperialismo tedesco.

I rigidi criteri di bilancio a cui è stata costretta anche la Bulgaria, nonostante il suo bassissimo indebitamento pubblico, per entrare nell’euro a partire da 1° gennaio hanno costretto a scaricare sulla vostra popolazione misure economiche vessatorie per imprese e cittadini. Alla base delle proteste di dicembre mi è parso di cogliere il vostro malcontento per l’aumento delle imposte sugli utili delle aziende, ma anche soglie di contribuzione più alte per i lavoratori. Insomma, si colpisce chi lavora. Una dinamica che noi italiani conosciamo molto bene, poiché ci ha stroncato in maniera catastrofica riducendoci da potenza industriale a periferia dimenticata e decadente. È interessante rilevare come si stia però ripetendo una dinamica simile anche nel vostro Paese, considerato uno dei più virtuosi al mondo dal punto di vista del debito pubblico. Evidentemente non basta avere il rapporto debito/PIL ben al di sotto del 60% (il vostro è al 24%) per esimersi dai piani di riforme antipopolari che mirano a fare cassa sulle spalle dei lavoratori e delle imprese. Insomma, si riscontrano delle costanti classiste sul piano della politica interna che verrà facilmente sempre di più posta sotto al giogo sovranazionale dell’Unione Europea. Ad esempio i parametri dell’inflazione nel vostro Paese, che si attesta attualmente al +5,2%, in piena crisi energetica per lo scontro in atto con la Russia, sono già ampiamente al di sopra della soglia del 2% prevista dai Trattati di Maastricht. Questo come minimo implicherà delle politiche economiche che eroderanno salari e pensioni, quindi capacità di spesa e domanda interna nei prossimi anni. E parliamo di una popolazione, la vostra, non particolarmente ricca: il reddito medio è di 1.200 euro. L’Unione Europea ha però già fatto notare come vi sia un problema di accrescimento del costo del lavoro, che si è attestato  al +9,5% nel 2024 e galoppa a tassi del +13,5% nel 2025. Quindi cari bulgari, fate attenzione perché anche voi nei prossimi anni potreste conoscere la “deflazione salariale”: quando da Bruxelles valuteranno la vostra scarsa competitività per i mercati internazionali a causa degli eccessivi costi della vostra manodopera, inizieranno a svalutare il vostro lavoro e a buttarvi sul mercato “lavorando un giorno in più guadagnando come se lavorassimo un giorno di meno” ribaltando la massima di uno dei nostri socialeuropeisti che ci traghettarono nell’euro.

Vi attendiamo all’inferno, ma vi salutiamo fraternamente, consapevoli del vostro glorioso passato da riprendere in mano per ricostruire il futuro partendo dalle garanzie per i diritti del lavoro, anziché per i bilanci di Stati imperialisti sempre più aggressivi.

[1] sull’episodio ci sono versioni discordanti, in quanto il Processo di Lipsia venne effettivamente utilizzato politicamente da Hitler per sospendere i diritti civili e porre fuori legge il Partito Comunista Tedesco. Von der Lubbe confessò sotto tortura, mentre Dimitrov e gli altri incriminati vennero assolti per insussistenza di prove.

[2] G. Dimitrov, Dal fronte antifascista alla democrazia popolare, Ed. Rinascita, Roma, 1950 p. 113

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 14:00:00 GMT
Zeitgeist
Hannoun e il mainstream

 

di Alessandro Mariani

 

Non ci si informa più,” “un italiano su tre (dato OCSE) non capisce ciò che legge”; sono entrambi lamenti ricorrenti. Sarà anche vero, ma è messo meglio chi non sbagliando i congiuntivi crede di informarsi tramite giornaloni e giornalacci o grazie ai programmi trasmessi dalle reti RAI, Mediaset e La Sette?

La cosa grave non è che la verità sia morta da tempo ma che la logica sia ormai andata stabilmente a farle compagnia. Il caso Hannoun ne è la conferma più eclatante e sconfortante. Come potrebbe spiegarsi altrimenti l’impazzimento del mondo mediatico di fronte all’arresto del leader ABSPP (Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese)?

 Non vogliamo entrare nel merito della questione – se i fondi raccolti andassero direttamente ad Hamas (con ciò che ne consegue non solo nei termini di giudizio di fatto ma anche di valore) – ma le incongruenze logiche delle motivazioni del suo arresto costituiscono un inedito pure in questa… pazza pazza Italia ormai diventata un avamposto del tracollo giuridico (e non solo) occidentale.

 

In estrema sintesi per quel che riguarda il GIP:

  • Hannoun è sotto costante osservazione da oltre un ventennio per le sue attività di sostegno alla causa palestinese
  • Le passate richieste di arresto nei suoi confronti erano state negate dal GIP
  • Nella nuova richiesta gli investigatori si sono serviti di molte informazioni trovate già all’epoca
  • A cavallo tra il luglio e l’agosto 2025 Israele ha inviato “spontaneamente” (avverbio usato nell’ordinanza di convalida dell’arresto) molti altri documenti, la maggior parte dei quali ottenuta dall’esercito israeliano in Cisgiordania nei primi anni duemila e poi recentemente nella striscia di Gaza.

 

Per quel che riguarda invece Direzione Nazionale Antimafia e Direzione Distrettuale di Genova:

 

  • Nella nota congiunta il procuratore nazionale DNA  e il procuratore DDA scrivono:

 

“Le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale”.

 

Per poi aggiungere che:

tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante”.

Ed è mancato poco che in calce non si aggiungesse l’auspicio “due popoli, due stati”… come di questi tempi farebbe una miss qualsiasi.

Insomma c’è poco da girarci intorno: i magistrati dispongono un arresto in base alle prove “spontaneamente” fornite da un governo (che è poi un eufemismo per non dire stato di Israele tout  court ) da essi stessi definito criminale e nel far ciò mascherano l’inconsistenza giuridica e l’illogicità manifesta dell’ordinanza con valutazioni morali. E cosa dire delle reazioni politiche?

Beh, qui la farsa (che ha già da tempo surclassato la tragedia) è ormai un work in progress.

 

Plaude la destra, ma non più di tanto, il referendum incombe…

Nulla quaestio della sinistra sull’operato dei magistrati, il referendum incombe…

Laura Boldrini si difende per una foto che la ritrae sorridente con Hannoun : “capita spesso ai politici di fare foto con chi lo richiede” . Chi del resto chi non vorrebbe una foto con Laura Boldrini?

Il sagace Gasparri parla di “incredibili giudizi politici” per l’excusatio non petita del procuratore Melillo (DNA) riguardante i crimini di Israele e sul punto avrebbe anche ragione se a proposito degli stessi crimini  non si riferisse ai giudizi emessi dalla “screditata corte penale internazionale”. Dal che si evince che se la Corte dell’Aja avesse una miglior reputazione, il giudizio morale di Melillo sarebbe in tal caso cosa buona e giusta. Come si possa gioire  per un provvedimento conseguente ad una combination  di discrediti giudiziari lo sanno lui e pochi eletti.

Riassumendo il tutto si può ben dire che per il mainstream giustificare e comprendere sono ormai la stessa cosa. Del resto dal mainstream, bisogna lasciarsi trasportare. I marinai lo sanno: mai contrastare la corrente! Prima o poi questa ti porterà ad un punto morto dal quale poter ripartire. Sfumato ormai ogni confine e persa ogni decenza certe soluzioni restano le migliori. Non a caso un tempo tal Ponzio Pilato fu governatore di  Palestina.

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 14:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Vittime dell’agonia del regime di Kiev. Conseguenze dell’attacco delle Forze Armate ucraine nella regione di Kherson

 

TASS, 1 GENNAIO 2027

 

Nella notte del 1° gennaio, le Forze Armate ucraine hanno utilizzato dei droni per colpire un bar e un albergo sulla costa del Mar Nero, nel villaggio di Khorly, nel distretto municipale di Kalanchak, della regione di Kherson, dove i residenti stavano festeggiando il Capodanno, - ha comunicato Vladimir Saldo, governatore della regione.

Secondo le prime ricostruzioni, 24 persone sono state uccise, tra cui un bambino, e altre 29, tra cui cinque bambini, sono rimaste ferite. È stato aperto un procedimento penale.

La TASS ha raccolto i dettagli principali dell’accaduto.

Informazioni sull’attacco

Saldo ha riferito che tre droni delle Forze Armate ucraine hanno colpito un bar e un albergo sulla costa del Mar Nero a Khorly, dove i civili stavano festeggiando il Capodanno: “Secondo le prime ricostruzioni, più di 50 persone sono rimaste ferite e 24 sono state uccise. I dati sono in fase di verifica”.

I vigili del fuoco hanno spento l’incendio alle 8:40 (ora di Mosca); la superficie totale dell’incendio era di 500 metri quadrati, - ha dichiarato a TASS Vladimir Vasilenko, portavoce del governatore.

Gli investigatori del Comitato Investigativo Russo hanno aperto un procedimento penale ai sensi dell’articolo 205 del Codice Penale Russo (atto terroristico) in merito alla morte di oltre 20 civili nella regione di Kherson a seguito di un attacco delle Forze Armate ucraine, - ha riportato Svetlana Petrenko, portavoce ufficiale del Comitato Investigativo della Federazione Russa.

 

Informazioni sui feriti

Secondo le ultime informazioni, 29 persone sono state ricoverate in ospedale, tra cui bambini nati nel 2008, 2012, 2018 e 2019. La maggior parte dei feriti si trova nell’Ospedale Distrettuale Centrale di Skadovsk, tre di loro sono stati trasportati all’Ospedale Distrettuale Centrale di Chaplin, - ha affermato Vasilenko.

Tredici persone ferite nell’attacco con i droni, tra cui due bambini, si trovano negli ospedali in Crimea e nella regione di Kherson. Sei dei feriti, tra cui bambini, sono in gravi condizioni, - ha dichiarato a TASS Aleksej Kuznetsov, assistente del Ministro della Salute.

Sono state organizzate consultazioni di telemedicina con specialisti dei centri medici federali del Ministero della Salute russo. Il Centro Federale per la Medicina delle Catastrofi sta coordinando la fornitura delle cure mediche necessarie.

Quattro persone ferite nell’attacco con i droni nella regione di Kherson sono state trasportate negli ospedali in Crimea; due sono in gravi condizioni, ha riferito il Ministero della Salute della repubblica.

Il terrorismo e l’agonia del regime di Kiev

“L’attacco terroristico a Khorly, contro donne e bambini indifesi, è un sintomo dell’agonia che il regime di Kiev sta vivendo in questo momento”, - ha affermato il governatore della regione di Kherson.

Saldo ha inoltre paragonato questo attacco delle Forze Armate ucraine alla strage di civili da parte di nazionalisti ucraini alla Casa dei Sindacati di Odessa, nel maggio 2014: “Molti sono stati bruciati vivi. Un bambino è morto. Questo crimine, nella sua essenza, è paragonabile a quello della Casa dei Sindacati di Odessa”.

La presidente del Consiglio della Federazione, Valentina Matvienko, ha dichiarato che il massiccio attacco con droni delle Forze Armate ucraine nella regione di Kherson non fa altro che convince la Russia della validità delle sue richieste e rafforzare la sua determinazione a raggiungere tutti gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale il più rapidamente possibile.

“Non c’è giustificazione per il cinismo e la brutale crudeltà della leadership di Kiev, che ha deciso di uccidere persone disarmate alla vigilia di Capodanno”, - ha scritto su Telegram.

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha sottolineato che i responsabili della morte di civili per l’attacco del regime di Kiev a un bar nella regione di Kherson alla vigilia di Capodanno sono tutti coloro “che sponsorizzano i bastardi terroristi in Ucraina”.

L’ambasciatore del Ministero degli Esteri russo per i crimini del regime di Kiev, Rodion Miroshnik, ritiene che l’uccisione di civili nella regione di Kherson alla vigilia di Capodanno debba ricevere la più severa valutazione legale e politica da parte di tutti i Paesi. Inoltre ha affermato che “l’omicidio di decine di civili da parte dei militari ucraini non può rimanere impunito”. “Il sangue e la morte di civili sono l’importo che il regime di Zelensky paga con tanta leggerezza per preservare se stesso e la sua corrotta cerchia al potere, e per eseguire il mandato dei suoi padroni europei, per i quali risulta inaccettabile la sola possibilità di porre fine allo spargimento di sangue in Ucraina”, - ha osservato il diplomatico.

Il primo Vicepresidente della Commissione per gli Affari della CSI, l’Integrazione Eurasiatica e le Relazioni con i Connazionali della Duma di Stato, Viktor Vodolatskij, ha dichiarato a TASS che “il regime di Kiev ha ordinato alle Forze Armate ucraine di assassinare brutalmente i civili nella regione di Kherson per aver scelto di vivere in Russia, un Paese libero dal nazismo, e per la loro scelta di parlare la loro lingua madre, il russo”. Il parlamentare ha inoltre evidenziato: “Il cinismo di tutti coloro che hanno emanato un tale ordine risiede nel fatto che si tratta di una vigilia di Capodanno, quando il mondo intero celebra l’arrivo dell’Anno Nuovo. L’Anno Nuovo porta con sé speranze per il meglio. Queste speranze sono state distrutte dagli attacchi di tre droni forniti dall’Europa e dai paesi della NATO”.

 

Fonte TASS https://tass.ru/proisshestviya/26067645

Traduzione di Eliseo Bertolasi

 

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 13:00:00 GMT
OP-ED
Pepe Escobar - Annus Horribilis. 2025, l'anno del crollo morale della “civiltà” occidentale



L'eccessivo desiderio di potere fece cadere gli angeli; l'eccessivo desiderio di conoscenza fece cadere l'uomo: ma nella carità non c'è eccesso; né l'angelo né l'uomo possono correre pericolo per essa.

- Francesco Bacone




di Pepe Escobar Strategic Culture

[Traduzione a cura di: Nora Hoppe]

 

 

NAPOLI e PALERMO – Attraversando l’Italia in lungo e in largo, dal Friuli e dal Piemonte alla Toscana, all’Umbria, a Roma e al sud – Napoli e Sicilia – non si riesce a scrollarsi di dosso la fastidiosa sensazione di una sorprendente cecità antropologica/culturale che sta prendendo il sopravvento su quella che è e rimane, senza dubbio, la civiltà-stato definitiva dell’intero Occidente (nessuna competizione).

Come avrebbe potuto Godard, se fosse stato ancora vivo, filmare questo malessere, che permea la reinterpretazione di Fritz Lang dell’Odissea di Omero a Villa Malaparte a Capri, ma senza la bellezza letale di Brigitte Bardot? Ahimè, tutto questo sono solo ricordi – frammenti puntellati contro le nostre rovine, per citare T.S. Eliot.

Il palcoscenico in rovina, oggi, non ha certo nulla di omerico, con l’Occidente come fantasma insignificante dal petto gonfio, che si crogiola nella propria irrilevanza, superficialità, frammentazione sociale, assenza di Spirito e assenza di Logos, alimentando la sua ossessione per una Guerra Eterna, una tragedia trattata come se fosse un gioco da bambini, e non per quello che è realmente: un abisso. Non c’è da stupirsi che a Poseidone non importi nulla di questi stupidi mortali.

Nelle conversazioni con i miei ospiti italiani, amici e nuovi conoscenti, la codardia e la mancanza di acume politico tra le classi “dominanti” europee sono emerse in modo cristallino, insieme alla loro mancanza di coraggio nel comprendere l’ascesa di un nuovo secolo multipolare (titolo del mio ultimo libro, Il Secolo Multipolare, pubblicato in Italia all'inizio di dicembre 2025).

Questa “Europa” artificiale vuole con tutti i mezzi mantenere un paradigma esausto – politicamente ed economicamente – uno status quo arcaico e anacronistico che la costringe a chiudersi in se stessa, un guscio vuoto, con conseguenze estremamente distruttive.

La bellezza accecante della Costa Smeralda, tra Amalfi e Ravello, riesce a malapena a nascondere il fatto che ciò che prevale nell’intera UE è un vuoto fisico e metafisico, perché l’Occidente ha ucciso tutto – persino la Bellezza – e l’ha sostituita con il Nulla. Regna il nichilismo.

Eppure è un eurocentrismo abietto credere che il Caos che regna in questa piccola penisola occidentale dell’Eurasia stia sconvolgendo il mondo. L’Eurasia – e l’Asia orientale – vivono appieno una dimensione in più di ottimismo e affermazione culturale.

In futuro, l’Europa potrebbe aderire a paradigmi di altre culture e, suo malgrado, persino assorbirli in un sincretismo di accettazione. Proprio come ha imposto all’intera Maggioranza Globale i suoi paradigmi e “valori” a partire dalla metà del XVIII secolo.

 

Il crollo morale della “civiltà” occidentale

Quindi, in tutto l’Occidente, il 2025 è stato un legittimo Annus Horribilis sotto più di un aspetto. Gli storici futuri lo ricorderanno come l’anno in cui il vecchio “ordine” basato su “regole” facilmente manipolabili che ha governato il mondo per decenni è stato infranto come principio organizzativo, anche se esiste ancora come apparato. Le istituzioni sono ancora “funzionanti” – per così dire. Le alleanze non si sono sgretolate – non ancora. Le “regole” continuano a essere invocate e difese. Eppure non producono effetti visibili.

Francesca Albanese ha riassunto il tutto, riferendosi al più orribile esempio di totale collasso morale della “civiltà” occidentale:

“Non avrei mai immaginato di vedere i leader europei rivoltarsi contro i propri cittadini – reprimendo le proteste, il giornalismo libero, la libertà accademica – tutto per evitare di chiamare a rispondere uno Stato genocida.”

E sì: la Storia raramente si presenta come barbarie. Spesso si presenta travestita da “civiltà”.

Ciò che abbiamo ora è un’accaparramento di terre indiscriminato e squallido da parte dell’asse USA-sionista, che sta criminalmente instaurando la nuova normalità, dall'”Emisfero occidentale” (il Venezuela è solo l’inizio) all’Asia occidentale (Palestina, Libano, Siria) e presto, forse, alla Groenlandia.

I think tank statunitensi credono in realtà che il controllo della Groenlandia, oltre all’ovvia appropriazione imperiale di risorse naturali extra, potrebbe interferire con la Rotta marittima artica russa del Mare del Nord – che i cinesi definiscono la Via della seta artica.

Non in termini geoeconomici, ma certamente in termini militari: la Groenlandia in questo caso potrebbe diventare una base ideale per le risorse ISR americane, da utilizzare per “supportare” – ovvero guidare da dietro le quinte – gli europei nella loro Guerra Eterna in Ucraina, e anche per minacciare la Cina.

In sostanza, si tratterebbe di una tattica diversiva per introdurre il principio “Dividi et impera” nel partenariato strategico tra Russia e Cina, mentre Trump 2.0 guadagna il tempo necessario per rimodellare e potenziare il complesso industriale-militare americano e combattere la guerra tecnologica sul fronte dell’intelligenza artificiale.

L’ex CEO di Google Eric Schmidt – che controlla aziende tecnologiche direttamente implicate nella guerra in Ucraina contro la Russia – è ossessionato dalla corsa all’intelligenza artificiale. La scommessa delle Big Tech negli Stati Uniti è che la corsa sarà definita entro il 2040 (i cinesi sono sicuri che sarà molto prima). Il vincitore lascerà il segno nel XXI secolo. La posta in gioco non potrebbe essere più alta: questa è una corsa, essenzialmente, tra l’Egemonia statunitense e il mondo multipolare e multinodale guidato da Russia e Cina.

 

Il signor Oreshnik è pronto a distribuire biglietti da visita

Nel 2025, le Guerre Eterne, come prevedibile, continuarono senza sosta… Ucraina e Gaza trasformate nella stessa guerra.

Per quanto riguarda l’Ucraina, il kabuki dei negoziati di “pace” continuerà nel 2026. I fatti sul campo, tuttavia, sono immutabili. La Russia continuerà la sua costante avanzata militare. Mosca devasterà sempre di più le infrastrutture ucraine. “L’Europa”, disgregata dall’interno, è un continente morto che cammina. Gli Stati Uniti non forniranno armi aggiuntive. Mosca non ha nessuna fretta, poiché ha freddamente calcolato che l’Occidente si esaurirà prima o poi.

La Russia può mettere a segno un’operazione di Oreshniking in pochi minuti, eliminando tutti i vertici delle “organizzazioni criminali” a Kiev e oltre, compresi i responsabili della NATO e dell’MI6. Come ha osservato Andrei Martyanov, i satelliti russi della serie Resurs effettuano scansioni 24 ore su 24, 7 giorni su 7 della superficie terrestre “con risoluzioni che consentono di tracciare chiunque, ovunque” e di “fornire un targeting mirato”. Quindi, perché non puntare alla testa del serpente? Perché “l’Europa uccide se stessa e 404 meglio di quanto i russi abbiano mai immaginato”.

Nel frattempo, la tecnica offensiva russa della “lumaca”, combinata con la tecnica della macchina tritatutto, ha già gradualmente distrutto l’esteso sistema di bunker allestito dalla NATO nel Donbass, superiore alla Linea Maginot. Questi metodi hanno raggiunto un rapporto di dieci a uno a favore della Russia rispetto all’Ucraina. Questo è un altro dato di fatto immutabile sul campo di battaglia. Solo gli sciocchi irrimediabili deridono la Russia definendola “lenta” e “debole”. L’offensiva della “lumaca” si estenderà fino al 2026.

Quanto alla Guerra Eterna, ora è monopolio del sistema bancario e finanziario europeo. Il Piano A – senza un Piano B – era sempre stato quello di infliggere una sconfitta strategica alla Russia. Ha fallito miseramente – e le perdite sono immense. Entra in gioco, infine, il Piano B, che non è nemmeno un piano: è la Guerra, che – come i diamanti – è Eterna, come mezzo per recuperare quegli sconcertanti costi irrecuperabili, ristrutturare – impagabile – il debito europeo e giustificare ulteriori truffe finanziarie bollate come “sicurezza”.

 

In caso di dubbio, consultare Empedocle

Torniamo al kabuki. La nuova tattica americana, in atto entro la fine del 2025, consiste sostanzialmente nell’abbandonare l’Europa – che è già un cadavere geopolitico – e cercare di “sedurre” la Russia con qualche carota diplomatica/economica apparentemente vantaggiosa per entrambe le parti, convincendo al contempo Mosca che Washington vuole integrarsi nel mondo multipolare.

Sia Mosca che Pechino sono abbastanza scaltre da capire quale rozzo gioco si stia giocando. Procederanno con estrema cautela – e in sincronia.

La Russia raggiungerà un parossismo taoista di pazienza, spiegando di essere sempre stata pronta a negoziare, ma solo rispettando i fatti sul campo di battaglia; scavando a fondo per risolvere le cause profonde del dramma NATO/Ucraina/Russia; e puntando a un accordo che ponga fine in modo definitivo alla massiccia truffa per procura della NATO.

Da parte loro, i bastardi europei continueranno ad accumulare spazzatura concettuale, definendo il progetto di Putin come “prometeico” e “ideologico”. Ma che sciocchezze. È tutta una questione di rispetto reciproco e indivisibilità della sicurezza.

Nel frattempo, la Strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti continuerà a portare avanti il ??suo attacco di Guerra Ibrida contro nodi selezionati e percepiti come deboli del Sud Globale, in particolare nell'”Emisfero occidentale”, come nei Caraibi e in America Latina.

È ancora più essenziale che i BRICS consolidino finalmente la loro azione comune – ben prima del vertice annuale in India alla fine del 2026. I BRICS devono intensificare tutti gli esperimenti economici/finanziari in quello che in precedenza ho chiamato il “laboratorio BRICS”, sulla strada per costruire un sistema di pagamento realmente alternativo, indipendente e post-occidentale, libero dalla demenza delle sanzioni occidentali.

Russia, India e Cina stanno finalmente ricombinando l’originale triangolo “RIC” di Primakov, con le loro partnership strategiche interconnesse e la crescente cooperazione in materia di commercio, agricoltura, tecnologia e, di fatto, de-dollarizzazione (non c’è bisogno di dirlo). I BRICS producono già oltre il 42% del petrolio mondiale; controllano oltre il 20% – e oltre – delle riserve auree (Russia e Cina ne hanno il 14% – e la percentuale è in aumento); e rappresentano oltre il 30% del PIL globale.

Torniamo alla luce in fondo al buio tunnel occidentale: l’Italia. Solo due mesi fa, il grande maestro di filosofia Massimo Cacciari ha tenuto una lezione magistrale ad Agrigento – capitale italiana della cultura nel 2025. Empedocle, il maestro greco presocratico, nacque lì vicino. Empedocle coniò la teoria cosmogonica dei quattro elementi classici – aria, acqua, terra e fuoco –, con Amore e Discordia che li mescolano senza sosta.

Empedocle, influenzato tra gli altri dai grandi Eraclito e Parmenide, alla fine influenzò nientemeno che Aristotele, Nietzsche, Hölderlin e Francesco Bacone.

Dovremmo reimparare, come Bacone, come osserva Cacciari, ciò che insegnò Empedocle – così da decostruire meglio il dogma angloamericano della positività: quella formula magica che diede vita al consumismo sfrenato e alla mercificazione della vita, copiata e ricopiata all’infinito dalla periferia dell’Impero del Caos, eliminando ogni riflessione etica, filosofica, semantica, sociologica, storica e politica su nozioni come “democrazia” e “libertà”.

Così tanto da fare, così poco tempo. Che il 2026 sia l’anno della Rinascita dei Presocratici. E anche l’anno della Rinascita del Figatismo: riflessione, introspezione, silenzio, ricerca dell’equilibrio interiore e, quando serve la musica, un ambiente, fisico e mentale, equivalente all’ethos giapponese del jazz-kissa.

Mentre chiudiamo un Annus Horribilis, diamo un applauso all’Uomo dell’Anno, che lo ha reso meno orribile – Ibrahim Traoré del Burkina Faso. Un bel motto sta permeando gli ambienti intellettuali più ristretti della Sicilia, storicamente multipolare: vogliamo essere il nord del Burkina Faso, non il sud della Lituania. Benedetta sia tutta quella saggezza della Magna Grecia e del Mare Nostrum.

Data articolo: Thu, 01 Jan 2026 13:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Il primo gennaio a Cuba: doppia celebrazione per la Rivoluzione e l'inizio del 2026, Anno del Centenario di Fidel

In un messaggio alla vigilia del nuovo anno e del sessantasettesimo anniversario del trionfo della Rivoluzione Cubana, il Presidente Miguel Díaz-Canel ha indirizzato parole di fiducia e di riconoscimento al popolo dell'isola. Attraverso il social network X, il capo di Stato ha affermato che il Capodanno a Cuba è sinonimo di vittoria, convocando tutti a rinnovare questa tradizione nel 2026, dichiarato Anno del Centenario di Fidel Castro. Díaz-Canel ha definito il popolo cubano nobile, resistente e creativo, sottolineando come esso meriti di celebrare questa ricorrenza con ottimismo e convinzione. Nel suo intervento ha anche rilanciato lo storico motto di fiducia nella vittoria di fronte alle difficoltà: "¡Venceremos!".

Sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda, il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha inviato un doppio saluto alla cittadinanza per l'arrivo del nuovo anno e per la commemorazione del trionfo rivoluzionario. Ha evidenziato il ruolo del popolo come protagonista di una politica estera ispirata ai principi 'fidelisti' e rivoluzionari, riconoscendo lo sforzo quotidiano, il sacrificio, l'unità e il patriottismo dimostrati di fronte all'inasprimento del blocco economico e ad altre misure di guerra ibrida lanciate dagli Stati Uniti.

Come da tradizione, alla mezzanotte del primo gennaio si svolgerà una cerimonia militare per commemorare l'anniversario della Rivoluzione. L'atto include il tradizionale sparo di ventuno salve di artillería dalla fortezza San Carlos de la Cabaña, all'Avana. Le autorità hanno informato che il recinto aprirà le sue porte al pubblico dalle ventitré per permettere la partecipazione popolare. Questo protocollo è stato preparato giorni fa, il ventisei dicembre, quando detonazioni sono state udite in diversi punti della capitale.

La commemorazione rimanda agli eventi storici dell'alba del primo gennaio 1959, quando il dittatore Fulgencio Batista abbandonò il paese dinanzi all'avanzata delle forze ribelli guidate da Fidel Castro. Nonostante i tentativi dell'ultima ora, sostenuti dall'ambasciata statunitense, di installare una giunta civico-militare per frenare il processo, il movimento rivoluzionario riuscì a consolidare la sua vittoria. La resa della guarnigione di Santiago de Cuba e la chiamata del leader storico della Rivoluzione a uno sciopero generale, che ricevette un sostegno massiccio in tutto il paese, segnarono l'esito definitivo.

Quel trionfo non significò solo un cambio di governo, ma l'inizio di un progetto politico e sociale che ridefinì il corso della nazione cubana. A più di sei decadi di distanza, la Rivoluzione continua a essere un simbolo di sovranità, resistenza e ricerca di giustizia sociale, valori che il governo e la società cubana rivendicano ogni primo gennaio come parte centrale dell'identità nazionale.

Data articolo: Wed, 31 Dec 2025 16:27:00 GMT
IN PRIMO PIANO
"In silenzio". Il messaggio di fine anno di Beppe Grillo


Il suo messaggio video di fine anno era divenuto consuetudine per gli italiani. Quest'anno il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, ha scelto tuttavia un testo scritto, diffuso attraverso i suoi social, per tirare le somme di questo 2025. Nell'analizzare il concetto del silenzio in relazione alle tristi vicende del nostro paese, Grillo, dal nostro punto di vista, ci offre una fotografia in grado di dare vita anche ad i nostri pensieri.  E per questo ve lo pubblichiamo per intero.

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di Beppe Grillo, 31 dicembre 2025

In questo momento dell’anno tutti fanno finta di tirare una riga, una riga immaginaria come quelle che si tracciano sulla sabbia con un dito, sapendo benissimo che basta un’onda per cancellarla.

Io questa riga non la vedo, vedo invece un accumulo di parole sprecate, usate come coriandoli, e di responsabilità lasciate cadere per terra come scontrini vecchi. Vedo un Paese che si è abituato a tutto, all’ingiustizia che diventa una procedura, al dolore che diventa una pratica amministrativa e al silenzio che viene scambiato per equilibrio.

Ho parlato tanto, ho urlato, riso e insistito. Ho detto cose scomode quando era sconveniente dirle e cose impopolari quando forse conveniva starsene zitti ma poi sono rimasto in silenzio perché arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore.

Mi sento in uno stato in cui non esiste noia, tristezza, nè dolore fisico e morale. Un bozzolo dalle dimensioni infinite. La mia immagine si rispecchia e posso vederla senza sapere dove ho gli occhi. Sembra un sogno ma dare ai sogni il loro giusto posto sarà la sfida degli anni a venire. Sono gestito da “i ritorni accelerati” in continua evoluzione chimica biologica tecnologica, ma nessuno potrà mai sostituire la mia coscienza, la percezione di me stesso.

Questo è stato un anno di sottrazione…che ha tolto più di quanto abbia dato. Ha tolto senso alle parole, voglia di spiegare; non c’è più neanche il senso del pudore, che una volta almeno ti costringeva ad abbassare gli occhi, oggi si guarda dritto in camera e si mente senza battere ciglio.

E poi c’è la giustizia, quella parola “solenne” agitata da tutti come una bandiera e usata come una clava. Ci sono cose che non entrano nei bilanci di fine anno, esistono ferite che non fanno notizia e cambiano il modo di guardare il mondo, insegnano che la verità segue percorsi tortuosi e che la giustizia spesso procede con tempi e logiche lontane da ciò che appare davvero giusto.

E la politica continua a recitare, cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, e le facce sono sempre le stesse, che come zombie si trascinano con la scorta tra i palazzi.

A fine anno si chiede fiducia all’anno che sta arrivando, ma l’anno nuovo non merita per forza fiducia automatica, la fiducia richiede attenzione, occhi ben spalancati e memoria, perché dimenticare resta il modo più semplice per ripetere sempre gli stessi errori.

Il mio tempo non è ancora venuto, io sono postumo.

Resto qui, a guardare e a pensare…

In silenzio, perchè è la forma più elevata di presenza.

Data articolo: Wed, 31 Dec 2025 16:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Mosca svela i dettagli dell'attacco a una residenza di Putin: "Azione terroristica pianificata da Kiev"

Il Ministero della Difesa russo ha reso pubblici, in una conferenza stampa, i particolari di quello che denuncia come un "tentativo di attacco terroristico" contro una residenza ufficiale del Presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod. L'episodio, avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, ha visto l'impiego, secondo Mosca, di 91 droni a lungo raggio lanciati dall'Ucraina, tutti abbattuti dalle difese antiaeree prima di raggiungere l'obiettivo.

Il maggiore generale Alexander Romanenkov, a capo delle truppe antiaeree delle Forze Aerospaziali Russe, ha illustrato con l'ausilio di una mappa la traiettoria degli UAV, partiti dalle regioni ucraine di Sumy e Chernihiv e penetrati nello spazio aereo russo attraverso i territori di Bryansk, Smolensk e Tver, diretti verso la residenza presidenziale di Dolgiye Borody. La struttura dell'attacco, suddiviso su più assi di avvicinamento, confermerebbe, secondo le autorità russe, la natura deliberatamente pianificata e scaglionata dell'operazione. Dei 91 velivoli senza pilota, 49 sarebbero stati intercettati sopra la regione di Bryansk, uno sopra Smolensk e i restanti 41 sopra Novgorod.

Le forze armate russe hanno inoltre pubblicato un video che mostra i rottami di uno dei droni abbattuti, identificato come un modello ricognitivo e d'attacco ucraino Chaklun-V, modificato e dotato, a detta di un militare intervistato, di una testata esplosiva contenente "un gran numero di elementi di striking" progettati per colpire il personale e obiettivi civili. Il Ministero afferma che questi resti costituiscono "prova inconfutabile" della natura terroristica dell'azione.

Il Cremlino aveva precedentemente sottolineato come l'attacco prendesse di mira non solo il presidente russo, ma anche "gli sforzi del presidente Trump per facilitare una risoluzione pacifica del conflitto ucraino". Una tesi rafforzata dal consigliere presidenziale Yuri Ushakov, secondo cui Trump, informato da Putin, si sarebbe mostrato "attonito e indignato" dall'accaduto. La portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha parlato di una "schiaffo" rivolto all'amministrazione USA.

Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha avvertito che "azioni avventate come questa non rimarranno senza risposta", precisando che gli obiettivi e i tempi delle contromisure militari russe sono già stati determinati. Tuttavia, ha aggiunto che Mosca non intende abbandonare i negoziati con Washington sulla crisi ucraina, pur ritenendo necessaria una revisione dell'approccio.

Da parte sua, il presidente ucraino Zelensky ha negato il verificarsi dell'incursione. Una smentita categoricamente respinta dal Ministero della Difesa russo, secondo cui Zelensky "o non è a conoscenza della reale situazione o semplicemente mente, come fa di solito".

Numerosi capi di Stato e di governo di paesi tra cui Iran, Emirati Arabi Uniti, Bielorussia, Nicaragua, India e Pakistan hanno condannato il tentativo di attacco.

Data articolo: Wed, 31 Dec 2025 14:48:00 GMT