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Dieta mediatica, grazie ai giovani vince internet con i social, i motori di ricerca e le piattaforme video. L’analisi dell’Osservatorio Agcom sul sistema dell’informazione.
Indipendenza digitale, il governo britannico ha chiesto di seguire i paesi europei che spingono per l’adozione di tecnologie open standard. Dopo la rottura con Trump anche il nostro paese rischia sanzioni digitali e aumento di prezzi?
L’AI giusta. Nobile (AgID): “La PA deve semplificarsi e lavorare allo Stato agentico. Tutti gli interventi all’edizione 2026 del Festival dell’Innovability alla Casa del Cinema di Roma.
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The post Informazione, Internet batte la TV appeared first on Key4biz.
Internet si conferma la prima porta d’accesso all’informazione e amplia il distacco con la televisione. Un italiano su cinque evita le notizie. È da qui che bisogna partire per capire la fotografia scattata dalla seconda edizione dell’Osservatorio Agcom sul sistema dell’informazione: un sistema in trasformazione profonda, in cui cambiano abitudini, fiducia e persino il rapporto emotivo con le notizie.
Nel primo semestre del 2025, la rete diventa il principale canale informativo per il 55,8% degli italiani, mentre la televisione si ferma al 43,2%, consolidando un sorpasso già avvenuto nel 2023 e che ora si amplia ulteriormente. Non si tratta di un semplice cambio di preferenze, ma di un mutamento strutturale: internet non è più un’alternativa, è diventato lo snodo centrale attraverso cui passa la costruzione quotidiana della dieta informativa.
A trainare questo cambiamento sono soprattutto i giovani. Tra i 14 e i 24 anni, oltre il 40% si informa esclusivamente online, mentre tra gli over 65 la televisione resta il punto di riferimento, anche se il digitale cresce rapidamente anche tra le fasce più anziane. Ne emerge un’Italia divisa non solo per età , ma per modalità di accesso alla realtà : da un lato chi vive immerso in un ecosistema digitale continuo, dall’altro chi resta ancorato a modelli più tradizionali.

Dentro questo nuovo ecosistema, i social network giocano un ruolo determinante (25,1%). Per molti utenti rappresentano il primo luogo in cui le notizie emergono, spesso prima ancora dei media tradizionali. Accanto ai social, motori di ricerca (24,7%) e piattaforme video contribuiscono a definire un’informazione sempre più frammentata e personalizzata.
Non scompare, però, il legame con i brand editoriali: una quota significativa di italiani continua a informarsi attraverso siti e app di giornali, radio e televisioni (30%), segno che l’identità delle fonti mantiene ancora un valore riconosciuto.
Eppure, proprio mentre il consumo si sposta online, la fiducia segue una traiettoria diversa. I media tradizionali continuano a essere percepiti come più affidabili: il 35,9% degli italiani dichiara un alto livello di fiducia in radio, tv e stampa, contro appena il 20% per le fonti digitali.
interessante il dato di quotidiani e periodici online, che crescono al 14,5% (+2,7% rispetto
al 2023).
È un paradosso che definisce bene questa fase: si consuma di più ciò di cui ci si fida di meno.
In cima alla classifica dell’affidabilità resta il servizio pubblico televisivo, mentre social network e influencer occupano le ultime posizioni, segnalando una distanza tra uso quotidiano e credibilità percepita.

In questo scenario complesso si inserisce un fenomeno ancora più significativo: la crescente “fuga dalle notizieâ€. Circa un italiano su cinque dichiara di informarsi raramente o di non farlo affatto.
Non si tratta semplicemente di disinteresse, ma di una scelta spesso consapevole.
Le notizie vengono percepite come ripetitive (22,3%), negative (18,1%), generatrici di ansia e stress (15,2%), eccessive (14,4%), ma a queste considerazioni si aggiunge anche la mancanza di fiducia nei giornalisti (14,6%).
come ripetitive, negative, emotivamente pesanti, a volte persino opprimenti. L’eccesso di informazioni, unito alla sfiducia nei confronti del giornalismo, contribuisce a generare una sorta di rigetto.
Le motivazioni variano a seconda dell’età , ma il filo conduttore è chiaro: l’informazione, da strumento di comprensione del mondo, rischia di trasformarsi in fonte di stress. I più giovani parlano di sovraccarico, gli adulti di impatto emotivo, gli anziani di scarsa qualità e ripetitività dei contenuti. In tutti i casi, emerge una difficoltà a trovare un equilibrio tra bisogno di informarsi e benessere personale.
Le conseguenze non sono solo individuali. Il distacco dalle notizie si riflette anche sulla partecipazione civica: tra chi non si informa, oltre il 75% dichiara un’assenza totale di coinvolgimento politico. È un dato che suggerisce come la crisi dell’informazione possa avere effetti diretti sulla qualità della democrazia.

Nel frattempo, anche la televisione cambia pelle. L’offerta informativa della tv generalista è in calo, con una riduzione significativa dei programmi di approfondimento, mentre resistono i telegiornali. Il risultato è un sistema in cui il web accelera e la tv rallenta, contribuendo a ridefinire ulteriormente gli equilibri tra i media.
In definitiva, l’Italia dell’informazione è attraversata da tre grandi tensioni: la centralità crescente del digitale, la crisi di fiducia e la stanchezza nei confronti delle notizie. Internet domina, ma non convince del tutto; la televisione perde terreno, ma resta un punto di riferimento; i cittadini, infine, oscillano tra il bisogno di capire il mondo e il desiderio di prenderne le distanze. È in questo equilibrio fragile che si gioca il futuro dell’informazione.
The post Internet supera la TV, la maggioranza degli italiani sceglie il web per informarsi appeared first on Key4biz.
Il Regno Unito dipende troppo da un numero ristretto di Big Tech per la fornitura di datacenter critici, software e infrastrutture digitali, oil che mette a rischio la sicurezza nazionale. E’ questo il messaggio di un report realizzato da Open Rights Group (ORG) sostenuto da un certo numero di parlamentari.
Il report di fatto mette in guardia il paese dalla dipendenza del Regno Unito dalle big tech americane, soprattutto adesso che i rapporti fra i due paesi si sono fatti tesi. Tra l’altro, lo stesso scenario potrebbe riproporsi paro paro anche in Italia dopo la rottura fra Trump e Meloni, che coinvolge anche Israele.
Quali conseguenze avrà la rottura di Meloni con Trump sul fronte tecnologico?
L’Italia sarà esposta al rischio di dazi tecnologici come ritorsione da parte degli Usa?
Aumenteranno i prezzi di prodotti e servizi digitali made in Usa?
E’ presto per dirlo, ma che la situazione possa inasprirsi per il nostro paese non è affatto escluso.
La questione non è banale, considerato che gran parte delle infrastrutture Cloud del nostro paese sono basate su hyperscalers e tecnologie made in Usa. Per non parlare delle infrastrutture della nostra PA.
In Europa l’esempio lampante di indipendenza digitale come postura politica è dato dalla Francia di Macron, che nei giorni scorsi ha tra l’altro deciso di bandire l’uso di Windows dalla Pubblica Amministrazione. Una decisone che probabilmente il nostro paese non potrebbe prendere per mancanza di alternative tecnologiche concrete. Ma che dovrebbe servire da esempio sulla linea politica da seguire per togliersi da una situazione di possibile ricatto e vendetta digitale da parte dell’amministrazione Trump.
La Francia ha stanziato 4,5 miliardi di euro per finanziare l’indipendenza digitale del paese, una battaglia che da tempo porta avanti Key4biz e che dovrebbe essere centrale a livello europeo.
Secondo il rapporto di ORG, le divergenze tra Regno Unito e Stati Uniti sulla condotta della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, qualora si aggravassero, potrebbero esporre il Regno Unito al rischio di sanzioni statunitensi con conseguenze sulle infrastrutture critiche.
Le grandi aziende tecnologiche hanno sfruttato il loro potere e le loro risorse per controllare i mercati, limitare l’innovazione e fare pressioni sul governo, riuscendo così a conquistare il mercato delle infrastrutture critiche del Regno Unito, sostiene il gruppo di pressione, aggiungendo: “Questa eccessiva dipendenza da aziende straniere è diventata una questione urgente di sicurezza nazionale, poiché le azioni di politica estera degli Stati Uniti stanno creando incertezza geopolitica”.
Gli Stati Uniti hanno il potere di imporre sanzioni che possono essere utilizzate per impedire alle aziende di fornire servizi tecnologici a istituzioni governative o a singoli individui, mettendo a rischio i servizi critici in caso di controversia con gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti hanno utilizzato i propri poteri per sanzionare la Corte penale internazionale (CPI), portando Microsoft a bloccare l’account di posta elettronica del procuratore capo della CPI dopo che gli Stati Uniti si erano opposti all’emissione di mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
“Se le relazioni tra il Regno Unito e gli Stati Uniti dovessero deteriorarsi – ad esempio, a causa della Groenlandia o dell’Iran – gli Stati Uniti potrebbero esercitare la propria influenza attraverso il dominio aziendale sulle infrastrutture critiche del Regno Unito”, sostiene il rapporto.
Il Regno Unito rischia inoltre di essere esposto alla sorveglianza dei dati sovrani attraverso i servizi cloud statunitensi, a cui le agenzie statunitensi possono accedere in base al Cloud Act statunitense; e attraverso le aziende tecnologiche cinesi, che, in base alle leggi cinesi sull’intelligence nazionale, sono obbligate a collaborare con il governo e i servizi segreti cinesi.
Il governo britannico dipende da fornitori e società di consulenza IT strategiche, il che ha portato i dipartimenti governativi a essere “vincolati” alla tecnologia di un fornitore specifico, esponendoli al contempo a sovrapprezzi e sforamenti di budget, sostiene il rapporto.
L’Autorità per la Concorrenza e i Mercati (CMA) ha stimato in un rapporto dello scorso anno che il Regno Unito potrebbe pagare fino a 500 milioni di sterline in più all’anno per i servizi cloud rispetto a quanto pagherebbe in un mercato più competitivo.
L’Open Rights Group ha esortato il governo britannico a seguire l’esempio dei paesi dell’UE, tra cui Germania, Francia, Paesi Bassi e Danimarca, che stanno investendo strategicamente in tecnologie basate su standard aperti e software open source pubblicamente disponibile. L’organizzazione ha sostenuto che investire in software open source, che deve essere reso disponibile gratuitamente al pubblico, stimolerà l’economia e l’innovazione, citando una ricerca dell’UE secondo cui ogni sterlina investita in tecnologia open source produce un ritorno economico di 4 sterline.
Il deputato liberaldemocratico Tim Clement-Jones ha detto a Computer Weekly che il governo dovrebbe modificare le proprie norme sugli appalti pubblici per aiutare i fornitori di servizi cloud del Regno Unito a espandersi: “Dobbiamo modificare le nostre norme sugli appalti pubblici per favorire effettivamente i fornitori del Regno Unito”.
Ha aggiunto che il governo dovrebbe incoraggiare maggiormente i fornitori di software open source e lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale nazionali: “Sembra esserci ben poca strategia olistica in merito”, ha affermato.
Il deputato laburista Clive Lewis ha detto che la dipendenza del governo britannico dalle grandi aziende tecnologiche, come Palantir, ha reso il Regno Unito “pericolosamente vulnerabile”, dichiarando: “Con la crescente incertezza geopolitica derivante dalle azioni militari di Stati Uniti e Israele, il Regno Unito deve garantire il controllo delle proprie infrastrutture digitali critiche. La sovranità digitale deve essere una priorità ”.
Sian Berry, deputata del Partito dei Verdi, ha aggiunto che la sovranità digitale dovrebbe essere una priorità assoluta per il governo. “Poiché gli eventi globali continuano a causare instabilità , dobbiamo costruire una maggiore resilienza per proteggere le nostre infrastrutture digitali critiche dalla potenziale minaccia di sanzioni e interruzione dei servizi”.
The post In UK la dipendenza dalle Big Tech considerata un rischio per la sicurezza nazionale. E in Italia? appeared first on Key4biz.
In occasione delle celebrazioni italiane della 56ª Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite, alla Casa del Cinema di Roma si è tenuto l’incontro dal titolo “Comunicazione e digitale acceleratori di una transizione giustaâ€, appuntamento pomeridiano del Festival italiano dell’Innovability “Impatta Disruptâ€, che ha messo al centro del confronto tra Istituzioni, imprese, università e mondo religioso il crescente impatto sociale dell’AI e della comunicazione digitale.
Promosso dal Think Tank Impatta e realizzato in collaborazione con Harmonic Innovation Group, Entopan e Fondazione Earth Day Italia, il Festival giunge alla sua terza edizione consolidando il proprio ruolo tra i principali appuntamenti italiani dedicati all’innovazione sostenibile e alla finanza d’impatto, inserendosi nel calendario ufficiale delle celebrazioni italiane dell’Earth Day.
“La transizione, per essere davvero efficace, deve essere al tempo stesso energetica e culturale, strettamente intrecciata con quella tecnologica. È questo il filo conduttore della sessione pomeridiana, dedicata ad approfondire i grandi cambiamenti in atto.
Al centro del dibattito, la transizione digitale e il ruolo della comunicazione, considerati strumenti fondamentali da interpretare e utilizzare al meglio. L’obiettivo è accompagnare un processo di trasformazione che sia giusto ed equo, capace di mettere al centro il benessere delle persone.
L’innovazione oggi non è una scelta, ma una responsabilità . Senza visione e capitali capaci di generare impatto, non esiste futuro sostenibile. Impatta Disrupt nasce per questo: trasformare il confronto in azione e le idee in cambiamento realeâ€, ha affermato in apertura di sessione Pierluigi Sassi, Presidente think tank Impatta e Fondazione Earth Day italia.
“Nel pieno delle trasformazioni in corso, il rapporto tra umanesimo e digitale emerge come un binomio cruciale, da declinare alla luce del concetto di giustizia. È questo il momento di interrogarsi a fondo su questa relazione, in un contesto segnato da una evidente crisi dei valori. Proprio a questi valori, però, è necessario tornare a guardare per orientare il cambiamento. L’umanesimo, inteso come visione del mondo che rimette al centro l’essere umano, torna oggi al centro del dibattito, in una fase storica che per certi aspetti richiama quella tra il Trecento e il Quattrocento. Nell’era dell’intelligenza artificiale, infatti, si sta progressivamente delegando alla tecnologia non solo il sapere e la conoscenza, ma anche l’etica e i processi decisionali. Un passaggio che comporta un rischio rilevante: quello di una responsabilità sempre più sfumata, se non del tutto assente. Una condizione che, se da un lato può risultare comoda, dall’altro rappresenta un errore da correggere con decisione.
Rimettere l’essere umano al centro significa riaffermare il valore dell’antropocentrismo e ristabilire una chiara attribuzione delle responsabilità . È necessario, in questo senso, riorganizzare i flussi decisionali, superando l’idea che l’intelligenza artificiale sia in grado di prendere decisioni in autonomia. Allo stesso modo, parlare di “etica dell’AI†rischia di essere una mistificazione: il piano etico deve restare distinto da quello tecnico. Ciò che conta è comprendere se gli algoritmi siano costruiti su regole chiare e trasparenti.
Da qui l’esigenza di “aprire le black boxâ€, di rendere visibili i meccanismi interni dei sistemi e pretendere maggiore trasparenza. Un passaggio fondamentale, soprattutto considerando che la tecnologia è oggi al centro di una trasformazione epocale e rappresenta uno strumento imprescindibile per portare avanti la transizione energetica ed ecologica.
Per affrontare questa sfida è necessario adottare un approccio sistemico, capace di guidare un utilizzo corretto del digitale e di accelerare uno sviluppo realmente sostenibile. La precondizione per la sostenibilità è la sovranità digitale, che si articola su più livelli: da un lato la sovranità tecnologica, legata al controllo delle infrastrutture di base; dall’altro quella digitale, che riguarda le applicazioni e pone il tema della localizzazione dei dati.
Se i dati restano in Europa ma gli algoritmi sono sviluppati altrove, il problema non è risolto. È quindi indispensabile puntare anche sulla sovranità cognitiva. Tuttavia, allo stato attuale, l’Europa non sembra in grado di raggiungere pienamente nessuna di queste forme di sovranità , evidenziando la necessità di un maggiore controllo e governo delle infrastrutture. L’intelligenza artificiale, nel frattempo, contribuisce a ridefinire quotidianamente la realtà , fornendo risposte a ogni esigenza e modellando la percezione del mondo attraverso processi spesso opachi. Viviamo, di fatto, in una realtà “ri-mediata†dall’AI. In questo scenario, la sovranità delle scelte e il livello della loro sostenibilità dipendono sempre più dalla capacità di controllare le informazioni e di esercitare una reale autodeterminazioneâ€, ha spiegato Stefano Epifani, Presidente Fondazione per la Sostenibilità Digitale, nella sua masterclass dal titolo “Umanesimo digitale per una transizione giustaâ€.

Il primo panel della giornata dal titolo “Digitale motore di competitività e trasformazione sociale†e moderato dal direttore di Key4Biz, Luigi Garofalo, è stato aperto dall’intervento di Paolo Vicchiarello, Capo Dipartimento Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: “Nel contesto della Pubblica amministrazione, la digitalizzazione si traduce in semplificazione: riduzione dei tempi, alleggerimento degli oneri burocratici e maggiore efficienza nei processi di lavoro. Un percorso che ha conosciuto un’accelerazione significativa grazie agli investimenti del PNRR, permettendo alla PA di compiere passi avanti rilevanti. Tra i risultati più evidenti vi è la standardizzazione di numerosi servizi, in particolare nei settori delle attività produttive e dell’edilizia. Sono state introdotte piattaforme pubbliche con procedure omogenee a livello provinciale e regionale, che coinvolgono sia il front office sia il back office. Anche se spesso questi cambiamenti non sono immediatamente visibili agli utenti, i benefici si riflettono concretamente in tempi più rapidi, maggiore efficienza e, in prospettiva, in una crescente personalizzazione dei servizi.
L’evoluzione tecnologica ha infatti innescato un processo di innovazione che non riguarda solo gli strumenti, ma investe l’intera organizzazione, ridefinendo modelli operativi e modalità di erogazione dei servizi. La digitalizzazione viene così orientata sempre più verso le esigenze dei cittadini, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita. In questo scenario, la Pubblica amministrazione punta anche a diventare più attrattiva per le nuove generazioni. In questa direzione si inserisce la piattaforma InPA, progettata con un linguaggio più semplice e accessibile. Una sorta di “LinkedIn della PAâ€, dove è possibile creare e aggiornare il proprio profilo professionale, che viene poi messo in relazione con le offerte disponibili, consentendo agli utenti di ricevere notifiche sulle posizioni più in linea con le proprie competenzeâ€.
“La connettività si conferma come un fattore abilitante fondamentale per la democrazia e la libertà . In questa direzione, lo sforzo messo in campo dal governo è stato significativo, soprattutto per colmare il digital divide. Il completamento del Piano Banda Ultra Larga ha già consentito di collegare 6.100 Comuni e, entro il 30 giugno 2026, è previsto il completamento di tutti i progetti sostenuti dal PNRR, incluso il piano Italia a 1 Giga. Un passaggio rilevante riguarda anche il coinvolgimento delle Regioni, alle quali è stato proposto di sviluppare reti sopra le infrastrutture esistenti. In questa prospettiva si inserisce, ad esempio, l’accordo siglato con l’Abruzzo, finalizzato a collegare gli enti locali anche con le regioni limitrofe, creando un ecosistema infrastrutturale su cui potranno svilupparsi le nuove applicazioni digitali. La qualità della vita, in questo scenario, passa sempre più attraverso una connettività diffusa ed efficiente.
Siamo convinti che la rete debba entrare pienamente nei processi di crescita del Paese e diventare una vera leva di sviluppo. Una rete disponibile ma non utilizzata in maniera efficiente, infatti, non genera valore.
I risultati raggiunti hanno posizionato l’Italia come una best practice a livello europeo: diversi Paesi hanno guardato con interesse al modello italiano, visitando il Paese per studiarne le soluzioni adottate. Un esempio concreto è il Sinfi, il primo catasto elettronico delle infrastrutture, che integra non solo le reti di telecomunicazione, ma anche quelle energetiche e idriche, includendo persino i cavi sottomarini. Grazie all’intelligenza artificiale, questo strumento consente oggi di mappare in modo avanzato le reti e orientare gli investimenti futuri. Un approccio che ha suscitato interesse anche negli Stati Uniti, colpiti dal livello di digitalizzazione raggiunto.
Resta però aperta una sfida cruciale legata alle risorse umane. A giugno scadranno infatti i contratti di molte delle persone assunte per l’attuazione dei progetti PNRR. Un tema particolarmente delicato, considerando che il vero capitale delle organizzazioni, soprattutto in ambito tecnologico, è rappresentato dalle competenze del personale. La formazione ha permesso di creare profili altamente qualificati, che ora rischiano di disperdersi. Per questo motivo, sono in corso valutazioni per prorogare i contratti, anche alla luce del fatto che le attività legate al PNRR proseguiranno fino al 2029, tra rendicontazione e monitoraggio dei cantieri. Parallelamente, Infratel sta lavorando con le Regioni per estendere la copertura dei costi fino al 2032. Attualmente, tuttavia, si registra una perdita media di tre risorse al mese tra quelle formate, evidenziando la necessità di rafforzare la capacità di trattenere i talenti migliori. Il PNRR ha rappresentato un potente acceleratore, ma la vera sfida sarà garantire continuità e valorizzare nel tempo il lavoro realizzato. Ora occorre completare e rafforzare il presidio della governance delle reti pubbliche. Infratel Italia dovrà potenziare il proprio ruolo come presidio strategico dello Stato sulle infrastrutture di rete, contribuendo a garantire coordinamento, continuità e sicurezzaâ€, ha sostenuto Pietro Piccinetti, AD Infratel Italia.
Giorgio Scarpelli, COO Harmonic Innovation Group, ha invece parlato di “innovazione armonicaâ€: “Un modello fondato su un approccio equilibrato tra le diverse dimensioni strategiche. Un paradigma che recupera una radice umanistica, offrendo punti di riferimento solidi per interpretare le scelte e le trasformazioni in atto.
In questa prospettiva, anche una startup potrebbe trarre vantaggio da un modello di sviluppo basato su una riflessione strutturata e consapevole, orientata al lungo periodo. Un approccio che valorizza la cultura d’impresa legata al territorio e che mira a costruire realtà capaci di durare nel tempo, andando oltre la logica del profitto immediato.
In quest’ottica, strumenti come incubazione, accelerazione e fondi di venture capital dovrebbero essere ripensati per sostenere un’innovazione più solida e sostenibile, capace di generare valore nel lungo termineâ€.
“Il tema ambientale assume un peso diverso a seconda del settore e della tipologia di attività aziendale, ma si inserisce in un quadro più ampio che comprende sostenibilità e governance. L’universo ESG rappresenta oggi un elemento centrale per la crescita delle imprese, non solo per le grandi realtà ma anche, e forse soprattutto, per quelle di dimensioni più ridotte. Per le PMI, infatti, la sostenibilità è strettamente connessa alla gestione dei rischi, che non sono più soltanto di natura economica e finanziaria, ma includono aspetti ambientali, sociali e reputazionali. In questo contesto, il rapporto tra sostenibilità e comunicazione diventa cruciale e impone di affrontare con decisione il tema del greenwashing, evitando narrazioni fuorvianti o non supportate da dati concreti.
Parallelamente, si assiste a una crescita significativa della rendicontazione ESG, con bilanci di sostenibilità sempre più strutturati e tecnici. L’evoluzione richiesta alle imprese è chiara: non si tratta più di relegare i temi ESG a un capitolo separato, ma di integrarli in modo trasversale in tutte le attività aziendali, raggiungendo un livello di maturità più avanzato.
Un esempio concreto di impatto positivo è rappresentato dallo sviluppo di infrastrutture in fibra nelle aree colpite dal digital divide. Si tratta di interventi che generano un valore sociale rilevante, contribuendo a ridurre gli svantaggi socio-economici dei territori e andando ben oltre la semplice utilità privata. Allo stesso modo, l’innovazione tecnologica offre strumenti sempre più efficaci per la sostenibilità . Tecnologie IoT integrate con l’intelligenza artificiale consentono, ad esempio, di ridurre gli sprechi idrici nelle utility, prevedere i consumi e migliorare l’efficienza complessiva dei sistemi. Sul fronte infrastrutturale, iniziative come la realizzazione, insieme al fondo Azimut, di un cavo sottomarino che collega Mazara del Vallo a Genova, con due snodi in prossimità di Roma-Fiumicino e in Sardegna, testimoniano il valore strategico delle telecomunicazioni. Un asset fondamentale, soprattutto in un contesto globale segnato da crescente instabilità e incertezzaâ€, ha spiegato Paolo Bianchi, Head of Corporate Communication & ESG Unidata.
“I dati ambientali rappresentano oggi un elemento strategico a supporto dell’azione di governo, sia a livello centrale sia locale. Il loro utilizzo è fondamentale, ad esempio, per il governo del territorio e per la gestione degli impatti che diversi fenomeni naturali e legati ad attività umane esercitano sulle comunità e sugli ecosistemi. Si tratta inoltre di informazioni cruciali per promuovere equità sociale e innovazione. I dati, infatti, possono favorire una maggiore partecipazione ai processi decisionali, consentendo ai cittadini di essere più consapevoli e coinvolti nelle scelte che riguardano il territorio. Non solo: possono orientare decisioni individuali rilevanti, come la scelta del luogo in cui vivere, sulla base di parametri quali il rischio idrogeologico, i livelli di inquinamento o la disponibilità di risorse idriche. Allo stesso tempo, risultano preziosi anche per settori come l’agricoltura, dove una conoscenza puntuale del contesto ambientale è determinante.
Il principale limite resta però l’accessibilità . Oggi il sistema dei dati ambientali appare frammentato, poco integrato e non sempre in grado di generare un impatto positivo diffuso sul benessere economico e sociale. In questo scenario, nonostante i progressi tecnologici, il ruolo dell’intelligenza umana rimane centrale. I dati satellitari per l’osservazione della Terra sono ormai ampiamente utilizzati e garantiscono livelli di accuratezza che raggiungono circa l’85%. Tuttavia, il margine di errore è ancora significativo e rende necessario un intervento umano complementare, sia per interpretare correttamente le informazioni sia per affinare continuamente gli strumenti e ridurre al minimo le imprecisioniâ€, ha dichiarato Michele Munafò, Responsabile Servizio per il Sistema Informativo Nazionale Ambientale ISPRA.

Mario Nobile, Direttore Generale AGID, intervistato da Luigi Garofalo sul tema “Il futuro digitale dell’Italiaâ€, ci ha permesso di capire il posizionamento del nostro Paese in questa epoca storica caratterizzata da forte e rapida innovazione tecnologica e da drammatica instabilità geopolitica.
“Dal punto di vista tecnologico, l’Italia presenta una base digitale solida, costruita nel tempo attraverso importanti investimenti e politiche di diffusione dei servizi. I numeri lo dimostrano: 42 milioni di identità digitali, 48 milioni di carte di identità elettroniche, quasi 34 milioni di certificati di firma elettronica e circa 16 milioni di caselle PEC, rappresentano un patrimonio significativo anche nel confronto europeo. Nonostante questi risultati – ha sottolineato Nobile – permangono criticità legate soprattutto ai tempi e alla complessità burocratica. Procedure come l’apertura di un’impresa restano lente rispetto ad altri Paesi: in Germania, ad esempio, è possibile completarle in un solo giorno. In questo contesto, l’adozione di tecnologie come l’intelligenza artificiale rischia di non produrre i benefici attesi se non è accompagnata da una revisione profonda dei processi. Senza un cambiamento organizzativo e procedurale, anche gli strumenti più avanzati risultano poco efficaci.
Il sistema italiano, inoltre, è caratterizzato da una forte frammentazione amministrativa, con quasi 8.000 Comuni. Rendere operativi i servizi digitali in ciascuno di essi rappresenta una sfida complessa, che impone una riflessione strutturale, anche alla luce dei fenomeni di spopolamento che interesseranno molti territori. La digitalizzazione resta un obiettivo prioritario, ma richiede scelte organizzative coraggiose. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, è importante mantenere uno sguardo realistico. Un’analogia utile è quella con i livelli della guida autonoma: il livello più avanzato, il livello 5, non è ancora stato raggiunto. Oggi ci collochiamo piuttosto tra il livello 3 e il livello 4, in una fase di automazione intermedia elevata. Questo significa che l’intervento umano rimane indispensabile. I sistemi di AI sono strumenti potenti, ma non sono dotati di coscienza né di reale capacità decisionale autonoma. Anche il dibattito sull’etica richiede chiarezza: più che parlare di “etica dell’AIâ€, è corretto riferirsi all’etica di chi la sviluppa e la utilizza. La responsabilità resta in capo agli esseri umani, che devono agire con maggiore consapevolezza.
Il tema della governance delle regole è altrettanto centrale. In un contesto internazionale sempre più frammentato, emerge la necessità di definire principi condivisi a livello globale. Le regole sull’intelligenza artificiale dovrebbero essere elaborate da organismi sovranazionali, capaci di rappresentare valori comuni e orientare l’innovazione verso obiettivi di interesse collettivo. Per sbloccare il potenziale innovativo del Paese in chiave sostenibile – ha aggiunto Nobile – la Pubblica amministrazione sta lavorando su un approccio centrato sugli “eventi della vita†dei cittadini. L’intelligenza artificiale può giocare un ruolo importante nella semplificazione dei processi: un esempio emblematico è quello delle pratiche legate alla nascita di un figlio, che oggi richiedono numerosi adempimenti. L’obiettivo è disintermediare, ridurre la complessità e costruire uno “Stato agenticoâ€, in grado di offrire informazioni e servizi in modo proattivo e accessibile. Semplificare le regole e sostenere dinamiche demografiche più favorevoli, come l’incremento delle nascite, può contribuire a rafforzare la crescita del Paese, anche in una prospettiva di sviluppo sostenibileâ€.
Il primo intervento del secondo panel della sessione, moderato dal direttore Garofalo e dal titolo “L’intelligenza del futuro: umana, artificiale, condivisaâ€, è stato del Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Roma “LUMSAâ€, Francesco Nespoli: “Il dibattito contemporaneo non si concentra più tanto su ciò che distingue l’intelligenza umana da quella artificiale, quanto piuttosto sugli effetti che derivano dalla loro interazione. È in questa relazione che si gioca la vera sfida: comprendere come mantenere l’essere umano al centro, soprattutto in un contesto in cui contenuti, servizi e prodotti vengono sempre più spesso co-creati insieme ai sistemi generativi. Ci sono sia rischi sia opportunità . I sistemi di intelligenza artificiale, infatti, tendono a funzionare come amplificatori e specchi di bias già presenti nella società . Per questo motivo, la verifica delle fonti diventa un passaggio cruciale, in particolare in ambiti delicati come il giornalismo, dove l’affidabilità delle informazioni è fondamentale.
Interessante anche la differenza generazionale nell’approccio a questi strumenti: mentre le fasce più adulte e con maggiore esperienza tendono a riporre fiducia nei sistemi di fact checking, i più giovani mostrano un atteggiamento più critico e consapevole. Un elemento che evidenzia come la vera sfida sia anche di natura formativa, richiedendo nuove competenze per interpretare e utilizzare correttamente queste tecnologieâ€.

Sul piano etico, invece, ha sottolineato da padre Alberto Carrara, Presidente Istituto Internazionale di Neurobioetica, “è possibile individuare valori condivisi da preservare nello sviluppo e nell’uso dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, la loro definizione dipende inevitabilmente dal punto di vista adottato. La questione assume quindi una dimensione non solo tecnologica, ma anche sociale e antropologica. La sfida, in definitiva, è quella di individuare un minimo comune denominatore morale, capace di orientare lo sviluppo tecnologico in una direzione che sia sostenibile dal punto di vista umano e coerente con i valori fondamentali della società â€.
“Con la missione Artemis II si assiste a un cambio di paradigma significativo: l’attenzione si sposta progressivamente dall’esplorazione allo sfruttamento economico dello spazio. Un passaggio che apre nuove prospettive, ma che richiede anche un rafforzamento delle competenze, soprattutto per quanto riguarda l’integrazione delle tecnologie avanzate all’interno delle imprese, in particolare nel campo delle cosiddette deep tech. Le applicazioni spaziali stanno infatti assumendo un carattere sempre più trasversale, con potenziali ricadute in numerosi ambiti: dall’agroalimentare all’industria, fino alla ricerca medica e farmaceutica. Tuttavia, per le tecnologie di frontiera permane un ostacolo rilevante, rappresentato dalla capacità di assorbimento da parte del mercato. Una criticità che, ad esempio, non si è manifestata con la stessa intensità nel caso dell’intelligenza artificiale.
Si configura così una sorta di competizione tra il potenziale tecnologico e la sua effettiva applicazione, che impone una riflessione sui modelli di sviluppo. In Europa, l’economia dello spazio si caratterizza ancora per un’impostazione distributiva, strutturata come una piramide: le risorse vengono allocate dall’alto e successivamente distribuite lungo la filiera. La sfida, nella prospettiva della New Space Economy, è quella di ribaltare questo modello, favorendo dinamiche più aperte e orientate al mercato, capaci di stimolare innovazione diffusa e maggiore protagonismo degli attori industrialiâ€, ha affermato Domenico Maria Caprioli di yourscienceEDU.
Il terzo panel, infine, sempre moderato da Garofalo, ha affrontato temi di massima rilevanza in termini sociali e comunitari, perfettamente riassunti nel titolo: “Informare o Influenzare? Fake news, social media e comunicazione sostenibileâ€.
“Tra dimensione online e offline esiste ormai una continuità strutturale, che impone di rimettere al centro la società partendo proprio dalla comunicazione e dai suoi effetti sulle persone. Informazione e comunicazione, infatti, incidono in modo diretto sugli atteggiamenti e sui comportamenti degli individui e delle comunità , contribuendo a plasmare la percezione della realtà . In questo contesto, è importante evitare visioni catastrofiste: la tecnologia, di per sé, non ha una natura distruttiva. Piuttosto, è il modo in cui viene utilizzata e raccontata a fare la differenza. La comunicazione, quindi, assume una responsabilità centrale, che deve tradursi nella capacità di informare in modo corretto, senza generare allarmismi o traumi inutili.
Superare il sensazionalismo e andare alla radice dei fenomeni diventa essenziale per permettere alle persone di comprendere davvero ciò che accade. Un’informazione di qualità , fondata su rigore e chiarezza, può avere un effetto “terapeuticoâ€, contribuendo a costruire consapevolezza e fiducia. Chi opera nel campo dell’informazione ha dunque un ruolo cruciale nello spazio pubblico, sia online sia offline, e deve esercitarlo con responsabilità . L’obiettivo è contribuire a un ecosistema meno “inquinatoâ€, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche comunicativo, contrastando la diffusione di fake news e promuovendo contenuti affidabili e di valoreâ€, ha spiegato Mihaela Gavrila, Professoressa di Medi Studies all’Università “Sapienza†di Roma.

“Il dibattito sulla sostenibilità si muove oggi tra due polarità critiche: da un lato la diffusione di fake news sul clima, dall’altro il rischio sempre più diffuso di greenwashing. In questo contesto, comunicare in modo sostenibile significa adottare un approccio concreto e trasparente, che diventa una condizione imprescindibile per operare in maniera etica e per preservare la credibilità delle organizzazioni. Le imprese sono chiamate a un cambio di paradigma: solo quelle capaci di mettere al centro valori come resilienza e sostenibilità potranno affermarsi nel lungo periodo. Non è più possibile ottenere risultati duraturi senza un impegno reale e strutturato, in cui la comunicazione sostenibile diventa parte integrante di ogni attività aziendale.
Si tratta di una necessità strategica e, al tempo stesso, urgente e un esempio l’abbiamo con l’Agenda 2030. In questa direzione, infatti, si inserisce la proposta della Global Alliance, rilanciata in Italia da FERPI, di affiancare ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile un 18° goal dedicato alla comunicazione responsabile, riconoscendone il ruolo chiave nel guidare il cambiamento. Un esempio concreto di questo impegno è rappresentato anche dalla collaborazione tra FERPI, ASviS e RAI per il “Glossario della sostenibilità â€, una rubrica pensata per diffondere consapevolezza sui termini e sulle buone pratiche legate allo sviluppo sostenibile. Parallelamente, sul piano normativo, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata in vigore nell’Unione Europea, segna un punto di svolta nel reporting di sostenibilità . Non si tratta più di un esercizio volontario, ma di un quadro regolatorio vincolante, che impone alle imprese di integrare i criteri ESG nei bilanci e nelle strategie aziendali.
L’obiettivo è duplice: da un lato rafforzare la trasparenza e la comparabilità delle informazioni ambientali e sociali, dall’altro orientare il mercato verso modelli di crescita più sostenibili. Tuttavia, l’adeguamento alla CSRD ha comportato sfide significative per molte aziende, tra cui lo sviluppo di sistemi di gestione dei dati più evoluti, una maggiore collaborazione tra le diverse funzioni aziendali e, soprattutto, un cambiamento culturale interno. La transizione verso la rendicontazione obbligatoria ha infatti evidenziato la complessità operativa del processo: dalla raccolta e qualità dei dati, al coinvolgimento dell’intera catena del valore, fino alla distribuzione delle responsabilità nei processi decisionali. Nonostante ciò, molte imprese stanno trasformando questo obbligo in un’opportunità , utilizzando la CSRD come leva strategica per allineare gli obiettivi di sostenibilità alla pianificazione aziendale e generare un vantaggio competitivo nel lungo periodoâ€, ha raccontato nel suo intervento Caterina Banella di Ferpi.
Riccardo Gallotti della Fondazione Bruno Kessler e Responsabile dell’unità di ricerca CHuB lab, ha poi introdotto il contesto europeo, dove “il contrasto alla disinformazione e alle fake news rappresenta una priorità crescente, con l’obiettivo di costruire un ecosistema informativo basato sulla fiducia. In questa direzione si collocano iniziative che integrano il monitoraggio automatizzato dei social media e dei contenuti informativi con tecnologie avanzate di intelligenza artificiale, pensate per supportare – e non sostituire – il lavoro dei verificatori umani. L’impatto della disinformazione, infatti, è sempre più evidente sia a livello individuale sia collettivo. Tuttavia, la quantità di contenuti prodotti online è tale da rendere impossibile un controllo esclusivamente umano: il ritmo di diffusione delle notizie false supera di gran lunga la capacità di analisi tradizionale. Da qui la necessità di ricorrere a strumenti basati sull’intelligenza artificiale, in grado di contrastare anche le forme più sofisticate di manipolazione.
In questo scenario si inserisce il progetto AI4TRUST, che propone un modello ibrido capace di combinare intelligenza umana e artificiale. L’obiettivo è rafforzare la capacità di risposta alla disinformazione in tutta l’Unione Europea, mettendo a disposizione di ricercatori e professionisti dei media tecnologie avanzate per l’analisi e la verifica dei contenuti. Il sistema sviluppato nell’ambito del progetto è progettato per monitorare in tempo quasi reale diverse piattaforme social, utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale in grado di analizzare contenuti multimodali – testi, immagini e audio – e multilingue. I contenuti potenzialmente critici vengono segnalati agli esperti per una revisione approfondita, con l’obiettivo finale di produrre report affidabili e personalizzati, utili sia per gli operatori dell’informazione sia per i decisori pubblici.
La complessità del contesto attuale rende sempre più difficile distinguere tra informazione e disinformazione. La velocità delle tecnologie supera spesso quella delle notizie stesse e della capacità umana di elaborarle. Già durante lo svolgimento degli eventi, infatti, circolano online contenuti manipolati o completamente generati dall’intelligenza artificiale, rendendo sempre più sfumato il confine tra vero e falso. L’enorme quantità di contenuti prodotti con strumenti generativi complica ulteriormente il lavoro di verifica e indagine. La sfida, oggi, è quindi sviluppare modelli di analisi e comprensione della realtà – anche nella sua dimensione digitale – capaci di stare al passo con una rete che dispone di strumenti sempre più avanzati per la manipolazione dei contenutiâ€.
“Il Corecom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) è un organismo istituito a livello regionale che svolge funzioni di garanzia, consulenza e controllo nel settore delle comunicazioni, operando in stretto raccordo con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom). Tra i servizi offerti, vi è anche la conciliazione gratuita delle controversie tra utenti e operatori di telefonia, internet e Pay-TV, uno strumento fondamentale per la tutela dei cittadini. In qualità di articolazioni territoriali dell’Agcom, i Corecom rivestono un ruolo centrale nella protezione del pubblico, in particolare a livello locale. Le loro attività comprendono il monitoraggio della corretta rappresentazione politica e della qualità dei contenuti audiovisivi, contribuendo a garantire un’informazione equilibrata e trasparente.
Con l’evoluzione tecnologica e la crescente diffusione di strumenti di manipolazione video, come i deepfake, le funzioni di vigilanza si stanno progressivamente ampliando anche alla lotta contro la disinformazione, con l’obiettivo di tutelare il dibattito democratico. In questo contesto, emerge con forza il valore strategico della cooperazione tra istituzioni. Come sottolineato da Barbato, “fare rete†è essenziale per monitorare in modo efficace i rischi emergenti e intervenire tempestivamente. Un esempio concreto è rappresentato dalla collaborazione tra Corecom e Polizia postale, particolarmente rilevante nella tutela dei minori e nel contrasto alle minacce informatiche. Tuttavia, la sfida principale resta quella educativa.
Il pubblico di riferimento è costituito soprattutto da giovani e studenti, ai quali è necessario fornire strumenti per comprendere i rischi della rete e sviluppare uno spirito critico. In questa direzione si inseriscono le attività di alfabetizzazione digitale promosse nelle scuole, attraverso percorsi formativi modulari dedicati alla sicurezza online. Nonostante gli sforzi, però, il divario culturale e comportamentale rimane significativo, rendendo evidente la necessità di rafforzare ulteriormente le iniziative formative. Per questo motivo, l’educazione civica assume un ruolo fondamentale, così come l’introduzione di strumenti come il “patentino digitaleâ€, pensati per accompagnare le nuove generazioni verso un uso più consapevole e responsabile delle tecnologieâ€, ha dichiarato Carola Barbato, Coordinatore Nazionale Corecom.
Nelle conclusioni della sessione, Silvia Testarmata, Presidente Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, Marketing e Digital Media dell’Università di Roma “LUMSAâ€, ha sottolineato che “non può esserci innovazione senza trasparenza e responsabilità â€, aggiungendo che “in un contesto sempre più orientato alla sostenibilità , il ruolo della comunicazione diventa centrale: una comunicazione autentica, fondata sulla verità , è infatti essenziale per costruire fiducia e accompagnare i processi di trasformazione.
Al centro dello sviluppo tecnologico non c’è la tecnologia in sé, ma l’elemento umano, che si esprime attraverso le persone e le comunità . È questa dimensione a determinare il senso e la direzione dell’innovazione. In tale prospettiva, la comunicazione digitale assume un valore sempre più educativo, legato alla qualità dell’informazione e alla capacità di formare cittadini consapevoli.
La formazione diventa quindi un fattore decisivo per affrontare le sfide contemporanee, in particolare quelle connesse alla disinformazione e all’uso distorto delle tecnologie, che incidono profondamente sulla percezione della realtà . In questo scenario, i professionisti della comunicazione sono chiamati a svolgere un ruolo attivo e consapevole, esercitando una responsabilità etica rilevante nella gestione e nella narrazione dell’innovazione digitaleâ€.
Un appuntamento, quello offerto da Impatta Disrupt, di estrema attualità , che ci ha permesso di approfondire argomenti che necessitano un confronto urgente tra Istituzioni, imprese, società civile e mondo accademico e religioso, perchè, come ha detto sempre ieri il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro al Quirinale con una delegazione di studenti di scuole di giornalismo: “L’Intelligenza Artificiale sta conquistando un ruolo sempre più diffuso se non addirittura egemone nella nostra esistenza, rendendo ancora più urgente la riflessione sul rapporto con la verità . Occorre un’adeguata consapevolezza morale per rendere possibile il suo utilizzo a beneficio dell’umanità , con la definizione di regole. Come quelle messe in campo dall’Unione Europea per il governo dell’Intelligenza Artificiale senza che essa si trasformi in uno strumento di dominio da parte di giganti tecnologici che pretendono di sostituirsi agli Stati sovrani e all’ordinamento internazionale. Le trasformazioni in atto nel mondo dell’informazione interrogano anche i giornalisti e sollecitano a rifuggire dal rischio di indolenza o di negligenza: le trasformazioni non mutano la natura della professione, anzi, ne accentuano, piuttosto, le responsabilità “.
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Finalmente si realizza: maggiore velocità tra device e antenna vera 5G, minore latenza, il telefono consuma meno batteria, il network slicing per servizi verticali. iliad lancia il 5G standalone, e diventa il secondo operatore mobile in Italia dopo WindTre, il 5G standalone e mettendolo al servizio di alcuni eventi selezionati del Fuorisalone 2026. Dal suo lancio in Italia nel 2018, iliad ha investito più di 4 miliardi di euro per costruire una infrastruttura mobile nazionale di ultima generazione. Dopo essere stato il primo operatore in Italia a lanciare il Wi-Fi 7 nel 2025, iliad si conferma oggi all’avanguardia lanciando il vero 5G in qualità di technical partner della manifestazione, mettendo a disposizione la propria infrastruttura e la tecnologia più avanzata per la gestione delle procedure di check-in e degli accessi alla manifestazione, dimostrando così le potenzialità di questa tecnologia in un caso d’uso reale.
Il sistema di accesso si basa su Fuorisalone Passport, il passaporto digitale per la Design Week promosso da Fuorisalone.it. Una piattaforma che consente ai visitatori di registrarsi una sola volta e ottenere un QR Code univoco per accedere agli eventi del circuito Brera Design Week, migliorando l’esperienza della Milano Design Week per tutti gli attori coinvolti — utenti, espositori e organizzatori.
Il risultato che nasce da questa sinergia è un’esperienza di ingresso più fluida: il check-in avviene in modo istantaneo, riducendo attese e rallentamenti anche nei momenti di maggiore affluenza. Anche in presenza di migliaia di visitatori connessi contemporaneamente – tra ricerca di informazioni e condivisione di contenuti – i sistemi di accredito mantengono elevati standard di affidabilità grazie alla qualità del servizio 5G SA.
iliad dimostra così, concretamente, le potenzialità del 5G Standalone in un contesto ad alta complessità , con l’obiettivo di rendere il Fuorisalone un evento ancora più accessibile e innovativo.
Il 5G standalone permette di realizzare una rete dedicata legata a eventi particolari, con la possibilità di dedicare porzioni di spettro a particolari attività (il cosiddetto network slicing).
Il 5G Standalone rappresenta l’evoluzione più avanzata della tecnologia 5G. A differenza del 5G (Non-Standalone), che sfrutta ancora l’infrastruttura 4G per gestire la connessione, il 5G Standalone è una rete completamente autonoma: lo smartphone comunica direttamente con l’antenna 5G, senza passaggi intermedi.
Questo “dialogo diretto†rende la connessione più efficiente, riducendo sensibilmente la latenza e aumentando la capacità della rete di gestire simultaneamente migliaia di dispositivi, anche in contesti ad alta densità .
Il risultato è un’esperienza digitale più fluida e immediata: servizi in tempo reale come cloud gaming, realtà aumentata e videochiamate in altissima definizione diventano più stabili e performanti anche in ambienti estremamente affollati. Allo stesso tempo, il 5G SA contribuisce ad ottimizzare il consumo energetico dei dispositivi e introduce standard avanzati di sicurezza.
Tra le potenzialità della tecnologia 5G Standalone si annovera il network slicing, ovvero la possibilità di creare una partizione logica della rete dedicandola a specifici servizi. Questo consente di allocare le risorse della rete in modo mirato, ottimizzando parametri di latenza e stabilità della connessione, senza impattare sul traffico o sulla qualità dell’esperienza degli altri utenti.
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Anthropic si conferma uno degli asset più ambiti dell’ecosistema AI globale. La società sta infatti ricevendo numerose offerte di investimento da parte di fondi di venture capital che arrivano a valutarla fino a 800 miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai 380 miliardi raggiunti nel round ufficiale di febbraio.
Alla base di questa spinta c’è un’espansione rapida del business. Il fatturato di Anthropic ha raggiunto un ritmo di circa 30 miliardi di dollari, in forte aumento rispetto ai 9 miliardi registrati a fine 2025.
Un risultato trainato in particolare dagli strumenti di coding, come Claude Code, e dall’espansione nel segmento enterprise. L’azienda ha infatti ampliato rapidamente la propria base clienti di alto valore, con oltre mille organizzazioni che spendono più di un milione di dollari all’anno per i suoi servizi.
Un dato che evidenzia come l’AI stia diventando sempre più una componente strutturale nei processi aziendali, e non solo uno strumento sperimentale.
A rafforzare ulteriormente l’attenzione del mercato ha contribuito il recente lancio di Mythos, il modello AI avanzato focalizzato sulla sicurezza informatica.
Nonostante la distribuzione limitata, dovuta ai rischi legati al possibile utilizzo offensivo, Mythos è stato percepito come un salto tecnologico rilevante, in grado di posizionare Anthropic tra i leader nello sviluppo di sistemi AI ad alto impatto. Questa combinazione di innovazione e cautela ha contribuito ad aumentare l’interesse degli investitori, che vedono nell’azienda un player centrale nella nuova fase dell’AI.
La crescente competizione tra investitori si inserisce in un contesto più ampio, segnato dall’attesa per una possibile quotazione in borsa entro l’anno.
Le valutazioni elevate riflettono aspettative altrettanto ambiziose: Anthropic viene considerata una delle società in grado di definire i prossimi equilibri del mercato AI, insieme ai principali competitor globali come OpenAI.
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OpenAI entra nel campo della cybersicurezza avanzata con GPT-5.4-Cyber, un nuovo modello di intelligenza artificiale progettato per individuare vulnerabilità nel software e rafforzare la difesa dei sistemi digitali. Il rilascio è avvenuto in forma controllata, attraverso il programma Trusted Access for Cyber, che consente a un gruppo selezionato di utenti di utilizzare lo strumento con minori restrizioni rispetto ai modelli tradizionali.
GPT-5.4-Cyber nasce per offrire capacità avanzate di analisi del codice, permettendo un’esplorazione più profonda delle falle e una valutazione più efficace dei rischi. Un posizionamento che punta direttamente al mercato enterprise e agli operatori della sicurezza, sempre più interessati a strumenti in grado di automatizzare e potenziare le attività di vulnerability assessment.
La mossa arriva a breve distanza dal lancio di Mythos da parte di Anthropic, un modello con caratteristiche simili ma orientato anche alla capacità di sfruttare le vulnerabilità individuate. Anche in quel caso, la distribuzione è stata limitata a pochi partner selezionati, tra cui Amazon, Apple e Microsoft, segnando un approccio prudente su tecnologie ad alto potenziale dual use.
Il confronto tra OpenAI e Anthropic evidenzia la corsa allo sviluppo di modelli AI capaci di operare direttamente su codice e infrastrutture critiche. Non si tratta più solo di generazione di contenuti, ma di strumenti tecnici avanzati, destinati a un pubblico professionale e con applicazioni dirette nella sicurezza informatica.
Parallelamente, cresce l’attenzione delle istituzioni. Autorità governative e settore finanziario temono che strumenti di questo tipo possano essere utilizzati anche in chiave offensiva, facilitando attività di attacco più rapide e sofisticate. Il rischio è che la stessa tecnologia impiegata per difendere possa abbassare la barriera d’ingresso per cybercriminali o attori statali.
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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha auspicato mercoledì “un approccio europeo armonizzato” per la protezione dei minori online, che sarà supportato da un’app per la verifica dell’età sviluppata dall’UE e di prossima disponibilità .
Questa app, testata dallo scorso anno in diversi paesi europei, è ora “tecnicamente pronta e sarà presto disponibile per i cittadini”, ha annunciato.
Si tratta di “una soluzione semplice e gratuita per proteggere i nostri figli da contenuti pericolosi e illegali”, ha aggiunto la presidente della Commissione.
Gli utenti dovranno registrarsi all’app utilizzando il passaporto o la carta d’identità nazionale. Ciò consentirà loro di dimostrare la propria età “in modo completamente anonimo e senza essere rintracciabili”.
Nella sua breve spiegazione, la Presidente della Commissione ha sottolineato che “è facile da usare”: “Si scarica l’app. La si configura utilizzando il passaporto o la carta d’identità . Poi, si verifica la propria età quando si accede ai servizi online. In secondo luogo, rispetta i più severi standard di privacy al mondo. Gli utenti verificheranno la propria età senza rivelare altri dati personali. In breve, è completamente anonima: non è possibile tracciare gli utenti. In terzo luogo, l’app funziona su qualsiasi dispositivo: telefono, tablet, computer… qualsiasi cosa vi venga in mente. E infine, è completamente open source: chiunque può esaminare il codice.”
Gli Stati potranno integrare questo sistema nei propri programmi nazionali di verifica dell’età e, soprattutto, “le piattaforme online potranno farvi affidamento” per verificare l’età dei propri utenti, ha detto von der Leyen, aggiungendo che “non avranno più scuse” per sottrarsi alle proprie responsabilità .
L’esecutivo ha accolto con favore i “significativi progressi” compiuti da diversi Stati membri che intendono regolamentare o vietare l’accesso dei minori ai social network, in particolare Francia, Danimarca, Grecia, Italia, Spagna e Cipro, che, ha affermato, si affideranno a questa applicazione.
Attualmente, sette paesi hanno già avviato la sperimentazione dell’app attraverso un programma pilota per integrarla nei rispettivi sistemi nazionali: Francia, Danimarca, Grecia, Italia, Spagna e Irlanda.
In assenza di dettagli tecnici, la vicepresidente dell’UE per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, intervenuta insieme a Von der Leyen, ha assicurato che il sistema sviluppato garantisce la protezione dei dati degli utenti, i quali manterranno il “pieno controllo dei propri dati” quando accedono a servizi con restrizioni di età tramite la nuova piattaforma europea.
“Questo è estremamente importante”, ha affermato la conservatrice finlandese, “perché non vogliamo che le piattaforme scansionino i nostri passaporti o i nostri volti”.
La Commissione europea ha sviluppato questo strumento di verifica dell’età , ha spiegato Von der Leyen, basandosi sull’esperienza “positiva” del “certificato COVID”, che ha permesso a migliaia di europei di verificare la propria identità , lo stato vaccinale e le condizioni di salute per viaggiare in 78 paesi durante la pandemia.
A livello europeo, la Commissione europea sta analizzando possibili misure per limitare l’accesso dei minori ai social media, ma per ora si mostra restia a stabilire un’unica età minima comune a tutti i paesi dell’Unione europea, a causa della complessità tecnica e giuridica dell’attuazione di una restrizione in un ambito di competenza nazionale esclusiva.
In ogni caso, lo scorso marzo Von der Leyen ha istituito un gruppo di lavoro per individuare soluzioni che consentano un “approccio europeo solido e realistico”, e si prevede che questo comitato di esperti presenti raccomandazioni concrete su come affrontare la questione entro l’estate al più tardi.
L’obiettivo ora è quello di avere una piattaforma a livello europeo in grado di verificare l’età effettiva degli utenti che accedono ai social media tramite dispositivi mobili o altri mezzi; a tal fine, è stata sottoposta a mesi di test nei paesi che hanno aderito al progetto pilota, al fine di adattare la tecnologia alle esigenze specifiche di ciascuna regione.
Entro la fine dell’anno, le piattaforme dovranno disporre di uno strumento per verificare e convalidare l’età dell’utente e, pur non essendo obbligate ad implementare la versione europea, dovranno dimostrare che la loro soluzione alternativa offra garanzie equivalenti di conformità alle normative nazionali ed europee.
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Il Garante privacy ha dichiarato illecito il trattamento dei dati biometrici dei passeggeri dell’aeroporto di Milano Linate effettuato attraverso il sistema di riconoscimento facciale “FaceBoardingâ€, rispetto al quale l’Autorità era già intervenuta con un provvedimento di limitazione provvisoria nel mese di settembre 2025.
Il sistema veniva utilizzato da SEA (Società per azioni esercizi aeroportuali), per consentire l’accesso all’area sterile e l’imbarco al gate dei passeggeri previa registrazione presso appositi chioschi o mediante app e successiva associazione del volto al documento di riconoscimento e alla carta d’imbarco.
L’Autorità , nel corso dell’istruttoria avviata d’ufficio, ha accertato che il “FaceBoarding†vìola il GDPR ed è in contrasto, in particolare, con il parere dell’EDPB sull’uso del riconoscimento facciale in aeroporto. Il sistema, infatti, prevede che i dati biometrici acquisiti siano interamente conservati in maniera centralizzata nei server di SEA impedendo ai passeggeri di esercitare un controllo esclusivo sui propri dati.
Il Garante ha riscontrato, inoltre, che SEA non ha adottato misure di cifratura dei modelli biometrici; ha conservato i template per un periodo eccessivo (fino a 12 mesi), comportando così un aumento significativo dei rischi di violazioni dei dati personali, ed ha rilasciato un’informativa con indicazioni inesatte. Per di più la società acquisiva, senza il loro consenso, le immagini del volto dei passeggeri che, pur non avendo aderito al “FaceBoardingâ€, utilizzavano i varchi ibridi.
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Amazon ha siglato un accordo da 11,57 miliardi di dollari per rilevare l’operatore Globalstar, una mossa diretta a sfidare il predominio di Starlink nell’arena satellitare.
Una sfida complessa, visto che l’operatore di Elon Musk controlla già una costellazione composta da 10mila satelliti LEO.
Grazie al deal, Amazon aggiunge le due dozzine di satelliti di Globalstar alla sua rete esistente di 200 satelliti.
Amazon si sta impegnando per potenziare la propria rete, prevedendo il dispiegamento di circa 3.200 satelliti in orbita terrestre bassa entro il 2029, di cui circa la metà dovrà essere operativa entro la scadenza normativa di luglio. Si sta inoltre preparando a lanciare i propri servizi internet via satellite entro la fine dell’anno.
La rete satellitare di Globalstar è progettata per connessioni affidabili a basso consumo di dati direttamente ai dispositivi mobili, ovvero Direct-to-Device (D2D). Questa tecnologia elimina la necessità per i dispositivi di connettersi alle torri cellulari terrestri, rendendoli cruciali per alimentare i servizi di emergenza e fornire connettività in aree con copertura cellulare limitata.
L’accordo aiuterà Amazon a implementare il D2D a partire dal 2028, hanno detto le aziende.
Nel frattempo, Starlink serve già oltre nove milioni di utenti in tutto il mondo. L’unità di SpaceX, che fornisce banda larga ad alta velocità tramite terminali utente, sta anche sviluppando servizi D2D attraverso partnership con operatori di telecomunicazioni come T-Mobile.
“Amazon è rimasta indietro rispetto a Starlink nel settore della banda larga satellitare. L’acquisizione di Globalstar le consentirà di recuperare terreno nella sua posizione nello spettro D2D e di compiere un balzo in avanti nello sviluppo della tecnologia D2D”, ha detto Armand Musey, presidente e fondatore di Summit Ridge Group.
Le azioni di Globalstar sono salite di oltre il 9% nelle prime contrattazioni, dopo aver guadagnato oltre il 6% nelle ultime due settimane a seguito delle indiscrezioni dei media sulle trattative tra le due società . Il titolo Amazon è salito del 2,5%.
La mossa di Amazon arriva subito dopo che SpaceX ha avviato il suo piano di quotazione in borsa. Starlink contribuisce per circa il 50-80% al fatturato di SpaceX.
SpaceX, la società di Musk, sta lanciando satelliti Starlink a ritmo serrato, lanciandone a decine alla volta e costruendo la più grande costellazione satellitare al mondo.
“Nel settore si è assistito a un continuo consolidamento al fine di competere con SpaceX nel mercato delle comunicazioni satellitari, data la portata di SpaceX… e la sua capacità di lancio praticamente illimitata. Prevedo che questa tendenza continuerà ”, ha detto Austin Moeller, direttore della ricerca azionaria presso Canaccord Genuity.
In base all’accordo con Amazon, gli azionisti della società satellitare possono scegliere di ricevere 90 dollari in contanti o 0,3210 azioni ordinarie di Amazon per ogni azione Globalstar posseduta, hanno dichiarato le società .
Ciò rappresenta un premio di oltre il 31% rispetto al prezzo di chiusura di Globalstar del 1° aprile, il giorno prima che emergessero le indiscrezioni sulle trattative.
L’acquisizione dovrebbe concludersi il prossimo anno, previa approvazione delle autorità di regolamentazione e il raggiungimento di specifici traguardi di implementazione da parte di Globalstar.
L’accordo richiederà anche l’approvazione della Commissione Federale delle Comunicazioni (FCC) statunitense, ha detto il presidente dell’agenzia, Brendan Carr, in un’intervista a CNBC.
“Siamo molto aperti all’accordo tra Amazon e Globalstar”, ha aggiunto Carr.
Alla fine dello scorso anno, Globalstar ha annunciato che una nuova rete in fase di sviluppo, supportata da Apple, si sarebbe espansa fino a 54 satelliti, inclusi alcuni di riserva, rispetto ai ventiquattro attualmente in orbita terrestre bassa.
Amazon ha firmato un accordo con Apple, che nel 2024 ha investito circa 1,5 miliardi di dollari in Globalstar, per continuare a fornire servizi di sicurezza satellitari, come SOS Emergenza e Dov’è, per gli utenti di iPhone e Apple Watch.
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Una vera e propria “pesca a strascico”. Così l’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) definisce l’attuale campagna di riscossione del Canone Unico Patrimoniale (CUP) che sta colpendo su scala nazionale e indistintamente gli operatori del settore.
Le reti in fibra ottica che corrono sotto le strade italiane sono posate e gestite dagli Operatori di rete (FiberCop, Open Fiber e altri operatori), che ottengono dai Comuni una concessione per occupare il suolo pubblico con le proprie infrastrutture. Il CUP è il corrispettivo di quella concessione: chi ha cavi fisici nel sottosuolo del Comune, paga. La logica è semplice e condivisibile.
Il problema nasce quando questa tassa viene richiesta anche a chi il suolo non lo usa affatto. In Italia esistono centinaia di piccole imprese che vendono connettività a Internet senza possedere un metro di cavo nel sottosuolo: acquistano un servizio già pronto dall’operatore che ha posato la fibra e lo rivendono ai clienti finali. Questi Operatori non occupano il suolo pubblico, né direttamente né indirettamente, e la legge lo dice esplicitamente.

La distinzione che conta è quella tra servizio passivo e servizio attivo. Chi posa cavi nei minitubi del concessionario o ha un controllo diretto sull’infrastruttura altrui, occupa indirettamente il suolo: in questo caso il canone può essere dovuto. Chi invece acquista un servizio virtuale da un operatore di rete, e vende ai clienti finali senza operare materialmente sui cavi e le infrastrutture fisiche, non occupa nulla e non deve nulla. Confondere i due casi è l’errore all’origine dell’intero contenzioso.
Vista la complessità tecnica delle telecomunicazioni la distinzione non è sempre intuitiva “Ed è esattamente per questo che serve un chiarimento ufficiale del Ministero competente†afferma Giuliano Peritore, Presidente dell’Associazione che rappresenta medi e piccoli operatori.
La norma di interpretazione autentica in tal senso esiste già dal 2021, ma molti Comuni asseriscono che non varrebbe per le TLC, benché la documentazione parlamentare sia invece chiara nell’includerle.
La giurisprudenza prevalente è dalla parte di AIIP. I tribunali italiani, infatti, si sono già pronunciati con chiarezza: ad oggi si contano oltre 30 sentenze favorevoli agli Operatori virtuali, emesse in tutta Italia, da nord a sud, compresi pronunciamenti della Corte d’Appello di Venezia. Il verdetto è: chi vende connettività senza cavi propri non deve il CUP.
Nonostante ciò, le richieste di pagamento continuano, alimentando due paradossi. ll primo: un piccolo Operatore che vende connettività su tutto il territorio nazionale, pur non avendo un solo cavo nel suolo, con questa interpretazione errata si troverebbe a pagare 950 euro per ciascuno dei 7.894 Comuni italiani, per un totale di oltre 7,5 milioni di euro all’anno. Una cifra che nessuna piccola impresa può sostenere, evidentemente generata solo da un equivoco. Il secondo: il mercato italiano della connettività funziona perché esistono centinaia di operatori che comprano accesso alla rete da chi l’ha costruita. Se questi operatori vengono espulsi da un onere che non devono, il mercato si concentra in pochi grandi player, la concorrenza sparisce e i prezzi per i consumatori aumentano. Un danno per tutti. Secondo stime AIIP, tra 6.000 e 20.000 posti di lavoro nel settore sono a rischio.
Anche le dimensioni dello spreco sono concrete. In Italia operano circa 500 fornitori di servizi di comunicazione elettronica, di cui almeno 450 operano esclusivamente con servizi virtuali. Ipotizzando accertamenti su una media di 250 Comuni ciascuno, il numero di cause potenziali raggiunge circa 112.500, per un costo complessivo stimabile in oltre un miliardo di euro: soldi interamente sprecati in cause che intasano i tribunali civili. A questo si aggiungono oltre 500 milioni di euro già iscritti a bilancio da Comuni come entrate che in realtà non sono dovute.
AIIP chiede al MIMIT di emanare con urgenza una circolare chiarificatrice rivolta a tutti i Comuni italiani e a chi gestisce la riscossione del CUP, che spieghi chi deve pagare e chi no, se non anche la chiusura del Tavolo MIMIT-MEF istituito proprio per “definire un idoneo quadro regolatorio ed attuativo della disciplina in materia di canone unico per infrastrutture di comunicazione elettronica†(ai sensi dell’art. 13 quinquies DL 4/2022, conv. con mod.ni L. 25/2022).
“Bastano poche righe per fermare uno spreco da miliardi e tutelare un pezzo importante del tessuto imprenditoriale digitale italiano. AIIP conferma la sua disponibilità collaborare con il Ministero competente†dice Gilberto Di Maccio, Consigliere dell’Associazione.
Per supportare il sistema, l’Associazione ha intrapreso due iniziative concrete, realizzando uno sportello legale dedicato agli Operatori associati e il portale cup.aiip.it: un sito informativo aperto a Comuni, imprese, cittadini, professionisti del diritto per fare chiarezza su chi sia realmente assoggettato al pagamento del CUP.
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Una reazione, a Palazzo Chigi, se l’aspettavano ma non con toni così “duriâ€. Ma c’era la necessità di “dare un segnaleâ€: così Giorgia Meloni, ancora prima di leggere sul sito del Corriere della Sera le parole di Donald Trump, aveva marcato il confine, ribadito che l’attacco a Papa Leone era “inaccettabile†e sottolineato, con parecchia veemenza e pure una punta di sarcasmo nei confronti delle opposizioni, di non avere visto “tanti altri leader parlare come me†del presidente americano, “questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanzaâ€. La presa di distanza era iniziata sottotraccia già da parecchie settimane. Non si è registrato, almeno ufficialmente, alcun contatto tra i due dall’inizio della nuova guerra nel Golfo, un conflitto “di cui non siamo stati informati e che†per il momento “ci danneggia e bastaâ€, sottolineano i meloniani. Lo conferma lo stesso Trump, nella sua invettiva contro l’alleata che credeva “più coraggiosaâ€, di non aver parlato con la premier da diverso tempo.
Da FdI sottolineano che non si ha memoria “negli ultimi decenni†di “un presidente del Consiglio italiano che nello stesso giorno risponde per le rime†prima a Israele, con l’annuncio della sospensione del rinnovo automatico dell’accordo bilaterale di difesa, e agli Stati Uniti. Benjamin Netanyahu da un lato, con gli attacchi in Libano, e Trump dall’altro, con l’affondo sul Papa, “ci danneggianoâ€. Dopo la prima nota, diffusa da Palazzo Chigi di buon mattino, la premier ha valutato attentamente, raccontano, quale doveva essere la reazione più opportuna. E ha optato per un intervento forte, a scanso di equivoci. Anche perché rimanere fermi avrebbe comportato il rischio di essere pesantemente criticati in Italia. In politica estera, osserva un Ministro, parlano “i fattiâ€. Il cambio di atteggiamento, fermi restando i rapporti sempre solidi con gli alleati d’oltreoceano, è palpabile, anche se nessuno, a partire dalla premier, mette in discussione il posizionamento italiano “dalla parte dell’Occidenteâ€.
Se la guerra in Iran dovesse finire in tempi rapidi ci si può aspettare una ricomposizione con il presidente Usa anche se sembra difficile pensare che i rapporti con Trump possano ritornare proprio come nel passato. Il peso della crisi si fa sentire, Meloni dice apertamente di essere “preoccupata†per l’economia, perché se non dovesse riaprire lo stretto di Hormuz non c’è risposta che basti da parte dei singoli Paesi, se non si muove Bruxelles sospendendo il patto di stabilità . E non si è ancora chiuso nemmeno l’altro conflitto, quello in Ucraina: a Volodymyr Zelensky, che ha richiesto l’incontro che si terrà nelle prossime ore a Palazzo Chigi e che vedrà successivamente anche il presidente Sergio Mattarella, Meloni ribadirà “il sostegno senza se e senza ma†che non è mai mancato in questi 4 anni, che non verrà meno fino a che non si raggiungerà una pace “sostenibile†per Kiev.
Accantonate per un giorno le primarie, è stata la politica estera a monopolizzare il dibattito delle forze progressiste. Prima si sono trovate d’accordo per organizzare una manifestazione per la pace, poi hanno fatto i conti con l’attacco di Donald Trump alla premier Giorgia Meloni: “Sono scioccato da leiâ€, ha detto il presidente americano. Con una mossa non scontata, Elly Schlein e Angelo Bonelli di Avs hanno fatto quadrato. La segretaria del Pd in Aula ha detto: “Esprimo la nostra più ferma condanna dell’attacco del Presidente americano Donald Trump alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’Italia è un Paese libero e sovranoâ€. Anche il presidente del M5S Giuseppe Conte ha dato una stoccata a Trump ma non ha resistito e l’ha data anche al Governo: “L’ambiguità †tenuta nei confronti della politica americana come “tutti i nodi†alla fine è “venuta al pettineâ€.
L’affondo di Trump è arrivato mentre alla Camera era in corso il voto sul conflitto di attribuzioni per il caso di Giusy Bartolozzi. L’Aula è stata quindi il teatro dei commenti a caldo: “Nessun capo di Stato straniero†ha detto Elly Schlein “può rivolgersi con questa grave mancanza di rispetto nei confronti del nostro Paese e del nostro Governo. Siamo avversari politici, ma non accettiamo attacchi né minacce dai Governi di altri Paesiâ€. Posizioni simili quelle di Più Europa e Iv: “Meloni viene scaricata persino dal suo guruâ€, ha detto Matteo Renzi; per il segretario di Azione Carlo Calenda, “Meloni ha avuto coraggio a fare ciò che andava fatto da tempo: dire basta questo pazzo. Spero che saremo tutti compatti nel respingere al mittente questo attaccoâ€.
Sergio Mattarella difende Papa Leone XIV dal duplice attacco del presidente Usa. Pur senza mai nominare Donald Trump il Capo dello Stato, rivolgendosi agli studenti di giornalismo, ha consigliato loro di leggere il messaggio che il Pontefice ha inviato all’Accademia di Scienze Sociali della Santa Sede: “È un bel messaggio sul potere, mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazioneâ€. Mattarella l’ha definito “uno splendido messaggio, che rende evidente il debito di riconoscenza che nei confronti del Papa deve nutrire e avvertire il mondo per i suoi richiami, in questo periodo così difficileâ€. Già lunedì il capo dello Stato aveva elogiato l’azione del Papa in partenza per un viaggio in Africa sottolineando l’importanza del suo messaggio di pace in questa epoca così conflittuale. Pochi minuti dopo era arrivato l’attacco di Trump che lo aveva definito “debole e pessimo nella politica esteraâ€, opinione peraltro ribadita 24 ore dopo a proposito della condanna verso la guerra in Iran.
Una posizione così estrema ha spinto tutta la politica italiana, premier Meloni compresa, a dissociarsi e definire “inaccettabili†quelle parole rivolte al Capo della Chiesa cattolica. Ieri parlando a braccio Mattarella ha voluto rinforzare il concetto e ampliarlo a un ragionamento più ampio, proprio sul potere e sui rischi che comporta: “Mi torna in mente quando anni fa uno studente delle scuole superiori mi ha chiesto come si fa a resistere alle tentazioni del potere. Gli ho risposto che il potere, o quello cosiddetto tale, per chi ricopre ruoli di vertice nello Stato, nei sistemi sociali, può in effetti inebriare e far perdere l’equilibrio. Ma vi sono due antidoti. Il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali. Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è una alta capacità di autoironiaâ€.
L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 9.30 per esaminare il ddl sulle sanzioni a tutela dei prodotti alimentari italiani e il ddl costituzionale su Roma Capitale. Come consueto, alle 15.00 svolgerà le interrogazioni a risposta immediata (question time). Dalle 16.45, infine, dibatterà sul decreto-legge sul ciclone Harry.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali dibatterà sul ddl sull’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Unione Induista italiana, sul ddl sull’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e la Chiesa apostolica in Italia e sul ddl sull’intesa tra il Governo della Repubblica italiana e l’Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno. Esaminerà il ddl sull’ordinamento della polizia locale. La Giustizia dibatterà sulla pdl sulla protezione dei minori in contesti di criminalità organizzata e sul ddl per la riforma dell’ordinamento forense. Esaminerà le pdl sulla pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento e con la Finanze si confronterà sullo schema di Dlgs per prevenire l’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o terrorismo.
La Affari Esteri esaminerà , con la Difesa, dibatterà sullo schema di DM sulla cessione a titolo gratuito di Nave Garibaldi a favore della Marina militare della Repubblica d’Indonesia. Si confronterà sulla pdl sull’accordo di partenariato strategico tra l’Ue e il Canada e sull’accordo economico e commerciale globale tra il Canada e l’Ue. Ascolterà l’Ambasciatrice della Repubblica Libanese in Italia Carla Jazzar sulla crisi nel Golfo Persico e gli equilibri geopolitici in Medio Oriente. La Difesa lo schema di DM sul potenziamento dalla capacità Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (ISR) dell’Esercito italiano.
La Bilancio esaminerà lo schema di Dlgs sulle sanzioni previste dal TUF, lo schema di Dlgs sulla repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e lo schema di Dlgs sulla revisione del sistema degli incentivi. La Finanze esaminerà il ddl sulla cessione di territori del demanio marittimo al Comune di Praia a Mare. La Cultura, con la Affari Sociali, esaminerà le pdl sugli spazi per l’allattamento dei neonati presso istituti e luoghi della cultura. Si confronterà sulla pdl sull’insegnamento curricolare dell’educazione musicale negli asili nido e nelle scuole, e sulla pdl sul reclutamento del personale ricercatore e docente universitario.
La Ambiente si confronterà sulla proposta di nomina del signor Matteo Arcenni a presidente dell’Ente parco nazionale dell’Arcipelago toscano. Con la Trasporti proseguirà l’esame del ddl sulla valorizzazione della risorsa mare e con la Attività Produttive riprenderà l’esame del ddl sul nucleare sostenibile. Sempre con la Attività Produttive esaminerà la proposta di decadenza dell’ingegnere Luca Desiata dall’incarico di componente della Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), e la proposta di nomina dell’ingegnere Giorgio Graditi a componente della Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN).
La Trasporti proseguirà le audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul trasporto pubblico non di linea e svolgerà audizioni ed esaminerà lo schema di DPCM sul conferimento dell’incarico di Commissario straordinario per la realizzazione dell’intervento infrastrutturale Darsena Europa a Livorno. Si confronterà sullo schema di contratto di programma tra il Ministero delle imprese e del made in Italy e la società Poste italiane per il quinquennio 2026-2031.
La Attività Produttive si confronterà sul ddl sulla riforma delle amministrazioni straordinarie e proseguirà le audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia e dell’indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale. Esaminerà le risoluzioni sul supporto alla diffusione delle comunità energetiche e dell’autoconsumo collettivo, lo schema di Dlgs sulla revisione del sistema degli incentivi e lo schema di Dlgs sulle norme per i mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno.
La Lavoro svolgerà audizioni sulle pdl sul supporto alla ricollocazione professionale dei lavoratori nei casi di licenziamento. Infine, si confronterà sulla pdl sul salario minimo. La Affari Socialisvolgerà audizioni sul ddl sul servizio civile universale ed esaminerà lo schema di DPCM sui LEA. La Agricoltura riprenderà l’esame del ddl sullo sviluppo del settore agricolo.
L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 9.00 per la discussione del decreto-legge, su cui il Governo ha posto la questione di fiducia, sul PNRR. A seguire dibatterà sul DL sulla sicurezza pubblica.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali proseguirà l’esame del DL sulla sicurezza pubblica. Si confronterà sul ddl sulle Assemblee di Dio in Italia, sul ddl sulla protezione civile e sul ddl sui piccoli martiri di Gorla.
La Giustizia svolgerà audizioni sui ddl sulla crisi da sovraindebitamento, esaminerà lo schema di Dlgs sulla repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime e il ddl sulla riforma della disciplina degli ordinamenti professionali. Si confronterà sul ddl sulle indagini informatiche, sul ddl sui furti d’auto e sul ddl sui detenuti sottoposti a regime speciale in aree insulari. Dibatterà sul ddl sull’allontanamento del minore, sul ddl sulla detenzione domiciliare dei tossicodipendenti e alcoldipendenti, sui ddl sul reato di apologia della criminalità organizzata e sui ddl sui beni confiscati alla criminalità organizzata. Discuterà sui ddl sul cognome del figlio, svolgerà audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore della giustizia e con la Finanze esaminerà lo schema di Dlgs sulla prevenzione del finanziamento del terrorismo.
La Affari Esteri e Difesa, con la Affari Sociali, svolgerà audizioni sullo schema di DPR sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in ambiente militare. La Politiche dell’Ue esaminerà la relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2026 e dibatterà sull’Affare assegnato relativo agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell’Unione europea.
La Bilancio si confronterà sullo schema di Dlgs sul Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità , sullo schema di Dlgs sulla revisione del sistema degli incentivi e sullo schema di Dlgs sui tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale. Infine, esaminerà lo schema di Dlgs sul riordino delle sanzioni previste dal TUF e lo schema di Dlgs per la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime. La Cultura esaminerà il ddl sul monumento nazionale della miniera di Montecatini Val di Cecina, i ddl sulla valorizzazione dell’architettura e i ddl sui corsi di primo soccorso e defibrillazione nelle scuole secondarie.
La Ambiente proseguirà l’esame del DL sui Commissari straordinari e le concessioni. Inizierà l’esame dello schema di Dlgs sui mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, lo schema di contratto di programma tra il Ministero delle imprese e del made in Italy e la società Poste italiane per il periodo 2026-2031 e il documento strategico pluriennale della mobilità ferroviaria di passeggeri e merci. Si confronterà sulla proposta di nomina del signor Matteo Arcenni a presidente dell’Ente parco nazionale dell’Arcipelago toscano, sula proposta di decadenza dell’ingegnere Luca Desiata dall’incarico di componente della Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) e sulla proposta di nomina dell’ingegnere Giorgio Graditi a componente della Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN). Infine, con l’Industria dibatterà sui ddl per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.
La Affari Sociali esaminerà il ddl per il potenziamento della medicina di genere del SSN e i ddl sull’inserimento lavorativo di persone con il disturbo dello spettro autistico. Dibatterà sui ddl sulla salute mentale e sui ddl sulla sostituzione mitocondriale. Infine, dibatterà sullo schema di Dlgs sull’istituzione dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità .
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Oggi in primo piano la relazione annuale dell’Autorità Antitrust.
La necessità di tutelare oltre alla dimensione digitale le reti fisiche, e in particolare quelle di telecomunicazioni, al centro dell’intervento del presidente dell’Agcm Roberto Rustichelli. Â
Anthropic, accesso limitato al modello AI più avanzato e partner selezionati negli Stati Uniti, mentre le autorità europee restano ai margini tra rischi cyber e indipendenza tecnologica.
Von der Leyen: “Elettrificare l’Europa per renderla più indipendenteâ€. La Presidente della Commissione Ue rilancia l’elettrificazione da fonti rinnovabili e dal nucleare.
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Oggi la relazione annuale dell’Agcm, l’ultima del settennato del presidente Roberto Rustichelli, connotato da una crescente attenzione dell’autorità per l’ecosistema del digitale, con particolare attenzione al ruolo dell’algoritmo e delle Big Tech. “Nel corso del 2025 l’Autorità ha concluso 21 procedimenti istruttori in materia di concorrenza e sono state comminate sanzioni per un miliardo e quattrocento milioni di euro. Tre istruttorie di rilievo sono state dirette a salvaguardare il corretto funzionamento dei mercati digitaliâ€: sanzione di oltre 936 milioni di euro alle principali compagnie petrolifere per coordinamento collusivo sul valore della “componente bio†del prezzo dei carburanti per autotrazione; sanzione di circa 100 milioni di euro ad Apple per l’App tracking transparency; misure cautelari per ripristinare l’accesso a Whatsapp da parte delle imprese che competono con Meta nei servizi di chatbot di intelligenza artificiale.
Accanto ai profili inerenti all’accesso alle reti esistenti, l’Autorità “ha prestato una particolare attenzione alla tematica degli investimenti in nuove infrastrutture, atteso che la concorrenza non si esaurisce in una dimensione statica, ma si sviluppa in una prospettiva dinamica di espansione della capacità produttiva e tecnologica”. E’ quanto emerge dalla Relazione annuale dell’Antitrust sull’attività svolta nel 2025. “Tali tematiche – aggiunge l’Autorità – sono state oggetto di un particolare approfondimento nel settore delle telecomunicazioni, nell’ambito dell’istruttoria avviata per accertare eventuali restrizioni concorrenziali connesse all’accordo tra Fibercop e Tim. In tale sede, infatti, si pone la delicata questione di tutelare, nell’ambito della valutazione di accordi di esclusiva tra operatori con posizioni di mercato particolarmente significative, tanto la concorrenza statica quanto quella dinamica, preservando adeguati incentivi alla realizzazione di nuovi investimenti”. “Anche in un’economia sempre più dematerializzata – sottolinea l’Antitrust – le infrastrutture fisiche – quali reti energetiche, di trasporto e di telecomunicazioni – rivestono non soltanto una significativa funzione economica, ma assumono altresì una primaria valenza strategica, in termini di obiettivi di policy quali la sostenibilità ambientale e l’inclusione digitale”.
Tre istruttorie di rilievo sono state dirette a salvaguardare il corretto funzionamento dei mercati digitali, ha ricordato Rustichelli nel suo intervento.
In primo luogo, l’Autorità ha imposto una sanzione di circa 100 milioni di euro ad Apple per aver ostacolato l’acquisizione del consenso necessario alla profilazione degli utenti da parte degli sviluppatori di app, mediante l’imposizione di condizioni non oggettive, non trasparenti e non proporzionate all’esigenza di garantire il rispetto della normativa in materia di privacy.
In secondo luogo, l’Autorità ha reso obbligatori gli impegni di Meta nel procedimento sul rinnovo del contratto con SIAE, assicurando maggiore trasparenza negoziale e condivisione delle informazioni, al fine di garantire la disponibilità delle opere musicali italiane sulle piattaforme Instagram e Facebook.
In terzo luogo, l’Autorità ha adottato misure cautelari volte a ripristinare l’accesso a WhatsApp da parte delle imprese che competono con Meta nei servizi chatbot di intelligenza artificiale. Si è infatti ritenuto che la limitazione dell’accesso alla piattaforma potesse compromettere rapidamente la capacità competitiva di tali operatori, in particolare di quelli nuovi entranti. Le medesime condotte sono ora oggetto di un intervento della Commissione europea con riguardo agli altri Paesi dell’Unione.
La rilevanza del corretto funzionamento delle piattaforme per l’accesso a beni e servizi non riguarda solo i grandi ecosistemi digitali, ma anche settori più tradizionali. Ad esempio, l’indagine sull’editoria scolastica ha evidenziato che, in un mercato altamente concentrato, la distribuzione dei libri di testo digitali tramite sistemi proprietari e licenze restrittive limita l’interoperabilità e la trasferibilità , aggravando i costi per le famiglie. Anche in un’economia sempre più dematerializzata, le infrastrutture fisiche – di trasporto, di telecomunicazioni ed energetiche – continuano a rivestire un ruolo strategico, sia per sostenere la competitività , sia per promuovere obiettivi di policy quali la sostenibilità ambientale e l’inclusione digitale.
Nel settore delle telecomunicazioni, l’Autorità ha chiuso con impegni l’istruttoria sull’accordo siglato tra FiberCop e TIM a valle dello scorporo della rete, per favorire il dispiegarsi della concorrenza nei mercati al dettaglio e all’ingrosso e per preservare i necessari incentivi agli investimenti futuri nelle reti in fibra.
La diffusione degli ecosistemi digitali ha creato nuovi mercati, in cui gli utenti pagano con i propri dati, e ha dato vita a nuove catene del valore, in cui le piattaforme diventano intermediari imprescindibili e controllano i flussi informativi e commerciali che alimentano il funzionamento anche dei settori più tradizionali dell’economia. In questo contesto, gli interventi dell’Autorità hanno riguardato i rapporti delle
principali Big Tech sia con i consumatori finali, sia con le imprese che devono accedere agli ecosistemi digitali.
Innanzitutto, si è intervenuti sul tema dei dati personali ceduti dagli utenti alle piattaforme digitali, per garantire maggiore trasparenza nel loro utilizzo e prevenire nuove forme di vulnerabilità dei consumatori. Più di recente, il tema dell’accesso ai dati è stato affrontato anche nei rapporti tra le piattaforme e le imprese che se ne servono per raggiungere gli utenti finali.
Anticipando i futuri sviluppi del diritto dell’Unione, particolare attenzione è stata poi dedicata al rapporto più generale che si instaura tra consumatori ed ecosistemi digitali, spesso caratterizzato da forti asimmetrie informative e da pregiudizi comportamentali, sfruttati per orientare impropriamente le scelte dei consumatori attraverso il design delle interfacce e degli algoritmi.
L’Autorità è intervenuta, ad esempio, nei confronti dei social che, attraverso sistemi di raccomandazione basati sulla profilazione algoritmica, espongono gli utenti, soprattutto quelli più giovani, a contenuti pericolosi.
L’esigenza di stimolare l’innovazione e lo sviluppo di nuovi servizi ha indotto l’Autorità , nel contesto di un procedimento istruttorio volto ad accertare l’abusività del rifiuto opposto da una piattaforma ad un nuovo entrante, a delineare nuovi principi in tema di accesso agli ecosistemi digitali, poi confermati anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea.
Un’istruttoria particolarmente rilevante – anche per il rilievo internazionale e l’importo della sanzione comminata – ha riguardato le indebite condotte leganti e discriminatorie poste in essere da Amazon in danno dei concorrenti.
Nel settore del commercio elettronico, che assorbe una quota crescente della spesa delle famiglie, si è intervenuti per assicurare che i consumatori ricevano informazioni trasparenti e veritiere in merito ai prezzi, ai criteri utilizzati per ordinare i risultati delle ricerche, alle condizioni di vendita e alle caratteristiche dei servizi acquistati, salvaguardando altresì il pieno esercizio del diritto di recesso e delle altre garanzie contrattuali.
Il grande sviluppo dei contenuti generati dagli utenti sulle piattaforme digitali ha determinato anche la diffusione di nuove strategie di marketing che, ad esempio, fanno leva sulle recensioni dei consumatori e sfruttano la visibilità degli influencer.
Il settore del marketing di influenza, caratterizzato dalla sovrapposizione di elementi commerciali e contenuti di carattere sociale e culturale generati dagli utenti, può presentare un più alto rischio di pubblicità occulta e ingannevole rispetto alle altre forme di pubblicità online.
L’azione dell’Autorità ha evidenziato, inoltre, che il comportamento dei consumatori può essere pregiudicato da una comunicazione fondata su un’ambigua commistione tra sponsorizzazione e iniziative di beneficenza.
Merita, infine, di essere menzionato il recentissimo avvio di due istruttorie per possibili pratiche commerciali scorrette relative all’uso precoce di cosmetici da parte di bambini e adolescenti, attuate anche tramite il coinvolgimento di giovani influencer.
L’enforcement antitrust e consumeristico si adatta costantemente all’evoluzione dei mercati e già si confronta con le sfide poste dall’intelligenza artificiale.
Anche in questi nuovi scenari, l’Autorità sarà chiamata a svolgere un ruolo di apripista, contribuendo a definire i principi necessari ad assicurare che l’innovazione si sviluppi in un contesto di mercati aperti, trasparenti e contendibili.
A tal proposito, si segnala il recente avvio dell’indagine conoscitiva sul settore del Quantum Computing, al fine di approfondire una serie di possibili criticità concorrenziali in una fase di grande espansione di tali nuove tecnologie.
Al contempo, assumono rilievo i provvedimenti relativi al fenomeno delle “allucinazioni†dei chatbot di intelligenza artificiale, volti a chiarire agli utenti che gli stessi possono generare risposte contenenti informazioni inesatte e fuorvianti.
Gli ingenti investimenti, sostenuti da un numero limitato di operatori, si concentrano in ecosistemi tecnologici che integrano infrastrutture fisiche – come data center e GPU – e risorse immateriali, quali dati e applicazioni.
In questo contesto, emergono nuove scarsità nei mercati dei talenti, degli input tecnologici e nell’accesso ai dati, mentre nuove forme di intermediazione rischiano di creare ulteriori colli di bottiglia.
Un’economia sempre più digitalizzata richiede reti di telecomunicazione capillari e ad alte prestazioni. Si tratta di un obiettivo di rilevanza strategica, sostenuto sia dalla concorrenza tra operatori, che ha incentivato gli investimenti privati nelle reti in fibra, sia dall’intervento pubblico nelle aree interessate da fallimenti di mercato, anche nell’ambito del PNRR.
L’Autorità ha vigilato sul processo di consolidamento del settore e ne ha indirizzato l’evoluzione attraverso diverse istruttorie, esaminando progetti di co-investimento nelle reti in fibra e accertando un abuso di posizione dominante legato allo sviluppo della fibra ottica.
L’obiettivo di promuovere gli investimenti e il rapporto tra progresso tecnologico e dinamiche concorrenziali rappresentano il filo conduttore che accomuna l’azione dell’Autorità in questo settore. L’esperienza italiana dimostra che investimenti e concorrenza non sono obiettivi in conflitto, ma elementi interconnessi che operano come pilastri indispensabili per un comparto così strategico per l’intera economia.
I consumatori italiani hanno beneficiato, in questi anni, di servizi migliori e di prezzi contenuti per i servizi di connettività . Anche in mercati concorrenziali come quelli delle telecomunicazioni, tuttavia, è stato necessario intervenire nei confronti di omissioni informative e di modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali non adeguatamente comunicate. Di particolare rilievo poi è stata l’azione di contrasto alle attivazioni di servizi non richiesti, realizzati anche mediante meccanismi di opt-out, che sfruttano l’inerzia del consumatore, facendo ricadere su quest’ultimo l’onere di opporsi.
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L’Europa resta ai margini nello sviluppo e nella gestione delle tecnologie AI più avanzate. È quanto emerge dal caso Mythos, il nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato dalla società statunitense Anthropic, la cui distribuzione è stata limitata a un ristretto gruppo di partner tecnologici, escludendo di fatto gran parte dei regolatori europei.
L’Anthropic ha deciso di concedere l’accesso al modello solo alle big tech. Le altre circa 40 realtà avrebbero ottenuto accesso, ma senza dettagli pubblici. Parallelamente, l’azienda ha confermato “discussioni in corso con funzionari del governo degli Stati Unitiâ€.
Secondo quanto riporta Politico, solo l’agenzia tedesca per la cybersicurezza ha avviato contatti con Anthropic, senza però aver ancora testato direttamente il modello. Diverse istituzioni pubbliche europee avrebbero avuto accessi limitati o parziali, mentre l’agenzia europea ENISA non ha commentato eventuali interlocuzioni.
Fa eccezione il Regno Unito, dove l’AI Security Institute ha già testato Mythos e pubblicato una prima valutazione, segnalando un divario operativo evidente rispetto al continente europeo.
Mythos è considerato uno dei modelli AI più avanzati mai sviluppati per la cybersicurezza. Secondo Anthropic, il sistema è in grado di “superare quasi tutti gli esseri umani†nell’individuare e sfruttare vulnerabilità informatiche. Una capacità che lo rende al tempo stesso uno strumento difensivo estremamente efficace e una potenziale arma nelle mani di attori malevoli.
Proprio questo dual use ha spinto l’azienda a limitarne la diffusione, ma la scelta ha sollevato forti critiche. “È profondamente preoccupante che siano le aziende tecnologiche, e non i regolatori, a decidere come gestire questi rischiâ€, ha dichiarato Yoshua Bengio, tra i pionieri dell’intelligenza artificiale.
Il caso evidenzia un problema più ampio: l’assenza di un sistema globale di governance dell’AI. Negli ultimi anni sono state avviate diverse iniziative internazionali, dal processo di Hiroshima del G7 al dialogo globale delle Nazioni Unite, ma senza risultati concreti sul piano operativo.
Nel frattempo, le priorità politiche si sono spostate verso la competizione tecnologica, lasciando in secondo piano i temi della sicurezza. Il risultato è un vuoto regolatorio che consente alle aziende private di mantenere il controllo su tecnologie ad alto impatto.
“Il fatto che modelli con un impatto così rilevante siano governati da una società privata è preoccupanteâ€, ha osservato Marietje Schaake, ex europarlamentare e consulente della Commissione europea.
Per l’Unione europea, il caso Mythos rappresenta una contraddizione evidente. Da un lato, Bruxelles ha costruito negli anni una forte identità come regolatore tecnologico globale, anche attraverso l’AI Act. Dall’altro, manca ancora un reale accesso alle tecnologie più avanzate sviluppate oltreoceano.
Secondo Laura Caroli, esperta di AI e tra i consulenti del regolamento europeo, l’UE è stata “messa da parte perché il modello non è stato rilasciato sul mercatoâ€, e quindi non rientra pienamente negli obblighi previsti dalla normativa.
La Commissione europea ha fatto sapere di stare “valutando le possibili implicazioni†e monitorando gli impatti sulla sicurezza, ricordando che l’AI Act impone ai fornitori di gestire i rischi cyber e che il Cyber Resilience Act introduce requisiti obbligatori per i prodotti digitali.
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“Dobbiamo accelerare l’elettrificazione della nostra economia: delle nostre attività industriali, del riscaldamento domestico e della mobilità . Elettrificare l’Europa significa renderla più indipendenteâ€. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ritorna sulla transizione energetica che proprio lei aveva annunciato già nel suo primo mandato.
Un rilancio tardivo e che lascia perplessi. Perché abbiamo perso tutto questo tempo? Perché si è rallentata una strada già intrapresa anni fa, che fin dall’inizio appariva la più sensata e lungimirante? Sappiamo da tempo che continuare a dipendere totalmente o in gran parte da fonti energetiche fossili di cui siamo sprovvisti significa dipendere da approvvigionamenti esteri sempre più rischiosi, perché legati a Paesi in guerra o politicamente ostili.
Nella conferenza stampa dedicata alla guerra nel Golfo e ai suoi impatti sociali ed economici sui Paesi dell’Unione europea, la Presidente della Commissione ha annunciato che “la strategia di elettrificazione sarà presentata prima dell’estateâ€.
“Dall’inizio del conflitto – 44 giorni fa – la nostra spesa per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euroâ€, ha precisato von der Leyen, “questo dimostra l’enorme impatto che questa crisi ha sulla nostra economia e anche se le ostilità cessassero immediatamente, le interruzioni delle forniture energetiche dal Golfo persisteranno a lungoâ€.
“Questa includerà un nuovo ambizioso obiettivo in materia di elettrificazione. Si realizzerà solo ciò che è misurabile e verificabile – ha precisato von der Leyen – e per raggiungere questo obiettivo dobbiamo rimuovere tutti gli ostacoli normativi rimanenti e mobilitare gli investimentiâ€.
Ovviamente, il nodo principale sono gli investimenti. La Presidente dell’esecutivo europeo è decisa ad incoraggiare gli Stati dell’Unione “a utilizzare al meglio i finanziamenti UE a nostra disposizione, ad esempio i fondi di coesione. I fondi ci sono, potete investirli nelle reti, nello stoccaggio, nelle batterie. Vi prego di utilizzare questi fondi ora, perché dobbiamo migliorare il nostro sistema energeticoâ€.
Oltre alle risorse pubbliche, però, è necessario mobilitare capitali privati e per questo la Commissione convocherà una Conferenza europea per mobilitare gli investimenti privati ​​in questi settori ormai strategici.
Se l’elettrificazione è la ricetta, le medicine prescritte sono le fonti energetiche rinnovabili e il nucleare: “l’Europa possiede anche delle risorse: l’elettricità prodotta dall’ampia gamma di fonti rinnovabili e naturalmente anche dall’energia nucleare. Pertanto, la nostra strategia di decarbonizzazione non solo si è confermata negli ultimi anni, ma sta acquisendo sempre maggiore importanza. Il nostro obiettivo è chiaro: dobbiamo potenziare l’energia prodotta in Europa, accessibile e affidabileâ€, ha proseguito con der Leyen.
Per ridurre la dipendenza da fonti energetiche fossili, quindi gas e petrolio, che ci arrivano da Paesi classificati ostili, come la Russia, o in guerra come tutto il Medio Oriente ormai, è certamente necessario modernizzare le infrastrutture, le reti e le tecnologie che permettono di ridurre i consumi e massimizzare l’efficienza energetica.
Oggi, ha ricordato la Presidente, “fonti rinnovabili e nucleare rappresentano oltre il 70% della generazione di energia elettrica in Europaâ€, ma non basta, perché è necessario migliorare il processo di integrazione di queste fonti nel sistema energetico regionale e comunitario.
Ad oggi, ha proseguito von der Leyen: “Enormi quantità di energia pulita rimangono inutilizzate o addirittura sprecate. Quindi abbiamo bisogno di sistemi di accumulo e flessibilità , e di accelerare le connessioni alla reteâ€.
Il Pacchetto sulle reti di dicembre 2025 serviva proprio a questo, ma ad un certo punto è prevalso l’interesse di determinati governi europei a rallentare l’intero processo, tanto che ora arriva da più parti l’appello a sollecitare i colegislatori affinché venga approvato entro la fine dell’estate.
Per rispondere infine alle criticità più immediate, quindi ai prezzi dell’energia in bolletta, Buxelles provvederà a trovare “misure strutturali più incisive per ridurre i costi e dare sollievo a cittadini e impreseâ€. Nell’ultimo Consiglio europeo sono state individuate quattro componenti di costo della bolletta energetica: “La voce più consistente è ovviamente la fonte di energia stessa. A questa si aggiungono le tariffe di rete, le imposte e i prelievi. La parte minore è rappresentata dal sistema ETSâ€.
L’invito generale fatto da von der Leyen ai singoli Stati è comunque quello di evitare un’azione politica frammentata. Serve coordinamento e cooperazione a tutto tondo. La prossima settimana sarà presentata una comunicazione sulle buone pratiche da adottare per individuare misure mirate alle fasce sociali più fragili, cioè a chi davvero ne ha più bisogno, misure che dovranno essere inoltre tempestive e soprattutto temporanee, da applicare per un breve periodi di tempo.
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Booking.com finisce nel mirino degli hacker. La nota piattaforma di prenotazioni online ha confermato di aver subito un attacco informatico che ha consentito a soggetti non autorizzati di accedere ad alcune informazioni dei clienti. Un episodio che riaccende i riflettori sui rischi legati alla sicurezza digitale e alla protezione dei dati personali.
Secondo quanto comunicato dalla società con sede ad Amsterdam e rilanciato dai media, l’attività sospetta “è stata individuata tempestivamente e contenutaâ€. “Abbiamo rilevato un accesso non autorizzato ad alcune informazioni di prenotazione e siamo intervenuti per bloccare l’incidenteâ€, ha fatto sapere Booking.com, precisando di aver aggiornato i PIN di sicurezza delle prenotazioni coinvolte e informato direttamente gli utenti interessati.
Nel messaggio inviato ai clienti, l’azienda ha chiarito che le informazioni potenzialmente esposte includono:
Un elemento rassicurante riguarda invece i dati finanziari, che secondo la piattaforma: non risultano compromessi.
Nonostante il mancato accesso dei cyber criminali ai dati di pagamento (almeno stando a quanto precisato da Booking.com), l’attacco rappresenta comunque un rischio concreto per gli utenti. Le informazioni sottratte possono infatti essere utilizzate per:
Negli ultimi mesi, Booking.com è già stata al centro di numerosi tentativi di frode online, spesso basati proprio su richieste di pagamento fasulle o verifiche urgenti prima del soggiorno.
Non è la prima volta che la piattaforma affronta problemi di sicurezza. Già nel 2018 un attacco phishing aveva colpito dipendenti di strutture ricettive negli Emirati Arabi, permettendo ai criminali di accedere ai dati di oltre 4.000 utenti. In quell’occasione, la società fu anche sanzionata per aver comunicato il data breach in ritardo alle autorità .
Alla luce dell’accaduto, gli esperti invitano alla massima prudenza. Poche regole da rispettare e tenere sempre a mente, ma efficaci. In particolare:
Con oltre 30 milioni di strutture presenti sulla piattaforma e milioni di utenti in tutto il mondo, Booking.com rappresenta un obiettivo privilegiato per i cybercriminali. L’episodio conferma come, anche in assenza di violazioni finanziarie, i dati personali restino una risorsa preziosa e vulnerabile.
Per i consumatori, la regola d’oro è sempre una e una sola: prestare la massima attenzione quando si opera online. In un contesto digitale sempre più esposto, anche un semplice dato può diventare la chiave per nuove truffe.
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“TIM, nell’ambito della cessione di Sparkle, il cui perfezionamento è atteso per il secondo trimestre del 2026, comunica di aver firmato con Boost BidCo, veicolo controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e partecipato da Retelit, un accordo che proroga al 15 ottobre 2026 la long-stop date per la chiusura dell’operazioneâ€. Lo si legge in una nota odierna di Tim, che giunge tra l’altro all’indomani del via libera da parte della Commissione Ue all’acquisizione di Sparkle da parte del duo MEF-Retelit.
La long-stop date è la data limite finale prevista in un contratto (solitamente M&A o finanziamenti) entro la quale devono essere soddisfatte le condizioni sospensive, come approvazioni regolatorie o autorizzazioni degli azionisti. Se tali condizioni non vengono avverate entro questa data, le parti possono recedere dal contratto senza penali.
BidCo, la joint venture fra MEF e Retelit ha chiuso in accordo nell’aprile del 2025 per rilevare Sparkle, l’operatore che gestisce una rete Tier-1 che comprende un’infrastruttura di cavi sottomarini, per un valore di 700 milioni di euro.
Nel contempo, la Commissione Ue ha appena dato il disco verde sul suo registro delle transazioni all’operazione che potrebbe anche spianare la strada al previsto riacquisto di azioni proprie da 400 milioni di euro da parte di TIM: due precedenti richieste sono state ritirate a dicembre e gennaio. Tim prevede che l’accordo si concluda nel secondo trimestre del 2026, previa approvazione degli Stati Uniti. La notizia arriva solo poche settimane dopo che la stessa Tim è diventata oggetto di un’importante offerta pubblica di acquisto da 10,8 miliardi di euro da parte di Poste Italiane.
Sparkle gestisce oltre 600mila chilometri di cavi sottomarini che collegano paesi come Israele e gli Stati Uniti, un’infrastruttura che è considerata uno dei cardini della rete in fibra che facilita il flusso globale di dati, comprese le informazioni riservate.
In questo senso, la decisione di Roma di acquistare l’unità via cavo di TIM è in linea con l’approccio del governo Meloni, che ha cercato di assicurarsi il controllo su asset che considera di valore strategico.
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Cina e Stati Uniti hanno ormai raggiunto prestazioni comparabili nei modelli AI, alternandosi ai vertici dei principali benchmark globali. Un equilibrio competitivo senza precedenti, che ridefinisce gli assetti della leadership tecnologica mondiale.
Lo rivela l’AI Index 2026 dello Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, una delle analisi più complete e basate sui dati sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Non si tratta solo di una raccolta di numeri, ma di uno strumento di lettura strutturato, capace di restituire una visione d’insieme su come l’AI stia avanzando dal punto di vista tecnico, economico e sociale.
Se Washington mantiene un vantaggio strutturale in termini di capitali, infrastrutture e produzione di semiconduttori, Pechino si distingue per la capacità di scalare rapidamente su altri fronti. Il report evidenzia infatti il primato cinese nel numero di brevetti, nelle pubblicazioni scientifiche e nello sviluppo della robotica autonoma.
Ne emerge un modello di competizione asimmetrica: gli Stati Uniti restano forti nella dimensione industriale e nell’ecosistema dell’innovazione privata, mentre la Cina consolida la propria posizione attraverso investimenti coordinati e una forte integrazione tra ricerca e applicazioni.
Accanto ai due poli principali, il panorama internazionale dell’AI si sta ampliando. Paesi come la Corea del Sud emergono per densità di innovazione, mentre numerosi governi stanno investendo in infrastrutture nazionali per garantire la cosiddetta sovranità tecnologica.
Allo stesso tempo, il report segnala il rischio di un ampliamento del divario digitale: non tutte le regioni dispongono delle risorse necessarie per competere, con il risultato di una crescente polarizzazione tra Paesi leader e Paesi marginalizzati.
Un dato particolarmente rilevante riguarda il ruolo delle imprese. Oltre il 90% dei modelli AI considerati significativi è oggi sviluppato da aziende private, a conferma di uno spostamento del baricentro dell’innovazione fuori dal perimetro pubblico e accademico.
Questa dinamica si accompagna a una riduzione della trasparenza, soprattutto per quanto riguarda i dataset utilizzati e i processi di addestramento. Un elemento che solleva interrogativi sulla governance dell’AI e sulla possibilità di verificare in modo indipendente sicurezza, affidabilità e bias dei sistemi.
L’adozione dell’AI generativa ha raggiunto livelli senza precedenti, coinvolgendo oltre la metà della popolazione mondiale. Tuttavia, alla diffusione capillare si affianca una crescente diffidenza da parte dei cittadini, legata in particolare all’impatto sul lavoro e alla trasformazione dei modelli occupazionali.
Il report evidenzia come gli effetti siano già visibili in alcuni settori, alimentando una percezione di rischio che si traduce in una divergenza sempre più marcata tra l’ottimismo degli esperti e lo scetticismo dell’opinione pubblica.
Tra le criticità emergenti figurano anche i costi ambientali dell’AI, sempre più rilevanti in termini di consumo energetico e utilizzo di risorse. A questo si aggiunge la forte dipendenza da supply chain concentrate, in particolare nel settore dei semiconduttori, che espone l’intero ecosistema a rischi geopolitici e industriali. Per questi motivi, spiega il report, l’intelligenza artificiale continua a rappresentare un motore di innovazione globale, ma la sua evoluzione sarà sempre più condizionata da equilibri politici, economici e sociali.
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• Le spedizioni globali di smartphone sono diminuite del 6% su base annua nel primo trimestre del 2026, a causa della carenza di DRAM e NAND che ha interrotto le forniture e aumentato i costi per i produttori, mentre la fiducia dei consumatori è rimasta debole a causa delle tensioni in Medio Oriente.
• Apple ha guidato il primo trimestre per la prima volta con una quota di mercato del 21%, in crescita del 5% su base annua, trainata dalla forte domanda di iPhone 17, da una gestione proattiva della catena di approvvigionamento a fronte delle limitazioni di memoria e da prestazioni migliorate in Cina.
• Le vendite di Samsung sono diminuite del 6% su base annua nel primo trimestre del 2026, con una quota di mercato del 20%, a causa del ritardo nel lancio del Galaxy S26 e della debolezza del segmento entry-level.
• Oltre ai primi cinque marchi, HONOR, Google e Nothing sono cresciuti rispettivamente del 25%, 14% e 25% su base annua, grazie alla solidità del portafoglio prodotti, alla forte espansione e alla differenziazione di nicchia.
Il mercato globale degli smartphone resta sotto pressione nel primo trimestre del 2026, con vendite annue in flessione del 6%, a causa delle carenze di componenti di memoria DRAM e NAND e una domanda più debole, secondo i dati diffusi da Counterpoint.
Sebbene alcune regioni abbiano mostrato una relativa stabilità , il sentiment generale del mercato è rimasto cauto, poiché i produttori hanno adeguato le proprie strategie di prezzo e produzione, ricorrendo a ritardi nella consegna dei prodotti e a un minor numero di lanci, e i consumatori hanno ridotto gli acquisti non essenziali a causa delle tensioni in Medio Oriente. Allo stesso tempo, alcuni produttori hanno anticipato le spedizioni in previsione di aumenti dei prezzi dei componenti e di un’escalation dei costi logistici, compensando così un calo più consistente delle spedizioni.
Commentando il mercato globale degli smartphone, l’analista senior Shilpi Jain ha detto: “Questo calo delle spedizioni è dovuto principalmente al fatto che i produttori di memorie hanno dato priorità ai data center per l’intelligenza artificiale rispetto all’elettronica di consumo, comprimendo i margini degli OEM e costringendoli a trasferire direttamente ai consumatori l’aumento dei costi dei componenti (BOM). Mentre l’offerta è rimasta limitata, l’aumento dei prezzi dell’energia, i maggiori costi logistici e l’incertezza economica causata dalle tensioni in Medio Oriente hanno mantenuto basso il sentiment dei consumatori verso i nuovi dispositivi, alimentando la domanda di dispositivi ricondizionati e pesando ulteriormente sulle spedizioni. La carenza di chip di memoria e l’aumento dei costi hanno colpito maggiormente i segmenti più sensibili al prezzo, come i dispositivi di fascia bassa e media, che sono i più esposti a tali pressioni sulla domanda e sull’offerta. Mentre i produttori di dispositivi premium come Apple sono rimasti relativamente resilienti a queste pressioni, i marchi cinesi, orientati ai volumi, hanno registrato cali più marcati, soprattutto nelle regioni sensibili al prezzo, contribuendo al calo complessivo delle spedizioni globali.”

Fonte: Rapporto preliminare Market Monitor di Counterpoint Research (basato sulle vendite)
Note: OPPO include OnePlus e realme. Le percentuali totali potrebbero non sommare al 100% a causa degli arrotondamenti.
Apple ha guidato il mercato globale degli smartphone per la prima volta nel primo trimestre, raggiungendo una quota di mercato del 21% e una crescita del 5% su base annua nel primo trimestre del 2026. Apple rimane il marchio più al riparo dalla crisi delle memorie grazie al suo posizionamento ultra-premium e alla catena di fornitura altamente integrata. La continua e forte domanda per la serie iPhone 17 e gli aggressivi programmi di permuta, insieme alla fidelizzazione dell’ecosistema, hanno guidato la crescita complessiva dei volumi nonostante un contesto macroeconomico più debole. Il marchio ha registrato una crescita notevolmente più forte in diversi mercati chiave dell’Asia-Pacifico, come Cina, India e Giappone, evidenziando la solida domanda di iPhone e le strategie efficaci in questi mercati ad alto potenziale.
Nel primo trimestre del 2026, le spedizioni di Samsung sono diminuite del 6% su base annua, mantenendo una quota di mercato del 20%, a causa delle difficoltà incontrate dal marchio per via della minore domanda nel segmento di mercato di massa e del ritardo nel lancio della serie S26. Tuttavia, l’iniziale slancio della serie S26 è rimasto forte, evidenziando una solida domanda per il nuovo hardware e le funzionalità AI integrate, con la variante Ultra che ha registrato il maggior successo. Per gestire le crescenti pressioni sui costi, Samsung ha ulteriormente riorganizzato il proprio portafoglio prodotti, semplificando le opzioni di fascia bassa e puntando sulle configurazioni di fascia alta, aumentando di fatto i prezzi di partenza e rafforzando al contempo il posizionamento premium dei suoi dispositivi.
Xiaomi, pur mantenendo il terzo posto nel mercato globale con una quota del 12%, ha registrato il calo maggiore tra i primi cinque marchi, pari al 19% su base annua. Il marchio sta affrontando una forte pressione, poiché la sua elevata esposizione al segmento di fascia bassa, sensibile al prezzo, lo rende particolarmente vulnerabile all’aumento dei costi della memoria. Xiaomi sta quindi semplificando le proprie linee di prodotto e concentrandosi maggiormente sulle regioni chiave. Allo stesso tempo, sta registrando una crescita nel segmento premium, con la serie Xiaomi 17 che sta ottenendo buoni risultati in Cina.
(La quota di mercato di Xiaomi è stata rivista dal 13% al 12% e il calo su base annua è passato dal 13% al 19%).
OPPO e vivo si sono aggiudicate rispettivamente il quarto e il quinto posto nel mercato nel primo trimestre del 2026 con quote di mercato dell’11% e dell’8%. Nonostante il lieve calo del 2% su base annua, vivo ha mantenuto la sua leadership di mercato in India, sfruttando la sua serie di fascia media per attrarre clienti con upgrade di alto valore, e ha mantenuto il suo slancio anche in Cina. Le spedizioni complessive di OPPO sono diminuite, ma il marchio ha registrato una forte performance nel segmento entry-level con la serie A5, mentre il suo top di gamma Find N5 è stato ben accolto dal mercato.
Le prospettive per il 2026 rimangono deboli, poiché la crisi della memoria potrebbe protrarsi fino alla fine del 2027. Si prevede che i produttori daranno priorità al rapporto qualità -prezzo rispetto al volume, agli aggiornamenti di configurazione, all’eliminazione dei modelli a basso margine e allo sfruttamento dei dispositivi ricondizionati per fidelizzare gli utenti con budget limitato. Con la premiumizzazione che si mantiene stabile ma i margini sotto pressione, i marchi si affideranno sempre più al software, all’espansione dell’ecosistema e ai servizi per la crescita nei prossimi trimestri.
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Le famiglie del Lazio hanno un’opportunità concreta per avvicinare bambini e ragazzi allo sport senza pesare sul bilancio domestico. È infatti aperto il bando “Voucher per lo Sport – Regione Lazioâ€, che mette a disposizione un contributo fino a 500 euro per sostenere l’attività sportiva dei più giovani (età 6-18 anni), attivabile fino al 13 maggio 2026.
Il progetto è un’iniziativa promossa dalla Regione Lazio, Direzione Regionale Affari Della Presidenza, Turismo, Cinema, Audiovisivo e Sport, realizzata in collaborazione con Sport e salute SpA. L’Intervento è cofinanziato dall’Unione Europea – Programma FSE+ della Regione Lazio 2021-2027.
Si tratta di una misura pensata per favorire il benessere fisico e sociale, ma anche per abbattere una delle principali barriere all’accesso allo sport: il costo.
Il voucher è un contributo economico del valore di 500 euro, destinato a coprire le spese per attività sportive o centri estivi. Può essere utilizzato presso associazioni sportive dilettantistiche (ASD), società sportive (SSD) o enti del terzo settore attivi nello sport.
Ogni ragazzo può ricevere un solo voucher, ma può scegliere di utilizzarlo anche presso più strutture, fino a un massimo di tre diverse realtà sportive.
Il bonus è rivolto a:
L’iniziativa è inclusiva: è prevista una particolare attenzione anche per i ragazzi con disabilità , per i quali sono previste modalità di partecipazione semplificate.
Una volta ottenuto il voucher, il beneficiario dovrà :
La presenza sarà certificata in modo semplice: basterà registrarsi tramite QR code, una sola volta al giorno, in entrata oppure in uscita.
La procedura è interamente online e piuttosto semplice. Ecco i passaggi:
Non sono previste modalità alternative: la candidatura deve essere presentata esclusivamente online.
Le domande possono essere inviate fino alle ore 15:00 del 13 maggio 2026.
È importante non aspettare gli ultimi giorni, per evitare eventuali problemi tecnici o ritardi.
Rispetto allo scorso anno, il progetto cresce in modo significativo:
Numeri che mostrano una rete sempre più capillare e una risposta forte del territorio.
Il voucher non è solo un aiuto economico. L’obiettivo è più ampio: promuovere uno stile di vita attivo, contrastare la sedentarietà e offrire ai giovani una concreta opportunità di crescita, inclusione e socialità .
In un contesto in cui lo sport rischia spesso di diventare un lusso, questa misura punta a renderlo un diritto accessibile a tutti.
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Una volta finita la guerra in Ucraina, tutto potrà essere rimesso in discussione, ma finché non sarà scritta la parola fine al conflitto bisogna mantenere alta la pressione su Mosca. Mentre i partiti si interrogano sulle parole dell’ad dell’Eni Claudio Descalzi che ha suggerito di aprire una riflessione sul bando totale al gas russo da parte europea che scatterà a gennaio del 2027, a Palazzo Chigi la strategia rimane la stessa che Giorgia Meloni ha illustrato anche pochi giorni fa in Parlamento: diversificare e intensificare i rapporti con alcuni partner come l’Algeria o l’Azerbaigian, dove la premier dovrebbe andare in missione a inizio maggio, per garantire gli approvvigionamenti energetici se l’altro conflitto, quello nel Golfo, non dovesse chiudersi in tempi brevi. Quelle di Descalzi, si ragiona ai piani alti del Governo, sono valutazioni che riflettono il punto di vista di un tecnico che analizza lo scenario con le sue competenze. Anzi, dice un Ministro, “nessuno conosce il mercato meglio di luiâ€, che, non a caso, è stato appena riconfermato per un altro triennio. Ma la questione del gas da Mosca è profondamente politica e su questo non ci sono arretramenti. La Meloni avrà modo di ribadirlo anche a Volodymyr Zelensky, che riceverà mercoledì a Palazzo Chigi; già il solo invito “è un segnale chiaro†della postura italiana.
Le opposizioni, intanto, si dicono “stupite†dalle parole dell’ad Eni, pronunciate alla scuola politica della Lega. Plaude invece Matteo Salvini spiegando che la questione non è essere “putiniani†ma “come ci riscaldiamo? Come facciamo a far andare avanti scuole e ospedali? Dalla Russia no, dall’Iran no, gli Usa producono entro un certo limiteâ€, osserva il leader leghista, mentre il Pdchiede all’esecutivo di prendere le distanze e Giuseppe Conte invita a prendersi “prima il negoziato†e solo poi “il gas russoâ€. Certo la crisi energetica c’è e nessuno è pronto a scommettere che rientrerà in fretta, nemmeno se la nuova guerra del Golfo dovesse finire domani. Certo, si può mettere “sul tavolo europeo anche questa possibilità â€, dice il meloniano Giangiacomo Calovini in tv, ma “non sono convinto che questa sia la strada giustaâ€, perché “il prezzo poi lo fa il venditore†e non c’è alcuna certezza che riaprendo ai rifornimenti da Mosca le bollette poi costino di meno.
L’attacco di Donald Trump al Papa scuote la politica italiana e crea imbarazzo nel Governo e la premier Giorgia Meloni reagisce prima con una nota di routine e poi a fine giornata affondando contro il presidente degli Stati Uniti. In mattinata invia un messaggio di “ringraziamento†al pontefice per il suo viaggio in Africa all’insegna della “pace; nel tardo pomeriggio, dopo non poche polemiche da parte delle opposizioni, condanna le “parole inaccettabili†del capo della Casa Bianca “nei confronti del Santo Padreâ€. Alla base della decisione finale di entrare in contrasto diretto con il tycoon potrebbe esserci stato un mix di fattori: dal fortissimo pressing del centrosinistra, alla valutazione dei sentimenti della stragrande maggioranza degli italiani contrari all’attacco di Trump e più in generale alle sue politiche. Nel primo messaggio al Pontefice, la Meloni non menzionava il presidente degli Usa, una circostanza che ha indispettito le opposizioni. “La premier deve dire una parolaâ€, la richiesta del Pd; “Meloni, madre, cristiana, ancora non si è schierata†ha affermato del leader del M5S Giuseppe Conte. E anche il secondo intervento della premier non placa tutte le critiche: “Dopo un’intera giornata di sdegno mondiale, Meloni trova finalmente il coraggio di dissociarsi. Che le ci sia voluto così tanto tempo è penosoâ€, punge Raffaella Paita di IV. FdI segue la presidente del Consiglio: “Desta forte sgomento l’attacco al Santo Padre da parte di Trumpâ€, dice Giangiacomo Calovini, capogruppo dei meloniani in commissione Affari Esteri alla Camera, esprimendo “solidarietà †e “vicinanza†al pontefice. Nel Governo, di buon mattino, il primo a contestare apertamente gli attacchi del presidente degli Stati Uniti è il vicepremier leghista Matteo Salvini: “Attaccare il Papa, uomo simbolo di pace e guida spirituale per miliardi di cattolici, non mi sembra una cosa utile e intelligente da fareâ€. Più diplomatico, Antonio Tajani esprime “grandissimo rispetto nei confronti del Santo Padreâ€. Tra le opposizioni, Elly Schlein, pronta a rilanciare una nuova manifestazione della pace con tutte le opposizioni, è al fianco di Leone: porta il caso Usa-Vaticano nella direzione del Pd e parla di “uno scontro senza precedenti. Attaccare†il pontefice “per il suo fortissimo richiamo al dialogo e alla pace è gravissimoâ€. Per Matteo Renzi “difendere†il Papa “è oggi un dovere non solo per i cattolici ma anche e soprattutto per i laiciâ€. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ribadisce con chiarezza la sua sintonia con il pensiero del Papa: in un messaggio inviato prima del lungo viaggio apostolico in Africa, sottolinea “il forte richiamo alla pace†di Leone, “certo che nessuno potrà rimanere indifferente rispetto a questi solenni appelliâ€.
L’avvicendamento avverrà oggi alle 20.00: Paolo Barelli lascerà il posto di presidente dei deputati di Forza Italia alla Camera e “proporrà †come suo successore Enrico Costa; il passaggio formale si consumerà alla riunione del gruppo. La decisione è stata presa venerdì scorso, durante l’incontro tra i figli di Silvio Berlusconi e il segretario Antonio Tajani, che alla fine non è riuscito a salvare uno dei suoi fedelissimi dalla richiesta di rinnovamento dopo la sconfitta referendaria. Ma il destino del quasi ex capogruppo è passato anche da palazzo Chigi: un’ora nella sede del Governo per una visita con “funzionari per problemi legati a provvedimenti sulla sanità â€. Nella realtà , come confermano più fonti, per incontrare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. D’altra parte, il trambusto in Forza Italia riguarda molto da vicino la premier se vuole provare a mantenere fede all’impegno, ribadito la settimana scorsa in Parlamento, di portare la legislatura fino in fondo. Nell’incontro, infatti, si sarebbe parlato del ruolo da attribuire a Barelli dopo l’addio impostogli.
Tra le ipotesi, un incarico nel Governo che, di fatto, sarebbe in più rispetto alla quota prevista per FI, che verrebbe ceduto proprio da FdI. Si vocifera di una poltrona come sottosegretario alla Cultura o ai Rapporti con il Parlamento (dove però c’è già un’altra azzurra, Matilde Siracusano) da attribuirgli già nel prossimo Cdm (che potrebbe essere giovedì). Ma lui stesso lascia intendere che alla fine potrebbe non esserci nessuna compensazione. “Non è un problema, tra un anno si vota e dobbiamo vincere le elezioniâ€, anche perché Barelli non intende mollare in alcun modo la presidenza della Federazione nuoto, che sarebbe incompatibile con il posto di sottosegretario al Made in Italy di cui si era già vociferato. Le prossime ore ci diranno quale sarà l’evoluzione e che cosa alla fine determinerà i delicati equilibri della maggioranza.
L’Assemblea della Camera si riunirà alle 11.00 per lo svolgimento delle interrogazioni. Dalle 14.00 delibererà sulla proposta di elevazione di un conflitto di attribuzione innanzi alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale ordinario di Roma – Collegio per i reati ministeriali e della Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale e discuterà sulla pdl sulla programmazione dell’edilizia residenziale pubblica. Si confronterà sulle mozioni sul trasporto pubblico locale, sul ddl sulle sanzioni a tutela dei prodotti alimentari italiani e riprenderà l’esame del ddl costituzionale su Roma Capitale. Infine, dibatterà sul decreto-legge sul ciclone Harry.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali con la Affari Sociali discuterà sullo schema di Dlgs sull’istituzione dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità . La Giustizia svolgerà audizioni sullo schema di Dlgs per la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, dibatterà sulla pdl sulla protezione dei minori in contesti di criminalità organizzata, sulla pdl in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento e sul ddl per la riforma dell’ordinamento forense.
La Affari Esteri esaminerà la risoluzione sulle iniziative in sede bilaterale e multilaterale per il sostegno alla popolazione di Cuba. La Cultura ascolterà il presidente del Comitato olimpico nazionale italiano Luciano Buonfiglio sugli indirizzi del suo mandato. La Ambiente proseguirà l’esame del decreto-legge sul ciclone Harry e si confronterà sulla proposta di nomina di Italo Cucci a presidente dell’Ente parco nazionale dell’isola di Pantelleria.
La Attività Produttive svolgerà audizioni sul ddl sulla riforma delle amministrazioni straordinarie e proseguirà le audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul settore tessile, dell’indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia e dell’indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente sul territorio nazionale. La Lavoro svolgerà audizioni sulle pdl sul supporto alla ricollocazione professionale dei lavoratori nei casi di licenziamento. La Affari Sociali svolgerà audizioni sul ddl sul servizio civile universale.
L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 16.30 per la discussione del decreto-legge sul PNRRe sul DL sulla sicurezza pubblica.
Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali proseguirà l’esame del DL sulla sicurezza pubblica. La Giustizia svolgerà audizioni sui ddl sulla crisi da sovraindebitamento, esaminerà lo schema di Dlgs sulla repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime e il ddl sulla riforma della disciplina degli ordinamenti professionali. Si confronterà sul ddl sulle indagini informatiche, sul ddl sui furti d’auto e sul ddl sui detenuti sottoposti a regime speciale in aree insulari. Dibatterà sul ddl sull’allontanamento del minore, sul ddl sulla detenzione domiciliare dei tossicodipendenti e alcoldipendenti, sui ddl sul reato di apologia della criminalità organizzata e sui ddl sui beni confiscati alla criminalità organizzata. Discuterà sui ddl sul cognome del figlio.
La Affari Esteri e Difesa si confronterà sul ddl sull’accordo Italia-Emirati Arabi Uniti per la cooperazione nel settore della difesa, ascolterà il Segretario Generale dell’Organizzazione internazionale italo-latina americana (IILA), Giorgio Silli. La Politiche dell’Ue esaminerà la relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2026 e dibatterà sull’affare assegnato relativo agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell’Unione europea.
La Bilancio inizierà l’esame del DL PNRR e si confronterà sullo schema di Dlgs sul Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità , sullo schema di Dlgs sulla revisione del sistema degli incentivi e sullo schema di Dlgs sui tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale. Infine, esaminerà lo schema di Dlgs sul riordino delle sanzioni previste dal TUF e lo schema di Dlgs per la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime. La Finanze svolgerà audizioni ed esaminerà il DL fiscale, il DL carburanti e il DL carburanti-bis. La Cultura ascolterà il Ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi sull’affare assegnato sulle prospettive di riforma del calcio italiano e svolgerà audizioni nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’abbandono scolastico.
La Ambiente esaminerà lo schema di DPCM sul conferimento dell’incarico di Commissario straordinario per la realizzazione dell’intervento infrastrutturale Darsena Europa Livorno e lo schema di DPR sulla modifica dei limiti territoriali della circoscrizione dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia orientale nel porto di Catania. Proseguirà l’esame del DL sui commissari straordinari e le concessioni. Inizierà l’esame dello schema di Dlgs sui mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, lo schema di contratto di programma tra il Ministero delle imprese e del made in Italy e la società Poste italiane per il periodo 2026-2031 e il documento strategico pluriennale della mobilità ferroviaria di passeggeri e merci. Si confronterà sulla proposta di nomina del signor Matteo Arcenni a presidente dell’Ente parco nazionale dell’Arcipelago toscano, sula proposta di decadenza dell’ingegnere Luca Desiata dall’incarico di componente della Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), e sulla proposta di nomina dell’ingegnere Giorgio Graditi a componente della Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN).
La Industria proseguirà l’esame dello schema di Dlgs sulla revisione del codice degli incentivi e proseguirà l’esame dell’affare assegnato sulle aree di crisi industriale complessa in Italia. Discuterà sul ddl per l’introduzione della rete delle Città madri del made in Italy, sul ddl sul registro nazionale dei pizzaioli professionisti, sui ddl per la riduzione dello spreco alimentare e sul ddl sull’attività di acconciatore ed estetista.
La Affari Sociali svolgerà audizioni sul ddl sul potenziamento dell’assistenza sanitaria, sul ddl sulla farmaceutica e sui ddl sull’esercizio fisico. Esaminerà il ddl per il potenziamento della medicina di genere del SSN e i ddl sull’inserimento lavorativo di persone con il disturbo dello spettro autistico. Dibatterà sui ddl sulla salute mentale e sui ddl sulla sostituzione mitocondriale. Infine, dibatterà sullo schema di Dlgs sull’istituzione dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità e sull’Atto Ue per il monitoraggio e controllo dei precursori di droghe.
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Valeria Sandei viene nominata Direttore Global Artificial Intelligence (AI) del Gruppo Almaviva. Sandei mantiene al contempo il ruolo di Amministratore delegato di Almawave, società di Data e Artificial Intelligence del Gruppo.
La nuova Direzione Global AI, a diretto riporto dell’Amministratore Delegato del Gruppo, Marco Tripi, assume la guida del posizionamento strategico e dell’evoluzione dell’offerta sui temi di Intelligenza Artificiale, rafforzando la value proposition e il go to market di soluzioni AI verso tutte le aree commerciali delle Aziende di Gruppo, lavorando sull’intera “catena del valore AI†con competenze di architettura, tecnologie proprietarie, capabilities sulle tecnologie dei partner.
“Accolgo con entusiasmo questa nuova sfida con l’obiettivo di rendere l’IA un driver concreto di valore per il mercato. Il nostro Gruppo investe da molti anni sulle tecnologie di Intelligenza Artificiale a tutto tondo: solo in Italia circa 100 milioni di euro nel triennio, anche grazie al supporto di organismi europei e italiani. Questo ci ha permesso, fra i pochi in Europa, di creare asset e know how di laboratorio distintivi che rafforzano il nostro ruolo nella sovranità tecnologica, garantendo sicurezza, sostenibilità economica, affidabilità e forte capacità di governance. Puntiamo a valorizzare, al contempo, sempre più le nostre ampie capacità di architettura e progettuali messe a fuoco in molteplici iniziative complesse, nonché a consolidare le importanti partnership strategiche costruite in questo ambito, convinti che l’eccellenza nasca dall’equilibrio fra solida innovazione interna e collaborazione globale e localeâ€, ha commentato Valeria Sandei.
Il ruolo della Direzione si inserisce nella strategia di crescita internazionale del Gruppo Almaviva, i cui ricavi fuori dall’Italia hanno superato il 50% del totale, con l’obiettivo di valorizzare l’AI nei processi e nelle soluzioni verticali del Gruppo per potenziare lo sviluppo del business nel contesto nazionale, europeo e globale.
Nell’ambito della Direzione, la struttura Global AI Business Development and Innovation coordinerà , in tal senso, anche i team delle varie società internazionali, come la statunitense Iteris, il campione IT dell’America Latina Tivit e la brasiliana Almaviva Solutions, per favorire le sinergie di offerta AI a livello di Gruppo.
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