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Dailyletter
G7, l’appello del Papa sull’AI: abolire le armi autonome

E’ la giornata dell’Intelligenza Artificiale al G7 di Borgo Egnazia. Il Papa nel suo intervento davanti ai leader del mondo riporta al centro della scena l’uomo, l’etica e la politica per decidere l’uso corretto e i limiti da porre all’Intelligenza Artificiale. E chiede lo stop all’uso di armi letali autonome.

Mario Draghi parla in Spagna: “Ripensare ecosistema dell’innovazione UE, gap investimenti con USA a 270 miliardi di euro all’anno”.

Pillole di AI. OpenAI sta ampliando il proprio team di lobbisti internazionali, la guerra per accaparrarsi i talenti dell’AI si sta intensificando.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 15:49:32 +0000 di Redazione Key4biz
Internet
G7, il Papa sull’AI: ‘Nessuna macchina deve poter scegliere se togliere la vita ad un essere umano’

L’intelligenza artificiale è uno strumento affascinante e terribile nello stesso tempo, come diversi altri strumenti in mano all’uomo può essere volto al bene o al male e questo discrimine resta centrale per definirne l’utilizzo che ne va fatto. E’ per questo che l’etica e il ruolo centrale dell’uomo come decisore ultimo rispetto alla macchina è fondamentale per evitare i rischi distruttivi connaturati all’AI. Il Papa come previsto mette in guardia i leaders del mondo al G7 di Borgo Egnazia, e nel suo intervento sull’Intelligenza Artificiale fa un appello: bisogna bandire le armi automatiche in grado di segliere in autonomia se uccidere o meno un essere umano. Una scelta del genere deve per forza restare saldamente nelle mani dell’uomo, perché scegliere non vuol dire decidere. Decidere è un atto che presuppone un’etica condivisa, che deve proteggere ad ogni costo il diritto fondamentale alla vita.  

Leggi anche: G7, l’allarme del Papa: ‘L’AI non sia fonte di guerra. Serve un patto etico globale’. La moral suasion del Papa sui grandi della Terra

Etica al centro del dibattito sull’AI: bandire l’uso delle armi letali autonome

“In un dramma come quello dei conflitti armati è urgente ripensare lo sviluppo e l’utilizzo di dispositivi come le cosiddette ‘armi letali autonome’ per bandirne l’uso, cominciando già da un impegno fattivo e concreto per introdurre un sempre maggiore e significativo controllo umano. Nessuna macchina dovrebbe mai scegliere se togliere la vita ad un essere umano”. Così il Papa nel suo discorso al G7 di Borgo Egnazia.

Il Papa sottolinea il rapporto “tra libertà e responsabilità” e questo “vuol dire parlare di etica”.

“Quando i nostri antenati, infatti, affilarono delle pietre di selce per costruire dei coltelli, li usarono sia per tagliare il pellame per i vestiti sia per uccidersi gli uni gli altri. Lo stesso si potrebbe dire – afferma il Papa – di altre tecnologie molto più avanzate, quali l’energia prodotta dalla fusione degli atomi come avviene sul Sole, che potrebbe essere utilizzata certamente per produrre energia pulita e rinnovabile ma anche per ridurre il nostro pianeta in un cumulo di cenere”.

Il Papa avverte che “l’intelligenza artificiale, però, è uno strumento ancora più complesso. Direi quasi che si tratta di uno strumento sui generis. Così, mentre l’uso di un utensile semplice (come il coltello) è sotto il controllo dell’essere umano che lo utilizza e solo da quest’ultimo dipende un suo buon uso, l’intelligenza artificiale, invece, può adattarsi autonomamente al compito che le viene assegnato e, se progettata con questa modalità, operare scelte indipendenti dall’essere umano per raggiungere l’obiettivo prefissato”.

Il Papa, la tecnologia deve essere al servizio dell’essere umano

Il Papa chiede inoltre che l’intelligenza artificiale sia coniugata con l’etica. “Solo se sarà garantita la loro vocazione al servizio dell’umano, gli strumenti tecnologici riveleranno non solo la grandezza e la dignità unica dell’essere umano, ma anche il mandato che quest’ultimo ha ricevuto di coltivare e custodire il pianeta e tutti i suoi abitanti. Parlare di tecnologia è parlare di cosa significhi essere umani e quindi di quella nostra unica condizione tra libertà e responsabilità, cioè vuol dire parlare di etica”, aggiunge il Papa.

Il Papa, senza decidere condannati a futuro senza speranza

E’ l’uomo che deve sempre decidere, non le macchine. E’ l’appello del Papa ai Grandi del G7. “Di fronte ai prodigi delle macchine, che sembrano saper scegliere in maniera indipendente, dobbiamo aver ben chiaro che all’essere umano deve sempre rimanere la decisione, anche con i toni drammatici e urgenti con cui a volte questa si presenta nella nostra vita. Condanneremmo l’umanità a un futuro senza speranza, se sottraessimo alle persone la capacità di decidere su loro stesse e sulla loro vita condannandole a dipendere dalle scelte delle macchine”, il monito di Papa Francesco.

Papa, ‘Spetta alla politica creare condizioni per uso buono e fruttuoso’

“Spetta ad ognuno fare buon uso” dell’intelligenza artificiale e “spetta alla politica creare le condizioni perché un tale buon uso sia possibile e fruttuoso”, ha ammonito il Papa nel suo intervento consegnato, in parte letto, in occasione del suo intervento al G7 nella sessione dedicata all’intelligenza artificiale.

Il Papa ha voluto ribadire “in questa occasione che ‘davanti a tante forme di politica meschine e tese all’interesse immediato la grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione e ancora di più in un progetto comune per l’umanità presente e futura’”.

Richiamando l’importanza di una ‘sana politica’ “per guardare con speranza e fiducia al nostro avvenire”, il Pontefice, attingendo all’enciclica sociale Laudato si’, ha evidenziato che “‘la società mondiale ha gravi carenze strutturali che non si risolvono con rattoppi o soluzioni veloci meramente occasionali. Ci sono cose che devono essere cambiate con reimpostazioni di fondo e trasformazioni importanti. Solo una sana politica potrebbe averne la guida, coinvolgendo i più diversi settori e i più vari saperi. In tal modo, un’economia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune può aprire la strada a opportunità differenti, che non implicano di fermare la creatività umana e il suo sogno di progresso, ma piuttosto di incanalare tale energia in modo nuovo'”.

Papa al G7: AI rischia di legittimare anche le fake news

Un uso non controllato o ragionato dell’intelligenza artificiale fa correre “il rischio di legittimare delle fake news e di irrobustire il vantaggio di una cultura dominante, ma di minare altresì il processo educativo in nuce”, ha aggiunto il Papa.

Toccando il tema dell’educazione e della formazione, Francesco ha poi aggiunto che uno strumento tecnologico così evoluto “che dovrebbe fornire agli studenti la possibilità di una riflessione autentica, rischia di ridursi a una ripetizione di nozioni, che verranno sempre di più valutate come inoppugnabili, semplicemente in ragione della loro continua riproposizione”.

Ia: Papa, ‘no alla tecnocrazia, sia baluardo contro la sua espansione’

“Non possiamo nascondere il rischio concreto, poiché insito nel suo meccanismo fondamentale, che l’intelligenza artificiale limiti la visione del mondo a realtà esprimibili in numeri e racchiuse in categorie preconfezionate, estromettendo l’apporto di altre forme di verità e imponendo modelli antropologici, socio-economici e culturali uniformi”, ha sottolineato il Papa.

“Il paradigma tecnologico incarnato dall’intelligenza artificiale – ha avvertito -rischia allora di fare spazio a un paradigma ben più pericoloso, che ho già identificato con il nome di ‘paradigma tecnocratico’. Non possiamo permettere a uno strumento così potente e così indispensabile come l’intelligenza artificiale di rinforzare un tale paradigma, ma anzi, dobbiamo fare dell’intelligenza artificiale un baluardo proprio contro la sua espansione”.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 13:52:58 +0000 di Paolo Anastasio
AI
Draghi parla in Spagna: “Ripensare ecosistema dell’innovazione UE, gap investimenti con USA a 270 miliardi di euro all’anno”

Draghi premiato in Spagna incalza l’Europa sulla strada dell’innovazione, della ricerca e della coesione politica

Necessario per il futuro dell’Unione europea tornare ad investire in innovazione e soprattutto nella transizione verso un’economia più sostenibile dal punto di vista ambientale: “Dobbiamo ripensare l’ambiente dell’innovazione in Europa. In termini di percentuale del Pil, le imprese europee spendono circa la metà di quelle statunitensi in ricerca e innovazione, determinando un gap di investimenti di circa 270 miliardi di euro all’anno” ha dichiarato Mario Draghi intervenendo al Monastero di San Jeronimo de Yuste, in Estremadura, dove ha ricevuto dal re Felipe VI di Spagna il “Premio Europeo Carlos V”.

Un’occasione per il nostro ex Premier e già ex Presidente della Banca Centrale europea, di lanciare un appello alle economie avanzate (magari al G7 in corso in Puglia), esortando gli stati dell’Unione ha tenere maggiormente in considerazione ricerca e innovazione, che devono essere “una priorità collettiva”.
Draghi ha suggerito anche la nascita di “un’agenda comune”, con risorse adeguate, incentrata sull’eccellenza delle università europee, l’innovazione avanzata (disruptive) e il sostegno alle startup.

L’obiettivo è quello di riorientare la nostra economia in un mondo meno stabile, in particolare sviluppando una capacità industriale di difesa e una politica commerciale all’altezza delle nostre esigenze geopolitiche, riducendo al contempo le dipendenze geopolitiche da Paesi su cui non possiamo più contare“, ha sottolineato Draghi, che è stato incaricato lo scorso anno da Ursula von der Leyen di stilare il Report sulla competitività dell’Unione europea.

Gli USA ci lasciano indietro, fondamentale ridurre prezzo dell’energia e investire in infrastrutture green

Nel suo intervento, dal titolo “Una strategia industriale per l’Europa”, Draghi ha voluto indicare due elementi chiave su cui tutti dovranno poi ragionare: il nostro ritardo sia verso gli Stati Uniti, sia verso la Cina, una situazione che, se non sanata, avrà conseguenze gravi sulla nostra economica, sulla capacità di innovare e competere, e certamente sui livelli occupazionali.

Circa il 70% dei modelli fondamentali di intelligenza artificiale vengono sviluppati negli Stati Uniti e solo tre società statunitensi rappresentano il 65% del mercato globale del cloud computing“. Per iniziare ad invertire la rotta e a consentire alle imprese e l’industria dell’Unione di recuperare questo svantaggio, come abbiamo visto, anche in termini di investimenti, per prima cosa bisogna ridurre il costo dell’energia.

Gli utenti industriali di energia in Europa si trovano attualmente ad affrontare un grave svantaggio competitivo rispetto ai loro omologhi statunitensi – tra l’altro, non solo nei confronti degli Stati Uniti – con prezzi dell’elettricità che sono 2-3 volte più alti“, ha precisato Draghi, secondo quanto riportato da RadioCor Sole24Ore.

In questo, un ruolo chiave lo sta giocando il ritardo nello sviluppo di infrastrutture moderne e diffuse per l’energia pulita. Il differenziale di prezzo che noi paghiamo in più, rispetto agli americani, “è dovuto principalmente al nostro ritardo nell’installazione di nuova capacità di energia pulita e alla mancanza di risorse naturali, ad investimenti infrastrutturali lenti e non ottimali, sia per le energie rinnovabili che per le reti. nonché al nostro limitato potere contrattuale collettivo, nonostante siamo il piu’ grande acquirente mondiale di gas naturale. Ma è anche causato da problemi fondamentali con il nostro mercato interno dell’energia“.

La guerra dei dazi tra USA e Cina avrà forte impatto sull’UE

Riferendosi alla Cina, invece, l’ex Premier ha detto: “La prima risposta europea al cambiamento delle regole del commercio mondiale dovrebbe essere quella di cercare di riparare il più possibile i danni all’ordine commerciale multilaterale, incoraggiando tutti i partner disposti a impegnarsi nuovamente per un commercio basato sulle regole. La seconda risposta dovrebbe essere quella di incoraggiare gli investimenti esteri diretti, in modo che i posti di lavoro nel settore manifatturiero rimangano in Europa“.

A Draghi non piace il protezionismo e i dazi, ma, ha precisato: “Anche le recenti decisioni degli Stati Uniti di imporre tariffe alla Cina hanno implicazioni per la nostra economia attraverso il riorientamento delle esportazioni. La sfida che dobbiamo affrontare e’ che, rispetto agli Stati Uniti, siamo piu’ vulnerabili sia all’inazione sul commercio che alle ritorsioni. Il settore manifatturiero europeo impiega un numero di persone due volte e mezzo superiore a quello degli Stati Uniti. Inoltre, piu’ di un terzo del nostro PIL manifatturiero viene assorbito al di fuori dell’UE, rispetto a circa un quinto degli Stati Uniti“.

L’uso di sussidi – ha avvertito l’ex premier — dovrebbe essere coerente con il principio di massimizzare la nostra crescita di produttività. Questo significa distinguere la vera innovazione e i miglioramenti di produttività dalla concorrenza sleale e dalla soppressione di domanda. E andrebbe fatto evitando di creare incentivi perversi che minino l’industria europea“.

Scenario geopolitico globale impone un altro approccio UE ai settori strategici (Difesa, Spazio, Minerali critici)

Lo scenario geopolitico globale, poi, non fa che peggiorare questo stato di cose, perché si sta trasformando molto rapidamente e i primi segnali, dall’Ucraina a Israele, passando per il Mar Rosso e Taiwan, ci devono indurre a cambiare approccio.

“All’Europa serve un approccio diverso alla sua capacità industriale in settori strategici come la difesa, lo spazio, i minerali critici e parti di prodotti farmaceutici. Questa instabilità geopolitica di impone di ridurre la nostra dipendenza da quei Paesi di cui, per vari motivi, non ci fidiamo più”, ha sottolineato Draghi.

Poi, ha aggiunto sempre Draghi, servirà una autentica politica economica estera, “oggi chiamata arte governativa”, che favorisca e coordini “accordi commerciali preferenziali e investimenti diretti con nazioni ricche di risorse, la costituzione di scorte in aree critiche selezionate e la creazione di partnership industriali per mettere in sicurezza la catena di fornitura delle tecnologie chiave“.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 14:11:01 +0000 di Flavio Fabbri
OpenAI
Pillole di AI. OpenAI sta ampliando il proprio team di lobbisti internazionali, la guerra per accaparrarsi i talenti dell’AI si sta intensificando

OpenAI sta ampliando il proprio team di lobbisti internazionali per influenzare i politici e i regolatori che stanno aumentando il controllo sull’AI. La start-up di San Francisco ha dichiarato al Financial Times di aver aumentato il numero di dipendenti del team degli affari globali da tre all’inizio del 2023 a 35, con l’obiettivo di arrivare a 50 entro la fine del 2024. Questo sforzo coincide con le discussioni legislative in corso sulla sicurezza dell’AI che potrebbero limitare la crescita dell’azienda e lo sviluppo dei suoi modelli avanzati, come ChatGPT.

Il team di affari globali di OpenAI, sebbene rappresenti una piccola parte dei 1.200 dipendenti dell’azienda, è il più internazionale, con personale in Belgio, Regno Unito, Irlanda, Francia, Singapore, India, Brasile e Stati Uniti. Tuttavia, OpenAI rimane indietro rispetto ai suoi rivali del Big Tech in termini di attività di lobbying. Nei documenti pubblici degli Stati Uniti, Meta ha speso un record di 7,6 milioni di dollari nel primo trimestre dell’anno, Google 3,1 milioni e OpenAI 340.000 dollari.

OpenAI ha partecipato alle discussioni sull’AI Act dell’UE, una delle normative più avanzate per regolamentare i modelli di AI potenti. Nonostante gli sforzi per evitare che alcuni modelli fossero classificati come “ad alto rischio”, questi modelli rientreranno comunque nell’ambito dell’atto. La società ha anche assunto figure chiave come Chris Lehane, ex capo delle politiche di Airbnb, e Jakob Kucharczyk, ex responsabile della concorrenza di Meta. OpenAI spera di affrontare la sfiducia generale verso le aziende della Silicon Valley, spiegando che le tecnologie AI richiedono interventi normativi diversi rispetto ai social media.

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L’IA sta aiutando i contadini più poveri del mondo a migliorare i raccolti

Nel villaggio di Ndodo, a 40 chilometri a sud della capitale malawiana Lilongwe, gli agricoltori si riuniscono sotto un’acacia mentre una voce su uno smartphone offre consigli su come eliminare un insetto che sta distruggendo i raccolti di patate dolci. L’app, chiamata Ulangizi, sviluppata dalla ONG di Chicago Opportunity International, utilizza dati di ChatGPT e manuali agricoli governativi per rispondere a domande o diagnosticare malattie delle colture e degli animali. Questo strumento è particolarmente utile per i contadini analfabeti, permettendo loro di ricevere risposte in lingua locale tramite note vocali. In un paese devastato dal ciclone Freddy, che ha colpito duramente le colture nel 2023, Ulangizi può diventare fondamentale per le 3,1 milioni di famiglie che dipendono dall’agricoltura di sussistenza. Con più dell’80% della popolazione malawiana coinvolta nell’agricoltura su piccola scala, l’app potrebbe rappresentare un modello replicabile a livello globale. Il successo del progetto pilota, finanziato da partner come Cisco Systems Inc. e Mastercard Inc., ha spinto l’organizzazione a cercare ulteriori finanziamenti per espandere l’iniziativa. L’app ha mostrato di poter risparmiare tempo e risorse agli agricoltori, migliorando la produttività agricola. Tuttavia, persistono sfide legate all’accessibilità tecnologica e ai costi dei dati in un contesto dove la povertà estrema è la norma.

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La guerra per accaparrarsi i talenti dell’AI si sta intensificando

Nel settore tecnologico, la competizione per accaparrarsi i migliori talenti in ambito AI sta diventando sempre più intensa. Le grandi aziende come Google, Amazon e Microsoft stanno investendo enormi risorse per reclutare esperti di AI, offrendo stipendi elevati e benefit allettanti. Questi professionisti, spesso con dottorati e specializzazioni in settori come l’apprendimento automatico e la scienza dei dati, sono essenziali per lo sviluppo di nuove tecnologie e per mantenere un vantaggio competitivo. Tuttavia, non sono solo le multinazionali a cercare questi talenti; anche le startup stanno entrando nella mischia, cercando di attirare esperti con la promessa di un ambiente di lavoro dinamico e la possibilità di avere un impatto significativo sui progetti. La crescente domanda di esperti di AI ha portato a un aumento dei salari e a una maggiore mobilità nel mercato del lavoro, con professionisti che cambiano frequentemente azienda per ottenere condizioni migliori. Inoltre, vi è una crescente preoccupazione per la carenza di competenze in questo settore, che potrebbe ostacolare l’innovazione e lo sviluppo tecnologico. Per affrontare questa sfida, molte aziende stanno investendo in programmi di formazione interna e collaborazioni con università per coltivare nuovi talenti. La battaglia per il talento AI è destinata a intensificarsi ulteriormente, con implicazioni significative per il futuro della tecnologia e dell’industria.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 09:19:17 +0000 di Claudio Ricci
Tesla
Elon Musk vince il referendum tra gli azionisti di Tesla, ok a compenso da 46 miliardi di dollari. Ma rimane la sentenza del Delaware

Musk convince gli azionisti, quasi in tasca 46 miliardi di dollari

L’assemblea annuale degli azionisti di Tesla in Texas ha sottoscritto le richieste di Elon Musk, votando il maxi pacchetto retributivo (composto principalmente da un piano di assegnazione di azioni nel corso di in un decennio) da 46 miliardi di dollari a favore del CEO.

Non solo, il voto rappresenta una risposta (e una presa di posizione) alla decisione presa cinque mesi fa da un giudice del Delaware, Kathaleen McCormick, che aveva bocciato la richiesta, per diverse ragioni: la cifra è decisamente sproporzionata, contraria all’interesse degli investitori e, non meno importante, sembra approvata da un consiglio di amministrazione “succube” di Musk.

In questo modo, Musk potrebbe acquistare 304 milioni di azioni Tesla al prezzo di circa 23 dollari l’una.

Secondo il patron della casa automobilistica, il 70% degli azionisti ha votato a favore della sua richiesta (inizialmente di 56 miliardi di dollari, poi ricalcolata sul valore del titolo del 30% inferiore rispetto a un anno fa), tra cui Ron Baron e Scottish Mortgage Investment Trust, contrari tra gli altri invece Norges Bank Investment Management e CalPERS.

Tutto risolto? Non proprio. Una minoranza ha votato contro, ma composta dagli azionisti di maggior peso, pronti a dare battaglia. Secondo Forbes, inoltre, la sentenza della Corte del Delaware non può essere messa all’angolo dal voto degli azionisti.

Con le buone o con le cattive?

Questi possono scrivere una lettera al giudice spiegando che il maxi compenso gode di un ampio consenso dell’assemblea societaria, anche se non è proprio vero e l’azionista Donald Ball ha già presentato un formale ricorso contro il voto di ieri sera, accusando direttamente Musk di forti ed indebite pressioni per il raggiungimento del risultato a lui favorevole.

La sentenza McCormick (da cui la decisione di spostare la sede Tesla dal Delaware al Texas) puntava il dito proprio su questo meccanismo di forte pressione sugli azionisti, con l’aggiunta che molti degli investitori non sarebbero stati pienamente informati sul voto.

Secondo la Reuters, “McCormick richiederà a Tesla di dimostrare che il voto non è stato forzato e che i tempi e la strategia non sono stati influenzati da Musk”.

La società, dal canto suo, ha assicurato che una commissione speciale (composta da una sola persona, Kathleen Wilson-Thompson, membro del consiglio indipendente) ha indagato sul processo di negoziazione del pacchetto retributivo richiesto da Musk nel 2018.

La partecipazione di Musk in Tesla cresce al 22%

In caso il maxi pacchetto retributivo (non in denaro, ma in opzioni) superasse questi ostacoli, ci sarebbe la concreta possibilità di veder passare la partecipazione di Musk in Tesla dal 13 al 22%, avvicinandosi di molto alla richiesta di 25% avanzata dallo stesso CEO ad inizio anno.

In quell’occasione, Elon Musk aveva affermato che non voleva trovarsi a disagio nel far diventare la società leader nel settore dell’AI e della robotica senza avere nelle proprie mani almeno il 25% del potere di voto.

Dopo il risultato del voto, il titolo di Tesla è salito del 7,63%.

Taxi autonomi e robot Optimus

Durante la presentazione agli azionisti, Musk si è detto molto fiducioso sulla guida autonoma e il futuro servizio di robotaxi, da cui la società trarrà grandi profitti: secondo un recente rapporto di ARK Invest, i robotaxi potrebbero spingere le azioni Tesla a 2.600 dollari per azione entro il 2029.

Poi ci sono anche i già famosi Robot Optimus Tesla, che potrebbero rappresentare un’ottima fonte di profitti e quindi aumentare il valore del titolo in borsa, arrivando ad aggiungere 20 trilioni di dollari alla capitalizzazione di mercato dell’azienda (una stima che si basa sul lancio previsto per la fine del 2025 ad un prezzo che varia al momento tra i 20 e i 30 mila dollari l’uno).

Secondo Musk già alla fine dell’anno prossimo saranno al lavoro non meno di 1000 robot Optimus negli stabilimenti Tesla. Durante l’assemblea annuale sono stati votati dagli investitori altre 11 proposte.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 08:29:29 +0000 di Flavio Fabbri
Intelligenza Artificiale
ChatGPT in iPhone per far diventare Apple la più grande data-Company?

Chi avrà più dati? Chi vincerà?

Dopo il WWDC di Apple, stabilito che l’attuale tecnologia mobile non può fornire un supporto AI degno di questo nome all’esperienza utente, abbiamo appreso che l’AI di iOS18 verrà fornita dai server OpenAI.

Oggi Bloomberg rivela che non ci sarà un cambio economico, OpenAI fornirà AI ad 1.5 MLD di possessori IPhone circa, gratuitamente.

Al rollout di questa features, accadrà che OpenAI riceverà le richieste ed i dati di tutti questi soggetti per elaborarli e fornire risposte su:

  • traduzioni
  • sintesi
  • generazione di nuovi testi
  • vocali
  • man mano anche altro

OpenAI si prepara a ricevere di tutto, mail di CEO di grandi aziende, testi e domande di qualunque tipo, informazioni che spesso senza accorgersene l’utente invierà ai suoi server per chiedere dei servizi. Ma se le cose non stessero proprio, o solo, così?

In tutto questo processo, oltre agli aspetti squisitamente legali/contrattuali tra Utente, Apple ed OpenAI, è importante evidenziare come due singole aziende concentreranno un bagaglio di informazioni mai visto prima, ma chi ne avrà di più tra le due?

Per assurdo, la più esposta tra le due parti, è proprio OpenAI. L’azienda della Mela non dovrà fare altro che registrare per un periodo:

  • dati di ingresso
  • prompt
  • risposta

Per essere rapidamente in grado di allenare un modello molto più capace di quello della stessa OpenAI.

Se nel breve-immediato termine a rimetterci potrebbe essere la privacy dell’utente, nel medio-lungo termine il rischio cade tutto sul provider di AI. Le possibilità per Apple sono infinite, a suo vantaggio potrà arricchire il flusso dati scambiato con OpenAI di tutte le informazioni utente, istantanee e storiche, per utilizzi e generazione di modelli che OpenAI non può avere.

Seppur limitata e lontana dall’AGI, l’attuale AI si fonda sul possesso di dati. Più questi dati risultano curati, specifici, diversi e ricchi di contesto, tanto più il modello generato sarà capace. OpenAI ha dovuto pagare profumatamente accesso ai contenuti di StackOverflow, Reddit, Times … MA … Apple … può avere 1.5 MLD di persone che fungeranno da allenatori inconsapevoli di AI attraverso la raccolta diretta di feedback o l’analisi del comportamento dopo aver ricevuto una risposta AI.

Apple saprà che un utente italiano nella fascia 14-18, quando chiede un aiuto sui compiti servirà per Seneca, che le massaie over 40 usano AI per la ricerca di offerte sul web, che l’AD dell’azienda X cerca informazioni sul prodotto dell’azienda Y. Ed ogni volta che un utente chiederà di ripetere/integrare/approfondire Apple saprà che la risposta precedente non è stata il massimo.

L’AI si basa sui dati e chi ne ha di più, vince.

Negli affari non è mai un gioco a somma zero. Apple è prima di tutto una hardware company, poi è stata una software company, a breve potrebbe essere la più grande Data-Company del pianeta. Forse il vero motivo per cui all’annuncio è tornata la #1 del Nasdaq con un +9% e torna a 3.2 TRL$

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 07:47:54 +0000 di Nicola Grandis
Intelligenza Artificiale
Intelligenza artificiale e telefonia mobile, a che punto siamo

Chiaro, quando una cosa la fa Apple la cassa di risonanza – nel bene o nel male – amplifica non poco la notizia in sé. E quindi la presentazione di Apple Intelligence allo scorso WWDC, l’evento dedicato agli sviluppatori del mondo della mela, ha fatto il giro del mondo, anche perché non c’è argomento più cool dell’intelligenza artificiale. Inevitabile che l’accordo tra OpenAI, la creatura di Sam Altman appena uscito dalla mezza frittata con Scarlett Johansson, e l’azienda guidata da Tim Cook per portare l’AI dentro ai Mac, agli iPhone e agli iPad diventasse l’argomento del giorno. In più è sembrato che qualcuno, finalmente, si sia fatto una domanda ovvia, e abbia provato a rispondere.

Perché ChatGPT è così intelligente da capire ogni sfumatura di quello che gli diciamo mentre chiedere una canzone su Spotify ad Alexa o Siri è un’impresa degna di un poema in ottave, in cui tentiamo di correggere l’assistente artificiale mentre ci propina, uno dopo l’altro, una raccolta di canti gregoriani, playlist di cumbia colombiana e oscuri compositori avant-garde invece della canzone che gli abbiamo chiesto? Ecco che la sola idea di avere un assistente funzionante, e non utile solo a chiedere come sarà il meteo domani, ci spalanca di fronte immense praterie.

Va detto, però, che Apple non è la prima ad aver pensato a integrare l’hardware che portiamo sempre con noi con il software che ha rivoluzionato mezzo mondo. In passato era stata apripista: nel 2011 con Siri portò l’assistente vocale direttamente nel palmo della nostra mano, seguita subito dopo da Google Assistant e Alexa. Poi i progressi dell’AI hanno cominciato a essere sempre più pervasivi, anche se non ce ne siamo quasi accorti. Le fotocamere dei telefoni sono diventate intelligenti, capaci di riconoscere volti e ottimizzare automaticamente le immagini. Il riconoscimento facciale ha reso possibile sbloccare i telefoni con un semplice sguardo. Le modalità ritratto, che isolano il soggetto e sfocano lo sfondo, sono diventate un must per chi ama fare foto da professionista con il proprio telefono. E anche qui c’è di mezzo l’intelligenza artificiale, che capisce cos’è sfondo e cosa no.

Ma l’AI non si è fermata qui. Ha iniziato a imparare dalle nostre abitudini. I telefoni ora possono suggerirci app da utilizzare in determinati momenti della giornata o rispondere automaticamente ai messaggi con frasi predefinite. Il Google Pixel 8 Pro e il Samsung Galaxy S24 Ultra non solo eseguono traduzioni linguistiche in tempo reale, ma possono anche già sintetizzare documenti complessi e creare contenuti su misura. E telefoni Android che già integrano l’AI sono parecchi (come sempre, per cercare l’offerta di telefonia mobile ideale da abbinare ai dispositivi più sofisticati basta consultare SOSTariffe.it).

Il meglio del mondo Android

Nella fattispecie, il già citato Google Pixel 8 Pro rappresenta la punta di diamante della tecnologia AI mobile di Google, grazie a strumenti come Circle to Search o lo screening delle chiamate.

E poi funzionalità fotografiche come Magic Editor, Magic Eraser e Magic Audio Eraser che permettono di migliorare foto e video con pochi tocchi, Zoom Enhance che assicura immagini nitide anche con ingrandimenti estremi, e la funzione Best Take che corregge automaticamente i volti nelle foto di gruppo per garantire lo scatto perfetto.

Dal canto suo, il Galaxy S24 Ultra di Samsung offre funzionalità simili a quelle del Pixel 8 Pro, come Circle to Search e la traduzione linguistica in tempo reale, ma introduce anche innovazioni proprie. La funzione Note Assist, ad esempio, trasforma lunghi documenti in elenchi puntati facilmente leggibili, mentre il Generative Edit offre strumenti di editing fotografico avanzati. Infine, Chat Assist utilizza un chatbot AI per rispondere rapidamente alle domande degli utenti e aiutare nella gestione di testi e file.

Da segnalare anche l’OnePlus 12, un’ottima scelta per chi cerca un dispositivo potente ma con un buon rapporto qualità-prezzo, pronto a integrare Google Gemini 1.0 Ultra, il modello AI più avanzato di Google; ciò permetterà al OnePlus 12 di riassumere notizie, documenti e file audio, oltre a migliorare significativamente le capacità di editing foto e video. E la promessa per i prossimi cinque anni è di avere oltre 100 nuove funzionalità AI.

Infine c’è lo Xiaomi 14 Ultra: supporto per Google AI e una gamma completa di funzioni intelligenti, tra cui una fotocamera co-progettata con Leica per foto e video di qualità professionale, con funzione Clean Up per rimuovere oggetti indesiderati dalle foto e la creazione automatica di filmati con la funzione Ricordi. Un po’ come Apple, appunto.

La risposta di Apple

Apple Intelligence è, come si è visto, una nuova suite di funzionalità AI integrata nei sistemi operativi iOS 18, iPadOS 18 e macOS Sequoia, ed è progettata per sfruttare al massimo l’hardware avanzato di Apple, come i chip proprietari. Utilizzando modelli generativi avanzati, Apple ha creato un sistema che non solo esegue compiti complessi, ma lo fa in modo intuitivo e con una privacy rigorosamente tutelata. La funzionalità Private Cloud Computer è un esempio chiave di questo approccio, alternando l’elaborazione on-device con quella su server sicuri dotati di chip Apple, garantendo così che i dati degli utenti siano sempre protetti. E la privacy, ormai l’abbiamo capito, è una delle prime preoccupazioni quando si parla di intelligenza artificiale.

I Writing Tools di Apple Intelligence consentono di riscrivere, rivedere e sintetizzare testi in qualsiasi app. La funzione Rewrite può modificare il tono dei testi, Proofread controlla la grammatica e Summarize crea riassunti in vari formati. La gestione delle email è stata migliorata con Priority Messages e Smart Reply, che identificano le email urgenti e offrono risposte rapide.Le notifiche sono state ottimizzate con Priority Notifications e Reduce Interruptions, che mostrano solo le notifiche importanti. Le app Note e Telefono ora possono registrare, trascrivere e riassumere contenuti audio, aumentando la produttività .Image Playground permette di creare immagini personalizzate in tre stili diversi per arricchire le conversazioni, funzione è integrata in Messaggi e disponibile come app autonoma. Le Genmoji, invece, portano le emoji a un nuovo livello, permettendo agli utenti di creare emoji personalizzate basate su descrizioni o foto.

Infine, come si è visto, Siri è ora più intelligente e in grado di comprendere meglio il linguaggio naturale; potrà anche utilizzare ChatGPT per rispondere a domande complesse, con il consenso dell’utente.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 07:30:00 +0000 di Edoardo Stigliani SosTariffe.it
Intelligenza Artificiale
Videosorveglianza e AI, come combattere il taccheggio e prevenire in tempo reale i furti

Videosorveglianza abilitata dall’intelligenza artificiale per prevenire furti nel settore della vendita al dettaglio come supermercati e negozi.

E’ lo scopo della tecnologia sviluppata da Veesion, fondata in Francia nel 2018, che ha commercializzato una soluzione tecnologica unica basata sull’intelligenza artificiale che si adatta al sistema di videosorveglianza per facilitare il rilevamento di gesti associati ai furti.

Questa AI può essere integrata con i sistemi CCTV esistenti, potenziando le capacità di monitoraggio e consentendo al personale di rispondere rapidamente a potenziali furti, migliorando così la sicurezza del negozio e riducendo le perdite.

Algoritmi autoapprendenti

Gli algoritmi proprietari sono autoapprendenti, analizzano continuamente le immagini fornite identificando gesti sospetti in tempo reale e sono in grado di rilevare fino a dieci volte più ladri di un agente di sicurezza, spiega l’azienda. Non appena l’IA rileva un atteggiamento potenzialmente sospetto, allerta in pochi secondi il personale tramite un allarme video sul telefono o tablet.

Una soluzione per le aziende che operano in vari settori come alimentari, farmacia, fai da te, giocattoli e simili, Veesion garantisce un tasso di rilevanza degli allarmi superiore all’85%, assicurando che la maggior parte dei casi segnalati siano di interesse critico. La soluzione Plug and Play è progettata nel rispetto delle leggi vigenti, compreso il codice di sicurezza interna e il Gdpr, e senza ricorrere a nessun trattamento di dati di riconoscimento facciale o biometrico.

Mentre la soluzione è già stata impiegata in 25 paesi, la startup intende intensificare ulteriormente la sua presenza in mercati internazionali ad alto potenziale come Stati Uniti, Brasile o Sud Africa. L’obiettivo è di conquistare nuovi settori, rafforzando il vantaggio tecnologico con nuovi strumenti per continuare a trasformare positivamente il mondo del retail.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 12:27:38 +0000 di Piermario Boccellato
Intelligenza Artificiale
G7, l’allarme del Papa: ‘L’AI non sia fonte di guerra. Serve un patto etico globale’. La moral suasion del Papa sui grandi della Terra

Papa Francesco non è certo digiuno di intelligenza artificiale. Anzi. Qualche tempo fa girava la sua foto, un deepfake diventato virale, con indosso un piumino bianco da trapper che scalda la folla in Piazza San Pietro, come se fosse il cantante sul palco ad un maxi concerto. Ma le sue preoccupazioni nei confronti dell’AI vanno ben al di là di una semplice caricatura digitale che, ne siamo certi, lo avrà fatto più che altro sorridere. L’appello ai leaders della Terra per trovare un cammino condiviso per la regolazione di una tecnologia potenzialmente anche distruttiva.

Leggi anche: Leggi anche: G7, il Papa sull’AI: ‘Nessuna macchina deve poter scegliere se togliere la vita ad un essere umano’

G7, summit al via in Puglia. Domani la sessione sull’Intelligenza Artificiale. Cosa dirà il Papa?

Papa Francesco preoccupato, serve un trattato internazionale sull’AI

Preoccupazioni tali, quelle per uno sviluppo distorto dell’AI da prendere la scena durante il suo intervento al G7 pugliese a Borgo Egnazia. E’ la prima volta di un Papa al G7 e il fatto che sia stato chiamato per indirizzare un discorso sula necessità di un approccio etico all’AI di fronte ai grandi della terra la dice lunga sull’importanza strategica e sulla delicatezza attribuita dalla Santa Sede al tema della regolazione e dei limiti da fissare all’AI generativa sul modello di ChatGPT.   

Leggi anche: Papa Francesco sull’IA: “Decida l’uomo se è una nuova schiavitù o una conquista di libertà”

Quest’anno il Papa argentino ha già parlato di AI con toni poco rassicuranti, utilizzando il suo messaggio di pace annuale per chiedere un trattato internazionale per garantire che l’intelligenza artificiale venga sviluppata e utilizzata eticamente. Francesco sostiene che una tecnologia priva dei valori umani di compassione, misericordia, moralità e perdono è troppo pericolosa per svilupparsi senza controllo.   

Il premier italiano Giorgia Meloni ha invitato Francesco e ha annunciato la sua partecipazione, consapevole del potenziale impatto del suo potere da star e della sua autorità morale nel coniugare una preoccupazione ampiamente condivisa sull’intelligenza artificiale con le sue priorità sulla pace e la giustizia sociale.

La popolarità del Papa volano del G7 come con il Live8 del 2005

“Il papa è, beh, un tipo di celebrità molto speciale”, ha detto John Kirton, politologo dell’Università di Toronto che dirige il think tank del G7 Research Group.

Kirton ha ricordato che l’ultimo vertice che ha avuto questo tipo di star power è stato quello del 2005 a Gleneagles, in Scozia, dove i membri decisero di cancellare i 40 miliardi di dollari di debiti dovuti da 18 dei paesi più poveri del mondo alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale.

Quel summit fu preceduto da un concerto Live8 a Londra presentato da Sting, The Who e Pink Floyd che attirò oltre un milione di persone in una dimostrazione di solidarietà contro la fame e la povertà in Africa senza precedenti.

“Il Gleneagles ha effettivamente fatto un fuoricampo e per alcuni è uno dei vertici di maggior successo”, ha detto Kirton.

La moral suasion del Papa sui grandi della Terra

E’ vero che sui leader del G7 riuniti a Borgo Egnazia non c’è la stessa pressione di allora, però il Papa (figura iconica e iper apprezzata anche fuori dal mondo strettamente clericale) può esercitare la propria autorità morale sui grandi del mondo, per rinnovare le sue richieste di salvaguardia per l’IA evidenziando le minacce che la nuova tecnologia generativa rischia di porre alla pace e alla società in generale.

L’intelligenza artificiale generativa ha stupito il mondo con le sue capacità di produrre risposte simili a quelle umane, ma ha anche suscitato diversi timori sul fronte sicurezza, suscitando un guazzabuglio di sforzi globali per tenerla a freno.

I rischi potenziali di un uso distorto

Alcuni si preoccupano dei rischi catastrofici ma lontani per l’umanità a causa del suo potenziale per creare nuove armi biologiche e potenziare la disinformazione. Altri si preoccupano invece dei suoi effetti sulla vita quotidiana, attraverso pregiudizi algoritmici che si traducono in discriminazioni o sistemi di intelligenza artificiale che eliminano posti di lavoro.

Nel suo messaggio di pace, Francesco ha fatto eco a queste preoccupazioni e ne ha sollevate altre. Ha detto che l’intelligenza artificiale deve mantenere le sue attenzioni principali sulla garanzia dei diritti umani fondamentali, sulla promozione della pace e sulla protezione dalla disinformazione, dalla discriminazione e dalla distorsione.

Ma al G7 leaders già consapevoli

Sul fronte della regolamentazione, Francesco in qualche modo farà una predica ai convertiti poiché i membri del G7 sono stati in prima linea nel dibattito sulla supervisione dell’IA.

Il Giappone, che lo scorso anno ha detenuto la presidenza di turno del G7, ha avviato il Processo di Hiroshima sull’intelligenza artificiale per elaborare principi guida internazionali e un codice di condotta per gli sviluppatori di intelligenza artificiale. In aggiunta a questi sforzi, il mese scorso il primo ministro Fumio Kishida ha presentato un quadro per la regolamentazione globale dell’intelligenza artificiale generativa, ovvero sistemi in grado di produrre rapidamente nuovi testi, immagini, video e audio in risposta a richieste e comandi.

L’Unione Europea è stata uno dei primi a muoversi con la sua legge sull’intelligenza artificiale. Un AI Act di ampio respiro, che entrerà in vigore progressivamente nei prossimi due anni, e potrebbe fungere da modello globale. L’AI Act prende di mira qualsiasi prodotto o servizio di intelligenza artificiale offerto nelle 27 nazioni del blocco, con restrizioni basate sul livello di rischio che comportano.

Negli Stati Uniti, il presidente Joe Biden ha emesso un ordine esecutivo sulla salvaguardia dell’IA e ha chiesto una legislazione per rafforzarla, mentre alcuni stati come la California e il Colorado hanno cercato di approvare le proprie leggi sull’IA, con risultati contrastanti.

Le autorità antitrust su entrambe le sponde dell’Atlantico hanno esaminato attentamente le grandi società di intelligenza artificiale, tra cui Microsoft, Amazon e OpenAI, per verificare se le loro posizioni dominanti soffocano la concorrenza.

Altre iniziative

La Gran Bretagna ha avviato un dialogo globale per contenere i pericoli più estremi dell’intelligenza artificiale con un vertice lo scorso autunno. In una riunione di follow-up a Seoul, le aziende si sono impegnate a sviluppare la tecnologia in modo sicuro. La Francia ospiterà un altro incontro della serie all’inizio del prossimo anno. Anche le Nazioni Unite sono intervenute con la loro prima risoluzione sull’intelligenza artificiale.

A margine del suo discorso all’AI, Francesco ha in agenda un’intera giornata di incontri bilaterali. Vedrà il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, nonché i leader invitati da Algeria, Brasile, India, Kenya, Turchia. Incontrerà anche i membri del G7, tra cui Biden, il primo ministro canadese Justin Trudeau e il presidente francese Emmanuel Macron. Il presidente turco Erdogan, quello indiano Modi, Da Silva (Brasile), Ruto (Kenya) e Tebboune (Algeria).

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 09:35:02 +0000 di Paolo Anastasio
Sos Energia
Aumenta il prezzo del gas all’ingrosso: nuova stangata in arrivo? I possibili scenari

A maggio il prezzo all’ingrosso del gas ha raggiunto il livello più alto dell’anno, per quanto riguarda l’indice PSV che regola il mercato all’ingrosso italiano. I motivi di questo aumento sono dovuti principalmente all’andamento della domanda e dell’offerta sui mercati internazionali. Fortunatamente, trattandosi dei mesi estivi, l’impatto sulle bollette di questo aumento sarà limitato.

Per proteggersi dagli eventuali rincari che si potrebbero registrare nei prossimi mesi una buona strategia è prendere in considerazione le offerte gas a prezzo bloccato: diversi fornitori permettono di bloccare il costo della materia prima gas per almeno 12 mesi, evitando così gli effetti negativi dovuti ai rialzi dei prezzi. Per conoscere alcune delle migliori offerte presenti sul mercato libero si può usare il comparatore di SOStariffe.it e individuare le tariffe dei fornitori partner più convenienti.

Qual è l’attuale prezzo del gas sul mercato italiano

A inizio giugno ARERA ha comunicato l’aggiornamento mensile del prezzo del gas per il servizio di tutela della vulnerabilità, il servizio che da inizio anno ha preso il posto del mercato tutelato e che è riservato ai clienti vulnerabili (disabili, over 75, percettori di bonus sociale e residenti in abitazioni d’emergenza a seguito di una calamità).

Per le bollette di maggio 2024 il costo del gas è salito a 0,352 €/Smc, il 3,1% in più rispetto al mese precedente. L’aumento è dovuto essenzialmente alla crescita della spesa per la materia prima, mentre sono costanti le spese per gli oneri di sistema e per il trasporto e la gestione del contatore.

Il dato del PSV di maggio 2024 è il più alto dall’inizio dell’anno ed è il 17,5% più alto rispetto al dato di febbraio, quando si è toccato il valore minimo del 2024. Da febbraio in poi i prezzi sono cresciuti costantemente e le cause di questi aumenti sono da ricercare in modo particolare nelle dinamiche che interessano la domanda e l’offerta di gas a livello internazionale.

A influire sull’aumento dei prezzi del gas registrato nei mesi primaverili sembrano soprattutto l’aumento della domanda di gas GNL dai Paesi asiatici, il rischio di stop alle forniture di gas russo verso l’Austria e la riduzione dei flussi di gas provenienti dalla Norvegia.

Confrontando i dati del PSV attuale con i valori del prezzo del gas degli anni scorsi ci si può rendere conto di quanto le bollette siano aumentate rispetto al periodo precedente alla crisi energetica scoppiata nel 2022 con l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina.

Rispetto a maggio 2021, il valore del PSV di maggio 2024 è il 40% più alto. Se si prende come riferimento il dato del 2022, invece, il PSV è attualmente inferiore del 16%. Rispetto allo scorso anno la differenza è molto contenuta: il prezzo del gas quest’anno è infatti il 4,4% meno caro rispetto a maggio 2023. 

Come evitare gli effetti negativi dei rialzi del prezzo del gas

Il mercato energetico in Italia e in Europa sta vivendo un periodo di forti oscillazioni del costo del gas. Dopo un inverno caratterizzato da prezzi piuttosto stabili, grazie soprattutto al clima mite che non ha provocato forti aumenti della domanda e, di conseguenza, un rialzo del costo della materia prima, ora stiamo assistendo a un graduale aumento dei prezzi.

Per mettersi al riparo dalle oscillazioni del PSV ed evitare che eventuali rialzi improvvisi comportino un forte aumento delle bollette, può essere una buona soluzione monitorare le offerte a prezzo bloccato disponibili sul mercato libero.

Facendo una rapida ricerca sul comparatore di SOStariffe.it si nota come le migliori offerte del periodo degli operatori partner partono da 0,42 €/Smc, con costo della materia prima bloccato per 12 mesi.

Le migliori offerte presentate da SOStariffe.it per le tariffe a prezzo indicizzato, invece, hanno un costo a Smc che parte da 0,39 €. Il costo del gas effettivamente applicato in bolletta viene aggiornato mensilmente sulla base dell’andamento dei prezzi sul mercato all’ingrosso. In caso di aumenti del PSV, quindi, le offerte a prezzo indicizzato potrebbero risultare meno convenienti rispetto alle migliori offerte a prezzo bloccato.

Per riuscire a scegliere l’offerta gas migliore il costo a Smc non è l’unico parametro da considerare. Tra gli aspetti più importanti da valutare, infatti, ci sono anche la quota fissa mensile richiesta dal fornitore del gas, la maggiorazione applicata rispetto al PSV mensile nelle offerte indicizzate e, per le tariffe a prezzo bloccato, la durata dell’offerta.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 07:15:00 +0000 di Luana Galanti SosTariffe.it
WindTre
WindTre-Confcommercio, accordo per la data analytics dei dispositivi connessi per migliorare turismo e mobilita delle smart city

I servizi di Big Data Analytics di WINDTRE si inseriscono nel progetto “Cities” di Confcommercio, piattaforma multidisciplinare che ha l’obiettivo di proporre soluzioni tese al miglioramento dei centri urbani e sostenere le economie locali.

WINDTRE e CONFCOMMERCIO hanno illustrato i risultati di una sperimentazione in quattro città (Bergamo, Perugia, Varese e Vicenza) e presentato i prodotti di Big Data Analytics dedicati al settore del turismo e della mobilità. In occasione di un evento presso la Casa delle Tecnologie Emergenti del Comune di Roma, hanno annunciato una partnership strategica a supporto dello sviluppo delle città intelligenti. Questa iniziativa ha come obiettivo quello di migliorare la pianificazione dei servizi turistici e sostenere lo sviluppo delle attività commerciali nei centri urbani.

Servizi turistici più efficienti grazie agli analytics

La soluzione Retail Analytics di WINDTRE offre un monitoraggio puntuale delle presenze sul territorio utilizzando l’aggregazione anonima dei dati ricavabili dai dispositivi collegati. Questo strumento è fondamentale per ottimizzare i servizi turistici poiché grazie all’analisi di questi dati è possibile pianificare servizi più efficienti a vantaggio dell’economia di prossimità.

Cities

I servizi di Big Data Analytics di WINDTRE si inseriscono nel progetto “Cities” di Confcommercio, piattaforma multidisciplinare che ha l’obiettivo di proporre soluzioni tese al miglioramento dei centri urbani e sostenere le economie locali. Grazie ai dati forniti da WINDTRE, sarà possibile ottenere informazioni preziose per prendere decisioni consapevoli, migliorare la qualità dei servizi offerti e portare benefici alle comunità coinvolte.

“WINDTRE e Confcommercio tramite la piattaforma integrata di Data Analytics â€“ dice Leonardo Cotronei, Head of Corporate Beyond The Core Offer di WINDTRE – possono raccogliere ed elaborare dati su flussi turistici, pedonabilità delle strade, mobilità delle persone e molto altro. Questo patrimonio di informazioni permette di migliorare la conoscenza della mobilità nelle aree di interesse, valutare le performance delle zone commerciali e promuovere iniziative per il miglioramento del territorio. Grazie all’utilizzo di dati anonimi raccolti dalla nostra rete su più di 23 milioni di utenti, rispondiamo all’esigenza di supportare le aziende, gli associati e le amministrazioni locali nello svolgimento delle loro attività”.

Info urbane utili da dati telefonici e sensori

La raccolta e l’analisi dell’enorme massa di dati prodotta a livello urbano da telefoni cellulari e sensori richiedono strumenti efficaci, che sappiano aiutare decisori pubblici e associazioni di rappresentanza a lavorare insieme per realizzare interventi di rivitalizzazione dei centri urbani più rispondenti ai reali bisogni dei cittadini. Con questo obiettivo, nell’ambito del progetto “Cities”, in quattro Associazioni territoriali è stata realizzata nei mesi scorsi una sperimentazione sul campo della piattaforma integrata di Data Analytics di WINDTRE, che ha contribuito a rafforzare il loro ruolo nella produzione e comunicazione di conoscenze utili allo sviluppo delle economie di prossimità.

La collaborazione tra WINDTRE e CONFCOMMERCIO rappresenta un passo importante verso l’utilizzo intelligente dei dati per promuovere lo sviluppo sostenibile delle città e favorire l’economia locale.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 13:07:47 +0000 di Redazione Key4biz
Giornata Parlamentare
La Giornata Parlamentare. Dal G7 in Puglia 50 miliardi di dollari di asset Russi all’Ucraina, scontro Meloni – Macron sull’aborto

Dal G7 arriva l’accordo sugli asset russi per l’Ucraina

Un ulteriore sostegno all’Ucraina di circa 50 miliardi di dollari grazie agli extraprofitti derivanti dagli asset russi. Nel primo giorno del G7 i leader raggiungono l’accordo su nuovi aiuti all’Ucraina; riuniti a Borgo Egnazia, in Puglia, i Capi di Stato e di Governo dei 7 (Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Canada, Giappone) hanno trovato un punto di caduta: concedere a Kiev fino a 50 miliardi di dollari in prestiti garantiti dagli interessi su 300 miliardi di euro di asset della Banca centrale russa congelati dall’Ue e dai paesi del G7. La richiesta aveva visto nei giorni scorsi Parigi e Berlino, e in parte anche Roma, su posizioni di maggior prudenza a tutela della stabilità dei mercati finanziari. Ieri l’accordo politico, in cui il G7 ha rinnovato il patto per il sostegno politico, militare ed economico all’Ucraina senza incertezze, complice anche la presenza a Fasano del presidente ucraino Volodomir Zelensky che ha partecipato a una sessione allargata del G7. “Non si tratta di una confisca ma di profitti che maturano”, ha assicurato la premier italiana Giorgia Meloni parlando di un “risultato non scontato”. “Ora bisogna creare nel più breve tempo possibile i presupposti tecnici per l’attuazione. Ma sono contento che tutti gli sforzi delle ultime settimane e mesi abbiano dato i loro frutti”, ha specificato il cancelliere tedesco Olaf Scholz parlando di una “decisione storica”, di un “passo importante, buono e necessario” compiuto “al momento giusto”. 

Nella stessa giornata, Zelensky ha siglato accordi di sicurezza decennale con Stati Uniti e Giappone. “Oggi, gli Stati Uniti mandano un segnale forte del nostro fermo sostegno all’Ucraina”, ha annunciato Biden in una conferenza stampa congiunta con l’omologo ucraino; di fatto, “solo con il nostro sostegno l’Ucraina potrà resistere”. In particolare, gli Usa riconoscono come necessaria per la sicurezza dell’Ucraina una forza militare significativa, capacità solide e investimenti sostenuti nella sua base industriale di difesa, il tutto coerente con gli standard della Nato. E l’impegno americano in questa direzione sarà sostanziale per dieci anni. Il presidente ucraino ha ringraziato i suoi alleati, invitandoli però ad “accelerare” le consegne di armi e munizioni: “Stiamo ancora cercando ulteriori Patriot”, ha ricordato, “Vi chiedo anche di fare tutto il possibile per accelerare l’addestramento dei piloti di F-16”. L’esercito ucraino, privo di munizioni e di uomini, è in difficoltà, soprattutto a causa del ritardo nella consegna dei rifornimenti militari. 

Al G7 è scontro tra Meloni e Macron sull’aborto

È tensione e scontro tra il presidente francese Emanuel Macron e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla questione aborto. Ieri mattina c’era stata la conferma che nella bozza delle conclusioni, che saranno diffuse oggi, era stato cancellato il riferimento (inserito al G7 di Hiroshima) alla necessità di garantire “un accesso effettivo e sicuro all’aborto”, un fatto che avrebbe suscitato il disappunto della Francia, che ha puntato il dito contro l’Italia. Forse anche per questo, il saluto tra i due era apparso “imbarazzato” agli osservatori. La premier gli ha teso la mano e i due si sono avvicinati per uno scatto. Nel pomeriggio la Presidenza italiana ha provato a chiudere il caso, mostrando però per intero l’irritazione per quella che è stata giudicata come una “scorrettezza”. Secondo le fonti italiane, infatti, è vero che nella dichiarazione non c’è la parola aborto però gli impegni di Hiroshima “vengono tutti riconfermati”, dunque “non si fa nessun passo indietro”. Evidentemente, per Roma, da qualcuno è stato “montato un caso” con “un po’ di strumentalizzazione elettorale o post-elettorale”. Tempo due ore, terminati i lavori e prima della cena con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Macron ha sferrato il suo attacco a viso aperto: “La Francia ha integrato nella sua Costituzione il diritto delle donne all’aborto, la libertà di disporre del proprio corpo. Queste non sono le stesse sensibilità che esistono oggi nel vostro Paese. Me ne rammarico”. 

Parole che, appena battute dalle agenzie, fanno suonare l’allarme a Palazzo Chigi. Questa volta è Giorgia Meloni che replica in prima persona: “La polemica sulla presenza o meno della parola aborto nelle conclusioni è totalmente pretestuosa. Le conclusioni di Borgo Egnazia richiamano quelle di Hiroshima, nelle quali abbiamo già approvato lo scorso anno la necessità di garantire che l’aborto sia sicuro e legale”. È un fatto assodato che nessuno ha mai chiesto di fare passi indietro su questo. Le conclusioni, infatti, se non introducono nuovi argomenti, per non essere inutilmente ripetitive, richiamano semplicemente quanto già dichiarato nei precedenti vertici. Non c’è alcuna ragione di polemizzare su temi che già da tempo ci trovano d’accordo. E credo sia profondamente sbagliato, in tempi difficili come questi”, è l’accusa all’inquilino dell’Eliseo, “fare campagna elettorale utilizzando un forum prezioso come il G7”. Il saluto all’arrivo al Castello Svevo di Brindisi, ieri sera, fa capire che le prossime ore saranno all’insegna della tensione: Macron, dopo aver salutato con cordialità Mattarella e la figlia Laura, si è girato verso Meloni cui ha fatto un baciamano ricambiato da un freddo sorriso. Tra i due anche qualche parola. 

Mattarella presenzia alla cena con i leader del G7 

Il G7 si concede una serata particolare, tra la bellezza delle mura del Castello Svevo di Brindisi e la profondità dei temi di stretta attualità. La cena offerta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in onore dei 7 Grandi della Terra riuniti in Puglia è l’occasione per riflettere sulla prima giornata di lavori, anche se il presidente degli Stati Uniti Joe Biden Ã¨ assente perché affaticato. Il Capo dello Stato, arrivato nel pomeriggio direttamente da Roma, accoglie uno a uno i leader con accanto la premier Giorgia Meloni. Dopo la foto di gruppo, la riunione si trasferisce alla sala superiore, dove Mattarella tiene un breve discorso in cui tocca diversi argomenti, dalla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina al conflitto in Medio Oriente con i negoziati per il cessate il fuoco che “devono rappresentare una tappa per intraprendere un concreto percorso politico verso una pace duratura, che non può che fondarsi sulla soluzione a due Stati”. 

Ma anche i “vecchi fantasmi” che mettono “a dura prova la convivenza tra i popoli” e la capacità del G7 di “adeguarsi ai mutamenti del contesto internazionale”, come dimostra il vertice di Borgo Egnazia in cui “nuove tematiche, dallo sviluppo sostenibile del continente africano, ai flussi migratori, alla rivoluzione indotta dall’intelligenza artificiale, trovano giusto spazio”. Poi la considerazione di Mattarella sul futuro: “La capacità di costruire partenariati con quella parte del mondo che, nelle fisiologiche differenze, è disponibile al dialogo sulle nostre opzioni, è il naturale orizzonte al quale guardare”. Dopo le parole del Presidente della Repubblica, il via alla cena con i leader, finita la quale Mattarella torna a Roma al Quirinale, gli altri leader nei rispettivi alberghi, per prepararsi al meglio alla seconda giornata di lavori, con l’Intelligenza artificiale al centro e la presenza di Papa Francesco, il primo Pontefice a prendere parte a un G7. 

Il G7 è un primo snodo per le nomine europee

I leader delle tre grandi potenze europee si sono incontrati al G7 in Puglia per la prima volta dopo il voto. È facile immaginare che un primo scambio sulle nomine europee ci sia stato, almeno tra delegazioni. Sulla partita dei top jobs europei la posizione del cancelliere tedesco Olaf Scholz Ã¨ nota: nonostante il suo Governo sia frutto di una coalizione tra socialisti, verdi e liberali, la linea è non perdere la presidenza della Commissione europea e continuare a farla gestire dalla popolare Ursula von der Leyen. Questo è il primo scenario, che rispetterebbe il sistema degli spitzenkandidaten. La scelta, tuttavia, spetta al Consiglio europeo, a maggioranza qualificata, che dovrà tenere conto dei risultati elettorali. Prima del Consiglio del 27 e 28 giugno ci sarà già un indirizzo che emergerà lunedì prossimo alla cena informale dei leader Ue. Cinque anni fa fu proprio il presidente Emanuel Macron a mandare tutto all’aria, facendo bocciare il candidato popolare Manfred Weber e tirando fuori dal cilindro l’ex ministra tedesca Ursula von der Leyen

Ora il capo dell’Eliseo non ha ancora scoperto le carte, ma dopo il Consiglio europeo di aprile disse che il presidente della Commissione non deve essere troppo politicizzato, come a dire che von der Leyen lo era diventata scendendo in campo con il Ppe, dichiarazioni che fanno il paio con quelle del commissario francese Thierry Breton dopo il congresso di Bucarest che fece notare come metà partito non la sosteneva. Il ruolo di Macron sarà decisivo e si intreccia con l’azzardo di aver convocato le elezioni in Francia il 30 giugno. Altrettanto cruciale saranno le scelte che opererà Giorgia Meloni, che sarà chiamata a fare una scelta di campo, accettare l’offerta del Ppe di entrare nella maggioranza europea, necessariamente con liberali e socialisti, volendo ottenendo in cambio un Commissario di peso con la vicepresidenza e magari anche l’Alto rappresentante, oppure guidare un’asse di destra, magari con i lepenisti una volta al governo a Parigi. 

Le scelte riguardano anche quelle di Ecr, del cui partito Meloni è presidente, e si vedranno nella composizione del gruppo parlamentare. Mercoledì Ecr tornerà a vedersi, anche in vista della riunione del 26 giugno che definirà la presidenza. Uno dei nodi rimane come rispondere alla richiesta di Viktor Orban, che con il Fidesz, potrebbe portare in dote altri undici eurodeputati. Il gruppo sta crescendo ed è arrivato a 76 membri a poca distanza dai 79 dei liberali di Renew. In Ecr ora è FdI la prima delegazione, con 24 membri, mentre i polacchi del Pis scendono a 20 componenti; da questi ultimi ci sarebbe un via libera all’ingresso di Orban, mentre sarebbe pronti ad andarsene i Democratici svedesi, con 3 eurodeputati, così come il partito Ods del premier ceco Petr Fiala, che conta altri 3 eurodeputati. La scelta non sarebbe gradita nemmeno ai nazionalisti fiamminghi della N-VA, anche loro con 3 eletti e che potrebbero esprimere anche il prossimo premier in Belgio. 

È ancora polemica sulla rissa alla Camera, opposizioni in piazza martedì

Tensione e bagarre, con le opposizioni che annunciano la piazza e Lorenzo Fontana che certifica le sanzioni per diversi parlamentari dopo la rissa in Aula: 15 giorni di sospensione per Igor Iezzi della Lega e un pacchetto di 7 giorni per Federico MolliconeGerolamo Cangiano ed Enzo Amich, tutti e tre di Fdi. Nelle maglie della giustizia dell’ufficio di presidenza finiscono anche Domenico Furgiuele, altro leghista, e il Pd Nico Stumpo (7 giorni anche a loro), nonché altri 4 giorni per il pentastellato Leonardo Donno. A casa per 3 giorni ci dovranno stare anche Vincenzo Amendola (Pd) e Stefano Candiani (Lega); due giorni per Arturo Scotto e Claudio Stefanazzi, altri due parlamentari dem. Le sanzioni non piacciono a Pd e M5S per il fatto che, a loro avviso, sarebbero stati messi sullo stesso piano aggrediti e aggressori. Dopo i disordini alla Camera un deputato del M5S è finito al pronto soccorso e il giorno dopo il clima è rimasto tesissimo. 

A Palazzo Madama, dove è in discussione il premierato, le senatrici di opposizione hanno occupato i banchi del governo. A Montecitorio, i primi passi verso l’autonomia sono stati accompagnati dalle note di “Bella Ciao” e pure da grida come “Fuori i fascisti”, in risposta al vicesegretario della Lega Andrea Crippa, che aveva detto: “Io credo che richiamare il comunismo” con Bella ciao, “sia un po’ peggio che richiamare gli incursori della Marina”. In entrambi i rami del Parlamento, sedute sospese più volte e forze di minoranza che hanno continuato a sventolare i tricolori, abbandonando l’Aula; alla protesta non hanno partecipato i centristi. Per martedì, quando è atteso il voto finale sul premierato, le opposizioni hanno convocato una manifestazione a Roma: “Non possiamo accettare che anche il Paese sia ostaggio di questo clima di intimidazioni continue”. L’invito è di portare le bandiere dell’Italia. 

Tutto questo accadeva mentre era in corso il “l’istruttoria” sulla bagarre a Montecitorio. Il presidente della Camera e i questori hanno visionato le immagini e ascoltato i protagonisti per ore. Nei corridoi di Montecitorio si sovrapponevano le voci di un possibile rinvio del verdetto, anche alla luce del fatto che alcuni parlamentari coinvolti non si erano presentati a testimoniare, come Domenico Furgiuele e Igor Iezzi, un quadro che ha dato la sensazione di un vero e proprio braccio di ferro all’interno della maggioranza. Alla fine restano i fatti e le parole del presidente Fontana: “Non ci possono essere comportamenti che minano la credibilità” della Camera. Quello che è accaduto in Aula è stata “un’aggressione”, ha protestato la segretaria Pd Elly Schlein. La versione M5S l’ha data il presidente Giuseppe Conte: “Il nostro deputato Donno voleva semplicemente consegnare il nostro tricolore al Ministro Calderoli. Ne è nata una reazione inaccettabile. Lo hanno aggredito tanti deputati delle forze di maggioranza con minacce, spintoni, cazzotti e calci”. Donno ha annunciato denunce. In attesa della manifestazione di martedì, è scesa in piazza la Cgil con un sit-in di fronte a Montecitorio alla quale si sono unite delegazioni del PdAvs e M5S.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 07:05:36 +0000 di Nomos Centro Studi Parlamentari
ilprincipenudo
Borrelli (Mic): “Bozza in stato avanzato sui decreti Tax Credit per cinema e audiovisivo”. Ad horas? Mentre, i quotidiani perdono 8% lettori: chiudono dopo 38 anni “TrovaRoma” e “TuttoMilano”

Non è stato un annuncio in pompa magna… non è stata utilizzata la formula “ad horas”… ne ha scritto soltanto, ieri l’altro, un giornalista della versione web de “La Rivista del Cinematografo” (storica testata della Fondazione Ente dello Spettacolo – Feds, emanazione della Conferenza Episcopale Italiana – Cei)… la notizia non è stata ripresa da nessuno, ma merita d’essere rilanciata: l’articolo firmato da Gianluca Arnone su “Cinematografo.it” (la versione digitale della testata diretta da Davide Milani) reca un titolo chiaro e tondo, “Borrelli, settimana decisiva per la riforma del tax credit”. Sottotitolo: â€œPochi giorni per l’ok dal Ministero dell’Economia”, annuncia il Direttore Generale Dg Cinema al summit internazionale dei produttori. E chiarisce: “Nuovo meccanismo avrà durata almeno triennale””. Pubblicato mercoledì 12 giugno.

La notizia è positiva quanto (quasi) esplosiva, perché, finora, il settore pendeva dalle labbra della Sottosegretaria delegata al Cinema e all’Audiovisivo, Lucia Borgonzoni, che in una intervista a “Il Sole 24 Ore” del 15 marzo 2024, ed in altre successive dichiarazioni, aveva manifestato, e ribadito, una previsione: un “si spera entro l’estate”, in relazione al decreto che dovrà regolare il controverso strumento del nuovo “credito d’imposta”, alla luce della riforma voluta dal Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano

Non dice… “ad horas”, il Dg Nicola Borrelli, ma – ha dichiarato ieri l’altro – che “la speranza è che questa settimanacon qualche aggiustamento di dettaglio, si possa avere la nuova legislazione sul credito di imposta”, a margine del panel dedicato all’analisi comparativa degli incentivi alla produzione ospitato dalla terza edizione dell’“Audio Visual Producers Summit” (Avps), conclusosi ieri a Scilla. A margine della kermesse, promossa dall’Apa – Associazione Produttori Audiovisivi assieme a Cinecittà – Borrelli ha detto: “esiste una bozza già molto avanzata che è stata mandata al Ministero dell’economia e agli altri ministeri coinvolti. L’intenzione è di approvare modifiche pensate per durare, dando un po’ di respiro al nuovo quadro normativo. Avere un sistema di regole costante almeno per il prossimo triennio”. 

Altre dichiarazioni del Dg meritano essere rilanciate. Il capo della Direzione Cinema e Audiovisivo del Ministero ha precisato che l’obiettivo della riforma in atto “non è per risparmiare sulle risorse disponibili ma per razionalizzare ed evitare sprechi e abusi che in alcuni ambiti circoscritti ci sono stati. La riforma non è fatta per motivi di cassa dunque, ma per evitare sprechi”. 

Razionalizzare i meccanismi di sostegno al settore cine-audiovisivo per evitare sprechi e abusi

È evidente che, rispetto all’uso ed abuso del “Tax Credit” nel corso degli anni, ormai il livello di coscientizzazionedell’autorità politica e della pubblica amministrazione è netto: si è espresso con durezza il Ministro, si è espressa con diplomazia la Sottosegretaria, si esprime ora tecnicamente il Direttore Generale… 

Certo, nessuno di loro ha usato l’espressione “fatture false”, pratica denunciata dall’avvocato Michele Lo Foco, membro del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo (Csca, presieduto da Francesca Assumma), ma ormai la presa di coscienza sembra inequivocabile. 

D’altronde, abbiamo segnalato martedì scorso su queste colonne come la stessa senatrice leghista Lucia Borgonzoniabbia usato l’espressione “sovrafatturazioni”, per segnalare una delle criticità del sistema, ovvero una delle pratiche messe in atto da imprenditori non propriamente eccellenti…

Nicola Borrelli ha confermato l’introduzione di “un limite minimo di spesa su territorio italiano” ed altri interventi più operativi sulla parte di post-produzione, assicurando che â€œla dotazione di risorse resterà assolutamente adeguata alle necessità di investimento”. 

A proposito del tax credit “internazionale”, il Dg ha segnalato che “i costi ‘sopra la linea’ avranno linee differenziate di intervento, a seconda che si tratti di soggetti italiani/europei e di soggetti extraeuropei: i primi potranno beneficiare del 40 per cento del credito d’imposta contro il 30 dei secondi”.

A proposito della riduzione del “tax credit” per i produttori non italiani e non europei: il tetto scende dal 40% al 30%, se non si utilizzano risorse locali. “Variety” manifesta perplessità sulle conseguenze

Sull’argomento (tax credit internazionale), merita essere segnalato un estratto dell’intervista che la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha concesso alla cosiddetta “bibbia dell’entertainment” americano, “Variety”, nell’edizione di ieri 13 giugno: così ha risposto ad alcune domande di Nick Vivarelli, preoccupato della riduzione del tetto del “tax credit” per i soggetti extra-europei, dal 40% al 30%, ovvero per i soggetti che non utilizzano “talenti locali”…

Alla domanda se ci sarà una riduzione delle risorse italiane a favore delle produzioni cinematografico-audiovisive internazionali, la Sottosegretaria ha risposto “absolutely not”. Alla domanda “ci sarà un tetto più stringente per le produzioni internazionali?”, la risposta è altrettanto netta: “no”. 

Quindi il corrispondente da Roma della testata – inviato al summit “Avsp” calabro – prevede che la novella fase di “Hollywood sul Tevere” possa rinnovarsi: in effetti, Vivarelli compara la situazione attuale a quella “magica” degli Anni Cinquanta e Sessanta… 

Curioso però il titolo dell’articolo, che lascia trapelare una qualche perplessità del giornalista: “Italy’s Deputy Culture Minister Unrealistically Assures Production Tax Rebates Favoring Local Talent Will Be Effective This Month” (la cui traduzione sarebbe â€œIl Viceministro della Cultura italiano assicura in modo irrealistico che gli sgravi fiscali per la produzione che favoriranno talenti locali saranno effettivi questo mese”). In verità, Vivarelli ritiene “irrealistica” la previsione di “giugno” e riporta l’opinione di alcuni che prevedono che il sistema italico non si rimetta effettivamente in modo prima del settembre 2024. Nel mentre, molti produttori Usa sono rimasti alla finestra…

Durante l’incontro all’“Avsp” edizione 2024, il Dg Nicola Borrelli ha dichiarato anche, dal palco: “siamo in fase di riscrittura dei nostri schemi di aiuto a partire dal tax credit, stiamo rivedendo i sistemi di aiuto perché era necessario aggiustare alcuni meccanismi che si sono rivelati non esattamente confacenti all’intenzione del legislatore. Esiste una bozza avanzata che è stata inviata ai ministeri competenti, che devono esprimere il proprio parere, entro questa settimana ci daranno una risposta. Con pochi aggiustamenti di dettagli, avremo una versione definitiva del credito di imposta. Anche per attrarre investimenti internazionali, ci saranno dei piccoli aggiustamenti, con un limite minimo di spesa sul territorio italiano. Così per la post produzione. L’ottica non è quella di risparmiare sulle risorse disponibili, ma di razionalizzare ed evitare sprechi e abusi, che in alcuni ambiti, anche se circoscritti, ci sono stati. Vogliamo in futuro evitarli”.

Gianluca Arnone di “Cinematografo.it”, a margine dell’incontro, sarebbe invece stato confermato da Borrelli che è ormai veramente questione di giorni: acquisito il parere dei ministeri coinvolti (Mef Mimit, Ministero Economia e Finanze e Ministero Imprese e Made in Italy), il decreto verrà pubblicato.

Quindi, se non di ore, è questione di giorni: se non sarà oggi venerdì 14 giugno, a questo punto è evidente che entro fine della settimana prossima (ovvero entro venerdì 21 giugno?), ci sarà il nuovo decreto “Tax Credit”.

Alleluia.

E, a cascata, vogliamo sperare, tutti gli altri decreti che il settore attende da mesi, e che noi elencavamo in dettaglio su queste colonne (vedi “Key4biz” del 24 maggio 2024, “Al di là del ‘tax credit’, gli incomprensibili ritardi della Direzione Cinema Audiovisivo del Mic nell’emanazione di decreti tanto attesi”):

  • il decreto di nomina da parte del Ministro dei nuovi “saggi” ovvero gli esperti delle Commissioni che dovranno gestire gli aiuti cosiddetti “selettivi”, così come il decreto che determina l’organizzazione e il funzionamento delle commissioni stesse…
  • il decreto riguardante i “contributi selettivi”, ed i correlati bandi…
  • il decreto riguardante la “promozione”, ed i correlati bandi…
  • il decreto relativo ai “contributi automatici”…
  • il decreto sul â€œTax Credit” per la distribuzione cinematografica…
  • il decreto che stabilisce i parametri utili a definire la “destinazione cinematografica” delle opere…
  • il decreto relativo ai “piano per il potenziamento dei cinematografi”, ormai divenuto “ordinario” (con la Legge di Bilancio 2024)…
  • il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo alla “nazionalità” delle opere…
  • il Dpcm relativo al Pubblico Registro delle Opere Audiovisive…

(elenco non esaustivo)

Si ha notizia che buona parte di questi decreti siano ormai pronti, e che manchi soltanto la firma ovvero il placet del Ministro Gennaro Sangiuliano.

Ricordiamo ai lettori che IsICult / Key4biz hanno pubblicato in anteprima la bozza del decreto di riforma del credito d’imposta: vedi “Key4biz” del 20 maggio 2024, “Decreto ‘Tax Credit’ cinema e audiovisivo, ecco la bozza. Anteprima IsICult / Key4biz”. 

Sul “Tax Credit” a distanza di mesi, s’ode ancora l’eco dell’annuncio del Ministro Giancarlo Giorgetti: “Adesso basta!”. Vanno superate distorsioni, abusi, storture, furberie…

Sarà interessante conoscere quali modificazioni ha apportato soprattutto il Mef alla bozza inviatagli dal Mic, ricordando che lo stesso Ministro Giancarlo Giorgetti Ã¨ sempre stato molto critico rispetto al “Tax Credit” per il cinema e l’audiovisivo: una copertina del mensile “Prima Comunicazione” del gennaio 2024 (presentando un corposo dossier firmato da Anna Rotili) recitava a chiare lettere un “Adesso basta!”, riportando l’impressionante dato di 1,5 miliardi di euro del valore del credito d’imposta generosamente concesso dallo Stato dal 2018 al 2022…

Il 14 maggio, la Sottosegretaria Lucia Borgonzoni aveva dichiarato, sulle colonne del quotidiano confindustriale “Il Sole 24 Ore”, ad Andrea Biondi: â€œcredo che abbiamo fatto un grandissimo lavoro. Necessario per correggere le varie storture del meccanismo. Ridisegnerà in positivo un sistema cinema che è sano”. 

A distanza di tre settimane, l’8 giugno scorso, Borgonzoni, in un’intervista al “Quotidiano Nazionale” (ovvero “il Resto del Carlino”, “il Giorno”, “La Nazione”) ha dichiarato “il cambio delle regole è necessario per arginare una serie di ‘furberie’, che drenavano fondi per prodotti che nessuno guardava”.

Chi cura questa rubrica IsICult per “Key4biz” si domanda quali siano stati gli strumenti tecnici che la Direzione Cinema e Audiovisivo ha utilizzato per apportare le adeguate correzioni di rotta, dato che dalle varie edizioni della “valutazione di impatto” (lo studio annuale previsto dalle norme vigenti) della Legge Cinema e Audiovisivo non è mai emerso alcun segnale di “allarme”, rispetto alla rotta intrapresa dal 2017 al 2023…

Abbiamo ragione di sperare che il Ministero disponga di dati ed analisi che, seppur non pubblici, abbiano consentito di apportare le corrigende necessarie. 

Insomma, è ormai politicamente “accertato” che c’è dell’“acqua sporca”. 

È evidente che si deve evitare di buttare anche “il bambino” (l’intervento dello Stato nel settore) insieme alla “acqua sporca”. 

Il problema che persiste – denunciato da anni da IsICult (Istituto italiano per l’Industria Culturale) anche su queste colonne di “Key4biz” –  Ã¨ che purtroppo il Ministero della Cultura non dispone ancora (almeno per quanto è dato sapere pubblicamente) né di un dataset completo né di analisi critiche adeguate per identificare come intervenire chirurgicamente per sanare le patologie che si sono andate accumulando nel corso dei primi 7 anni di applicazione della “Legge Franceschini”: ne abbiamo scritto tante volte, e da ultimo venerdì scorso, vedi “Key4biz” del 7 giugno 2024, “Legge Cinema e Audiovisivo: pubblicata la “valutazione di impatto” ma è quella per l’anno 2022. L’analisi”. Ancora oggi, a distanza di una settimana dalla pubblicazione, resta stupefacente, peraltro, che nessuno (con la sola eccezione di “Key4biz”) abbia rilanciato giustappunto la “valutazione di impatto” della Legge Cinema e Audiovisivo relativa all’anno 2022, pubblicata sul sito web del Senato giovedì 6 giugno 2024. Questo silenzio permane incomprensibile, perché – almeno in teoria – da quella “valutazione” (con tutti i suoi limiti metodologici intrinseci) dovrebbe scaturire una qualche coscienza dell’esigenza della “correzione di rotta” rispetto alla “Legge Franceschini”… 

Se il cinema in sala piange, la stampa quotidiana nelle edicole non sorride… Un calo dell’8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2023

Se i dati di “box office” cinematografico del primo giorno della campagna promozionale del Mic “Cinema Revolution” (quest’anno va dal 9 giugno al 19 settembre) ovvero della prima fase “Cinema in Festa” (dal 9 giugno ad oggi 13 giugno, con tutti i film offerti a 3,5 euro, e poi di nuovo dal 15 al 19 settembre), ovvero di domenica scorsa 9 giugno, non sono stati esaltanti, si dovrà attendere domenica prossima (16 giugno) per comprendere se l’iniziativa ha avuto la sperata efficacia. 

In verità, è ormai però evidente che non basta fare leva sulla “variabile prezzo” (dal 9 giugno al 14 settembre, tutti i film italiani ed europei vengono offerti al prezzo di 3,5 euro, mentre nelle due fasi di avvio e conclusione, ovvero per due settimane soltanto, il prezzo è ridotto per tutti i film): serve agire sull’offerta del prodotto e serve una campagna pubblicitaria potente.

In questa prima fase, complice il bel tempo (che non stimola certo a chiudersi in un cinematografo), complice l’assenza di titoli particolarmente attraenti (stranieri o italiani), lo scenario non appare proprio dei migliori. 

Un osservatore molto attento del settore (storico critico cinematografico ma anche analista mediologico) qual è Michele Anselmi, nella propria pagina su Facebook, si è domandato perché i produttori dell’ultimo film di Paolo Sorrentino“Parthenope” (coproduzione The Apartment, Fremantle, Saint Laurent Productions, Numero10, Pathé; distribuzione nelle sale curata dalla “start-up” PiperFilm, d’intesa con Warner Bros., e poi Netflix per il “post-theatrical”) non hanno avuto il coraggio di lanciarlo in queste settimane (subito dopo il festival di Cannes, ove è stato presentato – sebbene senza successo alcuno – il 21 maggio 2024), dato che sarebbe stata una delle poche opere che avrebbero potuto ravvivare la frequenza del cinema in sala, che si avvia – temiamo – verso una nuova “stagione morta”…

Se le sale piangono, le edicole non sorridono.

I dati delle vendite dei quotidiani relativi al mese di aprile sono deprimenti. 

Secondo i numeri emersi dal monitoraggio effettuato da Ads (Accertamento Diffusione Stampa), i quotidiani italiani registrano una diminuzione dell’8 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (aprile 2023), con un livello complessivo di copie vendute di soltanto 1,7 milioni. 

La contrazione era stata del 7 % a marzo, nel confronto con lo stesso mese dell’anno scorso; a febbraio il segno negativo era stato sempre di circa il 7 %…

Evidente il trend di breve periodo, che purtroppo conferma quello di medio-lungo.

Due testate soltanto crescono: “il Fatto Quotidiano”, che segna un + 6 % ed il quotidiano della Cei “Avvenire” che segna un + 3 %. 

Un disastro per tutti gli altri quotidiani: “il Giornale” – 4 %, “Il Messaggero” – 6 %, “Il Sole 24 Ore” – 7%, “la Repubblica” – 7 %, “Corriere della Sera” – 8 %, “Quotidiano Nazionale” – 10%, “La Stampa” – 12 %, “Libero” – 13 %, “La Verità” – 17 %… 

Le cifre in valore assoluto sono sconfortanti veramente (indicatore “copie pagate”): “Corriere della Sera” 212mila copie, “la Repubblica” 109mila copie, “Quotidiano Nazionale” 108mila (testate del gruppo Monrif: “il Resto del Carlino”, â€œLa Nazione”, “Il Giorno”…), “Il Sole 24 Ore” 105mila, “La Gazzetta dello Sport” (del lunedì) 93mila…

Sarà interessante verificare, con le prossime rilevazioni di maggio e di giugno, se e quanto avranno pesato nelle diffusioni dei quotidiani le elezioni europee ovvero il dibattito pre e post-voto. 

Si teme però che, al crescente “astensionismo elettorale”, si associ anche un parallelo crescente “astensionismo dei lettori”…

Dopo 38 anni chiudono il “TrovaRoma” ed il “TuttoMilano” del quotidiano “la Repubblica”: altro segnale della crisi dell’editoria quotidiana italica

Ed è di ieri (giovedì 13 giugno) la notizia della morte di una testata storica, che avviene nel silenzio dei più (lo ha segnalato soltanto “Italia Oggi”): “la Repubblica” chiude “TrovaRoma” e “TuttoMilano”, i due supplementi del giovedì dedicati agli appuntamenti, spettacoli, eventi e indirizzi per il tempo libero, che spesso regalavano anche ai lettori ingressi gratuiti alle manifestazioni. 

Lo stop arriva dopo 38 anni. Quello di ieri è stato l’ultimo numero.  

Scrive oggi la responsabile Paola Ermini, elegantemente, senza entrare in polemica con la scelta dell’editore (la Gedi spa â€“ facente parte del gruppo Exor â€“ attualmente presieduta da John Elkann): “è stata una lunga e meravigliosa avventura iniziata nel lontano 1979 con il “Cartellone”, fondato da Orazio Gavioli, caporedattore degli Spettacoli di Repubblica. Era una guida settimanale che, attraverso il fil rouge “dove vado stasera?”, vi consentiva di fare una scelta degli spettacoli teatrali, cinematografici, dei concerti, delle mostre, delle attività culturali e del tempo libero. Nel 1986 è nato il TrovaRoma, una piccola enciclopedia della città che nel tempo si è aggiornata con tante nuove rubriche, sempre rispettando la missione di risultare utile ai lettori. In tutti questi anni abbiamo cambiato formato (dall’inserto all’interno del giornale all’edizione pocket fino al rilancio dell’originario magazine), mantenendo sempre la nostra anima e quello spirito di servizio che ci ha contraddistinti. Più di una generazione ci ha seguito e ha fatto sentire la sua voce e noi per rafforzare questo legame vi abbiamo offerto, in accordo con le istituzioni e con gli operatori culturali che ringrazio, gli inviti per assistere a manifestazioni di tutti i generi. Alla festa dei 30 anni del Trovaroma, cui hanno partecipato i più bei nomi del mondo dello spettacolo dal premio Oscar Nicola Piovani al Maestro Antonio Pappano, da Gigi Proietti Carlo ed Enrico Vanzina e molti altri, voi eravate sempre lì a sostenerci. Ringrazio i collaboratori che, anche nei momenti difficili, hanno creduto in questo lavoro e sono rimasti uniti alla famiglia. Saluto anche il mondo dei social che, apparentemente in antitesi con la carta, ha risposto in modo attivo e vivace. Il TrovaRoma è stato un progetto editoriale di Repubblica che ha avuto, grazie a voi lettori, un grande successo, e rimarrà certamente nel cuore della città”.

Viene a mancare, per Roma e per Milano, un prezioso strumento di osservazione critica ed orientamento culturale nel settore dello spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza…), delle arti e finanche del cinema stesso.

Un altro brutto segnale della deriva in corso, nel sistema culturale-mediale italico nel suo complesso.

Questi dati relativi all’editoria quotidiana stimolano domande simili a quelle riguardanti l’industria cinematografica e audiovisiva: nel corso degli anni, l’intervento di sostegno dello Stato in questi settori si è dimostrato adeguatoefficienteefficace?! 

In effetti, anche in questo settore della stampa quotidiana, non risulta che la Presidenza del Consiglio dei Ministri (ovvero il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria – Die, la cui competenza politica è affidata al Sottosegretario Alberto Barachini) abbia mai promosso delle adeguate “valutazioni di impatto” che potessero consentire l’identificazione delle “correzioni di rotta” nell’intervento della “mano pubblica”. 

Come si può ben governare un settore e semmai correggere la rotta, se si dispone di bussole antiquate, se non addirittura mal funzionanti?!

Si è continuato ad iniettare nel settore risorse pubbliche… inerzialmente, senza studiare adeguatamente come la struttura del settore stesse radicalmente cambiando a causa della rivoluzione digitale…

Ennesima riprova di un governo “nasometrico” del sistema.

 [ Note: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”. 

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 06:02:29 +0000 di Angelo Zaccone Teodosi
Smart City
Mobilità aerea innovativa, il Regolamento Enac

Un nuovo passo per dare concretezza alla mobilità aerea innovativa: l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) ha pubblicato il primo Regolamento a livello nazionale che disciplina le operazioni di volo con i VCA (Vertical takeoff and landing Capable Aircraft) e introduce i requisiti per la costruzione e l’esercizio dei vertiporti.

Si tratta del Regolamento VCA “Requisiti nazionali per le operazioni, lo spazio aereo e le infrastrutture per gli aeromobili con capacità di decollo e atterraggio verticale (VCA)”, una delle prime regolamentazioni a livello mondiale e la prima regolamentazione nazionale a livello europeo che integra il quadro comunitario sulla nuova mobilità innovativa.

Il nuovo Regolamento, pubblicato ed entrato in vigore il 12 giugno 2024, introduce i requisiti per la navigazione dei VCA con pilota a bordo nello spazio aereo nazionale, per l’istituzione di corridoi di volo a essi riservati, in particolare sulle aree urbane, e per la costruzione e l’esercizio dei vertiporti. L’iniziativa rientra nel Piano Strategico Nazionale AAM (2021-2030) adottato dall’Enac nel 2021 per lo sviluppo della mobilità aerea avanzata che prevede, tra le diverse applicazioni, l’effettuazione dei servizi airtaxi con mezzi aerei innovativi a capacità di decollo e atterraggio verticale, per lo più a propulsione elettrica.

In considerazione dell’introduzione della terza dimensione della mobilità in contesti urbani, l’Enac ha assunto un approccio graduale, con un’attenzione particolare alla sicurezza delle operazioni, e multidisciplinare per facilitare l’adozione nazionale di scenari innovativi il cui scopo è favorire la transizione ecologica e, allo stesso tempo, rispondere alle esigenze dei territori e di una mobilità intermodale con costi ridotti rispetto ai tradizionali elicotteri.

Quanto sopra è in linea con la strategia Drone 2.0 della Commissione Europea che prevede che i servizi di mobilità aera innovativa, quali gli airtaxi, diventino parte integrante della vita quotidiana degli europei entro il 2030.

Il Regolamento costituisce un ulteriore passaggio del percorso che vede il sistema Paese e l’Enac tra i pionieri dell’innovazione nella mobilità aerea avanzata, sostenibile e intermodale.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 10:13:15 +0000 di Redazione Key4biz
Democrazia Futura Dodici
Democrazia Futura. Editoriale del 12° fascicolo. Per una nuova sovranità politica di fronte all’escalation delle guerre e allo strapotere della tecnoscienza

L’escalation dei due conflitti in Ucraina e a Gaza

Sul piano geopolitico da due anni viviamo quella che è stata definita una escalation sia dei fronti bellici (Ucraina e poi Gaza) sia di quelli potenziali (Taiwan) e soprattutto l’estensione dei primi due conflitti alle frontiere occidentali della Russia e in Medio Oriente.

Bruno Somalvico

Difficile stabilire sino a quando durerà questa fase di instabilità, non solo per la stagione di incertezza politica che vivono i Paesi occidentali – in primis gli Stati Uniti d’America e il loro fedele alleato Regno Unito entrambi alla vigilia di due importanti scadenze elettorali – ma soprattutto per la crescente irrilevanza dimostrata sul piano politico e diplomatico – resasi particolarmente evidente dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele – da parte di un’Unione europea che rimane troppo divisa al suo interno, incapace di fare quel salto di qualità nel suo processo di integrazione che, solo un forte sussulto proveniente dai suoi Paesi fondatori potrebbe riuscire ad imprimere per impedire un secondo e definitivo tramonto dell’Occidente.

Come difendere le ragioni dell’Occidente e continuare a difendere la democrazia oggi

Mai come in questa fase drammatica della storia di questo ventunesimo secolo occorre difendere le ragioni dell’Occidente, i suoi valori e principi, e al contempo, creare le condizioni perché continui ad essere in grado – come nel Novecento – di difendere la democrazia e combattere ogni forma di totalitarismo ma anche e soprattutto di incidere sul piano diplomatico e militare sulla scena internazionale.

Chi ha effettivamente a cuore come primo obiettivo quello di evitare lo scoppio di una terza guerra mondiale e il superamento della nuova guerra fredda con l’Oriente nel nuovo quadro non più bipolare di oggi deve a mio parere spingere essenzialmente a realizzare due finalità:

Da un lato ribadire mezzo secolo dopo i dieci principi contenuti nell’Atto finale della Conferenza di Helsinki:

1. Eguaglianza sovrana, rispetto dei diritti inerenti alla sovranità

2. Non ricorso alla minaccia o all’uso della forza

3. Inviolabilità delle frontiere

4. Integrità territoriale degli Stati

5. Risoluzione pacifica delle controversie

6. Non intervento negli affari interni

7. Rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione o credo

8. Eguaglianza dei diritti ed autodeterminazione dei popoli

9. Cooperazione fra gli Stati

10. Adempimento in buona fede degli obblighi di diritto internazionale

Dall’altro lato occorre, a ottant’anni dalla Conferenza di Jalta, ridisegnare gli equilibri geopolitici planetari e le sfere di influenza delle varie potenze grandi e medio-grandi che caratterizzano il nuovo ordine mondiale pentapolare (Stati Uniti, Unione Europea, Cina, India e Russia) e comunque multipolare all’interno del quale poter convivere salvaguardando lo spirito di Helsinki contenuto in quei dieci principi

Restituire lo scettro del primato della politica conferirle l’esercizio e l’estensione della sua sovranità su scala planetaria rivitalizzando i processi decisionali sia quelli interni ai singoli Stati sia nell’ambito delle istituzioni europee e degli organismi internazionali

Combattere il declino dell’Occidente, difendere la democrazia, ribadire i nostri valori devono tornare ad essere i cardini dell’azione politica e diplomatica, ribadire il primato della sfera politica ovvero conferire alla politica un nuovo scettro, una nuova piena e compiuta sovranità rispetto agli effetti prodotti dalla globalizzazione dei mercati e dal crescente preponderante dominio della tecnoscienza.

Ne consegue la necessità di rivitalizzare non solo i processi decisionali interni ai singoli Stati per favorire l’autentica sovranità del popolo in luogo dei regimi autoritari, dei populismi e di altre forme ibride come le cosiddette democrature, e quelli in seno all’Unione europea ma anche quelli di un organismo come l’Onu a cominciare dall’abolizione del potere di veto sia dei singoli membri del Consiglio europeo nell’Unione sia dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza nell’Onu.

Creare una task force politica contro le intrusioni del mondo economico e della tecnoscienza

Una vera e propria task force politica contro le intrusioni del mondo dell’economia e della tecnoscienza capace in qualche modo di riaffermare la sovranità della politica intesa come arte per la ricerca della mediazione e della ricomposizione degli interessi particolari in nome di una sovranità politica da esercitarsi anche al di fuori della dimensione nazionale, non solo su scala continentale, nel nostro caso su scala europea, ma anche su scala globale ovvero in nome degli interessi supremi del nostro pianeta.

Solo esercitando una sorta di sovranità planetaria i contraenti di questo patto potranno ridisegnare le sfere di influenza di questo nuovo ordine multipolare, chi traendone beneficio, chi perdendo posizioni, e, al contempo, saranno chiamati a sottoscrivere e aggiornare la Charta di Helsinki, a garanzia appunto di un auspicabile ritorno del primato della politica sugli altri poteri forti, dominanti e troppo sovente prevaricatori che hanno caratterizzato questo primo quarto del nuovo secolo, facendo della cosiddetta disintermediazione la principale leva del loro successo e del loro controllo su individui sempre più spiati sorvegliati e conseguentemente privi di agire liberamente ma piegati a queste nuove forme di dominio assoluto sull’umanità.

Una task force politica per decidere le grandi opzioni planetarie, globalizzare le regole del gioco e non solo i mercati finanziari, temperare la crescita dell’intelligenza artificiale con un nuovo esercizio responsabile e largamente condiviso della sovranità politica.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 06:45:09 +0000 di Redazione Key4biz
ENEL
“ENEL, L’ITALIA NEL MONDO”, ON AIR LA NUOVA CAMPAGNA ISTITUZIONALE

Le radici profonde nella storia dell’Italia e lo sguardo rivolto a un futuro globale e sempre più sostenibile. La nuova campagna istituzionale di Enel unisce passato e presente ripercorrendo in chiave emozionale quel lungo percorso dell’Azienda, che parte dagli anni Sessanta fino ad oggi e che si intreccia indissolubilmente con quello dell’Italia moderna, unita dalla rete elettrica che ne ha consentito lo sviluppo economico e il progresso sociale.

Lo spot utilizza immagini dell’Archivio Storico Enel per raccontare, con orgoglio, una grande avventura italiana all’insegna della crescita e dell’innovazione, caratterizzata da progetti che hanno avuto un impatto concreto sulla vita del Paese. Si vedono i lavori per l’elettrificazione di tutto il territorio nazionale e le straordinarie opere ingegneristiche come la posa dei cavi sottomarini tra le isole e la terraferma, ma anche la ricerca costante di nuove fonti energetiche, fino all’arrivo delle rinnovabili che oggi possono garantire un presente e un futuro più sostenibili.

“Enel, l’Italia nel mondo” è una dichiarazione d’amore per il Paese e per una storia tutta italiana di eccellenza su scala globale, con una presenza oggi consolidata in 28 Paesi.

La campagna è anche un sentito omaggio a coloro che hanno contribuito concretamente a questa crescita: a chiudere la narrazione è un’intensa carrellata sui volti delle persone Enel, con il claim “La storia è di chi la costruisce”. Lo spot ci ricorda che quanto realizziamo nella nostra vita è sempre il risultato di un impegno collettivo.

La campagna on air dal 14 giugno, prevede una pianificazione su TV con spot da 60″ e 30″, stampa, affissioni e canali digital con formati video.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 13:05:26 +0000 di Redazione Key4biz
Inwit
INWIT pubblica il suo primo sustainability report

INWIT, il principale tower operator italiano, ha pubblicato il suo primo framework di finanza sostenibile (Sustainability-linked Financing Framework), che rappresenta il “manifesto” per le operazioni finanziarie legate a obiettivi di sostenibilità.

Il Sustainability-linked Financing Framework aggiunge un nuovo tassello nel percorso di integrazione della sostenibilità nella strategia di finanziamento di INWIT, in un contesto di crescente rilevanza degli aspetti non finanziari anche per i mercati dei capitali.

Nel Framework è stato individuato ed inserito un set di Key Performance Indicators (KPIs) coerente con la strategia di sostenibilità aziendale e incluso nel Piano Industriale approvato nel 2024, con cui INWIT vuole contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (“UN SDGs”). I KPI selezionati riguardano in particolare la riduzione delle emissioni di CO2 (dirette e indirette, dello scope 1, 2 e 3) e la gender equality in ruoli manageriali.

Il Sustainability-linked Financing Framework, che copre qualsiasi tipo di strumento finanziario il cui costo potrà variare in relazione al livello di conseguimento degli specifici obiettivi di sostenibilità individuati., è stato redatto secondo i Sustainability-Linked Bond Principles 2023 (SLBP) e i Sustainability-Linked Loan Principles 2023 (SLLP) pubblicati dall’International Capital Market Association (ICMA) e dalla Loan Market Association (LMA).

L’agenzia di rating Sustainalytics, organismo indipendente di valutazione, ha rilasciato una Second Party Opinion che attesta che i KPI selezionati all’interno del Sustainabilty-linked Financing Framework sono core and material, allineati agli standard internazionali e ambiziosi nei loro obiettivi.

La strutturazione del Sustainability-linked Financing Framework è stata supportata da BNP Paribas, Crédit Agricole Corporate Investment Bank e Mediobanca Banca di Credito Finanziario SpA.

Il nuovo Sustainability-linked Financing Framework è consultabile online all’indirizzo https://www.inwit.it/it/investitori/informazioni-sul-debito.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 10:27:57 +0000 di Redazione Key4biz
Sky Italia
Cinema, Sky offre a tutti gli abbonati due biglietti per godersi direttamente in sala

Torna l’iniziativa di Sky per far vivere le emozioni del grande schermo e a sostegno dell’industria cinematografica. Dopo un anno straordinario per il cinema italiano con grandi numeri al box office, ancora una volta Sky offre a tutti gli abbonati due biglietti per godersi direttamente in sala un grande film italiano o internazionale.

L’iniziativa – promossa da Sky Extra – prende il via oggi ed è rivolta a tutti gli abbonati Sky, che potranno richiedere i biglietti omaggio fino al 7 luglio e utilizzarli entro il 31 luglio presso tutte le sale del circuito The Space Cinema distribuite sul territorio nazionale.

I biglietti saranno validi tutti i giorni della settimana, weekend inclusi, per la visione di qualsiasi film in 2D e 3D, nazionale, europeo ed internazionale, su uno degli oltre 350 schermi dei 35 multiplex The Space Cinema.

Per richiedere questo omaggio e tutte le altre sorprese che Sky Extra dedica ai propri clienti, basta accedere all’app My Sky o collegarsi al sito sky.it/extra.

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Data articolo: Fri, 14 Jun 2024 09:10:51 +0000 di Redazione Key4biz
Dailyletter
Roma 5G, a INWIT il 51% di Boldyn Networks

Colpo di scena a Roma. A sorpresa Inwit pronta a rilevare il 51% di Boldyn Networks, che si era aggiudicata la gara per il progetto Roma 5G. Soddisfazione del sindaco Roberto Gualtieri: ‘L’ingresso di INWIT conferma la bontà della nostra visione strategica’.

Al via oggi il G7 in Puglia, Giorgia Meloni accoglie i leader del mondo: “Il G7 non è una fortezza chiusa in sé stessa che deve magari difendersi da qualcuno, è un’offerta di valori che noi apriamo al mondo per avere come obiettivo quello di uno sviluppo condiviso”. Domani la sessione sull’Intelligenza Artificiale con la visione etica di Papa Francesco.
FSE. 2.0. Il ministro Schillaci: “Abbiamo avviato il motore della rivoluzione digitale in sanità”.

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Data articolo: Thu, 13 Jun 2024 16:40:46 +0000 di Redazione Key4biz
Inwit
Inwit pronta a rilevare il 51% di Boldyn Networks (che ha vinto la gara Roma 5G) con il placet di Gualtieri

Inwit mette il cappello sul progetto Roma 5G, formalizzando un accordo che prevede il diritto di opzione per l’acquisto di una quota di controllo esclusivo del 51% del capitale della società Boldyn Networks Smart City Roma che si è aggiudicata, alla fine dello scorso anno, la gara da 97 milioni per la concessione del progetto Roma 5G. Soddisfatto il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, che da sempre ha difeso il progetto e il ruolo di Boldyn Networks. Un’ottima notizia in vista del Giubileo. Inwit ha rapporti migliori con gli operatori e in Italia è la prima tower company. Può sicuramente facilitare il buon esito del progetto di copertura della città.

Gualtieri: “Ingresso INWIT conferma la bontà della nostra visione strategica”

“Sono soddisfatto che il Progetto Roma 5G sia sostenuto anche da importanti gruppi privati nazionali insieme ad altri internazionali. L’opzione di INWIT per l’acquisto delle quote di Boldyn Networks è la conferma della bontà della nostra visione strategica su un progetto di interesse pubblico che attrae risorse private con cui dotare Roma di una rete 5G e Wi-Fi diffusa ed efficiente, offrendo, grazie anche al lavoro degli operatori di telecomunicazione, la migliore connettività e sicurezza possibile”. Così, in una nota, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Operazione a sorpresa

Una notizia che arriva come un fulmine e ciel sereno, in modo quanto mai provvidenziale a pochi mesi dall’inizio del Giubileo, dopo le frizioni che da mesi oppongono le telco tradizionali – (Tim, Vodafone e Iliad) compresa INWIT – all’outsider canadese Boldyn Networks, che a suo tempo si era aggiudicato la gara per il 5G nella Capitale ma che aveva sollevato le proteste degli operatori, con una sfilza di ricorsi al Tar per l’affronto subito.

Leggi anche: 5G a Roma, 100 milioni per la Capitale. Ma come si fa senza le antenne?

Negoziati sotto traccia

Ma negli ultimi mesi, evidentemente sotto traccia, i negoziati hanno portato ad un avvicinamento fra le parti, con la mediazione del Campidoglio, interessato a smussare un pesante clima di tensione con gli operatori alla vigilia del Giubileo.

Anche di qui la proposta di INWIT, prima tower company del paese, che porta in dote nell’operazione la sua capillare e consolidata presenza infrastrutturale sul territorio. Un plus non indifferente anche per il progetto Roma 5G.     

La presenza di INWIT, in qualità di neutral host consolidato dei principali operatori italiani, nel progetto Roma 5G dà tutto un altro peso e un’altra solidità infrastrutturale all’operazione.

Antenna nei pressi di San Pietro

I termini dell’accordo

L’accordo, si legge nella nota, include un ulteriore diritto di opzione (call) a favore di Inwit per l’acquisto del restante pacchetto azionario della stessa società, a determinate condizioni, e un diritto di vendita (put) a favore di Boldyn Networks Italia, soggetto a determinate condizioni. Le opzioni di ‘call’ e ‘put’ per l’ulteriore 49% di Boldyn Networks Smart City Roma potranno essere esercitate successivamente al collaudo del progetto.

In caso di esercizio dell’opzione di acquisto da parte di Inwit, il closing dell’operazione è previsto nel corso del terzo trimestre 2024 ed è subordinato al via libera delle competenti Autorità ed a condizioni risolutive e sospensive in linea con le pratiche di mercato.

Il Progetto Roma 5G rappresenta un partenariato pubblico-privato, con una concessione della durata di 25 anni per la realizzazione, gestione, conduzione e manutenzione di un’infrastruttura che doti le metropolitane e i principali luoghi pubblici di Roma Capitale di una rete 5G, wi-fi e Internet of Things, con l’obiettivo di offrire la migliore connettività e sicurezza a 3 milioni di residenti e oltre 15 milioni di turisti, che cresceranno notevolmente in occasione del prossimo Giubileo 2025.

Leggi anche: 5G a Roma, 100 milioni per la Capitale. Ma come si fa senza le antenne?

Leggi anche: Roma 5G a rischio per il Giubileo? Chi pagherà la smart city di Gualtieri?

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Data articolo: Thu, 13 Jun 2024 15:58:41 +0000 di Paolo Anastasio
AI
G7, summit al via in Puglia. Domani la sessione sull’Intelligenza Artificiale. Cosa dirà il Papa?

Dalla pace in Ucraina, che passa per un accordo sui 50 miliardi per finanziare la guerra con gli asset russi congelati in Occidente, al sanguinoso conflitto a Gaza con il Medio Oriente che è tornato ad essere una polveriera, passando per il ruolo sempre più centrale dell’Africa e del Mediterraneo nello scacchiere mondiale, senza dimenticare i rapporti con la Cina. Senza dimenticare l’Intelligenza Artificiale con la presenza del Papa. Tanti i temi di stringente attualità nell’agenda dei tre giorni della riunione dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi G7 presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, da oggi 13 giugno fino a sabato 15 giugno che si sta svolgendo a Borgo Egnazia (BR). La prima riunione dopo la vittoria della destra alle Europee, con una Giorgia Meloni forte di un risultato elettorale che l’ha rafforzata internamente spingendola ad un rinnovato protagonismo anche a livello Ue viste le batoste elettorali di Scholtz in Germania e di Macron in Francia. Anche il giapponese Kishida ha più di un problema in patria, mentre gli altri leader Biden, Sunak, e Trudeau sono a fine mandato. Non ci sarà il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, impegnato in patria a costruire una coalizione dopo una cocente sconfitta elettorale.

Insomma, Giorgia Meloni ha il vento in poppa anche per le difficoltà degli altri e, come scrive il New York Times, toccherà a lei spingere i leader uscenti e un po’ scornacchiati a osare di più per a gettare il cuore oltre l’ostacolo dei nodi delicati della guerra ma anche dell’AI.

La frase chiave dell’intervento di Meloni: “Il G7 non è una fortezza chiusa in se stessa che deve magari difendersi da qualcuno, è un’offerta di valori che noi apriamo al mondo per avere come obiettivo quello di uno sviluppo condiviso”.

Leggi anche: Tutti gli articoli su G7 e AI

Domani pomeriggio la sessione sull’Intelligenza Artificiale

E’ in questo contesto che domani pomeriggio, dalle 14, alle 17,30, è fissato la sessione del G7 dedicata appunto all’Intelligenza Artificiale, alla quale prenderà parte anche Papa Francesco. E’ la prima volta di un pontefice al G7 ma il tema è troppo importante per non coinvolgere anche la Santa Sede nella discussione sui principi fondamentali per regolare la tecnologia che, a detta di tutti, determinerà un nuovo assetto del nostro vivere civile ed economico.

Il programma

Il programma del G7 prevede 6 sessioni di lavoro su: “Africa, cambiamento climatico e sviluppo”, “Medio Oriente”, “Ucraina”, “Migrazioni”, “Indo-Pacifico e sicurezza economica” e la sessione outreach su “Intelligenza Artificiale, Energia, Africa/Mediterraneo”, con i rappresentanti delle Nazioni e delle Organizzazioni internazionali invitate e a cui prenderà parte anche Sua Santità Papa Francesco.

Le sessioni

Il G7 in Puglia si apre con sessioni dedicate a Medio Oriente, Ucraina e infrastrutture globali. Domani è prevista una sessione significativa sull’Intelligenza Artificiale, alla quale parteciperà Papa Francesco. Alle 13,30, il Santo Padre verrà accolto dal premier Meloni a Borgo Egnazia, seguito da una discussione su intelligenza artificiale, energia, e relazioni Africa-Mediterraneo. Questa sessione esplorerà le implicazioni etiche e sociali dell’IA, in linea con le preoccupazioni globali su sicurezza e sviluppo sostenibile.

Papa Francesco discuterà l’importanza di un approccio etico all’IA, sottolineando la necessità di regole che garantiscano il rispetto della dignità umana e la protezione dei più vulnerabili. La sessione culminerà con una foto di gruppo con il Papa, seguita da incontri bilaterali e la sessione finale del G7. Il vertice si concluderà con una conferenza stampa finale il 15 giugno.

L’impegno del Santo Padre

“Al G7 si parlerà di intelligenza artificiale e anche di pace. avrò incontri bilaterali, ci sono richieste da parte di sette capi di stato. li incontrerò tutti”. così ha detto Papa Francesco, a dimostrazione del massimo impegno del santo padre per la pace e per la questione etica del momento: l’intelligenza artificiale. “Il papa al G7 parlerà di attenzione etica”, ha anticipato padre Paolo Benanti, consigliere di papa Francesco su intelligenza artificiale ed etica della tecnologia. e ha aggiunto: “su questi temi di frontiera si gioca tutto il pontificato di Papa Francesco. pensiamo a come ha iniziato a Lampedusa con i migranti, e a come ha continuato con l’enciclica laudato si sull’ambiente, e ora sull’intelligenza artificiale. Il papa dimostra di avere antenne che percepiscono dove si sta muovendo l’umanità in questo momento, e penso che questo sarà uno dei focus del suo intervento al G7, che stimolerà i grandi della terra”.

Leggi anche: Papa Francesco sull’IA: “Decida l’uomo se è una nuova schiavitù o una conquista di libertà”

ComoLake2023. L’intervento di Paolo Benanti (consigliere di Papa Francesco sull’IA): “E’ tempo di algoretica”

Il nodo della gestione del patrimonio russo

“Discuteremo di come l’Ucraina possa beneficiare più rapidamente dei proventi delle attività russe immobilizzate. La Russia deve essere ritenuta responsabile dei suoi crimini. E ora la facciamo pagare alla Russia”, ha detto Ursula Von der Leyen alla Conferenza di Berlino per la ricostruzione dell’Ucraina. Secondo Biden e Macron l’accordo sulla gestione degli asset russi è vicino, ma in Europa prevale la cautela e il nodo è ancora da sciogliere. In ballo ci sono circa 300 miliardi di euro di valore dei beni russi congelati in Occidente, che da soli generano interessi per oltre 3,5 miliardi di euro, teoricamente non dovuti alla Russia. Gli Usa spingono perché questi soldi servano da garanzia per un prestito fino a 50 miliardi da raccogliere sul mercato (obbligazioni comuni?), da spendere al 90% in aiuti militari e al 10% nella ricostruzione. Ma gli europei nutrono dubbi sulla copertura legale e giuridica dell’operazione. E temono che ciò possa precludere futuri investimenti russi nel Vecchio Continente. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha già invitato alla “saggezza e prudenza, perché potrebbero esserci ripercussioni sul funzionamento del sistema monetario internazionale”. la normale cooperazione economica e commerciale tra Cina e Russia non sarà interrotta da terzi.”

Voci sul contenuto della dichiarazione congiunta finale

La condanna dei rapporti sempre più stretti tra Russia e Corea del Nord. E’ questa la prima anticipazione diffusa dall’agenzia Kyodo su cosa conterrà la dichiarazione congiunta finale del Summit pugliese. In particolare verrà menzionata la “cooperazione militare” tra Mosca e Pyongyang. Nella bozza in mano agli sherpa, come rivelano alcune indiscrezioni, anche un fermo impegno a sostenere l’Ucraina e preoccupazioni per la crescente assertività militare della Cina. Ma le cose potrebbero cambiare nelle prossime ore.

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Data articolo: Thu, 13 Jun 2024 09:11:30 +0000 di Paolo Anastasio
Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0
FSE. 2.0. Il ministro Schillaci: “Abbiamo avviato il motore della rivoluzione digitale in sanità”

“Entro il 2025, l’85% dei medici dovrà alimentare il Fascicolo sanitario elettronico, ma già ora circa il 96% lo utilizza almeno per le prescrizioni. Ancora, entro il 2026 ogni Regione dovrà usarlo ed entro il 2030 tutti i cittadini dovranno poter accedere ai propri dati”. Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel suo intervento a Roma al convegno “L’innovazione nel Sistema sanitario nazionale: il Fascicolo sanitario elettronico per modernizzare la sanità”, che ha visto i principali attori della sanità pubblica italiana (dal Ministero della Salute al Dipartimento per la Trasformazione Digitale, da Sogei ad Agenas, dalle Aziende sanitarie all’Istituto superiore di Sanità, dalle società scientifiche agli organismi rappresentativi dei medici e dei farmacisti) confrontarsi sui dettagli della rivoluzione/trasformazione digitale in sanità.

“Il Fascicolo sanitario elettronico – ha proseguito Schillaci – avrà una ricaduta rilevante sulla quotidianità dei cittadini: semplificherà l’accesso ai servizi sanitari e aiuterà ad assicurare continuità assistenziale ovunque ci si trovi”. Quindi, dopo aver sottolineato che il Fse costituisce una delle più rilevanti sfide portate avanti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Missione Salute) –, che alla piena implementazione del Fascicolo destina 1,3 miliardi di euro – Schillaci ha spiegato: “Ci supporterà nel creare un sistema efficiente, meno costoso e in grado di dare risposte tempestive alle necessità di salute, per merito dell’omogeneità e dell’interoperabilità dei dati contenuti, assicurata sull’intero territorio nazionale”.

La cultura della sanità digitale fa progressi

Nel corso della tappa capitolina – la prima dei tre appuntamenti italiani (seguiranno Cernobbio e Bari), il ministro della Salute ha poi snocciolato i dati forniti dal Cruscotto di monitoraggio del Dipartimento per la transizione digitale. “Questi dati ci dicono che la cultura della sanità digitale sta facendo progressi”, ha riassunto il ministro. “Nella maggioranza delle Regioni sul Fascicolo sanitario elettronico sono già attivi i servizi di base: nell’81% delle Regioni si può scegliere e revocare il medico di famiglia; nell’81% si possono richiedere oppure rinnovare le esenzioni; nel 71% si prenotano prestazioni del Servizio sanitario nazionale, nel 67% si possono anche pagare ticket e prestazioni”.

Quindi Schillaci ha evidenziato che lo sviluppo del Fascicolo – traino dell’Italia digitale, che insieme alla telemedicina e alla digitalizzazione delle strutture avvicinerà la sanità ai cittadini e agevolerà una presa in carico più integrata – “non è omogeneo in tutto il Paese. Le Regioni partivano da livelli diversi, ma ovunque si registra una crescita. E ciò è positivo”.

Ecosistema dei Dati Sanitari (EDS)

La cultura dell’e-health sta facendo enormi passi in avanti. Un concetto, quello del salto culturale, su cui si è soffermato il il Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, nel corso del suo intervento alla presentazione del Fse 2.0 (e del nuovo logo) presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme al Sottosegretario di Stato alla Salute, Marcello Gemmato (“È necessaria una nuova cultura del dato sanitario in Italia e l’intelligenza artificiale sarà fondamentale”, le sue parole).

Un appuntamento che ha anticipato di poche ore il convegno “L’innovazione nel Sistema sanitario nazionale”, al quale l’On. Butti ha partecipato, definendo “il Fse italiano un primato europeo”. Il nostro paese, infatti, è tra i primi in Europa per popolazione a dotarsi di un Personal Health Record completo (PHR), ovvero di un Fascicolo sanitario elettronico del cittadino.

Sottolineando che l’impegno del Governo, a partire dall’inizio del 2023, si è mosso su quattro capisaldi d’azione (“realizzare un’architettura nazionale ma anche federata e regionale; costruire un nuovo quadro normativo per il Fse 2.0 che tiene conto delle osservazioni del Garante della Privacy; accelerare l’adeguamento tecnologico della sanità in tutte le Regioni e le Province Autonome; sviluppare le competenze digitali con un piano di formazione e comunicazione rivolto a tutti i professionisti del SSN”), l’On. Butti ha rammentato: “Siamo l’unico Paese dove i dati di 60 milioni di cittadini verranno conservati in un Ecosistema dei dati sanitari”.  Alimentato con le informazioni del Fascicolo sanitario elettronico, l’Ecosistema dei dati sanitari rappresenta uno strumento innovativo di raccolta e analisi dei dati, sia con finalità di prevenzione, diagnosi e cura, sia per attività di ricerca, programmazione e governo.

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Data articolo: Thu, 13 Jun 2024 05:00:00 +0000 di Massimo Canorro
Internet
Bug sistema elettorale Roma, Gualtieri nomina pool esperti per le indagini

Ieri il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che istituisce la Commissione per “analizzare e valutare i disservizi informatici e organizzativi che si sono verificati durante la fase di comunicazione ufficiosa dei dati al ministero dell’Interno, seguita alle operazioni di voto per le ultime elezioni europee”, spiega una nota del Campidoglio.

Il pool di esperti dovrà farà luce sui problemi del software utilizzato per inserire i risultati “ufficiosi” delle urne elettorali, che, a causa di un bug, ha paralizzato le operazioni all’interno dei seggi nella notte tra domenica 9 e lunedì 10 giugno.

La Commissione verificherà la corretta implementazione e gestione del sistema informativo rispetto a quanto previsto dal contratto, la documentazione di progetto e di tutti gli atti e verbali sugli stati di avanzamento delle attività, esiti di conformità e collaudo delle componenti applicative. Inoltre, valuterà le modalità organizzative degli uffici e le problematiche dovute al sistema informativo all’origine dei disservizi”, spiega la nota.

L’assessore a Personale e Anagrafe, Andrea Catarci, ha risposto anche a Key4biz confermando che “il blocco e i rallentamenti che hanno interessato il sistema operativo nel corso della nottata tra domenica e lunedì non hanno riguardato le operazioni di voto, concluse regolarmente come le rilevazioni precedenti sull’affluenza, bensì il caricamento dei dati nella piattaforma informatica. Dopo i primi tentativi di risoluzione da parte del Dipartimento Trasformazione Digitale e delle aziende informatiche, risultati vani, si è consegnato il materiale elettorale alla fiera di Roma per inserirlo non appena ristabilita la funzionalità del sistema. Le problematiche sono ora superate e si sta procedendo a completare le operazioni â€.

Il sindaco di Roma nomina una commissione presieduta da un esperto di AgID

Entro 10 giorni Gualtieri aspetta un report con le prima risultanze dell’indagine. La relazione dettagliata, invece, arriverà entro 30 giorni. La commissione è presieduta da un esperto esterno, Luca Ventura, dirigente dell’Area protezione tecnica dei servizi e dei sistemi dell’Agenzia per l’Italia digitale (Agid). Nominati anche i due componenti del Campidoglio: si tratta di Gianluca Viggiano, vicesegretario generale vicario, e Angelo Ottavianelli, direttore del Dipartimento organizzazione e risorse umane.

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Data articolo: Thu, 13 Jun 2024 11:12:38 +0000 di Piermario Boccellato
5G
Reti 5G di Amazon, Google e Microsoft: minaccia o opportunità per gli Operatori Telco?

Recentemente, Amazon ha fatto il suo ingresso nel mercato europeo del 5G. Ma perché il gigante dell’e-commerce si interessa alle reti di telecomunicazione? 
La chiave sta nell’architettura “cloud native” del 5G, che permette di gestire le funzioni di rete tramite software su hardware generico.
Una innovazione che consente agli operatori di rete di sfruttare i data center esistenti di aziende come Amazon, Microsoft e Google, riducendo i costi di implementazione e aggiornamento delle reti. 

Tuttavia, delegare la gestione delle reti alle big tech solleva preoccupazioni su controllo, sicurezza e dipendenza tecnologica. La soluzione ideale sembra essere l’adozione di cloud ibridi, che combinano cloud pubblici e privati, offrendo il meglio di entrambi i modelli.

In questo video, analizzeremo il significato di questa transizione, cercando di capire come questa evoluzione potrebbe trasformare il panorama delle telecomunicazioni.



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Data articolo: Thu, 13 Jun 2024 08:19:25 +0000 di Paolo Anastasio

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