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(Adnkronos) – Si avvicina la scadenza, ma solo per i negozianti, sul bonus elettrodomestici, il contributo destinato all’acquisto di un nuovo elettrodomestico ad alta efficienza energetica. Entro il 4 settembre infatti, gli esercenti dovranno chiedere il rimborso delle somme anticipate ai clientiÂ
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multimedia/news-to-go
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
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(Adnkronos) – Difficile pensarci mentre il caldo non dà tregua, ma l’Europa si appresta ad affrontare i mesi più freddi con le riserve di gas al livello più basso degli ultimi 13 anni, il che sta scatenando il “panico invernale†tra gli operatori del settore energetico. Ma non è il caso dell’Italia: con scorte pari già all’80% della capacità totale il Paese si conferma infatti ben al di sopra della media Ue. Â
Secondo un articolo del ‘Guardian’ che fa il punto sulle scorte energetiche sulla scia del perdurare della guerra in Iran, le riserve di gas europee erano piene al 63% nell’ultima settimana di agosto, ben al di sotto della media dell’80% registrata negli ultimi anni a fine agosto e ai minimi mai registrati in questo periodo dell’anno. All’attuale lento ritmo di immissione di gas nei depositi, l’Ue rischia di entrare nella stagione invernale con scorte di gas inferiori di circa un quinto rispetto alla media quinquennale e al livello più basso dal 2013, secondo Greg Molnar, analista del settore del gas e professore, citato dal quotidiano britannico.Â
“I bassi livelli di stoccaggio stanno naturalmente aumentando il rischio di una maggiore volatilità dei prezzi invernali”, osserva, situazione che potrebbe aggravarsi se aumentassero i consumi a causa di eventuali “ondate di freddo”. Seppur fuori dall’Ue, il Paese più a rischio appare il Regno Unito con scorte tra le più basse in Europa. Anzi, sulla base dei dati di questa settimana, Chris O’Shea, amministratore delegato di Centrica, società proprietaria di British Gas, sottolinea che la Gran Bretagna praticamente non dispone “di gas in stoccaggio” per il prossimo inverno. Â
In cima alla lista dei virtuosi Italia e Polonia con l’80% di scorte in deposito; in Germania invece, che dispone della maggiore capacità di stoccaggio di gas in Europa, gli impianti sono pieni circa a metà , secondo Gas Infrastructure Europe. I livelli di stoccaggio in Belgio e nei Paesi Bassi, che sono collegati direttamente al mercato del gas del Regno Unito tramite gasdotti, si attestano rispettivamente al 51% e al 45%.Â
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economia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
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(Adnkronos) – Contributo al pagamento di metà dell’affitto fino a 6mila euro l’anno per i genitori separati ‘virtuosi’ (in regola con assegno mantenimento) e un reddito annuo entro i 35mila euro: è pronta la norma per istituire il fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati con figli a carico, non assegnatari dell’abitazione familiare. Â
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Il Mit fa sapere di aver inviato al Mef una nota per sbloccare i fondi e far partire quanto prima il contributo che, dalle stime, avrà una prima platea di almeno 5mila beneficiari già nei prossimi mesi. La misura, voluta fortemente dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, prevede 60 milioni in tre anni per supportare i genitori separati o divorziati attraverso il pagamento del 50% delle spese di affitto per la casa, fino a un massimo di 6mila euro l’anno. Â
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Rientreranno tra i possibili beneficiari i genitori che hanno almeno un figlio a carico, sono in regola con i versamenti di mantenimento e registrano un reddito annuo entro i 35.000 euro (non verrà utilizzato l’Isee come parametro ma l’Irpef). Troppo spesso infatti, quando l’ex abitazione viene assegnata all’altro genitore, chi rimane senza casa va incontro a una serie difficoltà economiche che la norma punta a mitigare, anche nell’interesse dei bambini coinvolti, osserva il Mit in una nota. Per usufruire del sostegno occorrerà naturalmente un regolare contratto di affitto e la mancanza di possesso di altri immobili nel raggio di 50 km dalla vecchia abitazione. Il contributo non sarà cumulabile con altri sussidi per l’affitto e la domanda potrà essere presentata online. Una volta che il Mef avrà sbloccato le risorse previste, la priorità verrà data alle regioni con più genitori separati o divorziati e con una maggiore emergenza abitativa.Â
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economia
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(Adnkronos) – Il nuovo Codice della strada prevede una specifica deroga al divieto di mantenere acceso il motore durante la sosta, a tutela dei soggetti fragili. La disposizione è già contenuta nel testo attualmente sottoposto alla consultazione degli operatori e delle associazioni di settore. Lo specifica il Mit in una nota. Â
In particolare, su specifica richiesta del ministro Salvini, il nuovo articolo 2.II.11 (numerazione provvisoria) modifica il vigente articolo 157 del Codice, consentendo di lasciare in sosta il veicolo con il motore termico acceso e con l’impianto di condizionamento d’aria in funzione, qualora a bordo siano presenti bambini, donne in stato di gravidanza, anziani o altri soggetti fragili.Â
La nozione di ‘soggetti fragili’ ricomprende tutte le persone, incluse quelle con disabilità , che per specifiche condizioni sanitarie o psico-fisiche necessitano di idonee condizioni di salute e di sicurezza anche durante la permanenza del veicolo in sosta.Â
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economia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
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(Adnkronos) – Nel nodo di Verona, la circolazione ferroviaria sulle linee Mantova-Monselice, Verona-Mantova e Verona Legnago, è sospesa
per danni dovuti al maltempo
. È in corso l’intervento dei tecnici di Rfi e la riprogrammazione dell’offerta ferroviaria.Â
Sulla linea Venezia-Bologna, invece, la circolazione ferroviaria tra Monselice e Padova è rimasta sospesa per accertamenti sulla linea. Dopo l’intervento dei tecnici di Rfi e la riprogrammazione dell’offerta ferroviaria la circolazione è ora in graduale ripresa.Â
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economia
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
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(Adnkronos) – Nella quasi totalità dei casi, per la precisione nel 95,7 per cento, le famiglie dei lavoratori dipendenti pagano tasse e contributi senza nemmeno rendersene conto: vengono infatti trattenuti automaticamente dalla busta paga, oppure sono già inclusi nel prezzo di ciò che acquistano ogni giorno. Tra tasse prelevate ‘alla fonte’ come l’Irpef o i contributi Inps, e imposte ‘nascoste’ come Iva, accise sui carburanti o imposte su Rc auto. Solo nel 5% dei casi, anzi poco meno, il pagamento avviene in modo consapevole, cioè quando versiamo direttamente dei soldi in contanti, online o allo sportello di una banca o delle Poste. Lo rileva l’ufficio studi della Cgia che ha calcolato
quanto pesano complessivamente le tasse quest’anno su una famiglia italiana tipo: una coppia di lavoratori dipendenti con un figlio a carico, due auto e casa di proprietà . Il conto totale? 20.592 euro.Â
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Considerando le imposte trattenute ‘alla fonte’ (ritenute Irpef, contributi previdenziali e addizionali Irpef), il gettito ammonta a 13.030 euro, ovvero il 63,3% del totale. Aggiungendo quelle ‘nascoste’ (Iva sugli acquisti, accise, contributo al Servizio Sanitario Nazionale incluso nell’Rc auto, imposta sull’Rc auto, canone Rai, ecc.), lo Stato incassa altri 6.676 euro, pari al 32,4% del totale. Pertanto, l’ammontare complessivo di quanto versato all’erario raggiunge i 19.706 euro, cioè il 95,7% del prelievo globale. Di conseguenza, la coppia in esame è tenuta a pagare direttamente e in maniera consapevole soltanto 887 euro l’anno (bollo auto e Tari), una cifra che incide in modo pressoché trascurabile sul totale, appena il 4,3%. Con questa elaborazione la Cgia mette in luce una differenza di fondo: il prelievo tramite sostituto d’imposta rende il rapporto tra fisco e lavoratori dipendenti quasi invisibile, mentre gli autonomi sono costretti a versare consapevolmente la gran parte del proprio carico fiscale.Â
L’Irpef, pur essendo l’imposta che garantisce il maggior gettito per l’erario, incide sulle entrate fiscali complessive ‘solo’ per il 30% circa. Questo significa che sul restante 70% del gettito, la possibilità di evadere non riguarda esclusivamente i lavoratori autonomi, ma può essere imputata a tutti i contribuenti, indipendentemente dalla loro condizione lavorativa. In altre parole, se è vero che alcune categorie di autonomi hanno più margini di manovra per sottrarsi al fisco, è altrettanto vero che l’evasione non è un fenomeno che riguarda solo loro: coinvolge l’intero sistema fiscale e distribuisce le proprie responsabilità su una platea di contribuenti – come le società di capitali, le big tech, i lavoratori in ‘nero’, etc. – molto più ampia di quanto si tenda comunemente a pensare. Â
Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per conto di altri enti hanno recuperato dalla lotta all’evasione fiscale 36,2 miliardi di euro; una cifra che costituisce un record assoluto. In questi ultimi anni il gettito è in costante crescita: tra il 2022 e il 2025 il recupero è aumentato di quasi il 44% grazie, in particolar modo, all’applicazione della compliance fiscale, allo split payment, alla fatturazione elettronica e all’invio telematico dei corrispettivi. Â
In Italia i contribuenti Irpef sono 42,8 milioni, di cui 24,1 milioni sono lavoratori dipendenti, 14,5 milioni sono pensionati, 1,6 milioni sono lavoratori autonomi e altri 1,6 milioni sono percettori di altri redditi (affitti, terreni, buoni del tesoro, etc.). A livello territoriale, l’area che ne conta di più è Roma con 3 milioni di contribuenti Irpef (di cui 103.000 autonomi). Seguono Milano con quasi 2,5 milioni (di cui 95.000 autonomi), e Napoli con 1,6 milioni (di cui poco più di 60.000 autonomi).Â
Nel 2025 la pressione fiscale in Francia era al 46,1% del Pil, in Danimarca al 45,5, in Belgio al 44,2 e in Austria al 44,1. Tra l’Ue a 27, l’Italia si posizionava al quinto posto con un tasso del 43,1% del Pil. Se tra i nostri principali competitor commerciali solo la Francia presentava un carico fiscale superiore al nostro, gli altri, invece, registravano un livello nettamente inferiore. Â
Se in Germania il peso fiscale sul Pil era al 41,8% (1,3 punti in meno rispetto al dato Italia), in Spagna addirittura al 38,1 (5 punti in meno che da noi). Il tasso medio in Ue, invece, era al 40,7, 2,4 punti in meno della media nazionale italiana. Â
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economia
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(Adnkronos) – “La Federal Reserve non considera chiusa la battaglia contro l’inflazione e un nuovo rialzo dei tassi potrebbe arrivare già a settembreâ€. E’ la lettura di Franco Bruni, professore emerito alla Bocconi e presidente comitato supervisione Ispi ad Adnkronos. Con l’inflazione Pce ancora al 3,7%, per Bruni un aumento di 25 punti base sarebbe “opportuno†e rappresenterebbe anche un segnale di indipendenza della Fed. Resta però aperto il nodo del rapporto con l’amministrazione Trump, dal deficit alla regolamentazione bancaria.Â
Professor Bruni, Kevin Warsh a Jackson Hole ha detto che l’inflazione resta preoccupante e che, se non dovesse scendere abbastanza rapidamente, per la Fed ci sarebbe ancora “del lavoro da fareâ€. È il modo con cui il nuovo presidente della Federal Reserve prepara i mercati a un possibile nuovo rialzo dei tassi?
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“Credo di sì e penso che i mercati lo abbiano capito immediatamente. I rendimenti dei Treasury a uno, due e cinque anni sono saliti subito, mentre il dollaro si è leggermente rafforzato. Sul decennale, invece, per il momento non si sono viste reazioni significative, anche perché il Tesoro americano ha dichiarato di voler intervenire con acquisti per contenerne i rendimenti. Il mercato, però, ha già compreso che la Fed vuole mandare un segnale chiaramente antinflazionistico. Vedremo se questo si tradurrà in una decisione già a settembre”.Â
 L’inflazione Pce, più volte richiamata da Warsh, resta al 3,7%, ancora lontana dal target del 2%. Quanto spazio ha realmente la Fed per aspettare?
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“A mio giudizio non dovrebbe aspettare. Un aumento di 25 punti base non sarebbe traumatico e credo che andrebbe deciso abbastanza presto. La riunione di settembre potrebbe essere quella giusta. Successivamente si potrà valutare l’andamento dei dati e decidere se mantenere i tassi fermi oppure procedere con ulteriori rialzi. Aspettare troppo, invece, sarebbe poco utile. Anche perché un intervento sui tassi rappresenterebbe un segnale nei confronti del Tesoro e, più in generale, un segnale di indipendenza della Federal Reserve”.Â
Warsh ha sottolineato che, con una disoccupazione al 4,1% e un mercato del lavoro ancora stabile, la priorità della Fed deve restare l’inflazione. Significa che il rischio di recessione si sta allontanando? Â
“In parte credo di sì. È vero che l’economia americana continua a mostrare una buona capacità di resistenza e una crescita ancora soddisfacente. I problemi riguardano soprattutto il lungo periodo. Si sta deteriorando la distribuzione del reddito e questo, prima o poi, potrebbe riflettersi anche sui consumi. Inoltre, la credibilità internazionale degli Stati Uniti sta diminuendo. Sono però temi che non necessariamente devono essere affrontati dalla Fed in questa sede. Al momento non vedo segnali di una vera recessione imminente.Gli investitori americani e, soprattutto, quelli internazionali continuano comunque a interrogarsi su quanto la situazione geopolitica e la posizione internazionale degli Stati Uniti possano rappresentare un elemento di rischio.Â
Nel discorso è mancato un riferimento alla spesa pubblica e al deficit. È una mano tesa all’amministrazione Trump?
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“Secondo me sì. Warsh continua a sottolineare che non intende preannunciare le proprie decisioni, ma gli Stati Uniti hanno un enorme problema di debito pubblico e un deficit superiore al 6% del Pil. È una situazione che non può continuare indefinitamente. Il rapporto tra una politica fiscale fortemente espansiva e la banca centrale è fondamentale”.Se Warsh vuole davvero difendere l’indipendenza della Fed, prima o poi dovrà esprimersi anche su questo rapporto. Non è semplice farlo, ma qualcosa deve dire. Altrimenti può nascere il sospetto che preferisca evitare argomenti che potrebbero risultare sgraditi al governo”Â
Warsh si è concentrato soprattutto sui tassi come principale strumento di politica monetaria, senza quasi fare riferimento alla regolamentazione e alla vigilanza bancaria. È un’assenza significativa?
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Bruni. Mi ha sorpreso, anche perché l’incontro di Jackson Hole è dedicato quest’anno proprio all’innovazione, ai cambiamenti della finanza e alle conseguenze che questi fenomeni possono avere anche sulla regolamentazione e sulla vigilanza.Â
“La Federal Reserve ha importanti responsabilità in materia di supervisione bancaria e c’è il sospetto che nell’area che ruota attorno alla Casa Bianca, anche attraverso le lobby bancarie, ci sia la volontà di ridurre progressivamente regole, controlli e capacità di intervento della banca centrale.Su questi temi sarebbe stato utile ascoltare qualche indicazione sulla strategia futura della Fed. Warsh ha evitato di affrontarli sia nel discorso di insediamento sia negli interventi successivi.Il sospetto è che voglia mantenere saldamente nelle mani della Fed la politica monetaria, lasciando invece maggiore libertà al governo e al sistema bancario sul fronte della regolamentazione. Se fosse così, sarebbe una scelta preoccupante. Spero che non lo sia”Â
Warsh ha detto: “Sono qui per mantenere un impegno, non per prendere una decisioneâ€. È un messaggio sull’indipendenza della Federal Reserve?
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“Mi sembra una frase quasi obbligata. Warsh non stava parlando dopo una riunione del Fomc e, soprattutto, le decisioni della Federal Reserve non vengono prese soltanto dal presidente, ma collegialmente dal gruppo dei governatori.È quindi corretto dire: non sono qui per annunciare una decisione, ma per spiegare come vedo la situazione. Su questo ha perfettamente ragione.Â
Se però vuole realmente chiarire la propria posizione, deve anche spiegare come intende affrontare i problemi che possono mettere a rischio l’indipendenza della banca centrale. I due fronti principali sono il rapporto tra Fed, deficit pubblico e finanziamento del debito e, dall’altra parte, l’evoluzione delle regole e della vigilanza sul sistema bancario. È soprattutto su questi terreni che si misura l’indipendenza della Fed”Â
 Quanto potrà pesare sui mercati una Fed più “falco�
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“Credo che Warsh abbia ottenuto esattamente l’effetto che cercava. La reazione dei mercati sembra essere quella che probabilmente si aspettava.Gli investitori hanno già iniziato a incorporare la possibilità di un rialzo a settembre o, comunque, di un atteggiamento più aggressivo nei confronti dell’inflazione nei prossimi mesi.Â
Naturalmente, se nelle prossime settimane dovessero arrivare dati molto positivi sull’inflazione, Warsh avrebbe la possibilità di lasciare i tassi invariati spiegando che le pressioni sui prezzi si stanno riducendo. È il compito di una banca centrale mantenere questa flessibilità ed è corretto che sia così”.Â
Se la Fed tornasse ad alzare i tassi mentre in Europa la crescita dovesse restare più fragile, si aprirebbe una nuova divergenza con la Bce. Quali conseguenze potremmo vedere sull’euro-dollaro, sui rendimenti e più in generale sui mercati europei?
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Se gli Stati Uniti tornassero a combattere l’inflazione attraverso tassi più elevati e l’Europa non facesse altrettanto, la divergenza diventerebbe evidente.Â
In Europa i tassi sono più bassi e, in termini reali, meno restrittivi rispetto agli Stati Uniti. Se la Bce non mostrasse un atteggiamento altrettanto deciso sul fronte dell’inflazione, l’euro potrebbe indebolirsi e questo rischierebbe di alimentare ulteriormente le pressioni sui prezzi in Europa. Non significa che la Bce debba semplicemente seguire la Fed. Il punto è che anche l’Europa ha un problema di inflazione e deve affrontarlo, forse in modo più deciso di quanto abbia fatto finora”.Â
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finanza
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(Adnkronos) – Kevin Warsh nella sua prima volta a Jackson Hole chiarisce che l’obiettivo della Fed è il calo dell’inflazione e apre al rialzo dei tassi a breve. Milano sulla parità , risiko bancario al centro. Il punto sui mercati della vicedirettrice Adnkronos Jole Saggese.Â
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economia
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(Adnkronos) – La città di San Francisco e il Chase Center ospitano dal 28 al 31 agosto l’edizione 2026 dei Campionati Mondiali Pokémon e della convention tematica PokémonXP, appuntamenti internazionali dedicati alla fiera e alle competizioni eSports del franchise. Il programma prende il via venerdì 28 agosto alle ore 18:00 italiane con la cerimonia di apertura trasmessa in diretta streaming sui canali ufficiali Twitch e YouTube, momento in cui viene reso noto l’indirizzo per accedere all’Isola Nebula all’interno del videogioco Pokémon Pokopia, una mappa speciale liberamente esplorabile dagli utenti in possesso di un visore virtuale e di un abbonamento attivo al servizio Nintendo Switch Online. Â
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I palinsesti delle trasmissioni, consultabili per le conferenze e i panel sul sito PokemonXP.com e per le fasi tornei sulla pagina ufficiale dei campionati, coprono le sfide competitive nei principali titoli della serie e si concludono con la cerimonia finale prevista per lunedì 31 agosto alle ore 04:30 italiane. Â
Durante le dirette su Twitch gli spettatori registrati possono riscattare elementi digitali e ricompense sbloccabili per i giochi Pokémon Champions, GCC Pokémon Live, GCC Pokémon Pocket, Pokémon GO e Pokémon UNITE, le cui modalità di riscatto sono dettagliate nella sezione premi dedicata. Â
L’evento include inoltre il debutto del brano musicale “Ichiban”, scelto come colonna sonora ufficiale della manifestazione e raccolto insieme ad altri brani celebrativi all’interno di una playlist tematica, mentre gli aggiornamenti costanti sulle attività di fiera e sul circuito agonistico sono pubblicati rispettivamente nei portali dedicati a PokémonXP, ai Mondiali 2026 e sul portale del programma competitivo Play! Pokémon.Â
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tecnologia
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(Adnkronos) – Da oltre cinquecento milioni di anni nei fondali marini di tutto il pianeta vengono scavate complesse strutture a galleria caratterizzate da maglie esagonali regolari, note in paleontologia con il nome di Paleodictyon. Rilevate fino a 3.500 metri di profondità sulla Dorsale Medio-Atlantica e persino schizzate da Leonardo da Vinci, queste formazioni sono state storicamente attribuite ad alghe, spugne, vermi o amebe giganti, senza che fosse mai stato osservato direttamente l’organismo responsabile della loro realizzazione. Â
Uno studio internazionale guidato dal paleontologo Andrea Baucon del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Cagliari, pubblicato sulla rivista Earth-Science Reviews con la collaborazione del Cnr-Ifac, dell’Università di Genova, dell’Università di Lisbona, dell’Università di Évora, dell’Università Jagellonica, del Museo di Storia Naturale di Piacenza, del Naturtejo UNESCO Global Geopark e del Sichuan Resources Group Geotourism Technology, ha ricostruito la struttura morfologica del costruttore, identificandolo in un artropode, verosimilmente un piccolo crostaceo imparentato con i porcellini di terra. Â
Come illustrato da Andrea Baucon: “Paleodictyon è uno dei casi irrisolti più longevi della paleontologia; i fossili provengono dall’Appennino, dal Portogallo e dalla Polonia, mentre l’analisi morfometrica è stata sviluppata all’Università di Cagliari. Questo approccio ci ha permesso di utilizzare la geometria delle tracce per ricavare informazioni sull’organismo che le ha prodotte.” L’indagine si è basata sull’analisi di cinquanta esemplari e sulla misurazione di 1.314 punti di rilievo lungo i canali fossili conservati a Piacenza, dove i tunnel presentano una larghezza media di 1.6 millimetri e lati che differiscono in media di appena mezzo millimetro e 8,5 gradi rispetto alla forma geometrica ideale. Â
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Paleodictyon. Portogallo, Cambriano (530 milioni di anni)
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Girolamo Lo Russo del Museo di Storia Naturale di Piacenza ha affermato: “Non potendo vedere l’animale, abbiamo deciso di far parlare la geometria di Paleodictyon”, mentre Mattia Alessio Meloni dell’università di Cagliari sottolinea che “in una stessa cella, i sei lati differiscono in media di mezzo millimetro: una geometria molto vicina a quella di un esagono regolare.” Le pareti scanalate e a spigolo vivo indicano un’azione meccanica svolta da appendici articolate e sostenute da un esoscheletro rigido, tipiche degli artropodi. Â
Riguardo alla persistenza del fenomeno, Neto de Carvalho del Naturtejo UNESCO Global Geopark evidenzia: “Quelle gallerie sono state scavate 460 milioni di anni prima del T. rex e qualcosa continua a scavarle ancora oggi, a migliaia di metri di profondità , nel buio totale”, un concetto rimarcato da Michele Piazza dell’Università di Genova che afferma: “Chi passeggia sull’Appennino cammina su un antico fondale oceanico sollevato e coinvolto nella formazione di quella catena montuosa; quelle rocce si sono depositate nello stesso ambiente in cui oggi i robot sottomarini filmano Paleodictyon, prodotto in fangosi fondali oceanici.” Â
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Oltre a superare l’ipotesi che la struttura servisse unicamente come coltura batterica per l’alimentazione, la ricerca introduce un modello funzionale differente, Andrea Barucci del Cnr-Ifac fa notare che “la maglia esagonale potrebbe funzionare come rete di comunicazione di una colonia, lungo la quale propagare segnali chimici, idraulici o acustici.” La sintesi delle evidenze anatomiche e geometriche consente così di associare la traccia al suo autore, come concluso da Noel Moreira ricordando che “per cinquecento anni gli scienziati hanno guardato questo ‘disegno’ senza sapere chi lo firmasse; ora sappiamo che aspetto ha l’autore.”Â
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(Adnkronos) – “La tazzina di caffè a due euro è un’ipotesi remota, ma attenzione ai costi energetici e all’inflazioneâ€. Lo dice all’AdnKronos Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi di Confcommercio, commentando i rialzi del prezzo del caffè in diverse città .Â
“Arrivare ai due euro dipende da quello che succede sul prezzo del caffè e dalla grandissima incognita di cosa succede sul fronte dell’inflazioneâ€, spiega Stoppani. A pesare sui prezzi è soprattutto “la struttura dei costi di un pubblico esercizioâ€, con l’energia che “subito dopo gli affitti†è diventata una voce di spesa rilevante. La materia prima, spiega, “ha un ruolo marginale nella determinazione del prezzo della tazzinaâ€, anche perché “si usano 7 grammi di caffè per fare il caffèâ€.Â
Anche su quel fronte, spiega Stoppani, “il prezzo del caffè alla Borsa di New York il 18 ottobre 2023 valeva 157 dollari alla libra. Oggi vale 313 dollari alla libra, che è il doppio del prezzo della materia primaâ€, osserva. Ma, aggiunge, “al di là del prezzo del caffè†è “la struttura dei costi di un pubblico esercizio che è in grandissima sofferenza, soprattutto per i bar”. Di fronte agli aumenti, le alternative sono “ridurre i costiâ€, con il rischio di “una dequalificazione dell’offertaâ€, oppure “cercare di migliorare i ricavi, anche lavorando su questi prezziâ€. Â
Stoppani esclude infine fenomeni di speculazione da parte dei baristi: “Non c’è assolutamente speculazione, perché non ho mai visto un barista riccoâ€. “Dietro il servizio di un caffè c’è tutta un’organizzazione fatta di personali, affitti da pagare, costi energetici”, dice ancora. “Crediamo di fornire un servizio molto serio visto che il pubblico esercizio, se è il secondo motivo per il quale i stranieri vengono in Italia, è il primo motivo per il quale vi ritornano”, conclude. Â
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(Adnkronos) – L’alta inflazione Usa, al 3,7% a luglio, “preoccupa” e può essere “dannosa” per un’economia che ha dimostrato forza e resilienza contro gli shock. Dal simposio di Jackson Hole arriva il primo test per il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, che disattendendo le attese di chi si aspettava un approccio più mite suona il campanello d’allarme contro i rischi di un’inflazione lontana dall’obiettivo del 2%. Â
I dati sulla stabilità dei prezzi “sono più preoccupantiâ€, ha osservato, sottolineando la difficoltà a definire le attuali condizioni finanziarie come “restrittiveâ€. Parole quelle di Warsh che potrebbero preludere a un approccio potenzialmente più restrittivo della politica monetaria americana nei prossimi mesi. “L’obiettivo di stabilità dei prezzi della Fed al 2% è “saldo e fisso” ma “la stabilità dei prezzi non si realizza da sola, né l’inflazione tende necessariamente a tornare nella media, è compito della Fed garantire la stabilità dei prezzi”, ha proseguito Warsh. Stabilità prezzi ma anche tutela del lavoro nel mandato della banca centrale Usa. “Non ritengo che il doppio mandato della Fed comporti obiettivi contrastanti. Dopo tutto, un’inflazione elevata è di per sé molto dannosa per la prosperità economica”, ha spiegato il presidente della Federal Reserve. “Dobbiamo essere certi che l’inflazione di fondo si stia avvicinando al nostro obiettivo in modo chiaro e con sufficiente rapidità , altrimenti abbiamo del lavoro da fare: questo è il nostro compito, il nostro mandato e la nostra responsabilità ”, ha scandito. Â
Il banchiere centrale è entrato poi nel merito del dibattito sulle indicazioni prospettiche degli istituti e dei rischi del gioco degli ‘specchi’ con i mercati che anticipano le mosse di politica monetaria. “In tempi normali il ruolo delle forward guidance dovrebbe essere limitato e circoscritto, altrimenti si rischia di creare ambiguità in nome della chiarezza”, ha affermato. “Condividere eccessivamente le deliberazioni di politica monetaria e assumere impegni eccessivi sulle decisioni future può fuorviare i mercati, le imprese e le famiglie e – ha asserito – ritengo che quando i responsabili politici assumono quasi-impegni sui tassi di interesse nel corso del ciclo, limitiamo la nostra stessa libertà di prendere le decisioni giuste quando è il momento di decidere”. Â
E ancora: “La Fed dovrebbe essere umile e mai ingenua”, ha detto Warsh, rilevando che “la letteratura economica descrive da tempo gli effetti distorsivi di questo fenomeno: il problema della ‘sala degli specchi’. Se i mercati si affidano in modo sostanziale alle indicazioni della Fed e la Fed a sua volta si affida ai prezzi di mercato, è più probabile che tutti noi rimaniamo accecati dai nuovi sviluppi, che veniamo colti impreparati da un’improvvisa svolta degli eventi e che commettiamo errori nell’elaborazione delle politiche”. (di Luana Cimino)Â
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(Adnkronos) –
Quanto costa dormire tutta la notte con il condizionatore acceso? La risposta arriva direttamente dai social media. Qui Alex Bermudez, un consulente energetico molto attivo soprattutto su TikTok, ha spiegato come lasciare l’aria condizionata accesa mentre si dorme non incida quasi per nulla sulla bolletta elettrica. Quello che fa aumentare i consumi infatti non è tanto il tempo di funzionamento, bensì impostare la temperatura che si imposta. Ogni grado in meno sul termostato infatti aumenta i consumi tra il 6% e l’8%. Â
Il consiglio, quindi, è di mantenere una temperatura costante tra i 23°C e i 25°C e di non modificarla fino alla mattina successiva. Il consulente ha spiegato come, di fatto, dormire con il condizionatore acceso “costa meno di un caffé la mattina”, e ha stimato che il costo di una notte intera sia di pochi centesimi, sostenendo come invece molti “temono una bolletta che non esiste nemmeno “.Â
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Il secondo consiglio dell’esperto va contro un’abitudine diffusa: alzarsi per spegnere il condizionatore e poi riaccenderlo quando il caldo diventa insopportabile. Bermudez sconsiglia vivamente questa pratica e, per spiegarlo, usa un paragone con un’auto che viaggia in autostrada a 120 km/h con un consumo di carburante costante.Â
La logica alla base di questo processo è quella dell’avvio. Ogni volta che l’unità si avvia da ferma, deve abbassare rapidamente la temperatura ambiente, e questo sforzo iniziale rappresenta una parte significativa del consumo di energia elettrica. Mantenere una temperatura costante permette invece al compressore di funzionare a bassa velocità , senza picchi.Â
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(Adnkronos) – LG Electronics ha stretto un accordo con il Metropolitan Museum of Art di New York per integrare una selezione di cento opere d’arte della collezione museale all’interno del servizio LG Gallery+, accessibile sui televisori della linea aziendale dotati di piattaforma operativa webOS. Il catalogo comprende dipinti celebri quali Natura Morta con Mele e un Vaso di Primule di Paul Cézanne, Sulla spiaggia e La famiglia Monet in giardino ad Argenteuil di Édouard Manet, Seki di Utagawa Hiroshige e Northeaster di Winslow Homer, offrendo una panoramica espositiva che copre cinquemila anni di storia dell’arte. Â
Riguardo agli obiettivi del progetto, Josh Romm, responsabile delle licenze globali e delle partnership del Met, ha dichiarato: “Attraverso LG Gallery+, gli utenti possono selezionare le opere del Met che preferiscono e visualizzarle a rotazione, creando percorsi tematici che rispecchiano il loro stile personale, il loro stato d’animo e la loro passione per l’arte. In linea con la missione del Met di condividere la ricchezza delle proprie collezioni con tutto il mondo, questa iniziativa offre alle persone l’opportunità di scoprire ed esplorare un universo di arte e cultura comodamente da casa.” Â
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L’applicazione LG Gallery+ estende così il proprio archivio digitale a oltre cinquemila riproduzioni ad alta definizione, incluse opere di Vincent van Gogh, Claude Monet e Georges Seurat, fruibili mediante le tecnologie di visualizzazione e i pannelli a basso spessore predisposti per l’installazione a parete. Chris Jo, responsabile del centro operativo per la piattaforma webOS di LG Media Entertainment Solution, ha espresso soddisfazione per la collaborazione con la struttura museale: “Oggi la magia del Met può essere vissuta comodamente da casa da persone di tutto il mondo. Con questa collaborazione, offriamo una nuova opportunità per entrare in contatto con la storia dell’arte e della cultura, stimolando al tempo stesso la creatività e la curiosità .”Â
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Alcuni modelli di OpenAI sono riusciti ad aggirare i sistemi progettati per mantenerli isolati da Internet e hanno sfruttato vulnerabilità nell’infrastruttura di ricerca della società e nei sistemi di Hugging Face.
È la stessa OpenAI a ricostruire quanto accaduto nel luglio 2026 nel post ufficiale “The Hugging Face incident and the road ahead”, accompagnato dalla pubblicazione di un rapporto tecnico sull’incidente.
L’episodio è avvenuto durante valutazioni interne di cybersecurity condotte su diversi modelli con protezioni ridotte rispetto a quelle utilizzate nei prodotti disponibili al pubblico. A guidare gran parte delle attività è stato un modello sperimentale destinato esclusivamente alla ricerca interna, chiamato Internal Model 1 e descritto da OpenAI come comparabile per scala a GPT-5.6 Sol.
Secondo OpenAI, gli agenti avrebbero trovato autonomamente il modo di comunicare tra loro nonostante questo non fosse previsto dai test.
In una prima fase hanno utilizzato Artifactory, un servizio interno per la gestione dei pacchetti software, come una sorta di bacheca attraverso la quale lasciare messaggi e condividere informazioni.
Hanno poi sfruttato vulnerabilità dell’infrastruttura per ottenere accesso a Internet, utilizzando proprio Artifactory come intermediario. Le modalità individuate per superare le restrizioni sono state successivamente condivise con altri agenti.
Dopo la ricostruzione del servizio, gli agenti sono riusciti persino a creare una nuova forma di comunicazione codificando messaggi nei nomi delle directory.
La situazione è diventata più grave durante ExploitGym, una valutazione particolarmente difficile utilizzata per misurare la capacità dei modelli di individuare e sfruttare vulnerabilità software. Alcuni agenti bloccati sui propri compiti hanno iniziato a cercare soluzioni fuori dall’ambiente previsto e a collaborare tra loro, arrivando in alcuni casi a definirsi uno “swarm”, uno sciame.
Il 10 luglio un agente ha trovato online credenziali di utenti Hugging Face esposte pubblicamente e le ha condivise con gli altri. Successivamente gli agenti hanno concatenato diversi exploit ottenendo la possibilità di eseguire codice su decine di server di Hugging Face e raggiungendo privilegi “root” su almeno uno di essi.
OpenAI riferisce che sono stati ottenuti anche alcuni dati privati e credenziali relative alla piattaforma di messaggistica di Hugging Face. Agenti GPT-5.6 Sol avrebbero inoltre riprodotto uno degli exploit e copiato alcuni dati privati di valutazione in un dataset pubblico della piattaforma.
Tra il 13 e il 19 luglio gli agenti hanno nuovamente rivolto la propria attività verso l’infrastruttura di OpenAI.
Attraverso una serie di exploit sono arrivati a ottenere privilegi amministrativi completi su un cluster di ricerca utilizzato per gestire ambienti virtuali. l 19 luglio i sistemi di cybersecurity di OpenAI hanno rilevato attività anomale e il giorno successivo la società ha collegato quanto stava accadendo all’incidente di Hugging Face.
OpenAI precis a che non sono stati coinvolti dati degli utenti e che non ci sono state conseguenze sulla funzionalità o sulla disponibilità dei suoi prodotti.
L’indagine di OpenAI individua quattro comportamenti principali alla base dell’incidente: reward hacking, eccessiva persistenza davanti a compiti apparentemente impossibili, comunicazioni non autorizzate tra agenti e capacità di adottare obiettivi provenienti da altri agenti.
Il reward hacking è stato uno dei fattori principali. Invece di completare i test seguendo il percorso previsto, alcuni modelli hanno cercato scorciatoie per ottenere comunque il risultato richiesto.
Secondo OpenAI, aumentando le capacità dei modelli aumentano anche la complessità delle strategie utilizzate per aggirare le regole. In questo caso la ricerca di una soluzione ha portato gli agenti oltre i confini dell’ambiente di valutazione fino allo sfruttamento di infrastrutture esterne.
Dopo l’incidente OpenAI ha messo in quarantena i pesi del modello sperimentale principalmente coinvolto e ha sospeso parte delle attività di reinforcement learning sui modelli più avanzati.
La società sta introducendo sandbox maggiormente isolate, limiti più rigidi sull’accesso a Internet e controlli più severi sui pesi dei modelli. Ha inoltre aumentato l’utilizzo dei sistemi di monitoraggio dei processi di ragionamento per individuare più rapidamente comportamenti non allineati.
OpenAI riconosce anche che alcuni segnali erano stati osservati già alla fine di maggio, ma non erano stati correttamente collegati alla portata del problema.
La società definisce quanto accaduto un “warning shot”, un campanello d’allarme per OpenAI e per l’intero settore.
“I nostri modelli sono ora abbastanza potenti, persistenti e collaborativi da poter trovare e sfruttare debolezze di sicurezza in più sistemi informatici in assenza di protezioni sufficienti”, scrive OpenAI.
Per OpenAI, l’incidente dimostra quindi che i sistemi AI più avanzati stanno raggiungendo capacità che rendono concreto il rischio di perdita di controllo in ambienti insufficientemente protetti. E capacità comparabili, avverte la società , potrebbero presto diventare disponibili anche attraverso modelli sviluppati da altre aziende o distribuiti come open source.
Il report di OpenAI arriva mentre Hugging Face è al centro anche di una delle operazioni più importanti dell’industria AI. Ieri abbiamo raccontato dell’interesse di Nvidia per l’acquisizione della piattaforma: secondo The Information, il gruppo guidato da Jensen Huang avrebbe raggiunto un accordo da 12,9 miliardi di dollari, anche se Business Insider sostiene che l’intesa non sarebbe ancora stata firmata. Hugging Face è uno dei principali hub mondiali per modelli AI open source e rappresenterebbe per Nvidia un asset strategico per rafforzare il proprio ecosistema software e cloud.
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(Adnkronos) – “E’ possibile che l’aumento del prezzo dei biglietti aerei nei prossimi mesi sia nell’ordine del 10-15%”. Così Andrea Giuricin, economista dei trasporti dell’Università Milano-Bicocca, commenta all’AdnKronos gli effetti del caro carburante sul costo dei biglietti del trasporto aereo. “Bisogna naturalmente tenere conto – precisa il professore – di come varierà il prezzo dei carburanti nei prossimi 2-3 mesi: si tratta di una lettura che deve tenere conto delle variabili in gioco che sono politiche e legate al mercato”. Â
“Quello che ci si può aspettare – afferma Giuricin all’AdnKronos – è che, dato che il carburante incide per il 35% sui costi complessivi e che probabilmente le compagnie passeranno dai 700-800 dollari agli 1.100, nei prossimi 6-12 mesi ci possa essere un incremento del 40-50% della bolletta energetica delle compagnie aeree. Se fosse, per esempio, un aumento del 40%, considerando che i costi del carburante rappresentano il 35% del totale, questo significherebbe un incremento dei costi complessivi di circa 13-14 punti percentuali”, sottolinea. Â
“È possibile che le compagnie cerchino di recuperare parte di questi costi aumentando i prezzi dei biglietti anche del 20%, ma vedo uno scenario abbastanza competitivo e, probabilmente, siamo più nell’ordine di un aumento dei prezzi del 10-15% nel corso dei prossimi 12 mesi”. “Il trasporto aereo – spiega nel dettaglio Giuricin – vede le compagnie aeree destinare fino al 35-40% dei costi complessivi al cosiddetto jet fuel. Il prezzo del jet fuel è passato da circa 750 dollari, prima dell’inizio della guerra, a circa 1.700 dollari per tonnellata metrica e oggi si attesta ancora intorno ai 1.300 dollari. Abbiamo quindi un incremento di circa l’80%”.Â
Fino a oggi, afferma, “le compagnie aeree si sono protette attraverso l’hedging, cioè stipulando preventivamente contratti per acquistare il carburante a prezzi più bassi rispetto a quelli di mercato. Il problema è che la durata della guerra, ormai arrivata a sei mesi, fa sì che questi contratti vadano progressivamente a scadenza. Le compagnie devono quindi tornare sul mercato per rifornirsi e lo fanno a prezzi sicuramente molto più elevati”.Â
“Quello che vedremo, quindi, è che nei prossimi mesi e probabilmente nel prossimo anno ci sarà un aumento dei prezzi dei biglietti aerei, dovuto proprio all’incremento dei costi che le compagnie aeree si trovano a sostenere”. “Anche nel trasporto marittimo la componente carburante ha un peso rilevante. In questo caso, l’andamento dei prodotti raffinati destinati al trasporto marittimo è cresciuto moltissimo negli ultimi mesi e, anche per questo settore, probabilmente assisteremo a un aumento dei prezzi dei biglietti nei prossimi mesi”.Â
“Questi sono quindi indubbiamente due settori particolarmente esposti. Meno colpito è invece il settore dell’alta velocità e, più in generale, quello del trasporto ferroviario. Dal punto di vista dei costi, infatti, si tratta di treni a trazione elettrica e quindi il costo dell’energia, pur essendo aumentato, non è cresciuto in maniera così significativa. Di conseguenza, la spesa per le compagnie ferroviarie è aumentata, ma non in modo così rilevante come per le compagnie aeree o marittima”.Â
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(Adnkronos) – Lo scorso 26 agosto un colossale cedimento strutturale ha interessato un settore glaciale situato lungo il confine tra il Nepal e la Cina, dove un blocco composto da roccia e ghiaccio si è staccato precipitando per oltre mille metri di dislivello. L’INGV tramite una nota e attraverso il suo blog ha cercato di chiarire la dinamica dell’accaduto. Il distacco ha generato un imponente fenomeno franoso che ha momentaneamente ostruito il corso del fiume Lhende Khola, creando un bacino provvisorio il cui successivo sbarramento naturale è crollato sotto la pressione idrica, liberando a valle un flusso di fango, acqua e detriti che ha investito diversi centri abitati. In una prima fase, l’United States Geological Survey ha registrato l’evento come un terremoto di magnitudo 4.4, ma è stato l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) a chiarire i fatti ed esaminare la dinamica reale dell’accaduto. Â
L’ente di ricerca ha attribuito l’energia rilevata al collasso della massa glaciale e alla successiva colata detritica, dinamica che ha sprigionato un livello energetico complessivo paragonabile a quello di un evento tettonico di magnitudo 5.2. L’identificazione precisa della natura del fenomeno è stata resa possibile dall’incrocio tra i dati delle stazioni sismiche vicine, lo studio delle onde sismiche a lungo periodo e l’analisi delle immagini satellitari. Tra gli strumenti fondamentali per questa rilevazione figura la stazione sismica a larga banda IO.EVN, collocata presso il Laboratorio-Osservatorio Internazionale Pyramid EvK2CNR nella valle del Khumbu a circa 5.000 metri di altitudine, a soli 6 chilometri dal campo base dell’Everest, e gestita dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. Â
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Rappresentazione tridimensionale della Khumbu High Valley tramite Google Earth, con l’indicazione del Pyramid Laboratory-Observatory (PYR; cerchio rosso e giallo) e relativa veduta della struttura. Il riquadro informativo illustra la mappa del Nepal (adattata da Pettenati et al., 2024)
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Tale postazione, in un’area a ridotta presenza di reti di monitoraggio, sfrutta la minima interferenza antropica per rilevare eventi sismici locali e globali, oltre a fenomeni dinamici del territorio quali valanghe e crolli. Le registrazioni fornite da questo presidio scientifico e integrate nei cataloghi internazionali consentono l’esame continuativo del rumore sismico legato ai fattori meteorologici e alle masse glaciali, fornendo parametri di osservazione sull’evoluzione climatica e ambientale dell’alta catena himalayana.
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Il confronto tecnico effettuato tra il tracciato della frana e quello di un sisma tettonico di magnitudo 5.3 registrato dalla medesima stazione il 15 settembre 2020 evidenzia sostanziali differenze nella morfologia dell’onda: se il terremoto mostra una firma impulsiva con un inizio netto e una concentrazione di energia distribuita su frequenze fino a diversi Hertz che decrescono rapidamente, il segnale generato dalla frana si sviluppa attraverso un incremento graduale e una durata molto più estesa, caratterizzata dal succedersi di molteplici impulsi associati all’impatto progressivo dei materiali lungo il versante. Lo spettrogramma della frana conferma una forte concentrazione energetica sulle basse frequenze e su periodi di oscillazione prolungati, consentendo di escludere l’origine tettonica. La portata del fenomeno è stata riscontrata anche a grandi distanze geografiche attraverso la Rete Sismica Nazionale italiana, come confermato dai dati della stazione LMD situata in provincia di Firenze che, previa applicazione di filtri per frequenze comprese tra 0.01Hz e 0.1Hz, ha evidenziato le onde P, S e superficiali tipiche dei segnali sismici complessi le quali richiedono modelli analitici avanzati per essere correttamente interpretati e condurre alla corretta identificazione della frana.Â
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(Adnkronos) – A una settimana dal lancio della doppia operazione di Mps su Banco Bpm e Banca Generali, la partita resta ancora aperta e il quadro tutt’altro che definito. “Banco Bpm è apparso più freddo sulla proposta, Generali che controlla Banca Generali forse più disponibile a valutarlaâ€, ha spiegato ad Adnkronos, Angelo Baglioni, ordinario di economia politica all’Università Cattolica Sul ruolo del Tesoro: “Meglio mantenere la quota detenuta in Mps in questa faseâ€. E sul mercato: “C’è scetticismo, pesa l’elevato rischio di esecuzioneâ€.Â
Dopo una settimana dal lancio della doppia operazione di Mps su Banco Bpm e Banca Generali, due consigli di amministrazione e i primi pareri dei proxy advisor, a che punto siamo?
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“Siamo in una fase in cui soprattutto Banco Bpm deve chiarire la propria posizione. Nel consiglio di amministrazione di pochi giorni fa ha sostanzialmente affermato che l’operazione lanciata da Monte dei Paschi non è stata concordata ed è molto diversa rispetto a quella che aveva proposto all’inizio di giugno. Quella era un’operazione alla pari, mentre questa configurerebbe una vera e propria acquisizione. La risposta del cda di Banco Bpm è stata quindi molto fredda. Deve però ancora essere chiarito se l’operazione venga considerata ostile oppure, in qualche modo, accettabile. Il cda di Generali, invece, è sembrato più aperto a prendere in considerazione l’offerta di Monte dei Paschi, pur sottolineando che non si tratta di un’operazione concordata né sollecitata preventivamente. Siamo dunque ancora in una fase interlocutoriaâ€.Â
Lovaglio sostiene che non si tratta di un’operazione difensiva rispetto all’offerta di Intesa. Lei come l’ha letta?
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“Direi che rientra senz’altro nella passivity rule e, a mio avviso, così come secondo molti analisti, si tratta anche di un’operazione difensiva, che mira chiaramente a evitare l’acquisizione della stessa Mps da parte di Intesa. Naturalmente il progetto lanciato da Lovaglio può avere una propria logica industriale, ma è evidente che vi sia quantomeno anche un aspetto difensivo. La passivity rule, quindi, deve essere applicata. Da questo punto di vista, il rinvio al 29 ottobre dell’assemblea di Mps chiamata ad approvare l’iniziativa è piuttosto consistente. Non a caso è stato criticato da Intesa ed è anche oggetto di un esposto alla Consob. Probabilmente gli azionisti di Mps avrebbero dovuto essere convocati con maggiore tempestività .Â
Che cosa si aspetta dall’assemblea straordinaria di Mps?
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“Sarà sicuramente un’assemblea molto contrastata ed è difficile prevederne l’esito. La governance di Mps appare piuttosto frammentata. Già nell’ultimo consiglio di amministrazione che ha approvato l’operazione quattro membri si sono astenuti e anche in passato abbiamo assistito a diverse spaccature all’interno della governance della banca. Si può quindi prevedere un’assemblea molto difficile per Lovaglio: non sarà affatto agevole ottenere l’approvazione del pianoâ€.Â
Secondo lei il Tesoro dovrebbe mantenere o vendere la quota che ancora detiene in Mps in vista dell’assemblea?
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“In questo momento mi sembra corretto mantenere la quota, per evitare che, vendendola all’uno o all’altro soggetto, si possa in qualche modo contribuire a orientare le operazioni.Bisogna considerare che il governo ha già avuto un ruolo piuttosto rilevante nelle precedenti dismissioni di quote di Monte dei Paschi e, più in generale, nella vicenda del risiko bancario. In questa fase, dunque, dovrebbe mantenere la partecipazione. Prima o poi, naturalmente, la quota dovrà essere dismessa, anche alla luce degli accordi presi con la Commissione europea nell’ambito del salvataggio di Monte dei Paschi, che prevedono l’uscita completa del Tesoro dall’azionariatoâ€.Â
A settembre ci sarà l’assemblea di Intesa e a fine ottobre quella di Mps. Quale ruolo potranno avere i fondi internazionali?
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“ I fondi internazionali possono avere un ruolo rilevante, anche nell’orientare altri azionisti, così come i proxy advisor. Credo però che saranno soprattutto alcuni azionisti forti a orientare le decisioni. Penso, per esempio, a Crédit Agricole per quanto riguarda Banco Bpm e a Generali per Banca Generaliâ€.Â
Come ha letto finora la reazione del mercato al piano di Lovaglio?
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“Mi sembra che il mercato abbia reagito in maniera piuttosto fredda, se non leggermente negativa, al piano di Lovaglio. Gli operatori si stanno muovendo con molta prudenza.Lo si vede dalle quotazioni, ma anche dalle valutazioni degli analisti e delle agenzie di rating emerse in questi giorni. C’è un certo scetticismo da parte del mercato e viene sottolineato soprattutto l’elevato rischio di esecuzione del pianoâ€Â
Sullo sfondo restano la Procura e la Consob dopo esposto Intesa. Che impatto potrebbero avere?
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“Tipicamente le vicende giudiziarie rimangono un po’ a latere e hanno tempi molto lunghi. È quindi difficile che possano incidere immediatamente su quello che accadrà nei prossimi due mesi. Certamente restano sullo sfondo e possono condizionare anche il comportamento degli operatori. L’esito giudiziario, però, sarà probabilmente molto più avanti nel tempo, perché si tratta di procedimenti che per loro natura hanno tempi lunghiâ€.Â
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L’inserimento di Anthropic nella “lista nera” del Pentagono è stato illegittimo. Lo ha stabilito la giudice Rita Faye Lin, della Corte distrettuale per il Distretto settentrionale della California, accogliendo le ragioni della società di intelligenza artificiale.
Secondo la giudice, gli atti dimostrano che il governo ha messo in atto una ritorsione illegittima in violazione del Primo Emendamento e che ad Anthropic è stata negata la procedura prevista dal Quinto Emendamento prima dell’adozione del provvedimento restrittivo.
Nell’ordinanza la decisione del Pentagono viene inoltre definita “arbitraria e capricciosa”. Il governo dovrebbe impugnare la sentenza.
La controversia tra Anthropic e l’amministrazione statunitense è esplosa a febbraio, quando il presidente Donald Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno accusato la società di mettere a rischio la sicurezza nazionale. Il nodo era un contratto da 200 milioni di dollari sottoscritto nel luglio 2025 con il governo degli Stati Uniti.
Anthropic aveva inserito clausole per impedire che Claude venisse utilizzato per la sorveglianza di massa dei cittadini americani e per lo sviluppo di sistemi d’arma letali completamente autonomi. Il Pentagono, invece, voleva poter utilizzare i sistemi disponibili per “ogni scopo lecito”, senza accettare quei limiti.
Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, il provvedimento contro Anthropic non sarebbe stato motivato soltanto da esigenze operative o di sicurezza.
La giudice Lin ha scritto che le azioni del governo erano legate anche al desiderio di trasformare il bando contro la società in un esempio pubblico, in risposta alla sua opposizione alle posizioni dell’amministrazione sull’uso militare dell’intelligenza artificiale.
È proprio questo elemento che ha portato la Corte a considerare illegittima la misura adottata dal Pentagono.
Alla base dello scontro c’era il rifiuto di Anthropic di consentire un utilizzo senza limiti del modello Claude nelle attività militari. Nel contratto da 200 milioni di dollari siglato nel luglio 2025, la società aveva imposto due vincoli precisi: niente sorveglianza di massa dei cittadini americani e niente impiego per sistemi d’arma letali completamente autonomi. Il Pentagono, al contrario, chiedeva di poter utilizzare i modelli AI per “ogni scopo lecito” previsto dalle proprie attività .
Dopo il mancato accordo su questi limiti, l’amministrazione Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth accusarono Anthropic di ostacolare le esigenze di sicurezza nazionale e la società venne inserita nella lista nera del Dipartimento della Difesa. È proprio questa decisione che la giudice Rita Faye Lin ha ora considerato una ritorsione illegittima.
“Restiamo concentrati sulla collaborazione proficua con il governo per sfruttare l’intelligenza artificiale a beneficio della nostra sicurezza nazionale, in modo che tutti gli americani possano trarre vantaggio da questa tecnologia”, ha dichiarato un portavoce della società .
La sentenza riapre così uno dei nodi più delicati nel rapporto tra aziende AI e apparato militare statunitense: fino a che punto i fornitori possono imporre limiti all’utilizzo dei propri modelli quando questi vengono impiegati per difesa, sorveglianza e sistemi d’arma.
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Sono stati firmati i primi contratti per il programma European Launcher Challenge. L’iniziativa promossa dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) amplia l’offerta di servizi di lancio e garantisce maggiore solidità all’accesso dell’Europa allo spazio.
A seguito di una valutazione completa di ciascuna proposta, i contratti danno il via all’implementazione dell’European Launcher Challenge, offrendo alle aziende l’accesso al supporto dell’ESA per lo sviluppo e il miglioramento di nuovi servizi di lancio. Tre le aziende selezionate e contrattualizzate. Si tratta della tedesca Rocket Factory Augsburg (RFA), della spagnola PLD Space e l’altra tedesca Isar Aerospace.
I contratti consentono ai partecipanti di ottenere e sbloccare fondi al raggiungimento di determinati obiettivi. Ogni proposta è stata esaminata da una commissione di valutazione dell’Agenzia Spaziale Europea, che ha analizzato le proposte finanziarie e tecniche delle aziende e i progressi compiuti.
Tutto risale a quasi tre anni fa, al famoso vertice di Siviglia che riunì gli Stati membri dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Riconoscendo il fallimento della transizione tra Ariane 5 e Ariane 6, durante la quale l’Europa fu privata dell’accesso allo spazio e dovette impiegare i suoi satelliti strategici a bordo dei razzi Falcon 9 di SpaceX, venne introdotta la “European Space Challenge” (ELC). Il suo obiettivo era quello di dare impulso alle aziende europee del settore New Space che sviluppano mini e micro-lanciatori, il tutto all’interno di un cambio di paradigma in cui l’ESA non sarebbe più stata l’appaltatore principale per lo sviluppo del prossimo lanciatore pesante europeo, ma piuttosto l’organo giudicante del processo di selezione tra le proposte del settore. Oggi, la sfida è davvero cominciata.
La Rocket Factory Augsburg (RFA), con sede in Germania, sta sviluppando il suo veicolo orbitale RFA One a tre stadi, il cui lancio è previsto dalla piattaforma di lancio SaxaVord nel Regno Unito. Con un’altezza di circa 30 metri e un diametro di 2,15 metri, il razzo RFA One, nella sua configurazione attuale, è progettato per una capacità di dispiegamento fino a 500 kg in un’orbita eliosincrona a 500 km di altitudine. Il contratto con RFA ammonta a 186,9 milioni di euro ed è finanziato principalmente dalla Germania con un contributo del Regno Unito.
L’azienda spagnola PLD Space ha lanciato il suo razzo dimostratore Miura 1 dalla Spagna nel 2023, utilizzandolo come base per lo sviluppo del lanciatore Miura 5 e delle relative infrastrutture. Miura 5 verrà lanciato dallo spazioporto europeo nella Guyana francese ed è progettato per trasportare carichi utili fino a 540 kg in un’orbita eliosincrona. PLD Space prevede di sviluppare funzionalità potenziate per il razzo Miura 5 al fine di supportare missioni istituzionali e commerciali che richiedono una maggiore capacità di carico utile e una maggiore portata orbitale. Il contratto con PLD Space ammonta a 158,9 milioni di euro ed è finanziato principalmente dalla Spagna, con un contributo della Germania.
Isar Aerospace, con sede in Germania, sta sviluppando il suo lanciatore Spectrum, che ha effettuato il suo primo volo di 30 secondi nel 2025 dalla sua piattaforma di lancio dedicata presso il cosmodromo di Andøya, in Norvegia. Il vettore a due stadi Spectrum è alto 28 metri, ha un diametro di 2 metri e, con dieci motori nella sua configurazione attuale, è progettato per lanciare carichi utili fino a 1000 kg in orbita terrestre bassa. Il secondo vettore Spectrum è in fase di preparazione per il lancio dal cosmodromo di Andøya, con i carichi utili che si prevede di immettere in orbita durante il volo di qualificazione. Il contratto con Isar Aerospace ammonta a 197,8 milioni di euro ed è finanziato principalmente dalla Germania, con contributi di Austria e Norvegia.
Infine, la procedura di aggiudicazione del contratto con la francese MaiaSpace è in fase di completamento e dovrebbe riprendere nelle prossime settimane. L’ESA fornirà ulteriori aggiornamenti una volta concluso il contratto.
I contratti concludono la seconda fase della Challenge, durante la quale le aziende preselezionate potevano presentare le proprie proposte entro aprile 2026. Le proposte sono state valutate da una commissione di valutazione dell’ESA.
La European Launcher Challenge richiede innanzitutto ai fornitori di servizi di lancio di realizzare un lancio orbitale entro il 2028 per dimostrare la propria capacità di consegna.
“Questo traguardo dà il via alla European Launcher Challenge, incoraggiando la concorrenza tra i fornitori di servizi di lancio europei”, dice Géraldine Naja, Direttrice del Trasporto Spaziale dell’ESA. “Attraverso questi finanziamenti, l’ESA sostiene lo sviluppo delle capacità di lancio europee, contribuendo a rafforzare la competitività dell’Europa e ad ampliare la gamma di servizi di lancio disponibili per clienti istituzionali e commerciali.”
“Con questi contratti, l’ESA trasforma l’ambizione in azione. L’ESA ha lanciato la sfida e creato le condizioni affinché i nuovi fornitori europei di servizi di lancio possano accelerare la loro crescita e svilupparsiâ€, aggiunge Lucia Linares, responsabile della strategia e dei lanci per il trasporto spaziale dell’ESA. “Ora spetta ai nuovi operatori dimostrare di poter fornire servizi di lancio affidabili per l’Europa e competere: raggiungere lo spazio non è facile e non è mai scontatoâ€.
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Per la prima volta al mondo un paziente è stato sottoposto a un intervento al cervello con il supporto in tempo reale di un sistema di intelligenza artificiale.
A raccontare il caso è la BBC. Rhys Hibbert, 48 anni, padre di due figli e residente nel Bedfordshire, è stato operato all’University College London Hospital per rimuovere un tumore benigno dell’ipofisi che stava comprimendo i nervi ottici e mettendo a rischio la sua vista.
Durante l’intervento, l’AI ha analizzato in diretta il flusso video proveniente dall’endoscopio e ha indicato ai chirurghi le aree nelle quali era più probabile si trovassero vasi sanguigni e nervi delicati, contribuendo a individuare il percorso più sicuro per rimuovere il tumore.
Hibbert era in buona salute fino a circa 18 mesi fa, quando durante una passeggiata perse conoscenza e iniziò ad avere convulsioni.
Una scansione cerebrale rivelò un tumore benigno di 11 millimetri sull’ipofisi, una piccola ghiandola situata alla base del cranio e responsabile della produzione di ormoni fondamentali per crescita, metabolismo, pressione sanguigna e temperatura corporea.
Il problema era soprattutto la posizione. L’ipofisi si trova molto vicino alle arterie carotidi, che portano sangue al cervello, e ai nervi ottici. Con la crescita del tumore, Hibbert aveva iniziato a perdere parte della visione periferica e a soffrire di stanchezza e vertigini.
“Dal punto di vista della sicurezza del paziente ne vedo assolutamente il beneficio. Non ci sono segnali stradali dentro la nostra testaâ€, ha spiegato.
L’intervento è stato effettuato introducendo attraverso il naso un endoscopio, una piccola telecamera utilizzata per raggiungere la base del cranio.
Il tumore era vicino, ma nascosto dietro strati di osso e membrane. Individuare il punto più sicuro dal quale intervenire non era semplice, anche perché l’anatomia varia da persona a persona.
Secondo la BBC, in questo tipo di operazioni esiste una probabilità compresa tra il 25% e il 50% di non riuscire a rimuovere completamente il tumore e un rischio tra lo 0,5% e il 2% di danneggiare un importante vaso sanguigno.
È qui che è intervenuto il sistema di AI.
Su un secondo schermo, il software analizzava le immagini in tempo reale, seguiva gli strumenti chirurgici e segnalava le aree nelle quali era più probabile trovare vasi e nervi, evidenziando le zone considerate più sicure per procedere.
Il sistema utilizza un principio simile a quello delle tecnologie di riconoscimento facciale, ma invece di individuare un volto riconosce strutture anatomiche importanti e spesso non direttamente visibili.
I ricercatori dell’UCL hanno addestrato e valutato l’AI utilizzando centinaia di video di interventi per la rimozione di tumori dell’ipofisi. Nei filmati sono stati identificati manualmente nervi e vasi sanguigni per permettere al sistema di imparare a riconoscerli.
“È stato addestrato su più operazioni di quante la maggior parte dei chirurghi ne veda o ne esegua in tutta la propria carriera e può agire come un secondo paio di occhi espertoâ€, ha spiegato il professor Hani Marcus, che ha partecipato all’intervento.
Il team sottolinea però che non si tratta di chirurgia autonoma.
L’AI fornisce informazioni e suggerimenti, ma il controllo dell’operazione rimane completamente nelle mani dei medici.
L’obiettivo a lungo termine è sviluppare una sorta di “ChatGPT per chirurghiâ€: un sistema al quale il medico possa chiedere supporto durante un intervento, mantenendo però sempre la possibilità di ignorarne le indicazioni.
“Un altro esperto nella stanza al quale rivolgersi per un consiglio, se lo si desidera, oppure da ignorare se non si è d’accordoâ€, ha spiegato Marcus.
La tecnologia è stata sviluppata dai ricercatori dell’UCL con finanziamenti del National Institute for Health and Care Research e di Google ed era stata sperimentata per anni in laboratorio prima del primo utilizzo su un paziente.
Il gruppo sta ora lavorando a uno studio clinico più ampio.
Per Hibbert, i risultati sono stati immediati. “Quando ho aperto gli occhi dopo l’operazione mi è sembrato di avere una visione a 360 gradi. Non vedevo così bene da un annoâ€, ha raccontato.
Nelle otto settimane successive all’intervento la vista ha continuato a migliorare, mentre stanchezza, vertigini e gli altri disturbi precedenti sono scomparsi.
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Negli Stati Uniti i data center stanno diventando uno dei simboli più visibili e contestati dell’intelligenza artificiale.
Secondo un’analisi pubblicata da The Information, l’opposizione a queste infrastrutture non riguarda più soltanto ambientalisti o comitati locali, ma attraversa ormai quasi tutto lo spettro politico americano. Il dato più netto arriva da un sondaggio di Embold Research e HeatMap Pro: il 75% degli americani oggi si dichiara contrario ai data center, in forte aumento rispetto al 42% di un anno fa.
Un cambiamento molto rapido, tanto che Mike Greenfield, cofondatore di Embold Research, lo ha definito un’eccezione rispetto alla normale stabilità delle opinioni pubbliche.
In Texas, il governatore repubblicano Greg Abbott ha fermato la costruzione di circa 1.800 data center per le preoccupazioni legate al consumo di energia e acqua.
In Pennsylvania, il governatore democratico Josh Shapiro ha invece firmato un ordine esecutivo che impone forti restrizioni all’espansione di queste infrastrutture.
Il dato politicamente più rilevante è che la contrarietà supera le divisioni tradizionali. Secondo Embold Research, gli oppositori superano i favorevoli di 43 punti percentuali tra i Repubblicani, di 65 punti tra gli indipendenti e di 75 punti tra i Democratici.
A preoccupare sono soprattutto le risorse necessarie per alimentare e raffreddare i data center. La crescita dell’AI generativa ha aumentato enormemente la domanda di potenza di calcolo, spingendo le Big Tech a programmare nuovi impianti in diverse aree degli Stati Uniti.
Ma la presenza fisica dei data center rende molto più concreti i costi dell’intelligenza artificiale: consumo di elettricità , uso di acqua per il raffreddamento e maggiore pressione sulle infrastrutture locali.
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, i data center hanno consumato nel 2024 circa 415 TWh di elettricità , pari all’1,5% della domanda mondiale, ma il loro fabbisogno cresce del 12% l’anno e potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, raggiungendo 945 TWh, poco più dell’attuale consumo elettrico del Giappone.
Gli Stati Uniti concentrano il 45% dei consumi globali e, entro fine decennio, i data center potrebbero rappresentare quasi la metà dell’aumento della domanda elettrica americana. Il vero limite alla crescita, però, potrebbe essere la rete: circa il 20% dei progetti pianificati rischia ritardi per problemi di connessione, mentre tempi di costruzione delle linee e disponibilità di trasformatori si allungano.
Metà della nuova domanda sarà coperta da rinnovabili, con contributi rilevanti anche da gas e nucleare, mentre le emissioni potrebbero salire da 180 a 300 milioni di tonnellate entro il 2035. Cresce infine la dipendenza dal gallio, materia prima critica per i chip avanzati, la cui raffinazione è controllata quasi interamente dalla Cina.
Per l’industria tecnologica il tema è particolarmente delicato, perché i data center sono l’infrastruttura di base su cui poggia la crescita dell’AI.
Limitare la costruzione di nuovi impianti significa ridurre la capacità di calcolo disponibile per addestrare e far funzionare modelli sempre più potenti. Secondo The Information, parte del problema è anche comunicativo: la Silicon Valley non sarebbe riuscita a spiegare con sufficiente efficacia perché i cittadini dovrebbero accettare l’impatto ambientale e infrastrutturale di queste strutture.
Anche il paragone, spesso utilizzato dal settore, tra data center e fabbriche della rivoluzione industriale potrebbe essersi rivelato controproducente. Quelle fabbriche furono centrali per la modernizzazione, ma sono ricordate anche per le loro pesanti conseguenze sociali e ambientali.
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La Lombardia ha una ricca presenza di aziende che compongono una filiera della microelettronica ricca di aziende, attive nella realizzazione di semiconduttori (“chipâ€). La mappatura l’ha realizzata Assolombarda, restituendo una fotografia degli attori core che si occupano della R&S e della produzione di semiconduttori in senso stretto, allargando lo sguardo anche a monte ai fornitori e sviluppatori di tecnologie abilitanti e a valle a sottoinsiemi di PMI emergenti e startup che sviluppano specifici prodotti con i chip. Per finire, son citate anche le università e i centri di ricerca più rilevanti nella progettazione dei semiconduttori.
La premessa è che il mercato globale dei semiconduttori potrà superare il trilione di dollari nel 2030. Quindi, si tratta di un mercato ricchissimo, su cui si confrontano Usa e Cina con l’Europa che tenta di chiudere un gap tecnologico che pesa enormemente sulla sua indipendenza digitale. C’è da dire che la Ue ha varato nel 2023 il Regolamento Chips Act, in vigore dal settembre di tre anni fa per colmare questo divario.
La Lombardia rappresenta ben il 43% del totale delle esportazioni italiane di schede e componenti elettroniche, contro un 26% della Sicilia. La regione presenta dunque una forte specializzazione nelle esportazioni del settore.
La filiera della microelettronica lombarda si compone di 622 realtà aziendali, distribuite su tre segmenti lungo le diverse fasi della catena del valore.
In primo luogo, il segmento “coreâ€, ossia quello dedicato alla ricerca e sviluppo e alla produzione di semiconduttori in senso stretto, conta 146 imprese e si caratterizza per una forte apertura internazionale e diversificazione: a 48 grandi player multinazionali (sia italiani che esteri, che cubano complessivamente circa 369 miliardi di euro di valore della produzione nel 2022, con un range minimo di 173 milioni e massimo di 56 miliardi per singola azienda) si affiancano 49 PMI e PMI innovative e 49 startup innovative.
In secondo luogo, le imprese del segmento “core†attivano e fanno affidamento su quelle del segmento “upstreamâ€, collocato a monte nella catena del valore e composto da 426 fornitori e sviluppatori di tecnologie abilitanti. È importante notare che ben il 37,1% di questi soggetti risieda nella regione stessa: la filiera della microelettronica lombarda, dunque, ha certamente una spiccata proiezione internazionale grazie agli attori “coreâ€, ma è allo stesso tempo fortemente radicata sul territorio, contribuendo in modo rilevante al suo sviluppo. Inoltre, la specializzazione dei fornitori lombardi riflette le eccellenze produttive lombarde, per esempio nel campo dei prodotti chimici e in quello dei macchinari e della componentistica.
Infine, a valle del segmento “coreâ€, si posizionano 50 attori “downstream†giovani ed emergenti: si tratta di PMI, PMI innovative e startup innovative attive sul territorio lombardo che sviluppano, ma anche utilizzano, chip destinati ai propri prodotti in ambiti come l’automotive, le telecomunicazioni, il biotech, l’energia, la domotica e l’aerospazio.
Le imprese sono concentrate a Milano (61%), Monza e Brianza (13%), Brescia (6%), Bergamo (5%) e Pavia (5%). Pavia emerge come polo della ricerca e innovazione, anche grazie alla presenza dell’Università .
Nel 2022 è stato inaugurato il Distretto della Microelettronica Pavese, che conta una ventina di aziende, al quale si aggiunge la sede del “Centro italiano per il design dei circuiti integrati e semiconduttoreâ€, la cui Fondazione è stata istituita con la legge di bilancio 2023 per la promozione e sviluppo di circuiti integrati e rafforzare la formazione nel campo della microelettronica anche con l’inaugurazione del Parco Gerolamo Cardano per l’Innovazione Sostenibile.
Tra le imprese ‘core’ e ‘downstream’, ben il 72% svolge attività di ricerca e sviluppo, spesso in combinazione tra loro o insieme ad attività di produzione o commerciali. Si tratta di un’intensità di innovazione eccezionale, che fa del settore uno dei più attivi in processi di R&D.
La filiera della microelettronica lombarda non abbraccia solo il sistema industriale, ma coinvolge una pluralità di attori in un vero e proprio ecosistema allargato. Le imprese della filiera lombarda, infatti, hanno costruito una rete ampia e internazionale di collaborazioni per la ricerca, stringendo rapporti con oltre 80 università e centri di ricerca in Italia e all’estero.
Anche in questo ambito, sono forti i legami con il territorio: il 28,7% delle collaborazioni attivate dalle imprese lombarde dell’industria della microelettronica sono con università e centri di ricerca in Lombardia, quota che sale al 57% con riferimento alle borse di dottorato. Emergono per eccellenza il Politecnico di Milano (primo con il 19% delle collaborazioni), l’Università degli Studi di Catania (10,5%) e l’Università degli Studi di Pavia (6,7%).
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