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Telecoms
TLC: Virkkunen, Urso, Fratin e i CEO all’evento di RESTART con keynote speech di Letta. Per la prima volta i dati del mercato UE

Il valore del mercato europeo delle telecomunicazioni e dei tassi di crescita (CAGR) fino al 2030 rilevati per la prima volta, la proposta di scenari futuri alternativi nel settore TLC e il confronto con stakeholder pubblici (tra cui i rappresentanti del governo italiano e della Commissione europea) e privati (a partire dai CEO delle telecomunicazioni) saranno i momenti chiave dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunicationsâ€, che si terrà a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026 ed è organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner (https://fondazione-restart.it/).

Il convegno si colloca in un momento particolarmente rilevante per il settore delle telecomunicazioni, che è tornato al centro del dibattito europeo a seguito dei Rapporti Draghi e Letta, delle recenti iniziative sulla strategia digitale europea e, soprattutto, in concomitanza con la pubblicazione dell’atteso Digital Networks Act da parte della Commissione Europea. In questo contesto, le giornate di Roma saranno dedicate a un confronto approfondito con stakeholder pubblici e privati, a livello nazionale ed europeo, sulle prospettive future dell’ecosistema delle telecomunicazioni.

IL CONFRONTO CON STAKEHOLDER PUBBLICI E PRIVATI

Il Keynote Speech di apertura sarà tenuto da Enrico Letta, che dopo la pubblicazione del report â€œMuch More than a Market†ha continuato a seguire con attenzione il tema delle Telecomunicazioni come uno dei tre pilastri fondamentali, insieme a finanza ed energia, su cui costruire il rilancio della competitività europea. In questi ambiti, la mancata realizzazione di un vero Mercato Unico Europeo rappresenta una delle principali debolezze strutturali dell’UE.

GLI INTERVENTI DI VIRKKUNEN, URSO E FRATIN

È previsto anche l’intervento della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, alla vigilia della pubblicazione del Digital Networks Act, che promette di imprimere una nuova direzione allo sviluppo degli asset europei delle telecomunicazioni.

Per il Governo interverranno il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, che discuteranno delle strategie italiane e delle iniziative in campo per il settore.

INTERVISTE AI CEO DEGLI OPERATORI DELLE TELECOMUNICAZIONI

Il confronto sulle prospettive future dell’ecosistema, così come delineate dallo studio di RESTART, coinvolgerà inoltre numerosi amministratori delegati dei principali attori del settore, tra cui Pietro Labriola (TIM e Presidente Asstel), Walter Renna (Fastweb+Vodafone), Benedetto Levi (Iliad), Giuseppe Gola (Open Fiber), Federico Protto(Cellnex), Diego Galli (INWIT), Andrea Missori (Ericsson) e Stefano Grieco (Nokia).

Il dibattito sulle nuove regole europee vedrà anche il contributo di Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM, Antonio Perrucci (ASTRID), il senatore Antonio Nicita, già Commissario AGCOM, Alessandro Gropelli, Direttore di Connect Europe, e Pinar Serdengecti, Direttrice degli affari regolatori presso ECTA.

I temi centrali del confronto saranno il consolidamento del mercato, il Mercato Unico europeo, i nuovi modelli di network sharing, il ruolo emergente delle NetCo e dei Neutral Host, nonché la gestione delle frequenze radio.

PRESENTAZIONE WHITE PAPER DI RESTART “A TECHNO-ECONOMIC VIEW OF THE FUTURE TELECOMMUNICATIONSâ€: RILEVATO, PER LA PRIMA VOLTA, IL VALORE DEL MERCATO EUROPEO TLC E DEI TASSI DI CRESCITA (CAGR) FINO AL 2030

Il dibattito sarà stimolato dalla presentazione del white paper di RESTART “A Techno-Economic View of the Future Telecommunicationsâ€, realizzato insieme agli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. Il documento è caratterizzato, per la prima volta, da un modello analitico che descrive nel dettaglio il nuovo sistema europeo delle telecomunicazioni articolato per attività economiche ed indica la stima del valore del mercato europeo e dei tassi di crescita (CAGR) fino al 2030: un dato mai rilevato in passato.

Il white paper propone inoltre una serie di scenari futuri alternativi, la cui realizzazione dipenderà dalle scelte strategiche che verranno adottate in ambito industriale e regolatorio.

32 PROGETTI DI RICERCA, OLTRE 110 DEMO

Durante l’evento saranno presentati anche i principali risultati del programma RESTART, frutto di 32 progetti di ricerca che coprono l’intero spettro delle tecnologie e delle applicazioni delle telecomunicazioni. A questi si affiancano 12 cluster di “Grand Challengesâ€, che hanno affrontato in modo trasversale e multidisciplinare le principali sfide scientifiche e di impatto del settore. In un’area espositiva dedicata sarà possibile visitare oltre 110 demo, che mostrano in modo concreto i risultati raggiunti e le applicazioni sviluppate.

PREMI ALLE 15 STARTUP PIÙ INNOVATIVE

Particolarmente significativa è stata la partecipazione delle startup innovative: durante l’evento saranno premiate le 15 migliori startup selezionate nell’ambito dell’iniziativa promossa da RESTART. Accanto alla ricerca, il programma ha perseguito sei missioni trasversali dedicate a formazione, trasferimento tecnologico, startup, laboratori, dottorati e disseminazione.

PROF. BLEFARI MELAZZI (PRESIDENTE RESTART): “LA SOSTENIBILITÀ DEL SETTORE TLC NON DIPENDE SOLO DA RIFORMA LEGISLATIVE E REGOLATORIE, MA ANCHE DALLA CAPACITÀ DI INNOVARE E RIPOSIZIONARSI OLTRE LA FORNITURA DI CONNETTIVITÀâ€

Il Prof. Nicola Blefari Melazzi, Presidente di RESTART, ha dichiarato:

“RESTART ha dimostrato che un grande programma di ricerca coordinato può avere un impatto reale e duraturo sull’ecosistema delle telecomunicazioni, andando oltre la sola produzione scientifica. Integrando eccellenza accademica, innovazione tecnologica, formazione di capitale umano e dialogo con la società, il programma ha contribuito a ripensare il modo stesso in cui ricerca e innovazione vengono concepite e messe a sistema nel nostro Paese. Il settore non sta attraversando una crisi ciclica, ma una trasformazione strutturale profonda, che impone anche un cambiamento nel modo di fare ricerca.

Gli operatori europei delle telecomunicazioni affrontano infatti una crisi strutturale, caratterizzata sinora da una crescita del traffico a fronte di ricavi stagnanti, che ha indebolito la capacità di investimento e la sostenibilità di lungo periodo. Vincoli regolatori, legislativi e politici, alti costi dello spettro e la frammentazione dei mercati hanno contribuito a questa pressione, ma non ne spiegano da soli la profondità. Il problema centrale è la mancanza di innovazione di cui è responsabile l’intero settore della R&D. La connettività è diventata una commodity e gli operatori non hanno fatto evolvere i modelli di business network-centrici per catturare valore da servizi digitali, piattaforme ed ecosistemi. Sebbene esistano opportunità in ambiti come reti energeticamente efficienti, automazione basata sull’AI ed edge intelligence, coglierle richiede un deciso cambio di passo verso strategie guidate dall’innovazione. Ad esempio, Integrando le capacità di edge AI con l’intelligenza di rete, gli operatori possono andare oltre la semplice fornitura di connettività e assumere un ruolo centrale nell’abilitare esperienze basate sull’IA, rafforzando al contempo la propria rilevanza in un futuro in cui l’intelligenza artificiale è pervasiva, distribuita e profondamente integrata nei dispositivi di uso quotidiano. Le applicazioni possono evolvere verso una maggiore integrazione con le reti, abilitando sinergie quali: scambio di informazioni machine-to-machine; apprendimento e inferenza distribuiti; soluzioni e paradigmi radicalmente nuovi. In definitiva, la sostenibilità del settore dipende non solo da riforme legislative e regolatorie ma anche dalla capacità di innovare e riposizionarsi oltre la fornitura di connettivitàâ€.

PROF. CAPONE (VICE PRESIDENTE E RESPONSABILE SCIENTIFICO DI RESTART): “LE TLC SONO UN’INFRASTRUTTURA STRATEGICA PER LA COMPETITIVITÀ, LA SICUREZZA E L’AUTONOMIA TECNOLOGICA DELL’EUROPAâ€

Il Prof. Antonio Capone, Vice Presidente e Responsabile Scientifico di RESTART, ha aggiunto:

“Come programma RESTART abbiamo sentito la responsabilità di non occuparci esclusivamente di ricerca scientifica, ma di allargare l’analisi al contesto tecno-economico europeo in cui questa ricerca deve tradursi in valore. Le telecomunicazioni sono un’infrastruttura strategica per la competitività, la sicurezza e l’autonomia tecnologica dell’Europa. Servono scelte consapevoli su investimenti, modelli industriali e governance per costruire reti affidabili e resilienti, prerequisito essenziale per l’innovazione digitale e i servizi del futuroâ€.

IL PROGRAMMA

L’AGENDA, A PARTIRE DAL 19 GENNAIO ORE 14:00

ACCREDITI STAMPA

Per accreditarsi alla sala stampa, scrivere a segreteria.restart@supercom.it

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 10:44:59 +0000 di Redazione Key4biz
PNRR
Bonus Fibra, cos’è e chi può fruirne. Ma quando parte? E come richiederlo?

Se ne parla da almeno un anno e nel 2026 si potrà finalmente partire (quando?) con il Bonus fibra, un contributo fino a 200 euro, previsto dal Mimit nell’ambito del PNRR, per favorire l’accesso alla banda ultralarga FTTH in edifici che ne sono privi o con connessione lenta. Il bonus copre i lavori di cablaggio per portare la fibra ottica alle abitazioni, ma non gli abbonamenti mensili. In altre parole, è pensato per coprire il cosiddetto “cablaggio verticale†degli edifici, l’ultimo tratto che va dal piano terra dell’edificio fino all’abitazione (dovrebbe riguardare anche il collegamento del tratto esterno all’edificio che dalla strada va al palazzo, il cosiddetto ultimo miglio). La misura si rivolge a una platea potenziale di circa 1,5 milioni di famiglie e per il cablaggio verticale si era fissato un incentivo complessivo di 140 milioni di euro. Il bonus scade a giungo del 2026 con il PNRR.

Consultazione pubblica e notifica a Bruxelles?

Ma a quanto pare il Ministero avrebbe comunicato che nei prossimi mesi sarà avviata una consultazione pubblica con gli operatori di settore, seguita dalla notifica formale alla Commissione Europea, passaggio obbligatorio per la piena attuazione del programma. Soltanto successivamente sarà pubblicato il decreto attuativo che definirà con precisione i requisiti di accesso al bonus, le modalità di presentazione della domanda, i soggetti autorizzati a gestire la misura e le tempistiche per l’erogazione del voucher.

Quando si ipotizza che si possa partire all’incirca?

Il bonus scade davvero a giugno 2026 con la fine del PNRR oppure si ipotizza già una proroga?  

Provvedimento annunciato ad aprile 2025. Ma quando parte? E come richiederlo?

Il provvedimento era stato annunciato quasi un anno fa, ad aprile 2025, in occasione del tavolo delle Tlc convocato al Mimit durante il quale il Ministero aveva annunciato un pacchetto complessivo di aiuti per 630 milioni di euro, di cui 533 milioni fruibili dagli operatori Tlc. Parte dei fondi destinati appunto a coprire almeno in parte i costi dei lavori per la risalita verticale dei cavi negli edifici.

Ma a quanto risulta a Key4biz la situazione è molto complessa, e addirittura ieri è circolata la voce che vogliono togliere soldi destinati al bonus fibra per metterli sul voucher cloud.

E’ così?

I voucher per i cittadini e quelli per le imprese sono in concorrenza e alternativi fra loro?

Bonus fibra per le imprese

Il bonus riguarda anche le piccole e grandi imprese, che ad aprile 2025 erano state citate fra i potenziali beneficiari di un voucher fibra. Si tratta di un bacino di circa 35mila aziende.

Per le aziende la modalità di richiesta e fruizione sarà differente?

Il bonus fibra per le imprese comprende eventualmente anche incentivi per tecnologie come il cloud e la cybersecurity?

Come annunciato dal Mimit, “per le PMI sono previsti voucher a copertura del 50% degli investimenti in servizi cloud e cybersecurity, con risorse pari a 150 milioniâ€. Per le grandi imprese sono invece stati destinati 201 milioni di euro, “a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo nei settori delle telecomunicazioni, dei cavi sottomarini, delle tecnologie quantistiche e della realtà aumentata e virtualeâ€. Il settore del broadcasting può contare “su risorse pari a 54 milioniâ€.

Quali modalità?

Restano alcuni punti interrogativi:

Quando parte la possibilità di richiedere il bonus?

Bisognerà chiederlo direttamente all’operatore accreditato?

In che modalità?

Cosa si sa del Bonus Fibra

  • Non sarà influenzato dall’ISEE e dovrebbe essere richiesto tramite operatori accreditati, con uno sconto diretto in fattura. Il bonus dovrà essere attivato entro il 30 giugno 2026. C’è quindi molto poco tempo per avviare tutto l’iter, per quanto al momento il bonus non sia ancora partito ufficialmente.

Si tratta di un contributo pensato per portare internet in tutta Italia, anche in quelle case e in quegli edifici in cui attualmente è presente soltanto una connessione lenta o in cui la connessione è totalmente assente. Il bonus non è destinato a tutti, ma può essere richiesto soltanto in presenza di alcuni requisiti e soltanto per specifici interventi.

L’obiettivo è finanziare l’adeguamento degli impianti interni agli immobili, collegando la rete pubblica stradale direttamente alle singole unità abitative. È il cosiddetto “ultimo miglioâ€, spesso assente nei palazzi meno recenti, che impedisce la reale fruizione di velocità fino a 1 o 2.5 Gbps.

Chi può richiedere il Bonus Fibra 2026 e quali requisiti servono

Il Bonus Fibra 2026 è stato istituito dal Ministero delle Imprese e del made in Italy, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con l’obiettivo di incentivare la digitalizzazione dell’intero Paese e la diffusione della connessione a banda ultralarga.

È un incentivo destinato ai cittadini e serve per permettere la creazione di cablaggi adeguati e della struttura necessaria per portare ovunque un internet veloce. Ciò significa che il bonus, che ancora non è stato formalizzato e di cui, quindi, non si conoscono ancora i dettagli, dovrebbe consentire e incentivare la creazione del cablaggio verticale. Più precisamente, sosterrà le spese effettuate per lo svolgimento di lavori tecnici mirati a portare la fibra ottica all’interno di case e edifici.

Contributo di 200 euro per lavori ma non per gli abbonamenti

Si parla di un contributo che può raggiungere i 200 euro per lavori che portano i cavi della fibra ottica dal piano terra alle unità abitative e per l’adeguamento degli impianti. Pertanto, non si potrà usufruire del Bonus Fibra 2026 per coprire le spese legate ad abbonamenti e al canone mensile sostenuto per ottenere la connessione a internet.

Secondo alcune indiscrezioni, i cittadini dovranno rivolgersi direttamente agli operatori del settore accreditati, per ottenere uno sconto diretto sulla spesa finale, con l’importo che viene scomputato dai costi di attivazione o di installazione previsti dal contratto.

Il Bonus Fibra 2026 verrà attivato entro e non oltre il 30 giugno 2026, data entro la quale devono essere raggiunti gli obiettivi del Pnrr.

La digitalizzazione dei Comuni fino a 50mila abitanti

E ancora, per quanto riguarda gli interventi indiretti, 35 milioni di euro “saranno destinati a 4.300 Comuni sotto i 50mila abitanti per la digitalizzazione delle infrastrutture localiâ€. 

Le altre misure

Un altro capitolo riguarda il potenziamento del sistema SINFI, finalizzato alla mappatura di cavi sottomarini, data center e aree industriali, per cui sono stati stanziati 2 milioni di euro. E ancora: la desaturazione della fibra ottica, con nuove installazioni su reti pubbliche e il rinnovo dei diritti d’uso su reti private, è sostenuta con 42,7 milioni; il catasto nazionale degli impianti, utile al monitoraggio delle sorgenti radio elettriche, ha ricevuto 1,5 milioni. Poi ci sono i 3 milioni di euro per la completa digitalizzazione del sistema nazionale di emergenza NUE 112.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 10:17:16 +0000 di Paolo Anastasio
Pirateria
Capitanio (Agcom) su Cloudflare: “La tutela del diritto d’autore non è censuraâ€

Capitanio difende l’operato di Agcom e risponde al CEO di Cloudflare: “Vedremo nei fatti chi protegge la rete e chi, magari involontariamente, aiuta chi la saccheggiaâ€

“Se qualcuno pensa che il “free internet” equivalga a consentire in rete violenze, furti, frodi, spaccio, traffico di armi, Houston abbiamo un problema. Serioâ€. Massimiliano Capitanio, commissario Agcom, dice la sua sul caso Cloudflare in Italia a seguito delle pesanti dichiarazioni del CEO e co-fondatore della piattaforma di servizi digitali, Matthew Prince.

“La tutela del diritto d’autore non è censura. Le dichiarazioni del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, nascono probabilmente dalla mancata conoscenza del lungo percorso che ha portato Agcom a sanzionare la sua azienda.
La multa da 14 milioni di euro non riguarda la libertà di espressione, ma la tutela di diritti e posti di lavoro saccheggiati dalla pirateria
â€, ha sottolineato Capitanio.

Prince in un post infuocato contro l’Agcom aveva innalzato la bandiera della libertà di parola e dell’open internet, ergendosi a difensore della democrazia e dei suoi valori fondanti, chiamando anche in causa il vicepresidente JD Vance e il patron di Tesla e SpaceX, Elon Musk.

Il CEO di Cloudflare aveva anche minacciato la sospensione dei servizi gratuiti di cybersecurity per le imminenti Olimpiadi invernali italiane Milano-Cortina 2026, ma anche i servizi gratuiti agli utenti italiani in generale e i futuri piani di investimento nel nostro Paese.

Cloudflare invoca la censura, ma è il caso?

Una reazione pesante, che è chiaro sta andando oltre la semplice multa.
Come scrive Capitanio, perché tirare in ballo il free speech quando si sta combattendo la pirateria audiovisiva?
Perché accusare l’Autorità italiana di censura quando si sta ribadendo semplicemente un principio cardine della proprietà intellettuale (di cui si giova la stessa Cloudflare), cioè la difesa del diritto d’autore dall’assalto di gruppi criminali online?

“Combattere chi ruba ogni anno all’Italia 12.000 posti di lavoro e 2 miliardi di euro è privare qualcuno della libertà?
Stanare i criminali della pedopornografia è negare la libertà a qualcuno?
Rimuovere contenuti nocivi per i minori (come la challenge della cicatrice francese) è una privazione di libertà?
Vogliamo davvero la libertà di truffare, plagiare, adescare, coprire criminali spacciandola per neutralità tecnologica?
â€, si chiede il commissario Agcom.

Questa nei fatti è una battaglia per la difesa del diritto d’autore, che non è solo italiana, ma è portata avanti con forza anche dalla Premier League inglese e da La Liga spagnola, per quel che riguarda le partite di calcio.

L’operato Agcom difende anche gli interessi delle aziende americane

Per Prince l’azione dell’Agcom è un esempio pratico di “eccesso di potere extragiudizialeâ€, perché fa i conti in tasca a Cloudflare e può anche arrivare a imporgli un risarcimento pari al 2% del suo fatturato mondiale.

Il vero problema, ha spiegato Capitanio, è che “accertato che i servizi di Cloudflare consentivano l’accesso a siti pirata, AGCOM ha solo applicato la legge chiedendo di rendere inaccessibili questi contenutiâ€, ottenendo però come risposta “nessuna collaborazione†da parte della società americana.

Capitanio ha ricordato che proprio “gli USA subiscono circa 29,2 miliardi di dollari di perdite ogni anno per colpa della pirateria audiovisivaâ€: “Il nostro lavoro tutela anche le aziende americane colpite dai pirati (The Walt Disney Company, Amazon, Netflix, Sky, etc…). Dovremmo smettere?â€.

“Tra l’altro – ha aggiunto Capitanio – Cloudflare si è dotata di un collegio difensivo di primissimo ordine per interloquire con AGCOM e con i Giudici. E ci è riuscita bene, tant’è che il Consiglio di Stato, con una recente ordinanza, ha imposto ad AGCOM di dare accesso a Cloudflare a tutti i documenti riguardanti i quindicimila siti pirata ospitati sull’infrastruttura della società, per cui è stata in seguito sanzionataâ€.

A questo punto, ha chiuso il commissario nel suo lungo post social, “vedremo nei fatti chi protegge la rete e (anche) le aziende americane e chi, magari involontariamente, aiuta chi le saccheggiaâ€.

Marzano (MiC): “Censura? Tesi che il tempo, la prassi e l’evoluzione normativa hanno già ampiamente ridimensionatoâ€

Riguardo l’accusa di censura all’Agcom, invocata da Prince, secondo l’avvocato Paolo Marzano, Componente Comitato Consultivo permanente per il Diritto d’Autore (MiC) e docente LUISS: “Colpisce il riemergere di argomentazioni note, già ampiamente discusse e ormai superate, utilizzate anche ad esempio per tentare di arrestare l’adozione del Regolamento Agcom antipirateria. Tesi che il tempo, la prassi e l’evoluzione normativa hanno già ampiamente ridimensionatoâ€.

“Si sostiene che la tecnologia utilizzata da Cloudflare non consenta l’attuazione dei provvedimenti dell’Autorità senza produrre danni a terzi. Un esame più attento porta però a due rilievi difficilmente contestabili: Cloudflare è già stata condannata da diversi tribunali europei, nessuno dei quali ha ritenuto sussistente tale impossibilità tecnica; la stessa Cloudflare evita di instaurare quel dialogo – doveroso – che le consentirebbe di rappresentare le proprie ragioni davanti ad autorità e giurisdizioni dell’Unioneâ€, ha precisato Marzano in un post social.

Cloudflare importante, ma la pirateria è una minaccia gravissima per le imprese, gli investimenti e i posti di lavoro

In ultima analisi, Cloudflare è sicuramente un gigante tecnologico del nostro tempo. Fanno affidamento sui suoi servizi 25 milion di siti, grazie ad una rete di oltre 300 data center su 165 città di 125 Paesi, servendo in media 78 milioni di richieste HTTP al secondo.

Per capire la sua importanza, i disservizi che hanno riguardato Cloudflare a giugno e novembre 2025 hanno creato seri problemi anche in Italia, mandando offline mezzo web.

Il problema, come ha ricordato il presidente della FAPAV, Federico Bagnoli Rossi, intervenendo sul caso Cloudflare, è che i suoi fondamentali servizi “vengono frequentemente utilizzati dagli amministratori di siti pirata per celare le loro attività ritenute illecite sia in Italia sia all’esteroâ€.
Se un’attività è criminale offline, lo è anche online.
Proteggere il diritto d’autore, significa proteggere innovazione, investimenti, imprese e posti di lavoro.

Secondo l’ultima ricerca FAPAV/Ipsos sulla pirateria audiovisiva in Italia, queste attività criminali hanno causato una perdita diretta di fatturato pari a 800 milioni di euro e indiretta per 2,2 miliardi di euro, 1 miliardo di euro di danno all’economia nazionale, oltre 12 mila posti di lavoro a rischio.

Proteggere le imprese da questa tempesta non può essere paragonato a censurare o limitare ipotetiche libertà di internet, ma tutelare diritti e crescita economica. In una parola, difendere la cultura della legalità, anche nel digitale, dove è palese (o almeno il rischio pare tale) lo scontro non tra visioni di internet e quello che ci devo o meno accadere sopra, ma tra blocchi di interessi: quello americano da un lato e quello europeo dall’altro.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 10:14:14 +0000 di Flavio Fabbri
starlink
Starlink, via libera della FCC al lancio di altri 7.500 satelliti per il D2D e alle frequenze da usare

La Federal Communications Commission americana ha dato il disco verde a SpaceX, casa madre di Starlink, per il lancio di 7.500 nuovi satelliti, una mossa che di fatto raddoppierà il numero di satelliti della costellazione in orbita bassa potenziando l’offerta di servizi dentro e fuori degli Usa.

Starlink raddoppia con l’ok della FCC

In particolare, il regolatore americano consentirà a SpaceX di sviluppare altri 7.500 satelliti Gen2 Starlink – quelli che supportano il direct-to-cell di fatto – per portare così il numero complessivo della costellazione a 15mila in orbita bassa.

“Questa espansione consentirà a SpaceX di fornire servizi Internet ad alta velocità e bassa latenza a livello globale, inclusa una copertura mobile potenziata e supplementare dallo spazio”, ha affermato la FCC (scarica il documento della FCC in PDF).

C’è da dire, però, che la FCC sta procedendo con calma per quanto riguarda l’autorizzazione della flotta Starlink. Ha dato il via libera al primo lotto di 7.500 satelliti Gen2 dell’azienda alla fine del 2022, più di tre anni fa. E quest’ultima approvazione rappresenta un altro passo avanti; SpaceX ha richiesto l’autorizzazione per il dispiegamento di quasi 30mila satelliti in totale.

Rimandato il via libera agli ulteriori 15mila satelliti (obiettivo finale è 30mila in orbita bassa)

“Mentre SpaceX richiede un intervento sull’intera costellazione proposta di 29.988 satelliti, qui procediamo in modo incrementale”, si legge nell’ordinanza dell’autorità di regolamentazione, pubblicata venerdì.

Lo Space Bureau ha valutato le prestazioni reali dei satelliti Gen2 di Starlink lanciati finora, “e riteniamo che l’autorizzazione per ulteriori satelliti sia nell’interesse pubblico, anche se i satelliti Gen2 Starlink Upgrade non sono ancora stati testati in orbita”, ha affermato la FCC. “Rimandiamo l’autorizzazione dei restanti 14.988 satelliti Starlink Gen2 proposti, compresi i satelliti proposti per operazioni oltre i 600 km”.

Ci vorrà qualche tempo prima che SpaceX ottenga tutti i permessi del caso, ma non è questo l’unico elemento che può rallentare l’iter. I tempi di fabbricazione dei satelliti e la capacità di lancio sono altri due fattori importanti che incideranno sulla tabella di marcia.

FCC sancisce le 5 bande di frequenza per Starlink

Oltre al lancio di nuovi satelliti, l’ordinanza della FCC presenta diversi altri aspetti. Fra le altre cose, permette a Starlink di operare su cinque frequenze – Ku, Ka, V, E e W – supportando servizi satellitari sia fissi che mobili. Inoltre, concede a SpaceX una sospensione temporanea delle norme sulla potenza, mentre l’autorità di regolamentazione discute la sua posizione sui limiti di densità di flusso di potenza equivalente (EPFD).

L’ordinanza impone a SpaceX di lanciare il 50% dei satelliti appena approvati entro il 1° dicembre 2028, mentre la restante parte dei 7.500 dovrebbe essere messa in orbita tre anni dopo.

Per approfondire:

Scarica il documento della FCC in PDF

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 07:30:00 +0000 di Paolo Anastasio
Consulenza
McKinsey ‘assume’ 25mila agenti AI. Il CEO Sternfels: “L’obiettivo è affiancare ogni impiegato umanoâ€

McKinsey sta ridefinendo la propria forza lavoro integrando circa 25.000 agenti AI su un totale di 60.000 “dipendentiâ€. Il CEO Bob Sternfels ha spiegato che l’obiettivo è affiancare ogni impiegato umano – circa 40.000 persone – con almeno un assistente AI, nella prospettiva di rendere l’azienda pienamente abilitata all’uso dell’AI.

Gli agenti AI, progettati per svolgere attività in autonomia, possono analizzare problemi, formulare strategie e compiere azioni senza un intervento umano costante. Per questo stanno diventando sempre più centrali nelle attività quotidiane dei consulenti. A guidare l’iniziativa è QuantumBlack, la divisione AI di McKinsey composta da circa 1.700 esperti, che contribuirebbe ormai fino al 40% del lavoro svolto dalla società.

La trasformazione non riguarda solo le modalità operative, ma investe anche il modello di business. McKinsey si sta spostando dal servizio di consulenza tradizionale verso progetti trasformativi di lungo periodo, basati su obiettivi condivisi con i clienti e su una logica di co-creazione del valore.

Cambia, di conseguenza, anche il profilo ideale del consulente: si cercano figure ibride, capaci di unire le competenze classiche della consulenza a un mindset più ingegneristico e tecnologico. La formazione interna punta a sviluppare professionisti in grado di collaborare in modo efficace con l’AI e di governarne l’uso nei progetti.

McKinsey: Licenziati 5mila dipendenti negli ultimi 18 mesi

Nel 2025 il colosso della consulenza ha tagliato oltre il 10% della propria forza lavoro negli ultimi 18 mesi: circa 5mila dipendenti su una base complessiva di 45mila È la più drastica ristrutturazione nei quasi cento anni di storia della società.

Il management ha giustificato la scelta come parte di un più ampio processo di trasformazione digitale e riorganizzazione interna, anche per far fronte a pesanti controversie legali.

Quanto sta accadendo in McKinsey riflette un trend più ampio nel settore: anche attori come Boston Consulting Group e PwC stanno investendo in team dedicati alla progettazione di strumenti AI personalizzati per i clienti.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 11:35:28 +0000 di Piermario Boccellato
Engineering
Engineering, nuovo presidio strategico in Grecia. Nasce Eng Hellas

Engineering Group apre un presidio strategico in Grecia. La nascita di Eng Hellas, con sede operativa ad Atene si inserisce nella strategia di consolidamento del Gruppo nell’Europa Sud-Orientale – dove ha presidi già attivi in Albania e in Serbia – e testimonia la fiducia di Engineering nelle prospettive di innovazione della Grecia, oggi al centro di un forte impulso alla digitalizzazione dei servizi pubblici e dei principali settori industriali.

Eng Hellas opererà come Competence Centre e Delivery Hub, con focus su Cloud, Intelligenza Artificiale e Data Management, Cybersecurity e modernizzazione applicativa. Svilupperà progetti destinati in particolare ai settori dell’energia e delle utilities, della manifattura, dei servizi finanziari, della sanità e della Pubblica Amministrazione, potendo contare anche sull’ecosistema globale di partnership che il Gruppo ha con i principali player tecnologici.

“Rafforzando la nostra presenza in Grecia, confermiamo la fiducia del Gruppo nelle opportunità che questo mercato esprime†afferma Alessandro Lisi, Company Executive di Eng Hellas, Gruppo Engineering. “Abbiamo nel tempo sviluppato collaborazioni solide con operatori locali di riferimento in settori strategici quali energia e gas, telecomunicazioni, trasporti, infrastrutture, manifattura e beni di consumo. La nascita di Eng Hellas ci permetterà di consolidare questo percorso, contribuendo allo sviluppo dell’ecosistema digitale del Paese e mettendo a disposizione competenze e know-how maturati in ambito internazionale a beneficio di imprese, organizzazioni e istituzioniâ€.

Per approfondire, visita la pagina https://www.eng.it/it/group/companies/eng-hellas .

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 10:12:18 +0000 di Redazione Key4biz
AI
AI, 6 lavori che cambieranno molto nei prossimi 10 anni

Il mondo del lavoro cambierà in maniera profonda nei prossimi anni, a causa dell’arrivo dell’intelligenza artificiale che investirà tutti i campi delle nostre vite. E’ questa la tesi condivisa che traspare dal CES di Las Vegas, la più grande kermesse tecnologica globale che si è appena conclusa all’insegna dell’AI pervasiva.

L’AI non è più soltanto una promessa futura, basta vedere quanti robot umanoidi e quante piattaforme sono sta lanciate al CES, munite di capacità avanzate di automazione complessa che metteranno diverse carriere lavorative e professioni a rischio nel prossimo decennio.

Nuovi e vecchi lavori

Questa rivoluzione tecnologica accelera l’automazione di processi ripetitivi e l’analisi di grandi volumi di dati. Funzioni che in passato erano espletate da esseri umani per organizzare e svolgere mansioni standardizzate sono le più vulnerabili. Certo, la trasformazione del lavoro non implica la sua scomparsa, ma una profonda mutazione e adattamento a nuove skill e funzioni sarà d’obbligo.

Si prevede che l’IA eliminerà 92 milioni di posti di lavoro e ne creerà 170 milioni entro il 2030

In base alle tendenze tecnologiche e alle proiezioni di mercato, è probabile che alcuni settori risentano maggiormente dell’impatto dell’automazione. La capacità dell’IA di apprendere ed eseguire con velocità e precisione superiori rispetto agli esseri umani è il fattore principale alla base di questo cambiamento. Di seguito sono elencate sei professioni ad alto rischio di cambiamento nei prossimi dieci anni.

Le seguenti proiezioni si basano su analisi delle tendenze tecnologiche osservate al CES 2026 e su report di settore. È importante notare che l’automazione tende a trasformare le professioni, non necessariamente a eliminarle del tutto, e che nuove opportunità di lavoro emergono con l’adozione delle tecnologie.

Lavori impattati

1. Analista di data entry: la raccolta e l’organizzazione delle informazioni sono già ampiamente automatizzate. Gli strumenti di IA elaborano enormi volumi di dati in pochi secondi, con un margine di errore notevolmente inferiore rispetto agli esseri umani.

2. Operatore di telemarketing: chatbot e assistenti virtuali stanno diventando sempre più sofisticati. Possono sostenere conversazioni fluide per risolvere problemi e concludere vendite, il che riduce i costi operativi e consente un servizio 24 ore su 24.

3. Operatori di supermercato e di banca: il self-service è già una realtà consolidata. La tendenza è quella di creare negozi completamente autonomi, dove i clienti ritirano semplicemente i prodotti e il pagamento viene elaborato tramite app, sempre più diffusi.

4. Autisti di camion e taxi: i veicoli autonomi sono ancora in fase di sviluppo e test, con normative ancora in fase di definizione in diversi paesi. Le aziende di logistica e trasporto basate su app stanno investendo molto per creare flotte che non dipendano da conducenti umani, puntando a una maggiore efficienza e sicurezza.

5. Traduttore di testi di base: per documenti tecnici, e-mail e contenuti di routine, le piattaforme di traduzione automatica offrono già risultati di alta qualità. La traduzione letteraria e creativa, che richiede sensibilità culturale, rimane un campo più sicuro.

6. Assistente amministrativo: compiti come la pianificazione di riunioni, l’organizzazione di viaggi, il filtraggio delle e-mail e la preparazione di report di base sono facilmente svolti da software intelligenti, liberando i manager dalla necessità di dipendere dalla collaborazione umana per queste funzioni.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 11:45:00 +0000 di Paolo Anastasio
Lepida
Lepida approva il Piano industriale 2026-2028. Puntare su AI, connettività, resilienza e sostenibilità

Si è concluso l’iter di approvazione del Piano industriale Triennale 2026–2028, sottoposto al Consiglio di Amministrazione il 06.10.2025, approvato all’unanimità dal Controllo Analogo il 21.11.2025 e confermato all’unanimità dall’Assemblea dei Soci il 15.12.2025.

Il Piano Triennale punta a introdurre profonde innovazioni, in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con una struttura organizzativa capace di fornire ai Soci soluzioni uniformi. L’obiettivo è accompagnare i Soci nell’analisi giuridica e amministrativa, nello spiegamento tecnico e nell’implementazione delle soluzioni, valorizzando il meccanismo di scouting e un sistema di apprendimento locale.

Il secondo tema riguarda la connettività per gli Operatori. A partire dall’esperienza nelle Aree Industriali e nelle zone a fallimento di mercato, il Piano mira a garantire condizioni favorevoli per tutti gli Operatori e a fornire connettività a imprese e cittadini in aree non servite.
Ciò include il potenziamento dei collegamenti, la riduzione dei ritardi GPS, collegamenti secondari e sistemi di DOS mitigation.

Il terzo elemento è la resilienza. L’Emilia-Romagna presenta fragilità strutturali legate a eventi sismici, alluvioni e rotture di argini, che hanno causato sfollamenti e situazioni di emergenza, dove i servizi digitali sono fondamentali.

Una fase iniziale ha garantito almeno un servizio digitale attivo; ora è necessario ridondare i servizi per assicurarne continuità, con investimenti infrastrutturali prioritari nelle zone più fragili, come quelle montane.

Il quarto punto riguarda il divario digitale. Nonostante i piani nazionali per le aree bianche e grigie, persistono sacche di mancata connettività. La Regione Emilia-Romagna sta sviluppando una strategia per queste “Aree Violaâ€, per garantire connettività attraverso sinergie territoriali e nuovi meccanismi di finanziamento e cofinanziamento.

Il quinto punto è il recupero dei crediti esigibili, con strumenti per mappare i debiti pendenti di cittadini e imprese e strumenti di sollecito volti a favorirne il pagamento. Il sesto elemento riguarda la sostenibilità digitale.

Lepida mira a rendere sostenibili i processi e l’implementazione tecnologica, curando più filiere dagli acquisti ai servizi. Il settimo elemento è la customer satisfaction, finalizzata a mappare user e citizen experience.

L’obiettivo è trasferire l’esperienza dei servizi Lepida ai Soci, migliorando anche i loro servizi verso imprese e cittadini. L’ottavo punto riguarda i fondi PNRR, erogati con meccanismo lump sum indipendentemente dall’impegno effettivo dei Soci.

Dove ci sono avanzi, è strategico mantenerli nel settore ICT e usarli collegialmente, evitando ridondanze.

Infine, il governo della trasformazione digitale consente alle risorse interne di intervenire nei progetti, mettendo a disposizione competenze ed esperienze pregresse. Il Piano prevede fino a 682 FTE e ricavi previsti di circa 112 milioni di euro, considerando che il 2026 vedrà la chiusura economica del Piano Scuole.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 11:41:03 +0000 di Redazione Key4biz
Cloud
Hyper Hosting, il cloud “chiavi in mano†ad alte prestazioni di Aruba

La progressiva maturità dei servizi digitali ha reso l’hosting una componente sempre più strategica per la gestione e l’evoluzione dei progetti online. Per rispondere a questo cambiamento, Aruba, leader italiano nel settore cloud, data center e servizi digitali, presenta Hyper Hosting, la nuova soluzione cloud “chiavi in mano†ad alte prestazioni, progettata per supportare progetti digitali mission-critical che non possono permettersi cali di performance o interruzioni del servizio.

Hyper Hosting nasce per rispondere ad un’esigenza sempre più diffusa tra aziende, e-commerce e professionisti: superare i limiti dell’hosting tradizionale, spesso basato su risorse condivise, sia per siti ad alto traffico sia per web app e applicazioni business-critical, senza dover affrontare la complessità operativa e l’imprevedibilità dei costi tipiche delle infrastrutture cloud enterprise a consumo. In questi termini, si pone come soluzione di riferimento per performance, affidabilità e semplicità di gestione, a supporto della crescita del business digitale italiano.

“Sempre più organizzazioni scelgono di investire in soluzioni digitali che devono essere affidabili oggi e pronte a sostenere le esigenze di domani. Hyper Hosting nasce per rispondere a questo approccio, offrendo un’esperienza hosting di livello superiore†– ha dichiarato Gabriele Sposato, Direttore Marketing di Aruba. â€œCon questo nuovo servizio integriamo e ampliamo l’offerta hosting Aruba con la nostra proposta più evoluta: una soluzione top di gamma che permette di superare i limiti dell’hosting tradizionale e di scegliere fin da subito prestazioni dedicate, stabilità e costi prevedibiliâ€. 

Il nuovo servizio Aruba elimina il modello a risorse condivise: ogni cliente dispone di 8 vCPU, 16 GB di RAM ed indirizzo IP completamente dedicati, assicurando prestazioni stabili anche in presenza di campagne marketing, lanci di prodotto o improvvisi aumenti del traffico. L’architettura è progettata per sostenere carichi elevati, garantendo stabilità delle prestazioni e continuità del servizio. Il servizio include storage e traffico illimitati, permettendo di ospitare grandi moli di contenuti e gestire qualunque volume di visite senza vincoli predefiniti. I database, anch’essi inclusi senza soglie, sono protetti da sistemi di backup automatici integrati, a tutela dell’affidabilità dei servizi online.

Il servizio integra nativamente strumenti essenziali per la resilienza digitale e la gestione delle comunicazioni aziendali:

  • Nome a dominio e certificato SSL DV preinstallato, per un sito subito sicuro e conforme alle best practice di sicurezza;
  • E-mail illimitate da 1 GB, servizio Business Mail, 30 caselle GigaMail da 5 GB e 10 caselle PEC da 1 GB, per rispondere alle esigenze di comunicazione professionale e di corrispondenza a valore legale tipiche del mercato italiano;
  • Assistenza tecnica prioritaria 24/7, con presa in carico immediata delle richieste, senza tempi di attesa, in linea con la natura mission-critical dei progetti ospitati.

Hyper Hosting è disponibile in due versioni pensate per differenti tipologie di utilizzatori: Hyper Hosting Linux adatto a ospitare qualsiasi sito o applicazione web su stack LAMP, e Hyper Hosting Gestito per WordPress dedicato ai siti basati su WordPress. Queste condividono le stesse risorse hardware dedicate e i servizi inclusi, ma si differenziano per il livello di gestione applicativa.

Nello specifico, nell’Hyper Hosting Gestito per WordPress, alle risorse dedicate è affiancata una gestione applicativa avanzata: WordPress preinstallato e ottimizzato, un assistente AI, ambienti di staging per test sicuri, aggiornamenti controllati e sistemi proattivi di rilevamento malware e vulnerabilità, il tutto gestibile tramite il pannello di controllo Aruba unificato.

Per ulteriori informazioni: https://hosting.aruba.it/hosting/cloud-hosting.aspx

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 11:00:30 +0000 di Redazione Key4biz
starlink
Airbus costruirà 340 nuovi satelliti per Eutelsat, l’Europa cresce nello spazio LEO

Airbus costruirà altri 340 satelliti OneWeb per Eutelsat: l’Europa rafforza la sua presenza nello spazio LEO

Airbus Defence and Space realizzerà 340 satelliti in orbita bassa (LEO) destinati alla costellazione OneWeb di Eutelsat. Con questo ordine, che si aggiunge al precedente lotto di 100 satelliti commissionato nel dicembre 2024, il numero complessivo di nuovi satelliti OneWeb affidati ad Airbus sale a 440.

I satelliti saranno prodotti nello stabilimento Airbus Defence and Space di Tolosa, su una nuova linea di assemblaggio recentemente installata, pensata per la produzione in serie di piattaforme LEO avanzate. Le prime consegne sono previste a partire dalla fine del 2026. L’operazione rappresenta un ulteriore tassello nel percorso verso una maggiore sovranità spaziale europea, in un contesto globale sempre più competitivo e geopoliticamente sensibile.

Continuità operativa e upgrade tecnologico

La costellazione OneWeb di Eutelsat conta oggi oltre 600 satelliti operativi, distribuiti su 12 piani orbitali sincronizzati a circa 1.200 chilometri di altitudine, ed è progettata per offrire connettività globale ad alta velocità e bassa latenza. I nuovi satelliti consentiranno di sostituire progressivamente i primi lotti giunti a fine vita, assicurando continuità di servizio ai clienti nei settori enterprise, governativo, aeronautico e marittimo.

Dal punto di vista tecnologico, come si legge nel comunicato stampa, la nuova generazione di satelliti integrerà importanti aggiornamenti, tra cui canalizzatori digitali avanzati che permettono una maggiore capacità di elaborazione a bordo, oltre a un miglioramento dell’efficienza e della flessibilità operativa. L’architettura è stata ottimizzata per massimizzare le prestazioni nel lungo periodo e per supportare nuove opportunità di business, inclusa la possibilità di ospitare carichi utili di terze parti.

Eutelsat consolida il ruolo di competitor di Starlink di SpaceX

L’espansione della flotta OneWeb arriva in un momento in cui la domanda di connettività satellitare è in forte crescita e le preoccupazioni geopolitiche spingono governi e grandi clienti a cercare alternative credibili alle infrastrutture terrestri e ai sistemi extraeuropei. In questo scenario, Eutelsat punta a consolidare il proprio ruolo come principale rivale occidentale delle grandi costellazioni LEO, in primis Starlink di SpaceX, che oggi domina il mercato con migliaia di satelliti già operativi.

Sebbene i termini finanziari dell’accordo non siano stati resi noti, il programma di approvvigionamento esteso è stato in precedenza valutato intorno ai 2 miliardi di euro, secondo stime riportate da capacityglobal.com.

L’investimento rientra in una strategia più ampia volta a mantenere l’operatività e la competitività di OneWeb fino all’entrata in servizio dei futuri sistemi europei, a partire dalla costellazione IRIS², il progetto dell’Unione europea pensato per rafforzare l’autonomia strategica nel campo delle comunicazioni satellitari sicure.

Airbus ed Eutelsat, pilastri della capacità LEO europea

Per Airbus Defence and Space (divisione di Airbus, il più grande gruppo aerospaziale europeo), il contratto consolida il ruolo del gruppo come attore industriale chiave nel segmento LEO, dimostrando la capacità europea di competere nella produzione su larga scala di satelliti avanzati. Per Eutelsat, rappresenta invece un passaggio cruciale per restare un operatore globale di riferimento in un mercato sempre più affollato e politicamente rilevante.

Airbus Defence and Space (ADS) è la divisione di Airbus che si occupa di tecnologia spaziale e militare, sviluppando e producendo velivoli, satelliti, elettronica e sistemi di comunicazione per difesa e spazio, con una forte presenza in Europa (inclusi Francia, Germania, Spagna, Italia) e sedi chiave a Tolosa e altre città europee, fungendo da colosso aerospaziale europeo.
Recentemente (2025), Airbus ha siglato un accordo con Leonardo e Thales per competere meglio a livello globale, dando vita ad un colosso europeo che avrà il compito di sfidare e quanto meno contenere lo strapotere americano di Elon Musk (SpaceX e Starlink) da un lato e cinese dall’altro.

In un settore dominato finora dall’iniziativa privata statunitense, l’accordo tra Airbus ed Eutelsat segna dunque un passo concreto verso una maggiore autonomia europea nello spazio, con implicazioni che vanno ben oltre il piano industriale e toccano direttamente sicurezza, resilienza delle reti e sovranità digitale del continente.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 08:00:00 +0000 di Flavio Fabbri
Data Center
Energia, Microsoft collabora con il governo Usa. Trump: “Gli americani non pagheranno per i data centerâ€

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che Microsoft sarà la prima azienda tecnologica a collaborare con la Casa Bianca per evitare che l’aumento del consumo energetico dovuto ai data center ricada sulle bollette dei cittadini statunitensi.

Pur riconoscendo il ruolo cruciale dei data center nello sviluppo dell’AI, Trump ha ribadito la necessità che le aziende ‘si paghino da sole’ l’energia che consumano, sollevando così i contribuenti da oneri indiretti.

Negli ultimi mesi, Microsoft ha pianificato nuovi data center in Wisconsin, Texas, Atlanta e Michigan, in un contesto in cui la domanda di potenza di calcolo legata all’AI è in forte crescita.

Progetti su larga scala, come lo Stargate Project – una joint venture da 500 miliardi di dollari tra OpenAI, Oracle e SoftBank annunciata nel 2025 – sono già in fase di realizzazione, con il primo centro operativo in Texas.

Secondo stime precedenti, le infrastrutture legate ad OpenAI richiederanno una potenza di 7 gigawatt, superiore all’intero consumo energetico di New York City.

Per fronteggiare le pressioni politiche e sociali, alcune aziende stanno cercando soluzioni alternative, spostando i propri impianti off-grid per semplificare i permessi e ridurre la resistenza delle comunità locali.

Alcuni stati americani, come Indiana e Ohio, hanno già introdotto tariffe specifiche per gli impianti ad alto consumo, nel tentativo di proteggere cittadini e piccole imprese da aumenti tariffari legati all’espansione del settore AI.

Questa presa di posizione dell’amministrazione Trump sottolinea un nuovo equilibrio tra incentivi allo sviluppo tecnologico e tutela dell’interesse pubblico, aprendo la strada a ulteriori misure di regolamentazione energetica nei confronti dei colossi dell’AI.

Per maggiori informazioni, clicca per l’articolo originale.

Nvidia investirà 1 miliardo di dollari in un laboratorio farmaceutico AI con Eli Lilly

Nvidia ha annunciato un investimento di 1 miliardo di dollari distribuito su cinque anni per la creazione di un nuovo laboratorio di ricerca in collaborazione con Eli Lilly & Co., con l’obiettivo di accelerare l’applicazione dell’AI nell’industria farmaceutica.

La struttura sorgerà nella Silicon Valley, area considerata il cuore pulsante dell’innovazione tecnologica, e rappresenta una mossa strategica per avvicinare le competenze di laboratorio di Lilly alla capacità computazionale di Nvidia. Il progetto mira a snellire il lungo e complesso processo di scoperta di farmaci, oggi ancora fortemente dipendente da esperimenti fisici condotti manualmente.

Nvidia, leader nel settore dei chip per l’AI, intende espandere la propria influenza in mercati emergenti come quello sanitario, offrendo soluzioni che automatizzino parti cruciali del ciclo di sviluppo dei medicinali.

L’iniziativa prevede la collaborazione tra ingegneri dell’AI e ricercatori per sviluppare software e dispositivi in grado di eseguire compiti tipicamente umani, riducendo così i tempi di sperimentazione. Tra le partnership collegate figurano anche progetti con Thermo Fisher Scientific per l’integrazione tra strumenti di laboratorio e computer Nvidia, oltre a collaborazioni con Multiply Labs per l’addestramento di robot in procedure scientifiche.

Questa alleanza strategica segue un precedente annuncio di ottobre, quando le due aziende avevano svelato il supercomputer più potente mai posseduto da un’azienda farmaceutica, destinato a diventare operativo entro il primo trimestre 2026.

Con questa mossa, Eli Lilly punta a posizionarsi come pioniere nella scoperta di farmaci basata sull’AI, pur ammettendo che il settore non ha ancora prodotto svolte rivoluzionarie. L’accesso incrociato a competenze scientifiche e tecnologiche di alto livello rappresenta un elemento chiave dell’iniziativa.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 09:24:26 +0000 di Claudio Ricci
Giornata Parlamentare
La Giornata Parlamentare. Giustizia, ecco le date del referendum proposte dal Governo

Il Governo ha deciso: il referendum sarà il 22-23 marzo

Il governo ha deciso: il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia si svolgerà domenica 22 e lunedì 23 marzo, insieme alle elezioni suppletive per sostituire i seggi uninominali in Veneto lasciati vacanti dai due deputati della Lega Alberto Stefani e Massimo Bitonci. È stata dunque confermata l’intenzione anticipata da Giorgia Meloni venerdì scorso. Il voto fra poco più di due mesi consentirebbe di varare le norme attuative prima del nuovo Csm, ha chiarito la premier, e la scelta è stata presa dall’esecutivo senza timore dei ricorsi, un rischio che era stato segnalato nelle scorse settimane anche dal Quirinale. Ad ogni modo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui non compete una valutazione di costituzionalità sulla decisione del Governo, firmerà il decreto per indire la consultazione come deciso dal Cdm. Intanto l’opposizione attacca: “È evidente che il governo Meloni†sottolinea il M5S â€œha paura che un periodo congruo di informazione per i cittadini chiamati al voto possa far crescere in modo esponenziale la consapevolezza che questa riforma costituzionale deve essere sonoramente bocciata, perché non c’entra nulla con l’ammodernamento della Giustiziaâ€. 

Sulla stessa linea il Comitato società civile per No che spiega come “il Governo tema il successo delle firme†e per questo motivo vuole strozzare i tempi per il voto. Ha invece già preannunciato ricorsi“imminenti†(al Tar, al Tribunale civile o alla Consulta, è da valutare) il comitato di 15 cittadini che ha presentato un’altra proposta di referendum popolare sulla riforma e chiedeva di fissare la data “al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firmeâ€, ora al 71% delle 500mila sottoscrizioni richieste entro la fine di gennaio. Con una lettera “informeremo il presidente della Repubblica Mattarella e i comitati promotori parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevedeâ€, annuncia il portavoce del comitato, Carlo Guglielmi, secondo cui “il Governo ha deciso di ignorare la Costituzione e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni, giungendo a sfottere con un suo ministro gli oltre 350mila cittadini che in pochi giorni hanno firmatoâ€; il riferimento è alla battuta con cui Tommaso Foti, dopo aver espresso scetticismo sulla validità del ricorso, a chi gli domandava cosa succederebbe se fosse accolto ha risposto: “Se mio nonno fosse un treno…â€. Anche se ne dovesse arrivare uno, il Governo deve rispettare la legge, è in sintesi quanto spiegato dal sottosegretario Alfredo Mantovano in Cdm, perché la data andava decisa entro il 17 gennaio. 

Intanto da settimane sono al lavoro i comitati sui due fronti e i partiti che li sostengono. Antonio Tajani ha riunito gli azzurri impegnati sul dossier: si studiano slogan “chiari e semplici†per declinare il concetto “votare sì per una giustizia giusta†e con le testimonianze di avvocati, magistrati e vittime di errori giudiziari si punta a “smentire la falsa narrazione secondo cui questa riforma, ad esempio, produrrebbe una sottomissione dei pm alla politica o addirittura la fine dell’obbligatorietà dell’azione penaleâ€. Da Elly Schlein a Giuseppe Conte, prende forma il fronte del No, ma c’è anche una “Sinistra che vota Sì†e si è radunata a Firenze, con Augusto Barbera, giurista e ex ministro, che ha definito la riforma “liberale†e inquadrato il referendum “non come un voto pro o contro il Governo Meloniâ€: “Non dobbiamo lasciare alle destre la bandiera delle garanzie e delle riformeâ€, il messaggio inviato dalla dem Pina Picierno. “Votare sì†per Benedetto Della Vedova, di +Europa “serve a tenere dentro una possibile coalizione, alleanza di centrosinistra anche i liberali, i radicali, i garantisti che pensano come me che questa riforma sia importante per il Paeseâ€. Se Matteo Renzi prende tempo, Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia viva, si è esposta: “Stare dentro questo percorso di riforma aiuterà il centrosinistra a essere maggiormente competitivo alle prossime elezioniâ€. 

Per la Lega la legge elettorale non è una priorità 

A tre giorni dalla conferenza stampa annuale in cui la premier Giorgia Meloni ha ufficialmente inserito la riforma della legge elettorale tra le priorità del 2026, arriva dalla Lega un nuovo stop a una modifica dell’attuale sistema di voto. “Per noi non è una prioritàâ€, dice Stefano Candiani. Per il deputato leghista, “man mano che ci si avvicinerà alla scadenza della legislatura diventerà un temaâ€, una tempistica che stride con quella ipotizzata da FdI, ovvero arrivare a un primo sì entro l’estate. Nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, Meloni ha riferito l’esistenza di “interlocuzioni†con le opposizioni. Indiscrezioni stampa parlano dell’intenzione della premier di condurre delle consultazioni personalmente con i leader dei partiti del campo largo. Se prenderà davvero forma questa ipotesi, probabilmente, lo si capirà al rientro dalla visita della premier in OmanGiappone e Corea del Sud prevista dal 14 al 19 gennaio. Fonti di FdI, tuttavia, sono prudenti su un coinvolgimento diretto della premier ricordando che lei stessa, venerdì, ha fatto riferimento al “mandato a dialogare con l’opposizione a chi se ne occupa in Parlamentoâ€. Anche per Stefano Candiani un dialogo con l’opposizione è “una cosa auspicabile e che chiediamo anche noi al governo. Se dall’altra parte c’è la prospettiva di intralciare e mettere l’Italia ancora in stallo per i giochi di palazzo e far eleggere un presidente di sinistra, su questo siamo agli antipodi e la nostra idea è l’oppostoâ€. 

La prudenza del partito di Matteo Salvini sulla riforma elettorale non è una novità. La Lega non ha mai nascosto la ritrosia a rinunciare alla quota di 37% dei seggi (147 alla Camera e 74 al Senato) che l’attuale legge, il Rosatellum, prevede vengano assegnati col sistema maggioritario nei collegi uninominali. Ma prima della pausa natalizia, a sentire gli alleati di Fi e FdI, sembrava che lo scoglio fosse superato e che l’accordo nel centrodestra sul passare a un proporzionale con premio di maggioranza ci fosse, si trattava di mettere a punto i “dettagli†che poi così dettagli non sono: indicazione del premier sulla scheda e preferenze. Anche su quest’ultimo punto, la modalità di scelta degli eletti che piacerebbe alla premier, si concentrano in realtà le preoccupazioni dei leghisti. Il dossier legge elettorale si va ad aggiungere ad altri temi su cui la Lega fa il controcanto al resto del centrodestra. 

Non cessano le schermaglie nella maggioranza sul tema sicurezza. La Lega resta in pressing sull’aumento del numero dei militari dell’operazione Strade sicure mentre gli alleati, sul punto, sono più cauti. Il partito di Matteo Salvini ha, tra l’altro, messo nero su bianco la propria richiesta a novembre scorso con una risoluzione che da giovedì inizierà l’esame in commissione alla Camera. Il testo chiede di “assumere iniziative al fine di aumentare il numero dei militari del contingente Strade Sicure per rafforzare i presidi nelle città, ai confini, nelle stazioni ferroviarie, nei siti e luoghi sensibiliâ€. “Auspichiamo†sottolinea il primo firmatario e capogruppo in commissione Difesa Eugenio Zoffili â€œche venga condivisa da tutte le forze politiche, anche da chi, con stupore in maggioranza, ha espresso contrarietà all’operazione Strade Sicure e la vuole cancellare. Avanti con l’utilizzo di altri uomini e donne in divisa, ampliando il contingente di 6.800 militari attualmente impiegato con almeno altri 1.000 uomini e donne dell’Esercito Italianoâ€. La Lega se la prende in particolare con gli alleati azzurri dopo che il portavoce di FI Raffaele Nevi in mattinata aveva ricordato come tema da tenere in considerazione quello che “da sempre i militari hanno richiesto di non essere utilizzati come forza di polizia perché hanno un altro tipo di formazioneâ€. “Militari sì o militari no?†vanno all’attacco i capigruppo di Camera e Senato Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, â€œPer la Lega sì e anzi di più. Mentre i colleghi di Fi danzano un discutibile valzer di posizioni sulla sicurezza, la Lega ha chiaro cosa fareâ€. “Forza Italia non ha alcuna esitazione “, sull’operazione è la replica a stretto giro del capogruppo azzurro al Senato Maurizio Gasparri. La questione è garantire “il controllo territoriale attuale o con i militari o con le Forze di polizia che noi chiediamo vengano moltiplicate di numero. È una posizione chiarissima che chiunque può comprendereâ€. Il tema della sicurezza, del resto, rimane in cima alle priorità del partito di Matteo Salvini che ne discuterà probabilmente anche alla riunione di giovedì mattina dei gruppi di Camera e Senato.

Alla Camera

L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 13.00 per esaminare la proposta di legge per l’Istituzione del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre e il ddl recante Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili. Dalle 15.30 ascolterà l’informativa urgente del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, sui tragici fatti occorsi a Crans-Montana, in Svizzera, e sui più recenti sviluppi della situazione in Venezuela.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali con la Bilancio inizierà l’esame del decreto-legge Milleproroghe. La Esteri svolgerà audizioni, ascoltando tra gli altri Marco Minniti Presidente della Fondazione Med-Or, nell’ambito dell’esame dell’atto Ue sul Patto per il Mediterraneo – Un unico mare, un patto, un futuro unito. La Cultura svolgerà audizioni sulla pdl per l’istituzione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo. La Ambiente con la Attività Produttive esaminerà il DL Transizione 5.0. 

Al Senato

L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 12.00 per ascoltare le informative urgenti del Governo, con la partecipazione del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, sui tragici fatti occorsi a Crans-Montana, in Svizzera, e sui più recenti sviluppi della situazione in Venezuela. A seguire esaminerà il ddl per la conversione in legge del decreto-legge 1° dicembre 2025, n. 180, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex ILVA, il ddl per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all’estero e il ddl in materia di disciplina della rete consolare onoraria. 

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali dibatterà sul ddl in materia di elezione del sindaco nei comuni con popolazione superiore a 15 mila abitanti. La Giustizia esaminerà e svolgerà audizioni sul ddl per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali e sul ddl sulle indagini informatiche. Dibatterà sui ddl in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso, sul ddl in materia di tutela dei minori in affidamento, sul ddl in materia di comunicazione delle variazioni di reddito rilevanti ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato e sul ddl in materia di furti d’auto. A seguire, si confronterà sul ddl per l’introduzione della figura dello psicologo forense e altre risorse per il contrasto alla violenza contro le donne, sui ddl per la tutela anticipatoria della crisi da sovraindebitamento, sui ddl in materia di introduzione del reato di manipolazione psicologica e mentale e sul ddl in materia di contrasto dei delitti informatici e del trattamento illecito di dati. 

La Affari Esteri e Difesa dibatterà sulla ratifica dell’Accordo Ue-Thailandia di partenariato e cooperazione, sulla Ratifica dell’Accordo Ue-Malaysia di partenariato e cooperazione e sulla ratifica dell’Accordo di attuazione Protocollo relativo alla Convenzione di Torremolinos sulla sicurezza delle navi da pesca. A seguire, si confronterà sullo schema di DM di approvazione del programma relativo all’ammodernamento di mezza vita dell’obice semovente PzH2000 dell’Esercito italiano, sullo schema di DM di approvazione del programma relativo al potenziamento della capacità di ingaggio di precisione e in profondità dell’Esercito italiano, mediante l’acquisizione di razzi guidati per sistema d’arma lanciarazzi Multiple Launch Rocket System (MLRS), sullo schema di DM di approvazione del programma, per l’approvvigionamento di sistemi d’arma del tipo obice semovente ruotato e relativo munizionamento a favore delle unità di artiglieria terrestre di supporto alle Forze medie dell’Esercito italiano e sullo schema di DM approvazione del programma, relativo al rinnovamento del supporto di fuoco indiretto per le Forze leggere con capacità specialistica. 

La Politiche dell’Ue esaminerà la Legge di delegazione europea 2025, la Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2025 e la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea – anno 2024. Infine, dibatterà sull’affare assegnato relativo agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell’Unione europea. La Bilancio proseguirà l’esame dello schema di dlgs recante disposizioni in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale e dibatterà sulla proposta di Regolamento Ue su atti e proposte normative relativi al quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034 (QFP). 

La Finanze esaminerà lo schema di Dlgs per quanto riguarda gli accordi di delega, la gestione del rischio di liquidità, le segnalazioni a fini di vigilanza, la fornitura dei servizi di custodia e di depositario e la concessione di prestiti da parte di fondi di investimento alternativi e il ddl in materia di demanio marittimo al comune di Praia a Mare. Infine, si confronterà sul ddl in materia di incentivi fiscali per il rientro in Italia dei pensionati. La Cultura svolgerà audizioni sull’affare assegnato sul valore storico e artistico del Diamante Fiorentino, sulle Condizioni e prospettive delle Fondazioni lirico-sinfoniche e sull’indagine conoscitiva su povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica. La Ambiente si confronterà sulla nomina del Presidente dell’ACI, sullo schema di Dlgs su rifiuti e batterie sul ddl per la valorizzazione della risorsa mare. Riprenderà l’esame dei ddl sulla rigenerazione urbana e sulla riforma della RAI.

La Attività Produttive si confronterà sul decreto-legge per la continuità operativa degli stabilimenti ex ILVA, sul ddl relativo all’introduzione di misure di contrasto al bracconaggio e sull’affare assegnato relativo alle aree di crisi industriale complessa. A seguire, dibatterà sullo schema di Dlgs relativo all’assicurazione della responsabilità civile degli autoveicoli. Successivamente discuterà sul ddl per l’introduzione della disciplina dell’attività di acconciatore ed estetista, sul ddl per l’introduzione della rete delle Città madri del made in Italy, sul ddl per la produzione e la vendita del pane, il ddl per l’introduzione del registro nazionale dei pizzaioli professionisti e il ddl per la riduzione dello spreco alimentare.

La Sanità svolgerà audizioni sul ddl in materia di terapie complementari e integrative, dibatterà sullo schema di Dlgs per il riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, sul ddl per il potenziamento della medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale e sul ddl per l’inserimento lavorativo persone con disturbi dello spettro autistico.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 11:08:02 +0000 di Nomos Centro Studi Parlamentari
euro digitale
Euro digitale, perché i 70 economisti chiedono di anticiparlo

L’appello degli accademici sull’euro digitale, perché chiedono di far presto

Quando parliamo di sovranità europea non si può e non si deve dimenticare un fattore strategico, rappresentato dal settore finanziario. L’Unione europea ancora sta lavorando al suo euro digitale e lo deve fare per mantenere saldo il controllo sulla sua moneta ufficiale.

Ma da cosa? Secondo la lettera inviata al Parlamento europeo da una settantina di accademici europei, tra cui il celebre economista francese Thomas Piketty, da diversi elementi critici: prima di tutto da interessi di parte di alcuni “lobbisti†del settore bancario, da interessi extraeuropei relativi ai sistemi di pagamento, da forze finanziarie alternative al sistema tradizionale.

Come riportato dal Financial Times, “l’euro digitale è una salvaguardia essenziale per la sovranità, la stabilità e la resilienza europea. La dipendenza da fornitori americani di pagamenti espone i cittadini, le imprese, i governi europei a rischi sistemici e geopoliticiâ€.

Il 2029 è tardi

In questo momento, l’intero pacchetto “Euro digitale†è al vaglio degli europarlamentari. La bozza si aggiungerà al lavoro già portato avanti dal Consiglio europeo e dalla Commissione in vista del trilogo che dovrà arrivare alla stesura finale di una norma definitiva sulle caratteristiche del contante digitale, che poi sarà emesso dalla Banca centrale europea (Bce).

Per accelerare i tempi, come chiesto nell’appello degli accademici rilanciato dal Sole 24 Ore, se gli europarlamentari dovessero approvare entro maggio un testo molto vicino alla proposta del Consiglio, “il trilogo avrà tempi rapidi e il regolamento che darà vita legale all’euro digitale potrà essere varato entro la fine del 2026: l’euro digitale potrà entrare in circolazione nel 2029â€.

Troppo tardi? Secondo gli esperti si. Il suggerimento esplicito è tagliare il maggior numero di emendamenti superflui, che altrimenti (in gran numero come spesso accade) non farebbero altro che allungare drasticamente i tempi, con il varo del solo regolamento spostato al 2027.

La questione dell’euro digitale è questione di controllo sulla moneta europea

Senza un euro digitale il mercato finanziario europeo si mostrerebbe troppo vulnerabile, secondo gli accademici che hanno firmato la lettera. Ma è fondamentale che questa valuta abbia la massima diffusione: “deve poter funzionare online e offline, proteggere la privacy ed essere utilizzabile da tutti i residenti europei, anche quelli che non hanno un conto corrente bancarioâ€.

Il messaggio degli accademici si può sintetizzare in questa frase: “riusciranno gli europei ad esercitare il loro controllo sulla loro moneta nell’era digitale, oppure lasceranno che saranno altri a farlo?â€.
E gli altri al momento sono gli americani.

Le resistenze degli istituti di credito europei e il rischio ridimensionamento del progetto

Titto facile? Non proprio. Al netto dei percorsi burocratici sopra menzionati, c’è una certa resistenza di gruppi bancari che temono contraccolpi sui depositi bancari.
Non a caso, a novembre una quindicina di grandi istituti (tra cui Deutsche Bank, Bnp Paribas e Ing) hanno messo in guardia dal rischio di indebolire gli sforzi del settore privato continentale nella competizione con i giganti Usa dei pagamenti.

Come ricordato su La Repubblica, con i piani attuali, ogni cittadino potrebbe detenere fino a 3.000 euro in un portafoglio virtuale, risorse che non finirebbero più nei bilanci bancari, riducendo una fonte di finanziamento stabile e, a cascata, la capacità di erogare prestiti.
C’è quindi chi avanza la richiesta di un ridimensionamento del progetto euro digitale, per garantire la coesistenza con le iniziative private.

Chi potrà avere un ruolo chiave in questo lungo percorso? Sicuramente chi verrà dopo alla guida della Bce. L’attuale Presidente Christine Lagarde lascerà a fine 2027, il vicepresidente Luis de Guindos ancora prima, a maggio di quest’anno. La nomina del suo successore potrebbe già essere una prima figura chiave per il varo dell’euro digitale e potrebbe essere uno tra Mario Centeno, Martins Kazaks, Madis Müller, Olli Rehn, Rimantas Å adžius e Boris VujÄić.

L’euro digitale avrà successo?

In ultima analisi, come spiegato su Key4Biz da Maurizio Baravelli e Luciano Pilotti, l’euro digitale avrà successo solo se rispetterà i benefici pubblici promessi e se le banche si dimostreranno collaborative.
I dubbi, tuttavia, non mancano anche per quanto riguarda la “supposta†maggiore accessibilità, sicurezza, privacy.

Non è però detto che l’euro digitale sia effettivamente più apprezzabile dal pubblico  rispetto all’euro in biglietti e monete. E non si può dire che le banche abbiano un così grande e concreto interesse in questo progetto, perché si troverebbero a subirne i costi senza ottenere particolari benefici.
Il lavoro da fare è ancora tanto.

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Data articolo: Tue, 13 Jan 2026 15:15:01 +0000 di Flavio Fabbri
Dailyletter
Reti TLC fondamentali per la Difesa Ue

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 15:30:56 +0000 di Redazione Key4biz
UE
Reti TLC fondamentali per la Difesa Ue: sicurezza dei network questione geopolitica

La sicurezza dell’Europa non dipende soltanto dalle frontiere fisiche e dalla loro difesa. La difesa europea si basa su qualcosa di meno fisico e visibile, e molto più sensibile: le reti digitali che tengono in funzione le nostre società, economie e democrazie tutto il tempo. Questo in sintesi il pensiero di Paolo Grassia, senior director of policy and advocacy, Connect Europe, in un intervento su Politico.eu in cui sottolinea che senza reti digitali resilienti, l’intera attività lavorativa dell’Europa si fermerebbe. Lo stesso accadrebbe anche per qualunque tentativo di difendere il nostro continente.

Report Copenhagen Economics sulla resilienza delle reti per la Difesa

Un recente studio realizzato da Copenhagen Economics per conto di Connect Europe conferma che gli operatori Tlc sono diventati la prima linea di difesa nell’architettura di sicurezza dell’Europa.

Le loro reti garantiscono servizi essenziali che vanno dalle comunicazioni di emergenza alla salute transfrontaliera ai sistemi energetici, ai mercati finanziari, ai trasporti e in maniera sempre cresce le capacità di difesa dell’Europa.

Questa constatazione costringe a confrontarsi con una verità scomoda: l’Europa non può costruire capacità credibili di difesa su un settore delle telecomunicazioni economicamente in tensione e strutturalmente frammentato. Questo è il rischio che si corre attualmente.

Un panorama di minacce che supera le difesa europea

Le sfide che l’Europa deve affrontare si stanno evolvendo più rapidamente di quanto i nostri sistemi politici e normativi possano rispondere. Soltanto nel 2023, l’ENISA ha registrato 188 incidenti gravi, causando 1,7 miliardi di ore utente perse, l’equivalente di intere città offline. Sebbene gli operatori abbiano rafforzato i loro sistemi e i tempi di interruzione si siano più che dimezzati nel 2024 rispetto all’anno precedente, nonostante un numero crescente di incidenti, la direzione di marcia rimane chiara: gli attacchi informatici sono più sofisticati, le catene di approvvigionamento più vulnerabili e le interruzioni fisiche legate al clima più frequenti.

Difesa, sempre più minacce ibride prendono di mira le reti digitali civili

Le minacce ibride prendono sempre più di mira le infrastrutture digitali civili per indebolire gli Stati. Le reti di telecomunicazioni, un tempo considerate servizi tecnici, sono diventate una risorsa strategica essenziale per la stabilità dell’Europa.

L’Europa non può dispiegare capacità di difesa transfrontaliere senza un’infrastruttura digitale resiliente e paneuropea. Né può garantire l’interoperabilità della NATO con 27 mercati nazionali, normative divergenti e decine di operatori di piccole dimensioni incapaci di investire su scala continentale.

La NATO ha chiesto di spendere l’1,5% del PIL per difendere le infrastrutture critiche

I nostri alleati lo riconoscono. La NATO ha recentemente incoraggiato i membri a spendere fino all’1,5% del loro PIL per la protezione delle infrastrutture critiche. Il Segretario Generale Mark Rutte ha inoltre sollecitato investimenti in difesa informatica, intelligenza artificiale e tecnologie cloud, evidenziando i vantaggi militari della scalabilità del cloud e dell’edge computing, tutti basati su reti resilienti e di alta qualità. Questo è un chiaro segnale politico che la sicurezza delle telecomunicazioni non è soltanto una questione operativa, ma una priorità geopolitica.

Legame profondo fra telecomunicazioni e Difesa

Il legame tra telecomunicazioni e difesa è più profondo di quanto molti credano. Come spiegato anche nel recente rapporto Arel, “Molto più di una rete”, le moderne capacità di difesa si basano in gran parte sulle reti di telecomunicazioni civili. Solide dorsali in fibra ottica, sistemi 5G avanzati e futuri sistemi 6G, cloud e edge computing resilienti, connettività satellitare e data center costituiscono il sistema nervoso della logistica, dell’intelligence e della sorveglianza militare. L’Europa non può dispiegare capacità di difesa transfrontaliere senza un’infrastruttura digitale paneuropea resiliente. Né può garantire l’interoperabilità della NATO con 27 mercati nazionali, normative divergenti e decine di operatori di piccola scala incapaci di investire su scala continentale. La frammentazione è diventata una delle maggiori vulnerabilità strategiche dell’Europa.

La riforma di cui l’Europa ha bisogno: un impulso agli investimenti per le reti digitali

Allo stesso tempo, l’Europa si aspetta che le reti diventino più resilienti, più ridondanti, meno dipendenti da tecnologie straniere e più capaci di supportare applicazioni di livello militare. Sicurezza e resilienza non sono attività secondarie per gli operatori di telecomunicazioni, ma sono parte integrante di tutto ciò che fanno. Dagli appalti e dalla progettazione delle infrastrutture alle operazioni quotidiane, gli operatori considerano questi sforzi come principi fondamentali che plasmano il modo in cui le reti vengono costruite, gestite e protette. Pertanto, come dimostra lo studio di Copenhagen Economics, il livello di protezione di cui l’Europa ha ora bisogno richiederà ingenti capitali aggiuntivi.

È irrealistico aspettarsi che infrastrutture di livello mondiale, pronte per la difesa, emergano da un modello che è diventato strutturalmente insostenibile.

Questa è l’ambizione giusta, ma il modello economico che sostiene il settore non corrisponde a queste aspettative. A causa della frammentazione e dell’eccessiva regolamentazione, il mercato europeo delle telecomunicazioni investe meno pro capite rispetto ai suoi omologhi globali, genera circa la metà del ritorno sul capitale degli operatori negli Stati Uniti e deve far fronte a costi crescenti legati all’aumento degli obblighi di sicurezza. È irrealistico aspettarsi che infrastrutture di livello mondiale, pronte per la difesa, emergano da un modello diventato strutturalmente insostenibile.

Resilienza delle reti al centro dell’agenda politica

È quindi essenziale un cambiamento nelle priorità politiche. L’Europa deve porre gli investimenti in sicurezza e resilienza al centro della sua agenda politica. Le politiche devono consentire che questa realtà si rifletta nelle valutazioni delle concentrazioni, ridurre la sovrapposizione delle norme di sicurezza e fornire sostegno pubblico laddove l’interesse pubblico prevalga sulle considerazioni commerciali. Questo non è un aiuto di Stato; è una responsabilità sociale strategica.

Il completamento del mercato unico delle telecomunicazioni è fondamentale per questa agenda. Un mercato frammentato non può produrre le soluzioni sicure, interoperabili e su larga scala necessarie per la difesa moderna. Il Digital Networks Act deve semplificare e armonizzare le norme in tutta l’UE, supportato da una governance snella che distingua tra questioni nazionali e questioni strategiche transfrontaliere. La politica dello spettro radio deve inoltre andare oltre i compartimenti stagni nazionali, consentendo all’Europa di evitare conflitti con la NATO sulle bande chiave e consentendo implementazioni coerenti di prossima generazione.

Oggi la politica delle telecomunicazioni è anche politica di difesa. Quando misuriamo il divario di investimento nell’implementazione delle reti digitali, tendiamo ancora a considerare il semplice accesso al 5G e alla fibra. Tuttavia, dovremmo iniziare a considerare che, se si considerano sicurezza, resilienza e prontezza alla difesa, il divario di investimento è molto più elevato dei 200 miliardi di euro già stimati dalla Commissione Europea.

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 07:30:00 +0000 di Paolo Anastasio
Pirateria
Il ricatto del CEO di Cloudflare che ora chiama in causa Vance e Musk con la scusa del free speech

Le minacce del CEO di Cloudflare: “Valutiamo di interrompere i servizi di cybersecurity per le Olimpiadi Milano-Cortinaâ€

Sullo sfondo il Colosseo. Un cavaliere medievale innalza la bandiera dell’open internet, circondato da aggressori in giacca e cravatta – con bandierina italiana sul petto e tipici caratteri mediterraneo-mafiosi- e l’aggiunta folcloristica di gladiatori dell’antica Roma. Questa l’immagina generata dall’AI che Matthew Prince, co-fondatore e CEO di Cloudflare, ha scelto per lanciare il suo messaggio di reazione alla sanzione da 14 milioni di euro inflitta dall’Agcom alla sua piattaforma per inottemperanza all’ordine di disabilitare l’accesso ad una serie di contenuti pirata, impartito con delibera del febbraio 2025.

“Combatteremo questa multa ingiusta. Non solo perché è sbagliata per noi, ma perché è sbagliata per i valori democraticiâ€, ha scritto Prince nel post, aggiungendo però quelle che ha molti sono sembrate delle vere e proprie minacce.

“Stiamo valutando le seguenti azioni: 1) interrompere i milioni di dollari in servizi di cybersicurezza pro bono che stiamo fornendo alle prossime Olimpiadi Milano-Cortina; 2) interrompere i servizi gratuiti di cybersicurezza di Cloudflare per qualsiasi utente con sede in Italia; 3) rimuovere tutti i server dalle città italiane; 4) terminare tutti i piani per costruire un ufficio Cloudflare in Italia o effettuare qualsiasi investimento nel Paeseâ€, ha precisato il CEO di Cloudflare.

Prince alza il tiro e coinvolge il Governo americano e Elon Musk

Prince ha poi tirato in ballo direttamente il Governo americano, che da tempo è in conflitto con Bruxelles sulla regolamentazione dei servizi digitali ritenuta troppo rigida e lesiva gli interessi delle società tecnologiche statunitensi: “Apprezzo che il vicepresidente JD Vance stia assumendo un ruolo di leadership nel riconoscere che questo tipo di regolamentazione è fondamentalmente una questione di commercio sleale e una minaccia anche ai valori democraticiâ€.

Citando anche il multimiliardario e proprietario di Tesla e SpaceX, Elon Musk: “Ha ragione, la libertà di parola e di espressione è fondamentale ed è sotto attacco da parte di un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbatiâ€.

Prince ha definito l’Agcom nel suo post con il termine negativo “cabalâ€, che in inglese è usato per indicare organizzazioni clandestine dedite generalmente ad intrighi e cospirazioni.

“Sarò a Washington DC all’inizio della prossima settimana per discuterne con i funzionari dell’amministrazione statunitense e incontrerò il Comitato olimpico internazionale a Losanna poco dopo per spiegare quali sono i rischi per i Giochi Olimpici nel caso in cui Cloudflare ritiri i servizi di cybersecurityâ€, ha quindi sottolineato ancora il CEO di Cloudflare.

“Il CEO di Cloudflare ha scelto un tono che sfiora il ricattoâ€

Una reazione forte, “sproporzionata e controproducenteâ€, l’ha definita sui social Innocenzo Genna, giurista esperto di regolamentazione europea del digitale.

“Molti osservatori sollevano dubbi legittimi sull’efficacia e sulla proporzionalità dei meccanismi del Privacy Shield. Tuttavia, il CEO di Cloudflare ha scelto un tono che sfiora il ricatto, arrivando a minacciare il ritiro dei servizi, lo smantellamento delle infrastrutture e persino la messa a rischio del supporto alla cybersicurezza per i Giochi Olimpiciâ€, si legge nel post di Genna.

“Un livello di ostilità di questo tipo rischia di indebolire le critiche fondate alla regolamentazione digitale europea e, paradossalmente, di rendere più ragionevole l’iniziativa dell’AGCOM agli occhi dell’opinione pubblica. Il confronto globale sulla governance digitale deve essere fermo ma equilibrato.
Trasformare le divergenze normative in scontri politici aggressivi non fa che rafforzare la percezione di una crescente sfiducia transatlantica, che non giova a nessuno, men che meno all’Internet aperta che entrambe le parti dichiarano di voler difendere
â€, ha concluso il giurista.

Borghi (Lega): “Verificheremo se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare

Al post di Prince ha risposto direttamente su X il senatore della Lega Claudio Borghi: “Ho letto il suo messaggio con grande preoccupazione. L’AGCOM è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del Governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV“.

È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare. Il mio partito fa parte della maggioranza di governo e posso garantire che questo caso sarà esaminato con la massima attenzione e in condizioni di assoluta imparzialità“, ha precisato il senatore leghista, ricordando, non a caso, visto che Prince sta tentando di coinvolgere direttamente Washington in questa faccenda, sfruttando lo scontro con Bruxelles sui servizi digitali, che “la Lega, ha sempre votato contro qualsiasi forma di censura in ambito europeo e si è espresso contro il Digital Services Act dell’UE“.

Lega Serie A: “Un cumulo di mistificazioni, minacce e falsitàâ€

“Le affermazioni del CEO di CloudFlare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americanaâ€, ha risposto la Lega Serie A, che a sua volta ha taggato nel posto ugualmente il vicepresidente USA JD Vance e Elon Musk (come se quest’ultimo debba per forza avere voce in capitalo in questo caso).

Come riportato dall’Ansa, nella nota si spiega che “la sanzione comminata da AGCOM, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi. CloudFlare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le Autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateriaâ€.

“Ciò accade non solo in Italia ma in tutto il mondo, come comprovato dalle numerosissime decisioni giudiziarie intervenute contro CloudFlare ad esempio in Francia, Spagna, Belgio, oltre che appunto in Italia. E’ falso – sottolinea il post della massima divisione calcistica italiana – che l’Unione europea abbia manifestato preoccupazione nei confronti del sistema italiano di protezione dei contenuti che, al contrario, è stato formalmente giudicato dalla Commissione europea perfettamente coerente con la normativa europeaâ€.

“Le gravi affermazioni e le reiterate minacce espresse dal CEO di CloudFlare verranno portate all’attenzione della Autorità competenti, evidenziano l’arroganza di un certo tipo di aziende Tech che pensano di poter operare al di fuori dei propri confini nazionali in spregio di qualsivoglia tutela dei diritti di proprietà intellettuale dei dati personali, dei contenuti premium di cinema, serie Tv e sport. L’auspicio – conclude la Lega Serie A – è che Prince sia costretto a dimettersi e che un’azienda importante come CloudFlare la smetta immediatamente di raccontare menzogne e soprattutto di proteggere i criminaliâ€.

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Non esiste alcuna censura, né alcuna violazione della libertà d’impresaâ€

Anche la FAPAV, Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, che opera ogni giorno al fianco delle imprese del cinema, della tv e dello sport per garantire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in Italia, ha preso posizione con il suo Presidente, Federico Bagnoli Rossi.

“Non esiste alcuna censura, né alcuna violazione della libertà d’impresa. La sanzione riguarda esclusivamente l’inottemperanza a un ordine di un’autorità indipendente che opera in forza di una legge della Repubblica Italiana approvata all’unanimità dal Parlamento, per la quale il settore esprime la più sincera gratitudineâ€, si legge una dichiarazione stampa.

“Riteniamo sia un principio condivisibile da tutti quello secondo cui chi fruisce, o consente ad altri di fruire abusivamente, di un’opera protetta dal diritto d’autore debba essere bloccato. Non parliamo di censura, ma della limitazione dell’accesso a siti illegali.
Le leggi italiane antipirateria sono in perfetta armonia con il diritto europeo e ne sono espressione nonché applicazione coerente
â€, ha precisato Bagnoli Rossi.

“Ciò è stato espressamente affermato dalla Commissione europea, che ha respinto le osservazioni provenienti da un’associazione di categoria di cui CloudFlare è associata – ha sottolineato il Presidente FAPAV – ed ha sottolineato in modo chiaro ed inequivoco l’importanza dell’adozione delle ingiunzioni dinamiche negli ordinamenti nazionali per dare corretta attuazione a quanto previsto dal DSA e dalla Raccomandazione della Commissione Europea sulla tutela del live sportivo e di contenuti audiovisivi assimilati, come prime cinematografiche e televisiveâ€.

Anche in Spagna La Liga attacca Cloudflare: “Pensa solo al profitto, favorendo così la pirateriaâ€

Anche la Liga di Spagna, nei giorni scorsi, ha reagito attaccando Cloudflare: “Combattere la pirateria non è censura. È combattere l’attività criminale. Cloudflare continua a ignorare le leggi, cercando solo di promuovere il proprio business, favorendo al contempo coloro che commettono reatiâ€.

“Continua a lanciare minacce pubbliche dirette agli utenti europei e a tentare di manipolare istituzioni e leader politici. Questo non riguarda solo l’Italia – ha precisato La Liga – la protezione della proprietà intellettuale si basa su sentenze, giusto processo e stato di diritto, non su decisioni arbitrarie. La pirateria non è un crimine senza vittime. Nel settore sportivo, minaccia la sopravvivenza dei club, migliaia di posti di lavoro e il reinvestimento nel calcio di base e giovanile.
Solo in Spagna, oltre il 35% dei contenuti piratati di La Liga continua a essere distribuito da Cloudflare, nonostante migliaia di diffide. Pretendere che gli intermediari tecnologici rispettino la legge non significa censurare Internet. Significa combattere la frode audiovisiva organizzata e garantire la sostenibilità di un’industria culturale e sportiva globale
â€.

Anche la Premier League britannica ha avviato una nuova azione giudiziaria negli Stati Uniti contro Cloudflare per contrastare in maniera più incisiva il fenomeno dello streaming illegale delle partite e cercare di costringere la piattaforma a fornire dati utili a identificare gli operatori dei siti pirata.

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 10:56:23 +0000 di Flavio Fabbri
Pirateria
Cloudflare. Bagnoli Rossi (FAPAV): “La sanzione Agcom coerente con la legge antipirateria italianaâ€

La sanzione Agcom a Cloudflare. FAPAV: “Non esiste alcuna censura, né alcuna violazione della libertà d’impresaâ€

La recente sanzione di oltre 14 milioni di euro imposta dall’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom) alla società Cloudflare ha suscitato forti reazioni da più parti. In merito a questo caso, la FAPAV, Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali, operando ogni giorno al fianco delle imprese del cinema, della tv e dello sport per garantire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in Italia, invita alla riflessione su alcuni punti chiave di questa faccenda.

Il confronto deve partire dalle norme approvate dal Parlamento che tutelano il Diritto d’Autore e contrastano il grave fenomeno della pirateria a cui bisogna attenersi.

Secondo la Federazione, “non esiste alcuna censura, né alcuna violazione della libertà d’impresaâ€. La sanzione riguarda esclusivamente l’inottemperanza a un ordine di un’autorità indipendente che opera in forza di una legge della Repubblica Italiana approvata all’unanimità dal Parlamento, per la quale il settore esprime la più sincera gratitudine. La legge reca la firma di esponenti della maggioranza, con il Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati Federico Mollicone e l’On.le Elena Maccanti (Lega).

Tale normativa consente di bloccare, entro 30 minuti, eventi illegalmente riprodotti in rete: inizialmente partite di calcio, oggi anche prime cinematografiche e televisive. “Riteniamo sia un principio condivisibile da tutti quello secondo cui chi fruisce, o consente ad altri di fruire abusivamente, di un’opera protetta dal diritto d’autore debba essere bloccato. Non parliamo di censura, ma della limitazione dell’accesso a siti illegali“, sostiene la FAPAV.

Bagnoli Rossi (FAPAV): “Collaborare per ristabilire il diritto

“La pirateria online provoca ogni anno danni economici per miliardi di euro, incidendo sia sul settore sia sul sistema Paese (fonte Ipsos) – spiega il Presidente FAPAV, Federico Bagnoli Rossiper vincere questa sfida occorre il contributo sostanziale di tutti: leggi, regole, autorità, Forze dell’Ordine, come la Guardia di Finanza e la Polizia Postale, e collaborazione degli stakeholders. Questo è ciò che chiediamo da sempre: collaborare per ristabilire il diritto, tutelare le imprese e rispettare il lavoro delle industrie dei contenuti e della creativitàâ€.

La cosiddetta “legge dei 30 minuti†esprime esattamente questo concetto: difende il diritto di proprietà, il diritto di chi crea, di chi investe e il lavoro di migliaia di professionisti che ogni giorno contribuiscono a quella che definiamo l’industria delle emozioni, capace di appassionare milioni di persone.

Agcom, con il supporto degli stakeholder di settore e grazie a una piattaforma tecnologicamente avanzata (Piracy Shield), blocca oggi entro 30 minuti i siti pirata, impedendone l’accesso agli utenti. Inoltre, è importante rimarcare come il regolamento Agcom sul diritto d’autore sia operativo da oltre 10 anni, ispirando a livello globale altri Paesi nello sviluppo e nell’implementazione di azioni similari.

Riguardo a CloudFlare, sottolinea la FAPAV, è una delle poche aziende che non coopera attivamente nel contrasto alla pirateria. I suoi servizi vengono frequentemente utilizzati dagli amministratori di siti pirata per celare le loro attività ritenute illecite sia in Italia sia all’estero.

Da anni AGCOM e gli operatori del settore chiedono a CloudFlare di collaborare per contrastare pirateria

Da anni AGCOM e gli operatori del settore chiedono a CloudFlare di collaborare per contrastare pirateria e illegalità. “La risposta è stata invariabilmente negativa, invocando la censura come giustificazione“.

“Rispetto a quello che per noi rappresenta un alibi alquanto debole non possiamo non porci delle domande:
Si può parlare di censura quando si parla di rispetto della legge?
È libertà disattendere un ordine di un’autorità amministrativa?
È censura bloccare siti pirata che calpestano i diritti altrui?
È libertà di espressione proteggere attività penalmente sanzionate in Italia?

Qui non si parla di libertà di pensiero – ha precisato Bagnoli Rossi – ma della pretesa libertà di commettere atti illeciti.
Dopo anni di richieste da parte di AGCOM rimaste inevase, l’Autorità ha emesso un provvedimento sanzionatorio, come previsto dalla legge. Non ci sembra affatto irragionevole che una pubblica autorità sanzioni chi non rispetta obblighi di legge
â€.

“Le leggi italiane antipirateria sono in perfetta armonia con il diritto europeo e ne sono espressione nonché applicazione coerenteâ€, ha aggiunto Bagnoli Rossi.

“Ciò è stato espressamente affermato dalla Commissione europea, che ha respinto le osservazioni provenienti da un’associazione di categoria di cui CloudFlare è associata – ha sottolineato il Presidente FAPAV – ed ha sottolineato in modo chiaro ed inequivoco l’importanza dell’adozione delle ingiunzioni dinamiche negli ordinamenti nazionali per dare corretta attuazione a quanto previsto dal DSA e dalla Raccomandazione della Commissione Europea sulla tutela del live sportivo e di contenuti audiovisivi assimilati, come prime cinematografiche e televisiveâ€.

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 08:54:32 +0000 di Redazione Key4biz
5G
TLC, tariffe in aumento, perché aumenta tutto: era ora. Fibra e mobile in Italia a prezzi discount

Il 2026 si apre all’insegna dell’aumento generalizzato dei prezzi. Aumenta tutto, dalle autostrade alle assicurazioni, e in linea con questo andamento generalizzato non deve quindi stupire l’aumento delle tariffe telefoniche fisse e mobili. Aumenti dovuti all’inflazione che per quanto riguarda il settore telecomunicazioni hanno un valore importante, perché contribuiranno a sostenere i necessari investimenti per le nuove reti in fibra e 5G. C’è da dire inoltre che le tariffe mobili, su cui pesa la guerra dei prezzi, in Italia sono le più basse d’Europa. Lo stesso vale per gli abbonamenti in fibra.

Aumenti tariffe fra 12 e 60 euro all’anno nel 2026

Aumenti tariffari da parte dei principali operatori Tlc compresi fra 12 e 60 euro al mese a utenza su base annua, secondo stime del Codacons, secondo cui “le principali compagnie telefoniche hanno comunicato aumenti tariffari che vanno da un minimo di 1 euro al mese a un massimo di 5 euro al mese, a seconda dell’offerta sottoscritta”.

“Dopo pedaggi autostradali, accise sul gasolio, polizze Rc auto, pacchi postali e sigarette, è il turno delle tariffe telefoniche, con i principali operatori che a partire da gennaio hanno modificato unilateralmente le condizioni contrattuali praticate ai clienti, applicando aumenti delle tariffe al pubblico sia per le linee fisse che per quelle mobili”, sostiene l’associazione consumatori.

Diritto di recesso gratuito e garantito in caso di aumenti unilaterali tariffe

“I rincari delle tariffe telefoniche scattati a gennaio, e che proseguiranno nel corso del 2026, avranno un impatto enorme sulle tasche degli utenti, considerato che la spesa delle famiglie italiane per i servizi telefonici di linea fissa e mobile si attesta a 22,6 miliardi di euro annui”. Lo sostiene Assium, l’associazione italiana degli Utility Manager, commentando gli ultimi ritocchi alle tariffe decisi dagli operatori telefonici a partire dall’1 gennaio 2026.

“Considerato l’enorme mercato della telefonia qualsiasi aumento tariffario, anche di piccolo importo, ha un impatto enorme sulla spesa collettiva. Assium ricorda tuttavia come in caso di modifiche unilaterali delle condizioni tariffarie, i consumatori possano sempre recedere gratuitamente dai contratti sottoscritti, senza alcuna penale né costi di disattivazione dei servizi, e passare ad altro operatore”.

Valore strategico del settore Tlc anche per la Difesa

In questo contesto, non si può tuttavia tralasciare il valore strategico del settore delle telecomunicazioni, sempre più centrale anche nell’ottica della Difesa nazionale e della tutela della sovranità digitale europea e nazionale. Un settore, le Tlc, che danni deve fare i conti con un calo costante dei ricavi, a fronte di un altrettanto costante aumento del traffico dati.

Secondo stime dell’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano il traffico dati da fisso nel 2024 è cresciuto del 12%, così come il consumo di dati da mobile, in aumento del 14% a quota 16mila Petabyte. I consumi in altre parole sono decuplicati in 15 anni.

Oggi un abbonamento costa un terzo in meno di 15 anni fa

Secondo stime, un abbonamento oggi costa un terzo in meno rispetto a 15 anni fa. La spesa per la rete mobile è nel contempo calata di 6 miliardi nel decennio 2014-2024, e questo nel momento in cui invece sarebbe necessario investire di più per la realizzazione delle nuove reti in fibra e 5G standalone, la cui copertura nel nostro paese è fermo al 7%.

Nel 2024 l’ammontare di investimenti in nuove reti è stato pari a 6,5 miliardi di euro, in calo del 4% sul 2023.

In Italia la vera fibra FTTH Ã¨ la più economica d’Europa

Eppure, la fibra in Italia viene commercializzata a prezzi discount, ma l’adozione dimezzata rispetto alla UE. Perché L’FTTH costa come l’FTTC?

In Italia la vera fibra FTTH Ã¨ la più economica d’Europa, con un costo medio di 26,57 euro al mese, inferiore ai 33 euro di Francia e Spagna e ai 46 euro di UK.

Tuttavia l’adozione resta bassa: appena il 26% degli italiani connessi usa la fibra, contro il 54% della media UE. Nonostante l’aumento della copertura, che è passata dal 12% al 26% delle linee fisse dal 2021 al 2024, il paese fatica a tenere il passo, anche a causa della prolungata guerra dei prezzi che ha ridotto i ricavi delle telco di 14,7 miliardi tra il 2010 e il 2023.

Resta il problema del take up della fibra

Resta poi il problema del take up, vale a dire il decollo in piena regola degli abbonamenti che ancora non si registra. Un tema questo alquanto spinoso soprattutto sul fronte aziendale.

Servirebbero forse dei nuovi incentivi sotto forma di voucher?

Il tema dello sblocco della domanda resta latente a livello di aziende e famiglie.

Secondo molti esperti, sarebbe auspicabile un aumento dei prezzi per l’FTTH rispetto alla tecnologia FTTC (fibra misto rame) in modo da sottolineare e valorizzare la differenza di performance e di resa della vera fibra. In Germania i consumatori sono disposti a spendere quasi 50 euro al mese per una connessione di qualità superiore.

Fine della guerra dei prezzi nel mobile?

Resta da capire, a questo punto, se anche nel mobile si vedrà una progressiva diminuzione della guerra dei prezzi su cui pesano in primo luogo le offerte riservate. Una piaga tutta italiana, che ha penalizzato gli investimenti in nuove reti visto che abbiamo le offerte mobili più economiche in Europa.

In Italia il traffico mobile ha le tariffe meno care d’Europa

In Italia, sembra incredibile, siamo di fronte alla tariffa più bassa d’Europa ed alla seconda tariffa più bassa del mondo. La spesa finale degli utenti è passata da 14 miliardi circa del 2016 a meno di 10 miliardi nel 2023. Di conseguenza gli investimenti in rete mobile “registrano una marcata flessione†(-16,4%) con TIM in calo del 18,9% e del 15,5% osservabile per gli altri operatori.

Ci si interroga su come fermare la guerra dei prezzi. Solo che la soluzione non è semplice stavolta e forse proprio per questo non viene presa in considerazione.

La domanda giusta da porsi è: Perché una SIM con traffico illimitato in Germania costa 85 euro al mese e da noi 4,99? Chi sta sbagliando? 

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 09:38:28 +0000 di Paolo Anastasio
UE
Europa nello Spazio, i 7 fattori principali per il 2026 secondo l’ESPI

Il 2025 ha portato cambiamenti radicali nel settore spaziale europeo, con un volume senza precedenti di finanziamenti appena annunciati e la sicurezza che sta diventando una logica politica fondamentale alla base degli investimenti pubblici europei nello spazio.

La nuova promessa di scala può essere mantenuta e accompagnata da velocità e agilità di attuazione?

L’European Space Policy Institute (ESPI), un think tank europeo con sede a Vienna sulla politica spaziale, ha identificato sette fattori principali che potranno definire se l’Europa potrà fare davvero la differenza e rivendicare legittimamente la sua ascesa nella classifica delle potenze spaziali mondiali.

1. Un’opportunità per la leadership e il partenariato internazionale dell’Europa per l’ESPI

Sebbene il partenariato con gli Stati Uniti rimanga un obiettivo centrale, il suo futuro è più incerto che mai e altre potenze spaziali in competizione, come Giappone, Corea del Sud e Australia, cercano sempre più di approfondire i legami con l’Europa. Un primo segnale è stato l’aumento significativo delle quote di iscrizione del Canada all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) in occasione del Consiglio dell’ESA a livello ministeriale del 2025.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• L’Europa sarà in grado di costruire un partenariato spaziale su larga scala con Canada, Giappone, Corea del Sud o Australia, con obiettivi programmatici concreti e un sostegno politico e finanziario congiunto?

• L’Europa sarà in grado di elaborare e adottare una posizione a lungo termine nei confronti di potenze spaziali a pieno titolo, riconoscendo anche gli sforzi di cooperazione in corso, come gli scambi sulla Stazione Spaziale Bharatiya con l’India, il programma Artemis con gli Stati Uniti o la missione SMILE con la Cina?

2. Una carta vincente che supera l’Europa per l’ESPI

L’anno scorso ha visto l’emergere di diversi sviluppi globali con il potenziale di superare di gran lunga e accelerare i più ambiziosi programmi spaziali istituzionali e commerciali odierni, ad esempio:

• Difesa: il sistema di difesa missilistica Golden Dome per gli Stati Uniti,

• Esplorazione: i piani accelerati della Cina per l’atterraggio di un Taikonaut sulla Luna,

• Commercializzazione: l’introduzione operativa di Starship, l’IPO di SpaceX discussa con una valutazione di 800 miliardi di dollari e l’ascesa del direct-to-device (D2D) come hyperscaler nei mercati di consumo.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• I decisori europei e nazionali riusciranno ad anticipare nuovi fattori dirompenti, evitare un’altra battuta d’arresto e continuare ad alzare aggressivamente l’asticella per fermare la tendenza a un divario sempre più profondo con Stati Uniti e Cina?

• L’Europa, incluso il Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea (QFP UE), si impegnerà a realizzare un programma europeo di esplorazione umana post-Stazione Spaziale Internazionale, in orbita terrestre bassa e oltre, in grado di superare le dipendenze odierne e di creare scala, ponendo l’esplorazione spaziale come parte integrante delle sue ambizioni, insieme ai pilastri della sicurezza, della difesa e del commercio della potenza spaziale?

• La proposta del QFP UE 2028-2034 di 131 miliardi di euro per la difesa e lo spazio resisterà all’esame e alle pressioni e dedicherà almeno il 30% al Programma Spaziale UE? E l’UE riuscirà a mobilitare o riorientare i finanziamenti verso lo spazio prima del prossimo QFP?

3. Un continuo slancio per la sicurezza e la difesa

Il 2025 ha visto un risveglio europeo senza precedenti sul ruolo dello spazio per la sicurezza e la difesa, un cambio di atteggiamento in particolare in Germania e a livello di ESA, radicato in nuovi annunci e programmi.

Il 2026 mostrerà se altri attori in Europa seguiranno l’esempio del 2025, incluso il Regno Unito, per tradurre lo slancio e vederlo crescere su una nuova scala e in uno sviluppo tempestivo delle capacità a beneficio condiviso in tutto il continente, anche al di là delle priorità nazionali.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• Altri paesi europei seguiranno l’esempio della Germania e supereranno i loro bilanci spaziali civili con spese per la difesa nello spazio?

• Gli stati europei sfrutteranno appieno i meccanismi pragmatici di sicurezza e difesa attraverso gli sforzi federati del programma European Resilience from Space (ERS) dell’ESA, del Programma Spaziale dell’UE e dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA)?

• L’attuazione dell’investimento tedesco di 35 miliardi di euro nello spazio per la sicurezza e la difesa e della strategia spaziale francese del 2025 emergeranno come pilastri centrali per rivitalizzare le industrie spaziali, della difesa e digitali, la potenza innovativa e la forza lavoro dell’Europa?

4. Modelli pragmatici di cooperazione europea per l’ESPI

Con un numero sempre maggiore di nazioni europee che investono a livello nazionale, rimane fondamentale trovare un equilibrio tra ambizioni nazionali e obiettivi europei condivisi, rafforzando un approccio che coinvolga l’intera Europa e che faccia leva su programmi nazionali, meccanismi intergovernativi flessibili e il Programma Spaziale dell’UE.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• Ci sarà un allineamento tra le risorse nazionali in proliferazione, ad esempio attraverso la messa in comune e la condivisione di infrastrutture, servizi, dati e informazioni a livello multilaterale ed europeo o sviluppando l’interoperabilità all’interno di una federazione di sistemi distinti?

• Ci sarà un maggiore radicamento delle risorse industriali e strategiche di Regno Unito, Norvegia e Svizzera, poiché le loro capacità di difesa, commerciali e di innovazione sono elementi essenziali del tessuto europeo.

5. Una nuova visione industriale europea per lo spazio per l’ESPI

Con la proposta di consolidamento BROMO tra Airbus, Thales e Leonardo in corso, gli operatori satellitari che ricevono nuova attenzione politica, la formazione di nuove alleanze industriali (ad esempio tra Rheinmetall e ICEYE, o KONGSBERG, Helsing, Isar Aerospace e Hensoldt) e l’implementazione di IRIS² attraverso un partenariato pubblico-privato messa alla prova, il 2026 offre un’opportunità ideale per l’intera filiera industriale europea di sviluppare la propria visione per lo spazio, guidata da un nuovo livello di ambizione per una maggiore innovazione, disruption e accettazione di maggiori rischi di mercato.

Cosa aspettarsi nel 2026:

• Assisteremo a un’ondata più ampia di fusioni e acquisizioni, data la crescente concorrenza tra startup in fase di sviluppo e un rinnovato interesse da parte di grandi appaltatori della difesa e giganti digitali?

• L’Europa sarà in grado di proteggere i suoi gioielli di punta dalle acquisizioni straniere, fornendo il giusto ambiente e la giusta fiducia per crescere a livello nazionale?

• Le aziende emergenti provenienti da centri non tradizionali di potere aziendale (ad esempio Polonia, Ungheria, Finlandia) riusciranno a crescere e ad integrarsi nel dibattito sulla politica industriale europea?

6. Lo spazio digitale come motore economico trasformativo per l’ESPI

Il valore dello spazio come bene pubblico nell’economia in generale continua a essere sottovalutato in Europa, impedendo incentivi fiscali per ulteriori investimenti.

Allo stesso tempo, le Big Tech statunitensi (ad esempio Google, Amazon, SpaceX) e la Cina stanno scommettendo sempre di più sullo spazio come uno dei motori economici del futuro, principalmente con le comunicazioni e potenzialmente con l’elaborazione e il trasferimento del networking nello spazio (ad esempio, data center, comunicazioni ottiche e quantistiche).

Cosa aspettarsi nel 2026:

• Le priorità in materia di sicurezza e difesa e le catene del valore sempre più aziendalizzate indeboliranno la disponibilità di dati e inaspriranno le politiche sui dati, storicamente permissive, per l’accesso ai dati spaziali?

• Ci saranno iniziative di interesse pubblico o privato in Europa per finanziare infrastrutture all’avanguardia su larga scala (ad esempio, direct-to-device) o innovazione (ad esempio, data center spaziali) che potrebbero riscrivere le strategie aziendali del settore spaziale?

7. Trovare la Stella Polare dell’Europa per l’ESPI

Ciò che ha caratterizzato un anno di nuove ambizioni in diverse parti d’Europa nel 2025, richiede ora una visione condivisa della futura posizione di potenza spaziale dell’Europa nel 2026: una narrazione distinta del perché lo spazio è fondamentale per il futuro dell’Europa, che trascenda l’allineamento con altre grandi potenze e consenta un processo decisionale realmente autonomo.

Questo si traduce nello sviluppo di una profonda convinzione tra i decisori politici e industriali europei, nonché nella società civile, che lo spazio “contribuisce in modo sostanziale alla forza, alla sicurezza e alla prosperità del continente” e che lo spazio sia parte integrante delle politiche estere, di difesa, digitali e di altri settori.

Cosa cercare nel 2026:

• Le principali nazioni europee, l’ESA e l’Unione Europea troveranno una leadership in grado di delineare la visione comune dell’Europa per lo spazio, per avvicinarsi ulteriormente alla comunicazione e allo sviluppo del valore trasformativo dello spazio nelle sue dimensioni economica, di sicurezza e sociale?

Conclusione per l’ESPI

Il 2026 presenta numerose sfide. Tuttavia, tre sfide cruciali richiedono che i decisori politici e industriali europei si riuniscano nel 2026 – al di là dei loro tradizionali quadri istituzionali – in un forum ancora da definire, per affrontare con urgenza le questioni più critiche:

• Concordare misure per promuovere la federazione degli sviluppi spaziali nazionali ed europei, in particolare per la sicurezza e la difesa, per massimizzare la tempestività dei risultati e i benefici condivisi per la pace in tutto il continente.

• Definire una strategia internazionale condivisa per sviluppare un ruolo guida per l’Europa sulla scena globale, attuata attraverso i suoi diversi canali, con nuove partnership su larga scala e un atteggiamento nei confronti delle altre potenze spaziali.

• Definire le ambizioni dell’Europa, anche a livello UE nella corsa geopolitica alla Luna, al di là del ruolo di partner junior per le iniziative straniere.

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 08:00:00 +0000 di Paolo Anastasio
AI
IA, reti wireless e soft skill: come facilitare la collaborazione tra uomo e robot

La nuova frontiera dell’Intelligenza artificiale è l’IA agentica. Consiste nel mettere in rete diversi agenti che, collaborando, osservano l’ambiente in cui si muovono, si auto-assegnano compiti e definiscono gli obiettivi della propria missione, pianificando il modo di conseguirli. Il tutto, in maniera coordinata. La rete di agenti dunque impara, decide e pianifica le proprie azioni.

Robot mobili interconnessi in un contesto ignoto

Ad esempio, robot mobili interconnessi potrebbero esser immersi in un contesto a priori ignoto, come uno scenario post-disastro o comunque un ambiente da esplorare, acquisendone mediante sensori le caratteristiche e comprendendo come muoversi al suo interno. A mano a mano che l’esplorazione avanza, i robot possono definire gli obiettivi del loro intervento (l’aiuto a persone in difficoltà, il disinnesco di una sorgente di pericolo, lo spostamento di materiale, etc.) e cooperare tra loro per assegnarsi compiti coordinati.

Interconnessione fra agenti fondamentale

Appare evidente che l’interconnessione tra gli agenti giochi un ruolo fondamentale. Si tratta di una applicazione dell’IA che non può aver luogo se non supportata da una rete wireless ad alta capacità e prestazioni. Le due tecnologie, di comunicazione tra gli agenti e di intelligenza artificiale, sono completamente integrate; lo scambio di informazioni avviene come e quando la interconnessione è disponibile. Si parla dunque di comunicazione agentica o  Agentic Networking (AN).

Ambienti di applicazione della comunicazione agentica

Gli scenari in cui l’AN si possono applicare sono molteplici; in particolare si rivolgono al mondo della robotica, in cui tutti gli agenti sono robot mobili, ma interessante è anche il caso in cui la rete sia costituita in parte da persone umane ed in parte da robot.

La comunicazione agentica tra umani e robot impone che i secondi realizzino le funzioni di decisione e pianificazione in modo assertivo e secondo principi di relazione con gli umani cui questi sono usi. Dunque, i robot, dotati nell’AN di capacità decisionali e di pianificazione, devono comportarsi in maniera adeguata alla relazione con umani. In altri termini, devono esser dotati di buone capacità di comunicazione con persone e di leadership assertiva.

Soft skill dei robot impongono studio delle persone

Si tratta di soft skill che impongono la continua osservazione delle caratteristiche personali degli umani coinvolti nella rete e l’interpretazione dei loro stili cognitivi e personalità. I robot devono adattarsi alle caratteristiche comunicative ed emozionali delle persone. L’acquisizione di queste capacità è di per se un obiettivo che richiede osservazione, allenamento ed adattamento in tempo reale.

L’allenamento degli agenti

L’allenamento degli agenti deve essere condotto, come avviene per le persone che accrescono le proprie competenze di comunicazione inter-personale e di leadership, tenendo conto delle buone pratiche e tecniche proprie dello sviluppo delle competenze trasversali (soft skill).

Si tratta di un campo fortemente interdisciplinare in cui psicologia, neuroscienze, IA e comunicazioni wireless sono fortemente interconnesse.

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 10:35:08 +0000 di Roberto Verdone
Data Center
AI, Meta punta sul nucleare per garantire l’energia dei data center. Due reattori entro il 2032

Meta accelera sul nucleare per alimentare la corsa all’AI. Il gruppo di Menlo Park ha annunciato una serie di accordi strategici che la porteranno a diventare cliente di riferimento per nuovi ed esistenti impianti nucleari negli Stati Uniti, con l’obiettivo di coprire l’enorme fabbisogno energetico dei data center dedicati all’AI. Si tratta di una delle iniziative più ampie mai avviate da un’azienda tecnologica nel settore dell’energia nucleare, che coinvolge TerraPower, Oklo e Vistra.

Nucleare: i piani di Meta

Con TerraPower, società fondata da Bill Gates, Meta finanzierà la costruzione di due nuovi reattori nucleari da 690 megawatt ciascuno, con entrata in funzione prevista entro il 2032.

L’accordo prevede inoltre la possibilità di estendere il progetto fino a un totale di otto reattori entro il 2035, creando uno dei poli nucleari più rilevanti del Paese. Parallelamente, con Oklo verrà sviluppato un vero e proprio campus nucleare in Ohio, mentre la collaborazione con Vistra riguarda l’acquisto dell’energia prodotta da tre centrali nucleari già operative, accompagnato da investimenti per l’ammodernamento degli impianti e l’estensione delle licenze di esercizio.

Data center sempre più energivori

Alla base di questa strategia c’è l’esplosione della domanda di energia generata dai servizi di AI, sempre più centrali nei modelli di business delle big tech.

Per garantire continuità operativa, sostenibilità e controllo dei costi, le aziende stanno cercando soluzioni energetiche autonome e stabili nel lungo periodo. In questo contesto, il nucleare sta tornando al centro delle strategie industriali come fonte affidabile, a basse emissioni e compatibile con carichi di lavoro costanti come quelli dei data center.

Nucleare a AI: cosa fanno le altre Big Tech

Anche le altre big tech stanno accelerando sul fronte energetico, con strategie molto simili a quella di Meta.

Microsoft è tra le più avanzate sul nucleare. Ha siglato un accordo con Constellation Energy per riavviare un reattore della centrale di Three Mile Island, in Pennsylvania, dismesso dopo l’incidente del 1979. L’energia prodotta sarà destinata ai data center che supportano i servizi cloud e di AI di Azure. In parallelo, Microsoft investe nei piccoli reattori modulari (SMR), considerati più flessibili e adatti a un’integrazione diretta con grandi infrastrutture digitali.

AWS

Amazon Web Services segue una doppia strada. Da un lato ha firmato accordi per l’acquisto di energia nucleare da impianti esistenti, dall’altro ha investito direttamente in startup che sviluppano SMR, come X-energy. AWS punta a garantire capacità energetica dedicata per i propri data center negli Stati Uniti, riducendo la dipendenza dalla rete e mantenendo gli impegni di decarbonizzazione.

Google

Google, storicamente più focalizzata su rinnovabili come eolico e solare, ha iniziato a guardare con maggiore interesse al nucleare avanzato. Nel 2023 ha annunciato partnership esplorative con aziende del settore SMR per valutare l’uso del nucleare come fonte continua di energia “carbon free†a supporto dei carichi AI, soprattutto nelle aree dove le rinnovabili non garantiscono sufficiente stabilità.

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 11:40:48 +0000 di Piermario Boccellato
WiFi
6 Ghz, procede in Uk il piano di condivisione fra 5G e WiFi  

Il Regno Unito sta portando avanti i piani per consentire ai servizi mobili e WiFi di condividere la banda superiore dei 6 GHz. L’autorità di regolamentazione Ofcom ha pubblicato una proposta dettagliata su come funzionerebbe la condivisione dello spettro tra servizi WiFi e mobili e prevede di consentire applicazioni WiFi a basso consumo nella gamma di frequenze entro la fine di quest’anno. La proposta è aperta ai commenti del pubblico fino al 20 marzo.

L’accesso della banda al mobile in un secondo momento

L’apertura dello spettro alle reti mobili dovrebbe aiutare gli operatori a servire meglio le aree densamente popolate dove la domanda è più elevata, sostiene Ofcom. Tuttavia, l’accesso mobile alla banda dovrebbe arrivare in un secondo momento, dopo che saranno installati sistemi per monitorare le potenziali interferenze con le apparecchiature WiFi nella banda dei 6 GHz. I dettagli sul funzionamento di questi database di Coordinamento Automatico delle Frequenze (AFC), già in uso negli Stati Uniti, fanno parte della consultazione.

6 Ghz, la Commissione deve ancora decidere fra 5G e WiFi

Ofcom vuole attendere una maggiore armonizzazione europea sulla banda superiore dei 6 GHz prima di aprirla alle reti mobili. Un parere consultivo dell’Ue ha raccomandato l’anno scorso una posizione simile sulla condivisione della banda, ma la Commissione Europea deve ancora prendere una decisione definitiva.

La proposta del Regno Unito darebbe priorità al WiFi nella banda 6.425-6.585 MHz, la stessa della banda inferiore dei 6 GHz. Questo include il WiFi indoor e a bassissima potenza, e anche il WiFi outdoor e ad alta potenza, a condizione che sia sotto il controllo di un sistema AFC. Nella banda superiore dei 540 MHz, da 6.585 MHz a 7.125 MHz, le reti mobili avrebbero la priorità, ma anche le apparecchiature WiFi potrebbero funzionare, a condizione che utilizzino un sistema AFC per limitare le interferenze. Per l’Ofcom dare il via libera al WiFi in questa banda prioritaria mobile per la prima volta, entro la fine dell’anno, darà il tempo necessario per garantire che i sistemi funzionino correttamente, senza interferenze.

Maggiore copertura WiFi in stadi, fabbriche, ospedali, stazioni e università

Inoltre, Ofcom sta pianificando modifiche alla banda inferiore dei 6 GHz. Queste frequenze, attualmente utilizzate per il WiFi a bassa potenza e per interni, saranno presto disponibili anche per il WiFi ad alta potenza e per esterni. Si prevede che questa modifica supporterà una migliore copertura WiFi in aree estese, come stadi, fabbriche, ospedali, stazioni ferroviarie e università. Secondo la consultazione, l’utilizzo di questa banda da parte di sistemi ad alta potenza richiederebbe anche l’adozione di sistemi AFC per evitare interferenze.

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 11:59:30 +0000 di Paolo Anastasio
Elon Musk
xAI perde 1,46 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2025. Musk pianifica l’integrazione con Optimus

La startup di intelligenza artificiale xAI, fondata da Elon Musk, ha riportato una perdita netta di 1,46 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2025, segnando un incremento rispetto alla perdita di 1 miliardo del primo trimestre.

Nei primi nove mesi dell’anno, l’azienda ha bruciato 7,8 miliardi di dollari in liquidità, destinati principalmente alla costruzione di data center, all’assunzione di personale specializzato e allo sviluppo di software per futuri robot umanoidi, come Optimus, progetto parallelo di Tesla.

Nonostante l’elevato livello di spesa, i ricavi di xAI sono quasi raddoppiati nel terzo trimestre, raggiungendo i 107 milioni di dollari, ma rimangono lontani dall’obiettivo annuale di 500 milioni.

Durante una call con gli investitori, il management ha sottolineato l’ambizione di creare un’intelligenza autosufficiente.

Parte centrale di questo piano è ‘Macrohard’, definito da Musk come un’azienda software basata solo su AI, il cui nome ironizza su ‘Microsoft’. xAI è supportata da un mix di capitale proprio e debito, con un recente round di raccolta fondi da 20 miliardi di dollari che ha portato la valutazione a 230 miliardi.

Tra gli investitori figurano Nvidia, Valor Equity e il Qatar Investment Authority. Nonostante il legame operativo tra xAI e altre aziende di Musk, come X (ex Twitter), Tesla e SpaceX, Tesla non è ancora un investitore diretto, sebbene sia in corso una valutazione da parte del consiglio.

xAI ha comunque investito centinaia di milioni in batterie Megapack di Tesla. Parallelamente, il centro dati ‘Colossus’ di Memphis è in piena espansione, con un investimento superiore ai 20 miliardi per portare la capacità a quasi 2 gigawatt.

Malgrado le perdite oltre le previsioni, xAI resta focalizzata su una crescita accelerata, puntando a dominare il mercato emergente della superintelligenza artificiale.

Per maggiori informazioni, clicca per l’articolo originale.

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Data articolo: Mon, 12 Jan 2026 11:28:58 +0000 di Claudio Ricci

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