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#news #ilfattoquotiano.it
Sembra fatto apposta, e sicuramente lo è, ma programmare in Concorso a Venezia 2025 sia “A pied d’oeuvre” della francese Valerie Donzelli che “No other choice” del coreano Park Chan-wook significa non solo ottimo cinema, ma far rimanere ad occhi spalancati sulla criminale trasformazione del mondo del lavoro contemporaneo. Donzelli sceglie di seguire il lento, graduale, consapevole scivolamento in una condizione lavorativa precaria di un uomo (Bastien Bouillon), sposato con figli, da fotografo parigino da 3-4mila euro al mese a tuttofare di fatica al massimo ribasso. Il protagonista del film, seguendo la sua intonsa e sofferta passione per la scrittura ha già pubblicato due romanzi.
L’editore sostiene che c’è talento, ma che il talento non vende. Lasciato dalla moglie e dai figli, l’uomo cercherà pervicacemente di scrivere un nuovo libro, isolandosi senza un euro in un appartamento sottoscala umido e raccogliticcio, aggrappandosi alla app Jobbing dove i candidati a lavori manuali (muratori, giardinieri, facchini, ecc..) vincono un’occupazione temporanea rilanciando al ribasso cifre anche di 18, 20 euro per una giornata intera di lavoro.
Non c’è enfasi retorica nel racconto di Donzelli, sceneggiato con Gilles Marchand, e tratto dall’omonimo bestseller autobiografico di Franck Courtes edito in Francia da Gallimard. Non è un film di Ken Loach o di Daniele Vicari. Donzelli ha quella dote poetica dal tocco leggero e preciso, quella pennellata di sguardo e di sensibilità per sfiorare, tangere il devastante e inarrestabile mondo del precariato contemporaneo in una grande capitale mondiale, osservandolo a pochi centimetri dal precipizio. E in quei pochi centimetri senza mai eticamente traballare, senza mai accelerare in sensazionalismi, ci costruisce l’intero film.
Il protagonista diventa così corpo e anima su cui si riversa la trasformazione medioevale assassina neoliberista sulle macerie dei diritti del lavoro keynesiani del Novecento. Le ferite sono minime, qualche acciacco muscolare o taglio sulla pelle, ma si vede che il coltello non viene affondato apposta (da brividi la dichiarazione dell’editrice di fronte comunque ad un nuovo possibile successo commerciale del nostro); per far emergere una difesa morale, finanche culturalmente naif, ma cinematograficamente splendente (la tonalità di tenebra scura con i dettagli di Parigi sfocati ed esclusi all’occhio, chapeau), legata alla salvifica pervicacia per la scrittura, accada quel che accada. Di tutt’altre tonalità visive e registiche quelle di No other choice che il veterano Park Chan-wook riprende dal film di Costa-Gavras, “Cacciatore di teste” (2005), tratto a sua volta da Donald Westlake.
Licenziato all’improvviso dalla multinazionale americana neo proprietaria di una grande azienda della carta dove lavora da vent’anni, il dirigente Man-Su (Lee Byung-hun) non vuole perdere lo status socio-economico acquisito con villetta, famigliola e labrador. Si danna senza risultati in decine di colloqui, ma se c’è una cosa che sa fare è quella di lavorare nella catena di produzione della carta. Così si presenta alla Moon Paper dove non è l’unico ad ambire ad un ruolo professionale. Deciderà di eliminare fisicamente ogni “ostacolo†che si frappone al suo obiettivo di rinascita.
“No other choice” è una commedia nerissima, legata a codici e stilemi della risata e della cultura sudcoreana, costruita su trovate di regia beffarde e inesauribili. Certo il “peso†del reale, della precarizzazione lavorativa, viene sublimato in soluzioni sanguinolente, ma l’allegoria di Park (che dedica il film a Gavras) è un incanto ipnotico di arte della sopravvivenza attraverso l’uso goffo, comico e disperato della forza del singolo. “A pied d’oeuvre” uscirà nelle sale italiane grazie a Teodora, mentre “No other choice”, targato Lucky Red, farà capolino a gennaio 2026.
L'articolo Venezia 2025, “A pied d’oeuvre” e “No other choice” tra realismo, allegoria, precariato e miseria – Le recensioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un tonfo. Difficile definire in un altro mondo la sconfitta rimediata da Jasmine Paolini nel terzo turno degli Us Open. L’azzurra, numero 8 al mondo, è stata battuta in due set dalla ceca Marketa Vondrousova, due anni fa campionessa a Wimbledon, scesa al numero 60 del ranking Wta.
Dopo aver perso il primo set al tie-break, Paolini è affondata definitivamente nel secondo con un secco 6-1. Battuta l’azzurra in appena un’ora e 27 minuti, Vondrousova affronterà la kazaka Elena Rybakina, numero 10 del mondo e 9 del seeding.
In campo maschile, è stato sconfitto anche Luciano Darderi, spazzato via da Carlos Alcaraz: lo spagnolo si è imposto in tre set lasciando appena sei giochi all’italiano (6-4 6-2 6-0).
L'articolo Us Open, tonfo di Paolini al terzo turno: va k.o. contro Vondrousova proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quando echi di Woody Allen incontrano il #MeToo. È curioso come ad ogni suo film, Luca Guadagnino voglia omaggiare i grandi cineasti di suo gradimento e riferimento (Argento, Ford, Kubrick) sofisticandoli con raffinata audacia. “After The Hunt“, presentato Fuori Concorso a Venezia 2025, è un intricato e affascinante dramma/thriller che esplora con naturale eleganza le atmosfere alto borghesi delle aule dell’elitario campus di Yale, le provocazioni concettuali di un pool di insegnanti di filosofia e la complessa ricerca di una verità impossibile dopo una presunta violenza sessuale tra un professore bianco e una studentessa nera.
E Guadagnino qui sembra evocare atmosfere da tardo e maturo Woody Allen: dal riconoscibile font dei titoli di testa agli scarti di veloci carrellate in avanti alla Mariti e mogli; da quel Frederick interpretato da Michael Stuhlbarg variante prossima del Frederick di Max von Sydow in Hannah e le sue sorelle a quella costa est gelida e chiusa che contrasta con l’artificiale (infuocata) solarità californiana. Alma (Julia Roberts) e Hank (Andrew Garfield) sono due assistenti professori di filosofia a Yale.
I due fanno gli amiconi ma tra loro c’è sentimentalmente qualcosa di più che una bonaria concorrenza professionale fatta di simpatiche bevute. Maggie è sposata con l’eccentrico psicologo Friedrick (Stuhlbarg) e proprio dopo una serata a casa loro, all’insegna di alcol e interrogativi provocatori sparsi tra studenti alticci, Hank riaccompagna a casa Maggie (Ayo Edebiri), la cocca altolocata di Alma. Il giorno dopo Maggie piangente è sul pianerottolo di casa di Alma per confessare la violenza sessuale subita da Hank.
Sarà vero? Per lui ci sarà comunque la radiazione dall’ateneo, mentre tra Alma e Maggie invece di una solidarietà tutta al femminile emergerà uno scontro titanico (“gap generazionale femministaâ€, lo chiama la ragazza) senza esclusione di colpi sulla “privilegiata†e inetta Maggie e il passato privato di Alma che riserva sorprese. Guadagnino distilla con maestria (lo script è di Nora Garrett) balle, contrasti affettivi, dubbi etici e confessioni, per un racconto morale che scioglie gradualmente ogni ambiguità sottesa e che si ritrova a deflagrare di fronte ad un serrato dialogo tra la prof appena sospesa e la ragazzina che ha sparato ad alzo zero sul suo mentore al giornale dell’università .
Qui le linee di dialogo della Roberts sembrano come demolire un certo radicalismo chic, molto woke di Maggie, anche se poi, alla fine della visione, la domanda rimane intonsa: “After The Hunt” è un film sostanzialmente reazionario rispetto all’impellenza #MeToo in chiave accademica oppure no? Il film segna comunque la prima apparizione ufficiale sul red carpet del Lido di Venezia di Julia Roberts. Producono gli Amazon MGM Studios. Nelle sale italiane ad ottobre 2025.
L'articolo Venezia 2025, Luca Guadagnino con “After The Hunt” a Yale tra Woody Allen e il #MeToo. Julia Roberts incanta fotografi e fan sul red carpet – La recensione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nei giorni scorsi Susan Monarez, la direttrice dei Centers for Disease Control (Cdc), diventati noti a livello globale durante la pandemia di coronavirus, è stata licenziata da Trump, con l’accusa di non essere “in linea” con l’agenda del presidente. E ora al posto della scienziata arriva, ad interim, una figura di tutt’altra estrazione e senza alcuna formazione medica. Si tratta di Jim O’Neill, il vice di Robert Kennedy jr, ovvero il ministro della Sanità . Competenze e curriculum: imprenditore del biotech che non ha nulla a che fare con il mondo della ricerca, in passato ha sostenuto che la vitamina D fosse più efficace dei vaccini a prevenire il Covid eppure è da oggi alla guida della più importante agenzia per la sanità degli Stati Uniti, tra le più prestigiose al mondo, dalla quale dipende la salute non solo degli americani ma di gran parte del mondo occidentale.
All’epoca della presidenza di George W. Bush, O’Neill è stato lo speech writer del dipartimento della Sanità e poi ha lavorato con Peter Thiel, il massimo finanziatore dei repubblicani. Ma quello che preoccupa di più i dipendenti del Cdc, come hanno riferito all’Ansa fonti interne definendo la nomina “assurda”, sono le sue posizioni sui vaccini. Durante la pandemia di Covid, infatti, O’Neill ha espresso pubblicamente il suo sostegno a trattamenti non comprovati e non supportati da prove scientifiche, tra cui ivermectina e idrossiclorochina, nonché la vitamina D come presunta “profilassi”. Non solo, ha anche rilanciato sui social media diverse teorie cospirative, tra cui l’affermazione infondata secondo cui “il nome #covid è stato scelto per nascondere l’origine del virus. Questo nome ha reso più difficile lo studio e probabilmente ha rallentato la risposta”.
“Il Cdc è praticamente imploso ieri e ora è davvero nel caos”, ha commentato al Guardian Katelyn Jetelina, epidemiologa ed ex consulente dell’Agenzia avvertendo che si tratta di “un rischio per la sicurezza nazionale degli americani“. Dopo il siluramento di Monarez si sono dimessi in quattro: Debra Houry, responsabile medico del Cdc; Demetre Daskalakis, direttore del National Center for Immunization and Respiratory Diseases; Daniel Jernigan, direttore del National Center for Emerging and Zoonotic Infectious Diseases; e Jennifer Layden, direttrice dell’ufficio dati, sorveglianza e tecnologia della sanità pubblica. Daskalakis ha scritto nella sua lettera di dimissioni di “non aver mai sperimentato una mancanza di trasparenza così radicale, né di aver assistito a una manipolazione dei dati così maldestra per raggiungere un fine politico”.
Il ricercatore, figura chiave nella strategia contro Covid e influenza aviaria, è una delle tante voci che hanno chiesto le dimissioni di Kennedy accusandolo di prendere decisioni, ad esempio sull’epidemia di morbillo in Texas che ha causato la morte di un bambino, senza consultarsi con gli esperti. Qualche giorno fa il segretario ha gettato nel panico la comunità scientifica annunciando su X dei limiti alla distribuzione dei vaccini anti-Covid, “solo per le persone ad alto rischio”, senza che la Food and Drug Administration si sia mai espressa in merito. Un altro esempio di quella mancanza di trasparenza che allarma gli scienziati e preoccupa chi vive negli Stati Uniti.
L'articolo Trump sceglie un no vax alla guida dell’agenzia sanitaria: è Jim O’Neill, vice di Robert Kennedy Jr. proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sono tutti incensurati i sette giovani, tra i 18 e i 24 anni, finiti agli arresti domiciliari per le accuse di lesioni aggravate e violenza sessuale di gruppo. Secondo gli inquirenti, hanno aggredito in branco un giovane e poi una coppia intervenuta a difenderlo, approfittando della situazione per molestare sessualmente la donna. L’episodio è avvenuto davanti a uno stabilimento balneare, sul lungomare di Tortoreto, in provincia di Teramo, lo scorso 12 luglio, intorno alle 2,30. Tutti gli accusati sono di Sant’Egidio alla Vibrata, un paese a circa 20 chilometri da Tortoreto.
Il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso dal gip del tribunale di Teramo, su richiesta della locale procura della Repubblica. I sette indagati, a seguito di un litigio per futili motivi, hanno aggredito un 18enne di Alba Adriatica e una coppia di giovani di Teramo, entrambi 20enni, intervenuti in sua difesa. Durante l’aggressione gli indagati avrebbero abusato della donna per poi darsi alla fuga prima dell’arrivo dei carabinieri. Le indagini sono state condotte dalla stazione carabinieri di Tortoreto, che hanno ascoltato le testimonianze delle vittime dell’aggressione e di alcuni testimoni. Inoltre, sono state acquisiti alcuni filmati dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona.
L'articolo Violenza sessuale di gruppo a Teramo: in sette ai domiciliari. “Hanno picchiato l’uomo e abusato della donna” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’udienza sulla governatrice della Federal reserve Lisa Cook, licenziata da Donald Trump, si è chiusa senza alcuna decisione della giudice Jia Cobb sulla richiesta di un ordine restrittivo temporaneo che, se accolto, le consentirebbe di continuare a lavorare alla Fed mentre un tribunale valuta la decisione del presidente. Cobb, riporta Bloomberg, ha dato tempo alle due parti fino a martedì per integrare la documentazione depositata. Il presidente Usa ha annunciato l’allontanamento di Cook “per giusta causa” motivandolo con presunte false dichiarazioni nell’ambito di due richieste di mutuo. Cook lo accusa di un “tentativo senza precedenti e illegale†di rimuoverla dal suo incarico per portare avanti la sua agenda e “mettere a rischio l’indipendenza della Fed”. Trump dal canto suo chiede di negarle il ritorno in carica.
L’economista, che dal 2022 faceva parte del board della Federal Reserve di Chicago, ha mantenuto l’accesso agli uffici dalla Fed e ai suoi dispositivi, riporta Cnbc. Il suo legale, Abbe Lowell, ha notato che non accetterà nessuna situazione che consenta a Trump di cercare di sostituirla. Le accuse di frode, ha detto, “sono divenute l’arma privilegiata” dell’amministrazione Trump per cercare di rimuovere i funzionari che ostacolano i suoi desiderata. Lowell ha quindi messo in evidenza che le dichiarazioni pubbliche di Trump contro la Fed confermano che il presidente vuole rimuovere Cook perché non vota a favore del taglio dei tassi di interesse da lui sollecitato.
Questo perché, anche se l’inflazione negli Stati Uniti si mantiene stabile, sono sempre più evidenti i segnali di un prossimo rincaro dei prezzi a causa dei dazi. Dopo Walmart e Target, molte grandi aziende americane stanno già lavorando al ritocco dei listini, anche se in sordina per non irritare la Casa Bianca. L’indice Pce, il personal consumption expenditure che è uno dei principali indicatori delle pressioni sui prezzi, è salito in luglio del 2,6%, in linea con le attese degli analisti e stabile rispetto a giugno. L’indice core Pce però ha accelerato al 2,9%, confermando tensioni sottostanti sui prezzi legate ai dazi.
Al momento gli analisti ritengono che la banca centrale alla riunione di settembre ridurrà il costo del denaro, ma nell’ordine di un quarto di punto, non abbastanza probabilmente per accontentare il tycoon.
L'articolo Il giudice non decide sul licenziamento di Lisa Cook dalla Fed: serve più documentazione. Trump chiede di negarle il rientro proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Corte costituzionale della Thailandia ha rimosso la prima ministra Paetongtarn Shinawatra dal suo incarico a causa di una telefonata al presidente del Senato della Cambogia, Hun Sen. Secondo i giudici, infatti, il contenuto della chiamata viola le regole etiche del ruolo ricoperto da Paetongtarn, tanto che già il 1° luglio era stata sospesa. La conversazione aveva al centro una disputa territoriale tra i due Paesi e secondo i critici la premier thailandese ha mantenuto un tono eccessivamente deferente nei confronti di Hun Sei. La leader 39enne si sarebbe rivolta a lui chiamandolo “zio“, aggiungendo che se avesse avuto bisogno di qualcosa se ne sarebbe occupata lei. Una volta diffusa la registrazione, è scoppiata la polemica e in molti hanno accusato Paetongtarn di non avere a cuore l’interesse della Thailandia. La disputa territoriale è poi sfociata in un conflitto durato cinque giorni in cui sono morte decine di persone e centinaia di migliaia sono state sfollate.
La Corte ha affermato che Paetongtarn ha anteposto i suoi interessi privati ​​a quelli della nazione, danneggiandone la reputazione. “A causa di un rapporto personale apparentemente in linea con la Cambogia, era costantemente disposta a conformarsi o ad agire in conformità con i desideri della parte cambogiana”, hanno scritto i giudici in una nota. La famiglia dell’ormai ex prima ministra ha infatti un rapporto personale con Hun Sen, attraverso il padre, e secondo molti questa relazione, esposta pubblicamente, ha messo a rischio la risposta della Thailandia alla crisi territoriale.
Paetongtarn ha detto di aver accettato la decisione dei giudici, ma si è giustificata dicendo che il tono di quella conversazione era in realtà una “tattica negoziale“. Il verdetto della corte mina il potere della famiglia Shinawatra che domina la politica thailandese da decenni, e mette a rischio la stabilità del Paese. La decisione ha effetto immediato e il vice primo ministro Phumtham Wechayachai sarà a capo del governo ad interim, fino a quando il Parlamento non ne eleggerà un nuovo. Non sono però stabilite delle tempistiche precise. Si tratta della quinta volta dal 2008 che un primo ministro thailandese viene rimosso dall’incarico a seguito di una decisione della Corte costituzionale.
L'articolo La prima ministra thailandese rimossa dal suo incarico: “Ha messo i suoi interessi privati davanti a quelli del Paese” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una class action per tutte le “donne che sono state ferite con violenza nella loro identità femminile”. È la proposta lanciata dall’avvocata Annamaria Bernardini de Pace, specializzata in diritti di famiglia, per il caso del gruppo Mia moglie, dove venivano diffuse immagini di mogli e compagne senza consenso. “Chiederemo un risarcimento danni a carico di Facebook“, ha annunciato la legale, chiarendo che, assieme al penalista David Leggi, sta studiando anche il caso del sito Phica.eu, sempre nell’ottica di azioni civili di risarcimento e penali.
L’avvocata matrimonialista ha spiegato che in queste vicende “è stato violato il principio costituzionale che tutela l’identità e la dignità della persona ed, in particolare, è stata ferita con violenza, con l’uso brutale di quelle immagini, l’identità femminile”. Per questo, ha chiarito, “a me potranno rivolgersi tutte le donne che hanno subito queste ferite e noi chiederemo per loro un risarcimento danni a carico di Facebook”. E ha aggiunto: “Lo potremmo chiedere anche agli uomini, ma non credo che avessero molto tempo per lavorare, se poi spendevano il tempo così”. Queste donne, ha precisato, “potranno rivolgersi direttamente a me, nessuna alta parcella ovviamente”.
Dall’inizio della prossima settimana, l’avvocata e il collega Leggi inizieranno a studiare i casi del gruppo Mia moglie e del forum on line Phica.eu e a raccogliere le eventuali segnalazioni che arriveranno per preparare azioni civili e penali. “Potremmo agire con due class action”, ha spiegato ancora l’avvocata. Sul fronte penale, ad esempio, come ha precisato Bernardini de Pace, si potrebbe arrivare a contestare il revenge porn, ossia il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, ma anche ipotesi di stalking, violenza o molestia“. A cui si potrebbero aggiungere ovviamente profili di violazione della privacy, oltre che diffamatori e di istigazione a delinquere, in relazione ai commenti che apparivano nel forum sessista. “Voglio vedere anche – ha concluso Bernardini de Pace – se ci sarà pure la possibilità di intervenire rivolgendosi al Garante per la Privacy”.
L'articolo Class action per le vittime del gruppo “Mia moglie”: l’iniziativa legale contro Facebook di Bernardini de Pace proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Italia ha ritirato la propria candidatura per ospitare gli Europei femminili di calcio nel 2029. Lo ha reso noto l’Uefa spiegando che alla scadenza fissata per il 28 agosto ne sono arrivate solo quattro: quella congiunta di Danimarca e Svezia (favorite) e altre tre da Germania, Polonia e Portogallo. La nomina dei paesi ospitanti di Euro 2029 sarà annunciata il 3 dicembre durante la riunione del Comitato Esecutivo Uefa a Nyon, ma dalla Uefa fanno sapere che la Figc di Gabriele Gravina ha deciso di ritirare ufficialmente la propria candidatura.
Un paradosso, se pensiamo che l’Italia sarà insieme alla Turchia il paese organizzatore degli Europei maschili di calcio 2032. Il problema è sempre il solito: la carenza strutturale e la poca efficienza degli stadi italiani. Questo è uno dei motivi dello scarso sostegno all’Italia da parte dei membri del comitato esecutivo: insomma, da Nyon hanno fatto capire a Gravina che non sarebbero arrivati voti per la candidatura italiana. D’altronde, l’Uefa e il presidente Ceferin manifestano da tempo perplessità sullo stato degli stadi in Italia, anche in vista del 2032. Questo però non è bastata per evitare che venissero assegnati gli Europei maschili, seppure in coabitazione con la Turchia, che a questo punto sogna di prendersi la fetta più importante, ovvero la finale.
Per il calcio femminile, invece, l’Italia ha deciso di ritirare la candidatura e non provare nemmeno a concorrere. Sapendo di perdere. Eppure la “scusa” degli stadi regge anche meno: l’Europeo femminile sarebbe paradossalmente anche più semplice da organizzare e da ospitare. Udine, Bergamo, Reggio Emilia potrebbero essere per esempio stadi adeguati e a norma per una competizione simile. Non è bastato nemmeno l’ottimo cammino agli Europei 2025 delle ragazze di Soncin, arrivate in semifinale contro pronostico e a un passo dalla finale, sfuggita nei minuti finali dei tempo regolamentari e poi ai supplementari. L’entusiasmo di quei giorni è già terminato.
L'articolo Quelli maschili sì, quelli femminili no: la retromarcia di Gravina, l’Italia ritira la candidatura agli Europei 2029 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tony Blair è stato chiamato alla corte di Trump per discutere degli affari da realizzare a Gaza dopo che Israele avrà completato lo sterminio dei palestinesi. La cosa non stupisce, Tony Blair è un criminale di guerra, colpevole di delitti contro l’umanità e responsabile assieme a Clinton e Bush junior di guerre devastanti, dall’Europa al Medio Oriente all’Afghanistan, con una marea incalcolabile di vittime civili. Tony Blair è la dimostrazione vivente che la giustizia e il diritto internazionale non funzionano, altrimenti oggi non sarebbe alla Casa Bianca, ma in un carcere.
Blair è stato per anni la guida della “sinistra†che aveva interamente e fanaticamente sposato il cosiddetto moderno riformismo, cioè una ideologia liberista, guerrafondaia e reazionaria, a servizio del peggiore capitalismo. Non a caso questa “sinistra†si è spesso intrecciata e unificata con i cosiddetti “neoconâ€, cioè con quei conservatori imperialisti che si riverniciavano di progressismo.
Il riformismo, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, non ha realizzato riforme, ma controriforme. Quel riformismo ha combattuto e in molti casi distrutto i diritti del lavoro, i diritti sociali e l’eguaglianza conquistati nei decenni precedenti. Il riformismo è stato l’ideologia e la propaganda della controrivoluzione neoliberale, così rimpianta da Draghi nel suo ultimo intervento.
Il riformismo ha voluto dire mettere lo Stato alle dipendenze della competitività delle imprese private, distruggere il sistema e i servizi pubblici per creare nuove occasioni d’affari per i ricchi. Il riformismo ha imposto la dittatura del mercato e, al di sopra dello stesso mercato, il potere di oligarchi straricchi.
E alla fine il riformismo ha proclamato la guerra dei valori occidentali contro il resto del mondo. Noi siamo il giardino, fuori c’è la giungla, ha proclamato pochi anni fa l’allora ministro degli Esteri della Ue Josep Borrell, socialista riformista.
Maestro di questa scuola politica è stato per decenni Tony Blair, prima come politico e capo di governo britannico, poi come amministratore di ricchissime fondazioni finanziate dalle grandi multinazionali, che hanno istruito e aiutato tanti leader politici.
I discepoli di questa scuola sono stati e sono molti in Europa, dal Primo Ministro britannico Starmer al Presidente francese Macron a tanti capi di governo del Nord e dell’Est dell’Europa.
In Italia il più conosciuto seguace di Blair è Matteo Renzi, che deve molto al britannico per la sua improvvisa e velocissima ascesa.
Ora quel riformismo traballa come centro di potere e progressivamente viene soppiantato dalla destra estrema, che meglio interpreta e porta a coerenza mostruosa quella stessa politica.
Non a caso sia Meloni e Trump, sia tanti leader di destra e neofascisti occidentali si definiscono ufficialmente “riformistiâ€. Anche Netanyahu proclama il suo riformismo, giustificando il genocidio in Palestina come scelta pragmatica per eliminare Hamas.
Non stupisce dunque che Trump chiami Blair per amministrare assieme l’orrore. Questo orrore e i suoi artefici sono solo i prodotti finali del riformismo di Tony Blair. Questo riformismo si è rivelato come una ideologia miserabile, che dietro il pragmatismo e l’apparente razionalità ha nascosto le peggiori ingiustizie e il sostegno a chi di esse ha approfittato per fare soldi. E alla fine questo riformismo ci ha portato alle soglie della terza guerra mondiale e dentro un genocidio.
Questo riformismo è stato protagonista di una stagione della sinistra occidentale che sarà ricordata nella storia come l’epoca dell’infamia.
L'articolo Blair da Trump per discutere di ‘Gaza Riviera’: la dimostrazione che il diritto internazionale non funziona proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sui fondali del Mar Mediterraneo c’è un telescopio particolare, serve a “vedere†i neutrini. Si chiama KM3NeT (Cubic Kilometre Neutrino Telescope). In realtà è un sistema di rilevatori installati in siti diversi.
Al largo di Tolone, Francia c’è KM3NeT-Fr che ospita il rivelatore Orca (Oscillation Research with Cosmics in the Abyss). Al largo di Portopalo di Capo Passero, in Sicilia, il sito KM3NeT-It ospita il rivelatore Arca (Astroparticle Research with Cosmics in the Abyss). KM3NeT-Gr è previsto al largo di Pylos (Peloponneso, Grecia) per una prossima fase di sviluppo del telescopio.
KM3NeT è gestito da una collaborazione internazionale che coinvolge circa 360 scienziati, oltre a ingegneri e tecnici di 68 istituzioni di 21 Paesi di tutto il mondo. Insomma, si tratta di un gran bel progetto.
KM3NeT utilizza migliaia di moduli ottici che rilevano la debole luce ÄŒherenkov prodotta dalle interazioni dei neutrini con l’acqua, o la roccia, nei pressi del rivelatore. La posizione, la direzione dei moduli ottici e il tempo di arrivo della luce sui fotomoltiplicatori al loro interno vengono misurati con molta precisione, così da ricostruire le traiettorie delle particelle rivelate.
Nel febbraio 2023, KM3NeT ha registrato l’arrivo di un neutrino molto, molto strano. Etichettato KM3-230213A, aveva un’energia calcolata di 220 petaelettronvolt (PeV), da 20 a 30 volte superiore a quella di qualsiasi altro neutrino documentato in precedenza. La scoperta ha generato molto entusiasmo tra i fisici, ma ha sollevato anche molte domande.
I neutrini sono le particelle con massa più abbondanti nell’universo. Sono un tipo di particella fondamentale, il che significa che non si scompone in costituenti più piccoli. Sono le più leggere di tutte le particelle subatomiche dotate di massa e non hanno una carica, a differenza, ad esempio, degli elettroni, altro tipo di particella fondamentale, che hanno carica negativa. Di conseguenza, i neutrini interagiscono con altra materia solo molto raramente. La attraversano senza alterarla, come se non ci fosse.
Da quando avete iniziato a leggere questa storia trilioni di neutrini sono passati attraverso il vostro corpo. Tranquilli, nessun pericolo per la vostra salute. Non per nulla i neutrini a volte vengono chiamati “particelle fantasma”.
Torniamo da KM3-230213A. Per i fisici delle particelle, l’energia anomala di questo neutrino poteva essere spiegata solo in due modi: era la prova di un processo cosmico, forse mai visto prima, con il potenziale di cambiare la nostra comprensione dei neutrini, oppure era uno spiacevole errore strumentale.
I ricercatori si sono messi al lavoro per scoprire quale spiegazione fosse quella giusta. Uno studio, pubblicato il 15 luglio 2025 sulla rivista Physical Review, ha confrontato i dati di KM3-230213A con le informazioni raccolte dalle altre rilevazioni di “particelle fantasma†e gli scienziati sono giunti alla conclusione, sperimentale, che l’energia di KM3-230213A sia del tutto vera, non può essere una fluttuazione statistica, o un errore di misura. Il che genera la domanda: da dove viene?
Un singolo neutrino da 220 PeV non può spiegare il fenomeno che l’ha originato e come sottolineato dagli autori dell’articolo citato non è possibile “trarre conclusioni definitive sul fatto che l’osservazione suggerisca una nuova componente ad altissima energia nello spettro”. Se ci fossero altre registrazioni di neutrini di energia simile, lo studio dice che “Potrebbe significare che stiamo vedendo per la prima volta neutrini cosmo-genici, prodotti quando i raggi cosmici hanno interagito con la radiazione cosmica di fondo, o potrebbe indicare un nuovo tipo di sorgente astrofisicaâ€.
L’energia del neutrino del 2023 suggerisce che potrebbe essere stato emesso da uno dei potenti acceleratori di cui siamo a conoscenza nell’universo: un lampo di raggi gamma, o una supernova, o forse un getto relativistico, fascio di plasma emesso nelle vicinanze di un buco nero. Invece, molti dei neutrini rilevati sulla Terra sono neutrini atmosferici, prodotti dall’impatto dei raggi cosmici con gli atomi dell’atmosfera terrestre e sono molto meno energetici. Sempre di neutrini si tratta, sono le stesse particelle, ma le loro possibili origini determinano la loro energia.
In conclusione, non si può mettere la parola fine a questa storia. Le osservazioni prossime venture saranno fondamentali per chiarire la natura di KM3-230213A, il perché della sua alta energia e ciò che ci racconta dell’Universo. Il seguito alla prossima puntata. Rimanete in attesa.
L'articolo Il neutrino ‘strano’ rilevato dai telescopi nel 2023 ancora non ha provenienza chiara: la storia continua proviene da Il Fatto Quotidiano.
Solo nella provincia di Caserta ci sono 448 cave tra attive, chiuse, abbandonate ed abusive. Ed è da questo dato, e da questo territorio, che partono le proteste per il disegno di legge regionale campana sulle cave, in discussione a fine legislatura. Un testo che dietro la formula della ‘riqualificazione’ delle aree interessate vuole modificare una normativa del 1985, e rimettere in moto le ruspe. All’audizione in commissione, oltre alla voce contraria delle associazioni ambientaliste (Legambiente e Wwf), e degli enti locali interessati, si è alzata quella forte e chiara della Chiesa. Il parroco don Nicola Lombardi ha letto un documento del vescovo di Caserta e Arcivescovo di Capua, Pietro Lagnese, di “totale dissenso†alla eventuale ripresa delle attività estrattive.
Secondo il Vescovo il territorio casertano ha già subito uno “sfregio†inguaribile, le colline tifanine sono diventate “uno spettacolo spettrale†di colline verdeggianti divorate dall’estrazione del calcare. L’allora Vescovo di Caserta, Monsignor Raffaele Nogaro, definì quelle visioni simili a un “girone infernaleâ€. E se si riprende a scavare andrà a finire che la logica del profitto prevarrà su quella della conservazione dell’ambiente. “Se veramente lo scopo è quello di riqualificare – scrive Monsignor Lagnese – lo si faccia attraverso l’adozione delle più moderne tecniche di ingegneria naturalistica ma senza permettere l’estrazione di altro materiale calcareo. Sarebbe questo un premio dato a chi in passato ha lucrato violando le leggi civili e quelle divine sul rispetto del Creatoâ€.
Parole che il presidente del consiglio regionale, Gennaro Oliviero, ha fatto proprie e rilanciato: “La Regione Campania ha il dovere di scegliere la strada della tutela e del risanamento ambientaleâ€. All’audizione ha partecipato il comitato No Cave del casertano, che con Grazia Bergantino, Raffaella Coscia, Gianluca Esposito e Jolanda Coscia, ha riassunto così la sua opposizione al disegno di legge: “Si parla di“ritombamento†che nasconde solo speculazione, si parla di “riqualificazioneâ€, ovvero di “estrazione materiale calcare” che rischia di distruggere paesaggi e siti storici come l’Acquedotto Carolino, patrimonio Unescoâ€, invocando lo stralcio degli articoli che permettono nuove cave e un divieto esplicito di estrazioni nelle cave di Caserta e provincia.
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“La politica, per certi versi, è stata assente e disinformata. Abbiamo provato a responsabilizzare i partiti e a metterli di fronte a delle scelte necessarie. Non si può più perdere tempo. Abbiamo chiesto la presenza dello Stato all’interno del processo e i finanziamenti necessari. Questa vertenza non deve finire nel tritacarne della propaganda in vista della campagna elettorale per le Regionali, servono fatti concreti”. A rivendicarlo è Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, al termine degli incontri tra i sindacati Fim, Fiom e Uilm con i diversi gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, a Roma.
“Non c’è più tempo da perdere”, condivide anche il segretario della Fiom, Michele De Palma: ”Negli incontri che abbiamo avuto oggi abbiamo reso chiaro qual è la posizione unitaria del sindacato e delle lavoratrici e dei lavoratori: decarbonizzazione e occupazione sono due gambe che devono camminare insieme, non c’è l’una senza l’altra e per poterla garantire c’è bisogno di una partecipazione da parte dello Stato che possa garantire in una fase di ripartenza degli impianti la possibilità di poter gestire il rilancio della produzione di acciaio nel nostro Paese”, ha ribadito. E ancora: “Siamo stati chiari e diretti con tutte le forze politiche, indipendentemente dal fatto che siano di maggioranza o di opposizione: abbiamo auspicato che ci sia una posizione comune del Parlamento a sostegno del piano di decarbonizzazione e di garanzia occupazionale per gli impianti di Taranto, di Genova, di Novi e di tutte le lavoratrici e lavoratori che riguardano sia quelli di Ilva in A.S., sia per quanto riguarda i lavoratori dell’indotto”.
Il timore, però, è che con le Regionali alle porte, le promesse dei gruppi parlamentari e dei partiti si trasformino in semplice propaganda elettorale: “Questa vertenza non deve finire nel tritacarne della politica e delle elezioni. Abbiamo chiesto responsabilità perché sono in ballo migliaia di posti di lavoro. E siamo stanchi, insieme a tutti i lavoratori, di dover ricevere attese”, avverte Palombella. Così come De Palma: “Chi si candiderà a guidare la Puglia dovrà dare risposte certe: c’è un futuro per i lavoratori di Taranto, per l’Ilva e per la decarbonizzazione? Non è più il tempo dei maquillage”.
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Sul Teatro San Carlo di Napoli “stiamo assistendo a una vergogna“. Senza mai citare direttamente il sindaco Gaetano Manfredi, il governatore Vincenzo De Luca attacca per difendere la posizione governo-Regione sulla nomina del sovrintendente.
“Dirò qualcosa tra pochi giorni sul San Carlo anche per un’operazione verità sulle tante stupidaggini che sono state dette. Per ora siamo impegnati a tutelare la dignità e l’onore di Napoli e del San Carlo per evitare che ci si copra di ridicolo. Vicende sconcertanti”. Poco prima un’altra stoccata al sindaco: “A Napoli c’è chi lavora per fare cerimonie, noi facciamo opere pubbliche per cambiare il destino della città ”.
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Di lui si apprezzano tante cose. L’energia sul palco, la prestanza fisica e il carisma. Benson Boone però sa cantare e anche molto bene. Lo ha dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, durante la tappa americana del suo American Heart Tour il 25 agosto scorso a Columbus, in Ohio.
Il cantante ha intonato la difficilissima canzone “When We Were Young” di Adele (secondo singolo scritto con Tobias Jesso Jr, estratto dal terzo album in studio “25”), strappando applausi e dimostrando come una bella voce e il talento possano essere al servizio di qualsiasi genere musicale.
Il video dell’esibizione è diventata virale e qualche fan si è addirittura diverto a confrontare le esibizioni di Boone e Adele stessa. Lo scorso 20 giugno è uscito il disco “American Heart”, mentre il suo tour mondiale è iniziato il 22 agosto con tappe tutte sold out.
“Il brano parla da solo: – aveva spiegato Adele in un’intervista a Sirius XM – racconta la storia di due persone che, una volta cresciute, cercano di ricordare i momenti belli e brutti del passato, riflettendo sul fatto di non poter ritornare indietro per rivivere tali esperienze. Per quanto mi riguarda, è la mia canzone preferita di 25“.
E sul co-autore Tobias Jess Jr al The Guardian Adele aveva dichiarato: “Ho amato la sua canzone, Hollywood, e così mentre lavoravo a 25 l’ho cercato. Ho detto che l’ho cercato… Ma in realtà ho chiesto al mio manager di contattare il suo. Sto un po’ indietro riguardo ai social, non avrei saputo come fare e in più non avrei voluto domandarglielo e sentirmi dire ‘Non ci penso affatto, quello che fai mi fa schifo’. Alla fine se fosse stato il mio manager a chiederglielo avrebbe potuto digerire il rifiuto e non dirmi nulla. Comunque ne è stato contento”.
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Sta finendo la lunga estate carceraria, quando il tempo recluso si ferma ancor più che negli altri periodi dell’anno e il carcere è ancor più abbandonato a se stesso. Un bilancio di questi mesi ci dice che a fine estate il numero dei detenuti ha superato la soglia delle 63.000 unità , che i posti letto disponibili sono circa 15.000 in meno, che nei soli mesi estivi i suicidi accertati sono stati 24, cui si aggiungono altre morti per cause ancora da definire.
In pieno agosto il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha sostanzialmente minimizzato il tema, affermando cinicamente che i numeri non sarebbero allarmanti in quanto sotto la media nazionale dell’ultimo triennio. La tragica statistica smentisce le sue affermazioni. I suicidi nelle carceri italiane sono già 58 in questo 2025 e presentano un andamento identico a quello dell’anno precedente. Sfortunatamente non si registra alcun calo.
Il tasso di suicidi nelle carceri italiane è circa il doppio rispetto alla mediana europea. Il dato più allarmante e significativo è quello che ci dice che nelle nostre galere le persone si tolgono la vita circa 25 volte di più rispetto a quanto accade in Italia nella società libera. Ogni minimizzazione è vergognosa. Davanti a questi numeri risulta impossibile ridurre la questione dei suicidi carcerari unicamente a scelte di disperazione individuale, incapaci di mettere in discussione l’etica dello Stato. Piuttosto, essa è una questione sociale, culturale, sistemica.
L’organizzazione della vita penitenziaria non è pensata per accogliere le persone, per comprenderne i problemi, per sostenerle nelle difficoltà . Significativo al proposito è quanto accade al momento dell’ingresso in carcere, un momento critico nel quale si ha grande bisogno di sostegno. In quasi tutte le carceri metropolitane, una persona appena arrestata – e dunque presunta innocente – viene collocata nella sezione cosiddetta dei nuovi giunti, che dovrebbe servire a introdurla nella vita reclusa.
Dovrebbe essere una sezione di accoglienza, dove la persona possa avere opportunità di parlare con un operatore, con uno psicologo, di contattare i propri cari, di conoscere le regole della vita interna, i diritti e i doveri riconosciuti dalla legge. Invece le sezioni per nuovi giunti sono spesso le peggiori, quelle più insane e degradate dell’istituto, le meno protette, le meno visitate dagli operatori. Sono spesso luoghi orribili, dove si costruiscono carriere criminali. Sono il biglietto da visita rivolto ai detenuti, compresi i più giovani e meno strutturati (oggi le carceri per adulti si stanno riempiendo di ragazzini appena maggiorenni). Il messaggio è il seguente: state entrando nell’inferno.
Per farsene un’idea basterebbe dare uno sguardo alla settima sezione di Regina Coeli a Roma. I media dovrebbero chiedere di poterla visitare. Dovrebbero raccontare a tutti questo manifesto dell’indegnità della pena che abbiamo oggi in Italia. Altro che umanità e rieducazione di cui all’articolo 27 della Costituzione.
Se la fase iniziale della carcerazione è particolarmente a rischio di suicidio, lo stesso va detto del tempo trascorso nei reparti di isolamento. Celle spesso sottratte a ogni sguardo. Tanti, troppi suicidi nelle carceri italiane sono avvenuti in celle di isolamento. Così come tanti, troppi atti di violenza. Antigone ha in corso una campagna a livello globale per il superamento di questa pratica pre-moderna e pericolosa.
Anche quest’estate è finita e il carcere è un luogo sempre più indegno. Il ministro Nordio minimizza il problema dei suicidi, mentre il suo compito dovrebbe invece essere quello di rivoluzionare la vita in galera, di chiudere le sezioni indecenti come la settima di Regina Coeli, di riempire il carcere di operatori e di attività , di proibire l’oscurità dei reparti di isolamento, di dare un segnale di legalità profonda contro tutte le violenze.
A breve si aprirà il procedimento penale per le presunte torture subite dai ragazzini reclusi nell’Istituto Penale per Minorenni Beccaria di Milano. Preannunci la costituzione di parte civile da parte del Governo, così come dovrebbero fare le autorità locali e i Garanti nazionali dell’infanzia e dei diritti delle persone private della libertà . Non si può giocare con i numeri sottraendosi alle responsabilità istituzionali, politiche e morali.
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