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È uno di quei momenti in cui il silenzio e le posture fanno molto più rumore delle parole. Nelle ultime ore, i social network (TikTok in primis) sono stati invasi da un breve video rubato nel front row della sfilata di Marco Rambaldi alla Milano Fashion Week. Le protagoniste? Elisa e Chiara Ferragni. La dinamica? Un gelo totale e palpabile, catturato dagli smartphone dei presenti. Le immagini mostrano la cantautrice e l’imprenditrice digitale sedute esattamente l’una accanto all’altra in attesa dell’inizio dello show. Eppure, a giudicare dai loro movimenti, sembrano trovarsi su due pianeti diversi e incomunicabili.
Il linguaggio del corpo analizzato dagli utenti è inequivocabile, a partire dalle spalle voltate: entrambe guardano costantemente in direzioni opposte, evitando accuratamente qualsiasi incrocio di sguardi o tentativo di conversazione. Poi la postura di Elisa: la cantante sembra quasi ritrarsi fisicamente. Molti hanno interpretato il suo posizionamento sulla sedia come un chiaro desiderio di prendere le distanze dalla vicina di posto, quasi a voler comunicare la propria estraneità a quel tipo di mondo. Per ingannare il tempo e mascherare l’evidente imbarazzo della situazione, Chiara Ferragni tiene gli occhi fissi sul suo telefono, mentre Elisa scruta l’orizzonte in attesa che le luci si spengano e lo show abbia inizio.
Come spesso accade, la viralità del video ha scatenato un’immediata spaccatura tra gli utenti. Se l’aria gelida tra le due è innegabile per chiunque guardi la clip, le tifoserie si sono divise, rivelando un dato interessante sulla percezione pubblica attuale dell’influencer. Da un lato, c’è chi difende la spontaneità dell’artista friulana: “Chiara si atteggia da diva, Elisa si atteggia da pubblico nostrano”, commenta un utente su TikTok, mentre altri ipotizzano candidamente: “Probabilmente Elisa nemmeno la conosce”. Dall’altro lato, però, un’ampia e inaspettata fetta di pubblico ha preso le difese di Chiara Ferragni, definendone l’atteggiamento “superiore” in questo frangente. Resta la domanda: ruggine pregressa o semplice disinteresse reciproco?
@nssgclub @Chiara Ferragni e @Elisa in attesa dell’inizio di @marcorambaldi_ FW26 ???? #chiaraferragni #elisa #marcorambaldi #mfw #milanfashionweek ♬ Ski trip by dedwrite – dedwrite
L'articolo “Il linguaggio del corpo non mente”: Elisa ignora Chiara Ferragni e le dà le spalle, la scena alla Fashion Week è virale proviene da Il Fatto Quotidiano.
In oltre un’ora di girato e tante chiacchiere nel format “Friends Keep Secretsâ€, ambientato a casa di Lil Dicky e di sua moglie Kristin Batalucco a Los Angeles sotto l’occhio di 18 telecamere nascoste, solo un frame ha scatenato il dibattito sul web e non solo. Nella seconda puntata del 3 marzo gli ospiti Selena Gomez con il marito Benny Blanco hanno fatto discutere per… I piedi. Nella puntata Selena Gomez ha baciato il piede del marito, una settimana dopo che erano diventati oggetto di critiche online per essere sporchi nel primo episodio di “Friends Keep Secrets”.
A circa 50 minuti dall’inizio del nuovo episodio, Gomez, seduta per terra, si è chinata e ha dato un bacio sull’indice di Blanco, che era disteso sul divano, nel bel mezzo di una conversazione. Il bacio ha fatto riflettere il produttore, che stava parlando. Ha abbassato lo sguardo, ha sorriso maliziosamente e si è rivolto ai co-conduttori Dave Burd, 37 anni, e Batalucco, moglie del rapper. “Ti piace?” Blanco ha chiesto scherzosamente al duo, mentre Gomez si dava una pacca sulla gamba e diceva: “Oh, non fatelo per un momento!”. Blanco ha risposto: “No. Non è vero. Mi è piaciuto. Mi ha fatto sentire bene. Vi amo così tanto”. Mentre diceva queste parole, la cantante e attrice si è poi appoggiata con la guancia sulle dita dei piedi del marito.
In un’intervista con la moglie, Blanco ha poi aggiunto: “Nelle interviste con lei – perché so che le piace mantenere un tono professionale – cerco di non mostrarmi troppo. Voglio che brilli e sia una donna indipendente. Quindi mi impegno al massimo. Uso ogni fibra del mio corpo per non guardarla con occhi stralunati e non volerla baciare e saltarle addosso continuamente”.
In un altro punto dell’episodio, Gomez ha detto a Blanco che la loro relazione “è probabilmente così sana e una delle cose più belle della vita”. Il bacio ai piedi del cantante di “Who Says” arriva dopo che Blanco ha infiammato i social media con i suoi piedi nel primo episodio del suo nuovo podcast, che ha debuttato il 24 febbraio.
Mentre il produttore e cantautore si rilassava a piedi nudi su un divano nell’episodio, i suoi piedi sembravano ricoperti di terra e appoggiati sui cuscini del divano a casa di Burd e Batalucco, dove le telecamere li hanno ripresi. Il web non si è risparmiato nei commenti su YouTube, definendo i piedi di Blanco “sporchi” e invitandolo a lavarsi le appendici. In seguito, Gomez ha apparentemente reagito al clamore suscitato dai piedi condividendo un dolce video di se stessa che bacia Blanco sulle sue Instagram Stories e scrivendo: “Mi innamoro sempre di più di te ogni giorno, amore mio”. Blanco ha anche risposto alle critiche sui suoi piedi durante un’apparizione al Jimmy Kimmel Live! Due giorni dopo, il 26 febbraio,
Kimmel, 58 anni, ha sollevato l’argomento alla fine dell’intervista, mostrando persino una foto dei piedi sporchi di Blanco su uno schermo. Il conduttore ha detto: ” La gente sembra affascinata dall’idea che i piedi di Benny siano molto sporchi”.
La risposta di Blanco? Si è tolto un calzino per mostrare un piede pulito: “Ho dei piedi fantastici. Qualcuno faccia uno zoom sul mio piede. Guardate è un piede pulito. State scherzando?”. Poi ha spiegato che, in realtà , a causa dei tecnici e degli operatori il pavimento si era sporcato e di conseguenza ecco perché poteva sembrare che i suoi piedi fossero sporchi.
L'articolo “Non baciare i piedi di tuo marito, sono sporchi”: Selena Gomez travolta dalle critiche. Benny Blanco rivela: “Troppi operatori sul set il pavimento si è sporcato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Seconda medaglia d’oro per l’Italia alle Paralimpiadi di Milano-Cortina. Questa volta arriva dal superG ipovedenti, con Chiara Mazzel che – dopo l’argento nella discesa libera – ha conquistato il metallo più pregiato. L’azzurra, con la guida Nicola Cotti Cottini, ha ottenuto il miglior tempo con 1’14”84. Argento per l’austriaca Veronika Aigner (+0,60) e bronzo per la slovacca Alexandra Rexova (+4.85). Eguagliato il numero di medaglie d’oro vinte a Pechino 2022: l’Italia ne aveva infatti vinte due nell’ultima edizione in Cina, con 7 podi complessivi. Ora è già a quota 4 medaglie.
Il SuperG sull’Olympia delle Tofane continua quindi a regalare gioie allo sci alpino italiano. Dopo le straordinarie due medaglie firmate da Federica Brignone nel corso dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, questa volta è stata Chiara Mazzel a dare continuità a quanto di buono fatto durante le Olimpiadi. Rammarico invece per l’altra italiana Martina Vozza, che ha chiuso al quarto posto e ai piedi del podio, distante 0″90 dalle prime tre. Con la guida Ylenia Sabidussi, Vozza è stata comunque protagonista di un’ottima gara, soprattutto se si considera che le discipline tecniche sono quelle più adatte alle sue caratteristiche.
L'articolo Paralimpiadi, Mazzel vince l’oro nel superG. Per l’Italia è il secondo, già eguagliato Pechino 2022 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura del Vallese nel corso delle indagini sull’incendio avvenuto nella notte di Capodanno al locale ‘Le Constellation‘, costato la vita a 41 persone, tra cui 6 ragazzi italiani, e 115 feriti. Féraud è ora indagato per molteplici reati assieme ad altre quattro persone.
A riportare la notizia sono i giornali del gruppo svizzero Tamedia, che raccontano che l’estensione dell’inchiesta penale sarebbe partita dalla Procura del Vallese lo scorso 5 marzo. Il sindaco di Crans-Montana è ora indagato per incendio doloso colposo, omicidio colposo, lesioni personali gravi colpose e violazioni delle responsabilità e degli obblighi imposti dalla legge sui comuni in relazione alla protezione contro gli incendi e gli eventi naturali.
A fine gennaio era stata presentata una denuncia penale contro il primo cittadino della località vallese da parte di due avvocati che rappresentano una vittima gravemente ustionata e i suoi genitori. Oltre a Féraud sono quattro le persone coinvolte nell’estensione dell’inchiesta: i nuovi indagati, tutti con ruoli di spicco nell’amministrazione del comune vallese, sono Kévin Barras, consigliere in giunta con incarichi sulla sicurezza, oggi deputato supplente nel Parlamento vallese, Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter, tutti con passate o attuali deleghe sui controlli tra Crans e Chermignon, municipio poi annesso al primo.
L'articolo Strage di Crans-Montana, indagato il sindaco per l’incendio di Capodanno costato la vita a 41 persone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un canto per la pace. Noa condivide sui social il momento in cui, nella chiesa francescana di San Salvatore al Monte, a Firenze, intona una tradizionale canzone dello Shabbat. “Accogliendo gli angeli della pace, dal mio ‘esilio’ a Firenze. Prego che proteggano la mia famiglia e tutte le anime innocenti” scrive nella didascalia che accompagna il post. La cantante israeliana è rimasta bloccata nel capoluogo toscano dopo l’attacco all’Iran, e deve aspettare prima di poter tornare a casa.
Ma che cosa ci fa Noa in Italia? L’artista sta lavorando alla preparazione del festival Re-Imagine Peace, rassegna che a luglio riunirà artisti israeliani e palestinesi, nata con lo scopo di promuovere la convivenza e il confronto tramite musica e arte. Al momento però è bloccata nel Bel Paese proprio per quello che sta succedendo in queste settimane a livello internazionale. Intervistata da Repubblica, Noa spiega: “Se tutto va bene tornerò martedì notte con un volo da Roma a Tel Aviv. È pericoloso, ma preferisco stare con la mia famiglia anche se giorno e notte bisogna nascondersi nei rifugiâ€. “Mi sono sentita male quando l’ho saputo”, dice a proposito dell’attacco all’Iran, e ‘rimprovera’ i potenti che in questo momento stanno agitando i popoli a ogni latitudine: “È un gioco politico più grande del conflitto tra Israele e Iran. È un incubo per noi. Sento che siamo nelle mani di leader che danno le nostre vite per scontate. In Russia, Iran, Cina, negli Stati Uniti. Sono molto arrabbiataâ€.
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L'articolo “Sono bloccata in Italia per colpa della guerra in Iran. Voglio tornare dalla mia famiglia anche se bisogna nascondersi nei rifugi”: le parole di Noa proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Fiorello ha creduto in me in un momento in cui nessuno ci credeva“. Mentre lo racconta, Fabrizio Biggio si commuove e la voce gli si spezza in gola. L’attore è ospite a “Da noi… a ruota libera” nella puntata in onda domenica 8 marzo e parla del legame con lo showman siciliano, con il quale condivide l’esperienza quotidiana de “La pennicanza”.
Nello studio di Francesca Fialdini, Biggio ricorda il giorno in cui la telefonata di Fiorello ha dato una svolta alla sua carriera: “Ero rovinato, era il 2022, ero in un basso tremendo, stavo finendo un po’ nel dimenticatoio. Il telefono iniziava a non squillare più” spiega a Fialdini. “Era il giorno del mio compleanno, ero al mare e dissi a mia moglie: ‘Oggi non ci voglio pensare, a settembre mi invento qualcosa’. Squilla il telefono e vedo ‘Rosario’, dissi: come è possibile? Parlammo e mi disse: ‘A settembre che fai? Sei bravo e vorrei lavorare di nuovo con te'”. Quindi si commuove nel dire: “Ha creduto in me in un momento in cui nessuno ci credeva”.
Biggio si apre anche sul proprio privato, spendendo parole per la consorte: “Io e mia moglie Valentina stiamo insieme da 26 anni. Abbiamo avuto una crisi in mezzo, come è normale… fa bene, serve perché poi ti riscegli e quello è di una potenza incredibile. Siamo felicissimi, stiamo bene. Ci siamo sposati dopo 25 anni, solo due anni fa”. Alla conduttrice che osserva come sia molto riservato, anche sui social, sulla sfera privata, l’attore spiega: “Un po’ per proteggere anche loro (la moglie e i figli, ndr), ci sono tanti matti in giro”. E rivela un episodio a tal proposito: “C’è stata una persona che ha cominciato a scrivere a mia moglie, era innamorata di me e le diceva ‘lascialo’. Era una stalker”.
L'articolo “Ero rovinato, stavo finendo nel dimenticatoio. Fiorello ha creduto in me quando nessuno lo faceva”: Fabrizio Biggio si commuove in tv proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sal Da Vinci è ancora al centro del dibattito musicale dopo le parole di Aldo Cazzullo in merito alla sua vittoria al Festival di Sanremo con “Per sempre sì†(“canzone da matrimonio della camorra”). Stavolta è intervenuto l’avvocato Angelo Pisani, founder del progetto antiviolenza 1523.it. “Associare una canzone alla ‘colonna sonora di un matrimonio della camorra0 non è critica musicale – ha affermato Pisani – ma un grave stereotipo offensivo e discriminatorio verso Napoli e la cultura meridionale. La libertà di stampa è un valore fondamentale, ma non può diventare libertà di insulto o di discriminazione territoriale”. Quindi è stata annunciato la presentazione di un esposto alle autorità competenti dopo le dichiarazioni del giornalista.
Pisani, che esprime solidarietà nei confronti dell’artista napoletano Sal Da Vinci, “vittima di una violenza mediatica e di stereotipi offensivi verso Napoli e la cultura meridionale”, invita inoltre l’Ordine dei Giornalisti ad intervenire immediatamente per verificare il rispetto delle regole deontologiche della professione. “Un giornalista ha una grande responsabilità sociale: la sua penna può informare, ma può anche alimentare pregiudizi. Per questo l’Ordine deve valutare se siano stati violati i principi di correttezza, rispetto e responsabilità dell’informazione”.
L’esposto, spiega l’avvocato, sarà presentato nell’interesse dei cittadini napoletani e dei fan dell’artista “affinché vengano valutati eventuali profili di violenza mediatica e discriminazione territoriale. Napoli merita rispetto. La critica è libera, ma la discriminazione non è tollerabile”.
Intanto, come riporta Il Mattino, è intervenuto anche l’avvocato di Sal Da Vinci, Carlo Claps: “L’artista capisce e accetta con maturità il fatto che la sua canzone possa non piacere al pubblico, tuttavia una cosa è la critica musicale, anche aspra; altra cosa è l’insulto, la denigrazione personale, la discriminazione culturale. Quella non si può tollerare. Ho letto frasi che equiparano la canzone napoletana a qualcosa di dannoso, persino pestilenziale. Questo non è giudizio critico: è discriminazione”. Dunque l’avvocato non esclude di agire per vie legali “se le dichiarazioni offensive e diffamatorie dovessero continuare” o “se dovessimo riscontrare i presupposti”.
Aldo Cazzullo ha espresso la sua opinione a “In Altre Parole” di Gramellini: “Sono un giornalista e voglio essere libero di esprimere le mie opinioni. Criticare una canzone non significa criticare una città . La contrapposizione Nord-Sud? È inutile, ormai siamo tutti italiani. Il giornalista non deve fare la ola. Deve essere libero di criticare quando lo ritiene opportuno. Io voglio essere libero di dire quello che penso”.
Nei giorni scorsi durante i festeggiamenti a Napoli Sal Da Vinci davanti a migliaia di fan ha detto: “Sono arrivate un sacco di provocazioni, magari a volte la mente genera delle cose un pò strane. Io ho semplicemente portato una canzone che parla d’amore, se poi l’amore è una cosa violenta forse probabilmente siamo nel mondo sbagliato. Vi prego, ognuno di voi, ve lo chiedo con umiltà , non rispondete alle provocazioni che ci vengono fatte, non servono a niente, qualcuno avrà quale like in più… Pensiamo alla musica e a tutta la bella gente di questa terra, e basta”
L'articolo “Una cosa è la critica musicale, altra cosa è l’insulto. Agire per vie legali? Non è escluso”, parla l’avvocato di Sal Da Vinci. Cazzullo risponde: “Libero di esprimere opinioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Momenti di tensione a Beverly Hills, dove la villa della cantante Rihanna è stata presa di mira da alcuni colpi d’arma da fuoco. Una donna di circa trent’anni è stata arrestata dopo che tra i cinque e i sette spari sono stati esplosi contro il cancello della proprietà , senza provocare feriti. Secondo quanto riportato dalla Cnn, l’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di domenica nella zona residenziale della città californiana di Los Angeles, dove la popstar originaria delle Barbados possiede una delle sue residenze. Il dipartimento di polizia di Los Angeles ha confermato l’intervento degli agenti e l’arresto della sospettata poco dopo la sparatoria.
I proiettili hanno colpito il cancello della villa senza penetrare all’interno dell’abitazione. Al momento dell’accaduto alcune persone si trovavano nella casa, ma nessuna è rimasta ferita. Non è ancora chiaro se Rihanna fosse presente nella proprietà al momento degli spari. Le autorità stanno indagando per chiarire il movente dell’azione e verificare se la cantante fosse l’obiettivo diretto della donna arrestata. Gli investigatori stanno anche esaminando le immagini delle telecamere di sicurezza della zona.
Negli ultimi mesi Rihanna, tra le artiste più influenti della musica pop contemporanea, è tornata al centro dell’attenzione pubblica anche per la sua vita privata. A settembre ha dato alla luce il suo terzo figlio con il rapper A$AP Rocky, mentre i fan attendono da tempo l’uscita del suo nuovo album, più volte annunciato ma mai pubblicato.
L'articolo Spari contro la villa di Rihanna a Beverly Hills: arrestata una donna, nessun ferito proviene da Il Fatto Quotidiano.
La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz mandano in tilt il prezzo del petrolio e le Borse asiatiche. Nella notte tra domenica e lunedì il greggio è schizzato a oltre 130 dollari al barile, spingendo – come riporta il Financial Times – i Paesi del G7 a muoversi con una mossa di emergenza che dovrebbe essere ufficializzata in giornata. Sarebbero pronti a discutere in una riunione alle 14.30, ora italiana, il rilascio comune e coordinato delle riserve strategiche. La decisione, già presa in passato dopo l’invasione dell’Ucraina, coinvolgerebbe anche l’Agenzia internazionale per l’energia.
Secondo il quotidiano tre Paesi, fra cui gli Stati Uniti, sarebbero già d’accordo con la decisione: Washington in particolare sarebbe orientata per un rilascio comune di una quantità fra ai 300 e i 400 milioni di barili, circa il 25-30% del totale delle riserve. La mossa è stata presa in passato solo cinque volte: due volte dopo l’invasione dell’Ucraina, una durante la prima guerra del Golfo, poi a seguito dell’uragano Katrina e dopo il blocco della produzione in Libia. Il solo annuncio ha permesso al prezzo del greggio di ripiegare dai massimi toccati nella notte, rimanendo comunque stabilmente sopra la soglia dei 100 dollari. Il Wti del Texas sale del 15% intorno ai 105 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord avanza del 17% avvicinando i 110 dollari. Le stime di Goldman Sachs indicano nell’Iran una produzione di 3,5 milioni di barili al giorno e 0,8 di condensato, il 4% della produzione mondiale, di cui la metà circa destinata all’export.
Intanto le Borse asiatiche hanno vissuto una seduta da profondo rosso. Il blocco di Hormuz e i prezzi in volo libero del petrolio hanno spinto i listini a chiudere in terreno negativo a partire da quella di Tokyo dove il Nikkei 225, pur recuperando in parte le perdite, è sceso del 5,2% a a 52.728,72 al termine delle contrattazioni. Il Kospi sudcoreano è sceso del 6% a 5.251,87 punti, mentre i mercati cinesi, che tendono a essere meno influenzati dalle tendenze globali, hanno registrato perdite più moderate. L’Hang Seng di Hong Kong è sceso dell’1,6% a 25.343,77, mentre l’indice composito di Shanghai è sceso dello 0,7% a 4.097,69. L’indice di riferimento di Taiwan è crollato del 4,4% e anche altri mercati regionali hanno subito perdite. Hanno aperto in caduta libera anche i listini europei, con Milano tra le peggiori intorno a -3%: sotto pressione in particolare i titoli delle banche.
L'articolo Guerra in Iran, il petrolio schizza oltre i 100 dollari: i Paesi del G7 pronti a rilasciare un terzo delle riserve proviene da Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Guerra in Iran, 30 feriti in Bahrein per un drone. Usa contrariati con Israele: “Rischio boomerang dai raid su depositi di petrolio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per molti è la “rovina del calcioâ€. Per Guardiola è l’evoluzione del gioco. “Puoi lamentarti, ma devi adattarti. Fa parte del giocoâ€. Steph Curry e i Golden State Warriors hanno reso il tiro da tre punti una moda in NBA, oggi l’Arsenal di Mikel Arteta usa precisi schemi dai calci piazzati per provare a vincere le partite e la Premier League. Calci d’angolo, di punizione (e anche le rimesse laterali) stanno diventando parte della strategia. Per alcuni sono noiosi, per altri è la rivoluzione del calcio. Sui 59 gol segnati in campionato dai Gunners, 24 arrivano proprio da palla inattiva (di cui 16 dai corner). Addirittura 32 se contiamo tutte le competizioni. Eppure non tutti sono d’accordo con le nuove trovate dell’allenatore spagnolo e del suo staff guidato dal genio Nicolas Jover.
Critiche e polemiche
C’è un dibattito che comprende anche il tipo di arbitraggio sui movimenti in area di rigore. Il tema divide. E non poco. Se da una parte arrivano i complimenti, dall’altra le critiche non sono da meno. E molte di queste arrivano proprio dai colleghi di Arteta. “Credo sia necessario rivedere il modo di difendere in queste situazioniâ€, ha dichiarato l’allenatore del Chelsea Liam Rosenior. Andoni Iraola del Bournemouth chiede “maggiore protezione per i portieriâ€. Arne Slot ha ammesso di non divertirsi più. Per lui il calcio non è uno schema predefinito dal calcio d’angolo, ma molto di più. “Se mi chiedete del calcio, penso al Barcellona di 10 o 15 anni fa. Ogni domenica speravo che giocasse. Ora, la maggior parte delle partite di Premier League non sono per me un piacere da guardare, anche se restano molto competitiveâ€.
Per Fabian Hurzeler del Brighton è un’inutile perdita di tempo: “Quando devono battere un calcio d’angolo ci mettono più di un minuto. Da inizio campionato hanno perso più di due ore soltanto per queste situazioni. Non ci sono regole chiare nemmeno su quello che accade dopo la battuta dell’angolo. In tanti fanno dei blocchi per liberare saltatori: a volte l’arbitro fischia, a volte noâ€. E poi c’è Chris Sutton, ex calciatore della nazionale, che ha definito l’Arsenal “la squadra più brutta della storia a vincere la Premier”.
Una filosofia di squadra
È merito di Arteta, dei suoi collaboratori (che, grazie a un particolare bonus inserito nel loro contratto, guadagnano di più a ogni gol da palla inattiva). Ma anche dei giocatori. “Lavoriamo tanto su queste situazioni di giocoâ€, ha raccontato il difensore dei Gunners Gabriel. “Non è una questione personale: è un’identità di squadra, è il modo in cui attacchiamo l’area, in cui ci crediamo e ci buttiamo su ogni pallone. E poi certo, come batte Declan è incredibileâ€. Tempo fa il gol da palla inattiva veniva quasi snobbato. Ora invece, come insegna l’Arsenal, non basta solo creare degli schemi a tavolino. Perché il valore aggiunto sono i calciatori. E la scelta sul mercato diventa fondamentale. L’incidenza dei corner guadagnati si alza e i Gunners vincono più partite. Anche di “corto muso†quando necessario.
La strategia dell’Arsenal secondo i dati
La chiave dell’Arsenal sta nella semplicità . Stessi movimenti, poche regole e grande efficacia. Se pensiamo al calcio d’angolo tutto parte dal tipo di battuta: la stragrande maggioranza dei corner battuti dall’Arsenal (quasi l’81%) sono in entrata e, statisticamente, hanno più probabilità di portare a un gol rispetto a quelli in uscita. Poi c’è da considerare il punto in cui il pallone viene calciato: la distribuzione è abbastanza equilibrata tra i passaggi al centro (37%), sul primo palo (23%) e sul secondo palo (15%). Motivo per cui i gol sono distribuiti equamente in rosa. E anche l’inconveniente “caos†in area di rigore viene gestito nel migliore dei modi. Nonostante la fitta mischia in area di rigore, infatti, l’Arsenal non subisce il contropiede e dopo 30 giornate è la miglior difesa del campionato.
L’esempio di Cuesta in Italia
E chi se non l’allievo di Arteta? Il Parma di Carlos Cuesta sta provando a replicare la stessa filosofia. Il caso più lampante è il gol di Troilo contro il Milan a San Siro e quello annullato contro il Cagliari. In entrambi i casi c’è un blocco di Valenti in area di rigore: il primo era stato considerato regolare, l’altro no. E così un altro movimento deve essere interpretato e regolamentato. Dall’arbitro e dal Var.
Mentre le polemiche alimentano il tema, il record all–time della Premier League di gol segnati da calcio piazzato è già stato eguagliato dall’Arsenal (come loro solo l’Oldham nel 1992-93, il West Brom nel 2016-17 e proprio gli stessi Gunners nel 2023-24). E siamo solo a marzo. La nuova era dei calci piazzati è appena iniziata.
L'articolo Rovina del calcio o rivoluzione? Gli schemi sui calci piazzati dell’Arsenal diventano un caso di studio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Prosegue il cammino di Jannik Sinner al torneo di Indian Wells, primo Masters 1000 della stagione. Dopo l’esordio in scioltezza contro Dalibor SvrÄina, il numero due del mondo si ripete anche contro il canadese Denis Shapovalov, superato con il punteggio di 6-3 6-2. Agli ottavi di finale adesso l’azzurro affronterà Joao Fonseca, uscito vittorioso nella sfida contro Tommy Paul. Per l’altoatesino si tratta della vittoria numero 96 in un torneo Masters 1000. Un dato che consente a Sinner di eguagliare Fabio Fognini al primo posto nella classifica degli italiani con più successi.
È stato un ottimo test quello di Sinner, molto convincente, in una partita che poteva racchiudere più di qualche insidia. Solo sei mesi fa infatti il canedese aveva dato molto filo da torcere all’azzurro al terzo turno dello US Open, vincendo il primo set prima di cedere (lottando) i tre parziali successivi. In California invece tutto è andato via liscio per il numero due del mondo, anche per via di una versione di Shapovalov tutt’altro che brillante. La sfida non è mai stata in discussione, con l’equilibrio che si è mantenuto fino alla metà del primo parziale. Un equilibrio che lo si potrebbe definire “in controlloâ€.
Sinner ha gestito il numero 39 del ranking, lo ha costretto a giocare costantemente sotto pressione senza permettergli di prendere fiducia. Esempio chiaro, l’inizio gara: break subito a zero dall’altoatesino e subito cancellato da un immediato controbreak, anche questo a zero. Poi quando è arrivato il tempo di chiudere, Sinner lo ha fatto: nuovo break nel momento perfetto, sul 4-3, e primo parziale chiuso poco dopo sul 6-3. Da lì tutto è stato ancora più facile, con Sinner che ha piazzato l’allungo subito in avvio di secondo parziale e poi un altro sul 4-2. Come spesso è accaduto, l’azzurro ha alzato il livello nel momento opportuno. Una partita solida, soprattutto al servizio (77 per cento di prime in gioco). Il tutto, come già accennato, favorito da uno Shapovalov molto falloso e altalenante, autore di ben 25 errori gratuiti.
“Sono felice – ha commentato l’altoatesino nell’immediato post-gara -, giocare contro Denis è difficile. Posso solo essere contento, stiamo cercando di alzare il livello. Era difficile contro un mancino, poi sono partito con un break di svantaggio. Sono rimasto lì mentalmente e ho cercato di alzare il livelloâ€.
Affascinante e molto più stimolante si prospetta adesso la partita di ottavi. Sinner infatti si troverà di fronte il brasiliano Fonseca. Prima volta l’uno contro l’altro. Il brasiliano contro Paul ha dato segnali di ripresa e il test con Sinner sarà un bel banco di prova. Ma anche per Sinner sarà una partita interessante, per capire a che livello si trova quello che, per molti, dovrebbe diventare il terzo incomodo nella rivalità tra lui e Carlos Alcaraz.
L'articolo È finalmente un Sinner brillante: battuto Shapolavov, è agli ottavi a Indian Wells. “Sto cercando di alzare il livello” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Schemi matematici messi a punto dall’Università Tecnica di Monaco di Baviera (TUM) mostrano che, per effetto dell’aumento della temperatura, le foreste come le conosciamo oggi potrebbero non esistere più. Gli incendi e le infestazioni di parassiti entro il 2100 potrebbero più che raddoppiare, e se a ciò si aggiungeranno venti più forti si creerà un cocktail che cambierà radicalmente le foreste d’Europa.
Allo studio, pubblicato sulla rivista Science e diretto per la TUM da Rupert Seidl, hanno partecipato accademici di dieci Paesi diversi, che hanno raccolto dati satellitari per 13.000 aree forestali europee e condotto simulazioni al computer per diversi scenari climatici. Nel peggiore, con un riscaldamento di oltre tre gradi Celsius, entro il 2100 la frequenza di incendi e danni causati da insetti sarà più che raddoppiata e le tempeste aumenteranno del 20%. Questi fattori si verificheranno in combinazione, quindi l’impatto sulle foreste sarebbe drammatico: il calore e la scarsità d’acqua indeboliranno gli alberi, impedendo loro di produrre abbastanza resina per tenere lontani i parassiti. Le foreste come le conosciamo oggi non esisteranno più.
Vengono allestiti sempre più appezzamenti sperimentali con l’obiettivo di determinare quali combinazioni di alberi funzioneranno meglio e dove. Già ora, d’altronde, quattro alberi su cinque in Germania sono malati. Tra qualche decennio esisteranno ancora ampie aree boschive in Europa, il loro aspetto sarà però diverso, più aperto e a quote più basse, con alberi più piccoli in grado di resistere al caldo e alla siccità , con specie arboree differenti, finora tipiche di altri climi, come l’abete di Douglas del Nord America o il cedro del Mediterraneo. Ci saranno meno specie di funghi e più rapaci o cinghiali. Gli studiosi si dicono fiduciosi: la foresta ha già resistito a molti cambiamenti, animali e piante si adatteranno alle nuove condizioni; chi soffrirà di più saranno gli esseri umani.
Le foreste sono una riserva idrica vitale. In Germania, circa il 70% dell’acqua potabile proviene da falde acquifere e sorgenti. Se le foreste montane scompaiono, scompare anche la protezione contro frane e valanghe. A questo si aggiunge l’aspetto economico: i danni e la riconversione delle foreste potrebbero costare all’industria del legno e ai proprietari forestali 250 miliardi di euro. Le foreste coprono il 40% della superficie terrestre dell’UE e assorbono enormi quantità di carbonio; sono perciò una componente cruciale degli obiettivi climatici UE. Tuttavia, già oggi le foreste tedesche rilasciano più CO2 di quanta ne assorbano, e questo fenomeno, per il cambiamento climatico e i conseguenti danni ambientali, è destinato ad intensificarsi in futuro.
Se riusciremo tuttavia a limitare il riscaldamento globale a due gradi Celsius, a partire dalla metà del secolo la foresta si riprenderà . Questo è il messaggio più importante per gli autori dello studio: se riusciamo a mitigare significativamente i cambiamenti climatici, ridurremo significativamente i danni alle foreste. In quest’ottica appaiono del tutto contraddittorie le scelte del ministero tedesco per l’Economia, diretto da Katherina Reiche (CDU). Nei punti quadro della futura legge sulla modernizzazione negli edifici, che si intende approvare al Bundestag entro luglio, si riapre alla possibilità di impiegare caldaie a gas o gasolio, pur imponendo che dal 2029 siano alimentate con almeno il 10% di biocombustibili.
Circa un terzo delle emissioni totali di CO2 proviene dal settore edilizio, e Katharina Dröge, capogruppo parlamentare dei Verdi, contesta: “Di fatto, questa coalizione sta abbandonando completamente gli obiettivi climatici della Germania”. Sibylle Braungardt dell’Öko-Institut calcola, rispondendo alla ZDF, la seconda televisione tedesca, che l’obiettivo vigente del 65% di energie rinnovabili nel settore del riscaldamento potrebbe far risparmiare circa 30 milioni di tonnellate di CO2 tra il 2024 e il 2030; verrà completamente abolito per sostituirlo con una quota di gas e petrolio “verdi” per il funzionamento di sistemi di riscaldamento convenzionali. E Kai Niebert, presidente del Deutscher Naturschutzring, principale e storica rete di associazioni ambientaliste, evidenzia che tanto biogas nemmeno esiste: occorrerebbe piantumare una superficie almeno nove volte Berlino.
La ministra Reiche, alla priorità per pompe di calore e rinnovabili, contrappone per contro “apertura tecnologica”, “flessibilità ” e “accessibilità economica” e indica che anche se i sistemi ad energie fossili non vengono più vietati, sono comunque progressivamente resi più cari. Nel frattempo, L’UE chiede un parco immobiliare a impatto climatico zero entro il 2050, e che la transizione energetica sia imboccata con maggiore decisione. Invece la ministra intende eliminare anche i sussidi allo sviluppo di pannelli solari sui balconi. Non solo: forte dell’esperienza come ex responsabile della filiale E.ON Westenergie, vecchio nome della principale controllata regionale del gruppo energetico tedesco E.ON, per gestire meglio i rischi di sovraccarico delle reti la ministra vuole anche intervenire nel sistema di assegnazione delle connessioni di fonti di energie rinnovabili. Ad oggi gli allacciamenti avvengono in ordine di richiesta, mentre Reiche vuole che in futuro siano i gestori a poter decidere: dove ci sono già molti impianti di rinnovabili sarà più difficile ottenere l’allacciamento.
Inoltre, i gestori dovrebbero poter imporre sussidi per i costi di costruzione. Un regalo a fronte di ritardi di almeno sette anni nello sviluppo delle reti di distribuzione. L’effetto per gli sviluppatori di impianti rinnovabili sarà invece di perdere per anni gli indennizzi pagati dai gestori quando staccano un parco eolico o solare dalla loro rete per sovraccarico, e quindi un elemento di sicurezza alla pianificazione di nuovi parchi di collettori. D’altronde, coi prezzi del carburante oltre i due euro al litro in seguito al conflitto in Medio Oriente e ai problemi nello Stretto di Hormuz, si stanno già risvegliando le paure del caro energia che nel 2022 portarono la Germania in recessione. Anche se il Paese oggi è più preparato, non deve fallire la transizione energetica.
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“Mai viste così tante anomalie in un procedimento, ho la netta sensazione che questa vicenda si voglia chiudere in maniera frettolosa e che non vi sia la seria volontà di approfondire fatti che solo per un puro caso non si sono trasformati in tragediaâ€. L’avvocata Enza Forte del foro di Ragusa è determinata nel continuare la battaglia legale contro Parmalat spa denunciata da due suoi assistiti che hanno trovato tre pezzi di vetro all’interno di una bottiglia di latte Zymil.
Nel luglio del 2025 Laura Allegria aprì una bottiglia di latte comprata dal figlio Filippo e, dopo aver iniziato a bere, si è ritrovata un pezzo di vetro in bocca. Con lei, in quel momento, c’era anche il figlio che ha raccontato di aver poi svuotato la bottiglia rinvenendo altri due pezzi di vetro. I due si sono così affidati all’avvocato Forte che, per conto dei suoi assistiti, ha depositato denuncia alla Procura di Ragusa. “Da quel momento in poi- racconta l’avvocata – questo procedimento sembra essere finito in un limbo, nonostante reiterate istanze formali non siamo mai riusciti ad avere risposte sullo stato dello stesso. Solo dopo diversi tentativi – continua il legale che opera per conto dello studio Lipera di Catania – mi è stato comunicato che il procedimento era stato trasferito dalla procura di Ragusa a quella di Parma il 16 settembre del 2025″.
Il racconto della legale prosegue con le poche informazioni ottenute: “Il 12 febbraio ricevo una pec da parte del Tribunale di Ragusa con la quale mi viene comunicato che il fascicolo originale si trova presso la Procura di Parma e che, pertanto, non mi può essere fornita una copia. Per oltre cinque mesi – spiega ancora la legale – ho brancolato nel buio non potendo visionare il decreto di trasferimento, un atto fondamentale per l’esercizio di difesa. Mi pare assurdo che nell’era della digitalizzazione un interno fascicolo possa scomparire in questo modo e solo dopo diverse richieste abbiamo ricevuto delle risposte, in sostanza ho rincorso un documento fantasma. Vorrei sapere, tra l’altro, il perché della decisione del trasferimento del procedimento presso il tribunale emiliano visto che i fatti si sono registrati nel comune di Vittoria e che, quindi, la competenza ricade sulla procura di Ragusaâ€.
Questa è solo la prima delle tre anomalie evidenziate da Enza Forte che solleva dubbi e perplessità anche su altri due aspetti. “Il 20 febbraio del 2026 – spiega ancora -, sempre a seguito di reiterate richieste, ho ricevuto una pec attraverso la quale sono stata informata che il 13 novembre del 2025, il pubblico ministero titolare del fascicolo, Andrea Bianchi, aveva formulato richiesta di archiviazione. Perché tutta questa fretta nel voler chiudere la pratica senza i dovuti approfondimenti?â€
Infine, c’è anche un terzo elemento che non convince l’avvocata: “Quando ho ricevuto l’informazione della richiesta di archiviazione – dice Forte- ho scoperto che il procedimento in questione è stato iscritto contro ignoti. Trovo che anche questa scelta sia anomala – continua – dato che la denuncia è stata presentata contro un soggetto specifico, ovvero contro Parmalat spa. Ho la sensazione – conclude Enza Forte – che vi sia la volontà di chiudere frettolosamente questa vicenda che solo per pura fortuna non ha avuto conseguenze gravi per la mia assistita. Se la signora Laura avesse ingerito uno dei pezzi di vetro trovati nella bottiglia di latte, oggi forse parleremmo di una tragedia. Noi non ci fermeremo e siamo determinati ad andare avanti, chiediamo giustizia e verità per un caso che riteniamo molto grave, giustizia che deve esserci anche quando si tratta di grandi realtà industrialiâ€. È per questi motivi che è stata depositata una ulteriore istanza indirizzata, tra gli altri, al procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione di Roma per chiedere risposte in merito alle tre anomalie riscontrate e un intervento a tutela delle persone offese.
Sulla vicenda intervengono anche i vertici Parmalat che nel luglio 2025 avevano annunciato l’avvio di verifiche per far luce sull’episodio. “A seguito del presunto ritrovamento da parte di una cittadina di Vittoria di frammenti di vetro all’interno di una confezione di latte Zymil in plastica in data 16 luglio 2025- affermano oggi dall’azienda -, Parmalat comunica di aver effettuato con la massima tempestività le verifiche sul lotto interessato, nel rispetto dei propri standard di qualità e sicurezza, senza riscontrare alcuna non conformità . Il latte UHT Parmalat è confezionato in ambienti completamente chiusi e asettici, secondo rigorosi protocolli di controllo qualità , in linea con i più elevati standard di sicurezza e igiene alimentare. Il 25 luglio scorso il Servizio Veterinario della Asl di competenza ha ispezionato lo stabilimento produttore del lotto interessato, senza rilevare anomalie. Anche il successivo controllo effettuato dal Nas. il 1° agosto ha confermato l’assenza di irregolarità nei processi produttivi e negli impianti. L’Azienda è stata in entrambe le occasioni e comunque a fronte di ogni richiesta delle competenti autorità sempre disponibile, come doveroso, con massima trasparenza e chiarezzaâ€.
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Le detrazioni per le ristrutturazioni caleranno progressivamente nel corso dei prossimi anni. Nel 2026 l’aliquota è pari al 50% per la prima casa e al 36% per gli altri immobili: dal prossimo anno passeranno, rispettivamente, al 36% e al 30% (è confermato per il biennio 2026-27 il tetto massimo di spesa a 96.000 euro). Dal 2028 l’aliquota scenderà al 30% per tutti gli immobili (anche per la prima casa) con limite di spesa a 48.000 euro.
A fare il punto della situazione sui bonus casa e sulle regole per potervi accedere ci ha pensato una recente guida pubblicata dall’Agenzia delle Entrate.
Uno dei punti più sensibili e delicati sono i potenziali beneficiari delle agevolazioni: se in possesso di requisiti ben precisi e delineati non ne usufruiscono solo i proprietari diretti dell’immobile.
Vi possono accedere, per esempio, l’inquilino o il comodatario, ma per poter detrarre le spese non devono semplicemente utilizzare l’immobile: devono essere in possesso di un titolo registrato, come il contratto di locazione o di comodato d’uso gratuito. I documenti devono essere stati registrati presso l’Agenzia delle Entrate prima che i lavori abbiano avuto inizio. Ma non solo: è necessaria una dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario.
La detrazione spetta anche ai familiari, ma solo se c’è una convivenza effettiva nel momento in cui sono iniziati i lavori o nel momento in cui vengono sostenute le spese.
L’immobile, inoltre, deve essere a disposizione – quindi non deve essere stato concesso in locazione ad un terzo soggetto -, ma non è necessario che costituisca l’abitazione principale del familiare. I bonifici e le fatture devono essere intestate al familiare pagante, anche se le abilitazioni comunali – tipo la Cila – devono essere a nome del proprietario.
A partire dal 2016 anche il convivente more uxorio ha la possibilità di accedere alle detrazioni alle stesse condizioni dei familiari conviventi, purché la convivenza risulti da una certificazione anagrafica.
I tetti al reddito sono stati introdotti attraverso la Legge di bilancio 2025: si è passati da un sistema di detrazioni illimitate – tutti vi avevano diritto ad accedere – ad uno che si basa sul reddito e sulla composizione familiare.
Chi ha un reddito fino a 75.000 euro può accedere all’agevolazione piena. Quanti dovessero averne uno che supera questa cifra, pur rimanendo al di sotto dei 100.000 euro, hanno diritto ad una detrazione massima di 14.000 euro, che scende ad 8.000 euro con un reddito che supera i 100.000.
Le cifre che abbiamo visto devono essere moltiplicate per un coefficiente determinato dal numero dei figli a carico: con nessun figlio si applica il moltiplicatore 0,50. Questo significa che gli 8.000 euro indicati in precedenza devono essere dimezzati a 4.000 euro totali. Con un figlio il moltiplicatore è 0,70, due figli 0,85 e con tre o più figli è 1,00.
Non tutte le detrazioni fiscali rientrano in questo limite: sono escluse quelle sanitarie, che restano sempre al 100%.
Per alcuni interventi (tra i quali rientrano gli infissi, le caldaie e le coibentazioni che riguardano l’efficientamento energetico) è necessario, entro novanta giorni dalla fine dei lavori, inviare una comunicazione telematica all’Enea.
In caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate è, inoltre, necessario conservare le abilitazioni amministrative – come Cila, Scia e qualsiasi altra documentazione richiesta -, le fatture intestate a chi ha effettuato e pagato i lavori, le ricevute dei bonifici e la dichiarazione di consenso del proprietario, nei casi in cui è richiesta (serve quando a ristrutturare è l’inquilino).
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La ricerca italiana perde un finanziamento internazionale da 8,7 milioni di euro. Nel modo più beffardo possibile. Parliamo della cifra del grant assegnato dalla John Templeton Foundation a un progetto guidato dal medico e biologo molecolare Giuseppe Testa, professore ordinario all’Università Statale di Milano e Direttore del Centro di Neurogenomica di Human Technopole, il grande hub pubblico per le scienze della vita creato dal governo nell’area MIND di Milano. Il finanziamento, uno dei più consistenti mai concessi dalla fondazione nell’ambito delle scienze della vita, è decaduto dopo mesi di stallo amministrativo legato al contenzioso tra l’ateneo milanese e l’istituto di ricerca dell’area Expo, a sua volta finanziato e vigilato dal ministero dell’Università . Alla ministra erano state rivolte lo scorso dicembre interrogazioni parlamentari urgenti, sia alla Camera che al Senato, per promuovere un tempestivo confronto tra gli enti coinvolti al fine di evitare la perdita del finanziamento. Fin da luglio infatti la John Templeton Foundation aveva inviato all’Università di Milano il contratto per attivare il finanziamento e cominciare il progetto entro il 1 dicembre 2025. A quelle interrogazioni non è mai stata data risposta.
Il progetto internazionale, di cui Unimi era capofila, coinvolgeva, oltre a Human Technopole, nove tra le università e gli istituti di ricerca più prestigiosi tra USA, Europa e Giappone. Come tutti gli altri partner, anche Human Technopole, all’atto della presentazione del progetto, si era impegnato a garantirne l’esecuzione per la sua intera durata (5 anni) mettendo a disposizione i relativi laboratori e infrastrutture.
Dopo che da luglio ripetuti solleciti della John Templeton Foundation all’Università di Milano erano rimasti senza riscontro, solo lo scorso autunno l’Università palesa di non voler procedere alla firma perchè nel frattempo Human Technopole aveva effettuato il recesso dalla convenzione che legava i due enti dal 2019. La convenzione era stata stipulata a seguito della vincita, da parte del professor Testa, del concorso internazionale per Direttore del Centro di Ricerca sulla Neurogenomica. Aveva una durata di 10 anni e la possibilità di essere tacitamente rinnovata, come avviene routinariamente con le decine di convenzioni che legano all’Università di Milano gli ospedali e gli istituti di ricerca di Milano e della Lombardia. La stessa convenzione obbliga entrambe le parti, in caso di recesso, a negoziare in buona fede il suo prosieguo.
Grazie a queste convenzioni, è infatti la norma che professori universitari dirigano centri o istituti di ricerca mantenendo il loro ruolo accademico, il modello che regge gran parte del sistema scientifico internazionale e italiano.
Ciò nonostante, l’Università di Milano non solo ha continuato a negare la firma del contratto a causa del recesso di Human Technopole, ma non ha neanche ricercato soluzioni alternative. Addirittura, non ha neanche reso disponibili i propri laboratori al professor Testa, malgrado il questi sia un professore ordinario dell’Università , più volte vincitore di prestigiosi bandi dello European Research Council e annoverato tra gli scienziati italiani di maggiore successo, anche per la capacità di attrarre finanziamenti altamente competitivi a livello internazionale. Una condotta in palese contrasto con lo stesso statuto dell’Università , che impegna l’Ateneo a garantire ai propri docenti l’accesso agli spazi e alle infrastrutture necessari allo svolgimento delle attività di ricerca.
E così, dopo mesi di ulteriori dilazioni è arrivato il colpo più pesante: il grant da 8,7 milioni, ottenuto nel 2025 con il consenso formale sia di Human Technopole sia dell’Università Statale, non è mai stato attivato e senza la firma definitiva degli accordi amministrativi, il finanziamento è decaduto. L’Università perde così non solo la leadership di un progetto internazionale di assoluta avanguardia, incentrato sull’impatto dell’inquinamento chimico sulla salute delle generazioni future — un tema di primaria rilevanza, anche alla luce delle urgenti sfide ecologiche del nostro tempo. Ma anche i cospicui fondi (2,4 milioni di euro solo tra Università e Human Technopole, ossia la quota direttamente destinata ai due enti nell’ambito degli 8.7 Milioni di cui era comunque assegnataria in toto l’Università di Milano in quanto ente capofila del progetto).
Il risultato è un caso emblematico per il sistema della ricerca italiana: un grande progetto scientifico internazionale svanito per una disputa istituzionale. Al disastro reputazionale, che inevitabilmente si riflette sull’intero Paese, si aggiunge lo spreco degli anni di lavoro impiegati a concepire e sviluppare il progetto, con decine di ricercatori coinvolti nel mondo, inclusi giovani talenti, che vedono ora dissolversi le prospettive di occupazione e di carriera che questo progetto avrebbe garantito.
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