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Musica a cura di Andrea Conti
“Una canzone nata d’inverno per far ballare d’estateâ€: “A me mi piace†di Alfa (feat. Manu Chao) batte Lady Gaga ed è la canzone più ascoltata nelle radio del 2025

E pensare che il tormentone estivo 2025 è nato durante un viaggio in inverno nella fredda Svezia, come ci ha raccontato Alfa stesso lo scorso giugno. E ora arriva la consacrazione. “A me mi piace” di Alfa (feat. Manu Chao) è la canzone più ascoltata in radio nel 2025, come sancisce la classifica EarOne Airplay 2025. Lady Gaga con “Abracadabra” guida gli Internazionali e la Dance. “Balorda nostalgia” di Olly è il primo tra i brani di Sanremo 2025.

“Il brano è nato un anno fa, al concerto di Manu Chao, sono andato a Milano nel backstage e ho iniziato a parlarci un po’.- aveva raccontato il cantautore a FqMagazine – Lui sapeva chi ero, grazie al mio manager. Quindi ci siamo scambiati i contatti. Dopo aver parlato un po’ di musica, ci siamo un ‘trovati’ artisticamente. Mesi dopo quel concerto, mi sono ritrovato in Svezia, un po’ per gioco in realtà, perché facevo un freddo cane e così dico ‘vabbè, scaldiamoci un po’, facciamo un pezzo estivoâ€. Era dicembre/novembre, abbiamo fatto questa demo con il campionamento di ‘Me gustas tu’ (brano del 2001, ndr) e poi gliel’ho mandata. Lui si è ‘preso’ bene e mi ha mandato le voci, così abbiamo finito la canzone assieme. ‘A me mi piace’ è frutto di mesi di lavoro ma anche un po’ del caso perché poi non mi aspettavo lui apprezzasse così tanto la demo”.

In attesa delle date del nuovo tour nei palazzetti, previsto per la fine del 2026 con una anteprima il 20 aprile al Forum di Milano, Alfa partirà in giro per l’Italia la prossima estate. Il 23 settembre l’artista sarà in concerto all’Arena di Verona.

Dunque “A me mi piace” (Artist First) ha totalizzato con 55.921 passaggi in onda rilevati su 148 radio nazionali e locali del panel EarOne. Il brano è inoltre numero anche nella classifica dei brani indipendenti e dei brani italiani più ascoltati in radio. L’ultima volta in cui un brano pubblicato da un’etichetta indipendente aveva chiuso l’anno al numero 1 dell’airplay risale al 2019 con LP “Girls Go Wildâ€.

Una curiosità: in Top 100 Airplay 2025, la quota punti per gruppo vede una netta prevalenza delle major: Universal (somma di EMI 18,9% e Island 15,8%) raggiunge 34,7%, davanti a Sony (29,1%) e Warner (27,5%). Nel complesso, i tre gruppi totalizzano oltre il 91% del punteggio. Tra le indipendenti, le quote più rilevanti nel perimetro Top 100 sono quelle di Sugar Music (2,4%), TH3RD BRAIN Records (2%), Artist First (1,9%) ed Energy Production (1,3%).

Nella Top 100 EarOne Airplay radio la ripartizione per tipologia di artista risulta: Uomo 38,95% – Donna 27,38% – Gruppo/Collaborazioni 33,67%. In particolare, nella Top 10 sono presenti 4 posizioni occupate da artiste donne (Lady Gaga con due brani, Lola Young, Doechii, Miley Cyrus).

L’artista più ascoltato in radio e in TV nel 2025 è Achille Lauro. Tra i successi che hanno contribuito al riconoscimento: “Amore Disperatoâ€, “Incoscienti giovaniâ€, “AMOR†e “Senza Una Stupida Storiaâ€. L’artista indipendente più ascoltato in radio e in TV nel 2025 è Alfa. I brani che hanno contribuito al riconoscimento sono “A ME MI PIACE (feat. Manu Chao)†e “il filo rossoâ€.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 23:01:47 +0000
Politica a cura di Redazione Politica
Referendum, quasi 200mila firme contro la riforma Nordio. Conte: “Legge dannosa e pro-casta, continuiamo cosìâ€

Per il ministro Carlo Nordio è un’iniziativa “superflua“, di cui “non si vedeva la ragione“. Migliaia di cittadini però la pensano diversamente: la raccolta firme popolare per il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, lanciata da un gruppo di 15 giuristi, ha quasi raggiunto le 200mila sottoscrizioni in soli 12 giorni a cavallo delle feste di Natale. L’obiettivo delle 500mila firme è quindi ormai completo al 40% (qui il link per firmare con Spid o Carta d’identità elettronica). Una cavalcata che rende sempre più complicato il piano del governo di accelerare i tempi del voto, convocando le urne senza aspettare il 30 gennaio, quando scadranno i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale: cioè il termine entro cui i soggetti legittimati dalla Carta – 500mila elettori, cinque Consigli regionali o un quinto dei membri di ciascuna Camera – possono chiedere il referendum confermativo. I parlamentari di maggioranza e di opposizione hanno già depositato le loro richieste, accolte dalla Cassazione il 18 novembre scorso: su questa base, l’esecutivo vorrebbe fissare la data della consultazione – che va decisa con un anticipo tra i cinquanta e i settanta giorni – per l’inizio o la metà di marzo, violando la prassi seguita in tutti e quattro i referendum costituzionali della storia repubblicana.

Il blitz era previsto per l’ultimo Consiglio dei ministri del 2025, il 29 dicembre, ma è stato rimandato all’ultimo momento: venerdì, in un’intervista al Corriere della sera, Nordio ha ammesso che il dietrofront è stato motivato proprio “dalla novità della raccolta firme di privati cittadini”. Il ministro della Giustizia, allo stesso tempo, ha però bollato l’iniziativa come “superflua”, perché, afferma, “il quesito non si può cambiare: è un sì o un no alla riforma, senza possibilità di modifiche. E poiché era stato chiesto proprio da noi, e la Cassazione l’aveva dichiarato ammissibile, non se ne vedeva la ragione”. A rispondergli, in serata, è il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte: “Di fronte a una raccolta firme e a una partecipazione importante che sotto le feste, in pochissimi giorni, si avvicina a quasi 200mila sottoscrizioni contro la riforma della giustizia pro-casta, il ministro Nordio oggi ha detto che l’iniziativa dei cittadini è “superflua”. Ministro, nessuna iniziativa di partecipazione dal basso è “superflua” o inutile. Specie quando è su provvedimenti dannosi, che non migliorano in alcun modo la giustizia ma servono solo a proteggere politici e governi dalle inchieste. Continuate a firmare, partecipare, informarvi e soprattutto votate quando sarà il momento”. Condanna per le parole di Nordio anche dalla responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani: “L’esercizio democratico della raccolta delle firme è per il ministro poco più che un fastidio e la fissazione della data del referendum sembra ormai un fatto più personale che politico e tale da giustificare anche il mancato rispetto delle regole”, afferma all’Ansa.

A esporsi in modo polemico contro la raccolta firme è stata anche l’Unione delle Camere penali, il “sindacato” degli avvocati penalisti, schierato per il Sì: “Il referendum confermativo esiste già: è stato richiesto ed è stato approvato. Promuovere una nuova raccolta di firme non serve quindi a ottenerlo, ma a rinviarlo, ad allontanare nel tempo l’appuntamento elettorale. Chi sostiene questa iniziativa sa di essere oggi nettamente sfavorito nei sondaggi e sembra confidare che il tempo possa colmare un divario che gli argomenti di merito non riescono a superare”. Ma i giuristi promotori dell’iniziativa tirano dritto e ribadiscono di voler ricorrere al Tar se il governo dovesse forzare per anticipare la data del voto: “Le quasi duecentomila firme raccolte meritano rispetto istituzionale”, dice all’Ansa il portavoce del gruppo, l’avvocato Carlo Gugliemi. “Qualsiasi decreto di fissazione del referendum che dovesse venire emesso prima che la Cassazione si sarà espressa sulla raccolta firme sarebbe un atto in violazione della Costituzione, e come tale lo impugneremo in ogni sede a tutela del diritto ad una partecipazione attiva e consapevole di tutte e di ciascuno”.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 20:04:41 +0000
Economia a cura di Redazione Economia
Protesta di Confartigianato sugli aumenti autostradali: “Il rincaro è certo, mentre il rimborso per i disagi non arrivaâ€

“Dopo il danno provocato da lavori interminabili, adesso a imprese e cittadini tocca subire anche la beffa dei rincari”. A tornare sul tema del rincaro dei pedaggi autostradali è stato il presidente regionale della Cna Abruzzo e vicepresidente nazionale, Bernardo Sofia. Il riferimento è all’aumento, scattato dal primo gennaio, dei pedaggi autostradali lungo gran parte delle autostrade italiane e che riguarda anche arterie, come la A14 Adriatica gestita dalla società Autostrade per l’Italia. Il ritocco verso l’alto delle attuali tariffe è dell’1,5 per cento. “Il provvedimento deciso dall’Autorità di regolazione dei trasporti è stato applicato in modo burocratico, non tenendo in alcun conto l’impatto che ciò produce sugli utenti che utilizzano il sistema autostradale non occasionalmente, ma per svolgere la propria attività lavorativa. – sottolinea Sofia – Utenti che, soprattutto lungo la tratta tra Abruzzo e Marche della A14, si trovano a sopportare, da anni, disagi, rischi per la sicurezza e ritardi in ragione del protrarsi di lavori di manutenzione straordinaria di cui non si intravvede il termine. E mentre i rincari hanno un impatto certo e quotidiano sui conti delle aziende di trasporto di merci e persone, i ristori legati ai ritardi provocati sui tempi di percorrenza dai cantieri hanno invece modalità di applicazione complesse e farraginose. Con il rischio concreto, nella sostanza, di vanificare il tutto. Oltretutto, non vorrei si dimenticasse anche il fatto che le imprese dell’autotrasporto si trovano a fare i conti anche con l’aumento delle accise sul gasolio decise dal governo, completando un quadro di crescita dei costi da sostenere”.

Secondo Sofia prima di mettere mano agli aumenti si sarebbe dovuto tenere conto del “ricco dossier che documenta il modo approfondito e circostanziato i danni che tutti questi intoppi alla viabilità provocano ai conti delle imprese”, che nelle scorse settimane è stato presentato all’opinione pubblica da Cna Fita Abruzzo, insieme agli esponenti di Usarci, sigla che associa rappresentanti e agenti di commercio.

Alle proteste degli artigiani si affiancano quelle della politica all’opposizione dal Movimento 5 Stelle ad Avs passando per Più Europa che puntano il dito contro tutti i rincari scattati con il nuovo anno, a partire appunto da quelli del casello. “Alcune associazioni dei consumatori stimano aumenti per 900 milioni a carico dei cittadini. Il governo ha detto no a tutte le nostre proposte contro il carovita e ha fatto anche un pasticcio sul rinnovo dei bonus giovani e donne, su cui ora dovranno rimediare in fretta”, ha scritto il capo dei Pentastellati Giuseppe Conte sui social. “L’Italia si sveglia nel 2026 così: aumentano le accise sul gasolio (+4 centesimi al litro), le assicurazioni sulle auto (+10%) e i pedaggi autostradali (+1,5%). Aumenti decisi dal governo Meloni che si scaricheranno sui cittadini in forma diretta e indiretta, visto che aumenteranno anche i prezzi dei beni alimentari, per effetto dell’aumento dei costi di trasporto. Si tratta di tasse occulte che il governo della destra mette e che toglieranno dalle tasche degli italiani altri 700 milioni di euro circa, nei prossimi mesi”, scrive su Facebook Nicola Fratoianni di Avs. “Fare il pieno costa di più, viaggiare in autostrada costa di più, assicurare l’auto costa di più. Per chi usa l’auto per lavoro, per chi deve spostarsi quotidianamente, questi aumenti pesano concretamente sul bilancio familiare. Non sono cifre simboliche. Un pieno di gasolio da 50 litri costa 2,50 euro in più. I pedaggi crescono dell’1,5%. Le polizze RC auto aumentano. E tutto questo si somma all’inflazione che già erode il potere d’acquisto delle famiglie – dice Sergio Costa, vicepresidente della Camera in quota M5S – La realtà è che quando si tratta di far cassa, il governo sa sempre dove andare a prendere i soldi: dalle tasche dei cittadini. Gli aumenti scattano puntuali, precisi, automatici. Nessuno si dimentica di adeguare pedaggi e accise. Ma quando si tratta di proteggere il potere d’acquisto delle famiglie, le risorse non si trovano mai”. Mentre il segretario di Più Europa, Riccardo Magi chiosa: “Il 2026 del Governo Meloni si apre peggio di come era finito il 2025: più tasse e meno democrazia. Già nella manovra sono previsti 10,5 miliardi di tasse in più, con misure folli come i 2 euro sui pacchi, l’aumento delle accise su carburanti e prodotti da fumo; ed é previsto anche un aumento dei pedaggi autostradali, alla faccia di Salvini che quando era all’opposizione andava in giro per caselli per protesta”.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 18:37:48 +0000
Mondo a cura di F. Q.
Angelina Jolie visita il valico di Rafah in Egitto, al confine con la Striscia di Gaza

L’attrice di Hollywood Angelina Jolie ha visitato il lato egiziano del valico di Rafah verso Gaza, dove ha parlato con membri della Mezzaluna Rossa e camionisti che trasportavano aiuti umanitari. Secondo i media locali, l’attrice ed ex inviata speciale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha compiuto la visita per accertarsi delle condizioni dei palestinesi feriti trasferiti in Egitto e per verificare la distribuzione degli aiuti nel territorio devastato.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 18:20:09 +0000
Mondo a cura di Redazione Esteri
Avanzata record della Russia in Ucraina: nel 2025 conquistati più territori che nel biennio 2023-2024

Che nel 2025 la Russia avesse accelerato la sua conquista nell’est ucraino lo si era capito dai diversi mesi di avanzate record registrati nel corso dell’anno. Adesso a certificarlo è anche l’Istituto americano per lo studio della guerra (Isw), secondo cui l’anno appena concluso è stato quello in cui l’esercito fedele a Vladimir Putin ha sfilato la più ampia porzione di territorio a Kiev dal 2022, anno che però era stato caratterizzato da un’avanzata repentina dovuta all’invasione.

La Russia, si legge nello studio condotto assieme al Progetto minacce critiche (Ctp), nell’ultimo anno ha conquistato 5.600 chilometri quadrati di territorio, più che nel 2024 e nel 2023 messi insieme. Un territorio pari allo 0,94% della superficie totale dell’Ucraina. Mentre la fine del 2025 è stata caratterizzata da un apparente sforzo per arrivare a un piano di pace condiviso sulla base di quello proposto da Donald Trump, i combattimenti sul campo vanno avanti, così come i reciproci attacchi oltre confine. Questa avanzata, seppur graduale, dei soldati russi rischia, se prolungata nel tempo, anche di compromettere un’intesa sulla spartizione dei territori. Nel documento proposto dalla Casa Bianca, ad esempio, si parlava di congelamento del fronte nelle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, oltre che del Donetsk e Lugansk. A dicembre Mosca ha conquistato 244 chilometri quadrati, il suo progresso mensile più debole da marzo, ma l’importante avanzata compiuta dalla primavera, in particolare a novembre (701 chilometri quadrati), consente alla Russia di superare i progressi cumulativi del 2024 (4.000 chilometri quadrati) e del 2023 (580).

Alla fine di dicembre, Mosca controllava totalmente o parzialmente il 19,4% del territorio ucraino. Circa il 7%, compresa la Crimea e alcune zone del Donbass, era già sotto il controllo russo prima dell’invasione. Da sottolineare che, comunque, nella regione di Kharkiv l’esercito della Federazione ha perso 125 chilometri e 55 in quella di Dnipropetrovsk, due zone da cui il piano americano propone non a caso il ritiro russo. Queste riconquiste ucraine sono le più importanti dal giugno 2023.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 17:36:50 +0000
Fatti a motore a cura di F. Q.
Auto, il mercato italiano arretra ancora: -2,1%. Il 2025 si chiude sotto quota 1,53 milioni

Il mercato dell’auto in Italia chiude il 2025 in territorio negativo, confermando una difficoltà ormai strutturale che neppure il timido rimbalzo di dicembre riesce a mascherare. Secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nell’ultimo mese dell’anno sono state immatricolate 108.075 autovetture, il 2,2% in più rispetto a dicembre 2024. Un risultato che però non basta a risollevare il consuntivo annuale, fermo a 1.525.722 unità (-2,1%), ancora lontanissimo sia dai livelli pre-pandemia sia dai picchi storici del mercato italiano.

Un dato che per Federauto è la conseguenza diretta di scelte politiche sbagliate. “Il risultato del 2025 conferma l’inefficacia di una politica di incentivazione discontinua e confusa e, soprattutto, di un quadro normativo europeo ideologizzato che ha creato sconcerto nel mercato”, afferma il presidente Massimo Artusi. “I consumatori hanno mostrato di non gradire l’auto elettrica senza il sostegno di un massiccio contributo pubblico, impossibile da sostenere nel lungo periodo”.

Il nodo centrale resta la domanda dei privati, vero grande malato del mercato. Anche a dicembre il canale segna un calo (-3,5%) e sull’intero anno perde il 9,3%, pari a quasi 85.000 immatricolazioni in meno. Una flessione che non viene compensata dalla crescita delle autoimmatricolazioni (meglio note come Km zero)e, soprattutto, del noleggio, che nel 2025 aumenta del 12,5% arrivando a rappresentare il 28,5% del mercato. Il saldo finale resta quindi negativo, con circa 29.000 vetture in meno rispetto al 2024.

Secondo il Centro Studi Promotor, la debolezza del mercato italiano è parte di una crisi più ampia che riguarda l’intera area euro. “Il mancato recupero dei livelli ante-pandemia non è dovuto a una rinuncia all’automobile”, sottolinea il presidente Gian Primo Quagliano, “ma al rinvio della sostituzione di milioni di veicoli ormai obsoleti, con effetti negativi sulla sicurezza stradale e sull’ambiente”. Per Quagliano, la causa è chiara: “La politica europea sulla transizione energetica non trova riscontri nel resto del mondo e ha prodotto danni gravissimi all’industria automobilistica e all’occupazione”.

Sul fronte delle alimentazioni, il 2025 conferma un mercato spaccato. Le motorizzazioni tradizionali arretrano sensibilmente, mentre crescono tutte le forme di elettrificazione. A dicembre le auto elettriche pure registrano un +107% grazie agli incentivi, raggiungendo l’11% di quota mensile, ma nel complesso dell’anno si fermano al 6,2%. “Un altro anno perso per la transizione“, sottolinea UNRAE, evidenziando come la domanda BEV resti fortemente dipendente dai bonus.

Anche il nuovo “Pacchetto automotive†di Bruxelles non convince del tutto gli operatori. “Non è una vera retromarcia, ma una cosmesi normativa”, attacca Artusi. “Si continua a puntare solo sull’elettrico, ignorando la domanda reale del mercato”. Più prudente la posizione di UNRAE: “Servono realismo e strumenti adeguati”, afferma il presidente Roberto Pietrantonio. “La transizione deve essere efficace e praticabile“.

In questo contesto, il mercato dell’auto diventa un indicatore sensibile delle contraddizioni della politica industriale europea: chiamato a sostenere una transizione rapida senza che siano state create le condizioni economiche, tecnologiche e sociali per renderla stabile. Il rischio concreto non è solo quello di rallentare il rinnovo del parco circolante, ma di comprimere ulteriormente la domanda, spostando in avanti le decisioni di acquisto e indebolendo un settore che resta centrale per l’occupazione, la fiscalità e la competitività del Paese. La partita, più che sui numeri di crescita (o meno) mensili, si gioca ora sulla capacità delle istituzioni di riconciliare obiettivi ambientali e realtà del mercato.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 17:30:16 +0000
Mondo a cura di Redazione Esteri
Donna uccisa durante un’escursione: sospetto attacco di un puma in Colorado (Usa)

Una donna è morta sulle montagne del nord del Colorado in quello che le autorità definiscono un sospetto attacco di un puma. La tragedia si è verificata in un’area montuosa a sud della piccola comunità di Glen Haven, a circa 11 chilometri a nord-est di Estes Park, località considerata la porta d’accesso orientale al Rocky Mountain National Park.

Secondo quanto riferito dalle autorità della Wildlife, poco prima di mezzogiorno di ieri due escursionisti hanno incontrato un puma vicino al corpo della donna lungo un tratto remoto del sentiero del Crosier Mountain, all’interno di una foresta nazionale. I due hanno lanciato pietre per spaventare l’animale e allontanarlo dalla zona, riuscendo così ad avvicinarsi alla vittima. Uno degli escursionisti, che è un medico, ha tentato di prestarle soccorso, ma la donna era già morta.

Gli agenti della Wildlife intervenuti sul posto hanno individuato due puma nella zona, che sono stati successivamente abbattuti per motivi di sicurezza e per consentire le verifiche sull’accaduto.

Gli avvistamenti di puma sono relativamente comuni nelle aree boschive del Colorado, compresa la zona di Glen Haven, ma gli attacchi all’uomo sono estremamente rari. L’ultimo attacco mortale sospetto nello Stato risale al 1999, quando un bambino di tre anni venne ucciso. Due anni prima, un altro episodio aveva coinvolto un bambino di dieci anni, aggredito e trascinato via da un puma mentre era in escursione con i familiari nel Parco Nazionale delle Montagne Rocciose. Più recentemente, lo scorso anno, due fratelli sono stati seguiti e poi attaccati da un puma nella California settentrionale: uno dei due è rimasto ucciso.

I puma, noti anche come leoni di montagna, possono pesare fino a 60 chili e raggiungere una lunghezza superiore a 1,8 metri. Si nutrono principalmente di cervi. In Colorado si stima la presenza di 3.800–4.400 esemplari, classificati come specie di grossa selvaggina e soggetti a regolamentazione venatoria.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 17:18:48 +0000
Mondo a cura di Redazione Esteri
Padre single di sei figli deportato dopo 30 anni negli Usa, polemica sui metodi dell’agenzia per l’immigrazione

Un padre single di sei figli, tutti cittadini statunitensi, è stato deportato in Messico dopo aver vissuto per circa trent’anni negli Stati Uniti. La vicenda di Rosalio Vásquez Meave, 55 anni, ha suscitato un’ondata di polemiche sui metodi dell’Ice (Us Immigration and Customs Enforcement) e sull’impatto umano delle politiche migratorie.

Secondo quanto riportato dai media americani, Vásquez Meave è stato fermato e arrestato il 15 settembre dagli agenti dell’Ice mentre accompagnava i figli a scuola. In un video si vedono gli agenti sbatterlo a terra e ammanettarlo. Successivamente è stato espulso dal Paese, nonostante fosse titolare di un permesso di lavoro valido e in attesa dell’esito di una richiesta di visto. Il caso è stato confermato dal Dipartimento per la Sicurezza Interna.

L’avvocata dell’uomo, Michelle Edstrom, ha spiegato che Vásquez Meave era l’unico tutore legale dei figli, tutti minorenni e cittadini Usa. Arrivato negli Stati Uniti da adolescente nel 1990, l’uomo aveva lasciato il Paese nel 1999 con l’intenzione di richiedere un visto di lavoro tramite un ufficio a Ciudad Juárez, ma nel 2000 venne arrestato mentre tentava di rientrare con quei documenti. Una ricostruzione che viene però contestata dall’amministrazione. La vice segretaria dell’Homeland Security, Tricia McLaughlin, ha dichiarato che Vásquez Meave “era già stato rimpatriato in Messico nel 2000†e che “ha scelto di commettere un reato rientrando illegalmente negli Stati Uniti in una data e in un luogo sconosciutiâ€. McLaughlin ha inoltre precisato che l’uomo non ha chiesto che i figli fossero espulsi con lui.

“L’Ice non separa le famiglieâ€, ha aggiunto la vice segretaria, spiegando che ai genitori viene chiesto se desiderano essere espulsi insieme ai figli oppure se preferiscono affidare i bambini a una persona di fiducia. Una procedura che, secondo il Dipartimento, sarebbe “in linea con le leggi sull’immigrazione delle amministrazioni precedentiâ€. I genitori, ha concluso, possono anche gestire la propria partenza tramite l’app Cbp One e mantenere la possibilità di tornare legalmente negli Usa in futuro.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 17:04:02 +0000
Blog a cura di Luca Fazzi
Perché il discorso di fine anno di Mattarella mi è sembrato più simile al catechismo che un richiamo alla presa di coscienza

L’infantilizzazione morale consiste nel trattare i cittadini come bambini destinatari di lezioni etiche in quanto incapaci di costruirsi da soli un criterio di valutazione della realtà. Non in grado di discernere tra giusto e sbagliato, come i bambini che hanno una volontarietà degli atti intrinsecamente imperfetta in quanto non dotati di mezzi intellettuali per deliberare circa l’opportunità delle proprie azioni, così i cittadini in questa visione necessitano di continui richiami alla ragionevolezza per fondare il proprio pensiero su basi non arbitrarie.

Negli ultimi anni, l’infantilizzazione morale è diventata il cuore della propaganda delle istituzioni italiane. Per salutare gli ottanta anni della Repubblica, il Presidente Sergio Mattarella nel discorso di fine anno ha ricordato agli italiani che siamo una storia di successo e che non bisogna rassegnarsi, rivolgendosi in particolare ai giovani, esortati a prendere in mano con coraggio il proprio destino.

I dati che sanciscono la storia di successo della nazione sono sempre discutibili. Per esempio, si continua a misurare come elemento positivo la crescita economica attraverso il Pil. L’aumento del Prodotto Interno Lordo, tuttavia, è un indicatore relativo di benessere, perché una popolazione sta bene in base non tanto al valore assoluto della produzione, ma a come il reddito viene distribuito.

Secondo il rapporto Oxfam sulle diseguaglianze del 2025, guardando ai fatti con questa prospettiva chi può parlare di una storia di successo non sono tutti gli italiani ma solo alcuni di essi. Il 10% più ricco dei nuclei famigliari possiede 8 volte la ricchezza della metà più povera delle famiglie, con un incremento di 1,7% rispetto al decennio precedente.

Il Report statistico 2025 della Caritas stima invece in 5 milioni e 600mila i poveri assoluti, con 2 milioni e 217 di famiglie indigenti: un record assoluto dai tempi del dopoguerra.

La concentrazione della ricchezza e l’aumento della povertà non sono avvenuti per caso. Negli ultimi 30 anni, al netto di condoni e sanatorie per gli evasori, le imposte a carico dei benestanti si sono progressivamente ridotte (si pensi a Imu e Flat Tax varie) non tenendo conto della capacità contributiva dei diversi ceti sociali. Il risultato è una costante erosione del potere di acquisto del ceto medio che salva solo chi ha rendite o riesce a evadere le tasse.

Per quanto riguarda la struttura demografica, l’Italia è uno dei paesi più anziani al mondo con un’età media di 48,7 anni nel 2025 a fronte dei 19,9 anni dei paesi africani. Mentre 50 anni fa c’erano 9 bambini ogni ultraottantenne, secondo il Rapporto annuale dell’Istat 2025, gli ultraottantenni sono pari a 4,5 milioni di individui superando il numero di minori sotto i dieci anni (4,3 milioni).

Con le stime di un ulteriore incremento della popolazione anziana nel periodo 2030-2040, l’esito inevitabile è l’insostenibilità dei conti pubblici con tagli del welfare e del sistema pensionistico garantiti.
L’assegno previdenziale medio nel 2025 era già pari a soli 1215 euro (la soglia di povertà assoluta nel 2024 era di 1194 euro al mese per un nucleo di due persone) e a ogni manovra si continuano a introdurre nuovi tagli e limitazioni. Nel prossimo futuro la pensione diventerà dunque un equivalente della povertà per la grandissima maggioranza dei cittadini.

Per quanto riguarda il lavoro, la storia di successo della nazione appare anche lontana dalla narrazione. La situazione salariale è caratterizzata da una dinamica negativa e tra il 2008 e il 2024 i salari reali sono scesi del 8,7%%, con una continua perdita del potere di acquisto. Quasi centomila laureati tra i 25 e i 34 anni, forse i giovani più coraggiosi della nazione, se ne sono così andati all’estero a cercare fortuna nell’ultimo decennio.

Si potrebbe continuare questo breve resoconto della gloriosa storia della nazione parlando del crollo del sistema sanitario nazionale (nel 2002 il secondo migliore al mondo) con le liste di attesa annuali e l’impossibilità di cura per milioni di persone, il sottofinanziamento del sistema educativo e universitario rispetto alla media Ue, il livello di analfabetismo funzionale dilagante, la dismissione degli investimenti nella ricerca, i tassi di corruzione da terzo mondo, la criminalità che governa intere regioni del paese.

Forse per dare speranza a un paese in inesorabile declino è giusto evocare i punti di forza più che lamentare i problemi e i limiti. La sensazione però è che questi messaggi trasmessi a una nazione di persone sempre più disincantate, lontane dalla politica, povere e anziane sia qualcosa di più simile al catechismo che non a un richiamo alla presa di coscienza della realtà.

Chissà cosa avrebbe detto l’altro Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, il vecchio partigiano e socialista, muratore in esilio sotto il fascismo, mai domo nel richiamare il valore della giustizia e l’esigenza assoluta di cercare di riempire i granai per tutti invece di spendere soldi per gli armamenti.

Lo immagino raffigurato in una delle memorabili vignette disegnate da Andrea Pazienza, scendere da una macchina in corsa e con voce possente gridare: eh no! Basta con la morale da due soldi. Svegliatevi miei giovani! Tutti in piazza per salvare la patria!

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 16:26:29 +0000
Cronaca a cura di Redazione Cronaca
Strage di Crans-Montana – La pm conferma: “Fuoco partito da alcune candeleâ€. L’ambasciatore: “C’erano altre uscite ma ostruite dalle fiammeâ€

Il punto stampa delle autorità svizzere – a due giorni dalla strage del bar Le Costellation di Crans-Montana – mette i primi punti fermi dell’indagine per incendio, lesioni e omicidio colposo. La procuratrice generale del Canton Vallese Beatrice Pilloud, intervenuta in conferenza stampa a Sion, sottolineando che “nessuna ipotesi viene esclusa nell’indagineâ€.

Secondo i primi elementi emersi, “tutto lascia pensare che il fuoco sia partito da alcune candele†posizionate “sulle bottiglie di champagneâ€, che avrebbero innescato l’incendio del soffitto di legno del locale. Pilloud ha spiegato che si trattava di candele scintillanti, conosciute anche come flare, collocate troppo vicino al soffitto. Questo avrebbe provocato un flashover, un fenomeno che causa una rapida propagazione delle fiamme in tutto l’ambiente.

“La combustione è stata estremamente veloceâ€, ha precisato la procuratrice, aggiungendo che per l’inchiesta “sono stati ottenuti e analizzati dei video, diverse persone sono state interrogate e sono state effettuate perlustrazioni sul luogo della tragediaâ€.

L’indagine si concentrerà anche sui lavori svolti nel locale, sulle misure di sicurezza e antincendio, sui materiali utilizzati, sul numero di persone presenti rispetto a quelle autorizzate, nonché sulle vie di evacuazione e di accesso. Proprio su questo punto emergono testimonianze drammatiche: secondo l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, “c’erano altre uscite, ma erano tutte ostruite dalle fiammeâ€.

Nel frattempo sono stati interrogati i due gestori del bar. Sul bilancio delle vittime, Pilloud ha invitato alla cautela, chiarendo che “le cifre comunicate riguardano esclusivamente persone formalmente identificate†e che i dati “sono destinati a evolvere nelle prossime ore e nei prossimi giorniâ€, spiegando così le discrepanze con altri numeri circolati. La polizia del Canton Vallese ha indicato tre priorità assolute: “L’accompagnamento delle famiglie con un sostegno psicologico, l’identificazione delle vittime e la ricostruzione dei fattiâ€, come ha dichiarato Stéphane Ganzer, capo del Dipartimento della sicurezza cantonale.

Uno dei proprietari del locale Jacques Moretti contattato dalla Tribune de Geneve ha dichiarato che il bar era stato ispezionato “tre volte in dieci anni” e “tutto è stato fatto secondo le norme“.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 16:17:53 +0000
Usi & Consumi a cura di Redazione Economia
Lo Spid di Poste italiane diventa a pagamento. Quanto costa, come pagare e chi è escluso: le informazioni utili

Lo Spid di Poste italiane è diventato a pagamento. Finora il servizio di identità digitale era stato totalmente gratuito, ma con l’arrivo del nuovo anno la regola è cambiata. Per i nuovi iscritti i primi 12 mesi saranno gratuiti. Successivamente si pagheranno 6 euro all’anno.

Per chi ha già lo Spid come funziona? I possessori del servizio di identità digitale dovranno versare la quota entro trenta giorni dalla scadenza mensile, oppure fare il recesso senza oneri aggiuntivi. Attenzione: se non si rispetta la scadenza, lo Spid sarà sospeso fino a quando non sarà saldato il conto. Ci sono alcune eccezioni. Il servizio digitale è gratuito per i cittadini minorenni, i cittadini con almeno 75 anni di età, i cittadini italiani residenti all’estero e i titolari di Spid per uso professionale.

Recessione, sospensione e dove pagare

L’annuncio della novità riguardante lo Spid di Poste italiane è arrivato via mail agli utenti, ed è stato pubblicato sulla pagina ufficiale dedicata al servizio. Nelle Condizione economiche aggiornate all’1 gennaio 2026 si legge che lo Spid “è gratuito per il primo anno” e che “ad ogni rinnovo annuale è previsto il pagamento”. La data del rinnovo è riportata nella propria area personale o sull’app dedicata.

È bene sottolineare che, qualora la quota di 6 euro non fosse saldata entro i 30 giorni stabiliti dalla legge, lo Spid sarà sospeso temporaneamente. Il servizio di identità digitale sarà attivo, ma non si potrà accedere ai servizi che richiedono lo Spid. La sospensione può durare un massimo di due anni esatti. Dunque, chi si dimentica di pagare avrà 24 mesi per versare 6 euro e recuperare il servizio. Qualora lo Spid scadesse sarà necessario crearne un altro.

Poste Italiane ha chiarito che è possibile recedere entro 30 giorni dalla scadenza del contratto senza costi aggiuntivi e scegliere un altro fornitore di Spid. Per effettuare il pagamento si passa attraverso la pagina internet dedicata creata dalle Poste. Sarà necessario inserire il codice fiscale e l’indirizzo mail utilizzato per la creazione del servizio.

Una volta inseriti i dati richiesti dal sistema, si potranno versare i 6 euro attraverso un pagamento elettronico. Per chi non ha possibilità o la dimestichezza nel pagare online è possibile recarsi in ufficio postale e saldare la somma allo sportello.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 16:13:59 +0000
Tennis a cura di Redazione Sport
Venus Williams giocherà agli Australian Open grazie a una wild card: è la più anziana di sempre

Venus Williams – leggenda statunitense del tennis – giocherà nel tabellone principale degli Australian Open 2026 dopo aver ricevuto l’ottava e ultima wild card femminile. Sarà la sua prima apparizione al Melbourne Park dal 2021 e la prima volta che gareggerà fuori dagli Stati Uniti dal 2023. A ufficializzare la wild card per la più grande delle due sorelle Williams sono stati gli organizzatori dello Slam australiano. Venus Williams, 45 anni, diventa così la donna più anziana a competere nel tabellone principale degli Australian Open, superando il record precedentemente detenuto dalla giapponese Kimiko Date, che a 44 anni perse al primo turno degli Australian Open 2015.

La tennista statunitense, che è tornata a giocare nel luglio 2025, si preparerà per gli Australian Open 2026 all’Hobart International. “Sono entusiasta di essere tornata in Australia e non vedo l’ora di giocare durante l’estate australiana”, ha detto Williams. “Ho tantissimi ricordi incredibili lì e sono grata per l’opportunità di tornare in un luogo che ha significato così tanto per la mia carriera”, ha aggiunto. Finalista del singolare degli Australian Open nel 2003 e nel 2017, Williams è cinque volte campionessa di Wimbledon e ha vinto anche due volte gli US Open. Dopo aver giocato l’ultimo match a marzo 2024, Venus Williams era tornata in campo a luglio 2025 al Wta di Washington prima in doppio e poi in singolare contro Peyton Stearns, vincendo in due set. Al secondo turno fu sconfitta da Magdalena Frech e successivamente giocò anche a Cincinnati e agli Us Open (sempre grazie a una wild card), perdendo rispettivamente contro Bouzas Maneiro e Muchova.

Venus Williams è tornata in campo a metà 2025 dopo un periodo complesso, segnato da problemi di salute, come ha raccontato apertamente sui social. Problemi da lei definiti come fattori che “hanno inciso sul mio tennis e sul percorso della mia carriera“. Nell’agosto 2024 si è sottoposta a un intervento chirurgico per un fibroma uterino.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 16:10:01 +0000
Camorra a cura di Vincenzo Iurillo
Commissione d’accesso al Comune: Torre Annunziata rischia un nuovo scioglimento per camorra

L’invio della commissione d’accesso anticamorra al Comune di Torre Annunziata, formalizzato stamane dal prefetto di Napoli Michele Di Bari, è il mancato lieto fine una storia che parte da lontano. La prima richiesta alla Prefettura di accertare l’esistenza o meno di condizionamenti della criminalità organizzata nell’ente locale, risale infatti al 16 gennaio 2025. Ilfattoquotidiano.it l’ha visionata. E’ contenuta all’ultima pagina di un’informativa del nucleo operativo della Finanza del gruppo di Torre Annunziata, agli ordini del colonnello Salvatore Maione. Le Fiamme Gialle oplontine – all’epoca guidate dal colonnello Gennaro Pino – avevano collegato le mancate esecuzioni di alcune ordinanze di sgombero di immobili occupati abusivamente con la circostanza che alcuni degli occupanti risultano imparentati al clan di camorra Gallo­-Cavaliere. Una delle occupanti è la zia omonima della compagna di uno dei più stretti collaboratori del sindaco Pd Corrado Cuccurullo. Faceva parte del suo staff, poi si è dimesso.

Nelle carte alla base della decisione della prefettura c’è anche la ricostruzione della modifica del percorso della processione religiosa della Madonna della Neve, svolta il 22 ottobre 2024. Il tragitto fu allungato e dirottato verso via Cuparella, dove risiedono gli esponenti dei clan Gionta e Gallo con precedenti penali e misure cautelari in corso. Fu stabilito di far passare il corteo per la piazza di spaccio di Palazzo Tittoni, e farlo sostare “nei pressi delle abitazioni di alcuni esponenti di spicco appartenenti ai clan insistenti in Cittàâ€, si legge in una nota dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata.

Questa mole di documenti, insieme a un recente rapporto della Finanza su presunte anomalie nella gestione e nell’assegnazione dei beni confiscati, tra i quali l’immobile dove vive la signora Carmela Sermino, vedova di una vittima innocente di una sparatoria di camorra, è ora all’attenzione del pm di Torre Annunziata Giuliano Schioppi e del procuratore Nunzio Fragliasso.

Alcuni atti sono stati parzialmente desecretati nell’ambito di un paio di indagini sulle presunte dichiarazioni mendaci di alcuni consiglieri e assessori comunali, che dimenticarono di segnalare le loro pendenze economiche con l’Ente, e sulle procedure di assunzione degli staffisti del sindaco Cuccurullo, che già frequentavano gli uffici comunali prima della formalizzazione delle nomine. Su uno di questi staffisti, uno stimato avvocato penalista, viene ribadita più volte la relazione sentimentale con una signora imparentata con esponenti di rilievo dei Gallo, e la circostanza di essere stato citato negli atti del precedente scioglimento per camorra.

Torre Annunziata infatti rivive un incubo dal quale credeva di essere uscita. L’amministrazione fu commissariata dal Viminale nel 2022, travolta dalle dimissioni del sindaco Pd Vincenzo Ascione, conseguenza di un’indagine che accertò la presenza di un presunto esponente dei Gionta, Salvatore Onda, nel sottobosco della politica e degli appalti, quasi un anno dopo l’arresto per tangenti di un dirigente dell’ufficio tecnico, Nunzio Ariano, e dell’ex vice sindaco Luigi Ammendola. La città era tornata al voto nel giugno 2024. L’elettorato aveva ripremiato il centrosinistra e la sua promessa di rottura con le ombre di quel passato. La commissione d’accesso verificherà se è rimasta solo sulla carta.

Il sindaco Cuccurullo ha una lettura double face dell’accaduto: “Sul piano emotivo e personale, è ovvio che sono amareggiato e dispiaciuto. Ma sul piano politico-istituzionale, può essere una straordinaria opportunità per fare chiarezza, in maniera definitiva, sulla trasparenza e limpidezza dell’amministrazione comunale che guido”. Cuccurullo sostiene che “dopo le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto funzionari e amministratori della precedente amministrazione e dopo due anni di gestione commissariale, la notizia dell’arrivo della commissione d’accesso fa male. Fa male non solo e non principalmente all’amministrazione comunale, ma fa male soprattutto all’intera comunità che rappresento”.

“Siamo assolutamente tranquilli – continua il sindaco di Torre Annunziata – e la presenza, per i prossimi tre mesi, presso l’ente dei commissari che il prefetto di Napoli Michele Di Bari invierà, servirà a fare chiarezza. È naturale che questa notizia ha una ricaduta sull’immagine e sulla reputazione della città che, a nostro giudizio, Torre Annunziata non meritava. È un colpo che alimenta ancora di più la sfiducia dei cittadini e la rassegnazione presente in città da decenni e che rappresentano, a mio giudizio, come ho detto pochi giorni fa in occasione del bilancio di fine anno, i principali avversari contro cui dobbiamo combattere per rilanciare Torre Annunziataâ€.

Il segretario del Pd campano Piero De Luca “prende atto†della commissione d’accesso e annuncia che “alla luce delle indagini in corso anche nel Comune di Castellammare di Stabia, nei prossimi giorni incontrerò i sindaci Corrado Cuccurullo e Luigi Vicinanza per definire insieme i percorsi più opportuni da intraprendere, nell’interesse esclusivo delle città e delle comunità coinvolte”.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 15:51:57 +0000
Animal House a cura di Redazione FqMagazine
Il marito spara involontariamente al cane per difenderlo dai tassi: la moglie ottiene dall’assicurazione dell’animale domestico un risarcimento di 150 sterline

Una donna ha vinto una causa dopo che il marito ha involontariamente sparato al cane. Come riporta il Daily Mail, il cagnolino della coppia è stato aggredito da tre tassi sotto una capanna in giardino. L’uomo ha così sparato un colpo d’arma da fuoco contro gli animali per spaventarli. Il proiettile ha centrato la zampa del cagnolino, la cui salute era tutelata da una polizza contro gli infortuni. Dopo aver curato l’animale, la donna ha chiesto il rimborso delle spese mediche alla compagnia assicurativa Wakam. Quest’ultima, però, ha respinto la richiesta della signora.

Wakam, infatti, ha sostenuto che la coppia avesse messo a repentaglio la vita del cane e che il proiettile sparato dal marito non fosse una soluzione “né proporzionata, né sicura” per l’animale. La compagnia ha inoltre sottolineato come nel Regno Unito sia illegale sparare contro i tassi. La signora si è rivolta al difensore civico finanziario Lindsey Woloski, che ha ordinato alla compagnia assicurativa di rimborsare la coppia con 150 sterline.

La legge e la risposta

Il difensore civico ha dato ragione alla donna. Secondo Woloski, infatti, l’azione del proprietario del cane era “razionale e proporzionata” nel tentativo di salvare il cucciolo e che, dunque, non c’era stata alcuna violazione della polizza della compagnia. “Ritengo che, anziché mettere in pericolo il cane, l’uso della pistola abbia effettivamente spaventato i tassi” ha aggiunto la rappresentante legale.

“Capisco che i tassi stavano proteggendo una tana e che il timore era che avrebbero sbranato il piccolo cane”, ha scritto la signora Woloski. E infine: “Penso che la paura fosse razionale e che l’azione intrapresa fosse proporzionata. È davvero un peccato che la zampa del cane sia rimasta intrappolata”.

La signora Woloski ha aggiunto che l’uomo stava cercando di spaventare gli animali e che pensava che il colpo di fucile potesse essere una soluzione efficacie per spaventare i tassi “feroci e arrabbiati”. Il difensore civico ha concluso sottolineando che il proprietario dell’animale non stava violando la legge ai sensi del Protection of Badgers Act 1992 (ossia la legge sulla protezione dei tassi), poiché stava solo cercando di spaventare i tassi piuttosto che ucciderli. La rappresentante della coppia ha ordinato alla compagnia assicurativa Wakam di risarcire la coppia con 150 sterline per “aver causato ulteriore stress e disagio rifiutando, ingiustamente, il risarcimento”.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 15:47:42 +0000
Blog a cura di PierGiorgio Gawronski
Ho visto Norimberga al cinema: mi sembra chiaro il collegamento con chi parla di Russia oggi

Di fronte a Norimberga si prova una sensazione rara nel cinema contemporaneo: non tanto l’emozione, quanto il pensiero. È un film che fa un servizio pubblico — soprattutto alle nuove generazioni — ricordando come nasce il diritto internazionale moderno: non come esercizio di retorica, ma come tentativo disperato di impedire che la forza si travesta da ragione.

Il processo ai gerarchi nazisti non fu un rituale di vendetta; fu, piuttosto, un esperimento morale. E come tutti gli esperimenti morali seri, mise in luce una crepa profonda che oggi ritroviamo intatta.
La crepa emerge in una delle scene più disturbanti del film, quando Hermann Göring discute con un interlocutore americano. Göring non nega i crimini. Non li giustifica. Fa qualcosa di più sottile: accusa gli Alleati di ipocrisia. Voi giudicate noi — dice in sostanza — ma avete schiacciato un bottone a Hiroshima; avete bombardato città; avete ucciso civili. Con quale diritto vi ponete su un piano morale superiore?

È un argomento potente, proprio perché è velenoso. Non mira ad assolvere il nazismo, ma a svuotare di senso qualsiasi giudizio. Se tutti sono colpevoli, allora nessuno può giudicare. Se nessuno può giudicare, il diritto non esiste più. Resta solo la forza.

In un’altra scena, gli inglesi discutono del fatto che anche Londra aveva pianificato l’occupazione preventiva della Norvegia, per contenere la Germania. Se anche gli inglesi avevano studiato una guerra di aggressione “preventivaâ€, come possono condannare i nazisti per aver fatto lo stesso? La trappola è la medesima: non dimostrare che il crimine non c’è stato, ma che il crimine non è giudicabile.

Questo è il punto di contatto più inquietante tra Norimberga e il nostro presente. È esattamente lo schema argomentativo usato oggi dai difensori della Russia di Vladimir Putin. L’Occidente — dicono — ha bombardato, invaso, interferito. A volte è vero, a volte no; a volte si è trattato di interventi di polizia internazionale, a volte di operazioni discutibili, talvolta francamente sbagliate. Ma la conclusione che ne traggono è sempre la stessa: poiché l’Occidente non è innocente, non può condannare la Russia. Dunque l’invasione dell’Ucraina non sarebbe giudicabile.

Qui non siamo di fronte a un serio dibattito storico: siamo di fronte al nichilismo morale. L’Unione Sovietica, per quanto repressiva e fallimentare, proponeva almeno un modello alternativo — sbagliato, ma coerente — di organizzazione della società. La Russia di oggi non propone nulla. Non promette benessere, giustizia o progresso. Offre solo una cosa: la demolizione di tutti i valori altrui. Se i diritti umani sono ipocrisia, se il diritto internazionale è una farsa, se la democrazia è una messinscena, allora tutto è lecito.

È un’ideologia della corrosione; e funziona particolarmente bene in Occidente, dove una giusta autocritica storica viene regolarmente trasformata in paralisi morale. I cosiddetti “putiniani†non difendono esplicitamente la Russia, ma preparano l’acqua in cui pesci come Putin possono nuotare indisturbati. Rendono impossibile una reazione compatta delle democrazie e spengono, soprattutto nei più giovani, l’idea che esistano valori degni di essere difesi.

Prendiamo l’argomento dell’allargamento della Nato, uno dei cavalli di battaglia della propaganda russa. Si dice che la Nato “si sia spinta verso Estâ€. In realtà è accaduto l’opposto: sono stati i Paesi dell’Europa centro-orientale a chiedere di entrare nella Nato, cioè ad andare verso ovest, fuggendo da un passato che conoscevano fin troppo bene. Non avevano interesse per l’Oriente; non hanno trasferito divisioni corazzate ai confini russi; hanno ospitato, per anni, poche centinaia di soldati americani e alleati, una presenza simbolica pensata per togliere a Mosca ogni dubbio su un eventuale intervento in loro difesa. Non un’offensiva, ma un deterrente minimo.

La verità è più semplice e più tragica: la Russia ha capito che non sarebbe mai più stata una grande potenza senza il dominio sui popoli vicini. Questo desiderio imperiale fatale ha spinto Putin ad aggredire l’Ucraina, come Hitler i Paesi vicini in nome di una grandezza mal riposta. Non è un’analogia storica meccanica; è una somiglianza morale: l’idea che la gloria consista nel dominare.

E qui il film Norimberga ci riporta alla domanda finale, la più scomoda. Se tra ottant’anni Putin sarà ricordato come uno dei grandi criminali di guerra del nostro tempo — e tutto lascia pensare che sarà così — quale giudizio morale ricadrà su coloro che oggi lo giustificano, lo relativizzano, lo “comprendono� La storia non è tenera con chi confonde il disincanto con la saggezza.

Anche i tentativi di mediazione contemporanei lo dimostrano. Le trattative promosse da Trump si scontrano con un problema strutturale: negoziare presuppone regole condivise. Ma con chi considera il diritto internazionale nullo, ogni trattativa diventa un esercizio di teatro.

C’è, infine, un contrasto che vale la pena ricordare. La gloria imperiale, cercata con la forza, è fragile e sanguinaria. La tradizione cristiana — quella che Putin ama evocare — dice l’opposto: la vera gloria sta nel servire, non nel dominare. È una verità antica e poco spettacolare, ma tremendamente attuale.

Norimberga ci ricorda che il diritto internazionale nasce proprio per resistere agli argomenti di Göring. Quando li sentiamo riecheggiare oggi, con accenti diversi ma identica struttura, dovremmo riconoscerli per quello che sono: non critiche all’ipocrisia occidentale, ma tentativi di rendere il mondo ingiudicabile. E un mondo ingiudicabile è sempre un mondo pronto per il prossimo crimine.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 15:46:30 +0000
Mondo a cura di Luisiana Gaita
Crans-Montana, le testimonianze: “Vedevo mani e piedi, mi imploravano di aiutarliâ€, “Li abbiamo estratti uno dopo l’altroâ€, “Ho pensato: morirò davvero così?â€

“Ho provato a fare il massaggio cardiaco su una persona, ma non sono riuscito a salvarla e ho dovuto abbandonarla per aiutare chi aveva una possibilitàâ€. “Ho sfondato la porta di emergenza e mi sono caduti addosso dei corpi di ragazzi. Mi imploravano di aiutarliâ€. “Lì dentro c’erano almeno venti ragazzi italiani, ma solo tra quelli che conosciamo noiâ€. “Ho pensato: morirò davvero così, in maniera stupida? In realtà non c’era modo di uscirneâ€. Sono solo alcune delle testimonianze raccolte in queste ore da chi ha visto l’inferno con i suoi occhi, durante la strage di Capodanno a Crans Montana (la cronaca). Sono i ricordi di chi è riuscito a scappare, di chi magari non era neppure nel locale, ma è riuscito ad aiutare, a salvare vite umane e di chi solo per un caso non si trovava all’interno. Tutti, però, non potranno mai dimenticare.

Le ricostruzioni dei ragazzi riusciti a scappare

Le immagini che circolano, anche sui social si intrecciano ai ricordi. E aiutano a ricostruire la dinamica. Sono molti i ragazzi che parlano delle candele pirotecniche inserite nel collo delle bottiglie di champagne fatte circolare nel locale e diverse testimonianze, parlano di cameriere portate in spalla con in mano queste bottiglie, anche al piano interrato, nonostante l’altezza del soffitto non lo consentisse. Già dalle prime ore due giovani francesi presenti nel locale, Emma e Albane, avevano raccontato dell’innesco. “Una delle candeline è stata avvicinata troppo al soffitto, che ha preso fuoco. Nel giro di poche decine di secondi tutto il soffitto era in fiamme. Era tutto in legno†hanno raccontato. Una versione confermata ai cronisti anche da altri ragazzi. “Le ragazze, le cameriere, agitavano verso l’alto le bottiglie con le candele pirotecniche. A un certo punto una la bottiglia portata da una delle cameriere si è avvicinata troppo. Ha preso fuoco tutto il condotto di aerazione e piano piano ha preso fuoco tutto. Dell’esplosione non ho visto niente perché sono uscito subito†ha raccontato un giovane testimone. “Ho pensato: morirò davvero in maniera così stupida? Ma in realtà non c’era modo di uscirne – ha aggiunto – e nessuno poteva entrare per aiutare. Sono un miracolato. Ero nel seminterrato quando tutto ha preso fuoco. Mi sono protetto con un tavolo, sono riuscito a risalire e ho rotto una finestraâ€. Alcuni hanno avuto la prontezza di farlo subito: “Appena ho visto il fuoco ho cercato l’uscita. Mio padre mi ha insegnato questo: quando vedi il pericolo, scappaâ€. Tre ragazzi di Milano spiegano che, tra i loro amici, c’erano una ventina di italiani, tutti nel locale al momento dell’incendio. “Ma solo tra i nostri amici, perché di italiani ce n’erano almeno 30 o anche 40, d’altro canto il Constellation è praticamente l’unico locale aperto per quella fascia di età. Noi eravamo in coda per entrare e poi alla fine abbiamo cambiato ideaâ€.

Gianni, 19 anni: “Ho lasciato quel corpo per aiutare chi poteva salvarsiâ€

Al Corriere del Ticino, un altro ragazzo racconta lo shock di vedere i suoi coetanei in fuga: “I primi ustionati uscivano avvolti dalle fiamme, cadevano inciampavano l’uno nell’altraâ€. Non avevano vestiti, oppure li avevano completamente bruciati. Gridavano e chiedevano aiuto. “È piuttosto difficile togliermi dalla testa ciò che ho visto. Abbiamo aiutato due o tre persone, poi, quasi in contemporanea, sono arrivate autopompe dei pompieri, ambulanze e polizia†ha spiegato. Tra le decine di testimonianze raccolte in queste ore e che aiutano a ricostruire la tragedia di Crans Montana c’è quella di Gianni, 19 anni, studente di ingegneria meccanica a Ginevra. Il ragazzo non era neppure nel locale, ma si trovava nelle vicinanze quando ha visto scoppiare l’incendio ed è corso a dare una mano, improvvisando barelle con dei pezzi presi dai divani di un altro locale. Al quotidiano svizzero 20 minuti ha raccontato dei ragazzini usciti seminudi da un locale in fiamme, mentre fuori c’era una temperatura di 11 gradi. “C’erano persone distese a terra, a torso nudo, sfigurate e bruciate. Non c’erano più volti, né capelli. Le persone erano nere. Ho visto vigili del fuoco mettersi le mani nei capelli e scoppiare a piangere†ricorda. E racconta ciò che non potrà mai dimenticare: “Ho continuato a fare massaggi cardiaci, ma non riuscivo a capire nemmeno se davanti a me c’era il corpo di un ragazzo o una ragazza. Erano quasi tutti irriconoscibili, con brandelli di vestiti fusi con la loro pelle. Ho provato su una persona carbonizzata che sembrava respirare ancoraâ€. Ma non c’è stato nulla da fare: “Ho dovuto abbandonarla per aiutare qualcun altro che ce l’avrebbe potuta fareâ€.

L’analista finanziario che ha “tirato fuori†i ragazzi

E ce l’hanno fatta anche le ragazze e i ragazzi tirati letteralmente fuori da due soccorritori improvvisati. Uno di loro è Paolo Campolo, italiano con cittadinanza svizzera che, ancora su un letto d’ospedale a Sion nel canton Vallese e ancora con i polmoni saturi di fumo ha raccontato al quotidiano Il Messaggero della notte in cui ha sfondato la porta di emergenza, dietro la quale gli sono caduti addosso diversi corpi allo stremo. “Mi imploravano di aiutarli. Tra loro molti italiani†ha ricordato l’analista finanziario di 55 anni, che vive a Crans Montana dal 2023 con la compagna e la figlia, 17 anni, che frequenta il liceo a Ginevra. Lui ha salvato vite, ma è stato costretto anche a tirare fuori i corpi di ragazzi che non ce l’hanno fatta. E dire che la figlia doveva essere al Constellation prima, verso la mezzanotte, ma aveva fatto tardi proprio per brindare insieme al papà. Poi è uscita per raggiungere il fidanzato, che era già dentro con alcuni amici. Quanto è scoppiato l’incendio la ragazza ha chiamato il padre, che è uscito di casa, a circa 50 metri. È stato tra i primi ad arrivare: “La combustione è stata rapidissima, violenta, durata pochi minuti. Poi si è fermata. Ma dentro non c’era più ossigeno. Ed è quello che ha provocato la strageâ€. Paolo ha trovato la figlia fuori, mentre il fidanzato è riuscito a uscire, anche se ha riportato gravi ustioni. Campolo ha cercato una via d’uscita alternativa e ha trovato una porta bloccata o chiusa all’interno: “Ma dietro, attraverso il vetro, vedevo piedi e mani. Corpi a terraâ€. Insieme a un’altra persona, è riuscito a sfondarla: “Ci sono caduti addosso diversi corpi. Di ragazzi vivi, ma ustionati. Chiedevano aiuto in varie lingue, anche in italiano. Ho estratto a mani nude i ragazzi. Uno dopo l’altro. Crans Montana la presse e li lasciavamo a terra, nel punto di raccolta davanti al locale. Pensavo solo una cosa: potrebbero essere i miei figliâ€.

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Data articolo:Fri, 02 Jan 2026 15:15:22 +0000

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