NEWS - prima pagina - NEWS - politica - NEWS meteo

Cliccando su i link posti di seguito, si aprirà la pagina delle news relativa al titolo del link stesso


News ilfattoquotidiano.it

News ilfattoquotidiano.it

#news #ilfattoquotiano.it

Televisione a cura di Redazione FqMagazine
“Sì, ho un tumore. Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti”: lo rivela Toni Capuozzo

“Amo abbastanza la privacy e trovo abbastanza insopportabile il pettegolezzo sanitario da farmi dire senza esitazione: sì, ho un tumore”. A rivelarlo è il conduttore e storico inviato di guerra Toni Capuozzo, che in un post su Facebook annuncia al pubblico di stare affrontando la malattia.

“Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti”, spiega Capuozzo. Che aggiunge: “Tra le cose lasciate a metà i conti per il funerale di Alla”, aggiunge Capuozzo. Il riferimento è ad Alla Tcheranovskaya, una traduttrice e interprete di 68 anni di origini russe morta tragicamente il 23 dicembre 2025 a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio nella palazzina dove vive lo stesso Capuozzo.

“I conti con la mia vita li ho fatti senza saperlo nel podcast di Luca Zaia, il Fienile”, scrive ancora il giornalista. Al messaggio di Capuozzo fa seguito, tra gli atri, l’augurio dello stesso Luca Zaia.

“Caro Toni – scrive – è una notizia che davvero mi colpisce tanto nel cuore. Voglio mandarti il mio abbraccio più forte e dirti che ti sono vicino, con tutto l’affetto e la stima che ho per te. Ripenso alla nostra bella chiacchierata al Fienile, a tutto quello che ci siamo raccontati. Ti voglio bene, Toni. Forza, amico mio, abbiamo ancora tante cose da dirci e tanti momenti da condividere. Un abbraccio grande, davvero”.

L'articolo “Sì, ho un tumore. Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti”: lo rivela Toni Capuozzo proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:27:55 +0000
Mondo a cura di Redazione Esteri
Acqua in bottiglia, radio a manovella e cibo in scatola: la guida di sopravvivenza di Londra contro crisi climatica e “potenze ostili”

La campagna, che durerà tre anni, è stata lanciata dal Cabinet Office, il dipartimento che si occupa del coordinamento del governo britannico, e mira a persuadere le persone a fare scorta di provviste sufficienti per 72 ore, in un contesto di crescente preoccupazione ufficiale per l’impatto della crisi climatica, la dipendenza tecnologica e le minacce provenienti da stati ostili. La campagna “Be Ready” è stata illustrata in Parlamento dal ministro per la Sicurezza Dan Jarvis, secondo cui “chiunque possa seguire questi consigli dovrebbe farlo”: meno pressione sui servizi di emergenza significa poter dare la priorità a chi ne ha davvero bisogno. Le azioni chiave sono due: tenere in casa acqua in bottiglia e cibo non deperibile sufficienti per tre giorni e iscriversi, se si ha diritto, al Priority Services Register, il registro gratuito che segnala alle aziende di luce, gas e acqua i clienti più fragili da assistere per primi in caso di guasti.

Secondo le nuove linee guida del governo, ogni cittadino britannico è invitato a fare scorta di nove litri di acqua in bottiglia e di cibo sufficiente per tre giorni, al fine di garantire la sopravvivenza delle famiglie in caso di emergenze meteorologiche, informatiche o di altro tipo grave. Dan Jarvis, il ministro della sicurezza, ha affermato che “chiunque possa seguire questo consiglio dovrebbe farlo”. Si tratta di “semplici passi per essere pronti alle emergenze quotidiane” nell’ambito di un più ampio sforzo a livello comunitario “per migliorare la nostra resilienza come nazione”, ha aggiunto.

Wes Streeting, il ministro della Difesa, ha aggiunto che la Gran Bretagna deve anche prepararsi alla minaccia del “terrorismo sponsorizzato dallo Stato” da parte della Russia o di altre potenze ostili, prendendo di mira le infrastrutture quotidiane. “Di fronte a queste minacce, che non sono ipotetiche ma reali, e non provengono da altrove ma sempre più spesso sono qui, dobbiamo farci avanti e prendere sul serio la nostra resilienza nazionale, oltre alla nostra difesa nazionale”.

Si consiglia di tenere a casa una scorta di coperte e denaro contante, oltre a un kit di pronto soccorso, una torcia con batterie e una radio FM a manovella. È inoltre necessario conservare tre litri d’acqua a persona al giorno per bere, e una quantità maggiore per cucinare e lavarsi, aggiungono le linee guida. Ad agosto il governo aveva annunciato che ai cittadini del Regno Unito sarebbe stato consigliato di fare scorta di cibo in scatola, ma la campagna ‘Be Ready’ del Cabinet Office è più specifica. Sarà seguita da una campagna pubblicitaria sui social media e alla radio.

L'articolo Acqua in bottiglia, radio a manovella e cibo in scatola: la guida di sopravvivenza di Londra contro crisi climatica e “potenze ostili” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:26:17 +0000
Musica a cura di Redazione FqMagazine
“Putin ha reso chiarissimo che può uccidere la persona più protetta e conosciuta, davanti a tutti, e nessuno farà nulla”: l’attacco di Masha Alyokhina delle Pussy Riot

“Putin può uccidere chiunque in una situazione che abbia a che fare con lui”. Masha Alyokhina, fondatrice delle Pussy Riot, non usa mezzi termini all’Adnkronos, in occasione del ritorno in Italia dello spettacolo “Riot Days”. Lo show sarà in scena il 17 febbraio 2027 all’Arci Bellezza di Milano, il 18 febbraio al Locomotiv di Bologna e il 19 febbraio al Largo Venue di Roma.

Creato nel 2017 dal produttore Alexander Cheparukhin insieme ad Alyokhina, ‘Riot Days’ intreccia teatro, testimonianza, musica dal vivo e immagini d’archivio a partire dai libri ‘Riot Days’ e ‘Political Girl’ di Masha. Non è mai rimasto uguale a sé stesso: l’ultima trasformazione è arrivata lo scorso anno, quando metà dello spettacolo è stata tagliata per lasciare spazio al racconto degli anni che hanno portato all’invasione su larga scala dell’Ucraina.

La nuova versione ricostruisce quella che il collettivo chiama la ‘Road to Hell’, la strada percorsa dalla Russia verso la guerra, passando per la repressione, la prima invasione dell’Ucraina e la vicenda di Alexei Navalny. “Volevamo mostrare quello che Vladimir Putin ha costretto i cittadini russi a vivere”, spiega Masha, che ha lasciato il Paese nel 2022, dopo l’inizio dell’invasione su larga scala.

Il rischio di essere uccisi, secondo Alyokhina, è diventato ancora più evidente dopo la morte di Navalny. “Putin ha reso chiarissimo che può uccidere la persona più protetta e conosciuta, davanti a tutti, e nessuno farà nulla. I leader occidentali dicevano che, se avesse ucciso Navalny, ci sarebbero state conseguenze mai viste prima. Ma non è successo nulla. Da quel momento è chiaro che chiunque può essere ucciso in una situazione che abbia a che fare con Putin”.

E quanto resta dell’Unione Sovietica nella Russia di oggi? ”Gran parte della vita russa è ancora molto legata alla tradizione sovietica. Putin la porta avanti”. In Europa, per Masha il pericolo va oltre la guerra combattuta in Ucraina. “Putin invade l’Ucraina con l’esercito e le bombe, ma in molti Paesi europei il suo Stato usa il soft power – dice -. Un’enorme quantità di denaro proveniente dal petrolio e dal gas viene immessa nella politica per far collassare i Paesi dall’interno. È pericoloso e succede da molto tempo”. In Italia, aggiunge, “Alexander Dugin è l’ideologo della spiegazione che Putin dà delle sue guerre e occupazioni, ed è molto ben accolto. Anche sua figlia, uccisa nel 2022, è diventata una sorta di eroina nei libri che si trovano nelle vostre librerie”.

L'articolo “Putin ha reso chiarissimo che può uccidere la persona più protetta e conosciuta, davanti a tutti, e nessuno farà nulla”: l’attacco di Masha Alyokhina delle Pussy Riot proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:22:23 +0000
Tecnologia a cura di Kevin H. Fumusa
OPPO annuncia la nuova serie Find X10: in arrivo due nuovi smartphone con fotocamere da 200MP sviluppate in collaborazione con Hasselblad

Oppo ha annunciato oggi l’arrivo sul mercato globale della nuova generazione dei suoi smartphone di punta, la serie Find X10, con due nuovi smartphone dotati di fotocamere da 200MP sviluppate, come da tradizione del marchio, in collaborazione con Hasselblad.

Oppo Find X10 Pro Max

Il nuovo Oppo Find X10 Pro Max è il prodotto di punta della serie, presentandosi con un sistema fotografico posteriore curato in collaborazione con Hasselblad dotato di sensori da 200MP sia sulla fotocamera principale (apertura f/1.5) che su quella ultra grandangolare (apertura f/2.2) e teleobiettivo (3x, apertura f/2.1), promettendo scatti di alta qualità in tutte le situazioni, grazie anche al supporto del motore LUMO True Image, e più dettagliati grazie al salvataggio a 26MP di default invece dei 12MP adottati tradizionalmente dal mercato. Sul versante video il Find X10 Pro Max è in grado di registrare su tutte e tre le camere in 4K a 60 e 120fps ed in 8K a 30fps, promettendo una qualità video di alto livello su tutte le focali.

L’Oppo Find X10 Pro Max nelle colorazioni Luna White e Titanium Grey

Al cuore del nuovo flagship di Oppo troviamo il Dimensity 9600Pro di MediaTek, affiancato da 12GB di RAM LPDDR5X e 512GB di memoria UFS4.1, mentre sulla parte frontale troviamo un display AMOLED ProXDR LTPO da 6.78″ con copertura della gamma cromatica BT.2020 e frequenza di aggiornamento dinamica fino a 144Hz. Ad alimentare il Find X10 Pro Max è integrata una batteria al silicio carbonio da 7150mAh che supporta la ricarica rapida SUPERVOOC da 80W e la ricarica wireless AIRVOOC da 50W. Sarà disponibile a partire dal 21 ottobre nelle colorazioni Titanium Grey e Luna White con un prezzo consigliato di 1.799,99€

Oppo Find X10

Un po più piccolo nelle dimensioni, l’Oppo Find X10 offre un display AMOLED ProXDR da 6.59″ ed un sistema posteriore a tripla camera con sensori da 200MP su fotocamera principale (apertura f/1.6) e teleobiettivo( 2.7x, apertura f/2.6) ed un sensore da 50MP sulla quella grandangolare, supportato sempre dal LUMO True Color Engine.

L’Oppo Find X10 nelle due colorazioni Mist Grey e Glacier Blue

Per il Find X10 il produttore cinese ha optato per un chip MediaTek Dimensity 9600M, che offre un’evoluzione dell’architettura del Dimensity 9500 che muoveva i flagship della generazione precedente, affiancato da 12GB di RAM e, in base alla variante acquistata, 256 o 512GB di memoria interna UFS4.1. La batteria è la medesima del Pro Max, con 7150mAh di capacità e supporto alla ricarica rapida a 80W via cavo e 50W wireless. Arriverà sul mercato dal 21 ottobre nelle colorazioni Glacier Blue e Mist Grey con un prezzo consigliato di 1.399,99€ per la variante con 256GB di memoria e di 1.599,99€ per quella con 512GB

Promozioni al lancio

In occasione del lancio Oppo ha previsto alcune vantaggiose promozioni per chi è interessato ad acquistare i suoi due nuovi smartphone sullo store ufficiale del marchio: fino al 25 ottobre, al costo di 0,99€ si potrà acquistare un voucher del valore di 150€ utilizzabile dal 21 ottobre al 30 novembre.

Inoltre coloro che acquisteranno il Find X10 Pro Max o il Find X10 da 512GB potranno scegliere un omaggio tra l’Hasselblad Teleconverter Kit (del valore di 549,99€) , che permette di ottenere un ulteriore ingrandimento ottico di 3.28x negli scatti con la fotocamera tele, l’Oppo Watch X3 (valore 399,99€) e le cuffie Oppo Enco Clip2 (179,99€). Per chi, invece, acquisterà l’Oppo Find X10 da 256GB riceverà come omaggio le cuffie Oppo Enco Clip2.

L’Oppo Find X10 Pro Max con l’Hasselblad Teleconverter Kit (Cover + Obiettivo)

Per chi invece effettuerà l’acquisto presso le principali catene dell’elettronica di consumo sarà possibile aderire al programma di trade-in, vedendo riconosciuto uno sconto pari a 200€ per l’Oppo Find X10 Pro Max, da 100€ per Find X10 da 512GB e da 200€ per Find X10 da 256GB

L'articolo OPPO annuncia la nuova serie Find X10: in arrivo due nuovi smartphone con fotocamere da 200MP sviluppate in collaborazione con Hasselblad proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:21:55 +0000
Mondo a cura di Redazione Esteri
Attacco a Hebron, l’ultradestra fa scattare le ruspe. Smotrich: “Demolizione immediata di edifici arabi”. Ben Gvir: “Ora smantellare l’Autorità Palestinese”

L’attacco armato avvenuto questa mattina a Hebron da parte di due cittadini palestinesi scatena la prevedibile controffensiva politica dei partiti dell’ultradestra israeliana, alla vigilia delle elezioni parlamentari del 27 ottobre. “In seguito all’attentato – ha annunciato su X il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich -, ho disposto la demolizione immediata di un’ampia serie di edifici arabi abusivi situati nelle immediate vicinanze del luogo dell’attentato in Cisgiordania. L’ordine sarà eseguito entro la prossima ora e le operazioni proseguiranno nel corso delle ore pomeridiane”.

“E’ inevitabile una campagna militare su vasta scala in Giudea e Samaria (nome che le autorità israeliane usano per indicare i Territori occupati, ndr) per smantellare l’Autorità Palestinese, sequestrare le armi ed eliminare i terroristi. Proprio come a Gaza e in Libano”, aveva commentato il leader del Partito Nazionale Religioso-Sionismo Religioso subito dopo l’attentato. ”Nell’attuale governo, abbiamo guidato una rivoluzione negli insediamenti che stronca la pericolosa idea di instaurare uno stato terrorista nel cuore dello Stato di Israele, ma il compito non sarà completato senza un cambiamento del concetto di sicurezza e senza sconfiggere il terrorismo e i suoi responsabili con un’ampia campagna militare. Nel prossimo governo, questo sarà uno dei primi passi che dovremo esigere e attuare”, ha aggiunto.

Anche il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, anch’egli esponente dell’estrema destra, ha chiesto lo smantellamento dell’Autorità Palestinese. “Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi. L’Autorità Palestinese deve essere smantellata e smilitarizzata, e la sua infrastruttura terroristica completamente eliminata”, ha affermato il leader di Otzma Yehudit. Noto per le sue posizioni estremiste, Ben Gvir ha affermato che l’attacco a Hebron dimostra che Israele deve limitare la libertà di movimento dei palestinesi in Cisgiordania: “Le vite degli abitanti della Giudea e della Samaria, dei coloni, le vite dei soldati, delle forze di polizia e dei nostri combattenti sono un milione di volte più importanti della libertà di movimento”.

Hamas, intanto, esulta per l’attacco avvenuto nei pressi dell’incrocio di Yehuda: “L’eroica operazione nella città di Hebron, nella Cisgiordania occupata, rappresenta una vivida espressione della volontà del nostro popolo tenace e invia un messaggio chiaro al nemico sionista: la nostra resistenza continua, e sarà sempre più formidabile e intensa, finché l’occupazione non sarà scacciata dalla nostra terra e dai nostri luoghi sacri”, ha scritto l’organizzazione sul suo canale Telegram.

“Questa eroica operazione costituisce una risposta naturale e legittima ai crimini in corso e alle brutali aggressioni contro il nostro popolo: non deporremo le armi finché l’aggressione non cesserà, l’occupazione della nostra terra non avrà fine e la benedetta Moschea di Al-Aqsa non sarà purificata dalla profanazione dei coloni usurpatori”, aggiunge la nota, in cui Hamas lancia “un appello a tutti gli individui liberi del nostro popolo perché dirigano il loro fuoco contro gli occupanti che continuano a commettere i crimini più efferati contro la nostra gente in Cisgiordania, a Gerusalemme e nella Striscia di Gaza. È una lotta che può portare solo alla vittoria o al martirio”.

L'articolo Attacco a Hebron, l’ultradestra fa scattare le ruspe. Smotrich: “Demolizione immediata di edifici arabi”. Ben Gvir: “Ora smantellare l’Autorità Palestinese” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:16:05 +0000
Storie dal Mondo a cura di Redazione FqMagazine
“È ora. Mi sono goduta ogni singolo minuto. Non si può andare più in alto”: l’assistente di volo di American Airlines va in pensione dopo più di 63 anni di servizio

Dopo 63 anni e mezzo di servizio, a 83 anni, Carol Fair, assistente di volo dell’American Airlines, lunedì 26 ottobre compirà il suo ultimo volo, da Londra a Charlotte, in Nord Carolina, prima di andare in pensione. Fu proprio lei, nel 1987, a fare da assistente di volo nel primo volo sulla tratta Charlotte-Londra, che fece comprendere come la città del North Carolina sarebbe diventata uno degli hub aeroportuali più importanti del paese.

Su circa 30.000 assistenti di volo di cui dispone American Airlines, Fair andrà in pensione ricoprendo il primo posto per anzianità. “È ora. Mi sono goduta ogni singolo minuto. Sono arrivata prima su 30.000. Non si può andare più in alto, quindi tanto vale che mi ritiri” ha motivato la sua scelta di andare ora in pensione.

La sua carriera da assistente di volo è iniziata nel 1963, presso la Piedmont Airlines, poco dopo che la compagnia aerea aveva iniziato ad assumere donne. Così oggi si ritrova a volare con piloti molto più giovani di lei. “Volo da molto più tempo di quanto alcuni di loro sono nati, ma se ho bisogno di aiuto mi sostengono al 100%” ha raccontato la donna.

Per lungo tempo, però, ha lavorato al suo fianco Meba Thompson, anche lei assistente di volo per la Piedmont Airlines, ora assorbita da American Airlines. L’ex collega negli ultimi anni ha ospitato spesso Carol Fair, che preferisce dormire a casa di Thompson, nella zona sud di Charlotte, piuttosto che affrontare le tre ore di macchina per raggiungere la sua abitazione a Johnson City, nel Tennessee.

Le due colleghe hanno condiviso anche battaglie sulla propria pelle. Ai tempi in cui avevano iniziato a lavorare le assistenti di volo si battevano infatti contro le restrizioni lavorative che le obbligavano a pesarsi per entrare in servizio, a non sposarsi e ad andare in pensione a 32 anni.

L'articolo “È ora. Mi sono goduta ogni singolo minuto. Non si può andare più in alto”: l’assistente di volo di American Airlines va in pensione dopo più di 63 anni di servizio proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:12:55 +0000
Trending News a cura di Redazione FqMagazine
“Il denaro diventerà irrilevante e la moneta convenzionale non avrà importanza”: la profezia di Elon Musk

Dimenticate risparmi, stipendi e fondi pensione: secondo Elon Musk, un giorno potremmo vivere in un mondo talmente ricco da rendere il denaro quasi inutile. Fantascienza? Forse. Ma il miliardario ha una teoria piuttosto precisa: quando robot e intelligenza artificiale sapranno fare praticamente tutto meglio di noi, la nostra vita potrebbe cambiare radicalmente.

Durante una conversazione con il suo biografo Walter Isaacson nel podcast “The Builders”, Musk ha immaginato un futuro in cui l’IA e i robot supereranno le capacità umane in ogni attività. Dalla produzione industriale ai servizi, le macchine potrebbero occuparsi di quasi tutto, creando un’economia di abbondanza nella quale beni e prestazioni diventerebbero molto più accessibili.

“Il denaro diventerà irrilevante e la moneta convenzionale non avrà importanza” ha profetizzato Mask. Cosa li sostituirà? Nella sua visione “il valore sarà misurato in massa e potenza, o energia”, parametri legati alle risorse fisiche che alimenteranno un’economia sempre più automatizzata.

Alla base di tutto c’è una convinzione piuttosto radicale: “Non ci sarà nulla che gli esseri umani possano fare che l’intelligenza artificiale e i robot non possano fare meglio”. Se davvero le macchine riuscissero a occuparsi praticamente di tutto, il lavoro potrebbe perdere buona parte della sua funzione economica.

Musk immagina un futuro in cui le persone potranno coltivare frutta e verdura, realizzare opere artistiche e dedicarsi ai propri hobby. L’imprenditore ha anche sostenuto che, tra dieci o vent’anni, potrebbe non essere più necessario risparmiare per la pensione, grazie a un’era di abbondanza nella quale tutti potranno avere “qualunque cosa vogliano”.

Può sembrare però paradossale il fatto che a pensare a un mondo in cui i soldi non conteranno più nulla sia uno degli uomini attualmente più ricchi del pianeta, come Elon Musk. Il fondatore di SpaceX ha spiegato che il suo patrimonio dipende soprattutto dalle partecipazioni nelle sue aziende e ha ipotizzato che, con il passare delle generazioni, la ricchezza dei suoi discendenti potrà ridursi notevolmente.

L'articolo “Il denaro diventerà irrilevante e la moneta convenzionale non avrà importanza”: la profezia di Elon Musk proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:12:32 +0000
Trending News a cura di Antonella Zangaro
Il padre di Meghan Markle accusato di essere in possesso di materiale pedopornografico. La figlia: “Sono sconvolta. Spero sia fatta giustizia. Ho tenuto le distanze da lui per proteggere i miei figli”

“Sono molto angosciata dalla notizia che è emersa nelle ultime 24 ore e i miei pensieri sono tutti rivolti ad ogni bambino che può essere stato offeso”. A parlare è Meghan Markle, che ha deciso di esporre pubblicamente la sua distanza dal padre accusato di essere in possesso di materiale pedopornografico. Thomas Senior, 82 anni, vive nelle Filippine e, secondo quanto riportato dal Sun, avrebbe conservato “centinaia se non migliaia” di foto ed immagini di minori, a sfondo sessuale, tutte nascoste in quattro grandi scatole confuse tra le immagini ed i ricordi di famiglia conservati nella sua casa di Cebu.

La polizia delle Filippine sta preparando il sequestro di ogni elemento di prova, mentre l’FBI starebbe valutando di aprire un’indagine anche negli Stati Uniti, dove l’uomo ha risieduto dopo l’amputazione di una gamba avvenuta un anno fa. Da notare che la denuncia è partita dal fratello di Meghan, Thomas Junior, oggi 60 enne, che si è rivolto alla polizia e ha spiegato al tabloid britannico l’orrore provato dopo aver visto “quel materiale” e di non aver avuto altra scelta se non quella di denunciare il padre. “L’ho supportato, mi sono preso cura di lui e l’ho aiutato per anni – ha dichiarato – ma adesso è finita e non voglio mai più parlare con lui se non per fornire prove contro di lui”.

Alle parole di Thomas jr hanno fatto eco le dichiarazioni rese alla stampa dalla sorella minore, Meghan. “Nel 2018, una lettera mandata alla Metropolitan Police, ai reali e alla Protezione Speciale, venne girata anche a me” ha spiegato la duchessa del Sussex. “C’erano accuse preoccupanti e inquietanti contro mio padre ed ero stata rassicurata che queste sarebbero state investigate”. Meghan ha poi voluto chiarire: “nonostante quanto riportato da alcuni media e le distorsioni pubblicate negli anni, spero che ora si possa comprendere che il distacco mantenuto nei confronti di mio padre e la mia scelta di non consentirgli di avere contatti con i nostri figli sono stati dettati da un’unica ragione: proteggerli”.

L'articolo Il padre di Meghan Markle accusato di essere in possesso di materiale pedopornografico. La figlia: “Sono sconvolta. Spero sia fatta giustizia. Ho tenuto le distanze da lui per proteggere i miei figli” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:10:22 +0000
Cronaca a cura di Redazione Cronaca
Dieci scosse di terremoto al largo di Palermo: la più forte di magnitudo 5.5. Evacuate le scuole

Dieci scosse in rapida successione, la più forte di magnitudo 5.5. Palermo trema per una serie di terremoti localizzati nel mar Tirreno meridionale. Il più forte è stata avvertito alle 12.19 in Sicilia, dal capoluogo a Catania. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia la scossa ha fatto registrare una magnitudo di 5.5 con epicentro nel Tirreno meridionale a nod-ovest delle Eolie, non distante da Alicudi.

Al momento non sono pervenute segnalazioni di danni a cose o persone. In via precauzionale sono state evacuate le scuole del capoluogo siciliano, mentre a Trapani è stato sgomberato il palazzo di giustizia. Molti cittadini sono scesi in strada in diverse località della Sicilia. Nei comuni delle Eolie, in particolare ad Alicudi e Filicudi, gli isolani sono scesi in strada e gli studenti di ogni ordine e grado sono stati fatti uscire dalle classi e mandati a casa. Sono in corso le verifiche, anche attraverso i carabinieri, da parte della Protezione civile comunale di Lipari e dei tre Comuni di Salina. Soltanto da Filicudi viene segnalato il crollo di un costone roccioso alle spalle del centro abitato.

I precedenti sismi avevano avuto una magnitudo di 4.3, alle 11.51 a una profondità di 24 km, e di 3.3 alle 11.04. Nel mezzo si era registrato un terzo terremoto di 3.6. Tutti sono stati avvertiti nell’arcipelago delle Eolie, mentre già quello delle 11.51 aveva già fatto tremare la popolazione palermitana. La sequenza sismica è proseguita anche nei minuti successivi all’evento principale, con un’altra serie di sei scosse comprese tra magnitudo 3 e 4.

L'articolo Dieci scosse di terremoto al largo di Palermo: la più forte di magnitudo 5.5. Evacuate le scuole proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:09:10 +0000
Mondo a cura di Redazione Cronaca
È morto lo scrittore Ryu Murakami. Ha raccontato il lato oscuro del Giappone, tra trasgressione e disagio giovanile

Lo scrittore giapponese Ryu Murakami è morto il 17 ottobre nella sua abitazione all’età di 74 anni. Autore di Blu quasi trasparente – spesso erroneamente confuso con Haruki Murakami, i cui best seller hanno venduto milioni di copie in Italia – Ryu ha raccontato nei suoi romanzi il lato oscuro della società nipponica, tra trasgressione, violenza e disagio giovanile. La casa editrice Gentosha, ha comunicato la notizia su X e ha espresso il suo cordoglio: “Il funerale si è tenuto in forma privata, riservato alla famiglia”.

Le sue opere, anche con il passare degli anni, si sono sempre rivolte alle nuove generazioni, permettendo a Murakami di entrare tra le voci più provocatorie della letteratura contemporanea del suo Paese. La sua scrittura, caratterizzata da atmosfere dure e da una rappresentazione esplicita delle contraddizioni sociali, gli valse la definizione di “enfant terrible” della letteratura nipponica. Ryu Murakami si è dedicato anche alla musica e al cinema, suonando la batteria in un gruppo rock, scrivendo diverse sceneggiature e firmando la regia di alcuni film tratti dai suoi romanzi.

Il suo primo romanzo ha suscitato critiche entusiastiche nel panorama letterario, per i temi promiscui trattati. Proprio per questo nel 1976 ha ricevuto il premio letterario Gunzo per esordienti e il premio Akutagawa. Nel 1980, con Coin Locker Babies, Ryu Murakami ha raccolto il consenso di critica e pubblico, vincendo il Noma Literary New Face Prize l’anno successivo. L’autore giapponese ha continuato a toccare temi delicati come la solitudine tecnologica, la paranoia, il disagio giovanile e la violenza sotterranea della metropoli di Tokyo in Parassiti, romanzo del 2000 con cui si aggiudica la 36ª edizione del Premio Tanizaki.

L'articolo È morto lo scrittore Ryu Murakami. Ha raccontato il lato oscuro del Giappone, tra trasgressione e disagio giovanile proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:06:49 +0000
Blog a cura di Guido Scorza
Decreto Ai: perché è sbagliato lasciare che un algoritmo decida chi ha diritto a un posto di lavoro

Entrano in vigore oggi le nuove regole italiane sull’intelligenza artificiale (D.lgs. 7 ottobre 2026, n. 179). Sono regole, nella più parte dei casi, di buonsenso, che duplicano, specificano, chiariscono principi già stabiliti dalla disciplina europea. Lecito il dubbio che fossero indispensabili ma ragionevole pensare che, in generale – se si esclude la questione dell’ipertrofia normativa che già affligge il nostro ordinamento e che dovrebbe suggerire di limitare all’essenziale il varo di nuove regole – non siano sbagliate.

Questo giudizio sintetico non vale però o, almeno, non vale completamente, per la nuova disciplina sull’intelligenza artificiale nel rapporto di lavoro. Al riguardo, infatti, l’articolo 41 del Decreto dopo aver ribadito un principio, per la verità, già stabilito dalla disciplina europea sulla protezione dei dati personali e dall’AI Act, ovvero che le decisioni relative al rapporto di lavoro, incluse quelle di carattere disciplinare, non possono essere “adottate unicamente sulla base di un trattamento automatizzato” e che “la decisione definitiva è in ogni caso riservata a una persona fisica, che eserciti un potere effettivo e autonomo”, prevede che “non rientrano tra le decisioni finali relative alla costituzione del rapporto di lavoro le attività di ricerca e selezione delle candidature, anche quando comportino la mancata ammissione alle successive fasi della selezione.”

Nella sostanza, dunque, secondo Palazzo Chigi, andrebbe bene che sia un algoritmo a decidere, anche in via definitiva, se un curriculum debba o non debba finire sulla scrivania del direttore delle risorse umane e, dunque, se una persona possa o non possa avere una chance di essere assunta. È un enorme errore di valutazione e prospettiva che minaccia di produrre effetti drammatici, privando milioni di persone di posti di lavoro per i quali sono qualificate e che meriterebbero solo per colpa di un bias negli algoritmi e nei modelli alla base dei servizi diversamente intelligenti di preselezione delle domande di lavoro.

E non si tratta di un rischio potenziale, di uno scenario futuribile, di una previsione catastrofista ma di un fenomeno di proporzioni gigantesche che sta già producendo conseguenze drammatiche in tutto il mondo.

È un problema antico, almeno per le cose dell’intelligenza artificiale e stupisce davvero che il governo, pur scegliendo di affrontarlo direttamente, abbia poi deciso di risolverlo così: legittimando una pratica che avrebbe dovuto essere vietata senza esitazioni né riserve per garantire che chi merita di avere un’occasione di lavoro non se la veda negare da un algoritmo mal progettato o mal addestrato. Basti pensare che Amazon interruppe, proprio a causa di un incontrollabile rischio di discriminazione di genere, uno dei primi progetti di selezione algoritmica del personale nel 2015 dopo essersi avveduta che i propri algoritmi, essendo stati addestrati a riconoscere i migliori candidati sulla base dei curricula della forza lavoro assunta nei precedenti dieci anni, manifestavano una straordinaria preferenza per gli uomini rispetto alle donne, presenti in numero decisamente inferiore nella propria popolazione lavorativa.

Insomma, giacché storicamente l’azienda aveva assunto più uomini che donne, gli algoritmi si erano persuasi che gli uomini fossero più adatti a lavorare in Amazon rispetto alle donne. Certo erano altri tempi, certo l’intelligenza artificiale di ieri non è quella di oggi. Ma, sfortunatamente, ci sono centinaia di storie di discriminazione algoritmica nella selezione del personale che rimbalzano da ogni parte del mondo e che suggeriscono che, nonostante i progressi, l’intelligenza artificiale continua a negare un’occasione di lavoro a chi la meriterebbe solo per il colore della pelle, per l’età, per il genere, perché magari non ha lavorato per un anno per dedicarsi ai genitori malati, perché ha un bambino piccolo o perché non ha scritto nella domanda di un posto da infermiere che sa usare il computer o, almeno, che sa usarlo quanto basta a compilare una cartella clinica elettronica.

Niente fantasie, tutte scene di un docufilm già proiettato sul palcoscenico globale milioni di volte. E non basta. Perché, a differenza di ieri, oggi, questi sistemi di preselezione algoritmica delle domande di lavoro sono straordinariamente diffusi.

Secondo lo studio Hidden Workers: Untapped Talent della Harvard Business School e di Accenture (2021, basato su 2.275 dirigenti e 8.720 lavoratori in Stati Uniti, Regno Unito e Germania), oltre il 90% dei datori di lavoro utilizza software di screening per la prima selezione dei candidati e l’88% ammette che lavoratori qualificati vengono scartati perché non corrispondono esattamente ai criteri dell’annuncio: il 48% esclude, per esempio, i curricula con interruzioni di lavoro superiori a sei mesi.

Il fenomeno riguarda in modo particolare le grandi imprese: secondo il report Jobscan del 2025, il 97,8% delle Fortune 500 adotta un sistema di tracciamento delle candidature (ATS) e circa l’80% dei candidati transita da piattaforme dotate di ranking basato sull’intelligenza artificiale.

Queste soluzioni, essendo sviluppate con l’obiettivo prioritario di alleggerire il lavoro delle persone i carne ed ossa che lavorano negli uffici delle risorse umane e, quindi, di ridurre il numero dei curricula destinati a questi uffici, tendono a essere più severe del ragionevole e, come mostrano i test più recenti sui modelli linguistici, rischiano di perpetuare antiche discriminazioni: in uno studio dell’Università di Washington, ad esempio, su oltre 3 milioni di confronti tra curricula e offerte di lavoro, i nomi associati a persone bianche sono stati preferiti nell’85% dei casi, contro il 9% di quelli associati a persone nere.

All’articolo 3 del Decreto, il Governo scrive: “Il presente decreto…è adottato in una prospettiva di garanzia antropocentrica, di uso corretto, trasparente e responsabile dei sistemi di IA e di vigilanza sui rischi per diritti e libertà.”. A guardare a come si è poi scelto di disciplinare la questione del ricorso agli algoritmi nella preselezione delle domande di lavoro, sembra un caso di scuola dell’antico brocardo secondo il quale si predica bene, ma razzola male. Sarebbe importante, anzi, necessario e urgente, ammettere l’errore e correggere il tiro, anche semplicemente abrogando la disposizione che sottrae il ricorso a soluzioni di preselezione algoritmica del personale alla regola generale della necessità di un intervento umano che sottragga la decisione finale agli algoritmi.

Sino ad allora, tuttavia, guai a gettare la spugna e a considerare effettivamente legalizzata una pratica tanto poco rispettosa dei diritti e della dignità di chi cerca lavoro, la disciplina europea sulla protezione dei dati personali (il Gdpr) e l’AI Act, offrono strumenti utili a reagire a chi si sentisse discriminato da un algoritmo e vanno usati come sta accadendo in tutto il mondo; perché mentre è incerto che l’intelligenza artificiale ci rubi il lavoro, è certo che lo sta negando a milioni di persone che lo meriterebbero e non si può lasciare che ciò accada.

L'articolo Decreto Ai: perché è sbagliato lasciare che un algoritmo decida chi ha diritto a un posto di lavoro proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:06:37 +0000
Cinema a cura di Davide Turrini
Walter Veltroni e la Gialappa’s, l’assurda storia di un documentario

Seguiamo da tempo con curiosità la carriera di Walter Veltroni “regista”. Negli ultimi dodici anni, ad esempio, ha girato dodici documentari. Ripetiamo: dodici. Uno all’anno. Implacabile come l’Immacolata Concezione o il Ferragosto. Alla lunga lista di temi affrontati nel tempo (politica, musica, calcio) oggi, grazie a L’assurda storia della Gialappa’s Band, se ne aggiunge un altro: la storia della televisione. E come per le precedenti opere, Veltroni non riesce a ritagliarsi una riga sul Rondolino-Tomasi o sul Brunetta dedicati alla storia patria del nostro cinema.

Sarà perché l’ex segretario PD sta al documentario cinematografico un po’ in generoso prestito come Fabio Volo al romanzo letterario, ma L’assurda storia della Gialappa’s Band sembra tutto fuorché un film. Ingordo collage di intervistati (27!), collezione di figurine Panini con molti doppioni, festival del dire qualcosa a tutti i costi con la rilevanza cronachistica e storica delle estrazioni del lotto, la dodicesima fatica documentaria dell’ex vicepresidente del Consiglio rinnova limiti e semplificazioni di una formula che vuole essere forma, di un prodotto commerciabile indistinguibile che vuole essere progetto estetico raffinato.

Intanto alla matrice visiva ricorrente (il trio protagonista Giorgio Gherarducci-Marco Santin-Carlo Taranto ritratto ripetutamente insieme a mezzo busto, più variante dei tre ripresi da soli verso la fine) viene come abbozzato un franoso anelito drammaturgico. Visto che il documentario, tra piatte richieste frontali da telegiornale, è già al palo dopo pochi minuti, ecco che lo scheletro del racconto va a ricomporsi frettolosamente su alcune varianti di linguaggio.

Si parte dal tentativo di intervallare spesso tutti gli intervistati con la scenetta del Mago Forest in uno studio mezzo buio che dialoga con Veltroni, nientemeno che voce fuoricampo/spalla comica modello Gialappa’s. Altra variante, qui direttamente nell’interpunzione di montaggio, una scelta che nemmeno Ejzenstejn, sono le espressioni facciali tra le più varie di Elio delle Storie Tese, seduto tra Faso e Cesareo, inquadrate brevemente a mo’ di commento alle battute o affermazioni dei colleghi comici. Un espediente che, va detto, non abbandona mai lo spettatore. Una specie di litania espressiva a metà strada tra il tormentone e il memento mori.

Nella catasta chilometrica, sommaria e sommabile, di filmati tratti da Mai dire gol, a volte interi sketch (ce n’è uno di Aldo, Giovanni e Giacomo medici di quasi tre minuti), si rinviene poi la confusione teorica tra poetica necessità della ricerca e affermazione autocelebrativa del ritrovamento (a Bisio che si schermisce di una partecipazione a un vecchio show su Odeon TV, Veltroni – fuori campo – risponde con un «Ce l’abbiamo!»). E se L’assurda storia della Gialappa’s Band fatica ancora a girare, Veltroni mostra il tocco e trucco per il quale è stato da noi definito la “Barbara D’Urso del documentario”: l’inquadratura forzata della lacrima indotta (ci fermiamo all’anziano Teo Teocoli).

Infine, come se non bastasse, appena dopo la metà del film, circa un’ora di estenuante batti e ribatti tra Gialappi e comici del loro ampio carnet, Veltroni si adopera in una raffica di retoriche istantanee da rimanere fulminati. Memore di una didascalia iniziale bianca su sfondo nero che suona pressappoco “i 40 anni che hanno cambiato l’Italia” (figuriamoci i quaranta precedenti! ndr), ecco che parte, senza motivo alcuno rispetto alla Gialappa’s, una gragnola di foto, bric-à-brac pop porno per turisti della democrazia: scatti della demolizione del Muro di Berlino, della Guerra del Golfo, di Berlusconi, di Antonio Di Pietro (in toga), ancora di Berlusconi, di Giovanni Falcone, della strage di Capaci, di Paolo Borsellino, della strage di via d’Amelio, di nuovo Berlusconi, Achille Occhetto, Carlo Azeglio Ciampi e ancora Berlusconi. L’assurda storia del documentario, altroché.

L'articolo Walter Veltroni e la Gialappa’s, l’assurda storia di un documentario proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:04:30 +0000
TVLoft a cura di F. Q.
Di Battista, Canfora, Erri De Luca e Iacchetti ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 24 ottobre. Con Travaglio e Scanzi

Il racconto dell’attualità è protagonista il sabato in prima serata sul Nove con il talk di confronto, discussione e approfondimento “Accordi & Disaccordi”, condotto da Luca Sommi.

Sabato 24 ottobre alle 21:30 sono ospiti Alessandro Di Battista, lo storico Luciano Canfora, lo scrittore Erri De Luca ed Enzo Iacchetti.

Tra i temi della conversazione, da un lato il nuovo decreto sicurezza nato dopo gli scontri di Milano di sabato e domenica scorsa, dall’altro il decreto aiuti varato dall’esecutivo per trovare un rimedio contro i blocchi degli autotrasportatori.

Nel corso di ogni puntata, come da tradizione, gli interventi del direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e del giornalista Andrea Scanzi, per analizzare cronaca, potere e società.

L'articolo Di Battista, Canfora, Erri De Luca e Iacchetti ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 24 ottobre. Con Travaglio e Scanzi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:03:29 +0000
Trending News a cura di Redazione FqMagazine
Harry Styles perde la pazienza a New York: lite in strada con un cacciatore di autografi. Ecco cos’è successo

Di solito è il ragazzo gentile del pop, quello che si ferma a firmare e sorride a tutti. Questa volta però Harry Styles ha perso la pazienza. Il cantante è stato ripreso in uno scambio acceso con un cacciatore di autografi per le strade di New York, secondo le immagini diffuse da TMZ il 21 ottobre.

Il filmato, che sta facendo il giro dei social, mostra Harry mentre affronta un uomo che teneva in mano una copia di “Fine Line”, l’album del 2019. Il cantante, scrive la stampa britannica, appare visibilmente infastidito. Stando a quanto riportato, a un certo punto un terzo uomo si mette in mezzo per sedare la tensione. Quando Harry prova ad allontanarsi, l’altro lo segue tenendo il suo passo. Il cantante, in felpa con cappuccio, cappellino e occhiali da sole, alla fine se ne va.

Però le immagini non chiariscono che cosa abbia fatto scattare la discussione. I fan che conoscono bene l’artista e hanno visto le immagini non hanno dubbi: “Harry Styles è stato inseguito e importunato per diversi minuti, prima che il cacciatore di autografi ‘forzasse’ una discussione con lui”.

Ipotesi sposata anche da chi sta vicino alla star. Una fonte avrebbe raccontato al tabloid britannico The Sun che non si trattava di un semplice fan, ma di un cacciatore di autografi insistente che lo aveva già avvicinato in passato per strada. Un’altra fonte ha aggiunto che Harry è sempre rispettoso con chi lo avvicina, ma che alcune persone esagerano.

Sui social circola anche l’ipotesi che l’uomo sia un rivenditore, uno di quelli che collezionano firme per poi rivenderle a prezzi gonfiati. Per ora, però, è solo una voce: alcuni utenti si sono chiesti se fosse un reseller, ma non ci sono conferme ufficiali.

L'articolo Harry Styles perde la pazienza a New York: lite in strada con un cacciatore di autografi. Ecco cos’è successo proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:02:09 +0000
Blog a cura di Consuelo Cagnati
Protesta degli autotrasportatori, siamo di fronte a una situazione socialmente esplosiva

Mi ha colpito il post di una mia amica, originaria di Carinola, in provincia di Caserta, che ha raccontato ciò che ha visto in questi giorni di protesta degli autotrasportatori. Ha descritto una mamma che, in farmacia, cercava il latte in polvere per il proprio bambino. Il prodotto, ordinato da giorni, non era ancora disponibile. Era disperata e arrabbiata, con le lacrime agli occhi. Non riusciva a trovare ciò che serviva per dare da mangiare a suo figlio.

Quando una famiglia non riesce più a garantire ai propri figli il cibo necessario, non siamo più di fronte a una semplice difficoltà economica, ma a una situazione socialmente esplosiva. La disperazione di chi non riesce più a soddisfare i bisogni essenziali può trasformarsi in rabbia e sfociare in gravi disordini sociali.

Sono sempre di più le famiglie in difficoltà che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Per loro anche riuscire a mettere qualcosa in tavola diventa sempre più difficile.

In ogni crisi sono le persone più vulnerabili, quelle con meno risorse, a pagare le conseguenze più pesanti. Per chi ha una buona disponibilità economica, anche un aumento dei prezzi non è un problema. Non si può dire lo stesso per chi vive con risorse limitate.

Anche gli autotrasportatori sono in difficoltà. È un lavoro faticoso e i costi crescenti pesano sempre di più sulle imprese del settore. Secondo quanto dichiarato all’Ansa dal presidente del consorzio Acar, da gennaio a settembre i costi sono aumentati di quasi 2.000 euro al mese per ogni mezzo.

Se questo settore entra in crisi, si blocca l’Italia. Nel nostro Paese, infatti, purtroppo oltre il 92% delle merci trasportate via terra viaggia su strada.

Di fronte a una crisi del genere servono risorse adeguate, non briciole. Il Governo dovrebbe affrontare il problema alla radice, invece di puntare sulla minaccia della precettazione per fermare la protesta. La precettazione non può sostituire un confronto serio e un intervento strutturale, sostenuto da risorse adeguate, che affronti le cause della crisi e dia risposte durature al settore. Senza interventi adeguati, il rischio è che la crisi continui a scaricare i suoi effetti su chi ha meno strumenti per difendersi.

L'articolo Protesta degli autotrasportatori, siamo di fronte a una situazione socialmente esplosiva proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 11:00:14 +0000
Mondo a cura di Redazione Esteri
A novembre negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi. Gli Stati Uniti saranno mediatori

A novembre Russia e Ucraina faranno un nuovo tentativo per arrivare a un accordo di pace. Dopo i colloqui indiretti di questi anni favoriti dalla mediazione degli Stati Uniti ma poi tutti naufragati, un nuovo tentativo verrà fatto, come ipotizzato nei giorni scorsi, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Ad annunciarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, con la Russia che si è dichiarata pronta a riprendere i colloqui di pace, in stallo dall’inizio dell’anno, dopo un incontro avvenuto mercoledì tra il presidente russo Vladimir Putin e Steve Witkoff, inviato speciale di Donald Trump. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si era espresso a favore.

L’Europa, come dall’inizio del conflitto, viene esclusa dai tavoli dei negoziati, pur essendo rimasto, dopo il disimpegno di Trump, il principale sostenitore dell’Ucraina. In quasi 5 anni di guerra non ha ancora nominato un suo mediatore da proporre in sede di negoziati, tema sul quale governi e famiglie politiche si sono già scontrate. Adesso, secondo il Daily Telegraph, nella shortlist dei cinque nomi papabili figurerebbe anche quello della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Insieme a lei, tra i candidati ci sono, si legge, il presidente finlandese Alexander Stubb, quello ceco Petr Pavel, la premier danese Mette Frederiksen e il premier norvegese Jonas Gahr Store.

Nomi che, però, rischiano di essere respinti in blocco da mosca. Per due motivi. Il primo, il Cremlino non ha intenzione di accogliere al tavolo un ulteriore soggetto determinato a difendere i diritti e gli interessi dell’Ucraina, rafforzando così anche la posizione di Zelensky. Il secondo, quattro di questi nomi sono esponenti delle istituzioni di Paesi Ue che la Russia considera soggetti attivi nel conflitto, dato che forniscono aiuti militari ed economici all’esercito ucraino, e quindi incandidabili per il ruolo di mediatore. Diversa la posizione del premier norvegese che, comunque, rimane capo dell’esecutivo di un Paese Nato.

L'articolo A novembre negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi. Gli Stati Uniti saranno mediatori proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Fri, 23 Oct 2026 10:56:25 +0000

News su Gazzetta ufficiale dello Stato, Corte costituzionale, Corte dei Conti, Cassazione, TAR