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Due genitori si trovano a tavola con il figlio di due anni, in un ristorante di Mirandola, in provincia di Reggio Emilia. A un certo punto, il bimbo inizia a fare un po’ di confusione e il papà e la mamma lo rimproverano, pensando che il suo comportamento distrubi gli altri avventori. Al tavolo accanto sono seduti quattro clienti, tre cittadini argentini e uno italiano, che valutano eccessivo il rimprovero dei genitori, così prima attaccano la coppia verbalmente, si alzano e iniziano a prendere a calci e pugni il papà e la mamma.
La Polizia di Stato di Mirandola ha denunciato i quattro uomini per il reato di lesioni personali in concorso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i quattro avrebbero prima rivolto offese verbali e poi aggredito fisicamente la coppia. La situazione è rapidamente degenerata: dopo un breve litigio, il padre del bambino è stato colpito con pugni e calci fino a cadere a terra, mentre successivamente è stata aggredita anche la madre. Le indagini, condotte dagli agenti del Commissariato di Polizia di Stato di Mirandola, hanno consentito di identificare i presunti responsabili grazie all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadina e alla collaborazione della Polizia Locale. La posizione dei quattro denunciati è ora al vaglio della Divisione Anticrimine, che sta valutando l’eventuale adozione di misure di prevenzione.
L'articolo Rimproverano il figlio di due anni al ristorante: i vicini di tavolo giudicano eccessiva la sgridata, si alzano e picchiano mamma e papà . Denunciati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un momento di collera in pubblico per il Leader Supremo della Corea del Nord che si traduce in un licenziamento “in tronco” di un vicepremier del suo stesso governo. Durante una cerimonia di inaugurazione, Kim Jong-un ha liquidato l’ex ministro dell’Industria meccanica, Yang Sung-ho. L’alto funzionario è stato accusato di “irresponsabilità ” rispetto al progetto di modernizzazione di Ryongsong, un complesso di macchinari situato ad Hamhung, sulla costa orientale del Paese.
Dopo aver ispezionato il sito industriale, nel discorso pubblico tenuto lunedì 19 gennaio il dittatore nordcoreano ha elogiato i progressi raggiunti e poi ha comunicato il licenziamento del responsabile. La cerimonia era stata organizzata proprio per inaugurare la prima fase del progetto di sviluppo del complesso di macchinari. Il leader ha affermato che il progetto “ha incontrato difficoltà e ha causato non poche perdite economiche, con inutili confusioni causate dall’uomo”. Kim ha anche accusato Yang di aver tentato di deridere il partito con “commenti e azioni ingiuste”, ritenendolo “non qualificato” per il prestigioso incarico
La decisione è arrivata alle porte del nono congresso del Partito dei lavoratori, che definirà i prossimi obiettivi politici della Corea del Nord. Il progetto di Ryongsong è stato deciso per promuovere l’industria meccanica nazionale dopo l’ottavo congresso del Partito. Il plateale licenziamento sembra mirato, secondo gli osservatori, a rafforzare la disciplina tra i funzionari economici. Kim ha affermato che il partito ha dovuto inviare un gruppo di esperti per una piena revisione del progetto, facendo emergere circa 60 problemi dovuti alla sua scadente attuazione.
Il leader nordcoreano, nel frattempo, ha fissato gli obiettivi di modernizzazione della prossima fase del complesso, nonché i compiti dettagliati per lo sviluppo dell’industria meccanica del Paese, ha riferito l’agenzia ufficiale statale Kcna. Il Ryongsong Machine Complex, nella provincia di Hamgyong meridionale, è un importante impianto di macchinari che fornisce attrezzature a miniere e ad altri stabilimenti industriali.
L'articolo Corea del Nord, Kim Jong-un licenzia “in tronco” il vicepremier durante un discorso pubblico proviene da Il Fatto Quotidiano.
Vendono un gatto online per 30 euro su una piattaforma di seconda mano che vieta la compravendita di animali. Albert, uno splendido esemplare felino bianco e nero, era stato piazzato un mese fa con foto e didascalia su Vinted, sito seguitissimo di compravendita di oggetti usati. Albert è stato “quotato†30 sterline (34 euro circa), anche se vendere animali su Vinted è totalmente vietato. A scorgere l’annuncio è stata Abi Left, la fondatrice di Left Paw Cat Rescue, un’organizzazione inglese che recupera gatti randagi, abbandonati o in brutte condizioni di salute.
È stata lei a contattare la venditrice e poi a recarsi di persona a ritirare “l’acquistoâ€. La donna ha raccontato che la proprietaria non vedeva l’ora di liberarsi del gatto e che molte persone l’avevano criticata per aver venduto online il micio. A stretto giro di denuncia è arrivata la marcia indietro di Vinted: “Non tolleriamo assolutamente questo tipo di comportamento. Vinted non è un luogo per la vendita di animali, come stabilito nelle nostre regoleâ€. “Quella donna non aveva dato alcun reale valore alla vita del gattoâ€, ha spiegato la Left. “Ora Albert è al sicuro, sappiamo che è nelle mani giuste e che non è finito accidentalmente nelle mani sbagliateâ€, ha poi chiosato. La Left ha poi aggiornato a gennaio le condizioni del micio affermando che è diventato tutt’uno con la nuova proprietaria, che si fa finalmente accarezzare e tenere in braccio.
L'articolo Il gatto Albert messo in vendita su Vinted a 35 euro, una donna vede l’annuncio e salva il micio: “La proprietaria non aveva dato alcun reale valore alla vita” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante“. Il commento di Bella Hadid, comparso sotto un video diventato virale su Instagram, ha riacceso il dibattito attorno alla sfilata Dolce&Gabbana Uomo Autunno-Inverno 2026/27, presentata a Milano sabato 17 gennaio. Nel mirino delle critiche è finita infatti la passerella composta da modelli tutti bianchi, caucasici, bellissimi neanche fossero stati creati dall’intelligenza artificiale, elemento che – in un progetto che pretende di parlare di “individualità †– diventa un limite visibile, non un dettaglio.
A innescare la polemica è stato il post dell’influencer Elias Medini (@ly.as), osservatore attento del fashion system e noto per i suoi watch party online durante le sfilate. Nel video, Medini concentra l’attenzione su un dettaglio preciso: il casting, appunto. “50 sfumature di bianco“, scrive pubblicando le immagini dello show e sottolineando l’assenza di modelli asiatici, neri o arabi. Non solo. A tutto questo si aggiunge poi il contrasto tra ciò che si è visto e ciò che la sfilata dichiarava di voler raccontare. La collezione porta infatti il titolo The Portrait of Man e viene presentata come un lavoro sugli “archetipi maschili lontani da qualsiasi stereotipoâ€. Peccato che l’impianto sia esattamente l’opposto: tutte le figure messa in passerella (lo sportivo, l’uomo di casa in pigiama, il dandy da smoking, ecc.) funzionano come stereotipo per definizione, perché procedono per etichette immediate. Ogni uscita, insomma, finisce per essere la rappresentazione didascalica e cristallizzata dello stereotipo stesso, nonostante gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana avessero parlato di un omaggio “all’identità singolare di ogni uomoâ€, quindi di una celebrazione dell’individualità .
Da qui le polemiche social a cui si è accodata anche la top model Bella Hadid: “Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante”. Il riferimento inevitabile, per molti osservatori, è il 2018, quando Dolce&Gabbana fu travolta dalle accuse di razzismo in Cina per una campagna giudicata offensiva e stereotipata. La vicenda portò alla cancellazione della sfilata di Shanghai e a un boicottaggio su larga scala, segnando uno dei momenti più delicati nella storia recente della maison.
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L'articolo “Sono scioccata dal fatto che le persone continuino a sostenere questa azienda. È imbarazzante””: Bella Hadid contro Dolce e Gabbana per la sfilata non inclusiva proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Guardavo il cielo e dicevo: ‘Perché proprio a me? Perché proprio adesso?’â€. Avanti due set a zero contro Christian Garin, con match point sul 5-4 del terzo, Luciano Darderi ha rischiato di compromettere il suo passaggio al secondo turno degli Australian Open 2026 per colpa di un mal di pancia. Stesso problema che ha colpito fatalmente Flavio Cobolli nel match d’esordio perso contro Arthur Fery.
Darderi ha poi comunque vinto in tre set un match tiratissimo (7-6 7-5 7-6 in quasi tre ore di gioco) ed è letteralmente scappato in bagno: è corso verso il suo avversario e amico Garin per la rituale stretta di mano e poi si è diretto immediatamente verso gli spogliatoi, lasciando tutto sul campo e senza salutare l’arbitro se non con un cenno del capo. Una scena quasi comica, che racconta però come Darderi davvero abbia rischiato di doversi ritirare, se il match si fosse allungato al quarto set.
Un errore nel pre match poteva costare carissimo all’azzurro, come ha ammesso lui stesso: “Prima della partita ho preso una medicina per un dolore a un piede, ma non ho preso nessun gastroprotettore. Così tra il caldo e lo stress, ho iniziato ad avere mal di panciaâ€. Una situazione che peggiorava minuto dopo minuto, anche per colpa del regolamento, che permette di andare in bagno solo al cambio campo, ma con appena un minuto di tempo: “Sì ma in un minuto non sono riuscito a… completare le operazioni, quindi una volta tornato in campo avevo ancora mal di pancia“, ha spiegato Darderi nel post gara. “Pensavo davvero che non ce l’avrei fatta se la partita si fosse allungataâ€.
Sul finale, è arriva anche un pizzico di fortuna: un provvidenziale medical time out chiamato da Garin per una vescica ha permesso a Darderi di approfittarne e tornare in bagno: “Se lo ha fatto per aiutarmi? Certo che no. Siamo amici, ma quando si gioca, siamo rivali. Domani saremo in campo insieme per il doppioâ€. Fatto sta che l’azzurro aveva risolto il problema solo momentaneamente. La medicina per il dolore al piede, i sali: un mix che ha creato non pochi problemi al suo stomacoa: “Con il caldo mi stavano venendo anche i crampi nel terzo set, ho preso dei sali, dei gel e penso che tutto insieme, alla fine, ha creato una bomba nella pancia”.
In conclusione Darderi ha analizzato il match, vinto in tre set ma con non poca fatica visti i parziali tutti tiratissimi: “Giocare cinque set in queste condizioni è sempre difficile – spiega – , ci sono momenti nella partita in cui ci si sente bene e momenti in cui le cose non vanno altrettanto bene capita a tanti giocatori, bisogna saper gestire le situazioni. Al di là di tutto, sono contento di come ho giocato questo match. Ho giocato un grandissimo tennis da cemento, l’anno è iniziato molto bene”. Nel secondo turno Darderi affronterà l’argentino Sebastian Baez.
L'articolo “Guardavo il cielo e dicevo: ‘Perché proprio adesso?’ Non ce l’avrei fatta se la partita si fosse allungata”: Darderi vince e scappa di corsa in bagno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Roger Dutilleul ci fa accomodare nel salotto di Rue de Monceau: in quel naufragio di tele e cornici, Picasso e Modigliani sono appesi l’uno accanto all’altro, gli acrobati di Léger oscillano nella sala da bagno; i frammenti esplosi del cubismo raccontano la nascita di un tempo nuovo. Dutilleul iniziò a collezionare a trent’anni e non lo fermò la morte nel 1956, perché continuò per lui il nipote Jean. Agli inizi della carriera non aveva le disponibilità per acquistare i postimpressionisti e l’amato Cézanne; ma intuì un sentore affine nell’avanguardia di due giovani sconosciuti, tali Braque e Picasso, di cui divenne il primo mecenate. Collezionò senza dogmi né preconcetti, acquistò d’istinto, supportando artisti emarginati ed emergenti che il mondo non era pronto ad accogliere. Quando il suo sguardo si posava sulle loro tele, la vita ordinaria, quella degli appuntamenti e delle fabbriche, diventava per un attimo straordinaria – e la solitudine pesava meno, in un mondo che girava inesorabile sui cardini della Storia.
Dutilleul lasciò in eredità la collezione al nipote Jean Masurel che, insieme alla moglie, la integrò allineandosi ai gusti dello zio – Fernand Léger, Georges Braque, Pablo Picasso, Paul Klee, André Lanskoy e pittori autodidatti, come André Bauchant e Bernard Buffet. I coniugi la donarono alla città di Lille e nel 1983 nacque il Musée d’art moderne de Villeneuve d’Ascq, immerso nel verde e nella contemporaneità . Riprende il dialogo avviato negli ultimi anni dalla Fondazione Bano con le istituzioni museali di fama internazionale: è il momento del LaM – Lille Métropole Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut -, dal quale provengono le 65 opere dei 30 artisti d’avanguardia esposte nella mostra di Palazzo Zabarella a Padova curata da Jeanne-Bathilde Lacourt e aperta al pubblico fino al 25 gennaio.
Il fil rouge è inconsueto e per questo affascinante: la mostra Modigliani Picasso e le voci della modernità segue l’intuito di Roger Dutilleul e la ricerca del nipote Jean, virtù innata che non si impara né si compra. Niente sovrastrutture, nessuna teoria, solo sensazioni: è questa una mostra da attraversare senza lasciarsi abbagliare dai grandi nomi, con lo stesso sguardo appassionato e istintivo con cui Dutilleul ha attraversato la storia dell’arte del Novecento. La modernità in cui ha creduto è corale – cubista, surreale, astratta, naïf – e si lascia comprendere prestando ascolto a tutte le voci in cui si (s)compone.
Il moderno frana dal Sacro Cuore di Montmartre che Braque ha fatto esplodere nel 1910, assume uno, nessuno, centomila volti quando diventa la Donna con cappello di Picasso, grigia come la cenere ancora fumante delle macerie della Guerra. Ha il volto robotico della donna ‘tubista’ di Léger che riceve fiori d’acciaio – forse dall’uomo che fuma nel dipinto accanto – e la guarda innamorato, per quanto possa esserlo un cuore di ferro; nella testa del musicista di Mirò suonano tutte le note del mondo. Modernità significava anche trasformare il disagio in visione, deviare in percorsi alternativi alla scoperta dell’anima più selvaggia e mistica del secolo breve: ecco allora la presenza di Jean Dubuffet in mostra, che nel 1945 abbracciò con il termine Art Brut l’arte esclusa dal circuito ufficiale, le opere realizzate negli ospedali psichiatrici da persone emarginate e autodidatte.
E poi c’è lui, il protagonista del “Museo personale†di Dutilleul, Amedeo Modigliani: lo aveva ritratto sei mesi prima di morire, quando nel soprannome Modì era marchiato il suo destino (maudit). Dipinse anche lui senza pupille – ironia della sorte – nonostante il mecenate fosse stato tra i primi a vedere davvero la meraviglia nell’arte del giovane livornese. Le sei tele della grande sala da ballo di Palazzo Zabarella avvolgono l’osservatore con i colori pastosi della nostalgia, in un abbraccio di sguardi velati che parlano lingue lontane, sospesi tra classicità , primitivismo, arte egizia, rinascimentale e africana. Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi: e gli occhi senza pupille dei suoi soggetti sono finestre di mondo interiore che si affaccia ma non si mostra, identità fragili, maschere incompiute. Nella dolcissima Maternità del 1919, gli occhi della piccola Jeanne in braccio all’ultima compagna di Modigliani sono inondati di cielo.
Cos’è la modernità ? Per Dutilleul la contingenza ha significato presenza: occhi, cuore, anima del collezionista erano lì, presenti in prima linea, in vera ‘avan-guardia’, davanti alla bellezza dell’opera e al suo messaggio. Prima che il mondo si accorgesse di loro e li consacrasse al successo, Dutilleul c’era: aveva incontrato quei giovani artisti, li aveva guardati negli occhi, li aveva ascoltati. Si circondò delle loro opere per poter “incrociare di nuovo i loro sguardi†anche quando loro non c’erano più, per poterli interrogare sul presente, sul passato, sul futuro. E insieme lo hanno annullato quel tempo che voleva a tutti i costi essere moderno e lo hanno trasformato in eterno presente. Come la scultura mobile di Calder che apre il percorso: nulla sta fermo, tutto resta.
L'articolo Da Picasso a Modigliani seguendo lo sguardo di Roger Dutilleul, il mecenate che ascoltò le voci della modernità proviene da Il Fatto Quotidiano.
È la madre di Claudio Carlomagno, il principale sospettato del femminicidio di Federica Torzullo, ed è l’assessora alla Sicurezza di Anguillara. Per questo motivo Maria Messenio, con delega anche alla Legalità di Anguillara Sabazia, comune guidato dal sindaco di centro-destra Angelo Pizzigallo, ha fatto un passo indietro.
Le dimissioni sono state presentate lunedì mattina mattina, poco dopo la formalizzazione del fermo del figlio, e si attende solo la comunica formale del primo cittadino, che le renderà effettive. Carlomagno è da domenica sera nel carcere di Civitavecchia, indagato per omicidio aggravato dopo che il corpo della moglie è stato ritrovato seppellito nella sua azienda.
Il rapporto di Carlomagno con i genitori, dalle informazioni raccolte fino ad ora, sarebbe da tempo conflittuale. Come si legge dal decreto di fermo della Procura di Civitavecchia guidata dal procuratore capo Alberto Liguori, Carlomagno risulta “privo di legami con il suo territorio, posta la dissoluzione dei suoi rapporti e l’alienazione del contesto di vita”. Un distaccamento che si prolungherebbe da molto prima dell’omicidio della moglie.
L’indagato è stato in silenzio durante l’interrohatorio. Assistito dal legale Andrea Miroli, l’uomo ha scelto come da suo diritto di non rispondere ai magistrati. Quarantunenne, coetaneo di Federica Torzullo,l’uomolavorava in una ditta del settore edile e di movimento terra, azienda che possedeva assieme al padre. Dagli atti gli unici legami forti erano con i genitori di Torzullo: Stefano e Roberta.
L'articolo Femminicidio di Federica Torzullo, si dimette l’assessora del comune alla Sicurezza: è la madre del fermato Claudio Carlomagno proviene da Il Fatto Quotidiano.
A “Storie Italiane” su Rai1 con Eleonora Daniele, ieri lunedì 19 gennaio, è stato omaggiato Tony Dallara morto il 16 gennaio, sia dalla moglie Patrizia che della figlia Lisa. “Un grande marito e un grande padre, la sua arte l’ha dimostrata anche in famiglia: prima c’eravamo noi poi se c’era spazio c’era anche luiâ€, così Patrizia ha ricordato suo marito.
“Sicuramente è stato un padre che ha fatto il padre. Un conto è esserlo, un conto è farlo e lui l’ha fatto finché ha potuto: mi accompagnava a lavoro nonostante la mia età , faceva per me commissioni. Un papà speciale che c’è stato fino all’ultimo come noi ci siamo state per lui, glielo dobbiamo ed è stato naturale cosìâ€, ha raccontato la figlia Lisa.
“Abbiamo ricevuto affetto da personaggi conosciuti, familiari e amici soprattutto, e poi è anche bello quando entrano volti non noti che ti dicono ‘siamo semplicemente degli ammiratori’, e sono ancor più i benvenuti†ha poi aggiunto.
E sulla vittoria del padre al Festival di Sanremo ha rivelato: “Quando dietro le quinte l’hanno avvisato che aveva vinto e doveva uscire per replicare il pezzo, lui era lì che si mangiava un panino con il salame, perché il cibo è sempre stato un bel tassello della nostra famiglia. Una persona genuina con il panino con il salame in manoâ€.
Lisa ha poi ripercorso gli ultimi momenti del padre a seguito dell’operazione subita per la rottura del femore: “È andata molto bene, era in ottima ripresa, poi è entrato in una struttura per fare riabilitazione e ha preso un virus, un problema respiratorio virale che ha fatto precipitare una situazione che era stabile nel giro di pochissimo tempoâ€, ha aggiunto.
“Non è stato molto chiaro quale virus, – ha detto la figlia – non ha avuto un’assistenza ospedaliera ottimale purtroppo. C’erano le feste di Natale e poi c’era il ‘ma il signore ha 89 anni’, detto più volte. Ma cosa vuol dire? Sono frasi che ci hanno ferito tantissimo, purtroppo è la verità . È vero che era un soggetto di 89 anni con le sue patologie, ma un quadro stabile. Poteva stare con noi ancora un po’â€.
E ancora: “Siamo in un momento in cui ci è piombato tutto addosso e non abbiamo lucidità â€, ha poi risposto la figlia su un’eventuale azione legale. “Vediamo poi come fare, fino a domani vogliamo stare solo con lui e accompagnarlo fino alla fine e poi faremo le nostre valutazioniâ€.
L'articolo “Papà Tony Dallara si era rotto un femore, poi in una struttura ha preso un virus e la situazione è precipitata. Non ha avuto un’assistenza ospedaliera ottimale”: la denuncia della figlia Lisa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Davide Lacerenza ha patteggiato (4 anni e 8 mesi) alla fine dell’inchiesta per droga, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione legata proprio al suo locale, la Gintoneria. È stato disposto anche un risarcimento, tramite confisca, del patrimonio da oltre 900mila euro e per questo lo scorso 10 gennaio è stata aperta un’asta giudiziaria con in vendita bottiglie pregiate.
Ora di Lacerenza si parla perché, ospite di una discoteca di Lainate, la Line Club, è stato immortalato mentre, circodato da ragazzi, agita bottiglie con attaccate candele bengala (sparkler), simili a quelle che hanno causato la tragedia di Crans Montana dove proprio la fiamma di questi oggetti pirotecnici ha causato un incendio all’interno dal locale Le Constellation e la morte di 40 persone, con 116 feriti.
Molte le critiche a Lacerenza, anche da parte dei suoi follower e così l’ex proprietario della Gintoneria ha pensato subito schierarsi contro gli sparkler ‘a favore di social’: “Ho ricevuto tantissimi messaggi da parte di ragazzi che mi dicono: ‘Davide, tu che hai tanti follower in tutta Italia sensibilizza le discoteche a non usare più queste fiammelle’. Sono veramente terribiliâ€, dice. E poi: “Ho paura anche ad accenderle, mi sono scottato la mano, non sto scherzando. Guardate qui, anche dopo essere state nell’acqua funzionano ancora (…). Sono stato in un locale. Anche se lì era tutto ignifugo, molti mi hanno criticato, mentre altri mi hanno chiesto di fare sensibilizzazione perché hanno capito che io sono lì a lavorare. Anche se il locale era bellissimo, soffitti a 20 metri, sicuramente in sicurezza, perché non cambiare? Nelle prossime settimane andrò in tantissime discoteche. È chiaro che non posso dire ‘Usa questo, usa quello’, però voglio darvi un input per girarla in positivo: sono andato a vedere, esistono tante fiammelle a led bellissime. Costano un po’ di più, ma poi le ricarichi (…) Bisogna rinnovarsi. Queste fiammelle hanno rotto le balleâ€. Come fa notare Repubblica, i soffitti nel locale in cui si trova Lacerenza non sembrano affatto alti venti metri.
L'articolo “Queste fiammelle hanno rotto le balle. Ci sono quelle led”: Davide Lacerenza fotografato in discoteca con gli sparkler sopra le bottiglie ‘si pente’ dopo una valanga di critiche proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il video mostra ciò che ha lasciato la mareggiata che ha colpito la costa catanese ieri, lunedì 19 gennaio. In particolare qui ci troviamo a Mascali. Sono stati 46 gli interventi conclusi tra le 20 di ieri e le 6.30 di stamani, 6 in corso e 12 richieste di intervento. A tracciare un bilancio delle attività svolte per il passaggio del ciclone Harry è il Comando provinciale dei vigili del fuoco di Catania. Gli interventi hanno riguardato prevalentemente danni alle strutture e alla vegetazione. In particolare, in 13 casi i vigili del fuoco sono intervenuti per il dissesto statico di elementi e in 12 per la rimozione o messa in sicurezza di alberi pericolanti. Registrati anche 8 interventi per incendi di fili elettrici e un singolo episodio di incendio ed esplosione. Effettuati anche due soccorsi a persona con l’utilizzo del mezzo Mo.Crab. Le criticità maggiori si sono registrate a Catania con 15 interventi conclusi, Adrano (4), Belpasso (3), Aci Castello, Biancavilla, Castiglione di Sicilia, Misterbianco e Riposto (2). Singoli interventi hanno interessato i territori di Acireale, Camporotondo Etneo, Gravina di Catania, Maniace, Militello in Val di Catania, Pedara, Ragalna, Randazzo, San Pietro Clarenza, Santa Maria di Licodia, Trecastagni e Viagrande.
L'articolo Il ciclone Harry si abbatte sul Catanese: la camminata tra danni e detriti a Mascali – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alla fine ha rotto il silenzio e le parole sono cadute come macigni sopra casa Beckham. Brooklyn Peltz Beckham, figlio dell’ex calciatore David e della cantante delle Spice Girls Victoria, ha dichiarato di non volersi “riconciliare” con la sua famiglia, nel suo primo commento pubblico in merito alle voci sul suo rapporto con i genitori.
In una serie di post su Instagram, il figlio maggiore dei Beckham ha accusato i suoi genitori di aver “attaccato” lui e sua moglie sulla stampa, affermando che hanno cercato “incessantemente di rovinare” la sua relazione con Nicola Peltz Beckham. Dopo mesi di speculazioni su una faida all’interno della famiglia, ha affermato di aver cercato di mantenere la situazione privata, ma di non aver avuto “alcuna scelta se non quella di parlare per me stesso e dire la verità ”.
“Sono stato in silenzio per anni e ho fatto ogni sforzo per mantenere queste questioni private – ha scritto il 26enne in una serie di post ai suoi 16 milioni di follower – Purtroppo i miei genitori e il loro team hanno continuato a rivolgersi alla stampa, lasciandomi senza altra scelta che parlare per me stesso e dire la verità solo su alcune delle bugie che sono state pubblicate. Non voglio riconciliarmi con la mia famiglia. Non sono controllato, sto facendo valere i miei diritti per la prima volta nella mia vita”.
Brooklyn ha quindi aggiunto: “Di recente, ho visto con i miei occhi fino a che punto sono disposti a spingersi per diffondere innumerevoli bugie sui media, per lo più a spese di persone innocenti, per preservare la propria facciata. Ma credo che la verità venga sempre a galla”.
Il fulcro delle accuse riguarda il rapporto con la moglie, l’attrice e ereditiera statunitense, Nicola Peltz, e gli eventi legati al loro matrimonio del 2022. Brooklyn afferma che i genitori “hanno cercato incessantemente di rovinare la mia relazione”.
Tra gli episodi citati, la decisione di Victoria di non realizzare più l’abito da sposa di Nicola “all’ultimo minuto”, le presunte pressioni per fargli cedere i diritti sul proprio nome prima delle nozze e le tensioni familiari, culminate con la frase “Nicola non è del nostro sangue”sarebbe stata la frase pronunciata da alcuni parenti la sera prima della cerimonia.
E ancora: “Dal momento in cui ho iniziato a farmi valere con la mia famiglia, ho ricevuto attacchi senza fine dai miei genitori, sia in privato che pubblicamente, inviati alla stampa su loro ordine. Persino i miei fratelli sono stati mandati ad attaccarmi sui social media, prima di bloccarmi dal nulla la scorsa estate”. L’episodio più umiliante, secondo il racconto, sarebbe avvenuto durante il ricevimento: “Mia madre si è appropriata del mio primo ballo con mia moglie che era stato pianificato settimane prima su una romantica canzone d’amore”, scrive Brooklyn, descrivendo un ballo “molto inappropriato” di Victoria di fronte a 500 invitati: “Non mi sono mai sentito così a disagio e umiliato in tutta la mia vita”.
Le accuse proseguono descrivendo un clima di costante ostilità verso la moglie Nicola, con Victoria che avrebbe “ripetutamente invitato donne del mio passato nelle nostre vite” per creare disagio. Brooklyn racconta anche di un viaggio a Londra per il compleanno del padre David, durante il quale la coppia sarebbe stata respinta, con il padre che avrebbe accettato di vederlo solo “a condizione che Nicola non fosse invitata”.
“È stato uno schiaffo in pieno viso. Più tardi, quando la mia famiglia è venuta a Los Angeles, si sono rifiutati di vedermi del tutto”, continua Brooklyn. “La narrazione secondo cui mia moglie mi controlla è completamente distorta. Sono stato controllato dai miei genitori per la maggior parte della mia vita”, continua Brooklyn e aggiunge: “Sono cresciuto con un’ansia opprimente. Per la prima volta nella mia vita, da quando mi sono allontanato dalla mia famiglia, quell’ansia è scomparsa. Mi sveglio ogni mattina grato per la vita che ho scelto, e ho trovato pace e sollievo”.
La conclusione è netta e non lascia spazio a mediazioni: “Mia moglie ed io non vogliamo una vita modellata dall’immagine, dalla stampa o dalla manipolazione. Tutto ciò che vogliamo è pace, privacy e felicità per noi e la nostra futura famiglia”.
Da parte dei coniugi Beckham per ora nessun commento.
L'articolo “La mia famiglia ha diffuso bugie sui media per preservare la propria facciata. La verità viene sempre a galla”: Brooklyn Beckham attacca David e Victoria proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il capitalismo predone e colonialista di Donald Trump è solo il punto di arrivo del fallimento sociale e morale del capitalismo e della democrazia liberali. Il nuovo rapporto dell’organizzazione internazionale Oxfam ci presenta un livello di diseguaglianza e sproporzione nella distribuzione di ciò che definiamo ricchezza, che non ha precedenti nella storia dell’umanità , nemmeno con l’epoca dei faraoni. Poche migliaia di super ricchi hanno accumulato 18600 miliardi di dollari, quasi raddoppiando il proprio patrimonio negli ultimi cinque anni.
Nello stesso tempo la povertà globale non si è ridotta di nulla, metà della popolazione globale, cioè 4 miliardi di persone, vive in condizioni di povertà e tra questi quasi 2 miliardi non hanno neppure un’alimentazione sufficiente. Lo stesso sta avvenendo in Italia. I 79 miliardari del nostro paese hanno accumulato in un anno 54 miliardi in più sui loro patrimoni, che ora assommano a 307 miliardi. Ognuno dei nostri super ricchi vale come 250mila poveri, in Italia il 10% della popolazione possiede il 60% della ricchezza del paese, al restante 90% tocca ciò che rimane.
Dal momento che i ritmi di crescita dell’economia italiana e globale sono molto inferiori a quelli della concentrazione e della accumulazione della ricchezza in poche famiglie, queste ultime accrescono il proprio patrimonio a spese dirette della maggioranza della popolazione.
È la redistribuzione della ricchezza a rovescio, dai poveri verso i ricchi; un esproprio continuo ai danni della maggioranza dell’umanità che rischia di consolidarsi con il privilegio ereditario. Secondo Oxfam infatti nei prossimi anni 2500 miliardi di dollari, quasi il Pil annuale dell’Italia, passeranno dai ricconi del mondo a figli e nipoti. Alla faccia della ideologia del merito.
Questa colossale accumulazione di ingiustizia sociale è frutto di decenni di politiche economiche neoliberali, amministrate per decenni da una sinistra “riformista†come quella di Tony Blair, oggi non a caso inserito nella cupola neo coloniale di Donald Trump.
Ora questa mostruosa concentrazione di ricchezza diventa accentramento di potere. Le istituzioni, l’informazione, l’opinione pubblica, le basi stesse della democrazia, non possono restare indipendenti da questo strapotere dei soldi. E infatti stanno crollando sotto il dominio dei super ricchi. Oxfam pubblica anche un calcolo matematico nel quale più cresce l’indice di Gini, che misura l’iniquità sociale, più aumenta la percentuale di autoritarismo nella società . Se a tutto questo aggiungiamo il riarmo e l’enorme aumento delle spese militari, a danno di quelle sociali, allora diventa ancor più chiaro che siamo dentro un sistema che marcia verso il disastro.
La propaganda occidentale, che descrive il mondo come diviso tra democrazia e autoritarismo, è falsa e fuorviante, alimenta economia di guerra e porta acqua al mulino di Trump e compagnia. Le democrazie liberali sono oggi travolte dalla destra reazionaria e fascista proprio perché non sono in grado di metterne in discussione le basi economiche. Senza colpire la concentrazione della ricchezza, senza un modello economico e sociale alternativo a quello del capitalismo liberale, non c’è futuro per la democrazia.
La prima frattura mondiale è quella tra ricchi e poveri, tra potere dei soldi ed eguaglianza sociale, e ogni politica liberale è condannata all’impotenza o alla complicità di fronte all’ingiustizia dilagante. Nel passato il capitalismo è stato costretto a fermare la sua corsa distruttiva solo quando ha avuto di fronte il socialismo. È il socialismo, cioè la proprietà e il controllo pubblici di una economia fondata su eguaglianza giustizia climatica e pace, che deve tornare in campo. Oggi più che mai l’alternativa è socialismo o barbarie.
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Borse europee ancora a picco con il clima di volatilità innescato dalle nuove minacce di Donald Trump all’Ue sul fronte dei dazi per la Groenlandia. In tensione anche i titoli di Stato, con rendimenti in rialzo, mentre le quotazioni dell’oro e dell’argento toccano nuovi record, rispettivamente a 4.729 dollari l’oncia e 95,28 dollari.
L’indice stoxx 600 composto dalle aziende europee a più alta capitalizzazione scende dell’1%. In calo Milano (-1,3%), Londra e Francoforte (-1,1%), Parigi (-1%), Madrid (-0,9%). I listini sono appesantiti dal comparto industriale (-1,5%), dai tecnologici (-1%) e dal lusso (-1,4%). Sul fronte valutario il dollaro continua a indebolirsi. L’euro sale a 1,1719 sul biglietto verde. Perdono terreno, a differenza di lunedì, anche i titoli della difesa.
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L’acqua che entra nelle cabine, i corridoi allagati e passeggeri in preda al panico costretti a spostarsi in fretta con i bagagli in mano. Non è una delle scene del Titanic, ma quanto accaduto lunedì 12 gennaio a bordo della MSC Seaview, nave da crociera della compagnia MSC Cruises, durante una traversata al largo della costa orientale del Brasile. Secondo i dati di CruiseMapper, la nave stava navigando nelle acque del Sudamerica quando un guasto a una condotta idrica ha provocato allagamenti in diverse cabine e in un corridoio pubblico, come confermato anche dalla compagnia a Usa Today. I video diffusi dal portale brasiliano UOL mostrano la scena: passeggeri che cercano di salvare effetti personali mentre l’acqua lambisce tutto il pavimento, altri che attraversano i corridoi scalzi o in sandali, e membri dell’equipaggio impegnati a rimuovere l’acqua con aspiratori industriali.
Secondo quanto ricostruito, l’allarme è scattato intorno alle 7:30 del mattino, quando a bordo è stato diffuso un annuncio che parlava di “incendioâ€: “Eravamo già in mare, al decimo piano, quando lo steward ha bussato alla porta gridando ‘fuoco, fuoco’â€, ha raccontato a UOL uno dei passeggeri presenti a bordo, Marcelo Andrade Bezerra Barros, 50 anni. “Subito dopo l’acqua ha iniziato a entrare nella cabina e abbiamo pensato che la nave stesse affondandoâ€.
I passeggeri delle cabine interessate sono stati accompagnati nelle aree comuni della nave mentre i tecnici intervenivano per risolvere il problema. In una dichiarazione rilasciata a People, MSC Cruises ha spiegato che “è stato individuato un guasto a una condotta dell’acqua che, purtroppo, ha causato allagamenti in alcune cabine e nel corridoioâ€. La compagnia ha precisato che il problema è stato rapidamente isolato e risolto e che tutte le cabine coinvolte sono state sanificate e pulite a fondo. Quindi ha sottolineato anche che, durante l’intera gestione dell’emergenza, “non vi è mai stato alcun rischio per la sicurezza degli ospiti†e che i passeggeri sono stati costantemente informati sull’evoluzione della situazione. Per i viaggiatori coinvolti, la compagnia ha previsto diverse forme di compensazione, calibrate in base all’entità del disagio subito: upgrade di cabina, rimborsi completi e crediti di bordo fino a 150 dollari.
La MSC Seaview, entrata in servizio nel 2018, dispone di 2.026 cabine e può ospitare fino a 5.079 passeggeri. Episodi di questo tipo, seppur rari, non sono inediti nel settore delle crociere: nel 2018, ad esempio, una rottura del sistema antincendio provocò l’allagamento di circa 50 cabine sulla Carnival Dream, come riportato allora da ABC News.
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Lo scorso 18 gennaio Katia Ricciarelli ha festeggiato il suo 80esimo compleanno. Intervistata da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1 è tornata a raccontare del suo ex marito Pippo Baudo, morto il 16 agosto 2025.
“Nel giorno del mio compleanno, 40 anni fa, sposai Pippo Baudo, mi feci un bel regalo. – ha raccontato la cantante lirica – Il tempo era poco, io subito dopo dovevo andare in Russia per una tournée e allora gli dissi: ci sposiamo e il giorno dopo partiamo. Lui in Russia si divertì da morire, faceva andare su e giù il sipario del teatro Bolshoi in continuazione, fu divertentissimoâ€.
E ancora: “Negli ultimi anni non mi sono mancati i suoi auguri. Ogni tanto forse ero io a provare a mandare a Pippo dei messaggi, in cui chiedevo di potergli fare gli auguri, visto che, non so perché, non potevo parlarci direttamenteâ€.
I conduttori poi hanno ricordato alla Ricciarelli che a “Verissimo”, lo scorso 18 gennaio, ha raccontato che spesso i suoi sogni sono a tema sessuale. “Io sogno tantissimo, ogni notte, un po’ di tutto. In quei casi non sogno qualcuno in particolare, è un qualcuno senza un viso. D’altra parte io sono sola, non ho uomini, vivo col mio cane: è troppo faticoso avere un uomo, io ho già dato”.
L’argomento era stato snocciolato, appunto, a “Verissimo” da Iva Zanicchi e la Ricciarelli stessa. “Hai un uomo? Qualcuno che ti corteggia, Katia?”, ha chiesto la cantante. E davanti alla risposta negativa del soprano, ha replicato: “Peccato, perché fare l’amore fa tanto bene”.
Iva Zanicchi ha assicurato di essere single: “Ma ho una straordinaria capacità di immaginazione, sogno e faccio sogni erotici”. “Anch’io, sempre”, ha aggiunto Katia Ricciarelli.
“Il sesso fa bene”, ha replicato Iva Zanicchi. La Ricciarelli ha aggiunto: “Quando una ha sessualizzato troppo, non ha più voglia”. “Allora ci hai dato un bel po’”, è stata la replica ironica di Iva Zanicchi. La risposta di Katia Ricciarelli chiude l’argomento: “Ho già dato, ma ho anche ricevuto”.
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“La vita continua a muoversi come se nulla fosse successo, ma dentro di me qualcosa si è fermatoâ€. Con queste parole Susy Fuccillo ha scelto di rompere il silenzio durato settimane dopo la morte del marito Salvatore Raciti, scomparso improvvisamente a 41 anni lo scorso dicembre. L’ex ballerina di Amici 7, oggi 36enne, ha affidato a Instagram una lunga lettera rivolta al compagno di vita e padre delle sue tre figlie, raccontando per la prima volta pubblicamente il dolore che ha colpito la sua famiglia. Raciti è morto nella notte tra l’1 e il 2 dicembre, stroncato da un malore mentre stava allestendo gli addobbi natalizi nel giardino della casa di famiglia a Catania. “Da quando non ci sei, il tempo ha deciso di rallentare proprio nell’istante in cui ho dovuto lasciarti andareâ€, scrive nella lettera, spiegando come la quotidianità continui mentre per lei tutto si sia fermato a quell’ultimo momento.
Susy Fuccillo e Salvatore Raciti si erano sposati nel 2015. Dalla loro unione sono nate tre figlie: Giordana nel 2018, Cristina nel 2020 e Costanza, l’ultima arrivata, il 1° ottobre 2024. Nella lettera, la centralità delle bambine è costante. “Le nostre figlie crescono, amore mio. Ogni giorno un po’ di più. Nei loro occhi rivedo te, nei loro gesti riconosco qualcosa che ci appartieneâ€, scrive Fuccillo, spiegando di impegnarsi a essere forte per loro anche nei momenti in cui non lo è. “Cerco di accompagnarle in un mondo che non avevo immaginato di dover affrontare senza di te. La vita non avverte quando decide di separare. Ti porta via in silenzio e lascia chi resta a raccogliere quello che rimaneâ€, afferma, descrivendo un’assenza che resta costante nonostante il tempo che passa. Fuccillo parla apertamente anche del desiderio, a volte, “di un istante in più†con il marito e racconta di un dolore che, come scrive lei stessa, “continua a far maleâ€.
Particolarmente significativo è il passaggio dedicato al Natale, il primo senza Raciti. Un periodo che, scrive, “non ha portato festa, ma consapevolezzaâ€. Una consapevolezza dura, legata a quanto rapidamente la vita possa cambiare e alla forza necessaria per restare in piedi quando viene a mancare “qualcuno che era casaâ€. In quel contesto, Susy promette al marito di prendersi cura delle figlie e di farle crescere sentendo la sua presenza “attraverso l’amoreâ€.
Accanto alla lettera, Fuccillo ha aggiunto una lunga didascalia in cui spiega il motivo del suo silenzio e la scelta di scrivere: “Per molto tempo sono rimasta in silenzio. Su consiglio di una professionista sto provando a fare una cosa che per me non è semplice: scrivereâ€, racconta. Per lei, mettere su carta il dolore significa dargli una forma, invece di lasciarlo chiuso. Un messaggio che estende anche ad altri: “Farsi accompagnare, parlare, scrivere non è debolezza. È un modo per non perdersi. Di giorno cerco di esserci, soprattutto per amore delle mie figlie. Mi trattengo, vado avanti, faccio quello che va fattoâ€, spiega. Ma è la sera, quando tutto tace, a diventare il momento più difficile: “Resto sola con l’assenza, con la mancanza, con un amore che continua a far maleâ€. In questo spazio intimo, la scrittura diventa “il mio modo di respirareâ€, l’unico luogo in cui permettersi fragilità senza dover dimostrare forza.
Negli anni Fuccillo aveva scelto di allontanarsi dal mondo della danza per dedicarsi alla famiglia. Pochi mesi prima della tragedia, nel marzo 2024, aveva annunciato l’arrivo della terza figlia con un video social in cui compariva anche Salvatore, parlando di una vita capace di sorprendere ancora. Il 21 settembre scorso aveva celebrato il decimo anniversario di nozze, ricordando il percorso costruito insieme. A meno di tre mesi da quella ricorrenza, la tragedia.
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L'articolo “Niente colma il vuoto, la vita ti ha portato via in silenzio. A volte vorrei solo un istante in più con te”: la lettera di Susy Fucillo per il marito morto a 41 anni mentre addobbava il giardino di casa proviene da Il Fatto Quotidiano.