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Non c’è soltanto l’uscita dalla convenzione che sta alla base degli Accordi di Parigi sul clima. Tra i 66 organismi dai quali la Casa Bianca ha annunciato il ritiro il 7 gennaio ci sono tre importanti istituzioni giuridiche internazionali. E’ l’ennesimo passo indietro deciso da Washington nell’ultimo anno dall’approccio multilaterale che ha contraddistinto le relazioni tra gli Stati, in primis quelli occidentali, dal 1945 fino a oggi. “Questi ritiri porranno fine ai finanziamenti dei contribuenti americani e al loro coinvolgimento in entità che promuovono programmi globalisti a discapito delle priorità degli Stati Uniti”, si legge nel memorandum. Ma la mossa non potrà non avere conseguenze politiche di lungo periodo.
L’amministrazione Trump ha deciso di ritirarsi dall’International Residual Mechanism for Criminal Tribunals (IRMCT). L’organismo, che ha sede all’Aja, è stato creato per portare a termine le funzioni rimaste aperte dei due grandi tribunali ad hoc dell’Onu: quello per l’ex-Jugoslavia e quello per il genocidio in Rwanda. Le sue competenze riguardano procedimenti residuali, appelli, gestione degli archivi, protezione dei testimoni ed esecuzione delle pene e il testo ufficiale della Casa Bianca non dettaglia le motivazioni specifiche dell’uscita, ma la decisione di Washington ha un preciso significato simbolico e pratico.
Il primo è una critica strutturale all’autorità giudiziaria internazionale. L’amministrazione Trump, in continuità con precedenti governi repubblicani, ha spesso accusato le corti internazionali di limitare la sovranità americana e di essere utilizzati come strumenti politici contro gli Stati Uniti e i loro alleati. Nel 2025 Washington era arrivata a imporre sanzioni contro la Corte penale internazionale, accusata di portare avanti indagini considerate “illegittime e infondate†su cittadini americani e personale israeliano come il primo ministro Benjamin Netanyahu, sul quale dal 21 novembre 2024 pende un mandato d’arresto per crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele a Gaza e che è il principale alleato della Casa Bianca in Medio Oriente.
La decisione, inoltre, si iscrive nel solco del sempre minore coinvolgimento degli Stati Uniti in meccanismi giudiziari multilaterali. Uscendo dal Meccanismo Residuo, Washington rinuncia a un ruolo, per quanto limitato, nei procedimenti legati a crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità . Una scelta che riflette la volontà di mantenere un controllo esclusivo su come, quando e da chi eventuali responsabilità penali di cittadini statunitensi possano essere valutate.
Nello stesso pacchetto rientra anche il ritiro dalla Commissione di Venezia, organismo consultivo del Consiglio d’Europa specializzato in pareri su temi costituzionali, stato di diritto e diritti umani. L’organismo svolge un ruolo centrale nell’elaborazione di standard democratici e giuridici, in particolare nei Paesi in transizione o coinvolti in processi di riforma istituzionale e, pur essendo legato all’Unione europea, garantiva agli Stati Uniti uno status di membro a pieno titolo. Washington, tuttavia, non lo considera un forum in cui poter esercitare un’influenza strategica diretta. Il suo carattere tecnico e la prevalente impronta europea fanno sì che la Commissione venga percepita oltreoceano come parte di un ordine internazionale che limita la capacità di Washington di difendere i propri interessi.
L’atteggiamento di ostilità dell’amministrazione Trump strutture multilaterali, intravisto nel primo mandato, sta conoscendo nel secondo una fattiva realizzazione. Esempio ne è l’atteggiamento tenuto dalla Casa Bianca con la Corte penale internazionale. Sebbene gli Stati Uniti abbiano partecipato ai negoziati e firmato il trattato istitutivo nel 2000 con Bill Clinton, non hanno mai ratificato il documento. Nel 2002 George W. Bush ha formalmente ritirato la firma, dichiarando che gli Stati Uniti non intendono diventare parte della Corte. Nel febbraio 2025 Washington ha sanzionato 11 alti funzionari della Corte e a fine anno, riferiva Reuters l’11 dicembre, avrebbe minacciato nuove misure se il tribunale non avesse garantito che non avrebbe aperto procedimenti giudiziari nei confronti di Trump.
Gli Stati Uniti “si stanno gradualmente allontanando” dagli alleati e “si stanno liberando dalle regole internazionaliâ€, ha commentato Emmanuel Macron intervenendo alla Conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori a Parigi. Secondo il presidente francese, è in atto una crescente “aggressione neocoloniale” nelle relazioni diplomatiche, a causa della quale “le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno efficacemente. Ci stiamo evolvendo in un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di dividere il mondo tra loroâ€.
L'articolo Trump piccona ancora la giustizia internazionale: gli Usa si ritirano da 2 Tribunali penali e dalla Convenzione di Venezia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il 9 gennaio il Brussels Auto Show apre ufficialmente le porte con uno dei momenti più attesi dell’intero calendario automobilistico europeo: la proclamazione della European Car of the Year. Un riconoscimento che accende i riflettori sull’innovazione e anticipa le tendenze del mercato. Le sette finaliste di quest’anno raccontano bene la direzione intrapresa dall’industria: Citroën C5 Aircross, Dacia Bigster, Fiat Grande Panda, Kia EV4, Mercedes-Benz CLA, Renault 4 e Skoda Elroq, modelli che spaziano dall’elettrico accessibile agli sport utility di nuova generazione.
Non è un caso che questo annuncio avvenga da qualche tempo proprio a Bruxelles, dopo la cancellazione di quello che per decenni è stato il più importante salone dell’auto continentale, ovvero Ginevra. L’edizione numero 102 del salone belga si presenta infatti come una delle più ambiziose di sempre, con spazi espositivi esauriti in largo anticipo e una domanda superiore all’offerta.
Complessivamente sono 64 i marchi presenti, tra auto e veicoli commerciali. Tutti i costruttori tedeschi e francesi hanno confermato la partecipazione, affiancati da una presenza sempre più consistente dei brand cinesi. La collocazione “neutrale†di Bruxelles (com’era un tempo quella d Ginevra) favorisce il confronto diretto tra i costruttori storici e i nuovi protagonisti asiatici, oggi sempre più centrali nel mercato continentale.
In prima linea tra i protagonisti c’è Toyota, con il debutto europeo della nuova generazione di Hilux, proposta per la prima volta anche in versione completamente elettrica, accanto alla variante mild hybrid diesel da 2,8 litri. Una scelta che conferma l’approccio multi-tecnologico del costruttore giapponese in una fase di transizione complessa per il settore.
Tra le anteprime più attese spicca il debutto mondiale della Kia EV2, piccolo suv elettrico destinato a diventare il modello a batteria più economico del marchio in Europa e rivale diretto di Renault 4 e Citroën ë-C3. Kia prevede l’avvio della produzione nel 2027 nello stabilimento slovacco di Žilina. Sul fronte elettrico, Hyundai presenta la versione a batteria del grande van Staria, mentre Mazda amplia la propria gamma full electric con un nuovo modello destinato all’Europa.
Grande attenzione anche per Renault, che porta al debutto pubblico la nuova Twingo elettrica, caratterizzata da un design retrò, autonomia fino a 263 chilometri e una batteria LFP da 27,5 kWh pensata per contenere i costi. Sugli scudi anche Dacia, che propone in anteprima per il pubblico la Hipster concept per una mobilità urbana essenziale e 100% elettrica. Citroën risponde con un’altra concept, la ELO, veicolo elettrico compatto e modulare che anticipa una possibile evoluzione nel segmento delle piccole monovolume.
Nel segmento premium, Mercedes‑Benz espone i nuovi GLB EQ, GLC EQ, CLA Shooting Brake EQ e il concept Vision Iconic. BYD arriva con nove modelli, tra cui l’Atto 2 DM-i, mentre Leapmotor, sostenuta da Stellantis, sceglie il Belgio per il debutto europeo del crossover elettrico B03X e per presentare il B10 con range extender. Presente anche Tesla, con le versioni Standard, più accessibili, di Model 3 e Model Y.
Non manca poi BMW, con una delle sue principali novità elettriche per il 2026: la iX3, il suv elettrico compatto che inaugura la sua piattaforma “Neue Klasse†con un’autonomia estesa, ricarica ultrarapida e tecnologie digitali avanzate, tra cui sistemi di guida assistita e interfacce di ultima generazione.
A distinguere il Brussels Auto Show, nondimeno, è anche il suo taglio concreto. Qui le auto non sono soltanto esposte, ma possono essere acquistate, con stand concepiti come vere aree commerciali e modelli pronti per l’ordine. Un’impostazione che risponde alle esigenze attuali del mercato e rafforza il ruolo di un salone dove il business conta. Almeno quanto lo spettacolo.
L'articolo Salone di Bruxelles, al centro dell’auto europea e non solo. Debutti, premi e sfide globali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Potrebbe essere la svolta sia per il mondo della ricerca culturale che per la scienza. “Il vero codice da Vinci” a quanto pare potrebbe esistere. Si intitola così il lungo servizio dedicato su “Science” all’indagine che sta conducendo un collettivo internazionale di scienziati, ormai da anni. Una vera e propria caccia al DNA di Leonardo da Vinci, che adesso potrebbe aver raggiunto un primo importante traguardo: materiale genetico da analizzare a fondo, che sembra portare dritto in Toscana, dove nacque il genio italiano, scienziato-inventore-artista.
È l’aprile del 2024. Il genetista Norberto Gonzalez-Juarbe è fermo davanti a un enigmatico disegno parte di una collezione privata di New York. Strofina delicatamente la superficie secolare, fronte e retro, con un tampone simile a quelli utilizzati per i test Covid. “Non capita tutti i giorni di poter toccare un Leonardo”, sorride. Realizzata a matita rossa, l’opera intitolata “Holy Child” (Bambino Santo) mostra la testa di un infante leggermente inclinata di lato, i lineamenti sono delineati con tratti leggeri. La luce si diffonde dolcemente intorno a guance e fronte, i contorni del volto pensieroso si perdono nello sfumato.
Il defunto mercante d’arte Fred Kline, che acquistò il disegno all’inizio degli anni 2000, aveva affermato che caratteristiche stilistiche come il tratteggio sinistrorso, un marchio di fabbrica di Leonardo da Vinci, potessero collegare il disegno al maestro del Rinascimento. Ma la paternità dell’opera resta controversa ed esperti sostengono che potrebbe essere stata realizzata da uno dei suoi studenti. I tamponi di Gonzalez-Juarbe potrebbero ora aver catturato un indizio biologico. Il genetista dell’università del Maryland, insieme ai colleghi del Leonardo da Vinci Dna Project (Ldvp), iniziativa nata nel 2014, in uno studio pubblicato in questi giorni sulla piattaforma di preprint ‘BioRxiv’ spiega di aver recuperato Dna da quest’opera e da altri oggetti, alcuni dei quali potrebbero essere appartenuti allo stesso Leonardo.
Gli autori del lavoro concludono che le sequenze del cromosoma Y presenti nell’opera d’arte e in una lettera scritta da un cugino di Leonardo riportano entrambe a un gruppo genetico di persone che condividono un antenato comune in Toscana, dove nacque Leonardo. I dati suggeriscono che il Dna sull’opera potrebbe essere di Leonardo, ma è ben lungi dall’essere una prova, afferma il genetista Charles Lee, il cui team, del Jackson Laboratory for Genomic Medicine, ha analizzato campioni del Santo Bambino. “Stabilire un’identità inequivocabile è estremamente complesso”, concorda David Caramelli di Ldvp, antropologo ed esperto di Dna antico dell’università di Firenze citato nel servizio di “Science”. Questo perché gli scienziati non possono verificare le sequenze con campioni di Dna noti per essere stati prelevati da Leonardo stesso. Il suo luogo di sepoltura fu violato all’inizio del XIX secolo e lui non aveva discendenti diretti.
Prove circostanziali che i frammenti di Dna sono di Leonardo potrebbero provenire da altre ricerche del Leonardo da Vinci Project, come il campionamento del cromosoma Y di discendenti viventi del padre (Ser Piero da Vinci pare avesse avuto 23 figli con donne diverse) recentemente identificati. Nel dettaglio gli esperti sono arrivati a 15 discendenti maschi di cui 14 attualmente viventi ed entro fine mese si sequenzierà il Dna di diversi di loro. Altro binario che si segue sono i tentativi di estrarre il Dna dalle tombe in cui sono sepolti i parenti maschi del genio. Mentre il team di Caramelli si è concentrato su resti umani, Gonzalez-Juarbe, la biologa forense Rhonda Roby (anche lei parte di Ldvp) e i colleghi del J. Craig Venter Institute hanno perfezionato i protocolli per recuperare tracce di Dna dalle opere di Leonardo senza causare danni, esercitandosi su opere d’arte di minor valore. Il metodo, che consiste nel tamponare delicatamente con una punta inumidita, poi con un tampone asciutto, consente agli scienziati di raccogliere campioni intrappolati nelle fibre della carta. “La carta è porosa. Assorbe sudore, pelle, batteri, Dna. Rimane tutto rimane lì”, afferma Gonzalez-Juarbe.
Ma identificare il Dna di Leonardo è “un obiettivo arduo” nella ricerca sul Dna antico, osserva S. Blair Hedges, biologo evoluzionista della Temple University. Nonostante l’entità della sfida, il preprint viene definito “un lavoro all’avanguardia” da Hedges, che ha sperimentato metodi per il campionamento del Dna su manoscritti medievali e non è affiliato al Ldvp. E alcuni indizi sembrano indicare che gli scienziati potrebbero essere sulla strada giusta. Il disegno del Santo Bambino è stato infuso con Dna dell’arancio dolce (Citrus sinensis) coltivato nei giardini medicei come simbolo di potere durante il Rinascimento.
“Si può pensare a questa come a un’impronta digitale ambientale.- ragiona Gonzalez-Juarbe – Non è una prova del luogo in cui è stato realizzato il disegno. Ma ci dice qualcosa sul mondo che ha attraversato”.
Il team ha poi recuperato una grande quantità di Dna umano, soprattutto dal retro del disegno. Il primo compito è stato dimostrare che non si trattasse di quello di Kline. Qui un colpo di fortuna: la socia del mercante d’arte, Angela Zimm, ha ricordato che 23andMe aveva sequenziato il Dna di Kline. Ad aprile ha inviato i dati a Gonzalez-Juarbe, e il team ha rapidamente escluso l’appartenenza a Kline. Poi si è concentrato sugli oggetti che potessero contenere tracce del Dna dei parenti maschi di Leonardo. Si arriva così alla lettera. L’Archivio di Prato, a Palazzo Datini in Toscana, conserva lettere vergate nel Quattrocento da Frosino di ser Giovanni da Vinci, cugino del nonno di Leonardo da Vinci, e gli archivisti pratesi hanno permesso al Ldvp di analizzarle. Una di queste “conteneva una tonnellata di Dna umano” incorporata nel sigillo di cera, spiega Gonzalez-Juarbe, oltre a parecchio Dna del parassita della malaria Plasmodium (la malattia era endemica in Toscana durante il Rinascimento).
La ricerca del Dna di Leonardo diventa così un banco di prova di alto profilo per la cosiddetta “arteomica”, campo emergente che si basa sull’estrarre tracce biologiche dalle opere e che potrebbe trasformare il modo in cui il mondo dell’arte autentica e protegge i suoi tesori più preziosi. Oggi le decisioni sulla paternità di un’opera dipendono dal parere di esperti, ad esempio su come è stata realizzata una pennellata. Il Dna e altre tracce biologiche potrebbero presto integrare l’occhio dell’esperto.
I membri del Ldvp, si legge su “Science”, sperano che le loro scoperte convincano i custodi delle opere e dei quaderni di Leonardo a consentire ulteriori campionamenti. “È noto che Leonardo usava le dita insieme ai pennelli mentre dipingeva”, afferma Jesse Ausubel, scienziato ambientale della Rockefeller University, “quindi potrebbe essere possibile trovare cellule dell’epidermide mescolate ai colori“.
L'articolo “Il vero codice da Vinci esiste”: tracce del DNA del genio su un disegno a matita sanguigna intitolato “Bambino Santo”? Ecco cosa dicono gli studiosi proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La mia vita è cambiata con la morte di mio padre. Quando ho iniziato la carriera da modella non ero apprezzata, poi è arrivata l’Italia“. Irina Shayk si è raccontata in un’intervista al Corriere della Sera. La showgirl è una delle top model più famose al mondo e ha collaborato con grandi marchi come Morellato, Givenchy e L’Oreal. Con il Corriere ha ripercorso il suo ingresso nel mondo della moda: “Sono partita per Parigi senza sapere l’inglese, senza soldi. Vivevo in un appartamento con altre ragazze russe: l’agenzia ci dava 40 euro a settimana per il cibo e la metropolitana. Facevamo la fame”. La modella ha svelato che il suo fisico non era apprezzato: “Andavano le ragazze magrissime, bionde. Io con le labbra carnose e il seno abbondante ero fuori. Dicevano che ero rifatta ma non avevo neanche i soldi per mangiare“. Finché non è arrivata l’Italia e la sua prima campagna di Intimissimi: “Dopo quella campagna sono arrivati Vogue Russia e Sport Illustrated. Anche se per tanti anni mi hanno confinato nella gabbia di modella “commerciale—.
Quindi Shayk ha riavvolto il nastro raccontando la sua infanzia. La morte del padre l’ha costretta a rimboccarsi le maniche: “So pulire da capo a fondo una casa o dipingere una parete: l’ho imparato pitturando un ospedale per 6 dollari l’ora. Mi feci assumere per comprarmi delle scarpe nuove”. In seguito, la modella e sua sorella hanno abbandonato il piccolo centro in cui abitavano per trasferirsi in città : “Io studiavo marketing, lei faceva la scuola di estetista”. Lì Shayk si è fatta scattare le prime foto e ha deciso di tentare la fortuna nel mondo della moda trasferendosi a Parigi.
“Non vivo sui ricordi del passato. Penso al futuro”, questa è la risposta di Irina Shayk alla domanda sulla relazione con Cristiano Ronaldo, terminata nel 2015. Nello stesso anno la modella si è fidanzata con l’attore Bradley Cooper, con cui ha una figlia: “È un ottimo padre e condivide gli stessi valori nel crescere Lea. È molto raro che i genitori separati riescano ad essere sulla stessa lunghezza d’onda nell’educazione. Lea non ha nessuna tata: ci occupiamo io e Bradley di lei”. Lo scorso 6 gennaio la top model ha festeggiato il suo 40° compleanno. Nessun party sfarzoso, solo una festa con gli amici: ” Sono timida e odio i complimenti. Il regalo più bello me lo ha fatto mia figlia: una cartolina scritta in russo. Mi ha commossa profondamente”.
Irina Shayk ha commentato le accuse di molestie sessuali contro l’amico e mentore Mario Testino da parte del Movimento MeToo: “Penso che il movimento sia accaduto nel momento giusto, ma tutto è stato complicato dai social media e dalla cancel culture. In ogni storia ci sono sempre due lati“. E infine ha parlato dell’amore. Oggi è single e “in attesa di qualche sorpresa dell’Universo”. Secondo lei gli uomini temono le donne forti: “Non sono il tipo di donna che tiene la bocca chiusa. E non è apprezzato”. Irina ha concluso dicendo: “Sono credente e penso che nella mia vita precedente sono stata sicuramente un uomo“.
L'articolo “So pulire da capo a fondo una casa o dipingere una parete, dicevano che ero rifatta ma non avevo neanche i soldi per mangiare”: parla Irina Shayk proviene da Il Fatto Quotidiano.
A qualcuno verrebbe mai in mente di accendere una candela dal profumo di “Pizza & Ranchâ€? Non è una domanda retorica perché la risposta è sì e ora gli affezionati consumatori dovranno farne a meno, dato che Bath & Body Works – così si chiama il produttore di questa delizia per l’olfatto – la ritirerà dal mercato. Il solito e puntualissimo People riporta la dichiarazione con cui l’azienda annuncia l’addio al mondo della candela ma anche i tanti che non l’hanno proprio apprezzata.
“Queste candele stanno decisamente sfuggendo di mano. Quella pizza & ranch è letteralmente una delle cose più nauseanti che abbia mai annusato in tutta la mia vita“, “Ho annusato quella alla pizza per sbaglio, tipo una SNIFFATA PIENA, e ho davvero visto la mia vita passarmi davanti agli occhi”, il tiro dei pareri. Va detto che l’oggetto è esaurito online anche se dopo un ribasso di prezzo notevole da 25,95 dollari a 7,99 dollari. Ma di cosa odora esattamente? Sul sito della Bath & Body Works si legge che ci sono sentori di “formaggio filante”, “pepperoni croccanti”, “pizza e salsa ranch cremosa”.
L'articolo Sparisce dal mercato la candela che odora di “Pizza e Salsa Ranch”. Consumatori disperati? Macché: “Una volta l’ho annusata e mi è passata tutta la vita davanti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Con Memorie di un rivoluzionario, pubblicato da Elèuthera nel novembre 2025, torna in libreria una delle opere autobiografiche più importanti del pensiero politico moderno. Non si tratta soltanto del racconto di una vita fuori del comune, ma di un documento storico e umano che attraversa l’Ottocento europeo e russo, illuminando dall’interno la nascita dell’anarchismo e le contraddizioni di un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali.
Pëtr AlekseeviÄ Kropotkin, principe russo (moscovita) diventato scienziato, geografo, esule rivoluzionario e teorico dell’anarchismo, affida a queste pagine una narrazione che unisce memoria personale e riflessione politica, affresco storico e manifesto etico. Lontano dalla retorica del militante, Memorie di un rivoluzionario colpisce per il tono sobrio e analitico: Kropotkin osserva sé stesso e il mondo con lo sguardo curioso dello studioso, prima ancora che con la passione dell’attivista.
Il libro ripercorre l’infanzia aristocratica alla corte dello zar, l’esperienza nell’esercito nel Corpo dei cosacchi, le spedizioni scientifiche in Siberia, da cui ha inizio la sua stretta collaborazione con la Società geografica russa, la rocambolesca fuga dalla Russia nel 1876 (evadendo dal carcere di San Pietroburgo), l’esilio in Europa occidentale (Svizzera, Francia e soprattutto Inghilterra), il ritorno nel 1917 in Russia (dove muore povero, per scelta, nel 1921), dopo lo scoppio della rivoluzione e la presa del potere da parte dei bolscevichi (che nelle parole di Kropotkin sarà la “tomba della rivoluzioneâ€). Kropotkin racconta come la realtà osservata sul campo, fatta di miseria delle masse contadine e operaie da un lato, di corruzione e burocrazia del potere imperiale dall’altro, abbia incrinato la fede nello Stato e nell’autorità , spingendolo verso una critica radicale delle istituzioni e verso l’idea di una società fondata sull’aiuto reciproco, sul mutuo appoggio.
La nuova edizione di Elèuthera si inserisce coerentemente nel catalogo della casa editrice milanese, da sempre attenta ai classici del pensiero anarchico e libertario e alle loro ricadute contemporanee. Ripubblicare oggi Memorie di un rivoluzionario significa offrire ai lettori non solo un testo storico e un saggio politico, ma anche uno strumento per interrogare il presente. Le pagine dedicate alle carceri zariste, all’esilio e alla repressione politica parlano ancora a un mondo in cui il dissenso continua a essere criminalizzato, seppur in forme diverse.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è la capacità di Kropotkin di intrecciare la grande storia con l’esperienza quotidiana. Gli incontri con contadini, operai, intellettuali e militanti rivoluzionari restituiscono un mosaico vivido delle lotte sociali dell’epoca. Non c’è mitizzazione dell’eroe solitario: al contrario, emerge l’idea di un cambiamento che nasce da relazioni, reti di solidarietà , esperimenti collettivi.
Dal punto di vista stilistico Memorie di un rivoluzionario conserva una sorprendente freschezza. La prosa è chiara, spesso narrativa, attraversata da descrizioni con precisione quasi etnografica e da una sottile ironia.
A più di un secolo dalla sua prima pubblicazione nel 1899, il libro continua a porre domande cruciali, radicali. In un’epoca segnata da crisi ambientali, disuguaglianze crescenti e sfiducia nelle istituzioni, queste pagine risuonano come domande ancora aperte: è possibile immaginare forme di convivenza non fondate sulla coercizione? Quale rapporto esiste tra scienza e politica? È possibile conciliare libertà individuale e organizzazione sociale? Che cosa significa davvero “rivoluzione†al di là degli slogan? La forza dell’opera sta proprio nel non offrire risposte definitive, ma nel mostrare come esse nascano dall’esperienza concreta e dal confronto con la realtà . Rileggere Kropotkin significa confrontarsi con un’idea di cambiamento profondo che passa attraverso l’educazione, l’organizzazione dal basso e la responsabilità individuale. Non c’è scorciatoia insurrezionale né culto della violenza: c’è, piuttosto, la paziente costruzione di alternative, dentro e contro le strutture esistenti.
Con questa edizione Elèuthera riafferma l’attualità di un classico che non appartiene solo alla storia dell’anarchismo, ma al patrimonio del pensiero politico moderno. Un’opera che si conferma così una lettura preziosa, capace di parlare tanto agli studiosi quanto a chi, oggi, cerca nelle pagine del passato strumenti per comprendere il presente.
L'articolo Memorie di un rivoluzionario, la straordinaria vita del principe anarchico Kropotkin proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sta facendo il giro del web un video che riprende una curiosa battaglia di palle di neve. Il motivo? Anche la polizia ha deciso di partecipare allo “scontro“, lanciando qualche palla contro i cittadini. È successi il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio, a La Rochelle, in Nuova Aquitania, una delle zone francesi colpite da abbondanti nevicate. Il video è stato condiviso da Mael Destampes e ha fatto rapidamente il giro del web, diventando virale.
L'articolo La polizia scende in campo nella battaglia di palle di neve: lo “scontro” tra militari e cittadini fa il giro del web – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chi viaggia spesso in treno lo noterà subito: da quest’anno il prezzo del biglietto delle Frecce non è più fisso, ma cambia nel tempo. Non in base a sconti occasionali o promozioni limitate, bensì seguendo la logica della domanda e dell’offerta, esattamente come avviene da anni per i voli aerei. Dopo un mese di test, dal 1° gennaio è entrato a pieno regime il sistema di prezzi dinamici di Trenitalia, una novità che segna una svolta nel modo di acquistare i biglietti dell’alta velocità . La regola è semplice: prima si compra, meno si spende. Più ci si avvicina alla data di partenza e più aumenta la richiesta su una determinata tratta e in una certa fascia oraria, più il prezzo sale. Al contrario, quando la domanda è bassa, le tariffe scendono. Un meccanismo che fino a oggi riguardava solo gli aerei e che ora entra anche nei treni “a mercatoâ€, cioè Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca, mentre Intercity e regionali restano esclusi, perché soggetti a contributi pubblici.
L’obiettivo dichiarato di Trenitalia è riempire meglio i treni nei giorni e negli orari meno richiesti, aumentando il cosiddetto tasso di riempimento dei vagoni. In pratica, incentivare chi può a viaggiare il martedì anziché il venerdì, o in orari meno affollati, offrendo prezzi più bassi. Un vantaggio per l’azienda in termini di ricavi e, potenzialmente, anche per i passeggeri più flessibili. Fino allo scorso anno infatti il sistema era molto più rigido: esisteva una quantità prestabilita di biglietti a tariffa Base, Economy o Super Economy, uguale indipendentemente dal giorno della settimana o dall’affollamento previsto. Se le offerte finivano, il prezzo saliva. Ora, invece, la quantità di biglietti scontati varia in tempo reale in base alla domanda: più persone cercano quel treno, meno tariffe basse restano disponibili.
Un esempio chiarisce meglio l’effetto del nuovo sistema: un Frecciarossa Bari–Milano in partenza giovedì 8 gennaio alle 7.30 costa 104,90 euro. Lo stesso treno, stesso orario, ma il 5 febbraio, si acquista a 44,90 euro, meno della metà . La differenza non è legata a una promozione speciale, ma esclusivamente alla distanza dalla data di partenza e alla richiesta prevista.
Dietro la variazione dei prezzi c’è un algoritmo, simile a quello utilizzato dalle compagnie aeree. Trenitalia precisa però che il software non agirà in modo automatico e incontrollato: le indicazioni dell’algoritmo saranno sempre mediate dalla direzione marketing, che deciderà come applicarle alle diverse tratte. In altre parole, il prezzo non sarà lasciato solo nelle mani della tecnologia, ma supervisionato da un team umano. C’è un altro punto su cui Ferrovie dello Stato insiste per rassicurare i viaggiatori: esiste un tetto massimo ai prezzi, che non potrà essere superato nemmeno nei periodi di altissima domanda come Natale o Ferragosto. L’azienda esclude aumenti fuori scala simili a quelli che spesso colpiscono i voli interni, dove un biglietto può arrivare a costare diverse centinaia di euro. A fare da ulteriore argine, sottolineano da FS, c’è la concorrenza, oggi rappresentata da Italo e destinata ad ampliarsi, forse già entro il 2026, con l’ingresso dei francesi di SNCF.
L'articolo Treni come gli aerei: sulle Frecce arriva l’algoritmo per il prezzo dinamico, prima compri e meno spendi. Ecco cosa cambia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una reazione spropositata da parte del tecnico della Virtus Francavilla, Roberto Taurino, che è costata 12 giornate di squalifica. Tradotto: circa tre mesi. Un lungo stop per un gesto di rabbia che ha subito fatto il giro del web, con il video (la partita è stata trasmessa in diretta) in cui si vede l’allenatore che entra in campo a protestare con il direttore di gara con grande veemenza, viene espulso e schiaffeggia il cartellino rosso dell’arbitro, facendolo volare via. Il tutto è accaduto domenica, al termine del big match tra Barletta e Virtus Francavilla (terminato 0-0) valido per la 18esima giornata – la prima di ritorno – del girone H di Serie D.
Alla base della protesta feroce di Taurino ci sarebbe il lungo recupero assegnato dal direttore di gara e il recupero sul recupero, con il match che alla fine si è protratto fino al 99esimo. A distanza di 24 ore dall’accaduto, Taurino ha pubblicato un messaggio di scuse sui social: “Desidero esprimere le mie più sincere scuse per quanto accaduto al termine della gara di ieri”, si legge nella lettera. “Il gesto compiuto nei confronti del direttore di gara è stato frutto della tensione del momento, e non rispecchia in alcun modo i valori di rispetto, equilibrio e correttezza che considero fondamentali nello sport e nel mio lavoro quotidiano e che ho sempre perseguito nel corso della mia carriera sia da calciatore che da allenatore.“
E poi ancora: “Nel mio gesto, assolutamente censurabile, non c’era alcun intento violento o intimidatorio. Ho già manifestato personalmente il mio rammarico alla società e rinnovo pubblicamente il mio pieno rispetto per gli ufficiali di gara e per le istituzioni sportive.“
In conclusione il tecnico aveva dichiarato di accettare ogni decisione e ogni responsabilità per quanto avvenuto: “Accetto ogni responsabilità per quanto avvenuto e mi impegno affinché episodi simili non si ripetano. Il calcio deve essere un esempio di educazione e lealtà e sono il primo a voler rappresentare, come ho sempre fatto, questi principi con coerenza e serietà â€. Scuse che evidentemente sono servite a poco, visto che il giudice sportivo ha deciso di punirlo con ben 12 giornate di squalifica. Tornerà a metà marzo.
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L'articolo Arrivata la stangata per l’allenatore della Virtus Francavilla: maxi-squalifica per aver schiaffeggiato il cartellino rosso dell’arbitro proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Australia i vigili del fuoco hanno lanciato l’allarme sul pericolo di incendi boschivi, mentre hanno contrastato diversi roghi alimentati dalle ondate di calore che stanno investendo il Paese. Si prevede che le temperature supereranno i 40 gradi in alcune zone dell’Australia sudorientale, alimentando alcune delle condizioni di incendi boschivi più pericolose dai tempi della “Black Summer” del 2019-2020.
Jason Heffernan, direttore delle autorità antincendio, ha affermato che il livello di rischio di incendio in alcune zone dello stato di Victoria potrebbe raggiungere il livello “catastrofico”. I vigili del fuoco stanno già cercando di contenere alcuni incendi negli stati di Victoria e del Nuovo Galles del Sud. Anche nella Patagonia argentina, migliaia di ettari di foresta sono stati colpiti dai roghi. Nell’area è in vigore un allarme rosso a causa delle condizioni estreme, a un anno dai peggiori incendi boschivi che la regione abbia vissuto negli ultimi trent’anni.
L'articolo Dall’Australia all’Argentina, gli incendi piegano l’emisfero sud: migliaia di ettari di foresta distrutti – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dietro una storia di successo, si nasconde anche una realtà privata difficile da affrontare, ma non impossibile. È la storia del 53enne Antonio Guida, chef del ristorante Seta, due stelle Michelin dentro al Mandarin Oriental di Milano. A Il Corriere della Sera Guida ha spiegato che la figlia Viola “ha una mutazione genetica rarissima, identificata da una sigla alfanumerica – IL1RAPL2 – di quelle che ti stravolgono la vita. Colpisce la corteccia cerebrale e interrompe i collegamenti tra i neuroni, il che può portare a un ritardo cognitivo del linguaggio. Per anni abbiamo avuto informazioni vaghe. Oggi sappiamo dove guardare”.
Poi è entrato nel dettaglio: “Telethon ha sequenziato i campioni genetici di Viola, miei e di Luciana. Berto lavora sui modelli animali e sappiamo che in Germania e in Corea del Sud ci sono altri laboratori che stanno portando avanti gli studi. Abbiamo condiviso la nostra storia pubblicamente perché altri possano riconoscersi, e i ricercatori possano disporre di materiale prezioso. Credo nella possibilità di migliorare la vita di nostra figlia e di chi verrà dopo“.
“Siamo un Paese che sostiene la ricerca, ma c’è margine. – ha continuato – Negli Stati Uniti i fondi arrivano più facilmente, anche nel caso di malattie rare pediatriche, tra le più onerose. Servono sequenziamenti: la vita merita di essere vissuta”.
Tutta la famiglia si è stretta attorno a Viola: “Ho una moglie-guerriera che, per sua stessa ammissione, ha sposato il pacchetto Guida. Luciana è sostegno, ironia, concretezza. Tiene la barra anche quando io vacillo: senza di lei, metà di quel che faccio resterebbe sulla carta. Insieme abbiamo la forza per affrontare tutto. Il dramma vero lo vivono le famiglie che non possiedono risorse. Si combatte anche per loro”.
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In attesa di essere nuovamente interrogati dalla procura vallese, sui coniugi Jacques e Jessica Moretti – titolari del Constellation di Crans-Montana, il bar-discoteca teatro della strage di Capodanno – “indagano” i giornalisti. Cronisti francesi, svizzeri e italiani stanno, tessera dopo tessera, ricostruendo il mosaico di che restituisce una storia personale e imprenditoriale segnata da ombre, precedenti giudiziari e interrogativi ancora aperti. Al centro dell’inchiesta ci sono Jacques e Jessica Moretti, i coniugi corsi proprietari del locale, oggi indagati dalla procura cantonale per incendio colposo, lesioni personali e omicidio colposo plurimo. Il Corriere della Sera riporta l’amicizia di Jacques con Jean-Pierre Valentini, “uomo d’affari attualmente sotto processo a Marsiglia per riciclaggio e associazione per delinquere”
Per Jacques Moretti, quello con la Svizzera non era il primo guaio. Nel 2008 era stato condannato a dodici mesi di carcere per sfruttamento della prostituzione, in relazione a un centro massaggi sulle rive dell’Arve, a Ginevra. Il processo si era svolto in Francia, ad Annecy, ma riguardava fatti commessi in territorio elvetico. L’indagine era partita da una segnalazione alla polizia su giovani donne reclutate in Francia. Moretti aveva sempre respinto le accuse, sostenendo di aver gestito il locale solo per pochi mesi e che le lavoratrici non fossero costrette. Grazie alla condizionale, la pena era stata sospesa.
Archiviata quella vicenda, Moretti ha ricostruito la propria immagine puntando su locali di successo e su un’idea di intrattenimento audace e provocatoria. Nel 2015, insieme alla moglie Jessica, prende in gestione il Constellation, che diventa rapidamente uno dei luoghi più frequentati di Crans-Montana: serate in maschera, eventi ispirati a atmosfere sensuali, simboli esclusivi come il “Bar Clandestin†nel seminterrato, con luci blu e giochi d’acqua. Nel 2022 la coppia acquisisce anche l’immobile, per oltre 1,5 milioni di franchi svizzeri come ricostruito dai cronisti svizzeri di insideparadeplatz.ch.
Negli anni successivi l’ascesa economica dei Moretti appare rapida e continua, per molti versi sorprendente. Nel 2020 aprono il locale “Sensoâ€, nel 2023 il ristorante Le Vieux Chalet a Lens. Parallelamente crescono gli investimenti immobiliari, come documentato dall’inchiesta della testata svizzera insideparadeplatz.ch: abitazioni, terreni edificabili, nuove acquisizioni fino al 2024. Jessica investe anche in Costa Azzurra, tra Cannes e la zona di Monaco, nel settore della gestione immobiliare di pregio.
Una crescita che oggi solleva interrogativi, soprattutto alla luce di legami e coincidenze che riemergono dal passato. In Corsica, dove Jacques è nato e dove aveva aperto il suo primo bar a Bonifacio, il suo nome viene accostato a quello di Jean-Pierre Valentini, uomo d’affari attualmente sotto processo a Marsiglia per riciclaggio e associazione per delinquere, in un’indagine che coinvolgerebbe ambienti della criminalità organizzata corsa. Nessuna accusa diretta, ma un contesto che alimenta interrogativi. Prima del devastante rogo del bar – trasformato in una discoteca senza permessi stando ai primi accertamenti – i Moretti apparivano ben integrati nella comunità locale, promotori di iniziative culturali e sociali, come premi per studenti meritevoli e progetti artistici legati alla musica corsa.
Venerdì i due proprietari del Constellation saranno nuovamente ascoltati dagli investigatori svizzeri: secondo l’emittente BfmTv, l’interrogatorio riguarderà la loro situazione personale, alla presenza anche degli avvocati delle vittime. La difesa delle famiglie spera che l’audizione possa portare a misure cautelari. Nelle stesse ore verrà ascoltata anche una cameriera sopravvissuta all’incendio.
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Rifatto o non rifatto? Il cattivo uso di parlare del corpo altrui riguarda tutti e, da qualche tempo, nel mirino degli haters c’è finito Bradley Cooper con molti a chiedersi se il protagonista di Maestro abbia finito per ricorrere al ritocchino. E ospite del podcast SmartLess, lo scorso 5 gennaio, è stato lui stesso a parlarne. Uno dei conduttori, Will Artentt – host assieme a Jason Bateman, Sean Hayes – ha detto che ci sono tante cose che la gente ancora non conosce a proposito di Cooper e ha aggiunto: “Visto che continuiamo a leggere che tutti pensano che Bradley si sia rifatto, quello che la gente non sa è che non l’ha fatto. Giusto?”.
E l’attore 51enne ha ribattuto: “No, nelle ultime settimane la gente mi ferma, mi dicono ‘Oh, stai benissimo!’ Sì, sì, ma è una cosa assurda…”. Che Cooper non abbia visto i commenti social, tutti nel verso opposto di uno ‘stai benissimo’? E Arnett è allora intervenuto: “Ma questa cosa mi ha fatto riflettere… Mi ha fatto arrabbiare, perché la gente lo dice continuamente ed è una cosa ridicola. Tutti pensano di sapere. Sai, leggi quelle stron****“. L’attore sta promuovendo Is This Thing On?, il suo nuovo film da regista, che vede protagonisti Arnett e Laura Dern nei panni di una coppia sull’orlo del divorzio.
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“Ratkov? È un giocatore che non conosco, non so che dire“. È un Maurizio Sarri polemico quello visto in conferenza stampa dopo la sfida tra Lazio e Fiorentina, terminata 2-2 con il rigore al 95esimo segnato da Pedro. Il riferimento è al mercato e agli ormai certi nuovi arrivi in casa Lazio. Tra questi c’è Petar Ratkov, attaccante 22enne che arriva dal Salisburgo e che nel corso di questo campionato austriaco ha già segnato 9 gol.
Non sarà tra i più noti in Europa, ma neanche uno sconosciuto. Motivo per cui la Lazio ha deciso di fare un investimento importante di 13 milioni di euro complessivi. “Imparerò a conoscerlo, vedremo le qualità , pregi e difetti e come poterlo sfruttare. Non è una polemica, è solo una constatazione“, ha spiegato Sarri. Le sue parole però sembrano proprio una polemica nei confronti della società e dell’operato sul mercato.
E a proposito di ciò ha parlato anche Claudio Lotito in conferenza stampa nel post gara. Sull’argomento il presidente biancoceleste ha risposto così: “Sarri fa l’allenatore, mica conosce tutti i giocatori. I giocatori li sceglie la società e lui li deve allenare. Io pure non conosco tutti, a differenza delle altre società ho messo su una sala scouting di otto persone che lavora continuamente e segue calciatori in tutto il mondo”, ha affermato con fierezza il presidente biancoceleste, anche se lo scouting è una pratica diffusa da diversi anni nel calcio.
Sarri non ha però preso benissimo anche la cessione di Mattéo Guendouzi, centrocampista della Lazio che si trasferirà al Fenerbahce per una cifra vicina ai 30 milioni di euro. È la seconda cessione pesante in questo inizio di calciomercato invernale per la formazione biancoceleste dopo quella del Taty Castellanos al West Ham, sempre per circa 30 milioni. “L’addio di Guendouzi? Io pensavo che fosse uno dei 7-8 giocatori su cui porre le basi per il futuro, poi noi siamo una realtà che quando arrivano offerte di queste dimensioni diventa difficile rifiutare”.
Lotito ha però ribadito: “Castellanos e Guendouzi sono due ragazzi bravi. Sono il presidente più longevo nella storia del calcio italiano. L’esperienza mi dice che i calciatori che non vogliono restare non devono essere trattenuti. Castellanos voleva andar via, così come Guendouzi per questo li abbiamo lasciati andare e loro sono stati correttissimi nei loro comportamenti”. Insomma, lo sblocco del calciomercato in casa biancoceleste poteva far pensare a un ricongiungimento definitivo tra Sarri e Lotito dopo gli attriti per il mercato estivo inesistente a causa di un blocco. Ma fin qui così non è stato, nonostante gli ormai certi arrivi di Ratkov in attacco e Taylor dall’Ajax a centrocampo per rimpiazzare numericamente Guendouzi.
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C’è chi da Sulmona, in Abruzzo, rischia di essere spostato a Matera, quasi 400 chilometri di distanza. Altri potrebbero essere trasferiti da Campobasso a Napoli. Sempre nella città dei Sassi potrebbe finire un gruppo di lavoratori che oggi è in servizio a Potenza, quasi 100 chilometri più lontano dall’attuale sede, anche se l’intenzione iniziale era portarli a Bari. Da quando Enel ha bandito il nuovo appalto per le attività di call center e back office, è partita un’operazione – da parte dell’aggiudicataria Accenture – che potremmo definire un caso di ingegneria dell’esubero: una serie di trasferimenti che sembrano più orientati a un licenziamento di fatto che a una riorganizzazione delle sedi di lavoro. Anche perché è del tutto implausibile che le persone coinvolte – per il momento 400, ma potrebbero diventare migliaia – accettino di stravolgere la propria vita e il proprio equilibrio famigliare per mantenere un posto che non prevede certo salari particolarmente ricchi.
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Per il momento, la manovra è stata fermata dalle proteste dei sindacati. Il 9 gennaio ci sarà uno sciopero dei call center Enel organizzato dalle tre sigle delle telecomunicazioni: Slc Cgil, Fistel Cisl e UilCom. Gli interessati sono gli operatori che svolgono attività di customer care per conto di Enel, colosso dell’energia partecipato dal ministero dell’Economia. E, come al solito, non è sufficiente la proprietà pubblica della committenza per assicurare del tutto le tutele ai lavoratori in appalto. Parliamo, va ricordato, di un settore in profonda crisi e trasformazione, per via dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, con i chatbot che sostituiscono sempre più gli addetti umani in alcune delle attività richieste. Il bando prevedeva già di base esuberi per 1.500 lavoratori; tuttavia, la clausola premiava l’impresa che proponeva un piano di ricollocamento di questi lavoratori all’interno del perimetro aziendale, magari assegnandoli ad altre commesse.
Ecco però dove si nascondeva il problema: Accenture ha sì proposto nuove collocazioni agli addetti in esubero, ma lo ha fatto prospettando degli spostamenti di fatto improponibili. Inizialmente si è parlato di una proposta di trasferimento da Potenza a Bari. Dopo le proteste dei sindacati, la proposta ha ristretto un po’ la distanza, quindi si è optato per portarli dal capoluogo lucano alla più “vicina†Matera. Si fa per dire, perché si tratta di un’ora e mezza di auto. Ancora più surreale la proposta di andare dalla provincia dell’Aquila fino a Matera, o dal capoluogo molisano a quello campano. Secondo i sindacati questa “è una deroga inaccettabile ai principi cardine della stessa clausola sociale e un chiaro tentativo di eluderla, scaricando sulle persone il prezzo dei processi di automazione dovuti anche all’introduzione dell’intelligenza artificiale“.
Le sigle infatti fanno notare che la clausola sociale non imponeva solo di mantenere i lavoratori nella stessa azienda, ma anche di rispettare il criterio della territorialità , quindi a mantenerli vicino casa e non a centinaia di chilometri di distanza. “Un atteggiamento irresponsabile – proseguono – per una committenza quale Enel, che vede nel ministero dell’Economia il suo maggiore azionista. Oggi il problema riguarda 1500 addetti (complessivamente) operanti nelle attività back-office e quality, ma se il principio fosse esteso alle prossime gare in scadenza sul front-end, potrebbe riguardare oltre 6 mila addetti che da anni svolgono attività di assistenza alla clientela per le varie attività legate all’ex monopolista energetico”.
Le trattative sono iniziate con i lavoratori di Potenza. Annarita Rosa è una lavoratrice di SmartPaper, azienda che ha perso l’appalto, e rappresentante sindacale della Cgil: “SmartPaper impiega circa 800 lavoratori a Potenza – racconta –, il 70% è formato da donne. Ci lavoro da 17 anni e non avevamo mai perso una gara. Ci troviamo in una situazione nuova. La gara è stata vinta da Accenture con un’altra società . Dopo i primi incontri c’è stata posta la necessità di spostare la sede a Bari, con una certa indifferenza da parte di Enel. Abbiamo subito fatto presente che Bari era improponibileâ€.
Significherebbe “spostarsi a tanti chilometri da casa e trascorrere la giornata in macchina, oppure cambiare residenza, ma è impossibile se si ha famiglia. Questo braccio di ferro con l’azienda sta destabilizzando le famiglie; molte donne qui hanno i mariti che lavorano nell’area industriale di Melfi, anche quella in difficoltà â€. Poi, la controproposta di Matera: “Ma anche qui sono 100 chilometri di distanzaâ€, ricorda la lavoratrice. A poco è servita la proposta di svolgere buona parte delle giornate da remoto, perché i lavoratori non si fidano: “Lo smart working è frutto di un accordo individuale e può essere revocatoâ€, conclude l’addetta.
La situazione è questa: oltre 350 lavoratori, con età media tra i 45 e i 50 anni, devono decidere se spostarsi di almeno 100 chilometri o perdere il posto di lavoro, in un territorio con una complessa situazione occupazionale. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe assorbire almeno una parte delle loro mansioni, e questa transizione sta avvenendo proprio nella galassia di una società partecipata dallo Stato. Le imprese vincitrici delle gare erano state invitate a non avviare altre operazioni di trasferimento, in attesa di definire la situazione di Potenza, invece sono arrivate le notizie di Sulmona e Campobasso, persino più problematiche di quella lucana.
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Al CES 2026 di Las Vegas, Samsung conferma il proprio ruolo di riferimento nel mondo dei display presentando soluzioni che spaziano dall’ultra-premium all’intrattenimento quotidiano. Da un TV Micro RGB da 130 pollici che unisce tecnologia d’avanguardia e design museale, fino a un proiettore portatile sempre più intelligente grazie all’AI, la strategia è chiara: adattare l’esperienza visiva a ogni spazio, dimensione e stile di vita.
Samsung Micro RGB da 130 pollici: un nuovo punto di riferimento per l’ultra-premium
Samsung presenta al CES 2026 il primo TV Micro RGB da 130 pollici al mondo, vendendo il modello R95H essere un prodotto che non si focalizza soltanto alle dimensioni, ma inaugura una nuova direzione per il design e la qualità dell’immagine nella fascia ultra-premium.
Il TV è pensato per essere percepito più come un’opera d’arte che come un semplice schermo. La cornice monumentale e il nuovo design Timeless Frame, evoluzione del Timeless Gallery introdotto nel 2013, trasformano il display in un elemento architettonico che sembra fluttuare nello spazio. L’audio, integrato direttamente nella cornice e calibrato sulle dimensioni dello schermo, rafforza questa fusione tra immagine, suono e ambiente.
Sul fronte tecnologico, il pannello integra le più avanzate soluzioni Micro RGB sviluppate da Samsung. Il Micro RGB AI Engine Pro lavora insieme a Color Booster Pro e HDR Pro per ottimizzare contrasto, dettagli e tonalità , garantendo immagini fedeli sia nelle scene luminose sia in quelle più scure. Il supporto a Micro RGB Precision Color 100 assicura la copertura totale dello spazio colore BT.2020, con certificazione VDE per l’alta precisione cromatica. La tecnologia proprietaria Glare Free riduce al minimo i riflessi, mantenendo colori e contrasto anche in ambienti molto illuminati.
Il TV supporta inoltre HDR10+ ADVANCED ed Eclipsa Audio, oltre a una versione evoluta di Vision AI Companion, che abilita ricerca vocale avanzata, suggerimenti proattivi e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale come AI Football Mode Pro, AI Sound Controller Pro, Live Translate, Generative Wallpaper e integrazione con Microsoft Copilot. Il modello da 130 pollici è esposto all’interno della Samsung Exhibition Zone durante il CES 2026.
The Freestyle+: il proiettore portatile diventa ancora più intelligente
Accanto all’ultra-large screen, Samsung mostra un approccio opposto ma complementare con The Freestyle+, nuova generazione del suo proiettore portatile, presentata in anteprima in vista del CES 2026. Il dispositivo mantiene il design cilindrico compatto che ha reso riconoscibile la linea Freestyle, ma introduce una luminosità migliorata e un utilizzo dell’intelligenza artificiale ancora più spinto.
Al centro dell’esperienza c’è AI OptiScreen, la tecnologia che consente di puntare il proiettore e iniziare subito la visione. L’immagine viene adattata automaticamente allo spazio grazie alla correzione delle distorsioni anche su superfici irregolari, alla messa a fuoco continua durante i movimenti, all’adattamento dell’immagine all’area di proiezione e alla calibrazione in base al colore o al motivo della parete. Tutto avviene in tempo reale, senza interventi manuali.
The Freestyle+ integra anche Vision AI Companion, la piattaforma AI di Samsung che combina una versione evoluta di Bixby con servizi di intelligenza artificiale di partner globali, rendendo l’interazione con i contenuti più naturale e conversazionale.
Pensato per l’uso quotidiano, il proiettore può essere spostato facilmente da una stanza all’altra o portato con sé. Il supporto con rotazione a 180 gradi consente di proiettare su pareti, pavimenti e soffitti senza accessori aggiuntivi, adattandosi a spazi e momenti diversi della giornata. La maggiore luminosità rispetto alla generazione precedente garantisce immagini più nitide anche negli ambienti domestici.
Intrattenimento ovunque, senza compromessi
The Freestyle+ è progettato per offrire un’esperienza completa senza bisogno di dispositivi esterni. L’accesso diretto a Samsung TV Plus, ai servizi OTT certificati e a Samsung Gaming Hub consente di guardare contenuti in streaming e giocare direttamente dal proiettore. L’audio è affidato a un altoparlante integrato a 360 gradi, pensato per riempire l’ambiente con un suono avvolgente nonostante le dimensioni compatte del dispositivo.
Grazie a Q-Symphony, The Freestyle+ può inoltre lavorare in sinergia con soundbar Samsung compatibili, creando un’esperienza sonora più ricca e coerente in qualsiasi contesto. Il lancio globale è previsto gradualmente nella prima metà del 2026.
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