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Il 118 è intervenuto sabato pomeriggio intorno alle 17:30 a Nole Canavese, in provincia di Torino, per soccorrere in strada una donna di 38 anni con una ferita da arma da fuoco, trasportata all’ospedale di Ciriè in codice rosso.
Secondo una prima ricostruzione, la donna si è puntata una pistola alla testa sparandosi al culmine di una lite tra conviventi, con il suo compagno presente, ed è rimasta ferita marginalmente. Sull’accaduto indagano i carabinieri della compagnia di Venaria Reale, coordinati dalla procura di Ivrea.
L'articolo Donna ferita da un colpo di pistola nel Torinese: “Si è sparata durante una lite” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Aveva annunciato di voler fare una “follia” a un suo conoscente fuori regione, che ha dato l’allarme ai Carabinieri. Entrati nella sua abitazione nella frazione di Po’ Bandino a Città della Pieve (Perugia), i militari hanno trovato Antonio Iacobellis, sottufficiale dell’Aeronautica in pensione, morto sparandosi in bocca dopo aver ucciso la sua convivente, Stefania Terrosi, con un colpo della stessa pistola al petto. I corpi sono stati trovati nel soggiorno dell’appartamento, aperto dal figlio della donna, 59enne impiegata in un’impresa di pulizie. Il movente del femminicidio-suicidio è oggetto di indagini: le persone più vicine alla vittima hanno fatto capire che temevano per la sua incolumità a causa dei continui scontri col compagno. La pistola usata per il delitto non era l’arma d’ordinanza di Iacobellis: sono in corso verifiche per accertare se fosse regolarmente detenuta.
Nell’abitazione e nell’area circostante è stato condotto un accurato sopralluogo dei carabinieri della Scientifica, che hanno eseguito i rilievi. Tra i vicini c’è poca voglia di parlare: “Quello che succedeva in casa lo sapevano solo loro“, dice un residente all’Ansa. Dopo la scoperta dei corpi sul posto è arrivato il sindaco di Città della Pieve Fausto Risini, particolarmente colpito dall’accaduto. La governatrice dell’Umbria Stefania Proietti esprime “profondo dolore e cordoglio per la tragedia, un evento che genera sgomento e riapre una ferita profonda in tutto il territorio”: “Siamo vicini alla famiglia colpita da questo dolore improvviso e difficile da comprendere. In questi momenti il nostro primo dovere è il rispetto, la presenza partecipe delle istituzioni accanto a chi sta vivendo un lutto così terribile e profondo”, scrive in una nota.
Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno, ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine, angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Femminicidio-suicidio in Umbria: militare in pensione uccide la convivente e si spara. Aveva annunciato una “follia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Raffaele Galardi*
La povertà non chiede nulla, occupa lo spazio con corpi, oggetti ma anche odore, molte volte puzza. L’odore resta, non si relativizza è acre, sgradevole a volte da i conati, è proprio lì che la società mostra la sua natura, quella vera.
Una persona entra in un’attività commerciale, sente quell’odore, si ritrae per istinto non lo nasconde, lo dice apertamente, educatamente con parole ricercate e forbite, in quelle parole c’è l’intero dispositivo del nostro tempo, parole che fanno male alle orecchie ed alla sensibilità di alcuni, non tanto l’odio perché non è odio, non il giudizio morale, ma il rifiuto del contatto.
La miseria diventa corpo estraneo, un qualcosa che disturba la tranquillità e la spensieratezza, anche quella di una semplice pausa pranzo, il rifiuto, purtroppo, legittimo da parte di alcuni di condividere la stanza con qualcuno che puzza di povertà , di miseria, di abbandono.
La domanda resta, perché quell’odore? Non basta la frase comoda, “non possono lavarsiâ€, “vogliono vivere così”, la verità è che non possono perché noi come società , come comunità , li vogliamo così, sporchi, lerci, maleodoranti. L’odore funziona come marchio, definisce il dentro e il fuori, l’accettato e il rifiutato.
Quasta esperienza che racconto, la descrivo per conoscenza diretta, per aver provato sulla mia pelle la violenza psicologica dell’aut aut, o me o loro, ambo le parti avevano ragione, sia chi aveva fame sia chi voleva gustare il proprio pasto senza lo sgradevole olezzo della puzza di merda e piscio e dello sporco di mesi se non anni di marciapiede.
Questa cosa mi ha turbato… dimenticavo, faccio il cuoco, conduco una piccola attività ed offro il pasto agli ultimi, senza badare dall’odore, li faccio anche accomodare a tavola talvolta, per restituire loro qualche minuto di dignità . Quel bivio di scelta mi ha messo in condizione di riflettere: a me non piacciono le imposizioni, ma anche la mia in fin dei conti lo era, chi sono per obbligare un’altra persona a consumare il pasto tra olezzi sgradevoli?
Ho preso una decisione, interessare la comunità , intesa come clientela e come istituzione, ho chiamato le istituzioni, perché se io, noi, posso sfamare qualcuno, le istituzioni, lo Stato diramazioni periferiche comprese, li possono lavare e vestire, possono restituire loro la dignità dell’odore. Ho scoperto in questa maniera l’esistenza delle docce pubbliche, ho scoperto che sono a pagamento per tutti, compresi i senza fissa dimora, senza reddito, senza soldi. Docce a pagamento, con tariffe che raddoppiano nel weekend, servizi pubblici trasformati in gabbie tariffari, chi non può pagare deve portare addosso il segno della sua condizione. Un marchio olfattivo, più efficace di qualunque documento.
La scena è questa, il senzatetto che puzza ed ha fame, il cliente che giustamente vuole godere la sua personale esperienza in un ambiente confortevole ed in mezzo io, e quelli come me, uno che cucina, lavora, serve, uno che non dovrebbe sostituire lo Stato e invece lo fa. Perché qualcuno deve farlo, anche solo per il semplice fatto che la fame non aspetta il bilancio comunale.
La politica osserva, calcola. fa la cosa che le riesce meglio, non agisce, salvo sporadiche eccezioni. Il tema dei poveri risorge molte volte solo durante la campagna elettorale, comizi, promesse, piani, poi dopo il voto… il silenzio. La miseria torna sottoterra, insieme ai volantini elettorali e l’odore resta per strada, sulla pelle, nelle narici. Una politica che produce povertà e pretende decoro che parla di ordine mentre costruisce esclusione che usa i poveri come spauracchio, ma non li riconosce come cittadini.
L’odore non viene dai corpi sporchi che dormono per strada senza nemmeno poter pisciare con dignità , viene dalle politiche pubbliche, dalla scelta deliberata di tagliare, chiudere, ridurre, monetizzare, dall’abitudine del potere a esternalizzare la colpa su chi quella colpa la subisce.
Non c’è convivenza possibile in un sistema costruito per dividere, non c’è dignità possibile dove l’igiene diventa merce, non c’è pace possibile tra un tavolo di ristorante e un corpo abbandonato, finché la politica resterà un esercizio di linguaggio e non atto concreto.
La lotta sta qui, o si accetta il modello della segregazione, o si rompe! Noi lo abbiamo rotto, abbiamo stressato il sistema, telefonate, messaggi e poi ancora telefonate ed altri messaggi, cosa abbiamo ottenuto? Ci è stata data la possibilità di condividere, di poter acquistare una doccia calda, una saponetta, una dose di bagnoschiuma, di shampoo e donarla consegnando un voucher.
“Mi perdoni, avrei un’osservazione”
“Dica”
“Ma una volta lavati, se reindossano i panni sporchi che avevano, tornano a puzzare come prima!”
“Un cambio di abiti, lo metteremo a disposizione noi”, uno scatto di reni delle istituzioni, wow! un sussulto piccolo piccolo ma che è sempre una speranza.
“Ancora una cosa”
“Dica”
“Riusciamo a portare il prezzo della doccia del sabato uguale a quello del venerdì?”
“Eh! Una passo alla volta!”
Condividere è un atto politico. Lo è sempre. Lo è soprattutto quando dà fastidio, ma ancor di più quando smuove le coscienze, anche fosse solo una.
*l’autore è un imprenditore nel settore della ristorazione
L'articolo L’odore della povertà che vi disturba tanto? E’ solo colpa della politica. Io, che do da mangiare ai senzatetto, vi racconto perché proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Meno armi, più ospedali, più case, più scuoleâ€. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara se ne è già andato dai padiglioni di Job&Orienta, la manifestazione di orientamento post scolastico che si tiene nei padiglioni della Fiera di Verona, quando alcuni ragazzi mettono in scena una rumorosa protesta. Due attiviste contro la guerra mostrano un lenzuolo con una scritta che chiede di destinare maggiori risorse alle spese sociali e culturali, non all’industria bellica. Un ragazzo sale su una scaletta e comincia a gridare: “Non vi basta fare gli stand in mezzo agli studenti delle scuole per racimolare iscrizioni! Noi cittadini non abbiamo nessuna voglia di partecipare a questo mondo di guerre che state creando, neanche se ci mostrate le vostre f…. tecnologie di morte. Siamo pronti a bloccare tutto per boicottare i vostri piani. Qui davanti a voi abbiamo il banchetto del Ministero della Difesa che mi sta facendo scendere dalle scale con la forza… Questo è uno Stato che sostiene il genocidio, fornendo armi da più di due anni mentre taglia le scuole, taglia gli ospedali…â€.
Sotto tiro finisce soprattutto lo stand del Ministero della Difesa, nel padiglione 11, dove trovano posto mezzi dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare. Ci sono manifesti del Gruppo Operativo Incursori della Marina, in completo da combattimento con mitraglietta spianata. Ci sono i militari dell’Esercito con le scritte “Valori, Addestramento, Tecnologiaâ€. Ci sono cabine di pilotaggio, jeep per correre nel deserto o in aree accidentate. Un militare fa provare le tenute, i caschetti mimetici e gli zaini agli studenti. Da un’altra parte si possono sperimentare visori e simulatori.
Job&Orienta è il più importante appuntamento fieristico del settore che nel 2024 ha contato 425 realtà espositive, 200 eventi culturali, 55 mila visitatori in presenza e 30 mila visitatori digitali. Offre le diverse opportunità di studio e di lavoro, dalle università alle accademie, dai ministeri alle scuole di addestramento professionale. Si tratta di un’occasione offerta agli studenti, anche ai giovanissimi, visto che la scheda di iscrizione indica l’età di adesione a partire dai 13 anni. Quindi anche i minorenni entrano in contatto con le proposte del Ministero della Difesa. Non vi sono armi da imbracciare, ma è un pullulare di divise e di messaggi riguardanti le forze armate. Tra gli sponsor della manifestazione ci sono i Ministeri dell’istruzione, dell’Università e del Lavoro, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Verona.
La manifestazione ha coinciso con la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. Gli organizzatori veronesi: “Proprio nei giorni in cui uno stand del Ministero della difesa e delle forze armate sarà presente come espositore, Verona si mobiliterà per una Palestina libera e contro l’economia di guerra dell’esecutivo Meloni. È tempo di rimettere al centro ciò che conta davvero: giù le armi, sù i salari. Il genocidio non si è fermato, il riarmo milionario della Nato nemmenoâ€.
L'articolo Verona, all’orientamento post scolastico c’è anche lo stand coi mezzi dell’Esercito. Gli studenti contestano Valditara proviene da Il Fatto Quotidiano.
“In teoria, con la Costituzione attuale, si potrebbe anche sottomettere o comunque vincolare il pubblico ministero al potere esecutivo. La nostra Costituzione attualmente attribuisce l’assoluta indipendenza e autonomia soltanto al giudice“. Parlando alla convention di Noi moderati a Roma, Carlo Nordio propone una singolare lettura – che forse è un auspicio – del principio di indipendenza della magistratura sancito dalla Carta: secondo il ministro della Giustizia, nella Costituzione attuale “si dice che soltanto il giudice è soggetto alla legge”, mentre con la riforma sulla separazione delle carriere, oggetto di referendum in primavera, “la figura del pm viene elevata allo stesso rango d’indipendenza e autonomia del giudice”. Per sostenere questa tesi Nordio cita l’articolo 101, che recita “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”, ma sembra dimenticarsi del tutto l’articolo 104, secondo cui “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere“. E della magistratura, prima e dopo la riforma, fanno e faranno parte anche i pubblici ministeri.
Non è ben chiaro, poi, cosa intenda il Guardasigilli quando afferma che con la nuova legge i pm saranno “elevati” al rango dei giudici. L’articolo 101 infatti resterà identico e continuerà a definire esclusivamente i giudici “soggetti soltanto alla legge”, mentre il 104 verrà completamente riscritto: prima specificando che la magistratura è “composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente“, poi disciplinando i due distinti Consigli superiori per le due categorie. Insomma, non si capisce perché dopo la riforma l’indipendenza dei pm separati dai giudici dovrebbe essere più al sicuro. Nordio però accusa di “ignoranza” chi avverte del rischio di una futura sottoposizione delle Procure all’esecutivo: si tratta di “trucchi verbali, vere e proprie trappole enfatiche che non hanno nessun fondamento con la realtà . Mi dolgo che simili sciocchezze vengano dette da alcuni magistrati”, attacca.
Il ministro accusa poi l’Associazione nazionale magistrati di opporsi alla riforma perché gli toglierebbe il “potere” di influire sulle decisioni del Csm, i cui membri togati verranno sorteggiati. “Tutti sanno, in realtà , i magistrati per primi, che quello che irrita l’Anm è che il sorteggio rompe, spezza, infrange, frantuma quel legame perverso fra elettori ed eletti che ha fondato quella baratteria di scambi di cariche al’interno del Csm e anche al momento del giudizio disciplinare che è emerso nel caso Palamara”. Come ha già fatto più volte, Nordio afferma che le toghe abbiano messo “la polvere sotto il tappeto” dopo lo scandalo nomine, usando come capro espiatorio il “povero Palamara, estromesso in tempi rapidi dalla magistratura”. Nel merito, il Guardasigilli ha ragione: quasi tutti i sodali di Palamara, che si rivolgevano a lui per ottenere poltrone per sé e gli amici, non hanno avuto conseguenze sulla carriera, e molti sono stati addirittura promossi. C’è solo un dettaglio: al Csm i voti decisivi per salvarli sono arrivati sempre dai “laici†di centrodestra, cioè i consiglieri eletti dal Parlamento su input dei partiti della maggioranza. Una dei sodali di Palamara Nordio se l’è persino portata al ministero: Rosa Sinisi, ex presidente della Corte d’Appello di Potenza, nominata vice capo del Dipartimento organizzazione giudiziaria dopo aver raccomandato per anni all’ex pm radiato candidati “amici†per i posti di tutta la Puglia.
L'articolo La tesi di Nordio: “Con l’attuale Carta si può sottomettere il pm al governo”. Ma non è vero: è “autonomo da ogni potere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Benché non ci sia niente di penalmente rilevante, la scalata di Mps a Mediobanca è costellata di passi falsi del ministero dell’Economia. È quanto emerge dall’atto di perquisizione eseguito nei giorni scorsi nell’ambito dell’indagine della procura milanese sulle operazioni che hanno ridisegnato la mappa della finanza italiana e citato dal Corriere della Sera e dalle agenzie di stampa.
A partire dalla procedura con la quale il ministero dell’Economia, a novembre del 2024, ha venduto il 15% del Montepaschi a Caltagirone, Delfin, Bpm e Anima con l’intermediazione di Banca Akros (gruppo Bpm). Lo svolgimento del collocamento tramite quello che in gergo viene chiamato Accelerated bookbuilding (Abb) “è stato caratterizzato da diverse e vistose anomalie: il senso complessivo dell’operazione è stato palesemente quello di destinare una parte cospicua di azioni Mps di proprietà del Mef a soggetti predeterminati“, cioè Caltagirone e Delfin, “volendo tuttavia generare all’esterno l’apparenza di una procedura “apertaâ€, ossia trasparente, competitiva e non discriminatoria”, si legge nel decreto a carico di Francesco Gaetano Caltagirone, del presidente di Luxottica e della controllante lussemburghese Delfin sarl Francesco Milleri e dell’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, per le ipotesi di reato di aggiotaggio e di ostacolo alle autorità di vigilanza per aver, stando agli inquirenti, tenuto nascosto al mercato un accordo sulle operazioni che hanno portato la banca toscana a ottenere il controllo di Mediobanca, a sua volta primo azionista delle Generali.
“Non è spiegabile se non nel senso di voler pilotare l’attività di dismissione, l’affidamento della funzione di bookrunner unico a Banca Akros, intermediario con un’unica esperienza di Abb alle spalle, peraltro di entità notevolmente inferiore a quella in esame”, laddove i precedenti collocamenti di quote di Mps in mano al Tesoro erano stati affidati “a un pool di banche internazionali”, si legge nelle carte citate dall’Adnkronos. Il ministero dell’Economia giustifica la scelta con il fatto che Akros aveva offerto uno sconto più interessante degli altri, ma in Procura rilevano come la banca d’affari della Bpm sia semplicemente stata “l’unica a ricevere dal Ministero la richiesta di un rilancio: nella nota del 29 luglio 2025 alla Consob, il Ministero afferma che scelse Akros in virtù dell’offerta migliore, senza però specificare che solo a questa banca venne richiesto il cosiddetto second round, ossia un invito a migliorare l’offerta”.
Quella dell’asta per la vendita del 15% di Mps è una fase, “sulla quale l’attenzione si è particolarmente soffermata, in quanto la stessa si sarebbe rivelata con forte evidenza quale operazione preparatoria e cruciale rispetto alla realizzazione del progetto di conquista di Mediobanca”, spiegano ancora gli investigatori. Per i quali, va ricordato, nonostante le molteplici “opacità e anomalie“, nella vendita di Mps non è configurabile il reato di turbativa d’asta, perché la normativa del 2020 su queste operazioni non le qualifica come gare pubbliche. Anche se resta da capire come questo sia compatibile con le prescrizioi comunitarie sulla privatizzazione di Mps.
Notevoli, poi, le incongruenze nelle dichiarazioni ufficiali del ministero dell’Economia sull’asta. Il 29 luglio 2025, riferisce il Corriere, il direttore generale del Tesoro, Francesco Soro, ha dichiarato alla Consob che non c’erano stati contatti con i futuri acquirenti della quota di Mps. “Con riferimento alla richiesta di chiarire se codesto Ministero abbia avuto, prima dell’avvio e del perfezionamento della predetta operazione, interlocuzioni in relazione alla vendita delle azioni Mps con gli azionisti che hanno poi acquisito una partecipazione rilevante in Mps (Delfin, Caltagirone, Anima, Bpm) e/o con altri potenziali investitori e/o con la medesima banca, si precisa che non vi è stata alcuna interlocuzione, contatto o scambio tra i competenti uffici del Mef e gli azionisti che hanno poi acquisito una partecipazione rilevante e/o con altri possibili investitori”, ha scritto Soro alla Commissione.
Una dichiarazione contraddetta dallo stesso Caltagirone e da Delfin che alla vigilanza dei mercati finanziari hanno detto il contrario. “Caltagirone ha dichiarato di essere stato interpellato nel mese di ottobre 2024 dal Ministero”, che era “interessato a creare un nucleo di investitori italiani per Mps”, e “di aver rappresentato la propria disponibilità ad investire anche a ragione della buona conoscenza della banca di cui in precedenza era stato azionista rilevante e vicepresidente”, è la sintesi della Procura degli atti acquisiti in Consob citata dal Corsera. Secondo la quale il costruttore-editore romano avrebbe detto anche che “successivamente, dal Ministero gli era stata data sommaria indicazione degli altri soggetti che sarebbero stati invitati alla procedura”. Che erano poi quelli che hanno effettivamente rilevato la quota. Analogamente Romolo Bardin di Delfin ha “confermato i contatti di Milleri con Caltagirone ed altri esponenti istituzionali relativamente alle azioni Mps detenute dal governo”, precisando che “in tali circostanze Milleri aveva raccolto l’interesse del Ministero per la creazione di un nucleo di investitori italiani in Mps”.
Una volta entrati in Mps, poi, a fine 2024 gli investitori mettono mano al cda della banca. Questo grazie alle dimissioni di 5 consiglieri indipendenti che erano stati eletti in quota ministero dell’Economia. Soro nella sua relazione a Consob di luglio 2025 si sofferma anche su questo passaggio “attestando di non aver contattato i consiglieri uscenti, e tantomeno di averne sollecitato le dimissioni“. Gli inetressati, però, raccontano un’altra storia. E cioè che “le dimissioni furono richieste o imposte dal Ministero, o in un caso dal deputato della Lega Alberto Bagnai, che aveva detto di esprimersi per conto del Ministero.
Poi c’è una nota di aprile 2025 del capo segreteria della vigilanza delle assicurazioni, l’Ivass, che riferisce a Bankitalia in merito a un incontro tra il presidente dell’authority e l’amministratore delegato di Mps. Nella nota, sintetizzano gli investigatori, si riferisce “come l’amministratore delegato di Mps Lovaglio abbia fatto notare che ‘l’intenzione di dare corso all’Offerta su Mediobanca è risalente, e che la presenza di ‘alcuni soci e il supporto governativo‘ hanno avuto in questo momento un ‘ruolo facilitatorio‘”.
Del resto sono stati gli stessi Lovaglio e Caltagirone a contare sul supporto del ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Se ne parla in una conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza all’indomani dell’assemblea di Mps che il 17 aprile ha approvato la ricapitalizzazione della banca funzionale all’offerta su Mediobanca. “Qualcuno ci ha fatto il bidone”, dice il banchiere al suo azionista. E racconta: “Io avrei giurato (di arrivare, ndr) all’83%, poi le spiego perché qualcuno ci ha fatto il bidone, perché Blackrock è un 2% (…) Io ho scritto al Ceo, e so che il ministro ha scritto un sms perché io gli ho detto “Oh, guarda che non ha votato!”, quindi gli ho detto a Sala hanno scritto un sms, nonostante questo…non è andata bene”.
Via XX Settembre però non ci sta: “Il Mef ha agito sempre nel rispetto delle regole e della prassi”. Fanno informalmente sapere del dicastero di Giorgetti tramite le agenzie di stampa, precisando che dal ministro leghista non c’è stata “nessuna ingerenza né interferenza“.
L'articolo Scalata a Mediobanca, così secondo i pm il ministero dell’Economia fu smentito dallo stesso Caltagirone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una denuncia presto archiviata dai pm perché non c’era nessun reato. La Digos della Questura di Torino aveva trasmesso alla procura un’annotazione sulle frasi pronunciate durante una manifestazione pro-Palestina il 9 ottobre da Mohamed Shahin, imam della moschea di San Salvario che aveva affermato di non ritenere gli attacchi di Hamas una violenza. Nelle sue frasi, per le quali la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli ha di fatto chiesto e ottenuto dal ministro Matteo Piantedosi l’espulsione del religioso, la procura non ha trovato alcun elemento per ipotizzare una violazione del codice penale, neanche un’istigazione a delinquere. Era quindi stato aperto un fascicolo “modello 45†per “fatti non costituenti notizie di reatoâ€, poi archiviato. E così, quando il Viminale ha chiesto all’autorità giudiziaria se ci fossero ragioni contrarie all’espulsione, come l’esistenza di importanti procedimenti a suo carico, l’autorità giudiziaria torinese ha risposto con un nulla osta. Non un’autorizzazione – precisano dagli uffici –, ma la risposta a una precisa domanda del ministero.
Shahin, egiziano di 46 anni, da oltre venti anni in Italia, si trova ancora rinchiuso nel Centro di permanenza per il rimpatrio a Caltanissetta, lontano centinaia di chilometri dalla moglie, una mediatrice culturale, dai due figli e dai suoi avvocati, Fairus Ahmed Jamas e Gianluca Vitale. Venerdì la Corte d’appello di Torino ha convalidato il suo trattenimento nel Cpr siciliano. Il giorno prima, nel corso dell’udienza, collegato in videoconferenza con la giudice Maria Cristina Pagano, Shahin aveva affermato: “Non sono un sostenitore di Hamas e non sono una persona che incita alla violenzaâ€, aggiungendo di ritenere che “anche il popolo palestinese dovrebbe avere una propria sovranità â€. Alla giudice, l’imam ha affermato che un rimpatrio in Egitto metterebbe a rischio la sua incolumità per via delle sue posizioni contrarie al regime di Abdel Fattah Al-Sisi e che alcuni parenti sono stati arrestati per questo motivo. Sempre nel corso dell’udienza, sono emersi due elementi che hanno portato il ministero a ritenerlo pericoloso per lo Stato italiano. In sostanza, a Shahin vengono contestati due contatti. Il primo è quello con Gabriele Ibrahim Delnevo, un 23enne genovese morto da foreign fighter in Siria. I due erano stati fermati nel marzo 2012 per un controllo occasionale a Imperia. L’imam ha spiegato di non aver conosciuto bene Delnevo. Il secondo riguarda invece Elmadhi Halili, un giovane condannato per aver propagandato materiali dell’Isis in lingua italiana. Alla base, ci sarebbe un’intercettazione messa agli atti dell’ultima inchiesta su Halili, una conversazione nella quale diceva a un suo contatto di andare alla moschea di via Saluzzo. Alla giudice, Shahin ha spiegato di averlo visto in alcune occasioni frequentare il centro di preghiera, nulla di più. Nessun coinvolgimento maggiore nelle attività dei due, ma dei contatti sporadici sono bastati al ministero per decretarne l’espulsione.
Venerdì, oltre al verdetto della Corte d’appello che conferma la permanenza nel Cpr, è arrivata anche quella della commissione territoriale della prefettura di Siracusa, che ha rigettato la domanda di protezione internazionale fatta lunedì, al momento del trattenimento di Shahin. Ora gli avvocati Vitale e Ahmed Jamas sono al lavoro per ricorrere contro tutte le decisioni prese finora dall’autorità contro Shahin: un ricorso in Cassazione contro il trattenimento, un ricorso al Tribunale civile di Siracusa contro il rigetto della domanda di protezione internazionale, uno al Tar del Piemonte contro l’annullamento del permesso di soggiorno e, infine, al Tar del Lazio contro il decreto firmato da Piantedosi in persona.
L'articolo La procura di Torino aveva archiviato l’indagine sull’imam Shahin che Piantedosi vuole espellere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il dna sulle unghie di Chiara Poggi, la vittima. L’impronta 33, cioè una parte del palmo della mano, rimasta su una parete delle scale che portano nel seminterrato. Le telefonate anomale a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto. Il biglietto del parcheggio di Vigevano presentato come alibi, non richiesto da nessuno. Sullo sfondo la presunta corruzione dell’ex procuratore facente funzioni Mario Venditti per l’archiviazione dell’inchiesta del 2017. Corre lungo questi paletti il filo che raccoglie al momento l’insieme di indizi che la Procura di Pavia rafforzano la propria ipotesi accusatoria nei confronti di Andrea Sempio come vero responsabile del delitto di Garlasco. Di tutte queste circostanze si è scritto in lungo e in largo: saranno sufficienti per sostenere un processo davanti alla Corte d’Assise o addirittura, prima, ottenere il rinvio a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare? Quello che si sa è che entro la primavera del 2026 la Procura è intenzionata a chiedere di mandare a processo il commesso di 37 anni, amico d’infanzia di Marco Poggi, fratello della vittima. La domanda è se davvero il quadro dell’accusa si poggia su questi elementi – alcuni dei quali almeno contestabili dalle difese e, per la linea avuta fin qui, anche dalle parti civili – o se ce ne sono altri rimasti finora coperti che eventualmente avrebbero bisogno di queste altre circostanze diventate note – il dna, il biglietto, l’impronta sul muro – solo per rafforzare la ricostruzione dei magistrati in questa inchiesta a distanza di 18 anni dal fatto. E in questa direzione andrebbero anche la nuova “Bpa“, l’analisi delle tracce di sangue effettuata con le più moderne tecnologie, e la consulenza medico legale che la Procura ha affidato da una delle esperti più autorevoli nel suo campo, Cristina Cattaneo.
Quello che è possibile “fermare” è che il dna non può essere la prova regina, anzi forse è scorretto chiamarla anche prova: è un fatto che è il risultato dell’incidente probatorio – quindi col contraddittorio tra le parti – e verrà portata come tale dentro l’eventuale dibattimento, ma è probabile che il dibattito che ne nascerà è “come” quel dna è finito sulle unghie di Chiara Poggi perché la difesa già solleva la questione della contaminazione da contatto. Ad ogni modo la perita del tribunale Denise Albani ha fissato un concetto rispetto alle sue analisi sulle unghie: quel dna è di un individuo maschile del ramo paterno della famiglia Sempio: padri, zii, cugini. Il problema è che nessuno dei familiari di Andrea Sempio è mai stato nella villetta di Garlasco, ad eccezione del giovane che al momento è l’unico iscritto (noto) nel registro degli indagati. I legali della famiglia Poggi insistono che si tratta di “un dato scientifico non attendibile” e di valori “non consolidati” perché non replicabili. Gli avvocati di Sempio sostengono già da tempo che il giovane frequentava la villetta assiduamente e la vittima può aver toccato un oggetto con cui Sempio era entrato in contatto in precedenza. Un argomento che i pm e i carabinieri che conducono l’indagine sarebbe smentito dalla circostanza che sulle stesse unghie non ci fosse materiale genetico né dei familiari stretti né dell’allora fidanzato di Chiara Alberto Stasi, che è stato con lei sicuramente fino alla sera prima ed è oltretutto condannato in via definitiva per quel delitto e quindi – per la giustizia italiana – unico responsabile.
Ora indiscrezioni dei giornali parlano anche della ricostruzione del possibile movente del delitto. I passaggi da qui alla conclusione delle indagini (che potrebbe essere all’inizio dell’anno) riguardano altri accertamenti della Procura di Brescia sul filone della corruzione del magistrato che chiese l’archiviazione, Venditti. E dall’altra parte, quasi a specchio, proseguirà la raccolta di testimonianze di persone informate dei fatti a Pavia: il carabiniere Silvio Sapone è già stato sentito due volte, sono stati ascoltati gli avvocati di Sempio nel 2017 (Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi), è stato verbalizzato il racconto dell’ex pm Giulia Pezzino (che era co-titolare del fascicolo di 8 anni fa). Ora toccherà a Laura Barbaini, la ex sostituta pg della Corte d’appello di Milano che al processo di secondo grado chiese e ottenne la condanna di Stasi e che dovrà chiarire per quale motivo inviò carte riservate alla Procura di Brescia e due memorie dettagliate a Venditti che era in procinto di chiudere le indagini.
L'articolo Garlasco | Il dna sulle unghie, l’impronta sul muro, lo scontrino, le telefonate: quali sono (ad oggi) gli indizi contro Sempio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nonostante la pioggia battente la manifestazione contro il ponte sullo Stretto, a Messina, ha avuto una grande partecipazione. “Siamo in 15.000, un record” dicono gli organizzatori del corteo. Presente anche Elly Schlein insieme a Angelo Bonelli. “Da Messina al corteo contro il Ponte diciamo al governo di fermarsi su un progetto che il Pd ritiene sbagliato e dannoso sia dal punto di vista economico, che ambientale che sociale”, ha detto Schlein spiegando anche il parere della Corte dei Conti che ha parlato di “violazione” delle direttive europee. “Tutte cose che devono portare il governo Meloni a fermarsi”, ha rimarcato la segretaria dem.
L'articolo Corteo no Ponte a Messina, gli organizzatori: “Siamo 15mila”. Anche Schlein in piazza: “Progetto sbagliato e dannoso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Vorrei parlare direttamente ai ragazzi che hanno scritto quello scempio sulle mura del bagno. Vi sentite forti? Vi sentite grandi? Così grandi da aver fatto quello che non dovevate senza avere nessuna ripercussione? Forse anche ridendo mentre scrivevate i nomi di tutte quelle ragazze. Ma sorge una domanda, cos’è che vi fa ridere. Cos’è che vi fa sentire così forti e intoccabili da ridere di violenze che donne subiscono tutti i giorni?†Il giorno dopo la scoperta della “Lista stupri†sul muro di un bagno del liceo classico Giulio Cesare di Roma, gli studenti si sono riuniti in assemblea straordinaria durante l’intervallo per far sentire la propria voce. A parlare per prima è una delle ragazze comparse nell’elenco insieme ad altri otto, tra cui c’è un ragazzo e i membri delle liste di rappresentanza della scuola. Non si sa ancora chi sia stato e quale sia il motivo.
“È grave quello che avete scritto tanto quanto la leggerezza con cui l’avete fatto – dice la studentessa – e non mi riferisco al ragazzo che ha scritto direttamente ma anche a tutti quelli che lo hanno appoggiato, che gli hanno detto ‘sì, va bene continua’ o anche che non hanno parlato’â€. Lui, spiega la ragazza, è “un compagnoâ€, “un amicoâ€, “un fratello†di qualcuno. E’ solo “l’ennesima prova della cultura maschile e della sua oppressione†che si è sentito legittimato a ridurre “me e altre sette ragazze a oggetto, a mero scherzo usando la leggerezza che si userebbe per fare una lista della spesaâ€. “Non sanno – continua – cosa significa uscire di casa e avere sempre la paura che possa succedere qualcosa, non sanno cosa sono i commenti inopportuni, lo stalking o l’avere paura, e io voglio che almeno in scuola questa paura non ci sia. Vergognatevi perché è l’unica cosa che potete fare adessoâ€.
La lista è comparsa due giorni dopo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Qualcuno ha anche accartocciato e strappato i fogli di una petizione, dei moduli per raccogliere la partecipazione a un’assemblea transfemminista. Sono stati distrutti anche le locandine della manifestazione del 25 novembre. “Pensi che dentro scuola si parli abbastanza del tema della violenza? – si leggeva sui fogli strappati e buttati via – Ritieni che rappresenti un problema? Se trovi un disagio, firma quiâ€.
Gli studenti sono in agitazione: hanno indetto un’assemblea straordinaria a ricreazione, organizzato un flash mob e condiviso sui social. “Io me lo aspettavo, ogni anno succede qualcosa – ci racconta Viola, che fa parte di un collettivo (Zero Alibi) – lo scorso anno avevamo attaccato alcuni striscioni sul tema e sono stati bruciati e buttati nel waterâ€.
Chi prende la parola, denuncia un clima di generale giudizio e timore, anche legato alla scelta del vestiario, alla tacita accusa che si cela dietro il “com’era vestita?â€. “Lo stupro – spiega un’altra studentessa prendendo la parola – è un atto gravissimo: distrugge la persona, deumanizzandola e rendendola al pari di un oggetto non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente perché il volere di quella persona non viene rispettato e consideratoâ€. Ci sono gli applausi. “Sono scioccata da come una cosa del genere possa essere normalizzata. Sono stanca di piangere davanti alle violenze. Io sono arrabbiataâ€.
Anche i genitori si stanno muovendo sulle chat e scrivendo alla dirigente scolastica per far sì che si faccia luce sulla questione. “Il 25 novembre tutti ci siamo riuniti in cortile e tutti avevano un segno rosso in faccia – dice Viola – poi sono comparse le scritte nel bagno e la preside prende la parola e spiega che c’è il ‘pieno sostegno nei confronti delle attività formative che docenti e studenti vorranno mettere in atto per far emergere ancora una volta il bel volto della scuola n cui ogni forma di violenza viene bandita’. Ma davvero l’importante è il volto della scuola e che la scuola non ne esca lesa? Quale modello di scuola ci viene presentato? Questo è un luogo che risulta sicuro? Vogliamo una scuola accessibile, aperta e sicura, non una scuola ostileâ€.
La preside Paola Senesi, nel giorno in cui il ministro Valditara ha esortato a fare chiarezza, ha ribadito con una nota “fortemente la condanna nei confronti di qualsivoglia stereotipo e violenza di genere sia essa fisica, verbale, psicologica o digitale”. La stessa preside, nel 2021, era stata contestata dagli studenti per essersi opposta a corsi sull’aborto e avrebbe precisato che per “volto†intendeva l’essenza della scuola stessa e degli studenti. Nello stesso comunicato la preside ha definito quanto avvenuto una “scriteriata esternazioneâ€.
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“Ricordo che il professore mi ha chiesto di raccogliere gli scontrini fiscali che i clienti lasciavano alla cassa, o quelli caduti a terra, per poi consegnarglieli. Forse per questo motivo trovate scontrini di piccolo importo pagati anche in contanti. Nel tempo ho più volte consegnato gli scontrini raccolti direttamente al professore”. Il piccolo importo in questione riguarda soprattutto 7 scontrini, di 1 euro, 1,20, 1,50, 2 euro, o perfino l’esoso 4,50. Sono scontrini, che – secondo quanto ricostruito dalla procura di Messina – un commerciante di un emporio cinese ha dato a Salvatore Cuzzocrea, che a sua volta li ha presentati all’università di Messina, da lui guidata in quel momento, per ottenere un rimborso.
Gli scontrini presentati sono arrivati poi alla cifra complessiva di 18.240 euro. Era in questo emporio che l’ex rettore di Messina, e presidente della Crui, la Conferenza dei rettori italiani, aveva acquistato “materiale elettrico per un utilizzo edile (bobine di cavo elettrico anche di dimensione sino a 4 mm, pozzetti, morsetti, canaline, tubo corrugato anche di grosso diametro, faretti, interruttori, prese eÑÑ), nonché casalinghi (detersivi, bacinelle, ferramenta, ruote ecc.) in grandi quantità â€. Così si legge nel decreto di sequestro firmato dal gip Eugenio Fiorentino, su richiesta della procuratrice aggiunta Rosa Raffa e delle pm Liliana Todaro e Roberta la Speme. Nelle 700 pagine del decreto che dispone il sequestro di 1 milione 600 mila euro si legge anche dei bonifici fatti da 14 ricercatori. Cuzzocrea è anche ordinario di Farmacologia e a capo di una dozzina di studi di ricerca. “Disconosco le firme apposte su tutte le richieste di rimborso che mi sono state poste in visione, ad eccezione di , non ero a conoscenza del fatto che il prof. Cuzzocrea presentasse delle richieste di rimborso a mio nomeâ€, così racconta uno dei 14 ricercatori, ma le versioni sono un po’ tutte uguali. E un’altra racconta: “Non ero a conoscenza del fatto che il prof. Cuzzocrea presentasse delle richieste di rimborso a nome mio. Solitamente, ci rivolgevamo al prof. Cuzzocrea quando mancava qualcosa in laboratorio, e sapevo che lui anticipasse le spese per l’acquisto del materiale di consumo. Pertanto, quando mi venivano accreditate sul conto corrente personale le somme da parte dell’Università , io procedevo immediatamente a rigirarle al professore Cuzzocrea, pensando che si trattasse di rimborsi per spese da lui sostenute per l’acquisto di materiale da laboratorio che, di volta in volta, gli chiedevamo di acquistare. Pensavo fosse una procedura regolare trattandosi comunque di soldi tracciabili e accreditati sul conto corrente da parte dell’università di Messina, procedura tra l’altro avvallata anche dagli uffici amministrativiâ€.
Non a caso il gip parla dell’esistenza “di un vero e proprio sistema architettato dal Cuzzocrea per appropriarsi di parte dei fondi destinati alla ricerca, di cui egli aveva la disponibilità giuridica, mediante un sistematico abuso delle proprie funzioni pubbliche (di responsabile scientifico dei progetti e di rettore dell’Università ), accompagnato dalla predisposizione di atti falsi o di altri artifici, tali da gonfiare gli importi chiesti a titolo di rimborsoâ€, scrive il gip Fiorentino. Che sottolinea anche: “Approfittando del clima di soggezione e, in parte, di lassismo degli organi deputati all’istruttoria ed ai controlli: in taluni casi l’indagato ha chiesto il rimborso quali spese afferenti ai progetti di ricerca di beni destinati alla già menzionata società Divaga, in altri si è addirittura munito di scontrini precedentemente gettati dai clienti all’interno degli esercizi commerciali, ove era solito fare acquisitiâ€.
Ma non è ancora tutto, in un altro caso il comune di Messina aveva a disposizione del basolato in eccesso, frutto di un lavoro ormai concluso in una struttura, ne ha dunque fatto dono all’università di Messina. Quel basolato, però, secondo quanto ricostruito dalle magistrate, è finito nell’ampio maneggio di cui Cuzzocrea è titolare per l’80 per cento (il restante 20 è della moglie).
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Al cuore non si comanda, ma soprattutto alla passione almeno per quanto riguarda i protagonisti di “Isla de las tentaciones, ossia il “Temptation Island†spagnolo. Ma cosa è successo che ha scatenato le proteste – e in alcuni casi anche l’ilarità – dei telespettatori spagnoli? Sono diventate virali, con migliaia di visualizzazioni, le immagini di un rapporto sessuale tra due dei protagonisti del dating show: Claudia Martinez (fidanzata) e Gerard Moreno (tentatore).
I due si sono lasciati andare alla passione da diversi giorni, prima in piscina e poi – finalmente per i tifosi della coppia – in camera da letto. Ma le telecamere a infrarossi hanno immortalato il momento di sesso tra Claudia e Gerard con tanto di microfono acceso e movimenti sussultori, che ben poco spazio lasciavano all’immaginazione. Per chi ama i numeri: il rapporto complessivo è durato 12 minuti.
Chi conosce la tv spagnola, in realtà non si stupisce più di tanto, perché è già capitato in passato che in alcuni reality non si sia censurato alcuna immagine riguardante amplessi sessuali o altro. Una cosa è certa il fidanzato di Claudia, Gilbert non l’ha proprio presa bene. Le immagini sono state mostrate, nude e crude.
Portate i sali a Pier Silvio.
AIUTOOOOOOOOOOOOP.S.: se non avesse visto, staccategli la tv, altrimenti si mette in clausura per purificare la sua anima. ????#GrandeFratello #GranHermano pic.twitter.com/wv5DUyXIiW
— Francesco (@CIAfra73) November 28, 2025
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Oscar Piastri vince la Sprint Race del Qatar per il terzo anno consecutivo e accorcia a -22 lo svantaggio da Lando Norris (3°), che però se domenica vincesse il normale GP (via di gara alle 17 con diretta su Sky Sport F1 e differita in chiaro su TV8 alle 21.30) sarebbe Campione del Mondo per la prima volta in carriera. George Russell (2°) finisce sul podio con la sua Mercedes. Lontano dalle McLaren Max Verstappen (4°), davanti al compagno Yuki Tsunoda (5°). Hanno chiuso a punti: Andrea Kimi Antonelli (6°), Fernando Alonso (7°) e Carlos Sainz (8°). Alle 19 le qualifiche con diretta su Sky Sport F1 e in chiaro su TV8. Questa la classifica aggiornata: 396 Norris, 374 Piastri, 371 Verstappen.
Il Qatar sembra essere la pista ideale per Oscar Piastri, e l’australiano lo ha dimostrato ancora una volta. Dopo le due vittorie nelle Sprint degli anni passati, sulla pista che esalta le caratteristiche della McLaren (che stavolta ha anche potuto scaricare un po’ la macchina), Piastri ha centrato il tris, lanciando un chiaro segnale ai suoi rivali mondiali. Una vittoria importante nella breve, ma cruciale, gara di Lusail, che lo aiuta a risalire la china dopo un periodo complicato iniziato con i due incidenti di Baku e proseguito con prestazioni altalenanti tra Singapore, Austin e Brasile.
Lo sapeva anche Lando Norris, che ha riconosciuto il momento d’oro del compagno di squadra e — dopo aver subito una ruotata al via da George Russell al via — si è comportato come un vero stratega, massimizzando il risultato e portandosi a casa un 3° posto che gli permette di sognare in grande in caso di successo domenica nel normale GP. “Non ho guardato Max all’inizio — ha spiegato Lando — mi sono concentrato sul recupero, lo stint è sembrato infinito, ho dato il massimo. Qui sorpassare non è semplice, quindi le qualifiche saranno decisive. Mi sento fiduciosoâ€.
Verstappen, invece, paga ancora una volta un assetto non ottimale, che il team fatica a trovare nei weekend con Sprint. Situazione simile a quanto accaduto in Brasile, dove Max, dopo un venerdì difficile e un sabato terminato con l’uscita nel Q1, era riuscito a rilanciarsi con una domenica brillante. Dopo aver passato Alonso e Tsunoda al via, il quattro volte campione del mondo ha seguito la McLaren di Norris, sfruttando qualche giro di gestione gomme prima di spingere e trovare riparo. Il setup imperfetto della sua vettura rispetto a quella di Tsunoda — evidente già nella qualifica Sprint di venerdì, con il 5° posto del giapponese e il 6° dell’olandese — e il fastidioso “sottosterzo davanti e sovrasterzo dietroâ€, come dichiarato a caldo dopo la sessione, hanno tolto punti preziosi in ottica Mondiale, allontanando ulteriormente il titolo salvo colpi di scena finali. Colpi di scena che difficilmente porteranno a un’altra squalifica come quella subita dalla McLaren a Las Vegas, per colpa del plank troppo consumato.
Per la Ferrari è un altro weekend da incubo. Lewis Hamilton, partendo dalla pit-lane, ha approfittato per cambiare l’ala posteriore e raccogliere dati utili in vista di qualifiche e gara, chiudendo con un amarissimo 17° posto. Charles Leclerc, partito male, ha perso la corda in curva 1 e 2 e superato da Isack Hadjar (9° alla fine), lottando con Ollie Bearman (12°) e Liam Lawson (14°). Le frustrazioni del monegasco traspaiono via radio: “Dopo la partenza ho pensato davvero di andare contro il muro in curva 1â€. Anche Lewis ci è andato giù duro: “Come abbiamo peggiorato l’auto dopo venerdì?â€. Insomma buio totale, per un team retrocesso dal secondo posto dello scorso campionato al quarto del campionato attuale, senza mai migliorare in stagione.
Una gara da dimenticare e un team, quello di Maranello, che non vede l’ora che la stagione finisca, dopo essersi concentrato a metà stagione direttamente sull’auto 2026. A punti Andrea Kimi Antonelli — quinto al traguardo, poi penalizzato di cinque secondi per track limit, retrocedendo dietro Tsunoda — poi il duo spagnolo Alonso e Sainz. In top-10, ma fuori dai punti, Alexander Albon (10°).
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“Ministro lo sa che per andare a scuola uno studente deve spendere 1.170 euro? Non risponde agli studenti?”. Con queste parole una ragazza si è avvicinata e ha provato a “inseguire” il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, oggi in visita al salone Job&Orienta alla Fiera di Verona. Lo rende noto La Rete degli Studenti Medi di Verona, che ha diffuso il video della breve discussione con Valditara, il quale ha risposto che “la scuola è gratuita”.
“Oggi – afferma Zoe Zevio, coordinatrice della Rete di Verona – abbiamo scelto di far sentire la voce di chi ogni giorno vive la scuola da dentro, perché non è accettabile che gli studenti e le famiglie debbano affrontare spese di migliaia di euro per veder riconosciuto quello che dovrebbe essere un diritto garantito dalla costituzione. Il Ministro come spesso fa il Governo Meloni nega i dati e l’evidenza, parandosi gli occhi davanti all’espressione concreta di un profondo disagio”.
Secondo l’organizzazione “la scuola disegnata da Valditara non fa altro che imporre un sistema meritocratico basato sulla concorrenza, che non tiene conto delle condizioni di partenza, pesando in maniera gravosa sulle spalle delle famiglie e deteriorando il benessere psicologico degli studenti”.
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Un nuovo sondaggio rivela quanto i pazienti oncologici si sentano impreparati e vulnerabili nel periodo che intercorre tra la diagnosi e l’inizio del trattamento. La ricerca è stata finanziata da Abbott, che ha pubblicato “The Prehabilitation Methodâ€, una guida dedicata a chi affronta una diagnosi oncologica per imparare a utilizzare quel tempo in modo utile, attraverso un percorso di preabilitazione basato su alimentazione, attività fisica e benessere psicologico. Oltre la metà dei partecipanti (56%) non aveva mai sentito parlare di questo approccio.
Secondo quanto è emerso dal dossier, dopo l’intervista a 500 adulti che hanno ricevuto una diagnosi di tumore negli ultimi cinque anni, un quarto dei pazienti afferma che nulla avrebbe potuto prepararli alla lunga e angosciante attesa che precede le cure. Le settimane successive alla diagnosi sono state caratterizzate da sentimenti intensi: il 46% ha riportato ansia, il 40% incertezza e il 23% una sensazione di totale smarrimento.
Dallo studio emerge che, mediamente, i pazienti hanno dovuto aspettare tre settimane prima di iniziare il trattamento. Durante questo periodo, il 92% ha dichiarato di non sentirsi in controllo della propria vita, faticando a gestire emozioni, routine quotidiane e capacità decisionali.
Imogen Watson, dietista e responsabile degli affari medici e scientifici di Abbott nel Regno Unito, ha spiegato: “Non sono sorpreso dal fatto che appena viene fatta la diagnosi il paziente oncologico inizia a sviluppare uno stato d’ansia, paura e confusione – e ha aggiunto – Spesso si va nel panico e non si sa come agire, ma il tempo tra la diagnosi e l’inizio delle cure può assolutamente aiutare a prepararsi per quello che verrà dopo, sia mentalmente che fisicamente. Speriamo di aumentare la consapevolezza del concetto di preabilitazione, è assurdo che le persone si sentano perse e preoccupare durante quel periodo, questo perché abbiamo lavorato con persone con molta esperienza che possono rappresentare una guida”.
Nel periodo precedente alle cure, molti partecipanti hanno trascorso il tempo guardando la TV, facendo ricerche sulle terapie o passeggiando. Alcuni hanno dedicato più tempo alla famiglia, altri hanno scelto di concentrarsi sulla salute mentale. Tuttavia, il 23% non era consapevole del ruolo fondamentale dell’alimentazione, mentre un quinto avrebbe voluto sapere come sfruttare meglio il tempo a disposizione. Solo il 15% dei pazienti si è detto maggiormente preoccupato per la propria capacità di affrontare la diagnosi; il 39%, invece, temeva soprattutto per i propri cari.
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Hanno subito scatenato polemiche le parole della Relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, che ha condannato l’assalto alla redazione torinese della Stampa. Aggiungendo l’auspicio che quanto accaduto possa servire da “monito” all’informazione perché “torni a fare il proprio lavoro”. “E’ necessario che ci sia giustizia per quello che è successo alla redazione. Sono anni che incoraggio tutti quanti, anche quelli più arrabbiati, la cui rabbia comprendo e credetemi è anche la mia, che dico bisogna agire così” con le mani alzate, che “non bisogna commettere atti di violenza nei confronti di nessuno, ma al tempo stesso che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del nuovo lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione”. Albanese ha parlato così dal palco di Rebuild Justice, l’evento organizzato dal Global Movement to Gaza all’Università Roma Tre, in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. Poi, rispondendo ai giornalisti che l’hanno fermata a margine, ha chiesto “Perché non avete anche coperto quello che è successo a Genova e in altre 40 o 50 città italiane dove sono in tantissimi a essere scesi in piazza?”.
“È molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa. La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge”. La risposta arriva direttamente dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Sui social aggiunge: “Chiunque cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso. La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità ”, conclude Meloni. Che non è la sola a respingere i distinguo di Albanese. “Mi fanno orrore le parole di Albanese sulla aggressione fascista alla redazione de La Stampa, la solidarietà pelosa, il ditino, il ‘monito’ a chi fa bene il suo mestiere, quello di informare. Le lezioni anche no”, scrive sui social il senatore del Pd, Filippo Sensi. E poi la Lega, con la deputata Simona Lizzo: “E’ inquietante dare la solidarietà ai giornalisti de La Stampa vittime di un’aggressione para comunista e poi dire, ‘che sia da monito’: le parole di Francesca Albanese sono veramente inquietanti e il centrosinistra sta in silenzio. Qual è il significato? Che i giornalisti devono stare attenti a non criticare i pro-Pal sennò poi subiscono le conseguenze?”.
Per il partito della premier ha parlato, tra gli altri, il vicecapogruppo di FdI alla Camera, Alfredo Antoniozzi. “Che significa, “dò la solidarietà a La Stampa ma sia un monito”? Le parole di Albanese sono molto gravi. Significa che i giornalisti italiani sono occupati da ‘neo sionisti, nazisti, fascisti’? Qual è il monito? Che bisogna stare attenti a ciò che si scrive? Rimango veramente perplesso e basito”. E poi Carlo Calenda, con un augurio: “Albanese è un’altra di quelle figure – come Ilaria Salis – di cui la sinistra si dovrà a un certo punto vergognare. Speriamo”, ha scritto su X il leader di Azione.
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