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Economia a cura di Redazione Economia
Maxi richiesta di risarcimento danni dei commissari dell’ex Ilva ad ArcelorMittal: chiedono 7 miliardi per “cattiva gestioneâ€

Richiesta di risarcimento danni da 7 miliardi di euro dai commissari governativi che da due anni gestiscono l’ex Ilva ad ArcelorMittal, il gruppo franco indiano che l’aveva acquisita nel 2018 salvo poi annunciare il recesso dal contratto e, a valle di una battaglia legale rimanere azionista in coabitazione con Invitalia. Secondo una denuncia presentata questo mese al tribunale di Milano e visionata dal Financial Times, Acciaierie d’Italia ha citato in giudizio la controparte chiedendo un risarcimento per la “cattiva gestione†da parte di ArcelorMittal. La mossa arriva mentre il governo tratta con il fondo Flacks in vista di una nuova cessione del siderurgico.

“La due diligence forense condotta dai commissari ha dimostrato che gli squilibri finanziari della società sono il risultato di una strategia deliberata e precisa, perseguita nel tempo, volta a trasferire sistematicamente e unilateralmente risorse finanziarie dalla società (italiana ndr.) alla sua società madreâ€, si legge nella denuncia presentata dall’avvocato Andrea Zoppini, che ricalca il ricorso presentato già nel 2019 dai legali di Ilva in amministrazione straordinaria.

Il documento è stato formalmente notificato oggi ad ArcelorMittal lunedì. La denuncia, osserva Ft, è destinata a diventare una delle più grandi richieste di risarcimento mai presentate in un tribunale italiano.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 21:14:51 +0000
Giustizia a cura di Redazione Giustizia
La “lapidazione verbale†e il processo mediatico: perché la Corte d’appello ha ridotto la pena ad Alessia Pifferi

Non solo un processo penale, ma una pubblica gogna permanente. È anche attorno al concetto di “lapidazione verbale†che la Corte d’assise d’appello di Milano costruisce una parte centrale delle motivazioni con cui, lo scorso novembre, ha ridotto dall’ergastolo a 24 anni di carcere la condanna inflitta in primo grado ad Alessia Pifferi, accusata dell’omicidio della figlia di un anno e mezzo, lasciata sola in casa per sei giorni fino a morire di stenti.

Nelle 193 pagine depositate dai giudici, il clamore mediatico che ha accompagnato la vicenda viene descritto come un fattore tutt’altro che marginale, capace di incidere non solo sulla percezione pubblica dell’imputata, ma anche sul suo comportamento processuale e sull’intero svolgimento del giudizio. Un’esposizione mediatica definita “sofferta†e tale da rendere “difficile negare la lapidazione verbale†subita dalla donna per l’omicidio della figlia. Una bimba di appena 18 mesi lasciata morire di stenti per passare alcuni giorni con il compagno. Ma il biberon lasciato non era bastato alla piccola Diana.

Secondo la Corte, infatti, non vi sono elementi per affermare che il comportamento processuale di Pifferi successivo alla morte della bambina sia stato espressione di “accentuata capacità a delinquereâ€. Al contrario, esso sarebbe “sintonico con la deficitaria personalità dell’imputata†e dunque compatibile con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, concesse in equivalenza all’unica aggravante ritenuta sussistente: il vincolo di parentela.

Ferma restando “l’eccezionale gravità†dei fatti, i giudici d’appello hanno chiarito di voler infliggere una pena non meramente afflittiva, come l’ergastolo, ma coerente con la finalità rieducativa della sanzione. In questa prospettiva assumono rilievo le “connotazioni soggettive†della quarantenne, oggi detenuta, tra cui una vera e propria “metamorfosi†maturata nel tempo e legata, secondo la Corte, a un “processo televisivo†che ne ha stravolto l’immagine e il ruolo. Un passaggio centrale delle motivazioni è dedicato proprio a quello che i giudici definiscono il “processo televisivo Pifferiâ€, oggetto di un’analisi critica senza sconti. Il collegio ha accolto le argomentazioni della difesa, rappresentata dall’avvocata Alessia Pontenani, richiamando l’incensuratezza dell’imputata, le sue condizioni economico-sociali e l’“estrema marginalità†in cui avrebbe vissuto.

Ma soprattutto, la Corte sottolinea come l’esposizione mediatica abbia avuto “ricadute deleterie e devastanti†sulla condotta processuale, interferendo persino con l’assunzione delle prove tecniche e scientifiche e condizionando la spontaneità di alcune testimonianze. Emblematico il caso della madre di Alessia Pifferi, nonna della bambina, che – si legge – sarebbe stata “trasformata obtorto collo in inflessibile accusatrice della figlia†nel tentativo di sottrarsi alla pubblica esecrazione, arrivando a riferire circostanze non vere.

I giudici ricostruiscono anche l’evoluzione personale dell’imputata durante la detenzione. Nei primi giorni di carcere, Pifferi appariva ancora “sé stessaâ€, incapace di comprendere appieno la portata della situazione, fino a stupirsi delle limitazioni della vita in isolamento, come la mancanza di prodotti cosmetici. Con il passare del tempo, però, si sarebbe verificata quella “metamorfosi†documentata negli atti processuali, la cui origine viene individuata proprio nella pressione esercitata dal giudizio mediatico.

È in questo contesto che la Corte affonda il colpo più duro contro il fenomeno della spettacolarizzazione della giustizia, parlando di un “malvezzo contemporaneo†che ha trasformato il processo penale in un “genere televisivo di svago e intrattenimentoâ€. Una deriva che, secondo i giudici, rischia di alterare non solo la dignità delle persone coinvolte, ma anche l’equilibrio stesso del giudizio. La “lapidazione verbaleâ€, dunque, non come attenuante morale del fatto – che resta di inaudita gravità – ma come elemento giuridicamente rilevante per comprendere il contesto umano e processuale in cui la vicenda si è consumata.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 20:47:07 +0000
Cronaca a cura di Redazione Cronaca
Federica Torzullo scomparsa, aperta un’inchiesta dai pm di Civitavecchia

La procura di Civitavecchia ha aperto un’inchiesta sulla scomparsa di Federica Torzullo, la donna di 41 anni della quale non si hanno notizie dall’8 gennaio scorso. Il marito ne aveva denunciato la scomparsa il 9 gennaio, ed erano scattate immediatamente ricerche a tappeto in tutta la zona da parte di carabinieri e vigili del fuoco. Lunedì i carabinieri sono entrati nella casa della donna ad Anguillara Sabazia (Roma) per i rilievi e l’abitazione è stata successivamente sequestrata.

Al momento gli inquirenti indagano per chiarire se si tratti di un allontanamento volontario o altro, senza escludere nessuna ipotesi. Sul caso si è attivata anche la prefettura. Il marito di Federica Torzullo, in contatto con l’associazione Penelope Lazio, è in apprensione. “Non era mai successo prima d’ora che si allontanasse”, avrebbe detto l’uomo. L’auto della donna è rimasta a casa e finora non è apparsa alcuna attività di Federica sui social. L’associazione con un post sui social ha invitato gli utenti a collaborare: “Abbiamo bisogno del vostro aiuto per ritrovare Federica, scomparsa da Anguillara Sabazia, in provincia di Roma”

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 20:37:06 +0000
Televisione a cura di Redazione FqMagazine
Il “carisma†di Laura Pausini per il Festival di Sanremo 2026, l’annuncio di Carlo Conti sulla conduzione

Un ritorno sul palco dell’Ariston che è stato di fatto il suo straordinario trampolino di lancio. Sarà Laura Pausini ad affiancare Carlo Conti nella conduzione della 76esima edizione del Festival di Sanremo. L’annuncio è stato dato dallo stesso direttore artistico e conduttore, Carlo Conti, in collegamento con l’edizione delle 20 del Tg1. La cantautrice presentare la kermesse canora più famosa per tutte e cinque le serate, in programma dal 24 al 28 febbraio 2026.

Pausini è stata tante volte protagonista del festival, dopo le memorabili partecipazioni di inizio carriera, nel 1993 e 1994, e sei presenze in qualità di superospite, tra il 2001 e il 2022. “Ringrazio Laura per aver accettato subito con entusiasmo il mio invito. È un grande onore ed una gioia condividere la conduzione del festival con un’artista ed una donna così forte, così carismatica e divertente come Laura. Con noi poi si alterneranno ogni sera vari co-conduttori e co-conduttrici con i quali animeremo il palco dell’Aristonâ€.

“Sanremo è il mio destino. Il mio sorriso. La mia tentazione. La mia paura – commenta Laura Pausini – A Sanremo sono nata artisticamente nel 1993 e quest’anno torno orgogliosa e commossa perché con tutto l’onore e la gioia del mondo condurrò con Carlo Conti la 76° edizione del Festival. Le prime volte non si scordano mai e come quando si dà il primo bacio mi sento emozionata. Ho passato tutti gli anni della mia vita vedendo Sanremo e mai avrei pensato di trovarmi ora in questo ruolo. Ringrazio Carlo, la stima che provo per lui da sempre è diventata anche fiducia, è riuscito a sbloccare la mia paura nell’immaginarmi conduttrice. Non vedo l’ora di divertirmi e commuovermi con lui al mio fianco. Farò davvero tutto il possibile per essere all’altezza di questo palcoscenico che rimane il più importante per meâ€.

Icona pop a livello globale, più di 75 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, più di 6 miliardi di streamings, prima e unica italiana a vincere 1 Grammy Award e ad entrare nella Billboard Hot 100, Laura Pausini ha conquistato 4 Latin Grammy Awards, è stata celebrata dalla Latin Recording Academy come “Person of the Year 2023†(prima in assoluto non madrelingua spagnola a ricevere questo riconoscimento). Nel suo palmarès vanta anche un Golden Globe, una candidatura agli Oscar e agli Emmy Awards. Vanta inoltre la co-conduzione internazionale dell’edizione 2022 di Eurovision Song Contest, a Torino, con Mika e Alessandro Cattelan.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 19:40:03 +0000
Cronaca a cura di Redazione Esteri
Alberto Trentini: “Sono qui nella residenza dell’ambasciata italiana a Caracas. Sono liberoâ€

“Sono Alberto Trentini. Sono qui nella residenza dell’ambasciata italiana a Caracas. Sono libero”. Con queste parole, pronunciate al Tg1, Alberto Trentini ha annunciato la fine di un incubo durato oltre 400 giorni nelle carceri venezuelane. “Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato ed ha portato a termine la liberazione mia e di Mario (Burlò, ndr)”. La loro scarcerazione è il risultato di un delicato incastro diplomatico, maturato nel passaggio dal “muro†eretto dal regime di Nicolás Maduro a un nuovo corso incarnato dalla presidente Delcy Rodríguez. Il riconoscimento politico espresso dall’Italia verso la nuova leadership venezuelana è stata la chiave che ha aperto i cancelli del carcere di Rodeo 1, dove i due italiani erano rinchiusi come parte del gruppo dei cosiddetti “detenuti politiciâ€.

Il segnale era arrivato giovedì scorso, quando Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale e fratello della presidente, aveva annunciato la liberazione “di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri”. Il giorno successivo Giorgia Meloni aveva pubblicamente auspicato “una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas”, ringraziando Delcy Rodríguez per l’avvio delle liberazioni e manifestando l’aspettativa che il percorso proseguisse. Un messaggio letto a Caracas come il riconoscimento politico a lungo atteso.

Durante la presidenza Maduro, infatti, il caso Trentini e Burlò era rimasto bloccato. I due italiani erano considerati pedine di scambio, utilizzate dal regime per fare pressione sui Paesi occidentali nel tentativo di allentare l’assedio delle sanzioni internazionali. Una strategia a cui l’Italia non poteva cedere, soprattutto nel contesto di forte contrapposizione tra Stati Uniti e Venezuela, accentuata negli anni della presidenza Trump. Per 14 mesi, i tentativi italiani – coordinati dal ministro Tajani e dal sottosegretario Alfredo Mantovano – non erano riusciti a scalfire la linea di Caracas. Sono stati attivati canali politici, diplomatici e di intelligence, coinvolto il Vaticano con appelli pubblici del Papa e una mediazione discreta della Chiesa venezuelana. Un lavoro incessante e silenzioso, su più tavoli, che però non aveva prodotto risultati concreti.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 19:29:02 +0000
Cronaca a cura di Lucio Musolino
Bombole d’ossigeno a chi è “in buona salute e perfino ai morti†a spese dell’Asp: 12 misure cautelari a Reggio Calabria

A Reggio Calabria il Servizio sanitario regionale pagava le bombole non solo ai pazienti che necessitavano di essere curati con l’ossigenoterapia ma anche a soggetti “non titolati in quanto in buona salute e perfino a soggetti decedutiâ€. È quanto c’è scritto nell’ordinanza firmata il 7 gennaio dal giudice per le indagini preliminari, Sabato Abagnale dopo gli interrogatori preventivi eseguiti prima di Natale così come ha previsto la riforma Nordio.

Nell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nas, sono complessivamente 39 gli indagati e, su richiesta della Procura di Reggio Calabria guidata da Giuseppe Borrelli, per 12 di loro è scattata la misura cautelare. I reati contestati dai pm vanno dall’associazione per delinquere al falso ideologico e materiale passando per l’esercizio abusivo della professione sanitaria, l’accesso abusivo a sistema informatico, la truffa aggravata in danno del sistema sanitario, il favoreggiamento personale, il peculato e la corruzione.

In quattro sono finiti agli arresti domiciliari. Si tratta del titolare della ditta “Macheda Trasporti†Francesco Macheda, di due dipendenti della stessa azienda Fortunato Giovanni Macheda e Stefania Callipari e del medico dell’Asp Giuseppe Villa. Nei confronti degli altri 8 indagati il gip ha disposto misure cautelari più lievi: il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali per 12 mesi nei confronti del rappresentante regionale della multinazionale VitalAire Italia Spa Cristian Aragona e dei farmacisti Maria Anna Zumbo e Antonio Demetrio Pellicanò; l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altri tre dipendenti della “Macheda Trasporti†Giovanni Mallamaci, Isabella Maida e Rossana Spina; e la sospensione dall’esercizio dell’ufficio pubblico e della professione per 12 mesi per i medici dell’Asp di Reggio Calabria Francesco Scopelliti e Attilio Fulgido.

Il titolare e alcuni dipendenti della “Macheda Trasportiâ€, il referente in Calabria della multinazionale “VitalAire Italia Spaâ€, ma anche farmacisti, medici specialisti dipendenti dell’Asp, medici di medicina generale, faccendieri vari e pazienti conniventi. Tutti, stando all’attività investigativa dei carabinieri del Nas, avrebbero fatto parte di un’associazione a delinquere. Per la Procura era un sodalizio criminale che, attraverso l’impiego piani terapeutici, prescrizioni mediche e documenti di trasporto falsi, certificava la consegna di numerosissime di bombole di gas medicale, generalmente utilizzato per patologie pneumologiche o terminali, a pazienti compiacenti, ignari o inesistenti, ponendo il costo del dispositivo sanitario a carico del Sistema sanitario nazionale e di quello regionale. Oltre alle misure coercitive personali e interdittive, il gip ha disposto il sequestro della “Macheda Trasportiâ€, titolare della gestione, commercializzazione e distribuzione del gas medicale, nonché della somma di euro 48mila euro nei confronti della “VitalAire Italia Spaâ€, la multinazionale fornitrice del dispositivo medico.

Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che “le verifiche svolte hanno accertato una gestione illecita della distribuzione delle bombole destinate all’ossigenoterapia, con attribuzioni in sovrannumero a pazienti aventi diritto (eccedenze contabilizzate ai fini del rimborso ma mai consegnate), consegne a soggetti non titolati in quanto in buona salute e perfino a soggetti decedutiâ€.
Le indagini sono iniziate nel maggio 2023, in seguito alle denunce di pazienti sottoposti a ossigenoterapia a lungo termine, i quali lamentavano irregolarità nella consegna delle bombole e riferivano di pressioni da parte di alcuni medici per orientare la scelta della ditta fornitrice dei dispositivi. I primi accertamenti eseguiti dai Nas “evidenziavano – scrive il gip – un predominio assoluto della VitalAire Italia S.p.A. rispetto alle altre ditteâ€.

Le intercettazioni hanno fatto il resto evidenziando, per gli inquirenti, “un sistema fraudolento che, mediante la formazione di falsi certificati medici e con l’ausilio di sanitari e farmacisti, consentiva all’organizzazione di aumentare gli introiti e di alterare il mercato della distribuzione delle bombole per l’ossigenoterapia, sino a determinare, secondo il pm, un sostanziale monopolio in capo alla società farmaceutica VitalAire Italiaâ€.

Nel dettaglio “il sistema richiedeva il coinvolgimento di più professionalità su diversi livelli: i medici specialisti redigevano piani terapeutici attestanti la necessità dell’ossigenoterapia spesso senza che gli accertamenti propedeutici fossero stati realmente eseguiti; i pazienti, per la prescrizione del dispositivo, si rivolgevano al medico di medicina generale, il quale rilasciava la ricetta; i membri della consorteria raccoglievano la documentazione e provvedevano a inoltrare gli ordini presso farmacie compiacenti che inserivano i piani terapeutici e i relativi ordinativi nelle piattaforme regionali ‘WebCare’ e ‘FarmaStat’. Per i dispositivi mai consegnati, venivano richiesti rimborsi illeciti al Servizio Sanitario Regionale e al Servizio Sanitario Provinciale da parte di VitalAire e delle farmacie che avevano gestito gli ordiniâ€.

In cima alla piramide c’erano i fratelli Francesco e Fortunato Giovanni Macheda, ritenuti entrambi capi-promotori dell’associazione a delinquere. Il primo, titolare dell’azienda che distribuiva le bombole, “pianificava le strategie commerciali – ha scritto la Procura nel capo di imputazione – e si rapportava sia con i medici infedeli che con la VitalAire, per il tramite di Cristian Aragonaâ€, il rappresentante regionale della multinazionale. Formalmente dipendente del fratello, invece, Fortunato Giovanni Macheda curava la “parte operativa del business, intratteneva i contatti con alcuni sanitari e con i titolari delle farmacie, in specie con i dottori Pellicanò e Zumboâ€. Inoltre, “dettava le direttive operative ai sodali in merito alla distribuzione delle bombole di ossigeno; partecipava egli stesso allo smistamento dei dispositivi e si adoperava per risolvere le problematiche afferenti al sistema illecito e per adottare strategie utili a sviare le indagini in corsoâ€.

Il gip non ha dubbi quando spiega che “il quadro emerso dalle indagini descriveva un contesto associativo capace di scardinare†la normativa che doveva servire a contrastare le frodi. Piuttosto è emerso “un sistema di cointeressenze tra tutti gli attori coinvolti, che agivano in sinergia per il proprio tornaconto e in danno del Servizio sanitario nazionale e regionaleâ€.
Falsi piani terapeutici rilasciati a non aventi diritto o a aventi diritto ma per quantitativi superiori al necessario. Nell’inchiesta c’è di tutto. Anche il tornaconto dei medici che “ottenevano benefici dalla VitalAire: dispositivi costosi in comodato d’uso gratuito (polisonnografi) e finanziamenti per convegni o trasferte congressualiâ€.
Le intercettazioni hanno fatto il resto e hanno svelato il sistema delle provvigioni interne predisposte da Francesco Macheda per i suoi dipendenti. Come Isabella Maida che, all’interno della “Macheda Trasportiâ€, era “incaricata – si legge nel capo di imputazione – ad affiancare e condizionare l’operato del dottore Francesco Scopelliti, presso il Polo Sud dell’Asp di Reggio Calabriaâ€. Pur essendo dipendente di un’azienda privata, era lei che “provvedeva a veicolare prenotazioni di pazienti presso il Cup del presidio sanitario, occupandosi della gestione dei rinnovi dei piani terapeutici e delle correlate ricette prescrittive dell’ossigenoâ€.

In una conversazione, Isabella Maida spiega come funzionano le provvigioni relative alla quantità dei pazienti loro attribuiti: “E che fai? Mischi le cose e poi dici no perché era già attivo! Dopo che mi rompo il culo e vai avanti e indietro, fai i documenti, questo e quello … a no ma il paziente era attivo è un cambio non te lo pago? No, io non lavoro per la gloria mi dispiace mi basta già quella del Padre Eterno. Io aiuto si, però dico io devo avere il mio tornaconto non è che mi alzo la mattina e aiuto a tutti qua. Se per me il gioco non vale la candela non mi ci applico in questo senso quaâ€. Ad ascoltarla c’era il suo collega Giovanni Mallamaci le cui parole, in un’altra intercettazione, sono la fotografia dell’inchiesta: “Da quant’è che le ricette le gestiamo noi, ma sai quante consegne in più facciamo ogni mese? tu non puoi avere manco l’idea. Noi solo, noi solo su Reggio stiamo arrivando a fare quasi duecento consegne in più. Quando mai ha fatto novecento consegne in un mese, novecento bolle… e non è che dici abbiamo fatto pazienti nuovi, perché pazienti nuovi uno ogni morte di papa ne facciamo. Ne muore uno e ne facciamo un altro, quindi non è che dici va bè hai fatto dieci pazienti nuovi quindi il lavoro è aumentato, le consegne sempre quelle sonoâ€.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 19:08:30 +0000
Economia a cura di Redazione Economia
Trump ora teme la Corte suprema: “Se invalida i dazi sarà un disastro totale, dovremo restituire centinaia di miliardiâ€

Se la Corte Suprema dovesse invalidare i dazi reciproci varati dalla sua amministrazione, gli Stati Uniti sarebbero costretti a restituire “centinaia di miliardi di dollari, e questo senza contare i risarcimenti che i Paesi e le aziende richiederebbero per gli investimenti effettuati nella costruzione di impianti, fabbriche e attrezzature, al fine di evitare il pagamento dei dazi”. Donald Trump ora ha paura. In un post su Truth, il presidente Usa torna a preannunciare sfracelli nel caso i giudici decidessero – la sentenza è attesa a breve – che la Casa Bianca ha abusato del International Emergency Economic Powers Act del 1977, invocato per giustificare il nuovo regime tariffario.

“Aggiungendo questi investimenti, si parlerebbe di trilioni di dollari! Sarebbe un disastro totale, e quasi impossibile per il nostro Paese far fronte a un simile onere”, continua il presidente. “Chiunque affermi che questo possa essere fatto in modo rapido e semplice darebbe una risposta falsa, imprecisa o totalmente errata a questa domanda molto ampia e complessa. Potrebbe non essere possibile, ma se lo fosse, si tratterebbe di una somma di denaro così ingente che ci vorrebbero molti anni per capire di quale cifra stiamo parlando e persino chi, quando e dove pagare. Ricordate, quando l’America brilla, il mondo brilla. In altre parole, se la Corte Suprema si pronuncia contro gli Stati Uniti d’America su questa questione di sicurezza nazionale, siamo fregati“.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 19:08:05 +0000
Calcio a cura di Redazione Sport
Il presidente Aia Zappi squalificato per 13 mesi: bufera nel mondo arbitrale. Ma per il momento rimane in carica

Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato Antonio Zappi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri (Aia), con 13 mesi di squalifica. È stata quindi pienamente accolta la richiesta avanzata oggi in udienza del procuratore federale, che lo scorso 15 dicembre aveva deferito il numero uno dell’Aia per aver indotto gli ex responsabili della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi. Il Tfn ha inoltre sanzionato con due mesi di inibizione Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale dell’Aia.

Il numero 1 dei fischietti era accusato dalla Procura federale di presunte pressioni legate al cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Un’inchiesta a orologeria dietro cui, oltre a una certa ingenuità del diretto interessato e le solite faide intestine all’Aia, si nascondono dietro all’ennesima manovra politica per mettere le mani sulla classe arbitrale italiana.

Dopo essere stato eletto, per far posto a Orsato e Braschi – due grandi ex arbitri, che lui appena eletto voleva coinvolgere nel suo nuovo progetto alla guida dell’Aia – Zappi ha “suggerito†ai dirigenti in carica (Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi) di dimettersi, prospettando loro soluzioni alternative. Questi poi sono diventati i suoi principali accusatori.

Essendo la sentenza immediatamente esecutiva, da oggi il Presidente Zappi non può operare e la gestione dell’Aia passa in mano al suo vicario Francesco Massini, in attesa del secondo grado dopo lo scontato ricorso alla Corte d’Appello. Ma per il momento Zappi rimarrà presidente dell’Aia: In base allo Statuto Figc, nonostante la squalifica sia superiore all’anno, per la decadenza dalla presidenza è necessario che il provvedimento sportivo sia definitivo, quindi in secondo appello. Se dovesse decadere, a quel punto gli scenari sarebbero due: nuove elezioni o Commissariamento disposto dalla Figc stessa.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 18:54:26 +0000
Sport News a cura di Redazione Sport
La Svizzera pronta a ospitare le Olimpiadi del 2038: tra le sedi anche Crans-Montana

Le olimpiadi e paralimpiadi invernali del 2038 dovrebbero tornare in Svizzera. Il Comitato Olimpico Svizzero ha rilasciato una dichiarazione confermando di essere in “dialogo privilegiato” con il Comitato Olimpico Internazionale per i Giochi del 2038.

Dialogo privilegiato” significa che la Svizzera può promuovere la propria candidatura in via esclusiva fino alla fine del 2027. La proposta prevede che gli eventi siano “decentralizzati” in diverse regioni della Svizzera. E tra le località pronte a ospitare le olimpiadi c’è anche il comune di Crans-Montanadove un incendio nel locale Le Constellation durante la notte di Capodanno ha causato la morte di 40 persone – designato per ospitare le gare di sci alpino.

La Svizzera ha già ospitato le Olimpiadi invernali due volte, con St. Moritz che ha ospitato i Giochi del 1928 e del 1948. Adesso il Comitato Olimpico Nazionale ha dichiarato appunto di avere i diritti esclusivi per portare avanti la candidatura fino al 2027. Ruth Metzler-Arnold, Presidente di Swiss Olympic, ha dichiarato: “Le federazioni sportive, degli sport invernali ed estivi, olimpici e non olimpici, desiderano che i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 2038 si svolgano in Svizzera. Riconoscono l’impatto duraturo che un evento del genere ha sullo sport. Nulla ha un potere paragonabile alla stella polare di un grande evento sportivo, che funge da faro per un’intera generazione di atleti e ispira le persone in tutto il Paese, oltre l’ambito sportivo”.

La candidatura della Svizzera è sostenuta dalle federazioni nazionali di sport invernali, da Swiss Olympic e da Swiss Paralympic che, insieme, a novembre 2023 hanno fondato l’associazione “Giochi olimpici e paralimpici invernali 2038” con un’unica e innovativa visione comune. Una visione che vuole rafforzare la coesione nazionale e garantire un’attrattività pluriennale a livello internazionale per attività economiche e turistiche.

Le località pronte a ospitare i giochi del 2038

  • Ginevra: curling, pattinaggio di velocità
  • Losanna: pattinaggio artistico, pattinaggio di velocità su pista corta
  • Crans-Montana: sci alpino
  • Engelberg: salto con gli sci, sci di fondo, combinata nordica
  • Zurigo, Zugo, Lugano: hockey su ghiaccio
  • Lenzerheide: biathlon
  • St. Moritz/Silvaplana: sci freestyle, snowboard
  • St. Moritz/Celerina: bob, slittino, skeleton

La maggior parte degli atleti alloggerà tra Svizzera romanda, Svizzera centrale (Lucerna) e Grigioni. Le località ospitanti di Crans-Montana e Lugano utilizzeranno le strutture d’accoglienza e alloggio locali. La cerimonia di apertura è prevista a Losanna, quella di chiusura a Berna.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 18:54:19 +0000
I nostri video a cura di F. Q.
Peter Gomez: “Sbigottito per le timide voci della sinistra italiana sulle rivolte in Iranâ€

“Sono sbigottito per le timide voci della sinistra italiana sulle rivolte in Iran”. Lo ha detto il direttore del Fattoquotidiano.it, Peter Gomez, durante una diretta sul canale Youtube del Fatto Quotidiano dedicata alle proteste che da giorni ormai stanno infiammando l’Iran. “Mi pare che da parte dei partiti di opposizione ci sia una timidezza incomprensibile. Non si può non stare con chi si sta rivoltando in Iran”.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 18:31:13 +0000
Scuola a cura di Redazione Politica
Scuola, il governo commissaria 4 regioni di centrosinistra contrarie al dimensionamento. Cgil: “Prevede tagli da 5 miliardiâ€

Il Consiglio dei ministri ha deliberato il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. La misura riguarda la riorganizzazione amministrativa, anche attraverso l’accorpamento di istituti diversi: il risultato, talvolta, è affidare ad un solo dirigente la gestione di un plesso che in realtà ne racchiude due, con il rischio di moltiplicare le difficoltà. Secondo le Regioni commissariate, si tratta di tagli all’istruzione pubblica, quantificati in più di cinque miliardi dalla Cgil.

Valditara: “Dimensionamento necessario per i soldi del Pnrr”

Secondo il ministero dell’Istruzione, invece, il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal governo Draghi, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Il mancato rispetto di questo adempimento metterebbe dunque a rischio le risorse già erogate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ecco perché, ufficialmente, il governo ha scelto il commissariamento delle quattro Regioni, tutte di centrosinistra. “Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr – ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico. In questi tre anni, l’azione del governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell’attività scolastica”, ha concluso l’esponente leghista. Alla Toscana, all’Emilia-Romagna, all’Umbria e alla Sardegna erano già state concesse due proroghe per l’adozione dei piani, ha ricordato Valditara: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Sulla riforma la Corte costituzionale – ricorda il ministero dell’Istruzione – si è pronunciata in tre occasioni, confermando la legittimità dell’operato del Governo e richiamando la necessità di una cooperazione tra tutte le istituzioni coinvolte.

La presidente dell’Umbria: “Contestiamo i numeri del governo”

“Ci siamo opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità”, ha dichiarato la presidente dell’Umbria Stefania Proietti, lasciando Palazzo Chigi. La governatrice umbra aveva appena lasciato la riunione del Consiglio dei ministri, prima della delibera sul commissariamento, insieme ai presidenti Michele De Pascale, Alessandra Todde e all’assessora toscana all’Istruzione Alessandra Nardini. “Noi siamo contrari al taglio delle autonomie scolastiche, difendiamo l’autonomia. Abbiamo contestato nel merito i numeri. Ci abbiamo messo la faccia. Non si possono tagliare le autonomie scolastiche, così si insiste su situazioni già deboli a livello di popolazione e si alimenta un senso di sfiducia. Non possiamo caricarci di un obbligo che vede l’Umbria come la regione più danneggiata l’Italia. Chiediamo un riconteggio e la possibilità di una revisione, dobbiamo investire nelle persone”. Ma invece del riconteggio, il governo ha usato il pugno duro ed esautorato le Regioni: da oggi sul dimensionamento e sugli accorpamenti deciderà il governo.

Todde: “Il dimensionamento penalizzava la Sardegna”

“Il commissariamento da parte del governo è una scelta sbagliata e noi riteniamo valide le nostre motivazioni, che ci hanno portato ad applicare criteri più appropriati alla realtà sociale e geografica della Sardegna e a sospendere gli accorpamenti previsti perché li abbiamo sempre ritenuti assolutamente inopportuni“, afferma la governatrice sarda Todde. “Il dimensionamento proposto dal governo”, spiega, “penalizzava la Sardegna e proprio per questo la nostra giunta ha adottato nei mesi scorsi una delibera basata sui numeri concreti e sulle esigenze dei territori per difendere le nostre scuole e il futuro dei nostri studenti. Il nostro obiettivo era di considerare solo accorpamenti amministrativi mirati a garantire un’organizzazione sostenibile senza gravare su studenti, famiglie e docenti, evitando di chiudere alcun plesso scolastico. La scuola sarda merita rispetto e risorse, non risparmi e tagli burocratici”.

Giani: “Tagli del governo basati su numeri errati”

Anche la giunta toscana, in una nota firmata dal presidente Eugenio Giani e dall’assessora Nardini, fa sapere di ritenere il provvedimento “ingiusto“: il governo, accusano Giani e Nardini, vuole tagliare sulla scuola pubblica “non considerando neppure i numeri della reale popolazione studentesca. Pur contestando la norma, avevamo provveduto a dimensionare secondo le indicazioni del ministero, ma abbiamo ritenuto doveroso sospendere gli accorpamenti in attesa dell’esito del ricorso straordinario che abbiamo presentato al presidente della Repubblica. Il governo invece con la scelta di oggi decide di andare avanti e di non accogliere neppure la nostra richiesta di rivedere almeno i numeri dei tagli, che sono sbagliati perché non si basano sulla reale popolazione studentesca ma su una sottostima del numero di studenti toscani”, concludono.

Cgil: “In Toscana contati 8mila studenti in meno”

L’allarme sul commissariamento era già stato lanciato dalla Flc Cgil in Toscana, dopo la convocazione da parte di Meloni dei presidenti delle 4 Regioni contrarie agli accorpamenti. Secondo la sigla sindacale, il piano nazionale dimensionamento comporta “un taglio lineare di più di 5,3 miliardi di euro”. La Regione Toscana, ricorda la Flc Cgil, “ha presentato due ricorsi contro il decreto ministeriale che definisce il numero di autonomie scolastiche per il 2026-2027, dove sarebbe previsto il taglio di 16 scuole, da accorpare con altre. Il primo, alla Corte Costituzionale, ha avuto purtroppo un esito negativo; il secondo, al Presidente della Repubblica, seguito da quello ad adiuvandum della Flc Cgil, ha solide basi nel contestare il numero totale degli studenti toscani, contati in maniera errata dal Ministero dell’istruzione, con più di 8.000 scolari in meno. A queste contestazione, la risposta del ministro Valditara è stata un ultimatum di 10 giorni, minacciando la perdita di alcune facilitazioni e la possibile nomina di un commissario. E’ evidente che la nomina di un commissario, probabilmente il direttore generale dell’Usr Toscana, rappresenterebbe un altro esempio di centralizzazione e tentato logoramento dei poteri regionali, oltre che una forma vendicativa verso le amministrazioni che stanno difendendo una scuola diffusa sul proprio territorio”.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 18:13:12 +0000
Calcio a cura di Redazione Sport
Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid: clamoroso esonero in casa Blancos. Al suo posto c’è Arbeloa

Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid: al suo posto arriva Arbeloa, tecnico del Real Madrid Castilla. La notizia era nell’aria, ma adesso è arrivata l’ufficialità. A comunicarlo con una nota ufficiale è stato lo stesso club madrileno, all’indomani della sconfitta in finale di Supercoppa di Spagna contro il Barcellona. “Il Real Madrid C. F. comunica che, di comune accordo tra il club e Xabi Alonso, si è deciso di interrompere il rapporto con l’allenatore della prima squadra. Xabi Alonso avrà sempre l’affetto e l’ammirazione di tutto il madridismo perché è una leggenda del Real Madrid e ha rappresentato in ogni momento i valori del nostro club. Il Real Madrid sarà sempre la sua casa”, si legge nella fase iniziale della nota.

L’allenatore paga i risultati altalenanti da inizio anno, da quando è salito alla guida del club. Il Real Madrid si trova infatti al momento al secondo posto nella Liga, a quattro punti di distanza dal Barcellona e, nonostante le ultime vittorie, quella contro i rivali blaugrana in finale di Supercoppa è stata una sconfitta pesante. Per quanto riguarda la Champions League, il Real si trova al momento al settimo posto nella Group Phase, quindi tra le prime otto che accedono alla fase successiva, ma la qualificazione diretta agli ottavi non è per niente certa. Adesso i Blancos affronteranno Monaco e Benfica: per essere certi di rimanere tra le prime otto dovranno ottenere sei punti.

Pochi minuti dopo l’esonero di Xabi Alonso, il Real ha comunicato che il nuovo allenatore sarà Alvaro Arbeloa: “Il Real Madrid CF annuncia che Ãlvaro Arbeloa è il nuovo allenatore della prima squadra. Ãlvaro Arbeloa è l’allenatore del Castilla da giugno 2025 e ha trascorso tutta la sua carriera da allenatore nel settore giovanile del Real Madrid dal 2020”, prima di ripercorrere la sua carriera da calciatore all’interno dei Blancos.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 17:57:34 +0000
Blog a cura di Ferdinando Boero
Parola dell’anno: per il 2025 Treccani ha scelto ‘fiducia’. Così le parole arrivano a plasmare il pensiero

Ogni fine anno i dizionari e istituti linguistici di vari paesi provano a catturare lo “spirito del tempo†proponendo la parola dell’anno. Non si sceglie il vocabolo più usato, ma quello che racconta come abbiamo vissuto, che cosa ci ha attraversato, come pensiamo e come comunicano le nostre società.

Nel 2025, per la Treccani, fiducia è la parola dell’anno: definisce un tempo segnato da tensioni sociali e dalla ricerca di punti di riferimento condivisi in mezzo all’incertezza collettiva. L’Oxford English Dictionary ha incoronato come parola dell’anno rage bait, l’“esca della rabbiaâ€: contenuti digitali progettati per provocare indignazione e rabbia, e massimizzare così traffico e coinvolgimento online. Altri dizionari hanno scelto termini altrettanto rivelatori, come parasocial, proposto da Cambridge: che cattura relazioni unilaterali con celebrità o intelligenze artificiali. Oppure vibe coding, proposto da Collins: legato alla relazione tra linguaggio e codifica nei nuovi strumenti digitali.

Nonostante la loro potenza evocativa, questi esercizi di lessicografia spesso ci entrano in testa senza che ci fermiamo a pensare a come le parole plasmino il pensiero, e viceversa. Nuovi termini finiscono sovente nella pattumiera, come petaloso, incoronato nel 2016, e subito archiviato. Altre parole, invece, entrano di soppiatto nella lingua e poi si affermano, magari attraverso spostamenti di significato dovuti a imperizia nella traduzione. Errori grossolani diventano provvidenziali, permettendoci ad esempio di distinguere un ecologo da un ecologista. In inglese ecologist significa “studioso di ecologiaâ€, e sarebbe naturale renderlo in italiano come ecologo, sul modello di biologo o zoologo. Sarebbe ridicolo chiamare biologisti i biologi, no? E invece è prevalsa la traduzione ecologista, che ha finito per assumere un valore diverso: quello di attivista o militante di cause riguardanti l’ambiente. Oggi, paradossalmente, questo errore – perché di errore si tratta nell’origine – ha finito per riempire un vuoto concettuale reale, ma non per una scelta linguistica consapevole, bensì per accumulo di usi e abitudini.

Questa deriva non è un vezzo: è un cambio di planimetria concettuale, che altera il modo in cui pensiamo alla scienza e a chi la fa. Confondere gli ecologisti con gli ecologi mescola i ruoli: non basta avere a cuore un soggetto per diventarne specialista, sarebbe come attribuire a Berlusconi competenze di ginecologia!

Ancora più chiaro è il caso di parole apparentemente innocue che entrano nel linguaggio scientifico italiano ma perdono il loro senso tecnico originale. I “ciliati†sono protozoi che si muovono grazie a strutture cellulari da cui deriva il loro nome: sono dotati di cilia. Tuttavia, in moltissimi testi italiani le cilia sono spesso chiamate ciglia, termine che in anatomia umana indica i peli delle palpebre. Il risultato non è soltanto una imprecisione lessicale; è l’introduzione di un antropomorfismo linguistico che oscura una distinzione strutturale reale. Una distorsione simile riguarda le “mie” meduse: la parte pulsante del loro corpo, da cui pendono i tentacoli, viene spesso chiamata ombrella, calco diretto dell’inglese umbrella, quando in italiano esiste già la parola ombrello, perfettamente adeguata e rispondente al concetto.

Nel linguaggio della scienza, queste concessioni all’itanglese non arricchiscono il vocabolario, ma lo confondono, e con esse mi sono spesso scontrato. Anche se a volte, però, bisogna arrendersi, come è il caso di eutrofizzazione. Dal punto di vista etimologico eutrofia significa “buona nutrizioneâ€, ma nel linguaggio dell’ecologia eutrofizzazione è usata per indicare degrado ambientale, morie, ipossia: un fenomeno che suggerisce il contrario di ciò che la radice vorrebbe comunicare. La parola giusta dovrebbe essere distrofia.

Prendiamo una parola ancora più delicata: pedofilo. Dal punto di vista etimologico, -filo indica chi “ama†qualcosa: bibliofilo ama i libri, cinefilo il cinema, cinofilo i cani. Etimologicamente, pedofilo definisce “chi ama i bambini†e, invece, è diventato il termine per definire una devianza criminale. Dal punto di vista logico e linguistico, sarebbe stato più corretto parlare di pedomane, come si parla di piromane. La lingua, però, non funziona così: non corregge, ma registra ciò che l’uso impone. Nel caso di pedofilo, la storia d’uso ha vinto sull’etimologia.

La dissonanza tra forma e contenuto non è un dettaglio astratto, perché le parole sono i modelli con cui ordiniamo la realtà. Se i termini che usiamo non coincidono con i fenomeni che descrivono, la comprensione stessa si incrina. Chi solleva questi problemi viene talvolta accusato di purismo o di nostalgia per un italiano “puroâ€. Ma il punto non è tornare indietro, né vietare l’uso di certe parole. Il punto è sapere da dove vengono i termini che usiamo e cosa hanno perso per strada. Si tratta di considerazioni che non intendono imporre correzioni dall’alto della torre d’avorio. Si rende visibile la sporcizia, non si pulisce il pavimento. Non mi risulta che esista l’elenco delle parole scomparse. Volete un esempio? Matusa. Parola introdotta dai giovani quando io ero giovane, per definire gli anziani. La parola è invecchiata con loro ed è oramai morta. Piuttosto che usarla di nuovo, preferisco seppellirla. E qui potremmo parlare di “piuttosto che”…

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 17:47:01 +0000
Giustizia a cura di Redazione Giustizia
“La bomba nel cestino l’ha messa Paolo Marchettiâ€, le parole dell’ex ordinovista nel processo sulla strage di piazza della Loggia

Nel processo sulla strage di piazza della Loggia si potrebbe essere aperto un nuovo e delicatissimo fronte. A quasi 52 anni dall’attentato neofascista del 28 maggio 1974, che causò otto morti e 102 feriti, una testimonianza resa in aula davanti alla Corte d’assise di Brescia ha riportato sotto i riflettori un nome finora rimasto ai margini dell’inchiesta giudiziaria.

A pronunciarlo è stato Gianpaolo Stimamiglio, ex militante di Ordine Nuovo veneto e già collaboratore di giustizia (già teste nel processo a Toffaloni, ndr), ascoltato nel processo che vede imputato Roberto Zorzi, oggi cittadino statunitense, accusato di essere uno degli esecutori materiali della strage. Secondo Stimamiglio, sarebbe stato Paolo Marchetti, ex ordinovista veronese, a collocare l’ordigno nel cestino portarifiuti di piazza della Loggia, dove esplose alle 10.12 durante una manifestazione sindacale.

“La bomba nel cestino l’ha messa Paolo Marchetti. Era il più deciso”, ha dichiarato il testimone in aula. Marchetti, non indagato per la strage di Brescia, è una figura già comparsa in altri procedimenti legati alla galassia dell’eversione nera: è stato ascoltato in passato per la strage della stazione di Bologna ed è finito agli atti di varie indagini come appartenente all’ambiente ordinovista veronese, pur senza incarichi di vertice. È inoltre il secondo marito della sorella dello stesso Stimamiglio.

Secondo il racconto reso alla Corte, la mattina dell’attentato Marchetti sarebbe stato a Brescia insieme a Marco Toffaloni, già condannato in primo grado a 30 anni dal tribunale dei minori per la strage e ora in attesa dell’appello, a Claudio Bizzarri e a un quarto militante di cui Stimamiglio non ha saputo indicare il nome. Il testimone ha precisato di non poter affermare se tra loro vi fosse anche l’attuale imputato Zorzi.

Interrogato sul motivo per cui non avesse mai fatto prima il nome di Marchetti, Stimamiglio ha risposto senza esitazioni: “Perché temevo per la mia incolumità”. Un’affermazione che la Corte dovrà ora valutare attentamente, anche alla luce del passato del testimone, inserito per sette anni nel programma di protezione e coinvolto, senza mai essere condannato, in numerose indagini sull’eversione neofascista. Nel corso della sua deposizione, Stimamiglio ha ribadito una tesi già sostenuta in passato: quella secondo cui in piazza della Loggia, il giorno della strage, sarebbero stati presenti esclusivamente militanti veronesi di Ordine Nuovo, con un supporto logistico fornito da ambienti bresciani, ma senza una presenza diretta di questi ultimi sul luogo dell’attentato.

Si tratta di ricostruzioni che la Corte d’assise di Brescia intende ora verificare. Tra i primi passi annunciati vi è l’audizione dello stesso Paolo Marchetti, già inserito nella lista dei testimoni, ma finora assente per presunte condizioni di salute certificate da documentazione medica. Un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo per valutare la credibilità e la portata delle dichiarazioni che rischiano di riaprire uno dei capitoli più controversi della storia delle stragi italiane.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 17:45:18 +0000
Mondo a cura di Redazione Esteri
“Gli Usa hanno usato un’arma sonica nel blitz per arrestare Maduroâ€: la testimonianza del militare venezuelano

Tutti i presenti sono rimasti immobili e i militari a difesa del presidente Nicolas Maduro hanno iniziato a perdere sangue dal naso. Il racconto di un testimone, ripreso da diversi media internazionali, se confermato svela l’utilizzo da parte degli Stati Uniti di un’arma sonica nel blitz che a Caracas ha portato all’arresto del presidente. Non c’è modo, al momento, di verificare la veridicità del racconto di quella che si è presentata come una delle guardie responsabili della sicurezza del leader chavista, ma va registrata la condivisione dell’intervista su X della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha anche incoraggiato i suoi follower a leggerla.

“Eravamo di guardia – ha raccontato l’uomo -, ma improvvisamente tutti i nostri sistemi radar si sono spenti senza alcuna spiegazione. Subito dopo abbiamo visto dei droni, molti droni, volare sopra le nostre posizioni. Non sapevamo come reagire”, ha aggiunto l’uomo descrivendo poi circa 20 soldati statunitensi schierarsi da circa otto elicotteri sopra la base che “sparavano con tale precisione e velocità che sembrava che ogni soldato sparasse 300 colpi al minuto”.

Ed è a questo punto, secondo la sua testimonianza, che le forze speciali usa hanno deciso di utilizzare l’arma sonica: “A un certo punto hanno lanciato qualcosa, non so come descriverlo. È stata come un’onda sonora molto intensa. Improvvisamente ho sentito come se la mia testa stesse esplodendo dall’interno. Abbiamo iniziato tutti a sanguinare dal naso. Alcuni vomitavano sangue. Siamo caduti a terra, incapaci di muoverci. Non riuscivamo nemmeno a stare in piedi dopo quell’arma sonica o qualunque cosa fosse”.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 17:41:11 +0000
Lavoro a cura di Redazione Cronaca
Infortuni sul lavoro, Inail: altre 1.002 vittime da gennaio a novembre 2025. Morti anche otto studenti

Continua la strage sul lavoro. Nei primi undici mesi del 2025, le morti denunciate all’Inail sono state 1.002. Il dato è quasi invariato rispetto all’anno prima, a dimostrazione dell’insufficienza degli interventi per aumentare la sicurezza dei lavoratori. La maggior parte delle vittime, 729 (sette in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima), ha perso la vita durante l’attività lavorativa, mentre 273 sono morte mentre si trovavano in itinere, durante il percorso verso il lavoro. Ma anche quest’anno la conta dei morti ha continuato a salire: “In neanche due settimane, contiamo già otto morti accertate nei luoghi di lavoro”, commenta il presidente dell’Associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, Antonio Di Bella, ricordando i casi di Claudio Salamida, morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto, e Pietro Zantonini, 55enne “morto a -12 gradi nella notte tra l’8 e il 9 gennaio” a Cortina D’Ampezzo dove lavorava come vigilante notturno in un cantiere dei Giochi Milano-Cortina 2026.

L’incidenza dei decessi sul lavoro, in rapporto agli occupati, è stabile rispetto all’anno precedente. Quello che emerge è un fenomeno persistente in settori ad alto rischio come l’agricoltura e in alcune attività manifatturiere e commerciali, dove la fretta e la fatica fanno il gioco di un sistema che spesso dimentica la sicurezza. Negli 11 mesi considerati la gestione agricoltura passa da 90 a 102 casi mortali denunciati e il Conto Stato da otto a nove, mentre l’Industria e servizi scende da 624 a 618. Tra i settori con più decessi avvenuti in occasione di lavoro si evidenziano per gli incrementi le Attività manifatturiere (da 94 a 108 denunce) e il Commercio (da 51 a 61), per i decrementi le Costruzioni (da 147 a 133), il Trasporto e magazzinaggio (da 99 a 98), i Servizi di supporto alle imprese (da 37 a 36), le Attività di alloggio e ristorazione (da 21 a 18) e la Sanità e assistenza sociale (da 17 a 9).

Per quanto riguarda le denunce di infortunio degli studenti presentate all’Inail, i casi mortali risultano essere otto contro i 14 del 2024. L’Inail spiega che i dati sono provvisori e suscettibili di variazioni, in particolare per gli infortuni avvenuti nei percorsi formazione scuola-lavoro, oltre a quelli con esito mortale, in conseguenza della trattazione delle pratiche ai fini del riconoscimento.

Allargando lo sguardo agli infortuni non mortali, negli 11 mesi si contano 476.898: 385.435 in occasione di lavoro (+0,4%) e 91.463 in itinere (+3%). Un dato in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2024 (+0,4%), ma che resta inferiore ai livelli pre-pandemici e segna una riduzione nel confronto con gli anni precedenti, in particolare rispetto al 2019 (-9,7%). Rapportando gli infortuni al numero degli occupati, l’incidenza scende a 1.594 denunce ogni 100mila lavoratori, il 13,7% in meno rispetto a sei anni fa. Nell’industria e nei servizi si registra un incremento dello 0,5%, mentre l’agricoltura segna un calo del 2,1%. In crescita anche la percentuale tra i dipendenti pubblici statali (+1,0%). A livello di comparti produttivi aumentano le denunce nelle costruzioni (+3,7%), nel commercio (+2,3%), nella sanità e assistenza sociale (+1,6%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (+0,5%). In flessione, invece, trasporto e magazzinaggio, servizi di supporto alle imprese e manifatturiero.

Dal punto di vista territoriale, le denunce diminuiscono nel Nord-Ovest e nel Mezzogiorno, mentre crescono al Centro, nel Nord-Est e nelle Isole. Il Lazio fa segnare l’aumento più marcato (+12,1%), seguito dalla provincia autonoma di Bolzano, Molise, Sicilia e Basilicata. Tra i cali più rilevanti figurano Liguria, Trento, Toscana e Campania. Le denunce di infortunio aumentano soprattutto tra le donne (+2%) e i lavoratori stranieri (+3,5%), categorie che più di altre sembrano subire le conseguenze di un mercato del lavoro spesso precario. Per età, si osserva una riduzione nella fascia 40-54 anni e un incremento tra i lavoratori più anziani, in particolare tra i 55 e i 69 anni. La fascia che continua a trainare l’aumento dell’occupazione, con ciò che ne consegue per quanto riguarda la fatica dell’attività quotidiana e la sicurezza.

Per quanto riguarda poi le denunce di malattia professionale, il numero per il periodo analizzato è di 90.288, 8.617 in più rispetto allo stesso periodo del 2024: un aumento del 10,6%. I dati rilevati confermano i trend in crescita delle patologie denunciate nei settori Industria e servizi (+11,0%) e agricoltura (+8,7%) . L’aumento riguarda il Sud (+21,4%), il Nord-Ovest (+14,2%), il Centro (+7,7%) e il Nord-Est (+6,8%). In calo le Isole (-4,7%). Le malattie più rilevate sono le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio, seguite dai tumori e dalle patologie del sistema respiratorio.

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Data articolo:Mon, 12 Jan 2026 17:38:32 +0000

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