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#news #ilfattoquotiano.it
I carabinieri hanno fatto un sopralluogo a Sant’Omobono Terme, in provincia di Bergamo, a casa di Francesco Dolci, ex di Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano lo scorso 14 ottobre. A chiamarli la mattina del 23 aprile è stato un inviato della trasmissione Chi l’ha visto? che ha trovato in una botola all’ingresso della casa dell’uomo un capello biondo.
Il collegamento ipotetico è con la profanazione della tomba della 29enne: qualcuno ha infatti aperto la bara di Pamela, portandosi via la testa. Le indagini sono ancora in corso e, al momento, l’unica pista effettiva è quella di un video in cui si vede la figura di un uomo, ancora non identificato, che si aggira vicino al cimitero dov’è sepolto il corpo della ragazza.
Il capello trovato dall’inviato della trasmissione Rai sarà repertato, ma, riporta il Corriere della Sera, per il poco che trapela dagli inquirenti, non dovrebbe incidere sulle indagini. Come specificato dallo stesso Dolci a Ore14, la trasmissione di Rai2 che ha seguito in diretta il sopralluogo, la 29enne frequentava la casa e quindi, anche il capello appartenesse a lei non è detto che sia legato alla profanazione della tomba.
Dolci ha spiegato che la grata della botola è stata cambiata pochi giorni fa dal padre e ha lanciato un allarme: “Abbiamo paura che ci vogliano incastrare e che qualcuno faccia trovare la testa di Pamela in casa”.
Al momento, comunque, i carabinieri non vogliono trascurare nulla e hanno quindi ispezionato la botola.
L'articolo Tomba di Pamela Genini profanata, l’inviato di Chi l’ha visto? trova un capello biondo a casa dell’ex: carabinieri da Dolci proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per secoli, millenni in realtà , la religione cristiana, e poi quella cattolica, si sono caratterizzate per una visione fondamentalmente triste e dolorosa dell’esistenza, fatta di sofferenze, rinunce, privazioni in forza delle quali conquistarsi la ricompensa ultramondana. Questa visione nasceva da una lettura dogmatica dei Vangeli, trasformati in un compendio di regole e divieti.
E l’amore, che di quei testi costituisce il messaggio più alto e rivoluzionario, è stato così “ridotto†quasi unicamente alla sola dimensione verticale, dalle creature verso il Creatore (e viceversa, ma non sempre), mettendo così in secondo piano la ben più importante dimensione orizzontale, quella dell’amore che affratella le creature, legandole le une alle altre nella pienezza della propria umanità .
Il Vangelo di Giovanni è il più chiaro di tutti in proposito. Se volessimo condensare in una sola parola quello che è mancato per tanto tempo alla religione cristiana, e alla sua lettura dei testi sacri, direi: il corpo. E’ mancata, cioè, quella dimensione fisica, sensoriale e sensuale, ancor prima che sessuale, senza la quale l’essere umano non può dirsi pienamente tale. Insomma, sono mancati il piacere, la gioia, la festa. Tutte “trasgressioni†confinate nello spazio-tempo limitato del Carnevale, prima che la Quaresima tornasse ogni volta a reclamare i suoi diritti sui corpi e sulle anime.
Eppure, forse, il corpo e tutto il resto c’erano nelle comunità dei primi Cristiani; forse le agapi fraterne, pur frugali, erano festose: si beveva, si rideva, si ballava. Chissà . I Vangeli apocrifi aprono squarci interessanti in proposito; ma anche i quattro canonici, a saperli leggere senza paraocchi.
Semplificando, si può affermare che, al riguardo, nulla è cambiato in maniera decisiva fino al Concilio Vaticano II (1962-1965), indetto e inaugurato da Papa Giovanni XXIII. Un evento di portata straordinaria, non soltanto per i credenti, grazie al quale i testi biblici, e in particolare i Vangeli, hanno cominciato a essere letti in maniera diversa, disseppellendone il messaggio più autentico di amore e fratellanza universali, soprattutto a favore dei più deboli, come produttori di gioia e non (o meglio, non soltanto o principalmente) di rinunce e sofferenza.
Pochi giorni fa, ad un convegno organizzato dall’Università di Bologna su Dario Fo, in occasione del centenario della nascita, Padre Alberto Maggi ha elevato lui e Franca Rame “da icone del teatro a veri maestri di spiritualità e umanità â€. In particolare, pensando soprattutto a Mistero Buffo, ha sottolineato “la capacità di Fo di disincrostare il Vangelo dalle sovrastrutture dogmatiche e polverose per restituirne la dimensione umana e liberatoriaâ€. In sostanza, Maggi ritiene “che l’arte di Fo abbia servito il messaggio cristiano più di molte gerarchie, trasformando il riso in uno strumento di liberazione spirituale e socialeâ€.
In un bellissimo testo scritto nel 1984 e dimenticato per molto tempo, Visioni di Gesù con Afrodite, Giuliano Scabia fa i conti con questo genere di questioni. Scriverà anni dopo: “Volevo lanciare un’ipotesi – prima di tutto a me stesso, in un mondo che intende male l’amore – su una cosa (il corpo di Afrodite) che ho sentito assente nella versione del Cristianesimo che mi è stata consegnata da ragazzoâ€.
Scabia immagina, all’inizio, l’incontro in riva al mare fra un Gesù giovinetto, in tunica bianca, e una donna che sorge nuda dall’acqua (Afrodite, forse). Gesù è imbarazzato, turbato, si difende: “Sei una visione, un sogno. Non esistiâ€. E la donna risponde: “Hai paura di me. Lo sento. Non sei mai stato con una donna. Non hai mai amato, veramente, una donnaâ€.
Con ogni evidenza, siamo di fronte a un tema teologico di non poco conto. Se il figlio di Dio ha voluto farsi uomo, non avrebbe dovuto esserlo interamente?
Il testo di Scabia mi è tornato in mente mentre assistevo a Torino (Fonderie Limone-Teatro Stabile, in replica fino al 19 aprile) allo spettacolo del gruppo POEM Vangeli, regia di Gabriele Vacis, con la collaborazione di Roberto Tarasco. Dodici attori biancovestiti che mettono i loro giovani corpi al servizio della parola alta di Giovanni (con citazioni anche da Matteo, Luca, Paolo) e lo fanno con l’energia, la bellezza, la gioia, la sensualità inconsapevole proprie dei loro anni.
Uno spettacolo corale, che si serve di pochi oggetti con forti risonanze simboliche e buona efficacia scenica, a cominciare da dodici candidi lenzuoli, usati davvero in tutti i modi possibili, e dalle cangianti coperte termiche con le quali, nel finale, si cerca di costruire una specie di correlativo oggettivo della verticalità e della trascendenza.
Ho creduto di ritrovare in Vangeli un po’ dello spirito comunitario e giocosamente complice che mi piace pensare sia appartenuto ai primi Cristiani. Aggiungo che, forse, ci si sarebbe potuti muovere con ancora maggiore decisione in questa direzione, prendendo alla lettera il prezioso suggerimento iniziale di Pasolini (presente in voce) sulla civiltà contadina di cui abbiamo perso le chiavi, viceversa fondamentali per intendere quei testi sacri.
Per esempio, avrei dato maggiore rilievo alla lavanda dei piedi durante l’ultima cena, che Giovanni è l’unico a riportare e sostituisce la condivisione del pane e del vino. Sono d’accordo con Emmanuel Carrère (Il Regno): nel nostro corpo, i piedi sono “la cosa più vulnerabile: il bambino che è in noiâ€. E, come lui, “penso che le cose sarebbero potute andare diversamente: che il sacramento centrale del cristianesimo avrebbe potuto essere la lavanda dei piedi anziché l’eucarestiaâ€.
Ph. credits: Agnese Magda Carbone
L'articolo In ‘Vangeli’ del gruppo Poem si ritrova la gioia dello spirito comunitario dei primi cristiani proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo il disastro del primo giorno – con quattro italiani su quattro eliminati al primo turno – l’Italia del tennis vuole riscatto a Madrid con i due big. Venerdì 24 aprile sarà infatti il giorno sia di Jannik Sinner che di Lorenzo Musetti, che faranno il loro esordio nel torneo madrileno. Dopo il bye del primo turno, i due scendono in campo al secondo: il numero due al mondo sfida il francese Benjamin Bonzi, mentre Musetti se la vedrà contro Hubert Hurkacz in un primo turno tosto.
Il campione altoatesino comincia così la caccia al quinto Masters 1000 consecutivo dopo quelli di Parigi nel 2025, poi Indian Wells, Miami e Montecarlo nel 2026. Sarebbe un record: mai nessuno è infatti riuscito nell’impresa. Non ci sarà Carlos Alcaraz, ancora alle prese con un problema al polso dopo Barcellona: il murciano rischia di saltare l’intera stagione su terra rossa. Musetti invece vuole trovare continuità dopo un periodo condizionato dagli infortuni. L’azzurro ha giocato un buon torneo a Barcellona, perdendo però contro Fils – poi finalista – ai quarti di finale.
Jannik Sinner e Benjamin Bonzi si sfideranno per la quarta volta in carriera. Sono infatti tre i precedenti tra i due, tutti vinti da Sinner. Il primo è quello del 2022 al Roland Garros (l’unico su terra rossa), vinto dall’altoatesino per 3-0 nei set. Poi gli ultimi due sono arrivati nel 2022 a Indian Wells (vittoria in tre set per Sinner) e nel 2023 a Rotterdam, dove l’azzurro vinse ancora in tre set. Ora il secondo incontro su terra rossa, il quarto complessivo con Sinner che vuole mantenere la propria imbattibilità .
La sfida tra Jannik Sinner e Benjamin Bonzi si giocherà venerdì 24 aprile 2026 sul “Manolo Santana”, il campo principale di Madrid. La sfida è la terza a partire dalle 11 e non si giocherà prima delle 16, come si legge sul sito ufficiale del torneo madrileno. Prima di Sinner ci saranno due singolari femminili: quello tra Qinwen Zhang e Sofia Kenin e a seguire quello tra Elena–Gabriela Rusa ed Elena Rybakina. Lorenzo Musetti scenderà in campo sull'”Arantxa Sanchez”, il campo numero uno, alle ore 11 come primo match contro Hubert Hurkacz.
La partita tra Jannik Sinner e Benjamin Bonzi, valida per il secondo turno dell’Atp di Madrid 2026, è visibile in diretta tv sui canali Sky Sport (Sky Sport Uno e Sky Sport Tennis) e in streaming sulle piattaforme Sky Go e Now. Non è prevista la trasmissione in chiaro.
L'articolo Atp Madrid, quando gioca Sinner contro Bonzi: al via la caccia al quinto Masters 1000 consecutivo | Orario e dove vederla in tv e streaming proviene da Il Fatto Quotidiano.
A conferma che ci sono club calcistici di livello e fama mondiale che possiedono nel loro DNA l’instabilità , a prescindere da chi li governi, il Chelsea ha esonerato il 22 aprile l’allenatore Liam Rosenior, al quale l’8 gennaio era stata affidata la squadra dopo l’addio, avvenuto a Capodanno, di Enzo Maresca, il coach che appena cinque mesi prima aveva trascinato i Blues alla conquista della Coppa del Mondo. Rosenior, che aveva firmato un contratto di cinque anni e mezzo, è durato meno di un gatto in tangenziale: 106 giorni. È il quinto coach messo alla porta dall’attuale proprietà , al vertice del Chelsea dalla primavera 2022, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e il congelamento dei beni dell’ex boss, l’oligarca russo Roman Abramovich.
È interessante scorrere le cronache di questo quadriennio. Nella stagione 2022-2023, il Chelsea partì con Thomas Tuchel. L’attuale ct dell’Inghilterra fu rimosso il 7 settembre 2022, sostituito da Graham Potter. Il 2 aprile 2023, nuovo ribaltone: via Potter e dopo i quattro giorni ad interim di Bruno Saltor, ecco Frank Lampard. Avventura breve e fallimentare: il 28 maggio, con il 12° posto in Premier, fuori anche l’ex centrocampista dei Blues. Nel 2023-2024, stagione senza scossoni, sotto la guida di Mauricio Pochettino, oggi ct degli Stati Uniti. Il sesto posto in Premier segnò in ogni caso la fine della storia. Largo a Enzo Maresca, l’unico capace di conquistare trofei in questi anni tormentati: prima la Conference, poi la Coppa del Mondo per club e, per gradire, il quarto posto in campionato.
Maresca ha salutato il Chelsea a inizio 2026. I risultati inferiori alle attese nella prima parte della stagione non sono stati l’unica ragione dell’addio: l’allenatore italiano non ha mai accettato le pressioni da parte della proprietà nelle scelte dei giocatori. Il consorzio che governa i Blues, rappresentato dall’uomo d’affari statunitense Todd Boehly, non si affida infatti solo agli algoritmi, ma vuole imporre anche il minutaggio nelle presenze dei giocatori. L’obiettivo dichiarato di questa politica risponde a un nome: calciomercato. Rosenior è stato prelevato dallo Strasburgo, l’altro club che appartiene alla galassia BlueCo, ma è stato rimosso dopo meno di quattro mesi per carenza di risultati e per i contrasti con diversi giocatori, in particolare quelli di lingua spagnola, legati ai metodi e alla personalità di Maresca. Il Chelsea, reduce da un filotto di cinque ko di fila senza segnare lo straccio di un gol – peggior serie negativa dal 1912 -, chiuderà la stagione sotto la guida di Calum McFarlane, 40 anni, una carriera di coach sviluppata nelle accademie di Manchester City e Southampton prima di approdare, nel 2025, al Chelsea. I Blues sono ottavi in Premier e semifinalisti in FA Cup. Hanno salutato la Champions agli ottavi e la Coppa di Lega in semifinale.
La rimozione di Rosenior ha avviato le grandi manovre per la scelta del nuovo tecnico. In questo momento circolano tre nomi: lo spagnolo Andoni Iraola che lascerà il Bournemouth a fine stagione, il portoghese Marco Silva ora al Fulham e l’ex Borussia Dortmund Edin Terzic. L’outsider è Cesc Fabregas: i tifosi spingono per il suo ritorno al Chelsea dopo i trascorsi da giocatore. C’è però un’incognita con la quale la proprietà dei Blues deve fare i conti e riguarda il bilancio in profondo rosso: 302,48 milioni di euro alla voce perdite. La situazione sta diventando pesante.
Il Chelsea è in buona compagnia nel pianeta dei club instabili. In Inghilterra, il Manchester United non trova pace dall’addio di Alex Ferguson, al comando dei Red Devils per 26 anni. Dal 2013 a oggi, in panchina si sono avvicendati David Moyes, Ryan Giggs, Louis Van Gaal, José Mourinho, Ole Gunnar Solskjaer, Michael Carrick, Ralf Rangnick, Erik Ten Hag, Ruud Van Nistelrooij, Ruben Amorim, Darren Fletcher e nuovamente Michael Carrick. Il Tottenham dal 2023 a oggi è stato nelle mani di Ange Postecoglou, Thomas Frank, Igor Tudor e Roberto De Zerbi: quest’ultimo avrà il compito non facile di evitare la retrocessione (gli Spurs sono terzultimi). In Spagna, il Real Madrid, dopo il quadriennio di stabilità con Carlo Ancelotti, è nuovamente nella bufera. Xabi Alonso è durato mezza stagione. Il 12 gennaio 2026 è stato sostituito da Alvaro Arbeloa, ma i risultati deludenti ottenuti dall’ex difensore porteranno in estate alla nomina di un nuovo tecnico. Nella Juventus, altra grande del calcio europeo, dopo l’addio di Max Allegri nel 2024, sono passati Thiago Motta, Igor Tudor e Luciano Spalletti.
L’altra faccia della luna è rappresentata dagli “stabiliâ€. Pep Guardiola guida il Manchester City dal 2016. Mikel Arteta governa l’Arsenal dal 20 dicembre 2019. Diego Simeone è al timone dell’Atletico Madrid dal 2011. Luis Enrique è al comando del Psg dal 2023. Jurgen Klopp è stato il totem del Liverpool dal 2015 al 2024. Il Bayern Monaco è contentissimo del lavoro di Vincent Kompany, arruolato nel 2024.
L’estate 2026 annuncia un mercato degli allenatori effervescente. Il Real potrebbe riportare a Madrid José Mourinho, il tecnico più amato da Florentino Perez insieme a Carlo Ancelotti: nel Benfica è già scattato l’allarme. Iraola piace non solo al Chelsea, ma anche a Manchester United e Athletic Bilbao, dove è in uscita Ernesto Valverde, destinazione Marsiglia. L’altro nome nella lista dei desideri del Manchester United è Enzo Maresca, indicato però come possibile successore di Guardiola se Pep, nonostante il contratto valido fino al 2027, decidesse di salutare il Manchester City. Il rapporto Arteta-Arsenal è al momento della verità : la volata in Premier con il Manchester City e gli ultimi atti della Champions possono segnare il destino del tecnico spagnolo. Occhio anche al Liverpool: Arne Slot non è più solido come un anno fa. Nei grandi giri di mercato, potrebbe esserci spazio anche per Francesco Farioli, lanciato verso la conquista del titolo con il Porto, ma da tempo nel radar di diversi club europei di primissimo livello.
L'articolo Chelsea nel caos: Rosenior cacciato, Maresca via per i “minuti impostiâ€. E ora parte il domino delle panchine in Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’aeroporto di Milano Malpensa potrà restare, per ora, intitolato a Silvio Berlusconi. La prima sezione del Tar Lombardia, presidente Antonio Vinciguerra, ha respinto i ricorsi presentati dal Comune di Milano e dai Comuni di Cardano al Campo, Somma Lombardo e Samarate (Varese) contro l’intitolazione dello scalo all’ex leader di Forza Italia.
I Comuni avevano provato a impugnare l’ordinanza dell’11 luglio 2024, con cui, dopo un iter iniziato nel 2023 con un ordine del giorno del Consiglio regionale lombardo e proseguito alla presidenza del Consiglio e al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il dirigente dell’Enac competente per la Direzione territoriale di Milano Malpensa, aveva disposto l’intitolazione dello scalo “alla memoria del Presidente Silvio Berlusconi”.
La notizia aveva indignato e alcuni comuni, tra cui Milano, avevano presentato ricorso al tribunale amministrativo regionale. Secondo i giudici amministrativi però il ricorso è infondato in quanto “non può essere riconosciuta in capo ai Comuni limitrofi ricorrenti alcuna competenza in ordine all’intitolazione dello scalo aeroportuale di Malpensa in forza dell’invocato potere di toponomastica“. L’infrastruttura infatti “appartiene allo Stato” e ha quindi una funzione “ontologicamente ‘extralocale'”. Per quanto riguarda in particolare il Comune di Milano, i giudici della prima sezione del Tar Lombardia sottolineano che “manca un collegamento diretto tra il territorio del Comune di Milano e l’efficacia spaziale del provvedimento”. L’aeroporto di Malpensa, spiegano infatti i giudici, “non insiste nel territorio del Comune di Milano né tantomeno nel territorio della provincia di Milano, dal momento che l’infrastruttura è posta interamente nel territorio della provincia di Varese”. Da qui l’inammissibilità dell’impugnativa del Comune di Milano.
Il tribunale quindi, riporta il Corriere della Sera, ha respinto nel merito una parte delle richieste e dichiarate inammissibili le restanti.
“Esprimo grande soddisfazione per la sentenza che sancisce l’assoluta correttezza dell’iter amministrativo seguito da tutte le istituzioni coinvolte, avviato su impulso del Consiglio Regionale della Lombardia che, poco dopo la scomparsa di Berlusconi, aveva approvato un ordine del giorno per chiedere l’intitolazione di Malpensa, impegnando il presidente Fontana ad attivarsi in tal senso, come poi effettivamente avvenuto” commenta il consigliere regionale lombardo di FdI Marco Bestetti, che al Pirellone aveva chiesto e ottenuto la costituzione in giudizio della Regione Lombardia per difendere l’intitolazione di Malpensa a Berlusconi. Secondo Bestetti i ricorsi avevano “un’evidente impronta politica ed ideologica assolutamente inaccettabile”.
Gioisce anche la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del gruppo Civici d’Italia, Nm, Udc, Maie, parlando di un “dispositivo che speriamo possa mettere la parola fine su una querelle di basso livello creata ad arte da odiatori di professione, ossessionati dall’idea che a un loro nemico, non avversario politico, seppur tra gli italiani più noti al mondo, possa essere intitolato un hub aeroportuale di livello internazionale”.
L'articolo L’aeroporto di Malpensa resta intitolato a Berlusconi, il Tar respinge i ricorsi del comune di Milano e di quelli del Varesotto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ventuno anni dopo, l’ex governatore Totò Cuffaro, attualmente ai domiciliari, finisce ancora una volta imputato. Il prossimo 8 maggio si presenterà davanti alla giudice dell’udienza preliminare Ermelinda Marfia del Tribunale di Palermo, per rispondere dell’accusa di corruzione e traffico di influenze.
A novembre scorso l’inchiesta coordinata dal procuratore capo Maurizio de Lucia, e dai sostituti Gianluca Di Leo e Andrea Zoppi, ha travolto il leader della Democrazia Cristiana Sicilia e la giunta del governatore Renato Schifano. Sotto indagine sono finite 18 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e turbata libertà degli incanti, per la gestione di alcun appalti nella sanità isolana. In seguito però, la gip Carmen Salustro non ha riconosciuto gli elementi sull’ipotesi accusatoria dell’associazione e della libertà degli incanti, quest’ultimo riqualificato in traffico di influenze, mantenendo però la corruzione. Sei mesi dopo, a processo andranno solo in 9, per l’altra metà potrebbe presto essere l’archiviata.
L’ex governatore Cuffaro risponde di corruzione “in qualità di intermediario con i vertici dell’amministrazione regionale e delle aziende sanitarie sicilianeâ€, perché avrebbe accettato “la promessa di assunzioni, contatti, subappalti e altri vantaggi†offerti da Mauro Marchese e Marco Dammone, referenti della Dussmann Service Srl, che partecipava alla gara per “l’ausiliariato†bandita, e poi vinta, dall’ASP Siracusa. In questa stessa vicenda, sono indagati per traffico di influenze l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della Euroservice Srl, che avrebbe ottenuto il subappalto dalla Dussmann, tramite i referenti Marchese e Dammone, grazie all’intermediazione dell’ex deputato Ferdinando Aiello (già Pd e Italia Viva). Si “procede separatamente†invece per il deputato Francesco Saverio Romano (Noi Moderati), ritenuto “amico personale†di Mazzola, e che lo avrebbe introdotto nell’affare, sfruttando il direttore generale dell’Asp aretusea, Alessandro Caltagirone. La posizione del deputato sarà quindi valutata a parte dagli inquirenti, e non si esclude la possibilità di una richiesta di archiviazione. In precedenza, la Camera dei Deputati ha negato l’autorizzazione dei pm di Palermo di acquisire le chat whatsapp di Romano. Anche l’accusa per il dg Caltagirone, che nel frattempo si era autosospeso dall’incarico, potrebbe essere archiviata.
La seconda accusa nei confronti di Totò Vasa Vasa è di traffico di influenze, per il concorso pubblico dell’Azienda Ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo, per 15 posti a tempo indeterminato per operatore socio sanitario. Roberto Colletti, prima commissario straordinario e poi direttore generale dell’azienda ospedaliera, e Antonio Iacono, direttore del Trauma Center e presidente della commissione esaminatrice, avrebbero fornito le tracce del concorso in anteprima a Cuffaro e Vito Raso, suo braccio destro e già segretario particolare dell’assessore regionale alla famiglia, Nuccia Albano, che a loro volta li avrebbero messi a disposizione di alcuni candidati. In cambio i manager avrebbero ricevuto l’appoggio politico per la riconferma dei loro ruoli dirigenziali. Cuffaro nella sua memoria difensiva, depositata dai legali Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, ha precisato che tutti gli operatori sono stati in seguito stabilizzati, e di aver fatto “un errore†per aiutare una ragazza.
Manca tra le imputazioni dell’udienza preliminare l’accusa di corruzione per la presunta mazzetta che l’imprenditore Alessandro Vetro, avrebbe fatto avere al dg del Consorzio di bonifica occidentale della Regione Sicilia, Giovanni Giuseppe Tomasino, affinché lo favorisse negli appalti consortili. Soldi che sarebbero transitati, secondo l’accusa iniziale, tra le mani di Cuffaro e del deputato regionale Carmelo Pace (DC), in corsa per la fascia da sindaco di Ribera (Agrigento). Anche per questa ipotesi di reato, potrebbe profilarsi l’archiviazione.
L'articolo Sicilia, traffico di influenze e corruzione: chiesto il rinvio a giudizio per Totò Cuffaro. Udienza preliminare l’8 maggio proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Qualche giornalista mi ha chiesto cosa prevedo. Io dico ‘chiedetelo a Trump‘”, ha scherzato mercoledì Giancarlo Giorgetti, parlando dei diversi scenari economici inseriti nel Documento di finanza pubblica per tener conto del rischio che la guerra in Medio Oriente non si risolva a breve. Il rischio, checché ne pensi Giorgia Meloni che durante il consiglio dei ministri avrebbe chiesto al titolare del Mef “un po’ di ottimismo“, è che le cose vadano decisamente peggio rispetto alla crescita dello 0,6% prevista nello scenario base. Al momento l’incertezza la fa da padrona. Il Mef, nel testo che delinea il quadro tendenziale dei conti (anche quest’anno manca la parte programmatica, cioè la rotta che il governo intende seguire nella prossima legge di Bilancio), mette nero su bianco che se il conflitto scatenato da Usa e Israele si prolungasse, facendo salire ulteriormente i prezzi medi di petrolio e gas naturale, il tasso di crescita 2026 si fermerebbe a +0,4% e nell’anno successivo entreremmo in recessione. Ma anche il risicato progresso preventivato per l’anno in corso non è garantito, avverte l’Ocse nella Economic survey sull’Italia pubblicata giovedì.
L’organizzazione parigina, che ha già tagliato allo 0,4% e 0,6% rispettivamente le stime per il 2026 e 2027, spiega infatti che “i rischi su tale scenario sono significativi e orientati al ribasso” causa tensioni geopolitiche e commerciali, incertezze sulla domanda estera e fragilità del settore finanziario. Il capo economista Stefano Scarpetta ha spiegato che quelle valutazioni risalgono a un mese fa, quando “eravamo in una fase iniziale nel comprendere l’impatto del conflitto e l’impatto sul mercato energetico”. Nel frattempo, ha ricordato, i prezzi petroliferi sono lievemente scesi “e l’Italia, come gran parte dei Paesi Ocse, ha introdotto misure di sostegno per le famiglie e per le imprese”. Insomma: non è detto che la revisione in arrivo a giugno sia in peggio, ma non si può escludere. Bisognerà capire se il costoso taglio generalizzato delle accise – in scadenza il 1° maggio a meno di proroghe – si rivelerà sufficiente a tamponare uno choc che dai carburanti potrebbe trasmettersi agli alimentari e in generale al carrello della spesa, oltre ad aumentare i costi sostenuti dall’industria.
Quanto stretta sia la strada è ovviamente ben chiaro al governo Meloni. Il capitolo del Dfp dedicato a “Previsioni e rischi” è un catalogo dettagliato di quel che potrebbe andare storto. Se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso, si materializzerebbero “effetti più intensi e persistenti rispetto allo scenario di riferimento, con rialzi prolungati dei prezzi dei combustibili fossili, dei fertilizzanti e di altre materie prime, nonché possibili vincoli all’offerta nei Paesi esportatori”. L’Italia è particolarmente esposta a causa della sua dipendenza energetica dall’estero, “una caratteristica strutturale del sistema economico italiano”. Ne deriverebbe un effetto domino macroeconomico: “Gli impatti si propagherebbero attraverso canali distinti che potrebbero reciprocamente amplificarsi. Il più diretto è quello inflazionistico: prezzi delle materie prime energetiche stabilmente elevati eroderebbero il potere d’acquisto delle famiglie, comprimendo i consumi reali e deprimendo la domanda aggregata”. Ma prima ancora peseranno le aspettative: il deterioramento del quadro economico pesa su fiducia e decisioni di spesa “prima ancora che lo shock si materializzi pienamenteâ€. Il terzo passaggio è finanziario. Le condizioni del credito, a fronte della reazione delle banche centrali all’inflazione, diventeranno più restrittive amplificando gli effetti recessivi e “chiudendo il circolo vizioso tra costi, domanda e attività produttiva”.
A questo si aggiunge il canale estero. L’aumento dei costi di trasporto, il dirottamento delle rotte marittime e le interruzioni logistiche rallentano gli scambi, mentre sullo sfondo resta il rischio di un’escalation commerciale tra Stati Uniti e Cina. Lo choc energetico e quello commerciale potrebbero “rafforzarsi a vicenda”, fino a un temibile scenario di stagflazione, con crescita debole causa compressione della domanda, inflazione elevata e margini ridotti per le politiche monetarie e fiscali. Non basta: il Documento evoca anche un rischio di frammentazione finanziaria globale, tra debiti elevati, mercati più volatili e nuove vulnerabilità legate alla concentrazione degli investimenti in IA, “spesso veicolati da intermediari non bancari meno trasparenti”. Tanto che non si possono escludere “fenomeni di contagio sistemico“.
Sul fondo restano i nodi strutturali ricordati dall’Ocse. Negli ultimi anni l’attività economica è stata sostenuta in larga parte da fattori straordinari, a partire dagli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza e dagli incentivi fiscali. In un contesto di rincari energetici, credito più costoso e commercio globale in rallentamento non basta. Serve, ribadisce l’organizzazione, una strategia più ampia e selettiva che prosegua l’impulso del Pnrr e rafforzi le basi strutturali della crescita: dalla pubblica amministrazione alla giustizia, dal fisco al mercato del lavoro. La ricetta è quella sentita molte volte e mai messa in pratica fino in fondo: migliorare l’efficienza della Pa e la qualità delle istituzioni, ridurre la durata dei processi civili, rendere il sistema fiscale più semplice e favorevole alla crescita, aumentare la partecipazione soprattutto femminile al lavoro e rafforzare la concorrenza nei servizi. In aggiunta, il nuovo choc energetico evidenzia quanto sia rischioso dipendere dalle importazioni di combustibili fossili. E quanto urgente sia la transizione. “L’elettrificazione e il passaggio dal gas naturale alle fonti rinnovabili per la produzione di elettricità , sfruttando al meglio le risorse naturali dell’Italia”, saranno fondamentali per ridurre i costi, le emissioni e la dipendenza dalle importazioni. Ma “richiederanno interventi di policy, anche per accelerare lo sviluppo delle infrastrutture di generazione, trasmissione e stoccaggio”.
L'articolo Crescita italiana appesa alla durata della guerra: a rischio 0,2 punti di aumento del pil. E il Dfp evoca il rischio stagflazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Riccardo Capanna
Mentre sui trasporti italiani incombono ritardi biblici, sabotaggi, chiodi, Lollobrigida e le dieci piaghe d’Egitto, in una nota dell’ufficio di gabinetto del ministro Salvini compare “l’esigenza di procedere al rinnovo dell’abbonamento per l’anno 2026†al pacchetto “visione+sport+calcio†della pay-tv Sky. Il costo è di 1.188 euro, una briciola – lo 0,00005% del Pil, una spesa pari a 0,003 centesimi per ogni contribuente –, però pur sempre una spesa pubblica. Non appena il quotidiano Domani fa uscire la notizia, il Ministero precisa additando tre scuse che fanno rimpiangere la notizia: delle toppe peggiori del buco.
Prima scusa: il gabinetto (quale luogo migliore) ha “semplicemente rinnovato servizi già presenti in passato, prima dell’arrivo di Salvini e prima dell’attuale governoâ€. Allora, a maggior ragione se vuole cambiare le cose il nuovo ministro – che, per inciso, sta lì da quattro anni – potrebbe (e dovrebbe) chiudere l’abbonamento.
Seconda scusa: l’abbonamento è stato sottoscritto “su iniziativa degli uffici e con alcuni approfondimenti alla luce delle Olimpiadi Milano-Cortinaâ€. Che, oltre ad essere avvenute sotto questo governo e non sotto i precedenti che avrebbero contratto l’abbonamento, sono state trasmesse dalla Rai che già paghiamo noi contribuenti con il canone (da oggi sostituito dal canone Sky-Salvini). Se poi il Ministero voleva approfondimenti sui Giochi olimpici, bastava che ce lo chiedesse e noi gli avremmo spiegato la condizione della pista da bob di Cortina: l’impianto che Salvini paragonò alla cupola del Brunelleschi, costato 133,6 milioni dacché ne erano stati inizialmente previsti 47, il cui mantenimento, secondo la società di consulenza Kpmg, costerà 600-640 mila euro di deficit annuo alla Regione Veneto, ha già subito danni per centinaia di migliaia di euro, come contestato dal Comune, tant’è che non si è potuto tenere il Campionato italiano degli sport di scivolamento.
Terza scusa: il ministro, “determinato a reagire†alle fake news, “ha un regolare abbonamento televisivo che paga di tasca propria e utilizza a casaâ€, che è l’”unico luogo, oltre allo stadio, dove il ministro guarda le partite del Milanâ€. Il che, a prescindere dalle riprese dalle sue stesse dirette TikTok che lo smentiscono, è anche peggio: se Salvini non lo usa, perché il Ministero avrebbe dovuto sottoscrivere un abbonamento? Chi è che lo usa? Ma i funzionari ministeriali non indaghino su questo: pagheremmo non solo Sky, ma anche Dazn, Netflix e qualunque altra cosa al ministro Salvini, purché stia sempre incollato alla tv e smetta di occuparsi di politica, di infrastrutture e di trasporti.
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Paolo Crepet è intervenuto al podcast “Supernova” di Alessandro Cattelan. Lo psichiatra, sociologo e opinionista italiano riconosce quanto sia importante garantire ai bambini la possibilità di esprimersi e di sviluppare, attraverso il gioco, degli strumenti per la vita. “L’iper-assistenza è il problema di oggi. – ha detto – La Montessori e tanti pedagogisti hanno avuto fin dall’inizio un’idea semplice: i bambini sono esseri umani con un talento e bisogna dare loro la possibilità di esternarlo”.
I problemi osservati da Crepet riguardano sia lo sviluppo infantile che il comportamento degli adulti. Nella fase evolutiva, l’assenza dell’esperienza ludica priva i bambini dell’importante apprendimento legato alla sconfitta, elemento cruciale per la maturazione personale. Parallelamente, lo studioso rileva come numerosi individui adulti manifestino atteggiamenti tipicamente adolescenziali, evidenziando un preoccupante fenomeno di immaturità diffusa nella società contemporanea.
“Imparare a perdere o essere bocciati, sembrano delle scemenze, ma non lo sono. Ora sulla playstation se perdi, rifai la partita. Non c’è la vergogna, non c’è una storia dietro la perdita”, ha detto.
E ancora: “Non mi riferisco a Washington o a nessuno in particolare, ma ci sono una serie di persone adulte che mi sembrano comportarsi come adolescenti. Attuano queste dinamiche simili ai war games, del tipo “Se fai così, allora ti sparo un razzo”.
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Sembrava un “semplice” atto di sadismo, quello nel messaggio Whatsapp che Amal Khalil, giornalista di Al Akhbar, aveva ricevuto quasi due anni fa, a settembre 2024, da un numero israeliano, riconducibile al podcaster Gal Gideon Ben Avraham, che dirige un canale Youtube sul Medioriente ed è stato spesso ospite di trasmissioni su Channel 14, emittente vicina al governo. Uno dei tanti messaggi che i giornalisti libanesi che operano nel sud del Paese hanno ricevuto in questi due anni, soprattutto gli operatori di Al Manar e Al Mayadeen, il primo affiliato ed il secondo solidale con la narrativa geopolitica di Hezbollah. Proprio come Al Akhbar, che però a differenza dei primi due ha un orientamento del tutto laico e progressista, attento in particolare ai temi della giustizia sociale e dei diritti civili.
“Ok, cara. Ti stai muovendo da un villaggio all’altro, ma non sei ancora stata in ospedali o funerali a sufficienza. Ci sono molto dolore e tristezza dietro a quel sorriso che provi a mostrare su Twitter. Vediamo quale sarà la tua risposta. La tua casa è ancora in piedi, Anisa (compagna, ndr)? Lo spero”, gli aveva scritto il podcaster. Che poi aveva continuato: “Sappiamo dove ti trovi e ti raggiungeremo a tempo debito. Anche se per noi non sei importante, alla fine faremo le nostre considerazioni. Ti suggerisco di trasferirti in Qatar o da qualche altra parte, se vuoi che la tua testa rimanga collegata alle tue spalle”, diceva Ben Avraham che si descrive come un ex sergente delle Idf che “continua ad aiutare l’intelligence israeliana”.

Mercoledì, verso le 14:45, Amal Khalil e la sua collega Zeinab Faraj si trovavano in auto nei pressi di Tayri, nel sud del Libano, per occuparsi delle conseguenze dei devastanti bombardamenti israeliani sulla vicina Bint Jbeil, cittadina di 30mila abitanti prima della guerra, ora ridotta ad un cumulo di macerie. A un certo punto, la macchina che le precede viene colpita da un drone israeliano, uccidendo entrambi i suoi passeggeri. Khalil e Faraj, sotto choc, escono dalla loro vettura e, secondo quanto riferito sulla timeline pubblicata dal loro giornale, si rifugiano immediatamente in una abitazione lungo la strada.
Alle 14.50 contattano quindi i loro superiori e le loro famiglie, la notizia della loro situazione inizia a girare, e spinge addirittura il presidente del Libano, Joseph Aoun, a rilasciare una dichiarazione ufficiale, in cui chiede alla Croce Rossa di portarle in salvo, coordinandosi con l’Esercito libanese e l’Unifil. Poco più di un’ora e mezza dopo, alle 16.27, la casa in cui Khalil e Faraj si sono rifugiate viene bombardata dall’aviazione israeliana. Le due, da quel momento, risultano irrintracciabili.
Secondo quanto riferito ad Al Jazeera da un ufficiale delle Forze Armate Libanesi, le truppe israeliane in Libano a quel punto si rifiutano di garantire all’Esercito l’accesso al sito bombardato, permettendo solo in seguito – in modo parziale e ancora sotto ulteriori bombardamenti circostanti – l’ingresso della Croce Rossa. I soccorritori trovano Zeinab Faraj con gravi ferite alla testa e riescono ad evacuarla, insieme ad altri due civili uccisi nel raid, ma non gli viene permesso di cercare Amal Khalil. Il veicolo dei paramedici, come poi riporterà la NNA, viene colpito da alcuni proiettili sulla strada verso l’ospedale di Tubnin ma alcune ore dopo farà ritorno sulla scena dei bombardamenti, dove troverà il corpo di Amal Khalil senza vita.
Il mese scorso le Idf avevano già assassinato proprio tre cronisti di Al Manar (il sessantenne Ali Shoeib, accusato senza alcuna prova di essere un “funzionario di intelligence di Hezbollah”) e di Al Mayadeen (Fatima Ftouni e suo fratello Mohammad). A novembre 2023 erano stati uccisi, in un raid delle Idf nei pressi di Yaroun, Farah Omar e Rabih Al Maamari, mentre il mese precedente era toccato al fotografo della Reuters Essam Abdallah, raggiunto dai colpi di un carro armato israeliano vicino ad Alma Al Shaab. Tutti mostravano, sui loro corpi e sulle loro auto, i segnali identificativi della stampa.
Ad ottobre 2024, Wissam Qassam, Mohammad Rida e Ghassan Najar – il primo di Al Manar, i secondi di Al Mayadeen – erano stati colpiti di notte, mentre dormivano in una residenza temporanea per giornalisti nei pressi di Hasbaya. Il triplice assassinio era avvenuto in quel caso senza nessun avvertimento prima del bombardamento, e dopo che, secondo la BBC, i tre avevano nel pomeriggio precedente fornito tutte le informazioni necessarie sulla loro collocazione, sui movimenti e sui tempi alle truppe Unifil che le hanno passate poi allo stesso esercito israeliano. Sono finora 14 i giornalisti libanesi uccisi dalle IDF da ottobre 2023, e oltre 260 quelli uccisi nello stesso periodo nella Striscia di Gaza, secondo i numeri forniti dal Committee to protect Journalists (Cpj).
Quel che è accaduto nelle ore successive all’omicidio di Amal Khalil, appare persino più inquietante. A differenza degli altri casi a Gaza, nei quali le Idf avevano giustificato gli assassinii accusando le vittime di essere “combattenti di Hamas travestiti da giornalisti”, o nel migliore dei casi parlando di “effetti collaterali“, dovuti alla vicinanza dei giornalisti a dei miliziani – cioè la stessa scusa utilizzata in occasione dell’assassinio della cittadina americana Shireen Abu Akleh di Al Jazeera nel 2022 -, questa volta la dinamica appare diversa e per alcuni versi simile a quella del triplice assassinio di un mese fa di Ali Shoeib e Mohammad e Fatima Ftouni.
Con le Idf che si sono rifiutate di commentare l’accaduto, il reporter di Drop Site News, Jeremy Loffredo, ha provato a scrivere un messaggio al citato Gal Gideon Ben Avraham, autore delle minacce a Khalil. Ben Avraham risponde anche a lui: prima con un messaggio in cui lamenta “gli attacchi dei media” e poi con alcuni messaggi vocali in cui si propone di “spiegare la questione”. Lo Youtuber ripete in sostanza le accuse riferite a Loffredo, aggiungendo poi dei surreali elementi di pura propaganda, secondo cui Hezbollah impedirebbe ai giornalisti libanesi che lavorano in emittenti non affiliate al partito, come Al Jadeed o Mtv Lebanon, di fare il loro lavoro nel sud, e “uccide chiunque faccia il giornalista in canali non vicini a Hezbollah, accusandolo di propaganda sionista”, utilizzando quindi queste accuse come la prova che i cronisti sorpresi sul posto non possono che essere organici al Partito di Dio (che per lui significa terroristi, anche se sono dei civli, ndr).

Ciò peraltro è oggettivamente falso, e lo si vede anche dalla affiliazione – come quella di Essam Abdallah e Christina Assi, colpita insieme a lui, a cui hanno dovuto amputare una gamba – di decine di giornalisti libanesi uccisi dalle Idf in questi due anni. Nel secondo messaggio vocale, Ben Avraham si prende anche la briga di citare spontaneamente l’emittente regionale Al Jazeera – che in questi anni ha visto uccidere varie decine di suoi collaboratori -, accusandola di lavorare per Hamas.
Lo scambio con Jeremy Loffredo va poi avanti, finché Ben Avraham decide di mandargli un chiaro avvertimento, non prima di rivelare – forse in modo involontario? – quale sia la logica prettamente settaria utilizzata dalle Idf che punta a creare fratture all’interno della multiconfessionale società libanese e prende di mira l’intera comunità sciita – con l’obbiettivo che non faccia mai più ritorno al sud – nella consapevolezza che la stragrande maggioranza dei suoi appartenenti sostengono (ed anche un sostegno “emotivo” è sufficiente) il ruolo di Hezbollah: “Sto pensando alla possibilità che anche tu sia uno di loro. Ti sto consigliando di trovare dei partner diversi in Libano. Ci sono tante persone perbene lì, tra i maroniti, tra i sunniti, tra i drusi e altri. Cerca di adottare la loro, di narrativa. Sei molto, ma molto ingenuo”.

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Arriva nelle sale italiane dal 30 aprile Wonderwell, presentato come l’ultimo film con Carrie Fisher, storica interprete della Principessa Leia nella saga di Star Wars. L’uscita sarà accompagnata da una distribuzione “evento†curata da Thalia Film e Blue Film, con una serie di appuntamenti speciali tra pubblico e stampa.
Il film, già accolto positivamente a livello internazionale secondo la distribuzione, si inserisce tra fantasy e racconto di formazione, con un impianto visivo che punta a un pubblico trasversale. Nel cast figurano anche Rita Ora e Nell Tiger Free, affiancate da Megan Dodds e Vincent Spano, in una produzione che unisce elementi autoriali e suggestioni più popolari.
Girato interamente in Italia tra Umbria, Toscana e gli studi di Cinecittà , il progetto ha coinvolto in larga parte maestranze italiane e si inserisce in una produzione statunitense dal budget stimato intorno ai 40 milioni di dollari. Tra i produttori figura anche Fred Roos, storico collaboratore di Francis Ford Coppola, scomparso nel 2024.
In occasione dell’uscita è prevista una serata evento il 30 aprile al Cinema Adriano di Roma, con la presenza di ospiti e stampa. Sarà inoltre presente la protagonista Kiera Milward, disponibile per interviste e incontri nei giorni successivi al lancio. La distribuzione avverrà in lingua originale con sottotitoli in italiano, una scelta che, secondo i distributori, mira a preservare l’autenticità delle interpretazioni e a offrire un’esperienza cinematografica più immersiva.

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Si fa presto a dire jeans, ma la verità è che siamo ormai lontani dal classico pantalone in denim, il blue jeans dalla silhouette più o meno dritta. Oggi il jeans, il più trasversale dei capi, è diventato un vero campo di sperimentazione, tanto quanto gli altri elementi del guardaroba. Da capo workwear si è trasformato in un pezzo cult, effortless ma distintivo, al punto che – oggi più che mai – è protagonista di look iconici sulle passerelle. Basti pensare all’apertura della sfilata di Bottega Veneta per l’autunno-inverno 2024, con il completo in (finto) denim e canottiera, o ad alcuni dei look più virali delle ultime stagioni, che riportano il jeans al centro della costruzione del look. Le passerelle, insomma, ne hanno definitivamente elevato lo status, declinandolo nel tempo in tutte le sue possibili varianti. Per la primavera 2026, i modelli più rilevanti raccontano un ritorno calibrato al passato: riemergono i bootcut e i modelli crop & slim di ispirazione anni Novanta e Duemila, più asciutti e versatili, mentre continua senza battute d’arresto il filone oversize con wide-leg e barrel, ormai codici consolidati del contemporaneo.
Se i fit si moltiplicano, è il lavaggio a restare la vera costante. Oltre al classico blue denim, il jeans bianco si conferma un pilastro di stagione: luminoso e immediatamente sofisticato, richiama subito l’idea di primavera. Accanto a questi evergreen emergono tre direttrici chiave: il denim chiarissimo e slavato, che rilegge l’estetica anni ’90 in chiave più pulita; il blu navy molto scuro, che avvicina il jeans a un’idea più sartoriale e lo rende adatto anche a contesti formali; e il marrone, novità rilevante, che inserisce il denim in una palette calda e materica, in linea con il ritorno delle tonalità naturali. Tra tutte le tendenze, però, il modello che più di altri cattura l’attenzione è il jeans decorato. In questa stagione, il denim diventa superficie di sperimentazione e si arricchisce di ricami, paillettes, perline, cut-out e lavorazioni tridimensionali che lo trasformano in un capo tutt’altro che casual. Ecco quindi quali sono i jeans su cui puntare per la primavera 2026.
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Nestlé Italia annuncia 185 esuberi che riguardano le funzioni impiegatizie, in particolare nelle sede di Assago, vicino a Milano. La notizia, resa nota dai sindacati Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil, rientra nell’ambito del piano di riorganizzazione che punta a ridurre di 16mila persone a livello mondiale la forza lavoro dell’azienda. La strategia era stata annunciata a ottobre 2025 e l’intenzione di Nestlé è di perfezionare il piano entro il 2027.
Secondo l’azienda svizzera del settore alimentare, la decisione è necessaria per garantire maggiore competitività riducendo i costi. Una scelta che impatta anche sul personale. Per questo motivo i sindacati, in una nota congiunta, hanno espresso “forte contrarietà per una decisione dettata da logiche finanziarie che ricade sui lavoratori”. Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno anche detto di essere molto preoccupati per il settore Waters, ovvero la divisione del gruppo che si occupa di acqua in bottiglia (tra queste marchi come Sanpellegrino, Acqua Parma, Levissima e Perrier). Il settore, “pur non essendo direttamente coinvolto negli esuberi, è oggetto di un percorso che comporterà il possibile trasferimento in Sanpellegrino di circa 60/70 persone oggi formalmente impiegate su Nestlé, ma le cui mansioni fanno capo al settore acque”.
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Alla faccia della ripresa della produzione in Italia nel primo trimestre, Stellantis apre di nuovo il portafoglio per allontanare gli operai dalle fabbriche. Il gruppo franco-italiano ha annunciato ai sindacati la volontà di aprire un nuovo scivolo per la fabbrica di Melfi: incentiverà 425 esuberi, circa il 10% dei dipendenti del sito lucano. Sale così a circa 1.000 il numero delle uscite pagate dall’inizio del 2026.
La decisione di intervenire sulla pianta organica dello stabilimento in Basilicata, tra l’altro, conclama come il leggero aumento dei volumi tra gennaio e marzo, e l’avvio di nuove produzioni nei prossimi mesi, siano insufficienti a saturare la fabbrica sotto il profilo occupazionale: una smentita degli annunci fatti negli ultimi mesi, anche ai tavoli ministeriali, da parte dei manager e dello stesso ministro Adolfo Urso.
Del resto, come aveva fatto notare Ilfattoquotidiano.it in solitaria, la mirabolante crescita percentuale di Melfi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, disastroso, ha in realtà partorito un topolino per quanto riguarda il numero assoluto delle unità prodotte. La fabbrica ha fatto registrare un +92%, ma partiva da numeri ridicoli: da 8.890 a 17.110 auto. Basti pensare che nel 2024 – non un anno d’oro – erano state sfornate 25.100 nello stesso periodo e nel 2023 erano state addirittura 50.870. Il tutto nonostante sia già partita la produzione di Jeep Compass, Ds8 e che, nel corso dell’anno, lo stabilimento dovrebbe iniziare ad assemblare anche Ds7 e Lancia Gamma.
“La richiesta di Stellantis conferma quanto da tempo come Fiom denunciamo riguardo allo stabilimento lucano, e cioè che nonostante l’avvio della produzione della nuova Jeep Compass, questa non basta a fermare il graduale svuotamento, garantendo la piena occupazione”, dichiarano Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom e responsabile settore mobilità , e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive del sindacato.
La richiesta di uscite per lo stabilimento di Melfi si sommano a quelle già annunciate negli stabilimenti di Pomigliano (150), Mirafiori (121), Atessa (302) e Termoli (50), per un totale di più di 1.000 lavoratori che nei prossimi mesi lasceranno le fabbriche italiane, una delle quali – Cassino – è al centro di una trattativa per l’affitto di spazi – o una definitiva cessione – alla cinese Donfeng. “È inaccettabile – aggiungono Lodi e D’Alessio – che tutto questo avvenga prima della presentazione del piano industriale prevista per il 21 maggio, su cui chiediamo che ci sia una discussione preventiva che affronti, sito per sito, prospettive industriali e occupazionaliâ€.
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Dopo il grave incidente subito lunedì alla corrida della Maestranza, prosegue la convalescenza di José Antonio Morante de la Puebla a Siviglia. Secondo quanto riportato da El Mundo, il decorso post-operatorio è positivo e il torero sta mostrando segnali di miglioramento. Le condizioni vengono descritte come stabili, anche se la ferita è seria e richiede cautela. L’entourage parla di un decorso “favorevoleâ€, e lo stesso torero sarebbe apparso “vigile e comunicativo†già dopo il trasferimento nell’ospedale Viamed-Santa Ãngela de la Cruz.
Per alcuni giorni dovrà essere alimentato per via endovenosa, per evitare complicazioni legate al transito intestinale. Il chirurgo Octavio Mulet ha spiegato che il quadro resta positivo “dentro la cautela che implica una ferita di queste caratteristicheâ€. Nel bollettino medico la lesione viene definita “molto graveâ€: “Ferita da asta di toro nel margine anale posteriore con una traiettoria di circa 10 cm, con lesione parziale della muscolatura dello sfintere anale e perforazione nella parete posteriore del retto di 1,5 cmâ€.
Dal letto dell’ospedale, Morante ha raccontato a El Mundo quei momenti: “Provavo un dolore immenso, ho avuto molta paura perché ho visto che il toro mi aveva preso e, beh, pensavo di stare sanguinando. Quando sono arrivato in infermeria e ho visto che l’emorragia era minima, mi sono abbastanza tranquillizzato, ma ovviamente faceva molto male. Senza dubbio, è stata la cornata più dolorosa di sempre. La verità è che provo ancora molto dolore”, ha detto Puebla. Ha poi aggiunto che sarà alimentato per via endovenosa tramite catetere, una cosa che non aveva mai sperimentato prima: “Ho passato una notte piuttosto normale, con poco sonno. Non ho appetito e spero di superare tutto questo con, beh, con un po’ di pazienza”.
L’incidente è avvenuto durante la corrida di lunedì, quando il toro “Clandestino†della ganaderÃa Hermanos GarcÃa Jiménez ha colpito il torero al gluteo dopo averlo sbalzato a terra. Morante è stato immediatamente soccorso e operato nell’infermeria della Maestranza. La ripresa resta sotto osservazione, mentre restano in calendario gli impegni di maggio, in attesa di capire l’evoluzione clinica.
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Quella che doveva essere una vacanza tra relax e mare aperto si è trasformata, per alcuni passeggeri, in un’esperienza decisamente poco piacevole. A bordo della nave Costa Toscana sono stati segnalati diversi casi di gastroenterite, come confermato dalla stessa compagnia in un comunicato inviato agli ospiti. Costa Crociere parla apertamente di “alcuni casi di disturbi gastrointestinali”, ricordando come la gastroenterite “si verifica più frequentemente in presenza di gruppi numerosi di persone in spazi ristretti” e possa essere trasmessa facilmente “da persona a persona”.
La compagnia ha sottolineato di aver attivato subito le “misure rigorose di contenimento”, isolamento dei passeggeri coinvolti e un rafforzamento dei protocolli igienici già in vigore a bordo. Tra le raccomandazioni rivolte agli ospiti, lavarsi spesso le mani, evitare contatti ravvicinati e segnalare tempestivamente eventuali sintomi al centro medico.
Una situazione che, se da un lato può preoccupare, dall’altro non è del tutto insolita nel contesto delle crociere. Navi con migliaia di persone, spazi condivisi e superfici toccate continuamente rendono più facile la diffusione di virus gastrointestinali, soprattutto se non vengono rispettate rigorosamente le norme igieniche.
Ed è proprio su questo punto che si concentrano anche alcuni commenti apparsi sui social. C’è chi invita a una maggiore responsabilità individuale: “Certo che non sono mancate scene di gente che riempiva la bottiglietta di acqua ai dispenser appoggiandola all’erogatore dopo magari averci già bevuto in precedenza. Facciamoci due domande su come ci comportiamo…”. Altri utenti, invece, parlano di episodi simili già avvenuti in passato: “Noi siamo stati a novembre 2024… siamo stati male 4 su 4… dopo più di un anno leggo la stessa cosa”.
La compagnia, dal canto suo, ha ribadito che “la salute e la sicurezza degli ospiti e dell’equipaggio sono di primaria importanza” e ha invitato tutti a mantenere “i più alti standard di igiene personale” per limitare la diffusione del virus.
L'articolo “Casi di disturbi gastrointestinali a bordo della nave Costa Toscana”: attivate le “misure di contenimento” proviene da Il Fatto Quotidiano.