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#news #ilfattoquotiano.it
Lo chiamano flashover: è il passaggio brusco da un incendio localizzato a un incendio esteso. Potrebbe essere questo il fenomeno che ha fatto propagare così rapidamente le fiamme che hanno ucciso almeno 47 persone nella notte di Capodanno all’interno del Constellation Bar di Crans-Montana, in Svizzera.
Accade quando il fuoco si espande all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi. Soprattutto all’interno di una stanza, se il calore si accumula sul soffitto è difficile fermare la propagazione dei fumi e dei vapori e l’aumento di temperatura – che raggiunge velocemente diverse centinaia di gradi. Questo può causare l’accensione simultanea di altri oggetti infiammabili e la rapida propagazione delle fiamme. Quando succede, sopravvivere è praticamente impossibile. La situazione è pericolosa, e potenzialmente fatale, anche per i Vigili del fuoco con equipaggiamento protettivo completo.
L'articolo Strage di Crans-Montana, cos’è il flashover che può aver trasformato l’incendio in strage proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sul devastante incendio scoppiato in un bar della località sciistica di Crans-Montana, nel Canton Vallese in Svizzera, che ha causato la morte di almeno 47 persone e il ferimento di altre 112, molti interrogativi rimangono senza risposta. Ecco cosa sappiamo finora e cosa no.
Le fiamme. La notte di Capodanno, un grave incendio è scoppiato nel bar “Le Constellation”, nella località vallesana di Crans-Montana. La capienza del locale era di 300 posti a sedere.
L’ora. Secondo la Polizia cantonale, l’incendio è scoppiato intorno all’1 e 30 di notte.
Il contesto. Gli inquirenti hanno reso noto che considerano l’accaduto un incidente, non un attentato.
La sequenza degli eventi. Le autorità lo descrivono come un incendio improvviso, definito dagli esperti con il termine flashover, ovvero il passaggio brusco da un rogo localizzato a uno di estensione maggiore. Un esempio: un incendio può svilupparsi all’interno di una stanza. Se il calore si accumula sul soffitto, fumo e vapori si diffondono ovunque e la temperatura raggiunge rapidamente diverse centinaia di gradi Celsius. Questo può causare l’accensione simultanea di altri oggetti infiammabili e la rapida propagazione delle fiamme.
Le vittime. Secondo le autorità , almeno 47 persone hanno perso la vita. Parecchie delle vittime erano giovani e si ritiene che molte provenissero dall’estero. Altre 112 sono rimaste ferite, molte delle quali con gravi ustioni. Decine di feriti gravi sono stati trasportati in elicottero ai due centri grandi ustionati della Svizzera, negli ospedali universitari di Zurigo e Losanna. Ventidue pazienti sono stati curati a Losanna. Zurigo ha ricoverato oltre una dozzina di ustionati.
Le cause. È stata avviata un’indagine penale. La procuratrice generale Béatrice Pilloud ha affermato che le autorità del Vallese stanno facendo tutto il possibile per chiarire le circostanze del disastro e vogliono fornire risposte alle numerose domande poste dalle famiglie colpite “nel modo più rapido ed esaustivo possibile”. La Procura sta valutando diverse ipotesi sulla sequenza degli eventi. La teoria centrale è che l’intera stanza abbia preso fuoco, il che che ha provocato un’esplosione. Sono stati interrogati diversi testimoni; inoltre, sono stati sequestrati telefoni cellulari, che sono ora in fase di analisi.
Le misure di sicurezza. Interpellata dall’agenzia Dpa, Pilloud ha opposto un no comment alla domanda se il bar disponesse di adeguate uscite di emergenza e se fossero funzionanti. Un’indagine stabilirà se le misure di sicurezza siano state rispettate o meno.
L’identità delle vittime. Le generalità delle vittime e dei feriti sono ancora sconosciute. Secondo il presidente del Canton Vallese, Mathias Reynard, l’identificazione delle vittime richiederà “del tempo”. Il presidente Federale Guy Parmelin ha fatto sapere che il Dipartimento Federale degli Affari Esteri sta lavorando per stabilire contatti con le famiglie delle vittime all’estero.
Le operazioni di soccorso. In seguito all’allarme antincendio, l’Organizzazione Cantonale di Soccorso Vallese (Kwro) ha schierato dieci elicotteri, quaranta ambulanze e oltre 150 operatori sanitari per curare i feriti e trasportarli in ospedale.
Le reazioni. Le bandiere del Palazzo Federale saranno a mezz’asta per cinque giorni, ha annunciato Parmelin. Circa 400 persone hanno partecipato ieri sera a una messa in onore delle vittime. A condurre il rito è stato il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey. Per tutta la giornata, numerosi passanti hanno commemorato le vittime ai margini dell’area intorno al bar Le Constellation, che è stata completamente transennata. Il devastante incendio ha suscitato sgomento a livello internazionale. Tra gli altri, Francia, Italia e Germania, così come Regno Unito, Ucraina e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Berna, hanno espresso la loro solidarietà alla Svizzera.
L'articolo Strage di Capodanno a Crans-Montana. Cause, dinamica, identità delle vittime: cosa sappiamo e cosa no proviene da Il Fatto Quotidiano.
Due fotografie diffuse dall’emittente francese Bfmtv mostrano il possibile momento di innesco dell’incendio scoppiato nel bar-discoteca Le Constellation di Crans-Montana durante la notte di Capodanno, che ha causato la morte di 47 persone e ne ha ferite 112, alcune in maniera molto grave. Quasi tutti giovanissimi.
Le immagini – scattate all’interno del locale da alcuni sopravvissuti e inviate all’emittente – documentano l’atmosfera dei festeggiamenti poco prima del rogo. In particolare, si notano bengala e fontane luminose accese in prossimità del soffitto, in un ambiente affollato dove i clienti celebravano l’arrivo del nuovo anno ordinando bottiglie di champagne e vini pregiati, decorate con candele scintillanti.
In una delle due foto, si vede il soffitto del locale con le prime fiamme, probabilmente innescate dalle scintille provenienti dalle fontane luminose. Secondo alcuni testimoni citati dai media francesi, proprio l’uso di questi dispositivi pirotecnici all’interno del bar potrebbe aver provocato l’incendio che ha poi rapidamente avvolto tutto il locale. La prima immagine, scattata nel seminterrato del Constellation, mostra due persone che tengono in mano bottiglie di champagne: una di loro è sollevata sulle spalle dell’altra e si trova molto vicina al soffitto.
La seconda foto immortala quello che potrebbe essere il momento esatto dell’innesco, con le scintille rivolte verso l’alto e le prime fiamme visibili nella parte superiore dell’immagine. Le autorità svizzere hanno avviato un’indagine per accertare le cause del rogo e verificare il rispetto delle norme di sicurezza all’interno del locale.
????DOCUMENT BFMTV
Des photos montrent le moment du départ de l’incendie mortel à Crans-Montanahttps://t.co/r3sUv9MwxU pic.twitter.com/JeyGiGbQIo— BFM (@BFMTV) January 2, 2026
L'articolo Strage a Crans-Montana, bengala e fontane luminose vicine al soffitto: le foto del probabile innesco dell’incendio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Doverosi cambi di palinsesto e programmazione dedicata per seguire gli sviluppi della tragedia di Crans-Montana, che vede coinvolti anche diversi italiani tra morti, feriti e dispersi.
Su Rai 1 gli aggiornamenti in diretta nelle edizioni del Tg1, con le trasmissioni Uno Mattina News, Uno Mattina, Storie Italiane, con i collegamenti dal luogo della tragedia, ospedali e unità di crisi della Farnesina.
Questa mattina su Rai 2 andrà in onda uno speciale del Tg2 dalle 10:10 alle 11 e nel pomeriggio una edizione dalle 17:50 alle 18:35, anche nella lingua dei segni. Il Tg3 proporrà invece uno speciale Fuori Tg dopo il Tg delle 12.
Aggiornamenti continui anche su Rai Radio a cura del GrRai e sul sito Rainews.it. I Tg Rai (con le straordinarie a cura del Tg1 e del Tg2) e contenitori informativi avevano già proposto ieri un lungo racconto da Crans-Montana.
La tragedia è avvenuta durantei festeggiamenti per il Capodanno quando un’esplosione ha devastato il locale, uccidendo 47 persone e ferendone 112. Molti di loro sono ustionati gravi, circa 40, e giovani. La tragedia è avvenuta nella notte nel Constellation Bar di Crans-Montana – località sciistica di lusso in Svizzera nel cuore delle Alpi, a circa due ore dalla capitale svizzera Berna – nel corso di una festa che – stando a quanto emerso finora – era riservata a under 17. L’ipotesi più accreditata è che le fiamme siano partite dalle candeline sopra le bottiglie di champagne o da un petardo.
L'articolo La tragedia a Crans-Montana cambia la programmazione Rai: ecco tutti gli aggiornamenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Anno nuovo, scarica di hip hop adrenalinica in arrivo. Il mese di gennaio, in attesa dell’arrivo il 24 febbraio del Festival di Sanremo 2026, sarà caratterizzato dalla carica dell’hip hop con alcuni tra gli esponenti più importanti della scena italiana. Ad aprire le danze è Tony Boy con “Traumaâ€, oggi 2 gennaio, il 9 arriva Guè con “Fastlife 5: Audio Luxuryâ€, il 16 “Tutto è possibile†segna il ritorno di Geolier mentre il 30 gennaio a chiudere la carica sarà il golden boy Kid Yugi con “Anche gli eroi muoionoâ€. Insomma ce n’è per tutti i gusti per chi ama il genere e, di certo, c’è da scommettere che la battaglia in classifica sarà alquanto vivace.
Dopo aver chiuso il 2025 con uno show-evento a Rho Fiera Milano Live, Tony Boy (Antonio Hueber, classe ’99, Padova) ha in serbo tanti progetti per il 2026. Con due album pubblicati nell’ultimo anno (“Going Hard 3†e “Uforia†disco d’oro), lo show-evento a Rho Fiera Milano Live, un tour nei club sold out, Tony Boy ha annunciato suoi primi concerti nei palazzetti a Roma, Milano e Padova dal 13 maggio con in scaletta i brani del nuovo album “Traumaâ€, uscito proprio oggi, che contiene 14 brani inediti.
Geolier è pronto a tornare con il quarto album, “Tutto è possibile†e lo fa con un racconto che parte da un monito di Pino Daniele, custodito in un suo brano mai pubblicato. Una frase rimasta sospesa nel tempo, che oggi torna a nuova vita e apre il prossimo album di Geolier. Il disco si apre con Pino Daniele, ma, tra gli altri, trova al suo interno un altro nome che per Geolier rappresenta un riferimento: 50 Cent. Un traguardo che lo stesso Geolier ha raccontato come la prova concreta della sua visione: “Tutto quello che vuoi che accada, accadrà â€.
A queste si aggiungono ulteriori collaborazioni: oltre alla presenza di Anuel AA, una delle voci più iconiche e influenti del Latin trap contemporaneo, Sfera Ebbasta fino ad Anna e Kid Yugi. Nel 2026 Geolier porterà il nuovo album con tre live già sold out al Maradona, che chiuderanno il Geolier Stadi 2026â€, l’artista salirà per la prima volta, tra gli altri, anche sui palchi di Milano a San Siro e di Roma all’Olimpico.
Sulla copertina del nuovo album “Anche gli eroi muoiono†appare dentro in una bara. Così il golden boy della scena rap Kid Yugi (Francesco Stasi, è un rapper pugliese classe 01’) mette a segno il suo terzo album in studio. L’album è stato anticipato da un trailer ambientato su un set cinematografico, in cui viene messo in scena il funerale dell’artista. La cinepresa segue i personaggi che si stringono intorno alla bara, mentre l’attore Filippo Timi recita un monologo e prima di traghettare gli spettatori verso un colpo di scena finale.
“Cosa vuol dire essere un eroe? Operare il bene con tutte le proprie forze ‘risponderebbero i più. Fallire miseramente in nome di un’utopia!’ tuonerebbero i malvagi. – è il messaggio contenuto nel lancio del nuovo progetto discografico – Dare prova di coraggio e abnegazione di fronte a pericoli ed avversità intonerebbero gli accademici. Ecco, tutte queste definizioni sono sbagliate, vecchie, obsolete, superate, adatte ad epoche passate, ad un mondo in cui la distinzione tra bene e male appariva netta e irriducibile. La società contemporanea, quella dei consumi che promuove l’individualismo e glorifica l’egoismo, la società che ha sacrificato i valori della giustizia sostituendoli con quelli del merito, è riuscita ad amalgamare i due assoluti. Ma quindi, se bene e male si somigliano, se l’essere umano opta per l’uno o per l’altro secondo un unico criterio, l’utilità , come possiamo noi riconoscere un eroe? O, ancor peggio, è possibile che questo mondo non sia più capace di crearne? Ecco che la civiltà ha sopperito a questi dilemmi nel modo più stupido e ingiusto: rendendoci tutti speciali. O almeno facendocelo credereâ€.
E infine: “Ci hanno insegnato che ognuno di noi è l’eroe della propria storia, che ognuno di noi è un predestinato, un talentoso, un genio mandato su questa terra per assolvere ad un compito divino. In questo voi credete e in questo credo anch’io. Ed ora più che mai la mia missione mi appare chiara, limpida come il cielo di marzo. Io sono il vostro Memorandum. E porto un unico messaggio: Anche gli eroi muoionoâ€.
Infine Guè con “Fastlife 5: Audio Luxuryâ€, interamente prodotto da Cookin Soul. Il volume di “Fastlifeâ€, il mixtape di culto nato vent’anni fa dal talento e dall’amore per il rap di Gué. Per le celebrazioni dei vent’anni di Fastlife, il rapper ha voluto fare le cose in grande: tutte le tracce sono infatti prodotte da Cookin Soul, producer di Valencia, che vanta collaborazioni internazionali del calibro di Nipsey Hussle, Yukmouth e MF Doom e centinaia di remix all’attivo. Il mixtape, inoltre, è stato mixato e masterizzato da Davide “Bassi Maestro†Bassi. La copertina, che ritrae l’artista con la figlia Céline, è uno scatto d’autore firmato dal fotografo e collaboratore di lunga data Federico Hurth. Anche Fastlife 5 : Audio Luxury sarà parte dello speciale show Fastlive, che porterà per la prima volta dal vivo sul palco del Fabrique di Milano tutta la saga di Fastlife l’1 e 2 febbraio 2026.
L'articolo Geolier, Guè, Kid Yugi e Tony Boy mettono il turbo al 2026 a suon di hip hop: ecco la battaglia in classifica che si annuncia entusiasmante proviene da Il Fatto Quotidiano.
La regina Camilla ha raccontato pubblicamente per la prima volta di aver subito un tentativo di violenza sessuale da adolescente su un treno nel Regno Unito. La dichiarazione è contenuta in una rara intervista radiofonica, nell’ambito di un dibattito più ampio sulla violenza contro le donne.
Erano gli Anni 60, Camilla era una ragazza, al “Today Program†di BBC Radio 4 la sovrana ha raccontato l’episodio ricordando che era su un treno, a leggere un libro, quando “questo ragazzo – un uomo – mi ha aggredita”, ha detto.
Ha spiegato di aver reagito e di aver provato “rabbia”, di essersi sentita “così furiosa”, ha detto. Quando, scesa dal treno, vide sua madre, questa le chiese: “Perché ti si rizzano i capelli?” e “Perché manca un bottone dal tuo cappotto?”, dato l’evidente stato di agitazione della ragazza. L’episodio non era mai emerso per anni ha preferito non parlarne, ma adesso Camilla ha detto di aver deciso di parlare perché la violenza domestica è un “argomento tabù” da così tanto tempo che la maggior parte delle persone non si rende conto di quanto sia grave la situazione.
E infine ha raccontato: “Ho pensato: beh, se ho un piccolo pulpito su cui stare, mi piacerebbe salirci”, ha detto. “E non c’è molto che io possa fare se non parlare con la gente”.
Le dichiarazioni sono arrivate durante un incontro con i familiari di Louise Hunt, 25 anni, della sorella Hannah, 28, e della madre Carol, 61, uccise nel luglio 2024 dall’ex compagno di Louise nella loro casa vicino a Londra. La regina ha elogiato l’impegno del padre John Hunt e della figlia Amy nella campagna contro la violenza domestica.
Sebbene sia la prima volta che Camilla affronta pubblicamente l’episodio, la vicenda era già emersa nel libro “Power and the Palaceâ€, pubblicato quest’anno dal giornalista Valentine Low. Secondo la ricostruzione, l’uomo seduto accanto a lei tentò di toccarla sul treno per Paddington; Camilla riuscì a difendersi colpendolo e, una volta arrivata in stazione, denunciò l’accaduto, portando all’arresto dell’aggressore.
L'articolo “Da ragazza sono stata vittima di molestie pesanti su un treno. Ero furiosa e per anni non ne ho mai parlatoâ€: lo rivela la regina Camilla proviene da Il Fatto Quotidiano.
Basta girare una manopola, sentire il tic del termostato e in pochi minuti l’aria di casa diventa tiepida, accogliente, quasi avvolgente. Il maglione a collo alto resta sulla sedia, i calzettoni imbottiti diventano opzionali e per un attimo sembra di aver vinto la battaglia contro l’inverno. È il rito invernale per eccellenza. Ma c’è un dettaglio che spesso sfugge: quando il riscaldamento resta acceso e la temperatura supera i 21 gradi, non si scalda solo l’ambiente. Si scaldano anche i mobili, le vernici alle pareti, i pavimenti, i residui dei detergenti con cui abbiamo pulito, i tessuti, i tappeti, le tende. E insieme al calore si libera un cocktail invisibile di sostanze chimiche che finiscono dritte nei nostri polmoni, irritano le vie respiratorie e possono scatenare o peggiorare allergie che, in questo periodo, di stagionale hanno ben poco.
L’inverno, paradossalmente, è la stagione in cui respiriamo peggio dentro casa, non fuori. Il calore accelera il rilascio dei cosiddetti composti organici volatili emessi da arredi, colle, pitture, materiali da costruzione e prodotti per la pulizia. Tra questi c’è la formaldeide, una sostanza la cui emissione aumenta con l’aumento della temperatura, soprattutto negli ambienti chiusi. È però classificata come cancerogena e può causare irritazioni, effetti tossici e sensibilizzazione cutanea e respiratoria, come segnalato dalle istituzioni europee. Proprio per ridurne l’esposizione, il Regolamento UE 1464/2023 ha fissato dei limiti: negli ambienti indoor la concentrazione non deve superare 0,062 mg per metro cubo, mentre per i materiali da costruzione il limite è di 0,08 mg per metro cubo.
Ma la formaldeide non è l’unica indiziata. I sistemi di riscaldamento domestico favoriscono anche il rilascio di altre sostanze potenzialmente dannose per la salute umana come benzene, toluene e xilene, oltre ai profumi di sintesi potenzialmente allergizzanti presenti in molti detergenti e deodoranti per ambienti, profumi di sintesi potenzialmente allergizzanti presenti in molti detergenti e deodoranti per ambienti. Un rischio segnalato anche dal Ministero della Salute. Il calore ne aumenta la volatilità e la permanenza nell’aria, mentre la scarsa ventilazione ne facilita l’accumulo. Se poi l’ambiente è umido o presenta muffe, il quadro si complica ulteriormente, trasformando la casa in uno spazio che, giorno dopo giorno, diventa sempre meno salubre. È qui che nasce il corto circuito dell’inverno: più cerchiamo il comfort termico, più peggioriamo la qualità dell’aria. E quando iniziano starnuti, naso che cola, occhi che prudono, tosse secca o fiato corto, diamo la colpa al freddo o a un polline che, semplicemente, non c’è.
In realtà , spiegano i medici, molte allergie hanno origine proprio dentro casa. Gli stessi acari della polvere proliferano proprio con il caldo e l’umidità . “In inverno osserviamo un netto aumento di sintomi respiratori legati all’ambiente domestico – spiega il dottor Valerio Basili, medico pneumologo di Roma – l’esposizione cronica a sostanze irritanti presenti nell’aria indoor può favorire manifestazioni allergiche come rinocongiuntivite, asma bronchiale e orticaria. In alcuni casi si sviluppano quadri più complessi, in cui coesistono diversi meccanismi immunologici, come alcune forme di aspergillosi broncopolmonare allergica o micosi broncopolmonariâ€.
Il problema, sottolinea lo specialista, non si limita alle allergie classiche: “Vediamo anche un peggioramento dell’eczema atopico, una maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie con quadri di bronchite cronica, micosi nei soggetti fragili e, in caso di esposizioni importanti, vere e proprie forme di alveolite tossica o polmonite da ipersensibilità . Non sono rari nemmeno disturbi più aspecifici, come irritazione delle mucose, alterazioni dell’olfatto, stanchezza persistente e disturbi dell’umore legati a uno stato infiammatorio cronico. Le categorie più vulnerabili sono bambini, anziani, persone allergiche o asmatiche, chi soffre di patologie respiratorie croniche e i soggetti immunodepressi, come pazienti oncologici in trattamento, trapiantati o persone con gravi immunodeficienze. In questi casi anche un’esposizione domestica prolungata può aumentare il rischio di infezioni respiratorie, comprese quelle di origine funginaâ€.
Cosa fare per migliorare la qualità dell’aria indoor, allora, senza rinunciare al comfort? Il primo gesto, semplice ma decisivo che consigliano i medici, è fare pace con il termostato. Trasformare il soggiorno in una succursale delle Maldive quando fuori ci sono pochi gradi può sembrare confortante, ma in realtà non fa un vero favore al nostro organismo. Mantenere la temperatura introno ai 18-20 gradi è più che sufficiente per stare bene (se non ci sono soggetti fragili in casa) e, allo stesso tempo, riduce in modo significativo il rilascio di sostanze volatili da mobili, vernici e detergenti. Subito dopo viene l’aerazione: aprire le finestre più volte al giorno, anche solo per cinque minuti, creando correnti d’aria. Un gesto che sembra controintuitivo quando fuori fa freddo, ma che è uno dei modi più efficaci per diluire gli inquinanti indoor e ricordare alla casa che, ogni tanto, anche l’inverno ha bisogno di aria fresca. E se in casa si fuma, la regola dovrebbe essere ancora più netta: mai con finestre chiuse e riscaldamento acceso, perché il fumo di sigaretta si somma agli altri inquinanti indoor, aumentando irritazioni, allergie e carico tossico dell’aria che respiriamo ogni giorno. È importante scegliere detergenti essenziali ed ecobio, privi di profumi persistenti, evitando spray, deodoranti per ambienti e candele profumate che non “purificano†l’aria ma la caricano ulteriormente di sostanze sintetiche.
La pulizia dovrebbe puntare più sulla rimozione fisica dello sporco che sull’odore di pulito. Aspirare la polvere con apparecchi dotati di filtri HEPA (High-Efficiency Particulate Air) è poi fondamentale perché questi filtri trattengono le particelle più fini, inclusi allergeni come acari, pollini, spore di muffa e residui di fumo, evitando che vengano rimesse in circolo nell’aria. Associarlo al lavaggio frequente di tende, coperte e biancheria e alla riduzione degli oggetti che accumulano polvere aiuta a diminuire in modo concreto il carico allergenico domestico. Quando si ristruttura o si acquista un nuovo arredo, scegliere materiali certificati a basse emissioni di VOC e lasciare “arieggiare†mobili e superfici nuove prima di viverli quotidianamente è una precauzione spesso sottovalutata. Alla fine, il vero lusso dell’inverno non è un’aria troppo calda, ma un’aria sana. Perché la casa dovrebbe proteggerci, non metterci alla prova. Rendersene conto è il primo passo per trasformare il calore in benessere, non in un rischio silenzioso.
L'articolo “In inverno il vero nemico è l’aria di casa, quando si superano i 21 gradi si libera un cocktail invisibile di sostanze chimiche tossiche”: l’allarme degli esperti proviene da Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Strage di Capodanno a Crans-Montana: “Tra i feriti circa 100 in condizioni critiche. Molti ricoverati non identificati” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Continua la protesta da parte dei lavoratori del Teatro La Fenice di Venezia contro la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale stabile a partire dall’ottobre 2026. In occasione del tradizionale Concerto di Capodanno, in corso in questo momento, Coro e Orchestra hanno indossato una spilla a forma di chiave di violino con un cuore al centro, nera su fondo dorato, come forma di protesta silenziosa. Come si è visto dalle immagini in tv, la spilla è stata indossata anche da parte del pubblico presente in sala. Il dissenso è stato “silenzioso”.
“Con questo gesto, le professoresse e i professori d’orchestra, le artiste e gli artisti del coro e tutto il personale tecnico e amministrativo intendono rendere visibile la propria unità e la determinazione nel difendere la dignità del lavoro e il futuro della Fenice”, hanno affermato le rappresentanze sindacali dei lavoratori.
Il sovrintendente Nicola Colabianchi ha commentato: “Ho visto l’orchestra e il coro durante le prove. Tutte le forme di protesta garbate sono legittime, mi auguro che al più presto si possa arrivare a scelte condivise, a confrontarsi per trovare quell’equilibro che tutti cerchiamo”. Dalla fine dello scorso settembre i lavoratori della Fenice per manifestare la loro contrarietà alla nomina di Venezi hanno fatto sciopero, cortei, volantinaggi e assemblee pubbliche.
I rappresentanti sindacali chiedono risposte pubbliche su sei punti e ribadiscono la disponibilità a un confronto, a patto che la nomina venga ritirata e si riparta da zero. Il sindaco Luigi Brugnaro ha riconosciuto che come “legittima la protesta, pensando però che un allenatore non lo può decidere la squadra. “Spero e continuo a sperare – ha aggiunto -, Lavorerò e sto lavorando perché si riesca a ricomporre anche dal punto di vista personale la frattura. Mi dispiace molto perché vorrei che tutti uscissero vincitori. Ma io Beatrice Venezi oggettivamente voglio vederla dirigere. Credo che se lo meriti, qualcuno dice che il suo palmares non è adeguato, secondo me lo è. Potrebbe essere una grande scommessa che possiamo vincere, lo vedremo nei prossimi anni”.
Sul versante musicale invece ci sono stati dieci minuti di applausi finali con bis, ovazioni a scena aperta. Dal “Nessun dorma” a “Casta Diva”, da “Và pensiero” al brindisi “Libiam nè lieti calici”, il programma ha attraversato i grandi classici del melodramma italiano, alternando arie, cori e pagine sinfoniche in un percorso capace di unire spettacolo e memoria. Sul podio, al debutto alla Fenice, Michele Mariotti ha guidato Orchestra e Coro con equilibrio e slancio, affiancato dal soprano Rosa Feola e dal tenore Jonathan Tetelman, protagonisti applauditissimi di arie e duetti di Puccini, Rossini, Verdi e Ponchielli
Un concerto che, come da tradizione, ha unito solennità e festa, confermando la forza simbolica della Fenice e il suo legame con il pubblico televisivo per la 23esima edizione del Concerto di Capodanno.
L'articolo Una spilla contro Beatrice Venezi: al Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia la protesta “silenziosa” per la nomina a direttrice musicale stabile proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Molti sono devastati dalle ustioni e purtroppo in queste condizioni non sarà facile risalire alle loro identità . Noi ci stiamo attrezzando allestendo una piccola unità di crisi in paese per potere assistere le famiglie in arrivo. E forniremo tutto il supporto per affrontare giorni che si prospettano comprensibilmente difficili. Le incontrerò insieme al ministro Tajani che oggi sarà qui e vedrà anche le autorità svizzere”. L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, parla a Repubblica all’indomani dell’incendio che ha devastato le vite di 47 persone, presumibilmente tutti giovani, e ne ha ferite 112, alcuni in maniera molto grave, con ustioni profonde. A Crans-Montana il silenzio è assordante: la comunità devastata, e da ieri centinaia di persone si sono riunite per rendere omaggio alle vittime. Residenti e turisti hanno deposto in silenzio fiori e lumini.
Cornado sottolinea la priorità della prudenza, “per l’estrema delicatezza di questa terribile tragedia, per la legge sulla privacy”. Per fortuna, sottolinea, “posso solo dire che con il passare delle ore, molte delle persone che si ritenevano disperse sono state poi trovate negli ospedali e quindi l’ultimo bilancio disponibile è di sei italiani dispersi e tredici feriti ricoverati“. Alla domanda se le famiglie italiana sono state tutte avvertite, ha poi risposto: “Sì, e proprio loro ci hanno aiutato ad aggiornare le liste dei dispersi e dei feriti. Le autorità svizzere hanno provveduto ad informare tutti i familiari delle persone ricoverate: sono 112 in tutti, 107 dei quali identificati. E tra loro gli italiani feriti sono tredici. Ne restano ancora cinque da identificare e per questo la lista dei dispersi potrebbe ancora variare. Sono state proprio le famiglie che si erano rivolte alla Farnesina per cercare i loro cari ad avvertirci che erano stati trovati consentendoci di aggiornare le liste. Le autorità svizzere non ci hanno fornito i nomi dei feriti e per identificare i 47 corpi ritrovati purtroppo non sono riconoscibili”. Corpi che avranno bisogno di giorni, almeno, per essere riconosciuti.
Tempistiche confermate anche da un portavoce della polizia svizzera: il lavoro potrebbe protrarsi per giorni, ha spiegato a Keystone-Ats, ed è molto difficile, dato l’elevato numero di vittime. Intervistato dalla radio romanda Rts, anche il consigliere di Stato Mathias Reynard ha sottolineato che l’identificazione delle vittime richiederà ancora tempo, mentre la situazione negli ospedali rimane molto tesa. “Diverse persone che erano in ferie sono venute a lavorare per aiutare i colleghi”, ha osservato, ringraziando “cittadini e giovani che hanno salvato vite umane”.
L'articolo Strage a Crans-Montana, l’ambasciatore italiano: “Molti corpi irriconoscibili, serve tempo per il riconoscimento” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La mattina del 30 dicembre è stato pedinato per 2o minuti, quindi avvicinato e raggiunto da una coltellata al collo. Il tutto in pieno centro, a Modena. Don Rodrigo Grajales Gaviria, sacerdote colombiano di 45 anni, si è ritrovato a terra all’angolo tra via Castelmaraldo e via Ganaceto, dove è stato soccorso da due dipendenti di una trattoria che si trova nelle vicinanze e portato dal 118 all’ospedale di Baggiovara in codice rosso. I carabinieri hanno fermato un 29enne italiano da anni in cura in un centro di salute mentale, ora accusato di tentato omicidio.
Don Rodrigo è viceparroco in una parrocchia da un’altra parte della città , San Giovanni Evangelista alla Crocetta, vicino alla stazione ferroviaria, una zona popolare della prima periferia, e cappellano della comunità latinoamericana di Modena e Carpi. Operato, ora è fuori pericolo. Sentito in ospedale dagli inquirenti, Gaviria ha riconosciuto il volto dell’accoltellatore, ripreso dalle immagini di telecamere di sorveglianza della zona, spiegando di non averlo mai conosciuto e di non avergli parlato in occasione del pedinamento, iniziato su un autobus.
Attraverso l’analisi dei fotogrammi, ha ricostruito la procura guidata da Luca Masini, è stata individuata la fermata dove l’indagato era salito a bordo, gli esercizi commerciali frequentati da lui e la sua probabile casa. Appostamenti tra il 31 e l’1 hanno consentito di identificare il 29enne: perquisito, è stato trovato il coltello a serramanico, sulla scorta delle indicazioni fornite dallo stesso, nascosto in un muretto di una casa disabitata. Sono stati trovati e sequestrati anche gli indumenti indossati al momento del delitto.
“Rivolgo a don Rodrigo la massima solidarietà e mi auguro si rimetta presto in forze. E’ un sollievo sapere che non si troverebbe in pericolo di vita. Auspico che su questo gravissimo fatto, accaduto in pieno giorno in una zona che non è certo isolata, venga fatta piena luce”, ha detto il sindaco Massimo Mezzetti. “Infine rivolgo un pensiero di vicinanza ai parrocchiani di San Giovanni Evangelista, don Rodrigo è un sacerdote conosciuto e un riferimento per i modenesi di origine sudamericana”, ha aggiunto.
Sulla vicenda non è mancato il commento della politica locale. Il Pd di Modena ha espresso “la propria ferma condanna” sottolineando, con il segretario Diego Lenzini, come “questo preoccupante episodio colpisca in modo particolare perché tocca da vicino una persona con cui tanti di noi hanno un profondo legame umano e diretto” mentre da Fratelli d’Italia, il capogruppo, Luca Negrini ha definito il fatto “inaudito: colpisce non solo una persona, non solo una comunità , ma l’intera città di Modena. Atti di questo tipo non possono essere minimizzati e siamo certi che le autorità possano individuare rapidamente i responsabili”.
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È riuscito a fuggire dall’incendio scoppiato giovedì dopo la mezzanotte nell’affollato bar Le Constellation, nella stazione sciistica di Crans-Montana, forzando una finestra con un tavolo. Axel Clavier, 16enne di Parigi, si sentiva soffocare all’interno del bar alpino svizzero, dove pochi istanti prima aveva festeggiato il nuovo anno con amici e decine di altri ragazzi. Ma circa altri 40 partecipanti alla festa sono morti, tra cui un amico di Clavier, vittima di una delle peggiori tragedie della storia svizzera. L’incendio ha inoltre ferito circa 115 persone, la maggior parte delle quali gravemente. Clavier ha dichiarato all’Associated Press che “due o tre” dei suoi amici risultano dispersi ore dopo il disastro. L’adolescente parigino ha detto di non aver visto l’incendio scoppiare, ma di aver visto arrivare delle cameriere con bottiglie di champagne e candeline accese. Ha perso giacca, scarpe, telefono e carta di credito durante la fuga, ma “sono ancora vivo e sono solo cose inutili”. “Sono ancora sotto shock”, ha aggiunto il ragazzo.
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Con il nuovo anno entra pienamente in vigore in Ue la tassa europea sulle importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio da parte di aziende con sedi in Paesi dove la legislazione ambientale è più permissiva. Il Carbon border adjustment mechanism (Cbam) introduce per la prima volta un prezzo del carbonio anche per alcune merci importate da Paesi terzi: cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti minerali e chimici, energia elettrica e idrogeno. Dopo una fase transitoria durata oltre due anni, il sistema passa dalla semplice rendicontazione delle emissioni a obblighi finanziari veri e propri per gli importatori.
Il Cbam nasce per affrontare uno dei nodi centrali della transizione verde: evitare che le imprese europee, sottoposte a regole climatiche più stringenti, subiscano la concorrenza sleale dei concorrenti extra-Ue che producono in Paesi con standard ambientali più deboli. In assenza di correttivi, il rischio sarebbe quello di delocalizzazione della produzione e aumento complessivo delle emissioni globali. Rischio che i grandi inquinatori europei hanno peraltro a lungo utilizzato come alibi per chiedere il prolungamento dell’assegnazione gratuita dei ‘diritti a inquinare’ previsti dall’Emissions trading system (Ets) il mercato europeo del carbonio
Con il nuovo sistema, chi importa nell’Ue prodotti ad alta intensità di CO2 deve acquistare certificati Cbam, che riflettono il prezzo del carbonio applicato all’interno del mercato europeo attraverso l’Ets. Al momento il valore di una quota è di 87 euro per tonnellata di CO2, contro i 75 del gennaio 2025 e dopo il picco di oltre 100 euro toccato nel 2023. L’obiettivo è che il costo ambientale della produzione viene progressivamente allineato tra merci europee e importate.
È di fatto la prima volta che un grande mercato introduce un prezzo del carbonio alle frontiere, trasformando la politica climatica in un elemento strutturale delle relazioni commerciali. Nella fase di avvio le entrate finiranno agli Stati membri, mentre con il prossimo quadro finanziario pluriennale dal 2028 – secondo le proposte – potrebbero andare per il 25% agli Stati e per il 75% alle risorse proprie, a finanziare cioè il bilancio dell’Ue (per 1,5 miliardi l’anno secondo alcune stime tecniche come quella dell’istituto Bruegel). Secondo la Commissione europea, il Cbam è destinato a diventare uno dei pilastri della strategia climatica dell’Ue. Il suo avvio coincide con l’inizio del graduale superamento delle quote gratuite di emissione per le imprese europee nei settori coperti, un processo che su pressione delle lobby degli inquinatori si estenderà fino al 2034.
Bruxelles ritiene, nella fase di transizione, il rischio di “fuga” delle imprese Ue non è ancora del tutto eliminato. Per questo la Commissione ha anche proposto recentemente un fondo temporaneo di decarbonizzazione, finanziato in parte dai proventi del Cbam, destinato a sostenere gli investimenti verdi delle industrie più esposte. Il meccanismo ha suscitato reazioni contrastanti sul piano internazionale, con l’accusa all’Ue di possibili effetti protezionistici. Secondo la Commissione, invece, il Cbam è compatibile con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, in quanto basato su criteri ambientali e non discriminatori.
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A partire dal 1° gennaio devono essere utilizzate le Tabelle Aci 2026 per calcolare i rimborsi chilometrici e i fringe benefit per le auto aziendali concesse in uso promiscuo ai lavoratori. Le Tabelle Aci sono uno degli strumenti per determinare il valore economico dei servizi in natura che il datore di lavoro concede ai propri dipendenti quando sono costituiti da veicoli aziendali utilizzati sia per motivi di lavoro che per esigenze private. Al loro interno, infatti, vengono quantificati i costi chilometrici di esercizio per i motocicli e le autovetture.
Ci sono due tipologie di tassazione dei rimborsi chilometrici, a seconda che il dipendente stia utilizzando un’auto di proprietà o una fornita dall’azienda in uso promiscuo. Nel primo caso il rimborso è esente da tasse (non è soggetto all’Irpef), ma i calcoli devono essere effettuati basandosi esclusivamente sulle Tabelle Aci 2026. La trasferta, inoltre, deve avvenire al di fuori dal Comune di lavoro. È necessario, però, che il dipendente effettui i vari pagamenti con strumenti tracciabili. Per l’azienda i rimborsi sono deducibili dal reddito d’impresa entro il limite di potenza di 17 CV fiscali per i mezzi a benzina o 20 CV fiscali per quelli a gasolio.
Il discorso cambia leggermente nel caso in cui l’auto è dell’azienda e viene fornita al dipendente anche per uso privato. In questo caso si parla di fringe benefit. Il valore del carburante è considerato come reddito da lavoro e viene tassato direttamente in busta paga.
Per effettuare i calcoli non vengono conteggiati i chilometri reali effettuati dal dipendente nel tempo libero, ma viene utilizzata una formula standard: Costo ACI/km × 15.000 km × Percentuale in base alle emissioni CO2.
Le percentuali da utilizzare nel 2026 per il conteggio del fringe benefit sono le seguenti: per le auto elettriche (BEV) 10% del costo chilometrico, per i mezzi ibridi Plug-in (PHEV) 20% del costo chilometrico mentre per motori Termici (Benzina/Diesel/GPL/Ibridi standard) 50% del costo chilometrico.
La disciplina che abbiamo appena visto si applica ai veicoli che rispettano congiuntamente tre condizioni: sono stati immatricolati dopo il 1° gennaio 2025, vengono concessi in uso promiscuo al dipendente con un contratto stipulato a partire dal 1° gennaio 2025 e sono stati assegnati al lavoratore dipendente sempre dopo la stessa data.
Per il 2026 valgono le soglie di esenzione dalle tasse dei fringe benefit, che sono fissate a 1.000 euro per chi non ha figli e 2.000 euro per chi ha figli a carico.
Il riferimento normativo alle Tabelle Aci per il conteggio dei costi chilometrici è contenuto all’interno dell’articolo 51, comma 4 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, in base al quale devono essere utilizzati per le auto che le aziende concedono in uso promiscuo ai dipendenti. L’Automobile Club d’Italia deve elaborare ogni anno (entro il 30 novembre) le nuove tabelle: questi dati devono essere comunicati all’Agenzia delle Entrate che provvederà a pubblicarle entro il 31 dicembre di ogni anno. Con valore dall’anno successivo.
Le Tabelle Aci 2026 sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 23 dicembre 2025 e riguardano le seguenti tipologie di veicoli: a benzina in produzione, a gasolio in produzione, a benzina/GPL in produzione, ibrido/benzina e ibrido/gasolio in produzione, elettrici e ibridi plug-in in produzione, a benzina fuori produzione, a gasolio fuori produzione, a benzina/GPL, a benzina/metano e a metano esclusivo fuori produzione, ibrido/benzina e ibrido/gasolio fuori produzione, elettrici e ibridi plug-in fuori produzione, motoveicoli (inclusi ciclomotori e microcar) e autocaravan.
Le Tabelle Aci complete sono scaricabili a questo link.
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“Dobbiamo introdurre un’ora di agricoltura alla settimana fin dalla scuola primaria perché prendersi cura della terra è il primo modo per prendersi cura del futuroâ€. A fare questa proposta che arriverà presto in maniera ufficiale sul tavolo del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella. Il numero uno dell’associazione che raggruppa la maggior parte degli enologi e enotecnici del nostro Paese è anche professore universitario di viticoltura alla “Tuscia†di Viterbo, un osservatorio privilegiato che gli ha permesso di arrivare a lanciare questa iniziativa a ragion veduta: “In un’epoca – spiega a “Il Fatto Quotidiano.it†– in cui la tecnologia ci ha semplificato la vita ma ci ha allontanato dalle nostre radici, dovremmo tornare a parlare di agricoltura sui banchi di scuola. Dalle elementari. Non come attività occasionale, ma come parte integrante della formazione. Immagino una scuola in cui, accanto a italiano e matematica, ci siano alcune ore dedicate all’agricoltura e alla viticoltura: vedere e poi magari imparare come cresce una vite, come si pota, cosa significa attendere un raccolto, quanto rispetto serve per l’ambiente e per il lavoro dell’uomo. Sarebbe un modo per insegnare valori fondamentali: la pazienza, la responsabilità , la conoscenza del territorio e delle sue risorseâ€.
La preoccupazione di Cotarella deriva dal fatto che tocca con mano l’ignoranza che c’è oggi tra le nuove generazioni ma anche il loro desiderio di conoscere: “I nostri ragazzi devono sapere fin da piccoli da dove vengono i prodotti che finiscono sulla tavola diversamente continueremo a crescere persone che non distinguono un albero da frutto. Alla primaria non dev’essere un insegnamento di biologia e chimica ma un ritorno alle origini, alla bellezza della campagna. Esiste già un lavoro fatto dalla fondazione “Campagna amica†che va valorizzatoâ€.
Cotarella non s’accontenta degli orti didattici, delle visite alle fattorie dei tanti progetti educativi e laboratori già presenti in centinaia di plessi in Italia: “Restano iniziative isolate. Serve invece una visione nazionale che riconosca all’agricoltura un ruolo formativo vero, al pari delle altre discipline. Potremmo chiamarla “educazione agroalimentareâ€, e al suo interno la viticoltura avrebbe naturalmente uno spazio importante, perché la vite e il vino sono parte dell’identità profonda dell’Italia. Far conoscere ai bambini la vite non significa solo insegnare a coltivarla. Significa far capire che ogni frutto nasce da equilibrio, cura e attesa. Educare alla terra vuol dire riaccendere la curiosità verso un mondo che non è fatto solo di fatica, ma anche di scienza, di tecnica e di creatività â€.
Nulla che abbia a che fare con le 33 ore di educazione civica ma una vera e propria disciplina con voto finale in pagella. Per il presidente di Assoenologi non esiste luogo in Italia dove non ci sia questa necessità e sarebbe un falso problema dire che nel capoluogo lombardo, o nella capitale, non serve perché “le due province agricole più importanti d’Italia sono proprio Roma e Milano†dove ci sono decine di cascine attive a pochi minuti dal centro. In queste ore il presidente è già al lavoro per creare un gruppo formato da docenti ed esperti di tutt’Italia: “Conoscere l’agricoltura ergo la natura significa rispettarla e prendersi cura anche di chi la abitaâ€, sottolinea al nostro giornale, Cotarella.
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La realizzazione della cosiddetta Riforma della disabilità , in fase di sperimentazione dal primo gennaio 2025 già con vari problemi sui territori coinvolti, continua a non procedere in maniera adeguata per i diretti interessati e con diversi aspetti negativi da risolvere già denunciati a ilfattoquotidiano.it, tra i tanti, dalla Cgil. Che qualcosa non stia andando per il verso giusto lo testimonia, ad esempio, “il caso della provincia di Brescia, una delle prime 9 province scelte a livello sperimentale, dove sono emerse criticità e soprattutto ritardi sulle certificazioni di invalidità â€, come segnala a ilfattoquotidiano.it Alessandro Manfredi, presidente Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha). Per evidenziare i disagi e offrire un supporto partecipando a tavoli istituzionali congiunti creati ad hoc, alcune associazioni hanno chiesto – e ottenuto il primo dicembre – un confronto diretto con le istituzioni.
“La riforma della disabilità deve aiutare le persone, non creare nuove barriere†– È il focus del messaggio che Ledha e Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità (Fand) hanno manifestato alla ministra per le Disabilità , Alessandra Locatelli (Lega) e all’assessore lombardo alla Famiglia, solidarietà sociale, disabilità e pari opportunità Elena Lucchini (Lega). Secondo le organizzazioni la riforma per cambiare passo di marcia nella qualità dei servizi erogati ha bisogno di “tempestivi miglioramenti in particolare sul Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipatoâ€.
Durante la riunione è stato affrontato il percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità , sempre più orientato alla personalizzazione degli interventi attraverso il Progetto di vita. Un’indicazione già presente nella legge regionale lombarda e, a livello nazionale, nella Riforma delle disabilità che a partire dal primo aprile 2026 verrà estesa ad altre sei province lombarde, mentre l’entrata in vigore della riforma su tutto il territorio italiano è fissata per il primo gennaio 2027. “Proprio in vista dell’allargamento della sperimentazione come Ledha e Fand abbiamo chiesto al ministero per le Disabilità e a Regione Lombardia di poter partecipare alla cabina di regiaâ€, spiega Manfredi. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti degli assessorati regionali al Welfare, Istruzione, Lavoro, dirigenti ministeriali, rappresentanti regionali e nazionali dell’Inps, ente che con la riforma ha assunto un ruolo fondamentale come soggetto unico per l’accertamento sanitario con l’introduzione del nuovo certificato medico per il riconoscimento dell’invalidità civile, non più commissioni medico-legali diversificate, ma un solo referente nazionale con uniformità di giudizio e procedure standard per tutti.
“Mancano medici certificatori e questo provoca attese di mesi solo per la valutazione di base” – “Regione Lombardia e il ministero per le Disabilità hanno accolto la nostra richiesta di entrare a far parte della cabina di regia, un dato positivo. A oggi però non abbiamo ancora ricevuto un atto formale che ratifichi questo impegnoâ€, dice Manfredi a ilfattoquotidiano.it. Sulla messa a terra della riforma, “esprimiamo una profonda preoccupazione rispetto ai ritardi sulle certificazioni di invalidità , che comporta un rallentamento sulle sperimentazioni dei Progetti di vita indipendente. A oggiâ€, aggiunge il numero uno di Ledha, “in provincia di Brescia i progetti attivati sono una quarantina su una platea totale di circa 1.500 persone che hanno espresso interesse all’avvio di un percorso di vita indipendenteâ€. Accanto alle opportunità , sono emerse diverse criticità che rischiano di gravare sulle persone con disabilità e che dovranno essere risolte il prima possibile.
“Evidenziamoâ€, afferma Ledha che è attiva in Lombardia, “il tema dei tempi di attesa molto prolungati per l’accertamento dell’invalidità , dovuti alla carenza di personale dedicato. Un grave disagio riscontrato chiaramente nei primi mesi di sperimentazione nel territorio brescianoâ€. Manfredi sottolinea “come sia stato lo stesso direttore generale dell’Inps, durante la riunione, a evidenziare che il problema principale per la certificazione dell’invalidità è stato il numero insufficiente di personale, in particolare di medici certificatoriâ€. La carenza di questi professionisti sanitari ha un impatto concreto su tutta la sperimentazione, “perché i tempi si allunganoâ€, sottolinea Manfredi, “e questo significa che le persone interessate ad avviare un Progetto di vita indipendente devono aspettare a lungo, anche mesi, semplicemente per riuscire a ottenere la Valutazione di base, che rappresenta solo il primo passo di questo iterâ€. Non proprio un bel viatico per la riforma tanto decantata dalla ministra Locatelli che l’ha già rinviata di un anno provocando le proteste delle associazioni.
“L’estensione della sperimentazione non ci lascia tranquilli” – Disagi emersi a livello nazionale, non solo lombardo. “Il percorso per l’attuazione dei Progetti di vita indipendente per le persone con disabilità era già previsto dalla legge 328 del 2000, ma non è mai stato sostanzialmente applicato in tutta Italiaâ€, spiega il presidente Ledha. “In Lombardia c’è stata un’accelerazione a muoversi in questa direzione anche attraverso la legge regionale che mette al centro il Progetto di vita delle persone con disabilità . Questo non avviene nelle altre regioni, che sono invece legate alla sperimentazione prevista dal Decreto legislativo 62 incentrata sulla certificazione di invalidità . Ci sono alcune regioni in cui il percorso sta avanzando e altre in cui ci sono ritardiâ€, aggiunge Manfredi, “quello che auspichiamo è che le criticità già evidenziate vengano superate in tutto il territorio nazionale per garantire finalmente a tutte le persone con disabilità il diritto alla vita indipendente come previsto dalla Convenzione Onuâ€.
Va detto che anche in Lombardia ci sono lacune da colmare e risorse da incrementare per la Vita indipendente per tutti gli aventi diritto. Ma cosa accadrà quando nella primavera dell’anno prossimo verranno inserite a livello sperimentale altre 40 province, con il coinvolgimento di altre decine di migliaia di persone con disabilità ? “L’estensione della sperimentazione avverrà a marzo-aprile 2026 e potremmo valutarla in termini positivi se effettivamente ci fossero tutte le risorse necessarie, anche in termini di personale, e penso soprattutto agli uffici provinciali dell’Inps, per svolgere tutti i procedimenti richiestiâ€, risponde il presidente di Ledha.
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