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#news #ilfattoquotiano.it
Momenti di panico ad Atlanta. Dei ladri hanno rubato un’auto con a bordo una bambina di otto anni che dormiva sui sedili posteriori. Fortunatamente, dopo essersi accorto della piccola, hanno abbandonato il mezzo ritrovato poco dopo dalla polizia non lontano dal luogo del furto.
Il salvataggio è stato ripreso da una bodycam di un agente. La madre, secondo quanto ricostruito, aveva lasciato la figlia di otto anni solo per pochi istanti per entrare in un negozio a fare una commissione. Pochi attimi che però sono bastati ai ladri per rubare il mezzo, lasciato con il motore acceso. La mamma ha così chiamato la polizia facendo scattare le ricerche a tappeto.
La vicenda ha anche dato l’occasione alla polizia per lanciare un messaggio: non lasciare mai i figli in auto incustoditi, neanche per un istante. “Anche se vi allontanate brevemente, spegnete l’auto, prendete le chiavi e portate con voi i vostri figli”.
L'articolo “Ho lasciato mia figlia solo un attimo”: rubano un’auto con a bordo una bambina di otto anni, l’intervento della polizia per salvarla – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un vigile del fuoco non può manifestare indossando la divisa, né “tantomeno parlare in pubblico per difendere le ragioni per le quali stanno manifestando”: con questa tesi – riferisce il sindacato Usb di Pusa – il Ministero degli Interni ha avviato una contestazione disciplinare per i pompieri che avevano manifestato per Gaza nello scorso autunno. In risposta, l’Usb ha organizzato un’assemblea contro “la militarizzazione del corpo nazionale”: l’appuntamento è fissato per mercoledì 28 nella sala Aci di via Marsala, a Roma.
La vicenda riguarda dieci lavoratori che sono stati raggiunti da contestazioni disciplinari per aver partecipato alle manifestazioni e ai cortei dello scorso autunno, quando gran parte dell’attenzione pubblica era rivolta al genocidio nella Striscia di Gaza: i lavoratori avevano sfilato per le strade indossando le divise e portando striscioni a sostegno del popolo palestinese. Tra le persone sanzionate c’è anche il delegato sindacale Claudio Mariotti che si era inginocchiato assieme ai suoi colleghi di Pisa.
Secondo la sede locale, l’obiettivo del Ministero è quello di “intimidire un’intera categoria, anche in vista del riordino del settore, la riforma del corpo dei vigili del fuoco con la quale questo governo vuole equiparare i pompieri a operatori di pubblica sicurezza”. E definisce l’atto un “attacco alla libertà di espressione, al diritto di sciopero e al diritto di organizzazione sindacale, diritti fondamentali che sono previsti dalla nostra Costituzione”. Che si inserisce in un disegno politico più ampio: “È un ulteriore segnale dell’indirizzo militarista del governo e della volontà di reprimere il dissenso“.
L'articolo Contestazione disciplinare per i vigili del fuoco che manifestarono per la Palestina. Viminale: “Non si protesta in divisa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nonostante anche gli ultimi numeri ci dicano che la criminalità in Italia è in calo, il governo ha annunciato un altro pacchetto sicurezza. Anzi due: il primo avrà la forma del decreto legge, dunque immediatamente operativo, mentre il secondo quella del disegno di legge, la cui discussione si potrà trascinare a livello parlamentare. È quindi evidente come non sia per combattere la criminalità che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni continua senza sosta a lavorare a norme repressive e illiberali. È piuttosto per stravolgere lo stato di diritto, nel quale non ha mai creduto, per reprimere le espressioni di dissenso, per affermare il proprio sovranismo razzista nella guerra all’immigrazione.
Come già in passato, e anche in vista delle elezioni politiche del 2027 e della campagna elettorale che si aprirà nei prossimi mesi, il governo conta sul fatto che siano la cattiveria, l’irrazionalità , la sostituzione delle ragioni della forza a quelle del diritto a pagare in termini di consenso presso l’opinione pubblica. Nuovi aumenti di pene, nuove aggravanti, anche e in particolare verso i minorenni. È solo con la reazione penale che questo governo sa fingere di affrontare i problemi del paese. Come da anni accade, veniamo distratti dalle vere questioni.
Le norme sulla sicurezza emanate lo scorso aprile – dopo che un ennesimo colpo di mano governativo trasformò un disegno di legge in decreto, così sottraendolo al dibattito del Parlamento – sono state definite da Antigone, come recita il titolo di un volumetto da noi pubblicato sul tema, “Il più grande attacco alla libertà di protesta della storia repubblicanaâ€. Erano d’accordo con noi l’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), il Commissario sui Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ben sei Special Rapporteur delle Nazioni Unite, che scrissero pareri e lettere accorate chiedendo alla maggioranza di tornare sui propri passi e non approvare un simile scempio dei principi costituzionali. Non furono ascoltati. Va di moda, da un lato e dall’altro dell’oceano, infischiarsene del diritto internazionale.
Le nuove norme si muovono nella stessa, drammatica direzione. Uno Stato autoritario che vieta ai sudditi di manifestare, che allarga a dismisura la possibilità di comminare divieti amministrativi di abitare parti di città (il cosiddetto Daspo urbano, per cui – in presenza di nessun crimine e senza alcuna supervisione giurisdizionale – si cacciano intere categorie di persone da stazioni, porti, infrastrutture), che riconfigura il rapporto tra cittadino e poliziotto, scrivendo nero su bianco che il secondo è intoccabile e non è soggetto alle stesse regole che valgono per il primo. Se passeranno le norme annunciate, il poliziotto non sarà iscritto dal Pm nel registro degli indagati quando un fatto potenzialmente criminoso appare compiuto nell’adempimento di un dovere.
Per quanto riguarda in particolare le carceri, si autorizzano operazioni sotto copertura della polizia penitenziaria, che avrà mano libera e nessun vincolo giurisdizionale in un’istituzione carceraria che sempre più sta essendo trasformata nel luogo del conflitto. L’operato dell’amministrazione penitenziaria si salda d’altro canto perfettamente allo spirito governativo: è recente l’emanazione di una circolare che dispone una sperimentazione su body cam di cui dotare la polizia penitenziaria. In strutture carenti di videocamere ambientali ordinarie, spesso rotte o malfunzionanti, invece di ripristinare una videosorveglianza capace di garantire tanto le persone detenute quanto i poliziotti in caso di qualsiasi forma di violenza (e difatti la storia ci insegna che solo i processi per tortura in carcere nei quali sono disponibili videoregistrazioni vanno avanti nelle aule di tribunale), si sceglie di puntare su dispositivi che il singolo poliziotto può accendere e spengere a proprio piacimento.
Le norme sull’immigrazione del nuovo pacchetto sicurezza sono il vero marchio di questo governo. Come a Trump, anche a Meloni i giudici vanno stretti. E allora si tolgano di mezzo, ad esempio introducendo la possibilità per il governo di vietare a imbarcazioni l’attraversamento delle acque territoriali senza alcuna supervisione giudiziaria, conducendo i migranti a bordo in paesi anche diversi da quello di provenienza, dove potranno venire privati della libertà ; oppure introducendo la possibilità di espellere lo straniero che si suppone sgradito, pur senza che si sia verificata la commissione di alcun reato; o ancora ampliando le strutture di trattenimento come i Cpr, autentici luoghi della non-legge. Disposizioni cui si aggiunge la riduzione delle ricongiunzioni famigliari e quella dei percorsi di sostegno per i minori stranieri non accompagnati.
È stato d’altra parte proprio il governo italiano, assieme a quello danese, a redarre una pubblica dichiarazione che sostiene sfacciatamente la necessità di allentare le maglie della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo per quanto riguarda il trattamento degli stranieri. Detto in altre parole: i diritti della Convenzione devono valere per i cittadini europei ma non per gli africani, gli asiatici, i sudamericani. La fortezza Europa deve poter avere mani libere nel respingere gli immigrati anche verso paesi dove verranno uccisi, torturati, affamati. Non siamo noi a dovercene preoccupare.
L’Italia – uno dei paesi fondatori del Consiglio d’Europa, quando il ricordo della guerra appena conclusa trovava tutti d’accordo che mai più avremmo voluto vivere quelle tragedie – è oggi in prima linea nel sostenere che il mondo si divide tra chi deve essere tutelato e chi può essere mandato a morire, tra chi ha diritto di parola e chi deve essere sbattuto in galera. Il governo conta sul fatto che queste posizioni crudeli, contrarie al diritto e contrarie ai diritti, paghino in termini elettorali. Ma noi smentiamoli. Ne va del nostro futuro democratico.
L'articolo Ecco lo Stato autoritario di Meloni: mano libera ai poliziotti e diritti rispettati solo se non sei straniero proviene da Il Fatto Quotidiano.
Grida di “vergognaâ€, “Palestina libera†e “ora e sempre resistenza†hanno accolto a L’Aquila la sentenza che condanna il palestinese Anan Yaeesh, accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale, a 5 anni e sei mesi di carcere. Assolti gli altri due imputati, i palestinesi Ali Irar e Mansour Doghmosh. La Corte d’assiste presieduta dal giudice Giuseppe Romano Gargarella ha accolto solo per meno della metà le richieste della Procura, che aveva chiesto 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Dogmosh. Tutti e tre, già in custodia cautelare dal 2024, vivono in Italia da tempo e non hanno mai creato particolari problemi nel nostro Paese.
L’inchiesta, nata a seguito di una richiesta di estradizione avanzata dallo Stato di Israele per il solo Yaeesh e non accolta dall’Italia, ha documentato un’attività di raccolta di fondi per la Brigata di Tulkarem, per le Brigate dei Martiri di Al Aqsa e per altre brigate della Cisgiordania, almeno in parte riconducibili a Fatah, il partito nazionalista laico che guida l’Autorità nazionale palestinese, ma inserite anche dall’Unione europea nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. In alcune intercettazioni si parla di “fuciliâ€. I tre sono difesi dagli avvocati Pamela Donnarumma, Ludovica Formoso e Flavio Rossi Albertini.
La resistenza armata contro l’occupazione dei territori palestinesi, illegale anche secondo le più recenti risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu e la Corte internazionale di giustizia, entro certi limiti è senz’altro legittima. In particolare nei confronti delle forze militari occupanti. In questo caso l’accusa (che abbiamo ricostruito qui) ha sostenuto che tra i possibili obiettivi c’era anche un insediamento civile, la colonia di Avney Hefetz, sia pure sulla base di intercettazioni in arabo di assai discussa interpretazione. La Corte ha escluso gran parte dei testimoni proposti dalle difese, mentre ha ascoltato in videoconferenza da Parigi una funzionaria israeliana che parlava della natura civile dell’insediamento, protetto da militari oltre che da coloni armati.
Naturalmente si può discutere a lungo della figura dei coloni, spesso armati, che stanno strappando metro per metro ai palestinesi i territori della Cisgiordania. Mai come negli ultimi due anni abbiamo assistito a un’espansione così rapida delle colonie israeliane. La sentenza della Cassazione che ha confermato la legittimità della custodia cautelare per terrorismo è stata oggetto di puntuali critiche su sistemapenale.it. Le motivazioni della Corte d’Aquila saranno depositate più avanti, a un primo sguardo i giudici sembrano aver riconosciuto la prevalenza delle attenuanti connesse al particolare contesto della Cisgiordania occupata, che almeno per ora non è territorio israeliano.
Yaesh, 38 anni, è un combattente e non lo nega. Da ragazzo ha fatto parte anche della Guardia del corpo di Yasser Arafat, il leader dell’Olp che nel 1993 firmò gli accordi che prevedevano “due popoli e due Stati†in Palestina ma non si sono mai realizzati e sono oggi contestati da gran parte delle giovani generazioni palestinesi. Ha seguito il processo in videoconferenza dal carcere di Melfi dove è detenuto. “Signor Giudice, l’entità sionista uccide e distrugge in Palestina sin dal 1947 e non dal 7 ottobre. Ci troviamo ad affrontare una violenza squadrista, così come il popolo italiano ha affrontato l’aggressione e la violenza nazista tedesca. La resistenza palestinese, legittimata da tutte le corti internazionali, a cui l’Italia ha aderito, oggi la considerate terrorismoâ€, ha detto Yaeesh il 26 febbraio scorso nelle dichiarazioni spontanee pronunciate davanti alla Corte.
L'articolo Il palestinese Anan Yaeesh condannato per terrorismo a L’Aquila. Assolti gli altri imputati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quando Enzo Fusco si presenta a Boston, all’inizio degli anni Duemila, nessuno lo conosce davvero. Chiede la licenza di un marchio storico americano, nato nel 1936 come produttore di capi tecnici per la polizia e i corpi speciali. Dall’altra parte dell’oceano lo ascoltano con cortesia, ma senza particolare convinzione. Eppure quella richiesta va a buon fine. “Blauer è entrato nella nostra vita come una sfida, ma si è trasformato in una storia di famiglia. Dopo tre anni, visti i risultati, non solo ci hanno rinnovato la licenza, ma ce l’hanno estesa per tutto il mondo”, racconta oggi Fusco. “Poi, al decimo anno, siamo entrati nella proprietà del marchio. Quello è stato un momento importante”.
È da lì che prende forma la storia di Blauer in Italia, che oggi compie 25 anni e viene celebrata con una mostra e un evento alla Triennale di Milano che inaugura il 16 gennaio, nel primo giorno di Fashion Week Uomo. Non una sfilata, ma un’esposizione fotografica – Family Grammar, curata da Felice Limosani – che ricostruisce il percorso del brand attraverso le immagini di fotografi come Bruce Weber, James Mollison, Marco Glaviano e Richard Phibbs, restituendo una narrazione visiva coerente di ciò che Blauer è diventato: un marchio di moda nato da un prodotto funzionale. “Festeggiare i 25 anni non è scontato, soprattutto di questi tempi“, dice Fusco. “Tra guerre, tensioni internazionali e consumi che cambiano, restare sul mercato e crescere è già un segnale importante”. Il 2025 si chiude per Blauer con un +10% rispetto all’anno precedente, un risultato che l’imprenditore definisce significativo “considerata la situazione generale”. Le previsioni per il 2026 confermano la stessa traiettoria: “Abbiamo già venduto il 40% dell’invernale prossimo”.
Ma i numeri, da soli, non spiegano il posizionamento del marchio. Fusco insiste su un punto chiave: è cambiato il modo di spendere. “Le persone oggi fanno una vacanza in più, escono di più, fanno più weekend. Il giubbotto non è più l’acquisto centrale come un tempo”. Anche il rapporto dei giovani con la moda è mutato: “Oggi c’è una t-shirt, un giubbottino, un piumino e si esce. I giovani sono più distaccati dalla moda nel senso tradizionale”. Eppure Blauer è riuscito a intercettare proprio quella fascia, la più ambita sul mercato: “Senza pensarci troppo, ci siamo trovati a vestire anche ragazzi di 14 o 15 anni. Il piumino con l’onda è diventato oggi un’icona tra i giovanissimi”. Un successo imprevisto, che si legge anche nei dettagli: “Lo vogliono bianco o nero. Se vai davanti a una scuola superiore, su dieci ragazzi cinque hanno il nostro giubbotto”. Un dato empirico, osservato sul campo, che racconta più di molte ricerche di mercato.
Il ricordo che meglio sintetizza l’origine del progetto Blauer resta quello del primo viaggio negli Stati Uniti: “Quando sono andato a Boston a chiedere la licenza non mi conosceva nessuno. Mi guardavano un po’ come per dire: questo qui che vuole? E’ mattoâ€, racconta Fusco. “Sapevano chi ero per le referenze, ma non credevano davvero nel progetto. E invece dopo tre anni, visti i risultati, non solo ci hanno rinnovato la licenza, ma ce l’hanno estesa per tutto il mondo. Poi, al decimo anno, siamo entrati nella proprietà del marchio. Quello è stato il passaggio decisivoâ€. Un rapporto costruito sul tempo e sulla fiducia: “Ci hanno sempre detto che eravamo la famiglia italiana affidabile. In 25 anni sono venuti a trovarci solo due volte. Questo, per me, vale più di qualsiasi contrattoâ€.
Il prodotto è ancora oggi centrale. Il piumino a impunture ondulate – nato da un’intuizione di Fusco quando il mercato stava tornando a chiedere imbottiti – è oggi uno dei segni distintivi del marchio. Accanto allo stile, continua il lavoro sui materiali: dal grafene, utilizzato per migliorare traspirabilità e controllo della temperatura, a nuove fibre di derivazione militare capaci di replicare le performance delle piume naturali. La struttura dell’azienda riflette un’impostazione familiare, in senso letterale e organizzativo. “Siamo in quattro a lavorare in azienda, ognuno con il proprio ruolo. Quando c’è da decidere, ci sediamo insieme“. Attorno, una squadra stabile: “Il 90% dei nostri agenti lavora con noi da 25 anni. Molte persone sono arrivate alla pensione e hanno chiesto di continuare”. La continuità , qui, è un valore operativo prima che narrativo.
Anche sul fronte industriale e distributivo, Blauer procede per consolidamento: sono in corso investimenti su una nuova fabbrica a Montegalda, accanto allo stabilimento storico, e sull’espansione della rete retail diretta: dopo le aperture di Bari e Brescia, altri store sono programmati nel 2026. L’obiettivo è rafforzare l’immagine del marchio e controllare meglio la relazione con il cliente finale. La mostra alla Triennale restituisce questo percorso senza sovrastrutture: campagne, volti, atmosfere che raccontano l’evoluzione di un brand che ha trasformato un’uniforme in abbigliamento quotidiano. Non nostalgia, ma archivio attivo. “Il messaggio – conclude Fusco – è far vedere quello che abbiamo fatto in questi 25 anni. Punto”.
L'articolo “E’ iniziato tutto come una sfida. Quando sono andato a Boston a chiedere la licenza non mi conosceva nessuno. Dicevano: questo qui che vuole?”: Enzo Fusco racconta i 25 anni di Blauer proviene da Il Fatto Quotidiano.
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio di Facile.it, a dicembre 2025 il premio medio RC auto in Italia ha raggiunto i 629,24 euro, segnando un aumento dell’1,51% rispetto a sei mesi fa, quando la spesa media si attestava sui 619,90 euro. Ne consegue che la tentazione di tagliare sulle opzioni della polizza sia forte, ma il rischio è di cadere in “falsi risparmi” (che possono trasformarsi in disastri finanziari). Per questo motivo, Facile.it ha messo a punto un vademecum per orientarsi tra offerte, clausole e opportunità di risparmio reale.
Se un tempo si restava con la stessa compagnia per decenni, oggi il mercato premia chi si guarda intorno in cerca di offerte migliori. Nel 2024, quasi 8 milioni di italiani hanno utilizzato servizi di comparazione per risparmiare, ottenendo riduzioni della polizza comprese tra il 25% e il 30%. Solo attraverso il portale Facile.it, il risparmio complessivo generato per gli utenti lo scorso anno è stato di 109 milioni di euro. Il consiglio degli esperti è di verificare i premi di rinnovo 30-45 giorni prima della scadenza, preferibilmente il primo giorno lavorativo del mese, quando le compagnie pubblicano le nuove tariffe.
Per abbassare il prezzo, molti assicurati scelgono di ridurre il massimale (la cifra massima coperta dalla compagnia in caso di colpa) o aumentare la franchigia (la quota di danno che resta a carico dell’assicurato). Sebbene questa strategia riduca il premio immediato, il rischio è di trovarsi a dover sborsare migliaia di euro di tasca propria in caso di incidente grave. È fondamentale trovare un equilibrio, quindi, che non esponga eccessivamente il proprio patrimonio.
Uno degli errori più comuni in fase di stipula riguarda le limitazioni sulla guida: come noto, la “Guida Esperta” garantisce sconti se tutti i conducenti del veicolo da assicurare hanno più di 26 anni. Ma attenzione, se il figlio neopatentato prende l’auto e causa un sinistro, la compagnia può applicare il diritto di rivalsa, chiedendo all’assicurato di rimborsare quanto pagato ai danneggiati. Occhio pure alla “Guida Esclusiva“: permette risparmi ancora maggiori, ma la polizza copre solo se al volante c’è l’unico guidatore autorizzato. Non sono ammesse eccezioni, nemmeno per le emergenze.
Assicurare contro il furto un’auto molto anziana? Se il veicolo ha 10 anni o più, potrebbe essere un inutile esborso: la compagnia risarcirà solo il valore di quotazione, spesso irrisorio. Meglio investire quei soldi in assistenza stradale o in garanzie più attuali, come la protezione contro la collisione con animali selvatici, un fenomeno in forte crescita anche nelle zone urbane.
Secondo Facile.it, esistono strade legittime per abbattere i costi senza rinunciare alla tutela. Come la RC Familiare: permette di ereditare la classe di merito più vantaggiosa di un convivente (anche tra veicoli diversi, come auto e moto), a patto che non vi siano stati sinistri negli ultimi 5 anni. Aiuta a ridurre il premio da pagare pure la Scatola Nera (Black Box): l’installazione di questo dispositivo elettronico garantisce sconti immediati e tempi di risarcimento più rapidi. Attenzione però: i dati registrati sono prove con valore legale e se il sinistro avviene superando i limiti di velocità , la compagnia potrebbe rivalersi sul conducente.
Carrozzerie convenzionate? Accettare di riparare il mezzo presso officine fiduciarie della compagnia permette di abbassare il premio, eliminando il rischio di frodi e garantendo la riparazione diretta senza anticipo di denaro.
Giova ricordare, nondimeno, che in un incidente con colpa, i passeggeri vengono risarciti, ma il guidatore no. Per tutelarsi è necessaria la polizza “Infortuni conducente“. Inoltre la RC non copre i danni fisici subiti dagli animali domestici presenti a bordo durante un urto (serve una specifica estensione “RC Animali”). Infine, dichiarare il falso sulla residenza (ad esempio dichiarando di vivere con i genitori per pagare meno) è un rischio altissimo: in caso di incidente, la compagnia può invalidare il contratto obbligando il contraente a pagare di tasca propria.
L'articolo RC auto sempre più cara, ecco come risparmiare sul premio senza brutte sorprese proviene da Il Fatto Quotidiano.
In un messaggio pubblicato sul suo profilo Instagram, Mickey Rourke Rourke ha definito l’iniziativa di crowdfunding una “truffa”, spiegando di non aver mai autorizzato la campagna e di non averne inizialmente nemmeno conoscenza. Il tutto era riferito ai recenti problemi finanziari dell’attore 73enne, che rischiava lo sfratto per circa 60mila dollari di affitto arretrato a Los Angeles.
La star del cinema ha voluto rassicurare così il pubblico sulle sue condizioni personali e professionali: ha confermato di aver trovato un nuovo appartamento a Los Angeles, di aver ricevuto nuove proposte di lavoro a Hollywood e di aver incassato il sostegno di diversi amici e colleghi del mondo dello spettacolo
Rourke ha preso pubblicamente le distanze da una raccolta fondi online creata a suo nome e ha annunciato di essere al lavoro per garantire il rimborso di oltre 100 mila dollari donati dai sostenitori. Ha inoltre precisato che il suo avvocato sta facendo “tutto il possibile” per assicurare la restituzione delle somme versate.
Secondo quanto riferito resterebbero ancora circa 90mila dollari da rimborsare. La pagina di raccolta fondi, ospitata sulla piattaforma GoFundMe, era stata creata con l’obiettivo dichiarato di raccogliere 100mila dollari per evitare lo sfratto, traguardo che è stato superato prima che Rourke intervenisse pubblicamente per smentire la vicenda.
“Non chiederei mai nemmeno un centesimo”, ha dichiarato l’attore, sottolineando di non aver mai fatto appello all’aiuto economico dei fan e definendo l’intera situazione “frustrante e imbarazzante”.
L'articolo “Ho restituito 10mila dollari su 100mila delle somme versate per me della raccolta fondi non autorizzata. Faccio il possibile”: lo annuncia Mickey Rourke proviene da Il Fatto Quotidiano.
“I test in Bahrein li guarderò da spettatore“. Carlo Vanzini ha annunciato sul suo canale Youtube – durante una diretta – la sua assenza in cabina di commento per i test in Formula 1. E non ci sarà perché sarà in convalescenza dopo l’intervento che dovrà affrontare in questi giorni per rimuovere il tumore al pancreas che lui stesso ha annunciato a dicembre 2025 in un’intervista al Corriere della Sera. 54 anni e telecronista di Formula 1 per Sky, Vanzini – dopo l’annuncio del tumore, lo stesso che aveva colpito la sorella – ha fatto dieci sedute di chemioterapia e adesso dovrà sottoporsi a un intervento per l’asportazione.
La scoperta era avvenuta grazie al collega Davide Camicioli, che aveva pubblicato un post insieme al dottor Riccardo Ceccarelli al centro medico Formula Medicine di Viareggio: il medico ha invitato Vanzini a recarsi lì per un controllo e dopo l’ecografia addominale, era stata trovata una lesione. A quel punto la moglie Cristina Fantoni, giornalista di La7, aveva prenotato una tac e una visita chirurgica a Verona. “Mia sorella è morta al San Raffaele, per la stessa malattia. Psicologicamente, preferivo farmi vedere altroveâ€, aveva raccontato Vanzini alla giornalista Elvira Serra.
Dopo l’annuncio, la chemio e la vicinanza di tantissimi colleghi, appassionati e tanti personaggi del mondo della tv, adesso Vanzini si sottoporrà a un intervento. La guida del team Sky di Formula 1 sarà al momento nelle mani Fabio Tavelli, che condurrà tutte le trasmissioni previste in vista della nuova stagione. La speranza è appunto ritrovare Carlo Vanzini al suo posto in cabina di commento quando ci sarà il primo gran premio della stagione in Australia, previsto per il prossimo 8 marzo.
L'articolo “Guarderò i test di Formula 1 da spettatore”: l’annuncio di Carlo Vanzini dopo il tumore al pancreas. Si deve operare proviene da Il Fatto Quotidiano.
Jannik Sinner vince l’ultimo test prima degli Australian Open 2026. Il tennista azzurro ha battuto il canadese Felix Auger-Aliassime nel match d’allenamento disputato su una Rod Laver tutta esaurita: l’azzurro ha vinto al terzo set (un super tie-break) col punteggio finale di 6-4, 4-6, 10-4. Da ora non è più tempo di scherzare: lunedì il numero 2 al mondo giocherà il primo match ufficiale della nuova stagione, il primo turno di Melbourne contro il francese Gaston. “Sono contento di ripartire dall’Australian Open che è un torneo speciale per me”, ha sottolineato Sinner a SuperTennis in occasione del Media Day. Due volte campione in carica, l’azzurro potrebbe diventare il quarto giocatore della storia a trionfare per tre anni di fila nella storia del torneo in singolare maschile dopo Jack Crawford (1931-33), Roy Emerson (1963-67) e Novak Djokovic (2011-13, 2019-21).
Le sensazioni di Sinner sembrano le migliori possibili. Ha potuto prendersi un periodo di stacco: “La cosa più bella è stata trascorrere il Natale a casa, e il Capodanno con i miei amici Antonio Giovinazzi, Giulio Ciccone e le loro famiglie. E’ stata proprio una bellissima serata”. E ora si sente pronto per il debutto, come ha spiegato dopo il match contro Auger-Aliassime: “Non poteva andare meglio di così, è la miglior preparazione possibile. E’ stata una buona giornata, ho avuto dei buoni feedback sulle cose su cui abbiamo lavorato e adesso vedremo quel che accadrà durante il torneo”.
Condizione e colpi non sembrano quindi destare alcuna preoccupazione in vista del suo esordio. Anzi, Sinner vuole raccogliere i frutti del lavoro svolto in inverno, come ha spiegato in conferenza stampa al Melbourne Park: “Il mio obiettivo è diventare un giocatore un po’ più imprevedibile, perché penso che sia questo che devo fare: cercare di diventare un tennista migliore. Abbiamo lavorato molto per riuscire a passare a rete. I piccoli dettagli fanno la differenza”. Dopo la sconfitta in quattro set contro Alcaraz nella finale degli US Open dell’anno scorso, l’italiano ha puntato il mirino sul suo repertorio, con l’obiettivo di ampliare il ventaglio di soluzioni a sua disposizione.
Ma le modifiche apportate da Sinner non servono solo a migliorare la sua capacità di competere contro Alcaraz: “L’obiettivo è migliorarsi come tennista. Non si tratta di battere un avversario, ma di sentirsi a proprio agio in ogni situazione. È quello che abbiamo cercato di fare nella off–season“, ha sottolineato l’altoatesino. Che però ha sottolineato anche il tempo dedicato a migliorare la sua forma fisica, sapendo fin troppo bene che le partite al meglio dei cinque set possono essere decisive: “Abbiamo lavorato molto a livello fisico: la parte fisica ora è molto, molto importante perché le partite possono essere molto lunghe ma anche molto intense“, ha detto. “Il tennis attuale è molto veloce, quindi devi essere al massimo livello fisico il più a lungo possibile. La stagione è molto lunga, quindi bisogna gestire il proprio corpo nel miglior modo possibile”, ha concluso Sinner.
L'articolo “Non si tratta di battere un avversario, ma di sentirsi a proprio agio in ogni situazione”: Sinner spiega le sue sensazioni prima degli Australian Open proviene da Il Fatto Quotidiano.
Uno strano messaggio che ha fatto preoccupare Raffaella Fico. Il compagno della showgirl, stanno insieme da quasi un anno, avrebbe scritto su Instagram “Addio amore mio, faccio schifo”. Ieri, 15 gennaio, poi è apparso anche un’altro messaggio piuttosto forte “sono a pu**ane, telefono spento”. Le stories sono state rimosse.
Qualche attimo dopo i due messaggi sono scomparsi e poi ne è apparso un altro che ha fatto decisamente chiarezza: “Buongiorno a tutti, purtroppo è stato hackerato il mio profilo. Se avete visto contenuti impropri o se vi sono arrivati messaggi offensivi o inopportuni sappiate che non sono stato io. Ho già dato mandato ai miei legali di procedere”.
È intervenuta anche Raffaella Fico: “Continuo a leggere cose non vere. Non so perché mettete in giro certe voci, ma la persona che ha visto e raccontato si è persa i passaggi più salienti. Quasi tutta la sera ci siamo tenuti per mano, e il mio fidanzato si è alzato molto più di una volta a baciarmi e abbracciarmi. Consiglio vivamente a chi ha scritto questo, una visita oculistica. Siamo sereni e felici”.
Fico ha raccontato a “Verissimo” di aver perso il bimbo che aspettava dal suo compagno: “Ero incinta di cinque mesi. Si sono rotte le acque prematuramente. È stato un vero parto con cinque ore di travaglio. Un dolore immenso. Fino all’ultimo chiedevo di sentire il battito del cuoricino e mi dicevano: Ti fai solo del male”.
E ancora: “Non si è ancora capito il motivo. Si attribuisce a una probabile infezione, ma non c’è certezza. Avevo fatto un controllo tre giorni prima per delle perdite che avevo avuto e stava andando tutto bene. Dopo tre giorni si sono rotte le acque”.
“Un dolore immenso. – ha concluso . Ci penso sempre, probabilmente il tempo allevierà il dolore. È stato devastante”.
L'articolo “Amore addio, faccio schifo”: Raffaella Fico si preoccupa per il messaggio criptico del compagno Armando Izzo. Poi il mistero viene svelato proviene da Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Un pezzo di cascata ghiacciata si stacca all’improvviso: turisti salvi per un soffio – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Il cambiamento climatico creerà nell’Artico vie di comunicazione nuove, che incideranno probabilmente nel 40-50% dei passaggi a Suez. L’Italia deve mantenere necessariamente un presidio, deve governare anche questa futura rotta, deve mantenere una presenza economica, commerciale, di ricerca anche militare, in una parte del mondo che diventerà sempre più strategica“. Alla Conferenza di presentazione della “Strategia della Politica Artica Italiana” a villa Madama, a Roma, il ministro della Difesa Guido Crosetto spiega che l’orizzonte dell’Italia si è allargato ben oltre i confini che è abituata a considerare.
“Da tempo la Difesa si interessa dell’Artico, con la Marina, l’Aeronautica, l’Esercito. L’esercito, le esercitazioni non sono iniziate adesso”, – premette il ministro, che si dice scettico sugli invii di soldati in Groenlandia annunciati da diversi paesi Ue – Francia in primis – per contrastare gli appetiti di Washington. A proposito dei “15 soldati mandati in Groenlandia. Mi chiedo a fare cosa? Una gita? 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi: mi sembra l’inizio di una barzelletta. Io sono per allargare, non frazionare in nazioni un mondo già troppo frazionato. Penso sia nostro interesse tenere insieme il mondo occidentale, pensando sempre in ottica Nato, in ottica Onu”.
“Non si muovono i ministeri ma il paese e la nostra forza è nella sinergia tra le amministrazioni – ha aggiunto – . Siamo disponibili a impegnarci come Difesa. In quella zona che é la terra di nessuno occorre che ci sia qualcuno che in qualche modo costruisce delle regole”, prosegue Crosetto, sorvolando sul fatto che almeno in Groenlandia le regole ci sono: l’isola è un territorio autonomo che appartiene alla Danimarca, paese fondatore dell’Alleanza atlantica che sul tema ha un accordo di difesa con gli Stati Uniti dal 1951. Ma ora, è il cuore del discorso del ministro, sui ghiacci dell’Artico si allunga l’ombra di Mosca: “Il paese che più confina con questo nuovo pezzo di mondo è la Russia e ha la più grande presenza sull’Artico. Probabilmente il giorno che finirà la guerra in Ucraina, gran parte delle risorse militari russe saranno spostate in questo settore”.
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La sera del 12 agosto 2007, il giorno precedente l’omicidio a Garlasco, Chiara Poggi “aprì quella cartella chiamata ‘militare‘ coi file pornografici catalogati” dal fidanzato Alberto Stasi e vide in anteprima alcune di quelle numerose immagini. Lo spiega l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, uno dei legali della famiglia della 26enne uccisa a Garlasco, rendendo noti i risultati del nuovo “approfondimento informatico“, effettuato dai consulenti della famiglia Poggi (Paolo Reale e gli informatici Nanni Bassetti e Fabio Falleti).
Grazie alle nuove analisi informatiche – spiegano i legali e i consulenti della famiglia Poggi – si è acquisita “la certezza” che Chiara abbia potuto vedere quella sera, prima di essere uccisa, “l’anteprima” di quelle immagini, mentre nel corso dei processi a carico di Stasi era sempre stato “un tema controverso“. A questo si è arrivati grazie all’utilizzo di “nuovi software, che hanno consentito, attraverso le analisi sulla copia forense” del pc di Alberto Stasi, “di acquisire un dato di assoluta certezza”, ossia che, quando lui si allontanò “quella sera” del 12 agosto 2007 “per 10 minuti“, Chiara “aprì quella cartella” con “7mila foto catalogate per generi e anche immagini amatoriali realizzate da Stasi”. Quella sera del 12 agosto, come era emerso dai processi, l’ex bocconiano si era allontanato per dieci minuti da casa di Chiara, verso le 22, per andare a casa sua a controllare che il cane stesse bene e non fosse spaventato dai tuoni. In quei minuti Chiara avrebbe visto l’anteprima di quelle immagini nel pc di Alberto. Un fatto che, fino a oggi, è sempre “rimasto un dubbio” e che, secondo i legali della famiglia Poggi, viene adesso provato.
Per questa ragione la nuova consulenza verrà depositata ai pm di Pavia, che hanno riaperto le indagini su Andrea Sempio. I legali dei Poggi chiederanno poi alla Procura che proponga istanza al gip di incidente probatorio per effettuare, con un perito terzo, quelle stesse analisi sul materiale informatico e “cristallizzarle” come prova. Dalle nuove analisi, ha chiarito Tizzoni, viene “smentita” anche l’ipotesi ventilata di cancellazioni di alcuni dati dal telefono dei Poggi e poi che la cartella di un video di Chiara e Alberto sarebbe stata aperta “dopo una determinata data”. Smentita, dunque, secondo il legale, pure “la teoria” che qualcuno potesse aver visto quel video intimo dei due giovani.
“I nuovi software consentono di leggere completamente, come in una sorta di ‘tom tom’ il percorso di un file aperto di recente e in questo caso siamo riusciti a leggere quella parte rimasta illeggibile per anni” spiega il consulente Bassetti. “Il risultato è stato confermato con l’utilizzo di più software open source e accertano che quella sera è stata aperta la cartella ‘militare’ che conteneva a sua volta ‘nuova cartella’ e quindi – è questa la novità – il file senzanome.bmp. L’averlo trovato ci dice con certezza che Chiara ha visto i fotogrammi dell’anteprima delle immagini pornografiche”, aggiunge l’esperto che ha ricreato ‘virtualmente’ il computer di Stasi. “Il nuovo software è stata come la ‘stele di Rosette’ e ci ha permesso di leggere un dato rimasto finora illeggibile. Trovare questo file senza nome è stato anche un colpo di fortuna perché il computer di Stasi è stato ‘bombardato‘ da un accesso che non ha seguito le corrette procedure” conclude Bassetti.
Ma perché, per i legali della famiglia Poggi, si tratta di una novità molto rilevante? Nella sentenza del processo d’appello bis – che ha condannato Stasi a 16 anni di carcere – giudici della Corte d’Assise d’appello di Milano hanno lasciato un mistero sul movente dell’omicidio. Lo studente agì “senza fatica e senza alcuna pietà â€, massacrò la sua fidanzata con vari colpi, ma “per un motivo rimasto sconosciuto“, poi tornò a casa “facendo le sole cose che potesse fare, quelle di tutti i giorni: ha acceso il computer, visionato immagini e filmati porno, ha scritto la tesi, come se nulla fosse accadutoâ€, si legge nel testo della sentenza. Ma la “passione†di Alberto “per la pornografia†– scrivevano i giudici – avrebbe potuto “provocare discussioni, anche con una fidanzata di larghe veduteâ€. Diventando così “una presenza pericolosa e scomoda, come tale da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo perbeneâ€.
“Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione”, hanno affermato in una nota gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi. “Secondo quanto evidenziato da più parti l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale ad una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi” concludono i legali.
Intanto, su un altro fronte sempre collegato a Garlasco, la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Brescia contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame che, il 17 novembre, ha annullato, anche il secondo decreto di sequestro dei pm, eseguito il 24 ottobre, dei dispositivi, tra cui telefoni, pc e tablet, dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti indagato nel filone che lo vede accusato di corruzione in atti giudiziari. Di fatto, dunque, con il “rigetto totale” del ricorso dei pm la Suprema Corte ha confermato il no al sequestro del Riesame: non erano state indicate parole chiave per le analisi e l’arco temporale era troppo ampio. Il Riesame aveva annullato il decreto di sequestro probatorio della Procura bresciana del 24 ottobre, dopo l’annullamento del precedente sempre nell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che vede indagato anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Decisione che aveva riguardato anche il sequestro sui dispositivi degli ex carabinieri pavesi Giuseppe Spoto e Silvio Sapone. I giudici avevano ordinato per tutti e tre la “restituzione” di “tutti i beni sequestrati”, assieme “ai dati eventualmente già estrapolati”. Il legale Aiello, in particolare, aveva fatto notare che, oltre all’assenza di gravi indizi di colpevolezza, la Procura anche nel secondo decreto sul caso Garlasco non aveva indicato parole chiave per effettuare le analisi sui dispositivi, volendo portare avanti una ricerca a tappeto ed estesa a livello temporale per 11 anni, dal 2014, quando il magistrato divenne procuratore aggiunto a Pavia, fino al 2025. Tesi accolta dai giudici del Riesame. Oggi è stato depositato il dispositivo della Cassazione, sesta sezione penale, che boccia il ricorso della Procura del 3 dicembre.
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Madonna dal suo profilo Instagram ha espresso il suo sostegno alle proteste contro il regime di Teheran, aggiungendo una riflessione sulla libertà : “Diamo così tanto per scontato, me compresa. La libertà di viaggiare per il mondo. Di indossare ciò che voglio. Di cavalcare un cavallo attraverso il deserto”.
“Di parlare liberamente e di non essere messe a tacere da punizioni, torture e forse dalla morte. – ha continuato – Di cantare. Di ballare. Di scegliere il mio percorso spirituale, non quello di qualcun altro”.
E quindi: “Tenete duro! Mentre rifletto sul mio tempo in Marocco durante le vacanze, penso a tutte le persone in Iran che stanno combattendo una rivoluzione tanto necessaria e sono disposte a morire per ciò in cui credono”.
“Le donne iraniane – sottolinea Madonna – non hanno questa libertà . Io sono con loro. Il popolo iraniano non ha conosciuto la libertà per secoli. Non posso affermare di conoscere veramente le sofferenze che sono state sopportate, ma i miei pensieri e le mie preghiere sono con il popolo iraniano. Il momento è adesso. Tenete duro! Sono con l’Iran. Che le loro voci siano ascoltate. Iran libero!”.
E dal mondo del cinema anche il regista vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, Jafar Panahi, al Guardian, è intervenuto sulla questione: “È impossibile per questo governo reggersi in piedi in questa situazione. Anche loro lo sanno. Sanno che sarà impossibile governare il popolo. Forse il loro unico obiettivo in questo momento è portare il Paese sull’orlo del collasso totale e cercare di distruggerlo”. Il regista è stato condannato a un anno di carcere in contumacia per “attività di propaganda” contro il regime e in passato messo in custodia due volte per avere protestato contro l’arresto di altri cineasti e sostenuto proteste anti governative nel 2010.

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Il tempo a disposizione dell’ex principe Andrea, questa volta, sembra davvero scaduto. Operai, cantieri ed un movimento mai visto prima lasciano immaginare che il trasloco dal Royal Lodge arrivato lo scorso ottobre stia per diventare effettivo. Il fratello del re ha resistito fino a che ha potuto, in barba al disonore e agli imbarazzi recati alla casa reale dalla sua presenza in occasioni pubbliche e nella grande tenuta da trenta stanze che gli era stata concessa venti anni prima a fronte di un affitto risibile.
Gli scandali legati alla sua amicizia con il faccendiere americano Jeffrey Epstein e le rivelazioni contenute nel libro postumo di Virginia Giuffrè hanno spinto lo stesso parlamento britannico ad occuparsi del suo caso, portando il re a forzare una decisione che avrebbe voluto raggiungere pacificamente.
Ora, nel silenzio assoluto del palazzo reale, sono i fatti e gli indizi a parlare. Secondo quanto riferito da alcuni quotidiani, il trasferimento di Andrea nella nuova casa, la Marsh Farm che si trova nel Norfolk, sarà effettivo per Pasqua. Una fonte anonima sentita dal Times avrebbe addirittura azzardato l’idea di un trasloco entro il suo compleanno, il prossimo 19 di febbraio.
L’importante è sbarazzarsi dell’ingombrante presenza dell’ex duca di York dall’area di Windsor e dalla prossimità dei principi del Galles che, dopo il trasferimento al Forest Lodge, sono diventati i suoi più stretti vicini. Loro malgrado. Per accontentare il figlio e l’amata nuora, il re avrebbe assegnato al fratello una residenza provvisoria a Sandringham. La Wood Farm, che si trova nell’area della tenuta di Sua maestà è libera da un po’ e potrebbe risolvere tutti i problemi.
Lì aveva vissuto il principe Filippo, padre di Carlo III e di Andrea; lì il marito di Elisabetta II aveva passato i suoi giorni fino alla morte.
L’offerta di una casa temporanea andrebbe tra l’altro a rafforzare la teoria di chi pensa che il trasloco potrebbe avvenire prima del 19 febbraio.
La sosta a Wood Farm si sarebbe resa necessaria anche per permettere agli operai di concludere tutti i lavori di necessari alla nuova casa dove Andrea andrà a vivere da solo.
Marsh Farm ha “solo” cinque stanze, ma è stata vuota a lungo dopo la morte del fattore che la abitava prima e soprattutto dovrà essere inclusa negli spazi di sicurezza già approntati per la magione nella quale vive il re. L’area di non sorvolo dovrà essere ampliata, così come i cancelli e la sorveglianza. In particolare, la no-fly zone sui cieli di Sandingham sarebbe già stata allargata dallo scorso dicembre, elemento che andrebbe a rafforzare l’idea che quella sarà la nuova casa di Andrea. Ma ci sono voluti due anni per convincerlo. Era il 2024 quando cominciarono a partire le richieste per fare un accordo “pulitoâ€, come nei desiderata del sovrano. La cocciutaggine del fratello minore del sovrano però non ha mai lasciato spazio a mediazioni costringendo la casa reale ad affrontare la griglia mediatica prima arrivare ad ottenere un risultato, ormai tardivo e pieno di strascichi.
Sarah Ferguson ha partecipato al grande circo della vergogna e degli imbarazzi finendo anche lei intrappolata nelle relazioni con “il supremo amico†Jeffrey Epstein. La sua presenza ventennale accanto all’ex marito avrebbe dovuto arginarne l’esuberanza, ma in quelle trenta stanze del Royal Lodge c’erano, evidentemente, troppe vie di fuga. Fergie, anche lei privata dei suoi titoli nobiliari, sta cercando casa nell’area di Windsor per non allontanarsi troppo dal luogo che l’ha ospitata mentre perdono sempre più forza le voci in base alle quali dovrebbe trasferirsi in Portogallo dalla figlia Eugenie. Quel che è certo è che il divorzio tra i due ora sarà davvero definitivo ed i lavori per chiudere l’operazione trasloco procedono a passo spedito, “noncuranti di pioggia e neve”.
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Se il 2025 verrà ricordato come l’anno dei Sephora Kids e della problematica skincare per bambini (ci ha provato, tra gli altri, Shay Mitchell), nel 2026 i brand vogliono cambiare rotta. Primo tra tutti Drunk Elephant, brand di skincare dal packaging colorato che aveva scatenato la corsa all’acquisto tra ragazzine troppo giovani per aver bisogno di peptidi, acidi esfolianti e ingredienti anti-age. Con una nuova campagna, il brand prova a darci un taglio: “Divertitevi responsabilmenteâ€. Tradotto: la skincare non è un gioco per bambini.
Si è molto parlato del fenomeno dei Sephora Kids, bambini e preadolescenti che prendevano d’assalto grandi negozi (come Sephora, ma non solo) per comprare i prodotti che avevano visto usare sui social da content creator poco più grandi di loro. Prodotti di cui, per inciso, non hanno assolutamente bisogno. Le prime ad attirare l’attenzione su questo comportamento sono state le addette alle vendite, lamentandosi del disordine e della confusione che lasciavano sugli scaffali. A ruota sono seguite le preoccupazioni di pediatri, dermatologi e psicologi, spaventati dagli effetti degli attivi su pelli così delicate e dell’impatto psicologico dell’uso precoce dei cosmetici. Eppure la Gen Alpha è diventata un mercato più che appetibile: perfino nei negozi di giocattoli ci sono set per “giocare alla skincareâ€. Senza dimenticare le maschere per bambini dell’asilo di Rini, chiacchieratissima linea beauty dell’attrice Shay Mitchell.
Tra tutti i brand, Drunk Elephant è diventato un po’ il simbolo di questo fenomeno: i packaging colorati e la viralità su TikTok hanno attirato un pubblico che, nella narrazione del brand, non era previsto. Ma che ha comunque portato con sé una fetta importante di ricavi. Nel tentativo di prendere le distanze da tutto questo, il brand ha fatto piazza pulita di tutti i post sui social e ha lanciato una campagna che suona come un’assunzione di responsabilità . “Parliamo dell’elefante nella stanzaâ€, scrivono sui social, con un gioco di parole che allude sia al nome del brand sia al dibattito in corso. La comunicazione del brand, ora, è nettamente più scientifica e punta tutto sulle formule dei prodotti e sull’efficacia degli attivi. Alla base del cambio di rotta, però, non c’è solo la preoccupazione per i teenager: il brand ha subito un danno di immagine dal fenomeno.
Drunk Elephant viene oggi percepito non come “skincare avanzata†ma come “gioco per bambiniâ€, alienandosi così i consumatori adulti interessati all’efficacia più che alle mode. Il dilemma per il brand è stato conciliare due esigenze: recuperare un’immagine seria e affidabile senza perdere del tutto i clienti GenAlpha, reindirizzati verso prodotti più adatti alla loro età . Chi va alle scuole medie non ha bisogno di attivi per ridurre macchie e rughe, ma magari di un detergente delicato e di un idratante formulato per quella specifica età . In fondo, parliamo pur sempre dei clienti di domani, da fidelizzare prima degli altri.
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