NEWS - prima pagina - NEWS - politica - NEWS meteo

Cliccando su i link posti di seguito, si aprirà la pagina delle news relativa al titolo del link stesso


News ilfattoquotidiano.it

News ilfattoquotidiano.it

#news #ilfattoquotiano.it

Mondo a cura di Redazione Esteri
Trump e Netanyahu festeggiano insieme Capodanno a Mar-a-Lago: la lussuosa festa tra vestiti scintillanti e fuochi d’artificio

Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno festeggiato insieme l’ultimo dell’anno. Il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro israeliano si sono affacciati al 2026 con una sfarzosa festa di Capodanno nel lussuoso resort di Mar-a-Lago, come si vede da alcuni video pubblicati sui social media.

Netanyahu, arrivato lunedì nella residenza del presidente degli Stati Uniti a Palm Beach, è stato avvistato ieri sera, agghindato in smoking, insieme a Trump e Melania (vestita con uno scintillante abito argentato). Trump aveva scherzato sul fatto che il leader israeliano avrebbe potuto partecipare alla festa durante gli incontri di lunedì per discutere del fragile cessate il fuoco a Gaza e di altre preoccupazioni geopolitiche regionali in Medio Oriente.

La lista degli ospiti alla festa includeva i ferventi sostenitori di Trump, Rudy Giuliani e il miliardario emiratino Hussain Sajwani, insieme ai suoi figli Eric e Don Jr., e ai membri di spicco della sua amministrazione, tra cui la segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna Kristi Noem e il vice capo di gabinetto della Casa Bianca Dan Scavino.

L'articolo Trump e Netanyahu festeggiano insieme Capodanno a Mar-a-Lago: la lussuosa festa tra vestiti scintillanti e fuochi d’artificio proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 10:11:39 +0000
Politica a cura di Redazione Politica
Mattarella scrive a Papa Leone e cita Paolo VI: “Mai più la guerra. No alla legge del più forte nelle relazioni internazionaliâ€

Il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione, la necessità di “risvegliare le coscienze” e “resistere all’oscura inerzia rivolta verso gli abissi della storia“. Sono alcuni dei passaggi più suggestivi del messaggio inviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Papa Leone XIV. “L’Italia – che per il suo stesso ordinamento costituzionale ‘ripudia la guerra” – “resta fermamente impegnata a offrire il suo contributo per la composizione dei conflitti in corso” e “preservare un ordine internazionale basato sul diritto. La legge della ragione e della giustizia, non quella del più forte” “torni a essere regola delle relazioni internazionali”. “Abbiamo il dovere di resistere” alla “oscura inerzia, rivolta verso abissi della storia che il genere umano ha già tragicamente sperimentato, agendo con rinnovata saggezza e rapidità”.

“Beatissimo Padre, il tema scelto per la cinquantanovesima Giornata Mondiale della PaceLa pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante‘ – coglie un tratto saliente dell’attuale fase storica, segnata da crescenti inquietudini e, per questa stessa ragione, ancor più bisognosa di aprirsi alla speranza”, esordisce il capo dello Stato nel suo messaggio al pontefice. “Come Vostra Santità ha argomentato sin dall’inizio del Suo pontificato, la pace richiede amore, giustizia e solidarietà. La sua sede primaria è il cuore di ciascuno, indipendentemente dalla fede professata. Segue un ‘percorso incessante’, che richiede umiltà, perseveranza, ricerca della giustizia. È quindi un tragitto faticoso – lo è sempre stato nella storia dell’umanità – ma è l’unico che meriti di essere intrapreso. Mentre siamo in cammino, la coraggiosa azione pastorale della Santità Vostra ci è di confortante sostegno e accompagnamento. La Sua voce contribuisce a risvegliare le coscienze, com’è necessario quando la guerra – minacciata o combattuta – torna a essere una malevola realtà o anche solo un rischio plausibile per il nostro vivere quotidiano”.

In questi tempi difficili “devono riecheggiare e ammonirci le parole di quell’umile e forte preghiera che sessant’anni orsono San Paolo VI rivolse all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, implorando: ‘Mai più la guerrà“. “Allora la comunità internazionale – ricorda il capo dello Stato – affrontava la pericolosa dinamica di un sistema dominato da due blocchi politici e ideologici contrapposti, sotto l’incombente minaccia dell’apocalisse nucleare. Oggi la dimensione del conflitto si apre a una pluralità di nuovi attori, condiziona la vita di milioni di uomini e donne in molteplici modi, dalle forme tradizionali a quelle più sofisticate e sfumate”. “Richiamare la perdurante attualità del discorso di Papa Montini al Palazzo di Vetro non è soltanto un riconoscimento alla lungimiranza di colui che lo pronunciò. Essa discende anche dall’amara constatazione degli insufficienti passi compiuti nel progredire verso un orizzonte di pace che abbracci l’intera comunità internazionale, che oggi appare piuttosto in balia di minacciose derive nella direzione opposta”.

Per “resistere all’oscura inerzia “rivolta verso gli abissi della storia”, “come Vostra Santità ha sottolineato in occasione del Suo recente viaggio apostolico in Libano, occorre che i governanti sappiano ‘ascoltare il grido dei popoli che invocano la pace”, prosegue il capo dello Stato. “Nel suo senso etimologico, ‘governare’ significa ‘reggere il timone‘, ovvero saper contrastare le intemperie per giungere in un porto sicuro. Se si seguono i venti sfavorevoli e se ci si abbandona alle paure e alle pulsioni più irrazionali, allora il naufragio è inevitabile. Al contempo, la salvezza della nave dipende dall’intero equipaggio”. Mattarella parla anche dell’”assetto sorto dopo le tragedie del secolo scorso” che era “speranza concreta di superare una volta per tutte una condizione senza regole nella condotta delle relazioni internazionali” e che “oggi è messo a dura prova dal disprezzo delle più elementari norme della convivenza civile, del diritto delle genti, di quello umanitario“.

Nel messaggio Mattarella evidenzia l’accresciuta “complessità del dialogo tra popoli e civiltà, come al loro interno. Al contempo, questo confronto diventa vieppiù necessario: per sanare disuguaglianze, economiche e sociali, lesive della dignità stessa delle comunità nelle quali viviamo; per contrastare gli effetti sempre più devastanti del cambiamento climatico; per governare l’impatto delle tecnologie emergenti, ponendole al servizio del bene e indirizzandole verso obiettivi di sviluppo sostenibile ed equo”.

“Come Vostra Santità ha evidenziato, se vogliamo la pace dobbiamo avere ‘istituzioni di pace‘, insieme a quella che è stata definita ‘la via disarmante della diplomazia’. A tali indispensabili strumenti occorre aggiungere la formazione dei giovani e la diffusione di un’autentica educazione alla pace, poiché – come raccomandava Sant’Agostino e Vostra Santità ci ha ricordato nel Suo Messaggio – ‘se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi’. Si tratta di un impegno che riguarda tutti e ciascuno. Parte dal cuore, disarmando anzitutto il linguaggio, e rifiutando una comunicazione aggressiva e provocatoria, per concentrarsi invece su condotte individuali e collettive che prediligano l’ascolto, anche di quanti faticano a dare voce alle proprie ragioni o non dispongono delle medesime risorse di chi può propagandare tra moltitudini di seguaci digitali le proprie opinioni e con esse, talvolta, poco più che la propria vanità”. “Nel ringraziare per questo Suo Messaggio, che ci induce a riflessioni profonde e ci sarà di guida nell’anno appena iniziato – conclude Mattarella -, rivolgo a Vostra Santità i miei più sinceri auguri per la feconda prosecuzione dell’alto Magistero petrino”.

L'articolo Mattarella scrive a Papa Leone e cita Paolo VI: “Mai più la guerra. No alla legge del più forte nelle relazioni internazionali” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 10:10:20 +0000
Cronaca a cura di Redazione Cronaca
Capodanno, bimbo di 9 anni ferito di striscio da un proiettile vagante ad Aversa, 17enne perde una mano a Vieste. 770 gli interventi dei vigili del fuoco

Super lavoro per i vigili del fuoco, che dalle 19 di ieri alle 7 di questa mattina hanno lavorato ininterrottamente per spegnere incendi provocati dai botti e non solo. 770, questo il numero degli interventi riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno. Lo scorso anno furono 882. Il numero maggiore in Emilia Romagna, dove sono stati 114. Gli altri interventi sono stati in Lombardia 113, Veneto e Trentino Alto Adige 77, Campania e Toscana 69, Puglia 68, Piemonte 63, Lazio 61, Friuli Venezia Giulia 36, Liguria 31, Marche 24, Sicilia 16, Abruzzo 12, Basilicata 8, Calabria 6, Umbria 3, Sardegna e Molise.

114 interventi in Emilia Romagna, il maggior numero – Sono tre persone ferite in provincia di Reggio Emilia a causa dei petardi, tra cui due minori, che hanno fatto autonomo ricorso alle cure del CAU dell’Ospedale di Reggio Emilia riportando lievi lesioni agli occhi. Il primo intervento dell’anno è avvenuto a Cadelbosco Sopra, dove una Golf guidata da un 28enne di Gualtieri è uscita di strada in via Dante Alighieri; il giovane è stato trasportato in ospedale con ferite non gravi. La notte è poi proseguita con numerose chiamate per sedare alterchi scaturiti quasi ovunque dall’abuso di alcolici: i militari sono intervenuti in locali pubblici per allontanare avventori molesti, tra vicini di casa esasperati dal fragore dei botti e tra familiari all’interno delle mura domestiche. Momenti di paura si sono vissuti a Rolo intorno alle 00:40, quando i Carabinieri e i Vigili del Fuoco sono intervenuti per l’incendio di una stanza in un’abitazione, causato probabilmente da un corto circuito; l’inquilino, un 32enne, è stato portato in ospedale per aver inalato fumi ma non è in pericolo di vita.

Capodanno in Campania – Ad Aversa un bambino di nove anni è rimasto lievemente ferito alla mano destra, colpito di striscio da un proiettile vagante. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, che hanno avviato le indagini, repertando nelle vicinanze un’ogiva esplosa, probabilmente proveniente da un’arma da fuoco. Dopo le cure in ospedale, il bambino è stato dimesso. Sono 57 le persone rimaste ferite nella notte di Capodanno a Napoli e provincia per l’esplosione di botti. Di questi, 11 sono minori. Nel dettaglio, 42 i feriti a Napoli città (di cui 7 minori) e 15 nella provincia (di cui 4 minori). Dei 57 feriti totali – nessuno in gravi condizioni – 41 sono già stati dimessi, tra cui tutti i minori. Sedici sono in osservazione. Tutte le persone coinvolte sono state ferite da botti e fuochi d’artificio, tranne una persona che è stata ferita da un colpo d’arma da fuoco. Per quest’ultimo caso indagano i carabinieri di Giugliano. Tra i 57 feriti è compreso un 24enne romano che si è fatto male due volte in una notte: il giovane ha perso tre dita per l’esplosione di un petardo. Dopo essere stato curato e dimesso dall’ospedale, i medici del Pellegrini lo hanno visto ricomparire: tornato in strada, avrebbe acceso un altro fuoco pirotecnico che lo ha ferito al volto e a un occhio.

Torino e Milano – Tre persone, fra cui una sedicenne, sono rimaste ferite in modo non grave a Torino per i botti esplosi durante i festeggiamenti di Capodanno. Il primo caso riguarda due persone di circa cinquant’anni che sono state portate all’ospedale Martini. Una ragazza, invece, è stata soccorsa in corso Giulio Cesare dal personale di un’ambulanza e portata all’ospedale Giovanni Bosco con lesioni agli arti superiori. Tutti i feriti sono in codice verde. Decine di interventi, ma nessuno grave durante la notte a Milano e provincia secondo il report del 118. Tante le aggressioni verificatesi nella notte dell’ultimo dell’anno, ma nessuna di grave entità, così come le lesioni da scoppio, tutte in codice verde.

Capodanno in Puglia – Un ragazzo di 17 anni di Vieste ha perso una mano per l’esplosione di un petardo durante i festeggiamenti per Capodanno. Il 17enne è stato soccorso e trasportato in elisoccorso all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo dove è stato ricoverato. È il ferito più grave ma non l’unico in provincia di Foggia dove, sempre a Vieste un bambino di 10 anni ha riportato escoriazioni alle dita di una mano e ad una gamba, ed è stato medicato e dimesso. A Foggia, un 15enne, poco dopo la mezzanotte, a causa dell’esplosione di un petardo, ha fatto ricorso alle cure dei sanitari del policlinico che gli hanno medicato lievi escoriazioni riportate. Altri interventi per lievi escoriazioni ed ustioni sono stati effettuati dai sanitari del 118.
E anche i vigili del comando provinciale di Foggia sono stati impegnati nello spegnimento di incendi di una trentina di cassonetti di rifiuti in diverse zone della città di Foggia. Poco dopo la mezzanotte gli uomini del 115 sono intervenuti anche per due incendi divampati sui balconi di due diverse abitazioni a causa dell’esplosione di petardi che hanno infiammato le tende e per l’incendio di un albero.

L'articolo Capodanno, bimbo di 9 anni ferito di striscio da un proiettile vagante ad Aversa, 17enne perde una mano a Vieste. 770 gli interventi dei vigili del fuoco proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 10:00:05 +0000
Archivio a cura di Redazione Esteri
Le urla e le fiamme: le prime immagini dell’esplosione mortale durante la festa di capodanno a Crans-Montana

Un’esplosione la notte di Capodanno. In Svizzera almeno dieci persone sono morte e dieci sono rimaste ferite in seguito a un incendio divampato dopo un’esplosione nel bar Le Constellation nella stazione sciistica di Crans-Montana. Dalle prime immagini girate durante la notte, attorno all’1.30 a pieni festeggiamenti ancora in corso, si vedono le fiamme divampate nel bar e si sentono le urla delle persone in fuga.

L'articolo Le urla e le fiamme: le prime immagini dell’esplosione mortale durante la festa di capodanno a Crans-Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 09:05:08 +0000
Mondo a cura di Redazione Esteri
Amsterdam, in fiamme la storica chiesa di Vondelkerk: “Pioggia di scintille, crollato il campanileâ€

La chiesa di Vondelkerk ad Amsterdam, a pochi passi dal Rijksmuseum e dal Museo Van Gogh, è stata colpita da un incendio scoppiato poco dopo mezzanotte. La torre campanaria e parte della sezione centrale sono crollate. La struttura “non può più essere salvata”, ha annunciato la Regione di Sicurezza di Amsterdam-Amstelland, ma secondo le autorità le pareti dell’edificio rimangono in piedi e non rischiano ulteriori crolli.

I vigili del fuoco stanno ancora lavorando per spegnere l’incendio, scrive ancora l’agenzia di stampa olandese Anp. Tutte le case intorno alla chiesa sono state evacuate. Secondo le autorità, il vicino Vondelpark non sarebbe in pericolo. “Si tratta di un incendio molto intenso”, ha dichiarato il sindaco di Amsterdam Femke Halsema poco dopo l’inizio dell’incendio. “La nostra prima preoccupazione e priorità ora è il benessere e le case dei residenti più prossimi”. Un giornalista della testata Nl Times ha visto i vigili del fuoco suonare i campanelli delle case immediatamente circostanti; diverse persone sono poi uscite dalle loro abitazioni. Scrive ancora il Nl Times che “parti della sommità della chiesa, risalente a 154 anni fa, si erano già staccate dopo che l’incendio era continuato per un’ora. Il rogo ha causato una “enorme pioggia di scintille” che si è diretta verso est, ha dichiarato un portavoce dei servizi di emergenza della regione.

La Vondelkerk, si legge sul sito del Comune, risale al 1872 e per molti anni è stata una frequentata chiesa cattolica nota anche come Chiesa del Sacro Cuore di Gesù. Circa un secolo dopo l’edificio, gravemente trascurato, fu minacciato di demolizione. Tuttavia fu elaborato un piano per restaurare e riqualificare la chiesa, e nel 1980 fu istituita una fondazione per renderlo possibile. La chiesa, sempre secondo il sito, era diventata dunque un luogo per eventi e concerti.

L'articolo Amsterdam, in fiamme la storica chiesa di Vondelkerk: “Pioggia di scintille, crollato il campanile” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:34:55 +0000
Salute a cura di Ennio Battista
I buoni propositi del 2026? I consigli di Daniel Lumera per non farli fallire come sempre: “Non lottare contro i mulini a ventoâ€

A fine anno molti di noi fanno la stessa promessa: “Da gennaio cambio tuttoâ€. Poi la vita riparte, identica. Si accumulano ruoli, persone, aspettative, ricordi che pesano più del lavoro stesso. E mentre ci affanniamo a inseguire obiettivi sempre nuovi, dimentichiamo che il primo passo per un anno diverso non è aggiungere, ma togliere: lasciare andare ciò che non parla più di noi. Daniel Lumera – biologo naturalista, autore bestseller, esperto a livello internazionale nell’area del benessere e della qualità della vita – lavora da tempo su questo nodo centrale dell’esistenza: capire cosa tratteniamo per paura e cosa invece meriterebbe di essere lasciato andare con gratitudine. Un invito a ritrovare la propria direzione liberandosi da pesi invisibili – mentali, emotivi, relazionali – che impediscono alla nostra natura di emergere. Con lui proviamo a capire come si prepara davvero un nuovo inizio.

Lasciare andare persone e pesi mentali

Dottor Lumera, molte persone arrivano a fine anno stanche di relazioni che non fanno più bene, ma non trovano il coraggio di chiuderle o trasformarle. Che criteri suggerisce per capire chi o cosa non è più in risonanza con noi e quando è davvero il momento di lasciar andare?
“Per prima cosa suggerisco di mettersi in una condizione di ascolto profonda, senza essere frettolosi; poi, di porsi la domanda se quella situazione ci stia consumando o logorando. Successivamente, chiediamoci se stiamo rinunciando per paura, se poi ci pentiremo oppure se davvero sia giunto il momento di chiudere un ciclo. Bisogna essere pazienti nelle decisioni, perché queste devono essere figlie di una chiarezza interiore e non del disagio, della frustrazione, della fuga, della rabbia e dell’incomprensione. Il lasciar andare deve portare leggerezza nella nostra vita, senza tuttavia togliere responsabilità. Se, dunque, dopo questi interrogativi si conferma non essere una fuga dalle proprie responsabilità, allora è la strada giusta e ci libereremo da tanta sofferenza. Invece, se la scelta causa non solo rimpianti ma ferite e confusione interiore, allora si tratta di una rinuncia o di una fuga. Consideriamo, infine, se la scelta di lasciar andare o di continuare riguardi solo noi o implichi valori più grandi. Perché, se il nostro impegno incide sul cambiamento positivo e sul beneficio degli altri esseri, allora probabilmente vale la pena resistereâ€.

Nuovi obiettivi senza sovraccarico

Lei parla spesso della necessità di creare uno “spazio interiore†per far emergere la propria vocazione. Come si costruisce un proposito di inizio anno che sia realistico?
“Tantissime persone vivono una condizione di disagio, ansia o depressione e cercano di estinguere il sintomo in sé, non comprendendo che c’è un disagio più profondo, esistenziale, cioè che la vita che stanno vivendo non è una vita che appartiene loro. Perciò invito a seguire uno schema molto semplice: iniziare a lavorare ogni giorno per costruire uno spazio nella nostra vita dove quattro elementi possano coincidere. Il primo riguarda ciò che amiamo fare, che ci dà gioia: la nostra passione. Il secondo ciò che ci viene bene fare, naturalmente: il nostro talento. Il terzo ciò che contribuisce al benessere del pianeta, degli altri esseri e della comunità: il senso di missione; infine, ciò per cui ci pagano: la nostra professione. Quando in un proposito passione, talento, missione, professione coincidono, questo si conferma potente, profondo, realistico, importante. Ho approfondito questi concetti nel libro Scegli la tua vita, sulla base di ricerche scientifiche: per questo affermo che il tema del proposito per il nuovo anno sia un fattore chiave per salute, benessere e qualità della vitaâ€.

Liberarsi dal controllo e dall’ansia del risultato

Lei invita a mollare la presa: lasciare che la vita si muova senza forzarla. In pratica, come si impara a non trattenere e a riconoscere quando la lotta è peggiore della perdita?
“È un concetto molto semplice e altrettanto forte: per la maggior parte di noi, la nostra è una vita che forza le situazioni, che non accetta la natura delle cose, come il chiudersi di una relazione, il fallimento di un progetto, la fine di un sogno. Ci aggrappiamo al dolore e all’amore trasformandolo in possesso e ossessione. Mentre il lasciare andare è un invito all’accettazione più profonda delle cose per come sono, rispettandone la natura ciclica. Però, attenzione, non si tratta di rassegnazione passiva. Al contrario, sto invitando a non lottare contro i mulini a vento, ossia a capire quando la forzatura crea una situazione profonda di disagio interiore, frustrazione, fallimento, impotenza, colpa e rabbia. È un invito al discernimento, che non siamo più abituati a esercitare, perché seguiamo modelli di felicità, successo e realizzazione che non ci corrispondono. Quindi la maggior parte di noi non vive davvero la vita o le relazioni, piuttosto vive l’idea che ha della vita e delle relazioni, così come le ha idealizzate. Il mio è un invito a uscire da questa idealizzazione, dai meccanismi mentali immaginativi e di osservare la vita nella sua impermanenza, così com’èâ€.

Piccoli riti quotidiani per un anno più leggero

Per chi vuole iniziare il 2026 più libero da rimuginii, fallimenti e aspettative, può indicare almeno tre pratiche quotidiane per trasformare questo lavoro interiore in una routine efficace?
“L’essere umano ha bisogno di ritualità. Abbiamo ancora oggi una ritualità fortemente connessa agli elementi, che le ricerche scientifiche rivelano aiutare moltissimo la mente a lasciare andare, a liberarsi dai pensieri ruminanti, dai dolori, dal passato, da ciò a cui siamo rimasti attaccati e che crea sofferenza nella nostra vita. Quindi, la prima cosa che suggerisco, molto semplice, è riscoprire la ritualità proprio attraverso gli elementi. Prima della fine dell’anno scrivere su un foglio di carta tutto quello che vogliamo lasciare andare, purificare e liberare; quindi, andiamo a bruciare il foglio, lasciando andare tutto quanto abbiamo scritto mentre contempliamo la fiamma.
Lo stesso riguardo alla terra: immaginiamo di racchiudere dentro un sasso o un cibo tutto ciò che vogliamo lasciare andare, e di sotterrarlo, donandolo alla terra. Con l’acqua, analogamente, prendiamo delle foglie e, se si ha la possibilità, lasciamole scorrere via in un fiume, in un flusso d’acqua che rappresenta la vita. E nell’aria possiamo disperdere la cenere del nostro foglietto bruciato, oppure affidare le foglie al vento. A questi semplicissimi rituali aggiungerei il respiro: inspirando, andiamo ad ascoltare e sentire bene una situazione ed espirando, lasciamo andare e scarichiamo ogni tensione, ogni dolore, ogni emozione, ogni pensiero a cui siamo aggrappati. In questo modo ci riportiamo alla ciclicità della vita e ristabiliamo una connessione con i bioritmi naturali, portando in noi un grande senso di sollievo attraverso una ritualità che è molto semplice ed efficace allo stesso tempo, e che la scienza ha dimostrato avere un’incidenza sulle tensioni del corpo, sull’attività della mente e delle emozioni, e in generale sulla consapevolezza di se stessiâ€.

L'articolo I buoni propositi del 2026? I consigli di Daniel Lumera per non farli fallire come sempre: “Non lottare contro i mulini a vento” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:21:22 +0000
Calcio a cura di Cristiano Vella
Sale sulla scala, aggiusta il faretto dello stadio, scende e fa gol: è successo in Inghilterra | Domeniche Bestiali

Ed eccoci arrivati pure nel 2026, nonostante tutto resiste questo presidio di polverosa rusticità che richiama lettori più di un Giubileo e contumelie più di un rigore sbagliato. Contumelie che in ogni caso continuano ad essere il sottofondo musicale, più di un classico pe pe pe pe pe zazuera zazuera, delle Domeniche Bestiali. E tra ombre e luci (che non sempre funzionano benissimo), mezzi di fortuna e righe sbilenche rieccoci anche nel nuovo anno, flutes, boccale, damigiana o tazza che sia alla mano per celebrare la bestialità.

TAZZA
Paura eh? Mica lo può dire solo Lucarelli (Carlo, intendiamo, stia tranquillo Cassano)? Non preoccupatevi, stavolta la tazza è tazza per davvero, niente equivoci. Per l’esattezza una tazza di thè caldo, quella che Matja Orbanic, portiere dell’Erzurumspor, si è trovato quasi costretto a bere per sfuggire dal gelo della sua città. Si vede infatti il portiere che approfittando della bevanda calda lasciata lì da qualcuno dello staff si avvicina, non sopportando più neve e gelo, e ne approfitta per berla. C’è chi ha fatto molto di peggio in effetti.

MA DAI
Sembra quasi di sentire un sottofondo “musicale†nel leggere i comunicati del Giudice sportivo che arrivano dal Veneto, dove la parola “blasfemia†è più usata di “fallo†“scontro†e forse anche di articoli determinativi e preposizioni semplici. Anche tra i giovanissimi, sì, come riporta fedelmente e forse fin troppo il comunicato che motiva la squalifica per un ragazzo dell’Under 17 del Calcio Schio che come scrive l’arbitro “perché dopo una mia decisione, dice ‘ma dai’, bestemmiando a voce abbastanza altaâ€. Ma dai!

CHECCO ZALONE
Ora nelle sale con il suo ultimo film, ma ricordiamo tutti una delle scene più memorabili di “Cado dalle nubiâ€, ovvero quella finale. Ecco, qualcosa di simile deve essere accaduto a Capri, nel match di Promozione dov’era impegnata la GB Caprese, società multata di 250 euro perché: “Lasciato la struttura il DDG mentre stava andando verso il porto, dei ragazzi con borsoni e giubbini con il logo della caprese sui motorini passavano vicino al DDG insultandolo, e alcuni di questi anche sputandolo addosso. Arrivato al porto altri ragazzi sui motorini chiedevano con modi
minacciosi al DDG di avvicinarsi, stuzzicandolo e dicendogli che non aveva coraggioâ€.

ELETTROBOMBER
Quanti ne conosciamo? Di meccanobomber, fabbrobomber, idrobomber? È questo il bello delle serie bestiali urbi et orbi: che pure in Inghilterra, nelle serie dilettantistiche, se si rompe il faretto dello stadio del Rusthall e si rischia di dover perdere, ecco che sale il numero nove sulla scaletta, come mostra la foto comparsa sul profilo Facebook della squadra. Ancora in divisa, una mezzoretta di lavoro, il faro si riaccende, si torna in campo…e lo stesso elettricista fa pure gol. Buon 2026.

L'articolo Sale sulla scala, aggiusta il faretto dello stadio, scende e fa gol: è successo in Inghilterra | Domeniche Bestiali proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:09:16 +0000
Calcio a cura di Stefano Boldrini
Dal baratro azzurro e all’eurofiguraccia dell’Inter: anche nel 2025 il pallone italiano è sgonfio. Uniche luci? Napoli e Bologna | il pagellone

Il calcio italiano anche nel 2025 è stato luci (poche) e ombre (tante, troppe). Ai numeri economici che certificano un contributo di 12,5 miliardi al PIL e alla produzione di 7 mld di ricavi – ma i club continuano a essere profondamente indebitati -, si contrappongono risultati sportivi modesti e in alcuni casi sconfortanti. Il ko dell’Inter (0-5) nella finale Champions contro il PSG è una sconfitta record, ma ancora peggio se guardiamo la nazionale, costretta ad affrontare per la terza volta di fila i playoff mondiali. Ci è andata male due volte, toccare ferro è d’obbligo. Al netto della forza della Norvegia, che nelle due sfide ci ha rifilato sette gol, l’Italia appare squadra vulnerabile e fragile sul piano emotivo. Siamo l’unica delle grandi che non ha conquistato il ticket per il mondiale: il nostro calcio non era mai caduto così in basso. Velo pietoso sui dirigenti: la farsa di Milan-Como a Perth, poi saltata, è lo specchio del sistema.

NAPOLI 9

Il Napoli di Antonio Conte ha conquistato il quarto scudetto della sua storia, il secondo in tre stagioni. Il successo nella Supercoppa italiana ha chiuso in bellezza il 2025: Aurelio De Laurentiis non è il massimo della simpatia, ma ci sa fare.

CONTE 8,5

Grandissimo in Italia, balbettante in Europa. Lo scudetto del Napoli è un suo capolavoro, ma nella comunicazione talvolta stecca. Brutta la frase dopo il ko di Bologna (“non voglio accompagnare un mortoâ€).

BOLOGNA 8

Il Bologna di Vincenzo Italiano ha vinto la Coppa Italia: da 51 anni la squadra rossoblù non sollevava un trofeo.

RANIERI 7

Sir Claudio ha chiuso la carriera ereditando una Roma ai margini della zona retrocessione e conducendola a un punto dal quarto posto finale. Non solo: è stato determinante nella scelta di Gian Piero Gasperini come suo successore. Risultato: nell’anno solare, la Roma ha ottenuto 82 punti. Un titolo platonico, ma anche un bel messaggio per il futuro. Altri 7 in ordine sparso: Donnarumma, Allegri – un buon ritorno in pista al Milan -, Tonali.

PIO ESPOSITO 7

Dalla Serie B alla Serie A (e alla Champions), sempre da protagonista: non sentire il salto di categoria e di qualità calcistica è il miglior biglietto da visita per un futuro tutto dalla sua parte.

INTER 6

Ha centrato la seconda finale di Champions in tre stagioni, ma stavolta, rispetto al ko con il Manchester City, ha perso male: 0-5, sconfitta record. Il 6 si giustifica con il cammino svolto dai nerazzurri fino allo scontro decisivo con il PSG e con il pathos della sfida con il Barcellona.

LECCE 6

La terza salvezza di seguito è un mezzo miracolo, l’ennesimo firmato da Pantaleo Corvino, sempre più simbolo dei salentini.

SIMONE INZAGHI 5

Ha rovinato tutto sul più bello: la batosta nella finale Champions e l’addio maldestro alla panchina interista. La montagna di denaro offerta dai sauditi dell’Al Hilal può giustificare la scelta, ma non la mancanza di stile.

SPALLETTI 4

L’Italia ha perso male contro la Norvegia anche con il suo erede, Rino Gattuso, ma il ko di Oslo è stato lo zenit di una gestione sbagliata. Lucianone resta prigioniero delle sue lune e dei suoi tormenti, nonostante gli anni e l’esperienza.

CALCIO 3

Al netto di un considerevole impatto economico di cui beneficia il paese, la nazionale affronterà per la terza volta di fila i playoff per accedere al mondiale, unica tra le grandi. La presenza della Norvegia di Haaland nel girone eliminatoria è stata determinante nelle sfortune azzurre, ma è il sistema che fa acqua: tranne la parentesi dell’europeo vinto nel 2021, dal 2012 a oggi solo disastri. Le famose riforme promesse da Gabriele Gravina sono ancora al “caro amicoâ€, ma lui, rieletto il 3 febbraio scorso, è incollato alla poltrona. Per dire: “Non ci sono norme che mi impongano di dimettermi, ma se non andremo al mondiale farò delle valutazioni personaliâ€.

SAMPDORIA 3

Ha evitato la Serie C solo per demeriti altrui ma non sembra aver imparato la lezione: il caos blucerchiato continua, in barba a una storia gloriosa che meriterebbe ben altro rispetto.

CELLINO 2

La fine di una squadra importante come il Brescia è stata l’ultima prodezza di un dirigente simbolo della caduta del nostro calcio.

SIMULATORI, DOPATI, VAR E BUGIARDI 1

C’è ancora chi si tuffa in area al primo refolo di vento, chi continua a prendere sostanze proibite, chi mentirebbe persino sul nome della madre. Il Var è stato un importante e necessario passo in avanti, ma viene usato in modo discutibile e incomprensibile. Si mente persino con la tecnologia.

ODIATORI E SOCIAL 0

La deriva sulle piattaforme è incontrollabile. Ultimo capitolo, il cancro augurato a qualche giocatore del Bari. Il mondo di Elon Musk (non solo lui naturalmente) è popolato in gran parte da gente che non possiede un milligrammo di umanità e di cervello.

L'articolo Dal baratro azzurro e all’eurofiguraccia dell’Inter: anche nel 2025 il pallone italiano è sgonfio. Uniche luci? Napoli e Bologna | il pagellone proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:08:59 +0000
Sport News a cura di Domenico Cannizzaro
Volley e tennis le certezze, calcio e Formula 1 le due (ennesime) delusioni. Male anche il basket | Il pagellone degli sport italiani nel 2025

I trionfi di Jannik Sinner, quelli in Billie Jean King Cup e Coppa Davis nel tennis, il doppio titolo mondiale nella pallavolo, l’exploit di Furlani ai mondiali di atletica a Tokyo. Ma anche il flop della nazionale italiana di calcio, l’ennesima stagione fallimentare della Ferrari, la delusione del basket sia nelle competizioni per nazionali che per club. Per l’Italia è stata una stagione ricca di soddisfazioni per certi aspetti, ma anche di delusioni nei “soliti” sport. Ecco il pagellone degli sport italiani più popolari, con un occhio anche a quelli invernali in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

Volley: 10

Partiamo da una base: lo sport italiano ha due certezze assolute. La prima è il volley, la seconda il tennis. Un 10 pieno per entrambi a certificare il momento d’oro. Partendo dalla pallavolo: l’Italia ha vinto tutto quello che c’era da vincere a livello internazionale. La nazionale femminile ha trionfato sia ai Mondiali che in Nations League (la seconda consecutiva) dopo l’oro olimpico nel 2024 e ha ancora una striscia aperta di 36 vittorie consecutive. Tutto sotto la guida di Julio Velasco, entrato nella storia essendo attualmente campione olimpico e del mondo in carica contemporaneamente. Ingiocabili.

Quasi perfetta anche l’annata della nazionale maschile, che ha vinto il mondiale a fine settembre – qualche settimana dopo la femminile – ma non è riuscita a fare double con la Nations League, vista la sconfitta in finale contro la Polonia. Ma il mondiale vinto è stato un successo incredibile: partiti senza i favori del pronostico e dopo un girone buono ma non entusiasmante, i ragazzi di Fefè De Giorgi hanno giocato una fase finale perfetta. E poi l’under 21: oro al mondiale femminile, argento in quello maschile. A certificare l’ottimo momento della pallavolo italiana, anche i club: nella maschile, Perugia ha prima vinto la Champions League e poi anche il Mondiale per Club. Dominio che continua anche nella femminile: prima il successo di Conegliano in Champions, poi quello di Scandicci al mondiale per club di fine dicembre. Un’annata perfetta.

Tennis: 10

A pari merito con il volley c’è il tennis, che negli anni grazie anche e soprattutto a Jannik Sinner continua a regalare grandissime soddisfazioni. L’altoatesino – nonostante tre mesi di sospensione per il caso Clostebol – ha conquistato due slam (Australian Open e la storica prima volta a Wimbledon), ha ottenuto il secondo trionfo consecutivo alle Atp Finals e per quasi tutto il 2025 è rimasto al numero uno del ranking Atp, prima di essere scavalcato da Alcaraz proprio nell’ultimo torneo dell’anno.

Ma il 10 al tennis non è solo merito di Sinner, anzi. Perché nel 2025 è arrivato il terzo successo consecutivo in Coppa Davis, la prima senza il numero due del mondo, ma anche del secondo trionfo in finale nella Billie Jean King Cup. I protagonisti in Coppa Davis sono stati Matteo Berrettini e Flavio Cobolli, che contro ogni pronostico hanno vinto davanti al pubblico di Bologna dando vita anche ad alcuni match epici. In Billie Jean King Cup invece la “solita” Jasmine Paolini, sia in singolare (con Elisabetta Cocciaretto) sia in doppio, con l’immensa Sara Errani.

Il 2025 è stato però anche l’anno dei due italiani alle Finals per la prima volta (Musetti e Sinner), dei cinque titoli Slam conquistati (Sinner agli Australian Open e Wimbledon, Errani/Paolini e Errani/Vavassori al Roland Garros, Errani/Vavassori agli US Open), degli 11 tornei ATP vinti dagli italiani, più di ogni altra nazione (6 Sinner, 3 Darderi, 2 Cobolli), di due italiani in top 10 (Musetti numero 8, Sinner numero 2), di 8 italiani tra i primi 100 del ranking Atp a fine 2025, di cui quattro nei primi 25 (Sinner 2, Musetti 8, Cobolli 22, Darderi 25).

Atletica: 8

Annata da incorniciare anche per l’atletica, che ha conquistato sette medaglie ai Mondiali di Tokyo, stabilendo un nuovo record per la competizione: a partire dallo storico oro di Mattia Furlani nel salto in lungo (più il trionfo ai Mondiali indoor a Nanchino), passando per l’argento di Andrea Dallavalle nel triplo, Nadia Battocletti nei 10.000 e Antonella Palmisano nei 35 km di marcia femminile – la sua terza medaglia mondiale – fino al bronzo di Iliass Aouani nella maratona maschile (dopo il successo agli Europei di Lovanio) e Leonardo Fabbri nel peso.

A giugno è invece arrivato il secondo successo consecutivo agli Europei a squadre, con Nadia Battocletti – che ha realizzato il nuovo record italiano nei 5000 metri al Golden Gala – a trascinare l’Italia insieme a Leonardo Fabbri e Larissa Iapichino, vittoriosi rispettivamente nel lancio del peso e nel salto in lungo.

E prima ancora gli Europei indoor di Apeldoorn: oro con Larissa Iapichino (lungo donne), Andy Díaz (triplo uomini) e Zaynab Dosso (60 mt donne (60 mt donne), argento con Mattia Furlani (lungo uomini), bronzo con Andrea Dallavalle (triplo uomini) e Matteo Sioli (alto uomini). In mezzo anche gli ori giovanili, tra cui quelli di Kelly Doualla ed Erika Saraceni, entrambe agli Europei under 20 rispettivamente nei 100 metri e nel salto triplo.

Atleti dell’anno per la Fidal: Jacopo Furlani per l’incredibile oro raccontato e Nadia Battocletti, che oltre alle vittorie elencate ha trionfato anche nella 10 km su strada e nel cross. Uniche note negative del 2025: Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi, entrambi flop ai mondiali di Tokyo.

MotoGp: 7

Più che sufficiente invece l’Italia della MotoGp e non poteva essere altrimenti visto il trionfo della Ducati nel mondiale costruttori, il secondo posto dell’Aprilia e l’ottimo terzo posto di Marco Bezzecchi nel mondiale piloti (9 podi totali), dietro ai fratelli Marquez. Mondiale di Bezzecchi “oscurato” però in parte da Jorge Martin, pilota di punta dell’Aprilia che non è praticamente mai sceso in gara (solo quattro gare concluse su 22 totali previste).

E se Ducati e Bezzecchi sono da 8 pieno, Bagnaia è da un generoso 5 in pagella: il pilota italiano che ha vinto il mondiale nel 2022 e nel 2023, aveva cominciato bene ma si è poi ritirato in sette delle ultime otto gare. Non tutte le responsabilità sono sue, ma se il compagno di scuderia totalizza 257 punti in più di lui… un problema evidentemente c’è.

Nuoto: 6

Un voto che si basa soprattutto su Mondiali ed Europei, i due grandi appuntamenti del 2025. Bilancio non sicuramente negativo, anzi. Agli Europei in vasca corta di Lublino l’Italia è stata protagonista con 9 ori, 5 argenti e 6 bronzi, chiudendo al primo posto del medagliere. Un risultato storico per la nazionale, grazie a prestazioni eccezionali come i record europei di Sara Curtis e le vittorie nelle staffette miste e maschili. Non saranno le Olimpiadi o i Mondiali, ma rimane comunque un risultato importante.

Anche ai Mondiali non è andata male, ma poteva andare sicuramente meglio. 7 medaglie complessive in vasca (1 oro, 4 argenti e 2 bronzi) per la spedizione azzurra, più le 6 in acque libere (due argenti per Gregorio Paltrinieri e Ginevra Taddeucci nella 5 e 10 km, argento per Taddeucci anche nella 3 km knockout sprint e argento nella staffetta mista 4×1500) e la straordinaria Chiara Pellacani, bronzo nel trampolino 1 metro (prima medaglia in una gara individuale nella competizione, terza italiana della storia a riuscirci dopo Tania Cagnotto ed Elena Bertocchi) e oro in coppia con Matteo Santoro nel sincro 3 metri misto.

È stata una rassegna che ha visto diverse luci e prestazioni da ricordare, ma anche qualche delusione. Perché l’unico oro è arrivato da Simone Cerasuolo nei 50 rana. Per numero totale di medaglie, l’Italia ne aveva conquistate meno solo a Fukuoka 2023. Potevano arrivare più ori, perché Thomas Ceccon e Nicolò Martinenghi si sono “fermati” all’argento nelle gare in cui sono campioni olimpici (100 dorso e 100 rana).

E a proposito di Ceccon, nonostante le tre medaglie ottenute (un bronzo nei 50 farfalla e due argenti nei 100 dorso e nella 4×100 stile libero), pesa la dolorosa eliminazione nelle batterie dei 200 dorso, primo degli esclusi dalla semifinale. C’erano grandi aspettative, ma il giovane e forte nuotatore azzurro poteva fare di più e lo ha ammesso anche lui. Mondiale sottotono anche per Alberto Razzetti, che ha centrato la finale solamente nei 200 farfalla, così come sottotono è stato quello di Sara Franceschi (apparsa fuori forma), vista l’eliminazione nelle batterie dei 400 misti dopo il bronzo di Doha 2024. Un 2025 positivo, ma visto il potenziale degli atleti azzurri, si poteva fare meglio.

Sport invernali: 6

In un pagellone che coinvolge solo gli sport più popolari in Italia, inseriamo anche quelli invernali nell’anno delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 che partiranno tra poco più di un mese. Il bilancio è sufficiente, ma con alcune riserve. I risultati sono arrivati: in primis Federica Brignone – per la quale c’è grande attesa e curiosità in vista delle Olimpiadi dopo il brutto infortunio di aprile – che ha trionfato nella Coppa del Mondo generale a marzo 2025, la seconda della sua carriera. Brignone ha anche conquistato la Coppa di discesa libera e quella di slalom gigante.

Nello snowboard l’Italia continua a dominare: ai Campionati Mondiali è arrivata la medaglia d’oro nel team parallel slalom grazie a Maurizio Bormolini ed Elisa Caffont, mentre un’altra coppia azzurra, Gabriel Messner e Jasmin Coratti, ha conquistato l’argento, completando una storica doppietta. Bormolini ha anche vinto la Coppa generale nelle discipline alpine, confermandosi leader internazionale. A marzo invece una super Flora Tabanelli ha messo in bacheca prima la Coppa del Mondo di Big Air, poi il Mondiale prima di un grave infortunio. Memorabile anche il podio interamente italiano a Carezza, con Roland Fischnaller primo, Aaron March secondo e Mirko Felicetti terzo.

Anche nel biathlon è stato un anno positivo per l’Italia. Il risultato simbolo è stato il ritorno al successo di Lisa Vittozzi in Coppa del Mondo, tornata a vincere a Hochfilzen a 21 mesi di distanza dall’ultima volta e con un infortunio importante in mezzo. Questi i successi principali negli sport invernali per l’Italia, ma non si va oltre la sufficienza perché il vero test saranno le prossime Olimpiadi. La speranza era di arrivarci con un movimento un po’ più esteso e florido. E se l’Italia in alcune discipline mira a essere protagonista, in altre sarà poco competitiva o addirittura assente.

Ciclismo: 5

La prima insufficienza del nostro pagellone va al ciclismo. Ed è una media tra diversi fattori. Nel 2025 sono arrivati alcuni risultati di rilievo, come per esempio l’exploit di Jonathan Milan al Tour de France, dove ha vinto l’ottava tappa ma soprattutto ha conquistato la maglia verde, quella del leader della classifica a punti. E poi Giulio Ciccone, che ha finito in top 10 nella classifica generale della Vuelta (nono), e il giovane Lorenzo Mark Finn, campione del mondo Under 23 nella prova in linea a fine settembre.

Menzione d’oro anche per Elia Viviani, che ha vinto l’oro ai Mondiali di ciclismo su pista nel giorno del suo ritiro. Buoni risultati, ma nulla di memorabile. Il vero problema del ciclismo italiano attuale è la mancanza di un corridore da Grandi Giri che possa infiammare il pubblico e riportare l’Italia a essere competitiva ad altissimi livelli.

Basket: 4

Nazionale eliminata agli ottavi di finale degli Europei contro la Slovenia, Olimpia Milano e Virtus Bologna anonime per l’ennesima volta in Europa, il caso Trapani Shark: il bilancio del 2025 del basket italiano non può che essere negativo. La nazionale non ambiva sicuramente a vincere, ma nella competizione continentale poteva fare meglio. E invece è stata surclassata da Luka Doncic e la sua Slovenia già agli ottavi di finale.

Non è andata meglio ai club: sia l’Olimpia Milano che la Virtus Bologna si sono fermate rispettivamente all’undicesimo e al diciassettesimo posto della regular season di Eurolega, mancando anche l’accesso ai play-in, dove al contrario sono arrivate squadre come Paris o Stella Rossa, non di certo corazzate.

E poi continua a tenere banco il caso Trapani Shark del patron Valerio Antonini, che a causa di alcune inadempienze finanziarie deve già scontare un -5 in classifica e 100mila euro totali di multa (50mila a partita) per essersi presentato per due giornate senza il numero minimo di contratti professionistici dopo la partenza di Allen. E con Lega e Federazione è scontro.

Formula Uno: 3

Se avessimo dovuto valutare il 2025 soltanto della Ferrari, il voto sarebbe stato senza dubbio più basso. Altra stagione disastrosa per la Rossa di Maranello, che ha chiuso al quarto posto il mondiale costruttori, dietro a McLaren, Mercedes e Red Bull, a ben 435 punti di distanza dal primo posto. Frutto di una macchina che continua a faticare, di pit-stop discutibili e di prestazioni dei piloti non all’altezza. Perché Leclerc ed Hamilton hanno chiuso al quinto e al sesto posto nella classifica piloti, ben distanti dai primi tre. Il monegasco ha ottenuto sette podi totali, ma la vera delusione è il britannico, arrivato con grandi aspettative e invece mai andato a podio.

Ad “alzare” il voto c’è la piacevole scoperta Andrea Kimi Antonelli, che al suo primo anno in Formula 1 ha chiuso al settimo posto della classifica piloti su Mercedes, a soli 6 punti da Hamilton. Il diciannovenne deve ancora ovviamente maturare, ma tre podi alla prima stagione non sono sicuramente da buttare, anzi. L’Italia finalmente può contare su un pilota competitivo.

Calcio: 2

Il voto più basso del 2025 tra gli sport italiani non può che andare al calcio. Non è una novità, ma una spiacevole conferma. L’Italia non ha partecipato al mondiale nel 2018 e nel 2022 e adesso rischia di non parteciparci anche nel 2026. Una qualificazione diretta compromessa già alla prima giornata, dopo la sconfitta per 3-0 contro la Norvegia, unica nazionale competitiva nel girone di qualificazione che ha infatti chiuso a punteggio pieno, umiliando l’Italia anche a San Siro per 1-4.

Adesso tutto passerà dai playoff, gli stessi giocati e persi nelle ultime due edizioni. Le avversarie saranno l’Irlanda del Nord e poi – in caso di finale – la vincitrice tra Galles e Bosnia. Servirà vincere due partite per volare negli Stati Uniti a giugno 2026. E in un movimento calcistico – quello italiano – sempre più in declino, sembrava esserci una luce in fondo al tunnel: l’Inter di Simone Inzaghi. Arrivata in finale di Champions League battendo avversarie superiori sulla carta (Bayern Monaco e Barcellona), ha sciupato quanto di buono era stato fatto: 5-0 secco contro il Psg, sconfitta più pesante della storia della competizione. E se al disastro della nazionale aggiungiamo anche quello delle istituzioni calcistiche, il voto non può che essere questo (ed è anche generoso).

Il 2025 è stato anche l’anno dell’ennesima Supercoppa italiana in Arabia Saudita, ma anche dell’idea Milan-Como a Perth, in Australia, saltata solo qualche giorno fa. Un annuncio trionfale da parte del presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli qualche mese fa, poi la frenata, poi altro annuncio in diretta televisiva ancora dello stesso Simonelli (“Si gioca in Australia”), salvo poi auto-smentirsi quattro giorni dopo. Non una scelta di buon senso, ma a far saltare il progetto sono state le ulteriori condizioni, considerate inaccettabili, poste dalla federazione australiana e la federcalcio asiatica, che aveva già preteso la nomina di arbitri australiani accettata dalla Lega Serie A. L’ennesimo disastro.

L'articolo Volley e tennis le certezze, calcio e Formula 1 le due (ennesime) delusioni. Male anche il basket | Il pagellone degli sport italiani nel 2025 proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:08:41 +0000
Mondo a cura di Alessandra Colarizi
Cina, Xi punta alla “modernizzazione socialista†spingendo sull’hi-tech. Tra le tensioni con la Ue e la fragile tregua con gli Usa

“Mao Zedong ha fatto rialzare la Cina, Deng Xiaoping l’ha resa ricca e Xi Jinping l’ha fatta diventare forteâ€. Non ha usato esattamente queste parole, ma era proprio questo che intendeva il presidente cinese quando nel 2017 arringò il partito all’alba del secondo mandato. A cinquant’anni esatti dalla morte del Grande Timoniere, le ambizioni di Xi per la nazione entrano in una nuova fase. I prossimi dodici mesi saranno cruciali per la Repubblica popolare.

Il 2026 sancirà l’inizio del nuovo piano quinquennale, la strategia politico-economica con cui Pechino punta a compiere un grande balzo in avanti verso la “modernizzazione socialistaâ€. Che tradotto vuol dire trasformare la Cina in un “paese di sviluppo medio”, raddoppiando il Pil pro capite del 2020 entro il 2035, per poi renderla “un paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso†prima del 2049. Giusto in tempo per il centenario della Repubblica popolare. Un traguardo che – stando ai comunicati ufficiali – richiederà un tasso di crescita di almeno il 4,17% nel prossimo decennio.

Non sarà semplice. Il contesto internazionale non facilita il lavoro del governo cinese: la tregua con gli Stati Uniti è tutt’altro che solida mentre le tensioni con l’Unione Europea sembrano destinate a diventare la nuova normalità. Guardare al Sud del mondo potrebbe non bastare a compensare la crescente chiusura dei mercati occidentali.

Il testo del piano, presentato a ottobre durante il IV Plenum del partito, verrà ratificato durante la plenaria del parlamento, attesa nel mese di marzo. Ma il grosso già si sa. Secondo la roadmap, si punterà su una maggiore autosufficienza tecnologica, nonché su un migliore coordinamento tra circolazione interna ed esterna, ovvero tra mercato domestico e commercio internazionale. I consumi, soprattutto nei servizi, restano la stella polare. Il “salvagente†economico che la leadership cinese ritiene indispensabile nel quadro delle tensioni commerciali con Stati Uniti e Unione europea. Ma adesso l’intenzione è quella di lavorare di più sull’offerta regolamentando i comparti affetti da sovracapacità produttiva, come automotive e rinnovabili.

Per chi segue la Cina, non è nulla di particolarmente nuovo. Pechino si muove in questa direzione dall’immediato post-Covid. Se non fosse per l’inedita enfasi attribuita alla necessità di costruire un sistema industriale moderno. Secondo la rivista finanziaria Caixin, “mantenere una quota ragionevole” del settore manifatturiero, trasformando la produzione avanzata grazie all’hi-tech (le cosiddette “nuove forze produttiveâ€), permetterà di evitare lo “svuotamento dell’industria sperimentato da alcune importanti economieâ€. Specialmente alla luce della crisi dell’immobiliare che, fino all’esplosione della bolla nel 2023, rappresentava circa il 30% del pil nazionale. Nonostante le misure adottate finora abbiano attutito il calo dei prezzi delle case, stando all’ex ministro delle Finanze, Lou Jiwei, il settore continuerà ad attraversare una fase instabilità per almeno altri cinque anni, rallentando la crescita.

Come sempre nei periodi di incertezze, il Partito-Stato serra i ranghi. Il prossimo anno sarà contraddistinto da nuove nomine in vista del XXI Congresso del Pcc. Il consesso, che si terrà nell’autunno 2027, segnerà la fine dello storico terzo mandato di Xi Jinping. Con ogni probabilità anche l’inizio di un quarto. Senza segnali di un favorito alla successione, è lecito aspettarsi un ulteriore consolidamento del suo potere, sia attraverso epurazioni interne sia con l’ascesa dei protégée nelle posizioni apicali. Secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua, nel 2025 la campagna anticorruzione ha preso di mira numerosi funzionari, di cui almeno cinque a livello ministeriale. Le forze armate sono state uno dei principali obiettivi della pulizia. A ottobre, subito prima del quarto plenum, nove alti ufficiali sono stati rimossi dal partito per violazioni della disciplina. He Weidong, vicepresidente della CMC, è diventato il primo membro del Politburo dal 2017 a venire indagato mentre ancora in carica.

Considerato che “la rettificazione politica†compare tra gli obiettivi del nuovo piano quinquennale, difficilmente il prossimo anno l’esercito avrà maggiore respiro. Anche perché il tempo stringe: il 2027 infatti non solo coincide con il centenario delle forze armate cinesi. È soprattutto l’anno in cui, secondo i piani del presidente cinese, Pechino dovrà aver ottenuto la capacità – qualora lo voglia – di riconquistare Taiwan manu militari. Capacità che, anche al netto delle massicce esercitazioni di fine dicembre, è ancora in buona parte da dimostrare.

Contro i pronostici americani è improbabile che la Cina alzerà troppo il tiro. Le rimozioni dei militari corrotti – molti dei quali legati alla provincia del Fujian con affaccio su Taiwan – potrebbero richiedere un ripensamento della strategia muscolare attuata finora nello Stretto. Senza contare che nel 2026 sull’isola si terranno le elezioni amministrative. Per la Cina potrebbe essere più prudente lasciare il presidente William Lai cuocere nel suo brodo per approfittare dell’impopolarità di alcune politiche che avrebbero dovuto colpire i nazionalisti del Guomindang e Pechino, ma che invece hanno gettato ombre fosche sul Partito progressista democratico e lo stato della democrazia taiwanese.

D’altronde, la carta Taiwan non va sprecata, va giocata con astuzia. Quello in arrivo sarà infatti l’anno dell’accordo commerciale tanto voluto da Donald Trump. Non è escluso che Pechino possa cercare di sfruttare il pragmatismo del presidente americano per ottenere qualche compromesso. Magari un’opposizione ufficiale di Washington all’indipendenza dell’isola in cambio di una corsia privilegiata nelle forniture di minerali critici. Mentre scriviamo manca ancora la firma, ma si sa già che la tregua su terre rare e reciproche ritorsioni economiche durerà un anno, con possibilità di proroga solo dopo verifiche periodiche. Nei prossimi mesi spetterà ai leader superare gli ostacoli rimasti. Le occasioni di incontro, peraltro, non mancano. Secondo il Segretario al Tesoro Scott Bessent, oltre alle rispettive due visite di Stato, nel 2026 Xi e Trump si dovrebbero incrociare anche a novembre durante il vertice APEC di Shenzhen e a dicembre per il G20 organizzato da The Donald al Doral Golf Club di Miami.

Diplomazia al lavoro anche in Europa, dove sono in programma misure economiche per rendere più equilibrate le relazioni con la Repubblica popolare. Sempre nell’ottica dell’ormai consolidato “de-riskingâ€: dazi per l’e-commerce a basso costo, un meccanismo di screening per gli investimenti esteri, e una strategia per allentare la dipendenza dalle terre rare cinesi, campeggiano in cima alla lista delle priorità di Bruxelles. E poi c’è la spinosa questione dei veicoli elettrici, già sottoposti a limitazioni tariffarie. A complicare il quadro si aggiunge ovviamente il dossier Ucraina. La Repubblica popolare non sembra intenzionata a mediare attivamente una risoluzione del conflitto, anche se le sanzioni occidentali stanno spingendo aziende e banche cinesi a sospendere alcune attività economiche con la Russia.

Sarà quindi un anno all’insegna dei negoziati con Stati Uniti e Ue. Ma questo (o proprio per questo) non distoglierà Pechino dal suo “pivot to the Global Southâ€. Ormai la leadership cinese ha manifestato chiaramente la propria predilezione per i tavoli multilaterali. Specialmente quelli che vedono protagonista il Sud del mondo: l’ex Terzo Mondo a cui ammiccava Mao e con cui oggi la Repubblica popolare condivide la necessità di costruire un ordine internazionale più inclusivo.

Il vertice dei BRICS in India offrirà l’opportunità per proseguire il processo distensivo con Nuova Delhi, l’altro gigante dell’emisfero meridionale del pianeta. Domate le tensioni lungo il confine conteso, la Cina ha giovato delle frizioni commerciali tra Trump e il premier indiano Narendra Modi. Una possibile trasferta di Xi nel subcontinente – la prima dal 2019 – darebbe maggiore ufficialità alla normalizzazione dei rapporti bilaterali. Ma si tratta di una tregua fragile. La sua tenuta verrà testata durante il summit della Shanghai Cooperation Organization, la piattaforma a guida sino-russa fondata nei primi anni Duemila con gli -Stan, che il prossimo anno sarà ospitato dal Pakistan. Nuova Delhi ha spesso rifiutato di appoggiare dichiarazioni congiunte che menzionassero progetti infrastrutturali cinesi, passanti per il Kashmir conteso con Islamabad. Una posizione che in futuro potrebbe ostacolare il funzionamento della neonata Banca di sviluppo della SCO.

Insomma, le sfide non mancano. Ora che è ricca e forte, la Cina può tenere testa a Trump, può negoziare “trattati eguali†con le ex potenze imperialiste. Ma molta della sicurezza ostentata serve a occultare le debolezze interne. Staremo a vedere se dopo il 2026 la grandeur promessa da Xi sarà davvero un po’ più vicina.

L'articolo Cina, Xi punta alla “modernizzazione socialista” spingendo sull’hi-tech. Tra le tensioni con la Ue e la fragile tregua con gli Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:08:20 +0000
Economia a cura di Chiara Brusini
Cosa resta della tassa minima sulle multinazionali? Chi la applica oggi e perché l’esenzione per gli Usa non è ancora realtà

Cosa resta della tassa minima del 15% sulle multinazionali? Quelle basate negli Usa hanno ottenuto l’esenzione promessa l’estate scorsa dai Paesi del G7 a Donald Trump? A quattro anni dall’accordo di compromesso firmato da 139 Paesi per contrastare lo spostamento di profitti nei paradisi fiscali e le altre pratiche con cui i grandi gruppi sottraggono decine di miliardi di gettito ai governi, vale la pena di fare il punto sullo stato dell’arte. Decisamente deludente per chi aveva sperato che il cosiddetto “secondo pilastro” della nuova architettura globale segnasse una rivoluzione nel senso di una maggiore giustizia fiscale. Ma anche per l’amministrazione Usa, che non ha ancora visto concretizzarsi in una decisione formale le modifiche offerte da Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia e Regno Unito.

Chi applica la global minimum tax

L’Unione europea ha recepito la tassa minima con una direttiva vincolante entrata in vigore dal 1° gennaio 2024. I 27 Stati membri devono quindi applicare a livello domestico l’aliquota del 15% ai grandi gruppi multinazionali, affiancata da una tassa integrativa (Undertaxed Profits Rule) sui profitti delle multinazionali con sede in Paesi che non la applicano. Anche Regno Unito, Canada, Australia, Giappone e Corea del Sud hanno avviato l’applicazione. Crediti d’imposta e incentivi consentono comunque in molti casi di ridurre l’impatto reale del prelievo. Al momento il gettito complessivo per l’Ue è molto inferiore alle stime iniziali, anche se una recente analisi del Joint Research Centre della Commissione Europea stima che in caso di piena applicazione possa arrivare nel lungo periodo a circa 26 miliardi di euro l’anno di cui 6,6 per la Germania e 5,2 per la Francia. Il governo italiano, recependo la direttiva Ue, ha previsto di ricavare dalla riforma solo 400 milioni l’anno.

La promessa del G7 a Trump

Washington non ha mai implementato la tassa minima globale (anche sotto Joe Biden mancava la maggioranza necessaria al Congresso) e dunque non applica la regola in base alla quale lo Stato della capogruppo dovrebbe tassare gli utili esteri fino al raggiungimento dell’aliquota minima del 15%. Trump fin dal suo insediamento alla Casa Bianca per il secondo mandato si è apertamente opposto anche all’assoggettamento delle aziende Usa alla Undertaxed Profits Rule, che consente ai Paesi che ospitano una filiale della multinazionale di tassare parte dei profitti se la casa madre ha sede in una giurisdizione che non applica la minimum tax. A giugno il G7 riunito in Canada gliel’ha data vinta, garantendo un’esenzione a Big tech e a tutte le aziende Usa.

L’Ufficio parlamentare di bilancio ha calcolato che fino a quel momento circa il 14% dei profitti esteri delle multinazionali statunitensi era potenzialmente intercettabile attraverso la Undertaxed Profits Rule. Poiché le multinazionali Usa concentrano circa un terzo dei profitti globali, l’esenzione ridurrebbe in modo significativo la base imponibile coperta dal meccanismo multilaterale.

Niente accordo in Ocse sull’esenzione Usa

Ma per tradurre in pratica la promessa serve un accordo in sede Ocse, tra tutti i Paesi firmatari del secondo pilastro. Il Tesoro statunitense aveva chiesto all’organizzazione parigina di chiudere entro fine anno. Al 31 dicembre non c’è ancora nulla di fatto: manca il consenso necessario per formalizzare l’esenzione all’interno dell’Inclusive Framework che riunisce oltre 130 giurisdizioni. A rallentare l’iter le obiezioni di diversi Paesi. Cina, Estonia, Repubblica Ceca e Polonia hanno contestato il pacchetto che formalizza l’esenzione Usa. Pechino in particolare ha chiesto di poter accedere a un trattamento analogo. E Tallinn, che comunque applicherà il secondo pilastro solo dal 2030, lo critica alla radice perché teme che i costi amministrativi e burocratici saranno superiori ai vantaggi, tanto più se passerà la deroga ad hoc.

La minaccia della revenge tax

Sul tavolo resta quindi la minaccia statunitense di riesumare la cosiddetta revenge tax, che consentirebbe agli Stati Uniti di colpire imprese e investitori provenienti da Paesi che applicano pienamente la minimum tax con balzelli fino al 20% sui redditi esteri. Quella misura, che avrebbe conseguenze pesantissime sugli investimenti stranieri, non è entrata nella versione definitiva del One Big Beautiful Bill Act, ma potrebbe essere riproposta nel caso le resistenze in sede Ocse innervosiscano l’amministrazione Trump.

L'articolo Cosa resta della tassa minima sulle multinazionali? Chi la applica oggi e perché l’esenzione per gli Usa non è ancora realtà proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:08:02 +0000
Blog a cura di Giampiero Gramaglia
Agenda 2026 – Ancora un anno con le guerre al centro. Pochi gli appuntamenti elettorali, due gli eventi planetari

Il 2026 eredita dal 2025 una guerra e mezza: delusi quanti speravano nella pace di Capodanno, che in Ucraina non ci sarà; e quanti credevano che la fragile tregua in Medio Oriente potesse sfociare nell’avvio della seconda fase degli accordi conclusi tre mesi or sono – ammesso che quello possa essere un passo nella giusta direzione -.

Gli incontri indetti in extremis da Donald Trump, a Mar-a-lago, in Florida, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con il premier israeliano Benjamin Netanyahu sono scenografie mediatiche più che affondi diplomatici: si rivelano sostanzialmente inconcludenti. Non poteva essere altrimenti: le condizioni per la pace non ci sono, né in Ucraina, né in Medio Oriente; tanto meno per una pace giusta e duratura.

E poi ci sono gli altri conflitti: dimenticati e di cui nessuno si occupa, come quello nel Sudan, che allunga l’ombra di una drammatica immanente crisi umanitaria sul Sud Sudan; e quelli che l’imprevedibilità millenaristica del magnate presidente degli Stati Uniti può fare esplodere, quasi senza preavviso, in Venezuela – petrolio e droga i possibili inneschi, oltre al ‘chavismo bolivarista’ del presidente Nicolas Maduro – o in Nigeria – con l’input eretico di una crociata cristiana -.

Oggi, nel Mondo, c’è un americano che dice le cose giuste – ma nessuno le ascolta e tantomeno le mette in pratica: è Papa Leone XIV, che predica pace e tolleranza. E ce n’è uno – Trump – che fa cose profondamente sbagliate, ma tutti pendono dalle sue labbra perché lo temono. Il Papa avverte la differenza, quando invita “a non ridicolizzare†chi “crede nella paceâ€.

Secondo un rapporto da poco diffuso dal Centro per la politica estera (Cfr) di New York, le guerre in atto e quelle potenziali sono le principali preoccupazioni per la sicurezza globale nel 2026. Scrivono Paul B. Stares e il generale John W. Vessey, rispettivamente direttore ed esperto dell’area per la prevenzione dei conflitti: “Il Mondo sta diventando sempre più violento e disordinato. L’ansia senza precedenti del 2025 per i rischi dei conflitti resta inalterata… Gli Stati Uniti possono e dovrebbero fare molto di più per promuovere la pace e la stabilità internazionaliâ€.

Inutile sperarlo fin quando alla Casa Bianca c’è l’egocentrico Trump, interessato solo a promuovere se stesso e il proprio profitto. E se e quando dovesse esserci un avvicendamento con il suo vice J.D. Vance, la prospettiva sarebbe ancora peggiore: il sovvertimento dei valori e l’inclinazione all’accentramento del potere sarebbero ideologici, non estemporanei.

Le guerre, dunque, restano in primo piano sull’agenda 2026, più che le diverse emergenze: democratiche, in quello che era l’Occidente, prima che Trump lo smembrasse dividendolo fra amici (suoi) e nemici; umanitarie, là dove si patisce la fame e la miseria; e climatiche, accentuate dall’ondata di negazionismo economico che induce a privilegiare la tutela di agi e privilegi piuttosto che la salvaguardia del Pianeta e la sopravvivenza delle generazioni a venire.

L’anno sarà scarno, salvo sorprese, d’appuntamenti elettorali negli Stati chiave – Brasile a parte -, almeno fino al 3 novembre, quando gli americani, con il voto di Midterm, rinnoveranno la Camera e un terzo del Senato: lo scrutinio potrebbe porre termine allo strapotere di Trump, se i democratici riusciranno a strappare ai repubblicani il controllo della Camera giocato su una manciata di seggi.

I tradizionali appuntamenti diplomatici da appuntare sul calendario sono il Vertice del G7 in Francia a Evian dal 14 al 16 giugno – un ritorno a Evian, dopo il G8 del 2003 -; il Vertice del G20 a Miami, in data non ancora definita – Trump ha già fatto sapere che non intende invitarvi il SudAfrica, causa una presunta politica di apartheid anti-bianchi -; il Vertice dell’Apec a Shenzen in Cina il 18 e 19 novembre; e, ancora, il Vertice dei Brics in India, in data non ancora fissata; quello della Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, deve ancora essere annunciato.

Brics e Sco sono motori della ricerca di un nuovo ordine mondiale alternativo a quello occidentale, la cui crisi è aggravata dalla sfiducia di Trump nel multilateralismo. Per il magnate presidente, contano le sue iniziative, talora estemporanee, più che la diplomazia collettiva dai riti spesso sterili.

L’Ue vedrà alternarsi alla presidenza del Consiglio Cipro, che darà il cambio alla Danimarca all’inizio dell’anno, e l’Irlanda, dal 1° luglio: sono due Paesi piccoli e non particolarmente influenti (specie Cipro) sulle scelte comuni. Il primo Vertice europeo è fissato a Bruxelles il 19 e 20 marzo, ma è possibile che appuntamenti straordinari si intreccino con quelli ordinari. La Nato non prevede vertici nel 2026. Al Palazzo di Vetro di New York, la settimana clou dell’Assemblea generale dell’Onu si aprirà il 22 settembre.

Però, i due eventi davvero planetari 2026 sono sportivi: le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, dal 6 al 22 febbraio, e i Mondiali di Calcio ‘tripartiti’ tra Usa, Messico e Canada dall’11 giugno – calcio d’avvio al Banorte Stadium di Città del Messico – al 19 luglio, quando ci sarà la finalissima al New York New Jersey Stadium.

Tregue olimpiche? Nessuna chance. Anzi, ci saranno polemiche olimpiche: lo sport mette al bando in modo selettivo aggressori e criminali di guerra.

L'articolo Agenda 2026 – Ancora un anno con le guerre al centro. Pochi gli appuntamenti elettorali, due gli eventi planetari proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:07:43 +0000
Politica a cura di Lucio Musolino
“Siamo noi la controparte del governo, il gemellaggio con Gaza non è una minaccia ma un ponte contro la barbarieâ€: Lucano riunisce Riace in assemblea e scrive a Mattarella

“I cuori dei popoli di Riace e Gaza battono all’unisono e allo stesso ritmo di tutti i popoli che soffrono sulla terra e che chiedono pace, giustizia e libertà. Non ci arrendiamo alla barbarie in nome della solidarietà tra i popoliâ€. Nel corso di un’assemblea pubblica, il sindaco di Riace Mimmo Lucano ha difeso il gemellaggio che il suo Comune ha sottoscritto lo scorso agosto con la città di Gaza e ha contestato il parere negativo espresso il 24 dicembre dal governo Meloni e dal ministero degli Esteri secondo cui l’iniziativa “sarebbe suscettibile di arrecare un grave pregiudizio alla politica estera italianaâ€.

Per Lucano, invece, il gemellaggio con Gaza “non è una minaccia alla sicurezza, ma un ponte che unisce ciò che la guerra divide, una sfida al silenzio e alla complicità, un atto di amore contro l’odio, la barbarie, il genocidio. Loro ci hanno risposto con una comunicazione di cattiveria, di violenza, di guerra. È inconcepibileâ€.

Queste parole sono state scritte dal sindaco di Riace nella lettera inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui Lucano si è appellato “come ultimo custode dei valori costituzionali che ci unisconoâ€.

Al capo dello Stato, infatti, l’europarlamentare di Avs ha sottoposto una questione che “ritengo – ha affermato – leda non solo l’autonomia statutaria degli enti locali, ma anche lo spirito stesso della Carta costituzionale. Il consiglio comunale di Riace ha deliberato il gemellaggio con la città di Gaza e tale atto non intende interferire con le prerogative dello Stato in materia di politica esteraâ€. La missiva è stata letta durante l’assemblea alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris e il sindaco di Gaza Yahya al Sarraj. A quest’ultimo “viene contestata – ha spiegato Lucano – la vicinanza all’organizzazione di Hamas, ma ha più volte dichiarato pubblicamente di non appartenere al suddetto gruppo politico né al partito stesso di Hamasâ€.

Proprio Serraj, collegato in videoconferenza dalla Palestina, ha parlato dei disagi in cui sono costretti a vivere gli abitanti di Gaza: “Questa non è una guerra, non possiamo identificarla come guerra. È una distruzione di massa completa per tutto il popolo. La forza e l’insistenza di Lucano di continuare il gemellaggio con Gaza ci danno una grande speranza. E questo è anche apprezzatissimo da parte della popolazione di Gaza. Esistono persone libere come Lucano che ci danno la speranza di avere qualcosa di positivo in futuro. Noi pensiamo di essere dalla parte giusta della storia e spero di incontrarci tutti sulla spiaggia di Gaza per festeggiare la libertàâ€.

Secondo Luigi De Magistris “laddove i governi diventano complici di crimini, di guerra e genocidi, le città e i popoli possono scrivere la storia e attuare una Costituzione tradita. Il cinismo della risposta di Calderoli, la vigilia di Natale, più che un atto di pace appare un proiettile istituzionale. Questo accade quando i governi temono i popoli. Possono scrivere tutte le menzogne e le propagande che vogliono. La storia è scolpita: il popolo palestinese è un popolo oppresso e abbiamo uno Stato aggressore sta commettendo un genocidio. Di fronte a questo non bisogna girarsi dall’altra parte per non essere né indifferenti, né conniventi, né compliciâ€.

Mimmo Lucano non ha dubbi: “Siamo la controparte di questo governo. Un governo in cui il pensiero della destra è prevalente. È solo quello. Mi sono rivolto a Mattarella perché è la massima autorità in Italia e mi auguro che non rimanga indifferenteâ€.

L'articolo “Siamo noi la controparte del governo, il gemellaggio con Gaza non è una minaccia ma un ponte contro la barbarie”: Lucano riunisce Riace in assemblea e scrive a Mattarella proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:07:16 +0000
Politica a cura di Martina Milone
“Dopo tante chiacchiere ci siamoâ€: tutte le volte che Salvini ha annunciato il via dei lavori per il Ponte sullo Stretto. Mai cominciati – Videoblob

Questo ponte non s’ha da fare. Era dicembre 2022 quando, poco dopo la vittoria con la coalizione di centrodestra alle elezioni, Matteo Salvini poneva i primi obiettivi per il Ponte sullo Stretto di Messina, pallino che il vicepresidente non ha mai abbandonato. “L’obiettivo è entro due anni partire con i lavori”, diceva all’epoca. Da allora, però, di anni ne sono passati tre ma di cantieri nemmeno l’ombra.

Il leader della Lega in questi anni non si è perso d’animo e, in una sequela di dichiarazioni, mese dopo mese, ha continuato a promettere un imminente avvio dei lavori.

In principio la prospettiva è quella, appunto, di partire “entro due anni”, per poi finire nel 2032. Poi le date diventano mano a mano più specifiche. “L’obiettivo è posare la prima pietra entro il 2024”, dice Salvini in un incontro del 23 febbraio 2023. Data diventata ancora più specifica pochi mesi dopo, a fine maggio 2023, quando l’apertura dei cantieri è prevista “per l’estate 2024”: “Dopo tante chiacchiere, tante promesse, ci siamo”, rivendica orgoglioso. Più ottimista ancora il 10 giugno 2023 quando all’evento “Forum in masseria”, Salvini lancia spavaldo la sfida di mettere la prima pietra entro “fine primavera 2024″. Un impegno portato poi avanti per mesi, con una data ripetuta quasi come un mantra in diverse occasioni fino a maggio 2024: “L’obiettivo è arrivare all’avvio dei lavori entro l’estate 2024”.

Siciliani e calabresi però assicurano di non aver visto cantieri nel 2024. Tanto che la prospettiva del leader leghista slitta e, a fine 2024, ai giornalisti dichiara: “La cantierizzazione è prevista a inizio 2025, prima bisogna approvare il progetto definitivo…”. A maggio 2025, la data cambia ancora: avvio lavori entro “l’estate 2025“. Obiettivo che Salvini ribadisce in più occasioni per tutta la scorsa estate. Interrogato di nuovo il 27 ottobre 2025, il ministro dei Trasporti dimostra ancora un barlume di ottimismo. “Il mio obiettivo è di partire coi cantieri a novembre“, esclama temerario. Per chi ci sperava, però, l’amara notizia: neanche il 2025 è l’anno giusto. “Mi sarebbe piaciuto aprire i cantieri in questo mese di dicembre 2025 – dice mesto in un ultimo evento del 18 dicembre scorso – Evidentemente dovremo lavorare per qualche mese in più. L’obiettivo da inverno 2025 trasla a primavera 2026“.

Per lui un’amara consolazione natalizia: il modellino del ponte regalato dalla figlia e mostrato fiero sui social “in attesa che tu costruisca quello vero”. Che il 2026 sia l’anno giusto?

L'articolo “Dopo tante chiacchiere ci siamo”: tutte le volte che Salvini ha annunciato il via dei lavori per il Ponte sullo Stretto. Mai cominciati – Videoblob proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:06:52 +0000
Politica a cura di Gisella Ruccia
“Miserabili mille volteâ€, portaseccia, lanciafiamme, mezze pippe, wurstel a colazione: 10 anni di frasi iconiche di Vincenzo De Luca | Il videoblob

“Chi non è con me è contro di me”. È scritto nel Vangelo secondo Luca, ma da oltre un decennio quella formula sembra vivere una seconda giovinezza nel Vangelo secondo De Luca, fatto non di parabole ma di frasi iconiche, magistralmente rimaneggiate e rilanciate da Maurizio Crozza. Il videoblob che ne ripercorre il decennio alla guida della Campania è una sorta di antologia orale del potere: non un semplice repertorio di invettive, ma il racconto di come un linguaggio diventi identità politica. Vincenzo De Luca ha costruito il proprio profilo pubblico attraverso una parola iperbolica, muscolare, spesso brutale, capace di oscillare tra cultura alta, trivio, catilinarie e lessemi campani. Da qui nasce il “deluchismoâ€: una miscela di causticità corrosiva, imperiosità pop e teatralità permanente.

Le frasi iconiche funzionano perché condensano un personaggio. “Sono un uomo di pace e perfino d’amoreâ€, disse il 29 gennaio 2016 in Consiglio regionale all’ex esponente del M5s, Valeria Ciarambino (poi apostrofata come “chiattona” in uno sfogo con alcuni cronisti). Un motto che è suffragato dalla sua posizione pacifista contro il riarmo, la guerra in Ucraina e il genocidio a Gaza. E che convive senza imbarazzo con l’ammissione “sono la carogna di sempreâ€, frase declamata il 20 settembre 2021 durante l’inaugurazione di piazza Libertà, nella sua Salerno.
In realtà, più che incoerenza, è una strategia narrativa: la frase non serve a spiegare, ma a colpire e a diventare meme statico o dinamico. Non è un caso che, oltre alle dirette streaming dei suoi appuntamenti del venerdì su Facebook e su Youtube, i suoi social pullulino di reel estrapolati della diretta. E non è neppure una coincidenza che, dopo gli strali contro TikTok, De Luca abbia un profilo anche sulla piattaforma cinese. Il “deluchismo†è proprio questo: l’uso spregiudicato della parola come arma scenica, tra sarcasmo e giaculatoria, comicità e anatema.

Altro stilema della comunicazione deluchiana è il suo amore per le citazioni colte. Cervantes, Pavese, Montale li recita a memoria come un professore di liceo classico che non ha mai smesso di interrogare i suoi alunni. La cultura, per lui, non è ornamento ma legittimazione: le espressioni campane come “portaseccia” e “pipi” convivono con Cicerone, l’insulto con l’endecasillabo. Ne viene fuori una lingua spuria e potentissima, capace di passare dal cabaret alla requisitoria morale nello spazio di una frase.

Nel suo lessico gli avversari sono indispensabili. Il M5s diventa una miniera inesauribile di appellativi: Luigi Di Maio “chierichettoâ€, “sterminatore di congiuntivi” e “sfaccendatoâ€, Roberto Fico “il moscio†dall’aria del “monaco trappista”, Alessandro Di Battista “il gallo cedroneâ€. Insieme formano un trio di “mezze pippeâ€, “miracolati†che “non sanno fare la O col bicchiere”, “falsi come Giuda†degni di roboante scomunica (eufemismo). Più che criticarli, De Luca li mette in scena, li riduce a maschere comiche, utili a rafforzare la propria centralità.
Neppure il Pd, casa madre mai davvero abitata, è risparmiato. Tra i dem, dice, “per fare carriera bisogna essere imbecilliâ€. La discussione sul terzo mandato diventa “una delle cose più demenziali mai visteâ€. Il partito è descritto come logoro, sordo, popolato da “anime morteâ€, da “cacicchi” come Antonio Misiani e da “fiori di freschezza” come Susanna Camusso.

Durante la pandemia il repertorio si arricchisce di frasi destinate a entrare nell’archivio nazionale: i “lanciafiamme†per le feste di laurea, i “vecchi cinghialoni†che vanno a correre, “la cura Singapore” coi nerbi di bue con cui frustare i trasgressori della quarantena e gli amanti della movida, i no vax ribattezzati “no pippeâ€. L’emergenza sanitaria offre a De Luca una folla di nemici pronti all’uso e la scena perfetta per il suo monologo settimanale: e così il governatore diventa il giustiziere, il Clint Eastwood di Gran Torino, il custode inflessibile della comunità.
Il catalogo delle contumelie include anche la destra: Matteo Salvini è “somaro geneticamente puroâ€, “Neanderthalâ€, uomo da “wurstel nel latte a colazioneâ€; Giorgia Meloni oscilla tra “vispa Teresa”, “Marilyn Monroe†da manifesto e “sora Cecioni†sul territorio.

Questa grammatica politica deborda dallo schermo il 16 febbraio 2024, quando De Luca guida a Roma una manifestazione di sindaci del Sud contro l’autonomia differenziata e il blocco dei Fondi di sviluppo e coesione. Nessuna mediazione, toni durissimi, tensioni con le forze dell’ordine. Alla distanza, l’invito della premier a “mettersi a lavorareâ€; a stretto giro, la replica insultante, che riaccende la polemica nazionale.
Il videoblob, più che un pot-pourri di filippiche, è un ritratto linguistico: un leader che ha fatto dell’eccesso una cifra, dell’invettiva una tecnica, della parola un’arma di potere. Nel suo vangelo laico non c’è consenso senza scontro, né autorità senza un nemico da nominare.

L'articolo “Miserabili mille volte”, portaseccia, lanciafiamme, mezze pippe, wurstel a colazione: 10 anni di frasi iconiche di Vincenzo De Luca | Il videoblob proviene da Il Fatto Quotidiano.

Data articolo:Thu, 01 Jan 2026 08:06:20 +0000

News su Gazzetta ufficiale dello Stato, Corte costituzionale, Corte dei Conti, Cassazione, TAR