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News lantidiplomatico.it

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IN PRIMO PIANO
La Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ordina che Delcy RodrĂ­guez assuma la presidenza ad interim

 

La Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodríguez di assumere la presidenza ad interim mentre Nicolás Maduro è trattenuto dagli Stati Uniti. Il Brasile riconosce Delcy Rodríguez come presidente ad interim del Venezuela in assenza di Maduro.

"Questa Camera [Costituzionale] ritiene che sussistano elementi i quali indicano una situazione di impossibilità del presidente [...] e ritiene altresì che la Costituzione, all'articolo 239.6, attribuisca al vicepresidente esecutivo la funzione di sostituire il presidente in caso di assenza temporanea", si legge nel comunicato.

"Si ordina che la cittadina Delcy Eloina Rodríguez Gómez, vicepresidente esecutivo della Repubblica, assuma ed eserciti in qualità di incaricata tutte le attribuzioni, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della Nazione", ha aggiunto.

Sabato, gli Stati Uniti hanno lanciato un'azione militare su vasta scala contro la nazione latinoamericana, che ha colpito la città di Caracas "e gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira". L'operazione si è conclusa con la cattura del presidente del paese, Nicolás Maduro, e di sua moglie.

Il governo venezuelano ha definito le azioni di Washington una "gravissima aggressione militare". Caracas ha avvertito che l'obiettivo degli attacchi "non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l'indipendenza politica della nazione".

Delcy Rodríguez: "Siamo pronti a difendere il Venezuela e le sue risorse naturali"

La vicepresidente venezuelana, Delcy Rodríguez, ha chiesto "l'immediato rilascio del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie". Ha aggiunto che Maduro è "l'unico presidente del Venezuela".

Numerosi paesi nel mondo, tra cui la Russia, hanno esortato alla liberazione di Maduro e di sua moglie. Mosca ha condannato l'attacco, sottolineando che il Venezuela deve avere il diritto di decidere il proprio destino senza interferenze esterne. "Al Venezuela deve essere garantito il diritto di decidere il proprio destino senza alcuna ingerenza distruttiva, tanto meno militare, dall'esterno", si legge in una dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri russo rilasciata sabato in commento all'attacco statunitense contro il Paese bolivariano.

Data articolo: Sun, 04 Jan 2026 09:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
COMUNICATO COMPLETO della Corte Suprema di Giustizia del Venezuela che ordina a Delcy RodrĂ­guez di assumere la carica di presidente ad interim

 

 

La Corte Suprema di Giustizia del Venezuela ha ordinato che la vicepresidente Delcy Rodríguez assuma la carica di presidente ad interim mentre Nicolás Maduro è tenuto in ostaggio dagli Stati Uniti.

Di seguito il comunicato completo:

 

Vista l'aggressione militare straniera del 3 gennaio 2026, di cui è stata oggetto la Repubblica Bolivariana del Venezuela e che ha avuto come obiettivo il sequestro del presidente costituzionale Nicolás Maduro Moros, questa Sala Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia, nell'esercizio del potere interpretativo conferitole dall'articolo 335 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela (CRBV), ritiene necessario effettuare un'interpretazione sistematica e teleologica degli articoli 234 e 239 della CRBV, al fine di determinare il regime giuridico applicabile per garantire la continuità amministrativa dello Stato e la difesa della Nazione, in assenza forzata del Presidente della Repubblica, alla luce della situazione eccezionale generata dal sequestro del cittadino Nicolás Maduro Moros, Presidente della Repubblica, che costituisce un caso di impossibilità materiale e temporanea all'esercizio delle sue funzioni.

In virtù di quanto sopra, e in ottemperanza all'attribuzione conferita dall'articolo 335 della CRBV come massimo e ultimo interprete della Costituzione, nonché dall'articolo 5 della Legge Organica della Corte Suprema di Giustizia, questa Camera fonda la propria competenza e procede d'ufficio all'interpretazione dei precetti costituzionali applicabili, al fine di chiarire e dissipare qualsiasi incertezza giuridica, con l'obiettivo di stabilire la tabella di marcia per la salvaguardia dell'ordine costituzionale, in questo momento cruciale per il Paese.

Questa massima autorità interpretativa costituzionale ritiene che questo fatto, pubblico e noto, verificatosi il 3 gennaio 2026, costituisca una situazione eccezionale, atipica e di forza maggiore non prevista letteralmente nella Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, generando una situazione che richiede certezza costituzionale a causa della massima gravità che minaccia la stabilità dello Stato, la sicurezza della Nazione e l'efficacia dell'ordinamento giuridico.

Per questo motivo, questa Camera ha ritenuto indispensabile emanare, nell'ambito di un provvedimento cautelare urgente e preventivo, una misura di protezione per garantire la continuità amministrativa dello Stato e la difesa della Nazione, senza che ciò implichi decidere nel merito sulla qualificazione giuridica definitiva dell'assenza presidenziale (temporanea o assoluta), né sostituire le competenze di altri organi dello Stato per effettuare tale qualificazione in procedimenti successivi.

Per quanto sopra esposto, questa Camera ritiene che esistano elementi che indicano la configurazione di una situazione di impossibilità del Presidente, contemplata genericamente nell'articolo 234 della CRBV, e ritiene altresì che questa Camera, l'articolo 239.6 della Costituzione attribuisca al Vicepresidente Esecutivo o alla Vicepresidente Esecutiva la funzione di sostituire le assenze temporanee del Presidente. Nell'attuale stato di manifesta urgenza e di minaccia certa, è imperativo, necessario e proporzionato disporre cautelativamente che tale funzione sia esercitata immediatamente, al fine di facilitare la salvaguardia degli interessi della Nazione di fronte all'aggressione straniera che attualmente sta affrontando.

 

DECISIONE

Per i motivi esposti, questa Camera Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia, amministrando la giustizia a nome della Repubblica e per autorità della Legge, DECIDE:

PRIMO: Si dichiara competente a conoscere d'ufficio, o ad esercitare la sua funzione di Interpretazione Costituzionale d'Ufficio, degli articoli 234 e 239 della CRBV, al fine di determinare il regime giuridico applicabile per garantire la continuità dello Stato, la gestione del governo e la difesa della sovranità in assenza forzata del Presidente della Repubblica, il tutto in conformità con gli articoli 266.1, 335 e 336.10 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela (CRBV) e 5 della Legge Organica della Corte Suprema di Giustizia.

SECONDO: Si ORDINA che la cittadina DELCY ELOÍNA RODRÍGUEZ GÓMEZ, Vicepresidente Esecutivo della Repubblica, ASSUMANO E ESERCITINO in qualità di RESPONSABILE tutte le attribuzioni, i doveri e le facoltà inerenti alla carica di Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della Nazione.

TERZO: Si ordina di notificare immediatamente alla cittadina Vicepresidente Esecutiva, al Consiglio di Difesa della Nazione, all'Alto Comando Militare e all'Assemblea Nazionale.

Notificare e eseguire immediatamente.

Dato, firmato e sigillato nella Sala delle Sessioni della Corte Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia, a Caracas, il 3 gennaio duemilaventi sei (2026). Anni: 214° dell'Indipendenza e 165° della Federazione.

La Presidente,

TANIA D´AMELIO CARDIET

La Vicepresidente,

LOURDES BENICIA SUÁREZ ANDERSON

I Magistrati,

LUIS FERNANDO DAMIANI BUSTILLOS

MICHEL ADRIANA VELÁSQUEZ GRILLET

JANETTE TRINIDAD CÓRDOVA CASTRO

Il Segretario,

CARLOS ARTURO GARCÍA USECHE

EXP. N° 25-001

TDC/".

Data articolo: Sun, 04 Jan 2026 09:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Marco Travaglio - A chi inviamo le armi?



Pubblichiamo l'editoriale di Marco Travaglio di oggi. Si tratta di uno dei pochissimi articoli onesti e degni in una palude di melma che fa toccare alla stampa italiana forse il momento più bassa della sua famigerata storia recente. 



di Marco Travaglio - Fatto Quotidiano, 4 gennaio 2025



L’attacco criminale e terroristico di Trump allo Stato sovrano del Venezuela, nella miglior tradizione del “cortile di casa”, è una conferma e al contempo una lezione per chi non vuole capire come va il mondo.

1) La conferma è che cambiano i presidenti – democratici o repubblicani, ortodossi o eterodossi – ma non gli Usa, che fanno sempre i loro porci comodi. Ma senza mai preoccuparsi del “dopo”. Trump è un eterodosso, tant’è che sogna ridicolmente il Nobel per la Pace, mentre i suoi predecessori han sempre vinto ad honorem quello della Guerra. Ma il suo sbandierato isolazionismo viene regolarmente risucchiato dal cancro “neocon” che gli siede accanto nelle persone di Rubio e di tanti invisibili del Deep State. La differenza con gli altri presidenti è che Trump non prova neppure ad ammantare il golpe a Caracas con l’esportazione della democrazia, l’ingerenza umanitaria o altre esche per gonzi: dice papale papale che vuole il petrolio e quando parla di “narcoterrorismo” non ci crede nemmeno lui (ha appena graziato l’ex presidente honduregno Hernandez, condannato negli Usa a 45 anni per un mega-traffico di cocaina).

2) La lezione è che l’Occidente non ha mai avuto alcun titolo per insegnare il diritto internazionale alle “autocrazie”. Se gli attacchi criminali della Nato alla Serbia, all’Afghanistan, all’Iraq e alla Libia e lo sterminio israeliano a Gaza non fossero bastati, ora c’è il Venezuela a denudare l’ipocrisia e la doppia morale dei “buoni”: alcuni governi europei condannano debolmente gli Usa, altri pigolano, la von der Leyen farfuglia di “transizione democratica”, l’inutile Kallas predica “moderazione” a bombardamenti e colpo di Stato avvenuti, la Meloni si e ci copre di vergogna e di ridicolo vaneggiando di “intervento difensivo legittimo”. La fiaba dell’“aggressore” e dell’“aggredito” era buona solo per l’invasione russa dell’Ucraina. Così come le giaculatorie euro-mattarelliane sulla “pace giusta” e sul diritto di tutti gli ucraini (non solo dei locali) a decidere le sorti del Donbass: e, di grazia, chi dovrebbe decidere il presidente del Venezuela, se non il popolo venezuelano? Nel 2019 ben altro premier, Conte, rifiutò di riconoscere il golpista Guaidò che Trump voleva imporre a Caracas, unico in Europa con papa Francesco. Poi arrivarono i camerieri Draghi e Meloni. Ora, per coerenza, l’Ue dovrebbe inviare armi ai seguaci di Maduro aggrediti e sanzionare con 22 pacchetti gli Usa aggressori. Ovviamente non ci pensa nemmeno: a Trump dice sempre sì quando dovrebbe dire no (dazi, gas, armi e 5% di Pil alla Nato) e no quando dovrebbe dire sì (il piano di pace sull’Ucraina). In fondo i nostri sgovernanti lo preferiscono quando fa la guerra che quando prova a fare la pace.

Data articolo: Sun, 04 Jan 2026 09:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Delcy Rodríguez: "In Venezuela c’è un solo presidente e si chiama Nicolás Maduro"

Caracas accusa Washington di una aggressione militare senza precedenti e denuncia il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores. È questo il quadro tracciato dalla vicepresidente esecutiva del Venezuela, Delcy Rodríguez, che ha guidato una riunione straordinaria del Consiglio di Difesa della Nazione insieme ai rappresentanti dei poteri pubblici dello Stato, all’alto comando militare e alle principali autorità nazionali.

Secondo quanto riferito dalla vicepresidente, l’operazione militare statunitense sarebbe scattata all’1:58 della notte e ha avuto come esito l’“illegale e illegittimo sequestro” del capo dello Stato e di sua moglie. Rodríguez ha ribadito con fermezza che "in Venezuela c’è un solo presidente e si chiama Nicolás Maduro Moros", respingendo qualsiasi ipotesi alternativa e definendo l’azione come un attacco diretto alla sovranità nazionale.

Nel suo intervento, la vicepresidente ha sostenuto che il governo bolivariano aveva già denunciato nei giorni precedenti l’esistenza di una minaccia in corso, mascherata da “false scuse e pretesti”. A suo avviso, l’obiettivo reale dell’operazione sarebbe il cambio di regime, funzionale al controllo delle risorse energetiche, minerarie e naturali del Paese. Un disegno che, secondo Rodríguez, dovrebbe essere compreso e condannato dalla comunità internazionale.

Di fronte a quella che è stata bollata come un’aggressione militare “senza precedenti”, l’esecutivo venezuelano ha annunciato l’attivazione di tutte le strutture dello Stato. Il sistema di sicurezza cittadina e l’insieme del potere nazionale sono stati mobilitati per difendere l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale del Paese, giudicate “selvaggiamente attaccate”. Parallelamente, la vicepresidente ha riferito che la popolazione si è riversata nelle strade, rispondendo all’appello lanciato in precedenza da Maduro per l’attivazione della Forza Armata Nazionale Bolivariana e delle milizie popolari.

Rodríguez ha inoltre annunciato l’emanazione di un decreto di “conmoción externa”, firmato dal presidente Maduro prima del suo sequestro e trasmesso alla Sala Costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia per la necessaria convalida. Secondo la vicepresidente, si tratta di una misura pienamente incardinata nel dettato costituzionale e destinata a entrare in vigore in modo immediato una volta ottenuto l’avallo giudiziario.

Nel suo discorso non sono mancati riferimenti al contesto internazionale. Rodríguez ha parlato di un ampio sostegno proveniente da Cina, Russia, America Latina, Caraibi, Africa e Asia, affermando che numerosi governi sono rimasti colpiti dalla gravità dell’attacco. Ha anche attribuito all’operazione "sfumature sioniste”, definendola vergognosa e in aperta violazione dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli che tutelano la sovranità e il divieto dell’uso della forza.

Richiamando le parole di Simón Bolívar nella Lettera di Giamaica, la vicepresidente ha evocato la lotta storica contro il colonialismo e ha assicurato che il Venezuela “non tornerà mai a essere colonia di nessun impero”. Allo stesso tempo, ha ricordato che solo pochi giorni prima Maduro aveva ribadito pubblicamente la disponibilità del suo governo a mantenere relazioni di dialogo e a costruire canali diplomatici basati sul rispetto reciproco e sulla legalità internazionale, compresa l’apertura verso il popolo degli Stati Uniti.

In conclusione, Rodríguez ha rivolto un appello alla calma e all’unità nazionale, invitando il popolo venezuelano ad affrontare la crisi in modo compatto. Ha sottolineato la necessità di una “fusione poliziesca, militare e popolare” capace di agire come un solo corpo nella difesa del Paese, definendo la fase attuale come una tappa decisiva nella lotta per la sovranità e l’indipendenza del Venezuela.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 20:57:00 GMT
WORLD AFFAIRS
"Dove è la coerenza?" Fico sfida Bruxelles sulla reazione all'attacco in Venezuela

Il Primo Ministro della Slovacchia, Robert Fico, ha rilasciato una dura dichiarazione ufficiale condannando l'attacco militare statunitense al Venezuela, descrivendolo come un ulteriore prova del "decadimento dell'ordine mondiale stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale".

Secondo quanto riportato in un comunicato ufficiale diffuso sui canali social, Fico ha affermato:

"L'azione militare americana in Venezuela è un'ulteriore prova del decadimento dell'ordine mondiale creato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il diritto internazionale non viene rispettato, la forza militare viene utilizzata senza un mandato delle Nazioni Unite e chiunque sia grande e potente fa ciò che vuole per perseguire i propri interessi".

Il Primo Ministro, rappresentando una nazione di piccole dimensioni, ha espresso una ferma opposizione a questa deriva: "Come capo del governo di un piccolo paese, devo respingere con decisione un tale sovvertimento del diritto internazionale".

Fico ha poi lanciato una provocazione diretta all'Unione Europea, esprimendo curiosità circa la sua reazione: "Sono molto curioso di come l'UE reagirà all'attacco al Venezuela, che merita una condanna. O condannerà l'uso della forza militare americana in Venezuela e sarà così coerente con le posizioni sulla guerra in Ucraina, o, come al solito, rimarrà farisaica".

Queste dichiarazioni ribadiscono la posizione spesso critica del governo Fico verso la politica estera occidentale, allineandosi a una visione che enfatizza la sovranità nazionale e il rispetto del diritto internazionale, fortemente critica verso i doppi standard e le azioni unilaterali.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 19:06:00 GMT
MondiSud
Venezuela 1999-2026: un quarto di secolo sotto attacco USA e oggi sotto le bombe


di Fabrizio Verde

L’assalto militare degli Stati Uniti contro il Venezuela non è un fulmine a ciel sereno. È il culmine di una campagna durata un quarto di secolo, articolata su piani diplomatici, economici, militari e informativi, e concepita per soffocare un’esperienza politica che a Washington ha sempre rappresentato un affronto strategico: la Rivoluzione Bolivariana.

Tutto cominciò nel dicembre 1998, quando Hugo Chávez, un ex paracadutista con un carisma popolare raro nella storia latinoamericana, vinse le elezioni alla guida di una una coalizione che comprendeva anche le masse storicamente emarginate, promettendo di capovolgere un modello di disuguaglianza radicato da decenni. Fino ad allora, il Venezuela era stato un alleato docile di Washington, una fonte inesauribile di petrolio a basso costo e un pilastro della cosiddetta stabilità nell’emisfero occidentale. Il “voltear la tortilla”, come diceva Chávez, non poteva restare impunito.

Dalla destabilizzazione al golpe: le prime mosse di Washington

Già nel 2001, Washington osservava con crescente inquietudine le 49 leggi promulgate dal governo venezuelano, tra cui quelle sulla riforma agraria, tributaria e soprattutto petrolifera. Fu allora che emerse per la prima volta il ruolo della National Endowment for Democracy (NED): organismo semi-ufficiale del governo USA, oggi riconosciuto come uno strumento di ingerenza soft power. La NED finanziò sindacati come la CTV e settori imprenditoriali organizzati in Fedecámaras, creando le condizioni per un sabotaggio economico sistematico.

L’apice di questa fase arrivò nell’aprile 2002, con il golpe di Stato che depose Chávez per 47 ore. Documenti declassificati e testimonianze successive hanno provato il coinvolgimento diretto di funzionari USA: l’ambasciatore Charles Shapiro fu in contatto radio con i cospiratori, mentre la Marina statunitense fornì supporto in intelligence e comunicazioni. Il tentativo fallì, ma segnò la prima volta che Washington intervenne apertamente per rovesciare un governo democraticamente eletto in America Latina nel XXI secolo.

L’arma del petrolio e la guerra economica

Nel dicembre 2002, la strategia mutò. L’amministrazione Bush puntò sul blocco petrolifero, orchestrato con il sostegno di dirigenti di Pdvsa e gruppi oligarchici. L’obiettivo era semplice: strangolare lo Stato venezuelano tagliando la sua principale arteria finanziaria. Il sistema informatico di Pdvsa, gestito all’epoca da una società statunitense (SAIC), fu sabotato per paralizzare le esportazioni. Fu la prima manifestazione di quella che oggi definiamo guerra economica ibrida.

Nel 2005, Chávez espulse la DEA accusandola di spionaggio sotto la copertura della lotta al narcotraffico, un’accusa oggi corroborata e confermata da diversi ex agenti e documenti giornalistici.

Terrorismo strutturato e “guarimbas orchestrate”

Dal 2004 in poi, la destabilizzazione assunse una forma più violenta. Gruppi giovanili finanziati da agenzie USA iniziarono a organizzare le tristemente note guarimbas: barricate urbane, incendi, attacchi a infrastrutture pubbliche. La tecnica fu importata da Robert Alonso, cubano-venezuelano legato alle agenzie di intelligence USA, che addestrava paramilitari colombiani nella ‘finca Daktari’.

Nel 2007, il piano si perfezionò: con il supporto di veterani delle “rivoluzioni colorate” in Serbia (Otpor), vennero addestrate organizzazioni studentesche per replicare il modello di insurrezione non violenta (solo a parole) visto in Ucraina e Georgia.

Sanzioni come arma strategica

Con Barack Obama, la strategia si istituzionalizzò. Nel 2011, Pdvsa fu sanzionata per presunte transazioni con l’Iran. Ma fu nel 2015 che Obama firmò l’Ordine Esecutivo 13.692, dichiarando il Venezuela una “minaccia inusuale ed eccezionale” per la sicurezza nazionale USA. Non era una valutazione strategica, ma una finzione giuridica per legittimare un’escalation sanzionatoria senza precedenti.

Sotto Donald Trump, l’assedio si fece totale: sanzioni petrolifere, blocco finanziario, embargo su oro e mining, e infine il divieto di emissione di nuovo debito per il Venezuela. Secondo il Center for Economic and Policy Research, solo le misure del 2017-2018 causarono oltre 40.000 morti evitabili, per la mancanza di medicine, cibo e servizi essenziali.

2019-2020: il tentativo di invasione e la guerra per procura

Il 2019 segnò il culmine della strategia di rovesciamento esterno. Dopo aver rifiutato di riconoscere la rielezione di Maduro, Washington impose Juan Guaidó come “presidente ad interim”, una mossa mai ratificata dal diritto internazionale. Si tentò un’invasione ‘umanitaria’ dalla Colombia, respinta dal popolo venezuelano e dalle forze armate. Poi, nel 2020, l’operazione Gedeón - una fallita incursione marittima organizzata da mercenari statunitensi sotto il patrocinio di Trump e Guaidó - rivelò fino a che punto Washington fosse disposta a spingersi.

La tregua tattica di Biden e il ritorno di Trump

Tra il 2021 e il 2024, il governo Biden concesse una deroga limitata alle sanzioni, permettendo a Chevron di operare parzialmente in Venezuela. Fu una mossa pragmatica: la crisi energetica globale e la guerra in Ucraina spingevano USA a cercare alternative al gas russo. Ma al momento della vittoria elettorale di Maduro nel luglio 2024, Washington gridò al “fraude” e revocò ogni concessione.

2025: la guerra non dichiarata

Il ritorno di Trump alla Casa Bianca il 20 gennaio 2025 ha cambiato radicalmente lo scenario. Il Venezuela è stato nuovamente posto sotto assedio totale: revoca della licenza a Chevron; espulsione di migliaia di migranti venezuelani; classificazione del Tren de Aragua e del cartello Los Soles come “gruppi terroristi controllati da Maduro”; aumento della taglia su Maduro a 50 milioni di dollari; autorizzazione all’uso della forza militare contro le “mafie del narcotraffico” in territorio venezuelano; dispiegamento di una task force navale nel Mar dei Caraibi con cacciatorpediniere, caccia F-35 e un sottomarino nucleare.

Nel settembre del 2025, Trump ha risposto a una domanda su un possibile attacco in Venezuela con una frase criptica ma inequivocabile: “Bene, lo scoprirete presto”. Fino a giungere all’aggressione odierna con il bombardamento di Caracas e il rapimento del presidente Nicolas Maduro con la moglie Cilia Flores.

La risposta venezuelana: sovranità, alleanze e resistenza

Di fronte a 25 anni di aggressioni, il Venezuela non si è arreso. Ha consolidato un modello di potere popolare articolato in consigli comunali, ha rafforzato la cooperazione con Cina, Russia, Iran e alleati regionali come Cuba e Nicaragua, e ha mantenuto un sistema elettorale multipartitico, riconosciuto da osservatori internazionali, seppur contestato da Washington.

La “dignità” spesso menzionata nella visione bolivariana non è retorica: è il prodotto di un processo di decolonizzazione politica ed economica che ha messo in crisi l’egemonia statunitense nel suo “cortile di casa”.

La guerra contro il Venezuela non riguarda solo Caracas o Maduro. È un laboratorio di guerra ibrida globale, dove USA testano strumenti di destabilizzazione applicabili altrove: sanzioni estensive, manipolazione mediatica, uso di ONG come braccio operativo, e legittimazione di interventi militari sotto pretesti umanitari o antinarcos.

Non è solo il Venezuela bolivariano a essere sotto attacco, ma l’intero mondo libero e multipolare deciso ad affrancarsi dalla morsa del totalitarismo neoliberale occidentale.

 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 18:38:00 GMT
OP-ED
Chris Hedges - L'America è uno Stato gangster

 

Chris Hedges*

Il rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie consolida il ruolo dell'America come stato gangster.

La violenza non genera pace. Genera violenza. L'immolazione del diritto internazionale e umanitario, come hanno fatto gli Stati Uniti e Israele a Gaza e come è avvenuto a Caracas, genera un mondo senza leggi, un mondo di stati falliti, signori della guerra, potenze imperialiste canaglia e violenza e caos perpetui.

Se c'è una lezione che avremmo dovuto imparare da Afghanistan, Iraq, Siria e Libia, è che il regime change genera mostri Frankensteiniani di nostra creazione.

Le forze armate e di sicurezza venezuelane non accetteranno il rapimento del loro presidente e il dominio degli Stati Uniti – come in Iraq per impossessarsi di vaste riserve petrolifere – più di quanto lo abbiano fatto le forze di sicurezza e l'esercito iracheni o i talebani.

Questo non andrà bene a nessuno, compresi gli Stati Uniti.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

*Giornalista vincitore del Premio Pulitzer, è stato corrispondente estero per quindici anni per il New York Times, dove ha ricoperto il ruolo di redattore capo per il Medio Oriente e per i Balcani. In precedenza, ha lavorato all'estero per The Dallas Morning News, The Christian Science Monitor e NPR. È il conduttore dello Show The Chris Hedges Report.

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Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 17:30:00 GMT
IN PRIMO PIANO
RADIO GAZA - puntata 18 - “Sostenere Gaza significa sapere che stiamo resistendo


di Michelangelo Severgnini

<<Sappiamo che alcuni stanno cercando di confondere le acque e distorcere le buone intenzioni, ma la verità è più forte. Voi avete sostenuto le vittime, non la politica; avete sostenuto gli oppressi, non una parte contro l'altra.

Pertanto, vi assicuriamo che donare a Gaza è possibile e sicuro, e che tutto ci arriva.

Non siete soli. Ci sono migliaia di persone in tutto il mondo che capiscono che sostenere Gaza è un atto umanitario per il quale non c'è nulla da rimproverare. 

Non lasciate che la paura zittisca la voce della compassione. Abbiamo bisogno di voi ora più che mai. Ma sostenere Gaza significa sapere che l'intera popolazione sta resistendo, difendendo i propri diritti, cercando di vivere con dignità, non siamo terroristi>>. 

Mentre Trump e Netanyahu hanno posto le basi, durante il loro soggiorno a Mar-a-lago, per la guerra civile a Gaza, sul campo la popolazione sta dando un’ulteriore prova di resistenza e unità.

La quasi totalità dei Gazawi, quasi 2 milioni di persone, si ostina a vivere negli accampamenti affollati nelle zone controllate da Hamas, meno del 50% del territorio di Gaza, e non crede alle promesse delle bande palestinesi finanziate da Israele che stanno ponendo le condizioni per l’inizio di una ricostruzione selettiva di Gaza.

Nel frattempo si intensificano gli scontri sul campo tra Hamas e queste bande, responsabili insieme alle IDF di continui attacchi sulla popolazione.

Il piano Trump è in piena fase di stallo, con la Forza internazionale di pace rimasta al momento solo una vaga idea e Israele che fa muro rispetto ad ogni progresso sulla base della mancata volontà di Hamas di procedere al disarmo.

Con i rigori dell’inverno che mettono i cittadini palestinesi della Striscia di fronte ad una nuova prova disumana, scoppia in Italia la polemica legata agli aiuti a Gaza.

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“Radio Gaza - cronache dalla Resistenza”, ogni giovedì alle 18, sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico, è un programma a cura di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue.

 

La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 198° giorno, avendo raccolto 135.866 euro da 1.624 donazioni e avendo già inviato a Gaza valuta pari a 135.004 euro.


Per donazioni: https://paypal.me/apocalissegaza

C/C Kairos aps IBAN: IT15H0538723300000003654391 - Causale: Apocalisse Gaza

FB: RadioGazaAD

 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 17:28:00 GMT
EXODUS
Presidente Meloni: chiarisca e ci adegueremo


di Michelangelo Severgnini


Un caro saluto e ben ritrovati a tutti gli ascoltatori e ascoltatrici di Radio Gaza. Dopo una sosta obbligata da motivi famigliari, siamo felici di riprendere oggi, sebbene eccezionalmente di sabato, inaugurando questo nuovo anno 2026, che speriamo sia un anno di Amore e di Pace, ma, in subordine, nel caso, anche di Resistenza.

Resistenza, appunto. Di punto in bianco negli ultimi giorni ci siamo ritrovati orfani di una parola che avevamo scelto persino per accompagnare il titolo di “Radio Gaza”. 

Quali “cronache dalla Resistenza” se “ la resistenza” è l’isola che non c’è, secondo il governo italiano.

Eppure, da bravi scolari, pensavamo di puntare sul sicuro: l’argomento a piacere era quello giusto, per una Repubblica nata proprio dalla Resistenza. Pensavamo di parlare delle nostre radici.

Ma ci siamo sbagliati, evidentemente. Siamo capitati al contrario sull’argomento tabù.

Di mamma Resistenza non si può parlare.

Secondo il governo italiano infatti, quella palestinese non è mai una resistenza e anche se lo potrebbe essere secondo qualcuno, vedi i paraculi della sinistra italiana di palazzo, comunque quella di Hamas non lo è mai: la Resistenza come un pranzo di gala.

Avanti con questa favola, si scopre che qualcuno mandava soldi a Hamas anziché alla povera popolazione sofferente della Striscia. Almeno, così sostengono informative di parte provenienti dall’estero presentate come prove.

Sulla questione ci siamo espressi preventivamente diversi mesi fa, se qualcuno se lo ricorda. Qui a Radio Gaza abbiamo raccontato infatti, attraverso le voci dei protagonisti, come quella a Gaza sia una resistenza popolare.

In concreto, cosa significa? Significa che non ci sono mercenari stranieri a tenere sotto scacco una popolazione inerme con il terrore delle armi. Non ci sono combattenti da una parte e i civili dall’altra.

Significa che chi combatte all’interno della Striscia proviene da quelle stesse famiglie che stanno morendo di fame. E sta lui stesso morendo di fame.

Come possiamo spiegare? Vediamo… Avete presente la Resistenza dei partigiani italiani che si rifornivano ed erano protetti dalla popolazione civile? 

Ops… Ci è scappata ancora questa parola. E’ più forte di noi. Del resto, non c’è altro modo altrimenti per capirsi.

E quindi che si fa? Per estirpare una resistenza popolare, come imparò bene il Regio Esercito Italiano impegnato nella colonizzazione della Libia o la Wehrmacht in Italia tra il 1943 e il 1945, c’è una sola strategia possibile: isolare, affamare, deportare e sterminare tutti indistintamente.

Il Regio Esercito Italiano ci riuscì, grazie a diversi traditori libici. La Wehrmacht implose e si ritirò.

Chiediamo quindi ufficialmente al governo italiano quali siano le linee guida previste da seguire per i tempi che vengono. 

Un civile che sta morendo di fame e di freddo che si trovasse all’interno di una zona di guerra circondata com’è la Striscia di Gaza, ma che fosse fratello, sorella, madre, padre, figlio, figlia di un partigiano palestinese di Hamas, va aiutato, anche se poi questi, in quanto fratello, sorella, madre, padre, figlio o figlia, finirà inevitabilmente per aiutare il proprio congiunto, oppure va fatto morire di fame lì dov’è?

E’ questa ambiguità che ci fa diventar pazzi a noi di Radio Gaza.

Presidente Meloni, lasci stare le polemiche pro-Pal, le piazze, le accuse incrociate di fascismo e di terrorismo. Noi non abbiamo mai adulato quelle piazze. Noi siamo gente semplice, ma pragmatica. A noi gli slogan non sono mai piaciuti. A noi interessa essere utili. Pertanto ci dica: li lasciamo morir di fame questi bambini o è consentito inviare valuta a Gaza, correndo il rischio che una pagnotta poi finisca tra i denti dei loro padri e vedi mai che tra questi ci sia anche un membro di Hamas? Chiarisca e noi ci adegueremo.

Non faremo storie. Siamo consapevoli di essere poveri cittadini di un Paese vassallo di un impero  ormai al tramonto, e facciamo quel che possiamo. Siamo nati nella parte di mondo, minoritaria per altro, dove non è consentito usare più la parola Resistenza? E pazienza. Lo promulghi per legge e ci adegueremo.

 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 17:23:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Trump inizia il 2026 con la vecchia guerra aperta asimmetrica


di Alex Marsaglia

Il 2025 degli Stati Uniti si è concluso con la pubblicazione del nuovo documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale che ha ridefinito quello che potremmo chiamare un “impero corto”, riprendendo apertamente quella che fu la Dottrina Monroe. Sempre sul finire del 2025 Trump ha chiamato alla sua corte di Mar a Lago i servi del fronte: prima Zelensky e poi Netanyahu per fare la dovuta tirata di orecchie al primo e pianificare l’assalto all’Iran con il secondo.

È stato subito chiaro che non c’era da aspettarsi un totale ritiro dalle aree di influenza storiche, ma un semplice “appalto”. Sin dall’impostazione iniziale del fronte europeo Trump ha parlato di vendere armi, dunque nella sua ottica commerciale la funzione di acquirente resta indispensabile e verrà svolta dall’Unione Europea che avrà comunque ancora un ruolo indispensabile. Sul Pacifico, la strategia trumpiana in funzione anticinese ha portato ad armare pesantemente Taiwan con l’ultimo pacchetto di 11,1 miliardi di dollari di armamenti che ha determinato una delle esercitazioni militari più spettacolari di sempre da parte dell’Esercito Popolare di Liberazione della Repubblica Popolare che non casualmente si è spinta con obiettivi militari simulati sin nel Golfo del Messico e a Cuba. 

E poi è arrivato l’inizio 2026 con l’attacco della speculazione internazionale al Rial iraniano e il solito tentativo di regime change con manifestazioni eterodirette. 
Cercare di tenere assieme il quadro della “guerra mondiale a pezzi” è fondamentale per non perdere la visione di quale potrebbe essere la prossima mossa dell’imperialismo statunitense. Ed è così che la notte del 3 Dicembre, l’attacco americano è arrivato proprio dove era stato più attentamente preparato, cioè al Venezuela. Uno schieramento di portaerei da guerra mai visto prima nelle acque antistanti era stato dispiegato dagli Stati Uniti sin dal novembre 2025 con la scusa della sicurezza al narcotraffico. 

La vera minaccia diretta gli Stati Uniti l’hanno così concretizzata e portata a segno proprio laddove la Dottrina Monroe 2.0, definita nel documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale, autoassegnava legittimità agli Stati Uniti: nel “cortile di casa”  latinoamericano. Ovviamente lo hanno fatto colpendo l’obiettivo simbolico e strategico del Venezuela, patria del progetto politico del Socialismo del XXI secolo e obiettivo geoeconomico fondamentale per via del petrolio “rivendicato” più volte da Trump proprio nell’ultimo mese. L’approccio infatti è quello tipico delle aggressione imperialiste a cui ci hanno abituato gli Stati Uniti nella loro fase unipolare: retorica dell’operazione di sicurezza (narcotraffico al posto del terrorismo), attacco ai simboli politici (bombardato il Mausoleo Chavez), distruzione delle infrastrutture delle risorse energetiche di cui ci si vuole appropriare indebitamente (pozzi di petrolio, sempre loro dall’Iraq al Venezuela). 

Nonostante il Venezuela si aspettasse questo attacco e si fosse armato, ricorrendo anche all’aiuto di Russia e Cina che avrebbero inviato sistemi di difesa antiaerea, non risultano notizie al momento di alcuna risposta effettiva della contraerea andata a segno. I Blackhawk americani che bombardano a volo basso su Caracas sono la fotografia di un Trump che apre il 2026 tornando alla guerra asimmetrica, con la spavalderia di un George Bush qualsiasi, forte di una definizione autostabilita delle aree di influenza. Nonostante le voci dei Presidenti sudamericani da Diaz Canel a Gustavo Petro si siano alzate forti e chiare, denunciando immediatamente l’aperta violazione del Diritto internazionale, non c’è speranza per il Venezuela se non interverranno le altre potenze del mondo multipolare a difenderlo. La mossa di Trump non casualmente arriva proprio nei giorni seguenti l’apertura di Maduro a trattare. Come uno squalo che sente l’odore del sangue il Presidente americano ha interpretato l’apertura come segno di debolezza e ha attaccato con la ferocia tipica dell’imperialismo nella sua fase unipolare. 

La consapevolezza di Trump che non verrà esercitato alcun Diritto internazionale senza la forza delle potenze del mondo multipolare è chiara. Il Presidente americano ragiona esattamente come l’uomo homo homini lupus nello stato di natura: esistono solo le prove di forza per regolarsi, la legge e il diritto appartengono ai deboli. Quello che sta facendo Trump è esattamente la misurazione con la forza di quanto il mondo multipolare è disponibile a reagire in quello che gli Stati Uniti hanno preventivamente definito con la Dottrina Monroe 2.0 il loro territorio. Reagiranno o avverrà una reciproca e tacita spartizione delle aree di influenza? 

La logica barbarica del lupo con cui ragionano gli Stati Uniti e l’Occidente non ci deve stupire, l’abbiamo conosciuta bene nelle guerre asimmetriche del passato e se a qualcuno fosse servita la prova che nemmeno con Trump sono cambiati l’hanno avuta: non c’è diritto internazionale, nessuna autodeterminazione dei popoli, bensì solo un “buono e giusto” e un “dittatore malvagio” per cui scompare l’aggredito e l’aggressore. Tutta la retorica del potere dei nostri leader occidentali sulla giustizia improvvisamente scompare: restano solo i nostri alleati americani “buoni” e i dittatori “cattivi”. La logica binaria dell’aggressore e aggredito viene immediatamente riparametarata sulla vecchia retorica dell’impero unipolare. Il punto è però ora il potere: il nuovo ordine multipolare ha sempre detto che lavorerà per il ripristino di un ordine globale basato sul diritto internazionale e non sulla forza bruta. Non è un caso che tutte le voci dell’America Latina che si stanno sollevando in queste ore richiamino prepotentemente in causa l’ONU e il diritto internazionale violato. Dalla Palestina al Venezuela l’imperialismo statunitense se ne infischia e procede per prove di forza, richiamarlo all’ordine della legge è anch’essa una prova di forza. E il nuovo ordine multipolare ha sempre affermato di non voler procedere con i metodi barbarici dell’Occidente collettivo, ma di voler riportare il mondo al rispetto del diritto internazionale con la sola forza della legge.

Si tratta di una prova che i BRICS in qualche maniera dovranno affrontare, perché l’obiettivo politico di Trump è doppio: riportare ordine nel “cortile di casa” e colpire i BRICS+. Il colpo politico al Socialismo del XXI Secolo significa riportare l’ordine colonialista e neoliberista su un continente che, seppur trattato da schiavo, non ha mai rinunciato ad alzare la testa. Il nuovo documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale viene alla luce assieme a questa prova di forza e mira a definire l’area di influenza statunitense in un mondo, di sicuro quello Occidentale, in cui le più elementari norme del diritto internazionale non contano. In definitiva se non si affronta questa prova non subirà un duro colpo solo il Brasile di Lula, e con lui l’America Latina, ma l’intero mondo multipolare verrà colpito se lascerà impunito l’ennesimo crimine imperialista, poiché l’imperialismo statunitense si accinge a compiere il medesimo crimine contro l’Iran, neo-membro dei BRICS+ e pilastro fondamentale per il Medio Oriente. 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 16:57:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Per i media italici di regime le stragi ukro-naziste vanno scientemente ignorate


di Fabrizio Poggi

Furfanti, carogne! Per l'ennesima e millemillesima volta i farabutti dei giornalacci di regime si dimostrano per quello che sono: servi delle cancellerie di guerra euroatlantiche, anche nei momenti in cui un minimo coinvolgimento morale alle tragedie belliche richiederebbe altre impostazioni. Invece nulla. Mascalzoni! Complice, se così si può dire, la sciagura verificatasi in Svizzera, il massacro scientemente provocato dai terroristi ucraini a Khorly, nella parte della regione di Kherson controllata dalle forze russe, è rimasto pressoché o totalmente (a seconda delle testate) ignorato: volutamente. Ventiquattro persone – intanto il numero dei morti è salito a ventisette, tra cui due bambini - assassinate allo scoccare del 1 gennaio in un ritrovo della località turistica sul mar Nero, con l'impiego di tre droni, di cui uno armato di miscela incendiaria. Oltre cinquanta persone sono rimaste ferite. I terroristi di Kiev, ha dichiarato il governatore della regione, Vladimir Sal'do, «hanno usato le stesse miscele per bruciare i nostri campi quest'estate. Ora hanno deliberatamente bruciato persone». 
Come da copione, fonti ucraine si sono date a giustificare il massacro, sostenendo che nel locale fossero presenti "collaborazionisti" e funzionari russi. Il problema è che la parte russa non ha mai dimostrato una risposta rapida e decisa alle azioni terroristiche dell'Ucraina, dichiara il politologo Marat Baširov: i deputati della Rada continuano a sedere comodamente a Kiev, «l'élite di Bandera banchetta in ristoranti e palazzi, e persino il colpevole della “Khatyn" [il piccolo villaggio bielorusso in cui il 22 marzo 1943 i nazisti bruciarono vivi tutti i 149 abitanti] di Odessa, Andriy Parubij, è stato eliminato solamente da un vendicatore casuale... Hanno bombardato il Cremlino con i droni, ucciso generali, attaccato strateghi nucleari, affondato navi, bruciato il terminal petrolifero dei nostri partner a Novorossijsk, cercato di bombardare la residenza di Valdaj e ora Khorly... Una serie di attacchi su obiettivi simbolo da parte di ucraini e inglesi, e noi? Abbiamo risposto con post di Zakharova e Medvedev ... Di questi tempi la vendetta va servita calda».
Poi, il 1 gennaio, un altro drone, sempre nella regione di Kherson, ha colpito un'auto con a bordo una famiglia: nonno, nonna, la figlia adulta e suo figlio di 5 anni; il bambino è morto e tutti gli adulti sono rimasti feriti.
Dove sono ora le giuste lamentazioni del signor Paolo Mieli, che il 31 dicembre, sul Corriere della Sera, lacrimava che «E quattro. Per il quarto Capodanno consecutivo stasera pioveranno bombe sui civili ucraini»? I droni ucraini sui civili di Khorly, che fossero uomini, donne e ragazzi di nazionalità ucraina o russa, non suscitano la stessa compassione dalle parti di via Solferino? Pare di no; così che si titola di un «Capodanno tra le bombe in Ucraina», mentre pare che la «Strage di civili a Kherson» non sia altro che un'affermazione di Mosca, senza che ve ne sia riscontro nelle redazioni milanesi.

Alla stregua, insomma, di quanto smarronato il 31 dicembre dal signor Paolo Valentino, sempre sul Corsera, sul «presunto attacco a Putin». Insomma, blaterava due giorni fa l'articolista, coi droni sul Valdaj saremmo di fronte nient'altro che a una edizione contemporanea da «scenario del Reichstag». Anzi peggio, perché «nel febbraio 1933 l’incendio del Parlamento tedesco, che innescò la reazione nazista e aprì la strada alla dittatura, lo videro tutti... Mentre qui, i droni contro la residenza di Vladimir Putin sul Lago Valdai, nella regione di Novgorod, non li ha visti nessuno». Falsari dell'inchiostro.

Oggi invece, mentre a La Stampa si ignora completamente il massacro sulle rive del mar Nero, il Corsera relega in sedicesima pagina le sue “notizie” ucraine e gli ineffabili articolisti scarabocchiano che è solo la Russia ad aver «accusato Kiev di avere attaccato un hotel dove si festeggiava il Capodanno nella regione occupata di Kherson, causando vittime civili, tra i quali anche un bambino. Allo stesso tempo, il presidente Zelensky imputa al Cremlino la responsabilità di attacchi indiscriminati ai danni delle infrastrutture civili e in particolare, per l’ennesima volta, contro il sistema di produzione e distribuzione dell’energia». 

Filibustieri della carta stampata! Nemmeno un attimo di compassione per le vittime del terrorismo banderista contro intere famiglie, mantre si assicura che «La strategia di Mosca è la stessa degli ultimi tre anni: terrorizzare, paralizzare l’economia, spingere la popolazione a premere su Zelensky affinché accetti qualsiasi diktat di Mosca». Ventisette civili assassinati, ma al Corsera fanno fede le omelie di Zelenskij che «Con il nuovo anno la Russia rilancia la guerra in modo deliberato. Sono stati lanciati oltre 200 droni contro il nostro Paese nella sola notte di Capodanno», mentre invece, per le vittime a Khorly, a parlarne sarebbe solo «Vladimir Saldo, il governatore imposto con la forza dalle autorità di occupazione a Kherson dopo l’inizio dell’invasione del 2022. A suo dire, almeno tre droni ucraini avrebbero centrato in modo «deliberato» un hotel con l’adiacente bar nel villaggio costiero di Khorly». Disonesti! “A suo dire”, scrivono: come dire che a Milano se ne fregano delle informazioni e quello che viene affermato e confermato oltre il “confine della NATO” è solamente un improbabile “a suo dire”, senza alcuna prova. Da Kiev solo parole sante; mentre da Moskva il massimo che ci si possa attendere è appena un “a suo dire” o, al massimo, che «Il ministero degli Esteri a Mosca parla di 24 morti e una cinquantina di feriti. Kiev per il momento non replica». Come dire: là, oltre “confine NATO” - e già così è chiaro che non gli si possa dar credito – si «parla di 24 morti», ma Kiev non dice nulla e quindi è una “false flag” russa; nulla di più.

D'altronde, dicono sia così anche per l'attacco coi droni alla residenza del presidente russo: «La Cia smentisce la Russia: “Nessun attacco ucraino alla residenza di Putin”... Secondo il Wall Street Journal e la Cnn, è questa la ricostruzione della Cia» e il SZRU (intelligence estera golpista) assicura trattarsi di «un’operazione di disinformazione» russa. Corriere della Sera, CNN, Repubblica, CIA, SZRU: fonti tra le più “imparziali” se mai ce ne siano al mondo; vorremmo dire, quasi al pari dei tribunali dell'inquisizione spagnola. 
Così, su Repubblica, cos'altro aspettarsi se non che, scritto a grandi caratteri, c'è stato un «massiccio attacco di droni russi» su ZaporoĹľ'e; mentre, a proposito della strage di Khorly fanno testo le “sacrosante” parole dello Stato Maggiore nazi-golpista, secondo cui "Le Forze di difesa ucraine aderiscono alle norme del diritto internazionale umanitario e colpiscono esclusivamente obiettivi militari nemici”. E dio sia lodato. Poi, ancora a caratteri in grassetto “La Russia sta apertamente militarizzando i bambini”, che, detto da chi, sin dal 2015, ha affidato ai bravi dei battaglioni nazisti l'organizzazione di colonie estive in cui si insegna ai più piccoli a imbracciare un'arma, suona quantomeno singolare. 

Ora, a proposito della CIA che «smentisce la Russia» sull'attacco al Valdaj, appaiono interessanti un paio di osservazioni su Moskovskij Komsomolets. Le presunte "prove" che non si sarebbe trattato di un attacco alla residenza presidenziale, compaiono sul Wall Street Journal e sembra trattarsi di informazioni da fonti anonime, secondo cui «La CIA ha stabilito che l'Ucraina ha tentato di colpire un obiettivo militare situato nella stessa regione della residenza di Putin, ma non nelle vicinanze». Due punti, scrive Aleksej Lušnikov, meritano di essere sottolineati. In primo luogo, la CIA è praticamente l'unica struttura governativa americana che, dall'elezione di Trump, non solo non ha ridotto, ma ha addirittura aumentato il sostegno all'Ucraina. Nello specifico, è la CIA a supportare gli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie russe, passando a Kiev informazioni su attrezzature particolarmente vulnerabili da colpire. Quando gli attacchi ucraini alle raffinerie hanno iniziato a dare risultati, “Ratcliffe ne ha discusso con Trump. Il presidente sembrava ascoltarlo. Spesso giocavano a golf insieme la domenica", scrive il New York Times. Questa, dice Lušnikov, è esattamente la credibilità del giornale: cita informazioni di una fonte e poi spiega che la fonte potrebbe avere interessi personali e, quindi, essere di parte.

In secondo luogo, per qualche ragione, le fonti della CIA non rivelano quale fosse la misteriosa struttura, “l'obiettivo militare” citato dal WSJ, che ha richiesto un attacco attentamente pianificato con 92 droni. Lo “rivela” - quantomeno lo dice - l'ex consigliere presidenziale ucraino Aleksej Arestovic: non si tratta, dice, semplicemente di una residenza; è una «struttura speciale della Federazione Russa, progettata per comandare le forze armate in caso di guerra nucleare. In altre parole, il significato è lo stesso di un attacco all'Air Force One, l'aereo presidenziale USA. È un attacco al sancta sanctorum. E secondo la dottrina nucleare russa, e la dottrina di qualsiasi stato dotato di armi nucleari, questo è un pretesto per una risposta nucleare».

Ma, anche in questo caso, per i fogliacci guerrafondai che ammorbano l'aria coi loro miasmi di putrefazione, si tratta probabilmente di un “a suo dire”, mentre la “verità” non va al di là dei “confini della NATO”. Farabutti della decima bolgia dantesca.

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https://politnavigator.news/dootvechalis-postami-zakharovojj-i-medvedeva-pod-khersonom-povtorilas-tragediya-odesskogo-doma-profsoyuzov.html

 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 16:44:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Il governo Meloni considera "legittimo" l'attacco Usa in Venezuela: la nota della vergogna di Meloni


Nel giorno in cui il diritto internazionale ha cessato di esistere per sempre. Nel giorno in cui il cancro dell'umanità, come l'ha correttamente definito l'Ambasciatore Bradanini nell'editoriale pubblicato oggi su l'AntiDiplomatico, gli Stati Uniti, hanno bombardato indiscriminatamente un paese sovrano e RAPITO su accuse ridicolo il suo presidente legittimo. In questo stesso giorno la politica estera del nostro paese tocca uno dei punti più bassi dalla seconda guerra mondiale ad oggi con un vergognoso comunicato di Palazzo Chigi che di fatto legittima l'operazione. 

Ve la presentiamo nella sua interezza perché l'infamia sia ricordata. Saremo la vostra memoria storica. 

"Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni.

L’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto.

Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico.

In raccordo con il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il Presidente Meloni continua a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, la cui sicurezza costituisce la priorità assoluta del Governo.

Il Governo italiano auspica inoltre la rapida liberazione di tutti i cittadini occidentali ancora detenuti nelle carceri venezuelane, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali."

Hanno veramente scritto questo: "ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico."

UN INTERVENTO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO ATTACCHI IBRIDI. 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 16:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
"BisognerĂ  fare qualcosa con il Messico": la minaccia di Trump dopo l'attacco al Venezuela

Nuove dichiarazioni incendiarie del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, gettano un'ombra sulle relazioni con il Messico. In un'intervista a Fox News, Trump ha lanciato un severo monito, affermando che "qualcosa dovrà essere fatto" riguardo al potere dei cartelli narcotrafficanti nel paese vicino. Le sue parole giungono a poche ore dalla criminale e illegale operazione militare statunitense che ha portato al rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, un atto senza precedenti che ha già scosso la regione.

Nonostante abbia definito "buona donna" e "amichevole" la Presidente messicana Claudia Sheinbaum, Trump ha minato apertamente la sua autorità. "I cartelli governano il Messico, lei non governa quel paese", ha dichiarato, aggiungendo che Sheinbaum sarebbe "molto spaventata" dalle organizzazioni criminali. Questa non è la prima volta che l'inquilino della Casa Bianca esprime pubblicamente la volontà di violare la sovranità messicana per colpire il narcotraffico, una linea dura che fa parte della sua presunta lotta al "narcoterrorismo" in America Latina.

Trump ha raccontato di aver ripetutamente offerto a Sheinbaum un intervento militare diretto degli Stati Uniti per "eliminare i cartelli", proposte che sarebbero state sempre rifiutate dal governo messicano. Per giustificare la sua posizione aggressiva, ha citato la cifra di 300.000 morti per droga negli Stati Uniti, attribuendone la responsabilità principalmente al traffico attraverso il confine meridionale.

Le dichiarazioni di Trump sembrano collegare esplicitamente l'azione in Venezuela alla situazione in Messico, nonostante un iniziale tentativo di smentire un "messaggio diretto". Il vicepresidente J.D. Vance aveva infatti precedentemente indicato che l'operazione contro Maduro inviava un segnale chiaro: "Il narcotraffico deve essere fermato". La Presidente Sheinbaum, il cui governo ha condannato l'intervento in Venezuela, ha sempre respinto con fermezza qualsiasi violazione della sovranità nazionale, sostenendo che gli affari interni del Messico devono essere risolti dai messicani.

Con il massiccio dispiegamento di truppe del Comando Sud nei Caraibi e le recenti minacce di attacchi via terra in America Latina, la retorica di Trump segnala un potenziale pericoloso escalation delle tensioni, fondata sul falso pretesto della guerra alla droga. La sovranità del Messico appare nuovamente nel mirino, in un clima regionale reso più instabile dalla criminale operazione in Venezuela.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 15:55:00 GMT
IN PRIMO PIANO
"Ferma solidarietĂ  al popolo venezuelano": telefonata Lavrov-Delcy Rodriguez

Un fermo appoggio a Caracas e la condanna per quella che viene bollata come una "gravissima aggressione militare". È quanto emerge dalla conversazione telefonica intercorsa tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, a seguito dell'attacco aereo condotto dagli Stati Uniti contro obiettivi nella capitale venezuelana e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Secondo un comunicato del ministero degli Esteri di Mosca, Lavrov ha espresso "ferma solidarietà con il popolo venezolano di fronte all'aggressione armata", ribadendo che "la Russia continuerà a sostenere la politica del governo bolivariano volta a proteggere gli interessi nazionali e la sovranità del paese".

Il colloquio ha visto entrambe le parti esprimere sostegno per "impedire un'ulteriore escalation e trovare una soluzione alla situazione attraverso il dialogo". Mosca e Caracas hanno inoltre confermato il loro "mutuo impegno a continuare a rafforzare la partnership strategica integrale tra Russia e Venezuela". Una presa di posizione netta che si inserisce nel solco delle forti tensioni che stanno scuotendo il Venezuela.

Il governo bolivariano ha reagito con durezza all'operazione militare statunitense, descritta come un atto che "costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite". In un comunicato ufficiale, Caracas ha accusato Washington di volersi "impadronire delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l'indipendenza politica della Nazione". Il testo prosegue con una netta chiusura a qualsiasi cedimento: "Non ci riusciranno. Dopo più di duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino".

Per far fronte alla crisi, Caracas ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale, con l'obiettivo dichiarato di "proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e passare immediatamente alla lotta armata". "Tutto il paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista".

Parallelamente, il Venezuela ha annunciato che ricorrerà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario Generale dell'ONU, alla Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) e al Movimento dei Paesi Non Allineati (MNOAL) per esigere "la condanna e la resa dei conti del governo statunitense". La mossa arriva dopo le dichiarazioni del presidente USA Donald Trump, il quale ha affermato che gli Stati Uniti hanno condotto con successo un "attacco su larga scala" contro il Venezuela, aggiungendo che il presidente Maduro e sua moglie sono stati "catturati e portati fuori dal territorio dello Stato".

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 15:05:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Aggressione al Venezuela. La condanna di Lula: "Superato ogni limite"


Il presidente del Brasile Lula ha commentato l'aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela attraverso i suoi social. Molto dure le sue parole.

"I bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del suo presidente superano ogni limite accettabile. Questi atti rappresentano un grave affronto alla sovranità del Venezuela e costituiscono un precedente estremamente pericoloso per l'intera comunità internazionale", ha scritto il presidente Lula.

"Attaccare paesi, in flagrante violazione del diritto internazionale, è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo. La condanna all'uso della forza è coerente con la posizione che il Brasile ha sempre adottato in situazioni recenti in altri paesi e regioni", ha proseguito.

"L'azione ricorda i momenti peggiori dell'ingerenza nella politica dell'America Latina e dei Caraibi e minaccia la conservazione della regione come zona di pace. La comunità internazionale, attraverso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, deve rispondere con forza a questo episodio. Il Brasile condanna queste azioni e rimane disponibile a promuovere la via del dialogo e della cooperazione", ha concluso Lula.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 13:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Aggressione al Venezuela. La dichiarazione più indegna è quella di Ursula di Von Der Leyen

 

Sulla vile e brutale aggressione militare degli USA nei confronti del Venezuela, del suo popolo e del legittimo governo di Nicolas Maduro con l’unico fine di appropriarsi le ingenti risorse naturali nell’illusione di mitigare la crisi inevitabile del fallito sistema economico neoliberista, il governo Meloni ha scelto il vile vassallaggio con queste dichiarazioni.

Sul fatto che il governo degli Stati Uniti ha scelto la via armata militare per imporre la propria volontà criminale, bombardando, distruggendo e saccheggiando per l’ennesima volta nella sua famigerata storia, l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea aveva scelto l’infamia con queste parole.

Ma il premio indiscusso di dichiarazione più indegna va a lei, presidente della Commissione di quel mostro noto come Unione Europea: Ursula Von Der Leyen. Poco fa sui suoi social ha rilasciato questa dichiarazione.

“Seguendo con grande attenzione la situazione in Venezuela. Siamo vicini al popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Insieme all'AR/VR @kajakallas e in coordinamento con gli Stati membri dell'UE, stiamo facendo in modo che i cittadini dell'UE presenti nel paese possano contare sul nostro pieno sostegno.”

Le bombe degli Stati Uniti diventano “transizione democratica” per la presidente della Commissione dell'UE.

Amen. 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 13:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
“Che nessuno cada nella disperazione”: Diosdado Cabello parla dopo l'aggressione Usa

 

Il ministro dell'Interno, della Giustizia e della Pace del Venezuela, Diosdado Cabello, ha condannato sabato gli attacchi aerei degli Stati Uniti contro il suo Paese e ha sottolineato che l'unione civile-militare è schierata per garantire la salvaguardia del territorio.

"Invito il nostro popolo alla calma. Abbiate fiducia nella leadership, nella guida dell'alto comando politico e militare per la situazione che stiamo attraversando. Molta calma, che nessuno cada nella disperazione per facilitare le cose al nemico invasore, terrorista, che ci ha attaccato vigliaccamente“, ha detto Cabello in un messaggio trasmesso da VTV.

In questo senso, ha ricordato che questa ”non è la prima lotta“ che il popolo venezuelano ha condotto, ma che la nazione ha ”saputo sopravvivere" a tutte queste circostanze. “Qui c'è un popolo organizzato, che sa cosa deve fare”, ha affermato.

D'altra parte, ha invitato gli organismi internazionali a pronunciarsi sull'aggressione militare statunitense contro il Paese sudamericano: “Saranno complici di questo massacro? È solo un invito alla riflessione”, ha detto.

Tuttavia, ha sottolineato che nonostante gli attacchi aerei perpetrati con missili e bombe contro strutture pubbliche e zone civili, “il Paese è completamente calmo”. “Il Venezuela sa di essere stato aggredito, questo popolo sa cosa deve fare”, ha insistito.

"Hanno perpetrato un attacco subdolo e vile contro un popolo che dormiva. Hanno attaccato codardamente questo Paese, faccio appello alle organizzazioni politiche affinché tutti noi ci pronunciamo e restiamo vigili. Non cadiamo nella disperazione“, ha concluso.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha informato sabato che il suo Paese aveva ”condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela" e arrestato il presidente Nicolás Maduro insieme alla moglie Cilia Flores.

È stato catturato e trasferito fuori dal Paese”, ha scritto il presidente americano su Truth Social.

Pochi minuti dopo, la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez ha chiesto al governo americano di fornire una “prova di vita immediata” di Maduro e della Flores, dopo aver confermato l'uccisione di soldati e civili durante l'operazione militare, che ha bombardato la città di Caracas e altri tre Stati del Paese.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 11:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Alberto Bradanini - Vergogna agli Stati Uniti, gloria eterna al Venezuela!

 

di Alberto Bradanini[1]

Il vero stato canaglia del pianeta, gli Stati Uniti d’America, stanno aggredendo un paese sovrano, che nulla ha fatto contro la più grande “cosiddetta democrazia” del pianeta, guidata in questo momento da un sociopatico bisognoso di cure psichiatriche, ma in realtà teleguidato dalle grandi corporazioni private che controllano, in sequenza, lo stato profondo (Cia, Fbi, Nsa e le altre sorelle di merende), i produttori di morte (armi e virus), generali “stranamori” pronti a distruggere il mondo per sete di potere, e politici al soldo del miglior offerente.

Aggredendo il Venezuela, il bellicismo americano, conferma di essere la concentrazione di potere finanziario, militare e tecnologico più pericolosa oggi sul pianeta Terra, pronta finanche a mettere a repentaglio la sopravvivenza del genere umano, priva di umanità e di rispetto dei diritti altrui.

Come tutti i vigliacchi, tuttavia, gli Stati Uniti non si attentano ad attaccare grandi potenze come la Russia o la Cina, ma paesi poveri e indifesi, che però non si piegano ai capricci imperiali, che difendono la loro sovranità, facendo semmai errori come tutti, ma che cercano la strada per generare quel po’ di prosperità e benessere per i propri cittadini che le loro condizioni politiche ed economiche consentono.

Il giornalista John Pilger[1] ci ricorda che negli ultimi 70 anni gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni democratiche di oltre trenta paesi, bombardando popolazioni di trenta nazioni, la maggior parte povere e indifese. Hanno tentato di assassinare dirigenti politici di 50 stati sovrani. Hanno finanziato o sostenuto la repressione contro movimenti di liberazione nazionale in oltre 20 paesi. La portata e la magnitudine di tale obbrobriosa carneficina viene sì evocata, ma solo ogni tanto, per essere subito accantonata, mentre i responsabili continuano a comandare e ad aggredire.

Lo scrittore britannico Harold Pinter, ricevendo il premio Nobel per la letteratura nel 2005, affermava: “la politica estera degli Stati Uniti si può definire come segue: baciami il fondo schiena o ti spacco la testa. Essa è semplice e cruda, e l’aspetto interessante è che funziona perché gli Usa hanno risorse, tecnologie e armi per seminare disinformazione sistemica, servendosi di una retorica menzognera imposta col dominio della narrativa pubblica, riuscendo sinora a farla franca. Essi sono persuasivi, specie agli occhi degli sprovveduti e dei governi sottomessi. Quello che dicono è una montagna di menzogne, ma funziona. I crimini degli Stati Uniti sono costanti, feroci, senza indugi, eppure pochi ne parlano e pochissimi ne prendono coscienza. Gli Stati Uniti manipolano in forma patologica il mondo intero, presentandosi come paladini del Regno del Bene, ma si tratta solo di ipnosi collettiva, un meccanismo che non si ferma mai”.

Questa ennesima aggressione da parte della “sola nazione indispensabile al mondo” secondo il lessico demente di Margaret Albright e di quel vanesio di Bill Clinton (indispensabile per far la guerra a chi non obbedisce beninteso) dovrebbe far riflettere anche noi abitanti della penisola italica, da oltre 80 anni protettorato politico e militare degli Stati Uniti d’America.

Sfidando la provocazione di H. Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti è rischioso, ma esserne amici è fatale, in un momento storicamente effervescente, una classe politica di qualità -  di cui beninteso, ahimé non disponiamo - coglierebbe l’occasione storica irripetibile, recuperando la propria sovranità, pregando gli americani di accomodarsi a casa loro insieme alle loro armi nucleari, poiché l’Italia non ha nemici alle frontiere e non teme di essere aggredita da nessuno. In parallelo, quella medesima classe dirigente inesistente, dovrebbe prendere distanza dal dominio economico-monetario delle élite nordeuropee – a loro volta assoggettate alla finanza di Wall Street e della City di Londra - che sta distruggendo il futuro dei nostri figli e nipoti. Uscire dalla Nato e dall’Unione Europea è dunque ancora una volta il grido di reazione che l’aggressione americana contro il Venezuela dovrebbe indurci a considerare. Si tratta di un sogno, lo sappiamo bene, ma come noto gli esseri umani vivono più di sogni che di realtà. Oggi poi siamo pervasi da un soverchiante sentimento di ingiustizia, quale patrimonio insopprimibile di cui tutte le persone dotate di coscienza etica e politica dovrebbero disporre. Riceva il Venezuela, il suo governo e la popolazione tutta, la nostra solidarietà più completa e la nostra vicinanza umana, politica e etica, mentre la nostra memoria non può non andare ancora una volta alle battaglie per la sovranità e indipendenza del grande generale Simon Bolivar. Nel suo nome il Venezuela prevarrà.

 

[1] https://cambiailmondo.org/2022/12/28/il-silenzio-degli-innocenti-come-funziona-la-propaganda/

 

[1] Ex-diplomatico. Già Ambasciatore d’Italia in Cina (2013-15), Coordinatore del Comitato Governativo Italia-Cina (2007-09), Console Generale d’Italia a Hong Kong (1996-98), Consigliere Commerciale all’Ambasciata d’Italia a Pechino (1991-96), Ambasciatore d’Italia a Teheran (2008-12), attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea (Reggio Emilia, Italia). Alberto Bradanini è autore di diversi saggi e libri, tra cui “Oltre la Grande Muraglia” (2018); “Cina, l’irresistibile ascesa” (2022) e “Lo sguardo di Nenni e le sfide della Cina”

 

[2] https://cambiailmondo.org/2022/12/28/il-silenzio-degli-innocenti-come-funziona-la-propaganda/

 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 11:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Aggressione al Venezuela. La prima (indegna) dichiarazione dall'UE


Un paese sovrano attaccato in violazione di tutto. Un presidente legittimo rapito. Bombardamenti indiscriminati. L'aggressione dello stato canaglia per antonomasia, gli Stati Uniti d'America, non ha generato indignazione nei regime occidentali. 

Non c'è un aggredito e un aggressore? 

Alle vergnose dichiarazioni di Tajani e Meloni che vi abbiamo riportato, pochi minuti fa sono arrivate quelle ancora più infami dell'Alto Rappresentante dell'UE, Kaja Kallas. 

Sul suo profilo social ha scritto: 

"Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio e con il nostro Ambasciatore a Caracas. L'UE sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela. L'UE ha ripetutamente affermato che Maduro manca di legittimità e ha difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza devono essere rispettati i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell'UE nel Paese è la nostra massima priorità.


"Monitorando".  Queste parole mettono a nudo per sempre la loro vuota retorica sui doppi standard dei diritti umani. Per sempre. 

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 11:00:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Aggressione al Venezuela. Le prime parole del Procuratore generale Tarek William Saab

 

Il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab, intervenendo alla televisione pubblica, ha lanciato un appello al popolo del Venezuela in difesa del presidente Nicolás Maduro, che sostiene essere “vittima di un sequestro”. Saab ha ricordato gli eventi dell’11, 12 e 13 aprile 2002, quando il popolo e le forze armate ricondussero al potere Hugo Chávez dopo un colpo di Stato, richiamando quello spirito di unità e resistenza. Ha denunciato presunte violazioni dei diritti umani e fatto appello alle Nazioni Unite a prendere posizione contro i “codardi” responsabili delle vittime e della presunta detenzione del presidente e della sua consorte Cilia Flores.

Ha chiesto a tutti i funzionari e ai cittadini di mantenere la calma, agire con vigilanza e non cedere alla “guerra mediatica del nemico”, accusato di diffondere fake news per demoralizzare la popolazione. Saab ha definito il momento attuale “storico e glorioso”, esortando i venezuelani a restare mobilitati e patriottici, invocando l’eredità di Simón Bolívar e l’eroismo del popolo bolivariano. L’intervento si è concluso con un appello alla difesa della rivoluzione e della legittimità istituzionale del governo di Caracas.


Qui di seguito l'intervento completo con la traduzione in italiano.

Data articolo: Sat, 03 Jan 2026 11:00:00 GMT

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