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OneWorld
Polonia: la “Commissione per l’influenza russa” mira a influenzare le elezioni presidenziali

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato che istituirà una "commissione per l'influenza russa" per indagare su presunti episodi di questo tipo dal 2004 al 2024. L'ipocrisia sta nel fatto che l'estate scorsa ha condannato il suo predecessore per aver fatto esattamente la stessa cosa, che lui e l'Occidente hanno condannato come mezzo per influenzare le elezioni parlamentari dello scorso autunno a favore del precedente governo. È probabile che ora Tusk voglia influenzare allo stesso modo le elezioni presidenziali della prossima primavera.

Il presidente in carica Andrzej Duda, dell'attuale opposizione conservatrice-nazionalista, è stato in grado di ostacolare alcune delle politiche del nuovo governo di coalizione liberale-globalista, che il suo previsto successore (chiunque sarà, visto che non potrà ricandidarsi) prevede di continuare a tenere sotto controllo. È proprio per questo motivo che Tusk è determinato a garantire che il suo partito vinca quella carica con le buone o con le cattive, ergo perché ora sta ricorrendo alla stessa ingerenza che il suo predecessore ha usato contro di lui.

Il contesto più ampio riguarda la completa subordinazione della Polonia alla Germania sotto il governo di Tusk, in modo da accelerare la ripresa della traiettoria di superpotenza di quest'ultima, che gli Stati Uniti sostengono affinché la Germania contenga la Russia per conto di quest'ultima durante il suo "Pivot (back) to Asia" una volta terminato il conflitto ucraino. Un aspetto importante di questa politica è l'incutere timore nei confronti della Russia, di recente per quanto riguarda i presunti sabotaggi all'interno della Polonia, tra cui l'incendio doloso del più grande centro commerciale di Varsavia.

Queste accuse servono a mantenere la Russia al centro dell'attenzione dei polacchi, che a loro volta vogliono influenzare per pensare che la Polonia non può restare da sola contro il suo rivale storico a est e deve quindi coordinare strettamente tutte le questioni di sicurezza rilevanti con la vicina Germania. L'idea è che la Germania, recentemente rimilitarizzata e oggi antirussa, sia proprio accanto a noi, mentre gli Stati Uniti sono dall'altra parte del mondo e l'azione collettiva della NATO potrebbe essere ostacolata da membri pragmatici come l'Ungheria.

Inoltre, la coalizione liberal-globalista al governo ha cercato di collegare all'opposizione conservatrice-nazionalista l'alto magistrato di Varsavia fuggito in Bielorussia all'inizio di questo mese per sfuggire alla persecuzione politica per le sue opinioni contro la guerra per procura. Poco dopo, i media polacchi hanno riferito che l'Ufficio supremo di revisione contabile sta indagando sul precedente governo per una presunta cattiva allocazione dei fondi spesi per una campagna di propaganda anti-russa, che potrebbe potenzialmente portare ad accuse entro l'estate.

Tusk ha sfruttato queste narrazioni secondo cui la Russia starebbe complottando per invadere la Polonia, conducendo attivamente una "guerra ibrida" contro di essa e persino infiltrando lo Stato stesso per giustificare il rilancio della "commissione per l'influenza" del suo predecessore in un nuovo contesto, progettato per conferirle una falsa legittimità al fine di distrarre dai suoi veri scopi. Il suddetto giudice, appena fuggito in Bielorussia, ha previsto che porterà a "purghe e prigioni politiche", il che si allinea alla tesi di questa analisi secondo cui l'obiettivo finale è quello di influenzare le prossime elezioni presidenziali.

La realtà è che l'influenza russa è inesistente in Polonia a causa dell'eredità del suo precedente governo conservatore-nazionalista, il cui premier si è vantato del fatto che il suo Paese è responsabile della russofobia diffusa in tutto il mondo e ha definito il mondo russo un "cancro". Ha anche "de-russificato" il settore energetico, ha aumentato le spese militari, ha invitato ancora più truppe statunitensi in Polonia e, infine, ha trasformato la Polonia nella principale base logistica della NATO per armare l'Ucraina contro la Russia.

Queste non sono le politiche di un governo che opera sotto l'influenza russa, ma Tusk vuole manipolare i polacchi affinché pensino il contrario, in modo che non votino per il candidato conservatore-nazionalista alle prossime elezioni presidenziali, al quale potrebbe addirittura essere impedito di candidarsi. Se vincerà il candidato liberal-globalista, la coalizione al governo potrà imporre al Paese le parti più radicali della propria agenda ideologica, anche se con il rischio che la crisi politica della Polonia vada fuori controllo.  

(Articolo pubblicato in inglese sulla newsletter di Andrew Korybko)

Data articolo: Fri, 24 May 2024 16:23:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Seymour Hersh: Molte brigate ucraine pronte a disertare in caso di "offensiva suicida"

Il conflitto in Ucraina finirà con la schiacciante sconfitta di Kiev, a meno che non venga risolto diplomaticamente, ha dichiarato il giornalista statunitense Seymour Hersh.

"Gli Stati Uniti, negli anni in cui Biden è stato in carica, hanno speso 175 miliardi di dollari per combattere una guerra che non può essere vinta e non sarà vinta. Si risolverà solo con la diplomazia - se la razionalità prevarrà a Kiev e a Washington - oppure con la schiacciante sconfitta dell'esercito ucraino, sotto organico, sotto addestramento e mal equipaggiato", ha scritto sul suo blog osipitato dalla piattaforma Substack.

Il giornalista ha fatto notare di essere a conoscenza del fatto che, nelle ultime settimane, diverse brigate ucraine hanno comunicato ai loro comandi che "non parteciperanno più a quella che sarebbe un'offensiva suicida contro una forza russa meglio addestrata e meglio equipaggiata".

Un rappresentante dell'amministrazione statunitense, anonimo, ha detto a Hersh che l'avanzata delle truppe russe indica che, se i negoziati dovessero iniziare ora, Mosca farà in modo di parlare da una posizione di forza.

Data articolo: Fri, 24 May 2024 15:17:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Scoop Guardian: i coloni che assaltano gli aiuti per Gaza "sono aiutati dalle forze di sicurezza israeliana"


PICCOLE NOTE

 

“Funzionari delle forze di sicurezza israeliane stanno informando gli attivisti di estrema destra e i coloni sulla posizione dei camion degli aiuti che trasportano forniture vitali a Gaza, consentendo a tali gruppi di bloccare e vandalizzare i convogli, secondo molteplici fonti”. Così il Guardian.

Soldati e polizia israeliani avvisano i gruppi che attaccano i camion degli aiuti a Gaza

“[…] L’accusa sulla collusione di esponenti delle forze di sicurezza – prosegue il media britannico – è documentata da messaggi di gruppi di chat interne esaminate dal Guardian, nonché da resoconti di numerosi testimoni e attivisti per i diritti umani”.

Quanto alle accuse sul fatto che gli aiuti sarebbero dirottati da Hamas, motivazione addotta dai criminali che attaccano i camion diretti a Gaza per giustificare il loro operato, sono state smentite dalle agenzie umanitarie e dagli Stati Uniti, prosegue il Guardian.

L’altra faccia della medaglia di tali azioni è che gli aggressori restano impuniti, come se nulla fosse, nonostante il flagrante crimine, che impedisce l’arrivo di beni essenziali a civili già ridotti allo stremo, bambini e bambine compresi.

Per fortuna, non tutti in Israele sono stati contagiati da questa follia collettiva: Standing Together, un movimento per la pace e la giustizia di ebrei e palestinesi, ha annunciato che i suoi volontari proteggeranno i camion di aiuti. Se Israele si salverà dall’abisso in cui sta precipitando, sarà per persone come queste…

Il video del rapimento delle soldatesse

Di ieri il filmato delle cinque donne soldato rapite il 7 ottobre da Hamas. Tanti media lo hanno presentato come un video dell’orrore, uno dei tanti circolanti su quel fatidico giorno, distorcendo, in maniera più o meno voluta, il senso della sua pubblicizzazione.

Tali media, e tanti politici, in tal modo lo hanno usato per dimostrare ancora una volta la disumanità di Hamas e, per estensione, dei palestinesi, e legittimare in tal modo la sanguinaria operazione di Gaza.

All’opposto, il video, certo brutale, è stato pubblicizzato dall’associazione dei familiari degli ostaggi per denunciare il disinteresse di Netanyahu per la sorte dei loro cari, che l’operazione Rafah mette ancora più in pericolo di vita. E per sollecitare la ripresa del dialogo con Hamas affinché siano liberati, negoziato quest’ultimo che potrebbe portare alla fine delle ostilità.

Questo, in estrema sintesi, quanto scrive Allison Kaplan Sommer su Haaretz, in un articolo in cui denuncia la “spudorata arroganza” del governo israeliano, fotografata dalla strumentalizzazione del video in questione da parte del ministro degli Esteri Israel Katz, che l’ha usato per condannare il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di Irlanda, Norvegia e Spagna.

Faced With Brutal Footage of Women Hostages, Israel's Government Responds With Shameless Arrogance

Katz, infatti, ha dichiarato che farà vedere il filmato agli ambasciatori presso Israele dei tre Paesi in questione “per sottolineare come sia errata la decisione presa dai loro governi”.

“Katz, proprio come Netanyahu, – conclude la Sommer – vede il video come una sorta di dono generoso da brandire all’esterno come strumento di advocacy o dell’hasbara – e non come la mossa disperata di famiglie che sperano che questo costringa Netanyahu e i suoi ministri a guardare dentro di se stessi, a riflettere sulle loro priorità e sul loro comportamento degli ultimi sette mesi e mezzo”.

Nonostante le strumentalizzazioni del caso, l’iniziativa dei familiari degli ostaggi ha sortito l’effetto desiderato, tanto l’impatto che ha avuto nel Paese, con il governo che ha deciso di inviare una delegazione a riprendere le trattative. Ma è solo un atto dovuto, che Netanyahu cercherà di vanificare come ha fatto nelle precedenti tornate negoziali.

Contro Gaza un delirio di onnipotenza

Resta che la pressione sul premier, dopo giorni in cui appariva trionfante – con gli Usa che hanno rinunciato al secco niet all’attacco contro Rafah – è tornata a salire. Infatti, dopo la richiesta dei magistrati ai giudici del Tribunale penale internazionale di spiccare un mandato di cattura contro Netanyahu, è arrivato l’annuncio che la Corte di Giustizia dell’Aia, che ha competenza sul reato di genocidio, domani si pronuncerà sulla richiesta del Sudafrica di fermare l’attacco a Rafah.

Annuncio che Tel Aviv ha accolto con la consueta arroganza. Così Avi Hyman, portavoce del governo: “Nessun potere sulla Terra impedirà a Israele di proteggere i suoi cittadini e di attaccare Hamas a Gaza”.

Un delirio di onnipotenza che trova il suo fondamento nel supporto più o meno incondizionato del golem americano, dove a salire sugli scudi sono anche i repubblicani, con il presidente della Camera Mike Johnson intenzionato a invitare Netanyahu a parlare al Congresso.

Un annuncio teso a far pressione sul Tribunale penale internazionale perché rigetti la richiesta di arresto avanzata dalla procura e a vanificarlo nel caso sia spiccato, oltre che e a tentare di rilanciare l’immagine del premier israeliano, cosa possibile solo in via formale ché per tanto mondo e per la storia – sempre se ci sarà una storia futura – ormai è bollato col marchio del genocida.

Lo speaker Johnson inviterà il Primo ministro Netanyahu al Congresso

 

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A GAZA LA SITUAZIONE UMANITARIA E' FUORI CONTROLLO. LA PULIZIA ETNICA DECISA

C'E' UNA ONG, GAZZELLA ONLUS, CHE NON SI ARRENDE A QUESTE BARBARIE E OGNI GIORNO, EROICAMENTE, PORTA BENI DI PRIMA NECESSITA' ALLA POPOLAZIONE STREMATA




L'ANTIDIPLOMATICO E LAD EDIZIONI, INSIEME A Q EDIZIONI, E' IMPEGNATA ALLA RACCOLTA FONDI PER LA POPOLAZIONE DI GAZA

ACQUISTANDO IL LIBRO "IL RACCONTO DI SUAAD - PRIGIONIERA PALESTINESE" DAL NOSTRO SITO CONTRIBUIRETE ATTIVAMENTE ALL'INVIO DI AIUTI ALLA POPOLAZIONE DI GAZA

Data articolo: Fri, 24 May 2024 15:00:00 GMT
OP-ED
La Cina reagisce in modo deciso alle restrizioni di USA e UE

di Wang Cong - Global Times

Il Ministero del Commercio cinese (MOFCOM) ha riaffermato l'impegno del Paese per lo sviluppo verde e ha criticato "alcuni Paesi e regioni" che stanno cercando di adottare misure restrittive contro i veicoli elettrici cinesi, in risposta alle notizie di un importante esperto cinese che ha chiesto un aumento temporaneo delle tariffe sulle auto importate con motori di grandi dimensioni. 

Le osservazioni hanno segnato una risposta più decisa alle misure di repressione degli Stati Uniti e dell'Unione Europea contro i veicoli elettrici cinesi e altri prodotti a nuova energia, dal momento che Washington ha fissato una data per l'imposizione di aumenti tariffari su una serie di prodotti cinesi e i funzionari statunitensi stanno chiedendo attivamente e pubblicamente agli alleati degli Stati Uniti, in particolare all'Unione Europea, di seguirne l'esempio. 

I funzionari cinesi hanno ripetutamente giurato di prendere tutte le misure necessarie per difendere gli interessi della Cina. Secondo gli esperti, quando gli Stati Uniti imporranno effettivamente le misure tariffarie e se l'UE farà lo stesso, la Cina prenderà sicuramente delle contromisure, anche se le mosse specifiche e la loro portata sono ancora da vedere. 

Giovedì, in occasione di un incontro con la stampa, è stato chiesto a He Yadong, portavoce del MOFCOM, se fosse in grado di confermare una notizia riportata dai media, secondo cui la Cina starebbe valutando di aumentare il dazio temporaneo sulle auto importate con motori di cilindrata superiore a 2,5 litri e se tale mossa rappresenti una ritorsione contro le mosse dell'UE e degli Stati Uniti; il portavoce non ha fornito una risposta diretta.   

"La Cina è fermamente impegnata nel percorso di sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio e ha sempre incoraggiato e sostenuto la trasformazione e l'aggiornamento verde e a basse emissioni di carbonio di varie industrie per raggiungere uno sviluppo di alta qualità", ha dichiarato. 

Ha inoltre sottolineato che gli esperti di tutti i settori, compreso quello automobilistico, sono impegnati nella ricerca sul percorso di sviluppo verde della Cina e nella formulazione di raccomandazioni per affrontare il cambiamento climatico globale. 

In un'intervista esclusiva al Global Times pubblicata martedì, un importante esperto dell'industria automobilistica cinese, che ha partecipato alla stesura di diverse politiche industriali, ha suggerito alla Cina di prendere in considerazione l'aumento delle tariffe temporanee sulle auto con motori superiori a 2,5 litri, come parte di un ampio sforzo per promuovere lo sviluppo verde. 

Poiché si prevede che la mossa avrà un forte impatto sulle importazioni di auto dall'UE e dagli Stati Uniti, molti media occidentali hanno interpretato la proposta come una risposta di Pechino all'iniziativa di Washington di aumentare le tariffe sui veicoli elettrici cinesi e su altri prodotti a nuova energia e alla cosiddetta indagine antisovvenzioni dell'UE sui veicoli elettrici cinesi, che potrebbe anche portare a un aumento delle tariffe.

Rispondendo alla stessa domanda, He ha anche criticato le misure restrittive contro i veicoli elettrici cinesi. 

"Quello che voglio sottolineare è che alcuni Paesi e regioni stanno attualmente deviando dal concetto di sviluppo verde, violando i principi dell'economia di mercato e le regole dell'OMC e introducendo misure restrittive nel campo dei veicoli a nuova energia", ha dichiarato.

Queste mosse non faranno altro che danneggiare gli interessi dei propri consumatori e minare la transizione verde globale e la capacità del mondo di affrontare il cambiamento climatico", ha dichiarato il portavoce del MOFCOM.

Le osservazioni sono arrivate dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato mercoledì (ora statunitense) che dal 1° agosto inizieranno a imporre dazi più alti su una serie di prodotti cinesi, tra cui veicoli elettrici, batterie per veicoli elettrici, semiconduttori e prodotti medicali. Mentre i funzionari statunitensi avevano già annunciato in precedenza l'aumento dei dazi, questa è la prima volta che gli Stati Uniti hanno rivelato esplicitamente la data di entrata in vigore degli aumenti tariffari. 

Gli esperti cinesi hanno dichiarato che la Cina non rimarrà inerte se i suoi legittimi diritti e interessi saranno lesi da altri Paesi e che, senza alcun dubbio, adotterà contromisure per difendere i propri diritti e interessi. 

"La Cina ha ripetutamente messo in guardia gli Stati Uniti dal prendere una simile iniziativa e ha chiesto di affrontare le differenze attraverso la cooperazione. Ma gli Stati Uniti non hanno mostrato alcuna sincerità. Quindi, se non daranno ascolto a questi appelli, la Cina adotterà contromisure come ha fatto nel 2018", ha dichiarato giovedì al Global Times Bai Ming, ricercatore dell'Accademia cinese per il commercio internazionale e la cooperazione economica, riferendosi agli aumenti tariffari reciproci della Cina in risposta alla guerra tariffaria lanciata dagli Stati Uniti contro la Cina.

Contromisure

"La Cina reagirà", ha spiegato giovedì al Global Times Gao Lingyun, un esperto dell'Accademia cinese delle scienze sociali che segue da vicino le questioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti, sottolineando che le misure specifiche e la portata restano da vedere. 

Alcuni esperti cinesi hanno affermato che ci sono diversi passi che la Cina può intraprendere in modo proporzionato e in linea con le regole del commercio internazionale. In primo luogo, la Cina potrebbe presentare un reclamo all’OMC, come precedentemente stabilito contro le mosse degli Stati Uniti, e le aziende rilevanti, comprese quelle cinesi, potrebbero intentare azioni legali contro gli Stati Uniti. Tuttavia, è improbabile che tali iniziative risolvano i problemi a breve termine, "quindi è necessario preparare anche altre contromisure", ha affermato Bai. 

Alcuni esperti hanno anche suggerito che, dato l’impatto negativo delle mosse di Washington sullo sviluppo globale verde e a basse emissioni di carbonio e sugli sforzi per affrontare il cambiamento climatico, ci sono seri dubbi sul suo impegno nell’area – in quanto tale, anche la cooperazione in materia dovrebbe essere rivista. 

Evidenziando le implicazioni globali delle politiche tossiche di Washington, oltre alle sue stesse tariffe, i funzionari statunitensi hanno anche intensificato la pressione sugli alleati statunitensi, compresa l’UE, affinché seguano l’esempio nel reprimere i veicoli elettrici cinesi. Bruxelles ha avviato una cosiddetta indagine anti-sovvenzioni sui veicoli elettrici cinesi, che potrebbe portare ad un aumento delle tariffe. Giovedì, il segretario al Tesoro USA Janet Yellen ha detto che i ministri delle finanze del G7 discuteranno della "capacità industriale in eccesso della Cina e delle potenziali risposte", come riferito da Reuters. 

Gli esperti cinesi hanno affermato che, sebbene l’attuale amministrazione statunitense abbia seguito la strada sbagliata dell’amministrazione precedente, impegnandosi in una guerra tariffaria, il suo approccio è leggermente diverso in quanto cerca di fare pressione sugli alleati affinché seguano il suo esempio. Tuttavia, gli alleati degli Stati Uniti hanno interessi diversi da considerare quando si tratta di adottare effettivamente misure dannose, anche se sono sotto forte pressione per obbedire ai comandi degli Stati Uniti, hanno osservato gli esperti. 

"Ad esempio, quando si tratta dell'industria automobilistica, ci sono interessi fortemente intrecciati tra la Cina e l'UE. Molte esportazioni di automobili cinesi contengono componenti o tecnologie dell'UE, quindi anche le aziende dell'UE traggono profitto dalle esportazioni automobilistiche cinesi", ha affermato Gao, sottolineando che qualsiasi mossa intrapresa dalle autorità dell’UE sarà probabilmente temporanea e di portata limitata. 

Inoltre, qualsiasi aggiustamento temporaneo delle tariffe sulle auto di grossa cilindrata potrebbe avere un forte impatto negativo anche sulle case automobilistiche dell’UE, poiché molte berline di lusso e veicoli utilitari sportivi con motori superiori a 2,5 litri in Cina vengono importati da paesi dell’UE, come la Germania, secondo gli esperti.

(Traduzione de l'AntiDiplomatico)

Data articolo: Fri, 24 May 2024 14:24:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Xi Jinping sollecita ulteriori riforme per far avanzare la modernizzazione cinese

Il presidente cinese Xi Jinping ha sottolineato la necessità di approfondire ulteriormente le riforme in tutti i settori, concentrando gli sforzi sul progresso della modernizzazione cinese.

Xi, che è anche segretario generale del Comitato centrale del Partito comunista cinese (PCC) e presidente della Commissione militare centrale, ha fatto queste osservazioni presiedendo un simposio a Jinan, nella provincia di Shandong, a cui hanno partecipato rappresentanti delle imprese e del mondo accademico, come riferiscono i media cinesi.

"La riforma è la forza trainante dello sviluppo", ha affermato Xi, sottolineando che per approfondire ulteriormente la riforma su tutti i fronti, gli sforzi dovrebbero essere concentrati sugli obiettivi generali di migliorare e sviluppare il sistema socialista con caratteristiche cinesi e di modernizzare il sistema e la capacità di governance della Cina.

Ha aggiunto che la Cina dovrebbe adottare misure risolute per rimuovere le barriere ideologiche e istituzionali che ostacolano l'avanzamento della modernizzazione cinese e raddoppiare gli sforzi per risolvere le sfide istituzionali e le questioni strutturali più profonde.

Il viaggio di Xi nello Shandong è la prima ispezione locale che effettua da quando l'Ufficio politico del Comitato centrale del PCC si è riunito il 30 aprile.

Durante la riunione è stato deciso che la terza sessione plenaria del 20° Comitato centrale del PCC si terrà a Pechino a luglio e che la sessione esaminerà principalmente le questioni relative all'ulteriore approfondimento delle riforme e all'avanzamento della modernizzazione cinese.

Nove rappresentanti, tra cui imprenditori di imprese statali, private e finanziate dall'estero, sono intervenuti al simposio per avanzare opinioni e suggerimenti sull'approfondimento delle riforme a tutto campo, coprendo temi quali lo sviluppo degli investimenti in capitale di rischio, il potenziamento delle industrie tradizionali, il miglioramento della corporate governance delle imprese private e l'ottimizzazione dell'ambiente commerciale per le imprese straniere.

L'approccio coerente e la buona tradizione del PCC consistono nel condurre ricerche approfondite e nel sollecitare ampiamente i pareri delle varie parti prima di prendere decisioni importanti e formulare documenti importanti, ha affermato Xi, aggiungendo che i dipartimenti competenti dovrebbero studiare attentamente e assorbire i pareri e i suggerimenti per un ulteriore approfondimento delle riforme a tutto tondo emersi durante il simposio.

La Cina dovrebbe aderire e sviluppare il suo sistema economico di base e lavorare per costruire un sistema di economia socialista di mercato di alto livello, ha evidenziato Xi.

La riforma del sistema economico dovrebbe partire dal soddisfare le esigenze realistiche e affrontare le questioni più urgenti, e dovrebbe far progredire l'innovazione teorica e istituzionale nel processo di risoluzione dei problemi pratici, ha aggiunto il leader cinese.

"L'aspirazione del popolo cinese a una vita migliore è l'obiettivo per cui abbiamo lottato, e lo scopo ultimo dell'avanzamento della riforma e della promozione dello sviluppo è quello di migliorare il sostentamento del popolo", le sue parole.

Ha sottolineato la necessità di identificare le aree chiave della riforma e di realizzare progressi sulla base delle pressanti preoccupazioni e aspirazioni della popolazione, tra cui l'occupazione, la crescita del reddito, l'istruzione, l'assistenza sanitaria, gli alloggi, i servizi governativi, l'assistenza all'infanzia, l'assistenza agli anziani, la sicurezza personale e la sicurezza della proprietà.

Xi ha sottolineato che, a prescindere da come e dove la riforma andrà avanti, alcune "cose fondamentali" non devono essere compromesse, tra cui il mantenimento della leadership generale del Partito, l'adesione al marxismo, il mantenimento del percorso del socialismo con caratteristiche cinesi e la difesa della dittatura democratica del popolo.

"Allo stesso tempo, dobbiamo osare innovare e fare un buon lavoro nel riformare ciò che dovrebbe e potrebbe essere riformato, e perseverare nei nostri sforzi una volta trovata la strada giusta", ha detto Xi.

Al simposio hanno partecipato Wang Huning, presidente del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, e Cai Qi, direttore dell'Ufficio generale del Comitato centrale del PCC, che sono anche membri del Comitato permanente dell'Ufficio politico del Comitato centrale del PCC.

Data articolo: Fri, 24 May 2024 14:13:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Brasile e Cina presentano un piano di pace Russia-Ucraina

I governi di Brasile e Cina hanno presentato un piano di pace per porre fine al conflitto tra Russia e Ucraina, dopo l'incontro tenutosi giovedì sera tra il ministro degli Esteri del Paese asiatico, Wang Yi, e il consigliere speciale della presidenza brasiliana ed ex ministro degli Esteri, Celso Amorim.

Il testo è stato diffuso dall'ufficio del Presidente brasiliano Luiz Inázio Lula da Silva. Il testo contiene sei punti e sottolinea che il dialogo e il negoziato politico sono l'unica soluzione possibile al conflitto, iniziato dopo il colpo di Stato in Ucraina (o Euromaidan, nel febbraio 2014) e i successivi attacchi dei nazionalisti ucraini e delle Forze armate contro la popolazione di etnia russa del Donbas, nell'Ucraina orientale.

La proposta raccomanda di organizzare una conferenza di pace internazionale riconosciuta dalle parti, con la partecipazione paritaria di entrambe le nazioni e una discussione equa dei piani di pace.

"Tutte le parti dovrebbero creare le condizioni per la ripresa del dialogo diretto e incoraggiare la de-escalation della situazione fino al raggiungimento di un cessate il fuoco completo", si legge nel documento.

Il Brasile e la Cina esortano tutti i Paesi coinvolti a rispettare i seguenti tre principi per la de-escalation della situazione: non espandere l'area delle ostilità, non intensificare i combattimenti ed evitare le provocazioni.

Il documento sottolinea inoltre la necessità di incrementare gli aiuti umanitari alle regioni colpite, al fine di evitare una crisi umanitaria su larga scala. Il documento afferma inoltre che "entrambe le parti sostengono lo scambio di prigionieri di guerra" e rifiutano gli attacchi alle installazioni e ai civili.

Condannano inoltre l'uso di armi di distruzione di massa, come armi nucleari, chimiche o biologiche. Il documento sottolinea che "si dovrebbe fare ogni sforzo per prevenire la proliferazione nucleare ed evitare una crisi nucleare" e invita a evitare attacchi alle centrali nucleari. 

Brasilia e Pechino si oppongono alla divisione del mondo in blocchi politici o economici isolati e chiedono una maggiore cooperazione internazionale in un'ampia gamma di settori. 

Lo sforzo di Brasile e Cina per spianare la strada alla pace tra Russia e Ucraina - che viene usata dall'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) per attaccare Mosca - precede la cosiddetta conferenza di pace organizzata dall'Occidente per il 15-16 giugno in Svizzera, alla quale il Paese ospitante non ha invitato la Russia, come ha denunciato il Presidente Vladimir Putin.

Mosca ha più volte dichiarato di essere pronta ai negoziati, ma Kiev li ha vietati a livello legislativo. L’Occidente invita la Russia al dialogo, cosa su cui Mosca è d’accordo, ma ignora i continui rifiuti di Kiev ai negoziati. Il Cremlino ha precedentemente affermato che non esistono ancora i prerequisiti per una soluzione pacifica della situazione in Ucraina e che la priorità principale per la Russia resta il raggiungimento degli obiettivi dell’operazione speciale con mezzi militari. I dirigenti russi hanno inoltre osservato che il passaggio ad una soluzione pacifica del conflitto è possibile, tenendo conto delle nuove circostanze e delle richieste di Mosca.

Data articolo: Fri, 24 May 2024 13:56:00 GMT
IN PRIMO PIANO
La Corte internazionale di Giustizia ordina a Israele di fermare l'offensiva a Rafah

 

Come ha riferito al Jazeera, Nawaf Salam, Presidente della Corte internazionale di giustizia, ICJ, ha dichiarato che "Israele deve immediatamente sospendere la sua offensiva militare o qualsiasi altra azione nel governatorato di Rafah che possa infliggere al popolo palestinese di Gaza, condizioni di vita che potrebbero portare alla sua distruzione fisica in tutto o in parte".

Inoltre, Salam ha aggiunto "la Corte non è convinta che gli sforzi di evacuazione e le relative misure che Israele afferma di aver intrapreso per migliorare la sicurezza dei civili nella Striscia di Gaza e in particolare di quelli recentemente sfollati dal governatorato di Rafah siano sufficienti ad alleviare l'immenso rischio a cui la popolazione palestinese è esposta a seguito dell'offensiva militare a Rafah".

Il Presidente della ICJ ritiene, tra l'altro, che “Israele deve adottare misure efficaci per garantire il libero accesso alla Striscia di Gaza a qualsiasi commissione d’inchiesta, missione d’inchiesta o organo investigativo incaricato dagli organi competenti delle Nazioni Unite di indagare accuse di genocidio”.

Salam ha aggiunto che le misure provvisorie adottate da Israele dopo il precedente verdetto della Corte Internazionale di Giustizia su Gaza non affrontano pienamente le conseguenze della mutata situazione.

L'ICJ ha ordinato a Israele di riferire alla corte entro un mese sui progressi compiuti nell'applicazione delle misure ordinate dall'istituzione.

Ha inoltre ordinato a Israele di aprire il valico di frontiera di Rafah per l'assistenza umanitaria.

Le reazioni, Soddisfazione dell'Autorità palestinese e del Sudafrica. Israele convoca riunione di emergenza

L'Autorità Palestinese ha accolto con favore la sentenza della ICJ, affermando che rappresenta un consenso internazionale per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, ha spiegato all'agenzia di stampa Reuters il portavoce presidenziale palestinese Nabil Abu Rudeina.

Anche Il Sudafrica ha accolto con favore l’ordine della Corte internazionale di giustizia dato a Israele di fermare la sua offensiva nella città di Rafah.

"Credo che sia molto più incisiva, in termini di formulazione, per quanto riguarda le misure provvisorie, una richiesta molto chiara di cessazione" delle ostilità, secondo detto il ministro degli Esteri Naledi Pandor all'emittente pubblica SABC.

Come prima reazione da Tel Aviv, fonti diplomatiche hanno riferito al canale israeliano Channel 13 che il primo ministro Netanyahu convocherà una riunione di emergenza.

All'incontro parteciperanno il ministro degli Esteri Israel Katz, il ministro del Gabinetto di Guerra Benny Gantz e il consigliere giudiziario del governo.

Un chiaro segnale che questa sentenza sia stata presa seriamente. La prima reazione alla sentenza è arrivata dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che è uno dei membri di estrema destra della coalizione.

Ha ricordato che coloro che chiedono allo Stato di Israele di fermare la guerra, chiedono che esso stesso decreti di cessare di esistere. “Non saremo d’accordo su questo”, ha ribadito.

Ha aggiunto: “Continuiamo a lottare per noi stessi e per l’intero mondo libero. La storia giudicherà chi oggi si è schierato dalla parte dei nazisti di Hamas e dell’Isis”.

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A GAZA LA SITUAZIONE UMANITARIA E' FUORI CONTROLLO. LA PULIZIA ETNICA DECISA

C'E' UNA ONG, GAZZELLA ONLUS, CHE NON SI ARRENDE A QUESTE BARBARIE E OGNI GIORNO, EROICAMENTE, PORTA BENI DI PRIMA NECESSITA' ALLA POPOLAZIONE STREMATA




L'ANTIDIPLOMATICO E LAD EDIZIONI, INSIEME A Q EDIZIONI, E' IMPEGNATA ALLA RACCOLTA FONDI PER LA POPOLAZIONE DI GAZA

ACQUISTANDO IL LIBRO "IL RACCONTO DI SUAAD - PRIGIONIERA PALESTINESE" DAL NOSTRO SITO CONTRIBUIRETE ATTIVAMENTE ALL'INVIO DI AIUTI ALLA POPOLAZIONE DI GAZA

Data articolo: Fri, 24 May 2024 13:34:00 GMT
NOTIZIE BREVI
Venezuela e Turchia firmano nuovi accordi bilaterali

Il ministro degli Esteri del Venezuela, Yvan Gil, ha riferito che sono stati firmati con la Turchia nove accordi in diversi settori, nell’ambito della Commissione mista per il rafforzamento delle relazioni bilaterali.

"Siamo lieti di annunciare che, seguendo le linee guida del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, abbiamo raggiunto importanti accordi con la Repubblica di Türkiye per rafforzare le nostre relazioni bilaterali attraverso lo scambio e la cooperazione solidale", ha affermato il Ministro degli Esteri venezuelano su X.

Il ministro degli Esteri ha insistito affinché, in collaborazione con il suo omologo turco Hakan Fidan, siano stati firmati nove accordi che coprono settori quali l’agricoltura, la sanità e le scienze mediche, l’aviazione civile, la tutela dei diritti umani, l’istruzione e le borse di studio universitarie, per il “rafforzamento delle scuole della Fondazione Turca Maarif, del turismo e delle arti dello spettacolo, nonché la collaborazione nella produzione di film e serie televisive”.

In questo senso, la IV Commissione Mista Venezuela-Türkiye era stata precedentemente istituita nella città di Ankara, capitale della Turchia, con l'obiettivo di stabilire questioni di interesse bilaterale a favore dello sviluppo e di abbreviare i patti di contributo.

Nel clima produttivo di amicizia fraterna, solidarietà e rispetto reciproco che caratterizza le relazioni tra Venezuela e Turchia, “il 21 maggio si sono tenuti sei gruppi di lavoro nei settori dell'economia, della finanza e del commercio estero, dell'industria; energia, infrastrutture e trasporti; agricoltura, pesca e allevamento; cultura, turismo, sport e cooperazione allo sviluppo; istruzione, scienza e tecnologia”.

Allo stesso modo, il giorno prima "si sono svolti incontri bilaterali tra i rappresentanti di entrambe le delegazioni per discutere temi di interesse nell'agricoltura, nei trasporti marittimi, nella scienza e nella tecnologia, nei teatri e nei diritti umani".

Data articolo: Fri, 24 May 2024 13:18:00 GMT
NOTIZIE BREVI
Orban: Bruxelles prepara piani militari per entrare in guerra

Non avendo intenzione di partecipare alla missione militare della NATO in Ucraina, Budapest sta rivalutando il suo ruolo nell'organizzazione, ha dichiarato il Primo Ministro ungherese Viktor Orban alla stazione radio Kossuth.

Ha confermato che l'Ungheria non ha intenzione di partecipare ad azioni della NATO che potrebbero trascinare gli Stati membri nel conflitto in Ucraina e portare a un confronto diretto con la Russia. Secondo Orban, Bruxelles sta preparando piani militari con "task force che lavorano su come la NATO possa prendere parte a questa guerra".

"L'Ungheria si oppone a tutto ciò. Il governo sta lavorando intensamente per capire come evitare di partecipare alla guerra pur rimanendo un membro della NATO", ha detto Orban, aggiungendo che Bruxelles ne era a conoscenza e stava addirittura chiamando l'Ungheria "non partecipante".

Il capo del governo ha riconosciuto che la posizione dell'Ungheria può apparire insolita, data la sua intenzione di rimanere nella NATO. "Non ci sono molte situazioni nella storia della NATO in cui gli Stati membri hanno preso apertamente una posizione distinta come sta facendo ora l'Ungheria. Pertanto, il suo ruolo nell'alleanza militare deve essere rivalutato. I nostri avvocati e i nostri militari stanno attualmente lavorando su questo punto. La questione dovrebbe essere risolta dalla diplomazia ungherese", ha dichiarato Orban.

Nel frattempo, ha ribadito che l'Ungheria non intende partecipare a eventuali operazioni della NATO in Ucraina. Il Paese non stanzierà fondi, non invierà armi al Paese e non permetterà che il suo territorio venga utilizzato per immagazzinare armi destinate all'esercito ucraino. Il premier ha spiegato che questa posizione si basa sulla convinzione che sia impossibile risolvere militarmente il conflitto in Ucraina, poiché non ci può essere un vincitore, e che una soluzione debba essere trovata attraverso colloqui di pace.

Inoltre, Orban ha sottolineato che la NATO è un'alleanza difensiva che nessuno ha ancora attaccato. Il conflitto in Ucraina riguarda solo Kiev e Mosca, ha detto il primo ministro ungherese. Per questo motivo, a suo dire, i discorsi sulla "minaccia russa" dovrebbero essere considerati come "una manovra dell'Occidente e dell'Europa per spianare la strada alla loro entrata in guerra".

Data articolo: Fri, 24 May 2024 13:02:00 GMT
Italia
Il 57% degli italiani arriva con difficoltĂ  a fine mese. Il nuovo (drammatico) rapporto Eurispes

 

di Michele Blanco

L’Italia inesorabilmente si conferma tra i paesi più poveri d’Europa in termini educativi, con una carenza di istruzione che si perpetua tragicamente di generazione in generazione. È quanto emerge dal 36esimo Rapporto Italia dell’Eurispes presentato il 24 maggio 2024. Si tratta di un vero e proprio richiamo sulla situazione critica del nostro Paese in questo ambito che sarà sempre più cruciale per il fututo.

I dati sono allarmanti: nel 2022 l’Italia si è classificata penultima tra i Paesi europei, con il 41,7% della popolazione tra i 25 e i 74 anni in possesso di un titolo di studio inferiore al diploma e solo il 18,5% laureato. Una situazione drammatica figlia delle profonde disuguaglianze educative presenti nel nostro paese.

La povertà educativa assume infatti diffusioni diverse tra le diverse regioni italiane, rappresentando uno dei fattori chiave delle disparità nei percorsi formativi e nei risultati di apprendimento. Il divario si riflette anche nella percentuale di laureati, con punte del 35% nel Lazio e del 32,3% in Emilia-Romagna, ma quote inferiori al 20% in Sicilia e Calabria. Queste ultime due regioni detengono inoltre il triste primato delle quote più elevate di adulti con basso livello di istruzione, rispettivamente il 48% e il 44%.

La provenienza familiare diventa fondamentale, le disuguaglianze di origine sociale, le differenze nelle pratiche quotidiane e i divari nella qualità delle occupazioni dei genitori alimentano il rischio di cadere nella povertà educativa, vanificando gli sforzi della scuola per garantire pari opportunità. Una spirale negativa che si trasmette inesorabilmente da una generazione all’altra, minando le prospettive future del Paese.

Altro dato eclatante del rapporto Eurispes è che il 57% italiani arriva a fine mese con difficoltà.

Poco più di un italiano su quattro riesce a risparmiare (28,3%) mentre il 36,8% attinge ai risparmi per arrivare a fine mese. Il 57,4% arriva a fine mese con difficoltà. E' quanto emerge dal 36esimo rapporto Italia dell'Eurispes sottolineando che bollette (33,1%) e affitto (45,5%) mettono in difficoltà molte famiglie, seguono le rate del mutuo (32,1%) e le spese mediche (28,3%).

I prezzi dei beni di consumo, rileva Eurispes, "sono in aumento per l’83% degli italiani. Secondo il rapporto, inoltre, "la maggior parte degli italiani (55,5%) ritiene che la situazione economica del paese abbia subìto un peggioramento nel corso dell’ultimo anno, per il 18,6% la situazione è rimasta stabile, mentre solo un italiano su dieci (10%) ha indicato segnali di miglioramento".

Sulle previsioni sul  futuro, rileva Eurispes, "gli italiani sono invece cauti: per il 33,2% la situazione economica italiana resterà stabile nei prossimi dodici mesi. I pessimisti, che attendono un peggioramento, sono il 31,6%, mentre il 10,8% prospetta un periodo di crescita economica. Un quarto del campione non indica una risposta. Il 40,9% dei cittadini afferma però, che la situazione economica personale negli ultimi 12 mesi è rimasta stabile". Quello che risulta evidente è che "complessivamente il 35,4% degli italiani denuncia un peggioramento della propria condizione economica, mentre il [solo] 14,2% riferisce un miglioramento".

Nelle difficoltà economiche la famiglia d’origine, come sempre in Italia, è un punto di riferimento: il 32,1% degli italiani ha chiesto sostegno finanziario alla famiglia di origine. Alcuni sono ricorsi al sostegno di amici, colleghi e altri parenti (17,2%); il 16% ha richiesto un prestito in banca, mentre il 13,6% ha dovuto chiedere soldi in prestito a privati (non amici o parenti". Diffusa, inoltre, "la vendita online di beni e oggetti su canali di compravendita on line, tipo E-Bay, Vinted, aste online, ecc. (27,5%). Il 15,3% ha dovuto vendere o ha perso beni come la casa o l’attività commerciale/imprenditoriale. Si acquista molto a rate (42,7%), spesso su piattaforme online a interessi zero (21,3%)".

Sul fronte dei pagamenti il 24,8% ammette di aver pagato le bollette con forte ritardo, il 22,1% ha avuto ritardi nel pagamento delle tasse, il 18,5% è stato in ritardo/arretrato con le rate del condominio e il 14,9% ha saldato in ritardo i conti presso commercianti/artigiani. Inoltre, osserva Eurispes, un terzo degli italiani paga in nero alcuni servizi. Il bisogno di risparmiare ha spinto il 33,6% degli italiani infatti a pagare in nero alcuni servizi come ripetizioni, riparazioni, baby sitter, medici, pulizie, ecc., il 37,6% ha dovuto rinunciare alla baby sitter e il 24,3% alla badante. Il 14,6% dei rispondenti ha noleggiato abiti e accessori in occasione di feste o cerimonie, e l’11,7% è tornato a vivere in casa con la famiglia d’origine. Le rinunce toccano anche la salute, cosa molto grave in una nazione dove l’assistenza sanitaria dovrebbe essere gratuita e garantita a tutti. La necessità di ridurre le spese comporta spesso, oltre alla messa in atto di strategie per risparmiare e ottenere liquidità, anche alla rinuncia a spese importanti di carattere sanitario, in alcuni casi anche essenziali per la salute. Poco meno di un italiano su tre ha rinunciato a cure/interventi dentistici (29,5%), a controlli medici periodici/preventivi (28,7%) e a trattamenti/interventi estetici (28%). Il 23,1% ha rinunciato a visite specialistiche per disturbi o patologie specifiche, il 17,3% a terapie/interventi medici e il 15,9% all’acquisto di medicinali.

Il lavoro nero è una realtà diffusa: il 40,5% degli intervistati, infatti, dichiara di aver lavorato senza contratto; l’8% sempre o spesso, mentre quasi un terzo (32,5%) una volta o qualche volta. La maggioranza degli intervistati che lavorano attualmente o hanno lavorato in passato (59,5%) afferma di non aver mai lavorato senza contratto. Tra questi, il 38,2% non accetterebbe di farlo, il 21,3%, al contrario, accetterebbe in caso di bisogno. I dati - rileva il rapporto - confermano la diffusione del lavoro nero nel nostro Paese, anche tenendo conto che il fenomeno tende a restare in parte nascosto e potrebbe, dunque, coinvolgere una quota anche superiore di cittadini.

L’esperienza di lavorare senza regolare contratto viene riferita con maggiore frequenza della media dagli intervistati con basso titolo di studio: il 55,2% tra chi non ha alcun titolo di studio e il 50,8% tra quanti hanno la licenza elementare. D’altra parte, il fenomeno tocca in maniera consistente anche il 39,3% di chi ha un diploma e il 35,2% di quanti sono laureati. Lavorare senza contratto è capitato con frequenza ai giovanissimi: il 56,8% dei 18-24enni (spesso e qualche volta). A seguire si sono trovati a lavorare in nero il 48,3% dei 35-44enni e il 43,3% dei 25-34enni.

Ci sono pericoli legati all’adozione del concordato preventivo biennale. Nella radiografia delle dichiarazioni 2022 sui redditi 2021, su 2,42 milioni di autonomi censiti erano ben 1,34 milioni a fermarsi sotto la sufficienza rappresentata dall’8, con il 55,4% che non ha quindi raggiunto la sufficienza Isa (Indice di Affidabilità Fiscale). In questo gruppo il reddito medio dichiarato si ferma a 23.530 euro all’anno, vale a dire il 68,5% in meno dei 74.698 euro dichiarati dai contribuenti 'affidabili'. Circa il 68,8% delle imposte dovute (68,8 euro ogni 100) sfugge alle casse dello Stato, con una sottrazione media al bilancio pubblico, negli ultimi tre anni, pari a 31,2 miliardi l’anno.

Come ricorda poi l'Eurispes, sono invece 111 i soggetti di grandi dimensioni che hanno aderito alla cooperative compliance. Nel 2023, l’Agenzia delle Entrate italiana ha inviato alle controparti straniere ben 273 accordi, rispetto ai 224 dell’anno precedente, a fronte della Germania, che ne ha inviati solo 10, della Francia, che ne ha inviati 16, degli Usa che ne hanno inviati 26 (Ocse). Nel caso di accordo tra Fisco e contribuente, anche dopo post accertamento, non si parla più di compliance ma di istituti deflativi del contenzioso attraverso uno dei molteplici istituti che il nostro Ordinamento giuridico prevede (adesione, conciliazione, etc.). Negli ultimi anni sono stati conclusi con multinazionali estere accordi in adesione (post accertamento) per le seguenti cifre: Apple (318 milioni di euro); Amazon (100 milioni di euro); Gucci/Kering (1,2 miliardi di euro); Google (306 milioni di euro); Facebook (oltre 100 milioni di euro); Netflix (oltre 55 milioni di euro); Airbnb (576 milioni di euro).

Data articolo: Fri, 24 May 2024 13:00:00 GMT
Diritti e giustizia
Thomas Piketty e il capitalismo finanziario

 

di Michele Blanco

Per l'economista francese Thomas Piketty i maggiori problemi e ingiustizie nella distribuzione dei redditi nelle società contemporanee sono dovuti al prevalere nelle preferenze degli investitori per la speculazione finanziaria al posto degli investimenti nell'economia reale e produttiva.

Naturalmente questa preferenza deleteria degli investitori va anche a discapito della economia ambientale e delle energie alternative, che sarebbero senza ombra di dubbio il vero investimento per il futuro dell'umanità e del nostro pianeta.  

Il modo per capire il funzionamento del capitalismo speculativo finanziario attuale, secondo il pensiero di Piketty è studiare l’equazione che collega il rapporto capitale / reddito (β) moltiplicato per il tasso di rendimento del capitale (π) come risultato della quota rispetto al reddito (α). Secondo la formula a α = β × π, la quota di profitto è collegata al rendimento del tasso di capitale. Insomma il rapporto capitale / reddito β è il risultato del rapporto tra la propensione al risparmio (s) e il tasso di crescita economica (g). β = s / g,   egli imputa sostanzialmente le cause della crescente disuguaglianza mondiale all’aumento della propensione al risparmio, dei ricchissimi, in primo luogo, che a livello mondiale sono sempre meno, si calcola che siano in tutto 500mila persone su 8 miliardi di abitanti del pianeta, rispetto alla crescita economica nel corso di questo ultimo mezzo secolo, Piketty considera il capitale come il patrimonio detenuto e di conseguenza uno stock di capitale (o capitale fisso) che può aumentare di anno in anno mentre per il reddito può valere lo stesso ragionamento a patto che si consideri come un flusso di capitale e non uno stock.

Inoltre, l’economista francese considera il rapporto capitale / reddito uno strumento molto importante per l’analisi dei flussi di capitali, per questo cerca di dimostrare come sono determinanti per l'aumento delle disuguaglianze gli abusi dei mercati finanziari; sostenendo, in particolare, che l’accumulazione di capitale diviene possibile quando tale accumulazione non aumenta più del tasso di crescita e il meccanismo di concorrenza funziona al fine di equalizzare le sfere di accumulazione e distribuzione. Semplificando fino a quando le rendite finanziare saranno così alte e redditizie chi le detiene preferirà investire in rendita invece che investire nell'economia reale, produttiva che crea lavoro, ricchezza e maggiore distribuzione dei redditi.

Alla fine del XIX secolo, ritiene Piketty la diffusione della conoscenza e il progresso tecnico hanno permesso di evitare l’apocalisse descritta da Marx. Secondo lui, il problema della disuguaglianza viene determinato massimamente da un processo di distribuzione del capitale che viene condizionato dal tasso di risparmio e dal sistema finanziario. Fondamentalmente l’analisi di Piketty considera l’azione speculativa del mercato finanziario globalizzato come la principale causa di disuguaglianza nel mondo contemporaneo. Il problema resta sempre lo stesso, cioè la non distribuzione del reddito complessivo in modo che ci sia una maggiore giustizia, con una migliore distribuzione della ricchezza.

L’elevato livello del coefficiente di Gini, che registra la grande disuguaglianza che si sta ampliando, sempre più, a livello mondiale, secondo Piketty, viene determinata massimamente da un elevato livello di accumulazione finanziaria rispetto al tasso di crescita dell'economia reale. Ma se le rendite finanziare non vengono tassate, anzi il più delle volte evadono e/o eludono i già bassi tassi che si dovrebbero pagare, come i redditi derivanti da salari e stipendi, si capisce chiaramente che manca la totale volontà politica di ridurre effettivamente le disuguaglianze.

Piketty ritiene necessario un grande accordo tra tutte le nazioni del mondo per fermare la speculazione finanziaria, solo imponendo una tassazione unica, giusta e certa, senza più paradisi fiscali per i superricchi, si potrà avere una migliore redistribuzione dei redditi e quindi minori disuguaglianze. Ma nessuno, allo stato attuale delle cose, si può illudere che questo possa mai realmente realizzarsi, almeno fino a quando i circa 8 miliardi di persone, meno i 500000 supericchi che determinano questo stato di cose, non lo capiscono.

Alcuni testi di riferimento importanti e molto letti a livello mondiale di Thomas Piketty: -Capitale e ideologia, Milano, La nave di Teseo, 2020. -Il capitale nel XXI secolo, Milano, Bompiani, 2013. -Una breve storia dell'uguaglianza, Milano, La nave di Teseo, 2020. -Disuguaglianze, Milano, Università Bocconi, 2018. -Si può salvare l'Europa? Cronache 2004-2015, Milano, Bompiani, 2015. -Capitale e disuguaglianza: Cronache dal mondo, Milano, Bompiani, 2017.

Data articolo: Fri, 24 May 2024 12:16:00 GMT
OP-ED
Blinken spinge per consentire all'Ucraina di colpire il territorio russo con armi USA

 

di Dave Camp. - News.Antiwar

Il Segretario di Stato Antony Blinken sta spingendo all'interno dell'amministrazione Biden per consentire all'Ucraina di utilizzare sistemi missilistici e altre armi fornite dagli Stati Uniti per colpire il territorio russo, secondo quanto riportato questo mercoledì dal New York Times.

Il quotidiano ha riferito che è in corso un "vigoroso dibattito" all'interno dell'amministrazione sulla scia della nuova offensiva russa a Kharkiv, lanciata da oltre il confine nell'oblast' di Belgorod, in Russia.

Non è chiaro quanti altri funzionari di alto livello siano d'accordo con Blinken, ma sta crescendo la pressione sul Presidente Biden affinché elimini il divieto per l'Ucraina di utilizzare armi statunitensi in territorio russo, divieto che, secondo il Times, è stato concepito per "evitare la terza guerra mondiale".

Anche il presidente della Camera Mike Johnson (R-LA) e molti altri membri del Congresso chiedono di revocare il divieto. L'ultra falco Victoria Nuland, che ha lasciato il Dipartimento di Stato a marzo, è apparsa questa settimana su ABC News per fare un appello all'Ucraina affinché estenda l'uso delle armi statunitensi al territorio russo.

"Penso che ci sia anche la questione se noi, gli Stati Uniti e i nostri alleati, dovremmo dare loro più aiuto nel colpire le basi russe, cosa che finora non siamo stati disposti a fare", ha spiegato Nuland.

"Penso che se gli attacchi provengono direttamente da oltre la linea di confine in Russia, quelle basi debbano essere prese in considerazione, sia che vengano lanciati missili sia che vengano rifornite di truppe", ha aggiunto.

Mosca ha recentemente avvertito il Regno Unito che se l'Ucraina avesse utilizzato armi britanniche in territorio russo, le forze russe avrebbero preso di mira i siti militari britannici in Ucraina "e non solo". L'avvertimento è arrivato dopo che il ministro degli Esteri britannico David Cameron ha dichiarato che l'Ucraina ha il "diritto" di usare le armi britanniche per attaccare la Russia.

La Russia sta attualmente conducendo esercitazioni nucleari tattiche, lanciate in risposta alla retorica provocatoria dei funzionari occidentali sull'invio di truppe in Ucraina. Secondo il Times, anche gli Stati Uniti starebbero valutando la possibilità di dispiegare truppe per l'addestramento, anche se il presidente degli Stati Maggiori Riuniti, gen. Charles Q. Brown, ha dichiarato che al momento non vi sono "piani" in tal senso.

Tradotto con DeepL.com (versione gratuita)

Data articolo: Fri, 24 May 2024 07:45:00 GMT
IN PRIMO PIANO
Cina: i separatisti di Taiwan finiranno con la “testa rotta”

 

"Tutte le forze separatiste a favore dell'indipendenza di Taiwan finiranno con le teste rotte e coperte di sangue prima dell'evento storico della completa riunificazione della Cina", ha avvertito, ieri, in conferenza stampa il portavoce del Ministero degli Esteri Wang Wenbin.

Ha aggiunto che le manovre della Cina sono un "serio avvertimento" ai "combattenti per l'indipendenza" dell'isola che finirà in uno spargimento di sangue.

Pechino ha effettuato le esercitazioni dopo che il presidente di Taiwan, Lai Ching-te, martedì  scorsoha esortato la Cina a smettere di "fare il prepotente" con l'isola.

Ching-te, durante la cerimonia di presa di potere, ha sottolineato che "Taiwan è una nazione sovrana e indipendente, la cui sovranità spetta al popolo", ribadendo che il suo governo non farà concessioni su democrazia e libertà.

Manovra vicino alle acque di Taiwan

In questo contesto, il Comando del Teatro Orientale dell'Esercito cinese ha avviato le esercitazioni in prossimità dello Stretto di Taiwan, nonché nelle aree intorno alle isole di Kinmen, Matsu, Wuqiu e Dongyin.

Il portavoce del Comando del Teatro Orientale dell'Esercito cinese, il colonnello  Li Xi, ha descritto la manovra cinese vicino a Taiwan come una "forte punizione", sottolineando che si tratta di un severo avvertimento contro le interferenze e le provocazioni di forze esterne.

Inoltre, attraverso una dichiarazione rilasciata nella giornata di mercoledì, l'Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan (TAO) ha ribadito con fermezza la propria posizione contro qualsiasi forma di "attività separatista dell'indipendenza di Taiwan".

Da parte sua, Taiwan, condannando le esercitazioni della Cina in prossimità delle sue acque, ha annunciato di aver messo i suoi militari in "stato di massima allerta" per quelle che ha definito "provocazioni e azioni irrazionali che turbano la pace e la stabilità regionale" adottate dalla Cina.

Le tensioni tra Cina e Stati Uniti hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi anni a causa, tra l'altro, del sostegno degli Stati Uniti a Taiwan in attività quali la vendita di armi e le visite di funzionari statunitensi all'isola che Pechino considera parte inseparabile del proprio territorio in base al principio "una sola Cina".

 

Data articolo: Fri, 24 May 2024 07:40:00 GMT
IN PRIMO PIANO
L'Iran diffonde i primi risultati delle indagini sull'elicottero di Raisi

 

I risultati preliminari delle indagini sull'incidente in elicottero in cui sono morti domenica scorsa, il presidente Ebrahim Raisi e diversi alti funzionari, sono stati forniti dallo Stato maggiore delle forze armate iraniane.

Nel report citato  dall'agenzia Tasnim si indica che l'elicottero ha seguito la rotta prevista senza abbandonare la traiettoria di volo designata.

Secondo lo Stato Maggiore, "non sono stati osservati effetti di proiettili o impatti simili sui componenti dell'elicottero coinvolto nell'incidente."

Circa un minuto e mezzo prima dell'incidente, il pilota dell'aereo coinvolto aveva comunicato con gli equipaggi di altri due elicotteri del gruppo di volo.

Nelle conversazioni tra la torre di guardia e gli equipaggi di volo non è stato registrato nulla di sospetto.

Inoltre, nell'indagine si precisa che l'elicottero ha preso fuoco dopo aver colpito la montagna.

Nel documento si sottolinea rileva che sono state raccolte ampie informazioni relative all'incidente e che è necessario più tempo per rivedere alcuni dati.

I responsabili delle indagini chiedono che non venga prestata attenzione ai commenti di persone non esperte che vengono pubblicati su Internet sulla base di speculazioni senza precisa cognizione di causa o, talvolta, guidati da informazioni provenienti da media stranieri.

 

Data articolo: Fri, 24 May 2024 07:35:00 GMT
NOTIZIE BREVI
FSB: L'intelligence militare ucraina è direttamente coinvolta nell'attacco al Crocus

 

La Direzione principale dell'intelligence del Ministero della Difesa ucraino (GUR) ha avuto un ruolo diretto nell'attacco al municipio di Crocus, ha ribadito il direttore del Servizio di sicurezza federale russo (FSB) Alexander Bortnikov in una riunione sulla sicurezza della CSI a Bishkek.

"L'indagine è in corso, ma posso già dire con sicurezza che l'intelligence militare ucraina è stata direttamente coinvolta in questo attacco", ha spiegato ai capi delle agenzie di sicurezza e intelligence della CSI.

La sera del 22 marzo è avvenuto l'attacco terroristico alla sala concerti Crocus City Hall di Krasnogorsk, a due passi dalla periferia di Mosca. Secondo gli ultimi dati, l'attacco terroristico ha causato la morte di 144 persone. Ben 551 persone sono rimaste ferite. 

Data articolo: Fri, 24 May 2024 07:31:00 GMT
NOTIZIE BREVI
La Russia reagirĂ  se le armi prodotte nel Regno Unito attaccheranno il suo territorio

 

Ieri, la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha dichiarato che Mosca attaccherà obiettivi britannici se l'Ucraina utilizzerà armi britanniche per attaccare il territorio russo.

"In risposta agli attacchi con armi britanniche contro il territorio del nostro Paese, potremmo colpire qualsiasi oggetto militare e armamento britannico in Ucraina e oltre", ha avvertito.

Mosca ha lanciato questo avvertimento per la prima volta all’inizio di maggio, dopo che il ministro degli Esteri britannico David Cameron aveva affermato che l’Ucraina aveva il diritto di utilizzare le armi fornite da Londra per attaccare obiettivi all’interno della Russia.

Data articolo: Fri, 24 May 2024 07:30:00 GMT
Editoriali
Georgia, Ucraina e i "picciotti euroatlantici"

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Come in ogni evento della vita e delle attività umane, esistono vari e multiformi approcci alla soluzione (o alla complicazione) delle questioni. In quelle riguardanti le relazioni tra stati e paesi, invece, da almeno un’ottantina d’anni – certamente anche da molto prima: una volta o l’altra sarà il caso di tornare sull’approccio sovietico, da un lato, e quello anglo-franco-yankee, dall’altro, al tentativo di frenare le mire belliche di Hitler tra il 1934 e il 1939 – conoscono sostanzialmente due tipi di approccio.

Da una parte, quello dell’imperialismo USA e dei satelliti che, qua e là per il mondo, agiscono su comando yankee e che consiste nell’applicazione della massima, falsamente attribuita a Stalin, ma che invece viene da sempre praticata dalla Casa Bianca: “c’è la persona e c’è il problema; non c’è la persona e non c’è il problema”.

Dall’altra, c’e quello della ricerca degli accordi e del rispetto delle sovranità dei paesi e dei governi legittimamente in carica. Ora, su questo secondo fronte, al momento, ci sarebbe il corollario di un “presidente” nazigolpista che, dallo scorso 20 maggio, risulta formalmente “legale”, ma assolutamente illegittimo: il fatto è che il personaggio in questione si colloca per l’appunto nella cerchia dei più necessari satelliti yankee e, dunque, in base allo “spirito pratico americano”, chissenefrega di legalità e legittimità.

Di contro, c’è invece un governo, questo sì legittimamente in carica, quale quello georgiano, che da qualche tempo, visto l’andazzo delle cose ucraine e l’imperativo euroatlantico di aprire un secondo fronte alle porte della Russia, viene quotidianamente strattonato e preso a gomitate: ora gli si manomettono i freni dell’auto di quel tanto sufficiente a non andare a sfracellarsi; ora gli si fa trovare un gatto impiccato sull’uscio di casa. Insomma, siamo ancora soltanto al “dolcestilmafioso”; non ancora ai candelotti.

In ogni caso, è chiaro a che tipo di approccio si attengano nei confronti di Tbilisi le liberal-democrazie dai “chiarissimi valori umanistici” di rispetto del diritto: le decisioni che prendete, in particolare riguardo alle nostre “famiglie” lì da voi, non ci garbano; vedete un po’ di darvi una calmata nelle vostre smanie di autonomia legislativa. Lo diciamo per voi, per il vostro bene. Non è affatto un avvertimento o, dio ce ne scampi, una minaccia; no, è solo una constatazione: quelle nostre “famiglie”, lì da voi, potrebbero prenderla male, chissà, e allora, addio UE. Cercate un po’ di tornare ai cari vecchi tempi amorosi di Ševardnadze o, ancor meglio, di Saakašvili, quando ci si intendeva con un tocco di coppola.

E tali pizzini vengono recapitati a Tbilisi un po’ da entrambe le sponde dell’Atlantico. Ma, l’aspetto curioso del momento è che, mentre solitamente – sempre in ossequio a quel famoso “spirito pratico” – si è abituati a sentire la voce del padrone yankee più ferma, stentorea, ultimativa, mentre i mormorii del satellite europeista sembrano ricalcare i “più nobili e antichi” rituali delle corti machiavelliche del vecchio continente, che ricorrono al “Modo tenuto dal duca Valentino...” solo in casi estremi, mentre, di norma, dispensano “calmi e ragionati consigli” di pacificazione, ecco che, almeno questa volta, i ruoli si sono invertiti. Blinken “invita”; Bruxelles avverte.

E non si pensi che dalle parti di Bruxelles non si conoscano le constatazioni del giovane Mikhail Lermontov - anche se è possibilissimo che, in ossequio alle sanzioni, le si ignorino volutamente - secondo cui «Il nostro pubblico è ancora così giovane e ingenuo… non sa ancora che, in una società decorosa e in un libro decoroso, non c’è posto per le aperte volgarità; che la moderna erudizione ha messo a punto strumenti ben più affilati, pressoché invisibili e ciononostante letali, che, con la copertura della lusinga, inferiscono colpi sicuri e ineluttabili», e le si applichino alle moderne tecniche di agitprop euro-guerrafondaia.

No, a Bruxelles li conoscono benissimo, eccome, quei melliflui e politically correct moderni «strumenti ben più affilati». Solo che, questa volta, si sono lasciati prendere la mano e, di punto in bianco, hanno fatto ricorso proprio a quelle «aperte volgarità» e, invece di espressioni, parole, locuzioni o «strumenti... pressoché invisibili», sono passati sic et simpliciter alla famosa testa di cavallo fatta trovare nel “letto” del governo georgiano. E al suo premier, Irakli Kobakhidze, (che a Bruxelles siano trasaliti alla prima parte del cognome e abbiano perso le staffe?) hanno prospettato accadimenti a là Robert Fitso, come ha fatto in un colloqui telefonico il Commissario europeo per l'allargamento Oliver Varhelij, il quale poi si è affrettato a farfugliare che, vedete, le sue parole non erano una minaccia e che i malvagi filo-putiniani le avevano «estrapolate dal contesto».

Varhelij ha ammesso sì di aver esortato Kobakhidze a non inasprire la «delicata situazione», approvando una legge che potrebbe portare a “un'ulteriore polarizzazione“ nelle strade di Tbilisi: è solo «in tale contesto, che ho menzionato il tragico incidente in Slovacchia», ha scongiurato a credergli Varhelij.

La pensa diversamente il diretto interessato, che giudica «scioccante» l’euro-avvertimento. Allorché, ha detto Kobakhidze, «nel contesto del ricatto relativo alla legge “Sulla trasparenza delle influenze straniere”, si menziona il primo ministro slovacco… la cosa ci preoccupa gravemente» e ha aggiunto di essersi sentito in dovere di rendere pubbliche queste informazioni «a fini di prevenzione». Del tipo: se mi succede qualcosa, sapete già chi andare a cercare.

Non ti dar pena, lo avremmo saputo comunque: di chiunque possa essere essere la mano che azioni il detonatore.

Data articolo: Fri, 24 May 2024 07:00:00 GMT
NOTIZIE BREVI
UNRWA: “un’altra guerra” infuria nella Cisgiordania occupata

 

Philippe Lazzarini, capo dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), ha denunciato che nei territori palestinesi occupati si sta combattendo una guerra “ignorata” dove le forze israeliane stanno lanciando operazioni regolari per distruggere case, demolire strade e smantellare “infrastrutture di base”, come acqua ed elettricità.

Il personale delle Nazioni Unite ha raccontato come il campo profughi di Nur Shams, nel nord della Cisgiordania occupata, fosse “un tempo un’area vivace con mercati e vita”, ma ora sia stato colpito dalla “distruzione” delle forze israeliane.

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A GAZA LA SITUAZIONE UMANITARIA E' FUORI CONTROLLO. LA PULIZIA ETNICA DECISA

C'E' UNA ONG, GAZZELLA ONLUS, CHE NON SI ARRENDE A QUESTE BARBARIE E OGNI GIORNO, EROICAMENTE, PORTA BENI DI PRIMA NECESSITA' ALLA POPOLAZIONE STREMATA




L'ANTIDIPLOMATICO E LAD EDIZIONI, INSIEME A Q EDIZIONI, E' IMPEGNATA ALLA RACCOLTA FONDI PER LA POPOLAZIONE DI GAZA

ACQUISTANDO IL LIBRO "IL RACCONTO DI SUAAD - PRIGIONIERA PALESTINESE" DAL NOSTRO SITO CONTRIBUIRETE ATTIVAMENTE ALL'INVIO DI AIUTI ALLA POPOLAZIONE DI GAZA

Data articolo: Fri, 24 May 2024 06:56:00 GMT
NOTIZIE BREVI
ICJ, oggi il verdetto sulla richiesta di cessate il fuoco a Gaza

 

La Corte Internazionale di Giustizia emetterà oggi il suo verdetto sulla richiesta del Sud Africa di ordinare la fine dell'offensiva israeliana su Rafah.

La richiesta fa parte di una più ampia denuncia di genocidio intentata dal Sudafrica contro Israele. Dopo il caso aperto nel dicembre 2023, la corte ha stabilito che Israele deve fare tutto il possibile per prevenire “atti genocidi”, ma si è fermata prima di ordinare un cessate il fuoco a Gaza.

Il Sudafrica, nella sua ultima petizione, ha ribadito che la continua invasione di Rafah da parte di Israele, l'ultimo rifugio per i palestinesi sfollati, ha cambiato la situazione sul campo e merita nuovi ordini di emergenza.

Qualunque decisione la corte emetta oggi si applicherà solo a potenziali ordini di emergenza – o misure provvisorie. Potrebbero volerci anni per prendere una decisione complessiva, che determinerà se Israele stia commettendo o meno un genocidio.

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A GAZA LA SITUAZIONE UMANITARIA E' FUORI CONTROLLO. LA PULIZIA ETNICA DECISA

C'E' UNA ONG, GAZZELLA ONLUS, CHE NON SI ARRENDE A QUESTE BARBARIE E OGNI GIORNO, EROICAMENTE, PORTA BENI DI PRIMA NECESSITA' ALLA POPOLAZIONE STREMATA




L'ANTIDIPLOMATICO E LAD EDIZIONI, INSIEME A Q EDIZIONI, E' IMPEGNATA ALLA RACCOLTA FONDI PER LA POPOLAZIONE DI GAZA

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Data articolo: Fri, 24 May 2024 06:54:00 GMT
Fiammiferi
Da Madrid, l’Internazionale nera contro il socialismo

Si è conclusa a Madrid, in Spagna, la kermesse annuale del partito di estrema destra, Vox. Di solito, l’incontro internazionale si celebra a ottobre e s’intitola A Viva Vox, ma questa volta è stato trasformato in Europa Viva 24, per richiamare le prossime elezioni europee del 9 di giugno. Vi hanno partecipato tutti i rappresentanti dell’onda nera che ha ancora il vento in poppa a livello internazionale, e che promette di cavalcare lo scontento popolare distorcendone i contenuti: ossia, deviandoli dalla necessità di un cambiamento strutturale contro l’attuale modello di sviluppo in crisi sistemica, a una versione roboante e deformata della ricetta di sempre.

Le grida di Javier Milei in Argentina, di André Ventura in Portogallo, di Marine Le Pen in Francia o di Santiago Abascal in Spagna servono ad applicare le politiche neoliberiste più accese, e a potenziare il complesso militare-industriale, facendone pagare i costi a chi produce la ricchezza, senza poterne usufruire. Qua e là sorge, in Europa, qualche rigurgito della “destra sociale”, dovuto alla storia dei singoli paesi, o alla necessità di recuperare anche i settori popolari impoveriti per aumentare il consenso elettorale: così si è visto in Svezia, in Finlandia; oppure in Polonia, dove all’attacco contro i diritti delle donne ha fatto da contraltare anche una minima rivalutazione delle pensioni più basse. Un tentativo che, in Italia, è subito abortito per l’insorgere delle corporazioni rumorose, come si è visto con il pasticcio del “redditometro”.

Nell’alleanza di estrema destra, coloro che si sono già messi in fila per una posizione di maggiore potere in Europa, come in Italia o in Francia, cercano ora di prendere le distanze da quelli che cavalcano l’euroscetticismo con idee esplicitamente naziste, come l’AfD tedesca. Tutti, però, hanno bisogno di un coagulo locale intorno a un “nemico” facile da identificare – le donne, gli immigrati, i diversi -, e di un’ossessione condivisa a livello internazionale: quella del comunismo, rinnovata con l’odio per qualunque forma di riscatto dei settori popolari, indicata da Cuba ma anche, per questo secolo, dal Venezuela bolivariano.

E, infatti, la propaganda di Vox ha nel mirino soprattutto le elezioni presidenziali in Venezuela e il rappresentante del chavismo e dei suoi alleati, Nicolas Maduro. In questo, l’alleanza ultra-conservatrice trova sponde anche nei partiti di centro-sinistra, che hanno da tempo dismesso le aspirazioni al cambiamento delle classi popolari, spianando il cammino all’avanzata della destra e dell’estrema destra. A Madrid, nei quartieri di lusso che assomigliano a una piccola Miami, risiedono infatti molti ricercati eccellenti dalla giustizia venezuelana, che hanno trasferito in loco il loro patrimonio, sottratto al popolo venezuelano. E che dalla Spagna (ma anche dall’Italia), promuovono tutte le campagne mediatiche e destabilizzanti contro il proprio paese, e chiedono “sanzioni” ai loro padrini occidentali. Un attacco multicentrico, i cui fili sono tirati da Washington e che, dalla Spagna, si diramano a partire dalla Fondazione Dissenso, il think tank di Vox che si incarica di tessere e mantenere relazioni e alleanze internazionali del partito di Abascal.

Con particolare attenzione ai giovani, Dissenso ha organizzato all’incontro di Vox, dibattiti come “Voci di libertà contro la sinistra criminale”, animati da “esperti” e giornalisti debitamente “lubrificati” dai centri di potere che ne muovono i fili. Con i suoi estesi tentacoli, il think tank mira, infatti, a influenzare statistiche ed economie dei paesi socialisti, a posizionare una matrice d’opinione avversa, a capovolgere di segno i contenuti.

Dissenso fa parte della Rete Atlas. Una dettagliata indagine pubblicata dal portale The Intercept dopo le rivelazioni di Wikileaks, ma ancora attuale, mostra l'onnipresenza della Rete Atlas, ramificata in innumerevoli fondazioni e centri studi, che influenzano il pensiero economico e interferiscono nelle politiche dei governi nemici degli Stati Uniti: a cominciare con il socialismo bolivariano.  In Venezuela, la Ong Cedice Libertad, che fa parte di Atlas, ha nel mirino soprattutto i giovani studenti di economia.

Si tratta di un centro di formazione e ricerca economico-finanziaria che riceve molti soldi dagli Stati Uniti, attraverso la Ned, e che partecipa attivamente a progetti di destabilizzazione del socialismo bolivariano. Il suo direttore firmò il decreto Carmona durante il golpe contro Chávez, del 2002, e Cedice continua ad accogliere e sostenere l’opposizione neoliberista e i suoi progetti “trumpisti” di economia “libertaria”: cioè l’individualismo senza restrizioni statali nella ricerca del profitto.

Attualmente Cedice promuove un’insidiosa indagine per chiedere ai cittadini di rispondere a 17 domande sul tema “Proprietà di tutti o Proprietà privata”. Aggiunge che “tutte le email che completano il sondaggio parteciperanno a una serie di estrazioni per vincere uno dei cinque premi: in quattro casi sarà un importo di 25 dollari, e in un altro un buono della stessa cifra da utilizzare nel Libreria Cedice.” Promette di lavorare per “una Venezuela libera e prospera”, formando “giovani, bambini, comunicatori sociali, leader, imprenditori, donne, comunità, sui temi della libertà, dell’economia e dei diritti, difendendo i principi del libero mercato e della libertà individuale.”

Ovviamente, si tratta della libertà del capitale. Questi centri di intossicazione hanno il colpito di costruire burattini dell’imperialismo, presentandoli come se fossero leader autentici prodotti dalle masse. È stato così per Milei in Argentina. Il pazzo con la motosega, invitato alla kermesse, si è preso il centro della scena, e ha provocato una crisi diplomatica con il governo spagnolo, insultandone gratuitamente il presidente, il socialista Pedro Sanchez, e ricevendo il sostegno di Vox.

Come ha dimostrato uno scoop dell’agenzia Venezuela News, è tramite la Fondazione Dissenso che sono arrivati i 2,3 milioni di dollari di finanziamento Usa per le “primarie” della ex deputata venezuelana, Maria Corina Machado, affiliata a Vox. E da Dissenso sono partite numerose campagne contro la sinistra latinoamericana, in particolare contro il Foro di San Paolo e il Gruppo di Puebla. Il 26 di ottobre del 2020, sotto gli auspici dell’allora presidente Usa, Donald Trump, Dissenso ha infatti fondato il Foro di Madrid, un’alleanza di partiti politici e di organizzazioni ispanoamericane e spagnole, il cui documento unificante è la Carta de Madrid. Una piattaforma sottoscritta da ex presidenti latinoamericani di estrema destra, da esponenti dell’opposizione golpista venezuelana, cubana, peruviana, colombiana…

A febbraio di quest’anno, per i 25 anni dall’assunzione d’incarico del comandante Hugo Chávez alla presidenza, il Foro di Madrid ha raccolto le firme di 220 parlamentari, e ha inviato una delirante lettera al magistrato della Corte Penale Internazionale, Karim Ahmad Khan, per chiedere di processare il presidente Maduro - nuovamente candidato del popolo alle prossime presidenziali del 28 luglio -, per crimini di lesa umanità.

La presenza del rappresentante israeliano del genocida Netanyahu alla kermesse di Vox, indica perfettamente l’assenza di credibilità e fondamento delle accuse al presidente bolivariano. Sempre a febbraio, il Foro di Madrid ha promosso una risoluzione di condanna del Palamento europeo per l’inabilitazione politica di Machado, accusata di delitti per i quali, in Europa, sarebbe stata condannata all’ergastolo. E ora cerca di promuovere l’immagine del candidato “di cartapesta” che è stato messo dall’estrema destra a competere contro Maduro, Edmundo González, un ex diplomatico dal passato oscuro, sospettato di aver favorito i massacri anticomunisti della Cia in Salvador.

In concomitanza con la kermesse di Vox, si è svolta anche l’Assemblea federale di Izquierda Unida, a cui ha partecipato una delegazione del Partito socialista unito del Venezuela, composta dai deputati Julio Chávez e Roy Daza, accompagnata dall’ambasciatrice del Venezuela in Spagna, Gladys Gutierrez, ex magistrata del Tribunal Supremo de Justicia (Tsj).

Davanti al Palazzo di Vistalegre, dove si è svolta la kermesse dell’estrema destra, centinaia di manifestanti con la kefia palestinese, che sventolavano bandiere di diversi paesi europei e latinoamericani hanno poi gridato: “Fuori i fascisti dalle nostre strade”. Una manifestazione organizzata dal collettivo Mi voz, mi decisión, per dire: “Milei basura, tú eres la dictadura” (Milei, spazzatura, su sei la dittatura), e anche “ni un derecho menos, ni un ajuste más” (uno slogan che allude alle riforme neoliberiste imposte ai settori popolari e alla vulnerazione dei diritti). Per contrastare le campagne diffamatorie della destra sulle reti sociali, molti di quei manifestanti stanno esprimendo il proprio sostegno a Nicolas Maduro con l’hashtag: #YoSigoAMaduro. Un invito che le forze popolari chiedono che si diffonda anche in Europa.

Sono stati innalzati anche cartelli con le facce dei leader del fascismo europeo: compresi Orban e Meloni, intervenuti in video-conferenza. Questa volta, in veste di prima ministra italiana, la leader di Fratelli d’Italia ha contenuto le urla antieuropeiste pronunciate all’incontro di Vox quando ancora non aveva incarichi di governo. Ora mira, infatti, a non rimanere fuori dalla scelta della presidenza europea e della formazione della prossima Commissione, e per questo potrebbe votare anche con i socialisti e senza gli ingombranti cugini: nella tradizione trasformista del fascismo in veste di governo.

Data articolo: Thu, 23 May 2024 19:23:00 GMT

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