La ventiduesima puntata di Radio Gaza è disponibile in inglese a questo link:
https://www.youtube.com/watch?v=Pt_IzXaFSDQ
Di seguito i testi tradotti in italiano.
Radio Gaza - cronache dalla Resistenza
Una trasmissione di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue
In contatto diretto con la popolazione di Gaza che resiste e che ha qualcosa da dire al mondo...
Episodio numero 22 del 29 gennaio 2026
La campagna “Apocalisse Gaza” raggiunge oggi il suo 224° giorno, avendo raccolto 145.745 euro da 1.723 donazioni e già inviato a Gaza 144.902 euro in valuta.
Per donazioni: https://paypal.me/apocalissegaza
Conto corrente temporaneo per le donazioni:
SANDALIA ONLUS ATTIVITA' DI ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LA SOLI
IBAN: IT 79 J 01015 86510 000065016676
BIC: BPMOIT22 XXX
Causa: Apocalisse Gaza
I giorni del World Economic Forum di Davos se ne sono andati lasciando negli occhi tante belle slide sfavillanti e piene di felicità. Grandi grattacieli, turismo internazionale, attività produttive. Il tutto là dove da oltre due anni si sta compiendo il genocidio.
E’ un mondo meraviglioso. Un mondo di grandi sognatori.
Si chiamano già oggi “zone verdi”, ossia angoli della Striscia dove è già stata autorizzata la ricostruzione. A beneficio di chi, ancora non è chiaro.
Di chi avrà i soldi per comprare queste nuove proprietà. Oppure saranno pacchetti tutto incluso per interi stock di nuovi coloni. 800 famiglie da collocarsi per esempio a Beit Hanoon and Beit Lahiya il prima possibile, come riporta una fonte a Haaretz.
E i Palestinesi? Nei campi di concentramento. “Vegas-ificazione” è stata definita da Ali A Alraouf, a professor of architecture and urbanism.
Grandi campi di concentramento incastonati tra una proprietà e l’altra, demilitarizzate e sottoposte a controllo facciale.
Come avere dei parchi con tanto di zoo e animali dentro le gabbie, solo che in questo caso sarebbero uomini, donne e bambini.
Quindi la ricostruzione può cominciare.
Ora che anche l’ultimo corpo di Ran Gvili è stato recuperato e riconsegnato ad Israele, dopo aver distrutto quartieri di Gaza Città e persino profanato cimiteri alla ricerca della salma perduta, finalmente la fase 2 può cominciare.
Beit Hanoun nell’estremo Nord della Striscia e Rafah nell’estremo sud sono le due aree designato per l’inizio della ricostruzione, tutte aree che cadono all’interno della attuale zona gialla, ossia, quel 56% della Striscia sotto il controllo delle IDF.
Anzi, Nuova Rafah. Questo sarà il nome della nuova città che sorgerà sul confine con l’Egitto.
Vi è piaciuta questa favola?
Bene, adesso mettete a letto i bambini, perché comincia la storia vera.
<<Questa mattina, gli aerei israeliani hanno bombardato le zone di Beit Al Hanoun, due bambini sono stati martirizzati, non avevano nemmeno 10 anni. Questi sono gli obiettivi dell'esercito israeliano, e queste sono le violazioni che mette in atto quotidianamente ai danni della Striscia di Gaza. Uccidono donne e bambini, nient'altro. L'esercito israeliano e il primo ministro Nethanyahu non si sono saziati del sangue dei palestinesi. Continuano ad uccidere bambini tutti i giorni, e in tutte le ore.
Quello che succede a Gaza Città, e sopratutto nella zona di Al Zaytun, Al Daraj e a Al Shajaya. L'operazione è iniziata quattro giorni fa. L'obiettivo dichiarato dell'operazione - che è una menzogna - è la restituzione dei resti dell'ostaggio israeliano ma dopo averne ritrovato la salma, e bisogna dire che la posizione della località che Hamas e la Resistenza hanno comunicato ai mediatori e agli Stati Uniti, è molto lontana dalla località dove avvengono le operazioni israeliane. L'obiettivo dell'operazione non è la restituzione della salma, perché quest'ultima si trovava in un cimitero nella parte Est di Via Al Zaytun, in un cimitero che si chiama ''Al Batch'', però le operazioni israeliane avvengono ad Ovest, a Sud, a Nord dalla località dove si trova la salma. L'esercito israeliano sta distruggendo intere zone residenziali, nella località di Al Daraj, nella zona di Sanafor, la zona (Via) dei martiri. Distruzione di un numero elevato di alberi in questa zona, in quanto si tratta di un area agricola, e gli alberi sopravvissuti durante la guerra di sterminio degli ultimi due anni sono stati distrutti. L'operazione non ha come obiettivo la restituzione della salma, però io credo, e in molti qui a Gaza credono, che l'operazione militare è la continuazione della guerra di sterminio, che non si è fermata con la tregua, il cui vero obbiettivo era alleggerire la pressione mediatica globale contro gli Stati Uniti e Israele. La guerra di sterminio è ancora in corso con la distruzione di ciò che rimane delle case a Gaza Città. L'obiettivo dell'operazione è la cancellazione di Gaza Città, svuotandola totalmente dei suoi abitanti, per essere pronta e priva di edifici, residenti, in nome degli obiettivi di investimento di Jared Kushner, cognato del presidente Trump. L'unico obiettivo dell'operazione militare è la distruzione degli edifici per cancellare Gaza Città e svuotarla di edifici e abitanti. Se torniamo alle mappe e ai video diffusi da Jared Kushner, vedremo che questa zona (Gaza Città) è stata presentata da lui senza edifici. La zona di Al Tufah e al Daraj sono state presentate come una zona desertica e senza edifici e ciò non corrisponde alla realtà dei fatti. Qua sono presenti edifici e persone. L'obiettivo è la cacciata degli abitanti da questa zona, in preparazione di un progetto di investimento turistico americano a Gaza Città, e in generale in tutta la Striscia>>.
In Beit Hanoun Israel has flattened 408,000 square meters of Palestinian homes and infrastructure, using settler’s bulldozers from over the border.
Con la scusa di cercare l’ultimo corpo, nel frattempo si è finito di demolire ciò che ancora stava in piedi.
E allora prendiamo un attimo la mappa.
Vediamo Beit Hanoun. Vediamo Al Tuffah e al Darraj.
Ma a queste favole c’è un contraltare. Ogni sogno si scontra con la realtà. Anche i sogni dei colonialisti si scontrano con la realtà.
La governance è un concetto scivoloso. Occorre qualcuno che governi e un piano preciso su cosa fare. Ma occorre anche qualcuno che voglia essere governato.
"Abbiamo un piano generale. Non esiste un piano B", ha sostenuto Jared Kushner a Davos, mentre illustrava le sue slide.
La Nuova Rafah sarà in piedi nel giro di 2-3 anni.
"Abbiamo già iniziato a rimuovere le macerie e a effettuare alcune demolizioni. E poi Nuova Gaza. Potrebbe essere una speranza, potrebbe essere una destinazione, potrebbe avere molte industrie.”
Che bello il sogno della Riviera of the Middle East.
E se Hamas non disarma?
"Se Hamas non si smilitarizzerà, sarà questo a impedire alla popolazione di Gaza di realizzare le proprie aspirazioni", ha affermato.
Ah, ecco. E’ chiaro il concetto. Laddove 200.000 tonnellate di esplosivo lanciate su Gaza non sono riuscite a convincere l’intero popolo, ci riusciranno le lusinghe di vivere finalmente in una riviera di pace, da guardare da dietro le sbarre dei campi di concentramento per i Palestinesi, però.
Capito la sottile analisi di Kushner? Lui costruisce il sogno e se poi i Gazawi non lo vogliono, peggio per loro.
E se Hamas non disarma?
“Non possiamo ricostruire”, ha risposto Kuchner.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato martedì che il disarmo di Hamas "sarà fatto nel modo più semplice, o nel modo più difficile".
"Ho già sentito dichiarazioni secondo cui consentiremo la ricostruzione di Gaza prima della smilitarizzazione. Questo non accadrà", ha affermato.
"Israele manterrà il controllo di sicurezza sull'intera area dal fiume Giordano al mare, e questo vale anche per la Striscia di Gaza".
Finalmente uno che ha le idee chiare. Senza disarmo non c’è ricostruzione, non scherziamo.
Il che significa, al fondo, solo una cosa: senza consenso dei Palestinesi di Gaza, non verrà collocato un mattone di tutta questa Riviera.
<<La situazione a Beit Hanoun è molto complicato, non è ancora certo se l'esercito israeliano lo controllerà definitivamente del tutto, però ci sono evoluzioni importanti che potrebbero incidere sulla sorte della città.
I giorni a Beit Hanoun passano con questa difficile situazione, apparentemente piena di preoccupazione e attese, e i suoi abitanti sono ancora impossibilitati al ritorno nelle loro case, alla luce del costante controllo dell'esercito israeliano nelle zone. e questo rappresenta un pericolo che impedisce un ritorno normale della vita. Case chiuse e ricordi intrappolati dietri strade proibite, mentre gli abitanti vivono con la speranza di un ritorno vicino, nonostante la difficile realtà e la prolungata assenza. Le esigenze aumentano, giorno dopo giorno, sia per quanto riguarda il cibo e l'alloggio, o l'assistenza psicologica sopratutto per i bambini e gli anziani>>.
<<Oggi c'è stata una campagna per acquistare 300 pagnotte di pane e distribuirle alla popolazione locale.
Il pane è ancora scarso per la popolazione, poiché il costo della cottura del pane in casa è elevato a causa della mancanza di combustibile e del prezzo elevato della legna da ardere. Nonostante si sia entrati nella seconda fase, la maggior parte della popolazione della Striscia di Gaza non dispone di gas per cucinare, e ci stiamo preparando ad entrare nel mese del Ramadan, e la gente qui sta soffrendo una crisi alimentare>>.
Un aiuto istantaneo, capillare ed efficace.
This is not commentary about Gaza. This is Gaza speaking.
Ma perché Gaza possa parlare e difendersi da sé, con le buone o con le cattive, a seconda dei gusti di Netanyahu, ha bisogno di stare in salute e in forze.
La Resistenza non si fa a stomaco vuoto.
<<Con l'arrivo dell'inverno, le sofferenze delle famiglie che vivono nelle tende si moltiplicano, poiché queste non le riparano dal freddo gelido né dalle piogge torrenziali. Le tende logore non resistono al vento e il terreno fangoso aumenta le sofferenze dei bambini e degli anziani, in un contesto di grave carenza di coperte, vestiti invernali e mezzi di riscaldamento.
Qui l'inverno non è solo una stagione, ma una dura prova di pazienza e umanità. Bambini che tremano dal freddo, madri incapaci di proteggerli, famiglie che trascorrono lunghe notti nella paura costante che l'acqua penetri nelle tende e che queste crollino>>.
Ora che il Board of Peace è stato inaugurato, il veterano Bulgaro e diplomatico dell’ONU, Nickolay Mladenov non sa già da che parte girarsi.
Servono soldi, tanti soldi, anche per i sogni più ingenui e fantasiosi, come quelli di Jared Kuchner.
Ma serve soprattutto qualcuno che conquisti la fiducia dei Palestinesi sul campo.
E, diciamocelo chiaro, che fiducia può ispirare un bulgaro a Gaza?
Per questo esiste il NCAG, il National Committee for the Administration of Gaza.
Il Piano di Trump, al di là delle parole sparate in aria, ha bisogno di fatti concreti e i risultati dipendono quasi esclusivamente da quanto questo comitato sarà convincente di fronte ai Palestinesi.
Ed ecco spuntare un’altra figura chiave: Ali Shaath, il suo presidente, il “commissario capo”.
E’ lui cha parla direttamente con la gente a Gaza. Un po’ come facciamo noi qui a Radio Gaza. Solo che lui fa per conto di Trump, noi lo facciamo per conto nostro.
Ecco le sue prime dichiarazioni: "Passo dopo passo, con disciplina e determinazione, ricostruiremo una Gaza capace di autosufficienza, e la trasformeremo in un centro di libertà, opportunità e pace".
Shaath, ingegnere ed ex viceministro dei trasporti dell'Autorità Nazionale Palestinese, ha affermato che la missione del NCAG era "ripristinare l'ordine, ricostruire le istituzioni e ricreare un futuro per il popolo di Gaza definito da opportunità e dignità, secondo il principio di un'unica autorità, una sola legge e un'unica arma".
Secondo i documenti forniti dall'amministrazione, "un'arma" significa che il possesso di armi nella futura Gaza potrà essere "autorizzato da una sola autorità (NCAG)".
Hamas, da parte sua, avrebbe concordato in linea di principio di consegnare le sue armi pesanti, come razzi e artiglieria, a un'amministrazione palestinese, e si dice che sia pronta ad accettare il NCAG.
La dichiarazione è stata rilasciata all'AFP da Hazem Qassem, portavoce del gruppo: "I protocolli sono stati preparati, i dossier sono stati finalizzati e le commissioni sono incaricate dell'operazione", ha affermato, sottolineando che l'obiettivo è un passaggio di consegne efficace "in tutte le aree".
Il Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, a cui fa riferimento Hamas, ha il compito di supervisionare gli affari civili, gestire i servizi pubblici e coordinare le funzioni amministrative in tutto il territorio.
Tutti d’accordo, dunque. Hamas, che è il legittimo governo, si lascia governare.
Apparentemente. Ma chi terrà il pallino in mano?
<<Di solito, quando Hamas parla di consegna del governo a una commissione tecnica, ciò significa liberarsi dell'onere amministrativo e politico diretto, senza rinunciare al potere effettivo.
Consegna delle armi pesanti: spesso si intende le armi visibili o quelle che costituiscono una pressione politica internazionale, non lo smantellamento completo della capacità militare.
La resa avviene quando l'organizzazione viene sciolta, si rinuncia completamente alle armi o si accettano le condizioni dell'altra parte senza contropartita. E questo non è ancora all'ordine del giorno>>.
L’ordine del giorno è sempre lo stesso. Non ci sono piani per Gaza, né per la Palestina. Non ci sono piani e non ci sono risoluzioni. Non ci sono mai stati.
In January 2026, U.S. President Donald Trump indicated he would be governed by his "own morality" rather than international law, stating, "I don't need international law”.
He was answered by William Hague (Former UK Foreign Secretary) who noted that international law is "collapsing all around us," with powerful nations like the US, Russia, and China acting in an imperial manner.
Ayman Safadi (Jordanian Foreign Minister) cited in 2025, he described Gaza as a "graveyard for international law" and a "shameful stain on the whole international order".
E allora, se non esiste più la legge internazionale, cosa resta?
Restano i rapporti di forza.
Quelli che saranno misurati molti presto tra Iran e Israele, tra Occidente allargato e Asia, tra Stati Uniti e Cina.
I Palestinesi lo hanno sempre saputo. E al momento, è l’unica cosa che li distrae. I disegni di Kuchner per loro sono solo scarabocchi.
<<Nelle circostanze attuali, a Gaza prevalgono sentimenti di preoccupazione misti a cauta attesa, poiché molti ritengono che qualsiasi escalation diretta tra Israele e Stati Uniti contro l'Iran potrebbe cambiare le regole del gioco nella regione. Gli abitanti di Gaza prevedono che la prossima guerra potrebbe essere devastante e totale, ma potrebbe anche rappresentare un'opportunità per cambiare la situazione attuale. Alcuni ritengono che Israele e Stati Uniti stiano cercando di colpire gli alleati dell'Iran nella regione, compresa la resistenza palestinese, per minarne l'influenza.
Sentimenti e aspettative della popolazione di Gaza. Preoccupazione e attesa. Prevale un senso di preoccupazione per l'impatto della prossima guerra su Gaza, soprattutto alla luce del continuo assedio e del deterioramento della situazione umanitaria.
Alcuni ritengono che la guerra possa essere un'opportunità per porre fine all'occupazione e revocare l'assedio su Gaza, ma potrebbe anche essere rischiosa.
Paura di un'escalation Alcuni prevedono che la guerra potrebbe portare a un'escalation militare su larga scala nella regione, con conseguente aumento della distruzione e delle vittime.
L'opinione della popolazione sulla guerra imminente. La guerra come necessità. Alcuni ritengono che la guerra sia necessaria per porre fine all'occupazione e revocare l'assedio su Gaza.
La guerra come suicidio. Altri ritengono che la guerra sarebbe un suicidio e porterebbe alla distruzione totale della regione.
L'obiettivo di Israele e degli Stati Uniti è colpire gli alleati dell’Iran. Molti ritengono che Israele e gli Stati Uniti stiano cercando di colpire gli alleati dell'Iran nella regione, compresa la resistenza palestinese, per minarne l'influenza.
Alcuni cercano di colpire l'Iran stesso per minarne l'influenza nella regione. In generale, a Gaza prevalgono sentimenti di preoccupazione misti a cauta attesa, poiché molti ritengono che qualsiasi escalation diretta tra Israele e America contro l'Iran potrebbe cambiare le regole del gioco nella regione>>.