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#Gianni #Barbacetto
Urbanistica
Il Comune sta con i costruttori. Ma cittadini e “famiglie sospese†ora gli chiedono i danni
Hanno ragione quelli che dicono che nelle aule di giustizia non c’è parità tra accusa e difesa. Per capirlo, basta assistere a qualche udienza dei processi di Grattacielopoli, quelli sulle vicende urbanistiche della città . Provateci: vedrete l’aula interamente occupata da una folla di avvocati, i difensori degli imputati, ossia dei costruttori, dei progettisti, dei dirigenti del Comune.
Sono decine di professionisti dei migliori studi legali di Milano, con la schiera dei loro consulenti, architetti, urbanisti, e la nidiata dei loro assistenti. I giovani di studio, per sedersi e prendere diligentemente appunti, devono cercare spazio perfino nelle gabbie solitamente destinate agli imputati detenuti.
In un angolino, nel banco di prima fila, ci sono i rappresentanti dell’accusa in nome del popolo italiano (e dei cittadini di Milano). Tre persone tre: la pm, la sua consulente tecnica, il suo assistente. Cento a tre: questo è l’equilibrio tra accusa e difesa nel mondo incantato di Grattacielo Selvaggio, quello in cui i palazzi si tirano su con una autocertificazione (la magica Scia) e sono considerati “ristrutturazioni†e non nuove costruzioni. È il Rito Ambrosiano, bellezza.
Ma a ben osservare, si può notare una particolarità ancor più clamorosa. Da che parte sta il Comune di Milano? Con gli imputati o con i cittadini danneggiati? Nei processi per abusi edilizi il Comune è formalmente “parte offesaâ€, danneggiata da chi ha costruito non seguendo le norme. Ma non si è costituto “parte civileâ€, per far valere i diritti dei cittadini che rappresenta e, in caso di condanne, ricevere il risarcimento dei danni subiti dalla città (non poca cosa, se si considera che potrebbero essere 1,5 miliardi gli oneri d’urbanizzazione e le monetizzazioni degli standard non pretesi dalle casse di Palazzo Marino).
Nella mitologia classica, l’ircocervo era un animale favoloso metà caprone e metà cervo. Il Comune di Milano è un ircocervo metà parte danneggiata e metà complice dei danneggiatori, perché il sindaco Giuseppe Sala ha sempre dichiarato che resta dalla parte dei suoi funzionari che hanno fatto valere il Rito Ambrosiano invece che le leggi.
Ora addirittura scopriamo che l’amministrazione si è schierata apertamente dalla parte degli imputati: con una memoria di 35 pagine firmata dall’avvocato Antonello Mandarano, capo dell’Avvocatura del Comune, depositata alla giudice Paola Braggion che sta conducendo il processo sulla Torre Milano di via Stresa, un grattacielo di 24 piani autorizzato come “ristrutturazioneâ€, con Scia e senza piano attuativo.
Nelle sue 35 paginette – praticamente un manuale del Rito Ambrosiano – invece di chiedere i danni patiti dai cittadini, Mandarano giustifica e santifica tutti gli atti compiuti dal Comune e sostiene che gli imputati hanno fatto tutto per bene. Ecco: prima avevamo solo le dichiarazioni “politiche†del sindaco, ora abbiamo un atto ufficiale che certifica che l’amministrazione sta dalla parte dei cementificatori, di chi edifica nei cortili, di chi sottrae alle casse comunali (dunque ai cittadini) milioni di oneri che sarebbero destinati a verde e servizi.
A fronteggiare questo ircocervo più irco che cervo, ci sono i milanesi che hanno deciso di fare quello che il loro sindaco non fa: hanno chiesto di costituirsi loro parte civile al posto del Comune, in un processo (quello per il palazzo nel cortile di piazza Aspromonte), assistiti dall’avvocata Veronica Dini che ha sfoderato l’articolo 9 della legge 267 che prevede che i cittadini possano entrare in campo al posto dell’amministrazione inerte, distratta o traditrice.
C’è di più: ora per la prima volta ha chiesto di costituirsi parte civile anche una ventina di acquirenti degli appartamenti nel palazzone dentro il cortile. Si ritengono ingannati dalle rassicurazioni scritte fornite dal Comune, oltre che dal costruttore, che dicevano che tutto era regolare: sono “famiglie sospese†che finalmente hanno capito chi è la loro controparte e a chi devono chiedere i danni.
Sergio Cusani
Sergio Cusani, il Colpevole. L’uomo che diede “la paghetta†ai partiti prima del crollo
Storia intima, storia imprenditoriale, storia politica, storia giudiziaria. Sergio Cusani le intreccia in un libro dal titolo che è una rivendicazione: Il colpevole. “Io sono l’emblema di Mani pulite, il Colpevole per antonomasia. Ho accettato quella condanna, non mi sono tirato indietro scaricando su altri, in tutto o in parte, le mie responsabilità per agguantare benefici e trattamenti favorevoli. L’ho pagata e la pagherò per sempre: è giustoâ€.
Nelle quasi 400 pagine del libro affiorano gioie e sofferenze di una vita intensa, passata dall’agiatezza famigliare a Napoli alla bohème milanese del Movimento studentesco, addolcita dai Rolex che il padre gli mandava e che ogni volta vendeva per vivere; dal maoismo del Sessantotto “che voleva cambiare il mondo†alla Milano da bere del potere craxiano e delle scorribande di Borsa; dalle relazioni con i potenti all’arresto per aver gestito “la madre di tutte le tangentiâ€; infine, dagli anni in carcere alla nuova vita da uomo tornato libero e attivo nel volontariato.
Con il suo inseparabile impermeabile bianco, “Sergino†passava con nonchalance attraverso mondi paralleli, il Movimento studentesco e la Borsa, il maoismo e la finanza. Ora racconta la sua famiglia, il fratello gemello, l’amico Piero Ravelli, il fermo in Questura per un comizio, la notte in cui morì ucciso da un poliziotto davanti alla Bocconi il compagno di università Roberto Franceschi. Lo chiamano il barone rosso, prima di entrare nel mondo dove media gli affari dei potenti della finanza e della politica.
La sua storia intima è segnata dal rapporto gelido con il padre che culmina con una sfida (riuscita): “Diventerò più ricco di teâ€. La figura paterna della sua vita è un’altra, “il dottor Serafino Ferruzziâ€, imprenditore invisibile per cui lavora con ammirazione e dedizione. È l’uomo che ha creato un impero, “che possiede un milione di ettari coltivati in tre continentiâ€. Viaggiando tra Milano e Ravenna, Cusani diventa testimone e protagonista di una grande vicenda imprenditoriale italiana, quella del gruppo Ferruzzi, secondo in Italia solo al gruppo Agnelli, che dopo la morte del fondatore passa all’erede designato, Raul Gardini.
Uomo affascinante, “visionarioâ€, capace di grandi sfide, ma che al lavoro silenzioso del fondatore sostituisce la presenza mediatica e il culto del capo. “Fino a sfiorare il delirio di onnipotenzaâ€. Dietro le imprese di Borsa e le gare internazionali di vela, Raul appare come un giocatore di poker che vive per il rischio, ossessionato dal fantasma irraggiungibile di Serafino di cui vorrebbe prendere il posto nei cuori della famiglia e nella storia dell’impresa italiana, sostituendo al gruppo Ferruzzi il gruppo Gardini. Ma Serafino aveva costruito con pazienza, Raul gioca con velocità e finisce per distruggere il gruppo e se stesso. “Ciò che Serafino Ferruzzi aveva prodotto in mezzo secolo di lavoro incessante viene bruciato in meno di dodici anniâ€.
Il racconto di Cusani è affettuoso ma anche impietoso: Raul si lancia alla conquista di Montedison senza sapere niente di Borsa, impegnando l’intero patrimonio accumulato da Serafino. “È stata un’operazione non studiata, non preparata, forse neppure desiderata, in definitiva avventata. Un’impresa nata quasi per errore, che inizialmente era stato un bluff, ma molto caroâ€.
Raul vince, dall’agroalimentare passa all’industria e alla finanza, il Contadino diventa il Corsaro, tra gli applausi di un Italia sempre prona verso chi mostra i denti del potere. Poi tenta la mossa che lo perderà : unire tutta la chimica italiana sposando Montedison con Eni. La chimica di Eni è messa male, ma Raul tenta ancora una volta l’azzardo: “Dai diamanti non nasce niente, dalla merda si tira fuori l’oroâ€, dice.
Ma la politica, la politica ancora fortissima della Prima Repubblica, non vuole perdere il controllo su un pezzo importante dell’economia italiana. All’efficienza preferisce il mantenimento del potere, del consenso, dei finanziamenti (segreti). Così Enimont, il matrimonio tra Eni e Montedison, fallisce prima del viaggio di nozze. Ma per ottenere il divorzio deve pagare un ultimo obolo. Raul dice a Cusani: “Mi dai una mano? Ora bisogna preoccuparsi di dare la paghetta al sistemaâ€.
Sono 150 miliardi di lire da distribuire ai partiti. “Mi assumo la responsabilità , anche morale, di aver effettivamente creato la provvista. L’ho sempre ammesso, lo ammetto anche oggi. Ma rispondo solo di ciò che ho fattoâ€.
A questo punto, in primo piano appare lui, Sergio Cusani il Colpevole. E il racconto svolta ed entra nella memorialistica revisionista su Mani pulite, oggi di moda più che mai. Raul esce di scena nel modo più tragico: il vincente non accetta sconfitte, “A me i num ciapa migaâ€, a me non mi prendono. E il gruppo viene sacrificato da Enrico Cuccia per dare ossigeno alla Fiat.
Cusani ha raccontato per centinaia di pagine gli errori di Gardini e il sistema di Tangentopoli, fatto di partiti ingordi interessati non alla chimica ma solo al potere, di banchieri che salvano o affogano un imprenditore a seconda dei santi in paradiso e dei conti all’estero, di aziende che accumulano nei paradisi fiscali tesori miliardari per fare i loro affari sotterranei (sì, anche il gruppo del “signor Serafinoâ€, che aveva 1.000 miliardi all’estero gestiti da Pino Berlini: “Oggi Berlini è ricchissimo, in qualche isoletta, a godersi la vecchiaia in bella compagniaâ€).
Eppure, alla fine, dà la colpa a Mani pulite, ai magistrati, ad Antonio Di Pietro: “Ho visto e vissuto l’aggressione, improvvisa e violenta, di una parte importante del potere giudiziarioâ€. “Il risultato del processo Enimont è stato di portare al disastro la chimica italiana e una realtà straordinaria come il Gruppo Ferruzzi-Montedisonâ€.
Mentre riveste i panni del Colpevole, con una sorta di doloroso compiacimento, “Sergino†inforca l’aureola di quello che ha pagato ma non ha parlato, ha rifiutato il “mercato delle indulgenze dove si siglavano patti sulla pelle delle personeâ€. Lo rivendica: “Mi sono rifiutato di assecondare il metodo mercantile di alcuni magistrati della Procura di Milano: se mi dai qualcosa, ti do qualcosa. Ho messo in campo i miei principi e non ho derogatoâ€.
Davvero? Caro Sergino, abbiamo tra noi un filo d’affetto per antiche comunanze, ma ti dico che quel tuo silenzio non ha nulla di eroico, non ha niente a che fare con il silenzio davanti ai nazisti che evochi per un attimo, è più vicino piuttosto all’omertà di chi lascia poteri e crimini nell’ombra (dov’è finita una parte della tangentona Enimont passata per il Vaticano e forse destinata ad Andreotti? A chi è andato il miliardo entrato a Botteghe Oscure allora sede del Pci, dopo la cena all’hotel Hassler di Roma con Achille Occhetto e Massimo D’Alema, Raul Gardini e Carlo Sama?).
“Metodo mercantileâ€? No, la collaborazione con la giustizia è il “metodo Falconeâ€, indispensabile per entrare nei circuiti altrimenti impenetrabili della corruzione (e della mafia).
Data articolo: Thu, 26 Feb 2026 19:50:38 +0000Separazione carriere
Separazione delle carriere, la profezia di Licio Gelli
di Gianni Barbacetto e Wanda Marra /
“Oggi il pm e il gip vanno a letto insiemeâ€. E il risultato è che “quello è sempre condannato†(il riferimento era a Silvio Berlusconi). Parlava così Licio Gelli in un’intervista fatta da Udo Gumpel a villa Wanda per Pandora (la web tv fondata da Giulietto Chiesa) il 5 dicembre 2008.
Il Venerabile maestro della loggia P2 aveva all’epoca già quasi 90 anni e parlava della separazione delle carriere come dell’unica parte del suo “Piano di rinascita democratica†che non era ancora stata attuata. Aggiungendo: “Me l’hanno fatta pagare cara, a meâ€. Riferimento al fatto che Gelli si riteneva vittima della magistratura, benché attraverso gli affiliati alla sua loggia avesse controllato a lungo i gangli dello Stato e anche una parte della magistratura.
Era il 17 marzo 1981 quando negli uffici della Giole di Castiglion Fibocchi, nei pressi di Arezzo, i giudici istruttori di Milano Giuliano Turone e Gherardo Colombo trovarono un elenco (non completo) degli iscritti alla P2: 962 nomi, tra i quali 208 militari e appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti, 11 questori, 5 prefetti, 44 parlamentari, ministri, banchieri, imprenditori (tra cui Silvio Berlusconi), professionisti, magistrati, giornalisti. Gelli è morto nel 2015, dopo essere stato condannato per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano e per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, della quale, secondo le ultime sentenze, risulta essere stato organizzatore e finanziatore.
Ma il controllo della magistratura e la separazione delle carriere erano un punto qualificante del suo programma, come ribadisce nell’intervista di Pandora tv, e “purtroppo†non ancora realizzato al momento dell’intervista. Magistrati d’accusa e giudici – spiega – devono arrivare ai loro posti “di responsabilità mediante due concorsi diversiâ€. Perché “si devono odiare, non devono andare a pranzo insieme. Si devono completamente odiareâ€, ripete, “sennò non c’è giustiziaâ€. Seduto su una poltrona nel salotto di villa Wanda, Gelli aggiunge dettagli: “Io avevo previsto anche una revisione biennale di una visita psichiatricaâ€. Ma “avevo visto qualcosa di più, io: che quando uscivano dal concorso e promossi magistrati, fargli fare una settimana di cellaâ€.
Il “Piano di rinascitaâ€, elaborato tra l’autunno 1975 e l’inverno 1976, segna il passaggio dalla fase golpista (quella delle stragi e dei tentati golpe tra il 1969 e il 1974) a quella dell’occupazione dei gangli del potere (dopo il tramonto dell’amministrazione Nixon e il cambio della strategia internazionale dell’oltranzismo atlantico). Gelli non ne è l’autore, ma doveva esserne l’attuatore. Indica sei obiettivi da realizzare nei partiti, nella stampa, nei sindacati, nel governo, nel Parlamento.
Il quinto punto riguarda “la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggiâ€. Come? Introducendo “la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati†e “la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari)â€. Seguono sei proposte concrete. La prima riguarda proprio la separazione delle carriere, con il pm diviso dai giudici: eccola, la “riforma†che oggi si vuole portare a compimento.
Al quarto punto si toglie autonomia al Csm: “Riforma del Consiglio superiore della magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamentoâ€. Il quinto punto insiste ancora sulla separazione delle carriere e sul Csm: “Riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistratiâ€.
Sono passati quasi 20 anni dall’intervista di Gumpel, che ora spiega il contesto al Fatto: “Avevo incontrato Gelli varie volte, dopo le mie inchieste sulla bancarotta dell’Ambrosianoâ€. Il Venerabile gli aveva raccontato anche l’affiliazione di Berlusconi alla P2: “Una cerimonia molto speciale, con le spadeâ€. Gumpel ricorda un’affermazione ricorrente di Gelli: “Dovrebbero darmi il copyrightâ€, per aver ideato il programma poi realizzato da Berlusconi. Non ancora la separazione delle carriere, che “era un punto chiaveâ€. Oggi inserito nella riforma Nordio-Meloni.
Data articolo: Thu, 26 Feb 2026 14:32:27 +0000Olimpiadi 2026
Demogorgoni e altre meraviglie: i benefici economici delle Olimpiadi
Il braciere olimpico all’Arco della pace di Milano attira visitatori, turisti e curiosi, aiutati anche dall’eterno rito milanese dell’apericena nei locali della zona. Speriamo che Netflix non accusi di plagio Marco Balich, autore del braciere, visto che evoca i bagliori rossastri di Stranger Things, ma speriamo soprattutto che i demogorgoni non assaltino i tavolini dei baretti attorno. Intanto si fanno già le prime valutazioni sui prodigiosi benefici economici che le meravigliose Olimpiadi invernali 2026 porteranno a Milano, a Cortina e alla Nazione tutta.
Per lo più è propaganda, marketing urbano dell’oste che dice che il suo vino è buono. Di certo c’è solo la spesa: 7 miliardi di euro, di cui 5 miliardi di soldi che saranno prelevati dalle nostre tasche, malgrado le promesse di costi pubblici zero. Però gli effetti saranno mirabolanti, giura l’oste, perché – oltre alle tante medaglie – Milano, Cortina e la Nazione tutta otterranno benefici miliardari. Le ricerche realizzate finora stimano un valore aggiunto dai 2 (la più prudente) ai 5 miliardi di euro (la più ottimista).
Assolombarda prevede, grazie a uno studio di Milano&Partner, che “i Giochi genereranno sul territorio milanese una produzione complessiva stimata in circa 2,5 miliardi di euro, a cui corrisponde un valore aggiunto pari a 1,045 miliardiâ€, con circa 0,4 punti percentuali di Pil generato dall’avvio dei lavori a oggi. Sono dati attendibili? Gli studiosi indipendenti sono più cauti. Jérôme Massiani, docente all’Università Milano Bicocca, sulla voce.info definisce “illusione ottica†le stime fin qui realizzate, che “si basano su ipotesi molto semplificatrici, si interessano a pochi effetti e, più in generale, non recepiscono il perfezionamento delle tecniche valutativeâ€.
Il professor Marco Ponti, sul Domani, ricorda che qualunque investimento genera Pil, anche se la spesa è insensata. I conti si fanno in molti casi sommando le spese legate all’evento e applicando un moltiplicatore per gli effetti indiretti e indotti: risultato sempre strabiliante, oste sempre contento.
Lo si fece ai tempi di Expo Milano 2015, quando un centro studi della Bocconi stimò che 12,5 miliardi d’investimento avrebbero generato 34,7 miliardi: l’apoteosi del moltiplicatore economico, un campo dei miracoli in cui per ogni zecchino sotterrato se ne ritrovano tre la mattina successiva. Gli studi sull’impatto economico delle grandi opere “nascono proprio per questo: misurano quanto una spesa impatta sull’economia, creando occupazione e attività per le imprese. E questo impattoâ€, constata Ponti, è “sempre positivo, qualsiasi sia la spesa, anche la meno sensataâ€.
Alle analisi di impatto sarebbe più opportuno sostituire le analisi costi-benefici. Ma è “meglio non far venire inutili dubbi alla popolazione festanteâ€. Quanti benefici sarebbero stati generati spendendo la stessa cifra impegnata per le Olimpiadi in un grande piano per realizzare piscine pubbliche o palestre (pensate: in Lombardia, che pure è la regione più avanzata d’Italia, soltanto il 44 per cento degli edifici scolastici ha una palestra)?
Sappiamo che gli studi indipendenti sulle Olimpiadi del passato elencano disastri dal punto di vista economico. Anche senza ricordare il picco negativo dei Giochi di Atene, che hanno contribuito a far sprofondare la Grecia, Massiani cita una ricerca di France-Stratégie dopo le Olimpiadi di Parigi “che indica una perdita socioeconomica fino a circa 3 miliardi, pur includendo una serie importante di benefici come, per esempio, la più alta pratica sportiva e i benefici occupazionaliâ€.
Ma è difficile uscire dal coro festante. Chi chiede cifre certe, critica la propaganda, allinea dubbi, pone domande, viene catalogato come disfattista, “contro Milano†e “contro la Nazioneâ€: alleato dei demogorgoni che sonnecchiano (per ora) nel varco con il Sottosopra nascosto nel braciere olimpico.
Stefano Boeri
Nuovo processo per Stefano Boeri. Ora sono cinque i dibattimenti del Sistema Milano
Mentre il sindaco Giuseppe Sala e il ministro della Cultura Alessandro Giuli stanno cercando l’accordo per nominare il nuovo presidente della Triennale di Milano, il presidente attuale, Stefano Boeri (in scadenza a marzo), riceve il suo secondo rinvio a giudizio. Andrà a processo (prima udienza il 7 aprile), con le accuse di turbativa d’asta e falso, per la gara internazionale di progettazione della Beic, la Biblioteca europea dell’informazione e della cultura, in costruzione a Milano. Lo ha deciso il giudice dell’udienza preliminare Fabrizio Filice, accogliendo le richieste dei pm Giancarla Serafini, Paolo Filippini e Mauro Clerici.
Con Boeri andranno a processo altri cinque imputati: gli architetti Paolo Cino Zucchi, Pier Paolo Tamburelli, Angelo Raffaele Lunati, Giancarlo Floridi e Andrea Caputo. I sei professionisti sono accusati di aver truccato la gara da 8,6 milioni di euro per scegliere chi doveva progettare la nuova biblioteca europea, finanziata con 101 milioni di fondi Pnrr, che sorgerà a Porta Vittoria e conterrà 2,5 milioni di libri.
La gara indetta dal Comune di Milano fu vinta nel luglio 2022 da un raggruppamento di progettisti italiani guidati da Onsitestudio. Boeri era il presidente della giuria, di cui faceva parte anche Cino Zucchi. Fu l’architetto Emilio Battisti a sollevare per primo, con un articolo sul Fatto quotidiano e una segnalazione all’Ordine degli architetti, il conflitto d’interessi tra i giurati della gara e i vincitori: ruotavano tutti attorno al Dipartimento di architettura e studi urbani del Politecnico di Milano.
Le successive indagini della Guardia di finanza hanno raccolto prove non soltanto della contiguità tra giudicanti e giudicati, ma anche del fatto che durante la gara i vincitori avevano mantenuto contatti (proibiti) con i giurati. Un concorso truccato, insomma, secondo l’ipotesi d’accusa che ora dovrà essere vagliata dai giudici: Boeri e Zucchi avrebbero fatto vincere, tra i 44 studi italiani e stranieri che avevano partecipato alla gara, quello che aveva presentato un progetto che era formalmente anonimo, ma che Boeri e Zucchi sapevano firmato da Lunati e Floridi.
Lo sapevano anche grazie ai ripetuti contatti intrattenuti, contro le regole, con Tamburelli, dello studio Baukuh, “professionista coinvolto personalmente nella redazione del progetto vincitore†che faceva la spola tra i giurati e gli autori del progetto poi premiato e, “violando l’anonimato previsto dal Bando di gara, entrava ripetutamente in contatto con i commissari Zucchi e Boeri durante l’iter di valutazione dei progetti in garaâ€, facendo in modo che “i commissari potessero individuare, valorizzare e sostenere il progetto presentato dal raggruppamento†Onsitestudio-Baukuh-Sce.
I vincitori hanno così ottenuto un premio di progettazione di 476.531 euro, oltre all’incarico di progettazione definitiva ed esecutiva della Beic, del valore di 8,6 milioni di euro. La Guardia di finanza ha trovato tracce di ripetuti contatti tra Boeri, Zucchi e Tamburelli: incontri, comunicazioni telefoniche, scambi di messaggi Whatsapp e Telegram, rintracciati malgrado Boeri abbia cancellato dal suo telefono i messaggi compromettenti.
Per Boeri il pubblico ministero a gennaio 2025 aveva chiesto gli arresti domiciliari. Il giudice, considerato ormai superato il pericolo d’inquinamento delle prove, aveva concesso soltanto la misura cautelare del divieto di far parte di commissioni di gara e di concludere contratti con la pubblica amministrazione: per Boeri e Tamburelli (per un anno) e per Zucchi (per otto mesi). Boeri non ha voluto comunque lasciare la presidenza della Triennale, benché gliel’avesse chiesto una lettera firmata da un centinaio di professionisti, architetti, personalità della cultura.
A marzo dovrà lasciare perché arrivato a fine mandato. In lizza sono in questi giorni la regista del Teatro Pierlombardo Andrée Ruth Shammah, sostenuta dalla destra, e gli architetti Carlo Ratti e Michele De Lucchi, sostenuti dal sindaco Sala. Poiché “cane non mangia caneâ€, nessuna delle cordate di architetti escluse e danneggiate dalla gara si è costituita parte civile, come pure né il Comune di Milano, né la Fondazione Beic.
Intanto la Procura di Milano procede spedita sugli altri casi dell’inchiesta Grattacieli Puliti. Sono una ventina le operazioni immobiliari sotto indagine per abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso. Indagati i costruttori, i progettisti e i dirigenti del Comune di Milano che hanno permesso la costruzione di edifici ritenuti fuori legge dalla Procura.
Quattro casi sono già a dibattimento: via Fauché, Torre Milano, Park Towers, Bosconavigli. In nessuno il Comune si è costituito parte civile. Bosconavigli, con pm Paolo Filippini, ha tra i sei indagati rinviati a giudizio (udienza il 16 marzo) ancora Stefano Boeri, progettista di un casermone residenziale con le piante sui balconi affacciato sul Naviglio e alto, nel punto massimo, oltre 40 metri, 12 piani, edificato in un’area in cui “l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostantiâ€.
Il palazzo è stato inoltre realizzato senza una regolare convenzione urbanistica, che per legge deve essere votata dal Consiglio comunale o almeno dalla Giunta. Invece è stata firmata – secondo le usanze del Rito Ambrosiano – davanti a un notaio, da un rappresentante dell’operatore immobiliare e da un dirigente del Comune. Contestati anche gli oneri pagati dall’operatore al Comune, secondo la Procura di molto inferiori a quelli previsti dalle norme: con una perdita per la città di almeno 5,5 milioni di euro.
Le Park Towers sono due grattacieli di 23 e 16 piani costruiti al bordo del Parco Lambro come “ristrutturazione†di fabbricati più piccoli. Invece l’edificio di via Fauché in via di costruzione dentro un cortile, dopo le proteste degli abitanti dei palazzi attorno, rappresentati dall’avvocato Wanda Mastrojanni, ha già ottenuto un record: è il primo edificio di cui il Comune stesso, dopo averne permesso la costruzione, ha dovuto ordinare la demolizione: obbligato da una sentenza del Consiglio di Stato che dà ragione ai cittadini della zona.
È già arrivato alla requisitoria finale della pm, Marina Petruzzella (inizierà il 23 febbraio), il caso della Torre Milano, grattacielo di 23 piani tirato su con la mitica Scia (un’autocertificazione) come “ristrutturazione†di uffici di 2 e 3 piani. Contro le norme nazionali e regionali che impongono, per le nuove costruzioni, il rilascio di un piano attuativo che calcoli i servizi da fornire ai nuovi cittadini che arrivano in una zona. I consulenti delle difese lo negano, ma le ipotesi della Procura sono state finora confermate da sentenze del Tar, del Consiglio di Stato e della Cassazione.
Data articolo: Fri, 20 Feb 2026 10:41:34 +0000Il Rito Ambrosiano del Sistema Milano.
Le indagini sull’urbanistica a Milano sono partite da esposti di cittadini contro edifici spuntati nei loro cortili di casa. La Procura, dopo le prime indagini avviate dalla pm Marina Petruzzella, ha constatato che a Milano da anni non si ripettano le leggi urbanistiche nazionali e regionali, ma si segue il “rito ambrosiano”, una serie di prassi e consuetudini regolate da determine dirigenziali e circolari comunali: le nuove costruzioni al posto di piccoli edifici abbattuti sono considerate “ristrutturazioni”, per tirar su grattacieli basta una Scia (segnalazione certificata di inizio attività ), gli oneri da pagare alla città per realizzare servizi sono scontati e ridotti. Tutto ciò in nome della “attrattività ”, per far arrivare a Milano capitali e gli investimenti dei fondi immobiliari. Ma impoverendo la città di verde e servizi (persi 1,5 miliardi di oneri).
Italia Nostra
Povera Italia (Nostra). I soci: “I vertici hanno tradito l’ambienteâ€
È la più antica delle associazioni ambientaliste in Italia, fondata nel 1955 da personaggi come Elena Croce e Giorgio Bassani e poi animata da un pioniere dell’ambientalismo come Antonio Cederna. Ma oggi Italia Nostra, nelle mani del presidente Edoardo Croci, attraversa una crisi senza precedenti. Ha smarrito il suo spirito battagliero in difesa dell’ambiente e dei beni culturali. È diventata succube del potere politico ed economico. E al suo interno ha dimenticato le procedure democratiche accentrando il potere nelle mani del gruppetto riunito attorno a Croci.
Queste, almeno, sono le critiche che arrivano dalla periferia dell’associazione, che denuncia censure, blocchi, espulsioni. Molti soci e dirigenti denunciano: “Italia Nostra è diventata irriconoscibile. Sta cambiando Dnaâ€.
L’ultimo episodio riguarda la sezione di Napoli dell’associazione, che era guidata da Luigi De Falco, l’architetto e urbanista che fece demolire 35 ville abusive a Napoli in un’area poi trasformata del Parco dei Camaldoli e che da assessore tecnico avviò altre 180 demolizioni di fabbricati abusivi. Aveva chiesto, insieme ai referenti di altre regioni, che l’associazione discutesse e prendesse posizione su temi quali la legge Salva-Milano, il Ponte sullo Stretto, gli scempi ambientali provocati dalle Olimpiadi Milano-Cortina. Invano.
Anzi, il gruppo dirigente nazionale di Croci lo esautora da coordinatore a Napoli e addirittura chiude per un periodo la sezione napoletana, adducendo problemi amministrativi dopo la scomparsa del presidente Guido Donatore.
A Genova, a finire nel mirino di Croci è Stefano Fera, presidente della sezione locale di Italia Nostra, fiero oppositore di un’operazione immobiliare che si voleva realizzare nell’area dell’ospedale Galliera. Fera viene deferito ai probiviri e sospeso per sei mesi dall’associazione: la motivazione ufficiale è di aver firmato nell’estate 2024, insieme a un consigliere nazionale uscente di Italia Nostra, Lucio Riccetti, una lettera in cui si chiedeva di verificare se ci fossero stati brogli nelle elezioni interne all’associazione (quelle dopo le quali Croci è stato eletto presidente).
È andata anche peggio a una consigliera nazionale pugliese, Pina Cutolo, che è stata espulsa da Italia Nostra. Con un gruppo di soci aveva fatto domande scomode sulla gestione di locali in corso Lodi e in via Napo Torriani a Milano, donati a Italia Nostra da benefattori: messi in affitto, generavano una consistente rendita gestita dalla sezione di Milano (quando era presieduta da Croci) invece che dall’organizzazione nazionale.
Nel 2024, Pina Cutolo viene segnalata ai probiviri di Italia Nostra, che decidono la sua espulsione. Motivazione: una lettera che la socia aveva inviato due anni prima, in cui esprimeva qualche dubbio sulla trasformazione di Italia Nostra da Onlus ad Aps (associazione di promozione sociale).
Tutti questi conflitti hanno al centro lui, Edoardo Croci, prima presidente della sezione di Milano, poi vicepresidente nazionale e infine presidente. “Ha cambiato la natura di Italia Nostraâ€, protestano molti soci e dirigenti locali. Già nel 2019 si era opposto, a Milano, al vincolo che l’allora ministero per i Beni e le attività culturali intendeva porre sulla Piazza d’Armi, una vastissima area ex militare su cui da anni ci sono progetti di cementificazione.
Dopo che Croci, nel 2024, diventa presidente nazionale, Italia Nostra – sostengono i suoi oppositori – smette di discutere e prendere posizione sulle grandi vicende che coinvolgono l’ambiente e il territorio. Nei mesi di duro confronto sulla Salva-Milano, l’associazione mandava ai soci comunicati surreali che invitavano a conferenze su argomenti tipo il restauro nella trattatistica rinascimentale.
A gennaio 2025 al presidente Croci viene inviata una lettera firmata dai presidenti di 13 sezioni regionali, dal Piemonte alla Sicilia, praticamente l’Italia intera, che protestano contro i pieni poteri di fatto da lui assunti, esautorando i soci, i gruppi e i coordinatori locali. Ma il presidente procede come niente fosse.
Chi è Edoardo Croci? Entra in Italia Nostra non dopo una militanza ambientalista, ma dopo essere stato, dal 2006 al 2009, assessore a Trasporti e ambiente del sindaco di Milano Letizia Moratti. Oggi è presidente del partitino “I liberaliâ€. Ma resta legatissimo a Letizia Moratti, tanto da mandare a tutte le sezioni di Italia Nostra, nel maggio 2024, un invito a partecipare all’incontro “Quale Europa per il futuro?†con Moratti e Carlo Scognamiglio: in quel momento, Moratti era in campagna elettorale per Forza Italia alle europee e Croci era candidato al consiglio nazionale di Italia Nostra.
Dopo l’elezione, propone all’associazione di patrocinare un master in Arte e cultura: proposta bocciata perché che si scopre che il corso è organizzato da Job Farm, un ente di formazione presieduto dalla moglie di Croci, Marina Verderajme, i cui uffici sono nello stesso edificio in cui Italia Nostra ha la sua sede milanese, in via Duccio di Boninsegna.
Le polemiche più dure riguardano la posizione professionale di Croci. Docente all’università Bocconi, dirige il Sur Lab (Sustainable Urban Regeneration Laboratory), un centro di ricerca finanziato da Hines, Intesa Sanpaolo, MilanoSesto, Prelios: tra i massimi operatori immobiliari del Sistema Milano.
Insieme a loro, Croci teorizza il ruolo di Milano come modello di città che basa il suo sviluppo sulla rigenerazione urbana e sull’economia immobiliare. Il 17 giugno 2025, Croci ha presentato alla Bocconi il Position paper annuale del Sur Lab, dal titolo “Creare valore sociale con la rigenerazione urbanaâ€. Protagonisti: Mario Abbadessa di Hines Italia, Riccardo Serrini di Prelios e Giancarlo Tancredi, allora assessore alla rigenerazione urbana del Comune di Milano, che un mese dopo sarà travolto dalle inchieste sull’urbanistica. “Italia Nostraâ€, si chiede un dirigente dell’associazione, “è diventata la stampella verde dello sviluppismo immobiliare?â€.
Nella foto, il presidente di Italia Nostra, Edoardo Croci.
È teso, il clima interno all’associazione Italia Nostra. Tanto che nessuno dei soci e dirigenti citati in questa inchiesta ha accettato di parlare con il giornalista del Fatto quotidiano e rispondere alle sue domande. Quelli che hanno risposto hanno invece preteso l’anonimato.
Strategia della tensione
Mario Merlino, piazza Fontana e l’album di famiglia del governo Meloni
Qualche giorno fa, i camerati che gli erano vicini hanno annunciato sui social la scomparsa di Mario Merlino, uno dei protagonisti del romanzo nero della strage di piazza Fontana. Aveva 81 anni e le sue ultime foto lo ritraggono con lunghi capelli bianchi, barba candida, occhiali tondi dalle lenti spesse. Un “Mago Merlino†che fino all’ultimo ha mantenuto un look lontano da quello vigoroso e risoluto solitamente esibito dai neofascisti.
Qualcuno ancora oggi, in articulo mortis, ha riproposto la domanda: fascista o anarchico? Ma Mario Michele Merlino, classe 1944, è stato un campione in purezza del combattente sotto falsa bandiera della “guerra non ortodossaâ€: l’ultima guerra italiana, quella combattuta dai neofascisti, sotto l’ala protettiva degli apparati dello Stato italiano e delle agenzie internazionali made in Usa, per fermare il comunismo in Italia anche a costo di stracciare la Costituzione, con doppi giuramenti, infiltrazioni, bombe, logge, attentati, provocazioni.
Merlino aveva partecipato, nel 1965, al convegno sulla “guerra rivoluzionaria†organizzato da ambienti militari italiani all’hotel Parco dei principi di Roma. Lì venne teorizzata la strategia della tensione, le bombe nere che dovevano sembrare rosse per scatenare la reazione nazionale e la svolta autoritaria. Merlino aderì a Ordine Nuovo di Pino Rauti e poi ad Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, le due colonne della “guerra non ortodossaâ€.
Nel 1968 partecipò al viaggio “d’istruzione†nella Grecia dei colonnelli organizzato dai servizi segreti italiani. Al ritorno, si scoprì capellone e anarchico: aderì al circolo Bakunin di Roma, poi, nell’ottobre 1969, fu tra i fondatori del circolo 22 marzo, insieme a Pietro Valpreda. Poco più di mese dopo, il 12 dicembre, scoppiò la bomba in piazza Fontana. Fu arrestato. Come Valpreda, accusato di essere la “belva umanaâ€. Merlino esibì l’alibi davvero strano, per un anarchico, di essere stato, al momento degli attentati a Milano e a Roma, in compagnia di Delle Chiaie.
Ormai la linea teorica discussa nel convegno del Parco dei principi era diventata azione militare, la bomba nera era diventata rossa, gli infiltrati avevano fatto il loro sporco lavoro. Ci vorranno anni per arrivare all’assoluzione dell’anarchico Valpreda e decenni per sapere che le bombe del 12 dicembre erano state piazzate da Ordine Nuovo (a Milano) e Avanguardia Nazionale (a Roma). Più difficile, e ancora non concluso, è il lavoro per ricostruire il ruolo dell’Ufficio affari riservati (il servizio segreto civile), del Sid (il servizio segreto militare), dell’Aginter Presse (l’agenzia che coordinava “l’internazionale nera†per conto della Cia).
A dispetto di chi pone ancora la domanda “fascista o anarchico?â€, Merlino negli ultimi decenni ha scritto articoli, saggi, opere teatrali tutti nel solco del pensiero dell’ultradestra fascista, con esaltazioni della X Mas e di Benito Mussolini, ha curato la ristampa di opere di Robert Brasillach, scrittore francese antisemita e collaborazionista con il Terzo Reich, è stato invitato a iniziative del Fronte Nazionale e di Forza Nuova. Condannato per banda armata, è uscito assolto dai labirintici processi per strage che non sono riusciti a provare tutte le responsabilità individuali.
La nidiata nera della “guerra non ortodossa†è arrivata tranquilla fino ai giorni nostri, ottenendo qualche riconoscimento postumo, qualche risarcimento famigliare. Il figlio di Merlino, Emanuele, nel 2022 viene assunto come capo della segreteria tecnica del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e poi riconfermato da Alessandro Giuli.
Paolo Signorelli, nipote dell’omonimo ideologo di Ordine Nuovo, diventa portavoce del ministro Francesco Lollobrigida. L’ultima guerra italiana, cruenta e piena di doppifondi, sembra lontana, ma i suoi protagonisti sono l’album di famiglia della destra oggi arrivata al governo. Donne e uomini poco amanti della Costituzione che i loro padri e nonni non hanno firmato.
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Stragi
“Giovedì neroâ€: Ignazio La Russa (che c’era) querela Odifreddi
Il presidente del Senato annuncia una querela al matematico Piergiorgio Odifreddi, per aver sostenuto all’Aria che tira (si discuteva degli scontri con la polizia alla manifestazione di Torino per Askatasuna del 31 gennaio 2026) che Ignazio La Russa era il “mandante morale del giovedì nero†in cui morì l’agente di polizia Antonio Marino, dilaniato da una bomba a mano Srcm.
Era il 12 aprile 1973 e La Russa, responsabile provinciale del Fronte della gioventù, era tra gli organizzatori della manifestazione convocata dalla Maggioranza silenziosa con il sostegno di Msi e Fronte. Cinque giorni prima, il 7 aprile 1973, era stata programmata una strage: un ordigno doveva scoppiare sul treno Torino-Roma, piazzato da Nico Azzi, neofascista che si era fatto vedere con una copia di Lotta continua ben in vista e poi era andato in una toilette a innescare la bomba che doveva essere “rossaâ€.
Sbagliò l’innesco e restò ferito. Nella notte tra il 7 e l’8 aprile partì il contrordine per i gruppi neri pronti in Veneto a compiere altre stragi “rosse†già programmate. Ma i neofascisti non riuscirono a fermare la grande manifestazione di Milano “contro la violenza rossa†che era già stata programmata per chiedere ordine, disciplina e fors’anche lo stato d’emergenza. La Prefettura proibì il corteo. I neri di Ordine nuovo scesero ugualmente in piazza, armati.
La destra in doppiopetto rimase spiazzata, ma non volle o non potè fermare i neri armati. I dirigenti missini Franco Servello e Francesco Petronio, con Ignazio La Russa e Ciccio Franco, marciarono verso la Prefettura per protestare contro il divieto del corteo (foto qui sotto).

Intanto in città si scatenò l’inferno. Morì l’agente Marino e furono feriti 13 poliziotti e un passante; 150 arrestati, tra cui Romano La Russa. In seguito, il Msi scaricò i neri di Ordine nuovo e indicò i due camerati che avevano esagerato, Maurizio Murelli e Vittorio Loi. Arrestati, scagionarono i camerati missini con cui pure avevano preso accordi.
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Link utili:
Chi lanciò la bomba, Murelli, racconta che fu la famiglia La Russa a mettere a disposizione i soldi per risarcire la famiglia e permettergli l’uscita anticipata dal carcere. Ecco il link:
Parla Murelli sul “giovedì nero†e famiglia La Russa
Ecco Casa La Russa, con i cimeli del Duce / clicca qui per il VIDEO

Ignazio La Russa nel film di Marco Bellocchio Sbatti il mostro in prima pagina, 1972, con Gian Maria Volontè / clicca qui per il VIDEO
Urbanistica
Firenze. Avvisi di garanzia per il “Cubo neroâ€
Aveva fatto notizia la comparsa, a Firenze, del “Cubo nero†al posto dell’ex Teatro comunale di corso Italia. L’estate scorsa, la vista di uno squadrato edificio scuro spuntato in un’area cittadina protetta dall’Unesco aveva scatenato critiche, polemiche e proteste per un “mostro†architettonico arrivato a stravolgere lo storico skyline fiorentino.
I cittadini riuniti nel comitato Salviamo Firenze avevano trasformato le proteste in esposti alla Procura della Repubblica, aggiungendo alle critiche estetiche e paesaggistiche, anche domande sull’iter amministrativo del nuovo edificio.
La Procura aveva aperto un’indagine, affidata a Guardia di finanza e carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Marilù Gattelli. Ora sono arrivate le prime contestazioni dei magistrati: i pm hanno inviato avvisi di garanzia a una decina di persone, ipotizzando reati quali abuso edilizio, falso ideologico, violazione alle norme urbanistiche sul paesaggio. Gli avvisi sono inviti a comparire nei prossimi giorni in Procura per interrogatori su come sia stato autorizzato il “Cubo neroâ€.
Tra gli indagati ci sono membri della Commissione paesaggistica del Comune di Firenze e dirigenti e tecnici degli uffici urbanistici della pubblica amministrazione cittadina. I magistrati nei mesi scorsi avevano acquisito atti e documenti presso la Direzione urbanistica del Comune e presso la Soprintendenza archeologia, Belle arti e paesaggio. Avevano studiato il percorso del progetto e analizzato i pareri e le decisioni comunali che avevano dato il via libera alla trasformazione urbanistica dell’area dell’ex Teatro comunale, dismesso e demolito per far posto a un’operazione immobiliare che prevede la costruzione di appartamenti di lusso e residenze per soggiorni temporanei per turisti ad alta capacità di spesa.
Nel frattempo, i cittadini e il comitato Salviamo Firenze ha presentato esposti anche su un’altra operazione immobiliare, quella del cosiddetto “Mostro di San Galloâ€: la costruzione, nel cortile del vecchio ospedale militare di San Gallo, di una cittadella extralusso di 22 mila metri quadri, con due torri alte 23 metri che dovrebbero ospitare 33 suite, 56 camere e 10 residenze esclusive, un ristorante toscano e uno giapponese, oltre a un bar con piscina sulla terrazza in cima all’edificio.
Data articolo: Sun, 08 Feb 2026 15:53:03 +0000Tar
Milano, buon vento per le inchieste di Grattacieli Puliti
Buon vento, per il nuovo procuratore aggiunto – Paolo Ielo – arrivato a coordinare le indagini sull’urbanistica milanese. Perfino da Battipaglia è arrivato un aiuto (giuridico) ai pm di Milano e una secca smentita alle argomentazione dei costruttori.
Il Consiglio di Stato, in una sentenza pubblicata il 5 maggio 2025, pronunciandosi su un ricorso del Comune di Battipaglia contro due operatori locali, stabilisce che per costruire edifici di un certo impatto serve il piano attuativo, anche quando sorgono in aree già urbanizzate: “L’esigenza di un piano di lottizzazione, quale presupposto per il rilascio del permesso di costruireâ€, scrivono i giudici del massimo organo della giustizia amministrativa, “si impone anche al fine di un armonico raccordo con il preesistente aggregato abitativo, allo scopo di potenziare le opere di urbanizzazione già esistenti e, quindi, anche alla più limitata funzione di armonizzare aree già compromesse ed urbanizzate, che richiedano una necessaria pianificazione della maglia e perciò anche in caso di lotto intercluso o di altri casi analoghi di zona già edificata e urbanizzataâ€.
È la campana a morto per il Rito Ambrosiano e per la prassi milanese di costruire in città con una semplice Scia (l’autocertificazione dei costruttori), senza il piano attuativo che calcoli i nuovi servizi da fornire agli abitanti: “Non è consentito superarne l’assenza facendo leva sulla situazione di sufficiente urbanizzazione della zonaâ€. “Il piano attuativo è necessario in quanto consente un miglioramento dell’edificazione della zona e della relativa maglia urbanisticaâ€.
Battipaglia è lontana. Ma anche i casi milanesi continuano a raccogliere pronunce della giustizia amministrativa favorevoli alle ipotesi della Procura. Il Tar lombardo, su un’operazione urbanistica in piazza Trento-via Crema, il 20 gennaio 2026 ha ribadito che il piano attuativo per le costruzioni alte più di 25 metri è un “principio fondamentale in materia di governo del territorio†a “garanzia dell’ordinato sviluppo urbano†e non può essere abrogato dalla “legislazione regionale†lombarda.
È “un obbligo†stabilito “in modo inequivocabile†da una “norma di rango primario e statale†che va applicata anche a un’area di Milano, come quella di Porta Romana-Piazzale Lodi, che è “interamente edificata e dotata di tutte le opere di urbanizzazione primaria e secondariaâ€. Non si può farne a meno, come sostengono i costruttori in forza del fatto che Milano è già dotata di servizi sufficienti, ha già strade, fognature, reti elettriche, parcheggi. Il piano attuativo resta una “necessità †in aree di “forte trasformazione urbanisticaâ€, deve garantire alla nuova edificazione “un corretto inserimento nel contesto urbanoâ€, alla popolazione “la dotazione di standard adeguati†e alla città un “armonico raccordo†della nuova costruzione con “il preesistente aggregato abitativo, allo scopo di potenziare le opere di urbanizzazione già esistentiâ€.
Un’altra sentenza del Tar, quella del 15 gennaio su un edificio in costruzione in via Carducci, condanna il Comune e i costruttori su richiesta di una abitante che chiedeva di verificare la regolarità della nuova edificazione con Scia.
E il Consiglio di Stato, sull’edificio nel cortile di via Fauchè, a novembre aveva già dato ragione agli abitanti e torto a Comune e costruttori: non è “ristrutturazione ricostruttiva†ma “nuova edificazioneâ€. Per essere “ristrutturazioneâ€, il nuovo edificio deve avere la stessa volumetria di quello abbattuto; demolizione e ricostruzione devono avvenire nello stesso arco temporale; e non si può accorpare più volumi prima divisi, né frazionare in più edifici nuovi un unico edificio presistente. I giudici sono chiari. Altro che indagini smontate. Altro che norme confuse e difficilmente interpretabili. Altro che contraddizioni tra giustizia penale e giustizia amministrativa.