Trasformare una sconfitta in attacco: questo il programma dell’assemblea convocata ieri a Torino dal centro sociale Askatasuna dopo lo sgombero della sede di corso Regina Margherita avvenuto il 18 dicembre. Assemblea affollatissima soprattutto di giovani, moltissime le ragazze, che hanno riempito la grande aula universitaria del Campus Einaudi e poi anche un’altra aula in collegamento video.
Presenti decine di centri sociali, movimenti, gruppi e organizzazioni “antagoniste†da tutta Italia, il Movimento No Tav, l’Unione sindacale di base, l’Arci, il Leoncavallo di Milano, Cambiare rotta, Potere al popolo, il Comitato antifascista universitario, comitati di quartiere di varie città , Napoli, Roma (Spin Time e Quarticciolo), Bologna (Labas). “Askatasuna chiama, governo nemico del popolo, il popolo resisteâ€: questo lo slogan che convocava l’assemblea.
Approvato un appello che dà a tutti appuntamento al 31 gennaio, per una manifestazione nazionale a Torino contro il governo Meloni, manifesto disegnato da Zerocalcare con queste parole: “Askatasuna vuol dire libertà . Torino è partigiana. Contro il governo, guerra e attacco agli spazi socialiâ€.
Mentre il governo confeziona pacchetti di leggi per rendere più difficile manifestare e più impunibili le forze di polizia, gli “antagonisti†annunciano la loro controffensiva. Si propongono di superare le divisioni interne, per “fare fronte unito e varare una piattaforma comune che alimenti un grande movimento nazionale per difendere gli spazi autogestitiâ€. “Dobbiamo ribaltare un’azione repressiva come lo sgombero di Askatasuna in un movimento di forzaâ€, propone Giorgio Cremaschi, ex sindacalista Fiom, oggi Potere al popolo. “Siamo di fronte a una crisi di sistema in cui il potere reagisce con rabbia, violenza, oppressione. Oggi torna d’attualità l’alternativa: o socialismo o barbarieâ€.
Molti ripetono di rifiutare la divisione tra “buoni†e “cattiviâ€: “Noi vogliamo essere cattivi contro questo potereâ€. Spola dialettica tra situazione internazionale e situazione interna. La corsa mondiale al riarmo e alla guerra, le grandi mobilitazioni contro gli interventi dell’esercito israeliano a Gaza diventano la scintilla da cui far scaturire la protesta “contro la chiusura degli spazi sociali†e contro il nuovo pacchetto sicurezza del governo Meloni: “Dobbiamo intiepidire questo inverno per arrivare a una primavera davvero caldaâ€.
Il rappresentante Usb, l’Unione sindacale di base, annuncia per il 6 febbraio lo sciopero internazionale dei porti. “Dobbiamo bloccare il trasporto di armiâ€. Nicoletta Dosio, storica attivista del movimento No Tav: “Il vecchio corridoio Lisbona-Kiev, a cui ci opponiamo da anni in Valsusa, oggi si mostra per quello che è: un corridoio di guerraâ€.
“Ci organizzeremo per dare una risposta all’attacco del governo contro i giovani e i movimenti sociali, come abbiamo visto con gli arresti a Torino dopo le grandi manifestazioni per la Palestinaâ€, dicono Stefano, Ludovica e Umberto, portavoce di Askatasuna. “Pensiamo che si voglia colpire chi dissente, chi alza la testaâ€. Nasce un nuovo movimento? “Questo non lo sappiamo, non sappiamo come finirà , sappiamo solo come inizia. Oggi è il momento del confronto e dell’avvio di un percorso, che poi camminerà con le sue gambeâ€.
Caro Stefano, sotto un mio post Instagram che diceva, semplicemente, senza alcun commento: “Stefano Boeri a processo per il Bosconavigliâ€, tu hai risposto così: “Dovresti vergognarti. Ti conosco da anni. Mi conosci e sai bene (sei venuto a parlarne nel mio studio) che questa vicenda ha un profilo del tutto diverso dagli altri. E pubblichi una foto di un anno fa del nostro progetto… che giornalista del piffero sei diventato. Peccatoâ€.
Sì, peccato. Sono parole che mi obbligano a una risposta che non avrei voluto dare. Io conoscevo un ragazzo che voleva cambiare il mondo, quando frequentava, come me, il liceo Manzoni. Che abitava in una casa di piazza Sant’Ambrogio, quella della geniale architetta e designer Cini Boeri, in cui in seguito mi capitò di partecipare ad alcuni incontri e discussioni per preparare la nascita di Società civile, il mensile del circolo promosso da Nando dalla Chiesa che negli anni Ottanta osò sfidare la Milano da bere.
Tu, dopo aver sfidato i vecchi baroni e il vecchio potere, ti ritrovi ora professionista affermato e ben inserito nella schiera dei nuovi baroni e del nuovo potere. Ma dovrei essere io, invece, a vergognarmi, per aver continuato a fare con coerenza il mio mestiere, quello di raccontare i fatti (e le inchieste), senza fare sconti a nessuno, neppure agli amici? Mi spiace che tu ti senta “tradito†da me, ma penso ai tanti amici che si sentono traditi da te, che un tempo eri un loro riferimento culturale e politico.
Lasciamo stare per un attimo il piano penale (che pure ho il dovere di raccontare). I giudici stabiliranno, tra anni, chi è colpevole e chi innocente. Non mi importa, ora, della decisione dei giudici. I pm sostengono che anche il Bosconavigli, come tanti altri edifici del Modello Milano, è un abuso edilizio, che la sua altezza è superiore a quanto consentito dalle regole, che la sua convenzione urbanistica non è stata approvata dal Consiglio comunale o dalla giunta, che gli operatori immobiliari, pagando 5,5 milioni di euro in meno di quanto dovuto, hanno prodotto un “rilevante danno economico†alla Pubblica amministrazione, dunque ai cittadini, con conseguente “peggioramento della qualità urbana, con danno per l’intera collettività â€.
Ma tutto ciò sarà provato, oppure smentito, in un processo appena avviato. Già ora però mi pare sia arrivato il tempo di tentare una riflessione – culturale, sociale, politica – sul Sistema Milano di cui sei tra i protagonisti. Come autorevole progettista di edifici-simbolo della nuova Milano.
E anche come appartenente a quella incestuosa famigliona allargata dell’urbanistica milanese dove tutti si incrociano con tutti, dove i confini tra ruoli incompatibili sfumano, dove si può essere insieme progettista privato e decisore pubblico di progetti, giurato di gara e partecipante alle gare, architetto, professore, direttore, assessore, candidato sindaco, presidente, imputato.
Che città abbiamo contribuito a costruire? Tu stesso hai rilevato che “In questi anni, Milano ha perso quasi 400 mila abitanti e ne ha presi 500 mila. È in crescita, ma ha cambiato Dna. Se ne sono andati giovani e nuclei non in grado di accedere all’acquisto o all’affitto di una casaâ€. Crescono le disuguaglianze, aumenta il numero di quanti sono di fatto espulsi da Milano. Sta avvenendo una vera e propria “sostituzione etnicaâ€, o almeno sociale: fuori i più fragili, dentro i più ricchi.
Decresce la creatività , la rendita immobiliare diventa il driver dello sviluppo della città . E le difficoltà aumentano anche per la media borghesia e le attività economiche piccole e medie. Le inchieste giudiziarie sono arrivate alla fine di un processo che la politica non ha saputo governare, oppure ha favorito in modo sfacciato.
Caro Stefano, io non voglio restituirti l’insolenza dicendo che sei diventato “un architetto del pifferoâ€, ma ti invito invece a riflettere e a rispondere: che città abbiamo – avete – contribuito a costruire?
Nella foto: il Bosconavigli prima dell’arrivo delle piante sui balconi.
Giornata istruttiva e a suo modo divertente, ieri (14 gennaio 2026), al processo per abusi edilizi della Torre Milano, uno dei tanti casi di Grattacielo selvaggio. Protagonista: l’architetto Marco Engel, sentito come consulente tecnico della difesa.
Famoso per la sua collezione di giacche colorate da far invidia a Formigoni e per l’appassionato sostegno alla Salva-Milano, Engel è quello che, in privato (intercettato), diceva che il caso Park Towers “è una roba che grida vendetta! Che cazzo, com’è possibile che abbiamo distorto la norma in maniera tale che un intervento di questa dimensione possa essere un intervento di ristrutturazione con Scia? La cosa è successa solo a Milano. È solo Milano che si sente forte abbastanza per dire: chi se ne fotteâ€.
Ieri invece, in aula, si è guadagnato l’incarico sostenendo che i costruttori della Torre Milano hanno fatto tutto per bene, che costruire un grattacielo nuovo di zecca è “ristrutturazioneâ€, che la Scia è cosa buona e giusta, che la Commissione paesaggio è “un gruppo di saggiâ€, che in questo caso ha prodotto ottime argomentazioni, “un caso esemplare dal punto di vista culturaleâ€, che gli oneri pagati dai costruttori sono ok, che Milano ha già tanti servizi e dunque non dovevano darne di più.
I tempi sono cambiati dalla legge urbanistica del 1968: infatti “oggi abitiamo tutti in case in cui abbiamo più metri quadri rispetto a quelle in cui abitavamo alloraâ€. Poi aggiunge: “Salvo le fasce deboli, ma questo è un altro discorsoâ€. Mica avranno diritti da pretendere?
Prosciolta, non assolta: il Pandorogate per Chiara Ferragni si chiude grazie al fatto che non c’è più la querela contro di lei. L’accusa era di truffa aggravata, per aver lasciato intendere che chi comprava il pandoro Balocco Pink Christmas e le uova di Pasqua Dolci Preziosi avrebbe finanziato iniziative di beneficenza. Invece solo una piccola quota fissa era destinata a progetti benefici.
La pubblica accusa (l’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli) aveva chiesto una condanna a 1 anno e 8 mesi senza attenuanti. Secondo le indagini della Guardia di finanza, tra il 2021 e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato i suoi follower e i consumatori ottenendo ingiusti profitti per circa 2,2 milioni di euro.
Proscioglimento, dunque. Ma sotto i riflettori, Chiara Ferragni si presenta come assolta: “Sono molto felice, è finito un incuboâ€, ha dichiarato, “ringrazio i miei avvocati e i miei follower che, per due anni, mi hanno sostenuta fino a qui. Siamo tutti commossi, grazieâ€.
“A mettere la bomba nel cestino di piazza della Loggia è stato Paolo Marchettiâ€: lo ha detto ieri, al processo per strage con imputato Roberto Zorzi, Gianpaolo Stimamiglio, negli anni Settanta militante di Ordine nuovo e ora supertestimone. “Non ho mai fatto questo nome, avevo paura per la mia incolumità â€, ha aggiunto.
La bomba, esplosa durante il comizio finale di una manifestazione antifascista, quel 28 maggio 1974 uccise otto persone e ne ferì altre 102. Dopo molti anni di indagini, processi e depistaggi, sono stati condannati per strage il capo di Ordine nuovo nel Triveneto Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, che era contemporaneamente militante ordinovista di Brescia e informatore dei servizi segreti.
Oggi sotto processo ci sono due militanti di Ordine nuovo di Verona, Roberto Zorzi e Marco Toffaloni, già condannato a 30 anni in primo grado. Nella sua testimonianza, Stimamiglio ha raccontato che la strage fu realizzata dai veronesi: “l’apporto logistico era dei bresciani, ma erano solo veronesi quelli che erano in piazzaâ€.
Operativi, quel giorno, erano quattro uomini di Ordine nuovo di Verona: Marchetti, Toffaloni, Claudio Bizzarri e un altro di cui non è stato in grado di fornire il nome. Marchetti, secondo marito di Rita Stimamiglio, sorella del supertestimone, era noto come neofascista dell’ambiente eversivo lombardo-veneto, ma finora non era mai stato indagato per la strage.
Ora Stimamiglio testimonia che Bizzarri era uno degli esecutori anche dell’attentato a Brescia. “Per la strage, l’input lo aveva dato Besutti e quindi in piazza c’erano solo i veronesiâ€, ha detto Stimamiglio rispondendo alle domande del pubblico ministero Caty Bressanelli e del presidente della Corte d’assise di Brescia Roberto Spanó.
Per la prima volta nell’inchiesta sull’urbanistica milanese si sente il rumore delle ruspe. È il Comune Milano a ordinare la demolizione della palazzina in costruzione nel cortile di via Fauchè. Piena vittoria dell’avvocata Wanda Mastrojanni che rappresenta gli abitanti del supercondominio di via Fauchè 9-11 e via Castelvetro 16-18-20, che si erano opposti alla nuova edificazione che stava crescendo nel cortile di casa.
Il 4 novembre 2025 infatti il massimo organo della giustizia amministrativa aveva confermato la sentenza del Tar Lombardia dell’estate 2024 e stabilito che, nonostante le leggi degli ultimi 13 anni (2013-2020-2022) abbiano notevolmente allargato il concetto di “ristrutturazione ediliziaâ€, la demolizione con ricostruzione di un nuovo edificio non può essere considerata “ristrutturazione†se non c’è la “contestualità †fra demolizione e ricostruzione e se non viene conservata la “volumetria preesistenteâ€, senza ulteriori “trasformazioni della morfologia del territorioâ€.
Altrimenti è “nuova costruzioneâ€, che ha bisogno di un permesso di costruire e del pagamento di più alti oneri di urbanizzazione, per garantire la dotazione ai cittadini di servizi pubblici. Intanto l’immobiliarista D’Ambrosio, insieme con il direttore lavori-progettista Marco Colombo e l’impresario edile Gaetano Risi, sono a processo per abusi edilizi, secondo la pubblica accusa rappresentata dal pm Paolo Filippini (prossima udienza il 2 febbraio).
Ora il proprietario dell’area ha 90 giorni di tempo per realizzare le demolizioni ordinate dal Comune e ripristinare lo stato iniziale dell’area. Oltre il novantunesimo giorno, se l’area non è tornata com’era, scatta una sanzione da 2 mila a 20 mila euro e l’amministrazione pubblica può acquisire gratuitamente l’area facendola entrare nel patrimonio comunale.
Reazione dell’opposizione a Palazzo Marino: Riccardo Truppo, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Milano, protesta: “Il Comune si muove a tentoni. Chiediamo un Consiglio comunale straordinario urgente sull’urbanisticaâ€.
In Lombardia oggi esiste un nuovo sistema mafioso fondato sull’alleanza economica dei rappresentanti di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra romana. A sancirlo è il giudice del Tribunale di Milano, Emanuele Mancini. La storica sentenza a carico di 78 imputati è arrivata ieri sera, 12 gennaio 2026. E ha confermato il capo 1 dell’imputazione e cioè quello decisivo sull’associazione mafiosa.
Così due anni e quattro mesi dopo gli undici arresti concessi dal gip Tommaso Perna su 146 richiesti dalla Procura di Milano e dall’allora unico pm Alessandra Cerreti, oggi affiancata dal collega Rosario Ferracane, si ha un primo punto fermo in una sentenza di primo grado con rito abbreviato.
Dovrà arrivare Appello e Cassazione, ma da ieri l’esistenza di un Consorzio mafioso a Milano e provincia, così come raccontato nella maxi-inchiesta Hydra coordinata dal Nucleo investigativo dei carabinieri agli ordini del colonnello Antonio Coppola, è un dato acquisito, in attesa che altri 78 imputati, ancora in udienza preliminare, decidano cosa fare.
Che l’impianto accusatorio della Procura diretta da Marcello Viola (ieri in aula)
fosse solido lodimostra il fatto che dagli arresti in poi, oltre alle conferme di Riesame e Cassazione che hannosconfessato l’iniziale posizione del gip, i pm hanno incassato ben tre collaborazioni di altrettanti indagati: il colletto bianco Saverio Pintaudi, il referente catanese del clan Mazzei William Cerbo e l’affiliato alla ’ndrangheta Francesco Bellusci.
Il processo così si conclude con tutte condanne, tranne poche assoluzioni per reati-fine. La Procura aveva chiesto 570 anni, il calcolo è stato rivisto al ribasso dal giudice che ha però accolto con pochi sconti le richieste per i grandi calibri delle tre mafie. Su tutti Giuseppe Fidanzati (14 anni), rappresentante di Cosa Nostra palermitana, e poi i fratelli Pace, Bernardo (14 anni), Michele e Domenico (12 e 11), uomini di riferimento della mafia trapanese che ha tutelato gli interessi di Messina Denaro.
E poi Filippo Crea (14 anni), plenipotenziario della ‘ndrangheta reggina, Massimo Rosi (16 anni) e Giacomo Cristello (11 anni) perle cosche calabresi insediate a Lonate Pozzolo, cento passi dall’aeroporto intercontinentale di Malpensa. Non mancano condanne per gli uomini d’oro del clan di Michele Senese, re di Roma e legato alla camorra dei Moccia.
Il capo 1 di oltre cento pagine resta così nella storia giudiziaria dell’antimafia italiana.
Qui si legge di “una imponente e capillarmente strutturata associazione mafiosa costituita da appartenenti a Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra, avente struttura confederativa orizzontale, nell’ambito della quale, i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose operano sullo stesso livello, contribuendo alla realizzazione di un sistema mafioso lombardo la cui operativitaÌ€ veniva decisa congiuntamente dalle tre componenti mafiose nel corso di 21 summitâ€.
Un’associazione “che manteneva contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale, bancario†e“condizionava il libero esercizio di votoâ€, come spiega Crea: “Abbiamo un bel pacchetto di voti, posso portare Senatori in Europa, abbiamo preso un partitoâ€. Senza contare la capacitaÌ€ “di condizionare il libero mercato per la massimizzazione dei profitti dell’associazioneâ€, attraverso un risiko di oltre 50 societaÌ€ anche estere. Intercettato un boss spiega: “Costruiremo tutto con i proventi di Milano, Roma, Calabria, Siciliaâ€.
Durante la sua requisitoria, il pm Cerreti ha parlato di “mafia immanenteâ€in Lombardia, definendo Milano “un contesto mafioso, neÌ piuÌ€ neÌ meno di come puoÌ€ esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza di questo, non faremo passi avanti nell’attivitaÌ€ di contrastoâ€. Oggi questo passo eÌ€ stato fatto.
(Davide Milosa, Il Fatto quotidiano, 12 gennaio 2026)
Sistema mafioso lombardo.
I pm: a Milano un contesto
come quello calabrese
di Ilaria Carra e Massimo Pisa La Repubblica/Milano, 14 gennaio 2026
Notte di catture per i carabinieri del Nucleo investigativo. Nomi di peso condannati per 416 bis eportati a San Vittore. Tra questi i siciliani e camorristi Sergio Sanseverino e Giuseppe Sorce (colpevole anche di spaccio) che di anni se ne sono visti comminare tredici, e il crotonese Giacomo Cristello che avrà da scontare undici anni e due mesi per la sua appartenenza alla locale di Legnano eLonate Pozzolo.
Un intreccio di origini e affiliazioni cristallizzato dalle sessantadue condanne emesse in abbreviato dal gup Emanuele Mancini, specchio della saldatura tra mafie: eÌ€ l’impasto che hadato vita a “Hydra”, il consorzio di clan decapitato dai magistrati della Dda.
Per decodificarlo, bisogna tornare alle requisitorie dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. Che in aula si erano concessi una metafora calcistica: «Non eÌ€ che se prendiamo quattro giocatori dalMilan, quattro dall’Inter e cinque dalla Juventus, gli facciamo fare una nuova squadra di pulcini:rimangono sempre giocatori professionisti di serie A». Poi, tornando nel concreto: «Si eÌ€ parlato di super mafia, nulla di tutto questo.
Si tratta di un’associazione mafiosa, a cui aderiscono rappresentanti delle tre mafie sul territorio lombardo, e solo sul territorio lombardo, che hanno deciso di mettersi insieme per fare business». Un ritorno al passato, un richiamo alle sentenze Wall Street e Countdown degli anni Novanta.
E un’evoluzione dello schema tracciato quindici anni fa dall’inchiesta Infinito, percheÌ la mafia «non eÌ€ immutabile —aggiungono — eÌ€ un fatto vivo e come fatto vivo muta, quindi dobbiamo essere pronti anche a scardinarele nostre conoscenze, basate su evidenze giudiziarie e storiche, ed essere pronti ad affrontare nuove realtà».
E tra queste c’eÌ€ una doppia amara presa di coscienza: «Milano eÌ€ un contesto mafioso, neÌ piuÌ€ neÌ meno dicome puoÌ€ esserlo la Calabria». E ancora c’eÌ€ «la faccia tipica del piccolo imprenditore lombardo, cheviene coinvolto all’inizio inconsapevolmente nei traffici di un gruppo, ma che appena si rende contoche sono mafiosi si gira dall’altro lato».
RealtaÌ€ riscontrata da confessioni e testimonianze messe a verbale da tre pentiti. Francesco Bellusci”Occhi celesti”, battezzato «picciotto camorrista» nel 2017-2018 per la locale di Lonate Pozzolo, dicui diventa reggente: eÌ€ lui, nel primo interrogatorio il 21 novembre, a confermare l’esistenza di una mafia a piuÌ€ teste.
«Quello che voi avete riportato sul fascicolo… Hydra, eÌ€ completamente esatto». Racconta di un«incontro importante, dell’unione della consorteria». La chiamano «l’unione», infatti. «EÌ€ una cosa unica, una cosa sola, quella. Unione, eÌ€ un’unione. Dovevamo essere tutti una cosa soltanto. Noi diciamo che eravamo tutti insieme, che eravamo tutti uniti e quindi… che eravamo una cosa sola».
E i soldi? Attribuisce a Gioacchino Amico, altro boss a processo, una certezza: «I soldi erano anche di Matteo Messina Denaro, era lui che strutturava la cosadietro». Di Amico il 9 dicembre aggiunge che «diceva che tanti affari che lui aveva, arrivavano “daiddu”, Mattia Messina Denaro. E fa: “Vedi Francesco, io ho a che fare con l’avvocato”. Questo qua, a quanto mi spiegava lui, poi se eÌ€ vero o non eÌ€ vero, diceva che era il fratello di Mattia Messina Denaro».
Il riferimento eÌ€ ad Antonio Messina, parente di Iddu. Prima di lui era stato William Cerbo, “Scarface”, a certificare l’unione tra le varie compagini mafiose. Catanese organico ai Mazzei “Carcagnusiâ€, nei verbali Cerbo svela affari per decine di milioni: traffici di droga, usura, recuperocrediti, estorsioni, investimenti con infiltrazioni illecite in cliniche e imprese edili.
«Io sono un collettore economico», dice e aggiunge: «Vestiti (Giancarlo, luogotenente dei Senese, ndr) spingeva, aveva interessi che il clan Mazzei si prodigasse al 100% nei loro interessi su, quello che si era discusso con Tano Cantarella, ovvero questa forza di unione data da più famiglie». In sostanza, «Vestiti era diventato il riferimento mafioso della famiglia Mazzei».
CosiÌ€ era nata ed era cresciuta«la coalizione», parole sue, tra mafie. Il primo a collaborare era stato Saverio Pintaudi, il contabile dei clan, il geometra in difficoltaÌ€ economiche finito nel «consorzio mafioso»: «un fantoccio» dice di seÌ ma «l’unico col cervello funzionante» che parla di «fatture false», giri di«contanti», societaÌ€ «fittizie», schermate, e centinaia di migliaia di euro, «fiumi di denaro» del grande «consorzio di mafia lombardo».
Oggi, 9 gennaio 2026, mancano 28 giorni alle Olimpiadi. E già si vedono i disastri realizzati in nome del “grande eventoâ€: sfaceli ambientali ed economici. Il Fatto quotidiano ne sta dando conto da mesi e il nostro Giuseppe Pietrobelli lo ha documentato in un libro prezioso (Una montagna di soldi, Paper First), assolutamente da leggere in questi 28 giorni che ci separano dall’“eventoâ€.
Se poi volete vedere con i vostri occhi lo scempio perpetrato a Cortina, nel Cadore, in Valtellina, in Alto Adige e anche a Milano, allora cliccate su https://altreconomia.it/impronta-olimpica-2026/. È il lavoro fatto da Altraeconomia, diretta da Duccio Facchini, in collaborazione con PlaceMarks. Dal febbraio 2025, sono stati estratti, pubblicati e aggiornati gli scatti satellitari dei territori interessati dai lavori olimpici.
Pezzi di montagna e di città sventrati, sbancati, violentati. Via gli alberi, i larici, le conifere, sbancati i prati, sostituiti da tanto cemento. È il progetto “L’impronta olimpica†che documenta il consumo di suolo e la devastazione dei territori che costituiscono l’eredità , la vera “legacy†delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Le immagini satellitari parlano. Dicono più di cento parole. Mostrano il “prima†e il “dopo†dei siti dove sono stati realizzati gli impianti sportivi, le strade, le “opere†per i Giochi invernali. La pista di bob di Cortina d’Ampezzo, la variante di San Vito di Cadore della strada statale 51 di Belluno, la circonvallazione di Perca, la Biathlon Arena di Anterselva (Bolzano), la tangenziale di Tirano in Valtellina, i parcheggi e gli sbancamenti per le piste da sci di Livigno (Sondrio), la trasformazione urbanistica dell’area di Porta Romana e di Santa Giulia a Milano.
Il bosco di Ronco a Cortina abbattuto e trasformato in una slavina di terra per costruirci la pista da bob costata 125 milioni di euro, l’ultima che verrà realizzata al mondo per uno sport ormai finito. I pendii del Mottolino, a Livigno, alta Valtellina, sventrati per ricavarne il campo di gara da snowboard e freeski, i prati divorati dal cemento per far posto a un garage sotterraneo.
A San Vito di Cadore il cantiere della eterna incompiuta: doveva essere pronta per i Mondiali del 2021, diventerà un enorme parcheggio a cielo aperto per le auto degli spettatori che poi saliranno a Cortina sui bus navetta. A Tirano, in provincia di Sondrio, una campagna coltivata trasformata in un cantiere a ridosso della riva dell’Adda. A Milano, l’ex scalo ferroviario di Porta Romana occupato da sei casermoni in stile sovietico che saranno il villaggio olimpico e poi uno studentato carissimo, finito nell’inchiesta sull’urbanistica milanese.
Era stato annunciato come “il grande evento sostenibileâ€, “le olimpiadi risparmiose†(Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia), quelle in cui “il governo non ci metterà un euro†(Giancarlo Giorgetti, da sottosegretario con delega allo Sport). Invece non solo i costi si sono gonfiati, ma sono stati spesi fiumi di milioni prelevati dalle casse pubbliche, cioè dalle nostre tasche.
Le Olimpiadi “a costo zero†sono una slavina di cemento costata 5 miliardi di euro: 100 interventi, strade, ferrovie, opere sportive, tutto a carico dei contribuenti italiani. Solo una minima parte sarà terminata in questi 28 giorni: i lavori per opere per almeno 3 miliardi saranno finiti solo dopo i Giochi. Molte le incompiute, alcune opere previste non sono state ancora neppure progettate. Il Parlamento ha varato a luglio una legge che ha prolungato il fine vita della Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 spa) al 2033: poteri assoluti, deroga alle procedure, tanti soldi da spendere. Nostri.
È la quarta operazione urbanistica milanese che, dopo la fase delle indagini della Procura, arriva a dibattimento e approda in aula davanti a un giudice: è Bosconavigli, il casermone con le piante sui balconi progettato da Stefano Boeri. Rinviato a giudizio insieme ad altre cinque persone ieri, al termine dell’udienza predibattimentale che ha concluso l’iter della citazione diretta da parte della Procura di Milano.
La citazione diretta è prevista per i reati per i quali non è necessario passare dal giudizio del gip nell’udienza preliminare. È stata la giudice Giovanna Taricco ad accogliere le richieste del pm, Paolo Filippini, e a disporre il giudizio per i reati di lottizzazione abusiva e abuso edilizio. Il dibattimento inizierà il 16 marzo davanti al giudice Franco Cantù Rajnoldi.
Il Bosconavigli è un grande edificio residenziale costruito a San Cristoforo e affacciato sul Naviglio. Appartamenti di lusso che proseguono la moda inaugurata dal Bosco verticale, l’edificio rivestito di piante costruito nei pressi di piazza Gae Aulenti, a Porta nuova, diventato l’icona del nuovo sviluppo urbanistico di Milano.
La Procura contesta agli imputati di aver realizzato su un lotto libero di 8 mila metri quadrati un palazzo alto (nel punto massimo) oltre 40 metri, di 12 piani, costruito in un’area in cui “l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostantiâ€.
Inoltre, il palazzo è stato realizzato senza una regolare convenzione urbanistica, che per legge deve essere votata dal Consiglio comunale o almeno dalla Giunta. Invece è stata firmata – secondo le usanze del Rito Ambrosiano – davanti a un notaio, da un rappresentante dell’operatore immobiliare e un dirigente del Comune. Contestati anche gli oneri di urbanizzazione pagati dall’operatore, secondo la Procura inferiori a quelli previsti dalle norme.
Quando, a maggio 2024, la Guardia di finanza chiese agli uffici comunali milanesi di acquisire la convenzione tra il Comune e i costruttori di Bosconavigli, l’inchiesta sull’urbanistica cittadina, prima relegata nelle pagine milanesi dei quotidiani, divenne un caso nazionale per il coinvolgimento nell’operazione di Stefano Boeri, personaggio mediatico di fama internazionale.
I consulenti tecnici della Procura, Alberto Roccella e Maurizio Bracchi, nella loro relazione allegata agli atti dell’indagine hanno fatto i conti di quanto hanno pagato i costruttori al Comune e concluso che è stato provocato un “rilevante danno economico†alla pubblica amministrazione, dunque ai cittadini, con conseguente “peggioramento della qualità urbana, con danno per l’intera collettività â€.
Respinte anche quelle degli altri difensori (Giuseppe Iannaccone, Davide Steccanella, Stefano Solida, Francesco Moramarco) che hanno sostenuto l’assenza nei comportamenti dei loro assistiti dell’“elemento soggettivoâ€, cioè la consapevolezza di violare le norme urbanistiche, asseritamente complesse e soggette, a loro avviso, a diversi orientamenti giurisprudenziali.Â
È la linea difensiva che si sta affermando anche negli altri dibattimenti già avviati (come Torre Milano di via Stresa e Park Tower di via Crescenzago). La giudice deve aver applicato il noto principio giuridico secondo cui “ignorantia legis non excusat†e ha rigettato le richieste degli imputati, in effetti tutti professionisti di grande esperienza, che dovrebbero conoscere bene le leggi, quelle vigenti, che invece a Milano sono state storpiate nel Rito Ambrosiano.
Nell’immagine: il Bosconavigli prima dell’arrivo delle piante sui balconi.
Il capolavoro è stato trasformare la vittima di un gigantesco furto di dati – Gian Gaetano Bellavia – nel colpevole responsabile di un mostruoso dossieraggio. Un milione di file è stato sottratto dal suo archivio dalla collaboratrice Valentina Varisco, già mandata a processo con citazione diretta, senza neppure passare da un’udienza preliminare, dalla pm di Milano Paola Biondolillo: per accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita.
“Dossieropoliâ€, ha titolato il Giornale, mentre i politici della destra puntano il dito contro Bellavia, indicato come costruttore di dossier, e chiedono di punire il programma Rai Report, colpevole di avere Bellavia tra i suoi collaboratori e intervistati. Eppure non c’è alcun dossier nei suoi computer, ma solo le relazioni tecniche che ha realizzato in quarant’anni di lavoro per molte Procure italiane: Milano, ma anche Lodi, Torino, Trieste, Catania.
La verità è che non esiste in Italia una normativa specifica che regoli in modo chiaro il lavoro dei consulenti tecnici delle Procure. Per capire questa partita, è utile ripartire dalla storia della madre di tutti i presunti “dossieraggiâ€, quello legato al nome di Gioacchino Genchi. Ex poliziotto, diventa esperto in incroci di tabulati telefonici lavorando nel gruppo investigativo che indaga sulle stragi del 1992 in cui muoiono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Nel 2007 applica il suo metodo di analisi dei dati quando viene chiamato come consulente tecnico dall’allora magistrato di Catanzaro, Luigi De Magistris, che stava svolgendo un’inchiesta arrivata a toccare nervi scoperti del potere politico, economico, massonico. De Magistris viene fermato e Genchi è messo sotto accusa, per uso indebito di dati sensibili come appunto i tabulati delle telefonate fatte dagli indagati da De Magistris.
Scoppia il “caso Genchiâ€. Ed è per questo che, nel 2008, viene scritta l’unica norma oggi in vigore sull’attività dei consulenti delle Procure: l’Autorità garante della privacy stila le “Linee guida in materia di trattamento dei dati personali da parte di consulenti e periti del giudice e del pubblico ministeroâ€, secondo la quale i professionisti che ricevono incarichi dai pm devono, a lavoro concluso, consegnare ai magistrati le loro relazioni e tutti i documenti che hanno ricevuto da analizzare, senza tenerne copia.
È quello che sostiene di aver fatto Bellavia, il quale dichiara di aver trattenuto nel suo archivio soltanto le sue relazioni e gli allegati necessari a provare le sue argomentazioni, anche in vista di contestazioni future da parte dei personaggi citati.
La “direttiva Genchi†non è una legge, ma una fonte normativa di secondo o terzo livello. Comunque sia, è stata di fatto smontata dalla stessa storia processuale di Genchi. Il consulente di De Magistris viene accusato da Silvio Berlusconi di aver intercettato 350 mila persone. In verità , Genchi non ha mai intercettato nessuno, ma ha solo incrociato e analizzato i tabulati delle chiamate forniti dalle compagnie telefoniche.
Comunque nel 2009 il suo archivio viene sequestrato, lui viene sospeso e poi destituito dalla polizia e mandato sotto processo. Ma c’è un giudice a Berlino: il Tar nel 2014 annulla le sospensioni e la destituzione e poi i giudici lo assolvono da tutte le accuse. Gli viene restituito l’archivio e i tribunali dichiarano che non ha violato la privacy di alcuno e non ha realizzato alcun accesso abusivo alle reti telematiche. Cancellata anche la sanzione di 196 mila euro che il Garante gli aveva comminato. Nel 2022 viene assolto anche dall’accusa di abuso d’ufficio (il reato non era ancora stato abolito). Chissà se ora, dopo la “legge Genchiâ€, che si è dimostrata così inefficace, verrà confezionata su misura anche una “legge Bellaviaâ€.
Data articolo: Fri, 09 Jan 2026 11:12:00 +0000
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