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#Gianni #Barbacetto
Italia Nostra
Povera Italia (Nostra). I soci: “I vertici hanno tradito l’ambienteâ€
È la più antica delle associazioni ambientaliste in Italia, fondata nel 1955 da personaggi come Elena Croce e Giorgio Bassani e poi animata da un pioniere dell’ambientalismo come Antonio Cederna. Ma oggi Italia Nostra, nelle mani del presidente Edoardo Croci, attraversa una crisi senza precedenti. Ha smarrito il suo spirito battagliero in difesa dell’ambiente e dei beni culturali. È diventata succube del potere politico ed economico. E al suo interno ha dimenticato le procedure democratiche accentrando il potere nelle mani del gruppetto riunito attorno a Croci.
Queste, almeno, sono le critiche che arrivano dalla periferia dell’associazione, che denuncia censure, blocchi, espulsioni. Molti soci e dirigenti denunciano: “Italia Nostra è diventata irriconoscibile. Sta cambiando Dnaâ€.
L’ultimo episodio riguarda la sezione di Napoli dell’associazione, che era guidata da Luigi De Falco, l’architetto e urbanista che fece demolire 35 ville abusive a Napoli in un’area poi trasformata del Parco dei Camaldoli e che da assessore tecnico avviò altre 180 demolizioni di fabbricati abusivi. Aveva chiesto, insieme ai referenti di altre regioni, che l’associazione discutesse e prendesse posizione su temi quali la legge Salva-Milano, il Ponte sullo Stretto, gli scempi ambientali provocati dalle Olimpiadi Milano-Cortina. Invano.
Anzi, il gruppo dirigente nazionale di Croci lo esautora da coordinatore a Napoli e addirittura chiude per un periodo la sezione napoletana, adducendo problemi amministrativi dopo la scomparsa del presidente Guido Donatore.
A Genova, a finire nel mirino di Croci è Stefano Fera, presidente della sezione locale di Italia Nostra, fiero oppositore di un’operazione immobiliare che si voleva realizzare nell’area dell’ospedale Galliera. Fera viene deferito ai probiviri e sospeso per sei mesi dall’associazione: la motivazione ufficiale è di aver firmato nell’estate 2024, insieme a un consigliere nazionale uscente di Italia Nostra, Lucio Riccetti, una lettera in cui si chiedeva di verificare se ci fossero stati brogli nelle elezioni interne all’associazione (quelle dopo le quali Croci è stato eletto presidente).
È andata anche peggio a una consigliera nazionale pugliese, Pina Cutolo, che è stata espulsa da Italia Nostra. Con un gruppo di soci aveva fatto domande scomode sulla gestione di locali in corso Lodi e in via Napo Torriani a Milano, donati a Italia Nostra da benefattori: messi in affitto, generavano una consistente rendita gestita dalla sezione di Milano (quando era presieduta da Croci) invece che dall’organizzazione nazionale.
Nel 2024, Pina Cutolo viene segnalata ai probiviri di Italia Nostra, che decidono la sua espulsione. Motivazione: una lettera che la socia aveva inviato due anni prima, in cui esprimeva qualche dubbio sulla trasformazione di Italia Nostra da Onlus ad Aps (associazione di promozione sociale).
Tutti questi conflitti hanno al centro lui, Edoardo Croci, prima presidente della sezione di Milano, poi vicepresidente nazionale e infine presidente. “Ha cambiato la natura di Italia Nostraâ€, protestano molti soci e dirigenti locali. Già nel 2019 si era opposto, a Milano, al vincolo che l’allora ministero per i Beni e le attività culturali intendeva porre sulla Piazza d’Armi, una vastissima area ex militare su cui da anni ci sono progetti di cementificazione.
Dopo che Croci, nel 2024, diventa presidente nazionale, Italia Nostra – sostengono i suoi oppositori – smette di discutere e prendere posizione sulle grandi vicende che coinvolgono l’ambiente e il territorio. Nei mesi di duro confronto sulla Salva-Milano, l’associazione mandava ai soci comunicati surreali che invitavano a conferenze su argomenti tipo il restauro nella trattatistica rinascimentale.
A gennaio 2025 al presidente Croci viene inviata una lettera firmata dai presidenti di 13 sezioni regionali, dal Piemonte alla Sicilia, praticamente l’Italia intera, che protestano contro i pieni poteri di fatto da lui assunti, esautorando i soci, i gruppi e i coordinatori locali. Ma il presidente procede come niente fosse.
Chi è Edoardo Croci? Entra in Italia Nostra non dopo una militanza ambientalista, ma dopo essere stato, dal 2006 al 2009, assessore a Trasporti e ambiente del sindaco di Milano Letizia Moratti. Oggi è presidente del partitino “I liberaliâ€. Ma resta legatissimo a Letizia Moratti, tanto da mandare a tutte le sezioni di Italia Nostra, nel maggio 2024, un invito a partecipare all’incontro “Quale Europa per il futuro?†con Moratti e Carlo Scognamiglio: in quel momento, Moratti era in campagna elettorale per Forza Italia alle europee e Croci era candidato al consiglio nazionale di Italia Nostra.
Dopo l’elezione, propone all’associazione di patrocinare un master in Arte e cultura: proposta bocciata perché che si scopre che il corso è organizzato da Job Farm, un ente di formazione presieduto dalla moglie di Croci, Marina Verderajme, i cui uffici sono nello stesso edificio in cui Italia Nostra ha la sua sede milanese, in via Duccio di Boninsegna.
Le polemiche più dure riguardano la posizione professionale di Croci. Docente all’università Bocconi, dirige il Sur Lab (Sustainable Urban Regeneration Laboratory), un centro di ricerca finanziato da Hines, Intesa Sanpaolo, MilanoSesto, Prelios: tra i massimi operatori immobiliari del Sistema Milano.
Insieme a loro, Croci teorizza il ruolo di Milano come modello di città che basa il suo sviluppo sulla rigenerazione urbana e sull’economia immobiliare. Il 17 giugno 2025, Croci ha presentato alla Bocconi il Position paper annuale del Sur Lab, dal titolo “Creare valore sociale con la rigenerazione urbanaâ€. Protagonisti: Mario Abbadessa di Hines Italia, Riccardo Serrini di Prelios e Giancarlo Tancredi, allora assessore alla rigenerazione urbana del Comune di Milano, che un mese dopo sarà travolto dalle inchieste sull’urbanistica. “Italia Nostraâ€, si chiede un dirigente dell’associazione, “è diventata la stampella verde dello sviluppismo immobiliare?â€.
Nella foto, il presidente di Italia Nostra, Edoardo Croci.
È teso, il clima interno all’associazione Italia Nostra. Tanto che nessuno dei soci e dirigenti citati in questa inchiesta ha accettato di parlare con il giornalista del Fatto quotidiano e rispondere alle sue domande. Quelli che hanno risposto hanno invece preteso l’anonimato.
Strategia della tensione
Mario Merlino, piazza Fontana e l’album di famiglia del governo Meloni
Qualche giorno fa, i camerati che gli erano vicini hanno annunciato sui social la scomparsa di Mario Merlino, uno dei protagonisti del romanzo nero della strage di piazza Fontana. Aveva 81 anni e le sue ultime foto lo ritraggono con lunghi capelli bianchi, barba candida, occhiali tondi dalle lenti spesse. Un “Mago Merlino†che fino all’ultimo ha mantenuto un look lontano da quello vigoroso e risoluto solitamente esibito dai neofascisti.
Qualcuno ancora oggi, in articulo mortis, ha riproposto la domanda: fascista o anarchico? Ma Mario Michele Merlino, classe 1944, è stato un campione in purezza del combattente sotto falsa bandiera della “guerra non ortodossaâ€: l’ultima guerra italiana, quella combattuta dai neofascisti, sotto l’ala protettiva degli apparati dello Stato italiano e delle agenzie internazionali made in Usa, per fermare il comunismo in Italia anche a costo di stracciare la Costituzione, con doppi giuramenti, infiltrazioni, bombe, logge, attentati, provocazioni.
Merlino aveva partecipato, nel 1965, al convegno sulla “guerra rivoluzionaria†organizzato da ambienti militari italiani all’hotel Parco dei principi di Roma. Lì venne teorizzata la strategia della tensione, le bombe nere che dovevano sembrare rosse per scatenare la reazione nazionale e la svolta autoritaria. Merlino aderì a Ordine Nuovo di Pino Rauti e poi ad Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, le due colonne della “guerra non ortodossaâ€.
Nel 1968 partecipò al viaggio “d’istruzione†nella Grecia dei colonnelli organizzato dai servizi segreti italiani. Al ritorno, si scoprì capellone e anarchico: aderì al circolo Bakunin di Roma, poi, nell’ottobre 1969, fu tra i fondatori del circolo 22 marzo, insieme a Pietro Valpreda. Poco più di mese dopo, il 12 dicembre, scoppiò la bomba in piazza Fontana. Fu arrestato. Come Valpreda, accusato di essere la “belva umanaâ€. Merlino esibì l’alibi davvero strano, per un anarchico, di essere stato, al momento degli attentati a Milano e a Roma, in compagnia di Delle Chiaie.
Ormai la linea teorica discussa nel convegno del Parco dei principi era diventata azione militare, la bomba nera era diventata rossa, gli infiltrati avevano fatto il loro sporco lavoro. Ci vorranno anni per arrivare all’assoluzione dell’anarchico Valpreda e decenni per sapere che le bombe del 12 dicembre erano state piazzate da Ordine Nuovo (a Milano) e Avanguardia Nazionale (a Roma). Più difficile, e ancora non concluso, è il lavoro per ricostruire il ruolo dell’Ufficio affari riservati (il servizio segreto civile), del Sid (il servizio segreto militare), dell’Aginter Presse (l’agenzia che coordinava “l’internazionale nera†per conto della Cia).
A dispetto di chi pone ancora la domanda “fascista o anarchico?â€, Merlino negli ultimi decenni ha scritto articoli, saggi, opere teatrali tutti nel solco del pensiero dell’ultradestra fascista, con esaltazioni della X Mas e di Benito Mussolini, ha curato la ristampa di opere di Robert Brasillach, scrittore francese antisemita e collaborazionista con il Terzo Reich, è stato invitato a iniziative del Fronte Nazionale e di Forza Nuova. Condannato per banda armata, è uscito assolto dai labirintici processi per strage che non sono riusciti a provare tutte le responsabilità individuali.
La nidiata nera della “guerra non ortodossa†è arrivata tranquilla fino ai giorni nostri, ottenendo qualche riconoscimento postumo, qualche risarcimento famigliare. Il figlio di Merlino, Emanuele, nel 2022 viene assunto come capo della segreteria tecnica del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e poi riconfermato da Alessandro Giuli.
Paolo Signorelli, nipote dell’omonimo ideologo di Ordine Nuovo, diventa portavoce del ministro Francesco Lollobrigida. L’ultima guerra italiana, cruenta e piena di doppifondi, sembra lontana, ma i suoi protagonisti sono l’album di famiglia della destra oggi arrivata al governo. Donne e uomini poco amanti della Costituzione che i loro padri e nonni non hanno firmato.
Leggi anche:
– Dopo Battisti torni Pietrostefani e dica la verità su Calabresi (chi era lo spione Como?)
– L’ultima sentenza sulle stragi nere: ora sappiamo
– Basta con la retorica dei misteri di Stato
– Piazza Fontana, alla ricerca della lettera rubata
Stragi
“Giovedì neroâ€: Ignazio La Russa (che c’era) querela Odifreddi
Il presidente del Senato annuncia una querela al matematico Piergiorgio Odifreddi, per aver sostenuto all’Aria che tira (si discuteva degli scontri con la polizia alla manifestazione di Torino per Askatasuna del 31 gennaio 2026) che Ignazio La Russa era il “mandante morale del giovedì nero†in cui morì l’agente di polizia Antonio Marino, dilaniato da una bomba a mano Srcm.
Era il 12 aprile 1973 e La Russa, responsabile provinciale del Fronte della gioventù, era tra gli organizzatori della manifestazione convocata dalla Maggioranza silenziosa con il sostegno di Msi e Fronte. Cinque giorni prima, il 7 aprile 1973, era stata programmata una strage: un ordigno doveva scoppiare sul treno Torino-Roma, piazzato da Nico Azzi, neofascista che si era fatto vedere con una copia di Lotta continua ben in vista e poi era andato in una toilette a innescare la bomba che doveva essere “rossaâ€.
Sbagliò l’innesco e restò ferito. Nella notte tra il 7 e l’8 aprile partì il contrordine per i gruppi neri pronti in Veneto a compiere altre stragi “rosse†già programmate. Ma i neofascisti non riuscirono a fermare la grande manifestazione di Milano “contro la violenza rossa†che era già stata programmata per chiedere ordine, disciplina e fors’anche lo stato d’emergenza. La Prefettura proibì il corteo. I neri di Ordine nuovo scesero ugualmente in piazza, armati.
La destra in doppiopetto rimase spiazzata, ma non volle o non potè fermare i neri armati. I dirigenti missini Franco Servello e Francesco Petronio, con Ignazio La Russa e Ciccio Franco, marciarono verso la Prefettura per protestare contro il divieto del corteo (foto qui sotto).

Intanto in città si scatenò l’inferno. Morì l’agente Marino e furono feriti 13 poliziotti e un passante; 150 arrestati, tra cui Romano La Russa. In seguito, il Msi scaricò i neri di Ordine nuovo e indicò i due camerati che avevano esagerato, Maurizio Murelli e Vittorio Loi. Arrestati, scagionarono i camerati missini con cui pure avevano preso accordi.
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Link utili:
Chi lanciò la bomba, Murelli, racconta che fu la famiglia La Russa a mettere a disposizione i soldi per risarcire la famiglia e permettergli l’uscita anticipata dal carcere. Ecco il link:
Parla Murelli sul “giovedì nero†e famiglia La Russa
Ecco Casa La Russa, con i cimeli del Duce / clicca qui per il VIDEO

Ignazio La Russa nel film di Marco Bellocchio Sbatti il mostro in prima pagina, 1972, con Gian Maria Volontè / clicca qui per il VIDEO
Urbanistica
Firenze. Avvisi di garanzia per il “Cubo neroâ€
Aveva fatto notizia la comparsa, a Firenze, del “Cubo nero†al posto dell’ex Teatro comunale di corso Italia. L’estate scorsa, la vista di uno squadrato edificio scuro spuntato in un’area cittadina protetta dall’Unesco aveva scatenato critiche, polemiche e proteste per un “mostro†architettonico arrivato a stravolgere lo storico skyline fiorentino.
I cittadini riuniti nel comitato Salviamo Firenze avevano trasformato le proteste in esposti alla Procura della Repubblica, aggiungendo alle critiche estetiche e paesaggistiche, anche domande sull’iter amministrativo del nuovo edificio.
La Procura aveva aperto un’indagine, affidata a Guardia di finanza e carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Marilù Gattelli. Ora sono arrivate le prime contestazioni dei magistrati: i pm hanno inviato avvisi di garanzia a una decina di persone, ipotizzando reati quali abuso edilizio, falso ideologico, violazione alle norme urbanistiche sul paesaggio. Gli avvisi sono inviti a comparire nei prossimi giorni in Procura per interrogatori su come sia stato autorizzato il “Cubo neroâ€.
Tra gli indagati ci sono membri della Commissione paesaggistica del Comune di Firenze e dirigenti e tecnici degli uffici urbanistici della pubblica amministrazione cittadina. I magistrati nei mesi scorsi avevano acquisito atti e documenti presso la Direzione urbanistica del Comune e presso la Soprintendenza archeologia, Belle arti e paesaggio. Avevano studiato il percorso del progetto e analizzato i pareri e le decisioni comunali che avevano dato il via libera alla trasformazione urbanistica dell’area dell’ex Teatro comunale, dismesso e demolito per far posto a un’operazione immobiliare che prevede la costruzione di appartamenti di lusso e residenze per soggiorni temporanei per turisti ad alta capacità di spesa.
Nel frattempo, i cittadini e il comitato Salviamo Firenze ha presentato esposti anche su un’altra operazione immobiliare, quella del cosiddetto “Mostro di San Galloâ€: la costruzione, nel cortile del vecchio ospedale militare di San Gallo, di una cittadella extralusso di 22 mila metri quadri, con due torri alte 23 metri che dovrebbero ospitare 33 suite, 56 camere e 10 residenze esclusive, un ristorante toscano e uno giapponese, oltre a un bar con piscina sulla terrazza in cima all’edificio.
Data articolo: Sun, 08 Feb 2026 15:53:03 +0000Tar
Milano, buon vento per le inchieste di Grattacieli Puliti
Buon vento, per il nuovo procuratore aggiunto – Paolo Ielo – arrivato a coordinare le indagini sull’urbanistica milanese. Perfino da Battipaglia è arrivato un aiuto (giuridico) ai pm di Milano e una secca smentita alle argomentazione dei costruttori.
Il Consiglio di Stato, in una sentenza pubblicata il 5 maggio 2025, pronunciandosi su un ricorso del Comune di Battipaglia contro due operatori locali, stabilisce che per costruire edifici di un certo impatto serve il piano attuativo, anche quando sorgono in aree già urbanizzate: “L’esigenza di un piano di lottizzazione, quale presupposto per il rilascio del permesso di costruireâ€, scrivono i giudici del massimo organo della giustizia amministrativa, “si impone anche al fine di un armonico raccordo con il preesistente aggregato abitativo, allo scopo di potenziare le opere di urbanizzazione già esistenti e, quindi, anche alla più limitata funzione di armonizzare aree già compromesse ed urbanizzate, che richiedano una necessaria pianificazione della maglia e perciò anche in caso di lotto intercluso o di altri casi analoghi di zona già edificata e urbanizzataâ€.
È la campana a morto per il Rito Ambrosiano e per la prassi milanese di costruire in città con una semplice Scia (l’autocertificazione dei costruttori), senza il piano attuativo che calcoli i nuovi servizi da fornire agli abitanti: “Non è consentito superarne l’assenza facendo leva sulla situazione di sufficiente urbanizzazione della zonaâ€. “Il piano attuativo è necessario in quanto consente un miglioramento dell’edificazione della zona e della relativa maglia urbanisticaâ€.
Battipaglia è lontana. Ma anche i casi milanesi continuano a raccogliere pronunce della giustizia amministrativa favorevoli alle ipotesi della Procura. Il Tar lombardo, su un’operazione urbanistica in piazza Trento-via Crema, il 20 gennaio 2026 ha ribadito che il piano attuativo per le costruzioni alte più di 25 metri è un “principio fondamentale in materia di governo del territorio†a “garanzia dell’ordinato sviluppo urbano†e non può essere abrogato dalla “legislazione regionale†lombarda.
È “un obbligo†stabilito “in modo inequivocabile†da una “norma di rango primario e statale†che va applicata anche a un’area di Milano, come quella di Porta Romana-Piazzale Lodi, che è “interamente edificata e dotata di tutte le opere di urbanizzazione primaria e secondariaâ€. Non si può farne a meno, come sostengono i costruttori in forza del fatto che Milano è già dotata di servizi sufficienti, ha già strade, fognature, reti elettriche, parcheggi. Il piano attuativo resta una “necessità †in aree di “forte trasformazione urbanisticaâ€, deve garantire alla nuova edificazione “un corretto inserimento nel contesto urbanoâ€, alla popolazione “la dotazione di standard adeguati†e alla città un “armonico raccordo†della nuova costruzione con “il preesistente aggregato abitativo, allo scopo di potenziare le opere di urbanizzazione già esistentiâ€.
Un’altra sentenza del Tar, quella del 15 gennaio su un edificio in costruzione in via Carducci, condanna il Comune e i costruttori su richiesta di una abitante che chiedeva di verificare la regolarità della nuova edificazione con Scia.
E il Consiglio di Stato, sull’edificio nel cortile di via Fauchè, a novembre aveva già dato ragione agli abitanti e torto a Comune e costruttori: non è “ristrutturazione ricostruttiva†ma “nuova edificazioneâ€. Per essere “ristrutturazioneâ€, il nuovo edificio deve avere la stessa volumetria di quello abbattuto; demolizione e ricostruzione devono avvenire nello stesso arco temporale; e non si può accorpare più volumi prima divisi, né frazionare in più edifici nuovi un unico edificio presistente. I giudici sono chiari. Altro che indagini smontate. Altro che norme confuse e difficilmente interpretabili. Altro che contraddizioni tra giustizia penale e giustizia amministrativa.
Polizia locale
Effetto Olimpiadi. La centrale operativa dei Ghisa: aperta per finta
La notizia è stata diffusa con squilli di tromba: Milano ha una nuova centrale operativa della Polizia locale, moderna e sofisticata, capace di coordinare “i 120 equipaggi di pronto impiegoâ€, di guidare i “1.500 agenti presenti ogni giorno nelle strade di Milano†e di dialogare con le altre forze di polizia, vigili del fuoco e protezione civile. L’inaugurazione è avvenuta il 20 gennaio, in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina.
“Sono molto soddisfatto, siamo sulla strada giustaâ€, ha dichiarato il comandante della Polizia locale, Gianluca Mirabelli. “La politica è composta da chi fa chiacchiere e chi ci mette la facciaâ€, ha aggiunto il sindaco Giuseppe Sala, “noi stiamo lavorando e ci stiamo mettendo la facciaâ€. Milco Fabiani, manager Cybersecurity di Leonardo, leader italiano nel settore aerospazio, difesa e sicurezza, presenta il software Genesi X, che “permette di monitorare con precisione un territorio complesso come quello della città metropolitana di Milano, coordinando risorse, asset e infrastrutture in tempo reale e in totale sinergiaâ€. “Non c’è nulla di simile oggi in Italiaâ€, aggiunge con orgoglio Sala, “grazie alla tecnologia che Leonardo ha fornito alla Polizia locale di Milanoâ€.
Sessantaquattro telecamere riprendono i punti critici della città e permettono di controllare strade e impianti delle Olimpiadi, il percorso della fiamma olimpica, gli spostamenti dei capi di Stato presenti, la viabilità cittadina nei giorni caldi dei Giochi. I “ghisa†milanesi sono diventati ipertecnologici: la mattina dell’inaugurazione della nuova centrale, hanno mostrato sui grandi schermi video l’area esterna dello stadio di San Siro e poi piazza Duomo. “Vigili a cinque cerchiâ€, ha titolato un quotidiano milanese, alludendo ai cerchi olimpici.
Peccato che la solenne inaugurazione del 20 gennaio sia stata un teatrino a uso dei fotografi e giornalisti invitati. Come ai bei tempi del taglio dei nastri della Prima Repubblica, quando sulle inaugurazioni non si risparmiava. Usciti i giornalisti, la nuova sala operativa, al terzo piano della sede della Polizia locale di via Beccaria, a un passo dal Duomo, è stata chiusa e gli agenti sono tornati a lavorare nella vecchia centrale al secondo piano. Secondo le fonti consultate dal Fatto quotidiano, per rendere davvero “operativa†la nuova centrale sarà necessario almeno un altro mese: se ne riparlerà insomma dopo le Olimpiadi. Anche perché è ancora tutta da testare l’architettura software e tecnologica di Genesi X.
Eppure l’annuncio del Comune di Milano è declinato tutto non al futuro, ma al presente: “La nuova centrale operativa della Polizia locale di Milano è completamente rinnovata negli spazi, nelle tecnologie e nelle modalità di gestione del controllo del territorio. Il trasferimento dal secondo al terzo piano del Comando segna un passaggio sostanziale verso un modello operativo più moderno, integrato e orientato al futuro della sicurezza stradale e urbanaâ€.
Genesis X promette, secondo il comunicato del Comune, “una visione d’insieme integrata e favorisce la collaborazione operativa, coordinando in tempo reale risorse, asset e infrastrutture in piena sinergia, per un’operatività potenziata e, al tempo stesso, più sempliceâ€.
La nuova centrale ha, complessivamente, 75 postazioni nelle sei sale operative e uffici di via Beccaria (sala radio, videosorveglianza, emergenze) e altre 22 postazioni nelle quattro sale operative e negli uffici di via Drago, a Quarto Oggiaro (Centro operativo comunale per la Protezione civile, Unità di crisi locale e auditorium). In via Beccaria sono installati sei videowall, due sistemi di videoconferenza, due tavoli tattici e una console compatta. In via Drago sei videowall e tre videoconferenze, un tavolo tattico e una console compatta. Tutte le sale sono interconnesse per gestire le diverse attività di controllo.
La promessa è che la centrale potrà dialogare con la sala gemella della Protezione civile di Milano e comunicare con tutte le organizzazioni che operano sul territorio: Atm, Mm, Polizia, Carabinieri, Vigili del fuoco, Areu-Pronto soccorso. “Questa rete integrataâ€, promette il Comune di Milano, “permette un monitoraggio continuo della città , sia nelle attività ordinarie, sia durante le emergenze e i grandi eventi, in vista anche delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026â€. Peccato che se ne riparlerà a Olimpiadi concluse.


Raffaele Cantone
Nordio: “Bestemmia chi dice che vogliamo il pm sotto il governoâ€. Però…
Milano, inaugurazione anni giudiziario 2026.
Applausi al procuratore generale
A Milano, il primo applauso nell’aula magna del Palazzo di giustizia è arrivato quando il presidente della Corte d’appello, Giuseppe Ondei, ha scandito che la riforma che separa le carriere “si fonda su un presupposto erratoâ€, ossia che i giudici oggi non siano sufficientemente terzi e imparziali perché appiattiti sulle richieste del pm: una “affermazione non accettabileâ€. Subito dopo, la procuratrice generale Francesca Nanni dice che la riforma non risolve alcun problema della giustizia, ma è solo “un intervento di carattere punitivo†nei confronti dei magistrati.
Il ministro Carlo Nordio risponde a braccio: ribadisce che la sua “riforma†non ha l’obiettivo di risolvere i problemi della giustizia. Poi ripete l’accusa di “blasfemia†rivolta a chi afferma che l’obiettivo della politica sia quello di controllare il potere giudiziario. Annuncia un secondo tempo della riforma. E racconta delle reazioni di orrore nel Regno Unito quando ha spiegato che in Italia prosecutors e giudici appartengono allo stesso ordine. Forse non ha capito che in Italia non vige il sistema giudiziario anglosassone
Data articolo: Tue, 03 Feb 2026 18:04:25 +0000Urbanistica
Firenze come Milano. I cittadini contro i nuovi mostri urbani
Il contagio si diffonde. Dopo Milano, le proteste dei comitati di cittadini (e le susseguenti inchieste giudiziarie sull’urbanistica) si accendono in altre città : Bologna, Roma, Firenze. A Bologna sono in corso indagini su tredici “Mostri urbaniâ€; e che cosa succederà della enorme speculazione annunciata sull’area della ex caserma Sani? A Roma l’attenzione è concentrata sulla privatizzazione dell’area degli ex Mercati generali.
A Firenze ha fatto notizia il “Cubo neroâ€, il complesso edilizio di appartamenti di lusso e affitti turistici sorto al posto dell’ex Teatro comunale in Corso Italia. Ma il comitato Salviamo Firenze si sta mobilitando anche contro altre operazioni immobiliari, tra cui il “Mostro di San Galloâ€. Un tempo lontano, nell’isolato fiorentino tra via San Gallo e via Cavour c’erano il convento di Sant’Agata e il convento di San Clemente.
Dopo l’Unità d’Italia, i due monasteri sono stati trasformati in caserma e in ospedale militare. Spazi pubblici, che più recentemente sono stati lasciati in abbandono. Finché non si diffonde e arriva a imporsi il mito più seducente e truffaldino degli ultimi anni: quello della “rigenerazione urbanaâ€. Una sirena che incanta molti, anche a sinistra: promette di risanare e recuperare aree abbandonate, ma invece abbandona e poi trasforma brutalmente spazi pubblici in speculazioni immobiliari private.
A Milano, capitale del marketing e dello storytelling urbano, hanno addirittura cambiato il nome all’assessorato all’urbanistica, ribattezzato “assessorato alla rigenerazione urbanaâ€. A Firenze, viene concepito il “Mostro di San Galloâ€: nel cortile del vecchio ospedale si progetta la realizzazione di una cittadella extralusso di 22 mila metri quadri, con due torri alte 23 metri che dovrebbero ospitare 33 suite, 56 camere e 10 residenze esclusive, un ristorante toscano e uno giapponese, oltre a un bar con piscina sulla terrazza in cima all’edificio.
Quattro grandi gru si mettono al lavoro. Si allarmano i cittadini residenti, che con il comitato Salviamo Firenze studiano l’operazione e preparano un esposto alla magistratura, presentato dall’avvocato Urbano Rosa, con una relazione tecnica firmata dall’urbanista Ilaria Agostini, docente dell’Università di Bologna. La Procura apre un’inchiesta: per verificare se la trasformazione dell’ex ospedale militare in resort di lusso stia violando – come sostengono i residenti – le leggi nazionali, la disciplina urbanistica comunale e il Codice dei beni culturali e del paesaggio.
L’esposto segnala la “rilevante volumetria†dei due nuovi fabbricati previsti all’interno delle corti storiche dell’isolato. Invece di liberare i cortili storici dagli “elementi di superfetazione e di saturazione degli spaziâ€, l’intervento propone nuove edificazioni nei cortili, come quelle già bloccate a Milano (per esempio nel ben più piccolo e non certo storico cortile di via Fauché).
Tutto ciò contro il Piano Strutturale 2010 vigente al momento dell’approvazione del piano attuativo. Anche qui, come a Milano in via Fauché e in piazza Aspromonte, i nuovi edifici crescono a pochi metri da quelli circostanti, con il risultato che “i residenti che abitano ai piani più bassi saranno letteralmente murati in casaâ€. Le nuove torri saranno di 10 metri più alte delle costruzioni circostanti, edifici duecenteschi e trecenteschi di 9-10 metri: è contro le norme che fissano limiti inderogabili per i centri storici, dove l’altezza massima non può superare quella degli edifici limitrofi di carattere storico-artistico.
Firenze, Bologna, Roma, Milano. Le città soffrono la svendita degli spazi pubblici (ex caserme, aree ex ferroviarie, ex mercati generali, perfino piazze, come piazzale Loreto a Milano) e l’arrivo della finanza immobiliare che ridisegna gli spazi urbani escludendo la regia pubblica, polverizzando il tessuto urbano e contribuendo ad ampliare le disuguaglianze sociali. Forse i comitati delle diverse città dovrebbero coordinarsi in vista di obiettivi comuni ormai diventati nazionali.
Data articolo: Fri, 30 Jan 2026 14:33:37 +0000Pd
Milano, vedi alla voce “discontinuità â€. Il gattopardismo minimo del Pd più masochista d’Italia
Non hanno imparato niente. Una volta la sinistra cercava di correggere la rotta di fronte a difficoltà ed errori. A Milano invece va avanti come niente fosse. Calo di consensi, proteste, indagini giudiziarie, declino del Modello Milano, crisi di una strategia di sviluppo, aumento delle disuguaglianze, espulsione di 400 mila abitanti che non ce la fanno più a vivere nella città più cara d’Italia. È la crisi più grave dai tempi di Mani pulite. Ma per il sindaco è solo un attacco del nemico: “C’è la volontà di fare male a Milanoâ€, spiega Sala, scambiando il termometro con la febbre, dando la colpa della crisi a chi la racconta.
La cura? Tutta in una parolina: “Discontinuità â€. È la ricetta del Pd, che propone di cambiare qualcosina, di mandare qualche timido segnale di mutamento, di fare un “cambio di passoâ€. Parole vuote, naturalmente, perché intanto vanno avanti come prima, anche perché non sanno fare nient’altro di diverso di quello che hanno fatto finora: privatizzare la città , aiutare gli sviluppatori immobiliari, aumentare il consumo di suolo, dimenticare il bene comune.
Giuseppe Sala fa dell’ironia: “Discontinuità ? Quando la destra è al governo non continua a invocare discontinuità . A sinistra evidentemente siamo più furbi. Molto più furbiâ€. In effetti, invocare “discontinuità †dovrebbe voler dire prendere le distanze dal modo di amministrare che è stato praticato finora, ammettendo gli errori commessi e cambiando rotta, programmi, nomi. Invece è una strana “discontinuità continua†quella che piace al Pd milanese. Gattopardismo minimo, cambiare poco per cambiare niente.
Alla fine, arriva lo spirito guida di Sala, Matteo Renzi, a dire la parola definitiva: “La discontinuità a Milano di cognome fa Salvini, quindi chi ne parla gli fa un regaloâ€. È la vecchia minaccia di una certa “sinistraâ€: se ci criticate, aprite la strada alla destra. Il Pd milanese incassa in silenzio: è il più masochista d’Italia. Ogni volta che chiede a Sala un segnale, un cambiamento, una poltrona, il sindaco risponde picche, i dem si prendono gli schiaffi e si ritirano felici come Fantozzi.
L’ultimo caso: il rimpasto. Rito democristiano che funzionava nella Prima Repubblica e che a Milano si è tradotto in un simpatico “rimpastinoâ€. L’assessorato all’urbanistica è rimasto alla vicesindaca Anna Scavuzzo (Pd), a cui viene tolta l’edilizia scolastica. Il Piano casa era già finito al delfino di Sala, Emmanuel Conte.
Ora, dopo una estenuante trattativa durata mesi, ecco spuntare un nuovo assessore, Marco Mazzei: fedelissimo di Sala e fan della vendita di San Siro, avrà la delega a Spazio pubblico, politiche dell’arredo urbano e piazze aperte: bastava un dirigente di medio livello, ma così ora Sala si rafforza nel Palazzo, con quattro assessori su dodici.
Anche la Sicurezza, che il Pd voleva assegnata a un suo esponente, resta nelle mani di Sala che però, come suo solito, infioretta l’operazione con una pioggia di consulenti: un quadrumvirato composto dal comandante della polizia locale Gianluca Mirabelli, l’assessore Marco Granelli, l’ex questore di Sondrio Angelo Giuseppe Re e Tullio Mastrangelo, ex comandante della polizia locale di Milano ed ex assessore leghista ad Arona. Più uno: il professor Roberto Cornelli, già segretario metropolitano del Pd e oggi docente dell’università Statale, che coordinerà un ennesimo Osservatorio. Mancano solo Batman e Gabrielli.
I Verdi, dopo aver minacciato l’uscita dalla maggioranza in mancanza di “discontinuità †su urbanistica, casa, traffico, restano sereni in giunta accontentandosi di un inutile delegato ai giovani. Felice anche il Pd ambrosian-masochista, che incassa un rimpastino così sottile che si taglia con un grissino. L’unico a gridare che il re è nudo è Carlo Monguzzi: “Questo rimpastino è una pagliacciata, il Gattopardo in confronto a Sala era un dilettante. I finti verdi rimangono incollati al loro posto. In confronto a questa maggioranza, la vecchia Dc era un partito di hippy trasgressiviâ€.
Silvia Salis
Prove di centro (destra). Ovvero Sala, Salis, Cerasa e Occhiuto, uniti dall’ottimismo “contro l’industria del rancoreâ€
Prove (affettuose) di centro (-destra). A Giuseppe Sala non è bastato Matteo Renzi, che è andato a omaggiare quattro giorni fa all’assemblea milanese di Italia Viva. Ieri il sindaco è andato a festeggiare Claudio Cerasa, direttore (con soldi pubblici) del Foglio, che ha presentato a Milano L’Antidoto, “manifesto dell’ottimismo†edito da Silvio Berlusconi Editore (“il più grande ottimista d’Italiaâ€) e scritto da Cerasa in tempi in cui effettivamente il mondo sprizza ottimismo da tutti i pori.
Per non farsi mancare niente, accanto a Cerasa e Sala c’erano Silvia Salis, sindaca di Genova, e Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicepresidente di Forza Italia, corrente Pier Silvio. I quattro vibravano all’unisono. L’ideona di Cerasa è che raccontare quello che non va produce “l’industria del Rancore†che poi “nutre il Populismo†(male assoluto) e mette in moto “l’ingranaggio della Gognaâ€. Dunque, bisogna invece “ridare ottimismo al Paeseâ€. Tutti d’accordo in sala, Sala e Salis. E pure Occhiuto.
“La narrazione di Milano oggi così negativa e così cattiva è anche falsaâ€, proclama Sala. In sintonia con Occhiuto, sensibile soprattutto alla Gogna: “Io l’ho subita, ma ho reagito; invece di farmi rosolare dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, mi sono dimesso e ricandidato. E ho vintoâ€. Il giudizio di Dio. Sala non vuole restare indietro: “Io la gogna l’ho sperimentata sulla mia pelle. Dopo Expo, ho passato tre anni a difendermi in tribunale†(ingrato: secondo l’amico Renzi aveva goduto della “sensibilità istituzionale†della Procura). Ma forse adesso va anche peggio, all’ombra dei grattacieli fuorilegge.
Basta però con i cattivi pensieri, largo all’ottimismo. Occhiuto promette di non sfidare Antonio Tajani per la leadership di Forza Mediaset e butta lì che c’è “una domanda di liberismo e riformismo†che Sala e Salis ascoltano, ma non “l’attuale leadership del Pd†(l’innominata Elly Schlein).
Sala fa l’ottimista vantandosi di aver dato “una reputazione internazionale†a Milano, che ha fatto diventare “città attrattivaâ€. Le disuguaglianze? “Va bene la redistribuzione della ricchezza, ma prima bisogna produrlaâ€. Avanti allora con le Grandi Opere, evviva le Olimpiadi. I quattro sono un poker di ottimismo. Sala dimentica di difendere, almeno un po’, Elly e il partito che pure sostiene la sua giunta. Dice no a ogni (timida) richiesta di “discontinuità †che proviene dal Pd più masochista d’Italia, che zitto ingoia.Â