In Lombardia oggi esiste un nuovo sistema mafioso fondato sull’alleanza economica dei rappresentanti di Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra romana. A sancirlo è il giudice del Tribunale di Milano, Emanuele Mancini. La storica sentenza a carico di 78 imputati è arrivata ieri sera, 12 gennaio 2026. E ha confermato il capo 1 dell’imputazione e cioè quello decisivo sull’associazione mafiosa.

Così due anni e quattro mesi dopo gli undici arresti concessi dal gip Tommaso Perna su 146 richiesti dalla Procura di Milano e dall’allora unico pm Alessandra Cerreti, oggi affiancata dal collega Rosario Ferracane, si ha un primo punto fermo in una sentenza di primo grado con rito abbreviato.

Dovrà arrivare Appello e Cassazione, ma da ieri l’esistenza di un Consorzio mafioso a Milano e provincia, così come raccontato nella maxi-inchiesta Hydra coordinata dal Nucleo investigativo dei carabinieri agli ordini del colonnello Antonio Coppola, è un dato acquisito, in attesa che altri 78 imputati, ancora in udienza preliminare, decidano cosa fare.

Che l’impianto accusatorio della Procura diretta da Marcello Viola (ieri in aula)
fosse solido lodimostra il fatto che dagli arresti in poi, oltre alle conferme di Riesame e Cassazione che hannosconfessato l’iniziale posizione del gip, i pm hanno incassato ben tre collaborazioni di altrettanti indagati: il colletto bianco Saverio Pintaudi, il referente catanese del clan Mazzei William Cerbo e l’affiliato alla ’ndrangheta Francesco Bellusci.

Il processo così si conclude con tutte condanne, tranne poche assoluzioni per reati-fine. La Procura aveva chiesto 570 anni, il calcolo è stato rivisto al ribasso dal giudice che ha però accolto con pochi sconti le richieste per i grandi calibri delle tre mafie. Su tutti Giuseppe Fidanzati (14 anni), rappresentante di Cosa Nostra palermitana, e poi i fratelli Pace, Bernardo (14 anni), Michele e Domenico (12 e 11), uomini di riferimento della mafia trapanese che ha tutelato gli interessi di Messina Denaro.

E poi Filippo Crea (14 anni), plenipotenziario della ‘ndrangheta reggina, Massimo Rosi (16 anni) e Giacomo Cristello (11 anni) perle cosche calabresi insediate a Lonate Pozzolo, cento passi dall’aeroporto intercontinentale di Malpensa. Non mancano condanne per gli uomini d’oro del clan di Michele Senese, re di Roma e legato alla camorra dei Moccia.

Il capo 1 di oltre cento pagine resta così nella storia giudiziaria dell’antimafia italiana.
Qui si legge di “una imponente e capillarmente strutturata associazione mafiosa costituita da appartenenti a Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra, avente struttura confederativa orizzontale, nell’ambito della quale, i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose operano sullo stesso livello, contribuendo alla realizzazione di un sistema mafioso lombardo la cui operativitaÌ€ veniva decisa congiuntamente dalle tre componenti mafiose nel corso di 21 summitâ€.

Un’associazione “che manteneva contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale, bancario†e“condizionava il libero esercizio di votoâ€, come spiega Crea: “Abbiamo un bel pacchetto di voti, posso portare Senatori in Europa, abbiamo preso un partitoâ€. Senza contare la capacitaÌ€ “di condizionare il libero mercato per la massimizzazione dei profitti dell’associazioneâ€, attraverso un risiko di oltre 50 societaÌ€ anche estere. Intercettato un boss spiega: “Costruiremo tutto con i proventi di Milano, Roma, Calabria, Siciliaâ€.

Durante la sua requisitoria, il pm Cerreti ha parlato di “mafia immanenteâ€in Lombardia, definendo Milano “un contesto mafioso, neÌ piuÌ€ neÌ meno di come puoÌ€ esserlo la Calabria. Fin quando non avremo consapevolezza di questo, non faremo passi avanti nell’attivitaÌ€ di contrastoâ€. Oggi questo passo eÌ€ stato fatto.