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#Gianni #Barbacetto
Silvio Berlusconi
Riparte il processo Ruby 3. Difese al contrattacco. E in aula aleggia il fantasma di B.
Il passato non passa. Attraversa le crepe del tempo e si ripresenta a chiedere il conto di vecchie storie mai del tutto chiuse. Così, 16 anni dopo le feste di Arcore del bunga-bunga e tre anni dopo la morte di Silvio Berlusconi, torna il processo Ruby.
Iniziò nel 2010 con l’accusa all’allora presidente del Consiglio di aver pagato una minorenne, Karima El Mahroug detta Ruby Rubacuori, 17 anni, per fare sesso; e di aver esercitato pressioni sui funzionari della Questura di Milano per far liberare Ruby presentata come “la nipote di Mubarakâ€. Assolto.
Oggi, 28 maggio 2026, nel terzo processo della serie, dopo assoluzioni e condanne, imputate sono le ragazze accusate di avere mentito ai giudici, dietro compenso, quando avevano raccontato come “cene eleganti†quelle che una sentenza definitiva definisce invece la messa in scena di un “sistema prostitutivoâ€. A fornire generosamente il compenso era lui, Silvio, che dunque aleggia in aula e resta il vero protagonista del processo anche se non c’è più, ormai improcessabile.
Improcessabili erano anche le 22 imputate, secondo una arzigogolata sentenza di primo grado che non smentiva i fatti, ma considerava le imputate già indagabili per corruzione in atti giudiziari tanti anni prima, dunque non più semplici testimoni, ma indagate in procedimento connesso con diritto di mentire: quindi non più processabili per corruzione in atti giudiziari.
La Cassazione, a cui i pm si erano rivolti per saltum per cancellare l’arzigogolo, senza aspettare l’appello, l’ha cassata, quella sentenza d’assoluzione: si processino ora. Riprendono in mano il filo delle accuse i pm Luca Gaglio e Luca Poniz (presente tra il pubblico anche la procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, appena andata in pensione).
La Cassazione, cancellando l’assoluzione, ha messo le imputate dentro un sandwich, spiegano i pm: le ragazze restano testimoni (la fetta di sotto); e hanno certamente ricevuto soldi, case, regali da Silvio, per una decina di milioni (la fetta di sopra). Facile ora unire i puntini e dimostrare la corruzione in atti giudiziari.
Insorgono invece le difese: chiedono di riaprire l’istruttoria dibattimentale interrotta in primo grado, per appurare se davvero i soldi di Silvio fossero pagati per corrompere i testimoni e non per gratuita generosità . Chiedono di spostare il processo altrove, per alcune, per incompetenza territoriale. Domandano di sollevare addirittura cinque eccezioni di costituzionalità , perché i testimoni in aula – sostengono – non sono mai “pubblici ufficiali†dunque possono commettere falsa testimonianza (ormai prescritta), ma non anche corruzione in atti giudiziari. La giudice Maria Rosaria Correra, paziente e volitiva, risponderà a tutti nella prossima udienza del 29 giugno.
“Questo processo è vilipendio di cadavere, dovrebbero gestirlo dei necrofori, non dei magistratiâ€, commenta cupo l’avvocato Marco De Giorgio, legale dell’ex showgirl Miriam Loddo, l’unica delle imputate ieri presente in aula. “Stupita dalla grazia a Nicole Minetti?†(l’organizzatrice delle ragazze), le chiede il Fatto: “No, è una brava personaâ€. Crede davvero nel suo cambiamento di vita? “Non sono fatti mieiâ€, risponde la ex “meteorinaâ€, e scappa via.
Marysthelle Polanco, una delle imputate. Sotto: Karima El Mahroug detta Ruby.
Qui sotto, Miriam Loddo, l’unica delle imputate presente in aula alla prima udienza del processo d’appello. Dietro, il suo avvocato Marco De Giorgio.

Milano
Dieci pezzi facili. Sala: come ho cambiato Milano
Generosa, chilometrica e illustratissima intervista collettiva del Corriere a Giuseppe Sala, sindaco di Milano uscente, sul settimanale 7.
1. Confessione. “Quando ho iniziato il mio mandato, dieci anni fa, ho pensato che la città avesse bisogno di far crescere la sua reputazione internazionale. Così è stato: il turismo è raddoppiato, quasi la metà degli studenti del primo anno in alcune università è straniera, abbiamo grandi investimenti dall’estero, molti ricchi residenti grazie agli sgravi fiscaliâ€.
Lo ammette: ha lavorato per una città “premiumâ€. I risultati (crescita esponenziale del costo dell’abitare, aumento delle disuguaglianze, espulsione di 400 mila milanesi) non sono un suo problema.
2. Passato. “Per decenni a Milano si è pensato alle fasce più disagiate della popolazione, cioè a chi abita nelle case popolariâ€.
Tempi lontani. La Milano riformista (davvero) dei socialisti e della sinistra democristiana. Niente a che vedere con la Milano di Letizia Moratti e Giuseppe Sala.
3. Tempo scaduto. “Credo sia necessario riflettere sul tema dell’abitareâ€. “C’è una quantità di sfitto significativa a cui si aggiungono i patrimoni immobiliari inutilizzati di banche e assicurazioniâ€. “Molti sono costretti a lasciare gli appartamenti in città perché non riescono a sostenere il costo della vitaâ€.
Necessario riflettere? Ma dov’era Sala negli ultimi undici anni? Non era lui il sindaco?
4. Case. “Il Comune non avrà nei prossimi anni le risorse sufficienti per costruire. Si vuole stringere o meno un’alleanza con l’edilizia privata per nuove case a prezzi più accettabili? L’analisi condotta da Carlo Cottarelli ritiene questa strada difficile da praticareâ€.
La ricerca di Cottarelli è seccamente smentita da un’altra ricerca, “L’iniquità dello sviluppo immobiliare residenziale a Milanoâ€, realizzata da Alessandro Maggioni (Ccl): costruire a prezzi abbordabili si può.
5. Nidi. “L’amministrazione investe molto per gli asili nido comunali, ma i posti sono meno rispetto alla richiesta. È una delle questioni da risolvere al più prestoâ€.
Al più presto? Ha avuto undici anni. Mancano nidi per 2.370 bambini. Per attrarre gli operatori immobiliari ha rinunciato a 1,5 miliardi di oneri con cui avrebbe potuto realizzare non solo nidi, ma anche case popolari.
6. Servizi. “Bisognerà fare delle rinunce. La prossima giunta dovrà avere il coraggio di dire ai milanesi che per avere un mercato immobiliare più accessibile dovranno accettare la riduzione di altri serviziâ€.
Il ricatto: la coperta è corta, se volete i piedi caldi terremo al freddo le spalle. Avanti con le privatizzazioni e piscine pubbliche chiuse.
7. Borghesia. “Vedo spegnersi lo spirito della borghesia milanese… Oggi è molto ripiegata su se stessaâ€. “Persa la capacità di progettare il futuro attraverso la creazione della ricchezzaâ€.
Di quale borghesia parla? Quella della rendita, dei fondi immobiliari, degli operatori edilizi, che si è enormemente arricchita grazie alle sue politiche e al suo modello di sviluppo? O il ceto medio che si è impoverito, è stato privato di servizi, ha subito immensi aumenti degli affitti, ha chiuso le sue attività commerciali, ha dovuto lasciare la città ?
8. Autocritica zero. “Dovevo delegare di più ai municipiâ€. “Non ho riaperto i Navigliâ€. “Non sempre abbiamo saputo comunicare bene quello che stavamo facendoâ€. “Non ho esercitato più pressione verso l’alto e non ho comunicato meglio verso la baseâ€.
9. Scuse. “Il mio primo mandato è stato glorioso, il secondo difficile, anche a causa del Covid e della situazione internazionaleâ€. “Sul tema della casa ci vorrebbe un impulso forte del governoâ€.
Tutta colpa del Covid. O del governo di destra. O di fattori economici che il Comune non può governare.
10. Sicurezza. “Chi delinque prima o poi viene fermato… I posti per minorenni al Beccaria sono limitati, il pm non firma il fermoâ€.
Tutta colpa dei magistrati?
Procura di Milano
Manovre alla Corte costituzionale sul decreto Meloni che salva la Fondazione olimpica
C’è una decisione della Corte costituzionale molto attesa da Giorgia Meloni, oltre che da un gruppo di manager e imprenditori sotto indagine da parte dalla Procura di Milano. È quella che deve decidere se sia legittimo, dal punto di vista costituzionale, ritenere la Fondazione olimpica Milano-Cortina un ente di diritto privato.
La vicenda è iniziata nel giugno 2024, quando il governo ha varato un decreto secondo cui la Fondazione che stava preparando le Olimpiadi invernali non deve essere considerata ente pubblico, benché abbia come soci tutti enti pubblici.
Non è una astrusa questione giuridica, perché il decreto governativo ha avuto un effetto molto concreto: bloccare le indagini dei pm milanesi Francesco Cajani e Alessandro Gobbis che avevano contestato il reato di turbativa d’asta a manager della Fondazione e imprenditori che – secondo le ipotesi d’accusa – avevano assegnato e ottenuto appalti in maniera illegittima.
A inchiesta aperta, il governo Meloni ha alzato uno scudo protettivo che ha trasformato la Fondazione in ente di diritto privato: dunque i suoi manager non sono più pubblici ufficiali e il reato di turbativa d’asta è svaporato. Cajani e Gobbis hanno preso atto della decisione del governo e hanno chiesto l’archiviazione delle accuse, con una richiesta che però è “suicidaâ€, congegnata affinché il giudice la respinga, rivolgendosi alla Consulta.
È quello che ha fatto la giudice delle indagini preliminari Patrizia Nobile: il 6 novembre 2025 ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, ritenendo che il decreto crei una “zona franca†irragionevole e contraria alla Costituzione perché crea un regime speciale e sottrae la Fondazione alle regole pubblicistiche, rendendo inapplicabili le norme su corruzione e turbativa d’asta e congelando le inchieste su appalti ritenuti pilotati.
La Fondazione – ha eccepito la giudice – nonostante il decreto governativo dovrebbe essere qualificata come organismo di diritto pubblico, poiché gestisce interessi pubblici, è finanziata da soggetti pubblici, opera con fondi pubblici.
La richiesta arriva a Palazzo della Consulta e inizia una lunga attesa. Intanto le Olimpiadi si celebrano. La data per la discussione viene fissata per il 5 maggio 2026, con relatore il professor Giovanni Pitruzzella, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Palermo, nominato giudice della Corte costituzionale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A questo punto però accade che dal sito della Consulta si apprende che l’udienza viene rinviata al 23 giugno, ma con un nuovo giudice relatore: Francesco Saverio Marini.
Il relatore ha un peso determinante nelle decisioni della Corte costituzionale, perché è il giudice che studia a fondo la questione in discussione e propone la soluzione che gli altri giudici sono chiamati ad approvare. Il nome di Marini è risuonato più volte nelle cronache politiche degli ultimi due anni. È stato il consulente giuridico di Giorgia Meloni, l’ha assistita nell’attività di governo e ha scritto per lei la riforma costituzionale sul premierato.
Quando il centrodestra lo ha proposto al Parlamento come giudice della Consulta, le opposizioni sono insorte, protestando per il fatto che le destre volessero mandare alla Corte costituzionale non una figura istituzionale di garanzia per tutti, ma un giurista di stretta fiducia della presidente del Consiglio, poi chiamato a giudicare le riforme da lui controfirmate o addirittura ideate.
Nell’ottobre 2024 la sua candidatura viene ritirata dopo che il Fatto scopre gli accordi sotterranei delle destre per eleggerlo senza intesa parlamentare, con soli tre voti di scarto e con il vecchio sistema usato per controllare il voto e impedire i “franchi tiratoriâ€: il suo nome sulla scheda scritto in modi diversi e concordati (Fratelli d’Italia: “Mariniâ€; Lega: “F.S.Mariniâ€; Forza Italia: “Francesco Saverio Mariniâ€).
L’accordo parlamentare viene raggiunto solo nel febbraio 2025, quando Marini viene infine eletto con 510 voti. Oggi torna alla ribalta per essere stato chiamato a sostituire Pitruzzella per la sentenza costituzionale più attesa da Giorgia Meloni.
Data articolo: Wed, 27 May 2026 14:22:45 +0000Modello Milano
Prove di dopo-Sala, dopo il fallimento del Modello Milano
C’è anche il Gazawashing: la bandiera della Palestina si può sventolare gratis, opporsi ai padroni della città costa.
Sono iniziate a Milano le grandi manovre per archiviare l’era di Giuseppe Sala. Chi sarà il prossimo sindaco? E con quale programma? Le elezioni saranno tra un anno, nella primavera 2027. Sala, eletto la prima volta nel 2016 su proposta del Pd di Matteo Renzi, è stato sospinto dalla narrazione gloriosa del successo della città dopo Expo 2015. Successo discutibile, a guardare le cifre, ma le narrazioni si curano poco dei fatti e si nutrono invece di marketing urbano, propaganda, consenso dei media.
Il decennio di Sala sindaco è iniziato sotto il segno di Milano place to be, metropoli in crescita, sviluppo inarrestabile, grandi progetti, nuovo skyline, rigenerazione urbana. Fino al 2023 lo storytelling ha tenuto, poi i nodi sono venuti al pettine: il modello di sviluppo di Sala e del suo inner circle managerial-imprenditoriale (senza partiti né politica in grado di proferir parola) è stato quello della “attrattività â€, intesa come incentivazione dello sviluppo immobiliare basato su due presupposti: deregulation normativa e bassi costi per costruire.
A Milano gli operatori pagavano un quarto rispetto ad altre città europee e tiravano su grattacieli quasi senza regole. I fondi internazionali sono accorsi a Milano, che è diventata la città più “attrattiva†d’Europa: prima in classifica, con oltre 50 miliardi d’investimenti, davanti a Monaco di Baviera e Amsterdam. Un successo.
Quello che poi è emerso è che però la bulimia edificatoria ha generato la più grande cementificazione dagli anni Settanta (mascherata da “rigenerazione urbanaâ€), la lievitazione del costo dell’abitare (+50% in media, con punte di +150%) e la riduzione dei servizi pubblici (il Comune ha rinunciato a 1,5 miliardi di oneri edilizi).
L’esito di questa trasformazione epocale è stata la monocoltura della rendita immobiliare e l’aumento delle disuguaglianze: la più grande divaricazione mai vista a Milano tra i pochi che hanno fatto profitti immensi e la maggioranza che si è impoverita, con la distruzione del ceto medio e l’esodo di 400 mila milanesi che hanno dovuto lasciare la città ormai londrizzata, anzi, con un rapporto tra prezzo delle case e reddito dei cittadini peggiore a Milano (12,5) che a Londra (10,6).
La città , secondo l’Istat, ha ben 23 Adu (aree di disagio socioeconomico urbano) in cui vivono 24.446 minori, più di un decimo (il 12,1%) dei cittadini da 0 a 17 anni; e in cui il 35,3% delle famiglie vive in povertà relativa e un terzo (il 29,1%) dei 15-29enni non studia e non lavora. Un’amministrazione di sinistra dovrebbe prendere atto che si tratta di un disastro epocale, il fallimento di un modello di sviluppo che, stregato dalla propria narrazione di successo, non ha pensato a contromisure e mitigazioni (a Monaco, per dire, seconda nella classifica dell’attrattività , chi costruisce restituisce alla città il 20% del valore estratto, a Milano solo l’8%).
In quest’anno che manca alle elezioni, il fronte che si proclama di sinistra o progressista dovrebbe prenderne atto, denunciare il fallimento del Modello Milano, che è essenzialmente il Modello Sala – con la politica assente e i partiti muti – e rivendicare una svolta radicale, davvero riformista, che (approfittando anche del fatto che il ciclo espansivo immobiliare-finanziario è all’esaurimento) punti sulla riduzione delle disuguaglianze, sul blocco delle privatizzazioni, sull’aumento dei servizi, su una nuova politica dell’abitare. Non diteci che non ci sono i soldi: non sono arrivati 50 miliardi a Milano?
Invece chi si considera candidato alla successione del re si attarda a rivendicare i successi dell’attrattività , oppure a evocare timide “discontinuità â€, dopo che tutti hanno sostenuto, da Scalfarotto a Majorino, Sala e la Salva-Milano. Con in più, per qualcuno, un vergognoso utilizzo strumentale di temi davvero cruciali, come il giusto sostegno a Gaza, o il sacrosanto riconoscimento della città a Pino Pinelli. È Gazawashing: la bandiera della Palestina si può sventolare gratis, opporsi ai padroni della città costa.
Olimpiadi 2026
Extracosti Olimpiadi, Sala nega la logica aristotelica
Le scelte della politica sono discrezionali: ognuno ha le sue passioni. Le scelte della logica aristotelica sono invece obbligate: dal principio di non contraddizione. Il sindaco di Milano mina le basi della razionalità occidentale, almeno quando disserta di “extracostiâ€. Quelli che il Comune di Milano dovrà pagare per le Olimpiadi: per il Villaggio olimpico (a Coima) e per l’Arena di Santa Giulia (a Eventim), ma anche per sanare il buco di 300 milioni della Fondazione Milano-Cortina.
Nei giorni scorsi, Giuseppe Sala se l’è presa con i (pochi) consiglieri comunali che osano criticarlo e con la Corte dei conti, colpevole di aver aperto un’inchiesta proprio sugli extracosti dell’Arena, per verificare un eventuale danno erariale di 134 milioni: i soldi chiesti al Comune da Eventim. “È una lezione terribile da cui trarre insegnamento per il futuroâ€, ha commentato il sindaco, “una lezione terribileâ€: non gli sprechi, ma l’indagine e le critiche. Insomma, come si permettono di farci le pulci sui soldi che diamo ai privati? “La prossima volta, useremo solo soldi pubblici, così pagherà Pantaloneâ€.
Il ragionamento è evidentemente scazonte. Il compito istituzionale della Corte dei conti è proprio quello di fare le pulci sui soldi pubblici che vengono spesi: in questo caso dal Comune per soddisfare, in tutto o in parte, le richieste di Eventim; ma naturalmente la Corte dovrebbe verificarli anche se l’Arena fosse stata realizzata dal Comune senza Eventim. Proprio per impedire, in entrambi i casi, che paghi Pantalone. La reazione di Sala è la minaccia del bambino imbronciato: “La prossima volta, useremo solo soldi pubbliciâ€. Ma non ha senso alcuno: il controllo della Corte è proprio sulla spesa dei soldi pubblici.
“Santa Giulia è una struttura che ci invidiano ovunqueâ€, divaga poi Sala. Dove ce la invidino, dopo il caos traffico e parcheggi dei primi concerti di Ligabue e Annalisa, è un mistero. Comunque il sindaco prosegue con il suo ragionamento scazonte: “Milano cosa fa di fronte a una situazione come quella delle Olimpiadi? Fa la Milano generosa e dice: non vogliamo utilizzare solo fondi pubblici, ci facciamo aiutare dai privatiâ€.
Meraviglioso: qui, a essere capovolta non è solo la logica aristotelica, ma anche i fatti. Le Olimpiadi Milano-Cortina, “una situazione†fortissimamente voluta da Sala, erano state promesse come operazione a costo zero per le casse pubbliche. Gli investimenti dovevano essere tutti dei privati, che a Milano si sono fatti un’Arena (privata: di Eventim) e poi ci guadagnano facendoci cantare Ligabue, Annalisa e via via gli altri. O un Villaggio olimpico, realizzato da Coima, che poi ci guadagna affittando agli studenti le stanze del pensionato più caro d’Italia.
“Ci facciamo aiutare dai privatiâ€?: i privati fanno il loro business, dopo aver fatto i loro conti. Sono i privati che ora si vogliono “far aiutare†dal pubblico, pretendendo gli extracosti. “Milano fa la generosaâ€? Eventim chiede 134 milioni, Coima ne chiede 40. È Sala che “fa il generosoâ€: con il culo degli altri, direbbe il Poeta, ossia con i soldi nostri. Per il futuro, continua il sindaco sempre più imbronciato, “agiremo†– cicca cicca – “senza coinvolgere i privati†(tiè: ma a chi pensa di far dispetto?). Vendettona: rinunceremo a quei generosi benefattori che ci promettono opere gratis, ma poi rifanno i conti, dimenticano il rischio d’impresa e vengono a batter cassa.
E Milano, generosa con i ricchi e rigorosa con i poveri, s’impoverisce. Dalle casse comunali sono già usciti 7 milioni per realizzare gli accessi stradali all’Arena (privata) di Eventim. Stanno per uscire i 21 milioni olimpici già stanziati la scorsa estate. E poi uscirà la quota di Milano (il resto sarà messo da Cortina, Lombardia e Veneto) dei 300 milioni di buco generale delle Olimpiadi, per cui Sala ha già accantonato 100 milioni. Ma come si può discutere razionalmente di queste cose? Bisognerebbe avere, non dico lo stesso orientamento politico, ma almeno lo stesso rispetto per la logica aristotelica.
Stefano Boeri
Il “monastero†senza monaci per santificare Mind e l’archistar
Salviamo la Chiesa ambrosiana, aiutiamo il suo arcivescovo. Per ingenuità , suppongo, monsignor Mario Delpini (l’unico arcivescovo di Milano che il papa non ha fatto cardinale) si è lasciato coinvolgere in una operazione presentata come una conquista della comunità diocesana: la costruzione di un “monastero†nell’area Mind, alla periferia di Milano, firmato da un’archistar, Stefano Boeri.
Come ha potuto essere così ingenuo da non rendersi conto di essere stato coinvolto in un’operazione di marketing urbano? Churchwashing, si potrebbe dire. Mind è la sfortunata area periferica dove è stato impiantato l’Expo 2015. Undici anni dopo non ha ancora trovato la sua vocazione urbana.
Per cercare di darle un senso, vi hanno deportato le facoltà scientifiche dell’Università Statale. Per il resto, l’hanno lasciata a Lendlease, che sta cercando di portare a termine, con difficoltà , una robusta speculazione edilizia. Ora è arrivato il dressing, il marketing del sublime: un “monastero†che offre valore simbolico a Mind, peraltro a spese della Diocesi milanese.
Il monastero, nella storia della Chiesa, è un insediamento religioso, culturale, sociale realizzato da una comunità monastica. Nei secoli, ha fatto sviluppare la Chiesa, la cultura, le comunità cristiane. Ha creato organizzazione sociale, nodi economici, agricoli e produttivi, ha custodito cultura e salvato testi antichi.
Quello di Mind è un “monastero†senza monaci, dunque un non-monastero. Monastero immaginario, nell’epoca in cui i monasteri reali chiudono, i seminari si spopolano, le chiese restano senza fedeli, le parrocchie senza preti. Santificazione di una sfortunata operazione immobiliare.
Churchwashing e, insieme, Archistarwashing, tassello della ricostruzione dell’immagine di Stefano Boeri, nel momento in cui è coinvolto in tre inchieste giudiziarie. Che cosa dice, di questo, la Chiesa di Milano, quella di padre David Maria Turoldo e di Carlo Maria Martini?
Leggi anche:
Arriva Delpini, il vescovo in bicicletta del dopo Scola
CULTURE
Albert Camus. «Scrivere è restare fedeli a chi non ha voce»
Le risposte di Albert Camus in un dialogo del 1957, a Stoccolma, quando ricevette il premio Nobel per la letteratura. Le ha riproposte oggi Paolo Farina su Odysseo.it.
Albert, lei riceve il Nobel e parla di smarrimento, quasi di paura. Perché tanta esitazione davanti a un riconoscimento così alto?
Perché ogni premio è una luce improvvisa. E la luce, quando arriva tutta insieme, acceca. Mi sono sentito esposto, quasi nudo. Non per falsa modestia, ma perché sapevo che, mentre io venivo celebrato, altri scrittori – forse più grandi di me – erano ridotti al silenzio. E perché la mia terra continuava a soffrire.
Come si fa a ritrovare equilibrio in un momento così?
Ritornando a ciò che conta davvero. Alla mia idea dell’arte. Alla missione, se così la si vuole chiamare, dello scrittore.
Missione: una parola grande. Cosa significa, per lei, scrivere?
Scrivere non è separarsi dagli altri. È stare al loro livello. L’arte non è una gioia solitaria: è un mezzo per commuovere, per condividere le sofferenze e le gioie comuni. Se lo scrittore si isola, tradisce la sua stessa arte.
Dunque lo scrittore non è un giudice?
No. Il giudice divide. Lo scrittore cerca di comprendere. I veri artisti non disprezzano nulla. Se prendono parte, lo fanno per una società in cui non regni il giudizio, ma la creazione.
Lei ha detto una frase che ancora oggi colpisce: lo scrittore non è al servizio di chi fa la storia, ma di chi la subisce.
È una linea netta. Se serve il potere, lo scrittore perde la voce. Ma basta il silenzio di un uomo umiliato, lontano, dimenticato, per richiamarlo al suo compito: dare voce a quel silenzio.
Qual è, allora, il cuore di questo compito?
Due impegni soltanto, difficili ma essenziali: la verità e la libertà . Senza questi, lo scrittore diventa un funzionario della menzogna. E dove regna la menzogna, cresce la solitudine.
Viviamo tempi che invitano al cinismo, alla resa. Lei parla invece di resistenza.
Ogni generazione crede di poter rifare il mondo. La mia ha capito che il suo compito è più modesto e più grande: impedire che il mondo si distrugga. Resistere all’odio, al nichilismo, alla tentazione di rinunciare alla dignità .
Lo scrittore, quindi, non offre soluzioni?
No. La verità non è mai pronta. La libertà è faticosa. Chi scrive non è un predicatore: è un uomo fragile, diviso tra il dolore e la bellezza, che tenta di edificare qualcosa mentre la storia distrugge.
Se dovesse lasciare una promessa, oggi?
La stessa che ogni vero artista fa ogni giorno, in silenzio: restare fedele. Non al successo, ma agli uomini. A quelli che non hanno voce.
Data articolo: Mon, 11 May 2026 07:36:36 +0000Rito Ambrosiano
Milano. “Discontinuità â€: il termine gentile per raccontare un fallimento
La politica milanese di sinistra (termine ormai vago e ambiguo, lo so, ma questo abbiamo) si balocca a dividersi sull’alternativa tra “discontinuità †e “orgoglioâ€. Intanto però la realtà è ben oltre e rischia di spazzare via con la forza dei fatti tutti i giochi e tutte le ambiguità . “Discontinuità †è il termine gentile – e del tutto inadeguato – per raccontare un fallimento. L’implosione di un modello di sviluppo basato sull’“attrattività urbanaâ€, sulla monocoltura della rendita. Degenerato nella bulimia immobiliare che ha prodotto disuguaglianza ed esclusione.
“Discontinuità †era la parola magica usata da una parte del Pd che si è resa conto di non poter più difendere il Sistema Milano. Bisogna mostrare di cambiare strada, magari dicendo grazie tante a Giuseppe Sala e ai suoi. È la direzione imboccata da quella vecchia volpe di Pierfrancesco Majorino e, con più freschezza, dalla giovane volpe Lorenzo Pacini. Ma anche Anna Scavuzzo mostra segni di “discontinuità â€, pur non pronunciando più quella parola che fa imbizzarrire il sindaco, come i cavalli di Frankenstein jr quando sentono ripetere “Frau Blücherâ€. Perfino Emmanuel Conte, che di Sala era il delfino, dice di voler abbandonare la strada delle privatizzazioni (cavallo di battaglia di Sala).
Altri sfoderano invece la parola “orgoglioâ€, per dire quanto sono fieri di aver consegnato la città a 60 “padroni di Milano†(banche, assicurazioni, sgr, fondi immobiliari) che hanno comprato edifici o aree da “rigenerareâ€, li hanno impacchettati in prodotti finanziari e li hanno “valorizzatiâ€, costruendo grattacieli, torri, palazzi come fossero “ristrutturazione†– dunque quasi senza pagare oneri alla città – grazie al nuovo Rito Ambrosiano che ha realizzato la più grande deregulation dal dopoguerra a oggi, riscrivendo le leggi urbanistiche ad usum Catellae.
Così sono stati attirati a Milano oltre 50 miliardi di euro, che hanno trasformato in asset finanziari 4.800 edifici. Sala e i suoi la chiamano “rigenerazione urbanaâ€. Ma è la “finanziarizzazione del mercato urbanoâ€. Lo documenta una ricerca del dipartimento di Architettura e Studi urbani del Politecnico di Milano guidato dal professor Gabriele Pasqui. Nell’ultimo decennio è avvenuta una trasformazione urbana epocale, che ha attirato miliardi e miliardari, ma ha anche stravolto la conformazione sociale della città , ha aumentato i costi dell’abitare (+50% in media, con punte di +150%) e ha espulso 400 mila milanesi.
“Orgoglioâ€? La sinistra al governo della città può essere orgogliosa di questa “attrattiva†deregulation? C’è effettivamente da provare “orgoglioâ€, se si è dalla parte delle banche e dei gestori di fondi, che hanno realizzato profitti immensi. Da luogo dell’abitare, la città è diventata occasione per investire, la casa da vivere si è trasformata in asset finanziario da detenere.
Ci si è messo anche il Financial Times a raccontare che a Milano le case sono meno accessibili che a Londra. In dieci anni, i prezzi sono lievitati: +57% per l’acquisto, +70% per l’affitto. E il rapporto tra il prezzo delle case e il reddito dei cittadini a Milano è 12,5, peggio del 10,6 di Londra. La politica, invece di regolare e governare questa trasformazione, ha assecondato il modello di sviluppo della finanziarizzazione feroce, anzi ne ha fatto una sua bandiera, lo ha incrementato con la dereguration selvaggia del Rito Ambrosiano, rinunciando oltretutto a incassare circa 1,5 miliardi di oneri d’urbanizzazione da impiegare in servizi per i cittadini.
Milano è diventata, per attrattività immobiliare, la prima città d’Europa: che “orgoglioâ€. Un record che è però anche sintomo di una malattia: la bulimia immobiliare che ha consegnato la città alla rendita finanziaria e così ne pregiudica il futuro, avendo dimenticando produzione di idee, ricerca, saperi, innovazione. E allora: altro che “orgoglioâ€, altro che “discontinuità †gattopardesca, è necessario un cambio radicale del modello di sviluppo.
Stadio
Affare San Siro, arrivano i premi del sindaco
Premiati dal sindaco Giuseppe Sala due professionisti che hanno lavorato per lui sulla vendita di San Siro (ora sotto indagine) ai fondi Usa che detengono Inter e Milan.
Alessandra Oppio, docente al Politecnico di Milano, ha firmato la perizia sul valore dello stadio dopo le accuse che il prezzo di vendita accettato dal sindaco fosse troppo basso. La perizia è ora sotto osservazione degli inquirenti perché la versione finale risulta “aggiustata†in tre punti dopo essere stata consegnata in bozza al direttore generale Christian Malangone.
È stata designata dal Comune nell’aprile 2026 come componente del consiglio di amministrazione di Atm.
Alberto Toffoletto, avvocato di diritto commerciale, per un periodo collega di studio della ex vicesindaca e consulente dell’Inter Ada Lucia De Cesaris, docente all’università Statale, è stato il consulente del Comune nell’operazione di vendita di San Siro.
È stato designato dal Comune nel maggio 2026 come componente nel consiglio di amministrazione della Triennale.
Il premio di maggior peso è arrivato per Christian Malangone, che da direttore generale del Comune ha seguito per il sindaco tutti gli affari più delicati, dai rapporti con i costruttori a quelli con i compratori di San Siro.
È stato designato dal Comune nell’aprile 2026 come componente del consiglio di amministrazione di Atm, con l’ipotesi di diventare, dopo la sua uscita dal Comune, amministratore delegato della società .

Alberto Toffoletto
Data articolo: Fri, 08 May 2026 13:29:32 +0000Tar
Raffica di sentenze del Tar: i costruttori devono pagare di più
Quanto è costato, ai milanesi, il Sistema Milano? Da almeno una decina di anni l’amministrazione comunale ha permesso agli operatori di costruire pagando cifre bassissime di oneri d’urbanizzazione e ancor più basse di “monetizzazioni degli standardâ€, cioè di compensazioni per le aree che i costruttori dovrebbero cedere al Comune per realizzare servizi per gli abitanti che arrivano in un nuovo insediamento. Solo dopo le inchieste della Procura, il Comune di Milano, a fine 2024, si è allineato alle leggi, chiedendo agli operatori cifre più alte.
È scattata la loro reazione: una pioggia di ricorsi al Tar. Ma il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia sta respingendo una dopo l’altra tutte le loro richieste. Era già emersa una tripletta di sentenze, tre verdetti che nel marzo scorso hanno bocciato i ricorsi presentati per conto di tre diversi operatori da Fabio Todarello, principe degli avvocati amministrativisti a Milano e gran difensore dei costruttori: a proposito di una torre in via Trentacoste a Lambrate, di un edificio in piazzale Libia, di un palazzo di via del Fusaro in zona Washington. Ad aprile, una nuova sentenza ha respinto le pretese della Savills Investment Management Sgr spa, rappresentata anch’essa dall’avvocato Todarello: a proposito di un palazzo in via Watt, zona Navigli.
Savills, fondata in Gran Bretagna nel 1855, è uno dei più importanti agenti immobiliari del mondo. La Savills Investment Management Sgr è una società di gestione del risparmio che opera anche in Italia, amministra fondi e realizza operazioni immobiliari soprattutto a Milano, ma anche a Roma e in Emilia.
Tra l’aprile e il dicembre 2025, il Comune di Milano ha ricalcolato la cifra che Savills deve versare nelle casse di Palazzo Marino per il suo “intervento di riqualificazione dell’immobile di Via Watt 15â€: ha aggiornato il “valore di monetizzazione dello standard dovutoâ€, “nonché il costo di costruzione dovuto per il medesimo interventoâ€.
Quello di via Watt era stato permesso come “intervento di ristrutturazione edilizia previa demolizione, con cambio di destinazione d’uso da produttivo/terziario a residenzialeâ€, autorizzato nel 2023 con una Scia (la ormai famosa Segnalazione certificata di inizio attività ) alternativa al permesso di costruire. Dopo “l’avvio di alcune indagini penali in materia urbanisticaâ€, il Comune ha rivisto i permessi: quell’intervento non è “ristrutturazioneâ€, ma nuova costruzione, con conseguente applicazione “di un regime più oneroso per le dotazioni di serviziâ€, come stabilito nell’agosto 2025 anche dal Consiglio di Stato.
Savills ricorre. Il Tar respinge. Perché il Comune, per legge, deve ottenere dai costruttori la cifra necessaria al “reperimento di aree all’interno della medesima zona di intervento, per far fronte all’aggravio del carico urbanistico generato dalla trasformazione ediliziaâ€, ha stabilito il collegio del Tar composto da Gabriele Nunziata (presidente), Giovanni Zucchini (consigliere) e Luigi Rossetti (estensore).
È un ennesimo colpo ai nostalgici del Rito Ambrosiano, ormai messo in soffitta anche dagli uffici comunali. È una pronuncia importante perché sancisce che i nuovi criteri per stabilire quanto i costruttori devono pagare di oneri e monetizzazioni possono essere applicati anche per le operazioni autorizzate dal Comune prima del dicembre 2024.
Il sindaco Giuseppe Sala protestò, all’avvio delle indagini della Procura di Milano, dichiarando che l’intervento dei magistrati stava bloccando le operazioni edilizie in città , facendo perdere al Comune più di 150 milioni di entrate in oneri. Ora che il Comune ha cominciato a pretendere quanto stabilito dalla legge, il doppio o anche il triplo o il quadruplo di quanto previsto dal Rito Ambrosiano, appare chiaro che il vero buco è quello provocato dai generosi sconti praticati per anni dal Comune, per esempio considerando “ristrutturazioni†le nuove costruzioni.
Se davvero, come ritiene la Procura, il Comune ha chiesto per anni un terzo o un quarto del dovuto, il buco potrebbe essere di 1,5 miliardi persi dalla città e regalati ai costruttori.
Nota. Sono sette le sentenze del Tar Lombardia degli ultimi mesi in cui risultano soccombenti gli operatori edilizi, sempre difesi dall’avvocato Fabio Todarello, che si opponevano al Comune di Milano. Le sentenze riguardano soprattutto l’obbligo di pianificazione attuativa; la qualificazione come ristrutturazione edilizia degli interventi di demolizione e ricostruzione; e i valori di monetizzazione delle aree a standard, che devono essere per legge ben più alti di quelli chiesti dal Comune fino al 2024 (fino alla sentenza penale della gip Cardamone).
1) Sentenza n. 3605 del 2025.
2) Sentenza n. 6, su un intervento in Piazza Perego 9.
3) Sentenza n. 284, su un intervento in via Crema.
4) Sentenza n. 1157, su un intervento in Via Trentacoste 7-8 e via Gualdo Priorato 14.
5) Sentenza n. 1158, su un intervento in Piazzale Libia 1.
6) Sentenza n. 1159, su un intervento in Via del Fusaro 8.
7) Sentenza n. 1982, su un intervento in via Watt 15.
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