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News da giannibarbacetto.it

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Urabanistica

Terzo filone d’inchiesta: le gare su misura per le aree

“Per far quadrare i bilanci, stiamo raschiando il fondo del barileâ€: così il sindaco Giuseppe Sala aveva spiegato la vendita ai privati di una parte del patrimonio comunale. Ebbene, proprio la verifica dell’esistenza di gare pilotate e di bandi su misura per queste vendite è il nuovo filone della maxi-inchiesta sull’urbanistica a Milano, dopo gli abusi edilizi e dopo le ipotesi di corruzione.

A partire dalle chat e dalla documentazione sequestrata finora agli indagati, i pm Petruzzella-Filippini-Clerici-Siciliano stanno ricostruendo le anomalie nelle gare, per verificare eventuali turbative d’asta o turbate libertà del procedimento di scelta del contraente.

Ogni anno il Comune prepara un elenco di immobili da vendere, il Pavi (piano alienazione valorizzazione immobili) che viene approvato dal Consiglio comunale in sede di approvazione del bilancio del Comune. In quegli elenchi, sono finite aree vendute in gare con un solo partecipante, oppure con bandi tagliati su misura per un operatore.

Come Manfredi Catella, per un’area in zona Cimitero monumentale, su cui il ceo di Coima chiede all’assessore e ai dirigenti comunali di darsi da fare per dargli una deroga al divieto di edificare in aree sottoposte a vincolo cimiteriale. Le limitazioni per fini sociali (quote di edilizia popolare o studentati) vengono usate per sbandierare l’interesse pubblico e ottenere nuove volumetrie, aumentando i profitti degli operatori: così avviene per Coima nel progetto di via Messina 53 e in largo De Benedetti.

Sotto osservazione anche la gara internazionale C40 Reinventing Cities per la riqualificazione di piazzale Loreto. Vinta da Nhood, gruppo Auchan, rappresentata da Carlo Masseroli, già assessore all’urbanistica (di area Cl) con Letizia Moratti. “Sto pressando gli uffici per parere Loreto così che possiamo tornare da luiâ€, scrive all’assessore Giancarlo Tancredi il direttore generale del Comune, Christian Malangone.

Nell’ufficio di Tancredi è stato trovato un “appunto†su Loreto con quella che la Procura definisce la “strategia Masseroliâ€: indicazioni che suggeriscono come scrivere i provvedimenti del Comune, in modo da poterli poi impugnare al Tar, per ottenere benefici sugli oneri di urbanizzazione o maggiori volumetrie, per il valore di 2,5 milioni di euro. Un contenzioso simile davanti a Tar e Consiglio di Stato era servito a Catella per avere benefici (niente quota di edilizia sociale) sul Pirellino.

Comprato da Catella a 193 milioni di euro nel 2019, il giorno dopo il rogito (25 novembre) la Regione Lombardia approva una legge su misura che riconosce un incremento volumetrico del 25% (in un documento inviato a Catella, il presidente della Commissione paesaggio, Giuseppe Marinoni, comunicava che stava scrivendo un pezzo di legge della Regione, inserendo un parametro utile a Coima).

Alla gara di Fs Sistemi urbani per la vendita dello scalo Romana, futura sede del villaggio olimpico, nel 2020 partecipa una sola cordata: Coima-Covivio-Prada. Si ritirano gli altri sei che avevano partecipato alla fase preliminare, dopo una modifica delle regole a partita in corso.

La Procura sta verificando se le anomalie sulle gare non inizino anche prima dei bandi. L’ipotesi d’accusa è che gli sviluppatori privati individuino le aree pubbliche di loro interesse, coinvolgano architetti per la progettazione e poi le chiedano ai vertici del Comune, che allora le inseriscono nel piano delle alienazioni e nei bandi. “Evitando sovrapposizioni non coordinateâ€, raccomanda Catella in una chat all’assessore Tancredi. “Così si spartiscono gli affariâ€, annota la Procura.

Intanto sono almeno 12 i progetti immobiliari di Coima, in corso di realizzazione o da realizzare, ritenuti “abusivi†dalla Procura. Illegali, secondo i pm, i progetti Porta Nuova Gioia, il Pirellino, le torri P30 e P32, l’ex palazzo Telecom di via Pirelli 35 edificato dentro un cortile, i Portali Gioia 20 (98 e 64 metri di altezza). E ancora: la “Scheggia di vetro†di via Gioia 22 (ex Inps), la torre di 17 piani in largo De Benedetti (ex anagrafe comunale).

“Abusivi†anche i progetti sulle aree comunali messe a bando in via Cenisio 2-via Messina 50-via Messina 53. Per questa operazione, c’è anche un’accusa di corruzione a Catella, per aver assegnato incarichi all’ex componente della Commissione paesaggio, Alessandro Scandurra, che intanto approvava progetti Coima.

Data articolo: Wed, 27 Aug 2025 18:05:37 +0000

Unicredit

Hines contro Coima. E uno strano premio da 16 milioni (per permessi veloci)

C’è un’operazione immobiliare a Milano che, rivista oggi, dopo le accuse di corruzione nelle indagini sull’urbanistica, potrebbe attirare su di sé nuova attenzione: è la gara per lo sviluppo immobiliare dell’ex scalo Farini e il premio (“success feeâ€) di 16 milioni promesso per ottenere in tempi rapidi dal Comune di Milano i permessi per costruire la nuova sede di Unicredit. Il Fatto ne scrisse più d’un anno fa, nel giugno 2024.

La storia parte il 13 dicembre 2023, quando furono aperte le buste con le offerte per la gara lanciata da Fs Sistemi Urbani per l’area Farini, su cui dovrà essere realizzata l’operazione immobiliare più importante dei prossimi anni: lo “sviluppo†del più grande e pregiato dei sette ex scali ferroviari di Milano da “rigenerareâ€.

Quel giorno, Manfredi Catella era euforico e sicuro di vincere: era pronto ad aggiungere anche lo scalo Farini alle sue realizzazioni in città, dopo Porta Nuova (Bosco verticale e gli altri grattacieli del luogo più cool della città) e scalo Romana (villaggio olimpico). La sua Coima aveva presentato un’offerta attorno ai 400 milioni, in alleanza con Generali Real Estate e Emaar Properties (il fondo degli Emirati Arabi che possiede, tra l’altro, il Burj Khalifa di Dubai, il grattacielo più alto del mondo).

Invece, a sorpresa, risultò vincitrice l’offerta presentata da Mario Abbadessa, il manager alla guida della società italiana del colosso statunitense Hines, in alleanza con Prelios e Unicredit. Un’offerta record: 500 milioni, decisa in un consiglio d’amministrazione straordinario di Unicredit convocato a sorpresa dall’amministratore delegato Andrea Orcel la mattina dello stesso giorno in cui si dovevano presentare le offerte.

Il progetto di Hines e Prelios è di costruire nello scalo Farini residenze e uffici, ma innanzitutto la nuova sede di Unicredit, dove concentrare i 7 mila dipendenti e manager della banca che ora lavorano nel grattacielo disegnato da Cesar Pelli in piazza Gae Aulenti e quelli ospitati nella sede decentrata di Lampugnano, alla periferia di Milano. Nella fase della gara, Hines era stata assistita dallo studio Chiomenti e l’operazione era stata poi conclusa da Redeus Fund, fondo di investimento alternativo immobiliare chiuso, gestito da Prelios Sgr assistita dallo studio legale Dentons.

La vittoria di Hines ha avuto anche il sapore di una vendetta contro Coima: per lo “schiaffo di Sesto†ricevuto nella primavera del 2023, quando Catella aveva sottratto ad Abbadessa l’operazione immobiliare Milanosesto sulle aree che furono delle acciaierie Falck a Sesto San Giovanni.

Ma è un altro particolare dell’operazione scalo Farini che, rivisto oggi, catalizza l’attenzione: è una inedita “success fee†inserita nell’affare, ossia un premio di ben 16 milioni di euro che Unicredit, Hines e Prelios si impegnano a pagare se i tempi di realizzazione saranno rapidi, se cioè la nuova sede di Unicredit sarà realizzata in sei anni: 8 milioni di euro in premio se riusciranno a ottenere dal Comune di Milano il piano attuativo entro il 2027 e altri 8 se avranno il permesso a costruire entro il 2030.

I tempi sono importanti, perché nel 2030 scade il contratto d’affitto del grattacielo di piazza Aulenti, venduto nel 2015 da Coima al fondo sovrano del Qatar (Qia, Qatar Investment Authority), ma ancor oggi gestito da Coima. La domanda, che oggi torna ancor più pressante che un anno fa, è: come pensavano di far scattare il “success feeâ€, come prevedevano di impiegare i 16 milioni, come immaginavano di far funzionare il ricco premio per far correre l’amministrazione milanese?

Data articolo: Wed, 27 Aug 2025 11:22:22 +0000

Olimpiadi 2026

Domanda a Milano: Sala mangerà il panettone?

“Sala non mangerà il panettoneâ€, dice scuotendo il capo Luigi Corbani, nella Prima Repubblica vicesindaco della giunta socialista-migliorista, oggi animatore del comitato Sì Meazza contro l’abbattimento del glorioso stadio di San Siro. A Milano si dice così. Il panettone resta un punto di riferimento, in politica come in amore. Ma poiché a Natale mancano quattro mesi, affinché si realizzi la profezia di Corbani, le vicende giudiziarie e politiche sull’urbanistica dovrebbero precipitare molto rapidamente.

Possibile, nel caso la Procura dovesse trovare ulteriori elementi che dimostrino il suo diretto coinvolgimento nelle illegalità del Sistema Milano. Le sue responsabilità politiche sono comunque già tutte ben visibili: Giuseppe Sala è il garante del Sistema, ha portato alla bulimia il modello di sviluppo avviato dai suoi predecessori Gabriele Albertini e Letizia Moratti, ha dato un’accelerazione al Rito ambrosiano con la determina del 2018 che permette di usare la ormai famosa Scia (un’autocertificazione del costruttore) invece del permesso di costruire.

E soprattutto ha instaurato un sistema di rapporti con un operatore privato, Manfredi Catella, in cui i contatti istituzionali si sono intrecciati in modo indistinguibile con pranzi di lavoro, cene di famiglia e gin tonic in amicizia. Roba da dimissioni immediate, ai tempi di Aldo Aniasi e perfino di Carlo Tognoli. Ma purtroppo l’asticella della tolleranza nell’opinione pubblica e soprattutto nei partiti si è così alzata da tollerare quasi tutto.

Resta ancora da aprire un capitolo: quello dell’affare San Siro. Formalmente la costruzione di un nuovo stadio e l’abbattimento del Meazza; di fatto una grande operazione immobiliare in cui lo stadio è solo l’esca per edificare nell’area nuovi grattacieli e il più grande centro commerciale urbano d’Italia. Potrebbe essere il colpo finale per un sindaco che per cinque anni ha gestito la trattativa come fosse un affare privato.

Se per ora le chat tra Sala e gli uomini da lui scelti per amministrare Milano – il direttore generale del Comune Christian Malangone, l’(ex) assessore Giancarlo Tancredi – e il re degli sviluppatori Manfredi Catella mettono in mostra un’intollerabile commistione tra amministrazione pubblica e interessi privati, con il privato che detta la linea alla pubblica amministrazione, chissà cosa ci mostrerebbero le chat tra Sala, Malangone, Tancredi e Paolo Scaroni, l’eterno presidente del Milan, il vero regista dell’operazione San Siro.

E allora: Sala mangerà il panettone? Lo sapremo solo nelle prossime settimane. Oppure dovremo aspettare il 22 febbraio 2026, quando termineranno le Olimpiadi Milano-Cortina e Sala potrebbe abbandonare Palazzo Marino.

Intanto il Pd, a Milano e soprattutto a Roma, si sta comunque arrovellando per trovare una candidatura. Tramontata quella di Emmanuel Conte, il delfino bocconian-salernitano di Sala. Anna Scavuzzo? Va bene giusto per l’interim dell’urbanistica. Gli eterni Pierfranceschi? Maran ha da spiegare la continuità con Sala (pur litigiosa: quanto potrebbe raccontare, se solo volesse, del Pirellino e dei rapporti con Catella!); Majorino, difensore della Salva-Milano e del Sistema Sala (erano ingenui, poverini!) si è messo fuori gioco da solo: troppo continuista per la sinistra, troppo di sinistra (percepita) per il Pd.

Resta l’opzione-salvataggio-d’emergenza: il papa nero. L’ottimo Ferruccio De Bortoli, il giovane Mario Calabresi. Che dovranno stare attenti a chi il Pd e il Sistema Sala metterà loro attorno, per cercare di garantire la continuità degli affari già avviati. Quasi nessuno prende più in considerazione l’opzione che dovrebbe essere più naturale a sinistra: le elezioni primarie di coalizione, che potrebbero strappare a partiti e partitini le inesorabili imposizioni, spartizioni, lottizzazioni, veti, e restituire ai cittadini milanesi la scelta di come far uscire Milano dalla crisi più grave dai tempi di Tangentopoli.

Data articolo: Wed, 27 Aug 2025 11:09:34 +0000

Urabanistica

Così i tre indagati commentavano in chat gli articoli del Fatto

di Marco Franchi /

Gran lettori del Fatto, i vertici del Comune di Milano. L’assessore (dimissionario) Giancarlo Tancredi, il direttore generale Christian Malangone, la (ex) dirigente dell’urbanistica Simona Collarini – tutti e tre indagati dalla Procura di Milano – seguivano e commentavano il lavoro dei giornalisti. In una chat di Whatsapp condivisa e finita sotto l’attenzione dei magistrati della Procura di Milano.

Il 15 febbraio 2023, un articolo del nostro giornale (firmato da Gianni Barbacetto) rivelava che il Consiglio di Stato, prima di prendere una decisione su un ricorso presentato sullo stadio di San Siro, voleva una relazione sul nuovo progetto proposto da Milan e Inter, che prevedeva la costruzione di un nuovo impianto e la demolizione del Meazza. Tancredi alle 8.27 scrive in chat: “Ma questa cosa del Consiglio di Stato sullo stadio? Una relazione dettagliata??â€. Collarini: “La follia dilaga. Io mi rifiutoâ€. E poi: “Non riesco a collocare. Cus’è?â€.

Malangone manda allora in chat il file dell’articolo del Fatto. Titolo: “San Siro non si abbatte: il Consiglio di Stato vuole una relazione sul progetto Milan-Interâ€. Collarini: “Non ne so assolutamente nulla!!!! Sento Mandaranoâ€. Antonello Mandarano è il direttore dell’avvocatura del Comune. Alle 12.57 Collarini torna in chat: “Confermo. Arrivata richiesta. Sto aspettando che mi mandino. Ufffffffffffffaaaaaaaaaaaaâ€. E infine: “Bello però che lo sappia prima barbacetto di noi!!!! Fanculoâ€.

Più tardi, Collarini riscrive in chat: “Ho scritto adesso ad avvocatura. ho letto la nota che ci han mandato. credo meglio vedersi. confusione tantaâ€. Malangone: “Ok. Nervi saldiâ€. Collarini: “Sempre. ahahaha… se no ci spariamo due, tre volte al giorno…â€. Alle 9.14 del 4 gennaio 2024, Tancredi manda un altro file ai suoi due interlocutori: “Ecco l’immancabile Barbacettoâ€.

È un articolo dal titolo: “Che Milano sarà nel 2024: i progetti e i conflitti in cittàâ€, che allinea i progetti in corso e in previsione (Pirellino, Beic, villaggio olimpico, scalo Farini…). Tancredi è contrariato anche per un articolo di Repubblica, una volta tanto critico. “Ma Repubblica è ancora più irritante. Un ‘non’ articoloâ€. Collarini cerca una spiegazione per la “svolta†del quotidiano, solitamente favorevole all’amministrazione Sala, tanto da aver appena dato voce a due assessori, Tancredi e Guido Bardelli, intervistati sulle sue pagine: “Qualcuno avrà tirato le orecchie a Repubblica. Troppo obiettiva nell’aver (finalmente) dato voce sia al Comune con intervista a Giancarlo, sia a Bardelli. Qualcuno avrà pensato che era troppo. E si doveva tornare a dare addosso scrivendo solo cazzateâ€.

E ancora: “E ripeto. Il Fatto non stupisce. Il Corsera e soprattutto Repubblica… il discorso mi pare diverso. Su Corsera Schiavi spazia alla grandissimaâ€. La critica è a Giangiacomo Schiavi, che nella sua rubrica delle lettere del Corriere Milano ha la colpa di dare spesso spazio anche alle voci di cittadini critici con le scelte del Comune.

Il 13 novembre 2024, è Malangone a scrivere in chat, alle 8.38: “Letto il Fatto?â€. Tancredi risponde subito: “Pazzescoâ€. Quella mattina sul nostro giornale c’era un lungo articolo dal titolo “Milano, ecco tutti i nomi del Sistema Urbanisticaâ€, in cui Gianni Barbacetto descrive il metodo incentrato sulla Commissione paesaggio, con una “cricca dell’urbanistica che decide chi può costruire e chi no, o almeno chi ha subito via libera e chi invece viene frenato: a meno che non si affidi alla persona giustaâ€.

L’articolo fa una decina di nomi, tra cui “la numero uno dell’urbanistica in Comune, Simona Collarini(indagata)â€. Malangone: “Il giudice Barbacetto ha deciso. Se il progetto viene approvato è per favorire qualcuno, ma anche se il progetto viene respinto è per favorire qualcunoâ€. Il direttore generale poi chiede a Collarini: “Ma Simo scusa ma tu sei indagata?â€. Collarini: “Non mi risulta. A oggiâ€. Malangone: “Appunto ma perché Barba sostiene il contrarioâ€. Collarini: “Non lo soâ€.

Il 27 marzo 2025 il sempre attento Malangone manda in chat il link di un articolo, ancora di Barbacetto: “San Siro, non solo stadio. Il cemento raddoppia nell’area del Trottoâ€. Racconta i collegamenti tra l’area del Meazza, dove Milan e Inter vorrebbero costruire il nuovo stadio dopo aver abbattuto l’attuale, e la contigua area ex Trotto, dove Hines sta costruendo case di lusso che sarebbero valorizzate dall’abbattimento del vecchio stadio, troppo vicino alle nuove costruzioni.

In realtà è un articolo uscito sul Fatto tre anni prima, il 20 settembre 2022, con il titolo: “La renziana dell’ok al Trotto è l’avvocato di Inter e Milanâ€. Si tratta di Ada Lucia De Cesaris, già assessore all’urbanistica e vicesindaco, presentata come il punto di collegamento tra i due affari, nuovo stadio e area ex Trotto. (L’articolo era stato querelato da De Cesaris, ma il giudice ha sentenziato che tutte le affermazioni contenute corrispondono a verità).

Il 4 maggio 2025 è Tancredi a entrare in chat, la sera, questa volta, alle 21.08: “Guardate Presa Diretta su caso Milano. Barbacetto… Oggioni…â€. Sta andando in onda su Rai3 Presa diretta, con Barbacetto intervistato da Cecilia Carpio davanti alle Park Towers di via Crescenzago. In studio, con Riccardo Iacona c’è Stefano Feltri che attacca il Sistema Milano. Malangone: “Come vaâ€. Tancredi: “Questo Feltri è peggio di Barbacetto. In cerca di gloria. Se il Pd continua a stare con M5S…â€.

Data articolo: Fri, 22 Aug 2025 10:30:17 +0000

Milano

I reati li stabiliranno i giudici (tra anni). I comportamenti vergognosi li vediamo già ora (basta con il giustizialismo immobiliare)

Dobbiamo fare i conti una volta per tutti con il giustizialismo. Basta con i giustizialisti! Le inchieste sull’urbanistica milanese ce ne danno finalmente l’occasione. Sono iniziate un paio di anni fa. Le ipotesi d’accusa della Procura (abusi edilizi prima, anche corruzione poi) sono state in questi mesi sempre confermate, decine di volte, con poche eccezioni, da: giudici delle indagini preliminari, Tribunali del riesame, Corte di cassazione, Tar, Consiglio di Stato, Corte dei conti.

In questi giorni, un Tribunale del riesame, dopo la riforma Nordio (che farà arrestare da qui in avanti solo i poveri cristi, essendo i colletti bianchi troppo sensibili per andare in carcere o ai domiciliari), ha per cinque indagati respinto gli arresti, chiesti dalla Procura e disposti dal gip. Ed ecco alzarsi il rumore di centinaia di tappi di champagne che neanche a capodanno, sciabolati nei sobri uffici comunali, negli scintillanti studi di architettura, nelle ovattate sedi dei fondi finanziari, nei rutilanti uffici dei costruttori, nelle silenziose e vuote sedi dei partiti di destra e di sinistra, e nelle attonite redazioni di giornali e tv.

Evviva! Le ipotesi d’accusa sono crollate! Le indagini sull’urbanistica sono bolle di sapone! I grattacieli con la Scia hanno fatto la città più bella che pria! Sono stati sconfitti gli odiatori del progresso invidiosi del priapico sviluppo in altezza! Gli indagati non sono malfattori, ma benefattori della storia, dell’architettura, della bellezza, santi capaci di fare il miracolo del cemento transustanziato in boschi verticali e giardini nascosti benissimo! Sono martiri, trascinati in ceppi e legati alla colonna infame per aver osato pensare, immaginare, progettare, edificare la Milano del futuro!

I grattacielisti professionali da interesse o quelli amatoriali da redazione non hanno preso in considerazione le 99 pronunce giudiziarie fin qui favorevoli alla Procura, ma ora santificano la centesima che la smentisce: non normale dialettica processuale, come capisce anche uno studente al primo anno di Giurisprudenza, ma Giudizio di Dio che rade al suolo le indagini più dell’Idf a Gaza. Ecco i giustizialisti (quelli veri) che sventolano la Pronuncia d’Oro, l’Ordinanza Premium, la Sentenza di Platino, che affossa la Procura e dunque ristabilisce il Diritto.

A tutti questi giustizialisti, vorrei dire di lasciar stare una materia che non sanno manovrare e tornare ai fatti. I fatti! Le chat chiamate “Compagni di merendeâ€, il costruttore Manfredi Catella che dà ordini all’assessore e al city manager, a Giancarlo Tancredi che obbedisce, al sindaco che abbozza, a Christian Malangone che si vuole tatuare sulla schiena i complimenti di Catella. A Coima che scrive i comunicati del Comune e usa perfino il cancro per far passare “l’interesse sociale†delle sue operazioni immobiliari, agli accordi per mettere una “spruzzatina di sociale†per farli promuovere.

Agli architetti double face che votano come pubblici ufficiali i progetti e poi sono ricompensati con incarichi professionali (a Milano anche la tangente è cool). A un modello di sviluppo che ha aumentato le disuguaglianze, ha espulso 400 mila milanesi dalla città, l’ha privata di servizi e di verde, ha sottratto ai cittadini 2 miliardi di euro per lasciarli agli operatori immobiliari.

Se in tutto ciò saranno individuate delle responsabilità penali personali, lo stabiliranno i giudici tra una decina anni. Stabiliranno quali comportamenti sono ritenuti reati (e intanto, ci scommetto, le leggi saranno cambiate). Ma, subito, ora, adesso, mi chiedo: reati o non reati, è questo che piace ai nostri garantisti alle vongole? È questa la pubblica amministrazione che si vogliono tenere? È questa la Milano disuguale e feroce e inquinata che vogliono? Reati o non reati, questi comportamenti vergognosi sono più che sufficienti affinché la politica (se c’è ancora) dica: andatevene, andatevene tutti, andatevene subito.

Data articolo: Sun, 17 Aug 2025 10:44:57 +0000

Scalo Romana

Cosmetica immobiliare: anche il cancro usato per costruire di più

Anche il cancro. Anche il cancro è usato strumentalmente a Milano per far passare i progetti immobiliari, spruzzandoli di finalità sociali. È l’agosto 2023 quando Manfredi Catella, il più attivo degli sviluppatori ambrosiani, manda una bozza all’assessore all’urbanistica Giancarlo Tancredi e al direttore generale del Comune Christian Malangone, braccio destro del sindaco Giuseppe Sala fin dai tempi di Expo.

Catella vuole convincere l’opinione pubblica che il suo progetto di villaggio olimpico da trasformare in studentato di lusso ha anche una finalità sociale, perché ci metterà le sedi dell’Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc) e dell’Istituto fondazione oncologia molecolare (Ifom). È la carta da giocare per far grondare di bontà i sei palazzoni in stile sovietico in costruzione sull’ex scalo ferroviario di Porta Romana. Prepara una bozza di comunicato per la stampa, ma vuole che a distribuirlo, facendolo suo, sia il Comune.

Scrivono i pm: “È Coima, cioè un investitore privato, e non i funzionari del Comune, a predisporre le bozze di comunicazione del Comune. Vi è un sostanziale asservimento della struttura pubblica a quella privata. L’interesse che anima Coima sembra stare nel fatto che, se Airc e Ifom decidessero di situare nel villaggio olimpico le loro sedi dopo le Olimpiadi, sarebbe più facile sostenere l’interesse pubblico delle aree, e quindi più semplice per il Comune operare in derogaâ€.

La ricerca sul cancro serve dunque per imbellettare un’operazione immobiliare di Catella. Contattata dal Fatto, l’Airc conferma di avere in corso uno studio di fattibilità per valutare se sarà possibile, dopo le Olimpiadi, creare a Porta Romana “una casa comune†di Airc e del suo istituto di ricerca, Ifom.

In altre occasioni, è il social housing lo zucchero per indorare la pillola delle operazioni immobiliari. “Una spolverata di edilizia sociale†è la formula per dare una parvenza di interesse pubblico agli affari privati. A dirlo apertamente è l’allora presidente della Commissione paesaggio, Giuseppe Marinoni.

Il giudice delle indagini preliminari di Milano che ne ha disposto gli arresti domiciliari commenta: “Il sistema è così rodato che il presidente della commissione per il paesaggio non faceva mistero di avere concordato con l’assessore Tancredi di inserire una ‘spolverata’ di edilizia sociale quale ingrediente per ravvisare un interesse pubblico (puramente strumentale) nel PPP (acronimo di partenariato pubblico-privato)â€.

E il sindaco? “Scusaci se non siamo all’altezzaâ€, dice Sala a Catella, “dirò a Tancredi di incontrare i tuoiâ€. Forse c’è anche una dose di ironia o sarcasmo in questo messaggio, ma comunque non è la postura istituzionale che ci si aspetta dal sindaco di una metropoli alle prese con grandi trasformazioni urbane. Manca del tutto il distacco che un uomo delle istituzioni dovrebbe avere con i suoi interlocutori. “Enjoy the weâ€, goditi il weekend, scrive Catella a Sala. “Mi farebbe piacere vederci noi due a ragionare sul futuro con gin tonic!â€.

Catella fa il tifo perché Sala si ripresenti alle elezioni per il secondo mandato: “Milano avrebbe bisogno di continuitàâ€. Quando Sala dice sì, gioisce: “Complimenti per la tua decisione di grande responsabilità. Adesso è il momento della politica alta!â€. Forse si riferiva all’altezza dei grattacieli.

Data articolo: Sun, 17 Aug 2025 10:35:13 +0000

Milano

Sala & Catella: pranzi, cene, gin tonic e chat

Grande confidenza, tra il sindaco e il costruttore. Giuseppe Sala e Manfredi Catella si scambiano messaggi e inviti a cena come due amiconi. Eppure l’uno è l’imprenditore immobiliare che ha i suoi più grossi business a Milano, l’altro è il sindaco che deve decidere in nome del bene comune, e dando a tutti gli operatori le stesse chance.

Invece Sala anticipa a Catella notizie sugli affari in corso. “Avvio asta entro fine anno. Su parco trovate un accordo!â€, scrive il sindaco a Catella il 13 ottobre 2018. Risposta dell’imprenditore: “Enjoy the weâ€, goditi il weekend, “poi mi farebbe piacere vederci noi due a ragionare sul futuro con gin tonic!â€. E ancora: “Complimenti per le tue considerazioni di questi giorni. Ieri abbiamo fatto un pranzo di pensiero italiano, se venite al thanksgiving al Ratanà sabato prossimo ne parliamo. Buon fine settimanaâ€. Il Ratanà è un noto (e ottimo) ristorante milanese.

La postura istituzionale imporrebbe un po’ di distacco tra sindaco e operatore immobiliare. Invece è tutto uno scambio di saluti, complimenti, auguri, foto, inviti a pranzo e a cena. “Domenica 16 a pranzo con i ragazzi?â€, chiede Sala. “Ciao Beppe, ti vengo a trovare nei prossimi giorni per fare il punto insiemeâ€. Manfredi manda al sindaco una foto dalla montagna. Sala risponde: “Invidia puraâ€.

Ci sono anche gli affari, naturalmente, nelle chat di un Catella che non brilla per modestia. “Bravo Beppeâ€, scrive Catella, “altro passo importante. Stiamo lavorando su masterplan Pirelli… Può essere un progetto a livello mondiale. Rivediamo insieme prima della pausa… Evvivaâ€. Sala risponde: “Avanti! Un abbraccio amico mioâ€. Due soci, più che un operatore privato e un decisore pubblico.

Ancora affari: “Ciao Beppeâ€, abbiamo un buon semilavorato del masterplan di Gioia e di Valtellina Farini che credo possano essere due progetti strategici anche per i temi delle recenti conversazioni… Possiamo parlarne o prima della pausa troviamo un momento anche a cena con ragazze come preferisciâ€. Ancora inviti, nella sede di Coima: “Ti aspettiamo in piazza Gae Aulenti 12, scendo io ad aspettarti. Riunione leggera e divertente per ragionare insieme in prospettivaâ€.

Dopo un’intervista di Catella nel novembre 2019, Sala gli scrive: “Complimenti per tutto! Ottima intervistaâ€. Complimenti anche il 27 marzo 2020. Catella: “Stiamo lavorando sul masterplan di Valtellina che presenteremo a Pierfrancesco†(Maran, allora assessore all’urbanistica). Con una associazione, “disponibili anche a supportare per fondo mutuo soccorsoâ€. Sala: “Una cosa meravigliosa… Che meraviglia! E che generosità! Un abbraccio a tutti voiâ€.

Il 9 febbraio 2023, Sala è entusiasta per il cantiere del villaggio olimpico sullo scalo Romana: “Sono stato alla Fondazione Prada e ho visto i lavori dall’alto. Avanti!â€. Catella: “Dai, se ci date un supporto per ottenere questo benedetto contributo da Roma (Christian sa tutto) a dicembre arriviamo al tettoâ€. Christian Malangone è il braccio destro di Sala, direttore generale del Comune di Milano.

Ad ogni compleanno di Sala, arriva il messaggio di Manfredi: “Buon compleanno dai Catellasâ€. “Grazie amici cari! Un abbraccio collettivoâ€. Quando nel 2020 Sala supera i suoi dubbi e decide di ricandidarsi per il secondo mandato, Catella è entusiasta: “Milano avrebbe bisogno di continuità. Buone pedalate e un bacio a Chiara da tutti i Catellasâ€.

E ancora: “Caro Beppe, conciliare la vita privata con un ruolo così impegnativo è una scelta non semplice. Complimenti per la tua decisione di grande responsabilità per completare un percorso importante. Buon lavoro e faremo tutti la ns parte perché Milano prosegua nel suo percorso di eccellenza. Ne parliamo prestoâ€. Ancora affari, nel dicembre 2020: “Caro Beppe per Porta Roma volevo anticiparti che abbiamo corso e siamo pronti a pubblicare domani il bando di concorso per il masterplanâ€.

Nel settembre 2022, Catella comunica a Sala una sua missione all’estero: “Ciao Beppe sono all’estero incontrando vari fondi sovrani. Considerazioni interessanti. Troviamo un momento per aggiornarci cena con ragazze o da te quando vuoi nei prossimi giorniâ€. Il sindaco risponde: “Magari una chiacchiera io e te. Così facciamo più in fretta ad organizzarciâ€.

Difficile distinguere cene d’amicizia e incontri di lavoro: “Beppe buongiorno come stai? Si sono sentite le ragazze per organizzare una cena. Volentieri credo sia un buon momento per ritagliarci una conversazione tra di noi pensando al futuro. Separatamente vorrei condividere rapidamente un punto se possibileâ€.

Il sindaco ricambia gli inviti a cena, dopo uno scambio di messaggi tra Chiara, compagna di Sala, e Kelly, moglie di Catella: “Ciao, credo che anche Chiara abbia scritto a Kelly, comunque volevamo invitarvi a cena a casa. Se mi dai un paio di date vediamo di organizzareâ€. Ma tornano gli affari: “Oggi ho visto Messina per altroâ€, scrive Sala, “ma mi ha raccontato anche di questoâ€. Messina è, prevedibilmente, il banchiere di Intesa, Carlo Messina.

Data articolo: Sun, 17 Aug 2025 10:27:18 +0000

Urbanistica

Milano fa scuola. Indagine sui “mostri urbani†di Bologna

Milano fa scuola. Anche a Bologna è stata aperta un’inchiesta sull’urbanistica: sotto osservazione della Procura sono tredici “mostri urbaniâ€. E un architetto dirigente del Comune, Alessandro Delpiano, è stato punito dal sindaco Matteo Lepore per essersi schierato pubblicamente contro la legge Salva-Milano.

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo conoscitivo dopo aver ricevuto un esposto firmato da cittadini che allineano i casi di tredici grandi palazzi cresciuti negli ultimi anni in città al posto di edifici molto più bassi. In via Stalingrado, alle Due Madonne alla Bolognina, in via Toscana, in zona Ospedale Maggiore, in via Mazzini, in via Nadalini, in via Canova e in altre zone della città sono stati edificati quelli che vengono ormai comunemente chiamati “mostri urbaniâ€, contrastati da comitati nati in varie zone della città, tra cui “Bologna vuole vivereâ€.

Dopo aver tentato la strada del dialogo con l’amministrazione, ponendo domande e richieste di accesso agli atti, i comitati, insoddisfatti delle risposte, hanno presentato un esposto alla Procura, chiedendo di verificare la correttezza delle procedure con cui sono stati costruiti i tredici “mostriâ€. La domanda posta è: il Comune ha chiesto ai costruttori le compensazioni previste dalla legge per la realizzazione di nuove imponenti volumetrie nel tessuto urbano cittadino? Sono stati pretesi i servizi ai cittadini (giardini, parcheggi o altri interventi) dovuti per legge quando si aumenta il carico urbanistico?

Dopo l’apertura del fascicolo conoscitivo da parte della Procura, il Comune ha risposto che tutte le edificazioni contestate sono a norma di legge. La legge regionale emiliana sull’urbanistica è diversa da quella lombarda, risponde innanzitutto l’amministrazione. È una risposta molto simile a quella tentata a Milano all’inizio dello scandalo: le leggi sono contraddittorie, abbiamo seguito l’interpretazione che ci pareva più utile alla città.

Nel merito, dei tredici “mostri urbani†denunciati, due sono stati realizzati con la Scia, l’autocertificazione tanto di moda a Milano. Sette hanno avuto un permesso di costruire e tre un Poc (Piano operativo comunale, che esiste solo nella legge emiliana). Dunque, almeno in dieci casi su tredici il Comune non ha preteso il piano attuativo particolareggiato, dunque neppure gli oneri che i costruttori sono tenuti a versare alle casse comunali. E i casi simili ai tredici segnalati, a Bologna sono centinaia.

Come a Milano, anche a Bologna sembra si sia installata da anni una cricca dell’urbanistica. Sette dei tredici “mostri†sono stati progettati dallo stesso architetto. E la Commissione edilizia (simile alla Commissione paesaggio milanese) vede da dieci anni la presenza preminente dello studio d’architettura Scagliarini, prima del padre Corrado e poi del figlio Federico.

Un altro collegamento con Milano è la presenza a Bologna del Politecnico milanese: ha redatto il Psc (Piano strutturale comunale) con il coordinamento generale della professoressa Patrizia Gabellini, sostituito nel 2021 dal Pug (il nuovo Piano urbano), sempre coordinato dalla professoressa Gabellini, che è stata anche assessora all’urbanistica dal 2011 al 2016. Ma anche consulente di Fico e Prelios per un mega-progetto di espansione edilizia. Tecnico, assessore, consulente.

Sembra tanto una ritorsione lo spostamento di Alessandro Delpiano, dirigente del settore Pianificazione territoriale e mobilità sostenibile, demansionato con l’arrivo nel settore mobilità dell’ex assessore Andrea Colombo. Normale rotazione di funzioni, secondo il Comune di Bologna. C’è chi osserva però che Delpiano ha firmato un articolo contro la Salva-Milano pubblicato nel novembre 2024 sulle pagine milanesi di Repubblica. Con grandi proteste del sindaco Giuseppe Sala che sono arrivate fino alle orecchie del suo collega di Bologna, Matteo Lepore. 

Data articolo: Wed, 13 Aug 2025 18:32:12 +0000

Milano

Il vero sindaco di Milano? Non Sala, ma Catella

La realtà oltre la satira: credeva di fare un’iperbole chi diceva che il vero sindaco di Milano era Manfredi Catella, il più attivo degli sviluppatori immobiliari ambrosiani. Invece sentite che cosa si scrivevano Catella e l’assessore all’urbanistica (pardon, rigenerazione urbana) Giancarlo Tancredi: “Ma mi confermi come assessore?â€, chiedeva Tancredi. Certo, rispondeva Catella, “voi siete i best ever. Io se volete vi faccio da segretarioâ€. Interviene di rinforzo Christian Malangone, il city manager, direttore generale del Comune di Milano: “Me lo tatuo sulla schienaâ€. Goliardia urbanistica. Fescennini istituzionali. 

Commentano la pm Marina Petruzzella e la procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano: “Tancredi è consapevole del fatto che, grazie alla sua azione, gli interessi di Coima vengono massimizzati, tant’è che ironizza su una sua riconferma come assessore da parte di Catella in persona, come se quest’ultimo fosse il sindaco di Milanoâ€. Oltre ogni immaginazione. Tanto da superare la caustica battuta dell’ex vicesindaco di Milano (quarant’anni fa) Luigi Corbani, che l’assessore da tempo lo chiama Tancredi Catella.

Nel giorno in cui il Tribunale del riesame annulla gli arresti a San Vittore del costruttore Andrea Bezziccheri e i domiciliari per l’architetto Alessandro Scandurra (con conseguenti, entusiasti gridolini di piacere dei grattacielisti di tutta Italia, pronti a ribadire che la Procura è smentita e che gli indagati sono degli eroi, o dei martiri) i pm depositano nuove chat della cricca dell’urbanistica milanese. L’obiettivo dell’accusa è dimostrare che le esigenze cautelari restano ferme anche dopo le dimissioni di Tancredi da assessore e dopo che Giuseppe Marinoni ha lasciato la presidenza della Commissione paesaggio.

Le “condotte degli indagati†assumono “dimensioni sconcertanti e di autentico allarme sociale, in termini di mercimonio della funzione pubblica consumata dall’assessore Tancredi in sintonia con il segretario generale Malangone, di sfregio delle leggi e di attentato alla democrazia urbanisticaâ€. Così scrivono i magistrati milanesi.

Dagli scambi di messaggi tra Catella e Tancredi e tra Catella e Malangone emerge “di tutta evidenza che costoro si esprimono ed agiscono non come pubblici ufficiali rispettosi dei confini e del ruolo della loro importante funzione pubblica a garanzia dei fondamenti su cui si regge la comunità e la convivenza civile in un settore delicato come l’urbanistica, ma come dipendenti privati e deferenti agli ordini di Catellaâ€.

Secondo i pm, “Tancredi e Malangone, il quale negli scambi fa sfoggio del suo essere stretto sodale di Catella, da Catella ricevono ordini che poi Tancredi veicola ai dirigenti e funzionari del Comune ed al presidente della Commissione paesaggio Marinoni, e che hanno ad oggetto i desideri di Catella, assistito da legali di fiducia, in ordine a tutte le attività amministrative ed agli accordi con il Comune, ivi compresi quelli afferenti a conteziosi ipotizzabili, funzionali al suo disegno espansionistico di investimento e sviluppo immobiliare, da realizzare attraverso varianti puntuali al Piano di governo del territorioâ€. Catella sindaco-ombra di Milano.

In molte occasioni, “Tancredi e Malangone rivelano interesse a concordare con Coima una linea comunicativa verso terzi e stampa relativamente agli studentati ed al prezzo delle stanze per evitare ‘danni politici’â€. E Catella, con toni “dirigisti†– scrivono i pm – indica la via da seguire all’assessore e al direttore generale del Comune: “mettere al centro dell’attenzione gli ‘extra costi’ e una convenzione già stipulata col Comuneâ€.

La polemica scoppiata, e finita sui giornali, è quella sugli alti costi (circa 1.000 euro a stanza) dello studentato da impiantare nel Villaggio olimpico a Olimpadi finite. Cone reagire? È Catella a dare la linea. Tancredi, 15 luglio 2024, scrive: “Scusa Manfredi, ma su Studentato Romana, ad evitare situazioni comunicative che mettano in imbarazzo, o peggio politicamente, il Comune, vediamoci domani e concordiamo linea. Noi stasera accenniamo in Consiglio che Coima ci sta lavorando (Cdp e Bando Miur) + noi su Statale e altri atenei, senza dare numeri ma prima di dare numeri vanno modificati e verificati la convenzione e il piano finanziarioâ€.

Catella non è d’accordo: “Non possiamo modificare i numeri, Giancarlo, da parte nostra non è in discussione né discutibile la convenzione. I dati circolati non sono correttiâ€. Tancredi prova a ribattere: “Non capisco come fai a modificare i numeri e non la convenzione. Penso sinceramente non sia possibile. Io non saprei cosa dire se i giornalisti mi chiedono. Secondo me è necessario vedersi prima del vostro comunicato, anche domattina prestoâ€.

Interviene Malangone: “Proprio per questo ha ragione Giancarlo oppure mi sta sfuggendo qualcosaâ€. Ma Catella non è disposto a fare un passo indietro: “La convenzione determina i prezzi massimi sulla base dei principi definiti. Noi autonomamente possiamo anche applicare tariffe minori se troviamo compensazioni con altri che ne assumono il costo. Questo può essere un ateneo, Cdp, Miur, ecc…â€. A pagare, insomma, deve essere il pubblico: Cassa depositi e prestiti (Cdp) controllata dal ministero delle Finanze, il ministero dell’istruzione (Miur), o qualche università.

Malangone prova a dire la sua: “Comprendo ma proprio per questo vale la pena un po’ coordinarci, se no il rischio è di generare confusione e soprattutto far giocare i nostri critici al rialzo e non sarebbe un bene per nessunoâ€. E poi: “Comunque a me hanno insegnato che è meglio sbagliare insieme che fare giusto da soloâ€.

Ma Catella non molla: “Christian a disposizione, ma non so cosa dire più di quanto sopra. La convenzione è un contratto ed è stabilito sui principi del Comune. Oggi la redditività prevista che è minima (5%) non è neanche raggiunta per gli extra costi. Non credo si debba rincorrere nessuno ma piuttosto chiarire come il Comune definisce i criteri delle convenzioni. Se poi il privato riesce a trovare altre soluzioni virtuose o il pubblico vuole dare altri sussidi è tema separatoâ€.

Ora saranno le giudici del Tribunale del riesame a decidere, domani, se confermare oppure no gli arresti domiciliari per Tancredi e Marinoni, oltre che per il costruttore Federico Pella.

Data articolo: Wed, 13 Aug 2025 18:03:45 +0000

Urbanistica

Milano, le “famiglie sospese†(quelle vere)

Sì, è necessario trovare una soluzione per le “famiglie sospeseâ€. È necessario trovarla in fretta. Sarebbe bene che per trovarla si unissero le istituzioni, la politica e la società civile, la sinistra e la destra. A Milano ci sono migliaia di famiglie che aspettano casa, che aspettano di veder riconosciuto il loro diritto all’abitare.

Sono 76.373 le famiglie che hanno fatto domanda di una casa popolare negli ultimi cinque bandi. Solo 2.567 sono state le assegnazioni: dunque 74 mila famiglie sono ancora “sospeseâ€. Senza voce, senza volto, senza proteste davanti a Palazzo Marino, senza giornali che ogni giorno raccontino le loro peripezie, le loro sofferenze, senza che il sindaco riceva i loro rappresentanti e prometta “tavoli†con la Prefettura.

Lo scandalo è ancor più grave perché a Milano ci sono molti alloggi popolari che restano vuoti e non assegnati: sono ben 17.675 gli appartamenti sfitti, 6.091 del Comune e 11.584 della Regione. E crescono di anno in anno (nel 2024 erano 1.252 più del 2023, segno che il problema non è affatto in via di risoluzione, ma anzi si va aggravando).

Questi sono i dati ufficiali raccolti dal Sicet, il sindacato degli inquilini, che sospetta che siano anche peggiori. Eppure nessun giornalista è disposto a raccontare le storie delle vere “famiglie sospeseâ€, a pubblicare ogni giorno cronache e foto. Nessuno va a intervistare Veronica e Mattia del Sicet che ogni santo giorno sono a contatto con le migliaia di persone senza casa, uomini, donne, bambini. Le vere “famiglie sospese†restano invisibili.

A Milano ci sono anche altre centinaia di “famiglie sospeseâ€: quelle che si sono viste spuntare un grattacielo nel cortile di casa, davanti alla loro finestra, e sono state private di luce, aria, vista. Migliaia poi sono state private dei servizi urbani che la legge prevede di far pagare ai costruttori quando portano in una zona centinaia di nuovi abitanti: il Comune ha fatto loro sconti per 2 miliardi di euro che sono stati così sottratti ai milanesi. Restano “sospese†in attesa che qualcuno riconosca i loro diritti violati.

No, tutta l’attenzione del sindaco e dei giornali è per altre “famiglie sospeseâ€. Quelle che hanno pagato un anticipo per acquistare appartamenti in palazzi oggi bloccati dalle indagini della Procura. Quante sono davvero? Per le Park Towers di via Crescenzago e per lo studentato Scalo House di via Valtellina, già parzialmente abitati quando sono scattate le inchieste, i giudici hanno già deciso di non sequestrare gli edifici proprio per non danneggiare i “terzi incolpevoliâ€, che infatti vivono felicemente nelle torri sul parco e nello studentato.

I palazzi sequestrati dal giudice sono tre. Come facciano a essere molte migliaia le “famiglie sospese†lo sa solo qualche esperto di calcoli fantasiosi. Ancor meglio lo sa la lobby dei costruttori che ha deciso di moltiplicare creativamente gli investitori rimasti incastrati nelle loro operazioni immobiliari e di usarli come “scudi umani†per “sbloccare i cantieriâ€.

A chiamarli proprio così, “scudi umaniâ€, è una recentissima sentenza della Cassazione che critica “la creazione di un artificioso contrasto tra beni non in contrapposizione, tra l’interesse collettivo al ripristino della legalità urbanistica violata e l’interesse alla abitazioneâ€. I supremi giudici ribadiscono che “gli interessi dei terzi acquirenti non possono in alcun modo trovare tutela attraverso l’abdicazione, da parte dell’autorità giudiziaria, del suo potere-dovere di sequestroâ€, funzionale all’obbligo di legge “d’impedire la protrazione dei reatiâ€.

Comunque la proposta più creativa – tanto creativa da sembrare lisergica – è quella del sindaco Giuseppe Sala, che per “sbloccare i cantieri†vorrebbe un “tavolo†con la Prefettura, il comitato “famiglie sospeseâ€, i costruttori e perfino la Procura: una impossibile “Yalta giudiziaria†(copyright Luigi Ferrarella), o forse un accordo da bar di Guerre Stellari tra accusati e accusatori per varare una Salva-Milano/2. Il Sistema Milano diventa fantascienza.

Data articolo: Sat, 09 Aug 2025 11:42:34 +0000

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