Chissà se il capo dello Stato ha sofferto le stesse ambasce provate dal presidente (interpretato da Toni Servillo) nel film La grazia di Paolo Sorrentino. Certo è che la grazia, questo residuo di privilegio regale – dunque indiscutibile – sopravvissuto nella Repubblica, ha negli ultimi anni suscitato molte polemiche, eppure è difficile trovare qualcosa di simile a quello che è successo oggi, con la grazia concessa a Nicole Minetti.

Sergio Mattarella l’aveva concessa – parziale – a uno scafista (Abdelkarim Alla Hamad) arrestato dopo una tragica traversata del Mediterraneo che nel 2015 era costata la vita a 49 persone: ma era un ragazzino, all’epoca dei fatti, e aveva già scontato dieci anni in carcere. Grazia totale invece per Franco Cioni: era stato condannato nel 2021 per l’omicidio della moglie malata terminale, estremo e terribile atto d’amore dopo 50 anni di convivenza. Gabriele Finotello era stato graziato dalla pena residua ricevuta per aver ucciso il padre al culmine di una lunga storia di violenze subite in famiglia.

Più “politiche†le scelte di “Re Giorgioâ€, il presidente Napolitano. Concesse la grazia ad alcuni degli americani coinvolti nel rapimento dell’imam Abu Omar, sequestrato nel 2003 a Milano da un gruppo di agenti Cia con l’appoggio dei vertici del servizio segreto militare italiano, il Sismi.

Fu uno dei tanti casi di extraordinary rendition eseguiti nel mondo, fuori dalle leggi, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, dagli americani che sequestrarono e fecero torturare senza processo persone sospettate di far parte della galassia del terrorismo islamista. Fu l’unico caso al mondo indagato e processato secondo le leggi, grazie ai magistrati della Procura di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, che individuarono nomi e ruoli degli agenti americani e italiani.

Gli italiani furono salvati dall’apposizione del segreto di Stato. I 23 americani furono processati in contumacia a Milano e condannati tutti a pene fino a 13 anni di reclusione. Restarono impuniti perché tornarono negli Usa e non furono mai estradati nel nostro Paese. Alcuni furono salvati dalla grazia presidenziale di Napolitano, senza aver scontato neppure un giorno di carcere né aver espresso alcun ripensamento sui reati commessi. Grazia totale per il colonnello Joseph Romano. Parziale per Robert Seldon Lady, capocentro della Cia a Milano, con villa a Penango, nell’Astigiano.

Poi ci pensò il presidente Mattarella a completare il lavoro. Nel 2017 concesse la grazia, totale a Seldon Lady e parziale ad altri due condannati definitivi per il sequestro Abu Omar: Betnie Medero e Sabrina De Sousa. Bob Lady, condannato a 9 anni di reclusione, era stato arrestato a Panama ma poi scarcerato. L’agente Cia De Sousa, condannata a 7 anni, era stata arrestata in Portogallo mentre stava per imbarcarsi per Dubai, ma ebbe una riduzione di pena che le permise di evitare l’estradizione in Italia.

Uno dei primi atti significativi del primo mandato presidenziale di Giorgio Napolitano, nel 2006, fu la concessione della grazia a Ovidio Bompressi, ex esponente di Lotta Continua condannato per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi. La decisione fu giustificata con i gravi motivi di salute del condannato e fu resa possibile da una sentenza della Corte costituzionale che qualificò la grazia come potere esclusivo del Capo dello Stato, sottratto dunque all’intervento del ministro della Giustizia. Negli anni precedenti, il ministro Roberto Castelli si era opposto alla concessione della grazia a Bompressi rifiutandosi di istruire la pratica.

Nel 2012 arrivò la grazia di Napolitano ad Alessandro Sallusti. Da giornalista e direttore del Giornale aveva accumulato tante condanne per diffamazione da non poter più usufruire della sospensione condizionale della pena: sarebbe dovuto entrare in carcere. Il giudice di sorveglianza decide però un trattamento speciale per Sallusti e commuta il carcere in arresti domiciliari, presso la residenza prescelta, quella della sua fidanzata di allora, Daniela Santanchè. Appena entrato in casa per scontare la pena, Sallusti ne esce, evadendo sotto gli occhi degli agenti: guadagnandosi un nuovo processo, per evasione (sarà assolto perché il suo gesto verrà ritenuto simbolico e quindi non punibile).

Poi arriva il provvedimento di Napolitano. Una grazia – richiesta dal difensore, Ignazio La Russa – che commuta la pena detentiva in una pena pecuniaria, con la motivazione che il carcere per il reato di diffamazione era da ritenersi sproporzionato rispetto ai principi europei sulla libertà di stampa. Seguono proteste e polemiche. Oggi tocca a Nicole.

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