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News da giannibarbacetto.it
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Stadio
Inchiesta San Siro, i tre argomenti con cui Sala tenta (malissimo) di difendere la sua amministrazione

Strana difesa, quella del sindaco Giuseppe Sala dopo l’ultima tempesta che si è abbattuta su Palazzo Marino. Dopo le perquisizioni, la mattina del 31 marzo, di uffici e abitazioni del suo braccio destro Christian Malangone, del suo ex assessore Giancarlo Tancredi e della sua direttrice della pianificazione Simona Collarini, il sindaco ha aspettato fino alle 19 per scrivere in un comunicato tre argomenti in difesa della sua amministrazione pesantemente coinvolta nell’affare San Siro.
Il primo: “Tra le accuse non c’è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e ciò è di fondamentale importanzaâ€. Intanto: mai dire mai. E poi: curiosa reazione, difendersi da una accusa grave gioendo di non averne ricevuta una ancora più grave. È come se un accusato di furto dicesse: “Non mi hanno contestato alcun omicidio e ciò è di fondamentale importanzaâ€. Ma chi lo aiuta a scrivere i comunicati a Palazzo Marino?
Il secondo argomento per difendere la sua amministrazione, i cui vertici sono accusati di accordi sotterranei con i compratori di San Siro, è che si fa così: “La Legge Stadi e le procedure di Partenariato Pubblico Privato richiedono delle interlocuzioni preliminari con i club calcistici; queste interlocuzioni sono, dunque, fisiologicheâ€.
Interlocuzioni? A leggere i documenti dei magistrati, sembrano piuttosto “collusioniâ€. Più che trattative e “interlocuzioni fisiologicheâ€, Palazzo Marino si è del tutto sottomesso ai desideri dei fondi esteri che volevano comprare San Siro (non lo stadio, ma la Grande funzione urbana, cioè un affare immobiliare da 1,2 miliardi). A dettare le condizioni, i tempi, le determine, le delibere sono i rappresentanti dei fondi. Al piano alto, Paolo Scaroni e Giuseppe Marotta che parlano direttamente con Sala; sotto, gli operativi (Ada Lucia De Cesaris e gli altri consulenti e manager) che trattano con Malangone, Tancredi e Collarini.
La gara è stata cucita addosso in modo “sartorialeâ€, su misura per chi doveva vincerla. Con “mezzi fraudolentiâ€, scrivono i giudici: “incontri occulti, scambi di documenti riservati prima della pubblicazione, condivisione di bozze e/o di delibere, accordi su contenuti di atti amministrativi, azioni di pilotaggio dei tempi procedimentaliâ€.
La frase-simbolo di questa inchiesta l’ha detta l’ex assessore Tancredi: dopo aver chiesto a Collarini di togliere le cifre ed edulcorare la determina del settembre 2022 che approva la proposta di Milan e Inter di abbattere e ricostruire lo stadio, a chi gli diceva, soddisfatto, “sono spariti tutti i dettagliâ€, risponde, con agghiacciante ironia: “Il mio lavoro sporco…â€.
Il terzo argomento del sindaco è che gli uffici hanno “operato in buona fede e per il bene di Milanoâ€, con una “trattativa lunga, complessa, condotta nell’esclusivo interesse pubblicoâ€, per cercare “di far fronte a un rischio (e cioè l’abbandono della città di Milano da parte delle nostre due società calcistiche)â€.
Hanno capito tutti – tranne Sala – che “l’abbandono della città †era solo un bluff di Milan e Inter per restare a San Siro: perché i due club non hanno i soldi per andare altrove; perché il Tar ha escluso la possibilità di costruire lo stadio a San Donato; e perché quello che i fondi Usa volevano non era tanto lo stadio, ma i 280 mila metri quadrati attorno, per realizzare una delle più grandi operazioni immobiliari in città , del valore di 1,2 miliardi di euro. Il gioco funziona su quell’area pregiata, a Milano, non certo “altrove†(a Rozzano, a San Donato o nel Paese dei Balocchi).
Hanno agito “nell’esclusivo interesse pubblico� Bel guadagno, per la città : uno stadio iconico come il Meazza, uno dei simboli di Milano noti in tutto il mondo, è stato sottostimato, svenduto, candidato alla distruzione (mentre poteva essere ristrutturato), per permettere a due fondi speculativi americani di fare il colpaccio, l’affare del secolo, la Stangata, su aree preziose che erano della città . Con la complicità del sindaco e dei vertici del Comune di Milano: “In buona fede� Speriamo.
Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 19:35:21 +0000
Urbanistica
Torre Milano, richieste le condanne e il sequestro del grattacielo
La confisca del grattacielo ritenuto abusivo: questa è la pena che più fa paura ai costruttori, tra quelle chieste ieri dalla pm Marina Petruzzella a proposito della Torre Milano di via Stresa. Al termine della sua lunga requisitoria, la rappresentante della pubblica accusa ha chiesto 2 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a 50 mila euro di ammenda, per i principali indagati: i costruttori Carlo e Stefano Rusconi, il progettista Gianmaria Beretta, i dirigenti comunali Giovanni Oggioni e Franco Zinna.
E la confisca: la torre dovrebbe passare al Comune di Milano che la dovrebbe poi demolire o acquisire al patrimonio comunale. Pene minori, 2 anni di reclusione e 30 mila euro di ammenda, chieste per i dipendenti del Comune Maria Chiara Femminis e Mario Carrillo, e 1 anno e 16 mila euro di ammenda per un altro dipendente comunale, Pietro Ghelfi.
Le imputazioni contestate sono abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso (ormai prescritto); l’abuso d’ufficio, inizialmente contestato, è stato intanto abolito dal governo. La Torre Milano, tra i tanti casi finiti sotto inchiesta della Procura di Milano per abusi edilizi negli ultimi due anni, è la prima ad arrivare a sentenza. È un grattacielo di 24 piani alto 85 metri, edificato in via Stresa, con un investimento di 45 milioni di euro, al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani che un tempo ospitavano la casa editrice Universo, quella che pubblicava i giornali a fumetti l’Intrepido e Il Monello.
La Torre ospita 102 appartamenti già venduti, con lo slogan “la città ti manda in altoâ€: costruiti come “ristrutturazioneâ€, con una Scia (la segnalazione certificata di inizio attività ). Ma – sostiene l’accusa – è invece “nuova costruzioneâ€, intervento di forte impatto (per altezza, oltre i 25 metri, e per densità di volumi): dunque non poteva essere costruita con la Scia ma era necessario un piano attuativo, che calcola i servizi necessari (dai marciapiedi alle fognature, dal verde agli asili nido) necessari per l’arrivo in zona di circa 300 nuovi abitanti. Secondo la Procura, i costruttori avrebbero dovuto pagare (per le “monetizzazioni degli standardâ€) 4,7 milioni, invece hanno versato al Comune soltanto mezzo milione circa, un ottavo di quanto dovuto.
Dopo la pm, ha parlato l’avvocata Antonella Forloni, che assiste l’inquilina di un palazzo di fronte alla Torre Milano, che si è costituita parte civile “non solo per chiedere il risarcimento del danno per la perdita di vista e luce, ma anche per contribuire a far emergere le conseguenze negative che un’incombente torre di oltre 80 metri porta alla zona, alla viabilità e ai parcheggi, senza alcuna compensazione in termini di servizi o verde pubblico. E tutto questo non certo per dare una reale risposta al bisogno di case che pur Milano haâ€. Forloni ha chiesto per la sua assistita un risarcimento di 130 mila euro.
Sono poi iniziate le arringhe difensive. I legali del costruttore Rusconi, il penalista Federico Papa e l’amministrativista Fabio Todarello, hanno contestato le argomentazioni dell’accusa, sostenendo che la Torre Milano è stata costruita “rispettando tutte le regoleâ€, tanto che anche il Comune afferma di aver concesso il titolo edilizio in modo regolare. Nelle prossime udienze parleranno i difensori degli altri imputati, poi la sentenza della giudice Paola Braggion.
Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 19:29:11 +0000
San Siro
Vendita di San Siro. Ada Lucia De Cesaris, la regista

“Ci vediamo domani mattina presto sulla delibera? Non fate troppa scenaâ€, si raccomanda l’assessore Giancarlo Tancredi con l’avvocata Ada Lucia De Cesaris, consulente dell’Inter, fissando un incontro riservato, non in Comune, con lei e la collega Marta Spaini. “Ok saremo discretissimeâ€, lo tranquillizza De Cesaris. È il 4 novembre 2021, ore 22.30, non proprio orario d’ufficio.
Spaini è la gemella diversa di De Cesaris: lavora nel suo stesso studio legale, ma le due si sono divisi i compiti, Ada Lucia lavora per l’Inter, Marta per il Milan. De Cesaris, Adaluc per gli amici, è tra i massimi protagonisti dell’affare San Siro. È lei a trattare con l’amministrazione comunale a nome dei fondi esteri che controllano Milan e Inter. È lei a parlare con il braccio destro di Giuseppe Sala, il direttore generale del Comune Christian Malangone, delle delibere da fare per realizzare l’affare. È lei, già nel novembre 2019, a parlare con Malangone del temuto vincolo di interesse culturale che renderebbe non più abbattibile il Meazza, facendo saltare l’operazione immobiliare da 1,2 miliardi di euro.
È lei – ipotizzano i pm – che nel 2021 scrive (insieme a Spaini) la mail con le tappe della compravendita, dettando a Malangone tempi e modi dell’affare. È lei a ricevere il 17 gennaio 2023 (dall’assessore Tancredi, ipotizzano i pm) la bozza due giorni prima che diventi la delibera comunale sul dibattito pubblico su San Siro.
Insomma: mentre ai piani alti Sala discuteva direttamente con Paolo Scaroni (eterno presidente del Milan) e Giuseppe Marotta (presidente dell’Inter), sotto, gli operativi (Ada Lucia De Cesaris e gli altri consulenti e manager) trattavano con Malangone, Tancredi, Collarini. Ma è Adaluc a dettare tempi e modi dell’operazione, nell’interesse dei privati. Gli amministratori pubblici eseguono.
Nella sua vita precedente, da assessore e poi anche vicesindaco di Giuliano Pisapia (2011-2015), ha tra i suoi “sottoposti†Tancredi e Collarini, in quegli anni entrambi dirigenti del Comune. Collarini nel 2014 firma la determina che cambia la destinazione d’uso dell’area del Trotto, contigua allo stadio: da uso pubblico sportivo a privato residenziale.
Così fa bingo Hines, grande fondo immobiliare Usa che aveva appena comprato l’area, ma non certo per farci correre i cavalli. Ora lì è in costruzione Extm, 25 edifici e 4 torri, 1.300 appartamenti di lusso per almeno 3 mila persone. Saranno a pochi metri dallo stadio Meazza, ma niente panico: sarà abbattuto e ricostruito più in là , così non toglierà valore alle prestigiose residenze Hines. Imboccate le porte girevoli, nel 2015 Adaluc esce da Palazzo Marino e diventa avvocato d’affari e consulente dell’Inter, oltre che punto di riferimento a Milano di Italia viva, il partito di Matteo Renzi.
Nella sua nuova vita comincia subito a darsi da fare per San Siro. Nel 2017 lavora a un “Documento per incontro col Comune†che prepara un meeting del 24 ottobre tra i rappresentanti delle squadre e l’amministrazione. Quel giorno De Cesaris invia al suo ex “sottoposto†Tancredi un “Memorandum su San Siroâ€. Il progetto è già quello di abbattere il Meazza, costruire un nuovo stadio e soprattutto realizzare l’operazione immobiliare miliardaria.
Nel 2019, San Siro, stadio con 280 mila metri quadrati attorno, entra nell’elenco dei beni da vendere per fare cassa: non prima di un incontro tra i rappresentanti di Milan e Inter e l’allora assessore al bilancio, Roberto Tasca (oggi presidente di A2a).
Leggi anche:
Il mago della Scia, la fatina Adaluc e altre meraviglie
https://www.giannibarbacetto.it/2025/04/04/il-mago-della-scia-la-fatina-adaluc-e-altre-meraviglie/
Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 19:24:32 +0000
Turbativa d’asta
Indagine sulla vendita di San Siro. Perquisizioni a Palazzo Marino

Sembrava chiusa, la partita di San Siro. Quella definitiva, che il 1° ottobre 2025 ha deciso la vendita dello stadio Meazza e delle aree intorno, cedute dal Comune di Milano ai fondi esteri che controllano Milan e Inter. Invece ora partono i tempi di recupero e gli arbitri (cioè i pm della Procura) hanno chiesto l’intervento del Var per verificare la regolarità dell’operazione.
Ieri perquisizioni della Guardia di finanza a Palazzo Marino, nella sede di M-I Stadio (la società di Milan e Inter che gestisce il Meazza) e negli uffici e abitazioni di dirigenti comunali, consulenti e manager delle due squadre, tutti indagati nell’ipotesi che il bando di vendita sia stato costruito su misura per Milan e Inter, con “collusioni consistite in costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti e indebitiâ€. Così scrive il gip Roberto Crepaldi che ha autorizzato le perquisizioni chieste dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi.
Tra i nove indagati per turbativa d’asta e rivelazioni di segreto ci sono alcuni dei protagonisti del Sistema Milano: Christian Malangone, direttore generale del Comune e braccio destro del sindaco Giuseppe Sala; Giancarlo Tancredi, responsabile unico del procedimento di vendita e poi assessore all’urbanistica (2021-2025); Simona Collarini, direttrice della pianificazione del Comune; Ada Lucia De Cesaris, ex assessore all’urbanistica e vicesindaco (2011-2015) di Giuliano Pisapia, poi diventata fin dal 2016 consulente dell’Inter per l’affare dello stadio. Indagati anche i consulenti del Milan, Giuseppe Bonomi e Marta Spaini, dell’Inter, Fabrizio Grena, e due manager dei nerazzurri, l’amministratore delegato (2018-2025), Alessandro Antonello e il Chief operating officer, Mark Van Huuksloot.
Compravendita combinata, secondo l’accusa, con multiple “rivelazioni di segreto†da parte di alti dirigenti del Comune a consulenti dell’Inter. E arrivata dopo una “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente†durata ben sei anni, fino alla confezione su misura dell’Avviso pubblico di vendita del 24 marzo 2025. Con quell’atto, i fondi esteri proprietari di Milan e Inter hanno acquisito – a buon prezzo – lo stadio Meazza e 280 mila metri quadrati di terreni attorno, con il progetto di abbattere l’impianto, costruirne uno nuovo e dare il via nell’area a un’operazione immobiliare da oltre 2 miliardi di euro.
La lunghissima partita per l’operazione San Siro era iniziata nel 2017, con trattative private gestite personalmente dal sindaco Sala, in particolare con il presidente del Milan, Paolo Scaroni. Negli anni, gli amministratori pubblici hanno rivelato segreti d’ufficio e turbato la procedura. Lo provano – secondo i pm – le chat in cui Malangone e Tancredi anticipano a De Cesaris una bozza di delibera del 5 novembre 2021; e un’altra chat di Tancredi che anticipa a Van Huuksloot una delibera comunale del 19 gennaio 2023.
Alla fine, il 24 marzo 2025, arriva l’Avviso pubblico per raccogliere le “manifestazioni di interesse†per l’acquisto di stadio e aree. È un atto “equipollente al bando di garaâ€, ma per la Procura è confezionato su misura per le due squadre, per non lasciare spazi ad altri eventuali compratori: “L’Avviso pubblico, costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive – oltre che per il brevissimo termine concesso – andava deserto, comportando la successiva vendita dell’area San Siro all’unico offerenteâ€.
Tutta la procedura è stata – per i pm – concordata con Milan e Inter con “rilevanti condotte collusiveâ€. “Venivano concordati i contenuti delle principali delibere e determine dirigenzialiâ€, “in conformità alle richieste delle società â€. Le squadre erano informate in diretta dai dirigenti del Comune di ogni mossa, come ricostruiscono meticolosamente i pm nelle 68 pagine del decreto di perquisizione, con tanto di tavole sinottiche che mostrano le corrispondenze tra le richieste delle squadre, le anticipazioni degli amministratori e le deliberazioni finali.
Perfino la lettera del Comitato SìMeazza contro l’abbattimento dello stadio, inviata il 10 gennaio 2022 da Luigi Corbani al sindaco Sala e all’assessore Tancredi, compare immediatamente sul gruppo Whatsapp composto da De Cesaris, Antonello e Van Huuksloot. “Venivano anche condivisi i dettagli in merito ai potenziali vincoli culturali pendenti sullo Stadioâ€, concordando che la vendita dovesse concludersi entro il 10 novembre 2025, per “neutralizzare il vincolo legale e di interesse pubblico riconosciuto dal ministero della Culturaâ€.
Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 19:15:02 +0000
Urbanistica
La tripletta. Tre sentenze del Tar contro il Sistema Milano

Tempi duri, per quegli operatori immobiliari che a Milano vorrebbero continuare a costruire con i privilegi fuorilegge del Rito Ambrosiano. Anche la giustizia amministrativa fa a pezzi il Sistema Milano: negli ultimi 20 giorni, ben tre sentenze del Tar Lombardia hanno ribadito che le norme urbanistiche da seguire sono quelle indicate dalle leggi e ribadite dalla giustizia penale negli ultimi due anni. Il Tar ha così dato torto ai costruttori che erano ricorsi contro il Comune di Milano, che dal 2024, dopo le indagini della Procura, è tornato dentro i confini della legge.
Tre colpi anche a Fabio Todarello, principe degli avvocati amministrativisti a Milano e gran difensore dei costruttori. La tripletta inizia il 10 marzo con il rigetto del ricorso su una torre in via Trentacoste, a Lambrate. Prosegue il 26 marzo a proposito di un edificio in piazzale Libia. Si conclude (per ora) il 30 marzo con la sentenza su un palazzo di via del Fusaro, zona Washington.
In via Trentacoste, la Gms pretendeva di pagare poco più di 87mila euro di oneri e poco più di 1 milione di “monetizzazioni degli standardâ€, per una torre residenziale di 8 piani edificata come “ristrutturazione†(con Scia) dopo l’abbattimento di tre piccoli edifici a uso uffici. Era invece “nuova costruzioneâ€, dunque niente sconti per le ristrutturazioni, né vecchie tabelle sui valori da pagare, mai aggiornate dal 1997.Â
Il Tar ribadisce che le monetizzazioni (cioè le cifre che l’operatore paga invece di cedere aree al Comune per realizzare servizi ai cittadini come prevede la legge) devono essere una “somma commisurata al valore economico dell’area da acquisire†per realizzare servizi. Il Comune, tornando alla legge, non ha dunque realizzato una “supina adesione a tesi accusatorie†dei pm, ma ha compiuto una “presa d’atto responsabileâ€.
Rigettato anche il ricorso della società Libia1, che ha trasformato un’autorimessa di via Svetonio in un edificio residenziale di 5 piani, inizialmente autorizzato con una Scia come “ristrutturazione†e poi riconosciuto dal Comune, dopo le indagini sull’urbanistica, come nuova costruzione. Dunque da pagare alla città , come “monetizzazioni degli standardâ€, sono non più 75 mila euro, come indicato dal progettista, ma 345 mila. Le monetizzazioni devono essere calcolate al valore di oltre mille euro al metro quadro, una cifra commisurata al “valore di acquisizione di un’area urbana libera†in quella stessa zona della città .
Anche la società Fusaro 8 dovrà pagare di più, per il suo palazzo di via del Fusaro, 6 piani con monolocali in vendita a quasi 10 mila euro al metro quadro e trilocali con giardino da oltre 1,6 milioni di euro. Edificati, al solito, come “ristrutturazione†(con Scia) al posto di piccoli fabbricati industriali. I progettisti dello studio AraAssociati avevano calcolato 318 mila euro per la “monetizzazione†delle aree a standard. Sono invece più del doppio, 752 mila, conferma il Tar.
Secondo i giudici amministrativi Gabriele Nunziata, Stefano Celeste Cozzi e Antonio De Vita, bene ha fatto il Comune, nel dicembre 2024, a tornare alla legge, applicando il valore di mercato per le monetizzazioni: “È del tutto legittimo†chiedere ai costruttori una cifra pari al “valore di mercato di un’area urbana†edificabile. Non invece (come chiedono i costruttori, anche nel processo in corso sulla Torre Milano di via Stresa) senza i “diritti edificatoriâ€.
Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 19:10:02 +0000
Ztl
Il Sì ha vinto nella Ztl di Giuseppe Sala. E adesso?
Qualcuno spieghi a Giuseppe Sala, se non la politica, almeno la cartografia. Dopo il risultato del referendum a Milano, ha detto: “Basta con questa storia del partito Ztlâ€. Intendeva dire: basta ripetere che vinciamo nel centro di Milano, mentre i quartieri periferici votano per la destra. “Il No ha stravinto nelle periferie e ha vinto di meno in centroâ€, ha aggiunto, “io lascio la retorica agli altri e guardo molto pragmaticamente i numeriâ€.
Appunto: i numeri dicono che dove lui trionfa, ha vinto il Sì. Nella sua roccaforte, il centro di Milano, il Municipio 1 – insomma la Ztl – dove Sala nel 2021 ha superato il 64%, con il Pd al 35%, ora il Sì al referendum ha ottenuto il 51,2% e il No è stato sconfitto, a differenza di tutto il resto della città dove ha nettamente prevalso. La Ztl di Sala si è improvvisamente convertita alla destra?
A sentire le spiegazioni degli esperti di flussi elettorali sembra piuttosto che il Sì ztl venga da quella specie invisibile nel resto del mondo, ma ben radicata all’ombra della Madonnina: i centristi di Matteo Renzi e quelli di Carlo Calenda. Divisi tra loro ma uniti nel fare gli stessi errori. Sono quelli che si dicono “riformisti†perché riformerebbero ogni diritto dei molti per trasformarlo in privilegio di pochi.
Alle ultime elezioni europee, il cosiddetto terzo polo, che in natura è invisibile a occhio nudo, nel Municipio 1 raggiungeva addirittura il 16%. Ben protetta dalla cerchia dei Bastioni, la “sinistra ztl†di Italia viva e Azione, ormai indistinguibili da Forza Italia, ha nel centro di Milano il suo castello incantato, la cittadella fortificata del Sì.
In passato, il Pd milanese aveva paragonato il virtuoso centro cittadino – che votava Sala e Pd mentre tutt’attorno cresceva la destra – al “villaggio di Asterix†che resiste alle prepotenti legioni romane. Dopo il referendum, quel villaggio sembra piuttosto un lussuoso resort, in cui il ceto dei super-ricchi guarda con preoccupazione il saldarsi del resto di Milano con le sue periferie, nel nome del No.
Nel centro abitano professionisti, consulenti, avvocati, finanzieri, manager. Il reddito medio milanese è attorno ai 38 mila euro, ma nel centro è più del doppio: raggiunge i 90 mila euro in zona Sempione, supera gli 84 mila a Brera, tocca gli 81 mila a Sant’Ambrogio. In attesa che Sala-il-Federatore guardi bene la mappa di Milano e che qualcuno gli spieghi che cosa è successo il 22 e 23 marzo in città , sarà bene che la sinistra scelga che cosa fare, visto che tra un annetto c’è un sindaco da eleggere.
Il referendum ha tracciato una linea netta: da una parte la città del No che potrebbe votare un sindaco che rompa con il passato e chiuda con le illegalità di uno sviluppo bulimico fatto di cemento, privatizzazioni e disuguaglianze; dall’altra il lussuoso resort di Sì dove vive la specie degli ichini, che dovrebbero una buona volta trovare il coraggio di fare coming out e di confessare allo specchio la loro scelta di destra. Trovino un loro candidato sindaco, magari scelto da Sala in continuità con Sala, e lascino libera la sinistra di essere di sinistra.
È chiaro che il No al referendum anche a Milano è stato trasversale e non si trasformerà meccanicamente in un voto di sinistra, ma è anche altrettanto chiaro che il Sì degli ichini difficilmente potrà trasformarsi nel sostegno al cambiamento in una città che deve smaltire la sbornia immobiliare. I renziani annunciano una “grande operazione politicaâ€: “Stiamo lavorandoâ€, dichiara Ivan Scalfarotto, “per riunire queste forze: noi, Azione, l’ex Lista Sala, i socialisti, il mondo cattolico che non segue il Pd orientato a sinistraâ€. Dunque una dozzina di voti sono assicurati.
Ma il candidato sindaco del dopo-Sala vorrà inseguire gli ichini e gli scalfarotti, rischiando di anestetizzarsi e di “allargare la coalizione†restringendo i consensi, oppure vorrà cercare di saldare la voglia di rinnovamento della maggioranza dei milanesi?
Data articolo: Fri, 27 Mar 2026 10:11:00 +0000
Forum Mondiale dell’Acqua
Emilio Molinari, un uomo chiaro come l’acqua
Quando penso a Emilio, a Emilio Molinari, penso a un uomo limpido che ha fatto della politica la passione della sua vita. Non un mestiere, una carriera, uno strumento di potere, come tanti altri, a destra ma anche a sinistra. Una passione per realizzare il bene comune, invece, com’era la politica dei movimenti e dei gruppi germinati nella bella tempesta del Sessantotto e poi degli anni Settanta. Com’è anche oggi la politica dei movimenti che vogliono una città meno diseguale, nazioni che cercano la pace, un pianeta che blocchi la sua autodistruzione.
Emilio era, negli anni Sessanta e Settanta, uno di quei ragazzi che volevano cambiare il mondo, convinti che il comunismo fosse un ideale sociale, politico e umano ancora tutto da costruire: tradito, non realizzato, dalle autocrazie del sistema sovietico.
Poi negli anni Ottanta arrivò l’alluvione neoliberista, ai diritti furono sostituiti i meriti, all’uguaglianza la competizione e il mercato. Gran parte della sinistra si adeguò, cercando terze, quarte, quinte vie che mantenevano una sola delle promesse precedenti: la conservazione dei posti, dei piccoli o grandi privilegi che la politica-mestiere aveva conquistato.
Emilio continuò invece a esercitare la politica-passione. Al rosso delle lotte operaie unì il verde dell’ambientalismo e il colore cristallino dell’acqua, diritto comune mondiale da difendere. Non si rassegnò alla sconfitta che il turbocapitalismo neoliberista aveva inflitto nel mondo ai movimenti che chiedevano più diritti e più uguaglianza, non si accontentò – come la sinistra mainstream – di accettare il mercato come unico orizzonte della dinamica sociale, mettendo in soffitta keynesismo e Stato sociale. Continuò a pensare che la politica potesse essere il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.
Non rimase però nostalgicamente e dogmaticamente aggrappato al passato. Si aprì ai nuovi movimenti e a nuove visioni del rinnovamento. La sua è la storia di un uomo del Novecento che assiste e partecipa ai rivolgimenti del nuovo millennio. Sempre con lo stesso rigore, la stessa disinteressata generosità .
L’ambientalismo è stata la continuazione delle battaglie sociali dei suoi primi anni, in una prospettiva globale che oggi, di fronte alla crisi climatica planetaria, mostra tutta la sua attualità . I movimenti degli anni Sessanta e Ottanta volevano cambiare il mondo; oggi questo mondo è anche da salvare garantendone la sopravvivenza, da preservare di fronte a un modello di sviluppo che lo porta verso l’autodistruzione.
In questo scenario Emilio Molinari è diventato il leader italiano della battaglia mondiale per l’acqua pubblica, movimento che nel nostro Paese ha ottenuto il suo più grande successo con la mobilitazione democratica e la vittoria del Sì al referendum del 2011 contro la privatizzazione dei servizi idrici.
Presidente del Comitato per un Contratto mondiale sull’Acqua, vicepresidente dell’Associazione “Laudato si’â€, fondatore dell’associazione CostituzioneBeniComuni, Molinari ha vigilato sulla realizzazione dell’impegno referendario e ha sventato, anche scrivendo una lettera aperta a Papa Francesco, il rischio che nel 2024 si potesse tenere ad Assisi – nella Assisi di San Francesco e della pace – il Forum Mondiale dell’Acqua che, al di là del nome ingannatore, sarebbe stato – come ha scritto – il congresso “dei privati, delle multinazionali, della quotazione in Borsa di un bene comune fondamentaleâ€.
Così Emilio si era rivolto in quell’occasione al papa: “Sono un non credente, sono un ex senatore della Repubblica italiana disincantato e deluso dalla sinistra, sono indignato per le ingiustizie e la disumanità di questo mondo e non me la sento di rivolgermi a Lei chiamandola Sua Santità . Ma le Sue parole nell’Enciclica Laudato si’ e il riferimento all’acqua che non può essere oggetto di mercato sono diventate una guida per me e per le Associazioni in cui mi impegno… Mi rivolgo dunque a Lei, Papa Francesco, perché è sola autorità che può cacciare i mercanti dal tempio e chiedere a tanti parroci sparsi in tutto il mondo: tuonate dai vostri pulpiti, tuonateche l’acqua non può essere quotata in Borsa, perché l’acqua è la vitaâ€.
Vinse anche quella battaglia. Le multinazionali dell’acqua andarono a fare il loro forum a Bali, in Indonesia. Poi si è schierato nella lotta contro la guerra e per la pace. Anche firmando – già nel maggio 2021 – un appello per Gaza.
Lo ricordo con gratitudine anche perché nella primavera 2025, benché molto affaticato, volle essere presente a un incontro in cui si discuteva del Modello Milano, delle speculazioni immobiliari, dell’espulsione dalla città a causa dei costi dell’abitare. Sempre troppo appassionato del mondo per starsene zitto a casa, anche quando la salute non lo aiutava a intervenire, a parlare, a dare il suo contributo. Sempre fedele a una concezione di “politica†come amore per la collettività . Le parole che ha detto, le lotte che ha fatto restano incise nella nostra storia e nella storia del nostro Paese.
Data articolo: Wed, 25 Mar 2026 14:09:38 +0000
Strage di Ustica
Ustica, i famigliari delle vittime: “Non chiudete le indaginiâ€

“Non chiudete la porta alla verità su Usticaâ€. Oggi, 18 marzo 2026, Daria Bonfietti e i famigliari delle vittime della strage saranno presenti con i loro legali all’udienza in cui il giudice delle indagini preliminare di Roma, Giulia Arcieri, dovrà decidere la sorte dell’indagine ancora aperta sull’aereo che precipitò la notte del 27 giugno 1980, provocando 81 morti.
La Procura di Roma ha chiesto al gip l’archiviazione, ritenendo di non aver trovato elementi sufficienti a sostenere un processo. Eppure, sottolinea Bonfietti, “nelle 450 pagine della richiesta d’archiviazione si ribadiscono con forza le conclusioni già raggiunte in passato del giudice Rosario Priore sulle cause della tragedia: il Dc9 è stato abbattuto durante un episodio di guerra aerea.
Non solo: si aggiungono nuovi elementi di conoscenza dell’evento, per esempio il fatto che l’addetto militare della Nato a Bruxelles quella notte aveva individuato e seguito un’azione militare di aerei francesi e americani decollati dalla base di Grazzanise, in Corsica; e, ancora, la presenza, nel mare di Napoli della portaerei Foch, sempre ufficialmente negata dalle autorità francesi. Sono elementi che meritano di essere approfonditi e che i nostri legali illustreranno alla gip chiedendo di non archiviare, ma di far proseguire le indaginiâ€.
Bonfietti ricorda le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 45° anniversario della strage: “La Repubblica non si stancherà di continuare a cercare e chiedere collaborazione anche ai Paesi amici per ricomporre pienamente quel che avvenne il 27 giugno 1980â€. Conclude Bonfietti: “Le indagini devono proseguire e il governo italiano, in difesa della dignità nazionale, deve pretendere con maggior forza la piena e completa collaborazione dai Paesi amici e alleatiâ€.
Leggi anche:
https://www.giannibarbacetto.it/2023/09/03/strage-di-ustica-la-scia-di-morti-sospette
Data articolo: Wed, 25 Mar 2026 13:46:43 +0000
Urbanistica
Torre Milano, la requisitoria: la supercazzola della Commissione paesaggio
Il fatto più impressionante, tra quelli citati in aula dalla pm Marina Petruzzella nella sua lunga requisitoria sulla Torre Milano, è il racconto del “triplo salto mortale†della Commissione paesaggio del Comune: chiamata nel 2018 a dare il suo parere sulla edificazione di quel grattacielo di 24 piani, alto 85 metri, da costruire in via Stresa al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani, la Commissione paesaggio aveva nella sua prima seduta bocciato il progetto: fuori contesto, quella torre che non c’entrava niente con il quartiere attorno.
Nelle due sedute successive, voilà , l’aria cambia e a sorpresa, chissà come, arriva la supercazzola: la torre ora va bene perché – ascoltate! – “intreccia nuovi legamiâ€, “dialoga a distanza†con i grattacieli di Porta Nuova. “E meno male che non dialoga con l’Empire State Buildingâ€, commenta la pm.
È il primo processo di Grattacieli Puliti che arriva alla requisitoria finale. La pm ha allineato le ragioni per cui chiederà , il 2 aprile, le condanne per abusi edilizi, lottizzazione abusiva e falso degli otto imputati: i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, il progettista Ermanno Beretta e cinque dipendenti del Comune, tra cui il potentissimo Franco Zinna e l’ubiquo Giovanni Oggioni, passato negli anni dai vertici degli uffici urbanistici alla presidenza della Commissione paesaggio (indagato e già arrestato in un altro filone dell’inchiesta).
La Torre Milano, 102 appartamenti venduti con lo slogan “la città ti manda in altoâ€, è “nuova costruzione†– sostiene la pm – non “ristrutturazione†delle due palazzine. È un intervento di forte impatto (per altezza e densità di volumi) dunque non poteva essere costruito con una Scia (la segnalazione certificata di inizio attività ): ci voleva un piano attuativo, che calcola i servizi necessari (dai marciapiedi alle fognature, dal verde agli asili nido) necessari per l’arrivo in zona di oltre 300 nuovi abitanti.
Ma se l’operazione è considerata “ristrutturazioneâ€, i costruttori risparmiano un sacco di soldi (in oneri urbanistici e monetizzazioni degli standard). Secondo la Procura, in sole monetizzazioni, i costruttori avrebbero dovuto pagare 4,7 milioni di euro, invece hanno versato al Comune soltanto mezzo milione circa, un ottavo di quanto dovuto. La legge chiede all’operatore immobiliare un contributo per la città , spiega la pm, perché l’operatore trae la propria rendita proprio dal costruire in città : “Quella rendita è resa possibile dal fatto che esiste il contesto urbano di cui beneficia; la stessa torre nel deserto del Sahara varrebbe nullaâ€.
Petruzzella smonta pazientemente le tesi delle difese le quali sostengono che gli operatori immobiliari hanno realizzato interventi secondo una legittima interpretazione di leggi poco chiare. Le leggi sono chiarissime invece, ha sostenuto la pm, citando le norme del 1942, del 1967 e le successive modifiche; ma anche le sentenze della Corte costituzionale, della Cassazione, del Consiglio di Stato che ripetono, concordi, che abbattere piccoli edifici e poi costruire un grattacielo non può essere considerato “ristrutturazioneâ€, e che per edifici di grande impatto urbanistico è necessario un piano attuativo e non basta “la fantasiosa Sciaâ€.
A santificare questa prassi – ha ricostruito la pm – è una determina dirigenziale del Comune di Milano firmata nel 2018 da Oggioni e Zinna, che legittimano così il Rito Ambrosiano in urbanistica, cercando di aggirare le leggi e dare una patente di liceità agli interventi dei costruttori a Milano.
Il 2 aprile, Petruzzella terminerà la sua requisitoria e chiederà le pene per gli imputati, poi la parola passerà alle difese (dieci grandi avvocati dieci) e infine la giudice, Paola Braggion, dovrà decidere la sorte della prima inchiesta urbanistica sul Sistema Milano arrivata a conclusione.
Data articolo: Wed, 25 Mar 2026 12:27:54 +0000
Milano
Hydra: a Milano le tre mafie fanno affari e politica, nel silenzio generale
di Rosario Di Raimondo (Repubblica Milano) /
Controlli e file ai metal detector. L’aula bunker davanti San Vittore si riempie di avvocati, magistrati, personale della scorta, società civile. Gabbie vuote: i detenuti sono in videocollegamento dal carcere. Si parte. Inizia il processo con rito ordinario al “Sistema mafioso lombardoâ€, l’alleanza tra esponenti delle tre mafie – Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra – per fare affari in Lombardia, sviscerata dalla maxi inchiesta “Hydra†della Dda di Milano e dei carabinieri del nucleo investigativo.
Prima dell’inizio, il presidio di Cgil, Libera e altre associazioni. Gran parte della prima udienza davanti ai giudici Balzarotti, Speretta e Fanales è dedicata all’appello: 45 imputati più i loro legali. Il colpo di scena arriva alla fine. Il procuratore capo Marcello Viola e i sostituti Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane giocano il nuovo asso di questa indagine. C’è un altro pentito, ed è un pezzo grosso. Gioacchino Amico, del clan dei Senese, ha deciso di collaborare.
Il suo primo verbale è del 3 febbraio e altri ne sono seguiti. Assistito dall’avvocata Adriana Fiormonti (già al fianco di Andrea Beretta in tutt’altra indagine, l’inchiesta sulle Curve di Inter e Milan), ha ammesso di far parte del “Consorzioâ€. E non solo. «Ci sono tante persone che mi vogliono morto. Volevano farmi fuori. C’è gente libera che è molto feroce. Questa gente è in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale. Infiltrarsi in politica, con alcuni componenti delle forze dell’ordine».
Dice di pensare non solo alla sua «incolumità », ma pure a quella di chi lo interroga: «Quindi il mio dovere morale è anche questo, di fermare queste persone per non creare un danno anche ai qui presenti». «In questo momento – aggiunge – commercio frutta e verdura all’ingrosso». In realtà Amico, 40 anni, è considerato al vertice del “gruppo Seneseâ€, collegato alla famiglia attiva a Roma con a capo Michele Senese, legata alla camorra.
In passato racconta di essere stato «coordinatore di un partito politico, Movimento Fare di Flavio Tosi, coordinatore cittadino di Canicattì dell’ex sindaco di Verona, che conosco bene». Anche lui conferma, come già altri collaboratori, l’esistenza del Consorzio: «L’associazione c’è, è nata nel 2019 ed è proprio questa unione di tutte le tre mafie». E dice: «L’organizzatore e promotore si chiama Giancarlo Vestiti». Altro pezzo da novanta, uomo dei Senese, la famiglia di cui si parla molto in queste ore in relazione ai rapporti del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.
Decine le pagine del suo primo verbale omissate. Perché le indagini devono andare avanti. Si accenna all’argomento delle armi e del traffico di droga. Ammette (quasi) tutto: «Assolutamente sì», la sua risposta, quando gli si chiede se era fra i protagonisti del Sistema. Ma durante la prima udienza c’è un altro colpo di scena. Lo scorso 19 febbraio, alle 16,31, il boss Bernardo Pace detto “Dinoâ€, 61 anni, rompe il silenzio con i pm. Anche lui, uno dei vertici del Sistema, decide di parlare.
Le sue parole vengono considerate dirompenti. Meno di un mese dopo, viene trovato morto in carcere a Torino. Ufficialmente si è impiccato ma le indagini sono in corso. Una scomparsa misteriosa. Oltre al successivo (e ultimo) verbale del 24 febbraio, queste sono le sue ultime parole da vivo. E vengono depositate ieri in aula.
«Non so né leggere né scrivere. Non ho nemmeno la licenza elementare», premette. «Sono pentito per tutta questa faccenda e voglio dissociarmi di tutto e per tutto, per ripulirmi la coscienza, per i miei figli, per i miei nipoti. Quell’associazione esiste. Appartengo al padrino Paolo Errante Parrino, e quindi al mandamento di Castelvetrano. Eravamo molti amici, perché facevamo degli affari». Parrino, l’uomo di Matteo Messina Denaro. Pace può parlare anche di lui? «Certo. Io non l’ho mai visto. Veniva a Milano e si vedevano allo studio dell’avvocato di zio Paolo».
Fa il nome dell’avvocato Giovanni Bosco, cognato di Parrino, deceduto. “Dino†parla dei rapporti economici tra le tre mafie: «Erano tutti insieme». Conosce i «mandanti» della scomparsa di Gaetano Cantarella, “Tanu u curtuâ€, vittima di “lupara biancaâ€. La pm gli chiede se può riferire dei rapporti tra l’organizzazione mafiosa ed esponenti politici locali e nazionali. Pace non si tira indietro: «Allora, ci sono…». Fa i nomi. Oscurati in otto pagine di omissis sui rapporti tra mafia e politica. Pace non può più parlare. Amico sì. Lui stesso fa capire che non è finita qui: «Qualcuno muoverà i fili, quando sarà il momento ne parleremo».
Data articolo: Wed, 25 Mar 2026 12:09:48 +0000
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