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Pezzi che ci sono piaciuti a cura di Maurizio Blondet
Saccheggio edonista
Saccheggio edonista

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Data articolo:Wed, 21 Oct 2026 12:42:54 +0000
I pezzi miei a cura di Maurizio Blondet
Russia interrompe i corridoi globali di concimi e alimentari

@Rusia_HD

Lingua originale: inglese

RUSSIA INTERROMPE I CORRIDOI GLOBALI DI CONCIMI E ALIMENTARI! A

lto Comando Russo: “Con effetto immediato, tutte le esportazioni di grano, le spedizioni di concimi e le rotte commerciali agricole verso nazioni ostili sono sospese.”

Ministro dell’Agricoltura UE: “Si tratta di un ricatto alimentare catastrofico! State spingendo i prezzi globali del cibo verso una carestia senza precedenti!” Vladimir Putin: “Avete imposto migliaia di sanzioni finanziarie alla nostra nazione mentre vi aspettavate che noi nutrissimo le vostre popolazioni.

Perché dovremmo esportare il nostro raccolto verso coloro che cercano di isolarci?” Ministro dell’Agricoltura UE: “Bloccheremo le vostre navi mercantili e sanzioneremo le vostre riserve della banca centrale!”

Vladimir Putin: “Bloccate pure le nostre navi quanto volete. Non potete comunque nutrire un continente con banconote di euro stampate.”

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Data articolo:Wed, 21 Oct 2026 12:36:50 +0000
I pezzi miei a cura di Maurizio Blondet
Marco Rizzo ha identificato i tredicenni ladri come “lumpen”

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Marco Rizzo:

Marx ed Engels avevano visto giusto sul lumpenproletariat: “prodotto passivo della putrefazione degli strati più bassi della vecchia società, gettato qua e là nel movimento… più pronto a farsi comprare per manovre reazionarie”.
Aveva visto giusto anche Pasolini sul conformismo volgare di certi antifascisti che volevano solo il consumo. Solo che ora siamo più in basso. Non cercano pace – distruggono – né liberazione dal lavoro – non lavorano – né emancipazione femminile – sono in gran parte musulmani – né una scuola migliore – la disertano o aggrediscono i docenti. Vogliono solo sentirsi furbi senza cervello, ribelli senza coraggio, rubando Armani e Vuitton.

 

 

GUERRIGLIA A MILANO. MARCO RIZZO E LA PEDAGOGICA SAPIENZA DI UN “VECCHIO” COMUNISTA

Le forze dell’ordine, davanti a chi sfascia, saccheggia e lancia pietre, devono poter intervenire con tutta la fermezza necessaria, fino a gonfiare i teppisti come zampogne che suonano le arie di Natale e a far veder loro Gesù Bambino che scende dalle stelle, senza il timore di finire sotto processo per aver fatto il loro dovere, anche a colpi di manganello.

— Le brevi dei Padri de L’Isola di Patmos —

Autore
Redazione de L’Isola di Patmos

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Sabato 17 e domenica 18 ottobre il centro di Milano è stato messo a ferro e fuoco da centinaia di ragazzi a volto coperto, in larga parte minorenni, convocati su TikTok col pretesto di una manifestazione contro il caro vita, combattuto svaligiando il Foot Locker di corso Vittorio Emanuele, il Carrefour di via Torino e il Decathlon di piazza Castello.

Il bilancio: 271 persone accompagnate in questura, l’80% minorenni, il più piccolo di undici anni; agenti feriti; i fedeli usciti dalla Messa dell’Arcivescovo Mario Delpini fatti evacuare da un passaggio sotterraneo della Cattedrale metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria.

Davanti a tutto questo, la proposta più sensata non è venuta dai sociologi inclusivi da salotto televisivo né dagli psicologi del dialogo dell’età evolutiva, ma da un comunista a tutto tondo: Marco Rizzo, già deputato ed europarlamentare, per anni alla guida del Partito Comunista. Che cosa propone? Una norma semplice ed efficace: chi spacca viene fermato ed esce soltanto quando mamma e papà vanno col portafogli in mano a pagare la cauzione. E aggiunge così che il figliolo finalmente si prenderà anche i due schiaffi che già da tempo avrebbe dovuto prendere, imparando che le azioni hanno conseguenze e che le conseguenze hanno un prezzo che qualcuno deve pagare.

Il problema di fondo è la distruzione dell’autorità. Per decenni ci è stato spiegato che l’autorità è repressione, il limite è trauma, il «no» è violenza psicologica. Abbiamo così cresciuto una generazione di genitori-sindacalisti, pronti a contestare il voto dell’insegnante, a denunciare l’allenatore che ha lasciato il figlio in panchina, a vedere in ogni rimprovero un attentato all’autostima del pargolo. Il genitore iperprotettivo non è un genitore amorevole: è un genitore assente, che ha delegato all’impunità l’educazione del figlio. Il risultato sono dodicenni che non temono nulla e nessuno, perché nessuno ha mai insegnato loro a temere qualcosa.

Su questo vuoto educativo si innesta la sottocultura di una certa musica trap e drill che canta la rapina, il coltello, il disprezzo per la polizia, il denaro facile e il marchio griffato come unico segno di valore. Non è la causa unica, ma è la colonna sonora. E non è un caso che le vetrine prese d’assalto fossero quelle delle scarpe da ginnastica e dell’abbigliamento sportivo: si saccheggia ciò che si ostenta nei video.

C’è poi un nodo che nessuno vuole sciogliere: questi ragazzi sanno benissimo che non può accadere loro nulla, che il poliziotto, fermandoli, rischia più di loro. Se un agente, per bloccare un minore che sfonda la vetrina di un negozio per rubare capi griffati, lo colpisce con un manganello di gomma, a finire davanti a un giudice sarà lui, che non di rado ne uscirà condannato. E finché il poliziotto avrà più paura del giudice di quanta il teppista ne abbia del poliziotto, la delinquenza trionferà.

Certi soggetti, vedendo a distanza le forze dell’ordine, dovrebbero avvertire un brivido lungo la schiena: a esse è affidata la nostra sicurezza e, all’occorrenza, l’uso della forza legittima, protettiva e difensiva, di cui solo lo Stato detiene il monopolio. E le forze dell’ordine, davanti a chi sfascia, saccheggia e lancia pietre, devono poter intervenire con tutta la fermezza necessaria, fino a gonfiare i teppisti come zampogne che suonano le arie di Natale e a far veder loro Gesù Bambino che scende dalle stelle, senza il timore di finire sotto processo per aver fatto il loro dovere, anche a colpi di manganello. Non è un’apologia della violenza, ma la difesa dell’autorità dello Stato: è la richiesta che lo Stato smetta di lasciare soli i suoi agenti e di garantire, nei fatti, l’impunità a chi delinque.

Strano destino quello di noi presbiteri: per ascoltare un discorso educativo serio, abbiamo dovuto dare retta a un vecchio e lucido comunista, mentre la parodia della sinistra salottiera bivacca fuori dal reale tra i super attici dei Parioli e le ville di Capalbio.

Dall’Isola di Patmos, 20 ottobre 2026

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Data articolo:Wed, 21 Oct 2026 09:36:16 +0000
Buoni a sapersi a cura di Maurizio Blondet
“Stanno distruggendo tutto” – Il proprietario di un negozio parigino sui disordini

Devastazione nel cuore di Parigi

Nel fine settimana la Francia è stata colpita dalla peggiore ondata di vandalismo e saccheggio dall’inizio della pandemia, in relazione alle proteste a livello nazionale. A Parigi, numerosi commercianti hanno assistito impotenti al grave danneggiamento dei propri negozi.

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Un’auto bruciata presso il monumento di Porte Saint-Denis a Parigi il 18 ottobre 2026, un giorno dopo le violente proteste e le diffuse distruzioni nella capitale francese.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

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Tempo di lettura : 7 minuti.


In breve:

  • Durante le violente proteste che si sono svolte in Francia nel fine settimana, numerosi negozi sono stati saccheggiati e vandalizzati .
  • A livello nazionale, entro la sera del 18 ottobre erano state arrestate 2.397 persone .
  • 997 tra agenti di polizia, gendarmi  e vigili del fuoco sono rimasti feriti.
  • Associazione di categoria: circa 1.500 aziende sono state colpite, subendo danni per diverse centinaia di milioni di euro .
  • Il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze e ha promesso sostegno agli imprenditori colpiti .

Domenica 18 ottobre, i lacrimogeni vuoti erano ancora sparsi per Place de la République a Parigi. Gli addetti alle pulizie hanno ripulito i vetri rotti intorno al monumento a Marianne, la cui base in pietra era stata danneggiata dai proiettili.
L’edizione in lingua inglese di Epoch Times ha parlato con Yoni, che ha voluto rivelare solo il suo nome di battesimo. Alcuni pezzi esposti nel suo negozio di marmo, Pierres Exclusives, erano stati distrutti.

«Ci ​​aspettavamo qualcosa di simile e abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere il negozio. Ma qui non c’era niente da rubare, solo cose da distruggere», ha detto.

Un tavolo di marmo del valore di 25.000 euro giaceva in rovina.
“Quando siamo arrivati ​​qui stamattina, c’era ancora gente nel negozio”, ha riferito Yoni.

Farmacia saccheggiata: danni a sei cifre.

Nel terzo arrondissement, Fabien Carême si trovava tra i resti della sua farmacia.
“Non capisco perché qualcuno dovrebbe saccheggiare una farmacia. Dopotutto, è uno dei primi punti di contatto per l’assistenza medica”, ha dichiarato a Epoch Times. Carême stima che la sola merce rubata abbia causato danni per quasi 150.000 euro.

“Questo ha paralizzato la mia piccola impresa per molto tempo.”

Camille Michelin, proprietario del negozio di ottica Opti’Shop, ha stimato le sue perdite in oltre 50.000 euro. “È un’attività ben gestita. E stanno saccheggiando tutto, distruggendo tutto”, ha affermato.
Michelin e i suoi tre dipendenti erano ancora nel negozio fino alle 17:00 del 17 ottobre, quando la folla è passata.

“Abbiamo ricevuto messaggi d’odio e siamo stati minacciati con gesti che facevano pensare che ci avrebbero tagliato la gola”, ha riferito.

Il monumento in Place de la République a Parigi è stato imbrattato il 18 ottobre con slogan come "Morte ai fascisti" e "Antifa". Foto: Etienne Fauchaire / Epoch Times

Il monumento in Place de la République a Parigi è stato imbrattato il 18 ottobre con slogan come “Morte ai fascisti” e “Antifa”.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

I saccheggi sono proseguiti per tutta la notte. Nel pomeriggio del 18 ottobre, la polizia parigina aveva registrato altri tre negozi saccheggiati e arrestato 25 persone. La polizia ha dichiarato che gli arrestati erano per lo più giovani provenienti dalla periferia, che erano alla ricerca di luoghi adatti da saccheggiare.

I negozi sono stati svuotati in pochi secondi.

Un negozio in Rue Beaurepaire è stato svuotato in pochi secondi. Centinaia di manifestanti si sono poi radunati nuovamente in Place de la République.
La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua e ha schierato l’unità antisommossa CRS 8. Barricate improvvisate con bidoni della spazzatura hanno preso fuoco sul Boulevard Voltaire. Biciclette a noleggio sono state date alle fiamme nelle strade adiacenti.
Alexandre Bompard, presidente dell’associazione di categoria francese FCD, ha stimato che circa 1.500 aziende siano state colpite dalle rivolte. I danni totali ammonterebbero a diverse centinaia di milioni di euro. Secondo la polizia parigina, tra le 500 e le oltre 1.000 persone hanno partecipato alle rivolte nella capitale.
Il 18 ottobre 2026, i resti delle barricate giacciono davanti a un McDonald's devastato a Parigi, il giorno dopo le violente proteste dell'estrema sinistra. Foto: Etienne Fauchaire/The Epoch Times

Il 18 ottobre 2026, i resti delle barricate giacciono davanti a un McDonald’s devastato a Parigi, un giorno dopo le violente proteste dell’estrema sinistra.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

Al termine della manifestazione principale, piccoli gruppi vestiti di nero hanno iniziato a fare irruzione nei negozi tra Place de la République e Place de la Bastille. Altre persone si sono unite a loro per saccheggiare.
“Intere strade sono state sistematicamente devastate”, ha dichiarato ai giornalisti il ​​sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire.

Attacco incendiario contro lo storico municipio di Limoges

Gravi disordini sono stati segnalati anche in altre parti della Francia. A Limoges, nella Francia centrale, lo storico municipio, risalente al 1883 e tutelato come edificio storico, è stato dato alle fiamme. Secondo la prefettura, al momento dell’incendio, funzionari eletti e personale si trovavano ancora all’interno dell’edificio.
Il sindaco di Limoges, Guillaume Guérin, ha dichiarato ai giornalisti il ​​18 ottobre che circa 700 attivisti di estrema sinistra, mascherati e armati, si erano infiltrati in una manifestazione a cui partecipavano 5.000 persone. La polizia non è riuscita a fermarli.

“Si è trattato di un incendio doloso. Un tentato omicidio dei rappresentanti eletti della Repubblica”, ha dichiarato Guérin.

Attacchi ai municipi e ad altri edifici amministrativi, nonché saccheggi, sono stati segnalati anche a Bordeaux, Lille e Marsiglia.

Quasi 2.400 arresti a livello nazionale.

Entro la sera del 18 ottobre, il Ministero dell’Interno francese aveva registrato 2.397 arresti a livello nazionale. Inoltre, 997 tra agenti di polizia, gendarmi e vigili del fuoco erano rimasti feriti, sette dei quali in modo grave.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che gruppi di rivoltosi si erano formati in seguito a un “chiaro appello all’azione proveniente dall’estrema sinistra”. Nel pomeriggio, saccheggiatori e altri criminali si sono uniti a loro, approfittando della situazione.

Macron condanna la violenza – scontro tra governo e opposizione

Domenica, in un discorso, il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze. Allo stesso tempo, ha promesso sostegno ai commercianti colpiti e ha annunciato che i responsabili delle violenze e delle distruzioni saranno chiamati a risponderne.
Il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha criticato Jean-Luc Mélenchon, fondatore e candidato alla presidenza del partito di sinistra La France insoumise (LFI). Lecornu ha sostenuto che Mélenchon avesse giustificato la violenza.
Mélenchon ha definito l’incendio doloso del municipio di Limoges un crimine. Tuttavia, si è astenuto dal condannare esplicitamente le rivolte nel loro complesso. Ha invece attribuito la responsabilità degli eventi al governo.
La politica Marine Le Pen del Rassemblement National ha accusato direttamente il partito di Mélenchon, LFI, di essere legato ai rivoltosi.
Questo articolo è apparso originariamente su theepochtimes.com con il titolo “Macron promette che i rivoltosi ‘devono pagare’ mentre la Francia esamina i resti dei peggiori disordini degli ultimi anni “. (Adattamento in tedesco: vm)
Nota del redattore: questo articolo è stato aggiornato il 20 ottobre 2026.

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Data articolo:Wed, 21 Oct 2026 07:20:15 +0000
I pezzi miei a cura di Maurizio Blondet
Crosetto: Ha stato Putin
Guerriglia dei ragazzini a Milano, Crosetto evoca la mano estera: “E’ la guerra ibrida che passa dai social”. Zelensky: “In Ue cittadini manipolati dalla Russia”

Guerriglia dei ragazzini a Milano, Crosetto evoca la mano estera: “E’ la guerra ibrida che passa dai social”. Zelensky: “In Ue cittadini manipolati dalla Russia”

diRedazione Esteri

Il ministro della Difesa: “Il caso di questi giorni sono una cosa diversa da ciò che abbiamo vissuto in passato, l’Occidente deve reagire”. Ieri era stata Quartapelle (Pd) a citare le “potenze straniere” che “amplificano” le manifestazioni

Guerriglia dei ragazzini a Milano, Crosetto evoca la mano estera: “E’ la guerra ibrida che passa dai social”. Zelensky: “In Ue cittadini manipolati dalla Russia”

Ci pensa nelle stesse ore il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network. I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe”.

Ieri la prima ad evocare le ombre russe era stata la parlamentare del Pd Lia Quartapelle: “Abbiamo già visto in diverse città europee manifestazioni convocate attraverso i social, eventualmente amplificate anche da potenze straniere, con effetti devastanti sui contesti urbani. Bisogna capire che cosa è successo e chi c’è dietro queste manifestazioni”, ha aggiunto, sottolineando anche la necessità di approfondire come mai le forze dell’ordine siano sembrate impreparate a gestire la piazza, soprattutto domenica. A ribadire il concetto anche la capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi: “Non occorre inseguire teorie del complotto né immaginare registi occulti per capire che qualcosa non torna – dichiara -. Chi vuole indebolire le democrazie europee sa che oggi è possibile condizionare governi e opinioni pubbliche alimentando il disagio, amplificando ogni tensione attraverso una disinformazione sapientemente orchestrata, fomentando le rivolte nelle piazze oppure insinuando nelle famiglie paura e sfiducia verso le istituzioni. Sono le dinamiche della guerra ibrida: strumenti diversi, obiettivi convergenti. Del resto, l’intelligence francese ha già descritto e documentato questi metodi, mettendoli nero su bianco. Per questo non possiamo lasciare campo libero a chi soffia sul fuoco delle nostre fragilità e sfrutta problemi reali, spesso determinati da fattori che travalicano i confini nazionali, per dividerci e renderci più deboli”.

Le idee all’interno del governo non sono granché univoche o comunque non lo erano fino al weekend di guerriglia di piazza Duomo: “Mi preoccupa l’invasione islamica, non la guerra ibrida – aveva detto il vicepremier Matteo Salvini -. Non ho paura dei russi, ho paura degli estremisti islamici“.

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Data articolo:Wed, 21 Oct 2026 07:15:51 +0000
I pezzi miei a cura di Maurizio Blondet
: Paesi europei con il maggior afflusso di migranti (2000-2024)

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[20/10/2026 16:35] Maurizio Blondet

1. 🇬🇧 Regno Unito: +7,1 milioni

2. 🇪🇸 Spagna: +6,8 milioni

3. 🇩🇪 Germania +6,4 milioni

4. 🇹🇷 Turchia: +5,8 milioni

5. 🇮🇹 Italia: +4,4 milioni

6. 🇫🇷 Francia: +3,0 milioni

7. 🇦🇹 Austria: +1,4 milioni

8. 🇳🇱 Paesi Bassi: +1,4 milioni

9. 🇨🇭 Svizzera: +1,3 milioni

10. 🇧🇪 Belgio: +1,3 milioni

11. 🇸🇪 Svezia: +1,3 milioni

12. 🇵🇱 Polonia: +917.000

13. 🇮🇪 Irlanda: +840.000

14. 🇳🇴 Norvegia: +720.000

15. 🇷🇴 Romania: +521K

16. 🇵🇹Portogallo: +476K

17. 🇩🇰 Danimarca: +475.000

18. 🇭🇺 Ungheria: +393.000

19. 🇨🇿 Repubblica Ceca: +386.000

20. Finlandia: +378.000

La popolazione migrante europea è cresciuta di 40,8 milioni tra il 2000 e il 2024, con un aumento del 67%. Regno Unito, Spagna e Germania insieme rappresentano quasi la metà di tale aumento.

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Data articolo:Tue, 20 Oct 2026 17:13:30 +0000
I pezzi miei a cura di Maurizio Blondet
Ucraina, “Ue cercherà accordo con Putin, congelamento del fronte e no Kiev nella Nato o Donbass a Mosca e Kiev nella Nato”

20 Ottobre 2026

Ucraina, “Ue cercherà accordo con Putin, congelamento del fronte e no Kiev nella Nato o Donbass a Mosca e Kiev nella Nato”

Ursula von der Leyen e Vladimir Putin (fonte: Wikipedia)

I leader europei potrebbero avviare presto colloqui diretti con Vladimir Putin per cercare un accordo che metta fine alla guerra in Ucraina. Sul tavolo ci sarebbero due possibili scenari: il congelamento del conflitto lungo l’attuale linea del fronte in cambio della rinuncia di Kiev all’adesione alla Nato oppure la cessione alla Russia del resto del Donbass, con l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica.

Ucraina, “Ue cercherà accordo con Putin, congelamento del fronte e no Kiev nella Nato o Donbass a Mosca e Kiev nella Nato”

L’ipotesi di un’iniziativa diplomatica europea nasce dalla crescente insofferenza nei confronti della gestione dei negoziati da parte degli Stati Uniti. Diversi leader dell’Unione europea non sembrano più disposti a lasciare esclusivamente a Washington il compito di trattare con il presidente russo, anche alla luce delle divergenze sull’approccio adottato da Donald Trump per arrivare alla fine delle ostilità.

Le due proposte delineano percorsi differenti per cercare di chiudere il conflitto, con un compromesso che coinvolgerebbe direttamente il futuro territoriale dell’Ucraina e le sue prospettive di integrazione nell’architettura di sicurezza occidentale. Entrambe, tuttavia, comporterebbero concessioni rilevanti e aprirebbero interrogativi sulla possibilità di raggiungere un’intesa accettabile per tutte le parti coinvolte.

Nel primo scenario, la guerra verrebbe congelata lungo le attuali posizioni militari. La linea del fronte diventerebbe quindi il punto di riferimento per fermare i combattimenti, mentre Kiev dovrebbe rinunciare all’ingresso nella Nato. Una soluzione di questo tipo consentirebbe di interrompere le operazioni militari senza necessariamente risolvere in modo definitivo tutte le controversie territoriali, ma imporrebbe all’Ucraina di abbandonare una delle principali opzioni strategiche perseguite dall’inizio del conflitto.

Il secondo scenario prevederebbe invece la cessione alla Russia del territorio del Donbass ancora conteso, in cambio dell’adesione ucraina alla Nato. In questo caso, il prezzo territoriale sarebbe più esplicito, mentre Kiev otterrebbe la prospettiva di entrare nell’Alleanza atlantica, con conseguenze significative per gli equilibri di sicurezza europei e per i rapporti con Mosca.

La scelta tra le due ipotesi metterebbe dunque al centro il rapporto tra integrità territoriale e garanzie di sicurezza. Da una parte, il congelamento del fronte richiederebbe la rinuncia alla Nato; dall’altra, la cessione di ulteriori territori alla Russia sarebbe accompagnata dalla possibilità per l’Ucraina di entrare nell’Alleanza. Si tratta di alternative che evidenziano quanto resti complesso individuare un compromesso capace di conciliare le richieste russe, le ambizioni di Kiev e le preoccupazioni dei Paesi europei.

Intanto, la crescente frustrazione europea verso l’approccio di Trump rafforza l’ipotesi di un coinvolgimento diplomatico più diretto dell’Unione. I governi europei temono infatti di restare ai margini di un eventuale accordo destinato a incidere in modo decisivo sulla sicurezza del continente. Un confronto diretto con Putin permetterebbe loro di provare a influenzare i termini di una possibile intesa, anziché affidare interamente agli Stati Uniti la conduzione dei negoziati.

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Data articolo:Tue, 20 Oct 2026 11:40:50 +0000
I pezzi miei a cura di Maurizio Blondet
Cosa vuole la UE da Ryiad???

IMPORTANTE LA DURA RISPOSTA DI RIYAD

“Provate a congelare un solo dollaro e ritiriamo i nostri fondi in 24 ore!”… Riyadh rompe i rapporti finanziari con Bruxelles e risponde duramente! L’avvertimento europeo cieco: Bruxelles richiede una riduzione della produzione petrolifera e minaccia di imporre multe e regolamentazioni severe sui fondi sovrani del Regno nelle banche europee.

La risposta saudita devastante: Riyadh taglia i ponti e lo dice senza esitazione: “Provate a congelare un solo dollaro dei nostri fondi sovrani, e ritireremo ogni centesimo di investimento saudita dalle vostre banche in esattamente 24 ore!” Crisi di liquidità europea: Il principe Mohammed bin Salman decide: “Volete isolarci? Provateci.. mentre le vostre banche affronteranno una carestia di liquidità immediata, il Fondo per gli Investimenti Pubblici procederà per la sua strada alle sue condizioni assol

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Data articolo:Tue, 20 Oct 2026 11:38:31 +0000
I pezzi miei a cura di Roberto Pecchioli
La rivolta di maranza, topi e gretini

I tumulti giovanili di questi giorni non hanno parole d’ordine, non prevedono sbocchi né
hanno un programma oltre l’elenco di generiche, benché fondate, doglianze. Limitiamoci
all’Italia, giacché il caso francese in fase acuta è assai diverso, per la saldatura tra forze
politiche organizzate, La France Insoumise e l’ultrasinistra di Olivier Besancenot, e
settori islamisti di una generazione per lo più figlia dell’immigrazione selvaggia, insensata,
sostitutiva, folle, avviata da Mitterrand negli anni Ottanta. La vena insurrezionale è
alimentata dall’odio furioso dei manifestanti verso la République e dall’incapacità (o
assenza di volontà?) delle istituzioni di sedare la rivolta, probabilmente per colpire
preventivamente Marine Le Pen nell’imminenza delle elezioni presidenziali, e tentare un
ennesimo rattoppo di sistema. Due secoli di democrazia si pagano (Charles Maurras).
Concentriamoci sugli imitatori di casa nostra, fomentati dai centri sociali, i mazzieri non
troppo occulti della sinistra politica, dal nuovo antagonismo della Cgil – sin qui silente o
complice dello strame dei diritti sociali dei lavoratori di oggi e di domani- nonché dal
grottesco compiacimento di rivoluzionari da salotto e dall’inazione di borghesi radicali
come il sindaco milanese Sala. Assistiamo alla verifica delle potenzialità di una sommossa
di maranza, topi e gretini, uno sciame umano unito dall’ignoranza, dal nichilismo e dalla
soggezione al consumismo più rivoltante. Altro sono gli ispiratori e i dirigenti, giacché le
manifestazioni non nascono dal basso, né da bisogni profondi. E’ una mini rivoluzione di
generazioni sazie e, si ripete, annoiate. Una noia esistenziale figlia del vuoto interiore,
morale, spirituale i cui colpevoli non sono i giovani, ma le generazioni che dirigono la
società. Pensiamo ai ragazzotti borghesi romani che scacciavano la noia investendo
malcapitati con la minicar. Presi, si dichiarano dispiaciuti, poveri cari. Sono liberi e non
pagheranno il conto, se non con ridicoli servizi sociali e “spiegoni” di moralismo
istituzionale, quelli sì noiosissimi.
Sempre per noia, migliaia di minorenni d’ambo i sessi, convocati al fischio dei social
media, si vestono come soldatini ( l’ uniforme è la felpa nera con cappuccio) e scendono in
piazza urlando slogan appresi al momento ai quali sono sovranamente indifferenti. Forse i
meno peggio sono i “maranza” di origine immigrata, che una cosa la sanno: odiano la
società in cui sono stati catapultati. Gli altri sono topolini riuniti da pifferai organizzati,
vecchi arnesi dei centri sociali, allevati, coccolati, pagati, dalle cosiddette istituzioni .
Specie di sinistra, ma a destra non battono un colpo. Niente sgomberi, bollette a carico dei
contribuenti, nessun controllo, tolleranza di mille illegalità. E’ tutto gratis, ma non esistono
pasti gratuiti. Il conto sono città a soqquadro, saccheggi non per bisogno ma per rubare
capi di abbigliamento, accessori e ogni altro prodotto della società dei consumi, quartieri
sottratti alla pur blanda legge dello Stato.
Dicono che occorre ascoltare, che il disagio- reale- non va criminalizzato. Vero, ma per
trattare serve uno straccio di proposta, un progetto, un’alternativa da confrontare. Non è
così e non può esserlo: casinisti e facinorosi sono i figli legittimi dei padri che hanno
sfigurato la realtà per adeguarla al Dio Mercato, alla mitologia dei diritti- quasi tutti
all’altezza del basso ventre- all’adorazione del consumo e dei desideri. Coltivano l’ignoranza soddisfatta chini sullo smartphone, plasmati dalle mode, dal conformismo,
dall’indifferenza. A Torino è stata assaltata la libreria Feltrinelli. Non per procurarsi gratis
tomi ponderosi o classici della letteratura, ma per distruggere, gettare a terra ciò che era
ordinato negli scaffali. Legge del contrappasso: proprio quello che sognava, prima di
morire mentre collocava un ordigno, il capostipite della dinastia , Giangiacomo Feltrinelli,
ricco, annoiato e rivoluzionario, di cui i teppistelli nulla sanno.
Eppure ripetono che bisogna comprendere, carezzare questa generazione, nostra o
immigrata. Hanno ragione. Sono i nostri figli e nipoti, sono come noi li abbiamo (dis)fatti.
E’ come auscultare, psicanalizzare noi stessi, stesi sul lettino dello psicoterapeuta che
osserva l’ orologio per dirci il fatidico “ il nostro tempo è finito”, incassare la parcella e
prescrivere farmaci placebo. Oltre mezzo secolo di pessimi maestri, di capovolgimento di
ogni valore e principio portano a spaccare vetrine per il gusto di farlo e per noia, investire
passanti con la minicar o strafarsi nei rave party , simbolo postumo del Sessantotto che
ignorano: le tre rivoluzioni, chimica, musicale e sessuale. Oppure, come è accaduto a un
quindicenne, morire sotto un trattore in un gioco da mostrare online, variante
contemporanea di “correre a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile
morire. Tu chiamale, se vuoi, emozioni”.
La differenza è che le generazioni odierne sono già morte dentro. Colpevoli ? Solo di
plumbeo conformismo. Il resto, la riduzione a topi in gabbia che azionano la leva delle
emozioni, del consumo, della dissipazione di sé, è colpa nostra. Ecco perché non sappiamo
compiere il primo gesto di salvazione, reprimere il male ( che abbiamo rinunciato a
definire tale ) per poi curarlo. Dinanzi a un’emorragia, non si pensa a discutere, si cerca di
fermare il sangue. Dopo verranno diagnosi, prognosi, terapia. Il problema è che
l’emorragia – l’assenza di principi, valori, identità, giudizi su bene e male, – è innanzitutto
nostra. Perciò non la riconosciamo. Ogni rivolta conosce saccheggio e distruzione.
Anormale è rubare abiti non per coprirsi, ma capi firmati da sfoggiare, colonizzati dal
sistema di consumo ! Né è normale ignorare di essere in uniforme: un anti esercito in felpa
nera. Ignari sanculotti postmoderni che urlano a squarciagola “tutti odiano la polizia”,
come se nell’arcadia ideale che immaginano nei rari momenti di lucidità si possa fare a
meno di un ordine . I signorini annoiati non attaccano i veri santuari del potere: non lo
vogliono i mandanti – di cui la stragrande maggioranza non sospetta l’esistenza- il cui
scopo è diventare gestori dell’ esistente, non modificarlo, tanto meno abbatterlo.
Alcuni usano slogan mutuati dalla stagione di Greta Thunberg, ricomparsa per tacciare di
fascismo il governo italiano. Non serve risposta: non sanno, non capiscono, maranza, topi
e gretini. Con la G e con la C, una generazione devastata da chi è al potere, resa incapace di
comprendere che la sua mobilitazione è lo strumento di giochi sporchi: inconsapevoli,
sciamannati fantaccini incappucciati. Il rischio è doppio. Da un lato rafforzare chi invoca
solo repressione e getta allo sbaraglio altri giovani, quelli in uniforme ufficiale, per
conseguire tornaconti politici presso l’ opinione pubblica disorientata in una società
decomposta, ingiusta, i cui scoppi d’ ira sono febbri naturali. Dall’altro i burattinai di
maranza, topolini e gretini potrebbero vincere la loro partita, consistente, di fatto,
nell’aggravare il malessere: più immigrati, più disordine, più precarietà esistenziale e
sociale, più falsi “diritti”, senza toccare minimamente l’oligarchia al comando, finanza,

tecnologia, fondi, multinazionali, più ceti di servizio nella politica, nelle organizzazioni
transnazionali, nella sedicente cultura, nell’intrattenimento.
Panem et circenses, la formula romana per controllare le generazioni è sempre valida,
rafforzata dal soft power – il potere fintamente dolce che ci fa fare ciò che vuole – e dai
nudges, le spintarelle “gentili” dal medesimo scopo. Tutto teorizzato e poi realizzato.
Maranza, topi, gretini ( e non solo) ci cascano sempre. Altri chiedono legge e ordine
affinché tutto continui come prima. Triste baccanale degli “ultimi uomini” : “di tanto in
tanto un po' di veleno: ciò procura sogni piacevoli. E molto veleno alla fine, per morire
piacevolmente. Si lavora ancora, perché il lavoro è un intrattenimento. Ma si guarda bene
che l'intrattenimento non sia faticoso. Un'ideuzza per il giorno e un'ideuzza per la notte.
Noi abbiamo inventato la felicità, dicono gli ultimi uomini e ammiccano. “ Figuranti di una
rappresentazione, personaggi che non sanno di avere un autore.

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Data articolo:Tue, 20 Oct 2026 06:52:18 +0000
I pezzi miei a cura di Maurizio Blondet
Tredicenni lumpenproletari

Marx ed Engels avevano visto giusto sul lumpenproletariat: “prodotto passivo della putrefazione degli strati più bassi della vecchia società, gettato qua e là nel movimento… più pronto a farsi comprare per manovre reazionarie”.

Aveva visto giusto anche Pasolini sul conformismo volgare di certi antifascisti che volevano solo il consumo. Solo che ora siamo più in basso. Non cercano pace – distruggono – né liberazione dal lavoro – non lavorano – né emancipazione femminile – sono in gran parte musulmani – né una scuola migliore – la disertano o aggrediscono i docenti. Vogliono solo sentirsi furbi senza cervello, ribelli senza coraggio, rubando Armani e Vuitton.

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Data articolo:Tue, 20 Oct 2026 06:49:16 +0000

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