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#news #News maurizioblondet.it
non solo rinnovabili, come ha sostenuto la Schlein…
Quello che Bonelli &Co non vi dicono. La Germania ha più rinnovabili della Spagna ma prezzi più alti L’Italia ha più rinnovabili della Francia, ma prezzi più alti. Cosa hanno Germania e Italia meno di Francia e Spagna? Zero Nucleare! (Fonte Eurostat)
L'articolo La Spagna ha 7 centrali nucleari proviene da Blondet & Friends.
Domani sera, 21 Aprile, Trump leggerà alla Casa Bianca in diretta il brano biblico di 2 Cronache 7 (per chi non lo sapesse e non avesse inteso, è quello nel quale si racconta la dedicazione del Tempio di Gerusalemme da parte di Salomone).
2 1 Salomone ingaggiò settantamila uomini addetti a portare pesi, ottantamila scalpellini per lavorare sulle montagne e tremilaseicento sorveglianti.
2Salomone mandò a dire a Curam, re di Tiro: “Come hai fatto con mio padre Davide, al quale avevi spedito legno di cedro per la costruzione della sua dimora, fa’ anche con me. 3Ecco, ho deciso di costruire un tempio al nome del Signore, mio Dio, per consacrarlo a lui, così che io possa bruciare incenso aromatico davanti a lui, esporre sempre i pani dell’offerta e presentare olocausti mattina e sera, nei sabati, nei noviluni e nelle feste del Signore, nostro Dio. Per Israele questo è un obbligo perenne. 4Il tempio che io intendo costruire deve essere grande, perché il nostro Dio è più grande di tutti gli dèi. 5Ma chi avrà la capacità di costruirgli un tempio, quando i cieli e i cieli dei cieli non bastano per contenerlo? E chi sono io perché gli costruisca un tempio, anche solo per bruciare incenso alla sua presenza? 6Ora mandami un uomo esperto nel lavorare l’oro, l’argento, il bronzo, il ferro, filati di porpora, di crèmisi e di violetto, e che sappia eseguire intagli di ogni genere; egli lavorerà con gli altri artigiani che io ho in Giuda e a Gerusalemme, preparà ti da mio padre Davide. 7Mandami legno di cedro, di cipresso e di sandalo dal Libano. Io so, infatti, che i tuoi uomini sono abili nel tagliare gli alberi del Libano. Ora i miei uomini si uniranno ai tuoi 8per prepararmi legno in grande quantità , perché il tempio che intendo costruire deve essere grande e stupendo. Ecco, a quanti abbatteranno e taglieranno gli alberi io darò grano per vettovagliamento; ai tuoi uomini darò ventimila kor di grano, ventimila kor d’orzo, ventimila bat di vino e ventimila bat d’olio”.
L'articolo Trump vuole ricostruire il Tempio… proviene da Blondet & Friends.
Viviamo tempi totalitari, difficili da identificare perché diversi da tutti i modelli passati. Cambia il metodo, non la sostanza.
La definizione più pregnante di totalitarismo è di Hannah Arendt: una forma politica che distrugge le tradizioni e l’ordine sociale esistente, perseguendo il dominio totale sugli individui, estendendo il controllo all’intera vita privata.
Il dominio diventa un fine a se stesso ma ha adesso l’astuzia di farsi largo non con la forza bruta, la pura repressione o l’indottrinamento diretto, bensì attraverso la seduzione, l’ipnosi collettiva, il convincimento di massa per ripetizione del messaggio, in cui convergono psicologia, intrattenimento, spettacolo, pubblicità .
Il politologo Joseph Nye lo chiamò soft power, potere dolce, soffice, o anche smart power, furbo; i dominanti conseguono i loro obiettivi attraverso l’attrazione, la seduzione più che con la coercizione.
È il grande successo del neoliberismo e della società dei consumi. Lo intuì la stessa Arendt, secondo la quale il totalitarismo vuole conquistare l’anima delle sue vittime.
“Il suddito ideale non è il nazista convinto oppure il comunista convinto, ma la persona per la quale non c’è più differenza tra realtà e finzione, tra il vero e il falsoâ€.
Il ritratto dello zombie contemporaneo. Conta conquistare la mente per indurla a compiere scelte, praticare condotte, seguire credenze volute dal potere.
Uno dei meccanismi è il cosiddetto nudging. Nudge significa colpetto, spintarella. Quella che deve condurre in maniera inavvertita alle idee, ai comportamenti, alle visioni dell’esistenza volute dal Dominio.
La teoria fa parte dell’economia comportamentale, la disciplina che pone al servizio del liberismo la psicologia comportamentista introdotta da Burrhus Skinner e John Watson: alterare il comportamento attraverso la conoscenza e la manipolazione dei meccanismi psichici.
Watson affermò: datemi una dozzina di bambini e un ambiente organizzato secondo i miei principi, e sarò in grado di farne un medico, un avvocato, un artista, un imprenditore o un delinquente.
Il comportamentismo, basato sul meccanismo stimolo – reazione, rappresenta gli esseri umani come apparati puramente reattivi, che rispondono agli stimoli come alla pressione di un bottone.
La novità del nudge, “la spinta gentile†è che condiziona, ossia manipola l’essere umano, inducendolo a comportamenti prevedibili – quelli voluti dal potere- senza coercizione diretta.
I pungoli, sostengono i due teorici- l’economista Richard H. Thaler e lo psicologo Cass R. Sunstein, “non sono ordiniâ€. L’obiettivo, spiegano, è “spingere le persone a scegliere meglio, salvaguardando la loro salute e, come fine ultimo, migliorare il benessere collettivoâ€-
La scelta dei fini , la definizione di bene e male, i valori da accogliere e quelli da respingere, l’equivoca definizione di benessere, restano in capo ai persuasori. La forma perfetta di soft power, totalitarismo mascherato dietro l’apparenza bonaria.
I sostenitori del nudge affermano che il sistema “fa leva sui bias cognitivi (gli errori sistematici di giudizio in cui incorriamo) per indurre e persuadere gli individui a modificare il proprio comportamento†sia pure “in maniera prevedibile e non coercitivaâ€.
Chi decide che una mia idea, principio o decisione è frutto di un bias (cioè di una distorsione), mentre quella proposta dal nudge è giusta?
Gli inventori definiscono il nudge una forma di paternalismo libertario, una “leggera†spinta verso il comportamento “correttoâ€. Puro soft power, e, per quanto attiene il paternalismo, una rivalutazione surrettizia dopo decenni in cui è stato attaccato come residuo oscurantista, limitazione intollerabile della libertà individuale.
Risultato, un totalitarismo di nuovo conio, gentile nella forma, inflessibile nei fatti. Il meccanismo è riduzionista: gli esseri umani sono naturalmente attratti dalle scelte che comportano meno rischi, che rafforzano le precedenti convinzioni, che sono preferite dalla maggioranza.
Il gatto si morde la coda: quelle convinzioni, quelle maggioranze sono costruite, imposte dal soft power. Michel Clouscard lo chiamò capitalismo della seduzione, vigilato dalla sorveglianza tecnocratica h.24 (Shoshana Zuboff).
La tesi è che ci sia bisogno di un pungolo, la spinta gentile che “indirizzi verso la scelta giustaâ€.
Ossia riconosce la volontà di influenzare ogni nostra azione – a fin di bene, s’intende! – ammettendo che gran parte dell’esistenza è programmata, decisa, organizzata da un potere esterno, apparentemente benevolo, una Gran Madre che ci guida e sorveglia ma a nostro vantaggio.
La verità è opposta: il sistema nudge è un potente indottrinamento che modifica il pensiero. Oltre la sorveglianza, oltre la propaganda tradizionale, la governance globale plasma pensieri, parole, scelte.
L’uso della tecnic “nudgeâ€, l’applicazione strategica della psicologia comportamentale, dell’analisi dei dati e della manipolazione digitale sono onnipresenti.
Il nudging è diventato un’architrave dell’influenza sui singoli e la società , con l’uso deliberato di segnali psicologici, informativi, tecnologici che orientano in modo sottile senza coercizione palese o obblighi espliciti, sfruttando l’emotività e l’irrazionalità dei processi decisional
Rende operativa l’â€architettura delle scelteâ€: i decisori politici, i progettisti aziendali, gli ingegneri algoritmici organizzano la realtà in modo che un’opzione diventi il percorso più semplice, più visibile, più emotivamente accattivante.
La governance comportamentale è l’uso sistematico della scienza comportamentale, dell’analisi dei dati e della progettazione psicologica per orientare le scelte. Opera integrando segnali sottili, dalle impostazioni predefinite nelle politiche pubbliche ai grandi sistemi di comunicazione digitale.
Include l’inquadramento emotivo, le norme sociali, la ricompensa e la penalità , la personalizzazione algoritmica. Plasma le decisioni a livello subconscio, sfruttando la psicologia, le neuroscienze, la raccolta ed elaborazione di dati finalizzati a generare risultati sociali prevedibili.
La conseguenza è una forma di controllo soft, che determina un sistema di orientamento collettivo verso scelte programmate che preservano l’apparenza della libertà .
Il Nudge e la governance comportamentale (Behavioral Governance) sono guidati tecnologicamente attraverso l’integrazione di dati digitali e apporti dell’Intelligenza Artificiale, tra cui algoritmi che personalizzano le “spinte†utilizzando sofisticate analisi in tempo reale.
Governi e aziende utilizzano modelli predittivi, messaggi mirati individualmente e sistemi organizzati di coinvolgimento per affinare la persuasione, dall’assunzione di farmaci agli orientamenti politici e civili, sino alla vendita di prodotti e la generalizzazione di comportamenti.
La tecnologia nudge è la faccia nascosta del controllo digitale: preserva la percezione della libera scelta, sfruttando silenziosamente i pregiudizi cognitivi per produrre i risultati desiderati.
Ciò la rende altamente efficace nel plasmare il comportamento, ma assai pericolosa in termini di autonomia, consapevolezza, libertà . Tra i motori del sistema nudge, organizzato in centinaia di unità di analisi, insieme con gli apparati riservati dei governi e i giganti tecnologici, spicca l’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico .
Nel 2024 sono state identificate oltre duecento unità coordinate di analisi comportamentale, “con l’obiettivo di promuovere l’apprendimento condiviso sulle intuizioni comportamentali.
“L’utilizzo della tecnologia nudge da parte di governi, organizzazioni internazionali, giganti tecnologici e finanziari è sistematico. Rappresenta la normalizzazione della persuasione inconsapevole entro un’architettura psicologica occulta, in cui le varie articolazioni del potere perseguono la conformità della popolazione non con il libero dibattito o l’obbligazione violenta, ma per mezzo della progettazione mentale.
Nudge è l’eufemismo che designa la governance comportamentale, cioè la dipendenza implicita dalla volontà del potere.
La comunicazione passa da un linguaggio partecipativo a uno dolcemente assertivo ( “oggi vaccineremo tuo figlio†invece di “vorresti vaccinare tuo figlio oggi?â€) che aumenta l’aderenza alle norme. Costante è l’uso di “messaggeri fidati†(i testimonial della pubblicità ), fonti familiari e figure sociali prestigiose, operatori sanitari, esperti, leader della comunità , per aumentare la fiducia nel messaggio, elemento decisivo per il suo accoglimento. Colossi come Google o YouTube elaborano algoritmi di targeting comportamentale per declassare i contenuti che contraddicono le narrazioni dominanti, amplificando i contenuti in grado di rafforzare il messaggio nudge. Non mancano specialisti di “pre-bunking†incaricati di mettere preventivamente in guardia dalle narrazioni sgradite, l’anticipazione difensiva dell’influenza.
Il sistema prevede la realizzazione di campagne pubblicitarie emotivamente orientate, tese di volta in volta a invocare il dovere della comunità , la protezione o i sensi di colpa. È l’aggiornamento della tecnica del rinforzo del condizionamento operante nel behaviorismo. Governi, aziende e ONG utilizzano la tecnologia nudge, l’analisi dei dati e la progettazione digitale per manipolare il processo decisionale, preservando l’illusione della libera scelta. L’ascesa del nudge segnala una profonda evoluzione delle strategie di governance delle “democrazie†occidentali verso il controllo sociale con il metodo della manipolazione ingegnerizzata della percezione.
Le istituzioni postmoderne governano non attraverso la legge, la ragione o il dibattito, ma con l’influenza subconscia e il condizionamento algoritmico. Questo cambiamento erode il consenso informato, indebolisce l’autonomia e opacizza il confine tra governance e mistificazione.
In una società improntata dall’ingegneria comportamentale, il problema è combattere le convinzioni silenziosamente prodotte, in cui gli individui scambiano emozioni programmate per certezze, riflessi plasmati dal potere per pensiero indipendente.
I nudges trasportano in un Paese dei Balocchi simile a quello delle Avventure di Pinocchio. Trasformati per ignoranza e inconsapevolezza in asinelli, i suoi incauti abitanti finirono venduti sul mercato.
https://sadefenza.blogspot.com/2026/04/il-dopo-orban-e-meglio-di-orban.html
L'articolo Nudge, il totalitarismo gentile proviene da Blondet & Friends.
Una vera bomba arrivata dall’Ungheria, e una nuova sberla all’UE di von der Leyen e a tutti i leader europei che si rallegravano della sconfitta di Orbán!
Nel nuovo Parlamento, tre partiti patriottici si sono riuniti per la prima volta in consultazione:
Tisza (Magyar, che ha vinto le  elezioni) + Mi Hazánk (La Nostra Patria, partito nazionalista di László Toroczkai) + Fidesz-KDNP (Orbán). Zero socialisti, zero comunisti, zero ecologisti
Hanno trovato un consenso su diversi punti, e il più forte è questo:
«Per la prima volta nella storia ungherese, tutti i rappresentanti (deputati) dovranno prestare giuramento sulla Sacra Corona d’Ungheria.»
Perché è enorme?
La Sacra Corona d’Ungheria (Szent Korona) non è solo una corona reale. È il simbolo ultimo della nazione ungherese da oltre 1000 anni: ha servito a incoronare tutti i re d’Ungheria.
Rappresenta la continuità storica, la sovranità e l’identità ungherese (non solo la repubblica attuale).
Nella tradizione ungherese, la Corona è quasi «sacra»: incarna l’Ungheria stessa.
Fino ad ora, i deputati prestavano giuramento sulla Costituzione. Qui, dovranno giurare fedeltà alla Corona! È un gesto ultra-tradizionalista e nazionalista. Invia un messaggio chiaro: «Torniamo alle radici storiche dell’Ungheria, non ci lasciamo diluire dall’UE o dal progressismo.»
La sinistra, priva di rappresentanti nel Parlamento di Budapest, e la Ue hanno fatto festa per la vittoria di Péter Magyar. Però lui chiede di levare le sanzioni alla Russia e stoppa l’allargamento dell’Unione all’Ucraina, alla quale non darà soldi. Che sberla ai compagni.
Péter Magyar meglio di Viktor Orbán? Forse, ma a quanto pare non nel senso auspicato dai tanti che ieri si sono spellati le mani per la caduta di colui che ha guidato l’Ungheria per 16 anni. Se si leggono i commenti di queste ore, pare che a Budapest sia finito un regime totalitario, ma le cose non stanno esattamente così. Premesso che non ho grandi ricordi di dittatori cacciati a furor di voti: Ceausescu, tanto per rimanere in area, fu liquidato da una rivolta popolare e fucilato subito dopo, e così pure è capitato a Gheddafi
Al contrario, Orbán ha perso le elezioni e come si usa nelle democrazie, ancorché invise all’Europa e ai radical chic, si è fatto da parte, riconoscendo la sconfitta.
La sinistra, priva di rappresentanti nel Parlamento di Budapest, e la Ue hanno fatto festa per la vittoria di Péter Magyar. Però lui chiede di levare le sanzioni alla Russia e stoppa l’allargamento dell’Unione all’Ucraina, alla quale non darà soldi. Che sberla ai compagni.
Péter Magyar meglio di Viktor Orbán? Forse, ma a quanto pare non nel senso auspicato dai tanti che ieri si sono spellati le mani per la caduta di colui che ha guidato l’Ungheria per 16 anni. Se si leggono i commenti di queste ore, pare che a Budapest sia finito un regime totalitario, ma le cose non stanno esattamente così. Premesso che non ho grandi ricordi di dittatori cacciati a furor di voti: Ceausescu, tanto per rimanere in area, fu liquidato da una rivolta popolare e fucilato subito dopo, e così pure è capitato a Gheddafi
Al contrario, Orbán ha perso le elezioni e come si usa nelle democrazie, ancorché invise all’Europa e ai radical chic, si è fatto da parte, riconoscendo la sconfitta.
https://sadefenza.blogspot.com/2026/04/il-dopo-orban-e-meglio-di-orban.html
L'articolo L’Ungheria presta giuramento… alla Corona. proviene da Blondet & Friends.
L’accordo tra la #Meloni–#Zelensky con il consenso di #Mattarella sulla co-produzione dei droni da inviare sul territorio russo é tacitamente un atto di guerra… Una dichiarazione di guerra extraparlamentare, in aperta violazione della Costituzione.
Ovvio che non ne parli la stampa (servile e a 90° al servizio della Nato) ma l’avviso russo dato dal Ministero della Difesa del Cremlino, con tanto di indirizzi in Piemonte, Lombardia e Veneto sui siti produttivi individuati che diventano, per il diritto internazionale, obiettivi legittimi, vanno presi sul serio e non derubricati a propaganda.
Stiamo entrando in guerra con la Russia per scelte criminali di politici incoscienti; occorre una mobilitazione immediata per fermare questa follia. L’accordo va revocato: l’Italia stia fuori dalla guerra. Via Biljana Stojanovic
Come la metttono i media:
Mosca ha diffuso nomi e indirizzi di aziende europee che sostiene siano coinvolte nella produzione di componenti per l’Ucraina. Una mossa che segna un salto nella pressione sulle filiere industriali legate al sostegno militare a Kyjiv
La pubblicazione da parte russa di elenchi di aziende europee coinvolte nella produzione o fornitura di componenti per droni destinati all’Ucraina segna un nuovo salto della campagna ibrida della Russia all’Occidente. In un post su Telegram, il ministero della Difesa russo ha diffuso mercoledì nomi e indirizzi di imprese attive nella catena di approvvigionamento dei sistemi senza pilota, accompagnando la lista con la definizione implicita di potenziali obiettivi. Una linea poi rilanciata pubblicamente su X da Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, che ha ribadito come tali aziende possano essere considerate bersagli legittimi in quanto parte dello sforzo bellico ucraino.
La mossa si inserisce in una strategia comunicativa che combina pressione politica e deterrenza psicologica. Non è la prima volta che Mosca individua infrastrutture industriali europee come parte indiretta del conflitto, ma è la prima occasione in cui la pubblicazione scende a livello di dettaglio operativo, includendo indirizzi fisici di siti produttivi distribuiti in diversi Paesi.
La tempistica appare tutt’altro che casuale. Il segnale implicito di Mosca arriva infatti dopo l’annuncio di Berlino di un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina da circa 4 miliardi di euro, concentrato in particolare su sistemi di difesa aerea e droni. E dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno reso noto, mercoledì, di star valutando un progetto congiunto di produzione di droni militari, segnando un ulteriore passo verso una cooperazione industriale strutturata nel settore della difesa.
Tra le realtà citate dal governo russo figurano alcune piccole e medie imprese italiane attive nella produzione di componenti per l’aviazione leggera e motori a pistoni, tecnologie tipicamente dual use: CMD Avio (Caserta), MWfly (Garbagnate Milanese), EpaPower (nel Novarese) e Gilardoni (Mandello del Lario) vengono indicate come possibili fornitori di elementi impiegati nella catena industriale dei droni ucraini. Le imprese coinvolte – nelle «avventure criminali» del governo ucraino, secondo la narrazione dell’ambasciata russa a Roma – non sono grandi contractor militari, ma attori della filiera tecnologica civile che può essere riconvertita in ambito difensivo. Proprio questa natura ibrida rende il settore particolarmente sensibile e difficile da delimitare in termini giuridici e strategici.
Sul piano politico, la pubblicazione russa arriva in parallelo a un rafforzamento della cooperazione tra Italia e Ucraina, che hanno ribadito l’intenzione di costruire un partenariato industriale stabile nel settore della difesa nell’incontro tra il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il presidente ucraino  Volodymyr Zelensky e Rustem Umerov, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale ucraino. Una nota diffusa dopo l’incontro menziona esplicitamente una futura collaborazione che includerà sistemi senza pilota, difesa aerea, munizioni, cybersecurity e protezione delle infrastrutture critiche. Il cuore del progetto è la creazione di un quadro strutturato di cooperazione strategica, già informalmente definito Drone Deal, pensato per sviluppare co-produzione, ricerca congiunta e investimenti industriali nel medio-lungo periodo.
È proprio l’intersezione tra queste due dinamiche – espansione della cooperazione industriale euro-ucraina e crescente identificazione delle catene di approvvigionamento come bersagli strategici da parte russa – a definire il nuovo livello del conflitto. Non si tratta più soltanto di sostegno militare a distanza, ma di una progressiva integrazione tra industria della difesa europea e apparato bellico ucraino.
In questo contesto, la linea tra produzione civile e militare si assottiglia ulteriormente. Le tecnologie dei droni, in particolare, rappresentano il punto di convergenza: sistemi relativamente economici, rapidamente producibili e basati su componentistica diffusa, spesso proveniente da aziende non tradizionalmente militari.
Mosca sta cercando di trasformare la geografia del rischio, in maniera coerente con la sua narrativa secondo cui l’Europa è già parte della guerra. Almeno sul piano della pressione informativa, della cybersicurezza e della vulnerabilità delle filiere produttive. Lo conferma una nota dell’ambasciata russa a Roma diffusa venerdì, secondo cui l’Ucraina starebbe «cercando con tutte le forze di coinvolgere i Paesi europei e di provocare così la terza guerra mondiale, con tutto ciò che ne consegue».
L'articolo La Meloni è entrata in guerra con la Russia proviene da Blondet & Friends.
Riepilogo:
Due motovedette iraniane aprono il fuoco su una petroliera vicino all’Oman
Venerdì: Porto di Hormuz aperto; Sabato: Porto di Hormuz chiuso
Forze iraniane aprono il fuoco su una petroliera
L’UK Maritime Trade Operations (UKMTO) riferisce che una petroliera è stata “avvicinata da 2 motovedette delle Guardie Rivoluzionarie, senza alcun contatto via radio, e poi bersagliata dal fuoco”.
Immagina che il Presidente Trump stia per infuriarsi su Truth Social. Si può anche presumere che i canali informali e i colloqui dietro le quinte non stiano andando bene se un incidente come questo si è verificato prima dei negoziati tra Stati Uniti e Iran del fine settimana.
Il Wall Street Journal riporta che il punto di strozzatura marittima più importante del mondo è di nuovo chiuso al transito commerciale.
Circa 20 navi in ​​attesa di entrare nel Golfo Persico attraverso il punto di strozzatura marittima sono tornate indietro verso l’Oman dopo che l’esercito iraniano ha dichiarato nuovamente la chiusura del canale, nel contesto del blocco statunitense dei porti iraniani.
Anche la comunità OSINT su X segnala la chiusura dello Stretto di Hormuz…
A quanto pare, le navi erano pronte a pagare 2 milioni di dollari di pedaggio alle Guardie Rivoluzionarie iraniane per poter transitare, ma gli avvisi radio indicavano la chiusura dello stretto.
Il Wall Street Journal riporta:
“Ora stanno tornando indietro perché le Guardie Rivoluzionarie stanno inviando messaggi radio che segnalano la chiusura dello stretto”, secondo quanto affermato da un armatore di Hong Kong con una nave portacontainer in attesa di attraversarlo.
Durante la notte, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha scritto su X che le affermazioni “false” del presidente Trump non aiuteranno nei negoziati tra Stati Uniti e Iran…
“Il presidente degli Stati Uniti ha fatto sette affermazioni in un’ora, tutte false.
Non hanno vinto la guerra con queste bugie e certamente non otterranno nulla nemmeno nei negoziati.
Con il protrarsi del blocco, lo Stretto di Hormuz non rimarrà aperto.”
” Il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz avverrà secondo la “rotta designata” e con “l’autorizzazione iraniana”.
L’apertura o la chiusura dello Stretto e le relative normative saranno determinate sul campo, non dai social media.
La guerra mediatica e la manipolazione dell’opinione pubblica sono elementi importanti della guerra, e la nazione iraniana non si lascia influenzare da questi stratagemmi. Leggete le notizie reali e accurate sui negoziati nella recente intervista al portavoce del Ministero degli Esteri.
In precedenza, il Presidente Trump aveva affermato che i colloqui di pace con l’Iran stavano facendo progressi e sarebbero proseguiti durante il fine settimana.
“Abbiamo ricevuto delle buone notizie 20 minuti fa, ma sembra che le cose in Medio Oriente con l’Iran stiano andando molto bene”, ha detto Trump ai giornalisti in viaggio verso Washington a bordo dell’Air Force One, secondo quanto riportato da MS Now. “Lo sapremo tra un po’. Stiamo negoziando durante il fine settimana”.
Trump ha affermato che una delle questioni principali è il recupero del materiale del programma nucleare iraniano, che, a suo dire, gli Stati Uniti rimuoveranno dopo la firma di qualsiasi accordo.
«Forse non lo prolungherò, ma il blocco resterà . Ma forse non lo prolungherò, quindi avremo un blocco e, sfortunatamente, dovremo ricominciare a sganciare bombe», ha detto Trump.
Le probabilità di Polymarket che il traffico nello Stretto di Hormuz torni alla normalità entro la fine di aprile hanno subito forti oscillazioni nelle ultime 24 ore, raggiungendo il picco del 64% venerdì mattina dopo l’annuncio dell’Iran di aver riaperto il canale, per poi scendere al 32% in seguito all’annuncio iraniano della chiusura del punto di strozzatura marittima sabato mattina.
Il traffico nello Stretto di Hormuz tornerà alla normalità entro la fine di aprile?
Sì 33% · No 68%
Visualizza il mercato e gli scambi completi su Polymarket
Ecco le ultime notizie dal Medio Oriente:
Situazione dello Stretto di Hormuz
L’Iran ha riaperto lo Stretto di Hormuz venerdì al traffico commerciale durante un cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Hezbollah in Libano (BN) (BN)
L’Iran ha rapidamente invertito la rotta sabato mattina, reintroducendo le restrizioni sullo Stretto di Hormuz dopo che gli Stati Uniti hanno dichiarato che non avrebbero posto fine al blocco delle navi legate all’Iran (AP) (SMP) (WSJ)
Le forze iraniane hanno annunciato che il controllo sullo Stretto di Hormuz è tornato al suo stato precedente sotto la stretta amministrazione e supervisione iraniana (NS8) (AFP)
Circa 20 navi in ​​fila per attraversare lo Stretto di Hormuz stavano tornando verso l’Oman dopo che l’esercito iraniano ha dichiarato che la via navigabile era di nuovo chiusa (WSJ)
Attività di navigazione
L'articolo Motovedette iraniane aprono il fuoco su una petroliera mentre la chiusura del porto di Hormuz scatena il caos marittimo proviene da Blondet & Friends.
di Tyler Durden – Venerdì 17 apr 2026 – 23:20
Il FaceBook attualmente noto come Meta per un’impresa fallita che ha incenerito quasi $ 100 miliardi in contanti per la sua trasformazione fallita in un hub di realtà virtuale mentre licenzia migliaia, è di nuovo lì.
Come abbiamo previsto qualche settimana fa, Meta – che inspiegabilmente non ha ancora cambiato il suo nome in libro AI – procederà con la prima ondata di licenziamenti di massa prevista per quest’anno il 20 maggio, con altri in arrivo in seguito, ha riferito Reuters citando fonti.
Il proprietario di Facebook e Instagram licenzierà circa il 10% della sua forza lavoro globale, o quasi 8.000 dipendenti, in quel round iniziale, poiché scambia l’organico per le GPU.
E questo è solo l’inizio: l’azienda sta pianificando ulteriori licenziamenti nella seconda metà dell’anno, anche se i dettagli di quei tagli, tra cui data e dimensioni, devono ancora essere determinati e dipenderanno da quanto più denaro Meta brucia nel suo esperimento per dimostrare che l’IA genererà effettivamente un flusso di cassa positivo.
Il mese scorso, Reuters â ha riferito che la società stava pianificando di licenziare il 20% o più della sua forza lavoro globale.
I licenziamenti di Meta quest’anno saranno i più significativi del gigante dei social media da una ristrutturazione tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 che ha soprannominato l'”anno di efficienza”, quando ha eliminato circa 21.000 posti di lavoro. A quel tempo, il titolo di Meta era in caduta libera e la società stava lottando per correggere le ipotesi di crescita dell’era COVID che alla fine si sono dimostrate insostenibili. Si ritroverà presto di nuovo nello stesso buco.
La società con sede a Menlo Park impiegava quasi 79.000 persone al 31 dicembre.
Il CEO Mark Zuckerberg ha pompato centinaia di miliardi di dollari in AI mentre cerca di rimodellare drasticamente il core business della sua azienda intorno alla tecnologia, che deve ancora generare rendimenti materiali proporzionali alla massiccia spesa capex. Nella sua ultima chiamata agli utili, META ha alzato la sua guidance capex 2026 a un record di $ 115-$ 135 miliardi, più del doppio degli anni precedenti, e drasticamente più di qualsiasi cosa META ha speso durante il picco della sua fase di realtà virtuale.
Meta non è solo: Amazon ha recentemente tagliato 30.000 dipendenti aziendali, rappresentando quasi il 10% dei suoi lavoratori dei colletti bianchi, mentre a febbraio la società fintech Block ha licenziato quasi la metà del suo personale. In entrambi i casi, i dirigenti hanno legato i tagli ai guadagni di efficienza derivanti dall’intelligenza artificiale. Naturalmente, nessuno in realtà pensa a come i licenziamenti di massa del lavoro meglio pagato negli Stati Uniti – Informazioni – avranno un impatto sulla domanda finale di intelligenza artificiale se tra qualche anno, i lavoratori americani (ex) meglio pagati stanno lottando per pagare il loro affitto di San Fran, per non parlare del pagamento dell’ultimo chatbot du jour.
Layoffs.fyi, un sito web che monitora i tagli di posti di lavoro tecnologici in tutto il mondo, ha riferito che 73.212 dipendenti hanno perso il lavoro finora quest’anno. Per tutto il 2024, la cifra era di 153.000.
Mentre META è in una posizione finanziaria più confortevole ora di quanto non fosse durante le purghe 2022/23, i dirigenti prevedono un futuro di minor numero di livelli di gestione e maggiore efficienza â portata da lavoratori assistiti dall’IA. Supponendo che ovviamente la bolla dell’IA non scoppi prima poiché il mercato si rende conto che i trilioni di promesse di spesa da parte di OpenAI non si concretizzeranno mai.
Le azioni di Meta sono in crescita del 3,68% dall’inizio dell’anno, anche se sono in calo rispetto a un livello record raggiunto la scorsa estate. L’anno scorso, ha generato più di $ 200 miliardi di entrate e ha raggiunto un profitto di $ 60 miliardi nonostante la spesa fuori misura per l’intelligenza artificiale.
In una replica della sua catastrofica incursione nella realtà virtuale, nelle ultime settimane, Meta ha riorganizzato i team nella sua divisione Reality Labs e trasferito ingegneri da tutta l’azienda in una nuova organizzazione “Applied AI†incaricata di accelerare lo sviluppo degli agenti di intelligenza artificiale â che può scrivere codice e svolgere compiti complessi in modo autonomo; aspettatevi che questo perno in qualsiasi cosa sia la parola d’ordine dell’IA del giorno.
L'articolo Meta procede alla prima ondata di licenziamenti di massa il 20 Maggio mentre elimina il 10% dei suoi lavoratori proviene da Blondet & Friends.

Matteo D’Amico
La vera religione del presidente statunitense Donald Trump è l'”israelismo” piuttosto che il cristianesimo, ha affermato il giornalista e podcaster conservatore Tucker Carlson, criticando le politiche del presidente in Medio Oriente.
Carlson ha rilasciato queste dichiarazioni in risposta alle controverse affermazioni fatte da Trump nel corso dell’ultima settimana, tra cui gli attacchi a Papa Leone XIV e i post in cui si ritraeva come una figura cristologica.
Lunedì, Trump ha descritto il pontefice nato negli Stati Uniti come “debole” e “terribile per la politica estera” dopo che il papa aveva definito “veramente inaccettabile” la minaccia di Trump di distruggere la civiltà iraniana e aveva affermato che Gesù “non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra, ma le respinge”.
Nel suo programma, Carlson ha sostenuto che gli Stati Uniti avevano lanciato la guerra contro l’Iran “per conto di Israele” e “su istigazione di Israele”.
«Qual è, onestamente, la religione di Donald Trump? Non è certo il cristianesimo. È l’israelismo. È la difesa di Israele», ha affermato Carlson, aggiungendo che il sostegno allo Stato ebraico è diventato una «religione civica» del governo americano.
Ha descritto i post di Trump sui social media come “iconografia” e “tentativi di lanciare un messaggio sulla fede”, che “in realtà non si traducono in teologia”.
Trump ha condiviso un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che lo ritraeva come una figura ammantata intenta a curare un uomo costretto a letto, affiancato da aquile, aerei da combattimento e militari statunitensi, con la Statua della Libertà e la bandiera americana sullo sfondo. In seguito ha cancellato il post, affermando che era stato mal interpretato dai media delle “notizie false” .
Carlson ha affermato che le azioni di Trump equivalevano a una “derisione di Dio da parte di un leader terreno” e ha elogiato l’ex deputata statunitense Marjorie Taylor Greene, che ha definito il post “più che blasfemia” e “espressione dello spirito dell’Anticristo”.
Il vicepresidente statunitense JD Vance, che è cattolico, si è schierato dalla parte di Trump, sostenendo che è “molto importante che il papa sia cauto quando parla di questioni teologiche”.
Diversi alti funzionari statunitensi hanno fatto ricorso a immagini religiose per giustificare la guerra con l’Iran, con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth che ha esortato gli americani a pregare per la vittoria “nel nome di Gesù Cristo”. (Fonte: “Russia Today”, 16 aprile 2026)

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Dietro le quinte
Roberto Vivaldelli – 16 Aprile 2026 – 00:15

(YouTube/New York Post – Imagoeconomica)
L’attacco senza precedenti del presidente Donald Trump contro Papa Leone XIV, scatenato da una disputa sulla guerra contro l’Iran, non rappresenta un fulmine a ciel sereno. È piuttosto l’esito visibile, tra le altre cose, di una tensione sotterranea di cui poco si parla e che attraversa l’amministrazione repubblicana fin dal primo giorno del secondo mandato – e che, a ben vedere, affonda le sue radici nella storia stessa della politica statunitense. Si tratta di un confronto silenzioso ma sempre più aspro tra il mondo cattolico e una Casa Bianca sempre più influenzata da posizioni evangelico-millenariste.
Per comprendere la frattura attuale tra il Pontefice e il presidente americano, infatti, non basta guardare alle ultime settimane. Occorre risalire a un’immagine diventata virale: la preghiera nella Sala Ovale. In quell’occasione, alcuni pastori evangelici, con le mani appoggiate sul presidente Trump, invocarono esplicitamente la benedizione divina per la vittoria degli Stati Uniti in una guerra totale contro l’Iran. L’evento, ampiamente documentato sui social, fu organizzato da Paula White Cain, storica figura del movimento cristiano conservatore pro-Trump, sostenitrice della teologia della prosperità e di una lettura in definitiva apocalittica della politica estera.
Questo episodio non è folkloristico: segna lo spostamento ideologico dell’amministrazione da un realismo di matrice cattolica a una visione escatologica che interpreta il conflitto mediorientale – in particolare contro l’Iran sciita – come parte di una sorta di piano divino. Ne è un plastico esempio il sermone tenuto il 1° marzo 2026 da John Hagee, fondatore di Cristiani Uniti per Israele: «Profeticamente, siamo proprio al momento giusto». Il pastore pregò affinché «Dio Onnipotente venga portato sul campo di battaglia e che i nemici di Sion e i nemici degli Stati Uniti possano essere distrutti davanti ai nostri occhi». Per molti evangelici conservatori, proteggere Israele e combattere l’Iran non è soltanto una scelta geopolitica, ma un preciso dovere escatologico. È proprio tale visione apocalittica che Papa Leone XIV ha contestato apertamente.
Dopo che il presidente Trump aveva minacciato di “cancellare un’intera civiltà †e di ricorrere all’arma atomica – un’ipotesi che avrebbe portato l’umanità sull’orlo del baratro – il Pontefice ha dichiarato con fermezza: «Oggi come tutti sappiamo c’è stata anche questa minaccia contro tutto il popolo dell’Iran e questo veramente non è accettabile». Parole che si sono sommate a quanto, nella Domenica delle Palme, aveva detto sempre Papa Leone XIV citando il profeta Isaia (1,15): «Gesù non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra, ma le respinge, dicendo: “Anche se molte preghiere fate, io non vi ascolterò, perché le vostre mani sono piene di sangueâ€Â». E aveva aggiunto: «Gesù è il Re della Pace, che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra. Egli non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra, ma le respinge».
Si trattava, anche in quel caso, di una critica diretta all’amministrazione Trump, e in particolare al Segretario alla Guerra Pete Hegseth, che aveva invocato Dio promettendo che l’esercito americano avrebbe portato «morte e distruzione dall’alto» in Iran. Parole che riecheggiavano quelle di altri esponenti evangelici e neoconservatori favorevoli alla guerra, come l’ambasciatore in Israele Mike Huckabee e i senatori Ted Cruz e Lindsey Graham – un copione già visto nel 2003 con l’Iraq. In questo clima di crescente tensione, assume un rilievo particolare la figura del cattolico più influente dell’amministrazione: il vicepresidente JD Vance.
Convertitosi al cattolicesimo nel 2019, Vance rappresenta potenzialmente l’unico ponte credibile tra la Casa Bianca e il magistero pontificio. Finora, verosimilmente per ragioni di pura sopravvivenza politica, Vance ha scelto di allinearsi pubblicamente alla linea del presidente, arrivando a invitare il Vaticano «ad attenersi alle questioni morali» e a non interferire nelle scelte di politica estera. Uscita a vuoto? Sì, e peraltro ben difficilmente sottoscrivibile. Tuttavia, non va sottovalutato il ruolo che Vance sta svolgendo dietro le quinte. È stato proprio lui a guidare i delicati negoziati di Islamabad con l’Iran, negoziati finora falliti (tanto che c’è chi ha visto in quella “missione impossibile” una polpetta avvelenata ai danni del vicepresidente) ma che – secondo fonti diplomatiche – potrebbero riprendere a breve.
In un’amministrazione sempre più incline a una deriva messianico-radicale, a oggi Vance rimane forse l’unico alto funzionario in grado di porre un freno razionale a una escalation che potrebbe rivelarsi catastrofica. Vance ha dunque una responsabilità storica, per il Gop: impedire che questa frattura tra evangelici militanti e cattolici moderati si trasformi in una ferita aperta all’interno del Partito Repubblicano. Una deriva del genere non rischierebbe soltanto di compromettere le performance del partito alle prossime elezioni di midterm, ma potrebbe indebolire strutturalmente il Gop nel lungo periodo, alienando quell’elettorato cattolico conservatore che, negli ultimi anni, è diventato sempre più decisivo per le vittorie repubblicane.
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Guerra contro l’Iran: – Cessate il fuoco in Libano, – Riapertura dello Stretto di Hormuz, – Proseguono i colloqui
L’8 aprile 2026 la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato un cessate il fuoco:
Il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha mediato i negoziati, ha dichiarato mercoledì mattina che il cessate il fuoco è entrato in vigore immediatamente.
… Trump ha affermato di aver accettato di “sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran per un periodo di due settimane” se Teheran acconsentirà alla riapertura dello Stretto di Hormuz, una rotta marittima vitale per il petrolio e altre esportazioni dal Golfo.
… L’Iran ha accettato di consentire il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz per due settimane, con il loro passaggio coordinato dalle forze armate iraniane.
Purtroppo, un problema ha impedito la piena attuazione del cessate il fuoco:
Secondo Sharif, il cessate il fuoco entrerà in vigore anche in Libano, dove Israele sta combattendo contro il gruppo armato Hezbollah, sostenuto dall’Iran.
Israele ha appoggiato l’accordo, ma ha affermato che “non include il Libano”, riprendendo mercoledì gli attacchi nelle aree di Tiro e Nabatieh, nel sud del Paese. Anche la portavoce di Trump, Karoline Leavitt, ha successivamente dichiarato che il Libano non era incluso nell’accordo.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha promesso una “risposta che susciterà pentimento” se gli attacchi contro il Libano dovessero continuare.
Poiché gli Stati Uniti non erano disposti a impegnarsi per l’inclusione del Libano nel cessate il fuoco, come negoziato, l’Iran ha mantenuto chiuso lo Stretto di Hormuz.
I crescenti danni economici causati dalla chiusura hanno esercitato pressioni sugli Stati Uniti affinché risolvessero il problema. Ieri, dopo le crescenti pressioni da parte di Washington, Israele ha finalmente accettato di cessare temporaneamente le ostilità in Libano:
I leader di Israele e del Libano hanno entrambi accolto con favore la tregua, con Netanyahu che l’ha definita “un’opportunità per raggiungere uno storico accordo di pace”.
Il Primo Ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato di sperare che l’accordo permetta agli sfollati del conflitto di tornare alle proprie case.
Anche Hezbollah ha manifestato la volontà di partecipare al cessate il fuoco, ma ha affermato che questo deve includere “una cessazione completa degli attacchi” in tutto il Libano e “nessuna libertà di movimento per le forze israeliane”.
Il Ministero degli Esteri iraniano ha accolto con favore il cessate il fuoco, con il portavoce Esmail Baghaei che ha espresso la sua “solidarietà ” al Libano. Teheran aveva insistito affinché il suo cessate il fuoco di due settimane con gli Stati Uniti includesse anche il Libano, mentre Stati Uniti e Israele avevano affermato il contrario.
A seguito del cessate il fuoco, il Ministro degli Esteri iraniano ha annunciato oggi la riapertura dello Stretto di Hormuz:
Seyed Abbas Araghchi @araghchi – 12:45 UTC · 17 aprile 2026
In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo di cessate il fuoco, lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione Portuale e Marittima della Repubblica Islamica dell’Iran.
L’annuncio della riapertura infonde qualche speranza che si possa evitare un ulteriore conflitto. È un sollievo per i mercati delle materie prime.
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato la riapertura di quello che ora chiama “lo Stretto dell’Iran”.
I colloqui tra Iran e Stati Uniti, mediati dal Pakistan, sono in corso.
Rimangono tuttavia diverse questioni aperte.
Il cessate il fuoco in Libano è fragile e improbabile che regga:
Anziché creare un meccanismo realistico di de-escalation, consolida un quadro di asimmetria che nessuna delle due parti può realmente sostenere. Non risolve nessuna delle controversie principali. Non crea equilibrio. Non obbliga Israele a porre fine alla distruzione del Libano meridionale. Non elimina il fattore scatenante che potrebbe far riaccendere la guerra nel giro di poche ore. Si limita a rimandare il prossimo scontro.
Il cessate il fuoco originario dell’8 aprile, concordato da Teheran, era legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta in seguito all’attacco non provocato degli Stati Uniti contro l’Iran. La riapertura dello Stretto non significa che l’Iran si asterrà dal chiedere un risarcimento, o “pedaggio”, a tutte le navi che percorrono la “rotta coordinata” vicino all’isola iraniana di Ladak.
Dopo l’annuncio del cessate il fuoco originario, gli Stati Uniti hanno annunciato il blocco di tutte le navi dirette in Iran, provenienti dall’Iran e ad esso collegate. Oggi l’Iran aveva lasciato intendere che avrebbe chiuso lo stretto di Bab al-Mandeb, accesso al Mar Rosso, qualora il blocco statunitense fosse persistito.
Non è ancora chiaro se, come e quando la questione del blocco verrà risolta. Se gli Stati Uniti non dovessero revocarlo, il conflitto si intensificherà sicuramente.
Finora l’Iran ha vinto la guerra che Trump gli ha lanciato contro.
Nessuno dei quattro obiettivi di guerra originari di Trump è stato raggiunto. L’Iran continua ad avere uranio arricchito e un programma nucleare civile. Continua a sostenere i suoi alleati in Yemen, Iraq e Libano. Possiede ancora missili balistici e la sua Marina delle Guardie Rivoluzionarie è ancora in buone condizioni.
Allo stesso tempo, l’Iran ha acquisito ulteriore influenza, ora riconosciuta da Trump, controllando lo Stretto di Hormuz.
Ciò che non ha ancora ottenuto è la revoca delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e da altri Paesi.
Potrebbe essere necessario, a un certo punto, aumentare nuovamente la pressione sugli Stati Uniti.
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