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#news #Potere #Popolo
L’8 marzo quest’anno arriva in un momento di tristezza e rabbia. I nostri corpi, le nostre rivendicazioni, sono nuovamente oggetto di strumentalizzazione, di contesa e di guerra. Vorrebbero farci credere che i bombardamenti e i massacri in corso in Iran vengano fatti per liberare noi donne, come se ancora una volta l’unico modo per liberarci dall’oppressione sia quello di affidarci alle bombe Usa e Nato. Come se in questa parte di mondo fossimo già liberate.
Tristezza e rabbia perché le donne in Iran hanno ampiamente dimostrato di poter parlare e agire per loro stesse e di farsi avanguardia di un movimento popolare. Tristezza e rabbia perché in nome di noi donne si giustifica il massacro di altre donne, come alla scuola elementare di Minab, dove l’attacco Usa-israeliano ha massacrato almeno 175 bambine.
La verità è che chi ci usa per opprimere un altro popolo (o peggio per giustificare una complicità servile con l’oppressore, come fa il nostro Governo) ci costringe ancora in uno stato di oppressione nel nostro Paese.
L’Italia è infatti un luogo ancora profondamente patriarcale: in Italia solo il 53,3% delle donne svolge un lavoro retribuito, (contro il 71,1% degli uomini), spesso si tratta di lavoro precario o part time, tant’é che le donne guadagnano in media il 25% degli uomini. Insomma, tra di noi, una su due non può avere un’esistenza indipendente e deve appoggiarsi ad altri, spesso al partner.
Non abbiamo asilo nido sufficienti e accessibili, non abbiamo congedi di paternità (10 giorni non sono nulla)), siamo noi a doverci sobbarcare il grosso del lavoro di cura con i figli. Questo si traduce in meno indipendenza economica, e rende più complicato uscire da situazioni di violenza subita tra le mura domestiche.
Senza soldi, senza lavoro, senza una casa, dove si può mai andare?
Chi ci vorrebbe strumentalizzare in questa guerra sono insomma gli stessi che continuano a mantenerci in uno stato di oppressione e ci impediscono di avere un’esistenza dignitosa. Gli stessi, di destra e di centrosinistra poco importa, che hanno precarizzato la vita di noi donne.
Ma la liberazione delle donne non conosce confini. Siamo solidali con tutte le donne di qualsiasi latitudine, che siano iraniane, libanesi, palestinesi, kurde o europee, che lottano contro l’oppressione patriarcale e imperialista.
Liberiamoci dalla guerra, liberiamoci dal patriarcato.
Il 14 marzo scendi con noi a Roma per partecipare alla manifestazione per il NO SOCIALE AL REFERENDUM COSTITUZIONALE!
Di seguito l’elenco dei bus (in aggiornamento) da tantissime città :
Calabria
– Cosenza 3405586287
– Lamezia & Catanzaro 3286581214
– Reggio Calabria 3312279540
Campania
– Caserta 3420927200
– Napoli 380 288 7560
Emilia Romagna
– Bologna 347 165 9673 – 324 773 6471
-Parma 340 096 5849
-Ravenna 338 880 3093
-Reggio Emilia 340 665 7832
-Rimini 345 857 1365
Friuli Venezia Giulia
333 320 8776
Liguria
– Genova 340 307 9715 – 370 344 8368
Lombardia
– Milano 349 565 1792 – 334 947 0091
Piemonte
– Torino 339 609 6991
Puglia
-Bari 349 198 5970
Toscana
– Firenze 334 775 4214
– Pisa 333 946 1916
Veneto (treno)
– Padova 3393081506
– Verona 3294913127
– Venezia 3450056942
Umbria
349 649 9182 – 346 671 5949
La nuova proposta di legge elettorale avanzata dal governo guidato da Giorgia Meloni non è che l’ultimo tassello, in ordine cronologico, di un disegno politico più ampio che punta alla verticalizzazione del potere, al rafforzamento dell’Esecutivo e alla conseguente compressione degli spazi di rappresentanza e di opposizione sociale all’interno delle istituzioni. Un disegno politico che ha come fine immediato la sopravvivenza del Governo Meloni, e che condivide con i governi precedenti la riduzione degli spazi di democrazia.
Il cuore del progetto di riforma è infatti rappresentato da un premio di maggioranza tale da garantire alla coalizione vincente una solida – per non dire schiacciante – maggioranza parlamentare anche con una percentuale di voti del 40% dei votanti. Percentuale che, se consideriamo l’astensionismo record (alle ultime europee non ha votato 1 avente diritto su 2), è ben lontana dal rappresentare la maggioranza reale del Paese.
Come si vede dalle proiezioni realizzate da Youtrend sulla base degli ultimi sondaggi, la nuova legge garantirebbe, se si votasse oggi, una vittoria al centrodestra, cosa che con l’attuale Rosatellum (che non difendiamo), non sarebbe scontata. Siamo dinanzi alla logica del “chi vince prende tutto†spinta all’estremo.
Una riforma che – se dovesse passare – altererebbe irrimediabilmente il rapporto tra consenso e potere. Con un premio così ampio (70 seggi alla Camera e 35 al Senato), una minoranza relativa nel Paese può trasformarsi in una maggioranza assoluta in Parlamento. La rappresentatività del Paese reale verrebbe così sacrificata in nome dell’accentramento di potere nelle mani del Governo, che avrebbe così maggioranze schiaccianti a disposizione per nominare e influenzare fortemente gli organi di Garanzia, tra i quali anche i membri laici del CSM.
Al Premio di maggioranza si aggiunge, poi, l’assenza assordante delle preferenze: ve la ricordate Giorgia Meloni, che, quando era all’opposizione, si faceva portavoce di questa battaglia? Ebbene, una volta arrivati al Governo, i chiacchieroni “sovranisti” ci ripropongono la solita solfa: listini bloccati, candidati scelti dalle segreterie, parlamentari nominati e non scelti dal popolo. L’unica novità sarebbe l’obbligo di indicare il nome del candidato premier sul programma, e non sulla scheda, il che prelude a un’altra riforma volta al rafforzamento del Governo: quella del premierato.
Questa nuova legge elettorale va infatti analizzata anche alla luce delle controriforme istituzionali volute dal Governo Meloni, a partire da quella della giustizia, perché se da un lato si rafforza l’Esecutivo attraverso un premio di maggioranza spropositato e si riduce il peso dell’opposizione in Parlamento, dall’altro si interviene sugli equilibri tra i poteri dello Stato, indebolendo l’autogoverno della Magistratura e sbilanciando così complessivamente l’architettura costituzionale in favore dell’Esecutivo.
Un governo più forte, un Parlamento più debole e una magistratura ridefinita nei suoi rapporti con la politica. Il combinato disposto produrrebbe un accentramento senza precedenti nella storia repubblicana recente. Qualcosa di veramente preoccupante per lavoratori e lavoratrici che non arrivano a fine mese, per chi vive in territori sempre più fragili e devastati, per chi come noi lotta ogni giorno per trasformare in meglio questo paese.
E l’opposizione? Se da un lato Schlein, Conte e co. urlano al pericolo fascismo e alla “legge truffa”, dall’altro proprio il centrosinistra è co-responsabile di questa situazione. È anche con i voti e il protagonismo del centrosinistra che nel 1993 è stato introdotto il Mattarellum, infausta legge elettorale scritta dall’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha tradito il mandato dell’Assemblea Costituente, introducendo il cosiddetto “maggioritario”, ossia una distorsione della rappresentanza proporzionale che ha garantito a centrodestra e centrosinistra il monopolio del potere, riducendo la rappresentatività parlamentare a un orpello e portando così ai tassi di astensione record di oggi.
E ancora: il modello a cui si ispira la nuova legge elettorale di Meloni è proprio l’Italicum voluto da Matteo Renzi, bocciato dalla Corte Costituzionale. Anche allora si parlava di governabilità , si introduceva un premio di maggioranza molto forte e si marginalizzava il Parlamento. È con il contributo del centrosinistra che si è aperta la strada alla logica maggioritaria spinta, alla personalizzazione della politica, all’idea berlusconiana del capo indiscusso. E anche ora, l’opposizione del PD di Schlein è fiacca e di facciata, perché un premio di maggioranza così marcato costringerebbe anche gli alleati del cosiddetto “campo largo†a stare uniti ad ogni costo. O dentro un’unica coalizione o destinati a non contare nulla.
D’altronde la tendenza all’autoritarismo è connaturata alla centralizzazione di capitali in atto nel mondo. Se gli attori economici che hanno un peso decisivo sono sempre meno e sempre più potenti, e se si accetta, come fanno tanto la destra quanto il campo largo, che il potere politico debba sempre e comunque scendere a patti con le richieste delle imprese e con la natura dell’imperialismo, a cosa servono la mediazione e la rappresentatività ?
È dunque evidente che non serve a nulla accodarsi a chi oggi urla al “pericolo fascismo”, ma poi per convenienza si erge a difesa del Rosatellum, l’attuale legge elettorale, che è altrettanto antidemocratica di quella proposta dal Governo Meloni.
Bisogna invece riattivare il conflitto sociale e politico affermando un’idea opposta di democrazia. Che prima di tutto ripristini un principio reale di rappresentatività , ossia una legge elettorale totalmente proporzionale, senza premi di maggioranza, e soprattutto che reintroduca le preferenze. E passare al contrattacco, portando la democrazia dove non esiste: nel campo economico, perché sia la collettività a decidere cosa produrre, come e in che modo distribuirlo; nelle relazioni sindacali, spezzando il monopolio del sindacalismo confederale, co-responsabile del declino dei salari italiani, e lasciando che siano i lavoratori a eleggere (e a revocare) i delegati che li debbono rappresentare; nella gestione del pubblico, introducendo in Costituzione il principio della revocabilità dei rappresentati e del controllo popolare (che già esiste in maniera insufficiente in alcuni enti, pensiamo agli organi collegiali a scuola o ad alcune municipalizzate come Acqua Bene Comune a Napoli, non a caso sotto attacco da parte dell’amministrazione Manfredi di centrosinistra); nell’ordinamento civile e penale, eliminando le norme autoritarie, fasciste e razziste che permangono nel nostro ordinamento e addirittura vengono rafforzate dagli ultimi decreti sicurezza; nell’ordine internazionale, con una vera democratizzazione dell’ONU e di tutti gli organismi internazionali.
Se viste in questa prospettiva la partita sulla legge elettorale e quella sulla giustizia non sono battaglie separate. Sono pezzi di un unico disegno di ristrutturazione autoritaria in senso neoliberale dello Stato.
C’è solo un attore che può fermare questa deriva: il popolo, attraverso il conflitto sociale e politico. Per questo non solo è necessario entrare tutte e tutti nella battaglia referendaria, votando NO al referendum giustizia del 22-23 marzo, ma è necessario mobilitarsi e scendere in piazza, a partire dalla manifestazione che si terrà a Roma il 14 marzo e che partirà alle ore 14:00 da piazza Repubblica, promossa da quel blocco sociale fatto di lavoratori e lavoratrici italiane e migranti, da giovani, studenti e studentesse, da chi si è mobilitato contro il genocidio in autunno. Solo unite e uniti, organizzati, potremo invertire la rotta e cambiare tutto.
Il ddl antisemitismo arriverà in aula al Senato il 3 marzo, per essere approvato e votato dal Parlamento.
Siamo contrari a questo ddl senza mezzi termini: si tratta infatti dell’ennesima legge bavaglio che prova a tacitare le legittime proteste contro Israele. Il ddl adotta infatti ufficialmente la definizione di antisemitismo che ne dà l’IHRA (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto), la quale è estremamente ambigua poiché associa la discriminazione nei confronti degli ebrei (antisemitismo), alla legittima critica allo Stato di Israele (antisionismo).
L’antisemitismo, così come ogni altra forma di discriminazione su base razziale, etnica, nazionale o religiosa, è già perseguito dall’art.604 bis del Codice Penale (Legge Mancino) del nostro ordinamento. Lo scopo vero della legge – che, è bene ricordarlo, nel suo testo base è quello presentato dalla Lega, partito che ha legami documentati con organizzazioni neofasciste e neonaziste – è quello di impedire le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese e di colpire, chi, soprattutto nei luoghi del sapere, prova a ricostruire la storia del conflitto in Palestina a partire dalla natura coloniale dello Stato di Israele.
Di fronte a una possibile bocciatura in sede di vaglio costituzionale, le restrizioni nei confronti della libertà di espressione e di riunione sono state espunte dal testo originale (che prevedeva divieti nei confronti di manifestazioni pubbliche antisioniste e, nella versione del ddl Gasparri, l’inasprimento delle sanzioni nei confronti del personale scolastico e universitario che avesse osato esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele). Resta tuttavia la problematicità della definizione di antisemitismo e la possibilità che ulteriori restrizioni alla libertà di espressione e di manifestazione non possano venire adottate in seguito, all’interno della cosiddetta Strategia nazionale di contrasto all’antisemitismo prevista dalla legge.
Non resta che mobilitarci, anche perché la stessa “opposizione” parlamentare di centrosinistra voterà divisa. Addirittura c’è chi, come Delrio e la destra Pd, darà voto favorevole al ddl.
Per difendere la libertà di dissenso nel nostro paese abbiamo bisogno di una vera opposizione: invitiamo tutte e tutti a partecipare alla manifestazione del 14 marzo per il No al referendum giustizia, allo stato di polizia e alla guerra sociale e all’economia di guerra del Governo Meloni.
Ci vediamo il 14/3 a Roma, ore 14:00, piazza della Repubblica.
Cambiamo tutto.
E’ ormai di qualche settimana la notizia del commissariamento di Glovo da parte del Tribunale di Milano con l’accusa di Caporalato. Quello che per anni è stato venduto come “libera collaborazione” si è rivelato per ciò che Potere al Popolo assieme ai sindacati di base denunciano da sempre: sfruttamento brutale e scientifico tramite algoritmo, con l’uso improprio del lavoro con “finta†P.IVA.
Secondo quanto emerge dall’indagine, l’organizzazione del lavoro dei rider è interamente nelle mani delle piattaforme: turni decisi unilateralmente, algoritmi che controllano tempi, percorsi e prestazioni, sistemi di penalizzazione e disconnessione che equivalgono a veri e propri provvedimenti disciplinari. Altro che autonomia: siamo di fronte a una subordinazione piena, esercitata attraverso strumenti digitali.
A Glovo (Foodinho), negli ultimi giorni si è aggiunta anche Deliveroo. Le inchieste della Procura non lasciano spazio a dubbi: siamo di fronte a un sistema di intermediazione illecita (Art. 603-bis c.p.) che coinvolge decine di migliaia di lavoratori in tutta Italia.
Il coinvolgimento di più piattaforme dimostra che non si tratta di comportamenti di singole aziende. È la struttura stessa del settore del food delivery ad essere fondata su un meccanismo di sfruttamento sistemico. Un modello che, dietro la retorica dell’innovazione e della flessibilità , ha riprodotto forme di organizzazione del lavoro che richiamano il caporalato.
Ma quali sono le condizioni dei cosiddetti “gig workers�
Per questo aderiamo alla mobilitazione nazionale di USB, di Sabato 28 Febbraio, che vedrà manifestazioni in tutta Italia, a Torino, Milano, Rimini, Bologna, Livorno, Padova, Trieste, Nola e Palermo, per quelle che sono delle rivendicazioni semplici ma fondamentali per il riconoscimento della dignità di decine di migliaia di lavoratori:
La finale di Sanremo la passiamo al fianco dei lavoratori!
REAL JOB, REAL CONTRACT!
BASTA SFRUTTAMENTO!
Potere al popolo!
Il referendum del 22/23 marzo sulla controriforma costituzionale sulla giustizia varata dal governo Meloni è diventato una sfida politica e democratica a tutto campo.
A tale scopo intendiamo dare vita ad un “Comitato nazionale per il NO sociale†nella scadenza referendaria.
Siamo quelli che hanno animato le piazze di questi mesi per la Palestina; siamo i portuali che hanno invocato e praticato il “Blocchiamo tutto†dando voce all’indignazione di milioni di persone contro il genocidio e la complicità del nostro governo; siamo i Vigili del Fuoco criminalizzati per essersi schierati per la pace; siamo le studentesse, gli studenti e gli insegnanti che hanno democratizzato le scuole e le università opponendosi alla restaurazione reazionaria, siamo le lavoratrici e i lavoratori che hanno detto “Abbassate le armi e alzate i salariâ€, siamo la gente dei quartieri che difende quotidianamente gli interessi popolari.
Ci sentiamo impegnati in prima persona in un referendum che deve sbarrare la strada ad un governo autoritario, antidemocratico e antipopolare.
Sconfiggere il governo diventa un obiettivo da praticare e far crescere in ogni ambito sociale, politico, culturale del paese.
Questo governo ha chiarito in più occasione di essere espressione degli interessi neocorporativi e di classe di imprenditori, affaristi, faccendieri, ceti sociali ad alto reddito.
Per far ingoiare al resto della società le disuguaglianze sociali e l’insopportabile concentrazione delle ricchezze, l’aumento delle spese militari e della logica di guerra, il controllo sui mass media e sulle possibilità di espressione politica, il governo Meloni sta instaurando lo stato di polizia e la criminalizzazione di chi manifesta per le strade non avendo a disposizione altri strumenti di espressione democratica.
Con l’intimidazione e la paura vogliono ricacciare tutte e tutti dentro casa, in silenzio e subalterni.
Al contrario tutte le esigenze sociali sul piano dei salari e degli interessi dei lavoratori, del diritto all’abitare, delle libertà politiche, devono poter convergere in questa battaglia referendaria, dando contenuti più completi e avanzati ad uno scontro che non riguarda più solo i rapporti di subalternità tra magistratura ed esecutivo.
Costruiamo dunque il Comitato per il NO Sociale, avviamo una capillare campagna di informazione, denuncia, organizzazione in tutti i territori.
Intendiamo mettere in campo i nostri tre NO in questa scadenza referendaria:
– Il NO alle controriforme istituzionali che stanno portando praticamente alla decostituzionalizzazione della vita politica e democratica del paese, così come è un no allo stato di polizia voluto dal governo che vuole spazzare via le libertà di manifestazione ed espressione e accanirsi ulteriormente contro gli immigrati;
– Il NO alla guerra sociale del governo contro i poveri, i salari dei lavoratori, i senza casa, le esigenze popolari;
– Il NO all’economia di guerra e al militarismo, alla complicità con Israele sul quale il governo intende trascinarci per nascondere disuguaglianze sociali ormai crescenti e insopportabili.
Costruiamo una grande manifestazione popolare e nazionale a Roma per sabato 14 marzo, contro il governo delle disuguaglianze sociali, della guerra e dell’autoritarismo. Per una battaglia di libertà ed emancipazione collettiva.
Al referendum votiamo NO, mandiamo a casa il governo!!
Vai all’elenco dei bus con tutte le info
Realtà promotrici:
Potere al Popolo; Unione Sindacale di Base; Contropiano; Movimento per il diritto all’abitare; Collettivo autonomo lavoratori portuali – CALP; Cambiare Rotta; Collettivi Autorganizzati Universitari – CAU; Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli – MMRN; Opposizione Studentesca d’Alternativa OSA; Ex-OPG Je so’ Pazzo; Donne contro la guerra e il genocidio; Ecoresistenze; Ecologia Politica – Napoli; No Ponte Calabria; Rete dei Comunisti; Studenti Autorganizzati Campani
Realtà Aderenti:
Global Movement to Gaza
Movimento Studenti Palestinesi in Italia
Unione Democratica Arabo Palestinese – UDAP
Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata
Coordinamento per l’Unità dei Comunisti – CUC
DiEM25 – MERA25 Italia
CRED – Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia
Comitato Pace e non più Guerra
Lega per il Disarmo Unilaterale
Osservatorio Repressione
Arci Roma
Assemblea No Tav Torino e Cintura
Cantiere (Milano)
La conoscenza non marcia
Rete No war
Statunitensi per la pace e la giustizia
CSOA Macchia Rossa (Roma)
Associazione Vitadidonna – Odv
Ass. Naz. Per la scuola della Repubblica – Odv
Strasaffica*
Donne de Borgata
Coniare Rivolta
Collettivo Autogestito Dottorandi
CSOA Cortocircuito (Roma)
Pietralata Unita (Roma)
Comitato per la salute pubblica – Tiburtina (Roma)
Circolo Granma (Bologna)
Officina del Popolo Valerio Evangelisti (Bologna)
Collettivo X (Roma nord ovest)
Collettivo 26×1
Faenza per la Palestina – BDS Faenza
San Pietro Pubblica e Solidale – BO
Circolo Agorà (Pisa)
Difendiamo il verde e il territorio. No Grandi Eventi (Torino)
Coordinamento Disarmiamoli (Umbria)
Moschea Omar (Torino)
La Comune (Ravenna)
Pratello R’Esiste (Bologna)
La Casona di Ponticelli (Bologna)
Le Tre Ghinee Aps (Roma)
Collettivo dei 100 fiori (Verona)
Comitato Articolo 11 – l’Italia ripudia la guerra (Bari)
Balia dal Collare (Rieti)
Ass. I Cittadini Contro Le Mafie E La Corruzione
Rhosso di Sera (Rho)
Coordinamento Cessate Il Fuoco (Imola)
Bar Pickwick (Palermo)
Rotta Rossa
Casa del Popolo Estella (Torino)
Ravenna in Comune
Rete Docenti per la Palestina Bologna
Coordinamento Nazionale Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati
Associazione La Rossa (Lari – PI)
Circolo Arci Lari (PI)
Casa del Popolo “Peppino Impastato” (Palermo)
Comitato Besta (Bologna)
Comitato Palestina Ivrea
Balla e Difendi Crew (Bologna)
Polisportiva Edera (Bologna)
Emilia por Cuba
Comitato Palestina Siena
Partito Comunista Italiano
Rete Senese Contro Il Riarmo (Siena)
Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba – circolo “Sado Sadovski†Senigallia
Comitato No Corridoio Roma-Latina
Casa del Popolo Rosa Luxemburg (Cagliari)
Rete Sociale Nobox – Diritto alla Città (Napoli)
Associazione Viartisti Teatro (Torino)
Casa del Popolo di Marano (Napoli)
Circolo culturale marxista Centocelle (Roma)
Casa del Popolo La Conviviale (Vasto)
Unione Portuali Autonomi Dorici (Ancona)
Catai (Padova)
Ca’ Luisa, Casa del popolo di Marghera (Venezia)
Casa del popolo Silvia Picci (Lecce)
Casa del Popolo Marielle Franco (Pavia)
Circolo Città Aperta- Spazio Ribelle (Milano)
Organizzazione per il partito comunista del proletariato
Associazione di Base dei Consumatori (A.Ba.Co.)
Comitato No Bretella Cisterna (Valmontone)
Circolo La Spinosa per l’Ambiente (Velletri)
Urss atleti socialisti (Bologna)
Giuristi Democratici Bologna
Comitato di quartiere “Calvairate a piena voce†(Milano)
Movimento ALI (Amore, libertà , intervento)
Singoli aderenti:
Marina Boscaino
Nicoletta Dosio
Arturo Salerni, avvocato
Elisabetta Canitano
Renata Puleo
Michele Lancione, Professore Ordinario Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST). Politecnico di Torino
Franco Bifo Berardi
Valerio Minnella
Alberto Fazolo
Paolo Mauriello, avvocato
Italo Di Sabato
Giampiero Calapà , giornalista
Stefano Latella, avvocato
Valerio Cordiner, Docente
Giulia Druetta, avvocata del lavoro
Osvaldo Costantini, Docente
Mario D’Acunto, fisico e saggista
Nazzarena Zorzella, avvocata
Beatrice Bardelli, giornalista
Mara Ghidorzi, sociologa e attivista politica
Fabrizio Pia
Claudio Ortale
Gino Viero – SPI 3 Lega Roma
Lili Geraci
Oxana Isutina
Flavio Novari
Valerio Camela
Francesco Ladu
Daniela Gigante
Federico Sciucca
Erik Castello
Stefania Sanna – Coordinamento No Triv Basilicata
Jalna Maria Rossi, attivista BDS e SPG
Linda Di Pietro
Agostino Rione
Sebastiano Di Mario
Dario Rossi, avvocato del foro di Genova
Giuseppe Musolino, presidente Un’altra storia – Varese
Tiago Barsan
Giulia Pintucci
Antonella Lauria
Elisabetta Marconi
Antonio Marcelli Salaris
Simone Vella
Cinzia Di Giosaffatte
Angelita Russo
Per aderire: nosociale2026@gmail.com
Di seguito pubblichiamo i risultati delle elezioni interne tenutesi dal 14 al 21 febbraio 2026 che hanno rinnovato il Coordinamento Nazionale, i Portavoce, la Commissione di Garanzia e hanno approvato le modifiche statutarie proposte dal Coordinamento Nazionale.
Ogni elenco è corredato da un link in cui è possibile visionare gli scrutini completi.
Buon lavoro a tutte e tutti!
PORTAVOCE ELETTI [link allo scrutinio]
– Collot Marta
– Granato Giuliano
COMMISSIONE DI GARANZIA ELETTI [link allo scrutinio]
– Amorosi Virginia
– Borretti Biagio
– Cararo Sergio
– Cibellis Manuela
– Cicalese Giulio
– Cortellessa Patrizia
– Tubelli Antonia
COORDINAMENTO NAZIONALE – ELETTI LISTINO NAZIONALEÂ [link allo scrutinio completo]
– Alba Lorenzo
– Carofalo Viola
– Casadio Mauro
– Cremaschi Giorgio
– Dosio Nicoletta
– Laurenzano Gianpiero
– Maurizi Anna
– Ortu Claudia
– Prinzi Salvatore
– Sica Rosa
COORDINAMENTO NAZIONALE – ELETTI LISTINI REGIONALIÂ [link agli scrutini delle liste regionali]
ABRUZZO:
– Ciaccio Gianluca
CALABRIA:
– Passafaro Fabrizia
CAMPANIA:
– Acunzo Ivan
– Buono Filippo
– Capretti Chiara
– Franco Michele
– Giardiello Matteo
– Giardino Antonio
– Iorio Rosanna
– Ledonne Maria
– Licata Francesca
– Ponticelli Andrea
– Sgroi Massimo
– Stile Sabrina
– Trezza Fabio
EMILIA ROMAGNA:
-Bui Andrea
– Corlianò Antonio
– De Carlo Flora
– Glorio Susanna
– Papanikolla Klaus
– Pollio Chiara
– Rizzi Paolo
– Santini Gianfranco
– Trombi Erika
FRIULI VENEZIA GIULIA:
– Di Fonzo Silvia
LAZIO:
– Albanese Alberto
– Calò Giulia
– Cantelli Margherita
– Clemente Bianca Haydee
– Crespi Sabrina Monia
– Di Matteo Giovanna
– Luongo Mauro
– Olivo Francesco
– Gamberini Beatrice
– Perri Francesca
– Sciatore Fabio
– Simeone Luca
– Stamegna Claudio
LIGURIA:
– Licitra Gianna
– Villanova Valerio
LOMBARDIA:
– Contadini Didier
– Cuter Graziano
– Illiano Federica
– Rossi Marco
– Sorace Salvatore
– Tedone Bianca
MARCHE:
– Buda Arianna
PIEMONTE:
– Bartiromo Rosa
– Bausola Alberto
– Bertini Francesca
– Celebre Luigi
PUGLIA:
– Cagnolo Laila
– D’Urso Silvio
SARDEGNA:
– Benbiga Nouhaila
SICILIA:
– Prestifilippo Benedetto
TOSCANA:
– De Luca Fernando
– Di Fiore Matteo
– Fusi Mariapiera
– Giannoni Antonella
– Gini Nicoletta
– Kutufà Paolo
– Marri Camilla
– Niccolai Leonardo
– Trasatti Francesca
UMBRIA:
– Tobia Valerio
VALLE D’AOSTA:
– Ismail Dalia
VENETO:
– La Banca Emanuele
– Panio Alessia
– Tomasone Nicola
ESTERO:
– Coppola Maurizio
MODIFICHE STATUTARIE APPROVATE:
[a questo link il dettaglio degli scrutini]
Giorgia Meloni ha appena pubblicato un post che falsifica la realtà . Non è la prima volta, ma stavolta è grave perché c’è di mezzo la vita di tanti giovani ragazzi. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire che sta succedendo in Francia.
La France Insoumise è in queste ore sotto attacco da parte di gruppi neofascisti, aizzati non solo dal Rassemblement National di Marine Le Pen, ma da tutto un sistema mediatico e politico che vuole “farla finita” con Mélenchon perché teme possa fare un grande risultato alle presidenziali del 2027.
I fatti: stamattina la sede centrale della France Insoumise a Parigi è stata evacuata per un allarme bomba. Militanti e lavoratori sono stati fatti uscire, perdendo un giorno di lavoro. Già ieri la stessa sede era stata fatta oggetto di un’azione di danneggiamento da parte di un gruppo di neofascisti che si è filmato rivendicando l’azione.
In questi ultimi giorni ben 15 sedi politiche ed elettorali della France Insoumise sono state attaccate in tutta la Francia, in quasi tutte le regioni. Gli attacchi, peraltro rivendicati, provengono da vari gruppuscoli fascisti, identitari, sciovinisti che già da tempo minacciano e spesso colpiscono la France Insoumise nel corso dei suoi meeting pubblici.
Stavolta però la violenza di questi gruppi ha fatto un salto di qualità , perché tali gruppi sono stati coperti, non solo dall’estrema destra del Rassemblement National di Marine Le Pen, ma anche dal centrodestra dei Repubblicani e dal centro di Macron.
Infatti è tutto l’arco politico e mediatico della borghesia francese che punta a isolare e reprimere la sinistra radicale, che ha nella France Insoumise e in Jean-Luc Mélenchon la sua espressione più popolare.
Alla vigilia delle elezioni amministrative locali, che sono una prova delle elezioni presidenziali del 2027, le forze tradizionali e filo-padronali hanno infatti paura della crescita della France Insoumise e dell’alleanza che sta tessendo tra giovani, lavoratori, abitanti delle periferie, gruppi marginalizzati e razzializzati.
E’ in questo quadro di fortissimo scontro politico – che vede una nuova generazione mobilitarsi per ostacolare sia le politiche anti-popolari di Macron che l’avanzata dell’estrema destra – che bisogna comprendere quanto accaduto a Lione giovedì 12 febbraio.
A Lione era in programma all’Istituto di studi politici la conferenza di Rima Hassan, famosa e apprezzatissima eurodeputata della France Insoumise, attivista della Freedom Flotilla partita per Gaza, militante anti-coloniale e pro-palestinese. Abbiamo avuto modo di ospitare Rima la scorsa primavera per un tour in Italia, proprio nelle università , e conosciamo la sua umanità , la sua capacità di analizzare e rivelare verità che alla televisione molti di noi non ascoltano. Per questo non ci sorprende come fossero centinaia gli studenti a volerla ascoltare.
Anche per questo, per la frustrazione che una francese dal nome per qualcuno “troppo arabo” fosse così tanto ascoltata, per cercare di avere un palcoscenico, un gruppo di neofasciste, Nemesis, si è presentato per contestare e impedire l’iniziativa. Attenzione a questo gruppo Nemesis: ha legami con il Rassemblement National di Le Pen e ora ha costituito una sua cellula italiana che è legata a Fratelli d’Italia (come ha dimostrato il reportage di Progetto Me-ti).
Il gruppo Nemesis aveva un servizio d’ordine composto di numerosi neofascisti che, come dimostrano i video disponibili in rete, a centinaia di metri dalla facoltà aggrediscono in modo premeditato – mascherati, armati di bastoni, spray, bengala – un gruppo di antifascisti.
Nello scontro che ne segue uno dei fascisti, Quentin Deranque, riceve dei colpi e rimane a terra. Successivamente si rialza e con un suo amico cammina per oltre un chilometro fin quando non vengono chiamati i soccorso e viene ricoverato. L’aggravarsi di uno stato già critico ne determina la morte due giorni dopo.
Subito diversi gruppi neofascisti ricordano Deranque come un militante presente in tutte le occasioni, comprese una marcia neonazista a Parigi di qualche mese fa, lo ricordano come membro del “servizio d’ordine” di Nemesis e gridano vendetta, dicendo che bisogna fare un morto tra gli antifascisti.
Da qui gli attacchi, le minacce di morte alle candidate e ai candidati della France Insoumise, che hanno visto anche danneggiate le loro abitazioni private.
Capite bene che le parole appena pubblicate da Giorgia Meloni rappresenta dunque un grande inganno che strumentalizza per i suoi fini una tragica vicenda: “La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra…”.
Il solito vittimismo dei fascisti, che negano che siano i loro militanti ad aggredire e cercano di fomentare un clima da guerra civile. Ricordiamo che in Francia dal 2022, dunque IN SOLI 4 ANNI, i militanti neofascisti hanno ucciso ben 12 persone. Omicidi che certo non hanno avuto questa visibilità , né tantomeno meritato un minuto di silenzio da parte di tutte le forze politiche come è stato per Deranque.
Come hanno sottolineato i dirigenti della France Insoumise, quando la borghesia e i loro “cani da guardia” fascisti non hanno più argomenti, quando le loro ricette hanno fallito e distrutto un paese, allora, di fronte a chi si mobilita per costruire un avvenire differenze, scatenano la violenza per buttare tutto in caciara.
Un ragazzo morto tragicamente perché qualcuno gli aveva riempito la testa di idee violente e sbagliate, sta diventando a livello internazionale un simbolo per autorizzare una repressione contro i “nemici interni”. Perché non sia mai le forze popolari crescano, arrivino al potere, redistribuiscano la ricchezza, la tolgano dalle tasche di chi ha di più.
La France Insoumise dice che non bisogna cadere in provocazioni, vigilare, mettere al centro la politica e il programma di rinnovamento, continuare a lavorare con le masse popolari, a portare avanti le battaglie sociali e democratiche alla luce del sole.
Noi siamo con loro. A queste coraggiose e coraggiosi militanti va tutta la nostra solidarietà . Ma il nostro migliore contributo è sconfiggere anche qui il fascismo di Giorgia Meloni e del suo Governo. Cominceremo dal voto al referendum del 22 e 23 marzo e dal grande corteo nazionale di sabato 14 marzo.
Dal 19 al 23 gennaio 2026 a Salvador de Bahia, in Brasile, si è tenuto il 14° incontro nazionale del Movimento dos trabalhadores rurais sem terra del Brasile. L’MST, un movimento che da ormai 42 anni organizza circa 500.000 famiglie di lavoratrici e lavoratori agricole/i contro il dominio dei grandi proprietari terrieri e l’industria agricola, è diventato un punto di riferimento politico non solo per la sinistra brasiliana, ma per i movimenti emancipatori a livello globale.
All’incontro nazionale hanno partecipato 3000 delegate/i dell’MST provenienti da tutto il territorio brasiliano e un centinaio di rappresentanti politici e sociali dal resto del mondo. La conferenza non è solo stata l’occasione per rinnovare gli organi interni dell’organizzazione, ma – vista la situazione politica generale in cui versa l’intero continente latinoamericano – un momento per affermare il carattere internazionalista e antimperialista del movimento.
Abbiamo partecipato alla delegazione internazionale che ha seguito attivamente i lavori della conferenza dell’MST e vogliamo riportare le tematiche e i punti politici più rilevanti dell’incontro nazionale mettendole a disposizione delle compagne e dei compagni.
La centralità della questione agricola
Malgrado la lotta per la terra e la riforma agraria costituisca il nucleo dell’MST e le occupazioni (presa di controllo di terreni privati improduttivi), gli accampamenti (avvio di progetti produttivi e di alloggio nelle terre occupate) e gli insediamenti (progetti produttivi e sociali regolarizzati) del movimento abbiamo migliorato la vita di milioni di lavoratrici e lavoratori agricoli, in Brasile le disuguaglianze legate alla terra rimangono tra le più alte a livello mondiale. Come ha spiegato Sérgio Leite, professore all’Università federale rurale di Rio de Janeiro, ancora oggi l’1% dei proprietari controlla circa il 50% delle terre rurali brasiliane; questa percentuale sale al 70% se si considera il 10% più ricco dei proprietari terrieri. Dall’altro lato invece, i piccoli agricoltori che possiedono meno di 10 ettari controllano solo il 2% del territorio agricolo brasiliano. Siamo di fronte a un’estrema disuguaglianza per quel che riguarda l’accesso alla terra e il latifondo – cioè la grande estensione di terreno lasciata incolta o sulla quale si esercita un’agricoltura estensiva – rimane uno dei problemi fondamentali del Paese. “La riforma agraria è un progetto strategico per la sovranità popolareâ€, ha infatti affermato Leite.
Oggi, circa 10 milioni di lavoratrici e lavoratori rurali sono attivi nel settore agricolo, numero che corrisponde a circa l’8% dell’intera forza lavoro brasiliana (se si considera tutta la filiera agricola – produzione, trasporto, stoccaggio, servizi – questo numero aumenta a 28,5 milioni di lavoratori, cioè circa un quarto di tutta la forza lavoro del Paese). Se il latifondismo, l’iper-sfruttamento della forza lavoro e la presenza di piccoli produttori senza terra costituiscono una costante della questione rurale brasiliana, negli ultimi due decenni sono emersi anche importanti cambiamenti legati alla finanziarizzazione (crescita esponenziale di strumenti finanziari che fungono da collegamento tra i mercati dei capitali e l’industria agricola) e all’inserimento di capitale straniero (investimenti in mercati finanziari, strumenti di debito e partecipazioni) nel settore agricolo brasiliano. Questo ha avviato un processo di concentrazione produttiva e di inasprimento delle monocolture, che, a sua volta, ha aumentato i conflitti sociali e ambientali per la terra e i “beni comuni della natura†come per esempio l’acqua (termine utilizzato dalla Presidente dell’Associazione brasiliana per la riforma agraria Yamila Goldfarb).
In Brasile l’industria agricola legata all’export mondiale dei principali prodotti come soia, carne, zucchero e caffè rimane uno dei settori centrali d’investimento di capitale privato il cui contributo economico totale ammonta a circa 25% del PIL nazionale. Le lotte dell’MST sono una risposta a questa centralizzazione e concentrazione di capitale e confermano la teoria politica secondo cui i principali luoghi di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori “seguono†i settori trainanti dello sviluppo capitalistico e rispecchiano le dinamiche politiche ed economiche globali.
Analisi della congiuntura globale e l’internazionalismo dell’MST
Un altro elemento centrale che ha caratterizzato l’intera conferenza nazionale dell’MST è l’analisi della congiuntura globale in cui si inserisce la lotta per la riforma agraria e per il socialismo in Brasile. Ed è da questa analisi che risulta quello che viene considerato la spina dorsale attorno a cui la “carne viva†del movimento si sviluppa: l’internazionalismo.
La conferenza si è tenuta a due settimane dal sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores, quindi durante uno dei momenti culminanti dell’ultima offensiva imperialista in America Latina. Il legame politico con il processo bolivariano è particolarmente articolato: da ormai 20 anni una brigata permanente dell’MST è presente in Venezuela lavorando nei settori dell’agroecologia, della sovranità alimentare e della formazione politica. Altre brigate dell’MST sono presenti in Haiti, in Zambia e in Palestina. Le brigate sono l’espressione vivente, oltre le sole dichiarazioni verbali, della solidarietà internazionale e del mutualismo dell’MST.
L’invasione USA in Venezuela ha quindi costituito il punto di partenza dell’analisi congiunturale volta a comprendere lo scenario internazionale, con una particolare attenzione allo stato dell’arte dell’imperialismo statunitense e alla necessità della costruzione di un fronte antimperialista popolare e su scala mondiale. L’economista e ricercatrice di Tricontinental Brasile, Juliane Furno, ha invitato a applicare una lettura materialista della congiuntura attuale: se guardiamo solo alla fotografia attuale, si può pensare che gli USA costituiscono l’unica forza politica, economica e militare al mondo; uno sguardo più dinamico e storico invece ci rivela una potenza in crisi egemonica, che sta perdendo influenza economica e legittimità politica a livello globale. L’imperialismo è quindi meno forte di come appaia a prima vista.
Nella stessa direzione ha argomentato l’autore Breno Altman che ha descritto la congiuntura politica internazionale come un “chiaroscuro tra il mondo unipolare che non vuole morire e il mondo multipolare che non riesce ad emergereâ€. Per rispondere alla sempre maggiore caduta del saggio del profitto, il capitale a guida statunitense ha agito espandendo il sistema di credito, aumentando lo sfruttamento della forza lavoro a livello globale e accaparrandosi le materie prime a basso costo nel Sud globale. Ma l’imperialismo si è anche trovato di fronte a forze che si sono opposte al suo modello di sviluppo (Cina in primis) o ha addirittura costruito un campo contro-egemonico agli Stati Uniti, come durante la fase più densa del chavismo e dell’integrazione regionale negli anni 2005-2012. Ed è proprio da queste esperienze che un nuovo progetto con caratteristiche fortemente antimperialiste e popolari deve emergere per combattere l’ascesa dell’ultradestra continentale.
Infine, la compagna dell’Assemblea internazionale dei popoli (AIP) Stephanie Weatherbee ha affermato che se gli strumenti imperialisti applicati in America Latina sono potenti, sarebbe un errore pensare che per questa ragione l’imperialismo è invincibile. Piuttosto, vale la pena rivolgere lo sguardo verso le debolezze dei progetti progressisti e rivoluzionari del continente, perché è esattamente in quegli spazi lasciati vuoti dalle forze politiche di sinistra che l’imperialismo si inserisce per rafforzarsi. Sono perlopiù quattro gli elementi che ha messo in evidenza: un’integrazione regionale debole anche tra i governi progressisti; una dipendenza economica dagli Stati Uniti anche laddove la sinistra va al governo; una debole unità ideologica delle forze progressiste del continente; un orientamento rivolto ancora troppo alle elezioni e alle istituzioni dello Stato e ancora in maniera insufficiente alla classe lavoratrice, l’unica vera forza sociale trasformatrice. E così, anche il multipolarismo non può essere semplicemente considerato, tout court, un antidoto contro l’imperialismo: “Il carattere progressista del multipolarismo dipende dal carattere progressista delle lotte di liberazione nazionaleâ€, che, aggiungiamo, a sua volta dipende dal livello della lotta di classe nei rispettivi Paesi.
L’MST come soggetto politico
Infine, vale la pena riportare il dibattito sul ruolo politico dell’MST in questa congiuntura politica nazionale e internazionale. Tanti sarebbero gli argomenti da affrontare, ma ci soffermiamo su quelli centrali e utili anche al nostro dibattito.
Il primo elemento è quello che il movimento chiama organicità , cioè la costante e reale partecipazione da parte della base militante alla vita dell’organizzazione. Può sembrare una discussione astratta, ma l’incontro nazionale stesso a cui hanno partecipato 3000 delegate/i ha mostrato la sua importanza pratica. Per garantire la partecipazione dal basso, non è sufficiente dare strutture all’organizzazione. Servono strumenti politici che permettono che queste strutture vengano vissute attivamente e non semplicemente subite passivamente. Per garantire l’organicità quindi, l’organizzazione deve radicarsi nel tempo e nella vita quotidiana delle e dei militanti: servono quadri politici capaci di integrare la linea politica dell’organizzazione, di trasmetterla alla propria base, di assorbire il dibattito sviluppatosi alla base e riportarlo negli organi superiori dell’organizzazione. La formazione politica popolare è uno degli strumenti fondamentali per aumentare la capacità del popolo organizzato di trasformarsi in soggetto politico permanente, non solo massa mobilitata a intermittenza. Per sistematizzare la formazione politica, nel 2005 l’MST ha aperto una scuola nazionale di formazione politica (Escola Nacional Florestan Fernandes) che ormai ha assunto un ruolo internazionale. Durante la conferenza a Salvador, un militante di base dell’MST ha preso la parola e ha detto: “Ci auguriamo che l’ENFF possa ispirare tutte le organizzazioni amiche qui presenti. Costruite tante piccole ENFF in giro per il mondo! Perché a partire da quando i lavoratori iniziano a far parte di un’organizzazione, l’organizzazione ha la responsabilità di elevare la loro coscienza, e lo può fare solo con la forza collettiva dell’organizzazione stessaâ€.
Un secondo elemento riguarda l’obiettivo strategico dell’organizzazione. A tal proposito, il dirigente nazionale Neuri Rossetto ha spiegato: “Se vuole sopravvivere nel tempo, una forza politica ha bisogno di un orizzonte strategico, un progetto di società , una collocazione nella lotta di classeâ€. L’obiettivo strategico dell’MST si riassume nello slogan “terra, riforma agraria, socialismoâ€. In questa prospettiva socialista si tratta quindi di uscire – per recuperare categorie gramsciane come lo ha fatto la professoressa dell’università di Minas Gerais Cristina Bezerra – dalla “piccola politicaâ€, quella quotidiana, da corridoio, in cui ci vuole costringere la classe dominante, per assumersi la responsabilità della “grande politicaâ€, cioè quella progettuale, egemonica, capace di risolvere i problemi sociali che la base economica produce. Questo implica inoltre la necessità di affrontare le difficoltà interne all’organizzazione (e non paralizzarsi di fronte ad esse), perché solo andando oltre le difficoltà si correggono errori, si avanza sul piano generale e si migliora la capacità di incidere sulla “grande politicaâ€. Infine, una forza politica che affronta la sfida della “grande politica†ha bisogno di mobilitare costantemente le masse, perché senza di essa smette di essere una reale forza politica.
Un terzo e ultimo elemento invece riguarda il futuro prossimo dell’azione politica dell’MST. Se l’MST insiste molto sulla fermezza degli obiettivi strategici e sulla disciplina della militanza, l’organizzazione ha anche un approccio flessibile per quel che riguarda gli obiettivi tattici e, di conseguenza, le necessità organizzative a tal proposito. A ottobre 2026 si terranno le elezioni politiche e legislative nazionali. Le esperienze del “colpo di Stato†contro l’allora presidente Dilma Rousseff nel 2016 e del governo ultradestra di Bolsonaro dal 2019 al 2022 sono ben presenti nella memoria del movimento. Oggi, l’MST è consapevole che l’ingerenza imperialista potrebbe mettere a rischio l’elezione di Lula (che a sorpresa si è presentato a Salvador alla chiusura dell’incontro!). Per difendere le proprie forme di azione, l’MST si sta preparando alla campagna elettorale dell’autunno prossimo. Ma l’MST non si perde nella tattica: questa campagna elettorale è solo un ulteriore tassello nell’obiettivo strategico generale volto a costruire un campo politico popolare capace sia di indicare i cambiamenti strutturali di cui il Paese ha bisogno che di lottare per raggiungere i propri obiettivi: terra, riforma agraria, socialismo.