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News Potere al popolo

News Potere al popolo

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Oggi eravamo in venti mila a Roma per dire NO al referendum, alla guerra, al governo Meloni.
Data articolo:Sun, 15 Mar 2026 17:39:33 +0000

Ventimila persone che hanno scelto di passare il sabato in piazza per costruire un’opposizione che questo paese non ha ancora — dal basso, con la chiarezza di chi sa cosa sta difendendo e cosa sta rifiutando. Siamo scesi in piazza con tre NO, per tre temi che non sono separati ma rappresentano tre facce della stessa offensiva.

Il primo è il NO alle controriforme istituzionali con cui il governo Meloni sta portando avanti un silenzioso irrigidimento autoritario della vita democratica. Il referendum sulla giustizia è solo l’ultimo atto di un disegno più lungo: smantella l’autogoverno della magistratura, crea due CSM svuotati di funzione disciplinare, delega la nomina dei membri laici a un Parlamento che lo stesso governo vuole rendere sempre più controllabile con la nuova legge elettorale. Il risultato è una giustizia più esposta alla politica, non meno. Una giustizia che funzionasse davvero per il popolo avrebbe bisogno di più giudici, più organico effettivo e meno precarietà. Di questo nella riforma non c’è traccia, perché non era questo l’obiettivo. E questo mentre cresce uno stato di polizia che vuole spazzare via la libertà di manifestare e di dissentire costruendo un regime autoritario che avanza con le forme della legalità.

Il secondo NO è quello alla guerra sociale che il governo conduce ogni giorno contro chi lavora, contro chi non ha casa, contro chi non arriva a fine mese. Mentre i salari reali si erodono e le disuguaglianze crescono fino a diventare insopportabili, Meloni offre in cambio una falsa idea di sicurezza — che nella sua versione significa più manganelli, daspo urbani e taser.

Il terzo NO è quello all’economia di guerra e al militarismo, alla complicità con gli Stati Uniti e Israele, che il governo porta avanti mentre sempre più fronti di guerra si aprono. Non è un caso che si spinga sul riarmo proprio mentre si tagliano i servizi: la guerra è anche uno strumento per distogliere lo sguardo, per coprire le disuguaglianze con la retorica del nemico esterno. Lo stesso blocco sociale che oggi era in piazza a Roma si era già ritrovato insieme in autunno contro questa complicità, e il filo non si è mai spezzato.

Questi tre NO sono legati da un filo unico: un governo che concentra potere e scarica i costi sulla maggioranza della popolazione, quella che non trae profitto dalla guerra.

In tutto questo il centrosinistra dice di opporsi, ma non merita la nostra fiducia perché quando governa lo fa con le stesse logiche.
L’opposizione vera si costruisce come abbiamo fatto oggi.

Il 22 e 23 marzo votiamo NO.

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Potere al Popolo partecipa al convoglio di solidarietà con Cuba
Data articolo:Fri, 13 Mar 2026 14:26:08 +0000

Il portavoce nazionale di Potere al Popolo, Giuliano Granato, è in questi giorni a Cuba per portare una goccia di solidarietà che vogliamo contribuire a trasformare in una vera e propria marea in tutta Italia.

La delegazione, organizzata dall’Assemblea Internazionale dei Popoli, ha portato con sé medicinali e materiali sanitari, un piccolo ma concreto gesto di sostegno alla popolazione cubana che da decenni subisce gli effetti del bloqueo economico, finanziario e commerciale imposto dagli Stati Uniti.

Durante la visita la delegazione ha avuto un incontro con il Presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz-Canel, con cui si è discusso della situazione internazionale, delle conseguenze del bloqueo e dell’importanza della solidarietà internazionale tra i popoli.

Sono inoltre previsti incontri con importanti istituzioni politiche, sociali e culturali del Paese: la ELAM – Escuela Latinoamericana de Medicina, simbolo della cooperazione sanitaria internazionale e della formazione gratuita di medici provenienti da tutto il mondo; il Centro Martin Luther King, punto di riferimento per il lavoro sociale e comunitario; la Casa de las Américas, storico spazio di produzione culturale latinoamericana; l’ICAP – Instituto Cubano de Amistad con los Pueblos, oltre a rappresentanti istituzionali e politici del Paese.

La visita si inserisce nel percorso di mobilitazione che porterà al Convoy internazionale di solidarietà che partirà il prossimo 17, al quale parteciperemo come Potere al Popolo insieme a numerose realtà solidali. L’iniziativa ha l’obiettivo di portare aiuti concreti alla popolazione cubana e rompere simbolicamente l’assedio economico imposto all’isola.

In tutta Italia, inoltre, nelle Case del Popolo stiamo raccogliendo fondi e medicinali da destinare a Cuba, per sostenere concretamente il popolo cubano e rafforzare una rete di solidarietà internazionale sempre più ampia.

La situazione sull’isola sta infatti peggiorando ulteriormente nelle ultime settimane. L’escalation internazionale seguita all’attacco statunitense contro il Venezuela e le nuove misure dell’amministrazione Trump stanno aggravando la crisi energetica cubana, anche a causa della riduzione dei rifornimenti di petrolio provenienti dal Venezuela, storico partner energetico dell’isola. Le conseguenze sono pesanti: blackout diffusi, difficoltà nei trasporti, carenze di carburante e ulteriori ostacoli all’approvvigionamento di beni essenziali.

In questo contesto di crescente pressione internazionale, continuano anche le provocazioni e i tentativi di destabilizzazione contro Cuba, che si inseriscono in una lunga storia di aggressioni e tentativi di isolamento politico ed economico dell’isola.

Il bloqueo statunitense dura da oltre sessant’anni ed è stato condannato più volte dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nonostante questo, Washington continua a rafforzarlo, con misure extraterritoriali che colpiscono non solo Cuba ma anche i Paesi e le imprese che intrattengono rapporti economici con l’isola.

Quella che oggi portiamo è solo una goccia di solidarietà, ma il nostro obiettivo è trasformarla in una marea in tutta Italia. Perché il bloqueo contro Cuba è illegale e ingiusto e perché la solidarietà tra i popoli è l’unica risposta possibile alle politiche di guerra, sanzioni e dominio.

Via alla campagna per Cuba!

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Salta il convegno pro SI’ al referendum con le scuole: studenti e docenti smascherano la propaganda di governo!
Data articolo:Fri, 13 Mar 2026 11:45:48 +0000

Immaginate che in piena campagna referendaria si organizzi un convegno dal titolo “Referendum costituzionale (22 e 23 marzo 2026): posizioni giuridicheâ€, nel quale sono chiamati a discuterne esponenti della maggioranza di governo, come il sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia e il senatore della Lega Gianluca Cantalamessa. A questi si aggiungono altri relatori convinti sostenitori del Sì, in alcuni casi veri e propri attivisti appartenenti al comitato del Sì.

Eppure a questo convegno, dal titolo quantomeno mistificatorio, zelanti dirigenti scolastici, come quelli dei licei Elsa Morante e Giuseppe Mazzini di Napoli, hanno pensato bene di far partecipare i loro studenti delle classi quinte, con la motivazione di offrire loro la possibilità di comprendere le opposte posizioni sul referendum.

Si tratta chiaramente di un palese tentativo di indottrinamento che contraddice il senso profondo della scuola, che deve sviluppare lo spirito critico degli studenti e non certo l’allineamento a posizioni di parte.

Per fortuna, nonostante repressione, controllo e fake news, la scuola ha ancora gli anticorpi per smascherare le menzogne. Già ieri il coordinamento docenti Area nord, insieme a Potere al popolo Napoli e USB, aveva denunciato l’operazione. Oggi studenti e docenti sono intervenuti, denunciando la vergognosa propaganda e facendo saltare il convegno.

La scuola è e resta luogo di formazione e non di indottrinamento mascherato. Un governo in difficoltà le sta tentando tutte ma il risultato è che sempre più persone aprono gli occhi sulla vera posta in gioco del referendum – accelerare la torsione autoritaria nel Paese – per cui i tentativi goffi di recuperare, con la complicità, come in questo caso, dei dirigenti scolastici, si trasformano in un boomerang.

Il 14 tutte e tutti in Piazza a Roma per il NO sociale al Governo Meloni.

Il 22 e 23 Marzo votiamo un forte e deciso NO alla riforma, al Governo e alle sue politiche affamatorie e belliciste!

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Ofer Winter è un criminale di guerra: fuori dalla nostra terra i complici del genocidio in Palestina!
Data articolo:Fri, 13 Mar 2026 11:40:37 +0000

Dal 31 marzo al 9 aprile 2026 Ofer Winter sarà invitato speciale presso l’Hotel Ariston a Capaccio-Paestum, sulle coste del Cilento, nell’ambito di un pacchetto vacanza rivolto principalmente ad israeliani che intendessero festeggiare la Pasqua ebraica sulle nostre coste.

Ma chi è Ofer Winter?

Ofer Winter è un ex generale di brigata israeliano diventato un simbolo della destra dura nazional-religiosa israeliana, sia per la sua commistione tra teologia e arte militare, sia per le sue posizioni su Gaza e i palestinesi.

Attirò per la prima volta l’attenzione del grande pubblico nel 2014, durante l’operazione “Margine di Protezione”, che costò la vita a oltre 2300 abitanti di Gaza. Durante l’operazione non solo si è macchiato di crimini di guerra, ma in qualità di comandante della Brigata Givati diramò ai suoi soldati una lettera di incitamento al combattimento in cui invocava Dio e presentava la campagna come una missione sacra contro un “nemico che bestemmia il Suo nome”.

Winter nei suoi discorsi legge il conflitto in Palestina come uno scontro di civiltà, affermando che “l’Islam non riconosce la pace” e che Israele deve comportarsi come un “leone” per sopravvivere in Medio Oriente.

Per queste sue posizioni, negli ambienti militari è considerato un falco, ed è molto apprezzato dalla destra sionista e religiosa: quando ha lasciato l’esercito nel 2024 è stato pubblicamente sostenuto dall’estrema destra come potenziale ministro della Difesa.

Ha partecipato per un brevissimo periodo, come volontario, alle primissime operazioni militari a Gaza, subito dopo il 7 ottobre. A genocidio in corso, in discorsi e articoli, ha aspramente criticato l’establishment della sicurezza israeliano per quelle che ha definito come “eccessive restrizioni legali e umanitarie a Gaza” e giustificato la morte dei “civili nemici” come un prezzo giusto da pagare per riportare a casa i soldati israeliani. Ha anche sostenuto che gli aiuti umanitari e il diritto internazionale limitano la capacità di Israele di applicare la sua “vera potenza”, e ha proposto di concentrare la distribuzione degli aiuti ai gazawi in alcune zone, imponendo nel frattempo condizioni d’assedio in altre e provocando così il trasferimento forzato della popolazione.

Riteniamo inaccettabile che questo criminale di guerra possa circolare liberamente in Italia, paese che ha sottoscritto il trattato di Roma istitutivo della Corte Penale Internazionale, mentre sono in corso un genocidio e l’annessione della Cisgiordania e mentre Israele scatena una guerra di proporzioni enormi verso Iran e Libano, minacciando la sicurezza delle popolazioni di tutto il mondo.

Facciamo appello a tutte e tutti i difensori del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese per pretendere che procura e Governo si attivino immediatamente, impediscano il convegno e assicurino Olef Winter alla giustizia, qualora dovesse mettere piede in Italia.

Facciamo appello a chiunque abbia riempito nei mesi scorsi le piazze e le strade mosso dal sentimento di rabbia e ingiustizia verso il genocidio del popolo palestinese a mobilitarsi ancora.

La “tregua” per i palestinesi non è mai arrivata davvero (come dimostra l’orrore del cosiddetto board of peace): colonialismo, suprematismo, bombe, continuano ad aggredire tutta la Palestina storica. Non ci voltiamo dall’altra parte: fermiamo le collaborazioni economiche, diplomatiche, militari, accademiche, tra il nostro paese e Israele, fermiamo i criminali di guerra!

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8 marzo: libere dalla guerra, libere dal patriarcato. I nostri corpi non sono campi di battaglia.
Data articolo:Mon, 09 Mar 2026 12:35:32 +0000

L’8 marzo quest’anno arriva in un momento di tristezza e rabbia. I nostri corpi, le nostre rivendicazioni, sono nuovamente oggetto di strumentalizzazione, di contesa e di guerra. Vorrebbero farci credere che i bombardamenti e i massacri in corso in Iran vengano fatti per liberare noi donne, come se ancora una volta l’unico modo per liberarci dall’oppressione sia quello di affidarci alle bombe Usa e Nato. Come se in questa parte di mondo fossimo già liberate.

Tristezza e rabbia perché le donne in Iran hanno ampiamente dimostrato di poter parlare e agire per loro stesse e di farsi avanguardia di un movimento popolare. Tristezza e rabbia perché in nome di noi donne si giustifica il massacro di altre donne, come alla scuola elementare di Minab, dove l’attacco Usa-israeliano ha massacrato almeno 175 bambine.

La verità è che chi ci usa per opprimere un altro popolo (o peggio per giustificare una complicità servile con l’oppressore, come fa il nostro Governo) ci costringe ancora in uno stato di oppressione nel nostro Paese.

L’Italia è infatti un luogo ancora profondamente patriarcale: in Italia solo il 53,3% delle donne svolge un lavoro retribuito, (contro il 71,1% degli uomini), spesso si tratta di lavoro precario o part time, tant’é che le donne guadagnano in media il 25% degli uomini. Insomma, tra di noi, una su due non può avere un’esistenza indipendente e deve appoggiarsi ad altri, spesso al partner.

Non abbiamo asilo nido sufficienti e accessibili, non abbiamo congedi di paternità (10 giorni non sono nulla)), siamo noi a doverci sobbarcare il grosso del lavoro di cura con i figli. Questo si traduce in meno indipendenza economica, e rende più complicato uscire da situazioni di violenza subita tra le mura domestiche.

Senza soldi, senza lavoro, senza una casa, dove si può mai andare?

Chi ci vorrebbe strumentalizzare in questa guerra sono insomma gli stessi che continuano a mantenerci in uno stato di oppressione e ci impediscono di avere un’esistenza dignitosa. Gli stessi, di destra e di centrosinistra poco importa, che hanno precarizzato la vita di noi donne.

Ma la liberazione delle donne non conosce confini. Siamo solidali con tutte le donne di qualsiasi latitudine, che siano iraniane, libanesi, palestinesi, kurde o europee, che lottano contro l’oppressione patriarcale e imperialista.

Liberiamoci dalla guerra, liberiamoci dal patriarcato.

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Partecipa con noi alla manifestazione nazionale per il NO SOCIALE al referendum costituzionale!
Data articolo:Thu, 05 Mar 2026 15:25:53 +0000

Il 14 marzo scendi con noi a Roma per partecipare alla manifestazione per il NO SOCIALE AL REFERENDUM COSTITUZIONALE!

Di seguito l’elenco dei bus (in aggiornamento) da tantissime città:

Calabria
– Cosenza 3405586287
– Lamezia & Catanzaro 3286581214
– Reggio Calabria 3312279540

Campania
– Caserta 3420927200
– Napoli 380 288 7560

Emilia Romagna
– Bologna 347 165 9673 – 324 773 6471
-Parma 340 096 5849
-Ravenna 338 880 3093
-Reggio Emilia 340 665 7832
-Rimini 345 857 1365

Friuli Venezia Giulia
333 320 8776

Liguria
– Genova 340 307 9715 – 370 344 8368

Lombardia
– Milano 349 565 1792 – 334 947 0091

Piemonte
– Torino 339 609 6991

Puglia
-Bari 349 198 5970

Toscana
– Firenze 334 775 4214
– Pisa 333 946 1916

Veneto (treno)
– Padova 3393081506
– Verona 3294913127
– Venezia 3450056942

Umbria
349 649 9182 – 346 671 5949

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Sorpresa! La nuova legge elettorale rafforza il governo e indebolisce la democrazia. Il 22-23 marzo votiamo no.
Data articolo:Mon, 02 Mar 2026 08:07:47 +0000

La nuova proposta di legge elettorale avanzata dal governo guidato da Giorgia Meloni non è che l’ultimo tassello, in ordine cronologico, di un disegno politico più ampio che punta alla verticalizzazione del potere, al rafforzamento dell’Esecutivo e alla conseguente compressione degli spazi di rappresentanza e di opposizione sociale all’interno delle istituzioni. Un disegno politico che ha come fine immediato la sopravvivenza del Governo Meloni, e che condivide con i governi precedenti la riduzione degli spazi di democrazia.

Il cuore del progetto di riforma è infatti rappresentato da un premio di maggioranza tale da garantire alla coalizione vincente una solida – per non dire schiacciante – maggioranza parlamentare anche con una percentuale di voti del 40% dei votanti. Percentuale che, se consideriamo l’astensionismo record (alle ultime europee non ha votato 1 avente diritto su 2), è ben lontana dal rappresentare la maggioranza reale del Paese.

Come si vede dalle proiezioni realizzate da Youtrend sulla base degli ultimi sondaggi, la nuova legge garantirebbe, se si votasse oggi, una vittoria al centrodestra, cosa che con l’attuale Rosatellum (che non difendiamo), non sarebbe scontata.  Siamo dinanzi alla logica del “chi vince prende tutto†spinta all’estremo.

Una riforma che – se dovesse passare – altererebbe irrimediabilmente il rapporto tra consenso e potere. Con un premio così ampio (70 seggi alla Camera e 35 al Senato), una minoranza relativa nel Paese può trasformarsi in una maggioranza assoluta in Parlamento. La rappresentatività del Paese reale verrebbe così sacrificata in nome dell’accentramento di potere nelle mani del Governo, che avrebbe così maggioranze schiaccianti a disposizione per nominare e influenzare fortemente gli organi di Garanzia, tra i quali anche i membri laici del CSM.

Al Premio di maggioranza si aggiunge, poi, l’assenza assordante delle preferenze: ve la ricordate Giorgia Meloni, che, quando era all’opposizione, si faceva portavoce di questa battaglia? Ebbene, una volta arrivati al Governo, i chiacchieroni “sovranisti” ci ripropongono la solita solfa: listini bloccati, candidati scelti dalle segreterie, parlamentari nominati e non scelti dal popolo. L’unica novità sarebbe l’obbligo di indicare il nome del candidato premier sul programma, e non sulla scheda, il che prelude a un’altra riforma volta al rafforzamento del Governo: quella del premierato.

Questa nuova legge elettorale va infatti analizzata anche alla luce delle controriforme istituzionali volute dal Governo Meloni, a partire da quella della giustizia, perché se da un lato si rafforza l’Esecutivo attraverso un premio di maggioranza spropositato e si riduce il peso dell’opposizione in Parlamento, dall’altro si interviene sugli equilibri tra i poteri dello Stato, indebolendo l’autogoverno della Magistratura e sbilanciando così complessivamente l’architettura costituzionale in favore dell’Esecutivo.

Un governo più forte, un Parlamento più debole e una magistratura ridefinita nei suoi rapporti con la politica. Il combinato disposto produrrebbe un accentramento senza precedenti nella storia repubblicana recente. Qualcosa di veramente preoccupante per lavoratori e lavoratrici che non arrivano a fine mese, per chi vive in territori sempre più fragili e devastati, per chi come noi lotta ogni giorno per trasformare in meglio questo paese.

E l’opposizione? Se da un lato Schlein, Conte e co. urlano al pericolo fascismo e alla “legge truffa”, dall’altro proprio il centrosinistra è co-responsabile di questa situazione. È anche con i voti e il protagonismo del centrosinistra che nel 1993 è stato introdotto il Mattarellum, infausta legge elettorale scritta dall’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha tradito il mandato dell’Assemblea Costituente, introducendo il cosiddetto “maggioritario”, ossia una distorsione della rappresentanza proporzionale che ha garantito a centrodestra e centrosinistra il monopolio del potere, riducendo la rappresentatività parlamentare a un orpello e portando così ai tassi di astensione record di oggi.

E ancora: il modello a cui si ispira la nuova legge elettorale di Meloni è proprio l’Italicum voluto da Matteo Renzi, bocciato dalla Corte Costituzionale. Anche allora si parlava di governabilità, si introduceva un premio di maggioranza molto forte e si marginalizzava il Parlamento. È con il contributo del centrosinistra che si è aperta la strada alla logica maggioritaria spinta, alla personalizzazione della politica, all’idea berlusconiana del capo indiscusso. E anche ora, l’opposizione del PD di Schlein è fiacca e di facciata, perché un premio di maggioranza così marcato costringerebbe anche gli alleati del cosiddetto “campo largo†a stare uniti ad ogni costo. O dentro un’unica coalizione o destinati a non contare nulla.

D’altronde la tendenza all’autoritarismo è connaturata alla centralizzazione di capitali in atto nel mondo. Se gli attori economici che hanno un peso decisivo sono sempre meno e sempre più potenti, e se si accetta, come fanno tanto la destra quanto il campo largo, che il potere politico debba sempre e comunque scendere a patti con le richieste delle imprese e con la natura dell’imperialismo, a cosa servono la mediazione e la rappresentatività?

È dunque evidente che non serve a nulla accodarsi a chi oggi urla al “pericolo fascismo”, ma poi per convenienza si erge a difesa del Rosatellum, l’attuale legge elettorale, che è altrettanto antidemocratica di quella proposta dal Governo Meloni.

Bisogna invece riattivare il conflitto sociale e politico affermando un’idea opposta di democrazia. Che prima di tutto ripristini un principio reale di rappresentatività, ossia una legge elettorale totalmente proporzionale, senza premi di maggioranza, e soprattutto che reintroduca le preferenze. E passare al contrattacco, portando la democrazia dove non esiste: nel campo economico, perché sia la collettività a decidere cosa produrre, come e in che modo distribuirlo; nelle relazioni sindacali, spezzando il monopolio del sindacalismo confederale, co-responsabile del declino dei salari italiani, e lasciando che siano i lavoratori a eleggere (e a revocare) i delegati che li debbono rappresentare; nella gestione del pubblico, introducendo in Costituzione il principio della revocabilità dei rappresentati e del controllo popolare (che già esiste in maniera insufficiente in alcuni enti, pensiamo agli organi collegiali a scuola o ad alcune municipalizzate come Acqua Bene Comune a Napoli, non a caso sotto attacco da parte dell’amministrazione Manfredi di centrosinistra); nell’ordinamento civile e penale, eliminando le norme autoritarie, fasciste e razziste che permangono nel nostro ordinamento e addirittura vengono rafforzate dagli ultimi decreti sicurezza; nell’ordine internazionale, con una vera democratizzazione dell’ONU e di tutti gli organismi internazionali.

Se viste in questa prospettiva la partita sulla legge elettorale e quella sulla giustizia non sono battaglie separate. Sono pezzi di un unico disegno di ristrutturazione autoritaria in senso neoliberale dello Stato.

C’è solo un attore che può fermare questa deriva: il popolo, attraverso il conflitto sociale e politico. Per questo non solo è necessario entrare tutte e tutti nella battaglia referendaria, votando NO al referendum giustizia del 22-23 marzo, ma è necessario mobilitarsi e scendere in piazza, a partire dalla manifestazione che si terrà a Roma il 14 marzo e che partirà alle ore 14:00 da piazza Repubblica, promossa da quel blocco sociale fatto di lavoratori e lavoratrici italiane e migranti, da giovani, studenti e studentesse, da chi si è mobilitato contro il genocidio in autunno. Solo unite e uniti, organizzati, potremo invertire la rotta e cambiare tutto.

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No all’approvazione del “ddl antisemitismoâ€, che criminalizza la legittima critica a Israele. Il 14 marzo tutte e tutti a Roma contro l’ennesima legge bavaglio.
Data articolo:Sun, 01 Mar 2026 10:01:26 +0000

Il ddl antisemitismo arriverà in aula al Senato il 3 marzo, per essere approvato e votato dal Parlamento.

Siamo contrari a questo ddl senza mezzi termini: si tratta infatti dell’ennesima legge bavaglio che prova a tacitare le legittime proteste contro Israele. Il ddl adotta infatti ufficialmente la definizione di antisemitismo che ne dà l’IHRA (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto), la quale è estremamente ambigua poiché associa la discriminazione nei confronti degli ebrei (antisemitismo), alla legittima critica allo Stato di Israele (antisionismo).

L’antisemitismo, così come ogni altra forma di discriminazione su base razziale, etnica, nazionale o religiosa, è già perseguito dall’art.604 bis del Codice Penale (Legge Mancino) del nostro ordinamento. Lo scopo vero della legge – che, è bene ricordarlo, nel suo testo base è quello presentato dalla Lega, partito che ha legami documentati con organizzazioni neofasciste e neonaziste – è quello di impedire le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese e di colpire, chi, soprattutto nei luoghi del sapere, prova a ricostruire la storia del conflitto in Palestina a partire dalla natura coloniale dello Stato di Israele.

Di fronte a una possibile bocciatura in sede di vaglio costituzionale, le restrizioni nei confronti della libertà di espressione e di riunione sono state espunte dal testo originale (che prevedeva divieti nei confronti di manifestazioni pubbliche antisioniste e, nella versione del ddl Gasparri, l’inasprimento delle sanzioni nei confronti del personale scolastico e universitario che avesse osato esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele). Resta tuttavia la problematicità della definizione di antisemitismo e la possibilità che ulteriori restrizioni alla libertà di espressione e di manifestazione non possano venire adottate in seguito, all’interno della cosiddetta Strategia nazionale di contrasto all’antisemitismo prevista dalla legge.

Non resta che mobilitarci, anche perché la stessa “opposizione” parlamentare di centrosinistra voterà divisa. Addirittura c’è chi, come Delrio e la destra Pd, darà voto favorevole al ddl.

Per difendere la libertà di dissenso nel nostro paese abbiamo bisogno di una vera opposizione: invitiamo tutte e tutti a partecipare alla manifestazione del 14 marzo per il No al referendum giustizia, allo stato di polizia e alla guerra sociale e all’economia di guerra del Governo Meloni.

Ci vediamo il 14/3 a Roma, ore 14:00, piazza della Repubblica.

Cambiamo tutto.

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USA ed Israele bombardano Teheran. Mobilitiamoci contro il terrorismo di stato!
Data articolo:Sat, 28 Feb 2026 11:19:32 +0000

Mobilitiamoci ovunque.
USA ed Israele bombardano Teheran. È un puro atto di terrorismo di stato, in violazione di ogni regola del diritto, ed un altro passo verso la terza guerra mondiale.
Dobbiamo mobilitarci contro Trump, Netanyahu e tutti i loro alleati e complici , colpevoli del genocidio a Gaza e di continuare a diffondere guerra e sterminio.
Conosciamo bene i motivi di questa ennesima guerra.
Nessuno crede alla menzogna per cui la guerra aiuterebbe la libertà del popolo iraniano, nemmeno Trump si sforza più di dirlo. Si tratta dell’ennesimo atto imperialista per la gestione di petrolio e gas e il controllo dell’area mediorientale, ossia per garantire a una minoranza di ultraricchi, dediti alla pedofilia, di restare tali in un mondo che cambia.
Nessun popolo è sicuro fino a che i governi di USA e Israele potranno commettere impuniti la loro pirateria e i loro massacri, dal Venezuela, a Cuba, al Medio Oriente a tutto il mondo.
In queste ore il nostro Governo si sta rendendo complice, perché non solo non condanna l’attacco all’Iran, ma addirittura fornisce supporto logistico offrendo il nostro territorio, a partire dalla base di Sigonella, come punto di partenza e di alloggio per gli aerei che hanno preso parte all’attacco.
In questi giorni in cui ci si mobilita per il NO al referendum facciamo sentire ovunque anche il NO alla guerra e al genocidio, il NO a a ogni complicità con USA e Israele, primi nemici dei diritti e della pace dell’umanità.
Ci vediamo tutte e tutti a Roma il 14 Marzo per il NO alla guerra e il NO al referendum.
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Il tuo rider ha lasciato il ristorante, e vuole essere pagato! Siamo al fianco dei rider di Glovo e Deliveroo per la mobilitazione nazionale del 28 febbraio.
Data articolo:Fri, 27 Feb 2026 13:59:09 +0000

E’ ormai di qualche settimana la notizia del commissariamento di Glovo da parte del Tribunale di Milano con l’accusa di Caporalato. Quello che per anni è stato venduto come “libera collaborazione” si è rivelato per ciò che Potere al Popolo assieme ai sindacati di base denunciano da sempre: sfruttamento brutale e scientifico tramite algoritmo, con l’uso improprio del lavoro con “finta†P.IVA.

Secondo quanto emerge dall’indagine, l’organizzazione del lavoro dei rider è interamente nelle mani delle piattaforme: turni decisi unilateralmente, algoritmi che controllano tempi, percorsi e prestazioni, sistemi di penalizzazione e disconnessione che equivalgono a veri e propri provvedimenti disciplinari. Altro che autonomia: siamo di fronte a una subordinazione piena, esercitata attraverso strumenti digitali.

A Glovo (Foodinho), negli ultimi giorni si è aggiunta anche Deliveroo. Le inchieste della Procura non lasciano spazio a dubbi: siamo di fronte a un sistema di intermediazione illecita (Art. 603-bis c.p.) che coinvolge decine di migliaia di lavoratori in tutta Italia.

Il coinvolgimento di più piattaforme dimostra che non si tratta di comportamenti di singole aziende. È la struttura stessa del settore del food delivery ad essere fondata su un meccanismo di sfruttamento sistemico. Un modello che, dietro la retorica dell’innovazione e della flessibilità, ha riprodotto forme di organizzazione del lavoro che richiamano il caporalato.

Ma quali sono le condizioni dei cosiddetti “gig workers�

  • Paghe da fame: I rider percepiscono retribuzioni inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e fino all’81,62% in meno rispetto ai minimi tabellari della contrattazione collettiva nazionale (CCNL Logistica).
  • Tariffe da schiavitù e orari massacranti: A chi pedala in ogni condizione atmosferica vanno tra i 2 e i 4 euro lordi a consegna. Una cifra che deve coprire tutto: il tempo di attesa, il viaggio, la manutenzione del mezzo e il rischio d’impresa, che viene interamente scaricato sul lavoratore, rendendo i rider dei “lavoratori a cottimo†veri e propri. A questo si aggiunge l’assenza di riposo, si parla di turni di 9/10 ore 7 giorni su 7 con l’obiettivo di consegnare il più possibile e riuscire a raggiungere la cifra necessaria ogni mese.
  • Sicurezza sacrificata al profitto: La sistematica violazione del D.Lgs 81/2008 non è una dimenticanza, ma un pilastro del modello di business. Nella maggior parte dei casi non vengono distribuiti DPI e non vengono tenuti corsi di formazione sulla sicurezza. Il lavoro dei rider è un lavoro rischioso e senza tutele adeguate è enorme la concentrazione di incidenti.

Per questo aderiamo alla mobilitazione nazionale di USB, di Sabato 28 Febbraio, che vedrà manifestazioni in tutta Italia, a Torino, Milano, Rimini, Bologna, Livorno, Padova, Trieste, Nola e Palermo, per quelle che sono delle rivendicazioni semplici ma fondamentali per il riconoscimento della dignità di decine di migliaia di lavoratori:

  1. Assunzione immediata e diretta a tempo indeterminato per tutti i rider.
  1. Applicazione integrale del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione: paga base, tredicesima, quattordicesima, ferie e malattia.
  2. Dismissione degli algoritmi punitivi: la dignità umana non può essere subordinata a un punteggio di “ranking” occulto che premia il rischio stradale.
  3. Apertura di tavoli permanenti presso le Prefetture (come richiesto formalmente da USB) affinché le autorità locali vigilino sulla legalità e sulla sicurezza stradale, applicando la Legge 199/2016 contro il caporalato.
  4. Riconoscimento del mezzo di trasporto e delle spese a carico dell’azienda, non si può continuare a scaricare i costi sui lavoratori.
  5. Riconoscimento della piena copertura assicurativa INAIL e riconoscimento di malattia professionale per lavoro usurante.

La finale di Sanremo la passiamo al fianco dei lavoratori!

REAL JOB, REAL CONTRACT!
BASTA SFRUTTAMENTO!

Potere al popolo!


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