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#conflitti #strategie
agorÃ
Vientos de Guerra, traducción Carlos X BlancoEl Corriere della Sera lleva tiempo hablándonos de la guerra. Pero no solo este periódico. Intentan que nos acostumbremos a la idea de las trincheras. Nos dicen que ya es inevitable. No tengo dudas sobre esta inevitabilidad, pero sà muchas sobre nuestra postura. Volvamos a esto. La guerra, o las guerras, soplan con el viento, y en última instancia son las dueñas de las tormentas que anuncian truenos y relámpagos. Sigue
agorÃ
(E)venti di guerre(E)venti di guerre
Il Corriere della Sera da un po’ di tempo ci parla di guerra. Ma non solo questo giornale. Cercano di farci abituare all’idea della trincea. Ci dicono che ormai è inevitabile. Su questa inevitabilità non ho dubbi ma ne ho tanti sullo schieramento in cui dovremmo stare. Ci torniamo su questo. La guerra, o le guerre, soffiano nel vento e loro sono in fondo i signori dei temporali che annunciano fulmini e saette.
Londra, che dell’UE non fa più parte dopo la Brexit, ma continua a influenzarla come ai tempi della perfida Albione, suggerisce ai sudditi di Sua Maestà di tenere in casa ciò che serve in caso d’attacco. Il kit di sopravvivenza. Lo stesso che, oltre un anno fa, la Commissaria europea Lahbib sponsorizzava con un indegno video sui social. Se non erro, nella sua borsetta per la sopravvivenza c’erano anche delle carte da gioco, per ammazzare il tempo, se ancora non siete stati ammazzati dalle bombe. Mi sovvengono le sprezzanti parole di Schopenhauer contro i giocatori di carte, gente povera di spirito e senza intelletto. Insomma, la descrizione perfetta di una nostra o nostro rappresentante europeo.
Poi abbiamo il ministro Crosetto che, direttamente dall’Ucraina, dopo l’ennesimo pacchetto di aiuti, con soldi nostri, al criminale Zelensky, si affida a Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino rimosso da Zelensky, quale suo consulente per l’innovazione. Quasi due metri di incoerenza ministeriale per una larghezza di vedute a dir poco millimetrica.
Questi sono i nostri governanti. Quindi ci dobbiamo preparare a morire, noi, mica loro.
“Si vis pacem, para bellum”, disse la Premier in vena di citazioni un po’ fuori luogo sempre un anno fa. Non una citazione inesatta, come qualcuno disse nel tentativo maldestro di negare il suo senso evidente. È vero che, per fare la pace, bisogna non solo preparare, ma anche fare la guerra, ma se sei tu che stai provocando la guerra non invocare la pace invano. Se vuoi la guerra avrai la guerra e la pace potrebbe essere anche peggio se poi perdi o non sei nelle condizioni di decidere delle tue sorti. E noi non lo siamo. E veniamo allora a noi. La guerra è ormai inevitabile, non sappiamo quando ci si arriverà , ma non passerà molto in senso storico. Una guerra, o le guerre, non sono mai del tutto negative, servono a risolvere conflitti che, protraendosi, sarebbero devastanti per le società umane perché allungherebbero sofferenze e insoddisfazioni. La stessa pace, quando cambiano i rapporti di forza, è la cristallizzazione di una situazione che non può più reggere e genera maggiori scontenti, che aggravano il peso complessivo delle ingiustizie.
Quindi non è la guerra in sé il problema. Sappiamo che la guerra è inestirpabile ed è per questo che gli uomini non se ne sono mai liberati, nonostante i proclami.
Dirò una cosa forte, ma così stanno le cose. La guerra è un progresso quando serve a riallineare una situazione storico-sociale all’effettività dei differenziali di potere geopolitico ed economico. Più tardi ciò accade, più aumenteranno odi e stragi.
Il vecchio mondo sta definitivamente tramontando e il nuovo fatica ad affermarsi, come diceva Gramsci del suo.
Quindi il vero guaio dove sta? Per quanto riguarda l’Italia, sta nel fatto che nel conflitto a venire essa è collocata contro i suoi stessi interessi e contro quei Paesi che invece non dovrebbero essere i suoi nemici, ma i suoi alleati.
L’Italia ha perso l’ultimo conflitto mondiale e da allora è una periferia dell’impero americano, senza volontà propria. Qui sta il vulnus. L’Italia, così collocata, ha tutto da perdere nelle guerre che inevitabilmente scoppieranno. La sua classe dirigente è serva degli occupanti stranieri, che continueranno a usarla e anche a distruggerla, non per il nostro benessere, ma per il loro.
Per questo gli sciocchi guerrafondai che ci governano vanno fermati e accusati di altro tradimento della nazione, con le conseguenze che dovranno esserci.
La guerra verrà , ma noi ci troveremo dalla parte non conveniente per noi, saremo strumento di altri, come oggi lo sono gli ucraini del pagliaccio Zelensky. Anche noi avremo i nostri Zelensky e già li abbiamo, in verità , solo in condizioni ancora differenti.
Scriveva il filosofo Rensi: “La guerra è il campo di spine che l’umanità deve costantemente riattraversare per procacciarsi le sue successive varie paci”.
Vero, ma la pace che ci aspetta per le scelte sbagliate che stanno facendo i nostri politici potrebbe essere peggiore di qualsiasi guerra, come sanno molti popoli che, dopo la pace e soprattutto la loro resa, sono stati incatenati e sfruttati per decenni dai vincitori. E anche quando si sono trovati in quest’ultimo campo ma in posizione subordinata hanno ricevuto una cosiddetta vittoria mutilata.
agorÃ
Espaguetis a la Molotov-Ribbentrop, Traducción Carlos X BlancoObviamente, esto no sucederá, pero para cambiar radicalmente, o al menos sacudir verdaderamente el panorama polÃtico italiano hasta sus cimientos, serÃa necesario un pacto Molotov-Ribbentrop entre el Movimiento Cinco Estrellas y el partido Futuro Nacional. Una alianza, o incluso un pacto de no agresión, contra un enemigo considerado mucho más peligroso: la única coalición proestadounidense de derecha, centro e izquierda. PartirÃa de un terreno común, digamos un pequeño mosaico de posiciones, con algunos puntos firmes que bastarÃan para desbaratar los cálculos de los partidos establecidos, obligándolos a unirse contra la supuesta amenaza rojiparda.
Por supuesto, esto es solo una sugerencia, pero si se materializara, producirÃa una reacción polÃtica capaz de desbaratar los planes establecidos para la alternancia de facciones polÃticas cada vez más similares, que no son más que una carrera de relevos entre fuerzas zombificadas incapaces de cuestionar realmente la subyugación extranjera a la que están sometidas.
Después de todo, piensen en las razones que llevaron a Rusia y Alemania, enemigos acérrimos, a firmar un pacto de no agresión. Inglaterra y Francia estaban convencidas de que podÃan burlar a ambas, al tiempo que mostraban cierta simpatÃa por la Alemania nazi como bastión europeo contra el bolchevismo.
Hoy necesitamos un Pacto Molotov-Von Ribbentrop verdaderamente estable, sin la posterior violación cometida por Alemania con una medida desastrosa para sà misma y para Europa, que acabó bajo la predominancia estadounidense.
El Movimiento Cinco Estrellas y el Futuro Nacional deberÃan priorizar un enfoque diferente de la polÃtica exterior, comenzando por una apertura hacia Rusia, de la que pueden obtener recursos energéticos, superando al mismo tiempo las diferencias ideológicas en materia de trasiciones energéticas y problemas de suministro; promoviendo, a nivel industrial, acuerdos con China, incluso mediante una reedición actualizada de la Ruta de la Seda; y desafiando la hegemonÃa estadounidense, cada uno desde su propia perspectiva: algunos porque “la patria primero”, otros porque “la libertad primero”, ambos, en última instancia, “después de Estados Unidos”.
En el camino, sin duda habrÃa otros puntos de acuerdo, pero también muchos desacuerdos, en los que los enemigos intentarÃan infiltrarse para socavar el sistema. Sin embargo, serÃa un escenario devastador para una clase dirigente ahora homogénea, de derecha a izquierda, que sentirÃa cómo el suelo se desmorona bajo sus pies. HabrÃa reacciones violentas, y asà se pondrÃa de manifiesto, si cabe, dónde reside el verdadero fascismo: en las democracias y en los antifascistas traidores.
En cualquier caso, tal experimento podrÃa generar nuevas semillas, alentando saltos aún más inescrupulosos hacia el nacimiento de fuerzas decididas a perseguir la verdadera independencia nacional, fuera de los rituales de un sistema polÃtico ahora podrido y a prueba de futuro.
Al fin y al cabo, si incluso Stalin y Hitler llegaron a un acuerdo temporal, Vannacci y Conte también podrÃan, aunque probablemente ninguno de los dos esté capacitado para gestionar una fase radicalmente nueva tal como la entendemos. Pero hoy no importa cómo se llame el gato; lo importante es que empiece a perseguir ratones.
También podemos apostar a que, tras la ruptura de aquel pacto histórico, hubo injerencia británica y estadounidense, que convenció a Hitler de intentar la Operación Barbarroja. Si hubiera derrotado a los rusos, estos habrÃan saldado cuentas con él o habrÃan llegado a otros acuerdos con Alemania (y hoy probablemente no existirÃa todo este falso antifascismo, sobre todo por parte de quienes ostentan posiciones de poder); si hubiera perdido, habrÃan llegado a un acuerdo con la URSS, como ocurrió parcialmente, pero solo porque los rusos desarrollaron la bomba atómica en pocos años. Sin embargo, si Hitler hubiera respetado los acuerdos con Stalin, hoy, al menos, no tendrÃamos a los estadounidenses en Europa, quienes, no obstante, siguen siendo una potencia extracontinental dominante de violencia y opresión imparables que en nuestra región se denomina “libertad†o “liberaciónâ€, en su versión histórica.
Por supuesto, muchos militantes y futuristas del Movimiento Cinco Estrellas se sentirÃan desconcertados, como lo estuvieron los camaradas y los camisas negras en 1939, pero ya hemos visto una coalición amarillo-verde en acción, y una coalición amarillo-negra no causarÃa tanto revuelo, salvo al principio. De hecho, liberarÃa al Movimiento Cinco Estrellas de ciertos males ideológicos antifascistas que les fueron transmitidos por su cercanÃa a la izquierda de salón.
Ahora bien, esto no serÃa una revolución, pero sin duda su pondrÃa una profunda conmoción para el sistema. Por supuesto, el sistema tomarÃa medidas inmediatas. Los organismos de seguridad del Estado, junto con las potencias internacionales y europeas establecidas, se pondrÃan en alerta y trabajarÃan, empleando métodos similares a los ya vistos en Rumania, para impedirlo. Por si fuera poco, una nueva era de terrorismo, bajo diversas formas modernas, podrÃa resurgir.
SerÃa un caos tan arriesgado como fascinante, del que podrÃa surgir cualquier cosa. Y, desde esta perspectiva, cualquier cosa parece preferible al letal atraso que está matando lentamente a Italia.
En lugar de un campo amplio o corto, tendrÃamos un verdadero campo de batalla, capaz de sacar a la luz las numerosas mentiras pseudodemocráticas y libertarias que siguen atormentándonos.
Traducción: Carlos X. Blanco.
agorÃ
Oportunismo fotográfico o la salida culinaria,Traducción Carlos X BlancoOportunismo fotográfico o la salida culinaria Gianni Petrosillo (Conflitti&Strategie)
Como siempre, cualquier innovación que la humanidad introduce para hacer la vida más cómoda conlleva efectos nocivos que a menudo no se corresponden con los que se reportan, sino que son muy diferentes. Recientemente leà un libro titulado “Miedo: Miedos irracionales ante la innovación”, que analiza todos los temores que experimentan los seres humanos cuando la tecnologÃa o la investigación cientÃfica introducen nuevos descubrimientos en la vida cotidiana, desde vacunas hasta inteligencia artificial, con todo lo que ello implica. Para ser justos, el autor es bastante indulgente con el miedo colectivo, o con el de ciertos grupos más afectados que otros por las nuevas tecnologÃas. Su enfoque no es presuntuoso, sino todo lo contrario, por ejemplo, al de algunos médicos que tachan a todos de estúpidos porque, obviamente, saben más que la persona promedio. Pero todo temor, por exagerado o mal calibrado que sea su objetivo, tiene sus razones, que no deberÃan simplemente ridiculizarse, ya que contienen aspectos concretos que no son irrelevantes, aunque se malinterpreten.
Despreciamos a nuestros congéneres del pasado, creyendo que el ludita destructor de la máquina era simplemente un necio que querÃa frenar el progreso. En realidad, su afán destructivo no estaba motivado por la expulsión de la humanidad para dar paso a la máquina, sino por la desaparición de la profesión que le proporcionaba su sustento. Lo mismo ocurre hoy con la IA; la amenaza se extiende a toda la especie, pero en realidad, algunos trabajos desaparecerán por completo, mientras que otros prosperarán y mejorarán. En cualquier caso, incluso en la situación actual, descartamos la mutación antropológica. Los humanos seguiremos siendo la misma vieja bestia. Los hombres del mañana nos acusarán de ingenuidad, como hicimos con los carreteros que intentaron resistirse a ese infernal artilugio de cuatro ruedas sin futuro, o con el tubo de rayos catódicos que trajo imágenes a nuestros hogares desde todo el mundo, al que algún pensador ilustre alguna vez llamó un adorno inútil.
Me gusta recordar aquà la obra maestra de OrsonWelles, El cuarto mandamiento, de la cual transcribo el diálogo entre Morgan, un fabricante de automóviles, y el hijo pequeño de unos terratenientes que no creÃan en la innovación recién introducida. He aquà el diálogo entre ellos:
—Morgan: El proceso ha comenzado y nadie puede detenerlo, el coche…– George: ¡El automóvil es un lujo inútil! Nunca será más que una curiosidad, y hubiera sido mejor que no se hubiera inventado.—Morgan: Puede que George tenga razón sobre el automóvil; el salto adelante que representa podrÃa ser un retroceso para la civilización. Quizás no aporte nada a la belleza del mundo ni al alma humana… pero el automóvil ya existe. Como resultado, todos los aspectos de la vida podrÃan cambiar. La guerra sin duda cambiará, y por consiguiente la paz. El automóvil, en mi opinión, incluso provocará cambios en la mente humana. Pero puede que George tenga razón; probablemente dentro de veinte años, si ya podemos ver el cambio que ha experimentado la humanidad, ya no podré defender esta tecnologÃa y tendré que estar de acuerdo con George en que el automóvil nunca deberÃa haberse inventado.
Pero pasemos a otra de las innovaciones de nuestro tiempo, una que ha sacado lo mejor de lo mejor y lo peor de lo peor, pero que en algunos casos ha logrado mejorar lo peor y empeorar lo mejor. La opinión, como siempre, no es unánime. El efecto que las redes sociales han tenido en los polÃticos, quienes, pobres de ellos, ya viven en un periodo histórico desfavorable del que son seres sociales, ha sido devastador. Dado que cada una de sus acciones carece de contenido, la han llenado de… contenido social. Y esto se aplica a todos, incluso a los recién llegados, que transmiten mensajes contradictorios, pero de una forma tan neutralizada que el ridÃculo se les pega incluso cuando luchan contra el consenso imperante. Y asÃ, como no tienen nada sustancial que comunicar, los encontramos tomándose selfies desde tal o cual lugar porque estuvieron en el evento, pero el evento es su foto, o posando con el campeón deportivo, la persona discapacitada, en la playa disfrutando de un merecido descanso después de un largo perÃodo de no hacer absolutamente nada, o trotando para demostrar que su mente está sana en un cuerpo sano, o en un concierto, o mientras beben, y asà nos muestran destellos cada vez más constantes de su vida pixelada e incluso sienten la necesidad de hacerlo porque de lo contrario temen ser olvidados, también porque necesitan likes para sentirse vivos y debajo siempre hay un ejército de lameculos o detractores que alimentan la necesidad de otra foto al dÃa siguiente. ¿Como decÃa la canción de Rovazzi? La inmensidad del carajo, ¿a quién le importa? Por supuesto, toda esta gente que pone su cara en primer plano, y que, al desplazarnos por las redes sociales, nos los encontramos en nuestra vida diaria aunque no queramos y quizás estemos buscando noticias mucho más interesantes, ni siquiera se preguntan por qué diablos nos importa si tomó una instantánea o una transmisión en diferido del Festival de Fife o su asistencia a la imperdible conferencia sobre atención humana. Pero el oportunismo fotográfico alimenta su ego, que se infla tanto que se convierte en el globo de prueba del dÃa para ver cuántos lo halagan o lo insultan, porque incluso la difamación es útil, difamación a la que quizás luego reaccione con una demanda porque, también nos dice, el mundo virtual y el real conllevan las mismas responsabilidades y blablabla. Esta mierda.
Lamentablemente, todos caen en este frenesà de presencia, incluso aquellos que tienen algo que decir, pero al final, las fotos y los videos pesan más que el contenido racional. Y asà ha terminado nuestra polÃtica, en la que ser y aparecer coinciden a la perfección porque bajo la declaración no hay nada.
Curiosamente, mientras toda esta palabrerÃa pretende dar lecciones de democracia a los supuestos dictadores, estos últimos, que sà se preocupan por asuntos serios, no usan redes sociales ni sienten la necesidad de contarnos que van al gimnasio, a la peluquerÃa o que se acuestan con una persona trans. No lo descarto, aunque no lo conviertan en una batalla de civilidad. Tomemos como ejemplo a Putin, el diablo de nuestros charlatanes: no tiene perfiles en redes sociales y se dice que ni siquiera tiene teléfono móvil para evitar ser descubierto en un chat de WhatsApp chismorreando o revelando algún movimiento polÃtico. No tiene que hacer promesas vacÃas a diario y simplemente hace las cosas, las que nuestros polÃticos proclaman pero nunca llevan a cabo. No puede ser tan malo vivir bajo una dictadura sin tanta palabrerÃa.
Ahora alguien me dirá: bueno, Putin bombardea ciudades. Pero los demás, además de hacerlo de igual manera y ocultarlo con aún mayor hipocresÃa, nos bombardean constantemente con sus descarados rostros, exponiendo lo que deberÃa permanecer oculto. Y aquà me viene a la mente Karl Kraus: «Hay rostros que deberÃan permanecer ocultos para siempre, pero tienen el descaro de mostrarse en público».
Pero Putin no es el único dictador, según nuestros polÃticos intangibles y retocados con Photoshop, que no utiliza tales medios, que se convierten en meras artimañas en manos de nuestros falsos demócratas. Dado que la democracia se ha reducido a esto, no hay nada útil que la salve, porque incluso cuando hay debate abierto o intercambio de ideas, más que nada, nos atacamos unos a otros con banalidades disfrazadas de personas.
Pero nuestros demócratas no son mejores que Putin, Xi Jinping o Kim Jong-un. De hecho, dirÃa que son mucho peores. Por ejemplo, armar a un criminal como Zelensky y llamarlo nuestro defensor de la libertad requiere de un verdadero criminal. Y lo mismo ocurre con armar a Israel contra palestinos desarmados o proporcionarles logÃstica y armas para que Estados Unidos e Israel ataquen a Irán.
Y, por supuesto, nuestra propia prensa también se involucra en distorsionar la verdad, diciéndonos que todos los que se resisten a nuestra agresión son los malos, mientras que nosotros somos los buenos. Sin embargo, esto nos oculta el hecho de que los buenos ya no son tan fuertes como antes y que pronto la guerra y el terror entrarán en nuestros hogares y tendremos que convivir con ellos para defender no nuestro estilo de vida, sino el de los estadounidenses que nos mantienen bajo su férreo control.
Justo el otro dÃa, uno de esos generales que minimizan la capacidad de Irán para atacarnos directamente —aunque aún está por verse por qué ellos tampoco entienden nada— susurró con condescendencia que, como mucho, pueden alimentar el ter rorismo dentro de nuestras fronteras. No digamos nada, pero sigo creyendo que hemos entrado en una fase muy diferente porque nos han superado en algunas tecnologÃas militares, y pronto comprenderemos las verdaderas consecuencias.
Y mientras tanto, pretenden promocionar algún producto DOC o IGP[1] que garantizará nuestro éxito. La polÃtica local y la pasión culinaria se entremezclan por completo.
https://www.conflittiestrategie.it/photo-opportunism-o-la-presa-per-la-culinaria
Traducción: Carlos X. Blanco
1Los sellos DOP (Denominación de Origen Protegida) e IGP (Indicación Geográfica Protegida). N. del T.
agorÃ
El frente prorruso, traducción Carlos X BlancoLas próximas elecciones generales italianas solo tendrÃan sentido si surgiera un frente prorruso, que encontrara su terreno común en este aspecto ineludible de la polÃtica exterior. De hecho, incluso antes de partir, deberÃa presentarse a las elecciones con eslóganes claros. Sigue
agorÃ
Alemania, el gas y un peligro inminente para Europa.Traducción Carlos X BlancoAlemania, el gas y un peligro inminente para Europa.
No todos los negocios son iguales. Hay negocios que involucran directamente los intereses de los Estados, a menudo llevados a cabo por empresas estatales y, cuando son estas las que firman acuerdos o pactos, no estamos ante transacciones comerciales normales, sino ante verdaderas estrategias de polÃtica exterior. Sigue
agorÃ
Y sin embargo se mueve, traducción Carlos X Blanco
No tiene sentido andarse con rodeos: el inicio de una tibia negación del movimiento woke por parte de la izquierda y de aquellas figuras que, desde ese mismo bando, han explotado ciertas batallas de retaguardia para sus propios intereses, ciertamente no proviene de las declaraciones de AOC en el extranjero. Sencillamente, la corriente principal ha comenzado a seguir a Vannacci en uno de los pocos temas en los que puede obtener algún resultado, porque, en última instancia, nadie ha creÃdo jamás semejante disparate. Pero ha servido para llenar un vacÃo ideológico posterior al siglo XX que ha sido llenado con teorÃas woke reaccionarias. Y eso es lo que es: formas de lucha falsas y retrógradas en comparación con las batallas sociales del pasado. No estoy diciendo que debamos volver a Marx, como afirma Cacciari hoy, pero un retorno a Marx serÃa un avance desmesurado con respecto a la corrección polÃtica, una idea reciente que apesta a cadáver putrefacto.
Que quede claro de una vez por todas: estas batallas son de retaguardia, armadas con cobardÃa intelectual, fruto de la subordinación a caprichos culturales lejanos, ante los que primero la izquierda y luego la derecha se doblegaron, aunque con algunas pequeñas variaciones. Intenten que un derechista hoy diga que el lenguaje de género es una tonterÃa. No lo hará porque donde gobernó, tuvo que someterse a la vulgata. Ahora que la presencia de Vannacci y sus eslóganes han cambiado el rumbo del mundo, y no solo en estos temas, demostrando que pueden generar un amplio consenso entre una población harta de no poder expresarse libremente, la izquierda y la derecha intentan remediar la situación, aflojando su control sobre ciertas tonterÃas que ellos mismos perpetraron, porque, al ser fuerzas vacÃas en su interior, no saben cómo remediarlo de otra manera. Y persiguen a Vannacci en esto porque simplemente no pueden hacerlo en nada más; les costarÃa admitir el fracaso total. Pero Vannacci dice, sobre todo, otras cosas, y mucho más graves que eso que dice sobre los desfiles del Orgullo —de los que, la verdad, ya no se puede decir más—, o las manifestaciones contra el aborto y contra el feminicidio, que, por cierto, son precisamente una verdadera locura de lo polÃticamente correcto vinculada al feminismo esclerótico y oportunista, ahora convertido en norma.. Lo mismo ocurre con la remigración; incluso se podrÃa intentar demostrarla de alguna forma, pero es bastante obvio que, en la mayorÃa de los casos, será más apariencia que sustancia, otro terreno al que Vannacci está atrayendo a sus seguidores. PermÃtanme ser claro: mi moralidad está tan alejada de cualquier moralidad que creo que cada generación tiene derecho a destruirlo todo y reconstruirlo a su antojo. Ciertamente no soy un mojigato; de hecho, dirÃa todo lo contrario. No pongo lÃmites a la creatividad humana, siempre y cuando no se convierta en una forma de impedir que las mentes se eleven y, si asà lo desean,incluso que ardan hacia el sol.
Vannacci desafÃa a la izquierda y a la derecha, ante todo, por la guerra. La izquierda y la derecha votaron juntas a favor de las sanciones contra Rusia y del armamento contra Ucrania. La izquierda y la derecha declararon la guerra a Moscú y hoy nos obligan a soportar unos costes energéticos desorbitados, un problema que sus falsas polÃticas de transición energética no han logrado solucionar. Pero no se trata solo de dinero; la izquierda y la derecha han relegado a Italia a un rincón internacional de ineptitud e irrelevancia. La izquierda y la derecha también se han unido en torno a esta supuesta transición ecológica, que no existe, al menos no en términos de supuestas fuentes de energÃa alternativas, que no son alternativas. La izquierda y la derecha, juntas, nos han llevado a la decadencia nacional y a la subordinación internacional.
¿Por qué, entonces, no presionan a Vannacci en los temas geopolÃticos verdaderamente importantes? Porque aquà no pueden, ya que se han atado de piesy manos a potencias extranjeras que desean la guerra a toda costa y a nuestra costa.
Consideremos lo que publicó hoy el Corriere della Sera: «El gobierno de GiorgiaMeloni ha adoptado una postura firme [respecto a Rusia, a la par de la izquierda]. Zelensky sigue siendo el héroe que impulsó la resistencia contra el invasor. Una resistencia que debe continuar… a la espera de los Patriotas». Un gobierno de izquierda actuarÃa de forma similar.
Vannacci y su partido, sin embargo, están proponiendo ideas revolucionarias como “no más armas a Ucrania” y “compremos energÃa donde sea más barata, es decir, en Rusia, y asà restableceremos las relaciones geopolÃticas, sin importarnos lo que piense Bruselas”. Se trata de una postura polÃtica firme, y no sabremos si se mantendrá hasta que el Frente Nacional (FN) se convierta en una fuerza gobernante. Pero, mientras tanto, marca una diferencia real con respecto al sistema unipartidista de Italia, caracterizado por su sumisión a Washington y Bruselas. Y la gente querrá ver qué sucede. Ya ocurrió con el Movimiento Cinco Estrellas, la Liga y los Hermanos de Italia. Ahora le toca al FN. ¿Nos decepcionaremos de nuevo? Quizás, pero, mientras tanto, la preocupación no es solo nuestra, sino también de aquellos que pasarán del 28% a mucho menos.
En cuanto a usar las tÃpicas acusaciones de fascismo contra Vannacci y sus compinches, me da igual, más que al propio Vannacci, porque el fascismo no volverá, digan lo que digan los fascistas y antifascistas, que ahora no son más que zombis hablando de fantasmas. Incluso puedo declarar al mundo que soy un avestruz y que cuando muera me reencarnaré en un pavo real, pero decirlo no cambiará la realidad, a la que le importa un bledo lo que diga o piense. Y si alguien me dice que existe el fascismo, y con él el antifascismo, pienso en cementerios en lugar de pensar en la realidad.
PodrÃa llegar algo peor que el fascismo, pero la culpa recaerá principalmente en aquellos que, anclados en el pasado, no supieron prever un futuro aún más sombrÃo, alimentando conflictos insensatos que solo sirven para encubrir la cobardÃa actual de una clase dirigente que ha arruinado Italia con su debilidad y complacencia.
Asà pues, Vannacci también puede anunciar la abolición del aborto, al igual que algunos han anunciado la abolición de los impuestos especiales. Son cosas que se dicen, pero no se hacen. Sin embargo, hay otras cosas que sà se pueden hacer, como dejar de dar dinero y armas a un sinvergüenza, porque hacerlo serÃa un gran beneficio para todos y para toda la nación. Los únicos perjudicados son precisamente aquellos de quienes quieren deshacerse porque no son aptos para gobernar Italia.
Reiteremos una verdad simple: la presencia de Vannacci ya ha cambiado el enfoque polÃtico de todas las facciones, y muchas de las cosas que ayer escupÃan tanto la derecha como la izquierda, mañana las escupirán ambas. Intentan minimizar los daños porque saben que una derrota electoral, y no solo eso, es cada vez más probable.
https://www.conflittiestrategie.it/eppur-si-muove
Traducción: Carlos X. Blanco
agorÃ
O la banca o tu vida, traducción Carlos X BlancoO la banca o tu vidaGianni Petrosillo (Conflitti&Strategie)
No hay banqueros buenos, como tampoco hay poderes fácticos buenos, pero sobre todo, no hay polÃticos capaces de hacer algo bueno más allá de sus propios intereses y los de sus patrocinadores financieros, en esta Italia que lleva décadas al borde del abismo. HabrÃa bastado con que Gianfranco La Grassa nos contara las maniobras de los poderes tÃmidos que rodearon el reciente juego bancario de Risk, como hizo con las fusiones entre Intesa y Sanpaolo IMI y entre UniCredito y Capitalia, que crearon los dos gigantes de las finanzas italianas en la segunda mitad de la década de 2000.
En medio de todo esto, siempre está el caso Generali, ayer como hoy, la verdadera esencia de los poderes corruptos que navegan entre las finanzas y la polÃtica, siempre dispuestos a poner sus manos sobre la caja fuerte del capitalismo italiano, es decir, los ahorros de los italianos. Y, como escribe alguien bien informado, estamos hablando de 900.000 millones de euros en activos y 50.000 millones en bonos del Tesoro.
Los últimos acontecimientos en torno a MPS se enmarcan en este contexto, ya que intenta, con la ayuda del gobierno, rechazar la oferta de adquisición de IntesaSanpaolo. Algunos afirman que MPS simplemente intenta elevar el precio, contrarrestando la maniobra de la dirección del banco con sede en Siena, que a su vez ha lanzado dos ofertas voluntarias de canje de acciones de Banco BPM y Banca Generali. Otros lo tachan de locura o de medida desesperada, pero las recientes declaraciones del Primer Ministro a favor de Siena se encuentran en el centro del debate.
No pretendemos ser expertos en esta compleja situación, pero los partidos polÃticos y los polÃticos se sienten más seguros si tienen un banco, como Fassino dejó entrever en una ocasión (¿Tenemos un banco? En referencia al intento de adquisición de BNL por parte de Unipol), porque el dinero es el único amo de un sistema polÃtico débil que genera más dinero que negocios. Y cuando la polÃtica se convierte en mero negocio, sucede lo que vemos ante nuestros ojos: el paÃs pierde su vocación y su rumbo; se convierte en un cajero automático del que todos se apropian, sin dejar nada para el pueblo. Y no importa quién gobierne, los sistemas siempre son los mismos: o el banco o la vida, la de los italianos. Y cuanto más se generalizan estos juegos financieros, más decae el paÃs industrialmente y la polÃtica misma se reduce a ser una mera herramienta del botÃn. Este último se convierte en el único objetivo real para perpetuar su propio aparato y penetrar en el aparato estatal.
SÃ, porque, en el capitalismo, las finanzas son importantes si su función es hacer más dinero con el dinero, pero también para canalizarlo hacia el desarrollo concreto, para financiar inversiones innovadoras en los sectores más inmaduros y menos explorados, no en los ya maduros donde hay menos riesgos pero también menos oportunidades de avances significativos. En Italia, sin embargo, la desastrosa alianza entre las grandes finanzas y la industria en quiebra, como la denominó Gianfranco, ha agotado los recursos de los empresarios, dejando a los mejores sectores, donde aún existÃan algunos emprendedores menos conservadores, en una situación precaria. De hecho, estos últimos sectores han desaparecido por completo, junto con cualquier posibilidad de acceder al “nuevo mundo” que ahora solo podemos importar del extranjero, y a un precio muy elevado.
En nuestro paÃs, las maniobras financieras son siempre parasitarias y un fin en sà mismas, y lo siguen siendo porque nuestro capitalismo es depredador, incapaz de asumir riesgos e impulsar el crecimiento del paÃs. Lo vimos con Fiat, y luego con Stellantis, que “huyó” al extranjero tras décadas de embolsarse ayudas estatales y otros beneficios, con la complacencia de todos los partidos polÃticos, tanto de derecha como de izquierda.
A esto hay que añadir que tanto nuestras finanzas como lo que queda del sistema industrial no están al servicio de la nación, sino que están constantemente subyugados por el paÃs hegemónico del mundo occidental, al que estamos subordinados, hasta tal punto que incluso hoy se sigue invocando el nombre de Draghi, socio de Goldman Sachs, como dijo Cossiga, para gestionar las ruinas.
A la polÃtica solo le importa el dinero y sigue haciéndolo, en detrimento de los italianos, que son cada vez más pobres y carecen de perspectivas de futuro.
En términos de lógica, poco ha cambiado en estas décadas; más bien, el panorama general, como predijo Gianfranco, ha empeorado y se ha vuelto aún más asfixiante. Al final, lo tomarán todo y lo perderán todo; paradójicamente, las cosas coinciden y el paÃs se quedará sin nada. Mientras exista este sistema polÃtico débil y ciego, el dinero gobernará Italia, y el robo, su contraparte más codiciosa, será su fuerza dominante.
Traducción: Carlos X. Blanco
agorÃ
Eppur si muoveEppur si muove
È inutile girarci intorno, l’inizio di un blando rinnegamento del woke da parte della sinistra e di quei personaggi che, sempre da quel lato, hanno cavalcato certe battaglie di retroguardia a seconda dei loro interessi, non nasce certo dalle dichiarazioni oltreoceaniche di AOC. Semplicemente, il campo largo si è messo a rincorrere Vannacci su uno dei pochi temi sui quali può cedere qualcosa, perché in fondo a simili panzane non ci ha mai creduto davvero nessuno, ma sono servite a dare contenuto a un vuoto ideologico post novecentesco che è stato riempito con le teorie reazionarie del woke. E di questo si tratta, di forme di lotta fasulla e arretrata rispetto alle battaglie sociali di un tempo. Non dico che dobbiamo tornare a Marx, come afferma oggi Cacciari, ma un ritorno a Marx sarebbe cento passi in avanti rispetto al politicamente corretto, che è un’idea recente che puzza di marcio come un cadavere putrefatto.
Perché sia detto una volta per tutte, quel tipo di battaglie sono di retrovia, sono armate di viltà intellettuale, frutto di una subordinazione a ubbie culturali distanti da noi, alle quali si sono piegate prima la sinistra e poi anche la destra, seppure con qualche piccola variazione. Provate a fare dire ad un destro di oggi che il linguaggio di genere è una cazzata. Non lo farà perché dove ha governato ha dovuto sottostare alla vulgata. Ora che la presenza di Vannacci e i suoi slogan hanno spostato l’asse del mappamondo, e non solo su questi temi, dimostrando di poter raccogliere un mare di consenso tra una popolazione stufa di non poter più parlare liberamente, sinistra e destra cercano di rimediare, allentando la presa su certe sciocchezze da loro stesse perpetrate, perché essendo forze vuote dentro non sanno come altro rimediare. E inseguono Vannacci su questo perché su altro proprio non possono farlo, costerebbe loro ammettere il totale fallimento.
Ma Vannacci dice soprattutto altre cose, e molto più pesanti rispetto ai pride di cui veramente non se può più, a quelle contro l’aborto e contro il femminicidio, che peraltro è proprio una follia del politicamente corretto legato al femminismo sclerotizzato e opportunistico tradotto in norma. Stessa cosa per la remigrazione, si potrà pure provare in qualche forma, ma è abbastanza evidente che, nella maggior parte dei casi, sarà più scena che sostanza, un altro terreno sul quale Vannacci sta attirando i suoi polli. Sia chiaro, la mia morale è talmente fuori da qualsiasi morale che per me ogni generazione ha diritto di distruggere tutto e ricostruirlo come più le aggrada. Non sono certo un bacchettone, anzi direi tutt’altro. Non metto limiti alla creatività umana purché questa non diventi un modo per impedire alle menti di volare e, se lo desiderano, anche di andare a bruciare verso il sole.
Vannacci sfida destra e sinistra innanzitutto sulla guerra. Destra e sinistra hanno votato insieme per le sanzioni alla Russia e per le armi all’Ucraina. Destra e sinistra hanno dichiarato guerra a Mosca e oggi ci costringono a subire costi energetici alle stelle, che le loro fasulle politiche per la transizione energetica non hanno risolto. Ma non solo di soldi si tratta, destra e sinistra hanno relegato l’Italia in un angolo internazionale di insipienza e irrilevanza. Destra e sinistra sono state insieme anche per questa fantomatica transizione ecologica, che non esiste, almeno non nei termini di presunte fonti energetiche alternative che alternative non sono. Destra e sinistra ci hanno costretto insieme alla decadenza nazionale e alla subordinazione internazionale.
Perché allora non inseguono Vannacci sulle questioni geopolitiche veramente importanti? Perché qui non possono, essendosi legate mani e piedi a poteri stranieri che la guerra la vogliono a tutti i costi e a spese nostre.
Pensate a cosa scrive oggi il Corriere della Sera, “solida posizione assunta dal governo di Giorgia Meloni [sulla Russia, al pari della sinistra]. Zelensky resta l’eroe che ha galvanizzato la resistenza contro l’invasore. Una resistenza che deve continuare… aspettando i Patriot”. Un governo di sinistra si comporterebbe allo stesso modo.
Vannacci e il suo partito, invece, qui dicono cose dirompenti come basta armi all’Ucraina, compriamo l’energia dove costa meno, cioè in Russia, e quindi ristabiliamo relazioni geopolitiche fregandocene di quello che pensa Bruxelles. Questa è una posizione politica forte e non sapremo se sarà conseguente almeno fino a quando FN non diventerà una forza di governo, ma intanto segna una vera differenza con il partito unico della sottomissione dell’Italia a Washington e Bruxelles. E la gente vorrà andare a vedere le carte. È già successo con i 5s, la Lega e FdI. Ora toccherebbe a FN. Resteremo ancora delusi? Può darsi ma nel frattempo la preoccupazione non è solo nostra ma anche da chi passerà dal 28 percento a molto meno.
Quanto a utilizzare le solite accuse di fascismo verso Vannacci e camarades, me ne frego bellamente, più di Vannacci stesso, perché il fascismo non tornerà , checché ne pensino fascisti e antifascisti, che ormai sono solo zombies che discutono di fantasmi. Io posso anche dichiarare al mondo che sono uno struzzo e che quando morirò mi reincarnerò in un pavone, ma il fatto di dichiararlo non sposterà la realtà , che se ne fotte di quello che dico e che penso. E se qualcuno mi dice che il fascismo esiste e con esso l’antifascismo più che pensare alla realtà mi vengono in mente i cimiteri.
Potrebbe arrivare anche qualcosa di peggio del fascismo, ma la colpa sarà soprattutto di chi, per tenere la testa nel passato, non ha visto arrivare un futuro anche più tremendo, alimentando sciocche contrapposizioni che servono solo a coprire la viltà odierna di una classe dirigente che ha rovinato l’Italia con la sua debolezza e compiacenza.
Allora Vannacci può anche annunciare che abolirà l’aborto, come alcuni annunciavano l’abolizione delle accise, sono cose che si dicono e non si fanno. Ma ce ne sono altre che invece si possono fare, come smettere di dare soldi e armi a un farabutto, perché farlo sarebbe un grande guadagno per tutti e per l’intera nazione. Gli unici a perderci sono proprio quelli di cui ci si vuole sbarazzare perché inadatti a governare l’Italia.
Quindi ribadiamo una semplice verità , la presenza di Vannacci ha già cambiato l’approccio politico di tutti gli schieramenti e tante cose che ieri uscivano dalle bocche dei destri e dei sinistri domani saranno sputate da entrambi. Stanno cercando di limitare i danni perché sanno che una batosta elettorale, e non solo quella, diventa sempre più possibile.
agorÃ
O la Banca o la vitaNon esistono banchieri buoni, come non esistono poteri buoni, ma soprattutto politici capaci di fare qualcosa di buono che non siano solo gli interessi loro e dei loro sponsor finanziari, in questa Italia che balla da decenni sull’orlo della decadenza. Ci sarebbe voluto Gianfranco La Grassa a raccontarci le manovre dei poteri tonti intorno al Risiko bancario di questi ultimi tempi, come fece raccontando le fusioni tra Intesa e Sanpaolo IMI e tra UniCredito e Capitalia, che diedero vita ai due giganti della finanza italica nella seconda metà degli anni 2000. In mezzo c’è sempre la questione Generali, ieri come oggi, il vero boccone a cui puntano i poteri storti che navigano tra finanza e politica, sempre pronti a mettere le mani sulla cassaforte del capitalismo italiano, cioè sul risparmio degli italiani, e, come scrive qualcuno che ne sa, parliamo di 900 miliardi di asset e 50 miliardi di BTP.
In questo quadro si inseriscono gli ultimi eventi che riguardano MPS, che cerca di respingere, con la manina del Governo, l’OPAS di Intesa Sanpaolo. C’è chi afferma che MPS tenta solo di alzare il prezzo con la contromossa dei vertici della banca senese, che ha lanciato a sua volta due offerte pubbliche di scambio volontarie su azioni di Banco BPM e Banca Generali. Qualcuno afferma essere pura follia o mossa della disperazione, ma in mezzo ci sono le recenti dichiarazioni della Premier a favore di Siena.
Non ci atteggeremmo ad esperti di questa intricata situazione, ma partiti e politici si sentono più sicuri se hanno una banca, come si fece scappare una volta Fassino (abbiamo una Banca? A proposito del tentativo di scalata di Unipol su Bnl), perché i soldi sono l’unico padrone di una politica debole che fa più affari che fatti. E quando la politica diventa solo business accade quello che vediamo sotto i nostri occhi, il Paese non ha più una vocazione ed una direzione, diventa un bancomat in cui tutti arraffano senza lasciare più nulla al popolo. E non importa chi vada a governare, i sistemi sono sempre gli stessi. O la banca o la vita, quella degli italiani. E più questi giochetti finanziari diventano preponderanti, più il Paese decade industrialmente e la stessa politica si riduce a fare da ancella al bottino. Quest’ultimo diventa l’unico vero obiettivo per perpetuare i suoi apparati e penetrare negli apparati dello Stato.
Sì, perché nel capitalismo la finanza è importante se la sua funzione diventa quella di fare più denaro dal denaro, ma per convogliarlo in uno sviluppo concreto, per finanziare investimenti innovativi nei settori più acerbi e meno battuti, non in quelli stramaturi dove ci sono meno rischi ma anche meno opportunità di sfondare.
Invece in Italia la nefasta alleanza tra Grande Finanza e Industria decotta, come la chiamava Gianfranco, ha drenato risorse verso i prenditori, lasciando a secco i settori migliori dove c’era qualche imprenditore meno conservativo. Anzi questi ultimi sono stati letteralmente spenti e con loro ogni capacità di entrare nel ‘mondo nuovo’ che ormai possiamo solo importare da fuori i confini e a caro prezzo.
Da noi le manovre finanziarie sono sempre parassitarie e fine a sé stesse e continuano ad esserlo perché è tutto il nostro capitalismo ad essere rapinatorio, incapace di assumersi il rischio e di dare una spinta alla crescita del Paese. Lo abbiamo visto con la Fiat, poi Stellantis, “scappata” ormai all’estero dopo aver intascato per decenni aiuti di Stato e non solo, con la compiacenza di tutta la politica di destra e di sinistra.
A questo aggiungete che tanto la nostra finanza quanto quel che resta del sistema industriale non sono al servizio della nazione, ma costantemente sottomessi al Paese egemone dell’area occidentale, a cui siamo subordinati, tanto che ancora oggi si continua ad invocare il nome di Draghi, socio della Goldman Sachs, come disse Cossiga, per gestire le rovine.
La politica pensa solo al denaro e continua a farlo, e questo a scapito degli italiani, sempre più poveri e senza prospettive.
Non è cambiato molto in termini di logiche in questi decenni, piuttosto è solo il quadro generale che, come aveva previsto Gianfranco, è andato peggiorando e facendosi ancora più asfittico. Alla fine si prenderanno tutto e perderanno tutto, le cose paradossalmente coincidono, e al Paese non resterà più nulla. Finché avremo questa politica debole e cieca in Italia comanderà il denaro e il furto che è l’altra sua faccia più avida.