NEWS - prima pagina - NEWS - politica - NEWS meteo

Cliccando su i link posti di seguito, si aprirà la pagina delle news relativa al titolo del link stesso


News conflittiestrategie.it

News conflittiestrategie.it

#conflitti #strategie

analisi di fase attualità

Come librarsi nell’etere della più pura follia, O.M. Schena

Come librarsi nell’etere della più pura follia

 

Disciamo o non disciamo, anche questo è un dilemma-soliloquio dall’inconfondibile sapore Shakespeariano.

“Essere o non essere, è questo il dilemma” della celebre frase iniziale dell’amletico soliloquio shakespeariano. Chi può sapere se sia meglio, sopportare le sofferenze della vita o porre fine a tutto senza farsi paralizzare dalla paura dell’ignoto e scegliere di “non essere piùâ€?

 

Esiste un patto implicito che ogni lettore stipula con un testo letterario, ed è quello che Coleridge, con formula meritatamente famosa, ha definito “sospensione volontaria dell’incredulitàâ€. In altre parole, per tutto lo spazio della finzione dobbiamo credere che sia vero ciò che leggiamo o vediamo, pur sapendo in cuor nostro che vero non è. Vero e falso non si escludono ma stanno insieme, come nei giochi che si facevano da bambini, quando un’ipotetica zia interpretava per noi il lupo senza smettere per questo di essere la zia: è questo il principio alla base di qualunque finzione artistica.

Ebbene ci si chiede, con la nostra Presidente del Consiglio, come per la gran parte dei politici quello che ascoltiamo oggi sarà vero o falso? E quello che ci sembra vero oggi, sarà vero anche domani? Le loro dichiarazioni sono sempre, beh, quasi sempre, un testo letterario! Non si può, però, conoscere in anticipo il prezzo del ricordo. E bisogna essere pronti a rischiare la perdita della propria identità e pure della ghirba!

Eccovi alcuni esempi:

1)“Ogni nazione ha diritto a privilegiare una immigrazione più compatibile alla loro cultura- diceva non molte ore addietro Giorgia Meloni, a favore della immigrazione degli italo- discendenti per esempio di Venezuela.

Qui, purtroppo, confesso di non ricordare più quanti decenni siano trascorsi dal mio esame di diritto costituzionale!

Non dimenticare che tutti gli italo discendenti siamo italiani dalla nostra nascita e questo diritto è stato regolato dalla propria Costituzione Italiana. Questo diritto non si può cancellare con un decreto Incostituzionaleâ€.

 

2)perché aumenta la pressione fiscale? Meloni: “La pressione fiscale aumenta perché c’è più gente che lavora” La pressione fiscale aumenta per colpa di quelli che trovano un posto di lavoro. Una persona trova un posto di lavoro, pagando le tasse. Perché aumenta la pressione fiscale? “Elementare, Watson!”

 

Quando Francesco Orlando pubblicò nel 1973 la prima edizione di Per una teoria freudiana della letteratura (titolo la cui ambizione era appena smorzata dalla preposizione), aveva dovuto innanzitutto sgombrare il campo dai pregiudizi che un’applicazione errata della psicanalisi al testo letterario aveva prodotto. Il primo pregiudizio era proprio quello biografico, per effetto del quale l’autore veniva messo sul lettino e la sua biografia scandagliata fino alla deriva del pettegolezzo, confondendo in sostanza «la vita con l’opera –la zia col lupo.» In realtà l’opera letteraria è un atto creativo svincolato dalla vita di chi lo scrive: può esserci qualche corrispondenza, mai un’ingenua e precisa equivalenza. Il criterio biografico precede la psicanalisi ma è con gli strumenti psicanalitici che si potenzia, se lo stesso Freud si cimenterà nell’analisi di capolavori mettendo in secondo piano il testo rispetto al vissuto dell’autore (è il caso del romanzo I Fratelli Karamazov, spiegato alla luce dell’odio di Dostoevskij per il proprio padre).

Il secondo pregiudizio è invece quello che tratta i personaggi non come costruzioni fittizie ma come persone reali e dotate di un inconscio, recuperando per lo più opposizioni elementari, meccaniche e inalterabili che di fatto nulla aggiungono all’interpretazione. «La decifrazione perpetua dei pochi simboli fissi che entrano in quelle opposizioni, fallo e castrazione, padre e madre, stato prenatale e nascita, vita e morte, alimenti ed escrementi» si rivela infatti un esercizio tautologico, peraltro incoerente rispetto alle analisi cliniche dello stesso Freud, che considerava i simboli sempre e comunque in rapporto a un paziente concreto, e necessariamente ritagliati dal linguaggio. L’applicazione aprioristica di contenuti già definiti ha invece prodotto, proprio come il biografismo ingenuo, risultati esterni al funzionamento del testo: è questo il caso della madeleine proustiana,

(Nato il 10 luglio 1871 e scomparso il 18 novembre 1922, a lui è associata la cosiddetta “Madeleine de Proustâ€, conosciuta anche come sindrome di Proust,  un termine francese che può designare una parte della vita quotidiana, un oggetto, un gesto, un colore e in particolare un sapore o un profumo, che evocano in noi ricordi del passato, come una madeleine al narratore di “Alla ricerca del tempo perdutoâ€Â ne “Dalla parte di Swannâ€, il primo volume del romanzo di Marcel Proust.)

divenuta per molti oggetto feticcio dei genitali femminili senza che l’opera autorizzi direttamente questa sovrapposizione (a meno di non postulare, appunto, un inconscio del personaggio-narratore).

Arrivo finalmente al punto: la grande intuizione di Francesco Orlando è stata quella di riconoscere una retorica in comune tra l’inconscio e la letteratura, una retorica per effetto della quale il no e il sì convivono in dosaggi sempre diversi, senza che mai uno dei due prevalga del tutto sull’altro fino a cancellarlo. Il modello formale alla base è quello della negazione freudiana, che sostiene segretamente ciò che nega (basti l’esperienza quotidiana a confermarlo, in confessioni involontarie come “non lo dico per offendertiâ€, laddove invece è proprio la voglia di offendere che ci spinge a dirlo). Costruzioni di questo tipo sono una formazione di compromesso, che Orlando definisce come «manifestazione semiotica − linguistica in senso lato − che fa posto da sola, simultaneamente, a due forze psichiche in contrasto diventate significati in contrasto.» Anche la letteratura è una formazione di compromesso che fa convivere gli opposti, perché pur riconoscendo il versante ufficiale e conformista del mondo, ed esprimendo quindi il punto di vista dell’ideologia e dell’ordine che trionfa, al tempo stesso dà voce e solidarizza con tutto ciò che nel mondo incontra diffidenza, condanna e rifiuto. Con tutti quei desideri che non trovano spazio sufficiente nella realtà. Diventa insomma il risarcimento immaginario a quel disagio della civiltà che Freud aveva descritto come il necessario percorso di rinunce di ogni progresso. Se quindi la letteratura non ignora e non cancella affatto leggi e regole vigenti, vedere in essa soltanto l’aspetto conservatore − come fanno ad esempio i cultural studies nella loro varietà − significa raccogliere a metà (e la metà meno interessante) la sfida che ci lancia.

Se Orlando usa il termine “represso†piuttosto che “rimossoâ€, lo fa perché quest’ultimo indica contenuti soltanto inconsci, quasi sempre legati alla sessualità. La letteratura invece, in quanto istituzione collettiva, non veicola quasi mai contenuti inconsci, pulsioni sessuali rimosse, quanto piuttosto ritorni del represso di tipo logico, sociale, politico, culturale… Questo suo carattere comunicativo la distingue di fatto dalle manifestazioni dell’inconscio vere e proprie, che non sono destinate alla condivisione: sogno, lapsus, sintomo nevrotico (fra queste, il lapsus addirittura si configura come disturbo della comunicazione per antonomasia). La differenza quantitativa e non qualitativa tra manifestazioni linguistiche dell’inconscio e testi letterari consiste per Orlando nel differente tasso di figuralità (cioè l’alterazione del rapporto di trasparenza tra significante e significato), che nei primi non può scendere al di sotto di un certo minimo (perché devono nascondere, pur esprimendo), nei secondi non può salire al di sopra di un certo massimo (perché devono esprimere, pur nascondendo). Si capisce allora che il ritorno del represso nei linguaggi propriamente inconsci non possa che restare autoreferenziale, opaco, e al peggio doloroso.

 

Comunque il gesto apotropaico più antico di tutti, ricordato in dipinti e opere letterarie e diffuso in ogni parte del mondo, è la cosiddetta “manuficaâ€, cioè il gesto di stringere il pollice tra l’indice e il medio, mimando il sesso femminile).

 

 

I RICORDI COSÌ BELLI MA COSÌ INCERTI

Di Gianfranco La Grassa

“La follia è vita†(pag. 7-9)

Si ritirò nella sua stanzetta perché avvertiva una certa pesantezza che annunciava il sonno imminente. Tuttavia non appena si fu sdraiato a letto il sonno tardò ad arrivare Vedeva invece una sequenza di sogni – ma lo erano o certi fatti si stavano ripetendo davanti ai suoi occhi? – di tanto tempo prima.

Non riusciva però a distinguere quelli che erano ricordi pur filtrati e snaturati dalla memoria e quelli che erano invece pure fantasie odierne solo ributtate all’indietro per abbellire la sua fanciullezza e prima giovinezza invero un po’ aride e incolori. Non era poi così importante, tanto nulla di quello che gli si presentava davanti aveva più un qualche significato attuale, nulla sembrava dover influire sulla sua vita presente ormai molto avanti in fatto di esperienza e lungo trascinare un’esistenza intessuta di niente.

La lunga sequenza di sogni – fatti esistenti o fra loro inesistenti mischiati fra loro senza alcuna distinzione – si srotolava piatta, inerte, come un tappeto consunto che il merciaio ambulante svolge ai piedi di un probabile acquirente, assai poco danaroso o avaro. Ogni tanto il tappeto mostrava un qualcosa che premeva da sotto, un rigonfiamento, e ogni volta che lo vedeva sorgeva in lui un misto di piacere e dolore. Si arrivò ad un punto in cui il tappeto era particolarmente liso e quasi trasparente. E lì, allora il grumo , il rigonfiamento esplose e venne alla luce con le sue vere fattezze. Una faccia fine, bella, sorridente, dai lineamenti un po’ tirati, ma con un’espressione serena, quasi contenta, e incorniciata da lunghi capelli biondi. E subito dietro è apparso con qualche secondo di ritardo un ontano bianco, alto dal tronco robusto. Lo colse una subitanea emozione e di nuovo quel misto di piacere e di dolore che opprimeva il petto. Che cos’era? Difficile capirlo, qualcosa affiorava ma subito riaffondava. Lo sforzo per ricordare ravvivava il dolore. Infine, però qualcosa riemerse e stette stabile davanti a lui come un severo docente che ti interroga e non ammette esitazioni o imprecisioni di sorta. Ci fu un tempo lontano un fanciulla, il cui nome era ormai perso in chissà quali meandri della memoria, cui si era dichiarato (almeno così gli sembrava ai piedi di un albero, se ontano o cos’altro, impossibile dirlo adesso con sicurezza.

Aveva risposto di sì la ragazza? Rammentava un cenno del capo, probabilmente aveva annuito, ma non era per nulla sicuro che le fosse uscito pure un qualche suono dalla bocca. Sul tutto aleggiava una grossa nube di densi vapori nerastri. Uno squarcio però l’aperse e sgorgò con estrema nettezza la sua immediatamente successiva paura che potesse accettare. Sarebbe stata una gioia non immensa ma placida e ristoratrice di tanti affanni già all’epoca sofferti. Impossibile: non poteva godere di questo assenso, era sempre stato sfortunato, agitato da mille problemi irrisolti.

E allora come finì? Problematico riportarlo alla mente: troppo lontano. Il “severo docente†poteva anche starsene ora davanti a lui, pretendendo una risposta; non sarebbe mai arrivata. La densa nube oscura si ricompattò, e pian piano il tappeto dei ricordi riprese a scorrere velocemente riassorbendo quel rigonfiamento importuno. E infine il sonno arrivò. Si stiracchiò, ripensò per un attimo alla fanciulla e all’ontano, immobilizzati come in una fotografia, e poi chiuse gli occhi ma non sereno.

Il sonno pure non fu proprio tranquillo. E la mattina dopo si alzò con l’amaro in bocca, che attribuì a cattiva digestione. Si ripromise di prendere un’alka –selzer prima di fare colazione ed entrò in bagno per lavarsi. Si accorse di fischiettare una canzoncina. Doveva essere molto vecchia, ma non ricordava né il titolo né dove l’avesse udita. Era però graziosa e ciò gli sembrò sufficiente.

 

16/01/2026

Oronzo Mario Schena

 


Articolo del Sat, 17 Jan 2026 13:01:57 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

L’Ira-n

L’IRA-N

Vediamo come funziona la presunta superiorità morale delle democrazie sulle cosiddette autocrazie.
Per anni si infiltrano agenti segreti nella società nemica (Cia e Mossad sono specializzate, ma non solo loro, così fan tutti), si avviano programmi apparentemente innocui attraverso organizzazioni sociali e culturali di vario tipo, si finanziano spiriti nobili ma anche farabutti, ai primi si danno soldi e si offrono progetti ai secondi finanziamenti e armi. Poi, con qualche manovra speculativa, ne sappiamo qualcosa noi in Italia ai tempi in cui un laureato in lettere era governatore della Banca d’Italia, si esaspera la popolazione, che giustamente protesta per la cinghia che stringe sempre di più la loro vita.
Iniziano le manifestazioni, che all’inizio sono per lo più pacifiche, ma poi parte il piano. Tra i manifestanti si insinuano gli elementi politicizzati e armati di cui sopra (noi abbiamo la versione moderata chiamata blackbloc agli altri mandiamo tagliagole), cominciano a incendiare luoghi pubblici e ad ammazzare a casaccio. A quel punto entrano in azione gruppi addestrati che sparano sulla folla, addebitando la responsabilità alle forze dell’ordine. In genere il coordinamento tra i vari livelli dell’operazione avviene tramite internet, che qualcuno ha dimenticato essere nato come strumento militare.
Così morte, ammazzamenti e distruzioni diventano il regalo che le nostre “superiori†democrazie portano in alcuni Paesi, mentre la narrazione dei nostri media si inventa tutt’altro per suscitare l’indignazione di noi poveri fessi, che pubblichiamo foto e bandierine convinti di stare dalla parte giusta della storia. Ma qualsiasi malvagità si è sempre presentata sulla scena del mondo in abiti angelicati, altrimenti che male sarebbe?
Solo che questa volta è andata male. Gli iraniani hanno spento internet e satelliti. Come siano riusciti a fare una cosa così complicata lo sanno solo russi e cinesi, che ormai affiancano e in qualche caso superano l’Occidente sul piano dell’avanzamento tecnologico e militare. La festa occidentale è finita. Della prepotenza americana di un tempo resta il situazionismo di Trump, che prova a mascherare un dominio che non c’è più con rapimenti che non risolvono i problemi americani, provocazioni che vengono affogate nel sangue e guerre per procura che non portano ai risultati sperati.
Il mondo è definitivamente cambiato. Provino gli USA ad attaccare seriamente l’Iran e se ne accorgeranno. Anche noi poveri servi vedremo come stanno effettivamente le cose. Ah, sapete come si concluderà questa conosciuta sceneggiata, gli iraniani arresteranno e impiccheranno i provocatori che noi abbiamo mandato, o addestrato, o comprato per commettere delitti. A quel punto i nostri media si indigneranno di nuovo, guardate, diranno, in Iran continuano le esecuzioni.
È vero, ma sono i nostri figli di puttana che finiscono appesi, quelli che noi chiamiamo martiri della libertà. Ora, non dico che sia così nel cento per cento dei casi, ma al novantanove ci becco. E riparte il teatrino democratico, con la donnetta che si accende la sigaretta che diventa il simbolo di quanto siamo scemi noi e farabutti i nostri governanti.


Articolo del Sat, 17 Jan 2026 06:58:40 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

Appunti per discussione Politica, di Pasquale Felice

Il documento che segue, si sforza, forse anche sbagliando, sicuramente incompleto, ad attualizzare la situazione odierna, ponendo in secondo piano il mondo del lavoro.

Nella fase attuale il mondo del lavoro non attiene all’aspetto principale. La contraddizione principale non sta nel conflitto sociale quanto piuttosto nel conflitto tra entità Statali.

Sono passati ormai venti anni (23.02.2006) dal convegno milanese che discusse di “Un progetto per rispondere al declino industriale, alla crisi occupazionale, all’attacco al mondo del lavoroâ€. appunti sparsi per aprire una discussione Politica


Articolo del Fri, 16 Jan 2026 06:47:12 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

Revuelta impopular, traducción Carlos X Blanco

La propaganda occidental suele exagerar los levantamientos que ocurren en países considerados enemigos y minimizar los que ocurren dentro de sus fronteras, que, he aquí, son criminalizados. Sigue


Articolo del Sun, 11 Jan 2026 16:45:39 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

Rivolta impopolare

 

La propaganda occidentale ha il vizio di enfatizzare le rivolte che avvengono nei Paesi considerati nemici e di minimizzare quelle che pure esistono al proprio interno, che guarda un po’ vengono invece criminalizzate. E poi non si capisce come mai dalle proteste altrui ci si aspetta sempre un rovesciamento di regime (e si condanna lo Stato quando attua la repressione) mentre le nostre repressioni sono giustificate dalla necessità di proteggere la democrazia che qualsiasi cosa faccia, anche se picchia la folla, è cosa buona e giusta. Scattano così manovre di falsificazione e decontestualizzazione mediatiche finalizzate a offrire alle proprie opinioni pubbliche una chiave di lettura secondo cui le manifestazioni che avvengono fuori dal perimetro dei paesi liberali discenderebbero dalla volontà di quelle società di adottare il “modo di vita†occidentale.

È un meccanismo collaudato, si prende, ad esempio, la foto di una canadese che fuma e brucia l’immagine dell’ayatollah e la si innalza a simbolo di una liberazione dei costumi. Lo schema è dunque sempre lo stesso. A questo proposito vale la pena ricordare quanto scriveva Gianfranco La Grassa sulla strumentalizzazione delle proteste in Iran nel 2018:

“Ieri su un giornale – ma nemmeno di quelli ‘progressisti’ (adesso non ricordo quale perché dimentico gli idioti o peggio) – quale simbolo della rivolta ‘popolare’ in Iran c’era la foto in primo piano di una donna con la bocca urlante (ma che poteva essere in qualsiasi parte del mondo poiché non si vedeva altro), che brandiva a braccio steso e in alto un cellulare; evidentemente il simbolo della protesta ‘modernista’, mentre poi si cercava di sostenere che era in ribellione il popolo, proprio quello delle città piccole e delle campagne, in miseria e alla fame. Poiché non posso pensare che si sia così cretini e mentecatti da simboleggiare una ‘rivoluzione’ in tal modo, sono convinto che si ha a che fare con un giornalismo di autentici criminali, da condannare alla pena suprema. Non se ne può più di essere informati (oltre che governati) da simili banditiâ€.

 

Dal 2018 a oggi, però, le cose sono cambiate, non il nostro giornalismo evidentemente. La recente ondata di proteste iraniane presenta un’intensità decisamente più bassa. Al netto delle consuete ingerenze e infiltrazioni esterne, va ricordato che la società persiana è una società molto giovane, l’età mediana in Iran è di circa 34 anni, mentre in Italia sfiora i 47. Una società giovane è per definizione più viva, più dinamica, e tende a spingere per trasformazioni anche profonde che vanno ben incardinate perché possono essere radicalmente destabilizzanti. Giocoforza interessi nemici si inseriscono in tali meccaniche per orientarle.

Chi detiene il potere deve dunque prestare grande attenzione ai possibili sviluppi, che possono assumere pieghe tanto positive quanto negative. Inoltre, all’interno dei gruppi dominanti esistono prospettive differenti su come affrontare le sfide interne e internazionali in corso. Sta di fatto che ora l’Iran è molto meno aggredibile dall’esterno in maniera diretta per questo sono riprese le manovre per sobillare strati della popolazione che, a volte anche giustamente, vorrebbero una vita meno asfittica.

Nelle contraddizioni sociali si inseriscono ovviamente Paesi terzi che tentano di accrescere le tensioni, ma non mi pare che dispongano più della forza di un tempo, per quanto restino aggressivi proprio perché l’Iran è diventato una vera potenza regionale, in un’area in cui gli appetiti statunitensi sono sempre stati fortissimi per ragioni storiche ed economiche.

Non si può più dire che il clima sia favorevole come un tempo agli Stati Uniti, anche se essi conservano ancora ampi margini di agibilità, possono giocare sugli attriti e sugli interessi divergenti di Paesi come Turchia, Arabia Saudita, Egitto e, naturalmente, sul loro cuneo israeliano, senza il quale perderebbero gran parte della capacità di interferire in quella zona. Nel lungo periodo, tuttavia, anche in quest’area, come nel Pacifico, credo che Washington perderà terreno a favore della crescente autonomia strategica degli attori regionali, che finiranno per confrontarsi tra loro, sbarrando progressivamente l’accesso a una potenza che da sempre prospera sulle divisioni e sulle guerre dirette o per procura.

Nel frattempo, i nostri media, sempre più imbecilli, vorrebbero farci credere che una iraniana che fuma e brucia un’effigie a Toronto sia il segno che ‘tutti vogliono vivere ancora come noi’ che siamo sempre esportatori di un modello universale e inarrestabile. Sono solo balle. A parte che ormai si moltiplicano i divieti, per esempio oggi ci impediscono perfino di fumare all’aperto e ci dissanguano per comprare un pacchetto di sigarette perché devono fare cassa sui nostri vezzi. Poi ci impediscono anche di esprimere liberamente certe opinioni perché sono diventanti peggio delle teocrazie, con il pretesto di non offendere nessuno ci offendono tutti.

Le nostre democrazie banditesche sono ormai vecchie quanto la nostra popolazione, sempre più pensionata e sonnecchiante. Peggio ancora, una classe dirigente fallita e corrotta continua a giocare con cliché logori ed è forse più odiata dei cosiddetti autocrati religiosi, che almeno offrono alle proprie popolazioni non la finta libertà soggettiva, ma l’indipendenza del Paese e una forza geopolitica adatta alla fase, una forma di libertà collettiva, se così possiamo chiamarla, che fa la Storia, non le storie su Instagram.


Articolo del Sun, 11 Jan 2026 08:00:10 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

Salir de la infancia, Carlos X Blanco

Para una reconsideración de nuestras alianzas y bajarse del carro llamado “Occidenteâ€.

Carlos X. Blanco

Nos encaminamos hacia un mundo hobbesiano. Si no hay reglas, y ni siquiera hay hipocresía hacia las reglas (que es el último tributo rendido a la norma violada, la cual se la reconoce a la vez que de ella se burla), entonces la fuerza bruta en las relaciones internacionales es lo que prevalece.

Sin embargo, incluso el recurso a la fuerza bruta por parte de los Estados Unidos, después de 80 años de hipócrita perorata y de “educación para la paz†puede ser símbolo y máscara de muchas otras cosas. Donald Trump empleó la fuerza bruta hace escasos días, secuestrando al Presidente de una nación soberana y bombardeando la capital y otras zonas de un país formalmente libre; esta vez le tocó a Venezuela. Un país soberano ha sido agredido salvajemente por otro, a los ojos de todos. El hecho no es nada nuevo en la historia de los Estados Unidos. Desde que existe el país de las barras y las estrellas, la violencia, el genocidio, la injerencia, la invasión, etc. han sido parte de sutónica habitual. Donald Trump no es ninguna excepción en la historia de este imperio de pesadilla, que es el imperio de los Estados Unidos.

Los modales de Trump pueden parecer más zafios que los de otros presidentes, pero esta no es la cuestión decisiva. La cuestión que nos debe (pre)ocupar es otra: los actos mismos, en qué coyuntura se realizan, qué se persigue con ellos, qué se quiere anunciar y esconder con todas estas acciones violentas y brutales. De ahí que la agresión a Venezuela y el secuestro de Maduro y su señora sean símbolo y máscara de otras cosas, además de actos violentos e ilegales en sí mismos.

Los más simplistas se quedan con la simple idea de la acción violenta en sí: nos conmociona esa naturaleza violenta e ilegal de lo sucedido el 3 de enero en Caracas. Así se queda una parte de la humanidad, recurriendo a la ciencia del Derecho y a la ciencia de la Psicología. En estado de schock, mezclado una inmediata sensación de fatalismo. Nada se puede hacer. Sin el contrapeso de la URSS, el hegemón no es contestado, al menos en el patio que él domina, en la parte trasera de su casa.

Si no es el derecho y la psicología, otros meriendan lecciones de Ética. Más simplistas me parecen los “opinantes†que, armados con nuestro habitual manual occidental de moralina, ora izquierdista ora derechista, condenan o censuran lo acaecido. Jueces morales de a pie, carentes de toga, salen en los medios y redes, a millones: Maduro es un dictador, un narco, se lo ha buscado (ala derechista de los adoctrinados). Trump es un matón, un sheriff, un fascista (ala izquierdista de los adoctrinados).

La hemiplejia ideológica, de la que certeramente habló Ortega, se pone en seguida en acción: nos volvemos un poco imbéciles, decía el filósofo madrileño, sintonizando siempre con nuestra propia configuración ideológica, centrándonos en la propia “zona de confortâ€, evitando nuestras disonancias cognitivas. Lo mismo hemos vivido, con sandez incorregible, en otras coyunturas. Por lo visto, el genocidio de la Entidad Sionista contra el pueblo palestino sólo debe ser condenado por las izquierdas. Todo derechista cabal debe apoyar a los sionistas sin fisuras. Posturas análogas en el tema de Ucrania las seguimos observando desde la “invasiónâ€: en este caso los “rusófilos†son de “extrema†(extrema derecha, extrema izquierda), y los “centrados†son demócratas liberales a carta cabal, que defienden la Libertad con los misiles “patriotâ€, los famosos “Leopard†y toda la demás chatarra que envía la OTAN al frente del Este.

Hay que huir de esa extrema sandez. Hay que ser “extremista†(de izquierda o de derecha, que esto ya da igual) si en el medio de este mundo se halla el engaño, la vil mentira, la confusión mental. Extremistas en el buen sentido, porque lejos de los extremos ya no reside la virtud, como decía Aristóteles. Reside el engaño y la vileza.

El ataque a Venezuela es signo indudable de que el petróleo debe estar asegurado para el Imperio. Signo expreso de que el petróleo y otros recursos básicos para el mantenimiento del Imperio son cosas que deben pagarse en dólares. Con dólares “obligatoriosâ€, el vampiro yanqui se mantiene con vida, alivia su agujero negro de deuda. En dólares el Tío Sam mantiene una tiranía económica en todo punto complementaria de su tiranía mundial ejercida por medio de las armas. Los vasos comunicantes entre ambas formas de tiranía son conocidos. El ataque a Venezuela es signo de poder, pero máscara de una debilidad de fondo. Voy a explicarlo.

Dólares y cañonazos. Son dos caras de la misma moneda. El caso es que algunos de esos vasos comunicantes entre un saqueo económico sistemático a la humanidad y una amenaza armada, violenta (acaso desde la gran crisis financiera de 2008) se están cortando. La bestia está herida y dará zarpazos, pero la coherencia de sus armas de dominación se está quebrando.

El ejército yanqui se está mostrando disfuncional, pese a su enorme volumen, omnipresencia y gran capacidad ofensiva. Los costes de su tela araña tendida sobre el mundo se van disparando. La escalada de los oponentes (rusos, chinos, acaso en un futuro indios o brasileños, por ejemplo) será ruinosa para el yanqui. Los rivales invierte, el yanqui gasta. La renovación tecnológica de muchos componentes se hace imposible si para ella no se cuenta, paradójicamente, con el “enemigo†(los chinos, sustancialmente). Nadie puede atacar a un enemigo al que le tienes que comprar elementos clave para sostener ese ataque. El valor y la eficacia de las tropas, por otro lado, más allá de las muy hollywoodienses unidades de élite, es muy cuestionable: Vietnam, Iraq, Afaganistán… los norteamericanos son expertos en destrozar países pero incapaces de ganar correctamente una guerra convencional. No es un ejército glorioso. Siempre han fabricado guerras que podían ganar injustamente…hasta que los cálculos fallan. La guerra diseñada con cálculo económico es, de entrada, una mala guerra desde el punto de vista esencial (no solo técnico), pues el dinero sólo es un instrumento para el poder. Nunca puede ser el objetivo. Las guerras hechas para mantener y aumentar el poder deben planearse sin criterios economicistas.

El Imperio endeudado hasta las orejas recurre a la fuerza para mantener sus garras sobre el globo, asegurándose el hemisferio de Occidente y tomando aliento para el futuro asalto a Oriente…pero ¿es esto exactamente así? ¿Estamos seguros?

Analistas muy brillantes, como Alessandro Visalli, sostienen que Trump, volcánico e impredecible como parece ser, posee no obstante una doctrina. Hacia dentro, una Doctrina Monroe brutal: los americanos WASP y “pata negra†se regenerarán con una moral sexual adecuada, políticas natalistas, familias sanas y Biblia (evangélica) en la escuela, en los despachos, en la sopa. En círculos exteriores a su cinturón bíblico-talmúdico, por el contrario, la doctrina Trump predica el más puro colonialismo directo y feroz (doctrina Monroe para el resto de América, vasallaje y amortización para Europa, aunque quizá con un poco más de consideración hacia los socios de la Anglosfera).

Otros analistas, no menos brillantes, como Pepe Escobar, ven las cosas de una manera que me parece divergente, pero no necesariamente contradictoria: la multipolaridad es un hecho irreversible, el león rugiente trumpiano es la solución cesarista para salvar los trastos y la continuidad de una estructura inmensa que se derrumba.

En efecto, se suele decir que la fiera herida es la más peligrosa. La caída de este Imperio aboca a escenarios temibles, uno de ellos es la catástrofe de una guerra nuclear que, aun concentrada en Europa -¡pobres de nosotros!- llegaría a tener un alcance necesariamente mundial. Otro diverso, muy mortífero también, es el escenario de la agravación de guerras regionales y conflictos de diversa escala, conflictos que se irían intercomunicando hasta hacer del globo un campo de batalla enorme, con zonas rojas que sucesivamente, pero no todas a la vez, se irían encendiendo. Hay posibilidades para un escenario “optimistaâ€, siguiendo a Escobar, que es el del triunfo de la multipolaridad, es decir el auge de los BRICS (liderados por China y Rusia) y la caída concomitante del Imperio yanqui por puro desgaste e insostenibilidad del mismo.

Nuestro análisis debería ser todo, menos “hemipléjico†y siempre muy realista. El realismo en política, relaciones internacionales, geoestrategia, etc. no sabe nada de izquierdas ni de derechas. No conoce –a priori- filias ni fobias. El realismo obliga a detectar quién –de entre los agentes- posee un mayor quantum de poder, y cuál de los actores estratégicos posee capacidad. Los agentes no son sólo Estados, pues también han cobrado protagonismo en las recientes décadas los entes financieros, fundaciones, entes multinacionales, aunque todos ellos actúan siempre coordinados con los Estados, que son los que poseen ejércitos.

Se es capaz en términos de poder, en un escenario dado, o no se es capaz, de confrontar otro quantum de poder al ente hegemónico. Inspirándome en la teoría de Gianfranco La Grassa, conocida con el nombre de Teoría del Conflicto Estratégico, creo que en realidad se abre, con este atentado contra Venezuela, un terrible escenario mundial policéntrico, más que multipolar. El policentrismo, a la manera de las luchas feudales medievales y de las ficciones hobbesianas, consiste en una lucha de todos contra (casi) todos, pugna desplegada con enormes desgastes y erosiones de los agentes hegemónicos tradicionales. El viejo orden se resiste a morir, y el nuevo orden no surge todavía.

Los Estados Unidos se enfrentarán a victorias pírricas. Se me viene a la mente la victoria pírrica de España sobre Napoleón: España devino una potencia erosionada hasta el límite, desgarrada bajo el modo “guerra civil†para todo el siglo XIX y XX, una potencia convertida en despojo para los europeos, especialmente los anglos. Es un caso de libro: estar en el bando formal de los vencedores, pero condenada a ser un eunuco y una ruina para beneficio de todos los demás. Es ganar perdiendo.

El imperio británico también fue un agente estratégico pírrico en 1945, si bien conservó un aguijón, el MI6, y sobrevivió como entidad secundaria y provincial del hegemón yanqui. El Reino Unido actual va camino de ser, a nivel popular, una parte del Islam, mientras que en el terreno geopolítico y económico sigue siendo un perro de presa con el collar puesto por los norteamericanos. Discípulos de Pirro.

El agente o unidad estratégica que es Alemania va camino de lograr su reafirmación pírrica sobre Europa: como potencia delegada de los norteamericanos, el gobierno y el complejo militar-industrial germanos cumplirán perfectamente sus funciones de destrucción y endurecimiento represivo de Europa. Alemania cumple hoy su papel subalterno del Imperio, hasta el final. Es el esclavo que azuza con el látigo a los demás esclavos. No puede haber un personaje más despreciable.. Todos conocemos la figura del prisionero de campo de concentración que hacía las veces de guardián o vigilante al servicio de las SS… sin dejar de ser un maldito prisionero. Eso es Alemania hoy.

No sólo van a arrasar Europa, también sembrarán sal en su tierra. Alemania es un agente subalterno de los yanquis, ejecutor ideal (masoquista) del programa “vasallaje por amortizaciónâ€. Trump no quiere aliados, sólo siervos de usar y tirar. Europa “kleenexâ€.

Discreta y gradualmente, hay que reconsiderar la política de alianzas. Si España no lo hace en la siguiente década, desaparecerá. Marroquís y judíos vuelven a pactar en nuestro flanco sur. Una España “occidental†es una España con bases estadounidenses dentro, con una soberanía cedida, metiendo en casa, como hizo en su día Franco, al mayor agresor de la Historia. Una España “occidental†es un Estado integrado en ese fracaso, cada vez más parecido a una organización terrorista, llamado OTAN, entidad dispuesta a fundirse con la Unión Europea. Millones de españolitos dijeron sí a la OTAN creyendo que de esta manera los americanos, franceses, alemanes, etc. nos iban a repartir caramelos gratis hasta el fin de nuestros días. El día en que exista un pueblo español salido de la Infancia, ese pueblo querrá irse corriendo de la OTAN. Y, para rematar, una España “occidental†que insiste en ser tan occidental como los marroquíes y los judíos, pueblos y estados que deben ser algo así como el epítome de los Derechos Humanos y de las tradiciones europeas… Una España que organiza programas “Erasmus†para uniformados en las cercanías de Rusia, pero persiste en airear su culo en Canarias y Sur peninsular. Algo más que un constipado es lo que esta patria nuestra va a recibir de tan occidentales aliados por sus partes traseras. No hay muerte más merecida que la de aquel que ni quiere saber quién es

el verdadero enemigo.


Articolo del Sat, 10 Jan 2026 09:28:16 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

Con la detención de Maduro, Trump le corta las piernas al multipolarismo, traducciòn Carlos X Blanco

Por A. Terrenzio Con la detención de Maduro, Trump le corta las piernas al multipolarismo

Si hubiéramos esperado que Donald Trump reabriera una política multilateral reformulando las relaciones internacionales, nos engañamos. Con la salida de Nicolás Maduro, Donald Trump está tomando el control del petróleo venezolano y retomando una política de arrogancia militar que esperábamos que el magnate abandonara en nombre de un renovado aislacionismo y la retirada militar estadounidense. Al menos, eso es lo que dicen las proclamas programáticas de MAGA. Estamos presenciando un modus operandi neoconservador en toda regla, con golpes de Estado y cambios de régimen. Así que ahora “Donald” ya no usa tonos jactanciosos seguidos de acuerdos, sino que bombardea, secuestra a líderes no alineados y advierte a otros países, como México, Colombia y Cuba, que son los siguientes.


Articolo del Fri, 09 Jan 2026 06:45:21 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

Con l’arresto di Maduro, Trump taglia le gambe al multipolarismo Di A. Terrenzio

 

Con l’arresto di Maduro, Trump taglia le gambe al multipolarismo

Se ci eravamo illusi che Donald Trump potesse riaprire ad una politica multilaterale con un riformulazione dei rapporti internazionali, c’eravamo illusi. Con il disarcionamento di Nicolas Maduro, Donald Trump mette la mani sul petrolio venezuelano e torna ad una politica di prepotenza miliare che c’eravamo illusi che il Tycoon potesse archiviare in nome di un ritrovato isolazionismo e del disimpegno militare USA. Almeno questo nei proclami programmatici del MAGA. Siamo di fronte al modus operandi Neocon in piena regola, con tanto di colpi di Stato e Regime Change. Adesso quindi “The Donald” non usa più toni smargiassi seguiti da accordi, ma bombarda, rapisce leader non allineati e avverte gli altri Paesi, come Messico, Colombia e Cuba di essere i prossimi.

 

Che il Diritto internazionale fosse un orpello giuridico, da tirare dalla giacchetta a seconda delle convenienze e applicato in maniera selettiva, era un qualcosa che solo gli invasati di universalismo umanitario si ostinavano a non riconoscere. Tuttavia assistiamo ad un pericoloso precendente rispetto a tutti gli altri, perché adesso gli USA rilanciano e minacciano apertamente di annettere anche la Groenlandia e di rovesciare il regine di Teheran. Tale sdoganamento è con sorpresa avallato da quei media che normalizzano la sostituzione della forza del diritto col diritto della forza. In questo Destra e Sinistra fanno a gara nel valzer dell’ipocrisia, tra chi saluta la cattura del satrapo dittatore comunista e chi invece finge indignazione per opportunismo politico. Chi prima vedeva in Trump un leader dalle tendenze illiberali e l’ epigono dell’influenza delle autocrazie sul modello occidentale, oggi lo applaude per aver arrestato il dittatore comunista e regalato la libertà ai venezuelani, in perfetta continuità ideologica con chi ha avallato le guerre che hanno distrutto la Libia, l’Iraq e la Serbia.

Il racconto mediatico abbraccia la nuova politica di potenza che non ha più bisogno delle retorica dei diritti umani e dell’esportazione della democrazia per imporre il proprio dominio. Ripetiamolo, i più disgustosi in questo pietoso cabaret dell’informazione, sono quelli che fino a ieri parlavano di Trump come minaccia all’ordine globale, mentre oggi sono ringalluzziti perché con l’arresto di Maduro, ha finalmente dato un colpo a Putin e Xi Zimping. Un aspirante autocrate val bene un colpo di Stato se torna utile contro i nemici dell’Occidente collettivo.

Intanto la situazione a Caracas resta fluida e piena di incognite. Molto probabilmente Maduro è stato venduto o scaricato dal suo esercito che infatti non ha minimamente reagito al blitz della Delta Force nella notte del 3 gennaio scorso. La vice presidente Celya Rodriguez, incaricata di formare un governo di transizione democratica, ha ricevuto l’avvertimento da parte di Trump di non fare brutti scherzi, altrimenti sarà la prossima. L’ordine chavista rimane quindi al potere e nessuna forza di opposizione ne ha preso il posto; la vittima sacrificale era Maduro, che probabilmente è stato fatto fuori per garantire la sopravvivenza del regime chavista. Come ha scritto Pino Arlacchi su il Fatto Quotidiano, trovare un accordo con gli USA sul Petrolio sarà determinante nell’evoluzione della crisi, visto che l’ultima cosa che desiderano allo Studio Ovale è uno scenario di guerra stile Afghanistan o Vietnam contro 5-6 milioni di soldati Venezuelani addestrati e armati fino ai denti.

 

L’attacco a Caracas va interpretato con le parole dello stesso Trump: gli americani non permetteranno a cinesi o russi di minacciare i propri interessi e che rimangono ancora la prima superpotenza globale. E qui è evidente un attacco al multipolarismo. L’intervento militare degli Stati Uniti appare “tagliere le gambe al multilateralismo” come rilasciato in una intervista su Repubblica dallo storico Franco Cardini, il quale vede come prossima vittima designata l’Iran. All’attacco sferrato al Venezuela ne seguiranno altri: è il ritorno della Dottrina Monroe, adattata a questa nuova fase storica e dove gli interessi degli Stati Uniti si spingono fino a Taiwan. Altro che divisione del mondo in sfere di influenza. Intanto la Groenlandia è già nel mirino del Tycoon che ha detto senza mezzi termini:”ne abbiamo bisogno per la nostra difesa”. È una partita più delicata, perché la Groenlandia è sotto la Corona Danese, un membro della NATO, non una colonia nel cortile di casa. L’inedita aggressività di Trump è quindi un avvertimento anche ai membri dell’Alleanza Atlantica, trattati ancor di più come subordinati. Le rotte dell’Artico e le risorse dell’Isola fanno gola agli Usa, ma anche a Russia e Cina.

Gli USA più degli altri contendenti, sfruttano la nuova era multipolare per ripristinare il proprio unipolarismo con delle azioni militari e dei regime change in continuità con le amministrazioni precedenti. La portata inedita della nuova fase è l’accelerazione con cui certi scontri e contese geopolitiche arriveranno alle fasi finali.

In Iran la crisi idrica ed economica dovuta all’inflazione del Rial, con la spinta di Israele potrebbe portare ad un rovesciamento del regime degli Ayatollah, con conseguenze pesantissime in grado di modificare gli equilibri regionali in maniera determinante. L’attacco al Venezuela, prima riserva petrolifera mondiale, è strettamente collegato ai tentativi anglo-sionisti di rovesciare il regime di Khamenei e mettere le mani sul petrolio iraniano, di modo da avere l’assoluto controllo sui prezzi del barile. Azzardo al quale se Cina e Russia non risponderanno, rischieranno di compromettere irrimediabilmente la credibilità dei BRICS e dell’alternativa multipolare, già provata dalla caduta della Siria.

 

Un ultima considerazione va riservata alla guerra russo-ucraina, che è molto di più di un conflitto regionale. È difficile capire il gioco al quale stia giocando Trump con la sua amministrazione. La Russia è impantanata in una guerra da quattro anni che sta vincendo ma non riesce a chiudere. E anche qui Trump lancia messaggi ambigui di apertura verso Putin e verso Zelensky. Anche se la guerra dovesse risolversi come è molto probabile, in una capitolazione dell’esercito ucraino, una soluzione coreana con un’Ucraina occidentale iper armata e fuori dalla NATO, sarebbe una spina nel fianco della Russia. Un conflitto pronto a riaprirsi rapidamente e con un terrorismo ucraino sempre in attività, per Mosca potrebbe rappresentare una sconfitta sul piano strategico. A lungo andare una situazione del genere drenerebbe energie militari e soprattutto psicologiche del Cremlino con conseguente indebolimento del sistema Putiniano. Può darsi che Trump, nella sua sfida alle forze multipolari possa avere in mente proprio questo. Del resto l’Europa si sta armando e lo fa comprando armi, jet e carri americani. Il bilancio militare alzato al 5% è una manna per “l’American first”. Inoltre Trump ha parlato di pace o di tregua, ma non di ripristino dei rapporti energetici con la Russia. Quelli sono inevitabilmente compromessi con la dipendenza dallo shale gas americano. L’Europa oltre ad essere estromessa da ogni decisione è vincolata agli armamenti e agli idrocarburi americani.

 

Gli Stati Uniti hanno in vista soprattutto i loro interessi, e con loro russi e cinesi. Il diritto internazionale era stato stuprato già ai tempi dell’attacco alla Serbia nel ’99 e dell’Iraq nel 2003. Ma adesso siamo ad un cambio di paradigma, quello del “brutalismo delle relazioni internazionali”. L ‘illegittimità delle azioni militari Usa assume aspetti apertamente gangasteristici, col plauso ipocrita di chi ne avalla le operazioni se queste vanno contro i cosiddetti dittatori “sbagliati”, perché con loro la diplomazia ed il principio di rispetto della sovranità possono essere calpestati impunemente, come nemmeno ormai il Tycoon osa nasconde.

 

 

Si risparmi ogni retorica contro il dittatore comunista o l’Occidente che deve reagire contre le autocrazie che ne minacciano l’esistenza dall’esterno, quando niente è cambiato e il monopolio della forza resta l’unico principio reale a regolare le diatribe internazionali. Se il diritto internazionale è carta da cesso e l’ONU è ridotto ad un club di bridge, esimetevi da qualsiasi tipo di retorica liberale dal momento che le democrazie occidentali riconoscono solo il dominio e lo sfruttamento di chi si frappone ai loro interessi. Gli Usa operano con maggiore spregiudicatezza e decisione rispetto a qualsiasi contendente globale, perché devono dimostrare ancora di essere la prima superpotenza globale. In questo Trump sta dimostrando di essere come Bush, Obama e tutti coloro che lo hanno preceduto. Almeno su questo possiamo non avere più dubbi. La dottrina del caos è sostituita con interventi mirati tesi ad evitare azioni “boots on the ground”, ma data l’urgenza di ristabilire una propria supremazia, nemmeno quello può essere dato per scontato. Quello che sarà in futuro sarà altamente incerto e di difficile previsione. Intanto gli Usa di Trump hanno lanciato la loro sfida al mondo multipolare.


Articolo del Wed, 07 Jan 2026 19:19:14 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

Il crollo dell’ordine occidentale e l’ascesa di un mondo multipolare, Carlos X Blanco

Il crollo dell’ordine occidentale e l’ascesa di un mondo multipolare internazionale istituito nel 1945, dopo la Seconda Guerra Mondiale, è nella sua fase terminale. Questo ordine, dominato dagli Stati Uniti e dalla loro Pax Americana, non ha mai raggiunto un dominio completo a causa del contrappeso esercitato dall’Unione Sovietica e dal blocco comunista. Continua 

 


Articolo del Wed, 07 Jan 2026 16:46:13 +0000
a cura di G. P.

analisi di fase attualità

The Atlantic Geopolitics of Spain, Carlos X Blanco

 

The Atlantic Geopolitics of Spain

Carlos Javier Blanco Martín

I. Introduction: The current situation of Spain and its geopolitical potential

 

Currently, Spain is going through a phase of political and economic decline, which has been especially accentuated since the attack on Admiral Carrero Blanco in 1973. This event marked a turning point that reduced the country to a third-rate state, with waning international influence and weakened sovereignty, comparable to that of the former colonies. Sigue


Articolo del Mon, 05 Jan 2026 18:11:06 +0000
a cura di G. P.


News su Gazzetta ufficiale dello Stato, Corte costituzionale, Corte dei Conti, Cassazione, TAR