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#news #tempi.it
Martedì 16 giugno alle ore 21.15 si terrà online l’incontro “Guerra e pace. Cosa dice la Chiesa” con l’arcivescovo Ettore Balestrero, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazione Unite a Ginevra. Introduce Michele Rosboch, Università di Torino, e conduce Rodolfo Casadei, giornalista di Tempi.
Iscrizione obbligatoria a: segreteria@esser-ci.org (sarà inviato link per il collegamento)
L’incontro sarà trasmesso sul sito Youtube di Esserci

Il 16 e 17 giugno 2026 si svolgerà a Roma la terza edizione del Festival dell’Umano tutto intero, promosso dall’associazione Ditelo Sui Tetti.
Un programma ricco di incontri e testimonianze per riflettere sulle sfide del nostro tempo.
Ispirato alla figura di san Francesco d’Assisi nell’ottavo centenario della sua morte, il Festival propone un “pellegrinaggio esistenziale†attraverso cinque grandi temi: la giovinezza, il conflitto, le fragilità , l’essere figli e il centuplo, con la partecipazione di oltre cento relatori provenienti dal mondo delle istituzioni, della cultura, dell’associazionismo, della Chiesa e delle professioni.
Qui il programma completo.

Madrid. Papa Leone parla alle Cortes generales, il Parlamento spagnolo riunito in un momento di forte tensione politica per via delle accuse contro esponenti della famiglia e del partito del premier, il socialista Pedro Sánchez. Parla alla Spagna, il Papa, il cui discorso è stato seguito da una standing ovation di oltre cinque minuti, ma guarda al mondo e all’Europa.
Coglie i momenti in cui vede minacciata la dignità della vita e la libertà , tutta la libertà , a partire da quella che definisce «una questione fondamentale per ogni società veramente democratica: la libertà di pensiero, di coscienza, di religione che tutela la sfera più intima della persona. La libertà su cui si fonda lo Stato contemporaneo, se è autentica, riconosce la dimensione religiosa dell’essere umano, la rispetta e la tutela giuridicamente», ha detto riferendosi implicitamente alla proposta del Psoe di abrogare l’articolo 525 del Codice penale che punisce la derisione di dogmi e credenze religiose nel nome della libertà d’espressione.
Poi Prevost entra nel merito del segreto confessionale: «In questa prospettiva il sigillo sacramentale della Confessione riveste una importanza speciale per la Chiesa cattolica», e aggiunge che tutelarlo «significa preservare uno spazio sacro di libertà interiore». Una preoccupazione evidente di fronte alla possibilità di leggi – già proposte in alcuni paesi occidentali – che violino il più sacro degli spazi tra l’uomo e Dio.
Altrettanto evidente nel discorso la preoccupazione per leggi che riducano il valore della vita. «Ogni vita umana deve essere riconosciuta dal concepimento fino al naturale tramonto, in ogni circostanza» e non può mai essere ridotta ai «consensi sociali mutevoli». Così il fondamento della società , la famiglia, deve essere tutelata perché là dove è sostenuta si rafforza anche la stabilità spirituale e sociale della nazione. In famiglia «si impara la grammatica elementare della convivenza» e per questo «occorre rispettare il diritto dei genitori di scegliere il tipo di istruzione e di formazione da impartire ai figli, coerentemente alle proprie convinzioni morali, culturali e religiose».
Leone invita tutti i parlamentari ad alzare lo sguardo, al lucernario che illumina i dipinti che ritraggono scene del Vangelo e del Decalogo, a ricordare che la libertà moderna è stata preparata da una educazione della coscienza segnata dalla tradizione religiosa. Un discorso in cui il Papa ha ben presente la distinzione tra ordinamento politico, giuridico e religioso. «Vi invito quindi ad alzare lo sguardo», dice Leone, «non per allontanarsi dalla realtà ma per ricordare che ogni decisione delle autorità pubbliche riguarda persone in carne ed ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire. Poiché l’altezza di vedute consiste proprio nel guardare con maggior profondità a ciò che è in gioco in ogni decisione pubblica. Per questo, accanto alle risposte tecniche e alle forme legislative, è necessario anche un rinnovamento morale».
Il Papa è venuto a ricordare che il bene comune non è solo la somma di interessi particolari ma si fonda sulla «forma sociale della dignità umana». Che proprio dalla tradizione cristiana «i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità , che i poveri appartengono pienamente alla comunità , che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana deve essere trattata come una merce».
In questo cammino la Chiesa accompagna l’umanità intera, «ne condivide le speranze e le ferite e quando si rivolge alla vita pubblica lo fa nel rispetto dell’autonomia delle realtà terrene e sapendo distinguere tra comunità ecclesiale e comunità politica», assumendosi proprio per questo la responsabilità di «offrire una riflessione che nasce dal desiderio di servire il bene comune e di ricordare ciò che rende veramente umana la convivenza». Lo sguardo del Papa abbraccia la storia e il percorso della terra spagnola, intriso di una grande ricchezza culturale, spirituale e giuridica ma anche da laceranti conflitti, la cui eco non si è affatto spenta.

Non c’è nulla di astratto nelle parole che il Papa rivolge al Parlamento spagnolo: nel mondo globale nessun aspetto del progresso, della tecnologia, della economia può prescindere dalla “magnifica umanità â€. E nella sua grandezza e nel rispetto della sua dignità viene assunto ogni aspetto della vita: «Quale futuro», chiede il Papa, «possono avere le nostre società ? Può dirsi pienamente giusta una società che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?». La difesa della vita «è una meta di civiltà », non una questione «di interesse particolare o confessionale».
La ricerca di soluzioni condivise e pacifiche in un momento in cui sembra prevalere la logica del conflitto e dello scontro funzionale al profitto, la guerra e il traffico di esseri umani sono tutti volti di un mondo che ha perso il cuore e riduce l’uomo a merce, ha detto Prevost.
La difesa della libertà religiosa, della libertà educativa delle famiglie, del segreto confessionale: sono punti fermi che il Pontefice sembra veder minacciati dalla nuova precaria quanto gelida morale che si basa solo sugli algoritmi e l’intelligenza artificiale che non può conoscere la ricchezza dell’Incontro.
Di fronte alla globalizzazione del mondo nessuna nazione può agire da sola, dice il Papa, e indica la strada tracciata – anche se non percorsa a sufficienza – dal motto dell’Unione Europea, in varietate concordia: la concordia, l’unità dei cuori, concetto caro al Papa agostiniano che nel suo stemma ha il cuore trafitto di Gesù. Quel Gesù che nella prima giornata a Madrid ha voluto portare nel Sacramento in processione lungo le strade della società civile, nella celebrazione del Corpus Domini. Un milione e mezzo di persone lo hanno seguito alzando lo sguardo, accogliendo l’invito ad alzar la mirada. «Non si tratta solo di portare fuori un ostensorio», ha detto il Papa, «quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo».
Sto seguendo con interesse il dibattito aperto da Marco Valerio Lo Prete su Lisander. In particolare, quando Roberta Modugno parla di “fine del futuro†e della sfiducia che l’accompagna, è difficile non pensare all’incipit di The Children of Men di P. D. James (1992): «Oggi, 1 gennaio 2021, tre minuti dopo mezzanotte, l’ultimo essere umano nato sulla terra è rimasto ucciso in una rissa in un bar di un sobborgo di Buenos Aires. Aveva venticinque anni, due mesi e dodici giorni». Il romanzo dipinge un distopico XXI secolo in cui la specie umana ha semplicemente smesso di nascere per l’improvvisa e inspiegabile infertilità del seme maschile su scala globale. La Gran Bretagna immaginata da James, come il resto del mondo, si spopola lentamente. I bambini sopravvivono solo nelle fotografie, come reliquie di una civiltà ormai perduta; gli adulti vivono sotto il peso della consapevolezza che nessuno verrà dopo di loro.Â
Per continuare a leggere prosegui qui o iscriviti a Lisander, il substack di Tempi e dell’istituto Bruno Leoni.Â
Ad aprile, Rodolfo Casadei ha dato notizia delle persecuzioni dei cristiani nel mondo. Un fenomeno di cui quasi non si può parlare, vuoi per vergogna (di cosa?), vuoi per inettitudine e insipienza (a iosa), vuoi per qualche altro ottuso motivo. L’editore Rubbettino merita dunque un plauso per aver appena pubblicato in traduzione il libro (della fine del 2024) di Robert Royal: I martiri del nuovo millennio. La persecuzione globale dei cristiani (con prefazione di George Marlin). Presidente del Faith and Reason Institute di Washington D.C. e autore di un altro importante volume proposto dall’editore di Soveria Mannelli (Il Dio che non ha fallito. Come la religione ha costruito e sostenuto l’Occidente), Royal si scontra con un fatto triste e occultato: e cioè che nel mondo, in ogni continente, i cristiani perseguitati sono tantissimi.
Non è bastato, a quanto pare, il secolo delle ideologie assassine a mietere innumerevoli vittime anche per la propria professione di fede cristiana: d’altronde, è quasi superfluo sottolineare come un sostenitore del totalitarismo non possa che vedere chi crede nel Dio trascendente un nemico mortale per la propria divinità terrena (Stato, classe, razza o nazione, fate voi). Diciamo “quasi†perché, ahinoi, gli eredi del totalitarismo sono ancora ben presenti, nonostante si camuffino (maluccio) sotto nuove etichette ideologiche, anche nella cara e vecchia Europa.
Non bisogna aver paura di chiamare le cose con il loro nome: i due indiziati principali, scrive Royal, sono il comunismo e l’islamismo. Il primo ideologia di regime in paesi come Cina, Corea del Nord, Laos, Vietnam e Cuba, il secondo in molti paesi di Africa e Medio Oriente, ovviamente. Su questo secondo punto, puntualizziamo subito: Royal è consapevole che non tutte le persone di fede musulmana siano complici degli islamisti radicali e infatti attua una distinzione. Ma da questo non consegue che il problema della persecuzione dei cristiani in paesi musulmani non esista.
Royal suddivide il volume per continenti. Inizia con l’America Latina, passa in seconda battuta al Medio Oriente, per giungere poi all’Africa, all’Asia e dedicare un capitolo a parte alla Cina. Infine, considera anche la wokeness del mondo occidentale, soprattutto nell’America del Nord.
Proprio in riferimento a quest’ultima parte del libro, Royal menziona i molti roghi a chiese cristiane che tra il 2021 e il 2023 hanno avuto luogo in Canada. Esemplificativa una dichiarazione dell’allora Primo ministro canadese, vero e proprio idolo progressista, Justin Trudeau: «Non posso fare a meno di pensare che incendiare le chiese privi in realtà le persone che hanno bisogno di elaborare il lutto, di guarire e di piangere, dei luoghi in cui possono raccogliersi, riflettere e cercare sostegno», ha esordito; continuando però affermando che si tratta di «una realtà ed è del tutto comprensibile, alla luce della storia vergognosa di cui stiamo tutti diventando sempre più consapevoli».
Al che vale la pena riportare per intero la risposta offerta da Royal:
«No, gli incendi delle chiese non sono comprensibili, almeno non in un Paese che rispetta lo stato di diritto e la tutela della religione. È comprensibile solo quando il principio dell’identità di gruppo sostituisce il chiaro principio legale secondo cui le persone di oggi che appartengono a un’organizzazione non sono colpevoli né responsabili per ciò che le persone delle generazioni precedenti in quella organizzazione potrebbero aver fatto. Questo approccio alle questioni pubbliche non fa che perpetuare il risentimento e le divisioni – e inevitabilmente porterà alla violenza tra i “gruppi†– inclusi quelli religiosi».
Difficile pensare che chi avalla le corbellerie sostenute da Trudeau – e come lui, altri politici – si indigni per la persecuzione dei cristiani nel resto del mondo. Per insipienza e forse anche per pavidità .

Robert Royal, I martiri del nuovo millennio. La persecuzione globale dei cristiani, Rubbettino, 232 pp, 18 euro
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