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Politica
Tutte le contraddizioni della sinistra del “sì, maâ€
Data articolo:Thu, 05 Feb 2026 13:28:30 +0000 di Antonio Gozzi

Per gentile concessione dell’autore ripubblichiamo un articolo di Antonio Gozzi apparso su Piazza Levante.

* * *

In un bell’articolo di qualche giorno fa Claudio Cerasa su Il Foglio sottolineava la debolezza e l’ambiguità della sinistra quando si affrontano certi argomenti. È la sindrome del “sì, maâ€. Una sindrome che, per timore di perdere voti a sinistra, spinge quello schieramento, su tutta una serie di temi che si elencheranno, a non prendere mai una posizione chiara e ben definita.

È cosi in moltissimi casi, ormai: quando si parla di forze dell’ordine e della loro difesa dagli assalti degli estremisti dei centri sociali, come è avvenuto ancora sabato scorso a Torino; quando si parla di politica estera e in particolare di Ucraina e Medio Oriente; quando si parla di antisemitismo, di giustizia, di pensioni e finanche di libertà di espressione e di stampa (vedi, sempre a Torino, l’assalto alla sede de La Stampa).

Naturalmente non stiamo parlando dei moderati e dei riformisti, che però, ahimè, sono ormai pochini dentro e fuori il PD; ma di chi conta e comanda veramente a sinistra, e cioè la maggioranza del PD con a capo Elly Schlein, il M5S con a capo Giuseppe Conte, e AVS di Fratoianni e Bonelli.

Si tratta di una sinistra radicale la cui radicalità non affonda però in una robusta cultura politica e in un vero insediamento sociale, come storicamente è stato per il PCI; è caratterizzata da una sorta di populismo da social del nuovo millennio che si muove senza proporre una chiara visione e un progetto di società, ma reagisce alle azioni degli altri sempre secondo la logica dello scontro con lo schieramento avversario e del “pas d’ennemis à gaucheâ€, nessun nemico a sinistra. 

Scrive Cerasa: â€œSi condannano i violenti di Torino, ma poi non si dice una parola sulle ragioni che hanno spinto i manifestanti a sfilare a Torino sabato in difesa di un centro sociale che agiva, come tutti i centri sociali, compresi quelli di destra nell’illegalità, ma anche di un centro sociale che negli anni è diventato l’incubatore di un estremismo diffuso a Torino e non solo: antisemitismo travestito da antisionismo, antisistema travestito da NO TAV, anti istituzioni travestito da lotta per il sociale fino all’assalto alla sede de ‘La Stampa’ sempre a Torinoâ€.

Una sinistra del “sì, ma†che, in definitiva, dice di difendere i poliziotti dagli estremisti ma chiude gli occhi sull’estremismo delle manifestazioni.

Altro tema caldissimo il Medio-Oriente e il diritto di Israele di esistere e difendersi. L’odio per Israele a sinistra è così forte da aver costretto la sinistra stessa a chiudere più di un occhio sull’estremismo di molti settori Pro-Pal, e a tollerare, senza particolari commenti o distinguo, la partecipazione a cortei alla testa dei quali campeggiavano striscioni del tipo “7 ottobre primo giorno di resistenza†o “dal fiume al mareâ€.

Questa ambiguità e debolezza verso l’estremismo antisemita è esplosa con fragore nel PD quando il senatore Delrio, di quello stesso partito, ha presentato una proposta di legge per il contrasto all’antisemitismo risorgente agganciandola alla definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), una definizione universalmente accettata. La maggioranza del PD ha subito affermato che l’iniziativa di Delrio era a titolo personale e non rispecchiava la posizione del partito. Questo perché il partito teme che l’uso di questa definizione possa individuare come antisemite anche critiche legittime allo Stato di Israele.

Una sinistra del “sì, ma†che dice di difendere gli ebrei e partecipa alla ricorrenza del giorno della memoria ma non sa prendere una posizione forte contro l’antisemitismo risorgente e dilagante in Italia, in Europa e nel mondo. Ciò forse per non perdere consensi negli ambienti Pro-Pal, che in termini numerici contano molto di più della piccola comunità ebraica italiana. 

Sempre con riferimento al Medio-Oriente, la sinistra ha chiuso un occhio sui legami e sul sostegno dell’Iran alle sue “proxyâ€Â Hamas, Hezbollah, Houthi, impegnate in una lotta senza tregua volta a cancellare Israele dalla carta geografica; e non si è mobilitata per le migliaia di morti (si parla di 30 mila in pochi giorni) causati dalla spietata repressione delle proteste di piazza in Iran voluta dal regime. I morti iraniani, soprattutto giovani che lottano per la libertà, valgono forse meno dei morti palestinesi, vittime di una guerra scatenata il 7 ottobre da Hamas? 

E mentre si deve riconoscere al PD e alla Schlein una posizione forte e chiara sull’aggressione russa all’Ucraina e sulla necessità di sostenere quel Paese martoriato anche con l’invio di armi, non si può dire altrettanto per i loro compagni di viaggio M5S e AVS, per non parlare dell’ANPI di Pagliarulo, che si sono distinti spesso con posizioni, che ho definito dei “pacifisti della resaâ€, talvolta addirittura filo-putiniane.

Sulla giustizia, infine, la sinistra si schiera apertamente con il fronte del NO alla riforma della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. La sinistra conferma così il suo atteggiamento di fiancheggiamento alla magistratura politicizzata e militante, nonostante moltissimi suoi esponenti riformisti e garantisti siano per il sì, e nonostante il fatto che la proposta facesse addirittura parte del programma del PD di qualche anno fa. Si è arrivati alla paradossale posizione di uno dei ‘maître à penser’ del “sì, maâ€, Goffredo Bettini, che dice: “Io nel merito sarei per il sì, ma per andare contro la Meloni voterò noâ€.

Una sinistra del genere lascia fatalmente campo libero alla destra e alla sua leader Meloni, tanto nella difesa delle buone cause di libertà e di politica internazionale, quanto delle buone cause del senso comune contro l’estremismo di un green deal che fa chiudere le fabbriche provocando in Europa un deserto industriale. 

Una sinistra del genere rischia di ritrovarsi molto lontana dalla maggioranza dei cittadini e dalla loro sensibilità; lontana soprattutto da quelle delle fasce più deboli e indifese che più soffrono per la mancanza di sicurezza delle nostre città e per un’immigrazione incontrollata. Le periferie votano a destra così come gli operai abbandonati e indifesi da una deindustrializzazione crescente, anche a causa di una sinistra che invece delle fabbriche ha guardato a Greta Thunberg.

Le piazze e i cortei gremiti non la devono illudere. Il vecchio Nenni diceva: “Piazze piene, urne vuoteâ€.

Cultura
La morale come sintomo
Data articolo:Thu, 05 Feb 2026 13:08:34 +0000 di Redazione

Nel suo articolo, Guia Soncini descrive con efficacia un disagio diffuso. Lo fa accumulando esempi, come se fossero prove di una tesi morale. Conviene invece trattarli per quel che sono: dati eterogenei che segnalano un cambiamento di scala. Non stiamo assistendo a una crisi di educazione, né a un improvviso declino dei costumi; stiamo osservando l’effetto di un ambiente sociale che ha modificato drasticamente le condizioni in cui le norme informali erano nate e avevano funzionato.

Per continuare a leggere prosegui qui o iscriviti a Lisander, il substack di Tempi e dell’istituto Bruno Leoni. 

Blog
Altri buoni motivi per votare “Sì†al referendum sulla giustizia
Data articolo:Thu, 05 Feb 2026 07:46:09 +0000 di Lodovico Festa

Su Startmag Francesco Damato scrive:

«Sul referendum – ha scritto testualmente il senatore a vita – io ad esempio sono indeciso, vedo luci e ombre. Ma se la nostra premier continua a mostrarsi la leader più devota a Trump, malgrado i suoi continui attacchi all’Europa e la sua opera di distruzione dello stato di diritto in patria e nel mondo, mi verrebbe di pensare che abbia anche lei nell’intimo una vocazione autoritaria». Come ragionano neppure più tutti forse nell’associazione dei magistrati e dintorni, compresi i partiti che ne riflettono le posizioni. «Meglio allora, concluderei, non metterle in mano – ha scritto Monti della Meloni – strumenti che potrebbero agevolare la messa in pratica dell’autoritarismo». E così, sembra di capire, le ombre della riforma hanno preso anche in lui il sopravvento sulle luci e l’hanno trasformata nella più pericolosa occasione di tradimento della democrazia. Già questa immagine apocalittica mi sembra poco consona, ripeto, ad una personalità istituz...

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Esteri
Da oggi Usa e Russia sono liberi di riprendere la corsa agli armamenti nucleari
Data articolo:Thu, 05 Feb 2026 03:55:00 +0000 di Rodolfo Casadei

Scade oggi, giovedì 5 febbraio 2026, il trattato New Start fra Stati Uniti e Russia che limitava il numero delle testate atomiche strategiche operative e dei loro vettori, e con esso finisce un’intera epoca della storia: quella dei trattati e dei negoziati per la limitazione degli armamenti atomici a disposizione delle due superpotenze. Per la prima volta dal 1969 non vigono più trattati né sono in corso negoziati per concluderli o rinnovarli fra la potenza che ha preso il posto dell’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Il New Start, firmato a Praga nel 2010 da Barack Obama e Dmitrij Medvedev e rinnovato per altri cinque anni nel 2021 da Joe Biden e Vladimir Putin, prevedeva che non potessero essere schierate più di 1.500 testate atomiche strategiche su più di 700 vettori rappresentati da rampe lanciamissili, aerei bombardieri e sommergibili. Da oggi Washington e Mosca sono pienamente autorizzate a riprendere la corsa agli armamenti nucleari. Finora lo avevano fatto a livello di produz...

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Politica
La sinistra arruola Vannacci per vincere le prossime elezioni
Data articolo:Thu, 05 Feb 2026 03:45:00 +0000 di Emanuele Boffi

Caro direttore, la vicenda Vannacci mostra, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia stata improvvida la scelta di Matteo Salvini di dare una svolta “a destra” a un partito che con quella storia e tradizione nulla aveva a che spartire. Ora, però, la vedo dura tornare indietro. I vari Zaia, Fedriga, Fontana non mi sembrano in grado di far cambiare rotta al Carroccio.
Michele Mario Colombo

Noi la pensiamo come lei, con un po’ più di ottimismo perché ci pare che il nuovo governatore del Veneto, Alberto Stefani, abbia tutte le qualità per reinterpretare i tradizionali cavalli di battaglia leghisti e per dare nuova linfa al partito. Sicuramente, Futuro nazionale di Vannacci rappresenta un grosso rischio per il centrodestra alle prossime elezioni. E in questo senso è utile leggere le mosse di Matteo Renzi per capire come gira il fumo. Qualche giorno fa, è uscita la notizia di un incontro segreto tra il generale e il leader di Italia viva. Incontro smentito da Vannacci, che ha annunciato querela, ma, per quel che capiamo noi, del tutto verosimile. Renzi ieri ha detto al Foglio che «l’uscita di Vannacci è un assist al Campo largo. Se la sinistra sta insieme alle prossime elezioni vince». Basta infatti qualche punto percentuale per aggiudicarsi la vittoria ed è vero che, con questa legge elettorale, una sinistra unita, stile Unione di Prodi, potrebbe prevalere nel 2027. Vincere, forse, ma non governare, come lo stesso esempio dimostra: un conto è correre tutti insieme da Dini e Diliberto (allora), e da Renzi a Fratoianni (domani), un altro è governare. Resta il fatto che la forza del centrodestra in questi anni è stata la sua unità e la Lega è una componente essenziale per una coalizione che voglia avere qualche chance. Disinnescare il “miles gloriosus” (soldato fanfarone per dirla con Plauto) Vannacci non sarà facile e una strategia potrebbe essere quella di favorire la nascita di un centro guidato da Calenda che sottragga al Campo largo le stesse percentuali che il generale toglie al centrodestra. E qui si ritorna a discutere di legge elettorale e di percentuali da raggiungere per approdare in parlamento, problema comune sia a Futuro nazionale di Vannacci sia ad Azione di Calenda.

Ma a Milano ci sono le Olimpiadi?

Caro direttore, come è diventata triste Milano! Pare che il 6 febbraio, nello stadio di San Siro di Milano, vengano inaugurate le Olimpiadi invernali: così, almeno, dicono i Tg. Ma nella città di Milano, solitamente così accogliente e dinamica, non vi è alcun segnale di partecipazione a questo importante e irripetibile evento. Non un manifesto, non un colore, non una bandiera, nessuno dei 5 cerchi olimpici, non un segno di benvenuto: nulla, né in centro, né in periferia, né a Linate, né alla stazione Centrale. Città resa totalmente indifferente rispetto ad un evento che, comunque, ha una rilevanza mondiale. Ma tutto ciò non è casuale: è il frutto triste di una amministrazione che, oramai, è stanca di governare, immersa in una mediocrità che non ha precedenti. Niente fantasia, niente creatività (se non quella di rovinare corso Buenos Aires), niente amore verso una città che aveva “il cuore in manoâ€. L’unica cosa che questa noiosa amministrazione ha saputo fare è quella di annunciare che nei giorni 5 e 6 febbraio sarà meglio stare chiusi in casa, per motivi di sicurezza. Questo sacrificio sarebbe stato accolto con più favore se ai milanesi fosse stata proclamata prima l’importanza di un evento eccezionale come una Olimpiade. Ora, in questo clima di indifferenza assoluta, vengono imposte solo limitazioni. Limitazioni, quindi, più incomprensibili. Triste Milano, dunque! E povera la ricca Milano!
Peppino Zola

L’angelo Meloni e il Paglia seminudo

Cos’è tutta questa polemica sul volto meloniano dell’angelo nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma? E dai e dai alla fine lo hanno cancellato. Suvvia, le chiese italiane sono piene di immagini di potenti raffigurati negli affreschi delle chiese!
Mariangela Alzati

Sono cose da non prendere troppo sul serio. Tra le guglie del Duomo di Milano ci sono le statue di Mussolini e Primo Carnera, e nessuno si sogna di abbatterle. Ieri il Foglio ha ricordato poi che, qualche anno fa, a Terni apparve un affresco in cui tra angeli omosessualizzati e in pose assai equivoche c’era un personaggio che ricordava «il vescovo dell’epoca, mons. Paglia, ritratto seminudo con zucchetto viola in testa. Nessuno dall’alto, chiese dimissioni o stilò comunicati di fuoco. È l’arte, si disse».

Cultura
L’unica parola adeguata sulla tragedia di Crans-Montana
Data articolo:Thu, 05 Feb 2026 03:30:00 +0000 di Marina Corradi

Era la sera dell’8 maggio scorso. La fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina era appena svanita nel cielo di Roma. Il 267esimo pontefice della Chiesa cattolica era stato eletto: Robert Francis Prevost, yankee di nascita, agostiniano, già missionario in Perù. Questi due sono i miei nipoti, di 4 e 2 anni, che davanti alla tv partecipano dell’avvenimento. Dalla foto non si vede che sono in mutande. Look informale, ma è festa, hanno detto loro: c’è il nuovo papa. I due si avvicinano allo schermo. Martino tocca la stola. Giulio, in punta di piedi, non ci arriva. Robert Prevost sembra più giovane dei suoi 69 anni, ha un volto mite che nel primo piano in tv, nell’affacciarsi su piazza San Pietro gremita, ha avuto un tremito. Di commozione? Forse, di timore? Mio Dio, cosa mi hai messo sulle spalle. Mi è stato caro da subito. Come lo aspettassi. Nato alla periferia di Detroit, gente semplice, la madre fervente cristiana. La scelta, poi, tra Roma e il terzo mondo, di un angolo fra i p...

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Sport
Il “falso storico†della torcia olimpica: fu inventata dai nazisti, non nell’Antica Grecia
Data articolo:Thu, 05 Feb 2026 03:15:00 +0000 di Emmanuele Michela

Anni Trenta. Carl Diem – dirigente sportivo tedesco e discepolo fedelissimo di Pierre de Coubertin – durante le attività preparatorie e i sopralluoghi in Grecia assieme al collega di una vita, Theodor Lewald, si lascia prendere da un’idea nuova per accompagnare l’attesa dei Giochi Olimpici del 1936, che si sarebbero svolti nella Germania nazista. Unendo la passione per le staffette a quella per gli sport della Grecia classica (su tutte le antiche lampadedromie, cioè corse fatte con le torce), propone al Comitato olimpico internazionale una nuova modalità per aprire le Olimpiadi: accendere un fuoco direttamente a Olimpia e portarlo, a piedi, con una staffetta di corridori, fino alla città ospitante, appunto Berlino.

L’idea che piacque al Cio e a Goebbels

È così che nasce la tradizione della torcia olimpica, oggi simbolo di unione e fratellanza, ma che nella sua origine ha invece caratteri diversi. Non si trattò della rinascita di una usanza dell’età classica – nella Grecia antica esistevano fuochi sacri, ma non staffette tra poleis – bensì di una reinvenzione moderna. L’idea fu accolta favorevolmente dal Cio e, successivamente, dal ministro della Propaganda Joseph Goebbels, che convinse Hitler a valorizzarla: entrambi videro nei Giochi l’occasione di mostrare al mondo la grandezza della Germania nazista. E nel rito della torcia che da Olimpia raggiunge Berlino, un potente strumento simbolico utile a suggerire la continuità tra il popolo tedesco e un passato glorioso.

Non che Diem fosse un sostenitore del Terzo Reich. Anzi, fu inizialmente attaccato dai nazisti per le ascendenze ebraiche della moglie e per la presenza di numerosi docenti e studenti ebrei nella sua Deutsche Hochschule für Leibesübungen, il primo ateneo al mondo dedicato alle scienze motorie. Tuttavia, lo spazio che riuscì a ottenere era per lui prezioso, soprattutto per chi, come lui e Lewald, si era già impegnato nel 1914 per portare i Giochi del 1916 in Germania (poi annullati dalla Prima Guerra Mondiale). Hitler finì per riconoscere l’utilità del suo talento organizzativo e dell’impatto positivo che i Giochi del ’36 potevano avere sull’immagine della Germania. Nei decenni successivi Diem fu spesso criticato per la sua collaborazione funzionale al regime, e tuttora gli storici discutono del suo ruolo nell’estetica simbolica dei Giochi del 1936 e, più in generale, del suo rapporto – pur distaccato – con il nazismo.

Il rapper e attore statunitense Snoop Dogg tedoforo a Gallarate (Varese) per la fiaccola olimpica di Milano Cortina 2026
Il rapper e attore statunitense Snoop Dogg tedoforo a Gallarate (Varese) per la fiaccola olimpica di Milano Cortina 2026 (foto Ansa)

Davanti a Pierre de Coubertin

Il 20 luglio 1936, a Olimpia, uno specchio parabolico progettato con tecnologia Zeiss fu usato per accendere la fiamma alla presenza di Pierre de Coubertin. Le immagini di quel momento furono rese celebri anche dal film Olympia di Leni Riefenstahl, incaricata da Goebbels di raccontare i Giochi attraverso un linguaggio cinematografico che avrebbe poi segnato la storia del cinema per tecniche e audacia visiva. La macchina propagandistica risultò molto più potente di quanto il Cio potesse prevedere e probabilmente più di quanto lo stesso Diem immaginasse per la sua idea. Le torce, realizzate dalla Krupp con un sistema a magnesio per mantenere viva la fiamma, rappresentavano l’efficienza tecnologica della Germania dell’epoca.

Il viaggio della fiamma durò dal 20 luglio al 1° agosto: 3075 km e 3075 tedofori, attraverso sei Paesi: Grecia, Bulgaria, Jugoslavia, Ungheria, Austria e Cecoslovacchia. Tutti, negli anni successivi, avrebbero subìto direttamente l’espansionismo tedesco.

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Ma il successo della torcia continua

Non finì con i Giochi del ’36 il successo della torcia. Già alla prima edizione delle Olimpiadi successiva alla Seconda Guerra mondiale, Londra ’48, tornò ad infiammare l’attesa dell’Europa per l’evento a cinque cerchi. Dopo tutto, il Cio era rimasto impressionato dalla spettacolarizzazione che lo sport aveva ottenuto a Berlino, e si poteva andare oltre gli scopi propagandistici desiderati da Hitler e Goebbels. Così si tornò a Olimpia, e da lì i tedofori si alternarono in Italia, Svizzera, Francia, Lussemburgo, Belgio e Inghilterra: nazioni che la guerra l’avevano vissuta sulla pelle, la gran parte. In Germania no, perché dai Giochi era stata esclusa per il ruolo primario avuto nella Grande Guerra.

Erano le Olimpiadi dell’austerità: gli atleti alloggiavano in scuole e caserme, non furono costruiti villaggi o stadi perché di soldi ce n’erano davvero pochi. Ma lo sport voleva rinascere, e spingere il mondo verso una ripartenza. E così si affermò la potenza unificatrice di questa fiaccola, capace di enfatizzare il collegamento tra lo sport moderno e le sue origini classiche, unendo popoli e confini.

Blog
La battaglia tra Usa e Cina per l’America Latina
Data articolo:Wed, 04 Feb 2026 08:16:41 +0000 di Lodovico Festa

Su AsiaNews si scrive:

«Secondo alcuni analisti, la competizione tra Cina e Stati Uniti in America Latina è appena iniziata. A partire dal 2018 la Cina ha siglato accordi di partenariato parte della Belt and Road Initiative con 24 paesi sudamericani e in alcuni casi ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner commerciale. Uno dei progetti cinesi più ambiziosi della regione è il porto di Chancay, vicino a Lima, controllato per il 60 per cento dall’impresa statale cinese Cosco. Inaugurato a novembre 2024, da tempo definito “la porta d’accesso†della Cina in Sud America. Si tratta infatti del primo porto in grado di gestire enormi navi portacontainer: l’obiettivo è fare in modo che i prodotti sudamericani (soprattutto soia, rame, petrolio e litio) vengano scambiati con le merci cinesi, riducendo la dipendenza dai porti nordamericani e i costi logistici fino al 20 per cento, permettendo di risparmiare 10 giorni di navigazione. Come ha spiegato nei giorni scorsi al Wall Street Jo...

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Chiesa
Crans-Montana e la pace che cerchiamo
Data articolo:Wed, 04 Feb 2026 03:55:00 +0000 di Giancarlo Cesana

L’anno è cominciato male, con un’esplosione di buio: 40 adolescenti morti e oltre cento feriti in un incendio scoppiato nella discoteca svizzera in cui festeggiavano l’inizio dell’anno nuovo a Crans-Montana. Le negligenze della sicurezza del locale hanno trasformato l’ingenuità e la superficialità giovanile in una terribile occasione di morte e di dolore. Ha prevalso il non senso, la negazione della attesa di vita e della speranza ridotte letteralmente in cenere. A chi è dotato di un minimo di sensibilità si è bloccato il respiro, perché tutto è finito in nulla proprio quando ci si aspettava il contrario. Cosa vale la vita, quale è il suo fine, se la fine può essere così ferocemente rapida, incontrastata e dolorosa? Questa è la domanda che ci scuote profondamente, al punto di fuggirla per il timore e l’impotenza della risposta. E invece, se non si vuole sopravvivere passivamente e disperatamente, bisogna rispondere. Cosa vale nell’esistenza? La positività di una realtà che ci riempie d...

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Chiesa
Il segreto della vita secondo Marco Gallo
Data articolo:Wed, 04 Feb 2026 03:40:00 +0000 di Marco Gallo

L’1 febbraio è stata aperta dall’arcidiocesi di Milano la causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Marco Gallo. Il 7 marzo, l’arcivescovo Mario Delpini presiederà la cerimonia di apertura del processo.

Qui di seguito riproponiamo una lettera che Marco Gallo scrisse a Tempi nel maggio 2011. Marco, nato a Chiavari il 7 marzo 1994, studente del liceo Don Gnocchi di Carate Brianza, perse la vita in seguito a un incidente il 5 novembre 2011. Nella sua camera la mamma trovò una frase evangelica che il figlio aveva scritto sul muro la sera prima: «Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?».

Pochi giorni dopo la sua morte, Marina Corradi si recò a casa sua, scrivendo questo articolo per Tempi. In sua memoria, ogni anno, i giovani di Gioventù studentesca (Comunione e Liberazione) organizzano un pellegrinaggio al santuario di Montallegro (Rapallo), qui descritto da Luigi Amicone. La sua storia è raccontata nel libro Marco Gallo. Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare (a cura di Paola Cevasco, Antonio, Francesca e Veronica Gallo, Itaca, 14 euro).

* * *

"Perché cercate tra i morti colui che è vivo?", la frase scritta da Marco Gallo sul muro della sua camera la sera prima dell'incidente mortale
«Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» è la frase scritta da Marco Gallo sul muro della sua camera la sera prima dell’incidente mortale

Lettera pubblicata su Tempi n.18, 11 maggio 2011

Sono Marco Gallo, un ragazzo monzese di 17 anni. Ieri, andato in pellegrinaggio alla beatificazione di Giovanni Paolo II, è come se fosse nato in me un prepotente desiderio di conoscerlo. Ho cercato di capire chi era, e sono rimasto profondamente colpito da queste sue parole: «Non abbiate paura. Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo, alla sua salvatrice potestà, aprite i confini degli Stati, i sistemi economici, come quelli politici, i vasti campi di cultura di civiltà di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo, solo Lui lo sa. Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore, così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra; è invaso dal dubbio, che si tramuta in disperazione. Permettete quindi, vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia, permettete a Cristo di parlare all’uomo, solo lui ha parole di vita, sì!, di vita eterna».

È come se, finalmente, qualcuno mi abbia capito. Una comprensione che va oltre quella degli amici e delle persone che ho incontrato. Come se tutto il segreto della vita fosse racchiuso qui, in queste parole.

Cavolo, sono andato in chiesa, e per la prima volta in moltissimo tempo ho pregato intensamente, affinché queste parole rimanessero bene incise dentro di me, affinché realmente Cristo, ora, di fronte alla mia situazione che realmente è di dubbio e di disperazione, mi abbracci, ora.

Non appena mi alzo, colgo uno sguardo, di una vecchia signora. Lo colgo di sfuggita, come quando dai un’occhiata al tramonto dal finestrino, senza attenzione. Mi accorgo che si alza e mi osserva, sembra che venga verso di me, ma non ne son certo. Io stavo uscendo, senza accorgermi di quello che stava accadendo, dell’intensità di quello sguardo. E mentre, aprendo la porta per uscire dalla chiesa, mi volgo per un’ultima volta, mi accorgo che, ferma, è ancora lì (però ferma, quasi intimorita dalla mia “fugaâ€).

Intuisco, uscendo, che la sua intenzione era quella di un abbraccio d’amore e di speranza, nel vedere un giovane inginocchiato in chiesa; ma come! Uno come me! Come me! Che speranza, che gratitudine mi merito? Quella donna aveva negli occhi dell’amore per me! Eppure lei era lì. Era lì ad aspettarmi. E così, uscendo, nasce in me una contraddizione, tra il banale timore di andare da una sconosciuta a dire: “Mi voleva dire qualcosa?â€, e il tornare indietro per accorgersi che lì c’era proprio colui che avevo appena invocato. Lì c’era Gesù. Ma, prima che ciò potesse diventare certezza, quando ancora la sua presenza era una fragile intuizione, non l’ho voluta.

Il punto del mio discorso è questo: se Cristo realmente non fosse qualcuno che accade nel presente della nostra vita, se Cristo realmente non mi salva, non ti salva, ora, ma soprattutto, se noi non siamo disposti ad aspettarcelo e ad accettarlo ora, per quale motivo possiamo definirci cristiani? Se non abbiamo intenzione di cambiare i nostri modi di fare, se non siamo disposti ad abbandonare le nostre fragili certezze, i nostri patetici timori (che può essere addirittura quello parlare a uno sconosciuto), il modo in cui spendiamo il tempo e con cui ci rapportiamo con la realtà e con le persone, in che cosa speriamo?

Marco Gallo Monza


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