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Thomas Sankara
Thomas Sankara: il discorso che gli costò la vitaThe post Thomas Sankara: il discorso che gli costò la vita appeared first on L'Indipendente.
trivelle
Il governo ha diminuito i vincoli per impianti rinnovabili e trivelleCon un blitz al Senato, in Commissione Ambiente, la maggioranza ha allentato i vincoli per gli impianti rinnovabili. Con l’emendamento presentato durante la conversione in legge del decreto n. 157/2026, ribattezzato dl Carburante, si mettono a rischio le aree all’interno delle zone di protezione dei siti UNESCO, oggi tutelate dal Testo unico delle rinnovabili. E non è l’unica novità: l’emendamento firmato dal forzista Claudio Fazzone e approvato in commissione conferisce maggiori poteri al commissario per gli idrocarburi previsto dall’articolo 2 del decreto-legge. L’ennesima figura “straordinaria” che rinnova la tradizione tutta italiana di esautorare gli enti locali. Il testo è arrivato ieri in Aula per la discussione generale; nelle prossime ore è attesa l’approvazione definitiva, destinata a esacerbare lo scontro tra lo Stato e le comunità, che invece chiedono maggiori tutele per il territorio.
Il decreto-legge n. 157/2026 reca «disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche», riguardando anche gli impianti rinnovabili e le trivellazioni. Durante la conversione in legge al Senato, la maggioranza ha ottenuto una modifica per allentare i vincoli paesaggistici: parchi fotovoltaici e pale eoliche potranno essere costruiti anche a ridosso delle aree UNESCO, in quelle zone di protezione oggi tutelate dal Testo unico. Come specificato dal relatore Roberto Rosso (FI), il fine è quello di «consentire anche gli interventi in regime di procedura abilitativa semplificata e quelli in regime di autorizzazione unica, i cui impianti ricadano interamente nella buffer zone, che presenti le caratteristiche di un’area idonea», rispettosa cioè dei vari criteri previsti dalla legge.
Le Regioni vengono inoltre chiamate a individuare nuove aree idonee, da aggiungere a quelle così dichiarate dalla normativa statale. Emerge così un riferimento indiretto alla recente controversia con la Regione Sardegna, risolta dall’intervento della Corte Costituzionale che ha bocciato le disposizioni sulle aree non idonee, viste come «un ostacolo al conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di massima diffusione delle fonti energetiche rinnovabili».
La maggioranza di centrodestra ha introdotto delle novità anche in materia di trivellazioni. L’articolo 2 del decreto dà un’accelerata alla ricerca di petrolio e gas. Una volta avviato il procedimento relativo alle attività esplorative o di perforazione, la Regione ha 45 giorni di tempo per esprimersi sull’intesa con lo Stato. Se il termine scade senza che la Regione abbia espresso l’intesa, il governo può, su proposta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, assegnarle un ulteriore termine di 60 giorni, ridotto a 30 in determinati procedimenti. Se anche questo termine scade senza che l’ente locale si sia espresso, il Consiglio dei ministri può nominare un commissario con il potere di approvare l’intesa in sostituzione della Regione. La novità introdotta dall’emendamento a firma Fazzone è l’estensione delle prerogative del commissario anche agli atti intermedi, senza fermarsi all’intesa in sé.
Non sono mancate le polemiche in Aula, durante l’esame del testo. «Ormai il problema amministrativo in Italia si risolve con il commissario, ma qui non stiamo parlando di una pratica burocratica qualsiasi, bensì di attività estrattive, di interventi che possono avere conseguenze sull’ambiente e sugli ecosistemi, sulle risorse naturali e sull’equilibrio dei territori», ha dichiarato la pentastellata Elena Sironi. Dai banchi di Italia Viva, la senatrice Annamaria Furlan ha invece incalzato il governo sul merito, ricordando «che nel 2016 Giorgia Meloni incitava gli italiani a votare “sì” al referendum contro la trivellazione. Oggi scopriamo che invece vuole trivellare di più e che richiama le Regioni al loro dovere».
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Flash
Pfas nelle falde: tre Comuni del Savonese senza acqua potabileIn seguito a un allarme scattato lo scorso 23 settembre, è stata sospesa l’erogazione di acqua potabile nei comuni di Borgio Verezzi, Pietra Ligure e in parte del territorio di Villanova d’Albenga, in Liguria. Gli esami effettuati hanno infatti rilevato la presenza di Pfas, sostanze chimiche di origine antropica potenzialmente pericolose per la salute umana. In totale, circa 12.000 persone sono rimaste senza acqua potabile. I lavori per risanare il pozzo contaminato sono ancora in corso.
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OpenAI
Anche nel mondo delle criptovalute si inizia a parlare del pericolo IAI grandi annunci sugli sviluppi tecnici dell’intelligenza artificiale stanno alimentando accesi dibattiti in molti ambienti, compreso quello delle criptovalute. Justin Drake, crittografo e ricercatore della Ethereum Foundation, ha lanciato l’allarme: la crescente abilità dell’IA nel risolvere problemi matematici potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza delle valute digitali. Come in altri ambiti, però, gli scettici non mancano di far sentire la propria voce.
Drake ha espresso le sue osservazioni attraverso un lungo post pubblicato su X. Spunti di riflessione che si ricollegano ai contenuti del blog di OpenAI, azienda che a inizio settimana ha veicolato il messaggio che i suoi modelli avanzati di IA siano in grado di provare teoremi e risolvere calcoli matematici che hanno tenuto in scacco il mondo accademico per anni. Secondo il crittografo, un simile successo indica che i sistemi di firma digitale usati da Bitcoin e affini (ECDSA) siano da considerarsi prossimi alla compromissione, un’ipotesi che il tecnico aveva finora ricondotto solamente al “q-day”, il giorno ipotetico in cui i computer quantici entreranno effettivamente in scena.
Per evitare il peggio, Drake raccomanda ai portali di exchange di adottare un approccio “modalità bunker”, cioè di spostare i fondi verso indirizzi inediti e sicuri. A suo dire, questa transizione andrebbe perseguita con decisione, ma con i giusti tempi, così da evitare i danni di un’introduzione goffa e affrettata della soluzione di sicurezza. Le risposte al post dicono molto del clima in cui sono state accolte queste opinioni: molti hanno liquidato le sue preoccupazioni come il solito allarmismo da “crypto doomer“.
Tra le reazioni contrarie più autorevoli spicca quella di Yehuda Lindell, chief cryptographer di Coinbase e professore di informatica all’Università Bar-Ilan, in Israele. Lindell coglie il punto critico dell’intera questione: Drake non ha portato prove concrete che i protocolli consolidati siano davvero a rischio e le sue osservazioni sembrano basarsi soprattutto sull’assunto che, prima o poi, le IA troveranno un modo per scardinare il sistema. È un’ipotesi che non si può escludere in assoluto, ma che resta uno solo degli infiniti scenari possibili, in assenza di indizi reali.
La posizione di Drake ricalca da vicino l’intervento di inizio settembre di Jacob Coxon, ricercatore informatico che ha lasciato OpenAI e Anthropic per denunciare come le aziende di IA stiano costruendo, inesorabilmente, strumenti destinati a distruggere l’umanità. Anche in quel caso, mancavano prove tangibili e documenti interni alle aziende. Drake e Coxon non si presentano quindi come informatori a conoscenza dei fatti, ma come oracoli che parlano “di pancia”, un atteggiamento che crea molto rumore mediatico, ma a discapito della credibilità. Un “al lupo, al lupo” in salsa 4.0.
Queste vicende mostrano quanto il dibattito sull’IA sia sempre più polarizzato, anche nell’ambito accademico e della ricerca. Il timore che i cosiddetti modelli di frontiera possano violare anche le crittografie più robuste poggia sull’annuncio dei risultati ottenuti da OpenAI, un annuncio che va però letto anche come operazione di marketing. I successi matematici degli strumenti dell’azienda, del resto, sono stati in passato e restano tuttora oggetto di profonde controversie nella comunità scientifica.
Pur essendo degni di considerazione, i risultati elencati hanno portato ad accusare OpenAI di aver sfruttato il lavoro di alcuni accademici per bruciare sul tempo le loro conclusioni, anche grazie a una potenza di calcolo non messa a disposizione del pubblico e delle istituzioni. Il settore si è così spaccato in due: da un lato i tecno-entusiasti, felici di assistere a un progresso tanto fulmineo; dall’altro i critici, secondo cui OpenAI e le aziende omologhe si limitino a copiare senza avere al proprio interno personale con le competenze necessarie per valutare con rigore i risultati generati dai modelli in fase di test. In mancanza di trasparenza, tutto si riduce alle “vibes” e questo non fa che avvelenare il dibattito.
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Rivoluzione dei fenicotteri
Albania, esplode la rabbia degli studenti: barricate, scontri e molotovTornano a infiammarsi le proteste in Albania. Negli ultimi due giorni la capitale Tirana è stata teatro di violenti scontri tra i manifestanti, per lo più studenti, e la polizia. In migliaia sono scesi in piazza, realizzando barricate di fortuna, poi date alle fiamme. Al lancio di pietre e molotov, gli agenti hanno risposto con idranti e lacrimogeni. Un edificio del ministero dell’Economia e una filiale della Raiffeisen Bank sono andati a fuoco. Al termine dei primi due giorni di protesta si contano oltre 30 persone fermate. I ragazzi manifestano contro il governo di Edi Rama, contestando tasse universitarie troppo alte e scarse prospettive lavorative. La rabbia studentesca si aggiunge a quella mai sopita per il progetto del resort di lusso in una riserva naturale, che ha dato il via al cosiddetto movimento dei fenicotteri.
Le proteste degli studenti albanesi sono iniziate martedì 13 ottobre e si concentrano nella capitale Tirana. Gli studenti contestano le condizioni degli atenei, gli elevati costi dell’istruzione superiore e le scarse prospettive occupazionali dopo la laurea, chiedendo le dimissioni del governo. In piazza sono scesi sia gli studenti delle scuole superiori, come quelli della scuola Partizani, sia gli universitari. La tensione sociale è alle stelle: il primo giorno di proteste è stato segnalato un incendio presso il municipio cittadino e i manifestanti hanno tentato di raggiungere la sede del ministero dell’Istruzione, bersagliandola con pietre. Le strade si sono trasformate in trincee: i manifestanti hanno eretto barricate di fortuna e scagliato sassi e petardi contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con gas lacrimogeni e idranti. Le proteste sono proseguite anche ieri, estendendosi agli atenei di Elbasan e Scutari. Le testimonianze della giornata riferiscono di nuovi scontri e dei due incendi presso il ministero dell’Economia e presso la sede della Raiffeisen Bank. Il primo bilancio parla di 33 fermi, 20 dei quali sfociati in arresti.
Le proteste albanesi si inseriscono in un contesto di mobilitazione studentesca europea, partita dalla Francia e progressivamente estesasi anche al Belgio e, in misura minore, all’Italia. Le contestazioni, pur differendo da Paese a Paese, sono accomunate dai tagli al settore e dalle condizioni di studio considerate inadeguate. In Albania, inoltre, il movimento studentesco arriva dopo mesi di proteste contro la realizzazione di un maxi resort di lusso nella riserva protetta di Vjosa-Narta, un progetto promosso da Jared Kushner. Nata come un movimento di protesta contro la svendita del demanio albanese, quella che ha preso il nome di “rivoluzione dei Fenicotteri” ha rapidamente assunto i contorni di una ribellione antisistema, arrivando a rivendicare cambiamenti radicali nella politica del Paese e a chiedere le dimissioni del governo Rama, la fine della corruzione e riforme strutturali incentrate sulla tutela del patrimonio nazionale e sul rafforzamento della partecipazione dal basso.
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Flash
Verona: due ex poliziotti condannati per torturaDue poliziotti veronesi sono stati condannati per tortura per aver picchiato e vessato persone condotte in questura senza motivo. Le pene inflitte dal Tribunale di Verona sono rispettivamente di sei anni e sei mesi e di quattro anni e tre mesi di carcere. I due sono coinvolti in una vasta inchiesta che riguarda una ventina di agenti veronesi, i quali, almeno fino al 14 ottobre 2022, avrebbero messo in atto condotte analoghe.
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Riservato agli Abbonati
Australia, l’Alta Corte dà ragione agli agricoltori: stop all’amplimento della miniera di carboneThe post Australia, l’Alta Corte dà ragione agli agricoltori: stop all’amplimento della miniera di carbone appeared first on L'Indipendente.
Flash
Ex Ilva, gli operai occupano la prefettura di GenovaI lavoratori dell’ex Ilva hanno occupato l’edificio della Prefettura di Genova, annunciando che avrebbero trascorso la notte nella struttura. L’occupazione è stata portata avanti da circa 50 lavoratori, accompagnati anche da rappresentanti sindacali. La protesta arriva al terzo giorno di sciopero degli operai dell’indotto, proclamato dopo la sospensione dei lavoratori nello stabilimento di Taranto e l’annuncio della possibile chiusura anche degli stabilimenti liguri.
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PD
Lo psicodramma del PD davanti al Ddl AntisemitismoNon bastavano i problemi in seno al campo largo, ancora privo di un programma a meno di un anno dalle elezioni. A mettere a dura prova la segreteria Schlein è ora la discussione interna al Partito Democratico sul Ddl Antisemitismo, proposto dal leghista Massimiliano Romeo e in attesa di approvazione alla Camera, dopo il primo sì incassato al Senato. A Palazzo Madama Elly Schlein aveva optato per la linea dell’astensione, lasciando l’onere del voto contrario agli alleati del M5S e AVS, che insieme a una vasta rete composta da accademici e ong denunciano la natura liberticida della legge. L’indirizzo della segreteria è stato boicottato da 6 senatori dem, tra cui Graziano Delrio, firmatario di una proposta analoga assorbita dal Ddl Romeo, a cui hanno espresso il proprio voto favorevole. Ora, nel tentativo di ricompattarsi per evitare una nuova spaccatura a Montecitorio, i dirigenti del PD hanno lavorato per ottenere il rinvio del voto in aula, trovando l’assenso della maggioranza che dal canto suo potrà contingentare i tempi dell’esame e scavalcare le richieste delle opposizioni.
Astensioni, voti contrari (per ora solo annunciati) e favorevoli, aule abbandonate: in pochi mesi il Partito Democratico ha percorso tutte le strade possibili, cambiando più volte itinerario, di fronte all’esame del Ddl Antisemitismo. Il provvedimento adotta la definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), contestata a livello internazionale perché equipara all’antisemitismo le critiche alle politiche del governo d’Israele, attaccando di fatto la libertà di espressione. La misura ha comunque trovato un centrodestra compatto, passando a marzo in Senato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti. Tra questi, i 6 senatori dem: Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Graziano Delrio, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa, che hanno ignorato la direttiva dell’astensione proveniente dal Nazareno. Non proprio la vetrina ideale per un partito impegnato nelle trattative sugli equilibri politici del campo largo, ancora alla ricerca di un leader condiviso da tutte le forze.
Elly Schlein non vuole cedere così facilmente lo scettro a Giuseppe Conte, volto del M5S post-Grillo; così è corsa ai ripari, per ricompattare il partito e rilanciare l’immagine della sua leadership. In vista del voto in Commissione Affari costituzionali della Camera, è stata adottata la nuova linea sul Ddl Antisemitismo: il voto contrario. Sembrava fatta, poi è arrivato l’aut aut di Emanuele Fiano, che ha minacciato di uscire dal partito in caso di opposizione alla proposta di legge. A un possibile effetto domino si è aggiunto l’invito della senatrice a vita Liliana Segre a ripensare la posizione sul ddl. Lo psicodramma ha così ripreso a serpeggiare, portando i deputati dem ad abbandonare l’aula prima del voto in Commissione.
Ieri, all’ordine del giorno dei lavori parlamentari, avrebbe dovuto figurare anche il Ddl Antisemitismo. Ma a seguito di un accordo raggiunto tra i capigruppo, la discussione è slittata a novembre. A guadagnarne è sia il PD, che dovrà continuare i suoi lavori di mediazione interna, sia la maggioranza, che con il cambio di calendarizzazione potrà contingentare i tempi dell’esame, limitando interventi e modifiche.
Che il Partito Democratico abbia ereditato quella divisione in correnti tipica dei partiti-massa della prima repubblica non è un mistero. Così come non è un mistero che queste divisioni comportino evidenti spaccature su temi politici rilevanti, a partire dai rapporti con Israele. Quello del Ddl Antisemitismo non è un caso isolato. Nel PD c’è chi parla di genocidio a Gaza, e chi lo nega. Chi chiede sanzioni nei confronti di Tel Aviv e chi si oppone, perché le inquadra come una punizione collettiva, nonostante il pieno appoggio alle sanzioni verso Mosca per l’invasione dell’Ucraina, configurando il doppiopesismo europeo. L’invio di armi a Kiev è un altro argomento scottante in casa Nazareno, registrando tensioni tra la base e la dirigenza. Un punto che tiene in scacco il campo largo, ancora orfano di un programma a meno di un anno dalle elezioni.
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velocità
Documenti, ricorsi e multe a km/h: le modifiche al Codice della Strada approvate dal governoIl Consiglio dei ministri ha dato il primo via libera allo schema di decreto legislativo che riscrive da cima a fondo le regole del Codice della strada del 1992. Sono 294 articoli, presentati dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini dopo le modifiche entrate in vigore nel dicembre del 2024. Ora il testo deve passare dal Consiglio di Stato, dalla Conferenza unificata e dalle commissioni parlamentari, poi tornare a Palazzo Chigi per l’ok definitivo. Entrerà formalmente in vigore il 1° aprile 2027, ma le nuove norme si applicheranno solo dal 1° gennaio 2028, o dal 1° aprile se il regolamento di attuazione dovesse tardare.
Nelle prime ore, su buona parte dei media, è stato evidenziato il calo delle multe, una notizia vera solo in parte perché alcune sanzioni scendono, mentre altre salgono. E su quella più discussa, l’eccesso di velocità, la novità è un’altra: la multa smette di essere uguale per tutti e diventa proporzionale alla velocità.
Oggi il codice ragiona per fasce: chi supera il limite di più di 10 e fino a 40 km/h finisce nella stessa forbice, da 173 a 694 euro a prescindere da quanto ha sforato. Quindi in un centro abitato con limite a 50, chi passa a 61 all’ora e chi sfreccia a 90 ha la stessa multa. Con il nuovo codice le fasce spariscono perché si pagheranno 10 euro per ogni km/h oltre il limite, al netto della tolleranza degli strumenti, sulle strade extraurbane e in autostrada. In città, dove il limite è di 30 o 50, gli euro saranno 5. Qualche esempio per rendere l’idea: in città, 11 km/h di troppo costeranno 55 euro invece di 173, ma 40 ne costeranno 200. Fuori città chi supera il limite di 20 km/h pagherà 200 euro, chi lo supera di 40 ne pagherà 400. In autostrada, i 160 all’ora dove il limite è 130 passeranno da 173 a 300 euro.
Chi sfora di poco, quindi, pagherà meno di oggi, ma chi corre parecchio pagherà di più, in qualche caso più del doppio. Per chi esagera invece il discorso si ribalta: oltre i 40 km/h di eccesso oggi scattano fasce molto pesanti: si parte da 543 euro, che diventano 845 sopra i 60. Con il nuovo calcolo, invece, 50 km/h di troppo fuori città costeranno 500 euro e 70 ne costeranno 700. La multa scende di poco, ma restano la decurtazione dei punti e il divieto di guida – la nuova dicitura che significa sospensione della patente – e tra le 22 e le 7 la multa sale di un terzo.
Più in generale, ogni infrazione avrà un minimo di 25 euro e un massimo di 40mila, mentre sparisce l’adeguamento automatico all’inflazione ogni due anni: gli importi si potranno ritoccare solo se i prezzi saranno saliti di oltre il 5%. Va peggio a chi gira senza assicurazione, visto che qualunque infrazione commessa con un veicolo scoperto vedrà la multa raddoppiare. In più il ministero incrocerà ogni mese le banche dati: chi risulta senza RC avrà trenta giorni per mettersi in regola, poi scatterà il divieto di circolare a tempo indeterminato.
Patente e libretto non andranno più esibiti quando i dati sono registrati nelle banche dati consultabili dalla polizia e, dove servono ancora, si potranno mostrare tramite app digitali. La patente si rinnoverà ogni dieci anni fino ai 65 anni, contro gli attuali 50.
In autostrada, quando si viaggia per file parallele, la corsia di sinistra non potrà essere percorsa sotto i 100 all’ora. In sosta il motore termico andrà spento: tenerlo acceso per il climatizzatore sarà concesso solo per il tempo strettamente necessario, e solo se a bordo ci sono bambini, donne incinte, anziani o persone fragili.
Chi ignora un richiamo del costruttore rischierà grosso secondo le nuove norme che prevedono, passati ventiquattro mesi dall’avvio della campagna, che il veicolo finisca in un elenco del ministero che impedirà di fare la revisione o un passaggio di proprietà. Dopo altri due anni in quell’elenco, il veicolo non potrà più circolare. Altra novità rilevante è che dopo un incidente con soli danni alle cose, foto e video girati sul posto dalle persone coinvolte varranno come prova nelle cause per il risarcimento.
Moto e scooter a due ruote potranno usare la corsia di emergenza in autostrada in caso di code o rallentamenti, andando piano e tenendosi pronti a farsi da parte per i soccorsi. Sempre in autostrada, conducente e passeggero dovranno indossare protezioni per schiena e mani.
Chi sorpassa una bici o un monopattino dovrà lasciare almeno un metro e mezzo di spazio, dove possibile, altrimenti dovrà rallentare e adeguarsi alla loro velocità. Le bici elettriche che vanno anche senza pedalare, i cosiddetti cicli a propulsione, avranno l’obbligo di casco e di contrassegno, come i monopattini; nulla cambia, invece, per le bici “normali” e quelle a pedalata assistita. Chi noleggia un monopattino, poi, dovrà fotografarlo a fine corsa per dimostrare di averlo parcheggiato come si deve, pena una multa da 50 a 200 euro.
Nuovi doveri anche per i pedoni, che prima di attraversare sulle strisce dovranno fermarsi e assicurarsi che chi arriva li abbia visti, mentre fuori dai centri abitati, di notte e su strade buie, dovranno rendersi visibili con un giubbotto catarifrangente o una luce. Per chi guida resta l’obbligo di fermarsi e lasciarli passare, e chi non lo fa potrà essere sanzionato anche a distanza, grazie alle telecamere; lo stesso varrà per chi parcheggia nelle aree di carico e scarico merci.
Le multe rilevate a distanza, autovelox compresi, dovranno essere notificate entro 45 giorni invece di 90. Viaggeranno sulla piattaforma digitale SEND o sulla PEC; per chi non ha un domicilio digitale resterà la posta. Il ricorso al prefetto si presenterà solo per raccomandata o PEC, e se viene respinto si pagherà il minimo aumentato di un terzo, non più il doppio. Sparisce infine la maggiorazione del 10% per ogni semestre di ritardo nel pagamento, in vigore dal 1981.
Rispetto alla bozza messa in consultazione ad agosto, sono spariti l’obbligo di PEC per patentati e proprietari di veicoli, i limiti automatici per chi ha più di 85 anni e la patente B a 17 anni. Cancellati anche il casco obbligatorio per i ciclisti sotto i 14 anni e il divieto per i pedoni di usare smartphone e cuffie mentre attraversano.
Il testo, va ricordato, non è ancora definitivo: tra pareri e passaggi parlamentari, più di una norma potrebbe cambiare prima del 2028.
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