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Purtroppo da oggi il mondo dell’ufologia è più povero e piange un grande personaggio: a Tucson ad appena 60 anni di età, si è spento Nick Pope, inglese trapiantato negli Usa e fino al 2006 al servizio del Ministero della Difesa britannico per occuparsi dei fenomeni legati agli Ufo. Lo scorso febbraio, con coraggio da leone non disgiunto da una encomiabile serenità, data la situazione, aveva annunciato con una lettera aperta a tutti gli amici che gli restava poco da vivere a causa di un tumore giunto allo stadio IV e dunque incurabile. In meno di due mesi il suo destino si è compiuto. Chi è abbonato a Sky e segue le trasmissioni della pay-Tv dedicate a Ufo e Alieni, l’avrà di sicuro visto e apprezzato. Spesso appariva nelle inchieste e nei servizi di Giorgio Tsoukalos, che adesso perde un validissimo “contributor”. Pope non è stato un imbonitore per allocchi. ma un professionista serio che ha trattato con i dovuti modi una materia di sicuro controversa e delicata. Ha avuto la fortuna di maneggiare gli X-Files, quelli veri, e li ha analizzati con scrupolo e senza concessioni, anche se ci ha sempre dato l’impressione di uno che non solo ritenesse reale il fenomeno degli Ufo (quello lo è per definizione: se vedi una cosa per aria e non trovi una spiegazione sulla sua natura, hai visto indiscutibilmente un Ufo), ma che considerasse plausibile pure l’esistenza degli Alieni. Per sapere di più su di lui vi rimando all’articolo scritto da Sabrina Pieragostini sul suo blog Extremamente: la mia collega, nonché co-autrice di un libro sui misteri d’Italia (“I Misteri della tazzina”, edito da Minerva), ha avuto modo di conoscere e intervistare Nick Pope. Questo il link da cliccare.
Leggete questa storia pazzesca, davvero lo merita (anche perché è raccontata molto bene nel testo di Fabio Lugano pubblicato sul sito Scenari Economici): nove scienziati statunitensi legati alla ricerca strategica sono spariti – scomparsi all’improvviso nel nulla, oppure assassinati o morti per suicidio – nel giro di appena nove mesi (uno al mese, verrebbe da dire con un p0′ di cinismo…). L’anomalia, dunque, è anche di ordine statistico ed è impressionante. Trattavano questioni delicate? Questo è poco, ma è sicuro. Ma mi sono posto la domanda se per caso si occupassero anche della materia a noi cara. Ovvero, tanto per non fare giri di parole: avevano magari a che fare pure con tematiche legate a Ufo e ad Alieni? Ho girato la domanda alla collega e amica Sabrina Pieragostini, che della vicenda di era occupata qualche mese fa quando le sparizioni erano però “solo” 4. Ecco la sua risposta: “Il generale William Neil McCasland sicuramente si, era stato coinvolto su quei temi. Lo aveva contattato David Grusch (ndr: l’ex ufficiale dell’intelligence dell’aeronautica statunitense e informatore che nel 2023 ha testimoniato davanti al Congresso, sostenendo che gli Usa possiedono velivoli di origine non umana) per conto del parlamentare Eric Burlison. A Wright Patterson, nel laboratorio che dirigeva lui, si sperimentava una nuova “superlega” per i razzi. Anche la scienziata che era a capo del progetto è sparita nel nulla durante un’escursione lo scorso giugno”. Quindi, fate un po’ voi. Buona lettura. Questo il link dell’articolo: lo trovate qui.
Dopo aver dichiarato nei mesi scorsi di essere “ossessionato dagli Ufo”, JD Vance, il vice di Donald Trump alla Casa Bianca, è tornato sull’argomento e si è spiegato meglio: “Gli Alieni in realtà sono dei demoni. E sono cattivi”. Be’, diciamo che ha messo un po’ il carro davanti ai buoi, perché non mi stancherò mai di ricordare che l’associazione diretta e automatica tra oggetto volante non identificato ed extraterrestre è impropria (pur non escludendo, in linea di principio, che di questo si tratti). Ad ogni modo, in queste dichiarazioni al podcast Benny Show, c’è anche l’interpretazione (libera, molto libera) dell’esistenza aliena come un fatto legabile al Male e alla dimensione religiosa. Obiettiamo, ma annotiamo. Ecco come TGcom24, di Mediaset, ha trattato la notizia.
Il vicepresidente americano JD Vance ha confessato di essere “ossessionato” dagli alieni, definendoli “demoni“. Secondo il numero due di Donald Trump, “ogni religione mondiale, incluso il cristianesimo, ha compreso che là fuori ci sono cose strane, cose difficili da spiegare”. Ci sono “esseri celesti che volano in giro, che fanno cose strane alle persone. Credo ci sia il desiderio di descrivere tutto ciò che è ultraterreno come alieni”, ha spiegato Vance al podcast Benny Show. Non è la prima volta che JD Vance parla apertamente degli alieni. Nell’agosto 2025, intervenendo al podcast Ruthless, il vicepresidente americano aveva già ammesso di essere “ossessionato” dagli Ufo e “particolarmente concentrato” sulla questione. ll numero due di Donald Trump aveva anche annunciato di voler indagare sui “misteriosi” video di oggetti volanti apparsi a dicembre 2024 nei cieli del New Jersey e di altri Stati della East Coast. Tuttavia, in un briefing con la stampa, la portavoce della Casa Bianca aveva svelato che si trattava di droni autorizzati dalla Federal Aviation Administration (Faa) per motivi di ricerca e ricreativi. Anche l’intervistatore, Michael Duncan, aveva parlato apertamente del suo interesse per gli alieni, e aveva sottolineato di essere stato a Roswell, una delle zone dove le cronache raccontano di misteriosi avvistamenti. “Hai visto degli alieni?”, gli aveva chiesto Vance. “No, ho visto l’hangar dove si trovavano”, aveva risposto Duncan. La conversazione aveva suscitato risate. “Una volta che avrò capito se c’è qualcosa lì, mi assicurerò che tu sia il primo a saperlo”, aveva aggiunto JD Vance.
Ricordiamo che lo scorso febbraio sulla questione Ufo/Alieni c’era stato un battibecco a distanza tra Barack Obama e Donald Trump. L”ex presidente aveva dichiarato in un’intervista di credere che gli Alieni “sono reali, anche se non li ho mai incontrati”. The Donald, forse anche per questioni di compensazioni politiche (perché lasciare la palla in mano ai democratici?), prima di tutto aveva accusato il predecessore di aver divulgato informazioni sensibili e poi si era immediatamente premurato di confermare la volontà di andare a fondo e desecretare file importanti sul tema. Be’, che dire? Noi quei documenti li aspettiamo com fiducia…
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Ufo e cinema, una liaison nota e con grandissime tradizioni. Siamo in ogni caso all'”evoluzione” della specie perché in questi giorni è uscito nelle sale “L’ultima missione – Project Hail Mary” , con Ryan Gosling – già protagonista nello sci-fi grazie a Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve – e perché è stato diramato il primo trailer dell’attesissimo nuovo film di Steven Spielberg (Disclosure Day) che dovrebbe essere distribuito da giugno (inciso: il grande regista continua a dire a destra di essere convinto che non siamo soli nel cosmo). La video-clip ve la propongo nel filmato di Youtube: i consensi, ancorché a scatola (quasi) chiusa, sono già innumerevoli. Il film con Gosling (ndr: la regia è di Phil Lord e Christopher Miller) sono andato a vederlo proprio dopo aver scritto questo post. A mio avviso non raggiunge le vette del genere, ma resta un film che si fa vedere e con spunti di riflessione: senza fare uno spoiler cito la questione della Terra che rischia il suo futuro, il modo in cui comunicare con entità non umane (su questo si era già cimentato il già citato Villeneuve con “Arrival”), il valore dell’amicizia. I contenuti “alienosi”, insomma, non mancano e sono ben delineati. Ne ha parlato anche Daniele Dellerba, la cui newsletter vi giro perché contiene anche un link a un articolo suo, su Ansuitalia, che vi invito a leggere: “Alieni che possono sembrare delle piovre, nel 19° secolo? Il film “L’ultima missione – Project Hail Mary” che è uscito in questi giorni me lo hanno già segnalato come “ufologico”, ed il co-protagonista extraterrestre di questa avventura non sembra scelto a caso (ndr: in realtà, ripeto, gli Alieni non sono piovre ma granchi). Infatti chi studia l’ufologia ne ha già sentito parlare. Ho così riadattato e migliorato un mio articolo dell’anno 2019 aggiungendovi dei link ad articoli successivi relativi ad avvistamenti di Ufo giganteschi, e di presunte “migrazioni di astronavi” nel nostro sistema solare, ben prima che i fratelli Wright facessero volare il primo aereo, il 17 dicembre 1903″. Ecco allora il primo link. Buona visione e buona lettura.
La Peste Nera dell’anno 1347 è stata forse provocata dagli Alieni? E nel caso fosse così, gli extraterrestri l’hanno attivata volontariamente oppure involontariamente? William Bramley, scrivendo il suo libro “The Gods of Eden”, ha pubblicato indizi strani che possono far sospettare che esseri di altri mondi – inevitabilmente a bordo di quelli che oggi chiameremmo Ufo – abbiano partecipato allo sterminio che colpì l’Asia, l’Europa ed il nord dell’Africa, provocando un indebolimento di alcune delle civilizzazioni più importanti dell’epoca. Altri ci vedono invece la possibilità che la colpa ricada su meteoriti e comete che avrebbero portato sul nostro pianeta dei gas velenosi e batteri mortali. Infine c’è chi afferma che una serie di eventi sismici e vulcanici avrebbe portato non soltanto del gas velenoso in superficie attraverso delle nuove fenditure, ma anche batteri che solitamente vivevano a grande profondità sotterranee. Ad ogni modo, soprattutto se vi intriga la prima opzione, vi invito a leggere l’articolo pubblicato sul sito di Ansu Italia: dovete cliccare qui.
Su History Channel una nuova stagione di Enigmi Alieni
Segnalo intanto che su History Channel è cominciata – appuntamento ogni mercoledì dalle 21.10 sul canale dedicato di Sky -una nuova stagione di Enigmi Alieni. Giorgio Tsoukalos conduce un altro viaggio alla scoperta dei misteri della Terra e dell’universo, cercando una risposta a una delle domande più ricorrenti della storia: la Terra è mai stata visitata dagli extraterrestri? In un viaggio nel tempo, dall’era dei dinosauri alle pitture rupestri, dall’antico Egitto agli avvistamenti di oggi, la tredicesima stagione della serie prosegue la ricerca di Tsoukalos e di altri teorici degli antichi astronauti, esaminando prove di contatti extraterrestri nel passato remoto e le loro influenze sulla storia umana, con un accesso senza precedenti a siti archeologici solitamente chiusi al pubblico e radar a penetrazione terrestre per individuare camere nascoste e void (spazi vuoti) nelle piramidi. La prima puntata riguarda la Russia e Roswell. L’episodio approfondisce le teorie cospirazioniste, analizzando i rottami del 1947 a Roswell e il programma spaziale russo, suggerendo collaborazioni segrete tra USA e Russia per nascondere incontri extraterrestri. In Giganti e Monumenti, Tsoukalos esplora le costruzioni megalitiche in Sardegna e i Moai dell’Isola di Pasqua, ipotizzando che giganti antichi fossero ibridi umano-alieni. Il terzo appuntamento, intitolato Egitto, indaga l’ipotesi che le sponde del Nilo siano state il primo “aeroporto” o stazione terrestre degli extraterrestri, analizzando nuove scoperte tecnologiche nelle piramidi. Infine il quarto episodio, Tecnologia e Robotica, esamina la possibilità che l’intelligenza artificiale moderna sia in realtà il completamento di un destino preparato per noi dagli alieni migliaia di anni fa.
Non è in arrivo solo il nuovo e attesissimo film “alieno” di Steven Spielberg. C’è infatti una piacevole novità, raccontata da questo articolo di Elisa Erriu uscito sul sito web “Movieplayer.it”. Vi lascio alla lettura.
L’universo di Scott Cooper sta per spostarsi dall’intimo psicologico al mistero ufologico: dopo aver raccontato la fragilità nascosta dietro la voce di Bruce Springsteen, il filmmaker prepara un thriller legato al celebre incidente di Roswell, con 20th Century Studios nuovamente al suo fianco. La notizia l’ha data Deadline e ha un certo peso: 20th Century Studios ha chiuso un accordo con Scott Cooper per sviluppare e dirigere un thriller basato sul racconto di Roswell, New Mexico, uno dei casi più mitizzati della cultura pop statunitense.
A bordo tornano anche Eric Robinson ed Ellen Goldsmith-Vein di Gotham Group, già produttori del precedente lavoro del regista, Springsteen: Deliver Me From Nowhere. Il film su Springsteen rappresentava un traguardo storico: era infatti la prima volta che Bruce Springsteen e Jon Landau autorizzavano una narrazione cinematografica sulla vita de The Boss, con Jeremy Allen White nel ruolo del cantautore e Jeremy Strong in quello del manager. La pellicola, che ha debuttato al Telluride Film Festival con ottime recensioni, raccontava un momento critico nella vita dell’artista: la depressione, il PTSD dell’infanzia e la genesi del disco Nebraska. Distribuito lo scorso ottobre e accolto con entusiasmo dalla critica, il film ha superato i 45 milioni di dollari al box office globale, dimostrando che la formula Cooper + 20th funziona. Ed è proprio dopo questo risultato che lo studio ha deciso di “restare sul palco” con il regista, continuando un rapporto creativo che sembra trovarsi in pieno “momentum”. Il nuovo film si muoverà in tutt’altra direzione: dal mondo del rock al territorio del folklore americano. La storia è quella del rancher che, nel 1947, trovò detriti metallici nel suo terreno vicino a Roswell, innescando una reazione a catena fatta di segreti governativi, testimonianze contraddittorie e decenni di teorie su Ufo e forme di vita extraterrestri. Cooper scriverà e dirigerà personalmente il lungometraggio, che nasce come thriller con base fact-driven ma potenziale immaginario sci-fi. Nessun dettaglio sul cast o la timeline di produzione, ma la scelta tematica sembra indicare un ritorno del regista verso atmosfere più scure e tese, dopo l’immersione psicologica nella fragilità del musicista del New Jersey.
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Sembra proprio che dopo il botta e risposta tra Donald Trump e il suo predecessore Barack Obama negli Usa si sia ravvivata la bagarre sulla questione Ufo. Con tutti i distinguo del caso tra credenti, miscredenti e vie di mezzo. Cito alcuni esempi. Hillary Clinton è stata interrogata sul tema dal deputato Eric Burlison, che le ha ricordato come durante la campagna elettorale avesse pubblicamente dichiarato di essere pronta, in caso di elezione alla presidenza degli Usa e se le fosse stato possibile per non violare le regole sulla sicurezza nazionale, a divulgare file e informazioni sul fenomeno Uap/Ovni/Ufo. Quindi, a seguire: Luis Elizondo, ben noto ex funzionario del Pentagono, ha commentato le uscite di Trump come la possibile apertura del vaso di Pandora dell’ufologia (il vaso di Pandora nella mitologia greca era il leggendario contenitore affidato a Pandora, la prima donna. Lei, mossa dalla curiosità, lo aprì liberando inavvertitamente tutti i mali, le malattie e le pene del mondo); Jeffrey Epstein – vi pareva potesse mancare? – avrebbe finanziato gli scettici affinché screditassero il fenomeno Ufo; la deputata Anna Paulina Lnna ha dichiarato che il Congresso ha esaminato “prove di tecnologia avanzata non creata dall’umanità” (qui il link, per chi volesse documentarsi). Questo è solo la punta dell’iceberg di un flusso notevole di informazioni, dal quale pesco però una notizia evidenziata dagli amici di Qui Base Terra che reputo assai interessante. Ecco l’intervento: “Il Dipartimento della statunitense della Difesa (ora per volontà di Trump “della guerra”) ha riconosciuto da diverso tempo ufficialmente alcuni video Uap, confermandone l’autenticità ma non la natura “aliena”. Esiste comunque nella Libreria del Naval Air System Command una costellazione di documenti tecnici, legati in buona parte a Salvatore Cezar Pais, ingegnere e inventore coinvolto in diversi brevetti della US Navy, che descrivono concetti di propulsione e riduzione di massa coerenti con le prestazioni attribuite a molti Uap. Ecco questi concetti: 1) L’idea di ridurre la massa inerziale attraverso campi elettromagnetici ad alta frequenza all’interno di cavità risonanti, generando un “vuoto polarizzato” attorno al mezzo; 2) La possibilità teorica di creare una “bolla” di plasma o vuoto che isola il velivolo dal mezzo circostante, spiegando accelerazioni estreme, svolte improvvise e passaggi aria/acqua senza spruzzi o onde visibili; 3) La combinazione di questi elementi, con il riconoscimento dei video e la ricerca su tecnologie trans-medium/anti‑gravità, suggerisce che il complesso militare-industriale statunitense stia lavorando almeno a livello teorico su sistemi che ricordano da vicino l’“hardware” degli Ufo. Ciò mette in evidenza che concetti un tempo relegati alla fantascienza (riduzione inerziale, bolla di vuoto, velivoli ibridi aria/acqua/spazio) compaiono in documentazione associata alla US Navy e sono discussi in un contesto ufficiale, alimentando l’idea che il confine tra mitologia ufologica e ricerca militare avanzata sia meno netto di quanto spesso si pensi”.
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Se siete appassionati di cose misteriose, questo film vi interesserà (qui sopra il trailer su Yotube). Arriva infatti nelle sale italiane, dal 12 marzo, distribuito da Officine UBU, Lady Nazca – La signora delle linee, diretto da Damien Dorsaz e ispirato alla straordinaria storia vera di Maria Reiche, matematica, archeologa e traduttrice tedesca – naturalizzata peruviana – che ha dedicato tutta la sua vita allo studio e alla salvaguardia delle misteriose Linee di Nazca, uno dei più grandi enigmi archeologici della storia dell’umanità. Interpretata da Devrim Lingnau, Maria Reiche è una donna fuori dal suo tempo: visionaria, solitaria, determinata. Accanto a lei Olivia Ross e Guillaume Gallienne, in un racconto che intreccia passione scientifica, ricerca spirituale e desiderio di libertà. La signora delle linee è ispirato alla straordinaria storia vera di Maria Reiche, matematica, archeologa e traduttrice tedesca naturalizzata peruviana, che ha dedicato la sua vita allo studio e alla salvaguardia delle misteriose Linee di Nazca, uno dei più grandi enigmi archeologici della storia dell’umanità. All’alba della Seconda Guerra Mondiale, Maria fugge dalla Germania, lasciandosi alle spalle il suo passato, e si rifugia in Perù. Lì, si trova ad affrontare una realtà difficile, cercando di adattarsi a una società chiusa e conservatrice, per proteggere il legame con la sua compagna Amy. La sua vera vocazione nella vita emerge solo quando, durante un viaggio nel deserto di Nazca, Maria si imbatte in qualcosa che cambierà per sempre la sua esistenza: delle misteriose linee e figure gigantesche tracciate nel terreno con precisione matematica, un enigma che cattura immediatamente la sua mente e il suo cuore. Nonostante l’ostilità e il disprezzo di molti, Maria decide di dedicarsi completamente alla misurazione, mappatura e protezione dei misteriosi geoglifi. Anno dopo anno, in condizioni estreme, documenta centinaia di queste figure, spinta dalla passione e dal voler portare a compimento la missione scientifica e umana: svelare il significato delle linee e preservarle dall’oblio. Nel silenzio del deserto, Maria troverà il suo posto nel mondo. Grazie alla sua instancabile opera, le Linee di Nazca sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1994, consacrando il lavoro di una donna che ha cambiato per sempre la storia dell’archeologia.
Post scriptum: sono stato a Nazca, ho conosciuto la storia di Maria Reiche e ho volato sopra le linee in uno dei classici tour aviatori che sono organizzati in loco: io continuo a pensare che siano opera degli Alieni. Liberi di avere altre idee, ovviamente.
Mentre la questione Ufo è diventata il pretesto di una querelle a distanza (ma finita sui giornali di tutto il mondo) tra Donald Trump e il suo predecessore Barack Obama, ci sono due novità sul fronte della materia a noi cara: una riguarda la famosa Area 51, l’altra un filmato appena reso “free” relativo all’avvistamento effettuato nel 2021 da un drone Usa che pattugliava il cielo sopra il confine tra Siria e Giordania. L’area 51, in primis. Luogo misterioso per definizione – ricordiamo a quelli che adesso fanno i fenomeni a dire che non è poi questa cosa strana che fino a non molti anni fa gli Stati Uniti avevano negato la sua esistenza -, adesso torna alla ribalta perché è comparsa una torre molto particolare. Basta digitare su Google Earth le giuste coordinate e zoomare sulle rocce del Nevada Test and Training Range, a un centinaio di chilometri da Las Vegas., ed ecco che all’improvviso, nel cuore della zona interdetta al pubblico, compare una struttura isolata, verticale, con una lunga ombra proiettata sulla sabbia chiara. Una torre, dicono, alta tra i 45 e i 60 metri secondo le stime di chi ha confrontato la lunghezza dell’ombra con le immagini satellitari. La sua presenza è emersa grazie alla comunità dei cosiddetti “osservatori da divano” che da anni setaccia ogni dettaglio di Area 51 attraverso le piattaforme di mappatura online. Uno di loro ha pubblicato gli screenshot sui social, indicando con precisione le coordinate e scatenando l’inevitabile valanga di teorie: nuova antenna radar? Torre per test ad alta quota? O qualcosa di molto meno spiegabile? Testate come l’Economic Times (ecco il link) e il network di Moneycontrol (cliccate qui) hanno raccolto la storia, inserendola in un quadro più ampio. Chissà se mai sapremo di che cosa si tratta… Intanto, per passare alla seconda notizia, si fa ancora più interessante quanto ripreso dal drone MQ-9 Reaper 5 anni fa. Il controllore della piattaforma è riuscito a fissare l’oggetto, che a quel punto è parso sfidare il Reaper con un’accelerazione sorprendente (e questo è uno dei parametri usati per classificare gli Uap, per noi i sempre cari, vecchi Ufo). Nei video di Youtube, pubblicato qui sotto, vedete le immagini.
Clicca qui per vedere il video incorporato.
Sono passati già 30 anni – la ricorrenza, per la precisione, è caduta il 26 gennaio scorso -, ma è uno dei casi ufologici più famosi, controversi e discussi: nel mio libro “Turisti per Ufo, i 51 luoghi alieni da visitare nel mondo” gli ho dedicato un capitolo. Mi riferisco alla vicenda di Varginha, definita la Roswell americana e oggetto di un interessante documentario, “The moment of contact”, realizzato dal regista americano James Fox. In quel film si sottolinea come arrivò un aereo Usa, ovviamente militare, a fare il repulisti dei resti dell’oggetto caduto.
Ma si vuole che ci sia stato pure un contatto, da parte di tre ragazzine, con un essere sconosciuto, piccolo, di color marrone, con una testa grande e gli occhi rossi. Ebbene, in occasione del trentesimo anniversario dell’episodio, Fox ha tenuto una conferenza stampa a Washington per ricordare l’accaduto e presentare alcuni testimoni della vicenda, alcuni dei quali rimasti per così tanto temp0 dietro le quinte, come il neurologo Italo Venturelli che ora ammette di essere stato chiamato a visitare quel particolare paziente che non sembrava affatto di questa Terra e che pareva dotato di un’intelligenza superiore. Ha raccontato la storia molto bene la collega e amica Sabrina Pieragostini in Extremamente: vi passo il link. Ma in questi giorni (per me oberati dalle vicende dei Giochi invernali) ci sono state alcune altre news che vi segnalo: la prima è l’intervista nella quale l’ex presidente statunitense Barack Obama dichiara che gli Alieni “sono reali” (ma lui, aggiunge, non li ha visti; per leggere cliccate qui); segue nella hit parade l’uscita del senatore americano Martin Heinrich in merito alla strana e lunga chiusura dell’aeroporto di El Paso (Texas) avvenuta qualche giorno fa: “Il Pentagono non è accurato nelle rivelazioni sugli Ufo” (guardate qui).
L’agenzia AGI ha diffuso oggi una notizia relativa alla tesi di un ricercatore inglese che a mio avviso è molto interessante: la civiltà umana sarebbe stata preceduta da un’altra, poi estinta. E a me viene da pensare che c’è profumo di Alieni. Mentre mi rituffo nel caos olimpico, vi chiedo che cosa ne pensate.
Una civiltà scomparsa, eppure avanzatissima, viveva sulla Terra circa 40 mila anni fa. Non è la prima volta che una teoria archeologica rischia di spostare di decine di migliaia di anni indietro la storia del genere umano. Teorie spesso scontratesi contro la comunità internazionale degli archeologi, mai convinta da prove confutabili e restia all’idea di riscrivere la storia dell’uomo. Ora un ricercatore inglese indipendente, Matthew LaCroix, ci riprova e afferma di aver individuato le prove dell’esistenza di una civiltà scomparsa, capace di sviluppare complessi codici attraverso forme geometriche, simboli e monumenti costruiti in diverse parti del globo, allo scopo di tramandare la memoria di eventi catastrofici. Una civiltà perduta capace di compiere osservazioni astronomiche, comprendere la struttura dell’universo, insegnarla e prevedere tragedie. Una scoperta che LaCroix afferma di aver effettuato negli antichi siti archeologici egiziani. La ricerca dell’archeologo inglese è partita con l’identificazione di una serie istallazioni enormi a forma di T e piramidi situate in diverse, lontane tra di loro, parti del mondo: est della Turchia, Egitto, Sud America e Cambogia. “Si tratta di simboli uguali, eppure rinvenibili in posti dove non dovrebbero essere. Come potrebbe esistere una forma di comunicazione tra luoghi così lontani?”, afferma l’archeologo. Secondo LaCroix la medesima mano o la medesima cultura avrebbero scolpito e lavorato i leoni, le T, le piramidi ricavate dalle pietre dei siti turchi di Ionis e Kefkalesi, dell’egiziana Giza e della boliviana Tiwanaku. Le prove raccolte hanno spinto LaCroix ad abbandonare le teorie tradizionali e datare a 38 mila anni fa la costruzione di queste maestose architetture, a partire dalle piramidi e dalla Sfinge. Al centro di questa nuova, affascinante e visionaria teoria c’è quello che LaCroix chiama `cosmogramma´, un modello geometrico con cui nell’antichità si insegnava la forma dell’universo. Piramidi, colonne a forma di T e piramidi invertite rappresenterebbero l’oltrevita e il sottosuolo, il mondo celeste e il mondo reale. “La porta sinistra porta nel regno del reale, l’inferno e il regno del metafisico; al contrario, dalla porta destra si accede nel mondo celeste. La T rappresenta la porta di mezzo che dà equilibrio al sistema, l’asse del mondo `axis mundi´ e l’architrave che connette i due mondi’”, spiega LaCroix, convinto che si tratti di un codice tramandato per le civiltà future. Un messaggio che il mondo ignora, andando anzi, secondo l’archeologo inglese, nella direzione opposta.: “Abbiamo le prove che siamo creature celesti e divine connesse con tutto il resto e parte di esso… Dovremmo vivere in armonia con la Terra e con l’Universo e invece siamo sulla strada sbagliata”.