Interpetazione di un racconto popolare siciliano: Tridicinu(Fiabe novelle e racconti popolari siciliani, XXXIII)

di Salvatore La Grassa

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Il tempo della mattanza cannibalesca

Il tempo della mattanza cannibalesca


Un padre di nome Tredesìn certo non si presta per essere additato come l’eroe che superando delle prove ottiene la mano della principessa o della figlia del re. Il nome del protagonista ricorda la data del 13 marzo, famosa a Milano perché si credeva che in questa data iniziasse la primavera. C’era una leggenda su San Barnaba che raccontava di una sua venuta a Milano il 13 marzo del 52 d.C. insieme a San Paolo. Al suo passaggio, appena fuori le mura di Milano, la neve si scioglieva e miracolosamente cominciavano a sbocciare i fiori. Quindi è possibile associare il nome di Tredesìn a un fatto molto positivo, foriero di benessere. Ma è possibile pure che questa data del 13 marzo in tempi antecedenti cadesse in un periodo di transizione o una sorta di tredicesimo mese. Si è visto sopra che nel calendario romano di Romolo i due mesi antecedenti a quello di marzo non avevano manco il nome e che il mese di marzo iniziava attorno all’odierno 15 marzo o meglio nella sera della luna piena del mese.
Sia nel racconto milanese, sia in quello francese del Perrault c’è un particolare che ci indica il periodo temporale in cui avviene l’incontro con l’orco. I berretti, le cuffie o le corone che portano durante la notte i figli o le figlie dell’orco, i figli di Tredesìn, Puccettino e i suoi fratelli, ci dicono che la vicenda si svolge in inverno o autunno inoltrato, perché in questo periodo di basse temperature è consigliabile mettersi un copricapo la notte. Si è notato già che nella fiaba siciliana i tempi dell’incontro di Tredicinu con l’orco avvengono tra la fine dell’autunno e un mese dopo dalle mangiate di uva passa e fichi secchi.
Sia nel racconto El Tredesìn, sia nel cunto Corvetto del Basile c’è l’episodio del taglio dei ceppi di legno, episodio che si risolve nei due racconti in maniera nettamente diversa. Corvetto si meraviglia con l’orchessa, che ha partorito il giorno prima, avendola trovata molto indaffarata nel preparare il convito per la festa. L’orchessa risponde che non c’era nessuno che l’aiutasse e che se voleva aiutarla poteva spaccare qualche ceppo con 4 colpi d’ascia. Corvetto risponde che l’avrebbe aiutato anche con 5 colpi d’ascia e subito dopo le assestava sulla nuca un colpo d’ascia che la stendeva a terra. Nel racconto milanese l’orco acciuffa Tredesìn quando costui ritorna per rubargli il pappagallo, come ordinatogli dal re. Tredesìn è legato dall’orco e non può scappare. Poi l’orco diceva alla moglie di spaccare il ceppo con l’ascia, nel mentre egli stesso sarebbe andato a prendere l’acqua ragia che serviva per metterla addosso a Tredesìn e bruciarlo. Ma la moglie dell’orco non ha forza sufficiente per spaccare il ceppo e allora Tredesìn si offre di farlo al suo posto. Tredesìn rassicurava la moglie dell’orco dicendole che dopo l’operazione lei l’avrebbe rilegato. La moglie dell’orco segue il consiglio di Tredesìn e questi va ad afferrare il pappagallo e scappa.
L’uso o meglio il tentativo di usare la scure per tagliare dei ceppi di legno, presente sia nel cunto del Basile, sia nella novella milanese ci suggerisce che l’orco e la consorte siano anche dei taglialegna. Sono pure taglialegna i genitori di Puccettino della fiaba del Perrault. Questa coppia di taglialegna ingurgita cibo più del dovuto e per due volte abbandona i sette figli nel bosco, pur pensando che possano finire divorati dai lupi. L’associazione tra ingordigia e tagliaboschi fa venire in mente un personaggio della mitologia greca, Erisittone, che non esitò a tagliare un pioppo sacro alla dea Demetra, secondo il poeta greco Callimaco(Inno a Demetra VI inno), mentre per Ovidio, poeta latino succedaneo di Callimaco, l’albero tagliato era una querce sacra a Cerere (Metamorfosi, VIII, vv.738-878), per costruire una casa in cui fare bisboccia con gli amici. La dea punì in maniera tremenda Erisittone: per la sua empietà lo condannò ad una fame inesauribile, molto simile all’ingordigia degli orchi delle nostre fiabe. Nell’opera di Ovidio Erisittone si ridusse a mangiare parti del suo corpo. Fra l’altro Erisittone nella sua voglia di banchetti e divertimenti è simile agli orchi che invitano amici e parenti al convito cannibalesco. C’è stato un studio che collega Erisittone ai Giganti ribelli: A. H. F. Griffin, in Erysichthon. Ovid's Giant?, ipotizza che Ovidio abbia attinto dalla tradizione che faceva di Erisittone un Gigante; di qui, secondo Griffin, l'efferatezza del personaggio deriverebbe dall' avversione nei confronti della dea sorella di Zeus-Giove (in Erisittone prima e dopo Ovidio, « Prometheus» 13, 1987, 133-159, di Rita Perini). Se si considera che queste fiabe sull’orco e un fanciullo, sono molto simili a quelle che vedono protagonisti un gigante e un nano si può dire che tra mitologia antica e fiabe ci sono dei legami non trascurabili. Mi viene in mente la fiaba russa Nodey il nipote del pope, facente parte della raccolta di Antiche fiabe russe di Aleksandr Afanasjev. Probabilmente ai tempi dell’ideazione del mito di Erisittone la superficie dei boschi in Grecia non era molto estesa e quindi i pochi boschi erano sacri. E per questo, forse, che la mitologia greca non ha un eroe sradicatore di boschi, a meno che non sia lo stesso Erisittone. Invece questo eroe nelle fiabe russe c’è ed è Nodey, un gigante nato in maniera miracolosa alla figlia di un pope. Nodey crebbe in fretta e divenne in pochi anni un gigante capace di sradicare un bosco intero rendendo il suolo idoneo alla semina. Ma poiché tendeva sempre all’esagerazione, fece dei danni alla comunità, e il pope e sua figlia, ovvero la madre, lo invitarono ad andare via da casa. Quindi, anche nella vastissima Russia, il gigante sradicatore di boschi assume una parte in contrasto con le consuetudini culturali.
Le osservazioni, riguardanti il periodo stagionale in cui si svolgono le fiabe sopra riportate, possono fare presupporre che l’orco prepari il convito cannibalesco tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, ovvero in un periodo di transizione.

Surtr, il nero, il gigante del fuoco nella mitologia norrena


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