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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Strumenti finanziari
Buoni Fruttiferi Postali, tutti i prodotti: rendimenti fino al 4%
Buoni Fruttiferi Postali, tutti i prodotti disponibili a confronto: dal Buono Minori al Premium 4 anni, con i rendimenti aggiornati e le caratteristiche.

Aggiornati i rendimenti dei Buoni Fruttiferi Postali, tra gli strumenti di risparmio più usati dalle famiglie italiane grazie anche all’esclusione ISEE fino a 50.000 euro dal patrimonio. Tra i titoli più convenienti, segnaliamo che fino al 7 maggio 2026 è disponibile il Buono Premium 4 anni al 3% annuo lordo a scadenza, riservato ai titolari di Libretto Smart o Ordinario che apportano nuova liquidità: il rendimento fisso più alto in offerta dopo quello riservato ai minori.

Conoscere le differenze tra i Buoni Ordinari Serie Z e A1, la loro durata e il regime di capitalizzazione degli interessi, permette di scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze e di ottimizzare l’investimento. Di seguito, pertanto, riportiamo tutti i prodotti disponibili e i rendimenti aggiornati a maggio 2026.

Cosa sono i Buoni Fruttiferi Postali

I Buoni Fruttiferi Postali (BFP) sono prodotti finanziari emessi da Cassa Depositi e Prestiti e veicolati da Poste Italiane. Garantiti dallo Stato, caratterizzati da una tassazione agevolata al 12,50% e senza commissioni di acquisto, erogano alla scadenza il rimborso del capitale maggiorato da interessi garantiti e possono essere riscattati anche in anticipo.

Considerati affidabili visto che il loro prezzo non è soggetto alle oscillazioni di mercato, i BFP permettono di investire i propri risparmi acquistando titoli di credito, ossia contratti che prevedono il rimborso del capitale a scadenza, rivalutato di un certo rendimento in base al prodotto sottoscritto.

Tutti i Buoni Fruttiferi Postali disponibili

L’offerta di Poste Italiane sui BFP è ampia e articolata per finalità e durata. Tra i prodotti in evidenza il Buono Premium 4 anni, con rendimento del 3,00% annuo lordo a scadenza, riservato a chi apporta Nuova Liquidità su Libretto Smart o Ordinario fino al 7 maggio 2026 (salvo chiusura anticipata). Di seguito i prodotti disponibili in ordine di rendimento:

  • Buono Minori con rendimento annuo lordo fino al 4%, tasso fisso determinato in base agli anni mancanti alla maggiore età del minore;
  • Buono Premium 4 anni con rendimento annuo lordo a scadenza del 3%, riservato a chi apporta Nuova Liquidità entro il 7 maggio 2026;
  • Buono 3×4 (12 anni) con rendimento annuo lordo a scadenza del 2,87% comprensivo del premio finale, o del 2,50% senza premio; il premio lordo del 6% sul valore nominale è riconosciuto esclusivamente alla scadenza del dodicesimo anno;
  • Buono Ordinario (20 anni) con rendimento annuo lordo a scadenza del 2,5%, fisso e crescente nel tempo, riconosciuto a partire dal primo anno;
  • Buono a Cedola 8 anni con rendimento annuo lordo a scadenza del 2%, con interessi corrisposti tramite cedole semestrali;
  • Buono Rinnova 4 anni con rendimento annuo lordo a scadenza del 2%, riservato a chi ha rimborsato Buoni a partire dal 15 settembre 2024 o portato a scadenza Supersmart dal 1° ottobre 2024;
  • Buono 4 anni Plus con rendimento annuo lordo a scadenza dell’1,5%;
  • Buono per un Buono 6 mesi con rendimento annuo lordo a scadenza dell’1,25%, con reinvestimento automatico del solo capitale a scadenza;
  • Buono indicizzato all’inflazione italiana (10 anni) con rendimento fisso annuo lordo dello 0,60% più una componente variabile legata all’andamento dell’inflazione italiana;
  • Buono Soluzione Futuro per titolari di conto o Libretto tra 40 e 54 anni, con rendita in 180 rate mensili tra i 65 e gli 80 anni.

Come si calcola il rendimento dei Buoni postali

I BFP hanno durate che spaziano dai 6 mesi del Buono per un Buono fino ai 20 anni del Buono Ordinario. Come calcolare il rendimento di un buono postale? Saperlo con anticipo non è possibile, ma è possibile fare una simulazione per valutare la convenienza di un determinato buono. Sul sito di CDP è possibile stimare il rendimento di un investimento in BFP: basta selezionare la tipologia, la data di sottoscrizione, l’importo e la data di rimborso per scoprire il rendimento e gli interessi maturati nel tempo.

Quando vanno in prescrizione i Buoni Fruttiferi

I buoni fruttiferi postali vanno in prescrizione entro dieci anni dalla scadenza. Se entro tale arco di tempo non se ne richiede il rimborso, si perdono sia il capitale iniziale sia gli interessi maturati.

Buoni Ordinari a 20 anni e a 30 anni

I Buoni Ordinari emessi fino al 27/12/2000 appartengono alla Serie “Z” e hanno una durata di 30 anni. I Buoni emessi successivamente, dalla serie “A1” in poi, hanno invece una durata di 20 anni. Per i Buoni trentennali (Serie Z), gli interessi maturano per bimestri conclusi di anzianità fino al 31 dicembre dell’anno solare di scadenza del titolo. Per i Buoni ventennali (Serie A1), cessano di essere fruttiferi esattamente alla scadenza del ventesimo anno.

Nei primi 20 anni, i Buoni trentennali maturano interessi in regime di capitalizzazione composta. Dal ventunesimo al trentesimo anno maturano invece interessi in regime di capitalizzazione semplice. Per quanto riguarda i Buoni ventennali, la capitalizzazione degli interessi è composta per tutta la durata del titolo.

Risparmiare per la vecchiaia con i Buoni postali

I BFP sono strumenti adatti a proteggere il capitale o mettere da parte un tesoretto per la pensione o i figli, con proposte pensate ad hoc per questa esigenza. Esistono tipologie di investimento, a partire dai fondi o dai fondi pensione, che possono rendere di più: si tratta però di prodotti che dipendono dall’andamento del mercato, e che presentano rischi maggiori rispetto ai titoli di stato o ai buoni postali.

In questi casi è essenziale una corretta valutazione del rapporto performance/rischio, che va effettuata analizzando un periodo di tempo sufficientemente lungo.

Risparmiare per i figli con i Buoni Fruttiferi

Risparmiare per la propria famiglia è un’esigenza molto sentita e i BFP possono rappresentare uno strumento efficace. Poste Italiane offre il Buono Minori, sottoscrivibile non soltanto da un genitore o altro parente ma da qualunque adulto che voglia pensare al futuro di un giovane. Il Buono cresce insieme al minore, perché gli interessi maturano fino al compimento del 18° anno di età con un rendimento fisso. Con tassazione agevolata del 12,50%, i Buoni sono esenti da imposta di successione e senza costi per la sottoscrizione e il rimborso, salvo gli oneri fiscali.

È possibile stabilire l’importo dei Buoni dedicati ai minori da sottoscrivere in modo automatico, con la periodicità preferita; è possibile anche sottoscrivere altri Buoni dedicati ai minori al di fuori della periodicità stabilita. Il rendimento annuo lordo è fino al 4%. È sempre possibile chiedere il rimborso anticipato dei Buoni Minori, previa autorizzazione del Giudice Tutelare, con diritto:

  • alla restituzione del capitale investito, al netto di eventuali oneri fiscali;
  • dopo 18 mesi, al riconoscimento degli interessi maturati.

In caso di sottoscrizione del titolo in forma cartacea, il rimborso avviene per l’intero valore in un’unica soluzione, in qualsiasi momento della vita del Buono e senza costi aggiuntivi, previa autorizzazione del giudice tutelare. In caso di sottoscrizione in forma dematerializzata, è possibile rimborsare il singolo Buono per l’intero valore in un’unica soluzione oppure parzialmente per importi pari a 50 euro e multipli, senza costi aggiuntivi e in qualsiasi momento, previa autorizzazione del giudice tutelare.

Pensione integrativa con i Buoni fruttiferi postali

Con una durata di 20 anni, il Buono Ordinario è dedicato a chi vuole investire nel lungo periodo i propri risparmi. I tassi di rendimento sono fissi e crescenti nel tempo, in modo simile a una forma di previdenza complementare autogestita. È comunque possibile rimborsare il Buono in qualsiasi momento, entro il termine di prescrizione, con diritto alla restituzione del capitale investito e, dopo un anno dalla sottoscrizione, anche agli interessi maturati.

La sottoscrizione online è disponibile per i titolari di Libretto Smart o di un conto BancoPosta abilitati ai servizi dispositivi online, tramite Risparmio Postale online, BancoPosta online – Internet Banking e App BancoPosta. La sottoscrizione in forma cartacea è disponibile presso tutti gli uffici postali, con documento d’identità e codice fiscale.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 15:19:53 +0000
Caro benzina
Accise sui carburanti: per ora il taglio di Governo è solo fino al 10 maggio
Il DL 63/2026 prolunga il taglio accise solo fino al 10 maggio. Per arrivare al 22 serve un decreto ministeriale separato, finanziato dal maggior gettito IVA.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’ultimo Decreto Accise, emerge che la proroga dell’originario taglio sui carburanti è attiva solo fino al 10 maggio e non fino al 22 del mese, come invece è stato annunciato dal Governo: a tale fine servirà un decreto ministeriale, atteso a ridosso della scadenza. Nel frattempo, lo sconto sulla benzina ridotto da 20 a 5 centesimi al litro (invariato a 20 centesimi quello sul gasolio) ha comportato un rialzo immediato alla pompa, con la self service che torna sopra 1,9 euro al litro.

Taglio accise: ancora da finanziare la proroga al 22 maggio

Il Decreto Accise (DL 63/2026) finanzia la prima tranche della proroga con 146,5 milioni di euro, sufficienti a coprire lo sconto fino al 10 maggio. Per estendere la misura fino al 22 maggio servono altri 200 milioni, che il Governo intende reperire dal maggior gettito IVA generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti. Tali risorse saranno destinate a un decreto ministeriale, atteso a ridosso della scadenza del 10 maggio.

Per gli automobilisti le tempistiche non dovrebbero cambiare: al di là del percorso legislativo più articolato del previsto, il caro benzina 2026 resta coperto dallo sconto fino al 22 maggio. L’unica variazione concreta riguarda la riduzione del taglio sulla benzina: l’accisa con il nuovo decreto costa 15 centesimi in più rispetto al primo maggio.

Aliquote da maggio: benzina 5 centesimi, gasolio invariato

Il decreto prevede l’azzeramento dell’accisa sul gas naturale, conferma lo sconto di 20 centesimi al litro sugli altri carburanti, mentre riduce a 5 centesimi quello sulla benzina. Le aliquote in vigore dal primo maggio sono le seguenti:

  • la benzina è tassata a 622,90 euro per mille litri, con lo sconto ridotto da 20 a 5 centesimi al litro rispetto al primo maggio;
  • gli oli da gas e gasolio sono tassati a 472,90 euro per mille litri, con lo sconto invariato a 20 centesimi al litro;
  • il gas di petrolio liquefatto (GPL) usato come carburante è tassato a 242,77 euro per mille chilogrammi;
  • i gasoli paraffinici e il biodiesel sono tassati a 472,90 euro per mille litri.

Benzina a 1,9 euro al litro: i rincari dopo il 1° maggio

In base alle elaborazioni di Staffetta Quotidiana sui dati del Ministero, il prezzo della benzina self service sale a 1,899 euro al litro, con un rialzo di 14,5 centesimi rispetto a giovedì 30 aprile, e raggiunge 1,967 euro in autostrada. Il gasolio si attesta invece a 2,047 euro al litro con una flessione di 5 millesimi rispetto alla settimana precedente sulla rete stradale, mentre sale a 2,116 euro in autostrada. Le compagnie petrolifere hanno recepito immediatamente il rialzo: Eni ha stabilito un rincaro di 18,3 centesimi al litro per la benzina, IP e Q8 di 18 centesimi, Tamoil di 20,3 centesimi.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 10:57:07 +0000
Mutui
Surroga e rinegoziazione mutuo nel 730: codici e limiti alla detrazione
Nel 730 cambiano i codici per gli interessi passivi su surroga e rinegoziazione, tra data del nuovo contratto e capitale residuo.

La stagione della dichiarazione dei redditi riporta al centro una delle detrazioni più usate dai contribuenti con mutuo casa: gli interessi passivi sul finanziamento per l’abitazione principale. Nel modello 730/2026 il tema richiede una verifica in più, perché il rigo E7 non basta più da solo: per i mutui oggetto di surroga, accollo, subentro o rinegoziazione conta anche la data del nuovo atto, da cui dipende il codice da indicare in dichiarazione e, nei redditi più alti, l’eventuale ingresso nel nuovo limite complessivo alle detrazioni.

Surroga e rinegoziazione restano detraibili nel 730

La detrazione degli interessi passivi del mutuo resta pari al 19% per i finanziamenti ipotecari contratti per l’acquisto dell’abitazione principale, entro il limite ordinario di 4.000 euro annui di interessi, oneri accessori e quote di rivalutazione. La regola vale anche quando il contratto originario viene modificato attraverso una rinegoziazione oppure sostituito tramite surroga, purché restino rispettati i requisiti previsti dall’articolo 15 del TUIR per l’immobile adibito ad abitazione principale.

Il contenuto deve restare distinto dalla disciplina generale sulla detrazione mutuo nel 730, che presidia tutti i casi agevolabili. Qui il focus è più stretto: riguarda il trattamento fiscale degli interessi dopo la modifica del finanziamento, il calcolo della quota ammessa e i codici da usare nel modello 730/2026 o nel modello Redditi PF 2026.

La rinegoziazione si calcola sul capitale residuo

Con la rinegoziazione del mutuo banca e mutuatario modificano alcune condizioni del contratto in essere, ad esempio tasso, durata o rata, lasciando invariati le parti originarie e l’immobile concesso in garanzia. In questo caso la detrazione spetta nei limiti della quota residua di capitale alla data della rinegoziazione, maggiorata degli eventuali oneri collegati.

Nel calcolo rientrano le rate scadute e non pagate, il rateo di interessi del semestre in corso, gli oneri connessi all’estinzione anticipata e le altre spese direttamente legate alla nuova struttura del finanziamento, sempre entro i limiti ordinari della detrazione prevista per il mutuo prima casa.

percentuale detraibile = 100 x (capitale residuo del mutuo originario + oneri correlati) / importo del mutuo rinegoziato

La percentuale ottenuta si applica agli interessi passivi pagati nell’anno e agli oneri accessori ammessi. Se l’importo rinegoziato coincide con il debito residuo agevolabile, il calcolo resta lineare. Se invece l’operazione incorpora somme ulteriori rispetto al finanziamento originario, la parte eccedente resta fuori dalla detrazione.

La surroga mantiene il beneficio fiscale sul mutuo

La surroga del mutuo comporta il trasferimento del finanziamento a un’altra banca, con estinzione del contratto originario e accensione di un nuovo mutuo. Ai fini della detrazione, il beneficio fiscale continua a essere riconosciuto senza tener conto dell’intervallo tra l’acquisto dell’abitazione e il nuovo finanziamento, a condizione che l’operazione riguardi il mutuo originario per l’abitazione principale.

Anche nella surroga la quota agevolabile resta agganciata al capitale residuo del vecchio mutuo, aumentato delle spese e degli oneri accessori collegati all’estinzione del finanziamento precedente e all’accensione del nuovo. Una surroga con liquidità aggiuntiva richiede quindi la separazione della parte riferibile al debito residuo dalla quota ulteriore, che resta esclusa dalla detrazione.

Codici 2026 al rigo E7 per il mutuo prima casa

Nel modello 730/2026 gli interessi passivi per mutui ipotecari destinati all’acquisto dell’abitazione principale vanno indicati nel rigo E7 del Quadro E. Nel modello Redditi PF 2026 il riferimento parallelo è il rigo RP7 del Quadro RP. La novità riguarda la colonna del codice, che distingue i mutui in base alla data di stipula o alla data dell’atto di accollo, subentro o rinegoziazione.

Codice Quando si usa Rigo
7 Mutui ipotecari per acquisto dell’abitazione principale stipulati fino al 31 dicembre 2021 E7 o RP7
48 Mutui stipulati dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2024 e atti di accollo, subentro o rinegoziazione intervenuti nello stesso periodo E7 o RP7
57 Mutui stipulati dal 1° gennaio 2025 e atti di accollo, subentro o rinegoziazione intervenuti dalla stessa data E7 o RP7

Per le operazioni intervenute dal 2025, il codice 57 assume rilievo anche rispetto al nuovo riordino delle detrazioni. Per i mutui stipulati o modificati fino al 31 dicembre 2024, invece, gli interessi passivi restano fuori dal massimale introdotto per gli oneri detraibili dei contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro.

Redditi oltre 75mila euro e limite alle detrazioni

Dal periodo d’imposta 2025, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro, alcune spese detraibili entrano in un massimale calcolato in base al reddito e al numero di figli fiscalmente a carico. Gli interessi su mutui contratti fino al 31 dicembre 2024 restano esclusi da questo calcolo, mentre gli interessi dei mutui dal 2025, identificati dal codice 57, rientrano nel nuovo riordino.

La verifica incide soprattutto su chi ha effettuato una rinegoziazione dal 1° gennaio 2025 o ha acceso un nuovo mutuo dopo una surroga nello stesso periodo. In questi casi va controllato il codice indicato dalla banca nella Certificazione degli interessi e quello riportato nella dichiarazione precompilata, perché un codice errato può alterare il calcolo del massimale.

Precompilata, dati bancari e verifiche prima dell’invio

Nel modello 730 precompilato, gli interessi passivi possono essere già presenti sulla base dei dati trasmessi dalla banca. Il dato va comunque controllato, soprattutto dopo surroga, rinegoziazione, accollo o subentro, perché l’Agenzia delle Entrate può esporre alcune informazioni nel prospetto informativo senza inserirle direttamente in dichiarazione se risultano incomplete o incongruenti.

Il controllo parte da tre dati essenziali:

  • la data del contratto originario e dell’eventuale nuovo atto di surroga, accollo, subentro o rinegoziazione;
  • la quota di capitale residuo al momento della modifica del mutuo o dell’accensione del nuovo finanziamento;
  • la certificazione annuale della banca con interessi passivi, oneri accessori e codice onere comunicato al Fisco.

Per conservare il diritto alla detrazione mutuo prima casa, il contribuente deve tenere contratto di mutuo, rogito di acquisto, atto di surroga o rinegoziazione, piano di ammortamento aggiornato e certificazione degli interessi rilasciata dalla banca. In caso di controllo, questi documenti servono a dimostrare sia la destinazione dell’immobile ad abitazione principale sia la quota effettivamente detraibile.

Altri mutui detraibili nei righi E8, E9 ed E10

La stessa logica temporale riguarda anche gli altri mutui con interessi detraibili. I mutui ipotecari per costruzione o ristrutturazione dell’abitazione principale usano i codici 10, 46 e 55 nei righi da E8 a E10, in base alla data del contratto. I prestiti e mutui agrari usano invece i codici 11, 47 e 56.

Il mutuo ipotecario per acquisto dell’abitazione principale è il caso più frequente nelle operazioni di surroga e rinegoziazione. Gli altri mutui vanno richiamati solo per evitare errori di compilazione nei casi in cui il finanziamento originario riguardi costruzione, ristrutturazione o attività agricola.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 10:09:01 +0000
PNRR
Fondi PNRR da trasformare in riforme e investimenti entro il 2026
Fondi PNRR, nona rata all'Italia da spendere entro il 2026 per riforme e investimenti che coinvolgono famiglie e imprese: focus su cantieri, digitale, rinnovabili e sanità.

La nona rata PNRR vale 12,8 miliardi di euro e porta a circa 166 miliardi le risorse europee erogate all’Italia, pari all’85% del Piano. I fondi finanziano riforme e investimenti che riguardano imprese, lavoro, cantieri, digitale, rinnovabili, sanità, studentati e reti, con la fase finale concentrata sulla spesa e sulla chiusura dei progetti entro il 2026.

I fondi PNRR da investire per cantieri, imprese e servizi

Da un lato, l pagamento da 12,8 miliardi riguarda obiettivi maturati prima della richiesta italiana e valutati dalla Commissione UE. Nel pacchetto rientra infatti la digitalizzazione di 7,75 milioni di fascicoli giudiziari, il Fascicolo Sanitario Elettronico attivo per l’85% dei medici di base, l’ammodernamento tecnologico di 280 strutture sanitarie, il programma GOL per oltre 3 milioni di beneficiari, il potenziamento di 326 Centri per l’Impiego e la formazione di almeno 600.000 persone.

Accanto ai risultati già certificati, la nona rata include anche fondi e strumenti che alimentano investimenti ancora da portare a terra: alloggi per studenti, banda ultra-larga, infrastrutture idriche, contratti di filiera, Parco Agrisolare e rinnovabili. Qui la partita riguarda bandi, contratti, accordi con i beneficiari e avanzamento dei lavori. La decima rata entra in gioco dopo, come ultima verifica europea sul completamento del Piano.

Dai fondi incassati ai pagamenti da certificare

Secondo il monitoraggio parlamentare su dati ReGiS, al 28 febbraio 2026 i pagamenti dichiarati dalle amministrazioni titolari ammontano a 113,5 miliardi di euro. Alla stessa data risultano 384.073 progetti conclusi, 235.418 in corso e una quota molto ridotta ancora da attivare o da aggiornare nella banca dati.

Questo scarto tra risorse europee ottenute e pagamenti già dichiarati lascia ben comprendere dove si giocherà la partita nei prossimi mesi. I fondi sono in larga parte assicurati ed ora l’attenzione si sposta su contratti, beneficiari finali, avanzamento dei progetti e rendicontazione. Sta qui la differenza tra finanziamento autorizzato e beneficio percepito da cittadini, imprese e territori.

I nuovi strumenti dopo la revisione del Piano

La revisione del PNRR ha dato spazio a quattro nuovi strumenti finanziari, scelti per sostenere investimenti che richiedono capitale privato e tempi più lunghi rispetto alla normale scadenza del Piano:

  • il Fondo per le infrastrutture idriche vale 1 miliardo di euro e punta a rafforzare reti e approvvigionamento idrico;
  • il Dispositivo per il Parco Agrisolare vale 788,8 milioni e sostiene impianti fotovoltaici e interventi collegati nel settore agricolo e agroindustriale;
  • il Fondo Nazionale per la Connettività vale 733,4 milioni e finanzia reti a banda ultra-larga nelle aree a fallimento di mercato;
  • il Fondo per gli alloggi destinati agli studenti vale 599 milioni e punta a nuovi posti letto a prezzi calmierati.

La caratteristica comune è la trasformazione dei fondi PNRR in leve di investimento. Le risorse vengono trasferite a soggetti attuatori o partner finanziari, come Invitalia, GSE o Cassa Depositi e Prestiti, con l’obiettivo di arrivare a contratti vincolanti con i beneficiari finali. In questo schema, il completamento materiale delle opere può estendersi oltre il termine europeo di agosto 2026.

Agricoltura e filiere produttive attirano nuova finanza

Il capitolo agricolo è uno dei più vicini alle imprese. Il Fondo Rotativo Contratti di Filiera è stato incrementato di 2 miliardi e arriva a 4 miliardi complessivi, con interventi rivolti ad agroalimentare, pesca, acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo. Il canale passa da ISMEA e combina sovvenzioni e prestiti agevolati per rafforzare investimenti lungo le filiere.

Nel Parco Agrisolare, la nona rata conferma l’entrata in vigore dell’accordo attuativo della facility affidata al GSE. Il collegamento con il Bando Parco Agrisolare 2026 è diretto: le risorse sostengono installazione di impianti fotovoltaici su coperture agricole, interventi complementari e progetti capaci di ridurre i costi energetici delle aziende senza nuovo consumo di suolo.

Lavoro, formazione e competenze digitali sotto osservazione

Tra gli obiettivi della nona rata rientra il programma GOL, Garanzia di occupabilità dei lavoratori. I beneficiari risultano oltre 3 milioni, sopra il target previsto, mentre le persone formate superano quota 675.000, con più di 440.000 percorsi sulle competenze digitali. È un dato che rafforza il lato quantitativo della misura e apre una verifica sulla qualità dei percorsi attivati. Il dossier parlamentare collega il PNRR anche alla pubblicazione degli elenchi dei beneficiari selezionati per programmi formativi, incluso il Fondo Nuove Competenze per la formazione nelle imprese. Per le aziende, la verifica riguarda l’aggancio tra risorse per la formazione, fabbisogni reali e profili richiesti dalla transizione digitale e verde.

Sanità digitale e giustizia, servizi ai cittadini

Il via libera europeo certifica anche risultati di servizio. Il Governo richiama la digitalizzazione di 7.750.000 fascicoli giudiziari, l’attuazione del Fascicolo Sanitario Elettronico per l’85% dei medici di base e l’ammodernamento tecnologico e digitale di 280 strutture sanitarie. Sono interventi meno visibili di una grande opera, eppure incidono sui tempi di accesso a referti, pratiche, archivi e prestazioni.

Nella giustizia amministrativa viene indicata anche la riduzione dell’85% dell’arretrato presso TAR e Consiglio di Stato. Per imprese e professionisti, questo capitolo ha un valore economico immediato: una giustizia più rapida riduce incertezza su appalti, autorizzazioni, contenziosi e investimenti bloccati da tempi amministrativi troppo lunghi.

Housing e reti digitali alla prova dei fatti

Il Fondo Student Housing è uno dei casi più rilevanti. La misura vale 599 milioni, sarà affidata a Cassa Depositi e Prestiti e prevede una sovvenzione massima di 20.000 euro per ciascun nuovo posto letto. L’obiettivo associato è la realizzazione di 30.000 posti letto entro il 31 agosto 2026, dentro un disegno complessivo che mira a 60.000 posti per studenti universitari.

Sulla connettività, il Fondo Nazionale interviene nelle aree dove il mercato da solo non garantisce copertura adeguata. Il meccanismo prevede una procedura competitiva e almeno il 30% di cofinanziamento privato sul costo complessivo del progetto. Per imprese e territori, il tema riguarda la velocità della rete e l’accesso effettivo a servizi digitali, cloud, pagamenti, sanità e pubblica amministrazione online.

Più controlli su contratti e beneficiari

La nona rata chiude la stagione dell’attesa europea e apre quella più difficile: dimostrare che le risorse arrivino a opere, imprese, servizi e persone. Il Decreto PNRR ha già rafforzato la cornice di semplificazione amministrativa, identità digitale, sanità e rapporti con la PA. Resta ora la parte più delicata: trasformare i fondi già erogati in contratti firmati, pagamenti ai beneficiari, cantieri avanzati, reti attive, posti letto disponibili e servizi pubblici utilizzabili.

Si sposta il baricentro su rendicontazione, atti giuridicamente vincolanti e capacità dei soggetti attuatori di arrivare ai beneficiari finali entro le scadenze previste. In parallelo cresce il rilievo dei controlli sui fondi PNRR. La Corte dei Conti ha fissato verifiche su 69 misure per 69 miliardi, con attenzione ad avanzamento, ritardi, antifrode e corretto uso degli incentivi.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 09:59:03 +0000
Sicurezza Informatica
Attacco hacker alla PA: il caso IBM riapre il dossier sulla sicurezza dei fornitori
Dopo l’attacco a Sistemi Informativi, IBM conferma il contenimento della minaccia hacker. ACN verifica origine e dati ma sale la tensione tra i fornitori digitali nella NIS2.

Un attacco informatico a Sistemi Informativi, società controllata da IBM e fornitore tecnologico della Pubblica amministrazione, porta la sicurezza dei servizi digitali statali dentro la filiera. L’incidente, rivelato da Repubblica-Italian Tech e poi confermato da IBM, risulta contenuto e con servizi ripristinati, mentre l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) lavora sull’origine della violazione e sui dati eventualmente coinvolti. Per PA e imprese che lavorano con enti pubblici, il problema immediato riguarda accessi, contratti cloud, fornitori rilevanti NIS2 e comunicazioni verso clienti e autorità.

Attacco hacker a Sistemi Informativi, servizi PA sotto verifica

Secondo la ricostruzione giornalistica, Sistemi Informativi sarebbe stata violata per diversi giorni. La società, controllata da IBM, è attiva nella progettazione e realizzazione di soluzioni IT e gestisce infrastrutture tecnologiche utilizzate dalla Pubblica amministrazione e da grandi aziende. Restano da accertare l’ampiezza dell’accesso, la durata effettiva dell’intrusione e l’eventuale sottrazione di dati.

La società madre ha confermato di aver individuato e contenuto un incidente di sicurezza informatica, attivando i protocolli interni di risposta e coinvolgendo esperti di cybersecurity. I sistemi interessati risultano stabilizzati e i servizi ripristinati, con monitoraggio ancora in corso e supporto ai clienti coinvolti.

IBM conferma il contenimento e ACN avvia le verifiche

Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha indicato l’attivazione delle procedure previste dalla normativa per definire origine e possibile estensione dell’attacco. L’ACN è stata chiamata a verificare quali elementi dei sistemi coinvolti possano essere stati violati e quali misure servano per tutelare dati e continuità dei servizi.

Quando un fornitore gestisce piattaforme usate da amministrazioni e grandi organizzazioni, l’analisi deve ricostruire tempi di accesso, privilegi concessi, sistemi collegati e dati trattati. La domanda centrale per gli enti clienti riguarda la possibilità che l’intrusione abbia interessato ambienti condivisi, credenziali, flussi documentali o basi dati collegate.

Salt Typhoon e la pista del cyber-spionaggio

La pista indicata dalla ricostruzione giornalistica porta a Salt Typhoon, nome associato a campagne internazionali di cyber-spionaggio legate alla Cina. L’attribuzione resta affidata agli accertamenti ufficiali, perché nelle violazioni su infrastrutture critiche la provenienza dell’attacco viene confermata solo attraverso analisi tecniche, indicatori di compromissione e cooperazione tra autorità.

Un attacco contro un fornitore tecnologico della PA può consentire accessi indiretti a sistemi pubblici e privati, sfruttando la fiducia riposta nei partner IT. Per questo la sicurezza della filiera digitale diventa parte della sicurezza dei servizi pubblici, oltre che della tutela dei dati trattati da imprese e amministrazioni.

Fornitori digitali e NIS2, la vulnerabilità corre lungo la filiera

Il caso arriva mentre la disciplina NIS2, recepita in Italia con il Dlgs 138/2024, sta spostando l’attenzione anche sui fornitori rilevanti. Le regole ACN aggiornate prevedono che i soggetti interessati comunichino nella piattaforma nazionale le informazioni sui fornitori della propria catena di approvvigionamento, quando i servizi erogati incidono sulla sicurezza dei sistemi informativi.

Per la Pubblica Amministrazione, il collegamento con le regole per il cloud pubblico nella PA è diretto: qualificazione dei servizi, requisiti di sicurezza, affidabilità delle infrastrutture e tracciabilità dei rapporti con operatori esterni diventano criteri da verificare anche dopo la firma dei contratti. La sicurezza del fornitore conta quanto la sicurezza interna dell’ente.

PA e imprese a rischio di continuità digitale

Per le amministrazioni, la priorità riguarda il controllo sui servizi erogati da terzi e sui dati trattati nei sistemi condivisi. Per le imprese che vendono tecnologia, consulenza, cloud, software o servizi digitali alla PA, il caso Sistemi Informativi mostra quanto la continuità digitale sia ormai parte della reputazione industriale e della capacità di mantenere rapporti con clienti pubblici e privati.

Per le piccole e medie imprese inserite nelle filiere più esposte, i dati sul Cyber Index PMI e sulla maturità digitale delle imprese italiane segnalano una crescita della consapevolezza, con ampie differenze nella capacità di presidiare rischio cyber, backup, formazione interna, risposta agli incidenti e coperture assicurative.

Le verifiche su dati, accessi e contratti

Dopo un incidente che coinvolge un fornitore tecnologico, PA e aziende clienti devono verificare elementi tracciabili e documentabili seguendo la classica checklist:

  • ricostruire la timeline dell’incidente e i servizi effettivamente coinvolti;
  • controllare gli accessi privilegiati concessi al fornitore e le eventuali connessioni con sistemi interni;
  • verificare la classificazione dei dati trattati nei servizi affidati all’esterno;
  • aggiornare l’elenco dei fornitori rilevanti richiesto dalla disciplina NIS2;
  • preparare comunicazioni coerenti verso clienti, utenti e autorità, evitando rassicurazioni premature.

Per le PMI attive nelle forniture digitali, le indicazioni ACN per la sicurezza IT nelle PMI restano una base utile per rafforzare autenticazione, backup, cifratura, formazione dei dipendenti, controllo dei privilegi e preparazione alla risposta agli incidenti. La differenza, nelle gare e nei rapporti con clienti pubblici, sarà sempre più legata alla capacità di dimostrare il presidio della sicurezza lungo tutta la filiera.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 09:29:20 +0000
Mutui
Detrazione mutuo nel 730/2026: nuovi codici e tetto per i redditi alti
Detrazione interessi mutuo prima casa nel 730/2026: nuovi codici per rigo E7, regole invariate e tetto per redditi sopra 75mila euro.

Nel modello 730/2026 la detrazione degli interessi passivi del mutuo è tra le agevolazioni più utilizzate dai contribuenti italiani, con un risparmio IRPEF massimo di 760 euro l’anno per la prima casa. Per effetto del riordino delle detrazioni applicate per la prima volta nella dichiarazione dei redditi 2026, però, i codici da indicare nel quadro E da quest’anno cambiano in base all’anno di stipula del mutuo e, per chi ha un reddito superiore a 75mila euro, per i mutui accesi dal 2025 in poi si applicano il nuovo tetto complessivo.

Verificare la data del proprio contratto è il primo passo per compilare correttamente.

Chi ha diritto alla detrazione e su quali mutui

La detrazione spetta nella misura del 19% degli interessi passivi, degli oneri accessori e delle quote di rivalutazione, fino a un massimo di 4.000 euro di spesa annua per i mutui ipotecari sull’acquisto dell’abitazione principale. Il beneficio non è limitato alla prima casa in senso stretto: la norma fa riferimento all’abitazione nella quale il contribuente o un suo familiare dimora abitualmente, a condizione che l’immobile sia adibito a tale uso entro un anno dall’acquisto.

Requisiti soggettivi obbligatori: il contribuente deve essere contemporaneamente intestatario del mutuo e titolare di un diritto di proprietà sull’immobile. In caso di mutuo cointestato, ciascun intestatario detrae la propria quota di interessi, con un massimale individuale corrispondente alla propria percentuale sul contratto.

Unica eccezione: se uno dei due coniugi è fiscalmente a carico dell’altro, chi sostiene l’intera spesa può detrarre per intero entrambe le quote.

La detrazione si applica anche in altri casi specifici: mutui ipotecari stipulati prima del 1993 su immobili diversi dalla prima casa (con limite di 2.065,83 euro per intestatario); mutui non ipotecari del 1997 per interventi di manutenzione, restauro e ristrutturazione; mutui ipotecari dal 1998 per la costruzione o ristrutturazione edilizia dell’abitazione principale (con limite di 2.582,28 euro). Per questi casi si utilizzano codici e righi diversi da quelli della prima casa, illustrati nella sezione successiva.

Non sono invece detraibili gli interessi su immobili situati all’estero, né quelli su mutui rimborsati dall’azienda come fringe benefit nella misura in cui sono stati coperti dal datore di lavoro.

I codici 2026 al rigo E7 per mutuo prima casa

Gli interessi passivi del mutuo ipotecario per l’acquisto dell’abitazione principale si inseriscono al rigo E7, Sezione I del 730/2026. Dal 2026, in questo rigo è obbligatorio indicare anche un codice che identifica l’anno di stipula del contratto: la distinzione è necessaria per separare i mutui soggetti al nuovo tetto del riordino da quelli che ne sono esclusi. Errori sul codice possono comportare un calcolo automatico errato della detrazione spettante.

Codice Anno di stipula del mutuo Riordino detrazioni (redditi >75k)
7 Fino al 31 dicembre 2021 Escluso — detrazione piena
48 Dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2024 Escluso — detrazione piena
57 Dal 1° gennaio 2025 Incluso nel tetto per redditi >75k

In caso di surroga, rinegoziazione, accollo o subentro, la data da considerare è quella del nuovo atto e non quella del mutuo originario. Chi l’anno scorso ha rinegoziato un mutuo precedente al 2025 deve quindi utilizzare il codice 57 e applicare le relative regole sul riordino.

Altri mutui detraibili: i codici nei righi E8-E10

Per le tipologie diverse dall’acquisto della prima casa, gli interessi si inseriscono nei righi da E8 a E10 con il codice corrispondente alla fattispecie e all’anno di stipula. Anche qui i codici si moltiplicano dal 2026 per effetto del riordino. La tabella riepiloga le casistiche principali.

Codice Tipologia mutuo Anno di stipula
8 Mutui ipotecari pre-1993 per immobili diversi dall’abitazione principale Prima del 1993
9 Mutui 1997 per manutenzione, restauro e ristrutturazione 1997
10 Costruzione o ristrutturazione abitazione principale Dal 1998 al 31/12/2021
46 Costruzione o ristrutturazione abitazione principale Dal 1/1/2022 al 31/12/2024
55 Costruzione o ristrutturazione abitazione principale Dal 1° gennaio 2025
11 Prestiti e mutui agrari Fino al 31/12/2021
47 Prestiti e mutui agrari Dal 1/1/2022 al 31/12/2024
56 Prestiti e mutui agrari Dal 1° gennaio 2025

Per i mutui di costruzione e ristrutturazione, il limite di detrazione è pari a 2.582,28 euro annui — inferiore rispetto ai 4.000 euro dell’acquisto prima casa. La detrazione per costruzione e ristrutturazione è cumulabile con quella per l’acquisto della prima casa esclusivamente durante il periodo dei lavori e nei sei mesi successivi alla loro conclusione: trascorso questo termine, il contribuente deve scegliere quale delle due detrazioni applicare.

Mutuo con tetto alle detrazioni per redditi oltre 75mila euro

La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto un tetto complessivo alle detrazioni fiscali per i contribuenti con reddito superiore a 75.000 euro, in vigore per la prima volta nel 730/2026. Il meccanismo — disciplinato dal nuovo art. 16-ter del TUIR — calcola un importo massimo di spese agevolabili in base al reddito e al numero di figli a carico, con due fasce: da 75.001 a 100.000 euro di reddito la base è 14.000 euro; oltre i 100.000 euro la base è 8.000 euro. Entrambi gli importi vengono moltiplicati per un coefficiente legato ai figli (0,50 senza figli; 0,70 con un figlio; 0,85 con due figli; 1,00 con tre o più figli o in presenza di un figlio con disabilità).

Per i mutui, la regola più importante riguarda la data di stipula del contratto. Gli interessi passivi su mutui stipulati entro il 31 dicembre 2024 — codici 7 e 48 al rigo E7, codici 10 e 46 ai righi E8-E10 — sono espressamente esclusi dal tetto del riordino: la detrazione spetta per intero a prescindere dal livello di reddito. Solo i mutui stipulati dal 1° gennaio 2025 in poi (codice 57 per l’acquisto prima casa, codice 55 per ristrutturazione) rientrano nel computo del tetto massimo insieme alle altre spese detraibili.

Chi ha un reddito sopra la soglia e ha stipulato un mutuo nel 2025 deve quindi valutare con attenzione quali oneri includere nel tetto disponibile, tenendo conto che le aliquote di detrazione variano da voce a voce: privilegiare le spese con aliquota più alta massimizza il beneficio complessivo.

Nel precompilato, l’Agenzia delle Entrate calcola il riordino in automatico. Chi preferisce gestirlo manualmente può barrare la casella «Riordino delle detrazioni non automatizzato» nell’intestazione del Quadro E, e selezionare autonomamente gli oneri da includere nel tetto.

Verifiche preventive nel 730 precompilato

Gli interessi passivi del mutuo sono tra i dati che le banche trasmettono all’Agenzia delle Entrate e che compaiono quindi nel precompilato. Chi accetta il 730 senza modifiche non è soggetto a controlli documentali sulle voci precaricate. Tuttavia, prima di confermare, è opportuno verificare due elementi: che l’importo degli interessi corrisponda esattamente a quanto indicato nella certificazione degli interessi passivi rilasciata dalla banca; e che il codice indicato nel rigo E7 sia corretto rispetto all’anno di stipula del contratto.

Un codice errato — ad esempio 48 invece di 57 per un mutuo del 2025 — può escludere dal tetto un onere che vi rientra, o viceversa produrre un calcolo del riordino non ottimale.

Il precompilato non inserisce automaticamente gli interessi quando la banca non ha ancora trasmesso i dati, o quando sussistono incongruenze con la dichiarazione precedente (ad esempio, nessun immobile adibito ad abitazione principale nell’anno precedente pur con un mutuo in corso da almeno due anni). In questi casi la voce compare nel prospetto informativo e deve essere inserita manualmente dal contribuente.

Documenti da conservare

Per fruire della detrazione è necessario conservare la documentazione fino al 31 dicembre 2031, termine entro cui l’Agenzia delle Entrate può richiedere verifiche sul 730/2026. I documenti essenziali sono:

  • la certificazione degli interessi passivi rilasciata dalla banca, disponibile sull’area clienti online o inviata per posta tra marzo e aprile;
  • il contratto di mutuo originario, da cui risulti data di stipula e finalità (acquisto, costruzione, ristrutturazione);
  • il rogito di acquisto dell’immobile;
  • per rinegoziazione, surroga o accollo, il contratto relativo al nuovo atto con la data ai fini del codice da utilizzare;
  • per costruzione o ristrutturazione, la documentazione relativa all’inizio e alla fine dei lavori, ai fini della verifica della cumulabilità con la detrazione per l’acquisto.

Data articolo: Mon, 04 May 2026 09:06:36 +0000
Misure per famiglie
Università, tasse gratis fino a 32mila euro di ISEE: l’esempio apripista
L'Università di Pavia supera per prima in Italia la soglia di 30mila euro di ISEE per la no tax area: il 45% degli studenti non pagherà le tasse universitarie.

Gli studenti con ISEE non superiore a 32mila euro potranno frequentare gli studi universitari senza versare le tasse accademiche: questa opportunità è stata concessa dall’Università di Pavia, che ha alzato la soglia per beneficiare dell’iscrizione gratuita grazie a una proposta avanzata dal rettore Alessandro Reali e approvata dal Consiglio di amministrazione il 28 aprile 2026.

La no tax area nelle università italiane

In base alla normativa nazionale, esiste una soglia minima obbligatoria di 22mila euro di ISEE per l’esonero dal pagamento delle tasse universitarie, ma ogni ateneo può alzare ulteriormente questo limite usando risorse proprie e contributi ministeriali. Il caso di Pavia, allo stato attuale, rimane un primato nazionale in classifica:

  • con ISEE 32mila euro di soglia massima, Pavia supera i 30mila euro fissati dall’Università di Milano, di Padova, di Perugia, di Salerno e della Federico II di Napoli;
  • l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Università di Firenze e l’Università La Sapienza di Roma hanno invece impostato il limite a 24mila euro.

Il 45% di studenti universitari con esonero tasse

In base alle stime dell’ateneo, il 45% degli studenti in corso o fuori corso di un anno potrà frequentare l’università di Pavia senza pagare le tasse, percentuale decisamente superiore all’attuale 12%. Circa il 70% della platea studentesca potrà avvalersi di una riduzione delle tasse rispetto allo standard attuale.

Per calcolare la propria fascia ISEE e verificare l’accesso all’esonero è disponibile il simulatore ISEE online. Per chi non accede alla fascia di esonero, ci sono comunque anche nel 2026 numerose detrazioni e bonus universitari per studenti e famiglie.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 09:03:15 +0000
Tasse
Addizionali regionali IRPEF nel 730, aliquote ed esenzioni per Regione
Aliquote addizionali IRPEF nel 730 con esenzioni e detrazioni per ogni Regione. I dati del MEF per il calcolo del saldo 2025 e dell'acconto 2026 in dichiarazione dei redditi.

Nel 730/2026 le addizionali regionali IRPEF incidono in modo rilevante sul carico fiscale, con differenze marcate tra territori. Il quadro attuale è caratterizzato da un disallineamento: l’IRPEF nazionale è ormai stabilizzata su tre scaglioni, mentre le Regioni possono ancora applicare strutture diverse, mantenendo in alcuni casi aliquote articolate su più fasce di reddito. Per il saldo 2025 e l’acconto 2026 convivono quindi modelli differenti, con Regioni che hanno già semplificato le aliquote e altre che utilizzano ancora schemi precedenti e che, in base alla disciplina transitoria sulle addizionali IRPEF con vecchie aliquote prorogate (vale lo stesso discorso per le addizionali comunali IRPEF nel 730/2026).

CALCOLO IRPEF 2026

Di seguito, vediamo dunque il dettaglio completo delle aliquote regionali IRPEF e delle principali differenze territoriali utili per il calcolo nel 730, alla luce delle nuove regole IRPEF per scaglioni e detrazioni, distinguendo Regioni già allineate al modello semplificato, territori con aliquote progressive e casi in cui l’addizionale pesa di più sui redditi medio-alti.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 08:35:27 +0000
Pagamenti Elettronici
BANCOMAT Pay su App IO per pagare avvisi, tributi e contributi con pagoPA
App IO integra BANCOMAT Pay per i pagamenti pagoPA: un'opzione in più per saldare tributi, contributi e avvisi verso la PA direttamente dallo smartphone.

Dal 30 aprile 2026 gli utenti di App IO possono saldare gli avvisi pagoPA anche con BANCOMAT Pay, il servizio digitale del principale circuito di pagamento italiano. Per cittadini, professionisti, Partite IVA e imprese che effettuano o gestiscono adempimenti verso la Pubblica Amministrazione, significa disporre di un metodo di pagamento familiare in più, senza dover uscire dall’app.

BANCOMAT Pay tra i pagamenti pagoPA su App IO

Su App IO, la piattaforma pagoPA è l’infrastruttura di riferimento per i pagamenti verso gli enti pubblici, che adesso all’elenco aggiornato dei metodi disponibili — carte di credito e debito, PayPal, Satispay, MyBank — comprende anche  BANCOMAT Pay come canale abilitato per le transazioni pagoPA. Come funziona? L’utente apre l’avviso di pagamento in App IO, seleziona BANCOMAT Pay tra le opzioni disponibili e completa l’operazione senza dover aprire altre app esterne o portali separati. Anche la ricevuta rimane salvata nello storico dell’app.

A rendere possibile l’integrazione è FlowPay, che opera come intermediario tecnico tra l’applicazione, la piattaforma pagoPA, il circuito BANCOMAT Pay e l’ente creditore destinatario del versamento. Il modello ricalca quello già sperimentato per i pagamenti digitali alla PA tramite pagoPA, dove l’interoperabilità tra sistemi diversi è la vera sfida tecnica da risolvere.

Per gli utenti, pagamenti alla PA immediati

Oltre ai benefici pratici per i cittadini privati, i vantaggi sono evidenti anche per chi gestisce un’attività o uno studio professionale, per i quali i pagamenti verso la PA assumono spesso la veste di adempimenti ricorrenti: tributi locali, contributi, sanzioni amministrative, rette per servizi pubblici, avvisi da enti locali. Chi utilizza già il circuito BANCOMAT Pay per i trasferimenti quotidiani non deve ricorrere a strumenti separati o credenziali di carta diverse. L’operazione si completa nell’ambiente già noto, con lo stesso livello di tracciabilità e sicurezza garantito dalla piattaforma pagoPA.

L’aggiornamento si inserisce in un percorso di digitalizzazione dei pagamenti pubblici che nel 2026 ha registrato diverse accelerazioni: dall’integrazione del modello F24 con pagoPA alla precompilata IMU accessibile via App IO, fino alle notifiche fiscali con valore legale dell’Agenzia delle Entrate direttamente sullo smartphone. Ogni tappa amplia il perimetro di ciò che si può gestire da un unico punto di accesso digitale, riducendo il ricorso agli sportelli fisici.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 08:27:38 +0000
IRPEF
Addizionali comunali IRPEF nel 730/2026: le città con le aliquote più alte
Dal prospetto per il 730/2026 emergono aliquote comunali IRPEF nei capoluoghi fino all’1,2% e soglie di esenzione oltre 20mila euro.

Nel 730/2026 le addizionali comunali IRPEF incidono sui rimborsi fiscale con differenze ampie da un capo all’altro dello Stivale: è quanto emerge dall’analisi del prospetto delle aliquote per il saldo 2025 e l’acconto 2026, allegato alle istruzioni del modello. Si va dai Comuni a zero IRPEF come Bolzano e Trento fino a città con aliquote oltre lo 0,8% tra cui Roma, Napoli, Palermo, Torino, Genova, Salerno, Brindisi e Vibo Valentia. Sul versante esenzioni, invece, non mancano le sosprese. Vediamo in dettaglio l’elenco delle aliquote di tutti i capoluoghi di provincia e le agevolazioni previste.

Addizionale comunale IRPEF nel 730/2026

L’addizionale comunale IRPEF viene applicata al reddito imponibile del contribuente in base al Comune di riferimento e confluisce nella dichiarazione dei redditi insieme all’IRPEF nazionale e all’addizionale regionale. Nel modello 730/2026 il prospetto serve per determinare il saldo 2025 e l’acconto 2026, con aliquote uniche oppure differenziate per scaglioni.

CALCOLO IRPEF 2026

La tabella annuale distingue due modelli di aliquote progressive: i quattro scaglioni fino a 15.000 euro, da oltre 15.000 a 28.000 euro, da oltre 28.000 a 50.000 euro e oltre 50.000 euro; oppure i tre scaglioni fino a 28.000 euro, da oltre 28.000 a 50.000 euro e oltre 50.000 euro.

Il doppio binario dipende dalla disciplina transitoria introdotta dalla Legge di Bilancio 2025. Pur essendo l’IRPEF nazionale passata stabilmente a tre scaglioni, i Comuni possono infatti determinare, per gli anni d’imposta 2025, 2026 e 2027, aliquote differenziate dell’addizionale comunale sulla base degli scaglioni precedenti. Per questo nel prospetto del 730/2026 convivono Comuni con aliquota unica, Comuni allineati ai tre scaglioni IRPEF e Comuni che conservano la struttura a quattro fasce.

Capoluoghi con aliquote comunali IRPEF più alte

Tra i capoluoghi e co-capoluoghi estratti dal prospetto, le aliquote più alte arrivano all’1,2%. La soglia riguarda Brindisi e Vibo Valentia con aliquota unica, mentre Alessandria, Genova e Torino arrivano allo stesso valore nello scaglione più alto. Lecce applica l’1,2% sui due scaglioni superiori, mentre Salerno si colloca all’1,1% con aliquota unica.

Roma resta allo 0,9% con soglia di esenzione a 14.000 euro. Napoli applica l’1% con esenzione a 12.000 euro, Palermo l’1,014% senza soglia indicata nel prospetto, Avellino l’1% con esenzione a 20.000 euro. Potenza arriva all’1% nello scaglione più alto.

Tra i grandi capoluoghi si distingue anche Milano, che applica un’aliquota unica dello 0,8%, in linea con molte città italiane ma senza articolazione per scaglioni, a differenza di altri Comuni che utilizzano aliquote crescenti fino all’1,2%.

Esenzioni più alte nei capoluoghi

Le soglie di esenzione riportate nel prospetto indicano il limite di imponibile addizionale entro cui l’addizionale comunale risulta azzerata, salvo i casi particolari descritti nella colonna di tipizzazione. Tra i capoluoghi, la soglia più alta è quella di Firenze, pari a 25.000 euro, seguita da Milano, che come detto applica l’aliquota unica dello 0,8% ma azzera l’addizionale fino a 23.000 euro di imponibile, riducendo il prelievo sui redditi medio-bassi e rendendo il confronto con altri grandi Comuni meno immediato rispetto alla sola lettura dell’aliquota.

Seguono Enna a 22.999 euro e Mantova a 22.000 euro. Oltre la soglia dei 15.000 euro compaiono anche Avellino, Gorizia, Lecco, Lodi, Pavia, Rimini, Treviso, Vicenza e altri capoluoghi con esenzioni calibrate sui redditi più bassi.

La lettura della tabella richiede attenzione perché alcune esenzioni sono generali mentre altre dipendono dal tipo di reddito, dalla pensione, dal lavoro dipendente o da condizioni familiari e personali.

Tabella addizionali comunali nei capoluoghi

Di seguito sono riportate le aliquote comunali IRPEF dei capoluoghi estratte dal prospetto per la modulistica 2026. Per completezza, la tabella include anche Barletta, Andria e Trani, oltre a Cesena e Urbino, indicati insieme ai rispettivi territori provinciali di riferimento.

Comune Addizionale comunale IRPEF Soglia esenzione
Agrigento 0,8% unica 7.499 euro
Alessandria 0,8% / 1,1% / 1,2% (3 scaglioni) —
Ancona 0,8% unica —
Aosta 0,5% unica 9.999 euro
Ascoli Piceno 0,8% unica 8.500 euro
L’Aquila 0,6% unica 15.000 euro
Arezzo 0,48% / 0,49% / 0,78% / 0,79% (4 scaglioni) 13.500 euro
Asti 0,54% / 0,78% / 0,79% (3 scaglioni) 7.500 euro
Avellino 1% unica 20.000 euro
Bari 0,8% unica 15.000 euro
Bergamo 0,8% unica —
Biella 0,8% unica —
Belluno 0,8% unica 12.000 euro
Benevento 0,8% unica —
Bologna 0,8% unica 15.000 euro
Brindisi 1,2% unica 10.000 euro
Brescia 0,8% unica 13.000 euro
Barletta 0,5% / 0,79% / 0,8% (3 scaglioni) 9.000 euro
Andria 0,8% unica 7.500 euro
Trani 0,8% unica —
Bolzano 0% unica —
Cagliari 0,66% / 0,72% / 0,78% / 0,8% (4 scaglioni) 10.000 euro
Campobasso 0,8% unica —
Caserta 0,8% unica —
Chieti 0,8% unica 7.499 euro
Caltanissetta 0,8% unica —
Cuneo 0,8% unica 15.000 euro
Como 0,8% unica 15.000 euro
Cremona 0,7% / 0,75% / 0,79% (3 scaglioni) 12.000 euro
Cosenza 0,8% unica 8.000 euro
Catania 0,8% unica —
Catanzaro 0,8% unica —
Enna 0,8% unica 22.999 euro
Forlì 0,5% / 0,65% / 0,78% / 0,8% (4 scaglioni) 15.000 euro
Cesena 0,3% / 0,5% / 0,7% / 0,8% (4 scaglioni) 7.499 euro
Ferrara 0,8% unica 12.000 euro
Foggia 0,8% unica 7.500 euro
Firenze 0,2% unica 25.000 euro
Fermo 0,8% unica —
Frosinone 0,8% unica 8.000 euro
Genova 1% / 1,1% / 1,2% (3 scaglioni) 14.000 euro
Gorizia 0,6% unica 18.000 euro
Grosseto 0,8% unica 8.500 euro
Imperia 0,8% unica —
Isernia 0,8% unica 7.499 euro
Crotone 0,8% unica —
Lecco 0,8% unica 17.000 euro
Lecce 0,8% / 0,8% / 1,2% / 1,2% (4 scaglioni) —
Livorno 0,8% unica 10.000 euro
Lodi 0,8% unica 17.000 euro
Latina 0,8% unica 10.000 euro
Lucca 0,8% unica 14.500 euro
Monza 0,8% unica 15.000 euro
Macerata 0,8% unica 12.000 euro
Messina 0,8% unica —
Milano 0,8% unica 23.000 euro
Mantova 0,8% unica 22.000 euro
Modena 0,8% unica 15.000 euro
Massa 0,8% unica 8.000 euro
Matera 0,7% unica —
Napoli 1% unica 12.000 euro
Novara 0,8% unica 10.000 euro
Nuoro 0,8% unica —
Oristano 0,6% unica 10.000 euro
Palermo 1,014% unica —
Piacenza 0,8% unica 15.000 euro
Padova 0,8% unica 15.000 euro
Pescara 0,8% unica 15.000 euro
Perugia 0,7% / 0,75% / 0,8% (3 scaglioni) 12.000 euro
Pisa 0,8% unica 15.000 euro
Pordenone 0,2% / 0,25% / 0,3% / 0,4% (4 scaglioni) 15.000 euro
Prato 0,8% unica 8.500 euro
Parma 0,8% unica 12.000 euro
Pistoia 0,8% unica 15.000 euro
Pesaro 0,8% unica —
Urbino 0,8% unica 8.000 euro
Pavia 0,8% unica 16.000 euro
Potenza 0,8% / 0,8% / 1% (3 scaglioni) —
Ravenna 0,7% / 0,75% / 0,78% / 0,8% (4 scaglioni) —
Reggio Calabria 0,8% unica —
Reggio Emilia 0,69% / 0,71% / 0,78% / 0,8% (4 scaglioni) 15.000 euro
Ragusa 0,8% unica —
Rieti 0,8% unica 14.000 euro
Roma 0,9% unica 14.000 euro
Rimini 0,2% unica 16.000 euro
Rovigo 0,8% unica 13.000 euro
Salerno 1,1% unica 10.000 euro
Siena 0,8% unica 11.000 euro
Sondrio 0,6% unica 8.000 euro
La Spezia 0,8% unica 12.000 euro
Siracusa 0,8% unica 7.500 euro
Sassari 0,8% unica —
Carbonia 0,59% / 0,6% / 0,79% / 0,8% (4 scaglioni) —
Savona 0,8% unica 10.000 euro
Taranto 0,8% unica 8.000 euro
Teramo 0,8% unica —
Trento 0% unica —
Torino 0,8% / 0,8% / 1,1% / 1,2% (4 scaglioni) 11.790 euro
Trapani 0,8% unica —
Terni 0,8% unica 13.000 euro
Trieste 0,5% unica 15.000 euro
Treviso 0,8% unica 16.000 euro
Udine 0,8% unica —
Varese 0,8% unica 12.000 euro
Verbania 0,8% unica 15.000 euro
Vercelli 0,8% unica 8.000 euro
Venezia 0,8% unica 15.000 euro
Vicenza 0,8% unica 15.125 euro
Verona 0,8% unica 15.000 euro
Viterbo 0,8% unica 8.000 euro
Vibo Valentia 1,2% unica 7.000 euro

Controlli nel 730 tra saldo e acconto

Nel 730 precompilato 2026, l’addizionale comunale può comparire nel prospetto di liquidazione con saldo dell’anno precedente e acconto dell’anno in corso. Il contribuente deve verificare Comune, aliquota, eventuale soglia di esenzione e presenza di condizioni agevolative collegate al tipo di reddito.

La tabella aiuta anche a usare correttamente il calcolo IRPEF 2026, perché l’addizionale comunale incide sul risultato finale insieme all’imposta nazionale e all’addizionale regionale. Nei Comuni con aliquote per scaglioni, la percentuale va letta in base alla fascia di reddito prevista dal prospetto.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 07:41:15 +0000
Dichiarazione dei Redditi
Online la guida ufficiale alla dichiarazione precompilata 2026 con novità e scadenze
Guida AdE alla precompilata 2026 disponibile: accesso al portale, novità sui dati precaricati e scadenze per il 730 e il Modello Redditi PF.

Con l’avvio della stagione dichiarativa 2026, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Guida 2026 in PDF alla Dichiarazione Precompilata: un documento aggiornato che accompagna contribuenti, intermediari e CAF in ogni fase della presentazione del Modello 730/2026 e del Modello Redditi PF, dall’accesso al portale fino all’invio e alle eventuali rettifiche.

Le principali novità del 2026

Per la prima volta entrano nel modello i dati del bonus elettrodomestici trasmessi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con funzione anche di controllo antiduplicazione rispetto ad altre agevolazioni sugli stessi acquisti. I contributi previdenziali INPS per artigiani e commercianti in regime forfettario sono precaricati nel Quadro LM, eliminando l’inserimento manuale. Tra i nuovi flussi informativi figurano anche le spese sportive per i figli a carico, trasmesse direttamente dalle associazioni sportive dilettantistiche.

I dati presenti nel modello

La precompilata contiene i dati già noti al Fisco: redditi da lavoro dipendente e da pensione, spese sanitarie dal Sistema Tessera Sanitaria, interessi passivi sul mutuo, premi assicurativi, contributi previdenziali, bonifici per ristrutturazioni e spese universitarie. Un prospetto informativo allegato elenca tutte le voci utilizzate e le relative fonti, consentendo di verificarne la correttezza prima di procedere.

I vantaggi della precompilata

Chi accetta il modello senza modifiche non è soggetto a controlli documentali sulle voci precaricate. Chi modifica o integra va incontro a verifica limitata ai soli dati variati. Chi presenta tramite CAF o professionista abilitato segue regole differenti, con controlli estesi anche agli oneri non modificati, ad eccezione delle spese sanitarie.

L’accesso e la scelta del modello

Per accedere alla precompilata è necessario autenticarsi nell’area riservata con SPID, CIE o CNS. Una procedura guidata aiuta a scegliere tra Modello 730 e Modello Redditi PF in base alla situazione reddituale. Per dipendenti e pensionati è disponibile anche la compilazione semplificata, con un percorso guidato in linguaggio corrente che compila automaticamente i campi del modello.

Le abilitazioni per persona di fiducia ed eredi

Dal 2026 la persona di fiducia può inviare anche la dichiarazione congiunta per conto del contribuente che l’ha abilitata e gestire le autorizzazioni in capo all’erede. Ogni contribuente può designare una sola persona di fiducia, che non può essere delegata da più di tre soggetti contemporaneamente. I rappresentanti legali accedono tramite cambio utenza nell’area riservata.

Le operazioni da fare prima dell’invio

Prima di accettare o modificare il modello è necessario verificare i dati precaricati. Chi non vuole utilizzare le spese mediche precaricate deve esercitare il diritto di opposizione tramite l’apposita procedura online: dal 2026 l’Agenzia delle Entrate ha accesso diretto ai dati del Sistema Tessera Sanitaria per i controlli formali sulle detrazioni sanitarie modificate. Le spese non precaricate — veterinarie, abbonamenti ai trasporti, spese funebri, erogazioni liberali, colf e badanti — vanno inserite manualmente. Per i contribuenti con reddito superiore a 75.000 euro la precompilata calcola automaticamente il riordino delle detrazioni, riducendo le spese con aliquota più bassa prima di quelle con aliquota più alta.

Il calendario e i canali di assistenza

Il Modello 730/2026 è consultabile dal 30 aprile, inviabile dal 14 maggio al 30 settembre. Il Modello Redditi PF è disponibile dal 20 maggio, inviabile dal 27 maggio al 2 novembre. L’Agenzia delle Entrate offre assistenza telefonica chiamando:

  • 800.90.96.96 (numero verde) da rete fissa,
  • 06.97617689 da cellulare,
  • 0039 06.45470468 dall’estero.

Tutti i dettagli sugli altri canali di assistenza fisica e digitale, sul calendario completo della stagione dichiarativa in corso, sulle istruzioni di compilazione dei modelli, sulle nuove regole ivi contenute e sulle scadenze da rispettare sono reperibili nella guida ufficiale alla dichiarazione precompilata 2026 scaricabile in PDF.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 07:31:08 +0000
Dichiarazione dei Redditi
La guida ufficiale dell’Agenzia delle Entrate alla dichiarazione precompilata 2026
Guida ufficiale AdE alla dichiarazione precompilata 2026: accesso, scadenze e novità per il Modello 730 e Redditi PF. Scarica il PDF aggiornato.

Guida dell’Agenzia delle Entrate alla dichiarazione precompilata 2026, aggiornata ad aprile 2026. Il documento illustra le modalità di accesso al portale, la scelta tra Modello 730 e Modello Redditi PF, le novità della stagione dichiarativa, il calendario delle scadenze e i canali di assistenza disponibili.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 07:20:47 +0000
Pensioni
Pensione contributiva: calcolo assegno, formula e coefficienti aggiornati
Pensione contributiva: metodo di calcolo, montante individuale, rivalutazione, coefficienti 2026, formula ed esempi per stimare la pensione annua e mensile.

Il calcolo della pensione contributiva ruota attorno a tre dati: contributi accreditati, rivalutazione del montante e coefficiente legato all’età di uscita. Nel 2026 le pensioni con decorrenza nell’anno applicano il tasso di capitalizzazione del 2025, pari al 4,0445%, mentre restano validi i coefficienti di trasformazione 2025-2026.

Per chi ha carriere discontinue, redditi variabili, periodi da autonomo o contributi dopo il 1995, spieghiamo di seguito – con tutte le regole e gli esempi pratici – la formula per comprendere  simulazioni INPS ed il calcolo della pensione online mettendo a confronto opzioni e requisiti.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 07:04:05 +0000
Edilizia
Superbonus nel 730/2026: general contractor puro fuori dalle detrazioni
I costi sostenuti per l'attività di coordinamento di lavori edilizi e prestazioni professionali non sono ammessi al Superbonus: risoluzione Agenzia delle Entrate.

Con la risoluzione 17/2026 del 29 aprile 2026, l’AdE chiude la disputa che dura da mesi e che riguarda le imprese che hanno operato come general contractor nei cantieri del Superbonus. Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate hanno finora contestato la detraibilità del loro margine nei lavori eseguiti in subappalto, ritenendo il corrispettivo dell’appaltatore un compenso come coordinamento e come tale escluso dall’agevolazione.

Il nuovo provvedimento di prassi distingue in modo netto le figure ammesse e stabilisce che gli uffici fiscali non possono contestare automaticamente il margine del general contractor appaltatore: per farlo devono provarlo, con motivazione specifica e mezzi di prova adeguati. Chi invece si è limitato al solo coordinamento resta fuori dalla detrazione, senza eccezioni.

Appalto, mandato e commissionario negli interventi agevolati

Il nodo nasce da una prassi diffusa: molti committenti hanno affidato a un’unica impresa non solo l’esecuzione dei lavori ma anche il coordinamento di fornitori, professionisti e tecnici. La legge sul Superbonus, però, consente di detrarre unicamente le spese direttamente imputabili all’esecuzione degli interventi. Di conseguenza, anche lo sconto in fattura è ammesso solo in questi casi. Il fisco rileva principalmente tre figure contrattuali:

  • l’impresa appaltatrice realizza gli interventi agevolati, anche avvalendosi di subappaltatori, e percepisce un corrispettivo pari al prezzo d’appalto, sempre detraibile e ammesso allo sconto in fattura;
  • il mandatario, con o senza rappresentanza, contrattualizza e paga per conto del committente i professionisti tecnici e fiscali, coordinandoli sul piano amministrativo; il corrispettivo per questa attività non è detraibile e non ammette lo sconto in fattura;
  • il commissionario di servizi amministrativi applica lo sconto in fattura sia sui propri corrispettivi sia su quelli dei professionisti riaddebitati, ma il compenso così strutturato rimane escluso dall’agevolazione fiscale.

Si tratta di una cornice interpretativa già consolidata negli interpelli 254 e 261 del 2021 e nella circolare 23/2022. La ratio non cambia: sono agevolabili solo le spese con un’immediata correlazione con gli interventi che danno diritto alla detrazione.

General contractor puro o appaltatore

Quando interviene un general contractor, la detrazione si applica ai costi per l’esecuzione degli interventi, il rilascio di asseverazioni, attestazioni e visto di conformità. Rientra nell’agevolazione anche il general contractor che opera come ESCO (Energy Service Company) per interventi di riqualificazione energetica finalizzati al Superbonus. Restano invece esclusi il margine per l’attività di coordinamento e i compensi all’amministratore per gli adempimenti dei condòmini connessi all’esecuzione dei lavori.

La distinzione fiscale si riduce a due figure. Il general contractor puro svolge esclusivamente coordinamento: i suoi costi sono indetraibili, senza margine di interpretazione. Il general contractor appaltatore assume invece contrattualmente l’obbligazione di risultato ed esegue i lavori, in proprio o tramite subappalto anche integrale: in questo caso l’agevolazione si applica. La risoluzione 17/2026 aggiunge un elemento difensivo rilevante per le imprese sotto accertamento: gli uffici fiscali non possono ricondurre automaticamente a mero coordinamento il margine dell’appaltatore rispetto ai corrispettivi dei subappaltatori.

Per contestare la detraibilità è necessaria una motivazione specifica supportata da idonei mezzi di prova.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 07:00:40 +0000
Misure per famiglie
Calcolo maggiorazioni ISEE e scala di equivalenza con figli minorenni: regole e novità 2026
Gradirei conoscere il coefficiente della scala di equivalenza ISEE da applicare al mio nucleo familiare, composto da marito e moglie con un figlio minore: 2,04 oppure 2,24? Allo 2,04 non si dovrebbe aggiungere la maggiorazione dello 0,2 per figlio minore? Negli anni passati non mi è stata mai riconosciuta. Gradirei conoscere il coefficiente della scala di equivalenza ISEE da applicare al mio nucleo familiare, composto da marito e moglie con un figlio minore: 2,04 oppure 2,24? Allo 2,04 non si dovrebbe aggiungere la maggiorazione dello 0,2 per figlio minore? Negli anni passati non mi è stata mai riconosciuta.
Data articolo: Mon, 04 May 2026 06:37:01 +0000
INPS
CU INPS 2026 aggiornata e da scaricare di nuovo, cuneo fiscale nella precompilata
L’INPS ha aggiornato le informazioni contenute nella Certificazione Unica 2026 per permettere ai titolari di prestazioni a sostegno del reddito di fruire delle misure di riduzione del cuneo fiscale.

L’INPS ha formalizzato l’aggiornamento delle Certificazioni Uniche 2026 relative ai titolari di prestazioni a sostegno del reddito. L’intervento rende disponibili le versioni corrette dei modelli interessati da un errore di classificazione che aveva escluso NASpI, cassa integrazione e assegni di integrazione salariale dal calcolo del taglio del cuneo fiscale. I correttivi sono già confluiti automaticamente nella dichiarazione precompilata: chi non ha ulteriori elementi da integrare può accettarla così com’è per ottenere i benefici fiscali previsti.

A chi si applica l’aggiornamento della CU 2026

L’aggiornamento della Certificazione Unica INPS 2026 riguarda esclusivamente i titolari di prestazioni a sostegno del reddito erogate dall’INPS nel 2025. Rientrano in questa categoria i percettori di NASpI, CIGO, assegni di integrazione salariale e prestazioni di accompagnamento alla pensione come l’isopensione e l’Ape Sociale.

I pensionati che nel 2025 hanno percepito esclusivamente redditi da pensione sono invece esclusi dall’aggiornamento: le misure di riduzione del cuneo fiscale previste dalla Legge di Bilancio 2025 non si applicano ai trattamenti pensionistici. Chi è al tempo stesso pensionato e ha percepito una prestazione a sostegno del reddito beneficia della correzione, ma solo in riferimento a quelle somme.

Perchè è stato necessario aggiornare i modelli

L’aggiornamento nasce dall’errore emerso nelle prime versioni delle certificazioni: per le prestazioni citate, al punto 718 della sezione Somma che non concorre alla formazione del reddito era stato inserito il codice 2 anziché il codice 1. Quella classificazione escludeva automaticamente le somme dall’accesso alle misure di riduzione del cuneo fiscale. Le indennità a sostegno del reddito sostituiscono infatti i redditi da lavoro dipendente e danno pieno diritto alle agevolazioni previste dall’art. 1, commi 4 e 6, della legge 207/2024.

A segnalare il problema è stato il Consorzio nazionale Caaf della Cgil durante le operazioni di assistenza fiscale. Dopo le correzioni, circa due milioni di certificazioni risultano aggiornate con i valori corretti.

In dichiarazione precompilata 2026 i dati corretti

Le informazioni aggiornate sono state trasmesse automaticamente all’Agenzia delle Entrate e integrate nella dichiarazione precompilata disponibile dal 30 aprile 2026. Il titolare di un’unica prestazione a sostegno del reddito che non abbia altri elementi da integrare o correggere può accettare il modello 730 o il Modello Redditi PF così come proposto, senza necessità di intervenire manualmente per ottenere i benefici fiscali della riduzione del cuneo. L’INPS sottolinea che non riguarda i pensionati: per chi nel 2025 ha percepito solo redditi da pensione, nulla cambia rispetto alla precompilata già disponibile.

Come riconoscere la CU 2026 aggiornata

Chi ha scaricato la CU INPS 2026 prima del 31 marzo deve riscaricarla dal portale dell’Istituto: la versione aggiornata è l’unica che garantisce il corretto calcolo dei benefici.

La CU corretta presenta caratteristiche riconoscibili:

  • il codice «1» al punto 718 della sezione Somma che non concorre alla formazione del reddito, che include le somme nel calcolo dei benefici fiscali;
  • un’annotazione che informa il contribuente della possibilità di presentare la dichiarazione dei redditi per fruire del trattamento integrativo (DL n. 3/2020), della somma aggiuntiva non imponibile e dell’ulteriore detrazione eventualmente non riconosciuti o riconosciuti in misura ridotta dal sostituto d’imposta;
  • l’indicazione esplicita che il modello annulla e sostituisce il precedente.

Per i pensionati che nel 2025 hanno percepito anche una prestazione a sostegno del reddito, la CU aggiornata riporta al punto 719 l’importo della prestazione che dà diritto ai benefici. Il reddito di riferimento per determinare l’agevolazione effettiva spettante è indicato al punto 449 e comprende la somma di tutti i redditi percepiti nell’anno.

Quando va presentata la dichiarazione dei redditi

Per la maggior parte dei percettori di NASpI, CIGO o assegni di integrazione salariale, la precompilata aggiornata consente di ottenere i benefici senza adempimenti aggiuntivi. Rimane necessario presentare la dichiarazione in due situazioni specifiche.

  • chi ha percepito prestazioni INPS contestualmente a uno o più rapporti di lavoro dipendente con benefici già parzialmente riconosciuti dal datore di lavoro deve presentare il 730 per calcolare il reddito di riferimento complessivo e verificare l’importo effettivamente spettante;
  • chi non ha ricevuto i benefici fiscali dal sostituto d’imposta o li ha ricevuti in misura ridotta deve ugualmente presentare la dichiarazione per recuperare le somme dovute.

La scadenza per l’invio del 730/2026 è il 30 settembre 2026.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 06:02:04 +0000
Pensioni
L’Assegno Ordinario di Invalidità blocca la pensione anticipata: regole ed eccezioni
Ho 43 anni e mezzo di lavoro però ho un assegno IO che blocca la mia pensione fino 67 anni. Prima di lasciare il lavoro ero OSS: Rientra nelle categorie gravose? Perché non posso andare in pensione prima dei 67 anni? Ho 43 anni e mezzo di lavoro però ho un assegno IO che blocca la mia pensione fino 67 anni. Prima di lasciare il lavoro ero OSS: Rientra nelle categorie gravose? Perché non posso andare in pensione prima dei 67 anni?
Data articolo: Mon, 04 May 2026 05:31:03 +0000
Servizi INPS
Pensioni: online il certificato ObisM INPS per controllare assegno, trattenute e rivalutazione
Disponibile il certificato 2026 con importi aggiornati, perequazione, IRPEF, detrazioni, quote associative e storico degli ultimi cinque anni.

L’INPS ha messo online il nuovo certificato di pensione ObisM, il documento che consente ai pensionati di controllare in un solo prospetto importi, rivalutazione, ritenute fiscali, detrazioni e quote associative applicate al trattamento in pagamento. La versione aggiornata al 2026 valorizza la consultazione annuale, in quanto permette di leggere insieme perequazione, fiscalità, assegno netto e storico dei certificati degli ultimi cinque anni.

Il nuovo certificato di pensione ObisM su INPS online

Il modello ObisM è il certificato annuale con cui l’INPS riepiloga le informazioni principali sulle pensioni e sulle prestazioni assistenziali in pagamento. Nel documento sono riportati i dati anagrafici del titolare, la sede INPS di riferimento, la categoria della prestazione, il numero del certificato e le voci economiche collegate al trattamento.

La versione online del certificato di pensione INPS ha natura dinamica: gli importi risultano allineati alla situazione presente nel momento in cui il pensionato effettua l’accesso. Questa impostazione rende più chiara la lettura dell’assegno dopo rivalutazioni, conguagli, aggiornamenti fiscali o variazioni collegate alle prestazioni accessorie.

Accesso da MyINPS e Fascicolo previdenziale

Il certificato ObisM INPS si consulta dall’area personale MyINPS seguendo il percorso “Pensione e Previdenzaâ€, “Cedolino della pensioneâ€, “Utilizza il servizioâ€, “Certificato di pensione: Modello Obis/Mâ€. Il documento è raggiungibile anche dal Fascicolo previdenziale del cittadino INPS, nella sezione dedicata ai modelli.

L’accesso ai servizi personali dell’Istituto richiede una delle credenziali digitali ammesse:

  • SPID di secondo livello, utilizzabile per entrare nei servizi personali del portale INPS;
  • CIE, la Carta di Identità Elettronica abilitata all’accesso ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione;
  • CNS, la Carta Nazionale dei Servizi con relativo dispositivo di autenticazione;
  • PIN dispositivo INPS, riservato ai residenti all’estero nei casi ammessi dall’Istituto;
  • eIDAS, per l’accesso tramite identità digitale riconosciuta in ambito europeo.

Importi lordi, netti e trattenute nel modello

Il certificato di pensione ObisM permette di leggere la composizione dell’assegno e di verificare la distanza tra importo lordo e netto. Nel prospetto sono presenti le principali voci che incidono sul trattamento annuale:

  • gli importi mensili lordi delle rate di pensione e l’eventuale tredicesima;
  • gli importi mensili netti calcolati sulla base delle trattenute applicate;
  • le ritenute erariali e le addizionali regionali e comunali trattenute dall’Istituto;
  • le detrazioni d’imposta riconosciute sul trattamento pensionistico;
  • le eventuali quote associative trattenute sulla pensione;
  • la trattenuta collegata all’incumulabilità con redditi da lavoro nei casi previsti.

NB: il modello ObisM non va confuso con il cedolino pensione; il certificato annuale riassume la struttura annuale del trattamento, mentre il cedolino mensile consente di controllare la singola rata con rimborsi, trattenute, conguagli e variazioni della mensilità.

Rivalutazione pensioni e IRPEF nel certificato

Nel certificato ObisM 2026 sono riportati i dati sulla perequazione automatica, cioè l’adeguamento della pensione al costo della vita. La lettura del documento consente quindi di verificare gli effetti della rivalutazione pensioni 2026 sull’importo lordo riconosciuto dall’INPS.

Il prospetto mostra anche le ritenute IRPEF sulle pensioni, con le addizionali regionali e comunali applicate al trattamento. Nei casi interessati dal ricalcolo fiscale, il confronto tra lordo e netto va letto insieme al taglio IRPEF sulle pensioni e agli eventuali arretrati riconosciuti nei cedolini.

Quando spettante, nel modello ObisM compare anche l’informazione sulla quattordicesima pensione INPS, riconosciuta ai pensionati che rispettano i requisiti anagrafici, reddituali e contributivi previsti dalla normativa.

Storico ObisM degli ultimi cinque anni

La novità nel certificato ObisM 2026 è lo storico dei modelli emessi negli ultimi cinque anni. Il pensionato può recuperare le annualità precedenti e confrontare importi, trattenute, detrazioni e prestazioni collegate al reddito.

Il confronto tra più certificati di pensione aiuta a ricostruire l’evoluzione dell’assegno nel tempo e a individuare variazioni legate a perequazione, fiscalità, addizionali, quote associative o prestazioni aggiuntive. La funzione storica rafforza il valore documentale dell’ObisM rispetto alla sola consultazione del rateo mensile.

APE Sociale, assegni straordinari e isopensioni

L’INPS limita il certificato ObisM ai trattamenti pensionistici e alle prestazioni soggette a rivalutazione annuale. Le prestazioni di accompagnamento alla pensione, con importo stabile per la durata prevista, seguono una disciplina distinta:

  • APE Sociale, misura di accompagnamento verso la pensione erogata in presenza dei requisiti previsti;
  • assegni straordinari di sostegno al reddito, riconosciuti nell’ambito dei fondi di solidarietà;
  • isopensioni, utilizzate nei percorsi di esodo finanziati dal datore di lavoro;
  • prestazioni collegate ai contratti di espansione, in base alla disciplina applicabile al singolo caso.

Avvisi INPS su redditi da lavoro e dati fiscali

Nel modello ObisM possono comparire avvisi personalizzati collegati alla posizione del pensionato. L’Istituto segnala, per esempio, i casi di incumulabilità tra alcune pensioni anticipate e redditi da lavoro, con obbligo di comunicazione quando previsto dalla normativa.

Gli avvisi possono riguardare anche variazioni di indirizzo, trasferimenti di residenza, trattenute, rinnovo di prestazioni collegate al reddito o dati fiscali da verificare. Dopo il download del certificato di pensione INPS, le voci da leggere con maggiore attenzione sono importo lordo e netto, ritenute IRPEF, addizionali, detrazioni, quote associative, perequazione e prestazioni aggiuntive.


Data articolo: Mon, 04 May 2026 05:00:54 +0000
Misure per famiglie
Piano Casa, varato il Decreto: tre pilastri e 10 miliardi di risorse
Approvato in CdM il decreto-legge sul Piano Casa con tre pilastri e 10 miliardi di risorse per realizzare 100mila alloggi in dieci anni in tutta Italia.

Il Consiglio dei ministri del 30 aprile 2026 ha approvato il decreto legge che dà attuazione al Piano Casa Italia, fissando in dieci anni l’orizzonte per la realizzazione di 100mila alloggi tra recupero del patrimonio pubblico, housing sociale e investimenti privati. Il provvedimento poggia su tre pilastri distinti, mobilita complessivamente fino a 10 miliardi di euro tra risorse nazionali ed europee e supera l’attesa per il DPCM attuativo previsto dalle misure per l’edilizia sociale in Manovra 2026, intervenendo direttamente con uno strumento normativo più rapido.

Recupero alloggi popolari, 60mila case nel primo pilastro

Il primo pilastro del decreto-legge concentra le risorse sul recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica già esistente. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibili circa 60mila alloggi popolari oggi non assegnabili per gravi carenze manutentive. Il programma stanzia 1,7 miliardi di euro, ai quali si aggiungono fino a 4,8 miliardi dei programmi di rigenerazione urbana, distribuiti ai Comuni con un DPCM da adottare dopo l’intesa con l’ANCI.

La regia del piano di recupero è affidata a un Commissario straordinario, con l’obiettivo di completare gli interventi entro un anno dall’approvazione del decreto. Il provvedimento prevede inoltre un programma di riscatto degli immobili ERP da parte degli assegnatari e la realizzazione di nuove case popolari senza consumo di suolo, destinate alla locazione di lunga durata con la formula del rent to buy e una facoltà di riscatto predefinita.

Sui programmi PNRR già avviati proseguono interventi finanziati dalle precedenti manovre. Il PINQuA punta alla riqualificazione di 10mila alloggi pubblici, mentre il programma “Sicuro, verde e sociale” del Piano Nazionale Complementare prevede di intervenire complessivamente su 27.371 alloggi entro dicembre 2026.

Housing sociale, un solo strumento Invimit

Il secondo pilastro raccoglie e unifica tutte le risorse nazionali ed europee destinate all’emergenza abitativa in un unico strumento gestito da Invimit, la società pubblica del Ministero dell’Economia. La dotazione complessiva supera 3,6 miliardi di euro e finanzia interventi di housing sociale e alloggi a canone calmierato. La concentrazione delle risorse mira a superare la frammentazione che aveva rallentato gli interventi precedenti, allineando gli obiettivi di edilizia integrata sui medesimi parametri tecnici e finanziari.

Tra i destinatari finali, indicati dalla Legge di Bilancio 2026, figurano giovani e giovani coppie con formule di canone agevolato, persone anziane con alloggi dotati di servizi adeguati e progetti di coabitazione, genitori separati che hanno perso il diritto alla casa familiare.

Investimenti privati, sconti del 33% per edilizia convenzionata

Il terzo pilastro punta a mobilitare il capitale privato attraverso un meccanismo di scambio. A fronte di un percorso autorizzativo accelerato, gli investitori si impegnano a destinare almeno 70 alloggi su 100 all’edilizia convenzionata, con prezzi di vendita o canoni di locazione scontati di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato.

Per gli investimenti superiori al miliardo di euro è prevista la nomina di un Commissario straordinario abilitato a rilasciare un provvedimento unico di autorizzazione, con valenza sostitutiva degli atti ordinariamente richiesti.

Le procedure semplificate si applicano esclusivamente alla quota di edilizia integrata, mentre sulla parte restante degli interventi resta in vigore la disciplina ordinaria. La leva del modello è la riduzione strutturale dei tempi di rilascio dei titoli edilizi, in genere indicata dagli operatori come uno dei principali ostacoli all’apertura di nuovi cantieri residenziali nelle aree metropolitane.

Misure correlate su notai, mutui e fondo prima casa

Il decreto-legge introduce inoltre un pacchetto di misure di accompagnamento alle compravendite e ai mutui legati all’edilizia a prezzi calmierati.

La principale è il dimezzamento degli oneri notarili sull’atto di compravendita, sul mutuo e sul contratto di locazione, frutto di un’intesa con il Consiglio nazionale del notariato. Sul fronte del credito immobiliare, il Fondo di garanzia per la prima casa viene riportato alle categorie destinatarie originarie, con una garanzia statale fino al 90% per le famiglie numerose.

Resta in essere il Fondo per i genitori separati che hanno perso il diritto alla casa familiare, con dotazione di 20 milioni di euro l’anno a partire dal 2026, al quale il ministro Salvini ha annunciato di voler affiancare un nuovo sostegno all’affitto per genitori separati con figli a carico, da 400-500 euro mensili per dodici mesi, con dotazione triennale di 60 milioni di euro.

Le risorse complessive del Piano Casa

Il quadro finanziario complessivo dichiarato dal Governo arriva fino a 10 miliardi di euro in 10 anni, ossia l’arco temporale del Piano. La parte più consistente proviene dai due pilastri principali, con 1,7 miliardi più fino a 4,8 miliardi di rigenerazione urbana destinati al recupero ERP e oltre 3,6 miliardi concentrati nel veicolo Invimit.

A queste risorse si sommano i 100 milioni stanziati dalla Manovra 2024 e i 50 milioni per il 2027 e 50 milioni per il 2028 previsti dalla Legge di Bilancio 2026, ora ricompresi nel quadro unitario del decreto-legge. Una quota delle risorse arriverà inoltre dal Piano Sociale per il Clima, attivo dal 2027 al 2032 e dalla revisione di medio termine dei fondi strutturali europei 2021-2027, che ha già incluso oltre 1,1 miliardi destinati alle politiche abitative grazie all’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni.

Pilastro Risorse stanziate
Recupero ERP per 60mila alloggi popolari 1,7 miliardi più fino a 4,8 miliardi di rigenerazione urbana
Housing sociale gestito da Invimit oltre 3,6 miliardi tra fondi nazionali ed europei
Investimenti privati in edilizia convenzionata capitale privato con sconto del 33% su almeno 70 alloggi su 100

Il contesto europeo e l’iter di conversione

La crisi abitativa italiana si inserisce in un contesto europeo segnato da una tensione strutturale. I prezzi delle case sono cresciuti in media del 48% tra il 2010 e il 2023 nei Paesi UE, gli affitti del 22%. La Commissione europea ha presentato a dicembre 2025 il primo Piano UE per l’edilizia abitativa accessibile, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di alloggi sostenibili. Il Piano Casa Italia attinge a questo quadro grazie alla riprogrammazione dei fondi strutturali europei 2021-2027, che ha già incluso il tema della casa accessibile tra le priorità di medio termine.

L’iter parlamentare del decreto-legge ha 60 giorni di tempo per la conversione in legge, durante i quali si lavorerà sui DPCM attuativi che dovranno definire la ripartizione delle risorse tra Comuni, Regioni e altri soggetti.

Allo stesso CdM del 30 aprile, il Governo ha approvato in parallelo un disegno di legge sugli sfratti veloci con dichiarazione d’urgenza, che interviene sul fronte complementare della liberazione degli immobili occupati abusivamente e degli sfratti per morosità.


Data articolo: Thu, 30 Apr 2026 20:00:03 +0000
Governo italiano
Sfratti veloci: rilascio immobili in 15 giorni e penale per il ritardo
Approvato in CdM il ddl di Governo sugli sfratti veloci con decreto di rilascio degli immobili occupati con morosità entro 15 giorni dal ricorso e penale dell'1% al giorno per il ritardo.

Il Consiglio dei ministri del 30 aprile 2026 ha approvato un disegno di legge con dichiarazione d’urgenza per accelerare il rilascio degli immobili occupati abusivamente, gli sfratti per morosità e la riconsegna alla scadenza naturale del contratto di locazione. Il provvedimento introduce una procedura accelerata che prevede l’emissione di un decreto di liberazione dell’immobile entro 15 giorni dal ricorso e una penale economica per ogni giorno di occupazione oltre il termine fissato dal giudice. Il testo è stato licenziato in parallelo al decreto-legge sul Piano Casa varato dal Consiglio dei ministri, all’interno di un pacchetto unitario sulle politiche abitative del Governo.

Rilascio immobili con procedura d’urgenza in 15 giorni

Il cuore del disegno di legge è l’introduzione di una procedura d’urgenza giudiziale che riduce in modo radicale i tempi di rilascio dell’immobile. Una volta presentato il ricorso da parte del proprietario, il giudice ha quindici giorni di tempo per emettere il decreto di rilascio, comprimendo le tempistiche oggi misurabili in mesi o anni a seconda del foro competente. Il ddl interviene inoltre sulle procedure di notifica e di esecuzione dello sfratto, con un taglio degli adempimenti burocratici che oggi rallentano la fase esecutiva successiva al titolo. La novità chiave rispetto alla disciplina vigente è la concentrazione del giudizio in tempi predefiniti, che mira a chiudere la finestra di occupazione protratta oltre il dovuto.

Penale dell’1% al giorno per il ritardo nella riconsegna

L’altra novità sostanziale del ddl è un meccanismo sanzionatorio che colpisce il ritardo nella riconsegna dell’immobile. Per ogni giorno di occupazione oltre il termine fissato dal giudice, l’occupante è tenuto a corrispondere al proprietario una penale dell’1% del canone mensile pattuito o, in mancanza, di un valore di riferimento ricavato dai canoni di mercato applicabili. Il deterrente è calibrato per rendere economicamente svantaggiosa la prosecuzione dell’occupazione, integrando l’effetto della sanzione giudiziaria con un costo immediato a carico dell’inquilino. Per un canone medio di 700 euro al mese, ad esempio, ogni mese di ritardo si traduce in una penale aggiuntiva pari al 30% del canone, che va a sommarsi al canone arretrato dovuto.

Sgombero per morosità, fine contratto e occupazione abusiva

Il ddl interviene su tre fattispecie distinte di liberazione dell’immobile, ampliando il campo di applicazione rispetto alla normativa vigente. La prima è la morosità dell’affittuario, ossia il mancato pagamento del canone di locazione, terreno classico delle controversie locative civilistiche. La seconda riguarda la scadenza naturale del contratto, quando l’inquilino non rilascia spontaneamente l’immobile alla fine dei termini contrattuali. La terza copre i casi di occupazione abusiva senza titolo, fattispecie sulla quale erano già stati introdotti elementi di tutela del proprietario nei mesi scorsi, in continuità con il decreto sicurezza. La procedura accelerata si applica trasversalmente ai tre casi, riducendo i divari di trattamento che oggi differenziano in modo marcato i tempi giudiziali a seconda della causale invocata.

Tutele per inquilini fragili e sanzioni per i proprietari

Il testo del ddl di Governo dovrebbe mantenere e ridefinire le tutele per gli inquilini in condizioni di fragilità sociale, già al centro del dibattito sull’iniziativa parlamentare presentata in Senato.

Nel primo ddl sulla materia, giunto nei mesi scorsi in Senato, era previsto un fondo per l’emergenza abitativa presso il Ministero delle Politiche Sociali a sostegno delle famiglie con ISEE fino a 12mila euro, oltre al coinvolgimento dei servizi sociali nei casi che riguardassero famiglie con minori, anziani, disabili o soggetti già in carico al welfare territoriale. Sul versante opposto, era prevista una sanzione da 5mila a 20mila euro a carico del proprietario che presentasse falsamente l’esistenza di una morosità, producesse documentazione contraffatta o utilizzasse la procedura per finalità estranee alla tutela del credito locativo. Il quadro definitivo dei contrappesi sarà chiarito con il deposito del testo ufficiale del ddl di Governo in Senato.

Dall’iniziativa parlamentare al ddl di Governo

Sul piano del dibattito parlamentare, il provvedimento si inserisce in una panoramica più ampia di proposte di riforma delle locazioni già depositate in Senato. Il ddl di Governo del 30 aprile, infatti, raccoglie e istituzionalizza una linea di azione che era già in discussione in Parlamento da mesi.

Come anticipato sopra, a luglio 2025 era stato depositato in Senato un disegno di legge a firma del senatore Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia), primo firmatario di un testo che proponeva una procedura di sfratto veloce per morosità superiori ai due mesi attraverso un’apposita autorità competente abilitata a emettere ordini di sgombero in via extragiudiziale, con titolo esecutivo entro sette giorni e intimazione allo sfratto entro trenta giorni prorogabili fino a novanta. Il ddl di Governo conserva l’obiettivo di fondo della velocizzazione e riconduce l’intera procedura nell’alveo giudiziale, affidando al giudice il potere di emettere il decreto di rilascio entro quindici giorni dal ricorso. Una scelta che evita lo scoglio costituzionale che il modello extragiudiziale poneva sul piano della tutela del contraddittorio.

I numeri sugli sgomberi spingono l’iter del provvedimento

Il provvedimento si appoggia su un quadro statistico ricostruito dal Governo. Secondo quanto riferito dalla premier Giorgia Meloni in conferenza stampa, dall’inizio della legislatura sono stati liberati circa 4.207 alloggi di edilizia residenziale pubblica e sono stati eseguiti circa 230 interventi di sgombero di occupazioni abusive di immobili di particolare rilievo.

La dichiarazione d’urgenza apposta al ddl consente di accorciare i tempi parlamentari, contingentando l’esame nelle commissioni competenti. Il calendario dell’iter sarà definito nelle prossime settimane in Senato, con un’agenda che si intreccia con il decreto-legge sul Piano Casa varato lo stesso giorno e con le posizioni in materia di edilizia abitativa che il Governo ha tracciato nell’informativa di Meloni in Parlamento alla vigilia del Primo Maggio.


Data articolo: Thu, 30 Apr 2026 19:00:16 +0000

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