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#PMI.it #informazione #ICT #imprese #medie #piccole
Con l’inflazione ancora sopra il 2% e i costi dei conti correnti in aumento, la domanda su dove tenere i propri risparmi torna centrale per milioni di famiglie italiane. Banca o Poste? Conto corrente o conto deposito? La risposta giusta dipende da quanto si vuole fare fruttare il denaro, da quanta operatività serve e da quale livello di tutela si cerca. Di seguito, un confronto aggiornato tra le principali opzioni.
Risparmiare significa mettere da parte denaro con un obiettivo preciso — l’acconto su una casa, un fondo per le emergenze, il futuro dei figli — e tenerlo al sicuro presso banche o Poste. Investire, invece, significa impiegare parte del proprio capitale in strumenti che possano farlo crescere nel tempo: azioni, fondi comuni, immobili, obbligazioni. La differenza non è banale: la prima scelta privilegia la protezione del capitale, la seconda accetta un grado di rischio in cambio di un rendimento atteso più alto.
Tenere i soldi fermi in casa non è mai una buona strategia: il denaro perde progressivamente potere d’acquisto per effetto dell’inflazione. Cento euro conservati oggi non avranno lo stesso valore reale tra cinque anni. Anche solo depositarli presso un istituto con un rendimento minimo è meglio che lasciarli immobili.
Poste Italiane resta il riferimento storico per i piccoli risparmiatori italiani. È un’azienda pubblica controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Cassa Depositi e Prestiti, il che offre una solidità istituzionale percepita come rassicurante. I risparmi depositati sui libretti postali sono garantiti dallo Stato tramite la Cassa Depositi e Prestiti, non dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD): una distinzione tecnica rilevante, anche se in termini pratici il livello di sicurezza per il risparmiatore è comparabile.
Il limite strutturale dei prodotti postali è l’operatività ridotta rispetto a un conto bancario. Il conto postale è adatto a chi privilegia il deposito e la conservazione del capitale rispetto alla movimentazione frequente. Secondo i dati Bankitalia 2025, la spesa media annua per un conto postale si attesta a 71,6 euro, in aumento rispetto agli anni precedenti ma ancora inferiore alla media dei conti bancari fisici.
L’offerta di Poste Italiane si articola su più livelli:
Il principale vantaggio del conto bancario rispetto al conto postale è l’operatività : più servizi, più funzionalità , migliore integrazione con i pagamenti elettronici e con il sistema creditizio (mutui, fidi, leasing). Le banche aderiscono obbligatoriamente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che garantisce i depositi fino a 100.000 euro per correntista per istituto in caso di insolvenza.
Sul fronte dei costi, i dati Bankitalia mostrano un conto bancario fisico con spesa media superiore a quella postale, mentre il conto online si conferma la soluzione più economica, con una spesa media di 30,6 euro annui secondo i dati 2025.
Le banche offrono essenzialmente due strumenti per chi vuole tenere i risparmi al sicuro:
Non esiste una risposta valida per tutti. La scelta dipende da tre variabili: quanto denaro si vuole depositare, con quale frequenza si movimenta il conto e se si vuole un rendimento o solo protezione del capitale.
Le Poste convengono a chi cerca sicurezza istituzionale, ha un’operatività bassa e vuole accedere ai Buoni Fruttiferi Postali o al Libretto Smart come strumento di accumulo. Le banche convengono a chi ha bisogno di un conto ad alta operatività , vuole domiciliare le utenze di tutti gli operatori (non solo quelli convenzionati con Poste) o cerca un conto deposito con rendimento competitivo. Le banche online restano la soluzione più economica in assoluto per chi gestisce tutto in digitale.
Per chi ha già un conto e vuole far fruttare la liquidità in eccesso senza bloccarla per anni, il conto deposito libero è spesso la soluzione più equilibrata tra sicurezza, rendimento e accessibilità dei fondi.
Scadenza 20 aprile 2026 per completare il collegamento tra POS e registratore telematico relativo agli strumenti di pagamento elettronico già attivi al 1° gennaio o utilizzati entro il 31 gennaio. L’adempimento si effettua online a costo zero, tramite il portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate. Chi non ha ancora provveduto rischia sanzioni dal 90% dell’IVA non documentata fino alla sospensione della licenza.
L’obbligo è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (comma 74, legge 207/2024), che ha modificato l’articolo 2, comma 3, del dlgs 127/2015. Dal 1° gennaio 2026 ogni esercente che utilizza un registratore telematico e accetta pagamenti elettronici deve garantire la piena integrazione tra i due strumenti: l’importo incassato con carta deve risultare coerente con il corrispettivo trasmesso all’Agenzia delle Entrate.
Non si tratta di un collegamento fisico tra dispositivi né dell’acquisto di nuovo hardware. L’abbinamento è esclusivamente informatico e avviene tramite un servizio web gratuito attivato dall’Agenzia delle Entrate il 5 marzo 2026. I 45 giorni concessi per il primo adempimento scadono il 20 aprile.
Per chi utilizza un RT i passaggi da completare nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi sono:
L’operazione si effettua una volta sola e va ripetuta solo in caso di variazione degli strumenti utilizzati.
Per i POS virtuali (sistemi per autorizzare pagamenti online) è sufficiente indicare la denominazione e il codice fiscale dell’acquirer. Per chi emette scontrini tramite la procedura web Documento Commerciale online, l’associazione del POS si effettua direttamente dall’applicativo. I bonifici bancari non rientrano tra gli strumenti da collegare, come chiarito dalle FAQ dell’Agenzia delle Entrate.
L’adempimento può essere effettuato anche tramite un intermediario delegato. La guida in PDF pubblicata dall’Agenzia raccoglie istruzioni dettagliate, casistiche di esclusione e risposte ai quesiti più frequenti.
Per gli strumenti di pagamento elettronico attivati dopo il 31 gennaio 2026, il collegamento segue un calendario a regime: va effettuato tra il sesto giorno e l’ultimo giorno lavorativo del secondo mese successivo all’attivazione. Un POS entrato in funzione a febbraio andava collegato entro il 30 aprile; uno attivato a marzo, tra il 6 e il 31 maggio. Lo stesso meccanismo si applica in caso di sostituzione di un terminale o attivazione di un nuovo registratore telematico.
Per le attività con più sedi o più POS collegati a un unico registratore, la comunicazione deve riflettere la configurazione effettiva del mese di riferimento, non lo storico delle variazioni.
L’interpello n. 44/2026 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito diversi casi particolari. Se un unico terminale gestisce sia incassi soggetti a scontrino elettronico sia operazioni esonerate (tabacchi, ricariche telefoniche, valori bollati), l’obbligo di collegamento resta pieno: l’uso promiscuo del POS trascina con sé l’obbligo di interconnessione al registratore, anche per le operazioni non soggette a certificazione.
I SoftPOS su smartphone sono equiparati ai terminali fisici e vanno collegati con le stesse modalità . Sono invece esonerati i distributori automatici (vending machine), per i quali l’obbligo fiscale si assolve esclusivamente con la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. Lo stesso vale per gli esercenti che utilizzano il POS esclusivamente per operazioni certificate con fattura anziché con scontrino.
Il mancato collegamento tra POS e registratore telematico è equiparato a omessa memorizzazione dei corrispettivi. Le conseguenze previste dal dlgs 471/1997, come modificato dalla Legge di Bilancio 2025, sono:
Il rischio non riguarda soltanto l’assenza totale dello scontrino: dal 2026 sono sanzionabili anche le difformità tra importo incassato con POS e corrispettivo trasmesso. I controlli automatici dell’Agenzia incrociano in tempo reale i flussi dei pagamenti elettronici con i dati dei registratori telematici, rendendo immediata l’individuazione degli scostamenti.
L’adempimento riguarda esercenti, commercianti al dettaglio, artigiani e professionisti che utilizzano registratori telematici e accettano pagamenti elettronici. Sono inclusi anche i soggetti che adottano soluzioni software di incasso evolute e chi opera con la procedura web Documento Commerciale online. Le regole si applicano allo stesso modo a bar, ristoranti e pubblici esercizi, alle edicole e alle attività con terminali condivisi tra più punti cassa.
Se la guerra in Iran si protrarrà per l’intero 2026, l’incidenza dei costi energetici sul fatturato delle imprese manifatturiere italiane salirà al 7,6%, dal 4,9% del 2025. La stima arriva dal Centro studi di Confindustria, che nella Congiuntura Flash di aprile segnala il costo dell’energia come primo ostacolo per le aziende industriali. Intanto il PIL tiene — Confcommercio stima per aprile una crescita dello 0,3% su marzo — ma l’inflazione torna a salire al 2,3% annuo, il livello più alto da novembre 2023, e l’incertezza frena la fiducia di famiglie e imprese.
Confcommercio stima per aprile una variazione del PIL dello 0,3% su marzo e dell’1,3% su aprile 2025. Secondo il direttore dell’Ufficio studi, Mariano Bella, la domanda delle famiglie e il turismo hanno sostenuto la crescita congiunturale nel primo trimestre. L’inflazione dovrebbe registrare ad aprile un rialzo congiunturale dello 0,7%, portando la variazione su base annua al 2,3%, il livello più alto da novembre 2023.
Il quadro resta fragile. Nello scenario peggiore elaborato dall’Ufficio studi di Confcommercio — petrolio a 100 dollari al barile fino a febbraio 2027 — l’inflazione potrebbe toccare il 6% a fine 2026, la crescita annua fermarsi allo 0,3% e la perdita per le famiglie raggiungere i 963 euro nel biennio 2026-2027.
La Congiuntura Flash del Centro Studi di Confindustria conferma che lo shock energetico si legge già nei dati. Il prezzo del petrolio si attesta a 102 dollari al barile in media ad aprile, 40 dollari in più rispetto a dicembre. Il gas TTF si è moderato a 48 euro/MWh dopo il picco di 53 a marzo, quasi il doppio dei 28 euro di dicembre. Il cambio euro-dollaro, fermo a 1,16, non aiuta ad attenuare i rincari per l’Eurozona.![]()
Crolla la fiducia delle famiglie: il clima economico è crollato da 99,1 a 88,1 a marzo, anticipando una frenata dei consumi. I tassi sovrani italiani sono risaliti al 4,02% dal 3,36% di fine febbraio. La produzione industriale segna un calo dello 0,5% nel primo trimestre, mentre reggono gli investimenti sostenuti dalle risorse del PNRR.
L’Indagine Rapida somministrata da Confindustria tra il 18 e il 25 marzo alle grandi imprese industriali associate ha individuato i principali ostacoli legati al conflitto. Il costo dell’energia è indicato come criticità dal 25% dei rispondenti, seguito dai costi di trasporto e assicurazione (21,9%) e dal costo delle materie prime non energetiche (18,4%).
Se il conflitto si prolunga oltre un mese, le preoccupazioni si spostano: le materie prime non energetiche diventano il primo rischio (20,7%), seguite dall’energia (19,4%) e dai trasporti (15,4%). Le pressioni sui costi restano per ora più rilevanti dei problemi di approvvigionamento fisico, ma con una guerra lunga la quota di imprese che segnala difficoltà nella fornitura di materie prime sale dal 7,4% all’11,3%. In gioco anche 22 miliardi di export verso i Paesi del Golfo e forniture critiche di alluminio e fertilizzanti.
Già nel 2025, la manifattura italiana pagava una bolletta energetica superiore a quella di Francia e Germania, con un’incidenza dei costi energetici al 4,9%, in crescita del 25% rispetto al 3,9% pre-Covid. L’analisi di scenario del Centro studi quantifica l’impatto del conflitto in due ipotesi.
| Guerra termina a giugno | Guerra dura tutto il 2026 |
| petrolio a 110 dollari in media annua | petrolio a 140 dollari in media annua |
| bolletta +7 miliardi rispetto al 2025 | bolletta +21 miliardi rispetto al 2025 |
| incidenza energetica al 5,9% | incidenza energetica al 7,6% |
Nello scenario peggiore, l’incidenza del 7,6% si avvicina all’8,3% toccato nel 2022 durante la crisi legata alla guerra in Ucraina, un livello che Confindustria definisce non sostenibile e che eroderebbe la competitività delle imprese italiane sia in Europa sia rispetto ai concorrenti americani, che pagano l’energia a costi strutturalmente inferiori.
Il Decreto Bollette varato a febbraio — con uno sconto in bolletta di 3,4 euro/MWh per le imprese nel 2026 — rischia di rivelarsi insufficiente se lo shock geopolitico si consolida nei prossimi mesi.
invece il conflitto si protrae per l’intero 2026, con il petrolio a 140 dollari al barile in media annua, il costo aggiuntivo salirebbe a 21 miliardi di euro e l’incidenza energetica al 7,6% del fatturato. Un livello paragonabile all’8,3% toccato nel 2022 durante la crisi legata alla guerra in Ucraina, che Confindustria definisce «non sostenibile» per il tessuto produttivo italiano, penalizzante soprattutto rispetto ai concorrenti americani che pagano l’energia a costi strutturalmente inferiori.
Il Decreto Bollette varato a febbraio — con uno sconto in bolletta di 3,4 euro/MWh per le imprese nel 2026 — rischia di rivelarsi insufficiente se lo shock geopolitico si consolida nei prossimi mesi.
Il 1° maggio cade di venerdì e sposta in avanti l’accredito delle pensioni, con date diverse tra Poste Italiane e banche. Per le altre prestazioni — Assegno Unico, Assegno di Inclusione, NASpI, Carta Acquisti e Supporto per la formazione e il lavoro — restano valide le finestre ordinarie già fissate dall’INPS per il 2026.
Per il mese di maggio 2026, la festività del 1° maggio fa slittare il pagamento al primo giorno bancabile successivo. Chi riceve la pensione tramite Poste Italiane troverà l’accredito disponibile da sabato 2 maggio. Per chi ha l’accredito su conto corrente bancario, la valuta è lunedì 4 maggio, primo giorno lavorativo utile dopo il weekend.
Per i pensionati che ritirano l’assegno in contanti allo sportello, Poste Italiane applica la consueta turnazione alfabetica distribuita su più giornate. Il calendario ufficiale della turnazione non è ancora stato pubblicato al momento della stesura di questo articolo: conviene verificare gli avvisi del proprio ufficio postale nei giorni precedenti il pagamento. Di seguito le date indicative sulla base dello schema consueto:
L’Assegno Unico e Universale per i nuclei che già percepiscono la prestazione senza variazioni sarà pagato nelle giornate del 20 e 21 maggio 2026, in linea con il calendario annuale comunicato dall’INPS. Per le nuove domande e per eventuali conguagli a credito o a debito, il pagamento viene disposto di norma nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione.
Senza un ISEE aggiornato al 2026, da marzo l’assegno viene riconosciuto negli importi minimi. La DSU presentata entro il 30 giugno consente il recupero integrale degli arretrati maturati da marzo.
Il calendario ufficiale dell’Assegno di Inclusione per il 2026 prevede anche a maggio due date distinte:
L’accredito sulla Carta di Inclusione resta subordinato alla conferma dei requisiti e alla corretta sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale.
Per il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL) anche a maggio resta valido lo schema ordinario legato alla data di lavorazione della domanda. I pagamenti successivi al primo vengono disposti a fine mese, mentre per le domande lavorate dopo la metà del mese l’accredito può slittare alla metà del mese successivo.
Nel mese di maggio il riferimento è quindi una doppia finestra: fine maggio per le posizioni già definite entro metà mese e metà giugno per le pratiche elaborate successivamente.
La Carta Acquisti prevede una ricarica bimestrale di 80 euro (pari a 40 euro al mese). Nel mese di maggio ricade il bimestre maggio-giugno, salvo eventuali ritardi tecnici o verifiche sulla posizione del beneficiario. La carta è riservata agli over 65 e alle famiglie con figli sotto i 3 anni in possesso dei requisiti reddituali previsti.
Per le indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL non esiste un calendario mensile unico. Le date di accredito dipendono dalla lavorazione della domanda, dalla decorrenza della prestazione e dagli eventuali aggiornamenti della singola posizione contributiva.
Per verificare la data esatta del pagamento e l’importo disposto, il canale più affidabile è l’area personale INPS, attraverso il Fascicolo previdenziale del cittadino o la funzione Stato di un pagamento.
Oltre ai pagamenti ordinari, a maggio possono essere accreditati arretrati e conguagli legati a ricalcoli delle prestazioni. La casistica più frequente riguarda l’Assegno Unico in presenza di aggiornamenti dell’ISEE o variazioni del nucleo familiare, e l’Assegno di Inclusione in caso di revisioni della posizione o integrazioni spettanti. Ricalcoli analoghi possono interessare anche NASpI e DIS-COLL, con accrediti aggiuntivi rispetto alla rata mensile ordinaria.
Questi importi non seguono un calendario fisso e vengono disposti al termine delle verifiche amministrative dell’INPS. La conferma più attendibile resta la consultazione del Fascicolo previdenziale del cittadino, dove sono riportati sia i pagamenti ordinari sia eventuali somme aggiuntive riconosciute.
Classe 1951, Rudy Panatta è l’imprenditore marchigiano che ha trasformato la sua passione per i pesi in uno dei marchi di attrezzature da palestra più famosi al mondo. Iniziato al culturismo per sfuggire al bullismo, oggi guida un’azienda leader in Europa che progetta e produce macchinari d’avanguardia esportandoli in tutto il globo.
In un’intervista esclusiva rilasciata a Chapeau, Panatta ripercorrere la sua parabola imprenditoriale. Dalle difficoltà giovanili alla consacrazione negli anni d’oro del culturismo, fino al drammatico fallimento del 2013 e alla fulminea rivincita, l’intervista svela i retroscena e le strategie di un uomo che non ha mai smesso di lottare.
Ecco il video integrale, disponibile sulle principali piattaforme social di video streaming.
L’avvicinamento di Rudy al mondo della forza nasce da una necessità : da ragazzino voleva potersi difendere dai più grandi. La passione per il culturismo lo spinge, nel 1973, a inventare il suo primo attrezzo, una “Dorsi bar“, saldata nel piccolo garage del padre. Con l’aumento delle richieste, Rudy si sposta a lavorare in una grotta priva di porte, dove di notte fa il fabbro e di giorno fa il professore.
Rudy decide presto di abbandonare il posto fisso per dedicarsi a tempo pieno all’imprenditoria sportiva. I primi macchinari vengono venduti grazie al passaparola e alla fiducia che ispira nei proprietari delle palestre, che lo pagano in contanti e in anticipo. La svolta arriva negli anni ottanta con l’esplosione della popolarità del bodybuilding trainata da icone come Arnold Schwarzenegger.
Già nel 1983 l’azienda esporta in Francia e nel 1984 diventa leader europeo, con 40 operai attivi su tre turni di 24 ore. La sua ricetta prevede macchine belle esteticamente, anatomicamente perfette e continuamente rinnovate per superare i tentativi di copia.
Nonostante decenni di successi, l’azienda affronta un periodo buio nei primi anni duemila. L’assunzione di numerosi manager esterni non interessati al bodybuilding e l’acquisto errato del marchio Air Machine portano ad accumulare oltre 14 milioni di euro di debiti. Nel 2013 l’azienda viene dichiarata fallita in tribunale.
Tuttavia, insieme alla moglie e al figlio fonda immediatamente una nuova società , riprende il controllo totale della produzione e in soli sei mesi fattura 6 milioni di euro. Successivamente, la Corte d’Appello dichiarerà nullo il fallimento.
Oggi l’azienda fattura circa 62 milioni di euro, ha una marginalità del 10% e vende decine di migliaia di macchinari all’anno senza esposizione finanziaria. La produzione rimane concentrata nei 25.000 metri quadri di stabilimenti ad Apiro, dove 240 dipendenti curano ogni fase, dai prototipi testati con carichi disumani alla saldatura e verniciatura.
I macchinari arredano le palestre di catene internazionali, strutture militari e persino le residenze di famiglie reali in Medio Oriente. Rudy ha rifiutato offerte milionarie da parte di fondi di investimento per mantenere l’azienda di famiglia, pur progettando espansioni in Brasile e Qatar.
Rudy Panatta mantiene una routine ferrea, Si sveglia alle 5:00 del mattino per studiare anatomia e gestione aziendale, arrivando in fabbrica alle 7:00. Partecipa attivamente alla progettazione, si allena cinque volte a settimana e testa personalmente le attrezzature. Ai futuri imprenditori consiglia di nutrire una passione sincera per il proprio lavoro, studiare costantemente per migliorarsi e non avere mai paura di buttarsi.
Nel panorama digitale odierno, dove è oramai assodato il ruolo dell’Intelligenza Artificiale, la vera sfida è utilizzarla per creare contenuti senza privare la comunicazione della propria identità . Per un imprenditore o un professionista, l’AI è un motore potentissimo che però, come tutte le macchine, senza un pilota esperto rischia di girare a vuoto o, peggio, di finire fuori strada. In questo articolo spieghiamo come integrare l’AI nella content strategy mantenendo ben saldo il timone della tua comunicazione.
Il limite più grande dell’AI è spesso il punto di partenza dell’utente. Se chiedi ad un software di “scrivere un post sui tuoi servizi”, otterrai un testo generico e piatto. Il segreto, quindi, è usarla come assistente alla struttura.
Nessuno può conoscere i clienti meglio dell’azienda, neanche un algoritmo. L’AI non sa quali sono i dubbi che essi pongono durante una consulenza o qual è la “paura” principale che blocca un acquisto nel proprio settore. La regola d’oro, quindi, è che far generare all’AI il testo senza dimenticare di applicarvi la strategia umana.
Ecco perchè, prima ancora di interrogare il software, bisogna stabilire un obiettivo da fornirgli assieme al contesto: generare contatti, fare branding o informare? Senza questo input strategico, il post sarà meno efficace, anche agli occhi dei motori di ricerca.
Per un post efficace sui social, come ad esempio LinkedIn o Facebook, serve personalità . I consigli:
| Fase | Ruolo umano | Ruolo dAI |
| Input | Definizione target, angolo comunicativo e dati reali | Elaborazione informazioni |
| Editing | Controllo fatti (fact-checking) e aggiunta di empatia | Correzione bozze e suggerimento varianti |
| Output | Scelta del momento di pubblicazione e gestione commenti | Formattazione e ottimizzazione hashtag |
L’intelligenza artificiale è un moltiplicatore di produttività ma non può essere un sostituto del pensiero critico. Per la comunicazione, il vantaggio competitivo è saper istruire l’AI affinché parli con la propria voce. Delegare la “fatica” della scrittura è ammissibile ma non certo la visione e l’etica del brand. Il lettore cerca ancora una connessione con la persona.
di Laura Caracciolo, Social media manager, AU di Emera
L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato la guida dedicata al codice fiscale per cittadini stranieri, disponibile in 17 lingue sul portale ufficiale. La sequenza alfanumerica identifica ogni persona nei rapporti con la Pubblica amministrazione e serve per l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale, la scelta del medico di base, l’apertura di un conto corrente, la stipula di un contratto di lavoro o di locazione. Per i cittadini stranieri, le modalità di attribuzione cambiano in base allo status giuridico e al motivo del soggiorno.
I cittadini extra UE che presentano domanda di ingresso in Italia per lavoro subordinato o per ricongiungimento familiare ottengono il codice fiscale tramite lo Sportello Unico per l’Immigrazione presso la Prefettura, che ne richiede l’attribuzione all’Anagrafe Tributaria. In un primo momento viene assegnato un codice fiscale provvisorio, sostituito dal codice definitivo alfanumerico al rilascio del permesso di soggiorno.
Dal 2023, grazie alla circolare n. 5467 del Ministero dell’Interno, il codice fiscale provvisorio per i lavoratori extra UE con visto d’ingresso può essere generato direttamente online attraverso il Portale ALI (Portale Servizi – Sportello Unico Immigrazione), senza la necessità di recarsi in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Il datore di lavoro è tenuto a comunicare al lavoratore gli estremi del codice e a informare l’INPS dell’avvenuto rilascio.
Per gli stranieri che richiedono il permesso di soggiorno per motivi diversi — studio, motivi religiosi, residenza elettiva — l’attribuzione del codice fiscale avviene tramite la Questura, che lo rilascia in forma definitiva contestualmente al permesso.
I documenti necessari per l’attribuzione del codice fiscale a cittadini extra UE sono:
I cittadini stranieri che richiedono protezione internazionale ricevono un codice fiscale provvisorio dalla Questura al momento della domanda di asilo, sufficiente per l’accesso immediato alle prestazioni sanitarie e ai servizi essenziali. Il codice fiscale definitivo viene successivamente attribuito da un ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
Per i profughi ucraini titolari di protezione temporanea, il codice fiscale viene rilasciato dalla Questura contestualmente alla richiesta del permesso di soggiorno. La protezione temporanea per i cittadini ucraini sfollati dopo il 24 febbraio 2022 è stata prorogata fino al 4 marzo 2027 dal DL 201/2025, convertito nella legge n. 27/2026. I documenti richiesti per questa categoria sono la domanda di protezione temporanea e un passaporto o altro documento di identità rilasciato dalle autorità ucraine.
I minori stranieri non accompagnati e i minori in condizione di irregolarità hanno diritto all’iscrizione gratuita al Servizio sanitario nazionale e alle cure in condizione di parità con i cittadini italiani, come previsto dall’art. 63 del DPCM 12 gennaio 2017 e dalla legge n. 47/2017 (Disposizioni in materia di protezione dei minori stranieri non accompagnati).
Per questi minori, l’attribuzione del codice fiscale avviene su richiesta della struttura sanitaria o assistenziale competente — in genere la ASL — direttamente all’Agenzia delle Entrate. Le modalità sono state chiarite dalla risoluzione n. 25/E del 7 giugno 2022, con cui il Fisco ha definito il canale di comunicazione tra ASL e Anagrafe Tributaria per l’attribuzione del codice a minori privi di documenti regolari.
I cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia che non dispongono ancora del codice fiscale possono richiederlo presso qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate, compilando il modello AA4/8 e allegando un documento di identità valido.
I cittadini dell’Unione Europea che intendono soggiornare in Italia per più di 90 giorni possono presentare la stessa richiesta direttamente all’Agenzia delle Entrate. In alternativa, possono ottenere il codice fiscale presso la rappresentanza consolare italiana nel Paese di provenienza, se il codice è necessario per procedure da effettuare online o per pratiche che non consentono la delega a un incaricato in Italia. Per l’accesso alle cure sanitarie, i cittadini comunitari possono utilizzare la tessera TEAM (Tessera Europea di Assicurazione Malattia) rilasciata dallo Stato membro di residenza.
Il modello AA4/8 è il modulo ufficiale per la richiesta di attribuzione del codice fiscale alle persone fisiche. Può essere presentato di persona presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate oppure inviato compilato e firmato via PEC all’ufficio competente, allegando copia del documento di identità . Per i cittadini extra UE, in alternativa al passaporto è ammessa l’attestazione di identità rilasciata dalla rappresentanza diplomatica o consolare.
Chi dispone già di un codice fiscale attribuito e ha bisogno del certificato di attribuzione può ottenerlo online dall’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, accedendo con credenziali SPID, CIE o CNS al percorso Servizi > Istanze > Istanze e certificati. Il certificato viene rilasciato in pochi minuti ed è disponibile sia in formato originale sia come copia conforme.
I cittadini stranieri sono particolarmente esposti a incongruenze tra codice fiscale e dati anagrafici per effetto di errori di trascrizione del nome, differenze tra alfabeti, doppia cittadinanza o date di nascita non registrate secondo il calendario gregoriano. In caso di dati errati, l’interessato deve rivolgersi al Comune di residenza se iscritto all’Anagrafe nazionale (ANPR), oppure a un ufficio dell’Agenzia delle Entrate.
Se due o più persone generano lo stesso codice fiscale — il fenomeno è noto come omocodia — l’Agenzia delle Entrate provvede ad attribuire a ciascuna un codice univoco sostitutivo. Per controlli puntuali sulla coerenza tra codice fiscale e dati dichiarati, è possibile utilizzare lo strumento di verifica del codice fiscale online, che non sostituisce le procedure ufficiali di attribuzione.
Tutti i chiarimenti sulle procedure di attribuzione per ogni categoria di cittadini stranieri sono raccolti nella guida Codice fiscale per cittadini stranieri pubblicata dall’Agenzia delle Entrate, disponibile anche in albanese, arabo, bengalese, cinese, francese, hindi, inglese, portoghese, rumeno, russo, sloveno, spagnolo, filippino, tedesco, ucraino e urdu.
Colpo di scena lunedì 20 aprile per lo sciopero degli autotrasportatori: sul prospetto del MIT compare il fermo nazionale di Trasportounito per 144 ore, fino alle 24 del 25 aprile ma nella pratica il blocco è stato sospeso. Il motivo è l’incidente mortale avvenuto alla vigilia della protesta, che ha portato il sindacato Trasportounito a sciogliere i presidi.
Sullo sfondo, il caro gasolio arrivato oltre quota 2 euro che riduce i margini delle filiere. Sembra dunque per il momento scongiurato il fermo legato alle logistica, che minacciava gravi ritardi nelle forniture e rischio di scaffali vuoti. Nel settore autotrasporto, peraltro, le sigle si erano mosse con tempi diversi e una parte della protesta che ancora non era neppure partita.
Il fermo inserito nel calendario ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riguarda Trasportounito e copre l’intero territorio nazionale dalla mezzanotte del 20 aprile a quella del 25 aprile. Dopo l’incidente avvenuto a Caserta, tuttavia, Trasportounito ha preferito interrompere la protesta, per rispetto alla famiglia dell’associato rimasto vittima dell’investimento mortale.
La protesta nasceva dall’escalation dei costi di trazione e arriva al termine di settimane in cui l’autotrasporto ha chiesto misure d’urgenza sui carburanti, giudicando troppo corte le risposte arrivate fin qui.
La Commissione di garanzia sugli scioperi aveva invitato l’associazione a revocare o riformulare l’azione collettiva. Il fermo, però, era rimasto in piedi, con un calendario che incrociava sia la distribuzione interna sia i traffici verso porti, piattaforme e interporti.
Il fermo che doveva partire il 20 aprile era quello di Trasportounito. Accanto a questo fronte, Unatras avrebbe deliberato una mobilitazione nazionale separata, con giornate e modalità ancora da definire secondo i tempi del preavviso di settore.
| Sigla o fronte | Situazione al 20 aprile |
|---|---|
| Trasportounito | fermo nazionale dal 20 al 25 aprile (sospeso) |
| Unatras | fermo deliberato il 17 aprile (date da definire) |
| fronte siciliano | fermo locale (sospeso dopo la convocazione al MIT del 22 aprile) |
L’esperienza vista in Sicilia nei giorni scorsi offre un’indicazione utile sui potenziali rischi di uno stop generalizzato dei tir: i primi effetti si concentrano nei nodi logistici, con rallentamenti nei porti, accumulo di semirimorchi e bancali che slittano verso piattaforme e grande distribuzione. Solo in una fase successiva la tensione si trasferisce in modo più visibile sugli scaffali e sui tempi di consegna al dettaglio.
Le filiere che rischierebbero di sentire prima la pressione sarebbero quelle a rotazione rapida, come alimentare fresco, ortofrutta, GDO, edilizia leggera e componentistica che vive di tempi stretti tra arrivo merce e produzione. Il rischio più realistico, almeno all’inizio, riguarderebbe dunque una rete di ritardi selettivi e costi aggiuntivi, più che una paralisi identica in ogni area del Paese.
Il cuore della protesta resta il caro gasolio. Le ultime rilevazioni diffuse dal MIMIT hanno mostrato un diesel self ancora sopra i 2,10 euro al litro sulla rete ordinaria, una soglia che per molte imprese del trasporto viene considerata incompatibile con viaggi remunerativi, soprattutto dove i contratti assorbono i rincari con ritardo e gli incassi arrivano dopo settimane o mesi.
Il settore ha letto come insufficienti sia il decreto carburanti di marzo sia la successiva proroga del taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio. In parallelo, il rialzo dell’energia si è innestato su una crisi del Golfo che ha già riacceso allarmi più ampi su approvvigionamenti, costi logistici ed equilibrio delle filiere.
Sul tavolo delle associazioni si ritrovano richieste ormai ricorrenti, con una soglia di urgenza salita di tono nelle ultime settimane. Il settore chiede liquidità immediata, ristori agganciati ai consumi reali di gasolio e un confronto politico che esca dalla logica delle misure tampone.
In questa cornice si inseriscono sia il tavolo convocato dal MIT per il 22 aprile sul fronte siciliano sia la pressione delle sigle nazionali per un pacchetto più ampio.
Per le imprese che dipendono da consegne giornaliere i prossimi giorni richiederanno attenzione sulle tratte più esposte, sugli slot di magazzino e sulla tenuta dei fornitori logistici. Il fermo, seppur temporaneamente sospeso, si colloca infatti in una fase in cui energia, carburanti e trasporto merci sono sotto pressione e il vero banco di prova sarà la capacità del Governo di trasformare l’ascolto in misure leggibili dal settore.
Come previsto dalla Legge di Bilancio 2026, sono stati aggiornati gli importi relativi all’assegno sostitutivo dell’accompagnatore militare a beneficio dei grandi invalidi e gli adeguamenti saranno attuati a partire da giugno 2026. Con il messaggio n. 1269 del 14 aprile, l’INPS ha fornito istruzioni e calendario pagamenti.
In conformità alle nuove disposizioni stabilite dal 1° gennaio 2026, gli importi mensili dell’assegno sostitutivo sono stati ridefiniti come segue:
L’assegno riguarda i grandi invalidi di guerra affetti dalle invalidità indicate dalla legge e, allo stesso modo, i grandi invalidi per servizio e i pensionati di guerra e per servizio militare insigniti di medaglia d’oro al valor militare nei casi previsti dalla norma.
Per chi già beneficiava dell’assegno nell’anno precedente all’entrata in vigore della nuova disciplina, il pagamento prosegue d’ufficio. Nei nuovi casi, l’assegno decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda.
Con l’assegno di giugno 2026 saranno corrisposti anche gli arretrati relativi alle differenze di importo che si riferiscono alle mensilità da gennaio a maggio 2026.
Dal 13 maggio 2026 sarà disponibile la nuova versione del certificato medico di infortunio, semplificata nella compilazione e inviabile tramite il servizio online dedicato. Per le aziende con sistemi gestionali integrati con la piattaforma INAIL la stessa data è anche il termine per l’adeguamento dei sistemi: chi non aggiorna rischia errori bloccanti all’invio.
La nuova versione del servizio riduce i campi obbligatori, elimina quelli non essenziali e razionalizza le tipologie e le diciture del certificato. La novità che riguarda anche i datori di lavoro è l’obbligo di indicare almeno un recapito del lavoratore infortunato, per agevolare le comunicazioni relative alla pratica. Gli obblighi del datore di lavoro relativi alla denuncia di infortunio restano invariati: l’aggiornamento riguarda esclusivamente la procedura di redazione del certificato da parte del medico.
La nuova versione è disponibile attraverso le stesse tre modalità di trasmissione già in uso:
Per chi utilizza le modalità offline e di interoperabilità , il mancato adeguamento entro il 13 maggio genera errori bloccanti nell’invio, causati dall’assenza del recapito del lavoratore o dalla presenza di campi non più previsti nel nuovo schema.
Per chiarimenti sulla nuova procedura o per la verifica preventiva del file .xml, è disponibile il servizio “INAIL risponde” nella sezione “Assistenza e supporto” del portale istituzionale. Nel modulo occorre selezionare: Categoria “Prestazioni”, Sottocategoria “Assistenza Servizi Online”, Oggetto “Certificato medico per infortunio”. È inoltre disponibile il Contact Center INAIL al numero 06.6001, raggiungibile da rete fissa e mobile secondo il piano tariffario del proprio gestore.
Il sovraindebitamento riguarda famiglie, professionisti, imprenditori minori e piccole imprese che cercano un percorso ordinato per riequilibrare debiti, reddito e patrimonio secondo le regole del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
In questo articolo analizziamo tutti gli strumenti di esdebitazione, con gli approfondimenti dedicati alle diverse procedure, tra misure come il concordato minore per le piccole attività e la liquidazione controllata con redditi futuri, che incide sulla costruzione del piano di rientro.
La compliance normativa è il principale motore delle policy aziendali sulla trasparenza salariale. È il dato che emerge dall’edizione 2026 della Global Pay Transparency Survey di Mercer, condotta su oltre 1.600 multinazionali in 60 mercati. In Europa, malgrado l’imminenza della scadenza del 7 giugno, la percentuale di imprese che stanno implementando strategie — pur in aumento rispetto all’anno precedente — è inferiore alla media internazionale: 70% contro il 77% a livello globale. In Italia, la quota scende al 61%.
A livello globale, il livello di adeguamento agli obblighi di trasparenza retributiva è passato dal 32% del 2024 a quasi il 50% nel 2025: un’accelerazione evidente, ma ancora insufficiente. Il 77% delle imprese sta predisponendo strategie di trasparenza, anche se solo il 14% lo ha fatto in modo strutturato sull’intera organizzazione. Il traino resta la necessità di conformarsi alle normative: in Italia lo indica l’82% delle aziende, mentre fattori come l’engagement dei dipendenti (56%) o la competitività (55%) vengono citati con minore frequenza.
Eppure le imprese riconoscono il peso di questi fattori: il 63% è consapevole che la trasparenza retributiva è un’aspettativa dei candidati, e i dati sull’engagement confermano il potenziale inespresso: policy chiare aumentano il coinvolgimento, mentre l’insoddisfazione per lo stipendio resta la prima causa di dimissioni.
Nonostante questa consapevolezza, solo il 29% delle aziende italiane applica oggi criteri di trasparenza salariale, anche se il 48% dichiara intenzione di migliorare. Eppure per i lavoratori, quando le policy retributive sono chiare e il trattamento è percepito come equo, il livello di coinvolgimento cresce dell’85% e quello di impegno del 60%, sempre secondo i dati Mercer.
Secondo un’altra ricerca, questa volta realizzata da Hays Italia con lo Studio Legale Daverio & Florio, il 72% delle imprese italiane è ancora indietro nell’adeguamento e sette lavoratori su dieci non sono al corrente di cosa stia facendo la propria azienda per conformarsi.
Il 7 giugno 2026 è data in cui entra in vigore la direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale, con un calendario di obblighi differenziato per dimensione aziendale. Tutti i datori di lavoro dovranno indicare la fascia retributiva prevista negli annunci di lavoro e adottare criteri aperti sulle retribuzioni applicate.
Il rapporto obbligatorio sulla parità salariale scatta invece con soglie progressive: le imprese con oltre 250 dipendenti lo producono ogni anno, quelle tra 150 e 250 ogni tre anni, quelle tra 100 e 150 ogni cinque anni.
Da 500 a 530 euro al mese: il reddito di libertà per le donne vittime di violenza in condizione di bisogno aumenta per il 2026. Lo stabilisce la circolare INPS n. 44 del 9 aprile 2026, che recepisce il decreto interministeriale del 17 settembre 2025 e aggiorna le istruzioni per domande, integrazioni degli importi 2025 e risorse disponibili nell’anno in corso.
L’importo mensile del reddito di libertà passa da 500 a 530 euro mensili, per un massimo di dodici mensilità . Il contributo complessivo annuo sale così a 6.360 euro. La misura ha seguito un percorso di incrementi graduali: 400 euro mensili nel 2023 e nel 2024, poi 500 nel 2025. Per il 2026, le risorse complessive destinate alla misura ammontano a 16,5 milioni di euro, tra finanziamenti statali e fondi regionali trasferiti all’INPS. Le Regioni possono integrare ulteriormente la dotazione con risorse proprie.
Chi ha beneficiato del reddito di libertà nel 2025 — quando l’importo era fissato a 500 euro mensili — riceverà un’integrazione automatica fino al nuovo massimo di 530 euro al mese. L’INPS provvede all’adeguamento con le risorse statali o regionali già trasferite per il finanziamento della misura. Una volta completata l’integrazione degli importi 2025, l’Istituto procederà al pagamento delle richieste presentate nel 2026, nei limiti delle risorse disponibili, informando le interessate dell’esito.
Le richieste di reddito di libertà non vengono inoltrate direttamente all’INPS: passano esclusivamente attraverso i Comuni. L’ente locale è tenuto a verificare preventivamente il possesso dei requisiti, la validità e la completezza dei dati indicati nel modulo SR208, nonché l’effettiva sussistenza dello stato di bisogno e il proseguimento del percorso di fuoriuscita dalla violenza. Solo dopo questi controlli la richiesta può essere trasmessa all’Istituto in via telematica.
Le istanze presentate entro il 31 dicembre 2025 e non accolte per insufficienza di risorse sono decadute. L’INPS chiarisce che le donne interessate possono ripresentare la domanda dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, per accedere al contributo nell’anno in corso.
Quando un erede riceve un rimborso fiscale spettante al defunto, quella somma entra nell’attivo ereditario e può far scattare l’obbligo della dichiarazione di successione anche se, al momento dell’apertura della successione, le condizioni per l’esonero erano soddisfatte. È il caso in cui il rimborso, sommato al resto dell’eredità , porta il valore complessivo dell’attivo oltre la soglia dei 100.000 euro.
La legge prevede un regime di esonero dall’obbligo dichiarativo, subordinato al ricorrere congiunto di tre condizioni:
Questi requisiti devono permanere nel tempo: se successivamente all’apertura della successione sopraggiungono nuovi beni o diritti che alterano le condizioni di esonero, gli eredi sono tenuti a presentare la dichiarazione di successione anche se non l’avevano inizialmente presentata. Il chiarimento riguarda l’esonero dalla dichiarazione di successione in tutte le sue forme.
Qualora gli eredi ricevano un rimborso fiscale che porta il valore dell’attivo ereditario oltre i 100.000 euro, sorge l’obbligo dichiarativo anche se la dichiarazione di successione inizialmente non era dovuta. Il rimborso entra nell’attivo ereditario nella sua interezza, al pari di qualsiasi altro bene o diritto acquisito per successione.
Se invece il rimborso non fa superare la soglia di 100.000 euro, le condizioni di esonero restano soddisfatte e la dichiarazione non è richiesta. La verifica va effettuata sommando l’importo del rimborso al valore di tutti gli altri beni già presenti nell’asse ereditario.
Quando il rimborso fiscale fa scattare l’obbligo dichiarativo, i termini per la presentazione decorrono dalla comunicazione del rimborso da parte dell’Agenzia delle Entrate, non dalla data del decesso né dalla scadenza ordinaria prevista per la dichiarazione di successione. Con le regole vigenti, gli eredi sono tenuti a calcolare e versare l’autoliquidazione dell’imposta di successione entro 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione.
La Regione Lombardia apre gli incentivi per il rinnovo del parco veicolare aziendale anche alle imprese sociali e agli enti del terzo settore con attività economica. La misura stanzia 4 milioni di euro per il biennio 2026/2027 a favore delle micro, piccole e medie imprese lombarde che sostituiscono i veicoli più inquinanti con mezzi a zero o bassissime emissioni. I contributi a fondo perduto arrivano fino a 30.000 euro per veicolo; il bando sarà pubblicato entro tre mesi, con la gestione affidata a Unioncamere Lombardia.
La delibera approvata il 13 aprile 2026 dalla Giunta regionale — su proposta dell’assessore all’Ambiente e Clima Giorgio Maione si rivolge alle imprese con sede operativa in Lombardia. Rispetto alle edizioni precedenti, questa edizione amplia la platea dei beneficiari includendo per la prima volta soggetti del non-profit con attività economica. Possono presentare domanda:
Il contributo è condizionato alla rottamazione per demolizione di un veicolo aziendale inquinante intestato all’impresa richiedente. Sono ammissibili alla radiazione per demolizione:
In alternativa alla demolizione, è prevista la possibilità di esportazione all’estero di un autoveicolo diesel Euro 5/V. Le risorse finanziano l’acquisto di mezzi a zero o bassissime emissioni per il trasporto di persone e merci: autovetture, veicoli commerciali leggeri, motoveicoli e cargobike.
Nell’ambito degli eco-incentivi auto regionali per le imprese, l’importo del nuovo contributo a fondo perduto varia in base alla categoria del veicolo acquistato, alla classe emissiva del mezzo rottamato e al livello di emissioni prodotte. Gli importi oscillano tra un minimo di 2.500 euro e un massimo di 30.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria.
La dotazione complessiva della misura è di 4 milioni di euro, ripartiti tra 3 milioni per il 2026 e 1 milione per il 2027, comprensivi dei costi di gestione della piattaforma e delle attività istruttorie. Le tabelle con gli importi esatti per categoria saranno pubblicate nel bando attuativo.
Le risorse 2026/2027 saranno erogate attraverso un bando attuativo pubblicato entro tre mesi dall’approvazione della delibera (aprile 2026). La gestione è affidata a Unioncamere Lombardia, che curerà la piattaforma telematica per la raccolta delle domande e le relative istruttorie.
Nelle edizioni precedenti — l’ultima delle quali copriva il biennio 2024/2025 con una dotazione di circa 5,9 milioni di euro — le domande venivano accolte in finestre temporali a sportello, con assegnazione delle risorse in ordine cronologico di invio.
In scadenza il 30 aprile la domanda di adesione alla Rottamazione-quinquies. Le istruzioni sono contenute nelle linee guida dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. La misura, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, consente ai contribuenti di definire i debiti iscritti a ruolo senza il pagamento di sanzioni, interessi di mora e aggio, secondo un calendario di scadenze già delineato.
Sul sito AdE sono fornite tutte le istruzioni su tempistiche, procedure, opzioni e scadenze di pagamento sulla nuova definizione agevolata delle cartelle. La Rottamazione-quinquies riguarda i carichi affidati all’Agente della riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Rientrano nella definizione agevolata:
È prevista la possibilità di aderire anche per i contribuenti che avevano partecipato a precedenti definizioni agevolate, pur essendo successivamente decaduti. Sono invece esclusi i debiti già ricompresi in piani di pagamento della rottamazione-quater per i quali risultavano versate tutte le rate scadute alla data del 30 settembre 2025.
La domanda di adesione alla rottamazione-quinquies dovrà essere presentata esclusivamente in modalità telematica, secondo le istruzioni che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il termine ultimo per la presentazione dell’istanza è fissato al 30 aprile. Entro il 30 giugno AdER invia la comunicazione con l’esito della domanda.
I contribuenti potranno scegliere la forma di pagamento, in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026 o pagamento rateale, fino a un massimo di 54 rate bimestrali di pari importo, per una durata complessiva di 9 anni. In caso di rateizzazione, sono applicati interessi al tasso del 3% annuo, a decorrere dal 1° agosto 2026.
Il calendario delle scadenze prevede:
L’adesione comporta la sospensione delle procedure esecutive e cautelari relative ai carichi oggetto di definizione, nei limiti previsti dalla normativa. Il mancato pagamento anche di una sola rata comporta però la decadenza dalla definizione agevolata, con ripristino integrale del debito residuo.
Sono milioni le prime case in Italia esposte a sismi, alluvioni e frane senza alcuna copertura assicurativa, e solo uno sparuto numero risulta protetto da polizza catastrofale. Per colmare questo divario interviene una nuova la proposta di legge depositato alla Camera e basata su un sistema di incentivi strutturato su più livelli: sconti obbligatori delle compagnie, contributo statale fino a 150 euro e possibilità di usare i premi di produttività .
Il testo della proposta n. 2791 è a prima firma di Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive di Montecitorio, e del capogruppo Riccardo Molinari. La norma mira a promuovere polizze che coprono i danni da sisma, frana, alluvioni, inondazioni ed esondazioni. A differenza delle CatNat per le imprese, la proposta non prevede però alcuna coercizione: il sistema si basa interamente su incentivi. Il principale è lo sconto obbligatorio del 20% sul premio, calcolato sulla media dei premi dei cinque anni precedenti e riferito a un’abitazione campione di 100 metri quadrati situata in area a rischio medio, secondo parametri stabiliti dall’IVASS.
Accanto allo sconto delle compagnie, la proposta prevede un contributo statale pari al 20% del costo del premio, fino a un massimo di 100 euro. Il tetto sale a 150 euro per i nuclei con un ISEE inferiore a 25.000 euro. Il contributo viene riconosciuto sotto forma di riduzione diretta del premio nel momento della stipula o del rinnovo, e deve essere indicato in modo chiaro e trasparente sia nei preventivi sia nei contratti. Per finanziare la misura, il disegno di legge stima una dotazione di 100 milioni di euro per il 2026, che cresce a 150 milioni nel 2027 e arriva a 200 milioni annui a partire dal 2028.
Il terzo strumento coinvolge direttamente i datori di lavoro. I lavoratori dipendenti possono chiedere di destinare una quota dei premi di produttività per coprire fino al 40% del costo della polizza: la somma non concorre alla formazione del reddito ed è quindi esentasse per il dipendente, mentre il datore di lavoro può dedurla dal reddito d’impresa. Combinando i tre strumenti — sconto delle compagnie, contributo statale e premi di risultato — la quota a carico dell’assicurato si ridurrebbe al solo 20% del premio.
Il dato che ha ispirato la  è impietoso. Secondo i firmatari della PdL, meno del 5% del patrimonio edilizio italiano risulta assicurato rispetto a sismi, frane, alluvioni, inondazioni ed esondazioni: un gap che lascia oltre 30 milioni di immobili privi di qualunque protezione economica, in un Paese tra i più esposti d’Europa al rischio sismico e idrogeologico.
La bassa penetrazione assicurativa scarica interamente il peso delle calamità sullo Stato — e quindi sui contribuenti — attraverso finanziamenti emergenziali post-disastro. La proposta vuole invertire questa logica, spostando una parte del rischio sul mercato assicurativo privato.
La proposta deve ancora essere calendarizzata e assegnata a una commissione parlamentare: i tempi di approvazione restano incerti. L’ANIA, l’associazione delle compagnie assicurative, ha già espresso supporto all’iniziativa, giudicandola una misura necessaria in un Paese in cui appena il 7% delle abitazioni risulta assicurato.
Il cedolino pensione di maggio segue un calendario diverso rispetto ai mesi precedenti: la Festa del Lavoro sposta il pagamento e modifica le date di accredito. Sull’assegno di maggio 2026 di applicano poi le trattenute fiscali già in corso insieme alle eventuali voci personali. Nel confronto con la rata di aprile possono emergere scostamenti di importo legati a conguagli personali.
A differenza dei mesi precedenti, a maggio il pagamento non scatta il primo giorno del mese, poiché coincide con una festività . La rata viene messa in pagamento sabato 2 maggio 2026 per chi riscuote l’assegno alle Poste e lunedì 4 maggio per chi riceve l’accredito in banca. La differenza dipende dal fatto che il 2 maggio cade di sabato, data utile per Poste ma non per la valuta bancaria.
Per il ritiro in contanti agli sportelli di Poste Italiane può essere prevista una turnazione alfabetica per cognome, definita a livello locale per evitare afflussi concentrati.
In assenza di comunicazioni specifiche, il ritiro può avvenire liberamente a partire dal giorno di pagamento.
Il cedolino pensione di maggio viene di norma pubblicato nella seconda metà di aprile, attraverso il servizio online dell’INPS e nel Fascicolo previdenziale del cittadino. È da lì che si possono controllare importo lordo, trattenute, netto in pagamento e singole voci che compongono la rata. Il cedolino pensione si può ottenere anche via email, su richiesta, o consultare sul cellulare tramite la app INPS Mobile.
A maggio compaiono invece le trattenute fiscali che vengono ripartite lungo l’anno.Si tratta del recupero dell’addizionale regionale riferita al 2025, così come il saldo dell’addizionale comunale relativo allo stesso anno. A queste si aggiunge l’acconto dell’addizionale comunale 2026, già partito nei mesi scorsi.
Nel cedolino di maggio non si attende un nuovo ricalcolo della pensione: la rivalutazione 2026 è entrata negli assegni da gennaio ed i conguagli da Certificazione Unica sono stati applicati ad aprile. Da marzo è invece entrata a regime la nuova tassazione IRPEF sulle pensioni interessate dalla riduzione della seconda aliquota. Gli arretrati relativi a gennaio e febbraio sono già stati riconosciuti.