Oggi è Giovedi' 23/04/2026 e sono le ore 20:03:07
Nostro box di vendita su Vinted
Nostro box di vendita su Wallapop
Nostro box di vendita su subito.it
Condividi questa pagina
Oggi è Giovedi' 23/04/2026 e sono le ore 20:03:07
Nostro box di vendita su Vinted
Nostro box di vendita su Wallapop
Nostro box di vendita su subito.it
Condividi questa pagina
Nostra publicità
Compra su Vinted
Compra su Vinted
#PMI.it #informazione #ICT #imprese #medie #piccole
Il voucher cloud e cyber security slitta. Il MIMIT ha prorogato al 27 maggio il termine per l’iscrizione in elenco fornitori abilitati, di conseguenza ritarda la partenza dello sportello per imprese e autonomi. La misura rientra nel più ampio pacchetto dei voucher TLC per cittadini e PMI ma in questa fase la procedura riguarda esclusivamente le aziende che vogliono offrire servizi e prodotti agevolabili.
L’iscrizione è obbligatoria per entrare nel catalogo dei servizi agevolabili. La domanda si presenta online sulla piattaforma Invitalia dedicata all’area fornitori e abilita esclusivamente ai prodotti e servizi indicati nell’istanza. Per ciascuna soluzione ammessa viene attribuito un codice identificativo, da utilizzare poi nella fase di accesso alle agevolazioni.
Il calendario iniziale fissava la chiusura al 23 aprile ma con una proroga dell’ultima ora la finestra è stata allungata alle ore 12 del 27 maggio 2026. Per le imprese è necessario anche iscriversi nella sezione Anagrafica e deleghe prima dell’invio dell’istanza.
Il “Voucher cloud e cyber security†sostiene l’acquisto di soluzioni nuove o più evolute rispetto a quelle già in uso da PMI e lavoratori autonomi. La dotazione della misura è pari a 150 milioni di euro e il contributo arriva fino al 50% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 20mila euro. I piani di spesa partono da 4mila euro e richiedono, al momento della domanda, un contratto di connettività con velocità minima in download di 30 Mbps.
I servizi agevolabili rientrano in cinque famiglie:
Sul piano applicativo, le FAQ MIMIT sui voucher digitali 2026 hanno chiarito che l’agevolazione premia un salto tecnologico effettivo, mentre il rinnovo puro di servizi già attivi resta fuori dalla misura. Per gli abbonamenti la durata minima è di 24 mesi, mentre gli acquisti diretti vanno completati entro 12 mesi dal provvedimento di concessione.
L’accesso all’elenco è riservato a fornitori con servizi già qualificati almeno QC1 secondo il regolamento cloud per la PA oppure, in alternativa, a soggetti in possesso delle certificazioni richieste per la categoria dichiarata. Le FAQ del Ministero hanno precisato che i requisiti devono essere già posseduti alla data di presentazione della domanda e che l’iscrizione provvisoria non è prevista.
| Categoria | Requisiti richiesti |
|---|---|
| hardware cyber security | ISO 9001 e ISO/IEC 27001; |
| software cyber security | ISO 9001 e ISO/IEC 27001; |
| servizi cloud IaaS e PaaS | ISO 9001 e ISO/IEC 27001 con estensione ISO/IEC 27017, oppure CSA Star Level 2; |
| servizi Cloud SaaS | ISO 9001 e ISO/IEC 27001 con estensione ISO/IEC 27017, oppure CSA Star Level 2; |
| servizi professionali | ISO 9001 e ISO/IEC 27001. |
Il Ministero ha anche chiarito che i requisiti sono cumulativi per ogni categoria. Per i servizi cloud, dunque, la sola ISO 27001 non basta: serve anche l’estensione 27017, salvo il ricorso alla certificazione alternativa CSA Star Level 2.
La proroga per i provider sposta in avanti l’entrata in vigore effettiva della misura. Solo dopo la formazione dell’elenco dei fornitori abilitati arriverà un successivo provvedimento direttoriale con tempi e modalità di apertura dello sportello dedicato a PMI e lavoratori autonomi.
Dal 16 maggio i monopattini elettrici non potranno circolare senza apposito contrassegno mentre dal 16 luglio scatta l’obbligo di assicurazione RC. Il MIMIT – che ha pubblicato le risposte alle domande più frequenti sui nuovi adempimenti (intestatari, coperture, massimali, diritto di rivalsa e il ruolo delle piattaforme digitali coinvolte) – ha aggiornato il calendario di entrata in vigore sdoppiando le date per i due nuovi obblighi.
Il quadro normativo per l’obbligo di assicurazione dei monopattini elettrici si fonda sulla Legge 177/2024 (riforma del Codice della Strada) e sul decreto direttoriale del MIT del 6 marzo 2026, in vigore dal 18 marzo. Il periodo transitorio di 60 giorni si chiude il 16 maggio 2026: da quella data è vietato circolare senza contrassegno; diversamente ci si espone a sanzioni da 100 a 400 euro.
Il contrassegno — il cosiddetto “targhino” — è un adesivo prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, associato al codice fiscale del proprietario e non al numero di telaio: la responsabilità resta quindi in capo alla persona fisica intestataria, anche se a guidare il mezzo è un altro soggetto. La richiesta si fa tramite il Portale dell’Automobilista, con accesso via SPID o CIE, al costo di 8,66 euro.
La piattaforma monopattini del MIT è interoperabile con la piattaforma delle coperture assicurative della Fondazione ANIA: il contrassegno viene associato automaticamente alla polizza, consentendo alle forze dell’ordine verifiche incrociate in tempo reale. Per l’assicurazione, tuttavia, il MIMIT ha spostato l’entrata in vigore dell’obbligo di copertura al 16 luglio.
Le FAQ ministeriali forniscono indicazioni precise su chi può intestarsi la polizza e su cosa copre:
Le FAQ MIMIT chiariscono due punti che meritano attenzione prima di sottoscrivere una polizza.
Il primo riguarda il diritto di rivalsa: l’assicurazione può esercitarlo verso il proprietario o verso il conducente effettivo — se diverso — quando il conducente viola gravemente le condizioni di polizza o le norme del Codice della Strada, come nel caso di guida in stato di ebbrezza o uso del veicolo in modo non consentito. Per i monopattini è prudente verificare che la polizza preveda la rivalsa anche in caso di guida senza casco o di trasporto non consentito di un passeggero.
Il secondo riguarda la polizza RC Famiglia: molte coperture di questo tipo escludono espressamente i veicoli soggetti a obbligo di assicurazione RC Auto. Inoltre, la polizza deve riportare il codice del contrassegno identificativo per avere validità legale — requisito che le generiche polizze famiglia non sono configurate per gestire. Tutte le FAQ sono pubblicate sul portale ufficiale del MIMIT.
L’Agenzia delle Entrate ha fissato i livelli di affidabilità fiscale per i benefici premiali ISA relativi al periodo d’imposta 2025. L’aggiornamento 2026 riguarda come di consueto l’esonero dal visto di conformità , i rimborsi IVA con esonero dalla garanzia, l’esclusione dalla disciplina delle società non operative, i nuovi limiti per alcuni accertamenti e la riduzione di un anno dei termini di controllo. Per gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale la soglia piena resta il punteggio pari a 9 mentre l’accesso ridotto ai vantaggi parte dal punteggio di 8.
Per la compensazione dei crediti il regime si divide in due fasce. Con ISA almeno pari a 9 l’esonero dal visto vale fino a 70mila euro annui per l’IVA e fino a 50mila euro annui per imposte dirette e IRAP. Con punteggio pari almeno a 8 e inferiore a 9 la soglia scende a 50mila euro per l’IVA e a 20mila euro per imposte dirette e IRAP.
| Punteggio ISA | Benefici premiali |
|---|---|
| almeno 9 oppure media biennale almeno 9 | esonero dal visto di conformità fino a 70.000 euro annui per la compensazione dei crediti IVA e fino a 50.000 euro annui per imposte dirette e IRAP; |
| da 8 a meno di 9 oppure media biennale almeno 8,5 | esonero dal visto di conformità fino a 50.000 euro annui per la compensazione dei crediti IVA e fino a 20.000 euro annui per imposte dirette e IRAP. |
La stessa regola si applica alla compensazione del credito IVA infrannuale maturato nei primi tre trimestri del secondo anno successivo a quello cui si riferisce la dichiarazione. Le soglie IVA annuale e infrannuale si sommano nella stessa annualità , e il meccanismo premiale riguarda le compensazioni oltre 5mila euro annui.
Sulla richiesta di rimborso del credito IVA il provvedimento replica la stessa architettura. Con ISA almeno pari a 9, oppure con media biennale almeno pari a 9, l’esonero dal visto o dalla garanzia arriva fino a 70mila euro annui. Nella fascia con ISA da 8 a meno di 9, oppure con media biennale almeno pari a 8,5, il tetto scende a 50mila euro annui. La regola vale sia per il rimborso annuale sia per il rimborso infrannuale maturato nei primi tre trimestri del secondo anno successivo.
Sul fronte del credito IVA trimestrale, anche le richieste presentate nella stessa annualità entrano in un conteggio cumulativo.
Con ISA almeno pari a 9, oppure con media biennale almeno pari a 9, scatta l’esclusione dalla disciplina delle società non operative. Alla stessa soglia si collega anche l’esclusione dell’accertamento sintetico del reddito complessivo, purché il reddito accertabile resti entro il limite dei due terzi in più rispetto a quello dichiarato.
Per gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici la soglia si abbassa a 8,5. La riduzione di un anno dei termini di decadenza dell’accertamento scatta invece da 8. Per la selezione dei controlli basata sull’analisi del rischio, l’Agenzia continua a considerare i contribuenti con ISA pari o inferiore a 6.
Chi produce nello stesso anno reddito d’impresa e reddito di lavoro autonomo entra nel regime premiale solo se applica gli ISA a entrambe le categorie, quando previsti, e raggiunge in ciascun indice la soglia richiesta per il beneficio richiesto. Questa è la verifica preliminare per impostare compensazioni, rimborsi o attività difensiva in sede di controllo.
La Commissione Europea ha adottato la propria risposta alla crisi energetica aperta dalla guerra in Iran. Il pacchetto, denominato Accelerate EU, è una comunicazione di natura non legislativa — la cosiddetta toolbox, la cassetta degli strumenti — che potrà essere seguita da proposte legislative nei prossimi giorni. Obiettivo, contrastare l’impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta il 1° marzo. Da allora il Brent è salito del 13%, il gas TTF del 25% e, secondo le stime della presidente Ursula von der Leyen, la bolletta energetica dell’Unione Europea è già aumentata di 22 miliardi di euro.
Il pacchetto Accelerate EU contiene alcuni pilastri già anticipati da von der Leyen nelle ultime settimane: la Raccomandazione agli Stati Membri di ridurre la domanda energetica, il rafforzamento del coordinamento tra i 27 per gli acquisti congiunti di energia e nuove spinte verso la diversificazione delle fonti. Quest’ultima direttrice punta in particolare sulle energie rinnovabili e sul nucleare nella UE, con l’obiettivo dichiarato di accelerare l’autonomia europea dai combustibili fossili importati.
Sul lungo periodo, Bruxelles annuncia un piano per l’elettrificazione dell’industria, dei trasporti e dell’edilizia, con investimenti in parchi eolici — anche offshore — impianti a energia rinnovabile e centrali idroelettriche. A completare il quadro, un vertice sugli investimenti nell’energia pulita che riunirà il settore dei servizi finanziari, i principali investitori istituzionali, i leader industriali, gli sviluppatori di progetti e gli enti finanziatori pubblici, con l’obiettivo di accelerare i capitali privati nella transizione energetica. Le indicazioni rimangono in larga parte di principio: i dettagli operativi si sostanzieranno nei prossimi giorni, anche in base a quanto emergerà al Consiglio di Cipro.
Il fronte dove Bruxelles concede di più è quello degli aiuti di Stato. Entro fine aprile la Commissione darà il via libera a un nuovo regime temporaneo che allargherà i margini consentiti per gli interventi pubblici a sostegno dei settori più esposti ai rincari energetici. Per le famiglie, le misure che gli Stati saranno stimolati ad adottare nel breve termine includono buoni energetici, programmi di leasing sociale e riduzione delle accise sull’elettricità per le fasce vulnerabili. Il problema per l’Italia è strutturale: la maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato avvantaggia soprattutto i Paesi con ampia capacità fiscale, ovvero quelli che dispongono di margini di bilancio per spendere. L’Italia, che rischia di restare o entrare in procedura di infrazione se supera il rapporto deficit-PIL del 3%, ha meno leve da attivare rispetto a Germania o Francia.
Su uno dei fronti più caldi del negoziato interno all’Unione, la posizione di Bruxelles si consolida: il mercato europeo delle emissioni (ETS) e il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (CBAM, la cosiddetta Carbon Tax), non saranno sospesi. L’Italia, insieme ad altri partner, ne aveva chiesto l’interruzione temporanea ritenendoli un aggravio per le imprese in un momento già segnato dai rincari energetici. Bruxelles ritiene che i due meccanismi non siano tra i principali responsabili dell’impennata delle bollette e che tornare indietro manderebbe un segnale sbagliato sulle politiche di sostenibilità . Non è escluso, tuttavia, che possano essere previste revisioni dei meccanismi al termine di un processo di analisi.
Altrettanto netta la posizione sull’altra grande richiesta italiana: nessuna flessibilità del Patto di Stabilità . Von der Leyen ha chiarito che al momento non esistono le condizioni di emergenza grave — ovvero una recessione severa — per attivare le clausole di deroga. L’esecutivo comunitario chiede agli Stati di non aggravare i propri deficit con misure indiscriminate e indica la strada degli interventi mirati: quelli, nelle parole della presidente, che «dovrebbero essere mirati ai gruppi vulnerabili, tempestivi e temporanei, in modo da poterli applicare per un breve periodo». Le misure nazionali già adottate dall’Italia — dal Decreto Bollette al taglio delle accise sui carburanti, in vigore fino al 1° maggio — seguono esattamente questo schema.
Tra le novità operative di Accelerate EU, la Commissione annuncia la creazione di un nuovo Osservatorio sui carburanti incaricato di monitorare produzione, importazioni, esportazioni e livelli delle scorte. L’obiettivo è individuare rapidamente potenziali carenze di approvvigionamento e, in caso di rilascio di scorte di emergenza, adottare misure mirate per mantenere una distribuzione equilibrata tra i 27. L’Osservatorio garantirà il coordinamento tra gli Stati membri sia per le norme di riempimento delle riserve sia per le eventuali operazioni di rilascio eccezionale delle scorte di petrolio — uno strumento che mancava nella risposta europea alla prima crisi energetica del 2022.
Il giorno successivo all’adozione della toolbox, il pacchetto è arrivato già sul tavolo dei governi: il Consiglio europeo informale del 23 e 24 aprile a Cipro è il primo banco di prova politico delle misure. Sarà lì che le posizioni nazionali — spesso distanti tra loro sulla distribuzione degli oneri, sul ruolo del Patto di Stabilità e sull’intensità degli aiuti alle imprese — si confronteranno apertamente. Per l’Italia l’appuntamento rappresenta un momento cruciale: le richieste avanzate nelle ultime settimane dal Governo sono in larga parte rimaste inascoltate, e il margine per cambiare l’orientamento di Bruxelles dipenderà anche dalla capacità di costruire alleanze tra i partner europei più esposti alla crisi.
Sul fronte nazionale, il Decreto Carburanti — che include il taglio temporaneo delle accise e crediti d’imposta per autotrasportatori e settore della pesca — è approvato al Senato e ora all’esame della Camera. Il Governo studia nuove misure per i settori più colpiti dai rincari legati alla crisi del Golfo, in un contesto in cui i margini di bilancio restano il principale vincolo all’azione.
Le agevolazioni fiscali previste per le persone con disabilità e, nei casi ammessi, per i familiari che sostengono la spesa seguono regole diverse in base alla tipologia di beneficio: analizziamo in dettaglio tutti i principali sgravi applicabili su veicoli, spese sanitarie, sussidi, barriere architettoniche, assistenza, polizze e successioni, tenendo come riferimento la guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate.
Oltre a requisiti, limiti di spesa e documentazione richiesta, spieghiamo anche chi può accedere alle agevolazioni, quali regole si applicano per ciascuna spesa e quali documenti servono per utilizzare il beneficio fiscale.
Torna Generazione Terra, lo strumento fondiario promosso da ISMEA per favorire il ricambio generazionale in agricoltura. L’edizione 2026 mette sul piatto 120 milioni di euro per finanziare fino al 100% l’acquisto di terreni agricoli da parte di giovani under 41. Lo sportello telematico per la presentazione delle domande è aperto dal 22 aprile al 19 giugno 2026, con istruttoria per ordine cronologico di convalida. Chi arriva prima, ha più possibilità di ottenere le risorse.
Generazione Terra si rivolge a tre categorie distinte di richiedenti, ciascuna con requisiti specifici di accesso. Il primo profilo è quello dei Giovani imprenditori agricoli (GIA): si tratta di imprenditori agricoli professionali con qualifica IAP o Coltivatori Diretti, già attivi da almeno due anni, che possono richiedere il finanziamento per acquistare terreni contigui o funzionalmente utili all’azienda già condotta. L’età massima è di 41 anni non compiuti al momento della presentazione della domanda.
Il secondo è quello dei Giovani startupper con esperienza (GSE): vi accedono coloro che, pur non avendo ancora avviato un’impresa agricola autonoma, hanno lavorato nel settore come coadiuvanti, collaboratori o dirigenti per almeno 102 giorni nei cinque anni precedenti. Anche in questo caso il limite è di 41 anni.
Il terzo profilo è quello dei Giovani startupper con titolo (GST): rivolto a chi ha conseguito un titolo di studio in ambito agrario e intende avviare per la prima volta un’iniziativa imprenditoriale agricola. Per questa categoria il limite di età scende a 35 anni. Le società agricole non cooperative amministrate da giovani o con partecipazione maggioritaria di soci under 41 possono partecipare nel rispetto dei requisiti previsti.
In tutti i casi, il beneficiario si impegna a condurre direttamente il terreno finanziato per almeno 15 anni. Sono esclusi i soggetti con interventi ISMEA già in corso, quelli in condizione di difficoltà finanziaria ai sensi della normativa europea sugli aiuti di Stato, chi presenta anomalie in Centrale Rischi o protesti attivi, e chi ha procedimenti pendenti in materia antimafia, penale o tributaria.
ISMEA interviene con due strumenti tecnici distinti, scelti in base al valore del terreno. Per i terreni di valore compreso tra 300.000 e 1,5 milioni di euro, l’operazione avviene tramite Patto di Riservato Dominio (PRD): ISMEA acquista direttamente il terreno dal venditore e lo assegna al giovane richiedente. Il giovane acquisisce la proprietà effettiva solo al pagamento dell’ultima rata, ma ha da subito la gestione e il godimento del bene. Per i terreni di valore inferiore a 300.000 euro o superiore a 1,5 milioni, viene invece concesso un mutuo ipotecario.
In entrambi i casi il valore massimo dell’intervento è di 1,5 milioni di euro per GIA e GSE e di 500.000 euro per i GST. Il finanziamento copre fino al 100% del prezzo di acquisto del terreno — non sono incluse spese notarili, imposte e oneri accessori. La durata massima è di 30 anni, di cui fino a 2 anni di preammortamento concedibili su richiesta. Il tasso applicato è fisso, ancorato ai valori di mercato (tasso base UE) e determinato in funzione del rischio dell’operazione. Dopo cinque anni dalla stipula è possibile richiedere una sola revisione del tasso.
Una delle novità di rilievo dell’edizione 2026 riguarda il premio di primo insediamento, riservato ai giovani startupper — GSE e GST — che si insediano per la prima volta come capo azienda, o che lo hanno fatto da non più di sei mesi prima della presentazione della domanda. L’importo massimo sale quest’anno da 70.000 a 100.000 euro. Il contributo non viene accreditato direttamente al beneficiario: il 60% va a ridurre le prime rate di ammortamento del finanziamento, il restante 40% viene erogato a piano aziendale realizzato, o comunque entro i primi cinque anni dall’investimento. Nei casi di operazioni localizzate in aree interne o montane, l’intensità del premio è più elevata.
I 120 milioni complessivi sono ripartiti in tre linee distinte. 50 milioni sono destinati alle operazioni localizzate nelle regioni del Centro-nord, altri 50 milioni a quelle del Sud e delle Isole. I restanti 20 milioni sono riservati ai Giovani startupper con titolo. All’interno di ciascuna linea, il 10% delle risorse è riservato a operazioni fondiarie localizzate nelle aree interne o aree montane: una riserva nuova rispetto alle edizioni precedenti, coerente con l’obiettivo di presidio dei territori più fragili. In caso di esaurimento di questa quota, le nuove domande affluiranno alla dotazione generale della linea di appartenenza.
Le domande devono essere presentate esclusivamente online tramite il portale dedicato ISMEA, con firma elettronica in formato PAdES. Lo sportello è aperto dal 22 aprile 2026 alle ore 12:00 fino al 19 giugno 2026 alle ore 12:00, con orario feriale dalle 9:00 alle 18:00 (il primo giorno solo dalle 12:00 alle 18:00, l’ultimo dalle 9:00 alle 12:00). La data e l’ora di convalida della domanda costituiscono il criterio di priorità nell’istruttoria: chi presenta prima ha precedenza. In caso di più domande dallo stesso soggetto, viene considerata valida solo l’ultima trasmessa entro i termini. Il piano di rimborso prevede rate semestrali costanti e posticipate.
Generazione Terra si affianca agli altri strumenti del programma ISMEA per l’imprenditoria agricola giovanile: chi intende avviare un progetto di sviluppo aziendale più ampio, che comprenda investimenti in beni strumentali, trasformazione o commercializzazione dei prodotti, può valutare anche Più Impresa ISMEA, che combina mutuo agevolato a tasso zero e contributo a fondo perduto.
Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo per il recepimento in Italia del Listing Act. Il provvedimento recepisce la direttiva (UE) 2024/2811 e adegua la normativa nazionale al regolamento (UE) 2024/2809, con l’obiettivo di rendere i mercati dei capitali più accessibili e attrattivi, agevolando la quotazione delle piccole e medie imprese (PMI).
Il pacchetto normativo europeo, ora integrato nell’ordinamento italiano, punta a ridurre gli oneri regolamentari e a favorire il finanziamento delle imprese attraverso il mercato azionario. L’intervento agisce su tre pilastri fondamentali: requisiti di ammissione per la quotazione delle PMI, ricerca finanziaria e trasparenza informativa.
Per facilitare l’ingresso in Borsa senza compromettere il controllo societario, il decreto interviene sui requisiti di capitalizzazione. La novità principale è la riduzione del flottante minimo al 10 per cento delle azioni detenute dal pubblico. Questa misura è pensata per le realtà imprenditoriali a controllo familiare che intendono aprirsi al mercato mantenendo una solida stabilità nella governance.
Il decreto recepisce le modifiche alla direttiva MiFID II, introducendo una disciplina organica della ricerca in materia di investimenti. Le nuove regole prevedono:
Un altro ostacolo rimosso è l’eccessiva complessità documentale in fase di offerta pubblica. L’adeguamento al regolamento (UE) 2024/2809 introduce:
| Misura | Dettaglio Tecnico |
|---|---|
| Soglia Flottante | Ridotta al 10% per facilitare l’ammissione |
| Ricerca Broker | Ammessa la ricerca sponsorizzata (codice ESMA) |
| Obbligo Prospetto | Nuove esenzioni e modelli brevi per tagliare i costi |
| Vigilanza | Coordinamento Consob e adeguamento del TUF |
Il provvedimento prevede infine disposizioni di coordinamento per allineare il Testo Unico della Finanza (TUF) alle nuove disposizioni europee. Questo garantisce che la semplificazione dei mercati avvenga in un quadro di certezza normativa, mantenendo elevati gli standard di tutela del risparmio e definendo chiaramente i poteri di intervento della Consob sulle irregolarità informative.
L’ultimo Osservatorio INPS sui flussi di pensionamento analizza i trattamenti con decorrenza nel primo trimestre 2026 e rivela dati che riflette una tendenza costante da anni: le donne si fermano a 1.060 euro medi al mese, gli uomini arrivano a 1.534 euro. La distanza vale dunque 474 euro su ogni nuovo assegno ed è strettamente connessa alle carriere discontinue tipiche delle lavoratrici italiane, le quali ricevono anche di retribuzioni più basse. Ad impattare sui gap è anche la maggiore incidenza delle pensioni ai superstiti, tipicamente erogate a donne.
Secondo l’Osservatorio INPS sulle pensioni, nel primo trimestre 2026 sono state liquidate 211.524 pensioni con un importo medio di 1.285 euro. Dentro quella media generale restano molto distanti i due profili: 1.060 euro per le donne e 1.534 euro per gli uomini. L’INPS invita comunque a leggere con prudenza il confronto tra i dati del 2025 e quelli del primo trimestre 2026. Le 880.139 pensioni con decorrenza nel 2025 includono anche liquidazioni arrivate dopo la fine dell’anno, fino al 2 aprile 2026 (data di pubblicazione del report), mentre le 211.524 del primo trimestre 2026 comprendono solo le pratiche chiuse entro la stessa data con decorrenza entro marzo.
Il trend che si conferma è il crescente divario di genere tra gli importi dei trattamenti erogati. Nell’ultimo trimestre si registrano 474 euro di distanza media tra i nuovi assegni delle donne e quelli degli uomini. Tradotto in valore assoluto, dunque, il divario tra i nuovi assegni nel 2026 è di 74 euro al mese più rispetto al 2025.  In termini percentuali, le pensioni liquidate alle donne nel primo trimestre si collocano del 30,9% sotto quelle degli uomini. Il nuovo monitoraggio aggiorna così una frattura già intercettata nei precedenti report sugli importi medi delle pensioni INPS, oggi ancora più netta nel confronto tra i nuovi trattamenti.
Gli uomini incassano in numero maggiore le pensioni anticipate, cioè la fascia con assegni medi più alti, mentre tra le donne è più presente la quota dei trattamenti ai superstiti e delle carriere contributive più corte. Nel primo trimestre 2026, secondo i dati rilanciati sull’Osservatorio, agli uomini sono andate 38.314 pensioni anticipate per 2.203 euro medi, alle donne 17.690 per 1.829 euro.
La riforma fiscale aggiunge un altro tassello nel giorno in cui il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, lo schema di decreto legislativo sul Testo unico delle disposizioni legislative in materia di adempimenti e accertamento. Il provvedimento raccoglie 368 articoli e ordina in un solo corpus le norme su anagrafe tributaria, codice fiscale, scritture contabili, dichiarazioni, IVA, ISA, collaborazione con il Fisco e procedure di accertamento.
Il nuovo testo unico su adempimenti e accertamento nasce dentro la delega fiscale e segue la stessa logica già adottata per gli altri testi unici tributari: ricognizione delle norme vigenti, organizzazione per settori omogenei, coordinamento formale e sostanziale, abrogazione delle disposizioni incompatibili o superate. L’impianto approvato in via preliminare è articolato in tre parti:
Per imprese, professionisti e intermediari la novità sta soprattutto nella ricomposizione di un’area finora dispersa tra fonti diverse, con un riordino destinato a incidere sulla lettura quotidiana delle regole.
La prima parte del decreto dà ordine alla sezione più frequentata da imprese e consulenti, quella degli adempimenti fiscali. Dentro lo stesso tracciato vengono collocati gli obblighi dichiarativi relativi alle imposte sui redditi e all’IVA, gli ISA e le LIPE IVA, insieme alle regole sull’identificazione fiscale e sulle scritture contabili. La semplificazione digitale viene così trattata come parte strutturale del sistema tributario, in continuità con il riassetto già avviato negli ultimi mesi sugli adempimenti dichiarativi e documentali.
La seconda parte tiene insieme i principali strumenti di interlocuzione con il Fisco e le leve del controllo. Nel testo confluiscono istituti già centrali nella pratica professionale come l’adempimento collaborativo per le PMI e il concordato preventivo biennale, accanto agli interpelli per i nuovi investimenti, ai meccanismi di definizione delle controversie e alle procedure di accertamento. Per chi segue la compliance tributaria il beneficio atteso è soprattutto sistematico, perché regole oggi sparse vengono riportate in una cornice unica, più agevole da consultare anche quando entrano in gioco accertamento con adesione e cooperazione internazionale nello scambio dei dati.
Il nuovo schema si incastra con il riordino già avviato sul versante dell’IVA. Nel Testo unico IVA, pubblicato a inizio 2026, la materia dell’accertamento era rimasta fuori per scelta sistematica, mentre fatturazione, registrazione, liquidazione e rimborsi hanno trovato collocazione nel corpus dedicato all’imposta.
Il decreto appena varato completa proprio quel lato del riassetto e si colloca nel calendario più ampio delle nuove scadenze della riforma fiscale, già riscritto nel 2025 con l’estensione del termine per completare i testi unici. Dopo l’esame preliminare arriva ora il vaglio parlamentare, fase che precede il via libera finale del Governo.
L’INPS porta a regime la rateizzazione online degli indebiti con il servizio OpenRI e apre la richiesta digitale a tutte le tipologie di somme da restituire legate a pensioni, prestazioni assistenziali e ammortizzatori sociali. La novità , illustrata dal messaggio n. 1337 del 21 aprile 2026, amplia un canale già esistente e trasforma “Visualizzazione indebiti†nell’area da cui consultare la posizione debitoria, simulare il piano di rientro e inviare la domanda di rateazione.
Il servizio Recupero Indebiti – OpenRI si inserisce nel progetto “Gestione Integrata Indebiti†dell’INPS e arriva ora alla fase di estensione generale dopo il rilascio iniziale e la fase sperimentale della rateizzazione online. L’Istituto precisa che la procedura copre tutte le tipologie di indebito, con alcune casistiche affidate ancora alle strutture territoriali.
L’accesso al servizio avviene dall’area Visualizzazione indebiti del portale INPS, utilizzabile con credenziali digitali. Qui l’utente può esaminare la natura del debito, i dettagli della notifica, lo stato del recupero e l’eventuale piano rateale già attivo. Dalla stessa area si possono anche elaborare diverse simulazioni, variando importo e numero delle rate prima dell’invio della richiesta. Servizio analogo su App INPS Mobile.
Nel tracciato disegnato dall’INPS, il pagamento con avviso PagoPA può essere rateizzato su richiesta entro 30 giorni dalla ricezione della prima notifica di indebito. La procedura consente quindi di passare dalla semplice consultazione della pratica alla presentazione e sottoscrizione online della domanda.
L’INPS distingue gli indebiti in tre categorie e collega a ciascuna un diverso margine di rateizzazione:
Per chi vuole orientarsi prima dell’accesso, c’è a disposizione degli utenti anche una video guida sulla gestione degli indebiti INPS.
Sette giorni alla scadenza: il 30 aprile 2026 è l’ultimo giorno utile per presentare il Modello IVA TR relativo al primo trimestre dell’anno. L’adempimento riguarda i soggetti IVA che nel trimestre gennaio-marzo hanno maturato un’eccedenza di imposta detraibile e intendono chiederne il rimborso oppure utilizzarla in compensazione con altri tributi, contributi e premi tramite modello F24. Soglie, visto di conformità e regime premiale ISA determinano le regole operative caso per caso.
Il presupposto soggettivo per accedere alla procedura trimestrale è la maturazione, nel trimestre di riferimento, di un’eccedenza IVA detraibile superiore a 2.582,28 euro. Solo al di sopra di questa soglia il contribuente può optare per il rimborso trimestrale o per la compensazione orizzontale, cioè quella che consente di utilizzare il credito IVA per pagare altri tributi o contributi. Al di sotto, il credito resta disponibile esclusivamente in compensazione verticale — ovvero portato a riduzione del debito IVA nelle liquidazioni IVA periodiche successive.
Il modello deve essere presentato esclusivamente in via telematica, direttamente dal contribuente tramite i canali dell’Agenzia delle Entrate o per il tramite di intermediari abilitati. La ricevuta che attesta la presentazione è consultabile nella sezione “Ricerca ricevute” dell’area riservata del sito AdE oppure può essere richiesta presso qualunque ufficio territoriale.
La compensazione orizzontale in F24 del credito IVA infrannuale non è libera oltre una certa soglia. Per importi fino a 5.000 euro annui — da intendersi in modo cumulativo su tutte le istanze trimestrali presentate nel corso dell’anno — il credito può essere utilizzato in compensazione già dalla data di presentazione del modello TR, senza necessità di visto. Per la parte eccedente i 5.000 euro, il modello deve essere munito del visto di conformità rilasciato da un professionista abilitato, oppure recare la sottoscrizione dell’organo di controllo contabile; in questo caso il credito è utilizzabile a partire dal decimo giorno successivo alla presentazione dell’istanza.
In alternativa al visto di conformità , il contribuente può presentare la sottoscrizione da parte dell’organo di controllo della società (revisore o collegio sindacale) unitamente a una dichiarazione sostitutiva che attesti la sussistenza dei requisiti patrimoniali e di regolarità contributiva previsti dalla norma. Il mancato rispetto di queste condizioni espone al rischio di rifiuto della compensazione in sede di controllo F24.
Il limite annuo di compensabilità orizzontale, che include anche i crediti IVA trimestrali, è fissato attualmente in 2 milioni di euro.
Chi opta per il rimborso del credito IVA maturato nel trimestre, invece della compensazione, deve fare i conti con soglie diverse. Per rimborsi fino a 30.000 euro, i soggetti classificati come “non a rischio” possono ottenere l’erogazione senza prestare garanzia. Per rimborsi superiori a questa soglia, il modello TR deve essere corredato dal visto di conformità (o dalla sottoscrizione alternativa dell’organo di controllo) e da una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti il possesso di determinati requisiti patrimoniali e di regolarità nei versamenti contributivi e previdenziali.
Sono invece tenuti a prestare garanzia fideiussoria i soggetti in situazioni considerate “a rischio”: chi esercita l’attività da meno di due anni (con eccezione per le start-up innovative), chi ha ricevuto negli ultimi due anni avvisi di accertamento per differenze rilevanti tra importi dichiarati e accertati, chi presenta l’istanza priva di visto o non deposita la dichiarazione sostitutiva, e chi chiede il rimborso a seguito di cessazione dell’attività . Un profilo particolarmente frequente tra i soggetti che accumulano credito IVA strutturale è quello delle imprese che lavorano prevalentemente con la Pubblica Amministrazione in split payment, tenute al rimborso dell’IVA che la PA versa direttamente all’Erario.
I contribuenti soggetti agli indici sintetici di affidabilità fiscale che raggiungono livelli di punteggio sufficienti beneficiano di un regime premiale ISA che innalza significativamente le soglie di esonero dal visto di conformità . A seconda del punteggio conseguito, l’esonero si applica per compensazioni e rimborsi infrannuali fino a 50.000 euro oppure fino a 70.000 euro annui.
Stesso beneficio per chi ha aderito al concordato preventivo biennale. Secondo i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, chi ha aderito al CPB per il biennio 2025-2026 fruisce del regime premiale sia per il credito IVA annuale relativo al 2025 sia per i crediti trimestrali del 2026 — incluso quindi il primo trimestre in scadenza il 30 aprile — nel limite maggiorato di 70.000 euro. Per chi aveva invece aderito al CPB per il biennio 2024-2025, il beneficio operava per il credito IVA 2024 e i trimestrali 2025.
Il Modello IVA TR è composto dai quadri TA, TB, TC e TD, che devono essere compilati da tutti i soggetti per l’indicazione dei dati contabili, e dal quadro TE, riservato all’ente o società controllante nell’ambito della procedura IVA di gruppo. Il modello aggiornato e le relative istruzioni di compilazione sono disponibili sul portale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.
Se il sistema scarta il modello — anche a fronte di una trasmissione avvenuta entro i termini — è necessario procedere a una nuova trasmissione entro cinque giorni dalla comunicazione di scarto affinché l’istanza risulti tempestiva.
Nel cantiere del nuovo iperammortamento 2026 starebbe prendendo forma un limite destinato a orientare gli investimenti energetici delle imprese. Le anticipazioni circolate sulla bozza del decreto attuativo MIMIT-MEF fisserebbero per gli impianti da fonti rinnovabili una producibilità entro il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva. L’agevolazione resterebbe così agganciata all’autoconsumo aziendale.
La soglia del 105% sarebbe il criterio che emergerebbe con maggiore chiarezza dalle bozze circolate in questi giorni. Il beneficio fiscale verrebbe collegato alla dimensione dell’impianto rispetto ai consumi dell’impresa, con un margine aggiuntivo contenuto che accompagnerebbe l’autoproduzione di energia e manterrebbe il focus sulla struttura produttiva servita.
Il decreto attuativo, nelle anticipazioni emerse finora, si muoverebbe nella direzione di impianti commisurati ai consumi aziendali. La taglia dell’investimento si legherebbe quindi al fabbisogno energetico dell’impresa e restringerebbe l’area agevolata per le configurazioni orientate soprattutto alla valorizzazione dell’energia eccedente.
Il quadro già delineato per il nuovo incentivo includerebbe anche gli impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo e richiamerebbe tra le spese ammesse anche i sistemi di accumulo. Su questo terreno il nuovo tassello del decreto riguarderebbe soprattutto il rapporto tra taglia dell’impianto e consumi effettivi della struttura produttiva.
Tra gli elementi che emergerebbero nella fase finale del provvedimento ci sarebbe anche il rafforzamento della perizia asseverata, insieme a una procedura che continuerebbe a ruotare attorno alle comunicazioni al GSE. Per le imprese interessate agli impianti rinnovabili, la preparazione del progetto tecnico e della documentazione di supporto assumerebbe quindi un ruolo centrale già nella fase di impostazione dell’investimento.
Il 2026 si è aperto con la riconferma e l’avvio ex novo di numerosi strumenti di sostegno allo sviluppo delle imprese italiane, che possono contare sulle agevolazioni previste dalla finanza agevolata e sugli incentivi promossi dal Governo per supportare l’innovazione, la crescita e la transizione green e digitale.
È il sistema bancario, inoltre, a giocare un ruolo fondamentale per favorire lo sviluppo economico del tessuto imprenditoriale e soddisfare le esigenze di liquidità che arrivano dalle PMI e dai Piccoli Operatori Economici, anche al fine di trasformare le agevolazioni in vere e proprie leve di crescita a lungo termine.
Consentire alle piccole imprese di cogliere tutte le opportunità offerte dal quadro normativo nazionale è uno degli obiettivi primari di Credem, che propone consulenza a 360 gradi e soluzioni create su misura per l’accesso al credito delle piccole e medie realtà che operano sul territorio.
Secondo la recente ricerca del Centro studi di Unimpresa, nel 2025 il credito bancario concesso alle imprese italiane ha superato i 666 miliardi di euro, risorse caratterizzate tuttavia da una netta polarizzazione territoriale e da uno svantaggio che coinvolge le piccole imprese. I finanziamenti erogati a favore di queste ultime, infatti, rappresentano solo il 14,9% del totale.
A confermare questo trend è anche l’Ufficio studi della CGIA, sottolineando come nel corso del 2025 le micro e piccolissime imprese abbiano subito una riduzione dei prestiti: si tratta generalmente delle realtà con meno di 20 addetti costituite da esercenti, artigiani, piccoli imprenditori e Partite IVA che rappresentano il 98% del totale delle aziende attive in Italia, percepite come maggiormente rischiose soprattutto se si considerano i tassi di interesse ancora elevati in ambito europeo.
La Legge di Bilancio 2026 ha messo nero su bianco una serie di incentivi e agevolazioni fiscali pensati per sostenere il sistema imprese, includendo il rifinanziamento di misure già operative e il varo di nuovi strumenti. Si spazia dalla concessione di contributi a fondo perduto alle garanzie pubbliche, dai crediti d’imposta ai finanziamenti a tasso agevolato. Qui di seguito una sintesi delle novità più rilevanti:
Oltre a quanto sopra, il programma InvestEU 2021-2027 del FEI (Fondo Europeo per gli Investimenti), punta a sostenere la ripresa economica e la transizione green e digitale migliorando l’accesso ai finanziamenti assistiti da garanzia UE.
L’accesso ai bandi europei e nazionali e agli incentivi offerti dalla finanza agevolata rappresenta una potente leva di crescita per i Piccoli Operatori Economici, che possono contare sul supporto di Credem al fine di semplificare la complessità normativa e massimizzare le opportunità a disposizione.
Credem, infatti, garantisce un sostegno completo e personalizzato attraverso una serie di soluzioni pensate per rispondere alle principali esigenze di credito:
Nell’ambito del programma InvestEU, infine, Credem mette a disposizione:
Anche i finanziamenti pre-deliberati rappresentano un prezioso alleato per velocizzare l’accesso al credito delle PMI e dei Piccoli Operatori Economici, che possono beneficiare di soluzioni rapide ed efficaci basate su processi semplificati e sull’approvazione preliminare che riduce notevolmente i tempi di istruttoria.
Per rispondere all’esigenza di risposte efficaci e rapide, in particolare, Credem stanzia un plafond di 2,9 miliardi euro composto da prestiti o pre-approvati o da perfezionare con un iter di delibera semplificata. Il plafond viene rinnovato trimestralmente e interessa più di 44 imprese clienti. È possibile fare richiesta in filiale o attraverso il servizio di remote banking Credem.
=> Scopri di più sull’offerta Credem dedicata alle PMI e ai PoE
La legge di conversione del Decreto PNRR, in vigore dal 21 aprile 2026, interviene sulla fatturazione IVA nei raggruppamenti temporanei di imprese. La novità riguarda la fattura differita: la mandataria può emettere un solo documento in nome e per conto delle singole imprese del raggruppamento entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni.
L’intervento è contenuto nell’articolo 8, commi 3-bis e 3-ter, della Legge n. 50/2026 di conversione del DL n. 19/2026 (il Decreto PNRR). La modifica amplia l’articolo 21, comma 4, lettera a), del DPR 633/1972 e porta nella disciplina della fattura differita anche le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatturate dalla mandataria in nome e per conto delle singole imprese che partecipano al raggruppamento temporaneo.
La regola generale sull’emissione della fattura resta quella dei 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione. Per questa fattispecie, invece, il Decreto PNRR ammette la fattura differita unica entro il 15 del mese successivo. La semplificazione riguarda le operazioni che la mandataria documenta per conto delle imprese del raggruppamento e consente una gestione unitaria della fatturazione periodica.
Tra le altre novità fiscali della Legge 50/2026 c’è l’abolizione dell’obbligo di conservazione per 10 anni delle ricevute cartacee di pagamento tramite POS (articolo 8, comma 1), sostituite – ai fini della conservazione delle scritture contabili – dalle comunicazioni bancarie relative alle transazioni ed inviate ai clienti, nonché dalla documentazione fornita da istituti di credito e intermediari finanziari, anche per via telematica e quindi in formato digitale.
Previsto anche un regime transitorio per la detrazione al 65% sugli investimenti in startup innovative (articolo 29-bis del Dl. n. 179/2012) effettuati nel primo semestre 2025: ai commi 5-quater e 5-quinquies dell’articolo 25 della Legge 5/2026 è previsto che le beneficiarie possano presentare domanda di agevolazione entro il 31 maggio 2026.
L’INPS ha aggiornato con la circolare n. 47 del 21 aprile 2026 gli importi di riferimento per le prestazioni economiche di malattia, maternità , paternità e tubercolosi. Le nuove soglie si applicano agli eventi insorti dal 1° gennaio 2026 e coinvolgono dipendenti, agricoli, lavoratori domestici, autonomi e iscritti alla Gestione Separata INPS, con riflessi anche su assegni di maternità e congedi.
Per il calcolo delle indennità INPS 2026 di malattia, maternità , paternità e tubercolosi i parametri da utilizzare sono i seguenti:
Per i lavoratori domestici e familiari l’indennità di maternità e paternità continua a seguire le fasce orarie convenzionali già utilizzate ai fini contributivi:
Rispetto ai valori 2025, nel 2026 si rivalutano gli importi per lavoratori autonomi, maternità , paternità , congedo parentale delle lavoratrici autonome e interruzione della gravidanza vanno calcolati con questi importi:
Per gli ulteriori tre mesi di indennità di maternità o paternità il reddito di riferimento nel 2026 è pari a 9.532,18 euro.
La circolare aggiorna anche i parametri per gli iscritti alla Gestione Separata, con effetti sia sul requisito contributivo sia sulla misura delle indennità :
Nel 2026 il massimale di reddito è pari a 122.295 euro, mentre il limite di reddito per malattia e degenza ospedaliera sale a 84.424,90 euro. Le indennità giornaliere di malattia vanno da 26,80 a 53,61 euro, quelle per degenza ospedaliera da 53,61 a 107,22 euro, in base alle mensilità di contribuzione accreditate nei dodici mesi precedenti l’evento.
Tra gli importi richiamati dalla circolare rientrano anche l’assegno di maternità comunale, il congedo parentale e il congedo straordinario per assistenza:
Il quadro 2026 fornisce così una base aggiornata per il calcolo delle prestazioni economiche INPS legate agli eventi insorti dall’inizio dell’anno, con tabelle utili sia per i lavoratori sia per chi cura paghe, consulenza e liquidazione delle indennità .
| Voce | Importo 2026 |
|---|---|
| Lavoratori soci di cooperative, minimo giornaliero | 58,13 euro |
| Lavoratori agricoli a tempo determinato, retribuzione giornaliera di riferimento | 51,70 euro |
| Compartecipanti familiari e piccoli coloni, reddito giornaliero | 65,19 euro |
| Lavoratori domestici e familiari, retribuzione oraria convenzionale fino a 9,61 euro | 8,52 euro |
| Lavoratori domestici e familiari, retribuzione oraria convenzionale oltre 9,61 e fino a 11,70 euro | 9,61 euro |
| Lavoratori domestici e familiari, retribuzione oraria convenzionale oltre 11,70 euro | 11,70 euro |
| Lavoratori domestici e familiari, valore convenzionale per rapporti oltre 24 ore settimanali | 6,20 euro |
| Autonomi agricoli, coltivatori diretti, coloni, mezzadri e IAP | 51,70 euro |
| Artigiani, importo giornaliero | 58,13 euro |
| Commercianti, importo giornaliero | 58,13 euro |
| Pescatori autonomi, importo giornaliero | 32,30 euro |
| Autonomi, reddito di riferimento per ulteriori tre mesi di indennità | 9.532,18 euro |
| Assegno di maternità dei Comuni, importo mensile | 413,10 euro |
| Assegno di maternità dei Comuni, importo complessivo | 2.065,50 euro |
| Assegno di maternità dello Stato, misura intera | 2.543,15 euro |
| Congedo parentale, soglia di reddito individuale | 19.885,13 euro |
| Congedo straordinario, tetto annuo complessivo | 57.836,96 euro |
| Congedo straordinario, indennità massima annua | 43.486,00 euro |
| Congedo straordinario, valore massimo giornaliero | 119,14 euro |
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di Finanza Pubblica 2026, nello stesso giorno in cui Eurostat ha certificato il deficit 2025 al 3,1%. Un incrocio non casuale: i due combinati fissano la base per definire i conti pubblici italiani nel prossimo triennio. Il DFP rivede infatti al ribasso le stime di crescita economica e alza le proiezioni sul deficit rispetto alle previsioni autunnali, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che avverte: i numeri sono suscettibili di aggiornamento.
Il DFP 2026 contiene il quadro tendenziale a legislazione vigente, ossia i numeri dell’economia senza considerare nuove politiche. Il Documento di Finanza Pubblica (DFP) è il “successore” del Documento di Economia e Finanza (DEF), rinominato con la riforma della governance economica europea. Sul fronte del PIL, nel DFP la crescita 2026 scende allo 0,6%, da 0,7%; il 2027 viene rivisto dallo 0,8% allo 0,6%; il 2028 dallo 0,9% allo 0,8%. Sul fronte del deficit, le revisioni al rialzo seguono la stessa direzione: il 2026 sale dal 2,8% al 2,9%, il 2027 dal 2,6% al 2,8%, il 2028 dal 2,3% al 2,5%.
| Stime autunno 2025 | Stime aprile 2026 | |
|---|---|---|
| PIL 2026 | +0,7% | +0,6% |
| PIL 2027 | +0,8% | +0,6% |
| PIL 2028 | +0,9% | +0,8% |
| Deficit 2026 | 2,8% | 2,9% |
| Deficit 2027 | 2,6% | 2,8% |
| Deficit 2028 | 2,3% | 2,5% |
Le nuove proiezioni restano compatibili con la fuoriuscita dalla procedura europea per deficit eccessivo a partire dal 2027, obiettivo che il Governo non è riuscito ad anticipare al 2026 per un decimale.
Il dato forse più rilevante del DFP è nell’avvertimento esplicito di Giorgetti: «non viviamo in circostanze normali ma di tipo totalmente eccezionale, quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Upb, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma, ahimè, nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti». Un’ammissione che fotografa la volatilità del contesto. Il dato da proteggere nel corso del 2026 rimane il deficit al 2,9%: se tenesse, l’Italia potrebbe presentarsi al Pacchetto di primavera 2027 con le condizioni per uscire formalmente dalla procedura.
La revisione al ribasso non è imputabile a una debolezza strutturale dell’economia italiana ma a fattori esterni. La guerra nel Golfo e le tensioni geopolitiche mantengono alta l’incertezza sui mercati dell’energia, con riflessi diretti sui costi per famiglie e imprese. In questo quadro, le stime dei principali previsori internazionali si sono già aggiornate: il Fondo Monetario Internazionale (FMI) colloca la crescita italiana allo 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027, la Banca d’Italia allo stesso livello, l’OCSE al 4% nel 2025 e allo 0,6% nel 2026.
L’Italia resta in coda al confronto europeo sulla crescita: Germania e Francia proiettano tassi di espansione superiori all’1%, la Spagna sopra il 2%. Su un’economia da oltre 2.250 miliardi di euro, anche due decimi di PIL in meno modificano la base su cui si calcola il gettito e il rapporto debito/PIL, salito al 137,1% nel 2025 secondo Eurostat.
Alla fine si conferma lo scenario peggiore: Eurostat ha certificato per l’Italia il deficit 2025 al 3,1% del PIL, confermando le stime ISTAT di marzo. Un decimale – in soldoni, un miliardo di euro – sopra la soglia massima prevista dal Patto di Stabilità ma sufficiente a prolungare di un altro anno la procedura UE per deficit eccessivo. Nello stesso giorno, il Documento di Finanza Pubblica 2026 arriva in Consiglio dei Ministri con stime di crescita riviste al ribasso e un quadro reso più difficile dalla coda del Superbonus e dall’incertezza geopolitica.
La Manovra 2026 stimava per il 2025 un rapporto deficit/PIL al 3%. Una soglia che avrebbe consentito di uscire dalla procedura di infrazione europea recuperando autonomia nella gestione dei conti pubblici. Il 3,07% certificato da Eurostat sposta l’uscita al 2027, imponendo un altro anno di regole più rigide nella programmazione di riforme e misure di sostegno per famiglie e imprese.
L’amara sorpresa è maturata negli ultimi mesi. Fino all’ultimo, i tecnici del Ministero dell’Economia hanno cercato di capire se ci fossero margini per recuperare qualche centinaio di milioni di euro — quei pochi che avrebbero potuto assestare il disavanzo al 3%. Le stime autunnali sembravano incoraggianti; poi la coda del Superbonus si è rivelata più onerosa del previsto.
Il Superbonus continua dunque a incidere sui conti pubblici, anche a distanza di anni dalla sua introduzione. I crediti edilizi accumulati negli anni del boom delle detrazioni al 110% rappresentano un onere complessivo stimato in circa 230 miliardi di euro, di cui oltre 165 miliardi imputabili direttamente al Superbonus. La coda di contabilizzazione ha impresso un’accelerazione imprevista al deficit nel finale del 2025, portando il saldo sopra il 3% nonostante il miglioramento rispetto al 3,4% del 2024.
In valore assoluto, quello 0,1% sopra la soglia vale circa un miliardo di euro di maggiore indebitamento netto. Gli utili 2025 della Banca d’Italia, pari a 1,65 miliardi in larga parte destinati allo Stato, non sono stati sufficienti da soli a riportare il disavanzo sotto il limite comunitario. La cifra finale del consuntivo rimane dunque quella certificata da Eurostat.
La distinzione tra uscita e permanenza nella procedura per deficit eccessivo ha effetti diretti sulla libertà di bilancio. Fuori dalla procedura l’obbligo si riduce al rispetto del vincolo sul contenimento della spesa primaria netta. Restando sotto osservazione, invece, il Governo deve proseguire nella traiettoria di riduzione del disavanzo: un vincolo aggiuntivo che restringe i margini per nuove misure strutturali nella Legge di Bilancio.
L’effetto più tangibile nel contesto attuale riguarda anche la spesa per la difesa. I Paesi possono destinare fino all’1,5% del PIL alla difesa senza aumentare il disavanzo strutturale ma quelli ancora sotto procedura non possono utilizzare questa clausola per accelerare l’uscita. Con il 3,1% certificato, l’Italia si trova in una posizione doppiamente vincolata, obbligata alla traiettoria di rientro mentre gli alleati europei accelerano sul riarmo nel quadro degli impegni NATO.
Nella stessa giornata in cui Eurostat ha pubblica i dati sul 2025, il Governo porta il Documento di Finanza Pubblica 2026 in Consiglio dei Ministri. Il DFP — il nuovo nome dell’ex DEF — contiene i numeri definitivi sul quadro economico a legislazione vigente, senza incorporare l’impatto di nuove politiche. Le previsioni di crescita devono incamerare una revisione al ribasso: le stime autunnali indicavano un PIL 2026 allo 0,7% ma FMI, Banca d’Italia e OCSE collocano ora la crescita tra lo 0,4% e lo 0,5%.
Il DFP fisserà anche la traiettoria del triennio successivo. Il dato da proteggere, su cui si misurerà la manovrabilità della Legge di Bilancio 2027 — ultima della legislatura — è il deficit 2026 al 2,8%. Se quel valore reggesse, l’Italia potrebbe rientrare sotto il 3% nel corso dell’ann0 e candidarsi all’uscita dalla procedura nella primavera del 2027.
Il Governo intensifica intanto il pressing per allentare i vincoli europei. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sollecita una riflessione sul nuovo contesto internazionale, caratterizzato dalla guerra nel Golfo e dalle tensioni sui prezzi di carburanti ed energia. La richiesta italiana punta a ottenere l’attivazione di una clausola di salvaguardia più ampia, che consenta agli Stati di finanziare sconti in bolletta e misure contro il caro energia senza computarle nel deficit ai fini della procedura.
Bruxelles ha finora risposto che la clausola può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area Euro o nell’UE nel suo complesso — uno scenario che al momento non sussiste. Il negoziato resta però formalmente aperto: la Commissione UE valuterà la situazione italiana nell’ambito del Pacchetto di primavera del Semestre europeo, atteso per inizio giugno, sulla base del dato definitivo di consuntivo 2025 appena certificato.
Maggiori tutele per i caregiver familiari nel mondo del lavoro dopo la sentenza n. 9104/2026 della Cassazione che, portando sul piano nazionale i principi fissati dalla Corte di Giustizia UE, ha chiarito che il datore deve trovare soluzioni ragionevoli, valutate sulla base dell’organizzazione aziendale e delle esigenze assistenziali, per soddisfare le richieste in merito a orari e turni favorevoli all’assistenza da prestare, così da rendere compatibili lavoro e cura.
La pronuncia della Cassazione estende al lavoratore caregiver la tutela antidiscriminatoria collegata alla disabilità del familiare assistito, secondo il principio affermato dalla Corte di Giustizia UE e applicato al rapporto di lavoro: quando il caregiver subisce un trattamento sfavorevole a causa degli obblighi di assistenza, la discriminazione indiretta assume rilievo anche se il lavoratore non è lui stesso disabile.
Nel caso in esame, la richiesta riguardava la definizione del turno di lavoro. La Cassazione ha ricondotto il tema agli accomodamenti ragionevoli previsti dall’ordinamento europeo e dall’articolo 3, comma 3-bis, del Dlgs 216/2003. La valutazione va comunque svolta caso per caso, tenendo conto dei tempi di cura, della struttura dell’orario, delle posizioni disponibili e della tenuta organizzativa dell’impresa.
Uno dei passaggi più forti della sentenza riguarda la durata delle soluzioni offerte dall’azienda. Secondo la Corte, un regime di provvedimenti provvisori protratti oltre misura lascia aperta la questione discriminatoria quando le esigenze assistenziali hanno carattere duraturo. Il datore è quindi chiamato a una risposta strutturata e coerente con la situazione rappresentata dal lavoratore.
La decisione riguarda anche un altro profilo giuridico: la richiesta del caregiver di essere destinato, se necessario, a mansioni inferiori pur di mantenere un equilibrio compatibile con l’assistenza. La Cassazione inserisce questa opzione tra gli accomodamenti da esaminare, perché il silenzio aziendale su una proposta del genere può concorrere alla valutazione di discriminazione indiretta.