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Il Governo ha comunicato il 4 giugno la firma degli ultimi sei Accordi per la Coesione con i Ministeri, attivando 1,7 miliardi di euro a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC). La firma, apposta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni su proposta del ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti, chiude il percorso avviato a inizio legislatura: 34 accordi complessivi tra Regioni, Province autonome e dicasteri, per un valore superiore ai 50 miliardi di euro.
I sei nuovi accordi si aggiungono alle 21 intese con Regioni e Province autonome e ai sette accordi di coesione su ambiente, innovazione e inclusione sottoscritti con i ministeri a inizio novembre. Le risorse vanno a ricerca e nuove tecnologie, edilizia scolastica, sicurezza del territorio, difesa digitale, turismo e sanità .
Al ministero dell’Università e della Ricerca vanno 381,18 milioni di euro, di cui 306,76 milioni di risorse FSC e 74,41 milioni del Fondo di rotazione. Le risorse finanziano il potenziamento delle Infrastrutture di Ricerca (IR) e del capitale umano ad alta specializzazione scientifica, oltre a progetti di ricerca applicata e trasferimento tecnologico con priorità a tecnologie quantistiche, high performance computing (HPC) e intelligenza artificiale.
Il ministero dell’Istruzione e del Merito riceve 360 milioni di euro del FSC per il miglioramento delle condizioni di sicurezza degli edifici scolastici, con lavori di adeguamento antincendio, bonifica amianto e messa a norma di impianti e spazi destinati ad attività didattiche, laboratoriali, sportive e ludico-ricreative.
Alla Protezione civile e Politiche del mare sono destinati 470 milioni di risorse FSC, ai quali si sommano 28,1 milioni di cofinanziamento, per un totale di 498,1 milioni di euro. Gli interventi riguardano la riduzione del rischio idrogeologico, il potenziamento del Servizio Nazionale della Protezione Civile, la mitigazione del rischio alluvionale e la riqualificazione di porticcioli, approdi e borghi marinari.
Il ministero dell’Interno ottiene 278 milioni di euro, di cui 180 milioni di risorse FSC e 98 milioni del Fondo di rotazione, per interventi su digitalizzazione, energia e riqualificazione urbana. Tra le linee finanziate, il Disaster Recovery delle banche dati Interforze, il rafforzamento dei sistemi di videosorveglianza in ambiti strategici e urbani, la dematerializzazione degli archivi della Polizia di Stato e l’innalzamento della sicurezza dei suoi sistemi informatici.
Allo sviluppo del settore turistico è destinato un accordo da 121,14 milioni di euro, con progetti di innovazione per la competitività , investimenti per migliorare la qualità delle destinazioni e interventi di sostegno alle imprese turistiche per accrescere la qualità e l’innovazione dei servizi.
Al ministero della Salute vanno 90 milioni di euro del FSC, ripartiti su due linee di intervento:
Gli Accordi per la Coesione sono lo strumento con cui il Governo programma le risorse FSC 2021-2027: assegnano i fondi alle amministrazioni e definiscono interventi e linee d’azione, ciascuno con un proprio cronoprogramma. Non si tratta di bandi già aperti, bensì della cornice da cui nasceranno gli avvisi, le gare e gli appalti gestiti dai ministeri titolari. Rispetto ai fondi europei, il FSC applica vincoli meno stringenti su attività e dimensioni d’impresa ammissibili, una caratteristica che ne facilita l’indirizzo verso iniziative industriali e servizi produttivi, comprese le piccole e medie imprese.
Tra i sei accordi, i fronti che toccano più da vicino imprese e professionisti sono:
Le offerte dual fuel permettono di gestire la tariffa luce e la tariffa gas con un unico fornitore e unico contratto commerciale. La formula può semplificare la gestione delle utenze e interessare famiglie, professionisti, negozi, uffici e piccole imprese ma la convenienza va verificata confrontando la spesa complessiva e non solo il prezzo della singola componente energia.
Nel confronto di giugno 2026 sono state analizzate le offerte dual fuel a prezzo fisso e variabile disponibili sul Portale Offerte ARERA, sulla base dei profili di consumo indicati nella simulazione. La selezione tiene conto della spesa annua stimata, del dettaglio tra luce e gas, della durata delle condizioni economiche, della presenza di sconti, di eventuali servizi aggiuntivi e degli oneri di recesso quando segnalati.
La classifica offre una base di orientamento per chi sta valutando un cambio fornitore o vuole capire se un contratto dual fuel possa risultare più pratico rispetto a due forniture separate. Le offerte sono distinte tra utenze domestiche e utenze business, perché i profili di consumo e gli importi annui stimati sono molto diversi.
La convenienza dipende da più elementi: prezzo dell’energia elettrica, costo del gas, quota fissa, spread applicati alle offerte indicizzate, durata del prezzo bloccato, modalità di pagamento, sconti una tantum, servizi inclusi e profilo di consumo dell’utenza. Per le offerte a prezzo variabile, la spesa annua indicata dal Portale è una stima costruita anche sulle previsioni di prezzo disponibili al momento della consultazione e può quindi cambiare nel tempo.
Per molte PMI italiane, la crescita passa sempre più spesso da decisioni straordinarie: apertura del capitale, ingresso di nuovi investitori, aggregazioni industriali, cessione parziale o totale dell’azienda, oppure passaggio generazionale. Sono scelte che incidono sulla continuità dell’impresa, sulla governance e sulla capacità di competere in mercati più selettivi. A questi argomenti sarà dedicato il webinar gratuito “Vendita della propria azienda o apertura del capitale: come prepararsi ad un’operazione di rilevanza strategicaâ€, organizzato da Marktlink e in programma il 25 giugno 2026 alle ore 16.
L’incontro affronterà alcuni aspetti chiave delle operazioni di finanza straordinaria, a partire dal ruolo dell’advisor M&A e dalle differenze tra un approccio attivo e uno passivo nella ricerca di investitori o potenziali acquirenti.
Saranno inoltre analizzati i principali profili di investitori strategici e finanziari e il modo in cui un processo strutturato può contribuire a valorizzare l’azienda e a individuare il partner più coerente con gli obiettivi dell’imprenditore.
Il webinar si inserisce in un contesto in cui il mercato italiano dell’M&A continua a coinvolgere anche il segmento delle piccole e medie imprese. Secondo KPMG, nel 2025 in Italia sono state finalizzate circa 1.350 operazioni, per un controvalore superiore ai 70 miliardi di euro.
Accanto alla crescita per linee esterne, assume rilievo anche il ricambio generazionale nelle imprese familiari. Molte aziende si trovano a pianificare la continuità in una fase in cui apertura del capitale e partnership strategiche sono viste anche come leve per sostenere internazionalizzazione, sviluppo, managerializzazione e consolidamento.
“Gli imprenditori italiani sono il cuore dell’economia, eppure spesso affrontano da soli i momenti di maggiore trasformazione strategica, quelli che determinano il valore della loro azienda e della futura governanceâ€, commenta Gianluca Magonio, Managing Partner Italia di Marktlink.
“Operazioni che comportano l’apertura del capitale, l’ingresso di investitori o la cessione dell’azienda richiedono preparazione, consapevolezza e una comprensione chiara delle opzioni disponibili. Con questo webinar vogliamo offrire agli imprenditori strumenti pratici e accessibili per orientarsi in un mercato sempre più competitivoâ€.
Il webinar sarà guidato dal team italiano di Marktlink, con gli interventi di Gianluca Magonio, insieme a Lorenzo Guerrini e Marco De Pascalis, entrambi Director del team.
L’appuntamento è rivolto a imprenditori e azionisti che stanno valutando la cessione totale o parziale della propria azienda, a società interessate ad aprire il capitale per sostenere percorsi di crescita, internazionalizzazione o consolidamento e a imprese familiari alle prese con il passaggio generazionale.
Negli enti locali con organici ridotti si ripresenta la stessa domanda tra i responsabili del personale: un dipendente passato al part-time può essere richiamato a tempo pieno quando servono più ore in ufficio? La risposta arriva dall’ARAN, che con l’orientamento applicativo n. 37362 del 18 maggio 2026 circoscrive i poteri dell’amministrazione e indica chi è il titolare del diritto al rientro.
Il riferimento è l’art. 53 del CCNL Funzioni Locali del 23 febbraio 2026, che ai commi 11 e 12 disciplina la trasformazione del rapporto e il ritorno al tempo pieno. In base all’interpretazione dell’Agenzia, l’amministrazione non può disporre il rientro in modo unilaterale per ragioni organizzative, salvo che una scadenza fosse stata fissata fin dall’inizio nell’accordo individuale.
La trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale avviene per accordo tra le parti e richiede un atto scritto. Il documento riporta gli elementi essenziali del contratto di lavoro a tempo parziale, dalla durata alla collocazione temporale dell’orario fino al trattamento economico. Nello stesso accordo, come prevede il comma 11 dell’art. 53, le parti possono concordare anche un termine di durata del regime a tempo ridotto.
Il percorso inverso, dal tempo parziale al tempo pieno, segue una logica diversa. Il comma 12 dell’art. 53 attribuisce al dipendente, e non all’amministrazione, la facoltà di chiedere il ritorno al full time. L’ARAN ne trae la conseguenza che vale per migliaia di lavoratori degli enti locali: l’ente non può rovesciare lo schema e pretendere il rientro a tempo pieno invocando esigenze organizzative o carenze di personale.
La facoltà di rientro riconosciuta al lavoratore si esercita secondo due condizioni alternative previste dal contratto collettivo:
Il riferimento al soprannumero rende effettiva la garanzia: trascorsi i due anni il dipendente rientra a tempo pieno anche in assenza di un posto vacante, che l’ente coprirà con le posizioni che si liberano in seguito.
L’unica ipotesi in cui l’amministrazione può legittimamente esigere il ritorno al tempo pieno è quella in cui, al momento della trasformazione, le parti abbiano fissato un termine di durata del part-time. In quel caso il rientro alla scadenza è già stato pattuito e non serve una nuova intesa. Se invece l’accordo originario non contiene alcuna clausola temporale, il regime a tempo parziale è stabile e l’ente non può imporne la cessazione per sopravvenute necessità di servizio.
Le due regole operano su piani distinti. Il biennio del comma 12 misura la facoltà del lavoratore di chiedere il rientro; il termine di durata del comma 11 è l’unico strumento che consente all’ente di programmarne la fine. La scadenza del biennio, da sola, non legittima alcun richiamo a tempo pieno deciso dall’amministrazione.
L’orientamento dell’ARAN si inserisce in un periodo di organici ridotti, con uffici comunali e amministrazioni territoriali a corto di personale. Proprio in questo contesto cresce la tentazione di richiamare a tempo pieno chi lavora a orario ridotto. La risposta dell’Agenzia ribadisce che la riduzione d’orario concordata senza scadenza produce una posizione stabile per il lavoratore, che l’amministrazione gestisce con gli strumenti ordinari di reclutamento e organizzazione, non con la revoca del part-time.
Il Bonus Decoder TV 2026 si appresta a partire ma con un vincolo che può escludere molte famiglie dallo sconto: per ottenere il voucher bisognerà essere in regola con il pagamento del Canone Rai. Il decreto MIMIT del 19 maggio 2026, registrato alla Corte dei Conti il 27 maggio, finanzierà un nuovo contributo per l’acquisto di decoder digitali terrestri e satellitari compatibili con gli standard DVB-T2/S2 e HEVC Main 10. L’aiuto copre fino al 70% del prezzo, con tetto a 30 euro per i decoder terrestri standard e a 70 euro per quelli satellitari.
Il nuovo voucher decoder sarà riconosciuto come sconto in fattura al momento dell’acquisto presso un venditore aderente. L’incentivo è destinato all’acquisto di decoder digitali televisivi terrestri standard e decoder televisivi satellitari di nuova generazione. Il contributo copre una quota del prezzo del dispositivo entro questi limiti:
La dotazione finanziaria della misura è pari a 30 milioni di euro, a valere sul Piano Sviluppo e Coesione del Ministero. Le richieste saranno soddisfatte in ordine temporale e nei limiti delle risorse disponibili.
Il requisito più selettivo riguarda il Canone Rai 2026. Il decreto stabilisce che il contributo è riconosciuto all’utente finale maggiorenne la cui famiglia anagrafica risulti in regola con il pagamento del canone.
La verifica avviene tramite procedure informatiche, interrogando la banca dati dell’Agenzia delle Entrate per controllare la regolarità del pagamento del Canone Rai. La verifica riguarda anche la composizione della famiglia anagrafica tramite l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente.
Il bonus spetta all’utente finale maggiorenne per l’acquisto di un solo decoder per famiglia anagrafica. Il decreto non collega il contributo a una soglia ISEE ma alla regolarità con il Canone Rai e all’assenza di precedenti contributi analoghi già utilizzati dalla stessa famiglia. Il voucher è quindi escluso se un componente della famiglia anagrafica ha già usufruito di contributi per l’acquisto di decoder digitale terrestre standard o satellitare previsti da precedenti iniziative.
I dispositivi acquistabili con bonus saranno inseriti in un elenco informatico dei prodotti ammessi. Per entrare nell’elenco, produttori e importatori devono registrare i modelli e dichiararne la conformità tecnica. Il decoder digitale terrestre deve supportare lo standard DVB-T2 e la codifica HEVC Main 10. Il decoder satellitare deve essere dotato di sintonizzatore DVB-S2 e standard di compressione video HEVC a 10 bit.
Anche i venditori devono aderire all’iniziativa tramite la piattaforma informatica. Sono ammessi negozi fisici e operatori del commercio elettronico, purché registrati e in possesso di un codice ATECO compatibile con la vendita dei decoder agevolabili.
La procedura prevede il rilascio di un voucher associato al codice fiscale dell’utente richiedente. Dopo il rilascio, le somme vengono vincolate sulla dotazione finanziaria della misura per la durata di validità del voucher.
Al momento dell’acquisto, la piattaforma calcola l’importo effettivamente spettante in base al prezzo del decoder scelto. Il venditore applica una riduzione di pari importo sul prezzo finale e indica in fattura il prezzo originario e il contributo maturato come riduzione di prezzo.
Le tempistiche di attivazione del bonus decoder 2026, la durata dell’iniziativa, la validità del voucher e le istruzioni per vendite online e resi saranno definite con successivi decreti direttoriali del MIMIT.
L’accesso alla misura può essere sospeso in anticipo in caso di esaurimento o imminente esaurimento delle risorse. Per questo motivo, una volta aperta la piattaforma, il fattore tempo potrà incidere sull’accesso effettivo al contributo.
Il 23 giugno 2026 la commissione ECON del Parlamento europeo vota la propria posizione sul regolamento euro digitale. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, lo ha detto senza giri di parole nell’audizione del 3 giugno: il progetto ha lasciato la sala dei tecnici ed è arrivato sul tavolo dei politici. La frase con cui ha chiuso l’intervento — “il denaro è fiducia” — fotografa una posta in gioco che riguarda imprese, esercenti e cittadini molto più di quanto il linguaggio istituzionale lasci trasparire.
L’euro digitale è una passività dell’Eurosistema: una forma di moneta pubblica, emessa e garantita dalla BCE, distinta da qualsiasi circuito commerciale. Il wallet e l’app sono solo l’interfaccia attraverso cui si usa. La BCE punta a rendere la moneta pubblica accessibile nell’economia digitale, oggi dominata da infrastrutture private e extra-europee. Il contante rimane essenziale per inclusione, resilienza e privacy; l’euro digitale affianca la moneta fisica nei contesti in cui prevalgono i pagamenti elettronici.
Il Consiglio UE ha adottato la propria posizione negoziale il 19 dicembre 2025. Con il voto ECON si apriranno i triloghi interistituzionali, che dovranno sciogliere i nodi più controversi per imprese ed esercenti:
Cipollone ha stimato che circa l’80% dei terminali POS richiederà aggiornamenti software per accettare l’euro digitale. La quota rimanente — dispositivi più datati — sarà sostituita nel ciclo naturale di rinnovo. La BCE lavora sugli standard aperti per i pagamenti già concordati con ECPC, nexo standards e Berlin Group per ridurre i costi di adozione. Il regolamento dovrà disciplinare con chiarezza chi sostiene gli oneri tecnici e organizzativi della transizione verso l’accettazione ampia.
L’euro digitale prevede un modello intermediato: banche e PSP distribuiranno i servizi, gestiranno l’onboarding e offriranno servizi a valore aggiunto, mentre la BCE fornisce l’infrastruttura pubblica e la garanzia monetaria. Oltre cinquanta candidature di PSP già ricevute dalla BCE per la fase pilota segnalano un mercato attento, in attesa della certezza normativa che solo il regolamento potrà dare.
Il confronto in ECON ha collegato l’euro digitale retail a una partita più ampia sui mercati finanziari. Le iniziative BCE Agorà , Appia e Pontes lavorano sulla dimensione wholesale: titoli tokenizzati, strumenti su DLT, pagamenti transfrontalieri di grande valore. Per la BCE la moneta di banca centrale garantisce certezza del regolamento, neutralità dell’infrastruttura e sovranità monetaria europea su mercati che altrimenti poggierebbero su stablecoin e depositi tokenizzati privati.
Con il regolamento adottato entro fine 2026, la BCE punta ad avviare una fase pilota nella seconda metà del 2027 con banche e PSP selezionati. Il 2028 servirà per affinare sicurezza e interoperabilità . La prima emissione è attesa nel 2029, subordinata a una decisione positiva del Consiglio direttivo della BCE. Il voto del 23 giugno fissa la direzione e i tempi di tutto il percorso.
La tassazione dei fringe benefit sulle auto aziendali si prepara a un nuovo intervento dopo la riforma introdotta con la Legge di Bilancio 2025. Lo schema di correttivo fiscale circolato in questi giorni aggiunge una maggiorazione del 50% per i veicoli con più di cinque anni dalla prima immatricolazione e introduce un forfait sugli optional non valorizzati nelle Tabelle ACI. La misura riguarda il valore imponibile del benefit in busta paga, quindi l’IRPEF e i contributi collegati all’uso promiscuo dell’auto concessa al dipendente.
La novità più rilevante riguarda le auto aziendali più datate. Lo schema di correttivo fiscale prevede che, dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione, il valore del fringe benefit determinato con le regole dell’articolo 51 del TUIR venga aumentato del 50%.
Il meccanismo interessa soprattutto i modelli diesel e benzina presenti nei parchi auto aziendali da più tempo. La maggiorazione non introduce una tassa autonoma sul veicolo, ma aumenta il valore fiscale del benefit attribuito al dipendente per l’uso promiscuo dell’auto.
La riforma del fringe benefit auto aziendale, introdotta dalla Legge di Bilancio 2025, ha sostituito il criterio basato sulle emissioni con un sistema fondato sul tipo di alimentazione del veicolo. La base di calcolo resta la percorrenza convenzionale annua di 15mila chilometri e il costo chilometrico definito dalle Tabelle ACI 2026.
Le percentuali da applicare cambiano in base alla tipologia di veicolo:
Su auto e moto a benzina o diesel, il fringe benefit imponibile è quindi pari al 50% del valore ottenuto dal rapporto tra percorrenza convenzionale e costo chilometrico ACI, al netto delle eventuali somme trattenute al dipendente.
Prima della riforma 2025, la tassazione del benefit auto aziendale era modulata in base alle emissioni di CO2. Il vecchio sistema penalizzava in modo più marcato soltanto i veicoli oltre 190 g/km, mentre il nuovo criterio rende meno favorevole il trattamento di molte auto ad alimentazione tradizionale con emissioni più basse.
| Tipologia di veicolo | Vecchie aliquote |
| emissioni 0-60 g/km | 25% |
| emissioni 61-160 g/km | 30% |
| emissioni 161-190 g/km | 50% |
| emissioni oltre 190 g/km | 60% |
| Tipologia di veicolo | Nuove aliquote |
| veicoli elettrici | 10% |
| veicoli ibridi plug-in | 20% |
| altri veicoli | 50% |
Il correttivo fiscale innesta su questo impianto una maggiorazione legata all’età del veicolo. Dopo cinque anni dalla prima immatricolazione, il valore del benefit aumenta del 50%, con un effetto più visibile sulle flotte composte da auto benzina e diesel già penalizzate dalla nuova aliquota ordinaria.
Lo schema di correttivo interviene anche sugli optional e sugli allestimenti aggiuntivi. Se non sono già valorizzati nelle Tabelle ACI e non sono stati acquistati direttamente dal lavoratore, il fringe benefit viene aumentato in modo forfettario del 5%.
La regola serve a includere nel valore fiscale dell’auto anche accessori, pacchetti e dotazioni che possono aumentare il vantaggio economico riconosciuto al dipendente, senza richiedere una valorizzazione analitica di ogni singolo componente.
Il testo di partenza resta valido nella parte dedicata alla disciplina transitoria, ma va aggiornato alla luce del correttivo. La regola riguarda i veicoli ordinati dai datori di lavoro entro il 31 dicembre 2024 e concessi in uso promiscuo nel 2025, dopo le incertezze nate sulle assegnazioni successive al 30 giugno.
Il correttivo punta a superare il ricorso al valore normale per le auto ordinate nel 2024 e consegnate nel 2025, mantenendo il collegamento con la disciplina transitoria. Resta centrale la data di consegna del veicolo al dipendente, già richiamata dall’Agenzia delle Entrate nella risposta n. 192 del 22 luglio 2025.
Un altro punto riguarda la riassegnazione dell’auto aziendale. La disciplina precedente aveva creato un problema nei casi in cui lo stesso veicolo, già concesso in uso promiscuo, fosse poi assegnato a un altro lavoratore.
Lo schema di correttivo fiscale interviene anche su questo aspetto e consente di conservare il trattamento collegato al veicolo, evitando che la sola riassegnazione faccia scattare automaticamente una disciplina più penalizzante. Anche in questo caso, però, dopo il quinto anno dalla prima immatricolazione si applica la maggiorazione del 50% sul valore del fringe benefit.
Le nuove disposizioni sono inserite nello schema di correttivo fiscale della riforma tributaria e dovranno essere verificate sul testo definitivo, dopo il rinvio dell’esame in Consiglio dei Ministri. La struttura della misura è però già chiara: calcolo ACI confermato, aliquote 10%-20%-50% confermate, maggiorazione per i veicoli oltre cinque anni e forfait sugli optional.
Fino al 15 settembre 2026 le attività agricole possono accedere al contributo a fondo perduto (pari all’80% delle spese ammissibili entro il limite di 2mila euro per impresa) nell’ambito del bando ISMEA per la sicurezza dei trattori agricoli e forestali. La misura nasce dall’accordo di cooperazione tra Masaf, INAIL, CREA e ISMEA ed i nuovi termini aggiornano la precedente scadenza del 29 maggio fruendo di una specifica proroga.
Il bando guarda alle micro, piccole e medie imprese attive nei comparti agricolo, agroindustriale e agromeccanico. Nel fascicolo di domanda trovano spazio le realtà iscritte al Registro delle imprese con la qualifica coerente con l’attività esercitata e con posizione regolare sotto il profilo previdenziale e assicurativo. Il contributo riguarda l’adeguamento di sicurezza del trattore, ossia investimenti contenuti ma immediatamente cantierabili.
Si affianca agli altri finanziamenti ISMEA 2026 per imprese agricole e agroalimentari, con un taglio molto più mirato: l’adeguamento dei mezzi già in uso e sulla riduzione del rischio in campo, con interventi rapidi che possono essere avviati in tempi brevi.
Le spese ammesse riguardano l’acquisto e l’installazione di dispositivi di sicurezza sul trattore agricolo o forestale. Gli interventi possono essere combinati fra loro, purché vengano eseguiti sullo stesso mezzo e in un’unica soluzione presso l’officina incaricata. Le voci principali sono queste:
La misura intercetta una domanda molto concreta che in SERP ricorre spesso nelle ricerche su sicurezza trattori, ROPS, sensori e dispositivi anti-ribaltamento: l’interesse non si concentra sull’acquisto di un mezzo nuovo, si concentra sull’adeguamento dei mezzi già presenti in azienda.
Il sostegno prende la forma di un contributo a fondo perduto fino al raggiungimento del minore fra due importi: l’80% del costo ammissibile sostenuto dall’impresa beneficiaria; 2.000 euro per impresa. Le agevolazioni vengono concesse in ordine cronologico di presentazione fino a esaurimento delle risorse disponibili. Il bando opera in regime de minimis e consente il cumulo con altri aiuti pubblici entro i limiti di intensità previsti dalla disciplina applicabile.
Il contributo è destinato all’impresa agricola ma la domanda sulla piattaforma ISMEA viene trasmessa tramite l’officina di autoriparazione che eseguirà l’intervento sul trattore. L’officina deve essere abilitata, risultare iscritta alla Camera di commercio con i codici ATECO ammessi dal bando ed essere autorizzata dall’impresa beneficiaria a operare sulla piattaforma. In pratica, l’azienda sceglie l’officina, le conferisce l’incarico e l’officina gestisce la parte tecnica della domanda. Prima compila e preconvalida la pratica, poi la invia nella finestra di maggio. Senza preconvalida, la richiesta non può essere presentata.
Dopo la chiusura dello sportello, ISMEA pubblica l’elenco delle domande e l’istruttoria si chiude entro 90 giorni dalla presentazione. Se la domanda viene ammessa, l’officina che ha eseguito i lavori presenta anche la richiesta di erogazione del contributo entro 180 giorni dalla concessione, allegando fatture e documentazione dell’intervento realizzato.
Dal 1° giugno 2026 i lavoratori metalmeccanici trovano in busta paga nuovi aumenti contrattuali. Per chi è inquadrato nel CCNL Federmeccanica-Assistal, scatta la terza tranche del rinnovo 2025-2028: 53,17 euro lordi in più al livello C3, con importi proporzionali per tutti gli altri livelli. Stessa data per i colleghi delle PMI aderenti a Confapi, dove il contratto rinnovato il 4 giugno 2026 prevede una tranche da 50 euro al quinto livello. Di seguito le tabelle aggiornate per livello e tutte le novità del CCNL Metalmeccanici in vigore.
Nel CCNL metalmeccanico industria viene stabilito un minimo tabellare lordo mensile per ogni livello di inquadramento — la paga base sotto la quale non è possibile scendere. Lo stipendio finale è composto anche da superminimi, scatti di anzianità , indennità e premi di risultato, che incidono sulla RAL (Retribuzione Annua Lorda) e sul netto effettivo in busta paga.
L’incremento complessivo previsto dal rinnovo 2025-2028 è pari a circa il 9,64% nel quadriennio. La programmazione degli aumenti sulla paga base segue queste scadenze:
Di seguito i nuovi minimi tabellari per ogni livello di inquadramento, con la corrispondenza rispetto alla vecchia numerazione in vigore fino al 31 maggio 2021:
| Livello | Aumento — Minimo (€) |
|---|---|
| D1 (ex 1°, 2° livello) | +42,91 — 1.784,94 |
| D2 (ex 3° livello) | +47,59 — 1.979,37 |
| C1 (ex 3°S livello) | +48,61 — 2.022,12 |
| C2 (ex 4° livello) | +49,64 — 2.064,88 |
| C3 (ex 5° livello) | +53,17 — 2.211,43 |
| B1 (ex 5°S livello) | +56,99 — 2.370,33 |
| B2 (ex 6° livello) | +61,14 — 2.542,98 |
| B3 (ex 7° livello) | +68,25 — 2.838,99 |
| A1 (ex 8° livello, quadro) | +69,89 — 2.907,01 |
| Livello | Aumento — Minimo (€) |
|---|---|
| D1 (ex 1°, 2° livello) | +48,08 — 1.833,02 |
| D2 (ex 3° livello) | +53,33 — 2.032,70 |
| C1 (ex 3°S livello) | +54,47 — 2.076,59 |
| C2 (ex 4° livello) | +55,64 — 2.120,52 |
| C3 (ex 5° livello) | +59,58 — 2.271,01 |
| B1 (ex 5°S livello) | +63,86 — 2.434,19 |
| B2 (ex 6° livello) | +68,51 — 2.611,49 |
| B3 (ex 7° livello) | +76,49 — 2.915,48 |
| A1 (ex 8° livello, quadro) | +78,32 — 2.985,33 |
| Livello | Aumento — Minimo (€) |
|---|---|
| D1 (ex 1°, 2° livello) | +52,35 — 1.885,37 |
| D2 (ex 3° livello) | +58,06 — 2.090,76 |
| C1 (ex 3°S livello) | +59,30 — 2.135,89 |
| C2 (ex 4° livello) | +60,57 — 2.181,09 |
| C3 (ex 5° livello) | +64,87 — 2.335,88 |
| B1 (ex 5°S livello) | +69,53 — 2.503,72 |
| B2 (ex 6° livello) | +74,59 — 2.686,08 |
| B3 (ex 7° livello) | +83,28 — 2.998,76 |
| A1 (ex 8° livello, quadro) | +85,28 — 3.070,61 |
NB: gli importi sono lordi, l’effetto reale sul netto dipende dalla presenza di superminimi assorbibili e dalla tassazione individuale.
Paga base dal 1° giugno 2026: 1.784,94 euro lordi — RAL indicativa di circa 23.200 euro annui. Ruoli operativi di base con mansioni esecutive su istruzione diretta.
Paga base dal 1° giugno 2026: 1.979,37 euro lordi — RAL indicativa di circa 25.730 euro annui. Operai qualificati con autonomia esecutiva. Lo stipendio netto indicativo per un D2 senza superminimi si colloca intorno a 1.440-1.480 euro netti mensili.
Paga base dal 1° giugno 2026: 2.022,12 euro lordi — RAL indicativa di circa 26.290 euro annui. Stipendio netto indicativo: 1.460-1.510 euro netti mensili.
Paga base dal 1° giugno 2026: 2.064,88 euro lordi — RAL indicativa di circa 26.840 euro annui. Stipendio netto indicativo: 1.490-1.540 euro netti mensili. Tecnici specializzati e impiegati con autonomia tecnica nella propria area di competenza.
Livello di riferimento per il calcolo degli aumenti contrattuali. Paga base dal 1° giugno 2026: 2.211,43 euro lordi — RAL indicativa di circa 28.750 euro annui. Stipendio netto indicativo: 1.590-1.640 euro netti mensili.
Paga base dal 1° giugno 2026: 2.370,33 euro lordi — RAL indicativa di circa 30.810 euro annui. Stipendio netto indicativo: 1.690-1.750 euro netti mensili.
Paga base dal 1° giugno 2026: 2.542,98 euro lordi — RAL indicativa di circa 33.060 euro annui. Stipendio netto indicativo: 1.800-1.860 euro netti mensili.
Paga base dal 1° giugno 2026: 2.838,99 euro lordi — RAL indicativa di circa 36.910 euro annui. Stipendio netto indicativo: circa 1.980-2.040 euro netti mensili.
Paga base dal 1° giugno 2026: 2.907,01 euro lordi — RAL indicativa di circa 37.790 euro annui. Livello più elevato del CCNL industria, riservato ai quadri con responsabilità gestionale e di innovazione. Stipendio netto indicativo: circa 2.020-2.080 euro netti mensili.
Una delle novità più rilevanti per il 2026 riguarda i flexible benefits. L’importo annuo è stato elevato da 200 a 250 euro netti. Una clausola specifica del rinnovo prevede che per l’anno in corso l’erogazione avvenga entro febbraio 2026, anticipando la consueta scadenza estiva. Dal 2026 la quota non può più essere destinata al Fondo Sanitario Integrativo Metasalute come flexible benefit, mentre resta possibile destinarla al fondo previdenziale COMETA.
A questi strumenti si affianca MètaSalute, il fondo di sanità integrativa obbligatorio per i lavoratori metalmeccanici industria: garantisce rimborsi e prestazioni sanitarie integrative ed è a totale carico del datore di lavoro, senza incidere sul netto in busta paga.
Il rinnovo interviene sulla gestione del tempo libero e della flessibilità :
Il contratto 2025-2028 rafforza anche il sistema di welfare sociale.
L’accordo punta sulla stabilità del lavoro, introducendo l’obbligo di stabilizzare almeno il 20% dei rapporti a termine precedenti per poter utilizzare nuove causali oltre i 12 mesi (dal 2027). Sul fronte sicurezza, viene introdotta la procedura di esame post-incidentale con il coinvolgimento degli RLS e si potenziano i “break formativi” nelle aziende con oltre 200 dipendenti.
Il CCNL Metalmeccanici industria disciplina anche l’indennità di trasferta forfettaria, riconosciuta quando il lavoratore opera fuori dalla propria sede abituale. L’indennità copre i pasti e il pernottamento secondo importi fissi aggiornati annualmente a giugno con lo stesso meccanismo IPCA dei minimi tabellari: i valori vengono ridefiniti dalle parti ogni anno di vigenza contrattuale in base alla dinamica inflativa consuntivata. Sono previste maggiorazioni del 10% per trasferte in alta montagna o in sottosuolo.
Analogamente, l’indennità oraria di reperibilità viene adeguata ogni giugno con lo stesso meccanismo. Turni, reperibilità , trasferte e mansioni particolari possono incidere in modo rilevante sul lordo complessivo e, di conseguenza, sul netto in busta paga, anche oltre quanto indicato dai soli minimi tabellari.
Per passare dal lordo tabellare allo stipendio netto, è necessario considerare le trattenute fiscali e contributive. Per una stima precisa, è possibile utilizzare il calcolatore dedicato:
Per chi legge il cedolino in cerca degli aumenti legati al rinnovo del CCNL, la prima verifica da fare è quella del contratto collettivo applicato.
Il CCNL Unionmeccanica-Confapi, scaduto a dicembre 2024, ha finalmente trovato il suo rinnovo il 4 giugno 2026 con un accordo quadriennale valido 2025–2028. L’intesa, firmata da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, garantisce ai circa 400.000 lavoratori delle PMI metalmeccaniche aderenti a Confapi un aumento complessivo di 200 euro al quinto livello, distribuito in cinque tranche, con novità su welfare, PAR e stabilizzazione contratti a termine.
Il CCNL Industria Federmeccanica-Assistal si distingue da altri contratti del comparto, come il CCNL Artigiani (Area Meccanica e installazione impianti, ultimo rinnovo 2024-2026) e il CCNL applicato nel gruppo ex FCA-CNH, che seguono tabelle e scadenze differenti. Per i lavoratori, il voto favorevole del 23 febbraio 2026 della Commissione Fim, Fiom, Uilm sull’ipotesi di rinnovo siglata a novembre 2025 sancisce la conferma delle nuove regole sulle causali di rinnovo e sulle retribuzioni tabellari.
Quanto guadagna un metalmeccanico di 5° livello (C3)?
Il minimo tabellare al livello C3 (ex 5° livello) dal 1° giugno 2026 è di 2.211,43 euro lordi mensili, corrispondenti a una RAL di circa 28.750 euro annui. Lo stipendio netto indicativo, senza superminimi e senza carichi familiari, si colloca intorno a 1.590-1.640 euro mensili.
Qual è la differenza tra il vecchio 3° livello e il livello D2?
Con la riforma del CCNL 2021 la vecchia numerazione è stata sostituita da una classificazione per campi di responsabilità . Il 3° livello corrisponde all’attuale D2, il 4° al C2, il 5° al C3, il 6° al B2, il 7° al B3 e l’8° (quadro) all’A1.
Gli aumenti del rinnovo 2025-2028 sono già in busta paga?
Dal 1° giugno 2026 è scattata la terza tranche: 53,17 euro lordi al livello C3, con importi proporzionali per gli altri livelli. Le tranche precedenti — 27,70 euro a giugno 2025 e 28,30 euro a dicembre 2025 — sono già state erogate. Le prossime scadenze sono giugno 2027 e giugno 2028.
I superminimi vengono assorbiti dagli aumenti contrattuali?
Il rinnovo 2025-2028 conferma la regola: gli aumenti dei minimi tabellari assorbono i superminimi individuali riconosciuti dal 1° gennaio 2017 in poi, salvo che siano stati concessi con clausola espressa di non assorbibilità .
Cos’è MètaSalute e incide sul netto?
MètaSalute è il fondo di sanità integrativa obbligatorio per i metalmeccanici industria. Il contributo è a totale carico del datore di lavoro e non riduce lo stipendio netto del lavoratore: garantisce prestazioni sanitarie integrative senza impatto sul cedolino.
Il CCNL Federmeccanica-Assistal si applica a tutte le aziende metalmeccaniche?
No. Esistono contratti distinti per artigiani (Area Meccanica), PMI aderenti a Confapi e realtà con CCSL aziendale (come il gruppo ex FCA-CNH). Prima di verificare gli aumenti in busta paga occorre controllare quale contratto collettivo viene applicato in azienda.
Il Ministero della Giustizia ha aggiornato le procedure per la composizione negoziata della crisi d’impresa. Il decreto dirigenziale del 23 aprile 2026, pubblicato nel Bollettino ufficiale del Ministero il 31 maggio, integra il precedente decreto del 21 marzo 2023 e rivede il documento guida che orienta imprenditori ed esperti nel percorso di risanamento. La novità principale è una nuova sezione, la II bis, dedicata ai piani che ricorrono agli strumenti di regolazione della crisi e al valore riconosciuto ai soci.
Il cuore dell’aggiornamento è la nuova sezione II bis, che elenca gli elementi da inserire nel piano di risanamento nelle diverse ipotesi: accordi di ristrutturazione, concordato preventivo, piano di ristrutturazione soggetto a omologazione. Tra questi, l’aggiornamento della situazione di attività e passività con stime che tengano conto delle variazioni tra la data del piano e quella della domanda, l’indicazione di entità e cause della crisi o dell’insolvenza, e l’elenco dettagliato dei creditori per ciascuna procedura.
Una parte rilevante riguarda il valore riservato ai soci nel concordato in continuità , in linea con il correttivo del 2024 al Codice della crisi. Ai sensi dell’articolo 120-quater del Codice, il piano deve quantificare questo valore in misura pari a quello delle partecipazioni e degli strumenti che danno diritto ad acquisirle, dedotto quanto i soci apportano alla ristrutturazione con conferimenti o versamenti a fondo perduto. Il riferimento non è l’attivo aziendale ma il patrimonio netto pro quota, al netto degli effetti diluitivi.
Sono inoltre precisate le iniziative da adottare dopo l’omologazione in caso di scostamento dagli obiettivi del piano.
Le prime due sezioni del documento sono dedicate al test pratico e alla check list. Il test pratico permette all’imprenditore di valutare, partendo dal debito e dai flussi destinabili al suo servizio, quanto sia ragionevolmente perseguibile il risanamento, e all’esperto di stimarne le prospettive. È uno strumento prognostico, non un indicatore di crisi, e può essere svolto anche prima di predisporre il piano.
La check list guida la redazione del piano recependo le migliori pratiche di costruzione dei piani d’impresa, ed è articolata in otto aree: requisiti organizzativi, situazione contabile aggiornata, cause della crisi e strategie di intervento, proiezioni finanziarie, risanamento del debito, valore di liquidazione del patrimonio, gruppi di imprese e imprese minori. Non impone regole rigide, ma offre all’imprenditore un percorso ordinato e all’esperto un metro per verificare la coerenza del piano.
Il documento prosegue con il protocollo di conduzione, che scandisce le fasi della procedura: designazione dell’esperto, verifica delle prospettive di risanamento, regole per i gruppi di imprese, analisi delle linee di intervento, eventuali misure cautelari, gestione dell’impresa durante le trattative, formulazione delle proposte ai creditori, rinegoziazioni e relazione finale. Seguono le sezioni su formazione degli esperti, portale telematico nazionale gestito da Unioncamere e modello per il profilo professionale dell’esperto, utile alle commissioni regionali per la nomina.
Tra gli allegati, che raccolgono modelli e indicazioni pratiche, ne compare uno nuovo rispetto alle versioni precedenti: un modello di indice per la relazione finale dell’esperto.
Dopo mesi di trattativa, il 4 giugno 2026 Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno sottoscritto con Unionmeccanica-Confapi l’ipotesi di rinnovo del contratto collettivo nazionale per le piccole e medie imprese metalmeccaniche. L’accordo, quadriennale, copre il periodo dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2028 e riguarda circa 400.000 lavoratori in oltre 38.000 aziende. Nelle prossime settimane l’ipotesi sarà sottoposta a referendum vincolante tra le lavoratrici e i lavoratori.
Il cuore economico dell’accordo è un aumento complessivo di 200 euro lordi mensili sui minimi contrattuali del quinto livello, distribuito in cinque tranche nell’arco del quadriennio. Il montante economico totale è di 5.370 euro. L’incremento supera l’IPCA-Nei prevista per il periodo 2025-2028, stimata al 7,2%: il contratto è stato rinnovato con un aumento del 9,32%, con una quota aggiuntiva di circa 45,50 euro rispetto alla sola copertura dell’inflazione attesa. Rimane confermata la clausola di salvaguardia in caso di IPCA-Nei superiore alle previsioni.
| Decorrenza tranche | Importo (5° livello) |
|---|---|
| Giugno 2025 | 27,90 euro |
| Settembre 2025 | 22,10 euro |
| Giugno 2026 | 50,00 euro |
| Giugno 2027 | 45,00 euro |
| Giugno 2028 | 55,00 euro |
Le prime due tranche sono già state erogate. La terza — 50 euro a giugno 2026 — arriva nel cedolino del mese in corso. Per i lavoratori con reddito 2025 fino a 33.000 euro, gli aumenti erogati nel 2026 in attuazione di rinnovi firmati nel triennio 2024-2026 beneficiano della detassazione al 5% introdotta dalla Legge di Bilancio 2026.
Sul fronte normativo, il rinnovo introduce una riduzione selettiva dell’orario. Dal 1° gennaio 2027 i lavoratori impiegati in sistemi di turnazione di almeno 15 turni nelle aziende con almeno 50 dipendenti avranno diritto a 4 ore aggiuntive di Permesso Annuo Retribuito. La misura si estenderà alle aziende sotto i 50 dipendenti a partire dal 1° gennaio 2029.
Il contratto introduce un obbligo di stabilizzazione al 20% dei contratti a termine. Per i lavoratori in staff leasing scatta il diritto all’assunzione diretta presso l’azienda utilizzatrice dopo 48 mesi. Vengono inoltre definite contrattualmente le causali per prorogare i contratti a termine oltre i 24 mesi.
Il welfare contrattuale sale da 200 a 250 euro annui a partire da giugno 2028, con la quota destinabile all’assistenza sanitaria integrativa gestita da EBM Salute, il fondo di categoria. Aumenta anche il contributo aziendale destinato al fondo. Il rinnovo introduce infine nuove tutele specifiche per i lavoratori con patologie oncologiche e disabilità , elemento assente nel contratto precedente e ora inserito nella parte normativa del CCNL.
Dal 1° maggio 2026 ogni busta paga deve riportare una voce in più: il codice unico del CCNL applicato al dipendente. L’obbligo, introdotto dal cosiddetto Decreto Primo Maggio 2026 — riguarda tutti i datori di lavoro privati senza eccezioni. Non è una formalità burocratica: dal codice dipende la trasparenza sull’intero trattamento economico e normativo del lavoratore e la sua assenza può avere conseguenze dirette per l’azienda.
Il codice alfanumerico unico è assegnato dal CNEL — Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro — a ogni contratto collettivo nazionale depositato nell’Archivio dei CCNL. In sostanza, è la “targa” univoca di ogni CCNL registrato. L’utilizzo dei codici nelle comunicazioni ufficiali non è una novità assoluta: era già obbligatorio nelle denunce contributive mensili all’INPS e nelle comunicazioni di infortunio e malattia professionale trasmesse all’INAIL. Il Decreto Primo Maggio 2026 estende quell’obbligo al prospetto paga e alla documentazione del rapporto di lavoro individuale.
L’obbligo è stato introdotto dall’articolo 11 del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62. Più nello specifico, l’articolo 11 del DL 62/2026 prevede che il codice alfanumerico unico del CCNL compaia dunque in tre momenti distinti del rapporto di lavoro:
La posizione del codice nel cedolino può variare a seconda del software gestionale utilizzato dall’azienda. In genere si trova nelle sezioni intestatarie, vicino alle voci “contratto applicato”, “CCNL”, “codice contratto” o “codice CNEL”.
Una volta individuato il codice nel cedolino, il lavoratore può confrontarlo con l’archivio CNEL per risalire al testo integrale del CCNL applicato e verificare la coerenza tra inquadramento, minimi tabellari, maggiorazioni e istituti contrattuali. Se il codice non corrisponde al settore di attività o alle mansioni svolte, il lavoratore ha la facoltà di chiedere chiarimenti al datore di lavoro, al consulente del lavoro, a un patronato o alle organizzazioni sindacali. Un contratto al ribasso — anche detto “pirata” — può tradursi in una perdita economica fino a 5.000 euro l’anno, oltre a minori tutele su malattia, permessi e contributi previdenziali.
L’obbligo del codice si inserisce in una strategia più ampia del Decreto sul Salario Giusto: rendere immediatamente identificabili i contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni scarsamente rappresentative. Il DL 62/2026 stabilisce che l’accesso a tutti gli incentivi contributivi previsti — dal Bonus Giovani al Bonus Donne, fino allo sgravio per la stabilizzazione dei contratti a termine — è subordinato all’applicazione di un trattamento economico complessivo non inferiore a quello dei CCNL comparativamente più rappresentativi del settore. Un datore di lavoro che applica un contratto pirata perde il diritto a qualsiasi agevolazione pubblica sul costo del lavoro.
Il DL 62/2026 è in corso di approvazione parlamentare, con scadenza fissata al 29 giugno 2026. Con l’entrata in vigore della legge di conversione, l’obbligo del codice CCNL si estenderà anche agli annunci di lavoro pubblicati sulla piattaforma SIISL, il sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa. Le offerte di impiego dovranno indicare il CCNL applicato con il relativo codice alfanumerico e la retribuzione collegata a qualifica, livello e mansione — in linea con le disposizioni sulla trasparenza salariale attese anche dalla direttiva UE 2023/970.
Il taglio delle accise sui carburanti dovrebbe proseguire anche dopo la scadenza del 6 giugno. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto il 5 giugno al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria a Rapallo, ha detto che il Governo sta valutando di prolungare i provvedimenti fino a fine giugno. Il giorno prima, al question time della Camera, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva indicato lo strumento: un decreto ministeriale finanziato con il meccanismo delle accise mobili, cioè con l’extragettito IVA generato dai rincari di benzina e gasolio, senza un nuovo decreto legge.
L’attuale sconto sulle accise termina il 6 giugno. Il DL 89/2026 ha rideterminato le aliquote per il periodo dal 23 maggio, confermando il taglio sulla benzina e riducendo quello sul gasolio rispetto alla finestra precedente. L’ipotesi allo studio è una proroga fino a fine giugno, ma allo stato attuale il decreto ministeriale non è ancora stato firmato e la sua durata sarà definita in base al gettito raccolto e alle condizioni di mercato.
La misura non richiede un nuovo provvedimento in Consiglio dei Ministri, perché si appoggia al meccanismo già previsto per le accise mobili.
Le accise mobili consentono di usare il maggior gettito IVA prodotto dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre temporaneamente l’imposta applicata alla pompa. Una parte delle maggiori entrate fiscali generate dai rincari viene destinata a contenere il prezzo finale pagato da automobilisti, famiglie e imprese.
Lo sconto nominale non coincide con il risparmio al distributore. L’accisa rientra nella base imponibile dell’IVA, perciò ogni centesimo di accisa tagliato ne vale circa 1,22 sul prezzo finale: i 5 centesimi sulla benzina valgono un beneficio intorno a 6,1 centesimi al litro, i 10 centesimi sul gasolio circa 12,2 centesimi. È lo stesso meccanismo che finanzia l’intervento, perché quando i prezzi salgono l’erario incassa più IVA e parte di quel maggior gettito copre il taglio.
Il nuovo decreto MEF dovrà indicare durata dello sconto, aliquote applicabili e carburanti interessati. La formula sarà diversa dal taglio fisso dei precedenti decreti, perché l’entità dell’intervento sarà collegata alle risorse effettivamente disponibili.
Il Quarto Decreto Carburanti ha fissato le aliquote agevolate per benzina, gasolio, GPL, gas naturale, HVO e biodiesel. La variazione più visibile riguarda il gasolio, perché lo sconto è stato dimezzato rispetto alla fase precedente, con l’accisa risalita da 472,90 a 572,90 euro per mille litri.
| Carburante | Aliquota fino al 6 giugno |
|---|---|
| benzina | 622,90 euro per mille litri |
| gasolio usato come carburante | 572,90 euro per mille litri |
| GPL usato come carburante | 242,77 euro per mille chilogrammi |
| gas naturale usato come carburante | zero euro per metro cubo |
| HVO e biodiesel | 572,90 euro per mille litri |
Alla vigilia della scadenza, i prezzi dei carburanti risultano in lieve calo secondo l’Osservatorio MIMIT. Il 4 giugno, sulla rete stradale nazionale in modalità self, la benzina è indicata a 1,930 euro al litro e il gasolio a 1,988 euro.
In autostrada i prezzi sono più alti: la benzina self arriva a 2,028 euro al litro e il gasolio self a 2,068 euro. Per seguire l’andamento aggiornato dei listini si può consultare l’approfondimento PMI.it sui prezzi di benzina e diesel regione per regione.
Per le famiglie, il nuovo intervento sulle accise carburanti inciderà direttamente sul prezzo del pieno. L’effetto dipenderà dalla misura dello sconto e dalla dinamica dei prezzi industriali, che possono assorbire o amplificare il beneficio fiscale. Nei giorni scorsi era circolata l’ipotesi di un voucher da 100 euro per i nuclei con ISEE sotto i 15mila euro, poi accantonata: il Consiglio dei Ministri del 4 giugno non ha previsto misure sull’energia.
Per le imprese, il nodo principale riguarda soprattutto il gasolio commerciale. Il Decreto Carburanti ha già potenziato le risorse per l’autotrasporto, portando a 300 milioni la dotazione destinata al credito d’imposta legato al caro carburanti.
Il collegamento con l’autotrasporto rimane centrale. Lo sciopero proclamato da Unatras per fine maggio è stato sospeso dopo il tavolo a Palazzo Chigi, anche alla luce delle misure inserite nel Decreto Carburanti e del rafforzamento dei crediti fiscali per il settore.
Per camion, mezzi commerciali e flotte aziendali, ogni variazione del prezzo del diesel incide sui costi di esercizio. Il rinnovo dello sconto dopo il 6 giugno sarà quindi osservato soprattutto dalle categorie con consumi ricorrenti e margini più esposti ai rincari energetici.
La scelta del decreto ministeriale si affianca al negoziato europeo sui margini di bilancio. Giorgetti ha richiamato la cautela sull’uso della flessibilità UE, spiegando che lo spazio disponibile va valutato con attenzione per sostenere famiglie vulnerabili e imprese più esposte allo shock energetico.
L’Italia è ancora vincolata alla procedura per deficit eccessivo e ogni misura finanziata con spesa aggiuntiva richiede compatibilità con gli impegni europei. Per questo il ricorso all’extragettito IVA permette un intervento più rapido sulle accise mobili, in attesa delle decisioni politiche a Bruxelles.
Il testo del decreto ministeriale dovrà chiarire tre aspetti: durata del nuovo sconto, aliquote per benzina e gasolio, trattamento di GPL, metano, HVO e biodiesel. Fino alla pubblicazione del provvedimento, le uniche aliquote certe restano quelle valide fino al 6 giugno.
Per chi fa rifornimento, la data chiave è il 7 giugno. Se il decreto confermerà il taglio, il beneficio resterà incorporato nei prezzi alla pompa. Qualora invece le accise tornassero al livello precedente alla crisi energetica innescata dalla guerra in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, il prezzo di benzina e gasolio sarebbe destinato ad aumentare, con un rincaro fiscale su ogni litro.
Sono una badante rumena, ho un contratto a tempo indeterminato part-time e retribuzione effettiva mensile di 700 euro. Vorrei sapere se ho il diritto al bonus di 80 euro al mese previsto dal decreto IRPEF.
La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la legge delega sul nucleare sostenibile, il disegno di legge firmato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, abbinato alla proposta di legge Lupi. Il testo passa ora al Senato, dove il Governo punta a chiudere l’iter entro l’estate, per arrivare ai decreti attuativi entro la fine del 2026.
Per la prima volta dopo decenni l’Italia si dota di uno strumento legislativo pensato per riportare l’energia nucleare civile nel mix nazionale, a quarant’anni dal disastro di Chernobyl e dopo i due referendum del 1987 e del 2011. Il provvedimento conferisce al Governo una delega da esercitare entro dodici mesi, con i primi reattori in funzione attesi, secondo il ministro, tra il 2034 e il 2035.
L’Aula ha approvato la delega con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, con il sostegno della maggioranza e del gruppo di Azione e l’astensione di Italia Viva. Erano state respinte poco prima le pregiudiziali di costituzionalità di Avs e Movimento 5 Stelle. Il voto è arrivato al termine di una seduta tesa: alla vigilia la maggioranza aveva modificato l’ordine dei lavori contro il parere delle minoranze. Il Partito Democratico ha parlato di «delega in bianco» e di un Parlamento «marginalizzato», mentre è rimasta accesa la polemica sui possibili usi militari, alimentata anche dall’ingresso del ministero della Difesa tra le amministrazioni che concorreranno ai decreti.
Pichetto ha circoscritto il testo al solo nucleare civile. Tra le previsioni introdotte o precisate durante l’esame parlamentare rientrano l’uso dell’energia nucleare anche per il settore navale e marittimo, la produzione di calore oltre che di idrogeno, e la formazione di ingegneri, fisici e di ogni altra figura professionale della filiera.
Il ministro ha inoltre spostato l’attenzione sulle prospettive future: «abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio». Gli obiettivi indicati: sicurezza energetica, decarbonizzazione, indipendenza.
Il calendario giuridico, scritto nell’articolo 1 del disegno di legge, concede al Governo dodici mesi dall’entrata in vigore per esercitare la delega, con la possibilità di adottare decreti integrativi e correttivi entro i ventiquattro mesi successivi a ciascun provvedimento. Quello politico, fissato da Pichetto, è più stretto: via libera del Senato entro l’estate e decreti attuativi «entro Natale», entro la fine del 2026, senza attendere la scadenza dei dodici mesi.
Più lungo l’orizzonte degli impianti. I primi reattori in funzione arriverebbero, secondo il ministro, tra il 2034 e il 2035, con un numero legato a domanda, prezzi e tecnologie disponibili. Tra l’approvazione della legge e la produzione effettiva di energia corre quindi quasi un decennio, durante il quale il quadro si costruisce per decreti successivi.
Il ddl impegna il Governo ad approvare entro 12 mesi decreti legislativi attuativi con le regole per produrre energia nucleare in conformità con le disposizioni europee, gestire le scorie, proseguire nella ricerca sulla fusione nucleare, organizzare competenze e funzioni in materia. E’ il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ad avere la titolarità di proposta dei decreti attuativi, di concerto con gli altri dicasteri coinvolti.
La delega deve regolamentare un programma nazionale per la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione – la nozione di nucleare sostenibile è ancorata alla tassonomia europea, in particolare all’atto delegato adottato in base al regolamento UE 2020/852 – che concorra all’attuazione della strategia per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica e garantisca al Paese sicurezza e indipendenza energetica.
Da definire anche le modalità di formazione di tecnici, ricercatori, ingegneri, fisici e di ogni altra figura professionale per lo sviluppo delle competenze necessarie alla filiera industriale e al settore nucleare. Previsto anche il riordino della disciplina relativa alla sicurezza, alla vigilanza e al controllo.
Il disegno di legge, passato in sede referente da quattro a cinque articoli, conferisce al Governo una delega da esercitare entro dodici mesi per disciplinare, attraverso uno o più decreti legislativi:
I decreti legislativi saranno adottati su proposta del ministero dell’Ambiente, di concerto con un’ampia squadra di dicasteri: Imprese e made in Italy, Difesa, Università e ricerca, Salute, Infrastrutture, Cultura, Lavoro, Protezione civile e mare, Sport e giovani, Economia.
Il percorso richiede l’intesa della Conferenza unificata, il parere del Consiglio di Stato e quello delle Commissioni parlamentari, con la possibilità di provvedimenti correttivi entro due anni da ciascun decreto. Il passaggio in Conferenza unificata aveva già mostrato le tensioni territoriali: il parere favorevole è arrivato a maggioranza, con il voto contrario di Sardegna, Toscana e Umbria e con la condizione, posta dai Comuni tramite l’ANCI, di prevedere ristori per i territori chiamati a ospitare gli impianti.
Secondo lo scenario del PNIEC, il nucleare potrebbe coprire dall’11% fino a circa il 22% della richiesta elettrica nazionale al 2050. La strategia punta sulle tecnologie modulari e avanzate: i Small Modular Reactor (SMR), di potenza inferiore a 300 MWe per modulo, gli advanced modular reactor (AMR) di quarta generazione e i micro-reattori, con la fusione collocata oltre il 2050.
Sul fronte dei rifiuti resta aperto il nodo del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi: la procedura di valutazione ambientale strategica in corso porterebbe la chiusura dell’iter autorizzativo verso la fine del 2029. Sul Programma nazionale di gestione del combustibile esaurito pende inoltre una procedura d’infrazione europea, segnale di quanto la partita delle scorie pesi sulla credibilità dell’intero disegno.
Il Programma nazionale punta a contenere i costi dei consumi energetici per i clienti finali domestici e non domestici e a sostenere la competitività del sistema produttivo, presentando il nucleare come fonte programmabile a basse emissioni da affiancare alle rinnovabili. A selezionare le tecnologie più adatte sarà la joint venture Nuclitalia, partecipata da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, con un focus iniziale sugli SMR.
Tra il primo voto e gli impianti in esercizio corre però un orizzonte di quasi un decennio. Nel frattempo la competitività delle imprese italiane, che pagano l’elettricità tra le più care d’Europa, dipenderà dagli strumenti di breve periodo: contenimento del caro energia, incentivi alla transizione e diversificazione delle fonti.
Il Governo ha approvato una nuova rimodulazione del PNRR da circa 2,1 miliardi di euro destinata in larga parte a misure di efficientamento energetico e sostenibilità . La voce più rilevante per le imprese è la copertura delle vecchie domande di accesso a Industria 5.0, accanto ai nuovi fondi per l’autoproduzione di rinnovabili delle PMI e per le comunità energetiche. I dettagli sono stati illustrati dal ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, in audizione davanti alle commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea del Senato.
La nuova revisione sposta i fondi soprattutto verso energia e sostenibilità . Le risorse sono ripartite così:
Le somme nascono da una riprogrammazione che ha coinvolto più ministeri. Le voci più consistenti sono 1,2 miliardi originariamente destinati al progetto Rosco sui servizi ferroviari ora rimosso dal PNRR e 500 milioni del credito d’imposta per la ZES, esclusi a causa delle difficoltà di rendicontazione.
Altri 232 milioni sono stati riprogrammati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a valere su misure come colonnine di ricarica, agrivoltaico e approvvigionamento di materie prime critiche. Cifre più contenute arrivano dai ministeri dei Trasporti e dell’Agricoltura.
I 700 milioni destinati alla misura Industria 5.0 coprono le domande già presentate sul credito d’imposta Transizione 5.0, che il MIMIT ha chiuso alle nuove prenotazioni lo scorso novembre. Per i nuovi investimenti, la Legge di Bilancio ha sostituito i piani Transizione 4.0 e 5.0 con l’iperammortamento, valido per gli investimenti effettuati fino al 30 settembre 2028.
Sul fronte dell’energia diffusa, invece, i 173 milioni per le comunità energetiche e i 32 milioni per l’autoproduzione delle PMI puntano a ridurre i costi dell’energia per imprese e territori, con impianti rinnovabili e autoconsumo. Per le piccole e medie imprese sono risorse che si sommano agli incentivi già attivi per il fotovoltaico e l’accumulo.
Foti ha definito questa la rimodulazione «ultima e definitiva» e l’ha inquadrata nel percorso di revisioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dopo quella di novembre da circa 13 miliardi. La modifica segue la comunicazione della Commissione Europea del 4 maggio 2026 sugli obiettivi di fine 2026 e si accompagna a 90 revisioni tecniche di semplificazione per le pubbliche amministrazioni.
Secondo i dati riferiti dal ministro, ad oggi l’Italia ha incassato circa 166 miliardi di risorse del PNRR, pari all’85% della dotazione complessiva del Piano. Il 3 giugno l’Italia ha incassato la nona rata da 12,8 miliardi di euro, grazie al raggiungimento dei 50 obiettivi collegati (34 target e 16 milestones).
Prima della pausa estiva, il Governo intende trasmettere al Parlamento la relazione sul primo semestre 2026.
I conti deposito sono tra le soluzioni più utilizzate per remunerare la liquidità senza esporsi alla volatilità dei mercati. A giugno 2026 il tasso sui depositi è al 2% e le offerte più competitive si concentrano sui conti vincolati di medio periodo o su promozioni, con rendimenti lordi che nelle simulazioni arrivano fino al 3,6%.
Le classifiche dei migliori conti deposito di giugno 2026, nelle schede seguenti, confrontano le offerte più convenienti per durata del deposito, dai conti liberi ai prodotti a 6, 12, 24 e 36 mesi, con tassi lordi e netti aggiornati e le principali condizioni contrattuali da verificare prima dell’apertura: tipologia del prodotto, possibilità di svincolo, tempi di liquidazione degli interessi, imposta di bollo, eventuali promozioni temporanee e copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.
Il mercato dei conti deposito riflette una fase poco lineare della politica monetaria. Dopo la discesa dei tassi rispetto ai picchi del 2023, la BCE ha mantenuto invariati i tassi di riferimento nella riunione del 30 aprile 2026: tasso sui depositi presso la banca centrale al 2%, sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e sui prestiti marginali al 2,4%. La risalita dell’inflazione italiana al 3,2% a maggio rende più rilevante il rendimento netto reale, cioè il guadagno dopo tasse, bollo e perdita di potere d’acquisto.
I conti liberi e i conti remunerati permettono di mantenere disponibile la liquidità e, in alcuni casi, offrono tassi competitivi anche rispetto ai vincoli brevi. I conti vincolati possono garantire rendimenti più elevati, soprattutto sulle durate più lunghe, ma richiedono attenzione alle regole di svincolo anticipato: in alcuni casi gli interessi vengono ridotti o azzerati se il cliente ritira le somme prima della scadenza.
In tutti i casi, il rendimento netto va calcolato applicando la ritenuta del 26% sugli interessi e considerando l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sulle somme depositate, salvo offerte in cui il bollo è a carico della banca. Per scegliere tra le proposte di giugno è quindi utile confrontare il tasso netto effettivo, la durata, la disponibilità delle somme, la periodicità di liquidazione degli interessi e la copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca.
Con l’apertura della fase di invio, l’Agenzia delle Entrate ha attivato i canali straordinari di assistenza ai cittadini per la dichiarazione precompilata 2026, con un pacchetto di supporto dedicato a chi dichiara senza intermediari. In primo piano, il call center aperto anche di sabato mattina — il prossimo appuntamento è il 6 giugno — e un video tutorial sulle novità dell’anno.
Il servizio è riservato ai contribuenti non professionali: gli esperti dell’Agenzia offrono supporto per la consultazione e la modifica e invio della precompilata. Il servizio è gestito da consulenti fiscali specializzati. I contribuenti possono contattare il call center AdE ai seguenti numeri:
L’orario ordinario è dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17. Nella fascia 9-13, il servizio è disponibile anche in lingua tedesca dalla provincia di Bolzano e in lingua francese dalla Valle d’Aosta.
Nella stagione dichiarativa 2026 il call center risponde anche il sabato mattina, dalle 9 alle 13, nelle giornate del 23 maggio e del 6, 13 e 20 giugno. Dopo la prima apertura del 23 maggio il servizio del sabato riprende il 6 giugno e prosegue il 13 e il 20. Nel corso della chiamata viene richiesto il codice fiscale: se il contribuente non lo fornisce al sistema vocale, sarà l’operatore ad acquisirlo direttamente. Al termine è possibile esprimere un giudizio anonimo sulla qualità del servizio ricevuto.
Sul canale YouTube dell’Agenzia delle Entrate è disponibile un video tutorial con le principali novità della dichiarazione 2026, le modalità di compilazione e le opzioni di delega. I contribuenti che non riescono a gestire la pratica in autonomia possono affidarsi a una persona di fiducia, autorizzando un familiare o un soggetto terzo ad accedere e inviare la precompilata nel proprio interesse. La richiesta si effettua tramite:
Ogni contribuente può designare al massimo una persona di fiducia, che deve operare al di fuori dell’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale.
Oltre al call center e al tutorial YouTube, l’AdE ha messo a disposizione un sistema di supporto multicanale. Il portale Infoprecompilata raccoglie istruzioni, FAQ, calendario e link di accesso all’area riservata. La guida AdE 2026 in PDF illustra nel dettaglio le procedure di compilazione e le novità della campagna in corso. È disponibile anche la prenotazione di un appuntamento in presenza o in videochiamata con un funzionario dell’Agenzia. Tra i canali digitali, attivo anche il canale Facebook delle Entrate, con webinar informativi e risposte alle domande più frequenti.
La campagna dichiarativa 2026 prevede calendari separati per i due modelli principali, con date sfasate per effetto del D.Lgs. n. 81/2025.
| Modello | Consultazione | Invio |
|---|---|---|
| 730/2026 | dal 30 aprile 2026 | 14 maggio – 30 settembre 2026 |
| Modello Redditi PF 2026 | dal 20 maggio 2026 | 27 maggio – 2 novembre 2026 |
L’assistenza straordinaria del call center è attiva nelle stesse settimane in cui la maggior parte dei contribuenti completa l’invio del 730 in modalità semplificata, il periodo in cui si concentra la quota più alta di richieste di supporto su detrazioni, sostituto d’imposta e rimborsi.
Il modo in cui si lavora conta quasi quanto lo stipendio. Secondo un sondaggio di Hays Italia su oltre 740 dipendenti, per il 93% la possibilità di lavorare in modalità ibrida tra casa e ufficio è un fattore chiave nella scelta di un nuovo impiego, e per il 20% è addirittura una priorità assoluta. Un segnale che le imprese non possono ignorare quando provano ad attrarre o trattenere personale. Anche se il rientro in sede (dopo anni di smart working spinto) continua ad avanzare sempre di più, seppur in chiave combinata con la modalità ibrida in ottica di conciliazione vita-lavoro.
La retribuzione e i benefit contano ancora molto ma cresce l’attenzione verso l’equilibrio tra vita professionale e vita privata, importante per il 57% dei dipendenti. In questo quadro il modello di lavoro diventa un criterio di scelta del posto: in base alle rilevazioni Hays, con la possibilità di lavorare da remoto che emerge tra gli elementi più rilevanti nella valutazione di una nuova opportunità per il 42% dei dipendenti (come emerso anche dalla Salary Guide 2026).
Da qui, una crescente domanda di lavoro ibrido tra gli annunci di lavoro. Per i candidati, la flessibilità conta quasi quanto stipendio e ruolo.
Chi ha provato il modello ibrido lo promuove. Tra questi lavoratori, l’88% ritiene che abbia migliorato il proprio equilibrio tra lavoro e vita privata; solo l’8% non vede cambiamenti e il 4% lamenta un peggioramento. Il 57% dei lavoratori indica il work-life balance come motivo principale per non lasciare l’azienda, alla pari di reddito e benefit.
Non a caso, i vantaggi dello smart working associato a giornate in sede vanno oltre l’organizzazione del tempo e riguardano anche il risparmio sui costi di trasferta.
Il lavoro a distanza è ormai una prassi consolidata nelle grandi imprese, dove oltre la metà degli impiegati opera in regime ibrido, e nel complesso riguarda circa 3,5 milioni di lavoratori. Nonostante il gradimento dei dipendenti, però, negli ultimi tempi le imprese stanno spingendo sul ritorno in sede. Secondo Hays, in due anni la quota di aziende del campione con lavoro prevalentemente in presenza è salita dal 32% al 44%, mentre l’ibrido si è assestato al 52%.
Per il 2026, tra le imprese con politiche di lavoro flessibile, il 7% ha deciso di ridurle e riportare il personale in ufficio mentre quasi sette su dieci intendono confermarle senza modifiche. In queste circostanze, tuttavia, le HR non devono sottovalutare un altro trend: un lavoratore su tre valuterebbe di lasciare l’azienda se gli fosse imposto il rientro in presenza al 100%. La flessibilità , soprattutto per il manager, è diventata un requisito imprescindibile.
Vero è che aziende e dipendenti convergono sul valore dei modelli flessibili e, nel breve periodo, non sembra esserci in vista un ritorno generalizzato di tutti in ufficio.
In ultima analisi, la flessibilità è uno strumento di attrazione e retention.