NEWS - economia - NEWS - finanza - NEWS - fisco


News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

#PMI.it #informazione #ICT #imprese #medie #piccole

Istat
Rivalutazione affitti Istat in aumento, importi aggiornati e regole di calcolo
Affitti, adeguamento al rialzo a maggio 2026 per i contratti di locazione: ecco come si calcola la rivalutazione all'inflazione in base al nuovo indice FOI dell'Istat.

L’inflazione continua a mordere. L’ultimo aggiornamento Istat per il calcolo della rivalutazione dei canoni di affitto (a meno che non si eserciti l’opzione di cedolare secca) – basato sull’andamento dei prezzi al consumo per le famiglie italiane calcolato a cadenza mensile – conferma il trend al rialzo. Per gli adeguamenti di maggio 2026 riferiti ad aprile, l’indice di riferimento FOI al netto dei tabacchi è pari a +1% in termini di variazione mensile, in aumento rispetto all’anno precedente dello 2,6% e del 4,3% su base biennale.

Vediamo in dettaglio cosa cambia, come funziona l’adeguamento per i canoni di locazione e quando scatta l’aumento del prezzo dell’affitto.

Aumento canoni di affitto: i dati aggiornati

In base all’ultimo aggiornamento (riferito al mese di aprile e applicabile ad maggio 2026), la rivalutazione annuale degli affitti è pari a +1,95% per gli adeguamenti al 100% (locazioni di immobili ad uso abitativo) e +2,60% per adeguamenti al 75% (canoni commerciali).

L’indice di rivalutazione stabilito per gli adeguamenti di maggio 2026 è fissato a +102,5 in aumento dell’1% su base mensile, del 2,6% su base annua e del 4,3% su base biennale (valore di riferimento per i contratti con clausola di adeguamento ogni 2 anni).

Periodo di riferimento: aprile 2026
Indice generale FOI +102,5
Variazione % rispetto al mese precedente +1
Variazione % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente +2,6
Variazione % rispetto allo stesso mese di due anni precedenti +4,3

Contratti di locazione con adeguamento all’inflazione

Nei contratti di locazione immobiliare viene solitamente prevista una clausola per l’aggiornamento annuale del canone di affitto, rispetto alle variazioni dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati rilevate nell’ultimo anno solare. Sono esclusi dall’aumento i canoni di locazione con contratti di affitto che applicano la cedolare secca.

L’indice Istat che valuta l’aumento del costo della vita rispetto all’anno precedente (sulla base di quasi duemila fattori, aggiornati periodicamente in base alle necessità delle famiglie italiane) deve essere utilizzato per ricalcolare ogni 12 mesi il costo dell’affitto concordato tra inquilino e proprietario dell’immobile concesso in locazione.

Quando scatta l’adeguamento Istat per le locazioni?

La rivalutazione sull’affitto è obbligatoria se è espressamente previsto da un’apposita clausola inserita nel contratto di locazione (specificando anche se al 100% per contratti a canone libero o al 75% per contratti a canone concordato). In queste circostanze, l’adeguamento del canone all’indice Istat va effettuato ogni anno, altrimenti il proprietario dell’immobile non può avanzare alcuna pretesa nei confronti dell’inquilino.

Rivalutazione affitti: Indice FOI e regole di calcolo

Per adeguare il canone di affitto all’inflazione si utilizza infatti l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi. Si allinea così il valore del canone al reale andamento dell’economia e al costo della vita.

Il canone di locazione si rivaluta applicando aliquote diversificate a seconda che si tratti di un contratto di locazione a uso abitativo o ad uso commerciale, ai sensi della legge 392/78 (articolo 32):

  • fino al 100% dell’incremento dell’indice FOI per contratti di locazione ad uso abitativo (es.: formula 4+4);
  • fino al 75% dell’incremento dell’indice FOI per locazioni a uso commerciale (es.: durata di 6+6).

Le parti possono comunque concordare anche termini diversi.

Il metodo e l’importo del calcolo dell’adeguamento cambiano anche a seconda della situazione contrattuale:

  • chi ha scelto di adeguare il canone applicando il nuovo indice FOI medio annuale dell’anno precedente, utilizza i dati della fine dell’anno precedente per calcolare la media;
  • chi rivaluta il contratto per la prima volta, lo calcola utilizzando il più recente indice disponibile e lo moltiplica per il canone indicato nel contratto (dal mese successivo a quello della scadenza del contratto). Per gli anni successivi, si applica l’indice del mese di riferimento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Formula di adeguamento Istat dell’affitto

La formula per il calcolo dell’adeguamento Istat per gli affitti è la seguente: Canone d’affitto x Indice FOI al netto dei tabacchi x percentuale di rivalutazione. Si ottiene così il canone annuo rivalutato, dividendo per 12 mesi si ottiene il canone dell’affitto mensile. La rivalutazione può portare tanto ad un aumento quanto ad una diminuzione del costo dell’affitto.

Affitti in aumento

Le oscillazioni si fanno più consistenti quando nell’anno di riferimento si verificano eventi in grado di incidere sull’economia del Paese, come la nuova ondata di crescita inflazionistica che stiamo vivendo come conseguenza del conflitto nel Golfo Persico.

L’inflazione di maggio applicata alle rivalutazioni degli affitti di aprile segna un’ulteriore accelerazione rispetto ai mesi precedenti e i prossimi dati ISTAT, attesi per il 16 giugno 2026 potrebbero ulteriormente peggiorare lo scenario.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 18:30:53 +0000
Unione Europea
Draghi incalza un’Europa ormai sola: mercato interno, energia e IA per tornare a crescere
Con Usa e Cina che sfidano l'Europa, per garantire la crescita futura bisogna investire in IA e industria digitale, rafforzando difesa e mercato interno.

Mario Draghi torna a strigliare l’Europa alle prese con la sfida della nuova governance globale. Lo fa da Aquisgrana, dove il 14 maggio ha ricevuto il premio Carlo Magno, il riconoscimento europeo per eccellenza. Sulla competitività UE, la diagnosi è quella di sempre: «il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più» — sfida difficile, per quella che è ancora una superpotenza mondiale.

Europa sola in un mondo che non esiste più

Nello stesso giorno del discorso di Draghi, a Pechino si svolgeva il vertice fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Cina Xi Jinping. Le due superpotenze che stanno mettendo in difficoltà l’Europa. «Per la prima volta dal 1949, gli europei devono fare i conti con la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate — rileva Draghi —. D’altra parte, neanche la Cina offre un’ancora alternativa. Sta generando surplus industriali su una scala che il mondo non può assorbire se non svuotando la nostra stessa base produttiva. E sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia».

La soluzione è la stessa individuata nel Rapporto sulla competitività europea del 2024 e nei molteplici, successivi interventi: «dimostrare che l’Europa può di nuovo trasformare la crisi in unione»

Il conto sale: la ricetta per la crescita europea

In questi due anni la situazione è peggiorata: «la precedente stima di circa 800 miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di difesa degli ultimi anni, a quasi 1.200 miliardi di euro l’anno in media». La ricetta non cambia, ed è sintetizzabile in un’unica parola: «crescita».

Mercato interno, energia, difesa: tallone d’Achille europeo

Per raggiungere i suoi obiettivi, l’Europa deve muoversi lungo quattro direttrici: «finanziare la transizione energetica, difendere il proprio continente, costruire le industrie dell’era digitale e sostenere società che invecchiano». Lo deve fare senza poter più contare su alleati esterni. «Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme».

E deve partire dalla soluzione di tre vulnerabilità: l’esposizione alla domanda esterna, frutto dell’incapacità di costruire un mercato interno sufficientemente ampio («dal 1999, il commercio in percentuale del pil è salito dal 31% al 55% nell’area euro»); la dipendenza energetica («dipendiamo dall’America per il 60% delle nostre importazioni di Gnl; persino nelle tecnologie pulite, l’Europa non riesce ancora a dispiegare la sua transizione verde su larga scala senza aumentare la dipendenza dalle catene di approvvigionamento cinesi»); il ritardo tecnologico.

IA e data center: dove l’Europa è già indietro

Il terzo punto debole è per Draghi il più grave: «il deterioramento della posizione dell’Europa nelle tecnologie che definiranno il prossimo decennio». L’intelligenza artificiale rappresenta in questo senso la sfida più urgente: «gli scenari dell’OCSE suggeriscono che circa la metà della crescita della produttività nel prossimo decennio potrebbe derivare dall’IA e dalla sua diffusione nell’economia. In nessun momento, nella memoria recente, una parte così grande del nostro futuro economico è dipesa da una singola trasformazione tecnologica».

Su questo l’Europa è già in ritardo: «gli Stati Uniti sono avviati a spendere circa cinque volte più dell’Europa nella costruzione di data center entro il 2030. La Cina si sta mobilitando su scala analoga. Se l’Europa volesse eguagliare quell’ambizione, la domanda di energia potrebbe aumentare del 20-30% rispetto ad oggi». La scelta non è rinviabile, la politica industriale richiede «enormi investimenti in energia, semiconduttori, infrastrutture di calcolo e capitale». E necessita di un mercato interno adeguato. «Senza una propria domanda, l’Europa non può sostenere una postura credibile all’estero». Il mercato unico e la politica industriale, se correttamente concepiti, si rafforzano a vicenda.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 17:07:07 +0000
Dichiarazione dei Redditi
Assistenza Precompilata 2026, call center AdE anche di sabato: numeri, orari e canali
Il call center AdE per la precompilata 2026 apre anche di sabato. Numeri, orari e tutti i canali di assistenza per chi dichiara senza intermediari.

Con l’apertura della fase di invio, l’Agenzia delle Entrate ha attivato i canali straordinari di assistenza ai cittadini per la dichiarazione precompilata 2026, con un pacchetto di supporto dedicato a chi dichiara senza intermediari. In primo piano, il call center aperto anche di sabato mattina e un nuovo video tutorial sulle novità dell’anno.

Call center precompilata 2026: numeri, orari e aperture extra

Il servizio è riservato ai contribuenti non professionali: gli esperti dell’Agenzia offrono supporto per la consultazione e la modifica e invio della precompilata. Il servizio è gestito da consulenti fiscali specializzati. I contribuenti possono contattare il call center AdE ai seguenti numeri:

  • 800.90.96.96 da rete fissa;
  • 06.97.61.76.89 da cellulare;
  • 0039.06.45.47.04.68 dall’estero.

L’orario ordinario è dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17. Nella fascia 9-13, il servizio è disponibile anche in lingua tedesca dalla provincia di Bolzano e in lingua francese dalla Valle d’Aosta.

Nella stagione dichiarativa 2026 il call center risponde anche il sabato mattina, nelle date del 23 maggio e del 6-13-20 giugno, dalle 9 alle 13. Nel corso della chiamata viene richiesto il codice fiscale: se il contribuente non lo fornisce al sistema vocale, sarà l’operatore ad acquisirlo direttamente. Al termine è possibile esprimere un giudizio anonimo sulla qualità del servizio ricevuto.

Video tutorial AdE e delega per la dichiarazione 2026

Sul canale YouTube dell’Agenzia delle Entrate è disponibile un video tutorial con le principali novità della dichiarazione 2026, le modalità di compilazione e le opzioni di delega. I contribuenti che non riescono a gestire la pratica in autonomia possono affidarsi a una persona di fiducia, autorizzando un familiare o un soggetto terzo ad accedere e inviare la precompilata nel proprio interesse. La richiesta si effettua tramite:

  • la funzionalità web disponibile nella propria area riservata;
  • invio del modulo via PEC;
  • presentazione diretta agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate;
  • il servizio online di videochiamata con un funzionario.

Ogni contribuente può designare al massimo una persona di fiducia, che deve operare al di fuori dell’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale.

Gli altri canali di assistenza per la Precompilata 2026

Oltre al call center e al tutorial YouTube, l’AdE ha messo a disposizione un sistema di supporto multicanale. Il portale Infoprecompilata raccoglie istruzioni, FAQ, calendario e link di accesso all’area riservata. La guida AdE 2026 in PDF illustra nel dettaglio le procedure di compilazione e le novità della campagna in corso. È disponibile anche la prenotazione di un appuntamento in presenza o in videochiamata con un funzionario dell’Agenzia. Tra i canali digitali, attivo anche il canale Facebook delle Entrate, con webinar informativi e risposte alle domande più frequenti.

Calendario 2026 Precompilata con 730 e Modello Redditi PF

La campagna dichiarativa 2026 prevede calendari separati per i due modelli principali, con date sfasate per effetto del D.Lgs. n. 81/2025.

Modello Consultazione Invio
730/2026 dal 30 aprile 2026 14 maggio – 30 settembre 2026
Modello Redditi PF 2026 dal 20 maggio 2026 27 maggio – 2 novembre 2026

L’assistenza straordinaria del call center è attiva nelle stesse settimane in cui la maggior parte dei contribuenti completa l’invio del 730 in modalità semplificata, il periodo in cui si concentra la quota più alta di richieste di supporto su detrazioni, sostituto d’imposta e rimborsi.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 13:36:10 +0000
Stipendi
Soddisfazione lavorativa, Italia fanalino di coda in Europa
Il livello di soddisfazione dei lavoratori italiani si colloca agli ultimi posti in Europa: a pesare sul giudizio sono soprattutto la stabilità occupazionale e l’aggiornamento professionale.

Tra il benessere dei lavoratori e lo sviluppo dell’economia esiste un legame stretto, riconosciuto dalle politiche aziendali di molte nazioni. Ma i livelli di soddisfazione professionale variano notevolmente in Europa — e l’Italia fatica a tenere il passo. Secondo il Job Satisfaction Index elaborato da iSelect, il Belpaese si colloca al 17° posto su 20 nella classifica che include 19 Paesi europei e l’Australia, costruita su indicatori chiave come la stabilità occupazionale, l’orario di lavoro, la condivisione dei valori aziendali, le relazioni, le opportunità di formazione e il potere d’acquisto locale.

La classifica: l’Italia al 17° posto su 20

Il podio è occupato da Lussemburgo, Norvegia e Svizzera, seguite da Danimarca, Paesi Bassi, Australia, Regno Unito, Belgio, Svezia e Germania. Tutti Paesi che combinano solide tutele contrattuali, mercati del lavoro a bassa disoccupazione e forti investimenti nella formazione continua. L’Australia si posiziona sesta con un punteggio complessivo di 78,47 grazie a un tasso di perdita economica in caso di disoccupazione del 3,1% e un indice di fiducia nella leadership del 79%. A mostrare valori inferiori rispetto all’Italia sono Turchia, Grecia e Repubblica Ceca.

Il dato italiano non è una novità: si inserisce in un quadro di sistematico svantaggio competitivo nei confronti dei Paesi nordici e centro-europei, confermato da più fonti internazionali negli ultimi anni — tra cui il European Workforce Study 2025 di Great Place to Work e il State of the Global Workplace 2026 di Gallup, che collocano l’Italia stabilmente in fondo alle classifiche continentali per engagement e soddisfazione lavorativa.

Manca la stabilità occupazionale

Il primo fattore critico rilevato dallo studio è la sicurezza economica in caso di perdita del lavoro. La metodologia iSelect utilizza i dati OCSE sul Job Security Index, che misura la percentuale di perdita del reddito attesa al momento dell’interruzione del rapporto di lavoro: un valore più basso indica maggiore protezione. In Italia il dato si attesta all’8,6% — una perdita economica attesa quasi sei volte superiore a quella della Germania, ferma all’1,4%.

Il confronto riflette la diversa architettura dei sistemi di protezione sociale: i Paesi nordici e la Germania dispongono di ammortizzatori sociali più robusti, con indennità di disoccupazione più generose e periodi di copertura più lunghi. In Italia il sistema di tutele — pur rafforzato negli anni, con l’introduzione della NASpI nel 2015 — rimane strutturalmente meno protettivo sul piano della continuità reddituale, un elemento che incide direttamente sulla percezione di sicurezza dei lavoratori.

Indietro sull’aggiornamento professionale

Il secondo elemento che trascina verso il basso il punteggio italiano è la percezione delle opportunità di aggiornamento professionale e potenziamento delle competenze. Solo il 42% dei lavoratori italiani si dichiara soddisfatto di questo aspetto, contro il 66% del Lussemburgo — primo classificato proprio su questa dimensione — e valori sensibilmente più alti nei Paesi nordici.

Il dato si allinea a quanto rilevato da altri studi recenti: solo il 17,9% delle imprese italiane ha attivato formazione in ambito ICT (Confprofessioni), e il 5% dei lavoratori a bassa qualifica ha partecipato a percorsi formativi nell’ultimo anno (INAPP). La percepita assenza di opportunità di crescita professionale è una delle cause strutturali del basso engagement italiano documentato dal Gallup 2026, che individua nell'”opportunità di apprendere e crescere” uno dei quattro driver fondamentali del coinvolgimento lavorativo — una dimensione su cui le retribuzioni italiane già basse non compensano.

Si salva l’ambiente di lavoro

Lo studio iSelect segnala che l’Italia ottiene valori migliori su altri indicatori: l’equilibrio tra vita professionale e vita privata, la qualità delle relazioni sul lavoro e il livello di fiducia nel rapporto tra dipendenti e datori di lavoro. Dimensioni in cui la cultura lavorativa italiana mostra punti di forza rispetto ad altri contesti nordeuropei, dove l’ambiente di lavoro è più formale e meno relazionale.

Il divario di fondo, però, rimane: la soddisfazione lavorativa influisce direttamente sulla produttività, sull’attrattività del mercato del lavoro per i talenti e sulla propensione a investire nel Paese. I sistemi economici che eccellono in questa classifica — Lussemburgo, Norvegia, Svizzera — registrano non a caso i livelli più alti di PIL per ora lavorata in Europa. Per le imprese italiane, in particolare per le PMI, investire in stabilità contrattuale e in piani strutturati di aggiornamento professionale non è solo una risposta alle aspettative dei dipendenti: è una variabile competitiva.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 10:07:33 +0000
Tech for PMI
Claude for Small Business: IA agentica integrata nei gestionali delle PMI
Claude for small business, intelligenza artificiale integrata nei software aziendali: 15 workflow agentici anche con Google Workspace e Microsoft 365.

Claude for Small Business porta l’intelligenza artificiale nelle PMI, integrata direttamente nei software già in uso: dalla contabilità ai pagamenti, dai gestionali agli strumenti cloud. Anthropic ha costruito il pacchetto sulle esigenze specifiche delle piccole e medie imprese, con flussi di lavoro pronti all’uso e nessuna necessità di configurazione dei permessi già impostati sui singoli software.

Negli USA è già sul mercato ed il prezzo non prevede costi aggiuntivi rispetto alle licenze Claude già in uso e agli abbonamenti ai software dei partner. L’arrivo in Europa non è stato ancora annunciato ma sembra probabile in tempi brevi.

Come funziona Claude for Small Business

Il prodotto si attiva come opzione aggiuntiva all’interno di Claude Cowork, la piattaforma desktop di Anthropic per l’automazione dei processi aziendali. Un singolo interruttore abilita tutte le funzionalità: una volta attivato, il sistema consente di collegare gli strumenti già in uso, configurare le attività e approvare ogni azione prima che venga eseguita. L’operatore mantiene il controllo pieno: nulla viene inviato, pubblicato o pagato senza la sua conferma.

Gli strumenti supportati al lancio sono otto: QuickBooks (contabilità), PayPal (pagamenti), HubSpot (vendite e marketing), Canva (contenuti), DocuSign (contratti), Google Workspace, Microsoft 365 e Slack. I permessi già configurati sui singoli software restano invariati: un dipendente che non ha accesso a determinati dati in QuickBooks non potrà accedervi nemmeno tramite Claude.

I 15 flussi agentici e le 8 integrazioni software

Il pacchetto include 15 flussi di lavoro agentici pronti all’uso nelle aree finanza, operations, vendite, marketing, risorse umane e customer service, affiancati da 15 abilità ripetibili costruite sui task che le PMI identificano come i maggiori assorbitori di tempo. L’IA agentica è in grado di eseguire sequenze di operazioni senza intervento umano, ma è sempre il lavoratore a decidere quando attivarla e a dover approvare il risultato finale. Alcuni esempi concreti:

  • la pianificazione degli stipendi abbina la situazione di cassa su QuickBooks ai pagamenti in uscita su PayPal, produce previsioni a 30 giorni, ordina le scadenze e prepara i solleciti;
  • la chiusura del mese riconcilia conti e pagamenti, segnala discrepanze, genera il conto economico ed esporta un pacchetto di chiusura per il commercialista via QuickBooks;
  • la panoramica aziendale aggrega su una sola schermata i dati chiave — cassa, vendite, pipeline, impegni della settimana — in modo programmato;
  • il flusso campagne marketing identifica rallentamenti nei ricavi, analizza le performance HubSpot, elabora la strategia promozionale e crea i materiali in Canva.

I dati aziendali non vengono utilizzati per addestrare il modello.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 09:25:57 +0000
Scenari
Hantavirus: test PCR per i sintomi e vaccino mRNA allo studio
Dalla diagnosi ai vaccini ancora in laboratorio, le indicazioni del Ministero per proteggersi dall’Hantavirus senza alimentare nuovi allarmi.

L’Hantavirus in Italia torna sotto osservazione dopo le indicazioni diffuse dal Ministero della Salute sul focolaio collegato al virus Andes. In assenza di vaccino autorizzato su larga scala, la protezione dal contagio richiede diagnosi mirata, sorveglianza dei contatti a rischio e prevenzione negli ambienti esposti a roditori. Il test va invece valutato soprattutto in presenza di sintomi compatibili, mentre la ricerca su un possibile vaccino mRNA procede ancora in laboratorio.

Test Hantavirus con PCR e sierologia

La diagnosi di infezione da Hantavirus si basa su due strumenti principali: il test molecolare PCR, utile per rilevare la viremia nelle fasi iniziali della malattia sintomatica e il test sierologico IgM, che tende a diventare positivo dopo la comparsa dei sintomi. La circolare ministeriale richiama anche il rischio di risultati falsamente rassicuranti quando il test viene eseguito durante il periodo di incubazione.

Esame Quando viene usato Limite principale
PCR Nelle fasi iniziali della malattia sintomatica, soprattutto con sospetta sindrome cardiopolmonare da Hantavirus poco utile fuori senza viremia rilevabile
Sierologia IgM Dopo l’esordio dei sintomi, quando la risposta anticorpale diventa rilevabile incompleto nelle prime fasi
Screening asintomatici Valutato dalle autorità sanitarie in casi selezionati senza sintomi è meno sicuro della sorveglianza sanitaria

Quando il test Hantavirus è prioritario?

La priorità per il test Hantavirus riguarda i soggetti sintomatici, in particolare chi presenta un quadro compatibile con la sindrome cardiopolmonare da Hantavirus Andes. Febbre, dolori muscolari, cefalea, disturbi gastrointestinali e sintomi respiratori dopo una possibile esposizione richiedono una valutazione medica, soprattutto in presenza di contatti con roditori, materiali contaminati o persone coinvolte nel focolaio.

Per i contatti asintomatici sottoposti a monitoraggio sanitario, le indicazioni disponibili privilegiano sorveglianza, isolamento quando previsto e segnalazione tempestiva dei sintomi. Il test molecolare eseguito troppo presto può dare esito negativo anche in presenza di esposizione, motivo per cui la finestra temporale e la valutazione clinica incidono sulla scelta diagnostica.

Vaccino Hantavirus in fase preclinica

Sul fronte del vaccino contro l’Hantavirus, il quadro resta distante dall’uso clinico su larga scala. In Europa, Stati Uniti e America Latina manca un vaccino autorizzato contro l’infezione da virus Andes. In Corea del Sud esiste Hantavax, un vaccino inattivato di vecchia generazione, legato però a ceppi asiatici e a una protezione giudicata limitata rispetto agli standard più recenti.

La novità più osservata riguarda il progetto di vaccino mRNA Hantavirus sviluppato da Moderna con il Vaccine Innovation Center della Korea University. La collaborazione è partita prima del focolaio sulla MV Hondius e si trova ancora nella fase preclinica: la sperimentazione sull’uomo deve quindi essere avviata prima di qualsiasi possibile autorizzazione.

La strada per arrivare al vaccino è assolutamente percorribile. Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha ricondotto la ricerca vaccinale alla capacità tecnologica maturata negli ultimi anni, segnalando però che l’attuale focolaio viene trattato dalle autorità sanitarie come un evento circoscritto e gestibile attraverso tracciamento, quarantena dei contatti ad alto rischio e monitoraggio clinico.

Prevenzione Hantavirus: le 5 regole d’oro

La prevenzione dell’Hantavirus passa soprattutto dalla riduzione dell’esposizione a roditori infetti e ai materiali contaminati. Il contagio avviene in genere inalando particelle provenienti da urine, feci o saliva di roditori, oppure attraverso il contatto con superfici contaminate. Le attività di pulizia in cantine, soffitte, magazzini, capanni, garage e locali rimasti chiusi a lungo richiedono cautela.

Le misure raccomandate per ridurre il rischio di infezione sono semplici e riguardano soprattutto ambienti domestici, rurali e professionali dove possono essere presenti roditori:

  • arieggiare cantine, soffitte, magazzini e locali chiusi prima delle attività di pulizia;
  • inumidire superfici e materiali potenzialmente contaminati prima della rimozione;
  • sigillare fessure, proteggere gli alimenti e rimuovere rifiuti che possono attirare roditori;
  • lavare spesso le mani dopo la pulizia e dopo il contatto con superfici esposte;
  • usare guanti e mascherina quando si opera in ambienti con tracce di roditori.

Lavoratori esposti e rischio biologico

gricoltori, addetti forestali, operatori di pulizia e bonifica, personale di magazzino, imprese edili impegnate in immobili disabitati e servizi di pest control possono incontrare un rischio più alto di esposizione. Per i datori di lavoro, il riferimento da seguire per le misure di prevenzione è il DLgs. 81/2008, con la valutazione del rischio biologico, la formazione, i DPI adeguati e le procedure di pulizia coerenti con l’ambiente in cui si interviene.

Rischio per la popolazione europea

Secondo l’ECDC, il rischio per la popolazione generale in Europa è molto basso. Il virus Andes può trasmettersi tra persone, a differenza della maggior parte degli Hantavirus, ma questa trasmissione richiede contatti stretti e prolungati. L’OMS valuta basso anche il rischio globale per la popolazione generale, mentre considera più elevata l’attenzione sui passeggeri, sull’equipaggio e sui contatti collegati al focolaio della MV Hondius.

La sorveglianza sanitaria resta quindi concentrata sui contatti ad alto rischio e sui soggetti con sintomi compatibili dopo una possibile esposizione. Per la popolazione generale, la misura più efficace è evitare il contatto con roditori e materiali contaminati, senza ricorrere a test autonomi fuori dalle indicazioni mediche o delle autorità sanitarie.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 09:13:13 +0000
Sentenze Cassazione
Licenziamento via email: vale anche senza PEC
Licenziamento via email ordinaria è valido se il lavoratore lo ha ricevuto e letto. La Cassazione spiega il principio con l'ordinanza 13731/2026.

Un licenziamento comunicato via email ordinaria è pienamente valido se il lavoratore ha effettivamente ricevuto e letto il messaggio — anche quando il contratto collettivo prevede forme più garantiste come la raccomandata o la PEC. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13731/2026, pubblicata l’11 maggio 2026, confermando le sentenze dei giudici di merito di Forlì e di Bologna.

Trasferta, contestazione e licenziamento email

La vicenda riguarda un operaio rientrato in Italia al termine di un periodo di trasferta all’estero. Al suo rientro, l’azienda aveva cessato i trattamenti economici legati alla trasferta. Poco dopo era arrivata una contestazione disciplinare per assenza ingiustificata dal luogo di lavoro, supportata da immagini delle telecamere di sicurezza del magazzino — acquisite nell’ambito di controlli difensivi e ritenute utilizzabili — e dalle dichiarazioni dello stesso lavoratore, che in una email aveva riconosciuto di non essersi recato in sede perché in isolamento.

Il 19 gennaio 2021 l’azienda aveva comunicato il licenziamento non tramite PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno, bensì via email ordinaria inviata all’indirizzo personale del dipendente. Il lavoratore aveva impugnato il provvedimento, sostenendo che il proprio contratto collettivo imponesse la raccomandata, la consegna a mano o la posta elettronica certificata. Di conseguenza, a suo avviso, il licenziamento inviato con una comune email era da considerarsi nullo.

La Cassazione ha respinto il ricorso, escludendo anche il carattere ritorsivo del recesso contestato dal lavoratore: gli addebiti disciplinari erano fondati nel merito e gli elementi raccolti erano sufficienti a compromettere definitivamente il rapporto fiduciario con il datore di lavoro.

Forma scritta e ricezione: il principio della Cassazione

La pronuncia ruota attorno a una distinzione che la giurisprudenza considera ormai consolidata: quella tra la validità del licenziamento e le modalità con cui viene trasmesso.

Sul primo versante, l’art. 2 della legge n. 604/1966 stabilisce che il recesso datoriale debba essere comunicato per iscritto, a pena di inefficacia. Una email ordinaria soddisfa questo requisito: è un documento scritto, leggibile e attribuibile al mittente. La legge non prescrive uno specifico canale di trasmissione.

Sul secondo versante, le previsioni del CCNL relative all’uso della raccomandata o della PEC riguardano le modalità di comunicazione dell’atto, non la sua sostanza. La Cassazione chiarisce che il licenziamento è un atto recettizio: la sua efficacia si produce nel momento in cui il destinatario lo riceve effettivamente. Nel caso in esame, era provato che il lavoratore avesse letto il messaggio. Questo dato ha sanato ogni possibile irregolarità procedurale.

Un ulteriore elemento chiarificatore: affinché la violazione delle previsioni del CCNL sulle modalità di invio produca la nullità del licenziamento, il contratto collettivo dovrebbe prevedere esplicitamente questa sanzione. Circostanza che nella prassi quasi mai si verifica.

La prova: quando l’email espone a rischi

Il principio fissato dalla Cassazione non elimina i rischi pratici per il datore di lavoro che scelga l’email ordinaria come canale di comunicazione del licenziamento. Il punto critico è il regime probatorio.

Con raccomandata A/R, PEC o consegna a mano firmata, la ricezione è presunta: il datore dispone di una prova autonoma, indipendente dal comportamento del destinatario. Con una email ordinaria, invece, la prova dell’effettiva ricezione ricade interamente sul datore di lavoro. Se il lavoratore contesta di aver ricevuto il messaggio — sostenendo, ad esempio, che sia finito nello spam o che non abbia aperto la casella — il datore deve dimostrare il contrario.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, la prova della ricezione era desumibile in modo inequivoco dalle circostanze: il lavoratore aveva risposto al messaggio e aveva agito di conseguenza, rendendo di fatto impossibile negarne la conoscenza. In assenza di questi elementi, la stessa email potrebbe non reggere a un contenzioso.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 08:57:22 +0000
Pensioni
Isopensione: Governo verso la proroga dello scivolo per la pensione anticipata di 7 anni
Isopensione nel DL 62/2026, incentivo all'esodo per la pensione fino a 7 anni prima per esuberi di aziende con più di 15 dipendenti: come funziona e le ultime novità.

Lo scivolo pensionistico per la gestione degli esuberi potrebbe mantenersi a 7 anni anche oltre il 2026. Il Ministro del Lavoro Marina Calderone ha annunciato il 13 maggio, in sede di question time alla Camera, che sono in corso valutazioni tecniche per prorogare l’isopensione tramite un emendamento al Decreto Prima Maggio (DL 62/2026), evitando così il ritorno al limite ordinario di 4 anni da gennaio 2027.

Come funziona l’isopensione e chi paga lo scivolo pensionistico

Istituita dalla Legge Fornero (art. 4, comma 2, L. 92/2012), l’isopensione consente ai datori di lavoro con più di 15 dipendenti di accompagnare alla pensione i lavoratori in esubero, sostenendo interamente i costi senza oneri per lo Stato. L’azienda versa mensilmente all’INPS le somme per coprire l’assegno sostitutivo della pensione — erogato al lavoratore per il tramite dell’Istituto — insieme alla contribuzione figurativa per tutto il periodo di accompagnamento. La prestazione è soggetta a tassazione ordinaria (IRPEF), corrisposta per 13 mensilità e senza adeguamento automatico all’inflazione.

L’accordo sindacale, depositato presso l’INPS e corredato dalla fideiussione bancaria a garanzia dei pagamenti, è il presupposto obbligatorio per l’attivazione. Anche durante l’eventuale finestra mobile — i tre mesi di attesa prima della decorrenza della pensione anticipata — l’azienda indennizza il lavoratore, pur senza versare la contribuzione figurativa in quella fase. La misura è applicabile sia in caso di licenziamenti collettivi sia nell’ambito di piani di riorganizzazione aziendale.

I requisiti per accedere all’isopensione nel 2026

Lo strumento si applica ai dipendenti che matureranno i requisiti minimi per la pensione di vecchiaia o per quella anticipata entro 7 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. In concreto, entro sette anni i lavoratori devono poter vantare 42 anni e 10 mesi di contributi (uomini) oppure 41 anni e 10 mesi (donne), con finestra mobile di tre mesi, oppure i requisiti per la pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi.

Per le nuove domande, gli incentivi all’esodo devono includere in via prospettica gli scatti dell’età pensionabile previsti per il biennio 2027-2028: il Messaggio INPS 558/2026 ha chiarito che le istanze prive di questo adeguamento vengono automaticamente scartate dalla procedura Unicarpe. La finestra per stipulare nuovi accordi con estensione a 7 anni scade il 30 novembre 2026.

Dal 2027 torna il limite di 4 anni senza la proroga

In assenza di un intervento normativo, dal 1° gennaio 2027 l’isopensione tornerà al limite ordinario di 4 anni, come stabilito dalla formulazione originaria dell’art. 4 della Legge Fornero. Dal 2027 i requisiti pensionistici salgono di tre mesi complessivi — un mese nel 2027, due mesi nel 2028 — per effetto del decreto direttoriale del 19 dicembre 2025: chi ha sottoscritto accordi di esodo senza tenere conto di questi scatti rischia di trovarsi scoperto alla fine dello scivolo. La circolare INPS 41/2026 ha previsto il prolungamento automatico degli assegni già attivi fino alla nuova decorrenza della pensione.

Il veicolo normativo individuato per la proroga è il disegno di legge di conversione del DL 62/2026 (decreto Primo Maggio), attualmente all’esame della commissione Lavoro della Camera. Nelle prime bozze del decreto era già prevista l’estensione fino al 2029, poi non confermata nel testo definitivo.

L’ipotesi al vaglio prevede che lo scivolo a 7 anni diventi strutturale, consentendo anche alle aziende in crisi o in fase di ristrutturazione di pianificare le eccedenze di personale senza il vincolo temporale oggi in scadenza.

Le alternative per la gestione degli esuberi aziendali

Per i lavoratori coinvolti in un piano di staffetta generazionale, esiste la possibilità di pensione anticipata fino a tre anni prima rispetto ai requisiti Fornero, nell’ambito di un Fondo di solidarietà bilaterale e a fronte dell’assunzione di giovani fino a 35 anni per almeno 36 mesi con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato.

Ai lavoratori ai quali mancano al massimo 36 mesi alla pensione di vecchiaia o anticipata è dunque attivabile un programma di staffetta generazionale che, previo accordo consensuale con i sindacati, prevede la riduzione dell’orario di lavoro contestuale all’assunzione di nuovi profili. Il datore di lavoro sostiene il costo del trattamento di accompagnamento a pensione e dell’accordo collettivo.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 08:16:24 +0000
Storie d’Impresa
Chapeau intervista Daniele Pucci, l’italiano che sfida i colossi dei robot umanoidi
Chapeu ha intervistato Daniele Pucci: con Generative Bionics, ha raccolto 70 milioni per creare la più grande fabbrica di robot umanoidi in Europa.

Daniele Pucci è un ingegnere italiano con un percorso straordinario alle spalle. Dopo la laurea in ingegneria dell’automazione e una prima esperienza sui simulatori del lanciatore europeo Vega, ha conseguito due dottorati in robotica, perfezionandosi in Francia all’INRIA e alla Sapienza. Rientrato in Italia, ha trascorso dodici anni all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, diventando direttore dell’unità di Intelligenza Artificiale e Meccanica.

Nel luglio 2024, intuendo l’imminente accelerazione del settore e il rischio di obsolescenza tecnologica, Pucci si è licenziato dall’IIT per fondare Generative Bionics. In pochi mesi, affiancato da un solido team di soci, ha chiuso un round di finanziamento da 70 milioni di euro (con una valutazione pre-money di 150 milioni), supportato da partner come CDP Venture, Fincantieri e il colosso americano dei chip AMD. L’ambizioso obiettivo della startup è inaugurare entro il 2026 la più grande fabbrica europea di robot umanoidi, sviluppando una produzione in serie capace di rivaleggiare con giganti statunitensi come Tesla e i numerosi competitor cinesi.

La video intervista di Chapeau a Daniele Pucci

L’intervista realizzata da Chapeau esplora l’audace salto di Daniele Pucci nel mondo dell’imprenditoria globale, durante la sua carriera nella quale ha costruito decine di robot, coordinando progetti ambiziosi come ErgoCub (un esoscheletro per assistere i lavoratori) e iRonCub, il primo robot umanoide nella storia in grado di volare grazie a un jetpack integrato.

Ecco il video integrale in streaming.

La mission: “amplificare” l’umanità

Il cuore del progetto non è creare automi che sostituiscano l’uomo ma “sistemi di amplificazione” per fronteggiare la gravissima crisi demografica in atto. Con il dimezzamento previsto della popolazione italiana entro fine secolo, mancheranno infermieri, magazzinieri e insegnanti. I robot di Generative Bionics sono pensati per assistere l’essere umano in questi ambiti, compensando la mancanza di forza lavoro. Per farlo, verranno dotati di sensori in grado di decifrare la fatica e lo stato emotivo dei lavoratori, adattando il proprio intervento al contesto. L’azienda sta infatti delineando verticali molto specifici (dalla Sanità al Manufacturing), consapevole che un chirurgo robotico avrà requisiti totalmente diversi rispetto a un automa impiegato nella logistica o nelle pulizie.

Tecnologia e strategia di sviluppo

Dal punto di vista tecnologico, Generative Bionics punta su un’architettura modulare. La startup ha ideato Gene 01, una piattaforma di base (una sorta di “genetica” comune) da cui far derivare i vari robot specializzati, abbattendo i tempi di progettazione e ottimizzando i costi, che a regime si aggireranno tra i 60.000 e i 70.000 euro per unità.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, l’approccio è ibrido: l’azienda crea modelli proprietari “distillati” per garantire i riflessi immediati e il movimento mentre si appoggia ai grandi Visual Language Action Models (VLAM) di partner esterni per scalare le capacità di ragionamento logico e semantico.

Un banco di prova cruciale sarà il progetto quadriennale avviato con Fincantieri per sviluppare robot umanoidi dotati di gambe, capaci di effettuare saldature in ambienti pericolosi e complessi come i cantieri navali.

La sfida geopolitica e l’autonomia dell’Europa

L’intervista mette in luce la delicata posizione dell’Europa in una competizione globale dominata da Stati Uniti e Cina. Gli americani guidano nello sviluppo del software AI e nell’infrastruttura grazie ad aziende fornitrici di chip, mentre i cinesi producono migliaia di robot a basso costo, godendo di un pericoloso monopolio: il 65% delle terre rare necessarie per costruire i magneti (come il neodimio) è sotto il loro controllo.

Daniele Pucci lancia un chiaro allarme sulla necessità di sviluppare una filiera europea sovrana: delegare ad altri la costruzione di queste macchine significa esporsi al rischio che potenze estere possano controllarle o spegnerle da remoto, replicando su scala ben più vasta scenari di vulnerabilità informatica e geopolitica.

I consigli per il successo imprenditoriale

L’intervista si chiude con tre preziosi consigli per chi desidera fare impresa. Primo, costruire un’organizzazione “piatta” basata su valori etici condivisi, dove tutti i dipendenti accedono agli stessi benefit (come l’assicurazione sanitaria) e possiedono quote dell’azienda; non a caso, Generative Bionics ha riservato il 10% delle azioni in stock options per il team. Secondo, essere “umili ma non deboli”, circondandosi di mentori esperti che permettano di correre rischi calcolati in fase di crescita. Terzo, imparare a “separare il segnale dal rumore”, gestendo con estrema cura il proprio tempo per focalizzarsi esclusivamente sui veri obiettivi strategici anziché disperdere le energie nelle continue distrazioni del presente.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 08:06:19 +0000
Transizione 4.0
Piano Transizione 4.0: per ogni euro di credito, il doppio di investimenti
Il credito d'imposta Transizione 4.0 ha attivato 1,5-2 euro di investimenti per ogni euro maturato. PMI e microimprese i principali beneficiari.

Per ogni euro di credito d’imposta Transizione 4.0 maturato tra il 2020 e il 2023, le imprese beneficiarie hanno attivato tra 1,5 e 2 euro di investimenti in beni strumentali. È il risultato centrale del rapporto finale pubblicato il 14 maggio 2026 dal Comitato scientifico MEF-MIMIT-Banca d’Italia, che quantifica per la prima volta in modo definitivo gli effetti della misura su investimenti, occupazione e produttività nel quadriennio 2020-2023.

Transizione 4.0 ha erogato 35 miliardi, 80% a PMI e Manifattura

Nel periodo 2020-2023 le imprese italiane hanno maturato circa 35 miliardi di euro di crediti d’imposta nell’ambito del Piano Transizione 4.0. L’80% — quasi 27 miliardi — è riconducibile agli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati. L’analisi empirica si concentra sulle società di capitali: queste imprese hanno realizzato 157.000 distinte operazioni di investimento per circa 60 miliardi di euro complessivi, generando crediti per quasi 22 miliardi.

La distribuzione del credito mostra una concentrazione geografica e settoriale marcata. Le imprese manifatturiere hanno assorbito circa il 62% delle risorse. Sul piano territoriale, circa il 70% del credito — pari a 14,7 miliardi — è stato fruito da imprese localizzate nelle regioni del Nord, contro 4 miliardi nel Mezzogiorno e 3 miliardi nel Centro. Le piccole e medie imprese hanno assorbito oltre il 60% del credito complessivo.

Moltiplicatore investimenti e tassi di crescita

L’analisi empirica indica un incremento del tasso di investimento positivo e statisticamente accertato per imprese di tutte le dimensioni. L’effetto varia da circa 0,4 punti percentuali per le grandi imprese fino a 4 punti percentuali per le microimprese, a fronte di un tasso di investimento medio pre-misura di circa il 5%: incrementi equivalenti a una variazione compresa tra il 12 e il 71% rispetto al livello di partenza, a seconda della classe dimensionale.

In termini aggregati, tra il 13 e il 22% del totale degli investimenti materiali osservati nel periodo è direttamente attribuibile alla misura. La stima più elevata si ottiene escludendo le imprese che avevano già beneficiato del precedente regime di iperammortamento. Il Piano, inserito nel quadro delle misure Next Generation EU, ha sostenuto l’accumulazione di capitale con un effetto addizionale rispetto a quanto si sarebbe verificato in assenza dell’intervento.

Occupazione e produttività nelle micro e piccole imprese

Sul fronte occupazionale, il rapporto riscontra un aumento del tasso di crescita dell’occupazione tra 3 e 5 punti percentuali per le microimprese, tra 2 e 3 punti percentuali per le piccole e intorno a 2 punti per le medie. Per le grandi imprese non emergono effetti statisticamente accertati. A livello aggregato, la misura ha aumentato l’occupazione tra le imprese beneficiarie tra lo 0,7 e il 3,4% nel periodo considerato. L’adozione di tecnologie 4.0 non ha alterato in modo sistematico la composizione della forza lavoro.

Per micro e piccole imprese si registra anche un aumento dell’intensità di capitale e effetti positivi sulla produttività. Tali effetti non emergono invece per le imprese di dimensioni maggiori, in linea con quanto rilevato dalla letteratura internazionale sugli incentivi agli investimenti: un credito d’imposta direttamente volto all’accumulazione di capitale stimola gli investimenti senza necessariamente tradursi in guadagni di produttività per le realtà già strutturate.

Il bilancio fiscale nel passaggio a Iperammortamento 2026

Dal punto di vista del bilancio fiscale, tra il 4 e l’8% del costo complessivo della misura è stato recuperato attraverso la tassazione sui redditi da lavoro aggiuntivi generati. Il costo per ogni posto di lavoro creato nel quadriennio è stimato tra 109.000 e 270.000 euro. Non emergono effetti statisticamente accertati sulla base imponibile IRES delle imprese beneficiarie.

Il rapporto finale chiude il ciclo valutativo previsto dalla decisione di esecuzione del Consiglio UE sul PNRR italiano. Gli incentivi alla digitalizzazione delle imprese proseguono nel 2026 con l’iperammortamento 2026, che ha sostituito i crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 con una maggiorazione degli ammortamenti fino al 180% per investimenti in beni strumentali interconnessi.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 07:46:59 +0000
Incentivi imprese
Scadenze di utilizzo dei crediti d’imposta ZES Unica
Abbiamo richiesto le agevolazioni ZES Unica ed abbiamo effettuato investimenti nel 2025, chiedo entro quanto tempo si possono utilizzare i crediti d’imposta relativi? Abbiamo richiesto le agevolazioni ZES Unica ed abbiamo effettuato investimenti nel 2025, chiedo entro quanto tempo si possono utilizzare i crediti d’imposta relativi?
Data articolo: Fri, 15 May 2026 07:29:59 +0000
TARI
Rottamazione quinquies 2026 per IMU, TARI e multe locali
Nel DL Fiscale entra la Rottamazione-quinquies per i tributi locali affidati ad AdER dal 2000 al 2023, con libera scelta degli enti. Domanda a settembre e pagamento dal 2027.

La rottamazione dei tributi locali entra nel Decreto Fiscale. Con il testo approvato al Senato, la Rottamazione quinquies 2026 viene estesa a Comuni, Regioni ed enti locali che scelgono di aderirvi per i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Per IMU, TARI, entrate patrimoniali e multe, la sanatoria è quindi legata alla scelta dell’ente creditore, con domanda a settembre e pagamento dal 2027.

Cartelle locali nella Rottamazione quinquies

La Legge di Bilancio 2026 aveva già consentito a Regioni, Province e Comuni di introdurre proprie forme di definizione agevolata sui tributi locali. Il problema riguardava le cartelle per le quali gli enti avevano delegato la riscossione all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, rimaste agganciate alla disciplina statale della Rottamazione quinquies.

La modifica recepisce la linea sostenuta dall’ANCI durante le audizioni sul DL Fiscale: coinvolgere AdER nella gestione dei carichi locali già affidati alla riscossione nazionale. Per le grandi città, che hanno trasferito all’agente della riscossione una parte ampia del recupero coattivo di IMU e TARI arretrate, l’estensione consente di includere posizioni finora escluse dalla rottamazione locale.

Carichi dal 2000 al 2023 con adesione degli enti

La nuova disciplina riguarda i debiti tributari e non tributari risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione da Regioni ed enti locali tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. L’applicazione della sanatoria richiede un atto dell’ente creditore, adottato secondo le forme previste per le proprie entrate.

L’adesione è quindi a scelta dell’ente. Ogni Comune o Regione dovrà valutare le posizioni affidate alla riscossione, i crediti di difficile recupero e gli effetti sul bilancio. I debiti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti restano esclusi.

IMU, TARI e altre entrate locali

Le entrate definibili comprendono tributi locali, carichi patrimoniali e sanzioni, con regole diverse per le multe. Nel caso dei Comuni, possono rientrare nella sanatoria:

  • l’IMU può essere inclusa per i carichi comunali affidati all’agente della riscossione nel periodo ammesso;
  • la TARI e i prelievi locali arretrati possono essere sanati quando risultano da carichi trasmessi alla riscossione nazionale;
  • le entrate patrimoniali possono essere definite se l’ente ne prevede l’applicazione nel proprio atto;
  • le sanzioni amministrative, comprese le multe stradali, seguono una disciplina separata rispetto ai tributi.

La novità supera l’esclusione dei carichi già affidati ad AdER, che nel testo originario era ancora una proposta emendativa. Dopo il voto del Senato, l’estensione è entrata nel testo del decreto ora atteso alla Camera per l’approvazione finale.

Multe stradali con sconto limitato

Per le multe stradali, la sanzione principale resta dovuta per intero. La definizione agevolata si applica soltanto agli interessi, comunque denominati, compresa la maggiorazione semestrale prevista dalla legge sulle sanzioni amministrative, agli interessi di mora e alle somme maturate a titolo di aggio. Il trattamento delle contravvenzioni al Codice della Strada risulta quindi diverso da quello previsto per IMU e TARI. La rottamazione alleggerisce la parte accessoria cresciuta con la riscossione, lasciando fermo l’importo originario della multa.

Domanda di sanatoria dal 16 settembre 2026

Il calendario della procedura è distinto da quello della Rottamazione quinquies statale. Dal 15 settembre 2026 l’agente della riscossione renderà disponibili ai debitori, nell’area riservata del proprio sito, i dati necessari per individuare i carichi definibili.

La domanda di adesione dovrà essere presentata tra il 16 settembre e il 31 ottobre 2026, esclusivamente in via telematica. Le modalità saranno pubblicate da AdER entro il 15 settembre e la dichiarazione potrà essere integrata entro il 31 ottobre.

Pagamento rate dal 31 gennaio 2027

Le somme dovute potranno essere versate in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2027 oppure in un massimo di 54 rate bimestrali di pari importo. Ogni rata dovrà essere almeno pari a 100 euro. In caso di pagamento rateale, saranno applicati interessi al tasso annuo del 3% dal 1° febbraio 2027.

Entro il 31 dicembre 2026 l’agente della riscossione invierà la comunicazione con l’ammontare complessivo da pagare, l’importo delle singole rate e i termini di pagamento. Le scadenze cadranno il 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre di ciascun anno, a partire dal 2027.

Delibere enti entro giugno 2026

Gli enti creditori dovranno comunicare ad AdER, entro il 15 giugno 2026, la volontà di applicare la definizione agevolata ai propri carichi. Entro il 30 giugno 2026 dovranno pubblicare sui rispettivi siti istituzionali i provvedimenti adottati.

Per il contribuente, la verifica riguarda due aspetti: il carico affidato ad AdER nel periodo 2000-2023 e la decisione dell’ente creditore. Solo se entrambe le condizioni sono soddisfatte sarà possibile includere IMU, TARI, entrate patrimoniali o multe nella rottamazione locale.

Conversione del Decreto Fiscale entro maggio

Il DL Fiscale n. 38/2026 deve completare la conversione in legge entro il 26 maggio 2026. Dopo il via libera del Senato, il testo passa alla Camera per l’approvazione finale, con l’articolo 10-quinquies dedicato all’estensione della definizione agevolata ai carichi degli enti territoriali.

Fino alla chiusura dell’iter parlamentare, la rottamazione locale prevista dalla Legge di Bilancio 2026 resta in vigore per i tributi gestiti dagli enti che hanno già approvato una propria delibera. La novità del Decreto Fiscale riguarda invece i carichi territoriali affidati ad AdER, con domanda telematica in autunno e pagamento dal 2027.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 07:21:55 +0000
Sentenze Cassazione
Pensione anticipata senza 35 anni di contributi: figurativi ammessi
Il Tribunale di Siena dà torto all'INPS: i contributi figurativi valgono per la pensione anticipata, anche senza 35 anni effettivi.

Nuova pronuncia della giurisprudenza sulla validità dei contributi figurativi per la pensione anticipata. Il Tribunale di Siena, con la sentenza n. 208 dell’aprile 2026, dà torto all’INPS, che accoglie le domande soltanto se ci sono 35 anni di versamenti da lavoro. La questione è ricorrente e, pur essendoci diverse sentenze che ne contraddicono l’impostazione (fra cui anche un’ordinanza della Cassazione) l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale continua a richiederli.

La regola dei 35 anni di contributi effettivi

Il caso esaminato dal Tribunale di Siena riguarda una domanda di pensione anticipata ordinaria, che si matura con 42 anni e dieci mesi di contributi, oppure 41 anni e dieci mesi per le donne. Nel caso specifico, il requisito era raggiunto contando anche i contributi figurativi, relativi a periodi di malattia, disoccupazione, cassa integrazione. Sottraendo questi versamenti, il lavoratore ricorrente aveva 32 anni e sei mesi, insufficienti secondo l’INPS per il diritto a pensione.

L’istituto previdenziale riconosce i contributi figurativi come validi sia per il diritto sia per la misura della pensione anticipata. Ma solo se il lavoratore ha almeno 35 anni di contributi effettivi, cioè effettivamente versati. Questa regola è contenuta nell’articolo 22 della legge 153/1969, in base al quale per il diritto a pensione occorrono «almeno 35 anni di contribuzione effettiva in costanza di lavoro».

La pensione anticipata con requisiti Fornero

Successivamente è intervenuta la Riforma Fornero, che ha ridisegnato i criteri per la pensione anticipata con il comma 10 dell’articolo 24 del DL 201/2011. Questa disposizione non fa alcun riferimento al requisito dei 35 anni, richiedendo semplicemente 42 anni e dieci mesi di contributi — uno in meno per le donne — comprensivi di eventuale contribuzione figurativa, con adeguamento agli scatti legati alle attese di vita.

La legge del 1969 non è mai stata abrogata: di conseguenza l’INPS, nella prassi, coordina le due norme continuando a richiedere i 35 anni di versamenti effettivi, come se la pensione anticipata Fornero fosse il proseguimento della vecchia pensione di anzianità.

Calcolo pensione online

Le sentenze di Cassazione contro la prassi INPS

Contro questa impostazione negli ultimi anni sono intervenute diverse pronunce della Suprema Corte: le sentenze n. 24916 e 24952 del 2024, seguite dall’ordinanza n. 27910 del 2025. La Cassazione ha stabilito che la pensione anticipata Fornero è un istituto autonomo, che ha sostanzialmente sostituito la pensione di anzianità senza ereditarne i vincoli. Non prevedendo il comma 10 dell’articolo 24 del DL 201/2011 alcuna limitazione relativa ai 35 anni di contributi effettivi, questi non possono essere richiesti per l’accesso alla prestazione.

La sentenza n. 208 del Tribunale di Siena consolida nel merito quanto la Cassazione aveva già affermato in sede di legittimità. Il giudice ha accolto integralmente il ricorso — promosso dall’avvocata Maria Gabriella Del Rosso del Patronato INCA CGIL — e ha ordinato all’INPS di liquidare la pensione, riconoscendo la validità di tutta la contribuzione compresi i periodi figurativi, con effetti retroattivi e rimborso delle spese legali. La pronuncia ribadisce inoltre un principio di portata più generale: le circolari interne dell’INPS non hanno forza normativa e non possono creare requisiti aggiuntivi quando la legge non li prevede.

L’INPS applica ancora il paletto dei 35 anni

Al momento, l’INPS continua ad applicare il requisito dei 35 anni di contributi effettivi, per cui i lavoratori che non raggiungono questa soglia non possono presentare validamente domanda di pensione. L’unica via per vedersi riconoscere il diritto è impugnare l’eventuale diniego davanti al Tribunale del lavoro competente, richiamando le sentenze di Cassazione e anche la pronuncia del Tribunale di Siena.

Chi si trova in questa situazione dovrebbe verificare la propria posizione contributiva sull’estratto conto INPS, conteggiando separatamente i versamenti effettivi e i periodi figurativi, e valutare con un patronato se ricorrono i presupposti per un ricorso.  La giurisprudenza di legittimità è orientata in senso favorevole al lavoratore, ma finché l’INPS non adegua la propria prassi amministrativa in via generale, il contenzioso in sede giudiziale rimane l’unico strumento concreto per ottenere la liquidazione della pensione.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 07:15:29 +0000
Conto Corrente
I migliori conti correnti del mese, tra zero spese e alto rendimento
Confronto dei migliori conti correnti di maggio 2026: zero spese, cashback e tassi per privati, PMI e partite IVA.

La scelta del conto corrente si gioca su parametri precisi: canone mensile, costo dei prelievi, carta inclusa, bonifici, accredito di stipendio o pensione e interessi riconosciuti sulla liquidità.

La classifica dei migliori conti correnti di maggio 2026 parte dal profilo di utilizzo. Nella selezione sono state considerate le principali categorie di ricerca: conti correnti zero spese, conti con accredito stipendio, conti remunerati, offerte per giovani, conti online e soluzioni per pensionati.

Le offerte a canone zero spese sono tra le più ricercate, con i costi di gestione del conto corrente cresciuti. In alcuni casi la gratuità vale però solo per un periodo limitato, in altri dipende da requisiti specifici oppure esclude servizi che incidono sul costo finale. Un conto online può essere conveniente per chi usa app e home banking, mentre una formula con sportelli e operazioni incluse può risultare più adatta a chi preleva spesso o preferisce un rapporto fisico con la banca.


Data articolo: Fri, 15 May 2026 06:34:08 +0000
Invalidità
Accompagnamento per invalidi in RSA convenzionate
Mia madre è divenuta residente di una RSA convenzionata con la USL. L’indennità di accompagnamento INPS decade? Mia madre è divenuta residente di una RSA convenzionata con la USL. L’indennità di accompagnamento INPS decade?
Data articolo: Fri, 15 May 2026 06:28:32 +0000
Pensioni
In pagamento Assegno Unico e di Inclusione di maggio 2026: il calendario INPS
Tutte le date di pagamento delle prestazioni INPS di maggio 2026: dal 15 al 21 si accreditano Assegno Unico e di Inclusione.

In pagamento le prestazioni INOD si maggio 2026: dopo la prima settimana dedicata alle pensioni, tocca adesso ad Assegno Unico, Assegno di Inclusione, NASpI, Carta Acquisti e Supporto per la formazione e il lavoro — restano valide le finestre ordinarie già fissate dall’INPS per il 2026.

Assegno di Inclusione, doppia finestra il 15 e il 27 maggio

Il calendario ufficiale dell’Assegno di Inclusione per il 2026 prevede anche a maggio due date distinte:

  • 15 maggio 2026, per i primi pagamenti e per eventuali mensilità arretrate spettanti ai nuclei che hanno completato l’istruttoria e sottoscritto il PAD;
  • 27 maggio 2026, per i rinnovi mensili delle prestazioni già in corso.

L’accredito sulla Carta di Inclusione resta subordinato alla conferma dei requisiti e alla corretta sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale.

Assegno Unico di maggio, accredito il 20 e 21

L’Assegno Unico e Universale per i nuclei che già percepiscono la prestazione senza variazioni sarà pagato nelle giornate del 20 e 21 maggio 2026, in linea con il calendario annuale comunicato dall’INPS. Per le nuove domande e per eventuali conguagli a credito o a debito, il pagamento viene disposto di norma nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione.

Senza un ISEE aggiornato al 2026, da marzo l’assegno viene riconosciuto negli importi minimi. La DSU presentata entro il 30 giugno consente il recupero integrale degli arretrati maturati da marzo.

Supporto per la formazione e il lavoro, accrediti a fine mese

Per il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL) anche a maggio resta valido lo schema ordinario legato alla data di lavorazione della domanda. I pagamenti successivi al primo vengono disposti a fine mese, mentre per le domande lavorate dopo la metà del mese l’accredito può slittare alla metà del mese successivo.

Nel mese di maggio il riferimento è quindi una doppia finestra: fine maggio per le posizioni già definite entro metà mese e metà giugno per le pratiche elaborate successivamente.

Carta Acquisti, ricarica bimestrale di maggio-giugno

La Carta Acquisti prevede una ricarica bimestrale di 80 euro (pari a 40 euro al mese). Nel mese di maggio ricade il bimestre maggio-giugno, salvo eventuali ritardi tecnici o verifiche sulla posizione del beneficiario. La carta è riservata agli over 65 e alle famiglie con figli sotto i 3 anni in possesso dei requisiti reddituali previsti.

NASpI e DIS-COLL, date variabili per ogni beneficiario

Per le indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL non esiste un calendario mensile unico. Le date di accredito dipendono dalla lavorazione della domanda, dalla decorrenza della prestazione e dagli eventuali aggiornamenti della singola posizione contributiva.

Per verificare la data esatta del pagamento e l’importo disposto, il canale più affidabile è l’area personale INPS, attraverso il Fascicolo previdenziale del cittadino o la funzione Stato di un pagamento.

Arretrati e conguagli INPS in arrivo a maggio

Oltre ai pagamenti ordinari, a maggio possono essere accreditati arretrati e conguagli legati a ricalcoli delle prestazioni. La casistica più frequente riguarda l’Assegno Unico in presenza di aggiornamenti dell’ISEE o variazioni del nucleo familiare, e l’Assegno di Inclusione in caso di revisioni della posizione o integrazioni spettanti. Ricalcoli analoghi possono interessare anche NASpI e DIS-COLL, con accrediti aggiuntivi rispetto alla rata mensile ordinaria.

Questi importi non seguono un calendario fisso e vengono disposti al termine delle verifiche amministrative dell’INPS. La conferma più attendibile resta la consultazione del Fascicolo previdenziale del cittadino, dove sono riportati sia i pagamenti ordinari sia eventuali somme aggiuntive riconosciute.

Conclusi gli accrediti pensione di maggio 2026

Per il mese di maggio 2026, la festività del 1° maggio ha fatto slittare il pagamento al primo giorno bancabile successivo. Chi riceve la pensione tramite Poste Italiane ha trovato l’accredito disponibile da sabato 2 maggio. Per chi ha l’accredito su conto corrente bancario, la valuta è stata lunedì 4 maggio, primo giorno lavorativo utile dopo il weekend. Per i pensionati che ritirano l’assegno in contanti allo sportello, Poste Italiane ha applicato la consueta turnazione alfabetica distribuita su più giornate.:

  • sabato 2 maggio, cognomi dalla A alla B (apertura limitata alla mattina);
  • lunedì 4 maggio, cognomi dalla C alla D;
  • martedì 5 maggio, cognomi dalla E alla K;
  • mercoledì 6 maggio, cognomi dalla L alla O;
  • giovedì 7 maggio, cognomi dalla P alla R;
  • venerdì 8 maggio, cognomi dalla S alla Z.

Data articolo: Fri, 15 May 2026 05:54:14 +0000
Agenzia delle Entrate
Numeri e contatti Agenzia Entrate: call center, SMS, sportello e app
Numeri Agenzia Entrate aggiornati al 2026: call center, nuovo numero SMS, email, sportello e app. Tutti i recapiti AdE per ogni esigenza.

L’Agenzia delle Entrate aggiorna i canali di assistenza fiscale disponibili per contribuenti e cittadini. Dal 14 maggio 2026 è cambiato il numero per l’assistenza via SMS: il vecchio recapito è sostituito dal nuovo 342 4110872. Ecco tutti i contatti aggiornati, canale per canale.

Call center Agenzia Entrate: numeri di telefono e orari

Il call center AdE risponde alle richieste dei contribuenti dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17 per le questioni fiscali generali. Dalle 9 alle 13 il servizio risponde anche a quesiti catastali, fatta eccezione per Valle d’Aosta e Bolzano, dove ci si deve rivolgere agli uffici competenti. I numeri da chiamare:

  • 800 909696 da rete fissa in Italia, numero verde gratuito;
  • 06 97617689 da cellulare, a pagamento secondo il piano tariffario del proprio operatore;
  • 0039 0645470468 dall’estero, a pagamento.

Gli stessi numeri si utilizzano anche per il servizio di richiamata (call back): il contribuente può prenotare una chiamata da parte di un operatore in una fascia oraria di preferenza.

Assistenza via SMS, email e web

Dal 14 maggio 2026 il numero SMS per l’assistenza fiscale è il 342 4110872: il vecchio recapito 339 9942645 non è più attivo. Il servizio info SMS consente di ricevere informazioni sintetiche su scadenze fiscali, codici tributo e quesiti semplici. La risposta arriva entro 4 giorni lavorativi.

Per informazioni di carattere generale, i contribuenti senza intermediario possono usare la web mail accessibile dall’area riservata del sito AdE. Per pratiche fiscali più strutturate — comunicazioni di irregolarità, sgravi, controlli sulle dichiarazioni — è invece disponibile CIVIS, il canale di assistenza online dell’Agenzia delle Entrate.

Assistenza allo sportello, appuntamenti e app

Per un confronto diretto con un funzionario, è possibile prenotare un appuntamento presso gli uffici dell’Agenzia — in presenza o in videochiamata — tramite il sito, l’app o il numero verde. Per le pratiche urgenti nella stessa giornata, il web ticket consente di prenotare uno slot allo sportello senza dover attendere in coda, selezionando l’ufficio di interesse direttamente online.

L’app AgenziaEntrate, disponibile su iOS, Android e Microsoft Store, raccoglie in un’unica interfaccia le funzioni principali: chiamare o scrivere all’AdE, prenotare appuntamenti, ritirare il web ticket e monitorare il proprio turno. Tutte le opzioni di contatto sono raccolte nella sezione Contatti e assistenza del sito ufficiale dell’Agenzia.


Data articolo: Thu, 14 May 2026 18:00:22 +0000
Incentivi imprese
Bonus Giovani, Donne e ZES del DL 62/2026: l’INPS pubblica le istruzioni
Ai nastri di partenza Bonus Donne, Giovani e ZES del Decreto Primo Maggio 2026, pubblicate le indicazioni INPS: requisiti, massimali e procedura di domanda.

Con le circolari n. 55, 56 e 57 del 14 maggio 2026, l’INPS ha pubblicato le prime indicazioni per applicare i primi tre dei quattro esoneri contributivi del DL 62/2026 — il cosiddetto Decreto Primo Maggio — destinati a incentivare l’occupazione stabile di giovani, donne e lavoratori nelle aree svantaggiate del Paese (ZES Unica). Le misure prevedono un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi INAIL. Rimane in attesa di autorizzazione della Commissione europea il quarto incentivo, quello alla stabilizzazione dei contratti a termine.

Le istruzioni INPS per il Bonus Giovani 62/2026

La circolare INPS n. 55 del 14 maggio 2026 fornisce le prime indicazioni sul Bonus Giovani (art. 2 DL 62/2026): esonero del 100% dei contributi previdenziali datoriali per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026 di lavoratori che, alla data dell’assunzione, non hanno ancora compiuto 35 anni.

La circolare distingue tre fattispecie in base al livello di svantaggio del lavoratore:

  • lavoratori molto svantaggiati perché disoccupati da almeno 24 mesi: esonero riconoscibile per un massimo di 24 mesi, nel limite di 500 euro mensili (650 euro per le assunzioni nelle regioni della ZES unica);
  • lavoratori molto svantaggiati perché disoccupati da almeno 12 mesi e appartenenti alle categorie c), e), f) o g) della definizione di “lavoratore svantaggiato” di cui al Regolamento (UE) 651/2014: esonero per un massimo di 24 mesi, stessi massimali;
  • lavoratori svantaggiati che rientrano nelle categorie dalla a) alla g) del medesimo Regolamento, tra cui chi è privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi: esonero per un massimo di 12 mesi, stessi massimali.

Sono esclusi i contratti di lavoro domestico, i rapporti di apprendistato, il lavoro intermittente e le prestazioni di lavoro occasionale. Il beneficio spetta anche per assunzioni a tempo parziale e, con equiparazione al lavoro subordinato, per le assunzioni a scopo di somministrazione.

Le istruzioni INPS per il Bonus ZES 62/2026

La circolare INPS n. 56 del 14 maggio 2026 illustra le indicazioni operative per il Bonus ZES (art. 3 DL 62/2026), destinato ai datori di lavoro privati per assunzioni nella ZES unica del Mezzogiorno con organico non superiore a 10 dipendenti nel mese dell’assunzione. Il lavoratore da assumere deve aver compiuto 35 anni e risultare disoccupato da almeno 24 mesi. L’esonero è pari al 100% dei contributi previdenziali datoriali nel limite di 650 euro mensili per 24 mesi.

Le regioni della ZES unica sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria. Il requisito dimensionale — non più di 10 dipendenti — deve sussistere solo nel mese dell’assunzione, calcolato al netto dei lavoratori per i quali si richiede il beneficio, e non rileva per le variazioni successive.

A differenza del Bonus Giovani, questa misura non è applicabile in caso di trasformazione di un contratto a termine già in essere: spetta esclusivamente per nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Circolare n. 57: il Bonus Donne 62/2026

La circolare INPS n. 57 del 14 maggio 2026 fornisce le indicazioni operative per il Bonus Donne (art. 1 DL 62/2026): esonero del 100% dei contributi previdenziali datoriali per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate o molto svantaggiate effettuate dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. La circolare distingue tre fattispecie:

  • donne molto svantaggiate perché prive di impiego da almeno 24 mesi: esonero per un massimo di 24 mesi, nel limite di 650 euro mensili;
  • donne molto svantaggiate perché prive di impiego da almeno 12 mesi e appartenenti alle categorie b)-g) del Regolamento (UE) 651/2014: esonero per un massimo di 24 mesi, stessi massimali;
  • donne svantaggiate appartenenti alle categorie a)-g) del Regolamento, tra cui chi è priva di impiego da almeno sei mesi: esonero per un massimo di 12 mesi, stessi massimali.

Per le lavoratrici residenti nella ZES unica al momento dell’assunzione, il massimale è potenziato a 800 euro mensili, la soglia più alta tra le tre misure. Le risorse stanziate per il Bonus Donne sono distribuite per categoria di regione secondo le quote del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027: il 50,83% per le regioni più sviluppate, il 42,13% per le regioni meno sviluppate e il 7,04% per le regioni in transizione (Abruzzo, Marche e Umbria).

Condizioni comuni e procedura di domanda

Tutte e tre le misure condividono le stesse condizioni di accesso:

  • l’assunzione deve determinare un incremento occupazionale netto, calcolato in Unità di Lavoro Annuo (ULA) sulla differenza tra lavoratori occupati nel mese e media dei 12 mesi precedenti; il calcolo include anche le società controllate o collegate;
  • assenza di licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o collettivi nei 6 mesi precedenti e successivi all’assunzione nella stessa unità produttiva;
  • retribuzione non inferiore al trattamento previsto dai CCNL più rappresentativi, in applicazione del principio del salario giusto (art. 7 DL 62/2026);
  • regolarità contributiva (DURC), assenza di violazioni in materia di lavoro e rispetto dei contratti collettivi;
  • non cumulabilità con altri esoneri contributivi; compatibilità con la maxi-deduzione del costo del lavoro (DLgs. 216/2023) e con l’esonero per la certificazione della parità di genere.

La procedura prevede una domanda telematica preventiva tramite il Portale delle Agevolazioni INPS (ex DiResCo), sezione specifica per ciascun bonus (es.: “Portale delle Agevolazioni (ex DiResCo) – Bonus giovani 2026â€). Dopo la comunicazione, l’INPS accantona le risorse e assegna 10 giorni per inviare la comunicazione obbligatoria Unilav/Unisomm: la scadenza è perentoria. Le domande vengono accolte fino a esaurimento dei fondi stanziati, quindi la tempestività è determinante. I moduli saranno resi disponibili con successivo messaggio INPS.


Data articolo: Thu, 14 May 2026 17:56:13 +0000
Transizione energetica
Meloni al Senato: l’agenda di fine legislatura per imprese e territorio
Meloni ha illustrato le priorità economiche per l'ultimo anno di legislatura: legge delega sul nucleare entro estate, ZES Unica in tutta Italia, Piano Casa.

In un lungo question-time al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ripercorso le politiche economiche del Governo rivendicandone i risultati e anticipando gli impegni per l’immediato futuro. Tra questi, l’approvazione della legge delega sul nucleare entro l’estate e l’estensione della ZES Unica all’intero territorio nazionale. La Premier ha fatto il punto sulle misure già in cantiere e sul nucleare ha fornito una scadenza precisa: «entro l’estate sarà approvata la legge delega».

Legge sul Nucleare entro fine 2026

Il disegno di legge sull’energia nucleare è all’esame della Commissione Ambiente alla Camera. Il ministro Pichetto Fratin aveva ribadito l’intenzione di arrivare all’approvazione in entrambi i rami del Parlamento entro l’estate, e ora la premier conferma l’obiettivo. Il ddl delega il Governo ad approvare entro un anno i decreti attuativi per regolamentare la ripresa della produzione di energia nucleare in Italia, ferma dal referendum del 1987. La norma si inserisce nelle politiche di decarbonizzazione verso la neutralità energetica al 2050, puntando sul cosiddetto nucleare pulito (tecnologie SMR e AMR, ricerca sulla fusione) e prevedendp la creazione di una governance dedicata, con un’authority di settore.

Il Governo punta quindi a completare i decreti attuativi entro la fine del 2026. Un calendario ambizioso, con 500 emendamenti ancora da esaminare in commissione, ma che la Premier ha reso esplicito davanti all’Assemblea di Palazzo Madama.

Fonti rinnovabili e incentivi

Sulla crisi energetica in corso, Meloni non ha annunciato misure nuove ma ricorda quelle già in campo: Decreto Bollette, diversificazione delle fonti e la posizione italiana a Bruxelles sulla revisione del meccanismo ETS — il sistema di tassazione sulle emissioni che penalizza le imprese in un contesto di caro energia. Rispondendo a una domanda sulle Comunità energetiche rinnovabili (CER), Meloni ha segnalato che solo dopo la conclusione delle istruttorie sulle domande di incentivo sarà possibile valutare eventuali risorse aggiuntive per coprire tutte le richieste ammissibili. Un impegno a verificare il fabbisogno reale ma non ancora un impegno di spesa.

ZES Unica verso l’estensione nazionale

Il secondo impegno riguarda la ZES Unica. I numeri di due anni di operatività restituiscono una fotografia di efficacia indiscussa: «oltre 1.300 investimenti autorizzati, per un volume d’affari complessivo di circa 55 miliardi di euro». Attualmente copre Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Umbria e Marche. Meloni conferma che l’obiettivo è estendere la zona economica speciale «almeno per la parte di semplificazione a tutto il territorio nazionale».

La precisazione “almeno per la parte di semplificazione” non è secondaria. Un’estensione dei benefici fiscali a tutto il Paese rischierebbe di entrare in conflitto con le regole europee sugli aiuti di Stato. Quel che potrebbe effettivamente estendersi sono le componenti procedurali: sportello unico, iter autorizzativi più veloci, semplificazione edilizia per gli insediamenti produttivi. Per le PMI del Centro-Nord si tratterebbe di superare quanto meno di superare ataviche lungaggini burocratiche.

Casa, lavoro, riforme PNRR e Piano Sud

Fra i provvedimenti in vista, Meloni ha posto l’accento anche sul Piano Casa e aperto poi un fronte inedito sui fondi pensione: «qualcosa non funziona se ci sono 260 miliardi raccolti dagli italiani dei quali solo 40 miliardi sono investiti in Italia». L’obiettivo dichiarato è rafforzare i meccanismi per riorientare queste risorse verso l’economia reale, tema su cui il Governo «vuole lavorare» ma che per ora non ha ancora una forma legislativa definita.

Sul PNRR la presidente registra un avanzamento: al 31 marzo 2026 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, il 76% del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari, con la nona rata in liquidazione nelle prossime settimane. Per il Sud, infine, è stata istituita una Cabina di regia con il compito di elaborare un Piano Strategico per il Mezzogiorno e coordinare gli interventi tra le varie amministrazioni.

Per il resto, Meloni ha rivendicato l’impostazione delle politiche economiche fin qui seguite dichiarando l’intenzione di proseguire sulla stessa linea nell’ultimo anno di legislatura: rafforzare salari e potere d’acquisto anche attraverso la riforma fiscale, incentivare le aziende che assumono e investono, sostenere famiglie e natalità.  Sui salari, ad esempio, ha insistito sulla linea del rafforzamento della contrattazione, alternativa all’introduzione del salario minimo per legge.


Data articolo: Thu, 14 May 2026 13:36:35 +0000
Sentenze Cassazione
Pensione di reversibilità per separati e divorziati: requisiti, quote e regole
Separato o divorziato, la pensione di reversibilità spetta a condizioni precise. I requisiti INPS, le quote, le sentenze della Cassazione e le novità 2026.

La pensione di reversibilità spetta anche a chi ha divorziato o separato, ma le condizioni cambiano profondamente a seconda della situazione. Con l’ordinanza n. 3955 del 22 febbraio 2026 la Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di ripartizione quando più soggetti concorrono alla stessa pensione: la durata del matrimonio è il parametro primario, non sostituibile da una valutazione puramente economica.

Separati e divorziati: due situazioni, due regole

La distinzione tra separazione e divorzio produce effetti diversi sul diritto alla pensione di reversibilità, e ignorarla è la prima fonte di errori nelle domande all’INPS.

Il coniuge separato ha diritto alla reversibilità in modo pieno, equiparato in tutto al coniuge convivente. La posizione dell’INPS è consolidata dal 2022: la circolare n. 19 del 2 febbraio 2022 ha recepito l’orientamento costante della Cassazione, stabilendo che il coniuge separato ha diritto alla pensione ai superstiti indipendentemente dal tipo di separazione. Ciò vale anche in caso di separazione con addebito, anche se per colpa e senza assegno alimentare.

Il coniuge divorziato si trova invece in una posizione diversa: il divorzio scioglie il vincolo matrimoniale e, con esso, il diritto automatico alla reversibilità. L’art. 9 della legge n. 898/1970 riconosce però al divorziato la possibilità di accedere alla pensione ai superstiti al ricorrere di precisi requisiti.

Situazione Diritto alla reversibilità
Coniuge separato (anche con addebito) Sì, senza condizioni aggiuntive
Coniuge divorziato Sì, al ricorrere dei tre requisiti di legge
Coniuge divorziato risposatosi No

I tre requisiti per il coniuge divorziato

L’accesso alla reversibilità per il coniuge divorziato è subordinato al concorso di tre condizioni, tutte contemporaneamente necessarie:

  • essere titolari di un assegno divorzile periodico, riconosciuto giudizialmente e ancora in corso al momento del decesso dell’ex coniuge: non basta l’assegno corrisposto in un’unica soluzione (una tantum), né un assegno di importo simbolico fissato solo formalmente;
  • non essersi risposati dopo il divorzio;
  • il rapporto assicurativo da cui trae origine la pensione deve essere anteriore alla sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La titolarità dell’assegno divorzile è il requisito che genera più contenziosi. La Cassazione ha precisato, con ordinanza n. 27875/2021, che occorre la titolarità attuale e concretamente fruibile dell’assegno periodico al momento della morte, non la semplice titolarità astratta di un diritto già estinto con la corresponsione in un’unica soluzione.

Il periodo di separazione legale che ha preceduto il divorzio è computato nella durata del matrimonio ai fini della determinazione della quota, poiché il vincolo giuridico permane fino alla sentenza di divorzio.

Quando la pensione si divide tra più coniugi

Il caso più complesso si presenta quando il pensionato deceduto si era risposato dopo il divorzio: in questo scenario sia la vedova sia l’ex coniuge divorziata possono vantare un diritto sulla stessa pensione.

La quota complessiva assegnata al coniuge non cambia rispetto al caso ordinario: ammonta al 60% della pensione del defunto, con le eventuali maggiorazioni previste in presenza di figli. Quello che varia è la ripartizione interna tra i due aventi diritto. Questa non è determinata dall’INPS in sede amministrativa bensì dal Tribunale, che interviene su richiesta degli interessati.

Nella valutazione il giudice tiene conto di una serie di elementi. La legge (art. 9 L. 898/1970) indica come criterio di partenza la durata dei rispettivi rapporti matrimoniali. Concorrono poi, in funzione correttiva, le condizioni economiche delle parti, l’entità dell’assegno divorzile percepito dall’ex coniuge, l’eventuale convivenza prematrimoniale e il contributo dato alla formazione del patrimonio familiare.

Un elemento da non trascurare: se uno dei due aventi diritto perde in seguito il proprio titolo (ad esempio risposandosi), la quota vacante si trasferisce integralmente all’altro.

Durata del matrimonio e quote: il parere di Cassazione

Con l’ordinanza n. 3955 del 22 febbraio 2026 la Cassazione è intervenuta su un caso emblematico: alla morte di un pensionato concorrevano la prima moglie, da cui aveva divorziato dopo un matrimonio durato circa 31 anni (1968-1999), e la vedova, sposata per circa 8 anni (2008-2016) fino al decesso nel 2016. L’ex moglie percepiva un assegno divorzile di 640 euro mensili, pari a circa il 10% della pensione del defunto.

Il Tribunale di Roma aveva attribuito all’ex moglie l’80% della pensione di reversibilità e il 20% alla vedova, valorizzando la netta differenza nella durata dei matrimoni. La Corte d’appello aveva ribaltato questa valutazione, attribuendo peso quasi esclusivo all’esiguità dell’assegno divorzile percepito dall’ex moglie.

La Cassazione ha annullato la pronuncia d’appello, rilevando che il criterio temporale era stato di fatto “obliterato”: la durata del vincolo matrimoniale è l’elemento che la legge pone come base primaria della valutazione e non può essere messo da parte in favore di considerazioni meramente economiche. L’assegno divorzile può svolgere una funzione correttiva, ma non sostitutiva del peso degli anni condivisi. Il caso è stato rinviato alla Corte d’appello di Roma per una nuova decisione.

Il principio non è una novità assoluta — già l’ordinanza n. 8263/2020 aveva richiamato i medesimi criteri, così come la sentenza n. 419/1999 della Corte Costituzionale aveva imposto una “valutazione equitativa” che bilancia gli elementi in modo concreto — ma la pronuncia del 2026 ne ribadisce la cogenza e la centralità, contrastando orientamenti di merito che avevano progressivamente eroso il peso del criterio temporale.

Il coniuge divorziato con un lungo matrimonio alle spalle non può vedersi assegnata una quota irrisoria solo perché il giudice ritiene l’assegno divorzile inadeguato come base per calcolare la spettanza. Per converso, la vedova con un matrimonio breve non può pretendere di escludere o marginalizzare l’ex coniuge per il solo fatto di essere stata sposata col defunto al momento del decesso. La ripartizione deve essere frutto di una valutazione complessiva, con la durata del matrimonio come bussola.

Redditi propri e decurtazioni: il tetto della Corte Costituzionale

Indipendentemente dal rapporto coniugale pregresso, la pensione di reversibilità può subire una riduzione quando il beneficiario dispone di redditi propri. La legge 335/1995 (Riforma Dini) prevede scaglioni di decurtazione in base al cumulo di redditi:

  • nessuna riduzione fino a circa 23.580 euro lordi annui (soglia aggiornata per il 2026);
  • riduzione del 25% per redditi tra questa soglia e il triplo del trattamento minimo INPS;
  • riduzione del 40% per redditi tra tre e cinque volte il minimo;
  • riduzione del 50% per redditi superiori a cinque volte il minimo.

Un limite invalicabile è stato introdotto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 162 del 30 giugno 2022: la decurtazione effettiva non può superare l’ammontare complessivo dei redditi aggiuntivi del beneficiario. Prima di questa pronuncia era possibile che il taglio applicato dall’INPS fosse superiore ai redditi stessi, con l’effetto paradossale di penalizzare chi guadagnava di più rispetto a chi non aveva altri redditi. L’INPS ha recepito il principio con la circolare n. 108/2023, procedendo al riesame d’ufficio delle posizioni interessate.

Le rivalutazioni 2026 e le soglie di reddito aggiornate sono state applicate a inizio anno.

La domanda all’INPS

Il coniuge divorziato in possesso dei requisiti deve presentare domanda all’INPS per il riconoscimento del diritto. La procedura è la stessa del coniuge superstite non divorziato: domanda online tramite il sito dell’INPS o il portale MyINPS, oppure tramite un patronato.

Se il dante causa aveva contratto un nuovo matrimonio, il divorziato non ottiene il riconoscimento direttamente dall’istituto previdenziale: deve adire il Tribunale, che accerta i presupposti e determina le quote spettanti a ciascun avente diritto. Solo all’esito del giudizio l’INPS procede all’erogazione delle rispettive quote. In questi casi è opportuno raccogliere preventivamente la documentazione relativa alla durata dei matrimoni, ai provvedimenti di divorzio con indicazione dell’assegno, ai redditi delle parti e all’eventuale convivenza prematrimoniale, poiché il giudice ne terrà conto nella valutazione complessiva.


Data articolo: Thu, 14 May 2026 11:40:09 +0000

Le notizie di economia, fisco, finanza e commercio

Notizie inerenti il commercio e le piccole imprese