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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Fatturazione elettronica
Forfettari: perché è fondamentale monitorare ricavi e soglie fiscali in tempo reale
Per i forfettari il monitoraggio del fatturato non è solo una buona pratica gestionale, ma una necessità fondamentale per evitare la fuoriuscita dal regime agevolato: ecco come un software di fatturazione completo può aiutare a tenere sotto controllo l’attività in tempo reale.

Il regime forfettario è stato introdotto per offrire diverse semplificazioni contabili e una tassazione agevolata alle attività d’impresa in possesso di precisi requisiti, rivelandosi una scelta condivisa da un numero crescente di Partite IVA. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio sulle partite IVA del Ministero delle Finanze, infatti, nel primo trimestre del 2026 sono stati 104.136 i soggetti che hanno aderito al regime fiscale agevolato, pari al 56,3% del totale delle nuove aperture e con un incremento percentuale del 2,6% rispetto all’anno precedente.

Destinato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni, il regime forfettario si caratterizza per numerosi vantaggi ma anche per precisi obblighi e limiti, che è importante conoscere al fine di evitare la fuoriuscita. Può succedere, infatti, di dover passare forzatamente al regime ordinario perché compare una causa di esclusione o, più semplicemente, perché si perdono i requisiti necessari per la permanenza.

Tenere sotto controllo il business in tempo reale diventa quindi indispensabile per i forfettari, che possono monitorare ogni aspetto attraverso un software per forfettari completo, come Fatture in Cloud, pensato proprio per semplificare la gestione dell’attività.

Chi può accedere al regime forfettario

L’adesione al regime forfetario prevede una tassazione agevolata: al reddito imponibile si applica infatti un’unica imposta nella misura del 15%, considerata sostitutiva delle imposte ordinarie (imposte sui redditi, addizionali regionale e comunale).

Le altre agevolazioni riguardano l’esenzione dall’applicazione della ritenuta d’acconto e dell’IVA sulle fatture emesse, ma anche l’esonero dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili e dall’applicazione degli Indici sintetici di affidabilità fiscale.

Possono accedere al regime forfetario, nello specifico, i liberi professionista e le ditte individuali che nell’anno precedente hanno rispettato tutti questi requisiti:

  • aver conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 85.000 euro (è necessario considerare la somma dei ricavi e dei compensi se si esercitano più attività con Codici Ateco differenti);
  • aver sostenuto spese per un importo complessivo non superiore a 20.000 euro lordi per il lavoro accessorio, il lavoro dipendente e i compensi a collaboratori

Anche chi inizia un’attività può scegliere di aderire al regime forfetario, beneficiando di ulteriori agevolazioni: l’imposta sostitutiva è ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività. In questo caso, tuttavia, il limite dei compensi e dei ricavi deve essere calcolato in proporzione ai mesi di operatività.

Fuoriuscita dal regime forfettario: cause e conseguenze

La normativa vigente stabilisce specifiche cause di fuoriuscita dal regime forfettario, basate sul superamento del limite di ricavi e compensi: oltrepassare la soglia stabilita, infatti, significa passare obbligatoriamente al regime ordinario, sebbene in modalità e momenti diversi a seconda dell’entità dello sforamento:

  • in caso di superamento della soglia degli 85.000 euro senza andare oltre i 100.000 euro, si rimane nel regime agevolato nell’anno corrente, mentre a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo si adotterà il regime ordinario;
  • in caso di sforamento della soglia che supera i 100.000 euro, invece, l’uscita dal regime forfettario è immediata.

In entrambi i casi si perdono i due principali vantaggi del regime forfettario, vale a dire le agevolazioni fiscali e le semplificazioni burocratiche. Ecco una sintesi dei cambiamenti più evidenti a cui si va incontro:

  • dall’imposta sostitutiva dei forfettari si passa all’IRPEF progressiva del regime ordinario, che prevede scaglioni differenti in base al reddito;
  • il calcolo dei costi non è più basato su stime, quindi, si versano le tasse in base alla differenza reale tra quanto si incassa e le spese effettivamente documentate e inerenti all’attività:
  • la gestione quotidiana diventa più complessa dal punto di vista contabile, in quanto subentra l’obbligo di applicazione dell’IVA sulle fatture emesse, così come l’obbligo di liquidazione periodica e di presentazione della dichiarazione IVA annuale;
  • le fatture destinate a clienti business (aziende o professionisti) dovranno includere la ritenuta d’acconto.

Il rientro nel regime agevolato, per i contribuenti che acquisiscono i requisiti richiesti, è possibile solo dopo due anni. Per tutti i forfettari, quindi, il monitoraggio costante del fatturato non è solo una buona pratica gestionale, ma una necessità fondamentale per poter fruire in modo continuativo dei vantaggi fiscali.

Limite ricavi sotto controllo con Fatture in Cloud

Fatture in Cloud rappresenta per i forfettari una soluzione efficace per avere una visione d’insieme aggiornata in tempo reale, soprattutto per quanto riguarda il calcolo dei limiti da non superare.

Una delle funzionalità offerte dal software di fatturazione, infatti, consiste proprio nel calcolo automatico del fatturato incassato in tempo reale, fornendo la stima aggiornata e avvisando in caso di avvicinamento e superamento del limite degli 85.000 euro. Il programma restituisce anche una stima delle tasse da versare, legate all’IRPEF e ai costi previdenziali INPS (o altra cassa professionale).

Il software, inoltre, consente ai forfettari di accedere a molteplici funzioni per la fatturazione elettronica e la gestione generale dell’attività:

  • compilazione semplice della fattura elettronica con inserimento automatico dei campi come regime fiscale, aliquota IVA 0% e marca da bollo se necessaria;
  • creazione di preventivi da trasformare in fattura;
  • scadenzario relativo agli F24, alle fatture e ai pagamenti ricorrenti;
  • ricezione dei pagamenti, emissione degli ordini di bonifico e riconciliazione bancaria automatica grazie all’integrazione con TS Pay;
  • invio solleciti di pagamento;
  • registrazione delle fatture elettroniche passive per tenere traccia delle spese d’impresa.

=> Scopri di più su Fatture in Cloud

 

 


Data articolo: Thu, 28 May 2026 14:13:56 +0000
trasporti
Sciopero il 29 maggio: treni fermi da giovedì 28, aerei a rischio e servizi sospesi
Venerdì 29 maggio sciopero generale di 24 ore: treni fermi dalle 21 di giovedì, aerei a rischio tutto il giorno, trasporto pubblico locale con fasce di garanzia.

Lo sciopero generale dei sindacati di base è già partito: dalle ore 21 di giovedì 28 maggio i treni sono fermi su tutta la rete nazionale, con Trenitalia, Italo e Trenord coinvolti. L’agitazione di 24 ore si estende venerdì 29 maggio ad aerei, trasporto pubblico locale e tutti i settori pubblici e privati, alla vigilia del ponte del 2 giugno. A proclamare lo sciopero sono CUB, SGB, SI Cobas, USI-CIT e ADL Varese, con rivendicazioni su salari, precarietà e aumento delle spese militari. Nuovo appuntamento con le agitazioni di maggio.

Sciopero treni il 28 e 29 maggio, fasce di garanzia e rimborsi

L’agitazione ferroviaria parte dalle ore 21 di giovedì 28 maggio e si protrae fino alle ore 21 di venerdì 29. Sono coinvolti il Gruppo FS Italiane, Trenitalia, Trenitalia Tper, Trenord e Italo, con possibili cancellazioni e variazioni anche nelle ore immediatamente precedenti e successive all’inizio dello sciopero. I treni già in viaggio all’avvio dell’agitazione completano il percorso solo se la destinazione è raggiungibile entro un’ora dall’inizio; altrimenti il convoglio si ferma alla stazione precedente.

Per il trasporto regionale sono garantiti i servizi essenziali nelle fasce di maggiore frequentazione: dalle ore 6 alle ore 9 e dalle ore 18 alle ore 21. Per i treni a media e lunga percorrenza l’elenco aggiornato delle corse garantite è consultabile sui siti di Trenitalia e Italo. Per i servizi FrecciaLink non sono previste fasce di garanzia.

Aerei fermi tutto il giorno, trasporto pubblico con fasce locali

Anche il trasporto aereo è coinvolto nell’intera giornata del 29 maggio, dalle 00:00 alle 23:59: personale di volo e servizi aeroportuali aderiscono allo sciopero con previsione di cancellazioni e ritardi su tutto il territorio nazionale. Prima di recarsi in aeroporto è necessario verificare lo stato del volo sui canali ufficiali della compagnia.

Per il trasporto pubblico locale le fasce di garanzia variano da città a città in base alle delibere aziendali. In via generale il servizio è assicurato la mattina fino alle 8:30–8:45 e nel pomeriggio dalle 15:00 alle 18:00 circa; per informazioni puntuali è consigliabile consultare il sito della propria azienda di trasporto.

A Roma l’agitazione coinvolge l’intera rete ATAC, compresi i servizi in subaffidamento: le fasce di garanzia vanno dall’inizio del servizio fino alle ore 8:29 e dalle ore 17:00 alle ore 19:59. A Milano il personale ATM incrocia le braccia per l’intera giornata con servizio garantito entro le 8:45 e tra le 15:00 e le 18:00.

Vigili del fuoco, autostrade, scuola e sanità

Sulle autostrade il personale dei caselli e della manutenzione si astiene dalle prestazioni dalle ore 22 di giovedì 28 alle ore 22 di venerdì 29 maggio. Lo sciopero degli autotrasportatori previsto invece dal 25 al 29 maggio è stato revocato dopo l’accordo sul decreto carburanti.

I vigili del fuoco si astengono dalle prestazioni dalle ore 9 alle ore 13. Nelle scuole l’impatto sull’attività didattica dipende dall’adesione del personale docente e ATA: ogni istituto è tenuto a comunicare tempestivamente alle famiglie l’eventuale sospensione del servizio. In ambito sanitario sono sempre garantiti i servizi di pronto soccorso e le prestazioni essenziali.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 13:06:23 +0000
Storie d’Impresa
Chapeau intervista Giuseppe Zanotti: il re delle scarpe di lusso
Da dj in Romagna a re delle scarpe di lusso: la storia di Giuseppe Zanotti tra successi, cadute e incontri con star internazionali.

Giuseppe Zanotti è un imprenditore e designer romagnolo, celebre in tutto il mondo per aver rivoluzionato il settore delle calzature di lusso. Figlio di due gelatai, ha iniziato la sua carriera lavorando come dj e in radio locali, per poi trasformarsi in uno dei più iconici creatori di scarpe amato dalle star internazionali. Con uno stile audace fatto di tacchi vertiginosi, metalli e gioielli, è arrivato a fatturare fino a 170 milioni di euro, creando un vero e proprio impero della moda.

La video intervista a Giuseppe Zanotti

L’intervista, realizzata dal canale YouTube Chapeau all’interno della sua fabbrica a Cesena, ripercorre le tappe fondamentali di una vita definita “assurda” e straordinaria. Il dialogo esplora a fondo la storia dell’imprenditore, partendo dalle difficoltà vissute durante l’infanzia, attraversando i clamorosi successi commerciali e i rapporti con celebrità mondiali, fino ad arrivare alle sfide aziendali più recenti e alla sua visione del business.

Ecco il video integrale dell’intervista in podcast:

Dall’inizio in riviera all’ingresso nella moda

A soli 13 anni Zanotti intraprese la strada di dj e lavorò nelle radio e tv locali. Quando l’attività si rivelò poco redditizia, decise di dedicarsi al design. Dopo alcuni tentativi fuori mercato, Zanotti creò il suo primo paio di scarpe per una fidanzata. Il punto di svolta arrivò a una fiera di calzature a Bologna: presentandosi con un biglietto regalato, espose le sue tre paia di scarpe sul tavolino pieghevole di un venditore e, inventando un prezzo sul momento, ottenne ordini da compratori di Olanda e Giappone. A 23 anni iniziò così a disegnare per il piccolo calzaturificio Vicini, avviando poi collaborazioni ben retribuite con numerosi marchi importanti negli anni ’80.

La nascita del brand e il boom globale

Stanco di disegnare scarpe per altri, nel 1990 Zanotti decise di acquistare il calzaturificio Vicini per fondare la sua azienda. Negli anni ’90, mentre gli altri stilisti proponevano scarpe classiche in pelle nera, lui creava modelli super sexy arricchiti da gioielli, metalli e cristalli. Per differenziarsi, nel 1994 lanciò il marchio Giuseppe Zanotti. Il successo internazionale esplose quando Madonna acquistò un suo sandalo per un video musicale, rendendolo noto a livello mondiale. Da lì, l’azienda si strutturò aprendo uffici a Milano e debuttando a New York, raggiungendo l’apice negli anni 2000 con aperture di boutique monomarca e produzioni per colossi come Dior, Cavalli e Balmain. Nel 2009, lanciò con successo anche le sneaker gioiello, aprendo il mercato a un nuovo stile più audace.

Le scarpe di Zanotti hanno conquistato star del calibro di Beyoncé (che lo ha accolto in casa sua in accappatoio per cucinare insieme), Rihanna e Jennifer Lopez. Particolarmente profondo è stato il legame con Kanye West. Zanotti venne inoltre contattato per realizzare calzature per Michael Jackson poco prima della sua morte, un evento che lo scosse profondamente.

Il fondo d’investimento e la riconquista dell’azienda

Nel 2014, stanco per problemi personali e lavorativi, Zanotti cedette il 30% della società al fondo L Catterton. La divergenza di visioni fu netta: il fondo spingeva per la grande distribuzione e l’aumento dei volumi, mentre Zanotti sognava di mantenere un prodotto esclusivo ed elitario. Questa strategia, unita all’esplosione dello streetwear minimalista, al fallimento di grandi catene americane e alla pandemia di Covid, portò il fatturato dai 170 milioni a sfiorare i 40 milioni nel 2025. Per salvare l’identità del marchio, nel 2025 Zanotti ha riacquistato l’intera quota, tornando ad avere il 100% dell’azienda per puntare nuovamente su scarpe irresistibili e speciali.

I consigli per il successo

A chi vuole fare impresa, Zanotti consiglia di non fuggire per forza all’estero ma di cercare opportunità in Italia avendo il coraggio di bussare alle porte. Sottolinea l’importanza del sacrificio assoluto: per raggiungere i suoi obiettivi ha dovuto abbandonare le feste e gli amici, chiudendosi a lavorare come un monaco.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 13:05:00 +0000
Sicurezza sul Lavoro
Malattie professionali e stress da lavoro in aumento: rischi e buone pratiche
Le denunce di malattie professionali crescono del 54% in dieci anni: stress, postura, età e organizzazione cambiano la prevenzione in azienda.

Il lavoro fa meno male negli incidenti immediati e logora di più nel tempo. Negli ultimi dieci anni le malattie professionali denunciate sono cresciute del 54%, da 57mila a oltre 88mila casi, mentre gli infortuni sul lavoro sono diminuiti del 10,5%. È la fotografia della ricerca Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide, realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e presentata durante la 17ª edizione del Festival del Lavoro.

Malattie professionali in crescita

Il rapporto segnala una trasformazione dei rischi sul lavoro: calano gli eventi traumatici immediati, aumentano le patologie che maturano lungo la carriera. La crescita delle denunce dipende anche da maggiore consapevolezza, ruolo più attivo dei medici certificatori e ampliamento delle patologie riconosciute. Anche le denunce INAIL rivelano un aumento delle patologie professionali negli anni più recenti, con una domanda ampia di tutela, diagnosi e prevenzione.

Il peso dei disturbi muscolo-scheletrici

Le patologie più diffuse sono legate ai rischi ergonomici. I disturbi del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo rappresentano il 70,9% delle malattie professionali denunciate all’INAIL tra 2020 e 2024, con un aumento del 109,3% nel quadriennio. Posture stancanti, movimenti ripetitivi e sedentarietà prolungata si registrano soprattutto nei settori dei servizi, nell’industria e nella logistica.

Secondo l’indagine Eurofound richiamata nella ricerca, il 41% dei lavoratori italiani soffre di mal di schiena, il 35,6% dichiara dolori muscolari a spalle, collo o arti superiori e il 28,9% segnala mal di testa o affaticamento oculare.

Stress lavoro, ansia e disturbi del sonno

La ricerca evidenzia anche la crescita dei disturbi collegati all’organizzazione del lavoro. Ritmi intensi, reperibilità continua, pressione sui risultati e confini più fragili tra lavoro e vita privata incidono sul benessere psicofisico dei lavoratori. Il 90,5% degli occupati dichiara di sperimentare estrema stanchezza al rientro a casa, l’82,7% accusa stress da lavoro, il 46% soffre di disturbi del sonno e il 15,6% riferisce ansia. La pressione è più alta tra le donne: lo stress riguarda l’86,4% delle lavoratrici contro l’80% degli uomini, mentre l’ansia coinvolge il 21,4% delle donne e il 10,9% degli uomini.

In questo quadro diventa rilevante la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, che deve entrare nel sistema di prevenzione insieme ai rischi fisici, ergonomici e ambientali.

Infortuni casa-lavoro in aumento

La mobilità quotidiana emerge come una nuova area di vulnerabilità. Tra il 2022 e il 2024 gli infortuni nel tragitto casa-lavoro sono aumentati dell’8,8%, mentre quelli avvenuti durante l’attività lavorativa sono diminuiti del 19,5%.

Gli infortuni in itinere rappresentano il 19,3% del totale delle denunce e concentrano il 27% dei casi mortali. Ritmi intensi, affaticamento, disturbi del sonno e tempi di spostamento riducono attenzione e capacità di reazione, soprattutto nei contesti urbani più congestionati.

Lavoratori over 50 e nuovi rischi aziendali

L’età è un altro fattore da considerare nella prevenzione aziendale. Gli occupati over 50 sono passati dal 22,3% del 2005 al 41,9% del 2025, con una forza lavoro più esposta a fragilità, patologie croniche e conseguenze più gravi in caso di incidente.

Le denunce di malattia professionale si concentrano tra i lavoratori più anziani: il 66,8% delle denunce registrate tra 2020 e 2024 riguarda over 55. La stessa fascia, pur rappresentando il 20,7% degli infortuni denunciati, concentra il 44,9% dei casi mortali.

I dati principali del rapporto

Indicatori
Malattie professionali denunciate tra 2014 e 2024 +54%
Infortuni sul lavoro nello stesso periodo -10,5%
Disturbi osteomuscolari sulle denunce 2020-2024 70,9%
Lavoratori con estrema stanchezza al rientro a casa 90,5%
Lavoratori che dichiarano stress da lavoro 82,7%
Lavoratori con disturbi del sonno 46%
Occupati over 50 sul totale 41,9%

Benessere aziendale e prevenzione

Il report sposta l’attenzione delle imprese verso una prevenzione più ampia, capace di includere ergonomia, clima aziendale, carichi di lavoro, relazioni professionali e conciliazione vita-lavoro. La valutazione dei rischi deve quindi essere aggiornata rispetto a mansioni, età, tecnologie utilizzate e forme di organizzazione.

Tra gli strumenti indicati rientrano monitoraggio continuo, interventi su posture e carichi, politiche di age management, supporto psicologico, programmi di screening, servizi per caregiver e misure di welfare aziendale dedicate alla salute. Nell’ultimo decennio, i lavoratori e familiari coperti da polizze sanitarie integrative sono più che raddoppiati, da 6,9 milioni nel 2014 a 16,3 milioni nel 2023.

Per le imprese, la tutela del benessere psicofisico dei lavoratori incide su assenze, clima interno, produttività e capacità di trattenere competenze. La sicurezza sul lavoro non si esaurisce più nella prevenzione dell’incidente, ma comprende le condizioni che rendono sostenibile la permanenza al lavoro nel tempo.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 10:20:43 +0000
Accesso al Credito
Boom del credito green in Italia: riqualificazioni ed energia trainano la domanda
Secondo i dati CRIF, i prestiti green in Italia raggiungono 887 milioni di euro, con domanda spinta da energia, infissi e stufe.

I prestiti finalizzati green hanno raggiunto in Italia 887 milioni di euro, con un importo medio di circa 5.000 euro per pratica. Il dato emerge dall’analisi CRIF di maggio 2026 e conferma la centralità di questo comparto nel credito al consumo italiano. Il confronto tra il secondo e il primo semestre del 2025 rivela un incremento del 49%, spinto dalla stagionalità delle installazioni e dall’effetto degli incentivi pubblici.

Prestiti green in Italia, numeri record

La fonte dei dati è EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, che monitora i finanziamenti finalizzati in ambito green sull’intero territorio nazionale. Il mercato ha registrato un’accelerazione marcata nella seconda metà dell’anno: il secondo semestre ha segnato un +49% rispetto al primo, risultato che riflette sia le dinamiche stagionali sia l’efficacia degli incentivi pubblici a sostegno della transizione energetica.

Il persistere dei rincari delle bollette ha consolidato la convenienza degli investimenti in autoproduzione energetica, mentre i nuovi obblighi di riqualificazione energetica degli edifici accelerano le decisioni di intervento nelle abitazioni meno efficienti.

I privati over 50 trainano la domanda

La domanda proviene in larga misura dalle persone fisiche, che rappresentano l’88% del totale finanziato, contro il 6,2% delle imprese individuali e il 5,8% delle società. Tra i privati, sono gli over 50 a ricorrere più frequentemente al credito green: una fascia d’età che dispone di maggiore capacità di spesa e di immobili più vecchi da riqualificare.

Sul fronte degli importi, la fascia più diffusa si colloca fino a 5.000 euro, a conferma della natura prevalentemente al dettaglio di questo mercato.

Boom di prestiti per energia e infissi

Il mercato si articola in quattro categorie principali:

  • il segmento energia guida con il 39% del totale finanziato e una crescita del 45% nel secondo semestre;
  • gli infissi si collocano al secondo posto con il 34% dei volumi e il progresso più sostenuto tra tutti i comparti, pari all’80%;
  • le stufe rappresentano il 16% del mercato con una crescita del 42%;
  • i finanziamenti per le bici (6% del totale) registrano invece una flessione dell’11%, condizionati dall’andamento della domanda di mobilità leggera.

Il comparto si distingue anche per l’elevata qualità del portafoglio: secondo gli score CRIF il 57,9% dei prestiti green si colloca nella classe di rischio basso, il 36,3% in quella media e soltanto l’1,9% in quella alta. A supportare questa solidità contribuisce anche la rete di oltre 10.000 dealer green convenzionati attivi sul territorio nazionale.

In ultima analisi, le famiglie utilizzino sempre di più il finanziamento come leva per la transizione energetica e come le banche abbiano oggi un ruolo abilitante che va oltre la semplice erogazione del prestito.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 10:09:56 +0000
TARI
Costo TARI oltre 600 euro: le città dove la tassa sui rifiuti costa di più
La nuova classifica TARI mostra città e Regioni dove la tassa rifiuti costa di più, con Catania sopra 600 euro e il Green Book sul divario Sud-Nord.

La TARI supera i 600 euro l’anno a Catania e scende sotto i 200 euro a Cremona. La nuova classifica sui costi della tassa per i rifiuti urbani conferma un divario ampio tra città, Regioni e aree del Paese: secondo Cittadinanzattiva, una famiglia tipo paga in media 340 euro, con valori più alti nel Mezzogiorno e nei capoluoghi dove il ciclo dei rifiuti è più costoso. Il Green Book 2026 di Utilitalia e Fondazione Utilitatis aggiunge il dato industriale: riciclo effettivo al 52%, raccolta differenziata al 68% e TARI media a 333 euro, con il Sud circa 90 euro sopra il Nord.

Classifica TARI, le città più care

La classifica TARI vede Catania al primo posto tra i capoluoghi più costosi, con 602 euro l’anno per una famiglia tipo. Seguono Pisa, Genova e Napoli, tutte sopra o vicine alla soglia dei 500 euro. Tra le prime dieci città, sette appartengono al Mezzogiorno. I costi sono riferiti alle tariffe applicate nel 2025.

Città TARI
Catania 602 euro
Pisa 557 euro
Genova 509 euro
Napoli 496 euro
Andria 491 euro
Reggio Calabria 484 euro
Brindisi 473 euro
Pistoia 473 euro
Barletta 471 euro
Salerno 464 euro

Le città dove la tassa sui rifiuti costa meno

All’estremo opposto della classifica della tassa rifiuti ci sono soprattutto città del Nord. Cremona è il capoluogo più economico, con 196 euro l’anno, seguita da Udine e Trento a 199 euro. Tra le prime dieci città meno care, otto appartengono a Regioni settentrionali.

Città TARI
Cremona 196 euro
Udine 199 euro
Trento 199 euro
Isernia 208 euro
Fermo 211 euro
Pordenone 216 euro
Brescia 217 euro
Belluno 223 euro
Bergamo 226 euro
La Spezia 242 euro

Le Regioni con la TARI più alta e più bassa

La classifica regionale conferma lo stesso squilibrio. La Puglia è la Regione più costosa, con 445 euro l’anno, seguita da Campania e Sicilia. Tra i valori più bassi figurano Trentino-Alto Adige, Molise, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Marche.

Regione TARI media
Puglia 445 euro
Campania 418 euro
Sicilia 402 euro
Toscana 397 euro
Umbria 391 euro
Trentino-Alto Adige 224 euro
Molise 254 euro
Lombardia 262 euro
Friuli Venezia Giulia 274 euro
Marche 279 euro

Il confronto Nord, Centro e Sud

Secondo Cittadinanzattiva, nel 2025 la spesa media TARI è pari a 340 euro l’anno, con 290 euro al Nord, 364 euro al Centro e 385 euro al Sud. Il Green Book 2026 usa una base di calcolo diversa, riferita a una famiglia di tre componenti in un’abitazione di 100 metri quadrati, e indica una media nazionale di 333 euro. Le due rilevazioni convergono sulla stessa frattura territoriale. Nel Green Book la TARI media è pari a 288 euro al Nord, 358 euro al Centro e 378 euro al Sud, con circa 90 euro di differenza tra Mezzogiorno e Settentrione.

Perché al Sud la TARI costa di più?

Il Green Book 2026 collega il costo della TARI su calcolo, scadenze e bonus alla struttura del ciclo dei rifiuti. Il deficit impiantistico del Mezzogiorno aumenta i costi di trattamento, trasporto e conferimento, perché una parte dei rifiuti deve essere trasferita fuori territorio.

Il divario riguarda soprattutto il Sud peninsulare e la Sicilia, dove il fabbisogno di impianti coinvolge sia la frazione organica sia il rifiuto indifferenziato residuo. La conseguenza arriva nei Piani Economico-Finanziari dei Comuni e nelle tariffe applicate alle utenze domestiche.

Riciclo al 52% e raccolta differenziata al 68%

Il Green Book 2026 fotografa un settore in crescita sul fronte dell’economia circolare. Nel 2024 la produzione nazionale di rifiuti urbani ha superato 29,9 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,3% sull’anno precedente. La raccolta differenziata ha raggiunto il 68% della produzione nazionale, con quasi 20,3 milioni di tonnellate intercettate.

Il riciclo effettivo è salito al 52%, con un incremento di 1,3 punti percentuali. La distanza tra raccolta differenziata e riciclo reale dipende dalla qualità dei conferimenti, dalla selezione, dagli scarti e dalla capacità delle filiere di usare le materie prime seconde.

Filiere del riciclo e costi di raccolta

La quota maggiore dei rifiuti avviati a riciclo riguarda la frazione organica, pari al 41% del totale. Seguono carta e cartone con il 25%, vetro con il 13%, legno con il 7% e plastica con il 6%.

Ogni filiera ha costi diversi. Vetro, carta e cartone presentano costi medi di raccolta e trattamento più contenuti rispetto alla plastica, dove incidono impurità, frazioni estranee, volumi movimentati e concorrenza con le materie prime vergini.

Frammentazione dei servizi e costi comunali

Accanto agli impianti, il Green Book segnala la frammentazione dei servizi. Nel 2024 il 62% dei bandi è stato indetto dai Comuni e, tra questi, il 96% ha riguardato affidamenti relativi a un singolo Comune.

Affidamenti locali, gare brevi e minore integrazione industriale riducono le economie di scala e rendono più complessa la programmazione degli investimenti. In questo quadro si inseriscono le Linee Guida TARI 2026 sui fabbisogni standard, con i parametri tecnici per valutare i costi del servizio rifiuti.

Bonus sociale TARI e rottamazione locale

Il rincaro territoriale della TARI si somma alle nuove misure sui tributi locali. Per i debiti già iscritti a riscossione, la rottamazione IMU, TARI, multe e tributi locali dipende dalle scelte dei singoli enti e segue regole diverse rispetto alla tassa rifiuti corrente.

Dal 2026 è inoltre attivo il bonus sociale TARI, con sconto del 25% per i nuclei con ISEE sotto soglia. L’agevolazione riduce l’importo dovuto dalle famiglie ammesse, mentre le classifiche aggiornate mostrano quanto il costo del servizio cambi da città a città.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 09:54:00 +0000
Modello Redditi
Precompilata: Il Modello Redditi PF 2026 si può inviare
Precompilata 2026, Modello Redditi PF dal 20 maggio: le scadenze, le novità fiscali e i dati già inseriti nella dichiarazione.

Il Modello Redditi PF precompilato è pronto per l’invio: dal 27 maggio i contribuenti possono trasmettere online la dichiarazione, visualizzare le ricevute, inviare l’F24 collegato, presentare Redditi aggiuntivo del 730 e intervenire con modelli correttivi o sostitutivi. La finestra telematica di invio si chiude il 2 novembre 2026, con accesso dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE o CNS.

I dati nella precompilata del Modello Redditi PF 2026

L’Agenzia delle Entrate predispone il Modello Redditi PF precompilato sulla base delle informazioni trasmesse da soggetti terzi: redditi da lavoro autonomo e da partecipazione dalla Certificazione Unica, spese sanitarie dal Sistema Tessera Sanitaria, interessi passivi sul mutuo, premi assicurativi, contributi previdenziali, bonifici per ristrutturazioni, spese universitarie e abbonamenti ai trasporti. Le spese assenti dalla precompilata, come veterinarie, funebri, erogazioni liberali, colf e badanti, vanno inserite manualmente in fase di modifica.

Nel 2026 entrano per la prima volta nella precompilata i dati del bonus elettrodomestici trasmessi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con funzione anche di controllo antiduplicazione rispetto al bonus mobili 50%. Vengono precaricate anche le spese sportive per i figli trasmesse dalle associazioni sportive dilettantistiche. Per i contribuenti in regime forfettario, il Quadro LM contiene già i contributi previdenziali deducibili: è la principale novità del 2026 per questa platea.

Chi ha un reddito superiore a 75.000 euro trova nella precompilata il calcolo automatico del riordino delle detrazioni, proporzionato al reddito e al numero di figli a carico. Il contribuente può scegliere di gestire manualmente le singole voci, verificando gli importi prima dell’invio.

Chi accetta il Modello Redditi PF predisposto dall’Agenzia evita i controlli documentali sulle detrazioni e deduzioni già inserite dal Fisco. Chi apporta variazioni è sottoposto a verifiche limitate agli elementi modificati. Dal 2026 l’Agenzia delle Entrate ha accesso diretto ai dati del Sistema Tessera Sanitaria per i controlli formali sulle detrazioni sanitarie modificate rispetto alla precompilata: per questo conviene verificare gli importi prima di intervenire.

Chi usa il Modello Redditi PF

Il Modello Redditi PF è destinato ai contribuenti che scelgono questa dichiarazione al posto del 730 oppure che devono dichiarare redditi e quadri presenti solo in Redditi. Il modello può essere usato per indicare:

  • i redditi d’impresa, anche in forma di partecipazione;
  • i redditi di lavoro autonomo e quelli da partecipazione;
  • i redditi diversi indicati dall’articolo 67 del TUIR, compresi quelli dichiarabili anche con il 730;
  • le plusvalenze da cessione di partecipazioni, qualificate e non qualificate, anche in imprese o enti localizzati in Paesi o territori a fiscalità privilegiata;
  • i redditi provenienti da trust, in qualità di beneficiario;
  • i redditi fondiari da terreni e fabbricati posseduti in Italia;
  • i redditi di capitale;
  • i redditi di lavoro dipendente, assimilati e pensione;
  • i redditi prodotti in Italia da soggetti residenti all’estero.

Invio del Modello Redditi PF 2026 e funzioni disponibili

Dal 27 maggio il Modello Redditi PF 2026 può essere trasmesso in via telematica dal contribuente, da una persona di fiducia o da un intermediario abilitato, come CAF, professionista o altro soggetto incaricato della trasmissione. Dopo l’invio, la dichiarazione e le ricevute sono disponibili nell’area riservata, insieme alle ricevute dei versamenti F24 collegati.

Le funzioni attive dal 27 maggio riguardano anche gli adempimenti collegati alla dichiarazione:

  • l’invio del modello F24 predisposto tramite Redditi PF precompilato;
  • l’invio del Redditi aggiuntivo del 730, con frontespizio e quadri RM, RS e RU;
  • l’invio del Redditi correttivo o sostitutivo del 730 o del modello Redditi già trasmesso;
  • l’annullamento del Modello Redditi PF già inviato, con successiva presentazione di una nuova dichiarazione tramite applicazione web;
  • l’annullamento del modello F24 collegato al Redditi PF.

Scadenze del Modello Redditi PF 2026

Il calendario del Modello Redditi PF 2026 concentra tra giugno e novembre invio della dichiarazione, annullamenti, versamenti e acconti. La scadenza ordinaria per la trasmissione telematica è fissata al 2 novembre, perché il 31 ottobre cade di sabato e il 1° novembre è festivo.

Scadenza Adempimento
26 giugno 2026 termine per annullare tramite applicazione web il Modello Redditi PF e i correttivi già inviati, se è stato predisposto un F24.
30 giugno 2026 termine per la presentazione del modello cartaceo e per il versamento ordinario di saldo e primo acconto.
30 luglio 2026 termine per il versamento con maggiorazione dello 0,40%.
15 ottobre 2026 termine per annullare il Modello Redditi PF e i correttivi già inviati, in assenza di F24 predisposto.
2 novembre 2026 ultimo giorno per presentare il Modello Redditi PF 2026.
30 novembre 2026 termine per il versamento del secondo o unico acconto.
1° febbraio 2027 termine per presentare il Modello Redditi PF tardivo entro 90 giorni dalla scadenza.

Il termine per il versamento del saldo IRPEF e del primo acconto è fissato, salvo proroga, al 30 giugno 2026; il pagamento può essere effettuato entro il 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse. I documenti relativi alla dichiarazione 2026 vanno conservati fino al 31 dicembre 2031.

Le Partite IVA che intendono aderire al Concordato Preventivo Biennale per il biennio 2026-2027 devono trasmettere la proposta entro il 30 settembre. L’adesione può avvenire insieme all’invio del Modello Redditi oppure con trasmissione separata; chi vuole concentrare entrambi gli adempimenti deve rispettare questa data.

Le novità fiscali nel Modello Redditi PF 2026

Il Modello Redditi PF 2026 recepisce le novità strutturali introdotte per il periodo d’imposta 2025. La principale riguarda l’accorpamento dei primi due scaglioni IRPEF: si applica l’aliquota del 23% fino a 28.000 euro, del 35% tra 28.000 e 50.000 euro, del 43% oltre i 50.000 euro. Entra a regime anche il riordino delle detrazioni per redditi superiori a 75.000 euro, che sostituisce la franchigia fissa da 260 euro applicata nelle dichiarazioni precedenti: il nuovo tetto complessivo si calcola in funzione del reddito e del numero di figli fiscalmente a carico.

La persona di fiducia può ora inviare la dichiarazione congiunta, a condizione di essere stata preventivamente abilitata sia dal dichiarante sia dal coniuge; accede inoltre al servizio web per le autorizzazioni dell’erede con specifica delega. Restano in dichiarazione la cedolare secca al 26% sugli affitti brevi, con aliquota al 21% applicabile su una sola unità immobiliare scelta in sede dichiarativa, e il regime degli impatriati con base imponibile ridotta al 50%, oppure al 40% in presenza di almeno un figlio minore o in caso di nascita o adozione nel periodo di fruizione.

Accesso alla precompilata 2026

Le modalità di accesso, le deleghe e i flussi informativi sono disciplinati dal Provvedimento n. 128479 del 30 aprile 2026, che regola sia l’accesso diretto del contribuente sia quello tramite intermediari abilitati, CAF, commercialisti e consulenti del lavoro. L’accesso avviene tramite SPID, CIE o CNS nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.

La trasmissione può essere effettuata direttamente dal contribuente, da una persona di fiducia già abilitata o da un intermediario. Gli utenti transfrontalieri con identità digitale europea eIDAS possono utilizzare il servizio dell’Agenzia nell’ambito dello Sportello digitale unico, se possiedono un codice fiscale italiano.

Dopo l’invio, nell’area riservata è possibile visualizzare e stampare la dichiarazione trasmessa. Nella sezione dedicata alle ricevute si possono controllare e stampare le ricevute dell’invio della dichiarazione e dei versamenti F24 effettuati tramite il servizio.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 08:20:48 +0000
trasporti
Autisti cercasi, nasce la piattaforma per lavorare nei trasporti
Mancano 30mila conducenti tra merci e passeggeri: la piattaforma ANITA/ANAV&Jobs collega imprese, autoscuole e candidati.

La carenza di conducenti professionali diventa una questione aperta per mobilità, logistica e filiere produttive. In Italia mancano circa 10mila autisti nel trasporto passeggeri e 20mila nel trasporto merci, mentre in Europa le posizioni vacanti superano quota 500mila. Per avvicinare candidati, imprese e autoscuole nasce la piattaforma interassociativa ANITA/ANAV&Jobs, presentata alla Camera dei Deputati da ANITA, ANAV, UNASCA e CONFARCA.

Una piattaforma per conducenti qualificati

La nuova piattaforma ANITA/ANAV&Jobs nasce per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel trasporto stradale di merci e persone. L’obiettivo è creare un canale condiviso tra aziende, autoscuole e candidati interessati alla professione di conducente, collegando recruiting, formazione e qualificazione professionale.

Il progetto è stato presentato il 26 maggio 2026 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, alla presenza del Presidente della Commissione Trasporti Salvatore Deidda e del Direttore generale della Motorizzazione Gaetano Servedio.

Le associazioni promotrici hanno indicato la carenza di personale qualificato come uno dei fattori che incide sulla continuità dei servizi e sulla capacità delle imprese di trasporto di programmare attività e investimenti.

Autoscuole come canale di assunzione

La piattaforma punta a rafforzare il ruolo delle autoscuole come presidio territoriale per l’accesso alla professione. Patenti professionali e Carta di Qualificazione del Conducente richiedono percorsi formativi specifici, costi iniziali e tempi di preparazione che possono rallentare l’ingresso di nuovi lavoratori nel settore.

Il raccordo tra autoscuole e imprese può aiutare i candidati a individuare i percorsi più adatti e le aziende a intercettare profili in fase di formazione. La piattaforma nasce quindi come strumento di reclutamento, orientamento e qualificazione, con una funzione utile anche per rendere più visibili le opportunità occupazionali nel comparto.

Le proposte su formazione, patenti e CQC

Le associazioni chiedono anche un aggiornamento delle regole che disciplinano l’accesso alla professione. Tra le misure indicate rientrano la possibilità di utilizzare la formazione a distanza, l’abilitazione temporanea alla guida per i conducenti coinvolti nei percorsi formativi e la razionalizzazione dei corsi per patenti professionali e CQC.

La richiesta nasce dalla necessità di ridurre i tempi tra formazione e ingresso al lavoro, mantenendo gli standard di sicurezza. Per le imprese di autotrasporto e trasporto passeggeri, la disponibilità di conducenti formati incide su turni, servizi programmati, continuità delle consegne e capacità di coprire nuove tratte.

Il ruolo delle imprese nel rilancio della professione

Secondo Riccardo Morelli, Presidente di ANITA, la disponibilità di conducenti qualificati incide sulla competitività delle imprese di autotrasporto merci e logistica, da cui dipendono continuità delle filiere produttive e capacità di crescita del sistema economico. In questa prospettiva, il portale e le proposte normative puntano a rendere più accessibile l’ingresso nella professione.

Nicola Biscotti, Presidente ANAV, ha richiamato il valore della continuità e della qualità dei servizi di mobilità. Andrea Vannucchi, Presidente UNASCA, ha invece evidenziato il ruolo della formazione e delle autoscuole nel collegamento tra candidati e aziende. La sfida ora riguarda la capacità di trasformare la piattaforma in un canale stabile di ingresso al lavoro per nuovi conducenti.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 08:15:23 +0000
Ricongiunzione contributi
Pensione in cumulo tra Gestione Separata e Commercianti INPS
Verso i contributi come co.co.co. amministratore di azienda srl e come commerciante in quanto socio lavoratore e mi ritrovo due montanti contributivi separati: la mia pensione futura sarà data dalla somma dei due o saranno calcolate due pensioni distinte? Verso i contributi come co.co.co. amministratore di azienda srl e come commerciante in quanto socio lavoratore e mi ritrovo due montanti contributivi separati: la mia pensione futura sarà data dalla somma dei due o saranno calcolate due pensioni distinte?
Data articolo: Thu, 28 May 2026 07:59:06 +0000
Partite IVA
IMU per la casa-studio: esenzione anche con affitto parziale
Regole IMU 2026 per casa usata come studio, abitazione principale, stanza affittata e locazione parziale dopo la Cassazione.

Nel 2026 l’IMU sulla casa usata anche come studio professionale torna al centro dopo l’ordinanza 8236/2026 della Cassazione, che rafforza l’esenzione per l’abitazione principale concessa solo in parte in locazione. La regola da applicare cambia in base a tre elementi: categoria catastale, residenza anagrafica e dimora abituale del possessore. Se l’immobile conserva la natura di abitazione principale e appartiene alle categorie residenziali diverse da A/1, A/8 e A/9, l’uso parziale come studio o l’affitto di una stanza possono convivere con l’esenzione.

IMU casa-studio e abitazione principale

Il professionista che usa una parte della propria abitazione come studio in casa conserva l’esenzione IMU prevista per l’abitazione principale, quando l’immobile è accatastato come abitazione e costituisce il luogo in cui il possessore ha residenza anagrafica e dimora abituale.

La disciplina IMU, oggi concentrata nella legge 160/2019, esclude dal presupposto d’imposta l’abitazione principale e le relative pertinenze, con tassazione per le case classificate nelle categorie A/1, A/8 e A/9. L’uso promiscuo dell’immobile, quindi, va distinto dalla trasformazione catastale in ufficio.

La differenza fiscale nasce dalla qualificazione dell’unità immobiliare. Una stanza usata come studio dentro casa mantiene il collegamento con l’abitazione principale; un’unità autonoma classificata come ufficio segue invece le regole degli immobili strumentali.

Categoria catastale e destinazione dell’immobile

Per l’esenzione IMU conta la categoria catastale dell’immobile. Se la casa è accatastata come abitazione ordinaria e il professionista continua ad abitarla stabilmente, l’uso di una stanza per ricevere clienti, svolgere consulenze o tenere documenti professionali mantiene il trattamento dell’abitazione principale.

Se l’immobile è classificato A/10, la situazione cambia: la categoria catastale identifica uffici e studi privati, con coefficiente IMU diverso e tassazione come fabbricato diverso dall’abitazione principale. La stessa logica vale quando una porzione dell’immobile viene separata catastalmente e diventa un’unità autonoma a uso ufficio.

Per il calcolo nei casi imponibili, si applicano le regole ordinarie con rendita rivalutata, coefficiente catastale e aliquota deliberata dal Comune.

Stanza affittata, nuova ordinanza di Cassazione

L’aggiornamento più rilevante arriva dalla Cassazione, ordinanza 8236/2026. La Corte ha chiarito che la locazione parziale dell’abitazione principale è compatibile con l’esenzione IMU quando il possessore mantiene residenza anagrafica e dimora abituale nello stesso immobile.

Il principio consolida l’orientamento già emerso nella giurisprudenza tributaria di merito: l’affitto di una stanza a un terzo, anche per uso professionale, conserva la natura di abitazione principale dell’intera unità immobiliare, se il proprietario continua a viverci in modo stabile.

La locazione parziale va quindi distinta dalla locazione dell’intero immobile. Nel primo caso il proprietario conserva il legame abitativo con la casa; nel secondo, l’immobile esce dalla disponibilità abitativa del possessore e segue il trattamento IMU degli altri fabbricati.

Affitto parziale e casi assimilati alla prima casa

L’abitazione principale parzialmente locata segue la regola generale fondata su residenza e dimora del possessore. La Cassazione ha valorizzato proprio questo criterio: dove il proprietario abita stabilmente, l’affitto di una parte della casa non sposta automaticamente l’immobile fuori dall’esenzione IMU.

Diverso è il caso delle abitazioni assimilate alla principale per previsione speciale, come alcune fattispecie legate ad anziani o disabili ricoverati in istituti, personale delle Forze armate e pensionati residenti all’estero. In queste ipotesi la legge o il regolamento comunale possono subordinare il beneficio alla condizione che l’immobile sia libero da locazione.

La distinzione serve a evitare errori frequenti: l’esenzione dell’abitazione realmente abitata dal possessore segue una regola generale; le assimilazioni, invece, funzionano solo entro i requisiti fissati dalla disciplina speciale applicabile.

Quando l’IMU è dovuta per lo studio in casa

L’IMU sulla casa usata come studio diventa dovuta quando viene meno la qualificazione di abitazione principale oppure quando l’immobile assume una destinazione catastale incompatibile con il beneficio. I casi più ricorrenti sono questi:

  • l’immobile è classificato A/10 come ufficio o studio privato;
  • l’intera abitazione è concessa in locazione a terzi;
  • il possessore trasferisce residenza e dimora abituale altrove;
  • una parte dell’immobile diventa unità autonoma con propria rendita catastale;
  • l’abitazione rientra nelle categorie A/1, A/8 o A/9, con applicazione dell’IMU anche sulla casa principale.

Nei casi imponibili, il versamento segue le scadenze ordinarie: acconto entro il 16 giugno e saldo entro il 16 dicembre, con possibilità di pagamento in un’unica soluzione entro giugno. Per il modello F24 si usano i codici tributo corretti in base alla tipologia di immobile e al Comune di ubicazione.

Deducibilità dei costi per il professionista

La disciplina IMU va tenuta distinta dalla deducibilità dei costi per professionisti con ufficio in casa. Ai fini reddituali, per i professionisti in regime ordinario, le spese miste dell’immobile usato sia come abitazione sia come studio possono essere dedotte in misura forfetaria del 50%, nei limiti previsti dall’articolo 54 del TUIR.

La deduzione riguarda canoni, rendita catastale, utenze e spese connesse all’uso promiscuo, se il professionista dispone nello stesso Comune di un solo immobile destinato all’attività. L’IMU, invece, segue la qualifica dell’immobile e l’effettiva presenza dei requisiti dell’abitazione principale.

In sintesi, il professionista che lavora da casa può avere due effetti fiscali distinti: esenzione IMU sull’abitazione principale e deduzione parziale dei costi professionali, con regole diverse e controlli separati.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 07:46:01 +0000
Misure per famiglie
Assegni al nucleo familiare, nuove soglie INPS da luglio 2026: tabelle e importi
Dal 1° luglio 2026 aumentano dell’1,4% i limiti di reddito per accedere agli assegni al nucleo familiare: tabelle INPS aggiornate per nuclei senza figli e assegni mensili ANF 2026-2027.

L’INPS aggiorna i limiti di reddito per gli assegni al nucleo familiare: dal 1° luglio 2026 entrano in vigore le nuove soglie ANF, rivalutate dell’1,4% in base all’indice FOI dei prezzi al consumo. I valori, indicati nella circolare INPS 61/2026, si applicano fino al 30 giugno 2027 e riguardano la platea residuale che continua ad avere diritto alla prestazione dopo l’introduzione dell’Assegno Unico.

Nuove soglie ANF da luglio 2026

La rivalutazione annuale degli assegni per il nucleo familiare deriva dal decreto-legge 69/1988, convertito dalla legge 153/1988, che prevede l’aggiornamento dei livelli di reddito in base alla variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

Per il periodo 1° luglio 2026 – 30 giugno 2027, la variazione dell’indice FOI tra il 2025 e il 2024 è pari all’1,4%. L’adeguamento riguarda le fasce reddituali usate per stabilire il diritto all’ANF e l’importo spettante in base alla composizione del nucleo.

A chi spettano gli assegni al nucleo familiare

Dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 230/2021, l’Assegno Unico ha sostituito gli assegni familiari ANF per i nuclei con figli a carico. Gli ANF continuano quindi ad applicarsi a una platea più ristretta, composta da nuclei senza figli e diversi da quelli orfanili coperti dall’AUU. Le nuove tabelle INPS riguardano in particolare questi nuclei familiari:

  • i nuclei composti solo da maggiorenni inabili diversi dai figli;
  • i nuclei con entrambi i coniugi e senza figli, con almeno un fratello, una sorella o un nipote inabile;
  • i nuclei monoparentali senza figli, con almeno un fratello, una sorella o un nipote inabile;
  • i nuclei familiari senza figli e senza componenti inabili;
  • i nuclei monoparentali senza figli con almeno un fratello, una sorella o un nipote, in assenza di componenti inabili;
  • i nuclei senza figli in cui sia presente almeno un coniuge inabile;
  • i nuclei monoparentali senza figli in cui solo il richiedente sia inabile.

Reddito familiare e importo dell’assegno

L’importo dell’ANF dipende da tre elementi: reddito complessivo del nucleo, numero dei componenti e tipologia familiare indicata nelle tabelle INPS. Le fasce pubblicate per il periodo 2026-2027 servono sia per gli importi mensili sia per le quote giornaliere, settimanali, quattordicinali e quindicinali.

Il reddito da considerare è quello assoggettabile a IRPEF, al lordo di detrazioni, oneri deducibili e ritenute. Rientrano anche i redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o imposta sostitutiva, se complessivamente superiori a 1.032,91 euro. Il reddito familiare deve derivare almeno per il 70% da lavoro dipendente, pensione da lavoro dipendente o redditi assimilati.

Tabelle ANF per il periodo 2026-2027

Le tabelle ANF 2026-2027 riportano l’importo mensile spettante per ogni fascia di reddito e per numero di componenti. Le griglie seguenti riprendono le tabelle più utilizzate dopo l’introduzione dell’Assegno Unico, mantenendo distinta la tipologia di nucleo per evitare errori nel calcolo.

Tabella 20A per coniugi senza figli con familiare inabile

La Tabella 20A riguarda i nuclei con entrambi i coniugi e senza figli, in cui sia presente almeno un fratello, una sorella o un nipote inabile.

Reddito familiare annuo 3 componenti 4 componenti 5 componenti 6 componenti 7 e oltre
fino a 30.376,16 euro 107,94 156,23 204,51 252,80 301,09
30.376,17 – 34.514,65 euro 96,58 136,35 190,31 244,29 286,89
34.514,66 – 38.657,19 euro 73,85 116,46 170,43 238,60 272,69
38.657,20 – 42.798,12 euro 53,97 96,58 150,55 224,40 258,49
42.798,13 – 46.939,88 euro 34,09 73,85 136,35 218,72 244,29
46.939,89 – 51.080,79 euro 14,20 53,97 116,46 204,51 232,93
51.080,80 – 55.221,76 euro 34,09 82,38 184,64 210,20
55.221,77 – 59.363,46 euro 14,20 48,29 164,75 190,31
59.363,47 – 63.502,76 euro 14,20 142,02 176,11
63.502,77 – 67.645,36 euro 68,17 156,23
67.645,37 – 71.786,26 euro 68,17

Tabella 20B per nuclei monoparentali con familiare inabile

La Tabella 20B si applica ai nuclei monoparentali senza figli con almeno un fratello, una sorella o un nipote inabile.

Reddito familiare annuo 2 componenti 3 componenti 4 componenti 5 componenti 6 componenti 7 e oltre
fino a 33.135,15 euro 62,49 107,94 156,23 204,51 252,80 301,09
33.135,16 – 37.277,67 euro 48,29 96,58 136,35 190,31 244,29 286,89
37.277,68 – 41.418,62 euro 34,09 73,85 116,46 170,43 238,60 272,69
41.418,63 – 45.558,74 euro 14,20 53,97 96,58 150,55 224,40 258,49
45.558,75 – 49.698,86 euro 34,09 73,85 136,35 218,72 244,29
49.698,87 – 53.840,59 euro 14,20 53,97 116,46 204,51 232,93
53.840,60 – 57.982,37 euro 34,09 82,38 184,64 210,20
57.982,38 – 62.124,09 euro 14,20 48,29 164,75 190,31
62.124,10 – 66.266,67 euro 14,20 142,02 176,11
66.266,68 – 70.407,59 euro 68,17 156,23
70.407,60 – 74.546,87 euro 68,17

Tabella 21A per nuclei senza figli e senza inabili

La Tabella 21A è quella per nuclei familiari senza figli, con soli coniugi oppure con coniugi e almeno un fratello, una sorella o un nipote, in assenza di componenti inabili.

Reddito familiare annuo 2 componenti 3 componenti 4 componenti 5 componenti 6 componenti 7 e oltre
fino a 16.570,61 euro 46,48 82,63 118,79 154,94 191,09 227,24
16.570,62 – 20.712,34 euro 36,15 72,30 103,29 144,61 185,92 216,91
20.712,35 – 24.854,08 euro 25,82 56,81 87,80 129,11 180,76 206,58
24.854,09 – 28.994,23 euro 10,33 41,32 72,30 113,62 170,43 196,25
28.994,24 – 33.135,15 euro 25,82 56,81 103,29 165,27 185,92
33.135,16 – 37.277,67 euro 10,33 41,32 87,80 154,94 175,60
37.277,68 – 41.418,62 euro 25,82 61,97 139,44 160,10
41.418,63 – 45.558,74 euro 10,33 36,15 123,95 144,61
45.558,75 – 49.698,86 euro 10,33 108,46 134,28
49.698,87 – 53.840,59 euro 51,65 118,79
53.840,60 – 57.982,37 euro 51,65

Tabella 21B per nuclei monoparentali senza inabili

La Tabella 21B riguarda i nuclei monoparentali senza figli con almeno un fratello, una sorella o un nipote, in assenza di componenti inabili.

Reddito familiare annuo 2 componenti 3 componenti 4 componenti 5 componenti 6 componenti 7 e oltre
fino a 19.331,22 euro 46,48 82,63 118,79 154,94 191,09 227,24
19.331,23 – 23.473,79 euro 36,15 72,30 103,29 144,61 185,92 216,91
23.473,80 – 27.613,10 euro 25,82 56,81 87,80 129,11 180,76 206,58
27.613,11 – 31.754,04 euro 10,33 41,32 72,30 113,62 170,43 196,25
31.754,05 – 35.897,39 euro 25,82 56,81 103,29 165,27 185,92
35.897,40 – 40.038,30 euro 10,33 41,32 87,80 154,94 175,60
40.038,31 – 44.180,05 euro 25,82 61,97 139,44 160,10
44.180,06 – 48.319,38 euro 10,33 36,15 123,95 144,61
48.319,39 – 52.461,11 euro 10,33 108,46 134,28
52.461,12 – 56.602,86 euro 51,65 118,79
56.602,87 – 60.744,60 euro 51,65

Tabella 21C per nuclei con coniuge inabile

La Tabella 21C si applica ai nuclei senza figli in cui sia presente almeno un coniuge inabile e nessun altro componente inabile.

Reddito familiare annuo 2 componenti 3 componenti 4 componenti 5 componenti 6 componenti 7 e oltre
fino a 30.376,16 euro 51,13 90,89 130,67 170,43 210,20 249,96
30.376,17 – 34.514,65 euro 39,77 79,53 113,62 159,07 204,51 238,60
34.514,66 – 38.657,19 euro 28,40 62,49 96,58 142,02 198,84 227,24
38.657,20 – 42.798,12 euro 11,36 45,45 79,53 124,98 187,47 215,88
42.798,13 – 46.939,88 euro 28,40 62,49 113,62 181,80 204,51
46.939,89 – 51.080,79 euro 11,36 45,45 96,58 170,43 193,16
51.080,80 – 55.221,76 euro 28,40 68,17 153,38 176,11
55.221,77 – 59.363,46 euro 11,36 39,77 136,35 159,07
59.363,47 – 63.502,76 euro 11,36 119,31 147,71
63.502,77 – 67.645,36 euro 56,82 130,67
67.645,37 – 71.786,26 euro 56,82

Tabella 21D per richiedente inabile

La Tabella 21D riguarda i nuclei monoparentali senza figli con almeno un fratello, una sorella o un nipote, in cui solo il richiedente sia inabile.

Reddito familiare annuo 2 componenti 3 componenti 4 componenti 5 componenti 6 componenti 7 e oltre
fino a 33.135,15 euro 51,13 90,89 130,67 170,43 210,20 249,96
33.135,16 – 37.277,67 euro 39,77 79,53 113,62 159,07 204,51 238,60
37.277,68 – 41.418,62 euro 28,40 62,49 96,58 142,02 198,84 227,24
41.418,63 – 45.558,74 euro 11,36 45,45 79,53 124,98 187,47 215,88
45.558,75 – 49.698,86 euro 28,40 62,49 113,62 181,80 204,51
49.698,87 – 53.840,59 euro 11,36 45,45 96,58 170,43 193,16
53.840,60 – 57.982,37 euro 28,40 68,17 153,38 176,11
57.982,38 – 62.124,09 euro 11,36 39,77 136,35 159,07
62.124,10 – 66.266,67 euro 11,36 119,31 147,71
66.266,68 – 70.407,59 euro 56,82 130,67
70.407,60 – 74.546,87 euro 56,82

Tabella 19 per maggiorenni inabili diversi dai figli

La Tabella 19 ha una struttura più ampia, perché arriva fino a dodici componenti del nucleo. Per i nuclei composti da più di dodici persone, l’importo della colonna 7 è aumentato di un ulteriore 10% e di 67,95 euro per ogni componente oltre il settimo.

Reddito familiare annuo 1 componente 2 componenti 3 componenti 7 componenti 12 componenti
fino a 34.009,98 euro 52,91 98,00 254,79 882,63 1.663,70
34.009,99 – 38.150,89 euro 19,59 82,97 239,77 864,34 1.636,26
38.150,90 – 42.293,41 euro 64,02 209,72 849,31 1.613,72
42.293,42 – 46.432,78 euro 37,88 183,58 830,37 1.585,31
46.432,79 – 50.573,73 euro 156,79 811,43 1.556,90
50.573,74 – 54.713,82 euro 130,66 792,47 1.528,46
54.713,83 – 58.857,19 euro 766,34 1.489,26
58.857,20 – 62.998,11 euro 740,21 1.450,07
62.998,12 – 67.140,65 euro 721,27 1.421,66
67.140,66 – 71.280,79 euro 695,13 1.382,45
71.280,80 – 75.421,76 euro 578,84 1.208,01

Assegni familiari e Assegno Unico restano distinti

Gli ANF 2026-2027 vanno distinti sia dall’Assegno Unico 2026, destinato ai nuclei con figli a carico, sia dagli assegni familiari e maggiorazioni di pensione 2026, che seguono tabelle e platee diverse. La distinzione incide sulla domanda da presentare e sul calcolo dell’importo spettante.

Per i lavoratori dipendenti privati la domanda ANF si trasmette all’INPS in via telematica. Per i pensionati da lavoro dipendente, l’assegno è collegato alla posizione pensionistica e ai redditi dichiarati. In entrambi i casi, le nuove soglie valgono dal mese di luglio e coprono il periodo fino al 30 giugno dell’anno successivo.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 07:38:17 +0000
Imprenditoria femminile
Fondo di Garanzia PMI: aumenta il credito agevolato per le imprese femminili
Crescono le domande accolte dal Fondo di Garanzia PMI a beneficio di imprese femminili: finanziamenti, contributi, regole 2026 e vantaggi della garanzia pubblica.

Le imprese femminili utilizzano sempre di più il Fondo di Garanzia PMI per accedere al credito agevolato. Nel 2025 le domande da parte di aziende guidate da donne sono state 21.169, pari all’8,5% del totale, per circa 2,37 miliardi di euro di finanziamenti e 1,65 miliardi di importi garantiti. La domanda è stabile e diffusa grazie alla garanzia pubblica sebbene con importi più contenuti rispetto alla media generale del Fondo.

Credito alle imprese femminili tramite il Fondo PMI

Secondo il rapporto del Fondo di Garanzia PMI, le domande di imprese femminili accolte a fine 2025 sono risultate in lieve aumento (0,8%) rispetto all’anno precedente. L’ammontare finanziato si è attestato a 2,37 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente, mentre l’importo garantito è sceso a 1,65 miliardi.

Nel complesso,  sono state accolte 247.808 domande dal Fondo, con 45,7 miliardi di finanziamenti e 31,7 miliardi di garanzie deliberate. I finanziamenti alle imprese con donne ai vertici rappresentano quindi una quota ancora limitata, ma ormai strutturale, dell’accesso alla garanzia pubblica.

Garanzia pubblica per credito e investimenti

Il Fondo di Garanzia PMI interviene a copertura del rischio assunto da banche, intermediari finanziari, società di leasing e Confidi. La garanzia pubblica riduce la richiesta di garanzie aggiuntive e può favorire l’accesso al finanziamento per imprese che avrebbero maggiore difficoltà a ottenere credito ordinario.

Nel 2026 le regole confermate prevedono coperture fino al 50% per esigenze di liquidità e fino all’80% per operazioni legate a programmi di investimento. Il limite massimo della garanzia per singola impresa rimane fissato a 5 milioni di euro.

Sezione speciale imprese femminili e professioniste

Accanto all’operatività ordinaria esiste una Sezione speciale per le imprese femminili, istituita presso il Fondo con il supporto del Dipartimento per le Pari Opportunità. Lo strumento è rivolto alle imprese a prevalente partecipazione femminile e alle professioniste, con condizioni di accesso più favorevoli rispetto al canale ordinario.

Sono considerate imprese femminili le realtà che rispettano questi requisiti:

  • le società cooperative e le società di persone sono costituite in misura non inferiore al 60% da donne;
  • le società di capitali hanno quote di partecipazione spettanti per almeno due terzi a donne e organi di amministrazione composti per almeno due terzi da donne;
  • le imprese individuali sono gestite da donne.

Prenotazione diretta e istruttoria prioritaria

Per le imprese femminili la Sezione speciale consente la prenotazione diretta della garanzia presso il Gestore del Fondo. Dopo la delibera positiva, l’impresa può rivolgersi a una banca, a una società di leasing o a un Confidi, che deve presentare la richiesta di conferma entro tre mesi.

La prenotazione è facoltativa: l’impresa può anche seguire il canale ordinario, rivolgendosi direttamente all’intermediario finanziario. I vantaggi specifici della Sezione speciale sono la priorità di istruttoria e di delibera, oltre all’esenzione dalla commissione una tantum dovuta al Fondo.

Credito femminile sotto la quota di mercato

Il dato sulle domande accolte indica una crescita nell’uso dello strumento ma anche una distanza rispetto al peso dell’imprenditoria femminile nell’economia italiana. Le imprese guidate da donne superano 1,3 milioni e rappresentano circa un quinto del sistema produttivo nazionale, mentre nel Fondo di Garanzia pesano l’8,5% delle operazioni accolte.

Il confronto conferma una criticità già visibile nel mercato del credito: molte imprese femminili utilizzano la garanzia pubblica, ma lo fanno con finanziamenti medi più bassi rispetto alla platea generale. Per questo la garanzia statale continua ad avere un ruolo rilevante nel ridurre l’attrito tra domanda di credito, requisiti bancari e capacità di investimento.

Il Fondo nel primo trimestre 2026

Nel primo trimestre 2026 il Fondo di Garanzia ha accolto 60.536 domande, con 10,86 miliardi di euro di finanziamenti e 7,66 miliardi di importi garantiti. Le domande risultano stabili rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi finanziati sono più bassi del 2,9%.

Il quadro conferma una fase di domanda ancora ampia, con operazioni mediamente più contenute. Per le imprese femminili, il dato 2025 resta il riferimento più aggiornato disponibile nei report ufficiali per valutare il ricorso alla garanzia pubblica e il suo peso nel credito alle aziende guidate da donne.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 07:09:52 +0000
Sicurezza sul Lavoro
Ondate di calore, attivi i bollini rossi: il piano del Ministero
Fino al 20 settembre il Ministero della Salute pubblica i bollettini sulle ondate di calore per 27 città, con 4 livelli di rischio e previsioni fino a 72 ore.

Le ondate di calore 2026 hanno già acceso i bollini rossi su Bologna, Firenze, Roma e Torino, con il livello 3 raggiunto a fine maggio per la prima intensa ondata della stagione. Dal 25 maggio al 20 settembre il Ministero della Salute pubblica bollettini quotidiani per 27 città italiane, nell’ambito del Piano operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute.

Il Piano del Ministero fino al 20 settembre

Il Piano operativo nazionale è coordinato dal Ministero della Salute con il supporto tecnico-scientifico del Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio. Per il 2026 è stato attivato con la circolare ministeriale n. 3873 del 21 maggio e si articola in tre linee d’azione: l’elaborazione quotidiana del bollettino per ogni città, l’invio ai centri di riferimento locali per gli interventi di prevenzione sociosanitari e la pubblicazione sul portale ministeriale per l’informazione alla popolazione.

Affianca il sistema dei bollettini il Sistema di Sorveglianza della Mortalità giornaliera (SiSMG), attivo in 54 città per monitorare gli eventi sanitari collegati alle ondate di calore e ad altri eventi meteorologici estremi. A questo si aggiunge il sistema di sorveglianza degli accessi in Pronto Soccorso.

I quattro livelli di rischio del bollettino calore

Il bollettino assegna a ogni città uno dei quattro livelli di rischio, con previsioni a 24, 48 e 72 ore. Le definizioni ministeriali sono le seguenti:

  • il livello 0 indica assenza di rischio;
  • il livello 1 segnala condizioni meteorologiche di preallerta che precedono un livello 2;
  • il livello 2 si attiva con temperature elevate e condizioni meteo che possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione, in particolare per i soggetti suscettibili;
  • il livello 3 corrisponde a un’ondata di calore con condizioni di rischio elevato persistenti per tre o più giorni consecutivi.

I soggetti più esposti al rischio calore sono anziani, malati cronici, bambini e donne in gravidanza: per queste categorie il sistema di allerta è lo strumento principale per attivare tempestivamente gli interventi di prevenzione.

Le 27 città monitorate: dove consultare i bollettini

I bollettini vengono pubblicati dal lunedì al venerdì alle ore 11 sul portale del Ministero della Salute e tramite l’App «Caldo e Salute», disponibile su Google Play per Android. Le 27 città monitorate sono: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo.

Per Bologna e Torino il bollettino di allerta calore è emesso dalle rispettive ARPA regionali: ARPA Emilia-Romagna per Bologna e ARPA Piemonte per Torino, al posto di quello ministeriale.

Bollini di allerta e cassa integrazione per aziende e lavoratori

Per le aziende con lavoratori esposti alle alte temperature, il bollettino del Ministero non è solo un servizio informativo. Quando scatta il livello 2 o il livello 3, la documentazione meteo può essere allegata alla domanda di cassa integrazione per eventi meteo presentata all’INPS. La causale «eventi meteo» è attivabile anche sotto i 35 gradi, quando le temperature percepite superano la soglia di rischio per le specifiche mansioni svolte.

I settori più coinvolti sono quelli con lavoro fisico all’aperto o in ambienti non climatizzati — edilizia, agricoltura e logistica — per i quali la valutazione del rischio da calore nel DVR acquista un’importanza prioritaria nelle settimane di allerta.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 06:54:30 +0000
Pensioni
Pensioni 2026, tutti i chiarimenti su requisiti, calcolo e uscite anticipate
Requisiti 2026 per pensione di vecchiaia e anticipata, calcolo dell’assegno, APE Sociale, Quota 41, reversibilità e modello RED.

Le pensioni 2026 si muovono tra requisiti ordinari ancora fermi per l’anno in corso e anticipi più selettivi: vecchiaia a 67 anni, pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, APE Sociale prorogata e Quota 103 e Opzione Donna utilizzabili soltanto da chi aveva già maturato i requisiti richiesti dalle vecchie regole. Questa pagina raccoglie le risposte essenziali ai dubbi più frequenti, con rinvio agli approfondimenti verticali quando servono calcolo, domanda o decorrenza.

Quanti anni di contributi servono per andare in pensione nel 2026?

Nel 2026 i requisiti pensione 2026 confermano l’impianto ordinario: pensione di vecchiaia a 67 anni, pensione anticipata basata sugli anni di contributi e canali agevolati riservati a categorie specifiche. I casi principali sono questi:

  • la pensione di vecchiaia richiede 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi;
  • la deroga Amato consente l’accesso con 15 anni di contributi solo nei casi previsti dal decreto legislativo 503/1992;
  • la vecchiaia contributiva consente l’uscita a 71 anni con almeno 5 anni di contributi effettivi;
  • la pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con finestra mobile di 3 mesi;
  • la pensione precoci Quota 41 richiede 41 anni di contributi e almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima dei 19 anni, oltre all’appartenenza alle categorie ammesse.

Come si calcola l’età pensionabile?

L’età pensionabile si calcola incrociando età anagrafica, contribuzione maturata, gestione previdenziale di iscrizione e formula di uscita applicabile. Per stimare la prima decorrenza utile si può usare il calcolatore della pensione online, tenendo conto delle finestre mobili previste per le pensioni anticipate e delle regole specifiche del pubblico impiego, del cumulo e delle gestioni speciali.

Come si calcola l’importo della pensione?

L’importo della pensione dipende dal sistema di calcolo applicato alla carriera contributiva. Il contributivo considera i contributi versati e rivalutati, il retributivo guarda alle retribuzioni pensionabili dei periodi coperti da questo metodo, mentre il sistema misto combina le due logiche in base alla posizione maturata al 31 dicembre 1995.

Per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996, oppure per le quote contributive delle pensioni miste, il calcolo contributivo della pensione parte dal montante individuale, rivalutato ogni anno, e arriva alla pensione annua attraverso i coefficienti legati all’età di uscita.

Montante contributivo e coefficienti di trasformazione

Il montante contributivo è la somma dei contributi accreditati durante la vita lavorativa, rivalutati secondo il tasso annuo previsto dalla normativa. Per i dipendenti l’aliquota ordinaria di computo è pari al 33%, per gli autonomi è pari al 24%, mentre per la Gestione Separata INPS varia in base alla posizione contributiva.

I coefficienti di trasformazione trasformano il montante in pensione annua lorda. Nel biennio 2025-2026 si applicano i coefficienti aggiornati dal decreto interministeriale Lavoro-Economia, con valori che crescono all’aumentare dell’età di pensionamento.

Quanto si prende di pensione con 35 anni di contributi?

Con 35 anni di contributi l’importo cambia in base a retribuzione, continuità della carriera, sistema di calcolo, età di uscita e presenza di periodi part-time, figurativi o riscattati. Lo stesso numero di anni può produrre assegni molto diversi se una parte della pensione ricade nel retributivo oppure se l’intera prestazione viene calcolata con il metodo contributivo.

Una stima attendibile richiede quindi il controllo dell’estratto conto contributivo e la simulazione dell’assegno lordo e netto. In linea generale, l’uscita anticipata riduce la pensione perché abbassa gli anni di versamento e applica coefficienti meno favorevoli rispetto a un pensionamento più tardivo.

Chi ha iniziato a lavorare a 16 anni quando va in pensione?

Chi ha iniziato a lavorare a 16 anni può rientrare tra i lavoratori precoci Quota 41, se possiede almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima dei 19 anni. Nel 2026 il requisito contributivo è pari a 41 anni, ma l’accesso richiede anche l’appartenenza a una delle categorie tutelate.

Rientrano tra i profili ammessi i disoccupati involontari, i caregiver, gli invalidi civili almeno al 74%, gli addetti a lavori gravosi e gli addetti a mansioni usuranti. La pensione precoci prevede una finestra mobile di 3 mesi tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza dell’assegno.

Chi ha 42 anni di contributi può andare in pensione?

Con 42 anni di contributi la risposta cambia tra uomini e donne. Le lavoratrici superano il requisito della pensione anticipata ordinaria, fissato nel 2026 a 41 anni e 10 mesi, e devono attendere la finestra mobile di 3 mesi. Per gli uomini, invece, il requisito ordinario è pari a 42 anni e 10 mesi.

Il pensionamento con 42 anni può essere possibile anche per chi rientra nella Quota 41 precoci oppure in altri canali agevolati, se risultano soddisfatti tutti i requisiti specifici. In assenza di tali condizioni, per gli uomini servono altri 10 mesi di contribuzione rispetto ai 42 anni già maturati.

Che cos’è l’APE Sociale nel 2026?

L’APE Sociale 2026 è un’indennità ponte a carico dello Stato, erogata dall’INPS fino alla maturazione della pensione di vecchiaia o di un altro trattamento diretto. La Legge di Bilancio 2026 l’ha prorogata fino al 31 dicembre 2026, con requisito anagrafico pari a 63 anni e 5 mesi.

L’importo è pari alla rata mensile di pensione maturata al momento dell’accesso, entro il tetto massimo di 1.500 euro mensili. L’indennità è pagata per 12 mensilità, non prevede tredicesima, non viene rivalutata e non è reversibile ai superstiti.

Chi ha diritto all’APE Sociale?

Hanno diritto all’APE Sociale le categorie tutelate dalla normativa, con requisiti contributivi diversi in base alla condizione personale o al lavoro svolto:

  • i disoccupati involontari devono avere concluso integralmente la NASpI e maturare almeno 30 anni di contributi;
  • i caregiver devono assistere da almeno sei mesi il coniuge, la parte dell’unione civile o un familiare convivente nei casi previsti dalla legge, con almeno 30 anni di contributi;
  • gli invalidi civili devono avere una riduzione della capacità lavorativa almeno pari al 74% e almeno 30 anni di contributi;
  • gli addetti a lavori gravosi devono maturare almeno 36 anni di contributi, ridotti a 32 anni per alcune categorie, come operai edili e ceramisti;
  • le lavoratrici madri possono ridurre il requisito contributivo di 12 mesi per ciascun figlio, fino a un massimo di 2 anni.

Che cos’è la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità 2026 è il trattamento ai superstiti riconosciuto ai familiari aventi diritto dopo il decesso del pensionato. Se il decesso riguarda un assicurato che aveva già maturato i requisiti contributivi richiesti, si parla invece di pensione indiretta.

La quota spettante varia in base ai beneficiari: 60% al solo coniuge, 80% al coniuge con un figlio, 100% al coniuge con due o più figli oppure a tre o più figli senza coniuge. In assenza di coniuge e figli, la prestazione può spettare ai genitori, ai fratelli o alle sorelle nei casi previsti.

Chi ha la pensione di reversibilità deve fare il RED?

Il modello RED serve a comunicare all’INPS i redditi rilevanti per le prestazioni collegate al reddito. Chi percepisce la reversibilità deve presentarlo quando l’Istituto non dispone già delle informazioni necessarie, ad esempio in presenza di redditi non indicati nel 730, pensioni estere, redditi da lavoro autonomo, interessi bancari o postali e altri proventi soggetti a regole particolari.

Chi presenta la dichiarazione dei redditi e non possiede redditi ulteriori rispetto a quelli già trasmessi all’Agenzia delle Entrate, di norma, non deve duplicare la comunicazione. La verifica va però fatta caso per caso, perché l’omesso invio del RED può portare alla sospensione o al recupero delle prestazioni collegate al reddito.

Come aumenta o si riduce la pensione di reversibilità?

L’importo della reversibilità aumenta in presenza di più superstiti aventi diritto, come figli minori, studenti o inabili, e si riduce quando il beneficiario supera determinate soglie di reddito personale. Nel 2026 la riduzione scatta oltre 23.862,15 euro annui, con tagli del 25%, del 40% o del 50% in base al reddito.

Le riduzioni reddituali non si applicano quando nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili. Per effetto della giurisprudenza costituzionale, inoltre, la decurtazione della reversibilità non può superare il reddito aggiuntivo che fa scattare il taglio.

Quali pensioni anticipate restano utilizzabili nel 2026?

Nel 2026 le pensioni anticipate utilizzabili sono soprattutto quelle ordinarie e i canali riservati a platee definite: pensione anticipata Fornero, pensione contributiva a 64 anni per chi ha iniziato a versare dal 1996, APE Sociale, Quota 41 precoci, pensione per lavori usuranti e strumenti di esodo aziendale nei casi ammessi.

Quota 103 e Opzione Donna sono accessibili soltanto da chi aveva già perfezionato i requisiti entro le date previste dalle rispettive discipline. Per le nuove maturazioni 2026, la flessibilità in uscita si concentra sull’APE Sociale e sugli altri canali ordinari o di categoria ancora attivi.

Dal 2027 cambiano i requisiti pensione?

Dal 2027 tornano gli adeguamenti alla speranza di vita. La pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Anche la pensione anticipata ordinaria richiederà un mese in più nel 2027 e tre mesi complessivi in più dal 2028.

Per la pensione anticipata ordinaria, nel 2027 serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028 i requisiti saliranno a 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. Gli addetti a mansioni gravose o usuranti mantengono alcune esclusioni dagli adeguamenti secondo le regole INPS.


Data articolo: Thu, 28 May 2026 06:27:54 +0000
Flotte aziendali
Noleggio auto a lungo termine: le agevolazioni fiscali caso per caso
Tutte le regole fiscali sul noleggio auto a lungo termine: deduzione dei canoni, detrazione IVA, agevolazioni per agenti di commercio, professionisti, aziende e dipendenti.

Il noleggio auto a lungo termine consente di utilizzare un veicolo senza acquisto diretto, con un canone periodico che può includere manutenzione, assicurazione, assistenza e altri servizi di gestione. La convenienza fiscale dipende dal soggetto che usa l’auto e dall’impiego del veicolo nell’attività.

Per professionisti, aziende, agenti di commercio, flotte e auto concesse ai dipendenti, la detraibilità IVA e deducibilità dei costi delle auto aziendali segue regole diverse. La detrazione IVA forfetaria al 40% si applica ai veicoli ad uso promiscuo fino al 31 dicembre 2028, mentre la deduzione dei canoni dipende dalle percentuali e dai limiti previsti dal TUIR.

Questa scheda riepiloga nel dettaglio tutte le agevolazioni fiscali del noleggio auto a lungo termine caso per caso, distinguendo tra uso professionale ordinario, uso strumentale esclusivo, auto assegnate ai dipendenti, agenti e rappresentanti di commercio, società semplici e associazioni professionali


Data articolo: Thu, 28 May 2026 05:21:40 +0000
Dichiarazione dei Redditi
Affitto con cedolare secca nel 730: quale impatto sulle detrazioni?
E possibile non inserire nel 730 l’ammontare dell’affitto percepito e pagarne solo la cedolare secca tramite F24 alle scadenze stabilite? Se lo inserisco fa cumulo con la RAL diminuendo le detrazioni da lavoro dipendente? E possibile non inserire nel 730 l’ammontare dell’affitto percepito e pagarne solo la cedolare secca tramite F24 alle scadenze stabilite? Se lo inserisco fa cumulo con la RAL diminuendo le detrazioni da lavoro dipendente?
Data articolo: Thu, 28 May 2026 05:11:27 +0000
Quattordicesima
Quattordicesima: i 10 settori che pagano la mensilità aggiuntiva tra giugno e luglio 2026
Quattordicesima tra giugno e luglio 2026: tra i settori che la prevedono in busta paga ci sono commercio, turismo, logistica e studi professionali.

Quattordicesima 2026 in arrivo tra giugno e luglio per molti dipendenti del settore privato. La mensilità estiva riguarda soprattutto commercio, turismo, logistica, studi professionali, vigilanza, pulizie, alimentare e altri comparti regolati dai rispettivi CCNL. Per capire se spetta, la verifica si fa sul contratto collettivo applicato in azienda e su eventuali accordi individuali.

Chi prende la quattordicesima nel 2026

A differenza della tredicesima a fine anno (collegata al rapporto di lavoro subordinato), la mensilità aggiuntiva di metà anno riguarda solo alcuni settori e viene pagata con le scadenze fissate dal contratto collettivo. La quattordicesima in busta paga spetta infatti ai dipendenti solo quando il CCNL applicato la prevede. Un dipendente impiegato in un’azienda commerciale, ad esempio, potrebbe comunque avere un contratto diverso da quello classico del commercio.

Per quanto riguarda l’importo spettante, invece, le regole seguono la maturazione della retribuzione tabellare e dunque anche la qualifica o il part-time possono incidere sul rateo maturato.

Calcolo quattordicesima online

In termini di pagamento, infine, il calendario standard ne colloca il versamento tra fine giugno e luglio 2026. In diversi contratti, la 14esima arriva prima delle ferie estive, insieme allo stipendio ordinario oppure con cedolino separato. La data esatta è indicata nel CCNL applicato e nelle prassi aziendali. Alcuni contratti fissano scadenze più ravvicinate alla fine di giugno, altri collocano il pagamento entro la prima metà di luglio.

I settori con la quattordicesima in busta paga

I principali CCNL che prevedono la quattordicesima si concentrano nei servizi, nel commercio, nel turismo, nella logistica e in alcuni comparti produttivi. La presenza del settore in tabella va sempre letta insieme al contratto applicato al singolo lavoratore, perché denominazione aziendale e CCNL possono divergere.

Settore Quando può arrivare la 14esima
commercio e terziario entro l’estate, secondo CCNL
turismo e pubblici esercizi entro luglio, secondo contratto
autotrasporto merci, logistica e spedizioni tra giugno e luglio
studi professionali entro giugno
pulizie e multiservizi entro metà luglio
vigilanza privata e servizi fiduciari secondo le scadenze del CCNL
alimentare industria secondo la disciplina contrattuale
assicurazioni secondo contratto collettivo applicato
credito e istituti bancari secondo accordi collettivi di settore
agricoltura e operai agricoli secondo contratto e giornate utili

Come si calcola l’importo della 14esima

Il calcolo della quattordicesima segue di norma il periodo di maturazione che va dal 1° luglio dell’anno precedente al 30 giugno dell’anno in corso. L’importo pieno corrisponde in genere a una mensilità della retribuzione lorda contrattuale, riproporzionata in base ai mesi utili. La formula di base è retribuzione lorda mensile per mesi maturati diviso 12. Per chi ha lavorato tutto il periodo, la mensilità è piena; per assunzioni in corso d’anno, cessazioni, part-time o cambi di orario, l’importo viene ridotto in proporzione.

Le assenze retribuite di solito concorrono alla maturazione della 14esima, mentre le assenze prive di retribuzione seguono la disciplina del contratto collettivo. Anche in questo caso il CCNL è il riferimento da controllare prima del calcolo finale.

Periodo o assenza Effetto sul rateo di 14esima
ferie e festività maturano la quattordicesima
malattia e infortunio maturano entro i limiti previsti dal CCNL
maternità obbligatoria di norma matura il rateo
congedo matrimoniale di norma matura il rateo
aspettativa non retribuita di norma non matura il rateo
sciopero di norma non matura il rateo
straordinari e premi variabili di norma esclusi dalla base di calcolo

Perché la 14esima netta è più bassa dello stipendio

La quattordicesima netta può risultare inferiore allo stipendio mensile ordinario anche quando l’importo lordo sembra equivalente a una mensilità. Sulla somma si applicano contributi e IRPEF, mentre non trovano spazio le detrazioni da lavoro dipendente e per familiari a carico come nel cedolino ordinario. L’importo finale dipende da retribuzione lorda, mesi maturati, aliquote fiscali e contributi a carico del dipendente.

La mensilità aggiuntiva concorre al reddito imponibile fiscale e previdenziale del dipendente e incide anche sulla maturazione del TFR.


Data articolo: Wed, 27 May 2026 14:54:06 +0000
Conti deposito
Conti deposito, i rendimenti tornano a salire: offerte fino al 4% sui vincoli brevi
I conti deposito tornano competitivi a maggio 2026 con offerte fino al 4% lordo: BCE attesa al rialzo a giugno, banche già si muovono. Rendimenti netti e confronti.

I rendimenti dei conti deposito tornano a salire. Le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della BCE a giugno — il primo da quasi due anni, spinto dall’inflazione energetica seguita alla crisi del Golfo — hanno convinto alcune banche ad alzare preventivamente le offerte per raccogliere nuova liquidità prima che il mercato cambi. A maggio 2026 le promozioni più aggressive per i nuovi clienti arrivano fino al 4% lordo sui vincoli brevi: chi ha liquidità ferma su un conto corrente a zero interessi trova margini di guadagno che non si vedevano da qualche mese.

Le migliori offerte di maggio 2026, fino al 4%

Il motore del rimbalzo è doppio. Da un lato, il consensus di Bloomberg datato 11 maggio ha ridisegnato le aspettative sui tassi BCE: due rialzi nel 2026, a giugno e a settembre, spinti dall’inflazione alimentata dalla crisi energetica seguita alla guerra nel Golfo. Dall’altro, la competizione tra banche per la raccolta di nuova liquidità ha prodotto promozioni aggressive destinate quasi sempre ai nuovi clienti e con durata limitata.

Tra i conti liberi, segnaliamo ING Conto Arancio che propone il 4% lordo per 12 mesi su un massimo di 50.000 euro: l’offerta è riservata ai nuovi clienti che aprono entro il 30 giugno 2026 e richiede l’accredito dello stipendio o della pensione, oppure un bonifico mensile di almeno 1.000 euro — condizione che decade se saltata anche un solo mese. BBVA si posiziona al 3% lordo senza vincoli e senza obbligo di accreditare lo stipendio, con offerta valida anch’essa fino al 30 giugno per i nuovi clienti e senza tetto massimo sull’importo.

Sui vincolati a 12 mesi, Cherry Bank arriva al 3,25% lordo, con un guadagno netto di circa 220 euro su un deposito di 10.000 euro. Le durate più lunghe — 24 e 36 mesi — si attestano generalmente tra il 3% e il 3,5% lordo per gli istituti più competitivi: alcune banche challenger stanno proponendo condizioni vantaggiose su scadenze a 48-60 mesi nel tentativo di assicurarsi raccolta prima dei previsti rialzi.

Dal lordo al netto, quanto rimane dopo tasse e bollo

Il tasso pubblicizzato è sempre lordo: prima di confrontare le offerte occorre tenere conto della tassazione al 26% sugli interessi maturati e dell’imposta di bollo dello 0,20% annua sul saldo medio, che nella quasi totalità dei casi rimane a carico del risparmiatore. Su un deposito di 10.000 euro al tasso promozionale del 4% lordo per 12 mesi, il calcolo è: 400 euro di interessi lordi, meno 104 euro di ritenuta fiscale e meno 20 euro di bollo, per un guadagno netto di circa 276 euro — pari a un rendimento effettivo del 2,76%.

Il confronto con i titoli di Stato rimane comunque penalizzante per i conti deposito: a parità di tasso lordo al 3%, un BTP a 12 mesi porta circa 262 euro netti su 10.000 euro contro i 202 del conto deposito, grazie all’aliquota agevolata al 12,5%. Solo le offerte promozionali che superano il 3,75-4% lordo riescono a colmare il divario fiscale. Chi decide di puntare sui conti deposito in questa fase deve verificare la data di scadenza delle promozioni — spesso fissata tra maggio e giugno 2026 —, le condizioni operative richieste e i tempi di svincolo anticipato in caso di necessità.


Data articolo: Wed, 27 May 2026 14:29:53 +0000
Dichiarazione dei Redditi
Blocco rimborsi 730 per chi ha cartelle non pagate: la procedura per sbloccare il credito
Riscossione: blocco rimborsi fiscali sopra i 500 euro in presenza di cartelle esattoriali per i contribuenti che non li compensano con i debiti a ruolo.

Con la stagione dichiarativa in pieno svolgimento, milioni di contribuenti rischiano di non ricevere i rimborsi IRPEF da 730/2026 a causa di un blocco automatico legato alle cartelle esattoriali non pagate: la riforma della riscossione (D.Lgs. 110/2024) ha infatti modificato la procedura, sospendendo i pagamenti per i crediti  superiori a 500 euro laddove siano iscritte somme a ruolo per oltre i 1.500 euro al medesimo titolare. Il rimborso viene congelato e, in caso di rifiuto della proposta di compensazione dell’Agenzia Entrate-Riscossione, può restare bloccato fino al 31 dicembre 2027.

Quando scatta il blocco del rimborso fiscale

La procedura si attiva solo al superamento di due soglie distinte. Il rimborso deve essere superiore a 500 euro (comprensivo di interessi): questa franchigia, introdotta dal D.Lgs. 110/2024, protegge i contribuenti con crediti modesti, che ricevono il rimborso direttamente anche in presenza di cartelle. Le cartelle esattoriali devono risultare scadute da oltre 60 giorni per un importo complessivo superiore a 1.500 euro. In questo conteggio rientrano il debito originario, le sanzioni, gli interessi di mora e le spese accessorie maturate nel tempo: non solo il capitale.

Il blocco scatta anche in presenza di somme iscritte a ruolo da altri enti fiscali e previdenziali convenzionati con l’Agenzia Entrate-Riscossione tra cui, ad esempio, l’INPS. La procedura si applica a qualsiasi rimborso fiscale erogato dall’Agenzia delle Entrate e dunque non solo all’IRPEF derivante da conguagli sul modello 730: sono quindi interessate anche l’IVA e le altre imposte dirette.

Procedura di compensazione: dall’avviso al congelamento

Quando entrambe le soglie sono superate, l’iter parte automaticamente. Prima di autorizzare il pagamento, l’Agenzia delle Entrate verifica la posizione debitoria del contribuente; se emergono ruoli non saldati, segnala il caso all’Agenzia Entrate-Riscossione (AdER). L’AdER notifica al contribuente una proposta formale di compensazione volontaria tra il credito fiscale maturato e il debito iscritto a ruolo.

Per tutta la durata della procedura — fino a 60 giorni — le azioni esecutive sono sospese: nessun pignoramento né altro atto di recupero coatto può essere avviato.Il contribuente ha quindi 60 giorni per comunicare la propria decisione.

  • Chi accetta la proposta vede il rimborso andare a coprire il debito: se il rimborso supera il debito, la differenza viene versata al contribuente; in caso contrario, il debito si riduce per l’importo del credito.
  • Chi rifiuta — o non risponde — non perde il rimborso, ma lo vede congelato: le somme rimangono a disposizione dell’AdER fino al 31 dicembre dell’anno successivo.

NB: per i rimborsi del modello 730/2026 il congelamento può durare fino al 31 dicembre 2027, periodo durante il quale possono essere utilizzate per avviare azioni esecutive.

Come sbloccare il rimborso e mettersi in regola

Il primo passo è verificare la propria situazione accedendo al Cassetto fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate oppure al portale di Agenzia Entrate-Riscossione: in entrambi i casi è possibile consultare le cartelle attive, gli importi dovuti e lo stato di ciascun carico. Una volta individuata la propria situazione, il contribuente può valutare tre strade:

  • accettare la proposta di compensazione, azzerando o riducendo il debito con il credito fiscale maturato;
  • richiedere la rateizzazione del debito con AdER — chi ha già un piano di pagamento dilazionato regolarmente rispettato non subisce il blocco, perché le cartelle rateizzate in regola non attivano la procedura di compensazione;
  • valutare il ricorso alle commissioni tributarie se le cartelle risultano contestabili nel merito o notificate con vizi procedurali.

Se il blocco non è ancora scattato, la strada più semplice per evitarlo è regolarizzare la propria posizione prima dell’elaborazione del rimborso: saldare le cartelle, aderire a una rateizzazione o presentare ricorso sospende l’iter della compensazione. In assenza di intervento, i tempi di rilascio del rimborso si allungano fino al limite del 31 dicembre dell’anno successivo.


Data articolo: Wed, 27 May 2026 14:07:50 +0000
Sicurezza sul Lavoro
Cassa integrazione per caldo eccessivo, le regole INPS 2026 per fare domanda
Cassa integrazione per caldo eccessivo 2026: chi ha diritto, quando scatta, come presentare la domanda di CIGO, FIS e CISOA con la causale eventi meteo.

Le aziende con lavoratori esposti alle alte temperature si preparano ad attivare la cassa integrazione ordinaria per caldo eccessivo. Le istruzioni di riferimento sono quelle del Messaggio INPS 2130 del 3 luglio 2025, che ha confermato le regole per CIGO, FIS, Fondi bilaterali e CISOA quando le temperature — anche quelle percepite — superano i 35 gradi, o in presenza di un’ordinanza della pubblica autorità. Per il 2026, il massimale mensile lordo dell’integrazione salariale è stato aggiornato a 1.423,69 euro (1.340,56 euro netti) dalla Circolare INPS 4/2026; l’INPS adotterà a luglio il consueto messaggio stagionale per la stagione estiva.

Caldo al lavoro, chi ha diritto alla cassa integrazione e quali settori

La cassa integrazione ordinaria (CIGO) per caldo eccessivo è riconosciuta dall’INPS in tutti i casi in cui il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dispone la sospensione delle lavorazioni perché le temperature rendono il lavoro a rischio per la salute dei lavoratori. Non è previsto un settore specifico di applicazione: può riguardare qualsiasi impresa rientrante nel campo di applicazione della CIGO, dall’industria all’artigianato nei comparti coperti.

I settori più esposti, e più frequentemente interessati dalle domande per caldo, sono l’edilizia — lavori su tetti, strade e cantieri all’aperto — le lavorazioni con materiali sensibili alle alte temperature, le attività che richiedono forte sforzo fisico abbinato all’uso di DPI e il lavoro in ambienti privi di sistemi di ventilazione. I lavoratori agricoli a tempo determinato e indeterminato sono coperti dalla CISOA (Cassa Integrazione Speciale per gli Operai Agricoli). Le imprese non coperte dalla CIGO — alcune PMI dei servizi e del terziario — possono accedere al FIS (Fondo di Integrazione Salariale) o ai Fondi di solidarietà bilaterali di settore.

Temperature soglia e condizioni per far scattare la CIGO

La soglia standard è di 35 gradi centigradi rilevati nel luogo di lavoro. L’INPS ammette però l’integrazione salariale anche con temperature inferiori quando la valutazione delle condizioni di lavoro — da effettuarsi con riferimento alle temperature percepite, notoriamente più alte di quelle reali — porta il responsabile della sicurezza a certificare il rischio per la salute. La CIGO si applica in presenza di uno o più fattori concorrenti:

  • orari di lavoro nella fascia più calda della giornata, tra le 14:00 e le 17:00;
  • mansioni che richiedono sforzo fisico sostenuto abbinato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI) che aumentano la ritenzione di calore;
  • lavorazioni con materiali sensibili alle alte temperature o esposizione a fonti di calore aggiuntive;
  • luoghi di lavoro all’aperto senza ombreggiatura o ambienti interni privi di ventilazione;
  • caratteristiche individuali dei lavoratori, come età avanzata o particolari condizioni di salute.

La valutazione del rischio da stress termico deve essere inclusa nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e, nei cantieri edili, nel Piano Operativo di Sicurezza (POS). L’integrazione salariale è riconosciuta anche quando la sospensione avviene su disposizione di un’ordinanza della pubblica autorità, indipendentemente dalla temperatura registrata.

Linee guida INAIL e portale Worklimate per valutare il rischio

Sul fronte della prevenzione, l’INAIL ha sviluppato il portale Worklimate (worklimate.it), realizzato in collaborazione con il CNR-IBe (Istituto per la BioEconomia). Il portale mette a disposizione di datori di lavoro, RSPP e medici competenti due strumenti di previsione del rischio da stress termico: previsioni personalizzate di stress climatico occupazionale calcolate su profili standard di lavoratore per le fasce orarie 8:00, 12:00, 16:00 e 20:00, e previsioni locali del rischio caldo a cinque giorni per una specifica località.

A supporto della valutazione nel DVR e nel POS di cantiere, la Conferenza delle Regioni ha approvato le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare: un documento che tratta il rischio termico come rischio lavorativo a tutti gli effetti, da valutare, prevenire e monitorare sistematicamente.

Come presentare la domanda INPS, causali e tempi

Le domande si presentano tramite il portale INPS accedendo, con SPID, CNS o CIE, alla sezione Servizi per le aziende e i consulenti, selezionando poi CIG e Fondi di solidarietà e quindi OMNIA Integrazioni Salariali. Sono previste due causali distinte:

  • causale «evento meteo» per «temperature elevate», da utilizzare quando la sospensione è decisa autonomamente dall’azienda sulla base della valutazione del RSPP e le temperature — reali o percepite — superano la soglia di rischio;
  • causale «sospensione o riduzione per ordine di PA per cause non imputabili all’impresa», quando esiste un’ordinanza comunale o regionale che dispone la sospensione — non è necessario allegare il provvedimento, bastano gli estremi.

Entrambe le causali rientrano nella categoria degli eventi oggettivamente non evitabili (EONE): non è richiesto l’esame congiunto preventivo con le organizzazioni sindacali e non è dovuta la contribuzione addizionale. La domanda va presentata entro 15 giorni dall’inizio della sospensione. Nella compilazione occorre descrivere l’evento meteorologico, le lavorazioni interessate, le modalità di svolgimento delle attività e le date o le fasce orarie di sospensione. Per ogni singolo episodio di caldo eccessivo è consentita una sola domanda; in caso di prolungamento si presenta una nuova istanza.

FIS, Fondi bilaterali e CISOA per chi non accede alla CIGO

I datori di lavoro esclusi dal campo di applicazione della CIGO accedono agli stessi strumenti di sostegno attraverso il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), rivolto alle imprese con più di cinque dipendenti prive di un fondo bilaterale di settore, e attraverso i Fondi di solidarietà bilaterali per i comparti che ne sono dotati — artigianato, credito, pesca e altri. Le stesse causali valide per la CIGO si applicano anche per FIS e fondi bilaterali, con il medesimo inquadramento come EONE e la medesima esenzione dalla contribuzione addizionale.

Per il settore agricolo, i lavoratori dipendenti a tempo determinato e indeterminato accedono alla CISOA, con regole di presentazione delle domande specifiche per il comparto. Il massimale CISOA 2026 è stato aggiornato anch’esso dalla Circolare INPS 4 del 28 gennaio 2026. Per il settore edile, il massimale dell’integrazione salariale legata a intemperie stagionali — compreso il caldo eccessivo — è incrementato del 20% rispetto al massimale ordinario, portando il tetto lordo mensile a circa 1.708 euro.


Data articolo: Wed, 27 May 2026 13:37:06 +0000

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