Oggi è Venerdi' 20/03/2026 e sono le ore 00:56:45
Nostro box di vendita su Vinted
Nostro box di vendita su Wallapop
Nostro box di vendita su subito.it
Condividi questa pagina
Oggi è Venerdi' 20/03/2026 e sono le ore 00:56:45
Nostro box di vendita su Vinted
Nostro box di vendita su Wallapop
Nostro box di vendita su subito.it
Condividi questa pagina
Nostra publicità
Compra su Vinted
Compra su Vinted
#PMI.it #informazione #ICT #imprese #medie #piccole
Il 22 e 23 marzo si vota per il referendum costituzionale sulla giustizia. I seggi saranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15; per votare servono tessera elettorale e documento di identità . Gli elettori con disabilità possono ricorrere al voto assistito o, nei casi previsti, al voto a domicilio, mentre gli italiani iscritti all’AIRE votano per corrispondenza. Trattandosi di un referendum confermativo, non è richiesto il quorum.
Il referendum riguarda la riforma della giustizia approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025, che sancisce definitamente la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti e interviene  sull’autogoverno della magistratura. Il CSM viene sdoppiato in due organi distinti — uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri — e viene istituita una terza struttura, l’Alta Corte Disciplinare, per la funzione disciplinare.
La scheda del referendum è di colore verde e riporta il quesito sulla legge costituzionale già approvata dal Parlamento.
Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?

Se prevale il sì entrerà in vigore la riforma; se prevale il no resterà in vigore l’attuale formulazione della Costituzione.
Per votare bisogna presentarsi al seggio indicato sulla tessera elettorale con un documento di riconoscimento. Se la tessera è stata smarrita, è deteriorata oppure ha esaurito gli spazi disponibili, il duplicato può essere richiesto al Comune di residenza, che nei giorni del voto di norma prolunga l’apertura degli uffici elettorali.
Sono ammessi carta d’identità , passaporto, patente e gli altri documenti di riconoscimento rilasciati da una pubblica amministrazione con fotografia. Il documento può essere usato anche se scaduto, purché consenta l’identificazione dell’elettore. È valida anche la ricevuta della richiesta di rilascio della CIE, perché contiene fotografia, dati anagrafici e numero del documento richiesto.
Chi si presenta senza documenti può essere identificato da uno scrutatore che lo conosce personalmente oppure da un altro elettore del Comune munito di un documento valido.
Il voto si esprime barrando la casella del sì oppure quella del no. Non servono altre annotazioni e qualsiasi segno estraneo può rendere nulla la scheda. Se si sbaglia, si può chiedere una nuova scheda al presidente di seggio, che provvede ad annullare quella restituita.
In cabina non si possono introdurre smartphone, tablet, fotocamere o altri dispositivi in grado di registrare immagini. Il voto deve essere espresso esclusivamente con la matita copiativa fornita al seggio.
Votare sì significa confermare la riforma; votare no significa respingerla e lasciare in vigore l’attuale testo della Costituzione.
I seggi elettorali resteranno aperti domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Lo scrutinio comincerà subito dopo la chiusura definitiva delle urne, nel pomeriggio di lunedì.
I dati su affluenza e risultati saranno pubblicati sul portale Eligendo del Ministero dell’Interno. Le rilevazioni dell’affluenza sono previste nelle finestre informative fissate dal Viminale durante la domenica e poi alla chiusura dei seggi il lunedì.
Gli elettori con disabilità che non possono votare da soli hanno diritto al voto assistito, cioè alla presenza di un accompagnatore in cabina. L’ammissione può risultare dalla tessera elettorale con annotazione del Comune oppure da una certificazione sanitaria rilasciata dalla ASL.
Per il referendum di marzo 2026 è stata espressamente ammessa anche la EU Disability Card di tipo A, che può essere esibita al seggio per ottenere il voto assistito nei casi previsti. Gli elettori non vedenti possono inoltre utilizzare il libretto nominativo INPS che attesta la cecità assoluta. L’accompagnatore deve essere un elettore e non può svolgere questa funzione per più di una persona.
Il voto a domicilio spetta agli elettori affetti da gravissime infermità o dipendenti in via continuativa da apparecchiature elettromedicali. La domanda doveva essere presentata al Comune entro il 2 marzo, allegando la documentazione sanitaria richiesta.
Se il seggio assegnato presenta barriere architettoniche, gli elettori non deambulanti possono votare in un’altra sezione del Comune accessibile con sedia a rotelle, esibendo la documentazione necessaria.
I degenti in ospedale, nelle case di cura, nelle comunità terapeutiche e i detenuti possono votare in luoghi diversi dal seggio ordinario, purché la richiesta sia stata presentata entro i termini fissati dagli uffici elettorali.
In questi casi il voto viene raccolto attraverso seggi speciali o modalità equivalenti predisposte nelle strutture interessate.
Gli italiani all’estero iscritti all’AIRE votano per corrispondenza. Il plico elettorale deve essere recapitato all’ufficio consolare di riferimento entro le 16, ora locale, di giovedì 19 marzo 2026.
Possono votare per corrispondenza anche i cittadini che si trovano temporaneamente all’estero per almeno tre mesi, a condizione che abbiano presentato la domanda nei termini. In mancanza di questa richiesta, per votare occorre rientrare in Italia.
Gli elettori residenti in Paesi con cui l’Italia non intrattiene relazioni diplomatiche o nei quali il voto per corrispondenza non è ammesso hanno diritto al rimborso del 75% del costo del viaggio per rientrare nel Comune di iscrizione elettorale.
Chi deve raggiungere il Comune di iscrizione elettorale può usufruire di agevolazioni sui trasporti. Per i viaggi in treno sono previste riduzioni su Trenitalia, Italo e Trenord, con percentuali diverse a seconda del vettore e del biglietto acquistato.
Il biglietto di andata deve essere acquistato a partire dal 13 marzo e deve consentire l’arrivo a destinazione entro le 15 di lunedì 23 marzo. Il viaggio di ritorno deve essere successivo all’apertura dei seggi e concludersi non oltre il 2 aprile.
Sui traghetti di Compagnia Italiana di Navigazione, GNV, Grimaldi Euromed, Navigazione Siciliana e NLG è previsto uno sconto del 60%. Per chi usa l’aereo, con ITA Airways è previsto uno sconto di 40 euro sui biglietti di almeno 41 euro, valido per i voli effettuati tra il 15 e il 30 marzo 2026. Per gli elettori residenti all’estero è inoltre prevista l’esenzione dal pedaggio autostradale nelle finestre temporali fissate dal Ministero dell’Interno.
Il voto del 22 e 23 marzo è un referendum costituzionale confermativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione. In questo caso il risultato non dipende dal numero dei votanti ma dalla maggioranza dei voti validamente espressi.
La consultazione è stata convocata perché la legge costituzionale non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere alla seconda deliberazione. Per questo, sulla separazione delle carriere e sugli altri punti della riforma decide direttamente il corpo elettorale.
L’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per gli avvocati e i professionisti non dipende automaticamente dal superamento della soglia dei 5.000 euro di reddito annuo. Lo chiarisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6000 del 17 marzo 2026: l’elemento determinante è l’esercizio abituale della professione, anche se non svolta in via esclusiva.
Molti avvocati con redditi contenuti, spesso al di sotto dei 5.000 euro annui, ritengono di essere esonerati dal versamento dei contributi previdenziali se non sono tenuti all’iscrizione alla Cassa Forense. Il ragionamento è comprensibile ma sbagliato.
La soglia dei 5.000 euro vale per i lavoratori autonomi occasionali (art. 44, comma 2, D.L. 269/2003): per i professionisti iscritti agli albi il criterio è diverso. La Cassazione ribadisce che il basso reddito costituisce soltanto un indizio che il giudice deve ponderare insieme ad altri elementi, non una franchigia che esonera automaticamente dall’obbligo contributivo. L’ammontare del compenso, infatti, si conosce solo a posteriori e non può definire da solo la natura dell’impegno lavorativo.
L’onere della prova sull’abitualità spetta all’INPS, che può assolverlo anche tramite presunzioni semplici. Il giudice analizza una serie di circostanze per stabilire se l’attività professionale abbia carattere di stabilità :
Se questi elementi dimostrano una continuità , l’obbligo contributivo sussiste a prescindere dal volume d’affari generato dal professionista in quell’anno.
La sentenza precisa che la professionalità si definisce attraverso una scelta a priori del lavoratore, che organizza la propria vita e i propri mezzi per svolgere una determinata attività . Se un avvocato apre uno studio, acquista software gestionali e cura costantemente le pratiche dei clienti, la sua attività è considerata abituale anche se, in un anno difficile, gli incassi restano minimi. In questo contesto, la Gestione Separata serve a coprire quei redditi che non sono assoggettati alla contribuzione soggettiva presso la cassa professionale di categoria.
L’ordinanza n. 6000/2026 interessa in modo particolare i praticanti avvocati e i commercialisti che iniziano la carriera e si trovano spesso in una fascia di reddito borderline. La regola è chiara: la previdenza segue l’attività reale, non i parametri numerici. Chi organizza stabilmente la propria attività professionale — studio, partita IVA, clientela ricorrente — è considerato esercente in via abituale anche se i compensi di quell’anno sono stati contenuti.
Va ricordato che la Cassazione aveva già fissato questo principio con la sentenza 32167/2018: l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale è già integralmente assoggettato a contribuzione obbligatoria presso la cassa di categoria.
Il versamento del solo contributo integrativo alla Cassa Forense — che ha natura solidaristica e non genera copertura pensionistica diretta — non è quindi sufficiente a esonerare dall’obbligo verso l’INPS.
Le sanzioni per omessa iscrizione per periodi antecedenti al 2011, invece, non sono dovute in virtù della sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2022, che ha tutelato il legittimo affidamento dei professionisti rispetto all’incertezza normativa di quel periodo.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha adottato, con il decreto n. 31 dell’11 marzo 2026, le linee guida per la progettazione della Cartella Sociale Informatizzata (CSI). Si tratta del primo modello nazionale uniforme per la gestione digitale dei servizi assistenziali territoriali, che rientra nelle misure del PN Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027.
La Cartella Sociale Informatizzata è uno strumento digitale che consente di raccogliere, gestire e condividere tutte le informazioni relative agli utenti e agli interventi erogati nel corso del percorso assistenziale, direttamente o tramite enti gestori, enti locali o Ambiti Territoriali Sociali. L’obiettivo è migliorare la qualità e il tracciamento dei servizi, ma soprattutto la capacità degli ATS di rispondere in modo efficace alle necessità dei cittadini più fragili, superando le disomogeneità locali che fino ad oggi hanno prodotto standard molto differenti da territorio a territorio.
Le linee guida sono state elaborate su proposta della Rete della protezione e dell’inclusione sociale, l’organismo di coordinamento istituito presso il Ministero del Lavoro ai sensi del decreto legislativo 147/2017. La Rete ha approvato il documento nella seduta del 4 dicembre 2025, mentre l’intesa in Conferenza Unificata — con il parere favorevole di Regioni, Province autonome, ANCI e UPI — è stata raggiunta il 5 febbraio 2026. Il percorso ha coinvolto anche la Direzione Generale per lo sviluppo sociale e gli aiuti alle povertà , che ha concorso alla definizione del modello insieme ad ANCI.
Le linee guida fissano i requisiti minimi che ogni sistema informatico adottato dagli Ambiti Territoriali Sociali deve rispettare. In particolare, la CSI deve garantire l’interoperabilità con il SIUSS — il Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali istituito dall’art. 24 del D.Lgs. 147/2017 — e con le altre piattaforme nazionali e locali. Il decreto prevede anche specifici requisiti tecnici e organizzativi per garantire sicurezza, controllo degli accessi e rispetto della normativa sulla privacy, con riferimento alla gestione dei dati personali degli utenti in carico ai servizi.
La CSI si inserisce in un ecosistema di strumenti digitali del welfare che comprende il SIISL per le politiche attive del lavoro e le piattaforme di monitoraggio dell’Assegno di Inclusione. Mentre il SIISL presidia la componente lavorativa dei percorsi di inclusione, la Cartella Sociale Informatizzata è pensata per il versante dei servizi sociali territoriali: la presa in carico, la valutazione multidimensionale del bisogno, la programmazione degli interventi e il monitoraggio degli esiti. La sua piena adozione negli ATS rappresenta un passaggio cruciale per costruire un sistema di welfare digitalmente integrato e misurabile.
«Il Digital Omnibus è ancora in discussione, mentre l’AI Act ha già avviato il proprio percorso di entrata in vigore progressiva. Questa situazione può generare una certa incertezza nelle imprese: attendere le semplificazioni future oppure iniziare comunque a prepararsi agli obblighi dell’AI Act?».
Giuseppe Vaciago, partner di 42 Law Firm, non ha dubbi: «conviene iniziare comunque a lavorare sulla compliance». Il problema è che la sovrapposizione di disposizioni regolatorie sta creando incertezza fra le imprese.
L’AI Act è un Regolamento già in vigore, con una roadmap precisa a cui le imprese sono chiamate ad adeguarsi. Entro il 2 agosto 2026 diventano applicative alcune delle norme chiave di questa legge, legate ai sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio.
Questa scadenza viene messa in discussione dal Digital Omnibus, che prevede un possibile slittamento al 2 dicembre 2027 oppure al 2 agosto 2028, a seconda delle specificità di questi sistemi di IA.
Stiamo parlando di software che, se applicati a determinati ambiti, sono considerati ad alto rischio dall’AI Act e comportano conseguenti obblighi per le imprese che li sviluppano o che li utilizzano: programmi per la selezione del personale, tool per valutare il merito di credito, controlli biometrici per ragioni di sicurezza. Sono relativamente diffusi anche fra le PMI, e comportano adempimenti in termini di valutazione dei rischi, controlli, privacy.
Vaciago riassume le principali novità che il Digital Omnibus mira a introdurre, oltre allo slittamento delle scadenze: prima di tutto «una maggiore armonizzazione tra i diversi regolamenti digitali, per evitare duplicazioni negli obblighi documentali e nelle procedure di compliance. Ma anche regimi semplificati per le PMI, soprattutto per quanto riguarda attività di reporting, valutazioni di rischio e obblighi informativi. E poi linee guida più chiare e strumenti standardizzati per consentire alle imprese di dimostrare la propria conformità senza dover sostenere costi eccessivi di consulenza o compliance».
Il legislatore comunitario si è mosso in recepimento di una serie di critiche sul rischio di eccessiva regolamentazione delle nuove tecnologie, spesso rivolto a Bruxelles. Molti si chiedono se il Digital Omnibus non sia una sorta di primo passo verso una deregolamentazione destinata a diventare più sostenuta.
Vaciago ritiene che non ci sia una volontà di deregolamentare il digitale ma uno sforzo per «rendere il quadro normativo più leggibile, coordinato e sostenibile per le imprese». Bruxelles vuole «da un lato, mantenere gli obiettivi di tutela e responsabilità che caratterizzano il modello europeo di regolazione del digitale. Dall’altro, garantire che questi obiettivi possano essere perseguiti senza creare un sistema eccessivamente complesso o oneroso per il tessuto imprenditoriale».
L’approvazione del Regolamento è prevista per il mese di giugno, tempistica che consentirebbe di modificare l’AI Act prima della scadenza di agosto. Condizionale d’obbligo, perché fino all’approvazione definitiva non ci possono essere certezze né sulla scadenza né sulla reale portata delle modifiche.
Le imprese si trovano in una sorta di limbo, per cui sono chiamate a una serie di adempimenti che potrebbero poi decadere oppure slittare all’ultimo momento.
Come approcciare questa fase? Vaciago consiglia un approccio graduale alla compliance. «Anche se il Digital Omnibus dovesse introdurre alcune semplificazioni – argomenta -, è improbabile che vengano meno i principi fondamentali dell’AI Act, come la classificazione dei sistemi di AI in base al rischio, gli obblighi di governance e documentazione, le misure di trasparenza nei confronti degli utenti».
Nella pratica, le PMI dovrebbero iniziare con attività di base: «comprendere dove e come vengono utilizzati sistemi di AI all’interno dell’azienda. Valutare se possano rientrare nelle categorie di rischio previste dall’AI Act. Definire alcune prime regole interne sull’utilizzo degli strumenti di AI».
Sono attività che presentano un duplice vantaggio. Oltre a «ridurre il rischio di non conformità futura, consentono alle imprese di acquisire maggiore consapevolezza sull’uso dell’intelligenza artificiale nei propri processi».
Dal 20 marzo parte la prima fase dell’accertamento INPS dell’esistenza in vita per i pensionati che ricevono prestazioni all’estero. La verifica riguarda i residenti in America, Asia, Estremo Oriente, Paesi scandinavi, Stati dell’Europa dell’Est e Paesi limitrofi, con restituzione dell’attestazione entro il 18 luglio 2026 per evitare pagamenti in contanti o sospensioni della pensione.
L’INPS ha confermato l’avvio della prima fase della campagna annuale di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati residenti all’estero. L’attività viene gestita da Citibank, la banca incaricata del pagamento internazionale delle pensioni, che dal 20 marzo 2026 invierà le richieste di attestazione ai pensionati interessati. La verifica serve a garantire la regolare erogazione delle pensioni ed evitare il pagamento di prestazioni non dovute. Si tratta di una procedura ricorrente, ma con scadenze e modalità che per i pensionati coinvolti vanno rispettate con precisione.
La prima fase dell’accertamento 2026 riguarda i pensionati che risiedono in specifiche aree geografiche. Le richieste di attestazione saranno inviate ai titolari di pensione residenti in:
La documentazione dovrà essere restituita a Citibank entro il 18 luglio 2026, seguendo le modalità già descritte dall’INPS nel messaggio n. 3863 del 19 dicembre 2025.
Il passaggio più delicato riguarda gli effetti del mancato invio dell’attestazione entro i termini. Se la prova di esistenza in vita non viene restituita a Citibank entro il 18 luglio 2026, la rata di agosto sarà pagata in contanti tramite le agenzie Western Union presenti nel Paese di residenza.
Questa modalità non sostituisce l’obbligo di completare la verifica. Serve soltanto come passaggio intermedio prima dell’eventuale sospensione del trattamento pensionistico.
Se il pensionato non riscuote personalmente la rata di agosto oppure non invia l’attestazione entro il 19 agosto 2026, il pagamento della pensione viene sospeso a partire dalla rata di settembre 2026. Esiste però un’eccezione da non trascurare. Nei Paesi in cui il pagamento tramite Western Union non è disponibile, la sospensione scatterà già dalla rata di agosto 2026. È questo uno dei punti che rende decisivo controllare subito la documentazione ricevuta e i canali di riscossione disponibili nel Paese di residenza.
Non tutti i pensionati all’estero rientrano nella verifica avviata dal 20 marzo. L’INPS ha infatti indicato alcuni casi di esclusione dall’accertamento annuale:
Queste esclusioni vanno lette con attenzione perché riducono il numero dei soggetti chiamati a restituire l’attestazione, ma non eliminano la necessità di verificare la propria posizione personale.
Per le modalità di attestazione dell’esistenza in vita, l’INPS rinvia espressamente al messaggio n. 3863 del 19 dicembre 2025. È in quel documento che sono riepilogati i passaggi da seguire, i moduli da utilizzare e le istruzioni pratiche per la restituzione a Citibank.
Chi riceve la richiesta deve quindi controllare sia la comunicazione inviata dalla banca sia le indicazioni INPS già pubblicate, così da evitare errori formali che possano rallentare il pagamento della pensione.
Nell’ambito delle attività di controllo della Corte dei Conti sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, quest’anno assumono particolare rilevanza le attività relative allo stato di attuazione del PNRR. Sono 69 le misure su cui si concentreranno le verifiche della magistratura contabile, per un valore complessivo di 69 miliardi di euro — pari al 36% della dotazione finanziaria totale del Piano, fissata a 194,43 miliardi di euro. Il dettaglio del programma è contenuto nella Delibera 42/2026/G.
Le 69 misure oggetto di verifica sono tratte dalle 90 approvate fra il 2022 e il 2025, distribuite tra tutte e sei le missioni del PNRR:
Per ogni singola misura oggetto di controllo la delibera riporta l’identificativo, le risorse attualmente previste, le amministrazioni titolari e gli estremi delle delibere di approvazione dei precedenti rapporti di controllo.
Il timing delle verifiche è articolato in due fasi. Nel primo semestre saranno analizzati, attraverso specifici rapporti, gli interventi con obiettivi finali entro il mese di marzo. Nel secondo semestre saranno esaminati quelli con investimenti e traguardi in scadenza successivamente. Le risultanze confluiranno in una relazione finale sullo stato complessivo di realizzazione del Piano.
La delibera prevede analisi specifiche sulla prevenzione dei rischi di irregolarità , frode e corruzione anche nella fase conclusiva di attuazione del PNRR. È questo il capitolo più delicato: con la scadenza del Piano fissata al 2026, la pressione sulle amministrazioni per certificare la spesa tende a concentrare le criticità nell’ultimo miglio, rendendo il controllo preventivo sulle irregolarità un presidio particolarmente rilevante.
La magistratura contabile non effettuerà controlli su interventi già conclusi per i quali è stato accertato il raggiungimento dei relativi risultati, né su quelli non più finanziati con fondi PNRR. Il perimetro delle verifiche è quindi focalizzato sulle misure ancora in corso di attuazione, dove il rischio di scostamento dagli obiettivi concordati con la Commissione europea è ancora gestibile.
Scattano dal 19 marzo le misure del Decreto Carburantii approvato dal Consiglio dei Ministri per contenere il caro energia legato alle tensioni internazionali. Il comunicato ufficiale del CdM chiarisce i punti rimasti incerti nelle prime ore: il taglio dura 20 giorni e riguarda benzina, diesel e GPL, rafforza i controlli sui prezzi e introduce crediti d’imposta per autotrasporto e pesca.
Il provvedimento entra in vigore dal 19 marzo e ha carattere temporaneo ed emergenziale. La misura centrale è la riduzione della tassazione sui carburanti per un periodo di venti giorni, scelta adottata dal Governo per frenare il trasferimento del rialzo petrolifero sui prezzi alla pompa e sui costi di trasporto.
Il comunicato del Consiglio dei ministri fissa con precisione l’effetto atteso del decreto: 25 centesimi in meno al litro per benzina e gasolio e 12 centesimi in meno al chilo per il GPL. È questo il dettaglio che sposta il pezzo su un terreno diverso rispetto alla semplice notizia del via libera politico, perché dà al lettore una misura chiara dell’intervento e amplia la copertura a un carburante, il GPL, rimasto meno visibile nei primi lanci.
Un secondo asse del decreto riguarda la sorveglianza sui prezzi dei carburanti in relazione ad aumenti anomali e speculazioni. Per tre mesi viene rafforzato il monitoraggio del Garante dei prezzi del MIMIT, mentre le compagnie petrolifere saranno tenute a comunicare e pubblicare i prezzi consigliati, che diventeranno oggetto di verifica. In caso di inadempimento sono previste sanzioni.
Il comunicato aggiunge anche un altro elemento di rilievo: viene istituito un sistema di controllo rafforzato per individuare anomalie nei prezzi lungo l’intera filiera. Il nodo qui non è solo la pompa ma il rapporto tra quotazioni internazionali, prezzi consigliati e listini finali praticati ai consumatori.
In altre parole, il Governo prova a chiudere il fronte più delicato emerso nelle ultime settimane, cioè il sospetto che parte dei rincari non dipenda soltanto dalla crisi del petrolio ma anche da distorsioni nei passaggi commerciali.
Il decreto interviene poi su due comparti direttamente esposti al costo del carburante.
La riduzione fiscale su benzina, diesel e GPL vale per 20 giorni a decorrere dal 19 marzo. Questo consente di distinguere con precisione la durata dello sconto immediato dalle misure di controllo, che invece restano attive per tre mesi.
Per le altre misure, le regole applicative saranno definite con provvedimenti successivi.
Il tasso di disoccupazione giovanile scende. Sembra una buona notizia ma non lo è: la riduzione dei giovani 15-34 anni senza lavoro (-4,7%) non si è tradotta in un aumento dell’occupazione, ferma anzi in calo del 3,5%. Quei giovani non hanno trovato lavoro e hanno smesso di cercarlo. È il dato più preoccupante del secondo Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro pubblicato da CNEL e Unioncamere con Istat. Lo studio fotografa un fenomeno strutturale che si aggrava proprio mentre l’Italia registra il record di occupati nella storia repubblicana.
I numeri del terzo trimestre 2025 sono netti. Su circa 12 milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni, gli occupati sono 5,277 milioni — 190mila in meno rispetto al 2023. I disoccupati sono 610mila, in calo di quasi 30mila. Ma gli inattivi hanno superato quota 6,1 milioni, in aumento di 235mila unità rispetto a dodici mesi prima (+4,0%). Per la prima volta da anni, più di metà dei giovani italiani nella fascia 15-34 non fa parte della forza lavoro: non lavora, non cerca lavoro, non è disponibile a lavorare.
L’aumento degli inattivi può in parte riflettere un prolungamento dei percorsi formativi — studenti che restano più a lungo nell’istruzione prima di affacciarsi al mercato. Ma il report CNEL-Unioncamere segnala anche segnali di scoraggiamento: una quota crescente di giovani che rinunciano alla ricerca non per scelta, ma perché convinti di non avere possibilità . Questo andamento segnala criticità nei processi di transizione verso il lavoro e una distanza in crescita tra una parte della popolazione giovanile e il sistema produttivo.
La contrazione dell’occupazione giovanile nel terzo trimestre 2025 non colpisce tutti allo stesso modo: il calo è netto tra chi ha la laurea o un titolo post-laurea, in diminuzione in tutte le ripartizioni geografiche. Al Centro la flessione è dell’11,8% (da 333mila a 294mila occupati), al Nord dell’8,9% (da 886mila a 808mila), al Sud del 2,0% (da 352mila a 345mila). I diplomati mostrano invece una maggiore tenuta: lieve crescita al Nord (+1,3%) e contrazioni più contenute al Centro (-3,5%) e al Mezzogiorno (-0,6%).
La lettura di questo dato è diretta: la domanda di lavoro espressa dalle imprese nel secondo semestre 2025 si orienta verso professioni qualificate nei servizi, operai specializzati e figure tecniche operative — categorie per cui il diploma tecnico è spesso il titolo più adeguato.
Le professioni intellettuali ad alta specializzazione, quelle che assorbono la maggior parte dei laureati, hanno invece registrato un calo delle assunzioni del 12,4%. Il sistema produttivo italiano, in questa fase, premia le competenze pratiche e punisce chi ha investito in percorsi accademici senza sbocchi tecnici chiari.
L’analisi dei tassi di occupazione per genere restituisce un quadro contraddittorio. Il divario complessivo tra uomini (49,5%) e donne (37,9%) si attesta a 11,6 punti percentuali nel terzo trimestre 2025 — ma la distribuzione cambia radicalmente in base al titolo di studio. Tra i giovani laureati il gap di genere si azzera quasi completamente: solo 0,6 punti percentuali di differenza nel tasso di occupazione. Tra i diplomati il divario sale a 18,2 punti, e tra chi ha solo la licenza media raggiunge i 16,7 punti.
Il messaggio è preciso: per le giovani donne con qualificazione medio-bassa, il mercato del lavoro italiano resta strutturalmente chiuso. Le imprese esprimono una domanda sostenuta proprio nei servizi, nel commercio e nelle attività turistico-ricettive — comparti dove la presenza femminile è tradizionalmente rilevante — ma la qualità dei contratti offerti, il part-time involontario e la scarsa conciliazione con la vita familiare continuano a scoraggiare l’ingresso. Come rileva anche il rapporto sul divario donne e lavoro aggiornato a marzo 2026, le assunzioni a tempo indeterminato riguardano le donne solo nel 36,7% dei casi contro il 63,3% degli uomini.
Al quadro già critico si aggiunge un indicatore che raramente viene citato nelle analisi aggregate: il tasso di disoccupazione giovanile di lunga durata — chi è senza lavoro da oltre 12 mesi. Nel terzo trimestre 2025, questo dato sale al 4,3% tra i giovani maschi (+0,7 punti rispetto al 2024) e al 5,1% tra le giovani donne (+1,4 punti). L’aumento femminile è quasi il doppio di quello maschile.
La permanenza prolungata nella disoccupazione produce un effetto di progressivo indebolimento delle competenze: più a lungo si resta fuori dal mercato, più diventa difficile rientrare. Chi rimane senza lavoro per oltre un anno rischia di perdere aggiornamento, reti professionali e fiducia nelle proprie possibilità . Il fenomeno è particolarmente grave perché si sviluppa in silenzio, coperto dalle medie aggregate che mostrano un tasso di disoccupazione giovanile complessivamente in calo.
Il paradosso del mercato del lavoro italiano nel 2025-2026 è tutto in questo incrocio: le imprese segnalano difficoltà di reperimento per il 46,1% delle posizioni aperte — con punte al 52,9% nelle microimprese — e i tempi medi di ricerca si attestano a 4,5 mesi per le figure più rare. Contemporaneamente, oltre 6 milioni di giovani restano fuori dalla forza lavoro. Come è possibile?
La risposta non è semplice. Il mismatch è qualitativo prima che quantitativo: le imprese cercano operai specializzati, tecnici, profili con competenze pratiche specifiche; una quota rilevante di giovani ha seguito percorsi formativi orientati altrove. A questo si aggiunge un problema di attrattività : salari contenuti, contratti precari, scarsa disponibilità di alloggi nelle aree a più alta domanda occupazionale frenano la mobilità territoriale.
Gli incentivi alle assunzioni agevolate 2026 per giovani, donne e ZES intervengono sul costo del lavoro per le imprese, ma non risolvono il nodo strutturale: formare i profili che il mercato cerca richiede un orizzonte temporale e un coordinamento tra sistema scolastico e sistema produttivo che gli sgravi contributivi da soli non possono garantire. Nel frattempo, i giovani che smettono di cercare lavoro diventano ogni anno più difficili da recuperare — e le imprese che non trovano personale perdono competitività e opportunità di crescita.
L’Arma dei Carabinieri ha indetto il bando per il 146° corso di reclutamento di allievi carabinieri, aperto ai candidati in possesso del diploma di scuola secondaria. Si tratta di uno dei concorsi pubblici più attesi del 2026 per chi punta a una carriera nelle forze dell’ordine: la domanda va presentata entro il 7 aprile 2026.
Il concorso prevede l’inserimento di 3.081 allievi carabinieri nel ruolo di appuntati e carabinieri, attraverso il corso in ferma quadriennale. I posti sono così distribuiti:
Nell’ambito del concorso sono previsti inoltre 123 posti per la formazione nella specializzazione in materia di tutela forestale, ambientale e agroalimentare — 86 tratti dai vincitori VFP e 37 dai vincitori civili — per il successivo impiego nelle relative specialità dell’Arma. I candidati interessati possono esprimere la preferenza già in fase di domanda.
Il diploma di istruzione secondaria di secondo grado è richiesto a tutti i candidati civili e ai militari in servizio o in congedo dalla data stabilita dal bando. I volontari delle Forze Armate in servizio o in congedo entro il 31 dicembre 2020 possono partecipare anche con la sola licenza media. I limiti anagrafici variano per categoria:
Tra i requisiti di condotta rientrano il pieno godimento dei diritti civili e politici, l’assenza di condanne per delitti non colposi e l’assenza di provvedimenti disciplinari che abbiano comportato l’espulsione da precedenti arruolamenti o da pubbliche amministrazioni.
Il percorso selettivo si articola in più fasi consecutive. La prova scritta consiste in un questionario a risposta multipla su cultura generale (italiano, storia, geografia, matematica, geometria, scienze, Costituzione e cittadinanza italiana) e su una lingua straniera a scelta tra inglese, francese, spagnolo e tedesco — esclusa per chi partecipa alla riserva bilinguismo. Seguono le prove di efficienza fisica, gli accertamenti psicofisici per la verifica dell’idoneità al servizio militare incondizionato e gli accertamenti attitudinali. I vincitori accederanno al corso di formazione della durata di sei mesi presso le Scuole Allievi Carabinieri sul territorio nazionale.
La domanda di partecipazione deve essere inviata esclusivamente online, entro le ore 23:59 del 7 aprile 2026, attraverso il portale ufficiale dei concorsi dell’Arma dei Carabinieri o tramite la piattaforma InPA, accedendo con SPID o CIE. Per ricevere le comunicazioni ufficiali è necessaria anche una PEC intestata al candidato.
Il mercato immobiliare italiano chiude il 2025 in espansione su tutti i fronti e apre il 2026 con fondamentali solidi. Per chi valuta un investimento immobiliare, i dati del Report FIAIP Monitora Italia — elaborato con ENEA e I-Com e presentato al Senato il 18 marzo 2026 — offrono una mappa precisa di dove conviene comprare, quali tipologie rendono di più e cosa aspettarsi nei prossimi mesi.
Le compravendite residenziali hanno raggiunto 767.000 transazioni nel 2025, con un incremento del +6,5% rispetto al 2024 e valori immobiliari in crescita media del +2,2%. Cinque città superano stabilmente questa soglia: Roma, Napoli, Firenze, Torino e Milano. Sono aree metropolitane ad alta pressione abitativa, con domanda strutturalmente superiore all’offerta — la combinazione che storicamente garantisce la tenuta del valore nel tempo. A sostenere gli acquisti anche la discesa dei tassi: i mutui prima casa crescono del +10%, con tassi fissi medi sui green mortgage scesi al 2,19% Tan per gli immobili più efficienti.
Sul fronte della redditività da locazione, il Report FIAIP segnala rendimenti particolarmente elevati in alcune città del Centro-Sud, dove il rapporto tra prezzi di acquisto e canoni di affitto è ancora favorevole. Ma non solo.
Genova guida la classifica con un rendimento lordo del +7,5%, seguita da Palermo al +7%. Verona e Bari completano il quadro delle piazze più interessanti per il rendimento da affitto.
I canoni medi nazionali sono cresciuti del +7% nel 2025 — dato distinto dal +3% dei nuovi contratti — con lo squilibrio tra domanda e offerta nelle aree urbane che continua ad alimentare i rincari.
La tipologia immobiliare più compravenduta nel 2025 è il trilocale usato in zona semicentrale: un segnale che la domanda si è spostata verso abitazioni “da vivere”, con dimensioni contenute ma funzionali. Per l’investitore, questa tipologia offre il miglior equilibrio tra valore di acquisto, facilità di locazione e liquidità in caso di rivendita. Le zone semicentrali delle principali città offrono inoltre un margine di rivalutazione interessante rispetto alle aree di pregio, con prezzi ancora accessibili ma in traiettoria di crescita.
Chi guarda oltre il residenziale trova segnali altrettanto positivi: le compravendite di negozi crescono del +4,2%, quelle di uffici del +5,6% e i capannoni registrano un +4,9%. La ripresa del terziario e della logistica riflette un miglioramento del quadro macroeconomico e offre opportunità di investimento immobiliare commerciale per chi è in grado di valutare la qualità dei conduttori e la durata dei contratti.
Acquistare oggi un immobile in classe energetica A o B non è solo una scelta ambientale: è una scelta finanziaria. Gli edifici ad alta efficienza valgono in media il 44% in più rispetto a quelli nelle classi basse, si vendono in 147 giorni contro i 160 degli immobili meno performanti e godono di sconti in trattativa limitati al 2% contro il 6% delle classi F e G. Il 91,44% degli operatori rileva già un aumento del valore di mercato degli immobili efficientati post-Superbonus. Con il recepimento della Direttiva Case Green previsto entro maggio 2026, il divario tra edifici efficienti e obsoleti è destinato ad allargarsi ulteriormente.
Per il 2026, il Report FIAIP prevede una fase di stabilizzazione con crescita moderata: compravendite attese tra +1,5% e +2%, valori immobiliari in rialzo del +2% e canoni di locazione in crescita del +4%. Le condizioni di credito progressivamente più favorevoli e la domanda abitativa strutturalmente solida nelle aree urbane più dinamiche continuano a sostenere il mercato. Il rischio principale per chi compra oggi edifici obsoleti è il deprezzamento strutturale legato all’inadeguatezza energetica, in un contesto normativo che spingerà verso la riqualificazione con costi stimati tra i 20.000 e gli 80.000 euro per unità .
Antonio Biella è il CEO di Gruppo Montecristo, l’azienda familiare italiana che ha rilanciato il marchio storico di Acqua San Bernardo. Partendo dalla gavetta come venditore porta a porta, oggi guida un gruppo solido che conta oltre duecento dipendenti e si avvicina al traguardo del miliardo di bottiglie vendute a livello globale.
In questa intervista concessa a Chapeau, Biella ripercorre le tappe fondamentali di San Bernardo, un brand nato ufficialmente nel 1926 e passato attraverso decenni di enormi successi ma anche di crisi profonde.
Il CEO racconta le dinamiche che hanno spinto la sua famiglia ad acquisire l’azienda dalla multinazionale Nestlé nel 2015 per circa 11,5 milioni di euro, salvandola da un progressivo declino. Attraverso il suo racconto, emergono non solo le vincenti strategie aziendali che hanno portato il fatturato da 20 a 120 milioni in soli dieci anni, ma anche i valori umani e la resilienza necessari per fare impresa oggi.
Ecco il video integrale, disponibile sulle principali piattaforme social di video streaming.
Acqua San Bernardo vanta radici antiche, con la prima etichetta imbottigliata nel 1926 da Ottavio Rovere in un piccolo stabilimento termale. Negli anni ’90 il marchio era tra i tre più venduti in Italia, reso celebre anche dall’iconica bottiglia con le gocce in rilievo disegnata da Giorgetto Giugiaro per richiamare la rugiada del mattino. Tuttavia, l’acquisizione da parte di Nestlé nel 1998 ha segnato l’inizio di un periodo di forte crisi industriale.
La multinazionale ha limitato le vendite al solo Nord Italia e ha azzerato l’export per favorire lo sviluppo internazionale di altri brand di sua proprietà . La produzione è crollata al di sotto dei 100 milioni di bottiglie, mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza degli stabilimenti, in particolare quello storico di Ormea.
La svolta decisiva è avvenuta nel 2015, quando il Gruppo Montecristo, fondato dalle famiglie Biella e Colombo, ha acquistato il marchio per rilanciarlo, garantendo il mantenimento di tutti i posti di lavoro.
Subito dopo l’acquisizione, la nuova dirigenza ha dovuto ricostruire da zero l’amministrazione, la logistica e la complessa rete commerciale, funzioni precedentemente gestite a livello centralizzato da Nestlé. L’azienda ha individuato tre pilastri per la crescita: il canale HoReCa, un retail attento al posizionamento del prodotto e il faticoso recupero dei mercati esteri tagliati fuori dalla vecchia gestione.
Non sono mancati i momenti di grande difficoltà , come la pandemia di Covid-19, che ha azzerato le certezze bloccando del tutto il settore della ristorazione, un calo fortunatamente compensato dalle ottime vendite al dettaglio.
Successivamente, anche le dinamiche legate alla guerra in Ucraina hanno presentato nuove sfide a causa del rincaro delle materie prime, ma l’azienda ha saputo resistere e continuare il suo percorso di crescita.
Per rafforzare l’immagine del brand, San Bernardo ha investito svariati milioni in importanti sponsorizzazioni sportive, supportando la Pallacanestro Cantù e stringendo una proficua partnership con l’Inter a partire dal 2021. La presenza costante della bottiglia in vetro durante le conferenze stampa della squadra milanese ha generato un eccellente ritorno di immagine, aumentando la visibilità del marchio anche a livello internazionale grazie ai tantissimi tifosi sparsi per il mondo.
Sul fronte estero, nonostante l’Italia domini ancora le vendite, le esportazioni stanno ripartendo, passando in pochi anni da zero a oltre dieci milioni di bottiglie vendute. I mercati principali includono Albania, Dubai, Giappone, Cina e Australia, dove il prodotto è spesso richiesto con grande entusiasmo da distributori italiani spinti dalla nostalgia per i sapori di casa.
Guardando al futuro, il Gruppo Montecristo ha obiettivi estremamente ambiziosi: dopo aver portato il fatturato del gruppo a 200 milioni di euro, Antonio Biella punta a raggiungere quota 750 milioni di bottiglie vendute solo per San Bernardo entro il 2030.
Il suo consiglio per chi desidera fare impresa in Italia è chiaro: serve un piano economico sostenibile, ma non si può prescindere da una grande passione, dai sogni e dalla tenacia di credere nelle proprie idee fino allo sfinimento.
Quasi una posizione su due è di difficile copertura. Nel secondo semestre 2025, il 46,1% delle assunzioni nelle imprese italiane ha incontrato criticità nel reperimento del personale: è il dato centrale del secondo Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro, pubblicato da CNEL e Unioncamere su elaborazioni del Sistema Informativo Excelsior. Una percentuale in lieve calo ma ancora strutturalmente elevata, che pesa in modo particolare sulle micro e piccole aziende e su comparti chiave come costruzioni, metalmeccanica e informatica.
Il settore dove trovare personale è più difficile — e più lento — rimane quello delle costruzioni: oltre il 61% delle entrate previste risulta di difficile copertura, con un tempo medio di reperimento che supera i 6 mesi. Un dato che riflette una carenza strutturale di manodopera specializzata che si protrae da anni e che nessun ciclo economico espansivo è riuscito a colmare.
Nella stessa fascia critica si colloca l’industria metalmeccanica ed elettronica: difficoltà di reperimento al 59,2% e tempi medi di 5,3 mesi. Nonostante registri una contrazione delle assunzioni previste del 10,7% rispetto al secondo semestre 2024, resta il principale bacino occupazionale del settore industriale, con il paradosso di un comparto che assume meno ma fatica ancora di più a trovare chi cerca. Anche le industrie del legno e del mobile (6,3 mesi) e quelle tessili (5,7 mesi) mostrano tempi superiori alla media.
A livello di gruppi professionali, la categoria più critica è quella degli operai specializzati: il 63,7% delle posizioni aperte risulta di difficile reperimento, in calo rispetto al 66,6% del secondo semestre 2024 ma ancora su valori che segnalano una carenza strutturale. I dati Excelsior di febbraio 2026 precisano ulteriormente il quadro: addetti alle rifiniture delle costruzioni (73,3%), fabbri (70,3%), meccanici (69,8%) e saldatori (66,9%) sono le figure con le percentuali più alte di irreperibilità .
Anche la categoria dei dirigenti e amministratori registra un aumento della difficoltà di reperimento, salita al 62,4% — l’unica in crescita tra tutti i gruppi professionali. Le professioni tecniche si attestano al 52,4% di difficoltà , con tempi di ricerca che nei comparti più specializzati superano i cinque mesi. Impiegati e professioni non qualificate restano invece le categorie più accessibili, con tassi di difficoltà sotto il 35%.
La dimensione aziendale incide in modo determinante sulla capacità di trovare personale. Le microimprese con 1-9 dipendenti registrano la quota più alta di entrate difficili da coprire: 52,9% nel secondo semestre 2025, quasi il doppio rispetto alle grandi imprese con oltre 500 dipendenti, ferme al 28,2%. Le piccole imprese (10-49 dipendenti) si attestano al 48,9%, le medie (50-249 dipendenti) tra il 44% e il 45%.
Il divario si spiega con una minore capacità di attrazione e fidelizzazione dei candidati, politiche retributive meno competitive e un utilizzo più limitato di strumenti strutturati di selezione. Le PMI pagano quindi un doppio svantaggio: subiscono il mismatch con la stessa intensità delle grandi imprese — in alcuni settori perfino di più — ma dispongono di risorse inferiori per gestirlo.
Il comparto dei servizi informatici e delle telecomunicazioni presenta nel secondo semestre 2025 una dinamica apparentemente contraddittoria: le entrate previste calano del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, eppure la difficoltà di reperimento aumenta, passando dal 49,8% al 51,4%. Le imprese assumono meno — probabilmente per cautela strategica o riduzione dei budget — ma i profili che cercano diventano sempre più rari sul mercato.
La stessa logica vale per i servizi avanzati di supporto alle imprese: -14,3% di entrate previste, difficoltà al 41,9%. In questi comparti il mismatch non è solo quantitativo — mancano i candidati — ma qualitativo: le competenze richieste, in particolare quelle digitali avanzate, crescono più velocemente dell’offerta formativa disponibile.
Il dato che quantifica meglio l’impatto del mismatch sui bilanci aziendali è il tempo medio di reperimento: 4,5 mesi per trovare le figure di difficile reperimento, con picchi che superano i 6 mesi nelle costruzioni e i 5 mesi in diversi comparti manifatturieri. Ogni mese di posizione scoperta equivale a costi di produzione non ottimizzati, commesse rallentate, carichi di lavoro distribuiti sugli organici esistenti. Per una piccola impresa con 10 dipendenti, un operaio specializzato irreperibile per sei mesi può tradursi in una perdita significativa di capacità produttiva.
Sul versante degli strumenti disponibili, la maxi-deduzione per le assunzioni a tempo indeterminato — confermata fino al 2027 dalla Legge di Bilancio 2025 — e gli incentivi alle assunzioni per categorie specifiche rappresentano leve fiscali per ridurre il costo del reclutamento, ma non intervengono sulla causa principale del mismatch: la carenza strutturale di figure tecniche e operative nel sistema formativo italiano.
Il Consiglio dei ministri ha varato il Decreto Carburanti con un taglio di circa 25 centesimi al litro, aiuti per l’autotrasporto e controlli sui rialzi anomali dei listini. Nel videomessaggio diffuso da Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha collegato l’intervento al nuovo aumento dei prezzi del petrolio, tornati sotto pressione per effetto della crisi dei mercati internazionali.
Il cuore del provvedimento è il taglio dei prezzi di benzina e diesel, deciso per limitare l’impatto immediato del rialzo del greggio su famiglie, lavoratori e imprese. Il Governo prova così a frenare il trasferimento dei rincari energetici sui costi di mobilità e sulla distribuzione delle merci, in una fase in cui il petrolio è tornato a incidere in modo pesante sui listini.
La mossa arriva dopo giorni di tensione sul fronte energia e si inserisce nel solco delle misure già discusse nelle ultime settimane sul caro benzina e accise mobili. Rispetto alle ipotesi iniziali, però, il decreto mette nero su bianco un intervento immediato sui prezzi alla pompa.
Nel videomessaggio della premier, il messaggio politico è chiaro: l’aumento dei prezzi petroliferi viene letto come una conseguenza diretta delle tensioni che attraversano i mercati globali. Il petrolio torna così a essere uno dei nodi più sensibili della fase attuale, perché ogni fiammata delle quotazioni si riflette quasi subito su carburanti, trasporti e costi di approvvigionamento. Il problema non riguarda solo chi fa rifornimento. Quando il greggio sale la pressione si allarga alla logistica, ai margini delle imprese e ai prezzi finali di beni e servizi. È qui che il Governo ha deciso di intervenire per evitare che l’effetto energia diventi un nuovo fattore di spinta inflattiva.
Uno dei capitoli più attesi del Decreto Carburanti riguarda l’autotrasporto, settore che assorbe subito ogni aumento del diesel. Il sostegno annunciato dal Governo punta a contenere l’impatto del rincaro sui costi di consegna e a ridurre il rischio che l’aumento del carburante venga scaricato lungo tutta la filiera.
Per le imprese che lavorano con trasporto merci, distribuzione o approvvigionamenti continui, il prezzo del diesel incide sulla struttura dei costi e può erodere margini già sotto pressione. Anche per questo il Governo affianca al taglio dei prezzi alla pompa una misura mirata per chi opera su strada.
Accanto agli sconti e agli aiuti, il decreto rafforza l’attenzione sui rialzi anomali dei carburanti. Nelle ultime settimane il tema era già emerso con forza, fra verifiche sui listini e richieste di maggiore trasparenza sui passaggi della filiera. Il nuovo intervento si muove sulla stessa linea: contenere il caro carburanti significa anche verificare che i prezzi praticati alla pompa siano coerenti con l’andamento reale del mercato.
Su questo fronte PMI.it aveva già ricostruito il nodo degli aumenti anomali dei carburanti, tema che torna ora dentro un provvedimento più ampio. Il controllo dei listini resta uno dei punti più delicati, perché nelle fasi di forte volatilità la distanza tra quotazioni internazionali e prezzi finali può diventare terreno di scontro politico e di danno economico per consumatori e imprese.
Il decreto nasce anche per arginare il legame fra caro carburanti e inflazione. Quando aumentano benzina e diesel, il rincaro non resta confinato ai distributori: si trasferisce ai trasporti, alla logistica, ai costi delle imprese e infine ai prezzi pagati da famiglie e consumatori.
Lo scenario si inserisce in un quadro già osservato anche sul fronte dei prezzi al consumo, come mostra l’analisi PMI.it sull’inflazione in risalita con effetto Iran. Per questo il decreto carburanti viene presentato come una misura di contenimento, prima che il petrolio si trasformi in un nuovo moltiplicatore dei rincari.
Nel messaggio di Palazzo Chigi, Meloni colloca il Decreto Carburanti dentro una cornice più ampia: la nuova crisi dei mercati internazionali e il ritorno del petrolio come fattore di instabilità economica. La scelta del Governo è quindi doppia: alleggerire il costo immediato di benzina e diesel e difendere i settori che rischiano di pagare il prezzo più alto del rialzo energetico. La partita non si chiude con il taglio annunciato. Molto dipenderà dall’andamento delle quotazioni petrolifere nelle prossime settimane e dalla capacità di evitare che i rincari si allarghino a tutta la filiera. Intanto, però, il decreto segna un passaggio chiaro: sul caro carburanti il Governo ha deciso di intervenire subito.
C’è tempo fino alle ore 12 del 23 marzo per presentare la domanda al concorso Guardia di Finanza per 983 allievi marescialli, destinati al 98° corso presso la Scuola Ispettori e Sovrintendenti per l’anno accademico 2026/2027. Il bando interessa sia il contingente ordinario sia il contingente di mare e rientra fra le selezioni pubbliche più rilevanti di queste settimane per chi punta a una carriera nelle Forze di polizia a ordinamento militare.
Il concorso per allievi marescialli della Guardia di Finanza mette a bando 983 posti. La ripartizione distingue tra contingente ordinario e contingente di mare, con quote assegnate alle diverse specializzazioni previste dal bando.
La domanda può essere presentata per un solo contingente o una sola specializzazione. Questo punto va valutato con attenzione perché incide su tutto il percorso concorsuale successivo.
I requisiti cambiano in base al profilo del candidato. Per il personale già appartenente al Corpo è previsto un limite anagrafico più alto; per i candidati esterni il bando si rivolge invece ai giovani diplomati.
Nel bando compaiono poi altri requisiti legati a diritti civili e politici, condotta, idoneità e assenza di cause ostative, che vanno controllati con precisione prima dell’invio della domanda.
La domanda di partecipazione deve essere compilata solo online attraverso il portale concorsi della Guardia di Finanza. Non sono previste modalità alternative e il termine di scadenza è fissato alle ore 12 del 23 marzo 2026.
Per accedere alla procedura servono credenziali di identità digitale:
Una volta completata la registrazione, la domanda va inviata dall’area riservata del candidato seguendo la procedura guidata. Per i minorenni sono previsti adempimenti aggiuntivi, compreso l’utilizzo di una PEC in uso a uno dei titolari della responsabilità genitoriale.
La struttura della selezione è più articolata di quanto spesso venga riassunto online. Il bando prevede una prova scritta di preselezione, una prova scritta di cultura generale, prove fisiche, accertamenti psico-fisici e attitudinali, oltre alla prova orale.
La preselezione partirà dal 13 aprile 2026 e consiste in un questionario con 100 domande a risposta multipla:
La prova scritta di cultura generale è fissata alle ore 8 del 5 maggio 2026 e consiste in una composizione italiana della durata di sei ore. Dopo questa fase arrivano le prove di efficienza fisica, gli accertamenti di idoneità psico-fisica, l’accertamento attitudinale e infine la prova orale.
Le prove di efficienza fisica cambiano in parte tra contingente ordinario e contingente di mare. Per il contingente ordinario sono obbligatori salto in alto, corsa piana di 1000 metri e piegamenti sulle braccia, con una prova facoltativa a scelta tra corsa piana 100 metri e nuoto 25 metri stile libero.
Per il contingente di mare sono invece obbligatori salto in alto, corsa piana di 1000 metri e nuoto 25 metri stile libero, mentre la prova facoltativa può essere scelta tra corsa piana 100 metri e piegamenti sulle braccia. Il mancato raggiungimento dei parametri minimi nelle prove obbligatorie comporta l’esclusione dal concorso.
La prova orale verte su storia ed educazione civica, geografia e matematica. Per ciascuna area è prevista una durata massima di 15 minuti e l’idoneità si ottiene con un punteggio non inferiore a dieci ventesimi.
La graduatoria viene costruita sommando i punteggi ottenuti nelle diverse fasi della selezione e tenendo conto degli eventuali titoli maggiorativi o preferenziali previsti dal bando. Questo significa che il risultato finale non dipende da una sola prova, ma dall’intero percorso concorsuale.
Chi supera la selezione viene ammesso al 98° corso presso la Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza. Per chi intende partecipare, il passaggio decisivo adesso è uno solo: verificare subito i requisiti, scegliere il contingente corretto e chiudere la domanda entro la scadenza.
In vigore le novità 2026 sul rating di legalità , il punteggio che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato attribuisce, su domanda, alle imprese che rispettano elevati standard etici e di legalità nella gestione aziendale. La procedura di richiesta è gratuita e dal 16 marzo si applica il nuovo Regolamento AGCM (delibera n. 31812 del 27 gennaio), che sostituisce integralmente la disciplina precedente.
Il rating di legalità si misura in stelle da una a tre e chi lo ottiene, accede a vantaggi nell’accesso al credito bancario, nei finanziamenti pubblici e nelle gare d’appalto. Il nuovo Regolamento sostituisce integralmente la disciplina del 2020 e introduce modifiche strutturali. La più rilevante è l’estensione della durata da due a tre anni: i rating rilasciati dal 16 marzo 2026 hanno validità triennale.
Il Regolamento ha inoltre sistematizzato in modo organico la disciplina dei motivi ostativi, allargato il perimetro dei soggetti rilevanti e inasprito le conseguenze per la violazione degli obblighi informativi, rendendo molto più difficile aggirare i requisiti attraverso riorganizzazioni formali dell’organigramma.
L’impresa richiedente ottiene il punteggio base di una stella se, in capo all’azienda e a tutti i soggetti rilevanti, non sussiste nessuno dei motivi ostativi previsti dagli articoli da 5 a 9 del Regolamento. Il punteggio può poi aumentare attraverso i requisiti premiali previsti dall’art. 10: per ogni requisito aggiuntivo documentato l’impresa ottiene un segno +, e ogni tre segni + si scala di una stella aggiuntiva fino al massimo di tre stelle.
Per raggiungere il punteggio massimo è necessario documentare almeno sei requisiti premiali tra quelli riconosciuti dall’AGCM: adesione a protocolli di legalità sottoscritti dal Ministero dell’Interno o dalle Prefetture con le associazioni di categoria, utilizzo di sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per importi inferiori alle soglie di legge, adozione di un modello organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/2001, processi di Corporate Social Responsibility, iscrizione nelle white list prefettizie, adesione a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria.
Con il Regolamento 2026 è stato introdotto un bonus di continuità : le imprese che alla quarta domanda di rinnovo risultano aver già rinnovato il rating in via continuativa per almeno tre volte consecutive ricevono automaticamente un segno + aggiuntivo.
Il punteggio può essere ridotto in presenza di annotazioni nel Casellario informatico dei contratti pubblici per gravi negligenze o inadempienze, che comportano la decurtazione di un segno +.
Prima di presentare domanda, il legale rappresentante deve acquisire le informazioni necessarie da tutti i soggetti rilevanti dell’impresa. Con il Regolamento 2026 questo perimetro si è allargato: oltre al titolare e agli amministratori, rientrano ora i consiglieri, il direttore generale, il direttore tecnico, gli institori e i procuratori con delega su materie rilevanti — gare d’appalto, gestione ambientale, sicurezza sul lavoro.
I motivi ostativi sono disciplinati negli articoli da 5 a 9 del Regolamento 2026 e coprono ambiti molto ampi.
La domanda si presenta esclusivamente per via telematica sulla piattaforma WebRating, sul sito dell’AGCM. Dopo la registrazione — per cui è necessario disporre di una casella PEC — l’impresa compila il Formulario e lo invia con firma digitale del legale rappresentante, che risponde personalmente della veridicità delle dichiarazioni. Dal 16 marzo 2026 la piattaforma accetta solo domande compilate con il nuovo Formulario.
L’Autorità delibera entro 60 giorni, ai quali se ne aggiungono altri 30 in caso di osservazioni da parte dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia. In caso di rigetto, l’AGCM è tenuta a comunicarne le motivazioni, dando all’azienda la possibilità di controbattere. In caso di esito positivo, l’impresa viene inserita nell’elenco pubblico con il punteggio ottenuto.
Il rating è rinnovabile su richiesta e va richiesto nei sei mesi precedenti la scadenza, almeno 60 giorni prima del termine. Durante il periodo di validità , l’impresa è tenuta a comunicare all’AGCM entro 30 giorni qualsiasi evento che incida sul possesso dei requisiti. La violazione ha conseguenze differenziate: per i requisiti obbligatori comporta la revoca del rating e il divieto di nuova domanda per 18 mesi; per i requisiti premiali comporta la riduzione al punteggio base per tutta la durata residua.
L’attestato viene ora rilasciato anche in lingua inglese come allegato con riquadro esplicativo; il documento italiano resta quello facente fede. Le imprese possono dichiarare pubblicamente di possedere il rating ed esporre il punteggio ma non possono utilizzare il logo dell’AGCM né pubblicare il provvedimento di attribuzione: farlo comporta la sospensione del rating.
Possono presentare domanda le imprese, sia in forma individuale che societaria, che soddisfano contemporaneamente tre condizioni: avere una sede operativa in Italia, aver raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso nell’anno precedente la domanda, ed essere iscritte nel Registro delle Imprese da almeno due anni. Possono accedere anche le imprese estere con sede secondaria operativa in Italia regolarmente iscritta al Registro. I trasferimenti di sede legale non interrompono il computo dell’anzianità di iscrizione. La domanda è completamente gratuita.
Per le imprese con una domanda in istruttoria o un rating già in essere al 16 marzo 2026 il Regolamento prevede scadenze operative precise.
| Termine | Cosa fare |
|---|---|
| 15 aprile | Imprese con domanda pendente al 16 marzo – Rinnovare la domanda. Diversamente, si intende ritirata ma è possibile ripresentarla in qualunque momento. |
| 15 maggio | Imprese titolari di rating al 16 marzo – Comunicare all’AGCM, tramite l’apposito modello, eventuali motivi ostativi preesistenti secondo le nuove norme. |
| 16 novembre | Chi ha comunicato motivi ostativi entro il 15 maggio – Scadenza rating (biennale originaria se anteriore). Chi non comunica subisce revoca retroattiva al 16 marzo e divieto di nuova domanda per 18 mesi. |
| Alla scadenza originaria | Titolari di rating al 16 marzo – Il rating conserva scadenza biennale ed è soggetto al nuovo Regolamento. |
Lo strumento, introdotto dall’art. 5-ter, co. 1, D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, ha l’obiettivo di contrastare le intromissioni della criminalità favorendo i principi etici nell’azione imprenditoriale. In cambio offre agevolazioni e benefici premiali che incidono direttamente sulla competitività .
Al momento della concessione di finanziamenti pubblici è obbligatorio considerare almeno uno dei seguenti sistemi di premialità : preferenza in graduatoria, attribuzione di punteggio aggiuntivo, riserva di quota delle risorse finanziarie allocate.
Per quanto riguarda l’accesso al credito bancario, gli istituti sono tenuti a favorire le aziende che vantano il rating, facilitando l’istruttoria e riducendone tempi e costi. Secondo il D.L. 1/2012, quelli che non ne tengono conto sono tenuti a trasmettere alla Banca d’Italia una dettagliata relazione sulle ragioni della decisione.
Nelle gare d’appalto, il D.Lgs. 36/2023 (Codice dei contratti pubblici) prevede il rating di legalità come criterio premiale nella valutazione delle offerte. Il punteggio è pubblico e consultabile nell’elenco aggiornato pubblicato sul sito dell’AGCM.
Modello di comunicazione delle modifiche ai requisiti obbligatori ai sensi del nuovo Regolamento AGCM in vigore dal 16 marzo 2026 in materie di rating di legalità .
La Commissione Europea ha presentato il 18 marzo 2026, la proposta legislativa per EU Inc. — il quadro societario europeo armonizzato che consente di costituire un’impresa in qualsiasi Stato membro in 48 ore, interamente online, per meno di 100 euro e senza obbligo di conto bancario né capitale minimo. Il pacchetto comprende anche una Comunicazione sulle iniziative complementari per completare il 28esimo regime UE e una Raccomandazione per armonizzare le definizioni di startup innovativa, impresa innovativa e scaleup in tutta l’Unione.
Il testo ufficiale della proposta UE conferma i pilastri già annunciati — registrazione digitale, nessun capitale minimo, EU-ESOP con tassazione differita alla vendita — e aggiunge elementi che non erano nelle bozze circolate. Il primo riguarda la registrazione bancaria: le EU Inc. non avranno bisogno di aprire un conto bancario per costituirsi, eliminando uno dei principali ostacoli pratici per i fondatori stranieri. Il secondo è il codice fiscale e la partita IVA: verranno assegnati automaticamente al momento della registrazione, senza dover ripresentare documentazione alle autorità fiscali nazionali.
Sul piano societario, la proposta introduce la possibilità di creare classi di azioni con diritti economici o di voto differenziati — uno strumento che consente ai fondatori di proteggere la propria posizione da acquisizioni ostili mantenendo il controllo strategico anche dopo round di finanziamento. È prevista anche una blacklist di pratiche vietate per garantire che le EU Inc. siano trattate alla pari delle società nazionali nei mercati in cui operano.
La proposta prevede un’architettura a due fasi per la gestione amministrativa. Nella prima, le EU Inc. comunicano i propri dati attraverso un’interfaccia unica a livello UE collegata ai registri nazionali delle imprese — eliminando la necessità di registrarsi separatamente in ogni Paese. Nella seconda fase, la Commissione costituirà un registro centrale europeo autonomo: un’infrastruttura digitale comune che raccoglierà tutte le EU Inc. dell’Unione, rendendo disponibili le informazioni societarie in modo uniforme in tutti gli Stati membri.
Il pacchetto presentato oggi va oltre il solo testo regolamentare. La Comunicazione allegata annuncia che la Commissione esplorerà la possibilità di consentire il telelavoro 100% transfrontaliero per startup e scaleup innovative nell’ambito del prossimo Fair Labour Mobility Package — una misura che consentirebbe ai fondatori europei di assumere talenti da qualsiasi Paese UE senza vincoli di residenza. La Commissione raccomanda inoltre agli Stati membri di istituire camere giudiziarie specializzate competenti sulle controversie di diritto societario EU Inc., per garantire un’applicazione uniforme delle nuove regole in tutta l’Unione.
Parallelamente alla proposta legislativa, la Commissione ha adottato oggi una Raccomandazione per armonizzare le definizioni di impresa innovativa, startup innovativa e scaleup in tutta l’UE. Oggi le definizioni variano da Paese a Paese, rendendo difficile monitorare le politiche europee a favore dell’innovazione e creando incertezza per imprese e investitori. La Raccomandazione non è vincolante ma costituisce il riferimento ufficiale per i prossimi interventi legislativi e per le misure di sostegno alle startup e PMI innovative.
La Commissione ha fissato un obiettivo esplicito: raggiungere l’accordo tra Parlamento e Consiglio UE entro fine 2026. Una tabella di marcia ambiziosa, che von der Leyen ha sintetizzato in un’unica formula: “one Europe, one market, by 2028”. Se il negoziato rispetterà i tempi, le prime EU Inc. operative potrebbero nascere nel 2027. Per l’Italia significherà adeguamenti tecnici ai sistemi amministrativi e al registro imprese, senza modifiche alle discipline nazionali su startup innovative e PMI innovative, che restano in vigore come strumenti alternativi per chi opera prevalentemente sul mercato interno.
Con il voto per il referendum del 22 e 23 marzo gli elettori decideranno se è approvata o no la Riforma della Giustizia approvata dal Parlamento nell’ottobre del 2025. Si tratta di un referendum costituzionale confermativo ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione: non è previsto quorum e il risultato è determinato dalla sola maggioranza dei voti validamente espressi. Se vince il no resta valida l’attuale formulazione della Costituzione, se vince il sì la Riforma entra in vigore.
Ma cosa cambia concretamente? Vediamo esattamente cosa comporta un voto favorevole alla separazione delle carriere in magistratura, ai nuovi organi di autogoverno e al nuovo meccanismo della loro elezione.
I magistrati giudicanti e requirenti attualmente hanno diverse funzioni all’interno della stessa carriera. Con la Riforma si separano strutturalmente le carriere, introducendo la distinzione nella Costituzione. La decisione sulla carriera da intraprendere (giudicante o inquirente) viene presa fin dall’ingresso in magistratura ed è irreversibile.
La modifica all’articolo 102 attribuisce inoltre esplicitamente alle norme sull’ordinamento giudiziario il compito di disciplinare le due distinte carriere: una delega alla legge ordinaria che dovrà essere attuata entro un anno dall’entrata in vigore della riforma.
La creazione di due carriere separate si riflette in una profonda riforma degli organi di autogoverno.
L’ultimo punto della riforma riguarda il meccanismo di selezione dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura.
L’obiettivo dichiarato è ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura, che nel sistema elettivo attuale orientano le candidature. I critici della riforma obiettano che il sorteggio indebolisce il principio di rappresentanza e può portare in carica componenti privi di reale legittimazione collegiale.
Con la riforma, ciascuno dei due nuovi CSM elegge il proprio vicepresidente tra i componenti sorteggiati dalla lista compilata dal Parlamento in seduta comune — non più tra quelli direttamente eletti dal Parlamento come avviene oggi. Una distinzione che attenua il peso politico diretto dell’elezione parlamentare sulla figura.
Lo stesso meccanismo si applica all’Alta Corte Disciplinare, con varianti nella composizione: 3 membri nominati dal Capo dello Stato, 3 estratti da lista parlamentare e 9 togati sorteggiati tra magistrati con almeno 20 anni di carriera e funzioni di legittimità .