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Il Dipartimento delle Finanze del MEF ha pubblicato le statistiche 2026 sulle dichiarazioni dei redditi 2025, la fotografia più aggiornata sulla struttura dell’IRPEF in Italia. I dati confermano la forte pressione fiscale sulla classe media: il 76,6% dei contribuenti fino a 35mila euro versa il 34,9% dell’imposta netta totale, mentre la fascia tra 35mila e 70mila euro contribuisce per un ulteriore 32,1%. Di contro, oltre 11 milioni di italiani non pagano tasse — circa un quarto dei contribuenti — perché dichiarano un’imposta pari a zero oppure perché il trattamento integrativo e il bonus tredicesima compensano interamente l’IRPEF dovuta.
A fronte di una platea di 42,8 milioni di contribuenti, più della metà presenta il Modello 730; si aggiungono 8,4 milioni di soggetti con il modello Redditi Persone Fisiche e 9,2 milioni con la Certificazione Unica compilata dal sostituto d’imposta. Il reddito medio dichiarato è pari a 25.820 euro, in crescita rispetto ai 24.830 euro dell’anno d’imposta 2023. La Regione con il reddito medio più elevato si conferma la Lombardia, intorno ai 30mila euro; la Calabria resta fanalino di coda con circa 19mila euro. I dipendenti e i pensionati rappresentano l’84,6% del reddito complessivo dichiarato.
Complessivamente, il 66% dell’IRPEF è in capo a chi guadagna tra 15mila e 70mila euro. L’imposta totale dichiarata per il 2024 ammonta a 197,4 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto al 2023, per un valore pro capite di 5.790 euro.
Per quanto riguarda la suddivisione per categorie, i lavoratori autonomi dichiarano il reddito medio più elevato, pari a 67.510 euro. Seguono i titolari di ditte individuali con 28.550 euro, i dipendenti con 24.250 euro e i pensionati con 22.390 euro. Un avvertimento necessario sulla lettura di questi dati: i redditi da lavoro dipendente sono esposti al netto dei contributi previdenziali, mentre quelli da lavoro autonomo e d’impresa sono al lordo. Il confronto diretto tra le categorie è dunque parziale e tende a sovrastimare il divario effettivo tra autonomi e dipendenti.
Sono 11,3 milioni i contribuenti che presentano la dichiarazione versando un’IRPEF pari a zero, ricadendo nella fascia della no tax area. Il 76,6% dei contribuenti ricade nella fascia di reddito fino a 35mila euro e dichiara il 34,9% dell’imposta netta totale; il restante 65,1% è dichiarato dai contribuenti con redditi superiori a 35mila euro, che rappresentano il 23,4% del totale. In particolare, il 32,1% dell’imposta è dichiarato nella classe 35mila-70mila euro. Sopra i 300mila euro si colloca lo 0,2% dei contribuenti, che dichiara il 6,6% dell’imposta netta totale — dato in calo rispetto al 7,1% dell’anno d’imposta 2023: la progressività dell’IRPEF non si è intensificata per i redditi più alti.
Gli 11,3 milioni di contribuenti con imposta pari a zero non sono evasori: si articolano in due gruppi distinti. Il primo, e più numeroso, comprende 8,7 milioni di soggetti la cui IRPEF è pari a zero perché il reddito rientra nella no tax area (fino a 8.500 euro per dipendenti e pensionati), oppure perché le detrazioni spettanti azzerano l’imposta lorda, oppure ancora perché dichiarano redditi integralmente soggetti a imposta sostitutiva come la cedolare secca sugli affitti. Il secondo gruppo è composto da 2,6 milioni di lavoratori dipendenti per cui il trattamento integrativo — il bonus in busta paga fino a 1.200 euro, erogato nel 2024 a 4,8 milioni di soggetti per un totale di 4,1 miliardi — ha compensato interamente l’IRPEF netta dovuta, anche grazie al bonus tredicesima. Due percorsi diversi, stesso risultato: quota zero sul conto del Fisco.
Il quadro fiscale non si esaurisce nell’IRPEF erariale. Le addizionali IRPEF registrano aumenti su entrambi i livelli: a livello regionale il gettito cresce del 6,2%, raggiungendo i 16,2 miliardi di euro; a livello comunale l’incremento è del 6%, per un totale di 6,6 miliardi. L’aumento riflette principalmente la crescita della base imponibile — gli stessi redditi dichiarati sono aumentati — più che rialzi di aliquota. Questi dati fotografano ancora il sistema in vigore prima della Legge di Bilancio 2026, che ha ridotto la seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% per i redditi tra 28mila e 50mila euro: l’effetto di questo taglio si vedrà nei prossimi report MEF.
L’economia italiana è riuscita a essere resiliente negli ultimi anni ma registrando una crescita lenta e senza risolvere le debolezze strutturali che frenano le prospettive future. Per questo, nel suo Economic Survey 2026 l’OCSE conferma le stime preliminari per l’Italia e prevede per il nostro Paese una crescita più modesta rispetto a quella già asfittica prevista dal Governo nel nuovo Documento di Finanza Pubblica: PIL allo 0,4% nel 2026, che sale allo 0,6% nel 2027.
Cosa fare per affrontare la sfida della crescita strutturale? Oltre a proseguire sulla strada delle riforme del PNRR (che nel 2025 ha portato gli investimenti pubblici al 3,8% del PIL, il livello più alto degli ultimi trentacinque anni), la richiesta è quella di superare una serie di sfide di lungo periodo: riforma delle pensioni, spending review, produttività del lavoro, formazione dei giovani, efficienza energetica.
Quest’ultima emergenza è particolarmente attuale, complici i rincari energetici determinati dal conflitto in Medio Oriente. In Italia la situazione è aggravata dal fatto che la bolletta energetica è strutturalmente più alta rispetto a quella di altri Paesi. Le imprese pagano già un prezzo dell’energia che le penalizza sui mercati internazionali, condizionato da una dipendenza ancora elevata dai combustibili fossili importati. La soluzione indicata dall’OCSE: investimenti nelle energie rinnovabili e nell’elettrificazione.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il problema di fondo risiede in un invecchiamento della forza lavoro non adeguatamente compensato dall’ingresso delle nuove generazioni. Lungi dall’essere attrattivo per i giovani, il Paese registra una quota di giovani NEET — che non studiano e non lavorano — pari al 16% nel 2024, e il tasso di occupazione nella fascia 20-24 anni si colloca al penultimo posto tra i Paesi OCSE, davanti alla sola Grecia.
Una parte consistente di questi giovani cerca opportunità all’estero, erodendo il capitale umano del Paese. L’OCSE indica tre direttrici di intervento: un passaggio più agevole tra scuola e lavoro, maggiori risorse alle università pubbliche — i cui finanziamenti sono tra i più bassi dell’area — e sistemi di formazione continua adeguati alla domanda del mercato.
Un ulteriore problema strutturale riguarda le dimensioni delle imprese: il tessuto produttivo a prevalenza di PMI rischia di ostacolare gli investimenti in ricerca e sviluppo e, di conseguenza, l’innovazione. In questo caso, l’OCSE indica la necessità di snellire normative e fisco, sostenere ricerca e sviluppo, promuovere migliori pratiche gestionali.
Sul fronte dei conti pubblici, il rapporto OCSE indica la necessità di contenere la spesa pensionistica, proseguire nella spending review e nella riforma delle pensioni rendendo più efficiente il sistema fiscale e aumentando la partecipazione al mercato del lavoro. Con un debito pubblico che supera il 137% del PIL, la strada del risanamento si presenta particolarmente ardua.
L’OCSE chiede di contenere la spesa pensionistica — la cui incidenza sul PIL resta tra le più alte d’Europa — di proseguire nella spending review e nella riforma delle pensioni, rendendo più efficiente il sistema fiscale, riducendo i consistenti deficit nella riscossione delle entrate e aumentando la partecipazione al mercato del lavoro. ù
A pesare sulle prospettive di bilancio ci sono anche i crescenti impegni per la difesa e i costi della transizione climatica. Per riportare il debito su una traiettoria discendente, l’OCSE stima necessario raggiungere un avanzo primario strutturale intorno al 2,5% del PIL nei prossimi anni: un obiettivo che l’OCSE stesso definisce «sfidante».
Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Dlgs 51/2026, diventa ufficiale il 7 maggio 2026 l’entrata in vigore delle nuove regole sulle indicazioni geografiche protette in Italia, che escono formalmente dai limiti dell’Agroalimentare per abbracciare un ambito di applicazione per più vasto. In adeguamento al Regolamento (UE) 2023/2411, diventa pienamente applicabile in Italia il sistema europeo delle IGP per prodotti artigianali e industriali.
Il decreto adegua l’ordinamento nazionale al Regolamento (UE) 2023/2411 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 ottobre 2023, in vigore dal 16 novembre 2023 e applicabile dal 1° dicembre 2025. L’Italia, che già dal 1° dicembre 2025 aveva aperto il portale per il deposito anticipato delle domande, completa così l’adeguamento formale e attiva il quadro procedurale e sanzionatorio previsto dalla normativa europea.
Il decreto si applica a un’ampia gamma di produzioni artigianali e industriali a radicamento geografico. Per ottenere il riconoscimento, il prodotto deve essere originario di un luogo, regione o paese determinato, con almeno una fase della produzione svolta nell’area geografica di riferimento. I comparti coperti dal Regolamento UE comprendono:
La Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (DGPI-UIBM) del MIMIT è l’autorità competente per l’intera fase nazionale. Le domande devono essere presentate dalle associazioni di produttori tramite il portale di deposito telematico dell’UIBM, corredate da: disciplinare di produzione (art. 9 del Regolamento), documento unico redatto sul modello allegato (art. 10) e documentazione di accompagnamento (art. 11), oltre all’imposta di bollo. Superata la verifica formale di ricevibilità e completezza, il fascicolo entra nell’esame di merito e nell’eventuale fase di opposizione nazionale. Se l’esito è positivo, la domanda viene trasmessa all’EUIPO, che decide sull’approvazione definitiva a livello europeo.
Il decreto introduce un quadro sanzionatorio su due livelli distinti.
C’è una finestra che le associazioni di produttori con protezioni nazionali preesistenti non possono ignorare. Ai sensi dell’art. 70 del Regolamento (UE) 2023/2411, entro il 2 dicembre 2026 la protezione nazionale specifica per le indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali cessa di avere effetto: le domande pendenti in sede nazionale si considerano non presentate se non accompagnate da una contestuale richiesta di registrazione UE. Le produzioni attualmente tutelate solo a livello italiano che non transitano nel nuovo sistema europeo entro tale data perdono ogni forma di protezione.
In Europa cresce il numero dei pagamenti da smartphone e per le imprese l’impatto di questo trend sulle vendite comincia ad essere visibile. Il report 2026 di Mollie indica che tra il 2023 e il 2025 l’uso dei wallet digitali è salito del 57% e che nel 2025 il 24% dei pagamenti con carta è transitato da strumenti come Apple Pay e Google Pay. Per chi vende online o con una strategia omnicanale, la diffusione dei wallet influisce direttamente sui tassi di conversione, oltre che di approvazione e qualità dei dati che accompagnano l’acquisto.
Il dato più interessante del report riguarda il ruolo dei wallet nel checkout europeo. Quasi una transazione su quattro con carta passa oggi dallo smartphone, con il pagamento che diventa l’evoluzione naturale dell’esperienza d’acquisto. Per retailer, marketplace e piattaforme questo significa meno passaggi al momento del saldo e più continuità tra intenzione di acquisto e chiusura dell’ordine.
La crescita dei wallet interessa le imprese perché agisce nel punto in cui spesso si perdono le vendite. Un checkout più rapido riduce infatti l’attrito, alleggerisce l’inserimento dei dati e accorcia il tempo che separa il carrello dal pagamento. Un ecosistema ormai rodato di soluzioni per pagamenti digitali flessibili e veloci influisce dunque in modo diretto sulla capacità di finalizzare l’acquisto.
Il boom dei wallet si inserisce in un mercato europeo ancora frammentato tra metodi locali e nuove regole. Per questo, il metodo di pagamento diventa anche una scelta industriale: chi controlla meglio checkout, dati e instradamento delle transazioni ha più margine per difendere conversione e costi di incasso in un mercato dove la concorrenza sui circuiti si sta riaprendo.
Nei pagamenti online, la tokenizzazione può tuttavia frammentare l’identità del cliente e generare rifiuti errati quando l’infrastruttura non collega bene credenziali, dispositivi e storico della transazione. In questo scenario, le aziende che usano tecnologie di AI hanno registrato un aumento dei ricavi: la lettura contestuale della transazione aiuta a recuperare pagamenti rimasti fermi per eccesso di rigidità e a distinguere tra rischio reale e blocchi inutili.
Gli agenti AI specifici per il commercio elettronico (Agentic Commerce) cercano prodotti, confrontano offerte e completano acquisti per conto dell’utente. Il vantaggio sta nella qualità delle informazioni che l’azienda mette a disposizione: descrizioni, varianti, disponibilità , prezzi, resi e consegne.
Stretta sui reati ambientali per le imprese. Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce la Direttiva UE 2024/1203 con nuove fattispecie di reato, sanzioni più alte e responsabilità aziendale rafforzata ai sensi del DLgs. 231/2001. Per aziende manifatturiere, dei settori logistica, edilizia, commercio di apparecchiature e delle filiere che trattano rifiuti, gas fluorurati o prodotti potenzialmente inquinanti, scattano nuovi controlli interni, con adeguamento dei modelli organizzativi e della catena dei fornitori.
Il decreto attua la Direttiva UE 2024/1203, che sostituisce le precedenti direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE sulla tutela penale dell’ambiente. L’intervento aggiorna il Codice penale, amplia le condotte punibili e introduce una lettura più ampia dei beni tutelati includendo anche habitat, ecosistemi, biodiversità , flora e fauna.
Tra le novità centrali rientra il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti, destinato a colpire l’immissione sul mercato o la circolazione di beni il cui uso possa provocare deterioramento misurabile dell’acqua, dell’aria, del suolo, degli ecosistemi o della biodiversità . La norma interessa in modo diretto le imprese che producono, importano, distribuiscono o commercializzano prodotti con potenziale effetto ambientale.
Il decreto modifica il reato di inquinamento ambientale, includendo espressamente anche il danno agli habitat. Le aggravanti scattano quando l’inquinamento riguarda aree vincolate, specie protette, ecosistemi di grandi dimensioni oppure produce effetti durevoli o pericoli per la salute umana.
Viene inoltre introdotta una definizione più ampia di condotta abusiva. Rientrano nell’area penalmente rilevante anche le violazioni del diritto dell’Unione europea in materia ambientale, le violazioni di norme nazionali attuative delle regole UE e le attività svolte sulla base di autorizzazioni ottenute con frode, violenza, minaccia o reati contro la pubblica amministrazione.
Il decreto introduce nuove fattispecie sulla produzione e commercio di sostanze ozono lesive. Le condotte abusive di produzione, immissione sul mercato, importazione, esportazione, uso o rilascio di sostanze che riducono lo strato di ozono sono punite con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 10.000 a 80.000 euro.
Per i gas fluorurati a effetto serra, la produzione, importazione o esportazione abusiva può comportare l’arresto da sei mesi a un anno oppure l’ammenda da 10.000 a 150.000 euro. L’immissione sul mercato, l’uso o il rilascio abusivo delle stesse sostanze o di apparecchiature che le contengono comporta l’arresto da due a sei mesi oppure l’ammenda da 1.000 a 50.000 euro.
La parte più delicata per le imprese riguarda il D.Lgs. 231/2001. Il decreto interviene sull’articolo 25-undecies, dedicato ai reati ambientali, ampliando il catalogo dei reati presupposto e aumentando le sanzioni pecuniarie applicabili agli enti.
La responsabilità aziendale si affianca a quella delle persone fisiche quando il reato viene commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente. In pratica, l’azienda esposta a rischi ambientali dovrà verificare la tenuta del proprio Modello 231, dei protocolli di controllo, delle deleghe interne, delle procedure sui fornitori e della tracciabilità documentale.
Il Governo segnala anche una distinzione sanzionatoria più netta per la condotta di trattamento non autorizzato dei rifiuti, basata sulla pericolosità dei materiali. Le sanzioni vanno dall’ammenda di 2.000 euro fino alla reclusione di tre anni. Questo profilo si collega alla disciplina già prevista per le violazioni ambientali sanabili, nelle quali l’impresa può estinguere il reato adempiendo alle prescrizioni tecniche e versando la sanzione ridotta. La nuova stretta alza però il livello di attenzione sulle condotte che superano la soglia della semplice regolarizzazione amministrativa.
Le imprese esposte a rischi ambientali dovrebbero aggiornare la mappatura dei processi sensibili, con particolare attenzione a produzione, logistica, rifiuti, manutenzioni, fornitori, importazioni, apparecchiature contenenti gas fluorurati e prodotti immessi sul mercato. La revisione dovrebbe riguardare soprattutto:
Il decreto istituisce presso la Procura generale della Corte di cassazione un Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, con il coinvolgimento delle autorità giudiziarie competenti. Il Procuratore generale potrà avvalersi anche della collaborazione specialistica dell’Arma dei Carabinieri.
Entro il 21 maggio 2027 dovrà inoltre essere elaborata la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali, con obiettivi, priorità , ruoli delle autorità coinvolte, sostegno ai professionisti impegnati nei controlli e aggiornamento triennale basato sull’analisi dei rischi.
Dopo l’approvazione definitiva del Consiglio dei Ministri, il decreto attende il completamento dell’iter formale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento le imprese dovranno misurarsi con un sistema più severo, nel quale la compliance ambientale diventa parte integrante della prevenzione dei reati aziendali.
La lettura più prudente porta a trattare la riforma come un intervento da recepire subito nei controlli interni. Nei settori più esposti, attendere il primo accertamento equivale a lasciare scoperto proprio il presidio che il Modello 231 dovrebbe garantire in via preventiva.
Imprese, datori di lavoro, lavoratori autonomi e professionisti di Calabria, Sicilia e Sardegna colpiti dagli eventi meteo del ciclone Harry hanno diritto alla sospensione dei versamenti contributivi fino al 30 aprile 2026 e recuperarli in unica soluzione entro il 10 ottobre 2026, senza sanzioni né interessi. Con la circolare n. 49 del 22 aprile 2026, l’INPS ha fornito le istruzioni complete sull’articolo 2 del decreto-legge n. 25/2026, comprese le procedure distinte per ciascuna categoria di contribuenti.
Le categorie ammesse sono: i datori di lavoro privati (compresi quelli domestici e quelli con dipendenti iscritti alla Gestione pubblica); i lavoratori autonomi artigiani, commercianti e agricoli; i committenti e i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata (legge n. 335/1995).
La sospensione si applica ai soggetti che, alla data del 18 gennaio 2026, avevano la residenza, la sede operativa o legale dichiarata alla Camera di Commercio in immobili ubicati nei Comuni dello stato di emergenza, a condizione che quegli immobili risultassero:
Non è sufficiente, quindi, trovarsi in un Comune incluso nell’elenco: il diritto alla sospensione è legato allo stato dell’immobile in cui si svolgeva l’attività .
Per i datori di lavoro con più sedi operative, la sospensione vale esclusivamente per i contributi riferiti ai lavoratori impiegati nelle unità produttive situate negli immobili colpiti.
Tutti gli adempimenti e i versamenti sospesi devono essere effettuati in unica soluzione entro il 10 ottobre 2026, senza applicazione di sanzioni né interessi. Le modalità di versamento variano per categoria: modello F24 con causale “DSOS” per i datori di lavoro con dipendenti, modelli originali per artigiani e commercianti, causali ordinarie per i datori di lavoro agricoli. Non è prevista la rateizzazione del recupero.
La sospensione copre gli adempimenti informativi e i versamenti contributivi in scadenza tra il 18 gennaio e il 30 aprile 2026, compresi:
Rientrano nella sospensione anche i versamenti derivanti da cartelle esattoriali, avvisi di addebito e atti di riscossione dell’Agente della riscossione in scadenza nel periodo. Per questi ultimi la sospensione opera automaticamente per legge: nessuna istanza è necessaria. Sono inoltre sospese, per i soggetti interessati, le rate in scadenza nel periodo relative alla Rottamazione-quater e alla Rottamazione-quinquies, con proroga di tre mesi dei relativi termini.
L’INPS chiarisce che i contributi già versati prima della sospensione non vengono rimborsati, per espressa previsione dell’art. 2, comma 6, del DL n. 25/2026.
I datori di lavoro con dipendenti devono presentare istanza tramite il portale INPS al percorso: Cassetto previdenziale (Sezione Aziende con dipendenti) > Comunicazioni > Invia Comunicazione > Crea Nuova Comunicazione > Posizione aziendale > Oggetto: Inquadramento. Nelle note va indicato il riferimento agli eventi meteorologici del 18 gennaio 2026 e richiesta l’attribuzione del codice di autorizzazione “6M”. Sul flusso Uniemens, nella sezione DenunciaAziendale > AltrePartiteACredito > CausaleACredito, va inserito il codice causale “N983”. Il versamento in unica soluzione entro il 10 ottobre 2026 avviene tramite modello F24 con causale “DSOS”.
Per artigiani e commercianti, la sospensione riguarda i contributi in scadenza tra il 18 gennaio e il 30 aprile 2026, compresa la quota sul minimale del quarto trimestre 2025. La domanda si presenta attraverso il Cassetto previdenziale del contribuente sul portale INPS: dopo aver selezionato la posizione previdenziale, va abilitata la funzionalità “Nuova richiesta” nella sezione “Contatti”, indicando nell’oggetto “Contribuzione ordinaria fissi” e nelle note “Sospensione eventi meteorologici Calabria, Sardegna e Sicilia 2026”. Il versamento entro il 10 ottobre 2026 avviene con i modelli F24 originali disponibili nella sezione “Posizione assicurativa > Dati del modello F24” del Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti.
I committenti che erogano compensi a collaboratori nel periodo di competenza da dicembre 2025 a marzo 2026 devono inserire nel flusso Uniemens, nell’elemento CodCalamita di Collaboratore, il valore “42”, che identifica la sospensione contributiva per gli eventi meteorologici in Calabria, Sardegna e Sicilia. Chi ha già inviato il flusso senza il codice può modificarlo entro il 10 ottobre 2026. Per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata, la circolare precisa che nel periodo considerato non ricadono scadenze ordinarie di dichiarazione e versamento.
I datori di lavoro domestico sono esonerati dal versamento dei contributi del primo trimestre 2026, la cui scadenza ordinaria era il 10 aprile 2026. La domanda si presenta tramite il portale INPS al percorso: Cassetto previdenziale (Datori di lavoro domestico) > Comunicazioni > Invia Comunicazione > Crea Nuova Comunicazione, selezionando il rapporto di lavoro e indicando nell’oggetto “Sospensione per calamità naturali”.
I datori di lavoro agricoli iscritti alla Gestione contributiva agricola beneficiano della sospensione automaticamente, senza necessità di presentare istanza. La misura copre i contributi con scadenza legale ricadente nel periodo 18 gennaio – 30 aprile 2026. Rientra nella sospensione, in particolare, il versamento della contribuzione per il terzo trimestre 2025, con scadenza ordinaria al 16 marzo 2026. Gli importi sospesi si versano in unica soluzione entro il 10 ottobre 2026 con le causali ordinarie e la codeline disponibile nel Cassetto previdenziale del contribuente.
Diversa la situazione per i lavoratori agricoli autonomi e i concedenti a piccola colonia: per questa categoria non si applica alcuna sospensione, poiché nessuna scadenza contributiva cade nel periodo di emergenza. La scadenza della quarta rata 2025 era il 16 gennaio 2026 — prima dell’inizio del periodo — e quella della prima rata 2026 è fissata al 16 luglio 2026, data successiva al termine della sospensione.
I territori beneficiari sono individuati nell’allegato all’ordinanza del Capo della Protezione Civile n. 1180 del 30 gennaio 2026, aggiornato dall’ordinanza n. 1181 del 17 febbraio 2026 per la Calabria.
Africo, Agnana Calabra, Albi, Albidona, Amendolara, Antonimina, Ardore, Bagaladi, Belvedere Marittimo, Bianco, Bivongi, Borgia, Botricello, Bova, Bova Marina, Bovalino, Brancaleone, Brognaturo, Bruzzano Zeffiro, Calanna, Caraffa del Bianco, Cardeto, Cardinale, Careri, Cariati, Carpanzano, Casignana, Cassano allo Ionio, Catanzaro, Caulonia, Cerenzia, Cetraro, Cicala, Cirò Marina, Condofuri, Corigliano Rossano, Cropani, Crosia, Crotone, Crucoli, Cutro, Davoli, Dinami, Fabrizia, Ferruzzano, Filadelfia, Filogaso, Francavilla, Gerace, Grotteria, Guardavalle, Isola Capo Rizzuto, Laganadi, Locri, Mandatoriccio, Marina di Gioiosa Ionica, Melissa, Melito di Porto Salvo, Mendicino, Mileto, Molochio, Monasterace, Mongiana, Montalto Uffugo, Montauro, Montebello Ionico, Montepaone, Monterosso Calabro, Motta San Giovanni, Nardodipace, Olivadi, Palermiti, Palizzi, Palmi, Placanica, Polia, Rende, Riace, Rocca di Neto, Roccaforte del Greco, Roccella Jonica, Roghudi, Samo, San Cosmo Albanese, San Giovanni di Gerace, San Giovanni in Fiore, San Lorenzo, San Lorenzo Bellizzi, San Lucido, San Mauro Marchesato, San Nicola da Crissa, San Procopio, San Sostene, San Sosti, San Vito sullo Ionio, Sangineto, Santa Caterina dello Ionio, Santa Cristina d’Aspromonte, Sant’Agata del Bianco, Sant’Alessio in Aspromonte, Sant’Ilario dello Ionio, Santo Stefano in Aspromonte, Satriano, Scandale, Sellia Marina, Siderno, Simeri Crichi, Sorianello, Soverato, Soveria Mannelli, Spadola, Squillace, Stignano, Stilo, Taurianova, Terravecchia, Varapodio, Verbicaro, Verzino.
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Agrigento, Camastra, Favara, Licata, Lampedusa e Linosa, Lucca Sicula, Menfi, Montallegro, Naro, Palma di Montechiaro, San Biagio Platani, Santo Stefano Quisquina, Ribera, Villafranca Sicula, Ravanusa, Sambuca di Sicilia, Porto Empedocle, Sciacca, Burgio, Sant’Angelo Muxaro, Racalmuto, Caltanissetta, Gela, Marianopoli, Niscemi, Mazzarino, Serradifalco, Mussomeli, Butera, Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Acireale, Biancavilla, Calatabiano, Camporotondo Etneo, Castel di Iudica, Catania, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Grammichele, Gravina di Catania, Licodia Eubea, Linguaglossa, Mascali, Mascalucia, Mazzarrone, Militello in Val di Catania, Mineo, Mirabella Imbaccari, Misterbianco, Nicolosi, Palagonia, Paternò, Pedara, Piedimonte Etneo, Ragalna, Ramacca, Randazzo, Riposto, Santa Maria di Licodia, San Giovanni la Punta, Sant’Agata li Battiati, Scordia, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde, Viagrande, Vizzini, Zafferana Etnea, Adrano, Belpasso, Bronte, Caltagirone, Maletto, Motta Sant’Anastasia, Raddusa, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Santa Venerina, Sant’Alfio, Agira, Aidone, Assoro, Catenanuova, Enna, Gagliano Castelferrato, Leonforte, Nicosia, Piazza Armerina, Troina, Centuripe, Nissoria, Acquedolci, Alcara Li Fusi, Alì, Alì Terme, Antillo, Barcellona Pozzo di Gotto, Brolo, Capizzi, Capo d’Orlando, Caprileone, Caronia, Casalvecchio Siculo, Castell’Umberto, Castelmola, Castroreale, Condrò, Falcone, Ficarra, Fiumedinisi, Floresta, Fondachelli Fantina, Forza d’Agrò, Francavilla di Sicilia, Furci Siculo, Gaggi, Galati Mamertino, Gallodoro, Giardini Naxos, Gioiosa Marea, Graniti, Itala, Letojanni, Limina, Lipari, Malfa, Malvagna, Mandanici, Merì, Messina, Milazzo, Monforte San Giorgio, Mongiuffi Melia, Montalbano Elicona, Motta Camastra, Naso, Nizza di Sicilia, Novara di Sicilia, Oliveri, Pagliara, Patti, Piraino, Raccuja, Roccalumera, Roccella Valdemone, Rodi Milici, San Fratello, San Piero Patti, San Salvatore di Fitalia, Santa Domenica Vittoria, Santa Lucia del Mela, Santa Marina Salina, Santa Teresa di Riva, Sant’Alessio Siculo, Sant’Angelo di Brolo, Santo Stefano di Camastra, Savoca, Scaletta Zanclea, Sinagra, Taormina, Tripi, Gualtieri Sicaminò, Roccafiorita, Saponara, Spadafora, Tortorici, Valdina, Venetico, Pace del Mela, Altavilla Milicia, Altofonte, Bolognetta, Borgetto, Caltavuturo, Campofelice di Fitalia, Campofelice di Roccella, Capaci, Casteldaccia, Castronovo di Sicilia, Cefalù, Chiusa Sclafani, Ciminna, Corleone, Gangi, Geraci Siculo, Giuliana, Godrano, Isola delle Femmine, Lercara Friddi, Mezzojuso, Monreale, Montelepre, Palazzo Adriano, Palermo, Partinico, Piana degli Albanesi, Pollina, Santa Flavia, Sciara, Torretta, Ustica, Alia, Cinisi, Contessa Entellina.
Il Tesoro torna sul mercato con una nuova asta BOT a breve scadenza: il MEF offre complessivamente 4,5 miliardi di euro tra un titolo a 3 mesi, con vita residua di 75 giorni, e un titolo a 6 mesi, con vita residua di 153 giorni. Le prenotazioni dei risparmiatori si chiudono il 27 aprile, mentre l’asta per gli operatori è fissata al 28 aprile e il regolamento dei titoli al 30 aprile.
L’emissione annunciata dal Ministero dell’Economia riguarda due riaperture di BOT già collocati nelle scorse settimane. Il primo titolo è il BOT a 3 mesi con codice ISIN IT0005704454, emesso il 14 aprile e in scadenza il 14 luglio. L’importo offerto è pari a 2,5 miliardi di euro.
Il secondo titolo è il BOT a 6 mesi con codice ISIN IT0005702656, emesso il 31 marzo e in scadenza il 30 settembre. In questo caso l’importo messo in asta dal Tesoro è pari a 2 miliardi di euro. Entrambi i titoli sono alla terza tranche.
Per chi intende sottoscrivere i titoli tramite banca, Poste o intermediario abilitato, la prima data da considerare è quella del 27 aprile, termine indicato dal MEF per la prenotazione da parte del pubblico. Le domande degli operatori in asta devono essere presentate entro le ore 11 del 28 aprile.
La nuova finestra rientra nel calendario delle aste BOT e BTP 2026, che per aprile prevedeva già una prima emissione di Buoni ordinari del Tesoro nella prima parte del mese.
I BOT possono essere sottoscritti dai risparmiatori per un importo minimo di 1.000 euro. Il collocamento avviene attraverso asta competitiva, con richieste degli operatori espresse in termini di rendimento. Per ogni emissione, il prezzo fiscale di riferimento è calcolato sul prezzo medio ponderato della prima tranche.
Il MEF richiama anche i tetti alle commissioni massime applicabili dagli intermediari alla clientela: per il BOT a 75 giorni la commissione massima è fissata allo 0,03%, mentre per il BOT a 153 giorni arriva allo 0,10%. Per gli operatori ammessi all’asta, ciascuna richiesta deve essere almeno pari a 1,5 milioni di euro.
Il collocamento supplementare è pari al 10% dell’importo offerto per ciascun titolo ed è riservato agli Specialisti in titoli di Stato che abbiano preso parte all’asta ordinaria. In valore assoluto, il margine aggiuntivo arriva a 250 milioni di euro per il BOT a 3 mesi e a 200 milioni di euro per il BOT a 6 mesi.
L’assegnazione avviene al rendimento medio ponderato determinato nell’asta ordinaria. Il rendimento effettivo per il risparmiatore sarà quindi noto solo dopo il collocamento, in base alle condizioni emerse dalla domanda degli operatori.
I BOT sono titoli zero coupon: la remunerazione nasce dalla differenza tra il prezzo di sottoscrizione e il rimborso a scadenza al valore nominale. Per questo motivo, nel confronto con altri strumenti di liquidità a breve termine, il dato da osservare resta il rendimento effettivo dell’asta al netto di imposte e commissioni.
La nuova emissione arriva dopo l’asta BOT del 9 aprile, nella quale il Tesoro aveva collocato un BOT annuale e un trimestrale. Il titolo trimestrale riaperto in questa tornata è proprio quello con scadenza 14 luglio, ora proposto con vita residua di 75 giorni.
Alla data del 14 aprile risultano in circolazione 137,335 miliardi di euro di BOT. La quota maggiore resta concentrata sui BOT a 12 mesi, pari a 105,850 miliardi, seguiti dai BOT a 6 mesi per 28,945 miliardi e dai BOT a 3 mesi per 2,540 miliardi. Alla data del 30 aprile il MEF indica assenza di titoli BOT in scadenza.
Il dato conferma il ruolo dei Buoni ordinari del Tesoro come strumento di raccolta a breve termine per il Tesoro e come parcheggio di liquidità per i risparmiatori che guardano a scadenze ravvicinate, rendimento noto dopo l’asta e tassazione agevolata sui titoli di Stato.
La conversione del Decreto PNRR apre una finestra straordinaria per la detrazione al 65% sugli investimenti in startup innovative effettuati tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2025. Per questa platea l’istanza al MIMIT si inoltra in deroga alla norma primaria entro il 31 maggio 2026, con indicazione dell’importo già investito e la verifica finale sul regime de minimis.
Nel quadro degli incentivi fiscali per startup e PMI innovative, la misura prevista dall’articolo 29-bis del DL 179/2012 riguarda le persone fisiche che investono nel capitale di rischio, anche tramite OICR. L’aliquota è al 65%, l’investimento agevolabile è fino a 100mila euro per ogni periodo d’imposta e il mantenimento delle quote richiede tre anni.
Rientrano nell’agevolazione gli investimenti che mantengono la partecipazione qualificata entro il 25% del capitale sociale o dei diritti di governance. Stessa soglia  per eventuali rapporti di fornitura collegati all’operazione.
La detrazione al 65% spetta all’investitore persona fisica ma l’istanza sulla piattaforma MIMIT viene trasmessa dal legale rappresentante della startup innovativa che riceve il conferimento. Il Ministero verifica il rispetto dei limiti de minimis in capo all’impresa beneficiaria e, in caso di esito positivo, l’investitore può poi utilizzare l’agevolazione in dichiarazione.
E qui arriva la novità arriva con la legge 20 aprile 2026, n. 50, che ha convertito il DL 19/2026 inserendo i commi 5-quater e 5-quinquies all’articolo 25. Per gli investimenti effettuati nel primo semestre 2025, l’impresa beneficiaria presenta l’istanza sulla piattaforma “Incentivi fiscali in regime de minimis per investimenti in start-up e PMI innovative†anche successivamente all’operazione, purché entro il 31 maggio 2026.
La finestra straordinaria incide sulla compilazione della domanda. Nel modulo va riportato l’ammontare dell’investimento realizzato al posto di quello programmato. Il MIMIT controlla poi – tramite Registro nazionale degli aiuti – il rispetto del massimale dell’impresa beneficiaria.
Il tetto sugli aiuti de minimis ricevibili dalla startup resta fissato a 300mila euro in tre esercizi finanziari. Dopo la verifica, l’esito viene trasmesso all’impresa, all’investitore e all’Agenzia delle Entrate; con via libera del Ministero la detrazione può essere utilizzata in dichiarazione.
Nel 2026, l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) in Italia si basa su specifiche aliquote e su tre scaglioni di reddito imponibile. Ai fini del calcolo IRPEF, ad ogni fascia di reddito si applica una diversa percentuale d’imposta, alla quale si affiancano le regole sulle detrazioni fiscali spettanti in base alla tipologia di reddito e agli oneri sostenuti.
Di seguito vediamo come funziona l’imposta e come cambia il carico fiscale nelle diverse fasce di reddito.
L’IRPEF è un’imposta progressiva basata su specifici fattori combinati in una precisa sequenza:
L’importo effettivamente dovuto dipende non solo dagli scaglioni IRPEF ma anche dalle detrazioni applicabili e dalle eventuali deduzioni spettanti. Per questo motivo, a parità di reddito, il prelievo può variare da contribuente a contribuente.
L’IRPEF che si determina applicando l’aliquota prevista a ciascuna fascia di reddito e sommando i risultati. Le detrazioni riducono l’imposta lorda, le deduzioni riducono il reddito imponibile (per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro si applicano specifici limiti alla fruizione di alcune detrazioni).
L’inflazione torna a farsi sentire. L’ultimo aggiornamento mensile per il calcolo della rivalutazione dei canoni di affitto all’inflazione (a meno che non si eserciti l’opzione di cedolare secca) – basato sull’andamento dei prezzi al consumo per le famiglie italiane calcolato a cadenza mensile dall’Istat – rivela un andamento in crescita.
Per gli adeguamenti di aprile 2026 riferiti a marzo, l’indice di riferimento FOI al netto dei tabacchi è pari a +0,6% in termini di variazione mensile, in aumento rispetto all’anno precedente dello 1,5% e del 3,2% su base biennale.
Vediamo in dettaglio cosa cambia, come funziona l’adeguamento per i canoni di locazione e quando scatta l’aumento del prezzo dell’affitto.
In base all’ultimo aggiornamento (riferito al mese di marzo e applicabile ad aprile 2026), la rivalutazione annuale degli affitti è pari a +1,5% per gli adeguamenti al 100% (locazioni di immobili ad uso abitativo) e +1,125% per adeguamenti al 75% (canoni commerciali).
L’indice di rivalutazione stabilito per gli adeguamenti di marzo 2026 è fissato a +101,5 in aumento dello 0,6% su base mensile, dell’1,5% su base annua e del 3,2% su base biennale (valore di riferimento per i contratti con clausola di adeguamento ogni 2 anni).
| Periodo di riferimento: marzo 2026 | |
| Indice generale FOI | +101,5 |
| Variazione % rispetto al mese precedente | +0,6 |
| Variazione % rispetto allo stesso mese dell’anno precedente | +1,5 |
| Variazione % rispetto allo stesso mese di due anni precedenti | +3,2 |
Nei contratti di locazione immobiliare viene solitamente prevista una clausola per l’aggiornamento annuale del canone di affitto, rispetto alle variazioni dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati rilevate nell’ultimo anno solare. Sono esclusi dall’aumento i canoni di locazione con contratti di affitto che applicano la cedolare secca.
L’indice Istat che valuta l’aumento del costo della vita rispetto all’anno precedente (sulla base di quasi duemila fattori, aggiornati periodicamente in base alle necessità delle famiglie italiane) deve essere utilizzato per ricalcolare ogni 12 mesi il costo dell’affitto concordato tra inquilino e proprietario dell’immobile concesso in locazione.
La rivalutazione sull’affitto è obbligatoria se è espressamente previsto da un’apposita clausola inserita nel contratto di locazione (specificando anche se al 100% per contratti a canone libero o al 75% per contratti a canone concordato). In queste circostanze, l’adeguamento del canone all’indice Istat va effettuato ogni anno, altrimenti il proprietario dell’immobile non può avanzare alcuna pretesa nei confronti dell’inquilino.
Per adeguare il canone di affitto all’inflazione si utilizza infatti l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi. Si allinea così il valore del canone al reale andamento dell’economia e al costo della vita.
Il canone di locazione si rivaluta applicando aliquote diversificate a seconda che si tratti di un contratto di locazione a uso abitativo o ad uso commerciale, ai sensi della legge 392/78 (articolo 32):
Le parti possono comunque concordare anche termini diversi.
Il metodo e l’importo del calcolo dell’adeguamento cambiano anche a seconda della situazione contrattuale:
La formula per il calcolo dell’adeguamento Istat per gli affitti è la seguente: Canone d’affitto x Indice FOI al netto dei tabacchi x percentuale di rivalutazione. Si ottiene così il canone annuo rivalutato, dividendo per 12 mesi si ottiene il canone dell’affitto mensile. La rivalutazione può portare tanto ad un aumento quanto ad una diminuzione del costo dell’affitto.
LLe oscillazioni si fanno più consistenti quando nell’anno di riferimento si verificano eventi in grado di incidere sull’economia del Paese, come la nuova ondata di crescita inflazionistica che stiamo vivendo come conseguenza del conflitto nel Golfo Persico.
L’inflazione di marzo applicata alle rivalutazioni degli affitti di aprile segna già un’accelerazione rispetto a febbraio — dall’1,1% all’1,5% su base annua — e i prossimi dati ISTAT, attesi per il 15 maggio 2026, diranno se la spinta dei prezzi energetici e alimentari che ha trainato il rialzo si consolida o si attenua. Le stime indicano un nuovo picco.
Mentre la crisi del carburante aereo innescata dal blocco dello stretto di Hormuz spinge Ryanair e le altre compagnie a rivedere la programmazione estiva, la low cost irlandese introduce anche un cambiamento strutturale alle procedure in aeroporto. Dal 10 novembre 2026, i banchi di check-in e di consegna bagagli chiuderanno 60 minuti prima della partenza programmata, contro i 40 minuti attuali.
Il 22 aprile, Ryanair ha annunciato che dal 10 novembre 2026 in tutti gli aeroporti del proprio network i banchi di check-in in aeroporto e di bag drop chiuderanno 60 minuti prima della partenza programmata, invece degli attuali 40 minuti. L’obiettivo dichiarato è ridurre il numero — definito dalla compagnia “molto limitato” — di passeggeri che perdono il volo perché bloccati nelle code ai controlli di sicurezza o ai varchi passaporti.
La misura riguarda circa il 20% dei passeggeri — quelli che viaggiano con bagaglio da stiva — e si aggiunge alla carta d’imbarco digitale obbligatoria già in vigore dal novembre 2025.
Il contesto che motiva la stretta è l’introduzione del sistema biometrico EES (Entry/Exit System) dell’Unione europea, che impone la registrazione biometrica dei viaggiatori extra-UE e ha allungato sensibilmente i tempi di attraversamento dei controlli di frontiera, soprattutto nei periodi di picco. Ryanair ha scelto una regola unica per tutta la rete invece di differenziare per singola rotta.
Il cambiamento riguarda soprattutto chi viaggia con bagaglio da stiva e deve quindi passare dal banco fisico. Per questa categoria — circa il 20% dei clienti Ryanair — sarà necessario calcolare un margine di tempo maggiore rispetto a oggi: la finestra utile al banco si riduce da 80 a 60 minuti prima del decollo.
In parallelo alla stretta sui tempi, Ryanair sta accelerando l’installazione di postazioni self-service per la consegna bagagli. Entro ottobre 2026, oltre il 95% degli aeroporti del network sarà attrezzato con questi chioschi, completamente integrati con l’app ufficiale della compagnia. Le postazioni permettono di registrare il bagaglio e stampare le etichette in autonomia, con l’obiettivo di ridurre le attese ai banchi tradizionali e rendere più fluido il flusso passeggeri durante i periodi più congestionati.
Dal 12 novembre 2025 Ryanair accetta esclusivamente la carta d’imbarco digitale (DBP), ottenuta tramite check-in online sull’app della compagnia. I passeggeri ricevono le istruzioni via email 48 e 24 ore prima dell’imbarco. Chi si presenta ai controlli con la stampa cartacea del documento è tenuto al pagamento di una tassa check-in di 55 euro prima dell’imbarco.
Ryanair garantisce la stampa gratuita della carta d’imbarco in aeroporto ai passeggeri privi di smartphone o tablet, a condizione che abbiano completato il check-in digitale prima di recarsi in aeroporto. La carta d’imbarco con relativo QR Code può essere salvata nell’app Ryanair oppure nel wallet digitale del dispositivo. Anche in caso di smarrimento dello smartphone dopo i controlli di sicurezza, i dati risultano già registrati nel sistema della compagnia e il passeggero può imbarcarsi regolarmente.
L’80% dei passeggeri Ryanair — quelli che viaggiano con solo bagaglio a mano — non subirà variazioni operative rilevanti. Per questa categoria il check-in online rimane disponibile tramite sito e app fino a 2 ore prima del decollo e consente di recarsi direttamente ai controlli di sicurezza senza passare dal banco. Le nuove tempistiche dei 60 minuti riguardano esclusivamente i banchi fisici in aeroporto, non la procedura online.
Per il secondo anno consecutivo le retribuzioni italiane crescono più dell’inflazione: nel 2025 la RAL media nel settore privato ha raggiunto i 32.991 euro, con un aumento del 3,6% a fronte di un’inflazione ferma all’1,5%. Il segnale è positivo, ma il confronto con l’Europa continua a penalizzare i lavoratori italiani: l’Italia si colloca al 23° posto su 34 Paesi OCSE per salario medio, con un gap del 16,6% rispetto alla media. Nel decennio 2015-2025 le buste paga sono salite del 15% mentre i prezzi hanno perso il 22,6% — quasi 8 punti di potere d’acquisto bruciati. Sono i dati del JP Salary Outlook 2026 dell’Osservatorio JobPricing.
Dal 7 giugno 2026 entrerà in vigore la direttiva europea sulla trasparenza salariale, che obbligherà le aziende a indicare le fasce retributive nelle offerte di lavoro. Nel frattempo, i ruoli che pagano di più nel 2026 si concentrano in quattro aree: tecnologia e intelligenza artificiale, finanza e management, ingegneria e supply chain, tecnici specializzati. Sul podio delle città con le retribuzioni più alte c’è ancora Milano; in coda, Basilicata, Calabria e Molise.
Le differenze territoriali restano una delle criticità strutturali del mercato del lavoro italiano. La RAL media al Nord supera quella del Sud e delle Isole di quasi 4.400 euro — circa il 15% in più. Negli ultimi anni il Sud cresce percentualmente più del Nord, in un lento processo di convergenza che non ha ancora colmato il gap in valori assoluti. Le retribuzioni medie per macroregione nel 2025:
La Lombardia guida la classifica con una RAL media di 35.137 euro, seguita da Liguria (34.008 euro) e Lazio (32.220 euro). All’estremo opposto si trovano Basilicata, Calabria e Molise. La tabella raccoglie i dati più aggiornati disponibili per regione (JP Salary Outlook 2026 per le prime tre; JobPricing 2024 per le altre).
| Regione | RAL media (€) |
|---|---|
| Lombardia | 35.137 |
| Liguria | 34.008 |
| Trentino-Alto Adige | 33.532 |
| Lazio | 32.220 |
| Piemonte | 32.361 |
| Emilia-Romagna | 32.268 |
| Campania | 29.296 |
| Puglia | 29.076 |
| Calabria | 28.010 |
| Basilicata | 27.232 |
In Italia le professioni più remunerative sono quasi sempre legate a settori ad alta specializzazione. I servizi finanziari guidano la classifica, con una RAL media di 45.461 euro — il comparto più remunerativo anche nel lungo periodo. Nel breve periodo il settore con la crescita più marcata è quello edilizio. I salari più bassi si registrano nei comparti a minore specializzazione, come agricoltura.
| Settore di attività | RAL media (€) |
|---|---|
| Servizi finanziari | 45.461 |
| Utilities | 34.861 |
| Industria di processo | 33.710 |
| Industria manifatturiera | 33.349 |
| Servizi | 30.752 |
| Commercio | 30.527 |
| Edilizia | 28.709 |
| Agricoltura | 26.518 |
Il gender pay gap sulla RAL è dell’8,5%, che sale al 10% sulla retribuzione globale annua, dove conta anche la componente variabile. Il divario maggiore si rileva tra gli operai (9,5%), quello più contenuto tra i quadri (4,3%). Le dimensioni aziendali pesano: la RAL media nelle microimprese è di 28.610 euro, mentre nelle grandi imprese raggiunge i 39.021 euro.
Il JP Salary Outlook 2026 fotografa una struttura retributiva molto diseguale. La RAL media nazionale di 32.991 euro nasconde divari profondi tra categorie: il 9° decile dei CEO guadagna 8,8 volte rispetto al 1° decile degli operai. Il dettaglio per inquadramento:
Il 75% dei lavoratori dipendenti riceve una RAL inferiore a 35.000 euro; quasi il 90% non supera i 40.000 euro. Solo il 37,4% dei dipendenti beneficia di una componente variabile dello stipendio — un dato che segnala quanto i bonus e gli incentivi restino marginali nel sistema retributivo italiano rispetto agli altri Paesi europei.
Le fonti sulle retribuzioni per professione in Italia restituiscono due immagini complementari: i dati ISTAT fotografano le professioni ordinistiche tradizionali, le salary survey 2026 tracciano l’ascesa dei ruoli digitali e manageriali. Entrambe le prospettive sono necessarie per orientarsi nel mercato del lavoro italiano.
I dati ISTAT sulle retribuzioni per professione più aggiornati disponibili risalgono al 2021 e mostrano una gerarchia rimasta sostanzialmente stabile. In cima, con ampio vantaggio, il notaio, con uno stipendio medio di 265.000 euro l’anno.
| Professione | Stipendio medio lordo (€/anno) |
|---|---|
| Notaio | 265.000 |
| Direttore generale | 150.000 |
| Chirurgo | 140.000 |
| Medico specialista | 120.000 |
| Avvocato senior | 100.000 |
| Direttore finanziario | 100.000 |
| Pilota di linea | 90.000 |
| Dentista | 90.000 |
| Consulente finanziario | 80.000 |
| Manager delle risorse umane | 80.000 |
| Ingegnere del software | 70.000 |
Le retribuzioni variano molto in base a esperienza, specializzazione e area geografica. Le cifre che seguono rappresentano range lordi annui indicativi per il mercato italiano:
La nuova mappa delle retribuzioni 2026 non fotografa una top ten rigida ma una distribuzione per aree professionali che trainano le buste paga. Il tratto comune non è solo il titolo del ruolo: conta il peso strategico che queste figure hanno per le aziende — controllo del rischio, automazione, dati, sicurezza informatica, continuità produttiva:
Sul piano geografico, Milano e hinterland restano il polo più forte per finance e tech. Il quadrilatero industriale tra Emilia e Veneto concentra molti dei profili tecnici e ingegneristici meglio pagati. Roma, Torino e Bologna si confermano hub per innovazione, difesa e aerospazio.
Non tutte le professioni ad alto reddito richiedono un titolo universitario. Nel digitale e nel marketing la competenza pratica e la specializzazione contano spesso più del percorso formale. Tra i lavori ben pagati accessibili senza laurea nel 2026:
In comune a queste figure c’è la necessità di aggiornamento continuo: certificazioni, padronanza dei tool più recenti e competenze sugli strumenti di AI sono diventati prerequisiti di mercato a prescindere dal titolo di studio.
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Secondo il JP Salary Outlook 2026, un laureato guadagna in media il 36,7% in più rispetto a un non laureato. La differenza retributiva tra chi è all’inizio della carriera e chi è in fase di uscita dal mercato è del 32,4%, con il salto più netto che si registra entro i 45 anni. Negli ultimi dieci anni il tasso di crescita delle retribuzioni degli under 35 è stato sensibilmente migliore rispetto a tutte le altre fasce di età .
I dati ISTAT confermano il vantaggio del titolo: i laureati tra i 25 e i 64 anni godono di un tasso di occupazione superiore del 30% rispetto a chi ha al massimo la licenza media, differenza che sale a 35 punti nel Mezzogiorno e a 44 punti tra le donne. Nel contesto europeo, i lavoratori con diploma di istruzione secondaria superiore guadagnano il 42% in più rispetto a chi ha la licenza media. Tuttavia, come mostra il caso dei ruoli digitali e tecnici specializzati, il mercato 2026 valorizza sempre più competenze certificate e dimostrabili, anche in assenza di un percorso universitario.
Le retribuzioni nel settore pubblico si attestano in media intorno ai 34.153 euro lordi annui, con un netto mensile medio di circa 1.950 euro. La magistratura guida la classifica interna, mentre gli insegnanti risultano tra le categorie più penalizzate nonostante il carico professionale.
| Settore pubblico | Stipendio medio lordo (€/anno) |
|---|---|
| Magistratura | 59.000 |
| Forze Armate | 50.000 |
| Corpo di Polizia | 45.000 |
| Servizio Sanitario Nazionale | 43.000 |
| Scuola | 26.000 |
Nonostante il lavoro pubblico faccia ancora gola a molti per la stabilità che offre, nella classifica dei lavori meno pagati figurano alcune categorie del settore pubblico. Gli stipendi della Polizia di Stato si aggirano intorno ai 1.400 euro netti mensili, inferiori alla media europea nonostante l’importanza del ruolo; l’importo può aumentare con straordinari e ore extra. Stesso schema per vigili del fuoco, carabinieri e le altre forze dell’ordine.
In ambito scuola, i professori delle superiori guadagnano in media circa 31.000 euro lordi annui (minimo 25.000, massimo 38.000), contro una media nella PA di circa 34-35.000 euro. Per gli insegnanti della scuola primaria le retribuzioni sono più penalizzanti: si va dai 22.000 euro lordi annui a un massimo di circa 34.000. Al contrario, lo stipendio di un professore universitario ordinario varia tra 3.300 e 4.000 euro mensili.
Il voucher cloud e cyber security slitta. Il MIMIT ha prorogato al 27 maggio il termine per l’iscrizione in elenco fornitori abilitati, di conseguenza ritarda la partenza dello sportello per imprese e autonomi. La misura rientra nel più ampio pacchetto dei voucher TLC per cittadini e PMI ma in questa fase la procedura riguarda esclusivamente le aziende che vogliono offrire servizi e prodotti agevolabili.
L’iscrizione è obbligatoria per entrare nel catalogo dei servizi agevolabili. La domanda si presenta online sulla piattaforma Invitalia dedicata all’area fornitori e abilita esclusivamente ai prodotti e servizi indicati nell’istanza. Per ciascuna soluzione ammessa viene attribuito un codice identificativo, da utilizzare poi nella fase di accesso alle agevolazioni.
Il calendario iniziale fissava la chiusura al 23 aprile ma con una proroga dell’ultima ora la finestra è stata allungata alle ore 12 del 27 maggio 2026. Per le imprese è necessario anche iscriversi nella sezione Anagrafica e deleghe prima dell’invio dell’istanza.
Il “Voucher cloud e cyber security†sostiene l’acquisto di soluzioni nuove o più evolute rispetto a quelle già in uso da PMI e lavoratori autonomi. La dotazione della misura è pari a 150 milioni di euro e il contributo arriva fino al 50% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 20mila euro. I piani di spesa partono da 4mila euro e richiedono, al momento della domanda, un contratto di connettività con velocità minima in download di 30 Mbps.
I servizi agevolabili rientrano in cinque famiglie:
Sul piano applicativo, le FAQ MIMIT sui voucher digitali 2026 hanno chiarito che l’agevolazione premia un salto tecnologico effettivo, mentre il rinnovo puro di servizi già attivi resta fuori dalla misura. Per gli abbonamenti la durata minima è di 24 mesi, mentre gli acquisti diretti vanno completati entro 12 mesi dal provvedimento di concessione.
L’accesso all’elenco è riservato a fornitori con servizi già qualificati almeno QC1 secondo il regolamento cloud per la PA oppure, in alternativa, a soggetti in possesso delle certificazioni richieste per la categoria dichiarata. Le FAQ del Ministero hanno precisato che i requisiti devono essere già posseduti alla data di presentazione della domanda e che l’iscrizione provvisoria non è prevista.
| Categoria | Requisiti richiesti |
|---|---|
| hardware cyber security | ISO 9001 e ISO/IEC 27001; |
| software cyber security | ISO 9001 e ISO/IEC 27001; |
| servizi cloud IaaS e PaaS | ISO 9001 e ISO/IEC 27001 con estensione ISO/IEC 27017, oppure CSA Star Level 2; |
| servizi Cloud SaaS | ISO 9001 e ISO/IEC 27001 con estensione ISO/IEC 27017, oppure CSA Star Level 2; |
| servizi professionali | ISO 9001 e ISO/IEC 27001. |
Il Ministero ha anche chiarito che i requisiti sono cumulativi per ogni categoria. Per i servizi cloud, dunque, la sola ISO 27001 non basta: serve anche l’estensione 27017, salvo il ricorso alla certificazione alternativa CSA Star Level 2.
La proroga per i provider sposta in avanti l’entrata in vigore effettiva della misura. Solo dopo la formazione dell’elenco dei fornitori abilitati arriverà un successivo provvedimento direttoriale con tempi e modalità di apertura dello sportello dedicato a PMI e lavoratori autonomi.
Dal 16 maggio i monopattini elettrici non potranno circolare senza apposito contrassegno mentre dal 16 luglio scatta l’obbligo di assicurazione RC. Il MIMIT – che ha pubblicato le risposte alle domande più frequenti sui nuovi adempimenti (intestatari, coperture, massimali, diritto di rivalsa e il ruolo delle piattaforme digitali coinvolte) – ha aggiornato il calendario di entrata in vigore sdoppiando le date per i due nuovi obblighi.
Il quadro normativo per l’obbligo di assicurazione dei monopattini elettrici si fonda sulla Legge 177/2024 (riforma del Codice della Strada) e sul decreto direttoriale del MIT del 6 marzo 2026, in vigore dal 18 marzo. Il periodo transitorio di 60 giorni si chiude il 16 maggio 2026: da quella data è vietato circolare senza contrassegno; diversamente ci si espone a sanzioni da 100 a 400 euro.
Il contrassegno — il cosiddetto “targhino” — è un adesivo prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, associato al codice fiscale del proprietario e non al numero di telaio: la responsabilità resta quindi in capo alla persona fisica intestataria, anche se a guidare il mezzo è un altro soggetto. La richiesta si fa tramite il Portale dell’Automobilista, con accesso via SPID o CIE, al costo di 8,66 euro.
La piattaforma monopattini del MIT è interoperabile con la piattaforma delle coperture assicurative della Fondazione ANIA: il contrassegno viene associato automaticamente alla polizza, consentendo alle forze dell’ordine verifiche incrociate in tempo reale. Per l’assicurazione, tuttavia, il MIMIT ha spostato l’entrata in vigore dell’obbligo di copertura al 16 luglio.
Le FAQ ministeriali forniscono indicazioni precise su chi può intestarsi la polizza e su cosa copre:
Le FAQ MIMIT chiariscono due punti che meritano attenzione prima di sottoscrivere una polizza.
Il primo riguarda il diritto di rivalsa: l’assicurazione può esercitarlo verso il proprietario o verso il conducente effettivo — se diverso — quando il conducente viola gravemente le condizioni di polizza o le norme del Codice della Strada, come nel caso di guida in stato di ebbrezza o uso del veicolo in modo non consentito. Per i monopattini è prudente verificare che la polizza preveda la rivalsa anche in caso di guida senza casco o di trasporto non consentito di un passeggero.
Il secondo riguarda la polizza RC Famiglia: molte coperture di questo tipo escludono espressamente i veicoli soggetti a obbligo di assicurazione RC Auto. Inoltre, la polizza deve riportare il codice del contrassegno identificativo per avere validità legale — requisito che le generiche polizze famiglia non sono configurate per gestire. Tutte le FAQ sono pubblicate sul portale ufficiale del MIMIT.
L’Agenzia delle Entrate ha fissato i livelli di affidabilità fiscale per i benefici premiali ISA relativi al periodo d’imposta 2025. L’aggiornamento 2026 riguarda come di consueto l’esonero dal visto di conformità , i rimborsi IVA con esonero dalla garanzia, l’esclusione dalla disciplina delle società non operative, i nuovi limiti per alcuni accertamenti e la riduzione di un anno dei termini di controllo. Per gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale la soglia piena resta il punteggio pari a 9 mentre l’accesso ridotto ai vantaggi parte dal punteggio di 8.
Per la compensazione dei crediti il regime si divide in due fasce. Con ISA almeno pari a 9 l’esonero dal visto vale fino a 70mila euro annui per l’IVA e fino a 50mila euro annui per imposte dirette e IRAP. Con punteggio pari almeno a 8 e inferiore a 9 la soglia scende a 50mila euro per l’IVA e a 20mila euro per imposte dirette e IRAP.
| Punteggio ISA | Benefici premiali |
|---|---|
| almeno 9 oppure media biennale almeno 9 | esonero dal visto di conformità fino a 70.000 euro annui per la compensazione dei crediti IVA e fino a 50.000 euro annui per imposte dirette e IRAP; |
| da 8 a meno di 9 oppure media biennale almeno 8,5 | esonero dal visto di conformità fino a 50.000 euro annui per la compensazione dei crediti IVA e fino a 20.000 euro annui per imposte dirette e IRAP. |
La stessa regola si applica alla compensazione del credito IVA infrannuale maturato nei primi tre trimestri del secondo anno successivo a quello cui si riferisce la dichiarazione. Le soglie IVA annuale e infrannuale si sommano nella stessa annualità , e il meccanismo premiale riguarda le compensazioni oltre 5mila euro annui.
Sulla richiesta di rimborso del credito IVA il provvedimento replica la stessa architettura. Con ISA almeno pari a 9, oppure con media biennale almeno pari a 9, l’esonero dal visto o dalla garanzia arriva fino a 70mila euro annui. Nella fascia con ISA da 8 a meno di 9, oppure con media biennale almeno pari a 8,5, il tetto scende a 50mila euro annui. La regola vale sia per il rimborso annuale sia per il rimborso infrannuale maturato nei primi tre trimestri del secondo anno successivo.
Sul fronte del credito IVA trimestrale, anche le richieste presentate nella stessa annualità entrano in un conteggio cumulativo.
Con ISA almeno pari a 9, oppure con media biennale almeno pari a 9, scatta l’esclusione dalla disciplina delle società non operative. Alla stessa soglia si collega anche l’esclusione dell’accertamento sintetico del reddito complessivo, purché il reddito accertabile resti entro il limite dei due terzi in più rispetto a quello dichiarato.
Per gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici la soglia si abbassa a 8,5. La riduzione di un anno dei termini di decadenza dell’accertamento scatta invece da 8. Per la selezione dei controlli basata sull’analisi del rischio, l’Agenzia continua a considerare i contribuenti con ISA pari o inferiore a 6.
Chi produce nello stesso anno reddito d’impresa e reddito di lavoro autonomo entra nel regime premiale solo se applica gli ISA a entrambe le categorie, quando previsti, e raggiunge in ciascun indice la soglia richiesta per il beneficio richiesto. Questa è la verifica preliminare per impostare compensazioni, rimborsi o attività difensiva in sede di controllo.
La Commissione Europea ha adottato la propria risposta alla crisi energetica aperta dalla guerra in Iran. Il pacchetto, denominato Accelerate EU, è una comunicazione di natura non legislativa — la cosiddetta toolbox, la cassetta degli strumenti — che potrà essere seguita da proposte legislative nei prossimi giorni. Obiettivo, contrastare l’impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta il 1° marzo. Da allora il Brent è salito del 13%, il gas TTF del 25% e, secondo le stime della presidente Ursula von der Leyen, la bolletta energetica dell’Unione Europea è già aumentata di 22 miliardi di euro.
Il pacchetto Accelerate EU contiene alcuni pilastri già anticipati da von der Leyen nelle ultime settimane: la Raccomandazione agli Stati Membri di ridurre la domanda energetica, il rafforzamento del coordinamento tra i 27 per gli acquisti congiunti di energia e nuove spinte verso la diversificazione delle fonti. Quest’ultima direttrice punta in particolare sulle energie rinnovabili e sul nucleare nella UE, con l’obiettivo dichiarato di accelerare l’autonomia europea dai combustibili fossili importati.
Sul lungo periodo, Bruxelles annuncia un piano per l’elettrificazione dell’industria, dei trasporti e dell’edilizia, con investimenti in parchi eolici — anche offshore — impianti a energia rinnovabile e centrali idroelettriche. A completare il quadro, un vertice sugli investimenti nell’energia pulita che riunirà il settore dei servizi finanziari, i principali investitori istituzionali, i leader industriali, gli sviluppatori di progetti e gli enti finanziatori pubblici, con l’obiettivo di accelerare i capitali privati nella transizione energetica. Le indicazioni rimangono in larga parte di principio: i dettagli operativi si sostanzieranno nei prossimi giorni, anche in base a quanto emergerà al Consiglio di Cipro.
Il fronte dove Bruxelles concede di più è quello degli aiuti di Stato. Entro fine aprile la Commissione darà il via libera a un nuovo regime temporaneo che allargherà i margini consentiti per gli interventi pubblici a sostegno dei settori più esposti ai rincari energetici. Per le famiglie, le misure che gli Stati saranno stimolati ad adottare nel breve termine includono buoni energetici, programmi di leasing sociale e riduzione delle accise sull’elettricità per le fasce vulnerabili. Il problema per l’Italia è strutturale: la maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato avvantaggia soprattutto i Paesi con ampia capacità fiscale, ovvero quelli che dispongono di margini di bilancio per spendere. L’Italia, che rischia di restare o entrare in procedura di infrazione se supera il rapporto deficit-PIL del 3%, ha meno leve da attivare rispetto a Germania o Francia.
Su uno dei fronti più caldi del negoziato interno all’Unione, la posizione di Bruxelles si consolida: il mercato europeo delle emissioni (ETS) e il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (CBAM, la cosiddetta Carbon Tax), non saranno sospesi. L’Italia, insieme ad altri partner, ne aveva chiesto l’interruzione temporanea ritenendoli un aggravio per le imprese in un momento già segnato dai rincari energetici. Bruxelles ritiene che i due meccanismi non siano tra i principali responsabili dell’impennata delle bollette e che tornare indietro manderebbe un segnale sbagliato sulle politiche di sostenibilità . Non è escluso, tuttavia, che possano essere previste revisioni dei meccanismi al termine di un processo di analisi.
Altrettanto netta la posizione sull’altra grande richiesta italiana: nessuna flessibilità del Patto di Stabilità . Von der Leyen ha chiarito che al momento non esistono le condizioni di emergenza grave — ovvero una recessione severa — per attivare le clausole di deroga. L’esecutivo comunitario chiede agli Stati di non aggravare i propri deficit con misure indiscriminate e indica la strada degli interventi mirati: quelli, nelle parole della presidente, che «dovrebbero essere mirati ai gruppi vulnerabili, tempestivi e temporanei, in modo da poterli applicare per un breve periodo». Le misure nazionali già adottate dall’Italia — dal Decreto Bollette al taglio delle accise sui carburanti, in vigore fino al 1° maggio — seguono esattamente questo schema.
Tra le novità operative di Accelerate EU, la Commissione annuncia la creazione di un nuovo Osservatorio sui carburanti incaricato di monitorare produzione, importazioni, esportazioni e livelli delle scorte. L’obiettivo è individuare rapidamente potenziali carenze di approvvigionamento e, in caso di rilascio di scorte di emergenza, adottare misure mirate per mantenere una distribuzione equilibrata tra i 27. L’Osservatorio garantirà il coordinamento tra gli Stati membri sia per le norme di riempimento delle riserve sia per le eventuali operazioni di rilascio eccezionale delle scorte di petrolio — uno strumento che mancava nella risposta europea alla prima crisi energetica del 2022.
Il giorno successivo all’adozione della toolbox, il pacchetto è arrivato già sul tavolo dei governi: il Consiglio europeo informale del 23 e 24 aprile a Cipro è il primo banco di prova politico delle misure. Sarà lì che le posizioni nazionali — spesso distanti tra loro sulla distribuzione degli oneri, sul ruolo del Patto di Stabilità e sull’intensità degli aiuti alle imprese — si confronteranno apertamente. Per l’Italia l’appuntamento rappresenta un momento cruciale: le richieste avanzate nelle ultime settimane dal Governo sono in larga parte rimaste inascoltate, e il margine per cambiare l’orientamento di Bruxelles dipenderà anche dalla capacità di costruire alleanze tra i partner europei più esposti alla crisi.
Sul fronte nazionale, il Decreto Carburanti — che include il taglio temporaneo delle accise e crediti d’imposta per autotrasportatori e settore della pesca — è approvato al Senato e ora all’esame della Camera. Il Governo studia nuove misure per i settori più colpiti dai rincari legati alla crisi del Golfo, in un contesto in cui i margini di bilancio restano il principale vincolo all’azione.
Le agevolazioni fiscali previste per le persone con disabilità e, nei casi ammessi, per i familiari che sostengono la spesa seguono regole diverse in base alla tipologia di beneficio: analizziamo in dettaglio tutti i principali sgravi applicabili su veicoli, spese sanitarie, sussidi, barriere architettoniche, assistenza, polizze e successioni, tenendo come riferimento la guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate.
Oltre a requisiti, limiti di spesa e documentazione richiesta, spieghiamo anche chi può accedere alle agevolazioni, quali regole si applicano per ciascuna spesa e quali documenti servono per utilizzare il beneficio fiscale.
Torna Generazione Terra, lo strumento fondiario promosso da ISMEA per favorire il ricambio generazionale in agricoltura. L’edizione 2026 mette sul piatto 120 milioni di euro per finanziare fino al 100% l’acquisto di terreni agricoli da parte di giovani under 41. Lo sportello telematico per la presentazione delle domande è aperto dal 22 aprile al 19 giugno 2026, con istruttoria per ordine cronologico di convalida. Chi arriva prima, ha più possibilità di ottenere le risorse.
Generazione Terra si rivolge a tre categorie distinte di richiedenti, ciascuna con requisiti specifici di accesso. Il primo profilo è quello dei Giovani imprenditori agricoli (GIA): si tratta di imprenditori agricoli professionali con qualifica IAP o Coltivatori Diretti, già attivi da almeno due anni, che possono richiedere il finanziamento per acquistare terreni contigui o funzionalmente utili all’azienda già condotta. L’età massima è di 41 anni non compiuti al momento della presentazione della domanda.
Il secondo è quello dei Giovani startupper con esperienza (GSE): vi accedono coloro che, pur non avendo ancora avviato un’impresa agricola autonoma, hanno lavorato nel settore come coadiuvanti, collaboratori o dirigenti per almeno 102 giorni nei cinque anni precedenti. Anche in questo caso il limite è di 41 anni.
Il terzo profilo è quello dei Giovani startupper con titolo (GST): rivolto a chi ha conseguito un titolo di studio in ambito agrario e intende avviare per la prima volta un’iniziativa imprenditoriale agricola. Per questa categoria il limite di età scende a 35 anni. Le società agricole non cooperative amministrate da giovani o con partecipazione maggioritaria di soci under 41 possono partecipare nel rispetto dei requisiti previsti.
In tutti i casi, il beneficiario si impegna a condurre direttamente il terreno finanziato per almeno 15 anni. Sono esclusi i soggetti con interventi ISMEA già in corso, quelli in condizione di difficoltà finanziaria ai sensi della normativa europea sugli aiuti di Stato, chi presenta anomalie in Centrale Rischi o protesti attivi, e chi ha procedimenti pendenti in materia antimafia, penale o tributaria.
ISMEA interviene con due strumenti tecnici distinti, scelti in base al valore del terreno. Per i terreni di valore compreso tra 300.000 e 1,5 milioni di euro, l’operazione avviene tramite Patto di Riservato Dominio (PRD): ISMEA acquista direttamente il terreno dal venditore e lo assegna al giovane richiedente. Il giovane acquisisce la proprietà effettiva solo al pagamento dell’ultima rata, ma ha da subito la gestione e il godimento del bene. Per i terreni di valore inferiore a 300.000 euro o superiore a 1,5 milioni, viene invece concesso un mutuo ipotecario.
In entrambi i casi il valore massimo dell’intervento è di 1,5 milioni di euro per GIA e GSE e di 500.000 euro per i GST. Il finanziamento copre fino al 100% del prezzo di acquisto del terreno — non sono incluse spese notarili, imposte e oneri accessori. La durata massima è di 30 anni, di cui fino a 2 anni di preammortamento concedibili su richiesta. Il tasso applicato è fisso, ancorato ai valori di mercato (tasso base UE) e determinato in funzione del rischio dell’operazione. Dopo cinque anni dalla stipula è possibile richiedere una sola revisione del tasso.
Una delle novità di rilievo dell’edizione 2026 riguarda il premio di primo insediamento, riservato ai giovani startupper — GSE e GST — che si insediano per la prima volta come capo azienda, o che lo hanno fatto da non più di sei mesi prima della presentazione della domanda. L’importo massimo sale quest’anno da 70.000 a 100.000 euro. Il contributo non viene accreditato direttamente al beneficiario: il 60% va a ridurre le prime rate di ammortamento del finanziamento, il restante 40% viene erogato a piano aziendale realizzato, o comunque entro i primi cinque anni dall’investimento. Nei casi di operazioni localizzate in aree interne o montane, l’intensità del premio è più elevata.
I 120 milioni complessivi sono ripartiti in tre linee distinte. 50 milioni sono destinati alle operazioni localizzate nelle regioni del Centro-nord, altri 50 milioni a quelle del Sud e delle Isole. I restanti 20 milioni sono riservati ai Giovani startupper con titolo. All’interno di ciascuna linea, il 10% delle risorse è riservato a operazioni fondiarie localizzate nelle aree interne o aree montane: una riserva nuova rispetto alle edizioni precedenti, coerente con l’obiettivo di presidio dei territori più fragili. In caso di esaurimento di questa quota, le nuove domande affluiranno alla dotazione generale della linea di appartenenza.
Le domande devono essere presentate esclusivamente online tramite il portale dedicato ISMEA, con firma elettronica in formato PAdES. Lo sportello è aperto dal 22 aprile 2026 alle ore 12:00 fino al 19 giugno 2026 alle ore 12:00, con orario feriale dalle 9:00 alle 18:00 (il primo giorno solo dalle 12:00 alle 18:00, l’ultimo dalle 9:00 alle 12:00). La data e l’ora di convalida della domanda costituiscono il criterio di priorità nell’istruttoria: chi presenta prima ha precedenza. In caso di più domande dallo stesso soggetto, viene considerata valida solo l’ultima trasmessa entro i termini. Il piano di rimborso prevede rate semestrali costanti e posticipate.
Generazione Terra si affianca agli altri strumenti del programma ISMEA per l’imprenditoria agricola giovanile: chi intende avviare un progetto di sviluppo aziendale più ampio, che comprenda investimenti in beni strumentali, trasformazione o commercializzazione dei prodotti, può valutare anche Più Impresa ISMEA, che combina mutuo agevolato a tasso zero e contributo a fondo perduto.