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Quattordicesima 2026 in arrivo tra giugno e luglio per molti dipendenti del settore privato. La mensilità estiva riguarda soprattutto commercio, turismo, logistica, studi professionali, vigilanza, pulizie, alimentare e altri comparti regolati dai rispettivi CCNL. Per capire se spetta, la verifica si fa sul contratto collettivo applicato in azienda e su eventuali accordi individuali.
A differenza della tredicesima a fine anno (collegata al rapporto di lavoro subordinato), la mensilità aggiuntiva di metà anno riguarda solo alcuni settori e viene pagata con le scadenze fissate dal contratto collettivo. La quattordicesima in busta paga spetta infatti ai dipendenti solo quando il CCNL applicato la prevede. Un dipendente impiegato in un’azienda commerciale, ad esempio, potrebbe comunque avere un contratto diverso da quello classico del commercio.
Per quanto riguarda l’importo spettante, invece, le regole seguono la maturazione della retribuzione tabellare e dunque anche la qualifica o il part-time possono incidere sul rateo maturato.
Calcolo quattordicesima online
In termini di pagamento, infine, il calendario standard ne colloca il versamento tra fine giugno e luglio 2026. In diversi contratti, la 14esima arriva prima delle ferie estive, insieme allo stipendio ordinario oppure con cedolino separato. La data esatta è indicata nel CCNL applicato e nelle prassi aziendali. Alcuni contratti fissano scadenze più ravvicinate alla fine di giugno, altri collocano il pagamento entro la prima metà di luglio.
I principali CCNL che prevedono la quattordicesima si concentrano nei servizi, nel commercio, nel turismo, nella logistica e in alcuni comparti produttivi. La presenza del settore in tabella va sempre letta insieme al contratto applicato al singolo lavoratore, perché denominazione aziendale e CCNL possono divergere.
| Settore | Quando può arrivare la 14esima |
|---|---|
| commercio e terziario | entro l’estate, secondo CCNL |
| turismo e pubblici esercizi | entro luglio, secondo contratto |
| autotrasporto merci, logistica e spedizioni | tra giugno e luglio |
| studi professionali | entro giugno |
| pulizie e multiservizi | entro metà luglio |
| vigilanza privata e servizi fiduciari | secondo le scadenze del CCNL |
| alimentare industria | secondo la disciplina contrattuale |
| assicurazioni | secondo contratto collettivo applicato |
| credito e istituti bancari | secondo accordi collettivi di settore |
| agricoltura e operai agricoli | secondo contratto e giornate utili |
Il calcolo della quattordicesima segue di norma il periodo di maturazione che va dal 1° luglio dell’anno precedente al 30 giugno dell’anno in corso. L’importo pieno corrisponde in genere a una mensilità della retribuzione lorda contrattuale, riproporzionata in base ai mesi utili. La formula di base è retribuzione lorda mensile per mesi maturati diviso 12. Per chi ha lavorato tutto il periodo, la mensilità è piena; per assunzioni in corso d’anno, cessazioni, part-time o cambi di orario, l’importo viene ridotto in proporzione.
Le assenze retribuite di solito concorrono alla maturazione della 14esima, mentre le assenze prive di retribuzione seguono la disciplina del contratto collettivo. Anche in questo caso il CCNL è il riferimento da controllare prima del calcolo finale.
| Periodo o assenza | Effetto sul rateo di 14esima |
|---|---|
| ferie e festività | maturano la quattordicesima |
| malattia e infortunio | maturano entro i limiti previsti dal CCNL |
| maternità obbligatoria | di norma matura il rateo |
| congedo matrimoniale | di norma matura il rateo |
| aspettativa non retribuita | di norma non matura il rateo |
| sciopero | di norma non matura il rateo |
| straordinari e premi variabili | di norma esclusi dalla base di calcolo |
La quattordicesima netta può risultare inferiore allo stipendio mensile ordinario anche quando l’importo lordo sembra equivalente a una mensilità . Sulla somma si applicano contributi e IRPEF, mentre non trovano spazio le detrazioni da lavoro dipendente e per familiari a carico come nel cedolino ordinario. L’importo finale dipende da retribuzione lorda, mesi maturati, aliquote fiscali e contributi a carico del dipendente.
La mensilità aggiuntiva concorre al reddito imponibile fiscale e previdenziale del dipendente e incide anche sulla maturazione del TFR.
I rendimenti dei conti deposito tornano a salire. Le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della BCE a giugno — il primo da quasi due anni, spinto dall’inflazione energetica seguita alla crisi del Golfo — hanno convinto alcune banche ad alzare preventivamente le offerte per raccogliere nuova liquidità prima che il mercato cambi. A maggio 2026 le promozioni più aggressive per i nuovi clienti arrivano fino al 4% lordo sui vincoli brevi: chi ha liquidità ferma su un conto corrente a zero interessi trova margini di guadagno che non si vedevano da qualche mese.
Il motore del rimbalzo è doppio. Da un lato, il consensus di Bloomberg datato 11 maggio ha ridisegnato le aspettative sui tassi BCE: due rialzi nel 2026, a giugno e a settembre, spinti dall’inflazione alimentata dalla crisi energetica seguita alla guerra nel Golfo. Dall’altro, la competizione tra banche per la raccolta di nuova liquidità ha prodotto promozioni aggressive destinate quasi sempre ai nuovi clienti e con durata limitata.
Tra i conti liberi, segnaliamo ING Conto Arancio che propone il 4% lordo per 12 mesi su un massimo di 50.000 euro: l’offerta è riservata ai nuovi clienti che aprono entro il 30 giugno 2026 e richiede l’accredito dello stipendio o della pensione, oppure un bonifico mensile di almeno 1.000 euro — condizione che decade se saltata anche un solo mese. BBVA si posiziona al 3% lordo senza vincoli e senza obbligo di accreditare lo stipendio, con offerta valida anch’essa fino al 30 giugno per i nuovi clienti e senza tetto massimo sull’importo.
Sui vincolati a 12 mesi, Cherry Bank arriva al 3,25% lordo, con un guadagno netto di circa 220 euro su un deposito di 10.000 euro. Le durate più lunghe — 24 e 36 mesi — si attestano generalmente tra il 3% e il 3,5% lordo per gli istituti più competitivi: alcune banche challenger stanno proponendo condizioni vantaggiose su scadenze a 48-60 mesi nel tentativo di assicurarsi raccolta prima dei previsti rialzi.
Il tasso pubblicizzato è sempre lordo: prima di confrontare le offerte occorre tenere conto della tassazione al 26% sugli interessi maturati e dell’imposta di bollo dello 0,20% annua sul saldo medio, che nella quasi totalità dei casi rimane a carico del risparmiatore. Su un deposito di 10.000 euro al tasso promozionale del 4% lordo per 12 mesi, il calcolo è: 400 euro di interessi lordi, meno 104 euro di ritenuta fiscale e meno 20 euro di bollo, per un guadagno netto di circa 276 euro — pari a un rendimento effettivo del 2,76%.
Il confronto con i titoli di Stato rimane comunque penalizzante per i conti deposito: a parità di tasso lordo al 3%, un BTP a 12 mesi porta circa 262 euro netti su 10.000 euro contro i 202 del conto deposito, grazie all’aliquota agevolata al 12,5%. Solo le offerte promozionali che superano il 3,75-4% lordo riescono a colmare il divario fiscale. Chi decide di puntare sui conti deposito in questa fase deve verificare la data di scadenza delle promozioni — spesso fissata tra maggio e giugno 2026 —, le condizioni operative richieste e i tempi di svincolo anticipato in caso di necessità .
Con la stagione dichiarativa in pieno svolgimento, milioni di contribuenti rischiano di non ricevere i rimborsi IRPEF da 730/2026 a causa di un blocco automatico legato alle cartelle esattoriali non pagate: la riforma della riscossione (D.Lgs. 110/2024) ha infatti modificato la procedura, sospendendo i pagamenti per i crediti superiori a 500 euro laddove siano iscritte somme a ruolo per oltre i 1.500 euro al medesimo titolare. Il rimborso viene congelato e, in caso di rifiuto della proposta di compensazione dell’Agenzia Entrate-Riscossione, può restare bloccato fino al 31 dicembre 2027.
La procedura si attiva solo al superamento di due soglie distinte. Il rimborso deve essere superiore a 500 euro (comprensivo di interessi): questa franchigia, introdotta dal D.Lgs. 110/2024, protegge i contribuenti con crediti modesti, che ricevono il rimborso direttamente anche in presenza di cartelle. Le cartelle esattoriali devono risultare scadute da oltre 60 giorni per un importo complessivo superiore a 1.500 euro. In questo conteggio rientrano il debito originario, le sanzioni, gli interessi di mora e le spese accessorie maturate nel tempo: non solo il capitale.
Il blocco scatta anche in presenza di somme iscritte a ruolo da altri enti fiscali e previdenziali convenzionati con l’Agenzia Entrate-Riscossione tra cui, ad esempio, l’INPS. La procedura si applica a qualsiasi rimborso fiscale erogato dall’Agenzia delle Entrate e dunque non solo all’IRPEF derivante da conguagli sul modello 730: sono quindi interessate anche l’IVA e le altre imposte dirette.
Quando entrambe le soglie sono superate, l’iter parte automaticamente. Prima di autorizzare il pagamento, l’Agenzia delle Entrate verifica la posizione debitoria del contribuente; se emergono ruoli non saldati, segnala il caso all’Agenzia Entrate-Riscossione (AdER). L’AdER notifica al contribuente una proposta formale di compensazione volontaria tra il credito fiscale maturato e il debito iscritto a ruolo.
Per tutta la durata della procedura — fino a 60 giorni — le azioni esecutive sono sospese: nessun pignoramento né altro atto di recupero coatto può essere avviato.Il contribuente ha quindi 60 giorni per comunicare la propria decisione.
NB: per i rimborsi del modello 730/2026 il congelamento può durare fino al 31 dicembre 2027, periodo durante il quale possono essere utilizzate per avviare azioni esecutive.
Il primo passo è verificare la propria situazione accedendo al Cassetto fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate oppure al portale di Agenzia Entrate-Riscossione: in entrambi i casi è possibile consultare le cartelle attive, gli importi dovuti e lo stato di ciascun carico. Una volta individuata la propria situazione, il contribuente può valutare tre strade:
Se il blocco non è ancora scattato, la strada più semplice per evitarlo è regolarizzare la propria posizione prima dell’elaborazione del rimborso: saldare le cartelle, aderire a una rateizzazione o presentare ricorso sospende l’iter della compensazione. In assenza di intervento, i tempi di rilascio del rimborso si allungano fino al limite del 31 dicembre dell’anno successivo.
Le aziende con lavoratori esposti alle alte temperature si preparano ad attivare la cassa integrazione ordinaria per caldo eccessivo. Le istruzioni di riferimento sono quelle del Messaggio INPS 2130 del 3 luglio 2025, che ha confermato le regole per CIGO, FIS, Fondi bilaterali e CISOA quando le temperature — anche quelle percepite — superano i 35 gradi, o in presenza di un’ordinanza della pubblica autorità . Per il 2026, il massimale mensile lordo dell’integrazione salariale è stato aggiornato a 1.423,69 euro (1.340,56 euro netti) dalla Circolare INPS 4/2026; l’INPS adotterà a luglio il consueto messaggio stagionale per la stagione estiva.
La cassa integrazione ordinaria (CIGO) per caldo eccessivo è riconosciuta dall’INPS in tutti i casi in cui il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dispone la sospensione delle lavorazioni perché le temperature rendono il lavoro a rischio per la salute dei lavoratori. Non è previsto un settore specifico di applicazione: può riguardare qualsiasi impresa rientrante nel campo di applicazione della CIGO, dall’industria all’artigianato nei comparti coperti.
I settori più esposti, e più frequentemente interessati dalle domande per caldo, sono l’edilizia — lavori su tetti, strade e cantieri all’aperto — le lavorazioni con materiali sensibili alle alte temperature, le attività che richiedono forte sforzo fisico abbinato all’uso di DPI e il lavoro in ambienti privi di sistemi di ventilazione. I lavoratori agricoli a tempo determinato e indeterminato sono coperti dalla CISOA (Cassa Integrazione Speciale per gli Operai Agricoli). Le imprese non coperte dalla CIGO — alcune PMI dei servizi e del terziario — possono accedere al FIS (Fondo di Integrazione Salariale) o ai Fondi di solidarietà bilaterali di settore.
La soglia standard è di 35 gradi centigradi rilevati nel luogo di lavoro. L’INPS ammette però l’integrazione salariale anche con temperature inferiori quando la valutazione delle condizioni di lavoro — da effettuarsi con riferimento alle temperature percepite, notoriamente più alte di quelle reali — porta il responsabile della sicurezza a certificare il rischio per la salute. La CIGO si applica in presenza di uno o più fattori concorrenti:
La valutazione del rischio da stress termico deve essere inclusa nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e, nei cantieri edili, nel Piano Operativo di Sicurezza (POS). L’integrazione salariale è riconosciuta anche quando la sospensione avviene su disposizione di un’ordinanza della pubblica autorità , indipendentemente dalla temperatura registrata.
Sul fronte della prevenzione, l’INAIL ha sviluppato il portale Worklimate (worklimate.it), realizzato in collaborazione con il CNR-IBe (Istituto per la BioEconomia). Il portale mette a disposizione di datori di lavoro, RSPP e medici competenti due strumenti di previsione del rischio da stress termico: previsioni personalizzate di stress climatico occupazionale calcolate su profili standard di lavoratore per le fasce orarie 8:00, 12:00, 16:00 e 20:00, e previsioni locali del rischio caldo a cinque giorni per una specifica località .
A supporto della valutazione nel DVR e nel POS di cantiere, la Conferenza delle Regioni ha approvato le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare: un documento che tratta il rischio termico come rischio lavorativo a tutti gli effetti, da valutare, prevenire e monitorare sistematicamente.
Le domande si presentano tramite il portale INPS accedendo, con SPID, CNS o CIE, alla sezione Servizi per le aziende e i consulenti, selezionando poi CIG e Fondi di solidarietà e quindi OMNIA Integrazioni Salariali. Sono previste due causali distinte:
Entrambe le causali rientrano nella categoria degli eventi oggettivamente non evitabili (EONE): non è richiesto l’esame congiunto preventivo con le organizzazioni sindacali e non è dovuta la contribuzione addizionale. La domanda va presentata entro 15 giorni dall’inizio della sospensione. Nella compilazione occorre descrivere l’evento meteorologico, le lavorazioni interessate, le modalità di svolgimento delle attività e le date o le fasce orarie di sospensione. Per ogni singolo episodio di caldo eccessivo è consentita una sola domanda; in caso di prolungamento si presenta una nuova istanza.
I datori di lavoro esclusi dal campo di applicazione della CIGO accedono agli stessi strumenti di sostegno attraverso il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), rivolto alle imprese con più di cinque dipendenti prive di un fondo bilaterale di settore, e attraverso i Fondi di solidarietà bilaterali per i comparti che ne sono dotati — artigianato, credito, pesca e altri. Le stesse causali valide per la CIGO si applicano anche per FIS e fondi bilaterali, con il medesimo inquadramento come EONE e la medesima esenzione dalla contribuzione addizionale.
Per il settore agricolo, i lavoratori dipendenti a tempo determinato e indeterminato accedono alla CISOA, con regole di presentazione delle domande specifiche per il comparto. Il massimale CISOA 2026 è stato aggiornato anch’esso dalla Circolare INPS 4 del 28 gennaio 2026. Per il settore edile, il massimale dell’integrazione salariale legata a intemperie stagionali — compreso il caldo eccessivo — è incrementato del 20% rispetto al massimale ordinario, portando il tetto lordo mensile a circa 1.708 euro.
Bonus ZES e ZLS in scadenza il 1° giugno per le imprese che vogliono prenotare i crediti d’imposta 2026 sugli investimenti. La finestra ordinaria termina il 30 maggio, che quest’anno cade di sabato e si sposta quindi al primo giorno lavorativo successivo. L’invio riguarda tre agevolazioni distinte: credito d’imposta ZES Unica, ZES Unica Agricoltura e credito d’imposta per le Zone Logistiche Semplificate. Nella comunicazione vanno indicate le spese già sostenute e quelle previste nel periodo agevolato, con successiva conferma degli investimenti realizzati.
La scadenza del 1° giugno 2026 riguarda la comunicazione iniziale per tre misure collegate agli investimenti produttivi: ZES Unica, ZES Unica per agricoltura, pesca e acquacoltura, e ZLS. I modelli sono diversi e vanno trasmessi in via telematica all’Agenzia delle Entrate, direttamente dal beneficiario oppure tramite intermediario abilitato.
La comunicazione serve a indicare l’ammontare delle spese ammissibili sostenute dal 1° gennaio 2026 e di quelle che l’impresa prevede di sostenere nel periodo coperto dalla misura. Per gli investimenti ordinari ZES e ZLS il riferimento arriva al 31 dicembre 2026; per la ZES Agricoltura il calendario segue la disciplina specifica del settore.
| Agevolazione | Comunicazione entro il 1° giugno 2026 |
|---|---|
| ZES Unica 2026 | imprese con investimenti nelle aree ammesse del Mezzogiorno |
| ZES Unica Agricoltura 2026 | imprese agricole, forestali, pesca e acquacoltura |
| ZLS 2026 | imprese con investimenti nelle Zone Logistiche Semplificate |
Il credito d’imposta ZES Unica 2026 riguarda gli investimenti destinati a strutture produttive ubicate nelle aree agevolate della Zona economica speciale per il Mezzogiorno. La misura copre l’acquisto di beni strumentali nuovi e, nei limiti previsti, anche investimenti immobiliari collegati al progetto produttivo.
Il credito indicato nella comunicazione iniziale ha natura teorica. L’importo effettivamente utilizzabile dipende dalle risorse disponibili e dal rapporto tra domande presentate e stanziamento. Dopo la chiusura della finestra, l’Agenzia delle Entrate determina la percentuale fruibile in base al plafond e all’ammontare complessivo delle richieste.
La comunicazione in scadenza riguarda anche il Bonus ZES Unica Agricoltura, riservato alle imprese attive nella produzione primaria di prodotti agricoli, nel settore forestale, nella pesca e nell’acquacoltura. La misura ha modello e istruzioni dedicati.
Per le imprese agricole, la domanda richiede particolare attenzione alla corretta qualificazione dell’attività , alla localizzazione dell’investimento e alla tipologia di spese inserite. Il beneficio segue regole proprie rispetto alla ZES ordinaria, pur condividendo con essa la logica della comunicazione telematica e del successivo riparto delle risorse.
Il credito d’imposta ZLS sostiene gli investimenti nelle Zone Logistiche Semplificate. Anche in questo caso, la comunicazione va trasmessa entro il 1° giugno 2026 e riguarda spese sostenute o programmate per l’annualità 2026.
La misura interessa le imprese già insediate nelle ZLS o intenzionate a realizzare nuovi investimenti nelle aree ammesse. Sono rilevanti beni strumentali nuovi, progetti di investimento iniziale e, nei limiti previsti, investimenti in terreni e immobili strumentali.
Nella comunicazione vanno inserite le spese agevolabili già sostenute e quelle programmate nel periodo previsto dalla disciplina. Per ZES Unica e ZLS, il periodo 2026 copre gli investimenti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026.
Rientrano tra le voci da valutare l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature destinati a strutture produttive, anche tramite locazione finanziaria. Per terreni e immobili strumentali, il valore agevolabile segue i limiti previsti dalla disciplina e va ricostruito con documentazione coerente con il progetto di investimento.
La domanda entro il 1° giugno apre la procedura, ma il percorso si chiude con la comunicazione integrativa. Per gli investimenti 2026, l’invio integrativo va effettuato dal 3 al 17 gennaio 2027, attestando l’avvenuta realizzazione degli investimenti indicati nella comunicazione iniziale.
La comunicazione integrativa serve a confermare le spese effettivamente sostenute e a consentire il calcolo del credito spettante. In questa fase assume rilievo anche la certificazione dell’effettivo sostenimento delle spese, rilasciata dai soggetti abilitati secondo le regole previste per la misura.
Le imprese che intendono presentare la domanda devono avere a disposizione dati societari, localizzazione della struttura produttiva, descrizione dell’investimento, spese già sostenute, spese previste e riferimenti del progetto agevolabile. L’invio telematico rilascia una ricevuta di presa in carico oppure l’eventuale scarto.
Il credito d’imposta riconosciuto è utilizzabile in compensazione tramite modello F24, secondo le regole e i codici tributo previsti per ciascuna agevolazione. L’utilizzo richiede l’esito della procedura e il rispetto delle percentuali eventualmente determinate dall’Agenzia delle Entrate dopo il confronto tra richieste e risorse disponibili.
Bonus prima casa anche sui ruderi, purché il fabbricato collabente diventi abitazione entro tre anni dal rogito. Con la risposta a interpello n. 108/2026, l’Agenzia delle Entrate cambia orientamento e ammette l’agevolazione per gli immobili censiti in categoria catastale F/2, se il bene è recuperabile e l’acquirente rispetta tutti i requisiti ordinari previsti per lo sconto su imposta di registro, ipotecaria e catastale.
Il chiarimento riguarda l’acquisto di un fabbricato collabente F/2, cioè un immobile in forte stato di degrado, privo di rendita catastale e privo di ordinaria funzionalità . Nel caso esaminato dall’Agenzia, il contribuente intende acquistare un fondo rustico con annessa unità collabente e avviare i lavori per trasformarla in abitazione.
La risposta n. 108/2026 riconosce il beneficio fiscale quando il rudere è suscettibile di destinazione abitativa e tale destinazione è effettivamente raggiunta entro il termine triennale utile per i controlli dell’Amministrazione finanziaria. L’inagibilità al momento dell’acquisto, da sola, quindi, non impedisce l’accesso allo sconto.
L’agevolazione prima casa consente di acquistare da privato con imposta di registro al 2%, invece dell’aliquota ordinaria al 9%, e con imposte ipotecaria e catastale pari a 50 euro ciascuna. Per gli acquisti soggetti a IVA, l’aliquota agevolata è pari al 4%, con imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa.
Il beneficio è collegato ai requisiti della nota II-bis all’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al DPR 131/1986. L’acquirente deve rendere le dichiarazioni richieste nell’atto, avere i requisiti soggettivi previsti e rispettare le condizioni su residenza, altri immobili nello stesso Comune e precedenti acquisti agevolati.
Il nuovo orientamento ruota attorno al termine di tre anni. Il fabbricato collabente acquistato con il beneficio deve essere recuperato e destinato ad abitazione entro questo periodo, che coincide con il tempo a disposizione dell’Agenzia per esercitare il potere di accertamento sull’imposta di registro.
Per l’acquirente, il termine non riguarda soltanto l’avvio dei lavori. Occorre arrivare a una destinazione abitativa effettiva, con titoli edilizi coerenti, lavori completati e aggiornamento catastale idoneo a dimostrare che il bene ha perso la condizione di unità collabente.
L’agevolazione sui ruderi da ristrutturare non è automatica. Nell’atto di acquisto occorre indicare il possesso dei requisiti prima casa e la volontà di destinare il fabbricato a uso abitativo nei tempi ammessi.
La documentazione dovrebbe rendere leggibile il percorso di recupero: categoria catastale F/2 al momento dell’acquisto, progetto edilizio, titolo abilitativo, destinazione finale abitativa e successivo accatastamento. In caso di controllo, questi elementi servono a dimostrare che il beneficio è stato richiesto su un bene trasformabile in casa.
Il nuovo interpello recepisce l’ordinanza Cassazione n. 3913/2025, che ha ammesso l’applicazione dell’agevolazione anche agli immobili collabenti, valorizzando la possibilità di recuperarli e destinarli ad abitazione entro il termine triennale.
La posizione precedente dell’Agenzia, espressa nella risposta n. 357/2019, escludeva invece il beneficio per gli immobili F/2, perché privi al momento dell’acquisto delle caratteristiche oggettive di casa di abitazione. La risposta n. 108/2026 considera superata quella lettura e si allinea all’indirizzo della giurisprudenza.
Il mancato rispetto del termine triennale può portare alla decadenza dall’agevolazione prima casa. In questo caso l’Agenzia può recuperare la differenza tra imposta agevolata e imposta ordinaria, con sanzioni e interessi secondo le regole applicabili all’imposta di registro.
Il controllo riguarda la reale trasformazione dell’immobile in abitazione. Per questo, prima del rogito, conviene verificare tempi tecnici, vincoli urbanistici, stato catastale, autorizzazioni edilizie e sostenibilità dell’intervento, soprattutto quando il rudere richiede un recupero profondo.
Il chiarimento sull’acquisto agevolato va tenuto distinto dal trattamento IMU dei fabbricati collabenti. Ai fini IMU, gli immobili F/2 sono privi di rendita e non producono base imponibile finché mantengono la natura di fabbricati collabenti.
Nel bonus prima casa, invece, il dato decisivo è la destinazione finale dell’immobile. Il rudere può accedere allo sconto se diventa abitazione nei tempi richiesti; ai fini IMU, la categoria F/2 rileva per l’esenzione dalla tassazione ordinaria finché il bene mantiene quella classificazione catastale.
La risposta interessa chi acquista ruderi, trulli, casali, fabbricati rurali abbandonati o immobili diroccati censiti in categoria F/2 e intende trasformarli nella propria abitazione. Il beneficio può rendere meno costoso il rogito, ma richiede una valutazione accurata prima dell’acquisto.
Il nuovo orientamento è utile anche per notai, tecnici e consulenti fiscali, perché consente di trattare il fabbricato collabente come immobile agevolabile quando esistono i presupposti per la destinazione abitativa. La verifica preliminare deve riguardare insieme requisiti fiscali, titolo edilizio, tempi di recupero e futuro accatastamento come abitazione.
Per i terreni in leasing, la quota capitale del canone riferita all’area è indeducibile anche quando una parte del suolo è ceduta al Comune per ottenere il permesso di costruire. L’ordinanza n. 8473/2026 della Cassazione chiarisce che la cessione urbanistica lascia invariata la natura fiscale del terreno originario: per l’impresa che usa il bene in locazione finanziaria, la porzione trasferita all’ente locale segue lo stesso trattamento dell’area acquisita dalla società di leasing.
Il caso riguarda una società utilizzatrice di un leasing immobiliare finalizzato alla costruzione di un fabbricato strumentale. Una parte del terreno era stata trasferita al Comune come area standard, nell’ambito degli obblighi urbanistici collegati al rilascio del titolo edilizio.
La società aveva distinto quella porzione dal resto dell’area, sostenendo una diversa disciplina fiscale per la quota dei canoni riferibile al terreno ceduto. Per la Corte di Cassazione, invece, l’operazione conserva un carattere unitario: la porzione trasferita al Comune deriva dallo stesso terreno acquisito in leasing e mantiene il regime fiscale dell’area originaria.
Il criterio nasce dall’equiparazione tra acquisto diretto e acquisizione tramite locazione finanziaria. I terreni, anche quando sono strumentali all’attività d’impresa, hanno vita utile illimitata e sono esclusi dall’ammortamento fiscale.
Per coerenza, nel leasing immobiliare la quota capitale dei canoni riferibile al terreno segue lo stesso trattamento: è indeducibile ai fini del reddito d’impresa. La disciplina mira a evitare un vantaggio fiscale per chi acquisisce il terreno tramite leasing rispetto a chi lo acquista in proprietà .
| Componente del leasing | Trattamento fiscale |
|---|---|
| quota capitale riferita al terreno | indeducibile |
| quota capitale riferita al fabbricato strumentale | deducibile secondo le regole ordinarie |
| interessi passivi impliciti | deducibili nei limiti dell’articolo 96 TUIR |
| porzione di area ceduta al Comune | assoggettata al regime fiscale del terreno originario |
La distinzione fiscale riguarda soprattutto la scomposizione del canone di leasing. La quota capitale riferita al terreno è indeducibile, mentre la componente finanziaria può essere dedotta secondo le regole sugli interessi passivi.
La stessa Agenzia delle Entrate ha chiarito che, nel leasing per l’acquisizione di un terreno, la parte corrispondente agli interessi passivi impliciti mantiene rilevanza fiscale nei limiti dell’articolo 96 del TUIR. La ripartizione tra capitale e interessi diventa quindi essenziale nella dichiarazione dei redditi dell’impresa.
Nel caso esaminato, la porzione trasferita al Comune era collegata all’intervento edilizio e al rilascio del permesso di costruire. Questo legame porta la Cassazione a trattare l’area standard ceduta al Comune come parte dell’operazione unitaria di acquisizione del terreno. La cessione per obblighi urbanistici, quindi, lascia ferma l’indeducibilità della quota di canone riferibile al terreno.
Per imprese edili, immobiliari e manifatturiere, il criterio vale soprattutto nei contratti in cui il leasing del terreno precede la costruzione di un fabbricato produttivo o commerciale. In dichiarazione, la componente riferibile al terreno va ripresa a tassazione, mentre la deduzione può riguardare la parte fiscalmente ammessa dei canoni e la quota interessi secondo le regole ordinarie.
Queste regole riguardano soprattutto i progetti che prevedono permessi edilizi, convenzioni urbanistiche e cessioni di aree a enti locali.
pronuncia riguarda la deducibilità dei canoni ai fini del reddito d’impresa. Il tema agevolativo del leasing immobiliare in costruendo per la ZES Unica segue regole proprie, legate all’effettuazione dell’investimento e ai requisiti del credito d’imposta. Per gli investimenti immobiliari finanziati in leasing, la Cassazione rafforza un criterio fiscale già noto: il valore del terreno deve essere isolato dalla quota deducibile e seguito anche quando una parte dell’area è destinata al Comune per ottenere il titolo edilizio. L’operazione deve quindi prevedere la scomposizione del canone tra fabbricato, terreno e interessi.
Il lavoro sta attraversando una trasformazione profonda, che non riguarda soltanto l’introduzione di nuove tecnologie o l’adozione di modelli organizzativi più flessibili. Negli ultimi anni molte aziende hanno iniziato a confrontarsi con temi diventati centrali: l’intelligenza artificiale, l’evoluzione delle competenze, il lavoro ibrido, il benessere organizzativo, la formazione continua. Sono elementi che stanno entrando sempre più spesso nelle strategie HR e nei piani di sviluppo delle imprese.
Il punto, però, è capire quanto questi cambiamenti incidono davvero sul modo in cui il lavoro viene pensato, organizzato e valutato. Perché introdurre nuovi strumenti non significa automaticamente trasformare un’organizzazione. La vera innovazione si misura nella capacità di modificare processi, abitudini, modelli di leadership e criteri con cui si riconosce il valore generato dalle persone.
Per capire quanto il lavoro stia cambiando, bisogna partire anche dal modo in cui viene misurato.  Per molto tempo le organizzazioni hanno valutato la produttività attraverso parametri lineari: ore lavorate, presenza, quantità di attività svolte, controllo dei processi. Indicatori utili in modelli più stabili, ma oggi non sempre sufficienti a descrivere il contributo reale delle persone.
In contesti più complessi e rapidi, infatti, il valore passa anche dalla capacità di collaborare, risolvere problemi, apprendere velocemente e prendere decisioni efficaci.
Non si tratta di mettere da parte la performance ma di leggerla in modo più ampio: non solo come risultato immediato, ma come capacità dell’organizzazione di creare le condizioni perché persone e team lavorino meglio nel tempo.
Tempo, benessere e competenze sono tra le dimensioni più coinvolte dalla trasformazione del lavoro. Riunioni frequenti, urgenze continue e comunicazioni frammentate rischiano di rendere le giornate una sequenza di risposte rapide, dove però velocità ed efficacia non sempre coincidono.
Per questo il tempo diventa una leva organizzativa: serve per analizzare, confrontarsi, scegliere e apprendere. Allo stesso modo, il benessere non può essere ridotto a benefit o iniziative accessorie, ma dipende da come il lavoro viene progettato: chiarezza degli obiettivi, autonomia, fiducia, equilibrio dei carichi e qualità delle relazioni.
Anche la formazione entra sempre più nel lavoro quotidiano. Le competenze evolvono rapidamente e le aziende devono creare contesti in cui apprendere diventi parte dell’esperienza professionale.
In questo scenario, l’IA può essere un acceleratore: semplifica attività , rende più accessibili le informazioni e libera tempo per compiti a maggiore valore. Il suo impatto, però, dipende dalle scelte organizzative. Non conta solo quali strumenti vengono adottati ma quale modello di lavoro si decide di costruire attorno a essi.
Bagaglio smarrito o consegnato in ritardo? Il modulo compilato in aeroporto può già aprire la strada al rimborso. La Cassazione chiarisce che il PIR (Rapporto di Irregolarità Bagaglio) presentato al banco Lost & Found, vale già come reclamo formale ai fini della Convenzione di Montreal quando informa il vettore della mancata riconsegna della valigia. Per il passeggero cambia quindi la difesa contro le eventuali contestazioni delle compagnie: il reclamo parte al nastro bagagli con un termine di 21 giorni entro cui far valere la segnalazione.
L’ordinanza di Cassazione che sancisce questo principio è la n. 8684 del 7 aprile 2026, che conferma la decisione del Tribunale di Messina: il PIR presentato al momento della mancata riconsegna è sufficiente a informare la compagnia del danno legato al ritardo e rispetta i requisiti del reclamo scritto previsti dall’articolo 31 della Convenzione di Montreal.
Il chiarimento ruota attorno al termine di 21 giorni dalla messa a disposizione del bagaglio. Secondo la Cassazione, che richiama la Corte di Giustizia UE, quel termine segna l’ultimo giorno utile per il reclamo, mentre la comunicazione alla compagnia può essere presentata già quando il passeggero scopre il ritardo. La segnalazione immediata al banco Lost & Found serve quindi a documentare l’irregolarità e a mettere il vettore nelle condizioni di ricostruire quanto accaduto.
La copia del Rapporto di Irregolarità Bagaglio va conservata insieme a carte d’imbarco, etichette bagaglio e ricevute delle spese sostenute.
Nel quadro dei diritti dei passeggeri per ritardi e cancellazioni dei voli, il bagaglio registrato segue regole proprie, fondate sulla Convenzione di Montreal e sul Regolamento europeo 889/2002. Le regole cambiano in base al tipo di disservizio. Per il bagaglio consegnato in ritardo, il reclamo va presentato entro 21 giorni dalla data in cui la valigia torna nella disponibilità del passeggero. Per il bagaglio danneggiato, il termine è di 7 giorni dalla consegna.
| Disservizio | Termine per il reclamo | Documento da conservare |
|---|---|---|
| bagaglio in ritardo | entro 21 giorni dalla riconsegna | PIR, carte d’imbarco, etichetta bagaglio, ricevute delle spese |
| bagaglio danneggiato | entro 7 giorni dalla consegna | PIR, foto del danno, preventivo o ricevuta di riparazione |
| bagaglio smarrito | da trattare come perdita dopo la mancata riconsegna nei tempi previsti | PIR, lista del contenuto, documenti di acquisto disponibili |
La decisione della Cassazione incide soprattutto sul ritardo nella riconsegna: il passeggero può segnalare subito il problema, senza attendere il ritorno della valigia per formalizzare il reclamo. La prova delle spese e del danno rimane comunque necessaria per ottenere il rimborso.
Per le compagnie aeree dell’Unione Europea e per quelle dei Paesi che applicano la Convenzione di Montreal, il risarcimento per distruzione, perdita, danno o ritardo del bagaglio può arrivare fino a 1.519 Diritti Speciali di Prelievo (DSP), unità di conto internazionale usata per calcolare il limite massimo dovuto al passeggero.
Il rimborso riguarda le spese documentate e coerenti con il disservizio. Nel caso del bagaglio arrivato in ritardo, ad esempio, possono rientrare acquisti di prima necessità effettuati durante l’attesa, come prodotti per l’igiene, biancheria, indumenti essenziali o medicinali, se giustificati dalla durata del ritardo e dalla destinazione del viaggio.
La richiesta economica alla compagnia deve essere accompagnata da documenti che rendano verificabile il danno subito. I documenti più utili sono carta d’imbarco, etichetta del bagaglio registrato, PIR, ricevute degli acquisti necessari, foto della valigia danneggiata, preventivi di riparazione, scontrini del contenuto perso e comunicazioni con la compagnia aerea. Una documentazione ordinata riduce il margine di contestazione sul rimborso.
Siglato da CIFA Italia, Confsal e Confsal FederLavoratori, il nuovo CCNL Intersettoriale Manifatturiero unifica 17 comparti produttivi in un’unica struttura contrattuale, con l’obiettivo dichiarato di superare la frammentazione che caratterizza da anni i rinnovi contrattuali nel settore. Sul piano economico, fissa minimi tabellari non inferiori a 9 euro lordi orari e introduce strumenti di contrasto al dumping salariale. Il contratto si articola in una parte comune e in una parte specifica che disciplina classificazioni professionali, regimi orari, minimi tabellari e maggiorazioni retributive.
Il campo di applicazione del CCNL abbraccia i principali segmenti della manifattura italiana: alimentaristi, legno, carta, tessile, calzature, cuoio, penne e spazzole e pennelli, occhiali, giocattoli, chimica, concia e settori accorpati, gomma e plastica, abrasivi, vetro, ceramica, meccanica e area comune dei servizi gestionali e amministrativi. La struttura prevede, per ciascun comparto, una disciplina specifica delle peculiarità produttive e organizzative, mantenendo però un nucleo uniforme di diritti e tutele. L’intento è che le imprese dei comparti coperti dispongano di un solo strumento contrattuale di riferimento invece di più accordi sovrapposti o frammentati.
Sul piano retributivo, il CCNL prevede trattamenti minimi non inferiori a 9 euro lordi orari, richiamando esplicitamente il principio della giusta retribuzione. Sono introdotti strumenti di adeguamento periodico dei minimi tabellari al costo della vita, l’indennità di vacanza contrattuale per garantire continuità della protezione salariale tra un rinnovo e l’altro, nonché una retribuzione premiale legata alla valorizzazione professionale. La soglia dei 9 euro è presentata dalle parti come presidio contro il dumping salariale nelle filiere con alta incidenza di appalti e subappalti.
«Con questo CCNL Cifa Italia e Confsal consegnano al manifatturiero uno strumento moderno, capace di parlare insieme alle imprese e ai lavoratori. Il nostro obiettivo è andare oltre una contrattazione meramente difensiva: vogliamo un contratto che renda più forte l’organizzazione aziendale, favorisca la produttività e garantisca tutele reali, mettendo al centro la persona, le competenze, il welfare e la sicurezza», ha dichiarato Andrea Cafà , presidente di CIFA Italia e del fondo bilaterale FonARCom.
Il sistema della bilateralità è uno degli assi portanti dell’impianto: i tre enti di riferimento delle parti firmatarie — EPAR, FonARCom e SanARCom — presidiano rispettivamente il supporto alle imprese e le politiche attive, la formazione professionale continua e il welfare sanitario integrativo. Le imprese che applicano il CCNL accedono alle prestazioni degli enti bilaterali come componente strutturale del trattamento complessivo.
In materia di salute e sicurezza sul lavoro, il contratto adotta un modello di prevenzione partecipata che coinvolge lavoratori, datori di lavoro, dirigenti, preposti e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Al ruolo del preposto è riconosciuta una specifica indennità del 10% della retribuzione, in relazione alle funzioni e alle responsabilità assunte nella catena di prevenzione. Il CCNL promuove inoltre la diffusione dei Modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) e la formazione integrativa come strumento di competitività aziendale.
Quasi 4 milioni di famiglie italiane partiranno per le vacanze con cane o gatto al seguito, alimentando un mercato da 9 miliardi e 560 milioni di euro. La domanda c’è e la spesa pure ma l’offerta turistica fatica a reggere: strutture difficili da individuare, regole poco chiare, trasporti complicati, ristoranti non sempre accessibili e pochi spazi verdi. Per hotel, campeggi, affitti brevi e servizi turistici è una quota di mercato da conquistare; per i clienti è la differenza tra una vacanza semplice e una prenotazione piena di ostacoli.
La ricerca JFC Dalla carrozzina al guinzaglio. L’evoluzione sociale e l’incidenza sul turismo dei pets fotografa un mercato solido e ormai lontano dalla nicchia. Nel 2026 sono stimati 3 milioni e 975mila nuclei familiari in vacanza con il proprio animale da compagnia, per oltre 73 milioni di presenze turistiche “umaneâ€. La permanenza media dichiarata è pari a 12,1 notti fuori casa e la spesa aggiuntiva per il pet raggiunge 22,20 euro al giorno.
Secondo JFC, il valore attuale del mercato arriva a 9,56 miliardi di euro e il potenziale può salire a 15,802 miliardi se l’offerta turistica intercetta meglio questa clientela.
Secondo la ricerca, i viaggiatori in Italia con animali da compagnia al seguito scelgono soprattutto montagna e Appennino, indicati nel 35,4% dei casi. Il Trentino-Alto Adige è percepito come la regione più pet friendly, seguito da Emilia-Romagna e Toscana. All’estero, le mete più citate sono Francia, Spagna e Germania, grazie ad un’offerta consolidata di servizi dedicati.
La geografia delle preferenze segnala un vantaggio per le destinazioni con natura, percorsi all’aperto e servizi ordinati. Il turismo pet friendly può quindi sostenere anche la destagionalizzazione dei flussi, perché chi viaggia con animali tende a cercare periodi meno affollati, spazi più accessibili e soggiorni organizzati con anticipo.
Attorno al viaggio con animali domestici si muovono pet food, accessori, assicurazioni, trasporti, veterinari, toelettatura, dog sitting, spiagge attrezzate, escursioni e ristorazione. Per le destinazioni turistiche, questa filiera può generare valore distribuito sul territorio.
Il punto debole dell’offerta emerge dai dati sulle difficoltà di prenotazione. Solo il 10,7% degli italiani dichiara di trovare facilmente soluzioni per le vacanze con animali, mentre l’89,3% segnala almeno un ostacolo.
| Difficoltà indicata | Quota |
|---|---|
| trovare una struttura che ospiti animali | 27,6% |
| organizzare un viaggio tranquillo e un trasporto adeguato | 14,5% |
| trovare ristoranti accessibili con animali | 8,9% |
| avere spazi verdi a disposizione | 6,1% |
| individuare località pet friendly | 5,6% |
Queste percentuali indicano il margine da recuperare: meno ambiguità in fase di prenotazione, servizi visibili sul sito, personale preparato, condizioni scritte in modo chiaro e offerte dedicate possono trasformare un vincolo organizzativo in una fonte di fatturato.
Chi prenota una vacanza con cane o gatto deve verificare in anticipo accessi, supplementi e limiti applicati dalla struttura. La dicitura “pet friendly†può indicare livelli di servizio molto diversi: semplice accettazione dell’animale, camere dedicate, aree esterne, spiagge abilitate, zone ristorante separate o pacchetti con servizi aggiuntivi.
Nei viaggi in Europa con cani, gatti o furetti servono microchip, vaccinazione antirabbica valida e passaporto europeo per animali da compagnia. Per treni e aerei valgono invece regole stabilite dai singoli vettori, con condizioni su trasportino, guinzaglio, museruola, documenti sanitari, biglietti dedicati e posti ammessi a bordo.
Il pet tourism coinvolge strutture ricettive, stabilimenti balneari, campeggi, villaggi turistici, ristoranti, servizi di trasporto, attività outdoor, piattaforme di prenotazione e proprietari che lavorano con contratti di affitto breve. Nel settore ricettivo, il pet tourism può quindi aumentare permanenza media, spesa accessoria e fidelizzazione. Una struttura che comunica bene i propri servizi per animali intercetta clienti con un bisogno di soluzioni adatte al proprio cane o gatto.
La domanda riguarda l’ammissione dell’animale in camera o in casa ma non solo: i clienti cercano regole chiare prima della prenotazione, supplementi dichiarati, limiti di taglia esplicitati, spazi esterni, aree verdi, accesso a ristoranti o aree dedicate, contatti veterinari, servizi di dog sitting e indicazioni sui trasporti.
All’assemblea annuale di Confindustria, tenuta il 26 maggio alla Nuvola di Roma con la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente degli industriali Emanuele Orsini ha lanciato un monito preciso: senza scelte strutturali coraggiose, l’Italia rischia di perdere la propria industria manifatturiera, che vale il 15% del PIL e dà occupazione a milioni di lavoratori. «Per troppo tempo ci siamo accontentati di fare il minimo indispensabile», ha detto Orsini. La proposta è un piano in cinque leve nazionali e tre priorità europee, con un appello bipartisan a tutte le forze politiche e sociali.
Il piano in cinque punti illustrato da Orsini intercetta le principali sfide per il paese.
Parallele alle cinque leve nazionali, Orsini ha articolato tre priorità per il livello comunitario.
Nel discorso trova posto anche una novità sul versante del lavoro. Orsini ha annunciato che Confindustria ha ripreso un dialogo diretto con le confederazioni sindacali e che insieme hanno elaborato una posizione comune: i contratti nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative devono diventare il riferimento normativo e retributivo per tutti i lavoratori, in tutti i settori. Il governo ha recepito questa impostazione.
L’obiettivo è costruire un patto di responsabilità contro i contratti pirata, quei contratti sottoscritti da organizzazioni minori che deprimono i redditi e i diritti dei lavoratori e creano concorrenza sleale nei confronti delle imprese manifatturiere, che garantiscono retribuzioni più elevate e migliore welfare aziendale. Orsini ha indicato la sicurezza sul lavoro come altro terreno di impegno condiviso con i sindacati nel percorso avviato.
Burocrazia, energia, nucleare e regole europee sono i temi su cui Giorgia Meloni ha scelto di rivolgersi agli industriali all’Assemblea 2026 di Confindustria. Davanti alla platea delle imprese, la presidente del Consiglio ha proposto un lavoro comune sulla riforma della burocrazia, ha confermato la legge delega sul nucleare entro l’estate e ha chiesto all’Europa più margini sugli investimenti contro la crisi energetica. Per aziende manifatturiere, filiere energivore e operatori che investono in tecnologie, il discorso indica le priorità economiche del Governo nella parte finale della legislatura.
Il messaggio più diretto alle imprese riguarda la riforma della burocrazia. Meloni ha proposto a Confindustria un percorso condiviso per semplificare procedure, autorizzazioni e adempimenti che rallentano investimenti, produzione e apertura di nuove attività .
Il criterio indicato dalla premier è quello di ascoltare gli utenti dei servizi amministrativi, cioè le imprese che ogni giorno si confrontano con permessi, controlli, piattaforme pubbliche, tempi degli uffici e regole stratificate. Per il sistema produttivo, il valore della proposta dipenderà dalla traduzione in norme, tempi certi e procedure più rapide.
Il discorso ha dato spazio alla crisi del Golfo e ai rischi per le imprese italiane. Meloni ha legato l’instabilità nell’area iraniana e lo Stretto di Hormuz alla pressione sui costi energetici, chiedendo alla Commissione europea di estendere agli investimenti per l’energia la flessibilità già prevista per sicurezza e difesa.
Per le imprese, la richiesta tocca il costo di elettricità , gas, carburanti, logistica e materie prime. L’obiettivo dichiarato è ottenere margini europei per interventi capaci di proteggere famiglie e aziende dagli effetti della crisi energetica, in una fase in cui il prezzo dell’energia continua a condizionare competitività e margini industriali.
Sull’energia, Meloni ha confermato il calendario del DDL Nucleare e dei decreti attuativi. La legge delega, secondo l’impegno ribadito all’Assemblea, dovrebbe essere approvata entro l’estate, con successiva adozione dei provvedimenti necessari al nuovo quadro giuridico.
La premier ha indicato i mini reattori modulari come tecnologia su cui puntare per sicurezza energetica e riduzione dei costi. Il messaggio alle imprese è chiaro: il ritorno alla produzione nucleare viene presentato come scelta industriale, utile alla competitività di lungo periodo e alla riduzione della dipendenza dalle forniture estere.
Nel rapporto con Confindustria, il Governo rivendica anche le misure per gli investimenti introdotte con la Manovra. Tra queste rientra l’iperammortamento 2026 per gli investimenti delle imprese, tornato al centro del confronto dopo le criticità emerse su Transizione 5.0.
Il discorso apre anche alla richiesta del mondo produttivo di includere meglio software e cloud tra gli investimenti funzionali alla digitalizzazione. Per le imprese, questo è uno dei terreni più sensibili: gli incentivi diventano utilizzabili quando coprono tecnologie realmente presenti nei piani industriali, con regole leggibili e procedure gestibili.
Meloni ha rilanciato la posizione italiana sulla revisione delle politiche europee per l’industria, con un richiamo alla correzione del Green Deal per tutelare industria e imprese. La linea resta quella della neutralità tecnologica, con minore carico regolatorio e maggiore attenzione alla capacità produttiva europea.
Nel mirino del discorso è finito anche il sistema ETS, indicato come costo aggiuntivo per le imprese europee in concorrenza con Paesi soggetti a regole ambientali meno stringenti. La premier ha collegato questo tema alla richiesta di una UE più selettiva nelle regole e più rapida nelle decisioni industriali.
L’intervento arriva dopo la relazione del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha richiamato la questione dei salari bassi e della produttività . Meloni ha rivendicato le misure fiscali già adottate su lavoro e redditi, dal taglio del cuneo alla riduzione dell’IRPEF, collocandole nel rapporto tra crescita, occupazione e impresa.
Per il mondo produttivo, la questione salariale si lega alla capacità di generare più valore, investire, innovare e far crescere la produttività . La convergenza tra Governo e Confindustria si misura quindi su contratti, investimenti, costo dell’energia, riduzione degli oneri amministrativi e strumenti fiscali per sostenere chi assume e produce.
L’Assemblea di Confindustria conferma le priorità economiche già emerse nelle ultime comunicazioni del Governo: energia, nucleare, investimenti, ZES, lavoro, casa e riforme PNRR. Il discorso agli industriali le ricompone in una piattaforma rivolta al sistema produttivo, con Bruxelles come interlocutore principale.
Per le imprese, il valore del confronto dipenderà dai prossimi atti: legge delega sul nucleare, misure sulla crisi energetica, revisione degli incentivi, semplificazioni amministrative e battaglia europea su Green Deal, ETS e competitività . Il discorso di Meloni a Confindustria segna quindi un’agenda precisa: meno attrito burocratico, più energia a costi sostenibili e regole europee più vicine alla manifattura.
I lavoratori delle aree di crisi industriale complessa hanno accesso per il 2026 a un anno di cassa integrazione straordinaria e mobilità in deroga, grazie ai 100 milioni stanziati dalla Legge di Bilancio. L’INPS ha pubblicato le istruzioni per datori di lavoro e Regioni: stop alle quote territoriali e plafond nazionale in base alla disponibilità effettiva. Le aree interessate sono Venezia-Porto Marghera e, in Campania, i poli industriali di Acerra-Marcianise-Airola, Battipaglia-Solofra e Castellammare-Torre Annunziata.
La novità sostanziale introdotta dall’articolo 1, comma 165, della Legge 199/2025 (la Manovra 2026) — integrata dal decreto Milleproroghe (D.L. 200/2025, convertito dalla L. 26/2026) che ha esteso la copertura anche alla mobilità in deroga — riguarda la struttura del finanziamento. In passato le risorse venivano ripartite tra le Regioni tramite decreto interministeriale, con quote fisse per ciascun territorio; dal 2026 esiste un unico plafond da 100 milioni sul Fondo sociale per l’occupazione e formazione, e le autorizzazioni dipendono dalla disponibilità complessiva residua. Non è possibile utilizzare i fondi residui delle annualità precedenti.
La sostenibilità finanziaria di ogni richiesta viene verificata dal Ministero del Lavoro in base alla capienza del plafond, con le istanze di CIGS esaminate in ordine cronologico di presentazione. L’INPS effettua il monitoraggio semestrale dei flussi di spesa per mantenere le erogazioni nei limiti dello stanziamento.
Con il messaggio n. 1702 del 22 maggio, l’INPS ricorda che per la mobilità in deroga nelle aree di crisi industriale complessa spetta alle Regioni individuare i beneficiari e applicare le misure di politica attiva previste dai piani regionali. Dopo il via libera del Ministero del Lavoro sulla sostenibilità finanziaria, la Regione emana il decreto di concessione e lo trasmette esclusivamente tramite il Sistema Informativo Percettori (SIP).
Il decreto deve indicare l’elenco dei beneficiari, la durata del trattamento, il periodo di riferimento e il richiamo normativo all’articolo 53-ter del decreto-legge 50/2017 — necessario per distinguere questi provvedimenti dagli altri decreti regionali di autorizzazione della CIG. Nel SIP va inserito il numero convenzionale “20026” e va trasmesso un decreto per volta, ciascuno con il codice intervento regionale indicato nel messaggio INPS.
L’importo medio mensile della prestazione per il 2026 è fissato in 1.638,63 euro, comprensivo di contribuzione figurativa e assegno per il nucleo familiare.
Per la cassa integrazione straordinaria nelle aree di crisi industriale complessa, le imprese inseriscono la domanda nel sistema Unico dell’INPS. Nell’ambito del codice intervento 333 è istituito il nuovo codice evento “173” — denominato Proroga imprese operanti aree crisi industriale complessa – Art. 44 c. 11-bis (circ. INPS 1/2026 par. 3.1.1) — riservato agli accordi con decorrenza nel 2026 per distinguerli dai trattamenti delle annualità precedenti. Il trattamento è concedibile per un massimo di 12 mesi, in deroga ai limiti ordinari previsti dal D.Lgs. 148/2015.
Se il decreto ministeriale di concessione prevede il pagamento diretto da parte dell’INPS, i datori di lavoro devono trasmettere i flussi Uniemens-Cig (UNI41) entro la fine del secondo mese successivo a quello di integrazione salariale, oppure entro 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento di autorizzazione se questo arriva più tardi. Scaduto il termine senza invio, il pagamento ricade interamente sul datore di lavoro.
L’INPS ricorda infine che per il 2026 è prorogato l’esonero dal versamento della contribuzione addizionale per le unità produttive nelle aree di crisi industriale complessa autorizzate alla CIGS.
Quattro bandi dei concorsi pubblici 2026 concentrano quasi 4.500 posti nell’arco di tre giorni: il termine più urgente è quello della Banca d’Italia per 50 tecnici ICT, che scade domani 28 maggio alle ore 12:00. La finestra si allunga fino al 31 maggio con la Regione Lazio (32 funzionari FESR), la Polizia di Stato (4.400 allievi agenti il 29 maggio) e l’AGENAS per 11 professionisti laureati. Nè mancano le occasioni a livello regionale, con una ricca selezione di opportunità in tutta Italia.
La Banca d’Italia seleziona 50 tecnici ICT a tempo indeterminato, da inserire prevalentemente al Centro Donato Menichella di Frascati (Roma). Le candidature si chiudono il 28 maggio, alle ore 12:00: termine perentorio senza possibilità di presentare domande tardive. I posti sono distribuiti su tre profili con requisiti distinti:
Non è possibile candidarsi per più di un profilo: l’ultima domanda inviata sul sito della Banca d’Italia annulla automaticamente le precedenti.
Nella stessa giornata scade anche il bando INVALSI per 2 collaboratori tecnici (CTER, VI livello professionale) a tempo indeterminato: selezione aperta a diplomati per attività di supporto statistico e informatico alla ricerca, sede Roma, termine alle ore 23:30 tramite portale inPA.
Con 4.400 posti a tempo indeterminato, il concorso Polizia di Stato è il bando più ampio tra quelli in chiusura a fine maggio. Le candidature si chiudono alle ore 23:59 del 29 maggio e la procedura si articola in tre canali distinti: 2.398 posti per candidati civili diplomati, 1.962 riservati ai volontari in ferma prefissata delle Forze Armate (VFP) e 40 per candidati con requisito di bilinguismo. Il diploma di istruzione secondaria di secondo grado è il titolo minimo per il canale ordinario; i canali VFP e bilingue prevedono requisiti specifici indicati nel bando. La domanda si presenta esclusivamente sul portale dei concorsi della Polizia di Stato, con autenticazione via SPID o CIE.
L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) ha aperto sette distinte selezioni per complessivi 11 posti a tempo determinato (24 mesi) nella sede di Roma, tutte rivolte a laureati. Le posizioni coprono profili tecnici, informatici e comunicativi:
Le selezioni avvengono per titoli ed esami tramite il portale inPA; per ciascuna procedura è previsto il versamento di un contributo di partecipazione di 10 euro. Le domande si chiudono il 31 maggio 2026.
La Giunta regionale del Lazio cerca 32 funzionari a tempo pieno e determinato (24 mesi, prorogabili fino a 36) per rafforzare la struttura impegnata nell’attuazione del PR Lazio FESR 2021-2027, il programma regionale cofinanziato dai fondi europei per sviluppo, innovazione e competitività del territorio. Le posizioni sono ripartite tra quattro profili:
Per tutti i profili sono richiesti una laurea magistrale coerente con l’area di candidatura e almeno 24 mesi di esperienza professionale in attività attinenti al ruolo. Le domande si inviano esclusivamente tramite il portale inPA entro il 28 maggio alle ore 23:59.
Nella stessa finestra temporale scadono numerosi concorsi a livello regionale e locale distribuiti su tutto il territorio nazionale, con posti a tempo indeterminato e determinato per diplomati, laureati e in alcuni casi per chi ha assolto l’obbligo scolastico:
Il Decreto Carburanti quater porta nuovi aiuti fiscali per le imprese colpite dal caro rifornimenti, con un intervento mirato su autotrasporto merci, agricoltura e Partite IVA. Il DL 22 maggio 2026, n. 89, in vigore dal 23 maggio, affianca infatti alla proroga del taglio delle accise sui carburanti anche specifici crediti d’imposta su gasolio e benzina, un contributo per i fertilizzanti agricoli ed il rinvio dei versamenti fiscali per ISA e Forfetari, oltre a fondi per il trasporto pubblico locale ed un nuovo intervento sull’ex Ilva.
Per le imprese di autotrasporto, il decreto amplia il credito d’imposta già previsto dal DL 33/2026 contro l’aumento del gasolio. Il beneficio, commisurato alla maggiore spesa sostenuta rispetto al prezzo di febbraio, copre ora i costi sostenuti da marzo a giugno 2026, mentre la dotazione sale da 100 a 300 milioni di euro.
Il rafforzamento dell’aiuto si inserisce nel confronto tra Governo e associazioni del settore che ha portato alla sospensione dello sciopero degli autotrasportatori previsto dal 25 al 29 maggio. La misura fiscale compensa una parte del rincaro del carburante, mentre lo sconto sulle accise del gasolio viene ridotto rispetto agli interventi precedenti.
Il DL 89/2026 interviene anche sul rimborso delle accise sul gasolio commerciale. Dal 1° ottobre 2026 il termine per la formazione del silenzio-assenso scende da 60 a 30 giorni e la dichiarazione per accedere al rimborso deve essere presentata esclusivamente in forma telematica.
La novità riguarda il gasolio commerciale usato come carburante dai veicoli ammessi al beneficio, secondo le regole dell’articolo 24-ter del Testo unico accise. Per le imprese di trasporto, il dimezzamento dei tempi può rendere più rapido l’utilizzo del credito, fermo restando il rispetto dei requisiti, dei consumi dichiarati e della documentazione richiesta dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Dal 23 maggio al 6 giugno 2026 il decreto ridetermina le aliquote di accisa su benzina, gasolio, GPL e gas naturale per autotrazione. La benzina passa a 622,90 euro per mille litri, il gasolio a 572,90 euro per mille litri, il GPL a 242,77 euro per mille chilogrammi e il gas naturale per autotrazione a zero euro per metro cubo.
La stessa aliquota di 572,90 euro per mille litri si applica, per il medesimo periodo, anche ai gasoli paraffinici HVO e al biodiesel immessi in consumo come carburanti, se rispettano le condizioni di sostenibilità richiamate dal decreto.
Per le imprese agricole, il DL 89/2026 amplia l’agevolazione introdotta dal Decreto Fiscale convertito in legge. Il credito d’imposta sul carburante agricolo, previsto inizialmente per le spese di marzo, copre ora anche aprile e maggio 2026.
La dotazione complessiva passa da 30 a 90 milioni di euro. Il beneficio riguarda l’acquisto di gasolio e benzina per i mezzi agricoli, con credito fino al 20% della spesa sostenuta secondo la disciplina dell’articolo 8-ter del DL 38/2026, convertito dalla legge 22 maggio 2026, n. 88.
Il nuovo intervento per l’agricoltura riguarda anche i fertilizzanti agricoli. Alle imprese agricole è riconosciuto un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta fino al 30% della spesa effettuata per acquisti nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026, comprovata dalle fatture e calcolata al netto dell’IVA.
Il fondo disponibile ammonta a 40 milioni di euro. Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione entro il 31 dicembre 2026, è escluso dal reddito d’impresa e dalla base IRAP, ed è cumulabile con altre agevolazioni riferite agli stessi costi entro il limite della spesa sostenuta.
Il contributo viene concesso nel rispetto del Quadro temporaneo UE per gli aiuti di Stato collegato alla crisi in Medio Oriente. Le regole di accesso saranno fissate con decreto del Ministro dell’Agricoltura, di concerto con il MEF, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del DL 89/2026.
Il decreto interviene anche sul trasporto pubblico locale. Il Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del TPL viene incrementato di 80 milioni di euro annui a decorrere dal 2026 per finanziare il rinnovo contrattuale del settore.
La misura riguarda il costo del rinnovo dei contratti nel comparto del trasporto pubblico locale e affianca gli interventi destinati all’autotrasporto merci, mantenendo però finalità diversa: nel primo caso si finanzia la copertura contrattuale, nel secondo si interviene sui costi del carburante e sui tempi di rimborso delle accise.
Il DL 89/2026 contiene anche un intervento sulla continuità degli impianti ex Ilva. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è autorizzato a trasferire ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, su richiesta dell’organo commissariale, fino a ulteriori 100 milioni di euro per il 2026.
Il finanziamento è oneroso e deve essere restituito entro sei mesi dalla scadenza del contratto di affitto stipulato con ILVA in amministrazione straordinaria oppure, se precedente, entro sei mesi dalla vendita dei compendi aziendali. La misura viene richiamata dal decreto come sostegno alla funzionalità degli impianti siderurgici nella procedura di vendita.
Il decreto contiene anche la proroga dei versamenti fiscali in scadenza al 30 giugno 2026 per i soggetti che applicano gli ISA, per i contribuenti in regime forfetario e per quelli in regime fiscale di vantaggio. I pagamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, IRAP e IVA possono essere effettuati entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione.
Il rinvio si applica anche ai soggetti con cause di esclusione dagli ISA e a chi partecipa a società , associazioni e imprese ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del TUIR, se ricorrono i requisiti previsti dalla norma. Chi paga dopo il 20 luglio può versare entro il 19 agosto 2026 con maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse corrispettivo.
I pagamenti già eseguiti entro la scadenza ordinaria sono esclusi da rimborso. La proroga produce quindi effetti sui versamenti ancora da effettuare e modifica il calendario fiscale dei contribuenti ammessi, con una maggiorazione più alta rispetto allo 0,40% applicato di norma per il pagamento nei trenta giorni successivi.
Il centrodestra tiene Venezia al primo turno e conquista Reggio Calabria, strappandola a oltre un decennio di governi progressisti. Con queste due vittorie si chiude la tornata delle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026, che ha coinvolto circa 750 Comuni e oltre 6,6 milioni di elettori: l’affluenza definitiva al 60,06% segna un calo di quasi cinque punti rispetto alle precedenti comunali.
Il risultato più atteso della tornata è quello di Venezia. L’assessore uscente Simone Venturini, candidato del centrodestra, supera al primo turno il senatore del Pd Andrea Martella: Venturini si è attestato al 51%, con la sua lista civica come prima forza politica con oltre il 30% dei consensi. Martella era espressione di un campo largo che spaziava dalle liste riformiste a Rifondazione comunista. La sconfitta di una coalizione così ampia in una città simbolicamente contesa è il dato politico più commentato della tornata.
Altrettanto netta la vittoria a Reggio Calabria, dove Francesco Cannizzaro, sostenuto dal centrodestra e da Azione, ottiene il 65,6% dei voti contro il 25% dello sfidante Domenico Donato Battaglia. La città torna al centrodestra dopo oltre un decennio di amministrazioni progressiste e un commissariamento. “Anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”, ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il centrosinistra festeggia la riconquista di Pistoia, dove Giovanni Capecchi vince al primo turno. Si conferma a Prato con Matteo Biffoni e a Mantova con Andrea Murari. La vittoria più larga arriva però da Salerno, dove l’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca — candidato civico senza il simbolo del Pd — ottiene il 58,11%, diventando sindaco per la quinta volta. Ad Avellino vince Nello Pizza alla guida di una coalizione di campo largo (Pd, M5S e forze di centro), mentre a Enna si afferma con il 63,54% Vladimiro Crisafulli, storico esponente dem, anch’egli con lista civica. La segretaria del Pd Elly Schlein ha commentato: “Uniti siamo competitivi per le politiche”. A Messina è confermato il sindaco uscente Federico Basile, sostenuto da Sud chiama Nord.
Tra le città minori spicca Vigevano, dove ha vinto il candidato civico sostenuto da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: un risultato che ha alimentato il dibattito sugli equilibri nella coalizione di centrodestra nel Nord del Paese.
Nessun candidato ha raggiunto la maggioranza assoluta al primo turno in cinque capoluoghi. Ad Arezzo, dove il centrodestra governa dal 2015, Marcello Comanducci si è fermato al 44% contro il 32% dello sfidante di campo largo Vincenzo Ceccarelli: sarà il 20% di elettori che ha scelto Marco Donati, sostenuto da Azione, a indirizzare l’esito del ballottaggio. A Lecco Filippo Boscagli (centrodestra) sfida il sindaco uscente Mauro Gattinoni (centrosinistra).
A Chieti l’ex vicepresidente del Csm Giovanni Legnini guida il centrosinistra con circa il 48-49%, senza aver raggiunto la soglia al primo turno. Il caso più clamoroso è Macerata, dove il sindaco uscente di centrodestra Sandro Parcaroli ha sfiorato la vittoria fermandosi al 49,96%: una manciata di voti lo ha rimandato al secondo turno. Ad Agrigento l’esito è ancora in bilico, con un candidato civico in vantaggio.
L’affluenza al 60,06% segna una flessione di quasi cinque punti rispetto alla tornata precedente: l’Umbria è la regione dove ha votato la quota più alta di aventi diritto, il 70,78%. Il calo della partecipazione si inserisce in una tendenza comune alle consultazioni locali degli ultimi anni. Il voto ha ridimensionato l’euforia che aveva caratterizzato le opposizioni all’indomani della vittoria del No al referendum sulla giustizia di marzo 2026: la mappa dei sindaci eletti restituisce un quadro politico più composito, con ballottaggi aperti in entrambe le direzioni.