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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Incentivi Formazione
Sviluppo competenze specialistiche PMI Sud: aperto lo sportello Invitalia
Aperto lo sportello Invitalia per le domande di accesso al bando MIMIT Competenze specialistiche per la formazione delle PMI al Sud: tutte le istruzioni.

Aperto lo sportello per l’accesso agli incentivi previsti dalla misura Sviluppo competenze specialistiche delle PMI, il fondo perduto da 50 milioni di euro destinato alla transizione digitale e green. Dalle ore 12:00 del 21 aprile le imprese richiedenti possono presentare la domanda dall’area personale del sito Invitalia. Le istruzioni sono quelle aggiornate dalla circolare n. 716/2026 MIMIT. Le istanze saranno valutate con graduatoria di merito. Lo sportello si chiude il 23 giugno.

Bando formazione PMI Sud, chi può fare domanda

L’agevolazione copre il 50% delle spese sostenute dalle piccole e medie imprese localizzate in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Per presentare domanda, le imprese devono essere regolarmente iscritte nel Registro delle Imprese, non trovarsi in liquidazione e avere almeno un bilancio approvato.

Tra i requisiti compare anche la regolarità rispetto agli obblighi assicurativi contro i rischi catastrofali. Prima dell’invio conviene quindi verificare la posizione aziendale, insieme a eventuali adempimenti già aperti sul fronte delle coperture CatNat.

La circolare 716/2026 ha chiarito che possono partecipare alla formazione esclusivamente i dipendenti impiegati presso le unità locali nelle regioni meno sviluppate. Se la stessa azienda ha una sede a Napoli e una a Torino, per capirci, solo i lavoratori di Napoli rientrano nella misura, anche se appartengono alla stessa impresa proponente.

Spese ammissibili e contributo a fondo perduto

I progetti di formazione del personale devono durare al massimo un anno, con avvio entro sei mesi dalla concessione, e utilizzare soggetti formatori qualificati e indipendenti. I costi ammissibili del piano formativo devono essere compresi tra 10.000 e 60.000 euro. Il contributo a fondo perduto rimborsa le principali voci legate al progetto:

  • i costi dei formatori per le ore di partecipazione effettiva;
  • le spese di viaggio, alloggio, materiali e forniture strettamente connesse alla formazione;
  • l’ammortamento di strumenti e attrezzature usate in via esclusiva per il progetto;
  • i costi orari dei dipendenti partecipanti per le ore di frequenza;
  • le spese per i servizi di consulenza collegati al piano formativo.

È prevista una premialità per i progetti sovraregionali, che possono coinvolgere fino a 10 imprese appartenenti ad almeno due regioni diverse. L’agevolazione di base aumenta di 20 punti percentuali per le micro e piccole imprese e di 10 punti per le medie.

Come erogare la formazione agevolata

Sono ammissibili esclusivamente le attività svolte in presenza, con docente e partecipanti nello stesso luogo nello stesso momento. Sono escluse le lezioni a distanza in qualsiasi forma — sincrona, asincrona o blended — e il training on the job.

Se i locali aziendali non sono idonei o se la formazione richiede laboratori, impianti o attrezzature specifiche non disponibili in sede, le attività possono svolgersi presso la sede del soggetto formatore o del manager qualificato incaricato della docenza.

Sul fronte in cassa integrazione, i dipendenti in CIGO (Cassa Integrazione Ordinaria) possono partecipare, ma solo nelle ore in cui non sono sospesi dall’attività lavorativa. I lavoratori in CIGS (Cassa Integrazione Straordinaria) sono invece esclusi, perché la misura è concepita per situazioni di ordinaria operatività, non per crisi aziendali strutturali.

Settori ammessi e riserva del 40%

Gli ambiti di intervento vanno dall’aerospazio e difesa fino all’industria intelligente, alle tecnologie pulite, all’agenda digitale e alle biotecnologie. La misura è costruita per sostenere piani formativi collegati alla trasformazione produttiva e organizzativa delle imprese del Sud.

Una quota del 40% delle risorse complessive è riservata alle imprese delle filiere automotive, moda, tessile e arredamento, che ricevono una corsia dedicata dentro il plafond complessivo.

Domande e graduatoria di merito

Le agevolazioni non vengono attribuite in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande. Le pratiche sono valutate secondo una graduatoria decrescente costruita sul punteggio di ciascun progetto. Tra gli elementi che rilevano nella valutazione rientrano:

  • il numero di addetti dell’impresa;
  • la quota di personale coinvolta nel piano formativo;
  • la rilevanza degli ambiti e dei contenuti formativi scelti;
  • l’eventuale adesione a un contratto di rete per lo sviluppo della filiera.

Il superamento del click day rende la misura più selettiva e più esposta alla qualità del progetto, non solo alla rapidità dell’invio.

Rimborso del contributo: scadenze e due tranche

Le agevolazioni sono erogate in massimo due quote. La prima può essere richiesta soltanto dopo il completamento di almeno il 50% delle ore previste dal piano approvato. La seconda — o l’unica nel caso di erogazione in soluzione unica — può essere richiesta esclusivamente a conclusione dell’intero percorso formativo ed entro 30 giorni dalla data di ultimazione.

Le imprese devono assicurare l’avvio delle attività formative entro 6 mesi dalla concessione e la conclusione entro 12 mesi, con possibilità di proroga di ulteriori 6 mesi.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 12:53:50 +0000
Mutui
Mutuo casa: come scegliere tra tassi, costi e banca
Dalla scelta del mutuo alla sua stipula, ecco cosa sapere prima di chiedere un finanziamento ipotecario: tipologie, tassi, durata e opzioni di pagamento.

Dopo i ribassi 2025 e di inizio 2026, il mercato dei mutui casa si presenta con margini più interessanti rispetto ai picchi precedenti ma la scelta del finanziamento è sempre delicata: tasso, durata, anticipo disponibile, costi iniziali e valore di perizia possono spostare in modo sensibile sia la rata sia l’importo effettivamente ottenibile. Arrivare in banca con un quadro chiaro consente di leggere meglio le offerte e di evitare errori che si trascinano per molti anni. Ancora prima, si può effettuare una verifica orientativa della rata e del piano di rimborso con il calcolatore mutuo di PMI.it.

Quale rata del mutuo si può sostenere

Il primo punto da verificare riguarda la capacità di rimborso. La banca osserva il reddito, la continuità lavorativa, la presenza di altri finanziamenti e il rapporto tra rata e disponibilità mensile. Prima ancora della richiesta formale conviene partire da una simulazione su come si calcola la rata del mutuo, così da capire quale fascia di importo resta compatibile con il proprio equilibrio finanziario.

In questa fase va considerato anche l’anticipo. Nella prassi bancaria il mutuo copre spesso fino all’80% del valore dell’immobile o del minore tra prezzo di acquisto e valore stimato dal perito. Salendo oltre questa soglia la selezione diventa più severa e l’apporto di risorse proprie assume un rilievo maggiore.

Tasso fisso o variabile nella scelta del mutuo

La scelta del tasso di interesse incide sul costo totale del finanziamento e sul grado di stabilità della rata. Il tasso fisso consente di bloccare l’importo della rata fino alla scadenza, mentre il variabile segue gli indici di riferimento e può offrire condizioni iniziali più leggere, con un’esposizione maggiore alle oscillazioni del mercato.

Per orientarsi conviene partire dal quadro aggiornato dei tassi dei mutui nel 2026 e poi trasferire quel dato in una simulazione personale. La stessa offerta può risultare interessante per una durata breve e perdere attrattiva su un piano trentennale, oppure funzionare bene con un anticipo elevato e molto meno con mezzi propri ridotti.

TAEG, spread e costi da confrontare

Nel confronto tra offerte il dato più utile è il TAEG, perché restituisce una visione più ampia del costo del mutuo rispetto al solo TAN. Lo spread resta comunque un elemento da leggere con attenzione, perché rappresenta la maggiorazione applicata dalla banca all’indice di riferimento e contribuisce a definire il tasso finale.

Accanto al TAEG vanno esaminate con cura le spese di istruttoria, la perizia, l’incasso rata, le polizze richieste, l’imposta sostitutiva e il costo notarile dell’atto di mutuo. Una rata mensile più bassa può perdere convenienza quando il costo iniziale sale oppure quando le condizioni accessorie appesantiscono il finanziamento lungo tutta la sua durata.

Mutuo prima casa, investimento e professione

La finalità dell’acquisto orienta condizioni, importo finanziabile e agevolazioni. Per l’abitazione principale il mercato propone in genere condizioni più favorevoli e, nei casi previsti dalla normativa, è possibile accedere al mutuo prima casa garantito con supporto pubblico. Se invece l’immobile è destinato a seconda casa, locazione o attività professionale, l’istruttoria tende a essere più selettiva e la quota di capitale proprio richiesta può crescere.

Ha senso distinguere fin dall’inizio anche tra mutuo per acquisto, ristrutturazione, liquidità, sostituzione e surroga. Mettere a confronto prodotti nati per esigenze diverse rende più difficile leggere il prezzo reale del finanziamento e spinge spesso verso valutazioni poco utili al momento della firma.

Documenti, istruttoria e perizia

La fase documentale incide molto sui tempi della pratica. Servono di regola documenti anagrafici, prova del reddito, contratto di lavoro o posizione professionale, estratti conto, proposta d’acquisto o compromesso e documentazione tecnica dell’immobile. Una pratica completa accelera i controlli e riduce il numero delle integrazioni richieste dalla banca.

L’istruttoria serve a valutare il merito creditizio del richiedente, mentre la perizia misura il valore dell’immobile e verifica la sua regolarità. Proprio dalla perizia può emergere uno scostamento rispetto al prezzo pattuito: in quel caso cambia il rapporto tra mutuo richiesto e valore stimato, con effetti diretti sulla somma che la banca è disposta a concedere.

Delibera, importo erogato e piano di ammortamento

La delibera del mutuo arriva quando la banca ha chiuso le verifiche sul richiedente e sull’immobile. A quel punto si passa all’atto notarile e all’erogazione, che può avvenire contestualmente al rogito oppure secondo le modalità previste nel contratto. La cifra approvata può anche risultare inferiore a quella domandata, soprattutto quando il reddito disponibile, il valore di perizia o il profilo di rischio suggeriscono maggiore prudenza.

Un altro snodo da leggere bene è il piano di ammortamento, perché da lì si vede come si distribuiscono nel tempo quota interessi e quota capitale. Prima della firma è utile verificare più scenari di durata e importo, così da capire quanto costa davvero abbassare la rata allungando il finanziamento.

Rinegoziazione, sospensione e surroga

Il rapporto con la banca prosegue anche dopo la firma. Nel corso degli anni possono aprirsi spazi per rinegoziazione, sospensione delle rate nei casi previsti e surroga, soprattutto quando il ciclo dei tassi si muove oppure quando il mutuatario punta a riequilibrare la rata o la durata residua.

La surroga del mutuo resta la leva più utile quando un altro istituto propone condizioni migliori, mentre la rinegoziazione si gioca con la banca già titolare del finanziamento. Il confronto va fatto sul costo totale, sulla durata residua, sulle spese accessorie e sulla nuova sostenibilità della rata, insieme al tasso proposto.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 11:27:04 +0000
Regime Forfettario
Fattura Forfettari: regole di compilazione, bollo, dicitura senza IVA e rivalsa INPS
Fattura in regime forfettario: elementi obbligatori, dicitura senza IVA, bollo da 2 euro e rivalsa INPS. Cosa deve fare il committente che la riceve.

Tutti i contribuenti in regime forfettario emettono esclusivamente fattura elettronica. Eppure i dubbi su cosa inserire — e cosa omettere — restano tra i più frequenti: la dicitura senza IVA, il bollo, la rivalsa INPS che varia a seconda della gestione previdenziale, il comportamento corretto per chi riceve il documento. Conoscere le regole di compilazione della fattura elettronica per i forfettari evita contestazioni dall’Agenzia delle Entrate e incomprensioni con i committenti.

Gli elementi obbligatori della fattura nel Forfettario

La fattura emessa da un contribuente forfettario deve contenere gli stessi elementi previsti dall’articolo 21 del DPR n. 633/1972 per qualsiasi fattura, con alcune specificità legate al regime agevolato. Gli elementi da inserire sono:

  • i dati identificativi del soggetto emittente: nome e cognome o ragione sociale, indirizzo, partita IVA e codice fiscale;
  • l’indicazione “fattura” e il numero progressivo del documento;
  • la data di emissione;
  • i dati identificativi del cliente: ragione sociale o nome e cognome, indirizzo, codice fiscale e partita IVA;
  • la descrizione della natura, qualità e quantità dei beni ceduti o dei servizi prestati;
  • l’ammontare del compenso;
  • la dicitura normativa che attesta la non applicazione dell’IVA e l’esonero dalla ritenuta d’acconto.

Rispetto a una fattura ordinaria mancano l’aliquota IVA e la base imponibile ai fini dell’imposta: il forfettario non addebita IVA ai clienti e non la detrae sugli acquisti. La fattura elettronica va trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI).

Dicitura da inserire al posto dell’IVA

Ogni fattura emessa in regime forfettario deve riportare due annotazioni obbligatorie che sostituiscono le indicazioni IVA tipiche di una fattura ordinaria. La prima certifica il regime fiscale applicato e la non applicabilità dell’imposta; la seconda attesta che il compenso non è soggetto a ritenuta alla fonte.

Operazione senza applicazione dell’IVA ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della legge n. 190/2014.
Il compenso non è soggetto a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 1, comma 67, della legge n. 190/2014.

La prima dicitura fa riferimento alla legge che istituisce il regime forfettario; la seconda informa il committente — imprese, enti o professionisti che operano come sostituti d’imposta — che non devono trattenere la ritenuta sul compenso pagato. Entrambe le annotazioni vanno inserite nel corpo della fattura elettronica, nel campo dedicato alle note o alla descrizione dell’operazione, e devono comparire sul documento finale.

Il bollo da 2 euro: quando è dovuto

Sulle fatture emesse in regime forfettario di importo complessivo superiore a 77,47 euro è obbligatoria l’apposizione del bollo da 2 euro: poiché la fattura non è soggetta a IVA, rientra nell’obbligo previsto per gli atti fuori campo IVA di importo superiore a quella soglia. L’onere grava sul forfettario che emette il documento, ma è prassi comune addebitarlo al cliente aggiungendo una riga apposita in fattura.

Il bollo in fattura elettronica per i forfettari si assolve in modo virtuale: in fase di compilazione va valorizzato il campo “Bollo Virtuale” nel tracciato XML con il valore “SI”. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate elabora trimestralmente le fatture inviate con questo campo attivo e propone il versamento tramite il portale “Fatture e Corrispettivi”, con regole specifiche per il trattamento reddituale dell’importo addebitato al cliente.

La rivalsa INPS in fattura Forfettari: chi la applica e come

La rivalsa INPS è la maggiorazione contributiva che alcuni forfettari possono aggiungere al compenso in fattura, trasferendo al committente una quota del costo previdenziale. La regola non è uniforme: dipende dalla gestione previdenziale di appartenenza del titolare di partita IVA.

Gestione Separata INPS con rivalsa al 4% facoltativa

I professionisti senza cassa di categoria iscritti alla Gestione Separata INPS possono applicare in fattura una maggiorazione del 4% a titolo di rivalsa contributiva. Si tratta di un diritto, non di un obbligo: il forfettario può scegliere di addebitarla al committente oppure di non farlo, accollandosi integralmente il costo. In ogni caso, il versamento dei contributi all’INPS rimane sempre a carico del professionista, indipendentemente dall’applicazione della rivalsa. Per il 2026, l’aliquota contributiva complessiva per la Gestione Separata è pari al 26,07% del reddito imponibile.

Artigiani e commercianti forfettari senza rivalsa in fattura

I forfettari iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS non applicano la rivalsa del 4% in fattura. I loro contributi — una quota fissa calcolata sul minimale reddituale e una quota percentuale sull’eventuale eccedenza — vengono versati direttamente all’INPS tramite F24, senza alcun addebito al cliente.

Previsti poi contributi INPS ridotti per artigiani e commercianti forfettari. in alcuni casi specifici: chi rientra nei requisiti può chiedere la riduzione del 35%.

Professionisti con Cassa di categoria: contributo integrativo obbligatorio

Chi è iscritto a una cassa previdenziale professionale — avvocati, ingegneri, commercialisti, architetti e altre categorie ordinistiche — deve addebitare in fattura il contributo integrativo previsto dalla propria cassa. A differenza della rivalsa INPS del 4%, questo addebito non è facoltativo: è un obbligo di legge che grava sul committente. Le percentuali variano in base alla cassa di riferimento della categoria professionale.

I contributi versati — a qualsiasi gestione previdenziale — sono sempre deducibili al 100% dal reddito imponibile nel regime forfettario. È l’unica voce di costo che riduce la base di calcolo dell’imposta sostitutiva.

Chi riceve la fattura: gli adempimenti del committente

Il soggetto in regime ordinario — un’azienda, un ente o un professionista che opera come sostituto d’imposta — che riceve una fattura da un forfettario non deve applicare la ritenuta d’acconto sul compenso, a condizione che il documento riporti la dicitura di esonero prevista dall’art. 1, comma 67, della L. 190/2014. Il committente non gestisce nemmeno IVA detraibile: la fattura forfettaria non genera né credito IVA per chi la riceve né debito IVA per chi la emette.

L’unico adempimento a carico di chi riceve la fattura è la registrazione tra i costi: il documento va annotato nel registro degli acquisti o comunque tracciato nella contabilità, secondo le regole ordinarie. In sede di dichiarazione IVA annuale, le fatture ricevute da forfettari non concorrono alla liquidazione dell’imposta del committente.

Regime dei minimi e regime forfettario

Il regime dei minimi (art. 27, D.L. 98/2011) è stato chiuso alle nuove aperture dal 1° gennaio 2015. Chi vi aderiva poteva mantenerlo fino alla scadenza naturale — cinque anni oppure fino al compimento dei 35 anni di età — o transitare al regime forfettario. Oggi è un regime di fatto estinto: per l’apertura di una nuova partita IVA con tassazione agevolata il riferimento è esclusivamente il forfettario, con i suoi requisiti, le sue soglie di ricavi e le sue regole di fatturazione.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 09:59:51 +0000
DURC
DURC: Cassazione esclude le sanzioni dalla soglia dei 150 euro
Cassazione 8132/2026: le sanzioni civili sono escluse dalla soglia di 150 euro di debiti contributivi oltre la quale il DURC è negato. Nel calcolo contano solo versamenti e interessi legali.

Con Interpello 3/2025 il Ministero del Lavoro ha chiarito che la soglia di tolleranza di 150 euro per il rilascio del DURC comprende contributi, sanzioni civili e interessi. La Corte di Cassazione, con Ordinanza 8132/2026 ridisegna adesso tale il confine: le sanzioni civili non rientrano nel calcolo. Ai fini del computo del tetto rilevano solo i contributi omessi e gli interessi legali maturati.

Rilascio DURC e scostamento lieve

Il Decreto Ministeriale 30 gennaio 2015, che regola il procedimento di rilascio del DURC, stabilisce all’articolo 3 che la regolarità contributiva può essere attestata anche in presenza di uno scostamento non grave tra le somme dovute e quelle effettivamente versate. La norma considera scostamento non grave un importo pari o inferiore a 150 euro, comprensivo degli eventuali accessori di legge.

Con l’interpello n. 3/2025 il Ministero aveva precisato che questa formulazione non consente il rilascio di un DURC positivo quando il debito è costituito esclusivamente da sanzioni civili, senza un’omissione contributiva sottostante. Le sanzioni, secondo il Ministero, sono accessori dell’obbligazione contributiva e non separabili da essa: il credito per sanzioni sorge automaticamente dal ritardo o dall’omissione e rientra nel calcolo complessivo dello scostamento.

Un debito fatto solo di sanzioni, anche se sotto i 150 euro, non configura quindi uno scostamento non grave che legittimi il mancato rilascio del documento.

Come si applica la soglia dei 150 euro

La Cassazione, con l’ordinanza n. 8132 del 1° aprile 2026, ha ridefinito le voci rilevanti ai fini della soglia massima di scostamento, con una interpretazione estensiva rispetto a quella dell’INPS della norma disposta dal Ministero del Lavoro.

Secondo l’INPS, nella soglia dei 150 euro rientravano oltre ai contributi omessi anche le voci accessorie corrispondenti a generiche sanzioni e interessi. Per la Corte, invece, il limite oltre il quale non è possibile attestare la regolarità contributiva non deve conteggiare le sanzioni civili inflitte al contribuente.

Nel caso di specie, la Cassazione ha respinto il ricorso dell’INPS perchè il termine «accessori di legge» richiamato dalla norma va inteso in senso tecnico e limitato ai soli interessi legali, con esclusione delle sanzioni civili.

Queste ultime hanno natura sanzionatoria e non contributiva, per cui non rilevano ai fini della soglia di 150 euro. Restano dovute e recuperabili dall’ente con gli strumenti ordinari ma non possono determinare l’irregolarità di un’azienda il cui debito contributivo effettivo è sotto soglia.

Per i datori di lavoro con DURC irregolare, la composizione del debito contestato diventa ora il primo elemento da verificare.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 09:53:07 +0000
Mercato immobiliare
DDL Riforma affitti 2026: sfratti rapidi, cedolare secca e flat tax negozi
Tre DDL al Senato per riformare il mercato degli affitti: sfratti più rapidi, cedolare secca chiarita e aliquota al 21% per le locazioni commerciali.

Tre disegni di legge per rimettere sul mercato delle locazioni milioni di case sfitte in Italia: li ha presentati al Senato il senatore UDC Antonio De Poli, alla conferenza “Riformare le locazioni: trasparenza, equità fiscale e garanzie per i proprietari”. I tre DDL intervengono su tempi di sfratto, cedolare secca e locazioni commerciali, puntando a ridurre i rischi che oggi tengono fuori dal mercato milioni di proprietari.

Milioni di case fuori dal mercato degli affitti

Dietro alla crisi degli affitti non c’è solo carenza di immobili ma anche un deficit di fiducia da parte dei proprietari. I dati Censis richiamati durante la conferenza indicano che le abitazioni sfitte in Italia sono circa 8,5 milioni, pari al 24% del totale di 35,6 milioni di unità residenziali censite. A trattenere molti proprietari dal locare il proprio immobile sono soprattutto i tempi medi di rilascio in caso di morosità, che oscillano tra i 15 e i 24 mesi, con punte fino a 30 mesi nelle grandi città. Pesano anche le incertezze fiscali legate alla cedolare secca nei contratti con conduttori aziendali e l’assenza di incentivi strutturali per le locazioni commerciali.

I tre DDL De Poli affrontano ciascuno di questi nodi con interventi distinti e complementari.

Sfratti più veloci e tempi certi: cosa prevede il DDL 774

Il primo provvedimento, il DDL n. 774, interviene sul problema più segnalato dai proprietari: i tempi di rilascio degli immobili in caso di morosità. La nuova proposta per gli sfratti veloci introduce procedure più rapide per l’esecuzione degli sfratti e garanzie di certezza sui tempi, con l’obiettivo di ridurre il fattore rischio che oggi scoraggia la messa sul mercato di immobili sfitti.

L’iniziativa si inserisce in un dibattito legislativo già aperto al Senato, dove altre proposte analoghe sono in corso di esame.  Il punto qualificante del DDL 774 rispetto al panorama normativo attuale è la certezza procedurale: non solo sfratti più rapidi, ma tempi predeterminati e verificabili, così da rendere il rapporto locativo più affidabile per il proprietario fin dalla firma del contratto.

Cedolare secca e affittuari aziendali: il chiarimento del DDL 775

Il secondo disegno di legge, il DDL n. 775, affronta una questione che ha alimentato anni di contenzioso fiscale: l’applicabilità della cedolare secca nelle locazioni abitative quando il conduttore è un’impresa o professionista. La proposta stabilisce in modo definitivo che il regime agevolato si applica anche in questi casi, a condizione che l’immobile sia destinato all’uso abitativo effettivo — ad esempio per l’alloggio dei dipendenti.

L’incertezza interpretativa attuale, più volte al centro di pronunce della Cassazione, scoraggia i proprietari dal locare ai soggetti aziendali, contraendo ulteriormente l’offerta abitativa accessibile. Il DDL punta a eliminare questa ambiguità, rendendo il sistema più trasparente e prevedibile per entrambe le parti del contratto.

Cedolare al 21% per i negozi: DDL 828 contro la desertificazione

Il terzo intervento riguarda gli immobili non abitativi: con il DDL n. 828, l’UDC propone di stabilizzare la cedolare secca al 21% per le locazioni commerciali. La misura intende incentivare i proprietari di negozi, uffici e spazi commerciali a rimettere sul mercato gli immobili oggi inutilizzati, in un momento in cui la desertificazione dei centri storici urbani è un fenomeno in accelerazione. Il patrimonio non residenziale sfitto o sottoutilizzato — negozi, uffici, logistica, spazi produttivi — costituisce una riserva di offerta da attivare, parallela a quella abitativa. Una politica abitativa efficace, nell’ottica dei proponenti, non può prescindere dal rilancio anche del segmento commerciale di prossimità.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 09:29:14 +0000
Mondo del Lavoro
Tagliati 800 CCNL: restano i Contratti Nazionali più applicati, nuova soglia 5%
CNEL approva la riorganizzazione definitiva dell'archivio CCNL: nuove soglie al 5%, schede contratto operative e lotta al dumping. I numeri dell'operazione.

Su oltre 1.052 Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro depositati nel settore privato, solo 150 risultano effettivamente applicati nel comparto di riferimento. È il risultato della sperimentazione avviata l’11 aprile 2025 dalla Commissione dell’informazione del CNEL, che il 20 aprile 2026 ha approvato all’unanimità la riorganizzazione definitiva dell’archivio nazionale CNEL dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, su iniziativa del presidente Renato Brunetta.

Gli altri 800 e più sono stati spostati nella sezione “altri contratti” perché coinvolgono meno dell’1% dei lavoratori del settore cui formalmente si riferiscono. Con l’approvazione definitiva le soglie si alzano, le schede contratto diventano operative e l’archivio si struttura per settori Ateco.

Solo 150 CCNL reali su oltre mille firmati

L’operazione mette in cifre un fenomeno noto agli addetti ai lavori ma mai reso così visibile: la quasi totalità dei lavoratori dipendenti privati è coperta da un numero ristretto di contratti. I 212 CCNL firmati dalle federazioni di CGIL, CISL e UIL rappresentano il 96,1% dei 14,7 milioni di lavoratori tracciati dai flussi Uniemens dell’INPS — dato misurato nella fase sperimentale con soglia all’1%. Con le nuove soglie approvate il 20 aprile, il perimetro si stringe ulteriormente: circa 99 CCNL di CGIL, CISL e UIL coprono oltre il 97% dei lavoratori del settore privato.

All’opposto, i 688 contratti sottoscritti da organizzazioni non riconducibili al sistema CGIL-CISL-UIL — né a UGL e Confsal — coprono complessivamente 267.851 lavoratori, pari all’1,8% del totale. La concentrazione è evidente anche per settore: nella metalmeccanica, i contratti nella sezione principale dell’archivio scendono da 51 a 5, quelli con radicamento comparativo reale nel comparto.

Le nuove soglie approvate dalla Commissione collocano nell’archivio principale solo i contratti che superano il 5% dei dipendenti della categoria contrattuale di riferimento; una sezione intermedia accoglie quelli tra il 3% e il 5%. Chi non raggiunge il 3% non viene eliminato dall’archivio ma collocato in una sezione separata, accessibile ma distinta dai contratti di settore. L’operazione è liberamente consultabile sul sito istituzionale del CNEL.

La mappatura Uniemens e le ricadute sugli appalti pubblici

Per ogni contratto presente nell’archivio viene ora indicato il numero di aziende e di lavoratori cui si applica, elaborato attraverso i flussi Uniemens. La mappatura è raccordata ai codici Ateco e, secondo il professor Michele Tiraboschi — ordinario di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia e consigliere esperto del CNEL — questo la rende strumento direttamente utile negli appalti pubblici, dove le stazioni appaltanti devono individuare il CCNL che le imprese aggiudicatarie sono tenute ad applicare. Una funzione con ricadute dirette sul dumping contrattuale: chi si occupa di vigilanza e controllo in materia di lavoro può verificare con maggiore immediatezza quali contratti hanno effettiva applicazione nel settore e quali no.

Le schede contratto e l’archivio definitivo

Con l’approvazione del 20 aprile 2026 diventano operative le schede contratto standardizzate, con contenuti normativi e retributivi verificabili e aggiornati. Strumenti pensati per esercizi di benchmark e valutazioni di equivalenza tra contratti diversi — un riferimento utile in primo luogo per le imprese impegnate in gare d’appalto e per i consulenti del lavoro che devono orientarsi tra contratti applicabili a platee simili di lavoratori.

Il presidente Brunetta ha definito la riorganizzazione una svolta metodologica prima ancora che amministrativa: l’obiettivo dichiarato è affrontare con strumenti più solidi il nodo dei salari bassi e del dumping contrattuale. Le principali confederazioni sindacali — CGIL, CISL, UIL — e le associazioni datoriali hanno espresso valutazione positiva sull’operazione, pur segnalando che la sola riorganizzazione dell’archivio non risolve il nodo della misurazione della rappresentatività delle parti firmatarie, tema che richiede ulteriori interventi normativi o pattuizioni tra le parti sociali. Il nuovo archivio, costruito su dati Uniemens, settori Ateco e soglie di radicamento verificabili, diventa da oggi il punto di riferimento istituzionale per il dibattito sui contratti collettivi in Italia.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 09:23:57 +0000
Scadenze Fiscali
Dichiarazione IVA annuale entro il 30 aprile: obblighi, novità 2026 e scadenze di saldo
Dichiarazione IVA 2026 in scadenza il 30 aprile: obbligati, esoneri, invio telematico, pagamento del saldo e novità sui controlli automatici del Fisco.

La dichiarazione IVA annuale va inviata entro il 30 aprile. La possibilità di accorpare la LIPE del quarto trimestre si è già conclusa con l’invio anticipato entro il 2 marzo; per tutti gli altri resta la scadenza ordinaria di fine mese (la data combacia anche con l’ultima dichiarazione per chi nel 2025 è passato dal regime ordinario al forfettario). Stesso termine ai fini della detrazione IVA sulle fatture ricevute entro il 31 dicembre 2025 e sull’eventuale richiesta di rimborso IVA. I nuovi modelli IVA 2026 fissano il quadro aggiornato delle regole di invio e compilazione.

Chi deve fare la dichiarazione IVA

Il modello di dichiarazione annuale IVA 2026 deve essere utilizzato per presentare la dichiarazione relativa all’anno d’imposta 2025. Sono obbligati alla presentazione tutti i titolari di partita IVA che esercitano attività d’impresa, attività artistiche o professionali.

Chi rientra negli esoneri

Rientrano fra gli esoneri dalla dichiarazione IVA:

  • i contribuenti che per l’anno d’imposta hanno registrato esclusivamente operazioni esenti, insieme a chi, avvalendosi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione, ha effettuato soltanto operazioni esenti;
  • i contribuenti che applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;
  • i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti;
  • gli esercenti attività di organizzazione di giochi, intrattenimenti e attività simili, esonerati dagli adempimenti IVA, che non hanno optato per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari;
  • le imprese individuali che hanno dato in affitto l’unica azienda e non esercitano altre attività rilevanti agli effetti dell’IVA;
  • i soggetti passivi d’imposta residenti in altri Stati membri dell’Unione europea che nell’anno d’imposta hanno effettuato solo operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta;
  • i soggetti che hanno esercitato l’opzione per l’applicazione delle disposizioni in materia di attività di intrattenimento e di spettacolo, esonerati dagli adempimenti IVA per tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
  • i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non identificati in ambito comunitario, che si sono identificati ai fini dell’IVA nel territorio dello Stato;
  • i contribuenti che si avvalgono del regime forfettario 2026 per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni;
  • i raccoglitori occasionali di prodotti selvatici non legnosi e i raccoglitori occasionali di piante officinali spontanee che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7mila euro.

Quando scade la dichiarazione IVA

Il modello va presentato esclusivamente per via telematica entro il 30 aprile 2026. Le dichiarazioni trasmesse entro 90 giorni da questa data restano valide, con applicazione delle sanzioni previste dalla legge, riducibili con ravvedimento operoso. Trascorso anche questo termine, la dichiarazione si considera omessa.

Il 30 aprile resta anche il limite entro cui esercitare la detrazione IVA per l’imposta assolta sugli acquisti di beni e servizi il cui diritto è sorto nel 2025 e per le cui fatture la ricezione è avvenuta entro il 31 dicembre 2025. Sul tema delle fatture a cavallo d’anno e detrazione IVA è intervenuta anche la giurisprudenza europea.

Chi può utilizzare il modello IVA Base

Il modello IVA Base è riservato alle Partite IVA che nell’anno d’imposta 2025:

  • hanno applicato il regime ordinario IVA;
  • hanno svolto operazioni solo in Italia;
  • non hanno effettuato acquisti o importazioni con l’istituto del plafond;
  • hanno effettuato solo in via occasionale cessioni di beni usati oppure operazioni con il regime per le attività agricole connesse previsto dall’articolo 34-bis del decreto IVA;
  • non hanno partecipato a operazioni straordinarie o trasformazioni sostanziali soggettive.

Quando compilare il quadro VQ IVA

Fra i quadri della dichiarazione IVA c’è il quadro VQ, dedicato ai versamenti periodici omessi. Serve a determinare il credito maturato a seguito di versamenti IVA periodica eseguiti in un secondo momento oppure ripresi dopo sospensioni collegate a eventi eccezionali, relativi ad anni d’imposta precedenti rispetto a quello di riferimento della dichiarazione.

Come si invia la dichiarazione IVA

La dichiarazione, da presentare esclusivamente per via telematica all’Agenzia delle Entrate, può essere trasmessa:

  • direttamente dal dichiarante;
  • tramite un intermediario abilitato;
  • tramite altri soggetti incaricati, nel caso delle Amministrazioni dello Stato;
  • tramite società appartenenti al gruppo.

Per alcune categorie di contribuenti sono disponibili anche le bozze precompilate nel portale “Fatture e Corrispettivi”, come spiega il quadro aggiornato sull’IVA precompilata 2026.

Invio tardivo: quando la dichiarazione resta valida

La presentazione della dichiarazione IVA annuale si effettua entro il 30 aprile 2026. L’invio effettuato entro 90 giorni dal termine resta valido con l’applicazione delle sanzioni previste, ridotte in caso di ravvedimento operoso. Dal 2026, in caso di dichiarazione IVA omessa, l’Agenzia delle Entrate può calcolare in autonomia l’imposta dovuta — sulla base di fatture elettroniche, corrispettivi telematici e LiPE — e procedere alla riscossione senza attendere la presentazione. La novità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, riduce gli spazi di recupero spontaneo per il contribuente inadempiente.

La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui si conclude la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione è data dalla comunicazione che attesta l’avvenuto ricevimento del file. Il servizio telematico restituisce subito dopo l’invio un messaggio che conferma la ricezione e, in seguito, una seconda comunicazione che attesta l’esito dell’elaborazione e, in assenza di errori, conferma l’avvenuta presentazione.

Versamento e rateizzazione del saldo IVA

L’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale deve essere versata quando l’importo supera 10,33 euro. Per il saldo 2025 il termine ordinario era il 16 marzo 2026, con possibilità di differimento secondo le regole ordinarie. I codici tributo IVA in F24 aiutano a gestire saldo, acconti e liquidazioni periodiche.

I contribuenti possono versare in unica soluzione oppure a rate. Le rate devono essere di pari importo, la prima rata va versata entro il termine previsto per il versamento in unica soluzione, le rate successive entro il giorno 16 di ciascun mese e l’ultima entro il 16 dicembre. Sull’importo delle rate successive alla prima è dovuto l’interesse fisso di rateizzazione dello 0,33% mensile. Se dal modello emerge un credito, entrano in gioco le regole sui rimborsi IVA 2026.

Il versamento con modello F24

I versamenti periodici relativi all’IVA sono effettuati utilizzando il modello F24, in modalità esclusivamente telematica.

Chi è tenuto al versamento

I contribuenti interessati dal versamento dell’IVA sono:

  • società di persone, società semplici, Snc, Sas e studi associati;
  • imprenditori artigiani e commercianti, agenti e rappresentanti di commercio;
  • lavoratori autonomi e professionisti titolari di partita IVA iscritti o non iscritti in albi professionali.

Quando esercitare l’opzione IVA trimestrale

L’opzione deve essere comunicata nella prima dichiarazione annuale IVA da presentare successivamente alla scelta effettuata. Produce effetto dall’anno in cui viene esercitata e resta valida fino a revoca, salvo superamento dei limiti previsti dalla legge.

Quando scade l’IVA periodica

I soggetti passivi IVA devono liquidare e versare l’imposta periodicamente su base mensile oppure, in alcuni casi, su base trimestrale, utilizzando esclusivamente in via telematica il modello F24. I termini cambiano a seconda del tipo di contribuente:

  • i contribuenti mensili effettuano la liquidazione e il versamento IVA a debito entro il giorno 16 del mese successivo;
  • i contribuenti trimestrali effettuano la liquidazione e il versamento entro il 16 maggio, il 20 agosto e il 16 novembre, mentre il versamento relativo all’ultimo trimestre si effettua in sede di conguaglio annuale entro il 16 marzo dell’anno successivo, salvo i maggiori termini previsti per il versamento delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi.

Quando si versa l’IVA trimestrale

I contribuenti trimestrali devono rispettare le scadenze del 16 maggio per il primo trimestre, del 20 agosto per il secondo e del 16 novembre per il terzo. Il quarto trimestre confluisce nel saldo annuale.

Versamento dell’IVA trimestrale

Per i contribuenti trimestrali, la liquidazione e il versamento dell’imposta va effettuata entro il 16 del secondo mese successivo a ciascuno dei primi tre trimestri solari. Il versamento relativo all’ultimo trimestre va effettuato in sede di conguaglio annuale entro il 16 marzo dell’anno successivo.

La liquidazione trimestrale IVA può essere scelta dai contribuenti che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a:

  • 400.000 euro, per i lavoratori autonomi e per le imprese che hanno come oggetto della propria attività la prestazione di servizi;
  • 700.000 euro, per le imprese che esercitano altre attività.

Quando si trasmette la LiPE

I soggetti passivi IVA devono presentare il modello Comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA, la cosiddetta LiPE, per comunicare i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche dell’imposta. Il calendario completo LiPE IVA 2026 aiuta a tenere distinti gli adempimenti trimestrali dalla dichiarazione annuale. Quando si anticipa la trasmissione annuale, invece, entra in gioco l’accorpamento tra LiPE e dichiarazione IVA.

I dati della comunicazione LiPE

Per trasmettere la comunicazione trimestrale IVA occorre predisporre un file XML conforme alle specifiche tecniche, che contenga:

  • dati identificativi del soggetto cui si riferisce la comunicazione;
  • dati delle operazioni di liquidazione IVA effettuate nel trimestre di riferimento;
  • dati dell’eventuale dichiarante.

Esoneri dalla trasmissione LiPE

Sono esonerati dall’adempimento i soggetti passivi non obbligati alla presentazione della dichiarazione annuale IVA oppure all’effettuazione delle liquidazioni periodiche, sempre che nel corso dell’anno restino ferme le condizioni di esonero. L’obbligo di invio della comunicazione non ricorre in assenza di dati da indicare, mentre resta quando occorre evidenziare il riporto di un credito proveniente dal trimestre precedente.

Sanzioni per omessa LiPE

L’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche è punita con una sanzione amministrativa da 500 a 2mila euro. La sanzione si riduce alla metà se la trasmissione avviene entro i quindici giorni successivi al termine previsto oppure se, nello stesso termine, viene effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Rettifica e annullamento della LiPE

Per rettificare o annullare i file LiPE è sufficiente procedere con un nuovo invio, che sostituisce integralmente il precedente.

Quando un forfettario deve fare la dichiarazione IVA

Chi applica il regime forfettario non liquida l’imposta, non la versa e non è obbligato a presentare la dichiarazione annuale IVA. I contribuenti passati nel 2025 da un regime IVA ordinario al regime forfettario restano però tenuti a presentare, entro il 30 aprile 2026, l’ultima dichiarazione IVA relativa al periodo d’imposta precedente, come chiarisce l’approfondimento sui forfettari transitati con dichiarazione IVA.

Il regime forfettario in sintesi

Il regime forfettario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché rispettino i requisiti previsti dalla legge e restino fuori dalle cause di esclusione. Possono accedervi i soggetti che nell’anno precedente:

  1. abbiano conseguito ricavi o percepito compensi entro la soglia di 85.000 euro;
  2. abbiano sostenuto spese per lavoro dipendente, accessorio e collaborazioni entro il limite di 20.000 euro lordi.

Flat tax e adempimenti del forfettario

Il reddito imponibile si determina applicando all’ammontare dei ricavi o compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto per il relativo codice ATECO. Sul reddito imponibile così calcolato si applica un’imposta sostitutiva nella misura ordinaria del 15%. In materia di IVA, i contribuenti in regime forfettario:

  • emettono fattura senza addebitare l’IVA ai clienti e senza detrarre l’imposta sugli acquisti;
  • rientrano negli esoneri da liquidazione, versamento e dichiarazione annuale IVA;
  • non sono tenuti a registrare fatture emesse, corrispettivi e acquisti nei registri IVA;
  • seguono le regole oggi in vigore sulla fatturazione elettronica.

Quali sono le operazioni esenti IVA

In generale, sono escluse dall’applicazione IVA tutte le operazioni in cui manca almeno uno dei tre requisiti essenziali:

  • il requisito soggettivo, quando chi compie l’operazione non agisce nell’ambito di un’attività economica rilevante ai fini IVA;
  • il requisito oggettivo, quando l’operazione non consiste in una cessione di beni o prestazione di servizi;
  • il requisito territoriale, quando l’operazione non è territorialmente rilevante in Italia.

Quando manca uno di questi requisiti, in via generale l’operazione resta fuori dal campo IVA e il soggetto non deve né addebitare l’imposta al cliente né versarla successivamente all’Erario.

Quali sono le operazioni esenti IVA ex articolo 10

Le operazioni esenti IVA ex articolo 10 sono operazioni che non comportano il sorgere del debito d’imposta ma che, come avviene per le altre operazioni IVA imponibili e non imponibili, rientrano nel campo di applicazione della normativa di riferimento.

Rientrano nelle principali categorie di esenzione:

  • prestazioni sanitarie;
  • attività educative e culturali;
  • operazioni relative alla riscossione di tributi;
  • esercizio di giochi e scommesse;
  • prestazioni di mandato e mediazione;
  • operazioni in oro;
  • alcune operazioni immobiliari.

Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 09:06:33 +0000
Dichiarazione dei Redditi
CU 2026, richiesta massiva per gli intermediari delegati
L'AdE estende lo scarico massivo delle CU 2026 a CAF e intermediari delegati. La data di attivazione sarà comunicata sul sito dell'Agenzia.

L’Agenzia delle Entrate estende alle Certificazioni Uniche 2026 la possibilità di scarico massivo già sperimentata per le CU 2025. CAF, commercialisti e altri intermediari abilitati potranno acquisire in blocco i dati dei contribuenti deleganti relativi all’anno d’imposta 2025 direttamente dal cassetto fiscale: le specifiche tecniche sono già disponibili, la data di attivazione sarà comunicata con un avviso sul sito dell’Agenzia.

Gli intermediari con delega al cassetto fiscale

Il sistema di acquisizione massiva è riservato agli intermediari delegati alla consultazione del cassetto fiscale dei contribuenti per conto dei quali intendono operare. Rientrano in questa categoria i CAF, i professionisti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni — commercialisti, consulenti del lavoro, ragionieri — e gli altri soggetti incaricati della gestione fiscale dei deleganti.

Il meccanismo era stato introdotto dall’articolo 23 del D.Lgs. 1/2024 nell’ambito del piano di semplificazione degli adempimenti, con l’obiettivo di centralizzare l’accesso ai dati delle Certificazioni Uniche 2026 e ridurre il lavoro documento per documento. La stessa logica di accesso centralizzato si applica già agli ulteriori dati ISA acquisibili tramite la delega unica al cassetto fiscale.

Regole tecniche e tempi di scarico confermati

Il provvedimento prot. n. 121321 del 20 aprile 2026 allega le specifiche tecniche per la richiesta (allegato A) e per l’acquisizione (allegato B) delle CU 2026 in modalità massiva. Restano confermate tutte le altre disposizioni del provvedimento originario del 20 ottobre 2025: le regole di delega, le modalità di trasmissione dei flussi dati e i tempi di disponibilità del file, scaricabile dall’intermediario entro dieci giorni dall’avviso di disponibilità.

La data di avvio ancora da comunicare

L’operatività del servizio non è ancora fissata. Il provvedimento rinvia a un apposito avviso sul sito dell’Agenzia delle Entrate per la comunicazione della data a partire dalla quale sarà possibile richiedere e acquisire le CU 2026 in modalità massiva. Fino a quel momento, le regole del cassetto fiscale delegato già operative rimangono invariate.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 08:14:48 +0000
Tech for PMI
SME AI Accelerator: l’intelligenza artificiale spiegata alle PMI italiane
Formazione gratuita sull'IA per le piccole imprese italiane con OpenAI, Booking.com e Confartigianato. Evento a Milano il 15 maggio.

OpenAI, Booking.com e Confartigianato Imprese lanciano lo SME AI Accelerator, un programma europeo di formazione gratuita sull’intelligenza artificiale rivolto alle piccole e medie imprese. L’obiettivo è colmare il divario tra sperimentazione e utilizzo quotidiano dell’IA, partendo da chi ne ha più bisogno: le PMI che già conoscono la tecnologia ma faticano a integrarla nei propri processi. Il primo appuntamento italiano è fissato per il 15 maggio a Milano.

Formazione gratuita per 20.000 PMI in sei Paesi europei

Il programma si rivolge tanto a chi vuole avvicinarsi per la prima volta all’IA quanto a chi già la utilizza in forma sperimentale e vuole passare a un impiego più strutturato e quotidiano, dalla gestione dei clienti al supporto alle decisioni. Lo SME AI Accelerator punta a coinvolgere oltre 20.000 piccole e medie imprese in sei Paesi — Francia, Germania, Italia, Polonia, Irlanda e Regno Unito — con un percorso che non richiede competenze tecniche di partenza. Il programma prevede dimostrazioni dal vivo, workshop collaborativi e risorse disponibili sulla piattaforma OpenAI Academy, il portale gratuito di formazione sull’IA lanciato da OpenAI.

Adozione IA nelle PMI italiane

L’iniziativa nasce per rispondere a un dato chiaro: secondo Eurostat, nel 2025 solo il 17% delle piccole imprese europee utilizzava strumenti di intelligenza artificiale, contro il 55% delle grandi aziende. Le PMI restano il 99% del tessuto imprenditoriale europeo, e proprio tra queste il divario tra tecnologia disponibile e applicazione nei processi aziendali è più ampio.

L’Italia si colloca al 18° posto su 27 Paesi UE per adozione dell’IA da parte delle imprese, pur registrando risultati superiori alla media europea nell’adozione del cloud e nella digitalizzazione di base delle PMI. Molte piccole imprese già utilizzano strumenti di IA, spesso su singole funzioni o per attività isolate.

Il problema è passare dalla sperimentazione all’uso continuativo e trasversale. Senza un’integrazione nei processi decisionali e nelle attività ricorrenti, l’IA resta un investimento a basso rendimento. Lo SME AI Accelerator interviene proprio su questo passaggio, offrendo alle imprese un percorso di accompagnamento verso un’adozione più strutturata dell’intelligenza artificiale.

Tappa italiana il 15 maggio a Milano con Confartigianato

In Italia il programma poggia su un Memorandum d’Intesa tra OpenAI e Confartigianato Imprese, che unisce la competenza tecnologica della prima con la rete territoriale della seconda. L’evento inaugurale si terrà il 15 maggio a Milano, organizzato insieme a Booking.com e con il supporto tecnico di Reply. La giornata prevede workshop con esercitazioni pratiche e dimostrazioni di casi d’uso già applicati da piccole imprese.

Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ha definito lo SME AI Accelerator uno strumento a supporto dell’imprenditoria artigiana, utile a rafforzare la creatività dei piccoli imprenditori e a renderli più competitivi nella transizione verso il Made in Italy digitale. Per Rino Mura, EMEA Partnerships di OpenAI, l’acceleratore vuole trasformare l’IA da tecnologia promettente a strumento utile e affidabile nel lavoro quotidiano.

Le iscrizioni sono aperte sulla pagina dedicata all’SME AI Accelerator.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 07:51:33 +0000
Sicurezza sul Lavoro
Decreto Sicurezza: tutte le misure per famiglie, lavoro e imprese
Tutte le misure del Decreto Sicurezza 2026 su manifestazioni, scuola, trasporti, videosorveglianza, strada e attività economiche.

Il decreto Sicurezza è alle battute finali. In vigore dal 25 febbraio, ha incamerato aggiunte e modifiche durante il passaggio al Senato, che ora aspettano il voto finale alla Camera. La conversione in legge deve chiudersi entro il 25 aprile. Tra le misure, previsti fermo fino a 12 ore nelle manifestazioni, tutele penali più forti per chi lavora a scuola e nei trasporti, più risorse a Comuni e polizia locale, nuove regole per la strada e per la logistica urbana, fondi aggiuntivi per i beni confiscati e tutele per vittime e familiari.

Daspo urbano e fermo nelle manifestazioni

Rispetto al precedente decreto Sicurezza su imprese e legalità, nel nuovo provvedimento è previsto un potenziamento del DASPO urbano e dell’ordine di allontanamento, anche nelle nuove zone a vigilanza rafforzata individuate dal prefetto. Disposto anche l’accompagnamento coattivo negli uffici di polizia fino a 12 ore durante le manifestazioni, quando ci sono elementi di fatto che fanno ritenere concreto un pericolo per il loro svolgimento.

Per imprese, commercianti e famiglie il riflesso pratico è l’intervento nelle aree urbane considerate sensibili e un regime più severo nelle piazze e nei luoghi aperti al pubblico.

Scuola, treni e bus sotto tutela penale

Potenziando le attuali tutele contro le aggressioni al personale scolastico, in merito alle aggressioni a chi lavora nei servizi pubblici, il decreto estende la procedibilità d’ufficio ai casi di lesioni contro il personale impiegato nei servizi di trasporto pubblico e amplia il reato previsto dall’articolo 583-quater del Codice penale anche alle lesioni commesse contro docenti, dirigenti scolastici, personale ATA e personale ferroviario durante il lavoro o a causa delle loro funzioni. In questi casi è previsto anche l’arresto obbligatorio in flagranza.

Comuni, telecamere e polizia locale

Per i territori il pacchetto più concreto è quello dell’articolo 6. Il decreto rifinanzia con 19 milioni di euro anche per il 2026 l’installazione dei sistemi di videosorveglianza da parte dei Comuni, aumenta il Fondo per la sicurezza urbana e prevede incentivi per assunzioni a tempo determinato nella polizia locale e per il lavoro straordinario.

Nello stesso articolo cambia anche la disciplina dei parcheggiatori abusivi: alla recidiva la sanzione pecuniaria raddoppia; con impiego di minori o ulteriore reiterazione si passa all’arresto da otto mesi a un anno e sei mesi e all’ammenda da 3mila a 8mila euro.

Controlli stradali e  il trasporto valori

Sul fronte strada il decreto trasforma in reato la fuga dai controlli quando la condotta mette a rischio l’incolumità pubblica: la pena prevista va da sei mesi a cinque anni, con estensione dell’arresto in flagranza differita.

Lato impresa e logistica c’è poi una novità: i Comuni possono riservare spazi per le attività di carico e scarico merci anche ai veicoli adibiti al trasporto valori, con conseguente divieto di sosta nelle stesse aree. È una norma che riguarda in modo diretto distribuzione, commercio e gestione urbana delle consegne.

Beni confiscati e tutele per vittime e familiari

Il decreto aggiunge 2 milioni di euro al Fondo per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e interviene sulla struttura che segue recupero e riutilizzo di questi asset. Per il lavoro, invece, la misura più concreta riguarda le vittime del dovere, del terrorismo, della criminalità organizzata e, in alcuni casi, del contagio da Covid-19 in ambito sanitario: le amministrazioni pubbliche devono definire programmi di assunzione quando c’è un’invalidità pari o superiore all’80%; se la vittima è deceduta, la tutela si estende ai familiari superstiti.

Per i familiari delle vittime del dovere si apre anche la possibilità di iscrizione negli elenchi del collocamento mirato. Il decreto riconosce inoltre fino a 24 ore annue di assenza dal lavoro per partecipare a iniziative pubbliche dedicate alla legalità e alla memoria delle vittime.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 07:38:50 +0000
Terzo Settore
Codice fiscale per enti e organizzazioni, nuova guida delle Entrate su domanda e variazioni
Guida Entrate aggiornata per enti e organizzazioni: richiesta del codice fiscale con AA5/6, variazione dati e cambio del legale rappresentante.

L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato la guida sul codice fiscale per enti e organizzazioni che non svolgono attività commerciali e ha riordinato le istruzioni utili per associazioni, fondazioni, condomini, parrocchie e altri enti che usano il modello AA5/6. Il vademecum chiarisce a cosa serve il codice fiscale, come si chiede e quali canali usare quando cambiano i dati dell’ente o il rappresentante legale.

Quando serve il codice fiscale degli enti

Il codice fiscale identifica gli enti nei rapporti con cittadini, Pubblica Amministrazione e altri soggetti. Serve anche per attività pratiche come la locazione di un immobile o l’assunzione di dipendenti, nonché per i vari adempimenti fiscali ordinari.

Per la richiesta di enti e organizzazioni che non svolgono attività commerciali è necessario allegare al modello di domanda la documentazione che comprova la sussistenza dei dati comunicati, tra cui ad esempio:  atti costitutivi o istitutivi dell’ente, atti collegiali e dispositivi dell’Autorità Giudiziaria.

Richiesta codice fiscale enti con modello AA5/6

La domanda di CF di enti e organizzazioni si presenta con il modello AA5/6, firmato dal rappresentante legale e accompagnato dalla documentazione che prova i dati dell’ente. La richiesta può essere trasmessa in questi modi:

  • con il servizio Consegna documenti e istanze nell’area riservata del sito dell’Agenzia;
  • presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate;
  • tramite raccomandata o PEC, allegando la copia del documento di identità del rappresentante legale.

NB: per i cittadini invece, il CF si richiede utilizzando il modello AA4/8, compilato e firmato, inviato per posta elettronica certificata agli indirizzi Pec degli uffici regionali competenti; per una verifica rapida del formato, si può usare il servizio online gratuito per il calcolo del codice fiscale.

Variazione dati e invio telematico

Quando cambiano i dati già comunicati, il modello AA5/6 può essere trasmesso anche in via telematica, direttamente oppure tramite intermediario abilitato, usando il servizio disponibile nell’area Trasmissioni telematiche. Questa via copre le variazioni ordinarie e consente di aggiornare più rapidamente le informazioni anagrafiche dell’ente.

Per comunicare l’estinzione, la fusione, la concentrazione o la trasformazione dell’ente, è obbligatorio inviare il modello per via telematica.

Cambio del rappresentante legale

In caso di variazione del rappresentante legale il modello va presentato presso l’ufficio competente oppure tramite raccomandata, PEC o servizio web, allegando i documenti anagrafici dell’ente, quelli del nuovo rappresentante e la dichiarazione sostitutiva che ne attesta la qualifica. Per molte associazioni e fondazioni, questo passaggio si intreccia con le novità 2026 sul RUNTS e le nuove regole per gli enti del Terzo Settore.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 07:23:57 +0000
Modello 730
Riordino detrazioni nel Quadro E del Modello 730/2026: calcolo tetto e compilazione
Nel 730/2026 debutta il riordino delle detrazioni per i redditi sopra 75mila euro: calcolo tetto, spese escluse e compilazione del Quadro E, automatizzato o manuale.

Per i contribuenti con reddito superiore a 75.000 euro, nel modello 730/2026 debutta il riordino delle detrazioni fiscali introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024): il meccanismo impone un tetto massimo alle spese agevolabili, modulato in base al reddito e al numero di figli a carico. L’applicativo della dichiarazione precompilata lo calcola in automatico ma il contribuente può scegliere di gestirlo manualmente nel Quadro E.

Tetto alle spese ammesse a detrazione per redditi sopra 75.000 €

La norma, contenuta nel nuovo art. 16-ter del TUIR introdotto dalla Legge di Bilancio 2025, si applica alle spese sostenute nell’anno d’imposta 2025 da chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Non è il limite massimo della detrazione in sé ma il tetto delle spese su cui calcolare la detrazione. Gli importi base sono due:

  • per i redditi tra 75.000 e 100.000 euro, il limite base è 14.000 euro di spese ammesse;
  • per i redditi superiori a 100.000 euro, il limite base scende a 8.000 euro.

Tabella coefficienti riordino detrazioni 730 2026

Ai fini dei rimborsi IRPEF, per i contribuenti con reddito superiore a 120.000 euro, si aggiunge un ulteriore meccanismo di riduzione proporzionale: le detrazioni spettano nella parte corrispondente al rapporto tra 240.000 euro (diminuiti del reddito complessivo) e 120.000 euro, fino ad azzerarsi a 240.000 euro di reddito.

Per le detrazioni soggette al riordino, il contribuente deve sommare le spese ammissibili e verificare che non superino il tetto calcolato sulla base del proprio reddito e del numero di figli a carico.

Tabella detrazioni soggette al riordino 730 2026

A questi importi base si applica un coefficiente che varia in base al numero di figli fiscalmente a carico. Per chi non ha figli il coefficiente è 0,5, il che dimezza il tetto: un contribuente con reddito tra 75.000 e 100.000 euro e senza figli potrà detrarre spese fino a 7.000 euro. Con almeno tre figli a carico, il coefficiente sale a 1 e il tetto corrisponde all’importo base pieno. Per gli oneri detraibili su più annualità, rileva la quota riferibile al periodo d’imposta 2025.

Spese escluse dal tetto massimo delle spese detraibili

Il meccanismo non si applica a tutte le detrazioni. Restano fuori dal tetto, e quindi detraibili come in passato, le seguenti categorie di spese:

  • le spese sanitarie, detraibili al 19% oltre la franchigia di 129,11 euro;
  • gli interessi passivi sui mutui contratti entro il 31 dicembre 2024;
  • i premi assicurativi su contratti stipulati entro il 31 dicembre 2024;
  • le rate di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica per interventi fino al 31 dicembre 2024;
  • gli investimenti in startup innovative e PMI innovative;
  • le spese con diritto a detrazioni forfettarie, per le quali la quantificazione degli oneri non rileva.

Quadro E del 730/2026: automatico o manuale

L’Agenzia delle Entrate calcola automaticamente le detrazioni applicando il riordino nella dichiarazione precompilata. Se il contribuente preferisce selezionare personalmente a quali oneri e spese applicare il tetto, deve barrare la casella «Riordino delle detrazioni non automatizzato» nell’intestazione del Quadro E (oneri e spese).

La scelta manuale ha senso perché le aliquote di detrazione variano da voce a voce. Privilegiare le spese con aliquota più alta consente di ottenere un vantaggio maggiore a parità di tetto disponibile. La tabella delle detrazioni soggette al taglio è riportata nelle istruzioni ufficiali del modello.


Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 06:51:54 +0000
Pensioni
APE Sociale con lavoro agricolo occasionale fino a 5mila euro
Sto percependo l ‘APE Sociale; posso lavorare in maniera occasionale in agricoltura? Sto percependo l ‘APE Sociale; posso lavorare in maniera occasionale in agricoltura?
Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 06:32:51 +0000
Sanità
Detrazione farmaci con ricetta medica per familiari non a carico
Posso detrarre gli scontrini della farmacia che riportano il mio Codice Fiscale ma relativi a ricette intestate a familiari non a mio carico, seppure acquistati con la mia carta? Posso detrarre gli scontrini della farmacia che riportano il mio Codice Fiscale ma relativi a ricette intestate a familiari non a mio carico, seppure acquistati con la mia carta?
Data articolo: Tue, 21 Apr 2026 05:59:09 +0000
Strumenti finanziari
Dove tenere i soldi nel 2026: banca o Poste, confronto costi, garanzie e rendimenti
Banca o Poste per i propri risparmi? Costi, garanzie e rendimenti a confronto per scegliere il conto giusto nel 2026.

Con l’inflazione ancora sopra il 2% e i costi dei conti correnti in aumento, la domanda su dove tenere i propri risparmi torna centrale per milioni di famiglie italiane. Banca o Poste? Conto corrente o conto deposito? La risposta giusta dipende da quanto si vuole fare fruttare il denaro, da quanta operatività serve e da quale livello di tutela si cerca. Di seguito, un confronto aggiornato tra le principali opzioni.

Risparmiare e investire: due scelte diverse

Risparmiare significa mettere da parte denaro con un obiettivo preciso — l’acconto su una casa, un fondo per le emergenze, il futuro dei figli — e tenerlo al sicuro presso banche o Poste. Investire, invece, significa impiegare parte del proprio capitale in strumenti che possano farlo crescere nel tempo: azioni, fondi comuni, immobili, obbligazioni. La differenza non è banale: la prima scelta privilegia la protezione del capitale, la seconda accetta un grado di rischio in cambio di un rendimento atteso più alto.

Tenere i soldi fermi in casa non è mai una buona strategia: il denaro perde progressivamente potere d’acquisto per effetto dell’inflazione. Cento euro conservati oggi non avranno lo stesso valore reale tra cinque anni. Anche solo depositarli presso un istituto con un rendimento minimo è meglio che lasciarli immobili.

Tenere i soldi alle Poste: pro, contro e costi reali

Poste Italiane resta il riferimento storico per i piccoli risparmiatori italiani. È un’azienda pubblica controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Cassa Depositi e Prestiti, il che offre una solidità istituzionale percepita come rassicurante. I risparmi depositati sui libretti postali sono garantiti dallo Stato tramite la Cassa Depositi e Prestiti, non dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD): una distinzione tecnica rilevante, anche se in termini pratici il livello di sicurezza per il risparmiatore è comparabile.

Il limite strutturale dei prodotti postali è l’operatività ridotta rispetto a un conto bancario. Il conto postale è adatto a chi privilegia il deposito e la conservazione del capitale rispetto alla movimentazione frequente. Secondo i dati Bankitalia 2025, la spesa media annua per un conto postale si attesta a 71,6 euro, in aumento rispetto agli anni precedenti ma ancora inferiore alla media dei conti bancari fisici.

I prodotti postali disponibili nel 2026

L’offerta di Poste Italiane si articola su più livelli:

  • il Libretto Postale nella versione ordinaria e nella versione Smart (digitale, con IBAN) offre rendimenti molto bassi ma garanzia statale;
  • il conto BancoPosta è un conto corrente a tutti gli effetti con operatività piena, sia allo sportello che online; il Conto di Base ha un canone annuo di 30 euro (gratuito per chi ha ISEE sotto 11.600 euro o pensioni fino a 18.000 euro lordi annui);
  • le carte PostePay ed Evolution, con IBAN per l’accredito di stipendio e pensione, adatte a chi cerca uno strumento di pagamento senza conto corrente;
  • i Buoni Fruttiferi Postali, garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, sono la soluzione più adatta a chi vuole depositare il denaro per un periodo definito ottenendo un rendimento fisso, con tassazione agevolata al 12,5%.

Tenere i soldi in banca: pro, contro e costi reali

Il principale vantaggio del conto bancario rispetto al conto postale è l’operatività: più servizi, più funzionalità, migliore integrazione con i pagamenti elettronici e con il sistema creditizio (mutui, fidi, leasing). Le banche aderiscono obbligatoriamente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che garantisce i depositi fino a 100.000 euro per correntista per istituto in caso di insolvenza.

Sul fronte dei costi, i dati Bankitalia mostrano un conto bancario fisico con spesa media superiore a quella postale, mentre il conto online si conferma la soluzione più economica, con una spesa media di 30,6 euro annui secondo i dati 2025.

I prodotti bancari a confronto

Le banche offrono essenzialmente due strumenti per chi vuole tenere i risparmi al sicuro:

  • il conto corrente classico garantisce operatività piena — pagamenti, bonifici, domiciliazione utenze — ma non produce rendimenti;
  • il conto deposito, vincolato o libero, non offre operatività ma remunera il capitale depositato con tassi che variano in base alla durata del vincolo;

Banca o Poste: quale scegliere nel 2026

Non esiste una risposta valida per tutti. La scelta dipende da tre variabili: quanto denaro si vuole depositare, con quale frequenza si movimenta il conto e se si vuole un rendimento o solo protezione del capitale.

Le Poste convengono a chi cerca sicurezza istituzionale, ha un’operatività bassa e vuole accedere ai Buoni Fruttiferi Postali o al Libretto Smart come strumento di accumulo. Le banche convengono a chi ha bisogno di un conto ad alta operatività, vuole domiciliare le utenze di tutti gli operatori (non solo quelli convenzionati con Poste) o cerca un conto deposito con rendimento competitivo. Le banche online restano la soluzione più economica in assoluto per chi gestisce tutto in digitale.

Per chi ha già un conto e vuole far fruttare la liquidità in eccesso senza bloccarla per anni, il conto deposito libero è spesso la soluzione più equilibrata tra sicurezza, rendimento e accessibilità dei fondi.


Data articolo: Mon, 20 Apr 2026 16:22:00 +0000
POS
POS e registratore telematico, scadenza 20 aprile 2026: come adeguarsi evitando sanzioni
Scadenza 20 aprile per collegare POS e cassa telematica: procedura online gratuita, sanzioni fino a sospensione della licenza, chiarimenti dell'ultima ora.

Scadenza 20 aprile 2026 per completare il collegamento tra POS e registratore telematico relativo agli strumenti di pagamento elettronico già attivi al 1° gennaio o utilizzati entro il 31 gennaio. L’adempimento si effettua online a costo zero, tramite il portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate. Chi non ha ancora provveduto rischia sanzioni dal 90% dell’IVA non documentata fino alla sospensione della licenza.

Obbligo POS-cassa dal 1° gennaio, procedura dal 5 marzo

L’obbligo è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 (comma 74, legge 207/2024), che ha modificato l’articolo 2, comma 3, del dlgs 127/2015. Dal 1° gennaio 2026 ogni esercente che utilizza un registratore telematico e accetta pagamenti elettronici deve garantire la piena integrazione tra i due strumenti: l’importo incassato con carta deve risultare coerente con il corrispettivo trasmesso all’Agenzia delle Entrate.

Non si tratta di un collegamento fisico tra dispositivi né dell’acquisto di nuovo hardware. L’abbinamento è esclusivamente informatico e avviene tramite un servizio web gratuito attivato dall’Agenzia delle Entrate il 5 marzo 2026. I 45 giorni concessi per il primo adempimento scadono il 20 aprile.

Procedura gratuita sul portale Fatture e Corrispettivi

Per chi utilizza un RT i passaggi da completare nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi sono:

  • accesso con SPID, CIE o CNS alla funzionalità «Gestione collegamenti» nella sezione Corrispettivi;
  • il sistema mostra automaticamente l’elenco dei POS intestati all’esercente, già comunicati dagli operatori finanziari;
  • selezione del terminale e abbinamento alla matricola del registratore telematico operativo nell’unità locale (con inserimento manuale dei dati dei terminali fuori elenco).

L’operazione si effettua una volta sola e va ripetuta solo in caso di variazione degli strumenti utilizzati.

Per i POS virtuali (sistemi per autorizzare pagamenti online) è sufficiente indicare la denominazione e il codice fiscale dell’acquirer. Per chi emette scontrini tramite la procedura web Documento Commerciale online, l’associazione del POS si effettua direttamente dall’applicativo. I bonifici bancari non rientrano tra gli strumenti da collegare, come chiarito dalle FAQ dell’Agenzia delle Entrate.

L’adempimento può essere effettuato anche tramite un intermediario delegato. La guida in PDF pubblicata dall’Agenzia raccoglie istruzioni dettagliate, casistiche di esclusione e risposte ai quesiti più frequenti.

Finestre mobili per i POS attivati dopo gennaio

Per gli strumenti di pagamento elettronico attivati dopo il 31 gennaio 2026, il collegamento segue un calendario a regime: va effettuato tra il sesto giorno e l’ultimo giorno lavorativo del secondo mese successivo all’attivazione. Un POS entrato in funzione a febbraio andava collegato entro il 30 aprile; uno attivato a marzo, tra il 6 e il 31 maggio. Lo stesso meccanismo si applica in caso di sostituzione di un terminale o attivazione di un nuovo registratore telematico.

Per le attività con più sedi o più POS collegati a un unico registratore, la comunicazione deve riflettere la configurazione effettiva del mese di riferimento, non lo storico delle variazioni.

POS promiscui, SoftPOS e casi di esonero

L’interpello n. 44/2026 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito diversi casi particolari. Se un unico terminale gestisce sia incassi soggetti a scontrino elettronico sia operazioni esonerate (tabacchi, ricariche telefoniche, valori bollati), l’obbligo di collegamento resta pieno: l’uso promiscuo del POS trascina con sé l’obbligo di interconnessione al registratore, anche per le operazioni non soggette a certificazione.

I SoftPOS su smartphone sono equiparati ai terminali fisici e vanno collegati con le stesse modalità. Sono invece esonerati i distributori automatici (vending machine), per i quali l’obbligo fiscale si assolve esclusivamente con la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. Lo stesso vale per gli esercenti che utilizzano il POS esclusivamente per operazioni certificate con fattura anziché con scontrino.

Sanzioni per chi non si adegua

Il mancato collegamento tra POS e registratore telematico è equiparato a omessa memorizzazione dei corrispettivi. Le conseguenze previste dal dlgs 471/1997, come modificato dalla Legge di Bilancio 2025, sono:

  • sanzione pari al 90% dell’IVA dovuta sulla transazione non documentata, con un minimo di 500 euro per singola violazione;
  • in caso di recidiva, con quattro violazioni contestate in giorni diversi nell’arco di cinque anni, sospensione dell’attività da 15 giorni a 2 mesi;
  • se l’ammontare dei corrispettivi non documentati supera 50.000 euro, la chiusura forzata può arrivare fino a 6 mesi.

Il rischio non riguarda soltanto l’assenza totale dello scontrino: dal 2026 sono sanzionabili anche le difformità tra importo incassato con POS e corrispettivo trasmesso. I controlli automatici dell’Agenzia incrociano in tempo reale i flussi dei pagamenti elettronici con i dati dei registratori telematici, rendendo immediata l’individuazione degli scostamenti.

Soggetti coinvolti dall’obbligo

L’adempimento riguarda esercenti, commercianti al dettaglio, artigiani e professionisti che utilizzano registratori telematici e accettano pagamenti elettronici. Sono inclusi anche i soggetti che adottano soluzioni software di incasso evolute e chi opera con la procedura web Documento Commerciale online. Le regole si applicano allo stesso modo a bar, ristoranti e pubblici esercizi, alle edicole e alle attività con terminali condivisi tra più punti cassa.


Data articolo: Mon, 20 Apr 2026 14:00:34 +0000
geopolitica
Guerra in Iran, alle imprese italiane può costare oltre il 7% del fatturato
L'economia tiene ma il caro energia penalizza le imprese italiane: i numeri di Confindustria e Confcommercio su PIL e inflazione quantificano i costi della guerra.

Se la guerra in Iran si protrarrà per l’intero 2026, l’incidenza dei costi energetici sul fatturato delle imprese manifatturiere italiane salirà al 7,6%, dal 4,9% del 2025. La stima arriva dal Centro studi di Confindustria, che nella Congiuntura Flash di aprile segnala il costo dell’energia come primo ostacolo per le aziende industriali. Intanto il PIL tiene — Confcommercio stima per aprile una crescita dello 0,3% su marzo — ma l’inflazione torna a salire al 2,3% annuo, il livello più alto da novembre 2023, e l’incertezza frena la fiducia di famiglie e imprese.

Confcommercio, i dati di aprile su PIL e inflazione

Confcommercio stima per aprile una variazione del PIL dello 0,3% su marzo e dell’1,3% su aprile 2025. Secondo il direttore dell’Ufficio studi, Mariano Bella, la domanda delle famiglie e il turismo hanno sostenuto la crescita congiunturale nel primo trimestre. L’inflazione dovrebbe registrare ad aprile un rialzo congiunturale dello 0,7%, portando la variazione su base annua al 2,3%, il livello più alto da novembre 2023.

Il quadro resta fragile. Nello scenario peggiore elaborato dall’Ufficio studi di Confcommercio — petrolio a 100 dollari al barile fino a febbraio 2027 — l’inflazione potrebbe toccare il 6% a fine 2026, la crescita annua fermarsi allo 0,3% e la perdita per le famiglie raggiungere i 963 euro nel biennio 2026-2027.

Confindustria, i numeri della Congiuntura Flash di aprile

La Congiuntura Flash del Centro Studi di Confindustria conferma che lo shock energetico si legge già nei dati. Il prezzo del petrolio si attesta a 102 dollari al barile in media ad aprile, 40 dollari in più rispetto a dicembre. Il gas TTF si è moderato a 48 euro/MWh dopo il picco di 53 a marzo, quasi il doppio dei 28 euro di dicembre. Il cambio euro-dollaro, fermo a 1,16, non aiuta ad attenuare i rincari per l’Eurozona.impatto della guerra in Iran per le imprese

Crolla la fiducia delle famiglie: il clima economico è crollato da 99,1 a 88,1 a marzo, anticipando una frenata dei consumi. I tassi sovrani italiani sono risaliti al 4,02% dal 3,36% di fine febbraio. La produzione industriale segna un calo dello 0,5% nel primo trimestre, mentre reggono gli investimenti sostenuti dalle risorse del PNRR.

Le imprese industriali segnalano tre criticità principali

L’Indagine Rapida somministrata da Confindustria tra il 18 e il 25 marzo alle grandi imprese industriali associate ha individuato i principali ostacoli legati al conflitto. Il costo dell’energia è indicato come criticità dal 25% dei rispondenti, seguito dai costi di trasporto e assicurazione (21,9%) e dal costo delle materie prime non energetiche (18,4%).

Se il conflitto si prolunga oltre un mese, le preoccupazioni si spostano: le materie prime non energetiche diventano il primo rischio (20,7%), seguite dall’energia (19,4%) e dai trasporti (15,4%). Le pressioni sui costi restano per ora più rilevanti dei problemi di approvvigionamento fisico, ma con una guerra lunga la quota di imprese che segnala difficoltà nella fornitura di materie prime sale dal 7,4% all’11,3%. In gioco anche 22 miliardi di export verso i Paesi del Golfo e forniture critiche di alluminio e fertilizzanti.

Due scenari sulla bolletta energetica della manifattura

Già nel 2025, la manifattura italiana pagava una bolletta energetica superiore a quella di Francia e Germania, con un’incidenza dei costi energetici al 4,9%, in crescita del 25% rispetto al 3,9% pre-Covid. L’analisi di scenario del Centro studi quantifica l’impatto del conflitto in due ipotesi.

Guerra termina a giugno Guerra dura tutto il 2026
petrolio a 110 dollari in media annua petrolio a 140 dollari in media annua
bolletta +7 miliardi rispetto al 2025 bolletta +21 miliardi rispetto al 2025
incidenza energetica al 5,9% incidenza energetica al 7,6%

Nello scenario peggiore, l’incidenza del 7,6% si avvicina all’8,3% toccato nel 2022 durante la crisi legata alla guerra in Ucraina, un livello che Confindustria definisce non sostenibile e che eroderebbe la competitività delle imprese italiane sia in Europa sia rispetto ai concorrenti americani, che pagano l’energia a costi strutturalmente inferiori.

Il Decreto Bollette varato a febbraio — con uno sconto in bolletta di 3,4 euro/MWh per le imprese nel 2026 — rischia di rivelarsi insufficiente se lo shock geopolitico si consolida nei prossimi mesi.

invece il conflitto si protrae per l’intero 2026, con il petrolio a 140 dollari al barile in media annua, il costo aggiuntivo salirebbe a 21 miliardi di euro e l’incidenza energetica al 7,6% del fatturato. Un livello paragonabile all’8,3% toccato nel 2022 durante la crisi legata alla guerra in Ucraina, che Confindustria definisce «non sostenibile» per il tessuto produttivo italiano, penalizzante soprattutto rispetto ai concorrenti americani che pagano l’energia a costi strutturalmente inferiori.

Il Decreto Bollette varato a febbraio — con uno sconto in bolletta di 3,4 euro/MWh per le imprese nel 2026 — rischia di rivelarsi insufficiente se lo shock geopolitico si consolida nei prossimi mesi.


Data articolo: Mon, 20 Apr 2026 13:38:28 +0000
Pensioni
Pagamenti INPS di maggio 2026, dalle pensioni all’Assegno Unico: il calendario completo
Tutte le date di pagamento delle prestazioni INPS di maggio 2026: il calendario completo, dalle pensioni alle indennità per famiglie e lavoratori.

Il 1° maggio cade di venerdì e sposta in avanti l’accredito delle pensioni, con date diverse tra Poste Italiane e banche. Per le altre prestazioni — Assegno Unico, Assegno di Inclusione, NASpI, Carta Acquisti e Supporto per la formazione e il lavoro — restano valide le finestre ordinarie già fissate dall’INPS per il 2026.

Pensioni di maggio, accredito dal 2 alle Poste e dal 4 in banca

Per il mese di maggio 2026, la festività del 1° maggio fa slittare il pagamento al primo giorno bancabile successivo. Chi riceve la pensione tramite Poste Italiane troverà l’accredito disponibile da sabato 2 maggio. Per chi ha l’accredito su conto corrente bancario, la valuta è lunedì 4 maggio, primo giorno lavorativo utile dopo il weekend.

Per i pensionati che ritirano l’assegno in contanti allo sportello, Poste Italiane applica la consueta turnazione alfabetica distribuita su più giornate. Il calendario ufficiale della turnazione non è ancora stato pubblicato al momento della stesura di questo articolo: conviene verificare gli avvisi del proprio ufficio postale nei giorni precedenti il pagamento. Di seguito le date indicative sulla base dello schema consueto:

  • sabato 2 maggio, cognomi dalla A alla B (apertura limitata alla mattina);
  • lunedì 4 maggio, cognomi dalla C alla D;
  • martedì 5 maggio, cognomi dalla E alla K;
  • mercoledì 6 maggio, cognomi dalla L alla O;
  • giovedì 7 maggio, cognomi dalla P alla R;
  • venerdì 8 maggio, cognomi dalla S alla Z.

Assegno Unico di maggio, accredito il 20 e 21

L’Assegno Unico e Universale per i nuclei che già percepiscono la prestazione senza variazioni sarà pagato nelle giornate del 20 e 21 maggio 2026, in linea con il calendario annuale comunicato dall’INPS. Per le nuove domande e per eventuali conguagli a credito o a debito, il pagamento viene disposto di norma nell’ultima settimana del mese successivo a quello di presentazione.

Senza un ISEE aggiornato al 2026, da marzo l’assegno viene riconosciuto negli importi minimi. La DSU presentata entro il 30 giugno consente il recupero integrale degli arretrati maturati da marzo.

Assegno di Inclusione, doppia finestra il 15 e il 27 maggio

Il calendario ufficiale dell’Assegno di Inclusione per il 2026 prevede anche a maggio due date distinte:

  • 15 maggio 2026, per i primi pagamenti e per eventuali mensilità arretrate spettanti ai nuclei che hanno completato l’istruttoria e sottoscritto il PAD;
  • 27 maggio 2026, per i rinnovi mensili delle prestazioni già in corso.

L’accredito sulla Carta di Inclusione resta subordinato alla conferma dei requisiti e alla corretta sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale.

Supporto per la formazione e il lavoro, accrediti a fine mese

Per il Supporto per la formazione e il lavoro (SFL) anche a maggio resta valido lo schema ordinario legato alla data di lavorazione della domanda. I pagamenti successivi al primo vengono disposti a fine mese, mentre per le domande lavorate dopo la metà del mese l’accredito può slittare alla metà del mese successivo.

Nel mese di maggio il riferimento è quindi una doppia finestra: fine maggio per le posizioni già definite entro metà mese e metà giugno per le pratiche elaborate successivamente.

Carta Acquisti, ricarica bimestrale di maggio-giugno

La Carta Acquisti prevede una ricarica bimestrale di 80 euro (pari a 40 euro al mese). Nel mese di maggio ricade il bimestre maggio-giugno, salvo eventuali ritardi tecnici o verifiche sulla posizione del beneficiario. La carta è riservata agli over 65 e alle famiglie con figli sotto i 3 anni in possesso dei requisiti reddituali previsti.

NASpI e DIS-COLL, date variabili per ogni beneficiario

Per le indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL non esiste un calendario mensile unico. Le date di accredito dipendono dalla lavorazione della domanda, dalla decorrenza della prestazione e dagli eventuali aggiornamenti della singola posizione contributiva.

Per verificare la data esatta del pagamento e l’importo disposto, il canale più affidabile è l’area personale INPS, attraverso il Fascicolo previdenziale del cittadino o la funzione Stato di un pagamento.

Arretrati e conguagli INPS in arrivo a maggio

Oltre ai pagamenti ordinari, a maggio possono essere accreditati arretrati e conguagli legati a ricalcoli delle prestazioni. La casistica più frequente riguarda l’Assegno Unico in presenza di aggiornamenti dell’ISEE o variazioni del nucleo familiare, e l’Assegno di Inclusione in caso di revisioni della posizione o integrazioni spettanti. Ricalcoli analoghi possono interessare anche NASpI e DIS-COLL, con accrediti aggiuntivi rispetto alla rata mensile ordinaria.

Questi importi non seguono un calendario fisso e vengono disposti al termine delle verifiche amministrative dell’INPS. La conferma più attendibile resta la consultazione del Fascicolo previdenziale del cittadino, dove sono riportati sia i pagamenti ordinari sia eventuali somme aggiuntive riconosciute.


Data articolo: Mon, 20 Apr 2026 12:51:14 +0000
Storie d’Impresa
Chapeau intervista Rudy Panatta, il re Mida del bodybuilding
Dalle saldature in garage al fallimento, fino alla rinascita: Rudy Panatta svela a Chapeau come ha creato un impero da 62 milioni di euro nel fitness.

Classe 1951, Rudy Panatta è l’imprenditore marchigiano che ha trasformato la sua passione per i pesi in uno dei marchi di attrezzature da palestra più famosi al mondo. Iniziato al culturismo per sfuggire al bullismo, oggi guida un’azienda leader in Europa che progetta e produce macchinari d’avanguardia esportandoli in tutto il globo.

La video intervista di Chapeau

In un’intervista esclusiva rilasciata a Chapeau, Panatta ripercorrere la sua parabola imprenditoriale. Dalle difficoltà giovanili alla consacrazione negli anni d’oro del culturismo, fino al drammatico fallimento del 2013 e alla fulminea rivincita, l’intervista svela i retroscena e le strategie di un uomo che non ha mai smesso di lottare.

Ecco il video integrale, disponibile sulle principali piattaforme social di video streaming.

Gli inizi: dal bullismo alle prime macchine da palestra

L’avvicinamento di Rudy al mondo della forza nasce da una necessità: da ragazzino voleva potersi difendere dai più grandi. La passione per il culturismo lo spinge, nel 1973, a inventare il suo primo attrezzo, una “Dorsi bar“, saldata nel piccolo garage del padre. Con l’aumento delle richieste, Rudy si sposta a lavorare in una grotta priva di porte, dove di notte fa il fabbro e di giorno fa il professore.

Il boom degli anni ottanta e il successo internazionale

Rudy decide presto di abbandonare il posto fisso per dedicarsi a tempo pieno all’imprenditoria sportiva. I primi macchinari vengono venduti grazie al passaparola e alla fiducia che ispira nei proprietari delle palestre, che lo pagano in contanti e in anticipo. La svolta arriva negli anni ottanta con l’esplosione della popolarità del bodybuilding trainata da icone come Arnold Schwarzenegger.

Già nel 1983 l’azienda esporta in Francia e nel 1984 diventa leader europeo, con 40 operai attivi su tre turni di 24 ore. La sua ricetta prevede macchine belle esteticamente, anatomicamente perfette e continuamente rinnovate per superare i tentativi di copia.

La crisi, il fallimento del 2013 e la rinascita

Nonostante decenni di successi, l’azienda affronta un periodo buio nei primi anni duemila. L’assunzione di numerosi manager esterni non interessati al bodybuilding e l’acquisto errato del marchio Air Machine portano ad accumulare oltre 14 milioni di euro di debiti. Nel 2013 l’azienda viene dichiarata fallita in tribunale.

Tuttavia, insieme alla moglie e al figlio fonda immediatamente una nuova società, riprende il controllo totale della produzione e in soli sei mesi fattura 6 milioni di euro. Successivamente, la Corte d’Appello dichiarerà nullo il fallimento.

Il presente di Panatta: innovazione e orgoglio italiano

Oggi l’azienda fattura circa 62 milioni di euro, ha una marginalità del 10% e vende decine di migliaia di macchinari all’anno senza esposizione finanziaria. La produzione rimane concentrata nei 25.000 metri quadri di stabilimenti ad Apiro, dove 240 dipendenti curano ogni fase, dai prototipi testati con carichi disumani alla saldatura e verniciatura.

I macchinari arredano le palestre di catene internazionali, strutture militari e persino le residenze di famiglie reali in Medio Oriente. Rudy ha rifiutato offerte milionarie da parte di fondi di investimento per mantenere l’azienda di famiglia, pur progettando espansioni in Brasile e Qatar.

I consigli per fare impresa

Rudy Panatta mantiene una routine ferrea, Si sveglia alle 5:00 del mattino per studiare anatomia e gestione aziendale, arrivando in fabbrica alle 7:00. Partecipa attivamente alla progettazione, si allena cinque volte a settimana e testa personalmente le attrezzature. Ai futuri imprenditori consiglia di nutrire una passione sincera per il proprio lavoro, studiare costantemente per migliorarsi e non avere mai paura di buttarsi.


Data articolo: Mon, 20 Apr 2026 11:11:38 +0000
Social Network
Intelligenza Artificiale per post che convertono
Come usare l'AI per scrivere post efficaci. Strategie pratiche per risparmiare tempo senza perdere tocco umano e identità.

Nel panorama digitale odierno, dove è oramai assodato il ruolo dell’Intelligenza Artificiale, la vera sfida è utilizzarla per creare contenuti senza privare la comunicazione della propria identità. Per un imprenditore o un professionista, l’AI è un motore potentissimo che però, come tutte le macchine, senza un pilota esperto rischia di girare a vuoto o, peggio, di finire fuori strada. In questo articolo spieghiamo come integrare l’AI nella content strategy mantenendo ben saldo il timone della tua comunicazione.

Dalla pagina bianca alla struttura in pochi secondi

Il limite più grande dell’AI è spesso il punto di partenza dell’utente. Se chiedi ad un software di “scrivere un post sui tuoi servizi”, otterrai un testo generico e piatto. Il segreto, quindi, è usarla come assistente alla struttura.

  • Cosa fare: per prima cosa si deve scrivere un prompt ben strutturato in cui attribuire un ruolo ben preciso all’AI (es. copywriter, social media manager etc), inserendo anche i punti chiave del contesto.
  • Il vantaggio: se il prompt è ben scritto, otterremo un buon output da limare e da adattare alle specifiche esigenze risparmiando il 70% del tempo che normalmente viene destinato alla fase di brainstorming.

Il tocco umano è la strategia che manca all’AI

Nessuno può conoscere i clienti meglio dell’azienda, neanche un algoritmo. L’AI non sa quali sono i dubbi che essi pongono durante una consulenza o qual è la “paura” principale che blocca un acquisto nel proprio settore. La regola d’oro, quindi, è che far generare all’AI il testo senza dimenticare di applicarvi la strategia umana.

Ecco perchè, prima ancora di interrogare il software, bisogna stabilire un obiettivo da fornirgli assieme al contesto: generare contatti, fare branding o informare? Senza questo input strategico, il post sarà meno efficace, anche agli occhi dei motori di ricerca.

Personalizzazione e tone of voice

Per un post efficace sui social, come ad esempio LinkedIn o Facebook, serve personalità. I consigli:

  • raccontare e inserire aneddoti reali o casi studio vissuti in azienda, illustrando il dietro le quinte o inserisci uno storytelling dal sapore genuino;
  • correggere personalmente il tiro: va bene chiedere all’AI di riscrivere un paragrafo usando un tono più colloquiale oppure più autorevole ma poi bisogna intervenire manualmente per inserire quei termini tecnici o quel “gergo” che i clienti riconoscono come autentico.

Gli step per scrivere il post perfetto con l’AI

Fase Ruolo umano Ruolo dAI
Input Definizione target, angolo comunicativo e dati reali Elaborazione informazioni
Editing Controllo fatti (fact-checking) e aggiunta di empatia Correzione bozze e suggerimento varianti
Output Scelta del momento di pubblicazione e gestione commenti Formattazione e ottimizzazione hashtag

L’algoritmo al servizio del professionista

L’intelligenza artificiale è un moltiplicatore di produttività ma non può essere un sostituto del pensiero critico. Per la comunicazione, il vantaggio competitivo è saper istruire l’AI affinché parli con la propria voce. Delegare la “fatica” della scrittura è ammissibile ma non certo la visione e l’etica del brand. Il lettore cerca ancora una connessione con la persona.


di Laura Caracciolo, Social media manager, AU di Emera


Data articolo: Mon, 20 Apr 2026 10:28:13 +0000

Le notizie di economia, fisco, finanza e commercio

Notizie inerenti il commercio e le piccole imprese