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La cedolare secca per negozi e affitti commerciali torna nella Manovra 2027: il disegno di legge di Bilancio trasmesso alle Camere estende la tassa piatta ai negozi, assente per i nuovi contratti dal 2020, con un’aliquota del 21% ridotta al 10% nelle principali città.
Vale però solo per i contratti stipulati nel 2027 su locali fino a 200 metri quadrati, e il Parlamento può modificarla fino al voto di dicembre.
In sintesi:
L’art. 5 del ddl inserisce nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi l’art. 360-quinquies, che consente di tassare con la cedolare secca i canoni dei negozi di categoria catastale C/1 fino a 200 metri quadrati, escluse le pertinenze, e delle pertinenze locate insieme. L’opzione è un’alternativa all’IRPEF ordinaria e riguarda solo i contratti stipulati nel 2027, con le aliquote e le esclusioni previste dalla norma:
I comuni capoluogo di città metropolitana in cui vale il 10% sono quattordici: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Venezia, Messina, Reggio Calabria e Cagliari. La metratura è un terzo di quella del 2019, quando la soglia era di 600 metri quadrati.
Con la cedolare secca il proprietario paga un’imposta fissa sull’intero canone, mentre nel regime ordinario il canone, ridotto del 5% forfettario previsto per gli immobili non abitativi, si somma agli altri redditi ed è tassato all’aliquota IRPEF marginale, più addizionali e imposta di registro. Su un negozio affittato a 1.000 euro al mese, pari a 12.000 euro l’anno, l’imposta annua è questa:
| Regime fiscale del proprietario | Imposta annua sul canone |
|---|---|
| IRPEF con aliquota marginale del 23% | 2.622 euro |
| IRPEF con aliquota marginale del 33% | 3.762 euro |
| IRPEF con aliquota marginale del 43% | 4.902 euro |
| Cedolare secca al 21% | 2.520 euro |
| Cedolare secca al 10% nei capoluoghi di città metropolitana | 1.200 euro |
Per un proprietario che arriva allo scaglione del 43% il risparmio supera i 2.300 euro l’anno con il 21% e i 3.700 euro con il 10%, prima delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta di registro, che la cedolare assorbe. Con un’aliquota marginale del 23% la differenza è di circa 100 euro, a cui si aggiungono addizionali e registro risparmiati.
Nel 2026 la cedolare secca per i negozi non si applica ai nuovi contratti di locazione commerciale: per i proprietari vale il regime fiscale ordinario, salvo i casi legati alla vecchia disciplina sperimentale 2019.
La misura era stata prevista dall’articolo 1, comma 59, della Legge 145/2018, che consentiva di scegliere la cedolare secca al 21% per i contratti stipulati nel 2019 relativi a unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, fino a 600 metri quadrati di superficie, escluse le pertinenze salvo quelle locate congiuntamente. Quella disciplina non è mai stata rinnovata né resa strutturale, e per i contratti commerciali stipulati dal 2020 a oggi non si può applicare la tassazione sostitutiva.
Per le locazioni abitative il ddl riduce invece al 5% la cedolare secca sui contratti concordati stipulati nel 2027.
Con la Risposta a interpello n. 34 dell’11 febbraio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che occorre distinguere fra i contratti stipulati direttamente nel 2019 e i contratti in essere precedenti e prorogati in quell’anno, sfruttando la disciplina temporanea: un’ulteriore proroga di un contratto originariamente stipulato prima del 2019 non consente di esercitare di nuovo l’opzione per la cedolare secca commerciale.
Anche la nuova norma esclude le proroghe e i rinnovi del 2027: chi gestisce un vecchio contratto non può accedere alla cedolare 2027 prorogandolo, e un nuovo contratto con lo stesso inquilino dopo una chiusura anticipata è escluso dalla clausola antielusione.
Prima della Manovra la proposta più avanzata sul piano legislativo era il Disegno di legge S.1828, che mira a introdurre in modo stabile la cedolare secca al 21% per i redditi da locazione non abitativa. Il disegno di legge è stato presentato il 4 marzo 2026 ed è stato assegnato il 21 aprile 2026 alla 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro del Senato.
La formulazione è più ampia della norma della Manovra: vale per tutti gli immobili non abitativi e anche per i contratti già in corso, mentre il ddl di bilancio si limita ai negozi C/1 fino a 200 metri quadrati e ai contratti stipulati nel 2027.
La misura della Legge di Bilancio 2027 attua in parte un indirizzo già scritto nella Legge 9 agosto 2023, n. 111, la delega per la riforma fiscale, che all’articolo 5, comma 1, lettera c), contempla la possibilità di estendere la cedolare secca agli immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo, quando il conduttore esercita un’attività d’impresa, arte o professione. La norma diventerà applicabile dopo l’approvazione definitiva entro il 31 dicembre e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
La riforma pensioni entra nella Manovra 2027 con un fondo da 850 milioni di euro l’anno per il 2027, il 2028 e il 2029: l’art. 52 del disegno di legge di Bilancio lo destina a misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro da definire con un successivo provvedimento legislativo, con cui la Lega punta a estendere l’uscita a 64 anni ai lavoratori del sistema misto. Per i pensionati over 75 l’art. 53 introduce il voucher annunciato dal Governo: una carta da 300 euro per beni e prestazioni sanitarie.
Il testo del disegno di legge di bilancio trasmesso alle Camere proroga al 2027 l’APE Sociale, riduce la rivalutazione delle pensioni oltre quattro volte il trattamento minimo e non contiene interventi su Quota 41, età pensionabile e incremento delle pensioni minime. Il Parlamento potrà modificare il testo fino al voto finale di fine anno.
Le regole di uscita già scritte per il 2027 valgono comunque da gennaio: età e contributi richiesti aumentano e i nuovi coefficienti riducono la quota contributiva degli assegni.
In sintesi:
L’art. 52 del ddl istituisce presso il Ministero del Lavoro un fondo per il supporto in uscita dal mercato del lavoro da 850 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029, destinato a interventi da adottare con un successivo provvedimento legislativo, anche per specifici soggetti in difficoltà e con eventuali misure sugli ammortizzatori sociali. Il testo non indica età né requisiti: il comunicato del Consiglio dei ministri n. 195 riferisce il fondo a chi accede alla pensione con il sistema contributivo, e il vicepremier Matteo Salvini lo ha presentato come lo strumento per andare in pensione a 64 anni anziché a 67, destinato ai nati dal 1960 in poi. Come per Quota 100, quando l’art. 1, comma 256, della Legge n. 145/2018 istituì il fondo e le regole di accesso arrivarono con il decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, fino al nuovo provvedimento non esiste alcun requisito su cui fare domanda all’INPS.
Secondo le ricostruzioni successive al Consiglio dei ministri, il provvedimento dovrebbe disciplinare l’uscita a 64 anni con 36 anni di contributi chiesta dalla Lega, aperta anche a chi ha contributi anteriori al 1996 in cambio del ricalcolo interamente contributivo dell’assegno: con l’età fissata a 64 anni, nel 2027 maturerebbero il requisito anagrafico i nati nel 1963. Oggi a 64 anni può uscire solo chi non ha contributi anteriori al 1996, con la pensione anticipata contributiva, che nel 2027 richiede 64 anni e 1 mese, almeno 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva e una soglia minima di assegno.
Gli 850 milioni annui sono meno del miliardo indicato alla vigilia da fonti di maggioranza e, secondo Milano Finanza, finanziano interventi selettivi. Sulla prudenza del Tesoro incide il precedente delle pensioni anticipate flessibili, costate oltre 41 miliardi dal 2019 al 2025 secondo la Ragioneria generale dello Stato. La soglia contributiva sarà decisa dal provvedimento attuativo: per Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, l’uscita a 64 anni è sostenibile solo con 40 anni di contributi.
L’art. 53 del ddl istituisce per il 2027 una carta da 300 euro per l’acquisto di beni e prestazioni sanitarie, finanziata con un fondo di 1.645 milioni di euro trasferito all’INPS. Spetta a chi ha compiuto 75 anni entro il 31 dicembre 2026 ed è titolare di pensioni, compresi assegno sociale e prestazioni per invalidi civili, ciechi e sordomuti, di importo complessivo non superiore a 28.000 euro annui nel 2025: la soglia riguarda quindi le pensioni, non il reddito complessivo. La somma non è tassata e non conta ai fini dell’ISEE. Un decreto del Ministero del Lavoro, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge, indicherà gli esercizi, le strutture sanitarie e le prestazioni presso cui usarla; la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha stimato una platea di 5,5 milioni di persone.
L’art. 58 del ddl istituisce presso l’INPS il fondo «Valore nuovi nati»: entro tre mesi dalla nascita, a ogni nato dal 1° gennaio 2027 l’Istituto intesta una posizione individuale di risparmio con un versamento statale di 100 euro l’anno fino ai 18 anni, gestita dalla Cassa depositi e prestiti. Genitori, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado possono aggiungere somme, detraibili al 19% fino a 1.000 euro l’anno. Dai 18 anni, su richiesta del titolare, il saldo passa a una forma di previdenza complementare, salvo gli altri utilizzi che individuerà il decreto attuativo.
Il vicepremier Antonio Tajani ha indicato che il Governo lavora a una previdenza dedicata per forze dell’ordine e militari, ma il testo del ddl non contiene la misura. Fino a una nuova norma, per la pensione militari valgono i requisiti e il calcolo previsti per il comparto Difesa e Sicurezza.
Il testo del ddl interviene su rivalutazione e APE Sociale, mentre non proroga l’incremento delle pensioni minime, che scade a fine 2026.
L’art. 55 del ddl calcola nel 2027 l’aumento delle pensioni 2027 sull’intero importo degli assegni oltre quattro volte il trattamento minimo, cioè oltre 2.447,40 euro lordi al mese: fino a quella soglia la rivalutazione, stimata al 2,9%, è piena, oltre scende dall’85% al 32% secondo l’importo, con un taglio delle pensioni medio-alte rispetto agli scaglioni in vigore.
Per il 2026 l’art. 1, comma 177, della Legge n. 207/2024 ha prorogato l’incremento transitorio dell’1,3% per chi ha pensioni di importo complessivo pari o inferiore al trattamento minimo: sui 611,85 euro mensili del minimo vale 7,95 euro e porta l’assegno a 619,80 euro, come indica la Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025. L’incremento non entra nella base di calcolo, perciò la rivalutazione del 2027, stimata al 2,9%, si applica ai 611,85 euro e porta le pensioni minime 2027 a circa 629,59 euro.
Il ddl non prevede né la proroga dell’incremento né l’aumento delle minime chiesto da Forza Italia: senza emendamenti, chi oggi incassa il minimo maggiorato riceverà meno di 10 euro al mese in più. Il trattamento minimo è la soglia garantita dall’integrazione al minimo: l’INPS aggiunge la differenza fino a 611,85 euro quando la pensione calcolata sui contributi è più bassa e il reddito del pensionato è entro i limiti fissati dalla legge.
L’art. 51 del ddl proroga l’APE Sociale a chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2027 con 63 anni e 6 mesi di età, per disoccupati, caregiver, invalidi e addetti a mansioni gravose; l’indennità è cumulabile solo con redditi da lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro lordi annui. Il testo non rinnova invece Quota 103 e Opzione Donna, che valgono solo per chi ha perfezionato i requisiti entro il 2025 e il 2024 rispettivamente. L’art. 54 estende ai dipendenti che maturano entro il 31 dicembre 2027 i requisiti della pensione anticipata ordinaria il bonus Maroni, l’incentivo per chi resta al lavoro previsto dall’art. 1, comma 286, della Legge n. 197/2022.
Il testo del ddl non contiene né Quota 41 per tutti né il blocco dell’età pensionabile: possono entrare solo con emendamenti approvati dal Parlamento entro dicembre.
La Quota 41 per tutti chiesta dalla Lega non è mai entrata nell’ordinamento. Con 41 anni di contributi oggi esce solo chi rientra nella Quota 41 per i lavoratori precoci, riservata alle categorie tutelate e portata dal 2027 a 41 anni e 1 mese, salvo per i precoci addetti a mansioni gravose o usuranti.
Senza il blocco dell’età pensionabile, cioè la sterilizzazione del mese in più previsto dall’adeguamento alla speranza di vita, l’aumento dei requisiti scatta a gennaio.
I requisiti pensione 2027 e 2028 sono già definiti dall’articolo 1, comma 185, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 e dalla Circolare INPS n. 28/2026 del 16 marzo 2026: l’adeguamento alla speranza di vita aggiunge un mese nel 2027 e porta l’incremento complessivo a tre mesi nel 2028.
Per la pensione di vecchiaia si sale da 67 anni nel 2026 a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Per la pensione anticipata ordinaria il requisito contributivo arriva nel 2028 a 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. La Legge n. 199/2025 prevede deroghe per alcune categorie di lavoratori gravosi, usuranti e precoci.
Da gennaio scendono anche i coefficienti di trasformazione, con un effetto pieno per chi esce con un assegno interamente contributivo. Ogni correttivo applicabile già dal 2027 richiede una norma nella legge di Bilancio, che il testo trasmesso alle Camere non contiene.
L’aumento delle pensioni 2027 potrebbe essere superiore a quello riconosciuto quest’anno: i dati definitivi Istat di settembre confermano la coerenza della stima di rivalutazione al 2,9% utilizzata nelle simulazioni PMI.it, in attesa della percentuale ufficiale fissata a novembre. Le tabelle degli aumenti lordi e netti mostrano già quanto potrebbe crescere ciascun assegno, tenendo conto delle fasce di perequazione e dell’IRPEF. Il beneficio effettivo sul cedolino dipenderà dall’importo della pensione e dalla situazione fiscale del titolare; il conguaglio sulla rivalutazione 2026 è atteso a zero.
Il disegno di legge di Bilancio trasmesso alle Camere cambia però il calcolo per gli assegni oltre 2.447 euro lordi al mese: l’art. 55 introduce per il 2027 un taglio delle pensioni calcolato sull’intero importo, e le tabelle tengono già conto di queste regole, che il Parlamento può modificare fino al voto finale.
La rivalutazione incide anche sulla spesa pensionistica prevista dal Governo: il Documento programmatico di finanza pubblica stima una crescita per il prossimo anno, che comprende sia l’indicizzazione degli assegni sia l’ingresso di nuove pensioni.
In sintesi:
I dati definitivi Istat del 16 ottobre 2026 indicano un aumento dell’indice FOI senza tabacchi dello 0,6% su agosto e del 4,0% su settembre 2025. Considerando la serie mensile disponibile e ipotizzando prezzi invariati nell’ultimo trimestre, la variazione media annua del FOI 2026 si collocherebbe intorno al 2,9%: è lo scenario centrale utilizzato per la rivalutazione delle pensioni 2027, ancora soggetto al decreto ministeriale.
L’inflazione generale misurata dall’indice NIC raggiunge il 4,2% annuo, rispetto al 3,3% di agosto, e cresce dello 0,7% su base mensile. A trainarla sono i prezzi energetici: gli energetici regolamentati salgono del 25,8% annuo e quelli non regolamentati del 22,5%. Il carrello della spesa cresce dell’1,5%, mentre l’inflazione di fondo arriva all’1,6%, secondo i dati sull’inflazione di settembre. Il dato definitivo è contenuto nel comunicato Istat sui prezzi al consumo di settembre 2026.
L’inflazione acquisita 2026 diffusa dall’Istat è pari al 3,1% per l’indice generale NIC e all’1,9% per la componente di fondo. Il parametro per la perequazione è invece la variazione media annua del FOI senza tabacchi: la stima del 2,9% deriva da questo secondo indice e dall’ipotesi di stabilità dei prezzi nell’ultimo trimestre. Il Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre prevede intanto un deflatore dei consumi al 3,0% per il 2026 e al 2,3% per il 2027, indicatori utilizzati nei conti pubblici.
Con l’inflazione sopra le previsioni cresce anche il costo della rivalutazione per lo Stato. L’Osservatorio INPS sul Casellario dei pensionati calcola in 364.132 milioni di euro l’importo annuo delle prestazioni pensionistiche vigenti al 31 dicembre 2024, ultimo dato disponibile: un adeguamento del 2,9% applicato per intero a quella spesa varrebbe circa 10,6 miliardi di euro, al lordo dell’IRPEF che torna all’erario. Le percentuali ridotte sugli assegni oltre quattro volte il minimo abbassano il conto, tanto più con il calcolo sull’intero importo previsto dal ddl di Bilancio, mentre la base 2024, inferiore alla spesa in pagamento oggi, lo sottostima.
Il DPFP riporta il dato nei conti pubblici: a legislazione vigente la spesa per pensioni passa da 351,8 miliardi di euro nel 2026 a 366,5 miliardi nel 2027, con una crescita del 4,2% che il documento attribuisce anche all’indicizzazione degli assegni alla variazione del FOI dell’anno precedente. L’aumento comprende le pensioni liquidate nell’anno e supera quindi il solo costo della perequazione, mentre in rapporto al PIL la spesa sale dal 15,1% al 15,3% (DPFP 2026, Tavole II.1.1A e II.1.1B). È un aggregato di contabilità nazionale diverso da quello del Casellario INPS, e le due cifre non sono direttamente confrontabili.
Nella lettera inviata il 1° ottobre 2026 alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni cita i pagamenti pensionistici come «l’esempio più significativo» di spesa legata ai prezzi al consumo e chiede che la Commissione ne tenga conto nel valutare il rispetto della regola sulla spesa netta, il tetto di crescita fissato in termini nominali che delimita i margini della Manovra 2027. La Commissione ha replicato di aver già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri.
La perequazione delle pensioni si calcola sull’indice FOI, quello dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi: il decreto interministeriale che ogni anno attua l’articolo 11, comma 1, del Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 recepisce la sua variazione media annua comunicata dall’Istat. L’indice era pari a 103,7 in agosto 2026, in base 2025=100; la crescita definitiva dello 0,6% in settembre porta a un valore ricostruito di 104,3, soggetto agli arrotondamenti degli indici pubblicati.
Per il FOI l’Istat non pubblica direttamente l’inflazione acquisita. Applicando agli indici mensili da gennaio a settembre il metodo usato dall’Istituto per l’indice generale, e mantenendo il FOI di settembre invariato fino a dicembre, la media annua 2026 risulterebbe superiore di circa il 2,9% a quella del 2025, pari a 100 nella nuova base. Il calcolo è un’elaborazione PMI.it e non costituisce il coefficiente di perequazione ufficiale.
| Mese 2026 | Indice FOI senza tabacchi (base 2025=100) |
|---|---|
| Gennaio | 100,4 |
| Febbraio | 100,9 |
| Marzo | 101,5 |
| Aprile | 102,5 |
| Maggio | 102,8 |
| Giugno | 102,8 |
| Luglio | 103,1 |
| Agosto | 103,7 |
| Settembre | circa 104,3* |
* Valore di settembre ricostruito da PMI.it applicando la variazione mensile ISTAT dello 0,6% all’indice di agosto, entrambi arrotondati. Fonte della serie: ISTAT, indici FOI senza tabacchi, base 2025=100.
La rivalutazione delle pensioni 2027 sarà determinata in via provvisoria da un decreto interministeriale atteso nella seconda metà di novembre 2026 e applicata agli assegni dal gennaio 2027. La percentuale deriva dalla variazione media annua dell’indice FOI senza tabacchi comunicata dall’Istat sulla base dei dati definitivi disponibili e delle previsioni per gli ultimi mesi dell’anno. Il dato definitivo dell’intero 2026 sarà noto a gennaio 2027 e l’eventuale differenza sarà conguagliata a gennaio 2028.
Il FOI definitivo di settembre, diffuso dall’Istat il 16 ottobre, chiude l’incertezza sulle variazioni del terzo trimestre. Nel ciclo precedente l’ISTAT aveva trasmesso i dati al Ministero il 3 novembre 2025 e il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 novembre 2025 aveva fissato all’1,4% la rivalutazione provvisoria 2026; la variazione media definitiva del FOI 2025 ha successivamente confermato la medesima percentuale.
Con il nuovo dato mensile acquisito, gli scenari di aumento delle pensioni 2027 dipendono dall’andamento dell’indice FOI fra ottobre e dicembre 2026. Applicando variazioni mensili ipotetiche alla serie ISTAT disponibile fino a settembre, il confronto risulta:
Le tre simulazioni sono elaborazioni PMI.it su indici mensili arrotondati e mantengono invariata la forchetta utilizzata nelle tabelle degli aumenti lordi e netti. La percentuale effettiva dipenderà dal decreto ministeriale e dalle regole di perequazione applicabili nel 2027.
A legislazione vigente il calcolo della rivalutazione avviene per scaglioni di importo, ai sensi dell’art. 1, comma 478, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, che rinvia al meccanismo dell’art. 34, comma 1, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448: adeguamento pieno sulla quota fino a quattro volte il trattamento minimo, al 90% fra quattro e cinque volte, al 75% sulla parte eccedente. Poiché le soglie si misurano sul minimo dell’anno precedente, nel 2027 le fasce di perequazione si calcolano su 611,85 euro: quattro volte il minimo valgono 2.447,40 euro mensili, cinque volte 3.059,25 euro.
L’art. 55 del ddl di Bilancio 2027 sostituisce per il solo 2027 gli scaglioni con il criterio dell’importo complessivo già applicato nel 2023 e nel 2024: fino a 2.447,40 euro lordi la rivalutazione è piena, oltre si applica a tutto l’assegno una percentuale ridotta, più bassa al crescere dell’importo. La Corte costituzionale (sent. n. 52/2026, depositata il 16 aprile 2026) ha dichiarato non fondate le questioni sollevate sullo stesso sistema applicato nel 2023-2024. Le tabelle che seguono applicano le regole del ddl, che il Parlamento può modificare fino al voto finale.
Fino a 2.447,40 euro lordi l’aumento delle pensioni 2027 cresce in proporzione all’importo; oltre quella soglia la percentuale ridotta si applica a tutto l’assegno e l’aumento in euro scende a ogni cambio di fascia. La tabella indica per ogni importo la forchetta fra lo scenario al 2,8% e quello al 3,1%, con il valore al 2,9% fra parentesi; i valori sono lordi e mensili, in attesa del decreto.
| Pensione lorda mensile | Aumento lordo stimato tra 2,8% e 3,1% (valore al 2,9%) |
|---|---|
| 1.000 euro | da 28,00 a 31,00 euro (29,00) |
| 1.500 euro | da 42,00 a 46,50 euro (43,50) |
| 2.000 euro | da 56,00 a 62,00 euro (58,00) |
| 2.500 euro | da 59,50 a 65,88 euro (61,62) |
| 2.800 euro | da 66,64 a 73,78 euro (69,02) |
| 3.500 euro | da 51,94 a 57,50 euro (53,80) |
| 4.000 euro | da 52,64 a 58,28 euro (54,52) |
Ad esempio, una pensione da 2.800 euro supera la prima soglia e, con una rivalutazione al 2,9%, riceve l’85% dell’indice, cioè il 2,47%, su tutto l’importo: 69,02 euro al mese. Una pensione da 3.500 euro, che con il ddl rientra nella fascia al 53%, riceve 53,80 euro, meno di quella da 2.800 euro. Fra lo scenario più basso e quello più alto la distanza va da 3 euro lordi al mese su una pensione da 1.000 euro a 7,14 euro su una da 2.800 euro.
Al netto dell’IRPEF l’aumento delle pensioni 2027 perde fra il 29% e il 36% circa del valore lordo: su 2.000 euro lordi al mese la rivalutazione al 2,9% vale 58 euro lordi e circa 40,93 euro netti. Il calcolo applica al reddito annuo, pari a tredici mensilità, le aliquote 2027 previste dall’art. 9 del ddl di Bilancio, cioè 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 55.000 euro e 43% oltre, e la detrazione per redditi di pensione dell’art. 13, comma 3, del TUIR, che diminuisce al crescere del reddito.
Proprio la riduzione della detrazione alza il prelievo effettivo sull’aumento oltre l’aliquota dello scaglione. Fra 8.500 e 28.000 euro annui ogni euro in più fa perdere circa 6,4 centesimi di detrazione, per cui l’aumento sconta un’imposta intorno al 29,4% invece del 23%; fra 28.000 e 50.000 euro il prelievo effettivo sale a circa il 36,2%, fra 50.000 e 55.000 euro, con la detrazione esaurita, scende al 33% e oltre 55.000 euro arriva al 43%.
| Pensione lorda mensile | Aumento netto stimato tra 2,8% e 3,1% (valore al 2,9%) |
|---|---|
| 1.000 euro | da 19,76 a 21,87 euro (20,46) |
| 1.500 euro | da 29,64 a 32,81 euro (30,70) |
| 2.000 euro | da 39,52 a 43,75 euro (40,93) |
| 2.500 euro | da 37,97 a 42,04 euro (39,33) |
| 2.800 euro | da 42,53 a 47,09 euro (44,05) |
| 3.500 euro | da 33,15 a 36,70 euro (34,33) |
| 4.000 euro | da 35,27 a 39,05 euro (36,53) |
La tabella aumento pensioni 2027 riepiloga, al valore centrale della stima, l’aumento lordo, quello netto e la pensione lorda che risulterebbe dal cedolino di gennaio per ciascun importo, compreso il trattamento minimo:

Con le fasce del ddl l’aumento netto non cresce più con l’importo: la pensione da 3.500 euro riceve 34,33 euro netti, meno dei 44,05 euro di quella da 2.800 euro. La pensione da 4.000 euro, con un reddito annuo intorno a 52.700 euro, sconta sull’aumento il 33% grazie all’innalzamento della soglia a 55.000 euro e ottiene 36,53 euro netti.
I valori presuppongono la pensione come unico reddito, le regole IRPEF 2027 del ddl di Bilancio, compresa la maggiorazione di 50 euro della detrazione fra 25.000 e 29.000 euro, e nessun altro onere. Sono escluse le addizionali regionali e comunali, che variano per Regione e Comune e riducono ulteriormente l’aumento. Dal 1° gennaio 2027 aliquote e detrazioni confluiscono nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi approvato con il D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117, al quale l’art. 9 del ddl aggiunge per il 2027 lo scaglione al 33% fino a 55.000 euro.
Per una situazione con altri redditi o detrazioni, il calcolo IRPEF online accetta anche il reddito da pensione.
Il cedolino di gennaio 2027 conterrà la nuova perequazione provvisoria per il 2027 e l’eventuale conguaglio sulla rivalutazione applicata nel 2026, fissata in via provvisoria dal decreto interministeriale del 19 novembre 2025 salvo conguaglio in sede di perequazione per l’anno successivo.
Il conguaglio sul 2026 dovrebbe risultare nullo: con i dati definitivi di dicembre diffusi il 16 gennaio 2026, l’Istat ha certificato per il 2025 una crescita media dell’indice FOI senza tabacchi dell’1,4%, pari al provvisorio. La conferma formale spetta al decreto di novembre, come è avvenuto per il 2024, quando lo stesso decreto ha reso definitivo lo 0,8% già applicato.
Con una rivalutazione al 2,9% il trattamento minimo salirebbe da 611,85 a circa 629,59 euro mensili e l’assegno sociale da 546,24 a circa 562,08 euro; nella forchetta degli scenari il minimo va da 628,98 a 630,82 euro e l’assegno sociale da 561,53 a 563,17 euro. Limiti di reddito e requisiti sono nella scheda sulla rivalutazione dell’assegno sociale 2027. I valori 2026 sono fissati dalla Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025 e, collocandosi nella prima fascia, si rivalutano all’indice pieno.
Per chi percepisce il minimo l’aumento netto coincide con quello lordo: 629,59 euro per tredici mensilità fanno circa 8.185 euro l’anno, sotto la soglia di 8.500 euro entro cui la detrazione per redditi di pensione azzera l’IRPEF.
Sulle pensioni minime 2027 agisce una seconda componente in scadenza. L’incremento aggiuntivo introdotto dall’art. 1, comma 310, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 e prorogato dall’art. 1, comma 177, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207 vale l’1,3% per il 2026 e, senza un nuovo intervento, cessa il 31 dicembre. Chi incassa il minimo maggiorato, pari a circa 619,80 euro nel 2026, con una rivalutazione al 2,9% riceverebbe nel 2027 circa 629,59 euro: un aumento effettivo di 9,79 euro al mese, poco più della metà della sola perequazione. Il ddl di Bilancio 2027 trasmesso alle Camere non ne prevede la proroga, che il Parlamento può introdurre con un emendamento durante l’esame della riforma pensioni in Manovra.
Il taglio delle pensioni medio-alte torna nella Manovra 2027: il disegno di legge di Bilancio trasmesso alle Camere riduce l’adeguamento all’inflazione degli assegni oltre 2.447 euro lordi al mese e lo calcola sull’intero importo, con lo stesso sistema applicato nel 2023. Per chi li percepisce, l’aumento delle pensioni 2027 risulta più basso di quello previsto dalle regole in vigore, e la differenza si trascina negli anni successivi perché le rivalutazioni future partono dall’importo ridotto.
La perequazione ridotta riguarda il solo 2027 e il Parlamento può modificarla fino al voto finale sulla legge di Bilancio.
In sintesi:
L’art. 55 del ddl di Bilancio divide le pensioni in sei fasce di importo complessivo: la percentuale di rivalutazione della fascia in cui ricade l’assegno si applica a tutta la pensione, non solo alla parte che supera la soglia. Al 100% la pensione cresce quanto l’inflazione, all’85% cresce dell’85% dell’inflazione, e così via. Le soglie corrispondono a quattro, cinque, sei, otto e dieci volte il trattamento minimo e le percentuali di rivalutazione fissate dal comma 1, lettere a) e b), sono queste:
| Pensione lorda mensile | Percentuale di rivalutazione |
|---|---|
| fino a 2.447,40 euro | 100% |
| da 2.447,41 a 3.059,25 euro | 85% |
| da 3.059,26 a 3.671,10 euro | 53% |
| da 3.671,11 a 4.894,80 euro | 47% |
| da 4.894,81 a 6.118,50 euro | 37% |
| oltre 6.118,50 euro | 32% |
Con un’inflazione al 2,9%, l’aumento percentuale per ciascuna fascia è questo:
| Pensione lorda mensile | Aumento percentuale nel 2027 |
|---|---|
| fino a 2.447,40 euro | +2,9% |
| da 2.447,41 a 3.059,25 euro | +2,47% |
| da 3.059,26 a 3.671,10 euro | +1,54% |
| da 3.671,11 a 4.894,80 euro | +1,36% |
| da 4.894,81 a 6.118,50 euro | +1,07% |
| oltre 6.118,50 euro | +0,93% |
Le soglie si misurano sul minimo dell’anno precedente: per la rivalutazione 2024 la Circolare INPS n. 1 del 2 gennaio 2024 fissò il limite dell’adeguamento pieno a 2.271,76 euro, quattro volte il minimo 2023 di 567,94 euro. Le simulazioni che collocano la prima soglia intorno a 2.518 euro usano il minimo 2027 stimato: quella cifra corrisponde all’importo garantito dalla clausola di salvaguardia a chi supera di poco i 2.447,40 euro.
Con la stessa inflazione, stima centrale in attesa del decreto MEF di novembre che fissa l’indice di perequazione, l’art. 55 toglie circa 11 euro lordi al mese all’adeguamento di gennaio delle pensioni fra 2.447,41 e 3.059,25 euro e da 40 euro in su a quelle più alte. La tabella, elaborata da PMI.it per chi ha una sola pensione, indica la perdita lorda in un anno, su tredici mensilità, rispetto agli scaglioni in vigore:
| Pensione lorda mensile | Perdita lorda in un anno |
|---|---|
| 2.500 euro | 139 euro |
| 3.000 euro | 149 euro |
| 3.100 euro | 522 euro |
| 3.500 euro | 556 euro |
| 4.000 euro | 688 euro |
| 4.500 euro | 740 euro |
| 5.000 euro | 982 euro |
| 6.500 euro | 1.319 euro |
| 8.000 euro | 1.562 euro |
| 10.000 euro | 1.886 euro |
Il calcolo sull’intero assegno rompe la proporzione fra importo e adeguamento. Una pensione da 3.000 euro riceve 73,95 euro lordi in più al mese, una da 3.100 euro solo 47,65 euro, perché supera i 3.059,25 euro e su tutto l’importo passa dalla rivalutazione all’85% a quella al 53%; con gli scaglioni in vigore i due assegni crescerebbero di 85,40 e 87,83 euro.
Sul netto la perdita scende, perché una parte dell’adeguamento mancato sarebbe tornata all’erario. Il calcolo applica le aliquote 2027 dell’art. 9 del ddl, 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 55.000 euro e 43% oltre, e la detrazione per redditi di pensione, addizionali escluse:
| Pensione lorda mensile | Perdita netta in un anno |
|---|---|
| 2.500 euro | 89 euro |
| 3.000 euro | 95 euro |
| 3.100 euro | 333 euro |
| 3.500 euro | 355 euro |
| 4.000 euro | 461 euro |
| 4.500 euro | 422 euro |
| 5.000 euro | 559 euro |
| 6.500 euro | 752 euro |
| 8.000 euro | 890 euro |
| 10.000 euro | 1.075 euro |
L’innalzamento a 55.000 euro della soglia del 33% spiega la perdita netta più alta a 4.000 euro che a 4.500 euro: il secondo reddito ricade nello scaglione IRPEF al 43%, che avrebbe assorbito una quota maggiore dell’adeguamento.
Le soglie delle fasce sono lorde: per sapere a quanto corrispondono sul cedolino, il calcolo della pensione netta parte dal reddito annuo, applica gli scaglioni IRPEF e sottrae la detrazione per redditi di pensione. Con altri redditi o detrazioni, il calcolo IRPEF sulla pensione annua con e senza taglio dà la perdita netta sul proprio caso. Le perdite variano in proporzione all’inflazione: con un’inflazione al 2,8% si riducono di circa il 3,5%, con un’inflazione al 3% aumentano nella stessa misura.
La clausola di salvaguardia dell’art. 55 garantisce a chi supera una soglia l’adeguamento necessario a raggiungere l’importo limite rivalutato con la percentuale della fascia precedente, così che nessun assegno finisca, dopo la rivalutazione, sotto uno che a dicembre era più basso. Con la stessa inflazione, gli importi garantiti sono questi:
La tutela copre fasce strette e produce un appiattimento: tutte le pensioni fra 3.059,26 e 3.087,21 euro lordi, per esempio, arrivano allo stesso importo finale di 3.134,66 euro, mentre le altre quattro fasce protette sono ampie fra 6 e 14 euro.
Con le regole in vigore, la rivalutazione per scaglioni divide ogni pensione in quote: la quota fino a 2.447,40 euro si rivaluta al 100%, quella fra 2.447,41 e 3.059,25 euro al 90% e la parte eccedente al 75%, ai sensi dell’art. 1, comma 478, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, che rinvia all’art. 34, comma 1, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448. Ogni assegno ottiene così l’adeguamento integrale almeno sulla prima quota, e dal 2028, senza nuove norme, la perequazione torna a questo sistema.
Il calcolo sull’importo complessivo dell’art. 55 riproduce l’art. 1, comma 309, della Legge 29 dicembre 2022, n. 197 (testo), applicato nel 2023: stesse fasce, stesse percentuali di rivalutazione e stessa clausola di salvaguardia. Per il 2024 l’art. 1, comma 135, della Legge 30 dicembre 2023, n. 213 confermò lo schema riducendo al 22% la rivalutazione oltre dieci volte il minimo, che il ddl riporta al 32% del 2023.
Il calcolo della rivalutazione sull’intero assegno usato nel 2023 e nel 2024 è conforme alla Costituzione e non dà diritto a rimborsi. Con la sentenza n. 19/2025, depositata il 14 febbraio 2025, la Corte costituzionale ha respinto le eccezioni delle Corti dei conti della Toscana e della Campania sull’art. 1, comma 309, della Legge n. 197/2022, osservando che la misura raffredda la rivalutazione senza paralizzarla.
La sentenza n. 52/2026, depositata il 16 aprile 2026, ha giudicato marginali gli effetti di appiattimento fra pensioni di importo vicino, mentre i casi di sorpasso sono neutralizzati dalle clausole di salvaguardia. La pronuncia del 2025 ha però ricordato che la reiterazione frequente di misure sulla perequazione espone il sistema a tensioni, e l’art. 55 è il terzo intervento dello stesso tipo dal 2023.
La sentenza n. 70/2015 dichiarò illegittimo il blocco della rivalutazione 2012-2013 per le pensioni sopra tre volte il minimo, disposto dall’art. 24, comma 25, del D.L. n. 201/2011, e il Governo rispose con il D.L. 21 maggio 2015, n. 65, che riconobbe un rimborso parziale. In trent’anni, secondo il rapporto di Itinerari Previdenziali e CIDA, la perdita di potere d’acquisto delle pensioni medio-alte supera un quarto del valore degli assegni.
La spesa per pensioni sale a 366,5 miliardi di euro nel 2027, il 4,2% in più, anche per l’indicizzazione degli assegni, secondo il DPFP. Nel 2023 e nel 2024 il calcolo sull’intero assegno ridusse la spesa di 2,1 e di quasi 4,1 miliardi, al netto degli effetti fiscali.
L’art. 52 del ddl istituisce un fondo da 850 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 per misure di uscita dal mercato del lavoro da definire con un successivo provvedimento legislativo. Il testo non collega il fondo ai risparmi dell’art. 55, che MF-Milano Finanza aveva indicato come copertura alla vigilia del Consiglio dei ministri.
La Manovra 2027 ha il testo per l’esame parlamentare: il disegno di Legge di Bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei ministri, bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato e trasmesso alla Camera, estende al ceto medio per il 2027 il secondo scaglione IRPEF, alza la soglia del regime forfettario per le partite IVA e rende strutturale l’esenzione dal bollo auto. Il Parlamento può modificarlo fino al voto finale di fine anno. Per pensioni, casa e famiglie il ddl affianca misure nuove alle regole già scritte per il 2027: un fondo per l’uscita dal lavoro con misure rinviate a una legge successiva, la conferma delle detrazioni edilizie più alte e un conto previdenziale aperto per ogni nuovo nato.
Il vincolo sono le coperture: le risorse dello scostamento di bilancio autorizzato con il DPFP finanziano solo energia e difesa, e la quota più ampia delle entrate arriva da banche e assicurazioni.
In sintesi:
L’aliquota del 33%, oggi applicata ai redditi tra 28mila e 50mila euro, si estende per il solo 2027 fino a 55mila euro (art. 9, comma 1, del ddl): chi supera la nuova soglia paga il 43% solo sulla parte eccedente. Gli scaglioni IRPEF 2027 previsti dal ddl sono quindi il 23% fino a 28mila euro, il 33% fino a 55mila e il 43% oltre. Delle versioni discusse in maggioranza è passata quella proposta da Tajani, con minori entrate stimate dalla relazione tecnica in circa 1,43 miliardi di euro per una platea di circa 3,2 milioni di contribuenti.
Il risparmio cresce di 100 euro ogni mille euro di reddito imponibile oltre i 50mila e raggiunge il massimo da 55mila euro in su:
| Reddito imponibile annuo | Risparmio IRPEF nel 2027 |
|---|---|
| 50.000 euro | nessuno |
| 51.000 euro | 100 euro |
| 52.500 euro | 250 euro |
| 55.000 euro e oltre | 500 euro |
Il calcolo è al lordo delle addizionali regionali e comunali e a parità di detrazioni. La riforma IRPEF 2027 completa il taglio della Legge di Bilancio 2026, che aveva ridotto dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione: fino all’approvazione definitiva valgono le aliquote dell’art. 11 del TUIR in quel testo, con il 33% fermo a 50mila euro, e senza una nuova proroga lo stesso limite torna dal 2028.
Il calcolo IRPEF applica gli scaglioni in vigore al reddito imponibile e restituisce l’imposta dovuta, da cui sottrarre lo sconto sulla fascia tra 50mila e 55mila euro.
Per i lavoratori dipendenti il ddl affianca alla proroga della tassazione agevolata sui rinnovi contrattuali e su notturni, festivi e turni due misure nuove riservate ai più giovani.
Per il 2027 l’art. 44 introduce un’imposta sostitutiva dell’1% sugli incrementi del reddito da lavoro dipendente dei lavoratori privati nati dal 1998, con un reddito da lavoro dipendente fino a 28mila euro: si applica all’aumento rispetto al reddito dell’anno precedente, riproporzionato ai giorni lavorati, entro 2.500 euro. In conferenza stampa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’aveva presentata come un premio di 2.500 euro tassato all’1%; chi la applica rinuncia alla detassazione al 5% dei rinnovi e a quella al 15% su notturni, festivi e turni.
Per il 2027 sale inoltre a 2.000 euro, per i dipendenti fino a 30 anni, il limite di esenzione dei fringe benefit (art. 45). L’art. 1, comma 390, della L. n. 207/2024 lo fissa per il 2025, il 2026 e il 2027 a 1.000 euro per la generalità dei dipendenti e a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico: con la novità, per chi non ha ancora compiuto 31 anni la soglia più alta spetta anche senza figli.
Il ddl conferma per il 2027 la tassazione al 5% degli aumenti da rinnovo contrattuale per i dipendenti privati con un reddito di lavoro dipendente 2026 fino a 33mila euro (art. 6), che l’art. 1, comma 7, della L. n. 199/2025 riconosce sugli incrementi corrisposti nel 2026 per rinnovi sottoscritti dal 2024 al 2026. Sui premi di risultato l’art. 1, comma 9, della stessa legge fissa già l’imposta sostitutiva all’1% per il 2026 e il 2027, entro 5mila euro.
L’art. 7 proroga al 2027 l’imposta sostitutiva del 15% su notturni, festivi e turni, riconosciuta dall’art. 1, commi 10 e 11, della L. n. 199/2025 entro 1.500 euro ai dipendenti privati con reddito di lavoro dipendente dell’anno precedente fino a 40mila euro, come chiarito dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 2/E del 24 febbraio 2026. Il ddl non contiene invece la detassazione della tredicesima per i redditi bassi discussa nei vertici di maggioranza.
La soglia del regime forfettario 2027 sale da 85mila a 100mila euro di ricavi o compensi ai fini delle imposte sui redditi, mentre per l’esonero IVA è ancora di 85mila euro in attesa dell’autorizzazione dell’Unione europea: la presidente del Consiglio ha precisato che il Governo ha un anno per negoziarla con la Commissione europea. Lo stesso art. 9, comma 2, fissa le nuove soglie di uscita immediata dal regime: 115mila euro ai fini delle imposte sui redditi e 100mila euro ai fini IVA. Per il solo 2027 il comma 3 conferma a 35mila euro il limite dei redditi da lavoro dipendente compatibile con il regime, che l’art. 1, comma 27, della L. n. 199/2025 aveva fissato per il 2026.
Il vincolo nasce dall’esonero IVA. L’art. 284 della Direttiva 2006/112/CE, modificato dalla Direttiva (UE) 2020/285 e recepito con il D.Lgs. n. 180/2024, consente di esentare le piccole imprese fino a un volume d’affari annuo di 85mila euro, il valore fissato dall’art. 1, comma 54, della L. n. 190/2014. Un regime a 100mila euro con esonero IVA richiede quindi un intervento sulla disciplina europea.
Con le regole vigenti chi incassa tra 85.001 e 100mila euro esce dal forfettario dall’anno successivo, mentre chi supera i 100mila euro esce nello stesso anno e applica l’IVA dall’operazione che determina lo sforamento, ai sensi dell’art. 1, comma 71, della L. n. 190/2014 e secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 32/E del 5 dicembre 2023. La nuova soglia interessa quindi la fascia tra 85mila e 100mila euro.
Per un professionista con 95mila euro di compensi, coefficiente di redditività del 78% e attività avviata da oltre cinque anni, quindi con imposta sostitutiva al 15%, la permanenza nel forfettario vale circa 7.100 euro l’anno di imposte in meno rispetto al regime ordinario, a parità di reddito imponibile:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compensi incassati | 95.000 euro |
| Reddito con coefficiente di redditività del 78% | 74.100 euro |
| Contributi previdenziali dedotti (ipotesi) | 19.100 euro |
| Reddito imponibile | 55.000 euro |
| Imposta sostitutiva al 15% nel forfettario | 8.250 euro |
| IRPEF ordinaria 2027 con aliquote del 23% e del 33% | 15.350 euro |
| Differenza annua a favore del forfettario | 7.100 euro |
Il confronto assume costi effettivi pari al 22% dei compensi, la quota che il forfettario riconosce in automatico: con costi reali più bassi la differenza aumenta, e nel regime ordinario si aggiungono le addizionali regionali e comunali e l’IVA al 22% in fattura, a carico dei clienti privati che non possono detrarla. Poiché ai fini IVA il limite è ancora di 85mila euro, per questo professionista il vantaggio si limita all’imposta sul reddito.
Il calcolo dell’imposta nel regime forfettario applica coefficiente di redditività, contributi e aliquota al proprio fatturato entro la soglia vigente e restituisce l’imposta sostitutiva dovuta, da confrontare con il prelievo ordinario.
Per il bonus casa 2027 l’art. 4 del ddl conferma per le spese 2027 le detrazioni per le ristrutturazioni edilizie del 50% sull’abitazione principale e del 36% sugli altri immobili, entro 96mila euro per unità immobiliare, e il Bonus Mobili entro 5mila euro di spesa. Senza la proroga l’art. 1, comma 22, della L. n. 199/2025 avrebbe ridotto per le spese 2027 la detrazione al 36% sull’abitazione principale e al 30% negli altri casi.
Il Bonus Mobili ed Elettrodomestici è una detrazione IRPEF del 50% sugli acquisti collegati a interventi di recupero edilizio, che con la conferma copre anche gli acquisti del 2027.
L’art. 5 porta la cedolare secca 2027 sul canone concordato dal 10% al 5% per i contratti stipulati nel 2027 e per il loro primo rinnovo, con riferimento ai canoni dal 2027 al 2031, e all’1% se alla stipula l’inquilino ha meno di 36 anni; sono escluse le proroghe e i rinnovi 2027 dei contratti in corso. L’aliquota agevolata, resa stabile dal 2020 dall’art. 1, comma 6, della L. n. 160/2019, si applica ai contratti a canone concordato nei Comuni ad alta tensione abitativa e in quelli colpiti da calamità: per i contratti concordati non stipulati nel 2027 vale la cedolare secca al 10%.
Su un canone concordato di 800 euro al mese, pari a 9.600 euro l’anno, per un contratto stipulato nel 2027 l’imposta dovuta dal proprietario scende da 960 a 480 euro, e a 96 euro con un inquilino sotto i 36 anni.
La cedolare secca si estende ai negozi di categoria C/1 fino a 200 metri quadrati, solo per i contratti stipulati nel 2027: l’aliquota è del 21%, ridotta al 10% nei comuni capoluogo di città metropolitana. L’ultima disciplina, l’art. 1, comma 59, della L. n. 145/2018, riguardava i contratti stipulati nel 2019 per immobili C/1 fino a 600 metri quadrati, e dal 2020 i contratti commerciali seguono il regime ordinario: la nuova cedolare secca per negozi e affitti commerciali spetta solo se l’inquilino usa il locale esclusivamente per un’attività d’impresa, arte o professione, ed è esclusa per i contratti che sostituiscono un contratto fra le stesse parti in corso al 30 settembre 2026 e interrotto in anticipo.
L’art. 3 del ddl rende strutturale dal 2027 l’esenzione dal bollo auto per un’auto fino a 80 kW o una moto per ogni persona fisica, prevista per il 2027 dall’art. 2 del DL n. 162/2026, che il ddl abroga, e compensa le Regioni con circa 2,3 miliardi l’anno: secondo la presidente del Consiglio riguarda circa il 70% dei veicoli in circolazione.
Dal 1° marzo 2027 arrivano anche le targhe personalizzate, facoltative e a pagamento (art. 38): 1.000 euro per i privati fino al 31 maggio 2027 e poi 500 euro, 10.000 euro e poi 5.000 euro per le imprese, oltre al costo di produzione.
Per l’uscita anticipata l’art. 52 istituisce un fondo da 850 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029, destinato a misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro da adottare con un successivo provvedimento legislativo: il testo non indica età, contributi né platee. Il vicepremier Matteo Salvini lo ha presentato come lo strumento per consentire la pensione a 64 anni ai lavoratori nati dal 1960 in poi: la proposta della Lega è la pensione a 64 anni nel sistema misto, con 36 anni di contributi e ricalcolo contributivo dell’assegno.
Oggi a 64 anni può uscire solo chi non ha contributi anteriori al 1996, con la pensione anticipata contributiva prevista dall’art. 24, comma 11, del DL n. 201/2011: l’estensione al sistema misto richiede una nuova norma, con requisiti e platea da definire.
Lo scatto di un mese porta l’età pensionabile 2027 a 67 anni e 1 mese: i requisiti pensione 2027 e 2028 fissati dalla Circolare INPS n. 28/2026 del 16 marzo 2026 sono la base per programmare l’uscita. Dal 1° gennaio scatta anche l’aumento delle pensioni 2027 legato alla rivalutazione, con le percentuali fissate dall’art. 55 del ddl.
Dal 1° gennaio 2027 si applicano anche i nuovi coefficienti di trasformazione della pensione, rideterminati dal decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e del MEF del 16 ottobre 2026: scendono a tutte le età di uscita e a 67 anni passano al 5,514%, riducendo a parità di montante la quota contributiva dell’assegno di chi lascia il lavoro dal prossimo gennaio.
L’art. 51 proroga l’APE sociale fino al 31 dicembre 2027, con il requisito di 63 anni e 6 mesi, mentre Opzione donna e la pensione anticipata flessibile, Quota 103, non sono state rinnovate già per il 2026, come ricorda la circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026.
L’art. 58 istituisce presso l’INPS il fondo Valore nuovi nati, che assegna a ogni nato dal 2027 una posizione individuale di risparmio, alimentata da un contributo statale di 100 euro l’anno fino alla maggiore età: per chi nasce nel 2027 sono 1.800 euro di versamenti pubblici in diciotto anni, al netto dei rendimenti. I familiari potranno aggiungere altre somme, con una detrazione IRPEF del 19% sui versamenti fino a 1.000 euro l’anno.
La posizione è aperta dall’INPS entro tre mesi dalla nascita. Dai 18 anni le somme passano, su richiesta del titolare, a una forma di previdenza complementare, salvo i casi che fisserà il decreto attuativo del Ministero del Lavoro.
Il congedo parentale indennizzato all’80% della retribuzione, fruibile entro i sei anni di età del bambino, sale da tre a quattro mesi, a cinque per il secondo figlio e a sei dal terzo, per i genitori che terminano il congedo di maternità o di paternità dopo il 31 dicembre 2026 (art. 59). Con una retribuzione di 2.000 euro al mese ogni mensilità all’80% vale 1.600 euro lordi, mille euro più di un mese indennizzato al 30%.
Per i genitori lavoratori autonomi iscritti alle gestioni INPS e alla Gestione Separata l’art. 60 introduce un voucher fino a 500 euro al mese, per un massimo di tre mesi negli undici successivi al congedo di maternità o di paternità, in alternativa al congedo parentale, da spendere in servizi di baby-sitting e di educazione dell’infanzia, entro 15 milioni di euro l’anno.
Con l’art. 57 il bonus mamme 2027 diventa strutturale: 100 euro al mese, pagati dall’INPS ogni trimestre su domanda, alle lavoratrici dipendenti e autonome con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40mila euro annui. Per il bonus mamme 2026 il contributo è di 60 euro al mese, fino a 720 euro l’anno, su domanda all’INPS.
Lo stesso articolo sopprime l’esonero contributivo parziale dei commi 219 e 220 dell’art. 1 della L. n. 207/2024, che sarebbe partito dal 2027 dopo il rinvio disposto dall’art. 1, commi 206 e 207, della L. n. 199/2025.
Scade il 31 dicembre 2026 la decontribuzione totale che l’art. 1, comma 180, della L. n. 213/2023 riconosce alle dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli, pari al 100% dei contributi IVS a carico della lavoratrice entro 3mila euro l’anno.
Secondo il comunicato del Consiglio dei ministri il Fondo sanitario nazionale cresce di 3,4 miliardi e arriva a 146,3 miliardi nel 2027; l’art. 69 del ddl incrementa il finanziamento di 2.365 milioni di euro per il 2027. Le risorse finanziano l’innalzamento dei tetti del payback, con un contributo di riduzione del payback farmaceutico per le imprese che investono in Italia, l’aggiornamento delle tariffe ospedaliere per acuti, gli interventi per Alzheimer e demenze e il rafforzamento dell’indennità di pronto soccorso.
Per chi ha compiuto 75 anni al 31 dicembre 2026 e ha pensioni 2025 fino a 28mila euro annui l’art. 53 introduce il buono di 300 euro, una Carta per acquistare beni e prestazioni sanitarie, con un limite di spesa di 1.645 milioni di euro: la presidente del Consiglio ha indicato una platea di 5,5 milioni di persone.
Con parte della quota energia della clausola di salvaguardia il Governo doterà tutte le scuole di climatizzatori e pompe di calore e finanzierà l’efficientamento energetico di ospedali, università, enti pubblici di ricerca e strutture sportive.
Le misure per le imprese in Manovra 2027 rafforzano il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES unica, con 2,4 miliardi di euro nel 2027 e 1,25 miliardi nel 2028, e finanziano il cloud computing e interventi per agricoltura, pesca e turismo. Il credito per il software annunciato in conferenza stampa dal viceministro Leo è nel testo un credito d’imposta fino al 30% dei canoni di cloud computing, con 30 milioni di euro l’anno (art. 12); la presidente del Consiglio ha confermato l’azzeramento dell’IRPEF agricola, le agevolazioni sul gasolio agricolo e il credito d’imposta 4.0 per l’agricoltura.
Sulle assunzioni il ddl proroga al 31 dicembre 2027 gli esoneri contributivi per i contratti a tempo indeterminato di donne, giovani e lavoratori nelle Zone economiche speciali, previsti per il 2026 dal DL n. 62/2026 (art. 42). Per il periodo d’imposta 2027 sale anche la maggiorazione del costo dei nuovi assunti ammesso in deduzione: 80% per le lavoratrici madri e 40% per i giovani sotto i 36 anni.
Accanto all’Energy Release per le imprese energivore l’art. 83 crea un sostegno temporaneo per le PMI non energivore, subordinato alla disciplina europea sugli aiuti di Stato: copre fino al 50% del prezzo medio all’ingrosso su non più della metà dei consumi del 2028, 2029 e 2030, entro 1.000 milioni di euro nel 2027, 1.430 nel 2028, 600 nel 2029 e 500 nel 2030, e obbliga a reinvestire almeno l’intero aiuto in autoproduzione da rinnovabili, accumuli ed efficienza energetica.
Il ddl proroga infine al 1° luglio 2027 la sospensione della sugar tax e della plastic tax, che l’art. 1, comma 125, della L. n. 199/2025 faceva partire dal 1° gennaio 2027, dopo i rinvii che si susseguono dal 2020.
La Manovra 2027 vale circa 26 miliardi di euro nel 2027 e 27 miliardi nel 2028, contro i 23,5 miliardi quantificati dal Documento programmatico di bilancio inviato il 15 ottobre a Commissione europea e Parlamento. Circa 9 miliardi servono a confermare le misure della Legge di Bilancio 2026 in scadenza a fine anno.
Oltre 5 miliardi arrivano da banche e assicurazioni, insieme a un aumento della Tobin tax sulle transazioni finanziarie. L’art. 18 aumenta di 3 punti percentuali l’addizionale IRES per banche e intermediari finanziari nel 2027 e nel 2028 e introduce un’addizionale di 3 punti per le assicurazioni, con una detrazione di 200mila euro: l’esclusione delle banche di credito cooperativo e delle popolari indicata dal vicepremier Antonio Tajani non è nel testo. Per banche, intermediari finanziari e assicurazioni la L. n. 199/2025 ha già aumentato di due punti percentuali l’aliquota IRAP (art. 1, comma 74).
Le società energetiche versano circa 700 milioni in più: l’art. 21 aumenta la loro aliquota IRAP di 5 punti percentuali nel 2027 e di 3 punti nel 2028 e nel 2029, al posto della maggiorazione di due punti prevista per il 2027 dal DL n. 21/2026 del 20 febbraio. Altri 700 milioni arrivano dal settore dei giochi e circa 1 miliardo dal taglio delle spese dei ministeri e della Presidenza del Consiglio.
Lo scostamento per energia e difesa, autorizzato dalle Camere il 13 ottobre con l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, porta il deficit al 3,4% del PIL nel 2027 e al 3,2% nel 2028, contro il 2,8% e il 2,6% al netto della spesa supplementare.
Le misure della Manovra 2027 sono di due tipi: quelle del disegno di legge, che il Parlamento può modificare, e le regole già scritte nella legislazione vigente per il 2027:
| Misura | Stato |
|---|---|
| IRPEF al 33% fino a 55mila euro | Nel ddl per il solo 2027; il secondo scaglione passa da 50mila a 55mila euro. |
| Imposta all’1% sugli incrementi di reddito dei giovani | Nel ddl per il 2027: nati dal 1998, reddito fino a 28mila euro, aumento agevolato fino a 2.500 euro. |
| Fringe benefit fino a 2.000 euro per gli under 30 | Nel ddl per il 2027; oggi 1.000 euro, 2.000 con figli a carico (art. 1, comma 390, della L. n. 207/2024). |
| Regime forfettario fino a 100mila euro | Nel ddl ai fini delle imposte sui redditi, con uscita immediata oltre 115mila; per l’IVA soglia a 85mila euro e uscita immediata oltre 100mila. |
| Esenzione dal bollo auto fino a 80 kW | Strutturale nel ddl (art. 3), che abroga l’art. 2 del DL n. 162/2026. |
| Cedolare secca sul canone concordato | Nel ddl al 5%, all’1% con inquilini sotto i 36 anni, per i contratti stipulati nel 2027; oggi al 10% (art. 1, comma 6, della L. n. 160/2019). |
| Bonus Ristrutturazioni | Nel ddl la conferma del 50% e del 36%; senza proroga al 36% e al 30% (art. 1, comma 22, della L. n. 199/2025). |
| Bonus Mobili | Confermato nel ddl entro 5mila euro di spesa. |
| Fondo per la flessibilità in uscita | Nel ddl 850 milioni per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029; misure rinviate a un successivo provvedimento legislativo. |
| Posizione di risparmio per i nuovi nati | Nel ddl: 100 euro l’anno dallo Stato fino ai 18 anni, con detrazione del 19% sui versamenti dei familiari fino a 1.000 euro. |
| Congedo parentale all’80% | Nel ddl da tre a quattro mesi, cinque per il secondo figlio e sei dal terzo, per chi termina maternità o paternità dopo il 2026. |
| Bonus mamme | Nel ddl strutturale: 100 euro al mese, pagati ogni trimestre, con almeno due figli e reddito da lavoro fino a 40mila euro. |
| Buono sanitario per gli over 75 | Nel ddl: 300 euro a chi ha 75 anni al 31 dicembre 2026 e pensioni 2025 fino a 28mila euro. |
| Esoneri per le assunzioni di donne, giovani e ZES | Prorogati nel ddl al 31 dicembre 2027 (DL n. 62/2026). |
| Detassazione al 5% degli aumenti CCNL | Confermata nel ddl per il 2027 con reddito 2026 fino a 33mila euro; per il 2026 prevista dall’art. 1, comma 7, della L. n. 199/2025. |
| Imposta all’1% sui premi di risultato | Già prevista per il 2026 e il 2027 (art. 1, comma 9, della L. n. 199/2025). |
| Imposta al 15% su notturni, festivi e turni | Prorogata nel ddl al 2027; per il 2026 prevista dall’art. 1, commi 10 e 11, della L. n. 199/2025. |
| Aumento dei requisiti pensionistici | Già previsto dal 2027 (Circolare INPS n. 28/2026 del 16 marzo 2026). |
| Nuovi coefficienti di trasformazione | Già previsti dal 1° gennaio 2027 (decreto direttoriale del 16 ottobre 2026). |
| APE sociale | Prorogata nel ddl al 31 dicembre 2027 con 63 anni e 6 mesi. |
| Limite di reddito da lavoro dipendente per i Forfettari | 35mila euro anche per il 2027 (art. 9, comma 3, del ddl). |
Il disegno di legge di Bilancio trasmesso alle Camere rifinanzia il credito d’imposta 4.0 per l’agricoltura con 160 milioni di euro in più nel 2027 e nel 2028 e lo estende agli investimenti per l’efficienza energetica delle aziende.
Per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura significa più risorse per agevolare trattori, attrezzature di precisione e software, beni per i quali gran parte delle aziende agricole non può usare l’iperammortamento. Il termine degli investimenti non cambia, e per utilizzare il credito serve ancora il decreto attuativo, che il MASAF non ha emanato.
In sintesi:
L’art. 88 del ddl della Manovra 2027 sostituisce il primo periodo del comma 457 della L. n. 199/2025: il credito d’imposta Agricoltura 4.0 spetta entro 2,1 milioni di euro per il 2026 e 82,1 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028. I 160 milioni annunciati dal ministro Francesco Lollobrigida nel comunicato del MASAF corrispondono a questo aumento.
Lo stesso articolo modifica il comma 454 e ammette i beni strumentali nuovi finalizzati anche al miglioramento dell’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi energetici delle strutture aziendali e dei processi produttivi. Il MASAF parla di operatività fino al 2029, ma il testo non sposta il termine degli investimenti, fissato al 28 settembre 2028: i crediti maturati nel 2028 si compensano dal 2029.
Il credito d’imposta 4.0 agricoltura spetta alle imprese della produzione agricola primaria, della pesca e dell’acquacoltura che acquistano beni strumentali nuovi ad alto contenuto tecnologico. È la misura sugli investimenti digitali tra le agevolazioni per l’agricoltura della Legge di Bilancio 2026, regolata dall’art. 1, commi da 454 a 459, della L. n. 199/2025:
| Elemento | Regola in vigore |
|---|---|
| Aliquota | 40% del costo del bene |
| Investimento massimo agevolabile | 1 milione di euro |
| Beni ammessi | beni materiali e immateriali nuovi degli allegati IV e V alla L. n. 199/2025 |
| Periodo degli investimenti | dal 1° gennaio 2026 al 28 settembre 2028 |
| Leasing | la base del credito è il costo sostenuto dal locatore |
| Utilizzo | solo in compensazione con F24, dall’anno successivo alla spesa |
| Certificazione | revisore legale; per chi non è obbligato alla revisione le spese si aggiungono al credito fino a 5.000 euro |
Il credito è cumulabile con altri aiuti sugli stessi costi entro il costo sostenuto. Si riduce se il bene è ceduto o destinato ad altre finalità entro il 31 dicembre del quinto anno successivo al completamento dell’investimento; in quel caso la parte già compensata va restituita con il saldo delle imposte, senza sanzioni né interessi (commi 455 e 456).
Il credito è riservato alle imprese del settore primario che non hanno accesso ad altri incentivi sugli stessi beni. Il comma 456 lo esclude per gli investimenti dei soggetti che possono beneficiare dell’iperammortamento o del credito d’imposta ZES per l’agricoltura del 2026. Lo esclude anche per i beni già agevolati con il credito d’imposta beni strumentali 4.0 del 2025. Il profilo fiscale decide quale incentivo si applica:
| Profilo dell’impresa | Incentivo per i beni 4.0 |
|---|---|
| Impresa agricola a reddito agrario o impresa della pesca e dell’acquacoltura, fuori dalla ZES unica | Credito d’imposta 4.0 agricoltura |
| Società agricola che dichiara reddito d’impresa in contabilità ordinaria | Iperammortamento, secondo la lettura prevalente |
| Impresa agricola nella ZES unica con accesso al credito ZES Agricoltura per le spese 2026 | Credito ZES Agricoltura; credito 4.0 escluso |
| Bene ordinato nel 2025 con acconto del 20% e consegnato entro il 30 giugno 2026 | Credito d’imposta beni strumentali 4.0 della disciplina 2025 |
L’iperammortamento riduce l’imponibile solo di chi determina un reddito d’impresa in base al bilancio e non dà beneficio a chi dichiara il reddito agrario su base catastale. Nel Mezzogiorno il comma 456, letto alla lettera, esclude chi può beneficiare del credito ZES Agricoltura anche se non lo richiede. Il decreto attuativo dovrà individuare con esattezza i beneficiari.
Un’impresa agricola individuale dell’Emilia-Romagna, a reddito agrario e senza obbligo di revisione, che nel 2026 acquista un trattore 4.0 da 180.000 euro matura un credito di 74.500 euro:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Credito al 40% sul costo del trattore | 72.000 euro |
| Compenso del revisore per la certificazione (ipotesi) | 2.500 euro |
| Credito complessivo | 74.500 euro |
| Primo anno di utilizzo in F24 | 2027 |
Il credito compensa imposte e anche contributi previdenziali, senza i limiti annui alle compensazioni esclusi dal comma 457. Se il trattore è venduto prima della fine del 2031, i 72.000 euro già compensati vanno restituiti con il saldo delle imposte dell’anno di vendita.
Con il limite di spesa in vigore di 2,1 milioni l’anno il credito copre circa 29 investimenti di questa dimensione in tutta Italia; con gli 82,1 milioni del ddl ne coprirebbe circa 1.140 nel 2027 e altrettanti nel 2028.
Il decreto attuativo MASAF-MIMIT-MEF non è ancora stato emanato e senza di esso le imprese non possono prenotare le risorse né compensare il credito. Il 23 settembre 2026, rispondendo all’interrogazione n. 5-05788 in Commissione Agricoltura della Camera, il MASAF ha riferito che lo schema è in concertazione avanzata e affiderà la gestione al GSE. Chi investe prima del decreto può già mettere in sicurezza il beneficio:
Il regime forfettario sale a 100mila euro dal 2027 nel disegno di legge di Bilancio trasmesso alle Camere: le Partite IVA potranno applicare l’imposta sostitutiva anche oltre l’attuale tetto di ricavi e compensi, con la nuova soglia valida ai fini delle imposte sui redditi. Per l’esonero IVA nella fascia aggiuntiva serve invece un’autorizzazione europea, che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato da negoziare entro un anno.
Per professionisti e lavoratori autonomi con incassi vicini al limite la flat tax si allarga quindi prima dell’IVA: il testo fissa a 115mila euro la soglia di uscita immediata dal regime e conferma per il 2027 a 35mila euro il limite per chi ha anche redditi da lavoro dipendente. Le Camere possono modificarlo fino al voto di dicembre.
In sintesi:
La Manovra 2027 alza a 100mila euro il limite di ricavi e compensi per applicare la flat tax: l’art. 9, comma 2, del ddl inserisce nell’art. 232 del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi un comma 1-bis che eleva il limite di accesso e permanenza da 85mila a 100mila euro ai fini delle imposte sui redditi e delle addizionali regionali e comunali. La stessa norma porta da 100mila a 115mila euro la soglia oltre la quale il regime cessa nello stesso anno, mentre ai fini IVA l’uscita immediata scatta ancora oltre 100mila euro.
Sull’IVA la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che il Governo ha un anno per negoziare con la Commissione europea, perché l’esonero oltre 85mila euro richiede un’autorizzazione. Il testo separa quindi i due trattamenti: l’imposta sostitutiva segue la nuova soglia nazionale, mentre ai fini IVA il limite di accesso è ancora di 85mila euro, come prevedeva lo schema discusso nei vertici di maggioranza del 26 e 27 ottobre.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva sostenuto l’ampliamento del regime forfettario durante un’iniziativa della Lega dell’8 settembre, indicando la necessità di un negoziato con l’Unione europea. La nuova soglia si applicherà dal 2027 se le Camere approveranno la norma entro la fine dell’anno.
La misura riguarda soprattutto i titolari di Partita IVA con incassi vicini al limite di accesso. Chi supera il tetto attuale senza oltrepassare quello nuovo può continuare a tassare il reddito con l’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività in possesso dei requisiti, mentre ai fini IVA supera il limite di 85mila euro.
La nuova soglia interviene su una disciplina che dal prossimo anno è ricompresa nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi. Dal 1° gennaio 2027 le disposizioni sul forfettario sono infatti collocate negli articoli da 232 a 243 del Decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, in sostituzione delle corrispondenti disposizioni della Legge n. 190/2014.
Il Dipartimento delle Finanze ha aperto il 21 ottobre 2026 una consultazione pubblica sugli effetti dell’innalzamento della soglia del regime forfettario, con l’obiettivo di valutare le conseguenze dell’aumento del limite di ricavi e compensi deciso con la Legge di Bilancio 2023. Il questionario si inserisce nella verifica dell’impatto della regolamentazione (VIR), attraverso la quale l’Amministrazione analizza i risultati delle norme già applicate.
La consultazione distingue tra chi era già forfettario prima del 2023, a cui chiede se la soglia più alta abbia consentito di espandere l’attività, e chi è entrato nel regime successivamente, a cui domanda se l’innalzamento sia stato determinante nella scelta. Le risposte servono a valutare gli effetti del limite di fatturato sulla crescita delle attività e sulle adesioni al regime agevolato.
La scheda allegata all’avviso ricostruisce l’evoluzione della soglia di accesso dal debutto del regime:
| Periodo e norma | Limite di ricavi o compensi |
|---|---|
| Dal 2015, Legge di stabilità 2015 (Legge n. 190/2014) | limiti differenziati in base all’attività esercitata, fissati nell’Allegato n. 4 della legge |
| Dal 2016, Legge di stabilità 2016 (Legge n. 208/2015) | limiti innalzati, da 30.000 euro per le attività professionali a 50.000 euro per il commercio all’ingrosso e al dettaglio |
| Dal 2019, Legge di Bilancio 2019 (Legge n. 145/2018) | limite unico di 65.000 euro per tutte le attività, ragguagliato ad anno |
| Dal 2023, Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022) | limite di 85.000 euro per l’accesso e la permanenza nel regime |
Le risposte arrivano mentre il ddl di bilancio alza di nuovo la soglia e riguardano le grandezze sulle quali si misura il costo dell’operazione: quante aperture di Partite IVA in regime forfettario sono legate alla soglia più alta e quanta crescita delle attività ne è derivata. Il Dipartimento precisa che i contributi servono ad arricchire le informazioni dell’Amministrazione e non vincolano l’istruttoria normativa.
La partecipazione avviene online, attraverso il modulo pubblicato nella pagina della consultazione del Dipartimento delle Finanze, secondo queste regole:
Per il 2027 il limite dei redditi da lavoro dipendente e assimilati compatibili con il regime forfettario è di 35mila euro: l’art. 9, comma 3, del ddl di bilancio proroga di un altro anno l’innalzamento disposto dalle ultime Leggi di Bilancio, che senza la nuova norma sarebbe tornato al valore ordinario di 30mila euro. La verifica si effettua sui redditi dell’anno precedente: per il 2027 conta il reddito da lavoro dipendente percepito nel 2026.
La causa ostativa è prevista dall’articolo 1, comma 57, lettera d-ter), della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, e dal 2027 dall’articolo 233, comma 1, lettera f), del nuovo Testo unico. L’aumento temporaneo è stato introdotto dall’articolo 1, comma 12, della Legge 30 dicembre 2024, n. 207, per il solo 2025 ed è stato prorogato di un anno dall’articolo 1, comma 27, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199: il ddl lo estende al 2027, ancora senza renderlo strutturale.
In sede di conversione del decreto Milleproroghe, la Camera ha approvato un ordine del giorno a prima firma Alberto Bagnai che impegna il Governo a rendere permanente il limite più alto. Il ddl si ferma invece a una proroga annuale: senza un nuovo intervento, dal 2028 la soglia di reddito torna a 30mila euro.
Valgono le eccezioni previste dalla disciplina: la verifica del limite non opera se il rapporto di lavoro è cessato nell’anno precedente, salvo che nello stesso anno siano stati percepiti una pensione o redditi da un altro rapporto di lavoro. Sono inoltre esclusi dal conteggio gli arretrati assoggettati a tassazione separata.
La proroga della soglia per dipendenti e pensionati ha dunque una funzione diversa dall’ampliamento della flat tax. La prima misura consente di mantenere il regime forfettario per chi affianca un’attività autonoma allo stipendio o alla pensione; la seconda interessa soprattutto chi ha un volume di ricavi o compensi superiore al tetto attuale.
Con il ddl di bilancio, il regime forfettario nel 2027 richiede il rispetto dei requisiti economici misurati sui ricavi, sulle spese per il personale e sugli eventuali redditi da lavoro dipendente. I requisiti misurati sull’anno precedente determinano l’accesso al regime, mentre il superamento della soglia di uscita immediata produce effetti nel corso dello stesso periodo d’imposta.
| Parametro | Limite dal 1° gennaio 2027 con il ddl di bilancio |
|---|---|
| Redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nel 2026 | 35.000 euro (art. 9, comma 3, del ddl di bilancio 2027) |
| Ricavi o compensi percepiti nel 2026, per l’accesso ai fini delle imposte sui redditi | 100.000 euro (art. 9, comma 2, lettera a), del ddl di bilancio 2027) |
| Ricavi o compensi percepiti nel 2026, per la franchigia IVA | 85.000 euro (art. 284 della direttiva 2006/112/CE) |
| Ricavi o compensi incassati nel 2027, uscita immediata ai fini delle imposte sui redditi | oltre 115.000 euro (art. 9, comma 2, lettera c), del ddl di bilancio 2027) |
| Ricavi o compensi incassati nel 2027, uscita immediata ai fini IVA | oltre 100.000 euro (art. 9, comma 2, lettera c), del ddl di bilancio 2027) |
| Spese per lavoro dipendente, accessorio e collaborazioni sostenute nel 2026 | 20.000 euro lordi (art. 1, comma 54, lettera b), della Legge n. 190/2014) |
Il superamento del tetto ordinario di accesso produce effetti dall’anno successivo e lascia l’anno in corso interamente in regime agevolato, purché non sia superata anche la soglia di fuoriuscita immediata. Quando gli incassi oltrepassano quest’ultima, il contribuente esce dal forfettario nello stesso anno; ai fini IVA l’imposta si applica dall’operazione che determina lo sforamento, secondo i chiarimenti della circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 32/E del 5 dicembre 2023.
Le soglie del 2027 saranno le prime ad applicarsi con il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi. Le condizioni generali di accesso e le ulteriori cause di esclusione dal regime forfettario comprendono anche incompatibilità legate a partecipazioni societarie, attività svolte prevalentemente nei confronti di precedenti datori di lavoro e utilizzo di regimi IVA speciali.
La flat tax fino a 100mila euro con IVA sopra 85mila prevista dal ddl consente ai contribuenti con ricavi superiori al limite attuale di conservare il trattamento agevolato sulle imposte dirette, mentre ai fini IVA la fascia aggiuntiva segue le regole ordinarie almeno fino all’eventuale autorizzazione europea.
Con il tetto più alto possono beneficiarne tre gruppi di contribuenti: i forfettari che superano l’attuale limite di incassi, i titolari di Partita IVA già in regime ordinario che soddisferebbero i nuovi requisiti e coloro che negli anni precedenti hanno abbandonato il regime proprio per il superamento della soglia. L’eventuale rientro dipende dalle condizioni definitive previste dalla Legge di Bilancio.
Il confronto tra regole attuali e ddl di bilancio permette di individuare le diverse conseguenze fiscali in base al volume annuo dei ricavi o compensi, distinguendo l’accesso al regime dalla sua applicazione nel corso dell’anno.
| Ricavi o compensi annui | Effetti con il ddl di bilancio |
|---|---|
| Fino a 85.000 euro | forfettario con imposta sostitutiva ed esonero IVA, senza modifiche |
| Da 85.001 a 100.000 euro | imposta sostitutiva anche l’anno successivo, con l’uscita dalla franchigia IVA |
| Da 100.001 a 115.000 euro | imposta sostitutiva fino alla fine dell’anno, con l’uscita immediata ai fini IVA |
| Oltre 115.000 euro | uscita immediata dal forfettario anche ai fini delle imposte sui redditi |
Un professionista che incassa 95mila euro nel 2026, già ammesso al forfettario all’inizio dell’anno, continua ad applicare l’imposta sostitutiva per il 2026, poiché non supera la soglia di uscita immediata. Con la legislazione attuale dal 2027 dovrebbe adottare il regime ordinario; con il ddl può applicare il forfettario anche nel 2027 ai fini delle imposte sui redditi, mentre ai fini IVA, avendo superato 85mila euro, esce dalla franchigia.
Per un contribuente che incassa 80mila euro, invece, la nuova soglia non comporta un beneficio ulteriore rispetto al regime vigente, a parità degli altri requisiti. Il vantaggio economico dell’ampliamento si concentra nella fascia superiore, nella quale la permanenza nella flat tax evita la tassazione IRPEF ordinaria.
Secondo la Relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato presentata il 24 giugno 2026, i contribuenti forfettari sono 2.027.665, dei quali 81.077 con ricavi superiori a 80mila euro. L’ampliamento della platea incide sulle entrate tributarie e richiede una copertura finanziaria, quantificata nella relazione tecnica del ddl.
L’innalzamento della soglia era già stato proposto in occasione delle precedenti Leggi di Bilancio senza essere approvato. Nella Manovra 2027 entra insieme all’estensione dell’aliquota IRPEF del 33% fino a 55mila euro per il solo 2027, che riduce la distanza tra prelievo ordinario e imposta sostitutiva per i redditi medi. La compatibilità europea della franchigia IVA è l’ulteriore vincolo per la definizione della misura.
L’applicazione dell’IVA sui compensi oltre 85mila euro avrebbe conseguenze differenti per chi lavora prevalentemente con imprese e per chi fattura a consumatori finali. Nei rapporti tra soggetti IVA, l’imposta può essere recuperata dal cliente nei limiti del diritto alla detrazione. Per i consumatori privati rappresenta invece una componente del prezzo finale.
Per una prestazione soggetta all’aliquota ordinaria del 22%, un compenso netto di 1.000 euro corrisponde a una fattura di 1.220 euro con IVA. Se il professionista mantiene invece un prezzo finale di 1.000 euro, il corrispettivo imponibile scende a circa 819,67 euro, con 180,33 euro di imposta. Si tratta di un esempio degli effetti dell’applicazione ordinaria dell’IVA, che non anticipa le modalità del testo.
L’impatto effettivo dipenderà dal momento in cui scatterà l’obbligo, dalle operazioni interessate, dalle aliquote applicabili e dalla possibilità di detrarre l’IVA sugli acquisti. Un contribuente con clientela professionale e costi elevati potrebbe trovarsi in condizioni differenti rispetto a un lavoratore autonomo che presta servizi quasi esclusivamente a privati e sostiene poche spese detraibili.
Il testo non scioglie tutti i dubbi applicativi: gli adempimenti IVA di chi applica l’imposta sostitutiva oltre 85mila euro, gli obblighi dichiarativi e il trattamento dell’imposta sugli acquisti dovranno essere chiariti dall’Agenzia delle Entrate. Questi elementi determinano la convenienza del nuovo forfettario con IVA e rendono prematuro un confronto definitivo del risparmio fiscale.
La normativa europea fissa a 85mila euro il limite massimo nazionale per la franchigia IVA delle piccole imprese, mentre consente agli Stati membri di disciplinare autonomamente le imposte sui redditi. L’articolo 284 della direttiva 2006/112/CE, come modificato dalla direttiva (UE) 2020/285 del Consiglio del 18 febbraio 2020, impedisce quindi di estendere automaticamente l’esonero IVA italiano a una soglia superiore.
La stessa disposizione prevede una soglia di 100mila euro di volume d’affari complessivo nell’Unione per accedere, alle condizioni stabilite, al regime di franchigia transfrontaliero. Questo importo riguarda le operazioni tra Stati membri e non costituisce un limite nazionale alternativo utilizzabile liberamente per l’esenzione IVA dei contribuenti stabiliti in Italia.
L’articolo 288-bis della direttiva disciplina inoltre le conseguenze del superamento delle soglie nel corso dell’anno, consentendo agli Stati membri alcune opzioni di tolleranza. La franchigia non può comunque essere concessa a un soggetto il cui volume d’affari nello Stato membro superi il massimo previsto dalla disposizione. Le regole europee sono consultabili nel testo consolidato della direttiva 2006/112/CE.
Il recepimento della nuova disciplina è avvenuto con il Decreto legislativo 13 novembre 2024, n. 180, che ha introdotto nel DPR 26 ottobre 1972, n. 633, il Titolo V-ter dedicato al regime transfrontaliero di franchigia, con applicazione dal 1° gennaio 2025.
Un forfettario a 100mila euro con esonero IVA integrale richiede quindi un intervento in sede europea. Il doppio regime, con imposta sostitutiva sul reddito e IVA ordinaria nella fascia superiore, nasce dall’esigenza di rispettare il limite comunitario senza rinunciare all’estensione della tassa piatta.
L’Italia aveva già chiesto nel 2019 di innalzare la soglia dell’esenzione IVA, come documentato dalla proposta COM(2020) 124 final del 31 marzo 2020. Il Consiglio autorizzò allora il limite di 65mila euro con la decisione di esecuzione (UE) 2020/647 dell’11 maggio 2020. Il successivo aumento a 85mila euro fu autorizzato dalla decisione di esecuzione (UE) 2023/664 del 21 marzo 2023, quando era ancora disponibile il precedente meccanismo di deroga.
Con la riforma europea entrata in applicazione nel 2025 è stato soppresso l’articolo 285 della direttiva IVA, sul quale si fondavano le precedenti autorizzazioni individuali. Il nuovo limite di franchigia deriva direttamente dall’articolo 284 e un suo innalzamento generalizzato richiederebbe una modifica della direttiva, secondo la procedura legislativa europea prevista in materia fiscale.
Il Ministero dell’Economia ha confermato questa interpretazione il 25 giugno 2025, rispondendo all’interrogazione a risposta immediata n. 5-04144 Centemero, dedicata alle soglie del volume d’affari annuo per l’esenzione IVA delle imprese di minori dimensioni. Il sottosegretario Federico Freni ha chiarito che la facoltà di innalzare in deroga il limite non rientra nella disponibilità dei governi nazionali, riservandosi di verificare in sede europea eventuali revisioni della disciplina.
Il testo della risposta del MEF all’interrogazione n. 5-04144 del 25 giugno 2025 conferma quindi il vincolo sull’esonero IVA. Il negoziato annunciato il 28 ottobre dalla presidente del Consiglio dovrà misurarsi con questo assetto: senza il vecchio meccanismo di deroga individuale, un esonero oltre 85mila euro richiede una decisione in sede europea, mentre la sola soglia reddituale del forfettario a 100mila euro è una scelta legislativa nazionale.
La convenienza fiscale del regime forfettario dipende dal coefficiente di redditività associato al codice ATECO, dai contributi previdenziali obbligatori, dai costi effettivi dell’attività e dal trattamento IVA applicabile. L’estensione a 100mila euro richiede di confrontare queste variabili con il carico fiscale del regime ordinario, tenendo conto che l’aliquota sostitutiva si applica a un reddito determinato forfettariamente.
Il regime agevolato considera una quota prestabilita dei ricavi come reddito imponibile, indipendentemente dalle spese effettivamente sostenute, con la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori secondo le regole previste. Nel regime ordinario il reddito imponibile è invece determinato sulla base dei ricavi e dei costi fiscalmente riconosciuti, con l’applicazione dell’IRPEF e delle relative addizionali.
Con il calcolo online dell’imposta nel regime forfettario è anche possibile valutare l’effetto dell’aliquota al 5% o al 15% sui compensi e sul reddito imponibile. Il calcolatore di PMI.it consente di determinare l’imposta sostitutiva in funzione degli incassi annui, del settore di attività e dei contributi previdenziali. Il servizio permette di stimare il prelievo fiscale e il guadagno netto secondo le regole attualmente applicabili.
Un’attività con coefficiente di redditività all’86% e spese effettive elevate può trovare più conveniente il regime ordinario anche prima di raggiungere il tetto di ricavi. Un professionista con coefficiente al 78% e costi contenuti può invece ottenere un vantaggio maggiore dall’imposta sostitutiva, soprattutto quando l’uscita verso il regime ordinario comporta l’applicazione di aliquote IRPEF progressive.
Per i contribuenti che si collocano nella fascia tra le due soglie, la simulazione completa del risparmio fiscale deve comprendere anche l’IVA: oltre 85mila euro l’imposta sui compensi pesa sul prezzo per i clienti privati, mentre il diritto alla detrazione sugli acquisti ne riduce il costo per chi sostiene spese elevate.
Fino all’approvazione della Legge di Bilancio, la pianificazione degli incassi e dei compensi di fine anno deve basarsi sulle soglie del regime forfettario attualmente vigenti. Il superamento del limite ordinario continua a determinare la fuoriuscita dall’anno successivo, mentre l’uscita immediata opera soltanto alle condizioni già stabilite dalla normativa.
La Legge di Bilancio 2027 è arrivata in Parlamento: il disegno di legge approvato in Consiglio dei Ministri ha ottenuto la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato e il 30 ottobre il Presidente della Repubblica ne ha autorizzato la presentazione alle Camere. Per la consuetudine dell’alternanza tra i due rami del Parlamento, quest’anno l’esame della manovra inizia alla Camera dei deputati.
Con il testo bollinato, famiglie e professionisti conoscono il quadro completo delle riforme e delle misure annunciate in conferenza stampa dal Governo e inserite nella Manovra 2027 (comprensivo dei vari requisiti, importi e decorrenze), che il Parlamento potrà comunque modificare fino al voto finale, ultima tappa del calendario della Legge di Bilancio.
In sintesi:
La Legge di Bilancio 2027 va approvata dalle Camere entro il 31 dicembre e nel 2026 il disegno di legge ha superato in ritardo i primi passaggi, dal via libera del Consiglio dei Ministri all’autorizzazione alla presentazione alle Camere. Le tappe sono fissate dalla Costituzione, dalla legge di contabilità pubblica, dal regolamento europeo sul calendario di bilancio comune e, per il DPFP, dalle risoluzioni parlamentari.
| Scadenza | Atto e riferimento normativo |
|---|---|
| 2 ottobre 2026, avvenuto | Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP) approvato dal Consiglio dei ministri e trasmesso alle Camere in luogo della NADEF, come richiesto dalla risoluzione n. 7-00414 della Commissione Bilancio della Camera dei deputati e dall’analoga risoluzione della Commissione Bilancio del Senato |
| 13 ottobre 2026, avvenuto | Approvazione da parte delle Camere del DPFP e della relazione per lo scostamento, con la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera richiesta dall’art. 6, comma 3, della L. n. 243/2012 |
| 15 ottobre 2026, avvenuto | Trasmissione alla Commissione europea e all’Eurogruppo del Documento programmatico di bilancio (DPB), approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre, ai sensi dell’art. 6, par. 1, del Regolamento (UE) n. 473/2013 |
| Entro il 20 ottobre 2026, termine non rispettato | Approvazione del disegno di legge di bilancio in Consiglio dei ministri e presentazione alle Camere, ai sensi dell’art. 7, comma 2, lett. d), e comma 3, della L. n. 196/2009 |
| 28 ottobre 2026, avvenuto | Approvazione del disegno di legge di bilancio in Consiglio dei ministri, comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 195 |
| 30 ottobre 2026, avvenuto | Bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, invio del testo dal MEF a Palazzo Chigi e autorizzazione del Presidente della Repubblica alla presentazione alle Camere, con esame in prima lettura alla Camera dei deputati |
| Entro il 30 novembre 2026 | Parere della Commissione europea sul Documento programmatico di bilancio, ai sensi dell’art. 7, par. 1, del Regolamento (UE) n. 473/2013 |
| Entro il 31 dicembre 2026 | Approvazione definitiva della legge di bilancio, che l’art. 81, quarto comma, della Costituzione affida ogni anno alle Camere, e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entro il termine fissato dall’art. 4, par. 3, del Regolamento (UE) n. 473/2013 |
| 1° gennaio 2027 | Entrata in vigore della legge di bilancio, salvo decorrenze diverse fissate dai singoli commi |
| Entro gennaio 2027 | Eventuali disegni di legge collegati alla manovra, ai sensi dell’art. 7, comma 2, lett. f), della L. n. 196/2009 |
Il rinvio dell’esame in Consiglio dei ministri nel 2026 è dipeso dalle coperture e dal confronto con la Commissione europea sull’uso della clausola nazionale di salvaguardia per l’energia.
Il DPFP ha aggiornato le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del Documento di finanza pubblica di aprile e fissato il quadro programmatico entro cui il Governo scrive la manovra. Per il secondo anno prende il posto della NADEF, la Nota di aggiornamento al DEF, in attesa della riforma della L. n. 196/2009 e della L. n. 243/2012 che recepirà le nuove regole europee di bilancio.
La risoluzione di maggioranza n. 7-00414, approvata dalla Commissione Bilancio della Camera il 1° ottobre 2026, chiede che il documento riporti:
Insieme al DPFP il Consiglio dei ministri ha approvato la relazione al Parlamento prevista dall’art. 6, comma 3, della L. n. 243/2012, che chiede di attivare la clausola di salvaguardia nazionale dell’art. 26 del Regolamento (UE) 2024/1263 per le spese in energia e difesa: lo scostamento è autorizzato solo con il voto a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera.
Il DPFP indica quanto spazio finanziario ha la manovra e verso quali voci andrà, senza testi di legge: le misure che vi compaiono non sono ancora applicabili. Sui conti pubblici in vista della manovra l’Ufficio parlamentare di bilancio ha segnalato i vincoli che debito e deficit pongono alle coperture.
Il Documento programmatico di bilancio (DPB) è la sintesi della manovra che il Governo trasmette alla Commissione europea e all’Eurogruppo, con l’obiettivo di saldo e le principali misure di entrata e di spesa quantificate, come prescrive l’art. 6, par. 3, del Regolamento (UE) n. 473/2013. Sul documento la Commissione UE adotta un parere e, nei casi di inosservanza particolarmente grave degli obblighi del Patto di stabilità e crescita, può chiedere un progetto riveduto entro due settimane dalla trasmissione, ai sensi dell’art. 7, par. 2, dello stesso regolamento.
Prima del parere, il Consiglio Ecofin del 9 novembre è chiamato a decidere sull’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale chiesta dall’Italia: dalla decisione dipende l’uso degli spazi di spesa per difesa ed energia previsti nel DPB.
Dal deposito alle Camere il disegno di legge di bilancio segue l’iter ordinario: audizioni ed esame in commissione Bilancio della Camera, voto dell’Aula di Montecitorio, quindi seconda lettura al Senato. Con la riforma della L. 4 agosto 2016, n. 163, la manovra è diventata un testo unico in due sezioni: la prima raccoglie le misure normative che in passato stavano nella legge di stabilità, la seconda le previsioni di entrata e di spesa del bilancio dello Stato.
Dopo la trasmissione del testo alla Camera, il calendario ufficiale dell’esame in commissione Bilancio non è ancora stato fissato. Le date circolate dopo la bollinatura prevedono l’avvio delle audizioni di istituzioni e parti sociali il 5 novembre, con la partecipazione dei componenti della commissione Bilancio del Senato, e il termine per la presentazione delle proposte di modifica il 17 novembre; il calendario di novembre dell’Assemblea di Montecitorio non comprende la manovra, attesa in Aula nei primi giorni di dicembre.
Le misure cambiano soprattutto con gli emendamenti presentati nel primo ramo. Per la manovra 2027 Giorgetti ha ricordato che il Parlamento può migliorare il testo, trovare risorse che il Governo non ha individuato o destinarle diversamente, e che la proposta dell’Esecutivo poggia sulle condizioni di finanza pubblica del 27 ottobre, con possibili margini più ampi nelle settimane successive.
Una misura della manovra diventa certa con la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale e spesso è utilizzabile solo dopo decreti attuativi, circolari di prassi INPS o provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
| Dove compare la misura | Che cosa si può programmare |
|---|---|
| Dichiarazioni di ministri e partiti | Nessuna certezza: la proposta può cambiare importo e platea o essere abbandonata |
| DPFP | Le misure di prossima adozione con i loro effetti finanziari complessivi, senza requisiti né importi individuali |
| Documento programmatico di bilancio | Le singole misure descritte e quantificate dal Governo, ancora prive di testo normativo |
| Disegno di legge depositato | Requisiti, importi e decorrenze nella formulazione del Governo, modificabili con gli emendamenti |
| Testo approvato dal primo ramo | Il contenuto pressoché definitivo, se la seconda lettura si chiude senza modifiche |
| Legge in Gazzetta Ufficiale | La norma in vigore, con la decorrenza fissata dal singolo comma |
| Decreti attuativi, circolari e provvedimenti | Le modalità di domanda, accesso e fruizione del beneficio |
Senza approvazione della legge di bilancio entro fine anno, lo Stato può gestire il bilancio solo in esercizio provvisorio, che l’art. 81, quinto comma, della Costituzione consente esclusivamente per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. In quel caso le nuove misure della manovra non si applicano fino al voto finale.
Il Regolamento (UE) n. 473/2013, all’art. 4, par. 3, chiede agli Stati di disporre di procedure di bilancio reversibili per i casi in cui il bilancio non sia adottato entro fine anno per ragioni oggettive.
Il rischio spiega il ritmo delle ultime settimane: una modifica in seconda lettura obbliga a una terza lettura nell’altro ramo, e per questo a ridosso di fine anno il secondo ramo approva di norma il testo senza cambiarlo, con la questione di fiducia.
Dopo il voto finale la manovra si completa con i disegni di legge collegati, che il Governo presenta per le riforme di settore indicate nei documenti programmatici, e con i provvedimenti attuativi delle singole misure. Il DPFP del 2025 ne elencava 38, dalle pensioni agli enti locali, alcuni dei quali già approvati.
Il riferimento per chi deve applicare le regole è il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale: per la manovra in vigore è disponibile il testo della Legge di Bilancio 2026, con disposizioni già applicabili anche nel 2027.
La riforma IRPEF 2027 vale per un solo anno. Il disegno di Legge di Bilancio trasmesso alla Camera allarga fino a 55mila euro la fascia di reddito tassata con l’aliquota intermedia soltanto per il 2027, una soglia più bassa dell’obiettivo indicato in estate: senza una proroga, dall’anno successivo lo scaglione torna al limite in vigore oggi.
In Parlamento si discute anche un taglio della prima aliquota, assente dal testo del Governo.
Le nuove aliquote partono dagli scaglioni IRPEF in vigore, con l’aliquota intermedia già ridotta dall’ultima Manovra. Il loro valore per dipendenti, pensionati e autonomi in regime ordinario dipende dal reddito: il calcolo IRPEF con le regole attuali è la base per stimare quanto cambia sulla propria imposta, in attesa dell’esame delle Camere.
In sintesi:
La riforma IRPEF 2027 è scritta all’art. 9 del disegno di legge di bilancio approvato dal Governo il 28 ottobre e diventerà norma solo con il voto delle Camere. Le tappe sono le seguenti:
Il ddl porta il secondo scaglione al 33% fino a 55mila euro per il solo 2027, meno dei 60mila euro indicati come obiettivo dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo per il taglio IRPEF fino a 60mila euro. Sposta dal 43% al 33% la quota di reddito tra 50.000 e 55.000 euro, con un risparmio di 100 euro ogni 1.000 euro di imponibile compreso in quella fascia. Dal 2028, senza una proroga approvata dal Parlamento, il 33% torna a fermarsi a 50.000 euro. Per il 2027 gli scaglioni diventano i seguenti:
| Reddito imponibile | Aliquota nel 2027 con il ddl |
|---|---|
| fino a 28.000 euro | 23% |
| oltre 28.000 e fino a 55.000 euro | 33% |
| oltre 55.000 euro | 43% |
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato che con i precedenti interventi sull’IRPEF lo Stato ha rinunciato a circa 21 miliardi e ha definito il nuovo taglio il massimo consentito dalle risorse disponibili. Alla vigilia del Consiglio dei ministri fonti di maggioranza lo davano fuori dal testo per mancanza di coperture.
Il secondo intervento è la prima aliquota al 22%, ipotesi aperta dal presidente della Commissione Finanze della Camera Marco Osnato e assente dal ddl del Governo. Su un primo scaglione ampio 28.000 euro varrebbe al massimo 280 euro l’anno, più dei 220 euro indicati da alcune ricostruzioni, che corrispondono a un punto su 22.000 euro. Chi ha l’imposta lorda già azzerata dalle detrazioni, come i dipendenti e i pensionati entro la no tax area, non ne trarrebbe beneficio. Sommata all’estensione della fascia al 33%, con un emendamento in Parlamento la struttura dell’imposta sarebbe la seguente:
| Reddito imponibile | Aliquota con entrambi gli interventi |
|---|---|
| fino a 28.000 euro | 22% |
| oltre 28.000 e fino a 55.000 euro | 33% |
| oltre 55.000 euro | 43% |
Tra le misure collegate all’IRPEF il ddl conferma per il 2027, all’art. 6, la tassazione al 5% degli aumenti contrattuali, inclusa dalla presidente del Consiglio tra le misure in scadenza rinnovate. La detassazione della tredicesima sostenuta da Forza Italia, invece, non è nel testo: in conferenza stampa la presidente del Consiglio ha detto che attualmente la misura non c’è nella legge di bilancio.
Rispetto al 2026, l’estensione della fascia al 33% non cambia l’IRPEF lorda fino a 50.000 euro di imponibile e la riduce al massimo di 500 euro da 55.000 euro in su, sui soli redditi del 2027; con anche la prima aliquota al 22% il beneficio riguarderebbe tutti i redditi e arriverebbe a 780 euro l’anno. Il risparmio con la sola estensione della fascia, prevista dal ddl, è il seguente:
| Reddito imponibile | Risparmio nel 2027 rispetto al 2026 |
|---|---|
| 28.000 euro | 0 euro |
| 40.000 euro | 0 euro |
| 50.000 euro | 0 euro |
| 52.000 euro | 200 euro |
| 55.000 euro e oltre | 500 euro |
Con la prima aliquota al 22%, se introdotta in Parlamento, il vantaggio si estenderebbe anche ai redditi sotto i 50.000 euro:
| Reddito imponibile | Risparmio annuo con entrambi gli interventi |
|---|---|
| 15.000 euro | 150 euro |
| 20.000 euro | 200 euro |
| 28.000 euro | 280 euro |
| 40.000 euro | 280 euro |
| 52.000 euro | 480 euro |
| 55.000 euro e oltre | 780 euro |
In busta paga le aliquote si applicano al reddito imponibile, cioè alla RAL al netto dei contributi a carico del dipendente, pari in genere al 9,19% nel settore privato. Con questa aliquota contributiva, e senza il contributo aggiuntivo dell’1%, l’effetto delle due ipotesi è il seguente:
Il vantaggio vale una volta sola: dal 2028, senza una proroga, su 55.000 euro di imponibile l’imposta lorda torna da 15.350 a 15.850 euro, il livello del 2026.
Gli importi applicano le sole aliquote e precedono detrazioni e addizionali regionali e comunali. Il netto mensile con contributi, detrazioni e addizionali si ottiene con il calcolatore dello stipendio netto.
La riforma 2027 si innesta su tre interventi già approvati in attuazione dell’art. 5 della legge delega per la riforma fiscale (L. n. 111/2023) e oggi tutti strutturali, a differenza dell’estensione del ddl, limitata a un anno. Il D.Lgs. n. 216/2023 ha fatto confluire nel primo scaglione la fascia tra 15.000 e 28.000 euro, tassata al 25% fino al 2023, con un risparmio fino a 260 euro l’anno, circa 22 euro al mese. Lo stesso decreto ha elevato da 1.880 a 1.955 euro la detrazione dei dipendenti con reddito fino a 15.000 euro, portando la no tax area da 8.174 a circa 8.500 euro, come illustrato dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 2/E del 6 febbraio 2024.
La Legge di Bilancio 2025 (L. n. 207/2024) ha reso strutturali aliquote e detrazione. Ha poi sostituito l’esonero contributivo dei dipendenti con una somma esente per i redditi fino a 20.000 euro (art. 1, comma 4) e con un’ulteriore detrazione per quelli fino a 40.000 euro. Le norme sul trattamento integrativo sono state adeguate per mantenere le condizioni di accesso, e le Regioni e i Comuni che non hanno adeguato le addizionali ai nuovi scaglioni possono applicare fino al 2028 le aliquote dell’anno precedente.
La Legge di Bilancio 2026 ha ridotto di due punti l’aliquota intermedia con l’art. 1, comma 3, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199, che modifica l’art. 11 del TUIR, con un risparmio fino a 440 euro l’anno. Sopra i 200.000 euro di reddito complessivo il comma 5-bis dell’art. 16-ter del TUIR riduce dello stesso importo le detrazioni per gli oneri al 19% (escluse le spese sanitarie), per le erogazioni liberali ai partiti politici e per i premi assicurativi contro gli eventi calamitosi. In chiaro: l’aliquota scende e lo sconto dalle spese detraibili si riduce della stessa misura.
Rispetto al 2023, ultimo anno a quattro aliquote, l’IRPEF lorda è già scesa da 6.700 a 6.440 euro su 28.000 euro di imponibile, da 14.400 a 13.700 euro su 50.000 euro e da 25.150 a 24.450 euro su 75.000 euro. Con il ddl, su 75.000 euro scenderebbe ancora a 23.950 euro, per il solo 2027.
Dall’anno prossimo, aliquote e detrazioni si leggono nel nuovo TUIR, che sostituisce il testo del 1986 e colloca gli scaglioni all’art. 11 senza modificarli. L’art. 9, comma 1, del ddl aggiunge a questo articolo il comma 5-bis, che con la formula «Per l’anno 2027» applica il 33% fino a 55.000 euro in luogo degli scaglioni del comma 1. In chiaro: il comma 1, con il 33% fermo a 50.000 euro, torna a valere dal 2028 senza altre modifiche, e per prolungare il taglio serve una nuova legge.
Il testo unico è approvato dal D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117, in vigore dal 4 luglio 2026. Il riordino delle detrazioni per i redditi oltre 75.000 euro, oggi all’art. 16-ter, diventa l’art. 18.
La portata della riforma è stata decisa sulle coperture. Le ricostruzioni di stampa della vigilia, riprese dall’ANSA, collocavano il costo dell’estensione della fascia al 33% fino a 55.000 euro intorno a 1,2 miliardi di euro l’anno, contro 2,6-2,7 miliardi per la soglia a 60.000 euro; il taglio della prima aliquota costerebbe circa 1,5 miliardi in più. La relazione tecnica al ddl stima per il 2027 minori entrate per circa 1,43 miliardi di euro, circa 230 milioni sopra le stime della vigilia, su una platea di circa 3,2 milioni di contribuenti.
Il Documento programmatico di bilancio stima la manovra in circa 23,5 miliardi nel 2027, con il contributo di banche e assicurazioni come prima copertura, mentre lo scostamento autorizzato dalle Camere finanzia solo energia e difesa. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva subordinato le nuove misure alla quantificazione delle risorse.
Il ddl lascia invariato il correttivo sui redditi alti: la riduzione di 440 euro delle detrazioni per chi supera i 200.000 euro di reddito complessivo, introdotta dall’art. 1, comma 4, della L. n. 199/2025, è tarata sul solo taglio dell’aliquota intermedia deciso nel 2026. Senza un emendamento, l’estensione della fascia al 33% vale quindi anche per i redditi più alti, con un risparmio fino a 500 euro nel 2027. Fino all’approvazione della Legge di Bilancio, per il 2027 si applicano le aliquote del 2026.
Il ddl della Manovra 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, potenzia ulteriormente il congedo parentale, con una mensilità in più indennizzata all’80%. Con le misure degli anni scorsi i mesi con retribuzione potenziata erano già saliti a tre, mentre dal 2027 diventano quattro, con un’agevolazione in più per le famiglie numerose, dato che per il secondo figlio salgono a cinque e dal terzo figlio arrivano a sei.
La retribuzione del congedo parentale cresce quindi soprattutto per i dipendenti con più figli, mentre per i lavoratori autonomi il Governo introduce un voucher. Il disegno di legge conferma inoltre il bonus mamme lavoratrici, tra le misure in scadenza a fine 2026 rinnovate dal Governo.
Il testo, che il Presidente della Repubblica ha autorizzato il 30 ottobre a presentare alle Camere, lega i mesi in più alla fine del congedo di maternità o di paternità: spettano ai genitori che lo terminano dopo il 31 dicembre 2026. L’esame parte dalla Camera e, secondo il calendario della Legge di Bilancio, il Parlamento può modificarlo fino all’approvazione definitiva entro fine anno.
Dal 2027 i mesi all’80% sono di base quattro per tutti i genitori e aumentano con l’ordine di nascita del figlio, secondo il comunicato del Consiglio dei ministri n. 195 del 28 ottobre 2026 e l’art. 59 del disegno di legge di bilancio. Le mensilità maggiorate, che erano già tre, sono calibrate così:
Gli altri requisiti della maggiorazione sono quelli in vigore: spetta ai soli lavoratori dipendenti, in alternativa tra i genitori, per i mesi fruiti entro il sesto anno di vita del bambino, ai sensi dell’art. 34, comma 1, del D.Lgs. 151/2001. L’art. 59 interviene sulla parte di quel comma che oggi aggiunge un mese all’80% ai due già previsti e la sostituisce con due mesi ulteriori per il primo figlio, tre per il secondo e quattro dal terzo.
Il diritto ai nuovi mesi dipende dalla data in cui si chiude il congedo successivo al parto: l’art. 59 li riconosce ai lavoratori che hanno terminato o terminano il congedo di maternità o, in alternativa, il congedo di paternità dopo il 31 dicembre 2026. Chi lo ha concluso entro quella data utilizza le mensilità maggiorate previste dalle regole precedenti, anche se prende il congedo parentale nel 2027.
Oltre alla data di nascita incide la ripartizione dei cinque mesi di maternità tra prima e dopo il parto. Per un figlio nato il 15 settembre 2026, la lavoratrice che si è astenuta due mesi prima del parto e tre dopo chiude il congedo a metà dicembre 2026 e non accede ai mesi in più; con la flessibilità di un mese prima e quattro dopo lo chiude a metà gennaio 2027, e chi ha lavorato fino al parto usando tutti i cinque mesi successivi lo chiude a metà febbraio 2027: in entrambi i casi si applicano le nuove regole.
L’indennità INPS si calcola sulla retribuzione media giornaliera del mese precedente l’inizio del congedo, come prevede l’art. 23 del D.Lgs. 151/2001, è di norma anticipata dal datore di lavoro in busta paga ed è soggetta a IRPEF.
Con una retribuzione mensile di 2.000 euro un mese di congedo all’80% vale 1.600 euro lordi, contro i 600 euro di un mese al 30%: ogni mensilità maggiorata aggiunge quindi 1.000 euro all’indennità. Sui nove mesi indennizzati il confronto per figlio è il seguente:
| Regole 2026 e 2027 | Indennità di congedo parentale |
|---|---|
| Regole 2026, tre mesi all’80% per ogni figlio | 8.400 euro |
| Primo figlio dal 2027, quattro mesi all’80% | 9.400 euro (+1.000) |
| Secondo figlio dal 2027, cinque mesi all’80% | 10.400 euro (+2.000) |
| Dal terzo figlio dal 2027, sei mesi all’80% | 11.400 euro (+3.000) |
La simulazione considera i mesi all’80% compresi nei nove indennizzati, perché l’art. 34 eleva all’80% l’indennità di mesi già pagati al 30% senza allungare il congedo, e presuppone che i genitori li utilizzino entro i sei anni del bambino.
Le novità della Manovra riguardano la retribuzione dei mesi: la durata del congedo parentale è fissata dall’art. 32 del D.Lgs. 151/2001 in dieci mesi complessivi tra i due genitori, elevabili a undici se il padre si astiene dal lavoro per almeno tre mesi, anche in modo frazionato. Per i dipendenti il congedo si può utilizzare fino ai 14 anni di vita del figlio, dopo l’estensione disposta dall’art. 1, comma 219, della L. 199/2025.
Dei dieci mesi ne sono indennizzati nove: tre per ciascun genitore, non trasferibili all’altro, e tre in alternativa tra i due, pagati al 30% della retribuzione quando non godono della maggiorazione all’80%. Al genitore solo spettano nove mesi indennizzati al 30%. Per i periodi ulteriori l’indennità del 30% è dovuta solo se il reddito individuale è inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo di pensione.
I periodi di congedo sono computati nell’anzianità di servizio e non riducono ferie, riposi e tredicesima, salvo gli emolumenti accessori legati alla presenza in servizio. I dipendenti del settore privato presentano all’INPS la domanda di congedo parentale, mentre le modalità del congedo parentale a ore sono stabilite dai contratti collettivi.
Il limite dei 14 anni vale per i dipendenti: per gli iscritti alla Gestione Separata il congedo indennizzato si ferma ai 12 anni del figlio, mentre i lavoratori autonomi hanno diritto a tre mesi di congedo entro il primo anno di vita del bambino, ai sensi dell’art. 69 del D.Lgs. 151/2001. Le maggiorazioni all’80% non si applicano a nessuna delle due categorie.
Al congedo parentale si aggiunge il congedo obbligatorio di paternità di 10 giorni lavorativi, retribuito al 100%, che il padre dipendente utilizza tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i cinque mesi successivi, anche durante il congedo di maternità della madre, come prevede l’art. 27-bis del D.Lgs. 151/2001.
Se il figlio ha una disabilità grave riconosciuta ai sensi della Legge 104, il genitore ha diritto a un congedo straordinario fino a due anni, frazionabile anche a giorni, con un’indennità pari all’ultima retribuzione percepita entro un tetto annuo.
I contratti collettivi possono migliorare l’indennità di legge: nel CCNL Scuola retribuisce per intero i primi 30 giorni di congedo parentale, per docenti e personale ATA a tempo indeterminato e determinato.
Il voucher per gli autonomi previsto dall’art. 60 del ddl vale fino a 500 euro al mese per un massimo di tre mesi e spetta ai genitori iscritti alle gestioni previdenziali dell’INPS per i lavoratori autonomi, come artigiani, commercianti e coltivatori diretti, e agli iscritti alla Gestione Separata. La misura è sperimentale e copre il 2027, il 2028 e il 2029.
Il contributo si chiede al termine del congedo di maternità o di paternità e copre al massimo tre mesi negli undici successivi, in alternativa al congedo parentale spettante al genitore autonomo. Se entrambi i genitori sono autonomi, il voucher spetta a uno solo.
Le somme servono a pagare la baby-sitter o i servizi educativi per l’infanzia, come il nido, indicati dall’art. 2, comma 3, del D.Lgs. 65/2017, e non entrano nel calcolo dell’ISEE per l’Assegno unico. I criteri di accesso e le modalità di utilizzo saranno fissati da un decreto dell’autorità politica delegata per la famiglia, di concerto con i ministri del Lavoro e dell’Economia, da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio.
Il voucher ha un limite di spesa di 15 milioni di euro l’anno: con un massimo di 1.500 euro a beneficiario, la dotazione basta per 10.000 genitori l’anno se tutti chiedono l’importo pieno, e il decreto dovrà stabilire le procedure per rispettare il tetto.
Il testo richiama solo le gestioni INPS e la Gestione Separata, mentre l’art. 57 sul bonus mamme cita espressamente anche le casse professionali. Salvo modifiche in Parlamento, sono quindi esclusi dal voucher avvocati, commercialisti e gli altri professionisti iscritti a una cassa privata; i professionisti senza cassa, iscritti alla Gestione Separata, possono chiederlo.
Per ogni nuovo nato dal 1° gennaio 2027 l’INPS aprirà entro tre mesi dalla nascita una posizione individuale nel fondo “Valore nuovi nati” previsto dall’art. 58 del ddl, un salvadanaio in cui lo Stato verserà 100 euro l’anno fino ai 18 anni. Genitori, parenti fino al terzo grado e affini fino al secondo possono aggiungere versamenti volontari, detraibili dall’IRPEF al 19% fino a 1.000 euro l’anno.
La gestione finanziaria delle somme è affidata a Cassa depositi e prestiti. Dai 18 anni, su richiesta del titolare, il capitale è trasferito a una forma di previdenza complementare, salvo i casi di riscatto che saranno individuati da un decreto del ministro del Lavoro, di concerto con il ministro dell’Economia, entro 180 giorni.
Le pensioni INPS di novembre 2026 sono in pagamento da lunedì 2 con la stessa valuta per chi riceve l’assegno in banca e per chi lo riscuote alle Poste. Il cedolino della pensione chiude le addizionali IRPEF regionali e comunali e, per chi ha l’INPS come sostituto d’imposta, applica il secondo acconto e le ultime rate dei conguagli da modello 730. Il netto ne esce più basso mentre quello di dicembre sarà più alto.
In sintesi:
Il pagamento delle pensioni di novembre 2026 avviene lunedì 2 novembre, primo giorno bancabile del mese, con la stessa data di disponibilità presso Poste Italiane e banche, perché il 1° novembre cade di domenica ed è la festa di Ognissanti.
La data è indicata nel calendario dei pagamenti INPS allegato alla circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025, che applica l’art. 1, comma 302, della L. n. 190/2014: le pensioni si pagano il primo giorno bancabile di ogni mese, con l’unica eccezione di gennaio, pagato il secondo giorno bancabile.
La pensione di dicembre, che comprende la tredicesima, è in pagamento martedì 1° dicembre; l’importo della mensilità aggiuntiva si stima con il calcolo della tredicesima.
Il ritiro della pensione in contanti agli sportelli di Poste Italiane è possibile da lunedì 2 novembre solo per importi complessivi fino a 1.000 euro netti, come ricorda l’INPS nella comunicazione sul cedolino di novembre del 29 ottobre 2026. Chi è titolare di più prestazioni pensionistiche e assistenziali le riceve con un unico mandato di pagamento. Chi percepisce più di 1.000 euro netti deve indicare un conto o un libretto con il servizio INPS per cambiare le coordinate di accredito della pensione.
Per l’accesso agli sportelli Poste Italiane fornisce solo indicazioni di orario: nei comunicati sul pagamento di novembre 2025 consigliava di presentarsi in tarda mattinata o nel pomeriggio, preferendo i giorni successivi ai primi del mese. Le eventuali turnazioni per cognome si verificano presso l’ufficio postale di riscossione.
I titolari di Libretto di Risparmio, Conto BancoPosta o Postepay Evolution con accredito della pensione possono prelevare dagli ATM Postamat dal 2 novembre, senza recarsi allo sportello.
Nel cedolino della pensione di novembre l’INPS trattiene l’ultima delle 11 rate delle addizionali regionale e comunale a saldo 2025 e la nona e ultima rata dell’acconto comunale 2026. Le addizionali sono calcolate sull’imponibile IRPEF erogato dall’Istituto, senza tenere conto di altri redditi; l’acconto comunale è pari al 30% dell’addizionale ottenuta applicando l’aliquota del Comune per l’anno precedente.
Le tre trattenute compaiono nel cedolino con queste descrizioni:
Le aliquote sono deliberate da Regioni e Comuni e pubblicate sul portale del Dipartimento delle Finanze. Per il 2026 molti enti hanno alzato la soglia di esenzione, come Roma a 14.000 euro: sotto la soglia deliberata le addizionali non sono trattenute.
Le regole sono riepilogate nella scheda INPS sulle addizionali, aggiornata al 5 maggio 2026. Non subiscono trattenute fiscali le prestazioni di invalidità civile e le pensioni e gli assegni sociali.
Sulla pensione di novembre l’INPS trattiene il secondo o unico acconto IRPEF e l’eventuale acconto della cedolare secca risultanti dal modello 730/4 dei pensionati che hanno indicato l’Istituto come sostituto d’imposta. Il meccanismo del secondo acconto IRPEF è lo stesso applicato in busta paga ai lavoratori dipendenti: l’importo è determinato nella dichiarazione e il sostituto lo trattiene.
La richiesta di riduzione o annullamento della seconda rata andava presentata entro il 10 ottobre. La Guida INPS all’assistenza fiscale del 7 maggio 2026 precisa che, per i tempi di elaborazione dei mandati, le richieste arrivate dopo la fine di settembre non modificano la trattenuta di novembre: l’acconto è applicato nella misura originaria del 730/4 e la differenza è rimborsata sulla pensione di dicembre.
Se il rateo di novembre non basta a coprire l’acconto, l’INPS trattiene il residuo sulla pensione di dicembre con un interesse per incapienza dello 0,40% mensile.
Le risultanze del 730/4 si consultano con il servizio INPS Assistenza fiscale (730/4), accessibile con SPID almeno di livello 2, CIE di livello 3, CNS o eIDAS, anche dall’app INPS Mobile.
Le rate dei debiti da modello 730/2026 trattenute sulla pensione si chiudono con il rateo di novembre, anche quando il contribuente aveva chiesto un numero di rate maggiore. Per le dichiarazioni arrivate all’INPS dopo giugno 2026 l’Istituto non garantisce il numero di rate scelto dal dichiarante, quindi le rate possono essere meno e le trattenute mensili più alte; sulla rateazione si applica un interesse dello 0,33% mensile dalla seconda rata.
Sullo stesso rateo l’INPS paga il rimborso dei crediti da 730/4 non ancora erogati nei mesi precedenti, come indica la comunicazione del 29 ottobre 2026: rimborsi e trattenute compaiono nel cedolino con voci separate.
A novembre termina anche la rateazione del conguaglio fiscale 2025. La differenza a debito emersa dal ricalcolo di fine anno, ordinariamente recuperata sulle pensioni di gennaio e febbraio 2026, è stata distribuita fino a novembre per chi ha trattamenti pensionistici fino a 18.000 euro annui e un debito superiore a 100 euro, come previsto dalla Circolare INPS n. 153/2025.
Se le pensioni erogate entro dicembre non coprono l’intero debito, l’INPS invia una lettera di incapienza con i conguagli eseguiti e i residui, che il pensionato versa con F24 entro gennaio con l’interesse dello 0,40%.
Dal 2026 il cedolino riporta rimborsi e trattenute da 730 con descrizioni riviste, come ha comunicato l’INPS il 26 agosto 2026: il confronto con il prospetto 730/4 permette di distinguere i conguagli dalle ritenute ordinarie.
Dicembre è l’unico mese dell’anno senza addizionali IRPEF sulla pensione: il ciclo del saldo e dell’acconto si è chiuso a novembre e riparte con la pensione di gennaio 2027. L’effetto sul netto dipende dalle voci presenti nel cedolino di novembre.
| Voce nel cedolino di novembre | Effetto sulla pensione di dicembre |
|---|---|
| Addizionale regionale e comunale a saldo 2025 | Nessuna trattenuta a dicembre; il saldo 2026 parte da gennaio 2027 |
| Acconto addizionale comunale 2026 | Nessuna trattenuta a dicembre; l’acconto 2027 parte da marzo 2027 |
| Secondo o unico acconto IRPEF e cedolare secca | Trattenuta una tantum; a dicembre possibile rimborso della differenza o recupero del residuo con interessi |
| Ultima rata del debito da 730/2026 | Nessuna trattenuta; i residui non recuperati arrivano con la lettera di incapienza |
| Ultima rata del conguaglio fiscale 2025 rateizzato | Nessuna trattenuta a dicembre |
Nell’esempio di cedolino pubblicato dall’INPS nella scheda sulle addizionali, le tre voci valgono 42,09, 15,39 e 8,02 euro al mese, per un totale di 65,50 euro: a parità di IRPEF mensile, il rateo ordinario di dicembre di quel pensionato supera di 65,50 euro quello di novembre, prima della tredicesima. Se nello stesso cedolino il 730/4 prevede un secondo acconto di 160 euro, importo puramente illustrativo, la differenza tra novembre e dicembre sale a 225,50 euro.
Chi riceve un rimborso IRPEF a novembre registra invece un aumento temporaneo del netto. Recuperi, arretrati, pignoramenti o altre trattenute personali possono modificare gli importi rispetto all’esempio; il calcolo della pensione netta stima l’importo mensile al netto delle imposte e aiuta a separare le trattenute ordinarie da quelle che si chiudono a novembre.
Il cedolino della pensione di novembre 2026 si consulta online nell’area MyINPS e nell’app INPS Mobile, con le credenziali SPID, CIE o CNS. La procedura prevede questi passaggi:
Il confronto fra i cedolini di ottobre e novembre riguarda soprattutto queste informazioni:
Se l’importo netto risulta inferiore alle attese, la prima verifica riguarda le voci fiscali del cedolino e le risultanze del modello 730/4: quando le trattenute corrispondono ai dati fiscali trasmessi all’INPS, la differenza deriva dai conguagli previsti per novembre.
Per chiarimenti sugli importi il Contact Center INPS risponde all’803 164, gratuito da rete fissa, e allo 06 164 164 da cellulare, a pagamento secondo la tariffa del gestore.
Nel corso del 2027 l’INPS estende ai pensionati le notifiche digitali tramite SEND, la piattaforma gestita da PagoPA S.p.A. con cui le pubbliche amministrazioni notificano i propri atti in formato digitale. L’introduzione avverrà per fasi, come annuncia l’Istituto nella stessa comunicazione sul cedolino di novembre. L’INPS ha aderito a SEND il 9 dicembre 2024 e la usa già per notificare una parte dei propri provvedimenti.
I pensionati leggono le notifiche soprattutto con l’app IO oppure direttamente sulla piattaforma SEND, accedendo con SPID o Carta d’Identità Elettronica. La piattaforma registra ogni fase della notifica, dal deposito dell’atto alla consegna.
Chi non ha un’identità digitale riceve un avviso sui canali di cortesia disponibili, cioè email, PEC o SMS, e ritira la comunicazione INPS in uno dei Punti di Ritiro SEND. L’estensione sarà accompagnata da una campagna informativa dell’Istituto sulle modalità di accesso, sui canali alternativi e sugli effetti della notifica digitale.
Gli effetti decorrono dal perfezionamento della notifica. Ai sensi dell’art. 26, comma 9, del D.L. n. 76/2020, per il destinatario la notifica si perfeziona il settimo giorno successivo alla consegna dell’avviso di avvenuta ricezione sul domicilio digitale o, se precedente, nel giorno in cui accede all’atto sulla piattaforma. Da quella data l’atto produce effetti anche se il pensionato non lo ha letto.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha approvato la graduatoria di Investimenti sostenibili 4.0, il bando per gli investimenti green e digitali delle PMI del Mezzogiorno, e ha ammesso all’istruttoria le prime 224 domande.
Lo sportello 2026, chiuso dopo una sola giornata di invii, aveva raccolto richieste molto superiori ai fondi. Per le imprese escluse dalla copertura l’unica via è lo scorrimento, alimentato dalle economie delle istruttorie o da un rifinanziamento, come è già accaduto con la stessa misura.
In sintesi:
La graduatoria approvata con decreto direttoriale 27 ottobre 2026 ammette alla fase istruttoria le domande dalla posizione 1 alla 224, tenendo conto della riserva del 25% della dotazione per micro e piccole imprese prevista dall’art. 3, comma 4, del DM 18 marzo 2026. Ogni impresa trova la propria posizione con il numero di protocollo della domanda nell’allegato al decreto.
Il punteggio della graduatoria va da 0 a 52 e somma due voci: fino a 32 punti per gli indici di bilancio del soggetto proponente e fino a 20 per la sostenibilità ambientale del programma. In testa ci sono 111 imprese con il punteggio pieno di 52, mentre l’ultima ammessa, alla posizione 224, ha 49 punti. Si arriva a 49, per esempio, con il massimo sugli indici di bilancio e su tutti i requisiti ambientali tranne la certificazione ambientale, che vale 3 punti.
Con 49 punti sono in graduatoria 80 domande: ne entrano 36, mentre 44 sono sospese con lo stesso punteggio perché a parità prevale il minor costo del programma, ai sensi dell’art. 4, comma 5, del decreto direttoriale 5 agosto 2026. Al confine bastano pochi euro: la domanda alla posizione 225 costa 199 euro più della 224.
La Campania concentra 431 domande su 592 e 176 delle ammesse all’istruttoria:
| Regione | Domande ammesse su presentate |
|---|---|
| Campania | 176 su 431 |
| Sicilia | 18 su 50 |
| Puglia | 16 su 65 |
| Calabria | 9 su 19 |
| Basilicata | 3 su 15 |
| Molise | 2 su 11 |
| Sardegna | 0 su 1 |
Lo sportello è chiuso dal 7 ottobre 2026 con il decreto direttoriale del 6 ottobre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 239 del 14 ottobre 2026, perché alle 17.00 della prima giornata il fabbisogno superava già la dotazione. Le domande inviate nello stesso giorno valgono come pervenute nello stesso istante, per cui l’orario di invio non ha dato alcuna precedenza e la posizione dipende soltanto dalla graduatoria di merito.
Superare la graduatoria dà accesso all’esame di Invitalia, che per concedere le agevolazioni assegna un punteggio di istruttoria su una scala diversa, fino a 80 punti: ai due criteri della graduatoria si aggiunge la qualità della proposta. Il programma passa con almeno 35 punti complessivi e con le soglie minime previste per i singoli criteri, secondo l’Allegato 1 del decreto direttoriale 5 agosto 2026:
| Criterio | Punteggio massimo e soglia minima |
|---|---|
| Caratteristiche del soggetto proponente: copertura delle immobilizzazioni e degli oneri finanziari, indipendenza finanziaria, incidenza del margine operativo lordo sul fatturato | 32 punti, soglia minima 12; conta anche in graduatoria |
| Qualità della proposta: quota di investimenti in tecnologie abilitanti e rapporto tra margine operativo lordo e investimenti ammessi | 28 punti, soglia minima 14; conta solo in istruttoria |
| Sostenibilità ambientale: economia circolare (6 punti), risparmio energetico di almeno il 5% (6), obiettivi climatici europei (5), certificazione ambientale (3) | 20 punti, nessuna soglia minima; conta anche in graduatoria |
Il rating di legalità e la certificazione della parità di genere aggiungono 3 punti ciascuno, solo in istruttoria. Invitalia chiude l’istruttoria entro 60 giorni dal ricevimento della domanda, più al massimo 30 se chiede integrazioni.
Le domande sospese sono escluse dalla valutazione fino all’accertamento di economie sulle istruttorie in corso e, se le risorse non si liberano, decadono, con comunicazione di Invitalia all’impresa in entrambi i casi. Il comunicato MIMIT del 9 ottobre 2026 cita l’eccesso di domanda solo come indicazione per le future politiche di finanziamento.
Il precedente più favorevole è il bando 2023: secondo la scheda MIMIT, due rifinanziamenti nel 2024, da 356,4 e 243,5 milioni, hanno portato l’ammissione fino alla posizione n. 533, con l’ultima integrazione undici mesi dopo la chiusura dello sportello. Nel 2022 i 131 milioni aggiunti sono andati al solo Centro-Nord, e per il bando 2025 la scheda MIMIT non indica risorse aggiuntive.
La stima somma, dalla posizione 225 in avanti, il 75% delle spese previste in graduatoria, cioè la copertura massima delle agevolazioni. Lo stesso calcolo sulle prime 224 domande dà 444,7 milioni, in linea con la dotazione:
| Posizione da raggiungere | Risorse aggiuntive stimate |
|---|---|
| 250 | circa 50 milioni |
| 300 | circa 180 milioni |
| 350 | circa 290 milioni |
| 400 | circa 380 milioni |
| 500 | circa 580 milioni |
| 592, intera graduatoria | circa 730 milioni |
Le cifre sono un ordine di grandezza: le spese ammesse in istruttoria possono essere inferiori a quelle previste, le domande respinte liberano posizioni e il Ministero calcola la copertura tenendo conto della riserva per micro e piccole imprese.
Il bando finanzia con 447.595.808,76 euro, a valere sul Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027”, i programmi delle micro, piccole e medie imprese di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna che usano in misura prevalente tecnologie abilitanti del piano Transizione 4.0. Sono ammessi la manifattura e i servizi alle imprese elencati nell’allegato 4 al DM 18 marzo 2026, con spese ammissibili tra 750mila e 5 milioni di euro ed entro il 70% del fatturato dell’ultimo bilancio. Gli investimenti vanno ultimati entro 18 mesi dalla concessione, con una proroga possibile fino a sei mesi.
Le agevolazioni coprono fino al 75% delle spese ammissibili: un contributo in conto impianti del 35% e un finanziamento agevolato del 40%, senza interessi, rimborsabile in rate semestrali al 31 maggio e al 30 novembre in un massimo di sette anni. L’impresa copre almeno il 25% con risorse proprie o finanziamenti privi di sostegno pubblico.
Invitalia verifica per prima la capacità di rimborso: la somma di ammortamenti e svalutazioni (voce 10 del conto economico) e dell’utile o perdita (voce 21) dell’ultimo bilancio deve essere almeno pari al finanziamento agevolato diviso per gli anni di ammortamento scelti in domanda.
Dopo la concessione l’impresa ha 30 giorni non prorogabili per inviare la documentazione del contratto di finanziamento, pena la decadenza. Le agevolazioni sono erogate in non più di tre stati di avanzamento lavori, ciascuno per almeno il 25% dell’investimento ammesso, con il saldo da chiedere entro 90 giorni dall’ultimazione; Invitalia ha 50 giorni per ogni erogazione.
Con il conto corrente vincolato presso una banca convenzionata ABI si presentano fatture non quietanzate, e i fornitori sono pagati dopo il versamento delle agevolazioni, evitando di anticipare la spesa. Ogni giustificativo deve riportare la dicitura antidoppio finanziamento, l’ID pratica e il CUP, e i beni agevolati non possono essere ceduti prima di tre anni dal completamento dell’investimento.
Il bollo auto 2027 esente per autovetture di piccola e media potenza e motocicli che rispettano i requisiti del decreto di settembre, con il ddl della Manovra 2027 diventa strutturale. Per le famiglie numerose con monovolume e minivan il testo trasmesso alla Camera prevede invece un rimborso del bollo già pagato, che sarà versato dall’INPS. Lo stesso disegno di legge introduce le targhe personalizzate a pagamento, con un prezzo per le imprese dieci volte più alto di quello chiesto ai privati.
In sintesi:
L’esenzione dal bollo auto per un’auto fino a 80 kW o una moto non scade più con il 2027: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato, dopo il Consiglio dei ministri del 28 ottobre, che la Legge di Bilancio la rende strutturale secondo le regole del decreto approvato a settembre. La misura, ha detto, riguarda circa il 70% dei veicoli in circolazione.
L’art. 3, comma 1, del ddl di bilancio, trasmesso alla Camera il 30 ottobre dopo la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, applica l’esenzione ai versamenti con scadenza dal 1° gennaio 2027 senza limiti di anno, e il comma 9 abroga l’art. 2 del decreto-legge n. 162/2026, che la prevedeva per il solo 2027. Le condizioni descritte di seguito valgono quindi anche dal 2028, se il Parlamento approverà la norma nell’iter della Legge di Bilancio, che si chiude entro il 31 dicembre.
L’esenzione dal bollo auto nel 2027 è riconosciuta alle persone fisiche su un solo veicolo regolarmente assicurato, senza requisiti di reddito o limiti ISEE. Il beneficio è disciplinato dall’articolo 2 del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 216 del 17 settembre 2026 ed entrato in vigore il giorno successivo.
Le stime iniziali del Governo indicavano una platea di circa 14,5 milioni di veicoli, dei quali 13,2 milioni di autovetture, mentre il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha indicato 24,6 milioni di persone potenzialmente interessate: i due valori derivano da modalità di conteggio differenti.
Secondo la disciplina vigente, per ottenere l’esenzione dalla tassa automobilistica devono ricorrere queste condizioni:
La norma considera il soggetto passivo del bollo e può quindi interessare anche l’utilizzatore di un veicolo in leasing, usufrutto o noleggio a lungo termine, quando la legge gli attribuisce l’obbligo tributario. Il beneficio è individuale: due componenti della stessa famiglia, ciascuno soggetto passivo della tassa per un veicolo agevolabile, possono entrambi usufruirne.
L’agevolazione è collegata alla scadenza ordinaria del pagamento. Un bollo che scade nel 2026 deve essere versato anche quando il periodo tributario comprende mesi del 2027. Analogamente, un pagamento tardivo effettuato nel 2027 non diventa esente se la scadenza originaria cadeva nel 2026.
La disposizione già pubblicata garantisce il beneficio per l’anno individuato dall’articolo 2 del decreto-legge n. 162/2026, all’esame parlamentare per la conversione in legge; l’estensione agli anni successivi dipende dall’approvazione dell’art. 3 del ddl di bilancio.
Quando una persona possiede più autovetture agevolabili, il decreto-legge n. 162/2026 attribuisce l’esenzione a quella con la potenza più bassa. Se due automobili hanno gli stessi kW, il beneficio riguarda quella per cui l’imposta ordinaria sarebbe inferiore. L’art. 3, comma 2, del ddl di bilancio aggiunge un terzo criterio per le auto con la stessa potenza e lo stesso bollo, un caso che il decreto di settembre non regolava: è esentata quella la cui targa precede le altre in ordine alfanumerico crescente. La scelta non è quindi rimessa alla convenienza del proprietario.
Il trattamento dei motocicli segue una gerarchia specifica. Chi è soggetto passivo della tassa per un’autovettura entro gli 80 kW non può utilizzare l’esenzione anche per una moto. In assenza di auto agevolabili, il beneficio può spettare a un motociclo a benzina. Se i motocicli sono più di uno, è esentato quello meno potente, a parità di kW quello con il bollo inferiore e, secondo il comma 3 del ddl, a parità anche di importo quello con la targa che precede le altre in ordine alfanumerico. Fra più ciclomotori il decreto fa rilevare la data di prima immatricolazione più remota, mentre il comma 4 del ddl esenta il mezzo il cui numero di telaio precede gli altri in ordine alfanumerico crescente.
| Veicoli intestati alla persona fisica | Veicolo esentato |
|---|---|
| Una sola auto a benzina o gasolio fino a 80 kW | L’autovettura posseduta |
| Due o più auto agevolabili con potenze differenti | L’automobile con il minor numero di kW |
| Più auto agevolabili della stessa potenza | Quella per cui sarebbe dovuto il bollo inferiore |
| Più auto agevolabili con la stessa potenza e lo stesso bollo | Quella con la targa che precede le altre in ordine alfanumerico |
| Un’auto agevolabile e una moto | L’automobile; sulla moto la tassa è dovuta |
| Un’auto oltre 80 kW e una moto a benzina | La moto, se rispetta le altre condizioni |
| Più moto a benzina senza auto agevolabili | Il motociclo con la potenza più bassa |
| Più ciclomotori, regole del decreto di settembre | Quello con la prima immatricolazione più remota |
| Più ciclomotori, regole del ddl di bilancio | Quello con il numero di telaio che precede gli altri |
| Soltanto autovetture con potenza superiore a 80 kW | Nessuna autovettura |
Il comma 5 del ddl chiude un’altra porta: chi ha ottenuto legittimamente l’esenzione non ha diritto a una seconda esenzione nello stesso anno se poi vende, acquista o cambia veicolo.
Le regole si applicano al singolo contribuente e richiedono di controllare sia l’intestazione ai fini tributari sia le caratteristiche dei mezzi. Per le scadenze del bollo auto 2027 e i versamenti arretrati occorre inoltre distinguere il termine ordinario di pagamento dalla data in cui si effettua materialmente il versamento.
Il risparmio ottenuto con l’esenzione corrisponde alla tassa automobilistica che sarebbe stata dovuta per il veicolo agevolato e, con la misura strutturale, si ripete ogni anno. L’importo dipende dalla potenza espressa in kW, dalla classe ambientale e dalle tariffe regionali, comprese eventuali maggiorazioni e agevolazioni locali.
Come riferimento per una simulazione, la tariffa base delle auto Euro 4, Euro 5 ed Euro 6 è pari a 2,58 euro per kW entro i 100 kW, mentre per le Euro 3 è pari a 2,70 euro per kW. Applicando queste tariffe di riferimento, una vettura Euro 6 da 80 kW genera un risparmio di 206,40 euro l’anno, oltre 1.000 euro in cinque anni. L’importo effettivo può essere diverso: per esempio, la Regione Emilia-Romagna ha previsto dal 2026 una maggiorazione del 10% sulle tariffe base.
La scelta automatica del mezzo meno potente produce effetti anche nei nuclei con due auto. Considerando le tariffe base, un contribuente che possiede una Euro 6 da 55 kW e una Euro 6 da 77 kW ottiene l’esenzione sulla prima, pari a 141,90 euro, mentre per l’altra deve versare 198,66 euro.
Un secondo esempio riguarda due vetture da 70 kW, una Euro 6 e una Euro 3. A parità di potenza, la regola attribuisce l’esenzione alla Euro 6, con un’imposta base di 180,60 euro. Per la Euro 3 è dovuta la tassa di 189 euro. La norma individua il veicolo con l’imposta inferiore anche quando l’alternativa avrebbe garantito un risparmio maggiore.
Il calcolo del bollo auto online consente di stimare l’importo in base alla Regione, alla classe ambientale, alla potenza e alle caratteristiche del mezzo. Inserendo i dati dei veicoli posseduti è possibile confrontare la tassa che non sarà dovuta con quella da versare sugli altri mezzi.
L’abolizione del bollo auto riguarda soltanto i veicoli e i soggetti indicati dal decreto-legge n. 162/2026, le cui regole il ddl di bilancio estende agli anni successivi. La soglia di potenza per le automobili è fissata a 80 kW e la disciplina distingue le persone fisiche dagli altri intestatari del tributo.
In base alle condizioni attualmente in vigore sono esclusi dal beneficio:
Il provvedimento non introduce l’abolizione del superbollo, ossia l’addizionale erariale sulle autovetture con potenza superiore a 185 kW. Questi veicoli superano anche il limite previsto per l’esenzione ordinaria. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha indicato l’eliminazione del superbollo tra gli obiettivi politici del Governo, senza che tale intervento sia stato inserito nel decreto di settembre.
Le famiglie numerose con un’auto da sei a nove posti, anche oltre gli 80 kW, hanno dal 2027 un rimborso del bollo: l’art. 3, comma 10, del ddl di bilancio riconosce un contributo annuale pari alla tassa automobilistica pagata, fino a 385,71 euro, e il comma 12 ne affida l’erogazione all’INPS, sulla base delle informazioni fornite dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. La somma non concorre al calcolo dell’ISEE.
Modalità di attribuzione, verifica dei requisiti, controlli e recupero delle somme percepite senza diritto sono affidati a un decreto del Ministro delle Infrastrutture, di concerto con il Ministro del Lavoro, da adottare entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge (comma 13). La relazione tecnica stima una platea di 47.553 nuclei e il comma 14 autorizza una spesa di 18.342.000 euro l’anno.
Il contributo per il bollo spetta quando ricorrono queste condizioni:
Il comma 11 esclude il cumulo: quando il nucleo riceve il contributo, sugli altri veicoli della famiglia non si applica l’esenzione dal bollo, anche se si tratta di un’utilitaria fino a 80 kW intestata a un altro componente.
Il tetto di 385,71 euro coincide con il bollo annuo di un’auto Euro 6 da 133 kW calcolato con le tariffe base, 2,58 euro per kW fino a 100 kW e 3,87 euro per ogni kW successivo: entro la soglia di potenza il contributo restituisce quindi l’intera tassa base delle Euro 6, per esempio 335,40 euro per un monovolume da 120 kW. Dove la Regione applica maggiorazioni la differenza è a carico della famiglia: in Emilia-Romagna il bollo di una Euro 6 da 133 kW sale a 424,28 euro e la famiglia ne paga 38,57.
Per effetto del comma 11 il saldo per la famiglia dipende anche dalle altre auto del nucleo. Con un monovolume Euro 6 da 120 kW e utilitarie Euro 6 da 70 kW, che senza contributo sarebbero esenti, il confronto con la sola esenzione è il seguente:
| Veicoli del nucleo familiare | Saldo rispetto alla sola esenzione |
|---|---|
| Solo il monovolume | 335,40 euro in più |
| Monovolume e un’utilitaria, che torna a pagare 180,60 euro | 154,80 euro in più |
| Monovolume e due utilitarie di componenti diversi, che tornano a pagare 361,20 euro | 25,80 euro in meno |
Il testo non dice se il nucleo potrà rinunciare al contributo quando gli conviene di più l’esenzione: la risposta spetta al decreto attuativo. Importi, potenza e requisiti sono quelli del ddl di bilancio e possono cambiare con gli emendamenti fino all’approvazione definitiva.
Le targhe personalizzate si possono richiedere dal 1° marzo 2027: l’art. 38, comma 5, del ddl di bilancio consente all’intestatario del documento unico di circolazione di scegliere una combinazione numerica, alfabetica o alfanumerica, con un corrispettivo per ciascuna targa che distingue tra persone fisiche e imprese e si dimezza dopo i primi tre mesi.
Il prezzo della targa personalizzata varia in base al richiedente e alla data della domanda:
| Richiedente e data della domanda | Corrispettivo |
|---|---|
| Persona fisica, fino al 31 maggio 2027 | 1.000 euro |
| Persona fisica, dal 1° giugno 2027 | 500 euro |
| Impresa, società o persona giuridica, fino al 31 maggio 2027 | 10.000 euro |
| Impresa, società o persona giuridica, dal 1° giugno 2027 | 5.000 euro |
Il tetto di 10.000 euro vale quindi solo per le imprese nei primi tre mesi; per un privato il prezzo massimo è di 1.000 euro. Al corrispettivo si aggiungono il costo di produzione, destinato all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, e una maggiorazione per il Ministero delle Infrastrutture, che il provvedimento attuativo dovrà quantificare.
La combinazione vale per un solo veicolo, individuato dal numero di telaio, e il titolare può abbinarla a un altro mezzo quando vende o radia quello precedente, senza poter cedere la targa ad altri (art. 38, comma 6): un’impresa che volesse personalizzare cinque veicoli della flotta nei primi tre mesi spenderebbe quindi 50.000 euro, più i costi aggiuntivi. La richiesta passa dalle agenzie di pratiche auto previste dalla legge n. 264/1991, che verificano con la Motorizzazione civile che la combinazione sia libera e rilasciano il documento unico con una targa provvisoria, mentre quella definitiva la consegna il Poligrafico entro trenta giorni.
Il bonus mamme 2027 diventa una misura permanente e sale a 100 euro al mese. Il testo del disegno di legge di bilancio bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato rende strutturale il contributo INPS per le madri lavoratrici con almeno due figli, dipendenti e autonome, e cancella l’esonero contributivo parziale che sarebbe dovuto partire dal prossimo gennaio.
Il bonus mamme era nato come sostegno temporaneo in attesa di un esonero contributivo mai entrato in funzione, e finora ogni legge di bilancio lo aveva rifinanziato per un solo anno. Con la Manovra 2027 il contributo è scritto in una norma a regime e non dipende più dal rinnovo annuale.
Per le madri con tre o più figli assunte a tempo indeterminato a dicembre scade l’esonero totale dei contributi, che il ddl non proroga: il testo del bonus non le esclude, per cui dal 2027 potrebbero rientrarvi; servirà però la conferma dell’INPS.
In sintesi:
L’art. 57 del ddl di bilancio 2027 rende il bonus mamme una misura permanente a decorrere dal 2027 e fissa l’importo a 100 euro per ogni mese o frazione di mese di rapporto di lavoro dipendente o di attività autonoma.
Fino al 2026 la misura è stata finanziata un anno alla volta: per il 2025 l’art. 6 del DL n. 95/2025 aveva fissato 40 euro al mese, per il 2026 l’art. 1, comma 207, della L. n. 199/2025 ha portato la somma a 60 euro. Con il nuovo importo il contributo massimo annuo sale da 720 a 1.200 euro per chi lavora tutti i dodici mesi.
Il bonus fa parte del pacchetto per la famiglia della manovra. L’art. 59 porta il congedo parentale 2027 retribuito all’80% da tre a quattro mesi, che diventano cinque per il secondo figlio e sei dal terzo, per i genitori che terminano il congedo di maternità o di paternità dopo il 31 dicembre 2026; l’art. 58 istituisce presso l’INPS il fondo Valore nuovi nati per i bambini nati dal 1° gennaio 2027.
Il bonus mamme 2027 spetta alle lavoratrici dipendenti, con esclusione dei rapporti di lavoro domestico, e alle autonome iscritte a gestioni previdenziali obbligatorie, comprese le casse professionali di cui al D.Lgs. n. 509/1994 e al D.Lgs. n. 103/1996 e la Gestione Separata INPS. Il testo dell’art. 57, comma 1, del ddl non distingue tra contratti a tempo determinato e indeterminato e richiede un reddito da lavoro entro i 40.000 euro su base annua.
Il ddl conferma i limiti di età dei figli già previsti per il 2026: con due figli il contributo spetta fino al mese in cui il secondo compie 10 anni, con tre o più figli fino al mese del diciottesimo compleanno del più piccolo. La somma matura per ogni mese o frazione di mese di vigenza del rapporto di lavoro o dell’attività autonoma.
Il testo del bonus mamme lavoratrici produce effetti diversi a seconda di contratto, regime fiscale e numero di figli:
| Profilo della lavoratrice | Bonus mamme dal 2027 |
|---|---|
| Dipendente con due figli, a tempo indeterminato o determinato | Spetta |
| Autonoma con due o più figli iscritta all’INPS, a una cassa professionale o alla Gestione Separata | Spetta |
| Dipendente a tempo determinato con tre o più figli | Spetta |
| Dipendente a tempo indeterminato con tre o più figli | Non esclusa dal testo, in attesa di conferma INPS |
| Autonoma in regime forfettario con due o più figli | Non esclusa dal testo, in attesa di conferma INPS |
| Lavoratrice con reddito da lavoro oltre la soglia | Esclusa |
| Lavoratrice domestica | Esclusa |
| Madre di un solo figlio | Esclusa |
Le dipendenti a tempo indeterminato con tre o più figli non pagano nel 2026 la quota di contributi IVS a loro carico, entro 3.000 euro l’anno e fino al mese in cui il più piccolo compie 18 anni: l’esonero contributivo delle madri lavoratrici previsto dall’art. 1, comma 180, della L. n. 213/2023 copre però i soli periodi di paga fino al 31 dicembre 2026.
Nel 2026 l’art. 1, comma 207, della L. n. 199/2025 esclude il bonus nei mesi coperti dall’esonero. Il ddl non proroga l’esonero e l’art. 57 non ripete quell’esclusione: da gennaio 2027 il datore di lavoro torna ad applicare in busta paga la trattenuta contributiva ordinaria, e la lettura del testo lascia ipotizzare che queste lavoratrici possano chiedere il bonus da 100 euro al mese, punto che dovrà chiarire l’INPS.
Con l’aliquota IVS del 9,19% a carico della dipendente nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti, su una retribuzione imponibile di 30.000 euro l’esonero evita trattenute per 2.757 euro nell’anno, e il tetto annuo è raggiunto con circa 32.640 euro di imponibile. L’importo è lordo: i contributi non trattenuti aumentano il reddito soggetto a IRPEF, per cui il guadagno netto in busta paga è più basso.
Il bonus mamme è invece esentasse e non rileva ai fini ISEE: se l’INPS confermerà che spetta anche alle madri di tre figli che dal 2027 perdono l’esonero, varrà per loro 1.200 euro l’anno, contro trattenute evitate che a questi livelli di retribuzione superano i 2.700 euro lordi. Per stimare il netto partendo dalla RAL si può usare il calcolo dello stipendio netto di PMI.it, confrontando il risultato con l’ultima busta paga, che riporta l’esonero.
L’esonero contributivo parziale per le madri lavoratrici con almeno due figli, introdotto dall’art. 1, comma 219, della L. n. 207/2024 (testo) e rinviato al 2027 dall’art. 1, comma 206, della L. n. 199/2025, non partirà: l’art. 57, comma 3, del ddl sopprime i commi 219 e 220. L’esonero escludeva le autonome in regime forfettario, mentre l’art. 57 non le esclude dal bonus: se l’INPS confermerà questa lettura, potranno chiederlo.
L’art. 57 prevede che il bonus mamme 2027 sia riconosciuto dall’INPS a domanda: la procedura e le istruzioni potranno arrivare solo dopo l’approvazione della legge di bilancio, che le Camere devono votare entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio. L’INPS verserà le somme ogni tre mesi, mentre il contributo 2026 è pagato in un’unica soluzione a dicembre.
L’esame parlamentare del testo bollinato, scandito dal calendario della Legge di Bilancio, può modificare con gli emendamenti importo e requisiti del bonus.
Più risorse per chi investe nel Mezzogiorno, una deduzione maggiorata per chi assume giovani e madri, un credito d’imposta sui canoni cloud del software e un sostegno al prezzo dell’energia per le PMI: sono le principali misure per le imprese della Manovra 2027, scritte nel testo del disegno di legge di Bilancio autorizzato il 30 ottobre alla presentazione alla Camera.
Lo stesso testo chiede alle imprese un anticipo d’imposta più alto: raddoppia la ritenuta B2B sulle fatture pagate da un’impresa all’altra, prevista dal 2028, e si abbassa la soglia di debiti a ruolo che blocca la compensazione dei crediti fiscali.
Per le società tornano l’assegnazione agevolata dei beni ai soci e la rivalutazione degli immobili d’impresa. La Legge di Bilancio 2027 non contiene invece la proroga dell’iperammortamento né un nuovo rifinanziamento della Nuova Sabatini.
In sintesi:
L’art. 35 del ddl porta la ritenuta B2B all’1% per i pagamenti del 2028 e al 2% da quelli del 2029, il doppio delle aliquote fissate dalla Legge di Bilancio 2026. La norma modifica l’art. 38, comma 1, del D.Lgs. n. 33/2025, il testo unico versamenti e riscossione, dove l’art. 1, commi 112-115, della L. n. 199/2025 aveva introdotto la ritenuta allo 0,5% per il 2028 e all’1% dal 2029.
L’impresa cliente opera la ritenuta d’acconto quando paga cessioni di beni e prestazioni di servizi a un fornitore residente o a una stabile organizzazione in Italia. La base di calcolo è il corrispettivo al netto dell’IVA, e la somma trattenuta vale come acconto delle imposte sui redditi del fornitore. Sono esclusi i fornitori che, al momento del pagamento, hanno aderito al concordato preventivo biennale (art. 9 del D.Lgs. n. 13/2024) o sono in adempimento collaborativo (artt. 3-7 del D.Lgs. n. 128/2015), e i pagamenti con bonifico parlante. Secondo la lettura prevalente sono esclusi anche i forfettari, che per legge non subiscono ritenute (art. 1, comma 67, della L. n. 190/2014). Le modalità operative sono rinviate a un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.
La tabella riporta quanto un fornitore che fattura ad altre imprese si vedrà trattenere dai clienti in un anno dal 2029, con l’aliquota del 2%:
| Fatture B2B incassate nell’anno, al netto dell’IVA | Ritenuta trattenuta dai clienti |
|---|---|
| 100.000 euro | 2.000 euro |
| 250.000 euro | 5.000 euro |
| 500.000 euro | 10.000 euro |
| 1 milione di euro | 20.000 euro |
| 5 milioni di euro | 100.000 euro |
Nel 2028 gli importi sono la metà, e con le regole della Legge di Bilancio 2026 sarebbero stati dimezzati in entrambi gli anni. Una PMI con 1 milione di euro di fatture verso imprese anticipa così 10.000 euro nel 2028 e 20.000 euro l’anno dal 2029, che recupera solo in dichiarazione come acconto d’imposta. Per chi fattura soprattutto ad altre imprese, l’adesione al concordato preventivo biennale 2028-2029 diventa anche il modo per incassare le fatture per intero.
L’art. 12 del ddl riconosce alle imprese residenti e alle stabili organizzazioni un credito d’imposta fino al 30% dei canoni di abbonamento a servizi di cloud computing, per i costi di competenza degli anni 2027, 2028 e 2029. I canoni devono riguardare l’uso dei beni immateriali dell’allegato F del Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. n. 117/2026), cioè software, piattaforme, applicazioni, sistemi di intelligenza artificiale e cybersecurity. La spesa pubblica è limitata a 30 milioni di euro l’anno, e un decreto MIMIT-MEF, da adottare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, fisserà criteri e procedura di concessione: con richieste superiori alle risorse, la percentuale effettiva può scendere sotto il 30%.
Il credito non è tassato ai fini IRES, IRPEF e IRAP e si usa solo in compensazione in F24, senza i limiti annui ordinari alla compensazione. Il Governo ha scelto una misura separata perché il decreto attuativo dell’iperammortamento lascia fuori i servizi in abbonamento e ammette solo i software acquistati in proprietà o in licenza. La misura risponde in parte alla richiesta di incentivi per il software in abbonamento avanzata da Assolombarda.
Un abbonamento cloud da 20.000 euro l’anno a un software gestionale vale al massimo 6.000 euro di credito per ciascun anno. Il credito è cumulabile con altre agevolazioni sugli stessi costi, purché il totale, contando anche il risparmio dovuto all’esenzione fiscale del credito, non superi la spesa. Per i nuovi abbonamenti di almeno 24 mesi è aperto il Voucher Cloud & Cybersecurity: contributo a fondo perduto fino al 50% della spesa e fino a 20.000 euro, con domande dalle ore 12 del 10 novembre 2026 alle ore 12 del 20 gennaio 2027, esaminate in ordine cronologico secondo la scheda del MIMIT.
L’art. 85 del ddl porta il credito d’imposta ZES Unica a 2.400 milioni di euro per il 2027 e a 1.250 milioni per il 2028, modificando l’art. 16, comma 6, del DL n. 124/2023. Le risorse previste finora erano di 1 miliardo per il 2027 e di 750 milioni per il 2028, dopo la proroga del bonus agli investimenti fino al 31 dicembre 2028 disposta dall’art. 1, commi 438-452, della L. n. 199/2025.
Le risorse incidono sull’importo effettivo del bonus: se le richieste superano il limite di spesa, il credito si riduce in proporzione, come accaduto per gli investimenti 2025, riconosciuti in prima battuta al 60,3% del richiesto. Con una dotazione più che raddoppiata per il 2027, a parità di domande, il rischio di riduzione diminuisce.
Per gli investimenti del 2027 la comunicazione delle spese all’Agenzia delle Entrate va inviata dal 31 marzo al 30 maggio 2027 e l’integrativa dal 3 al 17 gennaio 2028, secondo le scadenze della L. n. 199/2025.
Per il periodo d’imposta 2027 la maxi-deduzione del costo dei nuovi assunti a tempo indeterminato sale al 40% per i giovani con meno di 36 anni e all’80% per le lavoratrici madri, ai sensi dell’art. 43 del ddl. La maggiorazione prevista dall’art. 4 del D.Lgs. n. 216/2023, prorogata fino al 2027 dall’art. 1, commi 399 e 400, della L. n. 207/2024, è oggi del 20% e del 30% per le categorie di lavoratori più svantaggiate. Nel calcolo dell’acconto 2027 la nuova maggiorazione non si considera.
La maggiorazione si calcola sul costo dei nuovi assunti entro l’incremento del costo del personale e spetta solo se a fine anno i dipendenti a tempo indeterminato superano la media dell’anno precedente, come chiarisce la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 1/E del 20 gennaio 2025. Per una società di capitali con IRES al 24% e un nuovo assunto da 35mila euro di costo annuo, a parità di incremento occupazionale, il risparmio d’imposta varia così:
| Nuovo assunto | IRES in meno nell’anno |
|---|---|
| Lavoratore con maggiorazione ordinaria del 20% | 1.680 euro |
| Lavoratore svantaggiato con maggiorazione del 30% | 2.520 euro |
| Giovane under 36 assunto nel 2027, maggiorazione del 40% | 3.360 euro |
| Lavoratrice madre assunta nel 2027, maggiorazione dell’80% | 6.720 euro |
Per ditte individuali e società di persone il vantaggio dipende dall’aliquota IRPEF del titolare o dei soci.
L’art. 42 del ddl proroga al 31 dicembre 2027 gli esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di donne, giovani e lavoratori nella ZES, introdotti dal DL n. 62/2026 per i rapporti avviati nel 2026. Lo stesso articolo estende l’esonero alle trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nel 2027 dei contratti a termine avviati dal 1° maggio al 30 novembre 2026, nel limite di 45,1 milioni di euro per il 2027. Gli esoneri già riconosciuti proseguono per la durata prevista.
Per il 2027 il limite di esenzione dei fringe benefit è di 1.000 euro e sale a 2.000 euro per i dipendenti che non hanno compiuto 31 anni, anche senza figli a carico, oltre che per chi ha figli (art. 45 del ddl). Nel limite rientrano anche le somme rimborsate per utenze domestiche, affitto e interessi sul mutuo della prima casa.
Dal 1° gennaio 2027, con l’approvazione del ddl, il blocco delle compensazioni scatta con debiti erariali iscritti a ruolo e scaduti oltre 30.000 euro, contro i 50.000 euro di oggi (art. 36, che modifica l’art. 5, comma 7, del D.Lgs. n. 33/2025).
La soglia era già stata dimezzata da 100.000 a 50.000 euro dall’art. 1, comma 116, della L. n. 199/2025, come ricostruisce la stretta sulle compensazioni fiscali in vigore dal 2026. Il blocco riguarda ruoli e carichi affidati all’agente della riscossione per imposte erariali e accessori, scaduti e senza rateazione o sospensione in corso, e impedisce di compensare in F24 i crediti, esclusi quelli per contributi INPS e premi INAIL. Resta il divieto previsto dall’art. 31 del DL n. 78/2010 per i ruoli scaduti oltre 1.500 euro, che limita la compensazione dei crediti erariali fino a concorrenza del debito.
L’art. 37 del ddl divide in dieci rate annuali di pari importo le quote utilizzabili nel 2027 dei crediti Superbonus nati da cessione o sconto in fattura per spese sostenute nel 2023. Un’impresa che ha acquistato un credito con quota 2027 di 25.000 euro potrà compensarne 2.500 euro l’anno. La regola non si applica alle quote per cui è già stata scelta la ripartizione in dieci rate prevista dall’art. 9, comma 4, del DL n. 176/2022.
Lo stesso articolo consente di compensare i crediti per il gasolio dell’autotrasporto solo entro l’importo comunicato dall’Agenzia delle dogane all’Agenzia delle Entrate. Vieta inoltre di acquistare e cedere crediti d’imposta alle partite IVA cessate d’ufficio.
L’art. 13 del ddl riapre fino al 30 settembre 2027 l’assegnazione agevolata dei beni ai soci, e l’art. 14 consente di rivalutare gli immobili d’impresa con imposta sostitutiva dell’8% o del 4%.
Snc, sas, srl, spa e sapa possono assegnare o cedere ai soci immobili diversi da quelli strumentali per destinazione e beni mobili registrati non usati nell’attività. Lo stesso vale per le società di gestione immobiliare che si trasformano in società semplice. I soci devono risultare iscritti al 30 settembre 2026, oppure entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge in forza di un titolo con data certa anteriore al 1° ottobre 2026.
Sulla differenza tra valore normale e costo fiscale si paga un’imposta sostitutiva dell’8%, del 10,5% per le società non operative in almeno due dei tre periodi precedenti, e del 13% sulle riserve in sospensione d’imposta annullate. Per gli immobili si può usare il valore catastale, l’imposta di registro è dimezzata e le ipotecarie e catastali sono in misura fissa. Il versamento si fa in unica soluzione entro il 30 settembre 2027. Su un immobile con valore normale di 500.000 euro e costo fiscale di 200.000 euro, l’imposta è di 24.000 euro.
L’imprenditore individuale può escludere dal patrimonio d’impresa gli immobili strumentali posseduti al 30 settembre 2026, con atti dal 1° gennaio al 31 maggio 2027, applicando l’estromissione agevolata dell’art. 1, comma 121, della L. n. 208/2015 con imposta sostitutiva dell’8%. L’imposta si versa in due rate, entro il 30 novembre 2027 e il 30 giugno 2028, e gli effetti decorrono dal 1° gennaio 2027.
Le società di capitali, gli enti commerciali e le società di persone che non adottano i principi IAS possono rivalutare gli immobili iscritti nel bilancio in corso al 31 dicembre 2025, esclusi aree fabbricabili e immobili merce, nel bilancio dell’esercizio successivo. L’imposta sostitutiva è dell’8% sui maggiori valori degli immobili ammortizzabili e del 4% su quelli non ammortizzabili, e il saldo attivo si può affrancare con il 10%. Il maggior valore è riconosciuto dal terzo esercizio successivo, mentre in caso di cessione prima del sesto esercizio successivo le plusvalenze si calcolano sul costo ante rivalutazione. Le imposte si versano in un’unica soluzione con il saldo delle imposte sui redditi.
L’art. 83 del ddl istituisce un sostegno temporaneo al prezzo dell’elettricità per micro, piccole e medie imprese non iscritte nell’elenco degli energivori della CSEA, con 1.000 milioni di euro nel 2027, 1.430 nel 2028, 600 nel 2029 e 500 nel 2030. L’aiuto copre fino al 50% del prezzo medio all’ingrosso della zona, su non più del 50% del consumo annuo negli anni dal 2028 al 2030. L’impresa deve destinare almeno l’intero importo ricevuto a investimenti avviati dopo la domanda e completati entro 36 mesi: autoproduzione da rinnovabili, accumuli, efficienza energetica, pompe di calore, elettrificazione dei processi.
Il meccanismo è quello che la presidente del Consiglio aveva presentato come Energy Release per le PMI. Le verifiche spettano al GSE, anche tramite le Camere di commercio, che in caso di inadempimento recupera l’aiuto con gli interessi. Requisiti, massimali per dimensione e modalità di domanda arriveranno con un decreto del ministero dell’Ambiente entro trenta giorni dall’entrata in vigore, e la misura richiede l’autorizzazione della Commissione europea sugli aiuti di Stato. Le risorse rientrano negli interventi coperti con la clausola di salvaguardia nazionale (art. 76).
Per le imprese a forte consumo di energia l’art. 82 prevede un regime analogo per un massimo di tre anni, con 1.000 milioni di euro nel 2028, 800 nel 2029 e 700 nel 2030. Anche in questo caso l’aiuto va reinvestito per intero in decarbonizzazione ed è subordinato all’autorizzazione europea.
L’art. 79 autorizza il GSE a concedere contributi in conto capitale fino al 40% dei costi per nuovi impianti fotovoltaici fino a 1 MW di chi accede al meccanismo del decreto MASE 18 giugno 2026, nel limite di 800 milioni di euro nel 2028, 200 milioni nel 2029 e nel 2030 e di 3 GW di potenza. L’art. 81 prevede incentivi al biometano con un contributo a fondo perduto fino al 40% degli investimenti, dal 2028.
Il ddl alza la deducibilità delle auto elettriche e ibride degli agenti di commercio, consente alle imprese artigiane di crescere oltre i limiti di dipendenti e rinvia ancora plastic tax e sugar tax.
Per agenti e rappresentanti di commercio l’art. 22 porta al 90% la deducibilità dei costi dei veicoli elettrici o ibridi e alza a 35.000 euro il costo fiscalmente rilevante, che resta di 25.822,84 euro per le altre auto, deducibili all’80%. Su un’auto elettrica da 40.000 euro l’agente deduce 31.500 euro, contro i 20.658 euro con le regole attuali. Il tetto annuo per il noleggio sale a 5.164,57 euro.
L’art. 48 consente all’impresa iscritta all’albo da almeno sette anni di conservare la qualifica artigiana se supera i limiti dimensionali dell’articolo 4 della L. n. 443/1985 per assunzioni o acquisizioni di aziende dal 1° gennaio 2027. La condizione è mantenere nei mesi successivi il numero di dipendenti raggiunto. I nuovi tetti massimi, apprendisti aggiuntivi compresi, sono questi:
| Impresa artigiana | Dipendenti massimi con la nuova regola |
|---|---|
| Non lavora in serie | 27 |
| Lavora in serie | 15 |
| Lavorazioni artistiche, tradizionali e abbigliamento su misura | 48 |
| Trasporto | 10 |
| Costruzioni edili | 17 |
Oggi i limiti corrispondenti sono 22, 12, 40, 8 e 14 dipendenti. La riforma della legge quadro sull’artigianato segue un binario separato, con il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri in esame preliminare.
L’art. 11 conferma per il 2027 l’esenzione dei redditi dominicali e agrari di coltivatori diretti e IAP fino a 10.000 euro, al 50% fino a 15.000 euro, che riguarda l’IRPEF agricola. L’art. 88 porta il credito d’imposta 4.0 agricoltura a 82,1 milioni di euro per il 2027 e per il 2028 e crea un fondo da 60 milioni per l’efficientamento della flotta da pesca. Dal 2027 i pescatori hanno un trattamento sostitutivo della retribuzione pari all’80% per massimo novanta giorni l’anno (art. 49). Per il turismo il trattamento integrativo speciale del 15% su lavoro notturno e straordinario festivo vale da gennaio a settembre 2027 (art. 8), e i contratti di sviluppo del settore ricevono 20 milioni per il 2027 (art. 89).
La plastic tax sui manufatti in plastica monouso e la sugar tax sulle bevande edulcorate slittano al 1° luglio 2027 (art. 40), sei mesi dopo la decorrenza del 1° gennaio fissata dalla L. n. 199/2025. Le aliquote previste sono di 0,45 euro al chilogrammo per la plastica e di 10 euro per ettolitro per le bevande finite.
Il ddl non proroga l’iperammortamento, che è legge per gli investimenti fino al 30 settembre 2028, e non rifinanzia la Nuova Sabatini né il voucher AI studiato dal MIMIT.
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva chiesto una proroga di un anno dell’incentivo agli investimenti materiali e immateriali della Transizione 5.0, introdotto dalla Manovra 2026 al posto dei crediti d’imposta. Le maggiorazioni del costo deducibile sono del 180% fino a 2,5 milioni di euro, del 100% tra 2,5 e 10 milioni e del 50% tra 10 e 20 milioni, ai sensi dell’art. 1, commi 427-436, della L. n. 199/2025. L’acquisto di un software industriale agevolabile da 20mila euro nel primo scaglione produce una maggiorazione di 36mila euro, pari a 8.640 euro di IRES in meno con aliquota al 24%.
Il voucher per le PMI che investono in intelligenza artificiale non figura nel testo. Secondo le anticipazioni di stampa prevedeva un contributo tra 8mila e 15mila euro in base alla dimensione aziendale e una dotazione di circa 200 milioni, con accesso dopo un assessment presso competence center o centri di trasferimento tecnologico accreditati. La misura può entrare con un emendamento durante l’esame parlamentare, come il Buono Digitale per software, AI e cybersecurity proposto da associazioni di imprese e professionisti.
La Nuova Sabatini dispone per il 2027 dei 450 milioni di euro aggiuntivi stanziati dall’art. 1, comma 468, della L. n. 199/2025 per i finanziamenti agevolati delle PMI in macchinari, impianti e software. I Contratti di sviluppo sono finanziati dalla stessa legge fino al 2029. Il ddl rifinanzia con 50 milioni per il 2027 il fondo del Bonus Elettrodomestici (art. 4, comma 2), con decreto MIMIT entro sessanta giorni. Non figurano il fondo per la robotica umanoide e il reintegro di circa 200 milioni del Fondo Automotive proposti dal MIMIT.
Le novità del ddl diventano legge solo con l’approvazione definitiva delle Camere entro il 31 dicembre, mentre la Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) ha già finanziato agevolazioni utilizzabili nel 2027 e ne ha fissate altre in scadenza a fine anno.
| Misura | Disponibilità nel 2027 |
|---|---|
| Iperammortamento Transizione 5.0 | In vigore per gli investimenti fino al 30 settembre 2028. |
| Nuova Sabatini | 450 milioni aggiuntivi già stanziati per il 2027. |
| Credito d’imposta ZLS | Prorogato fino al 2028, con risorse annuali dedicate. |
| Contratti di sviluppo | Rifinanziati con 250 milioni per il 2027 e ulteriori risorse fino al 2029. |
| Credito d’imposta Agricoltura e Pesca 4.0 | Investimenti fino al 28 settembre 2028, con risorse aumentate dal ddl. |
| Credito d’imposta design e ideazione estetica | Limitato alle attività del periodo d’imposta 2026, salvo proroga. |
| Credito ZES per agricoltura, pesca e acquacoltura | Limitato agli investimenti del 2026, salvo proroga. |
| Misura | Disponibilità nel 2027 |
|---|---|
| Detassazione aumenti contrattuali al 5% | Confermata nel ddl per il 2027. |
| Detassazione premi di produttività | Imposta sostitutiva dell’1% fino a 5mila euro già prevista anche per il 2027. |
| Imposta al 15% su notturni, festivi e turni | Prorogata dal ddl al 2027, entro 1.500 euro e per redditi fino a 40.000 euro. |
| Esonero assunzione madri con almeno tre figli | Previsto dal 2026 senza scadenza annuale, entro i limiti di spesa. |
| Esonero contributivo per il part-time dei genitori | Previsto dal 2026, fino a 24 mesi per i rapporti ammessi. |
| Buoni pasto elettronici | Esenzione fino a 10 euro giornalieri confermata anche per il 2027. |
| Regime forfettario | Nel ddl soglia di ricavi a 100mila euro ai fini delle imposte sui redditi, con accesso IVA fermo a 85mila euro e limite di 35mila euro per i redditi da lavoro dipendente nel 2027. |
| CIGS in deroga per imprese strategiche regionali | Finanziata anche nel 2027, con limite di spesa di 150 milioni annui. |
| Zona franca urbana Sisma Centro Italia | Agevolazioni prorogate soltanto fino al 31 dicembre 2026. |
Per la detassazione degli aumenti contrattuali e per il regime forfettario le regole del ddl sono negli approfondimenti dedicati.
In un contesto storico in cui la visibilità e la credibilità si conquistano principalmente online e sui canali social, delegare la gestione degli account allo “stagista che sa usare Instagram” o al più volenteroso nei suoi ritagli di tempo non è più un’opzione sostenibile.
Oramai è pacifico: per una piccola o media impresa i canali social rappresentano un importante strumento per l’acquisizione di nuovi clienti, la fidelizzazione di quelli acquisiti, il posizionamento sul mercato e la tutela della reputazione aziendale.
Quando, poi, si decide di investire seriamente su questi canali, il dilemma organizzativo ed economico è sempre lo stesso: è preferibile avere un Social Media Manager (SMM) interno o affidare la gestione a un’agenzia di comunicazione esterna?
Entrambe le soluzioni presentano punti di forza e criticità: vantaggi, costi e criteri decisionali permettono di identificare il modello più adatto a ciascuna realtà aziendale.
Optare per una figura in-house significa inserire nell’organico una persona che si dedica a tempo pieno alla gestione delle piattaforme digitali dell’azienda.
Una risorsa interna assicura:
Gli svantaggi principali sono due:
Affidarsi a un’agenzia significa stipulare un contratto di servizio con una struttura che gestisce la strategia e la produzione attraverso un team dedicato.
L’agenzia garantisce:
Gli svantaggi da mettere in conto sono due:
Per scegliere al meglio, la risorsa interna è preferibile se:
L’agenzia esterna è la scelta più adatta se:
Il modello ibrido prevede una figura interna junior che si occupa della raccolta di foto e video, dello storytelling spontaneo e dell’interazione diretta con la community. Al tempo stesso, un’agenzia o un consulente esterno senior gestisce la strategia complessiva, crea il piano editoriale, struttura il copywriting professionale, supervisiona i contenuti da pubblicare, realizza le grafiche e i video istituzionali e ottimizza le campagne pubblicitarie a pagamento.
Questa combinazione unisce il vantaggio della presenza in azienda alle competenze specialistiche di un team senior esterno, massimizzando il ritorno sull’investimento.
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di Laura Caracciolo, Social media manager, AU di Emera
Conto alla rovescia per Il Valore dell’Impresa 2026: martedì 3 novembre a Milano, PMI.it e Wall Street Italia riuniscono vertici di banche e di Borsa Italiana, docenti del Politecnico e consulenti per discutere con imprenditori e manager delle scelte su cui si regge la crescita delle PMI, dagli investimenti in intelligenza artificiale al passaggio generazionale.
Ad aprire la mattinata è Mattia Macellari, presidente della Piccola Industria di Assolombarda, l’associazione che patrocina l’evento. La partecipazione è in presenza, con registrazione obbligatoria sulla pagina ufficiale.
Il programma de Il Valore dell’Impresa 2026 prevede, dopo i saluti di Assolombarda, quattro tavole rotonde nell’ordine digitalizzazione, finanza per le imprese, transizione energetica e passaggio generazionale, ciascuna con manager, docenti e consulenti che lavorano ogni giorno con le piccole e medie imprese.
Il panel sulla digitalizzazione delle PMI mette a confronto l’esperienza dei software gestionali, l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e i dati della ricerca sull’innovazione nelle piccole imprese. Intervengono:
Il panel sulla finanza per le imprese riguarda gli strumenti di finanza ordinaria e straordinaria con cui una PMI raccoglie risorse per innovazione e crescita: dal debito bancario all’ingresso di soci finanziari di minoranza, dal capitale di rischio alla quotazione delle PMI, fino al ruolo dell’advisor nelle operazioni sul capitale.
Al tavolo siedono due banche, il mercato e un consulente, così che l’imprenditore possa confrontare le fonti di finanziamento dal punto di vista di chi le offre. Intervengono:
La tavola rotonda sul caro energia analizza le cause dei prezzi di gas ed elettricità, il divario di costo delle imprese italiane rispetto alla media europea, il decreto FER X e le soluzioni a disposizione delle PMI, dall’efficientamento all’autoproduzione. Intervengono:
Il panel sul passaggio generazionale affronta la successione alla guida dell’impresa familiare, la tutela del patrimonio dell’azienda e dell’imprenditore e l’ingresso di nuove figure manageriali. Il confronto riguarda gli strumenti giuridici e patrimoniali per organizzare la successione: il patto di famiglia, il trust, la società semplice e il club deal, cioè l’ingresso nel capitale di un gruppo ristretto di investitori. Intervengono:
La partecipazione in sala a Il Valore dell’Impresa 2026 richiede la registrazione tramite il modulo della pagina ufficiale: i lavori si svolgono martedì 3 novembre dalle 10 alle 13, con light lunch a seguire, nella Sala Falck del Centro Congressi di via Chiaravalle 8 a Milano.
L’evento è organizzato con il patrocinio di Assolombarda e si rivolge a imprenditori, manager e professionisti chiamati a decidere investimenti tecnologici, fonti di finanziamento, contratti per l’energia e assetti della proprietà.
Milano, 3 novembre
Il Valore dell’Impresa 2026
Iscrizione all’evento
Chi non può essere a Milano può seguire i quattro panel in diretta streaming: il giorno dell’evento la trasmissione dei lavori è disponibile sulla home page di PMI.it e su quella di Wall Street Italia.
Gli immobili pubblici inutilizzati possono rappresentare una valida opportunità per lo sviluppo del turismo: lo ha dichiarato il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, in un’opinione condivisa dall’Associazione Italiana Confindustria Alberghi.
L’associazione di categoria del settore alberghiero in Confindustria sottolinea come le imprese alberghiere possano contribuire alla riqualificazione del patrimonio esistente, purché siano promosse procedure semplici e tempi ben definiti per favorire gli investimenti alberghieri, tornati ai livelli più alti dell’ultimo decennio.
Gli strumenti per affidare questi beni ai privati sono già previsti dalla legge, dalla concessione di valorizzazione all’uso gratuito per le imprese giovanili, e l’Agenzia del Demanio ha bandi ancora aperti su fari, monasteri ed ex caserme dello Stato.
Il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi è intervenuto il 21 ottobre 2026 all’iniziativa promossa dal MEF nella sede della Presidenza del Consiglio per presentare la Guida agli Enti locali per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Secondo il Ministro, gli immobili pubblici inutilizzati sono quasi il 10% degli oltre 3 milioni di beni censiti dal MEF, in gran parte di proprietà dei Comuni, e per il turismo rappresentano una «straordinaria riserva strategica di opportunità».
Mazzi ha citato ex stazioni, edifici storici, vecchie scuole, caserme ed ex strutture pubbliche dei borghi e delle aree interne: riattivati a consumo di suolo zero e restituiti alle comunità, questi immobili possono diventare presìdi di turismo esperienziale, cultura, enogastronomia e accoglienza di qualità.
La Guida agli Enti locali è stata elaborata da un gruppo di esperti del Consiglio tecnico-scientifico della Cabina di regia per la valorizzazione e la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, presieduta dalla sottosegretaria all’Economia Lucia Albano, e si rivolge ad amministratori, dirigenti e uffici tecnici dei Comuni.
Il documento ha due parti, una per i sindaci e un vademecum per gli uffici, e scandisce il percorso in dieci domande: dalla conoscenza del bene e dei bisogni della comunità al confronto tra scenari alternativi, fino alla scelta del modello di gestione e alla verifica nel tempo del valore prodotto. Solo dopo queste scelte la Guida indica di individuare lo strumento giuridico (concessione, locazione, comodato, diritto di superficie o concessione di valorizzazione) in base a durata, investimenti e regime del bene, anche in partenariato con operatori privati. Entrambe le parti sono scaricabili dalla pagina del Dipartimento dell’Amministrazione generale del MEF.
Confindustria Alberghi condivide la linea del Ministro e, con la presidente Elisabetta Fabri, chiede procedure amministrative semplici, tempi certi e strumenti che garantiscano la sostenibilità economica degli interventi nel medio e lungo periodo: sono le condizioni che l’associazione ritiene necessarie perché l’apertura del Governo si traduca in investimenti privati.
Per l’associazione la valorizzazione del patrimonio pubblico inutilizzato può sostenere nuovi investimenti nel turismo, creare occupazione e favorire lo sviluppo dei territori. Le imprese alberghiere possono mettere a disposizione competenze, capacità progettuali e capitali per recuperare questi beni e trasformarli in «presìdi di accoglienza di alta qualità», nell’ambito di una strategia di sviluppo delle destinazioni che coinvolga l’intera filiera turistica.
Un’impresa turistica può gestire un immobile pubblico inutilizzato senza acquistarlo attraverso tre strumenti previsti dalla legge, tutti assegnati con procedura a evidenza pubblica: la concessione o locazione di valorizzazione sui beni dello Stato, la stessa concessione estesa ai beni di Regioni, Province e Comuni e l’uso gratuito per le imprese giovanili che sviluppano percorsi turistici.
| Strumento | Regole e durata |
|---|---|
| Concessione o locazione di valorizzazione di immobili dello Stato | Ai sensi dell’art. 3-bis del D.L. n. 351/2001, convertito dalla L. n. 410/2001, il bene si affida a titolo oneroso, con gara dell’Agenzia del Demanio, per interventi di recupero, restauro o ristrutturazione anche con nuove destinazioni d’uso per attività economiche. La durata è commisurata all’equilibrio del piano economico-finanziario e non supera i 50 anni; le attività si possono subconcedere e alla scadenza il concessionario ha la prelazione sull’acquisto del bene al prezzo di mercato. |
| Concessione di valorizzazione di immobili di Regioni, Province e Comuni | Ai sensi dell’art. 58, comma 6, del D.L. n. 112/2008, convertito dalla L. n. 133/2008, la procedura dell’art. 3-bis si estende agli immobili inseriti nel piano delle alienazioni e valorizzazioni dell’ente, che predispone il bando come proprietario. |
| Concessione in uso gratuito | Ai sensi dell’art. 11, comma 3, del D.L. n. 83/2014, convertito dalla L. n. 106/2014, case cantoniere, caselli, stazioni ferroviarie o marittime, fortificazioni, fari e altri immobili pubblici non utilizzati si concedono in uso gratuito a imprese, cooperative e associazioni costituite in prevalenza da under 40, per percorsi pedonali, ciclabili, equestri, mototuristici, fluviali e ferroviari. La manutenzione straordinaria è a carico del concessionario, le migliorie passano all’ente senza corrispettivo e la durata massima è di 9 anni, rinnovabili per altri 9. |
La scelta tra i due regimi dipende dall’investimento: nella concessione di valorizzazione l’impresa paga un canone e ottiene un orizzonte lungo, adatto a ristrutturazioni pesanti come la conversione in albergo; nell’uso gratuito il risparmio sul canone è compensato dalla manutenzione straordinaria a proprio carico e da una durata più breve, adatta a strutture leggere lungo cammini e piste ciclabili.
L’Agenzia del Demanio ha messo a bando il 21 luglio 2026 venti immobili dello Stato per imprese del turismo, della cultura e dell’housing e per gli Enti del Terzo settore: dodici sono in concessione di valorizzazione, con offerte da presentare entro le ore 12 dell’11 dicembre 2026.
Tra i beni ci sono i fari di Punta Cavazzi a Ustica, di Gelso a Vulcano e di Riposto, l’ex monastero di San Francesco d’Assisi a Stilo, il Palazzo della Posta di Piacenza e l’ex casermetta della Forcola del Braulio a Valdidentro. L’ex carcere giudiziario di Reggio Calabria e Casa Nappi a Loreto fanno parte del progetto Turismo Accessibile 4all, pensato per strutture di accoglienza accessibile con soluzioni di senior living per soggiorni brevi e medi.
La tornata segue lo schema dei precedenti bandi sugli immobili demaniali, con la durata della concessione commisurata all’investimento proposto. L’elenco completo, con i bandi dei singoli immobili, è sul sito dell’Agenzia.
Per i beni dei Comuni il riferimento è il piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, l’elenco degli immobili non strumentali alle funzioni istituzionali che ogni ente approva con delibera e allega al bilancio di previsione, ai sensi dell’art. 58, comma 1, del D.L. n. 112/2008. Un’impresa interessata a un edificio comunale dismesso trova nel piano allegato al bilancio la prima indicazione sui beni che il Comune intende valorizzare o cedere.
Iginio Straffi è una delle figure più emblematiche dell’animazione e intrattenimento globale “Made in Italy”. Fondatore e guida di Rainbow, lo studio nato ad Ancona e diventato uno dei più grandi d’Europa, Straffi ha ideato il fenomeno globale delle Winx Club, un franchise capace di generare oltre 3,5 miliardi di euro in prodotti su licenza venduti in 150 Paesi.
Oltre alle celebri fatine, la sua visione imprenditoriale lo ha portato a costruire un gruppo da circa 120 milioni di euro di fatturato, espandendosi con l’acquisizione della canadese Bardel Entertainment — rinomato studio d’animazione che produce serie culto come Rick e Morty e The Dragon Prince — e di Colorado Film, casa di produzione cinematografica artefice di successi al botteghino e su piattaforme come Il fabbricante di lacrime e la saga dei Me contro Te.
In una ricca video intervista rilasciata nel suo ufficio ad Ancona per il canale YouTube Chapeau, Iginio Straffi ripercorre una traiettoria umana e professionale straordinaria durata oltre tre decenni. Dalle origini umili in provincia alla passione giovanile per il disegno, dal salto nel buio finanziario per fondare la Rainbow al rifiuto delle offerte di acquisizione dei giganti americani, l’imprenditore marchigiano svela i retroscena della nascita delle sue produzioni più famose, l’importanza strategica del mercato delle licenze, la gestione dei momenti di crisi e la sua personale visione sulle sfide del fare impresa in Italia.
La storia di Iginio Straffi affonda le radici in una famiglia semplice. Fin da bambino sogna di scrivere e disegnare storie. La determinazione lo porta giovanissimo a Roma con la cartella dei suoi lavori sotto braccio: dopo le prime pubblicazioni su riviste come Tilt (pagato 50.000 lire a pagina) e Comic Art al fianco dei grandi maestri del fumetto, arriva a soli 23 anni la chiamata della Sergio Bonelli Editore, vertice del fumetto italiano, dove disegna con un compenso da 200.000 lire a tavola.
Nonostante la stabilità economica raggiunta in Bonelli, la curiosità spinge Straffi a esplorare nuovi orizzonti. Notato da un editore francese alla Fiera del Libro di Bologna per il dinamismo del suo tratto, a 27 anni si trasferisce a Parigi per lavorare come storyboarder per un importante film d’animazione, guadagnando l’equivalente di 7 milioni di lire al mese. L’esperienza successiva in Lussemburgo gli apre gli occhi sull’organizzazione dell’animazione industriale e sull’uso del computer.
Nel 1993, rinunciando a contratti ben pagati all’estero torna in Italia per formare una squadra di giovani talenti. Investe tutti i suoi risparmi — circa 50-60 milioni di vecchie lire — per acquistare i primi elaboratori grafici e, nel marzo 1995, fonda la Rainbow insieme all’editore don Lamberto Pigini.
Il primo personaggio di proprietà ideato da Straffi è Tommy & Oscar, nato prima come videogioco tra mille difficoltà tecniche e bug superati a forza di notti in bianco. Per distribuire il prodotto, Straffi affronta personalmente lunghissimi viaggi “porta a porta” in tutto il mondo sfruttando la tariffa aerea promozionale “Giro del Mondo”, riuscendo a venderlo in oltre 20 Paesi.
Quando la successiva serie televisiva da 6,5 milioni di euro rischia il blocco causa il fallimento del coproduttore asiatico travolto dalla crisi finanziaria delle “tigri asiatiche”, Straffi reagisce aprendo un ufficio a Singapore e completando la copertura finanziaria.
È con Tommy & Oscar che Straffi intuisce la vera chiave del business dell’animazione: mantenere i diritti di proprietà intellettuale per guadagnare dalle licenze (album di figurine Panini, linee scolastiche Cartorama, giocattoli Hasbro), ispirandosi al modello di successo mondiale dei Pokémon.
Nel 2001 Straffi intuisce che il mercato è pronto per una novità: trasformare le classiche fate fiabesche in aspiranti fatine moderne, glamour ed empatiche che frequentano un’accademia affrontando problemi quotidiani e contrapponendosi alle streghe.
Ispirandosi per i tratti estetici a celebrity dell’epoca come Britney Spears (Bloom), Cameron Diaz (Stella), Lucy Liu (Musa), Pink (Tecna), Jennifer Lopez (Flora) e successivamente Beyoncé (Aisha), nel 2004 debutta su Rai 2 Winx Club.
Nello stesso anno, durante il Licensing Show di New York, l’incontro casuale allo stand della Rainbow con Matt Bousquette, presidente e CEO di Mattel, fa esplodere il fenomeno su scala globale. Il fatturato dell’azienda schizza da meno di 10 milioni a oltre 60 milioni di euro in quattro anni, superando nelle vendite di giocattoli persino brand storici negli Stati Uniti.
Di fronte a cifre vertiginose, lo storico socio Pigini manifesta la volontà di monetizzare. Straffi rifiuta le offerte di acquisizione totalitaria arrivate dai colossi americani per mantenere la guida e l’indipendenza dell’azienda. Nel 2011 chiude un accordo strategico con Viacom/Paramount (proprietaria di Nickelodeon), che rileva il 30% di Rainbow per 62 milioni di euro, portando le produzioni realizzate nelle Marche nei palinsesti principali statunitensi e mondiali.
Anziché distribuire dividendi, Straffi sceglie di reinvestire sistematicamente i profitti per far crescere il gruppo: nascono la Rainbow CGI e la Rainbow Academy per la formazione dei talenti. Successivamente, la strategia si orienta sull’acquisizione di realtà già affermate, come lo studio canadese Bardel Entertainment (produttore di Rick e Morty) e Colorado Film per il cinema (portando al successo commerciale i film dei Me contro Te e il fenomeno mondiale Netflix Il fabbricante di lacrime).
Nel 2020, a seguito dei riassetti interni a Viacom/Paramount e al mancato rinnovo delle garanzie distributive negli USA, Straffi decide di ricomprare il 30% delle azioni di Rainbow, indebitandosi attraverso un finanziamento bancario. Nonostante le difficoltà legate all’impennata dei tassi d’interesse, la società trova un nuovo equilibrio finanziario accogliendo il fondo Tech-Mediobanca come socio di minoranza.
In conclusione della sua intervista, Iginio Straffi traccia un bilancio netto sul panorama imprenditoriale italiano. L’imprenditore marchigiano sottolinea come l’Italia presenti enormi ostacoli burocratici e una cronica mancanza di sostegno strutturale verso le piccole e medie imprese familiari, che rappresentano il vero motore economico del Paese.
Nonostante le difficoltà, Straffi incoraggia chi desidera fare impresa a muoversi con tenacia, passione e visione internazionale, facendo leva sull’incomparabile talento creativo che continua a contraddistinguere il Made in Italy nel mondo.