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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Pubblico impiego
DDL Merito nella PA: riforma valutazione performance e carriera dirigenziale
DDL Merito approvato alla Camera: si avvicina la riforma della valutazione delle performance e quella per l'accesso alla dirigenza nelle pubbliche amministrazioni.

La Camera ha approvato il disegno di legge per la riforma del sistema di valutazione della performance nelle amministrazioni pubbliche e della carriera dirigenziale. Il Ddl Merito si propone di aumentare l’efficienza nella PA e di responsabilizzare i dirigenti. In particolare, la legge mira a risolvere le criticità emerse in relazione alle osservazioni della Corte dei Conti.

Pubblico impiego: valutazione performance più trasparente

Il disegno di legge introduce misure volte a rafforzare la valutazione della performance dei dirigenti e dei non dirigenti. Tra le principali novità, si prevede che i dirigenti debbano differenziare le valutazioni del personale per identificare le capacità individuali e valorizzare i più meritevoli. L’introduzione di un sistema di valutazione trasparente permetterà di responsabilizzare maggiormente le figure dirigenziali, puntando su una valutazione obiettiva e multidimensionale, inclusa la leadership come fattore abilitante.

Formazione e leadership: elementi chiave

Un altro aspetto fondamentale della riforma riguarda il ruolo della formazione nella valutazione delle performance. La legge prevede che la formazione del personale, sia dirigenziale che non, diventi un elemento centrale per il miglioramento delle competenze e per il buon funzionamento delle amministrazioni. Inoltre, si propone di superare la valutazione gerarchica e unidirezionale, introducendo sistemi che coinvolgano una pluralità di soggetti interni ed esterni.

Per garantire l’oggettività del processo di valutazione, il disegno di legge prevede l’adozione di un decreto del Ministro per la Pubblica Amministrazione che stabilisca le modalità per il bilanciamento della valutazione, tra gli obiettivi e le caratteristiche trasversali, assicurando criteri di valutazione chiari e imparziali.

Nuove opportunità di carriera nella dirigenza pubblica

Il disegno di legge introduce anche un’importante novità riguardo l’accesso alla dirigenza pubblica. Le amministrazioni avranno la possibilità di sviluppare la carriera dirigenziale tramite un processo di selezione basato sulla valutazione delle performance. Sarà possibile accedere alla qualifica dirigenziale attraverso un incarico temporaneo, con un limite massimo del 30% dei posti disponibili, garantendo la trasparenza e il rispetto dei principi di imparzialità e pubblicità.

Le fasi della selezione per la carriera dirigenziale

Le procedure di selezione per il passaggio alla dirigenza si articolano in più fasi.

  • Prima fase: selezione e comparazione tra i candidati, con una prova scritta e orale, seguita dal conferimento dell’incarico dirigenziale temporaneo. La valutazione si basa sulle performance individuali e sui comportamenti organizzativi dei candidati negli ultimi cinque anni.
  • Seconda fase: osservazione e valutazione durante il periodo dell’incarico temporaneo (almeno quattro anni), con un’analisi dei risultati ottenuti e delle capacità manageriali.
  • Terza fase: valutazione finale al termine del periodo temporaneo, che determinerà il passaggio definitivo nell’area dirigenziale.

Le valutazioni, per garantire la massima imparzialità, saranno affidate a commissioni nominate secondo modalità trasparenti e oggettive, simili a quelle della fase iniziale della selezione.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 11:22:25 +0000
Trattamento Fine Rapporto
Previdenza complementare: novità 2026 su fondi pensione, rendite e TFR
La Legge di Bilancio 2026 potenzia la previdenza complementare e semplifica la portabilità di fondi pensione e TFR: analisi delle novità.

La Legge di Bilancio 2026 rafforza la previdenza complementare, introducendo nuove misure che facilitano la portabilità dei fondi pensione e migliorando l’accesso alla previdenza integrativa. Il secondo pilastro, in un contesto di indebolimento della previdenza obbligatoria, si consolida dunque come un’opportunità di integrazione delle pensioni per famiglie e imprese, soprattutto a fronte di stipendi più bassi, calcoli contributivi e carriere discontinue. Per non parlare dell’inasprimento dei requisiti per andare in pensione.

Previdenza complementare nella Manovra 2026

La Manovra 2026 segna dunque una svolta nella gestione della previdenza in Italia. Da un lato sono previsti rinvii ai requisiti pensionistici, con l’eliminazione di misure per la flessibilità in uscita (ad eccezione dell’APE Sociale). Dall’altro, però, si punta con decisione sul potenziamento della previdenza complementare, un aspetto che è stato già avviato dalla Riforma Fornero e che oggi sembra accelerare notevolmente. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto in questa direzione misure come l’incremento della deducibilità fiscale per i versamenti alla pensione integrativa (che sale a 5.300 euro).

Un e nuove modalità per la destinazione del TFR dei neo-assunti. Il TFR maturato sarà destinato al fondo pensione salvo che il lavoratore non esprima la propria volontà contraria entro 60 giorni dalla comunicazione. Questo meccanismo si affianca all’ampliamento della platea di aziende obbligate a versare gli accantonamenti al Fondo INPS.

Introdotta anche una nuova alternativa che rende più interessante la scelta di alimentare una pensione integrativa: la rendita a durata definita.

Nuova portabilità dei fondi pensione

Una delle misure più rilevanti del capitolo previdenziale in Manovra 2026 riguarda però la portabilità dei fondi pensione. Il comma 201 elimina infatti il vincolo per rimandare ai contratti collettivi la scelta sul conferimento del TFR e della quota a carico dell’azienda ai fondi pensione dopo i primi due anni in cui si versa al proprio fondo di categoria. Dal 1° luglio 2026 scatta dunque una maggiore libertà di scelta nella gestione della previdenza complementare.

Con la pubblicazione dei documenti di prassi Covip (l’organo di vigilanza sui fondi pensione) sarà più chiara la portata di questa nuova disposizione legislativa.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 11:00:17 +0000
PMI e Mercati
Accordo UE-Mercosur sotto esame: cosa rischiano agricoltura e PMI
Il rinvio alla Corte UE riapre il dossier Mercosur. Tra opportunità di export e timori per concorrenza e filiere agricole, cosa cambia per imprese e PMI.

Il percorso dell’accordo commerciale UE-Mercosur si fa accidentato. In attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia UE, chiamata a valutare la legittimità dell’intesa, il Parlamento Europeo ne ha rinviato l’entrata in vigore, aprendo una fase di confronto politico ed economico che continua a dividere imprese e rappresentanze di settore.

L’intesa per il libero scambio tra paesi dell’Unione Europea e Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay prevede l’eliminazione progressiva di circa il 91-92% dei dazi sulle esportazioni. Un’apertura che promette nuove opportunità ma che solleva anche forti preoccupazioni, in particolare nel comparto agricolo e agroalimentare.

Tutele per il Made in Europe e filiere sensibili

Il testo dell’intesa prevede strumenti di tutela per il Made in Europe, tra cui il divieto di imitazione di 344 indicazioni geografiche europee, 57 delle quali italiane. Sono inoltre previste clausole di salvaguardia per alcune filiere sensibili dell’agroalimentare e l’anticipo al 2028 di risorse della PAC 2028-2034.

Nonostante queste garanzie, il timore di una concorrenza asimmetrica resta centrale nel dibattito, soprattutto per le produzioni più esposte alla competizione con sistemi regolatori meno stringenti.

Industria ed export: l’accordo come leva di crescita

Dal fronte industriale, la valutazione resta positiva. Per Confindustria, l’accordo rappresenta un’occasione strategica. La vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, Barbara Cimmino, lo definisce un moltiplicatore di opportunità, capace di favorire non solo le esportazioni ma anche nuovi investimenti, infrastrutture moderne e filiere integrate, in linea con gli standard europei ambientali, sociali e tecnologici.

Agricoltura e controlli: la partita dell’attuazione

Sul versante agricolo, il nodo principale resta l’effettiva applicazione delle regole. Paolo De Castro, presidente di Nomisma, richiama l’attenzione sulla necessità di controlli rigorosi alle frontiere e sull’applicazione concreta delle clausole di salvaguardia. Senza verifiche puntuali e standard equivalenti, l’apertura dei mercati rischia di penalizzare chi produce nel rispetto di regole più severe.

La posizione di Confartigianato: attenzione alle PMI

Più prudente la posizione di Confartigianato, che non esclude l’applicazione provvisoria dell’accordo ma chiede una valutazione attenta degli impatti sulle PMI. Secondo l’associazione, l’intesa può offrire opportunità anche alle imprese di piccola dimensione, a patto che siano garantite reciprocità delle regole, controlli efficaci e strumenti di accompagnamento per evitare squilibri competitivi.

Il rischio, in assenza di tutele adeguate, è che l’apertura dei mercati favorisca soprattutto i grandi operatori, lasciando le PMI più esposte alla pressione sui prezzi e alla concorrenza di produzioni extra-UE meno vincolate.

Il fronte delle proteste agricole

La lettura di Coldiretti del rinvio deciso dal Parlamento europeo e il passaggio alla Corte di Giustizia è quello di un primo risultato delle mobilitazioni degli agricoltori. L’organizzazione chiede che il Parlamento UE mantenga un ruolo centrale e che vengano rafforzate le norme sulla reciprocità, per impedire l’ingresso di prodotti che non rispettano le stesse regole imposte alle imprese europee.

Il confronto sull’accordo Mercosur resta quindi aperto. Tra opportunità di crescita, timori per l’agricoltura e richieste di tutela per le PMI, la decisione finale sarà determinante per ridefinire gli equilibri commerciali tra Europa e America Latina.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 10:34:50 +0000
Telefonia Mobile
La classifica dei migliori operatori mobili in Italia, Vodafone il più veloce
Vodafone si conferma il miglior operatore mobile in Italia con performance superiori in download, upload e rete 5G, seguito da Wind Tre e Fastweb.

Vodafone si conferma come l’operatore di telefonia mobile più veloce in Italia, con performance di rete nettamente superiori rispetto ai concorrenti, secondo il report annuale del barometro nPerf. I dati raccolti analizzano diversi aspetti delle prestazioni, tra cui la velocità di download e upload, la qualità della rete 5G, lo streaming, la latenza e il web browsing.

La classifica dei migliori operatori mobili in Italia

Secondo il nPerf Score, Vodafone è dunque il primo posto nella classifica delle reti mobili più veloci in Italia, seguita da Wind Tre, Fastweb, TIM e Iliad. Questa classifica prende in considerazione vari parametri, come la velocità di download, upload e le performance 5G, e conferma la leadership di Vodafone in diversi ambiti.

La differenza più marcata si registra nella velocità di download e upload, dove Vodafone si distingue con valori nettamente superiori rispetto agli altri operatori. La qualità della rete 5G è una delle principali forze di Vodafone, con un punteggio complessivo di 102.895 nPoints, ben superiore ai 91.584 di Wind Tre, 94.172 di Fastweb, 90.721 di TIM e 77.170 di Iliad. La latenza della rete Vodafone è anche inferiore rispetto agli altri operatori, garantendo una connessione più stabile e veloce.

Le prestazioni della rete 5G in Italia

Il 5G sta diventando un fattore sempre più cruciale nella valutazione delle performance delle reti mobili. Vodafone, con il suo punteggio superiore, ha dimostrato di essere il leader indiscusso nella qualità e velocità della rete 5G, una tecnologia che, seppur in espansione, sta già giocando un ruolo determinante nel miglioramento dell’esperienza utente.

Vodafone, Wind Tre e Fastweb: i protagonisti della velocità mobile

Oltre alla velocità di download e upload, Vodafone si distingue anche per la qualità dello streaming e del web browsing, che risultano essere tra i migliori del settore. Nonostante Vodafone guidi la classifica, anche Wind Tre ha registrato ottime performance, soprattutto nel web browsing, mostrando prestazioni elevate su vari dispositivi. Fastweb, anch’essa posizionata tra i primi, si conferma un’opzione solida per chi cerca un buon compromesso tra velocità e prezzo.

La sfida tra TIM e Iliad: crescita e competizione nel mercato mobile

Nonostante TIM e Iliad siano posizionati più in basso nella classifica, entrambi gli operatori continuano a crescere nel mercato italiano. TIM ha mantenuto una solida presenza sul mercato, con prestazioni competitive in termini di download e upload. Iliad, pur essendo più giovane e con una rete ancora in fase di espansione, ha visto un miglioramento continuo nelle sue performance, rendendola una scelta interessante per molti utenti alla ricerca di tariffe più economiche.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 10:02:11 +0000
Transizione energetica
Bolletta elettrica: in arrivo aumenti per la nuova tassa ETS2
L'entrata in vigore dell'ETS2 nel 2027 porterà un incremento dei costi per la bolletta energetica, con effetti diretti su famiglie e imprese italiane.

L’entrata in vigore dell’ETS2, il nuovo sistema europeo di scambio delle emissioni di carbonio, comporterà un aumento dei costi per la bolletta energetica, con conseguenze dirette su famiglie e imprese. Con l’entrata in vigore nel 2027, sono attesi inevitabilmente rincari anche sui costi energetici finali. Le stime parlano ad esempio di un possibile incremento fino a 600 euro per le famiglie italiane. Questo nuovo scenario impone un urgente ripensamento delle politiche energetiche, soprattutto a tutela delle PMI, che rischiano di subire maggiori difficoltà in un mercato già competitivo.

Come funziona il sistema ETS2

Il meccanismo European Emission Trading System 2 (ETS2) dell’Unione Europea serve a controllare le emissioni di gas serra. L’obiettivo è ridurre progressivamente le emissioni nocive creando un mercato in cui le aziende sono obbligate a ridurle. Il sistema di “cap and trade” (tetto massimo e scambio di quote) stabilisce un limite alle emissioni consentite per i settori che partecipano al mercato. Se un’azienda supera il suo limite, deve acquistare quote di emissione da altre aziende che non hanno raggiunto il proprio tetto di emissioni.

Settori coinvolti e impatto in bolletta

Con il nuovo sistema ETS2, dal 2027 il mercato delle emissioni di carbonio sarà esteso a settori precedentemente non coinvolti, come l’edilizia, i trasporti stradali e le piccole industrie. In pratica, questi settori dovranno acquistare quote di emissione per le loro attività, aumentando così i costi energetici e contribuendo a un aumento generale dei costi per il riscaldamento, la mobilità e altre necessità quotidiane.

Le stime sui rincari per famiglie e imprese

Secondo uno studio commissionato da Assogasliquidi-Federchimica e condotto da BIP, si prevede che l’introduzione dell’ETS2 possa causare un aumento della spesa annuale per il riscaldamento, che potrebbe arrivare fino a 600 euro per le famiglie, con un incremento di circa 280 euro annui per il settore della mobilità leggera.

L’appello delle PMI italiane

Le imprese italiane si trovano a dover affrontare una sfida crescente, con i costi energetici che continuano a salire. Le piccole e medie imprese, in particolare, si trovano in una posizione vulnerabile, in quanto i prezzi elevati per le risorse energetiche non solo impattano sui loro bilanci, ma compromettono anche la competitività rispetto ai principali concorrenti europei. A tal fine, oltre 400 imprese hanno aderito al Manifesto per l’Energia, evidenziando la necessità di un intervento concreto da parte del governo per alleggerire la pressione fiscale legata all’energia.

I costi energetici sono ormai insostenibili – afferma il presidente di Confimi Industria Paolo Agnelli. Più di 400 imprese hanno sottoscritto il Manifesto per l’Energia, presentato lo scorso dicembre, per evidenziare la necessità di interventi decisivi contro il caro energia che sta mettendo in difficoltà le piccole e medie imprese.

Le disparità con altri Paesi europei

Confimi Industria ha anche messo in luce le disparità con altri Paesi europei per quanto riguarda i costi energetici a carico delle imprese: nel periodo tra gennaio e agosto 2025, il prezzo medio per le industrie energivore italiane è stato di 85,28 euro per megawattora, mentre in Spagna la cifra era di 60,33 euro, in Germania di 44,50 euro e in Francia di 25,45 euro. Nei Paesi del Nord Europa si scende fino a 30,80 euro.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 09:42:21 +0000
Imprese Commercio
Meno negozi ma più grandi, botteghe alla prova dei centri commerciali
Confesercenti fotografa il commercio italiano: calano le botteghe, crescono le superfici e i piccoli negozi valutano il passaggio nei centri commerciali.

In Italia i negozi diminuiscono ma diventano più grandi. È la fotografia sul commercio al dettaglio scattata da Confesercenti , che racconta una trasformazione profonda del tessuto commerciale nel Paese: meno punti vendita, superfici più ampie e un modello di prossimità sempre più sotto pressione.

Tra il 2011 e il 2025 hanno chiuso oltre 103mila esercizi commerciali. Un calo numericamente rilevante che però non si è tradotto in una riduzione equivalente degli spazi: la superficie commerciale complessiva, infatti, è cresciuta del 7,4%. Un dato che sintetizza bene il cambiamento in atto.

Crollano botteghe di vicinato e piccoli negozi

Il fenomeno non riguarda tutti i formati allo stesso modo. A scomparire sono soprattutto le botteghe più piccole, mentre crescono i negozi di dimensione media e medio-grande.

È il commercio di prossimità a pagare il prezzo più alto, soprattutto nei quartieri periferici e nei piccoli comuni, dove la chiusura di un esercizio commerciale significa spesso perdita di servizi essenziali e impoverimento del tessuto urbano.

Il segmento più colpito è quello dei negozi fino a 50 metri quadri, che hanno registrato una perdita di oltre 72mila unità. Anche i negozi tra 51 e 150 metri quadri hanno subito una contrazione significativa, con più di 42mila chiusure.

Crescono i formati medi e strutturati

La riduzione del numero di attività è stata compensata dall’aumento della dimensione media dei punti vendita. Non a caso, secondo le rilevazioni Confesercenti, la superficie media di un negozio è passata da circa 117 metri quadri a 144,5 metri quadri, con un incremento di quasi il 24%.

In controtendenza si muovono dunque i formati tra 151 e 250 metri quadri, che mostrano un aumento del numero di punti vendita e un’espansione complessiva delle superfici. Anche i negozi oltre i 400 metri quadri registrano una crescita, seppur con dinamiche differenti a livello territoriale.

La trasformazione riflette un adattamento strutturale del commercio: maggiore integrazione con il digitale, assortimenti più ampi, spazi multifunzionali e capacità di sostenere costi fissi più elevati.

Un cambiamento che non è uguale in tutta Italia

L’evoluzione del commercio non è però omogenea. In alcune aree del Paese la riduzione del numero di negozi si accompagna a un aumento della superficie commerciale, mentre in altre il calo interessa entrambe le dimensioni. Le differenze territoriali evidenziano come il cambiamento stia accentuando i divari tra centri urbani attrattivi e aree più fragili.

Il rischio desertificazione commerciale

Confesercenti richiama l’attenzione sugli effetti collaterali di questa trasformazione. La scomparsa delle botteghe non è solo un dato economico ma ha ricadute sociali: meno presidio del territorio, minore accessibilità ai servizi, riduzione delle relazioni di prossimità.

Inoltre, il commercio diventa più grande e più strutturato ma perde capillarità. Una dinamica che pone interrogativi rilevanti sulle politiche urbane, sul sostegno alle microimprese e sul futuro dei centri storici e dei piccoli comuni.

Dalla strada al centro commerciale: conviene ai piccoli negozi?

La riduzione delle botteghe di vicinato e la crescita delle superfici commerciali solleva anche una domanda che riguarda sempre più da vicino i piccoli esercizi: restare sulla strada o spostarsi nei centri commerciali? Non esistono dati ufficiali che misurino con precisione la presenza dei negozi indipendenti nei mall, ma le dinamiche del settore suggeriscono una progressiva ricollocazione dell’offerta commerciale verso spazi in grado di garantire flussi costanti di visitatori.

Per un piccolo operatore, il centro commerciale può offrire vantaggi evidenti: maggiore visibilità, traffico già intercettato, servizi condivisi e una minore dipendenza dalla vitalità del singolo quartiere. Al tempo stesso, però, il trasferimento potrebbe comportare costi strutturali più elevati legati agli affitti, alle spese di gestione e agli standard richiesti dalle grandi strutture.

Il bilancio tra costi e benefici non è scontato. Se da un lato il centro commerciale può rappresentare una via di sopravvivenza in un contesto di crisi del commercio di prossimità, dall’altro rischia di comprimere i margini delle attività più piccole, accentuando la selezione economica a favore dei soggetti più capitalizzati. Una dinamica che contribuisce a spiegare perché il commercio diventa più grande e strutturato, ma sempre meno diffuso sul territorio.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 09:27:33 +0000
trasporti
Milano blindata per le Olimpiadi 2026: il calendario delle chiusure al traffico
Dal 2 al 23 febbraio chiusure stradali, divieti di circolazione al traffico a Milano per le Olimpiadi invernali 2026: calendario, strade e quartieri coinvolti.

Con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, il capoluogo lombardo appronta una gestione straordinaria della mobilità urbana. Il piano di sicurezza e logistica prevede limitazioni alla circolazione, chiusure temporanee e giornate di traffico critico che interesseranno residenti, pendolari e imprese. Le misure seguono un calendario articolato, legato agli eventi sportivi, agli spostamenti delle delegazioni e alla gestione delle aree sensibili.

Olimpiadi 2026 a Milano: date critiche e zone interdette

Le giornate più complesse per la mobilità sono attese in concomitanza con la cerimonia di apertura e chiusura dei Giochi, le gare ospitate direttamente nell’area metropolitana, l’arrivo e la partenza delle delegazioni internazionali ed infine i weekend con eventi sportivi ad alta affluenza di pubblico.

Le misure di sicurezza interesseranno soprattutto le zone prossime agli impianti sportivi, ai villaggi olimpici e ai principali nodi di trasporto. In particolare:

  • aree limitrofe agli impianti di gara;
  • assi di collegamento con stazioni e aeroporti;
  • quartieri coinvolti nei percorsi ufficiali delle delegazioni;
  • zone centrali soggette a controlli rafforzati.

Calendario chiusure al traffico a Milano

2 febbraio: area Scala e centro storico

Dalle 14:00 alle 24:00 è prevista l’interdizione completa della circolazione (con stop ai mezzi di superficie nelle aree coinvolte e rimozione di aree taxi) nell’area attorno a Teatro alla Scala. Le strade indicate includono:

  • piazza della Scala
  • via Manzoni
  • via Case Rotte
  • largo Mattioli
  • strade adiacenti nell’area

Possibili rallentamenti anche lungo la cerchia dei Bastioni, per effetto della deviazione dei flussi attorno alla zona chiusa.

5 febbraio: Fabbrica del Vapore e asse Monumentale–Cenisio

Per l’evento alla Fabbrica del Vapore sono previste chiusure e restrizioni dalle 14:00 a mezzanotte, con divieto di sosta e sospensione dei mezzi di superficie nelle vie interessate. L’elenco riportato include:

  • piazzale Baiamonti
  • via Ceresio
  • piazzale Cimitero Monumentale
  • via Bramante
  • via Niccolini
  • via Luigi Nono
  • via Messina
  • via Procaccini
  • piazza Coriolano
  • via Cenisio
  • via Galileo Ferraris

È indicata anche la possibile variazione del servizio metropolitano, con salto fermata M5 Cenisio e Monumentale nelle finestre operative previste.

6 febbraio: giornata più critica tra centro, Triennale, corteo e San Siro

Il 6 febbraio è indicato come il giorno più complesso, con sovrapposizione di eventi e movimenti istituzionali. Sono attese limitazioni estese e impatti su arterie principali.

Area Duomo–Palazzo Reale (evento nel tardo pomeriggio): tra le vie e piazze indicate nell’area ampia rientrano:

  • piazza Missori
  • via Mazzini
  • piazza Duomo
  • via Mengoni
  • piazza Fontana
  • via Larga
  • via Albricci
  • via Manzoni
  • via Santa Tecla
  • via Palazzo Reale
  • via Pecorari
  • via Rastrelli
  • via Paolo da Cannobbio
  • via Baracchini

Triennale (viale Alemagna): sono indicate chiusure su:

  • viale Alemagna
  • via Molière
  • via Milton

Direttrice “dignitari†verso San Siro: sono segnalate interruzioni/chiusure lungo un percorso che tocca assi cruciali, tra cui:

  • largo Augusto
  • via Francesco Sforza
  • via Senato
  • piazza della Repubblica
  • via Melchiorre Gioia
  • viale Lancetti
  • viale Jenner
  • piazzale Lugano
  • cavalcavia Bacula
  • sopraelevata Monte Ceneri
  • piazzale Lotto
  • via Ippodromo

Quadrante San Siro: in serata, con la cerimonia di apertura, sono previste limitazioni molto forti attorno allo stadio e sulle direttrici di accesso.

Area Arco della Pace / corso Sempione (evento serale): sono riportate ulteriori chiusure che includono:

  • corso Sempione
  • via Gherardini
  • via Guerrazzi
  • via Pagano
  • via Cirillo
  • via Cagnola
  • via Bertani

È indicata anche la chiusura del Parco Sempione nell’arco dell’evento.

Limitazioni successive: le aree sensibili

Oltre alle giornate evento, sono previste restrizioni prolungate fino al 23 febbraio in prossimità di alcune aree legate a logistica e sedi operative dei Giochi. Tra le indicazioni riportate:

  • Villaggio Olimpico (Scalo Romana) divieti in via Lorenzini e nel controviale di via Ripamonti, con estensione indicata fino al 20 marzo.
  • MiCo – Portello chiusure nei controviali di via Scarampo e viale Teodorico.
  • limitazioni in prossimità di strutture e sedi operative (aree alberghiere e impianti, inclusi poli in Santa Giulia, Rho e Assago).

Indicazioni per chi deve muoversi

  • Percorsi alternativi: nei giorni 2, 5 e soprattutto 6 febbraio, l’attraversamento est-ovest e il passaggio in centro possono richiedere deviazioni ampie.
  • Divieti di sosta: nelle vie interessate dalle chiusure sono previsti divieti e possibili rimozioni, con impatto anche su aree di sosta breve e taxi.
  • Orari a finestra: molte limitazioni sono concentrate tra pomeriggio e sera, ma con effetti a catena sulla viabilità già dalle ore precedenti.
  • Consegne e logistica: chi lavora con trasporti urbani o consegne in area centrale dovrebbe prevedere anticipo, punti di scarico alternativi e fasce orarie fuori evento.

Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 09:00:20 +0000
Cartelle esattoriali
Come correggere o revocare la domanda di rottamazione quinquies entro il 30 aprile 2026
Fino al 30 aprile 2026 è possibile modificare o revocare la domanda per la rottamazione quinquies. Come fare in caso di errori o difficoltà.

Il 30 aprile 2026 è la data ultima per poter modificare o annullare la domanda di adesione alla Rottamazione -quinquies.

Con questa opzione, i contribuenti hanno la possibilità di correggere eventuali errori nei dati, rivedere il piano di rateizzazione o persino eliminare carichi fiscali specifici.

La revoca totale permette di annullare la richiesta, ripristinando la situazione fiscale originaria, ma deve essere fatta entro la scadenza stabilita.

Le principali cause di rettifica

Esistono diverse ragioni per le quali un contribuente potrebbe dover rettificare la domanda di adesione alla rottamazione quinquies.

  • Errore nei dati anagrafici: correzioni necessarie in caso di imprecisioni nei dati personali, come nome, codice fiscale o indirizzo.
  • Importo errato del debito: se l’importo dichiarato non corrisponde a quello effettivamente dovuto, è necessario procedere con la rettifica.
  • Modifica del piano di rateizzazione: se il piano iniziale non è più sostenibile, è possibile richiederne uno nuovo.

Come rettificare la domanda di adesione alla rottamazione quinquies

Il processo di rettifica deve essere effettuato online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate.

  • Accesso al portale dell’Agenzia delle Entrate: il contribuente deve entrare nell’area riservata utilizzando le credenziali SPID o il PIN personale.
  • Verifica dei dati inseriti: una volta effettuato l’accesso, è possibile consultare la domanda inviata e verificare se ci sono errori o imprecisioni nei dati.
  • Compilazione del modulo di rettifica: l’Agenzia delle Entrate fornisce un modulo online per correggere i dati errati. Il contribuente dovrà fornire la motivazione della modifica.
  • Invio della domanda corretta: una volta compilato il modulo, il contribuente deve inviarlo tramite il portale. Dopo l’invio, riceverà una conferma dell’avvenuta rettifica.

Termini di scadenza e conseguenze della mancata rettifica

Se la domanda non viene rettificata entro il 30 aprile 2026, non sarà più possibile apportare modifiche o revoche alla domanda di rottamazione quinquies. Pertanto, è fondamentale verificare con attenzione i dati e assicurarsi di rispettare i propri impegni prima della scadenza.

In caso di revoca totale, la domanda di rottamazione sarà annullata e la situazione fiscale precedente verrà ripristinata, con la ripresa dei debiti originari e l’annullamento delle agevolazioni concesse dalla rottamazione.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 08:46:25 +0000
Tasse immobili
IMU ridotta al 50% per comodato gratuito ai figli: la norma e i requisiti
Nel quadro normativo nazionale è prevista la tassazione IMU al 50% in caso di comodato ai figli: quali sono gli esatti riferimenti di legge? Nel quadro normativo nazionale è prevista la tassazione IMU al 50% in caso di comodato ai figli: quali sono gli esatti riferimenti di legge?
Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 08:33:27 +0000
Canone RAI
Esenzione canone RAI over 75: scadenza, modello di domanda e rimborso
Esenzione canone RAI per over 75 fino a 8mila euro di reddito per chi rientra nel requisito anagrafico entro il 31 gennaio 2026: modello di domanda, procedura di rimborso e scadenze.

Per chiedere l’esenzione dal Canone RAI , i contribuenti che compiono 75 anni entro il 31 gennaio 2026 possono fare domanda se hanno un reddito annuo fino a 8mila euro. Non bisogna però essere conviventi con titolari di un reddito proprio (fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti). L’esonero spetta per i televisori (possono essere anche più di uno) che si trovano nell’abitazione di residenza, mentre non compete nel caso in cui l’apparecchio televisivo sia ubicato in luogo diverso.

Esenzione Canone RAI: requisiti per over 75

L’agevolazione è riservata ai soggetti di età pari o superiore a settantacinque anni e con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a euro 8.000 annui (la soglia è rimasta invariata negli anni e si conferma anche per il 2026) non conviventi con altri soggetti titolari di un reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti.

Per quanto riguarda il requisito di età, se i 75 anni vengono compiuti entro il 31 gennaio l’esenzione spetta per l’intero anno, se il compimento dei 75 anni avviene entro luglio, allora l’esonero spetta solo per il secondo semestre.

Come fare domanda di esenzione Canone RAI

Basta inviare la domanda una sola volta per godere dell’esenzione RAI anche per le annualità successive (fermi restando i requisiti). Coloro che intendono fruire del beneficio, per la prima volta, relativamente al secondo semestre dell’anno devono presentare la dichiarazione in genere entro luglio.

Le domande di esenzione con questi requisiti si presentano utilizzando l’apposito modello (clicca per scaricarlo) di auto-dichiarazione debitamente compilato, con allegata copia del documento di identità, con una delle seguenti modalità:

  • tramite servizio postale con invio in plico raccomandato, senza busta, all’indirizzo “Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale I di Torino – Ufficio Canone TV – Casella postale 22 – 10121 Torino”. Bisogna allegare copia di un valido documento di riconoscimento. Rileva la data del timbro postale, bisogna conservare la ricevuta di avvenuta spedizione per dieci anni.
  • via PEC con domanda firmata digitalmente, inviata tramite posta elettronica certificata all’indirizzo cp22.canonetv@postacertificata.rai.it;
  • a mano presso un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

Chi versa il canone attraverso la bolletta elettrica vedrà sospendere l’addebito a partire dal mese successivo alla domanda se quest’ultima è presentata entro il 15 del mese, o dal secondo mese successivo se la richiesta viene invece presentata nella seconda metà del mese. Se si perdono i requisiti perchè ad esempio si supera il limite di reddito, allora è necessario presentare una nuova dichiarazione, compilando la sezione II del modello.

Attenzione alle sanzioni: chi utilizza indebitamente l’agevolazione, paga una sanzione amministrativa, in aggiunta al canone dovuto e agli interessi di mora, d’importo compreso tra i 500 e i 2mila euro per ciascuna annualità evasa.

Rimborso Canone RAI: come funziona

I cittadini che hanno pagato il Canone anche anche se avevano diritto all’esenzione, possono fare domanda di rimborso. usando questo modello di richiesta. Se la tassa era stata pagata tramite la bolletta elettrica, dopo aver presentato la dichiarazione sostitutiva che attesta il possesso dei requisiti devono usare lo specifico modello (che può essere trasmesso anche online), indicando la causale 1.

Dichiarazione sostitutiva e  richiesta di rimborso possono essere:

  •  spedite a mezzo  posta in plico raccomandato senza busta, al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale I di Torino – Ufficio Canone TV – Casella postale 22 – 10121 Torino (allegando copia di un documento di riconoscimento);
  •  trasmesse per posta elettronica certificata all’indirizzo cp22.canonetv@postacertificata.rai.it dopo essere state firmate digitalmente;
  •  consegnate presso un qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 08:23:21 +0000
Sussidi Disoccupazione
I nuovi massimali 2026 per i sussidi di disoccupazione: NASpI, DIS-COLL e ISCRO
Nuovi massimali 2026 per i sussidi di disoccupazione NASpI, DIS-COLL e ISCRO. Importi aggiornati e benefici per i disoccupati.

Dal 1° gennaio 2026, sono stati aggiornati i massimali per i principali sussidi di disoccupazione, tra cui la NASpI, la DIS-COLL e l’ISCRO. Questi cambiamenti sono stati introdotti con l’obiettivo di adeguare i sussidi alle nuove condizioni economiche, seguendo l’indice Istat dei prezzi al consumo. Di seguito, vediamo le principali novità riguardanti i massimali di ciascuna prestazione.

NASpI: i nuovi massimali per la disoccupazione 2026

Per l’indennità di disoccupazione ordinaria NASpI, il massimale mensile, che non può superare i 1.584,70 euro per il 2026, è stato aggiornato sulla base dell’aumento dell’1,05% rispetto alla rendita catastale. L’importo massimo si applica ai lavoratori con un reddito medio inferiore a 1.456,72 euro mensili. Per maggiori dettagli sulle modalità di calcolo, si può consultar l’approfondimenti sui requisiti NASpI.

DIS-COLL: il sussidio per i collaboratori coordinati e continuativi

Per i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, la DIS-COLL vede un massimale aggiornato anch’esso a 1.584,70 euro mensili. Anche in questo caso, la prestazione non supera la somma di 1.456,72 euro al mese, con l’importo massimo fissato sulla base delle variazioni dell’indice ISTAT.

ISCRO: l’indennità per autonomi in difficoltà

Per il Fondo ISCRO, che supporta i lavoratori autonomi, l’importo dell’indennità mensile è stato aggiornato e varia da un minimo di 255,53 euro a un massimo di 817,69 euro mensili, a seconda del reddito del lavoratore autonomo. L’indennità è destinata a coloro che dichiarano un reddito inferiore a 12.749,18 euro annuali.

Come i massimali influenzano l’ISEE

I massimali influiscono sul calcolo dell’ISEE e sulle prestazioni sociali. È dunque importante verificare le nuove soglie per confermare il diritto ai benefici in corso di fruizione.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 08:15:03 +0000
Governo italiano
Respinto il ricorso sul Referendum Giustizia: voto confermato il 22 e 23 marzo
Il Tar Lazio respinge il ricorso sulla data del referendum giustizia, confermando il voto per il 22 e 23 marzo 2026. La parola passa ora alla Cassazione per la validità delle firme.

Il TAR ha respinto il ricorso presentato dal comitato dei 15 giuristi contro la data fissata dal governo per il referendum sulla giustizia, confermando che la consultazione si terrà il 22 e 23 marzo 2026. Il ricorso contestava la tempistica del voto, sostenendo che fosse troppo vicina ai termini costituzionali, ma il Tribunale Amministrativo ha ritenuto infondate le motivazioni. Il giudice ha sottolineato che il governo ha pienamente rispettato la normativa vigente e non è obbligato a differire il voto.

Il ricorso respinto: la decisione del Tar e le motivazioni legali

Il comitato, che aveva raccolto 500.000 firme a sostegno della richiesta di rinvio, ha sostenuto che la data del 22 e 23 marzo 2026 fosse troppo ravvicinata, non rispettando i tempi previsti dalla legge per l’indizione del referendum. Tuttavia, il Tar ha escluso qualsiasi violazione costituzionale e ha confermato che la data del voto è legittima. I giudici hanno anche sottolineato che, una volta validato il quesito dalla Cassazione, il governo non era tenuto a posticipare il referendum.

Ora la verifica delle firme e la decisione della Cassazione

La decisione finale sulla validità delle 500.000 firme raccolte dal comitato e sulla modifica del quesito ora spetta alla Corte di Cassazione. Se la Cassazione confermerà la validità delle firme e non riscontrerà errori nel quesito referendario, la consultazione si terrà come programmato il 22 e 23 marzo. Se dovessero emergere modifiche, la data del voto potrebbe essere riconsiderata, ma al momento il referendum resta confermato.

Entro la prossima settimana, l’Ufficio Centrale per il Referendum della Cassazione esaminerà la conformità delle 500.000 firme e deciderà sul quesito referendario. In caso di modifiche, potrebbero esserci nuove discussioni, ma se il quesito dovesse restare invariato, il referendum si terrà come previsto. L’esito di questa fase determinerà la conclusione della fase preparatoria e l’avvio della campagna referendaria.

Le ricadute politiche di una riforma della giustizia

Il referendum riguarda una delle riforme più discusse del governo Meloni: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Questa modifica è uno degli aspetti centrali della riforma giustizia, che mira a rafforzare l’indipendenza della magistratura e a rispondere alle criticità del sistema giudiziario. Il risultato del referendum avrà un impatto significativo sulla struttura del sistema giudiziario italiano, aprendo la strada a una possibile attuazione della riforma.

Il referendum sulla giustizia rimane dunque un tema centrale nel dibattito politico italiano. La consultazione, se confermata, darà ai cittadini l’opportunità di esprimersi su uno degli aspetti più rilevanti della riforma giudiziaria del Paese.


Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 07:50:07 +0000
Rateazione cartelle esattoriali
Rottamazione-quinquies e cartelle rateizzate: cosa succede ai piani in corso
Nella domanda di Rottamazione quinquies possono essere inseriti e ricompresi anche piani di Rateizzazione concordati ed in corso? Nella domanda di Rottamazione quinquies possono essere inseriti e ricompresi anche piani di Rateizzazione concordati ed in corso?
Data articolo: Thu, 29 Jan 2026 07:41:30 +0000
Congedo parentale
Congedo parentale retribuito con le nuove regole 2026: domanda INPS al via
La Legge di Bilancio 2026 ha potenziato il congedo parentale per i dipendenti, portandolo fino a 14 anni di vita del figlio: regole a confronto e procedure.

Dal 2026 i dipendenti genitori possono utilizzare il congedo parentale fino ai 14 anni di vita dei figli. L’INPS ha recepito il potenziamento normativo introdotto dalla Legge di Bilancio come strumento di conciliazione vita lavoro ed aggiornato la procedura di richiesta online, rendendo possibile effettuare la domanda a partire dall’8 gennaio ed abilitando la procedura per le istanze retroattive dal 1° gennaio.

Congedo parentale pagato fino ai 14 anni del figlio: per chi vale

Fino ad una certa età dei figli, il congedo parentale prevede un’indennità (pari al 30%, elevata all’80% limitatamente alle prime tre mensilità se fruite entro i primi sei anni di vita del figlio e se sono ricomprese fra le tre non trasferibili all’altro genitore). Il comma 219 della Legge 199/2025 ha esteso tale periodo per i genitori con contratto di lavoro dipendente.

Fino al 2025 era indennizzato entro i 12 anni di vita del figlio per il quale si chiede il congedo, dal 1° gennaio 2026 la soglia si estende al compimento dei 14esimo anno di età. In caso di adozione o affidamento, può essere chiesto entro i 14 anni dall’ingresso in famiglia del ragazzo (ad esempio se l’adozione  è avvenuta successivamente alla nascita), purché ancora minore.

Attenzione: per gli iscritti alla Gestione Separata INPS il termine resta il compimento dei 12 anni del figlio; per gli autonomi è valido solo nell’arco del primo anno di vita.

Domanda INPS con doppio binario

La domanda di congedo parentale si presenta all’INPS tramite il servizio “Domande di maternità e paternitàâ€, raggiungibile attraverso il seguente percorso: homepage > “Lavoro” > “congedi, permessi e significati” > “Congedi” > “Indennità di congedo parentale per lavoratrici e lavoratori dipendenti”.

I genitori che devono chiedere il congedo per un periodo compreso nei giorni 1-8 gennaio 2026 (entrata in vigore della norma – aggiornamento della procedura) possono provvedere successivamente, presentando domanda per periodi pregressi. Tutti i dettagli sono forniti assieme alle istruzioni generali per la domanda, contenute nel Messaggio INPS n. 251/2026

Come funziona il congedo parentale in Italia

Lo strumento ha una durata massima di 10 mesi (elevabili a 11 nel caso in cui il padre scelga di utilizzarlo per almeno tre mesi). La madre può chiederlo dopo aver concluso l’astensione per maternità obbligatoria; il padre dalla data di nascita del figlio. Se c’è un unico genitore, può prendere il congedo per 11 mesi.

 

In pratica, tre delle mensilità a disposizione dei due genitori sono retribuite all’80% invece che al 30%. Ma solo se vengono fruite entro i primi sei anni di vita del figlio. E sono se la mensilità è ricompresa fra le tre non trasferibili all’altro genitore.


Data articolo: Wed, 28 Jan 2026 14:54:10 +0000
Scadenze Fiscali
Dichiarazione IVA annuale anticipata e LiPE per accorpare gli adempimenti
È possibile inviare le LIPE del quarto trimestre insieme alla dichiarazione IVA annuale anticipandone la scadenza: per il 2026 data unica il 2 marzo.

Con l’avvicinarsi delle prime scadenze IVA del 2026, torna di attualità una possibilità spesso sottovalutata: anticipare la Dichiarazione IVA annuale per accorpare gli adempimenti LIPE e chiudere prima la partita con il Fisco.

Il 2 marzo 2026 rappresenta infatti il termine ultimo per l’invio della LIPE del quarto trimestre 2025. La scadenza ordinaria del 28 febbraio cade di sabato e slitta automaticamente al primo giorno lavorativo successivo. Entro la stessa data è possibile anche trasmettere la Dichiarazione IVA annuale, evitando così un adempimento separato.

LIPE e Dichiarazione IVA: l’opzione di accorpamento

La legge consente di adempiere all’obbligo di comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA del quarto trimestre direttamente all’interno della Dichiarazione IVA annuale. In questo caso non è necessario inviare una LIPE autonoma, purché la dichiarazione venga trasmessa entro i termini.

La scelta consente di semplificare il calendario fiscale e si affianca alle regole ordinarie sulle LIPE IVA, che restano il riferimento generale per periodicità e modalità di comunicazione.

Quadro VP per indicare il IV trimestre in Dichiarazione IVA

Nel modello IVA 2026, relativo al periodo d’imposta 2025, l’adempimento avviene compilando il quadro VP. In particolare, nel rigo VP9 va indicato l’eventuale credito IVA risultante dalla dichiarazione precedente. Il contribuente può scegliere se:

  • utilizzare il credito in compensazione esterna tramite modello F24;
  • portarlo in detrazione interna nelle liquidazioni dei periodi successivi.

Le regole di compilazione restano quelle previste per la dichiarazione IVA annuale, che continua a rappresentare l’adempimento centrale del ciclo IVA.

Quando conviene anticipare la dichiarazione IVA?

L’invio anticipato della dichiarazione IVA può risultare utile soprattutto per chi intende gestire in anticipo il credito IVA o ridurre il numero di scadenze concentrate nella primavera. La scelta richiede però che i dati contabili siano già completi e correttamente verificati.

In assenza di particolari esigenze, resta sempre possibile seguire il calendario ordinario, con invio della dichiarazione IVA entro il 30 aprile 2026 e LIPE del quarto trimestre trasmessa separatamente.

Calendario LIPE 2026: le date da tenere a mente

Indipendentemente dall’opzione scelta per il quarto trimestre, le scadenze LIPE del 2026 restano le seguenti:

  • lunedì 2 marzo 2026: invio LIPE del quarto trimestre 2025;
  • lunedì 1° giugno 2026: invio LIPE del primo trimestre 2026;
  • mercoledì 30 settembre 2026: invio LIPE del secondo trimestre 2026;
  • lunedì 30 novembre 2026: invio LIPE del terzo trimestre 2026.

La possibilità di accorpare gli adempimenti resta uno strumento di razionalizzazione fiscale, utile se inserito in una pianificazione coerente delle scadenze IVA.


Data articolo: Wed, 28 Jan 2026 11:54:13 +0000
Scuola
Bonus scuole paritarie 2026: fino a 1.500 euro per studente
La Legge di Bilancio 2026 introduce un bonus fino a 1.500 euro per gli studenti delle scuole paritarie: in attesa del via, ecco requisiti ISEE, importi e limiti.

Per le famiglie con figli iscritti alle scuole paritarie è previsto da quest’anno un nuovo contributo introdotto dalla Manovra 2026. La misura punta ad alleggerire una spesa che, per molti, incide in modo stabile sul bilancio familiare e prevede un importo che può arrivare fino a 1.500 euro per studente, con accesso legato al calcolo ISEE.

Il bonus scuole paritarie 2026 è stato quindi impostato come sostegno selettivo: non è una detrazione automatica ma un contributo che varia in base alla situazione economica del nucleo e al tipo di percorso scolastico frequentato.

Peccato che non si conoscano di preciso i tempi di attuazione: per l’operatività concreta sono infatti attese ancora le indicazioni su procedura di richiesta, documentazione e termini. Vediamo intanto come funziona.

Bonus scuole paritarie 2026: a chi è rivolto

Il contributo riguarda le famiglie con figli che frequentano scuole paritarie rientranti nel perimetro definito dalla norma. In particolare, la misura è riferita:

  • tutti e tre gli anni degli istituti secondari di primo grado (scuola media);
  • i primi due anni della scuola secondaria di secondo grado (biennio delle superiori).

Restano esclusi, secondo l’impostazione attuale, la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e il triennio finale delle superiori.

Requisiti ISEEe importi per studente

Il bonus è collegato all’ISEE e prevede una soglia massima: per accedere, l’ISEE deve essere inferiore a 30.000 euro. L’importo riconosciuto diminuisce al crescere dell’indicatore, con un meccanismo di riduzione progressiva legato alle fasce ISEE.

Il contributo non può comunque superare i 1.500 euro per ciascuno studente. In assenza, al momento, di un dettaglio operativo su scaglioni e ripartizione, il dato certo è il tetto massimo e il principio di graduazione in funzione dell’ISEE.

Cumulabilità con la detrazione per spese scolastiche

Un aspetto che richiede un chiarimento formale riguarda la cumulabilità tra il bonus e le detrazioni del 19% per le spese scolastiche sostenute per i figli a carico. In mancanza di un’indicazione esplicita, è prudente considerare la questione aperta fino a istruzioni ufficiali, perché il coordinamento tra contributi e detrazioni può incidere sull’importo effettivamente fruibile.


Data articolo: Wed, 28 Jan 2026 11:29:47 +0000
Cartelle esattoriali
Rottamazione cartelle locali: la definizione agevolata 2026 nei Comuni
La Manovra 2026 consente ai Comuni di introdurre una definizione agevolata per tributi e entrate locali. Cosa prevede e chi può aderire.

Accanto alla rottamazione-quinquies delle cartelle statali, la Legge di Bilancio 2026 ha riaperto uno spazio autonomo per la definizione agevolata delle entrate locali. Regioni, Province e Comuni possono infatti introdurre proprie forme di sanatoria su tributi e entrate patrimoniali, secondo regole distinte rispetto a quelle applicate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Si tratta di uno strumento che non opera in automatico ma che richiede una scelta esplicita dell’ente locale, tramite l’approvazione di un regolamento dedicato. La misura è stata pensata come intervento straordinario per favorire il recupero di crediti difficilmente esigibili e ridurre il contenzioso, nel rispetto degli equilibri di bilancio.

La Fondazione IFEL (ente di ricerca ANCI) ha pubblicato una nota di approfondimento normativo e uno schema di regolamento operativo sulla materia, fornendo un quadro interpretativo utile a comprendere come la misura possa essere applicata a livello locale e quali margini di intervento siano effettivamente riconosciuti agli enti. Ne riportiamo di seguito le principali evidenze.

La base normativa della definizione agevolata locale

La possibilità di introdurre una definizione agevolata delle entrate locali è prevista dall’articolo 1, commi da 102 a 110, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (la Manovra 2026). La norma attribuisce agli enti territoriali un potere regolamentare autonomo, purché esercitato nel rispetto dei principi di legalità, capacità contributiva ed equilibrio finanziario.

A differenza delle sanatorie del passato, la disciplina del 2026 chiarisce che la definizione agevolata non può incidere sulla quota capitale del tributo, ma può prevedere la riduzione o l’azzeramento di sanzioni e interessi. L’intervento deve inoltre essere circoscritto a periodi temporali definiti.

Quali entrate possono essere oggetto di rottamazione

Il perimetro della definizione agevolata locale è ampio e comprende la quasi totalità delle entrate comunali proprie. Rientrano nella misura i tributi locali come IMU, TARI e TASI pregressa, così come le entrate patrimoniali, incluse le sanzioni amministrative e le multe stradali.

La definizione agevolata può riguardare anche entrate già oggetto di accertamento, crediti in fase di riscossione coattiva gestita da concessionari privati, rateizzazioni decadute e posizioni non ancora accertate, come nel caso di omessi o parziali versamenti.

Sono invece escluse le addizionali e le compartecipazioni a tributi erariali, oltre ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che restano disciplinati esclusivamente dalla normativa statale sulla rottamazione delle cartelle e possono quindi ricadere nella Rottamazione-quinquies.

Sanzioni e interessi: cosa può essere ridotto

Il regolamento comunale può prevedere l’esclusione totale o parziale delle sanzioni e degli interessi. Per le entrate patrimoniali, la riduzione può estendersi anche agli oneri accessori della riscossione, mentre per i tributi resta ferma la debenza dell’imposta principale.

Nel caso dell’IMU, la definizione agevolata può riguardare esclusivamente la quota di competenza comunale. La quota statale sugli immobili del gruppo catastale D non può essere oggetto di riduzioni deliberate dal Comune.

Rapporto con la rottamazione-quinquies statale

La definizione agevolata delle entrate locali non sostituisce la rottamazione-quinquies delle cartelle statali ma si affianca ad essa. Gli enti locali possono decidere di allineare le proprie misure a quelle previste dalla legge statale solo nei limiti consentiti dalla normativa.

In assenza di una previsione espressa, i Comuni non possono estendere la definizione agevolata ai carichi già affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per queste posizioni resta applicabile esclusivamente la disciplina statale.

Quando entra in vigore e come si aderisce

Il regolamento comunale diventa efficace con la pubblicazione sul sito istituzionale dell’ente. Da quel momento deve essere garantito un termine minimo di sessanta giorni per l’adesione, in coerenza con lo Statuto dei diritti del contribuente.

La normativa consente l’utilizzo di strumenti digitali per la presentazione delle domande e per il pagamento, lasciando ampia discrezionalità ai Comuni nella gestione operativa della misura.

Uno strumento selettivo, non automatico

La definizione agevolata delle entrate locali non è un condono generalizzato. Ogni ente è chiamato a valutare l’impatto sul proprio bilancio, con particolare attenzione ai crediti di difficile esigibilità e al fondo crediti di dubbia esigibilità.

Per i contribuenti, l’effettiva possibilità di rottamare tributi e sanzioni dipenderà quindi dalle scelte regolamentari del singolo Comune e dai limiti stabiliti nell’atto approvato.


Data articolo: Wed, 28 Jan 2026 11:03:50 +0000
trasporti
Pedaggi autostradali 2026: gli aumenti e le tratte più care
Dal 1° gennaio 2026 pedaggi autostradali in aumento: le tratte più costose, l'impatto sui pendolari e i dati dell'indagine Altroconsumo.

Dal 1° gennaio 2026 i pedaggi autostradali sono aumentati, ma l’impatto reale non è uguale per tutti. L’adeguamento all’inflazione ha prodotto rincari contenuti in valore assoluto, spesso di pochi centesimi a tratta, che però diventano significativi per chi utilizza l’autostrada ogni giorno. A fotografare la situazione è un’indagine di Altroconsumo su 38 tratte italiane, da cui emergono forti differenze territoriali e di costo chilometrico.

Le nuove tariffe sono in vigore dal 1° gennaio e riflettono un incremento medio intorno all’1,5%, legato all’andamento dei prezzi. Gli aumenti non sono generalizzati e non colpiscono tutte le direttrici allo stesso modo: in molti casi si traducono in 10 o 20 centesimi in più a viaggio, ma incidono soprattutto su alcune tratte ad alta percorrenza.

Secondo l’analisi di Altroconsumo, i rincari interessano in particolare diversi collegamenti del Nord Italia, dove l’autostrada rappresenta una componente strutturale degli spostamenti quotidiani. Tra le tratte coinvolte figurano Dalmine–Milano Est, Bergamo–Milano Est e Trento Nord–Bolzano Sud, utilizzate in larga misura da lavoratori e pendolari.

In altre aree del Paese, invece, l’impatto risulta più limitato. Molti collegamenti del Nord-Ovest, del Centro Italia e della Sicilia non registrano rincari significativi, delineando un quadro disomogeneo che riflette sia le diverse politiche tariffarie sia le caratteristiche delle singole concessioni.

Il dato più critico emerge però guardando al costo dei pedaggi rapportato ai chilometri percorsi. In alcuni casi il prezzo supera i 14 euro ogni 100 km, come sulla tratta Novara Est–Milano Ghisolfa e sulla Torino Rondissone–Novara Ovest. Valori superiori ai 10 euro ogni 100 km si riscontrano anche in diverse tratte del Lazio, della Campania e lungo l’costa adriatica.

Per chi utilizza l’autostrada in modo occasionale, gli aumenti restano marginali. Per i pendolari, invece, anche pochi centesimi a viaggio si trasformano in un costo ricorrente nel corso dell’anno, rendendo l’adeguamento tariffario una voce di spesa concreta. Un impatto che si somma ad altre criticità legate alla viabilità, come cantieri e rallentamenti, per i quali sono previste specifiche misure di rimborso dei pedaggi autostradali.


Data articolo: Wed, 28 Jan 2026 10:53:10 +0000
Compensazione crediti
Crediti 730 ai dipendenti: compensazione F24 ammessa anche con ruoli aperti
I sostituti d’imposta possono compensare i rimborsi da 730 ai dipendenti anche se hanno debiti a ruolo oltre soglia.

Nel 2026 i datori di lavoro che agiscono come sostituti d’imposta possono continuare a recuperare tramite modello F24 le somme anticipate ai dipendenti a titolo di rimborsi da modello 730, anche in presenza di debiti iscritti a ruolo superiori alle soglie che bloccano la compensazione orizzontale.

Si tratta di un chiarimento rilevante nel contesto della stretta sulle compensazioni fiscali 2026, perché distingue in modo netto il recupero dei rimborsi 730 dalle ordinarie compensazioni tra crediti e debiti tributari.

Perché i rimborsi 730 non rientrano nei limiti alla compensazione

Il recupero in F24 dei rimborsi erogati ai dipendenti non costituisce una compensazione orizzontale ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241/1997.

Il sostituto d’imposta, infatti, anticipa risorse per conto dell’Erario e successivamente le recupera tramite F24 utilizzando i codici previsti per i conguagli da assistenza fiscale. Non si tratta quindi di un credito “proprio†del contribuente, ma di una partita di regolazione finanziaria con lo Stato.

Debiti iscritti a ruolo: quando scatta il blocco e quando no

Le nuove regole sulle compensazioni fiscali prevedono il divieto di utilizzo in F24 dei crediti in presenza di:

  • debiti iscritti a ruolo superiori a 1.500 euro per alcune tipologie di crediti;
  • debiti complessivi superiori a 50.000 euro, anche non definitivi.

Tali limiti, tuttavia, non si applicano al recupero dei rimborsi da modello 730, proprio perché non rientrano nella compensazione orizzontale ma in una procedura di conguaglio obbligatoria prevista dalla normativa sull’assistenza fiscale.

Come avviene il recupero dei rimborsi in F24

Il sostituto d’imposta recupera le somme rimborsate ai dipendenti attraverso il modello F24, utilizzando gli appositi codici tributo relativi ai conguagli da assistenza fiscale.

Il recupero può avvenire anche in più soluzioni e continua a essere ammesso:

  • indipendentemente dalla presenza di ruoli scaduti;
  • anche se il sostituto è soggetto a limitazioni sulle compensazioni ordinarie;
  • senza necessità di attendere lo sblocco delle posizioni debitorie.

Attenzione a non confondere recupero e compensazione

Nel contesto delle nuove regole 2026 è essenziale distinguere tra:

  • compensazione orizzontale di crediti fiscali propri, soggetta a blocchi e controlli;
  • recupero dei rimborsi 730, che resta pienamente operativo.

Confondere i due piani può portare a errori operativi, mancati recuperi di liquidità e letture distorte delle nuove limitazioni introdotte dal legislatore.


Data articolo: Wed, 28 Jan 2026 10:35:28 +0000
Professionisti
Incentivo Dl Coesione dal 31 gennaio: bonus 500 euro anche ai liberi professionisti
Chiarimenti INPS sull'incentivo DL Coesione: bonus 500 euro anche ai liberi professionisti under 35, domande dal 31 gennaio al 2 marzo 2026.

Il bonus da 500 euro per avvio attività in settori strategici previsto dal Decreto Coesione non riguarda solo chi avvia una nuova impresa in senso tradizionale. Un nuovo chiarimento dell’INPS definisce con precisione la platea dei beneficiari dell’incentivo (contributo mensile, per un massimo di tre anni) sciogliendo i dubbi interpretativi su attività ammesse ed escluse. Fissato anche il calendario per la presentazione delle domande, aperte dal 31 gennaio al 2 marzo 2026.

Incentivo per avvio attività per liberi professionisti under 35

Il Messaggio INPS n. 270 del 27 gennaio 2026 interviene per chiarire che l’incentivo può essere riconosciuto anche ai liberi professionisti, a determinate condizioni. Il chiarimento è rilevante perché sposta l’attenzione dal solo profilo impresa alla più ampia categoria dell’autoimprenditorialità, includendo anche chi avvia un’attività professionale autonoma.

I requisiti sostanziali per il bonus 500 euro

Pur con l’estensione ai professionisti, i requisiti sostanziali dell’incentivo restano quelli previsti dalla disciplina attuativa della misura. In sintesi, il contributo è legato a tre verifiche chiave, che vengono richiamate anche nel Messaggio INPS:

  • età entro la soglia prevista dalla misura al momento della domanda;
  • stato di disoccupazione, con controlli effettuati i sistemi pubblici;
  • avvio di attività dal 1° luglio 2024 al 31 dicembre 2025 come libero professionale nei settori indicati (nuove tecnologie, digitalizzazione, transizione ecologica).

Per le attività professionali, il momento costitutivo dell’avvio non coincide con un’iscrizione al Registro imprese ma è collegato al dato che rende l’attività fiscalmente operativa. Nella pratica, l’avvio viene ricondotto alla data di apertura della partita IVA, con la conseguente necessità di indicare correttamente il profilo dell’attività e la sua riconducibilità al perimetro previsto dall’incentivo.

Domande dal 31 gennaio al 2 marzo 2026

Il Messaggio INPS definisce anche una finestra temporale specifica per la presentazione delle domande, collegata al chiarimento sulla platea dei beneficiari. In particolare, il servizio telematico risulta disponibile:

  • dal 31 gennaio 2026;
  • al 2 marzo 2026.

Al di fuori di questo intervallo, la presentazione dell’istanza non risulta effettuabile tramite la procedura indicata dall’INPS per la categoria interessata dalla riapertura dei termini.


Data articolo: Wed, 28 Jan 2026 10:08:27 +0000

Le notizie di economia, fisco, finanza e commercio

Notizie inerenti il commercio e le piccole imprese