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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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PNRR
Fondi PNRR: oltre 2 miliardi spostati su energia, housing e imprese
Revisione del PNRR: 2,1 miliardi di fondi dirottati verso housing, Industria 5.0, comunità energetiche e autoproduzione di rinnovabili nelle PMI.

Il Governo ha approvato una nuova rimodulazione del PNRR da circa 2,1 miliardi di euro destinata in larga parte a misure di efficientamento energetico e sostenibilità. La voce più rilevante per le imprese è la copertura delle vecchie domande di accesso a Industria 5.0, accanto ai nuovi fondi per l’autoproduzione di rinnovabili delle PMI e per le comunità energetiche. I dettagli sono stati illustrati dal ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, in audizione davanti alle commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea del Senato.

Ripartizione fondi PNRR alle imprese

La nuova revisione sposta i fondi soprattutto verso energia e sostenibilità. Le risorse sono ripartite così:

  • 1 miliardo per l’housing sotto forma di strumento finanziario che combina sovvenzioni e prestiti per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale, sul modello del fondo da 1,381 miliardi ormai esaurito e, secondo le ricostruzioni, orientato all’housing sociale del Piano Casa;
  • 700 milioni per Industria 5.0, così da coprire le domande di credito d’imposta Transizione 5.0, ormai chiuso a nuove prenotazioni in virtù della sostituzione per i nuovi investimenti del 2026 con lo strumento dell’iperammortamento;
  • 200 milioni per l’edilizia residenziale pubblica, a integrazione del fondo per l’efficientamento energetico delle case popolari, dove le domande avevano superato le risorse disponibili;
  • 173 milioni per le comunità energetiche, attraverso uno strumento finanziario dedicato alle CER per l’autoproduzione e la condivisione di energia rinnovabile;
  • 94 milioni per i treni elettrici, destinati all’acquisto di nuovi convogli e all’elettrificazione delle linee ferroviarie;
  • 32 milioni per le PMI che autoproducono energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.

Riprogrammazione risorse: le misure stralciate

Le somme nascono da una riprogrammazione che ha coinvolto più ministeri. Le voci più consistenti sono 1,2 miliardi originariamente destinati al progetto Rosco sui servizi ferroviari ora rimosso dal PNRR e 500 milioni del credito d’imposta per la ZES, esclusi a causa delle difficoltà di rendicontazione.

Altri 232 milioni sono stati riprogrammati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a valere su misure come colonnine di ricarica, agrivoltaico e approvvigionamento di materie prime critiche. Cifre più contenute arrivano dai ministeri dei Trasporti e dell’Agricoltura.

Fondi per la transizione energetica e le PMI

I 700 milioni destinati alla misura Industria 5.0 coprono le domande già presentate sul credito d’imposta Transizione 5.0, che il MIMIT ha chiuso alle nuove prenotazioni lo scorso novembre. Per i nuovi investimenti, la Legge di Bilancio ha sostituito i piani Transizione 4.0 e 5.0 con l’iperammortamento, valido per gli investimenti effettuati fino al 30 settembre 2028.

Sul fronte dell’energia diffusa, invece, i 173 milioni per le comunità energetiche e i 32 milioni per l’autoproduzione delle PMI puntano a ridurre i costi dell’energia per imprese e territori, con impianti rinnovabili e autoconsumo. Per le piccole e medie imprese sono risorse che si sommano agli incentivi già attivi per il fotovoltaico e l’accumulo.

Ultima revisione per il Recovery Plan

Foti ha definito questa la rimodulazione «ultima e definitiva» e l’ha inquadrata nel percorso di revisioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dopo quella di novembre da circa 13 miliardi. La modifica segue la comunicazione della Commissione Europea del 4 maggio 2026 sugli obiettivi di fine 2026 e si accompagna a 90 revisioni tecniche di semplificazione per le pubbliche amministrazioni.

Secondo i dati riferiti dal ministro, ad oggi l’Italia ha incassato circa 166 miliardi di risorse del PNRR, pari all’85% della dotazione complessiva del Piano. Il 3 giugno l’Italia ha incassato la nona rata da 12,8 miliardi di euro, grazie al raggiungimento dei 50 obiettivi collegati (34 target e 16 milestones).

Prima della pausa estiva, il Governo intende trasmettere al Parlamento la relazione sul primo semestre 2026.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 13:35:41 +0000
Strumenti finanziari
Conti deposito di giugno 2026: le offerte più convenienti
Classifica dei conti deposito più convenienti di giugno 2026: offerte vincolate e libere a confronto, tassi netti e criteri di scelta.

I conti deposito sono tra le soluzioni più utilizzate per remunerare la liquidità senza esporsi alla volatilità dei mercati. A giugno 2026 il tasso sui depositi è al 2% e le offerte più competitive si concentrano sui conti vincolati di medio periodo o su  promozioni, con rendimenti lordi che nelle simulazioni arrivano fino al 3,6%.

I migliori conti deposito di giugno 2026

Le classifiche dei migliori conti deposito di giugno 2026, nelle schede seguenti, confrontano le offerte più convenienti per durata del deposito, dai conti liberi ai prodotti a 6, 12, 24 e 36 mesi, con tassi lordi e netti aggiornati e le principali condizioni contrattuali da verificare prima dell’apertura: tipologia del prodotto, possibilità di svincolo, tempi di liquidazione degli interessi, imposta di bollo, eventuali promozioni temporanee e copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

I tassi sui conti deposito a giugno 2026

Il mercato dei conti deposito riflette una fase poco lineare della politica monetaria. Dopo la discesa dei tassi rispetto ai picchi del 2023, la BCE ha mantenuto invariati i tassi di riferimento nella riunione del 30 aprile 2026: tasso sui depositi presso la banca centrale al 2%, sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e sui prestiti marginali al 2,4%. La risalita dell’inflazione italiana al 3,2% a maggio rende più rilevante il rendimento netto reale, cioè il guadagno dopo tasse, bollo e perdita di potere d’acquisto.

I conti liberi e i conti remunerati permettono di mantenere disponibile la liquidità e, in alcuni casi, offrono tassi competitivi anche rispetto ai vincoli brevi. I conti vincolati possono garantire rendimenti più elevati, soprattutto sulle durate più lunghe, ma richiedono attenzione alle regole di svincolo anticipato: in alcuni casi gli interessi vengono ridotti o azzerati se il cliente ritira le somme prima della scadenza.

In tutti i casi, il rendimento netto va calcolato applicando la ritenuta del 26% sugli interessi e considerando l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sulle somme depositate, salvo offerte in cui il bollo è a carico della banca. Per scegliere tra le proposte di giugno è quindi utile confrontare il tasso netto effettivo, la durata, la disponibilità delle somme, la periodicità di liquidazione degli interessi e la copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 11:21:06 +0000
Dichiarazione dei Redditi
Assistenza Precompilata 2026: call center delle Entrate anche di sabato
Per la precompilata 2026 il call center dell'Agenzia risponde anche il sabato mattina del 6, 13 e 20 giugno con numeri dedicati e video tutorial.

Con l’apertura della fase di invio, l’Agenzia delle Entrate ha attivato i canali straordinari di assistenza ai cittadini per la dichiarazione precompilata 2026, con un pacchetto di supporto dedicato a chi dichiara senza intermediari. In primo piano, il call center aperto anche di sabato mattina — il prossimo appuntamento è il 6 giugno — e un video tutorial sulle novità dell’anno.

Call center precompilata 2026, numeri, orari e aperture extra

Il servizio è riservato ai contribuenti non professionali: gli esperti dell’Agenzia offrono supporto per la consultazione e la modifica e invio della precompilata. Il servizio è gestito da consulenti fiscali specializzati. I contribuenti possono contattare il call center AdE ai seguenti numeri:

  • 800.90.96.96 da rete fissa;
  • 06.97.61.76.89 da cellulare;
  • 0039.06.45.47.04.68 dall’estero.

L’orario ordinario è dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17. Nella fascia 9-13, il servizio è disponibile anche in lingua tedesca dalla provincia di Bolzano e in lingua francese dalla Valle d’Aosta.

Nella stagione dichiarativa 2026 il call center risponde anche il sabato mattina, dalle 9 alle 13, nelle giornate del 23 maggio e del 6, 13 e 20 giugno. Dopo la prima apertura del 23 maggio il servizio del sabato riprende il 6 giugno e prosegue il 13 e il 20. Nel corso della chiamata viene richiesto il codice fiscale: se il contribuente non lo fornisce al sistema vocale, sarà l’operatore ad acquisirlo direttamente. Al termine è possibile esprimere un giudizio anonimo sulla qualità del servizio ricevuto.

Video tutorial AdE e delega per la dichiarazione 2026

Sul canale YouTube dell’Agenzia delle Entrate è disponibile un video tutorial con le principali novità della dichiarazione 2026, le modalità di compilazione e le opzioni di delega. I contribuenti che non riescono a gestire la pratica in autonomia possono affidarsi a una persona di fiducia, autorizzando un familiare o un soggetto terzo ad accedere e inviare la precompilata nel proprio interesse. La richiesta si effettua tramite:

  • la funzionalità web disponibile nella propria area riservata;
  • invio del modulo via PEC;
  • presentazione diretta agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate;
  • il servizio online di videochiamata con un funzionario.

Ogni contribuente può designare al massimo una persona di fiducia, che deve operare al di fuori dell’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale.

Gli altri canali di assistenza per la Precompilata 2026

Oltre al call center e al tutorial YouTube, l’AdE ha messo a disposizione un sistema di supporto multicanale. Il portale Infoprecompilata raccoglie istruzioni, FAQ, calendario e link di accesso all’area riservata. La guida AdE 2026 in PDF illustra nel dettaglio le procedure di compilazione e le novità della campagna in corso. È disponibile anche la prenotazione di un appuntamento in presenza o in videochiamata con un funzionario dell’Agenzia. Tra i canali digitali, attivo anche il canale Facebook delle Entrate, con webinar informativi e risposte alle domande più frequenti.

Calendario 2026 Precompilata con 730 e Modello Redditi PF

La campagna dichiarativa 2026 prevede calendari separati per i due modelli principali, con date sfasate per effetto del D.Lgs. n. 81/2025.

Modello Consultazione Invio
730/2026 dal 30 aprile 2026 14 maggio – 30 settembre 2026
Modello Redditi PF 2026 dal 20 maggio 2026 27 maggio – 2 novembre 2026

L’assistenza straordinaria del call center è attiva nelle stesse settimane in cui la maggior parte dei contribuenti completa l’invio del 730 in modalità semplificata, il periodo in cui si concentra la quota più alta di richieste di supporto su detrazioni, sostituto d’imposta e rimborsi.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 11:10:10 +0000
Smart Working
L’opzione di lavoro ibrido determina il 93% delle scelte di impiego
Sondaggio Hays Italia, il modello di lavoro è determinante nel 93% dei casi ma il rientro in ufficio avanza: al 44% delle aziende in due anni.

Il modo in cui si lavora conta quasi quanto lo stipendio. Secondo un sondaggio di Hays Italia su oltre 740 dipendenti, per il 93% la possibilità di lavorare in modalità ibrida tra casa e ufficio è un fattore chiave nella scelta di un nuovo impiego, e per il 20% è addirittura una priorità assoluta. Un segnale che le imprese non possono ignorare quando provano ad attrarre o trattenere personale. Anche se il rientro in sede (dopo anni di smart working spinto) continua ad avanzare sempre di più, seppur in chiave combinata con la modalità ibrida in ottica di conciliazione vita-lavoro.

Il modello di lavoro orienta la scelta dell’impiego

La retribuzione e i benefit contano ancora molto ma cresce l’attenzione verso l’equilibrio tra vita professionale e vita privata, importante per il 57% dei dipendenti. In questo quadro il modello di lavoro diventa un criterio di scelta del posto: in base alle rilevazioni Hays, con la possibilità di lavorare da remoto che emerge tra gli elementi più rilevanti nella valutazione di una nuova opportunità per il 42% dei dipendenti (come emerso anche dalla Salary Guide 2026).

Da qui, una crescente domanda di lavoro ibrido tra gli annunci di lavoro. Per i candidati, la flessibilità conta quasi quanto stipendio e ruolo.

L’ibrido premia il work-life balance

Chi ha provato il modello ibrido lo promuove. Tra questi lavoratori, l’88% ritiene che abbia migliorato il proprio equilibrio tra lavoro e vita privata; solo l’8% non vede cambiamenti e il 4% lamenta un peggioramento. Il 57% dei lavoratori indica il work-life balance come motivo principale per non lasciare l’azienda, alla pari di reddito e benefit.

Non a caso, i vantaggi dello smart working associato a giornate in sede vanno oltre l’organizzazione del tempo e riguardano anche il risparmio sui costi di trasferta.

Smart working vs. rientro in ufficio

Il lavoro a distanza è ormai una prassi consolidata nelle grandi imprese, dove oltre la metà degli impiegati opera in regime ibrido, e nel complesso riguarda circa 3,5 milioni di lavoratori. Nonostante il gradimento dei dipendenti, però, negli ultimi tempi le imprese stanno spingendo sul ritorno in sede. Secondo Hays, in due anni la quota di aziende del campione con lavoro prevalentemente in presenza è salita dal 32% al 44%, mentre l’ibrido si è assestato al 52%.

Per il 2026, tra le imprese con politiche di lavoro flessibile, il 7% ha deciso di ridurle e riportare il personale in ufficio mentre quasi sette su dieci intendono confermarle senza modifiche. In queste circostanze, tuttavia, le HR non devono sottovalutare un altro trend: un lavoratore su tre valuterebbe di lasciare l’azienda se gli fosse imposto il rientro in presenza al 100%. La flessibilità, soprattutto per il manager, è diventata un requisito imprescindibile.

Vero è che aziende e dipendenti convergono sul valore dei modelli flessibili e, nel breve periodo, non sembra esserci in vista un ritorno generalizzato di tutti in ufficio.

In ultima analisi, la flessibilità è uno strumento di attrazione e retention.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 10:55:08 +0000
Tasse
Sigarette e prodotti da inalazione, nuovi prezzi dal 5 giugno
Dal 5 giugno aumentano Elixyr e Che, mentre i Virto Sticks scendono a 5 euro: il listino aggiornato ADM prodotto per prodotto.

Dal 5 giugno cambiano i prezzi in tabaccheria per alcuni prodotti da fumo e da inalazione. Il nuovo listino ADM riguarda sei pacchetti di sigarette tradizionali, con aumenti su Elixyr e Che, e sette referenze Virto Sticks, prodotti da inalazione senza combustione che scendono a 5 euro a confezione.

Prodotti da fumo e inalazione: i nuovi listini

Il listino pubblicato dalla Federazione Italiana Tabaccai sulla base delle tariffe ADM distingue due categorie: sigarette e prodotti da inalazione senza combustione. Le prime aumentano, mentre i Virto Sticks registrano un taglio di prezzo.

Prodotto Variazione
Elixyr Red +10 centesimi
Elixyr Blue +10 centesimi
Elixyr+ +10 centesimi
Che +20 centesimi
Che Original Blue +20 centesimi
Elixyr+ X-Type +10 centesimi
Virto Sticks Azure Tobacco -50 centesimi
Virto Sticks Balanced Tobacco -50 centesimi
Virto Sticks Classic Tobacco -50 centesimi
Virto Sticks Copper Tobacco -50 centesimi
Virto Sticks Signature Tobacco -50 centesimi
Virto Sticks Silver Tobacco -50 centesimi
Virto Sticks Blue Tobacco -50 centesimi

Gli aumenti riguardano sei confezioni di sigarette di fascia bassa. Elixyr Red, Elixyr Blue, Elixyr+, ed Elixyr+ X-Type salgono da 5,20 a 5,30 euro, con un rincaro di 10 centesimi a pacchetto.

Il rincaro più alto riguarda Che e Che Original Blue, che passano da 5,20 a 5,40 euro. In questo caso l’aumento è pari a 20 centesimi a pacchetto. La novità più evidente riguarda i Virto Sticks, inseriti nel listino dei tabacchi da inalazione senza combustione e prodotti assimilati. Tutte le sette referenze indicate nel tariffario scendono da 5,50 a 5 euro per confezione da 20 pezzi.

Il taglio di prezzo interessa Azure Tobacco, Balanced Tobacco, Classic Tobacco, Copper Tobacco, Signature Tobacco, Silver Tobacco e Blue Tobacco. Per questi prodotti la riduzione è pari a 50 centesimi a confezione.

E-cig: liquidi con accise differenziate

Il listino ADM del 5 giugno non riguarda i liquidi da inalazione delle e-cig, per i quali resta il regime fiscale già previsto dalla Manovra 2026, con accise differenziate tra prodotti con e senza nicotina.

Il nuovo aggiornamento arriva dopo i precedenti rincari su sigarette e liquidi e-cig già scattati nel corso dell’anno. La differenza, questa volta, è che il listino del 5 giugno contiene anche un taglio di prezzo sui prodotti da inalazione senza combustione.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 10:20:51 +0000
risparmio
La ricchezza delle famiglie italiane sale a 453mila euro ma non è tutto oro quel che luccica
Per i conti distributivi di Banca d'Italia, a fine 2025 la ricchezza netta media è di 453 mila euro a famiglia, ma il 10% più ricco ne detiene il 60,6% e la metà più povera il 7,2%.

La ricchezza delle famiglie italiane cresce ma si concentra sempre di più nelle mani dei super-abbienti. Secondo i numeri diffusi dalla Banca d’Italia, al quarto trimestre 2025 il patrimonio netto medio è salito a 453mila euro per famiglia, dai 431mila del 2024. Dietro la media, però, c’è un Paese diviso: il 10% più ricco detiene il 60,6% della ricchezza netta, mentre la metà meno abbiente delle famiglie si ferma al 7,2%.

Quanto vale la ricchezza delle famiglie italiane?

I conti distributivi (Distributional Wealth Accounts) sono statistiche sperimentali trimestrali che Bankitalia ricava combinando l’indagine europea sui bilanci delle famiglie con gli aggregati di contabilità nazionale. Misurano la ricchezza netta, cioè il valore di immobili e attività finanziarie al netto dei debiti.

Il valore di 453mila euro è una media, gonfiata verso l’alto proprio dalla concentrazione ai vertici: la famiglia tipica dispone di un patrimonio molto inferiore, perché pochi nuclei molto ricchi alzano il valore medio. L’aumento sul 2024, inoltre, è in larga parte nominale e riflette anche la rivalutazione di case e mercati, più che un arricchimento diffuso.

Ricchezza concentrata in poche mani

La fotografia della distribuzione conferma uno squilibrio marcato. Al 10% più ricco va il 60,6% della ricchezza netta totale; alla metà più povera delle famiglie va appena il 7,2%. La disuguaglianza, misurata dall’indice di Gini, è salita rispetto al 2024, passando da 71,5 a 72,2 punti.

Il quadro coincide con altre rilevazioni recenti. Il Rapporto Eurispes 2026 stima al 10% più ricco circa il 60% della ricchezza nazionale e segnala il restringimento del ceto medio, con un terzo delle famiglie che attinge ai risparmi per le spese correnti. Due metodi diversi, una stessa direzione: la ricchezza italiana si fa sempre più polarizzata.

La differenza di patrimoni tra ricchi e poveri

Per la metà meno abbiente, oltre il 90% delle attività è concentrato in due voci: l’abitazione (73,6%) e i depositi bancari (17,5%). Sono famiglie il cui patrimonio coincide quasi del tutto con la casa in cui vivono e con la liquidità sul conto. Le famiglie nelle fasce più alte mostrano invece un portafoglio molto più diversificato, con una quota rilevante di strumenti finanziari diversi dai depositi, dai titoli ai fondi.

È una differenza che incide sulla crescita del patrimonio: chi possiede attività finanziarie beneficia dei rendimenti dei mercati mentre chi ha quasi solo la casa e il conto corrente vede il proprio risparmio eroso dall’inflazione e poco capace di crescere.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 10:03:16 +0000
Unione Europea
Chips Act 2: la UE punta 120 miliardi sui semiconduttori
Il nuovo piano UE sui semiconduttori usa appalti pubblici, contratti di lungo termine e domanda aggregata per creare un mercato ai chip prodotti in Europa.

L’Unione Europea cambia strategia sui semiconduttori. La Commissione ha presentato il Chips Act 2, la nuova proposta che sposta l’obiettivo dalla capacità produttiva alla domanda: appalti pubblici orientati all’innovazione, contratti di acquisto a lungo termine, meccanismi di aggregazione della domanda e requisiti di sicurezza strategica per creare un mercato di sbocco ai chip prodotti in Europa. Il piano mobilita fino a 120 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati entro il 2035 e punta a ridurre la dipendenza del continente da Stati Uniti e Asia.

Che cosa prevede il Chips Act 2.0

Il cuore della proposta sono i Demand Accelerators, strutture permanenti pensate per mettere in contatto i produttori europei di semiconduttori con i grandi utilizzatori industriali — automotive, difesa, cloud, intelligenza artificiale e telecomunicazioni — così da trasformare la domanda potenziale in ordini effettivi. Attorno a questo perno ruotano gli appalti pubblici orientati all’innovazione, usati come leva per sostenere startup e scale-up del settore, e i contratti di acquisto a lungo termine che danno ai produttori la prevedibilità necessaria a investire.

Il regolamento prevede anche tempi più rapidi per le autorizzazioni, con approvazioni entro un massimo di dodici mesi per i progetti rilevanti, e un collegamento diretto con le filiere del cloud e dell’IA, considerate il principale traino della domanda futura. Bruxelles motiva il cambio di rotta con l’espansione dei chip per l’intelligenza artificiale, che secondo le stime della Commissione rappresenteranno oltre il 70% del mercato dei semiconduttori entro il 2030.

Dalla produzione alla domanda, il cambio di rotta dell’UE

Il primo Chips Act, in vigore dal 2023, puntava tutto sull’offerta: 43 miliardi di investimenti e l’obiettivo di portare la quota europea al 20% della produzione mondiale di chip entro il 2030. Quel traguardo è apparso presto fuori portata, con la Corte dei conti europea che ne aveva già contestato il realismo e una quota produttiva del continente ancora sotto il 10%.

La correzione del 2026 parte da qui: gli impianti hanno bisogno di clienti prevedibili, non solo di incentivi alla costruzione. Per una startup fabless o per un produttore europeo la differenza è netta, perché un prototipo senza acquirente difficilmente diventa un prodotto industriale. Il Chips Act 2 prova a costruire quella domanda, lasciando però sullo sfondo la questione di quanti stabilimenti l’Europa riuscirà ad attrarre.

I 120 miliardi e il nodo del finanziamento

Sul piano delle risorse, il Chips Act 2 indica una mobilitazione fino a 120 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati entro il 2035, contro i 43 miliardi del primo piano. Tra i progetti allo studio c’è una possibile fonderia da circa 30 miliardi dedicata ai semiconduttori avanzati per l’IA e ai chip a 3 nanometri, con un finanziamento che coinvolgerebbe Commissione, Stati membri e partner privati.

Il nodo è la copertura. Nell’immediato la Commissione conta di usare risorse già disponibili nei programmi Horizon Europe e Digital Europe, almeno fino al 2028; i finanziamenti successivi dovranno però essere confermati nel prossimo bilancio pluriennale dell’UE, oggi al centro della trattativa tra gli Stati membri. È l’aspetto più fragile dell’impianto, perché senza risorse certe oltre il 2028 gli strumenti sulla domanda rischiano di fermarsi sulla carta.

Le ricadute per le imprese italiane

Per il tessuto produttivo italiano la leva più interessante sono gli appalti pubblici. Usare la spesa pubblica per acquistare tecnologie europee può aprire un mercato a PMI innovative, startup fabless e fornitori della filiera, in settori dove l’Italia ha competenze, dall’automotive alla difesa. Sul fronte degli incentivi, il Paese si era già mosso con il credito d’imposta per i semiconduttori, pensato per la ricerca e lo sviluppo delle imprese del settore.

Sullo sfondo c’è la questione della dipendenza. L’Europa importa la quasi totalità dei chip più avanzati ed è esposta sia alle tensioni commerciali — come i dazi USA sui semiconduttori — sia alla concentrazione delle forniture in Asia. Non a caso l’Italia ha cercato intese sulle materie prime, come quella con la Corea del Sud sui minerali critici, che sono la base di tutta la filiera.

I poteri di crisi e l’iter della proposta

Il regolamento rafforza anche gli strumenti di emergenza della Commissione. In caso di dichiarazione dello stato d’allerta sulle forniture, Bruxelles potrà imporre ai produttori l’esecuzione prioritaria di ordini destinati a settori strategici come difesa, energia e sanità, attivando meccanismi di risposta rapida alle crisi di approvvigionamento.

Il Chips Act 2 è per ora una proposta legislativa: per entrare in vigore dovrà essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio, in un negoziato che si annuncia lungo e che intreccia industria, sicurezza e bilancio dell’Unione. Per le imprese, la posta in gioco è capire se la domanda pubblica europea diventerà un mercato reale o un’intenzione senza copertura.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 10:03:08 +0000
Scuola
Scuola: bonus in graduatoria ai docenti nelle piccole isole
Lo schema di decreto MIM concede fino a 9 punti per anno di servizio a tutti i docenti delle scuole nelle isole minori per le graduatorie dal 2028.

Un riconoscimento in graduatoria per chi insegna nelle isole minori. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha illustrato ai sindacati lo schema di decreto che attribuisce un punteggio aggiuntivo ai docenti in servizio nelle scuole delle piccole isole: fino a 9 punti l’anno, utili per scalare le graduatorie da cui si attinge per le supplenze. La misura attua la legge sulla valorizzazione della risorsa mare ma su un requisito i sindacati hanno già chiesto chiarimenti.

Quanti punti e per quali graduatorie

Lo schema di decreto prevede 6 punti aggiuntivi per ciascun anno scolastico di servizio prestato nei plessi delle piccole isole, con ulteriori 3 punti per chi opera nelle pluriclassi della scuola primaria, situazioni didatticamente più complesse. Il punteggio vale per le Graduatorie ad esaurimento (GaE), per le Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS) e per le correlate graduatorie di istituto.

Il beneficio riguarda i docenti di ogni ordine e grado e si estende anche alla mobilità, dove l’entità del punteggio sarà però fissata dalla contrattazione collettiva nazionale. La quantificazione è quindi in parte da definire, perché il testo è uno schema ancora in confronto con le organizzazioni sindacali.

I requisiti e la decorrenza

Per ottenere il punteggio occorre aver prestato almeno 180 giorni di servizio nell’anno scolastico, di cui almeno 120 di attività didattica, nei plessi individuati come piccole isole.

Il riconoscimento vale per i servizi prestati a partire dall’anno scolastico 2027/2028, con prima applicazione nell’aggiornamento di GPS e GaE del biennio 2028/2029-2029/2030. Di conseguenza, la misura non incide sulle GPS del biennio 2026/2028, le cui domande si sono chiuse a marzo: chi insegna oggi nelle isole minori vedrà il punteggio solo dal prossimo aggiornamento.

Sarà il Ministero, entro il 30 giugno di ogni anno, a pubblicare e aggiornare l’elenco dei plessi delle piccole isole, da mettere a disposizione degli uffici scolastici regionali.

Il decreto va emanato di concerto con i ministeri per gli Affari regionali e per la Protezione civile e le Politiche del mare.

La richiesta di chiarimenti dei sindacati

Sul testo, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal, GILDA Unams e ANIEF hanno trasmesso al Ministero una richiesta unitaria di chiarimenti. Il nodo è il riferimento ai 120 giorni di attività didattica, una soglia presa in prestito dalla disciplina dell’anno di formazione e prova che, secondo le sigle, rischia di prestarsi a interpretazioni restrittive o disomogenee quando gli uffici dovranno valutare il servizio ai fini delle graduatorie.

I sindacati chiedono in particolare che la definizione di servizio effettivamente prestato salvaguardi le assenze tutelate dall’ordinamento, come i congedi di maternità e paternità, perché senza una precisazione esplicita il requisito dei 180 giorni potrebbe penalizzare chi ne ha usufruito. La UIL solleva inoltre l’esclusione del personale ATA, che opera nelle stesse condizioni di disagio logistico delle scuole insulari, e chiede di valutare anche i servizi inferiori ai 180 giorni.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 09:25:40 +0000
Storie d’Impresa
Chapeau intervista Nando Ottavi, il signore del caffè
Nando Ottavi guida oggi un impero da 200 milioni di euro nel mondo del caffè: ai microfoni di Chapeau svela la sua scalata, da operaio a tycoon.

Nando Ottavi è l’emblema del self-made man italiano, un ex operaio marchigiano capace di trasformare un’azienda locale in uno dei leader mondiali nella produzione di macchine da caffè. Partito dal basso, con un’infanzia segnata dai sacrifici, sa sua audacia lo ha portato a compiere un passo impensabile per molti: indebitarsi fino al collo per rilevare la stessa fabbrica in cui lavorava, portandola in cinquant’anni a dominare il mercato globale del settore.

La video intervista a Nando Ottavi

L’intervista realizzata dal canale YouTube “Chapeau” ci porta direttamente nel cuore pulsante dell’azienda, nelle Marche, per ripercorrere i traguardi e le sfide di questo straordinario percorso imprenditoriale. Attraverso le parole di Ottavi, scopriamo non solo i segreti produttivi e le strategie commerciali che hanno reso celebri i marchi Nuova Simonelli, Victoria Arduino e Tritemp (oggi nota anche come Freeemp), ma anche la profonda umanità di un leader che, a quasi 80 anni, vive ancora la fabbrica con la stessa instancabile dedizione del primo giorno.

I primi passi e l’acquisizione della Fabbrica

Nel 1961 l’allora sedicenne Nando inizia a lavorare per Orlando Simonelli, prima come apprendista e poi come operaio. A cavallo tra il 1969 e il 1970, l’ingresso di nuovi investitori rischia di allontanare la produzione dal territorio originario. Per salvare il lavoro dei dipendenti e spinto dalla voglia di fare di più, Ottavi e i suoi soci propongono prima una divisione dei ruoli e poi, nel 1972, compiono il grande salto acquisendo l’intero pacchetto dell’azienda. L’operazione li porta a contrarre un debito di 30-35 milioni di lire, aprendo un periodo di notti insonni ma garantendo costantemente lo stipendio a tutti i dipendenti.

La conquista dei mercati esteri e il modello di servizio

A differenza dei grandi colossi italiani degli anni ’70 che puntavano quasi esclusivamente al mercato interno, Ottavi intuisce subito l’importanza di guardare all’estero. Già nel 1974 l’azienda riesce a consegnare le prime 24 macchine negli Stati Uniti, grazie a una strategia di contatti internazionali e all’innovazione del design presentata in fiera a Milano. Un’intuizione vincente è stata quella di non limitarsi a vendere l’hardware ma di offrire un vero e proprio servizio: l’azienda ha iniziato a inviare ingegneri e tecnici in tutto il mondo per assistere le macchine e per insegnare ai baristi locali, abituati a bere tè, come preparare un perfetto espresso o cappuccino. Oggi il gruppo vanta filiali in paesi chiave come Cina, Australia, Singapore, Dubai, Francia e Inghilterra.

L’innovazione tecnologica e il successo commerciale

Il grande balzo verso l’alto è stato spinto dall’innovazione dei prodotti. La macchina “Aurelia“, lanciata nel 2003-2004, viene selezionata per i campionati mondiali dei baristi grazie alla sua ineguagliabile stabilità termica, divenendo in seguito la scelta ufficiale per i McCafé di McDonald’s. Contemporaneamente, l’introduzione del modello “Appia” (o macchina del presidente) permette di intercettare con successo la fascia media del mercato senza mai cedere a compromessi eccessivi sul prezzo, facendo schizzare la produzione fino a 40.000 macchine annue e diventando popolarissima in Asia. Nello stabilimento di Macerata, la qualità viene garantita da un rigido processo di assemblaggio guidato da chip e test rigorosi su tenuta idraulica ed elettrica, che mantengono la difettosità di mercato a livelli minimi.

Le acquisizioni: Victoria Arduino e Freeemp

La crescita di Nuova Simonelli passa anche attraverso mirate acquisizioni strategiche. Nel 2001, Ottavi rileva per 7-800 milioni di lire lo storico marchio Victoria Arduino (nato nel 1905), che all’epoca era di fatto in chiusura e aveva perso la rete commerciale. Rilanciato nella fascia alta, oggi questo marchio rappresenta il 30-35% del fatturato del gruppo. Recentemente, i grandi margini generati dall’azienda hanno permesso di acquisire anche il brand Freeemp per 5 milioni di euro, noto per le macchine destinate al caffè filtrato.

Il Legame con il territorio

Con un fatturato che per la holding OMT si avvicina ai 200 milioni di euro e un volume di esportazioni dirette in oltre 130 paesi, il gruppo copre circa il 10% del mercato globale. Nonostante le continue offerte da parte di fondi di investimento internazionali, con moltiplicatori che hanno superato di 20 volte il capitale netto, Ottavi ha sempre rifiutato di vendere. La motivazione principale è il radicato legame con il territorio marchigiano e con i lavoratori, considerati dall’azienda come una seconda famiglia. Anche di fronte alle crisi più nere, come il terremoto del 2016 (che ha reso inagibile uno stabilimento costringendo a una ricostruzione autofinanziata) o la pandemia di Covid-19, l’azienda ha dimostrato grandissima solidità non facendo mai ricorso alla cassa integrazione.

I consigli per i futuri imprenditori

Alla soglia degli 80 anni, Nando Ottavi va in azienda ogni giorno, portando la sua esperienza alle nuove generazioni di dirigenti. Ai giovani che vogliono fare impresa oggi ricorda che, sebbene ci sia forse più burocrazia rispetto al passato, ci sono anche molta più istruzione e innumerevoli possibilità. Attraverso un incubatore locale per startup supportato dalla stessa azienda, Ottavi consiglia di non farsi frenare dalle difficoltà, ma di armarsi di entusiasmo, determinazione e soprattutto di ottimismo: una dote imprescindibile per chiunque voglia abbracciare il percorso imprenditoriale.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 09:00:52 +0000
Banche
Supervision, Risks & Profitability 2026: a Milano il confronto ABI su vigilanza, rischi e banche
A Milano il convegno ABI e DIPO su vigilanza bancaria, rischi, AI, cyber risk, geopolitica e nuove priorità per le banche europee.

Milano ospita il 9 e 10 giugno la XXVI edizione di Supervision, Risks & Profitability 2026, il convegno promosso dall’Associazione Bancaria Italiana in collaborazione con DIPO sui nuovi equilibri tra vigilanza, risk management, redditività e competitività del settore bancario. L’appuntamento si terrà presso l’Auditorium Bezzi Banco BPM, in via Massaua 6, e riunirà Autorità, banche, imprese, mondo accademico e consulenziale in due giornate dedicate alle priorità regolamentari, tecnologiche e geopolitiche che stanno ridefinendo il ruolo degli intermediari finanziari.

Vigilanza bancaria e rischi: se ne parla all’evento ABI

Il convegno Supervision, Risks & Profitability 2026 si inserisce in uno scenario finanziario segnato da instabilità geopolitica, rapida evoluzione tecnologica e maggiore interconnessione tra economie e mercati. In questo contesto, le banche sono chiamate ad aggiornare politiche, processi, strumenti di controllo e modelli di misurazione dei rischi, anche alla luce delle priorità indicate dalle Autorità di Vigilanza europee e internazionali.

Il focus della nuova edizione è il rapporto tra stabilità finanziaria, semplificazione regolamentare e capacità competitiva del sistema bancario europeo. Il confronto riguarderà anche la possibilità di alleggerire alcuni adempimenti senza ridurre la qualità dei presìdi prudenziali, in modo da sostenere innovazione, investimenti e ruolo delle banche a supporto dell’economia reale.

Risk management, AI e cyber risk tra le priorità 2026

Tra i principali argomenti al centro di Supervision, Risks & Profitability 2026 ci sono le nuove priorità di vigilanza, l’evoluzione dei modelli di rischio, l’intelligenza artificiale, la sicurezza cyber, la competitività delle banche europee e il ruolo della geopolitica nei sistemi di governo dei rischi:

  • le proposte di semplificazione della regolamentazione europea saranno esaminate in rapporto agli effetti sulla competitività del settore bancario;
  • i modelli di rischio di credito saranno analizzati alla luce delle linee guida della vigilanza e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale;
  • i rischi finanziari saranno affrontati nel contesto di volatilità dei mercati e policrisi;
  • il rischio operativo sarà collegato alla data governance e alle nuove aspettative delle Autorità di Vigilanza;
  • i rischi emergenti saranno integrati nei framework di risk management delle banche;
  • i rischi ICT e cyber saranno esaminati nei nuovi scenari tecnologici e geopolitici;
  • le applicazioni dell’intelligenza artificiale saranno approfondite nei processi di credito e nell’attività bancaria;
  • i nuovi modelli di business bancari saranno collegati a open finance e sostenibilità degli assetti aziendali;
  • gli sviluppi regolamentari e di mercato riguarderanno anche cartolarizzazioni e strumenti finanziari;
  • la Saving and Investment Union sarà affrontata come leva per l’integrazione dei mercati finanziari europei;
  • le crisi d’impresa, i crediti deteriorati e il ruolo del Board saranno trattati in rapporto ai processi di governo bancario;
  • la geopolitica sarà esaminata come variabile strategica nei modelli di business e nei sistemi di governo dei rischi.

Saving and Investment Union e competitività delle banche

Un focus specifico sarà dedicato alla Saving and Investment Union, il progetto europeo che punta a indirizzare una quota maggiore di risparmio verso investimenti produttivi, innovazione digitale, transizione sostenibile e settori strategici dell’economia.

Nel programma del convegno, questo filone si collega al confronto sulla competitività delle banche europee e sulla capacità del sistema finanziario di sostenere imprese e mercati in una fase di trasformazione industriale, tecnologica e regolamentare.

Due giornate di lavori a Milano

La struttura dell’evento prevede una Sessione Plenaria di Apertura, seguita da numerose sessioni parallele articolate nelle due giornate di lavori. La Sessione Plenaria Conclusiva offrirà una sintesi dei principali contenuti emersi, con un focus sul ruolo della geopolitica come leva strategica per le banche.

L’evento si svolgerà a Milano il 9 e 10 giugno 2026, presso l’Auditorium Bezzi Banco BPM, in via Massaua 6. Il programma aggiornato è disponibile sulla pagina ufficiale dell’iniziativa.

Registrazione e programma

La partecipazione a Supervision, Risks & Profitability 2026 è gratuita per gli Associati ABI e DIPO, previa registrazione online sulla pagina ufficiale dell’evento.

Registrazione e programma sono disponibili sul sito dell’evento: Supervision, Risks & Profitability 2026.

 


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 08:00:06 +0000
Flotte aziendali
Autovelox e multe stradali: calo nelle città italiane, record nei piccoli Comuni
Firenze guida gli incassi da autovelox, Roma e Milano arretrano mentre piccoli Comuni e strade provinciali mantengono entrate milionarie.

Gli autovelox arricchiscono le casse dei Comuni italiani ma gli incassi delle grandi città iniziano a frenare dopo mesi di ricorsi, nuove regole e verifiche sugli apparecchi autorizzati. Secondo l’analisi del Codacons sui rendiconti trasmessi dagli enti al Ministero dell’Interno, i proventi da multe rilevate con dispositivi elettronici sono scesi nelle principali città mentre alcuni piccoli Comuni continuano a registrare entrate milionarie.

Incassi da autovelox in calo nelle grandi città

Nel 2025 le principali città italiane hanno incassato 56,5 milioni di euro da sanzioni rilevate con autovelox, l’8,9% in meno rispetto ai 62,1 milioni del 2024. La rilevazione Codacons considera le principali 20 città italiane, con Napoli fuori dal conteggio perché alla data del 31 maggio non risultava ancora presentata la documentazione.

Il dato misura i proventi incassati, quindi le somme effettivamente entrate nei bilanci comunali, più che il numero dei verbali emessi. La flessione fotografa un anno di transizione per gli enti locali, tra regole più stringenti, apparecchi disattivati e contenzioso sugli autovelox approvati o omologati.

Città o area Incassi 2025
Firenze prima città per proventi da autovelox
Bologna seconda in classifica
Milano -34,8% sul 2024
Genova +54% sul 2024
Palermo quinta tra le città con più incassi
Roma -52% sul 2024
Ancona +116% sul 2024
Salento somma dei proventi di Galatina, Trepuzzi, Cavallino, Lecce e Provincia di Lecce
Telesina proventi dei quattro Comuni attraversati dalla SS 372

Firenze e Bologna sul podio

Firenze si conferma la città con i maggiori incassi da multe per eccesso di velocità rilevate con autovelox, con 19,7 milioni di euro nel 2025. Alle sue spalle si colloca Bologna, che arriva a 9,2 milioni, davanti a Milano con 6,9 milioni. La classifica prosegue con Genova, a quota 4,8 milioni, e Palermo, che chiude il 2025 con 4,2 milioni di euro.

Il peso degli autovelox nei bilanci locali rimane quindi molto diverso da città a città, anche tra grandi centri urbani.

Ancona, Genova e Cagliari in crescita

In controtendenza rispetto alla media nazionale, Ancona raddoppia gli incassi e arriva a 1,8 milioni di euro, con un aumento del 116% rispetto al 2024. La città marchigiana è seguita da Genova, in crescita del 54%, e da Cagliari, che segna un +42%.

Questi aumenti mostrano quanto i proventi da controllo elettronico della velocità dipendano dalla presenza effettiva degli apparecchi, dalla collocazione dei dispositivi e dal volume di traffico sui tratti monitorati.

Roma e Milano in forte calo

Il dato più evidente riguarda Roma e Milano. Nella Capitale i proventi da autovelox scendono a 2,3 milioni di euro, con una riduzione del 52% rispetto all’anno precedente. A Milano gli incassi si fermano a 6,9 milioni, con una flessione del 34,8%.

Il calo è ancora più marcato in altri capoluoghi: Trieste registra un arretramento del 94,4%, Bolzano dell’84,2% e Bari del 73%. La riduzione degli introiti non segue quindi una distribuzione uniforme e dipende anche dalle scelte delle singole amministrazioni sugli apparecchi attivi.

Piccoli Comuni con incassi milionari

Il Codacons segnala anche il caso dei piccoli Comuni con entrate elevate da autovelox. In Salento, Galatina ha incassato 5,3 milioni di euro nel 2025; considerando anche Trepuzzi, Cavallino, Lecce e la Provincia di Lecce, il totale sale a 9,3 milioni.

Altri casi riguardano la SS 372 Telesina, dove gli autovelox dei quattro Comuni attraversati dall’arteria hanno generato 2,7 milioni di euro, e Colle Santa Lucia, in provincia di Belluno, che con poco più di 300 abitanti ha incassato oltre 2 milioni di euro nel periodo 2021-2025.

Multe valide solo da autovelox autorizzati

La frenata degli incassi si inserisce nel riordino degli autovelox autorizzati. Il MIT ha pubblicato la lista nazionale dei dispositivi censiti, con dati su ente accertatore, marca, modello, versione, matricola, estremi del decreto e collocazione dell’apparecchio. Gli automobilisti possono quindi verificare la presenza dell’apparecchio nella lista ufficiale se arriva una sanzione. Lo stesso vale per le nuove regole sulle multe autovelox, che intervengono su collocazione, distanze minime, limiti di velocità e presupposti per l’uso degli strumenti di rilevazione.

Il contenzioso può riguardare omologazione, taratura, collocazione e corretto uso del dispositivo.  Prima di pagare o contestare una multa autovelox, bisogna quindi verificare i dati del verbale: matricola del dispositivo, luogo della rilevazione, limite applicato, segnaletica, data dell’accertamento, ente accertatore e indicazione del decreto di approvazione o omologazione.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 07:38:27 +0000
Tasse immobili
B&B in comproprietà: cedolare secca solo se è locazione breve
Mentre il coniuge che esercita l’attività di B&B assoggetta alla cedolare secca l’introito, la coniuge comproprietaria ma non esercente assoggetta la R.C., aumentata di 1/3, all’IRPEF. E’ Giusto? Mentre il coniuge che esercita l’attività di B&B assoggetta alla cedolare secca l’introito, la coniuge comproprietaria ma non esercente assoggetta la R.C., aumentata di 1/3, all’IRPEF. E’ Giusto?
Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 07:21:55 +0000
Invalidità
Riforma disabilità a rischio flop, crollano le domande di invalidità nelle province pilota
Nelle province oggetto di sperimentazione della riforma dell'invalidità calano domande presentate, lavorate e accolte: l'analisi del sindacato confederale.

La riforma della disabilità avrebbe dovuto semplificare l’accesso alle prestazioni ma, secondo l’Osservatorio Previdenza della Cgil, rischia di tradursi in un flop: nelle province dove è partita la sperimentazione del decreto legislativo 62/2024 le richieste di invalidità e inabilità previdenziale sono scese del 13,1%, a fronte di un aumento dell’1% nelle aree non coinvolte. Un divario che il sindacato interpreta come un ostacolo all’accesso alle tutele più che come l’effetto di criteri sanitari più severi.

Le province pilota e il calendario della riforma

La riforma modifica le valutazioni sanitarie per il riconoscimento della disabilità e affida all’INPS la valutazione di base, con un avvio progressivo per fasi. La sperimentazione dell’accertamento INPS è partita il 1° gennaio 2025 in nove province e si è poi allargata, fino alle 60 province della terza fase del 1° marzo 2026.

Il debutto a regime su tutto il territorio, inizialmente fissato al 1° gennaio 2026, è stato rinviato al 1° gennaio 2027, con la fase sperimentale prolungata fino al 31 dicembre 2026. Le tre ondate hanno coinvolto progressivamente i territori:

  • dal 1° gennaio 2025 Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste;
  • dal 30 settembre 2025 Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, oltre alla Valle d’Aosta e alla Provincia autonoma di Trento;
  • dal 1° marzo 2026 altre quaranta province, tra cui Roma, Milano, Torino e Bologna.

I dati della prima sperimentazione

I numeri dell’Osservatorio si riferiscono alle nove province partite a gennaio 2025, le uniche con un periodo di osservazione ampio. Qui le domande di invalidità e inabilità previdenziale presentate sono passate da 20.578 a 17.881 (-13,1%), le pratiche definite da 20.867 a 18.185 (-12,9%), quelle accolte da 7.786 a 6.846 (-12,1%) e le respinte da 11.255 a 9.444 (-16,1%). Il confronto con le aree fuori dalla sperimentazione mostra un andamento opposto sulle domande presentate:

Indicatore Province pilota Aree senza sperimentazione
Domande presentate -13,1% +1%
Pratiche definite -12,9% -1,9%
Domande accolte -12,1% -2,8%
Domande respinte -16,1% -5,5%

L’andamento non è uniforme tra le nove province. A Brescia il calo è marcato, con domande pervenute giù del 17% e pratiche accolte in flessione di oltre un terzo, mentre Forlì-Cesena e Frosinone registrano persino dei miglioramenti e Salerno e Catanzaro si mantengono più stabili.

Scende anche l’invalidità civile, con un caveat sui periodi non sovrapponibili: nelle stesse nove province le domande presentate passano da 153.277 nel 2024 a 133.507 tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026.

L’analisi della Cgil e la simulazione al 2027

Per il sindacato, il dato dirimente è che la flessione riguarda tutte le variabili insieme: domande presentate, pratiche definite, accolte e respinte. Se fosse calato solo il numero di domande accolte si potrebbe pensare a criteri sanitari più rigidi; se fossero scese solo le pratiche definite, a difficoltà organizzative. La contrazione anche delle domande presentate indica invece, secondo la Cgil, un problema a monte, nell’accesso stesso al procedimento.

L’Osservatorio parla di un raffreddamento dell’accesso alle tutele che rischia di colpire chi subisce una forte riduzione o la perdita della capacità lavorativa, spesso con patologie gravi o progressive. Una riforma nata per semplificare rischierebbe di produrre l’effetto opposto.

Da qui una simulazione, che la stessa Cgil presenta come prudenziale e priva di valore predittivo: se il calo del 13,1% delle province pilota si riproducesse su scala nazionale con la riforma a regime dal 2027, il sistema perderebbe circa 25.447 domande l’anno di invalidità e inabilità previdenziale, sulle 194.251 presentate oggi. Un esercizio teorico, che il sindacato usa per chiedere strumenti di accompagnamento accanto alla nuova procedura


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 07:01:31 +0000
trasporti
Scioperi dei trasporti a giugno 2026: le date per treni, aerei e navi
Le agitazioni si concentrano tra il 10 e il 13 giugno, con lo sciopero ferroviario nazionale di 8 ore dell'11, i voli a rischio il 13 e i fermi nel trasporto marittimo.

Giugno porta una nuova serie di scioperi nei trasporti, con le agitazioni concentrate tra il 10 e il 13 del mese e disagi attesi per chi viaggia in treno, in aereo e in nave. La giornata più critica è giovedì 11 giugno, quando sul fronte ferroviario si sovrappongono più astensioni; il trasporto aereo è a rischio sabato 13, mentre il comparto marittimo si ferma tra il 10 e il 12. Le proteste ruotano attorno a rinnovi contrattuali, sicurezza sul lavoro e tutela dei lavoratori negli appalti.

Sciopero dei treni dell’11 giugno

Il nodo della settimana è giovedì 11 giugno, con tre mobilitazioni ferroviarie che si sovrappongono. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti hanno proclamato uno sciopero nazionale di 8 ore, dalle 9.01 alle 17, del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari. La protesta nasce soprattutto contro le gare per gli Intercity suddivise in tre lotti, il cosiddetto “spezzatino”, che i sindacati contestano per il rischio di dumping contrattuale.

Sempre l’11 giugno, Cub Trasporti e Sgb fermano per 23 ore il personale delle imprese che svolgono attività ferroviaria, dalle 3.00 dell’11 alle 2.00 del 12 giugno. A queste si aggiunge l’astensione di 8 ore, dalle 9 alle 17, del personale di macchina e di bordo dei gruppi Fsi, Mercitalia Rail, Trenitalia e Trenitalia Tper, proclamata dall’Assemblea Nazionale Pdm/Pdb. Già il 9 giugno, inoltre, si fermano i lavoratori Elior addetti alla ristorazione e alla logistica a bordo treno.

Scioperi aerei del 13 giugno

Il trasporto aereo è a rischio sabato 13 giugno, in pieno avvio della stagione delle partenze, con diverse agitazioni negli scali:

  • il personale Enav di Verona, con Fast Confsal Av Unica e Uiltrasporti, si ferma dalle 6.00 alle 24.00;
  • il personale di Sky Service a Milano Linate, con Usb Lavoro Privato, incrocia le braccia dalle 12.00 alle 16.00;
  • i dipendenti di Sogaer, Sogaerdyn e Sogaersecurity all’aeroporto di Cagliari Elmas, con Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, dalle 6.00 alle 24.00.

Nella stessa giornata è atteso anche uno sciopero del personale EasyJet: gli orari esatti e gli scali interessati sono indicati nel calendario ufficiale del Ministero, che conviene consultare prima di partire.

Trasporto marittimo, gli stop del 10-12 giugno

Sul fronte marittimo, i dipendenti Sers di Ravenna, addetti al rimorchio portuale, si fermano dalle 10.00 alle 22.00 di mercoledì 10 giugno. Il giorno successivo tocca ai lavoratori di Blu Jet a Messina, con un’astensione che copre la finestra dalle 21.01 dell’11 giugno alle 20.59 del 12, attenuata dai servizi garantiti tra le 6.00 e le 9.00 e tra le 18.00 e le 21.00.

Treni garantiti, fasce orarie e rimborsi

Negli scioperi del trasporto ferroviario valgono le fasce di garanzia, con i treni assicurati di norma nelle ore di maggiore affluenza e l’elenco delle corse garantite pubblicato dalle imprese entro le 24 ore precedenti. Il riferimento ufficiale è il calendario degli scioperi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; per i treni conviene controllare la sezione Infomobilità di Trenitalia, l’app, il numero verde dedicato e il sito di Italo.

In caso di corsa cancellata, il viaggiatore ha diritto al rimborso del biglietto secondo le regole del vettore e della normativa europea. Le proclamazioni, infine, possono cambiare fino all’ultimo: revoche, rinvii o adesioni locali modificano l’effetto reale sui servizi, perciò la verifica nelle ore precedenti il viaggio è la mossa più utile.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 06:41:02 +0000
IMU
Nuova rendita Docfa, il Comune può chiedere l’IMU retroattivamente?
A seguito di presentazione, nel 2025, di Docfa con assegnazione di nuova rendita, il Comune ha emesso accertamenti sui 5 anni precedenti con la richiesta delle differenze di imposta, ricalcolate retroattivando la nuova rendita catastale e applicando sanzioni e interessi. E’ corretta l’applicazione della retroattività ai fini IMU? A seguito di presentazione, nel 2025, di Docfa con assegnazione di nuova rendita, il Comune ha emesso accertamenti sui 5 anni precedenti con la richiesta delle differenze di imposta, ricalcolate retroattivando la nuova rendita catastale e applicando sanzioni e interessi. E’ corretta l’applicazione della retroattività ai fini IMU?
Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 06:26:36 +0000
Concorsi
Concorsi pubblici di giugno 2026: tutti i bandi aperti nella PA
Agenzia Entrate, sanità, enti locali, università, cultura, Ministero Giustizia: oltre mille posti e incarichi con domanda di concorso entro giugno 2026.

Migliaia le occasioni di lavoro fisso a giugno 2026, con scadenze ravvicinate per chi punta a entrare nel pubblico impiego o a ottenere incarichi nella PA. Dai 622 posti dell’Agenzia delle Entrate ai bandi della sanità, dalle posizioni presso enti locali e nella cultura fino agli elenchi di esperti della Giustizia minorile, il calendario dei bandi di concorso che offre opportunità per diplomati, laureati, infermieri, OSS, tecnici sanitari, funzionari e professionisti.

Calendario concorsi pubblici di giugno 2026

La selezione dei bandi PA in scadenza a giugno 2026 mette insieme procedure nazionali, concorsi territoriali e avvisi per incarichi professionali. Il numero più alto di posti arriva dall’Agenzia delle Entrate e dalla sanità, mentre enti locali, università e cultura offrono occasioni più mirate per profili amministrativi e specialistici.

Ente Posti o incarichi Scadenza
Agenzia delle Entrate 622 assistenti gestionali 17 giugno 2026
Università di Bologna 2 funzionari 5 giugno 2026
Conservatorio di Mantova graduatoria assistenti AFAM 8 giugno 2026
Azienda Zero Piemonte 65 infermieri 11 giugno 2026
ASL Rieti 75 infermieri e OSS 11 giugno 2026
Città Metropolitana di Milano 18 operatori mercato del lavoro 12 giugno 2026
Provincia di Cremona 7 istruttori amministrativi 16 giugno 2026
ASST Santi Paolo e Carlo di Milano 75 infermieri e tecnici di radiologia 18 giugno 2026
Ministero della Giustizia elenco di esperti psicologi e criminologi 23 giugno 2026
Museo Archeologico Nazionale di Napoli 5 professionisti 23 giugno 2026
Regione Basilicata, ASM e ASP 263 posti per infermieri di famiglia o comunità 25 giugno 2026

L’Agenzia delle Entrate cerca 622 assistenti gestionali

Il bando più ampio tra quelli in scadenza riguarda il concorso Agenzia Entrate per 622 assistenti gestionali, riservato ai soggetti appartenenti alle categorie protette previste dalla Legge 68/1999. Il titolo richiesto è il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

La candidatura deve essere trasmessa tramite il Portale inPA entro le 23:59 del 17 giugno 2026. La selezione prevede una prova scritta a risposta multipla e posti distribuiti su base territoriale, con autonoma procedura per gli uffici con sede a Bolzano.

Sanità con infermieri, OSS e tecnici in quattro regioni

Il blocco più ricco dopo l’Agenzia delle Entrate riguarda i concorsi sanità 2026, con selezioni aperte in Piemonte, Basilicata, Lazio e Lombardia. I profili richiesti sono soprattutto infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici sanitari di radiologia medica.

In Piemonte, Azienda Zero seleziona 65 infermieri a tempo indeterminato da assegnare alla funzione di emergenza-urgenza extraospedaliera. La domanda si invia online entro l’11 giugno 2026 attraverso il portale concorsi dell’azienda sanitaria.

In Basilicata, il corso-concorso regionale prevede l’ammissione di 500 infermieri al percorso per il conseguimento dell’attestato di infermiere di famiglia o comunità e la successiva copertura di 263 posti a tempo indeterminato presso ASM di Matera e ASP di Potenza. Le candidature si presentano su inPA entro il 25 giugno 2026.

L’ASL Rieti ha pubblicato due concorsi per il nuovo ospedale di Amatrice, con 49 posti da infermiere e 26 da operatore socio-sanitario. Le domande devono essere inviate tramite il portale concorsi dell’azienda entro l’11 giugno 2026.

A Milano, l’ASST Santi Paolo e Carlo seleziona 50 infermieri e 25 tecnici sanitari di radiologia medica a tempo indeterminato. Per entrambe le procedure la scadenza delle candidature è fissata al 18 giugno 2026.

Enti locali e atenei con posti amministrativi

Tra gli enti territoriali spicca la Città Metropolitana di Milano, che cerca 18 istruttori operatori del mercato del lavoro a tempo pieno e indeterminato. La candidatura deve essere inviata tramite inPA entro il 12 giugno 2026.

La Provincia di Cremona ha aperto un concorso per 7 istruttori amministrativi a tempo pieno e indeterminato, con riserve per volontari delle Forze Armate e operatori del servizio civile. La domanda si presenta su inPA entro il 16 giugno 2026.

Nel comparto universitario, l’Università di Bologna ha procedure in chiusura il 5 giugno per profili da funzionario, con domanda tramite piattaforma PICA. Il Conservatorio “Lucio Campiani†di Mantova forma invece una graduatoria per assistenti AFAM, con candidatura entro l’8 giugno 2026.

Cultura e Giustizia con incarichi professionali

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha pubblicato un avviso per 5 incarichi di collaborazione destinati a figure professionali specialistiche. La selezione è gestita su inPA e le candidature devono essere inviate entro le 18:00 del 23 giugno 2026.

Il Ministero della Giustizia ha aperto una selezione per titoli e colloquio di idoneità finalizzata alla formazione di un elenco di esperti psicologi e criminologi per i Servizi della Giustizia Minorile e di Comunità in Sicilia. Le domande devono essere inviate via PEC entro le 24:00 del 23 giugno 2026.

Domande su inPA, PICA e PEC

Molte procedure passano dal Portale inPA, con accesso tramite identità digitale e curriculum aggiornato. Per evitare errori nella candidatura, può essere utile verificare la procedura per fare domanda di concorso dal portale inPA, soprattutto quando il bando richiede titoli, riserve, preferenze, contributo di partecipazione o documenti per ausili e tempi aggiuntivi.

Le modalità di selezione variano molto tra i bandi di giugno: l’Agenzia delle Entrate prevede una prova scritta a quiz, i concorsi sanitari possono includere prove scritte, pratiche e orali, mentre gli incarichi professionali si basano su titoli e colloquio. Per orientarsi conviene controllare in anticipo come funzionano le prove di un concorso pubblico e confrontare ogni informazione con il bando ufficiale dell’ente.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 06:12:53 +0000
Crisi economica
PIL Italia 2026: l’OCSE alza la stima a +0,5% con una crescita ancora lenta
Nell'Outlook di giugno l'OCSE porta l'Italia allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, con lo shock energetico che frena consumi, investimenti ed export.

L’OCSE rivede al rialzo la crescita italiana 2026 allo 0,5% (dallo 0,4% indicato a marzo) e vede il 2027 allo 0,6%. Il ritocco, contenuto nell’Economic Outlook di giugno, corregge verso l’alto solo rispetto all’Interim di primavera: il profilo dell’Italia si conferma comunque tra i più deboli e sotto le stime di dicembre, mentre petrolio e gas tornano a spingere i prezzi e la fiducia delle famiglie fatica a riprendersi. Il quadro arriva con il Governo che ha già limato i propri obiettivi nel Documento di finanza pubblica (DFP) e si riflette sulla lettura di conti pubblici, investimenti e credito.

Le nuove stime OCSE sul PIL italiano

Nel nuovo Economic Outlook di giugno, l’OCSE stima per l’Italia una crescita del PIL dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. Rispetto all’aggiornamento intermedio di marzo la previsione sul 2026 sale di un decimo, dallo 0,4%, mentre quella sul 2027 è confermata; entrambe, comunque, si collocano un decimo sotto le proiezioni di dicembre. Nello stesso aggiornamento l’OCSE rivede nettamente verso l’alto anche l’inflazione italiana, ora vista vicino al 3% nel 2026, dall’1,6% del 2025.

Il segnale è doppio. Da un lato l’Italia si mantiene in territorio positivo e fuori dallo scenario recessivo; dall’altro il profilo di crescita è tra i più bassi delle economie avanzate e più debole di quello incorporato in molte previsioni pubblicate tra l’autunno 2025 e l’inizio del 2026. Per l’OCSE, nell’area euro il rialzo dei prezzi energetici incide già sull’attività, e l’Italia è tra i paesi più esposti per l’alta quota di energia importata da fonti fossili e per il peso della manifattura destinata all’export.

Energia e consumi deboli dietro la frenata

La lettura dell’OCSE parte da un dato: la crescita italiana era già moderata prima dell’ultimo shock energetico. Il nodo è la combinazione di consumi fiacchi, rincaro dell’energia e minor spazio di sostegno della domanda interna, con il PNRR ancora in grado di offrire un appoggio all’attività senza però compensarne del tutto gli effetti negativi.

L’aspetto più complesso riguarda il binomio energia-consumi. Prezzi più alti di petrolio e gas comprimono il reddito reale delle famiglie, raffreddano gli acquisti e allungano l’ombra sull’industria. È lo stesso meccanismo che ha rimesso al centro i tassi BCE e lo shock energetico, con il rischio di condizioni finanziarie più rigide proprio mentre la ripresa dipende dalla domanda interna.

I dati che motivano la revisione sulla crescita

L’Istat ha certificato che nel quarto trimestre 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua, con una crescita acquisita per il 2026 dello 0,3%. Un punto di partenza positivo ma insufficiente ad assorbire senza contraccolpi uno shock su energia, fiducia e domanda.

Il quadro congiunturale si è fatto più fragile. L’inflazione ha ripreso a salire nei mesi primaverili, spinta dagli energetici, e l’OCSE la proietta vicino al 3% per l’intero 2026; a marzo la fiducia dei consumatori è scesa a 92,6 da 97,4. La produzione industriale in Italia sconta inoltre una lunga fase di debolezza, solo in parte attenuata dai segnali di stabilizzazione di inizio anno.

Le altre stime sul PIL italiano 2026

Per pesare il dato OCSE conviene guardare il confronto fra previsori, tenendo presente che le stime non sono perfettamente sovrapponibili: cambiano data di pubblicazione, ipotesi su energia e commercio e tempo di recepimento dello shock mediorientale. Negli ultimi mesi la forbice si è comunque ristretta verso il basso.

Il quadro aggiornato mostra un addensarsi delle previsioni sulla crescita debole:

  • l’OCSE e la Commissione europea indicano lo 0,5% per il 2026, con la Commissione che nelle previsioni di primavera ha allineato l’Italia su questo valore;
  • il Governo, nel Documento di finanza pubblica di aprile, e la Banca d’Italia si collocano allo 0,6%, dopo che l’esecutivo ha limato la stima dallo 0,7% indicato in autunno;
  • tra i centri privati, Confindustria e Prometeia si muovono nella parte bassa della forchetta, in area 0,4-0,5%, scontando un’ipotesi più severa sul rincaro dell’energia.

Le previsioni più alte, formulate tra l’autunno 2025 e l’inizio del 2026 da soggetti come Istat e FMI e che indicavano fino allo 0,8%, appaiono ormai superate dal nuovo quadro. Più che una divergenza tecnica, questa distanza riflette la rapidità del deterioramento del quadro macro e i tempi diversi con cui gli analisti hanno valutato fattori come energia, fiducia e domanda interna.

La forbice delle stime si restringe

Le precedenti stime di Istat, Commissione UE, FMI e Governo erano state formulate quando il 2026 veniva ancora letto come anno di rafforzamento moderato, con prezzi energetici in calo, commercio globale meno teso e PNRR a pieno sostegno. Nelle settimane successive il fronte del rischio si è allargato.

Prima sono arrivate le revisioni delle stime di Governo e Confindustria, poi il riaccendersi dello shock energetico ha spinto verso il basso diversi previsori. Oggi l’OCSE, pur avendo ritoccato l’Italia al rialzo rispetto a marzo, si colloca ancora sul fondo della forchetta insieme ai centri privati più prudenti, mentre le ipotesi più ottimistiche incorporano uno scenario meno severo su energia e domanda.

Il vero discrimine, oggi, è quale scenario energetico ciascuna stima incorpora. La forchetta 0,5%-0,8% non segnala una divergenza marginale: riflette ipotesi di partenza diverse sul costo dell’energia e sulla tenuta dei consumi.

L’impatto sulle imprese e i conti pubblici

Un PIL più basso riduce il margine sulle entrate fiscali, complica la traiettoria di deficit e debito in rapporto al prodotto e irrigidisce il contesto in cui il Tesoro colloca i titoli. L’OCSE vede il deficit italiano scendere dal 3,1% del 2025 al 2,9% nel 2026, con il debito ancora elevato, sopra il 138% del PIL. Per questo le stime si intrecciano con i rendimenti dei BTP e con la sensibilità dei mercati ai prossimi dati macro italiani.

Per le imprese l’effetto è più immediato. Un quadro di crescita lenta con energia più cara e tassi meno prevedibili rallenta piani di spesa, ordini, investimenti e assunzioni. Non a caso le revisioni degli analisti si concentrano sui consumi delle famiglie e sui comparti più esposti ai costi energetici e alla domanda interna.

Il DFP del Governo e il banco di prova dei conti

Il Governo ha già fatto la sua mossa. Con il Documento di finanza pubblica approvato il 22 aprile, l’esecutivo ha limato la crescita programmatica 2026 dallo 0,7% allo 0,6%, rivedendo al ribasso anche il 2027 allo 0,6%. La nuova stima OCSE allo 0,5% si colloca quindi appena sotto l’obiettivo ufficiale, segno che la distanza tra Roma e gli analisti internazionali si è ridotta.

Il banco di prova ora si sposta sulla prossima manovra e sull’aggiornamento d’autunno: se l’energia continuasse a correre, anche lo 0,6% del Governo diventerebbe difficile da difendere, e il 2026 italiano si confermerebbe in una zona di crescita debole strutturale, dove il problema non è soltanto l’ultimo shock geopolitico quanto la scarsa capacità del Paese di accelerare quando il contesto esterno peggiora.


Data articolo: Thu, 04 Jun 2026 05:53:57 +0000
Transizione energetica
Nuovi requisiti minimi per le prestazioni energetiche degli edifici
Il DM 28 ottobre 2025 aggiorna allegati, edificio di riferimento, ponti termici, coefficiente H'T, sistemi BACS e ricarica elettrica, con effetti su APE e relazione tecnica.

Dal 3 giugno 2026, la progettazione degli edifici cambia regole con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Requisiti Minimi. Il DM 28 ottobre 2025 aggiorna e sostituisce il DM 26 giugno 2015, intervenendo sulle metodologie di calcolo della prestazione energetica, sulle verifiche e i parametri per nuove costruzioni, ristrutturazioni importanti e riqualificazioni, con effetti diretti sull’attestato A.P.E. e sulla relazione ex Legge 10.

DM Requisiti Minimi dal 3 giugno con regime transitorio

Il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 283 del 5 dicembre 2025 ed è applicabile trascorsi i 180 giorni previsti, quindi dal 3 giugno 2026. Il calendario distingue il prima e il dopo: per i titoli abilitativi richiesti entro il 2 giugno 2026 continuano a valere le regole del DM 2015, dal 3 giugno il nuovo impianto si applica a tutte le pratiche successive.

Fanno eccezione le varianti progettuali presentate dopo l’entrata in vigore: se incidono sulla prestazione energetica, anche su un progetto precedente, vanno adeguate ai nuovi requisiti. Per gli interventi in edilizia libera valgono invece le regole vigenti all’avvio dei lavori o alla presentazione della CILA.

Prestazioni energetiche: edificio di riferimento

Il provvedimento sostituisce integralmente i due allegati del decreto del 2015: l’Allegato 1, con i criteri generali e i requisiti delle prestazioni energetiche, e l’Allegato 2, con le norme di riferimento per il calcolo. È il cuore della riforma, perché ridisegna il confronto tra l’edificio reale e l’edificio di riferimento, lo standard teorico usato per stabilire se un progetto rispetta i limiti.

La novità di metodo riguarda proprio l’edificio di riferimento, che ora incorpora anche i ponti termici. L’obiettivo dichiarato è avvicinare le verifiche al comportamento reale dell’edificio, nelle nuove costruzioni come negli interventi sull’esistente, recependo le norme europee e i chiarimenti ministeriali accumulati in dieci anni di applicazione.

Ponti termici, trasmittanza e coefficiente H’T

La verifica dell’involucro diventa più puntuale. I ponti termici entrano nell’edificio di riferimento con un dettaglio nuovo: cinque tipologie per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni importanti di primo livello, undici per quelle di secondo livello, distinte per zona climatica e posizione dell’isolante. La trasmittanza va calcolata tenendo conto di questi nodi, non più come valore isolato.

Cambiano anche le verifiche del coefficiente medio globale di scambio termico per trasmissione (H’T): per le ristrutturazioni importanti di secondo livello viene eliminata la verifica del valore massimo ammissibile, mentre per le nuove costruzioni e gli interventi di primo livello i valori limite sono rivisti. Il risultato è un calcolo più aderente alla fisica dei nodi costruttivi.

Metodo Carnot per cogenerazione e teleriscaldamento

Sul fronte impianti, il decreto introduce il metodo Carnot per il calcolo dei coefficienti di conversione in energia primaria dell’energia fornita dai sistemi cogenerativi e dalle reti di teleriscaldamento. La scelta rende la valutazione più rappresentativa dell’apporto reale di questi sistemi e ne riflette meglio l’effetto sulla prestazione complessiva dell’edificio. Vengono inoltre aggiornate le norme di calcolo, con il richiamo alle UNI/TS 11300 e alla UNI EN 15193 per l’illuminazione nel non residenziale.

BACS e ricarica elettrica in edifici non residenziali

Per gli edifici non residenziali acquistano rilievo i sistemi BACS, l’automazione e il controllo degli impianti: il decreto fissa l’obbligo di dotazioni di classe B, così da garantire una gestione automatizzata minima dei consumi quando la potenza dell’impianto e la convenienza economica lo rendono sostenibile.

Novità anche per la mobilità elettrica: il decreto prevede la predisposizione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici negli edifici dotati di posti auto. Per i condomini residenziali l’obbligo si limita alle nuove costruzioni e alle ristrutturazioni importanti con parcheggi, mentre per il non residenziale le prescrizioni sono più estese.

Dispositivi autoregolanti e relazione ex Legge 10

Tra gli obblighi nuovi spicca quello dei dispositivi autoregolanti per il controllo della temperatura nei singoli ambienti. In caso di sostituzione del generatore di calore, in nuove costruzioni, ristrutturazioni importanti e riqualificazioni, l’installazione è obbligatoria quando è realizzabile e garantisce un tempo di ritorno semplice dell’investimento inferiore a sei anni, calcolato al netto di qualsiasi bonus fiscale. La mancata installazione va motivata dal progettista nella relazione.

Cambia anche la documentazione. Per la sola sostituzione dei serramenti è ammessa una relazione parziale, sostituibile in determinate condizioni dalla dichiarazione dell’impresa e dalla marcatura CE del fabbricante. Più in generale, la relazione ex Legge 10 conferma il ruolo di documento centrale per dimostrare la conformità del progetto, con dati e verifiche da rivedere alla luce dei nuovi parametri.

Impatto sull’APE e confine con la Direttiva Case Green

Le nuove regole di calcolo incidono sull’Attestato di Prestazione Energetica: il formato non cambia, mentre cambiano i criteri con cui si determina la classe, perché ponti termici, superfici e fattori di conversione rivisti possono modificare il risultato. Lo stesso immobile può quindi ottenere una valutazione diversa rispetto al passato, pur senza un cambio di classe automatico.

La portata del provvedimento va tenuta distinta da un’altra riforma in arrivo. Il Decreto Requisiti Minimi attua la direttiva EPBD III e riguarda i requisiti di calcolo, non la classificazione A-G dell’APE. La nuova scala europea arriverà con il recepimento della direttiva Case Green (EPBD IV), che fisserà obblighi ed esenzioni di riqualificazione e procede con tempi propri.

Chi progetta, applica i nuovi requisiti di calcolo; la riforma della classificazione energetica seguirà più avanti.


Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 16:44:12 +0000
Mutui
I migliori mutui di giugno 2026 per tutte le esigenze
I migliori mutui a tasso fisso, variabile e con cap: le classifiche per acquisto prima e seconda casa, giovani, liquidità, ristrutturazione e surroga.

A giugno 2026 chi cerca un mutuo casa si trova davanti a un mercato che ha già anticipato l’impatto del rialzo dei tassi di interesse che gli analisti si attendono da parte della BCE nella riunione dell’11 giugno.  L’Euribor a 3 mesi, riferimento principale per i mutui a tasso variabile, si colloca sopra il 2,2% a inizio mese e il tasso fisso resta la soluzione prescelta per chi cerca una rata stabile. Per orientarsi nella scelta del tasso e del finanziamento, di seguito analizziamo le migliori offerte del mese per acquisto, liquidità e trasferimento del finanziamento o ristrutturazione distinguendo tra tasso fisso, variabile, misto, con CAP, green, per giovani e con surroga.

Per individuare i migliori mutui di giugno 2026 non basta confrontare TAN e TAEG. La convenienza dipende dalla durata del finanziamento, dal rapporto tra importo richiesto e valore dell’immobile, dalle spese di istruttoria e perizia, dalle polizze richieste dalla banca e dalle agevolazioni prima casa.


Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 16:11:24 +0000
Tasse immobili
Come si calcola l’IMU 2026, dalla formula all’acconto del 16 giugno
La formula con rendita rivalutata, coefficienti catastali ed esempio pratico per calcolare l'acconto in scadenza il 16 giugno, tra esenzioni e novità 2026.

Con l’avvicinarsi della scadenza del 16 giugno, milioni di proprietari devono mettere mano al calcolo dell’IMU per versare l’acconto 2026. Il conteggio parte come di consueto dalla rendita catastale e si appoggia ai coefficienti per categoria, chiudendosi con le aliquote del Comune e le regole particolari per seconde case, immobili di lusso e fabbricati ristrutturati. Di seguito la formula, un esempio pratico, i casi di esenzione e le novità 2026 su imposta e immobili agevolati.

Chi deve pagare l’IMU 2026

L’imposta municipale propria riguarda abitazioni, terreni e fabbricati ed è dovuta da chi vanta un diritto di proprietà o un altro diritto reale di godimento, come usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie. Pagano l’IMU i proprietari di seconde case, di immobili commerciali quali negozi, uffici, capannoni e alberghi, di aree edificabili e, in alcuni casi, di terreni agricoli, oltre ai concessionari di aree demaniali e ai locatari di immobili in leasing.

L’abitazione principale è esente, con un’eccezione: pagano l’imposta anche sulla prima casa i proprietari di immobili di pregio classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, cioè abitazioni signorili, ville e castelli.

Come si calcola l’IMU: formula e coefficienti

Per effettuare il calcolo si applica la seguente formula: 

rivalutazione del 5% rendita catastale (rendita + 5%) > applicazione del coefficiente catastale (rendita rivalutata*coefficiente) > applicazione aliquota IMU

La base di partenza è la rendita catastale, reperibile sulla visura o nell’atto di acquisto. Il calcolo si svolge in tre operazioni: si rivaluta la rendita del 5%, si moltiplica il risultato per il coefficiente catastale della categoria e si applica l’aliquota deliberata dal Comune, che per le abitazioni arriva fino al 10,6 per mille.

I coefficienti catastali da applicare alla rendita rivalutata variano in base alla categoria dell’immobile:

  • alle abitazioni e pertinenze del gruppo A, esclusa la A/10, e alle categorie C/2, C/6 e C/7 si applica il coefficiente 160;
  • alle categorie del gruppo B e a C/3, C/4 e C/5, come uffici pubblici, magazzini e laboratori, si applica il 140;
  • agli uffici e alle banche delle categorie A/10 e D/5 si applica l’80;
  • al gruppo D, esclusa la D/5, che comprende opifici, alberghi e fabbricati produttivi, si applica il 65;
  • ai negozi della categoria C/1 si applica il 55.

Per i fabbricati del gruppo D privi di rendita catastale, posseduti da imprese e contabilizzati distintamente, il valore si determina con i coefficienti aggiornati ogni anno dal Ministero.

Come si calcola l’IMU con un esempio pratico

Un esempio pratico chiarisce il meccanismo. Per un’abitazione con rendita catastale di 900 euro e aliquota al 10,6 per mille il conteggio procede così:

  • 945 euro * 160 (coefficiente per abitazione) = 151.200 euro
  • 151.200 : 1000 * 10,6 = 1.602,72 euro (aliquota del 10,6 per mille)

In dettaglio:

  • la rendita di 900 euro rivalutata del 5% diventa 945 euro;
  • moltiplicata per il coefficiente 160 dà una base imponibile di 151.200 euro;
  • applicando l’aliquota del 10,6 per mille si ottiene un’imposta annua di 1.602,72 euro.

L’importo va poi rapportato ai mesi di possesso e alla quota di proprietà: chi detiene l’immobile per metà anno, o al 50%, versa la parte corrispondente.

Quanto si paga l’IMU sulla seconda casa

Sulle seconde case l’IMU si calcola con la stessa formula, applicando l’aliquota deliberata per gli immobili a disposizione, di norma più alta di quella sull’abitazione principale di lusso. Per un appartamento di media metratura con rendita intorno ai 700 euro e aliquota al 10,6 per mille l’imposta annua si aggira sui 1.250 euro, da ripartire tra acconto e saldo.

Alcune situazioni riducono la base imponibile. La riduzione del 50% spetta ai fabbricati di interesse storico o artistico e a quelli inagibili o inabitabili non utilizzati; per gli immobili concessi in comodato a genitori o figli vale la stessa riduzione, a condizione che il contratto sia registrato e il comodante non possieda altre abitazioni oltre alla propria residenza nello stesso Comune. Le case locate a canone concordato beneficiano di un’imposta ridotta al 75%.

Il calcolo con variazione di rendita catastale

Quando l’immobile cambia rendita in corso d’anno, ad esempio dopo una ristrutturazione, l’IMU si determina su tre valori distinti: la vecchia rendita per i mesi precedenti i lavori, il valore dell’area di sedime edificabile durante l’esecuzione e la nuova rendita per i mesi successivi all’accatastamento. Se invece la variazione della rendita catastale deriva da un intervento del Comune, la nuova rendita vale dall’anno successivo alla notifica.

Le aliquote IMU 2026 e il prospetto del MEF

L’aliquota base è dell’8,6 per mille e può salire fino al 10,6 per mille; nei Comuni che hanno confermato la maggiorazione ex TASI il prelievo arriva all’11,4 per mille su specifiche categorie. Ogni Comune fissa i propri valori entro i margini stabiliti dallo Stato, consultabili sulla mappa delle aliquote IMU 2026 e sul portale del federalismo fiscale.

Dal 2026 entra a regime il prospetto standardizzato delle aliquote introdotto dal decreto MEF del 6 novembre 2025: i Comuni scelgono i valori da uno schema uniforme, costruito per ridurre le oltre 250mila combinazioni accumulate negli anni. Il calcolo del singolo immobile non muta; cambia il modo in cui le amministrazioni organizzano e pubblicano le aliquote. Per l’acconto di giugno valgono comunque le aliquote 2025 e, se il Comune non ha approvato il nuovo prospetto, si applica quello dell’anno precedente anche per il saldo, come prevede la riforma delle aliquote IMU.

Le novità 2026 su immobili sfitti e inagibili

La Legge di Bilancio 2026 e il decreto MEF di novembre hanno ampliato i margini di sconto a disposizione dei Comuni. Le amministrazioni possono ora ridurre fino al 50% l’imposta sugli immobili a disposizione, cioè le case tenute sfitte o inutilizzate, e azzerare il prelievo sui fabbricati resi inagibili da una calamità naturale. Sono facoltà locali: l’applicazione effettiva dipende dalle delibere comunali, motivo in più per verificare il prospetto del proprio Comune prima del saldo.

Quando non si paga l’IMU, esenzioni e agevolazioni

Oltre alla prima casa non di lusso e alle relative pertinenze, una per ciascuna delle categorie C/2, C/6 e C/7, la legge prevede una serie di esenzioni e agevolazioni IMU per situazioni particolari:

  • gli immobili assimilati all’abitazione principale, come quelli delle cooperative a proprietà indivisa e gli alloggi degli studenti universitari assegnatari;
  • gli alloggi sociali e la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli;
  • l’unico immobile non locato di militari, forze di polizia, vigili del fuoco e carriera prefettizia;
  • i terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola;
  • i fabbricati degli enti non commerciali destinati ad attività assistenziali, sanitarie, didattiche, culturali, sportive o di culto, anche se concessi in comodato a un soggetto collegato;
  • gli immobili occupati abusivamente, previa regolare denuncia all’autorità.

Acconto di giugno e saldo a dicembre: le scadenze IMU 2026

Il versamento si articola in due rate. L’acconto entro il 16 giugno è pari all’imposta dovuta per il primo semestre e si calcola con le aliquote e le detrazioni dei dodici mesi dell’anno precedente; il saldo entro il 16 dicembre chiude il conto sulla base delle aliquote 2026 pubblicate dal Comune, con eventuale conguaglio. Chi preferisce può versare l’intera imposta annua in un’unica soluzione già a giugno.

Come si paga l’IMU

Il versamento avviene tramite modello F24, bollettino postale o sistema PagoPA, indicando il codice ente del Comune di ubicazione, la rata che si sta saldando e l’anno di riferimento. In molti Comuni è disponibile anche l’IMU precompilata con l’app IO, che propone gli importi già calcolati e l’F24 pagabile in pochi tocchi. Chi versa dopo il 16 giugno può regolarizzare con il ravvedimento operoso, pagando l’imposta con sanzione ridotta e interessi legali.


Data articolo: Wed, 03 Jun 2026 14:19:01 +0000

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