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La Camera ha approvato il disegno di legge per la riforma del sistema di valutazione della performance nelle amministrazioni pubbliche e della carriera dirigenziale. Il Ddl Merito si propone di aumentare l’efficienza nella PA e di responsabilizzare i dirigenti. In particolare, la legge mira a risolvere le criticità emerse in relazione alle osservazioni della Corte dei Conti.
Il disegno di legge introduce misure volte a rafforzare la valutazione della performance dei dirigenti e dei non dirigenti. Tra le principali novità , si prevede che i dirigenti debbano differenziare le valutazioni del personale per identificare le capacità individuali e valorizzare i più meritevoli. L’introduzione di un sistema di valutazione trasparente permetterà di responsabilizzare maggiormente le figure dirigenziali, puntando su una valutazione obiettiva e multidimensionale, inclusa la leadership come fattore abilitante.
Un altro aspetto fondamentale della riforma riguarda il ruolo della formazione nella valutazione delle performance. La legge prevede che la formazione del personale, sia dirigenziale che non, diventi un elemento centrale per il miglioramento delle competenze e per il buon funzionamento delle amministrazioni. Inoltre, si propone di superare la valutazione gerarchica e unidirezionale, introducendo sistemi che coinvolgano una pluralità di soggetti interni ed esterni.
Per garantire l’oggettività del processo di valutazione, il disegno di legge prevede l’adozione di un decreto del Ministro per la Pubblica Amministrazione che stabilisca le modalità per il bilanciamento della valutazione, tra gli obiettivi e le caratteristiche trasversali, assicurando criteri di valutazione chiari e imparziali.
Il disegno di legge introduce anche un’importante novità riguardo l’accesso alla dirigenza pubblica. Le amministrazioni avranno la possibilità di sviluppare la carriera dirigenziale tramite un processo di selezione basato sulla valutazione delle performance. Sarà possibile accedere alla qualifica dirigenziale attraverso un incarico temporaneo, con un limite massimo del 30% dei posti disponibili, garantendo la trasparenza e il rispetto dei principi di imparzialità e pubblicità .
Le procedure di selezione per il passaggio alla dirigenza si articolano in più fasi.
Le valutazioni, per garantire la massima imparzialità , saranno affidate a commissioni nominate secondo modalità trasparenti e oggettive, simili a quelle della fase iniziale della selezione.
La Legge di Bilancio 2026 rafforza la previdenza complementare, introducendo nuove misure che facilitano la portabilità dei fondi pensione e migliorando l’accesso alla previdenza integrativa. Il secondo pilastro, in un contesto di indebolimento della previdenza obbligatoria, si consolida dunque come un’opportunità di integrazione delle pensioni per famiglie e imprese, soprattutto a fronte di stipendi più bassi, calcoli contributivi e carriere discontinue. Per non parlare dell’inasprimento dei requisiti per andare in pensione.
La Manovra 2026 segna dunque una svolta nella gestione della previdenza in Italia. Da un lato sono previsti rinvii ai requisiti pensionistici, con l’eliminazione di misure per la flessibilità in uscita (ad eccezione dell’APE Sociale). Dall’altro, però, si punta con decisione sul potenziamento della previdenza complementare, un aspetto che è stato già avviato dalla Riforma Fornero e che oggi sembra accelerare notevolmente. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto in questa direzione misure come l’incremento della deducibilità fiscale per i versamenti alla pensione integrativa (che sale a 5.300 euro).
Un e nuove modalità per la destinazione del TFR dei neo-assunti. Il TFR maturato sarà destinato al fondo pensione salvo che il lavoratore non esprima la propria volontà contraria entro 60 giorni dalla comunicazione. Questo meccanismo si affianca all’ampliamento della platea di aziende obbligate a versare gli accantonamenti al Fondo INPS.
Introdotta anche una nuova alternativa che rende più interessante la scelta di alimentare una pensione integrativa: la rendita a durata definita.
Una delle misure più rilevanti del capitolo previdenziale in Manovra 2026 riguarda però la portabilità dei fondi pensione. Il comma 201 elimina infatti il vincolo per rimandare ai contratti collettivi la scelta sul conferimento del TFR e della quota a carico dell’azienda ai fondi pensione dopo i primi due anni in cui si versa al proprio fondo di categoria. Dal 1° luglio 2026 scatta dunque una maggiore libertà di scelta nella gestione della previdenza complementare.
Con la pubblicazione dei documenti di prassi Covip (l’organo di vigilanza sui fondi pensione) sarà più chiara la portata di questa nuova disposizione legislativa.
Il percorso dell’accordo commerciale UE-Mercosur si fa accidentato. In attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia UE, chiamata a valutare la legittimità dell’intesa, il Parlamento Europeo ne ha rinviato l’entrata in vigore, aprendo una fase di confronto politico ed economico che continua a dividere imprese e rappresentanze di settore.
L’intesa per il libero scambio tra paesi dell’Unione Europea e Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay prevede l’eliminazione progressiva di circa il 91-92% dei dazi sulle esportazioni. Un’apertura che promette nuove opportunità ma che solleva anche forti preoccupazioni, in particolare nel comparto agricolo e agroalimentare.
Il testo dell’intesa prevede strumenti di tutela per il Made in Europe, tra cui il divieto di imitazione di 344 indicazioni geografiche europee, 57 delle quali italiane. Sono inoltre previste clausole di salvaguardia per alcune filiere sensibili dell’agroalimentare e l’anticipo al 2028 di risorse della PAC 2028-2034.
Nonostante queste garanzie, il timore di una concorrenza asimmetrica resta centrale nel dibattito, soprattutto per le produzioni più esposte alla competizione con sistemi regolatori meno stringenti.
Dal fronte industriale, la valutazione resta positiva. Per Confindustria, l’accordo rappresenta un’occasione strategica. La vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, Barbara Cimmino, lo definisce un moltiplicatore di opportunità , capace di favorire non solo le esportazioni ma anche nuovi investimenti, infrastrutture moderne e filiere integrate, in linea con gli standard europei ambientali, sociali e tecnologici.
Sul versante agricolo, il nodo principale resta l’effettiva applicazione delle regole. Paolo De Castro, presidente di Nomisma, richiama l’attenzione sulla necessità di controlli rigorosi alle frontiere e sull’applicazione concreta delle clausole di salvaguardia. Senza verifiche puntuali e standard equivalenti, l’apertura dei mercati rischia di penalizzare chi produce nel rispetto di regole più severe.
Più prudente la posizione di Confartigianato, che non esclude l’applicazione provvisoria dell’accordo ma chiede una valutazione attenta degli impatti sulle PMI. Secondo l’associazione, l’intesa può offrire opportunità anche alle imprese di piccola dimensione, a patto che siano garantite reciprocità delle regole, controlli efficaci e strumenti di accompagnamento per evitare squilibri competitivi.
Il rischio, in assenza di tutele adeguate, è che l’apertura dei mercati favorisca soprattutto i grandi operatori, lasciando le PMI più esposte alla pressione sui prezzi e alla concorrenza di produzioni extra-UE meno vincolate.
La lettura di Coldiretti del rinvio deciso dal Parlamento europeo e il passaggio alla Corte di Giustizia è quello di un primo risultato delle mobilitazioni degli agricoltori. L’organizzazione chiede che il Parlamento UE mantenga un ruolo centrale e che vengano rafforzate le norme sulla reciprocità , per impedire l’ingresso di prodotti che non rispettano le stesse regole imposte alle imprese europee.
Il confronto sull’accordo Mercosur resta quindi aperto. Tra opportunità di crescita, timori per l’agricoltura e richieste di tutela per le PMI, la decisione finale sarà determinante per ridefinire gli equilibri commerciali tra Europa e America Latina.
Vodafone si conferma come l’operatore di telefonia mobile più veloce in Italia, con performance di rete nettamente superiori rispetto ai concorrenti, secondo il report annuale del barometro nPerf. I dati raccolti analizzano diversi aspetti delle prestazioni, tra cui la velocità di download e upload, la qualità della rete 5G, lo streaming, la latenza e il web browsing.
Secondo il nPerf Score, Vodafone è dunque il primo posto nella classifica delle reti mobili più veloci in Italia, seguita da Wind Tre, Fastweb, TIM e Iliad. Questa classifica prende in considerazione vari parametri, come la velocità di download, upload e le performance 5G, e conferma la leadership di Vodafone in diversi ambiti.
La differenza più marcata si registra nella velocità di download e upload, dove Vodafone si distingue con valori nettamente superiori rispetto agli altri operatori. La qualità della rete 5G è una delle principali forze di Vodafone, con un punteggio complessivo di 102.895 nPoints, ben superiore ai 91.584 di Wind Tre, 94.172 di Fastweb, 90.721 di TIM e 77.170 di Iliad. La latenza della rete Vodafone è anche inferiore rispetto agli altri operatori, garantendo una connessione più stabile e veloce.
Il 5G sta diventando un fattore sempre più cruciale nella valutazione delle performance delle reti mobili. Vodafone, con il suo punteggio superiore, ha dimostrato di essere il leader indiscusso nella qualità e velocità della rete 5G, una tecnologia che, seppur in espansione, sta già giocando un ruolo determinante nel miglioramento dell’esperienza utente.
Oltre alla velocità di download e upload, Vodafone si distingue anche per la qualità dello streaming e del web browsing, che risultano essere tra i migliori del settore. Nonostante Vodafone guidi la classifica, anche Wind Tre ha registrato ottime performance, soprattutto nel web browsing, mostrando prestazioni elevate su vari dispositivi. Fastweb, anch’essa posizionata tra i primi, si conferma un’opzione solida per chi cerca un buon compromesso tra velocità e prezzo.
Nonostante TIM e Iliad siano posizionati più in basso nella classifica, entrambi gli operatori continuano a crescere nel mercato italiano. TIM ha mantenuto una solida presenza sul mercato, con prestazioni competitive in termini di download e upload. Iliad, pur essendo più giovane e con una rete ancora in fase di espansione, ha visto un miglioramento continuo nelle sue performance, rendendola una scelta interessante per molti utenti alla ricerca di tariffe più economiche.
L’entrata in vigore dell’ETS2, il nuovo sistema europeo di scambio delle emissioni di carbonio, comporterà un aumento dei costi per la bolletta energetica, con conseguenze dirette su famiglie e imprese. Con l’entrata in vigore nel 2027, sono attesi inevitabilmente rincari anche sui costi energetici finali. Le stime parlano ad esempio di un possibile incremento fino a 600 euro per le famiglie italiane. Questo nuovo scenario impone un urgente ripensamento delle politiche energetiche, soprattutto a tutela delle PMI, che rischiano di subire maggiori difficoltà in un mercato già competitivo.
Il meccanismo European Emission Trading System 2 (ETS2) dell’Unione Europea serve a controllare le emissioni di gas serra. L’obiettivo è ridurre progressivamente le emissioni nocive creando un mercato in cui le aziende sono obbligate a ridurle. Il sistema di “cap and trade” (tetto massimo e scambio di quote) stabilisce un limite alle emissioni consentite per i settori che partecipano al mercato. Se un’azienda supera il suo limite, deve acquistare quote di emissione da altre aziende che non hanno raggiunto il proprio tetto di emissioni.
Con il nuovo sistema ETS2, dal 2027 il mercato delle emissioni di carbonio sarà esteso a settori precedentemente non coinvolti, come l’edilizia, i trasporti stradali e le piccole industrie. In pratica, questi settori dovranno acquistare quote di emissione per le loro attività , aumentando così i costi energetici e contribuendo a un aumento generale dei costi per il riscaldamento, la mobilità e altre necessità quotidiane.
Secondo uno studio commissionato da Assogasliquidi-Federchimica e condotto da BIP, si prevede che l’introduzione dell’ETS2 possa causare un aumento della spesa annuale per il riscaldamento, che potrebbe arrivare fino a 600 euro per le famiglie, con un incremento di circa 280 euro annui per il settore della mobilità leggera.
Le imprese italiane si trovano a dover affrontare una sfida crescente, con i costi energetici che continuano a salire. Le piccole e medie imprese, in particolare, si trovano in una posizione vulnerabile, in quanto i prezzi elevati per le risorse energetiche non solo impattano sui loro bilanci, ma compromettono anche la competitività rispetto ai principali concorrenti europei. A tal fine, oltre 400 imprese hanno aderito al Manifesto per l’Energia, evidenziando la necessità di un intervento concreto da parte del governo per alleggerire la pressione fiscale legata all’energia.
I costi energetici sono ormai insostenibili – afferma il presidente di Confimi Industria Paolo Agnelli. Più di 400 imprese hanno sottoscritto il Manifesto per l’Energia, presentato lo scorso dicembre, per evidenziare la necessità di interventi decisivi contro il caro energia che sta mettendo in difficoltà le piccole e medie imprese.
Confimi Industria ha anche messo in luce le disparità con altri Paesi europei per quanto riguarda i costi energetici a carico delle imprese: nel periodo tra gennaio e agosto 2025, il prezzo medio per le industrie energivore italiane è stato di 85,28 euro per megawattora, mentre in Spagna la cifra era di 60,33 euro, in Germania di 44,50 euro e in Francia di 25,45 euro. Nei Paesi del Nord Europa si scende fino a 30,80 euro.
In Italia i negozi diminuiscono ma diventano più grandi. È la fotografia sul commercio al dettaglio scattata da Confesercenti , che racconta una trasformazione profonda del tessuto commerciale nel Paese: meno punti vendita, superfici più ampie e un modello di prossimità sempre più sotto pressione.
Tra il 2011 e il 2025 hanno chiuso oltre 103mila esercizi commerciali. Un calo numericamente rilevante che però non si è tradotto in una riduzione equivalente degli spazi: la superficie commerciale complessiva, infatti, è cresciuta del 7,4%. Un dato che sintetizza bene il cambiamento in atto.
Il fenomeno non riguarda tutti i formati allo stesso modo. A scomparire sono soprattutto le botteghe più piccole, mentre crescono i negozi di dimensione media e medio-grande.
È il commercio di prossimità a pagare il prezzo più alto, soprattutto nei quartieri periferici e nei piccoli comuni, dove la chiusura di un esercizio commerciale significa spesso perdita di servizi essenziali e impoverimento del tessuto urbano.
Il segmento più colpito è quello dei negozi fino a 50 metri quadri, che hanno registrato una perdita di oltre 72mila unità . Anche i negozi tra 51 e 150 metri quadri hanno subito una contrazione significativa, con più di 42mila chiusure.
La riduzione del numero di attività è stata compensata dall’aumento della dimensione media dei punti vendita. Non a caso, secondo le rilevazioni Confesercenti, la superficie media di un negozio è passata da circa 117 metri quadri a 144,5 metri quadri, con un incremento di quasi il 24%.
In controtendenza si muovono dunque i formati tra 151 e 250 metri quadri, che mostrano un aumento del numero di punti vendita e un’espansione complessiva delle superfici. Anche i negozi oltre i 400 metri quadri registrano una crescita, seppur con dinamiche differenti a livello territoriale.
La trasformazione riflette un adattamento strutturale del commercio: maggiore integrazione con il digitale, assortimenti più ampi, spazi multifunzionali e capacità di sostenere costi fissi più elevati.
L’evoluzione del commercio non è però omogenea. In alcune aree del Paese la riduzione del numero di negozi si accompagna a un aumento della superficie commerciale, mentre in altre il calo interessa entrambe le dimensioni. Le differenze territoriali evidenziano come il cambiamento stia accentuando i divari tra centri urbani attrattivi e aree più fragili.
Confesercenti richiama l’attenzione sugli effetti collaterali di questa trasformazione. La scomparsa delle botteghe non è solo un dato economico ma ha ricadute sociali: meno presidio del territorio, minore accessibilità ai servizi, riduzione delle relazioni di prossimità .
Inoltre, il commercio diventa più grande e più strutturato ma perde capillarità . Una dinamica che pone interrogativi rilevanti sulle politiche urbane, sul sostegno alle microimprese e sul futuro dei centri storici e dei piccoli comuni.
La riduzione delle botteghe di vicinato e la crescita delle superfici commerciali solleva anche una domanda che riguarda sempre più da vicino i piccoli esercizi: restare sulla strada o spostarsi nei centri commerciali? Non esistono dati ufficiali che misurino con precisione la presenza dei negozi indipendenti nei mall, ma le dinamiche del settore suggeriscono una progressiva ricollocazione dell’offerta commerciale verso spazi in grado di garantire flussi costanti di visitatori.
Per un piccolo operatore, il centro commerciale può offrire vantaggi evidenti: maggiore visibilità , traffico già intercettato, servizi condivisi e una minore dipendenza dalla vitalità del singolo quartiere. Al tempo stesso, però, il trasferimento potrebbe comportare costi strutturali più elevati legati agli affitti, alle spese di gestione e agli standard richiesti dalle grandi strutture.
Il bilancio tra costi e benefici non è scontato. Se da un lato il centro commerciale può rappresentare una via di sopravvivenza in un contesto di crisi del commercio di prossimità , dall’altro rischia di comprimere i margini delle attività più piccole, accentuando la selezione economica a favore dei soggetti più capitalizzati. Una dinamica che contribuisce a spiegare perché il commercio diventa più grande e strutturato, ma sempre meno diffuso sul territorio.
Con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, il capoluogo lombardo appronta una gestione straordinaria della mobilità urbana. Il piano di sicurezza e logistica prevede limitazioni alla circolazione, chiusure temporanee e giornate di traffico critico che interesseranno residenti, pendolari e imprese. Le misure seguono un calendario articolato, legato agli eventi sportivi, agli spostamenti delle delegazioni e alla gestione delle aree sensibili.
Le giornate più complesse per la mobilità sono attese in concomitanza con la cerimonia di apertura e chiusura dei Giochi, le gare ospitate direttamente nell’area metropolitana, l’arrivo e la partenza delle delegazioni internazionali ed infine i weekend con eventi sportivi ad alta affluenza di pubblico.
Le misure di sicurezza interesseranno soprattutto le zone prossime agli impianti sportivi, ai villaggi olimpici e ai principali nodi di trasporto. In particolare:
Dalle 14:00 alle 24:00 è prevista l’interdizione completa della circolazione (con stop ai mezzi di superficie nelle aree coinvolte e rimozione di aree taxi) nell’area attorno a Teatro alla Scala. Le strade indicate includono:
Possibili rallentamenti anche lungo la cerchia dei Bastioni, per effetto della deviazione dei flussi attorno alla zona chiusa.
Per l’evento alla Fabbrica del Vapore sono previste chiusure e restrizioni dalle 14:00 a mezzanotte, con divieto di sosta e sospensione dei mezzi di superficie nelle vie interessate. L’elenco riportato include:
È indicata anche la possibile variazione del servizio metropolitano, con salto fermata M5 Cenisio e Monumentale nelle finestre operative previste.
Il 6 febbraio è indicato come il giorno più complesso, con sovrapposizione di eventi e movimenti istituzionali. Sono attese limitazioni estese e impatti su arterie principali.
Area Duomo–Palazzo Reale (evento nel tardo pomeriggio): tra le vie e piazze indicate nell’area ampia rientrano:
Triennale (viale Alemagna): sono indicate chiusure su:
Direttrice “dignitari†verso San Siro: sono segnalate interruzioni/chiusure lungo un percorso che tocca assi cruciali, tra cui:
Quadrante San Siro: in serata, con la cerimonia di apertura, sono previste limitazioni molto forti attorno allo stadio e sulle direttrici di accesso.
Area Arco della Pace / corso Sempione (evento serale): sono riportate ulteriori chiusure che includono:
È indicata anche la chiusura del Parco Sempione nell’arco dell’evento.
Oltre alle giornate evento, sono previste restrizioni prolungate fino al 23 febbraio in prossimità di alcune aree legate a logistica e sedi operative dei Giochi. Tra le indicazioni riportate:
Il 30 aprile 2026 è la data ultima per poter modificare o annullare la domanda di adesione alla Rottamazione -quinquies.
Con questa opzione, i contribuenti hanno la possibilità di correggere eventuali errori nei dati, rivedere il piano di rateizzazione o persino eliminare carichi fiscali specifici.
La revoca totale permette di annullare la richiesta, ripristinando la situazione fiscale originaria, ma deve essere fatta entro la scadenza stabilita.
Esistono diverse ragioni per le quali un contribuente potrebbe dover rettificare la domanda di adesione alla rottamazione quinquies.
Il processo di rettifica deve essere effettuato online tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate.
Se la domanda non viene rettificata entro il 30 aprile 2026, non sarà più possibile apportare modifiche o revoche alla domanda di rottamazione quinquies. Pertanto, è fondamentale verificare con attenzione i dati e assicurarsi di rispettare i propri impegni prima della scadenza.
In caso di revoca totale, la domanda di rottamazione sarà annullata e la situazione fiscale precedente verrà ripristinata, con la ripresa dei debiti originari e l’annullamento delle agevolazioni concesse dalla rottamazione.
Per chiedere l’esenzione dal Canone RAI , i contribuenti che compiono 75 anni entro il 31 gennaio 2026 possono fare domanda se hanno un reddito annuo fino a 8mila euro. Non bisogna però essere conviventi con titolari di un reddito proprio (fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti). L’esonero spetta per i televisori (possono essere anche più di uno) che si trovano nell’abitazione di residenza, mentre non compete nel caso in cui l’apparecchio televisivo sia ubicato in luogo diverso.
L’agevolazione è riservata ai soggetti di età pari o superiore a settantacinque anni e con un reddito proprio e del coniuge non superiore complessivamente a euro 8.000 annui (la soglia è rimasta invariata negli anni e si conferma anche per il 2026) non conviventi con altri soggetti titolari di un reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti.
Per quanto riguarda il requisito di età , se i 75 anni vengono compiuti entro il 31 gennaio l’esenzione spetta per l’intero anno, se il compimento dei 75 anni avviene entro luglio, allora l’esonero spetta solo per il secondo semestre.
Basta inviare la domanda una sola volta per godere dell’esenzione RAI anche per le annualità successive (fermi restando i requisiti). Coloro che intendono fruire del beneficio, per la prima volta, relativamente al secondo semestre dell’anno devono presentare la dichiarazione in genere entro luglio.
Le domande di esenzione con questi requisiti si presentano utilizzando l’apposito modello (clicca per scaricarlo) di auto-dichiarazione debitamente compilato, con allegata copia del documento di identità , con una delle seguenti modalità :
Chi versa il canone attraverso la bolletta elettrica vedrà sospendere l’addebito a partire dal mese successivo alla domanda se quest’ultima è presentata entro il 15 del mese, o dal secondo mese successivo se la richiesta viene invece presentata nella seconda metà del mese. Se si perdono i requisiti perchè ad esempio si supera il limite di reddito, allora è necessario presentare una nuova dichiarazione, compilando la sezione II del modello.
Attenzione alle sanzioni: chi utilizza indebitamente l’agevolazione, paga una sanzione amministrativa, in aggiunta al canone dovuto e agli interessi di mora, d’importo compreso tra i 500 e i 2mila euro per ciascuna annualità evasa.
I cittadini che hanno pagato il Canone anche anche se avevano diritto all’esenzione, possono fare domanda di rimborso. usando questo modello di richiesta. Se la tassa era stata pagata tramite la bolletta elettrica, dopo aver presentato la dichiarazione sostitutiva che attesta il possesso dei requisiti devono usare lo specifico modello (che può essere trasmesso anche online), indicando la causale 1.
Dichiarazione sostitutiva e richiesta di rimborso possono essere:
Dal 1° gennaio 2026, sono stati aggiornati i massimali per i principali sussidi di disoccupazione, tra cui la NASpI, la DIS-COLL e l’ISCRO. Questi cambiamenti sono stati introdotti con l’obiettivo di adeguare i sussidi alle nuove condizioni economiche, seguendo l’indice Istat dei prezzi al consumo. Di seguito, vediamo le principali novità riguardanti i massimali di ciascuna prestazione.
Per l’indennità di disoccupazione ordinaria NASpI, il massimale mensile, che non può superare i 1.584,70 euro per il 2026, è stato aggiornato sulla base dell’aumento dell’1,05% rispetto alla rendita catastale. L’importo massimo si applica ai lavoratori con un reddito medio inferiore a 1.456,72 euro mensili. Per maggiori dettagli sulle modalità di calcolo, si può consultar l’approfondimenti sui requisiti NASpI.
Per i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, la DIS-COLL vede un massimale aggiornato anch’esso a 1.584,70 euro mensili. Anche in questo caso, la prestazione non supera la somma di 1.456,72 euro al mese, con l’importo massimo fissato sulla base delle variazioni dell’indice ISTAT.
Per il Fondo ISCRO, che supporta i lavoratori autonomi, l’importo dell’indennità mensile è stato aggiornato e varia da un minimo di 255,53 euro a un massimo di 817,69 euro mensili, a seconda del reddito del lavoratore autonomo. L’indennità è destinata a coloro che dichiarano un reddito inferiore a 12.749,18 euro annuali.
I massimali influiscono sul calcolo dell’ISEE e sulle prestazioni sociali. È dunque importante verificare le nuove soglie per confermare il diritto ai benefici in corso di fruizione.
Il TAR ha respinto il ricorso presentato dal comitato dei 15 giuristi contro la data fissata dal governo per il referendum sulla giustizia, confermando che la consultazione si terrà il 22 e 23 marzo 2026. Il ricorso contestava la tempistica del voto, sostenendo che fosse troppo vicina ai termini costituzionali, ma il Tribunale Amministrativo ha ritenuto infondate le motivazioni. Il giudice ha sottolineato che il governo ha pienamente rispettato la normativa vigente e non è obbligato a differire il voto.
Il comitato, che aveva raccolto 500.000 firme a sostegno della richiesta di rinvio, ha sostenuto che la data del 22 e 23 marzo 2026 fosse troppo ravvicinata, non rispettando i tempi previsti dalla legge per l’indizione del referendum. Tuttavia, il Tar ha escluso qualsiasi violazione costituzionale e ha confermato che la data del voto è legittima. I giudici hanno anche sottolineato che, una volta validato il quesito dalla Cassazione, il governo non era tenuto a posticipare il referendum.
La decisione finale sulla validità delle 500.000 firme raccolte dal comitato e sulla modifica del quesito ora spetta alla Corte di Cassazione. Se la Cassazione confermerà la validità delle firme e non riscontrerà errori nel quesito referendario, la consultazione si terrà come programmato il 22 e 23 marzo. Se dovessero emergere modifiche, la data del voto potrebbe essere riconsiderata, ma al momento il referendum resta confermato.
Entro la prossima settimana, l’Ufficio Centrale per il Referendum della Cassazione esaminerà la conformità delle 500.000 firme e deciderà sul quesito referendario. In caso di modifiche, potrebbero esserci nuove discussioni, ma se il quesito dovesse restare invariato, il referendum si terrà come previsto. L’esito di questa fase determinerà la conclusione della fase preparatoria e l’avvio della campagna referendaria.
Il referendum riguarda una delle riforme più discusse del governo Meloni: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Questa modifica è uno degli aspetti centrali della riforma giustizia, che mira a rafforzare l’indipendenza della magistratura e a rispondere alle criticità del sistema giudiziario. Il risultato del referendum avrà un impatto significativo sulla struttura del sistema giudiziario italiano, aprendo la strada a una possibile attuazione della riforma.
Il referendum sulla giustizia rimane dunque un tema centrale nel dibattito politico italiano. La consultazione, se confermata, darà ai cittadini l’opportunità di esprimersi su uno degli aspetti più rilevanti della riforma giudiziaria del Paese.
Dal 2026 i dipendenti genitori possono utilizzare il congedo parentale fino ai 14 anni di vita dei figli. L’INPS ha recepito il potenziamento normativo introdotto dalla Legge di Bilancio come strumento di conciliazione vita lavoro ed aggiornato la procedura di richiesta online, rendendo possibile effettuare la domanda a partire dall’8 gennaio ed abilitando la procedura per le istanze retroattive dal 1° gennaio.
Fino ad una certa età dei figli, il congedo parentale prevede un’indennità (pari al 30%, elevata all’80% limitatamente alle prime tre mensilità se fruite entro i primi sei anni di vita del figlio e se sono ricomprese fra le tre non trasferibili all’altro genitore). Il comma 219 della Legge 199/2025 ha esteso tale periodo per i genitori con contratto di lavoro dipendente.
Fino al 2025 era indennizzato entro i 12 anni di vita del figlio per il quale si chiede il congedo, dal 1° gennaio 2026 la soglia si estende al compimento dei 14esimo anno di età . In caso di adozione o affidamento, può essere chiesto entro i 14 anni dall’ingresso in famiglia del ragazzo (ad esempio se l’adozione è avvenuta successivamente alla nascita), purché ancora minore.
Attenzione: per gli iscritti alla Gestione Separata INPS il termine resta il compimento dei 12 anni del figlio; per gli autonomi è valido solo nell’arco del primo anno di vita.
La domanda di congedo parentale si presenta all’INPS tramite il servizio “Domande di maternità e paternità â€, raggiungibile attraverso il seguente percorso: homepage > “Lavoro” > “congedi, permessi e significati” > “Congedi” > “Indennità di congedo parentale per lavoratrici e lavoratori dipendenti”.
I genitori che devono chiedere il congedo per un periodo compreso nei giorni 1-8 gennaio 2026 (entrata in vigore della norma – aggiornamento della procedura) possono provvedere successivamente, presentando domanda per periodi pregressi. Tutti i dettagli sono forniti assieme alle istruzioni generali per la domanda, contenute nel Messaggio INPS n. 251/2026
Lo strumento ha una durata massima di 10 mesi (elevabili a 11 nel caso in cui il padre scelga di utilizzarlo per almeno tre mesi). La madre può chiederlo dopo aver concluso l’astensione per maternità obbligatoria; il padre dalla data di nascita del figlio. Se c’è un unico genitore, può prendere il congedo per 11 mesi.

In pratica, tre delle mensilità a disposizione dei due genitori sono retribuite all’80% invece che al 30%. Ma solo se vengono fruite entro i primi sei anni di vita del figlio. E sono se la mensilità è ricompresa fra le tre non trasferibili all’altro genitore.
Con l’avvicinarsi delle prime scadenze IVA del 2026, torna di attualità una possibilità spesso sottovalutata: anticipare la Dichiarazione IVA annuale per accorpare gli adempimenti LIPE e chiudere prima la partita con il Fisco.
Il 2 marzo 2026 rappresenta infatti il termine ultimo per l’invio della LIPE del quarto trimestre 2025. La scadenza ordinaria del 28 febbraio cade di sabato e slitta automaticamente al primo giorno lavorativo successivo. Entro la stessa data è possibile anche trasmettere la Dichiarazione IVA annuale, evitando così un adempimento separato.
La legge consente di adempiere all’obbligo di comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA del quarto trimestre direttamente all’interno della Dichiarazione IVA annuale. In questo caso non è necessario inviare una LIPE autonoma, purché la dichiarazione venga trasmessa entro i termini.
La scelta consente di semplificare il calendario fiscale e si affianca alle regole ordinarie sulle LIPE IVA, che restano il riferimento generale per periodicità e modalità di comunicazione.
Nel modello IVA 2026, relativo al periodo d’imposta 2025, l’adempimento avviene compilando il quadro VP. In particolare, nel rigo VP9 va indicato l’eventuale credito IVA risultante dalla dichiarazione precedente. Il contribuente può scegliere se:
Le regole di compilazione restano quelle previste per la dichiarazione IVA annuale, che continua a rappresentare l’adempimento centrale del ciclo IVA.
L’invio anticipato della dichiarazione IVA può risultare utile soprattutto per chi intende gestire in anticipo il credito IVA o ridurre il numero di scadenze concentrate nella primavera. La scelta richiede però che i dati contabili siano già completi e correttamente verificati.
In assenza di particolari esigenze, resta sempre possibile seguire il calendario ordinario, con invio della dichiarazione IVA entro il 30 aprile 2026 e LIPE del quarto trimestre trasmessa separatamente.
Indipendentemente dall’opzione scelta per il quarto trimestre, le scadenze LIPE del 2026 restano le seguenti:
La possibilità di accorpare gli adempimenti resta uno strumento di razionalizzazione fiscale, utile se inserito in una pianificazione coerente delle scadenze IVA.
Per le famiglie con figli iscritti alle scuole paritarie è previsto da quest’anno un nuovo contributo introdotto dalla Manovra 2026. La misura punta ad alleggerire una spesa che, per molti, incide in modo stabile sul bilancio familiare e prevede un importo che può arrivare fino a 1.500 euro per studente, con accesso legato al calcolo ISEE.
Il bonus scuole paritarie 2026 è stato quindi impostato come sostegno selettivo: non è una detrazione automatica ma un contributo che varia in base alla situazione economica del nucleo e al tipo di percorso scolastico frequentato.
Peccato che non si conoscano di preciso i tempi di attuazione: per l’operatività concreta sono infatti attese ancora le indicazioni su procedura di richiesta, documentazione e termini. Vediamo intanto come funziona.
Il contributo riguarda le famiglie con figli che frequentano scuole paritarie rientranti nel perimetro definito dalla norma. In particolare, la misura è riferita:
Restano esclusi, secondo l’impostazione attuale, la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e il triennio finale delle superiori.
Il bonus è collegato all’ISEE e prevede una soglia massima: per accedere, l’ISEE deve essere inferiore a 30.000 euro. L’importo riconosciuto diminuisce al crescere dell’indicatore, con un meccanismo di riduzione progressiva legato alle fasce ISEE.
Il contributo non può comunque superare i 1.500 euro per ciascuno studente. In assenza, al momento, di un dettaglio operativo su scaglioni e ripartizione, il dato certo è il tetto massimo e il principio di graduazione in funzione dell’ISEE.
Un aspetto che richiede un chiarimento formale riguarda la cumulabilità tra il bonus e le detrazioni del 19% per le spese scolastiche sostenute per i figli a carico. In mancanza di un’indicazione esplicita, è prudente considerare la questione aperta fino a istruzioni ufficiali, perché il coordinamento tra contributi e detrazioni può incidere sull’importo effettivamente fruibile.
Accanto alla rottamazione-quinquies delle cartelle statali, la Legge di Bilancio 2026 ha riaperto uno spazio autonomo per la definizione agevolata delle entrate locali. Regioni, Province e Comuni possono infatti introdurre proprie forme di sanatoria su tributi e entrate patrimoniali, secondo regole distinte rispetto a quelle applicate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Si tratta di uno strumento che non opera in automatico ma che richiede una scelta esplicita dell’ente locale, tramite l’approvazione di un regolamento dedicato. La misura è stata pensata come intervento straordinario per favorire il recupero di crediti difficilmente esigibili e ridurre il contenzioso, nel rispetto degli equilibri di bilancio.
La Fondazione IFEL (ente di ricerca ANCI) ha pubblicato una nota di approfondimento normativo e uno schema di regolamento operativo sulla materia, fornendo un quadro interpretativo utile a comprendere come la misura possa essere applicata a livello locale e quali margini di intervento siano effettivamente riconosciuti agli enti. Ne riportiamo di seguito le principali evidenze.
La possibilità di introdurre una definizione agevolata delle entrate locali è prevista dall’articolo 1, commi da 102 a 110, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (la Manovra 2026). La norma attribuisce agli enti territoriali un potere regolamentare autonomo, purché esercitato nel rispetto dei principi di legalità , capacità contributiva ed equilibrio finanziario.
A differenza delle sanatorie del passato, la disciplina del 2026 chiarisce che la definizione agevolata non può incidere sulla quota capitale del tributo, ma può prevedere la riduzione o l’azzeramento di sanzioni e interessi. L’intervento deve inoltre essere circoscritto a periodi temporali definiti.
Il perimetro della definizione agevolata locale è ampio e comprende la quasi totalità delle entrate comunali proprie. Rientrano nella misura i tributi locali come IMU, TARI e TASI pregressa, così come le entrate patrimoniali, incluse le sanzioni amministrative e le multe stradali.
La definizione agevolata può riguardare anche entrate già oggetto di accertamento, crediti in fase di riscossione coattiva gestita da concessionari privati, rateizzazioni decadute e posizioni non ancora accertate, come nel caso di omessi o parziali versamenti.
Sono invece escluse le addizionali e le compartecipazioni a tributi erariali, oltre ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che restano disciplinati esclusivamente dalla normativa statale sulla rottamazione delle cartelle e possono quindi ricadere nella Rottamazione-quinquies.
Il regolamento comunale può prevedere l’esclusione totale o parziale delle sanzioni e degli interessi. Per le entrate patrimoniali, la riduzione può estendersi anche agli oneri accessori della riscossione, mentre per i tributi resta ferma la debenza dell’imposta principale.
Nel caso dell’IMU, la definizione agevolata può riguardare esclusivamente la quota di competenza comunale. La quota statale sugli immobili del gruppo catastale D non può essere oggetto di riduzioni deliberate dal Comune.
La definizione agevolata delle entrate locali non sostituisce la rottamazione-quinquies delle cartelle statali ma si affianca ad essa. Gli enti locali possono decidere di allineare le proprie misure a quelle previste dalla legge statale solo nei limiti consentiti dalla normativa.
In assenza di una previsione espressa, i Comuni non possono estendere la definizione agevolata ai carichi già affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per queste posizioni resta applicabile esclusivamente la disciplina statale.
Il regolamento comunale diventa efficace con la pubblicazione sul sito istituzionale dell’ente. Da quel momento deve essere garantito un termine minimo di sessanta giorni per l’adesione, in coerenza con lo Statuto dei diritti del contribuente.
La normativa consente l’utilizzo di strumenti digitali per la presentazione delle domande e per il pagamento, lasciando ampia discrezionalità ai Comuni nella gestione operativa della misura.
La definizione agevolata delle entrate locali non è un condono generalizzato. Ogni ente è chiamato a valutare l’impatto sul proprio bilancio, con particolare attenzione ai crediti di difficile esigibilità e al fondo crediti di dubbia esigibilità .
Per i contribuenti, l’effettiva possibilità di rottamare tributi e sanzioni dipenderà quindi dalle scelte regolamentari del singolo Comune e dai limiti stabiliti nell’atto approvato.
Dal 1° gennaio 2026 i pedaggi autostradali sono aumentati, ma l’impatto reale non è uguale per tutti. L’adeguamento all’inflazione ha prodotto rincari contenuti in valore assoluto, spesso di pochi centesimi a tratta, che però diventano significativi per chi utilizza l’autostrada ogni giorno. A fotografare la situazione è un’indagine di Altroconsumo su 38 tratte italiane, da cui emergono forti differenze territoriali e di costo chilometrico.
Le nuove tariffe sono in vigore dal 1° gennaio e riflettono un incremento medio intorno all’1,5%, legato all’andamento dei prezzi. Gli aumenti non sono generalizzati e non colpiscono tutte le direttrici allo stesso modo: in molti casi si traducono in 10 o 20 centesimi in più a viaggio, ma incidono soprattutto su alcune tratte ad alta percorrenza.
Secondo l’analisi di Altroconsumo, i rincari interessano in particolare diversi collegamenti del Nord Italia, dove l’autostrada rappresenta una componente strutturale degli spostamenti quotidiani. Tra le tratte coinvolte figurano Dalmine–Milano Est, Bergamo–Milano Est e Trento Nord–Bolzano Sud, utilizzate in larga misura da lavoratori e pendolari.
In altre aree del Paese, invece, l’impatto risulta più limitato. Molti collegamenti del Nord-Ovest, del Centro Italia e della Sicilia non registrano rincari significativi, delineando un quadro disomogeneo che riflette sia le diverse politiche tariffarie sia le caratteristiche delle singole concessioni.
Il dato più critico emerge però guardando al costo dei pedaggi rapportato ai chilometri percorsi. In alcuni casi il prezzo supera i 14 euro ogni 100 km, come sulla tratta Novara Est–Milano Ghisolfa e sulla Torino Rondissone–Novara Ovest. Valori superiori ai 10 euro ogni 100 km si riscontrano anche in diverse tratte del Lazio, della Campania e lungo l’costa adriatica.
Per chi utilizza l’autostrada in modo occasionale, gli aumenti restano marginali. Per i pendolari, invece, anche pochi centesimi a viaggio si trasformano in un costo ricorrente nel corso dell’anno, rendendo l’adeguamento tariffario una voce di spesa concreta. Un impatto che si somma ad altre criticità legate alla viabilità , come cantieri e rallentamenti, per i quali sono previste specifiche misure di rimborso dei pedaggi autostradali.
Nel 2026 i datori di lavoro che agiscono come sostituti d’imposta possono continuare a recuperare tramite modello F24 le somme anticipate ai dipendenti a titolo di rimborsi da modello 730, anche in presenza di debiti iscritti a ruolo superiori alle soglie che bloccano la compensazione orizzontale.
Si tratta di un chiarimento rilevante nel contesto della stretta sulle compensazioni fiscali 2026, perché distingue in modo netto il recupero dei rimborsi 730 dalle ordinarie compensazioni tra crediti e debiti tributari.
Il recupero in F24 dei rimborsi erogati ai dipendenti non costituisce una compensazione orizzontale ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241/1997.
Il sostituto d’imposta, infatti, anticipa risorse per conto dell’Erario e successivamente le recupera tramite F24 utilizzando i codici previsti per i conguagli da assistenza fiscale. Non si tratta quindi di un credito “proprio†del contribuente, ma di una partita di regolazione finanziaria con lo Stato.
Le nuove regole sulle compensazioni fiscali prevedono il divieto di utilizzo in F24 dei crediti in presenza di:
Tali limiti, tuttavia, non si applicano al recupero dei rimborsi da modello 730, proprio perché non rientrano nella compensazione orizzontale ma in una procedura di conguaglio obbligatoria prevista dalla normativa sull’assistenza fiscale.
Il sostituto d’imposta recupera le somme rimborsate ai dipendenti attraverso il modello F24, utilizzando gli appositi codici tributo relativi ai conguagli da assistenza fiscale.
Il recupero può avvenire anche in più soluzioni e continua a essere ammesso:
Nel contesto delle nuove regole 2026 è essenziale distinguere tra:
Confondere i due piani può portare a errori operativi, mancati recuperi di liquidità e letture distorte delle nuove limitazioni introdotte dal legislatore.
Il bonus da 500 euro per avvio attività  in settori strategici previsto dal Decreto Coesione non riguarda solo chi avvia una nuova impresa in senso tradizionale. Un nuovo chiarimento dell’INPS definisce con precisione la platea dei beneficiari dell’incentivo (contributo mensile, per un massimo di tre anni) sciogliendo i dubbi interpretativi su attività ammesse ed escluse. Fissato anche il calendario per la presentazione delle domande, aperte dal 31 gennaio al 2 marzo 2026.
Il Messaggio INPS n. 270 del 27 gennaio 2026 interviene per chiarire che l’incentivo può essere riconosciuto anche ai liberi professionisti, a determinate condizioni. Il chiarimento è rilevante perché sposta l’attenzione dal solo profilo impresa alla più ampia categoria dell’autoimprenditorialità , includendo anche chi avvia un’attività professionale autonoma.
Pur con l’estensione ai professionisti, i requisiti sostanziali dell’incentivo restano quelli previsti dalla disciplina attuativa della misura. In sintesi, il contributo è legato a tre verifiche chiave, che vengono richiamate anche nel Messaggio INPS:
Per le attività professionali, il momento costitutivo dell’avvio non coincide con un’iscrizione al Registro imprese ma è collegato al dato che rende l’attività fiscalmente operativa. Nella pratica, l’avvio viene ricondotto alla data di apertura della partita IVA, con la conseguente necessità di indicare correttamente il profilo dell’attività e la sua riconducibilità al perimetro previsto dall’incentivo.
Il Messaggio INPS definisce anche una finestra temporale specifica per la presentazione delle domande, collegata al chiarimento sulla platea dei beneficiari. In particolare, il servizio telematico risulta disponibile:
Al di fuori di questo intervallo, la presentazione dell’istanza non risulta effettuabile tramite la procedura indicata dall’INPS per la categoria interessata dalla riapertura dei termini.