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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Tech for PMI
Passaporto Digitale di Prodotto: PMI chiamate a consultazione UE
Consultazione UE sul Passaporto Digitale di Prodotto, in vigore dal 2027: fino al 23 aprile, le PMI possono esprimersi su regole, costi e adempimenti.

Dal 2027 ogni pneumatico, mobile o capo tessile realizzato nell’Unione Europea dovrà essere accompagnato da una scheda digitale che ne racconta l’intera storia: materiali, provenienza, durabilità, riciclabilità. Si chiama Passaporto Digitale di Prodotto (DPP – Digital Product Passport) ed è uno degli strumenti cardine del Regolamento UE sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili. Bruxelles deve predisporre un atto delegato entro fine 2026. Per costruire le regole, dunque, la Commissione Europea ha avviato una consultazione tra le PMI.

Cos’è il Passaporto Digitale di Prodotto

Il DPP / PDP è una scheda digitale abbinata a ogni prodotto realizzato o immesso sul mercato dell’Unione Europea. Accessibile tramite QR code o altri sistemi, contiene le informazioni rilevanti sull’intero ciclo di vita del bene: da dove vengono i materiali, come è stato prodotto, quanto dura, come va smaltito o riciclato. I dati inseriti nel passaporto tracciano l’intera filiera e sono consultabili da consumatori, clienti, istituzioni e autorità di vigilanza.

Il Regolamento ESPR del 2024 stabilisce i principi generali ma lascia agli operatori economici la libertà di scegliere se archiviare i dati del DPP /PDP  nei propri sistemi oppure affidarsi a fornitori terzi specializzati — una scelta che per le PMI ha implicazioni significative in termini di costi e competenze tecnologiche.

Le scadenze settoriali dal 2027 al 2029

L’entrata in vigore del DPP sarà scaglionata per settore. Le prime categorie obbligate, a partire dal 2027, sono pneumatici, mobili e tessili. Tra il 2028 e il 2029 seguiranno alluminio, acciaio, batterie ed elettronica. La timeline definitiva dipenderà dagli atti delegati che la Commissione si è impegnata a predisporre entro la fine del 2026 — e i cui contenuti saranno influenzati anche dalle risposte alle consultazioni in corso.

Il questionario per le PMI sul PDP

Accessibile tramite la rete Enterprise Europe Network, il sondaggio prevede come scadenza il 23 aprile: meno di una settimana, dunque, per far sentire la voce delle imprese italiane su uno strumento che ridisegnerà la tracciabilità di prodotto in tutta Europa.

Il questionario rivolto alle PMI è strutturato in una serie di domande che toccano tre aree principali. La prima descrive l’azienda e rileva se sta già sperimentando forme volontarie di DPP. La seconda entra nel merito della gestione dei dati: che requisiti dovrebbero avere i gestori del passaporto digitale in termini di cybersecurity, archiviazione e diffusione delle informazioni? Come dovrebbero essere tenuti a rispettare i vincoli normativi? La terza chiede alle imprese di stimare i costi e gli adempimenti aggiuntivi attesi con l’entrata in vigore della normativa, e di indicare le difficoltà tecnologiche e organizzative che prevedono.

Quella in corso è la seconda consultazione sul DPP/PDP avviata dalla Commissione. La prima, tra aprile e luglio 2025, era aperta a tutti — imprese, istituzioni, consumatori, associazioni, mondo accademico, enti di certificazione — e ha raccolto 275 risposte, più della metà da parte delle imprese. La Germania ha registrato la più alta partecipazione, seguita dal Belgio; l’Italia si è posizionata al terzo posto.

Come partecipare entro il 23 aprile

La survey è accessibile online tramite i portali delle associazioni partner della rete Enterprise Europe Network: tra le porte d’accesso italiane figurano Unioncamere e Innovhub (qui il link diretto). I contributi raccolti, insieme agli esiti delle consultazioni precedenti, saranno considerati dalla Commissione per predisporre i prossimi passaggi normativi, in primo luogo l’atto delegato che renderà operativo il Regolamento ESPR. La scadenza è il 23 aprile 2026.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 13:35:44 +0000
Crisi d'azienda
Codice della crisi l’impresa: in consultazione la nuova Circolare AdE CCII
Dal 15 aprile al 20 maggio l'AdE raccoglie contributi sulla bozza di circolare CCII: IVA in transazione, interessi premiali, dilazioni e finestra di voto.

Per la prima volta l’Agenzia delle Entrate pubblica un documento di prassi organico sul Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII, D.Lgs. n. 14/2019) e lo apre alla partecipazione pubblica prima di renderlo definitivo. Dal 15 aprile al 20 maggio 2026 è possibile inviare osservazioni e contributi sulla bozza di circolare relativa alla Parte I del CCII, che copre la composizione negoziata della crisi, il concordato semplificato (art. 25-sexies), il piano di ristrutturazione soggetto ad omologazione (art. 64-bis) e i gruppi di imprese.

La bozza — già rilevante come primo orientamento interpretativo dell’Amministrazione finanziaria — chiarisce alcuni dei profili più controversi per le imprese in difficoltà: a partire dalla falcidiabilità dell’IVA nell’accordo transattivo e dalle condizioni per ottenere sanzioni e interessi premiali.

Circolare CCII: i 7 punti cardine

Il documento si concentra esclusivamente sugli aspetti che coinvolgono l’Agenzia delle Entrate negli istituti disciplinati dal Codice. Sette i profili su cui la bozza fornisce orientamenti interpretativi:

  • la possibilità di falcidiare l’IVA nell’accordo transattivo concluso nell’ambito della composizione negoziata, ai sensi dell’art. 23, comma 2-bis del CCII;
  • la definizione dei debiti oggetto di transazione fiscale, con indicazione di quali poste possono essere incluse nell’accordo con l’Erario;
  • la fissazione del termine entro cui devono concludersi le trattative, prorogabile una sola volta;
  • le modalità di presentazione della proposta di pagamento parziale o dilazionato di tributi, contributi e accessori;
  • il tasso legale applicabile agli interessi sui debiti tributari definiti secondo le procedure del Codice;
  • gli scenari legati alla finestra di voto del Tribunale, per garantire all’Agenzia i tempi necessari a una valutazione informata prima dell’omologazione;
  • il perimetro di applicabilità della dilazione e le condizioni per ottenerla.

La falcidiabilità IVA nella composizione negoziata

Uno dei punti più rilevanti per le imprese in crisi riguarda l’IVA. La bozza conferma che nell’ambito dell’accordo transattivo previsto dall’art. 23, comma 2-bis del CCII è possibile proporre un pagamento parziale dell’IVA — la cosiddetta falcidiabilità — ma con precise cautele. L’Agenzia richiama i principi fissati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza del 7 aprile 2016 (causa C-546/14): il trattamento del credito IVA richiede l’intervento di un professionista indipendente che attesti la convenienza dell’accordo rispetto all’alternativa della liquidazione giudiziale. In assenza di tale attestazione, la proposta di falcidia non può essere accettata dall’Ufficio.

Sul piano procedurale, la bozza precisa che gli Uffici, venuti a conoscenza dell’istanza di nomina dell’esperto nella composizione negoziata, devono procedere con massima tempestività alla ricognizione del debito tributario complessivo, che potrebbe divergere rispetto a quanto certificato dall’imprenditore in sede di accesso alla procedura.

Interessi premiali, dilazioni e finestra di voto del Tribunale

La bozza chiarisce anche il regime degli interessi applicabili ai debiti tributari definiti nell’ambito delle procedure del Codice, distinguendo tra il tasso legale ordinario e quello eventualmente ridotto in funzione dell’accordo raggiunto. Sul versante delle sanzioni premiali — ovvero le riduzioni o gli abbattimenti delle sanzioni previsti come incentivo alla chiusura rapida delle trattative — il documento indica le condizioni alle quali l’Ufficio può applicarle e i limiti entro cui operano.

Particolare attenzione è dedicata alla finestra di voto del Tribunale: la bozza introduce indicazioni operative per evitare che le tempistiche processuali comprimano il diritto dell’Agenzia a formulare una valutazione informata prima che il giudice si pronunci sull’omologazione. Si tratta di un profilo di rilievo pratico, poiché nei procedimenti più complessi i tempi tra la presentazione della proposta e l’udienza di omologazione possono essere molto stretti.

Come inviare osservazioni entro il 20 maggio

La consultazione è aperta a tutti i soggetti interessati — professionisti, associazioni di categoria, imprese — fino al 20 maggio 2026. I contributi vanno inviati all’indirizzo email dc.nc.circolare.crisidiimpresa@agenziaentrate.it seguendo lo schema indicato dall’Agenzia: tematica / paragrafi della circolare interessati / osservazioni / contributi. Al termine della consultazione, l’AdE pubblicherà i commenti ricevuti, salvo espressa richiesta di riservatezza da parte del mittente.

Quella sulla Parte I è la prima di quattro consultazioni programmate. Nei prossimi mesi saranno poste in consultazione le discipline degli altri istituti del Codice: il sovraindebitamento (Parte II), gli accordi di ristrutturazione e il concordato preventivo (Parte III), la liquidazione giudiziale e gli istituti residuali (Parte IV). La bozza e le istruzioni per la consultazione sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 09:57:10 +0000
Misure per famiglie
Flat tax per colf e badanti, si studia la ritenuta versata dalle famiglie
L’ipotesi emersa nel Decreto Fiscale punta a una ritenuta IRPEF semplificata nel lavoro domestico, con famiglie chiamate a trattenere e versare.

La flat tax per colf e badanti entra nel confronto sul Decreto Fiscale dopo l’apertura emersa in Senato durante l’audizione del direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone. Sul tavolo non c’è una norma già approvata: si discute di una ritenuta IRPEF semplificata nel lavoro domestico, costruita per ridurre l’evasione e agganciare il prelievo al momento del pagamento della retribuzione.

Flat tax sul lavoro domestico, ipotesi nel Decreto Fiscale

L’ipotesi prende forma nel passaggio parlamentare del Decreto Fiscale e nasce da una proposta rilanciata dal presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia. L’idea è portare nel lavoro domestico una tassazione agevolata, con aliquota ridotta rispetto all’IRPEF ordinaria e incasso più lineare per l’Erario.

Il cantiere politico resta aperto, perché al momento non esiste un emendamento approvato né un testo definitivo. L’apertura dell’Agenzia delle Entrate è quindi un segnale favorevole, non un via libera normativo: la flat tax per colf e badanti è ancora nella fase di costruzione parlamentare.

Famiglie con ritenuta IRPEF, come funzionerebbe

Il meccanismo ipotizzato sposterebbe una parte dell’onere fiscale sulle famiglie, che oggi versano già i contributi di colf e badanti all’INPS e potrebbero diventare anche sostituti d’imposta per la quota IRPEF. Alla trattenuta previdenziale si affiancherebbe quindi una ritenuta fiscale da riversare con modalità semplificate.

È questo il tratto su cui Carbone ha chiesto cautela. L’impianto viene considerato coerente con la funzione storica del sostituto d’imposta, a condizione che non si trasformi in una sequenza di nuovi adempimenti per famiglie prive di una struttura amministrativa. La semplificazione fiscale resta quindi il nodo centrale dell’ipotesi.

Mezzo miliardo di IRPEF spinge la proposta

La spinta arriva dai numeri dell’evasione. Secondo Garavaglia, nel lavoro domestico manca all’appello circa mezzo miliardo di IRPEF ogni anno, mentre la parte contributiva presenta livelli di versamento più ordinati proprio perché passa già dai datori di lavoro.

Dentro questo quadro, la ritenuta light viene letta come strumento di emersione: meno tassazione rispetto allo schema ordinario, incasso più semplice, minore spazio per omissioni e mancati versamenti. Resta da capire se l’equilibrio tra aliquota ridotta e nuovi oneri per le famiglie troverà una forma sostenibile nel testo finale.

Lavoro domestico già toccato da minimi e contributi 2026

La proposta sulla possibilità di introdurre una ritenuta fiscale ordinaria semplificata sui compensi di colf e badanti arriva in un settore già toccato nel 2026 da nuove regole retributive, contributi aggiornati e modifiche contrattuali. Per le famiglie e per i lavoratori domestici si apre quindi un quadro più fitto, in cui ai minimi retributivi aggiornati potrebbe aggiungersi anche un riassetto del prelievo fiscale sui compensi.

Per chi assume, oggi non cambia ancora nulla nei versamenti. Fino a quando il Parlamento non metterà nero su bianco una norma, restano in vigore le regole attuali su contributi e dichiarazione dei redditi. Il tema, però, è entrato nel cantiere del decreto fiscale e da qui si capirà se la ritenuta IRPEF per colf e badanti resterà una proposta o troverà spazio in un emendamento.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 09:42:54 +0000
Sicurezza Informatica
Booking sotto attacco, esposti nomi, email e dettagli delle prenotazioni
Attacco Booking: sottratti i dati degli utenti ma senza accesso alle informazioni finanziarie, avvisati i clienti coinvolti e aggiornati i PIN delle prenotazioni. Resta alta l’allerta phishing.

Booking sta avvisando i clienti coinvolti nell’accesso non autorizzato ad informazioni sulle prenotazioni. Secondo quanto comunicato dalla piattaforma, l’incidente ha riguardato dati personali collegati a soggiorni passati o futuri, mentre non risultano esposte le informazioni finanziarie. Il rischio immediato si sposta ora sui contatti fraudolenti costruiti con dati reali di viaggio.

Booking avvisa gli utenti e aggiorna i PIN

Nelle email inviate ai clienti coinvolti, Booking segnala che terze parti non autorizzate potrebbero avere consultato alcune informazioni associate alla prenotazione. La società riferisce di avere contenuto l’episodio, di avere aggiornato i codici PIN delle prenotazioni interessate e di avere informato direttamente gli ospiti potenzialmente coinvolti.

Resta invece senza numeri pubblici la dimensione del caso. Booking non ha indicato quanti utenti siano stati toccati dall’accesso abusivo, dettaglio che al momento impedisce di misurare con precisione la portata dell’incidente oltre le comunicazioni già inviate.

Quali dati risultano esposti

Le informazioni che, secondo la ricostruzione finora disponibile, possono essere finite nelle mani dei cybercriminali comprendono nomi, indirizzi email, numeri di telefono e dettagli della prenotazione. Nella stessa lista rientrano anche gli indirizzi associati alla prenotazione e gli eventuali contenuti condivisi dal cliente con la struttura ricettiva attraverso la piattaforma.

Su un aspetto Booking ha fornito una rassicurazione netta: i dati finanziari non risultano accessibili. Questo riduce il rischio di un uso diretto delle carte di pagamento, però non elimina il pericolo di truffe mirate costruite con informazioni abbastanza credibili da simulare una comunicazione autentica.

Allerta via email, SMS e WhatsApp

Il fronte più delicato si apre adesso sul terreno del phishing mirato. Quando un truffatore conosce già hotel, date del soggiorno, nominativo e recapiti del cliente, il messaggio fraudolento acquista una credibilità molto più alta. È lo schema che alimenta molte truffe via WhatsApp e email, spesso costruite con richieste urgenti di conferma, nuovi pagamenti o verifica dell’identità.

La stessa Booking invita a diffidare da telefonate, email o messaggi che sembrano arrivare dalla piattaforma o dalla struttura prenotata e chiedono di uscire dai canali ufficiali. Il rischio non riguarda solo un eventuale pagamento indebito: dentro queste comunicazioni possono nascondersi link malevoli, pagine clone e richieste di documenti personali.

Le richieste fasulle a nome Booking

Nelle indicazioni di sicurezza rivolte ai viaggiatori, Booking chiarisce che non vengono richiesti dati sensibili di pagamento via telefono, SMS o posta elettronica. Le comunicazioni autentiche passano dai canali ufficiali della piattaforma e, se serve assistenza, il riferimento corretto resta il servizio clienti raggiungibile dal sito o dall’app.

Questo aspetto va tenuto ben distinto dalle normali verifiche legate alla prenotazione. Una cosa è la gestione prevista nelle condizioni della struttura, un’altra è un contatto improvviso che chiede di reinserire i dati della carta, pagare su un link esterno o proseguire la conversazione su numeri non verificabili.

Le verifiche utili prima di cliccare o pagare

Chi ha una prenotazione attiva farebbe bene a fermarsi un minuto prima di rispondere a qualsiasi richiesta sospetta. Le verifiche più utili sono queste:

  • controllare nell’app o sul sito ufficiale se la stessa comunicazione compare anche nella conversazione interna con la struttura;
  • rileggere le condizioni della prenotazione per verificare se un pagamento anticipato era davvero previsto;
  • non usare numeri di telefono, link o coordinate di pagamento ricevuti nel messaggio sospetto;
  • contattare la struttura o l’assistenza Booking soltanto dai recapiti presenti nei canali ufficiali.

Se il messaggio appare anomalo, il criterio più utile resta uno: non condividere dati personali o bancari fuori dall’ecosistema ufficiale della prenotazione. In casi come questo, la rapidità del truffatore conta proprio sull’urgenza e sulla familiarità dei dettagli sottratti.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 09:16:12 +0000
Stipendi
Decreto Primo Maggio: i contratti pirata dividono Governo e parti sociali
La delega scade il 18 aprile, il CdM è il Primo Maggio: tre ipotesi sul tavolo mentre sindacati e imprese si oppongono alla bozza sui contratti pirata.

Il governo sta lavorando al consueto Decreto Lavoro da approvare in Consiglio dei Ministri il 1° Maggio. Il provvedimento conterrà misure già definite — bonus giovani, detassazioni, tutele per i rider — ma il capitolo più controverso è ancora aperto: se e come includere la riforma della contrattazione collettiva, che avrebbe dovuto essere attuata entro il 18 aprile tramite un decreto legislativo della Legge Delega 144/2023 sulla retribuzione giusta ed equa.

Quella strada è ormai praticamente chiusa per ragioni di calendario — il prossimo CdM utile è il 22 aprile — e il governo deve ora decidere se assorbire la materia nel Decreto Primo Maggio 2026, rinviarla a dopo l’estate o affidarla alle parti sociali. È su questa scelta che CGIL, CISL, UIL, Confindustria e Confcommercio si sono schierate compatte, chiedendo di fermarsi: secondo tutti gli attori coinvolti, la bozza del decreto attuativo circolante al Ministero rischia di legittimare i contratti pirata. La scelta è ora politica.

Due scadenze in dieci giorni: il governo deve scegliere

Quella del 18 aprile è la scadenza della delega parlamentare che autorizzava il governo ad attuare la riforma dei salari senza passare per l’iter legislativo ordinario. Trascorsa quella data senza un decreto attuativo depositato, la delega decade e qualsiasi intervento sulla contrattazione collettiva dovrà essere introdotto con legge ordinaria o decreto-legge. Il prossimo CdM utile è quello del 22 aprile: tecnicamente potrebbe essere la sede per approvare anche un primo stralcio del Decreto Lavoro, ma sul capitolo contrattazione le posizioni sono ancora distantissime.

Il 1° Maggio resta la scadenza fissata politicamente per il maxi-decreto annuale con le nuove misure in ambito lavoro ma le agevolazioni sulle assunzioni agevolate — a partire dal bonus giovani in scadenza il 30 aprile — non potrebbero aspettare questa data.

Contratti pirata: l’attuazione della delega non convince

Il punto incandescente è la definizione di contrattazione collettiva di riferimento. La bozza del decreto legislativo attuativo della delega 144/2023, il provvedimento che il governo avrebbe dovuto approvare entro il 18 aprile, richiama i contratti firmati da “organizzazioni datoriali e sindacali del medesimo settore” — una formula che sindacati e associazioni ritengono troppo vaga.

Il rischio denunciato da tutti gli attori coinvolti (CGIL, CISL, UIL, Confindustria e Confcommercio) è che quella formulazione apra la strada ai cosiddetti contratti pirata: accordi stipulati da sigle sindacali minoritarie e poco rappresentative, che fissano minimi salariali e tutele nettamente inferiori a quelli dei contratti nazionali maggioritari. Anche M5S e opposizioni hanno espresso la preoccupazione che la bozza legittimi di fatto le pratiche di sfruttamento salariale.

Il sottosegretario leghista Claudio Durigon ha difeso l’impostazione del governo, sostenendo che il “principio di equivalenza” consentirebbe di escludere i contratti pirata salvaguardando al contempo il pluralismo contrattuale.

Il Ministero del lavoro guidato da Marina Calderone sta lavorando a un’ipotesi di mediazione, ma le riunioni tecniche in corso finora non hanno prodotto un testo condiviso. Un tavolo ministeriale sul Turismo è stato addirittura disertato da Federturismo, Fipe Confcommercio, Assoturismo Confesercenti e Federalberghi in segno di protesta contro la possibilità che sigle marginali vengano equiparate ai sindacati rappresentativi.

L’alternativa chiesta dalle parti sociali è il riferimento esplicito ai contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale — il criterio già previsto dall’articolo 51 del Jobs Act — oppure il recepimento diretto di un accordo interconfederale tra le stesse parti sociali.

Bonus Giovani e ZES accelerano il DL Lavoro

Il motore principale che spinge verso il decreto del Primo Maggio è una scadenza precisa: il bonus assunzioni under 35 previsto dal Decreto Coesione (DL 60/2024), prorogato dal Milleproroghe solo fino al 30 aprile 2026, cessa fra meno di due settimane. Senza un nuovo provvedimento, dal Primo Maggio i datori di lavoro privati perdono l’esonero contributivo — fino al 100% se l’assunzione genera un incremento occupazionale netto, al 70% negli altri casi — con un massimale di 500 euro mensili per unità a livello nazionale e di 650 euro mensili nelle regioni della ZES Unica del Mezzogiorno. La bozza punta a rendere strutturale il bonus, eliminando l’incertezza delle proroghe trimestrali. La stessa stabilizzazione sarebbe prevista per il Bonus Donne, l’esonero contributivo per le assunzioni femminili nelle categorie svantaggiate o nei settori ad alta disparità di genere.

Straordinari, premi e fringe benefit nella bozza

Sul fronte busta paga, la bozza del Decreto Lavoro-Primo Maggio 2026 introduce — con decorrenza dal 2027 per le misure più strutturali — una serie di interventi fiscali già sperimentati nelle ultime leggi di bilancio e ora destinati a diventare permanenti. I punti principali:

  • aliquota sostitutiva al 15% sulle somme erogate per straordinari, lavoro notturno e festivo, fino a 1.500 euro annui per i lavoratori con reddito inferiore a 40.000 euro;
  • tassazione al 5% sugli aumenti retributivi derivanti da rinnovi contrattuali stipulati dal 2024, per i dipendenti del settore privato con reddito fino a 33.000 euro;
  • esenzione fiscale per i fringe benefit fino a 3.000 euro annui, con allargamento delle misure di welfare aziendale inclusa la sanità integrativa.

L’impianto complessivo punta ad aumentare il potere d’acquisto netto dei lavoratori senza incidere direttamente sul costo del lavoro per le imprese. Resta però aperto il nodo delle coperture finanziarie: le misure di detassazione, in particolare quelle strutturali, comportano un onere stimato in diversi miliardi di euro, in parte da rinviare alla prossima Legge di Bilancio.

Indennità contrattuale e obiettivo rinnovi CCNL

Uno dei meccanismi più innovativi nella bozza di Decreto Primo Maggio 2026 riguarda i contratti nazionali scaduti, una piaga che coinvolge milioni di lavoratori italiani il cui contratto collettivo non viene rinnovato da anni. Il decreto introdurrebbe una cosiddetta indennità di vacanza contrattuale automatica: decorsi sei mesi dalla scadenza del CCNL senza accordo tra le parti, ai lavoratori verrebbe corrisposta una indennità pari al 30% del tasso di inflazione programmato, che salirebbe al 60% dopo dodici mesi di stallo. La misura mira a creare una pressione economica affinché le trattative si concludano, tutelando nel frattempo il potere d’acquisto. Il governo ribadisce la propria contrarietà a un salario minimo legale: la paga giusta, nella visione dell’esecutivo, va ricavata dalla contrattazione collettiva, non da una soglia fissata per decreto.

Rider e piattaforme digitali, tutele minime

Tra le misure attese, fonti vicine al Ministero del Lavoro confermano anche un intervento a tutela dei rider delle piattaforme digitali, una delle categorie con le retribuzioni più basse del mercato del lavoro italiano: le consegne vengono remunerate tra i 2 e i 4 euro ciascuna. Il settore è già finito sotto la lente della magistratura per alcuni profili legati al trattamento economico dei lavoratori. La bozza prevederebbe l’introduzione di garanzie minime per i lavoratori delle piattaforme, anche se i contenuti specifici non sono ancora stati resi pubblici.

Le tre strade del governo sul nodo rappresentanza

Le opzioni in discussione sarebbero adesso tre. La prima — ritenuta ormai impraticabile per ragioni di calendario — prevedeva l’attuazione della delega entro il 18 aprile: con il prossimo CdM fissato al 22 aprile, i tempi tecnici non consentono il deposito del decreto attuativo in tempo utile.

La seconda, che appare la più probabile, è lasciar scadere la delega e rinviare il capitolo contrattazione a dopo l’estate, dando alle parti sociali il tempo di raggiungere autonomamente un accordo. In questo scenario il decreto del Primo Maggio conterrebbe le misure già definite — proroga del bonus giovani, detassazioni, indennità di vacanza contrattuale, rider — ma non il tema della rappresentanza.

La terza è inserire comunque il riferimento alla contrattazione nel decreto, affidando al dibattito parlamentare in sede di conversione il compito di correggere le parti più controverse. I sindacati hanno formalmente chiesto alla premier Meloni e alla ministra Calderone di adottare la seconda strada.

La scelta è ora politica.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 08:56:16 +0000
Professionisti
Commercialisti, aperte le domande 2026 per i contributi CDC su mutui e formazione
La Cassa riapre i contributi su interessi passivi e corsi 2026. Fino a 1.000 euro per misura, con fondi separati e domanda online.

Il 15 aprile si è riaperta la finestra temporale per gli iscritti alla Cassa Dottori Commercialisti con diritto al contributo in conto interessi su mutui e finanziamenti ed a quello per la formazione professionale. Nel 2026 cambiano plafond, annualità delle spese ammesse e termini per presentare la domanda.

Contributo sugli interessi passivi con fondo da 1,2 milioni

La misura principale riguarda gli iscritti che nel 2025 hanno pagato interessi passivi legati a un mutuo o a un finanziamento, in ambito professionale oppure familiare. La CDC ha destinato a questa iniziativa 1,2 milioni di euro e riconosce un rimborso pari al 100% degli interessi documentati dall’istituto di credito o dal soggetto finanziatore, con un tetto di 1.000 euro per ogni richiedente.

C’è tuttavia una soglia minima da rispettare: la domanda non viene accolta se l’importo complessivo degli interessi passivi sostenuti è inferiore a 200 euro. Il contributo continua quindi a rivolgersi a chi ha un finanziamento in corso e vuole alleggerire il costo effettivo degli oneri pagati nel 2025.

Formazione professionale con rimborso fino a 1.000 euro

Alla seconda misura sono destinati 300mila euro e l’attenzione si sposta sulle spese sostenute nel 2026 per corsi e attività utili al riconoscimento dei crediti formativi professionali. Il contributo copre il 50% del costo, al netto dell’IVA, fino a un massimo di 1.000 euro annui.

Per gli iscritti più giovani la copertura sale: chi al 31 dicembre 2025 non ha ancora compiuto 35 anni può ottenere un rimborso pari al 100% del costo della formazione, sempre entro il limite di 1.000 euro. Anche in questo caso la domanda resta fuori se la spesa complessiva documentata non raggiunge i 200 euro.

Requisiti per accedere ai due contributi

Per il contributo in conto interessi la platea comprende i dottori commercialisti iscritti alla Cassa al 31 dicembre 2026 che non siano titolari di pensione diretta, con l’eccezione dei pensionati di invalidità ancora in attività. Per il contributo sulla formazione serve invece che l’iscritto abbia ottenuto nel 2026 il riconoscimento dei relativi crediti formativi da parte dell’Ordine territoriale.

Su entrambe le misure resta fermo anche il filtro reddituale collegato al nucleo familiare, con soglie fissate annualmente dalla Cassa per individuare lo stato di bisogno richiesto dai bandi. Non basta quindi sostenere la spesa: occorre anche rientrare nei requisiti soggettivi e reddituali previsti dall’iniziativa.

Scadenze diverse per interessi e formazione

Le due domande viaggiano su canali distinti e con date diverse:

  • per il contributo in conto interessi sui mutui si usa il servizio online CSF dal 15 aprile 2026 fino a esaurimento dei fondi e comunque non oltre il 1° febbraio 2027;
  • per il contributo sulla formazione si usa il servizio online CFC dal 15 aprile 2026 fino a esaurimento dei fondi e comunque non oltre il 1° marzo 2027.

La distinzione va tenuta presente anche in fase di raccolta dei documenti, perché le spese ammesse non coincidono e fanno riferimento a annualità diverse: 2025 per gli interessi passivi, 2026 per i corsi e le attività formative.

Gli altri bandi CDC 2026

La riapertura dei due contributi si inserisce nel quadro più ampio degli strumenti messi in campo dalla Cassa per sostenere l’attività professionale nel 2026. Accanto ai rimborsi su mutui, finanziamenti e formazione, restano infatti aperti anche altri bandi dedicati a tirocinio, aggregazioni e investimenti per lo studio.

Per gli iscritti interessati conviene muoversi in fretta, perché entrambe le misure seguono la regola del fondo disponibile fino a esaurimento. Questo significa che la scadenza finale non è l’unico elemento da guardare: conta anche la velocità con cui verranno assorbite le risorse stanziate dalla Cassa.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 08:37:55 +0000
Turismo
Affitti brevi online: niente cedolare secca con prenotazioni continuative
Una sentenza della Cgt di Firenze rileva che l'attività di affitto breve può essere considerata imprenditoriale anche se limitata a quattro appartamenti.

Gestire più appartamenti su portali online come Airbnb o Booking, con numerosissime prenotazioni all’anno e un’attività svolta in modo continuativo per otto anni, configura un’attività d’impresa: la cedolare secca non è applicabile e le imposte accertate (reddito d’impresa e IVA) non possono essere compensate con la ritenuta già versata dalla piattaforma.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Firenze, con la sentenza n. 148 del 2 marzo 2026, che ha accolto integralmente la pretesa tributaria della Direzione Provinciale fiorentina dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di un contribuente che dichiarava i proventi degli affitti brevi con il regime sostitutivo della cedolare secca, restando formalmente entro il limite dei quattro immobili allora consentito dalla legge.

I fattori che trasformano l’affitto breve in attività d’impresa

La sentenza stabilisce che il limite numerico non è sufficiente a escludere l’imprenditorialità se l’attività presenta i caratteri dell’abitualità e della professionalità previsti dall’art. 55, comma 1, del Tuir e dall’art. 2082 del codice civile. Nel caso specifico, il periodo di imposta contestato rientrava nell’ambito di applicazione dei commi 595 e 596 della legge n. 178/2020, che all’epoca fissava il limite dell’attività non imprenditoriale a quattro unità immobiliari. La Corte ha tuttavia valorizzato una serie di indicatori fattuali che, considerati nel loro insieme, deponevano inequivocabilmente per l’imprenditorialità:

  • il numero elevato delle prenotazioni, nell’ordine di diverse centinaia ogni anno;
  • la continuità nel tempo, con attività svolta senza interruzioni dal 2017 al 2023;
  • la presenza sulle principali piattaforme online, elemento che la corte considera indice di marketing professionale e di accesso sistematico a un volume elevato di clientela;
  • l’entità degli introiti in assenza di altri redditi imponibili, circostanza che qualifica l’affitto breve come fonte primaria di sostentamento;
  • l’abitualità delle prenotazioni, con le unità locate in modo pressoché continuativo una dopo l’altra;
  • l’organizzazione dell’attività, con pulizia dei locali e cambio della biancheria a cura del locatore.

La CGT di Firenze richiama a supporto la sentenza della CGT di Pescara n. 474 del 14 luglio 2023, secondo cui un alto numero di ospiti testimonia l’esistenza di un’attività stabile e continuativa, dunque professionale.

Altro elemento rilevante, fissato dalla stessa sentenza fiorentina: la cedolare secca versata dalle piattaforme online per conto del contribuente — a titolo di ritenuta d’acconto sul canone — non può essere scomputata dalle maggiori imposte accertate. I due regimi sono alternativi per natura e struttura; la cedolare secca, in quanto imposta opzionale sostitutiva dell’IRPEF, è inapplicabile al reddito d’impresa per definizione.

Dal 2026 la soglia è scesa a due appartamenti

La sentenza riguarda periodi di imposta anteriori al 2026 e si applica, dunque, alla previgente normativa. Ma le nuove regole sugli affitti brevi 2026 hanno ulteriormente ristretto il perimetro: l’art. 1, comma 17, della legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) ha modificato il comma 595 della legge 178/2020, abbassando la soglia da quattro a due appartamenti.

Dal periodo d’imposta 2026, chi destina alla locazione breve tre o più unità immobiliari ricade automaticamente nella presunzione assoluta di attività d’impresa, con obbligo di apertura di partita IVA, tassazione ordinaria e conseguente inapplicabilità della cedolare secca. La sentenza della CGT di Firenze dimostra, tuttavia, che anche restare sotto la soglia numerica non mette al riparo da contestazioni: se il comportamento concreto del locatore rivela abitualità, organizzazione e dipendenza economica dall’attività, il fisco ha gli strumenti per contestare il regime sostitutivo indipendentemente dal numero di immobili.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 08:17:50 +0000
Servizi INPS
Cedolino pensione via email, oltre 3 milioni di pensionati scelgono l’invio INPS
L’INPS supera quota 3 milioni di iscritti al servizio email. Crescono anche accessi online e app, con istruzioni per l’attivazione

Oltre tre milioni di pensionati hanno scelto di ricevere il cedolino via email e l’INPS usa questo dato per misurare la crescita dei canali digitali dedicati alle pensioni. La novità, diffusa a metà aprile, rafforza anche l’utilità del cedolino pensione online, che resta il documento da controllare ogni mese per verificare importo netto, trattenute fiscali, conguagli e altre variazioni dell’assegno.

Tre milioni scelgono il cedolino via email

Il dato diffuso dall’INPS porta oltre quota tre milioni gli iscritti al servizio di invio tramite posta elettronica. Per l’Istituto, la crescita dell’opzione digitale segnala una maggiore familiarità con la consultazione da remoto e con l’uso dell’area personale per seguire il rateo mensile della pensione.

La tendenza riguarda sia chi preferisce ricevere il documento direttamente nella casella di posta sia chi continua a entrare nell’area riservata per leggere il dettaglio delle voci. Si consolida così un uso sempre più regolare di email, sito e applicazione mobile nella gestione delle informazioni previdenziali.

Accessi online sopra i due milioni e app ancora più usata

Nel corso del 2026 gli accessi mensili al servizio sul sito INPS hanno superato i due milioni, con questi dati:

  • a gennaio si registrano 2.491.126 accessi;
  • a febbraio si registrano 2.551.131 accessi;
  • a marzo si registrano 2.086.116 accessi;
  • ad aprile gli accessi sono 429.501, con dato aggiornato al 12 del mese.

Ancora più alta risulta la consultazione da app INPS Mobile, che si muove su una media di tre milioni di accessi con un picco superiore ai quattro milioni a gennaio. Il dato di aprile sul sito va letto per quello che è, cioè una rilevazione ancora parziale, quindi non confrontabile con una mensilità completa.

Nel cedolino pensione IRPEF, 730 e trattenute

Il cedolino mensile della pensione è il documento che permette di capire perché l’importo può salire, scendere o restare fermo da un mese all’altro. Intorno al giorno 20, insieme alla pubblicazione della mensilità successiva, l’INPS rende disponibile anche una nota riepilogativa con le principali operazioni che incidono sul pagamento.

Tra le voci che l’Istituto sta cercando di rendere più leggibili rientrano queste informazioni:

  • i conguagli fiscali a credito o a debito relativi a IRPEF e addizionali regionali e comunali;
  • i rimborsi o le trattenute sulla pensione collegati al modello 730;
  • le maggiorazioni, le integrazioni al minimo e gli eventuali recuperi rateizzati di somme indebite;
  • le trattenute per quote sindacali, cessione del quinto e pignoramenti presso terzi.

Attivazione in MyINPS per ricevere cedolino e CU via email

Il servizio si attiva nell’area riservata MyINPS con SPID, CIE o CNS e consente di abilitare sia il cedolino sia la Certificazione Unica INPS. La sequenza indicata dall’Istituto è la seguente:

  • si entra nell’area riservata MyINPS con una credenziale digitale valida;
  • si cerca il servizio “Cedolino della pensioneâ€;
  • si apre la sezione “Gestione consensi†dentro “Contatti e consensiâ€;
  • si controllano i recapiti e si abilita l’invio del cedolino e della Certificazione Unica INPS;
  • si completa la procedura con l’eventuale codice di verifica ricevuto via email o SMS.

Contact Center e canali alternativi

Chi non riesce a entrare in MyINPS può attivare il servizio tramite Contact Center chiamando l’803164 da rete fissa oppure lo 06164164 da cellulare. Resta così una via di assistenza utile soprattutto per chi ha poca familiarità con l’area riservata o preferisce un supporto guidato.

Il quadro che emerge dalla nota INPS è netto: il cedolino pensione via email sta diventando un’abitudine stabile e accompagna una consultazione sempre più frequente del documento online, usato ormai anche per leggere rimborsi, trattenute e recuperi che incidono sull’importo mensile.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 08:07:14 +0000
Tech for PMI
AI in azienda con profitti in crescita: il 54% ci guadagna
Imprese ancora in difficoltà nell'adozione dell'AI: il percorso in 5 step per trasformare gli investimenti in risultati misurabili.

Investire in Intelligenza Artificiale non garantisce sempre risultati. Il 68% delle imprese dichiara di farlo in modo massiccio – con AI generativa, agentica o machine learning — ma al momento solo il 54% registra ritorni positivi, con un miglioramento di 12 punti percentuali rispetto all’anno precedente. E il 57% segnala ritardi per criticità strutturali interne. Sono dati riportati dalla Digital Skills and Jobs Platform dell’Unione Europea, che ha coinvolto 3.700 decisori aziendali in 21 Paesi e analizzato i dati di circa 1.200 imprese di tutto il mondo.

Gli ostacoli che frenano i ritorni sugli investimenti AI

Le tre criticità più diffuse emerse dall’indagine sono interconnesse: la complessità nell’integrare l’AI con i sistemi IT esistenti, la carenza di talenti qualificati e i vincoli normativi. Non si tratta quindi di problemi tecnologici in senso stretto ma piuttosto di sfide di governance che rallentano il passaggio dalla sperimentazione all’adozione strutturata. Il problema di fondo, dunque, è la mancanza di metodo: molte imprese adottano strumenti AI in modo frammentario, senza una strategia che colleghi l’investimento a un obiettivo misurabile di efficienza o competitività.

Il mercato digitale italiano e gli strumenti disponibili

Sul piano nazionale, il contesto è in espansione. Secondo Anitec-Assinform, il mercato digitale italiano arriverà a circa 91,5 miliardi entro il 2028, trainato principalmente dai servizi ICT, dal cloud e dall’intelligenza artificiale — il segmento in più rapida crescita con un tasso medio annuo superiore al 24% fino al 2028.

Per le imprese che vogliono strutturare la propria transizione, le leve finanziarie disponibili nel 2026 si concentrano sull’iperammortamento sugli investimenti digitali, sfruttando ad esempio i programmi di assessment promossi dai Punti Impresa Digitale (PID Next).

Un percorso strutturato in cinque passi

QuestIT e il Centro Studi Area 12 propongono un percorso per le imprese che intendono investire nell’innovazione digitale per ottenere risultati misurabili:

  1. si comincia dalla valutazione della maturità digitale dell’impresa, analizzando infrastrutture, processi e competenze per identificare le aree di intervento più promettenti;
  2. poi si passa alla definizione di una roadmap strategica, con obiettivi chiari e tempistiche realistiche;
  3. a quel punto entra in gioco la formazione del capitale umano, per integrare l’AI incentivando una gestione consapevole degli strumenti in azienda;
  4. in parallelo scatta l’implementazione tecnologica mirata, selezionando e integrando le soluzioni AI più efficaci in modo strutturato;
  5. infine si passa alla mappatura delle opportunità di finanziamento disponibili, per massimizzare il ROI.

Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 07:59:47 +0000
Incentivi Rinnovabili
Conto Termico 3.0: spostati i fondi alla PA, meno risorse per privati e imprese
Il MASE riscrive la ripartizione dei 900 milioni annui: 450 milioni alla PA e 450 ai soggetti privati. Portale GSE riaperto solo in accesso diretto.

Dopo la riapertura del portale GSE, sul Conto Termico 3.0 arriva un secondo intervento che incide direttamente sulla disponibilità delle risorse. Il fondo annuo resta fermo a 900 milioni di euro, mentre cambia la distribuzione interna: 50 milioni vengono spostati verso la Pubblica Amministrazione e la quota destinata ai soggetti privati, comprese le imprese, scende da 500 a 450 milioni.

Nuova ripartizione delle risorse con decreto MASE

Il decreto direttoriale n. 72 del 10 aprile 2026 ridisegna la capienza del meccanismo per l’anno in corso. Non viene toccato il plafond complessivo, che resta pari a 900 milioni di euro annui, mentre viene corretta la ripartizione tra settore pubblico e componente privata:

  • 450 milioni di euro sono destinati agli interventi realizzati dalle amministrazioni pubbliche;
  • 450 milioni di euro sono destinati agli interventi realizzati dai soggetti privati, dentro cui rientrano anche le imprese.

La notizia, quindi, non è un taglio generale del Conto Termico, bensì una rimodulazione interna delle risorse che restringe la quota disponibile per la componente privata e rafforza quella riservata alla PA.

La rimodulazione arriva dopo l’ondata di domande

La scelta del Ministero nasce dal volume delle istanze arrivate dopo l’entrata in vigore della nuova disciplina. Il GSE aveva già comunicato la sospensione del Portaltermico dopo il superamento del limite annuale di spesa, con richieste complessive salite a circa 1,3 miliardi di euro in poche settimane.

Nella comunicazione ufficiale sulla rimodulazione si richiama la numerosità e la distribuzione delle istanze presentate, elemento che ha spinto il MASE a rafforzare la capienza destinata alla PA per garantire continuità allo strumento anche sul fronte pubblico.

Portale riaperto soltanto per l’accesso diretto

Dal 13 aprile il GSE ha riattivato il portale per l’invio delle domande, però in questa fase è consentito solo l’accesso diretto. Questo significa che possono essere presentate le richieste riferite a interventi già conclusi da parte di privati, imprese, Enti del Terzo Settore e Pubbliche Amministrazioni.

Per le imprese resta disponibile anche la funzione di valutazione preliminare, utile quando i lavori non sono ancora terminati e serve un riscontro anticipato sulla compatibilità dell’intervento con le regole del meccanismo.

Proroga di 40 giorni per le richieste rimaste nel blocco

Tra gli aspetti più utili da segnalare c’è la proroga concessa dal GSE nei casi colpiti dalla chiusura temporanea del portale. Nei procedimenti in accesso diretto, se il termine dei 90 giorni dalla fine lavori ricadeva nel periodo di sospensione compreso tra il 3 marzo e il 12 aprile 2026, il termine per presentare la domanda viene esteso di 40 giorni.

La stessa finestra aggiuntiva riguarda anche le richieste con data di fine lavori compresa tra il 25 dicembre 2025 e il 12 aprile 2026. È una correzione utile per evitare che la pausa tecnica del portale si traduca nell’esclusione di interventi già conclusi e potenzialmente ammissibili.

Privati e imprese con una capienza annua più stretta

Per chi presenta domanda nel 2026, il dato da monitorare adesso è la minore disponibilità della quota privata. Il decreto non riscrive l’impianto generale del Conto Termico 3.0, né modifica categorie di beneficiari, interventi ammessi e procedure già fissate dal GSE; restringe però lo spazio finanziario entro cui dovranno trovare copertura le domande di cittadini e imprese.

Tradotto in termini pratici, il fondo per la componente privata si muove ora dentro un tetto di 450 milioni di euro. In un mercato che ha già mostrato una domanda molto superiore alle attese, questo dato pesa sulla velocità con cui potranno saturarsi le risorse ancora disponibili.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 07:44:09 +0000
Successioni
Liquidazione quota SNC agli eredi con partecipazione utili differente dal capitale sociale
Se il socio defunto di una SNC aveva un diritto agli utili (10%) diverso dalla partecipazione al capitale sociale (50%) la liquidazione della quota agli eredi (art. 2289 c.c.) costituita prevalentemente da riserva di utili pregressi e utile dell’anno del decesso, deve essere attribuita agli eredi secondo la percentuale al capitale sociale (50%), o la[...] Se il socio defunto di una SNC aveva un diritto agli utili (10%) diverso dalla partecipazione al capitale sociale (50%) la liquidazione della quota agli eredi (art. 2289 c.c.) costituita prevalentemente da riserva di utili pregressi e utile dell’anno del decesso, deve essere attribuita agli eredi secondo la percentuale al capitale sociale (50%), o la[...]
Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 07:29:40 +0000
Unione Europea
Caro energia, in arrivo la risposta UE su acquisti congiunti e aiuti di Stato, resta il nodo del Patto di Stabilità
Il 22 aprile la Commissione UE vara la toolbox anti-caro energia: più acquisti congiunti tra i 27 e aiuti di Stato flessibili per le imprese. Dibattito aperto sul Patto di Stabilità.

La data da segnare in calendario è mercoledì 22 aprile, giorno in cui la Commissione Europea adotterà la propria risposta alla crisi energetica aperta dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, avvenuta il 1° marzo. Da allora il Brent è salito del 13%, il gas TTF del 25% e, secondo le stime presentate dalla presidente Ursula von der Leyen, la bolletta energetica dell’Unione Europea è già aumentata di 22 miliardi di euro. Le anticipazioni di stampa descrivono una comunicazione di natura non legislativa — la cosiddetta toolbox, la cassetta degli strumenti — che potrebbe essere accompagnata da proposte legislative nei giorni successivi.

Acquisti congiunti e diversificazione fonti energetiche

Il pacchetto che la Commissione presenterà il 22 aprile conterrà con certezza alcuni pilastri già anticipati da von der Leyen nelle ultime settimane: la Raccomandazione agli Stati Membri di ridurre la domanda energetica, il rafforzamento del coordinamento tra i 27 per gli acquisti congiunti di energia e nuove spinte verso la diversificazione delle fonti. Quest’ultima direttrice punta in particolare sulle energie rinnovabili e sul nucleare nella UE, con l’obiettivo dichiarato di accelerare l’autonomia europea dai combustibili fossili importati. Le indicazioni rimangono in larga parte di principio: i dettagli operativi si sostanzieranno nei prossimi giorni, anche in base a quanto emergerà al Consiglio di Cipro.

Bruxelles non sospende ETS e CBAM

Su uno dei fronti più caldi del negoziato interno all’Unione, la posizione di Bruxelles si consolida: il mercato europeo delle emissioni (ETS) e il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (CBAM, la cosiddetta Carbon Tax), non saranno sospesi. L’Italia, insieme ad altri partner, ne aveva chiesto l’interruzione temporanea ritenendoli un aggravio per le imprese in un momento già segnato dai rincari energetici. Bruxelles ritiene che i due meccanismi non siano tra i principali responsabili dell’impennata delle bollette e che tornare indietro manderebbe un segnale sbagliato sulle politiche di sostenibilità. Non è escluso, tuttavia, che possano essere previste revisioni dei meccanismi al termine di un processo di analisi.

Sul Patto di Stabilità, von der Leyen chiude la porta

Altrettanto netta la posizione sull’altra grande richiesta italiana: nessuna flessibilità del Patto di Stabilità. Von der Leyen ha chiarito che al momento non esistono le condizioni di emergenza grave — ovvero una recessione severa — per attivare le clausole di deroga. L’esecutivo comunitario chiede agli Stati di non aggravare i propri deficit con misure indiscriminate e indica la strada degli interventi mirati: quelli, nelle parole della presidente, che «dovrebbero essere mirati ai gruppi vulnerabili, tempestivi e temporanei, in modo da poterli applicare per un breve periodo». Le misure nazionali già adottate dall’Italia — dal Decreto Bollette al taglio delle accise sui carburanti, in vigore fino al 1° maggio — seguono esattamente questo schema.

Aiuti di Stato flessibili ma non per tutti gli Stati

Il fronte dove Bruxelles concede di più è quello degli aiuti di Stato. Entro fine aprile la Commissione darà il via libera a un nuovo regime temporaneo che allargherà i margini consentiti per gli interventi pubblici a sostegno dei settori più esposti ai rincari energetici. Il problema, per l’Italia, è strutturale: la maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato avvantaggia soprattutto i Paesi con ampia capacità fiscale, ovvero quelli che dispongono di margini di bilancio per spendere. L’Italia, che rischia di restare o entrare in procedura di infrazione se supera il rapporto deficit-PIL del 3%, ha meno leve da attivare rispetto a Germania o Francia.

Il 23-24 aprile a Cipro, il pacchetto alla prova del Consiglio

Il giorno successivo all’adozione della toolbox, il pacchetto arriverà già sul tavolo dei governi: il Consiglio europeo informale del 23 e 24 aprile a Cipro è il primo banco di prova politico delle misure. Sarà lì che le posizioni nazionali — spesso distanti tra loro sulla distribuzione degli oneri, sul ruolo del Patto di Stabilità e sull’intensità degli aiuti alle imprese — si confronteranno apertamente. Per l’Italia l’appuntamento rappresenta un momento cruciale: le richieste avanzate nelle ultime settimane dal Governo sono in larga parte rimaste inascoltate, e il margine per cambiare l’orientamento di Bruxelles dipenderà anche dalla capacità di costruire alleanze tra i partner europei più esposti alla crisi.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 07:08:19 +0000
Governo italiano
Bollette luce e gas, Salvini rilancia il blocco ai livelli pre-Iran per il 2026
Il vicepremier apre al congelamento del conto energia fino a dicembre. Sul tavolo restano i costi dei voli e il confronto con Bruxelles.

Il congelamento delle bollette di luce e gas ai livelli precedenti alla guerra con l’Iran entra nel dibattito politico dopo le dichiarazioni di Matteo Salvini, che ha indicato questa strada come ipotesi per sterilizzare il conto energia fino a fine 2026. Allo stato attuale non c’è però un dossier ufficiale sul tavolo del Consiglio dei Ministri: c’è semmai una linea politica che prende forma mentre i rincari di gas ed elettricità tornano a correre e l’Europa prepara un nuovo confronto sulle misure anti-crisi.

L’ipotesi di blocco prezzi sulle utenze 2026

Il vicepremier ha parlato di un congelamento del conto energia ai livelli precedenti all’escalation iraniana, estendendo il ragionamento a luce, gas e gasolio per il resto del 2026. Il messaggio politico è netto: evitare che il nuovo shock energetico si trasformi in una seconda ondata di rincari per famiglie, imprese, autotrasporto, agricoltura e pesca.

Tuttavia la formula descrive un semplice obiettivo e non ancora una misura definita. Per arrivare a un vero blocco dei prezzi servirebbero coperture, una platea chiaramente individuata, regole di compensazione verso i venditori e un coordinamento con Bruxelles, che resta decisivo soprattutto se l’Italia dovesse chiedere margini di bilancio aggiuntivi.

Il Decreto Bollette copre solo una parte del rincaro

Un primo argine esiste già ed è il Decreto Bollette 2026 in vigore, che ha introdotto aiuti per famiglie e imprese prima dell’ultima accelerazione della crisi. Il provvedimento punta su bonus, sconti in bolletta e alleggerimento di alcuni oneri, con un impianto costruito quando il mercato non aveva ancora incorporato interamente il nuovo rischio geopolitico.

In questo quadro si colloca anche il bonus 115 euro in bolletta, già disciplinato da ARERA per i clienti domestici vulnerabili. Un eventuale blocco esteso dei prezzi avrebbe un profilo diverso: non sarebbe un sostegno selettivo su alcune platee, bensì una sterilizzazione più ampia dei rialzi, con costi pubblici inevitabilmente più alti.

Bruxelles frena: aiuti selettivi e a scadenza

La linea europea, almeno per ora, non va nella direzione di un congelamento esteso. La Commissione lavora a un pacchetto di misure sui prezzi dell’energia e sui carburanti, mentre da Bruxelles arriva un richiamo netto a strumenti mirati, temporanei e con scadenza definita, così da evitare che il conto sui bilanci pubblici diventi ingestibile.

Nelle prossime settimane si misurerà la tenuta di questa ipotesi. Se l’Italia vorrà trasformarla in norma, dovrà tenere insieme tutela di famiglie e imprese, vincoli europei e andamento reale delle quotazioni energetiche. Finché quel quadro non sarà scritto nero su bianco, il blocco delle bollette resta un’ipotesi politica e non ancora una decisione di governo.

Il nodo carburante voli resta aperto

Il dossier più caldo resta quello del trasporto aereo. Sul cherosene le compagnie segnalano costi in forte salita e Salvini ha ammesso che tenere ferme le tariffe dei biglietti, incluse quelle in continuità territoriale, diventa più difficile se la crisi si prolunga. È qui che l’ipotesi di congelamento delle bollette incontra il primo limite: l’energia si può calmierare in parte sulle utenze, molto meno sui carburanti legati a filiere internazionali già sotto tensione.

Bruxelles non segnala oggi una carenza di jet fuel nell’Unione, però considera il tema una priorità e monitora possibili criticità di approvvigionamento. Il Governo si muove quindi dentro uno scenario in cui il prezzo finale ai consumatori può essere contenuto solo entro margini ristretti, soprattutto su voli e trasporti.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 06:57:36 +0000
Sussidi Disoccupazione
APE Sociale dopo la DisCol: la Cassazione contro il rigetto INPS
Ho fatto richiesta di APE Sociale, respinta perché – pur avendo i requisiti anagrafici e contributivi – provengo da DisCol e non da NASpI. So che ci sono diverse sentenze della Cassazione che si esprimono diversamente. Mi date conferma? Ho fatto richiesta di APE Sociale, respinta perché – pur avendo i requisiti anagrafici e contributivi – provengo da DisCol e non da NASpI. So che ci sono diverse sentenze della Cassazione che si esprimono diversamente. Mi date conferma?
Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 05:35:22 +0000
Tasse immobili
Agevolazioni fiscali sulla prima casa: regole, requisiti e bonus
Agevolazioni prima casa: bonus fiscali, riduzioni d'imposta sull'acquisto dell'abitazione principale, requisiti e casi di decadenza.

Le agevolazioni prima casa sono utilizzate per ridurre il costo di acquisto di un immobile. Per non perderle, chi acquista una nuova abitazione ha due anni di tempo per vendere quella già posseduta. Restano fermi i presupposti di base: l’immobile deve essere non di lusso e l’acquirente deve rispettare le condizioni di residenza e non titolarità di altri immobili. Sul piano fiscale, il beneficio si traduce in un’imposizione ridotta sull’acquisto e, in presenza dei requisiti, nella possibilità di recuperare quanto già pagato tramite credito d’imposta sulla casa.

Di seguito i requisiti aggiornati, le condizioni da rispettare e i motivi di decadenza e perdita delle agevolazioni.


Data articolo: Thu, 16 Apr 2026 05:20:16 +0000
semplificazioni
Decreto PNRR approvato: semplificazioni digitali per imprese e famiglie
Via libera definitivo del Senato al Decreto PNRR con novità e semplificazioni per imprese e famiglie: Assegno Unico, IT-Wallet, ISEE, CIE over 70, silenzio-assenso e Sanità.

Il decreto PNRR chiude l’iter parlamentare e si presenta con un raggio più ampio rispetto al testo approvato dal Consiglio dei ministri a febbraio. Con il via libera definitivo del Senato entrano nel provvedimento l’assegno unico ai lavoratori UE e ai figli residenti all’estero, l’accesso all’IT-Wallet su App IO dai 14 anni, la carta d’identità elettronica a vita per gli over 70, la tessera elettorale digitale, l’acquisizione d’ufficio dell’ISEE e regole più nette su silenzio-assenso, controlli e responsabilità nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Decreto PNRR definitivo: nuove semplificazioni

Il testo approvato dal Senato conferma la linea già impressa dal decreto originario: ridurre duplicazioni, alleggerire gli adempimenti e spostare una parte crescente dei rapporti con la PA sulle banche dati interoperabili. La conversione, però, aggiunge capitoli che toccano direttamente famiglie, professionisti e servizi pubblici.

Il disegno complessivo resta quello del principio once only: l’amministrazione non può continuare a chiedere al cittadino dati che risultano già disponibili negli archivi pubblici, né può lasciare zone grigie documentali che rallentano pratiche, agevolazioni e accesso ai servizi.

Assegno unico, IT-Wallet e CIE entrano nel testo finale

Tra le novità più visibili c’è l’estensione dell’Assegno Unico ai lavoratori UE con la contribuzione italiana, e ai figli fiscalmente a carico residenti in un altro Paese UE. È una correzione che sposta la disciplina verso un assetto più coerente con la libera circolazione dei lavoratori nello spazio europeo.

Si allarga anche l’accesso ai servizi digitali della PA. I minori che hanno compiuto 14 anni potranno utilizzare il punto di accesso telematico e ottenere o mostrare attestazioni, titoli e abilitazioni con effetti giuridici, compresi quelli resi disponibili mediante il sistema IT-Wallet, senza assenso genitoriale, salvo i casi in cui una norma lo richieda espressamente.

Sul fronte dell’identità personale, la carta d’identità elettronica rilasciata a chi ha compiuto 70 anni avrà durata illimitata e potrà essere usata anche per l’espatrio. Nello stesso blocco rientra la tessera elettorale digitale, destinata a confluire nel nuovo ecosistema documentale pubblico dopo i decreti attuativi.

ISEE d’ufficio, certificati online e pagamenti digitali

Il decreto rafforza il lato più utile della semplificazione amministrativa. Scuole, università, Comuni e altre amministrazioni che concedono prestazioni agevolate potranno acquisire d’ufficio, tramite la PDND, i dati dell’ISEE 2026 e della DSU precompilata, limitatamente alle informazioni necessarie per concedere il beneficio.

La logica è la stessa che guida il rafforzamento dei certificati anagrafici e di stato civile in forma digitale e la fine dell’obbligo di conservare ricevute cartacee dei pagamenti verso la PA effettuati con canali elettronici come pagoPA. La verifica dell’avvenuto versamento passa ai flussi informatici e non può essere scaricata di nuovo sul cittadino.

Silenzio-assenso nei rapporti con la PA

Una delle modifiche più delicate riguarda le comunicazioni presentate dai privati per attività soggette a regime amministrativo semplificato. Il decreto estende a queste comunicazioni le regole dei controlli previste dal DPR 445/2000 per le dichiarazioni sostitutive, con verifiche anche a campione e sanzioni in caso di contenuti mendaci.

Per professionisti e tecnici pesa soprattutto la disciplina sul silenzio-assenso nei procedimenti non telematizzati. L’amministrazione dovrà inviare l’attestazione entro dieci giorni dalla sua formazione; se non lo fa, l’attestazione potrà essere sostituita da una dichiarazione del privato o del progettista che ha presentato l’istanza. Restano invece regolarizzabili errori e omissioni che non integrano falsità.

Medici convenzionati fino a 73 anni e teleconsulto oncologico

Nel capitolo sanitario il Decreto PNRR proroga fino al 31 dicembre 2027 la possibilità per le Asl di trattenere in servizio, su richiesta, i medici convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale fino al compimento dei 73 anni, in presenza di carenza di personale collocabile.

Nello stesso fronte trova spazio l’attivazione di servizi di telemonitoraggio e teleconsulto per i pazienti oncologici, con l’obiettivo di rendere più rapida la presa in carico e di evitare discontinuità assistenziali nei territori che hanno già una base tecnologica finanziata.

Imprese, cantieri e banda ultra-larga

Per le imprese restano centrali le misure già presenti nel testo di partenza: meno duplicazioni negli adempimenti, uso più esteso delle banche dati pubbliche e iter più rapidi per gli interventi collegati alla transizione digitale e alle infrastrutture. Dentro questo quadro si colloca anche l’estensione delle procedure semplificate per la banda ultra-larga.

Nei progetti PNRR continua poi a valere la linea dei tempi stretti e dei poteri sostitutivi in caso di inerzia amministrativa. È qui che si gioca una parte rilevante dell’attuazione del Piano, perché il decreto non aumenta soltanto gli strumenti digitali disponibili: prova a ridurre i rallentamenti che negli ultimi mesi hanno inciso su cantieri, autorizzazioni e spesa effettiva.


Data articolo: Wed, 15 Apr 2026 16:23:27 +0000
Incentivi imprese
Credito d’imposta ZES Unica: al via il contributo aggiuntivo
Dal 15 aprile al 15 maggio si trasmette la comunicazione per il credito d'imposta aggiuntivo ZES Unica (14,6%). Istruzioni e modello nel provvedimento AdE del 16 febbraio.

Dal 15 aprile al 15 maggio sono aperti i termini di comunicazione per le domande di contributo aggiuntivo destinato agli investimenti nella ZES Unica. La misura, prevista dalla Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025), autorizza un ulteriore credito d’imposta pari al 14,6189% per le imprese che hanno già completato la procedura relativa al periodo d’imposta 2025.

A chi spetta il contributo aggiuntivo ZES Unica Sud 2026

Il beneficio è riservata esclusivamente agli operatori economici che hanno trasmesso la comunicazione integrativa entro il 2 dicembre 2025, attestando la realizzazione degli investimenti entro il 15 novembre dello stesso anno. L’erogazione della quota aggiuntiva è subordinata al rispetto dei seguenti vincoli:

  • mantenimento di una partita Iva attiva al momento dell’invio dell’istanza;
  • assenza di fruizione del credito d’imposta per la transizione digitale ed ecologica (Transizione 5.0) per i medesimi investimenti;
  • indicazione di eventuali rideterminazioni in diminuzione derivanti dal riconoscimento di altre agevolazioni che incidono sulla stessa base imponibile;
  • regolarità delle dichiarazioni rese nel quadro C per i controlli antimafia.

Modalità di compensazione tramite modello F24

Il trattamento contabile del credito d’imposta aggiuntivo prevede l’utilizzo esclusivo in compensazione. L’Agenzia delle Entrate rilascerà una seconda ricevuta per autorizzare l’effettivo utilizzo delle somme, previa verifica della disponibilità dei fondi e dell’assenza di cause ostative. Le regole per la fruizione includono:

  • decorrenza dei termini di compensazione dal 26 maggio 2026;
  • scadenza ultima per l’utilizzo dei crediti entro il 31 dicembre 2026;
  • obbligo di trasmissione del modello F24 tramite i soli servizi telematici dell’Agenzia;
  • scarto automatico dei modelli per importi superiori a quelli riconosciuti o fuori dai termini.

Controlli antimafia e soglie di rilevanza per le imprese

La conduzione delle verifiche sulla legittimità dell’agevolazione segue protocolli rinforzati per i crediti che, sommati a quelli degli anni precedenti, superano la soglia di 150.000 euro. In tali fattispecie, l’utilizzo della quota aggiuntiva è vincolato all’esito positivo degli accertamenti previsti dalla normativa antimafia. Le imprese interessate devono compilare il quadro C del modello, fornendo le dichiarazioni sostitutive necessarie per il rilascio dell’autorizzazione definitiva alla compensazione.

Scadenze e regole di trasmissione del modello

La comunicazione per la fruizione della quota integrativa deve essere inviata direttamente dal contribuente o tramite intermediario abilitato esclusivamente per via telematica dal 15 aprile al 15 maggio 2026. Il rilascio della ricevuta di presa in carico o scarto entro cinque giorni dalla trasmissione.

Possibile la rettifica o annullamento dell’invio solo entro la scadenza del 15 maggio. Valida anche la comunicazione trasmessa tra l’11 e il 15 maggio scartata dal servizio telematico, purché ritrasmessa entro il 20 maggio.

Per la comunicazione si utilizza il modello approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate datato 16 febbraio 2026.

NB: la trasmissione va effettuata anche se il credito d’imposta ZES Unica 2025 non è ancora visibile nel Cassetto fiscale.


Data articolo: Wed, 15 Apr 2026 15:30:36 +0000
Mobilità sostenibile
Crisi Auto, il Governo annuncia incentivi per i veicoli commerciali leggeri
Il MIMIT conferma l'arrivo di nuovi incentivi per i veicoli commerciali leggeri. Federauto chiede fiscalità stabile e neutralità tecnologica.

Il Governo studia nuovi incentivi mentre il settore automotive italiano chiede regole stabili e una strategia di lungo periodo al posto dei bonus a intermittenza. Il segnale è arrivato dal convegno Federauto, durante il quale il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha rilanciato le proprie intenzioni. I MIMIT ha però precisato che non ci sarà alcun incentivo per l’acquisto di auto private: la platea sarà limitata ai veicoli commerciali leggeri, con le misure già preannunciate al Tavolo Automotive del 30 gennaio.

Immatricolazioni in recupero ma la crisi strutturale resta

Il 2025 si è chiuso con un calo del 2,1% delle immatricolazioni, ferme a 1,5 milioni di unità, proseguendo la crisi strutturale del settore automotive che perdura da anni, dovuta a profonde trasformazioni del mercato e alla concorrenza internazionale, soprattutto cinese.

Sul fronte della produzione il quadro è ancora più critico: secondo i dati ANFIA su elaborazioni ISTAT, nel 2025 l’indice della produzione industriale del comparto ha registrato un calo del 10,3%, con la fabbricazione di autoveicoli a -15,3%. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto in collegamento al convegno, ha quantificato la contrazione complessiva in un -20% in sei anni, sottolineando che il calo penalizza non solo l’industria ma anche il gettito IVA e le imposte collegate.

Nel primo trimestre 2026 sono emersi segnali di inversione: UNRAE stima una crescita del 9,2% sull’intero trimestre, confermata dai dati mensili — +6,2% a gennaio, +14% a febbraio, +7,6% a marzo, con le ibride che in quest’ultimo mese hanno superato per la prima volta il 50% del mercato. Giorgetti ha però avvertito che anche l’automotive deve ora misurarsi con gli effetti della crisi energetica legata al conflitto iraniano, che rischia di frenare la fase espansiva appena avviata. I livelli pre-pandemia restano lontani, con un divario ancora del 10%.

Incentivi in arrivo per i veicoli commerciali

Il ministro Adolfo Urso (assente fisicamente all’evento ma presente con un messaggio scritto letto dagli organizzatori) ha confermato che il Governo intende introdurre misure «per stimolare la domanda», con incentivi «mirati per i veicoli commerciali e alcune categorie specifiche, in modo da facilitare il rinnovo del parco circolante e sostenere la ripresa del mercato». Secondo le stime, produrranno effetti sulle immatricolazioni a partire dall’ultimo quadrimestre del 2026.

Il Ministero ha chiarito che le misure si inseriscono nel solco di quanto già discusso al Tavolo Automotive, escludendo esplicitamente qualsiasi forma di incentivo all’acquisto di auto private. I dettagli restano comunque da definire: non sono noti né i fondi disponibili né le tempistiche di attivazione. La disponibilità di risorse dovrà tenere conto anche del taglio delle accise sui carburanti in vigore fino al 1° maggio 2026.

Le richieste Federauto: fiscalità stabile e neutralità tecnologica

Dal versante delle associazioni di categoria, Federauto non chiede soltanto incentivi ma anche una revisione strutturale del settore, con una fiscalità equa e stabile. Bocciati i bonus episodici, che secondo la Federazione contribuiscono solo a creare distorsioni di mercato, generando picchi di domanda artificiali seguiti da cali altrettanto bruschi.

Sul fronte tecnologico, Federauto si allinea alla visione del Governo italiano sostenendo la neutralità tecnologica come principio guida, in contrapposizione a un approccio che penalizza le motorizzazioni tradizionali a vantaggio esclusivo dell’elettrico. Una posizione allineata a quella del Governo, che spinge per un cambio di rotta nelle politiche europee oltre la revisione dei criteri sulle emissioni, con apertura a biocarburanti e carburanti sintetici. Le proposte della Federazione includono anche una ridefinizione dei rapporti tra costruttori e concessionari e investimenti sulle nuove competenze necessarie per sostenere la transizione del settore.


Data articolo: Wed, 15 Apr 2026 14:19:58 +0000
Tasse
Sigarette più care dal 15 aprile: i nuovi listini ufficiali
Dal 15 aprile, rincaro sigarette e liquidi e-cig per l'aumento delle accise in Manovra 2026: fino a 30 centesimi in più a pacchetto.

Dal 15 aprile 2026 fumare costa di più. Scattano i rincari sui tabacchi lavorati previsti dall’articolo 28 della Legge di Bilancio 2026: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha aggiornato i listini ufficiali e i nuovi prezzi sono già applicati. L’aumento è il primo gradino di un piano triennale di inasprimento fiscale che arriverà a pieno regime nel 2028, con rincari ben più pesanti di quelli odierni.

I nuovi listini ADM e i prezzi a pacchetto

L’accisa fissa passa da 29,50 a 32 euro per ogni 1.000 sigarette. Tradotto al pacchetto da 20, il rincaro medio si attesta intorno ai 15-30 centesimi secondo i listini ADM: la relazione tecnica alla Legge di Bilancio stima 15 centesimi come incremento medio ma alcuni marchi registrano aumenti più consistenti. Tra i prodotti già aggiornati figurano John Player Special, Gauloises e West. La fascia media del mercato si stabilizza stabilmente sopra i 6 euro a pacchetto, con varianti come Davidoff che arrivano a 6,80 euro e Dunhill International a 7,20 euro. Chi cerca ancora prezzi sotto i 5 euro trova un’offerta sempre più ridotta.

Per un fumatore abitudinario che consuma un pacchetto al giorno, il costo aggiuntivo nel 2026 è stimato in circa 22 euro su base annua — una cifra destinata a salire negli anni successivi.

Colpiti anche sigarette elettroniche e trinciato

Il rincaro non risparmia i prodotti alternativi. Per il tabacco trinciato l’accisa minima sale da 148,50 a 161,50 euro al chilogrammo. Sul fronte delle sigarette elettroniche, aumenta l’aliquota dell’imposta di consumo sui liquidi: quelli con nicotina passano dal 16% al 18% del valore dell’accisa equivalente sulle sigarette tradizionali; quelli senza nicotina salgono dall’11% al 13%. Per un flacone da 10 ml con nicotina il peso fiscale complessivo (imposta di consumo più IVA al 22%) supera i 2 euro.

Il piano triennale di aumenti fino al 2028

Quello di oggi non è un rincaro isolato. La Legge di Bilancio ha fissato un percorso di aumenti progressivi che si estende fino al 2028. Per le sigarette tradizionali l’accisa fissa raggiungerà 35,50 euro per 1.000 pezzi nel 2027 e 38,50 euro nel 2028, con un rincaro medio stimato dalla relazione tecnica di 25 centesimi a pacchetto nel 2027 e 40 centesimi nel 2028. Stessa traiettoria per i liquidi da inalazione: l’aliquota sui prodotti con nicotina arriverà al 20% nel 2027 e al 22% nel 2028; quelli senza nicotina al 15% nel 2027 e al 17% nel 2028.

Il maggior gettito atteso per le casse dello Stato è di 213 milioni di euro nel 2026, 465,8 milioni nel 2027 e 796,9 milioni nel 2028. I listini aggiornati con i prezzi di tutte le marche sono consultabili sul sito ADM, nella sezione Accise — Prezzi dei Tabacchi.


Data articolo: Wed, 15 Apr 2026 09:40:59 +0000
Lavoratori autonomi
Aprire una posizione INPS e INAIL: adempimenti per artigiani, commercianti e autonomi
Chi avvia un'attività deve aprire una posizione INPS e INAIL: ecco gli obblighi per categoria, la Comunicazione Unica tramite DIRE e la riduzione contributiva 2026.

Chi avvia un’impresa o un’attività autonoma ha l’obbligo di aprire una posizione previdenziale e assicurativa prima di iniziare a operare. Gli adempimenti cambiano in base alla forma giuridica e alla natura dell’attività: artigiani, commercianti, lavoratori autonomi e datori di lavoro seguono percorsi distinti, con interlocutori e scadenze diversi.

Per le imprese individuali, gli artigiani e i commercianti il canale principale è la Comunicazione Unica, che consente di assolvere con un solo invio gli adempimenti verso il Registro delle imprese, l’Agenzia delle Entrate, l’INPS, l’INAIL ed eventualmente il SUAP. Dal 12 febbraio 2026 l’applicativo ComUnica è definitivamente dismesso: le pratiche si inviano tramite DIRE (Depositi e Istanze al REgistro imprese), il servizio del sistema camerale, oppure tramite software telematici di mercato abilitati.

Di seguito, chi deve iscriversi, come farlo e quali sono i percorsi distinti per ciascuna categoria.


Data articolo: Wed, 15 Apr 2026 09:23:59 +0000

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