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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Mondo del Lavoro
Tagliati 800 CCNL: restano solo i Contratti Nazionali più applicati
Il CNEL riorganizza l'archivio nazionale dei CCNL: solo 150 quelli effettivamente usati. Le ricadute su appalti e dumping contrattuale.

Su oltre 1.052 Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro depositati nel settore privato, solo 150 risultano effettivamente applicati nel comparto di riferimento. È il risultato della prima fase sperimentale di riorganizzazione dell’archivio nazionale CNEL dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, varata dalla Commissione dell’informazione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro su iniziativa del presidente Renato Brunetta. Gli altri 800 e più sono stati spostati nella sezione “altri contratti” perché coinvolgono meno dell’1% dei lavoratori del settore cui formalmente si riferiscono.

Solo 150 Contratti reali su oltre mille firmati

L’operazione mette in cifre un fenomeno noto agli addetti ai lavori ma mai reso così visibile: la quasi totalità dei lavoratori dipendenti privati è coperta da un numero ristretto di contratti. I 212 CCNL firmati dalle federazioni di CGIL, CISL e UIL rappresentano il 96,1% dei 14,7 milioni di lavoratori tracciati dai flussi Uniemens dell’INPS.

All’opposto, i 688 contratti sottoscritti da organizzazioni non riconducibili al sistema CGIL-CISL-UIL — né a UGL e Confsal — coprono complessivamente 267.851 lavoratori, pari all’1,8% del totale.

La concentrazione è evidente anche per settore: nella metalmeccanica, i contratti nella sezione principale dell’archivio scendono da 51 a 5, quelli con radicamento comparativo reale nel comparto.

Il criterio adottato nella fase sperimentale fissa la soglia minima all’1% dei dipendenti della categoria contrattuale di riferimento. Chi non raggiunge questa soglia non viene eliminato dall’archivio ma collocato in una sezione separata, accessibile ma distinta dai contratti di settore. L’operazione è liberamente consultabile sul sito istituzionale del CNEL.

La mappatura Uniemens e le ricadute sugli appalti pubblici

Per ogni contratto presente nell’archivio viene ora indicato il numero di aziende e di lavoratori cui si applica, elaborato attraverso i flussi Uniemens. La mappatura è raccordata ai codici Ateco e, secondo il professor Michele Tiraboschi — ordinario di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia e consigliere esperto del CNEL — questo la rende strumento utile negli appalti pubblici, dove le stazioni appaltanti devono individuare il CCNL che le imprese aggiudicatarie sono tenute ad applicare. Una funzione con ricadute dirette sul dumping contrattuale: chi si occupa di vigilanza e controllo in materia di lavoro può verificare con maggiore immediatezza quali contratti hanno effettiva applicazione nel settore e quali no.

La soglia futura e i prossimi sviluppi

La sperimentazione in corso è esplicitamente pensata come primo passo. In una fase successiva la soglia minima potrebbe essere alzata fino al 5%, restringendo ulteriormente il perimetro dei contratti riconosciuti come contratti di settore. A regime, la riorganizzazione prevede anche schede contratto con contenuti normativi e retributivi, utili per esercizi di benchmark e valutazioni di equivalenza tra contratti diversi — uno strumento che interessa in primo luogo le imprese impegnate in gare d’appalto e i consulenti del lavoro che devono orientarsi tra contratti applicabili a platee simili di lavoratori.


Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 07:03:57 +0000
Riscatto pensione
Riscatto pensione ai superstiti: con quali periodi contributivi?
Per la richiesta di pensione indiretta (con pratica in lavorazione) la legge dice che il periodo da ammettere a riscatto non deve essere coperto da contribuzione obbligatoria. Si riferisce ai singoli mesi senza contribuzione oppure all’anno intero? Per la richiesta di pensione indiretta (con pratica in lavorazione) la legge dice che il periodo da ammettere a riscatto non deve essere coperto da contribuzione obbligatoria. Si riferisce ai singoli mesi senza contribuzione oppure all’anno intero?
Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 06:30:01 +0000
Energia per le imprese
Tariffe gas a confronto: le migliori offerte di aprile
Confronto delle offerte gas a prezzo fisso e variabile: classifiche per consumi bassi, medi e alti e criteri per orientarsi nel mercato libero.

Le offerte gas di aprile 2026 mostrano scarti rilevanti tra prezzo fisso e prezzo variabile, anche tra profili di consumo molto diversi. Una tariffa competitiva per consumi bassi può perdere terreno quando il fabbisogno cresce, mentre offerte simili in apparenza cambiano posizione per effetto della durata delle condizioni economiche, della quota fissa, degli sconti o dei vincoli di attivazione. Per chi si sta orientando nel mercato libero dell’energia, quindi, il confronto va quindi letto con attenzione.

Per rendere la classifica più leggibile, abbiamo selezionato le offerte ordinandole sulla base delle simulazioni del Portale Offerte ARERA, prendendo come riferimento tre profili tipo di cliente domestico non vulnerabile: consumi bassi, consumi medi e consumi alti. All’interno di ciascun profilo, le tariffe a prezzo fisso restano separate da quelle a prezzo variabile, così da evitare confronti forzati tra strutture tariffarie che rispondono a logiche diverse.

La convenienza è stimata su parametri definiti e riferita alla data di rilevazione. Nel variabile, soprattutto, differenze inizialmente contenute possono allargarsi nel tempo in base all’andamento del PSV e dei prezzi energia, alla presenza di bonus differiti e alle condizioni accessorie. Per questo ogni classifica non si limita a ordinare le offerte ma aiuta a capire quale proposta può reggere meglio a seconda del profilo di consumo, della preferenza per la stabilità o della disponibilità ad accettare oscillazioni della materia prima.

Accanto al ranking, infine, resta utile la lettura delle voci di costo e criteri di scelta.


Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 05:39:05 +0000
Sicurezza Informatica
Falsi SMS dall’Agenzia delle Entrate: è allerta sui finti appuntamenti
L’Agenzia delle Entrate segnala SMS con numero contraffatto e falso appuntamento con un tecnico. I rischi nascosti e i controlli da effettuare.

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l’ennesimo avviso che allerta gli utenti su  campagna di smishing con spoofing telefonico (tradotto: finti sms con falsificazione del numero del mittente): i falsi messaggi chiedono conferma di un presunto appuntamento con un tecnico (mai richiesto). La contraffazione del mittente rende il contatto credibile e aumenta il rischio di truffa per i cittadini.

Il falso appuntamento tecnico Agenzia delle Entrate

I falsi SMS dell’Agenzia delle Entrate segnalati in questi giorni non promettono rimborsi e non parlano di cartelle, ma della conferma di un appuntamento con un tecnico. Proprio questo cambio di esca rende la campagna più insidiosa: chi riceve il messaggio può pensare a una verifica già avviata o a un accesso programmato e abbassare la soglia di attenzione.

Il primo controllo da fare è semplice: verificare se quell’appuntamento esiste davvero. Se non risulta alcuna richiesta precedente, il messaggio va trattato come sospetto, senza richiamare numeri indicati e senza aprire eventuali collegamenti.

Lo spoofing telefonico rende il mittente credibile

La tecnica usata è lo spoofing telefonico, cioè la falsificazione del numero del mittente. In pratica l’SMS può comparire nello stesso thread di comunicazioni legittime oppure mostrare un nome che richiama l’Agenzia delle Entrate, inducendo il destinatario a fidarsi del messaggio solo perché l’intestazione appare corretta.

L’attacco sfrutta la familiarità del canale mobile e la tendenza a considerare più attendibile un SMS ricevuto sul telefono personale o aziendale. Proprio per questo lo smishing rientra tra le truffe digitali più diffuse.

Mai richiamare o cliccare

L’Agenzia invita a svolgere una verifica preliminare consultando la pagina “Focus sul phishing†del portale istituzionale oppure contattando gli uffici territoriali attraverso i canali ufficiali. Il riscontro va quindi fatto partendo dal sito dell’ente, non dal contenuto ricevuto sul telefono.

I controlli, quando arriva un SMS inatteso, sono questi:

  • non richiamare i numeri riportati nel messaggio e non usare link ricevuti via SMS;
  • controllare l’eventuale appuntamento accedendo ai canali ufficiali dell’Agenzia con navigazione autonoma;
  • diffidare dei messaggi che creano urgenza o chiedono conferme immediate;
  • se il dispositivo viene usato anche per lavoro, segnalare subito l’episodio al referente IT o amministrativo interno.

Il rischio non si ferma al singolo SMS

Le campagne che imitano l’Agenzia delle Entrate stanno cambiando esca ma non certo l’obiettivo. A gennaio il pretesto era il falso deposito cauzionale, a febbraio i rimborsi IRPEF, a fine marzo il furto delle credenziali SPID, ora il vettore è l’SMS con spoofing e appuntamento inventato. Il fattore comune resta lo stesso: usare il prestigio dell’ente per spingere il destinatario a compiere un’azione non verificata.

Il problema riguarda anche le imprese. Un telefono aziendale o usato in modalità ibrida può diventare un punto d’ingresso verso dati fiscali, credenziali e conversazioni di lavoro, soprattutto se manca una procedura interna che distingua le comunicazioni reali dai messaggi contraffatti.

Occhio ai messaggi fiscali

La nuova truffa segue le tante altre che si sono succedute negli ultimi tempi, dai falsi rimborsi IRPEF via email e SMS al falso deposito cauzionale richiesto a nome dell’Agenzia. Questo nuovo allarme conferma che non basta riconoscere una singola frode: serve un’abitudine di verifica costante ogni volta che un messaggio fiscale arriva fuori dai canali attesi.

Quando il contenuto parla di appuntamenti, rimborsi, documenti o anomalie, la regola resta una: non fidarsi del messaggio in sé, ma controllare la posizione direttamente dal portale istituzionale o tramite i contatti ufficiali dell’ufficio competente.


Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 05:12:56 +0000
Social Network
Falso WhatsApp con software spia, centinaia di utenti colpiti in Italia
Il colosso hi-tech scopre una falsa app Whatsapp per spiare gli smartphone, scaricata da 200 utenti italiani: hacker o indagine nascosta?

Meta ha segnalato una campagna mirata che ha portato circa 200 utenti, in prevalenza italiani, a installare un client falso di WhatsApp con spyware. La vicenda non nasce da una falla dell’app ufficiale ma da un’operazione di social engineering attribuita ad Asigint, società del gruppo SIO, e riporta al centro un tema più ampio: la distribuzione di strumenti di sorveglianza attraverso app che sembrano legittime.

Falso aggiornamento WhatsApp: spyware nello smartphone

Secondo WhatsApp, le vittime sono state convinte a scaricare una versione contraffatta dell’app presentata come client legittimo o aggiornamento riservato. Il passaggio decisivo non avviene dentro i canali ufficiali, ma tramite link e pagine esterne costruite per apparire affidabili.

È uno schema che si colloca nel solco delle truffe via WhatsApp, ma qui il salto di livello è netto: non viene cercato soltanto il furto di credenziali o denaro, bensì l’accesso al telefono tramite uno spyware nascosto in un client fasullo.

I segnali più ricorrenti, quando un attacco prova a spacciarsi per aggiornamento, sono questi:

  • messaggi che parlano di una versione speciale, business o riservata dell’app;
  • link che rimandano fuori da App Store e Google Play verso pagine graficamente credibili;
  • richieste di installazione manuale che non passano dai canali ufficiali.

Il caso Asigint riapre il fronte spyware in Italia

Meta attribuisce la campagna ad Asigint, controllata del gruppo SIO, e ha annunciato una diffida formale. Il dato che sposta l’attenzione è il profilo della società, che opera nel campo delle tecnologie cyber destinate anche a forze dell’ordine, organizzazioni governative e intelligence.

Il numero ristretto di utenti colpiti, la concentrazione geografica in Italia e il precedente dello spyware Spyrtacus rendono plausibile l’ipotesi di una campagna selettiva, più vicina alla sorveglianza mirata che alla frode indiscriminata. Finché non emergeranno dettagli ufficiali sui target, questa resta una lettura da maneggiare con cautela, ma è il tratto che distingue il caso dal phishing consumer più comune.

Lo smartphone di lavoro resta il varco più esposto

Uno smartphone infettato non mette a rischio solo chat e rubrica. Quando lo stesso dispositivo viene usato per email, autenticazioni, file condivisi e conversazioni interne, l’accesso ottenuto dallo spyware può estendersi a una parte rilevante della vita digitale personale e aziendale.

È qui che pesa il ritardo di maturità cyber delle PMI. Se i device mobili restano fuori dalle regole di verifica interne, basta un errore umano ben costruito per aprire un varco che non nasce da una falla tecnica del sistema.

I controlli utili dopo un link sospetto

Meta ha invitato gli utenti coinvolti a rimuovere il client malevolo e a reinstallare l’app ufficiale. Quando sorge il dubbio di avere aperto un link anomalo o installato una versione non ufficiale, i controlli più utili sono questi:

  • verificare da quale fonte proviene l’app installata e cancellarla subito se il download è avvenuto da link esterni;
  • controllare applicazioni, profili e permessi aggiunti di recente sul dispositivo;
  • cambiare le password degli account più esposti e rigenerare i codici di accesso se il telefono viene usato anche per lavoro;
  • avvisare senza ritardo il reparto IT o il consulente di sicurezza quando sul device transitano posta, documenti o chat aziendali.

Nel caso emerso in Italia, la distinzione da tenere ferma è una: WhatsApp non è stata violata nell’app ufficiale, ma imitata attraverso un client malevolo. È in quel passaggio di fiducia, tra un messaggio credibile e un download esterno, che oggi si gioca una parte crescente della sicurezza mobile.


Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 04:47:15 +0000
Quota 103
Libera professione dopo Quota 100, contributi a Inarcassa o in GS
Sono un ex docente andato in pensione con la Quota 100. Adesso che ho compiuto 67 anni, vorrei riprendere la professione (ho mantenuto partita IVA e iscrizione albo architetti): devo iscrivermi a Inarcassa o posso continuare i Gestione Separata come facevo prima di andare in pensione? Sono un ex docente andato in pensione con la Quota 100. Adesso che ho compiuto 67 anni, vorrei riprendere la professione (ho mantenuto partita IVA e iscrizione albo architetti): devo iscrivermi a Inarcassa o posso continuare i Gestione Separata come facevo prima di andare in pensione?
Data articolo: Fri, 03 Apr 2026 04:32:57 +0000
Transizione 4.0 e 5.0
Iperammortamento 2026, chiesta l’estensione ai professionisti
Nel DL 38/2026 resta l'esclusione dei professionisti dall'iperammortamento 2026: ANC chiede un intervento in sede di conversione parlamentare.

L’Associazione Nazionale Commercialisti protesta per l’esclusione dei professionisti dall’iperammortamento 2026. Il decreto fiscale ha apportato modifiche all’agevolazione introdotta con la Legge di Bilancio, eliminando la clausola del Made in UE, ma non è intervenuto sull’allargamento della platea, che era stato chiesto dalle associazioni professionali.

La protesta del presidente ANC

Secondo il presidente dell’associazione, Marco Cuchel, in questo modo il Governo «ignora il ruolo strategico che le professioni svolgono nel nostro Paese» e «penalizza tutti i professionisti che, coerentemente alle logiche di uno sviluppo tecnologico al passo con il resto del mondo avanzato, vorrebbero dotarsi di attrezzature all’avanguardia ed ecosostenibili, per fronteggiare adeguatamente una concorrenza (anche estera) sempre più agguerrita».

Iperammortamento 2026: chi ne può usufruire

L’iperammortamento consente alle imprese di applicare una maggiorazione fiscale sull’acquisto di beni strumentali funzionali alla trasformazione digitale secondo il paradigma 4.0, con aliquote differenziate in base all’entità dell’investimento: il 180% per interventi fino a 2,5 milioni di euro, il 100% tra 2,5 e 10 milioni, il 50% tra 10 e 20 milioni. Il beneficio si riduce per investimenti più ingenti, nell’ottica di sostenere in particolare le PMI. L’agevolazione si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

Per diventare pienamente applicativa è necessario un decreto ministeriale attuativo.

Questo iter si riferisce alla norma come attualmente formulata nel comma 427 della legge 199/2025, modificata dal decreto fiscale, che esplicitamente si rivolge ai soggetti titolari di reddito d’impresa. Per eventuali allargamenti della platea è necessario un ulteriore passaggio legislativo. L’ANC chiede che il legislatore intervenga nel corso del passaggio parlamentare del decreto 38/2026.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 11:48:40 +0000
Storie d’Impresa
Chapeau intervista i Loacker, imperatori indiscussi del Wafer
Dalla fondazione nel 1925 alla conquista globale: Andreas e Ulrich raccontano a Chapeau i segreti, le sfide e il futuro dell'azienda italiana leader dei wafer.

Andreas Loacker, attuale vicepresidente del gruppo, e Ulrich Zuenelli, presidente del consiglio di amministrazione, rappresentano la terza generazione alla guida del celebre colosso italiano dei dolciumi. Un’impresa globale che mantiene intatto lo spirito familiare e l’attenzione per la qualità.

La video intervista di Chapeau

In un’approfondita intervista rilasciata al canale YouTube di Chapeau, realizzata direttamente nello storico stabilimento incastonato tra le Dolomiti, Andreas Loacker – assieme al cugino Ulrich Zuenelli – ripercorre i cento anni di storia di un’azienda che oggi fattura circa 500 milioni di euro con il suo brand principale e produce ben 38.000 tonnellate di dolci.

Dai ricordi e le visioni dei due imprenditori, emerge il ritratto intimo e imprenditoriale di una famiglia capace di vendere circa 900 milioni di pezzi all’anno in oltre 100 paesi, conservando fieramente il 100% della proprietà aziendale e non cedendo mai a logiche di acquisizione esterne.

Ecco il video integrale, disponibile sulle principali piattaforme social di video streaming.

Dalle origini alle innovazioni di mercato

La storia ha inizio nel 1925 quando il fondatore, Alfons Loacker, decide di aprire una piccola pasticceria a Bolzano. La grande intuizione arriva grazie alla passione per il calcio: per creare un prodotto facilmente trasportabile, inizia a impacchettare i wafer nella stagnola, dando vita al primo vero snack portatile dell’azienda. Negli anni ’50 e ’60, la seconda generazione composta da Armin e Christine fa compiere all’azienda un salto decisivo, introducendo il primo forno automatico e adottando pionieristicamente il confezionamento “flowpack”, essenziale per preservare a lungo il gusto e la croccantezza del prodotto rispetto ai vecchi imballaggi.

I brevetti storici

Negli anni ’70, l’azienda compie una scelta radicale e in controtendenza: invece di espandersi in una classica zona industriale di fondovalle, decide di trasferire la produzione ad Auna di Sotto, sul Renon, a 1000 metri di altitudine. Questa decisione nasce dalla volontà di sfruttare l’aria pura e l’acqua di sorgente, elementi considerati fondamentali per garantire l’eccellenza del prodotto finito. Proprio in questo nuovo stabilimento, per risolvere problemi pratici legati ai continui spostamenti tra le linee, Armin inventa un grande “arco raffreddante” per i wafer, divenuto in seguito un brevetto e uno standard tecnologico per l’intera industria di settore.

L’espansione e la scommessa sul Medio Oriente

Il successo di Loacker non si ferma ai confini italiani. Grazie a massicci investimenti in leggendarie campagne pubblicitarie, come i famosi spot animati con i nanetti delle Dolomiti, il marchio diventa una vera e propria icona. Negli anni ’70 inizia una forte spinta verso l’estero, guidata da una strategia audace: puntare su mercati inizialmente snobbati da altri, come il Medio Oriente e in particolare l’Arabia Saudita. La scommessa si basava sulla ricerca di consumatori disposti a pagare un prezzo premium per un’altissima qualità. Oggi questa visione paga enormemente: il 75% del fatturato del marchio è sviluppato al di fuori dell’Italia, con posizioni di leadership in numerosi mercati internazionali.

Le sfide, gli errori e i consigli per fare impresa

Il percorso verso il successo globale non è stato privo di ostacoli o di passi falsi. Durante l’intervista, la leadership attuale non nasconde i momenti difficili: dalla crisi finanziaria all’escalation delle tasse, fino ai lanci di prodotto non andati a buon fine.

Nonostante ciò, il consiglio che i due imprenditori lasciano alle nuove generazioni è prezioso: in un’epoca di grandi trasformazioni serve coraggio per imbarcarsi in nuove sfide, costanza per superare i fallimenti e una forte passione per ciò che si fa, ricordando che il denaro non deve mai essere l’unico motore per chi vuole fare impresa.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 09:45:38 +0000
Terzo Settore
Elenchi 5 per mille 2026: domanda entro il 10 aprile per i nuovi enti
C’è tempo fino al 10 aprile per accreditarsi al cinque per mille 2026 presentando la domanda di iscrizione al RUNTS per chi accede al beneficio per la prima volta.

Gli Enti del Terzo Settore, le cooperative sociali e le imprese sociali non costituite in forma societaria hanno tempo fino al 10 aprile 2026 per accreditarsi al cinque per mille 2026. Il 2026 è però il primo anno in cui la procedura si svolge interamente tramite RUNTS, dopo la soppressione dell’Anagrafe unica delle Onlus avvenuta il 1° gennaio: cambia quindi il canale per tutte le categorie coinvolte.

Gli enti già presenti nell’elenco permanente non devono ripresentare la domanda ma hanno comunque un adempimento obbligatorio da completare sul RUNTS per non perdere il contributo.

Elenchi 5 per mille 2026: accreditamento entro il 10 aprile

Possono accedere al cinque per mille 2026 gli ETS iscritti al RUNTS, le cooperative sociali e le imprese sociali non costituite in forma societaria. Sono invece escluse le imprese sociali costituite in forma di società. Le Onlus che intendevano continuare a operare come ETS dovevano presentare istanza di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026: chi ha rispettato la scadenza potrà accreditarsi al cinque per mille. Chi non ha presentato domanda entro quella data perde la qualifica di ETS ed è tenuto a devolvere il patrimonio incrementale accumulato nel periodo agevolato, secondo quanto previsto dal dlgs n. 460/1997.

Gli enti che si accreditano entro il 10 aprile compariranno nell’elenco pubblicato dal Ministero del Lavoro entro il 20 aprile 2026.

La procedura passo dopo passo sul RUNTS

Per gli enti che accedono per la prima volta al beneficio, la procedura da seguire sul portale RUNTS prevede:

  • presentazione della domanda di iscrizione al RUNTS in modalità telematica;
  • compilazione del campo dedicato al “cinque per mille”;
  • selezione della voce “accreditamento del 5/1000” con indicazione dell’IBAN per l’accredito del contributo.

L’inserimento delle coordinate bancarie nel sistema RUNTS è condizione indispensabile per la percezione del contributo: senza IBAN correttamente registrato, il pagamento non viene erogato anche in presenza di tutti gli altri requisiti.

Scadenza 30 settembre per la remissione i bonis

È possibile accreditarsi anche dopo il 10 aprile, entro il 30 settembre 2026, attraverso la remissione in bonis, versando 250 euro tramite modello F24 con codice tributo 8115. Attenzione però: il Ministero del Lavoro precisa che il pagamento dei 250 euro entro il 30 settembre non assicura l’ammissione al cinque per mille 2026.

Per partecipare al riparto è necessario che l’ente risulti anche iscritto al RUNTS entro il 31 dicembre 2026: i tempi del procedimento di iscrizione restano quelli del DM 106/2020 e non sono garantiti. Chi presenta la domanda di iscrizione a ridosso della scadenza di settembre rischia di non ottenere l’iscrizione in tempo utile.

IBAN obbligatorio per Enti già iscritti al RUNTS

Gli ETS già iscritti al RUNTS e accreditati al cinque per mille non devono ripresentare la domanda e sono già presenti nell’elenco permanente. Devono però accedere alla piattaforma RUNTS e aggiornare i campi relativi al cinque per mille, verificando in particolare che le coordinate bancarie siano corrette e aggiornate. Lo stesso vale per le cooperative sociali e le imprese sociali già presenti nell’elenco permanente: risultano automaticamente accreditate per il 2026, ma devono inserire o confermare l’IBAN, senza il quale il contributo non può essere accreditato sul conto corrente.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 09:17:22 +0000
Strumenti finanziari
Cessione quinto stipendio e pensione: i nuovi tassi sul prestito
Cessione quinto pensione e stipendio: come chiedere il prestito personale ed i tassi TAEG aggiornati per ottenere credito al consumo senza vincoli.

Dal 1° aprile 2026 sono in vigore i nuovi tassi sulla cessione del quinto dello stipendio e della pensione: il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato il decreto n. 16420 del 27 marzo 2026, recepito dall’INPS con il messaggio n. 1168 del 1° aprile. Le tabelle aggiornate riguardano sia i tassi soglia antiusura sia i tassi TAEG per fascia di età, operativi fino al 30 giugno 2026.

La cessione del quinto resta uno degli strumenti di credito più diffusi tra dipendenti e pensionati, con trattenuta automatica di 1/5 sull’assegno mensile e accesso garantito anche ai cattivi pagatori. Vediamo come richiedere il prestito agevolato alla luce dei nuovi tassi.

Cessione quinto stipendio o pensione: cos’è

La cessione del quinto (stipendio o pensione) è un prestito non finalizzato, concesso da banche e finanziarie senza vincoli, anche ai cattivi pagatori o protestati. E’ un tipo di finanziamento immediato, dove il rimborso del capitale avviene con addebito diretto sullo stipendio o come trattenuta sulla pensione (la rata non può superare un quinto dell’assegno pensionistico) o sullo stipendio in busta paga.

Pensato per chi ha bisogno di un prestito personale, questa forma di credito al consumo si colloca in un mercato ricco di offerte, spesso in forte competizione. Solitamente, la concessione del prestito richiede alcune settimane, perché è necessaria prima una valutazione della documentazione (certificato di stipendio o anche solo ultime buste paga) e poi portare a termine la stipula del contratto di prestito con cessione del quinto.

La procedura è semplice:

  • per la cessione del quinto stipendio ci si interfaccia con la banca o la finanziaria, mettendo a garanzia la retribuzione mensile certificata da contratto e buste paga;
  • per la pensione è direttamente l’INPS che, in collaborazione con la banca o l’intermediario finanziario prescelto, effettuerà una trattenuta automatica mensile sulla pensione a titolo di quota mensile di rimborso del prestito, sempre nel rispetto dei minimi di legge per tutelare il contribuente.

La cessione del quinto è conveniente perché offre spesso tassi di interesse agevolati e, con la procedura di rimborso automatico, elimina gran parte della burocrazia spesso associata alle richieste di prestito.

I costi bancari della cessione del quinto

In fase di richiesta di un prestito tramite cessione del quinto, come per tutti i finanziamenti bisogna tenere d’occhio condizioni contrattuali e una serie di parametri, come ad esempio il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), ossia il costo totale del credito a carico del consumatore, espresso in percentuale annua rispetto all’importo netto concesso.

Comprende interessi e oneri (rimborso capitale e interessi, spese di istruttoria, spese di riscossione e incasso rate, assicurazione o garanzie, eventuale commissione del mediatore creditizio e altre eventuali voci indicate nel contratto).

Tassi di interesse sulla cessione del quinto

I tassi di interesse applicabili dal 1° aprile al 30 giugno 2026 sono i seguenti:

I nuovi tassi soglia TAEG
Importo  Tassi medi Tassi soglia usura
Fino a 15.000 13,85 21,3125
Oltre i 15.000 9,44 15,80

Il tasso di interesse TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) corrisponde al costo totale del prestito e comprende interessi e oneri (spese di istruttoria, riscossione e incasso rate, assicurazione o garanzie, eventuale commissione e altre voci nel contratto). Le nuove classi di importo per età (a fine piano di ammortamento) sono le seguenti:

Età Prestito fino a 15.000 euro Oltre 15.000 euro
Fino a 59 anni 10,03 7,72
60 – 64 10,83 8,52
65 – 69 11,63 9,32
70 – 74 12,33 10,02
75 – 79 13,13 10,82
Oltre 79 anni 21,3125 15,80

Chi può chiedere la cessione del quinto stipendio o pensione

La cessione del quinto può essere richiesta solo da dipendenti a tempo indeterminato privati e pubblici o pensionati INPS ed Ex INPDAP: le rate vengono addebitate dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione.

Sono dunque esclusi autonomi, disoccupati e precari. Esclusi anche i percettori di alcuni trattamenti INPS come assegno sociale e pensioni di invalidità civile (in dettaglio: assegni e pensioni sociali, invalidità civili, assegni per l’assistenza ai pensionati per inabilità, assegni di sostegno al reddito, assegni al nucleo familiare, pensioni che hanno con-titolarità per la quota parte non di pertinenza del richiedente la cessione, prestazioni di esodo e APE Sociale).

Quanto si può chiedere e qual è la durata

Nella cessione del quinto stipendio o pensione, prima si determina la misura della rata massima e poi i possibili importi erogabili, in funzione della durata del prestito. Il suo importo può arrivare fino ad un quinto del salario percepito o dell’assegno della pensione, al netto delle ritenute.

La durata del prestito non può essere superiore a 10 anni (il numero di rate sarà dunque proporzionale a tale fattore oltre che all’importo del prestito richiesto) ed è obbligatoria un’assicurazione sul rischio di premorienza.

Come si calcola la rata con cessione quinto

Ad esempio, con uno stipendio netto o pensione INPS di 1.500 euro al mese, la rata massima è 300 euro (1/5), per cui, in base alla durata del finanziamento, si arriva all’importo complessivo del prestito applicando il TAN (tasso di interesse) e il TAEG proposto da banche e finanziarie.

Anche l’INPS propone una sua formula di cessione del quinto per i finanziamenti ai pensionati, con una serie di servizi a corredo, ad esempio quello per l’estinzione anticipata del prestito con rimodulazione piano online.

I pensionati che vogliono chiedere un prestito con questo strumento, devono prima farsi rilasciare una certificazione di cedibilità della pensione, in cui viene indicato l’importo massimo della rata ottenibile (non eccedente un quinto dell’importo).

La durata del contratto non può superare dieci anni, è obbligatoria un’assicurazione sul rischio di premorienza e l’importo della rata deve essere al netto delle trattenute fiscali e previdenziali, salvaguardando il  minimo di legge per l’AGO (i trattamenti pensionistici integrati al minimo sono quindi esclusi dalla cessione del quinto).

Escluse le cessioni del quinto su assegni e pensioni sociali, invalidità civili, assegni per l’assistenza ai pensionati per inabilità, assegni di sostegno al reddito, assegni al nucleo familiare, pensioni che hanno contitolarità per la quota parte non di pertinenza del richiedente la cessione, prestazioni di esodo e APE Sociale.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 09:15:16 +0000
Successioni
Successioni: la rinuncia all’eredità non può essere tacita
La Cassazione respinge la pretesa tributaria verso il contribuente che ha rinuncia all'eredità: è possibile la revoca ma solo se per via formale.

Se un privato o imprenditore rinuncia all’eredità davanti al notaio ma poi trasferisce casa o sede presso un immobile che era in comproprietà con il defunto, l’Agenzia delle Entrate non può interpretare il comportamento come accettazione tacita dell’eredità e pretendere il pagamento di imposte gravanti sul bene caduto in successione.

La Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 6803 del 21 marzo 2026, ribadisce che la revoca tacita della rinuncia all’eredità non esiste e nessun comportamento “concludente” successivo a quella formale può produrne i presunti effetti.

La rinuncia ereditaria nel Codice Civile

La rinuncia all’eredità deve essere effettuata con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale nella cui circoscrizione si è aperta la successione (art. 519 C.C.) e inserita nel registro delle successioni. Non sono ammesse procedure diverse: né una scrittura privata o autenticata né altra comunicazione informale.

La solennità della forma è condizione costitutiva dell’atto: senza di essa, la rinuncia non produce effetti. La stessa logica vale a ritroso per l’eventuale revoca. Poiché la rinuncia è un atto solenne, anche chi intende tornare sui propri passi e accettare l’eredità deve farlo nelle forme previste dalla legge. L’art. 525 C.C. consente la revoca della rinuncia ma a condizioni precise: l’eredità deve essere ancora disponibile, ovvero nessun altro erede deve averla accettata nel frattempo. Se l’eredità è già passata in mano ad altri la revoca è preclusa indipendentemente dalla forma scelta.

Comportamenti concludenti non configurano revoca

Nel caso esaminato dalla Cassazione, la Commissione Tributaria Regionale aveva qualificato il trasferimento della sede aziendale nell’immobile come un atto di gestione incompatibile con la qualità di non erede, tale da revocare implicitamente la rinuncia. La Corte smonta questa ricostruzione su due piani distinti.

  • Sul piano fattuale, il contribuente era già comproprietario dell’immobile prima del decesso: il suo utilizzo non richiedeva l’acquisto di alcun diritto derivante dall’eredità perché quella quota di proprietà era già nella sua sfera patrimoniale. Non si trattava, dunque, di un bene ereditato ma di un bene in parte suo.
  • Sul piano giuridico, la Corte rileva che, anche a voler attribuire rilevanza a quei comportamenti, la revoca tacita della rinuncia non è contemplata dall’ordinamento: l’art. 476 C.C., che prevede l’accettazione tacita dell’eredità, si applica a chi non ha ancora né accettato né rinunciato, non a chi ha già compiuto un atto formale di rinuncia.

Una volta che la rinuncia è perfezionata nelle forme solenni, i comportamenti successivi non hanno il potere giuridico di annullarla.

Quando si può revocare la rinuncia all’eredità

La possibilità di tornare sui propri passi esiste ma è soggetta a condizioni cumulative e richiede comunque un atto formale. Oltre che specifiche condizioni. Chi ha rinunciato può accettare successivamente l’eredità solo se:

  • nessun altro soggetto chiamato all’eredità ha nel frattempo accettato, poiché in quel caso la situazione giuridica è già consolidata in capo ad altri;
  • non sono ancora decorsi i dieci anni dall’apertura della successione, termine entro cui il diritto di accettare si prescrive (art. 480 C.C.);
  • l’accettazione viene compiuta nelle forme previste dalla legge, con atto pubblico o, in taluni casi, con comportamento qualificato che la giurisprudenza riconduce all’art. 476 C.C.

La revoca non può in nessun caso avvenire per comportamenti o dichiarazioni informali. Chi, dopo aver rinunciato, ritiene di voler accedere all’eredità deve compiere un atto che abbia piena efficacia giuridica — e non potrà farlo se altri eredi si sono già insediati nel patrimonio ereditario.

Le conseguenze fiscali della sentenza

Il principio affermato dalla Cassazione ha ricadute dirette sul piano tributario. Le imposte ipotecarie e catastali sui beni immobili compresi nell’asse ereditario presuppongono un’accettazione dell’eredità valida e perfezionata nelle forme di legge. In assenza di questa, l’Agenzia delle Entrate non può fondare una pretesa impositiva su una presunta accettazione tacita desunta dai comportamenti del contribuente.

Chi ha rinunciato con atto formale resta rinunciante a tutti gli effetti — anche sul piano fiscale — finché non compia un nuovo atto altrettanto formale di accettazione. L’Agenzia delle Entrate non può invertire questa qualificazione giuridica sulla base di indizi comportamentali, per quanto apparentemente incompatibili con la condizione di non erede.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 09:01:27 +0000
Pensioni
Cumulo pensione per il retributivo
Vorrei sapere se il cumulo pensionistico gratuito previsto dalla norma del 2017 è valido ai fini del calcolo dei 18 anni al 31/12/1995 necessari per applicare il sistema retributivo della pensione. Vorrei sapere se il cumulo pensionistico gratuito previsto dalla norma del 2017 è valido ai fini del calcolo dei 18 anni al 31/12/1995 necessari per applicare il sistema retributivo della pensione.
Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 08:51:05 +0000
Formazione
Milano nella classifica QS 2026 delle migliori università al mondo
Il Politecnico di Milano entra per la prima volta nella top 100 QS 2026. La Sapienza prima al mondo in Lettere. Tutti gli atenei italiani in classifica.

Per la prima volta nella storia delle classifiche internazionali, un ateneo italiano entra nella top 100 assoluta del QS World University Rankings: è il Politecnico di Milano, che nella nuova edizione 2026 si attesta al 98° posto tra oltre 1.500 università valutate in 105 sistemi di istruzione superiore nel mondo.

La classifica delle migliori università italiane secondo il Times Higher Education aveva già segnalato la crescita degli atenei del Paese — ma i dati QS 2026, pubblicati il 25 marzo segnano un vero record: 60 atenei italiani classificati, 769 posizionamenti nelle singole discipline e la Sapienza di Roma per il sesto anno consecutivo prima al mondo in Lettere classiche e Storia antica.

Il QS World University Rankings 2026 e la top ten mondiale

Il QS World University Rankings, elaborato dalla società britannica Quacquarelli Symonds, è uno dei ranking universitari più consultati al mondo. L’edizione 2026 è anche la più ampia di sempre: oltre 1.500 istituzioni distribuite in 105 sistemi di istruzione superiore, valutate su otto indicatori che comprendono reputazione accademica, reputazione presso i datori di lavoro, rapporto docenti-studenti, citazioni per faculty e internazionalizzazione.

Sul primo gradino podio si conferma per il quattordicesimo anno consecutivo il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge. Seguono Imperial College London in seconda posizione e Stanford University — che guadagna tre posti rispetto al 2025 — al terzo, grazie ai progressi in internazionalizzazione e sostenibilità.

Completano la top ten:

  1. Massachusetts Institute of Technology (MIT) — USA;
  2. Imperial College London — Regno Unito;
  3. Stanford University — USA;
  4. University of Oxford — Regno Unito;
  5. Harvard University — USA;
  6. University of Cambridge — Regno Unito;
  7. ETH Zurich — Svizzera;
  8. National University of Singapore (NUS) — Singapore;
  9. University College London (UCL) — Regno Unito;
  10. California Institute of Technology (Caltech) — USA.

Nelle posizioni immediatamente successive si rafforzano gli atenei asiatici: la University of Hong Kong, la Nanyang Technological University di Singapore, la Peking University e la Tsinghua University di Pechino sono ormai stabilmente nella top 20. L’Europa continentale entra con la Technical University of Munich (22° posto) e la francese PSL University (30°).

Gli atenei italiani nella classifica generale QS 2026

Nella graduatoria complessiva sono 43 gli atenei italiani posizionati, con il Politecnico di Milano che segna un traguardo storico: dal 187° posto del 2016 al 98° del 2026, con 89 posizioni guadagnate in dieci anni, di cui 41 nell’ultimo triennio. Le prime dieci università italiane nel ranking generale:

  1. Politecnico di Milano: 98° posto;
  2. Sapienza Università di Roma: 128° posto;
  3. Università di Bologna: 138° posto;
  4. Università di Padova: 233° posto;
  5. Politecnico di Torino: 242° posto;
  6. Università degli Studi di Milano: 276° posto;
  7. Università di Pisa: 343° posto;
  8. Università di Roma Tor Vergata: 355° posto;
  9. Università Federico II di Napoli: 379° posto;
  10. Università di Firenze: 404° posto.


Il Politecnico di Milano è anche 20° al mondo nell’area Ingegneria e Tecnologia, con dieci discipline posizionate nella top 50 mondiale — il dato più alto tra tutti gli atenei italiani in questa fascia. La rettrice Donatella Sciuto ha definito il traguardo paragonabile a quello degli altri Paesi del G7 già stabilmente presenti nella top 100.

I primati italiani per disciplina

Il quadro si arricchisce con il QS World University Rankings by Subject 2026, che analizza oltre 21.000 programmi accademici in 1.912 istituzioni coprendo 55 discipline distribuite in cinque grandi aree. Qui emergono i primati più netti del sistema accademico italiano.

La Sapienza Università di Roma si conferma per il sesto anno consecutivo prima al mondo in Lettere classiche e Storia antica — l’unico ateneo italiano a detenere un primato globale assoluto in qualsiasi disciplina. Nel 2026 l’eccellenza si allarga: Sapienza entra nella top 10 mondiale con tre materie distinte, aggiungendo il 7° posto in Archeologia e il 7° in Storia dell’Arte.

  • Sapienza di Roma: 1ª al mondo in Lettere classiche e Storia antica, 7ª in Archeologia, 7ª in Storia dell’Arte;
  • Politecnico di Milano: 6° in Architettura e Ambiente Costruito, 7° in Design, 14° in Ingegneria Meccanica e Manifatturiera, 14° in Ingegneria Civile;
  • Università Bocconi: 9ª in Marketing, 10ª in Business e Management, 18ª in Economia ed Econometria;
  • Scuola Normale Superiore di Pisa: 10ª in Lettere classiche e Storia antica;
  • Luiss Guido Carli di Roma: 23ª in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali.

Nella top 10 mondiale per singola disciplina l’Italia conta complessivamente nove presenze: tre della Sapienza, due del Politecnico di Milano, due della Bocconi, una della Scuola Normale. Un risultato che colloca il Paese tra le nazioni con la più alta concentrazione di eccellenze assolute nell’Unione Europea.

I settori con la maggior presenza italiana

Sul fronte della presenza quantitativa, è la Medicina e Scienze della Vita il settore con il maggior numero di atenei italiani classificati: 38 istituzioni nel 2026, in crescita rispetto alle 33 del 2025. La prima italiana in quest’area è l’Università degli Studi di Milano, al 76° posto mondiale, seguita dall’Università di Padova (100ª) e dall’Università di Bologna (108ª). Un dato che conferma la tradizione italiana nella ricerca biomedica e farmaceutica.

Le discipline umanistiche raccolgono 21 atenei, capeggiati da Sapienza, Bologna e Politecnico di Milano. Nelle Scienze dell’Ingegneria figurano 17 università: dopo il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino (53° in Architettura) e la Sapienza (99ª in Ingegneria).

Sul fronte delle Scienze economiche e manageriali, 17 atenei italiani sono in classifica, con la Bocconi che guida il Paese. Segnale di cambiamento è la Data Science e Intelligenza Artificiale: gli atenei italiani classificati passano da 3 a 7 nel 2026, con il Politecnico di Milano al 32° posto mondiale.

Il quadro complessivo mostra dunque un’Italia che cresce — 60 atenei nel ranking by Subject contro 56 del 2025, miglioramento netto del 4% — ma che sconta ancora il sotto-finanziamento strutturale del sistema universitario pubblico, che penalizza la scalata nelle graduatorie generali rispetto a Germania, Francia, Stati Uniti e Regno Unito.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 08:24:16 +0000
Proprietà industriale
Disegni e modelli industriali, al via la delega per la riforma italiana
Pubblicata la legge di delegazione europea 2025: entro 12 mesi il decreto che adegua il Codice della proprietà industriale su nullità, ricorsi e registrazione.

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nuova legge di delegazione europea che apre il cantiere italiano sui disegni e modelli industriali. Il provvedimento affida al Governo il compito di riscrivere entro dodici mesi una parte del Codice della proprietà industriale, per allinearla alla nuova normativa UE. Per imprese, designer e consulenti è prevista la futura nullità amministrativa davanti all’UIBM, nuovi criteri di esclusione dalla registrazione e una revisione del sistema dei ricorsi destinata a incidere su tempi e strategia di tutela.

Legge di delegazione UE sui disegni e modelli industriali

Il testo fissa i principi e criteri direttivi che il decreto dovrà rispettare quando andrà ad aggiornare il quadro italiano.

La legge di delegazione europea 2025 inserisce ad esempio i disegni e modelli fra i dossier su cui il Governo dovrà intervenire con uno o più decreti legislativi. Il termine fissato dal Parlamento è di dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, quindi il riordino non è immediato ma ha già una traiettoria definita.

Codice della proprietà industriale da riscrivere

Il cuore della delega sta nell’adeguamento del Codice della proprietà industriale alla direttiva UE 2024/2823 e al regolamento UE 2024/2822. Il Governo dovrà coordinare le norme italiane con quelle europee, eliminando espressamente le disposizioni ormai superate e riallineando la disciplina nazionale della protezione dei disegni e modelli.

Il decreto dovrà individuare in modo più netto i casi in cui un disegno o modello debba essere escluso dalla registrazione oppure, se già registrato, debba essere dichiarato nullo. È qui che la delega smette di essere una semplice norma di recepimento e diventa un intervento destinato a incidere sulla tenuta dei titoli già depositati e sulle future strategie di tutela.

Nullità amministrativa anche per disegni e modelli

La novità più rilevante sul piano pratico è l’arrivo di una procedura amministrativa efficiente e rapida per la dichiarazione di nullità di un diritto su un disegno o modello registrato, da svolgere davanti all’Ufficio italiano brevetti e marchi. Oggi, per i disegni, questo tassello manca nel modo in cui invece il sistema già conosce procedure amministrative per altri titoli di proprietà industriale.

La legge entra anche nel dettaglio di alcuni snodi procedurali. La futura domanda di nullità dovrà essere soggetta al pagamento dei diritti di deposito e l’omissione di questo adempimento porterà all’irricevibilità dell’istanza. È un dettaglio tecnico, ma segnala la direzione della riforma: più tutela amministrativa, con regole più stringenti già all’ingresso del procedimento.

Registrazione e rappresentazione nella riforma

Il pacchetto europeo di riforma mira ad aggiornare la protezione dei disegni industriali a un mercato in cui il prodotto non è più soltanto materiale, statico e facilmente descrivibile con le vecchie categorie. La riforma europea amplia infatti la nozione di design e rende più adatte le regole di rappresentazione anche a elementi dinamici, digitali e animati.

Per l’Italia questo significa che il futuro decreto dovrà costruire un raccordo coerente fra il sistema nazionale e una riforma europea che spinge verso una tutela più moderna, più uniforme e meno legata a schemi pensati per un’industria molto diversa da quella attuale.

Ricorsi UIBM e nuova struttura del MIMIT

Il Governo dovrà anche modificare e integrare la disciplina delle procedure davanti alla Commissione dei ricorsi contro i provvedimenti dell’UIBM, con l’obiettivo dichiarato di migliorarne efficienza e rapidità complessive. Una tutela che parte bene ma si arena nella fase di impugnazione perde gran parte della sua utilità economica.

Per sostenere le nuove attività, la legge prevede l’adeguamento della struttura del MIMIT e il reclutamento di cinque funzionari a decorrere dal 2027. È inoltre prevista la possibilità di intervenire anche con provvedimenti regolamentari, compreso l’aggiornamento del regolamento attuativo del 2010.

Per le imprese la sfida è immediata

Chi ha portafogli di disegni e modelli registrati, chi sta preparando nuovi depositi o chi si muove in filiere dove il confine tra design, componente e prodotto digitale è più esposto al contenzioso farebbe bene a rivedere fin d’ora titoli, documentazione e priorità di tutela.

Su questo fronte la strategia si muove su due binari. Da un lato c’è il riordino normativo che arriverà con il decreto; dall’altro restano già disponibili strumenti per finanziare la protezione della proprietà industriale, come i voucher EUIPO per la proprietà intellettuale, che possono aiutare le PMI a presidiare marchi, brevetti e anche disegni e modelli mentre il nuovo assetto italiano prende forma.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 08:02:10 +0000
Impatriati
Impatriati, come si conteggiano gli anni di residenza estera pregressa
Il criterio di non residenza pregressa passa da 3 a 6/7 anni se si continua a lavorare per lo stesso datore di lavoro estero all’interno dello stesso anno fiscale oppure dopo il rimpatrio? E nel secondo caso, per rimpatrio si intende l’iscrizione all’anagrafe (e conseguente disiscrizione dall’AIRE) o il rientro fisico? Cosa succede, per esempio,[...] Il criterio di non residenza pregressa passa da 3 a 6/7 anni se si continua a lavorare per lo stesso datore di lavoro estero all’interno dello stesso anno fiscale oppure dopo il rimpatrio? E nel secondo caso, per rimpatrio si intende l’iscrizione all’anagrafe (e conseguente disiscrizione dall’AIRE) o il rientro fisico? Cosa succede, per esempio,[...]
Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 07:31:07 +0000
INPS
ISCRO e DIS-COLL, l’INPS salva le domande senza iscrizione formale in GS
Il Messaggio INPS 1129/2026 sblocca ISCRO e DIS-COLL nei casi in cui l’iscrizione alla Gestione Separata non sia stata formalizzata ma i contributi risultino regolari.

L’INPS cambia orientamento su ISCRO e DIS-COLL dopo le domande scartate per la mancata iscrizione formale alla Gestione Separata. Con il Messaggio n. 1129/2026 precisa che la prestazione può essere liquidata anche in assenza di questo adempimento, quando i contributi risultano correttamente versati. Restano fermi tutti gli altri requisiti richiesti per l’accesso agli ammortizzatori.

Iscrizione alla gestione separata necessaria

Il requisito dell’iscrizione resta previsto e l’INPS ribadisce che deve essere comunque effettuata tramite apposita domanda di iscrizione alla Gestione Separata INPS. Tuttavia, la mancata formalizzazione dell’iscrizione non preclude più la liquidazione della prestazione quando l’obbligo contributivo è stato rispettato. Restano invece necessari tutti gli altri requisiti previsti per i due ammortizzatori sociali.

ISCRO con requisiti confermati

L’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) resta disciplinata dai commi 142 e seguenti della legge 213/2023. Consiste in sei mensilità pari al 25% della media dei redditi da lavoro autonomo dei due anni precedenti. Possono accedervi i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata che rispettano queste condizioni:

  • partita IVA attiva da almeno tre anni per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione;
  • reddito da lavoro autonomo dell’anno precedente non superiore a 12mila euro e inferiore al 70% della media dei due anni precedenti;
  • regolarità contributiva e assenza di pensione diretta;
  • assenza di iscrizione ad altre forme previdenziali obbligatorie.

La novità del messaggio INPS non modifica questi criteri, ma incide sul modo in cui viene valutata la posizione formale del richiedente.

Chi può accedere alla DIS-COLL

La DIS-COLL è l’indennità di disoccupazione destinata ai collaboratori iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata, prevista dall’articolo 15 del d.lgs. 22/2015. Richiede almeno un mese di contribuzione nell’anno precedente la domanda e almeno un mese di lavoro nell’anno in cui si verifica la cessazione. L’importo è pari al 75% del reddito medio mensile e, oltre la soglia di 1.456,72 euro nel 2026, si aggiunge il 25% della differenza. L’indennità si riduce del 3% al mese a partire dal quarto mese.

Sussidi liquidati anche senza il requisito formale

Il Messaggio n. 1129 elimina il rigetto automatico delle domande: senza iscrizione formale alla Gestione Separata la prestazione può essere comunque riconosciuta, se i contributi sono stati versati. L’iscrizione resta però obbligatoria e va comunque regolarizzata per non perdere il sussidio.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 07:29:01 +0000
Garanzie finanziamenti
Riforma dei Confidi per rafforzare credito e garanzie, le novità in arrivo
Dal 7 aprile 2026, la Legge annuale PMI apre il riordino dei Confidi per il credito alle PMI: base sociale più ampia, nuovi criteri e meno costi di istruttoria.

La prima Legge annuale PMI 2026 non si limita a reti d’impresa, staffetta generazionale e false recensioni. Dentro il testo in vigore dal 7 aprile c’è anche il capitolo dedicato alla riforma dei Confidi, con una delega che interessa le piccole e medie imprese: l’accesso al credito assistito da garanzia. Il riordino non produce effetti immediati sui contratti di finanziamento alle PMI, tuttavia apre a un percorso destinato a incidere su struttura, funzioni e costi del sistema.

Riforma Confidi, la Legge sulle PMI apre il cantiere

L’articolo 7 della Legge annuale PMI affida al Governo il compito di razionalizzare, riordinare e semplificare la disciplina dei Confidi entro dodici mesi dalla sua entrata in vigore. Dal 7 aprile parte il conto alla rovescia della delega al Governo, che dovrà tradurre i criteri fissati dalla legge in uno o più decreti legislativi. Per le PMI, il risultato si misurerà lì: nella capacità del riordino di rendere la garanzia collettiva più solida, meno costosa e più utile nel rapporto con il credito.

Gli obiettivi della delega al Governo

Il riferimento resta la normativa di base contenuta nell’articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003, ma il legislatore sceglie di intervenire con una delega ampia, costruita per rafforzare la funzione dei consorzi di garanzia collettiva in un mercato del credito molto diverso da quello in cui quella disciplina era nata.

I Confidi tornano dunque al centro del sistema come leva per il sostegno al credito delle PMI, in una fase in cui le imprese si misurano con banche più selettive, requisiti di valutazione più articolati e un quadro in cui il Fondo di Garanzia PMI continua a pesare ma non esaurisce il tema dell’accesso alla finanza bancaria.

Come ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso:

con la delega per la riforma dell’artigianato, quella sulle centrali consortili, Confidi e in materia di startup e PMI innovative avviamo un riordino atteso da anni, sosteniamo il settore della moda e i marchi storici, incentiviamo il ricambio generazionale, rafforziamo le reti d’impresa e miglioriamo l’accesso al credito.

Compagine sociale e Albo intermediari

Una delle novità più rilevanti riguarda la compagine sociale. La delega chiede infatti di ampliare la platea dei soggetti che possono entrare nei Confidi, superando l’assetto costruito in via prevalente attorno a PMI e liberi professionisti. L’obiettivo è quello di allargare la base e rendere più solido il sistema senza snaturarne la funzione mutualistica.

La legge interviene anche sui requisiti di iscrizione all’Albo degli intermediari finanziari ex articolo 106 del TUB. È un punto tecnico ma decisivo, perché tocca la linea di confine tra i Confidi minori e quelli vigilati, con effetti che possono riflettersi sulla capacità di stare sul mercato, di aggregarsi e di offrire servizi con maggiore continuità.

Garanzie, consulenza e costi di istruttoria

La delega non si ferma alla garanzia in senso stretto. Tra i criteri direttivi compare il rafforzamento dell’attività dei Confidi a sostegno delle PMI nel campo delle garanzie e dei servizi finanziari, con un’estensione delle attività esercitabili dai Confidi iscritti all’Albo 106, in particolare sul terreno della consulenza e dell’assistenza alle imprese socie o consorziate.

Qui si vede bene la direzione del legislatore. I Confidi non vengono più letti soltanto come soggetti che accompagnano la pratica bancaria con una garanzia, ma come presidi che possono affiancare l’impresa anche nella preparazione del rapporto con il credito, in un contesto in cui la valutazione bancaria incorpora sempre più spesso elementi organizzativi, patrimoniali e profili ESG.

Nello stesso articolo compare anche un altro criterio destinato a pesare nella pratica: la riduzione dei costi di istruttoria richiesti per la valutazione del merito creditizio delle imprese. Non è ancora scritto il meccanismo con cui questo risultato verrà perseguito, ma il segnale è netto e riguarda uno dei punti in cui il rapporto tra impresa e garanzia si è fatto più oneroso negli ultimi anni.

Aggregazioni e tempi del riordino

La legge spinge infine verso i processi di aggregazione tra Confidi, con agevolazioni e semplificazioni normative pensate per favorire strutture più robuste. Il tema non è solo dimensionale. Un sistema più aggregato può reggere meglio la vigilanza, ridurre duplicazioni e presentarsi al mercato con un profilo più leggibile per banche e imprese.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 06:56:06 +0000
Transizione 4.0 e 5.0
Da Investimenti Transizione 4.0 a Superammortamento 2026?
In data 28/10/25 abbiamo provveduto ad inoltrare sulla piattaforma dedicata la comunicazione preventiva relativa agli investimenti transizione 4.0. A dicembre 2025 abbiamo completato gli investimenti ma da allora la piattaforma non consente di inoltrare la comunicazione di completamento. Pensiamo che possa esserci mancanza di fondi disponibili, nel qual caso pensate che potrebbero essercene di nuovi?[...] In data 28/10/25 abbiamo provveduto ad inoltrare sulla piattaforma dedicata la comunicazione preventiva relativa agli investimenti transizione 4.0. A dicembre 2025 abbiamo completato gli investimenti ma da allora la piattaforma non consente di inoltrare la comunicazione di completamento. Pensiamo che possa esserci mancanza di fondi disponibili, nel qual caso pensate che potrebbero essercene di nuovi?[...]
Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 06:35:22 +0000
Welfare e benefit aziendali
Esenzione fiscale delle borse di studio per figli di dipendenti
Le borse di studio erogate ai dipendenti per i figli delle scuole superiori, basate su graduatoria di merito (voto minimo 7/10) e ISEE, sono esenti da tassazione in busta paga? Se l’interpello dell’Agenzia delle entrate n. 231/2024 è stato interpretato in senso restrittivo (esenti solo a partire da votazione di 8/10), è possibile correggere la[...] Le borse di studio erogate ai dipendenti per i figli delle scuole superiori, basate su graduatoria di merito (voto minimo 7/10) e ISEE, sono esenti da tassazione in busta paga? Se l’interpello dell’Agenzia delle entrate n. 231/2024 è stato interpretato in senso restrittivo (esenti solo a partire da votazione di 8/10), è possibile correggere la[...]
Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 06:26:27 +0000
Servizi online
Fascicolo Sanitario Elettronico in vigore in tutta Italia: le nuove regole
Fascicolo sanitario elettronico esteso a tutta Italia: Regioni e strutture sanitarie sono tenute a caricare i documenti entro 5 giorni da esami o visite.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è stato esteso a tutto il territorio nazionale. Dal 31 marzo 2026 è scattato l’obbligo per Regioni e strutture sanitarie di aggiornare in modo sistematico il sistema, rendendo disponibili i dati clinici dei pazienti in formato digitale e accessibili in tempo reale, nel rispetto del consenso dell’assistito.

Accesso FSE con SPID o CIE previo consenso

Si tratta di un sistema unico che consente ai cittadini di consultare la propria storia sanitaria e ai professionisti di accedere alle informazioni necessarie per la cura, evitando duplicazioni e frammentazioni tra territori. Il Fascicolo è consultabile da tutti i cittadini attraverso SPID o CIE. I dati possono essere visualizzati anche dai professionisti sanitari, ma solo previo consenso dell’assistito, salvo i casi di emergenza sanitaria in cui è prevista la consultazione in deroga per garantire interventi tempestivi.

Quali dati devono essere caricati nel Fascicolo

Dal 31 marzo 2026, tutte le strutture sanitarie pubbliche e private sono tenute a inserire nel sistema i documenti previsti dalla normativa. Tra i principali contenuti rientrano:

  • referti di esami diagnostici e visite specialistiche;
  • cartelle cliniche e verbali di pronto soccorso;
  • prescrizioni farmaceutiche e specialistiche;
  • farmaci erogati;
  • esenzioni e documentazione amministrativa sanitaria;
  • lettere di invito per screening e programmi di prevenzione.

Le strutture sanitarie devono garantire il caricamento e l’aggiornamento delle informazioni entro un massimo di 5 giorni dall’erogazione della prestazione. Questo vincolo temporale è uno degli elementi centrali della nuova fase, perché punta a rendere il Fascicolo uno strumento realmente aggiornato e utilizzabile nella pratica clinica.

Profilo sanitario sintetico del paziente

Con l’entrata a regime viene attivato anche il profilo sanitario sintetico, noto come “Patient Summaryâ€. Si tratta di una sintesi delle informazioni essenziali sulla salute del paziente, che funziona come una carta d’identità sanitaria digitale. Il documento contiene dati clinici rilevanti, utili soprattutto in situazioni di emergenza, quando è necessario disporre rapidamente di informazioni affidabili per orientare diagnosi e cure.

Una rivoluzione per la sanità digitale

L’estensione del Fascicolo sanitario elettronico segna un passaggio strutturale nel percorso di digitalizzazione del sistema sanitario. La disponibilità centralizzata dei dati, se accompagnata da un utilizzo diffuso da parte di cittadini e operatori, può ridurre tempi di accesso alle cure, migliorare la continuità assistenziale e rafforzare l’integrazione tra i diversi livelli del servizio sanitario.


Data articolo: Thu, 02 Apr 2026 05:49:14 +0000

Le notizie di economia, fisco, finanza e commercio

Notizie inerenti il commercio e le piccole imprese