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La legge di Bilancio 2024 ha tagliato le aliquote di rendimento sulle pensioni dei dipendenti pubblici iscritti a CPDEL, CPS, CPI e CPUG — enti locali, sanitari, insegnanti di asilo e scuole primarie, ufficiali giudiziari — e ha allungato le finestre mobili per le pensioni anticipate. Chi vuole evitare il taglio deve aspettare la pensione di vecchiaia, perché le nuove aliquote penalizzanti non si applicano all’uscita a 67 anni.
A quantificare gli effetti è la CGIL con una nuova analisi dell’Osservatorio Previdenza. I lavoratori nati fra il 1968 e il 1972, con carriere iniziate fra i 19 e i 21 anni, devono mettere in conto da 3 anni e 10 mesi a 5 anni e 8 mesi di lavoro aggiuntivo per non subire decurtazioni. Chi invece esce con la pensione anticipata ci rimette fino a 14.415 euro all’anno di assegno.
Il ragionamento parte dalla riduzione delle aliquote di rendimento per il calcolo della pensione anticipata degli iscritti alle quattro gestioni, contenuta nella legge di Bilancio 2024 (commi 157 e seguenti della legge 213/2023). Il taglio riguarda esclusivamente chi aveva un massimo di 15 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 1995. La stessa norma ha allungato le finestre mobili, con una progressione che raggiunge i cinque mesi nel 2026 e arriverà a 9 mesi nel 2028. La legge di Bilancio 2026 ha invece lasciato invariato il meccanismo degli adeguamenti alle speranze di vita, scaglionando su due annualità i tre mesi che altrimenti sarebbero scattati dal 2027.
Un lavoratore nato nel 1968 e che ha iniziato a lavorare nel 1987 a 19 anni, perfeziona il requisito per la pensione anticipata nel 2030, con 43 anni e 4 mesi di contributi. L’ipotesi incorpora sei mesi in più rispetto agli attuali 42 anni e dieci mesi, legati agli adeguamenti alle attese di vita previsti nei prossimi quattro anni. La finestra mobile nel 2030 sarà a nove mesi: per non avere mensilità scoperte, il dipendente pubblico dovrà restare al lavoro fino al 2031, con 44 anni e un mese di attività .
A questo punto ci sono due scelte: ritirarsi con una pensione ridotta rispetto ai colleghi usciti prima del taglio oppure continuare a lavorare fino a recuperare la penalizzazione. Per raggiungere questo secondo obiettivo, si deve attendere la pensione di vecchiaia: in base alle proiezioni sulle attese di vita, la raggiungerà nel 2036, con 49 anni e due mesi di attività lavorativa e 67 anni e 10 mesi di età . Sono 5 anni e 8 mesi di lavoro in più.
I calcoli sulla penalizzazione dipendono dall’entità dello stipendio e dall’anzianità contributiva al 1995. Per chi aveva già 15 anni di versamenti la decurtazione è relativamente bassa, mentre per chi aveva appena iniziato a lavorare lo svantaggio è più consistente. Su uno stipendio da 30mila euro il taglio varia da 900 a oltre 6mila euro; per uno stipendio di 50mila euro oscilla da 1.545 a oltre 10mila euro; una busta paga da 70mila euro perde circa 14mila euro all’anno di pensione. In tabella i dati per i tre livelli retributivi scaglionati per anzianità contributiva:
| Inizio contribuzione / Fascia stipendio | Taglio annuo stimato |
|---|---|
| Inizio contribuzione: 1983 | |
| Stipendio 30.000 € | 927 € |
| Stipendio 50.000 € | 1.545 € |
| Stipendio 70.000 € | 2.163 € |
| Inizio contribuzione: 1987 | |
| Stipendio 30.000 € | 2.645 € |
| Stipendio 50.000 € | 4.409 € |
| Stipendio 70.000 € | 6.173 € |
| Inizio contribuzione: 1990 | |
| Stipendio 30.000 € | 4.077 € |
| Stipendio 50.000 € | 6.796 € |
| Stipendio 70.000 € | 9.515 € |
| Inizio contribuzione: 1992 | |
| Stipendio 30.000 € | 5.100 € |
| Stipendio 50.000 € | 8.501 € |
| Stipendio 70.000 € | 11.901 € |
| Inizio contribuzione: 1994 | |
| Stipendio 30.000 € | 6.177 € |
| Stipendio 50.000 € | 10.296 € |
| Stipendio 70.000 € | 14.415 € |
Ipotizzando 19 anni di pensionamento, chi si ritira con uno stipendio da 30mila euro perde fra 17mila e 117mila euro complessivi. Sullo stipendio da 70mila euro il taglio supera i 273mila euro. Le cifre precise:
| Inizio contribuzione / Fascia stipendio | Taglio annuo — Perdita stimata |
|---|---|
| Inizio contribuzione: 1983 | |
| Stipendio 30.000 € | 927 € — 17.613 € |
| Stipendio 50.000 € | 1.545 € — 29.355 € |
| Stipendio 70.000 € | 2.163 € — 41.097 € |
| Inizio contribuzione: 1987 | |
| Stipendio 30.000 € | 2.645 € — 50.255 € |
| Stipendio 50.000 € | 4.409 € — 83.771 € |
| Stipendio 70.000 € | 6.173 € — 117.287 € |
| Inizio contribuzione: 1990 | |
| Stipendio 30.000 € | 4.077 € — 77.463 € |
| Stipendio 50.000 € | 6.796 € — 129.124 € |
| Stipendio 70.000 € | 9.515 € — 180.785 € |
| Inizio contribuzione: 1992 | |
| Stipendio 30.000 € | 5.100 € — 96.900 € |
| Stipendio 50.000 € | 8.501 € — 161.519 € |
| Stipendio 70.000 € | 11.901 € — 226.119 € |
| Inizio contribuzione: 1994 | |
| Stipendio 30.000 € | 6.177 € — 117.363 € |
| Stipendio 50.000 € | 10.296 € — 195.624 € |
| Stipendio 70.000 € | 14.415 € — 273.885 € |
Per quanto riguarda l’allungamento delle finestre mobili introdotto dalla legge di Bilancio 2024, l’esatta progressione è la seguente:
| Anno | Finestra mobile (allungamento) |
|---|---|
| 2024 | 3 mesi → 3 mesi (nessuna modifica) |
| 2025 | 3 mesi → 4 mesi (+1 mese) |
| 2026 | 3 mesi → 5 mesi (+2 mesi) |
| 2027 | 3 mesi → 7 mesi (+4 mesi) |
| 2028 | 3 mesi → 9 mesi (+6 mesi) |
I dati ufficiali sulle aspettative di vita vengono comunicati annualmente, quindi i calcoli proposti dal sindacato si basano su proiezioni statistiche. L’unica certezza è un aumento di un mese nel 2027, stabilito dalla legge di Bilancio 2026, a cui nel 2028 si aggiungerà il periodo mancante in base ai dati ufficiali — prevedibilmente altri due mesi. Gli scatti sono biennali: quello del 2029, in base alle stime della Ragioneria Generale dello Stato, sarà di altri tre mesi; altri due si aggiungeranno nel 2031. Nel 2031 per andare in pensione serviranno 8 mesi in più rispetto agli attuali requisiti: 67 anni e 8 mesi per la vecchiaia e 43 anni e sei mesi per l’anticipata.
In conclusione, il prolungamento della vita lavorativa nei tre profili analizzati dalla CGIL:
| Profilo e requisiti | Date e contribuzione |
|---|---|
| Caso 1 — Nato nel 1968, inizia a lavorare a 19 anni nel 1987 | |
| Pensione anticipata | Nel 2030 con 43 anni e 4 mesi di contributi |
| Pensione di vecchiaia | Nel 2036, a 67 anni e 10 mesi, con 49 anni e 2 mesi di contributi |
| Lavoro in più per evitare il taglio | 5 anni e 8 mesi |
| Caso 2 — Nato nel 1970, inizia a lavorare a 20 anni nel 1990 | |
| Pensione anticipata | Nel 2034 con 43 anni e 7 mesi di contributi |
| Pensione di vecchiaia | Nel 2038, a 68 anni, con 48 anni e 4 mesi di contributi |
| Lavoro in più per evitare il taglio | 4 anni e 9 mesi |
| Caso 3 — Nato nel 1972, inizia a lavorare a 21 anni nel 1993 | |
| Pensione anticipata | Nel 2037 con 43 anni e 10 mesi di contributi |
| Pensione di vecchiaia | Nel 2040, a 68 anni e 2 mesi, con 47 anni e 8 mesi di contributi |
| Lavoro in più per evitare il taglio | 3 anni e 10 mesi |
Con l’arrivo dell’estate si avvicina anche il pagamento della quattordicesima nel cedolino pensione e in busta paga: per pensionati e dipendenti, le mensilità di giugno e luglio risulteranno più ricche ma non per tutti. I pensionati devono rispettare la soglia di reddito stabilita annualmente (basata sul trattamento minimo INPS, per il 2026 pari a 611,85 euro mensili). I dipendenti la ricevono solo se il CCNL applicato la prevede, e con importi variabili in base alla retribuzione lorda.
Per la quattordicesima dei pensionati, il riferimento legislativo è l’articolo 5, commi da 1 a 4, del decreto legge 81/2007 (convertito dalla legge n° 127/2007), che disciplina la somma aggiuntiva annuale in favore dei pensionati a basso reddito. La Legge di Stabilità 2017 (legge 232/2016) ha poi esteso la platea: oltre ai pensionati fino a 1,5 volte il trattamento minimo, prendono la quattordicesima anche quelli fra 1,5 e 2 volte il minimo, in misura ridotta. Chi ritiene di averne diritto e non la riceve può presentare domanda di ricostituzione reddituale sul portale INPS o tramite patronato.
Hanno diritto alla quattordicesima INPS, INPDAP ed ENPALS i pensionati ex dipendenti e gli autonomi appartenenti a una delle gestioni dell’AGO o sostitutive, esclusive ed esonerative (pensione di anzianità , vecchiaia, invalidità , anticipata, reversibilità ). I due requisiti obbligatori sono: almeno 64 anni di età e un reddito annuo lordo non superiore a 2 volte il trattamento minimo INPS 2026. Per ricevere l’importo integrale, il reddito non deve superare 1,5 volte il minimo. Non si conteggiano ai fini della soglia massima di reddito le somme derivanti da:
La quattordicesima non spetta ai titolari di APe Sociale, indennizzo commercianti (IndCom) e trattamenti per lavoratori extracomunitari rimpatriati.
Se il requisito anagrafico dei 64 anni è maturato entro il 31 luglio 2026, la somma aggiuntiva arriva con il cedolino del 1° luglio 2026. Se invece il requisito viene maturato tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, la quattordicesima viene versata in misura ridotta — solo per le mensilità spettanti — nel mese di dicembre 2026.
La somma aggiuntiva dipende dal reddito e dagli anni di contribuzione, con differenze tra pensioni da lavoro dipendente e autonomo. Per le pensioni in totalizzazione e cumulo viene considerata la sola contribuzione degli enti pubblici, con esclusione di quella maturata presso enti privatizzati. Per la pensione ai superstiti, l’anzianità contributiva è rapportata all’aliquota di reversibilità .
Il trattamento minimo INPS 2026, aggiornato con la rivalutazione del +1,4%, è di 611,85 euro mensili. Le soglie di reddito per il 2026 sono: 11.931,08 euro annui (fascia 1, fino a 1,5 volte il minimo) e 15.908,10 euro annui (fascia 2, da 1,5 a 2 volte il minimo). Gli importi della somma aggiuntiva (soglie calcolate sul trattamento minimo INPS 2026 di 611,85 euro, con valori soggetti a conferma INPS) sono i seguenti:
| Anni di contribuzione | Reddito fino a €11.931,08 | Reddito da €11.931,08 a €15.908,10 |
|---|---|---|
| Dipendenti fino a 15 anni / Autonomi fino a 18 anni | 437 euro | 336 euro |
| Dipendenti da 15 a 25 anni / Autonomi da 18 a 28 anni | 546 euro | 420 euro |
| Dipendenti oltre 25 anni / Autonomi oltre 28 anni | 655 euro | 504 euro |
Per i lavoratori dipendenti, la quattordicesima è legata al contratto collettivo applicato: non tutti i CCNL la prevedono. Sono esclusi i dipendenti pubblici (salvo rare eccezioni), gli stagisti, i tirocinanti, i collaboratori coordinati e continuativi, i lavoratori domestici e i dipendenti con CCNL Comunicazioni o CCNL Metalmeccanici. Per il quadro completo sugli importi e le modalità di erogazione della quattordicesima in busta paga, si rimanda all’approfondimento dedicato.
Fra i principali CCNL che prevedono la quattordicesima a luglio ci sono: commercio e terziario, turismo, autotrasportatori e logistica, alimentare, multi-servizi, vigilanza privata e servizi fiduciari, pubblici esercizi. Alcuni contratti la erogano a giugno (studi professionali, logistica) o entro il 15 luglio (pulizie e multiservizi). Le date esatte dipendono sempre dal singolo contratto collettivo di riferimento.
Per il calcolo della quattordicesima, la formula restituisce un importo pari a un dodicesimo della retribuzione lorda mensile: non si conteggiano straordinari, premi e tutti gli elementi non facenti parte della retribuzione fissa. Non si applicano le detrazioni da lavoro dipendente e gli eventuali assegni ai nuclei familiari, per cui la quattordicesima risulta in genere inferiore allo stipendio mensile ordinario. In caso di rapporto di lavoro iniziato in corso d’anno o di contratto part-time, l’importo è riparametrato ai periodi effettivamente lavorati. La quattordicesima concorre alla formazione dell’imponibile previdenziale e fiscale e del trattamento di fine rapporto.
La quattordicesima viene versata automaticamente a tutti gli aventi diritto, senza necessità di presentare domanda. Ai pensionati arriva con il cedolino del 1° luglio 2026. Ai lavoratori dipendenti può essere accreditata con la busta paga di giugno oppure separatamente, con una busta paga specifica versata nel corso di luglio, in genere entro la metà del mese, secondo quanto prevede il CCNL applicato.
Dal 8 aprile 2026 Cassa Depositi e Prestiti e Poste Italiane hanno in emissione il Buono fruttifero postale 3×4 con premio (serie TF012A260408): un titolo a dodici anni con tassi crescenti per triennio e un premio fedeltà del 6% riconosciuto esclusivamente a chi mantiene l’investimento fino alla scadenza. Il rendimento effettivo annuo lordo a scadenza con premio è del 2,87%. Dal 6 maggio 2026 è disponibile anche il Buono Rinnova 3×4 con premio, variante riservata a chi ha già rimborsato buoni o depositi postali, con rendimento effettivo annuo lordo a scadenza che sale al 2,99%.
Il Buono 3×4 con premio ha una durata di dodici anni suddivisi in quattro trienni: i tassi di rendimento crescono progressivamente al compimento di ciascun triennio e il premio finale si aggiunge solo alla scadenza del dodicesimo anno. Il titolo è emesso da CDP S.p.A. con garanzia di Stato italiano, non ha costi di sottoscrizione, gestione o rimborso ed è sottoscrivibile da un minimo di 50 euro e multipli, fino a un massimo di un milione di euro per risparmiatore nella stessa giornata lavorativa. Può essere intestato esclusivamente a persone fisiche maggiorenni, con possibilità di cointestazione fino a quattro soggetti. È disponibile sia in forma cartacea che dematerializzata.
Gli interessi sono riconosciuti esclusivamente al compimento di ciascun triennio. Chi rimborsa il Buono tra un triennio e l’altro recupera il capitale investito ma non matura gli interessi dell’ultimo periodo incompleto. Prima del terzo anniversario dalla sottoscrizione viene restituito solo il valore nominale, senza alcun interesse. I tassi di rendimento annuo lordo per chi rimborsa al termine di ciascun triennio sono i seguenti:
Il premio del 6% si applica esclusivamente alla scadenza del dodicesimo anno ed è calcolato sul valore nominale investito inizialmente e non rimborsato anticipatamente. Non si tratta di un rendimento annuale aggiuntivo: è un bonus una tantum che, distribuito sull’intero arco temporale, porta il rendimento effettivo annuo lordo dal 2,50% al 2,87%. Chi rimborsa il Buono prima del dodicesimo anno perde integralmente il premio, indipendentemente da quanti anni ha mantenuto l’investimento. Chi rimborsa parzialmente in anticipo vede il premio calcolato solo sulla quota di capitale mantenuta fino a scadenza. I Buoni in forma dematerializzata vengono rimborsati automaticamente alla scadenza senza rischio di prescrizione; quelli cartacei prescrivono dieci anni dopo la scadenza, termine oltre il quale non è più possibile recuperare né il capitale né gli interessi.
I Buoni fruttiferi postali godono di una tassazione agevolata al 12,50% sugli interessi, contro l’aliquota ordinaria del 26% applicata alla maggior parte degli strumenti finanziari. Sono inoltre esenti dall’imposta di successione. Per i patrimoni fino a 5.000 euro è prevista l’esenzione dall’imposta di bollo. Sul fronte ISEE, i BFP rientrano tra gli strumenti finanziari la cui esclusione dall’esclusione dal calcolo ISEE è confermata per il 2026: titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio postali non concorrono alla formazione del patrimonio mobiliare ISEE fino a un massimo complessivo di 50.000 euro per nucleo familiare.
La sottoscrizione è possibile attraverso tre canali. I titolari di Libretto Smart o di un conto BancoPosta con servizi dispositivi online attivi possono acquistare il Buono direttamente su poste.it o tramite l’App Poste Italiane; in questo caso il titolo è sempre in forma dematerializzata. In alternativa, la sottoscrizione avviene presso gli uffici postali, presentando documento d’identità in corso di validità e codice fiscale, sia in forma cartacea che dematerializzata. Il rimborso anticipato totale o parziale è sempre possibile, senza costi aggiuntivi, ma con le penalizzazioni sui rendimenti descritte. Il rimborso può avvenire in contanti negli uffici postali (nei limiti della disponibilità di cassa), tramite vaglia circolare o con accredito su Libretto o conto BancoPosta.
Dal 6 maggio 2026 è in emissione il Buono Rinnova 3×4 con premio (serie TF312A260506), variante della stessa tipologia con un rendimento effettivo annuo lordo a scadenza del 2,99% con premio — superiore al 2,87% del Buono 3×4 standard. L’accesso è riservato a chi ha rimborsato, a partire dal 1° gennaio 2026, uno o più Buoni fruttiferi postali di serie precedenti, Depositi Supersmart o Buoni Ordinari trentennali. Chi è in procinto di riscattare un BFP in scadenza può quindi valutare la conversione nella variante Rinnova per accedere al rendimento più elevato.
Per i dettagli sulle condizioni e i requisiti di accesso, il Foglio Informativo aggiornato è disponibile sul sito buonielibretti.poste.it e presso tutti gli uffici postali.
Il calendario delle supplenze scuola 2026-2027 è definito: il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato la circolare con le istruzioni per docenti, personale educativo e ATA, fissando dal 16 al 29 luglio la finestra per la domanda online su POLIS. Nella stessa istanza si concentrano la scelta delle 150 preferenze, le supplenze annuali, gli incarichi fino al termine delle attività didattiche, la procedura straordinaria su sostegno da GPS prima fascia e la conferma per continuità didattica.
Le funzioni per la presentazione dell’istanza Informatizzazione nomine supplenze saranno disponibili su Istanze On Line POLIS dalle ore 14:00 del 16 luglio. La domanda riguarda il personale docente ed educativo inserito nelle graduatorie utili per l’attribuzione degli incarichi.
Le Graduatorie provinciali per le supplenze sono utilizzate dopo le GaE (Graduatorie a Esaurimento biennali) per attribuire gli incarichi annuali e quelli fino al termine delle attività didattiche. La scelta delle sedi nella domanda estiva determina le disponibilità per cui l’aspirante concorre.
Con un’unica domanda, gli aspiranti possono partecipare a più procedure collegate alle supplenze docenti 2026-2027. La circolare ministeriale concentra nella stessa finestra il reclutamento straordinario su sostegno, la scelta delle preferenze per le supplenze e la continuità didattica.L’istanza consente di indicare:
Per il personale docente ed educativo, le supplenze annuali riguardano cattedre e posti vacanti e disponibili entro il 31 dicembre 2026, destinati a restare liberi per tutto l’anno scolastico, con contratto fino al 31 agosto 2027.
Gli incarichi fino al 30 giugno 2027 coprono invece posti non vacanti ma disponibili di fatto, oppure ore di insegnamento che non formano cattedre o posti orario completi.
Per le esigenze diverse da questi casi si ricorre alle supplenze temporanee, con durata legata alla permanenza dell’esigenza di servizio.
Il conferimento degli incarichi annuali e fino al termine delle attività didattiche segue una sequenza precisa. Il sistema informativo utilizza prima le GaE; in caso di esaurimento o incapienza, si passa alle GPS. Quando anche le GPS risultano incapienti, i dirigenti scolastici utilizzano le graduatorie di istituto.
Le supplenze temporanee vengono invece attribuite direttamente tramite graduatorie di istituto. Al termine di ogni turno di nomina, gli Uffici comunicano alle scuole le classi di concorso e le tipologie di posto esaurite a livello provinciale, così da consentire lo scorrimento delle graduatorie interne.
Per il sostegno, la procedura straordinaria finalizzata al ruolo viene confermata anche per il 2026-2027 sui posti vacanti e disponibili che restano dopo le immissioni in ruolo. Possono partecipare i docenti inseriti a pieno titolo nella prima fascia GPS sostegno.
Gli aspiranti inclusi con riserva nella prima fascia GPS sostegno restano fuori dalla procedura finalizzata al ruolo, perché il Ministero richiede il possesso pieno del titolo di specializzazione. La domanda va presentata nella provincia in cui il docente è inserito nella prima fascia GPS per il posto di sostegno.
Chi riceve l’assegnazione di una sede nella procedura su sostegno deve accettare attraverso la funzione informatica dedicata entro cinque giorni. Se l’assegnazione arriva dal 28 agosto in poi, il termine si allinea comunque al 1° settembre.
L’assegnazione produce effetti vincolanti. La sede indicata nella domanda comporta obbligo di accettazione; la mancata accettazione determina la decadenza dall’incarico. L’accettazione preclude inoltre la partecipazione ad altre procedure di supplenza per l’anno scolastico di riferimento, compresi gli interpelli.
Dopo la fase provinciale, gli Uffici pubblicano entro le ore 10 del 14 agosto 2026 le sedi rimaste vacanti per la fase interprovinciale. La domanda per la mini call veloce sarà disponibile dalle ore 14 del 14 agosto alle ore 12 del 18 agosto.
Possono partecipare i docenti inseriti a pieno titolo nella prima fascia GPS sostegno che hanno preso parte alla fase provinciale e non hanno ricevuto proposta per la specifica tipologia di posto. Nell’istanza vanno indicate la provincia o le province di una stessa regione e le tipologie di posto di sostegno per cui si possiede il titolo.
La circolare disciplina anche la continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno. La procedura interviene dopo le operazioni di assunzione, utilizzazione, assegnazione provvisoria e incarichi finalizzati al ruolo.
Gli aspiranti per i quali la scuola ha concluso positivamente l’istruttoria esprimono nell’istanza POLIS la volontà definitiva, irrevocabile e vincolante di partecipare alla conferma. La conferma resta quindi agganciata alla procedura ministeriale e alle condizioni già verificate dalla scuola.
I docenti inseriti in prima fascia GPS con riserva, in attesa del riconoscimento del titolo estero di abilitazione o specializzazione, possono partecipare alle ordinarie procedure di supplenza. Il contratto a tempo determinato contiene però una clausola risolutiva espressa.
Se il titolo viene riconosciuto durante il contratto, il rapporto prosegue fino alla scadenza prevista. Se arriva un diniego, il contratto viene risolto. La scuola che stipula il primo contratto deve avviare entro tre giorni lavorativi i controlli sulle dichiarazioni rese dall’aspirante.
La circolare chiarisce il tema del completamento orario. Il docente che riceve una supplenza a orario non intero conserva titolo a completare l’orario obbligatorio nella stessa provincia, in base alla posizione utile nelle graduatorie.
Per gli spezzoni assegnati fino al termine delle attività didattiche, il completamento avviene senza frazionare le disponibilità . Per le supplenze brevi e saltuarie, il completamento può avvenire anche mediante frazionamento orario, purché siano rispettate compatibilità oraria e unicità dell’insegnamento nella classe o sul sostegno.
Gli interpelli possono essere pubblicati dalle scuole solo dopo la verifica dell’assenza di candidati convocabili, l’esaurimento della graduatoria di istituto e la consultazione delle graduatorie delle altre scuole della provincia secondo l’ordine di viciniorità .
L’avviso deve indicare data di inizio, durata, orario settimanale, sede di servizio, titoli richiesti, modalità di candidatura, tempi di risposta e presa di servizio. Per le supplenze fino a dieci giorni nella scuola primaria e dell’infanzia, la scuola può attivare interpelli preventivi anche senza indicare subito data, durata, orario e sede.
La presa di servizio deve avvenire entro 24 ore dall’accettazione. Restano fuori dagli interpelli gli aspiranti già titolari di contratto a tempo determinato, già individuati come destinatari di supplenza in attesa di presa di servizio, destinatari di incarichi finalizzati al ruolo e docenti confermati su posto di sostegno.
Un capitolo delicato riguarda gli aspiranti già inseriti nelle GPS nel biennio precedente. Chi era presente nelle graduatorie 2024-2026 e non ha presentato domanda di aggiornamento, trasferimento o permanenza per il biennio 2026-2028, e allo stesso tempo non presenta l’istanza per le supplenze 2026-2027, viene escluso dalle GPS e dalle graduatorie di istituto correlate per tutto il periodo di validità .
La domanda estiva assume quindi un peso amministrativo rilevante anche per chi punta solo alle supplenze. Le sedi non indicate sono considerate rinunciate per quella procedura; le disponibilità liberate da rinunce non comportano il rifacimento delle operazioni già concluse.
La circolare contiene anche istruzioni per le supplenze ATA 2026-2027. Per i posti che non vengono coperti con incarichi a tempo indeterminato si usano le graduatorie permanenti provinciali e, in caso di esaurimento, gli elenchi e le graduatorie provinciali previste dalla normativa di settore.
La novità più rilevante riguarda la possibilità di accettare un’altra proposta annuale o fino al termine delle attività didattiche per un profilo professionale diverso, purché la proposta arrivi prima dell’inizio delle lezioni. Per gli spezzoni, il completamento resta garantito solo tra posti dello stesso profilo.
Per il personale ATA temporaneamente assente restano i limiti già previsti sulle supplenze brevi. I dirigenti scolastici possono conferire incarichi temporanei nel rispetto del D.M. 430/2000 e dei vincoli introdotti dalla legge 190/2014.
Le supplenze brevi restano escluse per gli assistenti amministrativi, salvo scuole con organico di diritto inferiore a tre posti, e per gli assistenti tecnici. Per amministrativi e tecnici assenti, l’incarico diventa possibile dal trentesimo giorno di assenza. Per i collaboratori scolastici il divieto riguarda i primi sette giorni.
La priorità nella scelta della sede per chi beneficia della Legge 104 si applica solo tra aspiranti coinvolti nella stessa nomina su posti della medesima durata giuridica e della stessa consistenza economica.
La priorità consente di scegliere prima la sede all’interno del gruppo di aspiranti comparabili, senza attribuire posti di maggiore durata o valore economico rispetto a quelli spettanti a chi precede in graduatoria. Per chi assiste familiari con disabilità , la priorità opera sulle scuole del comune di domicilio della persona assistita o, in assenza di disponibilità , del comune viciniore.
Tutti i contratti a tempo determinato devono riportare il termine finale. Una volta perfezionata la stipula da parte del dirigente scolastico, il personale supplente può accedere agli istituti di aspettativa e congedo previsti dal contratto collettivo.
È ammesso il differimento della presa di servizio nei casi previsti dalla normativa, tra cui maternità , malattia e infortunio. Quando all’assenza del titolare segue un’altra assenza senza interruzione, oppure interrotta solo da giorno festivo o libero, la supplenza viene prorogata allo stesso supplente già in servizio.
Il Ministero della Salute ha pubblicato schede informative, FAQ e un comunicato ufficiale sull’hantavirus, dopo che il 2 maggio 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un focolaio a bordo della nave da crociera MV Hondius, nell’Atlantico. Il virus identificato è il virus Andes, una delle specie di hantavirus più pericolose, finora circolante principalmente in Sud America. Il livello di rischio per la popolazione italiana è confermato basso. La sorveglianza su quattro passeggeri di un volo KLM transitato per Roma è attiva.
Gli hantavirus sono virus zoonotici: infettano naturalmente i roditori — topi selvatici, arvicole, ratti — e vengono trasmessi all’uomo in modo occasionale. Non si tratta di un virus nuovo: circolano in tutto il mondo da decenni, con specie diverse associate a roditori specifici e presenti in aree geografiche distinte. In Europa la specie più diffusa è il virus Puumala, trasmesso dall’arvicola rossastra, che causa una forma renale generalmente non letale. Nelle Americhe circolano specie più pericolose, tra cui il virus Andes e il virus Sin Nombre, responsabili di polmoniti gravi con alta mortalità .
La trasmissione all’uomo avviene principalmente per inalazione di particelle virali disperse nell’aria da urina, feci e saliva di roditori infetti, o per contatto diretto con escrementi o morsi. La trasmissione da persona a persona è documentata esclusivamente per il virus Andes nelle Americhe e rimane rara: richiede contatti stretti e prolungati con un malato. Cani e gatti non sono considerati fonte di contagio per l’uomo.
Il periodo di incubazione varia da una a otto settimane dall’esposizione, a seconda del tipo di virus. I sintomi iniziali comuni a tutte le forme includono febbre alta, cefalea, dolori muscolari intensi e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito e dolore addominale. La malattia può poi evolvere in due direzioni distinte a seconda della specie virale:
Non esiste una terapia antivirale specifica approvata né un vaccino disponibile in Europa. Il trattamento è di supporto: monitoraggio intensivo e gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. La tempestività del ricovero è determinante per la sopravvivenza nei casi gravi.
Il 2 maggio 2026 le autorità sanitarie del Regno Unito hanno notificato all’OMS un cluster di casi gravi a bordo della nave olandese MV Hondius, in navigazione nell’Atlantico. Al 6 maggio erano stati identificati sette casi — cinque confermati in laboratorio e due sospetti — con tre decessi. Il virus è stato identificato come virus Andes. Tra i casi documentati, alcuni passeggeri avevano visitato il Sud America, inclusa l’Argentina, prima di imbarcarsi sulla nave. L’OMS valuta il rischio per la popolazione mondiale basso e continua a monitorare l’evoluzione epidemiologica.
Una delle passeggere poi decedute aveva transitato su un volo KLM da Johannesburg ad Amsterdam con scalo a Roma. Il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza su quattro passeggeri di quel volo, residenti in Italia, per la precisione in Veneto, Toscana, Campania e Calabria, i cui nominativi sono stati comunicati alle rispettive regioni il 9 maggio 2026. Le condizioni dei quattro risultano buone.
Il livello di allerta per l’hantavirus in Italia resta basso. Il Ministero della Salute ha pubblicato FAQ ufficiali e una scheda malattia aggiornata al 6 maggio 2026, Sta inoltre predisponendo una circolare per le Regioni e gli uffici di frontiera con indicazioni su tracciamenti, sorveglianza attiva ed eventuali isolamenti fiduciari. L’ECDC stima il rischio per la popolazione europea come molto basso: il virus Andes non è endemico in Europa e i roditori serbatoi di questa specie non sono presenti nel continente.
Le specie di hantavirus presenti in Italia e in Europa causano forme renali (HFRS) generalmente meno gravi rispetto alla sindrome polmonare delle Americhe. La rete di sorveglianza nazionale è attiva con l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Spallanzani in prima linea per la gestione di eventuali casi sospetti.
Alcune categorie professionali sono strutturalmente esposte al contatto con roditori e loro escrementi e rientrano nell’ambito della valutazione del rischio biologico prevista dal D.Lgs. 81/2008. Le categorie con profilo di rischio più elevato sono:
Per i datori di lavoro di questi settori il Decreto 81/2008 impone di includere nel DVR la valutazione del rischio biologico da hantavirus, di fornire DPI adeguati — guanti, mascherina FFP2 o FFP3, occhiali protettivi per le operazioni più esposte — e di formare i lavoratori sulle misure di prevenzione specifiche. La sorveglianza sanitaria da parte del medico competente è raccomandata per le categorie più esposte.
Il virus Andes è endemico in alcune aree del Sud America, in particolare in Argentina (Patagonia), Cile, Uruguay, Bolivia, Paraguay e Brasile meridionale. Il rischio è legato principalmente all’esposizione a roditori in ambienti rurali, campeggi, rifugi di montagna e abitazioni non frequentate. Le precauzioni raccomandate da OMS e Ministero della Salute per chi si reca in queste aree includono:
Per le imprese con lavoratori in trasferta nelle aree endemiche, è opportuno integrare le informazioni sul rischio hantavirus nelle procedure di sicurezza per le trasferte internazionali e verificare che il medico competente aggiorni la valutazione dei rischi per le attività svolte all’estero.
Il Ministero della Salute indica di rivolgersi al medico di medicina generale o al 112 in caso di febbre alta improvvisa, difficoltà respiratoria o dolori muscolari intensi associati a uno dei seguenti fattori: contatto recente con roditori o loro escrementi, soggiorno in aree rurali o boschive dove il virus è endemico, viaggio recente in Sud America, oppure contatto con un caso confermato di infezione da hantavirus. Il medico valuterà la necessità di test diagnostici specifici: ricerca di anticorpi IgM e IgG e test PCR per l’RNA virale. Non esiste una profilassi post-esposizione approvata: l’intervento clinico precoce è la misura più efficace per gestire una possibile progressione della malattia.
Si apre a giugno lo sportello Invitalia 2026 per il voucher piccoli editori, il contributo a fondo perduto promosso dal Ministero della Cultura e dal Centro per il Libro e la Lettura. La misura mette a disposizione oltre 5 milioni di euro per microimprese editoriali attive nel settore dei libri, con agevolazioni fino a 15mila euro per fiere, digitalizzazione, assunzioni e rafforzamento commerciale.
Le domande per il voucher di sostegno ai piccoli editori possono essere inviate dal 22 giugno 2026, dalle ore 12:00, attraverso l’area personale Invitalia. La data deriva dalla rettifica dell’avviso pubblico, che ha spostato l’apertura dello sportello rispetto al calendario iniziale.
La procedura segue l’ordine cronologico di presentazione e resta attiva fino ad esaurimento delle risorse disponibili. Il budget complessivo ammonta a 5.067.611,83 euro, con istruttoria affidata a Invitalia e comunicazioni inviate tramite PEC.
Il contributo si rivolge ai piccoli editori di libri costituiti in forma di società di capitali, società di persone, ditta individuale oppure ente del Terzo settore iscritto al RUNTS, con esclusione delle fondazioni.
Per accedere al voucher, i soggetti richiedenti devono rispettare questi requisiti:
Il voucher Invitalia per piccoli editori è concesso nella forma del contributo a fondo perduto fino a 15mila euro per beneficiario. L’agevolazione può coprire il 100% delle spese ammissibili, nei limiti dell’importo riconosciuto in sede di concessione.
Le spese considerate sono quelle sostenute negli esercizi 2023, 2024 e 2025 e devono rientrare in queste categorie:
Invitalia verifica il sostenimento dei costi attraverso bilanci o dichiarazioni dei redditi relativi agli esercizi 2023, 2024 e 2025. Le spese devono risultare regolarmente registrate nei documenti contabili e disponibili per eventuali controlli.
Il piano d’impresa deve collegare il contributo richiesto a uno o più obiettivi strategici previsti dall’avviso. Il voucher può sostenere la partecipazione a fiere, saloni ed eventi editoriali nazionali o internazionali, con l’obiettivo di aumentare la visibilità della casa editrice e ampliare le reti commerciali.
Una seconda area riguarda la digitalizzazione dei piccoli editori, con strumenti tecnologici per produzione, gestione, vendita e promozione dei prodotti editoriali. In un mercato in cui la visibilità online degli editori è sempre più esposta agli algoritmi delle piattaforme, il bando prova a sostenere anche il rinnovamento dei canali digitali.
Il voucher può inoltre finanziare iniziative legate all’incremento o al consolidamento dell’occupazione e al rafforzamento della capacità commerciale, compresi nuovi canali di vendita e modelli di business più adatti alla distribuzione contemporanea del libro.
La domanda va presentata esclusivamente online, attraverso la piattaforma Invitalia. Per accedere servono identità digitale, firma digitale del legale rappresentante e indirizzo PEC valido per tutte le comunicazioni con il soggetto gestore.
Alla domanda devono essere allegati i documenti richiesti dall’avviso, tra cui format generato dalla piattaforma, statuto e atto costitutivo, dichiarazioni sostitutive sui requisiti, piano d’impresa, dichiarazione sulla qualifica di microimpresa, dichiarazione sugli aiuti de minimis, dichiarazione antiriciclaggio e bilanci o dichiarazioni fiscali 2023, 2024 e 2025.
Se gli allegati risultano illeggibili, errati o incompleti, Invitalia può chiedere integrazioni tramite PEC assegnando un termine massimo di 10 giorni. La mancata risposta entro il termine indicato comporta la decadenza della domanda.
Invitalia istruisce le domande secondo l’ordine cronologico di presentazione. La valutazione riguarda sia i requisiti formali sia la coerenza tra contributo richiesto e obiettivi strategici indicati nel piano d’impresa. Il procedimento istruttorio si chiude entro 30 giorni dalla presentazione della domanda completa, salvo sospensioni per integrazioni o motivi ostativi. In caso di ammissione, il provvedimento di concessione va controfirmato per accettazione entro 30 giorni dalla ricezione.
Dopo l’accettazione, il beneficiario trasmette la richiesta di erogazione del contributo tramite la modulistica Invitalia. L’erogazione avviene entro 60 giorni dalla ricezione del provvedimento controfirmato e della richiesta completa.
È esecutiva la delibera COVIP che fissa il contributo di vigilanza 2026 per i fondi pensione. Il provvedimento del 18 marzo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 maggio, stabilisce misura, termini e modalità di pagamento: le forme pensionistiche complementari iscritte all’Albo devono versare lo 0,06 per mille delle risorse destinate alle prestazioni al 31 dicembre 2025, con scadenza al 30 giugno.
La delibera riguarda il finanziamento della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione e si applica alle forme pensionistiche complementari iscritte all’Albo alla data del 31 dicembre 2025. Il contributo è dovuto per il 2026 e serve a coprire parte delle attività di vigilanza sul settore della previdenza complementare.
L’adempimento riguarda fondi pensione, PIP e forme preesistenti, non i singoli lavoratori che versano contributi alla pensione integrativa.
La misura del contributo è fissata allo 0,06 per mille del totale delle risorse destinate alle prestazioni al 31 dicembre 2025. La base di calcolo cambia in base alla tipologia di forma pensionistica, perché non tutti i fondi detengono le risorse nello stesso modo.
Per i fondi pensione negoziali, i fondi aperti e i fondi preesistenti con soggettività giuridica che detengono direttamente le risorse, il riferimento è l’attivo netto destinato alle prestazioni. Per altre forme, la delibera richiama riserve matematiche, patrimoni di destinazione o valore complessivo delle quote in essere.
Il versamento spetta a ciascuna forma pensionistica complementare iscritta all’Albo COVIP al 31 dicembre 2025. Per le forme costituite all’interno di società o enti, il pagamento è effettuato dalla società o dall’ente stesso.
La regola interessa quindi fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti, fondi preesistenti e PIP, secondo la struttura giuridica e patrimoniale di ciascuna forma. Per gli aderenti non cambia nulla sul piano degli adempimenti personali: il contributo COVIP non richiede un pagamento diretto da parte degli iscritti.
Il contributo COVIP 2026 deve essere versato entro il 30 giugno 2026. Se una forma pensionistica viene cancellata dall’Albo prima della scadenza, il pagamento va effettuato prima della cancellazione, applicando la misura prevista dalla delibera.
La scadenza ha quindi rilievo soprattutto per gli amministratori e i gestori delle forme pensionistiche complementari, che devono calcolare correttamente la base di riferimento al 31 dicembre 2025 e completare il pagamento nei tempi fissati.
Il versamento deve essere eseguito tramite la piattaforma pagoPA, accedendo all’area riservata del sito COVIP e compilando le pagine dedicate. Nello stesso ambiente vanno trasmessi anche i dati relativi al contributo.
La comunicazione dei dati va effettuata da tutti i soggetti tenuti all’adempimento, anche nei casi in cui il contributo non risulti dovuto. La procedura serve quindi sia per il pagamento sia per l’allineamento delle informazioni necessarie alla vigilanza.
Il mancato versamento può portare all’avvio della riscossione coattiva mediante ruolo. In questo caso, oltre alle somme non pagate, possono essere richiesti anche interessi e spese di esecuzione.
Per i fondi pensione e gli enti coinvolti, il controllo più delicato riguarda il calcolo della base contributiva: la delibera non prende come riferimento una quota forfettaria, ma le risorse destinate alle prestazioni rilevate a fine 2025, con criteri differenziati a seconda della forma pensionistica.
L’acquisizione di Kompass da parte di Expandi cambia la scala del progetto B2B Stars e porta sul mercato europeo una piattaforma di dati B2B costruita per aiutare le imprese a trovare clienti, fornitori e partner commerciali. Le due realtà restano giuridicamente distinte ma integrano basi dati, classificazioni e strumenti di intelligenza artificiale in un ecosistema da oltre 60 milioni di aziende censite.
La nuova operazione parte dall’acquisizione del 100% di Kompass International da parte di Expandi Group, già controllante di B2B Stars, già entrata in Italia come motore di ricerca per le relazioni business delle PMI, con profili aziendali, recensioni, report e dati per la ricerca di clienti e fornitori. Con Kompass, si passa da piattaforma emergente a infrastruttura europea per il matching B2B.
Le due identità restano complementari. Kompass continuerà a presidiare soprattutto industria, manifattura e PMI, mentre B2B Stars manterrà il proprio orientamento verso servizi, mid-market e imprese più strutturate. Questa divisione consente al gruppo di ampliare la copertura del mercato senza appiattire i due marchi.
Per le imprese orientate all’export, il valore della combinazione sta nella possibilità di analizzare mercati, filiere e interlocutori con un livello di informazione più adatto alle decisioni commerciali.
L’integrazione mette insieme oltre 60 milioni di aziende, classificate in più di 50mila categorie e distribuite in oltre 70 Paesi. Kompass porta in dote presenza internazionale, dati strutturati, una rete di distribuzione consolidata e oltre 150 milioni di contatti qualificati.
B2B Stars contribuisce invece con algoritmi proprietari, motore di ricerca avanzato e sistemi di classificazione delle imprese basati su più parametri. La combinazione dei due archivi serve a rendere più accessibile il mercato B2B, dove la difficoltà principale resta individuare interlocutori affidabili tra clienti, fornitori e partner commerciali.
Il cuore della piattaforma resta la ricerca di relazioni commerciali. Le imprese possono usare i dati per individuare potenziali clienti, selezionare fornitori, valutare mercati di sbocco e analizzare aziende con criteri più ampi rispetto alla semplice anagrafica.
I report integrano informazioni su dimensione aziendale, settore, prodotti, servizi, presenza sui mercati, relazioni commerciali, recensioni, criteri ESG, pagamenti e merito di credito. L’obiettivo dichiarato è ridurre il tempo disperso nella ricerca di contatti poco qualificati, un tema già emerso nelle analisi di scenario citate da B2B Stars, secondo cui le imprese impiegano in media oltre 15 ore al mese per cercare clienti o fornitori.
La componente tecnologica ruota attorno ai modelli proprietari di intelligenza artificiale delle due piattaforme. Gli algoritmi analizzano dati strutturati, contenuti testuali, feedback e segnali comportamentali per restituire profili aziendali più ricchi e priorità commerciali più leggibili.
Il sistema non si limita alla raccolta dei dati societari. B2B Stars lavora anche su punteggi, medaglie e badge, costruiti attraverso recensioni, verifiche e indicatori di affidabilità . La logica è trasformare una directory aziendale in una piattaforma di valutazione e attivazione commerciale.
La presenza su B2B Stars resta articolata su due formule. Il profilo claimed è gratuito e consente all’impresa di aggiornare le informazioni essenziali; il profilo verified è a pagamento e permette di aggiungere contenuti, riconoscimenti, elementi distintivi, medaglie e badge. Le recensioni possono essere inserite dagli utenti registrati, indicando la relazione con l’impresa valutata e attribuendo un punteggio da una a cinque stelle. Per le aziende, la visibilità non dipende solo dalla presenza nel database, ma anche dalla qualità delle informazioni disponibili e dalla capacità di rendere leggibile la propria affidabilità commerciale.
L’operazione nasce in un mercato dominato da grandi piattaforme internazionali e punta a costruire un’alternativa europea nei dati B2B, nei media e nei servizi marketing basati sull’AI. La dimensione è già rilevante: il gruppo combina oltre 4 milioni di visitatori al mese, una base clienti globale e una presenza distribuita su più Paesi.
Nei prossimi mesi è prevista l’integrazione tecnologica tra le due piattaforme, con il potenziamento delle funzionalità AI e l’ampliamento dei dati disponibili. Per le PMI, il vantaggio riguarda soprattutto l’accesso a contatti più qualificati, report più affidabili e strumenti più rapidi per entrare in relazione con clienti e fornitori nei mercati internazionali.
L’ARERA apre un nuovo fronte sui bonus sociali in bolletta: dopo l’aggiornamento 2026 degli importi e dei requisiti ISEE, l’Autorità prepara nuove tutele per le famiglie in disagio economico, con interventi su ritardi nell’erogazione degli sconti, morosità , rateizzazioni, acqua, rifiuti e forniture elettriche legate ad apparecchiature salvavita.
Le novità riguardano il bonus sociale per disagio economico già riconosciuto ai nuclei a basso ISEE, per luce, gas e acqua. La delibera 138/2026/R/com dell’ARERA prepara nuove regole per rendere più efficace l’applicazione degli sconti e rafforzare le protezioni per chi si trova in difficoltà economica. Il procedimento dovrà chiudersi entro il 31 dicembre 2026. Nel frattempo, l’Autorità potrà pubblicare documenti di consultazione, raccogliere osservazioni e convocare tavoli tecnici con venditori, gestori, associazioni dei consumatori e altri soggetti coinvolti.
Uno dei capitoli principali riguarda i ritardi nei pagamenti delle bollette. ARERA valuterà misure per contenere gli oneri applicati ai clienti in caso di mora, limitare le situazioni di morosità e rafforzare le informazioni disponibili prima della sottoscrizione o della modifica di un contratto.
Il tema è delicato perché chi riceve il bonus sociale può trovarsi esposto a tempi di applicazione dello sconto non sempre lineari. La nuova istruttoria punta quindi a ridurre attriti tra diritto all’agevolazione, fatturazione del venditore e capacità del cliente di sostenere la spesa.
La delibera si collega anche al filone delle tutele ARERA sui reclami, già rafforzato con tempi di risposta più stretti e indennizzi automatici in caso di ritardi. Per i clienti con bonus sociale, l’applicazione corretta dello sconto e la gestione delle contestazioni diventano parte dello stesso sistema di protezione.
In questa direzione rientrano anche i possibili meccanismi di controllo sugli operatori inadempienti. L’Autorità intende infatti valutare strumenti più incisivi nei confronti dei venditori e dei gestori che non applicano correttamente le regole.
Il procedimento ARERA apre anche ai settori ambientali, con l’obiettivo di estendere ad acqua e rifiuti alcune protezioni già presenti nel comparto energia. La novità riguarda gli utenti che percepiscono i bonus sociali e che, oltre alla bolletta elettrica e del gas, sostengono anche costi idrici e tariffa rifiuti. Per il Bonus idrico, il collegamento con il sistema ISEE e con l’applicazione automatica degli sconti è già previsto. La partita sui rifiuti (Bonus TARI ecc.) richiederà invece un coordinamento più stretto con i gestori locali e con le regole tariffarie applicate sul territorio.
Un capitolo specifico riguarda i clienti che utilizzano apparecchiature elettromedicali salvavita. ARERA valuterà nuove misure per favorire la continuità della fornitura elettrica e limitare le interruzioni del servizio. La tutela riguarda persone che dipendono dall’energia elettrica per ragioni di salute. Per questo l’Autorità intende rafforzare il presidio informativo e le procedure che precedono eventuali interruzioni programmate o disservizi.
Il nuovo procedimento ARERA arriva dopo il Decreto Bollette 2026, che ha previsto un contributo extra da 115 euro per le famiglie già beneficiarie del bonus sociale. La nuova iniziativa ARERA non introduce un ulteriore sconto immediato, ma lavora sulle regole di accesso, applicazione e tutela dei beneficiari. Il contributo straordinario ha quindi natura economica mentre il procedimento ARERA riguarda il funzionamento delle protezioni, la riduzione degli oneri in caso di ritardo e la qualità delle informazioni date ai clienti.
Le nuove tutele si inseriscono anche nel tema più ampio del risparmio sulle bollette luce e gas, perché la protezione del cliente vulnerabile passa anche dalla possibilità di leggere meglio le offerte, confrontare le condizioni contrattuali e riconoscere gli sconti applicati in fattura. ARERA punta in questo senso ad aumentare la consapevolezza nelle scelte contrattuali dei clienti con bonus sociale.
Invitalia ha pubblicato i criteri di valutazione delle domande di accesso agli incentivi Smart&Start Italia. Il documento, pensato per accompagnare le startup innovative nella fase di candidatura, chiarisce come sarà analizzato il business plan e il pitch, rendendo più trasparente il processo istruttorio e aiutando le imprese a strutturare una proposta più solida.
Il documento è strutturato seguendo la struttura della domanda Smart&Start Italia e identifica quattro ambiti principali su cui si concentra l’analisi di Invitalia:
Le domande si presentano sulla piattaforma Invitalia con SPID, CIE o CNS, in modalità a sportello: non ci sono scadenze prefisse e le candidature vengono esaminate nell’ordine di arrivo, con tempi di istruttoria di circa 60 giorni. La valutazione prevede anche un colloquio diretto con il team di esperti Invitalia per verificare la solidità del progetto.
La valutazione di Invitalia considera la coerenza complessiva del progetto imprenditoriale, verificando che ogni sezione del business plan risponda a criteri di credibilità e verificabilità . Le stime dei ricavi devono essere coerenti con il mercato e con le strategie commerciali descritte; gli investimenti devono essere funzionali alle attività chiave; le partnership devono avere un ruolo effettivo nel piano.
Il documento include una sezione dedicata alle premialità : condizioni che possono rafforzare il profilo della proposta e incidere positivamente sull’esito della valutazione. Tra queste rientrano la collaborazione con incubatori, acceleratori o innovation hub e la realizzazione dell’investimento al Sud da parte di startup con sede operativa al Centro-Nord. Le premialità si sommano alla solidità dei quattro criteri base: non compensano carenze strutturali, ma valorizzano i punti di forza di un progetto già ammissibile.
Il testo integrale è scaricabile in PDF dal sito Invitalia. Il bando Smart&Start rimane a sportello aperto, senza scadenze fisse, con risorse disponibili fino a esaurimento nell’ambito della programmazione 2021–2027.
Il Nord Est e le sue imprese, una delle spine dorsali del tessuto produttivo italiano, guardano alle sfide legate alla crescita e alla competitività sui mercati in un crescendo di incertezze internazionali e di fronte a grandi sfide come la pianificazione del passaggio generazionale. Per agevolare questo percorso evolutivo, il private banking sempre più spesso si propone come snodo tra gli imprenditori, con le loro PMI, e il mondo della finanza. Il banker assume il ruolo regista di questo legame, visto il perfetto allineamento -senza conflitti di interesse- nella protezione e tutela del valore degli interessi della famiglia imprenditoriali.
Banca Generali, tra le realtà più attive in questo processo, ha puntato i riflettori sul sostegno che la corporate finance può dare alle aziende venete con un convegno a Padova,“Il supporto del corporate finance al servizio delle imprese familiari e PMIâ€.
L’evento ha messo a confronto il mondo delle aziende e del private banking di fronte a una platea di oltre 60 imprenditori e professionisti. L’incontro è stato promosso dai private banker di Padova di Banca Generali, parte della squadra del Sales Manager di Rete Rodolfo Lomelina, in particolare attraverso l’impegno del District Manager Valentino Benini, che ha introdotto i lavori, e dell’Executive Manager Roberto Biolcati.
Cuore dell’evento è stata la tavola rotonda che ha coinvolto Leandro Bovo, Head of Wealth and International Advisory di Banca Generali e Matteo Pedron, Investment Banking Associate di Intermonte. I due esperti del gruppo Banca Generali hanno approfondito il ruolo dell’apertura al mercato dei capitali nell’attuale scenario globale, allargando lo sguardo anche alle altre sfide d’impresa, dal passaggio generazionale alla crescita, passando per la ricerca di competitività e la riforma della governance. Il tutto alla luce delle peculiarità delle PMI a guida familiare e del ruolo dei professionisti del private banking nell’affiancare aziende e imprenditori. Tra i temi più caldi in questo senso c’è il supporto alla continuità generazionale. Oltre 300 miliardi di ricchezza finanziaria passeranno di mano all’interno delle famiglie private entro il 2033 (dati AIPB), mentre le cessioni di imprese saranno quasi 4.000 nei prossimi 10 anni, secondo uno studio del Politecnico di Milano. In questo spazio il private banking può rispondere alle crescenti esigenze di pianificazione patrimoniale delle famiglie imprenditoriali non solo con operazioni di M&A; ma anche attraverso soluzioni integrate di governance, in linea con le best practice internazionali e analisi giuridiche e fiscali degli assetti societari in ottica di successione.
“I private banker ricoprono sempre più un ruolo strategico per chi fa impresa, grazie al rapporto fiduciario e alla loro prospettiva priva di conflitti d’interesse, pienamente allineata agli obiettivi dell’imprenditore. Dalle operazioni straordinarie, allo sbarco sui mercati, passando per operazioni di riassetto di governance, anche in chiave successoria, il banker può affiancare la famiglia imprenditoriale nella ricerca delle soluzioni che meglio rispondono ai suoi interessi patrimoniali. Ed è un ruolo che sentiamo come una missione, perché crediamo che la protezione del patrimonio degli imprenditori non possa prescindere dalla tutela e dalla crescita dell’aziendaâ€, spiega Leandro Bovo, Head of Wealth & International Advisory di Banca Generali.
L’INPS ha fornito le istruzioni per il bonus maltempo da 500 euro per autonomi, professionisti, co.co.co. e agenti colpiti dal Ciclone Harry. Con la Circolare n. 53 del 7 maggio 2026 sono arrivate le indicazioni per chiedere l’indennità una tantum prevista dal DL 25/2026 (articolo 6): la domanda va inviata entro il 20 giugno 2026 e riguarda le attività sospese nei Comuni interessati di Calabria, Sardegna e Sicilia.
Ls Circolare INPS riguarda autonomi e professionisti che hanno dovuto sospendere l’attività a causa degli eventi meteorologici verificatisi dal 18 gennaio 2026. Il contributo è pari a 500 euro per ciascun periodo di sospensione fino a 15 giorni. Il limite complessivo resta fissato a 3.000 euro per lavoratore, perché i periodi indennizzabili possono arrivare fino a sei, anche continuativi, purché già conclusi e distinti tra loro. Il trattamento fiscale è indicato dall’INPS: l’indennità resta fuori dal reddito imponibile ai fini del TUIR ma le somme erogate saranno comunque riportate nella Certificazione Unica rilasciata dall’Istituto.
Il bonus va distinto dalla sospensione dei versamenti contributivi prevista per i soggetti danneggiati dagli eventi meteo, le cui regole seguono una procedura separata.
La platea comprende i soggetti iscritti a una forma obbligatoria di previdenza e assistenza che, alla data del 18 gennaio 2026, avevano già avviato l’attività e risultavano collegati ai territori colpiti dagli eventi meteo. Rientrano tra i beneficiari dell’indennità :
Per accedere al bonus INPS per il Ciclone Harry, il richiedente deve risultare residente, domiciliato oppure attivo nei Comuni di Calabria, Sardegna e Sicilia per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza. Per agenti e rappresentanti commerciali, l’attività deve essere svolta prevalentemente in uno dei territori interessati.
La residenza viene verificata dall’INPS tramite l’accesso digitale al servizio. Il domicilio e lo svolgimento dell’attività nei Comuni colpiti sono invece dichiarati dal lavoratore nella domanda, sotto la propria responsabilità , con le regole del D.P.R. 445/2000.
L’indennità vale 500 euro per ogni periodo di sospensione fino a 15 giorni. Chi ha avuto più interruzioni dell’attività può presentare una domanda per ciascun periodo, una domanda cumulativa per più periodi oppure un’unica domanda per tutti gli intervalli da indennizzare.
Gli intervalli indicati devono riguardare periodi già trascorsi e separati tra loro. L’INPS esclude la possibilità di indicare sospensioni future o sovrapposte. Il tetto massimo di 3.000 euro deriva dal limite di sei periodi indennizzabili.
La domanda va presentata all’INPS entro il 20 giugno 2026 in modalità telematica, attraverso il portale dell’Istituto, gli Istituti di patronato oppure il Contact Center Multicanale. Il servizio è attivo dal 20 aprile.
Dal sito INPS online occorre accedere al “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”, seguendo il percorso dedicato a sostegni, sussidi e indennità . Dopo l’autenticazione va selezionata la prestazione per i lavoratori autonomi che hanno sospeso l’attività nei Comuni per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza. Per l’accesso al servizio sono ammesse le credenziali SPID di livello 2 o superiore, CIE di livello 3, CNS o eIDAS. In alternativa, la richiesta può essere trasmessa tramite patronato o Contact Center, per telefono, al numero 803 164 da rete fissa oppure 06 164164 da rete mobile.
Se la domanda viene respinta, il lavoratore può chiedere il riesame all’INPS dalla stessa area del sito in cui ha presentato la richiesta. La funzione dedicata consente di indicare le motivazioni e allegare la documentazione utile.
Il termine indicato dall’Istituto per il riesame è di 30 giorni dalla conoscenza del provvedimento di reiezione. L’INPS precisa inoltre che, in caso di requisiti assenti dopo le verifiche, può avviare il recupero delle somme erogate in modo indebito.
La migrazione delle SIM PosteMobile sulla rete TIM è completa. Poste Italiane lo ha confermato il 7 maggio nella trimestrale del primo trimestre 2026: il passaggio di tutta l’utenza sulla nuova infrastruttura si è chiuso ad aprile, con due mesi di anticipo rispetto al termine previsto. Per PMI, liberi professionisti e partite IVA con SIM PosteMobile il cambio è già avvenuto in modo automatico: nessuna sostituzione della SIM, nessuna variazione dei contratti e delle tariffe in corso.
Il passaggio graduale era iniziato il 23 febbraio 2026 per i già clienti di rete mobile, con un SMS di preavviso nelle 48 ore precedenti la migrazione di ciascuna linea. Dal 4 marzo 2026 anche le nuove attivazioni vengono gestite direttamente su rete TIM. PosteMobile è un Full MVNO — opera con proprio codice ICCID — il che ha reso possibile il trasferimento senza sostituzione fisica della SIM, come era già avvenuto nel 2021 al passaggio sulla rete Vodafone.
Chi utilizza le offerte di rete fissa PosteCasa Ultraveloce, PosteMobile Casa Web e Casa Internet è stato coinvolto nella migrazione per la sola SIM dati; le SIM nei telefoni fissi di casa rimangono sulla precedente rete. Restano fuori dalla migrazione i clienti con SIM PosteMobile ESP attivate prima del 14 luglio 2014, che continuano a operare sulla rete ex Vodafone Italia.
La nuova rete copre oltre il 99% della popolazione italiana in 4G, con velocità fino a 300 Mbps. Condizioni economiche, modalità di ricarica e canali di assistenza restano tutti invariati.
Chi non intende accettare il passaggio sulla rete TIM può esercitare il recesso senza penali e senza costi di disattivazione in qualsiasi momento. Per recedere senza portabilità del numero occorre compilare il modulo “Richiesta di Cessazione Contratto” disponibile nella sezione Assistenza del sito PosteMobile, allegare copia di un documento di identità e inviare tutto via email a info@postemobile.it o per posta alla Casella Postale 3000, 37138 Verona. Chi invece sceglie di passare a un altro operatore mantenendo il numero può attivare la portabilità : il recesso si completa automaticamente al momento dell’attivazione della nuova linea, senza passaggi aggiuntivi.
L’offerta business di PosteMobile per PMI e liberi professionisti resta invariata dopo la migrazione. Tutte le offerte sono ora erogate tramite la rete TIM, senza che i clienti abbiano dovuto modificare impostazioni o procedere a sostituzioni.
Il piano di riferimento è il PM Impresa Full Time a 20 euro al mese per SIM (IVA esclusa), canone valido per le nuove SIM attivate: include chiamate e SMS senza limiti verso numeri nazionali, 1 GB di traffico dati in 4G, 100 minuti e 100 SMS verso numerazioni internazionali. Per esigenze di connettività più elevate sono disponibili opzioni aggiuntive:
Le aziende con più linee possono costruire una rete mobile aziendale aggiungendo SIM allo stesso contratto. L’assistenza dedicata alle imprese è disponibile al numero gratuito 800.800.160.
La migrazione di PosteMobile su rete TIM si inserisce in una mossa industriale più ampia: il 22 marzo 2026 Poste Italiane ha lanciato un’OPAS totalitaria da 10,8 miliardi di euro per acquisire TIM, con closing atteso entro fine 2026 subordinato alle approvazioni delle autorità .
L’obiettivo dichiarato è creare il primo operatore mobile in Italia, combinando l’utenza consumer di TIM con quella di PosteMobile. Per le PMI il piano prevede già iniziative di cross-selling: TIM e Poste stanno valutando offerte integrate per i clienti business nelle aree della telefonia mobile, del cloud e dei servizi assicurativi.
Il marchio TIM rimarrà in circolazione e manterrà la propria autonomia commerciale, secondo le dichiarazioni dell’amministratore delegato Matteo Del Fante. L’eventuale fusione punterebbe a sinergie per circa 700 milioni di euro annui tra ricavi e riduzione dei costi.
Aziende, datori di lavoro e intermediari abilitati hanno ora un canale unico per gestire tutte le comunicazioni obbligatorie sui contratti: il portale SIISL consente di inviare tramite modulo UNILAV le comunicazioni di assunzione, proroga, trasformazione e cessazione del rapporto di lavoro. Le nuove FAQ del Ministero illustrano le procedure per ciascuna tipologia, in via sperimentale come canale alternativo ai portali regionali già in uso.
Le procedure rientrano nel quadro tracciato dall’art. 14 del D.L. 159/2025, convertito con la L. 198/2025 (Decreto Sicurezza Lavoro), che ha aperto il SIISL alle comunicazioni obbligatorie in via sperimentale dal 1° aprile 2026. Il canale rimarrà facoltativo fino alla pubblicazione del decreto attuativo, ancora atteso dal Ministero. Dal 22 giugno 2026 sarà disponibile anche la funzione di integrazione tra annunci e CO: accedendo al dettaglio di un’offerta di lavoro pubblicata sul portale, aziende e intermediari potranno avviare direttamente la comunicazione obbligatoria.
Per la comunicazione di proroga il portale mette a disposizione due percorsi alternativi:
Anche per la comunicazione di trasformazione sono disponibili due modalità distinte:
Le nuove FAQ illustrano le stesse due modalità anche per la comunicazione di cessazione:
Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 106 del 9 maggio del decreto ministeriale MEF-MASE, il quadro è ora completo: il taglio delle accise sui carburanti è confermato fino al 22 maggio 2026. Il DL 63/2026, approvato il 30 aprile, copriva la misura solo fino al 10 maggio; il nuovo decreto, finanziato dall’extragettito IVA, completa la proroga per le settimane successive. Lo sconto sulla benzina ridotto da 20 a 5 centesimi al litro e quello di 20 centesimi sul gasolio restano in vigore senza interruzioni per automobilisti e imprese.
Il decreto ministeriale firmato l’8 maggio 2026 di concerto tra MEF e MASE copre il periodo dall’11 al 22 maggio e si affianca al DL 63/2026 per completare i ventuno giorni di proroga annunciati dalla premier Meloni. La copertura finanziaria — stimata in circa 200 milioni di euro — è assicurata dall’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti: quando benzina e gasolio costano di più, lo Stato incassa più imposta sul valore aggiunto e quelle risorse aggiuntive finanziano lo sconto fiscale. L’intervento complessivo in due provvedimenti vale circa 400 milioni di euro per il 2026.
Il DL 63/2026 aveva stanziato 146,5 milioni di euro per finanziare il taglio delle accise dal 2 al 10 maggio — meno dei ventuno giorni annunciati, perché le risorse disponibili all’approvazione coprivano solo quella finestra. Il governo aveva chiarito che un decreto ministeriale avrebbe coperto il periodo restante non appena quantificato l’extragettito IVA. La misura contro il caro benzina è ora garantita fino al 22 maggio senza interruzioni per gli automobilisti, al di là del percorso normativo in due tempi. L’unica variazione concreta resta la riduzione dello sconto sulla benzina: con il nuovo decreto l’accisa costa 15 centesimi in più rispetto al 1° maggio.
Il decreto prevede l’azzeramento dell’accisa sul gas naturale, conferma lo sconto di 20 centesimi al litro sugli altri carburanti e riduce a 5 centesimi quello sulla benzina. Le aliquote in vigore fino al 22 maggio sono le seguenti:
L’entrata in vigore del DL 63/2026 ha comportato un rialzo immediato sulla benzina. In base alle elaborazioni di Staffetta Quotidiana sui dati MIMIT, il prezzo della benzina self service è salito a 1,899 euro al litro — con un rialzo di 14,5 centesimi rispetto al 30 aprile — raggiungendo 1,967 euro in autostrada. Il gasolio si è attestato invece a 2,047 euro al litro sulla rete stradale e a 2,116 euro in autostrada. Le compagnie petrolifere hanno recepito il rincaro immediatamente: Eni ha stabilito un aumento di 18,3 centesimi al litro sulla benzina, IP e Q8 di 18 centesimi, Tamoil di 20,3 centesimi.
Con il gasolio stabilmente sopra i 2 euro al litro, la pressione sui costi aziendali resta elevata soprattutto per gli autotrasportatori, che hanno confermato il fermo nazionale dal 25 al 29 maggio.
L’INPS eroga numerose prestazioni collegate al reddito che richiedono la verifica periodica della situazione reddituale del titolare — e, in alcuni casi, anche del coniuge o del nucleo familiare. Dal diritto alla quattordicesima all’importo dell’integrazione al minimo, dall’assegno sociale alle prestazioni per invalidi civili: il reddito determina se una prestazione spetta e in quale misura. Chi non comunica i propri dati reddituali all’INPS nei termini previsti rischia la sospensione o la revoca delle somme erogate.
L’ammontare dei redditi posseduti dai titolari della pensione e, in alcuni casi, dal coniuge e dai figli incide sulla prestazione ed è vincolante per la presentazione del modello RED — la dichiarazione della situazione reddituale con cui l’INPS effettua la verifica periodica. Le prestazioni collegate al reddito per le quali è richiesta la verifica reddituale periodica sono le seguenti:
Le prestazioni che l’INPS concede entro una certa soglia di reddito, a fronte della loro natura assistenziale, sono:
La dichiarazione della situazione reddituale deve essere presentata all’INPS ogni anno dai pensionati che percepiscono prestazioni collegate al reddito, per consentire la verifica del diritto e della misura delle somme erogate provvisoriamente. L’obbligo non sussiste quando l’INPS può acquisire autonomamente tutti i dati reddituali dall’Agenzia delle Entrate o da altre pubbliche amministrazioni: ciò avviene per chi presenta il modello 730 o il Modello Redditi PF dichiarando integralmente i propri redditi e, quando richiesto, quelli del nucleo familiare.
Dal 2024 è disponibile il RED Precompilato sul portale INPS, accessibile con SPID, CIE o CNS, che mostra già i dati in possesso dell’Istituto e consente di confermarli, integrarli o correggerli prima dell’invio. Sono esonerati dal modello RED coloro che sono in possesso solo di redditi da lavoro parasubordinato assimilati al lavoro autonomo, da indennità di funzione o gettoni di presenza, da pensioni o rendite estere, oppure da redditi da lavoro autonomo anche occasionale.
La ricostituzione reddituale è il ricalcolo di una prestazione in corso soggetta a requisiti di reddito, come la pensione ai superstiti, quella di invalidità o l’assegno sociale. Chi riceve dall’INPS la richiesta di riscontro reddituale deve presentare la relativa istanza: in caso contrario, la prestazione viene sospesa per gli anni di reddito non dichiarati e l’Istituto procede al recupero di tutte le somme già erogate. La domanda di ricostituzione reddituale relativa a prestazioni soggette a verifica del reddito può essere presentata attraverso i seguenti canali:
Il retail italiano guarda all’estero anche se dazi, tensioni geopolitiche e consumi incerti rendono più complesso aprire nuovi punti vendita fuori dai confini nazionali. Il Centro Studi Confimprese prevede 2.737 nuove aperture commerciali all’estero, con un saldo dei punti vendita in crescita del 7,6%. In questo contesto, Confimprese e SACE hanno firmato un protocollo d’intesa per accompagnare l’internazionalizzazione delle imprese del commercio e dei servizi, con accesso agli strumenti assicurativo-finanziari, formazione, networking e scambio di informazioni sui mercati.
Il protocollo arriva in una fase in cui il commercio internazionale offre spazi di crescita ma richiede selezione rigorosa dei mercati e dei partner. Il dato sulle nuove aperture mostra una spinta espansiva forte ma le chiusure previste in alcuni Paesi (Francia e Ucraina in testa) indicano la necessità di correggere rapidamente le scelte meno redditizie.
Per le imprese, il valore dell’intesa sta nella combinazione tra sviluppo commerciale e presidio del rischio. L’export retail non dipende solo dalla capacità di aprire nuovi punti vendita, ma dalla qualità dei partner, dalla solidità della catena di fornitura e dalla capacità di leggere in anticipo costi, vincoli e instabilità dei mercati.
L’intesa tra Confimprese e SACE punta a favorire l’utilizzo degli strumenti SACE da parte delle aziende associate, con iniziative congiunte su internazionalizzazione, formazione, incontri tra imprese e analisi dei rischi. Il protocollo riguarda in particolare le imprese del retail e dei servizi che stanno pianificando aperture, partnership e sviluppo commerciale sui mercati esteri.
Il ruolo di SACE entra nella fase in cui molte aziende devono valutare mercati, partner, modalità di ingresso e coperture contro rischi commerciali, politici e finanziari. La collaborazione prevede anche percorsi di accompagnamento per misurare il grado di preparazione delle imprese ai mercati internazionali e definire piani di sviluppo con il supporto delle strutture territoriali e degli esperti SACE.
L’indagine annuale del Centro Studi Confimprese sui piani di apertura all’estero segnala una crescita del saldo dei punti vendita pari al 7,6% rispetto al 2025, con 2.737 nuovi esercizi commerciali previsti. Il 90% delle aziende già presenti fuori dall’Italia intende continuare ad ampliare la propria rete.
Il dato più dinamico arriva dal franchising, che cresce del 9,4%, mentre il canale diretto avanza dello 0,1% rispetto alla base 2025. La differenza conferma la preferenza per modelli di sviluppo che permettono di accelerare la presenza sui mercati esteri attraverso partner locali, riducendo l’esposizione diretta su investimenti, personale e presidio commerciale.
In un momento storico in cui gli accordi commerciali e l’evoluzione dei dazi stanno ridisegnando le priorità dell’export italiano, la prima area di destinazione si conferma l’Europa occidentale, indicata dal 48% dei retailer. Seguono Europa orientale al 19%, Medio Oriente al 14% e Asia Pacifico al 13%. America e Africa restano più indietro, rispettivamente al 4% e al 3% delle preferenze. Il canale di sviluppo preferito sono i centri commerciali, scelti dal 62% delle aziende.
Le performance internazionali del campione mostrano un peso crescente dell’estero nei bilanci aziendali. Il fatturato estero rappresenta in media il 16% dei ricavi totali, con punte superiori al 50% per le realtà più orientate all’internazionalizzazione. A parità di rete, il 50% delle aziende registra una crescita media del 3,5% sui mercati esteri. Il comparto più brillante è abbigliamento e accessori, dove il 60% delle imprese segnala performance fino all’8%. Il dato conferma la capacità del retail italiano di muoversi oltre confine soprattutto quando marchio, prodotto e format commerciale risultano già riconoscibili.
Il 50% delle imprese del campione avvia lo sviluppo internazionale senza effettuare test di mercato. L’altra metà utilizza lo shop-in-shop come prima sperimentazione, prima di passare a formule di espansione più strutturate. Questa scelta incide sui rischi iniziali dell’internazionalizzazione.
L’apertura diretta o tramite franchising richiede informazioni su domanda locale, costi di ingresso, contratti, norme, fiscalità e logistica. Gli strumenti di analisi Paese e di valutazione del rischio diventano quindi centrali per evitare decisioni basate solo sull’attrattività apparente di un mercato.
Le aziende retail indicano tra le maggiori criticità la ricerca di franchisee qualificati, la capacità dei partner di sostenere l’investimento e la complessità della supply chain. Seguono la conformità normativa nei diversi ordinamenti, il reclutamento e la formazione del personale, l’adattamento del concept al mercato locale e la riconoscibilità del marchio.
Rotte commerciali, dazi, energia, costi logistici e crisi geopolitiche possono incidere sui piani di apertura, soprattutto per i format che dipendono da consegne continue, assortimenti stagionali e filiere globali. Per questo il rischio d’impresa legato alle rotte internazionali entra sempre più spesso nelle valutazioni di export e retail.
Gli strumenti SACE richiamati dall’accordo coprono più livelli: formazione, analisi dei mercati, informazioni Paese, servizi assicurativo-finanziari, iniziative di networking e supporto alla valutazione del rischio. Le imprese possono così affiancare al piano commerciale una lettura più precisa di Paesi, controparti, condizioni finanziarie e stabilità del mercato di destinazione.
Tra gli strumenti già noti alle imprese che esportano rientra la mappa SACE delle opportunità export, pensata per valutare mercati esteri attraverso indicatori di opportunità e rischio. L’accordo con Confimprese porta questa logica dentro il retail e i servizi, dove la scelta del Paese pesa tanto quanto il format commerciale.