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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Servizi INPS
Cedolino pensione INPS via email: come attivarne l’invio
INPS consente di ricevere il cedolino pensione via email. Il percorso in MyINPS, le credenziali richieste e le alternative di assistenza.

Ogni mese, quando si avvicina il pagamento della pensione, torna anche la ricerca del cedolino pensione online per controllare importo netto, trattenute e conguagli. Oltre alla consultazione sul portale, l’INPS mantiene attiva anche la funzione che consente di ricevere il documento direttamente via email, attivando il consenso nell’area riservata MyINPS.

Cedolino pensione via email con consenso su MyINPS

L’invio del cedolino pensione via email rientra tra le funzioni collegate ai servizi digitali per i pensionati. È una soluzione utile per chi preferisce non entrare ogni mese nel portale solo per verificare il rateo, ma vuole comunque ricevere nella propria casella di posta il documento con importo liquidato e voci di dettaglio.

Nel percorso oggi richiamato dall’INPS, la sezione da controllare è Contatti e consensi, cioè l’area in cui vengono inseriti recapiti personali e autorizzazioni collegate all’utenza. Qui va verificato che l’indirizzo email sia corretto e che sia stata attivata la preferenza per l’invio del cedolino.

Dove si attiva l’invio del cedolino

La procedura si svolge interamente online dopo l’accesso a MyINPS, seguendo questi passaggi:

  1. entrare nell’area riservata con le credenziali abilitate ai servizi INPS;
  2. aprire il profilo personale e raggiungere la sezione Contatti e consensi;
  3. inserire o aggiornare l’indirizzo di posta elettronica personale;
  4. selezionare l’opzione che abilita l’invio del cedolino pensione via email;
  5. confermare la scelta e verificare che il recapito salvato sia quello effettivamente utilizzato.

Una volta attivata la preferenza, il pensionato può continuare a usare anche il servizio online per visualizzare, confrontare, scaricare o stampare le varie mensilità. L’email non sostituisce quindi l’area web, ma aggiunge un canale di ricezione più semplice per chi consulta di frequente il documento.

Credenziali richieste per entrare in MyINPS

Per accedere alla sezione personale servono in via ordinaria SPID, CIE o CNS. Senza una di queste credenziali non si può gestire in autonomia né la consultazione del cedolino né l’attivazione dell’invio automatico via email.

Il passaggio va tenuto distinto dalla semplice lettura del documento: prima si entra in MyINPS con l’identità digitale, poi si aggiornano i contatti personali e infine si abilita il consenso. Se l’indirizzo email non è presente o non è più usato, conviene correggerlo subito per evitare invii su caselle non più controllate.

Alternative per chi non usa i servizi digitali

Chi non riesce ad accedere al portale può chiedere assistenza tramite il Contact Center INPS oppure valutare la delega a una persona di fiducia per l’uso dei servizi online. È una strada utile soprattutto per i pensionati che non hanno identità digitale o hanno difficoltà a usare in autonomia l’area riservata.

Resta inoltre disponibile la consultazione diretta dal servizio online, utile anche quando serve una copia del cedolino pensione da stampare o allegare a una pratica bancaria, fiscale o amministrativa. In questi casi il documento può essere scaricato dal portale in qualunque momento, senza attendere l’invio nella casella email.

Le voci che restano disponibili nel cedolino online

Anche quando si sceglie l’invio via email, il servizio Cedolino della pensione resta il punto di riferimento per leggere il dettaglio del rateo. Nell’area riservata continuano infatti a essere disponibili la consultazione delle mensilità, il confronto tra cedolini, i prospetti di liquidazione e le principali comunicazioni collegate alla pensione.

Questo consente al pezzo di presidiare una query molto precisa, mentre il quadro generale resta coperto dal pillar sul cedolino pensione INPS online. In ottica recovery, la separazione tra i due contenuti evita che lo stesso intento venga coperto due volte con angoli quasi identici.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 09:18:51 +0000
Ponte sullo Stretto
Ponte sullo Stretto nel 2034: cantieri da settembre, riprogrammate scadenze e risorse
Ponte sullo Stretto di Messina, nuovo decreto in vigore: riparte l'iter per l'avvio dei cantieri da settembre 2026 e l'apertura nel 2034.

È entrato in vigore il 12 marzo il decreto recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni. Per il Ponte sullo Stretto di Messina il testo — approvato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio e ripassato dalla Ragioneria generale dello Stato prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale — non sblocca i cantieri nell’immediato ma ridisegna il percorso autorizzativo e redistribuisce 2,8 miliardi di euro verso Rete Ferroviaria Italiana.

Nuovo percorso autorizzativo per il Ponte di Messina

Il cuore del decreto è nell’articolo 1, che impone al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una serie di adempimenti per conformarsi alle deliberazioni della Corte dei Conti, che tra ottobre e novembre 2025 aveva bloccato sia la delibera CIPESS sia l’atto aggiuntivo alla convenzione con la società Stretto di Messina.

Il MIT è chiamato ad aggiornare il piano economico-finanziario della società concessionaria, acquisire i pareri tecnici mancanti — tra cui quello dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul piano tariffario — e completare le verifiche ambientali richieste dalla Direttiva Habitat dell’Unione europea, aprendo un confronto con la Commissione europea sui siti coinvolti.

Solo al termine di questo percorso il dossier potrà tornare al CIPESS per una nuova delibera, e quindi alla Corte dei Conti per il visto di legittimità. Il decreto chiarisce inoltre l’ordine logico che era mancato: prima la delibera CIPESS, poi l’atto aggiuntivo alla convenzione — e non viceversa, come era accaduto in precedenza.

Plafond RFI, come funziona la rimodulazione

Il decreto destina 2,8 miliardi di euro a Rete Ferroviaria Italiana per la riduzione dell’esposizione debitoria: 1,8 miliardi nel 2026 e un ulteriore miliardo nel 2027. RFI negli ultimi anni ha anticipato risorse a imprese e fornitori impegnati nei cantieri ferroviari, accumulando un indebitamento che il provvedimento punta a contenere.

I fondi non provengono da nuovi stanziamenti ma da una rimodulazione temporale degli importi già previsti per il Ponte: nei primi anni di programmazione (2026-2029) la spesa sull’opera viene ridotta rispetto al piano originario, liberando risorse che vengono dirottate verso RFI. La spesa complessiva resta invariata a 13,5 miliardi di euro; cambia solo la distribuzione nel tempo, con un profilo crescente dopo il 2030 e un picco di 1,2 miliardi nel 2034.

Commissari opere: Isi per le ferrovie, Gemme per le strade

Il decreto nomina due commissari straordinari per le infrastrutture di accesso al Ponte, che dovranno procedere in parallelo all’opera principale per evitare che, a collegamento completato, i raccordi a terra siano ancora incompiuti:

  • Aldo Isi, amministratore delegato di RFI, è nominato commissario straordinario per gli interventi infrastrutturali ferroviari complementari al collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, inclusi i lavori sulla tratta Palermo-Catania-Messina e il collegamento con l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria;
  • Claudio Gemme, amministratore delegato di ANAS, assume il coordinamento commissariale per le opere stradali di accesso, su più cantieri strategici tra Calabria e Sicilia.

Per il Ponte in sé non è prevista alcuna figura commissariale: la gestione strategica e amministrativa rimane in capo al MIT, che risponde direttamente dei tempi dell’iter autorizzativo.

Cronoprogramma: cantieri a settembre 2026

La società Stretto di Messina conferma un piano di costruzione di 7,4 anni: avvio cantieri stimato a settembre 2026, fine lavori entro il 2033. Il 2034 non è una data di completamento spostata in avanti, ma il primo anno di esercizio del Ponte — quando l’infrastruttura sarà operativa per traffico stradale e ferroviario. Le risorse appostate per il 2034 nel decreto sono destinate alle regolazioni contabili finali e al pagamento degli ultimi stati di avanzamento lavori.

Tra i nodi ancora aperti: il completamento del percorso presso la Corte dei Conti, il via libera definitivo della Commissione europea sugli aspetti ambientali e l’aggiornamento del piano economico-finanziario. Finché questi passaggi non saranno chiusi, la data di settembre 2026 per l’apertura dei cantieri resta condizionata all’esito dell’iter autorizzativo.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 09:14:11 +0000
Unione Europea
Energia: la Commissione UE nega la sospensione degli ETS ma ne accelera la revisione
Von der Leyen dice no allo stop dell'ETS ma promette una revisione accelerata. Le conseguenze per le imprese energivore.

Mentre il vertice europeo del 19 e 20 marzo tiene banco a Bruxelles, la risposta della Commissione UE alla pressione di dieci governi (Italia compresa) sulla riforma del sistema ETS è già sul tavolo. Per ora la fumata è nera: il meccanismo non si sospende ma la revisione si accelera. Per le imprese, soprattutto quelle ad alta intensità energetica, cambia qualcosa ma non tutto e non subito.

Niente sospensione ETS nel breve termine

Con una lettera del 16 marzo ai capi di Stato e di governo dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha chiuso la porta alla sospensione dell’ETS (Emission Trading System), il meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione di COâ‚‚. Lo strumento è descritto come un presidio irrinunciabile della politica di decarbonizzazione: smantellarlo — anche solo temporaneamente — creerebbe distorsioni della concorrenza tra Paesi e svuoterebbe gli incentivi agli investimenti in tecnologie pulite.

La linea della Commissione trova l’appoggio di Germania, Francia e Spagna, che al Consiglio europeo hanno difeso l’ETS come pilastro della politica climatica. Il fronte favorevole alla sospensione — oltre all’Italia, Austria, Croazia, Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia e Bulgaria — rimane in minoranza e si è trovato a dover ammorbidire le richieste originarie.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha così ridimensionato la posizione italiana: non più sospensione totale ma intervento selettivo sul settore termoelettrico per evitare che il costo del carbonio si scarichi tre volte sul prezzo finale dell’elettricità.

Revisione ETS: nuovi benchmark e meno volatilità dei prezzi

Se lo stop è escluso, la revisione è invece confermata e anticipata. La Commissione Europea adotterà a breve nuovi parametri di riferimento (benchmark) per le quote assegnate ai settori industriali, tenendo conto delle richieste delle imprese ad alta intensità energetica. È inoltre in arrivo una proposta per rafforzare la Riserva di stabilità del mercato, lo strumento in vigore dal 2019 che dovrebbe attenuare le oscillazioni eccessive dei prezzi delle quote: l’obiettivo è renderlo più reattivo rispetto alle fasi di volatilità acuta, come quella generata dalla crisi energetica seguita al conflitto in Medio Oriente.

Sul fronte della decarbonizzazione industriale, Bruxelles sta lavorando a uno strumento ponte, finanziato dai proventi delle aste ETS, per sostenere le industrie energivore in attesa della costituzione della Industrial Decarbonization Bank. Per le PMI con processi produttivi ad alto consumo energetico, queste misure potrebbero tradursi in accesso a finanziamenti agevolati per la transizione — ma i tempi restano da definire.

Il decreto bollette italiano e il rischio sanzioni UE

L’Italia ha già mosso una pedina in autonomia. Il Decreto Bollette approvato a febbraio 2026 prevede uno scorporo del costo ETS dal prezzo del gas utilizzato per la produzione elettrica: in sostanza, i produttori termoelettrici non potranno trasferire integralmente nelle offerte di mercato il costo delle quote di COâ‚‚. Il risparmio stimato è di circa 3 miliardi di euro l’anno per famiglie e imprese, con entrata in vigore prevista dal 2027.

La misura è però sotto scrutinio della Commissione UE, che ne verifica la compatibilità con le norme sul mercato interno. Una sospensione selettiva dei costi ETS a livello nazionale configura il rischio di distorsioni della concorrenza tra Stati membri — un punto su cui Bruxelles ha già avvertito con chiarezza che non intende derogare. Il governo ha annunciato che notificherà la misura alla Commissione solo dopo l’approvazione parlamentare del decreto.

Dal 2027 arriva l’ETS2 che pesa su carburanti e riscaldamento

Sullo sfondo del dibattito sull’ETS1 si muove intanto il dossier ETS2, il sistema parallelo che dal 2027 estenderà il meccanismo cap-and-trade ai fornitori di carburanti per trasporto e combustibili per il riscaldamento. Per le PMI con flotte aziendali o impianti termici a gas, significa un aumento progressivo dei costi già a partire dal prossimo anno. Anche sull’ETS2 si registrano tensioni: diversi Paesi, tra cui l’Italia, ne chiedono la revisione o il rinvio. Per ora la Commissione non ha segnalato aperture su questo fronte. Le imprese hanno ancora un anno per pianificare l’adeguamento — ma il margine si restringe.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 08:59:04 +0000
Pensioni
Pagamenti INPS di aprile 2026: le date di pensioni, Assegno Unico, ADI, NASpI e SFL
Calendario pagamenti INPS di aprile 2026: pensioni, Assegno Unico, ADI, NASpI e SFL. Tutte le date per famiglie e lavoratori.

Ad aprile 2026 cedolini delle pensioni tornano agli importi ordinari, senza i conguagli di marzo, e dal 1° del mese si apre la finestra per richiedere l’ISEE corrente su variazioni patrimoniali. Dunque, un mese con particolari rilevanti per pensionati, famiglie e lavoratori che percepiscono prestazioni di sostegno al reddito. Di seguito il quadro completo delle date di accredito per i pagamenti INPS di aprile 2026: pensioni, Assegno Unico, ADI, NASpI, DIS-COLL e SFL.

Pensioni di aprile: quando arrivano?

Il pagamento della pensione parte da mercoledì 1° aprile 2026. La data vale sia per chi riceve l’accredito sul conto corrente sia per chi ritira l’importo in contanti presso gli uffici postali, possibilità ammessa solo per somme fino a mille euro netti. Per il ritiro allo sportello resta valido il consueto calendario organizzato in base all’iniziale del cognome:

  • mercoledì 1° aprile per cognomi dalla A alla B;
  • giovedì 2 aprile per cognomi dalla C alla D;
  • venerdì 3 aprile per cognomi dalla E alla K;
  • sabato 4 aprile per cognomi dalla L alla O, solo al mattino;
  • lunedì 6 aprile per cognomi dalla P alla R;
  • martedì 7 aprile per cognomi dalla S alla Z.

Chi riceve la pensione ad aprile troverà un cedolino più leggero rispetto a quello di marzo: come anticipato sopra, il mese scorso l’importo netto era stato incrementato dal taglio IRPEF al 33% e dai conguagli di gennaio e febbraio. Ad aprile queste voci non sono presenti e l’assegno torna all’importo ordinario.

Assegno Unico: quando arriva ad aprile 2026?

L’Assegno Unico e Universale sarà accreditato tra il 20 e il 21 aprile 2026 ai nuclei che già ricevono la prestazione e non hanno segnalato variazioni. Per le nuove domande o per i casi in cui sia stato aggiornato l’ISEE, il pagamento potrà invece slittare verso la fine del mese.

Ad aprile sono attesi anche gli arretrati collegati agli adeguamenti previsti dalla Legge di Bilancio, con rivalutazione ISTAT degli importi. Per ricevere la somma corretta resta necessario aver aggiornato l’ISEE entro i termini previsti: in caso contrario, il rischio è quello di percepire solo l’importo minimo o di perdere gli arretrati spettanti.

CALCOLO ASSEGNO UNICO ONLINE

ISEE corrente per variazioni patrimoniali dal 1° aprile

Dal 1° aprile è possibile presentare la DSU per l’ISEE corrente anche in caso di variazione patrimoniale superiore al 20% rispetto al 31 dicembre 2025, non solo per variazioni reddituali. Chi ha subito perdite rilevanti su investimenti o dismissioni immobiliari nel corso del 2025 può aggiornare il proprio indicatore a partire da questo mese, con effetti diretti sugli importi di Assegno Unico, ADI e SFL spettanti.

Assegno di Inclusione: quando viene pagato?

Per i nuclei familiari con ISEE fino a 9.360 euro, l’Assegno di Inclusione sarà erogato anche ad aprile secondo due diverse finestre di pagamento:

  • entro il 15 aprile per chi riceve la prima mensilità;
  • il 28 aprile per i beneficiari che già percepiscono la misura.

SFL: quali sono le date di pagamento?

Anche per il Supporto per la Formazione e il Lavoro, destinato a chi partecipa a percorsi formativi o di politica attiva, il calendario di aprile prevede due momenti distinti:

  • dal 15 aprile per le domande trasmesse dopo la metà del mese precedente;
  • il 28 aprile per le richieste presentate entro il 15 aprile.

NASpI e DIS-COLL: quando arrivano ad aprile?

Le indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL vengono normalmente pagate entro la metà di aprile. La data effettiva può però cambiare da un beneficiario all’altro, in base al momento in cui è stata presentata la domanda e ai tempi di lavorazione della pratica da parte dell’INPS.

Carta Acquisti: verrà pagata ad aprile 2026?

Per la Carta Acquisti non è previsto un nuovo accredito nel mese di aprile. Il contributo viene infatti corrisposto con cadenza bimestrale, per un importo complessivo di 80 euro, pari a 40 euro mensili. Il pagamento relativo al periodo è già stato effettuato a marzo, mentre il successivo è atteso a maggio.

Come verificare i pagamenti INPS online

Attraverso il servizio Stato di un pagamento, disponibile nell’area riservata MyINPS, i beneficiari possono controllare i dettagli delle somme erogate dall’Istituto, comprese le prestazioni pensionistiche e assistenziali. Il servizio consente di visualizzare importo, causale e data di accredito dei pagamenti disposti nei due mesi precedenti.

La verifica può essere effettuata accedendo con credenziali digitali SPID, CIE o CNS. In alternativa, le stesse informazioni possono essere consultate anche attraverso il Fascicolo previdenziale del cittadino, sempre disponibile online. Se emergono ritardi, anomalie o accrediti mancanti, resta possibile rivolgersi al Contact Center INPS oppure a una sede territoriale dell’Istituto per ottenere chiarimenti sulla propria posizione.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 08:54:05 +0000
Mutui
BCE, tassi per ora invariati ma peggiorano le prime stime sull’impatto della guerra
Sale l'inflazione e si riduce la crescita ma BCE attende nuove valutazioni di scenario prima di ritoccare i tassi. Nel frattempo i mutui iniziano a reagire.

La Banca Centrale Europea lascia invariati i tassi di interesse ma non sottovaluta il repentino cambiamento di scenario determinato dalla guerra in Medio Oriente. La presidente dell’istituto centrale dell’Eurozona, Christine Lagarde, da una parte manifesta sicurezza: «il Consiglio direttivo è ben posizionato per affrontare questa incertezza». Dall’altra, indica la necessità di aspettare gli sviluppi della situazione per calibrare le mosse adeguate di politica monetaria. Intensità e durata del conflitto, e trasmissione del caro energia ai prezzi al consumo e all’economia sono le variabili da monitorare.

Il conflitto «avrà un impatto sostanziale sull’inflazione a breve termine attraverso l’aumento dei prezzi dell’energia», sintetizza Lagarde. Francoforte però attende, e nel frattempo gli analisti lavorano ai diversi scenari che la guerra in Medio Oriente potrebbe determinare. «Tali scenari saranno pubblicati insieme alle proiezioni dello staff sul sito web della BCE».

Sale l’inflazione, scende il PIL

Per il momento, le stime si basano sui dati disponibili fino all’11 marzo, quindi già incamerano i primi effetti della guerra, scoppiata a fine febbraio. Rispetto alle proiezioni di dicembre, salgono quelle sull’inflazione, vista al 2,6% (dall’1,9%) nel 2026, al 2,0% (dall’1,8%) nel 2027 e al 2,1% (dal 2%) nel 2028. La forbice si allarga quest’anno e si riduce poi nel corso del tempo.

Al netto di energia e alimentari l’indice è pari al 2,3% nel 2026, 2,2% nel 2027 e 2,1% nel 2028. «Anche questo dato è superiore a quello previsto nelle proiezioni di dicembre», sottolinea Lagarde, riconducendo la causa al fatto che l’aumento dei prezzi dell’energia incide anche sull’inflazione al netto di energia e alimentari. Le previsioni di fine anno indicavano rispettivamente 2,2% nel 2026, 1,9% nel 2027 e 2% nel 2028.

Revisione al ribasso sulla crescita: 0,9% nel 2026, dalla precedente stima dell’1,2%, 1,3% nel 2027 e 1,4% nel 2028, provocata in particolare dagli effetti della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia. Bassa disoccupazione, solidi bilanci del settore privato e spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture dovrebbero però continuare a sostenere la crescita.

Vediamo i dati in tabella.

Stime BCE
marzo 2026
Stime BCE
dicembre 2025
Inflazione 2026 2,6% 1,9%
Crescita 2026 0,9% 1,2%
Inflazione 2027 2,0% 1,8%
Crescita 2027 1,3% 1,4%
Inflazione 2028 2,1% 2,0%
Crescita 2028 1,4% 1,4%

Tassi invariati ma per poco

Le decisioni sui tassi della BCE, chiarisce Lagarde, continuano a essere improntate allo stesso criterio sempre seguito: mantenere l’inflazione stabilmente al di sotto del 2%. Essendo già cambiata la proiezione su questo, si alza la probabilità di interventi nei prossimi mesi. I mercati stanno già scontando lo scenario di un rialzo dei tassi, pur ancora con le incertezza proprie di un periodo caratterizzato da una situazione in continuo sviluppo.

Nel frattempo, i tassi restano al 2% quello sui depositi e al 2,15% sulle principali operazioni di rifinanziamento, mentre sono sempre al 2,4% per il credito marginale.

Impatto negativo sui mutui, che tornano a rincarare

Pur con tassi fermi, i mutui rischiano di incamerare fin da ora le nuove prospettive di aumento del costo del denaro. Facile.it segnala un andamento al rialzo dell’Euribor, riferimento per i mutui a tasso variabile, che potrebbe comportare già ad aprile un aumento di dieci euro della rata. L’ipotesi di un aumento entro fine anno dei tassi BCE potrebbe determinare un aumento della rata fino a 30 euro.

Mutui.it è più prudente nel prevedere rialzi, si limita a indicare che il nuovo scenario potrebbe determinare un aumento del tasso variabile. Sulla base della nuova situazione di incertezza, consiglia però ai nuovi mutuatari il tasso fisso, anche se più costoso. La surroga è indicata per chi ha sottoscritto un mutuo tra il 2023 e il 2024 a tassi molto alti (sopra il 4-5%).


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 08:42:17 +0000
TARI
TARI ed esclusione dal calcolo per disabili con Legge 104
Al fini del calcolo della TARI afferente le utenze domestiche, il Comune per la determinazione del numero degli occupanti l’unità immobiliare, ha previsto nel proprio regolamento una norma così formulata: 1) Per le utenze domestiche condotte/possedute da persone fisiche che vi hanno stabilito la residenza anagrafica il numero degli occupanti è quella del nucleo familiare[...] Al fini del calcolo della TARI afferente le utenze domestiche, il Comune per la determinazione del numero degli occupanti l’unità immobiliare, ha previsto nel proprio regolamento una norma così formulata: 1) Per le utenze domestiche condotte/possedute da persone fisiche che vi hanno stabilito la residenza anagrafica il numero degli occupanti è quella del nucleo familiare[...]
Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 08:28:07 +0000
Misure per famiglie
Importi medi Assegno Unico ai figli: l’INPS comunica i dati aggiornati
L'Assegno Unico 2026 con importi rivalutati e nuovi servizi per i beneficiari: a gennaio 2026 erogati in media 174 euro medi per ogni figlio.

L’Assegno Unico Universale continua a muovere volumi molto elevati anche nel 2026: a gennaio l’INPS ha erogato 1,6 miliardi di euro a 5.895.781 nuclei familiari, per un totale di 9.296.623 figli. Il dato che sintetizza meglio l’aggiornamento dell’Osservatorio statistico è però l’importo medio per figlio, che si conferma a 174 euro, con una forbice che va da circa 58 euro per chi non presenta l’ISEE o supera la soglia massima fino a 223 euro per la fascia ISEE più bassa.

Assegno Unico, i numeri di gennaio 2026

L’aggiornamento dell’Osservatorio INPS sull’AUU, riferito al periodo gennaio 2025-gennaio 2026, fotografa una misura ancora molto ampia per platea e valore economico. Il mese di gennaio 2026 si apre con numeri che restano alti sia sul fronte della spesa sia sul numero di famiglie coinvolte.

Assegno Unico Dati a gennaio 2026
Assegni erogati 1,6 miliardi di euro
Nuclei familiari coinvolti 5.895.781
Figli raggiunti dalla misura 9.296.623
Importo medio per figlio 174 euro

Importo medio AUU e fasce ISEE

L’importo medio per figlio non coincide con la quota base dell’assegno, perché incorpora anche le maggiorazioni applicabili. La forbice segnalata dall’INPS resta molto ampia e continua a dipendere in primo luogo dall’ISEE del nucleo familiare. A gennaio 2026 l’importo medio va da 58 euro per chi non presenta l’ISEE o supera la soglia massima di 46.582,71 euro, fino a 223 euro per la classe di ISEE minima, pari a 17.468,51 euro. Il quadro delle tabelle INPS con importi rivalutati dell’Assegno Unico 2026 resta quindi decisivo per capire perché, a parità di figli, il bonifico mensile possa cambiare in modo sensibile da una famiglia all’altra.

Il 2025 si è chiuso a 19,7 miliardi

Il dato di gennaio si aggiunge ai 19,7 miliardi di euro già erogati nel corso del 2025. Questo consente di leggere l’Assegno Unico non come una misura episodica, ma come una delle principali voci di trasferimento alle famiglie con figli a carico. La continuità della spesa conferma anche il peso strutturale della prestazione: il mese di gennaio non segna una rottura rispetto all’anno precedente, ma si inserisce in una traiettoria di forte diffusione che continua a coinvolgere milioni di nuclei familiari.

Chi prende di più e chi resta sul minimo

L’ISEE resta il fattore che incide di più sulla misura dell’assegno. I nuclei con indicatore più basso ricevono gli importi medi più elevati, mentre chi non aggiorna l’ISEE o supera la soglia massima si colloca sulla fascia minima. Questo dato aiuta a leggere correttamente anche i valori medi diffusi dall’INPS. I 174 euro medi per figlio non descrivono un importo uniforme, ma una media che tiene insieme situazioni molto diverse, dalle famiglie che ricevono il minimo a quelle che sommano quota base e maggiorazioni più alte.

INPS, due guide per la domanda e i pagamenti

Accanto ai numeri dell’Osservatorio, l’INPS ha segnalato anche due nuovi strumenti di assistenza: una video guida personalizzata per i genitori che presentano la domanda per la prima volta e una seconda guida per chi ha la pratica bloccata nello stato “In evidenza al cittadino†oppure il pagamento fermo per IBAN non verificabile. Le due guide servono a ridurre gli errori più frequenti nella gestione dell’assegno e ad accompagnare le famiglie nell’uso dei servizi online. Per chi deve verificare quando arriva il prossimo accredito, resta utile il calendario dei pagamenti AUU 2026, già comunicato dall’INPS.

Il dato medio non sostituisce il calcolo individuale

L’importo medio per figlio è utile per capire l’ordine di grandezza della misura, ma non coincide automaticamente con quanto spetta a ogni nucleo. La cifra effettiva dipende dall’ISEE, dal numero dei figli, dall’età, dall’eventuale disabilità e dalle maggiorazioni applicabili. Per questo, accanto ai dati statistici, resta utile una verifica personalizzata tramite il calcolo online dell’Assegno Unico, che consente di stimare in modo più vicino al caso concreto l’importo mensile spettante.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 08:22:29 +0000
Smart Working
Smart working: nuovi adempimenti imposti dalle Legge PMI 2026
Sicurezza lavoro, nuovi adempimenti per imprese con dipendenti da remoto: con la Legge PMI 2026, obbligo di informativa annuale sui rischi del lavoro agile. Sanzioni fino a 5.200 euro.

Consegnare ogni anno un’informativa scritta sui rischi del lavoro da remoto non è più una buona prassi: con la legge annuale per le PMI, approvata in via definitiva il 4 marzo 2026 e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, diventa un obbligo codificato nel Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, con sanzioni penali per i datori di lavoro inadempienti.

Legge PMI 2026, lavoro agile nel Testo Unico sulla Sicurezza

L’articolo 11 della legge PMI modifica il D.Lgs. 81/2008 aggiungendo il comma 7-bis all’articolo 3. La disposizione riguarda tutte le prestazioni lavorative svolte in luoghi che non rientrano nella disponibilità giuridica del datore di lavoro: l’abitazione del dipendente, gli spazi di coworking, qualsiasi ambiente scelto dal lavoratore al di fuori dei locali aziendali.

Sebbene la norma sia inserita nella legge dedicata alle piccole e medie imprese, la sua portata è generale: si applica a tutti i datori di lavoro, indipendentemente dalle dimensioni dell’organizzazione. Non si tratta comunque di un obbligo inedito. L’articolo 22 della legge n. 81 del 2017 — che ha introdotto il lavoro agile nell’ordinamento italiano — prevedeva già la consegna annuale di un’informativa scritta. La riforma del 2026 rafforza questo principio inserendolo direttamente nel Testo Unico e prevedendo sanzioni esplicite in caso di mancato adempimento.

I rischi dello smart working da segnalare ai dipendenti

Il documento informativo deve individuare due categorie di rischi:

  • i rischi generali connessi all’attività lavorativa, come lo stress lavoro-correlato e l’affaticamento visivo da uso prolungato degli schermi;
  • i rischi specifici legati alla modalità agile, tra cui ergonomia della postazione domestica, postura, organizzazione delle pause e sicurezza elettrica dell’ambiente in cui si lavora.

La norma menziona espressamente i videoterminali: gli obblighi relativi all’uso di computer e dispositivi digitali si assolvono, nel lavoro agile, proprio attraverso questa informativa annuale. Il documento deve fornire indicazioni concrete e operative, non generiche. La consegna può avvenire anche in formato digitale, purché sia verificabile la ricezione da parte del destinatario.

Informativa annuale a lavoratori e RLS

L’informativa va consegnata con cadenza almeno annuale — e aggiornata ogni volta che cambiano mansioni, strumenti o condizioni di rischio rilevanti — a due soggetti distinti:

  • al lavoratore che svolge la prestazione in modalità agile, a prescindere dal numero di giornate lavorate da remoto;
  • al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), chiamato a esercitare un controllo diffuso sulla qualità delle misure adottate dall’azienda.

La norma ribadisce in parallelo l’obbligo del lavoratore di cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro. Nel lavoro agile la sicurezza si fonda su una responsabilità condivisa: l’azienda fornisce le informazioni, il dipendente è tenuto ad applicarle nell’ambiente in cui svolge la prestazione.

Le sanzioni per chi non invia l’informativa

La mancata consegna dell’informativa non è più una violazione formale. Il nuovo articolo 55, comma 5, lettera c) del D.Lgs. 81/2008 prevede per il datore di lavoro inadempiente l’arresto da 2 a 4 mesi oppure un’ammenda da 1.200 a 5.200 euro. La sanzione scatta indipendentemente dal verificarsi di infortuni: il legislatore considera la consegna dell’informativa lo strumento preventivo essenziale per tutelare chi lavora fuori dai locali aziendali.

Per tutte le aziende che utilizzano il lavoro agile — di qualsiasi dimensione — verificare l’aggiornamento e la regolare consegna di questo documento diventa un adempimento da non rimandare.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 08:12:10 +0000
Cartelle esattoriali
Rottamazione-quinquies anche con sovraindebitamento: il modello di domanda
Rottamazione-quinquies anche per debiti che rientrano in una composizione della crisi da sovraindebitamento: domanda con modello DA-LS-2026 via PEC.

Per chi è già dentro una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, la domanda di rottamazione-quinquies non passa dal canale telematico ordinario. Entro il 30 aprile 2026 l’istanza va trasmessa esclusivamente via PEC, utilizzando il modello DA-LS-2026 e allegando la copia del documento di riconoscimento.

Rottamazione-quinquies per sovraindebitamento con modello DA-LS-2026

Il modello DA-LS-2026 non è aperto a tutti i contribuenti in difficoltà economica. Può essere usato solo per i carichi coinvolti in procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento già instaurati secondo le norme richiamate da AdER. Rientrano in questo canale dedicato soltanto le procedure avviate ai sensi di:

  • il capo II, sezione prima, della Legge n. 3/2012, che disciplina le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento per i soggetti non assoggettabili alle procedure concorsuali ordinarie;
  • la parte prima, titolo IV, capo II, sezioni seconda e terza, del D.Lgs. n. 14/2019, cioè il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Resta fermo che il canale speciale non allarga l’ambito oggettivo della definizione agevolata: cambiano solo le modalità di adesione ma non i debiti che la legge consente di definire.

Domanda via PEC alla Direzione regionale AdER

Chi rientra nelle procedure di sovraindebitamento deve scaricare il modello dal portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e inviarlo esclusivamente tramite PEC alla Direzione regionale competente. L’elenco degli indirizzi PEC è riportato direttamente nel modello, a pagina 3.

Indirizzi PEC delle Direzioni regionali AdER per l'invio del modello DA-LS-2026

Cosa cambia rispetto alla domanda ordinaria

Per gli altri contribuenti restano attivi i servizi online AdER per la domanda ordinaria, accessibili dall’area riservata o, in alternativa, dall’area pubblica del sito.

Questo doppio binario evita di sovrapporre la definizione agevolata agli atti della procedura di crisi in corso, che possono incidere sulla quantificazione del passivo e sull’equilibrio del piano presentato al giudice.

Quali documenti allegare al modello DA-LS-2026

L’invio via PEC richiede almeno la copia del documento di riconoscimento del dichiarante. È il primo allegato richiesto dalle istruzioni e va trasmesso insieme al modello compilato.

Nel caso in cui l’istanza venga presentata da un soggetto diverso dal debitore, occorre compilare anche la parte relativa alla qualifica con cui si agisce, ad esempio come rappresentante legale, tutore, curatore o soggetto delegato.

Come compilare il modello DA-LS-2026

Il modulo chiede i dati anagrafici del dichiarante e gli elementi che permettono di collegare i carichi alla procedura di composizione della crisi. La compilazione non va sottovalutata, perché il modello serve a coordinare la definizione agevolata con un procedimento già pendente davanti al tribunale. In particolare vanno indicati:

  • le generalità del dichiarante, con nome, cognome, codice fiscale e dati anagrafici;
  • la data di presentazione dell’istanza che ha avviato la procedura e il tribunale competente;
  • l’agente della riscossione a cui la procedura è stata notificata e la data della notifica;
  • l’eventuale qualifica di rappresentante o la presenza di una delega a un soggetto terzo.

Scadenza 30 aprile e risposta AdER entro il 30 giugno

Anche per la domanda trasmessa con modello DA-LS-2026 valgono le stesse date previste per la procedura ordinaria. L’istanza deve essere inviata entro il 30 aprile 2026.

Entro il 30 giugno 2026 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà l’accoglimento oppure l’eventuale diniego motivato. In caso di esito positivo, nella comunicazione saranno indicati l’importo complessivo dovuto, il piano di pagamento scelto e i moduli precompilati per il versamento.

Quando si paga dopo l’accoglimento della domanda

Dopo la comunicazione AdER, il pagamento segue il calendario generale della rottamazione-quinquies. La prima scadenza utile è il 31 luglio 2026, data entro la quale va versata l’unica soluzione oppure la prima rata del piano prescelto.

Chi opta per il pagamento rateale resta dentro il piano massimo previsto dalla legge, con interessi al 3% annuo e rate bimestrali. La scelta va quindi valutata già al momento della domanda, perché incide direttamente sulla sostenibilità del percorso di rientro.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 07:58:58 +0000
Misure per famiglie
Badante per disabile grave: deduzione nel 730/2026 dopo sentenza Cassazione?
Posso portare integralmente in deduzione, nel rigo 25 del modello 730/2026, le spese sostenute per l’assistenza prestata a un familiare convivente (disabile grave ai sensi della legge n. 104/1992), anche se resa da badante assunta con livello CS e non da persona in possesso di una qualifica professionale sanitaria?Il riferimento è all’ordinanza n. 449/2025 della[...] Posso portare integralmente in deduzione, nel rigo 25 del modello 730/2026, le spese sostenute per l’assistenza prestata a un familiare convivente (disabile grave ai sensi della legge n. 104/1992), anche se resa da badante assunta con livello CS e non da persona in possesso di una qualifica professionale sanitaria?Il riferimento è all’ordinanza n. 449/2025 della[...]
Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 07:35:35 +0000
Cedolare Secca
Cedolare secca sugli affitti: guida completa
Guida al regime della cedolare secca per i contratti di locazione: chi può usufruirne, per quali contratti di affitto e immobili e le aliquote aggiornate.

La cedolare secca sugli affitti è il regime opzionale che consente al proprietario di un immobile abitativo di tassare il canone con un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali. La scelta può alleggerire il prelievo fiscale ma non è ammessa in tutti i casi e produce effetti precisi anche sul contratto, a partire dalla rinuncia agli aggiornamenti del canone per tutta la durata dell’opzione.

Prima di optare per la cedolare secca bisogna verificare chi può applicarla, quali immobili rientrano, quali contratti sono ammessi e quali conseguenze produce rispetto al regime ordinario. Le regole e aliquote della cedolare secca nel 2026 prevedono poi indicazioni specifiche, soprattutto nei casi di canone concordato e locazioni brevi. L’opzione va esercitata correttamente in sede di prima registrazione o nelle annualità successive, usando il modello RLI per la registrazione del contratto di affitto. Accanto al profilo fiscale restano gli adempimenti, sul piano dichiarativo e di quello delle scadenze e versamenti. Nelle sezioni che seguono entreremo nel dettaglio delle regole aggiornate con le novità del 2026, per arrivare poi ad aspetti più pratici per calcolare la convenienza e scegliere consapevolmente se adottare o meno questo regime.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 07:27:40 +0000
ISEE
Bonus 115 euro in bolletta, ARERA definisce le regole: arriva automaticamente nella prima fattura utile
ARERA ha definito le modalità del bonus 115 euro in bolletta elettrica: automatico, senza domanda, dalla prima fattura utile. Chi ha diritto e cosa succede se si cambia fornitore.

Il conto alla rovescia per i 115 euro in bolletta è finito. L’ARERA ha adottato oggi, 19 marzo 2026, il provvedimento 81/2026/R/eel che definisce le modalità operative di erogazione del contributo straordinario previsto dal Decreto Bollette 2026 (D.L. n. 21/2026). Il bonus arriva automaticamente senza necessità di fare domanda, e si aggiunge — senza sostituirli — agli sconti già previsti per i beneficiari del bonus sociale elettrico.

Chi riceve i 115 euro: i requisiti per accedere al contributo

Hanno diritto al contributo straordinario i clienti domestici titolari del Bonus sociale elettrico per disagio economico alla data del 21 febbraio 2026, giorno di entrata in vigore del decreto, con un punto di prelievo attivo. Rientrano quindi nella platea le famiglie con ISEE fino a 9.796 euro (o fino a 20.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico) che già ricevono il bonus sociale in bolletta — circa 2,7 milioni di famiglie vulnerabili. Chi non era titolare del bonus sociale al 21 febbraio, anche se vi rientra oggi, non ha quindi diritto al contributo.

Come arriva il bonus 115 euro in bolletta: regole ARERA

Il contributo viene erogato in un’unica soluzione, direttamente nella prima fattura utile successiva all’adozione del provvedimento ARERA. Apparirà in bolletta come voce separata rispetto alle altre componenti di spesa, così da essere immediatamente riconoscibile. Non è richiesta alcuna azione da parte dei beneficiari: il riconoscimento è automatico. L’erogazione è a carico del fornitore o dell’esercente la maggior tutela che serviva il cliente alla data del 21 febbraio 2026.

Con il cambio fornitore il bonus 115 euro non si perde

Il diritto al contributo non si perde in caso di cambio di fornitore successivo al 21 febbraio 2026: l’erogazione resta in capo all’operatore che serviva il cliente a quella data. Se dalla bolletta che include il bonus 115 euro emerge un credito a favore del cliente, l’importo viene contabilizzato nelle fatture successive fino a esaurimento.

In caso di interruzione della fornitura, il contributo viene corrisposto secondo le modalità già previste dalla deliberazione ARERA 63/2021/R/com.

In arrivo il bonus facoltativo per gli ISEE fino a 25.000 euro

Il provvedimento odierno copre solo i titolari del bonus sociale. Con un successivo provvedimento, l’ARERA definirà le modalità di erogazione del contributo volontario previsto dall’art. 1, comma 2 del decreto, destinato alle famiglie che non ricevono il bonus sociale ma hanno un ISEE annuale non superiore a 25.000 euro. A differenza del bonus da 115 euro — che è obbligatorio per i fornitori — questo secondo contributo sarà su base volontaria: spetterà agli operatori scegliere se aderire. Tra i primi a farlo c’è già Enel.


Data articolo: Fri, 20 Mar 2026 07:19:12 +0000
Elezioni
Referendum giustizia 22 e 23 marzo: istruzioni di voto, documenti, quorum e regole
Documenti da portare ai seggi, orari, voto nei seggi speciali, elettori con disabilità, sconti sui trasporti: tutte le regole sul voto referendario.

Il 22 e 23 marzo si vota per il referendum costituzionale sulla giustizia. I seggi saranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15; per votare servono tessera elettorale e documento di identità. Gli elettori con disabilità possono ricorrere al voto assistito o, nei casi previsti, al voto a domicilio, mentre gli italiani iscritti all’AIRE votano per corrispondenza. Trattandosi di un referendum confermativo, non è richiesto il quorum.

Il quesito sulla scheda e cosa significa

Il referendum riguarda la riforma della giustizia approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025, che sancisce definitamente la  separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti e interviene  sull’autogoverno della magistratura. Il CSM viene sdoppiato in due organi distinti — uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri — e viene istituita una terza struttura, l’Alta Corte Disciplinare, per la funzione disciplinare.

La scheda del referendum è di colore verde e riporta il quesito sulla legge costituzionale già approvata dal Parlamento.

Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?

Se prevale il sì entrerà in vigore la riforma; se prevale il no resterà in vigore l’attuale formulazione della Costituzione.

Documenti da portare al seggio

Per votare bisogna presentarsi al seggio indicato sulla tessera elettorale con un documento di riconoscimento. Se la tessera è stata smarrita, è deteriorata oppure ha esaurito gli spazi disponibili, il duplicato può essere richiesto al Comune di residenza, che nei giorni del voto di norma prolunga l’apertura degli uffici elettorali.

Sono ammessi carta d’identità, passaporto, patente e gli altri documenti di riconoscimento rilasciati da una pubblica amministrazione con fotografia. Il documento può essere usato anche se scaduto, purché consenta l’identificazione dell’elettore. È valida anche la ricevuta della richiesta di rilascio della CIE, perché contiene fotografia, dati anagrafici e numero del documento richiesto.

Chi si presenta senza documenti può essere identificato da uno scrutatore che lo conosce personalmente oppure da un altro elettore del Comune munito di un documento valido.

Come si vota sulla scheda

Il voto si esprime barrando la casella del sì oppure quella del no. Non servono altre annotazioni e qualsiasi segno estraneo può rendere nulla la scheda. Se si sbaglia, si può chiedere una nuova scheda al presidente di seggio, che provvede ad annullare quella restituita.

In cabina non si possono introdurre smartphone, tablet, fotocamere o altri dispositivi in grado di registrare immagini. Il voto deve essere espresso esclusivamente con la matita copiativa fornita al seggio.

Votare sì significa confermare la riforma; votare no significa respingerla e lasciare in vigore l’attuale testo della Costituzione.

Orari dei seggi, spoglio e risultati

I seggi elettorali resteranno aperti domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Lo scrutinio comincerà subito dopo la chiusura definitiva delle urne, nel pomeriggio di lunedì.

I dati su affluenza e risultati saranno pubblicati sul portale Eligendo del Ministero dell’Interno. Le rilevazioni dell’affluenza sono previste nelle finestre informative fissate dal Viminale durante la domenica e poi alla chiusura dei seggi il lunedì.

Voto assistito con Disability Card e altre certificazioni

Gli elettori con disabilità che non possono votare da soli hanno diritto al voto assistito, cioè alla presenza di un accompagnatore in cabina. L’ammissione può risultare dalla tessera elettorale con annotazione del Comune oppure da una certificazione sanitaria rilasciata dalla ASL.

Per il referendum di marzo 2026 è stata espressamente ammessa anche la EU Disability Card di tipo A, che può essere esibita al seggio per ottenere il voto assistito nei casi previsti. Gli elettori non vedenti possono inoltre utilizzare il libretto nominativo INPS che attesta la cecità assoluta. L’accompagnatore deve essere un elettore e non può svolgere questa funzione per più di una persona.

Voto a domicilio e seggi accessibili

Il voto a domicilio spetta agli elettori affetti da gravissime infermità o dipendenti in via continuativa da apparecchiature elettromedicali. La domanda doveva essere presentata al Comune entro il 2 marzo, allegando la documentazione sanitaria richiesta.

Se il seggio assegnato presenta barriere architettoniche, gli elettori non deambulanti possono votare in un’altra sezione del Comune accessibile con sedia a rotelle, esibendo la documentazione necessaria.

Seggi speciali per degenti e detenuti

I degenti in ospedale, nelle case di cura, nelle comunità terapeutiche e i detenuti possono votare in luoghi diversi dal seggio ordinario, purché la richiesta sia stata presentata entro i termini fissati dagli uffici elettorali.

In questi casi il voto viene raccolto attraverso seggi speciali o modalità equivalenti predisposte nelle strutture interessate.

Voto per italiani all’estero iscritti AIRE

Gli italiani all’estero iscritti all’AIRE votano per corrispondenza. Il plico elettorale deve essere recapitato all’ufficio consolare di riferimento entro le 16, ora locale, di giovedì 19 marzo 2026.

Possono votare per corrispondenza anche i cittadini che si trovano temporaneamente all’estero per almeno tre mesi, a condizione che abbiano presentato la domanda nei termini. In mancanza di questa richiesta, per votare occorre rientrare in Italia.

Gli elettori residenti in Paesi con cui l’Italia non intrattiene relazioni diplomatiche o nei quali il voto per corrispondenza non è ammesso hanno diritto al rimborso del 75% del costo del viaggio per rientrare nel Comune di iscrizione elettorale.

Sconti su treni, traghetti, aerei e pedaggi

Chi deve raggiungere il Comune di iscrizione elettorale può usufruire di agevolazioni sui trasporti. Per i viaggi in treno sono previste riduzioni su Trenitalia, Italo e Trenord, con percentuali diverse a seconda del vettore e del biglietto acquistato.

  • Trenitalia: riduzione 60% sulle tariffe regionali e 70% sul prezzo base dei treni del servizio nazionale;
  • Italo: riduzione 70% sui viaggi in ambiente Smart e Prima con le offerte Flex, Extratempo e Bordo;
  • Trenord: sconto 60% sui biglietti nominativi regionali di andata e ritorno, compresa la tariffa Malpensa.

Il biglietto di andata deve essere acquistato a partire dal 13 marzo e deve consentire l’arrivo a destinazione entro le 15 di lunedì 23 marzo. Il viaggio di ritorno deve essere successivo all’apertura dei seggi e concludersi non oltre il 2 aprile.

Sui traghetti di Compagnia Italiana di Navigazione, GNV, Grimaldi Euromed, Navigazione Siciliana e NLG è previsto uno sconto del 60%. Per chi usa l’aereo, con ITA Airways è previsto uno sconto di 40 euro sui biglietti di almeno 41 euro, valido per i voli effettuati tra il 15 e il 30 marzo 2026. Per gli elettori residenti all’estero è inoltre prevista l’esenzione dal pedaggio autostradale nelle finestre temporali fissate dal Ministero dell’Interno.

Perchè non serve quorum al referendum giustizia

Il voto del 22 e 23 marzo è un referendum costituzionale confermativo, disciplinato dall’articolo 138 della Costituzione. In questo caso il risultato non dipende dal numero dei votanti ma dalla maggioranza dei voti validamente espressi.

La consultazione è stata convocata perché la legge costituzionale non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere alla seconda deliberazione. Per questo, sulla separazione delle carriere e sugli altri punti della riforma decide direttamente il corpo elettorale.


Data articolo: Thu, 19 Mar 2026 14:29:56 +0000
Professionisti
Gestione Separata per avvocati: la Cassazione chiarisce i casi obbligo
Gli avvocati non iscritti alla Cassa che praticano l’attività in modo occasionale devono versare i contributi alla Gestione Separata INPS.

L’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per gli avvocati e i professionisti non dipende automaticamente dal superamento della soglia dei 5.000 euro di reddito annuo. Lo chiarisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6000 del 17 marzo 2026: l’elemento determinante è l’esercizio abituale della professione, anche se non svolta in via esclusiva.

Avvocati senza esonero INPS: la soglia dei 5.000 euro non conta

Molti avvocati con redditi contenuti, spesso al di sotto dei 5.000 euro annui, ritengono di essere esonerati dal versamento dei contributi previdenziali se non sono tenuti all’iscrizione alla Cassa Forense. Il ragionamento è comprensibile ma sbagliato.

La soglia dei 5.000 euro vale per i lavoratori autonomi occasionali (art. 44, comma 2, D.L. 269/2003): per i professionisti iscritti agli albi il criterio è diverso. La Cassazione ribadisce che il basso reddito costituisce soltanto un indizio che il giudice deve ponderare insieme ad altri elementi, non una franchigia che esonera automaticamente dall’obbligo contributivo. L’ammontare del compenso, infatti, si conosce solo a posteriori e non può definire da solo la natura dell’impegno lavorativo.

Obbligo di Gestione Separata con attività abituale

L’onere della prova sull’abitualità spetta all’INPS, che può assolverlo anche tramite presunzioni semplici. Il giudice analizza una serie di circostanze per stabilire se l’attività professionale abbia carattere di stabilità:

  • il possesso di una partita IVA attiva da lungo tempo;
  • l’iscrizione continuativa all’albo professionale;
  • la presenza di una struttura organizzata, come un ufficio aperto al pubblico;
  • il numero di incarichi ricevuti e la loro distribuzione nel corso dell’anno solare;
  • la partecipazione a bandi o l’inserimento in elenchi di fiduciari di enti pubblici.

Se questi elementi dimostrano una continuità, l’obbligo contributivo sussiste a prescindere dal volume d’affari generato dal professionista in quell’anno.

Gli indizi di esercizio abituale della professione

La sentenza precisa che la professionalità si definisce attraverso una scelta a priori del lavoratore, che organizza la propria vita e i propri mezzi per svolgere una determinata attività. Se un avvocato apre uno studio, acquista software gestionali e cura costantemente le pratiche dei clienti, la sua attività è considerata abituale anche se, in un anno difficile, gli incassi restano minimi. In questo contesto, la Gestione Separata serve a coprire quei redditi che non sono assoggettati alla contribuzione soggettiva presso la cassa professionale di categoria.

Chi rischia di più: praticanti e professionisti a basso reddito

L’ordinanza n. 6000/2026 interessa in modo particolare i praticanti avvocati e i commercialisti che iniziano la carriera e si trovano spesso in una fascia di reddito borderline. La regola è chiara: la previdenza segue l’attività reale, non i parametri numerici. Chi organizza stabilmente la propria attività professionale — studio, partita IVA, clientela ricorrente — è considerato esercente in via abituale anche se i compensi di quell’anno sono stati contenuti.

Va ricordato che la Cassazione aveva già fissato questo principio con la sentenza 32167/2018: l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale è già integralmente assoggettato a contribuzione obbligatoria presso la cassa di categoria.

Il versamento del solo contributo integrativo alla Cassa Forense — che ha natura solidaristica e non genera copertura pensionistica diretta — non è quindi sufficiente a esonerare dall’obbligo verso l’INPS.

Le sanzioni per omessa iscrizione per periodi antecedenti al 2011, invece, non sono dovute in virtù della sentenza della Corte Costituzionale n. 104/2022, che ha tutelato il legittimo affidamento dei professionisti rispetto all’incertezza normativa di quel periodo.


Data articolo: Thu, 19 Mar 2026 12:13:20 +0000
Misure per famiglie
Inclusione e lotta alla povertà: al via la Cartella Sociale Informatizzata
Varato il decreto con le linee guida per la Cartella Sociale Informatizzata, strumento di supporto ai servizi assistenziali: interoperabilità, dati e tutela dei fragili.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha adottato, con il decreto n. 31 dell’11 marzo 2026, le linee guida per la progettazione della Cartella Sociale Informatizzata (CSI). Si tratta del primo modello nazionale uniforme per la gestione digitale dei servizi assistenziali territoriali, che rientra nelle misure del PN Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027.

Cos’è la Cartella Sociale Informatizzata e a cosa serve

La Cartella Sociale Informatizzata è uno strumento digitale che consente di raccogliere, gestire e condividere tutte le informazioni relative agli utenti e agli interventi erogati nel corso del percorso assistenziale, direttamente o tramite enti gestori, enti locali o Ambiti Territoriali Sociali. L’obiettivo è migliorare la qualità e il tracciamento dei servizi, ma soprattutto la capacità degli ATS di rispondere in modo efficace alle necessità dei cittadini più fragili, superando le disomogeneità locali che fino ad oggi hanno prodotto standard molto differenti da territorio a territorio.

Linee guida, intesa e modello

Le linee guida sono state elaborate su proposta della Rete della protezione e dell’inclusione sociale, l’organismo di coordinamento istituito presso il Ministero del Lavoro ai sensi del decreto legislativo 147/2017. La Rete ha approvato il documento nella seduta del 4 dicembre 2025, mentre l’intesa in Conferenza Unificata — con il parere favorevole di Regioni, Province autonome, ANCI e UPI — è stata raggiunta il 5 febbraio 2026. Il percorso ha coinvolto anche la Direzione Generale per lo sviluppo sociale e gli aiuti alle povertà, che ha concorso alla definizione del modello insieme ad ANCI.

Interoperabilità, standard e requisiti minimi

Le linee guida fissano i requisiti minimi che ogni sistema informatico adottato dagli Ambiti Territoriali Sociali deve rispettare. In particolare, la CSI deve garantire l’interoperabilità con il SIUSS — il Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali istituito dall’art. 24 del D.Lgs. 147/2017 — e con le altre piattaforme nazionali e locali. Il decreto prevede anche specifici requisiti tecnici e organizzativi per garantire sicurezza, controllo degli accessi e rispetto della normativa sulla privacy, con riferimento alla gestione dei dati personali degli utenti in carico ai servizi.

Il legame con l’Assegno di Inclusione e i servizi territoriali

La CSI si inserisce in un ecosistema di strumenti digitali del welfare che comprende il SIISL per le politiche attive del lavoro e le piattaforme di monitoraggio dell’Assegno di Inclusione. Mentre il SIISL presidia la componente lavorativa dei percorsi di inclusione, la Cartella Sociale Informatizzata è pensata per il versante dei servizi sociali territoriali: la presa in carico, la valutazione multidimensionale del bisogno, la programmazione degli interventi e il monitoraggio degli esiti. La sua piena adozione negli ATS rappresenta un passaggio cruciale per costruire un sistema di welfare digitalmente integrato e misurabile.


Data articolo: Thu, 19 Mar 2026 11:20:08 +0000
Intelligenza Artificiale
Digital Omnibus, Vaciago: le imprese inizino a prepararsi all’AI Act
Le modifiche del Digital Omnibus non intaccano i principi fondamentali dell'AI Act, pur nell'incertezza normativa le imprese possono predisporre prime attività di adeguamento. Intervista a Giuseppe Vaciago.

«Il Digital Omnibus è ancora in discussione, mentre l’AI Act ha già avviato il proprio percorso di entrata in vigore progressiva. Questa situazione può generare una certa incertezza nelle imprese: attendere le semplificazioni future oppure iniziare comunque a prepararsi agli obblighi dell’AI Act?».

Giuseppe Vaciago, partner di 42 Law Firm, non ha dubbi: «conviene iniziare comunque a lavorare sulla compliance». Il problema è che la sovrapposizione di disposizioni regolatorie sta creando incertezza fra le imprese.

Le prossime scadenze dell’AI Act

L’AI Act è un Regolamento già in vigore, con una roadmap precisa a cui le imprese sono chiamate ad adeguarsi. Entro il 2 agosto 2026 diventano applicative alcune delle norme chiave di questa legge, legate ai sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio.

Questa scadenza viene messa in discussione dal Digital Omnibus, che prevede un possibile slittamento al 2 dicembre 2027 oppure al 2 agosto 2028, a seconda delle specificità di questi sistemi di IA.

Stiamo parlando di software che, se applicati a determinati ambiti, sono considerati ad alto rischio dall’AI Act e comportano conseguenti obblighi per le imprese che li sviluppano o che li utilizzano: programmi per la selezione del personale, tool per valutare il merito di credito, controlli biometrici per ragioni di sicurezza. Sono relativamente diffusi anche fra le PMI, e comportano adempimenti in termini di valutazione dei rischi, controlli, privacy.

Le modifiche del Digital Omnibus

Vaciago riassume le principali novità che il Digital Omnibus mira a introdurre, oltre allo slittamento delle scadenze: prima di tutto «una maggiore armonizzazione tra i diversi regolamenti digitali, per evitare duplicazioni negli obblighi documentali e nelle procedure di compliance. Ma anche regimi semplificati per le PMI, soprattutto per quanto riguarda attività di reporting, valutazioni di rischio e obblighi informativi. E poi linee guida più chiare e strumenti standardizzati per consentire alle imprese di dimostrare la propria conformità senza dover sostenere costi eccessivi di consulenza o compliance».

Il legislatore comunitario si è mosso in recepimento di una serie di critiche sul rischio di eccessiva regolamentazione delle nuove tecnologie, spesso rivolto a Bruxelles. Molti si chiedono se il Digital Omnibus non sia una sorta di primo passo verso una deregolamentazione destinata a diventare più sostenuta.

Vaciago ritiene che non ci sia una volontà di deregolamentare il digitale ma uno sforzo per «rendere il quadro normativo più leggibile, coordinato e sostenibile per le imprese». Bruxelles vuole «da un lato, mantenere gli obiettivi di tutela e responsabilità che caratterizzano il modello europeo di regolazione del digitale. Dall’altro, garantire che questi obiettivi possano essere perseguiti senza creare un sistema eccessivamente complesso o oneroso per il tessuto imprenditoriale».

Imprese davanti all’incertezza normativa

L’approvazione del Regolamento è prevista per il mese di giugno, tempistica che consentirebbe di modificare l’AI Act prima della scadenza di agosto. Condizionale d’obbligo, perché fino all’approvazione definitiva non ci possono essere certezze né sulla scadenza né sulla reale portata delle modifiche.

Le imprese si trovano in una sorta di limbo, per cui sono chiamate a una serie di adempimenti che potrebbero poi decadere oppure slittare all’ultimo momento.

Come approcciare questa fase? Vaciago consiglia un approccio graduale alla compliance. «Anche se il Digital Omnibus dovesse introdurre alcune semplificazioni – argomenta -, è improbabile che vengano meno i principi fondamentali dell’AI Act, come la classificazione dei sistemi di AI in base al rischio, gli obblighi di governance e documentazione, le misure di trasparenza nei confronti degli utenti».

Nella pratica, le PMI dovrebbero iniziare con attività di base: «comprendere dove e come vengono utilizzati sistemi di AI all’interno dell’azienda. Valutare se possano rientrare nelle categorie di rischio previste dall’AI Act. Definire alcune prime regole interne sull’utilizzo degli strumenti di AI».

Sono attività che presentano un duplice vantaggio. Oltre a «ridurre il rischio di non conformità futura, consentono alle imprese di acquisire maggiore consapevolezza sull’uso dell’intelligenza artificiale nei propri processi».


Data articolo: Thu, 19 Mar 2026 11:17:01 +0000
Pensioni
Pensionati INPS all’estero: accertamenti 2026 al via
Prende il via la campagna 2026 di accertamento dell’esistenza in vita per i pensionati INPS residenti all’estero: ecco le istruzioni e le scadenze.

Dal 20 marzo parte la prima fase dell’accertamento INPS dell’esistenza in vita per i pensionati che ricevono prestazioni all’estero. La verifica riguarda i residenti in America, Asia, Estremo Oriente, Paesi scandinavi, Stati dell’Europa dell’Est e Paesi limitrofi, con restituzione dell’attestazione entro il 18 luglio 2026 per evitare pagamenti in contanti o sospensioni della pensione.

Accertamento esistenza in vita per pensionati all’estero

L’INPS ha confermato l’avvio della prima fase della campagna annuale di verifica dell’esistenza in vita dei pensionati residenti all’estero. L’attività viene gestita da Citibank, la banca incaricata del pagamento internazionale delle pensioni, che dal 20 marzo 2026 invierà le richieste di attestazione ai pensionati interessati. La verifica serve a garantire la regolare erogazione delle pensioni ed evitare il pagamento di prestazioni non dovute. Si tratta di una procedura ricorrente, ma con scadenze e modalità che per i pensionati coinvolti vanno rispettate con precisione.

Chi deve inviare l’attestazione a Citibank

La prima fase dell’accertamento 2026 riguarda i pensionati che risiedono in specifiche aree geografiche. Le richieste di attestazione saranno inviate ai titolari di pensione residenti in:

  • Nord, Centro e Sud America;
  • Asia;
  • Estremo Oriente;
  • Paesi scandinavi;
  • Stati dell’Europa dell’Est e Paesi limitrofi.

La documentazione dovrà essere restituita a Citibank entro il 18 luglio 2026, seguendo le modalità già descritte dall’INPS nel messaggio n. 3863 del 19 dicembre 2025.

Scadenza del 18 luglio e pagamento con Western Union

Il passaggio più delicato riguarda gli effetti del mancato invio dell’attestazione entro i termini. Se la prova di esistenza in vita non viene restituita a Citibank entro il 18 luglio 2026, la rata di agosto sarà pagata in contanti tramite le agenzie Western Union presenti nel Paese di residenza.

Questa modalità non sostituisce l’obbligo di completare la verifica. Serve soltanto come passaggio intermedio prima dell’eventuale sospensione del trattamento pensionistico.

Quando la pensione viene sospesa

Se il pensionato non riscuote personalmente la rata di agosto oppure non invia l’attestazione entro il 19 agosto 2026, il pagamento della pensione viene sospeso a partire dalla rata di settembre 2026. Esiste però un’eccezione da non trascurare. Nei Paesi in cui il pagamento tramite Western Union non è disponibile, la sospensione scatterà già dalla rata di agosto 2026. È questo uno dei punti che rende decisivo controllare subito la documentazione ricevuta e i canali di riscossione disponibili nel Paese di residenza.

Chi è escluso dagli accertamenti INPS 2026

Non tutti i pensionati all’estero rientrano nella verifica avviata dal 20 marzo. L’INPS ha infatti indicato alcuni casi di esclusione dall’accertamento annuale:

  • i pensionati i cui dati anagrafici sono oggetto di scambio telematico in base ad accordi tecnico-procedurali tra l’INPS e gli enti previdenziali di altri Stati;
  • i pensionati che hanno riscosso personalmente agli sportelli Western Union almeno una rata di pensione in prossimità dell’avvio della campagna di verifica;
  • i pensionati le cui prestazioni sono già state sospese da Citibank per mancato completamento delle precedenti campagne di accertamento o per riaccrediti consecutivi di rate di pensione.

Queste esclusioni vanno lette con attenzione perché riducono il numero dei soggetti chiamati a restituire l’attestazione, ma non eliminano la necessità di verificare la propria posizione personale.

Modalità per provare l’esistenza in vita

Per le modalità di attestazione dell’esistenza in vita, l’INPS rinvia espressamente al messaggio n. 3863 del 19 dicembre 2025. È in quel documento che sono riepilogati i passaggi da seguire, i moduli da utilizzare e le istruzioni pratiche per la restituzione a Citibank.

Chi riceve la richiesta deve quindi controllare sia la comunicazione inviata dalla banca sia le indicazioni INPS già pubblicate, così da evitare errori formali che possano rallentare il pagamento della pensione.


Data articolo: Thu, 19 Mar 2026 10:23:17 +0000
PNRR
Controlli al via su incentivi e fondi PNRR: focus su frodi e irregolarità
La Delibera 42/2026/G della Corte dei Conti fissa il programma di controllo su 69 misure PNRR per 69 miliardi: missioni, calendario e focus antifrode.

Nell’ambito delle attività di controllo della Corte dei Conti sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, quest’anno assumono particolare rilevanza le attività relative allo stato di attuazione del PNRR. Sono 69 le misure su cui si concentreranno le verifiche della magistratura contabile, per un valore complessivo di 69 miliardi di euro — pari al 36% della dotazione finanziaria totale del Piano, fissata a 194,43 miliardi di euro. Il dettaglio del programma è contenuto nella Delibera 42/2026/G.

Le 69 misure sotto la lente: distribuzione per missione

Le 69 misure oggetto di verifica sono tratte dalle 90 approvate fra il 2022 e il 2025, distribuite tra tutte e sei le missioni del PNRR:

  • missione 1, “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo”: 16 misure;
  • missione 2, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”: 22 misure, la quota più consistente;
  • missione 3, “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”: 5 misure;
  • missione 4, “Istruzione e ricerca”: 11 misure;
  • missione 5, “Inclusione e coesione”: 9 misure;
  • missione 6, “Salute”: 6 misure.

Per ogni singola misura oggetto di controllo la delibera riporta l’identificativo, le risorse attualmente previste, le amministrazioni titolari e gli estremi delle delibere di approvazione dei precedenti rapporti di controllo.

Il calendario dei controlli: primo e secondo semestre

Il timing delle verifiche è articolato in due fasi. Nel primo semestre saranno analizzati, attraverso specifici rapporti, gli interventi con obiettivi finali entro il mese di marzo. Nel secondo semestre saranno esaminati quelli con investimenti e traguardi in scadenza successivamente. Le risultanze confluiranno in una relazione finale sullo stato complessivo di realizzazione del Piano.

Il fronte antifrode: focus sulla fase conclusiva

La delibera prevede analisi specifiche sulla prevenzione dei rischi di irregolarità, frode e corruzione anche nella fase conclusiva di attuazione del PNRR. È questo il capitolo più delicato: con la scadenza del Piano fissata al 2026, la pressione sulle amministrazioni per certificare la spesa tende a concentrare le criticità nell’ultimo miglio, rendendo il controllo preventivo sulle irregolarità un presidio particolarmente rilevante.

Cosa non rientra nelle verifiche 2026

La magistratura contabile non effettuerà controlli su interventi già conclusi per i quali è stato accertato il raggiungimento dei relativi risultati, né su quelli non più finanziati con fondi PNRR. Il perimetro delle verifiche è quindi focalizzato sulle misure ancora in corso di attuazione, dove il rischio di scostamento dagli obiettivi concordati con la Commissione europea è ancora gestibile.


Data articolo: Thu, 19 Mar 2026 10:19:37 +0000
Energia per le imprese
Carburanti: dal 19 marzo taglio prezzi su benzina, diesel e GPL
Dal 19 marzo scattano i 25 centesimi in meno su benzina e diesel previsti dal nuovo DL Carburanti, sconto GPL, controlli sui prezzi e crediti d’imposta per autotrasporto e pesca.

Scattano dal 19 marzo le misure del Decreto Carburantii approvato dal Consiglio dei Ministri per contenere il caro energia legato alle tensioni internazionali. Il comunicato ufficiale del CdM chiarisce i punti rimasti incerti nelle prime ore: il taglio dura 20 giorni e riguarda benzina, diesel e GPL, rafforza i controlli sui prezzi e introduce crediti d’imposta per autotrasporto e pesca.

Decreto Carburanti: dal 19 marzo tagli per 20 giorni

Il provvedimento entra in vigore dal 19 marzo e ha carattere temporaneo ed emergenziale. La misura centrale è la riduzione della tassazione sui carburanti per un periodo di venti giorni, scelta adottata dal Governo per frenare il trasferimento del rialzo petrolifero sui prezzi alla pompa e sui costi di trasporto.

Taglio di 25 centesimi su benzina e diesel, sconto sul GPL

Il comunicato del Consiglio dei ministri fissa con precisione l’effetto atteso del decreto: 25 centesimi in meno al litro per benzina e gasolio e 12 centesimi in meno al chilo per il GPL. È questo il dettaglio che sposta il pezzo su un terreno diverso rispetto alla semplice notizia del via libera politico, perché dà al lettore una misura chiara dell’intervento e amplia la copertura a un carburante, il GPL, rimasto meno visibile nei primi lanci.

Controlli su prezzi dei carburanti alla pompa

Un secondo asse del decreto riguarda la sorveglianza sui prezzi dei carburanti in relazione ad aumenti anomali e speculazioni. Per tre mesi viene rafforzato il monitoraggio del Garante dei prezzi del MIMIT, mentre le compagnie petrolifere saranno tenute a comunicare e pubblicare i prezzi consigliati, che diventeranno oggetto di verifica. In caso di inadempimento sono previste sanzioni.

Verifiche contro rincari e speculazioni

Il comunicato aggiunge anche un altro elemento di rilievo: viene istituito un sistema di controllo rafforzato per individuare anomalie nei prezzi lungo l’intera filiera. Il nodo qui non è solo la pompa ma il rapporto tra quotazioni internazionali, prezzi consigliati e listini finali praticati ai consumatori.

In altre parole, il Governo prova a chiudere il fronte più delicato emerso nelle ultime settimane, cioè il sospetto che parte dei rincari non dipenda soltanto dalla crisi del petrolio ma anche da distorsioni nei passaggi commerciali.

Credito d’imposta per autotrasporto e pesca

Il decreto interviene poi su due comparti direttamente esposti al costo del carburante.

  • Per l’autotrasporto viene previsto un contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta sulla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026.
  • Per il settore della pesca il credito d’imposta arriva fino al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto di carburante negli stessi tre mesi. Per entrambe le misure, però, criteri e modalità applicative saranno definiti con successivo decreto.

Quanto durano tagli e misure straordinarie

La riduzione fiscale su benzina, diesel e GPL vale per 20 giorni a decorrere dal 19 marzo. Questo consente di distinguere con precisione la durata dello sconto immediato dalle misure di controllo, che invece restano attive per tre mesi.

Per le altre misure, le regole applicative saranno definite con provvedimenti successivi.


Data articolo: Thu, 19 Mar 2026 10:06:32 +0000
Occupazione
I giovani disoccupati si arrendono: boom degli inattivi in Italia
L'occupazione giovanile cala del 3,5% e gli inattivi superano 6 milioni. Il paradosso del mercato del lavoro italiano nei dati CNEL-Istat.

Il tasso di disoccupazione giovanile scende. Sembra una buona notizia ma non lo è: la riduzione dei giovani 15-34 anni senza lavoro (-4,7%) non si è tradotta in un aumento dell’occupazione, ferma anzi in calo del 3,5%. Quei giovani non hanno trovato lavoro e hanno smesso di cercarlo. È il dato più preoccupante del secondo Report sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro pubblicato da CNEL e Unioncamere con Istat. Lo studio fotografa un fenomeno strutturale che si aggrava proprio mentre l’Italia registra il record di occupati nella storia repubblicana.

Oltre la metà dei giovani italiani non lavora né cerca impiego

I numeri del terzo trimestre 2025 sono netti. Su circa 12 milioni di giovani tra i 15 e i 34 anni, gli occupati sono 5,277 milioni — 190mila in meno rispetto al 2023. I disoccupati sono 610mila, in calo di quasi 30mila. Ma gli inattivi hanno superato quota 6,1 milioni, in aumento di 235mila unità rispetto a dodici mesi prima (+4,0%). Per la prima volta da anni, più di metà dei giovani italiani nella fascia 15-34 non fa parte della forza lavoro: non lavora, non cerca lavoro, non è disponibile a lavorare.

L’aumento degli inattivi può in parte riflettere un prolungamento dei percorsi formativi — studenti che restano più a lungo nell’istruzione prima di affacciarsi al mercato. Ma il report CNEL-Unioncamere segnala anche segnali di scoraggiamento: una quota crescente di giovani che rinunciano alla ricerca non per scelta, ma perché convinti di non avere possibilità. Questo andamento segnala criticità nei processi di transizione verso il lavoro e una distanza in crescita tra una parte della popolazione giovanile e il sistema produttivo.

I laureati perdono terreno, il titolo di studio non basta più

La contrazione dell’occupazione giovanile nel terzo trimestre 2025 non colpisce tutti allo stesso modo: il calo è netto tra chi ha la laurea o un titolo post-laurea, in diminuzione in tutte le ripartizioni geografiche. Al Centro la flessione è dell’11,8% (da 333mila a 294mila occupati), al Nord dell’8,9% (da 886mila a 808mila), al Sud del 2,0% (da 352mila a 345mila). I diplomati mostrano invece una maggiore tenuta: lieve crescita al Nord (+1,3%) e contrazioni più contenute al Centro (-3,5%) e al Mezzogiorno (-0,6%).

La lettura di questo dato è diretta: la domanda di lavoro espressa dalle imprese nel secondo semestre 2025 si orienta verso professioni qualificate nei servizi, operai specializzati e figure tecniche operative — categorie per cui il diploma tecnico è spesso il titolo più adeguato.

Le professioni intellettuali ad alta specializzazione, quelle che assorbono la maggior parte dei laureati, hanno invece registrato un calo delle assunzioni del 12,4%. Il sistema produttivo italiano, in questa fase, premia le competenze pratiche e punisce chi ha investito in percorsi accademici senza sbocchi tecnici chiari.

Il divario Nord-Sud e di genere che la laurea annulla

L’analisi dei tassi di occupazione per genere restituisce un quadro contraddittorio. Il divario complessivo tra uomini (49,5%) e donne (37,9%) si attesta a 11,6 punti percentuali nel terzo trimestre 2025 — ma la distribuzione cambia radicalmente in base al titolo di studio. Tra i giovani laureati il gap di genere si azzera quasi completamente: solo 0,6 punti percentuali di differenza nel tasso di occupazione. Tra i diplomati il divario sale a 18,2 punti, e tra chi ha solo la licenza media raggiunge i 16,7 punti.

Il messaggio è preciso: per le giovani donne con qualificazione medio-bassa, il mercato del lavoro italiano resta strutturalmente chiuso. Le imprese esprimono una domanda sostenuta proprio nei servizi, nel commercio e nelle attività turistico-ricettive — comparti dove la presenza femminile è tradizionalmente rilevante — ma la qualità dei contratti offerti, il part-time involontario e la scarsa conciliazione con la vita familiare continuano a scoraggiare l’ingresso. Come rileva anche il rapporto sul divario donne e lavoro aggiornato a marzo 2026, le assunzioni a tempo indeterminato riguardano le donne solo nel 36,7% dei casi contro il 63,3% degli uomini.

Disoccupazione di lunga durata, cresce tra le donne

Al quadro già critico si aggiunge un indicatore che raramente viene citato nelle analisi aggregate: il tasso di disoccupazione giovanile di lunga durata — chi è senza lavoro da oltre 12 mesi. Nel terzo trimestre 2025, questo dato sale al 4,3% tra i giovani maschi (+0,7 punti rispetto al 2024) e al 5,1% tra le giovani donne (+1,4 punti). L’aumento femminile è quasi il doppio di quello maschile.

La permanenza prolungata nella disoccupazione produce un effetto di progressivo indebolimento delle competenze: più a lungo si resta fuori dal mercato, più diventa difficile rientrare. Chi rimane senza lavoro per oltre un anno rischia di perdere aggiornamento, reti professionali e fiducia nelle proprie possibilità. Il fenomeno è particolarmente grave perché si sviluppa in silenzio, coperto dalle medie aggregate che mostrano un tasso di disoccupazione giovanile complessivamente in calo.

Le imprese cercano, i giovani si allontanano: il paradosso che frena la crescita

Il paradosso del mercato del lavoro italiano nel 2025-2026 è tutto in questo incrocio: le imprese segnalano difficoltà di reperimento per il 46,1% delle posizioni aperte — con punte al 52,9% nelle microimprese — e i tempi medi di ricerca si attestano a 4,5 mesi per le figure più rare. Contemporaneamente, oltre 6 milioni di giovani restano fuori dalla forza lavoro. Come è possibile?

La risposta non è semplice. Il mismatch è qualitativo prima che quantitativo: le imprese cercano operai specializzati, tecnici, profili con competenze pratiche specifiche; una quota rilevante di giovani ha seguito percorsi formativi orientati altrove. A questo si aggiunge un problema di attrattività: salari contenuti, contratti precari, scarsa disponibilità di alloggi nelle aree a più alta domanda occupazionale frenano la mobilità territoriale.

Gli incentivi alle assunzioni agevolate 2026 per giovani, donne e ZES intervengono sul costo del lavoro per le imprese, ma non risolvono il nodo strutturale: formare i profili che il mercato cerca richiede un orizzonte temporale e un coordinamento tra sistema scolastico e sistema produttivo che gli sgravi contributivi da soli non possono garantire. Nel frattempo, i giovani che smettono di cercare lavoro diventano ogni anno più difficili da recuperare — e le imprese che non trovano personale perdono competitività e opportunità di crescita.


Data articolo: Thu, 19 Mar 2026 10:03:17 +0000

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