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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Professionisti
Ulteriori dati ISA, acquisizione strutturale nella delega unica
L'Agenzia delle Entrate integra la delega unica con la richiesta nuovi dati necessari per gli ISA, con procedura strutturale e non più annuale.

Con provvedimento del 13 aprile 2026, l’Agenzia delle Entrate ha fissato in via strutturale — superando la logica dell’aggiornamento annuale — le modalità con cui le Partite IVA e i loro intermediari acquisiscono gli “ulteriori dati” necessari a predisporre gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA) e la proposta di Concordato Preventivo Biennale (CPB). Le procedure vengono integrate nella delega unica e si articolano in tre canali distinti: per gli intermediari con delega al Cassetto fiscale, per quelli con delega ai servizi online di acquisizione dati ISA e CPB, e per i contribuenti che operano in autonomia.

La vera novità — oltre alla stabilizzazione strutturale — riguarda la soppressione della vecchia “seconda procedura”, che richiedeva l’acquisizione delle deleghe con copia del documento di identità del delegante e l’indicazione degli “elementi di riscontro”. Da quest’anno. è ammessa esclusivamente la richiesta massiva tramite Entratel, subordinata al possesso di una delega unica attiva, al cassetto fiscale o al servizio ISA-CPB.

Intermediari con delega al Cassetto fiscale: richiesta massiva su Entratel

Se l’intermediario ha l’autorizzazione alla consultazione del cassetto fiscale delegato, può effettuare una richiesta massiva tramite Entratel, trasmettendo un file contenente l’elenco dei contribuenti di cui detiene la delega e per i quali richiede i dati, con l’indicazione del proprio codice fiscale e degli estremi delle deleghe.

L’attivazione della fornitura degli ulteriori dati è subordinata alla positiva verifica della delega al cassetto fiscale o della delega unica all’utilizzo dei servizi online di consultazione del cassetto fiscale delegato. Chi non utilizza i software del fisco dovrà servirsi di strumenti compatibili con le specifiche tecniche pubblicate dall’Agenzia.

Il sistema emette un protocollo telematico e, entro cinque giorni dall’invio della richiesta, rende disponibile nella sezione “Ricevute” dell’area riservata un file con gli ulteriori dati oppure con l’elenco degli eventuali errori: in questo caso è necessario inviare un nuovo file con i dati corretti. Il fisco comunica per ciascun periodo d’imposta la data a partire dalla quale la procedura è disponibile. Il file con gli ulteriori dati resta accessibile nell’area riservata per 20 giorni lavorativi.

Stessa procedura per intermediari con delega ai servizi ISA e CPB

Per gli intermediari con delega unica al servizio online di acquisizione dei dati ISA e dei dati per la determinazione della proposta di concordato preventivo biennale, la procedura parte anch’essa dall’invio di un file tramite Entratel. A differenza degli anni precedenti, non è più richiesta la vecchia delega specifica con documento di identità: è sufficiente la delega unica al servizio ISA-CPB, attivata dall’8 dicembre 2025. L’operazione può essere avviata dalla data che l’AdE indica annualmente. Le modalità operative sono analoghe a quelle valide per la delega al cassetto fiscale.

Il contribuente autonomo accede ai dati dal Cassetto fiscale

Il contribuente che gestisce la pratica in prima persona preleva i file con gli ulteriori dati direttamente dal proprio Cassetto fiscale, accedendo all’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE o CNS. La funzionalità è disponibile dalla data che l’AdE comunica per ciascun periodo d’imposta.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 13:17:46 +0000
Transizione energetica
DDL Nucleare, Pichetto: decreti attuativi entro fine 2026
Il ministro Pichetto fissa le scadenze per il DDL nucleare: iter parlamentare entro estate 2026, decreti attuativi entro anno, deposito rifiuti entro legislatura.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha fissato le scadenze per il ritorno del nucleare in Italia. Intervenendo a un convegno sulla transizione energetica e l’industria nucleare, Gilberto Pichetto Fratin ha indicato la pausa estiva come orizzonte per la chiusura dell’iter parlamentare sul Legge delega sul Nucleare, con l’obiettivo di arrivare a fine 2026 con i decreti attuativi.

DDL Nucleare: decreti attuativi entro il 2026

Attualmente il provvedimento è all’esame alla Camera, dove sono stati depositati circa 500 emendamenti. «Non è il numero che impressiona, si tratterà di esaminarli nei contenuti. Siamo aperti a quelli migliorativi», ha dichiarato Pichetto, precisando l’orizzonte operativo: chiusura dell’iter legislativo entro l’estate, poi i decreti attuativi entro fine anno.

Il ministro ha chiarito che l’obiettivo dell’attuale legislatura Meloni non è l’acquisto di Small Modular Reactor ma la costruzione del quadro giuridico che consenta all’Italia di avere in futuro la produzione nucleare. «Vogliamo fare una cosa seria, ben fatta», ha sottolineato.

Deposito rifiuti radioattivi entro fine legislatura

Sul Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, Pichetto ha assunto un impegno esplicito: «Credo che in questa legislatura si debba chiudere con l’individuazione del sito per il deposito temporaneo delle scorie e del deposito dei rifiuti che sono ferro, mattoni e materiale sanitario. È un impegno e un dovere che ho preso». L’individuazione del sito avverrà a seguito della legge delega, che definirà le modalità di compensazione al territorio ospitante. Il ministro ha riconosciuto le possibili resistenze locali — storicamente inevitabili in Italia per qualsiasi grande infrastruttura — ma ha dichiarato di confidare nel prevalere del buon senso e del merito rispetto alle opposizioni di principio.

Nucleare e Rinnovabili: integrazione senza sostituzione

Pichetto ha ribadito la posizione del Governo sulla coesistenza dei due pilastri energetici: «Il green deve essere integrato dal nucleare, va in sostituzione semmai del termoelettrico — questa è la sfida, non in sostituzione delle rinnovabili di cui stiamo rispettando la tabella di marcia». Al 31 dicembre 2025, il ministro ha ricordato, l’Italia si trovava a 1,4 GW di rinnovabili installate, «poco ma sopra l’obiettivo del piano».

Sul ruolo futuro del nucleare nel mix, Pichetto ha confermato la forbice 11-22% indicata nel PNIEC ma si è detto ottimista: «Credo che si possa tendere più al 23%, sono abbastanza convinto». Ha infine richiamato la spinta europea: il Continente, ha detto, «sta andando verso il nucleare perché si è resa conto che non possiamo essere dipendenti da altre parti del mondo, peraltro molto instabili politicamente».


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 10:35:27 +0000
Malattia lavoratori
Visite fiscali INPS in malattia: orari, fasce di reperibilità e sanzioni
Visite fiscali INPS ai lavoratori in malattia dei lavoratore pubblici e privati: fasce di reperibilità, esoneri, sanzioni e novità 2026.

Nel 2026, la Legge di Bilancio ha potenziato il numero di medici abilitati ai controlli ispettivi INPS in malattia e aperto una nuova piattaforma digitale (PDND) per i datori di lavoro che vogliono richiedere, monitorare e verificare online le visite di controllo ai dipendenti. Le fasce orarie di reperibilità — dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, ogni giorno compresi festivi e domeniche — sono le stesse per dipendenti pubblici e privati, in recepimento della sentenza del TAR Lazio n. 16305/2023 che ha annullato la precedente differenziazione.

Obblighi del lavoratore e del medico fiscale

In caso di assenza per malattia, il dipendente è tenuto a ottenere un certificato medico e a rimanere reperibile presso il domicilio indicato per le visite fiscali dell’INPS, sottoponendosi ai controlli volti a verificare la giustificazione dell’assenza per infermità (ai sensi dell’articolo 5 dello Statuto dei Lavoratori).

Tra gli obblighi del medico curante c’è l’invio telematico dell’attestato medico all’INPS entro il giorno successivo all’inizio dell’evento. Il dipendente deve trasmettere copia del documento al datore di lavoro entro due giorni: è sufficiente il numero di protocollo, con cui l’azienda può verificare l’attestato sul portale INPS. Il medico fiscale valuta le condizioni fisiche del soggetto ed esamina la patologia descritta nel certificato di malattia.

Le regole prevedono specifiche deroghe e procedure su misura per casi particolari — dal prolungamento della malattia alla guarigione anticipata. In tutte le fattispecie di visita medica fiscale INPS, disposta d’ufficio o su richiesta del datore di lavoro, sono applicabili sanzioni per assenze ingiustificate.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 10:32:34 +0000
Transizione energetica
Nomina Energy Manager in scadenza: gli obblighi 2026
Entro il 30 aprile le imprese energivore devono nominare l'Energy Manager. Obblighi, soglie di consumo e procedura.

Come ogni anno, le imprese con determinati livelli di consumo energetico devono nominare l’Energy Manager entro il 30 aprile, in ottemperanza alla normativa di riferimento (articolo 19 della legge 10/1991) sull’obbligo di un Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia. La procedura non è cambiata: si continua a utilizzare la piattaforma NEMO (Nomina Energy Manager Online) di FIRE, la Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia, che gestisce le nomine per conto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Energy Manager: per quali aziende è obbligatorio

L’obbligo riguarda le imprese che nell’anno precedente hanno consumato oltre 10.000 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) per il settore industriale o 1.000 TEP per il settore civile, del terziario e dei trasporti. Ai fini del calcolo devono essere considerati tutti i consumi energetici gestiti dall’organizzazione: energia acquistata o autoprodotta, inclusa quella da fonti rinnovabili, anche se ceduta in rete. In presenza di cogenerazione, il riferimento resta il combustibile in ingresso e non l’energia prodotta.

Anche le imprese sotto queste soglie possono decidere di nominare un EM su base volontaria: in quel caso seguiranno la medesima procedura prevista per i soggetti obbligati, ma senza vincoli temporali. La nomina è determinante anche per ottenere alcune agevolazioni, tra cui i certificati bianchi (Titoli di Efficienza Energetica — TEE).

I compiti dell’Energy Manager

Nelle grandi aziende, il Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia è equivalente al Responsabile del Sistema di Gestione dell’Energia secondo la norma ISO 50001. Nelle piccole e medie aziende la sua figura è più flessibile. In tutti i casi, l’Energy Manager supporta l’azienda nell’uso efficiente del consumo energetico e può essere un dipendente oppure un consulente esterno, che su nomina formale svolge compiti specifici dettagliati nella Circolare MIMIT del 18 dicembre 2014.

In base al dettato normativo, questa figura individua azioni, interventi e procedure per promuovere l’uso razionale dell’energia, assicura la predisposizione di bilanci energetici e predispone i dati per la verifica degli interventi effettuati con contributo dello Stato.

La checklist EE in azienda

Ecco una griglia delle tipiche azioni svolte nel corso delle sue attività:

  • raccolta dati per la valutazione dei consumi effettivi;
  • individuazione di indicatori di prestazioni energetiche;
  • creazione di database per le aree di consumo;
  • realizzazione di diagnosi energetiche;
  • individuazione di curve di carico elettriche e termiche;
  • verifica dei contratti per i servizi energetici;
  • verifica della normativa e degli incentivi per la riduzione dei consumi;
  • proposte di intervento e studi di fattibilità;
  • individuazione delle figure aziendali di riferimento per lo svolgimento di tutte le attività;
  • verifica dei risultati e loro valorizzazione.

Come si nomina l’Energy Manager

La nomina dell’Energy Manager, da parte del legale rappresentante dell’azienda, si effettua tramite il portale FIRE ed è disponibile al seguente link. È necessario registrarsi la prima volta e poi accedere con le proprie credenziali per approdare al servizio NEMO. La procedura prevede l’inserimento di una serie di dati aziendali (alcuni precompilati) e sul soggetto incaricato (generalità, posizione all’interno dell’impresa, dati di contatto). Bisogna anche indicare i consumi energetici aziendali. Secondo gli ultimi dati del Rapporto FIRE 2025, nel 2024 le nomine pervenute nei tempi previsti dalla legge sono state 2.571, di cui 1.752 da soggetti obbligati e 819 da soggetti non obbligati — segno di una crescente sensibilità delle imprese verso il risparmio energetico indipendentemente dagli obblighi sanzionatori.

Energy Manager ed EGE: due figure distinte

L’Energy Manager è un ruolo funzionale previsto dalla Legge 10/1991: per essere nominati non è obbligatoria una certificazione specifica, sebbene siano richieste competenze tecniche adeguate. Diversa è la figura dell’EGE — Esperto in Gestione Energia, professionista certificato secondo la norma UNI CEI 11339 da un ente terzo accreditato. La certificazione EGE è obbligatoria per condurre diagnosi energetiche ai sensi del D.Lgs. 102/2014 per le grandi imprese e le imprese energivore. Spesso le due figure coincidono nello stesso professionista, ma non necessariamente.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 09:37:55 +0000
Transizione energetica
Efficienza energetica per PMI e industria: le proposte FIRE su incentivi, strumenti e regole
La FIRE ha presentato un pacchetto di proposte al Governo per altrettante misure su efficienza energetica, incentivi, PPA, climatizzazione, smart working e data center.

La Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia (FIRE) ha pubblicato un vademecum con le proposte di intervento rivolte al Governo Meloni e al Parlamento per ridurre i consumi nel breve periodo e dare alle imprese un quadro meno instabile in cui investire. Focus su governance, incentivi, mobilità, climatizzazione, PPA, intelligenza artificiale e data center, con un obiettivo chiaro:

Le richieste FIRE partono da regole stabili

La linea di fondo del documento è netta: l’efficienza energetica resta una delle poche leve capaci di alleggerire la domanda, contenere i costi e rafforzare la resilienza del sistema. FIRE chiede perciò una politica meno intermittente, con un impianto normativo leggibile e con tempi certi sul recepimento delle direttive europee EED ed EPBD. Per imprese e amministrazioni, il messaggio è semplice: senza continuità delle regole, anche gli investimenti già programmati diventano più lenti, più costosi e più difficili da pianificare.

Energy manager per PMI, industria, agricoltura e pesca

Uno dei capitoli più rilevanti riguarda la nomina dell’Energy Manager. FIRE propone di abbassare da 10mila a 1.000 tep la soglia dell’obbligo per il settore industriale, allineandola a quella già prevista per il civile, e di includere anche agricoltura e pesca. Proposta correlata: coinvolgere gli EGE anche nelle PMI sotto soglia attraverso modelli territoriali o di distretto. Il fine sarebbe quello di garantire una presenza tecnica che renda strutturale il presidio sui consumi, sui bilanci energetici e sulle opportunità di risparmio.

Incentivi stabili e Fondo efficienza energetica

Nel capitolo sugli strumenti economici, FIRE non invoca una corsa a nuovi bonus generalizzati. Chiede soprattutto continuità degli schemi esistenti e correzioni rapide quando un meccanismo si inceppa. Il riferimento è anche alle ultime frizioni emerse su Transizione 5.0 e al percorso accidentato del Conto Termico 3.0.

FIRE insiste sul fatto che incentivi e finanza agevolata servono, purché non producano stop improvvisi, correzioni tardive o picchi artificiali di domanda che finiscono poi per bloccare il mercato. Ecco perchè, in parallelo, la Federazione torna a chiedere il rilancio del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica (FNEE), nato per mobilitare capitali privati e garanzie pubbliche, rimasto però molto al di sotto delle attese.

Auto, climatizzazione e lavoro agile tra le misure immediate

La parte più immediata del pacchetto riguarda gli interventi che possono incidere già nel breve periodo su consumi energetici e picchi di domanda. FIRE indica in particolare quattro direttrici:

  • strade – il limite di 110 km/h in autostrada per le auto, che secondo la Federazione può ridurre il consumo di carburante in misura rilevante con effetti contenuti sui tempi di percorrenza;
  • edifici – una revisione delle regole su condizionatori, riscaldamento e pompe di calore, così da favorire un uso più coerente con l’andamento climatico e con la disponibilità di produzione fotovoltaica nelle ore centrali della giornata;
  • lavoro – agevolazioni e semplificazioni per ampliare lo smart working dove possibile, così da tagliare spostamenti evitabili e abbassare la domanda di energia legata alla mobilità;
  • mobilità – un sostegno più forte al trasporto pubblico e al car pooling aziendale, con incentivi mirati invece di vincoli generalizzati.

PPA, prezzi dinamici e repowering nella strategia industriale

Un altro blocco di proposte riguarda l’evoluzione del sistema energetico. FIRE chiede di semplificare il repowering degli impianti rinnovabili esistenti, di sbloccare l’eolico offshore e di accelerare la diffusione dei contratti PPA per le imprese, considerati uno strumento utile per sganciare almeno una quota dei costi elettrici dalla volatilità del mercato spot. Nello stesso capitolo rientra anche una revisione delle fasce orarie e una spinta verso prezzi dinamici e demand response, così da spostare parte dei consumi nelle ore a basso carico e ridurre nel tempo la pressione su reti e capacità di punta.

Cogenerazione e data center pesano sul sistema

La parte finale del documento guarda a ciò che sta cambiando dentro l’economia reale. FIRE propone di indirizzare biocombustibili, idrogeno e combustibili a basso contenuto di CO2 verso gli usi che ne valorizzano meglio il contenuto energetico, e chiede una tutela più lucida della cogenerazione ad alto rendimento, che continua a svolgere un ruolo centrale in molti comparti industriali.

Accanto a questo, entra con forza il tema dei data center legati all’IA: secondo la Federazione, la loro crescita va accompagnata da vincoli stringenti su prestazioni energetiche e idriche, oltre che da adeguata capacità di generazione. È qui che il dibattito esce dalla sola emergenza bollette e si sposta sul terreno che conta di più per i prossimi anni, quello della qualità delle scelte industriali e infrastrutturali.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 09:12:05 +0000
trasporti
Assicurazione monopattini elettrici, obbligo RC dal 16 maggio: le FAQ del MIMIT
Dal 16 maggio 2026 scatta l'obbligo di RC Auto per i monopattini elettrici. Le FAQ del MIMIT chiariscono intestatari, massimali, diritto di rivalsa e il ruolo del contrassegno.

Dal 16 maggio 2026 i monopattini a propulsione prevalentemente elettrica non potranno circolare senza assicurazione RC Auto e senza contrassegno identificativo. Il MIMIT ha pubblicato il 10 aprile le risposte alle domande più frequenti (FAQ) relative all’assicurazione obbligatoria, fornendo chiarimenti su intestatari, coperture, massimali, diritto di rivalsa e il ruolo delle piattaforme digitali coinvolte.

Obbligo assicurazione monopattini: scadenze e regole 2026

Il quadro normativo per l’obbligo di assicurazione dei monopattini elettrici si fonda sulla Legge 177/2024 (riforma del Codice della Strada) e sul decreto direttoriale del MIT del 6 marzo 2026, in vigore dal 18 marzo. Il periodo transitorio di 60 giorni si chiude il 16 maggio 2026: da quella data circolare senza contrassegno o senza polizza espone a sanzioni da 100 a 400 euro.

Il contrassegno — il cosiddetto “targhino” — è un adesivo prodotto dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, associato al codice fiscale del proprietario e non al numero di telaio: la responsabilità resta quindi in capo alla persona fisica intestataria, anche se a guidare il mezzo è un altro soggetto. La richiesta avviene tramite il Portale dell’Automobilista del MIT, con accesso via SPID o CIE, al costo di 8,66 euro.

La piattaforma monopattini del MIT è interoperabile con la piattaforma delle coperture assicurative della Fondazione ANIA: il contrassegno viene associato automaticamente alla polizza, consentendo alle forze dell’ordine verifiche incrociate in tempo reale.

Intestatari, coperture e massimali: le indicazioni delle FAQ

Le FAQ ministeriali forniscono indicazioni precise su chi può intestarsi la polizza e su cosa copre:

  • la polizza assicurativa, con relativo contrassegno, può essere richiesta da tutti i maggiorenni e dai minori a partire dai 14 anni; nel caso degli under 18 la domanda deve essere presentata da chi esercita la responsabilità genitoriale;
  • in caso di condivisione del monopattino tra più membri della famiglia, è opportuno siglare una polizza RC Auto che copra tutti i conducenti e non solo l’intestatario: in mancanza di tale clausola, un incidente causato da un familiare non indicato in polizza potrebbe non essere coperto;
  • il massimale minimo previsto dalla legge è pari a 6,45 milioni di euro per i danni alle persone e 1,3 milioni di euro per quelli alle cose, corrispondenti agli stessi minimi del Codice delle Assicurazioni già previsti per autoveicoli, moto e ciclomotori.

Rivalsa e polizza RC Famiglia

Le FAQ MIMIT chiariscono due punti che meritano attenzione prima di sottoscrivere una polizza.

Il primo riguarda il diritto di rivalsa: l’assicurazione può esercitarlo verso il proprietario o verso il conducente effettivo — se diverso — quando il conducente viola gravemente le condizioni di polizza o le norme del Codice della Strada, come nel caso di guida in stato di ebbrezza o uso del veicolo in modo non consentito. Per i monopattini è prudente verificare che la polizza preveda la rivalsa anche in caso di guida senza casco o di trasporto non consentito di un passeggero.

Il secondo riguarda la polizza RC Famiglia: molte coperture di questo tipo escludono espressamente i veicoli soggetti a obbligo di assicurazione RC Auto. Inoltre, la polizza deve riportare il codice del contrassegno identificativo per avere validità legale — requisito che le generiche polizze famiglia non sono configurate per gestire. Tutte le FAQ sono pubblicate sul portale ufficiale del MIMIT.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 08:49:53 +0000
Mondo del Lavoro
Nel Decreto Primo Maggio il Governo studia la stabilizzazione del Bonus Giovani
Il Governo punta a rendere strutturale il Bonus Giovani under 35 nel decreto Lavoro - Primo Maggio 2026. I requisiti dell'esonero contributivo e le altre misure attese.

Nell’ormai consueto Decreto Primo Maggio il Governo potrebbe rendere strutturale il bonus giovani under 35. L’agevolazione consiste in un esonero contributivo fino a un massimo di 24 mesi: per le assunzioni effettuate entro il 30 aprile 2026, la riduzione è del 70% dei contributi a carico del datore, fino a un importo massimo fino a 650 euro al mese. Si tratta ancora di anticipazioni di stampa: fino a quando il provvedimento non sarà presentato ufficialmente, le imprese devono considerare qualsiasi ipotesi come non confermata.

Requisiti e importi del Bonus Giovani under 35

Introdotto dal DL 60/2024, il Bonus Giovani originariamente era previsto fino al 31 dicembre 2025, scadenza che il Milleproroghe (DL 200/2025, articolo 14) ha fatto slittare a fine aprile 2026, in attesa della nuova autorizzazione della Commissione Europea. Ora, il Governo sarebbe orientato a rendere l’incentivo strutturale, superando la logica della proroga periodica.

L’esonero contributivo si applica alle assunzioni a tempo indeterminato o alla trasformazione dei contratti a termine. È pari al 100% per i contratti stipulati entro la fine del 2025 e scende al 70% per quelli successivi. Bisogna capire quale modulazione — 70% o 100% con incremento netto — sarebbe recepita nell’eventuale norma.

In entrambi i casi, fino a un limite di 500 euro mensili, che sale a 650 euro se la sede di lavoro è nella ZES Unica del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria). L’esonero resta al 100% anche nel 2026 se l’assunzione determina un incremento occupazionale netto.

Il giovane non deve aver compiuto i 35 anni di età e non deve essere mai stato occupato a tempo indeterminato. L’agevolazione non si applica al lavoro domestico e all’apprendistato, mentre spetta in presenza di un precedente rapporto in apprendistato che non si era poi trasformato in tempo indeterminato.

Le altre misure attese nel decreto Lavoro – Primo Maggio 2026

Il decreto si inserisce nell’attuazione della legge delega sulla retribuzione equa, approvata a settembre 2025, che punta a contrastare il lavoro povero rafforzando la contrattazione collettiva.

Tra le misure allo studio nelle prime bozze, definite dopo l’incontro del 1° aprile tra la premier Meloni e la ministra del Lavoro Marina Calderone, figurano il potenziamento delle agevolazioni per stimolare l’occupazione femminile — portando a regime misure già presenti nel Milleproroghe — e meccanismi per accelerare i rinnovi contrattuali attraverso un’indennità automatica in caso di ritardo superiore a sei mesi.

Tra le ipotesi in campo anche la stabilizzazione di alcune flat tax sul lavoro dipendente introdotte dall’ultima Manovra, come quelle sui premi di produzione, sul lavoro notturno e festivo. Non si esclude infine un intervento sui rider e sulle nuove forme di lavoro delle piattaforme digitali, uno dei capitoli più discussi nelle ultime settimane dalla magistratura e dai sindacati.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 08:24:34 +0000
Servizi online
Cassetto fiscale Agenzia Entrate: dati, deleghe, fatture e comunicazioni
Dati presenti nel Cassetto fiscale, delega agli intermediari, fatture elettroniche e comunicazioni del Fisco nell’area riservata.

Con la stagione dichiarativa 2026 e l’uso sempre più esteso dei servizi digitali dell’Agenzia delle Entrate, il Cassetto fiscale resta uno degli strumenti più utili dell’area riservata per consultare dichiarazioni, versamenti, rimborsi, atti registrati e comunicazioni del Fisco. Va distinto, però, dalle altre funzioni online dell’AdE: dalla dichiarazione dei redditi precompilata ai servizi dedicati alle fatture elettroniche, che seguono un percorso separato all’interno della stessa area riservata.

Dati consultabili nel Cassetto fiscale

L’interfaccia web dell’Agenzia delle Entrate consente a contribuenti e intermediari abilitati di consultare online le principali informazioni fiscali senza passare dallo sportello. All’interno del Cassetto fiscale sono raccolti dati e documenti utili per verificare la propria posizione:

  • l’anagrafica del contribuente permette di controllare i dati identificativi e il domicilio fiscale;
  • le dichiarazioni fiscali consentono di recuperare modelli e informazioni relative agli anni precedenti;
  • i rimborsi permettono di seguire le somme riconosciute dal Fisco;
  • i versamenti consentono di verificare i pagamenti effettuati con modelli F24 e F23;
  • gli atti del registro raccolgono i dati patrimoniali e gli atti registrati;
  • gli ISA mettono a disposizione indicatori, anomalie e dati collegati agli adempimenti dei soggetti interessati;
  • le iscrizioni al VIES sono consultabili per i contribuenti che operano in ambito intracomunitario.

Accesso al Cassetto fiscale nell’area riservata

Per entrare nel Cassetto fiscale bisogna accedere all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, che raccoglie anche altri servizi online fiscali. L’accesso avviene con SPID, CIE, CNS e, per i soggetti ancora abilitati, con le credenziali dell’area riservata.

Accesso con SPID, CIE e CNS

Chi utilizza SPID, CIE o CNS segue il normale percorso di autenticazione previsto per i servizi digitali della Pubblica amministrazione. Una volta effettuato il login, dalla propria scrivania personale si può raggiungere il Cassetto fiscale e, separatamente, gli altri applicativi disponibili nell’area riservata.

Servizi disponibili per contribuenti e partite IVA

Oltre alla consultazione dei dati fiscali, il servizio dialoga con altre funzioni utili dell’area riservata. Per i titolari di partita IVA, ad esempio, nella sezione anagrafica sono disponibili anche le informazioni collegate all’attività esercitata e il QR code della partita IVA con l’indirizzo telematico per la fatturazione elettronica. Per le persone fisiche, il collegamento più frequente è quello con la precompilata, le comunicazioni del Fisco e i servizi di assistenza.

Nella sezione dedicata alle dichiarazioni possono essere consultati i modelli trasmessi, le certificazioni, le scelte di destinazione dell’8, 5 e 2 per mille e le informazioni collegate ai redditi dichiarati. Per le comunicazioni, invece, confluiscono gli avvisi e i messaggi che riguardano condoni, concordato, IVA, dichiarazioni d’intento, 730-4 e altri adempimenti presenti nei servizi telematici dell’Agenzia.

Delega agli intermediari e durata

La consultazione del Cassetto fiscale può essere affidata a un intermediario abilitato tramite la delega unica ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il contribuente può indicare fino a due intermediari e la delega resta valida fino al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di conferimento, salvo revoca o rinuncia.

Attivazione e revoca della delega

La delega può essere gestita dall’area riservata del contribuente oppure tramite l’intermediario secondo le procedure previste dall’Agenzia. La stessa strada viene seguita anche per la revoca, che può essere limitata a uno o più servizi delegati senza incidere necessariamente su tutte le altre autorizzazioni eventualmente conferite.

Fatture elettroniche nell’area riservata

Le fatture elettroniche non vengono consultate nel Cassetto fiscale in senso stretto ma nel portale Fatture e Corrispettivi, sempre all’interno dell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate. Per i privati e per i soggetti IVA il punto di accesso è lo stesso, mentre cambiano le funzioni disponibili in base al profilo con cui si entra.

Dal 20 marzo 2024 la consultazione dellefatture elettroniche per i privati è disponibile senza adesione preventiva al servizio. I file restano visibili nell’area riservata fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del Sistema di Interscambio. Per i titolari di partita IVA l’accesso passa dal portale riservato alla fatturazione e ai corrispettivi.

Download dei file e scarichi massivi

Una volta aperto il portale, il contribuente può consultare i file disponibili, effettuare ricerche per periodo e scaricare la documentazione presente. Per gli scarichi massivi, invece, l’Agenzia prevede funzioni e servizi dedicati soprattutto a soggetti abilitati, intermediari e software accreditati.

Ricevute dell’Agenzia delle Entrate

Nel portale collegato a Fatture e Corrispettivi è presente anche il monitoraggio delle ricevute, utile per cercare e visualizzare gli esiti dei file trasmessi, comprese le ricevute di consegna, di scarto o di messa a disposizione.

Assistenza, anomalie e comunicazioni del Fisco

In caso di anomalie nei dati visualizzati o di problemi di consultazione, l’utente può prenotare un appuntamento con l’ufficio competente, chiamare il numero verde 800.90.96.96 da rete fissa o il 06.97617689 da cellulare, oppure inviare una segnalazione tramite la procedura online dedicata a reclami, elogi e suggerimenti. Per alcune pratiche fiscali e comunicazioni è disponibile anche il canale Civis.

Sezione L’Agenzia scrive

Nel Cassetto fiscale è presente anche la sezione L’Agenzia scrive, nella quale confluiscono comunicazioni e segnalazioni rivolte al contribuente. In quest’area rientrano anche le notifiche relative agli avvisi bonari con pagamenti diretti e, per i soggetti interessati, le anomalie ISA nel Cassetto fiscale, utili per verificare le contestazioni e regolarizzare eventuali errori.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 08:18:38 +0000
Incentivi Rinnovabili
Impianti geotermici: semplificazioni e nuove regole dal MASE
Il MASE aggiorna il DM 30 settembre 2022 con nuove soglie per attività libera e PAS, prescrizioni tecniche e regole uniformi per gli impianti geotermici a circuito chiuso.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha adottato un nuovo decreto che semplifica l’installazione degli impianti geotermici a bassa entalpia al servizio di edifici residenziali e imprese, aggiornando il DM del 30 settembre 2022. Il provvedimento — che entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale — si inserisce nel percorso di promozione delle fonti rinnovabili e punta a superare la frammentazione normativa tra le diverse discipline regionali, offrendo regole più uniformi su tutto il territorio nazionale.

Sonde a circuito chiuso: la tecnologia che scambia calore con il sottosuolo

Il decreto riguarda esclusivamente gli impianti a sonde geotermiche a circuito chiuso, cioè quelli che scambiano energia termica con il terreno senza prelievo né reimmissione di fluidi nel sottosuolo. Si tratta della tecnologia più diffusa per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici tramite pompe di calore geotermiche, disponibile sia con sonde verticali che orizzontali. Gli impianti a circuito aperto, più complessi per i profili tecnici e ambientali legati alla tutela delle risorse idriche sotterranee, restano esclusi dall’ambito del provvedimento e saranno disciplinati da un successivo decreto.

Con questo decreto rendiamo più semplice e veloce l’installazione degli impianti geotermici a servizio di edifici e imprese. Interveniamo per garantire regole chiare e uniformi su tutto il territorio nazionale, riducendo gli oneri amministrativi e favorendo la diffusione di una tecnologia pulita, efficiente e ancora sottoutilizzata. È un ulteriore passo nella direzione della decarbonizzazione dei consumi energetici, in un’ottica di neutralità tecnologica, e del rafforzamento della sicurezza energetica del Paese.

Le nuove soglie per attività libera e PAS

Il decreto introduce una distinzione più netta tra i regimi autorizzativi, con un innalzamento delle soglie rispetto al DM 2022. Rientrano in attività libera gli impianti con:

  • sonde orizzontali fino a 2 metri di profondità oppure verticali fino a 80 metri;
  • potenza termica inferiore a 50 kW.

Passano invece in Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) gli impianti con:

  • sonde orizzontali fino a 3 metri oppure verticali fino a 250 metri;
  • potenza termica inferiore a 500 kW.

Anche per gli impianti in attività libera resta l’obbligo di trasmettere una comunicazione semplificata alla piattaforma SUER entro 5 giorni dall’entrata in esercizio dell’impianto. Per gli edifici esistenti, l’installazione è consentita nei due regimi a condizione che l’intervento non comporti cambio d’uso, opere sulle parti strutturali, aumento del numero di unità immobiliari o incremento dei parametri urbanistici.

Prescrizioni tecniche e monitoraggio regionale

Accanto alle semplificazioni amministrative, il decreto introduce requisiti tecnici precisi per garantire sicurezza e sostenibilità degli interventi. Per le sonde verticali è prevista una distanza minima di 4 metri dai confini di proprietà. Per gli impianti tra 50 e 500 kW — quelli in fascia PAS — è obbligatorio effettuare un test di risposta termica (TRT) o apposite indagini geologiche prima dell’installazione. Tutte le installazioni devono impiegare materiali e fluidi a basso impatto ambientale; sono esplicitamente vietati gli inibitori della corrosione. Le operazioni di perforazione devono essere supervisionate da professionisti qualificati. Sul fronte del monitoraggio, il decreto introduce l’obbligo per Regioni e Province autonome di istituire registri telematici entro 180 giorni, con trasmissione dei dati tramite la piattaforma SUER.

Dal dlgs 190/2024 alla geotermia a circuito aperto

Il provvedimento si inserisce nel nuovo quadro dei regimi amministrativi per gli impianti da fonti rinnovabili definito dal decreto legislativo 190/2024, di cui recepisce le disposizioni in materia di piccole utilizzazioni locali di calore geotermico. Le PAS già in corso alla data di entrata in vigore continueranno a seguire la disciplina previgente, salvo ulteriori disposizioni regionali. La disciplina degli impianti a circuito aperto — che richiedono approfondimenti tecnici sulla tutela delle acque sotterranee — sarà oggetto di un successivo e distinto decreto ministeriale.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 07:48:17 +0000
TARI
Truffa SMS sulla TARI: come riconoscere i falsi avvisi
Diversi Comuni segnalano una nuova campagna di phishing caratterizzata da falsi avvisi relativi al pagamento della TARI: ecco il messaggio fasullo e come riconoscerlo.

Una nuova campagna di phishing sta colpendo i contribuenti italiani sfruttando la TARI. Diversi Comuni — da Milano e hinterland fino a Cuneo, Macerata, Lecce e Brescia — hanno emesso avvisi ufficiali per segnalare la ricezione di SMS fraudolenti che simulano comunicazioni dell’ufficio tributi locale, invitando i destinatari a contattare con urgenza un numero di telefono per sanare presunte irregolarità.

Come funziona la truffa SMS sulla TARI

La tecnica usata è lo smishing — variante del phishing che viaggia via SMS — e il testo dei messaggi segue uno schema fisso: “La posizione TARI risulta irregolare. È richiesto un suo tempestivo contatto al numero XXXXXXXX per evitare aggravamenti”. Il numero indicato ha quasi sempre un prefisso a tariffazione speciale, tipicamente 893 o 895: una telefonata può costare diversi euro al minuto, e basta tenerla aperta pochi secondi per perdere credito in modo significativo. In alcuni casi il messaggio contiene anche un link che reindirizza su una pagina contraffatta, usata per raccogliere dati personali e bancari.

I segnali per riconoscere il messaggio falso

Riconoscere uno di questi SMS è più semplice di quanto sembri. Le comunicazioni fraudolente presentano caratteristiche ricorrenti:

  • il messaggio non contiene mai il nome del destinatario né un numero di pratica o di riferimento specifico;
  • il tono è volutamente urgente, con formule come “contatto tempestivo” o “per evitare aggravamenti”;
  • il numero da chiamare ha prefisso 893 o 895, riservato ai servizi a valore aggiunto a pagamento;
  • il mittente è generico o anonimo, senza riferimento esplicito all’ente locale competente;
  • eventuali link presenti non rimandano ai domini ufficiali del Comune o del gestore tributi.

SO.G.E.T. S.p.a. e Poliservice Spa — società di riscossione tributi per conto di numerosi enti locali — hanno confermato di non inviare mai messaggi di questo tipo e di non richiedere contatti urgenti tramite numeri a pagamento.

Cosa fare (e non fare) se si riceve l’SMS

Il comportamento corretto è ignorare il messaggio: non richiamare il numero indicato, non cliccare su eventuali link, non fornire alcun dato personale o bancario. Le comunicazioni ufficiali relative alla posizione TARI vengono veicolate attraverso la App IO, il sistema SEND o con posta raccomandata. Per verificare la propria situazione tributaria, il canale da utilizzare è sempre quello ufficiale: il sito del Comune di residenza o il numero dell’ufficio tributi reperibile sul portale istituzionale dell’ente.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 07:17:47 +0000
Tasse immobili
Crediti d’imposta detraibili nel 730/2026: le spese per la casa
Agevolazioni per acquisto prima casa come credito d'imposta nel 730/2026: come si indicano riacquisto abitazione principale, residuo bonus under 36, canoni d'affitto non pagati e sisma bonus.

Con il 730/2026 entra nella fase decisiva anche il controllo dei crediti d’imposta legati alla casa, da indicare nel quadro G: vi rientrano il riacquisto della prima casa, i canoni di locazione non percepiti, i crediti under 36 ancora residui e, per una platea molto più ristretta, gli immobili colpiti dal sisma in Abruzzo. Questa sezione del modello è distinta dalle detrazioni edilizie aggiornate al 2026, che seguono regole proprie su aliquote, beneficiari e limiti di spesa.

Crediti fiscali sulla casa nel quadro G del Modello 730

Nel quadro G del 730 confluiscono crediti che non seguono la logica delle detrazioni per ristrutturazione. I riferimenti da presidiare sono il rigo G1 per il riacquisto della prima casa, il rigo G2 per i canoni di locazione abitativa non riscossi, il rigo G8 per la prima casa under 36 e i righi G5 e G6 per il sisma Abruzzo.

La distinzione non è formale. Nel 2026 il lettore si muove in una dichiarazione che concentra nello stesso modello detrazioni, crediti e residui di anni precedenti. Per questo il rischio di confondere un bonus edilizio con un credito del quadro G è più alto proprio nei capitoli legati alla casa.

Riacquisto prima casa con credito annuale nel rigo G1

Chi acquista un nuovo immobile con le agevolazioni prima casa entro un anno dalla vendita della precedente abitazione agevolata può utilizzare nel 730/2026 il credito d’imposta per il riacquisto della prima casa. Il beneficio consente di recuperare l’imposta di registro o l’IVA pagata sul precedente acquisto, nei limiti dell’imposta dovuta sul nuovo atto. L’eventuale eccedenza rispetto al secondo acquisto non dà luogo a rimborso.

Il credito spetta anche quando il nuovo acquisto avviene tramite appalto o permuta e può rilevare anche nei casi di costruzione della prima casa. Se l’immobile è ancora in costruzione, occorre dimostrare l’ultimazione dei lavori entro tre anni dalla registrazione dell’atto. Rientra inoltre tra i casi ammessi l’acquisto di una nuova abitazione dopo che la precedente prima casa sia stata dichiarata inagibile per un evento sismico: se l’immobile originario torna in seguito agibile, il beneficio non decade.

Il credito d’imposta può essere utilizzato in più forme:

  • in diminuzione dell’imposta di registro dovuta per il nuovo atto, con richiesta resa al momento dell’acquisto e con indicazione degli elementi necessari per calcolare il credito;
  • in diminuzione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, nonché delle imposte su successioni e donazioni dovute su atti e denunce presentati dopo la maturazione del credito;
  • in diminuzione dell’IRPEF dovuta nella prima dichiarazione utile successiva al nuovo acquisto;
  • in compensazione tramite modello F24, fermo restando che la parte non ancora utilizzata può essere riportata nelle dichiarazioni successive.

L’importo del beneficio è pari all’ammontare dell’imposta di registro o dell’IVA corrisposta sul primo acquisto agevolato e non può superare l’imposta dovuta sul secondo acquisto. In pratica, il credito è commisurato al minore tra i due importi. Per l’imposta di registro occorre considerare non soltanto l’imposta principale ma anche l’eventuale imposta suppletiva e complementare di maggior valore. Per l’IVA rileva invece quanto indicato nella fattura di acquisto dell’immobile alienato e nelle eventuali fatture relative agli acconti. Se l’immobile venduto era stato realizzato mediante appalto, vanno considerate tutte le fatture emesse dall’appaltatore per la costruzione.

Nel modello 730 il credito si indica nel rigo G1 e può essere fatto valere nella prima dichiarazione dei redditi successiva al riacquisto oppure nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui l’operazione è stata effettuata. Se il nuovo immobile è stato acquistato in comunione dei beni, il beneficio spetta pro quota.

Resta escluso il caso della sola pertinenza: la vendita di un garage acquistato con i benefici prima casa e il successivo riacquisto entro un anno di un altro garage agevolato non apre il diritto al credito d’imposta.

NB: il termine annuale del credito resta distinto dal raddoppio dei tempi per rivendere la casa preposseduta. La dilazione a due anni serve a conservare l’agevolazione sul nuovo acquisto ma non modifica la scadenza temporale del credito d’imposta, che continua a richiedere il riacquisto entro dodici mesi.

Canoni non percepiti con recupero nel rigo G2

Il credito per i canoni di locazione non percepiti si indica nel rigo G2 e riguarda i contratti di locazione abitativa. Consente di recuperare la maggiore imposta versata su canoni scaduti e non incassati che sono stati comunque tassati negli anni precedenti, a condizione che la morosità risulti da intimazione di sfratto o da ingiunzione di pagamento.

Il calcolo del credito d’imposta richiede la riliquidazione delle dichiarazioni relative agli anni interessati, tenendo conto della rendita catastale e degli eventuali accertamenti intervenuti. Il beneficio può essere utilizzato nella prima dichiarazione utile successiva alla conclusione del procedimento giurisdizionale oppure chiesto a rimborso entro il termine ordinario di prescrizione.

Diversa è la disciplina degli affitti commerciali non incassati, che non seguono la stessa regola. Nel quadro G trovano quindi spazio solo i canoni relativi a immobili ad uso abitativo, mentre per le locazioni diverse il reddito continua a essere trattato con criteri differenti.

Bonus Under 36 nel rigo rigo G8 solo crediti già maturati

Nel 730/2026 la sezione dedicata alla prima casa under 36 riguarda esclusivamente crediti già maturati nei periodi in cui l’agevolazione era in vigore. Il riferimento resta il rigo G8. Non si tratta quindi di una misura fiscale ancora aperta ai nuovi rogiti del 2025 o del 2026.

Per gli acquisti soggetti a IVA il credito d’imposta corrisponde all’IVA versata in sede di acquisto agevolato. Può essere utilizzato in dichiarazione, in compensazione tramite F24 oppure in diminuzione delle imposte dovute su atti successivi. Non è previsto il rimborso.

Nel modello sopravvive la gestione degli importi residui, non una nuova finestra agevolata. La chiusura della misura resta quella già definita per la scadenza del bonus prima casa under 36, mentre per gli atti stipulati tra il 1° gennaio e il 29 febbraio 2024 il credito straordinario andava utilizzato entro il 31 dicembre 2025.

Bonus sisma ancora attivi nei righi G5 e G6

I crediti per gli immobili colpiti dal sisma in Abruzzo del 2009 restano presenti anche nel 730/2026. Per l’abitazione principale il riferimento è il rigo G5, mentre per gli altri immobili e per quelli non abitativi il riferimento è il rigo G6.

Per la prima casa il credito si ripartisce in 20 quote annuali costanti. Per gli immobili diversi dall’abitazione principale il beneficio si distribuisce in 5 oppure 10 quote annuali, nel limite complessivo previsto dalla norma. In molti casi si tratta di crediti trascinati da dichiarazioni molto lontane, quindi il controllo della quota residua richiede particolare precisione.

Prima della compilazione conviene verificare la domanda presentata al Comune, il provvedimento di ammissione, le fatture, i bonifici e l’ammontare delle quote già indicate negli anni precedenti. È una casistica ristretta ma ancora presente nel modello e non può essere trattata in modo sommario.

Documenti da controllare prima dell’invio

Prima di trasmettere il 730/2026 conviene ordinare la documentazione in base al credito da indicare:

  • per il riacquisto della prima casa servono gli atti di vendita e di acquisto, gli estremi dell’imposta di registro o le fatture IVA e la prova degli eventuali utilizzi già effettuati;
  • per i canoni non percepiti servono il contratto registrato, il provvedimento giudiziale e le dichiarazioni da riliquidare;
  • per l’under 36 servono il rogito, l’ISEE riferito al momento dell’atto, la documentazione dell’IVA versata e l’evidenza degli utilizzi già compiuti;
  • per il sisma Abruzzo servono la domanda presentata al Comune, il provvedimento di concessione, i pagamenti tracciabili e la ricostruzione delle quote residue.

Su questi crediti d’imposta il controllo formale pesa quanto la regola fiscale. Un documento mancante o un rigo compilato in modo non coerente può spostare il contribuente da un rimborso corretto a una dichiarazione da correggere dopo l’invio.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 07:13:42 +0000
Governo italiano
Rischio recessione Italia, la crisi del Golfo allarma il Governo
Dopo il fallimento dei negoziati USA-Iran, Giorgetti, Urso e Tajani avvertono sul rischio recessione per l’Italia con Hormuz di nuovo in tensione.

Fino a qualche mese fa l’Italia guardava al 2026 con l’idea di attraversare una fase di assestamento sui conti e di crescita moderata. Ora, invece, il fronte che agita il Governo è soprattutto quello della crescita. La crisi energetica preoccupa a tal punto che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti parla apertamente di rischio recessione. Sullo stesso terreno si muovono anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre il fallimento dei negoziati fra Stati Uniti e Iran ha riportato lo stretto di Hormuz al centro della scena.

Governo italiano in allarme per il rischio recessione

Giorgetti ha collegato il rischio recessione al costo di energia e oli combustibili, spiegando che un prolungamento della crisi possa trascinare l’economia italiana in una fase molto più dura

temo che se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli olii combustibili, la grave recessione arriverà.

Urso, parlando a margine del Vinitaly di Verona, ha avvertito che un blocco prolungato di Hormuz, o un’estensione del blocco navale nell’area, avrebbe conseguenze più pesanti del previsto per l’economia globale europea e italiana:

se dovesse perdurare il blocco dello stretto di Hormuz o si dovesse estendere a un blocco navale nell’intera area, comprendete tutti, che le conseguenze per l’economia globale, per l’economia europea e quindi italiana potrebbero essere più gravi del previsto e potrebbero portare anche a una recessione nel nostro continente.

Tajani ha scelto un tono diplomatico: riconoscendo che la situazione su Hormuz resta un fattore di rischio, ha rilanciato la linea del dialogo e la missione a Beirut come segnale politico su un’area che torna a pesare anche sui mercati:

se la situazione a Hormuz continua a essere negativa i rischi ci sono, dobbiamo evitare che questo accada. Dobbiamo scongiurare l’escalation proprio favorendo il dialogo.

Fallimento negoziati, di nuovo al centro caro energia e petrolio

Il peggioramento del clima di Governo arriva dopo il naufragio dei colloqui di Islamabad e dopo il nuovo irrigidimento sullo Stretto. Nella mattinata del 13 aprile il traffico marittimo risulta di fatto nuovamente bloccato, mentre sui mercati il WTI è salito oltre 104 dollari e il Brent oltre 102. Per l’Italia il riflesso è immediato: carburanti più cari, costi industriali sotto pressione e nuova instabilità per i settori che vivono di trasporti, manifattura ed export.

La crescita debole rende l’Italia più esposta

La definizione tecnica di recessione richiede due trimestri consecutivi di PIL in calo. Per ora nessun dato economico sulla crescita è in negativo e i dati sul periodo gennaio-marzo si avranno solo a fine aprile. A quel punto sarà più chiaro se e come il pericolo di recessione sia imminente.

La fragilità di partenza pesa però più di ogni altra cosa. Il quarto trimestre del 2025 si è chiuso a +0,3% e anche le stime OCSE sul PIL italiano hanno segnalato una traiettoria più debole. In un quadro simile, un nuovo shock energetico ha la forza per trasferirsi più in fretta su produzione, fiducia e investimenti.

Sullo sfondo, la richiesta del Governo italiano di una deroga (se non addirittura la sospensione) delle regole sul Patto di Stabilità. Una maggior flessibilità sui vincoli di bilancio consentirebbe ai paesi di programmare politiche di sostegno alla crisi. L’Unione Europea fino a questo momento ha sempre mantenuto una posizione rigida, argomentando che per allentare i vincoli sono necessari eventi di grave recessione economica. E ora l’esecutivo teme che questa situazione si stia verificando.


Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 07:02:09 +0000
Caregiver
Nuovo congedo biennale se cambia il caregiver
Ho una figlia disabile e in passato un familiare ora deceduto ha usufruito del congedo biennale. Mi chiedevo se tale strumento può essere utilizzato ancora da diverso familiare. Ho una figlia disabile e in passato un familiare ora deceduto ha usufruito del congedo biennale. Mi chiedevo se tale strumento può essere utilizzato ancora da diverso familiare.
Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 06:48:07 +0000
Edilizia
Coniuge non convivente senza detrazioni edilizie per familiari a carico
Sono coniuge non convivente, con mia moglie a carico e senza reddito. Posso recuperare le spese di ristrutturazione condominiale della casa di sua proprietà dove lei risiede e con quale percentuale? Sono coniuge non convivente, con mia moglie a carico e senza reddito. Posso recuperare le spese di ristrutturazione condominiale della casa di sua proprietà dove lei risiede e con quale percentuale?
Data articolo: Tue, 14 Apr 2026 06:20:56 +0000
PMI e Mercati
Blocco Hormuz, la fine della guerra si allontana: cosa rischiano le imprese italiane
Gli Stati Uniti annunciano il blocco dei traffici marittimi iraniani che transitano dallo stretto di Hormuz: il fallimento dei negoziati in Pakistan torna a far salire il petrolio e le incertezze.

Fallito il negoziato fra USA e Iran dopo 21 ore di colloqui a Islamabad (i più lunghi tra i due Paesi dal 1979), il presidente americano Donald Trump ha annunciato il blocco navale dello stretto di Hormuz per le navi che arrivano o escono dai porti iraniani. Il Brent + subito schizzato a 102 dollari al barile (+7%) e il WTI statunitense ha sfiorato i 104 dollari (+8%). Per le imprese italiane — già alle prese con costi energici alle stelle, noli triplicati e assicurazioni sospese — si apre lo scenario che i mercati temevano di più: il prolungarsi indefinito del conflitto nel Golfo Persico.

Il blocco Usa di Hormuz

Il blocco annunciato dalla Casa Bianca non riguarda le navi dirette o provenienti dagli altri paesi del Golfo — Arabia Saudita, Emirati Arabi, Iraq — ma di fatto azzera il poco traffico rimasto. Il traffico commerciale era già crollato del 70% rispetto alla normalità dall’inizio del conflitto: le navi avevano timidamente ripreso a transitare con l’annuncio della tregua della settimana scorsa, provocando un temporaneo ripiegamento delle quotazioni. Il blocco Usa, operativo dalle 16 di lunedì 13 aprile, chiude anche quello spiraglio. Secondo Lloyd’s List, nella mattinata di lunedì almeno due navi che si preparavano a uscire dallo stretto hanno già invertito la rotta.

Trump ha annunciato che altri Paesi parteciperanno all’operazione — senza specificare quali — e ha minacciato dazi del 50% alla Cina se invierà armi a Teheran. La Gran Bretagna ha chiarito che non parteciperà al blocco navale, pur impegnandosi nelle operazioni di sminamento. Teheran ha definito il blocco un atto di pirateria e ha avvertito che se i porti iraniani verranno minacciati, nessun porto del Golfo Persico o del Mar d’Oman sarà al sicuro.

Petrolio a 102 dollari, borse in calo

Il prezzo del petrolio era partito da circa 70 dollari al barile prima dello scoppio del conflitto; da allora ha guadagnato oltre il 30%, con il Brent che questa mattina tocca 102 dollari e il WTI 104. Le borse hanno aperto la settimana in calo generalizzato: DAX di Francoforte -1%, CAC 40 di Parigi -0,9%, FTSE 100 di Londra -0,4%. I mercati asiatici avevano già chiuso negativi: Nikkei -1%, Hang Seng -1,5%. Sul fronte valutario l’euro si è indebolito sul dollaro. Nei diciotto giorni successivi all’attacco del 28 febbraio i prezzi all’ingrosso di elettricità e gas erano già saliti del 24% e del 33%: con il nuovo blocco le stime degli analisti puntano a ulteriori rialzi nel breve.

I rischi per le imprese italiane

La Previsione di Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria delinea tre scenari legati alla durata del conflitto: se le ostilità si chiudono rapidamente il PIL cresce dello 0,5%; se durano quattro mesi, stagnazione; se si protraggono fino a dicembre, contrazione dello 0,7% con inflazione al 5,9%. Nello scenario avverso, la bolletta energetica dell’industria salirebbe di 21 miliardi, con un’incidenza del 7,6% sui costi di produzione. Sul fronte dell’export, Confartigianato stima 27,8 miliardi di export manifatturiero italiano esposti ai rischi della crisi — tra Emirati, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait e Oman — oltre a 15,9 miliardi di import energetico a rischio di interruzione.

Sul piano normativo, il DL 42/2026 del 3 aprile, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha introdotto misure urgenti per le imprese colpite dalla crisi: finanziamenti agevolati con cofinanziamento a fondo perduto elevato al 30% per le PMI che documentano un impatto negativo da rincaro energetico o calo di fatturato collegato al conflitto nel Golfo Persico. Le domande sono presentabili fino al 31 dicembre 2026. Con il blocco navale di oggi, la finestra per accedere a questi strumenti diventa ancora più urgente.

I negoziati e le reazioni internazionali

Teheran ha definito “irragionevoli” le richieste americane sul nucleare, punto su cui si sono arenati i colloqui di Islamabad. Il Wall Street Journal segnala che l’Iran sta schierando la Marina lungo la costa meridionale, probabilmente temendo un’invasione via terra. La Casa Bianca ha annunciato contestualmente l’intenzione di intraprendere nuovi attacchi mirati.

Sul fronte diplomatico, la Francia ha annunciato una conferenza per formare una missione multinazionale volta a ripristinare la navigazione nello stretto. La Cina ha chiesto che la navigazione avvenga senza ostacoli, citando l’interesse comune della comunità internazionale. La strategia Usa, dopo oltre un mese di bombardamenti, si sposta ora sul fronte della guerra economica: il blocco navale punta a isolare finanziariamente Teheran impedendo la vendita di petrolio iraniano sui mercati internazionali.


Data articolo: Mon, 13 Apr 2026 13:47:52 +0000
Transizione 4.0 e 5.0
Decreto incentivi 5.0, nell’iperammortamento 2026 entra il Cloud
Il decreto 5.0 si avvicina al traguardo. Nell'ultima bozza spunta l'agevolazione anche per i servizi cloud a canone fisso, con nuove regole su ordini, perizie e domande.

Il decreto attuativo del nuovo incentivo 2026 che sostituisce Transizione 5.0 torna vicino al traguardo dopo settimane di attesa e correzioni. La bozza che circola in queste ore accredita un’apertura che molte imprese chiedevano fin dalla Manovra 2026: l’ingresso del Cloud nell’iperammortamento, attraverso il riconoscimento dei software fruiti a canone, mentre sullo sfondo restano ancora da sciogliere gli ultimi dettagli su perizie, comunicazioni e calendario di avvio.

Il decreto torna in corsa dopo lo stop sul Made in EU

Il nuovo incentivo 5.0 inserito nella Legge di Bilancio 2026 come maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing deducibili per gli investimenti in beni strumentali digitali e interconnessi effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. La misura prevede una deduzione potenziata con aliquote del 180% fino a 2,5 milioni, del 100% sulla quota oltre 2,5 e fino a 10 milioni, e del 50% sulla fascia oltre 10 e fino a 20 milioni.

Il ritardo dell’attuazione si è trascinato per mesi anche a causa del vincolo sulla provenienza geografica dei beni, poi rimosso dal Decreto Fiscale 2026. Da quel momento il dossier si è rimesso in moto e l’attenzione si è spostata dal principio generale alle regole applicative che servono alle imprese per programmare davvero gli investimenti.

Cloud e software a canone tra le voci agevolabili

Fra le anticipazioni più rilevanti c’è l’estensione dell’agevolazione ai software erogati in modalità as-a-service. Oltre al software acquistato in licenza tradizionale l’incentivo dovrebbe riguardare anche le soluzioni fruite con canone periodico, ormai centrali in molte strategie di digitalizzazione industriale.

Se questa apertura verrà confermata nel testo finale, il nuovo 5.0 smetterà di parlare soltanto alle imprese che investono in macchinari e sistemi interni e inizierà a dialogare meglio con chi struttura la trasformazione digitale su piattaforme, applicativi e servizi scalabili.

È qui che il decreto si gioca una parte della sua credibilità, perché il mercato non investe più soltanto in beni installati in casa ma sempre più spesso in architetture ibride e servizi continuativi.

Novità su ordini, soglie annuali e perizia asseverata

Le anticipazioni di stampa sulla bozza del provvedimento aggiungono ulteriori chiarimenti, peraltro attesi dalle imprese che hanno iniziato a muoversi già a fine 2025. In particolare, la lettura che oggi appare più accreditata ruota attorno a quattro fronti:

  • gli investimenti ordinati prima del 1° gennaio 2026 potrebbero rientrare nel beneficio se il completamento avviene dal 2026 in poi;
  • le soglie da 2,5, 10 e 20 milioni verrebbero lette su base annuale e non sull’intero triennio;
  • la conferma dell’investimento potrebbe essere gestita anche per singoli beni, con più flessibilità per chi investe a tappe;
  • la perizia tecnica asseverata verrebbe chiesta per tutti gli investimenti, senza scorciatoia dell’autodichiarazione sotto una certa soglia.

Quest’ultimo elemento merita attenzione, perché alzerebbe il livello documentale richiesto fin dall’avvio della misura. Per molte imprese non sarebbe un ostacolo insormontabile, però restringerebbe i margini di improvvisazione e costringerebbe a preparare prima perizie, cronoprogramma e tracciabilità dell’investimento.

Tre comunicazioni al GSE, ipotesi maggio per l’avvio

Un altro tassello che emerge dalle anticipazioni riguarda la procedura di accesso, che continuerebbe a passare dalla piattaforma del GSE con una scansione in tre comunicazioni: avvio, conferma e chiusura dell’investimento. Nella bozza compare anche l’ipotesi di una comunicazione finale aggiuntiva legata al monitoraggio di fine anno, segnale che il Governo vuole tenere molto stretto il controllo su fondi, tempi e stato degli investimenti.

La tempistica che circola nelle ultime ore porta verso un avvio a maggio, ma qui serve prudenza. Prima della partenza devono arrivare la firma interministeriale, il controllo della Corte dei conti e il successivo provvedimento con le istruzioni applicative. Per questo il decreto è vicino, ma non ancora spendibile come se fosse già pubblicato.

Il raccordo con Transizione 5.0

Il nuovo iperammortamento non parte in un vuoto normativo. Sul tavolo c’è ancora il dossier delle imprese rimaste incagliate nel vecchio credito d’imposta, con il ripristino parziale dei fondi per il 5.0 del 2025 e con il credito ridotto previsto dal decreto fiscale per una parte delle prenotazioni rimaste sospese. Significa che il Governo sta cercando di chiudere due partite insieme: la coda del vecchio incentivo e la partenza del nuovo.

Resta aperta la questione della platea dei beneficiari esclusi. La misura continua a parlare ai titolari di reddito d’impresa, mentre sul fronte professionale le richieste di allargamento non hanno ancora trovato spazio nel testo primario né nei correttivi già approvati.


Data articolo: Mon, 13 Apr 2026 13:37:38 +0000
pmi
PMI ai margini del credito, grandi aziende e AI si spartiscono il mercato
Nel 2026 debito globale a record ma per le PMI il credito resta difficile. I nuovi dati dati OCSE, i trend mondiali e gli strumenti disponibili in Italia.

Governi e grandi aziende emetteranno nel 2026 debito per 29mila miliardi di dollari, il 17% in più rispetto al 2024 e il doppio rispetto a dieci anni fa. È il dato di apertura del Global Debt Report 2026 dell’OCSE — che fotografa mercati obbligazionari sovrani e corporate in piena espansione, resilienti in superficie ma attraversati da tensioni strutturali crescenti. Per le piccole e medie imprese, che non emettono bond e non accedono al private credit istituzionale, il quadro è più preoccupante: il record di emissioni nasconde una concentrazione del credito che le taglia sistematicamente fuori.

Obbligazioni: il record ridisegna il credito alle imprese

Nel 2025 il debito emesso da governi e aziende sui mercati obbligazionari ha raggiunto i 27mila miliardi di dollari, nuovo massimo storico. Per il 2026 la previsione sale a 29mila miliardi: 17 miliardi di debito sovrano nei Paesi OCSE e 6.800 miliardi di bond corporate. Di questi ultimi, il 78% dei prestiti governativi OCSE è destinato non a nuovi investimenti ma al rifinanziamento del debito in scadenza — una quota che non genera crescita ma assorbe capitale.

L’OCSE segnala con preoccupazione che questa pressione sul mercato aumenta la concorrenza per le risorse disponibili. Le banche centrali, che erano i principali acquirenti istituzionali di debito sovrano, hanno ridotto i propri portafogli: il mercato si regge sempre più su investitori sensibili al prezzo — hedge fund, famiglie, fondi esteri — che reagiscono con più volatilità agli shock.

Il rischio che il credito sovrano di massa comprima lo spazio per il credito corporate è esplicitamente citato nel rapporto come una delle minacce strutturali da gestire. Per le PMI, che dipendono dal credito bancario e non dai bond market, questa dinamica arriva per trasmissione: banche più sotto pressione sul funding diventano più selettive sui prestiti alle imprese minori.

Il private credit non arriva alle PMI

Il mercato del private credit — i fondi che prestano direttamente alle imprese fuori dai canali bancari tradizionali — ha raggiunto 1.800 miliardi di dollari di masse gestite a giugno 2025, stabile (+1% sul 2024, ma -2% in termini reali). Il Global Debt Report segnala una svolta significativa: la quota di capitale non ancora allocato (dry powder) è scesa al 28% delle masse totali, dal 59% del 2018. Il ciclo di raccolta aggressiva si è chiuso; ora i fondi sono in fase di investimento, non più di fundraising.

In teoria, il private credit rappresenta un’alternativa al credito bancario per le imprese che non accedono ai bond market. In pratica, il segmento serve il mercato mid-market — aziende con EBITDA tipicamente superiore ai 50 milioni di euro — e sempre più le operazioni di infrastruttura AI.

Le microimprese e le PMI tradizionali, con esigenze di credito nell’ordine di poche centinaia di migliaia di euro, restano fuori dal radar dei fondi istituzionali. Il rapporto OCSE non lo dice esplicitamente, ma i dati sulla struttura del mercato lo confermano: il private credit è un canale per i medi, non per i piccoli.

Monopolio bond market: alle PMI resta solo la banca

Il capitolo più rivelatore del Global Debt Report 2026 riguarda la concentrazione del credito corporate nell’intelligenza artificiale.

Nel 2025, nove grandi player tecnologici hanno raccolto 122 miliardi di dollari sui mercati obbligazionari — quasi la metà dell’intera emissione del settore tech globale. Le previsioni di capex per il quinquennio 2026-2030 ammontano a 4.100 miliardi di dollari, 1.100 miliardi in più dell’intera spesa in conto capitale di tutte le aziende non finanziarie statunitensi nel 2025. Meta ha strutturato da sola un’operazione da 27 miliardi attraverso un veicolo di special purpose vehicle con il fondo Blue Owl Capital.

Questa concentrazione ha una conseguenza diretta per tutto il resto del mercato: gli investitori istituzionali seguono i deal più grandi e liquidi, riducendo la capacità di assorbimento per le emissioni medio-piccole. Gli spread sul credito non-investment grade si trovano oggi vicini ai minimi storici, ma questo non significa che il credito sia democraticamente distribuito — significa che i debitori che già accedono al mercato lo fanno a condizioni favorevoli. Per le PMI, che ai bond market non ci arrivano affatto, lo scenario cambia poco.

Gli strumenti italiani per fronteggiare l’asimmetria

Nel contesto delineato dall’OCSE, la risposta italiana si muove su due binari. Il Fondo di Garanzia PMI, rifinanziato con un plafond di 140 miliardi per il 2026, resta lo strumento cardine per ridurre l’asimmetria tra PMI e grandi imprese nell’accesso al credito bancario: copre l’80% del rischio sui finanziamenti per investimenti e il 50% su quelli di liquidità, fino a 5 milioni per singola impresa. Nei primi nove mesi del 2025 ha già supportato oltre 183.000 operazioni per 33,7 miliardi di erogazioni, con una crescita del 12,4% sul 2024. Un segnale che la domanda da parte delle imprese minori è robusta, nonostante le condizioni di mercato.

Sul fronte degli investimenti, la Nuova Sabatini è stata rifinanziata con 200 milioni nel 2026 e 450 nel 2027 per gli investimenti in beni strumentali, digitalizzazione e green. La Legge PMI 2026 (L. 34/2026, in vigore dal 7 aprile) ha avviato una delega per la riforma dei Confidi — i consorzi di garanzia collettiva che abbassano il rischio percepito dalle banche — e introdotto la detassazione degli utili reinvestiti nelle reti d’impresa fino a un milione di euro annui. Misure che non cambiano la struttura dei mercati globali descritta dall’OCSE, ma che provano a compensare, almeno in parte, la posizione strutturalmente debole delle PMI italiane in un mercato del credito sempre più polarizzato.


Data articolo: Mon, 13 Apr 2026 09:48:20 +0000
Professionisti
Commercialisti, entro aprile la domanda per il bonus tirocinio da 500 euro
Dalla CDC un contributo da 500 per ogni tirocinante ai Commercialisti che erogano per la pratica borse da almeno mille euro lordi al mese nel 2026.

Si chiude il 30 aprile 2026 la prima finestra per chiedere il contributo della Cassa Dottori Commercialisti destinato al tirocinio per l’accesso alla professione di commercialista. Il sostegno vale 500 euro al mese per ciascun tirocinante e riguarda i mesi di pratica svolti nel 2026.Il bando richiede una serie di documenti obbligatori, prevede regole specifiche sui bonifici e una scansione trimestrale che non consente di recuperare le mensilità dei periodi già scaduti.

Tirocini che godono del contributo mensile da 500 euro

 

Il sostegno riguarda il tirocinio professionale per l’abilitazione alla professione di Dottore Commercialista e si inserisce nel quadro più ampio dell’accesso alla professione di commercialista. La domanda può essere presentata dagli iscritti alla Cassa che svolgono il ruolo di Dominus.

Per il professionista non sono previsti limiti di reddito mentre i requisiti si concentrano sul tirocinante e sulla borsa di studio effettivamente riconosciuta:

  • il tirocinante deve risultare iscritto al Registro dei tirocinanti nella sezione tirocinanti commercialisti;
  • il tirocinante deve percepire una borsa di studio non inferiore a 1.000 euro medi mensili lordi per il 2026;
  • il tirocinante deve essere pre-iscritto alla Cassa oppure avere già presentato domanda di pre-iscrizione al momento della richiesta del contributo.

Ai fini del contributo rileva solo l’importo corrisposto come borsa di studio, mentre restano esclusi rimborsi spese o somme riconosciute per titoli diversi.

Bonus per il tirocinio da Commercialisti

Il contributo rientra nelle misure messe in campo dalla Cassa Dottori Commercialisti per sostenere l’accesso alla professione e affianca altri interventi rivolti agli iscritti. In questo caso il beneficio è destinato ai professionisti che assumono il ruolo di Dominus per uno o più tirocinanti commercialisti nel 2026. La misura riconosce 500 euro mensili per ogni tirocinante, per un numero di mensilità pari al periodo di tirocinio obbligatorio svolto nel corso del 2026 e comunque entro la durata massima della pratica. Le frazioni di mese inferiori a 15 giorni non vengono conteggiate.

Somme ammesse ed escluse dal rimborso a bando

Nel bando la borsa di studio è il riferimento centrale. La Cassa precisa che conta solo l’importo riconosciuto a questo titolo, mentre rimborsi spese o altre somme erogate con causali diverse non entrano nel calcolo del contributo.

Anche sul piano formale il criterio è rigido. I bonifici devono provenire dal Dominus oppure dallo studio associato o dalla STP di cui il Dominus è socio, se è questo il soggetto che ha sottoscritto il rapporto con il tirocinante. Non vengono considerati validi pagamenti effettuati da soggetti diversi.

La Cassa ha chiarito inoltre che le copie dei bonifici non rendono inammissibile la domanda se non sono allegate subito, ma devono essere trasmesse con la funzione “Allega i pagamenti†nello stesso servizio DCT entro una delle finestre previste, con termine finale al 31 gennaio 2027. Il contributo viene erogato al lordo della tassazione e senza emissione della CU da parte della Cassa.

Le scadenze 2026 per la domanda senza retroattività

La procedura segue un calendario trimestrale e la finestra oggi aperta riguarda solo il primo trimestre 2026. Le scadenze previste dal bando sono queste:

  • per il periodo dal 1° gennaio al 31 marzo 2026, la domanda si presenta dal 1° al 30 aprile 2026;
  • per il periodo dal 1° aprile al 30 giugno 2026, la domanda si presenta dal 1° al 31 luglio 2026;
  • per il periodo dal 1° luglio al 30 settembre 2026, la domanda si presenta dal 1° al 31 ottobre 2026;
  • per il periodo dal 1° ottobre al 31 dicembre 2026, la domanda si presenta dal 1° al 31 gennaio 2027.

Il chiarimento più utile per chi è in ritardo riguarda il divieto di retroattività. Se, per esempio, il tirocinio è iniziato il 1° febbraio 2026 e la domanda non viene inviata entro il 30 aprile, nella finestra di luglio non sarà più possibile chiedere il contributo per febbraio e marzo. Da quel momento resteranno agevolabili solo le mensilità di aprile, maggio e giugno, sempre entro i fondi disponibili.

I documenti per richiesta di contributo online

Alla domanda devono essere allegati, a pena di inammissibilità, i documenti indicati dalla Cassa:

  • il documento di identità in corso di validità del richiedente e del tirocinante;
  • la scrittura privata firmata fra Dominus e tirocinante, con importo della borsa di studio e durata del rapporto di tirocinio;
  • il certificato di iscrizione al Registro dei tirocinanti con l’indicazione della data di avvio del tirocinio obbligatorio;
  • la copia del libretto di tirocinio da cui risulti il nominativo del Dominus.

La liquidazione del contributo avviene dopo l’invio della copia del bonifico bancario della borsa di studio, da cui devono risultare in modo chiaro beneficiario, esecutore del pagamento, riferimento alla borsa e periodo pagato.

La richiesta va presentata esclusivamente tramite il servizio online DCT, con una domanda distinta per ogni tirocinante.


Data articolo: Mon, 13 Apr 2026 09:36:29 +0000
Misure per famiglie
Assegno Unico INPS con permesso di soggiorno per attesa occupazione
Un cittadino con permesso di soggiorno per attesa di occupazione ha diritto all’Assegno Unico Universale: riattivazione della prestazione e riesame delle domande.

Il Tribunale ordinario di Torino ha dichiarato discriminatoria la condotta INPS che aveva preteso la restituzione dell’Assegno Unico Universale da un cittadino extracomunitario titolare di permesso di soggiorno per attesa occupazione. Con la sentenza 2359/25 del 4 novembre 2025 — pubblicata nei giorni scorsi sul portale istituzionale dell’INPS per ordine dello stesso giudice — la giurisprudenza ha chiarito che tale titolo di soggiorno rientra nel permesso unico di lavoro e consente l’accesso alla prestazione, in presenza degli altri requisiti previsti dalla normativa. La restituzione delle somme già percepite non è dovuta.

Permesso di soggiorno per attesa occupazione con diritto AUU

Il permesso di soggiorno per attesa occupazione è il titolo previsto dall’articolo 22, comma 11, del Testo Unico sull’immigrazione (D.Lgs. 286/1998): viene rilasciato al cittadino extracomunitario che perde il lavoro, consentendogli di restare regolarmente in Italia per un periodo non inferiore a un anno — o per tutta la durata della prestazione di sostegno al reddito percepita — mentre cerca una nuova occupazione.

Secondo il Tribunale di Torino, questo permesso rientra a pieno titolo nel permesso unico di lavoro disciplinato dalla Direttiva europea 2011/98/UE, che garantisce parità di trattamento in materia di sicurezza sociale tra i cittadini degli Stati membri e i cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti. Di conseguenza, chi ne è titolare ha diritto all’AUU, nell’ambito delle misure di sostegno per le famiglie, alle stesse condizioni degli altri beneficiari, senza distinzioni.

Tutte le sentenze contro l’INPS

La sentenza 2359/25 non è isolata. Il primo pronunciamento risale al settembre 2023, quando il Tribunale di Trento aveva dichiarato discriminatoria la circolare INPS n. 23/2022 che escludeva i titolari di permesso per attesa occupazione dall’AUU, ordinando all’Istituto la revisione di tutti i provvedimenti di rigetto su tutto il territorio nazionale. La Corte d’Appello di Trento ha confermato quella sentenza nel febbraio 2025. Alla stessa conclusione erano poi giunti il Tribunale di Torino nel 2024 e il Tribunale di Monza con la sentenza n. 1230 dell’ottobre 2025.

Di fronte a questa giurisprudenza consolidata, l’INPS ha infine adeguato la propria posizione: con il messaggio 205 del 22 gennaio 2026, l’Istituto ha comunicato di voler dare esecuzione alle sentenze, riconoscendo l’accesso all’AUU e al Bonus asilo nido anche per i titolari di permesso per attesa occupazione. La pubblicazione della sentenza torinese sul portale INPS è conseguenza diretta di quell’ordine giudiziale e chiude formalmente un contenzioso protrattosi per oltre due anni.

Riesame per chi ha ricevuto richiesta di restituzione

I cittadini extracomunitari titolari di permesso per attesa occupazione a cui l’INPS aveva sospeso l’erogazione dell’AUU o richiesto la restituzione delle somme già percepite devono presentare una istanza di riesame presso le strutture territoriali dell’INPS competenti.

L’istanza consente di ottenere la riattivazione della prestazione e, nei casi in cui siano state restituite somme non dovute, di avviare il recupero delle stesse. La sentenza del Tribunale di Torino, unitamente al messaggio INPS 205/2026, fornisce il fondamento giuridico su cui si basa la richiesta.


Data articolo: Mon, 13 Apr 2026 09:01:11 +0000
Turismo
Voli per le vacanze con la crisi del Golfo: rotte lunghe in calo, mete vicine sotto pressione
La crisi del Golfo sposta i prezzi dei voli: l'analisi del mercato ad aprile 2026 mostra rotte lunghe in calo con Grecia e Spagna più esposte ai rincari per l’estate.

La crisi del Golfo sta già ridisegnando il mercato dei voli per l’estate 2026. Da una parte il jet fuel corre e mette sotto pressione compagnie e aeroporti europei, dall’altra l’incertezza sulle rotte più lontane sta svuotando alcuni aerei e costringendo gli algoritmi tariffari a limare i prezzi. Il risultato è una mappa meno intuitiva del solito: le mete vicine e più tradizionali rischiano di rincarare, mentre su alcune destinazioni di lungo raggio partendo dall’Italia si aprono finestre che fino a poche settimane fa sembravano improbabili.

Crisi del Golfo e carburante aereo sotto pressione

Il primo dato da tenere fermo è questo: la tensione sullo Stretto di Hormuz non pesa solo sul petrolio, ma entra direttamente nei conti del trasporto aereo. In Europa gli aeroporti hanno già chiesto un intervento urgente alla Commissione UE sul fronte del cherosene, mentre in Italia la crisi del carburante aereo ha già prodotto razionamenti temporanei in alcuni scali.

Per chi sta pianificando le vacanze, questo significa una cosa molto semplice: il prezzo del biglietto non dipende più soltanto dalla domanda stagionale. A muoversi insieme sono costo del carburante, disponibilità dei rifornimenti, durata delle rotte e politica commerciale delle compagnie, dentro uno scenario che si è aperto con la guerra in Iran e la crisi in Medio Oriente.

Le rotte lunghe che in aprile si sono sgonfiate

L’effetto più sorprendente si vede oggi sulle mete lontane. Con una parte della clientela che rinvia o cancella i viaggi verso aree percepite come più esposte, alcune tariffe in partenza dall’Italia si sono abbassate proprio mentre il carburante saliva. È il rovescio della crisi: aerei meno pieni, prezzi rivisti verso il basso.

Rotta e periodo Prezzo rilevato
Roma-Maldive, maggio-giugno 250 euro, sola andata
Roma-Seychelles, maggio-giugno 250 euro, sola andata
Roma-Hong Kong, maggio-giugno 278 euro, sola andata
Roma-Malesia, maggio-giugno 286 euro, sola andata
Roma-Singapore, maggio-giugno 300 euro, sola andata
Roma-Giappone, maggio-giugno circa 370 euro, sola andata
Roma-Filippine, maggio-giugno circa 370 euro, sola andata

Non sono prezzi destinati a durare a lungo. Sono il riflesso di una domanda che si è spostata e di un mercato che sta provando a riempire voli diventati più difficili da vendere, soprattutto verso Asia e Oceano Indiano.

Agosto resta caro con alcuni listini in ritirata

La fascia di agosto resta la più costosa, come accade ogni anno, però anche qui la crisi ha aperto qualche torsione inattesa. Su alcune rotte lunghe, i prezzi restano elevati ma si sono mossi verso il basso rispetto ai listini di marzo, proprio mentre sul corto raggio mediterraneo il rischio resta opposto.

Rotta e periodo Prezzo rilevato
Milano-Maldive, primi di agosto 1.056 euro, in calo del 28% rispetto a marzo
Roma-Capo Verde, agosto 849 euro, in calo del 23% rispetto a marzo
Italia-Sharm el-Sheikh, settimana centrale di agosto prezzo in calo del 18% rispetto a marzo
Italia-Zanzibar, agosto prezzo in calo del 18% rispetto a marzo

Il dato che colpisce di più è il confronto con le ultime festività: in alcuni casi questi voli estivi a lungo raggio risultano meno cari dei collegamenti prenotati a Pasqua dal Nord Italia verso Sicilia e Sardegna. È una fotografia insolita, che racconta bene quanto la crisi stia deformando la geografia dei prezzi.

Grecia e Spagna nella fascia più esposta

Il lato più delicato del mercato riguarda oggi le mete vicine e tipicamente estive. Grecia e Spagna sono le destinazioni che, secondo Assoutenti, rischiano di assorbire nelle prossime settimane il rialzo del jet fuel con maggiore velocità, perché sommano due pressioni diverse: carburante più caro e domanda molto più ampia da parte dei viaggiatori italiani.

Qui il mercato non sta premiando la distanza più breve. Sta premiando, almeno per ora, le rotte dove la domanda si è raffreddata. Al contrario, sulle tratte mediterranee più classiche il rischio è di vedere listini in salita man mano che ci si avvicina a luglio e Ferragosto.

Partendo dall’Italia conta lo scalo

Un altro elemento che può spostare il prezzo finale è lo scalo di partenza. La maggiore convenienza non si gioca più soltanto sulla meta, ma anche sull’aeroporto da cui si parte e sulla densità dell’offerta disponibile. In questo senso, l’ampliamento delle nuove rotte low cost in Italia può aiutare a intercettare alternative più leggere almeno sul corto e medio raggio.

Chi parte da Milano, Roma, Bergamo o da scali secondari con network in espansione ha oggi più margine per confrontare combinazioni diverse. Chi invece cerca una destinazione molto richiesta da un solo aeroporto rischia di subire prima il rialzo, soprattutto sulle settimane centrali dell’estate.

Acquisto biglietto: occhi ai dettagli

Dentro questo scenario, il biglietto più basso va letto con più attenzione del solito:

  • la tariffa può riferirsi alla sola andata e non all’andata e ritorno;
  • i prezzi più aggressivi possono escludere bagaglio, scelta del posto e orari più comodi;
  • la convenienza di una meta lontana può ridursi in fretta se la rotta viene rivista o se il carburante continua a salire;
  • le mete mediterranee più richieste possono rincarare ancora prima di entrare nel pieno di luglio.

Cambio prezzo del volo non acquisto biglietto

Una volta concluso l’acquisto, il prezzo del viaggio non segue sempre le stesse regole.

  • Nel caso del biglietto aereo singolo, il prezzo finale mostrato al momento della prenotazione deve già comprendere tariffa, tasse, diritti e supplementi inevitabili e prevedibili. Per questa ragione, il rincaro del carburante viene di norma assorbito nei prezzi dei nuovi biglietti messi in vendita e non trasferito in automatico su quelli già emessi, salvo eventuali variazioni di imposte o oneri pubblici previste dalle condizioni contrattuali del vettore.
  • Diverso è il caso del pacchetto turistico. Qui il prezzo può essere rivisto anche dopo l’acquisto quando aumentano costi specifici come trasporto, carburante, tasse o cambi, ma solo se questa facoltà è prevista dal contratto e la comunicazione arriva almeno 20 giorni prima della partenza. Se il rincaro supera l’8% del prezzo complessivo, il viaggiatore può rifiutare la modifica e ottenere il rimborso senza penali.

Considerato che il mercato dei voli estivi, quest’anno, si sta muovendo meno per stagionalità e più per shock energetico, è bene muoversi con estrema cautela. E la crisi del Golfo va considerata anche con una forbice più larga tra rotte che si svuotano e rotte che si affollano.


Data articolo: Mon, 13 Apr 2026 08:48:49 +0000

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