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L’Agenzia delle Entrate ha modificato la selezione delle informazioni per l’applicazione degli ISA del periodo d’imposta 2026. A partire da quest’anno, i contribuenti sono chiamati a dichiarare specifici dati economici, contabili e strutturali, che contribuiranno a determinarne l’affidabilitĂ fiscale in linea con quanto previsto dall’articolo 9-bis, comma 4, del Dl n. 50/2017.
In particolare, per il periodo d’imposta 2026, i contribuenti dovranno dichiarare tre categorie di dati fondamentali per l’applicazione degli indici:
Alcuni dati potranno essere ridotti numericamente, accorpati o sostituiti con quelli previsti nei quadri di determinazione del reddito dei modelli dichiarativi “Redditi”. Le nuove informazioni saranno elaborati tramite gli indici, che consentiranno una valutazione omogenea delle informazioni fornite.
Il provvedimento AdE del 29 gennaio 2026 prevede inoltre, nell’Allegato 2, l’elenco delle attività economiche per le quali sarà necessario effettuare una revisione degli ISA da applicare a partire dall’annualità 2026. La revisione deve tenere conto della necessità di razionalizzare e riorganizzare gli indici, affinché riflettano in modo più accurato i vari comparti economici e si adattino alle modifiche della classificazione delle attività economiche.
Dal 1° gennaio 2025, infatti, è stata adottata una nuova classificazione delle attivitĂ economiche, l’Ateco 2025, che viene utilizzata per individuare le attivitĂ economiche da sottoporre a revisione. Questa nuova classificazione avrĂ un impatto diretto sui settori economici e sulla revisione degli ISA, contribuendo a migliorare l’affidabilitĂ degli indici e ad adeguarli ai cambiamenti normativi e alle evoluzioni del mercato.
L’INPS ha aggiornato le tabelle 2026 per il calcolo degli interessi sugli oneri di ricongiunzione dei contributi, adeguando i coefficienti all’andamento dell’inflazione. Le nuove disposizioni si applicano a tutti i lavoratori che, avendo versato contributi in diverse gestioni previdenziali, intendono consolidarli in un’unica posizione contributiva, a fronte del pagamento di un onere di riscatto. Il pagamento può essere effettuato in rate, con l’adeguamento annuale basato sul tasso d’inflazione definito dall’Istat.
La legge 45/1990 disciplina la ricongiunzione dei contributi da versamenti effettuati in differenti enti previdenziali, consentendo di trasferirli in un’unica gestione, quella finale di appartenenza del lavoratore. Questo processo, che comporta il pagamento di un onere di riscatto, consente al lavoratore di ottenere una pensione calcolata interamente sulla base dell’ente in cui sono confluiti tutti i contributi. La differenza rispetto ad altre operazioni, come il cumulo e la totalizzazione, è che queste ultime non richiedono alcun pagamento, ma ognuna mantiene la propria quota di pensione separata.
Per ulteriori dettagli sulla ricongiunzione dei contributi, si rimanda all’approfondimenti sulla ricongiunzione veloce dei contributi in gestione separata.
I nuovi coefficienti per il calcolo della ricongiunzione contributi 2026 sono stati aggiornati in base all’indice Istat dei prezzi al consumo per l’anno 2025, che risulta pari all’1,4%. L’INPS ha quindi aggiornato le tabelle applicabili nel 2026 sia per chi paga le rate sia per chi opta per il pagamento in un’unica soluzione.
Immaginiamo un lavoratore che ha scelto di ricongiungere i propri contributi e deve versare un importo a rate. Se l’importo delle rate mensili è, ad esempio, di 100 euro e il numero delle rate concesse è pari a 10, il coefficiente applicato sulla base dell’inflazione farĂ aumentare l’importo totale da pagare a causa del valore dell’inflazione annuale.
In caso di pagamento in un’unica soluzione, invece, la somma totale dovrĂ essere calcolata in base alla differenza tra le rate originariamente concesse e quelle giĂ versate, applicando il coefficiente per determinare l’importo finale da versare.
I coefficienti per il calcolo della ricongiunzione contributi 2026 sono stati aggiornati in base all’andamento dell’inflazione. L’INPS ha pubblicato le tabelle con i coefficienti da applicare in base al numero di rate concesse. I lavoratori che scelgono il pagamento a rate devono utilizzare questi coefficienti per determinare l’importo mensile da versare. La corretta applicazione dei coefficienti evita errori nel calcolo e garantisce che il debito venga saldato nei tempi previsti.
Per una visione piĂą dettagliata dei coefficienti e delle tabelle applicabili, si rimanda alla circolare INPS 5/2026.
Si avvicina la scadenza per il pagamento del Canone RAI speciale, tassa dovuta da coloro che detengono apparecchi per la ricezione delle trasmissioni radio televisive fuori dell’ambito familiare, impiegandoli a scopo di lucro anche indiretto.
I soggetti coinvolti nel pagamento del Canone RAI speciale, quindi, sono gli esercizi pubblici, i locali aperti al pubblico e in generale le imprese che detengono apparecchi televisivi presso la sede dell’attività (in caso di più sedi è necessario stipulare un Canone per ciascun luogo).
Per quanto riguarda il rinnovo, invece, può essere effettuato in forma annuale o semestrale, anche suddividendo l’importo in trimestri con scadenza:
Qualora la scadenza cada di sabato o di giorno festivo, tuttavia, il pagamento può essere effettuato il primo giorno lavorativo successivo: questo è il caso del 31 gennaio 2026, pertanto il termine ultimo scala fino a lunedì 2 febbraio.
Gli importi del Canone RAI speciale, infine, variano a seconda della tipologia di attività e sul sito ufficiale della RAI è possibile visualizzare la tabella dettagliata.
L’emergenza non è paragonabile al caso esodati dopo la riforma Fornero, ma l’adeguamento alle aspettative di vita previsto dalla Legge di StabilitĂ 2026 rischia di lasciare per mesi senza stipendio nĂ© pensione circa 55mila lavoratori. L’allarme lanciato dalla CGIL riguarda gli accordi di incentivo all’esodo basati su ipotesi di assenza di scatti fino al 2029.
La manovra 2026 prevede che l’etĂ pensionabile salga di un mese dal 2027 e che incameri un secondo scalino nel 2028. Le ultime proiezioni indicano poi ulteriori due mesi nel 2029. «Se il Governo non interverrĂ – ha spiegato il responsabile della CGIL, Ezio Cigna – oltre 23mila lavoratori in isopensione, circa 4mila con contratto di espansione e altri 28mila usciti tramite i Fondi di solidarietĂ bilaterali rischiano di trovarsi con periodi di vuoto previdenziale senza assegno, senza contributi e senza alcuna tutela».

Un nuovo rischio esodati, insomma, seppur con caratteristiche diverse rispetto al passato. Nel 2012 l’innalzamento dei requisiti per andare in pensione determinato dalla Riforma Fornero lasciò una vasta platea di lavoratori senza stipendio e senza pensione per diversi anni. Ora si parla invece di una “scopertura” pari a un mese nel 2027, due mesi (stimati) nel 2028 e fino a quattro mesi dal 2029.
Un fenomeno quindi meno grave, ma comunque c’è una platea particolarmente ampia (in tutto 55mila lavoratori), che corrono un rischio concreto «pur a fronte di un’uscita dal lavoro pianificata e concordata nel pieno rispetto delle regole vigenti al momento della sottoscrizione degli accordi».
Va detto che in corso c’è un dibattito parlamentare sull’ipotesi di apportare modifiche rispetto a quanto previsto dalla Legge di StabilitĂ . Ma al momento la legge è in vigore e il rischio esodati esiste. La Cgil chiede quindi «un intervento immediato di tutela e un rafforzamento degli strumenti di accompagnamento alla pensione».
Il mese di febbraio 2026 concentra una serie di adempimenti fiscali e contributivi rilevanti che coinvolgono famiglie, privati cittadini, imprese, professionisti e partite IVA. Oltre alle consuete scadenze su IVA, contributi INPS e ritenute, febbraio assume particolare rilievo per il rinnovo dell’ISEE 2026, per la Rottamazione-quater e per diversi adempimenti legati al lavoro e alla sicurezza.
Per evitare sanzioni, interessi e irregolaritĂ , vediamo il calendario completo delle scadenze fiscali di febbraio 2026, organizzato per tipologia di contribuente e area di intervento, con una tabella riepilogativa finale per facilitare la consultazione e la programmazione degli adempimenti.
A febbraio 2026 gli adempimenti per i privati non sono numerosi, ma includono alcune scadenze importanti, soprattutto per quanto riguarda l’ISEE, le prestazioni sociali e la dichiarazione dei redditi precompilata.
Dal 1° gennaio 2026 è possibile presentare la nuova DSU per il calcolo ISEE 2026. Pur non esistendo una scadenza obbligatoria, è fortemente consigliato rinnovare l’ISEE entro il 28 febbraio 2026 per evitare riduzioni o sospensioni delle prestazioni collegate al reddito. Ad esempio:
Caratteristiche chiave dell’ISEE 2026:
Dal 9 febbraio al 9 marzo 2026, i cittadini possono opporsi all’utilizzo dei dati sanitari per la dichiarazione dei redditi precompilata 2026.
Tra le scadenze fiscali che interessano anche privati e famiglie rientra il pagamento della rottamazione-quater, la definizione agevolata dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022.
Entro il 28 febbraio 2026 è prevista la scadenza dell’undicesima rata per i contribuenti che hanno scelto il pagamento rateale. Il versamento è fondamentale per mantenere i benefici della definizione agevolata, che consente di estinguere i debiti senza sanzioni e interessi di mora.
La normativa prevede una tolleranza di 5 giorni rispetto alla scadenza ufficiale: i pagamenti effettuati entro tale termine sono considerati tempestivi. In caso di mancato o tardivo versamento oltre la tolleranza, si decade dalla rottamazione e il debito torna integralmente esigibile secondo le regole ordinarie.
I privati cittadini che hanno stipulato un contratto di affitto il 1° gennaio 2026 o sono interessati da un rinnovo tacito con decorrenza dalla stessa data, ed non hanno optato per la cedolare secca, devono provvedere al versamento dell’imposta di registro tramite modello F24 ELIDE. L’adempimento riguarda sia i locatori sia i conduttori, in base agli accordi contrattuali, ed è essenziale per evitare sanzioni e interessi.
Diversamente dai privati, febbraio è un mese particolarmente intenso per il mondo business, con scadenze che riguardano IVA, contributi, lavoro, sicurezza e definizioni agevolate.
| Data | Adempimento | Soggetti interessati |
|---|---|---|
| 2 febbraio 2026 | Contratti di locazione, INTRA 12, carburanti, spese sanitarie, ravvedimento tombale |
Privati, enti non commerciali, agricoltori, imprese |
| 9 feb – 9 mar 2026 | Opposizione utilizzo spese sanitarie | Privati cittadini |
| 16 febbraio 2026 | IVA mensile e trimestrale | Partite IVA, ASD |
| Fatturazione differita | Imprese e professionisti | |
| Contributi INPS Gestione Separata | Committenti | |
| Contributi lavoro dipendente | Datori di lavoro | |
| Altri adempimenti IVA | Soggetti IVA | |
| 20 febbraio 2026 | Contributi ENASARCO | Aziende preponenti |
| 28 febbraio 2026 | ISEE 2026 (scadenza consigliata) | Famiglie e privati |
| CIGO eventi non evitabili | Imprese industriali | |
| Contributi FASI dirigenti | Aziende industriali | |
| Istanza riduzione tasso INAIL | Datori di lavoro | |
| Libro Unico del Lavoro | Datori di lavoro | |
| Rottamazione-quater – 11ª rata | Contribuenti aderenti |
La produzione industriale italiana ha chiuso il 2025 in flessione ma la tendenza negativa sembra rallentare. Le prospettive per il 2026 sono piĂą ottimistiche, con una possibile stabilizzazione del settore e una crescita degli ordini in positivo.
Secondo il Centro Studi Confartigianato (Le prospettive del 2026 per le imprese e l’economia), a novembre il calo è stato dello 0,7% in miglioramento rispetto al -4,3% del 2024. Fra i settori più in difficoltà troviamo la moda e i mezzi di trasporto, entrambi con una flessione del 5,6%.
Tuttavia, la metallurgia e i macchinari e impianti hanno registrato segni di ripresa, con la prima che ha visto una crescita dello 0,1%, e la seconda che ha chiuso con una crescita pari a zero. La meccanica ha ridotto la perdita, passando dal -6,5% del 2024 a un -1,1% nel 2025.
Un dato positivo riguarda gli ordini, che sono tornati in crescita, a suggerire una possibile stabilizzazione. Tuttavia, il settore delle esportazioni rimane critico, soprattutto a causa dei dazi USA. L’export italiano è cresciuto del 3,1% nei primi 11 mesi del 2025, un miglioramento rispetto al -0,7% del 2024, ma con eventi eccezionali come il boom del 30,9% nelle esportazioni di farmaci, dovuto agli anticipi di acquisti statunitensi. Al contrario, il settore delle auto ha visto una perdita dell’8,3%, e anche altre attivitĂ manifatturiere hanno registrato una flessione del 7,3%.
Il report segnala anche un fenomeno di labour harding, in cui le ore lavorate (+1,5%) aumentano a un ritmo superiore al valore aggiunto (+0,2%). Questo riflette una flessione della produttivitĂ del lavoro, un fenomeno che riduce la competitivitĂ del settore. Nel 2024, i dati Istat mostrano che la produttivitĂ nel mercato italiano è cresciuta dello 0,4%, a fronte di un incremento delle ore lavorate pari al 2,3%, con un chiaro impatto negativo sull’efficienza produttiva.

Nel 2025, la produzione industriale italiana ha mostrato performance peggiori rispetto alla media europea. Italia, Francia e Spagna hanno registrato segni di flessione, ma la crisi tedesca, con un calo dell’1,4%, ha influenzato negativamente anche l’industria italiana. I due Paesi sono strettamente legati attraverso catene di fornitura, e la difficoltĂ della Germania ha avuto ripercussioni su tutta l’area manifatturiera europea.
Il 2025 si è chiuso con un saldo positivo per le imprese italiane, grazie all’espansione di settori chiave come quelli finanziari e energetici, ma con segnali di stagnazione o riduzione in alcune aree tradizionali. I dati Movimprese, elaborati da Unioncamere e InfoCamere, mostrano come l’attività imprenditoriale abbia mantenuto una buona vitalità , con una crescita di 56.599 imprese registrate nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, ma con differenze marcate tra i settori.
Tra i comparti che hanno visto una forte espansione nel 2025, i settori delle attivitĂ finanziarie e assicurative (+5,89%) e della fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+5,16%) si sono distinti. Questi settori, cruciali per il sostenimento e lo sviluppo economico, continuano a crescere grazie alla domanda di servizi finanziari innovativi e alla transizione verso fonti energetiche piĂą sostenibili.
Non tutti i settori hanno seguito la stessa traiettoria positiva. Le attivitĂ agricole hanno subito una contrazione significativa, con la perdita di oltre 8mila imprese (-1,17%), seguite dal commercio, che ha visto una flessione di 9.840 unitĂ (-0,72%). Anche il comparto manifatturiero ha registrato un calo, diminuendo dello 0,80% (-3.981 attivitĂ ), un segnale di sofferenza per un settore tradizionale che sta affrontando sfide legate all’automazione e alla delocalizzazione.
Nonostante le difficoltĂ in altri settori, l’edilizia ha visto un saldo positivo di 9.306 imprese in piĂą (+1,12%), con una ripresa dovuta alla crescente domanda di infrastrutture e lavori di ristrutturazione in un contesto di recupero post-pandemia.
A livello geografico, il Centro Italia ha registrato la crescita piĂą dinamica (+1,20%), seguita da Sud e Isole (+1,07%), con Lazio, Lombardia e Sicilia in testa per quanto riguarda i tassi di crescita imprenditoriale. Al contrario, il Nord-Est ha mostrato una crescita piĂą contenuta (+0,46%), rispecchiando una tendenza di consolidamento rispetto ad altre aree del paese.
Come sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete:
I dati Movimprese confermano il progressivo ridimensionamento di alcuni settori tradizionali, a partire da agricoltura e manifattura, e il rafforzamento dell’economia dei servizi, in particolare di quelli finanziari, professionali e di supporto alle imprese, sempre più centrali nell’accompagnare i percorsi di sviluppo, innovazione e crescita del tessuto imprenditoriale.
I dati evidenziano una necessaria riflessione sul futuro di settori tradizionali come agricoltura e manifattura.
L’espansione delle attivitĂ nei servizi e la resilienza dell’edilizia sono segnali positivi ma ci troviamo dinanzi ad un giro di boa con tante incertezze all’orizzonte. Crescita positiva per le imprese italiane, settori energetico e finanziario in espansione ma agricoltura e commercio in flessione.
Con l’avvio della stagione dichiarativa 2026, una delle novitĂ piĂą rilevanti riguarda l’accesso alle detrazioni fiscali per lavori condominiali, che dal 2025 saranno vincolate alla nuova comunicazione dei dati da parte del condominio. Se la comunicazione non sarĂ effettuata correttamente, i contribuenti rischiano di perdere i benefici fiscali, con conseguenti complicazioni nella dichiarazione dei redditi. Non solo: il nuovo campo facoltativo sulla natura del possesso dell’immobile mette a rischio la detrazione del 50% rispetto a quella del 36%.
Per l’anno di imposta 2025, gli amministratori di condominio sono tenuti a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati delle spese sostenute per interventi edilizi sulle parti comuni degli edifici residenziali.
L’obbligo di comunicare i dati riguarda gli interventi che danno diritto a detrazioni fiscali e che sono stati sostenuti nell’anno precedente. Tra questi figurano, tra gli altri, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni dell’edificio.
La comunicazione deve includere, per ciascun intervento, l’importo totale speso e l’attribuzione delle quote di spesa ai singoli condòmini.
La scadenza per l’invio delle informazioni è fissata al 16 marzo 2026, ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata dei singoli condòmini.
La nuova struttura dei dati introduce una maggiore granularità nella classificazione delle spese, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle informazioni disponibili nell’Anagrafe tributaria per la predisposizione delle dichiarazioni precompilate.
Le specifiche tecniche in bozza pubblicate il 3 dicembre 2025 dall’Agenzia delle Entrate aggiornano la struttura dei dati da trasmettere. Sono stati introdotti campi aggiuntivi per:
Il campo che identifica il soggetto che ha sostenuto la spesa prevede le seguenti codifiche:
In aggiunta a questi dati, il modulo di comunicazione è stato aggiornato con il campo “Flag abitazione principale”. Tale elemento consente di specificare se l’unitĂ immobiliare è destinata ad abitazione principale rispetto al soggetto cui è attribuita la spesa, distinguendo tra aliquota spettante. La compilazione di questo campo è facoltativa in assenza dell’informazione disponibile all’amministratore.Â
Anche se il nuovo campo relativo alla destinazione dell’immobile è facoltativo quando l’amministratore non dispone dell’informazione, la sua presenza può influire sulla corretta attribuzione delle detrazioni fiscali in sede di dichiarazione.
Queste modifiche sono legate al cambiamento strutturale che ha riguardato il modello 730 precompilato, con l’introduzione della nuova suddivisione delle aliquote per i bonus casa. Dal 1° gennaio 2025, infatti, la detrazione per i lavori di ristrutturazione è diversificata in base alla tipologia di immobile:
Questa differenziazione influisce direttamente sulle aliquote applicabili, e in particolare, l’aliquota maggiorata del 50% si applica ai lavori sulla prima casa, che può essere posseduta dal contribuente o da familiari conviventi. à importante che gli amministratori di condominio raccolgano correttamente queste informazioni per evitare il rischio di errori che potrebbero precludere l’accesso alle detrazioni.
La Rottamazione-quinquies è aperta anche agli Enti locali, che tuttavia hanno solo la facoltà e non l’obbligo di applicarla introducendo forme di definizione agevolata per i tributi e le entrate di loro competenza, come IMU, TARI, multe.
I Comuni, in base alla normativa, possono applicare la rottamazione approvando un regolamento locale ad hoc, rispettando l’equilibrio di bilancio e fissando un termine di adesione che non sia inferiore a 60 giorni dalla pubblicazione. Ogni Ente, inoltre, potrà escludere o ridurre interessi e sanzioni, decidere quali tributi includere nella definizione agevolata e quante rate concedere.
Una libera scelta e non un obbligo, dunque. Ma il Ministro Giancarlo Giorgetti esorta comunque i Comuni a sfruttare lo strumento, che potrebbe realmente rappresentare una risorsa per le entrate tributarie:
L’auspicio è anche per andare rapidamente allo smaltimento di quell’immenso magazzino di crediti accertati che sono lì da decenni e continua a implementare. La soluzione in via transattiva con i contribuenti potrebbe aprire una stagione nuova. Ă lo spirito con cui la Lega ha introdotto questa misura.
Negli anni passati questa stessa opzione si è alla fine rilevata un nulla di fatto. Difficile prevedere un diverso esito anche questa volta.
La lotta all’evasione fiscale in Italia si intensifica nel 2026 con la messa in atto di un piano di controllo mirato sulle Partite IVA “apri e chiudi”, un fenomeno che ha attirato l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate. Il Fisco ha annunciato il rafforzamento delle ispezioni per contrastare le irregolaritĂ legate a comportamenti fiscali sospetti e per arginare il fenomeno dell’evasione.
Il Fisco ha avviato una serie di controlli mirati sulle Partite IVA “apri e chiudi”, un fenomeno che comporta l’apertura e la chiusura frequente delle Partite IVA da parte dei contribuenti. Sono state individuate circa 9mila posizioni sospette, che saranno oggetto di accertamenti nel 2026.
L’Agenzia delle Entrate ha previsto circa 270mila accertamenti per il 2026, che non si concentrano solo sulle Partite IVA inattive ma anche su quelle con comportamenti sospetti. In particolare, sono sotto osservazione quelle che non hanno risposto alle lettere di compliance, le posizioni che hanno rifiutato il concordato preventivo biennale e quelle che hanno aperto e chiuso la Partita IVA ripetutamente in breve tempo.
Un altro aspetto critico riguarda le Partite IVA che risultano formalmente attive, ma che non presentano le dichiarazioni IVA o dei redditi per almeno tre anni. Questi casi potrebbero nascondere intestazioni fittizie, in cui la Partita IVA è intestata a soggetti non rintracciabili, rappresentando un rischio per la regolarità fiscale.
Gli ISA (Indici Sintetici di AffidabilitĂ Fiscale) sono un altro strumento fondamentale nella lotta all’evasione fiscale. Un punteggio basso sugli ISA indica una maggiore vulnerabilitĂ a controlli, poichĂ© riflette un livello inferiore di trasparenza e regolaritĂ fiscale.
Il piano di controllo del Fisco viene rafforzato dalla collaborazione con la Guardia di Finanza, che ha già previsto decine di migliaia di verifiche nel corso del 2026. L’obiettivo è identificare e contrastare le pratiche evasive, rafforzando l’affidabilità e la trasparenza del sistema fiscale.
Con queste misure, l’amministrazione fiscale punta a garantire un sistema fiscale più equo e regolare, colpendo i comportamenti abusivi e promuovendo la compliance tra i contribuenti.
I pagamenti INPS di febbraio 2026 riguardano pensioni, prestazioni familiari, ammortizzatori sociali e misure di inclusione economica. Questo mese è rilevante perché prevede anche arretrati, conguagli e adeguamenti. Di seguito il calendario completo con le principali novità per ciascuna prestazione.
Il pagamento delle pensioni di febbraio avviene a partire da lunedì 2, primo giorno bancabile del mese, poichĂ© il 1° cade di domenica. L’accredito su conto corrente bancario o postale (obbligatorio per importi superiori a 1.000 euro netti mensili), risulta disponibile dal 2 febbraio.
Chi riscuote in contanti presso Poste Italiane segue il calendario alfabetico scaglionato:
L’Assegno Unico e Universale per i figli a carico viene erogato tra il 15 e il 20 febbraio 2026 per i beneficiari che non hanno subito variazioni nel nucleo familiare o nell’ISEE. Per chi ha presentato nuova domanda, aggiornato l’ISEE o segnalato modifiche (nascite, variazioni di reddito, cambio IBAN), il pagamento può slittare alla fine del mese.
Ricordiamo che nel 2026 sono previsti aumenti nel calcolo dell’Assegno Unico, per via dell’aggiornamento Istat all’inflazione. Restano valide le maggiorazioni previste per famiglie numerose, figli disabili e nuclei con entrambi i genitori lavoratori. Per conoscere l’importo spettante, si può utilizzare il calcolatore online dell’Assegno Unico, disponibile su PMI.it.
Attenzione: per ottenere tutti gli aumenti spettanti è necessario aggiornare l’ISEE 2026, diversamente si riceve l’importo minimo (lo stesso previsto per i nuclei oltre soglia massima di reddito), con successivi conguagli alla presentazione dell’ISEE. Anche in questo caso si può calcolare l’ISEE online su PMI.it, per sapere subito a quanto si può aspirare.
Gli Assegni per il Nucleo Familiare (ANF) alle categorie che ne hanno ancora diritto, e le prestazioni familiari collegate vengono pagati insieme alla retribuzione o alla prestazione principale. Per i pensionati e i percettori di prestazioni INPS, l’accredito avviene contestualmente alla pensione o all’indennità , a partire dal 2 febbraio.
Per bonus asilo nido, congedi parentali e altre indennità legate alla genitorialità non esiste un calendario unico perché i pagamenti seguono i tempi di lavorazione delle singole domande e la cadenza mensile delle prestazioni.
L’Assegno di Inclusione (ADI) viene pagato in due finestre:
L’importo viene caricato sulla Carta di Inclusione e può variare in base a ISEE, composizione familiare e obblighi di attivazione sociale e lavorativa.
Il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) viene erogato tra il 15 e il 27 febbraio 2026, a condizione che il beneficiario risulti regolarmente iscritto a un percorso di formazione o politica attiva.
Il pagamento è subordinato alla partecipazione effettiva alle attività previste e alla verifica mensile dei requisiti.
La Carta Acquisti prevede una ricarica bimestrale di 80 euro per i cittadini con almeno 65 anni e i genitori di bambini sotto i tre anni, in possesso di specifici requisiti, per spese alimentari, sanitarie, bollette di luce e gas. Il primo accredito del 2026, relativo ai mesi di gennaio e febbraio, è atteso entro la fine di febbraio.
Per quanto riguarda la Carta Dedicata a Te riferita al 2025 resta centrale la scadenza del 28 febbraio 2026: le somme caricate (bonus spesa da 500 euro rifinanziato con circa 500 milioni di euro) devono essere interamente utilizzate entro tale data, altrimenti il residuo viene perso. Eventuali nuove ricariche o rifinanziamenti dipendono da provvedimenti governativi e comunicazioni ufficiali. La Legge di Bilancio ha confermato e rifinanziato la misura “Dedicata a Te” anche per il biennio 2026–2027, ma per le nuove ricariche 2026 occorre attendere i decreti attuativi e le graduatorie INPS-Comuni, con accreditamenti verosimilmente non prima dell’ultima parte dell’anno.
I pagamenti di NASpI e DIS-COLL non seguono una data unica nazionale, ma vengono effettuati nel corso del mese in base alla data di presentazione della domanda e alle verifiche amministrative. La data effettiva di accredito può essere consultata sul proprio fascicolo previdenziale sul sito dell’INPS con SPID, CNS o CIE.
In linea generale, i primi accrediti partono dalla seconda settimana di febbraio e proseguono fino alla fine del mese. Eventuali ritardi possono dipendere da controlli su DID, politiche attive o comunicazioni obbligatorie.
à in vigore dal 2016 l’obbligo di invio al Sistema Tessera Sanitaria delle fatture emesse nei confronti dei pazienti da parte dei soggetti che erogano prestazioni sanitarie, una categoria molto ampia che coinvolge numerose figure e strutture professionali.
L’obiettivo del Sistema Tessera Sanitaria, gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, è quello di favorire la tracciabilità delle spese sanitarie sostenute dai contribuenti nel corso dell’anno per semplificare la gestione fiscale, predisponendo la dichiarazione dei redditi precompilata.
Se per i contribuenti questa procedura rappresenta una risorsa per agevolare la gestione delle detrazioni fiscali, per i professionisti diventa un vero proprio adempimento soggetto a scadenze e a precise sanzioni.
Prima di scoprire le soluzioni più efficaci per semplificare l’invio dei dati delle spese al Sistema Tessera Sanitaria utilizzando un software per fatture sanitarie, come Fatture in Cloud, può essere utile riepilogare il funzionamento, le tempistiche e le caratteristiche dell’obbligo normativo.
L’obbligo di trasmissione dei dati al Sistema Tessera Sanitaria consiste nella raccolta e nella trasmissione, in modalità telematica, delle informazioni relative alle spese sanitarie sostenute dai cittadini per le prestazioni fornite dai professionisti sanitari.
I dati relativi ai documenti fiscali che attestano la spesa (fatture, ricevute di pagamento, scontrini fiscali ed eventuali rimborsi), infatti, vengono inviati dagli erogatori del servizio sanitario e successivamente trasmessi all’Agenzia delle Entrate, che mette a disposizione del cittadino i dati ricevuti nell’apposita sezione della dichiarazione dei redditi ai fini della detrazione IRPEF.
I contribuenti, inoltre, hanno l’opportunità sia di consultare le spese effettuate, sia di esercitare il diritto di opposizione all’utilizzo di uno o più documenti fiscali in fase di dichiarazione precompilata.
Per quanto riguarda le scadenze, con il Decreto del MEF del 29 ottobre 2025, che ha recepito le novità introdotte dall’art. 5 del Dlgs n. 81 del 12 giugno 2025, è stata ripristinata la scadenza annuale per l’invio dei dati sulle spese sanitarie sostenute dalle persone fisiche al Sistema Tessera Sanitaria, annullando la precedente periodicità semestrale.
I dati sulle spese sanitarie sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre, quindi, devono essere inviati al Sistema TS entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento: per il 2026, in particolare, la scadenza relativa alle spese del 2025 slitta fino al 2 febbraio in quanto il 31 gennaio cade di sabato.
Qui di seguito una panoramica delle scadenze 2026, che si differenziano in base alla raccolta delle spese sanitarie e veterinarie sempre relative al 2025:
In caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati sanitari, infatti, è prevista una sanzione pari a 100 euro per ogni comunicazione, fino a un massimo di euro 50mila euro. La sanzione, tuttavia, non viene applicata qualora l’invio corretto avvenga entro cinque giorni dalla scadenza, mentre viene ridotta a un terzo in caso di ritardo che non supera i 60 giorni.
I soggetti tenuti alla trasmissione telematica dei dati inerenti alla spesa sanitaria sono numerosi:
Come anticipato sopra, dotarsi di un software di fatturazione efficace può realmente semplificare la procedura di trasmissione delle fatture e delle ricevute al Sistema Tessera Sanitaria. Un valido alleato è certamente Fatture in Cloud, che permette l’emissione di fatture sanitarie a norma e l’invio al Sistema Tessera Sanitaria in pochi passaggi.
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La Camera ha approvato una mozione di maggioranza che impegna il Governo ad apportare correttivi al capitolo pensioni in Manovra 2026. Un primo intervento dovrebbe riguardare l’aumento dell’etĂ pensionabile per adeguamento alla speranza di vita; le opposizioni ne hanno proposto addirittura lo stop strutturale, incassando però la bocciatura di Montecitorio. Si punta poi a ripristinare gli strumenti di flessibilitĂ in uscita, anche per favorire il ricambio generazionale nel mondo del lavoro.
La mozione di maggioranza propone «strumenti di flessibilitĂ in uscita dal lavoro, sostenendo il criterio di adeguatezza della prestazione previdenziale». Come? Con l’impegno di «assumere iniziative, anche di carattere normativo, volte ad ampliare progressivamente la flessibilitĂ in uscita dal mercato del lavoro, attraverso il riordino, il potenziamento e l’eventuale introduzione di nuove misure che amplino la platea dei beneficiari, con particolare riferimento alle donne, ai lavoratori con carriere discontinue e ai soggetti piĂą deboli nel mercato del lavoro».
Il riferimento è alla mancata proroga di Opzione Donna e Quota 103. La mozione sembra quindi andare in direzione diversa da quella intrapresa dalla Manovra.
Il testo invita l’esecutivo a valutare l’eliminazione gli importi minimi per chi va in pensione con il sistema contributivo, che attualmente vincola anche il trattamento di vecchiaia.
Il Governo è infine sollecitato «a proseguire nell’azione di monitoraggio e intervento sugli effetti degli adeguamenti automatici dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, anche attraverso interventi correttivi in riduzione o di congelamento in continuitĂ con quanto giĂ disposto con la legge di bilancio 2026».
Questa è, fra tutte, l’indicazione piĂą precisa contenuta nel testo della mozione, ipotizzando con chiarezza una modifica alla norma inserita in Manovra. Che, lo ricordiamo, prevede un aumento di un mese del requisito nel 2027 e di altri due mesi nel 2028. Ora bisogna capire se e come il Governo intenda recepire questa indicazione.
La mozione prevede poi una serie di altri punti, che assieme rientrano in un piĂą vasto quadro di riforma pensioni:
L’impegno non è vincolante trattandosi di una mera indicazione politica che arriva dal Parlamento e che il Governo può appunto decidere o meno se recepire. Alcuni elementi fanno ritenere che possa esserci in questo senso la volontĂ di intervenire da parte dell’esecutivo.
I partiti che sostengono il Governo potevano limitarsi a votare contro le proposte dell’opposizione ma hanno preferito presentare una propria mozione, che ha incassato anche il parere favorevole della ministra del Lavoro, Marina Calderone. Un atto tutto sommato rituale ma comunque legato ad un testo approvato, che indica una direzione. Come minimo, è un segnale di attenzione nei confronti del tema della riforma delle pensioni.
La Camera ha approvato il disegno di legge per la riforma del sistema di valutazione della performance nelle amministrazioni pubbliche e della carriera dirigenziale. Il Ddl Merito si propone di aumentare l’efficienza nella PA e di responsabilizzare i dirigenti. In particolare, la legge mira a risolvere le criticità emerse in relazione alle osservazioni della Corte dei Conti.
Il disegno di legge introduce misure volte a rafforzare la valutazione della performance dei dirigenti e dei non dirigenti. Tra le principali novità , si prevede che i dirigenti debbano differenziare le valutazioni del personale per identificare le capacità individuali e valorizzare i più meritevoli. L’introduzione di un sistema di valutazione trasparente permetterà di responsabilizzare maggiormente le figure dirigenziali, puntando su una valutazione obiettiva e multidimensionale, inclusa la leadership come fattore abilitante.
Un altro aspetto fondamentale della riforma riguarda il ruolo della formazione nella valutazione delle performance. La legge prevede che la formazione del personale, sia dirigenziale che non, diventi un elemento centrale per il miglioramento delle competenze e per il buon funzionamento delle amministrazioni. Inoltre, si propone di superare la valutazione gerarchica e unidirezionale, introducendo sistemi che coinvolgano una pluralitĂ di soggetti interni ed esterni.
Per garantire l’oggettività del processo di valutazione, il disegno di legge prevede l’adozione di un decreto del Ministro per la Pubblica Amministrazione che stabilisca le modalità per il bilanciamento della valutazione, tra gli obiettivi e le caratteristiche trasversali, assicurando criteri di valutazione chiari e imparziali.
Il disegno di legge introduce anche un’importante novitĂ riguardo l’accesso alla dirigenza pubblica. Le amministrazioni avranno la possibilitĂ di sviluppare la carriera dirigenziale tramite un processo di selezione basato sulla valutazione delle performance. SarĂ possibile accedere alla qualifica dirigenziale attraverso un incarico temporaneo, con un limite massimo del 30% dei posti disponibili, garantendo la trasparenza e il rispetto dei principi di imparzialitĂ e pubblicitĂ .
Le procedure di selezione per il passaggio alla dirigenza si articolano in piĂą fasi.
Le valutazioni, per garantire la massima imparzialitĂ , saranno affidate a commissioni nominate secondo modalitĂ trasparenti e oggettive, simili a quelle della fase iniziale della selezione.
La Legge di Bilancio 2026 rafforza la previdenza complementare, introducendo nuove misure che facilitano la portabilitĂ dei fondi pensione e migliorando l’accesso alla previdenza integrativa. Il secondo pilastro, in un contesto di indebolimento della previdenza obbligatoria, si consolida dunque come un’opportunitĂ di integrazione delle pensioni per famiglie e imprese, soprattutto a fronte di stipendi piĂą bassi, calcoli contributivi e carriere discontinue. Per non parlare dell’inasprimento dei requisiti per andare in pensione.
La Manovra 2026 segna dunque una svolta nella gestione della previdenza in Italia. Da un lato sono previsti rinvii ai requisiti pensionistici, con l’eliminazione di misure per la flessibilitĂ in uscita (ad eccezione dell’APE Sociale). Dall’altro, però, si punta con decisione sul potenziamento della previdenza complementare, un aspetto che è stato giĂ avviato dalla Riforma Fornero e che oggi sembra accelerare notevolmente. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto in questa direzione misure come l’incremento della deducibilitĂ fiscale per i versamenti alla pensione integrativa (che sale a 5.300 euro).
Un e nuove modalitĂ per la destinazione del TFR dei neo-assunti. Il TFR maturato sarĂ destinato al fondo pensione salvo che il lavoratore non esprima la propria volontĂ contraria entro 60 giorni dalla comunicazione. Questo meccanismo si affianca all’ampliamento della platea di aziende obbligate a versare gli accantonamenti al Fondo INPS.
Introdotta anche una nuova alternativa che rende piĂą interessante la scelta di alimentare una pensione integrativa: la rendita a durata definita.
Una delle misure piĂą rilevanti del capitolo previdenziale in Manovra 2026 riguarda però la portabilitĂ dei fondi pensione. Il comma 201 elimina infatti il vincolo per rimandare ai contratti collettivi la scelta sul conferimento del TFR e della quota a carico dell’azienda ai fondi pensione dopo i primi due anni in cui si versa al proprio fondo di categoria. Dal 1° luglio 2026 scatta dunque una maggiore libertĂ di scelta nella gestione della previdenza complementare.
Con la pubblicazione dei documenti di prassi Covip (l’organo di vigilanza sui fondi pensione) sarĂ piĂą chiara la portata di questa nuova disposizione legislativa.
Il percorso dell’accordo commerciale UE-Mercosur si fa accidentato. In attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia UE, chiamata a valutare la legittimità dell’intesa, il Parlamento Europeo ne ha rinviato l’entrata in vigore, aprendo una fase di confronto politico ed economico che continua a dividere imprese e rappresentanze di settore.
L’intesa per il libero scambio tra paesi dell’Unione Europea e Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay prevede l’eliminazione progressiva di circa il 91-92% dei dazi sulle esportazioni. Un’apertura che promette nuove opportunitĂ ma che solleva anche forti preoccupazioni, in particolare nel comparto agricolo e agroalimentare.
Il testo dell’intesa prevede strumenti di tutela per il Made in Europe, tra cui il divieto di imitazione di 344 indicazioni geografiche europee, 57 delle quali italiane. Sono inoltre previste clausole di salvaguardia per alcune filiere sensibili dell’agroalimentare e l’anticipo al 2028 di risorse della PAC 2028-2034.
Nonostante queste garanzie, il timore di una concorrenza asimmetrica resta centrale nel dibattito, soprattutto per le produzioni piĂą esposte alla competizione con sistemi regolatori meno stringenti.
Dal fronte industriale, la valutazione resta positiva. Per Confindustria, l’accordo rappresenta un’occasione strategica. La vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, Barbara Cimmino, lo definisce un moltiplicatore di opportunità , capace di favorire non solo le esportazioni ma anche nuovi investimenti, infrastrutture moderne e filiere integrate, in linea con gli standard europei ambientali, sociali e tecnologici.
Sul versante agricolo, il nodo principale resta l’effettiva applicazione delle regole. Paolo De Castro, presidente di Nomisma, richiama l’attenzione sulla necessità di controlli rigorosi alle frontiere e sull’applicazione concreta delle clausole di salvaguardia. Senza verifiche puntuali e standard equivalenti, l’apertura dei mercati rischia di penalizzare chi produce nel rispetto di regole più severe.
Più prudente la posizione di Confartigianato, che non esclude l’applicazione provvisoria dell’accordo ma chiede una valutazione attenta degli impatti sulle PMI. Secondo l’associazione, l’intesa può offrire opportunità anche alle imprese di piccola dimensione, a patto che siano garantite reciprocità delle regole, controlli efficaci e strumenti di accompagnamento per evitare squilibri competitivi.
Il rischio, in assenza di tutele adeguate, è che l’apertura dei mercati favorisca soprattutto i grandi operatori, lasciando le PMI più esposte alla pressione sui prezzi e alla concorrenza di produzioni extra-UE meno vincolate.
La lettura di Coldiretti del rinvio deciso dal Parlamento europeo e il passaggio alla Corte di Giustizia è quello di un primo risultato delle mobilitazioni degli agricoltori. L’organizzazione chiede che il Parlamento UE mantenga un ruolo centrale e che vengano rafforzate le norme sulla reciprocità , per impedire l’ingresso di prodotti che non rispettano le stesse regole imposte alle imprese europee.
Il confronto sull’accordo Mercosur resta quindi aperto. Tra opportunità di crescita, timori per l’agricoltura e richieste di tutela per le PMI, la decisione finale sarà determinante per ridefinire gli equilibri commerciali tra Europa e America Latina.
Vodafone si conferma come l’operatore di telefonia mobile piĂą veloce in Italia, con performance di rete nettamente superiori rispetto ai concorrenti, secondo il report annuale del barometro nPerf. I dati raccolti analizzano diversi aspetti delle prestazioni, tra cui la velocitĂ di download e upload, la qualitĂ della rete 5G, lo streaming, la latenza e il web browsing.
Secondo il nPerf Score, Vodafone è dunque il primo posto nella classifica delle reti mobili più veloci in Italia, seguita da Wind Tre, Fastweb, TIM e Iliad. Questa classifica prende in considerazione vari parametri, come la velocità di download, upload e le performance 5G, e conferma la leadership di Vodafone in diversi ambiti.
La differenza più marcata si registra nella velocità di download e upload, dove Vodafone si distingue con valori nettamente superiori rispetto agli altri operatori. La qualità della rete 5G è una delle principali forze di Vodafone, con un punteggio complessivo di 102.895 nPoints, ben superiore ai 91.584 di Wind Tre, 94.172 di Fastweb, 90.721 di TIM e 77.170 di Iliad. La latenza della rete Vodafone è anche inferiore rispetto agli altri operatori, garantendo una connessione più stabile e veloce.
Il 5G sta diventando un fattore sempre piĂą cruciale nella valutazione delle performance delle reti mobili. Vodafone, con il suo punteggio superiore, ha dimostrato di essere il leader indiscusso nella qualitĂ e velocitĂ della rete 5G, una tecnologia che, seppur in espansione, sta giĂ giocando un ruolo determinante nel miglioramento dell’esperienza utente.
Oltre alla velocitĂ di download e upload, Vodafone si distingue anche per la qualitĂ dello streaming e del web browsing, che risultano essere tra i migliori del settore. Nonostante Vodafone guidi la classifica, anche Wind Tre ha registrato ottime performance, soprattutto nel web browsing, mostrando prestazioni elevate su vari dispositivi. Fastweb, anch’essa posizionata tra i primi, si conferma un’opzione solida per chi cerca un buon compromesso tra velocitĂ e prezzo.
Nonostante TIM e Iliad siano posizionati piĂą in basso nella classifica, entrambi gli operatori continuano a crescere nel mercato italiano. TIM ha mantenuto una solida presenza sul mercato, con prestazioni competitive in termini di download e upload. Iliad, pur essendo piĂą giovane e con una rete ancora in fase di espansione, ha visto un miglioramento continuo nelle sue performance, rendendola una scelta interessante per molti utenti alla ricerca di tariffe piĂą economiche.
L’entrata in vigore dell’ETS2, il nuovo sistema europeo di scambio delle emissioni di carbonio, comporterĂ un aumento dei costi per la bolletta energetica, con conseguenze dirette su famiglie e imprese. Con l’entrata in vigore nel 2027, sono attesi inevitabilmente rincari anche sui costi energetici finali. Le stime parlano ad esempio di un possibile incremento fino a 600 euro per le famiglie italiane. Questo nuovo scenario impone un urgente ripensamento delle politiche energetiche, soprattutto a tutela delle PMI, che rischiano di subire maggiori difficoltĂ in un mercato giĂ competitivo.
Il meccanismo European Emission Trading System 2 (ETS2) dell’Unione Europea serve a controllare le emissioni di gas serra. L’obiettivo è ridurre progressivamente le emissioni nocive creando un mercato in cui le aziende sono obbligate a ridurle. Il sistema di “cap and trade” (tetto massimo e scambio di quote) stabilisce un limite alle emissioni consentite per i settori che partecipano al mercato. Se un’azienda supera il suo limite, deve acquistare quote di emissione da altre aziende che non hanno raggiunto il proprio tetto di emissioni.
Con il nuovo sistema ETS2, dal 2027 il mercato delle emissioni di carbonio sarĂ esteso a settori precedentemente non coinvolti, come l’edilizia, i trasporti stradali e le piccole industrie. In pratica, questi settori dovranno acquistare quote di emissione per le loro attivitĂ , aumentando così i costi energetici e contribuendo a un aumento generale dei costi per il riscaldamento, la mobilitĂ e altre necessitĂ quotidiane.
Secondo uno studio commissionato da Assogasliquidi-Federchimica e condotto da BIP, si prevede che l’introduzione dell’ETS2 possa causare un aumento della spesa annuale per il riscaldamento, che potrebbe arrivare fino a 600 euro per le famiglie, con un incremento di circa 280 euro annui per il settore della mobilitĂ leggera.
Le imprese italiane si trovano a dover affrontare una sfida crescente, con i costi energetici che continuano a salire. Le piccole e medie imprese, in particolare, si trovano in una posizione vulnerabile, in quanto i prezzi elevati per le risorse energetiche non solo impattano sui loro bilanci, ma compromettono anche la competitivitĂ rispetto ai principali concorrenti europei. A tal fine, oltre 400 imprese hanno aderito al Manifesto per l’Energia, evidenziando la necessitĂ di un intervento concreto da parte del governo per alleggerire la pressione fiscale legata all’energia.
I costi energetici sono ormai insostenibili – afferma il presidente di Confimi Industria Paolo Agnelli. Più di 400 imprese hanno sottoscritto il Manifesto per l’Energia, presentato lo scorso dicembre, per evidenziare la necessità di interventi decisivi contro il caro energia che sta mettendo in difficoltà le piccole e medie imprese.
Confimi Industria ha anche messo in luce le disparità con altri Paesi europei per quanto riguarda i costi energetici a carico delle imprese: nel periodo tra gennaio e agosto 2025, il prezzo medio per le industrie energivore italiane è stato di 85,28 euro per megawattora, mentre in Spagna la cifra era di 60,33 euro, in Germania di 44,50 euro e in Francia di 25,45 euro. Nei Paesi del Nord Europa si scende fino a 30,80 euro.