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Il mutuo è un prestito a lungo termine che consente di acquistare un immobile — prima o seconda casa, ufficio — ristrutturarlo o ottenere liquidità offrendo come garanzia un immobile già di proprietà . Ad aprile 2026 il mercato si trova in equilibrio delicato: dopo il ciclo di tagli della BCE che ha portato l’Euribor 3 mesi intorno al 2%, le aspettative sui prossimi mesi indicano una stabilizzazione o un lieve rialzo dei tassi. Il tasso variabile torna competitivo per chi accetta l’incertezza, mentre il tasso fisso — con le migliori offerte che partono da circa il 2,77% — resta la scelta di circa il 90% dei mutuatari, attratti dalla certezza della rata nel lungo periodo.
Per orientarsi nella scelta del mutuo più adatto, abbiamo realizzato le classifiche dei migliori per ogni tasso e tipologia di finanziamento, basate su dati aggiornati ad aprile 2026 e costruite sul TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), che rappresenta il costo totale comprensivo di interessi e spese accessorie. Le simulazioni sono state effettuate cercando la migliore combinazione tra durata, importo del mutuo e valore dell’immobile. I tassi effettivamente applicati dalle banche potrebbero pertanto variare, modificando uno o più di questi parametri.
Per orientarsi nella scelta di un mutuo, anche in caso di surroga, si parte dalla distinzione dei tassi applicabili:
Alcune indicazioni per orientarsi tra le offerte di aprile 2026:
Dopo l’informativa del Governo a Palazzo Madama, il question time del 9 aprile al Senato ha riportato al centro la tenuta dei conti pubblici. Giancarlo Giorgetti ha indicato che le stime sul PIL verranno aggiornate in senso più debole, ha legato l’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzo eccessivo alle verifiche di Eurostat attese nella terza decade di aprile e ha riaperto il dossier sul Patto di stabilità in caso di crisi energetica più lunga. Da questo incastro dipende il margine dei prossimi documenti di finanza pubblica.
Rispondendo all’interrogazione sugli indicatori macroeconomici, il ministro dell’Economia ha escluso un deterioramento strutturale dell’economia italiana e ha attribuito il rallentamento a fattori esterni, con riferimento diretto alla crisi energetica e alle tensioni geopolitiche. Il Governo si prepara quindi ad aggiornare le previsioni nella stessa direzione già seguita dai principali previsori internazionali e nazionali. Nel passaggio più tecnico della risposta, Giorgetti ha richiamato i dati sul PIL di fine 2025: +0,3% nel quarto trimestre su base congiunturale e +0,8% su base annua, con un trascinamento statistico sul 2026 stimato in 0,31 punti percentuali. La linea del Tesoro è chiara: il rallentamento viene riconosciuto, però non viene letto come una rottura della traiettoria di fondo.
Il chiarimento più delicato è arrivato sul deficit. Giorgetti ha ricordato che i conti Istat diffusi a inizio marzo indicano per il 2025 un rapporto deficit/PIL al 3,1%, pari in termini più precisi al 3,07%, e che la valutazione decisiva arriverà solo con la notifica di Eurostat nella terza decade di aprile. Da quel dato dipenderà la possibilità di uscire oppure no dalla procedura per disavanzo eccessivo. Per il Governo non si tratta di una limatura statistica: gli scenari di bilancio cambiano in modo netto a seconda che restino aperti oppure no i vincoli europei già richiamati nel dossier sul deficit oltre il 3%.
Un altro passaggio ad alta sensibilità ha riguardato la spesa per la difesa. Giorgetti ha indicato nel 2,01% del PIL il livello della spesa italiana nel 2025 secondo le cifre recepite dalla NATO e ha fissato in 26,2 miliardi la spesa prevista per il 2026, destinata a salire a 30,35 miliardi nel 2027 e a 31,5 miliardi nel 2028. Ogni ulteriore impegno, ha precisato, andrà definito nei prossimi documenti di finanza pubblica. In questo capitolo il ministro ha richiamato la National Escape Clause, spiegando che oggi rappresenta l’unica deroga ammessa dalle istituzioni europee rispetto al profilo di spesa per sicurezza e difesa. In caso di attivazione della clausola o di modifica degli obiettivi di finanza pubblica, il Governo dovrà comunque tornare in Parlamento con una relazione specifica.
Nella risposta sulle imprese e sul costo dell’energia, Giorgetti ha allargato il discorso oltre il quadro nazionale. Ha spiegato di avere già condiviso con alcuni partner la proposta di una tassazione degli extraprofitti legati ai rincari di carburanti ed energia e ha aggiunto che, se la crisi internazionale dovesse protrarsi, andrebbe affrontata anche una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Su questo fronte il riferimento non è alla clausola nazionale sulla difesa, bensì alla clausola di salvaguardia generale prevista dall’articolo 25 del regolamento UE 2024/1263. Nello stesso intervento il ministro ha rilanciato anche la richiesta italiana di sospendere temporaneamente l’attuale quadro degli ETS sulla produzione di elettricità da fonti termiche, fino al riallineamento globale dei prezzi dell’energia.
Sugli effetti dei rincari, il ministro ha rivendicato le misure già adottate sia sul costo dell’energia sia sui carburanti. Fra queste rientra il taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio, che in Aula è stato quantificato in 0,25 euro al litro insieme al meccanismo anti-speculazione. La risposta del Tesoro viene descritta come graduale e prudente, con interventi calibrati in base alla persistenza e alla volatilità dello shock. È lo stesso quadro che pesa già sulla crisi energetica per imprese e territori, tornata al centro del confronto politico ed europeo.
Le dichiarazioni rese in Senato hanno un valore politico chiaro. Il Governo difende la tenuta dell’economia italiana, rinvia le decisioni più sensibili al momento in cui saranno disponibili i numeri validati da Eurostat e nel frattempo prepara un aggiornamento prudente del quadro macroeconomico. Fino ad allora il margine resta stretto tra crescita da rivedere, energia cara, regole europee ancora rigide e spesa per la difesa in aumento. Il vero test arriverà quindi con le cifre di fine aprile e con il modo in cui verranno tradotte nei prossimi documenti di finanza pubblica.
La constatazione amichevole di incidente è entrata definitivamente nell’era digitale. Il nuovo Regolamento IVASS impone a tutte le compagnie assicurative attive in Italia di rendere disponibile il CAI digitale — l’erede del vecchio CID cartaceo — attraverso la propria app o il proprio sito web, compilabile da smartphone, tablet o PC. Chi non si è ancora adeguato è fuori norma.
Il Regolamento IVASS n. 56 del 25 marzo 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 aprile 2025, ha concesso alle imprese assicurative dodici mesi per adeguarsi alle direttive del Regolamento ISVAP n. 13/2008. Dal 1° luglio 2025 era poi partita la fase transitoria, con la maggior parte delle compagnie che aveva anticipato l’adempimento. Dall’8 aprile 2026, invece, l’adeguamento è diventato obbligatorio per tutti gli operatori del mercato italiano: ogni assicuratore che offre polizze RC Auto deve mettere a disposizione degli assicurati strumenti informatici accessibili anche da dispositivi mobili per compilare e trasmettere telematicamente il modulo di denuncia di sinistro.
La procedura di compilazione del modulo CAI digitale segue un percorso guidato, accessibile dalla app della propria compagnia o dalla piattaforma web dedicata. I dati da inserire sono:
Il modulo di denuncia di sinistro compilato in formato digitale deve essere sottoscritto con una soluzione di firma elettronica avanzata (FEA), in conformità al Regolamento europeo eIDAS e al Codice dell’Amministrazione Digitale. In pratica, i sistemi di autenticazione digitale riconosciuti sono SPID e CIE (Carta d’Identità Elettronica): entrambi soddisfano i requisiti minimi di sicurezza richiesti dalla norma.
Il Regolamento IVASS esclude invece esplicitamente la firma elettronica semplice, che non ha la valenza giuridica della firma autografa e non consentirebbe alle dichiarazioni dei conducenti di acquisire il valore probatorio previsto dall’articolo 143, comma 2, del Codice delle Assicurazioni Private.
La digitalizzazione della constatazione amichevole non elimina il tradizionale modulo blu cartaceo. Dopo un confronto con le associazioni dei consumatori e con i professionisti del settore — tra cui l’AIPED, Associazione Italiana Periti Estimatori Danni, che ha partecipato attivamente all’iter normativo — l’IVASS ha confermato la piena parità di valore legale tra il formato digitale e quello cartaceo.
La scelta di mantenere entrambe le modalità , CID cartaceo e CAI digitale, risponde a un’esigenza di inclusività : una transizione esclusivamente digitale avrebbe penalizzato gli utenti meno familiari con gli strumenti tecnologici, che in molti casi si trovano a compilare il modulo in condizioni di stress, a bordo strada.
La Cassazione, con la sentenza n.15431/2024, ha infatti confermato che il modulo sottoscritto da entrambi i conducenti, determina una presunzione, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia svolto con le modalità e le conseguenze indicate.
I benefici della CAI digitale vanno oltre la modernizzazione del modulo. Sul fronte dei tempi, gli operatori del settore stimano una riduzione dell’apertura della pratica sinistro dagli attuali 10-15 giorni a meno di 5 giorni, grazie alla trasmissione telematica immediata e alla qualità superiore dei dati raccolti.
I moduli guidati, con campi obbligatori e controlli automatici, riducono errori e omissioni — tra le principali cause di rallentamento nelle pratiche risarcitorie. Sul fronte dell’antifrode, la traccia digitale non modificabile e l’autenticazione tramite SPID o CIE rendono molto più difficile la manipolazione dei dati: il vecchio modulo cartaceo, facilmente alterabile, era stato spesso oggetto di condotte fraudolente.
Per tutelare la privacy, i dati sensibili e sanitari (relativi a eventuali feriti) raccolti per via telematica dalle compagnie di assicurazione non potranno essere usati per scopi diversi da quelli della gestione della pratica del sinistro.
Per chi gestisce flotte aziendali o dispone di più veicoli intestati all’impresa, la digitalizzazione della denuncia sinistri semplifica migliora dunque la qualità del fascicolo fin dal momento zero.
Il chiarimento INPS risale al 5 marzo ma il caso delle pensioni di vecchiaia liquidate con aliquote sbagliate è tornato alla ribalta dopo l’avvio dei ricorsi e delle richieste di rimborso tramite intervento sindacale. Al centro del dibattito c’è il Messaggio 787/2026, con cui l’Istituto ha confermato che il taglio non si applica ai trattamenti di vecchiaia delle gestioni ex-INPDAP, quale che sia la modalità di cessazione dal servizio.
La conseguenza è il riesame d’ufficio degli assegni calcolati in modo errato, con tanto di arretrati, interessi legali e autotutela sui procedimenti ancora aperti. Per i lavoratori precoci, invece, l’esenzione dalla penalizzazione richiede un diritto maturato e certificato entro il 31 dicembre 2023.
Il taglio si applica alle pensioni liquidate a partire dal 2024 e riguarda esclusivamente quelle anticipate. Non tocca mai i trattamenti di vecchiaia, indipendentemente dal fatto che sia il lavoratore a dimettersi o l’amministrazione a collocarlo a riposo per raggiungimento dei limiti ordinamentali. Il chiarimento si è reso necessario perché la formulazione della norma esclude dal taglio:
i casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza nonché per collocamento a riposo d’ufficio a causa del raggiungimento dell’anzianità massima di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento applicabili nell’amministrazione.
La Manovra 2025 ha equiparato il limite ordinamentale al requisito anagrafico della pensione di vecchiaia, attualmente fissato a 67 anni, introducendo anche la possibilità del trattenimento in servizio. L’INPS chiarisce che questa novità non muta le indicazioni già fornite:
le dimissioni dal servizio rassegnate dal lavoratore non sono rilevanti per stabilire se il suo trattamento pensionistico sia o meno interessato dall’applicazione delle aliquote di rendimento. Il dato rilevante è se il soggetto accede a un trattamento pensionistico anticipato o di vecchiaia.
La modifica introdotta dalla Manovra 2024 (commi da 157 a 161 della Legge 213/2023) è limitata agli iscritti a quattro gestioni: Cassa pensioni dipendenti enti locali (CPDEL), Cassa per le pensioni ai sanitari (CPS), Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate (CPI), Cassa per le pensioni agli ufficiali giudiziari, agli aiutanti ufficiali giudiziari ed ai coadiutori (CPUG). Condizione di base: il lavoratore deve avere al massimo 15 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 1995.
Chi rientra in questa fattispecie vede applicare nuove aliquote di rendimento, meno favorevoli di quelle previste dall’allegato A della legge 965/1965, che continuano invece a valere per gli iscritti alle altre gestioni e per chi ha più di 15 anni di contribuzione nel sistema retributivo.
Il Messaggio 787/2026 ha illustrato le regole di applicazione delle aliquote in base al tipo di trattamento pensionistico:
Il trattamento riservato alle pensioni dei lavoratori precoci è del tutto analogo a quello delle pensioni anticipate: in presenza di meno di 15 anni di versamenti al 31 dicembre 1995, scatta il taglio se il requisito è maturato dal 2024. Se però il diritto alla pensione dei precoci sussisteva già al 31 dicembre 2023, il ragionamento cambia. Con il Messaggio 787/2026, l’INPS ha precisato che il taglio non opera se il diritto risulta maturato e certificato a quella data, indipendentemente dal momento in cui la pensione è stata poi liquidata e indipendentemente dal fatto che nel frattempo fosse maturato anche il requisito alla pensione anticipata ordinaria.
Il Messaggio 787/2026 dispone anche gli adempimenti amministrativi conseguenti ai chiarimenti forniti. Le pensioni di vecchiaia, comprese quelle in cumulo, le cui quote retributive siano state calcolate applicando per errore le aliquote penalizzanti della Manovra 2024, devono essere riesaminate d’ufficio dall’INPS, con applicazione delle aliquote più favorevoli previste dall’allegato A della legge 965/1965, o dalla tabella A della legge 16/1986 per gli iscritti alla CPUG.
Ai pensionati interessati spettano le differenze sui ratei arretrati, maggiorate di interessi legali e rivalutazione monetaria calcolata dalla data di riliquidazione del trattamento. Gli eventuali indebiti già contestati in precedenza vengono annullati d’ufficio, con la motivazione di insussistenza originaria del debito per errore nel calcolo della pensione. In presenza di ricalcoli errati o recuperi non dovuti, torna utile anche il quadro sulle tutele previste in caso di errori INPS nel calcolo della pensione.
Quando il ricalcolo incide anche sui dati fiscali trasmessi dall’Istituto, può diventare necessario verificare tempi e modalità per la rettifica della Certificazione Unica INPS, così da evitare effetti a cascata sulla dichiarazione dei redditi.
I chiarimenti dell’INPS incidono anche sui ricorsi amministrativi. Per quelli già in istruttoria sulla stessa fattispecie, le Sedi INPS sono tenute a procedere in autotutela, annullando i provvedimenti di liquidazione che abbiano applicato le aliquote penalizzanti e definendo i ricorsi nell’apposita procedura.
Quando dall’errore derivano conseguenze ulteriori rispetto al solo ricalcolo dell’assegno, resta aperto anche il tema degli errori INPS con risarcimento danni, già affrontato anche dalla giurisprudenza nei casi di comunicazioni previdenziali inesatte.
Il 10 aprile a New York (alle 16:00 italiane) un panel di tre giudici federali si pronuncerà sulla legittimità dei dazi Section 122 con cui l’amministrazione Trump ha rimpiazzato i dazi dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema.
Intanto, la US Customs and Border Protection si prepara a lanciare entro il 15 aprile il portale CAPE — la piattaforma centralizzata per i rimborsi alle imprese. In gioco ci sono circa 166 miliardi di dollari versati da oltre 330.000 importatori su 53 milioni di operazioni doganali, secondo i dati depositati dalla CBP presso la stessa Corte. Per le imprese italiane esportatrici, il diritto al rimborso sussiste solo se hanno operato come importer of record — direttamente o tramite controllata americana.
Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, con una decisione a maggioranza 6-3 nel caso Learning Resources, Inc. v. Trump, che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) non autorizza il Presidente a imporre dazi unilaterali senza mandato del Congresso. La sentenza ha colpito i dazi reciproci e quelli legati alla crisi del fentanyl verso Cina, Canada e Messico, tutti introdotti nel corso del 2025 tramite ordini esecutivi.
Il 4 marzo il giudice Richard Eaton della Court of International Trade ha tradotto la pronuncia in un ordine esecutivo, imponendo alla CBP di riliquidare tutte le entry soggette a dazi IEEPA e avviare i rimborsi con relativi interessi, quantificati in circa 700 milioni di dollari al mese di ritardo. L’ordine ha portata universale: ne beneficiano tutti gli importatori cui sono stati applicati dazi IEEPA, indipendentemente dal fatto che abbiano presentato ricorso individuale.
La CBP sta sviluppando la piattaforma CAPE per gestire i rimborsi in modo centralizzato, evitando l’emissione di 53 milioni di restituzioni singole. Al 26 marzo, 26.664 importatori si erano registrati al sistema preliminare — un numero ancora contenuto rispetto ai 330.000 aventi diritto. Al lancio, atteso entro metà aprile, il portale dovrebbe coprire circa il 63% delle entry; le operazioni residue richiederanno tempi più lunghi.
Le imprese ammesse al rimborso sono quelle che risultano come importer of record, cioè i soggetti che hanno materialmente versato i dazi alla dogana statunitense. Per le aziende italiane ed europee che esportano negli USA, il diritto spetta alla controllata americana o al soggetto che ha gestito lo sdoganamento.
L’iter prevede la registrazione sulla piattaforma, la verifica documentale e l’apertura di un conto bancario statunitense per l’accredito: dal 6 febbraio 2026 la CBP effettua i rimborsi esclusivamente in via elettronica tramite ACH, senza più emissione di assegni.
Un elemento spesso trascurato riguarda l’entità effettiva del rimborso: la CBP non restituirà l’intero importo dei dazi IEEPA versati, ma calcolerà la differenza tra quanto pagato e i dazi ordinari comunque dovuti in base al regime tariffario standard. Il rimborso netto sarà quindi ridotto rispetto all’ammontare lordo dei dazi IEEPA, in misura variabile a seconda della categoria merceologica e del Paese di origine delle merci.
I tempi di restituzione effettiva restano l’incognita più rilevante. La CBP ha dichiarato di poter rendere funzionale il sistema entro 45 giorni dall’ordine del 4 marzo, ma questa scadenza riguarda la presa in carico delle domande, non l’erogazione materiale del rimborso. Precedenti analoghi nel contenzioso doganale statunitense suggeriscono che i tempi reali di restituzione possano essere molto più lunghi, e non si esclude che vengano stabilite delle priorità per settore merceologico o per tipologia di importazione.
Poche ore dopo la sentenza della Corte Suprema, la Casa Bianca ha firmato una Proclamazione Presidenziale che reintroduce un dazio del 10% sulle merci prima soggette ai dazi IEEPA, facendo leva su una diversa base normativa: la Section 122 del Trade Act del 1974, che consente al Presidente di imporre tariffe temporanee per un massimo di 150 giorni — fino al 24 luglio 2026 — senza passare dal Congresso. Nonostante l’annuncio presidenziale di alzare la tariffa fino al 15% massimo consentito dallo statuto, il tasso applicato resta attualmente al 10% in attesa di formalizzazione.
La legittimità di questa mossa è già contestata davanti alla Court of International Trade. Il 10 aprile 2026 alle 10:00 EDT, nella sala cerimoniale della CIT di New York, il panel composto dai giudici Mark Barnett, Claire Kelly e Timothy Stanceu terrà l’udienza sui due ricorsi congiunti che chiedono l’immediata sospensione delle tariffe Section 122: il caso Burlap and Barrel, Inc. v. Trump, promosso dal Liberty Justice Center — lo stesso studio legale che ha vinto davanti alla Corte Suprema — e il caso State of Oregon v. Trump, sostenuto da oltre venti stati americani. Secondo i ricorrenti, la Section 122 è stata concepita per emergenze valutarie di breve durata legate al sistema di Bretton Woods, non come strumento per imporre dazi commerciali su base permanente; e gli Stati Uniti non si trovano oggi nelle condizioni di squilibrio della bilancia dei pagamenti richieste dalla norma.
Per le imprese italiane che esportano negli Stati Uniti, la situazione richiede un doppio binario di attenzione: da un lato, verificare con il proprio broker doganale o la controllata americana se è stata avviata la procedura di registrazione al portale CAPE; dall’altro, monitorare l’esito dell’udienza del 10 aprile, che potrebbe determinare la caduta dei dazi Section 122 e aprire la strada a un secondo ciclo di rimborsi.
L’innovazione in azienda si trasforma in valore operativo nel momento in cui integra il business in modo concreto, grazie al proficuo dialogo tra soluzioni tecnologiche avanzate che rendono possibile un percorso di evoluzione intelligente e che stanno accelerando la trasformazione digitale delle imprese.
L’integrazione tra ERP, MES e Intelligenza Artificiale, in particolare, può realmente tradurre la complessità aziendale in vantaggio competitivo, stimolando la crescita e facendo lavorare meglio persone e sistemi. È il dialogo tra le tre tecnologie a generare valore quando queste risorse iniziano a operare insieme connettendo dati e processi, favorendo un impatto operativo concreto.
I vantaggi e le applicazioni della collaborazione tra ERP, MES e AI sono al centro dell’evento in programma il 23 aprile 2026 in Microsoft House a Milano, organizzato da Innovio e Qualitas con la partecipazione di Microsoft e Companial e la presenza di tre aziende clienti. Un momento di confronto autorevole sull’innovazione applicata al business, ma anche un’occasione per focalizzare l’attenzione sui casi reali e sui risultati che è possibile ottenere grazie all’integrazione.
L’evento in presenza “ERP, MES e AI: dove l’integrazione diventa impatto operativoâ€, che si terrà giovedì 23 aprile dalle 10:30 alle 13:00, rappresenta una valida opportunità per capire meglio in che modo l’integrazione tra queste tre tecnologie può incidere positivamente sull’operatività aziendale, ottimizzando il sistema di digitalizzazione in fabbrica.
L’obiettivo dell’incontro è mettere a confronto visioni, esperienze e casi aziendali concreti, mostrando come il dialogo tra ERP, MES e AI possa supportare le imprese portando al miglioramento dell’efficienza, del coordinamento e della capacità decisionale, con effetti positivi sulle operations.
L’appuntamento del 23 aprile, in particolare, nasce da una consapevolezza condivisa da numerose imprese: avere a disposizione più strumenti non basta più, se questi non interagiscono tra loro. Il vero salto di qualità avviene quando ERP, MES e AI diventano parte di un unico flusso operativo.
L’evento si propone di dare vita a un confronto concreto su dati, casi reali e benefici misurabili per le operations, coinvolgendo aziende con punti di partenza e sfide diverse, ma accomunate dalla stessa priorità : rendere l’organizzazione più efficiente, connessa e pronta a evolvere, migliorando la qualità del dato e la rapidità decisionale.
Protagoniste dell’evento, come anticipato sopra, saranno Innovio, Microsoft, Qualitas e Companial, partner in grado di accompagnare le imprese in un percorso di evoluzione digitale con soluzioni integrate e orientate al risultato:
Nel corso della mattinata, un panel darà voce alle aziende protagoniste: Camarlinghi, realtà attiva negli imballaggi industriali in legno, Pulinet Servizi, specializzata nei servizi integrati di sanificazione e facility management, e Oliveri Home, punto di riferimento nel settore del lusso e dell’interior design. Tre esperienze diverse che porteranno casi concreti e prospettive operative sull’evoluzione dei propri processi.
Registrati all’evento gratuito
>> ERP, MES e AI: dove l’integrazione diventa impatto operativo <<
giovedì 23 aprile dalle 10:30 alle 13:00
Milano, Microsoft House
Viale Pasubio 21
ROAD – Rome Advanced District, la rete di imprese costituita da Eni, Gruppo FS, Acea, Bridgestone, Cisco, Autostrade per l’Italia e Nextchem, ha avviato il nuovo triennio di attività  2026–2029, rafforzando la propria identità come punto di riferimento in Italia per la tech advocacy e accelerando il collegamento tra istituzioni e imprese per l’evoluzione tecnologica dei sistemi urbani e infrastrutturali.
La novità più rilevante di questa nuova fase è l’ingresso nella rete, in qualità di cofondatore, di eFM: uno dei principali player internazionali nell’experience “as a service” e tra gli attori più attivi nei processi di digital real estate. La partnership contribuirà a potenziare l’ecosistema ROAD attraverso uno spazio dedicato ad attività sperimentali su progetti di PlaceTech, ricerca e sviluppo, formazione e supporto alle startup.
Nel nuovo ciclo strategico ROAD consoliderà il proprio ruolo di ponte tra tecnologia, industria e istituzioni, favorendo la sperimentazione e lo sviluppo di nuovi modelli collaborativi a scala internazionale. Il piano si articola su tre assi principali.
Resilienza delle infrastrutture. ROAD svilupperà soluzioni tecnologiche in ambito asset integrity per il supporto decisionale in tempo reale, con l’obiettivo di aumentare la capacità di risposta e la durabilità delle infrastrutture critiche urbane.
Energy management. Attraverso modelli di digital twin urbani, la rete punta a simulare e gestire lo stress operativo delle città integrando dati infrastrutturali, ambientali e di mobilità . Un approccio che mette la gestione energetica al centro della pianificazione urbana intelligente.

Mobilità avanzata. Prosegue e si amplia il circuito FULL ROAD, progetto PNRR realizzato in collaborazione con la Fondazione MOST, che ha già portato alla realizzazione di un’infrastruttura dedicata alla guida autonoma. Nel nuovo triennio verranno aggiunti ulteriori servizi di monitoraggio per la sicurezza delle flotte.
ROAD è membro di IASP, l’associazione internazionale dei parchi scientifici e tecnologici che promuove la crescita delle aree di innovazione a livello globale. In questa direzione, la rete lavorerà per espandere il proprio network oltre i confini italiani, attraverso partnership strategiche con i principali distretti tecnologici internazionali.
Per approfondire le attività e i progetti di ROAD, è possibile visitare il sito ufficiale: roadlab.tech.
Chi utilizza la NASpI anticipata per avviare un’attività autonoma o d’impresa deve fare i conti con una novità che incide sulla liquidità iniziale. Dopo le modifiche 2026 introdotte dalla Legge di Bilancio, sono state pubblicate anche le istruzioni operative INPS con il messaggio n. 1215 del 7 aprile. In base alle nuove regole, l’incentivo all’autoimprenditorialità non viene più pagato per intero all’inizio ma è suddiviso in due tranche distinte e di diverso importo. Spieghiamo tutto.
La liquidazione anticipata della NASpI resta accessibile a chi ha diritto all’indennità di disoccupazione e intende usare il residuo spettante per avviare un’attività lavorativa autonoma, aprire un’impresa individuale oppure sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa.
Prima di chiedere l’anticipo, dunque, bisogna prima di tutto verificare di possedere tutti i requisiti NASpI 2026, perché la stretta sulla platea dei beneficiari incide a monte sul diritto alla prestazione.
Una volta accertata la sussistenza delle condizioni di diritto al sussidio, bisogna verificare la coerenza con la richiesta di erogazione anticipata. Per attività autonoma si intende l’esercizio di arti o professioni che comportano l’iscrizione a un regime assicurativo diverso da quello dei lavoratori dipendenti, con o senza Partita IVA.
Attenzione: l’anticipo può essere chiesto anche da chi intende sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma già avviata durante il precedente rapporto di lavoro subordinato che ha dato origine alla NASpI.
La domanda di anticipazione va presentata all’INPS entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività agevolabile. Quando invece l’attività autonoma era già stata avviata durante il rapporto di lavoro cessato, il termine decorre dalla domanda di disoccupazione NASpI (l’anticipo riguarda una prestazione già spettante).
La richiesta di anticipazione si trasmette per via telematica tramite il servizio online dedicato sul sito INPS, oppure con il supporto di patronati e Contact Center Multicanale. Alla pratica va allegata la documentazione che prova l’avvio dell’attività , con possibilità di usare anche un’autocertificazione nei casi ammessi.
Il vecchio pagamento in unica soluzione è stato superato. La novità in Manovra è il meccanismo della NASpI anticipata diluita in due rate ora resa operativa dall’INPS con le istruzioni di domanda. Per le istanze presentate dal 1° gennaio 2026 l’importo viene riconosciuto così:
Rispetto al vecchio impianto, l’intera liquidità non arriva più subito. Per chi apre un’attività con un fabbisogno iniziale elevato, questo pesa sia sulla programmazione delle spese sia sulla tempistica dell’avvio.
Continua inoltre a non spettare la contribuzione figurativa per il periodo coperto dalla NASpI anticipata.
L’INPS eroga il saldo finale solo dopo avere verificato che nel frattempo non sia intervenuta una rioccupazione con lavoro subordinato e che non vi sia titolarità di pensione diretta. Resta ferma l’eccezione del rapporto subordinato instaurato con la cooperativa per la quale il lavoratore ha sottoscritto la quota di capitale sociale.Se dopo il pagamento della prima tranche interviene una delle cause ostative previste dalla norma, la seconda rata non viene riconosciuta.
Nei casi di nuova occupazione subordinata o accesso a pensione diretta, l’effetto non si ferma qui, perché scatta anche l’obbligo di restituire l’intera anticipazione già percepita.
Un chiarimento specifico riguarda chi, dopo avere incassato la prima rata, presenta domanda di assegno ordinario di invalidità . In questo caso non c’è cumulabilità piena tra le due prestazioni e il beneficiario deve scegliere:
La disciplina 2026 rende dunque più stretta la verifica finale e lega il saldo a una condizione di continuità dell’assetto dichiarato nella domanda, con effetti immediati su pensione, nuova assunzione e trattamenti incompatibili.
L’informativa di Giorgia Meloni in Parlamento arriva il 9 aprile, a poche ore dalla relazione sul programma di Governo che attribuisce all’esecutivo il 99% delle risorse 2022-2026 già rese disponibili. A Montecitorio la premier ha usato quel quadro per disegnare l’ultimo anno della legislatura, indicando anche una tabella di marcia per le prossime mosse, che tocca Piano Casa, lavoro povero, sicurezza, carburanti e posizione italiana in Europa sul Patto di Stabilità .
Nel passaggio politico più atteso, Meloni ha confermato la continuità dell’azione di governo fino alla fine della legislatura, legando questa scelta al programma originario e alla necessità di portare a compimento i dossier già aperti. Meloni ha collocato l’ultimo anno dentro una cornice di attuazione più che di riscrittura, con una forte enfasi sulla capacità di trasformare in provvedimenti le misure già annunciate nei mesi scorsi.
Il capitolo più spendibile anche sul terreno economico riguarda il Piano Casa Italia 2026. Meloni ha indicato il Consiglio dei ministri in vista del Primo Maggio come sede per approvare i provvedimenti necessari a far partire il piano, con un obiettivo dichiarato di oltre 100mila alloggi nei prossimi dieci anni fra case popolari e abitazioni a prezzi calmierati. Per il governo, l’abitazione entra così fra i dossier sociali e industriali insieme, con effetti attesi su edilizia, filiere e accessibilità per le famiglie.
L’informativa aggiunge soprattutto un elemento politico: il calendario, perché sposta il Piano da annuncio propagandistico a dossier da portare in CdM nelle prossime settimane.
Il secondo binario tocca salari e qualità del lavoro. La premier ha richiamato la detassazione degli aumenti contrattuali già introdotta e ha annunciato nuove regole contro il lavoro povero, da varare nel Consiglio dei ministri che precede la Festa dei Lavoratori. Il riferimento politico scelto dal governo è la contrattazione collettiva, indicata come leva per rafforzare i diritti dei lavoratori più fragili.
Nella legislatura in corso il governo Meloni ha già usato più volte il decreto Primo Maggio per segnare la direzione sui dossier del lavoro; questa volta il baricentro viene spostato su retribuzioni basse, contratti e tutele.
Sullo sfondo dell’informativa resta la crisi in Medio Oriente e il rischio economico legato a Hormuz. Meloni ha collegato la tenuta dei prezzi energetici e dei carburanti alla libertà di navigazione nello stretto e si mostra possibilista sull sospensione generalizzata del Patto di Stabilità qualora il quadro dovesse deteriorarsi, sebbene la UE abbia fino ad oggi negato seccamente.
La linea indicata a Bruxelles mette insieme competitività , semplificazione burocratica, transizione verde realistica e autonomia strategica più bilanciata. Ma la risposta potrebbe non essere quella auspicata da Giorgia Meloni, che rimanda alla UE la decisione di aiuti e ristori piuttosto che prevederli a livello nazionale.
Per famiglie e imprese, questo capitolo si lega direttamente al taglio delle accise sui carburanti per il momento prorogato fino al 1° maggio e alla possibilità di ulteriori interventi se la pressione sull’energia dovesse restare alta.
Nell’ultimo anno di legislatura il governo prova così a tenere insieme politica estera, conti pubblici e difesa del potere d’acquisto. Qualche aiuto in Patria e molte richieste alla UE. Un colpo al cerchio e uno alla botte insomma.
L’altro impegno messo sul tavolo riguarda la sicurezza. Meloni ha indicato l’aumento della presenza delle forze dell’ordine sul territorio come priorità e ha affiancato a questo obiettivo l’ipotesi di introdurre la figura dell’ausiliario dei Carabinieri e della polizia, con un bacino di 10mila volontari in ferma prefissata per attività di controllo e presidio. Anche qui il calendario politico conta, perché il tema entra a pieno titolo nell’agenda di fine legislatura insieme a casa e lavoro.
Fra il decreto del Primo Maggio su lavoro povero, il varo del Piano Casa, la gestione del dossier carburanti e la partita europea su competitività e regole fiscali, il governo ha compresso in poche settimane una parte rilevante della sua agenda finale. Da qui in avanti il metro di valutazione si sposterà sui testi, sulle coperture e sulla velocità con cui gli annunci entreranno davvero nei provvedimenti.
La Legge annuale sulle PMI, in vigore dal 7 aprile 2026, introduce una nuova forma di staffetta generazionale che consente ai lavoratori più anziani il passaggio a un part-time incentivato con esonero contributivo pieno, a fronte dell’assunzione di giovani fino a 34 anni da parte dell’azienda. La norma riguarda esclusivamente le imprese fino a 50 dipendenti e può essere applicata al massimo a mille lavoratori in tutta Italia.
Un meccanismo di ricambio generazionale che — a differenza della versione già tentata nel 2016 — vincola l’uscita graduale del senior all’ingresso stabile di un junior in azienda, con risorse solo biennali e domande accolte fino a esaurimento.
L’articolo 6 della Legge 11 marzo 2026, n. 34 prevede che il lavoratore vicino alla pensione possa ridurre l’orario tra il 25% e il 50%, mentre l’azienda assume contestualmente un giovane a tempo pieno e indeterminato. Lo Stato copre la contribuzione figurativa sulle ore non lavorate e azzera i contributi previdenziali a carico del dipendente, fino a 3.000 euro l’anno. Il risultato netto è un part-time agevolato per la pensione con busta paga identica seppur con orario ridotto e pensione futura invariata, perché il montante contributivo viene mantenuto come se il rapporto fosse rimasto a tempo pieno.
La misura è riservata ai datori di lavoro privati con non più di 50 dipendenti. Il lavoratore interessato deve avere versamenti contributivi anteriori al 1° gennaio 1996 e maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata entro il 1° gennaio 2028. Il requisito può essere raggiunto anche attraverso il cumulo dei periodi assicurativi nelle gestioni INPS.
Per ciascun dipendente senior che passa al part-time, l’impresa deve procedere all’assunzione a tempo pieno e indeterminato di un lavoratore di età non superiore a 34 anni. Senza questa assunzione, l’agevolazione non si attiva. Le nuove assunzioni possono avvalersi delle agevolazioni sulle assunzioni 2026 già in vigore. In particolare, se il giovane non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato, l’azienda può accedere al bonus under 35 della Legge di Bilancio 2026, con esonero contributivo fino a 500 euro mensili per 24 mesi. Si configura così un doppio vantaggio contributivo: l’esonero per il lavoratore in uscita e lo sgravio sull’assunzione del giovane in entrata.
La staffetta generazionale è una misura sperimentale, attiva per il solo biennio 2026-2027, con un tetto di mille lavoratori complessivi su scala nazionale. L’INPS accoglie le domande in ordine cronologico di presentazione: raggiunto il limite, sospende l’esame delle richieste senza preavviso e ne dà comunicazione ai Ministeri del Lavoro e dell’Economia. Per le imprese interessate, la finestra è stretta e la velocità conta.
I numeri ridimensionano lo strumento. Su oltre 4 milioni di PMI attive in Italia, appena una frazione minima potrà attivare la staffetta. Il precedente non incoraggia: il part-time pre-pensione della Legge di Stabilità 2016 (comma 284 della Legge 208/2015) era rimasto largamente sottoutilizzato pur con una platea potenziale più ampia e senza alcun obbligo di assunzione contestuale. La versione 2026 restringe la platea e alza l’ambizione, legando ogni riduzione di orario all’ingresso stabile di un giovane in organico.
È il lavoratore a presentare la domanda all’INPS per la verifica dei requisiti pensionistici, secondo le modalità che l’Istituto definirà con proprie istruzioni. Una volta ottenuta la certificazione, la riduzione di orario deve essere concordata con il datore di lavoro e messa per iscritto. L’accordo deve contenere i dettagli sul modo in cui si svolge la prestazione e può prevedere clausole flessibili, ad esempio con riduzioni su base settimanale o mensile.
L’INPS non ha ancora pubblicato il documento di prassi che rende attuativa la misura e fornisce le istruzioni per la presentazione delle domande. Le imprese che intendono attivare la staffetta generazionale devono dunque arrivare pronte perchè sarà una sorta di click-day. La checklist da spuntare vede come primo punto la verifica dei requisiti pensionistici dei dipendenti potenzialmente interessati e la selezione dei potenziali under 34 da assumere, in modo da presentare la richiesta non appena lo sportello sarà aperto.
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha rinnovato il servizio online che consente al contribuente di verificare la propria situazione debitoria ed effettuare i relativi pagamenti. La nuova versione, disponibile dal 7 aprile 2026, unifica tutti i dati relativi a cartelle, avvisi, rateizzazioni e definizioni agevolate in un unico cruscotto e rende più semplice la navigazione del servizio “Situazione debitoria – consulta e paga“.
L’aggiornamento arriva a poche settimane alla scadenza del 30 aprile per la domanda di adesione alla rottamazione-quinquies, e il servizio permette di identificare le cartelle coinvolte. A disposizione anche una guida alla navigazione, pubblicata nella collana “L’Agenzia informa“, che illustra le nuove funzionalità .
Per accedere al servizio occorre entrare nell’area riservata del portale AdER e selezionare il pulsante dedicato.

La nuova interfaccia organizza le informazioni in cinque sezioni distinte:
Una colonna “note” segnala la presenza di rateizzazioni, sgravi o adesioni alla definizione agevolata su ciascun documento. La struttura è la stessa sia per la sezione “da saldare” sia per quella “saldati”.
La novità più rilevante è il prospetto unico nazionale. Su richiesta, il sistema genera un documento che raccoglie tutte le posizioni debitorie intestate allo stesso codice fiscale su tutti gli ambiti provinciali, eliminando la frammentazione che caratterizzava la versione precedente. Il prospetto viene reso disponibile per il download entro 24 ore dalla richiesta e contiene i seguenti dati per ciascun atto:
Il formato è disponibile sia in versione analitica sia in versione sintetica, stampabile in PDF.
Dalla schermata dei documenti da saldare è possibile accedere al dettaglio di ogni singola cartella di pagamento: importo, numero identificativo, data di notifica, procedure in corso e debito residuo.

Dalla stessa schermata si possono consultare ulteriori informazioni: dati dell’ente impositore, descrizione dei tributi, situazione dei pagamenti, presenza di procedure attive. Nella parte bassa dello schermo due pulsanti consentono di stampare il documento in formato PDF oppure di effettuare il pagamento online direttamente dal portale.
Il servizio è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione nelle seguenti aree riservate:
La guida alla navigazione, pubblicata il 7 aprile 2026, è scaricabile dai siti di AdER e dell’Agenzia delle Entrate.
L’INPS ha riorganizzato le tutele per la genitorialità dei lavoratori residenti all’estero. Con il Messaggio n. 1214 del 7 aprile 2026, ha ufficializzato il passaggio delle domande di congedo parentale e di paternità a specifiche Sedi Polo territoriali, con l’obiettivo di accelerare la lavorazione delle istanze.
L’elenco dettagliato delle nuove Sedi Polo è allegato al Messaggio INPS n. 1214 del 7 aprile 2026 e funge da riferimento per l’individuazione dell’interlocutore corretto per ogni Stato di residenza. In fondo all’articolo è riportato l’elenco integrale.
La nuova gestione prevede che le domande trasmesse in via telematica siano convogliate verso strutture specializzate, in base alla nazione di residenza del richiedente, assicurando maggiore uniformità nelle pratiche che coinvolgono regimi previdenziali internazionali. L’assegnazione automatica alle Sedi Polo interessa sia il congedo parentale sia il congedo di paternità , garantendo che la documentazione estera sia esaminata da uffici con competenze specifiche sulla territorialità .
Prevista la salvaguardia dei diritti per chi ha già iniziato il periodo di congedo prima dell’attivazione dei nuovi canali digitali: una successiva nota INPS sbloccherà la possibilità di trasmettere le istanze per i periodi compresi tra il 17 dicembre 2025 e il rilascio definitivo della nuova piattaforma.
L’INPS ha previsto un regime provvisorio per consentire ai lavoratori di inoltrare le istanze nonostante l’aggiornamento dei sistemi informatici sia ancora in corso. In questa fase, è previsto l’inoltro della domanda per posta elettronica certificata (PEC) direttamente alle Sedi Polo territoriali competenti per territorio.
Di seguito la tabella di riferimento allegata al messaggio INPS 1214/2026:
| Stato estero di residenza | Sede Polo territoriale competente |
|---|---|
| Albania | Perugia (fino al 31/05/2026); Lecce (dal 01/06/2026) |
| Argentina | Venezia |
| Australia | Ancona |
| Austria, Germania (DRV Bund, KBS, GLA) | Bolzano |
| Belgio | Roma-Tuscolano |
| Brasile | Forlì |
| Bulgaria, Canada (Quebec) | Isernia |
| Canada (Ottawa) | L’Aquila |
| Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia, Ungheria | Terni |
| Città del Vaticano | Roma-Flaminio |
| Croazia, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia | Trieste |
| Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia | Cecina |
| Francia (CNAV, Altre istituzioni non specificate) | Collegno |
| Francia (CPAM, Organic) | Aosta |
| Francia (CARSAT Lyon, Marseille) | Genova |
| Francia (CARSAT Toulouse, Villeneuve d’Asq, Altre CARSAT) | La Spezia |
| Francia (CANSSM, CRAV Strasbourg), Israele | Asti |
| Francia (CARSAT Dijon, Nancy), Germania (altre DRV) | Savona |
| Germania (DRV Saarbrücken, Schwaben e altre DRV non specificate) | Catanzaro |
| Gran Bretagna e Irlanda del Nord | Napoli |
| Grecia, Moldova, Venezuela | Bari |
| Irlanda (Eire), Islanda, Lussemburgo, Turchia, Capoverde, Jersey | Perugia |
| Paesi Bassi | Cagliari |
| Portogallo, Principato di Monaco, Spagna | Imperia |
| San Marino | Rimini |
| Svizzera | Bergamo |
| Tunisia, USA | Palermo |
| Uruguay | Potenza |
| Tutti gli altri Stati non indicati | Perugia |
Dal 15 aprile si apre la preconvalida del nuovo bando ISMEA per la sicurezza dei trattori agricoli e forestali, una misura che nasce dall’accordo di cooperazione siglato il 9 dicembre 2025 fra Masaf, INAIL, CREA e ISMEA. Sul tavolo ci sono 10 milioni di euro per interventi rapidi sui mezzi più datati, con un contributo a fondo perduto pari all’80% delle spese ammissibili entro il limite di 2mila euro per impresa.
Il bando guarda alle micro, piccole e medie imprese attive nei comparti agricolo, agroindustriale e agromeccanico. Nel fascicolo di domanda trovano spazio le realtà iscritte al Registro delle imprese con la qualifica coerente con l’attività esercitata e con posizione regolare sotto il profilo previdenziale e assicurativo.
Il bandi riguarda l’adeguamento di sicurezza del trattore, ossia investimenti contenuti ma immediatamente cantierabili. Il contributo si affianca agli altri finanziamenti ISMEA 2026 per imprese agricole e agroalimentari, con un taglio molto più mirato: l’adeguamento dei mezzi già in uso e sulla riduzione del rischio in campo, con interventi rapidi che possono essere avviati in tempi brevi.
Le spese ammesse riguardano l’acquisto e l’installazione di dispositivi di sicurezza sul trattore agricolo o forestale. Gli interventi possono essere combinati fra loro, purché vengano eseguiti sullo stesso mezzo e in un’unica soluzione presso l’officina incaricata. Le voci principali sono queste:
La misura intercetta una domanda molto concreta che in SERP ricorre spesso nelle ricerche su sicurezza trattori, ROPS, sensori e dispositivi anti-ribaltamento: l’interesse non si concentra sull’acquisto di un mezzo nuovo, si concentra sull’adeguamento dei mezzi già presenti in azienda.
Il sostegno prende la forma di un contributo a fondo perduto fino al raggiungimento del minore fra due importi: l’80% del costo ammissibile sostenuto dall’impresa beneficiaria; 2.000 euro per impresa. Le agevolazioni vengono concesse in ordine cronologico di presentazione fino a esaurimento delle risorse disponibili. Il bando opera inoltre in regime de minimis e consente il cumulo con altri aiuti pubblici entro i limiti di intensità previsti dalla disciplina applicabile.
La procedura si sviluppa in due fasi distinte. La prima è la preconvalida, che si apre alle ore 12 del 15 aprile 2026 e si chiude alle ore 12 del 15 maggio 2026, dando accesso al codice univoco che accompagna l’invio finale della pratica. La seconda è la presentazione della domanda, prevista dalle ore 12 del 19 maggio alle ore 12 del 29 maggio 2026.
Il contributo è destinato all’impresa agricola ma la domanda sulla piattaforma ISMEA viene trasmessa tramite l’officina di autoriparazione che eseguirà l’intervento sul trattore. L’officina deve essere abilitata, risultare iscritta alla Camera di commercio con i codici ATECO ammessi dal bando ed essere autorizzata dall’impresa beneficiaria a operare sulla piattaforma. In pratica, l’azienda sceglie l’officina, le conferisce l’incarico e l’officina gestisce la parte tecnica della domanda. Prima compila e preconvalida la pratica, poi la invia nella finestra di maggio. Senza preconvalida, la richiesta non può essere presentata.
Dopo la chiusura dello sportello, ISMEA pubblica l’elenco delle domande presentate entro il 12 giugno 2026. L’istruttoria si chiude entro 90 giorni dalla presentazione. Se la domanda viene ammessa, l’officina che ha eseguito i lavori presenta anche la richiesta di erogazione del contributo entro 180 giorni dalla concessione, allegando fatture e documentazione dell’intervento realizzato.
Il bando si muove su importi contenuti, tempi stretti e ordine cronologico. Per questo la partita si apre molto prima del click finale: preventivo, autorizzazione all’officina, verifica del plafond de minimis e raccolta degli allegati meritano una preparazione anticipata.
Ryanair ha annunciato una revisione profonda della propria rete europea per il 2026, con la cancellazione di decine di rotte e la chiusura di basi in cinque Paesi. L’Italia non è toccata direttamente dai tagli strutturali della compagnia irlandese, ma la crisi del carburante legata al conflitto in Medio Oriente ha già prodotto effetti reali: dal 4 aprile Air BP Italia ha razionato le forniture di cherosene in quattro scali nazionali. Due emergenze diverse, che insieme mettono a rischio la programmazione dei voli per l’estate 2026.
La compagnia irlandese ha motivato i tagli con l’aumento delle tasse aeroportuali, delle imposte sul trasporto aereo e delle tariffe per il controllo del traffico. Le rotte giudicate meno redditizie vengono eliminate, la capacità spostata verso scali con costi operativi più bassi come Malta, Budapest e Marrakech. I Paesi colpiti dalla revisione sono cinque:
Per chi viaggia dall’Italia, il taglio delle rotte europee di Ryanair riduce le opzioni di collegamento verso alcune destinazioni, anche se gli scali italiani — per il momento — restano fuori dalla lista dei tagli strutturali.
Dal 4 aprile Air BP Italia, uno dei principali fornitori di cherosene negli scali nazionali, ha comunicato alle compagnie aeree una distribuzione contingentata del carburante negli aeroporti di Milano Linate, Bologna, Venezia e Treviso. La società ha emesso bollettini aeronautici (Notam) che fissano priorità nei rifornimenti: prima i voli sanitari e di Stato, poi le tratte con durata superiore a tre ore. Per tutti gli altri, il carburante viene erogato entro tetti massimi per aeromobile.
Il presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma, ha ricondotto le limitazioni all’intenso traffico del periodo pasquale e non direttamente al blocco dello Stretto di Hormuz, precisando che Fiumicino e Malpensa non hanno emesso bollettini restrittivi. Il gruppo Save, che gestisce gli scali veneti, ha chiarito che il problema riguarda un solo fornitore e che la gran parte dei vettori è rifornita da altri operatori. Il razionamento dovrebbe esaurirsi il 9 aprile, con l’arrivo dell’ultimo carico dal Golfo Persico.
Le prospettive per i mesi successivi dipendono dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Ryanair ha dichiarato che i fornitori possono garantire carburante fino a metà o fine maggio, ma ha avvertito che se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, la compagnia potrebbe cancellare tra il 5% e il 10% dei voli programmati tra maggio e luglio. Lufthansa ha segnalato problemi analoghi su alcuni scali asiatici.
Il costo del jet fuel è aumentato del 35% su base annua e il prezzo del Brent ha toccato i 106 dollari al barile, livelli che non si vedevano da oltre tre anni. I biglietti aerei per voli nazionali registrano già rincari del 37,8% su base annua, secondo i dati Istat di febbraio 2026.
A complicare il quadro, per venerdì 10 aprile è confermato lo sciopero dei controllori del traffico aereo, con possibili cancellazioni e modifiche di orario su tutte le compagnie che operano in Italia.
Le cancellazioni legate alla crisi del carburante potrebbero rientrare nelle circostanze eccezionali previste dal Regolamento UE 261/2004, escludendo il diritto alla compensazione pecuniaria (da 250 a 600 euro a seconda della tratta). Restano invece garantiti il rimborso in caso di cancellazione del volo o la riprotezione su un volo alternativo, oltre all’assistenza in aeroporto (pasti, comunicazioni, pernottamento). Per i tagli strutturali alle rotte Ryanair, la compagnia è tenuta a comunicare la cancellazione con almeno 14 giorni di anticipo, offrendo il cambio di data o il rimborso integrale del biglietto.
Per chi pianifica trasferte di lavoro o viaggi estivi, il consiglio è di verificare lo stato del volo sull’app della compagnia, valutare un’assicurazione di viaggio e conservare tutte le ricevute e comunicazioni in caso di disservizi.
Per molte PMI il problema principale non è legato al numero di vendite ma all’incassare bene e in tempi sostenibili. Bastano un cliente che paga in ritardo, una commessa importante con termini troppo lunghi o una fattura contestata, per mettere sotto pressione la liquidità , rallentare gli investimenti e complicare la gestione ordinaria.
Il rischio di credito non riguarda soltanto gli insoluti conclamati. Spesso il danno nasce prima, quando si accumulano ritardi di pagamento, scadenze troppo spinte, esposizioni sbilanciate su pochi clienti e incassi difficili da prevedere. In questi casi la prevenzione fa la differenza e analizzare prima, monitorare meglio e agire con metodo permette di proteggere il cash flow e di ridurre le tensioni finanziarie.
In questo scenario, la gestione del rischio di credito è diventata anche per le PMI una leva concreta per difendere il capitale circolante, migliorare il DSO, limitare gli insoluti e prendere decisioni commerciali più sicure.
Molte criticità nascono a monte, quando si accetta un nuovo cliente senza una valutazione adeguata, oppure si concedono condizioni di pagamento standard a prescindere dal profilo di rischio. È proprio in questa fase che il supporto di partner specializzati nella gestione del rischio credito può fare la differenza. Esistono strumenti come le inchieste commerciali che aiutano a raccogliere informazioni utili per valutare in modo più consapevole affidabilità , esposizione e tenuta del cliente nel tempo.
Valutare un’impresa prima di concedere credito commerciale significa vendere in modo più consapevole. Prima di approvare un ordine importante o concedere una dilazione lunga, una PMI deve verificare almeno alcuni elementi chiave quali affidabilità commerciale, storico dei pagamenti, struttura societaria, bilanci, esposizione finanziaria, eventuali pregiudizievoli, andamento del settore e solidità complessiva del cliente.
Facciamo un esempio concreto
Due aziende chiedono entrambe pagamento a 90 giorni. La prima ha una struttura finanziaria equilibrata, margini stabili e uno storico regolare. La seconda cresce velocemente, ma presenta tensioni di cassa, margini compressi e segnali di rallentamento nei pagamenti ai fornitori. Sulla carta la richiesta è la stessa, ma il rischio non lo è affatto. Applicare le stesse condizioni a entrambe significa esporsi a un rischio concreto.
Fare credit scoring e usare informazioni commerciali aggiornate aiuta una piccola e media impresa a decidere se concedere o meno il fido, limitare l’esposizione, chiedere pagamento anticipato o parziale, ridurre i termini di pagamento e monitorare il cliente con maggiore frequenza.
È proprio in questa fase che è importante il supporto di partner specializzati nella gestione del rischio credito, che aiutano le imprese a trasformare dati e informazioni in decisioni operative, rendendo la prevenzione degli insoluti una parte concreta del processo commerciale, non un controllo formale fatto all’ultimo minuto.
Non tutti i clienti che pagano tardi sono cattivi pagatori. Esistono però clienti che, per abitudine o per modello di gestione interna, tendono ad allungare sistematicamente i tempi d’incasso. Sono i cosiddetti long payers, aziende che magari pagano, ma lo fanno ben oltre le scadenze concordate. E per una PMI questo comportamento può pesare quasi quanto un insoluto.
Il problema è semplice: un cliente che paga a 120 giorni invece che a 60 assorbe liquidità , alza il fabbisogno finanziario, peggiora il DSO (Days Sales Outstanding), ossia il tempo medio di incasso delle fatture e costringe l’impresa a coprire con risorse proprie o credito bancario un ciclo di cassa troppo lungo. Il fatturato quindi cresce ma la tesoreria si indebolisce.
Per gestire questi clienti senza compromettere il rapporto commerciale serve una strategia precisa. La prima regola è distinguere tra cliente strategico e cliente solo voluminoso. Un cliente che porta fatturato ma peggiora il cash flow, erode marginalità e genera costi di gestione più alti potrebbe non essere così conveniente come sembra.
Alcune contromisure pratiche funzionano bene soprattutto nelle PMI:
Prendiamo il caso di una PMI manifatturiera che lavora con pochi clienti rilevanti. Se uno di questi porta il 25% del fatturato ma paga sistematicamente a 30 o 40 giorni oltre il concordato, il rischio non è solo finanziario, ma è anche di concentrazione. In questi casi serve un monitoraggio continuo e, se necessario, una rinegoziazione dei termini. Accettare tutto per paura di perdere il cliente spesso peggiora la dipendenza commerciale.
Uno degli errori più comuni nelle PMI è considerare il sollecito come l’ultima fase, da attivare quando la situazione è già degenerata. La gestione proattiva del credito comincia molto prima della scadenza e ha come obiettivo quello di farsi pagare nei tempi concordati senza rovinare la relazione con il cliente.
Un approccio efficace non si basa su telefonate improvvisate o email inviate solo quando la fattura è in forte ritardo. Funziona invece quando il processo è chiaro, costante e professionale.
Per esempio, può essere utile prevedere un promemoria prima della scadenza, soprattutto per importi rilevanti e una verifica preventiva che la fattura sia stata ricevuta, registrata e non presenti contestazioni. Da attivare subito anche un primo contatto in caso di scadenza superata, una sequenza di solleciti graduata, con tono corretto ma fermo e un’escalation definita per i casi ricorrenti o critici.
Il sollecito non deve essere percepito come uno scontro, ma come parte della relazione commerciale. Un cliente serio, anche quando ha un problema di tesoreria, apprezza interlocutori chiari, organizzati e coerenti. Il disordine, al contrario, favorisce ritardi, incomprensioni e promesse di pagamento che si trascinano per settimane.
Anche il linguaggio conta. Dire “Le scriviamo per verificare lo stato della fattura in scadenza†non è la stessa cosa che inviare un messaggio adirato dopo venti giorni di ritardo. La fermezza non esclude la qualità della relazione. Anzi, nelle PMI spesso la differenza sta proprio nella capacità di unire controllo del credito, customer relationship e tempestività d’azione.
In questa logica, strumenti di monitoraggio, informazioni aggiornate e processi strutturati aiutano l’impresa a prevenire l’accumulo di scaduti e a intervenire prima che il problema diventi finanziario o legale. Anche per questo la collaborazione con specialisti del settore può risultare utile non per irrigidire il rapporto con i clienti, ma per renderlo più sano, prevedibile e sostenibile nel tempo.
Ecco i passaggi concreti per mettere in sicurezza la liquidità aziendale delle PMI.
Proteggere la liquidità non significa chiudersi alle opportunità commerciali ma scegliere meglio a chi concedere credito, con quali condizioni e con quale livello di controllo. Oggi, per una PMI, la vera differenza non la fa solo il volume di fatturato, ma la capacità di trasformarlo in incassi regolari e sostenibili.
Serve un cambio di mentalità prima ancora che di strumenti, per passare da una gestione del credito improvvisata a una logica di prevenzione strutturata.
Ed è proprio su questo terreno che il supporto di operatori specializzati come Pouey International rappresenta non una spinta commerciale forzata, ma un aiuto operativo per prendere decisioni migliori, difendere il cash flow e costruire relazioni di business più solide.
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Articolo a cura di Pouey International, specialista europeo nella gestione e garanzia del rischio del credito commerciale per le imprese.
Nel 2026 la pensione agricola continua a richiedere una lettura diversa rispetto a molte altre carriere previdenziali, perché il diritto del bracciante agricolo si forma sulle giornate accreditate negli elenchi annuali e sull’incrocio fra contribuzione, retribuzione imponibile e canale di uscita. Le regole ordinarie restano ferme, l’INPS ha aggiornato aliquote, minimale e massimale, e il settore agricolo continua a muoversi fra disciplina generale e regole proprie.
Per i lavoratori agricoli dipendenti la pensione di vecchiaia si raggiunge a 67 anni con 20 anni di contributi. Restano aperte anche la deroga Amato con 15 anni di contributi, nei casi previsti dal decreto legislativo 503/1992, e la vecchiaia contributiva a 71 anni con almeno 5 anni di contribuzione effettiva.
Per la pensione anticipata ordinaria, fino al 31 dicembre 2026 il requisito resta fissato a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Nel lavoro agricolo questa anzianità contributiva viene poi tradotta nel conteggio giornaliero utile alla prestazione.
Nell’attuale quadro previdenziale si affiancano anche i canali agevolati destinati a categorie specifiche:
Nel lavoro agricolo il valore dell’anno previdenziale si misura sulle giornate utili. Ai fini della misura della pensione e della vecchiaia il riferimento è pari a 270 giornate annue di contribuzione effettiva, volontaria o figurativa. Ai fini della pensione anticipata il parametro scende a 156 giornate annue, cioè 52 settimane.
Anche i contributi figurativi richiedono una lettura puntuale. Quando sono espressi in settimane, l’accredito si traduce in 6 giornate per ciascuna settimana; inoltre le giornate eccedenti quota 270 possono essere riportate sull’anno successivo, purché in quell’anno risultino almeno 30 giornate effettive.
Nel 2026 ha assunto rilievo anche il trascinamento di giornate per i braccianti agricoli, richiamato dall’INPS per le annualità colpite da eventi calamitosi. Il meccanismo agisce sugli elenchi annuali e può rafforzare l’anzianità utile quando la maturazione del diritto si gioca su un numero limitato di giornate.
Per gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato, nel 2026 l’aliquota contributiva complessiva è pari al 30,50%, con una quota dell’8,84% a carico del lavoratore. Per le aziende agricole con processi produttivi di tipo industriale l’aliquota sale al 32,30%. Sul lavoro subordinato a tempo parziale il minimale contributivo orario è pari a 8,94 euro, mentre la contribuzione INAIL è fissata all’8,5%.
Il quadro aggiornato dei contributi agricoli 2026 e dei versamenti dovuti all’INPS riporta anche il massimale annuo della base contributiva e pensionabile, pari a 122.295 euro, e l’aliquota aggiuntiva dell’1% oltre 56.224 euro annui. Per i rapporti che coinvolgono piccola colonia e compartecipazione familiare valgono invece le regole dedicate all’accredito contributivo e alle retribuzioni convenzionali provinciali.
Nel 2026 il lavoro agricolo rientra ancora nelle vie di uscita previste dal sistema pensionistico. Restano accessibili la pensione anticipata ordinaria, la pensione contributiva a 64 anni, la pensione precoci per chi rientra nelle categorie ammesse, la pensione usuranti e l’APE Sociale prorogata al 31 dicembre 2026, che nel lavoro agricolo presenta profili specifici soprattutto quando entra in gioco la disoccupazione agricola.
Per Quota 103 e Opzione Donna il 2026 non ha introdotto alcuna proroga. Questi canali restano quindi spendibili solo nei casi in cui il diritto fosse già stato maturato entro le scadenze fissate dalla legge, cioè entro il 31 dicembre 2025 per Quota 103 ed entro il 31 dicembre 2024 per Opzione Donna. Nel settore agricolo l’attenzione si concentra quindi soprattutto sulle vie ordinarie e sui canali collegati a precocità contributiva, gravosità del lavoro e tutela sociale.
Il calcolo della pensione agricola segue gli stessi criteri generali validi per gli altri lavoratori iscritti all’INPS. Chi aveva almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 conserva il sistema retributivo fino al 31 dicembre 2011 e il contributivo per i periodi successivi; chi aveva meno di 18 anni ricade nel sistema misto; chi ha iniziato a versare dal 1° gennaio 1996 rientra nel contributivo puro.
Sulla misura finale dell’assegno incidono insieme retribuzioni imponibili, giornate accreditate, eventuali contributi figurativi e qualità della carriera contributiva. Nel lavoro agricolo ogni annualità pesa in modo diretto, perché la densità delle giornate utili orienta sia la maturazione del diritto sia la consistenza della pensione futura.
Il caso del bracciante agricolo con 40 anni di contributi mostra con chiarezza quanto il valore finale dell’assegno dipenda dalla struttura della carriera. Due posizioni con anzianità simile possono produrre importi diversi in presenza di giornate piene oppure discontinue, imponibili più o meno elevati, periodi figurativi e quote maturate nel retributivo o nel contributivo.
La verifica dell’estratto contributivo, delle giornate anno per anno e della simulazione personalizzata completa il controllo utile prima della domanda. Per i braccianti è lì che si vede la distanza fra anzianità formale, retribuzione pensionabile e assegno effettivo, con una base più solida per valutare decorrenza, importo e canale di uscita più adatto.
La conversione del DL 42/2026 (il Decreto Carburanti-bis) mette il sigillo definitivo sulla “disgraziata” gestione dei fondi per la Transizione 5.0. Il provvedimento sana la posizione delle imprese rimaste in sospeso dopo l’esaurimento del plafond iniziale, garantendo il riconoscimento dell’89,77% del credito d’imposta richiesto. Questa dotazione trasforma le prenotazioni telematiche in certezze contabili, coprendo i piani di investimento industriale avviati nel corso dell’ultimo semestre.
La concessione della quota poco sotto il 90% nasce da una manovra di recupero delle risorse non utilizzate in altre linee di incentivo. Il Governo ha scelto il Decreto Carburanti-bis come contenitore normativo per integrare le coperture finanziarie necessarie a soddisfare quasi la totalità delle domande pendenti.
Inserendo il nuovo riparto all’interno di un provvedimento che regola anche i mercati energetici e le accise sui consumi, l’esecutivo assicura una stabilità che va oltre la gestione ministeriale delle graduatorie.
Le aziende possono ora pianificare la messa in esercizio dei beni digitali e sostenibili con la sicurezza di poter accedere a una quota di beneficio definita per legge.
Oltre alla gestione del plafond principale, il Decreto 42/2026 introduce misure per ridurre l’incidenza dei costi burocratici sulle Piccole e Medie Imprese. La norma prevede rimborsi diretti per le spese tecniche sostenute in fase di perizia:
La fruizione di tali benefici è previsto anche per le imprese non soggette per obbligo statutario alla revisione legale dei conti.
Mentre si definisce il quadro della nuova agevolazione, le imprese devono gestire anche i termini di compensazione per i crediti d’imposta beni produttivi al 50% maturati nelle finestre precedenti. La norma impone infatti l’utilizzo delle quote spettanti entro la scadenza del 31 dicembre 2026, pena la perdita del beneficio o la necessità di procedure di recupero.
È necessario anche verificare la capienza del modello F24 e che le comunicazioni telematiche all’Agenzia delle Entrate siano complete. Il mancato rispetto di questo termine perentorio condiziona la strategia di rientro degli investimenti, specialmente per chi intende cumulare le vecchie linee di incentivo con i flussi derivanti dal riparto della Transizione 5.0.