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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Green Economy
Eni for 2025: il modello satellitare accelera la transizione energetica di Eni
Eni ha pubblicato Eni for 2025 – A Just Transition, il report volontario di sostenibilità giunto alla sua ventesima edizione. Il documento illustra i risultati raggiunti […]

Eni ha pubblicato Eni for 2025 – A Just Transition, il report volontario di sostenibilità giunto alla sua ventesima edizione. Il documento illustra i risultati raggiunti nel corso dell’anno e le azioni intraprese verso una transizione energetica che sia concretamente vantaggiosa per persone e territori. Per le imprese che operano nella filiera energetica o che guardano alla sostenibilità come leva strategica, il report offre un quadro dettagliato di come un grande gruppo industriale stia ridisegnando il proprio modello di business.

Il modello satellitare: separare i business per accelerarli

Il dato più rilevante dal punto di vista industriale è la conferma dei risultati del modello satellitare, che Eni utilizza per valorizzare i propri business in transizione creando società dedicate con governance e capitali propri. Il principio è semplice ma potente: scorporare le attività ad alto potenziale di crescita in entità autonome permette di attrarre capitali specializzati, aumentare la focalizzazione operativa e accelerare il raggiungimento degli obiettivi senza diluire le risorse del gruppo madre.

L’esempio più recente è la costituzione nel 2025, in joint venture con il fondo di private equity GIP, della società satellite dedicata alla Carbon Capture & Storage (CCS), che valorizzerà i progetti di cattura e stoccaggio del COâ‚‚ dell’intero portafoglio Eni. Un modello già applicato con successo a Plenitude (rinnovabili e retail energetico) ed Enilive (biocarburanti), e che il report 2025 certifica come fattore strategico per attrarre capitali dedicati, valorizzare i singoli business e accelerarne la crescita.

I risultati del 2025

I numeri del report confermano la solidità dell’approccio. Plenitude ha raggiunto 5,8 GW di capacità rinnovabile installata, con una crescita del +41% rispetto al 2024, proseguendo verso il target di 15 GW al 2030. Ha inoltre avviato in Texas il suo più grande impianto di stoccaggio a batterie, con una capacità di 200 MW. Enilive ha invece espanso la capacità di bioraffinazione con tre nuove bioraffinerie e due ulteriori progetti in Italia e all’estero, puntando a raggiungere entro il 2030 i 5 milioni di tonnellate di capacità di lavorazione (dagli attuali 1,65 milioni) per la produzione di biocarburanti HVO e SAF.

Sul fronte emissioni, le emissioni nette di gas a effetto serra dell’Upstream sono diminuite del 31% rispetto al 2024 e del 68% rispetto alla baseline 2018, in linea con l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette Scope 1+2 dell’Upstream entro il 2030.

Innovazione e persone

Nel 2025 Eni ha investito oltre 460 milioni di euro in ricerca e sviluppo, open innovation e tecnologie di frontiera, con focus su fusione a confinamento magnetico, supercalcolo, bioraffinazione, riciclo chimico delle plastiche e CCS. Sul fronte sociale, 81 milioni di euro sono stati destinati a progetti di sviluppo locale in accesso all’energia, all’acqua e ai servizi sanitari, raggiungendo circa 3 milioni di persone nei Paesi di operatività. L’azienda si è classificata al primo posto nel Corporate Human Rights Benchmark e ha ottenuto la certificazione per la parità di genere UNI PdR 125:2022.

Il report completo è disponibile per il download sul sito Eni: scarica Eni for 2025 – A Just Transition. È possibile inoltre navigare lo speciale online.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 15:40:54 +0000
Sentenze Cassazione
Lavoro stagionale, la Cassazione boccia il tetto alle proroghe
I contratti stagionali a termine non hanno durata massima e quindi non si applica nemmeno il tetto delle cinque proroghe: la sentenza.

La Cassazione, con sentenza n. 11269/2026, chiarisce che il lavoro stagionale non è soggetto al tetto massimo di proroghe laddove l’attività sia realmente tale e già esclusa dal limite generale di durata. Per legge, infatti, su queste assunzioni il limite numerico alle proroghe non opera come nei normali rapporti a termine. Per imprese del turismo, agricoltura, commercio e servizi legati ai picchi periodici, la pronuncia comporta che la reiterazione dei rapporti a termine con carattere di comprovata stagionalità non configura il rischio di conversione in contratto stabile.

Proroghe libere nei contratti stagionali

Il principio fissato dalla Cassazione riguarda i rapporti a tempo determinato per attività stagionali. Secondo i giudici, se il contratto stagionale è escluso dal limite massimo di durata previsto per i contratti a termine ordinari, resta fuori anche dalla regola che collega quel limite al numero massimo di proroghe. Nel caso trattato, la Corte fa riferimento alla disciplina del DLgs. 81/2015 nel testo anteriore al Decreto Dignità (che prevedeva il tetto di cinque proroghe in 36 mesi); il principio vale però anche con la disciplina attuale, che mantiene lo stesso schema: durata massima del rapporto a termine, numero massimo di proroghe e conversione se il limite viene superato.

La differenza con i contratti a termine ordinari

Per il contratto a tempo determinato ordinario, la disciplina attuale consente la proroga, con il consenso del lavoratore, quando la durata iniziale è inferiore a 24 mesi e comunque per un massimo di quattro volte nell’arco di 24 mesi. Se il numero delle proroghe supera il tetto previsto, il rapporto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.

Nel lavoro stagionale, invece, la ripetizione dell’attività dipende dal ciclo produttivo o commerciale ed il bisogno aziendale può tornare ogni anno o più volte nell’anno senza perdere la propria natura stagionale.

Lavoro stagionale fuori dal limite numerico

Il nodo giuridico della sentenza è l’articolo 19, comma 2, del D.Lgs. 81/2015. Questa norma esclude i contratti stagionali a norma dal limite massimo di durata applicabile alla generalità dei contratti a termine. Da qui nasce il ragionamento della Cassazione: la disciplina sulle proroghe è costruita sul presupposto che esista un tetto massimo di durata. Se quel tetto manca per espressa previsione di legge, la regola sul numero massimo delle proroghe perde il proprio aggancio sistematico.

La Corte non concede però una libertà indistinta a qualsiasi rapporto formalmente definito stagionale. Il datore di lavoro deve poter dimostrare che l’attività rientra nelle ipotesi stagionali riconosciute dalla legge o dalla contrattazione collettiva.

Attività stagionali, basi giuridiche e contrattuali

Per usare correttamente il contratto stagionale serve una base giuridica riconoscibile. Le attività possono essere quelle individuate dal DPR 1525/1963 oppure quelle previste dai contratti collettivi applicabili, secondo la disciplina richiamata dal DLgs. 81/2015.

La stagionalità deve riguardare anche l’attività svolta e le mansioni affidate al lavoratore. Una semplice scelta organizzativa dell’impresa, o una maggiore convenienza nella gestione del personale, non basta a rendere stagionale un rapporto a termine.

Il contratto può dunque reggere solo se la stagione ha una base oggettiva, documentabile e coerente con l’attività produttiva o commerciale dell’azienda.

Disciplina coerente su rinnovi e proroghe

I contratti stagionali godono di un trattamento specifico anche sui rinnovi. Per questi rapporti non opera la regola dello stop and go, cioè l’intervallo obbligatorio tra un contratto a termine e il successivo.

La Cassazione valorizza proprio questa coerenza interna. Sarebbe irragionevole ammettere rinnovi liberi anche senza soluzione di continuità e, nello stesso tempo, bloccare il rapporto per il solo superamento del numero di proroghe previsto per i contratti a termine ordinari. Il chiarimento aiuta a distinguere i due diversi istituti contrattuali:

  • il rinnovo apre un nuovo contratto dopo la scadenza del precedente;
  • la proroga sposta in avanti il termine dello stesso contratto.

Nei rapporti stagionali entrambi gli strumenti vanno letti alla luce della natura dell’attività.

Causali e proroghe dopo il Decreto Dignità

La sentenza riguarda il testo precedente al Decreto Dignità, però richiama anche la modifica introdotta nel 2018, che ha reso più esplicita la disciplina dei contratti stagionali, che oggi possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza delle condizioni richieste per i contratti a termine ordinari oltre i primi dodici mesi. Nei rapporti stagionali, la causale è la stessa stagionalità dell’attività, che giustifica il ricorso al termine.

Se però il datore di lavoro utilizza il contratto stagionale per esigenze continuative, deve dimostrare la qualificazione reale del rapporto.

Infografica delle regole sui contratti stagionali

Documenti aziendali da conservare

Il datore di lavoro deve quindi poter ricostruire la ragione stagionale del rapporto, la base collettiva o normativa utilizzata e la coerenza tra mansioni, periodo di assunzione e ciclo produttivo. Prima di prorogare un contratto stagionale deve verificare:

  • che l’attività rientri tra quelle stagionali previste dalla legge o dal contratto collettivo applicato;
  • che le mansioni assegnate al lavoratore siano coerenti con il fabbisogno stagionale dichiarato;
  • che il contratto richiami in modo corretto la ragione stagionale del rapporto;
  • che proroghe e rinnovi siano tracciati con date, comunicazioni e documenti coerenti;
  • che il ricorso al lavoro stagionale non copra esigenze aziendali continuative;
  • che eventuali diritti di precedenza siano gestiti secondo la disciplina applicabile.

La sentenza rafforza la flessibilità dello strumento, ma rende ancora più decisiva la prova della stagionalità effettiva. In caso di contenzioso, non basta il nome del contratto: contano attività svolta, periodo, mansioni e fonti collettive o normative richiamate.

Effetti per turismo, agricoltura e attività con picchi periodici

La pronuncia interessa soprattutto i settori in cui il lavoro stagionale è parte stabile dell’organizzazione produttiva. Turismo, stabilimenti balneari, agricoltura, commercio nei periodi di punta e servizi legati a eventi o cicli ricorrenti sono i contesti in cui la necessità di proroghe emerge con maggior frequenza. Per questi comparti, la sentenza offre una sponda interpretativa favorevole alla continuità dei rapporti stagionali. La libertà sulle proroghe, tuttavia, resta agganciata alla natura dell’attività e alla corretta classificazione del rapporto.

Il principio è chiaro: il contratto stagionale è più flessibile del contratto a termine ordinario, ma richiede una stagionalità vera, documentata e difendibile davanti al giudice.

Somministrati e stagionali con regole diverse

Il principio della Cassazione riguarda solo i contratti a termine stagionali e non l’intera area dei rapporti flessibili. La somministrazione di lavoro a termine segue regole proprie, anche quando viene utilizzata per far fronte a picchi produttivi o esigenze temporanee. Per le aziende che alternano le assunzioni stagionali dirette, la somministrazione e i contratti a termine ordinari, la distinzione è rilevante. Ogni strumento ha limiti, causali, obblighi e rischi diversi, che vanno valutati prima di scegliere la forma contrattuale.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 14:28:06 +0000
Mondo del Lavoro
Professioni AI: arrivano i 12 profili UNI per imprese e mercato del lavoro
La UNI 11621-8:2026 definisce dodici ruoli dell’intelligenza artificiale, dal Chief AI Officer alla ricerca, per imprese, PA e formazione.

La norma UNI 11621-8:2026 mette ordine nel mercato delle professioni legate all’intelligenza artificiale e introduce una mappa nazionale dei ruoli che partecipano alla progettazione, allo sviluppo, all’integrazione e alla supervisione dei sistemi AI. Il nuovo standard, pubblicato il 30 aprile 2026, individua dodici profili e li collega a responsabilità, competenze e indicatori di risultato. Per imprese, pubbliche amministrazioni, enti di formazione e organismi di certificazione diventa un riferimento tecnico in un momento in cui l’AI Act impone conoscenze riconoscibili lungo tutta la catena del valore.

Profili professionali AI nella serie UNI 11621

La UNI 11621-8:2026 fa parte della serie dedicata alle attività professionali non regolamentate in ambito ICT. La nuova sezione è centrata sui profili di ruolo relativi all’intelligenza artificiale e utilizza la metodologia già prevista dalla UNI 11621-1, in coerenza con l’e-Competence Framework europeo.

La norma riguarda le figure che partecipano alla progettazione, allo sviluppo, all’integrazione e alla gestione dei sistemi di intelligenza artificiale. Per ciascun profilo definisce missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità e indicatori di prestazione, rendendo più chiare le responsabilità in un settore dove le job description aziendali sono spesso poco omogenee.

AI Act e Legge sull’AI impongono competenze certificate

La norma si colloca nello scenario definito dal Regolamento europeo in materia: l’AI Act richiede infatti che i sistemi siano sviluppati, gestiti e utilizzati da soggetti dotati di competenze adeguate al ruolo svolto e al contesto di applicazione. In questo quadro, lo standard UNI offre una base tecnica per costruire team, percorsi di formazione, valutazioni interne e certificazioni. La Legge 132/2025 sull’Intelligenza Artificiale si pone su un piano parallelo, disciplinando alfabetizzazione, formazione e certificazione delle competenze.

Non a caso, nel mercato del lavoro, le richieste di competenze AI negli annunci di lavoro sono cresciute rapidamente e non riguardano soltanto sviluppatori o data scientist ma anche funzioni manageriali, HR, marketing, prodotto e compliance.

I dodici profili individuati dalla norma

La UNI 11621-8:2026 individua dodici profili professionali AI, coprendo governo strategico, consulenza, prodotto, prompt, algoritmi, dati, sicurezza, machine learning, linguaggio naturale e ricerca scientifica. I ruoli previsti dallo standard sono:

  • il Chief AI Officer presidia la strategia sull’intelligenza artificiale e coordina scelte, responsabilità e governo dei sistemi AI nell’organizzazione;
  • l’AI Consultant supporta imprese e PA nella valutazione dei casi d’uso, nella scelta delle soluzioni e nella costruzione dei percorsi di adozione;
  • l’AI Product Manager collega obiettivi di business, requisiti tecnici, utenti e sostenibilità del prodotto basato su intelligenza artificiale;
  • l’AI Prompt Engineer progetta, testa e migliora le istruzioni usate per far lavorare sistemi generativi e modelli linguistici;
  • l’AI Algorithm Engineer sviluppa algoritmi e soluzioni di calcolo per applicazioni di intelligenza artificiale;
  • l’AI Deep Learning Engineer lavora su reti neurali profonde e modelli ad alta complessità per riconoscimento, previsione e automazione avanzata;
  • l’AI Data Engineer costruisce e mantiene le pipeline di dati necessarie ad alimentare sistemi e modelli AI;
  • l’AI Data Scientist analizza dati, costruisce modelli, interpreta risultati e traduce evidenze quantitative in decisioni aziendali;
  • l’AI Security Specialist presidia rischi, vulnerabilità, protezione dei sistemi e sicurezza delle applicazioni AI;
  • l’AI Machine Learning Engineer sviluppa, addestra e mette a punto modelli di apprendimento automatico per casi d’uso aziendali e industriali;
  • l’AI Natural Language Processing Engineer lavora su sistemi che elaborano linguaggio naturale, testo, conversazioni e contenuti generati o interpretati da macchine;
  • l’AI Research Scientist sviluppa ricerca avanzata, sperimenta nuovi modelli e contribuisce all’evoluzione scientifica delle tecnologie AI.

Dalla governance alla ricerca scientifica

La struttura dei profili mostra che l’intelligenza artificiale non viene trattata solo come materia tecnica. La parte alta della filiera comprende le competenze decisionali tra governance, responsabilità e adozione con ruoli come Chief AI Officer, AI Consultant e AI Product Manager.

Il secondo livello riguarda la progettazione delle soluzioni. Qui rientrano prompt, algoritmi, machine learning, deep learning e linguaggio naturale, cioè le competenze che trasformano un’esigenza aziendale in un sistema AI utilizzabile, valutabile e migliorabile.

Il terzo livello presidia dati, sicurezza e ricerca. AI Data Engineer, AI Data Scientist, AI Security Specialist e AI Research Scientist coprono qualità informativa, protezione, analisi e innovazione, quattro aree decisive per evitare che l’adozione dell’AI resti un esperimento isolato.

Chief AI Officer e responsabilità aziendale

Il profilo del Chief AI Officer è quello più vicino alla governance dell’organizzazione. Non coincide con il tecnico che sviluppa modelli né con il manager che compra strumenti software. È piuttosto la figura chiamata a presidiare strategia, responsabilità, coerenza dei sistemi AI e rapporto tra innovazione, rischio e regole.

Per le imprese, il profilo è utile quando l’intelligenza artificiale entra in più funzioni aziendali. In quel caso serve una regia capace di coordinare prodotto, dati, sicurezza, compliance, formazione interna e misurazione dei risultati. Anche molte PMI usano strumenti AI ma l’integrazione nei processi resta spesso fragile senza figure specializzate. La norma UNI può aiutare a distinguere tra uso occasionale di strumenti generativi e adozione sistemica, con la costruzione di competenze aziendali riconoscibili.

Product, prompt e consulenza nella filiera AI

L’AI Product Manager presidia il prodotto o servizio basato su intelligenza artificiale, traducendo necessità del mercato, bisogni degli utenti e requisiti tecnici in scelte di sviluppo. È un ruolo ponte tra direzione, team tecnici, legali, sicurezza e clienti interni o esterni.

L’AI Prompt Engineer lavora invece sul rapporto tra persone e modelli generativi. La sua attività non consiste nel formulare richieste estemporanee, ma nel costruire istruzioni, verifiche, catene di prompt e controlli di qualità capaci di rendere più affidabile l’uso dei sistemi.

L’AI Consultant affianca organizzazioni che devono scegliere dove applicare l’intelligenza artificiale, quali rischi valutare, quali processi rivedere e quali competenze sviluppare. Per imprese senza team interni maturi, questa figura può diventare il primo filtro tra tecnologia disponibile e investimenti sostenibili.

I tecnici AI che operano su dati e modelli

La norma distingue le professionalità che lavorano sui dati da quelle che progettano e addestrano modelli. L’AI Data Engineer prepara infrastrutture, basi dati e flussi informativi; l’AI Data Scientist analizza i dati, costruisce modelli e interpreta i risultati.

Gli ingegneri di algoritmo, machine learning e deep learning coprono invece la parte più tecnica della costruzione dei sistemi. L’AI Machine Learning Engineer sviluppa modelli di apprendimento automatico, mentre l’AI Deep Learning Engineer lavora su reti neurali e architetture più complesse.

L’AI Natural Language Processing Engineer ha un ruolo centrale nelle applicazioni che trattano testi, documenti, assistenti virtuali, motori semantici, customer care automatizzato e sistemi di generazione o classificazione dei contenuti.

Sicurezza AI e protezione dei sistemi

Lo standard dedica un profilo specifico alla sicurezza. L’AI Security Specialist presidia rischi legati a modelli, dati, input, output, accessi, manipolazioni e vulnerabilità. La crescita dell’AI generativa rende questa figura sempre più vicina a cybersecurity, privacy, risk management e continuità aziendale. Nel caso dei sistemi AI, entrano in gioco anche affidabilità delle risposte, esposizione a manipolazioni, uso improprio dei modelli e protezione delle informazioni trattate.

Per le imprese soggette all’AI Act o impegnate in processi di adeguamento, la presenza di competenze di sicurezza AI può aiutare a documentare scelte, controlli e responsabilità lungo il ciclo di vita dei sistemi.

Ricerca, formazione e certificazione delle competenze

L’AI Research Scientist rappresenta il profilo più vicino alla ricerca avanzata. Lavora su nuovi modelli, metodi, architetture e sperimentazioni scientifiche, alimentando la parte più innovativa dell’ecosistema AI. La norma si rivolge anche a università, ITS Academy, enti formativi e organismi di certificazione. L’obiettivo è costruire percorsi più allineati alle figure richieste dal mercato e rendere più chiara la valutazione delle competenze.

La mappa per imprese e pubbliche amministrazioni

L’adozione dell’AI sta già entrando nel confronto tra Governo, imprese e parti sociali, anche attraverso l’Osservatorio italiano sull’intelligenza artificiale. Ecco perchè, per imprese e PA, la UNI 11621-8:2026 può essere usata per costruire organigrammi, piani di assunzione, gare, percorsi formativi, incarichi consulenziali e criteri di valutazione.

Il vantaggio è avere una terminologia professionale condivisa, meno dipendente da etichette commerciali o titoli aziendali improvvisati. Nel pubblico, la norma può aiutare anche a scrivere fabbisogni professionali più chiari per progetti AI, appalti digitali e percorsi di trasformazione. Nel privato, può orientare selezione del personale, piani di reskilling e valutazione dei fornitori.

Checklist per lo standard in azienda

La norma UNI non suggerisce ad ogni impresa di assumere dodici figure diverse ma offre una griglia per capire quali competenze servono quando un sistema AI entra nei processi aziendali. Prima di avviare o riorganizzare progetti AI, l’impresa dovrebbe verificare:

  • quali sistemi di intelligenza artificiale sono già usati nei reparti aziendali;
  • quali ruoli interni presidiano dati, modelli, sicurezza, prodotto e responsabilità;
  • quali competenze sono già presenti e quali richiedono formazione o inserimenti dedicati;
  • quali fornitori esterni svolgono attività riconducibili ai profili della UNI 11621-8:2026;
  • quali attività AI richiedono documentazione, controlli e supervisione in chiave AI Act;
  • quali percorsi di certificazione possono rafforzare la qualificazione dei professionisti coinvolti.

Il valore dello standard sta nella possibilità di individuare le competenze reali in un mercato dove molti ruoli sono ancora descritti in modo fluido; la UNI 11621-8:2026 offre una base tecnica per capire chi fa che cosa e con quale responsabilità.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 13:46:21 +0000
Parità di genere
Incentivi alle assunzioni di donne: settori e professioni agevolabili nel 2026
Settori e professioni ad alta disparità di genere per gli incentivi 2026 alle assunzioni di donne: tabelle aggiornate, soglie Istat e requisiti nel decreto MLPS-MEF.

Per i bonus del DL 62/2026, alcune misure sono correlate all’elenco aggiornato dei settori e professioni ad alta disparità di genere utili per applicare gli incentivi alle assunzioni di donne. Il riferimento di legge è il decreto interministeriale del Ministero del Lavoro e del MEF con gli ambiti del settore privato in cui il divario occupazionale uomo-donna supera la soglia richiesta dalla normativa europea e nazionale per qualificare le lavoratrici come svantaggiate ai fini delle agevolazioni contributive.

Tra i comparti individuati figurano costruzioni e industria, trasporti e ICT, agricoltura e servizi, nei quali il gap di genere consente di programmare assunzioni agevolate se sono rispettati anche i requisiti della lavoratrice e della misura utilizzata.

Settori e professioni agevolabili per le assunzioni di donne

Il decreto individua, per l’anno 2026, i settori economici e le professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna superiore di almeno il 25% rispetto alla disparità media registrata in Italia. Il riferimento normativo è l’articolo 2, punto 4, lettera f), del Regolamento UE n. 651/2014, richiamato ai fini degli incentivi previsti dall’articolo 4, comma 11, della legge n. 92/2012. Le tabelle aggiornate si basano su elaborazioni Istat e, per le imprese, è il primo parametro per applicare le nuove agevolazioni del Decreto primo Maggio 2026 oppure gli incentivi ordinari disponibili in via strutturale. La media nazionale rilevata dall’Istat è pari al 9,3%. La soglia oltre la quale un settore o una professione rientra tra quelli ad alta disparità è quindi pari all’11,6%.

Gli elenchi del decreto rilevano solo per il settore privato e servono a verificare se l’assunzione di una donna priva di impiego regolarmente retribuito può accedere ai benefici contributivi previsto per legge.

Settori agevolabili per disparità di genere

La tabella A del decreto elenca i settori Ateco 2007 nei quali il tasso di disparità uomo-donna supera la soglia rilevante per il 2026.

Il divario più alto resta nelle costruzioni, seguite da industria estrattiva, acqua e gestione rifiuti, trasporto e magazzinaggio. Per il 2026, però, fanno il loro ingresso nelle tabelle anche ambiti con divari più contenuti rispetto ai settori tradizionalmente maschili. Nel nuovo elenco dei settori compare ad esempio anche il comparto delle attività culturali, sportive e di intrattenimento, che supera di poco la soglia minima, con un tasso di disparità pari all’11,7%.

Settore Tasso di disparità
Costruzioni 80,2%
Industria estrattiva 72,4%
Acqua e gestione rifiuti 65,7%
Trasporto e magazzinaggio 56,4%
Agricoltura 49,8%
Industria manifatturiera 44,0%
Industria energetica 43,4%
Informazione e comunicazione 35,2%
Servizi generali della PA 28,8%
Attività culturali, sportive e di intrattenimento 11,7%

Il dato fotografa la distribuzione degli occupati dipendenti per attività economica e sesso. Nelle costruzioni, ad esempio, gli uomini rappresentano il 90,1% degli occupati dipendenti e le donne il 9,9%; nell’industria estrattiva il rapporto è 86,2% contro 13,8%.

Professioni agevolabili per divario di genere

La tabella B individua le professioni CP2021 che superano la soglia 2026. I valori più alti riguardano mansioni tecniche, operaie, militari, industriali e di sicurezza, dove la componente femminile resta molto bassa.

Professione Tasso di disparità
Artigiani e operai metalmeccanici specializzati e installatori e manutentori di attrezzature elettriche ed elettroniche 96,0%
Artigiani e operai specializzati dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici 95,2%
Conduttori di veicoli, di macchinari mobili e di sollevamento 94,0%
Sergenti, sovraintendenti e marescialli delle forze armate 92,2%
Truppa delle forze armate 88,0%
Ufficiali delle forze armate 87,7%
Professioni qualificate nei servizi di sicurezza 74,0%
Conduttori di impianti industriali 67,2%
Professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione 65,5%
Agricoltori e operai specializzati dell’agricoltura, delle foreste, della zootecnia, della pesca e della caccia 64,9%
Specialisti nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione 60,6%
Ingegneri, architetti e professioni assimilate 58,6%
Professioni non qualificate nella manifattura, nell’estrazione di minerali e nelle costruzioni 57,0%
Professioni non qualificate nell’agricoltura, nella manutenzione del verde, nell’allevamento, nella silvicoltura e nella pesca 55,4%
Imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende 48,7%
Artigiani e operai specializzati della meccanica di precisione, dell’artigianato artistico, della stampa e assimilati 47,6%
Operatori di macchinari fissi in agricoltura e nella industria alimentare 40,2%
Operai semiqualificati di macchinari fissi per la lavorazione in serie e operai addetti al montaggio 40,1%
Imprenditori e responsabili di piccole aziende 37,2%
Specialisti in scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali 19,7%
Artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, del legno, del tessile, dell’abbigliamento, delle pelli, del cuoio e dell’industria dello spettacolo 19,2%
Professioni non qualificate nel commercio e nei servizi 18,0%
Membri dei corpi legislativi e di governo, dirigenti ed equiparati della PA, magistratura, sanità, istruzione, ricerca e organizzazioni nazionali e sovranazionali 13,4%

Rispetto al vecchio elenco, restano in testa le attività metalmeccaniche, edili, estrattive e di conduzione mezzi, ma rientrano anche profili legati a ICT, ingegneria, scienze matematiche e naturali, piccola impresa e professioni non qualificate nel commercio e nei servizi.

Gli incentivi per chi assume

Le tabelle allegate al decreto servono a individuare gli ambiti nei quali può applicarsi l’incentivo per l’assunzione di donne svantaggiate, quando sono rispettati anche gli altri requisiti previsti dalla legge. La definizione europea di “lavoratore svantaggiato” richiede che il soggetto appartenga al genere sotto-rappresentato nel settore o nella professione considerata. Nelle tabelle 2026 il divario è costruito sulla minore presenza femminile, perché gli ambiti elencati sono caratterizzati da una quota di occupate inferiore a quella maschile.

Sgravi contributivi per lavoratrici svantaggiate

Il datore di lavoro deve distinguere tra incentivo ordinario ex legge 92/2012 e misure temporanee di esonero contributivo introdotte o prorogate da provvedimenti successivi. La differenza è rilevante perché cambiano percentuale di sgravio, durata, condizioni di accesso, compatibilità e procedure di richiesta.

Per l’incentivo ordinario previsto dalla legge n. 92/2012, la misura consiste nella riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro. La durata varia in base al tipo di assunzione: 12 mesi per il contratto a tempo determinato e 18 mesi per il contratto a tempo indeterminato o per la trasformazione a tempo indeterminato. Le categorie agevolabili comprendono:

  1. donne con almeno 50 anni di età e disoccupate da oltre 12 mesi;
  2. donne di qualsiasi età, residenti in aree svantaggiate e prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
  3. donne di qualsiasi età, impiegate in professioni o settori con elevata disparità di genere e prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
  4. donne di qualsiasi età, ovunque residenti, prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi.

La tabella incide in particolare sulla terza categoria, perché consente di verificare se il settore o la professione dell’assunzione rientra tra quelli caratterizzati da elevata disparità uomo-donna. Di norma, donne di qualsiasi età prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

I bonus assunzione donne del Decreto Primo Maggio 2026 possono richiedere condizioni diverse a seconda della misura applicata, della tipologia di lavoratrice, dell’area geografica, della durata del rapporto e dell’eventuale incremento occupazionale richiesto. Per le donne in ambiti e settori svantaggiati, il periodo di disoccupazione richiesta è di 12 mesi.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 13:28:16 +0000
Made in Italy
Marchio IGP artigianali e industriali: regole e procedura dal 7 maggio 2026
Dal 7 maggio 2026, le imprese possono attivare la tutela UE per ceramica, vetro, tessile e altri prodotti artigianali e industriali connessi al made in Italy: domanda UIBM, disciplinare e controlli.

Dal 7 maggio 2026 è in vigore in Italia il decreto per la tutela europea delle IGP per prodotti artigianali e industriali. Il sistema, finora associato soprattutto all’agroalimentare, si apre ora anche a ceramica, vetro artistico, tessile, metalli, pietra, legno, gioielli e altre produzioni legate a un territorio.Le imprese che vogliono cogliere questa nuova opportunità devono avviare una procedura che prevede un iter in più fasi, tra domanda collettiva, disciplinare, documenti tecnici, verifica nazionale e successivo esame europeo.

IGP artigianali e industriali con tutela europea

Il DLgs 2 aprile 2026, n. 51 adegua l’ordinamento italiano al Regolamento UE 2023/2411 sulle IGP per prodotti artigianali e industriali. Il nuovo titolo di proprietà industriale protegge le denominazioni di prodotti il cui valore dipende dal legame con una zona geografica determinata. La tutela riguarda prodotti non alimentari con una reputazione, una qualità o una caratteristica riconducibile all’origine territoriale. Almeno una fase della produzione deve svolgersi nell’area geografica indicata, secondo le regole fissate nel disciplinare di produzione.

I prodotti ammessi alla registrazione IGP

Il decreto si applica a un’ampia gamma di produzioni artigianali e industriali a radicamento geografico. Per ottenere il riconoscimento, il prodotto deve essere originario di un luogo, regione o paese determinato, con almeno una fase della produzione svolta nell’area geografica di riferimento. I comparti coperti dal Regolamento UE comprendono:

  • oggetti in legno e in vetro, comprese eccellenze come il vetro di Murano;
  • gioielli, posate e articoli in metallo pregiato con identità territoriale;
  • tessuti, pizzi e merletti di produzione locale tradizionale;
  • porcellana e ceramica, tra cui le produzioni di Caltagirone e Vietri sul Mare;
  • cuoi, pelli e pietre naturali lavorate;
  • strumenti musicali di tradizione manifatturiera locale.

Chi può avviare la domanda di registrazione

L’iter non nasce dalla singola impresa isolata, salvo i casi ammessi dalla disciplina europea. La richiesta viene presentata in genere da un’associazione di produttori che rappresenta la filiera del prodotto e l’area geografica interessata. Prima del deposito serve quindi una fase preparatoria tra imprese, consorzi, associazioni e territori. Occorre definire il prodotto da proteggere, delimitare l’area geografica, ricostruire la reputazione del nome e stabilire regole produttive verificabili.

La procedura di registrazione UIBM

La Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (DGPI-UIBM) del MIMIT è l’autorità competente per l’intera fase nazionale. Le domande devono essere presentate dalle associazioni di produttori tramite il portale di deposito telematico dell’UIBM, corredate da: disciplinare di produzione (art. 9 del Regolamento), documento unico redatto sul modello allegato (art. 10) e documentazione di accompagnamento (art. 11), oltre all’imposta di bollo. Superata la verifica formale di ricevibilità e completezza, il fascicolo entra nell’esame di merito e nell’eventuale fase di opposizione nazionale. Se l’esito è positivo, la domanda viene trasmessa all’EUIPO, che decide sull’approvazione definitiva a livello europeo.

Domanda telematica al portale DGPI-UIBM

La fase nazionale passa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso la Direzione generale per la proprietà industriale – Ufficio italiano brevetti e marchi. Domande, istanze, atti, ricorsi e documenti devono essere presentati esclusivamente tramite il portale di deposito telematico della DGPI-UIBM.

Al momento del deposito, l’UIBM rilascia una ricevuta con numero di riferimento e data della domanda. Questo dato diventa il riferimento amministrativo dell’intera procedura, dalla verifica nazionale fino all’eventuale trasmissione all’EUIPO.

Disciplinare, documento unico e allegati tecnici

La domanda di registrazione deve contenere tre blocchi documentali. Il primo è il disciplinare di produzione, che descrive il prodotto, la zona geografica, le fasi produttive rilevanti, i requisiti da rispettare e il legame tra territorio e caratteristiche del bene.

Il secondo documento è il documento unico, redatto secondo il modello europeo. Serve a sintetizzare le informazioni essenziali della futura IGP e diventa la scheda di lettura del prodotto nella procedura nazionale ed europea.

Il terzo blocco comprende la documentazione di accompagnamento. In questa parte entrano gli elementi utili a dimostrare reputazione, radicamento produttivo, continuità storica, delimitazione geografica e coerenza tra denominazione richiesta e prodotto protetto.

Esame nazionale con parere delle Regioni

Dopo il deposito, la divisione competente verifica ricevibilità e completezza della domanda. La documentazione viene poi trasmessa alla Regione o alle Regioni nel cui territorio ricade la produzione, chiamate a esprimere un parere sui requisiti della registrazione.

Il parere regionale deve arrivare entro 45 giorni dalla trasmissione della documentazione. Decorso questo termine, l’UIBM può procedere anche senza risposta, valutando requisiti oggettivi, requisiti soggettivi, disciplinare, documento unico e documentazione allegata.

In caso di domanda incompleta o inesatta, il richiedente può completarla o rettificarla entro un termine perentorio di 60 giorni dalla comunicazione. Se i rilievi restano senza risposta, la procedura si chiude con il rifiuto della domanda.

Pubblicazione e opposizione entro due mesi

Quando la valutazione nazionale è positiva, la domanda viene pubblicata insieme al disciplinare nel Bollettino della DGPI-UIBM. Da quella pubblicazione decorre il termine per eventuali opposizioni.

I soggetti legittimati possono presentare opposizione entro due mesi. L’atto deve essere redatto in italiano e indicare la domanda contestata, i motivi dell’opposizione, la documentazione sull’interesse a intervenire e, quando il conflitto riguarda marchi anteriori, gli elementi identificativi dei segni coinvolti.

L’opposizione può riguardare, tra l’altro, conflitti con denominazioni, marchi o segni già esistenti, rischi di confusione e profili incompatibili con la protezione richiesta. La fase serve a evitare che una nuova IGP danneggi diritti anteriori o generi incertezza sul mercato.

Decisione nazionale e invio all’EUIPO

In assenza di opposizioni, oppure dopo la valutazione dell’opposizione, l’UIBM adotta la decisione nazionale. Se i requisiti risultano rispettati, la decisione favorevole viene pubblicata con il disciplinare e trasmessa al richiedente e alle Regioni interessate.

La fase nazionale non esaurisce la procedura. La domanda prosegue verso l’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale, che cura la fase di registrazione a livello europeo. La tutela nasce quindi da una doppia verifica: nazionale prima, europea poi.

Contro la decisione di accoglimento o rigetto si applicano le regole sui ricorsi previste dal Codice della proprietà industriale. Per le imprese, questo rende decisiva la qualità della documentazione iniziale, perché eventuali lacune possono rallentare o compromettere l’intero iter.

Nomi già protetti con finestra di 90 giorni

Il decreto prevede una disciplina specifica per i nomi già giuridicamente protetti o acquisiti con l’uso. I soggetti legittimati possono chiedere di avvalersi della protezione prevista dal regolamento europeo entro 90 giorni dall’entrata in vigore del DLgs 51/2026.

Per questi nomi, la procedura nazionale segue le regole ordinarie su domanda, esame e opposizione. In caso di esito positivo, la divisione competente comunica i nomi alla Commissione europea e all’EUIPO entro il 2 dicembre 2026.

La finestra interessa produzioni già riconosciute o radicate nel mercato nazionale. Per associazioni e imprese, il calendario è quindi stretto: occorre verificare subito se il nome già usato ha le caratteristiche per essere agganciato alla nuova tutela UE.

Controlli su disciplinare e prodotti in vendita

La registrazione non chiude il lavoro delle imprese. Il MIMIT-DGPI-UIBM è anche autorità competente per i controlli ufficiali sugli obblighi collegati alle IGP dei prodotti artigianali e industriali.

La verifica della conformità al disciplinare si basa sull’autodichiarazione del produttore. Ogni produttore è responsabile della completezza, coerenza e accuratezza delle informazioni dichiarate e deve poter fornire le prove necessarie in caso di controllo.

I controlli riguardano anche l’uso dei nomi registrati sul mercato, compreso il commercio elettronico. Per il monitoraggio, il MIMIT può avvalersi della collaborazione della Guardia di Finanza e può delegare alcune funzioni a organismi di certificazione.

Sanzioni su evocazioni, imitazioni e simbolo UE

Il decreto affianca alla procedura di registrazione un apparato sanzionatorio esteso. La contraffazione o alterazione di indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali entra nell’articolo 517-quater del Codice penale, con reclusione fino a due anni e multa fino a 20mila euro.

Sul piano amministrativo, le sanzioni coprono uso commerciale indebito, sfruttamento della reputazione, evocazione del nome protetto, indicazioni ingannevoli su confezioni, documenti, pubblicità e interfacce online. Le multe possono arrivare a 24mila euro nei casi più severi.

Le violazioni riguardano anche l’uso scorretto del simbolo UE, dell’indicazione geografica o dell’abbreviazione IGP. Sono comprese le condotte realizzate tramite nomi a dominio, vendite a distanza, e-commerce e merci in ingresso nel territorio doganale dell’Unione.

Checklist per imprese e associazioni di produttori

Prima di avviare la domanda, imprese e associazioni devono verificare se il prodotto ha davvero le caratteristiche per sostenere una registrazione IGP europea. Il lavoro preliminare è spesso più rilevante del deposito formale.

Le verifiche da svolgere prima della domanda sono:

  • ricostruire il legame tra prodotto, nome geografico e territorio di origine;
  • individuare le imprese interessate e costruire un soggetto richiedente rappresentativo;
  • delimitare l’area geografica in modo coerente con la produzione e la reputazione del prodotto;
  • redigere un disciplinare con regole produttive verificabili e non generiche;
  • preparare il documento unico secondo il modello europeo;
  • raccogliere prove storiche, commerciali e tecniche sulla reputazione del nome;
  • controllare marchi, denominazioni e segni anteriori potenzialmente in conflitto;
  • organizzare un sistema interno di autodichiarazioni e controlli sul rispetto del disciplinare.

Il disciplinare resta il cuore della procedura. Anche le misure di sostegno già varate negli anni scorsi erano rivolte alla sua predisposizione, perché senza una base tecnica solida la domanda rischia di fermarsi già nella fase nazionale o di diventare fragile davanti a opposizioni e controlli.

Indicazione geografica e richiamo all’artigianalità

La nuova IGP non va confusa con l’uso commerciale del termineartigianale”. La tutela geografica protegge il nome di un prodotto legato a un territorio; la disciplina sull’artigianalità riguarda invece l’uso di richiami ad artigianato e lavorazione artigiana da parte delle imprese. Un’impresa può essere iscritta all’albo artigiani senza avere una IGP così come una denominazione geografica può richiedere un disciplinare collettivo che supera la singola azienda. Le due regole possono però incrociarsi nella comunicazione commerciale, nel packaging e nelle schede prodotto.

Scadenza 2 dicembre per le tutele nazionali

C’è una finestra che le associazioni di produttori con protezioni nazionali preesistenti non possono ignorare. Ai sensi dell’art. 70 del Regolamento (UE) 2023/2411, entro il 2 dicembre 2026 la protezione nazionale specifica per le indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali cessa di avere effetto: le domande pendenti in sede nazionale si considerano non presentate se non accompagnate da una contestuale richiesta di registrazione UE. Le produzioni attualmente tutelate solo a livello italiano che non transitano nel nuovo sistema europeo entro tale data perdono ogni forma di protezione.

La tutela del Made in Italy territoriale

La nuova disciplina rafforza il Made in Italy territoriale fuori dall’agroalimentare. Per ceramiche, vetri, tessuti, pizzi, lavorazioni metalliche, pietre naturali, strumenti musicali e altre produzioni identitarie, l’IGP può diventare uno strumento di difesa del nome, selezione della filiera e riconoscibilità sui mercati europei. La tutela richiede regole scritte, prove documentali, responsabilità dei produttori e controlli successivi. Per questo l’iter va affrontato come una scelta collettiva di posizionamento industriale, non come una semplice pratica amministrativa.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 10:26:00 +0000
Sentenze Cassazione
Contributi INPS omessi: alle aziende sanzioni ridotte pagando nei termini
Dalla Cassazione una stretta sulle sanzioni ridotte per contributi INPS omessi a causa di contenziosi: sconto subordinato al pagamento nei termini.

Le Sezioni Unite della Cassazione intervengono su un tema molto sensibile per imprese, datori di lavoro e consulenti: i contributi previdenziali omessi a causa di un’incertezza interpretativa, la riduzione delle sanzioni INPS non è comunque sempre automatica. La sentenza n. 12155 del 30 aprile 2026 chiarisce che il regime agevolato è legato al pagamento nei termini fissati dall’ente impositore, anche quando il contrasto giurisprudenziale o amministrativo sull’obbligo contributivo non è ancora chiuso.

Regime sanzionatorio per omissioni contributive

La pronuncia interpreta il testo dell’articolo 116 antecedente alle modifiche introdotte dal Decreto PNRR del 2024, però si inserisce in un sistema oggi articolato. Dal 1° settembre 2024, in caso di omissione contributiva ordinaria, la sanzione civile è pari al tasso ufficiale di riferimento maggiorato di 5,5 punti, con tetto massimo al 40% dei contributi dovuti. Lo stesso sistema prevede strumenti di regolarizzazione più favorevoli quando il pagamento avviene spontaneamente o dopo accertamento nei termini indicati. La logica resta centrata sulla tempestività del versamento, che diventa decisiva anche nei casi di incertezza interpretativa.

Sanzioni ridotte solo con pagamento nei termini

Il principio fissato dalla Cassazione riguarda le sanzioni per contributi omessi nei casi in cui il mancato versamento derivi da oggettive incertezze sulla debenza della contribuzione. In queste situazioni l’articolo 116 della legge n. 388/2000 prevede un trattamento più favorevole rispetto al regime ordinario, a condizione che il datore di lavoro paghi entro il termine indicato dall’ente previdenziale. La Corte esclude però che il contribuente possa attendere la definizione finale del contrasto interpretativo per poi chiedere la riduzione delle sanzioni. Il termine fissato dall’INPS conserva efficacia anche durante il contenzioso o in presenza di orientamenti non allineati ai contributi dovuti.

Le condizioni di incertezza interpretativa

Per la riduzione delle sanzioni serve una incertezza oggettiva, legata a contrasti giurisprudenziali o amministrativi sulla ricorrenza dell’obbligo contributivo, poi riconosciuto in sede giudiziale o amministrativa. La Cassazione chiarisce però che questa incertezza è solo uno dei presupposti. L’altro requisito è il versamento della contribuzione entro il termine fissato dall’ente impositore. Senza questo adempimento, il regime agevolato sulle sanzioni non può essere riconosciuto.

Rispetto termini anche se contenzioso aperto

Il chiarimento più rilevante riguarda il momento in cui l’INPS può fissare il termine di pagamento. Secondo le Sezioni Unite, l’ente può indicarlo dopo aver verificato l’inadempimento, senza dover attendere il definitivo superamento del contrasto interpretativo.

La pendenza di un giudizio o di un contrasto amministrativo non sospende quindi la forza del termine assegnato. Il datore di lavoro che vuole accedere al regime sanzionatorio agevolato deve valutare il pagamento nei tempi indicati, anche quando intende continuare a contestare la pretesa contributiva.

Importo da versare per ottenere il beneficio

La sentenza contiene anche un chiarimento sulla somma da pagare. Quando l’incertezza riguarda solo una parte degli importi richiesti, il contribuente non perde il beneficio se versa, nel termine fissato dall’INPS, una somma almeno pari al debito contributivo poi accertato.

Questo significa che, se l’ente previdenziale pretende più importi e solo una parte viene poi riconosciuta come dovuta, l’accesso alla riduzione può restare aperto quando il pagamento tempestivo copre almeno la contribuzione risultata effettivamente dovuta.

Riduzione sanzioni con calcolo variabile

Le Sezioni Unite precisano anche che la riduzione non è fissata sempre nella misura minima. La soglia degli interessi legali rappresenta il massimo livello di diminuzione, non un diritto automatico del contribuente.

La graduazione resta affidata all’ente impositore, che deve valutare diversi elementi: comportamento pregresso dell’azienda, correttezza dei versamenti, situazione patrimoniale, cause del mancato pagamento, importo da recuperare e riflessi sul mantenimento dei livelli occupazionali.

Omissione contributiva vs. evasione

Il caso esaminato dalla Cassazione riguarda il regime delle omissioni dovute a incertezza sull’obbligo contributivo. Resta distinta l’ipotesi di evasione contributiva, che presuppone condotte diverse, come l’occultamento di rapporti di lavoro, retribuzioni o dati rilevanti per calcolare i contributi.

La distinzione incide sul regime sanzionatorio. Nell’omissione, il debito risulta dalle denunce o dalle registrazioni obbligatorie; nell’evasione, invece, il comportamento del contribuente impedisce o altera la conoscibilità della posizione da parte dell’ente previdenziale.

Effetti per imprese, consulenti e DURC

Per le imprese, la sentenza rafforza la necessità di leggere con attenzione ogni richiesta INPS relativa a debiti contributivi contestati. La scelta di attendere la fine del giudizio può compromettere l’accesso al regime agevolato, anche quando la pretesa dell’ente nasce da una materia controversa. Il tema si riflette anche sulla regolarità contributiva. Le sanzioni civili restano un terreno autonomo rispetto alla verifica dei contributi dovuti, però la composizione del debito e la tempestività dei pagamenti incidono sulla posizione aziendale e sulle successive interlocuzioni con l’Istituto.

Requisiti per la richiesta di riduzione

Prima di chiedere la riduzione delle sanzioni civili, l’impresa deve ricostruire l’origine del debito, la data della richiesta INPS e i pagamenti effettuati. La sola esistenza di un contrasto interpretativo non basta a ottenere il trattamento più favorevole. Da verificare:

  • la presenza di un effettivo contrasto giurisprudenziale o amministrativo sull’obbligo contributivo;
  • la data in cui l’INPS ha accertato l’inadempimento e fissato il termine di pagamento;
  • l’importo della contribuzione richiesta e quello poi riconosciuto come dovuto;
  • il rispetto del termine assegnato dall’ente previdenziale;
  • la documentazione dei versamenti effettuati e degli interessi pagati;
  • le condizioni aziendali che possono incidere sulla graduazione della riduzione.

Il principio delle Sezioni Unite sposta quindi l’attenzione dal solo merito della pretesa contributiva alla condotta successiva del debitore. Per mantenere aperta la riduzione delle sanzioni civili INPS, il pagamento tempestivo diventa il dato da presidiare fin dalla prima richiesta dell’ente.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 10:02:08 +0000
Fatture
Fattura elettronica, nuove specifiche per lo SdI dal 15 maggio 2026
Dal 15 maggio 2026, il Sistema di Interscambio scarta le fatture elettroniche con vecchio tracciato XML. Le novità della versione 1.9.1 per imprese e professionisti.

Dal 15 maggio 2026, il Sistema di Interscambio su cui transita ogni fattura elettronica applicherà automaticamente il nuovo tracciato XML: la versione 1.9.1 delle specifiche tecniche. Le fatture trasmesse da imprese e professionisti con la versione precedente saranno scartate. Quattro le novità: controlli sui Gruppi IVA, compensi dei lavoratori sportivi dilettantistici, numero massimo di codici destinatario e procedure di accreditamento ai canali di trasmissione.

Tracciato XML, nuove specifiche per la fattura elettronica

La fattura elettronica viaggia sul Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate in formato XML: uno schema strutturato che definisce quali campi devono essere compilati, con quali valori e secondo quale gerarchia. Le specifiche tecniche sono il documento che regola questo schema e la nuova versione 1.9.1 sostituisce integralmente quella precedente (secondo le specifiche 1.9 , entrate in vigore il 1° aprile 2025), con scarto automatico delle fatture non aggiornate.

Le quattro modifiche della versione 1.9.1

La versione 1.9.1, pubblicata dall’AdE sul portale Fatture e Corrispettivi, introduce quattro modifiche al tracciato XML della fattura elettronica:

  • un nuovo controllo del SdI sul campo “codice fiscale” del cessionario o committente nei casi in cui l’operazione coinvolga un Gruppo IVA;
  • la nuova stringa ESENZSPORT nel blocco AltriDatiGestionali, per i compensi corrisposti a lavoratori sportivi dilettantistici in esenzione IRPEF;
  • l’aggiornamento del numero massimo di codici destinatario disponibili, con innalzamento del tetto da 100 a 300;
  • l’aggiornamento delle procedure di accreditamento ai canali di trasmissione web service (WS) e SFTP.

Nuovo controllo SdI per fatture verso Gruppi IVA

La modifica più delicata per chi emette fatture verso Gruppi IVA riguarda il campo “Codice fiscale” del cessionario o committente. Se la partita IVA non è indicata, il SdI verifica che il codice fiscale inserito appartenga a uno dei soggetti partecipanti al Gruppo — non al Gruppo IVA nel suo complesso.

In pratica: se il cedente o prestatore indica il codice fiscale del Gruppo invece di quello del singolo partecipante, il file viene scartato con il codice errore 00327. La regola non è nuova sul piano normativo — discende dall’art. 70-ter del DPR 633/1972 e dalle istruzioni già note in materia di fatturazione verso Gruppi IVA — ma fino al 14 maggio lo SdI non effettuava questo controllo formale in modo automatico. Dal 15 maggio l’omissione produce uno scarto immediato. Chi fattura a clienti inseriti in un Gruppo IVA deve quindi verificare che nei propri gestionali sia configurato il codice fiscale del singolo partecipante e non quello del Gruppo.

Nuova stringa per i compensi sportivi dilettantistici

Per chi emette fatture che includono compensi per attività sportiva dilettantistica in regime di esenzione IRPEF, la versione 1.9.1 introduce una codifica dedicata. Ai sensi dell’art. 36, c. 6, del D.Lgs. n. 36/2021, i compensi percepiti per attività di lavoro sportivo dilettantistico — sia subordinato che autonomo, incluse le collaborazioni coordinate — sono esenti fino a 15.000 euro annui.

Per gestire correttamente questa fattispecie nel tracciato XML, le nuove specifiche prevedono l’inserimento della stringa ESENZSPORT nel blocco opzionale AltriDatiGestionali. La compilazione consente una rappresentazione più precisa del documento fiscale in presenza di questa agevolazione. Chi elabora fatture per società sportive dilettantistiche o associazioni che erogano compensi a sportivi dilettanti deve verificare che il proprio software aggiorni il tracciato di conseguenza.

Limite codici destinatario aumentato a 300

Con la versione 1.9.1 aumenta il numero massimo di codici destinatario registrabili: il tetto precedente di 100 sale a 300. La modifica risponde a un’esigenza pratica di intermediari, provider di fatturazione e grandi gruppi aziendali che gestiscono volumi elevati di trasmissioni tramite canali accreditati presso il SdI.

Il codice destinatario è la stringa alfanumerica a sette caratteri che identifica il canale di ricezione del destinatario: viene rilasciato dall’AdE ai soggetti che si accreditano al SdI o ai provider che smistano le fatture per conto dei clienti. Triplicare il numero massimo disponibile elimina quello che per alcune realtà strutturate era diventato un limite operativo concreto nella gestione del ciclo passivo.

Accreditamento aggiornato ai canali WS e SFTP

La versione 1.9.1 aggiorna anche le procedure di accreditamento ai canali di trasmissione diretta: web service (WS) e SFTP. Questi canali sono utilizzati principalmente da software house, intermediari e aziende strutturate che trasmettono e ricevono fatture tramite connessione integrata con il SdI, senza passare per la procedura web del portale Fatture e Corrispettivi.

I dettagli tecnici delle nuove procedure sono contenuti negli allegati pubblicati dall’AdE contestualmente al rilascio delle specifiche 1.9.1. Per chi opera già tramite questi canali, l’aggiornamento richiede un adeguamento delle configurazioni di accredito in base alle nuove istruzioni. I canali già accreditati non vengono disattivati automaticamente, ma gli operatori devono verificare la conformità alle nuove specifiche entro la data di attivazione.

La check-list prima per imprese e professionisti

Per la maggior parte delle partite IVA che utilizzano software gestionali commerciali o piattaforme di fatturazione in cloud, l’aggiornamento al tracciato 1.9.1 avviene automaticamente con il rilascio delle nuove versioni del software. Il rischio di scarto dal SdI è in questo caso limitato. Diversa è la situazione per chi emette fatture con sistemi proprietari o tramite canali WS e SFTP configurati internamente: in questi casi è necessario un intervento tecnico esplicito prima del 15 maggio.

I controllo di base sono tre:

  • verificare che il software o il gestionale in uso sia già allineato allo schema XSD della versione 1.9.1, disponibile sul portale AdE;
  • controllare la configurazione del campo “codice fiscale” nelle fatture emesse verso clienti appartenenti a un Gruppo IVA, assicurandosi che sia il codice fiscale del partecipante e non quello del Gruppo;
  • aggiornare le procedure di accreditamento ai canali WS e SFTP, se utilizzati, secondo le nuove istruzioni tecniche pubblicate dall’Agenzia delle Entrate.

Chi fattura compensi a sportivi dilettantistici deve verificare l’implementazione della stringa ESENZSPORT nel proprio sistema. Per tutti gli altri, la verifica del corretto funzionamento del software prima del 15 maggio è l’unico adempimento necessario.

Le fatture emesse dopo quella data con il tracciato 1.9 saranno scartate dallo SdI senza possibilità di recupero automatico: andranno riemesse con il tracciato aggiornato.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 09:48:21 +0000
Social Network
Reel per il business, lo strumento che le PMI non possono più ignorare
I reel su Instagram e Facebook sono lo strumento di visibilità organica più accessibile per PMI e professionisti: struttura, contenuto e call to action.

Nell’attuale ecosistema digitale, l’attenzione è la risorsa più preziosa e il tempo è la valuta più rara. In questo scenario, per le piccole e medie imprese e i professionisti, i reel (su Instagram e Facebook) e i video brevi non rappresentano più una semplice tendenza passeggera ma diventano un vero e proprio strumento strategico per convertire utenti distratti in potenziali clienti.

Perché questo formato sta dominando il mercato? La risposta è semplice: lalgoritmo premia lintrattenimento. A differenza dei post statici, i reel aumentano esponenzialmente la visibilità organica permettendo di raggiungere un pubblico che non segue ancora il proprio profilo, senza investire in budget pubblicitari.

Per suscitare curiosità e ottenere attenzione, è necessaria una strategia alla base. Di seguito, uno schema in tre punti per costruire un reel di successo.

I tre pilastri che rendono un reel vincente

Per un’azienda o per un professionista, “fare un reel” non significa ballare sulle note della canzone del momento o dare spettacolo. Significa catturare subito l’attenzione con una caption strategica e comunicare valore in meno di 60 secondi. I tre elementi da presidiare sono:

  • il gancio nei primi tre secondi è la parte più critica: serve un titolo forte — come “Come risparmiare il 20% su…” — o un’immagine d’impatto per dare subito un motivo all’utente a non passare al video successivo;
  • il corpo del video deve offrire valore diretto, risolvendo un problema, mostrando il dietro le quinte della propria produzione o spiegando un concetto complesso in modo semplice — la chiarezza batte la perfezione tecnica;
  • la call to action chiude il video indicando esattamente cosa fare, con formule precise come “Commenta con INFO per saperne di più” o “Salva il video per non perderlo”.

Spesso ciò che mette un freno alla creazione di reel è la paura di dover allestire una vera e propria sala registrazione. In realtà, per una comunicazione efficace è sufficiente seguire alcune semplici linee guida.

Video professionale in 5 step senza un set cinematografico

Non serve un set cinematografico per produrre contenuti efficaci. La checklist operativa si compone di cinque passaggi:

  • va definito l’obiettivo — brand awareness, vendita o lead generation — in fase di pianificazione e scritto un breve script per evitare divagazioni;
  • per illuminazione e audio, la luce naturale è la soluzione migliore; per il sonoro, un microfono lavalier economico o un ambiente silenzioso bastano a evitare che un audio pessimo vanifichi il video;
  • il montaggio deve essere rapido: eliminare silenzi e tempi morti con strumenti come CapCut o l’editor interno di Instagram garantisce il ritmo necessario;
  • i sottotitoli sono essenziali perché molti professionisti guardano i video senza audio — in ufficio o sui mezzi — e senza di essi il messaggio va perso;
  • la costanza nella pubblicazione vince sulla viralità occasionale e costruisce nel tempo un rapporto di fiducia con la propria nicchia.

Autenticità e costanza, leve del video marketing per PMI

Per una PMI o per un professionista, i reel rappresentano una grande opportunità per umanizzare il brand e dimostrare competenza in modo dinamico. La perfezione non è l’obiettivo: conta l’autenticità. Il mercato oggi non premia chi ha il logo più bello ma chi sa raccontare meglio la propria soluzione ai problemi del cliente.

“La gente non vuole un trapano, vuole un buco nel muro” (magari per appendere le foto dei figli) ricordava il padre del marketing Philip Kotler.

Quando si vuol comunicare, la regola aurea è informare sui benefici e i risultati che si possono ottenere tramite quel prodotto o servizio.


di Laura Caracciolo, Social media manager, AU di Emera


Data articolo: Thu, 07 May 2026 09:34:44 +0000
Servizi INPS
Come cambiare IBAN e conto di accredito pensione INPS
La mia pensione e quella di mia moglie ci viene accreditata sul nostro conto corrente. Se chiudo quel conto e ne apro uno nuovo sempre presso la stessa agenzia, cambiando IBAN, a chi e cosa devo comunicare e in quali tempi, perché le nostre pensioni continuino ad essere accreditate senza interruzione? La mia pensione e quella di mia moglie ci viene accreditata sul nostro conto corrente. Se chiudo quel conto e ne apro uno nuovo sempre presso la stessa agenzia, cambiando IBAN, a chi e cosa devo comunicare e in quali tempi, perché le nostre pensioni continuino ad essere accreditate senza interruzione?
Data articolo: Thu, 07 May 2026 09:04:46 +0000
Modello 730
Rimborsi IRPEF da Modello 730/2026: il calendario dei pagamenti, caso per caso
I rimborsi IRPEF da 730/2026 arrivano a luglio in busta paga con sostituto, a dicembre entro 4.000 euro senza, o fino a marzo 2027 per importi superiori: regole e calendario.

I rimborsi IRPEF da 730 derivanti dalla dichiarazione dei redditi seguono calendari diversi in base alla presenza del sostituto d’imposta e all’importo del credito maturato. Si tratta dei pagamenti a credito risultanti dall’applicazione delle detrazioni e dal ricalcolo delle imposte rispetto alle ritenute applicate nel corso dell’anno. Per la campagna 730/2026 — con invio aperto dal 14 maggio e scadenza al 30 settembre — i pagamenti seguono le consuete regole.

Le date di accredito dipendono da quando è trasmesso il modello e dalla presenza del sostituto d’imposta. Chi ne ha uno — datore di lavoro o ente pensionistico — riceve il conguaglio direttamente in busta paga o nel cedolino pensione: il 730 inviato entro fine maggio per ottenere il rimborso a luglio. Per chi non ha sostituto, i rimborsi arrivano dall’Agenzia delle Entrate con tempi più lunghi.

Il rimborso 730 con e senza sostituto d’imposta

Chi indica un sostituto d’imposta nel 730 ottiene il conguaglio a credito nella busta paga o nel cedolino pensione a partire dal rateo di luglio, se il modello viene trasmesso entro fine maggio. Per i pensionati l’accredito parte da agosto o settembre. Chi presenta il modello più tardi riceve il rimborso nel cedolino del mese successivo a quello in cui il sostituto riceve il prospetto di liquidazione 730-4.

Dal 2024 è disponibile un’opzione aggiuntiva: anche chi ha un sostituto d’imposta può scegliere il rimborso diretto dall’Agenzia delle Entrate, rinunciando all’accredito in busta paga. La scelta comporta l’ingresso nel calendario dei rimborsi diretti con tempistiche più lunghe. Per chi non ha sostituto — liberi professionisti, disoccupati, pensionati senza ente erogante — il rimborso passa sempre per l’Agenzia delle Entrate, tramite accredito su IBAN comunicato oppure, in assenza di coordinate bancarie, tramite assegno vidimato.

Calendario 2026 dei rimborsi 730 senza sostituto d’imposta

Per chi non ha sostituto o ha scelto il rimborso diretto, l’accredito dall’Agenzia delle Entrate avviene entro sei mesi dalla scadenza della dichiarazione. Con il 730/2026 in scadenza il 30 settembre, il termine massimo si sposta a fine marzo 2027. Le scadenze si differenziano in base all’importo del credito:

  • per rimborsi fino a 4.000 euro, l’accredito avviene entro dicembre sul conto indicato in dichiarazione;
  • per chi ha scelto il bonifico domiciliato, il pagamento può slittare fino a gennaio;
  • per rimborsi superiori a 4.000 euro oppure derivanti da bonus edilizi con verifica documentale obbligatoria, il pagamento può arrivare fino a marzo dell’anno successivo, tramite bonifico o vaglia postale.

I rimborsi oltre 4.000 euro sono soggetti a controlli preventivi da parte dell’Agenzia delle Entrate: la verifica riguarda la coerenza dei dati rispetto alla Certificazione Unica, ai dati precompilati e alle dichiarazioni degli anni precedenti. Il diritto al rimborso non decade; i tempi si estendono ma il pagamento avviene entro la finestra ordinaria. Per accelerare i tempi è necessario che l’IBAN comunicato all’Agenzia delle Entrate sia aggiornato.

Ritardi nei pagamenti e capienza fiscal

I ritardi più frequenti riguardano le coordinate bancarie errate: per rimborsi fino a mille euro con IBAN sbagliato, l’Agenzia delle Entrate invia una lettera al contribuente invitandolo a incassare l’importo presso uno sportello postale. Ulteriori cause di slittamento sono le anomalie nella dichiarazione — incongruenze con i dati precompilati o scostamenti rispetto all’anno precedente — che attivano verifiche aggiuntive senza far decadere il diritto al rimborso. Dal 2025 si aggiunge un caso nuovo: chi ha debiti erariali iscritti a ruolo e rifiuta la compensazione con il rimborso vede il credito congelato per tutto l’anno. Lo stato della pratica è verificabile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate nelle sezioni “in lavorazione”, “in pagamento” e “pagato”.

Se il credito risultante dalla dichiarazione supera le imposte già versate tramite ritenuta nel corso dell’anno, il rimborso è corrisposto solo entro il limite della capienza fiscale del contribuente: l’IRPEF è rimborsata fino a concorrenza delle ritenute applicate e l’eccedenza non viene erogata. Per alcune tipologie di spesa detraibile — comprese quelle sanitarie — la soluzione è optare per la rateizzazione pluriennale della detrazione, riducendo il rischio di perdere la quota non rimborsabile per incapienza.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 08:45:49 +0000
CCNL
Rinnovo CCNL Federculture: aumenti del 7,5%, arretrati e nuovi inquadramenti
Siglato il 30 aprile 2026, il CCNL Federculture 2022-2024 porta aumenti del 7,5% sui minimi tabellari, arretrati fino a 1.850 euro e nuovi inquadramenti.

Siglato il rinnovo del CCNL Federculture per il triennio 2022–2024. L’accordo riguarda i dipendenti delle aziende dei servizi pubblici della cultura, turismo, sport e tempo libero. Con la firma diventano operative le nuove norme su retribuzioni, welfare e inquadramenti. Tra i rinnovi 2024-2026, questo rappresenta uno dei più attesi per la lunga vacanza contrattuale accumulata; anche per questo, il 26 maggio è già fissata la data per l’apertura del negoziato per il triennio 2025–2027.

Federculture: aumenti e arretrati da dicembre 2024

Sul piano retributivo, il contratto — sottoscritto dalla Commissione Trattante di Federculture e dalle organizzazioni sindacali FP CGIL, CISL FP, UIL FPL e UIL PA —  prevede un aumento complessivo del 7,5% sui minimi tabellari riferiti ai valori al 1° dicembre 2021, con decorrenza dal 1° dicembre 2024: l’importo ammonta a 131,77 euro lordi per il II° livello della II° fascia, da riparametrare per gli altri livelli secondo le percentuali contrattuali.

Al personale in servizio alla data di firma spettano inoltre gli arretrati maturati per il periodo dal 1° gennaio 2022 al 30 novembre 2024: l’importo complessivo è pari a 1.850 euro lordi per il II° livello della II° fascia, da riparametrare per gli altri livelli. Le somme saranno assoggettate a tassazione ordinaria e contribuiranno alla formazione della base imponibile previdenziale e per il TFR.

In ambito welfare, il contributo che le aziende destinano all’assistenza sanitaria integrativa viene raddoppiato rispetto al precedente importo di 14,17 euro, salendo a 28,17 euro mensili per 12 mensilità per ogni lavoratore a tempo indeterminato. Considerando questa componente, l’incremento economico complessivo del rinnovo supera l’8%.

Nuova classificazione del personale dal 1° luglio 2026

Sul piano normativo, il rinnovo introduce una riforma del sistema di classificazione del personale che entrerà in vigore dal 1° luglio 2026. Le aree di inquadramento restano tre ma i livelli vengono ridotti e riorganizzati in una struttura più leggibile, con l’obiettivo di rendere più chiari i percorsi professionali e allineare le categorie alle competenze richieste oggi dal settore, comprese quelle digitali.

Per i lavoratori già in forza al momento del passaggio al nuovo sistema, il contratto introduce la SCR — Specifica Componente della Retribuzione: un elemento economico non riassorbibile, calcolato sulla differenza retributiva eventualmente generata dall’accorpamento dei livelli, che tutela le retribuzioni individuali senza penalizzare chi era già inquadrato nel sistema precedente.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 08:21:08 +0000
Mondo del Lavoro
Riders: dopo la stretta sul caporalato digitale arriva l’istruttoria AGCM
Il DL 62/2026 ha introdotto nuove tutele per i rider contro il caporalato digitale e l'AGCM ha aperto un'istruttoria su Glovo e Deliveroo, dopo l'indagine avviata dalla procura di Milano.

L’AGCM ha aperto un’istruttoria nei confronti di Glovo e Deliveroo per presunte pratiche commerciali scorrette: le comunicazioni ai consumatori descriverebbero un impegno etico verso i rider non corrispondente alla realtà. Nella stessa giornata, funzionari dell’Antitrust e il Nucleo Speciale della Guardia di Finanza hanno effettuato ispezioni nelle sedi delle società.

La mossa arriva a pochi mesi dai provvedimenti della Procura di Milano che hanno posto Foodinho e Deliveroo Italy sotto controllo giudiziario per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, e a pochi giorni dall’entrata in vigore del Decreto Primo Maggio (DL 62/2026), che dedica l’intero Capo III alle misure di prevenzione e contrasto del caporalato digitale.

Contrasto al caporalato digitale

L’articolo 12 del Decreto Legge 62/2026 (Decreto Lavoro o Primo Maggio) stabilisce che, per qualificare il rapporto di lavoro con una piattaforma, non rileva il nomen iuris attribuito dalle parti al contratto ma il modo in cui la prestazione è concretamente organizzata. Se emergono indici di controllo o di eterodirezione algoritmica — cioè se la piattaforma esercita, anche tramite sistemi automatizzati, poteri di organizzazione, direzione, valutazione o determinazione unilaterale del compenso — si presume il rapporto subordinato ai sensi dell’art. 2094 c.c. La presunzione è relativa: la prova contraria spetta alla piattaforma.

Il risultato nella pratica è un’inversione dell’onere della prova, finora gravante sul lavoratore. La norma dà attuazione alla Legge 91/2025, che ha delegato il Governo a recepire la Direttiva UE 2024/2831 sul lavoro mediante piattaforme digitali modificando il DLgs. 81/2015. Il Ministero del Lavoro ne  anticipato l’indirizzo con la Circolare n. 9/2025, riconoscendo nei procedimenti amministrativi e giudiziali una presunzione di subordinazione in presenza di eterodirezione. Il D.L. 62/2026 la eleva a disposizione di rango primario.

Più trasparenza e nuovi obblighi

L’articolo 13 modifica l’articolo 9-bis del DL. 510/1996 in materia di comunicazioni obbligatorie. Le piattaforme digitali di intermediazione del lavoro devono trasmettere al Ministero del Lavoro — secondo modalità definite con decreto sentiti INPS, INAIL e INL — i dati relativi ad accessi, assegnazioni, rifiuti, tempi di esecuzione e corrispettivi. Questi dati devono essere conservati per almeno cinque anni e resi disponibili sia al lavoratore sia alle autorità ispettive.

L’articolo 14 obbliga inoltre le piattaforme a informare i rider sui criteri dei sistemi automatizzati utilizzati per l’assegnazione delle attività, la determinazione o modifica dei compensi e le decisioni di sospensione o limitazione dell’accesso. Il lavoratore ha diritto al riesame umano di qualsiasi decisione automatizzata che incida sulle sue condizioni di lavoro o sul compenso.

L’articolo 15 introduce le regole per l’accesso alla piattaforma: esclusivamente tramite SPID, CIE o CNS, oppure tramite un account legato a un unico codice fiscale con sistema di autenticazione a più fattori. Le credenziali sono personali e non cedibili perché il “noleggio degli account” alimenta il caporalato digitale.

Dal 1° luglio 2026 scatta l’obbligo di indicare nel Libro Unico del Lavoro, per ciascun mese, il numero di consegne effettuate e l’importo totale corrisposto al lavoratore (nuovo comma 3-bis, art. 47-quater, D.Lgs. 81/2015). Entro i primi trenta giorni dalla prima prestazione il committente deve assicurare una formazione specifica per l’attività svolta, i cui contenuti saranno definiti con decreto ministeriale.

Sanzioni per inadempienti

  • Il lavoratore che cede il proprio account a terzi è soggetto a una sanzione amministrativa da 800 a 1.200 euro;
  • la piattaforma che rilascia più account allo stesso codice fiscale è soggetta a una sanzione da 1.000 a 1.500 euro per ciascun account aggiuntivo.
  • il committente che utilizza un rider per 3 mesi senza averlo formato è soggetto a sanzione da 800 a 2.400 euro.

Istruttoria AGCM, socialwashing sotto esame

L’istruttoria aperta il 6 maggio dall’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato nei confronti di Glovoapp23, Foodinho, Glovo Infrastructure Services Italy e Deliveroo Italy ha una base normativa autonoma rispetto al Decreto Lavoro. L’AGCM contesta possibili pratiche commerciali scorrette ai sensi del DLgs. 206/2005 (Codice del Consumo).

Le società avrebbero manifestato pubblicamente un’immagine di responsabilità sociale verso i rider non corrispondente alla realtà dei rapporti di lavoro (condizioni contrattuali, rispetto della legalità e funzionamento dell’algoritmo). In caso di accertamento della violazione, le sanzioni previste dal Codice del Consumo per pratiche commerciali scorrette possono raggiungere il 5% del fatturato annuo realizzato in Italia, con un massimo di dieci milioni di euro.

Il procedimento è distinto e parallelo rispetto all’indagine penale della Procura di Milano per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai sensi dell’art. 603-bis c.p.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 08:02:59 +0000
Turismo
Guide turistiche, aperto il bando 2026 di abilitazione: esame e domanda su InPA
Il Ministero del Turismo ha aperto il secondo esame nazionale per l’abilitazione all'esercizio della professione di guida turistica: domanda su InPA entro il 19 maggio 2026.

Il Ministero del Turismo ha aperto il secondo esame nazionale per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione di guida turistica. La domanda si presenta su InPA entro il 19 maggio 2026 e la procedura non prevede un numero chiuso di abilitazioni: il titolo sarà conseguito da chi supera le prove. Con il titolo, sarà poi possibile presentare istanza di iscrizione nell’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche.

Abilitazione guida turistica con nuovo bando nazionale

Il nuovo bando aggiorna la procedura per diventare guida turistica abilitata dopo la riforma introdotta dalla Legge 13 dicembre 2023, n. 190. L’esercizio della professione richiede il superamento di un esame nazionale, disciplinato dal decreto ministeriale 26 giugno 2024, n. 88.

La procedura è stata costruita per uniformare l’accesso alla professione su tutto il territorio italiano. Il bando riguarda il conseguimento dell’abilitazione nazionale alla professione di guida turistica e viene gestito con il supporto di Formez PA per domande, prove e contributo di partecipazione.

Domanda su InPA entro il 19 maggio

La candidatura deve essere inviata esclusivamente online attraverso il portale InPA. Il termine scade alle ore 13:00 del 19 maggio 2026, in applicazione della finestra di 20 giorni decorrenti dal giorno successivo alla pubblicazione del bando.

L’accesso alla procedura richiede autenticazione con SPID, CIE, CNE o eIDAS, registrazione sul portale e compilazione del curriculum con valore di dichiarazione sostitutiva. Serve anche una PEC intestata al candidato oppure un domicilio digitale.

Per partecipare all’esame occorre versare una quota di 10 euro, non rimborsabile, entro la stessa scadenza prevista per l’invio della domanda. In caso di più invii, resta valida soltanto l’ultima candidatura trasmessa in ordine cronologico.

Requisiti per accedere all’esame

I requisiti devono essere posseduti alla data di scadenza del bando. L’ammissione alle prove avviene con riserva, perché il Ministero può effettuare controlli anche dopo il superamento dell’esame. Per essere ammessi alla procedura servono:

  • essere cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione Europea, oppure cittadini extra-UE in regola con le norme su immigrazione e lavoro;
  • aver compiuto la maggiore età entro la scadenza della domanda;
  • godere dei diritti civili e politici nel Paese di riferimento;
  • non avere condanne incompatibili con l’esercizio della professione secondo le condizioni indicate dal bando;
  • possedere un diploma di istruzione secondaria di secondo grado, un titolo equipollente o equivalente, oppure una laurea triennale, specialistica, magistrale o del vecchio ordinamento.

Il titolo di studio conseguito all’estero deve essere accompagnato dagli estremi del provvedimento di equipollenza o equivalenza. I titoli non dichiarati nella domanda non vengono presi in considerazione.

Lingua straniera e prova con livello B2

Nel modulo di candidatura deve essere indicata la lingua straniera scelta per la verifica linguistica. La prova orale accerta una conoscenza almeno pari al livello B2, salvo i casi di esonero previsti dalla disciplina sulle guide turistiche.

L’esonero riguarda chi ha conseguito nella lingua straniera scelta un diploma di scuola secondaria o un titolo superiore presso un istituto scolastico o universitario straniero, se il titolo è riconosciuto secondo la normativa vigente. La documentazione va indicata e caricata nella domanda.

Prova scritta con 40 quesiti in 40 minuti

La prova scritta si svolge in lingua italiana con strumenti informatici e consiste in 40 quesiti a risposta multipla da completare in 40 minuti. Ogni risposta esatta vale un punto, mentre le risposte errate o non date valgono zero.

Il test si supera con almeno 25 punti su 40. Le materie previste dal bando sono:

  • storia dell’arte;
  • geografia;
  • storia;
  • archeologia;
  • diritto del turismo, accessibilità e inclusività dell’offerta turistica;
  • disciplina dei beni culturali e del paesaggio.

Colloquio orale sulle materie e sulla lingua scelta

Alla prova orale accedono solo i candidati che superano lo scritto. Il colloquio si svolge in italiano sulle materie della prova scritta e valuta capacità di comunicazione, conoscenza e approfondimento dei contenuti. Per i candidati non esonerati viene verificata anche la lingua straniera scelta in domanda. Anche la prova orale è valutata in quarantesimi e si supera con almeno 25/40.

La sede, il giorno e l’orario della prova orale vengono pubblicati su InPA e sul sito del Ministero del Turismo almeno 15 giorni prima. L’assenza comporta l’esclusione, salvo gravi e certificati motivi di salute, per i quali la commissione può fissare una nuova data entro il calendario previsto.

Simulazione di visita guidata dopo l’orale

Chi supera la prova orale sostiene nella stessa giornata la prova tecnico-pratica. La prova consiste nella simulazione di una visita guidata e valuta la capacità di condurre il percorso e fornire informazioni pertinenti.

La simulazione si svolge in italiano e, quando non ricorre l’esonero linguistico, anche nella lingua straniera scelta dal candidato. La destinazione viene estratta a sorte da un elenco di contesti culturali, artistici, archeologici e paesaggistici pubblicato almeno 15 giorni prima dell’inizio delle prove orali. Anche la prova tecnico-pratica è valutata in quarantesimi e si supera con almeno 25/40.

L’abilitazione alla professione di guida turistica si intende conseguita solo dopo il superamento di tutte le prove.

Calendario e comunicazioni su InPA

Ogni comunicazione sull’esame viene pubblicata sul portale InPA. La pubblicazione vale come comunicazione ufficiale ai candidati e riguarda calendario, sedi, ammessi, esiti e indicazioni organizzative.

Per la prova scritta, data e luogo vengono resi disponibili almeno 15 giorni prima dello svolgimento. I candidati devono presentarsi con documento di riconoscimento valido, codice fiscale e ricevuta rilasciata dal sistema al momento dell’invio della domanda.

L’assenza alla prova scritta comporta l’esclusione, anche se dovuta a forza maggiore, ferme le misure previste per candidati con DSA, in gravidanza o allattamento.

Disabilità, DSA, gravidanza e allattamento

Il bando prevede infatti misure dedicate per i candidati con disabilità, che possono richiedere ausili o tempi aggiuntivi in funzione delle proprie esigenze. La richiesta deve essere indicata nel modulo online e documentata con certificazione della commissione medico-legale ASL o di struttura pubblica equivalente.

I candidati con disturbi specifici dell’apprendimento possono chiedere strumenti compensativi, misure dispensative o tempi aggiuntivi. In entrambi i casi, i tempi aggiuntivi non possono superare il 50% del tempo assegnato per la prova.

Le candidate in stato di gravidanza o allattamento possono chiedere misure organizzative dedicate, comprese prove asincrone e spazi per l’allattamento. La condizione deve essere dichiarata nella domanda e documentata secondo quanto previsto dal bando.

Iscrizione in Elenco Nazionale Guide Turistiche

Il superamento dell’esame consente di presentare istanza di iscrizione nell’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche. L’iscrizione all’ENGT non è automatica al termine delle prove, perché viene disposta dal Ministero del Turismo dopo la richiesta del candidato abilitato. L’ENGT è il registro nazionale istituito presso il Ministero e rappresenta l’esito della riforma delle guide turistiche, che ha previsto regole comuni per abilitazione, iscrizione e riconoscimento professionale.

Il numero indicato nel bando come disponibilità non limita le abilitazioni. La procedura è abilitante e il titolo viene conseguito da tutti i candidati che superano le prove previste.

Qualifiche estere e procedura separata

Il bando nazionale riguarda chi intende ottenere l’abilitazione attraverso l’esame previsto dalla normativa italiana. Resta separata la procedura per il riconoscimento delle qualifiche professionali estere, rivolta alle guide già qualificate in altri Paesi. Per le qualifiche conseguite all’estero, il canale di accesso alla professione segue regole proprie e può richiedere verifiche aggiuntive, prova attitudinale o tirocinio di adattamento, secondo la posizione del candidato e il titolo posseduto.

Controlli prima dell’invio della domanda

Prima dell’invio è utile verificare la coerenza di tutti i dati inseriti, perché le domande incomplete, difformi o presentate con modalità diverse da InPA non sono considerate valide. La mancata esclusione in una fase dell’esame non sana eventuali irregolarità della candidatura. I controlli da fare prima della trasmissione:

  • verificare il corretto accesso a InPA con credenziali digitali valide;
  • controllare che PEC o domicilio digitale siano intestati al candidato;
  • inserire correttamente titolo di studio, istituto o università e data di conseguimento;
  • indicare la lingua straniera scelta e caricare la documentazione per eventuali esoneri;
  • allegare nei formati richiesti la documentazione per ausili, tempi aggiuntivi o misure specifiche;
  • effettuare il pagamento del contributo di 10 euro entro la scadenza;
  • scaricare e conservare la ricevuta generata dal portale dopo l’invio della domanda.

Il Ministero può disporre l’esclusione in qualsiasi momento della procedura in caso di difetto dei requisiti, documentazione mancante o dichiarazioni non veritiere. Per le richieste di assistenza informatica va usato il modulo presente su InPA, dopo la lettura della guida alla compilazione e delle FAQ.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 07:43:31 +0000
Fisco
Liti tributarie: i ricorsi fino a 10mila euro passano al giudice unico
Dal 2 maggio 2026 sale la soglia per il giudice monocratico nelle liti fiscali: decisivi data di notifica e valore del tributo contestato.

Più liti tributarie di primo grado passano al giudice unico. La Legge n. 50 del 20 aprile 2026, che ha convertito il Decreto PNRR n. 19/2026, innalza da 5mila a 10mila euro la soglia di valore delle controversie fiscali attribuite al giudice monocratico. La novità si applica ai ricorsi notificati dal 2 maggio 2026 e punta ad alleggerire i collegi giudicanti sulle cause di importo più contenuto, con una linea di confine netta tra vecchia e nuova disciplina.

Liti tributarie fino a 10mila euro al giudice monocratico

La modifica interviene sulla disciplina delle controversie tributarie di primo grado. L’articolo 16 del Decreto PNRR modifica l’articolo 4-bis del decreto legislativo n. 546/1992, sostituendo il precedente limite di 5mila euro con la nuova soglia di 10mila euro per la decisione in composizione monocratica.

Il giudice monocratico viene quindi coinvolto in un numero più ampio di ricorsi fiscali di valore contenuto. La causa resta davanti alla Corte di giustizia tributaria di primo grado, con assegnazione al giudice unico quando il valore della lite rientra nel nuovo limite fissato dalla legge.

La data del 2 maggio decide la soglia applicabile

La nuova soglia non si applica indistintamente a tutte le cause pendenti. Il criterio indicato dalla norma è la data di notifica del ricorso, che stabilisce se la controversia rientra nel vecchio limite o nel nuovo importo da 10mila euro.

La disciplina transitoria va letta così:

  • per i ricorsi notificati fino al 1° maggio 2026 resta applicabile la soglia di 5mila euro;
  • per i ricorsi notificati dal 2 maggio 2026 si applica la nuova soglia di 10mila euro;
  • per le liti oltre 10mila euro resta la decisione collegiale, salvo diverse regole processuali applicabili alla singola controversia.

La data di deposito del ricorso non sostituisce quindi la data di notifica ai fini dell’individuazione del giudice competente. Per contribuenti, imprese e professionisti diventa decisivo controllare il momento in cui l’atto viene notificato alla controparte.

Il valore della lite si calcola sul tributo contestato

Per stabilire se il ricorso rientra nella soglia da 10mila euro conta il valore della lite tributaria. La regola generale guarda all’importo del tributo contestato, al netto di sanzioni e interessi.

Le sanzioni e gli interessi entrano nel calcolo solo quando la controversia riguarda esclusivamente questi importi. In caso contrario, la competenza del giudice monocratico si misura sul tributo oggetto di contestazione.

La distinzione produce effetti pratici immediati:

  • una lite su 9.800 euro di tributo, oltre sanzioni e interessi, rientra nella nuova soglia se il ricorso è notificato dal 2 maggio 2026;
  • una controversia solo su sanzioni per 7.500 euro rientra nel giudice monocratico perché il valore coincide con l’importo contestato;
  • un ricorso su 4.900 euro di tributo e 10mila euro di sanzioni resta sotto soglia, perché le sanzioni non aumentano il valore se non sono l’unico oggetto della lite.

Più cause al giudice unico per ridurre gli arretrati

L’innalzamento della soglia serve a spostare una quota maggiore di contenzioso fiscale minore dalla decisione collegiale alla decisione monocratica. L’obiettivo è concentrare i collegi sulle controversie di valore più elevato e liberare risorse sulle cause seriali o meno complesse.

La modifica si inserisce nel percorso già avviato con la riforma del processo tributario e con la mediazione tributaria abolita per gli atti notificati dal 4 gennaio 2024. La traiettoria è la stessa: accorciare i tempi della giustizia fiscale, ridurre gli arretrati e rendere più lineare la trattazione dei ricorsi.

Ricorsi fiscali e controlli prima della notifica

Per chi presenta un ricorso tributario, la prima verifica riguarda il valore del tributo contestato. Il calcolo va fatto prima della notifica, perché da quel dato dipendono l’assegnazione al giudice monocratico o al collegio e l’applicazione della soglia corretta.

Resta utile valutare anche gli strumenti deflattivi del contenzioso fiscale, soprattutto quando il valore della lite è contenuto e la definizione della pretesa può evitare tempi e costi del giudizio.

Il confine con i reati tributari resta separato

La nuova soglia riguarda il processo tributario e non modifica le regole del giudizio penale in materia fiscale. Le due sedi restano autonome, anche quando i fatti contestati nascono dalla stessa vicenda fiscale.

La distinzione conta nei casi in cui un accertamento tributario conviva con profili penali. La decisione sul ricorso fiscale segue le regole del contenzioso tributario, mentre l’eventuale procedimento penale conserva presupposti, prove e conseguenze proprie.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 07:25:57 +0000
Risorse Umane
Bonus dipendenti anche per NASpI e cassa integrazione, esclusi i redditi assimilati
Somma esentasse e detrazione aggiuntiva, FAQ delle Entrate: non spettano sui redditi assimilati ma sono ammessi NASpI, CIG e malattia.

Il bonus dipendenti in busta paga non spetta per i redditi assimilati al lavoro subordinato mentre le indennità sostitutive della retribuzione (come cassa integrazione, NASpI, maternità e malattia) possono dare diritto alla somma esentasse e alla detrazione aggiuntiva (l’ex taglio del cuneo fiscale). Lo chiariscono le nuove FAQ dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2026.

Redditi assimilati esclusi dal bonus dipendenti

Il chiarimento parte dalla formulazione della Legge di Bilancio 2025, che collega le agevolazioni ai soli redditi di lavoro dipendente previsti dall’articolo 49 del TUIR. Il richiamo normativo lascia fuori i redditi assimilati, disciplinati dall’articolo 50 del TUIR, oltre alle pensioni. L’assimilazione del trattamento fiscale non è dunque sufficiente per accedere al bonus dipendenti. Sono esclusi dall’agevolazione anche i seguenti redditi:

  • i compensi dei soci di cooperative quando rientrano tra i redditi assimilati;
  • le borse di studio e gli assegni di ricerca qualificati ai sensi dell’articolo 50 del TUIR;
  • i compensi di amministratori, sindaci e collaboratori trattati fiscalmente come redditi assimilati;
  • le somme percepite per lavori socialmente utili quando sono classificate nella stessa categoria fiscale.

CIG e NASpI tra i redditi sostitutivi ammessi

La regola cambia per i redditi sostitutivi. In base all’articolo 6, comma 2, del TUIR, le somme percepite in sostituzione di altri redditi assumono la stessa natura fiscale dei redditi che rimpiazzano. Se l’indennità sostituisce un reddito da lavoro dipendente può rilevare per il bonus o per la detrazione. Rientrano in questo perimetro le indennità di disoccupazione, i trattamenti di integrazione salariale, le indennità di maternità e quelle di malattia.

Somma esentasse fino a 20mila euro

Per i titolari di reddito complessivo fino a 20.000 euro, la Manovra 2025 (con taglio del cuneo fiscale confermato nel 2026) prevede una somma che non concorre alla formazione del reddito. L’importo viene determinato applicando una percentuale al reddito di lavoro dipendente, con aliquote diverse in base alla fascia reddituale. La somma esente è calcolata con queste percentuali:

  • il 7,1% spetta quando il reddito di lavoro dipendente non supera 8.500 euro;
  • il 5,3% spetta quando il reddito di lavoro dipendente supera 8.500 euro e arriva fino a 15.000 euro;
  • il 4,8% spetta quando il reddito di lavoro dipendente supera 15.000 euro, nel limite del reddito complessivo di 20.000 euro.

Detrazione aggiuntiva fino a 40mila euro

Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 20.000 euro e fino a 40.000 euro, il beneficio assume la forma di una detrazione aggiuntiva dall’imposta lorda. Tra 20.000 e 32.000 euro la detrazione è pari a 1.000 euro, rapportata al periodo di lavoro nell’anno. Oltre i 32.000 euro, il meccanismo di decalage IRPEF riduce progressivamente la detrazione fino all’azzeramento a 40.000 euro. Il calcolo si effettua moltiplicando 1.000 euro per il rapporto tra 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 8.000 euro.

CU INPS da ricontrollare per CIG e NASpI

Il chiarimento sui redditi sostitutivi si collega anche alle certificazioni rilasciate dall’INPS per le prestazioni a sostegno del reddito. Chi ha percepito NASpI, cassa integrazione o assegni di integrazione salariale deve verificare che la Certificazione Unica INPS sia aggiornata e riporti correttamente i dati utili al riconoscimento del beneficio.

Un’errata classificazione delle somme può precludere il bonus spettante. Se la somma esente o la detrazione non sono state riconosciute dal sostituto d’imposta, il recupero può comunque passare dalla dichiarazione dei redditi, nei limiti previsti dalla disciplina.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 07:00:00 +0000
Invalidità
Agevolazioni per invalidi civili parziali con Legge 104 art.3 comma 1
A mio figlio è stata di recente riconosciuta un’invalidità del 75% art.3 comma 1. Ho confusione sulle agevolazioni spettanti per questa categoria (non di tipo lavorativo). Riceve già un’indennità lorda di 351 euro al mese. A mio figlio è stata di recente riconosciuta un’invalidità del 75% art.3 comma 1. Ho confusione sulle agevolazioni spettanti per questa categoria (non di tipo lavorativo). Riceve già un’indennità lorda di 351 euro al mese.
Data articolo: Thu, 07 May 2026 06:30:56 +0000
Pensioni
Esenzione IRPEF per le pensioni alle vittime del dovere: rimborso su tutto il 2026
L'INPS recepisce il parere della Cassazione e le direttive delle Entrate attuando l'esenzione IRPEF su tutti i trattamenti previdenziali 2026, con rimborsi sui ratei già tassati.

L’INPS attua le nuove regole sull’esenzione fiscale per le vittime del dovere. Dopo la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate che aveva recepito l’orientamento della Cassazione, con Circolare n. 51/2026 porta il beneficio su tutti i trattamenti pensionistici spettanti alle vittime del dovere e ai familiari superstiti. L’esenzione dall’IRPEF e dalle addizionali si applica anche agli assegni privi di collegamento diretto con l’evento che ha dato origine allo status, con diritto al rimborso delle ritenute operate sui ratei già pagati da gennaio 2026.

Esenzione fiscale per tutti i trattamenti pensionistici

L’Agenzia delle Entrate aveva già chiarito l’ambito di applicazione dell’esenzione fiscale a favore delle vittime del dovere, ampliando il beneficio a tutti i trattamenti pensionistici derivanti da iscrizioni assicurative obbligatorie. La nuova circolare INPS traduce questa lettura in istruzioni amministrative per le pensioni già liquidate e per quelle di prima liquidazione.

Il beneficio non riguarda soltanto la pensione generata dall’evento lesivo. L’esenzione IRPEF copre anche gli altri assegni previdenziali di cui il beneficiario sia titolare, compresi i trattamenti ottenuti con cumulo, totalizzazione e computo in Gestione separata.

Cassazione ed Entrate superano la vecchia lettura

La svolta nasce dalle pronunce della Corte di Cassazione, che hanno ritenuto troppo restrittiva l’applicazione dell’esenzione ai soli trattamenti pensionistici collegati all’evento che aveva determinato il riconoscimento dello status. Con la risoluzione n. 68 del 4 dicembre 2025, l’Agenzia delle Entrate ha preso atto dell’indirizzo dei giudici e ha invitato gli uffici a riesaminare le posizioni pendenti.

L’esenzione IRPEF si applica anche ai trattamenti pensionistici non correlati all’evento che ha dato origine allo status.

Il richiamo normativo resta l’articolo 1, comma 211, della legge 232/2016, che ha esteso alle vittime del dovere i benefici fiscali già riconosciuti alle vittime del terrorismo, delle stragi di tale matrice e della criminalità organizzata. Il collegamento con i benefici previdenziali per le vittime del terrorismo spiega la lettura ampia ora recepita anche dall’INPS.

Chi rientra nel beneficio fiscale

La platea indicata dall’INPS comprende vittime del dovere, soggetti equiparati e familiari superstiti. Il criterio decisivo è il riconoscimento dello status, che consente di applicare il regime fiscale agevolato ai trattamenti pensionistici INPS derivanti da iscrizioni assicurative obbligatorie.

Rientrano nell’esenzione fiscale:

  • le vittime del dovere riconosciute secondo la normativa di riferimento;
  • i soggetti equiparati alle vittime del dovere ai sensi dell’articolo 1, commi 563 e 564, della legge 266/2005;
  • i familiari superstiti titolari di trattamento pensionistico;
  • i titolari di più pensioni INPS, anche quando solo una posizione sia collegata all’evento che ha originato lo status.

L’esenzione comprende IRPEF e addizionali regionali e comunali. L’effetto si riflette quindi sul netto in pagamento, perché l’INPS deve rimuovere le trattenute fiscali dai trattamenti interessati.

Rimborsi sui ratei 2026 e arretrati fiscali

Per l’anno d’imposta 2026 l’INPS applica l’esenzione fiscale dal primo rateo utile e rimborsa le ritenute già operate sui ratei di pensione a partire da gennaio. Il primo rateo utile dipende dalla data della domanda di ricostituzione del trattamento e dai tempi di elaborazione delle pensioni.

La domanda di ricostituzione della pensione diventa quindi il riferimento pratico per l’applicazione del beneficio sui trattamenti già in pagamento. L’INPS rinvia a un successivo messaggio le istruzioni di dettaglio sulle istanze di esenzione e sulle modalità di presentazione.

Per gli anni d’imposta precedenti al 2026 la via resta diversa. I soggetti interessati devono presentare istanza di rimborso direttamente all’Agenzia delle Entrate, secondo le modalità ordinarie previste per il recupero delle imposte versate.

Controlli su cedolino, ObisM e trattenute fiscali

Dopo l’applicazione dell’esenzione, il controllo principale riguarda il certificato di pensione ObisM INPS e il cedolino mensile. Nel prospetto devono risultare l’azzeramento delle ritenute IRPEF e la rimozione delle addizionali regionali e comunali sui trattamenti coperti dal beneficio.

La verifica serve anche per ricostruire i ratei già tassati nel 2026, sui quali l’Istituto deve riconoscere il rimborso delle ritenute fiscali. Per le annualità precedenti resta invece utile conservare la documentazione pensionistica e fiscale da allegare all’istanza rivolta all’Agenzia delle Entrate.

Effetti sui familiari superstiti

La circolare INPS include anche i familiari superstiti. La pensione ai familiari superstiti resta regolata dalle condizioni ordinarie di accesso, dalle quote spettanti e dalle eventuali soglie reddituali, mentre l’esenzione interviene sulla tassazione del trattamento quando ricorre lo status tutelato dalla disciplina speciale.

Il beneficio fiscale non modifica la natura della pensione e non introduce una nuova prestazione previdenziale. Incide invece sul prelievo fiscale applicato all’assegno, eliminando IRPEF e addizionali nei casi riconosciuti dall’INPS alla luce della Cassazione e della risoluzione delle Entrate.


Data articolo: Thu, 07 May 2026 05:21:37 +0000
Pensioni
La pensione dei lavoratori dello Spettacolo ex ENPALS: regole e novità 2026
Regole, requisiti, contributi per la pensione dal Fondo di Previdenza dei Lavoratori dello Spettacolo ex ENPALS: guida completa per capire come funziona.

Dal 2012 l’INPS gestisce la previdenza del settore attraverso il Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo (FPLS), che ha incorporato le funzioni dell’ex ENPALS mantenendo però un impianto normativo specifico, diverso da quello dell’Assicurazione Generale Obbligatoria. Per attori, cantanti, registi, doppiatori e decine di altre figure del settore, le regole per la pensione seguono logiche proprie: contributi in giornate, tre gruppi e un sistema di calcolo in più quote.

Chi si iscrive al Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo

Il FPLS è l’assicurazione obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti e autonomi del settore spettacolo, indipendentemente dalla natura subordinata o autonoma del rapporto. La platea degli iscritti è ampia e comprende figure molto diverse tra loro: cantanti, ballerini, attori, registi, doppiatori, sceneggiatori, presentatori, direttori di scena, direttori d’orchestra, truccatori e tecnici di palcoscenico. Vi rientrano anche i dipendenti di ippodromi, scuderie, cinodromi, case da gioco, sale scommesse e impianti sportivi.

L’elenco aggiornato delle categorie obbligate all’iscrizione è consultabile nell’Allegato 1 della Circolare INPS 83/2016, come integrato dall’Allegato 1 della Circolare INPS 155/2021. Quest’ultima ha ampliato la platea degli iscritti in attuazione del DL 73/2021, includendo nuove tipologie di attività connesse alla produzione di spettacoli.

I tre gruppi del FPLS e le giornate contributive richieste

Una delle caratteristiche più peculiari del Fondo è che l’anzianità contributiva si misura in giornate, non in settimane come nell’AGO. L’anno lavorativo convenzionale di riferimento è di 312 giorni. A partire dal 1° agosto 1997, i lavoratori iscritti al FPLS sono suddivisi in tre gruppi in base alla natura del contratto:

  • il Gruppo A comprende i lavoratori a tempo determinato che svolgono attività artistica o tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli; dal 1° luglio 2021 il requisito per maturare un’annualità è fissato a 90 giornate (ridotto dal precedente limite di 120 giornate in vigore dal 1° gennaio 1993, e da 60 giornate applicabili fino al 31 dicembre 1992);
  • il Gruppo B comprende i lavoratori a tempo determinato con attività non direttamente connessa alla produzione artistica o tecnica di spettacoli; per questi serve raggiungere 260 giornate per anno;
  • il Gruppo C include i lavoratori con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, per i quali l’annualità si completa con 312 giornate.

Prima della Riforma Amato (1° agosto 1997), il Fondo era articolato in due soli gruppi: il gruppo A per il personale artistico e tecnico con contratti a tempo determinato o saltuari, il gruppo B per i lavoratori comuni dell’impresa a tempo indeterminato. Per chi ha maturato contribuzione prima del 1° agosto 1997, il numero di giornate richiesto per ciascuna annualità è quindi personalizzato in base ai periodi in cui i versamenti sono stati effettuati.

Contribuzione, passaggi e massimali

Per i lavoratori del Gruppo A, il FPLS prevede un meccanismo di copertura d’ufficio che consente di completare l’annualità contributiva in presenza di determinate condizioni. Questa contribuzione è riconosciuta ai soli fini del diritto alle prestazioni, senza incidere sulla misura dell’assegno pensionistico.

Il passaggio tra i diversi gruppi è regolato da una normativa specifica che impone un meccanismo di riproporzionamento dei contributi giornalieri già maturati. Sul fronte dei massimali pensionistici, il Fondo si distingue dall’AGO con due regimi distinti:

  • per gli assicurati iscritti al Fondo prima del 31 dicembre 1995, i contributi vengono calcolati sulla retribuzione effettiva fino a un massimale giornaliero differenziato per fasce retributive, a partire dalla soglia di 766 euro al giorno (art. 1, comma 8, DLgs. 182/1997) e sulla retribuzione eccedente si applica un contributo di solidarietà pari al 5% del reddito — per gli artisti il massimale giornaliero nel 2026 è pari a 892 euro (Circolare INPS 6/2026);
  • per gli assicurati iscritti dopo il 31 dicembre 1995, il massimale annuo della base contributiva e pensionabile è fisso e per il 2026 è pari a 122.295 euro, aggiornato ogni anno in base all’indice Istat (Circolare INPS 6/2026).

Ai fini del calcolo delle quote retributive di pensione (Quote A e B), la retribuzione giornaliera eccedente il massimale pensionabile non viene considerata. Il valore di questo limite — fissato a 241,17 euro nel 2022 — è soggetto a rivalutazione annuale da parte dell’INPS: per i valori aggiornati si fa riferimento alla circolare annuale sui minimali e massimali previdenziali.

Pensione di vecchiaia e anticipata per iscritti al FPLS

Il Fondo riconosce agli iscritti le principali forme pensionistiche previste dalla normativa generale — pensione di vecchiaia, pensione anticipata, assegno ordinario di invalidità, pensione di inabilità e pensione ai superstiti — con alcune specificità importanti per determinate categorie professionali.

I lavoratori appartenenti a categorie professionali specifiche e con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 hanno diritto alla pensione di vecchiaia anticipata con requisiti più favorevoli rispetto alla normativa AGO generale. In base al DPR 157/2013 e alle successive modifiche introdotte dal DL 73/2021:

  • gli artisti lirici, i cantanti, i direttori d’orchestra, gli orchestrali e i coristi possono andare in pensione anticipata a 62 anni di età con almeno 20 anni di assicurazione e contribuzione (requisito in vigore dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2026);
  • gli attori, i conduttori, i direttori d’orchestra e le figure del settore figurazione e moda accedono alla pensione anticipata a 65 anni con almeno 20 anni di contribuzione (dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2026);
  • i ballerini e i tersicorei possono andare in pensione a 47 anni con 20 anni di assicurazione e contribuzione (requisito vigente fino al 31 dicembre 2026).

Per le prestazioni decorrenti dal 1° agosto 2021, la contribuzione complessivamente richiesta deve riferirsi per almeno due terzi a effettive prestazioni lavorative nel settore spettacolo: solo il restante terzo può essere coperto da contribuzione figurativa, volontaria, da riscatto o da versamenti nel FPLD. Il Fondo riconosce inoltre la pensione supplementare per i titolari di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive o esonerative.

Calcolo pensione ex ENPALS: Quote A, B e C

Le specificità del sistema di calcolo della pensione ex ENPALS producono effetti significativi sull’importo finale. Il calcolo avviene in tre fasi, ciascuna riferita a un diverso periodo contributivo:

  • la Quota A considera l’anzianità maturata fino al 31 dicembre 1992 e si calcola sulla media delle migliori 540 retribuzioni giornaliere accreditate nell’intera carriera lavorativa, rivalutate in base alla variazione media annua dell’indice ISTAT del costo della vita fino al quinto anno precedente la decorrenza della pensione, entro il limite del massimale retributivo giornaliero;
  • la Quota B considera l’anzianità maturata dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1995 (o al 31 dicembre 2011 per chi aveva almeno 18 anni di contributi al 1995); la base di calcolo è la media delle migliori 1.900 retribuzioni giornaliere per il Gruppo A, delle ultime 2.600 per il Gruppo B oppure delle ultime 3.120 per il Gruppo C, rivalutate con i coefficienti AGO e sempre entro il limite del massimale retributivo giornaliero;
  • la Quota C si basa sul sistema contributivo e riguarda l’anzianità maturata dal 1° gennaio 1996 (o dal 1° gennaio 2012 per chi aveva almeno 18 anni di contributi al 1995); per i lavoratori con meno di 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, tutte le anzianità successive al 1° gennaio 1996 sono calcolate con il metodo contributivo.

Per gli iscritti al Fondo dopo il 31 dicembre 1995, l’imponibile contributivo non può superare il massimale annuo vigente — pari a 122.295 euro nel 2026 (Circolare INPS 6/2026) — in base a quanto stabilito dalla Legge Dini (art. 1, comma 18, legge 335/1995).

Cassazione su Quota B: ricalcolo e recupero pensione

Il calcolo della Quota B della pensione ex ENPALS è al centro di un contenzioso che negli ultimi anni ha interessato migliaia di pensionati dello spettacolo. L’origine è nell’articolo 4, comma 8, del D.Lgs. 182/1997: la questione riguarda se, nella determinazione della Quota B, il limite di retribuzione giornaliera pensionabile previsto dall’articolo 12, comma 7, del D.P.R. 1420/1971 continui ad applicarsi anche per i periodi maturati dopo il 31 dicembre 1992. Per anni numerosi tribunali di merito avevano accolto la tesi contraria — riconoscendo pensioni più elevate — ma la Cassazione ha cambiato indirizzo con la sentenza n. 38018 del 29 dicembre 2022, stabilendo che il tetto del D.P.R. 1420/1971 si applica anche alla Quota B. La stessa ricostruzione è confermata nel dossier della Camera relativo alla proposta di legge AC 1793.

La conseguenza pratica: per i lavoratori dello spettacolo con retribuzioni giornaliere elevate, la parte di compenso eccedente il massimale non entra nel calcolo pieno della Quota B, con effetti riduttivi sull’assegno finale. Adeguandosi all’orientamento ormai consolidato della Cassazione, l’INPS ha assunto la posizione secondo cui gli importi già erogati al di sopra del calcolo corretto costituiscono somme non dovute e, dove possibile, soggette a recupero.

Sul piano giuridico, la restituzione della pensione erogata in eccesso segue logiche differenti a seconda della storia di ogni singolo caso. Quando le somme erano state corrisposte in esecuzione di sentenze favorevoli al pensionato poi superate nei gradi di giudizio successivi, l’INPS può invocare il principio per cui le somme pagate sulla base di un titolo giudiziario successivamente caducato vanno restituite — una logica diversa dalla disciplina ordinaria degli indebiti pensionistici. In quest’ultimo caso, invece, troverebbero applicazione le tutele dell’articolo 52 della legge 88/1989, che limita il recupero delle rate già riscosse in assenza di dolo del pensionato, e dell’articolo 13 della legge 412/1991, che restringe ulteriormente la rettifica ai provvedimenti formali e definitivi viziati da errore imputabile all’ente.

Sul piano legislativo, è attualmente in esame in Commissione alla Camera la proposta di legge AC 1793, che mira a introdurre un’interpretazione autentica favorevole ai lavoratori dello spettacolo, escludendo il vecchio massimale dalla determinazione della Quota B. Al momento, il testo è ancora fermo in Parlamento.

Le aliquote di rendimento FPLS

Le aliquote di rendimento della retribuzione pensionabile adottate nel FPLS corrispondono a quelle dell’AGO: il 2% per ogni anno di contribuzione, con rendimenti decrescenti al crescere della retribuzione. Questo schema si applica sia alla Quota A sia alla Quota B.

Il massimale retributivo pensionabile introduce una limitazione alle aliquote di rendimento sulle quote che superano il primo tetto di retribuzione pensionabile per gli iscritti al FPLS. Le quote aggiuntive trovano riconoscimento solo fino al raggiungimento del massimale di retribuzione pensionabile previsto per il fondo.

Cumulo, ricongiunzione e totalizzazione contributi

La contribuzione versata al FPLS si combina, in via ordinaria, con quella versata all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti (FPLD) attraverso un meccanismo di totalizzazione gratuita fissato dalla Convenzione INPS/ENPALS del 1973. L’obiettivo è ottenere una prestazione previdenziale unica — pensione di vecchiaia o pensione anticipata — sommando i contributi dei due fondi senza oneri aggiuntivi per il lavoratore.

Se il diritto alla pensione non si perfeziona nemmeno con il cumulo FPLS-FPLD, è possibile valorizzare anche la contribuzione versata nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Per i lavoratori del Gruppo A, tuttavia, il perfezionamento del diritto deve avvenire con contribuzione da attività lavorativa nel settore spettacolo: dal 1° luglio 2021 è sufficiente che almeno due terzi delle prestazioni siano riconducibili al settore.

In alternativa al cumulo convenzionale, la contribuzione può essere trasferita attraverso la ricongiunzione secondo le regole previste dalla legge 29/1979. Gli assicurati possono inoltre avvalersi della totalizzazione nazionale, del computo nella gestione separata o del cumulo dei periodi assicurativi secondo le norme che disciplinano ciascuno di questi istituti.

Chi si avvicina alla pensione o vuole stimare l’importo del futuro assegno può utilizzare il calcolo della pensione online disponibile su PMI.it.


Data articolo: Wed, 06 May 2026 16:14:53 +0000
Trattamento Fine Rapporto
TFR al Fondo di Tesoreria INPS: soglia, forza lavoro e scadenze per le aziende agricole
Fondo Tesoreria INPS in Agricoltura: inclusione OTD nella soglia dimensionale, esclusione OTDO, calcolo forza lavoro, codici autorizzazione e scadenze 2026.

Le aziende agricole obbligate al conferimento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS dal 2026 hanno due scadenze da rispettare: il 31 maggio per la prima comunicazione, fissato dal Messaggio 1388/2026, e il 16 luglio per il primo versamento, fissato dal Decreto Primo Maggio. Con il Messaggio 1493/2026 l’Istituto aggiorna le istruzioni per il settore: quali contratti rilevano ai fini della soglia dimensionale, come si calcola la media annuale dei dipendenti e quali categorie di operai restano fuori dal computo.

La soglia dimensionale per il Fondo di Tesoreria INPS

La modifica introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (art. 1, comma 203, legge 199/2025) alza da 50 a 60 la soglia di dipendenti sopra la quale è obbligatorio conferire il TFR al Fondo INPS e stabilisce che questa vada riferita all’anno precedente, superando il riferimento statico al 2006. Il limite dimensionale è così articolato:

  • la soglia è di 60 dipendenti nel 2026 e nel 2027;
  • scende a 50 dipendenti dal 2028 al 2031;
  • si abbassa a 40 dipendenti dal 2032.

La regola precedente cristallizzava il superamento della soglia al 2006: le imprese cresciute negli anni successivi potevano continuare a trattenere il TFR in azienda. La Manovra 2026 supera questa impostazione introducendo un calcolo dinamico basato sulla media dell’anno precedente.

Operai a tempo determinato

Il Messaggio INPS 1493/2026 chiarisce che ai fini della soglia dimensionale rilevano tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato in forza nell’anno di riferimento, a prescindere dalla tipologia e dalla durata del rapporto, dall’orario di lavoro e dall’effettiva soggezione del singolo lavoratore alle disposizioni sul trattamento di fine rapporto. Concorrono anche gli operai agricoli a tempo determinato, senza alcuna distinzione basata sulla durata complessiva del rapporto. Il periodo di osservazione è l’anno civile precedente: per l’obbligo decorrente dal 2026 si considerano le giornate maturate nel 2025.

La precisazione dell’INPS è rilevante sul piano pratico: un OTD con contratto inferiore a tre mesi non è soggetto all’obbligo di versare il TFR al Fondo di Tesoreria ma il rapporto di lavoro rientra comunque nel calcolo del requisito dimensionale. La soglia dei tre mesi prevista dalla Circolare INPS 105/2007 rileva esclusivamente sull’obbligo di versamento delle quote di TFR al Fondo ma non sulla verifica della soglia dimensionale.

Contratti speciali e TFR mensile

Lo stesso doppio regime vale per gli operai agricoli e florovivaisti a termine assunti con contratto la cui scadenza non è prefissata ma dipende dal verificarsi di un evento, come la fine di una campagna di raccolta, ai sensi dell’art. 21, comma 8, lett. a) del CCNL 2022-2025. Rientrano nel computo della soglia dimensionale ma non generano l’obbligo di versamento al Fondo.

Stessa disciplina per gli OTD con TFR a corresponsione mensile, fattispecie prevista da alcune contrattazioni provinciali per gli addetti alle operazioni di raccolta: la liquidazione è corrisposta mensilmente, quindi non c’è trasferimento al Fondo, ma il rapporto concorre al calcolo dei 60 dipendenti.

Operai occasionali fino a 45 giornate annue

Gli operai agricoli a tempo determinato occasionali (OTDO) sono una categoria contrattuale specifica del settore primario, caratterizzata dalla natura saltuaria della prestazione: la soglia massima è fissata a 45 giornate lavorative annue. Il limite quantitativo è il tratto distintivo che colloca questa figura al di fuori dei rapporti di lavoro subordinati ordinari presi in considerazione dalla disciplina del Fondo di Tesoreria.

La prestazione occasionale, per definizione discontinua e non strutturata nell’organizzazione aziendale, non risponde ai criteri di stabilità su cui si basa la soglia dimensionale prevista dalla normativa.

Esclusione OTDO dal computo della media annuale

Il Messaggio INPS 1388/2026 stabilisce che gli OTDO non concorrono al calcolo della media annuale dei dipendenti, il parametro che determina il superamento della soglia e quindi l’obbligo di versare le quote di TFR al Fondo di Tesoreria. Per i datori di lavoro agricoli che impiegano lavoratori occasionali in aggiunta al personale fisso, questa esclusione ha un effetto diretto: gli OTDO non fanno massa critica ai fini del conteggio. La ragione tecnica risiede nella struttura della contribuzione: per gli OTDO la previdenza è assolta mediante un’aliquota unificata sostitutiva che non include il finanziamento del Fondo di Tesoreria.

Come si calcola la forza media annua nelle aziende agricole

Il metodo di calcolo si basa sulla divisione per 312 del numero totale di giornate computabili nell’anno civile di riferimento, pari a 26 giornate convenzionali per 12 mesi. Le regole variano per categoria:

  • per gli operai a tempo indeterminato (OTI), gli apprendisti e gli altri lavoratori stabilmente in forza, si computano 26 giornate per ciascun mese di presenza, fino a un massimo di 312 giornate annue per il lavoratore a tempo pieno per l’intero anno civile;
  • per gli operai a tempo determinato (OTD), il computo avviene sulla base delle giornate di effettiva occupazione risultanti dalle denunce Uniemens/PosAgri, nel limite massimo convenzionale di 26 giornate per ciascun mese di calendario, senza distinzione fondata sulla durata complessiva del rapporto;
  • per i lavoratori a tempo parziale, le giornate sono ridotte in proporzione all’orario contrattuale rispetto al tempo pieno.

I codici di autorizzazione per i datori agricoli

I datori di lavoro agricoli che rientrano nell’obbligo devono chiedere l’attribuzione del codice di autorizzazione “1R” tramite il Cassetto previdenziale del contribuente, allegando il modello SC34. Il codice “2R” va richiesto se l’obbligo sussiste esclusivamente con riferimento a singoli lavoratori assunti in continuità di rapporto a seguito di operazioni societarie o di cessione del contratto, indicandone i relativi codici fiscali. Restano valide le regole già indicate con il Messaggio INPS 1210 del 26 marzo 2019.

Prima comunicazione INPS entro il 31 maggio

I datori di lavoro agricoli che in base alla media occupazionale del 2025 risultano tenuti all’obbligo dal 1° gennaio 2026 devono trasmettere i dati relativi ai mesi da gennaio a marzo 2026 nei flussi Uniemens/PosAgri entro il 31 maggio 2026, termine coincidente con la fine del periodo di trasmissione del primo trimestre. La regolarizzazione delle quote di TFR maturate tra gennaio 2026 e la data di pubblicazione del Messaggio 1388/2026 avviene nello stesso termine, senza applicazione di sanzioni civili.

Primo versamento entro il 16 luglio

Il DL 62/2026 (Decreto Primo Maggio), in vigore dal 1° maggio 2026, stabilisce che il primo versamento al Fondo di Tesoreria — relativo ai periodi di competenza da gennaio a giugno 2026 — è considerato tempestivo se effettuato entro il 16 luglio 2026. Dal mese successivo riprendono le regole ordinarie previste dalla Circolare INPS 12/2026: i datori di lavoro versano le somme dovute entro il 16 del mese successivo al periodo di paga.


Data articolo: Wed, 06 May 2026 14:37:55 +0000
Pensioni
Contributi volontari INPS per la pensione, pagamenti solo online: requisiti, calcolo e procedura
Dal 6 maggio 2026, addio bollettini cartacei per i versamenti volontari INPS. Requisiti per l'autorizzazione, calcolo importi per categoria e deducibilità fiscale.

L’INPS ha completato la dematerializzazione dei versamenti volontari: dal 6 maggio 2026, comunicazioni e modelli di pagamento non sono più recapitati per posta e il versamento si effettua esclusivamente attraverso il Portale dei Pagamenti INPS via PagoPA. La novità coinvolge tutti i lavoratori — dipendenti, autonomi, collaboratori in Gestione Separata — che usano la contribuzione volontaria per colmare i vuoti contributivi e raggiungere i requisiti per la pensione con pochi contributi o per aumentare l’importo futuro dell’assegno previdenziale.

A cosa servono i contributi volontari INPS

I contributi volontari INPS sono versamenti previdenziali a carico del lavoratore che consentono di continuare a maturare anzianità contributiva dopo la cessazione o l’interruzione dell’attività lavorativa. Il loro scopo è duplice: permettono di perfezionare il diritto alla pensione quando i contributi accumulati non sono ancora sufficienti, e di aumentare il montante contributivo su cui verrà calcolato l’assegno futuro. Sono utili ai fini di tutte le pensioni dirette — vecchiaia, anticipata, assegno ordinario di invalidità e inabilità — e di quelle indirette, come la pensione ai superstiti e la reversibilità.

Chi può versare contributi volontari

Possono accedere alla contribuzione volontaria i lavoratori che hanno cessato o interrotto l’attività lavorativa. Le categorie ammesse comprendono:

  • i dipendenti del settore privato non agricolo iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD);
  • gli autonomi, ovvero artigiani e commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS;
  • i collaboratori coordinati e continuativi e i professionisti senza cassa iscritti alla Gestione Separata;
  • i coltivatori diretti, i coloni e i mezzadri;
  • i lavoratori iscritti ai fondi speciali collegati al FPLD (autoferrotranvieri, elettrici, telefonici, dirigenti ex INPDAI, Ferrovie, Fondo Volo, ex IPOST);
  • i giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti già iscritti all’ex INPGI ora confluito in INPS;
  • i titolari di assegno ordinario di invalidità.

I periodi coperti dalla contribuzione volontaria

La contribuzione volontaria copre i periodi di inattività lavorativa che si producono in determinate circostanze previste dalla normativa. Rientrano tra i periodi ammissibili:

  • l’aspettativa non retribuita per motivi privati o di salute;
  • il contratto part-time orizzontale o verticale, a copertura o integrazione dei periodi a orario ridotto;
  • i congedi per formazione professionale o per gravi e documentati motivi familiari;
  • lo sciopero e la sospensione del rapporto di lavoro con conservazione del posto per servizio militare;
  • i permessi per allattamento e le sospensioni per motivi disciplinari assimilabili all’interruzione del rapporto.

L’autorizzazione concessa non decade mai: anche se i versamenti vengono interrotti, possono essere ripresi in qualsiasi momento senza presentare una nuova domanda.

Requisiti per l’autorizzazione INPS

Per ottenere l’autorizzazione al versamento volontario occorre dimostrare di possedere almeno uno dei seguenti requisiti contributivi:

  • 5 anni di contributi in qualsiasi epoca, pari a 260 settimane per i lavoratori dipendenti non agricoli e domestici, 60 contributi mensili per gli autonomi, 465 giornalieri per i lavoratori agricoli maschi, 310 giornalieri per le lavoratrici agricole;
  • 3 anni di contribuzione nei 5 anni che precedono la presentazione della domanda, equivalenti a 36 contributi mensili per gli autonomi, 279 giornalieri per gli agricoli maschi, 186 per le agricole.

Per i lavoratori con carriere discontinue, stagionali o temporanee, e nei casi di non lavoro nell’ambito di un contratto part-time, il requisito minimo si riduce a un anno di contribuzione nel quinquennio precedente. La decorrenza dell’autorizzazione è fissata al primo sabato successivo alla domanda per i lavoratori dipendenti; al primo giorno del mese di presentazione per i lavoratori autonomi.

Come presentare la domanda all’INPS

La domanda di prosecuzione volontaria va presentata telematicamente attraverso il servizio “Contributi volontari gestione privata di INPS.it” sul portale INPS (www.inps.it) con accesso tramite SPID, CIE o CNS. Nella domanda il lavoratore indica anche la gestione assicurativa di destinazione dei versamenti: FPLD, Gestione Separata, Artigiani, Commercianti, Fondo Volo, Ferrovieri, Telefonici, Elettrici, Autoferrotranvieri, CD/MC, ex IPOST o altra gestione di appartenenza.

Il versamento dei contributi per i periodi arretrati — dalla data di decorrenza dell’autorizzazione fino al trimestre precedente al primo modello prestampato — deve essere eseguito entro il trimestre solare successivo alla ricezione del provvedimento di accoglimento.

Come si calcola il costo dei contributi volontari

Il costo dei contributi volontari varia in base alla gestione di appartenenza e alla retribuzione o al reddito di riferimento. In ogni caso, se la retribuzione di riferimento risulta inferiore al minimale fissato dall’INPS, il versamento va comunque effettuato sul minimale:

  • per i lavoratori dipendenti, l’importo dovuto è settimanale e si determina applicando l’aliquota IVS della gestione alla media delle retribuzioni percepite nelle ultime 52 settimane di lavoro;
  • per gli artigiani e i commercianti, il versamento è mensile e si calcola sulla media dei redditi da impresa dichiarati ai fini IRPEF nei 36 mesi precedenti la domanda;
  • per i coltivatori diretti il contributo è settimanale, calcolato sulla media dei redditi degli ultimi tre anni;
  • per gli iscritti alla Gestione Separata, la base è il reddito medio da collaborazione o da attività autonoma dell’anno precedente la domanda.

Scadenze e pagamenti: dal 6 maggio 2026 tutto online

I contributi volontari si versano per trimestri solari, entro scadenze fisse e perentorie: il primo trimestre (gennaio-marzo) entro il 30 giugno; il secondo (aprile-giugno) entro il 30 settembre; il terzo (luglio-settembre) entro il 31 dicembre; il quarto (ottobre-dicembre) entro il 31 marzo dell’anno successivo.

Dal 6 maggio 2026 l’INPS ha completato la dematerializzazione del servizio anche per i versamenti volontari: i modelli di pagamento precompilati non vengono più recapitati per posta e le comunicazioni sono inviate esclusivamente in formato digitale.

Per effettuare il versamento occorre accedere alla sezione Versamenti Volontari del Portale dei Pagamenti INPS con SPID, CIE o CNS, e procedere tramite PagoPA — con carta di credito o di debito, conto corrente o altri metodi abilitati. Il pagamento è disponibile anche attraverso l’app INPS Mobile e l’app IO, oltre che presso banche, uffici postali e tutti i prestatori di servizi di pagamento aderenti al circuito PagoPA. Per i versamenti relativi a periodi inferiori al trimestre, il portale offre la funzione “fraziona”, che aggiorna l’importo dell’avviso PagoPA in modo proporzionale al periodo effettivo da coprire.

Ripresa del lavoro e ricalcolo del contributo

Il lavoratore autorizzato alla prosecuzione volontaria che riprende un’attività lavorativa può chiedere, entro 180 giorni dalla data di cessazione della nuova attività, la rideterminazione del contributo volontario in relazione alle retribuzioni o ai redditi percepiti. Il ricalcolo consente di aggiornare la base imponibile di riferimento ai nuovi importi, evitando di continuare a versare su parametri obsoleti. Se la ripresa dell’attività comporta una nuova contribuzione obbligatoria, i versamenti volontari restano comunque validi ai fini della posizione assicurativa già consolidata.

Versamenti in ritardo o insufficienti

Le scadenze trimestrali sono perentorie: i contributi versati oltre i termini previsti non vengono accreditati dall’INPS, che provvede a restituire la somma senza interessi. Tuttavia, il lavoratore può sempre richiedere che l’importo pagato in ritardo sia imputato a copertura del trimestre successivo. Se la somma versata è inferiore a quella dovuta, il periodo coperto viene ridotto in misura proporzionale al versamento effettuato. Se è superiore, l’eccedenza viene restituita. In ogni caso, non è prevista la possibilità di regolarizzare tardivamente un trimestre scaduto senza accordo preventivo con l’Istituto.

Deducibilità fiscale dei contributi volontari

I contributi volontari versati all’INPS sono interamente deducibili dal reddito complessivo, senza limiti di importo, ai sensi dell’art. 10 del TUIR. Vanno indicati nel rigo dedicato agli oneri deducibili del modello 730 o Redditi PF, alla voce contributi previdenziali e assistenziali, insieme agli eventuali contributi per riscatto della laurea, ricongiunzione di periodi assicurativi e altri versamenti a fini pensionistici. La deduzione spetta anche per i versamenti effettuati per familiari fiscalmente a carico.

Il risparmio fiscale effettivo dipende dall’aliquota marginale IRPEF del contribuente: 23%, 35% o 43%, senza alcun tetto massimo detraibile, a differenza dei fondi pensione complementari.


Data articolo: Wed, 06 May 2026 13:15:40 +0000

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