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News da PMI.it - Informazione ICT e Business per piccole e medie imprese

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Incentivi Rinnovabili
Incentivi Rinnovabili alle CER costituite come ETS
L’Agenzia delle Entrate illustra il trattamento tributario e fiscale dei corrispettivi di vendita di energia rinnovabile per i membri di CER che sono ETS.

Il Fisco chiarisce il corretto trattamento fiscale della ripartizione degli incentivi erogati dal GSE ai membri delle CER costituite come Enti del Terzo Settore.

Con la risoluzione n. 37 del 22 luglio 2024, infatti, l’Agenzia delle Entrate spiega che l’erogazione di somme ai membri o associati di una Comunità Energetica Rinnovabile costituita in forma di Ente Non Commerciale è lecita: non si tratta infatti di una distribuzione di utili (vietata agli ETS) ma di una legittima restitutizione di partite di pagamento e incasso ai soggetti che hanno concorso alla produzione e all’autoconsumo di energia rinnovabile.

Vediamo le regole fiscali da applicare in questi casi.

I vincoli per gli ETS sulla distribuzione di utili

Agli Enti del Terzo Settore, è di norma vietata la distribuzione (anche indiretta) di utili e avanzi di gestione, fondi o riserve a fondatori, associati, lavoratori, collaboratori, amministratori o altri componenti degli organi sociali.

Allo stesso modo sono vietate le cessioni di beni e prestazioni di servizi agli associati, salvo che queste costituiscano l’oggetto dell’attività di interesse generale.

Nel divieto non rientra tuttavia la restituzione dei compensi frutto dell’applicazione della tariffa incentivante sull’energia condivisa (tariffa premio GSE) nè il contributo di valorizzazione (contributo ARERA) previsti dalla nuova legge sugli incentivi alle Comunita Energetiche Rinnovabili.

I clienti finali, ivi inclusi i clienti domestici, hanno il diritto di organizzarsi in comunità energetiche rinnovabili.

E siccome ai fini fiscali rileva il solo corrispettivo per la vendita dell’energia immessa in rete (che si configura come reddito diverso), ne deriva che è lecita la restituzione delle somme rimaste dopo l’applicazione per conto dei membri della CER della prevista tassazione agevolata.

Regole a parte per gli incentivi alle CER

Rispetto alla classica distribuzione di utili intesi come profitti finanziari, è dunque ben diverso il caso delle somme erogate dal GSE ad una Comunità energetica costituita in forma di ente non commerciale: assumono rilevanza fiscale solo per la quota eccedente l’autoconsumo.

Pertanto, la distribuzione di somme da parte di un ente non commerciale ai membri della sua Comunità energetica si configura come una lecita restituzione ai clienti finali della CER, che possono demandare anche ad un ente del Terzo Settore la gestione delle partite di pagamento e di incasso verso i venditori e il GSE.

In pratica, l’operazione si configura come un rapporto di mandato senza rappresentanza.

Viene escluso, in conclusione, che l’attribuzione degli incentivi alle Rinnovabili ricevuti dalla CER ai partecipanti possa considerarsi una distribuzione di utili, in quanto tali incentivi non costituiscono profitti finanziari. Pertanto, è corretta e lecita l’erogazione ai membri della CER di tali somme.

Un ultimo chiarimento dell’Agenzia delle Entrate: il corrispettivo per la vendita di energia oltre l’autoconsumo assume rilevanza reddituale in capo ai singoli membri della CER, per cui il trattamento fiscale cambierà in base alla natura del soggetto che riceve le somme.


Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 10:30:46 +0000
PMI e Mercati
Export e Riforma Dogane: cosa cambia per le imprese
La riforma doganale semplifica l'import-export e introduce lo Sportello Unico Doganale facilitando l'accesso ai mercati internazionali per le imprese.
Riforma Dogane

La riforma delle dogane, la cui entrata in vigore è attesa per fine estate, snellisce gli adempimenti burocratici, semplifica le procedure di import-export e migliora l’efficienza dei controlli.

Previste anche radicali novità in materia di fiscale, in particolare per quanto concerne i regimi doganali previsti dal Tuld (DPR 43/73). La riforma modifica infatti i regimi speciali, allineandoli alla normativa europea.

Riducendo la complessità normativa che finora ha caratterizzato il settore, infine, mira a favorire l’accesso sui mercati internazionali delle PMI che guardano all’estero.

La nuova disciplina può quindi rappresentare una svolta per le imprese italiane, fungendo da volano per il Made in Italy. Vediamo per cosa si contraddistingue.

Obiettivi della riforma doganale

Lo schema di decreto della riforma delle dogane è previsto in attuazione delle disposizioni della legge delega 9 agosto 2023, n. 111. Il decreto legislativo è stato approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri il 26 marzo 2024 e si attende ora la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per l’entrata in vigore.

L’obiettivo principale della riforma è la semplificazione normativa, con un focus sulla telematizzazione delle procedure doganali, il miglioramento del coordinamento tra le autorità doganali, e la riforma del sistema sanzionatorio.

Un obiettivo a dir poco necessario, vista la complessità della legislazione attuale e la necessità di armonizzazione delle norme nazionali con quelle europee.

Semplificazione normativa

La prima novità della riforma è  dunque la semplificazione normativa e la codifica in un unico insieme di norme aggiornato.

Prima le imprese dovevano districarsi tra i 352 articoli del Tuld (DPR 43/73) e fin troppi vincoli di legge, molti dei quali risalenti ad oltre un secolo fa (Regio Decreto 65/1896) e in gran parte superati dalla legislazione europea, dopo l’entrata in vigore del codice doganale unionale (Reg. Ue 9 ottobre 2013, n. 952).

Ora, con la riforma dogale si scende a 122 articoli in tutto, peraltro con indicazioni più chiare e univoche: per le misure non previste dalla legislazione europea, si applicano le nuove norme nazionali.

Efficienza e tempistica dei controlli doganali

Un’altra importante novità è l’introduzione dello Sportello Unico Doganale (SU.DO.CO), che sostituisce 68 istanze prima richieste a 18 diverse amministrazioni.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nell’ambito dello Sportello Unico Doganale e dei Controlli, coordina le varie amministrazioni chiamate al controllo delle merci in entrata e uscita in ambito intra-UE.

Lo scopo primario è quello di agevolare il coordinamento tra ADM, enti pubblici e operatori. Lo snellimento riduce inoltre i ritardi nei controlli doganali, i tempi di consegna e le penali dovute ai ritardi.

Revisione del sistema sanzionatorio

Un altro aspetto determinante della riforma delle Dogane è la revisione delle sanzioni, basata sul principio di proporzionalità rispetto alla gravità delle violazioni – in applicazione dell’art. 20, comma 3, lett. b) n. 2 e lettera c) della legge delega – e depenalizzano alcune infrazioni minori.

Nel dettaglio, le sanzioni amministrative sono comprese tra l’80% e il 150% dei diritti di confine dovuti, con ulteriori attenuanti previste in specifici casi:

  • la riduzione è pari a un terzo quando i maggiori diritti di confine dovuti sono inferiori al 3% di quelli dichiarati;
  • la sanzione è pari a zero se l’ammontare dei diritti di confine complessivamente dichiarati è pari o superiore a quelli complessivamente accertati.

Rilevanza penale delle violazioni

Se l’ammontare dei diritti accertati è superiore a 10.000 euro o se presumono forme di contrabbando aggravato, le Dogane ne darà comunicazione all’autorità giudiziaria, che dovrà stabilire se una violzione ha rilevanza penale e se si configura il dolo. Le violazioni colpose saranno invece inquadrate fra gli illeciti amministrativi.

La confisca la quale viene disposta in tutti i casi di contrabbando, sia quello per omessa dichiarazione (art. 78) si quello per dichiarazione infedele (art. 79).

IVA all’importazione

L’IVA all’importazione viene inquadrata come un diritto di confine tranne che nei casi in cui le merci sono destinate al consumo in altro Stato membro UE oppure se sono collocate presso un deposito IVA.

La riforma introduce la responsabilità solidale dei rappresentanti doganali indiretti, ora chiamati a versare la maggiore IVA contestata.

Nuova riscossione dei tributi

Il decreto rivede le procedure di liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi doganali, introducendo un sistema più efficiente e meno oneroso per le imprese.

Viene anche potenziato il sistema di rappresentanza doganale, migliorando il supporto agli operatori del settore.


Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 10:00:19 +0000
Sanatoria edilizia Salva Casa
Salva Casa, il decreto è legge: tutte le misure
Ok alla legge di conversione del decreto Salva Casa: edilizia libera, tolleranze costruttive, abitabilità, recupero sottotetti, tutte le novità.

Approvazione definitiva per il decreto Salva Casa, con diverse modifiche rispetto al testo del provvedimento originale. Si tratta della legge di conversione del dl 69/2024, che in Senato ha ricevuto 106 voti favorevoli e 68 contrari, dopo che il Governo ha chiesto al fiducia.

La norma, lo ricordiamo, consente di sanare irregolarità edilizie, tendenzialmente di lieve entità anche se il passaggio parlamentare ha parecchio ampliato il raggio d’azione della sanatoria. E snellisce una serie di regole, ad esempio inserendo nuovi interventi fra quelli realizzabili in edilizia libera, facilitando i cambi di destinazioni d’uso degli immobili, rendendo più flessibili le regole sulle superfici minime per l’abitabilità. Vediamo quali sono le più importanti disposizioni e le novità introdotte nel passaggio parlamentare.

Sanatoria estesa sui lavori precedenti il 24 maggio

Per quanto riguarda la parte di sanatoria, il decreto consente di regolarizzare interventi realizzati entro il 24 maggio 2024, senza i necessari titoli, o in deroga rispetto agli stessi, in una serie definita di casi:

  • se le opere sono realizzate senza rispettare le tolleranze costruttive (altezza, larghezza e via dicendo), ma restano entro determinati margini di oscillazione definiti dalla sanatoria. Le modifiche apportate nel corso dell’iter parlamentare hanno ampliato le tolleranza costruttive: non c’è violazione edilizia se lo scostamento non supera il 6% per appartamenti fino a 60 mq, al 5% da 60 a 100 mq, al 4% fra 100 e 300 metri, al 3% fra 300 e 500 metri metri quadrati, e infine al 2% per unità immobiliari di dimensioni superiori. La precedente formulazione prevedeva scostamenti dal 2 al 5%, partendo dagli appartamenti fino a 100 mq.
  • Opere realizzate in parziale difformità dal permesso di costruire o dalla Scia, oppure in assenza o in difformità dalla Scia: si può chiedere il titolo edilizio in sanatoria, se l’intervento risulta conforme alla disciplina urbanistica vigente al momento della presentazione della domanda, e a quella edilizia vigente al momento della realizzazione. Questa misura ammorbidisce il criterio della doppia conformità, sia alla disciplina urbanistica sia a quella edilizia nel momento della realizzazione e in quello della domanda).

Edilizia libera

La norma originaria aveva inserito fra gli interventi che si possono effettuare in edilizia libera anche le VEPA, vetrate panoramiche, realizzate sui porticati. Le modifiche hanno aggiunto l’installazione di tende a pergola e bioclimatiche.

Nuovi criteri di abitabilità

Diventano meno rigidi i paletti per l’abitabilità: in base alla precedente legislazione ci volevano almeno 28 metri quadrati, ora la dimensione minima scende a 20 mq. Per due abitanti si passa da 38 a 28 mq. Diminuisce anche l’altezza minima, da 2,7 a 2,4 mq.

Altre novità

Fra le altre modifiche, è stato introdotto il principio in base al quale sullo stato legittimo dell’immobile non incidono le eventuali difformità del condominio e viceversa. Quindi, si può procedere a ristrutturare un appartamento, presentando il relativo titolo edilizio se necessario, anche se ci sono parti comuni non a norma e viceversa il condominio può effettuare lavori in presenza di singole unità che presentano scostamenti.

Un’altra novità rilevante riguarda la possibilità di rendere abitabili i sottotetti, con una serie di nuove flessibilità. Gli interventi devono comunque rispettare le norme regionali, ma diventano possibili anche quando non ci sono le distanze minime tra gli edifici, a condizione che siano rispettati i limiti vigenti all’epoca della realizzazione dell’edificio, che non siano apportate modifiche, nella forma e nella superficie, e che sia rispettata l’altezza massima dell’edificio.


Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 09:56:37 +0000
Aziende agricole
Danni climatici sempre più costosi per l’economia italiana
In Italia i livelli di stress idrico generati dal cambiamento climatico superano la media UE, con notevoli ripercussioni negative sul settore agricolo.

In Italia il cambiamento climatico comporta un costo maggiore rispetto agli altri Paesi della UE, tanto da sfiorare i 284 euro per abitante e raggiungere attualmente un valore quintuplicato rispetto al 2015.

A lanciare l’allarme è uno studio presentato da The European House-Ambrosetti nel corso della sesta edizione della “Community Valore Acqua per l’Italia”.

A pagarne le spese è soprattutto l’economia agricola. Per fare qualche esempio, solo Belgio, Spagna e Grecia superano l’Italia per quanto riguarda i crescenti livelli di stress idrico.

Sono dodici le Regioni italiane a subirne le conseguenze, dal momento che alluvioni e siccità impattano negativamente soprattutto sul settore agricolo (specialmente Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia).

In termini pratici, si segnala un calo del 63% nella produzione di pere, una diminuzione del 60% nella produzione di ciliegie, meno 27% nella produzione di olio e meno 12% per quella di vino e pomodori. In ambito nazionale, la riduzione della produzione di miele è stata addirittura del 70% nel 2023.

=> Obbligo di assicurazione climatica per le imprese

Le perdite coinvolgono anche la produzione idroelettrica. Lo studio, inoltre, mette in evidenza come l’Italia rischi di registrare la più alta anomalia termica della storia raggiungendo quota +1,75°C sopra la media nel corso del 2024.


Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 09:29:44 +0000
Servizi INPS
Lavoro occasionale: aggiornamento dati solo su MyINPS
Lavoro occasionale: da luglio, area riservata del sito INPS e Mobile App MyINPS per aggiornare i dati delle comunicazioni su pagamenti e contributi.

Cambiano alcune regole riguardo all’aggiornamento dei dati relativi alle prestazioni di lavoro occasionale, che ora devono essere inseriti esclusivamente utilizzando la propria area riservata del sito INPS, vincolo imposto a partire da luglio 2024. Per farlo, possono anche utilizzare anche la App MyINPS.

Le istruzioni sono fornite con il Messaggio n. 2701 del 23 luglio 2024.

A decorrere dal mese corrente, dunque, i dati relativi ai contatti di posta elettronica e/o di SMS possono essere inseriti e aggiornati dai prestatori di lavoro occasionale solo all’interno dell’area riservata del sito ufficiale dell’Istituto di Previdenza.

Secondo la normativa, infatti, la piattaforma telematica INPS dedicata alle prestazioni occasionale prevede l’invio di specifiche comunicazioni via email ed SMS o tramite area riservata MyINPS.

Nel dettaglio:

  • ai prestatori del Libretto Famiglia, arriva la comunicazione da parte dell’utilizzatore della prestazione lavorativa eseguita e dei relativi termini di svolgimento;
  • ai prestatori del contratto di prestazione occasionale, arriva la dichiarazione trasmessa dall’utilizzatore preventivamente allo svolgimento della prestazione lavorativa indicandone i termini generali, ma anche eventuale comunicazione di revoca della dichiarazione trasmessa dall’utilizzatore per mancato svolgimento della prestazione.

=> Servizi INPS: come accedere online

Ebbene, per qaggiornare i propri contatti di posta elettronica o quelli telefonici, ai fini del corretto ricevimento di tali comunicazioni, si può utilizzare la App per smartphone MyINPS.


Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 08:59:27 +0000
Lavoratori autonomi
NASpI o altri sussidi per autonomi a partita IVA
Vorrei chiarimenti in merito alla NASpI per lavoratori autonomi, nello specifico per una ditta individuale ma legata da un contratto di franchising relativo ad un’attività commerciale. Il contratto non è stato rinnovato al termine della scadenza, per volontà del datore di lavoro: c’è la possibilità di usufruire di NASpI o altra forma di sussidio anche[...]

Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 08:29:31 +0000
Mondo del Lavoro
Quante ferie si maturano in un mese: l’esempio del CCNL Commercio
Guida completa alla maturazione delle ferie mensili, con l'esempio del settore Commercio: normativa, calcolo e diritti per dipendenti e apprendisti.
Ferie CCNL Commercio

Le ferie rappresentano un diritto dei lavoratori previsto dalla normativa italiana, pari ad un determinato numero giorni di ferie retribuite all’anno. La loro gestione può tuttavia variare in base alla distribuzione dell’orario settimanale, al contratto applicato e alle esigenze del datore di lavoro.

In ogni Contratto collettivo nazionale del lavoro (CCNL), la maturazione delle ferie segue infatti regole precise, garantendo la possibilità di fruire di un adeguato periodo di riposo.

È dunque importante sapere come si calcolano e si gestiscono le ferie per assicurarsi che tale diritto venga rispettati, e per farlo è necessario verificare le previsioni contrattuali ma anche conoscere quelle di legge.

Spieghiamo di seguito come calcolare quante ferie si maturano in un mese, prendendo come esempio il CCNL Commercio.

Ferie nel Contratto del Commercio: come funzionano

Il CCNL Commercio, Terziario, Distribuzione e Servizi prevede che i lavoratori abbiano diritto a 26 lavorativi di ferie retribuite all’anno. Tale diritto è valido per tutti i tipi di contratto: a tempo pieno o part-time, a tempo indeterminato, determinato e in apprendistato.

La normativa, regolata dagli articoli 159-165 del CCNL Commercio, stabilisce che la settimana lavorativa, ai fini del computo delle ferie, è considerata di sei giorni, dal lunedì al sabato (a prescindere dall’orario effettivo), escludendo domeniche e festività.

Da quando si maturano le ferie?

Le ferie iniziano a maturare dal momento in cui il lavoratore inizia il suo rapporto di lavoro, quindi dal primo giorno di lavoro. Anche durante i periodi di malattia, infortunio o maternità, le ferie continuano a maturare.

Quanti giorni di ferie si maturano al mese nel CCNL Commercio

I lavoratori del settore Commercio maturano 2,167 giorni di ferie al mese, che corrispondono a 26 giorni l’anno (1,167*12=26), indipendentemente dall’orario di lavoro settimanale. Tale calcolo vale anche per chi lavora a tempo parziale.

L’importo della retribuzione durante le ferie è invece quella stabilita dal CCNL Commercio stesso, inclusi i vari elementi retributivi fissi e continuativi.

Ferie su 6 giorni lavorativi

Nel caso di una settimana lavorativa di sei giorni, che va dal lunedì al sabato, i lavoratori maturano 26 giorni di ferie all’anno. Le ferie vengono calcolate escludendo le domeniche e le festività nazionali.

Ferie su 5 giorni lavorativi

Per i lavoratori che seguono una settimana lavorativa di cinque giorni, le ferie maturate rimangono le stesse, ossia 26 giorni all’anno. Tuttavia è prassi riproporzionare le singole giornate godute con riferimento alla settimana di sei giorni.

Questo significa che, per ogni giorno di ferie preso, verranno scalati 1,2 giorni di ferie maturate, per tenere conto della ridotta settimana lavorativa. In pratica due settimane di ferie consecutive faranno scalare le ferie di 12 giorni (1,2 x 10 giorni lavorativi).

Ferie su settimana corta

Anche per chi lavora su una settimana corta, ad esempio dal lunedì al giovedì, si applica lo stesso calcolo.

Ferie part-time

I lavoratori part-time hanno gli stessi diritti di ferie dei lavoratori full-time, con alcune variazioni a seconda dell’orario di lavoro:

  • in caso di part-time orizzontale (ad esempio 4 ore al giorno per 6 giorni), i lavoratori maturano comunque 26 giorni di ferie, ma il numero di ore di ferie retribuite sarà proporzionale all’orario di lavoro ridotto;
  • per il part-time verticale (ad esempio 8 ore al giorno per 3 giorni a settimana), le ferie maturate saranno proporzionalmente ridotte. Ad esempio, se lavorano 24 ore settimanali (8 ore per 3 giorni),con una distribuzione dell’orario settimanale su sei giorni lavorativi, hanno diritto a 13 giorni di ferie all’anno (=26/6*3);
  • in caso di part-time misto solitamente si prevede un calcolo delle ferie in ore, tenendo conto del divisore orario e parametrato ai giorni e alle ore lavorative ridotte.

Per esempio, un full-time con settimana corta avrà 80 ore di ferie retribuite per due settimane consecutive, con 12 giorni scalati. Un part-time di 4 ore giornaliere avrà 40 ore retribuite per due settimane, ma sempre con 12 giorni di ferie scalati, mantenendo proporzionalità nelle ore di lavoro settimanali.

Ferie per lavoro a turni o notturno

Per i lavoratori a turni, comprese le turnazioni notturne, il calcolo delle ferie segue le stesse regole generali del CCNL Commercio. Tuttavia, se un lavoratore a turni o notturno ha un orario di lavoro che si distribuisce in modo irregolare o su più giorni, ogni giorno di ferie goduto viene comunque considerato come un giorno di ferie. La maturazione delle ferie avviene in base ai giorni lavorativi complessivi e non all’effettiva distribuzione dei turni.

Ferie per apprendista con contratto del Commercio

L’art. 52 del CCNL Commercio prevede che gli apprendisti abbiano diritto, durante il periodo di apprendistato, allo stesso trattamento normativo previsto per i lavoratori della qualifica per la quale sono stati assunti. Significa 26 giorni di ferie retribuite all’anno, pari a 2,1667 giorni di ferie al mese.

Per gli apprendisti con contratto part-time, si applicano le stesse regole previste per i lavoratori full-time, garantendo così un trattamento equo e proporzionato alle ore di lavoro svolte.

Ferie accumulate: come trovarle in busta paga

Nella busta paga mensile, i giorni di ferie maturati e quelli goduti vengono solitamente indicati in una sezione specifica e indicati numericamente (su base giornaliera o su base oraria) con un codice diverso per indicare l’anno corrente e l’anno precedente, in genere con le iniziali puntate.

Questa informazione permette ai lavoratori di tenere traccia dei giorni di ferie disponibili e pianificarne l’utilizzo, per evitare di perdere le ferie acculumulate dopo 18 mesi (di norma, quelle dell’anno precedente vanno fruite entro il mese di giugno di quello successiv0).

Ferie non godute

Le ferie non godute entro l’anno di maturazione possono essere fruite entro i 18 mesi successivi. Ma non scadono. Il periodo minimo di ferie non è mai monetizzabile se non in caso di risoluzione del rapporto di lavoro e contratto a termine inferiore a un anno.

Se al termine del rapporto di lavoro il lavoratore ha ancora giorni di ferie non goduti, ha diritto a un’indennità sostitutiva delle ferie non godute. Questa indennità è calcolata in base alla normale retribuzione giornaliera del lavoratore.

Chi sceglie le ferie: dipendente o datore di lavoro?

La legge italiana prevede che le ferie siano un diritto irrinunciabile del lavoratore (art. 36 della Costituzione), finalizzato al recupero delle energie psicofisiche. Tuttavia, il datore di lavoro può stabilire il periodo di fruizione delle ferie, tenendo conto delle esigenze aziendali e, per quanto possibile, delle esigenze del lavoratore.

=> Ferie in negativo: tutto quello che c'è da sapere

Le ferie devono possono essere concordate tra il datore di lavoro e il dipendente. Esistono casi particolari di applicazione (es.: ferie in negativo) ma in tutti i casi devono essere rispettati i diritti pieni del lavoratore.


Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 07:59:17 +0000
Edilizia
Muro di confine lotti adiacenti: ci paga?
Ho acquistato un lotto edificabile di terreno che confina con altra proprietà. Il vicino mi chiede la metà del costo del muretto che divide le due proprietà (costruito peraltro da oltre 20 anni), che però insiste sulla sua proprietà. E l’atto notarile di acquisto recitava che il lotto era libero da pesi e vincoli di[...]

Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 07:33:45 +0000
Eco-incentivi auto
Ecobonus auto: nuovo piano incentivi svelato il 7 agosto
Il ministro delle Imprese annuncia un piano triennale per gli incentivi auto, i primi dettagli al tavolo automotive del 7 agosto.

Il Governo sta definendo il nuovo piano di eco–incentivi auto e dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, arrivano nuovi dettagli in vista del Tavolo sull’Automotive in programma il 7 agosto 2024.

In quell’occasione, saranno presentate «le linee di indirizzo dei prossimi piani incentivi che mi auguro possano essere di durata triennale, per consentire una migliore programmazione nell’acquisto delle auto da parte dei nostri cittadini».

Gli incentivi auto per il 2024

Quest’anno, sul fronte degli eco-incentivi statali, c’è già stata una prima inversione di tendenza: l’Esecutivo Meloni non si è limitato a rifinanziare l’Ecobonus auto ma ne ha rimodulato le aliquote.

Da una parte ha aumentato il contributo per le auto elettriche e ibride, dall’altra ha destinato più risorse ai motori endotermici, che continuano a essere di gran lunga più richiesti dal mercato.

In secondo luogo, sono stati introdotti nuovi incentivi per taxi e NCC (noleggio con conducente) e per installare l’alimentazione GPL sulle auto a benzina.

Ecco la situazione dei fondi residui al 25 luglio 2024:

L’ipotesi di un nuovo piano triennale

Per ora non ci sono altri dettagli sui prossimi eco-incentivi auto e moto 2025, quindi sul modo in cui saranno calibrate le agevolazioni allo studio si possono solo fare ipotesi. Il Governo sta evidentemente valutando uno stanziamento di fondi di durata triennale.

Sarà una semplice riproposizione del meccanismo dello sconto sull’acquisto, magari ricalibrando nuovamente le aliquote? Oppure una diversa formula, che vada a incentivare direttamente la produzione di veicoli elettrici in Italia?

Quest’ultima è un’ipotesi di cui si è parlato negli ultimi mesi, pur non essendoci al momento indicazioni ulteriori.

Se il nuovo piano di eco-incentivi sarà portat illustrato nel corso del prossimo Tavolo Automotive, è plausibile ritenere che si possano essere in vista anche incentivi per i produttori.

Il Tavolo Automotive

Durante l’incontro del 7 agosto si dovrà discutere del futuro dell’auto. Con particolare riferimento a due filoni: valorizzazione dei marchi italiani e attrazione di quelli cinesi.

Sul fronte Stellantis, il Governo mira a potenziare la produzione in Italia. Il gruppo (ex FIAT), oggi guidato da Carlos Tavares, dichiara disponibilità in questo senso ma allo stesso tempo sta riducendo il personale nel Paese.La questione è pertanto ancora tutta aperta.

Sul fronte costruttori cinesi, invece, sarà prevedibilmente importante la visita della presidente del Consiglio in Cina prevista per i prossimi giorni di fine luglio. Da mesi il Governo tenta di stringere alleanze per portare in Italia la produzione di brand cinesi, così da “monitorare” e sfruttare le potenzialità soprattutto per quanto riguarda i veicoli elettrici.


Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 07:00:01 +0000
Strumenti finanziari
Detrazione polizza per la cessione del quinto pensione
Ha sottoscritto un finanziamento con cessione del quinto pensione, tramite società di intermediazione. I costi di assicurazione rischio premorienza sono detraibili nel 730? Chi deve rilasciare la Certificazione: la società assicurativa, la società finanziaria o quella di intermediazione? L’ eventuale importo da detrarre è quello spalmato sulle mensilità?

Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 06:34:07 +0000
Stipendi
Bonus Maroni in busta paga dal 2 agosto 2024: il calendario INPS
Incentivo sullo stipendio alternativo alla pensione Quota 103: le date di decorrenza del Bonus Maroni in busta paga nel 2024 in base al calendario INPS.
Bonus Maroni

Nella busta paga di agosto 2024 i primi dipendenti che hanno maturato i diritt oper la pensione Quota 103 ma che hanno scelto e richiesto di restare a lavoro, potranno ricevere il cosiddetto Bonus Maroni.

Si tratta dell’agevolazione contributiva alternativa a questa particolare forma di pensione anticipa, che offre un incentivo economico a chi rimane nel mondo del lavoro fino alla maturazione della pensione Fornero, aumentando lo stipendio netto.

Vediamo chi ne ha diritto e qual è il calendario delle decorrenze 2024.

A chi spetta il Bonus alternativo a Quota 103 e come funziona

Il Bonus Maroni (incentivo al posticipo del pensionamento, di cui all’articolo 1, comma 286, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, rinnovato dalla Legge di Bilancio 2024), si traduce nella mancata applicazione della ritenuta previdenziale sulla retribuzione in busta paga di chi non ha usufruito della Quota 103 pur avendone diritto, e può raggiungere un massimo del 9,19%, andando quindi ad aumentare lo stipendio netto mensile.

Il Bonus corrisponde infatti ad un esonero dai contributi previdenziali relativi all’assicurazione generale per l’invalidità, le vecchiaia e i superstiti (trattenuta IVS).

=> Bonus Maroni a Quota 103: calcolo incentivo in busta paga

I dipendenti che maturano il diritto alla pensione anticipata flessibile nel 2024 ma scelgono di proseguire con l’attività lavorativa, possono scegliere di rinunciare all’accredito contributivo di questa quota dei contributi previdenziali a loro carico, ottenendola in forma liquida in busta paga.

Bonus Maroni: le date di decorrenza INPS per il 2024

Per ottenere il Bonus Maroni è necessario essere in possesso di specifici requisiti, tra cui avere almeno 62 anni di età, non avere ancora diritto alla pensione di vecchiaia Fornero e non essere titolari di assegno di invalidità, oltre ad aver accumulato almeno 41 anni di contributi versati.

L’INPS, che distribuisce il Bonus Maroni (concesso soltanto tramite domanda), ha reso note lo scorso marzo le date di prima decorrenza. Il bonus in busta paga è infatti applicabile con la stessa teorica decorrenza della pensione con Quota 103, anche se la domanda era stata fatta prima.

Il calendario degli accrediti, per chi ha fatto domanda entro il 31 luglio 2024, è differenziato per i dipendenti del settore privato e per gli statali, anche in base alla gestione:

  • 2 agosto 2024: lavoratori dipendenti di un datore di lavoro privato, ove il trattamento pensionistico sia liquidato a carico della Gestione esclusiva dell’AGO;
  • 1° settembre 2024: lavoratori dipendenti di un datore di lavoro privato, ove il trattamento pensionistico sia liquidato a carico di una Gestione diversa da quella esclusiva dell’AGO;
  • 2 ottobre 2024: dipendenti delle PA ove il trattamento pensionistico sia liquidato a carico della Gestione esclusiva dell’AGO;
  • 1° novembre 2024: dipendenti delle PA ove il trattamento pensionistico sia liquidato a carico di una Gestione diversa da quella esclusiva dell’AGO.

Se la domanda è presentata successivamente alla prima decorrenza utile per la pensione con Quota 103 secondo la propria gestione (in base alle date sopra indicate), allora l’incentivo in busta paga sarà erogato dal mese successivo a quello di richiesta.

Le istruzioni per la domanda telematica del lavoratore erano già state fornite nel Messaggio n. 2426 del 28 giugno 2023 mentre le indicazioni per i datori di lavoro sono contenute nella Circolare n. 82 del 22 settembre 2023 (per la gestione di tutti adempimenti previdenziali connessi all’incentivo al posticipo del pensionamento).


Data articolo: Thu, 25 Jul 2024 06:08:19 +0000
Made in Italy
Bando Prodotti IGP: dal 16 settembre, 30mila euro di contributi alle PMI
Certificazioni IGP: alle PMI fino a 30mila euro (contributi all'80%) per la valorizzazione dei prodotti tipici artigianali e industriali in tutta la UE.
Made in Italy con TrackIT

Pubblicato il decreto MIMIT contenente bando e requisiti per l’accesso al contributo sulle spese di consulenza tecnica sostenute dalle associazioni di produttori che devono redigere il disciplinare sui prodotti tipici artigianali e industriali.

Le piccole e medie imprese (PMI) del settore possono beneficiare di questo sostegno per ottenere la certificazione IGP, migliorando la competitività e l’attrattiva dei loro prodotti sui mercati internazionali.

Contributi fino a 30mila euro per le PMI

Il bando rende operativa la misura di cui all’articolo 46 della Legge sul Made in Italy n. 206/2023 e al decreto MIMIT-MEF che definisce i criteri per la concessione dei contributi alle imprese per i prodotti IGP UE artigianali e industriali.

Per i contributi fino all’80% delle spese ammissibili, con un massimo di 30mila euro per beneficiario, le domande si presentano (all’indirizzo PEC: bandodisciplinariigp@pec.mimit.gov.it) dal 16 settembre al 31 ottobre 2024, allegando la documentazione necessaria.

Qui il modulo di domanda.

Incentivi per le indicazioni geografiche protette (IGP)

La misura mira a sostenere le associazioni di produttori nella predisposizione dei disciplinari di produzione per i prodotti artigianali e industriali tipici. L’obiettivo dei contributi è infatti quella facilitare l’accesso alla nuova tutela europea delle indicazioni geografiche protette (IGP).

Il contributo è pertanto destinato alle associazioni di produttori per le spese di consulenza tecnica sostenute per la predisposizione del disciplinare di produzione dei prodotti industriali e artigianali tipici.

Questo comporterà vantaggi significativi per i produttori locali, le regioni di origine dei prodotti e i consumatori, che avranno accesso a prodotti certificati secondo standard di qualità definiti.

Scadenze e requisiti per la registrazione dei prodotti IGP

Dal 1° dicembre 2025, la predisposizione del disciplinare di produzione sarà obbligatoria per presentare domanda di registrazione di un’Indicazione Geografica Protetta (IGP) per i prodotti artigianali e industriali.

Il nuovo titolo di proprietà industriale sarà valido in tutta l’Unione Europea, offrendo tutele simili a quelle dei prodotti agroalimentari con IGP.


Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 13:41:18 +0000
Pace fiscale
Rottamazione cartelle verso la proroga e la riapertura
Possibile proroga al 15 settembre per la terza rata della Rottamazione quater in scadenza il 31 luglio con tolleranza fino al 5 agosto, ipotesi riapertura.

L’imminente scadenza del 31 luglio per la terza rata 2024 della Rottamazione quater va verso la proroga. Ci sono anticipazioni in base alle quali il Governo sta anche valutando una riapertura dei termini per i contribuenti che, dopo aver aderito, sono fuoriusciti dalla definizione agevolata negli scorsi mesi, e forse anche una nuova rottamazione su tutte le cartelle esattoriali 2023.

Il motivo è sempre lo stesso: il gettito finora recuperato è inferiore alle attese. Vediamo tutto.

Scadenza Rottamazione quater

Al momento non ci sono notizie ufficiali sulla proroga, per cui la scadenza per saldare la prossima rata della Drefinizione Agevolata 2024 delle cartelle esattoriali è il 31 luglio; si applicano come sempre anche i cinque giorni di tolleranza, per cui il pagamento è considerato tempestivo se effettuato entro lunedì 5 agosto.

In mancanza di proroghe, il mancato rispetto delle scadenze comporta la decadenza dalla definizione agevolata e la ripresa delle normali attività di riscossione sulle somme residue.

Come pagare le rate

Le modalità di pagamento sono le stesse già utilizzate per le precedenti rate:

  • tramite i moduli (bollettini) allegati alla Comunicazione delle somme dovute, da pagare agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate oppure presso banche, Poste Italiane, ricevitorie autorizzate e PagoPA;
  • servizio Paga online sul portale dell’agente della riscossione AdER o sull’appa Equiclick;
  • con domiciliazione bancaria e addebito RID sul conto.

Ipotesi di proroga e riapertura termini

La Commissione Finanze della Camera ha proposto uno slittamento per la scadenza di luglio. Indiscrezioni di stampa danno per probabile la proroga al 15 settembre.

E non si escludono ulteriori misure. Il punto è che in base alle stime del Governo la Rottamazione doveva produrre entrate per circa 300 milioni di euro ma circa la metà dei contribuenti che avevano aderito ha interrotto i pagamenti, per cui al momento manca all’appello 100 milioni di euro.

Due le strade su cui sarebbero al lavoro i tecnici dell’Economia. La prima sarebbe una semplice riapertura dei termini, che consentirebbe di recuperare queste somme disperse dando la possibilità a chi inizialmente aveva aderito di rientrare nella definizione agevolata. Una misura quindi simile a quella già prevista a inizio 2024, che ha consentito a chi era in ritardo con i primi due versamenti di saldare entro la metà dello scorso mese di marzo. La seconda ipotesi sarebbe una vera e propria nuova rottamazione, che consentirebbe di regolarizzare le cartelle esattoriali affidate all’agente della riscossione entro il 31 dicembre 2023.

Attenzione: al momento queste sono solo anticipazioni di stampa, fino a quando il Governo non prenderà eventualmente la decisione ufficiale di concedere una proroga resta valida la scadenza di fine luglio, con tolleranza fino al 5 agosto.


Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 12:36:38 +0000
Impatriati
Proroga regime impatriati anche dopo la revoca
La proroga del regime speciale impatriati è fruibile dai contribuenti anche nei casi in cui nel primo quinquennio non sia stato utilizzato per intero.
Impatriati

È possibile beneficiare della proroga del regime fiscale agevolato riservato ai lavoratori impatriati per un ulteriore quinquennio anche se, per un periodo di tempo e pur mantenendo i requisiti richiesti, si era usufruito del regime per i neoresidenti.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, che ha fornito indicazioni in merito attraverso la Risposta n. 159/2024 a specifico Interpello.

Per l’Amministrazione finanziara, nello specifico, il regime speciale degli Impatriati è utilizzabile dai contribuenti italiani anche dopo una eventuale richiesta di revoca per alcuni periodi d’imposta. Il chiarimento apre dunque alla strada alla tassazione anche nel caso in cui si sia temporaneamente beneficiato del regime dei neoresidenti.

Le Entrate specificano che:

Ai fini del prolungamento del beneficio per ulteriori annualità, a partire dal primo anno d’imposta successivo a quello di conclusione del primo periodo agevolato, rileva la circostanza che il contribuente abbia fruito del regime speciale anche solo per alcune delle annualità del primo quinquennio agevolabile e che sia stato potenzialmente beneficiario dell’agevolazione medesima nel periodo di imposta 2019, a nulla rilevando, quindi, che ne abbia effettivamente fruito in tale anno.

Significa che basta aver utilizzato il regime degli impatriati anche per un solo anno dei primi cinque agevolabili per poter richiedere e ottenere poi la proroga anche per le ulteriori cinque annualità.


Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 10:34:46 +0000
Digitale
Bonus Decoder a casa per il passaggio al Dvb-T2 il 28 agosto
Bonus Decoder a casa per gli over 70 in vista del nuovo standard per la TV Digitale terrestre in Italia che modifica la gestione delle frequenze.

Dal 28 agosto 2024, il Digital Video Broadcasting – 2nd Generation Terrestrial (DVB-T2) diventa lo standard europeo per la trasmissione TV digitale terrestre.

Il cambiamento punta a migliorare la qualità delle immagini e ottimizzare la gestione delle frequenze radio. Tuttavia, alcuni canali non saranno più visibili su alcuni televisori, rendendo necessaria una risintonizzazione.

Se si deve cambiare il vecchio apparecchio, che anche un bonus decoder per alcuni utenti.

Vediamo tutto.

Cos’è il DVB-T2

Il DVB-T2 è il nuovo standard europeo per la trasmissione televisiva digitale terrestre. I televisori acquistati dal 22 dicembre 2018 supportano automaticamente il nuovo standard DVB-T2 e la codifica HEVC, mentre per gli altri potrebbe essere necessario un decoder compatibile.

Il passaggio al DVB-T2 richiede preparazione da parte degli utenti. Il Bonus Decoder a casa facilita questo passaggio per i cittadini anziani, garantendo loro la continuità del servizio televisivo.

Il Bonus Decoder a casa 2024

Per facilitare il passaggio al nuovo standard, è stato introdotto il Bonus Decoder a casa. L’agevolazione prevede la consegna gratuita di un decoder compatibile direttamente a domicilio. Non ci sono invece contributi economici come in passato.

Il bonus decoder 2024 è riservato però ai cittadini con età pari o superiore a 70 anni, con un trattamento pensionistico non superiore a 20mila euro annui e titolari di abbonamento al servizio di radiodiffusione (Canone RAI).

Come funziona

Grazie ad un accordo tra Ministero e Poste Italiane, gli aventi diritto possono richiedere il decoder e pianificare la consegna tramite:

Il bonus è valido fino al 31 ottobre 2024, salvo esaurimento dei decoder disponibili.

Verifica compatibilità con il DVB-T2

Prima di cambiare televisore o decoder, però, è fondamentale verificare la compatibilità della propria tv o del decoder con il DVB-T2. Ecco come procedere:

  1. controllare il manuale o la scheda tecnica per le diciture DVB-T2 e HEVC,
  2. verificare la visione del canale 200 (Test HEVC Main 10) o, fino al 28 agosto, del canale 558 (Rai Sport test HEVC),
  3. dal 28 agosto, verificare i canali 501 (Rai 1 HD), 502 (Rai 2 HD), 503 (Rai 3 HD), 54 (Rai Storia HD), 202 (Rai Radio 2 Visual HD).

Se i canali sono visibili, l’apparato è compatibile. Altrimenti, è necessario di risintonizzare il TV o il decoder. Per effettuare la risintonizzazione si possono seguire le istruzioni riportate nel manuale dell’apparato o consultare la scheda informativa a questo link.

Secondo Assoutenti, i televisori non compatibili, e dunque da cambiare, sono almeno 10 milioni.


Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 10:20:17 +0000
Fare impresa
Controlli imprese: dal 2 agosto più semplici e basati sul rischio
In vigore dal 2 agosto il nuovo Dlgs 103/2024 che semplifica i controlli sulle imprese, ora limitati ad una volta l'anno per quelle a basso rischio.
Controlli imprese

Le attività di controllo sulle imprese sono state riorganizzate e semplificate all’insegna di una maggiore compliance. Le nuove regole sono contenute nel Decreto Legislativo n.103/2024, attuativo della Delega sulla Concorrenza n. 118/2022.

Il provvedimento è pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore il 2 agosto. Vediamo in dettaglio cosa prevede.

I criteri per effettuare i controlli

La legge è pensata per favorire una maggiore consapevolezza degli obblighi in capo alle aziende e semplificare l’azione amministrativa evitando sovrapposizioni e duplicazioni.

Riguarda un’ampia gamma di funzioni poste in essere per verificare il rispetto delle regole, con l’esclusione dei controlli fiscali, antimafia o per la sicurezza e difesa nazionale. Le attività di controllo vengono programmate in base a una schema preciso e valutate sulla base dei seguenti criteri:

  • protezione ambientale;
  • igiene e salute pubblica;
  • sicurezza pubblica;
  • tutela della fede pubblica;
  • sicurezza dei lavoratori.

=> Controlli semplificati sulle attività economiche

Pianificazione in base al rischio

L’organismo di certificazione UNI (ente nazionale di unificazione) stabilisce norme tecniche di riferimento che per ciascuno dei sopra citati ambiti che identificano un livello di rischio basso. Il quale dipende dal numero di certificazione dell’impresa, dall’esito dei controlli subiti nei tre anni precedenti e dalle caratteristiche e dimensioni dell’impresa.

Per quanto riguarda la programmazione dei controlli, quando si tratta di sicurezza sul lavoro la pianificazione va effettuata in base alla gravità di rischio.

Nei confronti delle imprese che hanno un basso rischio i controlli ordinari vanno effettuati al massimo una volta all’anno. In generale, non possono essere effettuate due o più ispezioni diverse sullo stesso operatore economico contemporaneamente, a meno che le amministrazioni non si accordino preventivamente per svolgere una ispezione congiunta. Un soggetto che risulta in regola non può subire una nuova ispezione nei successivi dieci mesi.

Le amministrazioni, nel momento in cui pianificano o effettuano controlli, consultano il fascicolo informatico dell’impresa e non possono richiedere informazioni già disponibili in questo documento o che comunque siano in loro possesso.

Ci sono poi regole per le piccole violazioni, con un procedimento di diffida che, nel momento in cui viene portato a termine, estingue il procedimento sanzionatorio.

Nuovi obblighi di chiarezza

Ci sono nuovi obblighi anche per i Ministeri e per le Regioni. Sul fronte informativo, sono ad esempio tenute a pubblicare sui portali istituzionali linee guida e FAQ soprattutto sulle materie particolarmente complesse.

Vengono favoriti meccanismi di dialogo per favorire la corretta interpretazione delle norme.

Ci sono infine disposizioni per valorizzare la formazione dei dipendenti. Viene prevista la possibilità di ricorrere a strumenti tecnologici, anche dotati di intelligenza artificiale.


Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 09:58:40 +0000
Transizione energetica
Riqualificazione energetica di edifici pubblici: online il contratto tipo
Da MEF, ANAC ed ENEA arrriva il contratto tipo a disposizione delle PA che eseguono lavori di riqualificazione energetica in partenariato pubblico-privato.
Contratto tipo riqualificazione PA

Le Pubbliche Amministrazioni che intendono effettuare lavori di riqualificazione energetica sugli edifici hanno a disposizione un nuovo strumento operativo. Il Ministero dell’Economia, insieme ad ANAC (l’authority anticorruzione) ed ENEA (l’agenzia nazionale per l’energia) ha infatti approvato il contratto-tipo di prestazione energetica.

Si tratta di una guida tecnica per realizzare interventi di efficientamento energetico dei propri edifici nel rispetto di tutte le regole giventi in materia.

Contratto tipo riqualificazione PA

Enti e amministrazioni possono fare riferimento al nuovo strumento per predisporre contratti di efficientamento energetico secondo lo schema del partenariato pubblico privato, in coerenza con il nuovo Codice degli Appalti e le indicazioni di Eurostat sulla contabilizzazione degli investimenti in EPC (Energy Performance Contracts).

Il provvedimento dettaglia gli elementi da inserire nel contratto: le procedure, le certificazioni necessarie, i professionisti che le rilasciano o che sovrintendono all’esecuzione delle opere, i requisiti tecnici da rispettare in fase di progettazione e realizzazione.

Ci sono anche linee guida relative alle fasi successive all’intervento di riqualificazione energetica: monitoraggio, manutenzione dell’edificio, fattori che possono determinare variazione temporanee del consumo energetico e conseguenti azioni da mettere in pratica.

Infine, sono elencate le tecnicalità contrattualistiche, ad esempio in materia di risoluzione anticipata del contratto, e quelle finanziarie, con le regole su fideiussioni, garanzie e assicurazioni necessarie.

Per la redazione di questo contratto tipo, il MEF si è avvalso del contributo di un tavolo inter-istituzionale coordinato dal dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, a cui hanno preso parte, oltre ad ANAC ed ENEA, anche il dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DIPE), l’ISTAT, la Corte dei Conti, l’Agenzia per la coesione territoriale, la Fondazione IFEL e l’Università Bocconi.

Il contratto-tipo è consultabile sul portale del Mef dedicato al monitoraggio delle operazioni di partenariato pubblico privato, nella sezione Materiale a Supporto – Contratti standard e linee guida, unitamente alla Delibera ANAC (349/2024) e ai documenti denominati “Elementi per la predisposizione del capitolato tecnico EPC per edifici pubblici”, “La matrice dei rischi”, “Allegato Definizioni” e la Relazione illustrativa.


Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 09:32:44 +0000
Sanità
Straordinari dei medici per smaltire liste d’attesa: detassazione al via
Sanità pubblica: pronti i codici tributo per la detassazione delle prestazioni straordinarie del personale impiegato per smalitre le liste di attesa.
Medici di famiglia

Prende il via ufficialmente la detassazione delle prestazioni aggiuntive del personale sanitario, come previsto dal decreto-legge n. 73/2024 che detta misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni mediche.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 36/2024, ha istituito i codici tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva sugli straordinari del personale sanitario mediante i modelli F24.

Straordinari detassati in Sanità

Secondo quanto previsto dal DL 73/2024, infatti, per limitare i tempi di attesa dellA Sanità pubblica è stata istituita un’imposta agevolata con aliquota piatta al 15% (sostitutiva di IRPEF e addizionale regionale e comunale) sui compensi che si riferiscono alle prestazioni aggiuntive (straordinari) del personale coinvolto.

Il sostituto d’imposta deve fare riferimento ai compensi erogati dalla data di entrata in vigore del decreto, vale a dire dall’8 giugno 2024.

Codici tributo per le prestazioni agevolate

I nuovi codici tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva sono i seguenti:

  • “1068” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sulle prestazioni aggiuntive del personale sanitario”;
  • “1607” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sulle prestazioni aggiuntive del personale sanitario maturata in Sicilia e versata fuori regione”;
  • “1922” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sulle prestazioni aggiuntive del personale sanitario maturata in Sardegna e versata fuori regione”;
  • “1923” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sulle prestazioni aggiuntive del personale sanitario maturata in Valle d’Aosta e versata fuori regione”;
  • “1308” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sulle prestazioni aggiuntive del personale sanitario versata in Sicilia, Sardegna e Valle d’Aosta e maturata fuori dalla regione in cui è effettuato il versamento”.

La medesima risoluzione delle Entrate, inoltre, ha istituito tre codici tributo per l’utilizzo del modello F24 enti pubblici (EP), rispettivamente “171E”, “172E” e “173E”:

  • “171E” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sulle prestazioni aggiuntive del personale sanitario – Sostituto di imposta – articolo 7, commi 1 e 2, del Decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73”;
  • “172E” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sulle prestazioni aggiuntive del personale sanitario maturata in Valle d’Aosta e versata fuori regione – Sostituto di imposta – articolo 7, commi 1 e 2, del Decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73”;
  • “173E” denominato “Imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sulle prestazioni aggiuntive del personale sanitario versata in Valle d’Aosta e maturata fuori dalla regione – Sostituto di imposta – articolo 7, commi 1 e 2, del Decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73”

Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 09:02:35 +0000
Dichiarazione dei Redditi
Donazioni nel 730/2024: quali agevolazioni e come indicarle?
Quale codice si deve indicare per le detrazioni applicabili alle donazioni ONLUS, liberali, istituti di beneficienza, religiosi ecc.?

Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 08:28:23 +0000
Nuova Sabatini
Nuova Sabatini Capitalizzazione: domanda incentivi dal 1° ottobre
Guida completa alle regole per accedere alle agevolazioni previste dalla Nuova Sabatini Capitalizzazione, a partire dal 1° ottobre 2024.

Dal MIMIT arrivano le istruzioni per l’accesso alle agevolazioni della Nuova Sabatini Capitalizzazione, mirata a supportare la capitalizzazione delle MPMI costituite in forma societaria per la realizzazione di un programma di investimento.

Con la circolare n. 1115 del 22 luglio 2024, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito modalità e termini per l’attuazione dell’intervento.

Nuova Sabatini Capitalizzazione: come funziona

Gli incentivi previsti dalla Nuov Sabatini, dal prossimo 1° ottobre 2024 si coordinano con le disposizioni del decreto interministeriale n. 43/2024, recante il Regolamento per il sostegno alla capitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese che intendono realizzare un programma di investimento.

Il nuovo provvedimento MIMIT fornisce quindi le istruzioni necessarie per la corretta attuazione dell’intervento Nuova Sabatini Capitalizzazione.

Nello specifico, fornisce gli schemi di domanda e di dichiarazione e la documentazione da allegare per la richiesta di concessione del beneficio.

Nella Circolare, inoltre, sono illustrate le caratteristiche dell’aumento di capitale sociale, nei termini e nelle modalità previste dall’articolo 5, comma 7, del decreto interministeriale 19 gennaio 2024, n. 43:

il versamento della quota dell’aumento di capitale non versata entro il termine di cui al comma 3 (30 giorni successivi alla concessione del contributo, ndr) deve risultare effettuato dalla PMI entro e non oltre la data di presentazione delle singole richieste di erogazione del contributo di cui al decreto 22/4/2022 (Nuova Sabatini, ndr), in misura almeno proporzionale alle quote del contributo stesso e secondo quanto espressamente previsto dal provvedimento di concessione.

Per quanto riguarda il contributo in conto impianti, il suo ammontare è determinato in base al valore degli interessi calcolati, a valere su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo pari all’investimento, con tasso d’interesse annuo:

  • del 5% per le micro e piccole imprese;
  • del 3,575% per le medie imprese.

Le nuove regole si applicano alle domande presentate a partire dal 1° ottobre 2024.

Fac-simile di domanda e documenti utili

Allegati alla circolare ci sono tutti gli schemi di domanda, da utilizzare fase per fase:


Data articolo: Wed, 24 Jul 2024 08:02:36 +0000

Le notizie di economia, fisco, finanza e commercio

Notizie inerenti il commercio e le piccole imprese