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Con il provvedimento del 15 gennaio 2026 l’Agenzia delle Entrate ha definito gli aggiornamenti dei modelli IVA che recepiscono le principali novità normative entrate in vigore nel corso del 2025. Le modifiche incidono sulla struttura dei quadri e sui dati richiesti, con l’obiettivo di rendere più coerente il sistema dichiarativo con i flussi informativi già nella disponibilità dell’Amministrazione finanziaria.
I modelli IVA 2026 recepiscono gli effetti delle modifiche normative intervenute nel 2025, adeguando i quadri dichiarativi alle nuove modalità di determinazione dell’imposta e alle informazioni rilevanti ai fini dei controlli.
L’aggiornamento riguarda l’esposizione delle operazioni attive e passive, la rappresentazione dei dati utili alla verifica della coerenza tra IVA dovuta, versamenti effettuati e operazioni comunicate ed il rafforzamento dell’integrazione con i dati derivanti dalla fatturazione elettronica e dagli altri adempimenti IVA.
I quadri vengono aggiornati per riflettere in modo più puntuale le operazioni già comunicate, favorendo una lettura immediata della posizione IVA del contribuente.
Gli adeguamenti non modificano l’impianto generale dei modelli ma intervengono sui campi necessari a recepire correttamente le nuove disposizioni e a migliorare la qualità delle informazioni dichiarate.
Il modello IVA è composto dal frontespisizio è dai quadri i VA-VC-VD-VE-VF-VJ-VH-VM-VK-VN-VL-VP-VQ -VT-VX-VO-VG. Il modello IVA Base consente anche di compilare i quadri VA, VE, VF, VJ, VH, VP, VL, VT e VX.
Fra le novità più rilevanti, spiccano le prestazioni di servizi rese nei confronti di imprese dei settori trasporto, movimentazione merci e logistica, per le quali è stata esercitata l’opzione per il pagamento dell’imposta da parte del committente in nome e per conto del prestatore, inserite nei quadri VE e VJ. Quest’ultimo è stato rinominato in “Imposta relativa a particolare tipologie di operazioni†e suddiviso in due sezioni:
Nel quadro VX è stato eliminato il riquadro relativo all’attestazione delle società ed enti operativi.
Nel quadro VW non è più presente il rigo che veniva utilizzato per escludere dalla liquidazione IVA di gruppo i crediti trasferiti nel corso dell’anno di imposta da società risultate di comodo.
Le novità recepite nei modelli IVA 2026 incidono sulla presentazione della Dichiarazione IVA annuale, che resta la scadenza principale per comunicare al Fisco i dati dell’anno d’imposta. Le modifiche introdotte rafforzano il legame tra dichiarazione e flussi già trasmessi, rendendo più stringente il controllo di coerenza.
Non solo: dal 2026 c’è un’altra novità . Nei casi di dichiarazione omessa, l’Agenzia delle Entrate provvederà a calcolare in autonomia l’IVA dovuta (sulla base delle evidenze fiscali di cui è già a conoscenza) ed a trattenerla in automatico.
La Legge di Bilancio 2026 ha chiarito i termini dell’esenzione IMU ENC per gli enti che svolgono attività  assistenziali e didattiche, ampliandone di fatto la portata rispetto a precedenti orientamenti.
La precisazione fornisce una sorta di interpretazione autentica al concetto di immobili destinati esclusivamente all’esercizio di attività non commerciali, ammorbidendo i contorni del vincoli tradizionalmente legati alla gratuità dei servizi offerti. Spieghiamo in quali casi.
Per quanto riguarda le attività sanitarie, in base alla norma inserita nel comma 853 della Legge di Bilancio 199/2025, gli enti non commerciali rientrano nella definizione indipendentemente da eventuali importi di partecipazione alla spesa da parte dell’utente o dei familiari, in quanto tale forma di cofinanziamento risulta necessaria al fine di garantire la copertura del servizio universale.
Non è rilevante la categoria catastale in cui sono inseriti gli immobili.
Simile la norma interpretativa relativa alle attività didattiche. Per rientrare nella definizione di attività non commerciali, il corrispettivo medio percepito deve essere inferiore al costo medio per studente (CMS) pubblicato annualmente dai ministeri dell’Istruzione e dell’Università .
Attenzione: il comma 856 della Manovra chiarisce che, pur essendo questa interpretazione più estensiva, non vengono restituite somme eventualmente già versate. Dunque, niente diritto al rimborso.
Queste precisazioni non sono in contraddizione con le precedenti normative, limitandosi a definirle meglio. Ma di fatto superano una serie di orientamenti di Cassazione più stringenti, in base ai quali la definizione di ente non commerciale si configura solo se l’attività è gratuita o remunerata con corrispettivi simbolici.
In questo episodio facciamo il punto sull’avvio dell’APE Sociale 2026, strumento di flessibilità nell’ambito delle pensioni anticipate ancora disponibili. A seguire, parliamo del referendum sulla riforma della giustizia.
Le lavoratrici che hanno presentato già domanda per il Bonus mamme 2025 da 480 euro, entro il 31 gennaio 2026 possono inoltrare un’istanza integrativa per inserire nuove mensilità . Stessa scadenza per la domanda tardiva di quelle che hanno maturano il diritto entro il 31 dicembre 2025.
L’INPS ha aggiornato il sistema di prenotazione del bonus per consentire la nuova operazione, e, con messaggio 147/2026 ha annunciato nuove lavorazioni sulle domande presentate entro il termine originario del 9 dicembre 2025 senza però superare i primi controlli.
Le lavoratrici che avevano già presentato domanda entro il 9 dicembre ma intendono integrarla inserendo ulteriori mensilità , possono presentare una nuova istanza, seguendo il percorso: “Sostegni, Sussidi e Indennità †> “Esplora Sostegni, Sussidi e Indennità †> “Per genitori†> “Vedi tutti i servizi†> “Nuovo Bonus mammeâ€.
Questa nuova possibilità è concessa fino al 31 gennaio, data che segna la chiusura dello sportello 2026 in vista del nuovo Bonus mamme 2026 potenziato dalla Legge di Bilancio.
L’INPS sta anche procedendo anche ad una nuova lavorazione delle domande che precedentemente erano state scartate, effettuando ulteriori verifiche. Le richiedenti possono consultare gli esiti della lavorazione e aggiornare le informazioni relative alle modalità di pagamento accedendo al citato servizio “Nuovo Bonus mammeâ€.
Prossimamente l’Istituto di previdenza rilascerà anche un nuovo servizio per richiedere il riesame delle domande respinte o accolte parzialmente.
Il bonus mamme spetta per 12 mesi ma è versato in un’unica soluzione . Per chi aveva fatto domanda entro i termini, è stato erogato a dicembre. Per chi fa domanda tardiva entro il 31 gennaio 2026, il pagamento è previsto per febbraio.
Spetta alle lavoratrici dipendenti e autonome, con reddito fino a 40mila euro, in presenza di almeno due figli. Funziona nel seguente modo:
Questo, perché le lavoratrici assunte a tempo indeterminato sono destinatarie fino al 31 gennaio 2026 di un’altra agevolazione specifica, ossia la decontribuzione al 100% prevista dall’articolo 1, comma 180, della Legge di Bilancio 2024.
Alcuni esempi pratici presenti nel provvedimento INPS.
Quindi, per riassumere, hanno diritto al bonus mamma 2025 le lavoratrici con reddito fino a 40mila euro:
Il Bonus mamme 2025 è una prestazione INPS legata al lavoro, pari a 40 euro al mese. Sono ammessi anche i rapporti di lavoro intermittenti e i contratti in somministrazione. Sono invece escluse le lavoratrici domestiche, le titolari di cariche sociali e le imprenditrici non iscritte all’Assicurazione generale obbligatoria e alle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima.
Dal 19 gennaio e fino al 21 aprile 2026 le imprese possono presentare domanda di agevolazione nell’ambito dello sportello “Net Zero e Rinnovabili e Batterie†nell’ambito dei Contratti di sviluppo. Il provvedimento, attuato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), amplia la platea delle tecnologie ammesse e offre nuove opportunità di accesso per programmi di investimento in tecnologie pulite, coerenti con gli obiettivi della transizione ecologica e del PNRR.
La nuova fase dello sportello agevolativo “Net Zero e Rinnovabili e Batterie†è attuata nell’ambito dell’Investimento M2C2-5.1 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il decreto direttoriale adottato dal MIMIT recepisce l’aggiornamento del quadro normativo europeo, in particolare della sezione 6 del Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF), estendendo l’accesso alle agevolazioni anche a programmi di investimento finalizzati al rafforzamento della capacità produttiva delle tecnologie identificate da tale disciplina.
Le imprese interessate possono presentare le domande di agevolazione a partire dal 19 gennaio 2026 fino al 21 aprile 2026. Le istanze devono essere trasmesse utilizzando i modelli disponibili nella sezione dedicata ai Contratti di sviluppo sul sito di Invitalia, soggetto gestore della misura per conto del ministero.
La gestione operativa dell’istruttoria e dell’erogazione delle agevolazioni è affidata ad Invitalia, che fornisce i modelli per la presentazione delle domande e supporta le imprese nelle fasi preliminari di accesso alla misura. Le istruzioni complete sono disponibili nella sezione dedicata ai Contratti di sviluppo del sito dell’ente gestore.
Lo sportello “Net Zero e Rinnovabili e Batterie†sostiene programmi di investimento che contribuiscono alla transizione ecologica, con particolare riferimento alla produzione e all’adozione di tecnologie a zero emissioni nette e alla competitività delle catene di approvvigionamento strategiche. L’allargamento del perimetro delle tecnologie ammissibili dovrebbe facilitare l’accesso a una più ampia gamma di progetti, con ricadute potenziali sugli investimenti produttivi e sull’innovazione industriale.
La misura si inserisce in un contesto più ampio di strumenti di incentivi alle imprese per la sostenibilità ambientale e la competitività .
L’Agenzia delle Entrate ha approvato il nuovo modello di Certificazione Unica 2026, insieme alle istruzioni per la compilazione e alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica. La CU 2026 recepisce gli aggiornamenti normativi intervenuti nel corso del 2025 e introduce modifiche mirate ai quadri reddituali e alle informazioni richieste ai sostituti d’imposta.
Il nuovo modello di Certificazione Unica 2026 è stato approvato con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 15 gennaio 2026. Il documento definisce:
La Certificazione Unica 2026 riguarda i redditi corrisposti nel 2025 e costituisce uno snodo centrale sia per gli adempimenti dei sostituti d’imposta sia per la predisposizione della dichiarazione precompilata.
La struttura della Certificazione Unica 2026 resta articolata in una parte anagrafica e in più sezioni dedicate alle diverse tipologie di reddito certificato. In particolare, il modello distingue:
Il provvedimento conferma l’impostazione modulare del modello, ma aggiorna campi e codifiche per garantire la coerenza con le modifiche normative più recenti.
Le novità introdotte nel modello CU 2026 riguardano soprattutto l’adeguamento delle informazioni fiscali e previdenziali richieste. In particolare, il modello recepisce:
Le modifiche non stravolgono l’impianto della CU, ma richiedono attenzione in fase di compilazione per evitare incongruenze tra i dati certificati e quelli trasmessi all’Agenzia delle Entrate.
Il provvedimento del 15 gennaio 2026 approva anche le nuove specifiche tecniche per la trasmissione telematica delle Certificazioni Uniche. Le specifiche definiscono i formati, i controlli e le modalità di invio dei flussi, che i sostituti d’imposta e gli intermediari sono tenuti a rispettare per l’acquisizione corretta dei dati.
Le specifiche tecniche aggiornate sono rilevanti soprattutto per software house e intermediari, chiamati ad adeguare tempestivamente le procedure di generazione e invio delle CU.
I dati contenuti nella Certificazione Unica 2026 confluiscono nella dichiarazione dei redditi precompilata e rappresentano una base informativa essenziale per il corretto calcolo dell’imposta. Errori o omissioni nella CU possono riflettersi direttamente sulla posizione fiscale del percettore del reddito.
Una delle conferme più rilevanti recepite nella CU 2026 riguarda i compensi percepiti dai contribuenti in regime forfettario. A partire dal 2025, tali compensi non devono più essere certificati nella Certificazione Unica, in quanto esclusi dall’obbligo di certificazione.
Il modello CU 2026 recepisce questa impostazione, riducendo l’ambito oggettivo dell’adempimento per i sostituti d’imposta che corrispondono compensi a professionisti e lavoratori autonomi in regime forfettario.
Tra le novità più rilevanti della Certificazione Unica 2026 spicca anche il nuovo calendario degli invii per i redditi di lavoro autonomo e per i contribuenti titolari di Partita IVA.
La trasmissione all’Agenzia delle Entrate slitta dal 31 marzo al 30 aprile dell’anno successivo a quello in cui gli importi sono stati corrisposti.
La stessa scadenza del 30 aprile si applica anche alle Certificazioni Uniche relative alle provvigioni per prestazioni non occasionali rese nell’ambito di rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari.
Il nuovo calendario ha effetti anche sulla dichiarazione dei redditi precompilata. A partire dal 2026, il termine entro cui l’Agenzia delle Entrate deve rendere disponibile la dichiarazione precompilata per i titolari di Partita IVA slitta dal 30 aprile al 20 maggio.
La modifica è direttamente collegata al differimento dei termini di trasmissione delle Certificazioni Uniche relative al lavoro autonomo e alle provvigioni.
La Certificazione Unica 2026 si inserisce in un contesto di progressivo riallineamento tra adempimenti dei sostituti d’imposta e tempi di elaborazione della dichiarazione precompilata. Per il quadro complessivo delle regole e delle nuove scadenze che interessano i titolari di Partita IVA, il riferimento di approfondimento è disponibile su PMI.it nell’articolo dedicato alle nuove scadenze per la CU e la precompilata.
Resta invece invariato il ruolo della CU come documento chiave per la corretta ricostruzione dei redditi e per l’allineamento dei dati fiscali tra sostituti, contribuenti e Amministrazione finanziaria.
Per il quadro generale sull’adempimento, le scadenze e i soggetti obbligati, resta il riferimento di PMI.it dedicato alla Certificazione Unica.
Certificazione Unica /CU 2026) relativa all’anno 2025, con le istruzioni di compilazione, frontespizio per la trasmissione telematica e del quadro CT (con relative istruzioni), modalità di comunicazione dei dati e specifiche di invio.
Nel 2026 la pensione di reversibilità subisce un doppio aggiornamento: da un lato la perequazione automatica riconosciuta sugli importi, dall’altro l’adeguamento dei limiti reddituali che possono ridurre l’assegno ai superstiti. Il risultato non è neutro: l’aumento nominale può essere neutralizzato dai tagli se il reddito personale del beneficiario supera le soglie aggiornate.
Per il 2026 l’indice di perequazione automatica provvisorio è pari all’1,4%. La rivalutazione si applica anche ai trattamenti ai superstiti, quindi incide sull’importo teorico della reversibilità in pagamento o in liquidazione, secondo le regole ordinarie di perequazione previste per l’anno.
Il dato è centrale perché l’aumento si riflette sull’assegno lordo, ma non elimina il meccanismo che riduce la reversibilità in presenza di determinati livelli di reddito personale.
La pensione di reversibilità può essere ridotta in funzione del reddito personale annuo del beneficiario. Nel 2026 le soglie vengono aggiornate e le decurtazioni restano articolate su tre livelli.
Il passaggio da una soglia all’altra non opera per scaglioni: una volta superato il limite, la riduzione si applica nella misura prevista per il livello raggiunto.
Anche redditi non elevati, soprattutto in presenza di altri trattamenti pensionistici o rendite, possono quindi far scattare una decurtazione consistente dell’assegno di reversibilità .
Nel 2026 la rivalutazione all’1,4% può far crescere l’importo teorico della reversibilità ma l’assegno effettivamente percepito può risultare più basso se il reddito personale del superstite supera le soglie aggiornate.
È il caso tipico di chi cumula la reversibilità con altri redditi o con una pensione personale: l’adeguamento monetario rischia di essere assorbito dalla decurtazione del 25%, del 40% o del 50%.
Le situazioni in cui i tagli diventano più frequenti sono quelle in cui la reversibilità non rappresenta l’unica entrata del beneficiario. In particolare, l’attenzione tende a concentrarsi su chi percepisce anche un trattamento pensionistico diretto, su chi ha redditi da lavoro, oppure su chi presenta redditi da capitale che, sommati, portano oltre le soglie annuali.
Il rischio maggiore riguarda i beneficiari che:
Per questi profili, il 2026 non rappresenta automaticamente un anno di aumento reale del trattamento.
Per le regole strutturali dell’istituto, incluse le percentuali spettanti ai superstiti e le condizioni soggettive (coniuge, figli, altri familiari), il riferimento di base resta la guida di PMI.it sulle pensioni ai superstiti.
L’Unione Europea è intenzionata a varare una regolamentazione comunitaria per dettare norme e limiti nell’ambito degli affitti brevi, attraverso una legge sugli alloggi accessibili che definirà misure precise per mitigarne l’impatto sulla disponibilità delle abitazioni locali.
Ad annunciare la stretta sugli affitti brevi è il Commissario UE Energia e Casa Dan Jorgensen in audizione al Parlamento UE, sottolineando come le proposte contribuirebbero a tutelare le aree più in difficoltà . L’obiettivo, infatti, è quello di contrastare gli effetti negativi degli affitti a breve termine, senza annullarne i vantaggi.
Ad esempio, potrebbe essere introdotto un numero massimo di notti per anno e un limite per la gestione degli affitti brevi solo nella stagione estiva, affittando invece agli studenti per il resto dell’anno.
Gli Stati membri, inoltre, sono chiamati ad adottare un approccio orientato ad affrontare il problema dei senzatetto e migliorare l’accesso agli alloggi per i giovani e per gli studenti.
A partire dal 15 gennaio 2026 gli intermediari abilitati possono accedere a un punto unico per la gestione delle deleghe INPS relative ai lavoratori autonomi, come commercianti e artigiani.
L’INPS, con il messaggio del 12 gennaio n. 104, ha annunciato l’attivazione del nuovo sistema digitale per la creazione di deleghe associate alle posizioni contributive presenti nell’Anagrafica Unica del Contribuente, accessibile anche da parte di intermediari come consulenti del lavoro, commercialisti, esperti contabili e avvocati.
Il servizio permette di centralizzare la gestione delle deleghe per le posizioni contributive di artigiani, commercianti e professionisti della Gestione Separata, creando tre tipologie diverse di delega:
Le deleghe, operative dal giorno successivo all’attivazione, possono prevedere una data di scadenza opzionale e gli intermediari hanno sempre la facoltà di revocarle o modificarle. A breve, inoltre, il sistema potrà essere utilizzato anche da tributaristi e associazioni di categoria, con specifiche limitazioni.
Sarà possibile utilizzare le modalità attuali nei tre mesi che seguono la pubblicazione del messaggio del 15 gennaio, prima della dismissione definitiva del nuovo sistema.
Per oltre un milione e duecentomila docenti e personale ATA della scuola è il momento di ricevere gli arretrati e gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto collettivo 2022-2024, siglato il 23 dicembre 2025.
Ad annunciarlo è il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara., che comunica l’avvio delle procedure di pagamento degli aumenti contrattuali già visibili sul cedolino di gennaio 2026 sulla piattaforma NoiPA. Il versamento degli arretrati, inoltre, è stato effettuato con una emissione straordinaria in data 13 gennaio e sarà esigibile entro fine mese. L’importo una tantum, invece, sarà erogato a febbraio 2026.
Gli incrementi retributivi mensili medi riconosciuti con il nuovo contratto sono pari a 150 euro per i docenti e 110 euro per gli ATA. L’importo medio relativo agli arretrati in pagamento con l’emissione straordinaria di gennaio, invece, è di 1.948 euro per i docenti e 1.427 euro per gli ATA.
L’impegno del MIM va oltre guardando già alle proposte relative al contratto 2025-2027, come sottolinea il Ministro:
Ma non ci fermiamo qui: sempre mantenendo gli impegni assunti abbiamo già avviato le procedure per la sottoscrizione del contratto 2025-2027, inviando a Funzione Pubblica la proposta di atto di indirizzo, colmando ancora una volta i ritardi del passato, per dare il giusto riconoscimento allo straordinario lavoro di tutto il personale scolastico.
Ammonta a 2,4 milioni il numero di lettere di compliance che l’Agenzia delle Entrate intende inviare ai contribuenti nel corso del 2026. Si tratta di comunicazioni derivanti da controlli fiscali preventivi, finalizzate a favorire il versamento spontaneo, l’emersione degli imponibili ai fini IVA e una più corretta rappresentazione della capacità contributiva.
Il dato emerge dalla convenzione triennale 2025-2027 sottoscritta tra Agenzia delle Entrate e Ministero dell’Economia e delle Finanze, che conferma il ruolo strutturale delle comunicazioni di compliance all’interno della strategia di prevenzione dell’evasione.
Nel 2025 il target fissato dall’Amministrazione finanziaria era pari a 2,7 milioni di comunicazioni. Per il 2026 il numero scende a 2,4 milioni e resta invariato anche per il 2027. La riduzione non indica però un arretramento dell’attività di controllo, anzi: evidenzia una revisione del perimetro di selezione.
L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo i cosiddetti “falsi positiviâ€, concentrando le comunicazioni sui profili a maggiore rischio fiscale e migliorando l’efficacia dello strumento.
La convenzione prevede un utilizzo sempre più esteso delle basi dati disponibili all’Agenzia delle Entrate. Le lettere di compliance saranno predisposte attraverso l’incrocio di:
L’integrazione di queste fonti consente di intercettare incongruenze tra operazioni dichiarate, volumi d’affari e comportamenti fiscali, prima dell’avvio di accertamenti formali.
Le comunicazioni di compliance si collocano in una fase intermedia tra l’analisi del rischio e l’azione accertativa vera e propria. Il contribuente viene messo nella condizione di verificare la propria posizione e, se necessario, regolarizzarla senza l’immediata applicazione di sanzioni più gravose. Questo approccio conferma il progressivo spostamento dell’attività di controllo verso strumenti di prevenzione e di stimolo all’adempimento spontaneo, piuttosto che verso l’accertamento tradizionale.
Secondo quanto indicato nella convenzione triennale, l’Agenzia delle Entrate punta a generare un incasso complessivo pari a 14,5 miliardi di euro attraverso i controlli fiscali e le attività di prevenzione, incluse le lettere di compliance. Il dato evidenzia il peso crescente di queste comunicazioni all’interno della strategia di recupero del gettito, in un contesto in cui l’analisi preventiva dei dati assume un ruolo centrale.
Le lettere di compliance si inseriscono quindi in un sistema di controlli fiscali sempre più basato sull’elaborazione massiva dei dati e sulla selezione mirata dei contribuenti.
Entra nel vivo la campagna elettorale sui referendum costituzionali sulla giustizia, con l’attenzione concentrata sulle diverse posizioni di voto ma anche sulla data. Il Governo ha infatti convocato la consultazione elettorale per il 22 e 23 marzo ma i sostenitori del “no” hanno presentato ricorso per avere il tempo di raccogliere le 500mila firme necessarie a proporre un quesito diverso sulla scheda (raggiungendo nel frattempo la soglia).
Su cosa votiamo? Si tende a ritenere la consultazione come incentrata sulla separazione delle carriere ma in realtà quello sulla separazione delle funzioni fra magistrati inquirenti e giudicanti è solo uno dei temi referendari.
La riforma modifica l’articolo 12 della Costituzione, introducendo il principio delle distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti. Nell’attuale sistema, invece, un magistrato requirente, ad esempio un procuratore della Repubblica, può diventare nel corso della sua carriere un magistrato giudicante, quindi il membro di una Corte. E viceversa.
L’impianto della riforma si fonda su una nuova organizzazione della magistratura che istituisce anche nuovi organi di autogoverno differenti per giudicanti e inquirenti.
Oggi è il CSM, ossia il Consiglio Superiore della Magistratura, a occuparsi delle carriere (trasferimenti, conferimenti di funzioni, nomine, formazione) e delle questioni disciplinari relative a giudici, pubblici ministeri, procuratori.
La riforma su cui è indetto il referendum sdoppia questo organismo, istituendone uno per i requirenti e uno per i giudici. Due CSM che si occuperebbero di tutti gli aspetti attualmente gestiti dal Consiglio Superiore, tranne uno: quello disciplinare. A tal fine, la riforma mira poi a istituire un terzo organismo, l’Alta Corte Disciplinare.
Cambierebbero anche le regole per eleggere i membri dei due CSM e dell’Alta Corte.
Oggi il CSM è formato da Presidente della Repubblica, Primo Presidente e Procuratore Generale della Corte Suprema di Cassazione, 16 membri togati eletti dai magistrati e 8 “laici” scelti invece dal Parlamento.
Con la riforma la proporzione resterebbe invariata ma i membri del CSM verrebbero estratti a sorte.
Un terzo di membri laici verrebbe sorteggiato dal Parlamento, fra un elenco di docenti in materie giuridiche e avvocati, con almeno 20 anni di servizio. I due terzi togati fra i magistrati ordinari (requirenti o giudicanti, rispettivamente per i due diversi organismi).
Anche l’Alta Corte, oltre a tre nominati dal presidente della Repubblica, avrebbe altri 12 membri, tutti sorteggiati: tre dal Parlamento fra un elenco di professori di materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di servizio. Sei fra i magistrati giudicanti e tre fra i requirenti, in entrambi i casi con almeno 20 anni di servizio.
Il fronte del sì ritiene che la riforma risolva conflitti d’interesse possibili in assenza di separazione delle carriere e riduca il potere delle correnti interne della magistratura nell’eleggere e gestire gli organi di autogoverno.
Il fronte del no ritiene che il nuovo assetto istituzionale mini l’indipendenza della magistratura e quindi il concetto della separazione dei poteri.
Oltre alle forze di maggioranza, sostengono il sì anche Italia Viva, Azione e +Europa. Ci sono anche esponenti del PD favorevoli alla riforma, ma la posizione del partito, e di tutte le altre forze di opposizione è schierata per il No.
Ricordiamo infine che il referendum è costituzionale, quindi non richiede quorum. Il risultato del voto sarà valido indipendentemente dall’affluenza alle urne.
Il quesito pubblicato in Gazzetta Ufficiale e su cui hanno raccolto le firme i parlamentari (ci vuole un quinto di ciascuna Camera), è il seguente:
Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 253 del 30 ottobre 2025?
La data del voto prevista per il 22 e 23 marzo è stata decisa dal Governo, che il 12 gennaio ha approvato la convocazione della consultazione.
Il 27 gennaio il TAR Lazio dovrà pronunciarsi sulla richiesta di annullamento di tale data, avanzata dal “Comitato per il No”, il cui quesito alternativo sarebbe più complesso e conterrebbe una domanda per ciascun degli articoli che la riforma della giustizia ha modificato.
Per maggiori dettagli sulla magistratura italiana, consulta il nostro approfondimento sul sistema di valutazione di giudici e pubblici ministeri.
Ci sono diverse buone notizie nel Tredicesimo Rapporto di Itinerari Previdenziali sulle pensioni, che riguardano la sostenibilità della spesa pensionistica italiana e l’equilibrio sempre più virtuoso fra lavoratori attivi e pensionati. Ma resta la necessità di individuare soluzioni per continuare ad assicurarla questa sostenibilità , a fronte di una continua crescita della spesa per l’assistenza.
Come può dunque l’Italia raggiungere questo obiettiv0? Con la separazione fra assistenza e previdenza e la riduzione della spesa assistenziale, affiancata da un costante sforzo riformatore per migliorare il rapporto fra lavoratori e pensionati.
Secondo il presidente dell’istituto, Alberto Brambilla, il Paese deve poi concentrare gli investimenti in politiche industriali che rilancino la stagnante produttività , migliorando la qualità del lavoro e il tasso di occupazione, che rimane ancora sotto la media UE. La crescita dell’occupazione, infatti, è fondamentale per sostenere le generazioni future di pensionati e migliorare il bilancio previdenziale.
La spesa previdenziale continua a crescere, con il numero di pensionati che ha raggiunto i 16 milioni 305mila 880 nel 2024, con un incremento dello 0,47% rispetto al 2023. Questo comporta una maggiore spesa complessiva, con il sistema pensionistico che ha superato i 286,14 miliardi di euro nel 2024, in crescita del 18,7% rispetto all’anno precedente.
Questa crescita è principalmente attribuibile alle pensioni assistenziali, che sono la causa principale dell’aumento del numero dei pensionati. Ma è anche positivo il fatto che, nell’ultimo biennio, le pensioni di vecchiaia abbiano superato quelle anticipate, riducendo la spesa e contenendo le età di pensionamento.
Per quanto riguarda l’impatto sulla spesa delle diverse gestioni, invece, pesano soprattutto quelle di dipendenti pubblici, artigiani e coltivatori diretti, mentre contribuiscono positivamente dipendenti privati, commercianti, iscritti alla gestione separata e professionisti.
Il miglioramento del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati è un segnale positivo: nel 2024, il rapporto è salito a 1,47, il miglior dato delle 13 edizioni del Rapporto. Tuttavia, il numero di attivi dovrà continuare a crescere per evitare il rischio di un indebolimento del sistema previdenziale.
Secondo Brambilla, il paese potrebbe raggiungere un rapporto di 1,6/1,7 attivi per pensionato entro i prossimi anni, ma per farlo è fondamentale un impegno maggiore nella produzione e nel miglioramento del tasso di occupazione.
Il rapporto suggerisce alcune misure per migliorare il mercato del lavoro e ridurre la spesa previdenziale. Tra le proposte vi sono interventi per favorire la permanenza lavorativa delle persone più anziane (anche attraverso la formazione), la creazione di contratti flessibili che adeguino le mansioni in funzione di età e salute e investimenti in prevenzione e tecnologie che facilitino l’operatività degli over 60.
Inoltre, le riforme previdenziali dovrebbero puntare su una maggiore diffusione delle pensioni complementari e una gestione più efficiente della spesa assistenziale.
Le soluzioni individuate nel rapporto sono ritenute necessarie per garantire che il sistema pensionistico italiano resti sostenibile nel lungo termine, assicurando che le nuove generazioni di lavoratori possano godere di una pensione dignitosa quando arriverà il momento del pensionamento.
Il rapporto punta invece il dito contro le decontribuzioni come incentivo alle assunzioni: nei prossimi 10 anni costeranno circa 500 miliardi mentre, secondo le stime del Centro Studi, nell’ultimo triennio l’aggravio è stato di quasi 100 miliardi.
Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) è un certificato fondamentale per le imprese, attestante la regolarità dei versamenti previdenziali, assistenziali e assicurativi (INPS, INAIL, Cassa Edile). È indispensabile per l’accesso a finanziamenti, la partecipazione a gare pubbliche e la stipula di contratti con la pubblica amministrazione o per lavori privati soggetti a concessioni edilizie.
In caso di irregolarità , il DURC non può essere rilasciato. In questo caso, le imprese devono procedere alla regolarizzazione della posizione per poter ottenere nuovamente il certificato. Ecco cosa fare, quali sanzioni sono previste e come risolvere la situazione.
Il DURC viene considerato irregolare quando l’impresa non risulta in regola con i pagamenti dei contributi obbligatori per INPS, INAIL o Cassa Edile. Un DURC irregolare può avere serie conseguenze, tra cui:
In questi casi, l’impresa riceve una comunicazione dall’INPS con l’esito negativo della verifica, indicando le irregolarità riscontrate e gli importi dovuti per risolvere la situazione.
Un DURC irregolare comporta delle sanzioni amministrative. L’impresa non solo dovrà provvedere a regolarizzare i contributi dovuti, ma rischia anche:
In alcuni casi, la sanzione può essere calcolata come una percentuale dell’importo non versato, o come una somma fissa, a seconda della tipologia di inadempimento riscontrato.
Se l’impresa riceve un DURC irregolare, è necessario agire rapidamente. I passaggi per regolarizzare la propria posizione sono:
Se l’impresa non ha ancora ricevuto una notifica formale, è possibile utilizzare il ravvedimento operoso per sanare l’irregolarità . Questo consente di ridurre l’importo delle sanzioni, ma deve essere fatto prima che l’INPS avvii accertamenti ufficiali.
Le imprese hanno un periodo massimo di 30 giorni dalla notifica dell’irregolarità per regolarizzare la propria posizione. In caso di ritardo, l’importo dovuto sarà iscritto a ruolo, e le sanzioni aumenteranno.
Un aspetto importante da considerare è che l’impresa non può ottenere il DURC se ha debiti contributivi superiori a 150 euro, anche se questi non sono stati formalmente accertati o contestati. In tal caso, la procedura di regolarizzazione è ancora più urgente per evitare l’interruzione delle attività amministrative e l’impossibilità di partecipare a gare e appalti.
Per ottenere il DURC, l’impresa deve accedere al servizio Durc On Line, che consente di verificare la regolarità contributiva in tempo reale. Qualora l’impresa non sia in regola, sarà invitata a procedere con la regolarizzazione per ottenere il rilascio del DURC.
In caso di irregolarità , l’impresa può utilizzare la piattaforma INPS per certificare i debiti contributivi tramite il servizio Pre-DURC online. Questo strumento consente di verificare e certificare la propria situazione contributiva prima di richiedere il DURC. L’accesso alla piattaforma avviene tramite il portale INPS e permette alle aziende di monitorare la propria posizione in tempo reale.
Il sistema di certificazione è particolarmente utile in quanto offre una visibilità immediata sulle pendenze e sulla possibilità di risolvere rapidamente le irregolarità . Se la verifica tramite la piattaforma conferma l’irregolarità , l’impresa può provvedere direttamente alla regolarizzazione prima di procedere con la richiesta ufficiale del DURC.
Per accedere alla piattaforma, l’impresa deve disporre delle credenziali INPS e seguire il percorso: “Servizi†> “DURC Online†> “Pre-DURCâ€. Una volta effettuata la verifica, l’impresa riceve un feedback immediato e può avviare le pratiche per sanare la propria posizione.
Un DURC irregolare comporta anche gravi difficoltà per le PMI che partecipano a gare d’appalto. Le amministrazioni pubbliche richiedono sempre il DURC regolare per l’ammissione alle gare e per l’aggiudicazione dei contratti. Senza un DURC regolare, un’impresa verrà esclusa dalla selezione.
In caso di irregolarità , è essenziale che l’impresa proceda tempestivamente con la regolarizzazione per evitare l’esclusione e l’interruzione dei lavori.
Nel caso in cui l’impresa non proceda con la regolarizzazione, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro può procedere al recupero dei benefici fiscali e contributivi già ottenuti. Inoltre, la violazione delle normative può portare alla perdita definitiva dei benefici, anche se successivamente sanati.
Per evitare che ciò accada, è fondamentale che le imprese monitorino la propria posizione contributiva e intervengano tempestivamente per regolarizzare eventuali irregolarità .
L’INPS ha aperto lo sportello telematico per la presentazione delle domande di APE Sociale riferite al 2026, dando attuazione alla proroga della misura prevista dalla Legge di Bilancio. L’anticipo pensionistico resta quindi accessibile per i lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2026, , all’interno del quadro più ampio delle misure di flessibilità in uscita previste per il 2026.
Come negli anni precedenti, la procedura si articola in due fasi distinte: una prima domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso e, solo in caso di esito positivo, la successiva richiesta di accesso al trattamento.
Per accedere all’APE sociale è necessario presentare all’INPS una domanda di riconoscimento delle condizioni. La procedura è interamente telematica e si svolge attraverso l’area dedicata del portale dell’Istituto, selezionando il servizio Verifica delle condizioni di accesso all’APE sociale.
In alternativa alla procedura online, la domanda può essere presentata tramite Contact Center o con l’assistenza dei patronati.
NB: possono presentare domanda con la stessa procedura anche coloro che hanno maturato il requisito prima del 2026.
Le scadenze per l’invio della domanda di riconoscimento sono fissate:
L’INPS comunica l’esito della verifica entro il 30 giugno per le domande presentate entro marzo ed entro il 15 ottobre per quelle inviate entro luglio.
Il diritto all’APE Sociale è riconosciuto ai lavoratori che hanno compiuto almeno 63 anni e 5 mesi di età e che rientrano in una delle categorie individuate dalla normativa, con un’anzianità contributiva minima pari a 30 o 36 anni a seconda dei casi.
Le categorie ammesse sono quattro:
Per i lavoratori addetti a mansioni gravose è richiesto un requisito contributivo di 36 anni; per tutte le altre categorie sono sufficienti 30 anni di contributi.
La normativa consente di presentare la domanda di riconoscimento anche quando alcuni requisiti non siano ancora stati pienamente maturati, purché risultino conseguibili entro il termine previsto.
Possono essere valutati in via prospettica:
Tutti gli altri requisiti devono invece sussistere al momento della presentazione dell’istanza.
I lavoratori che, al momento della richiesta di riconoscimento, risultano già in possesso di tutti i requisiti previsti possono presentare contestualmente anche la domanda di accesso all’APE Sociale.
In caso di esito positivo della verifica, l’APE Sociale viene erogata fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata, secondo le regole ordinarie.