Considerazioni, differenze e somiglianze nei racconti Il ceppo d'oro del Pentamerone(V, 4), Marvizia della raccontatrice Agatuzza Messia(Pitr├ę, XVII), e Lu re d'amuri del raccontatore Giovanni Patuano(Pitr├ę, XVIII)

di Salvatore La Grassa

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Alcuni motivi molto interessanti di questi racconti. Una indagine storiografica di Elwin Verrier sui costumi sessuali dei Muria

TAG: Prova della separazione delle granaglie confuse in 12 sacchi, tale prova risulta enigmatica in un contesto cannibalico, motivo H1091.1.(Stith Thompson Motif-index of folk-literature" Helsinki 1932), motivo F531.1.5.1.: Gigantesse lanciano i loro seni alle loro spalle(Stith Thompson), mondo alla rovescia, rito panspermia, costumi sessuali dei Muria, secondo i pitagorici chi mangiava fave poteva essere considerato un cannibale, matrimoni combinati risultano solidi presso i Muria, orchi manciafasola


Ci sono diversi motivi molto simili in questi racconti, ma spesso sono dei manierismi: come per esempio le prove imposte dall'orca alla protagonista. Potrebbero essere il residuo delle prove iniziatiche imposte alle fanciulle nelle culture tribali divise in clan. Ma di queste prove ne trovo molto interessante una: quella di separare 12 sacchi di granaglie in cui erano confusi insieme cicerchie, ceci, fagioli, fave, lupini, piselli, riso, lenticchie. In effetti questa prova sta, tra i racconti oggetto di questo studio, solo nel cunto del Pentamerone. Ma questa prova è abbastanza diffusa nei racconti popolari tanto che Stith Thompson l'ha codificata nel motivo H1091.1.(Stith Thompson Motif-index of folk-literature" Helsinki 1932). Il motivo si trova esattamente oltre che nel Basile in 1)Clouston Tales I 238f.; 2)R. Köhler e J. Bolte I 397; 3)Canada francese: Sister Marie Ursule; 4)Spagna: Espinosa Jr. No. 130; 5) India: raccolta di Thompson-Balys; 6)Indonesia: Dixon 217; 7)Giappone: Hiroko Ikeda; 8)Corea: Zong in-Sob 17.
A questo punto sorge spontanea una domanda: "Come è possibile conciliare il regime alimentare del cannibale(a base di carne) con la conservazione di derrate alimentari di legumi e riso? E' raro che nei racconti popolari si accenni a orchi che mangiano legumi o minestre di legumi con riso. Quasi sempre gli orchi e le orchesse sono mangioni che si sbafano interi animali, che trangugiano interi barili di vino, ma è veramente raro nei nostri racconti popolari trovare un orco che uccide e mangia un essere umano. Ma nel Pentamerone c'├Ę un cunto, La pulce(I, 5) in cui l'orco organizza un pranzo, in occasione del suo sposalizio con la figlia del re d'Altomonte, in cui per antipasto e per dolce vengono serviti ceci e fave secche. Pi├╣ avanti spiegheremo la possibile motivazione dell'agire dell'orco di cui gi├á ci siamo occupati in un commento al cunto.
Probabilmentee il raccontatore di fiabe ha solitamente una idea vaga dell'orco e si limita molto spesso a ripetere il racconto come gli è stato riferito, senza rielaborarlo.

Il rito della panspermia


Da un punto di vista storico questi sacchi di granaglie confuse ricordano la "panspermia" (semi cotti di tutte le specie), che si offriva nelle cosiddette "pentole chiamate chytroi" a Hermes ctonio, a Dioniso, a tutti i partecipanti, con esclusione dei sacerdoti, compresi i bambini, ed ai morti, che si credeva fossero presenti, nelle antichissime feste greche chiamate Antesterie, ed anche "Antiche Dionisie" in onore di Dioniso, feste che si celebravano nel mese di antesterione, a cavallo dei nostri febbraio e marzo. Sul rito della panspermia ├Ę utile ricordare che numerosi studiosi lo hanno connesso a una pratica che riportava indietro la comunit├á al tempo del diluvio universale. Si volevano imitare i sopravvissuti al diluvio che si nutrirono di granaglie non macinate cotte e amalgamate col miele. Dopo questa considerazione si pu├▓ tracciare un parallelo tra orchi e gruppi privi di tecnica dopo il diluvio universale. Fra l'altro qualche studioso ritiene che la panspermia era riservata solo a Hermes infero e ai morti (vedi questo articolo): ipotesi che mi pare azzardata. Che non fosse mangiata dai sacerdoti pare logico, in quanto le leguminose erano cibo destinato ai mortali, mentre per esempio i sacerdoti di Demetra probabilmente speravano in una vita oltremondana dopo aver partecipato al rito di Eleusi, durante il quale era proibito mangiare leguminose. D'altronde c'era la credenza che i morti si potessero riprodurre attraverso le leguminose, e si riteneva che le donne che trattenevano le corregge, dovute alla manducazione di legumi, avessero pi├╣ possibilit├á di generare figli sani o meglio di dare ai nascituti lo pneuma vitale. Se i legumi avevano questa implicanza con le donne in grado di procreare, per gli uomini invece era risaputo che i legumi cotti potessero agire da afrodisiaco. Le connessioni tra legumi e nascita dei bambini e la connessione tra legumi cotti e afrodisiaco si trovano nelle commedie di Aristofane. Quindi se in qualche modo il rito della panspermia era legato ai superstiti del diluvio, il mangiare la panspermia era una sorta di rito magico per la ricrescita, per la ripopolazione della terra. I sacerdoti mitologhi, rappresentanti della religione olimpica di Zeus, avevano affidato alla coppia anziana Deucalione e Pirra, unici supestiti al diluvio, il compito di rigenerare il genere umano gettando delle pietre alle loro spalle, oppure, come sugger├Č l'oracolo di Temi in un'altra versione del mito, gettando dietro le spalle le ossa della Grande Madre. Me le ossa della Grande Madre possono essere intesi anche come semi delle piante o meglio come i noccioli della frutta. Sia in greco antico, sia nei nostri dialetti si chiamano ossa i noccioli della frutta e questi noccioli una volta piantati sulla terra mettono radici e possono diventare nuovi alberi. Quindi la connessione del rito della panspermia con l'epoca mitica post diluvio ├Ę abbastanza fondata. A questo proposito danno ancora pi├╣ forza a questa connessione le considerazioni di Porfirio(filosofo vissuto nel III secolo d.C.)sulle fave, considerazioni espresse in Vita di Pitagora, una sua biografia del filosofo e matematico della Magna Grecia. Per Porfirio il divieto di nutrirsi di fave nasce proprio da una stessa originaria putredine, allÔÇÖinizio della storia del mondo, si erano infatti generati sia gli esseri viventi che le piante e, in particolare, sia gli uomini che le fave. Le fave quindi, mistura di principio vitale maschile e femminili, miscuglio di sperma e sangue, lontani parenti del genere umano, rappresenterebbero la generazione stessa e mangiarle sarebbe un atto di cannibalismo in quanto vita in potenza(Vita di Pitagora, 44). Per questa via si dilegua pure l'interrogativo circa la connessione della dieta carnea e cannibalesca degli orchi con il consumo o la conservazione dei legumi. Considerata la connessione tra cannibalismo e il cibarsi di legumi si potrebbe rivedere la genesi fantastica di certi tipi di orchi. Mi riferisco agli orchi presenti in due cunti del Basile, La pulce(I, 5) e Viola(II, 3). Un simil orco potrebbe essere pure il re di Altomonte, il padre di Porziella, che concede in sposa la figlia all'orco. Questi orchi si potrebbero chiamare orchi manciafasola.
Probabilmente il cunto del Basile, Il Ceppo d'oro, affonda le radici in un contesto culturale greco, ma fortemente critico verso la religione di Zeus.
E' possibile che nemmeno gli antichi greci tenessero separate le granaglie, a parte il grano e l'orzo che serviva per fare il pane. Infatti scavi effettuati in Argolide e in Tessaglia in siti archelogici risalenti all'età del bronzo hanno evidenziato che molte leguminose si trovavano negli stessi contenitori (vedi studio di Massimiliano Marazzi).
Altro rimarchevole motivo, presente sia nel cunto Il ceppo d'oro, sia nel racconto Lu re d'amuri è stato catalogato da Stith Thompson col codice F531.1.5.1.: Gigantesse lanciano i loro seni alle loro spalle. Tale motivo, che già presenta un quadro di mondo alla rovescia ( seni di donne che pendono indietro sulle spalle invece che davanti), lo associo alla violenza che l'eroina, una piccola donna, pratica alla mamma-draga o orca suocera. Su consiglio delle cognate orchette, l'eroina deve stringere questi seni all'orca fino a farle male e fino a quando non giurerà che non la mangerà sulla vita del figlio(Tuoni-e-lampi nel Basile, Re d'amuri nel racconto siciliano del Patuano). In questo atto di violenza che il debole fa al forte, e nel giuramento di una capa all'altima arrivata, c'è un innegabile sentore di mondo alla rovescia. Il mondo alla rovescia è tipico delle feste di fine e inizio ciclo, per esempio del Capodanno: il caos, tipico del mondo alla rovescia, tende alla rigenerazione magica e quindi prelude a un nuovo periodo o ciclo di floridezza. Nei due racconti questo mondo alla rovescia preludeva probabilmente ad un cambio al vertice della cerchia delle orche o di una società segreta femminile, oppure all'ingresso in essa di una neofita; ma in seguito col tramandamento orale dei racconti, col tramandamento che quasi sempre li riattualizza, avviene il trionfo del matrimonio d'amore sul matrimonio regolamentato da consuetudini claniche ed anche sul matrimonio imposto dai genitori.

I costumi sessuali dei Muria


A proposito del matrimonio imposto dai genitori in culture di interesse etnologico nell'India, nel 1947 fu pubblicato dall'etnologo e antropologo Elwin Verrier uno studio sui costumi sessuali dei Muria (titolo originale dell'opera: I Muria e il loro Ghotul. Oxford University Press, 1947), un popolo primitivo aborigeno dell'India nord-centrale. Presso questo popolo i giovani, maschi e femmine già in grado di procreare, andavano ad abitare nel Ghotul, una costruzione riservata e adibita a dormitorio. Ragazzi e ragazze portavano a termine dei compiti loro assegnati dalla comunità e amoreggiavano tra di loro nel Ghotul. Ma ogni ragazzo e ogni ragazza aveva presente che il loro coniuge era già stato stabilito dai loro genitori. A tal proposito Elwin Verrier riportò delle statistiche e un confronto tra i matrimoni originati dall'amore e i matrimoni combinati dai genitori.
Venne fuori che solo 77 matrimoni su 2000 erano stati celebrati per l'amore reciproco dei ragazzi, mentre tutti gli altri erano stati combinati dai genitori. Dai dati venne fuori che tra i matrimoni combinati l'89,95% era costituito dall'unione tra cugini. Che i divorzi nei matrimoni combinati dai genitori toccavano solo il 2,60% del totale, mentre la percentuale dei divorzi nei matrimoni non combinati dai genitori raggiungeva l'8,62%(Elwin Verrier, I costumi sessuali dei Muria, Lerici 1963, pp. 269-270).
In una società dove i valori tradizionali, il rispetto per i genitori, non erano avversati da nuovi media, da nuove agenzie pedagogiche, il matrimonio regolato per il tramite dei genitori aveva piena giustificazione, considerato che era pi├╣ duraturo e pi├╣ stabile.


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