Oggi è Domenica 25/10/2026 e sono le ore 12:52:22
Nostro box di vendita su Vinted
Nostro box di vendita su Wallapop
Nostro box di vendita su subito.it
Condividi questa pagina
Oggi è Domenica 25/10/2026 e sono le ore 12:52:22
Nostro box di vendita su Vinted
Nostro box di vendita su Wallapop
Nostro box di vendita su subito.it
Condividi questa pagina
Nostra publicità
Compra su Vinted
Compra su Vinted
Napoli-Roma 3-3 può essere considerata come una partita ingenua quanto sfortunata, per la squadra di Allegri. Il risultato finale, infatti, si è determinato in modo rocambolesco per non dire casuale, tutti gli indicatori statistici – che spesso fanno il paio con le sensazioni tattiche – dicono infatti che gli azzurri avrebbero meritato qualcosa in più del pareggio. Anche perché in realtà il loro rendimento in fase difensiva, come vedremo, non è stato così negativo. Può sembrare un paradosso, considerando che il Napoli ha subito sette gol nelle ultime tre partite, ma in realtà il problema è proprio questo: pare che Allegri abbia trovato gli incastri giusti per far funzionare la sua squadra, ma poi quella stessa squadra smette di funzionare all’improvviso. O meglio: da solida diventa fragile, perforabile, è come se si disconnettesse temporaneamente dalle partite.
A pensarci bene non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, nel senso che Allegri sta portando avanti una trasformazione molto profonda. Il tecnico del Napoli sta ridisegnando la sua squadra sia nelle spaziature che nei principi di gioco, nella sua forma mentis, quindi ha senso che ci possano essere degli scompensi. Solo che la strada è ancora lunga, e all’orizzonte ci sono quattro partite decisive – Monza, Juventus, Porto e Lazio – prima della sosta.
Insomma: Allegri e i suoi giocatori hanno bisogno dell’unica cosa che non hanno, vale a dire il tempo. Perché, come stiamo per vedere attraverso l’analisi tattica e statistica, la nuova fisionomia (almeno potenziale) del Napoli è davvero promettente, soprattutto dal punto di vista offensivo. Ma perché questo cambiamento possa diventare sostenibile, intendiamo dal punto di vista dei risultati, la squadra azzurra dovrebbe migliorare nella pura attenzione. Nella capacità di rimanere concentrata sotto pressione. I grandi campioni – soprattutto difensori – possiedono questa dote in maniera naturale, gli altri devono coltivarla. Devono allenarla.
Ma andiamo con ordine. Prima abbiamo parlato di indicatori statistici favorevoli al Napoli, ed eccoli qui: stando al modello di Sofascore, contro la Roma gli azzurri hanno vinto la partita dei gol attesi, 2,44 xG contro i 1.90 degli avversari. Inoltre hanno creato 4 grandi occasioni contro le 2 dei calciatori della Roma, più del doppio dei tiri in porta (9-4) e hanno vinto più duelli individuali – anche se di poco, 51%. L’unico dato negativo riguarda i tiri tentati, che dice 24-15 in favore dei giallorossi. Il dislivello sembra enorme, se leggiamo questi numeri così come sono. Ma se invece li svisceriamo e li contestualizziamo, dicono altro: addirittura 13 conclusioni tentate dai giocatori allenati da Gasperini, infatti, sono state respinte dai difensori di Allegri.

Ecco perché, in precedenza, abbiamo detto che il rendimento del Napoli in fase di non possesso non è così negativo. Va bene che in linea teorica sarebbe più giusto non concedere tiri, ma questo non è possibile. Allo stesso tempo, però, non è così assurdo affermare che se le conclusioni concesse vengono respinte, allora vuol dire che i difensori erano nella posizione giusta per farlo. Per dare fastidio agli attaccanti e inibire la loro battuta verso la porta.
Il fatto è che il problema vero della squadra di Allegri, in generale e contro la Roma, è essenzialmente questo: a un certo punto della gara, lo stesso sistema difensivo che ha bloccato – o comunque contrastato gli avversari – finisce di essere efficiente. Soulé e Balerdi si sono ritrovati per due volte soli, con la porta spalancata, davanti a Meret. Poi ci sono altri numeri , in questo senso, piuttosto interessanti: Gollini ha dovuto compiere 5 parate mentre Meret si è fermato a quota 1, i giocatori azzurri hanno forzato più palloni persi (26-21) rispetto a quelli giallorossi e hanno anche intercettato più passaggi (13-9).
Insomma, si può dire: Allegri sembra aver trovato la chiave e la strada giusta per far funzionare il Napoli. O comunque, dopo le buone sensazioni emerse durante la partita contro il Bodo, la prestazione con la Roma ha trasmesso altri segnali positivi. Ma di cosa parliamo esattamente, al di là dei numeri già snocciolati in precedenza? Intanto di un approccio finalmente più vario, meno prevedibile, alla pura fase offensiva: la presenza di De Bruyne nel cuore del centrocampo ha già portato la squadra azzurra a ribaltare le percentuali di distribuzione del proprio gioco, nel senso che contro la Roma le azioni costruite nella fascia centrale del campo sono state il 35%. Nelle gare precedenti, questo dato era andato anche sotto il 25%. Inoltre il Napoli ha effettuato un lancio lungo ogni 6,5 passaggi, mentre la Roma ne ha effettuato uno ogni 14,55 appoggi.
Ecco, questo nuovo stile ha prodotto una buona mole di gioco offensivo. Soprattutto se pensiamo che la Roma ha tenuto un possesso palla altissimo, pari al 61%. Anche questo è un dato indicativo: al “nuovo” Napoli non serve più tenere molto il pallone, per poter essere pericoloso. Le azioni degli azzurri sono diventate più rapide, più dirette, anche se spesso vengono rifinite con assist dagli esterni (contro la Roma i giocatori di Allegri hanno tentato 16 volte il cross) ma vengono costruite su direttrici verticali. Anche perché il centrocampo con Anguissa, McTominay e De Bruyne riesce a essere più fluido, a destrutturare spesso l’idea stessa di 4-3-3.


Questa mobilità continua è stata anche “pensata” e attuata in funzione della singola partita, in modo da provare a mandare in tilt il sistema difensivo a uomo su cui si regge l’intera impalcatura del gioco di Gasperini. Per dirla in modo brutale: dando libertà ai suoi centrocampisti, Allegri voleva portare a spasso per il campo i loro marcatori diretti. E lo stesso discorso vale anche per gli attaccanti: Lang, Politano e soprattutto Hojlund hanno spaziato molto sul fronte offensivo, si sono mossi in modo contro-intuitivo e quindi difficile da leggere per i difensori della Roma.

Dall’altra parte del campo, il Napoli ha cercato di sostenere questo stile di gioco difendendosi in modo selettivo. Nel senso che i giocatori azzurri hanno tenuto un approccio misto in fase di non possesso, alzandosi molto nei momenti in cui potevano far pressione e rinculando nella loro metà campo quando la Roma riusciva a portare molti uomini nella metà campo avversaria. Non a caso, viene da dire, tutti e tre i gol segnati dal Napoli sono nati da situazioni in cui i giocatori in maglia azzurra erano riusciti ad aggredire i loro avversari, a sottrargli il possesso – come nel caso di De Bruyne che brucia Cristante e si conquista la punizione da cui scaturisce la rete di Anguissa – oppure ad anticiparli dopo una respinta difensiva, per poi alimentare di nuovo l’azione d’attacco.
Ecco: quando il Napoli riesce a difendersi così, ad accorciare il campo e i tempi di recupero del pallone, diventa una squadra contro cui è veramente difficile difendere. È una questione di qualità dei singoli ma anche di atteggiamento collettivo, di pura tattica di squadra. In questo parole sibilline di Allegri nel postpartita, “quest’anno gioco all’attacco”, devono essere considerate qualcosa di più che la solita provocazione fatta al microfono: il tecnico del Napoli sa benissimo che la sua squadra riesce a rendere di più, a giocare meglio, quando è in grado di difendere in modo intenso e ambizioso. Solo che il calcio, soprattutto quello dell’era contemporanea, non può essere interpretato in modo unico e inscalfibile. E infatti i problemi della squadra azzurra nascono quando arriva il momento di difendere in modo diverso.
Il gol di Soulé, quello che di fatto ha riaperto la partita contro la Roma, spiega benissimo ciò che intendiamo. All’inizio dell’azione che porta alla conclusione dell’attaccante argentino, infatti, il Napoli prova effettivamente a fare un po’ di pressing sulla prima costruzione della squadra di Gasperini. Pochi istanti dopo, però, gli azzurri finiscono per appiattirsi troppo dentro la loro metà campo. E così bastano due movimenti a venir fuori – quello di Soulé e poi quello di Malen – e uno scambio veloce per liberare lo specchio della porta e invitare Soulé alla conclusione.
È chiaro che la differenza, almeno in questa azione, viene fatta dalle qualità di Soulé. Da una gran traiettoria ricamata dall’argentino col suo piede sinistro. Però c’è anche da dire che le mancate chiusure dei giocatori del Napoli hanno più o meno lo stesso peso. De Bruyne ha qualche istante di ritardo nell’andare a schermare la ricezione e poi il passaggio in verticale di Soulé, Rafa Marín prova a uscire su Malen ma si fa battere sul tempo, infine Beukema risulta troppo statico, troppo poco reattivo, nel momento in cui l’ex attaccante del Frosinone riceve la sponda del compagno, si sistema il pallone e poi calcia verso la porta. Come dire: si tratta di ingenuità e poi di sfortuna, la gran traiettoria di cui sopra arriva dopo una serie di eventi gestiti male dai difensori del Napoli.
È lecito pensare che, se al posto di Beukema e/o Rafa Marín ci fossero stati Badiashile oppure Rrahmani, o magari con il desaparecido Buongiorno, le giocate di Soulé e/o Malen non sarebbero state così semplici. Il punto, però, è che Beukema è uno di quei giocatori del Napoli che faticano a essere efficaci – qui si possono usare tutti gli aggettivi “emotivi” del vocabolario calcistico, vale a dire cattivi, determinati, energici, ma la sostanza non cambia – quando devono difendere a ridosso o dentro la propria area. Quando chiudere sugli attaccanti avversari non è più un fatto puramente tattico, ma anche di concentrazione.
A questo punto ha senso chiedersi, anche alla luce del fatto che i gol segnati da Balerdi sono arrivati su situazioni simili, se e quanto la filosofia di Allegri pesi su queste dinamiche. Se l’allenatore del Napoli possa pensare di rendere ancora più aggressiva e ambiziosa la fase di non possesso degli azzurri, in modo da mascherare le lacune dei suoi difensori.
Ebbene, la risposta è no. O comunque non può essere sì, nel senso che non si può pensare a una squadra di calcio del 2026 che non sappia fare blocco basso. Lo affermò Antonio Conte lo scorso anno, lo dimostrano tutti i top club del calcio europeo. Si può pensare di scegliere un approccio molto più radicale, come quello che porta il Barcellona di Flick a schierare la difesa oltre il centrocampo, ma è evidente che al Napoli manchi la materia prima per attuare una strategia del genere.
E allora Allegri si ritrova a dover sbrogliare una matassa complicata, a dover risolvere uno squilibrio filosofico ancor prima che tattico. Il suo Napoli sta trovando la sua identità e la sua fisionomia, quantomeno in fase offensiva. Ma non ha ancora sviluppato quelle che potremmo definire come le fondamenta difensive necessarie a sostenere il suo nuovo modo di attaccare, di stare in campo. O comunque la squadra azzurra non riesce a evitare quelle distrazioni che fanno cadere tutto il castello di carte.
Poi è chiaro: la Roma è un avversario forte, così come lo sono state Como, Inter e Arsenal, ma il Napoli ha manifestato gli stessi identici problemi anche contro Villarreal, Venezia e Bodo/Glimt. Quindi è fondamentale che Allegri trovi una soluzione a quest’impasse, a questo equivoco che si è determinato e che ha messo un freno all’inizio di stagione della sua squadra. Se si può lavorare su certi giocatori e su certe condizioni tattiche, allora bisogna iniziare a farlo presto. Se invece gli errori sono inevitabili, per/con certi giocatori e a certe condizioni, forse sarebbe il caso di caso di cambiare approccio. Ingenuità e sfortuna, per chi non lo sapesse, non sono due termini che possono essere considerati sinonimi tra loro.
L'articolo Il Napoli di Allegri davvero gioca all’attacco. Ma è dura se non sai difendere sembra essere il primo su ilNapolista.
Notte di paura per Alisson Santos: l’esterno brasiliano del Napoli, infortunatosi nel finale del match contro il Venezia, ha sorpreso i ladri in azione in casa sua. Il suo stesso risveglio li ha costretti alla fuga. Ne scrive il Corriere della Sera.

Si legge sul Corsera:
“Una banda di ladri si è intrufolata, nella notte, nell’abitazione del calciatore del Napoli, Alisson Santos. L’atleta, che abita a Giugliano, si è svegliato a causa di alcuni rumori nell’abitazione e ha scoperto la presenza dei ladri. Che, subito dopo, si sono dati alla fuga a bordo dell’autovettura del calciatore, che era parcheggiata all’interno della villetta.

Il brasiliano ha denunciato anche il furto di un orologio di lusso e alcuni gioielli. Fortunatamente, il risveglio del calciatore non ha dato ai delinquenti il tempo di portare via altro.
L'articolo Napoli, furto in casa di Alisson Santos: i ladri fuggono con la sua auto sembra essere il primo su ilNapolista.
Questa è quella che nei Paesi anglosassoni chiamano wake-up call: una chiamata, un invito a svegliarsi, a non lasciarsi sfuggire un treno, un’opportunità importante o anche una persona importante. Molto più prosaicamente, è un “svegliati”. L’italiano ha forse meno crismi. Ecco, Napoli, svegliati. Perché, dormendo, rischi di perdere il tuo giocatore più importante da due anni a questa parte.
E sempre benedetto sia quel 29 agosto 2024, quando quel testone biondo è emerso dal delirio della folla urlante che lo attendeva a Capodichino. Folla urlante, perché poi? Cosa aveva dimostrato? Nulla. Ma forse, come spiegava Proust, gli esseri umani hanno inconsciamente, stampato da qualche parte tra veglia e sonno, tutto il loro avvenire. Forse i tifosi del Napoli avevano già intravisto quell’indole guerriera che tanto bene ci avrebbe fatto.
Scott McTominay: ritornato più irresistibile che mai dall’intervento per correggere l’aritmia benigna, trova quattro gol in due partite. Decisivo contro il Bodo e decisivo anche contro la Roma, se non fosse stato per le amnesie dei suoi compagni, ha mandato un messaggio chiaro: c’è un Napoli con me e un Napoli senza di me. Wake up. Lo ascoltiamo o no?

Qui non dovrebbe esserci spazio per nessun Biondo contro Tuco contro Sentenza: ci si dovrebbe solo sedere e riconoscere i rispettivi meriti e le rispettive necessità.
Febbraio 2026: sono ormai otto mesi da quando il tema spinoso del rinnovo dello scozzese, in scadenza nel 2028, ha iniziato lentamente a emergere. I contatti veri e propri tra Manna e il suo entourage sono proseguiti per mesi, seguiti da una fase di stallo tra la primavera e l’estate, a causa, dicono, delle richieste dell’agente di Scott: si parlava di ben 10 milioni di euro.
Ora, dopo l’ulteriore stop avvenuto a settembre per i già citati problemi fisici dello scozzese, sembra che il dialogo si sia timidamente riaperto. Ma incappare di nuovo in uno stallo non farebbe bene a nessuno.
La società azzurra ha il dovere di proporre un’offerta di rinnovo congrua al valore di un calciatore che definire decisivo è quasi un insulto. McTominay è il motore, l’anima e il cuore di un Napoli che, ogni volta che si trova sull’orlo di un baratro, trova in lui ancora di salvezza.
Scott e il suo entourage, dal canto loro, magari dovrebbero provare ad abbassare le richieste. Dieci milioni non sono una cifra fattibile per nessuno in Serie A, in questo momento storico. Se si vuole, la famosa metà strada esiste per tutti. Basta solo affrontare la questione una volta per tutte, perché il lassismo fa più danni della grandine. E perché in un momento com questo, in cui tutto sembra virare al negativo, occorrerebbe un colpo per rianimare la piazza, per far capire a tutti che il Napoli c’è. E lotta insieme a noi. Si trovi una quadra. Scena in campo De Laurentiis: quando vuole, le trattative sa chiuderle. Anche in fretta.

Forse l’uomo più decisivo della storia moderna del Napoli. E togliamo pure il forse. Con la doppietta di ieri fanno 31 gol in 87 presenze in maglia azzurra, conditi da uno scudetto vinto da Mvp assoluto e una Supercoppa italiana. Anche l’anno scorso fu decisivo per la qualificazione in Champions League, blindandola con il bel gol al Pisa.
Il match pesa? Lui c’è. Sempre, comunque e dovunque. Una capacità di sentire sulla pelle le pieghe del match che fa impressione. Ecco, il Napoli può permettersi oggi di perdere un calciatore così? Ne dubitiamo.
Per questo, non va ripetuto l’errore Kvara. Il continuo rimandare le discussioni sul rinnovo del georgiano, che guadagnava meno di Politano, portò alla rottura totale. È tempo di guardarsi negli occhi e cercare di arrivare a dama. Di certo, la professionalità di Scott non verrebbe meno, ma sarebbe indubbiamente un tarlo. E, cosa fondamentale, non si presterebbe il fianco a voci e ricostruzioni fantasiose.
Wake up, Napoli. La chiamata è partita.
L'articolo Napoli, batti un colpo: regalaci il rinnovo di McTominay, facci capire che ci sei sembra essere il primo su ilNapolista.
La partita non è ancora finita e, anzi, sembra essere entrata nelle sue fasi più incandescenti. La posta in palio è la Figc. Malagò, lo sappiamo, è inviso al governo e a una parte della Serie A, con Marotta in prima linea, ma può contare sull’appoggio di altri club, tra cui Napoli e Roma. Galliani, dal canto suo, ha il sostegno delle due milanesi. È testa a testa. Il punto di Matteo Pinci su Repubblica.

Si legge su Repubblica:
“La Serie A è di nuovo una polveriera, spaccata tra chi sta con Giovanni Malagò e chi invece gli ha dichiarato guerra, pronto a spodestarlo dall’ufficio in Federcalcio per mettere al suo posto Adriano Galliani, senatore di Forza Italia e gradito al governo.
Quando Marotta e Percassi hanno convinto Galliani a scendere in campo avevano una certezza: nessuna componente candiderà Malagò se non lo farà la Serie A. Quindi per tagliarlo fuori dalla partita non servono 11 voti: ne bastano 10 che provocherebbero lo stallo. È già tempo di fare i conti, perché il 4 novembre scade il termine per presentare le candidature per il voto della Federcalcio fissato al 14 dicembre.
Malagò può contare sulle firme di cinque club al momento: Monza, Napoli, Roma, Lecce, Bologna. Potrebbe aggiungersi il Torino, che già si dichiara a favore. Anche Galliani ha cinque firme: oltre a Inter e Atalanta, portabandiera del movimento, stanno con lui Milan, Como e Genoa. Ma venerdì sera erano a cena con Marotta anche Carnevali e Ferrero, ad e presidente della Juventus. L’appoggio del club dipende dalla proprietà: su Elkann sono in pressing sia Malagò, sia il ministro Giorgetti che sostiene la causa del senatore forzista.”

Cosa fungerà da ago della bilancia? Otto società, tra cui Cagliari e Sassuolo, che puntano su Galliani. L’attuale commissario della Figc punta a incassare l’appoggio di Frosinone e Udinese, mentre la Lazio, per ora, non dà alcun segnale intellegibile.
Secondo la ricostruzione di Repubblica, l’ultimo motivo di scontro è stata la nomina di Beppe Signori a capo delegazione della Nazionale Under 20. Il problema? Malagò non ne aveva parlato con nessuno.
Dal canto loro, Marotta e Percassi vogliono chiudere la partita sulla candidatura di Galliani prima del turno infrasettimanale.
La chiosa:
“Se anche la spuntasse Malagò, avrebbe poi il sostegno delle altre componenti? La risposta, al momento, è no. O meglio: Giancarlo Abete, suo storico rivale, ha convocato per il 28 ottobre una riunione con tutte le componenti. Vuole aggregare un consenso sul candidato alternativo e ha già iniziato a gettare le basi per l’accordo mercoledì. Le leghe (Serie B e C, oltre ai suoi Dilettanti) sono con lui. Restano da convincere i calciatori. Che prima di sbilanciarsi in un senso o nell’altro, aspetteranno di capire chi vincerà la partita in Serie A.”
L'articolo Così Marotta sta provando a far fuori Malagò: è troppo autonomo e non piace al Governo. Galliani è pronto sembra essere il primo su ilNapolista.
Cesare – Voglio cominciare dalla fine. Bisognerebbe spiegare a Beukema che il modo di arbitrare è cambiato. E che è del tutto inutile buttarsi a terra come colpito da una fucilata dopo avere ricevuto un tocchetto. Poiché nel calcio gli episodi sono tutto, il calciatore, pagato ben 31 milioni, e che in due anni ha sommato delusioni a delusioni, ha favorito sostanzialmente il pareggio della Roma. Sono comportamenti francamente inaccettabili e che ancora una volta ci fanno porre la domanda: ma come vengono gestite le campagne acquisti del Napoli? E vogliamo parlare di Badiashile? Che ha dovuto lasciare il campo per un infortunio muscolare mentre giocava un’ottima partita. Ma lo sapevano tutti che questo giocatore colleziona infortuni su infortuni. Tutti tranne chi si occupa degli acquisti del Napoli.
Guido – Caro Cesare la rabbia è enorme. Il Napoli ha buttato via due punti con una superficialità che oscura la bellezza di una partita sontuosa. Allegri mettendo De Bruyne a fare il play ha dato una svolta alla manovra d’attacco della squadra. Le sue verticalizzazioni e le sue palle in corridoio generano occasioni su occasioni. Resta un grande problema. La pochezza di Hojlund sotto porta. Generoso. Capace di affondi molto belli. Ma poco incline al gol. E per 50 milioni siamo sicuri non vi fosse di meglio? Per fortuna il Napoli un centravanti ce lo ha: McTominay.
Cesare – Guido, è davvero preoccupante prendere tre gol a partita. E tutti evitabili. Certamente bisognerebbe capire se difendersi così basso arretrando anche la linea di centrocampo sia una indicazione del tecnico o semplicemente il riflesso del fatto che la squadra si sente insicura nella fase difensiva. E poi lasciamelo dire, quando un portiere prende tanti gol non lo si può considerare immune da colpe. A me sembra poco reattivo. Poco incline a lasciare la posizione tra i pali. Anche se per carità non voglio addossargli colpe che non ha. La nota veramente positiva è il pieno, e quasi miracoloso, ritorno di McTominay alla migliore condizione. Con De Bruyne e Anguissa in palla sono uno dei più forti centrocampi d’italia.

Guido – Cesare però dobbiamo affrontare il cuore del problema. Naturalmente farlo con i dati disponibili ad oggi. Il futuro è nel grembo di Giove e nessuno può prevederlo. Ad oggi la squadra è fuori dalla Champions. La società se lo potrà permettere un danno economico del genere ? Francamente non ho nessuna speranza che si fondi sugli acquisti di gennaio. Intanto a gennaio i giochi potrebbero essere belli e fatti. Ma poi il mercato di gennaio è quello degli scarti o dei giocatori di cattivo carattere. E se il Napoli è capace di sbagliare gli acquisti quando ha una grande possibilità di scelta (Lucca, Beukema, Lang…senza andare più indietro nel tempo ) come posso fidarmi del mercato di riparazione. Forse addirittura verrebbe da consigliare di non buttare soldi nella prospettiva di una ristrettezza di mezzi finanziari nella prossima estate.
Cesare – Guido hai ragione. Ma lo scouting del Napoli per motivi a me non chiari si è inabissato dopo i grandi colpi di Kvara, Oshimen e Kim. Fatta eccezione per l’arrivo di Mc Tominay e Lukaku. Del quale probabilmente ci siamo disfatti – per motivi di ingaggio – troppo precipitosamente confidando delle qualità che Hojlund sta dimostrando di non avere. In più i giocatori del Napoli capaci di accelerazioni importanti sono tutti soggetti ad infortuni, talvolta ripetuti: Nères, Alisson Vergara, Favasuli. E per fortuna Allegri si è inventato la posizione di De Bruyne. Con un centrocampo lento e senza gli acceleratori segnare diventerebbe difficilissimo.
Guido – Voglio spendere una parola su Allegri. Per dire che il tecnico sta mettendo in campo tutta la sua capacità al servizio di un gruppo tecnicamente ancora forte ma che mostra innegabili segnali di logoramento e, perché no, di invecchiamento. Ha anche recuperato sia pure con un rendimento non determinante un giocatore come Lang. Certamente non è la panacea di tutti i mali. Non salta mai l’uomo. Non è un grande tiratore in porta. Ma non si può dire che abbia un rendimento del tutto negativo. E bene fa a ruotar , magari con moderazione, perché la tendenza agli infortuni è molto forte.
Cesare – Guido devo dirti che io sono un po’ più ottimista di te. E spero ancora che il Napoli con un filotto di 5 o 6 vittorie possa fare di nuovo capolino in zona Champions. Inoltre non credo che tutte le squadre oggi dinanzi a noi terranno fino alla fine. Che ti devo dire. Spes ultima dea.
LE SENTENZE
Meret – Cesare: sufficiente ; Guido: sufficiente
Rafa Marin – Cesare: sufficiente ; Guido: buono
Badiashile – Cesare: sufficiente; Guido: buono
Di Lorenzo – Cesare: sufficiente; Guido: buono
Olivera – Cesare: sufficiente; Guido: buono
McTominay – Cesare: eccellente (top); Guido: implacabile (top)
Hojlund- Cesare: lavoratore; Guido: modesto
Anguissa – Cesare: buono; Guido: ottimo
De Bruyne – Cesare: buono; Guido: eccellente
Politano – Cesare: sufficiente; Guido: sufficiente
Lang – Cesare: buono ; Guido: buono
Beukema – Cesare: insufficiente; Guido: pessimo (flop)
Spinazzola- Cesare: così; Guido: accettabile
Lobotka – Cesare: sufficiente; Guido: incerto
Giovane – Cesare: sufficiente; Guido: buono
Allegri – Cesare: ottimo; Guido: ottimo
L'articolo Come lo fa il mercato il Napoli? Beukema 31 milioni, e Badiashile lo sapevano tutti che si infortuna sempre sembra essere il primo su ilNapolista.
La palla è una creatura capricciosa. Ha le sue inclinazioni, le sue antipatie, una certa propensione alla fuga e il gusto infantile per la crudeltà. Può rotolare per settanta metri di campo senza trovare un padrone, rimbalzare sullo stinco di un difensore, tradire il piede educatissimo di un fantasista e poi, all’improvviso, concedersi al più improbabile dei pretendenti. È un animale che non si lascia addomesticare dalla geometria – è tondo ma assorbe effetti, temperature, frizioni, nella somma incalcolabili. Per questo il calcio, nonostante le lavagne, gli iPad, i Subbutei di Conte, i diagrammi, le occupazioni preventive degli spazi e gli allenatori col dottorato in fluidodinamica, conserva qualcosa di profondamente irrazionale. E per questo il 2-0, il primo gol di McTominay alla Roma – il gol uno e trino – racconta l’istinto e la sconfitta dei ruoli precostituiti, le sovrastrutture. Il centravanti del Napoli non segna mai, il centrocampista fa tre gol in uno. Va così, e dovremmo fermarci un momento a godercela, questa fenomenologia dell’istinto.
Il pallone di Politano arriva sul secondo palo, McTominay si avventa di testa, Gollini respinge quasi sulla linea (il quasi è una delle unità di misura preferite dal calcio), e lui non considera conclusa la faccenda. Non si ferma a reclamare, non si abbandona al gesto di sconforto, le mani a stirare i capelli unti all’indietro, con cui l’attaccante affida all’arbitro il certificato di morte dell’azione. Insiste, torna sulla palla con una tigna tutta sua. Prima ci mette la testa, poi ancora la testa, infine il resto del corpo e della volontà. Sembra una coreografia di Don Lurio: testa spalla baby one, two, three. È una scena minuscola, eppure dentro ci sta una teoria generale dell’esistenza.

Il senso del gol non appartiene alla tecnica, che è una forma di educazione: si apprende, si affina, si corregge, si misura. Il senso del gol è arcaico, una facoltà animale. È sapere, senza sapere come, dove cadrà la palla quando ancora sta viaggiando. È avvertire un vuoto prima che si apra, raggiungere uno spazio prima che diventi visibile, abitare un luogo nel momento esatto in cui tutti gli altri stanno ancora decidendo se andarci. Il grande bomber possiede una specie di secondo sistema nervoso, gli altri osservano le traiettoria, lui ne intuisce il destino. Il gol arriva e a la mente può solo prenderne atto.
Il bomber peraltro è apolide, quell’istinto è spesso in dote agli attaccanti, ma è anche una qualità accessoria di altri mestieri. Eccolo McTominay, troppo incastonato nelle definizioni di ruolo. E’ il più “attaccante” del Napoli, per distacco. Ha qualcosa di Gerd Müller, che pascolava in pochi metri quadrati, un appartamento senza finestre dentro l’area di rigore. Un posto in cui il bello era superfluo. Una coscia, una punta, un ginocchio, un rimbalzo sporco. Gol in purezza.
McTominay ha il talento di arredare lo stesso istinto con l’eleganza che il fisico e la postura di consentono. Può far gol in rovesciata, ma è ancora più affasciante quando, dopo aver segnato due volte di testa, annusa la palla morta e sfonda la porta. Il colpo di grazia. In quale colonna Excel va archiviato un gol così? Reattività? Aggressività? Expected goals? Forse nelle varie ed eventuali, quella del “chissenefrega, è gol!”.
McTominay ha il corpo di un uomo costruito per il lavoro pesante, con una struttura da operaio delle Highlands, elegante pure quando porta un frigorifero sulla schiena, su per le scale. Non è il suo compito fare gol, non solo almeno. Ma lo fa perché è un fuoriclasse, proprio per definizione scolastica: è fuori categoria. I suoi gol non nascono da una raffinatezza, ma da una disponibilità. È pronto. A ripetizione. Per cui, se serve, lo stesso gol lo fa tre volte. Il suo calcio ricorda una battuta di Groucho Marx: il segreto è dire la cosa giusta, al momento giusto, e poi togliersi di mezzo.
Per questo il gol di McTominay vale più della rovesciata estemporanea di Anguissa. Non ha la bellezza architettonica di altre sue firme. È un gol da officina, che racconta la capacità di restare dentro l’azione quando l’azione ha già cominciato a espellerci. L’altro, il secondo della doppietta, all’83’, dimostra invece che il senso del gol non dipende dalla posizione di partenza. Puoi arrivarci da un metro o da venti. La porta è una destinazione, il viaggio una volta tanto poco importa. La porta è lì, il pallone lì deve andare, McTominay sa come portarcelo. Una, due, tre volte. Tutte in una.
L'articolo Il gol sa da chi deve andare: McTominay e l’arte di sfondare la porta tre volte in un solo gol sembra essere il primo su ilNapolista.
La convivenza tra McTominay e De Bruyne lo scorso anno sembrava pura utopia. Ricorderete tutti il fallimentare esperimento del Fab Four. Ora, invece, lo scenario è cambiato, anche a costo del sacrificio di Lobotka, ma Allegri sembra aver trovato la formula per far convivere i due pesi massimi del centrocampo. E si vede. Le prestazioni di De Bruyne sembrano finalmente aver trovato quella continuità che è sempre mancata. Cos’aveva detto Max? “Se gioca da regista, gli si allunga la carriera”. E infatti, adesso il belga non potrà lamentarsi. Ne scrive Corbo su Repubblica.

Corbo scrive di luminosa regia di De Bruyne.
“Quest’anno non potrà lamentarsi di non aver trovato il posto giusto né il Napoli di aspettare ancora il campione del suo orgoglio”

La Gazzetta gli dà 7 e scrive:
“Vuoi vedere che Allegri gli ha trovato la posizione per il fine carriera? Un maestro in campo, sempre lucido: di qualità e personalità.”
Il Corriere, dandogli lo stesso voto, scrive:
“Un mediano che sradica palloni, un “volante” portatore naturale di equilibrio, un fantasista nel mandare in porta i compagni. Ma quante cose è, il signor Kevin, in un giocatore solo? Fenomeno senza tempo”
In un avvio di stagione così complesso, Max sembra aver sciolto una delle matasse più complicate. Speriamo che la strada imboccata sia quella giusta.
L'articolo Quest’anno De Bruyne non potrà lamentarsi di non aver trovato il posto giusto, Allegri gliel’ha trovato sembra essere il primo su ilNapolista.
A conferma che il risultato è un orpello, il Napoli di Allegri oggi sui quotidiani raccoglie il pieno di consensi. Il premio della critica. L’inutile premio della critica. Che – speriamo – faccia innervosire ulteriormente Allegri. Vincere il premio della critica a calcio – in mancanza del risultato – è una delle sensazioni più mortificanti che possano esserci.
Il Corriere della Sera lo riempie di elogi:
“Il Napoli ha ancora un bel po’ di cose da dire e da dare. La sua stagione, infatti, potrebbe essere iniziata in questa settimana”.
E anche la Gazzetta, di solito molto severa nei confronti del livornese, stavolta si complimenta con lui
“Se il Napoli giocherà come ha fatto ieri nel primo tempo per qualche breve tratto della ripresa, risalirà in zone più consone”.
Fatto sta che il giochistissimo Libero si unisce al coro di elogi. E con Claudio Savelli scrive:
“Per un’ora il Maradona ammira il miglior Napoli della stagione. Funziona tutto, il 4-3-3, De Bruyne in regia, Hojlund a ribaltare il campo, l’asse Di Lorenzo-Politano, Anguissa e McTominay che riempiono l’area avversaria e segnano i primi due gol, l’uno in rovesciata e l’altro di testa, al contrario rispetto alle abitudini. E pensare che lo scozzese firma il 2-0 al terzo minuto della ripresa e poi il Napoli gioca a buona intensità per altri dieci minuti, anziché abbassarsi subito. A quel punto la benzina finisce.

Ma stavolta non si abbassa per scelta, come accadeva alle squadre di Allegri, ma per inerzia del crollo energetico in diversi uomini chiave, in particolare nei tre centrocampisti. Allegri, da questo punto di vista, ci mette qualche minuto di troppo a intervenire e Lobotka non aiuta. E la squadra si conferma debole nel difendere in blocco basso: non ha la concentrazione né le caratteristiche per farlo”.
L'articolo Mai tanti elogi per Allegri, a conferma che ormai in Italia il risultato è un orpello sembra essere il primo su ilNapolista.
Lobotka stavolta ha tradito il Napoli. Anche Antonio Corbo su Repubblica Napoli si unisce al coro di elogi nei confronti della squadra di Allegri per la partita giocata contro la Roma. Giocata bene ma alla fine ha portato a casa un misero pareggio per 3-3. L’ennesima occasione sprecata. Il Napoli ha già subito dieci gol in campionato: dieci in undici partite. Tanti. Troppi.
Scrive Corbo:
“Dopo i due gol della Roma sono emersi vecchi difetti della squadra, quelli che Allegri non si stanca di contestare. Dieci reti sono inconsuete per un allenatore che cura nei dettagli la fase difensiva. Ne ha dato prova anche contro la Roma, peccato che pure stavolta abbia annullato iniziali vantaggi e superiorità tattica. Purtroppo accade spesso in finali angosciati”.
Il Napoli non è in grado di mantenere il risultato. Ed è un problema enorme per chiunque pratichi sport, figuriamoci calcio ad altissimi livelli. Non si gioca tanto per giocare. Si gioca per vincere. Bisogna saper soffrire. Bisogna saper rimanere nella partita. Altrimenti è show, esibizione.

Corbo se la prende anche con Lobotka:
“Che la partita sia stata anche ieri ben studiata dal Napoli lo dimostra lo sconcerto di Gasperini con i due gol subiti. Oltre a Beukema, mai così infelice, si è rilevata una flessione di De Bruyne dopo un’ora da star ma anche quella sensazione di impotenza che hanno dato Giovane, Vergara, Spinazzola e lo stesso Lobotka. Proprio lui che riesce da anni a calamitare palla e a importare di rimando il gioco ha in qualche modo consentito alla Roma di rendersi pericolosa fino a mettere una ipoteca sulla vittoria”.
L'articolo Lobotka ha consentito alla Roma di rendersi pericolosa (Corbo) sembra essere il primo su ilNapolista.
È il giorno dei rimpianti per il Napoli che ha messo sotto al Roma ma ha finito col pareggiare 3-3 una partita che ha dominato e che stava conducendo prima per 2-0 e poi per 3-2.
Repubblica, con Marzo Azzi, si sofferma sui ricambi non all’altezza della squadra di Allegri. Che ha retto finché hanno retto De Bruyne e Anguissa. Poi gli azzurri sono calati. Davanti il Napoli non ha un attaccante in grado di segnare. Hojlund non vede la porta nemmeno col cannocchiale.

Scrive Repubblica:
“La Roma non è mai stata tanto vulnerabile in difesa e meno avveduta del solito dal punto di vista tattico. Che il Napoli invece fosse incompiuto si sapeva già e Allegri è stato di nuovo tradito alla distanza dalla sua panchina troppo risicata (che rimpianto, il non-mercato estivo), non avendo ricambi all’altezza per tenere sempre al top il rendimento degli azzurri, padroni del centrocampo soltanto fino a quando De Bruyne (bene di nuovo da regista) e Anguissa hanno avuto benzina nel serbatoio. Poi nel rovente finale a battagliare è rimasto quasi da solo McTominay e le forze fresche messe in campo da Gasperini hanno preso in maniera fisiologica il sopravvento”.
L'articolo Napoli, che rimpianto non aver fatto mercato: Allegri tradito dalla panchina, non ha ricambi all’altezza sembra essere il primo su ilNapolista.
#Video #Napoli
#UCL | #NapoliBodøGlimt 4-3 | Gli azzurri centrano la prima vittoria europeaData video: 2026-10-23T12:54:37+00:00
LIVE 12:30 | La conferenza stampa alla vigilia di #NapoliRomaData video: 2026-10-23T10:47:50+00:00
LIVE | La conferenza stampa al termine di #NapoliBodoData video: 2026-10-20T21:44:16+00:00
Ore 15:15 | La conferenza stampa in vista di #NapoliBodoData video: 2026-10-19T13:42:29+00:00
Ore 12:00 | La conferenza stampa in vista di #VeneziaNapoliData video: 2026-10-16T10:18:59+00:00
Ore 14:00 | Conferenza Stampa #NapoliFrosinone | Mister Allegri presenta la sfida contro i ciociariData video: 2026-10-09T12:26:44+00:00
INSIDE TRAINING | Gli azzurri ripartono dalla sfida contro il #FrosinoneData video: 2026-10-09T09:11:51+00:00
TANOS | Napoli, Argentina and a bond beyond bordersData video: 2026-10-06T16:30:07+00:00
TANOS | TrailerData video: 2026-10-06T08:49:29+00:00
TANOS | Short #1Data video: 2026-10-01T12:31:55+00:00
𝗧𝗔𝗡𝗢𝗦 | TeaserData video: 2026-09-29T15:02:02+00:00
BEHIND THE GAME | Ep. 04 | Il corto muso entra in scena al MaradonaData video: 2026-09-20T09:45:06+00:00
LIVE | Ore 15:00 | #FiorentinaNapoli: Mister Allegri presenta la sfida contro i gigliatiData video: 2026-09-19T13:15:27+00:00
BEHIND THE GAME | Ep. 03 | La beffa del Meazza si abbatte sugli azzurriData video: 2026-09-17T08:53:40+00:00
Serie A 26/27 | #NapoliBologna 1-0 | Un gol basta agli azzurri per battere i felsineiData video: 2026-09-16T11:11:02+00:00